summaryrefslogtreecommitdiff
path: root/78188-0.txt
diff options
context:
space:
mode:
Diffstat (limited to '78188-0.txt')
-rwxr-xr-x78188-0.txt22789
1 files changed, 22789 insertions, 0 deletions
diff --git a/78188-0.txt b/78188-0.txt
new file mode 100755
index 0000000..889f9b5
--- /dev/null
+++ b/78188-0.txt
@@ -0,0 +1,22789 @@
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78188 ***
+
+ STORIA
+ DELLA
+ CITTÀ DI ROMA
+ NEL MEDIO EVO
+
+ DAL SECOLO V AL XVI
+
+
+ DI
+ FERDINANDO GREGOROVIUS
+
+
+ PRIMA TRADUZIONE ITALIANA SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA
+ DELL’AVV. RENATO MANZATO.
+
+ VOLUME IV.
+
+
+
+ VENEZIA,
+ GIUSEPPE ANTONELLI
+ 1873.
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA.
+
+
+
+
+STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL MEDIO EVO.
+
+
+
+
+LIBRO SETTIMO.
+
+STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO UNDECIMO.
+
+
+
+
+CAPITOLO PRIMO.
+
+
+§ 1.
+
+Stato che la città di Roma tiene nella storia universale durante il
+secolo undecimo. — Influenza che gli elementi civici esercitano sopra
+il Papato. — I Lombardi eleggono Arduino a loro re; i Romani eleggono
+Giovanni Crescenzio a patrizio. — Silvestro II muore nel 1003. —
+Giovanni XVII e Giovanni XVIII. — Tusculo e i suoi Conti. — Sergio IV.
+— Fine di Giovanni Crescenzio, nel 1012.
+
+Il secolo undecimo fu una delle età che ebbero massimo rilievo
+nella storia del Papato; in nessun altro luogo fece mai mostra
+di sè un contrapposto così vivo di decadenza profonda e di
+repentino risorgimento di una stessa podestà. Spenti gli Ottoni, si
+rinnovellarono in Roma condizioni di cose pari a quelle che s’erano
+composte dopo la caduta dell’Impero de’ Carolingi; la potenza
+pontificia decadde nell’ordine morale e in quello politico, e la Città
+si adoperò con gran lena affine di levarsela di dosso per sempre. Non
+arrivò essa peraltro a questo intento, poichè il Papato non cedè pur di
+un passo, ma durò principio indestruttibile ed ostile allo svolgimento
+degli elementi cittadini; soltanto di qualche tratto passeggiero
+se ne potè reprimere la forza, ma a rimuoverlo non si giunse mai,
+avvegnachè il Papato col soccorso di potenze straniere tornasse sempre
+a sollevarsi gagliardo. In Roma non v’aveva una cittadinanza che
+prestasse solide fondamenta ad una costituzione civica; solo v’erano
+ancor sempre le possenti famiglie di nobili, i capitani ossiano i
+grandi vassalli feudali della Chiesa, sedenti nella Città e nella
+provincia, i quali strappavano ai Pontefici il potere, e per ragione
+di questo combattevano gli uni contro gli altri. Nella prima metà del
+secolo undecimo imperarono costoro da patrizî su Roma, elessero papi
+del grembo di loro famiglie, ridussero la santa Sede a loro retaggio
+famigliare, ed il Pontificato precipitò in una barbarie tanto orribile
+da far sembrare che fossero tornati i tempi dei più infamati Imperatori
+dell’antichità. Tuttavolta, a questo stato di cose succedette tosto
+quella reazione memoranda, che con meravigliosa prestezza rialzò la
+Chiesa romana dal suo decadimento, e fece di essa una potenza dominante
+nel mondo.
+
+Le attenenze civiche cooperarono a ciò assai efficacemente, giacchè la
+Città medesima ministrava le più prossime cause a’ moti della storia
+universale: le continue relazioni in cui la Città si trovava cogli
+Imperatori e coi Papi, financo gli avvenimenti che accadevano entro la
+cerchia ristretta delle sue mura, la contrarietà che opponeva contro
+la signoria pontificia, la pressura che i Pontefici sofferivano da
+parte della nobiltà cittadina, il loro bisogno perdurante di ajuti, la
+incessante distretta che gli angustiava e la vigilanza con cui dovevano
+spiare i loro nemici; in una parola tutte queste cose unite insieme
+produssero conseguenze che influirono fino sui luoghi più remoti, e
+diedero origine ad amplissimi rapporti politici. Ei v’ha ragione di
+affermare, che se non fosse stata quella costante opposizione che la
+città di Roma mosse contro il reggimento pontificio, la storia del
+Papato non sarebbe entrata nelle vie per cui procedette prima e dopo di
+Gregorio VII.
+
+Posteriormente all’inizio del secolo undecimo il concetto del
+Patriziato romano conseguì rilevanza nella storia universale: quando i
+Re tedeschi ebbero tolto questo Patriziato alle mani dell’aristocrazia
+di Roma e l’ebbero aggiunto alla corona germanica, esso fu che diede,
+unitamente alla podestà sulla Città, anche il diritto di disporre
+della cattedra santa; fu giusto perciò che il Patriziato diventò la
+più prossima causa della pugna la quale si combattè fra la Chiesa che
+si andava liberando e la podestà dello Stato. Quella ebbe posto appena
+il piede nel sentiero della riformazione interna, che si sforzò con
+tutta la sua energia a scuotere il giogo dei Patrizî. Non più dovevanvi
+essere Papi nobiliari, nè Papi regi; l’elezione pontificia doveva
+esser libera, e appartenere soltanto al clero. Così avvenne che il
+Patriziato della Città diede cagione alla celebre legge di Nicolò II
+sulla elezione pontificia, e alla creazione del Collegio cardinalizio;
+così, alla fine, avvenne che la lotta dei Papi contro al Patriziato si
+allargò massimamente in quella universale del diritto d’investitura.
+
+La grande controversia delle investiture domina eziandio la storia
+della Città nell’ultima metà del secolo undecimo. Roma continua ad
+essere l’origine di quella disputa, e si serba teatro dove il genio di
+Ildebrando svolge la sua ammirabile operosità, non soltanto per fondare
+un nuovo Stato della Chiesa con province vassalle, ma per plasmare il
+Pontificato, fatto libero dal Patriziato, in una potenza signoreggiante
+il mondo. Guerre civili lunghe e sorti terribili sofferse Roma
+sventurata in conseguenza della grande battaglia che si accese fra
+la Chiesa e l’Impero; e noi vedremo prolungarsene le lotte anche nel
+secolo duodecimo, fino a che la Città stessa, all’età delle Republiche
+cittadine d’Italia sorgenti in fiore, esce da così grandi tempeste in
+forma nuova di republica.
+
+Morto Ottone III, Italia si vide liberata dal suo Re, Roma dal suo
+Imperatore. Non v’era erede alcuno che potesse pretendere ai titoli
+del primo Ottone, laonde sarebbe stato questo un momento prospero per
+gli Italiani a dichiarare estinta nella loro terra la potenza regia e
+imperiale dei Tedeschi, e a conseguire la loro independenza. L’Italia
+settentrionale dava tosto la corona dei Lombardi ad un Principe del
+suo paese, sì come fatto aveva al tempo di Berengario; chè omai il
+giorno 15 di Febbraio dell’anno 1002, si levava a re Arduino, margravio
+d’Ivrea, un potente signore che Ottone III aveva messo al bando
+dell’Impero.
+
+I Romani ponevano il diadema di patrizio in capo al figlio del celebre
+Crescenzio, e d’allora in poi Giovanni imperò dieci anni da signore
+della Città[1]. La famiglia di lui, nemica della signoria tedesca, era
+cara ai Romani, come quella che si era sacrificata a pro della libertà
+cittadina; perciò il popolo si distolse dai Conti di Tusculo e si diede
+ai Crescenzî. I parenti del Patrizio, Giovanni e Crescenzio figliuoli
+di Benedetto e di Teodoranda, dominavano da conti sulla Sabina; e
+Giovanni benanco si appellava duca e margravio, forse perchè reggeva
+anche Spoleto e Camerino. Il Patrizio creava un altro Crescenzio a
+prefetto della Città[2], e la sorella sua Rogata, adesso senatrice dei
+Romani, aveva egli congiunta in matrimonio con Ottaviano, figlio di
+Giuseppe, che era un duce longobardo nel Sabinate[3].
+
+Frattanto, ancor per lo spazio di un anno il vecchio Silvestro
+lamentava l’abbandono in cui era lasciato nel solitario Laterano, dove
+può darsi ch’ei cercasse il conforto dell’animo fra le sue dilette
+pergamene: finalmente la morte, e forse era violenta, lo toglieva
+di pena, addì 11 di Maggio dell’anno 1003. Il suo terzo succeditore
+gli eresse un monumento in san Giovanni, ed oggidì ancora puossi ivi
+leggere l’elogio dell’illustre Pontefice, e rammemorare le leggende
+molte, di cui il medio evo ha ornato la vita di questo «mago», che
+sedette sulla cattedra di san Pietro[4].
+
+L’epitaffio ivi posto deplora che, morto lui, la pace sparve dal
+mondo, e la Chiesa precipitò nella confusione di tutte cose. Però il
+reggimento di due Papi succeduti a Silvestro, è involto in profonda
+oscurità; Giovanni XVII dal nome di Sicone, moriva sette mesi dopo la
+sua esaltazione; indi, nel 25 Dicembre 1003, Giovanni XVIII saliva alla
+cattedra santa: furono uomini romani ambidue, parenti o per lo meno
+creature del Patrizio, che li levò in potere[5].
+
+Alcuni documenti soltanto tengono in Roma memoria del reggimento di
+Giovanni XVIII[6]. Durante il suo pontificato, che durò più di cinque
+anni, rimase egli suddito al Patrizio, e appena fu se osò di volgere
+qualche timido sguardo al lontano Re di Germania. Enrico duca di
+Baviera, che ivi era pervenuto al trono, si struggeva di desiderio
+di rinnovare l’Impero della nazione tedesca, ma di mezzo alla corona
+imperiale e lui s’inframmetteva tuttavia il lombardo Arduino, che era
+re, se non altro, nelle sue Alpi. Nell’anno 1004 Enrico II lo aveva
+cacciato indietro, ma non lo aveva disfatto per sempre; nella ribelle
+Pavia, che tosto dopo faceva dare alle fiamme, s’aveva egli bensì preso
+la corona d’Italia, ma era tornato indietro ad Alemagna, lasciando Roma
+al reggimento dei Crescenzî. Può darsi che la sconfitta di Arduino,
+la coronazione di Enrico e l’aspettazione ch’egli movesse contro
+Roma ispirassero qualche forza al partito tedesco della Città e che
+allentassero la fede nei Crescenzî. Quella fazione stava allora sotto
+la capitananza dei Conti di Tusculo, avvegnachè costoro, in odio dei
+Crescenzî, fingessero di nutrir simpatie verso il regno germanico.
+
+Quindici miglia distanti da Roma, più sopra di Frascati, durano oggidì
+ancora le meste ruine di Tusculo antico e medioevale. La vecchiezza
+di questa città aveva superato quella di Roma, perocchè l’origine sua
+si perda fra i miti di Ulisse, il cui figlio Telegono, nato di Circe,
+dicevasi esserne stato il fondatore. Terra della gente latina, aveva
+essa pugnato a luogo contro Roma; il capo suo Mamilio Ottavio aveva
+dato entro a quelle mura un asilo all’ultimo dei Tarquinî suocero suo,
+ed era caduto dappoi nella battaglia combattuta presso il lago Regillo,
+lasciando alla città la tradizione gloriosa e durevole del suo nome.
+Da Tusculo erano derivate alcune celebri famiglie, i Mamilî, i Fulvî,
+i Fonteiani, gli Juvenzî e soprattutti i Porcî, avvegnaddio quel tetro
+castello fosse stato culla dei severi Catoni[7]. A chi visita le rovine
+di Tusculo sembra che da esse si rizzino le ombre di parecchi uomini
+celebrati al florido tempo della sapienza romana, e il pellegrino
+ricerca il luogo ove si elevavano l’accademia di Cicerone e la sua
+villa, dove furono scritte le «Disputazioni tusculane». Marco Bruto,
+Ortensio, Lucullo, Crasso, Metello, Cesare, alcuni Imperatori de’ tempi
+più tardi, ebbero posseduto colà loro ville, poichè la fiorente pendice
+di quel monte era, a’ tempi de’ Romani, coperta di magnifiche case
+di campagna, similmente come oggidì ancora i grandi di Roma possedono
+loro ville bellissime a Frascati, vaga terra edificata nel medio evo,
+ancor prima che Tusculo cadesse[8]. Nel secolo decimo Tusculo durava
+in vita ed aveva fama di città quasi inespugnabile, piena di ruine
+della magnificenza antica. Chi ne possedeva il castello dominava i
+monti Latini ed una parte della Campagna; e la positura dava a Tusculo
+importanza maggiore di quella che potesse aver mai qualunque altra
+rocca del territorio romano.
+
+La famiglia di Conti che ivi dominava (_de Tusculana_) discendeva da
+Marozia e da Teodora, ed il nome famigliare di Teofilatto che in essa
+si manteneva dimostra che il «Senatore dei Romani» era stato uno degli
+antenati di quella casa. Può darsi che Alberico figlio di Marozia
+avesse posseduto Tusculo per eredità venutagli dalla madre, però nessun
+documento ne discorre. Noi potremmo con qualche arditezza far derivare
+i Tusculani da Teofilatto, ma disdegniamo di darci ai balocchi di
+alberi genealogici, i quali ci farebbero risalire nientemeno che a
+Mamilio Ottavio[9]. Decorato del titolo _de Tusculana_, ai tempi di
+Ottone III per la prima volta nella storia, fa sua comparsa Gregorio,
+senatore de’ Romani, favorito di quell’imperatore, e senza dubbio
+conte di Tusculo[10]. La Biografia di santo Nilo lo descrive per un
+despoto dovizioso, astuto, destro in opere di violenza, e ne narra che
+allorquando il Santo venne a Roma nell’anno 1002, Gregorio gli donò un
+pezzo di terra sopra cui fu edificato il convento basiliano appellato
+di Grotta Ferrata[11].
+
+Gregorio, figlio o nipote che fosse di Alberico, aveva sposato Maria,
+ed era padre di tre figli, Alberico, Romano e Teofilatto. Questi
+feroci baroni tenevano loro residenza sull’erta di Tusculo, e di là,
+come falchi predatori, intendevano lo sguardo in giù su Roma, dove
+adesso Giovanni Crescenzio dominava da patrizio, e dove il loro avo
+Alberico, cinquant’anni prima, aveva signoreggiato da re. Pertanto essi
+volgevano l’animo a impadronirsi di Roma, come se s’avesse trattato
+di un possedimento di loro famiglia: nè l’occasione propizia si fece
+molto aspettare; probabilmente, allorquando Giovanni XVIII venne a
+morire nel Giugno 1009, riuscì ai Tusculani di condurre a buon fine
+un’elezione pontificia secondo che meglio loro giovava[12]. Succeditore
+di quel Pontefice fu Sergio IV, vescovo di Albano, forse tusculano egli
+medesimo, durante il cui reggimento i Crescenzî sempre più perdettero
+terreno di sotto al piede[13]. Tuttavolta Giovanni Crescenzio continuò
+a tenere il governo, e gli atti di quel tempo ci fanno conoscere
+che l’epoca di lui, senatore dei Romani e patrizio, continuava ancor
+nell’anno 1011 ad essere registrata con nota officiale[14]. I documenti
+cel mostrano con veste di magistrato supremo di Roma e del territorio
+della Città, quando raccoglie «placiti» nel suo palazzo (parimenti
+come in antico aveva fatto Alberico), circondato dei suoi giudici
+che si appellavano senatori, e con accosto Crescenzio, prefetto della
+Città[15].
+
+Però la ricordanza delle sorti che avevano colpito lo sventurato padre
+suo era il tormento di Giovanni, e sul capo di lui pendeva minacciosa
+la spedizione che Enrico II meditava su di Roma. Il Papa faceva voti
+che a Roma venisse; cercava il Patrizio di tenernelo lontano, ed i suoi
+messaggeri trattavano con Arduino ed anche con Boleslao di Polonia,
+affichè di là delle Alpi dessero faccenda al Re[16]. In quello che
+Crescenzio dominava in Roma colla violenza, che derubava il san Pietro,
+che incamerava beni ecclesiastici, adulava egli re Enrico come a signor
+suo, e se lo ingraziava per via di lettere e di donativi; però in ogni
+maniera cercava di impedire che scendesse a torsi la corona. Il suo
+reggimento, che poteva mantenere soltanto finchè un Imperatore non
+v’era, riempiè l’intervallo di tempo che trascorse fino alla prossima
+coronazione imperiale: però Crescenzio morì nella primavera dell’anno
+1012, innanzi che Enrico movesse in Italia, e la sua morte ridonò al
+Papato qualche libertà, in quello che spianò al Re tedesco la via di
+Roma[17]. Ella è colpa unicamente dei Cronisti manchevoli di notizie
+se possiamo dir così poco di un Patrizio, il quale per dieci anni
+possedette la signoria della Città, tenne lontani i Papi dal poter
+temporale e restituì a Roma per tempo sì lungo la sua libertà civile.
+Il figlio dell’illustre Crescenzio deve essere stato uomo di spiriti
+gagliardi, ma nulla sappiamo delle istituzioni che desse alla Città.
+La morte di lui (tosto dopo avvenne quella di papa Sergio) gettò nel
+precipizio i Crescenzî[18]. Questa famiglia, che nel ferreo medio evo
+si adorna di splendore, similmente ad una stirpe di Gracchi o di Bruti
+imbarbariti, ed ebbe ognor dato uomini che furono campioni di libertà e
+guerrieri animosi contro a Papi e ad Imperatori, durò ancora gran tempo
+nel Sabinate; ma in Roma, dove tuttavia per un buon secolo s’incontra
+spesso il nome Crescenzio, più non tenne alto luogo[19]. Questa
+famiglia lasciò padroni del campo i Conti di Tusculo, i quali tosto
+adesso si levano a tiranneggiare lungamente su Roma, ed a tramutare la
+cattedra di san Pietro in loro possedimento ereditario.
+
+
+§ 2.
+
+Gregorio eletto papa, è cacciato da Teofilatto ossia Benedetto VIII.
+— Enrico si dichiara in favore del Papa tusculano. — Enrico II viene
+a Roma ed è coronato imperatore (1014). — Condizioni di Roma e del suo
+territorio, in cui sono sorti Conti ereditarî. — La nobiltà romana in
+qualità di Senato. — Romano, senatore di tutti i Romani. — Tribunale
+imperiale. — È repressa una sollevazione dei Romani. — Enrico II
+ritorna. — Fine di Arduino re nazionale.
+
+Il partito dei Crescenzî elevava bensì un Gregorio romano alla cattedra
+pontificia, ma il candidato che i Tusculani vi opponevano contro, ne lo
+sbalzava abbasso. Teofilatto, figlio di Gregorio di Tusculo, penetrava
+coi suoi fratelli nella Città; le due fazioni venivano a combattimento,
+disputandosi il possedimento della tiara e della podestà cittadina, e
+finalmente Teofilatto discacciava il suo emulo, s’impadroniva colla
+violenza del Laterano, e per mano di un laico si faceva consecrare
+papa, con nome di Benedetto VIII. Tutto questo avveniva nel Maggio
+dell’anno 1012.
+
+Da dopo che non v’era più Imperatore alcuno la nobiltà romana si aveva
+ripigliato il diritto di elezione; ma l’espulso Gregorio s’affrettava
+di andarne al Re in Alemagna, per chiedere giustizia del suo diritto, a
+lui come a giudice supremo di Roma. Enrico si prendeva le sue insegne
+pontificie, e lo confortava accertandolo che sarebbe andato a Roma, e
+colà avrebbe ordinato che in forma canonica si sottoponesse ad esame la
+controversia[20].
+
+Messaggi di Benedetto VIII erano omai giunti alla corte del Re, poichè
+quel Pontefice tusculano non chiudeva in petto sentimento alcuno
+della libertà di Roma o d’Italia; più gli stava a cuore di rendersi
+securamente padrone della cattedra di san Pietro, offerendo di bel
+nuovo la sua patria al giogo degli stranieri. A ricompensa della
+confermazione sua prometteva ad Enrico il Patriziato e la continuazione
+dell’_Imperium_ nella nazione tedesca. Non è forse dissennatezza di
+ingiuriare i Re germanici perchè si prendevano quello che gli Italiani
+stessi loro andavano sempre nuovamente offerendo?
+
+Enrico II abbandonò al suo destino Gregorio, che forse era stato
+eletto giusta il rito dei canoni, e consentì che un Conte tusculano
+continuasse ad esser papa[21]. Egli stesso assunse allora nome di «Re
+dei Romani», e con questo novello titolo, onde si fregiarono, di quel
+tempo in poi, tutti i Re di Germania, pronunciò spettarsi alla corona
+tedesca l’Impero e la signoria suprema su di Roma[22]. Benedetto
+VIII si afforzò per conseguenza di ciò nel pontificato, discacciò
+i Crescenzî; il Prefetto urbano di questo nome fu deposto, e il suo
+officio dato ad un altro romano Giovanni; gli officî più rilevanti
+cascarono in mano della fazione tusculana[23]. Soltanto la dignità
+di patrizio niuno osava più di arrogarsi, poichè essa competeva al
+Re alemanno; però il Pontefice poneva i suoi fratelli a capo delle
+cose di amministrazione e di giustizia. «L’eminentissimo console e
+duce» Alberico, che di già sotto di Ottone III era stato maestro del
+«palazzo» imperiale, dimorava nelle case del suo antenato in vicinanza
+dei santi Apostoli, e colà teneva tornate giudiziarie, come prima aveva
+fatto il patrizio Giovanni[24].
+
+Frattanto Enrico ponevasi in cammino alla volta di Roma, celebrava
+a Pavia le feste natalizie dell’anno 1013, e costringeva Arduino a
+ritirarsi nella sua marca d’Ivrea. Mentre in Roma colla morte del
+Patrizio il partito nazionale soccombeva l’animoso Piemontese s’ornava
+tuttavia della porpora di re d’Italia. Questo illustre titolo aveva
+corrisposto al suo concetto, soltanto allora che la bella contrada era
+stata veramente unita sotto allo scettro dei Goti, ma tutti i Re che
+dappoi se ne decorarono s’appellarono così da uno Stato che intero
+non possedevano. Tuttavolta il fiero Arduino, il quale non d’altro
+poteva dirsi padrone che di un paio di città e di poche montagne,
+può pretendere alla gloria di essere stato l’ultimo re nazionale che
+Italia abbia avuto fino a Vittorio Emanuele II di Sardegna. Fece egli
+il tentativo glorioso di chiudere Italia in faccia agli stranieri,
+ma questa terra lacerata di divisioni, era allora (e lo fu fino alla
+ricostituzione violenta che s’ebbe ai giorni nostri) incapace di
+ispirarsi a pensiero di nazione. Arduino vide il Re tedesco muovere a
+Roma, e impedirnelo non potè.
+
+A Ravenna Enrico s’incontrò col Papa e deliberò con lui di restaurare
+l’Impero germanico; indi s’incamminò a Roma, dove l’altro lo
+precedette. Qui la fazione dei Crescenzî era tuttavia numerosa e aveva
+per capitani Giovanni e Crescenzio, nipoti del Patrizio. Per verità,
+gli agenti di Arduino eccitavano il popolo affinchè si opponesse alla
+rinnovazione dell’Impero che pur da soli quindici anni avevasi bandito
+da Roma, ma la vista delle corazze d’Enrico reprimeva gli sforzi del
+partito nazionale romano, e le voci dell’odio erano coperte dai cantici
+di lode officiale, con cui il Re tedesco alla sua venuta era salutato,
+secondo la costumanza antica[25]. Presso alla porta della città Leonina
+le Scuole erano andate ad accogliere lui e la sua consorte Cunigonda;
+li toglievano in mezzo a sè dodici Senatori, sei dei quali portavano
+lunga barba, gli altri avevano raso il volto, e tutti incedevano
+«misticamente», recando in mano bastoni[26]. Addì 14 di Febbraio
+dell’anno 1014, si celebrò nel san Pietro la coronazione di Enrico e
+della sua sposa colle forme solite. Il novello Imperatore consecrò al
+Principe degli Apostoli la corona regale di cui fino allora s’era cinto
+il capo, e dedicò al convento di Cluny un donativo che aveva ricevuto
+dal Pontefice a simbolo della sua podestà d’impero. Era un pomo
+imperiale composto in oro, sormontato di croce e ornato di diamanti;
+secondo il mistico intendimento di quell’età, il globo significava
+il mondo, le pietre preziose collocate ai quattro lati esprimevano
+le virtù cardinali, la croce denotava i doveri che l’Imperatore avea
+assunto verso Cristo ed eziandio verso il Papa che, come vicario
+suo, si attribuiva la podestà di promuovere i Re a imperatori[27]. Un
+convito tenuto nel Laterano poneva fine alla festività, e da entrambe
+le parti potevano andarne contenti; Enrico aveva restaurato nella sua
+nazione l’_Imperium_, Benedetto ne aspettava la restaurazione dello
+Stato ecclesiastico.
+
+Durante la torbida età di Ottone III, le terre di san Pietro, quante
+di esse ancora possedeva la Chiesa, erano state abbandonate a nuovi
+saccheggi, e la dominazione del patrizio Giovanni aveva anche da
+ultimo strappato ai Pontefici ogni briciola di potenza politica. Da un
+lato e dall’altro del Tevere erano sorti dei Conti, con possedimenti
+ereditarî[28]. I Tusculani dominavano nei monti Latini; nella Campagna
+signoreggiavano i Conti di Ceccano o di Segni, appellati, a preferenza
+di altro nome, conti della Campagna; nella Sabina imperavano i
+Crescenzî; la casa dei Conti di Galeria espandeva la sua potenza nella
+Tuscia; dalle terre Marsie fino a Subiaco s’andava omai dilatando
+la famiglia franca di Trasimondo, di Berardo e di Oderisio[29]. Il
+sistema feudale metteva in pezzi lo Stato antico della Chiesa; i
+Vescovi avevano conseguito diritti di conti, e del dominio che un tempo
+i Carolingi avevano fondato a pro di loro, i Pontefici possedevano
+poco più che le ingiallite carte di donazione, conservate nei loro
+archivî. Benedetto VIII accrebbe quelle pergamene con una scrittura
+di confermazione, data dall’imperatore Enrico, che nella serie dei
+Privilegî va conosciuta sotto il nome di diploma di Enrico I. Questo
+documento somiglia per tutto a quello di Ottone, se si faccia eccezione
+di alcune addizioni concernenti Fulda e Bamberga; la scritta originale
+peraltro non può esibirsi a mostra, e la copia, che desta non pochi
+dubbî, manca di data; per molte ragioni poi si rende verosimile che il
+Diploma non appartenga all’anno 1014[30].
+
+Più rilevante sarebbe per noi se avessimo notizia della costituzione
+onde allora si reggeva la città di Roma, della quale Benedetto VIII
+riprendeva il possedimento temporale. Ma un buio fitto ricopre anche in
+questa epoca l’organamento di Roma. Poichè in documenti romani compare
+il nome di «Senatori», preso in modo collettivo sebbene nol sia in
+singolare; poichè dodici uomini fregiati di quel titolo ebbero parte a
+salutare solennemente Enrico, ciò solo può dimostrare che la ricordanza
+del Senato antico erasi fatta, da dopo di Ottone III, sempre più
+viva, fino a che condusse alla sua effettiva ripristinazione. I nobili
+di Roma che continuavano a ornarsi di un titolo illustre, formavano
+tuttavia fin d’allora un ceto senatorio da cui gli altri erano esclusi,
+e possedevano le cariche della magistratura e gli officî giudiziari
+della Città.
+
+La nobiltà pretendeva al diritto di elezione dell’Imperatore parimente
+di quella pontificia, e, fuor di dubbio, prima che avenisse la
+coronazione di Enrico II, s’avevano guadagnati e uditi i voti dei
+Senatori. Nessuna novella abbiamo dei comizî che tenessero, o dello
+stato politico onde si reggessero questi rozzi nobiluomini, che
+sull’incominciamento del secolo undecimo andavano con titolo senatorio
+aggirandosi in mezzo alle ruine di Roma. Di qua e di colà nei documenti
+giunsero fino a noi gli elenchi dei loro nomi, ed in essi incontriamo
+alcune note famiglie del tempo degli Ottoni; ma d’altra parte non ci
+occorre di trovare pur un solo Romano che si sottoscriva «Senatore».
+Infatti, la dignità speciale di «Senatore dei Romani» durava anche
+adesso, e dimostra che gli istituti di questa età erano rimasti
+eguali a quelli del secolo decimo. Fossero i Papi o no signori del
+_Dominium_, Roma temporale era pur sempre una republica nobiliare sotto
+la presidenza di un capo, che, a seconda delle circostanze, i Romani
+stessi si eleggevano, o che era imposto loro dal Pontefice.
+
+Benedetto VIII pose il fratel suo Romano alla testa di questa
+Republica, e lo creò senatore di tutti i Romani; o forse fu
+l’Imperatore che volle lusingare il Tusculano impartendogli quella
+dignità, egli che era patrizio di Roma, sebbene con questo nome non
+si appellasse[31]. Il Senatore dei Romani era principe della nobiltà
+che congregava in assemblea, i voti della quale indirizzava o forzava
+quando avveniva di eleggere il Papa; era altresì condottiero delle
+milizie e, soprattutto, capo della giustizia civile. Vedemmo Alberico
+essere stato nell’anno 1013 console e duce, e lo vedemmo tenere giudizî
+da presidente di tribunale civile; però, due anni dopo il fratello suo
+compare investito della magistratura civica con dignità «di senatore di
+tutti i Romani», ed Alberico invece ci si fa innanzi semplicemente da
+console; soltanto più tardi ripiglia a far mostra di sè con qualità di
+conte palatino[32]. Infatti qualche tempo ancora durarono in Roma e nel
+territorio romano i titoli antichi di console e di duce.
+
+Del rimanente, l’Imperatore poneva il suo proprio tribunale nella
+Città, sì come fatto avevano i suoi predecessori. Innanzi a quello Ugo
+di Farfa denunciò il conte Crescenzio, che tuttavia sempre importunava
+l’Abazia, come era stato suo costume di fare al tempo di Ottone
+III. Durante la signoria del Patrizio aveva egli rapito nuovamente
+al monastero alcune castella, e Giovanni fratel suo s’irrideva del
+Pontefice dalla sua rocca di Palestrina, che le milizie di Benedetto
+VIII vanamente cingevano d’assedio. Sedette dunque l’Imperatore a
+giudizio, e secondo la consuetudine del tempo aggiudicò all’Abate
+querelante le castella, dandogli un bastone in simbolo del suo diritto;
+indi richiese il Papa affinchè riunisse la milizia romana alle sue
+soldatesche, e movessero assieme nella Sabina. Però una sollevazione
+che avveniva in Roma faceva scampare dall’aula del tribunale le parti
+litiganti[33]. L’odio dei Romani, i quali probabilmente se l’erano
+intesa con Arduino e coi Margravî di Este, scoppiava violentemente
+l’ottavo giorno dacchè erasi celebrata la coronazione: speravano essi
+di trucidare i Tedeschi o di cacciarli cogliendoli con assalimento
+improvviso, e il ponte di Adriano diventava il campo di una feroce
+carneficina, colla quale tutto, come al solito, finì. Da dopo il tempo
+di Ottone I questi tumulti si ripeterono quasi ad ogni coronazione,
+per modo che avrebbero potuto considerarsi come l’ultima scenata della
+festività. Le quante volte gli Imperatori designati entravano in Roma,
+erano salutati cogli inni officiali, ma non appena si allontanavano dal
+san Pietro o dalla mensa del Laterano, che il popolo romano si levava
+furibondo per discacciare dalla Città gli stranieri; e gli Imperatori
+di Roma soventi volte ne partivano a precipizio come gente fuggitiva,
+dopo di aver trascinato la loro recente porpora in mezzo a torrenti di
+sangue[34].
+
+Enrico fece condurre in catene al di là delle Alpi i caporioni
+del tumulto, ed egli stesso fece ritorno in Alemagna carico delle
+maledizioni e dei tesori delle città italiche, o dei beni tolti a’
+suoi nemici. Molti Conti dell’Italia media e settentrionale sostenne in
+ostaggio, e molti di loro aveva posto sotto custodia in Roma dove erano
+stati invitati ad assistere alla coronazione: però, non sì tosto egli
+fu partito, che si apersero le loro prigioni, e quei vassalli sitibondi
+di vendetta sguainarono nuovamente la spada per combattere, uniti ad
+Arduino, contro l’Imperatore straniero. Sennonchè a nulla approdarono
+gli sforzi di quel partito degli Italiani che intendeva a rovesciare
+la podestà imperiale tedesca, dappoichè l’Italia settentrionale,
+frastagliata in piccoli e in grandi margraviati, in contee ed in
+vescovati forniti di immunità, non possedeva adesso più la forza che
+aveva avuto a’ tempi di Berengario. L’ultimo Re nazionale d’Italia si
+vide ristretto ad un angusto dominio in Piemonte, sostenne la guerra di
+Conti e di Vescovi parteggianti per Alemagna, e finalmente, abbandonato
+dai suoi vassalli, sprezzato dall’Imperatore, gettò la spada e vestì
+la cocolla di san Benedetto per isparire dietro la soglia del convento
+Fructuaria (1015)[35].
+
+
+§ 3.
+
+Benedetto VIII domina robustamente in Roma. — Sua impresa contro i
+Saraceni. — Pisa e Genova vengono in fiore. — Italia meridionale. —
+Ribellione di Melo contro a Bisanzio. — Prime bande di Normanni (1017).
+— Fine sventurata di Melo. — Benedetto VIII esorta l’Imperatore ad una
+guerra nell’Italia inferiore. — Spedizione di Enrico II nelle Puglie
+(1022).
+
+Anche in Roma Benedetto VIII conseguiva forza e sicurezza dal suo
+partito che ivi adesso dominava. Mentre divideva colla famiglia sua la
+podestà civica, gli riusciva di assoggettarsi gli ottimati romani ed i
+capitani, ossiano i vassalli feudali della Campagna. Romano, per lungo
+tempo capo del governo cittadino, ajutò il fratello a conservarsi il
+possedimento della cattedra apostolica[36]. I Crescenzî nella Sabina si
+sottomisero al Pontefice, il quale in persona condusse contro a loro
+le sue milizie, ed a lui obbedirono come a principe del territorio.
+Benedetto era uomo massimamente fornito d’intelletto e di gagliardia;
+viveva in lui l’indole guerriera della sua casa, e, al paro di Giovanni
+VIII e di Giovanni X, possedeva egli altresì abbastanza mente politica
+per sollevare novellamente al grado di potenza italica il Pontificato,
+che i suoi predecessori avevano ristretto ad una cerchia angustissima
+di operosità.
+
+In questo tempo i Saraceni erano di bel nuovo divenuti formidabili;
+nell’Italia inferiore tenevano in pressura Salerno, e nel mare Tusco
+flagellavano il continente e le isole; sbarcavano in Toscana e vi
+incendiavano Pisa; indi s’impadronivano di Luni. Nell’anno 1016
+Benedetto VIII si dava cura di raccogliere un naviglio di collegati,
+ed egli stesso in persona guidava un esercito contro gli Infedeli. Si
+conseguì una grande vittoria e si raccolse un ricco bottino; tuttavia
+poichè il condottiero dei Musulmani (Istorie arabe lo appellano Abu
+Hosein Mogêhid, Istorie cristiane gli danno nome di Musetto) s’era,
+dopo della battaglia di Luni, ricoverato in Sardegna, il Papa si
+fe’ mediatore di una lega colle città marittime di Pisa e di Genova:
+Mogêhid fu cacciato dall’isola, e questa tosto dopo diventò colonia
+pisana[37].
+
+Tempo innanzi, allorquando minacciava pericolo da parte dei Saraceni,
+i Papi avevano stretto alleanza colle Republiche meridionali di Amalfi,
+di Napoli e di Gaeta; ora col secolo undecimo emergono tutt’a un tratto
+Pisa e Genova, uscendo fiorenti da una lunga tenebra di loro infanzia;
+e se ancor non sono pienamente libere, nondimeno iniziano ormai l’età
+splendida delle Republiche cittadine dell’Italia settentrionale[38].
+
+In pari tempo, nell’Italia meridionale si andavano preparando
+avvenimenti che dovevano esercitare una influenza gravissima sul
+Papato e su Roma. La dominazione antichissima di Bisanzio, retaggio
+di Belisario e di Giustiniano, doveva ivi finalmente spegnersi; e
+doveva altresì sgomberarsi il terreno dalle rovine che il vecchio
+ducato dei Longobardi aveva seminato a Benevento, a Capua ed a Salerno:
+occorreva che questi ruderi cedessero il luogo ad uno Stato costituito
+da alcuni avventurieri predoni, chiamati a congiungere per la prima
+volta in unità politica quelle belle provincie. Dopo la sconfitta
+di Ottone II i Greci s’erano nuovamente impadroniti delle Calabrie e
+delle Puglie, e vittoriosi s’erano avanzati nella Campania. Il loro
+governatore, chiamato «katapan», risiedeva in Bari, ed era un vampiro
+che dissanguava quelle terre sventurate, languenti nella disastrosa
+miseria cui le avevano ridotte le eterne scorrerie dei Musulmani e
+le eterne battaglie combattute fra questi, i Greci, i Longobardi e le
+città marittime.
+
+Però la gente longobarda, che viveva nell’Italia meridionale, faceva
+uno sforzo repentino, inteso a scuotere il giogo dei Greci. Melo, un
+longobardo illustre di Bari, si sollevò unitamente a Datto, genero
+suo, nell’anno 1010[39]. Andò cercando guerrieri e alleati contro a
+Bisanzio; presso al monte Gargano trovò dei pellegrini di Normandia,
+fe’ lor vedere in che stato fosse ridotta la terra, e gli invitò a
+prendere stipendio coi loro prodi compatriotti sotto il suo stendardo
+ribelle: pari voto espressero i cittadini di Salerno, che quaranta
+pellegrini ed eroi normanni avevano liberata dall’assedio mossovi
+contro dai Saraceni. Così accadde che Melo nell’anno 1017 potè condurre
+in campo contro a’ Greci una schiera di Normanni di fresco assoldata.
+Questi avventurieri erano venuti sotto la capitananza di Gisalberto, un
+cavaliere che aveva emigrato dal suo paese a cagione di un assassinio
+commesso; Benedetto VIII avevali accolti assai orrevolmente in Roma,
+e gli aveva confermati nel proposito di servire sotto di Melo, contro
+a’ Greci. Così per un evento casuale dava egli omai principio a quella
+associazione di Roma e dei Normanni, che più tardi doveva essere
+feconda di tante conseguenze.
+
+Quanto a Melo, neppur egli presagiva che in quei valorosi da lui
+arrolati aveva chiamato altrettanti conquistatori nella sua patria; e
+la sua ribellione fervidamente favorita dal Pontefice cadde a vuoto,
+ad onta della più eroica prodezza. Sull’incominciamento dell’Ottobre
+1019 fu egli disfatto completamente da Bugiano «katapan», in vicinanza
+dell’antico Canne, lasciò Italia, corse in fretta dall’Imperatore a
+Bamberga chiedendogli ajuto, e morì colà «duca d’Italia», nell’Aprile
+dell’anno 1020[40].
+
+I progressi dei Greci, al cui fianco s’era adesso schierato anche
+Pandolfo IV, principe longobardo di Capua, sbigottirono il Papa, il
+quale temeva la restaurazione della potenza bizantina, pericolosa alla
+independenza del Papato e ai disegni che questo volgeva sull’Italia
+inferiore. Anch’egli andò a Bamberga nella Pasqua dell’anno 1020,
+ed esortò Enrico a discendere in Italia, a respingere i Greci dalle
+frontiere di Roma ed a ristabilire la podestà dell’Impero nella
+Longobardia meridionale. Compiute le splendide festività che si
+tennero per la consecrazione del suo duomo favorito, Enrico congedò il
+Pontefice promettendogli che sarebbe fra breve venuto, e dandogli un
+diploma in cui confermava alla Chiesa i suoi possedimenti.
+
+Frattanto Benedetto invocava la venuta dell’Imperatore con insistenza
+sempre maggiore. Di già il «katapan» minacciava di entrare nella
+Campagna e di castigare il Pontefice, che aveva con tanto ardore
+secondato la ribellione di Melo. Assistito da Atenulfo abate di Monte
+Cassino, fratello di Pandolfo di Capua, assalì egli all’improvviso,
+nel Giugno dell’anno 1021, la torre prossima al Garigliano, nella quale
+il Papa aveva collocato a presidio gli avanzi della legione normanna,
+sotto gli ordini di Datto; e questo capitano fu condotto prigioniero
+a Bari, e, chiuso in un sacco, fu gettato in mare[41]. Pareva che i
+Greci avessero affermato la loro signoria nelle Puglie: i Principi
+longobardi professavano di essere vassalli di Bisanzio; in vicinanza
+di Benevento i Greci perfino edificavano una città munita, cui davano
+il nome immortale di Troja, e Benevento istesso, dove aveva signoria
+Landolfo V, minacciava di cadere in loro balìa. Con un movimento
+ardito i Bizantini sarebbero giunti nientemeno che a Roma, se la loro
+mente fosse stata capace di accogliere un pensiero di genio; per lo
+contrario, il generale greco sostò presso al Garigliano, e nell’autunno
+Enrico comparve in Italia.
+
+La spedizione contro il mezzogiorno, cui l’Imperatore diè opera al
+principio del successivo anno 1022, fu presta e vittoriosa. Entrò
+egli in persona dalle Marche col nerbo maggiore dell’esercito; altre
+schiere condotte dai vescovi Pilgrimo di Colonia e Poppone di Aquileja
+vennero dalla via di Roma e dal territorio Marsio nella Campania; le
+città e le fortezze dei Greci e dei Longobardi, ed eziandio Troja,
+cui l’Imperatore in persona cinse di assedio, si arresero. Pandolfo
+di Capua fu mandato in esilio in Alemagna, in vece di lui fu messo
+Pandolfo di Teano, e l’abazia di Monte Cassino fu data a Teobaldo abate
+che era aderente di Germania, dopo che Atenulfo ebbe trovato morte
+fuggendo per mare. Anche la piccola schiera dei Normanni sopravvissuti,
+che stavano sotto il comando di Torstaino, ricevette ricompensa con
+beni posti nella Campania, in quello che i nipoti del duca Melo erano
+nominati conti e vassalli dell’Impero. Dopo di avere così restaurata la
+podestà imperiale in una parte delle Puglie, e dopo di avere impreso
+un pellegrinaggio sul Gargano e fattevi preghiere, Enrico ritornò in
+quel medesimo estate in Germania passando da Roma; però lo seguivano
+soltanto scarsi avanzi del suo esercito, avvegnachè le febbri e la
+pestilenza lo avessero quasi tutto distrutto[42].
+
+
+§ 4.
+
+Principî della riforma sotto di Benedetto VIII. — Muore (1024). — Suo
+fratello Romano si prende la tiara con nome di Giovanni XIX. — Enrico
+II passa di vita nel 1024. — Stato d’Italia dopo la morte di lui. —
+Giovanni XIX chiama Corrado II di Germania a Roma. — Spettacolo che
+presentano le spedizioni di Roma a questa età. — Coronazione imperiale
+(1027). — I Romani si sollevano con gran furore. — Re Canuto a Roma.
+
+Benedetto VIII fe’ vedere di essere un papa fornito di fortezza
+d’animo non comune. Contraddicendo alle tradizioni della sua casa,
+aveva egli ristabilito una stretta lega del Papato coll’Impero, affine
+di raffermare sè medesimo nel possedimento di Roma, e di vincere le
+potenze che gli erano ostili in Italia. Per opera di quest’uomo il
+Pontificato riconquistò le sue attenenze col mondo, e si studiò di
+recuperare la influenza perduta sulle Chiese provinciali. La Storia
+ecclesiastica può eziandio celebrare Benedetto VIII come uno dei primi
+riformatori che operarono secondo le idee di Leone IX e di Nicolò II;
+fu egli infatti che incominciò ad opporsi con decreti sinodali contro
+al concubinato dei cherici e contro alla simonia, ossia commercio delle
+dignità ecclesiastiche[43]. Tuttavolta, il vigore che egli ispirò alla
+Chiesa romana fu dovuto soltanto alla fortezza personale sua; e non
+appena trapassò di vita, che Roma ed il Papato precipitarono in istato
+di gravissima barbarie.
+
+Come morte lo ebbe rapito nella primavera dell’anno 1024, il
+possedimento della cattedra pontificia non uscì di mano della sua
+famiglia. Romano fratello di lui, che fino a questo tempo era stato
+«senatore di tutti i Romani», si spogliò delle vestimenta laicali,
+e indossò gli abiti pontificî, dopo che ebbe comperato o imposto
+per violenza i voti della sua elezione: così quel Conte tusculano fu
+ordinato nella primavera dell’anno 1024, con nome di Giovanni XIX[44].
+Ei sembra che anche da papa abbia conservato la dignità di senatore sì
+come prima l’aveva tenuta; ed infatti non v’ha documento alcuno da cui
+si paia che ne venisse investito il fratel suo Alberico, quantunque a
+questo avrebbe dovuto essere trasmessa: Alberico continuò come dianzi
+ad appellarsi soltanto conte palatino e console[45].
+
+Pareva che il novello Pontefice non avesse in mente alcun concetto
+dei doveri che il ministero suo gli imponeva. Era uomo di animo
+tanto semplice od altrimenti sì avaro che, avendogli l’Imperatore di
+Bisanzio spediti a Roma dei ricchi donativi, intendeva di accordare al
+Patriarca greco il titolo di vescovo ecumenico. Ma i Vescovi d’Italia
+e la Congregazione di Cluny si sollevarono vivamente contro siffatto
+proposito, e si fu allora soltanto che il Papa riuscì a comprendere
+la gravità di ciò che era stato in procinto di fare: nella sua beata
+ignoranza il Senatore di tutti i Romani non aveva conosciuto più in là
+che di nome l’esistenza delle Decretali pseudo-Isidoriane, ed aveva
+avuto assai poca opportunità di studiare le decisioni conciliari dei
+suoi predecessori[46].
+
+Tosto dopo la sua esaltazione moriva Enrico II ai 13 Luglio nell’anno
+1024. Non si sapeva a chi sarebbe toccata la corona tedesca, e
+questa incertezza per brevi istanti rialzò le speranze d’Italia.
+Però gli ottimati non osavano più di eleggere dal loro seno un re
+nazionale; e, senza risultamento alcuno, offerivano la corona ad
+Ugo, figlio di Roberto re di Francia, e financo a Guglielmo duca di
+Aquitania. Infatti, il matrimonio che questo Principe possente aveva
+contratto con Agnese, nipote di Adalberto antico re d’Italia, dava a
+lui una sembianza di diritto legittimo. Italia era frastagliata in
+tante signorie e in tante fazioni, che non poteva più indirizzarsi
+all’intento di un’utilità generale della nazione. La parte tedesca
+durava gagliarda anche in Lombardia, dove trovava aderenti nei Vescovi,
+creature o favoriti degli Imperatori; d’altro canto gli ottimati che
+gli Imperatori avevano reso deboli per la cresciuta potenza vescovile,
+erano fra sè disuniti, al paro delle città che allora venivano in bel
+fiore, che odiavano bensì l’Impero tedesco, ma non peranco potevano
+liberarsene unendosi in lega fra loro.
+
+Pertanto, Corrado II il Salico, eletto re dei Tedeschi agli 8 di
+Settembre, si ebbe subito gli omaggi dei Vescovi lombardi, e, sopra
+tutti, quelli del potente Eriberto di Milano: Corrado teneva alta in
+mente sua l’idea fondamentale che ciascun Re tedesco fosse altresì
+signore d’Italia e designato imperatore dei Romani; ed in siffatta idea
+i Vescovi lo confermavano. Anche Giovanni XIX lo chiamò a Roma, e gli
+mandò il Vescovo di Porto e Berizone, nobile romano della Marmorata,
+col vessillo di san Pietro, perchè lo inalberasse nella guerra
+che combatteva in Ungheria; e le lettere del Pontefice lo facevano
+certo del possedimento pacifico della corona imperiale, che lo stava
+attendendo[47]. Italia dunque mentre non aveva potenza di opporre
+contrarietà alcuna alle pretese di Re stranieri, si condannava da sè
+medesima ad essere provincia soggetta ad Alemagna.
+
+Nella primavera dell’anno 1026 Corrado II ricevette in Milano la corona
+di ferro dalle mani di Eriberto. Per vendicarsi, secondo la durezza
+barbarica di quel tempo, dell’animosa Pavia che aveva distrutto il
+«palazzo» di Enrico II e chiuse a lui in faccia le porte, ne poneva
+a guasto il territorio: andato indi a Ravenna, ivi il popolo si
+sollevava con gran furore per trucidare gli odiati stranieri, ma quello
+scoppio di odio era soffocato in mezzo a fiumi di sangue. Nel nostro
+secolo neppure i Tedeschi possono considerare con ischietta gioia lo
+spettacolo delle spedizioni colle quali i loro avi movevano su di Roma;
+essi devono dar compianto a Italia che di quelle imprese ebbe sì la
+colpa, ma ne sofferse il danno per più di trecento anni. Allorquando
+i Re alemanni scendevano dalle Alpi coi loro eserciti e colle loro
+splendide comitive le città erano condannate a nutrire e ad alloggiare
+quelle moltitudini, e a far le spese della corte imperiale; financo
+la giurisdizione dei tribunali ordinarî cessava tosto che compariva il
+giudice supremo. Dentro ai vuoti forzieri dell’Imperatore colavano, a
+titolo di donativi o per violenza di estorsioni, i tesori delle città,
+il sudore dei coloni angariati dai vassalli ecclesiastici e laicali, e
+le sostanze incamerate di centinaia di ribelli. La soldatesca imperiale
+composta di rozzi uomini d’arme, raccolti da’ paesi settentrionali e
+financo dalle terre slave, era il terrore dei sobrî Italiani, che la
+natura meridionale dotava di più finezza, e che in ogni età superarono
+tutti i popoli per pulitura di costume. Non deve far meraviglia se
+mirando le orgie di quei soldati che tenevano Italia in conto di
+provincia schiava del loro Re, gli Italiani chiedevano a sè medesimi
+con ira amara perchè mai la loro contrada dovesse essere condannata a
+eterna servitù sotto gli stranieri; nè fa stupore se con odio feroce
+si sollevavano ad ogni momento nelle città per cui passava l’esercito
+che s’incamminava su Roma. Però la maestà brutale di un Imperatore del
+medio evo a mala pena degnava di volgere uno sguardo di compassione
+alle città fumanti d’incendio, ai poveri campi devastati, alle vie
+coperte di cadaveri, alle carceri riboccanti di rei di tradimento.
+Reputava piuttosto essere necessità inseparabile dalle imprese di Roma
+vedere i cittadini più ragguardevoli di una città prostrarsi innanzi al
+suo trono, tremanti, a piè scalzi, con appesa una spada nuda al collo,
+di quello che il riflesso delle fiamme onde ancora ardeva la loro
+città, ne illuminava i pallidi volti.
+
+Innanzi alle armi del valoroso Corrado si piegavano finalmente le città
+nemiche e Pavia stessa; i Margravî di Este, di Susa e di Toscana aveva
+egli ridotti a obbedienza, e senza trovare impedimento alcuno entrò
+in Roma. Addì 26 di Marzo dell’anno 1027 Giovanni XIX celebrò nel san
+Pietro la coronazione di lui e della sposa sua con grandissima pompa
+e alla presenza di due Re, che furono Rodolfo III di Borgogna e Canuto
+d’Inghilterra e di Danimarca[48]. Tuttavia la solennità fu conturbata
+dall’ambizione puerile degli Arcivescovi di Milano e di Ravenna,
+ciascuno dei quali pretendeva di avere la preminenza; la dissensione di
+quegli altieri prelati si appiccò alle loro comitive, e Roma fu messa
+a terrore da una mischia che fu combattuta per le vie fra Ravennati e
+Milanesi, senza che ancora vi avesse preceduto l’ultima scenata onde
+per solito si poneva termine alle feste dell’incoronazione. Nè mancò
+pur essa: una rissa accidentale, che s’accendeva per una miserabile
+pelle di bue fra un Romano ed un Tedesco, bastò a mettere in furia il
+popolo. Però, dopo un massacro orribile di «innumerevoli» Romani, i più
+eletti uomini della Città tornarono innanzi al trono dell’Imperatore,
+che dimorava nel palazzo prossimo al san Pietro, e tremanti, a piè
+scalzi, tenendo una nuda spada al collo, pregarono ai piedi di lui
+misericordia[49].
+
+Può darsi che la vista di cotali orrori mettesse sbigottimento nel
+cuore pio del grande re Canuto, non già perchè la cultura di lui si
+levasse al di sopra di quel suo tempo, ma perchè ne andava distrutto un
+bel sogno che egli aveva accolto in mente. Indotto da lungo desiderio
+e da un voto pio, era venuto alla Città santa pellegrinandovi con
+bisaccia e bordone, ed in vece di un asilo di amore e di pace, come
+Roma avrebbe dovuto essere a seconda del suo concetto ideale, trovava
+soltanto una sede selvaggia di tumulti aperti a tutte le fazioni ed a
+tutte le furie: la città di Roma, occorre pur dirlo, non fu durante
+il medio evo che la orribile sconciatura di una idea sublime. Nella
+sua lettera indiritta di colà al popolo inglese, Canuto lasciò un
+ingenuo ricordo del soggiorno che tenne in Roma. Vi annunciava con
+molta letizia di averne venerato tutti i santuarî, e di essere stato
+tanto più avventurato, dacchè i savî (ossiano i preti) lo avevano
+ammaestrato qualmente Pietro avesse ricevuto dal Signore la podestà di
+legare e di sciogliere; perlochè molto profittava all’uomo di avere
+il guardiano delle chiavi celesti a suo avvocato appo Dio. Con gioia
+infantile narrava le onorevoli accoglienze ricevute da tutti i Principi
+che dal Gargano al mar Tusco erano convenuti attorno al Pontefice
+ed all’Imperatore; e diceva che gli era stata concessa immunità di
+pedaggio per tutti gli Inglesi e i Danesi, pellegrini e mercanti,
+che fossero andati a Roma. L’intelligente Principe affrancava altresì
+gli Arcivescovi dei suoi Stati dalle gravi contribuzioni che ne erano
+dovute per ragione del _Pallium_; egli poi prometteva da parte sua che
+sarebbe stato puntualmente pagato a Roma il denaro di san Pietro[50].
+Neppure gli orrori di cui era stato co’ suoi proprî occhi testimonio
+riuscirono a diminuire la venerazione di un barbaro Re per la santa
+Città. Nel religioso fervore dell’animo suo protestava ai suoi sudditi,
+che in Roma aveva fatto voto di governare i suoi popoli con giustizia,
+e di espiare i falli della giovinezza coll’intelletto de’ suoi anni
+maturi. Lettera eccellente e dimostrazione memoranda della immensa
+potenza morale, che il concetto di Roma esercitava in quell’età. Se
+una pari influenza benefica si fosse appresa all’animo di tutti i
+despoti che peregrinavano alla eterna Città, questa avrebbe conseguito,
+nella credenza de’ popoli riconoscenti, diritti ancor maggiori alla
+venerazione della gente umana.
+
+
+§ 5.
+
+Rescritto di Corrado II sull’uso del diritto romano nel territorio
+pontificio. — Sua impresa gloriosa nell’Italia meridionale; suo
+ritorno. — Muore Giovanni, e si eleva al pontificato Benedetto IX,
+fanciullo della famiglia tusculana. — Vita scellerata di quest’uomo.
+— Condizioni orribili del mondo tutto. — La _Treuga Dei_. — Benedetto
+IX fugge presso l’Imperatore a Cremona. — Notevole rivolgimento
+sociale che avviene in Lombardia. — Eriberto di Milano. — L’Imperatore
+riconduce a Roma Benedetto IX. — Muove nell’Italia inferiore, e passa
+di vita nell’anno 1039.
+
+Nel breve soggiorno tenuto in Roma Corrado non si ristrinse a dare
+soltanto dei soliti privilegî, quali leggiamo di lui, a favore di
+monasteri[51]. Probabilmente a questo stesso tempo appartiene un
+rescritto imperiale, nel quale, a cagione della continua lotta che
+durava fra’ giudici longobardi e quelli romani, l’Imperatore statuiva
+che d’allora in poi, così in Roma che nello Stato romano, dovessero
+giudicarsi secondo il codice di Giustiniano tutte le controversie alle
+quali fin là s’era applicato il diritto longobardico. Così cessò di
+avere esistenza la Costituzione imperiale data da Lotario nell’anno
+827, e il giure romano si elevò quindi a vera legge territoriale: fu
+una vittoria completa che la nazione romana riportò sopra gli elementi
+germanici che si erano infiltrati entro di essa; massimamente in
+quest’età, cominciarono siffatti elementi a disciogliersi dappertutto
+in Italia, in quello che le forme romane dell’antichissimo municipio
+risorgevano sotto a consoli eletti annualmente, e cacciavano in bando
+le istituzioni franche e longobarde[52].
+
+Corrado lasciò Roma sul principio del mese di Aprile, per andarne
+nell’Italia inferiore, dove rassodò la reverenza all’Impero che ivi
+ricominciava a vacillare. Indi fece ritorno, passando per Roma, e di
+già ai 24 di Maggio fu a Verona. Il suo braccio potente in guerra,
+la sua severità imperatoria, la sua giustizia costringevano Italia ad
+avere temenza ed estimazione del dominatore, la cui rapida impresa era
+stata pari al trionfo di un Cesare. Lo stesso popolo suo lo accolse
+coll’orgoglioso sentimento che la turbolenta Italia era diventata
+provincia suddita all’Impero[53].
+
+Da allora in poi Giovanni XIX signoreggiò tranquillamente in Roma.
+Il Papato e la Città furono dominio della famiglia di lui, la quale,
+anche dopo la morte di Giovanni, occupò la cattedra santa con uno dei
+suoi: però la Cristianità dovette essere indotta a spavento, mirando
+un fanciullo che l’arbitrio del padre fasciava nelle vestimenta
+pontificie, che era coronato solennemente dai Cardinali vescovi e
+adagiato sul seggio dell’Apostolo, da vicario di Cristo. L’infame
+Giovanni XII era diventato papa a dieciotto anni; Benedetto IX della
+sua stessa famiglia lo fu appena a dodici. Che mondo doveva essere
+allora quello, se i popoli tolleravano in buona pace un ragazzo per
+reggitore della Chiesa, se i Re lo riverivano per tale, e i Vescovi non
+avevano rossore di riceverne la consecrazione, e le insegne della loro
+dignità, e le bolle! Pareva che si smarrisse il concetto ecclesiastico
+del Papato, e che la cattedra vescovile di san Pietro si tramutasse
+nello scanno di un conte: per lo meno, nulla v’era più che la
+distinguesse da quella vergognosa costituzione che reggeva i Vescovati
+di questo tempo in tutti i paesi, sulle cui cattedre le grandi famiglie
+di principi e di nobiluomini ponevano uomini di loro stirpe o loro
+creati, e talvolta perfino dei giovanetti, veri bambini. Una fitta
+tenebra morale scendeva a coprire la Chiesa. Se in addietro erano stati
+tempi nei quali Cristo aveva dormito nel suo tempio, sembrava adesso
+che egli fosse fuggito a volo dal suo santuario profanato, e lo avesse
+lasciato in balìa dell’audace Simon Mago.
+
+Teofilatto era nipote dei suoi due predecessori, e figlio di Alberico
+conte palatino e console[54]. Il padre suo, tosto che fu morto Giovanni
+XIX, si affrettò ad assicurare alla sua casa le due somme podestà: armi
+e denaro facilmente lo ajutarono a venirne a capo in Roma, dove tutto
+era venale, dove il clero, per dirla colle parole di papa Vittore III,
+viveva immerso in una barbarie senza limite. Il fanciullo Benedetto
+IX tolse, senza alcun impedimento, possesso del Laterano sul principio
+dell’anno 1033[55]. Aveva tre fratelli, Gregorio, Pietro e Ottaviano;
+il primo dei tre doveva essere più attempato di lui, perciocchè tosto
+si prendesse la podestà di patrizio. Potrebbesi far le meraviglie
+perchè papa non diventasse Gregorio, ma forse può darsi che i Romani
+sofferissero più facilmente di riverire un ragazzo per loro Vescovo,
+anzichè per capo del loro reggimento civile. Gli stessi Conti di
+Tusculo facevano sì poco conto dell’officio pontificale, che credevano
+potesse reggerlo un bimbo ancora ineducato; però questa audacia fu il
+precipizio della potenza di loro casa, che un Papa fanciullo non potè
+tener sollevata a convenevole altezza. Gregorio fratel suo fu pertanto
+posto alla testa del reggimento civico; ad ogni modo, per temenza
+dell’Imperatore, non prese egli nome di _Patricius_, ma si appellò
+soltanto _Consul_, e probabilmente eziandio «senatore di tutti i
+Romani»[56].
+
+Tosto che il giovane Papa sentì ribollire nel sangue quelle forze e
+quegli istinti che andavano svegliandosi in lui seduto sulla cattedra
+di san Pietro, diè principio a una vita svergognata. Uno dei suoi
+successori nel pontificato, Vittore III, narra che Benedetto IX empiè
+Roma di ruberie e di assassinî, e confessa di raccapricciare a dover
+dire quanto scellerata e laida fosse stata la sua vita. Un altro
+contemporaneo, Rodolfo Glaber, monaco di Cluny, dipinse l’esosa figura
+di questo mostro nel fondo del quadro che ei colorì della sua età,
+in cui peste e fame andarono devastando Europa intiera. Il mondo era
+infermo di un’epidemia morale del paro che fisica; per farsene un’idea
+occorre leggere i Cronisti di quell’età. Fra quegli orrori peraltro,
+appunto allora ebbe origine la umana legge della pace di Dio, la
+_Treuga Dei_, che fu primamente promulgata dai Vescovi della Francia
+meridionale. Questo trovato benefico, conforto massimo degli uomini di
+quell’età, torna a bellissima gloria della Chiesa, la quale diè prova
+così, che anche in mezzo a condizioni tanto terribili di cose non s’era
+spento sul suo altare il fuoco sacro della carità e dell’amore. Però
+l’abbondanza dei ricolti che succedevano dopo l’anno 1033 fece sì che
+i popoli dimenticassero abbastanza presto i flagelli sofferti; e il
+buon frate deplora la fralezza dell’umana natura che, appena uscita
+delle prove onde con giustizia l’aveva punita il Signore, ritornava
+alle crapule e agli assassinî, agl’incesti e ai delitti, nei quali i
+Principi e il Papa erano i più operosi fra tutti[57].
+
+Con Benedetto IX il Papato toccò nel costume quell’apice estremo
+di decadimento che, secondo le leggi della morale natura, genera il
+ritorno a condizioni migliori. La barbarie in cui Roma era involta a
+questo tempo probabilmente mitigherebbe il giudizio che cade sull’età
+di Giovanni XII, o supererebbe d’infamia quella più tarda dei Borgia,
+se l’una epoca colle altre esattamente si paragonasse. Però, soltanto
+un incerto chiarore scende a dar luce su questo tempo disastroso,
+in cui un Papa, fanciullo del taglio di Caligola, e vizioso come
+Eliogabalo, faceva da vicario di Cristo. Vediamo in confuso i capitani
+di Roma congiurare di uccidere il giovane scellerato nella festa
+dell’Apostolo presso all’altare, ma nel momento stabilito oscurarsi
+il sole, ed il terrore che se ne spandeva impedire forse che il fatto
+si compiesse: Benedetto così aveva tempo di scamparne dandosi alla
+fuga[58]. Può essere che in questo tumulto la fazione dei Crescenzî
+s’avesse adoperato più di tutte le altre[59]; ma l’intendimento
+falliva, ed il Pontefice sfuggitone doveva vivere ancora lunghi anni a
+danno di Roma e a vitupero della Chiesa. Quindi nell’anno 1037 correva
+egli presso l’Imperatore a Cremona per assicurarsi della protezione
+sua.
+
+Corrado era infatti disceso in Italia nell’inverno dell’anno 1036,
+dappoichè qui lo richiamava un gravissimo moto che ribolliva in
+Lombardia. Il sistema feudale subiva un rivolgimento interiore. I
+piccoli vassalli, ossiano valvassori, che avevano avuto i loro beni
+in feudo dai maggiori signori, Duchi, Conti, Vescovi e Abati, si
+ribellavano contro l’arbitrio e la tirannide di costoro, chiedendo
+uno stabile ordinamento della proprietà. Ad essi si associavano i
+piccoli signori, che senza vincolo feudale liberamente sedevano sopra
+beni di loro retaggio ma la cui libertà era continuamente minacciata
+dai Vescovi, entro le cui giurisdizioni immuni dimoravano. Il
+lombardo Eriberto, arcivescovo di Milano, era il principe più potente
+dell’Italia settentrionale, e signore feudale di città e di vassalli
+molti: uomo superbo e d’indole ferma, era cagione che scoppiasse questa
+rivoluzione sociale, la quale si propagava bentosto fra tutti i ceti,
+e traeva nella lotta l’Impero tedesco. Gli uomini liberi e i cavalieri
+feudali si sollevavano contro all’Arcivescovo e conchiudevano una lega
+lombarda; Eriberto alla fine faceva appello all’Imperatore. Può darsi
+che Corrado da lunghissimo tempo vagheggiasse di trovare un’opportunità
+per umiliare il gran Vescovo, il quale possedeva in Lombardia una
+potenza tanto grande, che all’Impero poteva diventare più perniciosa di
+quello che fosse stata la potenza del re nazionale Arduino. Nella Dieta
+di Pavia Eriberto si rifiutò di obbedire alla sentenza di Corrado, e
+l’Imperatore, preso d’imprudente collera, fece incarcerare lui e tre
+altri Vescovi, senza sottoporli nemmanco a inquisizione. Il repentino
+imprigionamento del maggiore prelato d’Italia destò un chiasso
+incredibile, e inasprì profondamente gli animi contro l’Imperatore, la
+cui opera adesso parve agli Italiani esser efferatezza di tiranno. Il
+prigioniero potè fuggire a Milano, e l’odio che questa e altre città
+nutrivano contro alla podestà dell’Impero tedesco lui prese tosto a
+rappresentante della idea di nazione. Di tal guisa ebbe origine la
+prima guerra vittoriosa che con intento nazionale la città di Milano e
+le sue collegate mossero contro ai Re tedeschi.
+
+Fu durante questo moto dell’Italia settentrionale, e dopo che
+Corrado ebbe promulgata la legge feudale che ai vassalli concedeva la
+trasmissione ereditaria dei loro beni, fu allora che Benedetto IX venne
+a lui a Cremona[60]. Il primo monarca dell’Occidente dovette scender
+tanto basso da prestare onore ad un ragazzaccio scapestrato, poichè era
+papa, e poichè egli di un Papa abbisognava. Benedetto, ossiano i suoi
+consiglieri, esortarono l’Imperatore a venire a Roma e a rimetterlo
+sulla sedia pontificia: in ricambio di questa domanda, ben poteva
+Benedetto pronunciare la scomunica contro il proscritto Arcivescovo
+milanese, sì come Corrado richiedeva. Non erano soltanto le cose di
+Roma che inducevano l’Imperatore all’impresa, ma altresì il malo ordine
+che dominava nelle Puglie, dove Pandolfo IV di Capua, che era stato
+restituito nel principato, soggiogava da ogni parte città, metteva a
+sacco il convento imperiale di Monte Cassino, e minacciava la Campagna
+di Roma.
+
+Corrado pertanto mosse nell’inverno dell’anno 1037 più verso
+mezzogiorno; di Parma, che s’era ribellata e ch’ei lasciava dietro ai
+suoi passi cumulo di ruine fumanti, andava a Perugia, e celebrava la
+Pasqua dell’anno 1038 a Spello in compagnia del Papa. È incerta cosa
+se Benedetto IX, dopo di essere partito di Cremona, tornasse a Roma,
+oppure se, giusto allora scacciato, andasse in cerca dell’Imperatore,
+oppure se già fuggitivo lo aspettasse. Ci basta sapere che Corrado lo
+riconduceva, ovvero lo rimandava a Roma[61]. Se l’Imperatore avesse
+avuto orecchio da comprendere il peso delle querimonie che i Romani
+levavano contro di Benedetto IX, avrebbe dovuto rifiutarsi di prestare
+il suo braccio a questo giovane malvagio, ma egli era ben lungi dal
+pensiero di liberare la Chiesa romana da condizioni di cose tanto
+desolate: era tutto assorto negl’intendimenti politici; massimamente
+gli tornava a buon conto che il partito dei Tusculani favorevole a
+Germania mantenesse il suo potere su Roma, e assai più gli premeva
+di giovarsi a’ suoi scopi della marionetta papale. Benedetto, come
+lo induceva riconoscenza, scagliò un anatema sul capo dell’orgoglioso
+Eriberto, il quale, tenendosi a riparo delle trecento torri di Milano,
+si rise di quello scherzo puerile: Corrado poi, il quale forse lasciava
+un presidio a protezione del miserabile Papa, procedette innanzi
+fino a Monte Cassino. Addì 13 di Maggio fu a Capua, donde Pandolfo
+era fuggito; diede questo ducato a Guaimaro principe di Salerno, e
+infeudò al normanno Rainolfo la contea di Aversa. Questa città, fondata
+nell’anno 1030 da quel condottiero di bande venute agli stipendî di
+Sergio duca di Napoli, diventò l’embrione dello Stato normanno, che
+venne sorgendo nell’Italia inferiore. La peste scoppiò nell’esercito
+di Corrado, e fece sì che nell’estate istesso l’Imperatore movesse a
+ritorno: egli medesimo portò con sè in Alemagna il germe della morte,
+ed ivi passò di vita ai 4 di Giugno dell’anno 1039.
+
+
+
+
+CAPITOLO SECONDO
+
+
+§ 1.
+
+I Romani cacciano via Benedetto IX, e fanno papa Silvestro III. —
+Benedetto a sua volta lo discaccia. — Egli vende la cattedra santa
+a Gregorio VI. — Roma ha tre Papi. — Un Sinodo romano delibera di
+chiamare Enrico III, perchè ne liberi Roma.
+
+Parecchi anni trascorsero prima che il novello Re tedesco venisse in
+Italia: questo Re era Enrico III succeduto al padre, giovane, energico,
+pio, principe magnifico; a lui, come a Carlo magno e ad Ottone il
+grande, si spettava la missione di restaurare Roma a dignità, di
+purgarla dalla barbarie e di introdurre riforma nella Chiesa che era lì
+lì per sommergere. Infatti Benedetto IX continuava pur sempre ad essere
+il disonore del Papato; pareva che un demonio d’inferno, sotto la
+maschera del prete, sedesse sulla cattedra di san Pietro, e colle sue
+arti oscene profanasse i misteri santi della religione.
+
+Benedetto IX, riposto sulla sedia pontificia nell’anno 1038, protetto
+da Gregorio fratello suo, che, da senatore dei Romani, reggeva ossia
+malmenava la città, conduceva senza impedimento in Laterano la vita di
+un sultano turchesco; egli e la famiglia sua empievano Roma di ruberie
+e di assassinî; ogni ordine giuridico cessato aveva[62]. Finalmente,
+ai 7 Gennaio 1044, il popolo si levò a furibonda rivoluzione; il Papa
+fuggì, ma i suoi vassalli si sostennero nella città Leonina contro gli
+assalimenti dei Romani. Al Pontefice aderivano le genti del Trastevere,
+ed egli chiamava suoi amici e partigiani dalla Campagna; Gerardo
+conte di Galeria veniva con molti cavalieri alla porta dei Sassoni,
+e respingeva i Romani battendoli, in quello che un terremoto si univa
+ad accrescere la desolazione della ribellata Città. La Cronica antica
+che narra di questi fatti non dice se dopo tre giorni di battaglia
+il Trastevere fosse preso di assalto; essa offre soltanto notizia
+che i Romani concordemente dichiararono di non volerne saper più di
+Benedetto, ed a loro papa elessero Giovanni vescovo della Sabina, che
+prese nome di Silvestro III[63].
+
+Anche questi dovette la sua esaltazione alla forza dell’oro con cui
+seppe corrompere i sediziosi e il loro capitano Girardo _de Saxo_.
+Questo potente Romano con grande astuzia aveva dapprima promessa in
+moglie a Benedetto IX la sua figliuola, indi gliela aveva negata[64],
+avvegnaddio il Papa non avesse provato ritegno di qualunque cosa per
+grave che fosse, pur di conseguire la mano di quella Romana cui era
+congiunto di parentela. Il padre di lei lo sedusse colla speranza
+di farla sua, e poichè gli ebbe chiesto che primamente deponesse la
+tiara, Benedetto, il quale bruciava di desiderio della donzella, non
+si oppose, e durante la rivolta di Roma fecelo. Lo agitava il demonio
+della lussuria, e fra il popolo superstizioso si andava vociando che
+nel cupo delle foreste avesse commercio coi diavoli, e con arti magiche
+inducesse le donne a fare il piacer suo; si voleva che in Laterano
+si fossero trovati i libri d’incantesimi coi quali egli scongiurava i
+demonî[65]. Frattanto la cacciata di lui faceva inviperire l’orgogliosa
+famiglia sua, e l’odio del Papa vieppiù bramava di vendicarsi del
+giuoco onde l’aveva falsamente raggirato Girardo; la sua fazione
+numerosa teneva ancor fermo nel castel Sant’Angelo, e il suo magico
+oro ammaliava Roma; dopo quarantanove giorni Silvestro III era gettato
+giù della cattedra apostolica, e vi risaliva il Tusculano anelante
+vendetta: questo accadeva ai 10 di Aprile dell’anno 1044[66].
+
+Dappoi Benedetto IX dominò ancora per il periodo di un anno e ventun
+giorno, mentre Silvestro III trovava riparo in una rocca nel Sabinate,
+se pure non si ricoverava entro qualche ben munito monumento di Roma,
+e continuava ad appellarsi papa. Una tenebra per noi benefica ci
+tien celati gli orrori che s’ebbero visti in quest’anno. Odiato dai
+Romani, malsicuro del trono, angustiato continuamente dalla paura che
+la rivoluzione nuovamente scoppiasse, Benedetto si trovò costretto
+ad abdicare. Bartolomeo abate di Grotta Ferrata lo esortò a farlo, ma
+egli, senza sentirne scrupolo o vergogna, vendette il Papato a denaro,
+tal quale fosse stato una balla di mercanzia. Stipulò un contratto
+formale, in cui per il prezzo di un cospicuo reddito, e precisamente
+del denaro di san Pietro proveniente dall’Inghilterra, cedette, addì
+1 Maggio 1045, la sua dignità di pontefice a Giovanni Graziano, che
+era il ricco arciprete della chiesa di san Giovanni, posta presso a
+porta Latina[67]. Poteva mai la profanazione dell’officio santissimo
+della Cristianità andar più in là di quello cui fosse tratta con
+questa vendita? eppure il commercio delle dignità ecclesiastiche era
+divenuto di uso così universale in Roma e nel mondo tutto, che non potè
+reputarsi troppo grave enormezza se alla fin fine anche un Papa vendeva
+la cattedra di san Pietro.
+
+Giovanni Graziano, ossia Gregorio VI, si gettò dietro le spalle i
+canoni, e fecelo con arditezza di animo tale, che forse fu compresa da
+pochissimi dei suoi contemporanei; uomo degno di ricordanza, comperò il
+Papato per torlo da mani inique, eppure in quel suo orribile tempo fu
+tenuto per idiota, laddove forse ebbe mente capace di serî intendimenti
+e magnanimi. Tuttavolta è difficile cosa che Pier Damiani, il quale
+fu in quell’età il monaco più di tutti fervente del bene, avesse
+contezza di quel mercato allorquando, dopo l’esaltamento di Gregorio
+VI, scrivevagli giubilando, che finalmente fosse tornata all’arca santa
+la colomba recante il ramo d’ulivo[68]. Può darsi che il Santo pio lo
+conoscesse di persona e avesse in lui notato qualche virtù; financo
+le aride Croniche del tempo, le quali certamente a torto lo dipingono
+per rozzo e inesperto, tanto che dovette torsi un vicario, non hanno
+saputo attribuirgli a colpa vizio alcuno. I Cluniacensi di Francia
+e le congregazioni d’Italia salutarono tutti il suo avvenimento al
+pontificato come principio di giorni migliori; e in quella bujissima
+epoca di Roma tutt’a un tratto si colloca a’ fianchi di questo
+Papa simoniaco un frate giovine e ardito che, dopo eroici sforzi di
+un’intiera età d’uomo, rialza il Papato caduto in tanto stremo ad una
+grandezza che non s’avrebbe potuto presagir mai. Per la prima volta
+esce adesso fuori della sua oscurità Ildebrando, che vediamo a lato di
+Gregorio VI diventarne cappellano; e questo solo dimostra che Gregorio
+non era un idiota. Non sappiamo fino a che punto fin d’allora si
+estendesse l’operosità di Ildebrando, e s’egli abbia avuto parte alla
+illegale esaltazione di Gregorio; però nel «vicario», di cui parlano i
+Cronisti, può darsi facilmente che si celasse quel giovane frate pieno
+di genio e di ambiziosi disegni che fu consigliero di Gregorio VI, e
+che più tardi, in grata memoria di lui, si appellò Gregorio VII. Del
+resto un fatto così straordinario come fu l’innalzamento di Gregorio
+VI al soglio pontificio non era troppo repugnante all’indole di
+Ildebrando.
+
+Mentre adesso Benedetto IX continuava in Tusculo, oppure in Roma, a
+menare la sua scapigliata vita di piaceri, Gregorio VI fu papa per
+quasi due anni colla buona volontà di salvare la Chiesa, che chiedeva
+una riformazione fondamentale e che tosto dopo la ebbe. Il Papato,
+che fino adesso era stato un feudo ereditario dei Conti tusculani era
+andato tutto a soqquadro; il _Dominium Temporale_, dono fatale dei
+Carolingi che in mano dei Pontefici diventò un vero vaso di Pandora,
+donde si rovesciarono mille e mille malanni a ruina di Roma, questo
+Dominium era scomparso, poichè appena era se la Chiesa imperava ancora
+sulle più prossime castella, poste nel territorio della Città[69].
+Cento piccoli signori, capitani ossiano vassalli della Chiesa
+appartenenti all’alta nobiltà, stavano pronti a dare l’assalto a Roma;
+tutte le vie erano infestate di masnadieri, tutti i pellegrini erano
+spogliati d’ogni loro roba; dentro la Città le chiese erano in ruina,
+in quello che i preti tripudiavano in loro baccanali. Non v’era giorno
+che non avvenissero assassinî a rendere mal sicure le strade; nobili
+romani si scagliavano financo dentro il san Pietro colla spada in pugno
+per rubarne i donativi che mani pietose andavano forse ancora deponendo
+su quell’altare. Il Cronista che descrive questo stato di cose celebra
+a gloria di Gregorio che egli vi pose un argine. I capitani feroci
+cinsero bensì di assedio la Città, ma egli ragunò animosamente la
+milizia, vi ristabilì qualche ordine, e perfino conquistò molte
+castella nel territorio della Città: ed è verosimile che Silvestro
+avesse osato di tentare un’impresa contro Roma, ma soccombesse di
+contro all’energia spiegata da Gregorio. Tumultuario e orribile fu il
+breve e oscuro periodo del pontificato di quest’uomo, e ben presto, a
+cagione della severità da lui usata contro la ladronaja, venne in odio
+degli ottimati ed eziandio dei Cardinali, che non meno di quegli altri
+erano avidi di predare[70].
+
+Per quanto pur Gregorio VI facesse sotto l’influenza di monaci francesi
+e italiani affine di torre la Chiesa da così barbarico abbrutimento,
+non v’era tuttavia che la dittatura germanica la quale potesse
+salvarla, sì come era avvenuto a’ tempi di Ottone magno. Poco andò che
+gli sforzi del Papa non ebbero più alcun risultamento; esaurite erano
+le sue forze, e i suoi avversarî poco a poco presero il sopravvento.
+Tanto insanabile anarchia durava in Roma, che si narra qualmente tutti
+e tre i Pontefici vi risiedessero ad un tempo, l’uno in san Pietro,
+l’altro nel Laterano, il terzo in santa Maria Maggiore. Alla fine
+gli sguardi dei migliori uomini romani si volsero al Re di Alemagna;
+l’arcidiacono Pietro, senza pur consultare Gregorio, congregò un Sinodo
+in Roma, ed in esso fu risoluto di muovere fervente istanza ad Enrico
+perchè venisse a prendere la corona imperiale, e a resuscitare la
+Chiesa dalla sua ruina[71].
+
+
+§ 2.
+
+Enrico III scende in Italia. — Raccoglie a Sutri un Concilio (1046). —
+Gregorio VI abdica. — Enrico III eleva al papato Suidgero di Bamberga
+con nome di Clemente II: questi lo corona imperatore. — Descrizione
+della coronazione imperiale. — Traslazione del Patriziato a Enrico III
+ed a’ suoi succeditori.
+
+Enrico III venne nell’autunno dell’anno 1046 alla testa di un grande
+esercito, con fervida volontà di diventar signore di Roma e di farsi
+riformatore della Chiesa romana. Il decadimento di essa, che omai
+trascendeva ogni limite, era cagione che crescesse anche in tutti gli
+altri paesi la corruttela del clero; la sua restaurazione doveva essere
+pertanto un beneficio per l’universale. Nessuno fuvvi che si levasse da
+nemico contro il Re; Vescovi e Duchi (fra i quali Bonifacio, potente
+margravio di Toscana) gli prestarono omaggio; Gregorio VI, anch’egli,
+mossegli incontro fino a Piacenza, nella speranza di guadagnarlo alla
+sua causa: però il Re lo congedò, protestando che il destino di lui e
+degli Antipapi sarebbe deciso da un’assemblea della Chiesa, che avrebbe
+giudicato a tenore dei canoni.
+
+Poco tempo prima del Natale dell’anno 1046 congregò egli infatti a
+Sutri, in mezzo alle buone lance del suo esercito, un concilio solenne
+di Vescovi: ivi Silvestro III fu deposto dal pontificato e condannato
+a far penitenza in un chiostro, ma quanto a Gregorio VI il Concilio
+stette dubbioso se avesse autorità di giudicarlo. Gregorio, che era
+uomo sincero od altrimenti s’affidava alla coscienza de’ suoi buoni
+intendimenti, accondiscese a narrare in publico la storia del suo
+esaltamento, e pertanto fu tratto a giudicarsi di sua propria bocca
+colpevole di simonia ed indegno del papato[72]. Egli allora depose
+le insegne di quella dignità, e siffatta abnegazione di sè tornò a
+grande onore suo. Allora Enrico, insieme coi Vescovi e con Bonifacio
+margravio, mosse alla Città, la quale non gli chiuse in faccia le
+porte, perciocchè Benedetto IX si fosse nascosto a Tusculo, e i suoi
+fratelli non osassero di opporre resistenza. Roma, stanca degli orrori
+dei Tusculani, accolse giubilando il Re tedesco come suo liberatore.
+Mai più da quel tempo in poi Re alcuno di Germania fu ricevuto dal
+popolo romano con sì liete acclamazioni; non mai altro Re operò cose
+parimente grandi di quelle ch’ei fece, nè fu apportatore di eguali
+mutazioni di cose. Colla spedizione di Enrico III su Roma incomincia
+un’epoca nuova nella storia della Città e massimamente in quella della
+Chiesa; sembra che le acque del diluvio si ritraggano, e che, approdata
+l’arca al monte di san Pietro, uomini ne scendano che ad un nuovo mondo
+diano genti nuove e nuove leggi. Che significato poi abbia nelle cose
+umane la legge, potenza terribile e severa che uccide, lega e raccoglie
+ad unità, ben poche età ne fecero esperienza al paro di quelle che
+adesso si verranno succedendo.
+
+Un Sinodo tosto adunato dichiarò ancora una volta destituiti tutti
+e tre i Papi[73]; pertanto era necessario eleggere un Pontefice
+canonicamente.
+
+Come già aveva fatto Ottone III prima della sua coronazione, così
+anche Enrico conduceva con sè l’uomo che doveva conseguire la tiara,
+e che a lui doveva porgere la corona. Avrebbe bastato un cenno di
+comando per far crear papa il Vescovo di Bamberga, ma Enrico non
+volle offendere nessuna delle forme legali. Come re di Germania non
+possedeva egli alcun diritto sulla Città, nè sulla elezione pontificia;
+perciò primamente dovette farsi attribuire questo diritto, e la cosa
+senza dubbio avvenne per via di un trattato, che fin da Sutri aveva
+conchiuso coi Romani. «Signori romani», disse l’accorto Enrico con
+accento di sprezzo nel parlamento che convocò in san Pietro addì
+24 di Dicembre, «Signori romani, per quanto insensati sieno sempre
+stati finora i vostri comportamenti, io vi lascio tuttavia libertà di
+eleggere il Pontefice secondo il costume antico; fra i qui congregati
+prendetevi quel Papa che più vi grada». Ed i Romani sommessamente
+risposero: «Quando è presente la maestà del Re non ci compete decidere
+dell’elezione; quando essa non è presente, fatevi Voi rappresentare
+dal Vostro Patrizio. Questi infatti non del Papa, ma dell’Imperatore
+è patrizio nelle cose della republica. Noi confessiamo di essere stati
+abbastanza malaccorti da aver creato papi degli uomini idioti. La regia
+autorità vostra è quella cui si spetta di dare alla Republica romana
+il beneficio delle leggi e l’ornamento dei costumi, e di prestare alla
+Chiesa braccio di difensore[74].»
+
+I Senatori dell’anno 1046, che con tanta umiliazione cedevano al Re
+tedesco il preziosissimo dei diritti, serrarono gli occhi per non
+vedere le ombre di Alberico e dei tre Crescenzî, avvegnachè questi loro
+Patrizî gli avrebbero accusati di tradimento verso di Roma. I Romani di
+quei giorni, miserabili e indegni, malvagi e divisi, masnada piuttosto
+che popolo, meritavano più che mai di essere gli schiavi di una volontà
+straniera: d’altronde erano parati ad ogni sacrificio, pur di liberarsi
+dalla tirannide dei Tusculani. Nulla dimostra l’estremo esaurimento
+di loro forze e le gravissime loro sofferenze, più di questa facile
+rinunzia di un diritto, che altra volta aveva costato tanta fatica
+a Ottone magno, quando lo aveva voluto torre alla Città. Roma faceva
+vergognosa confessione di non avere fra’ suoi alcun ecclesiastico il
+quale fosse degno o capace del Papato, perocchè il clero cittadino
+fosse rozzo e tutto impeciato di simonia. Oltracciò tutte le altre
+circostanze di cose esigevano che si eleggesse a papa un uomo che
+non fosse romano e neppure italiano. I Romani richiesero Enrico che
+loro desse un buon Papa, ed egli presentò alla consenziente adunanza
+Snidgero vescovo di Bamberga, e lo condusse alla sedia apostolica,
+quantunque quegli accettar non volesse. Clemente II, consecrato nel
+giorno di Natale dell’anno 1046, pose tosto la corona imperiale in
+capo di Enrico e della moglie sua. V’erano ancora a sufficienza Romani
+che coi loro proprî occhi avevano anticamente visto, ai giorni di
+Ottone III e di Gregorio V, succedersi immediatamente il simigliante
+avvenimento di un’elezione pontificia e di una coronazione imperiale:
+adesso che il secondo Papa di nazione tedesca saliva alla cattedra
+di san Pietro può darsi che in cupo odio ricordassero, come il
+primo avesse vissuto pochi e tristi anni in Roma, e sventurato fosse
+morto[75].
+
+La coronazione di Enrico III si compiè fra condizioni di cose tanto
+rilevanti e con calma sì perfetta, che qui ne si offre la più acconcia
+opportunità di descrivere in brevi tratti la solennità che in generale
+occorreva per le coronazioni imperiali. Da dopo di Carlo magno queste
+ripetute ceremonie formarono il più splendido spettacolo che in Roma si
+celebrasse, accosto alle coronazioni o processioni lateranensi dei Papi
+che avvenivano con maggiore frequenza, e delle quali più tardi daremo
+un’idea[76].
+
+Quando l’Imperatore eletto moveva colla moglie sua e colla sua comitiva
+alla coronazione, era accolto dal clero e dalle corporazioni della
+Città presso a santa Maria Traspontina, in vicinanza di un monumento
+denominato _Terebinthus_ di Nerone[77]. Ivi, prossimamente al castel
+Sant’Angelo, era la _Porta Castelli_, dove il Re romano soleva giurare
+ai Romani di voler mantenere in vigore le leggi e le consuetudini
+della Città: questo stesso giuramento ei prestava fin da quando
+giungeva ad un piccolo ponte che era nei prati di Nerone[78]. Dalla
+porta il corteo procedeva fino alla scalea del duomo; alcuni Senatori
+camminavano a’ fianchi del Re; lo precedeva il Prefetto della Città
+recando la spada nuda, e i suoi valletti andavano gettando denaro.
+Giunto alla gradinata, scendeva di cavallo, e saliva col suo seguito
+sulla piattaforma, dove sedeva il Papa circondato dell’alto clero,
+aspettandolo: il Re gli baciava il piede e faceva sacramento che
+sarebbe retto difensore della Chiesa; riceveva dal Papa l’osculo di
+pace ed era da lui adottato per figliuolo della Chiesa. In mezzo a
+cantici solenni entravano ambidue nella chiesa di santa Maria _in
+Turri_, che era presso alla scalea del san Pietro, ed ivi il Re era
+formalmente ordinato canonico della basilica[79]. Indi, condotto dal
+Conte palatino del Laterano e dal Primicerio dei giudici, veniva fino
+alla porta d’argento del duomo, vi faceva preghiera, e il Vescovo di
+Albano pronunciava su di lui la prima orazione. Anche dentro del san
+Pietro un numero infinito di mistiche ceremonie era preparato al Re.
+Colà, non lungi dall’ingresso, si trovava la _Rota Porphyretica_,
+ossia una pietra di porfido di forma circolare, infissa nel pavimento;
+lì presso sedevano il Re ed il Papa, ed il candidato imperiale vi
+pronunciava la sua professione di fede; dipoi il Cardinale vescovo
+di Porto si collocava nel mezzo della _Rota_, e diceva la seconda
+orazione. Fatto ciò, il Re veniva coperto di nuovi abiti, e dentro
+della sacristia era creato cherico dal Papa e vestito della tunica
+e della dalmatica, del piviale, della mitra e dei sandali; indi era
+condotto all’altare di san Maurizio dove lo seguiva la sua consorte,
+che aveva anch’ella compiuto ceremonie simiglianti ma meno faticose.
+Colà il Vescovo di Ostia ungeva del crisma l’Imperatore sul braccio
+destro e sulla nuca, e diceva la terza orazione solenne[80].
+
+Se il Principe che s’incoronava era compreso veramente della eccellenza
+della sua missione, certo è che la solennità della funzione, la pompa
+mistica e pesante, la grandiosa monotonia delle preci e dei cantici
+che risonavano sotto il soffitto dell’antichissimo duomo santificato
+di sublimi ricordanze, dovevano scuoterlo nel più profondo dell’anima.
+La meta sublime di tutte le ambizioni umane, la corona di Carlo magno
+posava sull’altare del Principe degli Apostoli e mandava raggi di
+luce all’occhio ansioso di lui. Ma prima il Papa metteva in dito del
+Re consecrato l’anello d’oro, a simbolo della fede, della costanza e
+della potenza del suo reggimento cattolico; con simile significato lo
+cingeva della spada, e allora finalmente gli poneva in capo la corona.
+«Ricevi», diceva, «il segno della gloria, il diadema del regno, la
+corona dell’impero, nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito
+Santo; sgombra l’animo dal nemico capitale e da ogni sorte di peccata;
+sii giusto e pietoso; vivi in amore pio, così che un giorno tu possa
+ricevere la corona eterna dalla mano del Signor nostro Gesù Cristo,
+in unione dei beati.» La chiesa allora risonava del «Gloria» e della
+laude: «Vita e vittoria sia all’Imperatore e agli eserciti di Roma e di
+Germania»; e rimbombava delle grida giubilanti e senza fine dei fieri
+uomini d’arme che salutavano imperatore il loro Re nelle barbariche
+favelle tedesche, slave e romanesche[81].
+
+L’avventurato Imperatore deponeva indi le insegne dell’impero, e
+serviva in officio di suddiacono la messa che il Papa celebrava: finita
+questa, il Conte palatino gli traeva di piede i sandali e gli calzava
+i rossi stivali usati dagl’Imperatori, cogli sproni di san Maurizio:
+allora tutto il corteo usciva col Pontefice dalla chiesa e moveva al
+Laterano lungo la via appellata Trionfale, per Roma tutta addobbata
+a festa, in mezzo allo scampanio di tutte le chiese[82]. Presso
+certe stazioni eranvi preti che cantavano laudi, e le Scuole ossiano
+corporazioni ivi stavano disposte a salutare l’Imperatore che passava.
+Innanzi e dietro di lui andavano i valletti spargendo a larghe mani il
+denaro, e parimente tutte le Scuole e tutti gli officiali del palazzo
+ricevevano il _Presbyterium_, ossia consueto donativo di denaro. Si
+chiudeva la solennità con un banchetto servito nel palazzo pontificio.
+Se le circostanze lo consentivano, il dì seguente l’Imperatore andava
+processionalmente a udir la messa in Laterano; nel terzo giorno veniva
+coronato al san Paolo; nel quarto giorno a santa Croce in Gerusalemme.
+
+Questi che abbiam dato non sono che i tocchi più scarsi di una
+coronazione imperiale di quell’età; le ceremonie derivate dalle pompe
+bizantine s’erano stabilite da dopo di Carlo magno, e nell’essenziale
+rimasero sempre eguali, sebbene col procedere del tempo molto vi si
+mutasse e di nuovo si aggiungesse. Non v’ha alcuna pompa dell’età
+nostra che giunga più allo splendore ed alla grandezza di quegli
+spettacoli. La moltitudine di duchi e di conti, di vescovi e di abati,
+di cavalieri e di signori che vi assistevano colle loro comitive,
+la ricchezza dei loro abiti, la stranezza de’ loro volti e delle
+loro lingue, le schiere marziali degli uomini di guerra, la mistica
+magnificenza del Papato romano con tutti i suoi ordinamenti di forma
+pittoresca, le fogge dei Romani laici, dei giudici, dei senatori,
+dei consoli, dei duci, delle milizie raccolte sotto i loro gonfaloni,
+le vestimenta mirabili, variopinte, fantastiche, finalmente, teatro
+sublime del dramma, Roma severa, tetra, piena di ruine, traverso cui
+il corteo della coronazione incedeva solennemente; tutto questo doveva
+presentare un quadro sì poderoso e seducente nei suoi colori attinti
+alla storia mondiale, che perfino un Romano avvezzo alle magnificenze
+dei tempi di Trajano, lo avrebbe mirato con occhio attonito. Le
+coronazioni tornavano a dare a Roma il carattere di città universale.
+Allorchè i Romani di quel tempo ne erano spettatori, potevano ben dire
+a sè medesimi che Roma aveva ancora Imperatori eletti o acclamati da
+essa, e coronati da’ suoi Vescovi, affinchè in nome di Roma, almeno nel
+dominio dell’idea, signoreggiassero il mondo. Le migliaia di stranieri
+che accorrevano alla Città vi lasciavano oro in gran copia, e il popolo
+affamato poteva satollarsi qualche settimana col guadagno fatto nella
+coronazione. Ma se patriotti degli spiriti di Alberico e di Crescenzio
+pensavano che questi Imperatori, i quali entravano con tanta pompa,
+non erano romani, nè italiani, ma tedeschi, che neppure intendevano
+motto di loro lingua, che a proprio arbitrio creavano i loro Papi,
+che, mentre venivano con loro eserciti a Roma, lasciavano dietro di sè
+in ceneri le città d’Italia, furibondi cacciavano tutt’a un tratto le
+spade celate di sotto ai fiori, e la plebaglia inferocita si scagliava
+sul Vaticano per trucidarvi l’Imperatore poc’anzi coronato: così il
+quadro bellissimo e imponente della storia universale in pochi istanti
+si tramutava nel tumulto della battaglia che si appiccava per le vie, e
+che alla fine era soffocata in mezzo a fiumi di sangue.
+
+Però Enrico III, in mezzo a condizioni di cose tanto fauste per lui,
+non doveva temere questo consueto scoppio di odio nazionale. Ben anzi,
+subito dopo della coronazione, i Romani lo investirono eziandio di
+quella podestà di patrizio che tenuta avevano Carlo ed Ottone: financo,
+dovevano andarne per sempre forniti i suoi succeditori nell’Impero.
+Nobili, cittadini e clero con romorosa acclamazione confermarono
+questo importante decreto, mercè cui la Città e la Sedia apostolica
+andavano assoggettate onninamente alla corona germanica. Senza muovere
+contrarietà di sorte, i Romani si spogliarono dell’esercizio della
+volontà loro propria, e tutt’al più provarono il vano contentamento
+che una sì alta podestà fosse attribuita all’Imperatore, per mandato
+del popolo romano. Con solenne ceremonia Enrico fu coronato patrizio
+nel san Pietro; una clamide di color verde, un anello e un aereo
+diadema furono le insegne della sua podestà cittadina[83]. Il potente
+Imperatore accondiscese a fregiarsi dei segni di una magistratura
+che ottimati romani avevano prima di lui tenuto, e benanco si espose
+alla censura di essere disceso a livello dei Conti di Tusculo[84].
+Tutta volta potè egli acconciamente paragonarsi ad Augusto, il quale
+s’aveva fatto attribuire la podestà tribunizia ed altre cariche della
+Città; d’altronde ben sapeva egli eziandio che agli occhi di Roma il
+Patrizio rappresentava le prerogative sovrane del Senato e del popolo.
+Per tal guisa, quella dignità acquistò rilevanza maggiore di quanta ne
+avesse avuto ai tempi di Ottone III; ed è massimamente degno di nota
+considerare come nel medio evo un titolo romano antico ottenesse forza
+sì grande, da diventare finalmente una delle maggiori cagioni delle
+guerre lunghe e terribili che furono combattute nell’Impero fra la
+podestà civile e quella ecclesiastica. Lo stesso Cronista, che mirava
+di mal genio il Patriziato di Enrico, avvertiva che questo titolo
+vano non si trovava nei fasti di Roma pagana, e neppure in quelli di
+Roma cristiana, ma derivava dal bizantino Narsete; e aggiungeva che
+i capitani di Roma si erano di esso serviti per arrogarsi il diritto
+della elezione pontificia. Da dopo del secolo decimo vi si era più
+efficacemente associata l’idea che racchiudesse in sè la podestà di
+eleggere Papi; sennonchè questa podestà si faceva discendere non già
+dagli Esarchi, ma da Carlo magno, cui, anticamente, Adriano insieme col
+Patriziato avrebbe ceduto la elezione e la investitura de’ Pontefici
+e de’ Vescovi. Perciò nelle rivoluzioni di Roma, i capi temporali
+della Città si nomavano tosto anche patrizî, e, come tali, eleggevano
+eziandio Pontefici[85]. Ora il forte Enrico, il quale oltracciò
+comprendeva che avrebbe potuto condurre a salvamento la Chiesa soltanto
+allora che avesse sottoposto del tutto al voler suo la Sedia pontificia
+e la Città, non disdegnava di riunire all’Impero quella podestà con
+legittimo vincolo. Nè arrossir doveva di un titolo, onde lo stesso
+Carlo magno aveva fatto uso in alcuni diplomi, avvegnaddio anzi così
+ragguardevole paresse al tempo suo quel titolo di patrizio dei Romani,
+che Enrico III in documenti romani si denota effettivamente con
+esso[86].
+
+Il popolo romano aveva ceduto al Re tedesco il solo diritto che
+possedeva. Forse che non avrà avuto sua parte anche il clero per
+indurlo a far ciò? Infatti, tanto grande reputavasi il vero servigio
+che Enrico aveva prestato alla Chiesa con distruggere la tirannide
+nobiliare e con far cessare lo scisma, che a quel tempo non pareva
+di averlo comperato troppo caro al prezzo estremo della libertà di
+elezione del Pontefice. I pochi uomini generosi che si trovavano in
+mezzo al clero dicevano senza reticenze, avere Enrico conseguito quella
+podestà in compenso dei meriti suoi, parimenti come Davide, in premio
+di aver vinto Golia, aveva ottenuto la mano della figlia del re[87].
+
+Tornava la Chiesa a respirare: in questo momento di liberazione
+sembrava che essa si rallegrasse soltanto dei dì presenti, nè pareva
+che scorgesse i danni venturi di quell’altra tirannide che essa
+medesima aveva evocato. Pochi soltanto erano quelli che nel dubbio
+e nella costernazione prevedevano un fosco avvenire. La podestà
+imperatoria s’era restaurata in Roma senza limiti, sì come al
+tempo di Ottone I; il diritto di elezione e d’investitura era per
+sempre trasferito all’Impero tedesco, e il capo di questo riceveva
+giuramento di sudditanza dai Romani di tutti i ceti. Tuttavolta, grandi
+rivoluzioni e lotte che dovevano agitare in tutte le viscere il mondo,
+furono le conseguenze di questo patriziato attribuito alla corona
+germanica. Può darsi che il presentimento di esse si facesse strada
+nell’animo di Ildebrando, oscuro cappellano del deposto papa Gregorio
+VI, allorquando vide coronarsi la fronte di Enrico III col serto di
+patrizio; però è difficile cosa che egli a questo tempo presagisse
+qualmente, trentun anno più tardi, il figliuolo del potente Imperatore,
+deposta la corona nella polvere, piegherebbe le ginocchia innanzi a
+lui, divenuto Gregorio VII.
+
+
+§ 3.
+
+Incomincia la riforma della Chiesa. — Enrico III muove nell’Italia
+inferiore, indi per Roma torna in Alemagna. — Clemente II muore (1047).
+— Benedetto IX s’impadronisce della santa Sede. — Bonifacio di Toscana.
+— Enrico innalza Damaso II al pontificato. — Fine di Benedetto IX. —
+Morte di Damaso. — Brunone di Toul è nominato papa.
+
+Non appena che un Vescovo tedesco fu salito alla cattedra di san
+Pietro, uno spirito di riformazione incominciò ad alitare nella Chiesa;
+infatti dai Pontefici germanici ebbe principio il grande riorganamento
+di cui a quest’epoca Gregorio VII fu l’eroe. Quel medesimo Enrico
+III, il quale assoggettava all’arbitrio suo la elezione pontificia,
+e poneva un dopo dell’altro quattro Pontefici tedeschi sulla cattedra
+apostolica, apriva con zelo fervente le vie a questa riforma. Alemagna
+e Italia dovevano adesso andar purgate della piaga onde le travagliava
+il commercio degli officî ecclesiastici.
+
+Colla cooperazione di Enrico Clemente II tenne, di già nel Gennaio
+dell’anno 1047, il suo primo Concilio contro gli abusi della simonia;
+indi, sul finire di quel mese stesso, accompagnò nell’Italia
+meridionale l’imperatore. Mosse questi per la via Latina nella
+Campania, dove, nel suo cammino, ridusse a obbedienza alcuni capitani,
+senza che però si assoggettasse i Tusculani[88]. Noi seguiremo nella
+sua andata a monte Cassino, a Benevento e a Capua; ivi dappertutto il
+gran Principe colla sola sua presenza ristabilì l’autorità dell’Impero.
+Omai sul principio della primavera fece ritorno per Roma, e qui tolse
+con sè Gregorio VI, cui Ildebrando seguì nel suo esilio in Alemagna.
+Non fu senza buona ragione che il Papa deposto venne allontanato di
+Roma, perocchè la sua dimora colà avrebbe potuto diventar fomite di
+divisioni nuove. Anche Clemente andò col seguito dell’Imperatore, il
+quale volle condurre seco in Germania il suo servigevole Vescovo perchè
+vi operasse la riforma ecclesiastica. Se il Papa tedesco sfuggì alla
+sorte di Gregorio V, lo dovette alla sua lontananza; avvegnaddio i
+Romani, quantunque per necessità si fossero sottomessi all’autorità
+imperiale, continuassero a odiarla come si odia la pressura di un
+giogo; neppure il più potente fra gli Imperatori giunse a domare una
+città in cui non teneva residenza, in cui non lasciava presidio, che
+gli si ribellava non appena che l’aveva perduta di vista.
+
+Nel frattempo Benedetto IX teneva sua dimora a Tusculo, di dove mirava
+con rabbia la mutazione di cose avvenuta in Roma. I suoi agenti in gran
+segreto andavano preparandogli il terreno fra il popolo venale. Odio
+e invidia lo spingevano ad aspirare novellamente al manto pontificio,
+e, «mago alleato del diavolo», faceva mescere a Clemente II un veleno:
+così almeno narrano i Cronisti, e il dubitarne sarebbe follia. Il Papa
+tedesco morì repentinamente a Pesaro nel giorno 9 di Ottobre 1047,
+forse mentre tornava di Germania a Roma[89]. Allora Benedetto IX corse
+tosto nella Città, e con ghigno di scherno si assise nuovamente sulla
+cattedra apostolica.
+
+Bonifacio di Toscana aveva sotto mano ajutato la sua restaurazione.
+Questo despota ambizioso, il più potente dei signori che allora fossero
+in Italia, aveva a furia di ruberie raccolto insieme un dominio di
+terre che lui, creatura di Germania, doveva render nemico degli intenti
+tedeschi. L’opera cavalleresca di Azzo, castellano di Canossa e avo
+suo, che ivi aveva accolta e protetta la fuggente regina Adelaide,
+aveva dato origine alla prosperità della sua famiglia longobarda, che
+s’adoperò a sollevarsi in alto luogo, ma fiorì breve tempo. Il figlio
+di Azzo, che fu Tedaldo margravio, era diventato padrone di Mantova,
+di Ferrara, di Brescia, di Reggio e di Modena, e godeva il favore
+di Enrico II, come quegli che era stato suo vassallo fedelissimo in
+Italia duranti le lotte combattute con Arduino re nazionale[90]. Così
+Tedaldo potè lasciare ricchi possedimenti in retaggio al suo figliuolo
+Bonifacio, il quale sulle prime si tenne aderente a Germania non meno
+strettamente del padre. Posto dall’imperatore Corrado nel luogo del
+ribelle Rainerio margravio di Toscana, Bonifacio d’allora in poi dominò
+anche su questa Marca, e così aggiunse province a province, e ammassò
+dovizie immense. Mortagli poi la moglie Richilda senza avergli lasciato
+figliuoli, sposò egli Beatrice figlia di Federico, duca dell’alta
+Lotaringia, e celebrò in Italia le sue nozze con pompa più che regia.
+
+Beatrice partorì al marito, che già invecchiava, Federico e Beatrice,
+e, nell’anno 1046, Matilde, quella che più tardi diventò sua erede, e
+celebre contessa di Toscana, e proteggitrice della gerarchia romana.
+
+Enrico mirava con sospetto la grande potenza del Margravio; infatti
+essa gli era minacciosa di pericolo più che non fosse la potenza di
+Milano, la quale, morto Eriberto, aveva fatto sommessione ed accolto
+l’arcivescovo Guido, creatura regia. Nel suo ritorno l’Imperatore fe’
+tentativo di impadronirsi del Margravio, ma questi gli si sottrasse
+fuggendo. Odiava egli il regime tedesco, tendeva a ottenere durevole
+influenza su Roma, vagheggiava il Patriziato, e sapevagli male che
+Enrico si fosse preso anche questa podestà. Tuttavolta, in Roma aveva
+egli incensato la potenza regia, largheggiando di omaggi, e può darsi
+che l’Imperatore, per guadagnarlo alla sua causa e per porre sotto la
+protezione di lui il papa suo Clemente se lo avesse effettivamente
+nominato vicario nelle cose di Roma. In antico i Duchi di Spoleto
+erano stati i _Missi_ dei Carolingi per Roma, ed Enrico, dopo la sua
+coronazione, deve aver concesso al margravio Bonifacio la medesima
+autorità, quantunque non v’abbia documento alcuno il quale provi che lo
+fregiasse del titolo di patrizio dei Romani.
+
+Bonifazio dunque favorì il rivolgimento di Roma affine di ferire al
+cuore la influenza tedesca, e tollerò che per la terza volta Benedetto
+IX togliesse possedimento del Papato. Però alcuni ambasciatori romani
+forniti di pieni poteri erano di già andati celeremente all’Imperatore,
+per richiedergli quali fossero le sue volontà nella novella elezione,
+e gli facevano proposta di Alinardo arcivescovo di Lione, che in Roma
+era amato e possedeva una rara cognizione della lingua italiana.
+Tuttavolta, trovandosi addì 25 Dicembre 1047 in Pölthe, Enrico
+fece eleggere a papa il vescovo Poppone di Bressanone, e lo mandò
+a Bonifacio, ordinando a questo _Missus_ suo di condurre a Roma il
+designato Pontefice. Il Margravio rifiutossi di farlo, Poppone dovette
+ritornarsene all’Imperatore, e non ci volle altro che la minaccia
+risoluta di Enrico per indurre il vecchio Bonifacio all’obbedienza. Le
+sue soldatesche cacciarono allora Benedetto IX fuor di Roma, ed egli
+stesso guidò il Papa tedesco in Laterano, dove Damaso salì, ai 17 di
+Luglio dell’anno 1048, sulla cattedra santa[91].
+
+Dopo di essere stato papa un’ultima volta, occupando la sedia
+apostolica per il periodo di otto mesi e nove giorni, Benedetto IX si
+ritrasse nel suo castello di Tusculo. Ignoto è il modo in cui finisse.
+Vien detto che sazio fino alla nausea della vita, ei si chiudesse nel
+convento di Grotta Ferrata, e quivi, di quel gran pagano che era,
+si convertisse a santo costume: chiunque conosca l’indole di quei
+tempi non terrà la cosa per impossibile; però altri racconti meno
+benevoli dichiarano che egli continuasse a vivere «da bestia» fino a’
+suoi ultimi giorni[92]. Con lui ebbe termine la tirannide dei Conti
+di Tusculo, ma questa famiglia, che ebbe dato a Roma cinque e forse
+più Papi, Giovanni XI, Giovanni XII, Benedetto VIII, Giovanni XIX,
+Benedetto IX, conservò ancora, fin giù nel secolo duodecimo, influenza
+sulla storia della Città, a cagione della ricchezza onde la sua casa
+era potente.
+
+Il novello Papa tedesco abbandonò la Città, non appena che s’ebbe
+fatto vedere ai Romani. Sia che lo affannasse il calore estivo o che
+lo travagliasse angustia dell’animo, il povero Damaso sentì bisogno
+di uscirne, dacchè più felice s’era trovato vivendo da vescovo
+in una cittaduzza del Tirolo, vero luogo d’idillio, di quello che
+esser potesse felice papa in Roma imbarbarita. Si ricoverò dunque a
+Palestrina, ossia Preneste. Questa città era tuttavia un feudo della
+Chiesa, posseduto dai successori di Benedetto e di Stefania senatrice;
+morto era il margravio Giovanni, ma il feudo era adesso tenuto da
+Emilia sorella di lui[93]. Sopite erano le controversie colla curia
+romana, i posseditori di Palestrina erano dei Crescenzî, cioè nemici
+dei Tusculani; laonde Damaso II poteva abitarvi con gran sicurezza.
+Sennonchè morte repentina lo toglieva del mondo, addì 8 Agosto del
+1048, ventitre soli giorni dopo la sua ordinazione[94].
+
+Può darsi che morisse di febbre, ma la rapidità della sua fine,
+come di quella del suo predecessore, destò dei sospetti giustamente
+concepibili[95]. Forse che il terribile Benedetto IX gli aveva
+propinato un veleno? o i Romani avevano assassinato il Papa tedesco?
+Quando i loro legati andarono nel Natale a Frisinga, per chiedere
+al Patrizio di Roma il suo terzo Pontefice, i Tedeschi li mirarono
+con occhio di avversione, e non fuvvi alcun Vescovo che agognasse
+alla mortifera tiara. Finalmente il Vescovo di Toul trasse Enrico
+di difficoltà, perocchè quell’uomo illustre sentisse non tanto un
+desiderio ambizioso, quanto uno zelo pio di cimentare la sua vita per
+la riformazione della Chiesa. Egli accettò la dignità che gli veniva
+offerta, ma a patto che la sua elezione dovesse compiersi in Roma,
+affinchè non gli si potesse dar rimprovero di intrusione.
+
+Brunone, figlio di Eberardo conte, nativo dell’Alsazia e prossimo
+congiunto di Corrado imperatore, viveva nel suo vescovato una vita
+quale veramente a sacerdote si addiceva, e per rare virtù apostoliche
+e per cultura si era acquistato rinomanza. Questo quarto Pontefice
+di nazione tedesca fu uno dei più splendidi ornamenti della cattedra
+santa, e sgombrò la via ad un periodo nuovo della storia di Roma.
+Avvenne infatti una riformazione che foggiò a novello stato la Chiesa
+e le sue attenenze colla podestà civile; e il tempo che adesso
+succedette, grande e memorando per mutazioni politiche e sociali
+d’Italia, rialzò il Papato dal suo deplorevole decadimento, e con
+rapidità quasi vertiginosa lo ridusse a potenza universale del mondo
+nell’ordine spirituale.
+
+
+§ 4.
+
+Leone IX sale alla cattedra apostolica (1049). — Sua operosità
+riformatrice. — Corruttela della Chiesa. — Libro del Damiani
+intitolato _Gomorrhianus_. — Simonia. — Ildebrando. — Il Papa difetta
+di redditi. — Macbeth viene a Roma. — L’Italia meridionale. — Leone
+IX s’impadronisce di Benevento. — Combatte contro i Normanni. — È
+sconfitto presso a Civita; muore (1054).
+
+Allorchè, nel Febbrajo dell’anno 1049, i Romani videro il loro novello
+Papa entrare nella Città con poca accompagnatura, a piè scalzi ed in
+preghiera, dovettero meravigliare di una così insolita vista. Pareva
+che nella imbarbarita Roma entrasse un Apostolo. Non armate schiere
+di Tedeschi o di Toscani, non ottimati potenti conducevano questo
+Vescovo, che in aspetto di pellegrino bussava alla porta della Città,
+per chiedere ai Romani se in nome di Cristo lui volessero accettare per
+papa. Però lo accompagnava un uomo che più pregio aveva della possanza
+di un Re, un genio ancora ignoto al mondo, che si celava sotto la
+tonaca modesta di frate cluniacense. Questi era Ildebrando, quel desso
+che era stato cappellano dell’esiliato Gregorio VI. Il novello Papa lo
+aveva tolto in Francia con sè, e vien detto che per sollecitazione sua
+Brunone di Toul avesse indossato abito di pellegrino e protestato di
+non salire alla cattedra santa, se prima non l’avessero eletto in Roma
+colle forme volute dai canoni. Ildebrando, che silenzioso e senza pompa
+entrava in Roma al fianco del Papa designato, era veramente il genio
+di un’età novella che adduceva dentro della Città eterna il Papato,
+guidandolo per vie affatto nuove.
+
+I Romani andarono con processioni a levare presso porta Leonina lo
+straniero pellegrino. Questi, venuto in san Pietro, disse loro che
+l’Imperatore lo aveva scelto a papa, ma ch’egli farebbe ritorno al suo
+vescovato, se la elezione concorde del popolo non gliene conferisse
+la dignità[96]. Siffatta elezione non poteva essere che cosa di mera
+apparenza; però il principio che egli professava publicamente guadagnò
+alla sua causa il popolo e gli guarentì anni tranquilli in Roma. Poichè
+chiedeva l’assentimento dei Romani, pareva che anch’egli condannasse la
+dittatura imperiale, e d’ora in poi doveva essere continuo intendimento
+della Chiesa riconquistarsi la libertà della elezione pontificia.
+
+Appena che Leone IX, uomo pio ma tenace di propositi, si fu seduto
+(da dopo il giorno 12 di Febbraio) sulla cattedra di san Pietro, tutta
+la Chiesa sentì spirare un vento acuto e settentrionale, apportatore
+di stagione nuova e di riformazione severa. Gli annali della storia
+ecclesiastica descrivono l’operosità quasi febbrile con cui Leone
+attese a purgar la Chiesa per via di Concilî che flagellavano la
+simonia e il concubinato dei preti, per via di pratici ordinamenti di
+amministrazione, per mezzo finalmente dell’Episcopato che rialzava
+in dignità[97]: ma la storia della Città non può volgere più che
+una occhiata passeggiera a quegli sforzi del Papa ed alla celebre
+controversia della eucarestia, combattuta a lungo coll’intelligente
+eretico Berengario. Se, vinta la repugnanza, un moralista volesse
+scendere nella lordura di quell’età, ei troverebbe bastante argomento
+per dipingere i delitti del clero di Roma; e a tal’uopo potrebbe
+prendere in mano il libro intitolato _Gomorrhianus_, in cui un Santo
+di quell’istesso tempo, Pier Damiani, descrisse con generosa ira, ma
+con nauseabonda schiettezza, i quattro peccati contro natura onde
+s’imbrattavano i preti: ed era a Leone IX medesimo che il Santo
+dedicava il suo scritto[98]. Tutti i contemporanei rappresentano
+coi più oscuri colori la immoralità del clero; nè più corrotto
+poteva essere nella voluttuosa Milano, di quello che fosse in Roma
+imbarbarita. Tuttavolta il Baal di Sodoma e di Gomorra era forse
+alla Chiesa meno pernicioso che Simon Mago, avvegnachè quest’ultimo
+incatenasse il clero alla balìa dei potenti laici, dai quali esso
+comperava a contanti le sue dignità.
+
+In questo tempo s’erano vendute quasi tutte le cariche ecclesiastiche
+che recavano lucro. Ne avevano tolto possesso le famiglie di nobili,
+e a forza di denaro ne avevano investito i loro figliuoli o i loro
+congiunti, tutta rozza gente. All’età dei Patrizî o dei «Senatori di
+tutti i Romani», gli officî ecclesiastici, a cominciare da quello di
+lettore e salendo fino alla dignità di cardinal vescovo, erano stati
+posti in commercio al migliore offerente, e alla perfine lo stesso
+Papato era stato barattato al prezzo di una rendita annuale. Allorchè
+dunque, nell’Aprile dell’anno 1049, Leone IX tenne il suo primo
+Concilio, ebbe egli di che spaventarsi quando gli venne in chiaro che
+le chiese di Roma sarebbero rimaste vuote di preti, se avesse voluto
+procedere con rigore. Ed i preti si rivoltarono violentemente contro le
+deliberazioni del Concilio, e costrinsero il Papa ad usare indulgenza e
+mitezza; ma parecchi Vescovi e cherici furono puniti colla destituzione
+dal loro officio. Dietro di Leone IX s’alzava a sorreggerlo, quasi
+che fosse il genio della riforma, Ildebrando, il monaco e priore
+di Cluny, quegli che lo aveva accompagnato nel suo pellegrinaggio a
+Roma, e adesso era diventato suddiacono suo e abate di san Paolo: da
+questo tempo in poi, durante il reggimento di sei Papi, fu egli in
+Roma onnipossente ministro, ossia, se ci corra la dicitura moderna,
+segretario di Stato.
+
+Le lotte che gli toccava sostenere per cagione della riforma, e il suo
+continuo andare e venire d’Italia e Germania, impedirono sulle prime
+che Leone IX desse opera alle cose politiche dello Stato ecclesiastico.
+Diventato papa, trovava ridotti al verde gli scrigni; e, se pur
+ancora erano affluiti alla camera pontificia proventi dei patrimonî
+o redditi di altra maniera, Benedetto IX se gli aveva mangiati fino
+all’ultimo quattrinello. Leone IX pertanto sofferse grande penuria
+di finanze, a tale da non sapere in che modo cibare la sua piccola
+corte, da dover financo pensare a vendere le sue vesti: e se non fosse
+stato un inaspettato donativo di denaro che gli capitava da Benevento,
+quelli del suo seguito se ne sarebbero fuggiti in Alemagna[99]. Grande
+era la miseria di Roma; il popolo infingardo non aveva industria; i
+poveri numerosissimi erano avvezzi a ricevere elemosina dalla Chiesa
+o ad andar questuando dai pellegrini stranieri, sì come anche ai dì
+nostri accade. I Cronisti notano che nell’anno 1050 veniva a Roma
+in pellegrinaggio Macbeth re di Scozia, e vi dispensava generose
+elemosine. Così dunque anche in questo tempo Re carichi di delitti
+continuavano a venir peregrinando in Roma, dove alleggerivano il
+fardello della loro coscienza ossia dei loro sacchetti di denaro; e
+l’avida Città accoglieva tutti questi stranieri con onori e con mani
+sporte. Nell’accorrenza di quei tiranni pellegrini, chi pensa alla
+venuta di Macbeth a Roma vi trova non poca attrattiva[100].
+
+La Città rimase cheta, poichè Leone fe’ sussistere le forme del
+reggimento civico. Il buon accordo che regnava fra lui e l’Imperatore
+teneva i Romani in timore, e la verace religione del Papa li
+costringeva a venerarlo. Benedetto IX aveva fatto del Laterano un
+ridotto di disonestà; Leone IX lo tramutò in ospitale. Però di buon
+grado ei lasciava spesso Roma solitaria, e solo ad intervalli di tempo
+vi si soffermava; viaggiava instancabile per l’Italia, per le Gallie,
+per l’Alemagna, raccogliendo Concilî, sempre intento al grande scopo di
+risollevare la Chiesa al buon costume e di raffermare la potenza della
+santa Sede. Tuttavia, una volta che aveva indossato la porpora, neppure
+quest’uomo così dedito alle cose sacerdotali, poteva tenersi remoto
+dalle bisogne temporali. Andato in pellegrinaggio a monte Gargano, di
+quell’altezza aveva tosto gettato l’occhio suo, con intendimenti di
+statista, sull’Italia del mezzodì; ed un giorno doveva venire in cui lo
+avrebbe colpito la censura di alcuni Santi, perciocchè anch’egli, come
+Giovanni VIII, sarebbe entrato in quel paese alla testa di un esercito:
+in sì strane contraddizioni la miscela della podestà spirituale e di
+quella temporale trascinò quelli stessi che furono i più religiosi
+fra i Pontefici. Sennonchè sarebbe follia di vituperarli per ciò, o di
+riprovare la Chiesa perchè possedeva lo stato temporale, se quello era
+un tempo in cui una signoria cotale possedeva ogni Vescovato, in cui la
+Chiesa aveva bisogno di un corpo politico per serbarsi in vita.
+
+Da dopo di Carlo magno la Curia romana aveva agognato al possedimento
+della Campania e delle Puglie. Le pretese degli antichi dominî che
+il Vescovo di Roma aveva ivi perduto durante la controversia delle
+imagini, il Vescovo aveva ampliato in veri diritti sulle province;
+ed a siffatta estensione gli avevano servito di fondamento la così
+appellata donazione di Costantino ed altri diplomi falsificati. I
+Papi, gli Imperatori d’Oriente, quelli di Occidente pretendevano tutti
+alla signoria sull’Italia inferiore; però, mentre gli Imperatori ivi
+pugnavano colla spada alla mano, i Papi non potevano far altro che
+guizzarvi dentro di soppiatto, industriandosi a loro pro in mezzo ai
+leoni combattenti. In pari tempo i Principi longobardi continuavano
+ad esser signori nel paese, e continuavano le città marittime a
+godere di libertà quasi assoluta, in quello che i Normanni alla
+loro volta servivano tutte le parti, per tradirle tutte. Al tempo di
+Leone IX in Salerno dominava Guaimaro IV principe magnifico; in Capua
+imperavano Pandolfo IV e Pandolfo V padre e figliuolo; signoreggiavano
+in Benevento Pandolfo III e Landolfo figlio suo. Da loro canto,
+dopo eroiche lotte contro a’ Greci, sostenute sotto la capitananza
+di Guglielmo braccio di ferro, figlio di Tancredi di Hauteville, i
+Normanni avevano, fino dal 1043, fondato una republica militare nelle
+Puglie, con Melfi a città capitale, e, prima ancora, altri di loro,
+sotto il comando di Rainolfo, s’erano stabiliti in Aversa. Le due bande
+dapprincipio avevano riverito il Principe di Salerno per loro signore
+feudale; ed Enrico III, per vendicarsi di Benevento che un tempo gli
+si era ribellata, aveva dato ai Normanni eziandio alcune parti di quel
+Ducato. Però, giusto al possesso di Benevento aspiravano da lunga
+pezza i Papi. Leone IX vi andava in persona omai nell’anno 1050, vi
+negoziava con quei cittadini, e poteva accertarsi co’ suoi proprî
+occhi dei guasti barbarici che i Normanni davano a quel territorio. I
+Beneventani, ristucchi dei loro Principi longobardi, temevano di cadere
+in balìa di quelle bande che avrebbero distrutto il loro municipio;
+invece pareva ad essi che di tutti i signori il Papa sarebbe stato
+per loro il più sopportabile, a cagione di sua lontananza. Cacciarono
+pertanto i loro Principi, che allora si gettarono in braccio ai
+Normanni, e addì 25 di Giugno dell’anno 1051 si elessero a signore
+territoriale il Pontefice.
+
+Nell’anno seguente l’Imperatore lo confermò nel governo di quella
+città, perciocchè Enrico gliene cedesse il reggimento in cambio del
+vescovato di Bamberga, che in tempo passato Enrico II aveva donato
+alla Chiesa romana. Di tal guisa i Papi colla loro accortezza si
+conquistarono la città antica e celebre di residenza dei signori
+Longobardi, e se la conservarono fino al tempo nostro[101].
+
+Di già nell’estate dell’anno 1051 Leone IX aveva tentato di tenere
+i Normanni lontani da quel gioiello prezioso di paese; perciò aveva
+affidato la tutela di Benevento al principe Guaimaro ed eziandio
+a Drogone, che era successo a Guglielmo nella contea delle Puglie:
+sperava così di renderlo devoto a’ suoi servigi. Ma Drogone e Guaimaro
+caddero poco tempo dopo sotto pugnali assassini, e i Normanni avidi di
+preda continuarono ad assediare Benevento e a devastare il territorio
+circostante. I Vescovi e le città scongiuravano il Papa affinchè li
+liberasse da omicidî stranieri, che di soldati s’erano tramutati
+in despoti veri dell’Italia meridionale. Il pio Leone accoglieva
+fiducia di giungervi a capo, e a quest’uopo ne andava all’Imperatore,
+nell’estate dell’anno 1052.
+
+Tuttavolta non altro gli fu dato che di assoldare qualche centinaio di
+Tedeschi e di raccozzare una torma di avventurieri d’ogni maniera: li
+condusse con sè di qua delle Alpi nel Febbraio del 1053, quando tornò
+accompagnato da Goffredo di Lotaringia e dal fratel suo Federico, che
+era cancelliere della Chiesa. Ragunò altresì l’eribanno di alcune
+province d’Italia, andò indi a Roma e mosse nella Campania, dove
+parecchi Dinasti longobardi e Conti delle Puglie condussero sotto
+alle sue bandiere i loro vassalli[102]. Gli Italiani del suo esercito
+stavano sotto gli ordini dei figliuoli di Burello conte, di Trasimondo
+e di Azzo, che erano i due conti del territorio de’ Marsi; però tutta
+la soldatesca, che giungeva a un numero di uomini non dispregevole,
+era posta sotto la capitananza di due cavalieri tedeschi, dello svevo
+Guarniero e di Rodolfo. Sa di strano vedere il pio Leone IX cambiarsi
+in duce d’eserciti; tuttavolta nella sua giovinezza, quand’era ancor
+diacono, egli aveva condotto in Italia, nel nome di Corrado II, i
+vassalli del Vescovo di Toul; d’altronde scendeva egli di una stirpe di
+Conti guerrieri, e, massimamente, or che si trattava di difendere o di
+ampliare il suo dominio temporale, neppur questo Papa poteva rinnegare
+il duplice carattere di prete e di principe, che i Vescovi di quel
+tempo riunivano in sè. Le imprese guerriere dei Pontefici delle epoche
+feudali non possono pertanto essere giudicate che alla misura datane
+dall’indole del loro tempo.
+
+Leone se l’era intesa anche coi Greci, il cui «katapan» era a
+quel tempo Argiro, figliuolo di Melo, entrato adesso ai servigî di
+Bisanzio, e adorno dei titoli pomposi di duca d’Italia, delle Calabrie,
+di Sicilia e di Paflagonia[103]. Leone aveva sperato di giungere
+all’intento che altra volta Giovanni X aveva conseguito, di riunire
+cioè una lega dei due Imperatori, degli Italiani e dei Longobardi,
+e di esterminare così i temuti Normanni. Fallì nulladimeno il suo
+proposito, giacchè Argiro non gli fe’ giungere mai un soldato. Ad ogni
+modo la forza della spedizione impensierì i Normanni, e gli angustiò la
+presenza personale del Pontefice, che loro aveva scagliato l’anatema.
+Mandarono perciò messaggeri, e richiesero che in buona pace si dessero
+loro in feudo le terre che aveva già loro concesso l’Imperatore;
+in cambio promisero che presterebbero omaggio e tributo alla
+Chiesa romana. Conquistatori arditi, avrebbero potuto pretendere al
+possedimento delle città che si avevano guadagnato mercè la lama delle
+loro spade, con ben maggiore diritto di quello che i Papi derivavano
+da’ Diplomi, o che gli Imperatori tedeschi traevano dal titolo astratto
+della signoria dello Stato. Ma il Papa acciecato fidava nel numero dei
+suoi soldati, e prestava troppo inclinevole orecchio alle grida dei
+prodi Svevi, i quali irridevano alle minute corporature dei Normanni e
+contavano di sperdere tutti quei masnadieri senza lasciar pur traccia
+di un solo di loro. I Normanni si ritirarono costernati della ripulsa
+subita, e si prepararono a combattere il Padre santo, come si conveniva
+con un capitano nemico.
+
+La battaglia che fu combattuta a Civita nella Capitanata il 18 di
+Giugno dell’anno 1053, è forse la più memoranda che registrino gli
+annali del Papato temporale. Oggidì ancora, e sono scorsi ottocento
+sette anni da quel giorno[104], la sua ricordanza vive scolpita nella
+mente degli uomini, e va paragonata alla disfatta di Castel Fidardo
+avvenuta ai 18 Settembre 1860, quando gli scomunicati Piemontesi
+(arditi conquistatori dei patrimoni di san Pietro, sì come furonlo i
+Normanni colpiti di anatema al tempo di Leone IX) hanno schiacciato,
+nel nome dell’unità d’Italia, le deboli legioni straniere raccolte da
+Pio IX sotto gli ordini del Lamoricière. Così è: lo Stato della Chiesa
+ha durato fino ai giorni nostri; fino ai giorni nostri è rimasto sempre
+eguale a sè stesso negli assalimenti che gli hanno mosso i Principi,
+e nella difesa che i Papi hanno opposto con mercenarî stranieri e con
+bolle di scomunica; fino ai giorni nostri il medio evo ordì sempre a
+nuovo le istesse fila dei suoi casi.
+
+Le schiere dei Normanni si ordinarono sotto il comando di tre valenti
+eroi, che furono Riccardo conte di Aversa, e i figliuoli di Tancredi di
+Hauteville, Umfredo conte delle Puglie e Roberto Guiscardo, l’Ulisse
+di quell’età eroica. La loro forza di guerra non contava che tremila
+cavalli e qualche poco di fanteria, ma quei piccoli e destri cavalieri
+erano veri demonî in sella, fulmini alla carica e presti alla ritirata.
+Quando il Papa, dai merli di Civita, benedisse il suo esercito, il
+suo animo non trepidava, ma aveva fede di certa vittoria. I Tedeschi,
+imbracciando forte lo scudo colla sinistra e brandendo la spada
+di battaglia colla dritta, ributtarono trionfalmente l’assalto dei
+Normanni condotti da Umfredo, che si scagliarono su di loro saettandoli
+colle frecce e impugnando le aste[105]; per lo contrario gli Italiani,
+smarritisi al primo assalimento di Riccardo, si gittarono in fuga
+scompigliata, e Guiscardo prese allora di fianco i pochi Tedeschi.
+Questi valorosi Svevi si serrarono in battaglia quadrata, pugnarono
+e caddero fino all’ultimo uomo[106]. Allora i vincitori cinsero il
+castello di Civita, dove il Papa e i Cardinali in grande angustia
+si tenevano chiusi. Il sobborgo era in fiamme, di fuori i Normanni
+venivano furibondi all’assalto, di dentro i terrazzani saccheggiavano
+le salmerie pontificie, minacciavano di dare il Papa in mano ai
+nemici, e finalmente lui e i Cardinali cacciavano fuori della città.
+In tanta difficoltà Leone mandò a negoziare coi Normanni, e questi
+vennero reverenti a invitare il santo prigioniero che accettasse la
+loro protezione. Di buon diritto avrebbero essi potuto trascinare in
+una delle loro castella quella preziosa preda di guerra, ma il dolente
+Leone era difeso dall’usbergo di Pietro santo. Cambiò quindi le parti
+di cattivo capitano in quelle del buon pastore, e i feroci guerrieri
+piegarono le ginocchia innanzi al loro prigioniero, e umilmente gli
+baciarono i piedi apostolici[107]. Indi, con garbo cavalleresco lo
+presero in mezzo di loro, e gli promisero di condurlo liberamente a
+Benevento.
+
+Il Pontefice avvilito stette in orazione due giorni pregando pei
+morti in battaglia, e li fe’ seppellire con solennità. Sebbene il suo
+Biografo ci assicuri che si confortasse poichè trovava i cadaveri dei
+suoi guerrieri illesi da insulto di animali rapaci, laddove i corvi
+avevano divorato gli occhi dei morti Normanni, tuttavolta la vista del
+campo di battaglia dovrà avergli predicato in cuore, non essere il Papa
+chiamato a versare, per intendimenti politici, il sangue dei credenti;
+non essere missione sua di cambiare la palma dei Santi colla spada dei
+capitani. La furba superstizione di quella età bandì che dal suo letto
+di morte Leone IX scorgesse i caduti di Civita, vestiti di abiti d’oro,
+fargli cenno colle palme che tenevano in mano; ma in verità questi
+«martiri», fra cui del resto si trovava buon numero di assassini e di
+ladroni, erano accusatori della sua coscienza apostolica, e trassero
+in breve alla tomba l’uomo generoso afflitto di rimorso[108]. O si
+dovrebbe credere che i Papi, per ciò che erano eziandio principi
+temporali, avessero due nature e due coscienze?
+
+La novella della accaduta battaglia corse rapida come il vento per
+tutte le terre. Un Papa santo e venerato, dicevasi, aveva sguainato
+la spada non contro a’ Saraceni, ma contro a credenti cristiani,
+ed era caduto in potere dei nemici. Se in quella guerra egli avesse
+esterminati i Normanni, tutto il mondo lo avrebbe celebrato liberatore
+d’Italia da quelle bande brigantesche; poichè invece aveva soccombuto
+diventò oggetto di acerbo biasimo. Alcune voci s’alzarono altamente a
+dichiarare che la sua sorte era stata castigo di Dio, «avvegnachè al
+sacerdote convenga combattere soltanto colle armi dello spirito, e non
+sguainare una spada di ferro per cose mondane: non ebbe il Salvatore
+comandato ai successori suoi di assalire i popoli alla paro di Principi
+secolari, ma di far guerra alle loro peccata mercè di ammonimenti
+pii[109]». Se poi i difensori di Leone IX avessero voluto disarmare
+queste giuste accuse, obiettando che erano stati i Normanni a muover
+assalimento contro il territorio della Chiesa, uomini pii avrebbero
+imposto loro silenzio con queste parole di san Girolamo: «Se la colomba
+vede un altro augello che toglie nutrimento dal suo nido, non gli
+strappa essa le piume, o il becco, o le zampe, e neppure ne mormora.
+Parimenti la Chiesa di Dio, colomba vera, non chiede la restituzione di
+ciò che le fu rapito, ma simile ad agnella, offre essa il suo vello a
+chi la tosa: così la Chiesa non deve ritogliere al ladro la roba sua,
+ma pazientemente lasciargliela. Per fermo di quanto essa perde in beni
+terreni, d’altrettanto si arricchisce in quelli del cielo[110]».
+
+Non sappiamo se quel gran Padre ecclesiastico avrebbe pronunciato
+cotale sentenza, ove uno Stato della Chiesa ai suoi giorni fosse
+esistito. Una massima di pietà spinta a questo estremo è troppo
+angelica per uomini di qualunque fatta, così che diventa malpratica
+nella vita, e casca nel ridicolo. Tuttavolta, il concetto formatosi
+ai tempi di Leone IX sul rapporto in cui la Chiesa stava col dominio
+temporale era ancora assai remoto dal punto di veduta sotto cui oggidì
+si considera quella grave questione. Il santo Damiani biasimò con
+franchezza e acerbamente l’opera del Pontefice, che pure era amico
+suo. Come prima di lui aveva fatto sant’Agostino, come dappoi fece
+Dante, anch’egli stabilì un confine tra lo Stato e la Chiesa, tra il
+pastorale e la spada. «Se nella causa della fede», sclamava, «per la
+quale la Chiesa universale vive, non è lecito ad alcun uomo privato
+di brandire la spada, in che modo è mai permesso che pei possedimenti
+temporali e transitori della Chiesa una soldatesca coperta di corazza
+infellonisca, impugnando le spade? Com’è lecito che per la perdita
+di vilissimi beni il Cristiano uccida il Cristiano? Si lesse mai che
+Gregorio intraprendesse o comandasse cosa alcuna di simigliante, egli
+che pur sofferse tante violenze e depredazioni dai Longobardi feroci?
+Un Papa santo si è mai levato in arme? Le controversie della Chiesa ben
+possono essere decise colla legge del foro o con editto dei Concilî, ma
+quel che appartiene a tribunale giudiziario od a sentenze pontificie
+non può, ad obbrobrio della Chiesa, venir deciso con violenza di
+armi[111].» Ben si vede che il Damiani non aveva peranco alcuna idea di
+quel che si fosse lo Stato della Chiesa o il regno temporale del Papa;
+la sua mente non si faceva altro concetto che di possedimenti mondani
+e caduchi, di vilissimi beni, in paragone di quegli eterni pei quali il
+Papa veramente era papa.
+
+Colla loro vittoria i Normanni si ebbero conseguito la consistenza
+giuridica delle loro conquiste. Leone gli assolse della scomunica, ed
+è probabile che promettesse di riconoscere i possedimenti che erano
+venuti in loro padronanza; la sua sconfitta pose il primo fondamento di
+posteriori investiture feudali, donde i Papi (così meravigliose erano
+le loro fortune) ottennero la signoria feudale del reame di Napoli.
+
+Con cavalleresca cortesia e con accortezza pratica i vincitori
+condussero i loro prigionieri a Benevento, dove il Papa giunse cinque
+giorni dopo della battaglia, infermo di corpo e affranto di dolore.
+Lo splendido accoglimento ch’ei s’ebbe in quella città non potè
+confortarlo; ma ei rimase colà tutto l’inverno, mentre i Normanni forse
+lo sollecitavano all’adempimento di patti che ci sono ignoti[112]. Del
+resto l’idea di conchiudere con loro un trattato durevole entrava sì
+poco nel pensiero di Leone IX, che piuttosto ei pensava di raccogliere
+una nuova lega contro di loro. Da Benevento spedì egli a Bisanzio
+i cardinali Federico di Lotaringia e Umberto con una sua lettera,
+nella quale, in modo velato e con dissimulazione dei fatti avvenuti,
+narrava al greco Imperatore la sua sventura, lo eccitava a combattere i
+Normanni procedendo di conserva coll’imperatore Enrico, e in pari tempo
+gli richiedeva che restituisse alla Chiesa romana i suoi antichi dominî
+nell’Italia meridionale, od anzi che le desse tutto ciò che donato le
+avevano Costantino e i successori di lui[113]. Per tal guisa, anche
+questo Papa invocava a suo pro una donazione favoleggiata, che alla
+santa Sede avrebbe dato in possedimento Roma, Italia e l’Occidente.
+
+Umfredo conte gli fu scorta nel dì 12 Marzo del 1054 a Capua, di
+dove, ai 3 dell’Aprile successivo, Leone fe’ ritorno a Roma, non
+trionfante come in antico Giovanni X era tornato dal Garigliano, ma
+da uomo avvilito che non ebbe più un’ora lieta di vita. Tosto infermò
+gravemente, e comprendendo che s’appressava la sua fine, si fece
+trasportare, addì 13 di Aprile, nel san Pietro: appena n’ebbero i
+Romani contezza, che corsero al Laterano per volervi dare saccheggio,
+ma i meriti di Leone, dice un credulo Cronista, tanto grandi erano, che
+quei ribaldi uomini, giunti innanzi al palazzo, non poterono più muover
+passo, come se i loro piedi avessero profondata radice nel suolo.
+Leone IX morì ai 19 di Aprile, quando aveva raggiunto soltanto il suo
+cinquantesimo anno di età. Il dominio temporale della Chiesa fu causa
+della sua morte immatura, come fullo di molti Pontefici. La sventura
+di Civita oscura lo splendore della sua persona che fu ornamento della
+cattedra santa; essa per verità non cancella l’aureola di santità
+onde la Chiesa riconoscente ha retribuito i grandi meriti di quel pio
+riformatore, ma, come avviene di tutte le virtù umane, molto vi mesce
+di natura terrena[114].
+
+
+
+
+CAPITOLO TERZO.
+
+
+§ 1.
+
+Genio politico di Ildebrando. — Piano di lui. — L’Imperatore elegge
+Gebardo di Eichstadt a pontefice. — Goffredo di Lotaringia sposa
+Beatrice di Toscana. — Enrico III viene in Italia. — Vittore II, papa.
+— Muore l’Imperatore (1056). — Reggenza dell’imperatrice Agnese. —
+Vittore II, vicario dell’Impero in Italia. — Potenza di Goffredo. —
+Il cardinale Federico, fratello suo. — Muore Vittore II. — Stefano VI,
+papa.
+
+Il grande moto in cui si travaglia a questa età la Chiesa, mette
+nell’ombra anche la storia della città di Roma, o per lo meno vi
+predomina. Da lungo tempo la Città era stata teatro e centro delle
+battaglie combattute fra la Chiesa e lo Stato, laonde soltanto con
+gravissima difficoltà poteva essa costituire le sue proprie forme di
+municipio, e cadeva in servitù or del Pontefice or dell’Imperatore,
+dividendosi in fazioni che seguivano l’uno o l’altro dei due.
+
+Trascorsa l’età degli Ottoni, la nobiltà romana s’aveva reso suddito
+il Papato, e non senza tumulti aveva tenuto un tratto il Patriziato;
+ma la sua potenza cittadina, che non aveva ottenuto ordinamento
+durevole, decadde le quante volte l’Impero oppure il Papato presero
+ad operare con impulso vigoroso. Enrico III, che abbattè la tirannide
+dei Tusculani, trasferì a Germania insieme col Patriziato anche la
+elezione pontificia, e coi suoi Papi tedeschi ispirò una novella forza
+vitale alla Chiesa; ma non appena, coll’ajuto di Alemagna, s’ebbe
+essa affermato nuovamente a gagliardìa, ridomandò al suo salvatore il
+diritto di elezione e finalmente pienezza di libertà. Ildebrando fu
+allora non soltanto l’uomo di maggior intelletto che vivesse in Roma,
+ma fu eziandio uno dei più grandi ingegni politici che abbiano fiorito
+fra tutti i popoli ed in tutti i tempi. Con questo statista in cocolla,
+Cesare benanco e Ottaviano alla loro età sarebbero stati costretti
+a entrar in lizza, per disputargli il massimo luogo. Guidatore del
+moto di riformazione, ridusse ben presto tutti gli altri uomini a
+non essere dappiù che stromenti in mano sua: tali furono i santi e
+i frati di cui egli infiammava il fervore fanatico, i Papi cui dava
+indirizzo, i Paterini di Lombardia che con intento democratico spingeva
+a combattere l’aristocrazia e l’Episcopato arrogante, le fantastiche
+e potenti Contesse di Toscana di cui s’acquistava l’amicizia, i
+predatori Normanni, nei quali si guadagnava altrettanti vassalli e
+difensori della Chiesa romana. Sulla bandiera che quel prete audace
+inalberava, stavano scritte dapprincipio due sentenze attinte al canone
+di disciplina, la condanna del concubinato e quella della simonia:
+entrambe mettevano al nudo due vere piaghe di quell’età, ma alla
+fine con grande accortezza tramutavansi in armi, che spalancavano una
+breccia dalla quale il Papato penetrava entro ai campi dell’autorità
+dello Stato, e ritoglieva alla corona tedesca il Patriziato, e si
+conquistava la dominazione morale del mondo.
+
+Nei suoi disegni, Ildebrando non poneva allora peranco in primo luogo
+quella libertà di elezione pontificia, che da tempo antico la podestà
+civile aveva saputo restringere ad angusti limiti. Infatti la temenza
+in cui s’era di un Imperatore potente, e le condizioni mal secure di
+Roma, dove la nobiltà si sarebbe nuovamente impadronita dell’elezione,
+costringevano la parte sacerdotale a chinare il capo pazientemente
+sotto al diritto imperiale. Così eziandio era pensiero lontano dalla
+mente di tutti di romperla con Alemagna.
+
+Se Ildebrando, cui Leone IX morendo aveva raccomandato di provvedere
+al bene della Chiesa, avesse ambito la tiara, l’avrebbe egli ben
+conseguita, perocchè tutti gli occhi fossero omai volti a questo
+solo frate, e lui gli zelatori ad alta voce richiedessero pontefice.
+Per lo contrario, egli andava alla corte dell’Imperatore, affine, se
+eragli possibile, di trarre di Germania un nuovo Papa, che ajutato
+dall’Imperatore, sincero e fervido promotore della riforma, fosse
+utile a’ suoi piani. Gli ottimati della corte d’Enrico guardavano con
+gran meraviglia quel monaco che veniva, deputato del clero romano, ad
+immischiarsi nella elezione pontificia; ma non tutti coloro potevano
+fin d’allora imaginare che quell’uomo sarebbe divenuto capo di una lega
+sacerdotale ampiamente diffusa, potente e ostile a Germania. Dopo che
+alla corte del Patrizio furono giunti anche i legati romani del partito
+nobiliare aderente ad Alemagna, Enrico, indottovi dalle urgenti istanze
+di Ildebrando, elevò il Vescovo di Eichstädt al papato[115]. Gebardo
+che apparteneva alla famiglia dei conti di Calw, congiunta di parentela
+coll’Imperatore, era uomo esperto nelle cose di Stato, quantunque ancor
+giovine fosse, e consigliere fidato di Enrico; perciò a quest’ultimo
+costava grave sacrificio il partirselo del fianco, ma sperava che
+l’accorgimento d’un amico fedele gli tornerebbe di buon profitto in
+Italia, dove adesso aveva conseguito stato potente un uomo ribelle
+all’Impero.
+
+Bonifacio di Toscana era caduto, addì 6 di Maggio dell’anno 1052,
+per mano di un assassino; e due anni dopo, Beatrice vedova di lui
+aveva sposato Goffredo duca di Lotaringia. Nemico dell’Impero era
+questi, e, venuto esulando in Italia, ora s’impadroniva, a dispetto
+dell’Imperatore, delle grandi province prima soggette a Bonifacio,
+e le governava in nome dei tre figliuoli che il morto aveva lasciato
+ancora in età minore. Così diventava il principe più forte che fosse
+in tutta Italia. Questa terra teneva porta sempre aperta alle fortune
+degli stranieri: stranieri erano i suoi Imperatori e i suoi Duchi,
+stranieri i suoi Papi e molti de’ maggiori Vescovi suoi, stranieri
+erano i Normanni che giusto adesso raccozzavano a forza di ruberie
+il loro Stato nell’Italia meridionale. Se un uomo prode e astuto come
+era Goffredo, si fosse unito con loro, se fosse giunto a riunire sotto
+il suo scettro tutta l’Italia di mezzo, non avrebbe egli forse potuto
+conquistarsi la corona d’Italia e di Roma, ed elevare al Papato chi più
+gli fosse talentato?
+
+Fu per questa ragione che Enrico scese in Italia; condusse a Verona
+il Papa designato, e di là lo mandò a Roma, dove Gebardo di Eichstädt
+salì con nome di Vittore II alla cattedra apostolica: da un anno essa
+vacava, poichè erasi omai giunti al dì 13 Aprile del 1055. L’Imperatore
+non venne a Roma; ordinò colla solita energia le cose dell’Impero
+nell’Italia superiore, ed ivi prestamente i maggiorenti gli si
+sottomisero a obbedienza. Anche Beatrice comparve innanzi a lui per
+patrocinare la causa del matrimonio che aveva contratto con uno, il
+quale anticamente s’era ribellato contro la tirannica legge di Stato.
+L’Imperatore irritato la sostenne prigioniera insieme con Matilde
+figlia di lei; ma il suo sposo fuggendo si sottrasse alla collera del
+Principe che raggiungerlo non potè, ed anzi costrinse l’Imperatore
+a far subito ritorno, poichè riprese le armi in Lotaringia. Enrico
+andò tuttavia insieme col Pontefice al Sinodo congregato a Firenze,
+indi riprese la via di Germania, dopo di aver conferito a Vittore
+II pienezza di poteri, come a suo vicario nelle cose d’Italia; qui
+il Papa doveva tenere in riga Goffredo duca. Federico, fratello di
+questo, s’era posto al servigio della Chiesa ancora a’ tempi di Leone
+IX, affine di sgomberarvisi la via ad alto stato, e quel Papa lo
+aveva sollevato alle dignità di cardinale diacono e di cancelliere,
+e da ultimo lo aveva mandato da legato suo a Bisanzio, dove Federico
+si era acquistato rinomanza per suo ingegno diplomatico e per grande
+fortezza di animo. Ritornato adesso con dovizie molte, l’Imperatore
+aveva comandato al Papa che lo ritenesse in custodia, ma Federico posto
+sull’avviso scampava alla disgrazia, ricoverando a Monte Cassino dove
+vestiva cocolla, ed ivi, oppure nell’isola di Tremiti, si celava al
+corruccio del lontano Imperatore.
+
+Vittore II visse un anno in Roma, tutto consecrandolo alla riforma
+della Chiesa. Anch’egli come i predecessori suoi provava gran disagio
+a rimanere colà, e si struggeva di desiderio della sua Germania[116].
+A questo paese andò nell’estate dell’anno 1056, chiamatovi dalle
+cose della Chiesa e della sua patria; ma presto, presso al cadavere
+dell’Imperatore suo amico, ebbe il dolore di vedere innanzi a’ suoi
+occhi spente gloria, vigoria di forze, potenza di dominio, fortuna. Il
+grande Enrico III morì addì 5 Ottobre del 1056, quando aveva soltanto
+trentanove anni, e con lui finì la serie dei potenti Imperatori di
+stirpe franca che avevano elevato Germania all’apice della sua potenza
+universale. La morte immatura di questo Principe scosse, trasformò
+il mondo, e fu massima sventura eziandio per Alemagna. Vicino alla
+sua tomba rimanevano un bambino re e una donna tutrice sua; le terre
+tedesche e Italia piombavano nel disordine dell’anarchia, ma la Chiesa,
+che intendeva ad elevare sè stessa, si vedeva tutt’a un tratto libera
+dalla dittatura imperiale. Mentre Vittore II piangeva presso la bara
+del suo amico, sì come un tempo Silvestro II aveva pianto accanto
+al letto di morte di Ottone III, il monaco Ildebrando aveva di che
+predire a sè stesso i trionfi che riporterebbe sul derelitto erede
+dell’Imperatore di Alemagna e d’Italia.
+
+L’imperatrice Agnese, figlia di quel grande duca Guglielmo di Aquitania
+cui in passato i Lombardi avevano offerto la loro corona, tenne la
+reggenza a pro del figliuol suo Enrico IV, che toccava appena i sedici
+anni; però fecelo con maggiori difficoltà e con minor ingegno di
+quello che anticamente avesse avuto Teofania. Consigliere suo doveva
+anzi tutti essere papa Vittorio, perciocchè a lui l’Imperatore morendo
+avesse raccomandato lo Stato e il suo erede: pieno di buona volontà diè
+egli opera a ordinare le cose di Germania, e raffermò la successione
+del giovinetto Principe, ma ben presto dovette tornarsene a Roma, dove
+fu mandato da vicario imperiale d’Italia. Quivi in nome dell’Imperatore
+il Papa governò (strano caso!) tutti i territorî appartenenti alla
+corona, e fin tanto che visse resse eziandio Spoleto e Camerino con
+pienezza di autorità ducale[117]: non v’era adesso altro che la potenza
+di Goffredo, che tenesse in bilico una podestà di cui a mala pena s’era
+mai visto la maggiore. Vittore dovette pertanto non frammettere indugio
+a guadagnarlo a sè, chè anzi, omai nella dieta tenuta a Colonia nel
+Dicembre dell’anno 1056, lo ebbe riconciliato coll’Imperatrice.
+
+Goffredo potè ricondurre in Italia la moglie sua e la figliastra
+Matilde, riconosciuto dall’Impero per posseditore di tutti i feudi
+di Bonifacio margravio. La sua potenza pari a quella di un Re, gli
+concesse d’allora in poi un’influenza grande sulle cose della Chiesa,
+maggiore di quella che in antico avessero avuto i Duchi di Spoleto.
+Egli teneva sè medesimo in conto di patrizio di Roma, cui spettava di
+indirizzare la elezione pontificia o di addurvi i Papi; e senza dubbio
+l’imperatrice Agnese a Colonia gli aveva veramente conferito se non
+titolo di patrizio, almeno autorità durevole di _Missus_ per Roma e la
+tutela del Papato: tempo prima il duca Bonifacio aveva esercitato pari
+officio[118].
+
+Allorquando Vittore II, nella primavera dell’anno 1057, venne una
+seconda volta a Firenze tentò di rendere a sè affezionata questa
+famiglia lotaringia. Federico fratello di Goffredo era già stato da
+lui confermato ad abate di Monte Cassino, e adesso, al 14 di Giugno,
+da Firenze lo creava eziandio cardinale prete di san Crisogono nel
+Transtevere. Ildebrando aveva disposto che il Lotaringio sarebbe
+futuro papa; frammezzo a Roma ed a Germania poneva egli questa famiglia
+potente, che soltanto d’apparenza s’era conciliata coll’Impero tedesco,
+e col soccorso di essa sperava di conquistare la independenza della
+Chiesa.
+
+Con grande pompa venne il novello Cardinale a Roma, dove ricevette
+orrevoli accoglienze, come al fratello del primo Principe d’Italia si
+conveniva: tolse possedimento della sua chiesa titolare, e pose dimora
+sul ruinoso Palatino, nella chiesa ossia nel monastero di santa Maria
+_in Pallara_, dove fin d’allora avevano loro residenza Benedettini di
+Monte Cassino[119]. Appena era arrivato, che capitava novella della
+morte di Vittore II: cadeva così il solo appoggio che l’Impero avesse
+in Italia, e la casa lotaringia tutt’a un tratto si vedeva presso
+all’apogeo di sua potenza. Adesso, morto l’ultimo Papa imperiale mentre
+durava la reggenza di una debole donna, potevasi osare di mettere
+a prova la libertà dell’elezione pontificia; e, com’è ben naturale,
+questa non poteva cadere che sul Cardinale lotaringio, poichè egli solo
+era l’uomo potente che fosse da tanto di sfidare la corona germanica.
+
+Federico, nato al principato, aveva animo prudente, severo, vigoroso;
+lui tutt’a un tratto e ad una sol voce Roma chiedeva per papa,
+quantunque Ildebrando, che l’altro, per serbare convenevoli apparenze,
+aveva proposto a candidato, non fosse ancor giunto. Nobili, clero,
+popolo corsero impazienti nel giorno 2 di Agosto al Palatino; ne
+condussero il potente uomo a san Pietro _in Vincula_, dove con massima
+prestezza lo si elesse e proclamò papa con nome di Stefano IX; quindi
+fu tratto trionfalmente a prender possesso del Laterano, e, omai
+ai 3 di Agosto, ordinato in san Pietro. Così i voti di molti Romani
+si raccolsero di buon grado sopra un uomo di spiriti principeschi,
+perseguitato dall’Imperatore tedesco; con lui poterono compiere di bel
+nuovo liberamente un atto di elezione pontificia, il primo dopo tanto
+tempo dacchè fu loro dato poterlo fare[120].
+
+L’esaltamento di Stefano sciolse anche dell’ultima pastoia l’influenza
+dei Lotaringi in Italia. Il Margravio di Toscana si prendeva adesso
+anche Spoleto e Camerino, e riuniva pertanto sotto il suo dominio quasi
+tutte le terre che si stendono da Mantova e da Ferrara fin giù basso al
+territorio romano. Che cos’è più naturale del pensiero che il novello
+Papa avesse destinato di dare al fratel suo la corona imperiale, e
+che soltanto con questo scopo Goffredo lo avesse levato alla dignità
+pontificia?
+
+Con dolore la corte tedesca udì della morte di Vittore, con ira udì
+della libera elezione di Stefano; ma troppo debole era dessa per
+rivendicare colla forza i perduti diritti del Patriziato, che ad ogni
+modo il popolo romano non soltanto ad Enrico III, ma eziandio ai suoi
+succeditori aveva trasferito. Qualche tempo dopo, Stefano IX mandò a
+Germania, da nunzio suo, Ildebrando, dove questo valente diplomatico
+doveva giustificarlo e ottenerne pacificazione. Il Papa lo aveva eletto
+ad arcidiacono (già era abate di san Paolo presso di Roma), e gli
+aveva così impartito il primo officio della curia; poichè poi vedeva
+pendere imminente la discordia fra la corte alemanna e la santa Sede
+non frapponeva tempo a radunare intorno a sè campioni animosissimi.
+Ildebrando fu il vero capitano del partito che voleva la riforma, e
+Pier Damiani, che Stefano trasse a Roma facendolo cardinal vescovo di
+Ostia, fu suo profeta zelantissimo. L’indole di questo monaco, il suo
+indirizzo e le sue opere ben si meritano qualche attenzione, perocchè
+rappresentino un grande elemento di vita, da cui non può tenersi
+separata nemmanco la storia della Città, quale fu a questo tempo.
+
+
+§ 2.
+
+Gli eremiti e san Pier Damiani. — Disciplina di penitenza. — Stefano IX
+raccoglie intorno a sè uomini illustri, eleggendoli a cardinali.
+
+Le quante volte si corruppe la disciplina ecclesiastica, sempre
+abbiamo veduto sorgere uomini santi, e porre un argine alla ruina
+della Chiesa. Di tal fatta persone vedemmo quando parlammo di Odone di
+Cluny, di Romualdo e di santo Nilo, e la serie di lor gente continuò
+nel secolo undecimo. Per necessità naturale delle cose Benedetto IX
+trovò l’antitesi di sè in santi della sua medesima età, e la storia del
+monacato a quel tempo è ricca di meravigliosi rilievi. Mentre Vescovi
+dimentichi di Dio celebravano loro orgie pagane, monaci convulsamente
+assorti in devozioni pie dimoravano entro a celle romite in montagne
+inaccessibili, e anacoreti ferventi, nell’abnegazione di sè stessi,
+intraprendevano a espiare le colpe degli uomini peccatori con penitenze
+di sè incolpevoli. In quelle celle ossiano caverne del pietismo
+viveva la famiglia ignota al mondo dei minori profeti, del cui zelo di
+vita, condotta nelle campagne e nelle foreste, erano soli testimoni
+gli abitatori dei monti e de’ campi. Però queste migliaia di eremiti
+non formano che i bassi gradini di una piramide; a quelli superiori
+s’elevano uomini di più eletta indole, che in cerchia sociale più ampia
+si acquistarono potenza, e dirizzarono l’animo e i patrimonî degli
+uomini alle fonti, donde scendevano i rivi che andavano poi nutrendo la
+Chiesa di Roma. La stessa età vide fiorire Domenico di Sora, Brunone
+di Segni, Gualberto di Vallombrosa, Guido di Pomposa e Pier Damiani;
+quest’ultimo, intelletto eccellente nel monacato, non ingegno creatore
+e pratico secondo il genio antico, ma fornito di grandi forze di
+mistica fantasia: e di queste accortamente seppe giovarsi Ildebrando
+per accendere di estasi il mondo, in quello che egli con freddo
+raziocinio e con prudenti calcoli poneva le fondamenta del suo sistema
+gerarchico.
+
+Lo spirito di Romualdo sembra aver continuato a vivere in petto di Pier
+Damiani. Al pari del primo, nato anch’egli a Ravenna (nell’anno 1007),
+ebbe sventurata fanciullezza, e dovette attendere a guardia dei majali,
+fino a che alcuni parenti suoi lo tolsero a educare. Datosi agli studî
+della grammatica diventò uomo erudito, e financo insegnò a Ravenna,
+ma il suo animo inclinevole alla mestizia lo trasse ai silenzî della
+vita solitaria. Si fece monaco e finalmente eremita a Fonte Avellana,
+che era un convento di solitarî istituito da Romualdo, nelle vicinanze
+di Gubbio. In tempi andati l’ordine di Benedetto, republica monastica
+socievole e dedicata al lavoro, aveva esercitato influenza benefica
+sulla barbarie; più tardi s’era abbandonata l’idea cardinale che quello
+s’aveva preso a legge, e da dopo di Romualdo erano venuti sorgendo
+i romitaggi. Intorno alla metà del secolo undecimo per tutta Italia
+si trovavano sparsi anacoreti, ma ordinati erano in congregazioni,
+come in quella di Romualdo a Camaldoli e nell’altra ancor più severa
+di Gualberto a Vallombrosa. Quei solitarî, alleati nello stesso
+principio di mistica penitenza rivolta a combattere la corruttela della
+Chiesa, rappresentavano un esercito sparpagliato, eppur combattente
+di conserva, che si trincerava in campo non per la riformazione
+della società, ma per quella della Chiesa e per la signoria di Roma.
+L’influenza che gli eremiti esercitarono su tutte cose, financo sulle
+condizioni politiche di quell’età, tocca quasi il mistero, e forse non
+può paragonarsi altrimenti che colle scuole dei Profeti dell’antico
+Testamento.
+
+Al pari di Romualdo, anche san Pier Damiani fondò romitaggi, raccolse
+discepoli che da apostoli della vita solitaria mandò nelle province; e
+la rinomanza del priore di Fonte Avellana si sparse per tutta Italia.
+Bentosto diventò egli uno dei più operosi campioni che facevano guerra
+ai vizî ecclesiastici della sua età, alla vita immodesta del clero e
+alla simonia. Se qualche scrittore di satire avesse voluto dipingere un
+quadro della Chiesa, ne avrebbe allora trovato tema più abbondante di
+quello che avuto aveva san Girolamo; e lo stesso Pier Damiani in alcune
+scritture, sì come prima di lui fece Raterio, descrisse la lussuria dei
+Cardinali e dei Vescovi, degna di altrettanti satrapi[121]. Anzi tutto
+cominciò egli a correggere il costume del monacato, ma la sua riforma
+ebbe natura diversa dalla regola di Benedetto che s’inspirò a principî
+liberali e pratici. Sua intima sostanza si era la penitenza; essa dava
+pertanto origine ad un sistema di mortificazione, che oggidì parer deve
+puerile e mette repugnanza.
+
+Il monaco pio, che si flagellava a furia di disciplina, riusciva a
+mitigare il dolore delle percosse, poichè nel suo vaneggiamento credeva
+che gli angeli plaudissero dal cielo ad ognuno de’ suoi colpi; ma le
+sue battiture certo non contribuivano alla felicità sociale, sì come
+invece avrebbe fatto un lavoro fornito con opera intelligente. Lo
+spirito umano s’era nuovamente abbuiato così tanto, fino ad illudersi
+che l’uomo si avvicinasse massimamente all’imagine di Dio in quella
+forma di dolorosa imbecillità. Il Damiani stesso ci ha abbozzato il
+ritratto di siffatto genere di penitenti. «In una delle nostre celle»,
+così narra egli, «abbiamo un selvaggio idiota, che balbetta cinquanta
+salmi, e li ripete sette volte al giorno. Sono quindici anni che
+egli non esce della sua cella; i capelli gli sono cresciuti fino alla
+caviglia, la sua barba è tutta irta che mette paura. Per tre giorni
+alla settimana non accosta alla bocca cibo di sorte, per tre altri
+prende qualche po’ di pane e di acqua. Alla domenica ei si cuoce una
+vivanda che dovrebbe essere una specie di ghiottoneria; il gustarla
+o soltanto l’annasarla teniamo essere una buona prova di penitenza.
+La sua cella ammorba di puzzo, l’acqua che ei beve somiglia a feccia,
+e d’abito non muta mai. Sollazzo dei suoi giorni e delle sue notti
+sono due serpi, i quali, mentre canta i suoi salmi, accarezzandolo gli
+cingono il capo[122]». Noi che viviamo a questi nostri giorni guardiamo
+al povero idiota Martino Storace con un senso di penosa compassione
+qual’è quella che desta la vista di un pazzo; anche il Damiani dichiara
+non essere buona questa specie di mortificazione; la sua coltura e lo
+spirito della musa poetica che gli scaldava il petto gliene mettevano
+repugnanza, ma non gli impedivano di raccomandare la disciplina come
+strumento essenziale di santificazione; laonde diventò quasi maestro e
+padre dei flagellatori.
+
+Fin da’ tempi antichi una delle armi più potenti che la Chiesa
+abbia tenuto in mano sua si furono le penitenze che essa imponeva
+al peccatore. Una generazione ineducata di uomini non vergognava
+di sottomettersi alla pena dei proprî trascorsi, sostenendola nella
+forma puerile di castighi corporali; benanco un Imperatore, qual si
+fu Enrico III, soventi volte adoperò sulle sue carni il flagello, e
+per il corso di alcuni secoli, genti di tutti i ceti e di tutte le
+famiglie, financo nobili donne, offerivano il dorso nudato ai colpi
+di disciplina che loro somministrava qualche monaco o qualche diacono
+dalla fronte fanatica o dal labbro sorridente. Nel secolo undecimo
+s’era introdotto un formale computo aritmetico in riferimento al numero
+ed al valore dei colpi di flagello. Ad ogni peccato corrispondeva un
+periodo di tempo di penitenza, ma le colpe, delle quali la natura umana
+si caricava, assai più erano che le epoche di penitenza onde potevasi
+disporre; laonde parecchi peccatori avevano notato a taccuino tanto
+grave numero di debiti, che avrebbero dovuto vivere dei secoli per
+mondarsi e diventar giusti secondo il canone di penitenza. Or dunque la
+Chiesa veniva loro in ajuto, concedendo alla gente ricca di commutare
+il numero degli anni di penitenza in somme di denaro destinate a pii
+scopi ed ai poveri, accordando di sostituirvi corrispondenti colpi di
+disciplina, digiuni e canto dei salmi. Un patrimonio veramente immenso
+di denaro, di possedimenti e di terre, che offerto era per il riscatto
+dell’anima (_pro redemptione animae_), affluiva di tal maniera negli
+scrigni della Chiesa, fino a che il rimborso a moneta contante, che
+contro all’insegnamento cristiano si faceva della colpa morale, diè
+occasione alla riforma di Lutero. Nel medio evo l’anima dell’uomo era
+serva assoluta del sacerdozio e dipendenza della Chiesa (_ecclesiae
+adscripta_), la quale sopra questo rapporto di colpa e di espiazione
+fondò quel suo potere, che pare quasi meraviglioso.
+
+Giusta il canone, un anno di penitenza era pari a _solidi_ ventisei,
+ossiano talleri trenta pei ricchi, e a _solidi_ tre pei poveri; però un
+giorno di penitenza corrispondeva eziandio a venti colpi somministrati
+sulla palma della mano, oppure a cinquanta salmi; un anno di penitenza
+si parificava con conto tondo a tremila colpi di frusta, purchè vi si
+accompagnasse per soprappiù il canto de’ salmi. Pertanto il peccatore
+poteva fornire in termine corto, mercè di determinati esercizî, alcuni
+secoli di penitenza. La bravura tutto propria del Damiani era superata
+dalla maestria del corazzato Domenico, il quale con furibonda prestezza
+sapeva mediante la frusta purgarsi di secoli. Costui indossava
+costantemente sulla nuda persona una corazza di scaglie di ferro,
+armatura che lo muniva nella lotta contro gli impuri spiriti della
+lussuria; nè la svestiva se non quando prendeva in ciascuna mano un
+flagello, e cantando salmi si batteva quel tanto che corrispondeva
+ad un secolo e più di penitenza. Dapprincipio il Damiani compieva in
+un anno l’opera di un secolo, ma il corazzato lo accertava che poteva
+giungerne a capo in sei brevi giorni. Infatti tremila colpi fanno un
+anno; nel canto di dieci salmi (così ne aveva fatto esperto conto)
+si occupa uno spazio di tempo durante il quale con gran comodità un
+uomo può somministrarsi mille colpi; il salterio ha cencinquanta
+salmi e quindi inchiude cinque anni di penitenza; questi cinque
+moltiplicati per venti fanno cento; dunque chi recita venti volte il
+salterio accompagnandosi con colpi di disciplina, compie un secolo di
+penitenza[123]. Il Damiani propose a modello l’energia del suo amico, e
+difese fervidamente il valore della disciplina contro un altro monaco
+Pietro, il quale ebbe il coraggio e l’intelletto di condannare lo
+spaventoso istituto della flagellazione[124].
+
+Se si guardi al ributtante spettacolo che presentano siffatti martiri
+di un delirio, senza tener conto dell’oscuro tempo in cui eglino
+vivevano, non si può che metterli in derisione come vere figure da
+baia; ma se si pongono in relazione colla loro età diventano anch’essi
+vere persone di tragica natura, al pari di tutte quelle altre vittime
+che, sebbene in forma differente, la gente umana in ogni epoca deve
+sagrificare per conseguire la sua libertà morale.
+
+Però se il Damiani non avesse avuto altri meriti, fuor di un cotal
+zelo per la sferza, nessuna celebrità avrebbe acquistata a sè stesso.
+Per lo contrario ei fu dappiù che un semplice asceta. Romualdo era
+stato uomo ignorante; il Damiani fu erudito, tenne relazioni con tutti
+i personaggi più cospicui del suo tempo, e sui grandi e sui piccoli
+esercitò influenza con sue lettere. La corruttela del clero lo accorava
+sinceramente e nel profondo dell’anima: Ildebrando era la testa
+politica della Chiesa, ma il Damiani era il cuore che con sentimento
+d’amore batteva in petto ad essa. Aveva intelletto debole, ma grande
+semplicità monastica, natura lirica, fantasia che si pasceva di imagini
+mistiche: appunto per tutto questo esercitò influenza sulla moltitudine
+del popolo. Ingegno cotale, in cui esuberava l’entusiasmo della fede,
+non era fatto per rimanersi sepolto nella solitudine, e Stefano IX lo
+costrinse a venire a Roma. L’eremita si dibattè contro alla vita che
+era costretto a condurre in mezzo ai Cardinali ed a’ maggiorenti; chè,
+per quanto allora nell’universale l’alto clero mancasse di cultura,
+tuttavia, da dopo di Leone IX, contava esso in Roma alcuni uomini
+illustri per dottrina e per intelligenza. Le attenenze di Roma col
+mondo, parimenti come il grande còmpito ecclesiastico che loro si
+spettava, davano fin d’allora a questi Cardinali una maestà quasi
+principesca. «Allorchè mi trovo», così deplorava il Damiani, «in mezzo
+a quei Vescovi, mi si sopraffà di facezie e di sali attici, di urbane
+parole e di mille questioni che fanno di noi preti altrettanti retori
+o buffoni. E se a tutto questo oppongo un viso ingenuo o vergognoso,
+mi si dà dell’inumano, dello zelante, della tigre ircana, dell’uomo di
+sasso»[125]. Il frate severo aveva sufficienti ragioni di tenere il
+broncio ai Cardinali che col falcone in pugno correvano a caccia per
+la campagna, o come altrettanti lanzichenecchi sedevano giocando ai
+bossoli; ed eglino alla loro volta avevano di che celiare della sua
+ruvidità anacoretica, quando vietava loro benanco l’innocente giuoco
+degli scacchi[126]. Il Damiani obbedì al comando che lo chiamava ad
+Ostia e a Roma, e dappoi fu adoperato in servigio della Chiesa da
+nunzio, da paciero, da mediatore di partiti, da apostolo del celibato e
+da oratore popolare.
+
+Oltre a lui vivevano allora altri ingegni forniti di maggior senso
+pratico e di più grande energia, che Stefano IX chiamò intorno a sè,
+oppure trovò di già in Roma. Umberto borgognone, cardinale vescovo di
+Silva Candida, Stefano cardinale di san Crisogono e monaco di Cluny,
+Anselmo di Badagio vescovo di Lucca, Desiderio abate di Monte Cassino e
+cardinale di santa Cecilia, finalmente Ildebrando, erano a quel tempo
+gli uomini che alla Chiesa imprimevano più o meno forti impulsi di
+vita nuova. Da tempo lungo Roma non aveva raccolto entro di sè tanti
+illustri Cardinali, e questo collegio di consiglieri del Pontefice
+andava pertanto procedendo verso un nuovo e splendido avvenire. Roma
+civile rimaneva qual era, ma Roma ecclesiastica in brevissimo tempo
+s’era tanto mutata da non potersi più riconoscere. Uomini di gran
+levatura attorniavano un Papa di gran levatura; al pari di questo erano
+anch’essi stranieri ed educati nell’ordine di Cluny e nella regola di
+san Benedetto. Forse che la Chiesa poteva sommergere sì come sarebbe
+avvenuto di uno Stato temporale, essa che all’esausto suolo di Roma
+non era ristretta con angusto legame, ma assorbiva forze fresche
+e rigogliose da tutti i paesi della terra per ringiovanirsi sempre
+novellamente?
+
+
+§ 3.
+
+Progetti di Stefano IX e sua morte. — Benedetto X è elevato dai
+nobili al pontificato. — Gerardo di Firenze, con nome di Nicolò II. —
+Ildebrando trae soccorso dai Normanni. — Nuovo decreto sulla elezione.
+— Progressi dei Normanni. — Eglino prestano al Papa giuramento di
+vassallaggio. — Caduta di Benedetto X.
+
+Mentre Stefano IX con tutte le sue forze dava opera alla riforma,
+andava egli in pari tempo ravvolgendo in mente disegni arditi di
+ordine temporale. Voleva cacciare d’Italia la dominazione tedesca,
+fondare un impero italico sotto di Goffredo, ampliare lo Stato della
+Chiesa. La mente principesca di Stefano si mostra chiara nella leggenda
+_Felix Roma_, che è incisa sopra una delle sue bolle di piombo: così,
+dopo lungo periodo di tempo, un Papa tornava ad ornare la canuta
+Roma di quel titolo onde per l’ultima volta la aveva decorata il
+goto Teodorico[127]. Stefano odiava i Normanni, perciocchè fosse
+stato compagno di Leone IX a Civita e ne avesse divisa la sventura;
+sperava egli di poterne torre vendetta colle armi del fratel suo,
+e di conseguire indi il compimento delle pretese che la Chiesa
+moveva sull’Italia meridionale. Sennonchè egli difettava di nerbo
+di denaro, e perciò chiedeva che gli fossero restituiti i donativi
+che aveva ricevuti dall’imperatore Costantino e, portati con sè da
+Bisanzio, lasciati in deposito a Monte Cassino; benanco gli stava a
+cuore di impadronirsi del tesoro dell’Abazia e lo domandava. I monaci
+piagnucolando portarono a Roma il loro argento e il loro oro; tuttavia
+il Pontefice non toccò queste ricchezze del monastero e le restituì.
+Il concitamento dell’animo suo, che si travagliava in giganteschi
+progetti, limò la sua vita; volle andare dal fratel suo a Firenze,
+e, prima di partire, si fe’ promettere dai Romani che, in caso di sua
+morte, non imprenderebbero ad eleggere chicchessia se prima Ildebrando
+non fosse tornato di Germania. E appena fu giunto a Firenze, vi
+passò di vita ai 22 di Marzo dell’anno 1058[128]. Se Stefano IX, uomo
+d’indole eletta, avesse retto più a lungo il pontificato, facilmente
+sarebbe egli giunto a capo, in unione col fratel suo, di dare un
+assetto differente all’Italia. Con lui si chiuse la serie di cinque
+Papi tedeschi che, da dopo di Clemente II, furono ascesi alla cattedra
+di san Pietro[129].
+
+Questa morte diè tosto opportunità ad una reazione della nobiltà nella
+Città e nel suo territorio. La fazione tusculana afferrò l’occasione
+propizia per trarre a sè novellamente il patriziato e la elezione
+pontificia; financo i Crescenzî si allearono con quella; tutti i
+partiti, cui la severità riformatrice dei Papi stranieri aveva chiamato
+in vita, tutti gl’instizziti nemici d’Ildebrando, schierandosi sotto
+gli ordini del clero donnaiuolo e simoniaco, si sollevarono in pari
+tratto. A capo della famiglia tusculana era allora tuttavia Gregorio,
+figlio di Alberico e fratello di Benedetto IX; a lui si aggiunsero
+Gerardo conte di Galeria e figlio di Rainero, i figliuoli di Crescenzio
+conte di Monticelli (presso a Tivoli), e illustri Romani in gran
+numero. Costoro penetrarono nottetempo nella Città, e sollevarono con
+grande violenza Giovanni Mincio, cardinale vescovo di Velletri, alla
+sedia pontificia con nome di Benedetto X[130]. I Cardinali volsero
+in fuga con Pier Damiani alla loro testa, nè potendo altro fare,
+scagliarono il loro anatema contro agli invasori; Roma risonò di
+tumulto in mezzo a quell’assalimento armato e il popolo, letificato
+coll’oro ed eziandio col sacco dato allo scrigno di san Pietro, prestò
+nuovamente omaggio al Papa della nobiltà tusculana[131].
+
+Per tal guisa l’opera laboriosa di tanti Concilî cadeva tutt’a un
+tratto distrutta; nuovamente i capitani della Campagna erano tornati
+in possesso della podestà patrizia, Benedetto X sedeva sulla cattedra
+santa tutto l’anno 1058 senza che alcuno lo combattesse, ed era
+riverito papa in Laterano. Goffredo di Toscana non gli opponeva
+impedimento di sorta, ma nell’Aprile l’imperatrice Agnese mandava
+Ildebrando a Firenze da suo legato, fornito di pieni poteri; e questi
+in un Sinodo tenuto a Siena ai 18 Dicembre, conveniva con Goffredo
+e con Beatrice nella scelta di Gerardo vescovo di Firenze. La
+necessità di quel tempo costringeva il partito clericale a implorare
+la confermazione della Reggenza tedesca; e financo la nobiltà romana
+che apparteneva alla fazione ostile dei Tusculani aveva mandato
+ambasciatori a Germania, e protestato di volere in ogni circostanza
+serbar ligia fede al giuramento prestato in antico ad Enrico III[132].
+L’Imperatrice allora incaricava Goffredo di condurre l’eletto a Roma;
+il Margravio armava a tal uopo un esercito, ma, come era avvenuto al
+tempo di Enrico III, dovevasi primamente tenere un Concilio in Sutri.
+
+Guiberto, cancelliere dell’Impero e, dopo la morte di Vittore II,
+vicario imperiale in Italia, accompagnò il Duca a Sutri, dove, sulla
+fine dell’anno, fu pronunciata la deposizione di Benedetto, e per
+papa fu riconosciuto con tutte le valide forme Gerardo. Tosto dopo
+si mosse contro a Roma, dove i capitani erano risoluti a difendere
+prodemente il loro Pontefice. Però Ildebrando riusciva a corrompere
+una parte dei Romani e benanco alcuni dei Conti ribelli, laonde ancor
+prima che l’esercito si avvicinasse alla Città, le fazioni erano colà
+venute a lotta fra loro con rabbia feroce. I Transteverini, ossia
+il loro capo Leone _de Benedicto Christiano_, uomo di origine ebrea,
+apersero la porta, per modo che le soldatesche di Goffredo occuparono
+la città Leonina e l’isola[133]. Ildebrando di sua propria autorità
+espulse dall’officio Pietro, che fin adesso era stato prefetto, e
+ne affidò la carica ad un nobile di Transtevere, appellato Giovanni
+Tinioso, in quello che le milizie del Margravio cingevano di assedio il
+Laterano[134]. Allora Benedetto X se ne fuggì al castello di Passarano,
+possedimento di Regetello, figlio di Crescenzio prefetto; e poco tempo
+dopo, partendo di colà, si ricoverò presso il Conte di Galeria[135].
+
+Fu conseguenza di tutto ciò, che Gerardo di Firenze, oriundo borgognone
+salì alla cattedra santa nel Gennaio dell’anno 1059 con nome di Nicolò
+II, senza che chicchessia gli movesse contrarietà: nel tempo istesso
+Ildebrando andava affrettatamente nella Campania, conchiudeva una
+lega temporanea coi Normanni, e conduceva indi con sè a Roma trecento
+dei loro cavalieri. Si congiunsero questi coi soldati pontificî, e
+assalirono l’Antipapa in Galeria, ma dovettero levar l’assedio per
+tornarsene più tardi con rinforzi[136].
+
+Il rovescio repentino che il suo sistema aveva subìto per opera della
+nobiltà cittadina fece sì che il partito riformatore raddoppiasse di
+energia sotto la capitananza di Ildebrando, che adesso era ministro
+onnipossente in Roma. Or dunque volevasi affermare la libertà della
+elezione pontificia, in modo da sottrarla a qualsiasi influenza della
+nobiltà romana, e (se si poteva giungerne a capo) anche a quella della
+corona germanica. Pertanto Nicolò II congregò, nell’Aprile del 1059,
+centotredici Vescovi al suo primo Concilio solenne: in esso il Papa
+dei nobili, Benedetto X, fu condannato; si rinnovò il divieto del
+concubinato dei preti e della simonia; finalmente una novella legge si
+promulgò sulla elezione pontificia.
+
+Questo decreto celebre, che fu creazione della mano e della mente
+di Ildebrando, elevò il collegio dei Cardinali romani a vero senato
+ecclesiastico, dal cui seno solamente, col procedere del tempo,
+dovevano uscire i Papi. Nel decreto si statuiva che la vera e propria
+elezione avrebbe spettato ad essi, i quali, a seconda de’ loro gradi,
+erano vescovi del territorio della Città, e preti e diaconi delle
+chiese titolari di Roma; ordinavasi che alla loro scelta, d’allora in
+poi, clero e popolo non avrebbero potuto far altro che assentire[137].
+
+Mentre dunque la nobiltà cittadina pretendeva di esser essa pur
+sempre il Senato romano, il Papa contrapponeva a quei Consoli e a
+quei Senatori il Collegio cardinalizio, e omai, dopo di quel decreto
+sull’elezione, il Damiani paragonava i sette Cardinali vescovi del
+Laterano al Senato di Roma antica[138]. Uno spirito di monarchia
+s’apprendeva alla Chiesa, la quale, più e più sempre, assunse forma
+esclusiva di corporazione politica. Per verità il decreto non bandiva
+tutto affatto dal diritto di elezione i tre antichi ordini elettivi
+(_Clerus, Ordo, Populus_), ma il loro assentimento tenuto per
+accessorio altro non fu quindi in poi, che una forma tradizionale. Il
+popolo fu escluso dall’elezione; l’antichissimo fondamento democratico
+ne andò demolito, e la nomina del Vescovo massimo diventò privilegio
+di una minoranza aristocratica di preti residenti in Roma. Finalmente,
+all’uopo di sottrarre la elezione pontificia alla violenza di
+rivoluzioni cittadine, fu statuito non esservi più obligo che avvenir
+dovesse entro le mura della Città, ma fu consentito che eziandio un
+piccolo numero di Cardinali potesse eleggere con rito canonico il Papa
+in qualche luogo diverso: si dichiarava che il Papa potrebbe benanco
+appartenere a qualche chiesa fuori di Roma.
+
+Non si osò dar di frego al diritto patriziale della corona tedesca,
+poichè Guiberto cancelliere nol volle lasciar attenuare; però
+con accortezza se ne restrinse il limite, fino a ridurlo soltanto
+un diritto onorifico personale. Con parole ambigue fu detto, che
+l’elezione avverrebbe per opera dei Cardinali, «salvo il debito
+onore e la reverenza già assicurata al nostro diletto figlio Enrico,
+attuale Re, e, così Dio conceda, futuro Imperatore, ed ai successori
+di lui che avranno conseguito personalmente questo diritto dalla Sede
+apostolica[139]».
+
+Dopo che col proceder del tempo la cerchia degli eligenti s’era
+andata ognor più restringendo, l’elezione del maggior Vescovo della
+Cristianità venne posta di tal maniera in mano di pochi Vescovi e preti
+elettori, di uomini cioè che allora non peranco indossavano la porpora,
+ma col correr del tempo dovevano dividere la signoria temporale del
+Papa in qualità di pari suoi, e, più orgogliosi dei Senatori antichi,
+pretendere alla dignità di nati principi. Fra tutte le metamorfosi
+che la Chiesa subì, la costituzione di questo Collegio fu forse ciò
+che massimamente ne fece deviare l’organamento dalla sua origine
+evangelica. Quantunque un principio naturale suffraghi l’idea che il
+diritto elettivo debba essere esteso all’universale, tuttavolta il
+pratico adempimento di siffatta regola presuppone condizioni di popolo
+primitive od altrimenti intelligenza diffusa anch’essa all’universale;
+effettivamente però quelli che veramente eleggono ed anche imperano
+saranno in tutti i tempi i pochi potenti o i pochi savî. Un buon
+Patrizio, ossia un buon Imperatore come era Enrico III, avrebbe potuto
+eleggere dei Papi buoni; un’intelligente aristocrazia elettrice avrebbe
+potuto fare lo stesso: in breve, il decreto sull’elezione promulgato
+da Nicolò II, non potè premunire la Chiesa d’avere Papi cattivi, ma fu
+d’immensa rilevanza per la libertà del Papato. Esso tolse per sempre il
+più considerevole fattore della storia cittadina di Roma dalle mani del
+popolo romano, e presto assai anche da quelle della podestà imperiale.
+Finchè visse Enrico III nessun Papa avrebbe saputo arrischiarne il
+grave passo, ma i Cardinali, con maggiore accortezza dei Patrizî e
+dei Senatori di tutti i Romani, seppero profittare di ogni periodo
+di assopimento dell’Impero tedesco; e il sistema ammirabile della
+gerarchia somigliò ben presto ad una fortezza gigantesca munita di
+cento muri concentrici, che a vicenda si coprivano l’un l’altro.
+
+L’arditezza del disegno avrebbe reso più trepidi Nicolò e Ildebrando,
+se omai non si avessero assicurato soccorso di alleati. In questo
+tempo la Chiesa romana capiva di dover combattere una battaglia
+di vita e di morte col reame tedesco, e trovavasi in condizioni
+pari a quelle cui erano venute le cose durante la controversia con
+Bisanzio per ragione del culto delle imagini. Affine di resistere ai
+Longobardi ed agli Esarchi, la Chiesa un dì aveva confermato sul loro
+trono Pipino e Carlo, uomini nuovi e usurpatori, gli aveva chiamati
+in Italia e costituiti avvocati della santa Sede. Adesso che sono
+minacciati in pari tempo dai Patrizî tedeschi e dalla nobiltà romana,
+i Papi ripongono le loro speranze precisamente in quei Normanni che
+ancora sono legati nell’anatema della Chiesa. L’occhio perspicace di
+Ildebrando vedeva infatti bene addentro che questa stirpe, la quale
+mirava ad alzarsi in potenza, avrebbe formato in Italia una dinastia,
+e che da essa, se la si avesse riconosciuta sotto certe condizioni, si
+avrebbe tratto di due maniere guadagno; se ne avrebbe avuto uno Stato
+vassallo della Chiesa ed un ajuto potente contro la città di Roma e
+contro l’Impero tedesco.
+
+Dopo la loro vittoria riportata su di Leone IX i Normanni avevano fatto
+rapide conquiste, e già ad essi prestavano obbedienza quasi tutte le
+Puglie e le Calabrie. Il progetto di Stefano IX, che mirava a cacciarli
+d’Italia, fallì colla sua morte; l’anarchia che travagliava il Papato
+favorì le imprese dell’ardito Roberto Guiscardo; e costui, sorto dai
+bassi inizî di predare lungo le strade, reggeva da dopo il 1056 la
+republica militare normanna in qualità di conte, essendovi succeduto
+ad Umfredo fratel suo, i cui figli aveva soppiantato contrariamente
+ad ogni fede. La impotenza di Bisanzio, la debolezza in cui Germania
+era caduta sotto la reggenza, le necessità del Papato, quelle proprie
+dei Normanni, tutto s’accordava per farne costituire uno Stato.
+Nell’anno 1058 Riccardo di Aversa toglieva la celebre città di Capua a
+quell’ultimo Principe longobardo, che fu Landolfo V[140]. Poco dipoi
+Roberto Guiscardo s’impadroniva della forte Troja su di cui il Papa
+levava sue pretese; e Nicolò II lo colpiva d’anatema come spogliatore
+di beni della Chiesa. I Pontefici, che rade volte avevano potenza
+di difendere con milizie i loro possedimenti, dopo il secolo nono
+cominciarono a metter mano alla inesauribile armeria lateranense delle
+scomuniche; e le pene spirituali che colpir dovevano soltanto le colpe
+morali, conversero arditamente in armi della loro politica mondana.
+Sebbene una scomunica non sempre fosse pari ad un cherubino che colla
+spada fiammeggiante si ponesse a guardia del patrimonio minacciato,
+tuttavolta essa metteva spavento all’assalitore, perocchè fra le genti
+di questo tempo la sua mistica efficacia recasse angustia d’animo per
+lo meno eguale a quella che destava un’eclisse di sole[141]. Sennonchè
+un eroe guerriero, avido di dominare, meno forse temeva per la salute
+dell’anima sua, che per la sicurezza delle province rapite e riluttanti
+al suo giogo, le quali il Papa avrebbe potuto facilmente commovergli
+contro, se avesse da parte di Dio posto fuor del diritto il rapitore.
+Oltracciò, le conquiste di Roberto erano grandi abbastanza perchè
+se ne costituisse uno Stato, cui, secondo la fede di quell’età, il
+riconoscimento pontificio imprimeva carattere di validità e di giure
+divino. Entrambi le parti pertanto andarono in cerca l’una dell’altra,
+e si raccostarono. I vincitori di Civita, Riccardo di Aversa e
+Roberto Guiscardo, si presentarono a Nicolò in Melfi, dove questo
+Papa nell’anno 1059 raccolse un Concilio; entrambi uomini audacissimi,
+senza fede e coscienza, capitani di ladronaie, tutto coperti di sangue,
+predoni grandi, sani e salvi a dispetto di molti anatemi ecclesiastici,
+eroi invincibili. Colà eglino ricevettero in feudo dalla santa Sede
+le terre conquistate, eccezion fatta di Benevento. Si tennero così
+in non cale i diritti dei principi spodestati, parimenti come non
+si diè bada alla così detta sovranità suprema dell’Impero tedesco;
+fu vista così un’autorità legittima d’impero sparire e un’altra
+sorgere da una ladreria. In tutti i tempi la legittimità ha dovuto
+chinare il capo e cedere all’interesse personale, e lo stesso Stato
+della Chiesa è sorto soltanto per ciò che i Pipini calpestarono i
+diritti dei Merovingi ed i Papi soppiantarono quelli dei Bizantini:
+unicamente ciò che può parere strano si è la fidanza di un Papa, il
+quale a stranieri dispensò province straniere come se fossero roba
+sua, e financo confermò preventivamente in loro possedimento terre
+che erano ancora da conquistare[142]. Riccardo fu riconosciuto per
+principe di Capua; il Guiscardo con titolo di conte e di duca fu
+infeudato delle Puglie e delle Calabrie, e gli fu eziandio promessa la
+Sicilia, una volta ch’egli avesse tolta l’isola di mano degli Arabi e
+dei Greci. I Normanni prestarono al Papa giuramento di vassallaggio
+coll’obligo di un annuo tributo; giurarono di soccorrere la Chiesa
+affinchè conservasse i suoi possedimenti, e di ajutare nelle cose del
+pontificato i Papi eletti giusta i canoni dai migliori Cardinali[143].
+Per tal guisa il decreto di Nicolò II circa la elezione venne posto
+sotto la tutela armata dei Normanni, e fu riconosciuto da questi nuovi
+principi primamente che da altri.
+
+Fu in conseguenza del trattato di Melfi, che Nicolò e Ildebrando
+condussero con sè a Roma un esercito di Normanni. I Conti di Tusculo,
+di Preneste e della Sabina furono tosto ridotti a obbedienza, e
+l’Antipapa fu per la seconda volta assediato in Galeria[144]. Questo
+castello, discosto quindici miglia da Roma, stava presso al fiume
+Arrone nella diocesi di Silva Candida, e dal secolo undecimo in poi
+era possedimento di Conti, i quali se ne avevano fatto un dominio
+ereditario[145]. Gerardo conte, che ivi dava ricetto a Benedetto
+X, era uno dei più potenti tirannelli della Tuscia romana; capo del
+partito avverso a Ildebrando, era stato scomunicato da parecchi Papi,
+e per ultimo anche da Nicolò colle maledizioni più tremende. Ei si
+difese prodemente nella sua rocca, e soltanto dopo parecchi assalti
+fu costretto a consegnare l’Antipapa. Benedetto X venne a’ negoziati
+dall’alto delle mura; trenta nobili romani gli giurarono che sarebbe
+rispettata la sicurezza della sua persona, ed egli venne nella Città e
+vi pose dimora nelle case della madre sua, che erano in vicinanza alla
+santa Maria Maggiore. Un Concilio, sopra del quale Ildebrando esercitò
+le sue arti d’intrigo volte a precipitare Benedetto, depose ancora una
+volta quest’ultimo, lo espulse dall’ordine sacerdotale, e lo confinò
+per tutta la vita nel monastero di sant’Agnese presso a Roma[146].
+
+
+§ 4.
+
+Irritazione che desta in Roma il decreto sull’elezione. — I nemici del
+sistema d’Ildebrando cospirano. — Nicolò II muore nel 1061. — I Romani
+ed i Lombardi domandano a re Enrico che elegga un papa. — Condizioni
+di Milano. — I Paterini. — I Cotta e Arialdo. — In Roma la fazione di
+Ildebrando elegge Anselmo di Lucca a pontefice. — La corte germanica
+solleva al papato Cadalo di Parma.
+
+Lo scisma era superato e vinta la contrarietà dell’aristocrazia. D’ora
+in poi, in istrettissima vicinanza, la spada normanna s’avrebbe librato
+minacciosa su di Roma, laonde, non appena s’ebbero di ciò accorto i
+Romani, che diventarono partigiani risoluti della corte germanica.
+S’aveva questa offeso del decreto sull’elezione e della infeudazione
+che il Papa s’era arrogato di dare ai Normanni; pareva che i diritti
+dello scettro tedesco e i diritti della città di Roma fossero stati
+parimente e d’un istesso tratto lesi. Gli interessi dell’una e
+dell’altra parte convenivano ad associarsi in una lotta comune contro
+il novello Papato, e da ora avanti, per tre secoli, Roma si scisse
+in fazione imperiale e pontificia. Ildebrando raccolse intorno al suo
+vessillo tutti gli aderenti della riforma, ma il partito avverso era
+più numeroso. A questo appartenevano i Conti di Tusculo, di Galeria,
+di Segni e di Ceccano, i discendenti dei Crescenzî, antichi nemici di
+Tusculo, e quasi tutti i capitani d’origine germanica che erano nella
+Tuscia e nel Lazio: nel tempo medesimo la nobiltà cittadina era guidata
+dal feroce Cencio figlio di Stefano prefetto, e fra il clero stesso
+si accoglieva una fazione nemica, la quale aveva per duce Ugo Candido,
+cardinale di san Clemente, alsaziano di nascita. La unione con Alemagna
+e la grande scissura che tosto scoppiava nella Chiesa davano alla
+nobiltà romana una forza momentanea; molti di quei signori scendevano
+di origine germanica, e perciò tenevano le parti dell’Impero tedesco;
+altri, sebbene di razza latina, combattevano con eguale fervore la
+signoria del Papa sulla città di Roma. Tanto minor potenza finalmente
+avevano i Pontefici di vincerla su quei Baroni, perocchè da tempo lungo
+i primi non uscissero più delle grandi famiglie di Roma, e perciò in
+queste più non trovassero alcun sicuro appoggio: per tenersi soggetta
+Roma erano costretti di servirsi del braccio di odiati stranieri, dei
+Normanni[147].
+
+Come Nicolò II fu morto a Firenze nel giorno 27 Luglio del 1061,
+le cose volsero alla catastrofe. Tutti i nemici della riforma si
+strinsero insieme; volevasi adesso tor vendetta della spedizione dei
+Normanni che molte nobili castella avevano distrutto, volevasi abolire
+il decreto sull’elezione, rinnovare il Patriziato. I Conti della
+Campagna, i nobili della Città, Cencio co’ suoi fratelli, i figli
+di Baruncio, Cencio e Romano, Berizone ed altri, Ugo cardinale con
+alcuni Vescovi si raccolsero a parlamento in Roma, e si accordarono
+di conferire formalmente al giovine re Enrico il Patriziato e i
+diritti consueti dell’elezione pontificia[148]. Pertanto i congiurati
+contro il nuovo Papato avevano intendimenti conservativi, e nutrivano
+sentimenti contrarî all’idea nazionale. Al Re mandavano i simboli del
+Patriziato, la clamide di color verde, la mitra, l’anello e il diadema,
+e, riferendosi in pari tempo al decreto di Nicolò II sull’elezione,
+giusta il quale non potevasi eleggere alcun papa senza la cooperazione
+di Enrico, lo richiesero che desse a Roma un pontefice[149]. Ad
+istigazione di Guiberto cancelliere s’aggiunsero ai Romani molti
+Vescovi di Lombardia e ambasciatori di Milano, i quali sollecitarono
+l’Imperatrice affinchè non permettesse che al figliuol suo si rapissero
+i diritti della corona, e chiesero per Papa un uomo delle terre
+lombarde, del paradiso d’Italia, come essi le appellavano, ed un tale
+che fosse aperto avversario del celibato.
+
+Il profondo commovimento destato dalla riforma, non fu in nessun
+luogo maggiore di quello che agitava Milano. Questa città ricca di
+traffichi superava allora per isplendore tutte le altre, e la sua
+importanza politica per qualche tratto di tempo gettò nell’ombra
+eziandio Roma. Non peranco infatti Roma s’era elevata all’altezza di
+vere lotte sociali, così come era avvenuto di Milano, dove esisteva
+una cittadinanza media potente, e dove s’era ordinata una costituzione
+republicana[150]. Già in secoli anteriori quegli Arcivescovi avevano
+combattuto gagliardamente la podestà assoluta del Papato: il diritto
+cui pretendevano di coronare i Re d’Italia li rendeva omai emuli dei
+Pontefici, i quali coronavano questi Re a imperatori. Il clero milanese
+era immensamente ricco, e «innumerevole come le arene del mare»[151].
+Pertanto giusto là i decreti di riforma avevano cagionata la più acerba
+irritazione, poichè ivi gli officî ecclesiastici andavano a compera dei
+figli della nobiltà, e nel maggior numero i preti vivevano accasati con
+donne. Ma la dissolutezza del clero nobile per contrapposto educava il
+più ardente fervore della riforma nella parte democratica del popolo,
+e la controversia ecclesiastica vieppiù veemente diventava, perocchè in
+pari tempo sortisse indole politica e sociale.
+
+Guido di Velate, da dopo il 1045 succeditore di Eriberto
+nell’arcivescovato e creatura dell’Impero, tornò perciò in odio dei
+riformatori: intorno a lui si schierarono tutti gli aderenti del
+sistema antico, mentre dall’altro canto, il partito della riforma,
+che appellavasi dei Paterini, trovò suoi capi anche in alcuni
+nobiluomini[152]. Due fratelli della nobile famiglia dei Cotta,
+Landolfo e Erlembaldo, diventarono un dopo dell’altro capitani del
+popolo, e, presso a loro, il fanatico diacono Arialdo conseguì
+rinomanza con sue prediche[153]. Questi uomini avevano stretto
+relazioni vivissime con Ildebrando, per guisa che Milano, parimente
+come Roma, venne a dividersi in due fazioni, l’una delle quali teneva
+per l’Imperatore, l’altra per il Pontefice; l’una voleva mantenere gli
+abusi nella Chiesa, l’altra intendeva a introdurre la riformazione
+senza badare a checchessia. Per verità Guido arcivescovo era stato
+costretto da decisioni conciliari a far sommessione, allorchè Nicolò II
+nell’anno 1059 avea mandato da suoi legati in quella città il Damiani
+e Anselmo di Badagio, vescovo di Lucca e milanese di nascita. Però la
+conciliazione non fu di lunga durata; la scissura dei partiti eruppe
+di bel nuovo, e la morte di Nicolò II precipitò Milano e Roma in eguali
+guai di disordine.
+
+Gli Imperiali di Lombardia si collegarono pertanto coi Romani affine
+di levare a papa un uomo che non fosse della parte di Ildebrando. I
+riformatori romani da canto proprio mandarono il cardinale Stefano
+alla corte tedesca; ma quando questo legato, che ivi non ottenne
+accoglienze, si fu tornato a Roma senza risultamento alcuno, Ildebrando
+si fe’ cuore di farla del tutto finita colla corte di Germania.
+Congregò egli i Cardinali addì 1 Ottobre del 1061, e, conformemente
+a quel che disponeva la legge nuova sull’elezione, fece eleggere
+a pontefice il Vescovo di Lucca. Sebbene questo zelante prelato
+fosse uno dei patroni dei Paterini, tuttavia stava egli da lungo
+tempo in rapporti di buona amicizia colla corte germanica, perlochè
+Ildebrando poteva ancora sperare di giungere per mezzo suo ad un equo
+accomodamento. La elezione di Anselmo non avrebbe violato il decreto di
+Nicolò II, se dal Re si avesse per lo meno ricavato la confermazione;
+ma questo non avvenne, e così Ildebrando aizzò apertamente la podestà
+regia. Uno scisma lungo e guerre civili sanguinose dovevano essere le
+conseguenze di questo fatto audace.
+
+Anselmo di Lucca, nominato Alessandro II, fu posto sulla sedia
+pontificia colla forza delle armi di Riccardo di Capua: infatti,
+Desiderio abate aveva guadagnato questo Principe affinchè conducesse il
+novello Papa a Roma, dove alcuni nobili, Leone _de Benedicto_, Cencio
+Frangipane e Giovanni Brazuto stavano a’ fianchi di Ildebrando[154].
+Però, soltanto dopo una violenta battaglia cogli Imperiali Anselmo potè
+di notte tempo e per rigiri di vie meno frequentate mettersi dentro al
+Laterano.
+
+Mentre adesso Riccardo, da vero Normanno, s’era fatto di casa a Roma, e
+vi mozzava parecchie teste di Conti o di Consoli suoi nemici, giungeva
+alla Città la novella che in Alemagna s’era eletto un Papa. I Vescovi
+tedeschi e alcuni di Lombardia, sotto la presidenza dello zelante
+Guiberto, s’erano congregati a Basilea; ivi gli ambasciatori dei
+Romani, con Gerardo di Galeria e con Cencio alla loro testa, avevano
+formalmente coronato a patrizio il decenne re Enrico. Il Concilio poi
+aveva cassato i decreti di Nicolò II e la elezione di Alessandro II
+come illegali, ed in unione coi deputati romani, addì 28 di Ottobre,
+aveva eletto a pontefice il veronese Cadalo, vescovo di Parma[155].
+Sciaguratissimo errore fu l’esaltamento di questo prelato; un uomo che
+avesse avuto genio, energia e rigido costume avrebbe potuto mandare
+facilmente a vuoto i disegni di Ildebrando; invece l’animo fiacco di
+Cadalo non seppe giungerne a capo.
+
+Ancora una volta stavansi di fronte due Papi, l’uno in Roma, l’altro di
+là dalle Alpi, donde si apprestava a scendere in armi per discacciare
+il suo avversario dal Laterano. Rare fiate il mondo aveva atteso
+con pari ansietà ad una lotta simigliante, avvegnaddio le parti, che
+si schieravano dietro ai due Papi, non più fossero semplicemente di
+uomini faziosi, ma fossero le due podestà mondiali, la Chiesa romana e
+l’Impero romano.
+
+
+
+
+CAPITOLO QUARTO.
+
+
+§ 1.
+
+Alessandro II. — Cadalo scende in Italia. — Benzone viene a Roma con
+un’ambasciata della Reggente. — Parlamenti tenuti nel Circo e sul
+Campidoglio. — Cadalo, ossia Onorio II, conquista la città Leonina.
+— Muove a Tusculo. — Goffredo di Toscana impone un armistizio. —
+Repentino mutamento delle cose in Alemagna. — Per opera di Annone di
+Colonia Alessandro II è riverito per papa (1062). — Entra in Roma.
+
+Prima che Cadalo movesse contro Roma, Ildebrando attese con
+instancabile operosità ad acquistarsi aderenti, ed a negoziare con
+Goffredo di Toscana, cogli ottimati di Lombardia e coi Normanni.
+Alessandro II, animo fiacco cui mancava independenza di volontà, si
+rincantucciava dietro la persona del suo Arcidiacono, in cui riponeva
+tutta la fiducia, e ch’egli tosto elevava alla dignità di cancelliere.
+Accanto di Ildebrando stava il Damiani, della cui penna enfatica quegli
+si giovava a combattere con opuscoli acconci, in pro della causa di
+Roma. Cadalo non diè bada alla focosa filippica con cui l’eremita
+lo scongiurava a desistere dalla sua usurpazione, e gli vaticinava
+(fu però falso profeta) che sarebbe morto nel termine di un anno. Il
+Vescovo di Parma, dapprima cancelliere dell’Impero sotto di Enrico III,
+era uomo di corte di qualche ingegno, nè raccapezzava motivo alcuno per
+credersi un usurpatore, chè anzi trovava egli a sufficienza motivi di
+chiamar così l’avversario suo. Le doti personali di lui troppo scarse
+erano perchè mettessero in temenza il partito d’Ildebrando, ma le
+sue dovizie erano di principe, laonde sperava di schiudere con chiavi
+d’oro il san Pietro, facilmente sì come le porte di Roma venale. Armava
+soldatesche, e nella primavera dell’anno 1062 scendeva in Italia, dove
+il partito imperiale con grandi onori lo conduceva di città in città,
+mentre Beatrice di Toscana indarno gli frapponeva ostacoli nel suo
+cammino. Fece sosta a Parma per afforzare il suo esercito coi vassalli
+del suo Vescovato, per congiungersi coi Romani ribelli e per muovere
+indi contro la Città.
+
+Benzone, vescovo di Alba in Piemonte, gli era stato posto a’ fianchi
+perchè andasse ambasciatore della Imperatrice a’ Romani. Questo
+furibondo nemico di Ildebrando e de’ suoi Papi, contro i quali aveva
+armeggiato con satire abbastanza efficaci di punta, non si faceva
+scrupolo di calunnia o di menzogna; l’audacia con cui assaliva le
+persone de’ suoi avversari, la sua arguzia e il suo ingegno potevano
+fare impressione sugli Italiani, se per soprassello ei loro avesse
+promesso monti d’oro in compenso della parte che prendessero a pro
+di Cadalo[156]. Cominciò egli dunque con fargli degli aderenti in
+Toscana, indi andò fra i Romani per indurli ad abbandonare la causa
+di un Papa eletto contrariamente alla legge. I partigiani della corte
+germanica andarono a levare presso alla porta di san Pancrazio il
+vivace ambasciatore, e festanti lo addussero in Campidoglio, dove fu
+albergato nel palazzo di Ottaviano[157]. Al Vescovo compiacentesi della
+magnificenza pomposa sembrò d’essere eguale al legato di un qualche
+Imperatore antico; i rozzi Consoli di Roma e gli officiali del palazzo
+con loro alte e bianche mitre in capo gli parvero altrettanti _Patres
+conscripti_, e allorchè si fece a parlare dai ruderi del Campidoglio
+può darsi che paragonasse sè stesso per lo manco a Cicerone[158].
+La nobiltà si radunò a parlamento fra gli avanzi di un circo, ossia
+ippodromo. Il Circo massimo (se ne torna ad incontrare qualche volta
+menzione ne’ documenti) aveva perso la figura antica, chè la ruina
+era andata rodendolo per cinquecento anni, dacchè un Re dei Goti ivi
+dentro aveva dato gli ultimi giuochi di carri. I suoi due obelischi
+giacevano a terra franti, i suoi archi di trionfo erano fatti a pezzi,
+e nel mezzo dell’arena cresceva l’erba, sì come avviene anche oggidì:
+però i suoi ordini di gradini potevano pur sempre servire da sedili
+ad un’assemblea. Questo antichissimo teatro dei più splendidi sollazzi
+di Roma si rianimò di nuova vita nell’anno 1062, quando vi entrarono a
+frotte i barbarici nepoti, ispidi d’armi; e là dove un tempo le fazioni
+dei Verdi e degli Azzurri s’erano accapigliate per i loro guidatori di
+cocchi, altre fazioni venivano adesso ad azzuffarsi con pari fanatismo
+pei loro Papi[159]. Ei può parere cosa degna di nota per la Roma
+di quel tempo, che un parlamento si congregasse in luogo profano; e
+questo giova ad apprenderci che gli elementi cittadini erano sorti
+vieppiù gagliardi, dopo che la costituzione di un Senato ecclesiastico
+e i disegni monarchici del Papato gli avevano massimamente allettati
+a resistenza più fiera. Benzone destramente diede all’adunanza il
+carattere di comizio del popolo romano; papa Alessandro si vide
+costretto a presentarsi ivi in persona, e questo fu un trionfo per
+il partito laicale. Allorquando il Pontefice entrò a cavallo entro
+l’arena, circondato di Cardinali e di suoi partigiani armati, fu
+accolto con tumulto, e Benzone ebbe la bella ventura di potergli
+scagliar contro un’orazione tonante. Lo chiamò traditore spergiuro
+della corte tedesca cui andava debitore del Vescovato di Lucca, lo
+appellò intruso che aveva assalito Roma con armi normanne, e finalmente
+in nome del Re gli comandò di scendere dalla cattedra di san Pietro e
+di chiedere perdonanza a’ piedi di Enrico. Applausi romorosi accolsero
+il suo discorso; invece grida feroci fecero seguito alla risposta di
+Alessandro, il quale protestò che per fedeltà al Re aveva accettato la
+elezione, e che a lui avrebbe mandato un’ambasceria. Tosto dopo il Papa
+cavalcò fuori del circo colla sua fazione, e Benzone fu ricondotto da’
+suoi al palazzo di Ottaviano.
+
+Al dì vegnente Benzone convocò un’altra volta il partito imperiale:
+di questa «tornata del Senato» egli ci ha dipinto un pomposo quadro
+parlamentare, e ci ha registrato alcuni discorsi dei Padri congregati,
+i quali presero posto a seconda che alla loro dignità si spettava;
+primo Nicolò, maestro del «sacro palazzo», illustre e dovizioso
+Romano, discendente (così almeno a creder suo) dei Trebazî antichi;
+indi Sassone _de Helpiza_ presidente de’ giudici, Giovanni figlio
+di Berardo, Pietro _de Via_, Bulgamino e il fratel suo, Berardo _de
+Ciza_, Gennario, Cencio Francolini, Bonifilio, e ottimati altri di
+ordine senatorio[160]. Nicolò, maestro del «palazzo», analizzò con
+quali mezzi Ildebrando avesse elevato Anselmo al papato[161]; indi
+con un’ambasceria spiccata «dal Campidoglio» si fe’ invito a Cadalo
+affinchè venisse prestamente a tor possedimento del pontificato; e
+Benzone, che stava aspettandolo, si diè vigile cura di tener raccolti i
+Romani sotto la sua bandiera, perocchè gli avesse trovati più mutabili
+di «Proteo».
+
+Cadalo, ossia Onorio II, accompagnato da Guiberto cancelliere,
+compatriota suo, che come capo del partito imperiale era stato
+propriamente quello che lo aveva creato papa, partì di Parma; per
+Bologna s’avviò a Sutri, dove giunse addì 25 Marzo e dove trovavansi
+a salutarlo Benzone, molti nobili romani ed i Conti di Galeria[162].
+Mossero indi tutti verso Roma, e posero campo presso a Monte Mario.
+Dopo che si ebbe senza alcun profitto negoziato con Leone _de
+Benedicto_, che aveva pieni poteri da Alessandro, gli aderenti di
+Ildebrando uscirono ad assalto; la battaglia fu fiera e sanguinosa,
+ma Cadalo entrò da vincitore nella città Leonina addì 14 di Aprile.
+I prati di Nerone furono coperti di centinaja di morti, molti Romani
+annegarono nel fiume, la Città risonò di lai dolenti, in quello che i
+vincitori strombazzavano lietamente che, da Evandro in poi, Roma non
+aveva subìto una sconfitta eguale. Anche il Damiani, che tosto dopo
+indirisse a Cadalo una lettera tutta acre di collera, fu tratto a
+invocare le reminiscenze delle guerre civili combattute fra Cesare e
+Pompeo, e rammentò eziandio la mitezza di Totila che, presa Roma, aveva
+risparmiato i cittadini: così la memoria di un Re goto trovò ancora
+onoranza in un’età, nella quale delle sue geste obliate leggevasi
+novella soltanto nel Libro Pontificale.
+
+Però Cadalo non potè entrare in Roma per il ponte di Adriano o dal
+Transtevere; e neppure ardì di soffermarsi nella città Leonina, ma
+riprese quartiere nei prati di Nerone. Cinque giorni rimase egli colà,
+poi, udendo che Goffredo era in cammino, levò atterrito le tende, e,
+traghettato il Tevere presso al castello Flajano[163], ricevette un
+sussidio di mille uomini che gli vennero condotti dai figliuoli del
+conte Burello della Campania; indi si congiunse ai Conti di Tusculo
+e pose campo presso a quella rocca, di cui era allora a capo uno dei
+figli o dei nipoti di Alberico, appellati Gregorio, Ottaviano o Pietro
+e Tolomeo. Questi signori continuavano ad attribuirsi diritti legittimi
+su di Roma, e perciò s’appellavano sempre consoli o senatori dei
+Romani[164].
+
+Colà venivano anche legati dell’Imperatore greco a rianimare le
+speranze di Onorio II: il Bizantino lo riveriva, e avidamente coglieva
+l’occasione dello scisma romano perchè intendeva a cacciare dalle
+Puglie i Normanni, alleati di Alessandro, coll’ajuto dell’antagonista
+suo. Ancor prima, Costantino Ducas aveva negoziato, per mezzo di
+Pantaleone prefetto di Amalfi, coi Romani ossia con Benzone, e gli
+aveva richiesti che inducessero la Reggenza tedesca ad associarsi in
+una comune impresa contro ai Normanni. E adesso rinnovava quelle sue
+proposte, ma indarno, poichè la venuta di Goffredo recava una subita
+mutazione di cose.
+
+Se lo sposo di Beatrice fosse stato uomo di genio, egli si sarebbe
+giovato di quelle opportunità propizie per impadronirsi del Patriziato
+e per fondare un regno italico; ei si restrinse invece a far le
+parti di mediatore autorevole, perocchè a lui, così dichiarava, si
+competesse di condurre a Roma i Papi. Venuto presso a ponte Milvio,
+impose ai partiti di dar tregua alle armi, indi da Tusculo dettò
+un accomodamento, giusta il quale i due Papi dovevano tornarsene
+ai loro Vescovati, finchè egli fosse andato in persona alla corte
+tedesca per farvi pronunziare sentenza di loro controversia. Cadalo si
+rallegrò di aver potuto comperare a prezzo di una grande moneta questa
+intromissione e l’agio di ritirarsi a Parma; Alessandro anch’egli
+docilmente se ne andò a Lucca[165].
+
+Il Duca pose presidio in Roma, ma la fazione di Cadalo teneva in
+poter suo la fortezza di san Paolo e la città Leonina, dove Cencio
+figlio di Stefano era padrone del castel Sant’Angelo. D’ambo le parti
+si cercò adesso di guadagnar in proprio favore la corte di Germania;
+colà andò Goffredo, e il cardinale Damiani mandò una scrittura
+apologetica. Ristucco della vita che menava in Roma, questo santo aveva
+rinunciato al Vescovato di Ostia e s’era ritirato a Fonte Avellana;
+però non cessava di servire alla Chiesa, che parecchie volte usonne
+da suo legato[166]: e quando Goffredo era entrato in negoziati collo
+scomunicato Cadalo, il Damiani gli aveva scritto una lettera donde
+schizzava lo sdegno; adesso poi difendeva la causa della Chiesa romana
+con una scrittura dettata in forma di dialogo[167].
+
+Frattanto i casi che di repente avvenivano in Germania, e nei quali
+non era estranea l’arte politica di Ildebrando, favorivano la causa
+di Alessandro II. Annone arcivescovo di Colonia, d’intesa col duca
+Goffredo, giusto in quello cacciata l’Imperatrice dal governo, aveva
+con violenza trascinato seco il giovine Enrico nel suo Vescovato, e
+usurpato la reggenza. Quel prelato, anima avara e falsa, era nato
+a far la disgrazia di Alemagna e dell’Impero; sperdette i diritti
+della corona facendo accettare il decreto promulgato da Nicolò II
+sull’elezione, e ottenne facilmente che un Concilio, raccolto ad
+Augusta nel dì 28 di Ottobre del 1062, riprovasse la elezione di
+Cadalo, e dichiarasse Alessandro II essere pontefice legittimo.
+Completa fu la vittoria del partito di Ildebrando, il quale potè
+trionfare soltanto per opera di Annone, chè anche Guiberto, il più
+intelligente uomo che la parte imperiale contasse fra i suoi e di
+cui era l’anima, fu cacciato, e l’officio di cancelliere d’Italia
+affidato a Gregorio vescovo di Vercelli. In pari tempo il doca
+Goffredo fu nominato _Missus_ per Roma, dove egli fu incaricato di
+ricondurre Alessandro II, che andò a levare da Lucca. In conseguenza
+di ciò la parte d’Ildebrando ricevette con molta allegrezza il Papa
+suo nel Gennaio del 1063; le soldatesche di Goffredo si congiunsero
+coi Normanni e tennero occupate Roma, la Sabina e la Campagna,
+dove assediarono o devastarono le castella dei Conti, ma non furono
+capaci di sgombrare la Giovannipoli e la città Leonina dai Romani
+che parteggiavano per l’Impero: Alessandro II venne in possedimento
+soltanto della Città propriamente detta, e con animo trepidante pose
+dimora nel Laterano.
+
+
+§ 2.
+
+Annone è rovesciato in Germania. — Cadalo ritorna a Roma. — Scoppia
+nella Città una seconda guerra a cagione del Papato. — Cadalo cade. —
+Alla fine si riconosce Alessandro II per papa.
+
+I Tedeschi avevano rinunciato a Cadalo, ma i Romani si mantenevano
+costantemente fedeli alla sua bandiera, e indirizzavano fervide istanze
+all’imperatrice Agnese, chiedendo che il loro papa Onorio tornasse.
+Questo sventurato pretendente che s’aveva visto tradire dalla stessa
+corte di Germania, dava fondo in Parma ai suoi tesori per assoldare
+milizie con cui voleva tentare una nuova impresa contro Roma. Molti
+Vescovi lombardi gli davano appoggio, ed una reazione che succedeva
+alla corte tedesca gli dava benanco promessa di presto vincere. Il
+traditore Annone perdeva il favore del giovine Re, presso al quale lo
+soppiantava il magnifico e ambizioso vescovo Alberto di Brema, e il
+partito dell’Imperatrice s’impadroniva di bel nuovo del reggimento.
+Allora Alberto cercava di minare anche in Roma l’opera di Annone,
+esortava i Romani a perseverare con coraggio, incorava Cadalo a porsi
+in possesso della cattedra pontificia, e dava incarico a Benzone di
+ricondurlo a Roma.
+
+Lo scisma scoppiava una seconda volta; il mondo cristiano mirava con
+gran malcontento queste ripetute lotte che si combattevano fra due
+Papi per cagione della tiara, lotte che insozzavano Roma di sangue,
+ma che erano sostenute con sì povere forze d’armi da destare più
+meraviglia che sollecitudine. Riccardo di Capua e Roberto Guiscardo
+avevano continua faccenda nell’Italia inferiore; non potevano
+mandare a Roma forti soldatesche, nè soprattutto lo volevano fare,
+perciocchè dall’anarchia di Roma quei Principi astuti avessero tutto
+da guadagnare, e già intendessero cupidi sguardi alla Campagna romana.
+Goffredo di Toscana seguiva un pari indirizzo politico, nel tempo
+istesso che d’altra parte la confusione delle cose di Germania e la
+giovinezza del Re impedivano che s’imprendesse una spedizione su Roma.
+Pertanto Cadalo poteva contare soltanto sui suoi vassalli e sulle genti
+da lui stipendiate, che egli riuniva co’ suoi aderenti romani.
+
+La guerra civile si riappiccò nell’anno 1063, allorchè Cadalo comparve
+innanzi a Roma. Di nottetempo s’impadronì egli del san Pietro, e pose
+sede nel castel sant’Angelo sotto la protezione di Cencio[168]; indi
+le sue soldatesche tentarono di aprirsi la via al Laterano, e si pugnò
+con furore. La salvezza di Alessandro II, «idolo dei Normanni», era
+riposta nelle spade di quei cavalieri, dei quali Ildebrando animava il
+coraggio, ma eglino, dopo una violenta mischia combattuta per le vie,
+venivano ricacciati sul Celio. Sperò adesso Cadalo di insignorirsi
+veramente del Laterano, ma l’esaurimento di forze fece sì che le armi
+posassero per un lungo mese, in capo al quale i Conti della Campagna
+osarono finalmente di muovere all’assalto contro il palazzo pontificio.
+Però l’impresa fallì, quantunque i Normanni subissero gravi perdite
+a cagione di una imboscata in cui davano dentro dappresso all’_opus
+Praxitelis_, nelle terme di Costantino, là dove erano i due colossi
+di marmo. L’Antipapa con grato animo presentò i Conti di pellicce
+preziose e di abiti di seta, regalò le milizie splendidamente, e i
+Romani giubilando intrecciarono danze intorno a Cadalo, che per loro
+faceva da vitello d’oro. Or disponevasi che le città circostanti
+dovessero a vicenda fornire Roma di un presidio di armigeri[169], ma
+dall’altra parte rinforzi di Normanni ed eziandio di Toscani venivano
+a dar nerbo alla fazione di Ildebrando. La battaglia ardeva senza
+fine e acerbamente per le strade. Nessun altro luogo al mondo più di
+Roma offeriva così grande opportunità per le guerre cittadine; ivi i
+monumenti degli antichi erano altrettante fortezze formate tali per
+loro natura o tali ridotte coll’arte. Infatti, da più di un secolo
+maggiorenti e abati avevano edificato torri, od a munimento di torri
+avevano elevato edificî romani: se potessimo dare un’occhiata a ciò
+che Roma era in quel tempo vedremmo un labirinto di oscuri palazzi
+saldamente fortificati e una foresta di torri alzate ad ogni ponte, e
+in piazze e in vie molte.
+
+Più di un anno Roma sofferse di questa orrenda guerra civile, in
+quello che i due Papi, a cui beneficio era combattuta, sedevano l’uno
+nel Laterano, l’altro nel castel Sant’Angelo, ambidue tremanti, e
+intenti a cantar messe, a promulgar bolle e decreti, ed a scagliarsi
+l’uno contro l’altro anatemi. I Conti della Campagna che derivavano
+da origine tedesca (fra loro era Rapizo di Todi), avevano promesso a
+Cadalo di sostenere a vicenda per ogni mese l’officio di capitano in
+Roma, ma egli rabbrividiva al solo pensare che l’incostanza dei Romani
+potesse tradirlo; perciò senza posa dispensava oro a piene mani, e
+acconciamente il Damiani poteva paragonare lui a Giove, Roma a Danae,
+nel cui grembo scendeva in figura di pioggia d’oro. Cadalo, «tribolo
+della Chiesa, ruina della disciplina apostolica, nemico del genere
+umano, radice di peccato, araldo del diavolo, apostolo dell’Anticristo,
+freccia dell’arco di Satana, verga di Assur, naufragio della castità,
+uomo di fango, fango del secolo, pasto ammannito per l’inferno»,
+Cadalo in una parola, «verme orribile e ravvolto nelle sue spire»,
+s’appiattava nel sepolcro di Adriano, e a proprio beneficio poneva
+il mondo a soqquadro, in quello che Alessandro, o, come Benzone lo
+appellava, Asinandro, accoglieva nel Laterano i Paterini, continuava a
+compilare decreti contro il concubinato dei preti, e seminava il mondo
+di «ortiche e di vepri». Con questo garbo grottesco i partiti avversi
+si pungevano a furia di opuscoli[170].
+
+Frattanto una fresca milizia di Normanni assediava porta Appia e il
+san Paolo. Perciò Benzone in nome dei Romani scriveva a re Enrico e
+ad Alberto lettere piene di querimonie, nelle quali rammentava loro
+le gloriose imprese compiute dagli Ottoni, da Corrado e da Enrico,
+quando questi Principi erano venuti a Roma[171]. «Gli apostoli Pietro e
+Paolo», diceva lo stravagante Vescovo, «hanno conquistato Roma, rocca
+del romano Impero, strappandola ai pagani, l’uno armato di croce,
+l’altro di spada; l’hanno data ai Greci, ai Galli ed ai Longobardi,
+ma da ultimo e per sempre l’hanno posta in mano ad Alemagna. E voi,
+consiglieri dell’impero tedesco, voi tradite ora questo possedimento
+che non volete conservare all’Impero; invece di mantenervi padroni
+d’Italia come hanno fatto i padri vostri, la lasciate alla balìa dei
+Normanni, e voi, Tedeschi, biascicate questa strana orazione:
+
+ _Ab omni bono libera nos Domine,_
+ _Ab arce imperii libera nos Domine,_
+ _Ab Apulia et Calabria libera nos Domine,_
+ _A Benevento et Capua libera nos Domine,_
+ _A Salerno et Malfia libera nos Domine,_
+ _A Neapoli et Gerentia libera nos Domine,_
+ _A felice Sicilia libera nos Domine,_
+ _A Corsica et Sicilia libera nos Domine[172]»._
+
+Il messaggiero apportatore di queste lettere tornò colla inane parola
+che si imprenderebbe una spedizione contro a Roma. Fu un andirivieni
+continuo di negoziatori e di ambascerie. Anche Costantino Ducas promise
+un naviglio e un esercito; deputati dei Greci e dei Longobardi di Bari,
+furono condotti da Pantaleone di Amalfi dentro del castel sant’Angelo,
+e a Cadalo parvero messaggieri del cielo. Tosto dopo egli mandò a
+Quedlinburg Benzone, che parlava il tedesco, affinchè scongiurasse il
+giovine Re di venire a Roma. Benzone andò, tornò con mari e monti di
+promesse, e con magniloquenza ampollosa ne fece annunzio ai Romani
+nel san Pietro: ma che giovava che gli adulasse con accertarli che
+degnissimi erano dei loro avi, che Scipione e Catone e Fabio e Cicerone
+erano risorti in mezzo a loro, che il Re eleggerebbe senatori d’infra
+i loro militi, e principi d’infra i loro Senatori[173]? Continuavano
+le condizioni disperate di Onorio II; la parte d’Ildebrando ripigliava
+il sopravvento anche in Alemagna, Annone discacciava Alberto, e i
+Romani, che inutilmente erano stati aspettando la venuta di Enrico, si
+staccavano finalmente da un Papa di cui erano sazi fino alla noia. Per
+più di un anno Cadalo s’ebbe soffermato dentro il sepolcro di Adriano
+a riempierlo di suoi sospiri, ma dovette finalmente partirne in fuga
+con miserabile accompagnatura, dopo che in ultima era stato per giunta
+svaligiato dal suo protettore Cencio[174].
+
+Annone riportò vittoria completa sui suoi avversarî. In un Concilio
+tenuto in Germania aveva chiesto che si ponesse fine allo scisma, e
+adesso domandava ad Alessandro II che per formalità comparisse innanzi
+ad un Sinodo raccolto a Mantova, dove era citato anche Onorio II.
+Questi dapprima non si presentò, e più tardi fallì un assalto da lui
+mosso contro Mantova, laonde (addì 31 Maggio 1064) fa deposto, ed
+Alessandro II conseguì reverenza di pontefice legittimo. Onorio II
+visse ancora alcuni anni da vescovo di Parma. Fu così posto fine alla
+divisione della Chiesa; Alessandro II sotto la protezione di Goffredo
+venne a Roma, e il partito avverso chinò il capo sotto il reggimento
+d’Ildebrando[175].
+
+
+§ 3.
+
+Cresce la potenza di Ildebrando. — Sforzi di riforma. — I Normanni.
+— Defezione di Riccardo che muove contro Roma. — Goffredo e il Papa
+conducono un esercito contro di lui. — Nuovo trattato. — L’imperatrice
+Agnese prende il velo in Roma. — Lotte a Milano. — Erlembaldo Cotta,
+milite di san Pietro. — Arialdo muore.
+
+Ildebrando aveva raggiunto lo scopo che s’era prefisso in mente: or
+che si prestava reverenza ad Alessandro, ne andavano delusi i deboli
+tentativi che la Reggenza tedesca aveva fatto per conservare il
+Patriziato; adesso con più energia di prima potevansi combattere le
+pretensioni che la corona di Germania moveva sull’elezione pontificia.
+Il mirabile frate fu dai suoi contemporanei paragonato a Mario, a
+Scipione od a Cesare; stupivano essi che quell’uomo sorto di basso
+stato, avesse animo sì potente, e lo celasse in una personcina
+minuta[176]. Pier Damiani, spirito fiacco e privo di intelletto
+politico, innamorato di un concetto di Chiesa che non era l’idea di
+Ildebrando, sollevava a lui «suo santo Satana» lo sguardo pieno di
+rispettoso timore; diceva di essere più obbediente a quest’uomo che
+non a Dio e a san Pietro, anzi lui appellava signore e dio del Papa
+istesso, che gli andava debitore della tiara[177]: e la Chiesa pendeva
+dal cenno di quell’uomo misterioso il quale spirava in essa una vita
+nuova.
+
+Frattanto il divieto del matrimonio de’ preti precipitava tutta
+Cristianità in una rivoluzione sociale. Troncavansi i legami del
+sodalizio civile, per istrapparne al suo corpo umano la moltitudine del
+clero, e per foggiarla in esercito monastico ai servigî del Papa. Il
+Pontefice scagliava anatemi sopra anatemi contro ai Vescovi ed ai preti
+ribelli, i quali un po’ alla volta andavano sottomettendosi, parimenti
+di quello che faceva eziandio l’incostante cardinale Ugo Candido, il
+quale, come gli suggeriva l’interesse suo proprio, tornava in seno
+alla Chiesa. Mai più s’aveva visto nel Laterano un’operosità eguale
+a questa; il palazzo pontificio riboccava di legati di tutto il mondo
+cristiano, di Vescovi, di Principi, di uomini della più alta rinomanza
+e dei primi gradi, che vi accorrevano per assistere ai Concilî.
+Dopo che Roma, all’età dei Crescenzî e dei Tusculani, aveva cessato
+di essere centro della Cristianità, tutt’a un tratto la vigoria di
+Ildebrando le restituiva il valor suo di città capitale del mondo.
+
+La nobiltà romana per adesso non osava più maneggiarsi affine di
+riprendere la podestà temporale; schiacciati erano i Crescenzî e i
+Tusculani; ogni tentativo di rivolta era imbrigliato dalla temenza
+dei Normanni e di Goffredo. Questo Principe, ossia la moglie sua,
+proteggeva Roma dalla parte di settentrione; al mezzodì dovevano
+servirle di baluardo i vassalli normanni. Grandi servigî avevano essi
+ormai prestato alla Chiesa; per opera di loro s’era condotta a termine
+la prima elezione pontificia tornata a libertà, nè senza le buone lame
+delle loro spade, Alessandro II avrebbe potuto resistere a Cadalo.
+Pertanto i Pontefici avevano grandi oblighi di riconoscenza verso
+queste genti vassalle, e l’obligo era maggiore del sentimento che per
+loro ne provavano. Forse la ricompensa data a Riccardo di Capua non
+era stata pari alle fattegli promesse, forse si ponevano impedimenti
+alle sue mire; certo è che del tempo dello scisma egli aveva saputo
+accortamente profittare a sue ruberie, e i prosperi risultamenti
+ottenuti in breve tempo lo rendevano più audace. Tutto a un tratto
+(nell’anno 1066) ruppe egli il suo giuramento di vassallaggio,
+e di protettore si mutò in nemico della Chiesa. Può darsi che lo
+avessero secretamente chiamato i Conti della Campagna ed i Romani,
+i quali, colla caduta di Onorio II, avevano perduta la speranza di
+una intervenzione tedesca. Rapidamente passava egli il Liri, prendeva
+Ceperano, traversava e devastava il Lazio, poneva campo in vicinanza
+di Roma, e chiedeva per sè la dignità di patrizio: senza dubbio questa
+podestà gli era stata promessa dagli avversarî di Ildebrando[178].
+Tanto oltre erano venuti i Normanni nei soli tredici anni trascorsi
+dalla battaglia di Civita!
+
+Le conquiste di Riccardo nella Campania, dove nell’anno 1063 aveva
+diggià assalito all’improvviso Gaeta, mettevano del resto grande
+spavento alla corte di Germania, cui erano tornati inutili gli
+ammonimenti onde finora l’avevano esortata Cadalo e Benzone. Il
+giovine Enrico s’era messo in cammino alla volta d’Italia, ancor
+prima che udisse della spedizione di Riccardo contro a Roma; ma,
+giunto in Augusta, tornavasi indietro, perciocchè Goffredo non si
+fosse ivi congiunto con lui, sì come era stato stabilito[179]. Però
+il Margravio di Toscana, che teneva sè stesso in conto di patrizio di
+Roma, scese in gran fretta chiamato da Ildebrando; e con lui andò la
+giovine contessa Matilde figliastra sua, che forse per la prima volta
+entrava nelle mura di Roma, e prestava così il primo suo servigio alla
+Chiesa[180]. All’avvicinarsi di Goffredo, i Normanni diedero di volta;
+Riccardo si gettò dentro di Capua, e Giordano figliuol suo si accampò
+nella pianura di Aquino per tagliare la strada ai nemici. Allorquando
+Goffredo, accompagnato dal Papa e dai Cardinali, mosse nel Maggio 1067
+con grande oste contro di Aquino, sembrò che certa fosse la disfatta
+dei Normanni, ma Giordano con gran valore tenne fermo dieciotto giorni
+presso a quella città[181]: la fame e la febbre menarono grande strage
+nell’esercito di Goffredo, e finalmente l’oro operò quello che stava
+nei voti degli accorti Normanni. L’avaro Margravio tradì di buona
+voglia le speranze della Curia romana; negoziò con Giordano presso al
+ponte di sant’Angelo di Todici, in vicinanza di Aquino, e, con grande
+doglianza del Papa, voltate le fronti dell’esercito tornò indietro.
+Certo che egli aveva restituito alla Chiesa la Campagna e costretto i
+Normanni a conchiudere un nuovo patto feudale, ma Roma non otteneva
+guarentigie che la premunissero da un nuovo assalimento di questi
+pessimi vicini suoi[182].
+
+Come fu abbonacciata questa tempesta, Ildebrando potè nuovamente
+ripigliare il corso dei suoi disegni, senza che cosa alcuna ne lo
+disturbasse. In questo istesso anno 1067 ebbe financo il contento di
+veder venire a Roma l’imperatrice Agnese in aspetto umile di penitente.
+La madre di Enrico, quella donna che aveva messo sossopra il mondo
+cristiano con uno scisma, era stata tocca nel fondo della coscienza
+dagli ammonimenti di monaci cluniacensi. La lotta onde s’erano
+combattuti i partiti per ragione della Reggenza la aveva spossata;
+aveva perduto ogni influenza sul suo figliuolo datosi al libertinaggio,
+e la vita le era venuta a nausea. La caduta Imperatrice giunse a
+Roma, coperta di vesti di tela, tenendo in mano un libro di preghiere
+e cavalcando un triste ronzino. Volle cambiare il diadema col velo
+monastico, si prostrò con pianti presso alla tomba dell’Apostolo, e
+si confessò a frate Damiani, il quale con gran letizia sclamò che la
+regina Saba era andata a Gerusalemme per apprendervi da Salomone la
+sapienza, ma che l’imperatrice Agnese veniva a Roma per impararvi la
+semplicità del pescatore. Il pio Cardinale confortò con avvertimenti
+la illustre donna, usando lo stile di san Girolamo; parecchie lettere
+le scrisse che noi possediamo ancora; le citò ad esempio le tragiche
+sorti di Imperatori romani, il breve regno o la fine spaventosa de’
+quali ci insegna qual sia la labilità di tutte le cose umane, e le
+additò lo stesso sposo di lei, che nel bel fiore delle sue forze
+era precipitato dal trono nella sepoltura[183]. La penitenza e la
+venuta dell’Imperatrice a Roma furono però qualche cosa di più che un
+argomento di trionfo e di pia edificazione per gli uomini fanatici;
+chè Ildebrando potè servirsi dell’antica Reggente, facendosene uno
+strumento politico influente su di Enrico e di Germania.
+
+A questo tempo le battaglie della riforma divamparono con nuova
+veemenza a Milano. Due uomini ardimentosi tenevano colà le parti
+di Roma; però, mentre il diacono Arialdo zelava unicamente per il
+compimento della riformazione, il fratello di Landolfo coltivava
+eziandio intendimenti politici. Erlembaldo Cotta, animo saldamente
+temprato, uno degli uomini di maggior rilevanza che siano stati a
+questa età, era acceso di furibondo odio contro i preti licenziosi che
+avevano oltraggiato il suo letto nuziale: tornato di un pellegrinaggio
+a Gerusalemme, avrebbe voluto vestire la tonaca, ma Arialdo lo induceva
+a servire la Chiesa colle armi in pugno, sì come aveva fatto Giuda
+Maccabeo[184]. Erlembaldo entrò pertanto nel luogo del suo defunto
+fratello Landolfo; dopo che i nobili ebbero fatto cadere Lanzo _de
+Curte_, il popolo milanese (che sembra si avesse allora dato una
+costituzione democratica) lo elesse a capitano: ed egli si levò a
+signore della città, e in mezzo ad eroiche lotte coll’arcivescovo
+Guido, colla nobiltà e col clero maggiore, la dominò per alcuni anni
+con mano robusta.
+
+Stretti in amicizia con Alessandro II, anch’esso milanese, Erlembaldo
+e Arialdo andavano spesso a Roma e ne tornavano per concertarsi nei
+comuni disegni. Il Papa diede appoggio alla tirannide dell’ambizioso
+Capitano, il cui pietismo monastico non gli impediva di sfoggiare una
+pompa magnifica, come se fosse stato un potente duca. Ove Erlembaldo
+avesse potuto, con pari fortuna de’ Normanni, farsi signore dell’Italia
+settentrionale, il Pontefice avrebbelo tollerato, purchè soltanto
+da vassallo suo gli avesse tratto a soggezione il clero e i nobili
+lombardi. Nell’anno 1066, Alessandro II accolse quei due uomini a Roma
+in pieno concistoro, quivi creò Erlembaldo a cavaliere della Chiesa, e
+gli affidò un bianco vessillo adorno di croce rossa[185].
+
+L’età nostra, in cui sempre più rari si vanno facendo i bollori
+delle indomite indoli primitive e la ragione individuale scolpita
+di maschia fortezza dell’animo dura fatica a formarsi il concetto
+di siffatte nature fiere, e potentemente infiammate agli odî e agli
+amori. In quelle indoli risiede uno dei caratteri che rende attrattivo
+il medio evo; e nella grande lotta che ora incomincia fra la Chiesa
+e l’Impero emergono molte e strane persone di questa maniera. A capo
+di tutte vengono Erlembaldo e Arialdo, eroe che ha del monastico il
+primo, diacono fanatico l’altro. Entrambi giunsero a capo che il
+Pontefice scomunicasse l’arcivescovo Guido, e, appena che furono
+tornati a Milano, succedette un’acerrima lotta, nella quale cadde
+vittima Arialdo. Questo entusiasta pio fu colto dalla parte avversa
+mentre fuggiva, e con crudelissime barbarità martirizzato; presto però
+Erlembaldo riprese il sopravvento, tanto che discacciò l’Arcivescovo,
+e benanco pose un altro in sua vece. Tali erano le condizioni di Milano
+a questo tempo; ne abbiamo parlato, perchè molte cose che avvennero in
+Roma sarebbero incomprensibili se delle prime non si avesse contezza.
+
+
+§ 4.
+
+Debolezza del Papa in Roma. — Dissoluzione dello Stato della Chiesa.
+— La Prefettura urbana. — Cencio, caporione de’ malcontenti in Roma. —
+Cinzio, riformatore fervente, diventa prefetto della Città. — Goffredo
+di Toscana muore; Beatrice conserva il possesso dei feudi imperiali. —
+Muore Pier Damiani. — L’Abazia di Monte Cassino. — Festività magnifica
+della dedicazione della sua basilica, nuovamente edificata da Desiderio
+(1071).
+
+Le lotte per cagione della riforma commossero tutto intiero il
+reggimento di Alessandro II con travaglio febbrile; massimamente
+da dopo la controversia delle imagini il Papato non era passato per
+età alcuna più torbida di questa. Il Pontefice volgeva continuamente
+la sua operosità fuor di Roma, principalmente in Toscana e nel suo
+vescovato di Lucca, cui, neppur dopo di esser diventato papa, aveva
+rinunciato, per non perderne i redditi. Quantunque s’avesse messo il
+bavaglio alle fazioni aristocratiche di Roma, tuttavolta lo stato
+della commossa Città era mal sicuro, e Alessandro di buon grado ne
+partiva le quante volte poteva farlo. La sua podestà temporale era
+ristretta a minimi termini, ed il Papato mancava di forze per lottare
+contro i Conti della Campagna. Laddove, al tempo dei Carolingi, i Papi
+avevano mandato i loro Rettori, i loro Consoli e Duci da giudici, da
+generali, da officiali delle finanze nelle più remote castella, fino
+nella Pentapoli e nella Romagna, a questa età invece appena era se una
+siffatta autorità di comando possedessero nelle vicinanze di Roma[186].
+Lo Stato della Chiesa, nell’ampiezza che aveva avuto sotto a’
+Carolingi, s’era sfasciato; Conti che in antico erano stati officiali o
+fittavoli della Chiesa erano diventati signori ereditarî delle città,
+nelle quali ponevano loro _Vicecomites_; nei Vescovati e nelle Abazie
+forniti di esenzione, i prelati possedevano financo banno di conti, ed
+eleggevano loro proprî officiali nelle cose dell’amministrazione e loro
+giudici[187]. Tutto quello che s’aveva potuto allora conservare dello
+Stato ecclesiastico, il Lazio, la Marittima, una parte della Sabina
+e della Tuscia romana, era dominio della Chiesa soltanto nel campo
+dell’idea; in realtà queste province s’erano frastagliate in cento
+piccole baronie e in cento dinastie.
+
+Anche in Roma le grandi famiglie irridevano alla signoria territoriale
+del Pontefice. La nobiltà, ossia Senato, esercitava nelle forme
+tradizionali l’amministrazione delle faccende cittadine e teneva gli
+officî degli ordini giudiziarî, sebbene per certo adesso come per lo
+passato, ancor si vedesse il Papa occupare la presidenza nei giudizi
+civili, o mandarvi chi lo rappresentasse. Il Prefetto urbano a questa
+età non soltanto aveva una gran parte nelle cose della giustizia
+civile, ma possedeva la giurisdizione punitiva in Roma e nel territorio
+della Città, come presidente dei giudizî criminali[188]. L’officio suo
+era più rilevante che mai; gli ottimati facevano cupidamente ressa
+per ottenerlo, e Roma di consueto s’empieva di tumulto allorquando
+trattavasi di surrogare taluno in quella dignità. I Romani, nobili
+e plebei, ai quali da dopo di Nicolò II era stata tolta la elezione
+del Pontefice, conservarono ostinatamente il diritto di elezione
+alla massima delle loro magistrature cittadine; eleggevano essi in un
+loro parlamento il Prefetto; ma l’Imperatore, quante volte poteva far
+valere la sua autorità di patrizio, all’eletto dava l’investitura, o
+consentiva che gliela concedesse il Papa in vece sua. Naturalmente che
+i Pontefici facevano ogni sforzo per ridurre la Prefettura urbana di
+officio imperiale in officio papale; per lo meno riuscì loro a questo
+tempo di porre spesse volte in carica alcuni Prefetti senza prendersi
+riguardo alcuno della investitura imperiale.
+
+Negli ultimi anni del reggimento di Alessandro II l’elezione di questo
+magistrato diede occasione ad una scissura gravissima. Il romano
+Cencio, ch’era figlio di un Prefetto, aveva continuato, anche dopo la
+caduta di Cadalo, a provocare con sue braverie il Papa: quell’uomo
+doveva essere uno della famiglia dei Crescenzî, in cui possedimento
+era pervenuto il castel Sant’Angelo (detto torre dei Crescenzî); però
+non teneva egli più in mano sua questa fortezza importante, avvegnachè
+dopo la sconfitta di Cadalo gliela avessero tolta. S’agitava Cencio
+con grandi maneggiamenti per conseguire la podestà civica, ma non
+aveva ereditato la forza, nè le buone fortune, tuttochè passeggiere,
+dei suoi antenati. Il padre di lui, Stefano, era stato prefetto della
+Città; nè il partito d’Ildebrando lo aveva espulso dell’officio, chè
+anzi, giunto a morte, aveva desiderato che in quello gli succedesse il
+figliuolo: sennonchè la fazione della riforma elevava alla prefettura
+un religiosissimo uomo, Cencio ovvero Cinzio, figlio di quel Giovanni
+Tinioso che Ildebrando aveva creato prefetto nell’anno 1058[189]. Le
+narrazioni contemporanee dipingono in Cencio, figliuolo di Stefano,
+nè più nè meno che un mostro morale, un empio, assassino e ladro e
+adultero, un Catilina redivivo; ed è probabile che esse non aggravino
+di tinte fosche più del vero le malvagità di questo capo della fazione
+di Cadalo. Poichè dunque colui non riesce a ottenere la prefettura,
+che fa? sbarra dalla parte della Città il ponte di Adriano per via
+di una torre che vi edifica, e vi colloca guardiani i quali levano
+pedaggio da tutti i passanti[190]. Se un ottimate romano, seguendo il
+costume de’ Conti malandrini, poteva taglieggiare lungo la via, proprio
+alle porte del san Pietro, ei si può di leggieri giudicare quanto
+poca forza possedessero i Pontefici nella Città. Se eglino avessero
+potuto rendere presta ai loro servigî la milizia, avrebbero spazzato
+la Città da quei nobili briganteschi; per lo contrario non sempre
+della milizia erano eglino padroni, ma queste soldatesche cittadine
+spesso trovavansi in condizione di independenza assoluta, e servivano
+agli intendimenti delle loro fazioni, ovverossia ai maggiorenti che ne
+rappresentavano le idee. Il Pontefice non teneva in mano sua le briglie
+di un reggimento disciplinato ed energico, chè anzi Roma, precisamente
+come Milano, trovavasi divisa in due grandi campi, e scissa in parti
+di illustri famiglie, attorniate da’ loro vassalli. I Papi non avevano
+altri aderenti fuor di quelli che con buone persuasioni o a forza
+d’oro attiravano dalla loro, o fuor dei vassalli cui davano in feudo i
+beni ecclesiastici: e poichè i patrimonî di san Pietro, a questa età
+erano andati pressochè tutti mangiati, così anche il numero dei loro
+_Milites_ parati a combattere non poteva esser che minimo.
+
+È probabile che Ildebrando avesse posto in opera ogni mezzo, affine
+di metter la Prefettura della Città in mano di un amico della riforma.
+Cinzio, figliuolo di Giovanni, era destinato a fare in Roma le parti di
+cavaliere della croce, quello che Erlembaldo faceva a Milano; _miles_
+della Chiesa doveva tenere in riga la nobiltà e il popolo, e sgombrare
+la via alla riformazione. Laddove Cencio avversario di lui vien dipinto
+come un vero demonio, i contemporanei del suo partito lo hanno invece
+azzimato delle virtù di un santo[191]. Il pio Prefetto era stretto
+di intima amicizia con Ildebrando, con Alessandro e coi due campioni
+milanesi della riforma: al paro di questi ferveva di zelo, ma non ne
+aveva l’oscuro fanatismo, avvegnachè Roma fosse, per i martiri, un
+suolo infecondo. I Romani miravano con occhio stupito il loro Prefetto
+urbano, che nel san Pietro publicamente predicava penitenza al popolo;
+fino il Damiani era costretto a meravigliare che un officiale laico
+della Republica predicasse e restituisse in onore la dottrina dei
+primi cristiani, i quali avevano reputato che ogni cristiano fosse
+anche sacerdote; massima che difficilmente si conciliava col sistema
+di Ildebrando[192]. Di quello strano predicatore diceva il Damiani che
+era un duplice operaio nella vigna del Signore, Mosè ed Aronne ad un
+tempo istesso; ma aggiungeva che il popolo voleva un Prefetto che gli
+desse sentenze, non un giudice che attendesse a edificarlo nelle cose
+di religione; e il generoso frate era costretto ad ammonire l’amico
+che, per salute dell’anima sua, non negligesse il bene temporale del
+popolo, poichè, sclamava, il rendere giustizia non è altro che fare
+orazione[193]. Nulla dipinge meglio i contrapposti che s’accoglievano
+in Roma a quell’età, più del contrasto in cui vediamo posti due
+uomini romani; Cencio da una torre vicina al ponte di Sant’Angelo
+ruba e assassina, Cinzio predica in san Pietro e dimentica di render
+giustizia.
+
+L’ultimo tempo di Alessandro II fu illustrato da altri notevoli
+avvenimenti. Due celebri uomini, Goffredo di Toscana e Pier Damiani
+precedettero quel Papa nella tomba. Il Margravio morì in Lotaringia
+nell’anno 1069. Erede dei suoi dominî lorenesi fu il suo figliuolo,
+natogli di un primo matrimonio, Goffredo il Gobbo; però questi sposò
+Matilde, figlia unica di Beatrice, per guisa che perdurarono in
+mano della stessa famiglia la Lotaringia e il retaggio italico del
+margravio Bonifacio[194]. Così grande era la debolezza del Re tedesco
+che non fe’ valere il diritto che gli competeva di riprendersi il
+margraviato di Toscana; tacitamente dunque fu consentito il principio
+che la eredità si trasfondesse anche nella linea femminina; alla
+vedova rimasero i titoli e i feudi imperiali del suo primo marito, e
+più tardi li trasmise alla sua figliuola: quanto alla Chiesa romana,
+cui sarebbe riuscito assai pernicioso un Margravio di Toscana, di
+Spoleto e di Camerino che fosse stato aderente di Alemagna, continuò
+essa accortamente a godere della protezione delle due eminenti donne
+Beatrice e Matilde.
+
+In quest’età così grandemente commossa a’ sensi religiosi emersero
+in Italia alcune illustri femmine. Un secolo addietro abbiamo notato
+le persone di una Teodora e di una Marozia, di una Berta e di una
+Irmengarda, le quali, alla testa di fazioni, contribuirono a decidere
+delle sorti d’Italia e di Roma. Sulla metà del secolo undecimo torniamo
+a vedere alcune donne che esercitano una grande influenza sul loro
+tempo, ma la cui rilevanza differisce nel fondo da quella delle femmine
+che le precedettero. Oltre a Beatrice e alla figlia sua, e omai da
+tempo più lungo, la marchesana Adelaide di Susa splende in Piemonte,
+per ingegno, per ricchezza e per potenza[195]. Parimenti come Beatrice,
+aveva anch’ella preso due volte marito, e tutte le due volte era
+rimasta vedova, primamente di Erminio duca di Svevia, indi di Odone
+margravio; nell’anno 1065 aveva sposato sua figlia col giovane Enrico.
+Sazio di lei, voleva questi più tardi ripudiarla, ma la Chiesa romana
+impedì che la separazione avvenisse; Pier Damiani andò nell’anno 1069
+da legato suo a Worms, ed il Re, per la prima volta, chinò il capo al
+comando pontificio.
+
+Fu questa l’ultima ambasceria che il Damiani sostenne fuori d’Italia
+in servigio di Roma. Morì a Faenza, addì 22 di Febbrajo dell’anno
+1072, a sessantasei anni di età, lasciando fama di essere stato il più
+religioso uomo della Chiesa a questa età sua, ed uno dei più fervidi
+campioni della riforma, cui dedicò tutto sè stesso colle più pure
+intenzioni[196]. Poco tempo innanzi di morire aveva assistito alla più
+splendida festività ecclesiastica che finora fosse stata celebrata
+in Italia: infatti al 1 di Ottobre dell’anno 1071 si era consecrata
+la basilica di Monte Cassino, cui Desiderio aveva dato l’ultimo
+compimento.
+
+Quell’Abazia era allora la magnifica d’Italia. Vivevano in essa
+raccolti duecento monaci, molti dei quali coltivavano assiduamente
+gli studî di scienze profane non meno che di sacre discipline; e
+il convento aveva dato degli uomini celebri. Ivi Stefano IX era
+stato abate nell’anno 1057, ma Desiderio successore suo splendette
+più chiaramente di lui per il suo ingegno letterario, ovvero per la
+dottrina di quegli eruditi che egli congregava nella sua accademia
+monastica. Mentre gli Stati longobardi andavano decadendo, Monte
+Cassino ricettava tuttavia nel suo seno l’ultimo fiore degli intelletti
+di quella nazione germanica. Desiderio stesso, altrimenti detto
+Dauferio, discendeva della casa longobarda di Benevento. La più parte
+dei monasteri d’Italia impoveriva, laddove smisuratamente grandi
+erano le dovizie di Monte Cassino, e il dominio territoriale di questa
+republica monacale che sedeva come in trono sopra uno sterile monte
+di suolo calcareo, era un vero Stato fiorente nel mezzo dei giovani
+Stati dei Normanni e di quelli morenti degli ultimi Longobardi.
+Sebbene e Longobardi e Normanni di quando in quando mettessero a
+sacco i patrimonî dell’Abazia, eglino erano tuttavia costretti di
+restituirli, e gli audaci conquistatori meno forse temevano le censure
+del Laterano di quello che tremassero della scomunica dell’Abate che
+la brandiva in mano, simile ad un piccolo Giove, dall’alto del suo
+monte Cassino o Cairo, per iscagliarla tratto tratto sulle loro teste
+«indegne a nomarsi». Monte Cassino era la Mecca così dei Longobardi
+meridionali che dei fieri Normanni; eglino derubavano san Benedetto, ma
+lo veneravano nel profondo del cuore, e cantando salmi peregrinavano
+alla sua tomba. Colà accorrevano per purgarsi di tutte le loro colpe
+d’ordine morale e politico, e cambiavano in oro e in argento i secoli
+di penitenza, il cui cumulo pesava sulla loro coscienza: per tal
+guisa il convento accortamente ammassava nelle camere arcuate in
+cui custodiva il suo scrigno le costose peccata di loro e di altri
+Principi, insieme coi donativi degli Imperatori greci[197]. I Pontefici
+e i Cardinali non potevano che guardare con occhio invidioso i forzieri
+da cui rigurgitavano i bizantini d’oro, o che ammirare le pietre
+preziose ed i tappeti damaschini i quali erano ivi conservati: e con
+gran dolore dovevano paragonare l’impoverimento del Laterano con questa
+ricchezza favolosa, per via della quale Desiderio in cinque anni aveva
+tirato su la nuova basilica, meraviglia dell’Italia meridionale di
+quella età.
+
+Principi, signori e prelati convennero d’ogni parte alla festa della
+consecrazione. Vi andò il Papa con Ildebrando, col Damiani e con molti
+altri Cardinali; e vi furono presenti dieci Arcivescovi dell’Italia
+meridionale e quarantaquattro Vescovi. V’intervennero anche i Conti
+normanni e gli ultimi Principi longobardi; vi furono Riccardo di Capua
+col figliuol suo Giordano, e Rainolfo suo fratello, poco prima nemici
+di Roma, adesso vassalli riconciliati con essa; Gisulfo di Salerno,
+Landolfo, che era pur sempre signore di Benevento, Sergio duca di
+Napoli, Sergio di Sorrento, i Conti de’ Marsi, innumerevoli cavalieri
+e nobiluomini: non vi mancarono che Rogero e Roberto Guiscardo,
+perocchè giusto in quei giorni fossero occupati ad assediare Palermo.
+La splendida assemblea somigliò ad un grande parlamento di Roma e
+dell’Italia meridionale, quale rade volte si fu raccolto in tanta
+moltitudine di personaggi così illustri. Lo sguardo di tutti poteva
+qui saziarsi ad ammirare gli eroi della lotta ecclesiastica, i cui
+decreti tenevano ancora il mondo in fiamme; e l’uno poteva di leggieri
+susurrare all’orecchio dell’altro, che fra non molto all’infermo
+Alessandro sarebbe succeduto nel pontificato il grande Ildebrando:
+tuttavolta difficilmente avrebbe alcuno mai potuto presagire che
+eziandio all’abate Desiderio sarebbe toccata la tiara.
+
+La festività durò otto giorni; Italia non aveva mai veduto cosa alcuna
+di simile, ed oggidì ancora lo studioso non può scansarsi da un senso
+di pietà, allorchè a Monte Cassino, dove non dura più in piedi la
+basilica celebre di Desiderio, prende in mano la grande pergamena,
+sulla quale, nel giorno della dedicazione, Alessandro II, Pier Damiani,
+Ildebrando, Desiderio, Riccardo di Capua, Giordano, Rainulfo, Landolfo
+di Benevento, Gisulfo di Salerno apposero i loro nomi, in parte
+scrivendoli di loro mano[198].
+
+La solennità di Monte Cassino fu una festa di politica alleanza
+conchiusa fra Roma e i Normanni, e in pari tempo una festa della
+Chiesa nazionale italica: in qualunque modo fu un segno di grave
+significazione contro l’Impero tedesco. In essa gl’intendimenti
+d’Ildebrando celebrarono, come in un simbolo, i primi trionfi
+dell’età nuova che aveva posto i suoi inizî nella storia della Chiesa
+romana[199].
+
+
+
+
+CAPITOLO QUINTO.
+
+
+§ 1.
+
+Alessandro II muore. — Ildebrando sale alla cattedra pontificia. — Sua
+vita, sua meta. — È ordinato papa, addì 29 Giugno 1073.
+
+Alessandro II passò di vita nel giorno 21 di Aprile dell’anno 1073;
+a lui succedette il celebre Ildebrando. In quest’uomo, che ebbe
+genio vero e forte di monarca, rivissero gli spiriti serii, arditi,
+grandiosi, stoici dei Romani antichi, ed egli s’asside in luogo, dove
+s’alza la pietra di confine di due epoche sociali, l’una che tramonta,
+l’altra che sorge. Nel fondo, l’animo suo non ha indole ecclesiastica
+ma politica; a mala pena pare che il vestimento sacerdotale si attagli
+al suo dosso, e la rilevanza di lui sta in questo, che con una delle
+maggiori rivoluzioni, di cui la storia conosca, foggiò a nuovo le
+attenenze che fin adesso s’erano composte fra la Chiesa, il mondo e la
+podestà civile. Fu il Cesare di Roma pontificia; sua meta politica fu
+la onnipotenza del Papato.
+
+Ildebrando però non fu romano nè latino di nascimento. Vuolsi che
+Bonizone, padre di lui, sia stato un povero falegname di Saona,
+paese tosco, laonde il massimo Papa di Roma uscì di quella stirpe
+longobardica, onde Toscana era fittamente popolata[200]. Fanciullo,
+venne a Roma sotto le cure di un suo zio, che era abate del convento
+di santa Maria sull’Aventino; e qui può darsi che vestisse l’abito dei
+Benedettini, poichè diventò monaco, e più tardi entrò nell’ordine di
+Cluny, alle cui idee gerarchiche il suo genio diede vita di dominio.
+Tuttavia la sua indole fervida non si seppellì nel misticismo ascetico
+di quell’età; la sua anima ne emerse ribollente di una forza fanatica,
+ma sana e robusta; imparò a sprezzare il mondo, ma gliene rimase
+l’ambizione di dominarlo.
+
+L’idea gretta di una santità claustrale non alitava nello spirito
+d’Ildebrando, ch’era nato a stringere rapporti operosi col mondo
+nell’ordine politico. La vista di una società profondamente corrotta
+aveva messo schifo nell’animo lirico del Damiani e l’aveva spinto alla
+vita eremitica; più gran dolore provò l’anima di fuoco di Ildebrando,
+scorgendo il decadimento gerarchico della Chiesa di Roma. Occorre
+pensare che durante la sua giovinezza, in quell’età quando più l’uomo
+è smanioso di farsi strada, aveva veduto un mostro morale assiso
+sulla cattedra di san Pietro; occorre pensare che la Chiesa romana
+era allora discesa al basso grado di un vescovato provinciale, ed
+una feroce famiglia di Conti la teneva in conto di investitura de’
+suoi figliuoli cadetti. Uno spirito riflessivo, invasato del compito
+che si spettava al Papato nella storia universale, doveva ben presto
+farsi ragione delle cause della sua ruina, e cercare i modi della sua
+restaurazione. Cause ne erano la preponderanza della podestà civile
+sopra il clero diventato corporazione feudale, e la dissoluzione della
+disciplina ecclesiastica; per ripararvi faceva mestieri riformare
+quella disciplina, unificar tutta la Chiesa sotto l’autorità suprema di
+Roma, svincolare il Papato primieramente dalla supremazia della nobiltà
+cittadina, indi dal Patriziato regio, affrancare finalmente il clero
+dalla investitura laicale.
+
+Nei tempi in cui più s’aggravava la loro pressura per ragioni di scismi
+e di fazioni cittadine i Pontefici erano soliti di chiamare a Roma i
+Re tedeschi, e di coronarli a imperatori; ed ogni volta ne pagavano
+il servigio passeggiero, rinnovando il proprio vassallaggio sotto la
+podestà dell’Impero. Il giovane Ildebrando era stato spettatore del
+Sinodo di Sutri, in conseguenza del quale Enrico III aveva avvilito
+il Papato riducendolo a un vescovado, ed investendone i suoi favoriti
+Tedeschi, istessamente come usava fare per le diocesi di Bamberga o
+di Magonza. Quell’Imperatore dietro sè aveva tratto prigione Gregorio
+VI; e Ildebrando, intanto che seguiva in esilio a Colonia quel suo
+Pontefice, aveva avuto agio di meditare quanto dura fosse la servitù
+in cui il Papato era stato travolto dall’Imperatore liberator suo.
+Occorreva dunque trasportare la battaglia fuor del recinto della
+Città, combatterla sopra un campo universale, farne teatro tutto quanto
+l’Impero. Volevasi liberare il Papato dalla podestà imperiale, e questo
+poteva conseguirsi soltanto allora che la Chiesa si fosse svincolata
+dalla legge dello Stato. Da secoli il feudalismo aveva in modo
+strettissimo intrecciato fra loro i due ordinamenti; volevasi dunque
+proibire che le investiture fossero concedute dalla mano dei laici, e
+liberare così la Chiesa dalle pastoje feudali dell’Impero; il celibato
+doveva separare tutto il clero dalla società laicale, dai suoi doveri,
+da’ suoi interessi; oblighi il clero non doveva averne verso altri che
+il Papa, e allora soltanto questi, sollevato sopra tutti i Metropoliti
+e sopra tutte le Chiese provinciali in qualità di loro capo imperante,
+avrebbe potuto tentar di fiaccare eziandio la podestà regia e di
+renderla sua vassalla.
+
+Questi grandi disegni andarono poco a poco assumendo forma e figura
+nell’intelletto d’Ildebrando. Abbiamo veduto l’infaticabile operosità
+che egli mise in moto dopo l’esaltamento di Leone IX; divenuto
+cardinale e cancelliere dopo il decreto sull’elezione, lo abbiamo
+veduto conquistare passo passo libertà e potenza al Pontificato. Le
+anime grandi nascono e si educano in mezzo a rivoluzioni violente, e
+Ildebrando, prima di diventar papa, formò sè stesso nel lavorio della
+riformazione, durante il reggimento di sei Papi. Lungo e difficile fu
+il tirocinio della sua dominazione; però mai nessun monarca prese come
+lui le redini dell’autorità con tanto profonda cognizione delle cose
+del mondo, degli uomini e delle sue proprie forze, nè ebbe mai una sì
+chiara coscienza della meta cui doveva raggiungere.
+
+Il partito della riforma aveva bello e stabilito il piano della nuova
+elezione pontificia, nè in esso era rimasta estranea Beatrice di
+Toscana. In foga tempestosa, qualmente Iddio ispirasse il popolo,
+dovevasi elevare l’arcidiacono al pontificato. Non ancora, ai 22
+di Aprile, il morto Alessandro era stato calato nel suo sepolcro
+in Laterano, che voci entusiastiche gridarono papa Ildebrando; i
+Cardinali lo tolsero in mezzo a sè con gran giubilo, e lo condussero
+fra grida popolari di gioia in san Pietro in Vincoli, dove fu eletto
+ossia acclamato papa. I Cardinali lessero il decreto elettivo già
+in precedenza compilato, e il popolo ivi raccolto in fitta calca,
+potè giustamente plaudire alle lodi, che, senza ombra di adulazione,
+celebravano le virtù dell’eletto[201].
+
+Il primo Gregorio, allorchè era stato creato papa, aveva tentato di
+scansare colla foga la missione che gli era affidata; a Gregorio VII,
+all’abile ministro di Stato di cinque Papi, non s’avrebbe acconciato
+un’umiltà restìa. Egli non brogliò per la elezione; della sua riuscita
+viveva sicuro, e senza temenza poteva rispondere all’appello, al paro
+di un capitano vincitore di venti battaglie, che le legioni salutano
+imperatore. Eppure quest’uomo dalle grandi fortune s’arretrò per un
+istante, spaventato di quel culmine di potenza che, spesse volte,
+anime volgari avevano salito con gioconda fretta, inette com’erano di
+misurarne la fatale altezza[202].
+
+Gli avversarî di Ildebrando, ai quali molto stava a cuore di poter
+mostrare che l’elezione di un tal Papa era macchiata di simonia,
+sorsero a dire che era stata il parto del raggiro e della corruzione.
+Il detto era menzogna: la gran moltitudine dei Romani aveva votato
+per lui, perciocchè fosse l’uomo voluto dal tempo; la sua vita
+irreprensibile metteva rispetto, ammirazione il suo genio. E nella sua
+previdente accortezza Ildebrando s’avrebbe forse preso la tiara, se
+un’elezione contraria ai canoni lo avesse immantinente esposto alle
+frecciate de’ suoi innumerevoli nemici?
+
+Il nuovo decreto sull’elezione aveva espressamente serbato a Enrico
+il diritto di confermazione; nè Gregorio poteva farne senza. Egli die’
+pertanto l’annuncio della sua elezione anche al Re; non ne ricercò il
+consentimento, ma con prudenza differì la sua consecrazione finchè di
+quello si fosse assicurato o avesse potuto farne senza. La severità
+con cui un tal uomo doveva senza riguardi umani condurre a compimento
+i decreti della riforma poneva in angustie i Vescovi simoniaci delle
+Gallie e di Alemagna, laonde si consigliò ad Enrico che non confermasse
+l’elezione. Se, invece di un giovine Principe traviato dalle passioni,
+un uomo energico fosse seduto sul trono tedesco, non avrebbe ei
+tollerato l’esaltamento di Gregorio, ma, prima che acquistasse
+potenza, avrebbe rovesciato uno che inevitabilmente gli sarebbe stato
+avversario. Però questo Papa, al pari di molti grandi reggitori,
+ebbe la felice ventura di salire a potenza in un’età, nella quale
+i forti uomini erano morti, e i nemici viventi erano gente debole.
+Le sue grandiose vittorie, che oggidì ancora formano la meraviglia
+dei posteri, poterono avverarsi soltanto perchè il reame tedesco era
+sbalestrato nel disordine; e così durò la cosa, fino a tanto che un
+giovine scapestrato occupò il trono di Alemagna.
+
+La sedizione dei popoli di Sassonia opponeva ogni maniera di ostacoli
+alla podestà regia di un Principe immaturo al governo, nè Enrico osava
+di peggiorare le sue condizioni mal secure, provocando contro di sè
+il più terribile di tutti i nemici. Mandò pertanto il conte Eberardo
+a Roma, perchè tutelasse il diritto della corona e disaminasse il
+procedimento tenuto nella elezione; ma questa fu una formalità di
+convenienza, nulla più. Gregorio VII fu consecrato papa addì 29 di
+Giugno, che era il giorno del principe degli Apostoli: intervennero
+alla ceremonia il cancelliere imperiale d’Italia, la marchesana
+Beatrice e l’imperatrice Agnese[203].
+
+
+§ 2.
+
+Gregorio VII riceve giuramento di vassallaggio dai Principi di
+Benevento e di Capua. — Roberto Guiscardo rifiutasi di prestarlo.
+— Disegni di Gregorio rivolti a rendere i Principi e i loro regni
+vassalli della Chiesa romana. — Bandisce una crociata universale. —
+Matilde di Toscana e Gregorio VII. — Suo primo Concilio in Roma; suoi
+decreti di riforma.
+
+La Storia ecclesiastica narra diffusamente delle lotte che Gregorio
+VII sostenne per procacciare onnipotenza al Papato; la Storia nostra
+deve restringersi a più sobrî limiti. Quantunque non possa fare a meno
+di gettare uno sguardo all’indirizzo generale di quest’età ed alle sue
+attenenze prese in grandi proporzioni, essa deve tuttavia attenersi
+soltanto alle cose di ordine politico, e mostrare quali sorti subisse
+la città di Roma in mezzo alla contesa che divampò fra la corona
+e la tiara; quale fu la sua parte in questa controversia che agitò
+l’universo mondo: avvegnaddio anche l’opera della Città non vi restasse
+estranea; le relazioni che tenne a ciascun tempo cogli Imperatori e coi
+Papi fecero di essa una potenza vitale nella storia del mondo.
+
+Prima di congregare il suo primo Concilio Gregorio andò nelle Puglie
+per definire nuovamente i doveri che i Normanni avevano verso il
+Papato; capitano prudente, voleva innanzi d’ogni altra cosa assicurarsi
+un buon terreno di battaglia. Poichè riuscì loro impossibile di
+scacciare i Normanni, i Papi cercarono se non altro di distogliere
+quei pericolosi vicini dagli obblighi feudali che gli avvincevano
+all’Impero, di adoperarli in servigio della Chiesa, e in pari tempo,
+usando l’arte politica di Roma antica, d’indebolire quei vassalli
+colla scissura e colle gelosie. Nell’Agosto dell’anno 1073 Gregorio
+ricevette giuramento di sudditanza dal longobardo Landolfo VI di
+Benevento, e nel Settembre ottenne l’omaggio del Principe di Capua.
+Riccardo si fece tributario, promise di non prestare giuramento di
+vassallaggio all’Impero, se non ne avesse il beneplacito del Papa,
+e si obligò di difendere lo Stato della Chiesa e la validità della
+legge sull’elezione[204]. Il Guiscardo non volle seguire l’esempio
+di un rivale; il vincitore di Sicilia si scansò eziandio di ricevere
+in feudo dal Papa quelle terre che egli già possedeva per propria
+conquista; capiva quali ne fossero gl’intendimenti monarchici;
+pretendeva patti migliori e maggior guadagno di territorî. Non giurò
+dunque vassallaggio, e allora Gregorio con astuta arte tenne diviso
+lui da Riccardo[205]: nè destava più meraviglia l’affaccendarsi con cui
+il Papa tentava di far dell’Italia meridionale una provincia vassalla
+di Roma; però meravigliosa era la schiettezza con cui prestamente
+manifestava altre e maggiori pretensioni della santa Sede.
+
+Se oggidì un Pontefice promulgasse che Principi stranieri gli devono
+vassallaggio, tutto il mondo lo guarderebbe collo stesso stupore onde
+si guarda un pazzo; eppure fu un tempo in cui i Papi con gran serietà
+affermarono di essere eziandio signori supremi politici di mezzo il
+mondo; e popoli udirono queste pretese senza impensierirsene, e Re
+li temettero, oppure bassarono la testa innanzi a loro. La donazione
+di Costantino fu il suolo da cui in origine germogliarono idee così
+audaci; più tardi i feudi normanni servirono di titolo ulteriore a
+richieste più ample. Appena fu divenuto papa, che Gregorio mise a
+terrore i Re, esprimendo l’intendimento suo di fondare una seconda
+dominazione universale romana. Le terre dell’Occidente dovevano
+diventare Stati vassalli di Roma ecclesiastica; i loro Principi, uomini
+feudali di san Pietro. I predecessori di Gregorio avevano esaurito le
+loro forze per riconquistare i patrimonî perduti, ma quest’uomo potente
+mirò assai più in là che ai brandelli dello Stato ecclesiastico, mirò
+alla signoria del mondo; laonde è ancora con istupore che leggiamo le
+sue lettere, scritte in buona parte subito dopo il suo esaltamento al
+pontificato, nelle quali chetamente dichiara a’ Principi stranieri che
+i loro regni sono proprietà della santa Sede.
+
+Queste idee tanto esagerate derivavano eziandio dal concetto che
+Cristo fosse signore del mondo, e che il Papa, da vicario suo,
+partecipasse al suo privilegio: però i Pontefici non avrebbero osato
+di esprimere quelle pretese, se non ve li avessero incoraggiati il
+concetto mistico in cui si teneva la natura del Papato e la confusione
+immane che sconvolgeva i rapporti politici degli Stati. Conquistatori
+accorrevano a Roma per imprimere alle loro ruberie un titolo giuridico,
+per chiedere al Vicario di Cristo che a prezzo del giuramento di
+vassallagio loro concedesse la «grazia di Dio»; pretendenti offerivano
+al Papa in feudo i loro regni, perchè così mettevano al sicuro la
+loro corona. Furberia e sentimento religioso spingevano i Principi a
+porsi sotto la protezione morale della Chiesa; Re coperti di delitti o
+animati di spiriti pii le offerivano annue contribuzioni, spremendole
+dalle tasche dei loro popoli che nulla sapevano del negozio, e il
+Laterano di Roma tramutava i donativi pii in tributi obbligatorî.
+La Chiesa era avvezza che proprietarî angariati da maggiori potenti
+le donavano i loro beni allodiali, e da essa li riavevano in feudo
+ecclesiastico; parimenti dunque la Chiesa cercava di estendere gli
+stessi rapporti giuridici, dalle piccole proprietà ampliandoli ai
+reami, e intendeva a rendersi tributarî tutti questi. I suoi titoli
+erano innumerevoli, e spesse volte dei più stravaganti: Gregorio VII
+pretese alla signoria feudale sulla Boemia, perciocchè Alessandro II
+avesse accordato al duca Wratislao l’uso di una mitra; sulla Russia,
+perchè il principe di Nowogorod, venuto fuggitivo a Roma, aveva
+visitato la tomba di san Pietro e gli aveva offerto in feudo il suo
+paese; sull’Ungheria, perchè Enrico III aveva appeso in san Pietro qual
+dono votivo la lancia regia e la corona di quella contrada conquistata.
+Appena fu eletto papa, Gregorio mandò in Ispagna il cardinale Ugo
+acciocchè vegliasse a guardia della signoria suprema della Chiesa,
+dacchè su quel regno il Pontefice vantava diritto fino da tempo
+antico[206]. Eguali esigenze professò sulla Corsica e sulla Sardegna,
+sulla Dalmazia e sulla Croazia, sulla Polonia, sulla Scandinavia,
+sull’Inghilterra, e colla più grande serietà tenne tutte queste terre
+in conto di proprietà di Pietro santo[207].
+
+L’audacia prettamente romana di siffatte pretensioni ci parrebbe
+oggidì cosa incredibile, se essa precisamente non avesse posato sopra
+di un criterio religioso onde allora si concepivano le cose del tempo
+e del mondo; essa pertanto vuol essere considerata secondo lo spirito
+che dominava nel medio evo. La calma convinzione con cui Gregorio
+VII esprimeva quei vanti, adorna perfino di una certa grandiosità
+il mistico pensiero ch’ei si foggiava in mente, sul rapporto che
+intercedeva fra le cose passeggiere e caduche della terra e il
+principio eterno della religione. Per lui il mondo non era che la forma
+dell’idea cristiana, forma transitoria e accidentale nella sua figura
+politica, eterna invece nella Chiesa che reputava essere l’ordinamento
+mondiale, ossia il regno di Dio, il quale raccoglieva in sè tutti gli
+altri instituti, da stromenti destinati a servirlo.
+
+Tuttavolta il regno della realità non corrispondeva a quello ch’ei
+s’era figurato secondo le idee che primamente cercò di mandare a
+compimento nell’Italia meridionale. Travagliava egli l’intelletto
+in serî disegni di guerra contro a’ Normanni; temeva la crescente
+grandezza di Roberto Guiscardo, il quale, ardito e accorto, procedeva
+verso il bello intento di riunire in un reame l’Italia meridionale.
+Gregorio VII non poteva tollerare che un conquistatore di tanto genio
+gli stesse dappresso come nemico; bisognava o annientarlo o ridurselo
+vassallo. Dapprima sperò di esser più fortunato di Leone IX, e di
+poter condurre a buon termine una lega meridionale, ma il suo animo,
+soverchiamente esaltato dal possedimento della tiara, fu trascinato
+ben presto fuor degli scopi veri dell’impresa. Se uno di più prossimo
+raggiunse, questo non fu che parte di un intiero sistema grandioso.
+Aveva infatti composto disegno di porsi a capo di un esercito europeo,
+e di cacciare in prima d’Italia Normanni, Greci e Saraceni, indi
+di salvare Bisanzio dalla mezzaluna, di assoggettarla alla Chiesa
+romana, e finalmente di piantare la croce a Gerusalemme. Così scrisse
+lettere a’ Principi d’Italia, a Guglielmo di Borgogna, e (ancor nel
+Dicembre dell’anno 1074) ad Enrico, cui diceva che voleva prendere la
+capitananza della crociata, e lasciare a lui la difesa della Chiesa
+romana[208]. Progetto fantastico, e in che tempi! Ciò che avrebbe
+dovuto avvenire alla fine del suo pontificato egli pose arditamente
+a suo incominciamento come se, presagendo le formidabili lotte che lo
+aspettavano in Italia, avesse pensato di evitarle, trascinando dietro
+di sè in Oriente il mondo infervorato. Sperava forse con una spedizione
+violenta, favorita dagli entusiasmi della Cristianità, di compiere i
+suoi progetti gerarchici in Europa con minori impedimenti? o con quel
+piano voleva egli celare il suo vero intendimento di rendersi soggetta
+l’Italia meridionale? chè ei doveva pur comprendere di non potersi
+cacciare a capo fitto nella guerra religiosa d’Oriente, se prima la
+Chiesa non avesse conseguito independenza nell’Occidente. In tal caso
+Gregorio VII s’avrebbe posto a capo della crociata, e forse avrebbe
+rapito la sua nominanza immortale a Goffredo di Buglione, che a questo
+tempo era ancor giovinetto. Però, nella storia universale restò vuota
+una pagina, che avrebbe descritto il maggiore di tutti i Papi movere
+alla testa di miriadi d’uomini fanatici, simile ad un entusiastico
+Alessandro o Trajano coronato di tiara.
+
+Fallì l’idea della crociata; il piano colossale sfumò cambiandosi in
+una meschina parodia. Per verità si raccolsero cinquantamila uomini
+di soldatesche italiane ed eziandio ultramontane, e il Papa (il quale
+nel Sinodo tenuto in Marzo dell’anno 1074 aveva scomunicato Roberto)
+li passò in rassegna, insieme con Gisulfo di Salerno, in vicinanza di
+monte Cimino, presso a Viterbo: tuttavia poco stette che le Contesse
+di Toscana rimasero sole nel loro fervore. Può darsi che Roberto
+Guiscardo, a cui danno Gregorio aveva aizzato Riccardo di Capua e
+Gisulfo di Salerno, mandasse a vuoto con sue arti siffatta alleanza:
+così andò a monte anche la spedizione contro ai Normanni[209].
+
+In tal guisa Gregorio non ebbe ancora la bella ventura di assicurarsi
+completamente il vassallaggio dell’Italia meridionale; ma per compenso
+trovò in Toscana devozione senza limite. Potè egli tenere questa terra
+in conto di una ben munita trincera, che dalla parte di settentrione
+lo copriva dagli assalimenti di Alemagna; ivi volse dunque i suoi
+sguardi con miglior senno pratico; il sogno di dominazione universale
+svanì in aria; ma Gregorio del retaggio di Matilde compose ai Papi uno
+Stato ecclesiastico. La Contessa, allevata alla scuola di sua madre,
+donna pia e coraggiosa, diventò amica sua, e fu l’anima proteggitrice
+della gerarchia pontificia. La celebre Principessa aveva comune con
+Gregorio la nazione, imperocchè anch’ella fosse discesa da’ padri di
+origine longobarda[210]: aveva allora ventotto anni. Era come se non
+fosse maritata, causa la continua assenza del suo sposo, Goffredo il
+Gobbo, il quale, uomo valoroso e prudente, non divideva i fanatismi
+religiosi, nè le idee politiche della moglie: sempre si tenne egli
+stretto alla bandiera di Enrico, in quello che Gregorio s’avvantaggiava
+dell’antipatia di Matilde per il marito, affine di incatenarla corpo
+e anima ai suoi disegni. Le dava a consigliero spirituale il pio
+vescovo di Lucca, Anselmo cluniacense, e rade volte mai un confessore
+ha raccolto i voti confidenti di un’anima sì timorosa di Dio, e nel
+tempo stesso così energica, com’era quella di Matilde. Il rapporto di
+amicizia personale che si contrasse fra Gregorio e lei esercitò grave
+efficacia nella storia universale, ed è in essa eziandio esempio unico,
+avvegnachè nessun’altra volta si abbia visto un Papa stringere vincoli
+così rilevanti con una donna giovane e di forte volontà. Invano l’odio
+e la sospettosa malignità ebbero cercato di contaminare i legami di
+quelle due anime: chi giudica con calmo intelletto rifiuterà sempre
+di strappare un Gregorio VII fuor della cerchia sublime del suo animo
+che comprendeva il mondo, per immergerlo nei piaceri di un amorazzo;
+peraltro facilmente può darsi che nella sua amicizia ammiratrice la
+Contessa mettesse tutto il sentimento onde il suo cuore di donna era
+capace. Matilde, dotata di spiriti gagliardi, orgogliosa, superiore per
+cultura al suo tempo, ebbe animo compiutamente regio, ma, ammaliata dal
+genio di Gregorio, servì a’ disegni di lui, dedicandovi mente virile,
+cuore di donna, e fede sincera nell’ideale che di lui s’era formata.
+Non aveva figli, e questo basta a spiegar tutto. Se ella non fosse
+stata altro che una monachella fanatica, una Marcella o una Scolastica
+del suo secolo, tutt’al più la avrebbe posta in rilevanza l’amicizia di
+un Gregorio: ma invece, questa Debora guerriera del Papato avrebbe, per
+pratiche virtù di governo, pareggiato in ogni tempo le poche regine che
+per grandezza furono illustri[211].
+
+Matilde volle consecrare la sua operosità a pro delle idee di Gregorio
+intervenendo al primo Concilio, in cui il Papa (nella prima settimana
+di quaresima dell’anno 1074) congregò molti Vescovi e Principi. Ivi
+con grande energia egli promulgò nuovamente i decreti di riformazione
+banditi dai suoi predecessori, e destituì senza remissione i preti
+ammogliati e simoniaci. Con sue lettere comandò ai Vescovi di tutto
+Occidente di adempiere, ogni eccezione rimossa, a quelle deliberazioni,
+e omai l’Episcopato s’era avvezzato ai dettami dittatorî del Papato
+romano. Parimente come Leone l’Isaurico aveva voluto con un solo
+editto mondare la Chiesa dai simulacri idolatri, così Gregorio voleva
+finalmente mondarla dai sacerdoti ribelli ai canoni; così adesso come
+allora, tutta Cristianità ne andò commossa profondamente. Nel secolo
+ottavo un despota bizantino aveva inalberato il vessillo della sana
+ragione, e un Papa, per nome Gregorio, si era frapposto in mezzo a
+lui ed alle imagini de’ santi; adesso, nel secolo undecimo, un Papa
+sorgeva in nome della legge morale e della disciplina ecclesiastica,
+e un Imperatore tedesco si frapponeva in mezzo a lui ed alle passioni
+umane: però sventuratamente dietro al suo scudo regio si ricoveravano
+troppi abusi e troppi vizî. Ogni qual volta la Chiesa venne a lotta
+contro l’Impero, vi si mescolarono sempre scopi di politica mondana;
+ma nel secolo undecimo non era più il debole avanzo del despotismo
+romano contro cui la Chiesa, avida di sorgere a potenza, conquistasse
+l’autonomia dogmatica e il dominio temporale; erano invece due sistemi
+omai divenuti grandi e antichi, i quali combattevano l’un contro
+all’altro; seguivano entrambi un errato indirizzo, in quanto ciascuno
+di essi voleva conseguire la supremazia, tuttavolta uno di ragionevole
+entrambi ne avevano, in quanto miravano a delimitare i confini che
+loro naturalmente competevano. La feudalità aveva intrecciato quasi
+inestricabilmente i limiti della podestà ecclesiastica e della podestà
+civile; era uno stato di cose reso omai intollerabile; l’ordinamento
+ecclesiastico cercava con una rivoluzione violenta di svincolarsi da
+quello politico, ma questo non poteva nè voleva prosciogliere l’altro
+dall’obbligo feudale. Una guerra più lunga e più terribile di quella
+dei trent’anni, una guerra che ne durò cinquanta, fu la conseguenza
+di questa rivoluzione, e Roma, sede dei Papi, fu parecchie volte
+sventurato teatro di questa lotta di varia fortuna, continuò sempre ad
+esser l’origine donde essa scaturì, e si mantenne santuario in cui si
+conservavano i due simboli della pugna combattuta, la corona imperiale
+e la tiara.
+
+
+§ 3.
+
+Condizioni di Roma. — Gli avversarî di Gregorio. — Guiberto di
+Ravenna. — Enrico IV. — Contrarietà che si oppone in Alemagna contro
+a’ decreti di Gregorio. — Suo decreto che proibisce ai laici di dare le
+investiture. — Il romano Cencio attenta contro la vita di Gregorio.
+
+Anche in Roma era grande la contrarietà che si opponeva a Gregorio.
+Colà centinaja di preti, in onta alle decisioni dei Sinodi, vivevano
+in concubinato; i loro figliuoli o i loro nepoti erano avvezzi ad
+arricchire coi beni della Chiesa, e ad ereditare le prebende dei padri
+o degli zii. Un Cronista, in quello che dà una sguardata alla basilica
+di san Pietro, ci descrive le condizioni di tutta la Chiesa romana.
+V’erano in quella basilica sessanta mansionarî, laici conjugati,
+guardiani del tempio; di giorno solevano ingannare i forestieri
+celebrando la messa travestiti da cardinali e beccandosi le offerte dei
+gonzi; di nottetempo poi gavazzavano nella chiesa in orgie sfrenate,
+e i gradini degli altari erano profanati di turpezze, di ruberie e di
+assassinî. Gregorio durò fatica a cacciarne quell’immondo sciame[212].
+
+Tutti i preti deposti, i loro clienti e la loro parentela lo odiavano
+a morte, e perciò si alleavano colla nobiltà cittadina che gli era
+avversa. Anche l’Arcivescovo di Ravenna se la intendeva in secreto
+coi malcontenti. Era insignito allora di quella dignità Guiberto,
+antico cancelliere e vicario d’Italia, ch’era stato anima dello scisma
+di Cadalo, oppositore dichiarato d’Ildebrando e de’ suoi progetti,
+uomo giovine, pieno di ambizione, accorto e coraggioso. Sulla fine
+del pontificato di Alessandro II era giunto con finissimi artificî
+a ottenere la cattedra arcivescovile di Ravenna; aveva assistito
+personalmente al Sinodo dell’anno 1074, e, fatta in apparenza
+sottomessione, aveva acconsentito a riceverne il seggio, che a lui
+di già competeva, per concessione giuridica del nuovo Papa da lui
+odiato. Però ei si rifiutava di armare i suoi vassalli alla guerra
+progettata contro a’ Normanni, nè volle fornirli per punire il Conte di
+Bagnorea che s’era ribellato; teneva misteriosi convegni con Cencio, e
+probabilmente la corte tedesca gli aveva dato incarico di informarla su
+quali e quanti partigiani potesse fare assegnamento in Roma[213].
+
+Era a prevedersi una rottura col Papa. Finchè trionfò la ribellione
+dei Sassoni il giovine Enrico fece l’umile, e promise a Gregorio di
+sottomettersi ai decreti di riforma, ma la compassionevole lettera che
+in questi sensi scriveva era dettata soltanto dalla necessità onde in
+quel momento era angustiato[214]. Da altra parte, svelatamente e senza
+riguardo alcuno, continuava a vendere gli officî ecclesiastici; la
+Chiesa di Germania, come quelle di tutti gli altri paesi, era bruttata
+di simonia, e nella massima parte i preti vivevano accasati con donne.
+Perciò ella doveva sembrare veramente opera temeraria l’impresa
+di ridurre ad obbedienza sotto i decreti di Roma tanti prelati che
+avevano potenza di principi, tante migliaia di sacerdoti che erano
+sparsi nell’Impero. Allorchè dunque, dopo il suo primo Concilio,
+Gregorio mandò suoi legati in Germania in compagnia dell’Imperatrice
+madre, i suoi decreti sollevarono colà una tempesta indescrivibile.
+L’opinione publica era costretta a condannare il commercio degli officî
+ecclesiastici; i Vescovi non raccapezzavano ragione alcuna per iscusare
+la simonia, ma a sufficienza ne trovavano per combattere il divieto
+monastico del matrimonio, dicendo che era contrario alla dottrina
+cristiana[215]. In questa tragica lotta, nella quale l’istituto del
+matrimonio diventò argomento che travagliò la storia universale, la
+ragione di natura soccombette, e vinse l’oscuro spirito del monachismo:
+a favor suo combattevano le mistiche idee del secolo, ed il decreto
+del celibato fu molto abilmente associato col salutifero divieto della
+simonia.
+
+I legati pontificî (giova considerare che l’uso dei legati dall’età
+di Gregorio assunse un carattere affatto nuovo, poichè adesso, pari
+a’ proconsoli di Roma antica, questi nunzî andavano per le province
+della Chiesa universale), i legati pontificî chiesero ad Enrico che
+dimettesse i consiglieri già scomunicati da Alessandro II, ai quali
+massimamente si dava colpa del commercio di officî spirituali, e gli
+intimarono comando che fosse data esecuzione in Alemagna alle decisioni
+sinodali. Tuttavolta l’animoso Liemaro, arcivescovo di Brema, fu quegli
+che salvò l’onore della Chiesa germanica, rifiutando, insieme con altri
+Vescovi, di riconoscere per autorevole un Sinodo che doveva celebrarsi
+in Germania davanti a legati romani.
+
+Alemagna, Francia e Italia erano tutte in fiamme, pro e contro del
+Papa. La immane lotta che vedeva dichiararsegli contro riempì Gregorio
+stesso di inquietudini[216]. I nemici che aveva in Roma, i Vescovi
+di Lombardia, i Normanni gli davano gravi pensieri; cercò alleanze,
+e nelle difficoltà disperate in cui si trovava involto indirizzò i
+suoi voti financo alla Danimarca, ed esortò quel re Sueno di venire
+in ajuto alla Chiesa, promettendogli in ricambio il possedimento di
+una provincia nell’Italia meridionale. Similmente come gli Imperatori
+bizantini toglievano a’ loro stipendi genti del settentrione, Sarmati
+e Unni, per adoperarli nelle loro guerre d’Italia, così Gregorio
+avrebbe voluto trascinare i campioni del Jutland e del Seeland contro
+i Normanni, loro affini di stirpe, e contro altri nemici, e, senza
+scrupoleggiare di amore per l’Italia patria sua, avrebbe loro dato in
+feudo le costiere da questi ultimi occupate[217].
+
+Nel suo secondo Concilio (tenuto sulla fine di Febbraio dell’anno
+1075) proibì che il clero ricevesse investitura dai laici; d’ora in poi
+nessun Vescovo o Abate avrebbe potuto più essere insignito da Re o da
+Imperatori, da Duchi o da Conti, di anello e di pastorale: così gettava
+arditamente il guanto di sfida a tutte le podestà civili. Quando i Papi
+riformatori avevano divietato il traffico degli officî ecclesiastici,
+avevano colpito un condannevole abuso, ma adesso Gregorio dava di
+cozzo contro un privilegio antichissimo dei Re, i quali decoravano
+i Vescovi, prima ancora che fossero consecrati, dell’anello e del
+pastorale, a distintivo dei beni che ricevevano in feudo dallo Stato.
+Quel rapporto feudale fra laici e preti, che era divenuto istituzione
+di diritto publico, doveva adesso tutt’a un tratto disciorsi; il clero
+doveva uscire del sistema feudale. Fu questo celebre decreto la favilla
+che accese una guerra di cinquant’anni; e in tal modo la Cristianità
+pagò la pena di quelle religiose debolezze per cui s’aveva donato
+alle Chiese beni e città, e di quella insania per cui i Re avevano
+dotato i preti di potenza principesca. Per verità il possedimento
+di beni regî inoculò orribili mali nella Chiesa; chè senza riguardo
+a intelligenza dell’eletto, perfino senza preventiva elezione, la
+podestà civile vendeva o donava officî ecclesiastici alle più sozze
+creature del favore di corte. Spesse volte il Re nominava Vescovi
+e Abati seguendo il capriccio che gli frullava in un breve istante
+pel capo, e lo faceva mettendo loro in mano un bastone; diventavano
+allora vassalli della corona, servivano da capitani nelle guerre e
+in persona combattevano nelle battaglie: appena era se il vestimento
+sacerdotale li distingueva da’ Duchi o da’ Conti, coi quali avevano
+nello Stato comunanza di diritti e di doveri, di bisogni e di ogni
+sorte di vizî. Occorreva mondare il clero da condizioni secolaresche
+tanto contrarie alla missione apostolica; così esigevano religione e
+umanità. Gregorio VII volle svincolare la Chiesa da quella dipendenza
+in cui lo Stato la teneva, eppure volle conservarne gli immensurati
+possedimenti; nè avrebbe compreso verità di ragione, se qualche
+pensatore di buone intenzioni gli avesse detto che la più diritta via
+per liberare il clero dalla soggezione all’autorità politica, sarebbe
+stata quella di ridurlo nuovamente povero e religioso, sì come erano
+stati gli Apostoli[218]. Il suo pensiero audace questo era: guarentire
+alle Chiese di tutti i paesi il loro dovizioso dominio temporale,
+affrancarle dovunque del loro obligo feudale verso la corona,
+assoggettarle soltanto al Pontefice, tramutare così mezza Europa in uno
+Stato ecclesiastico romano.
+
+Pareva che fosse giunto il tempo propizio per togliere ai Re il diritto
+di investitura, chè infatti Enrico trovavasi in male strette, premuto
+com’era dai Sassoni. Però la vittoria ch’ei ne riportava nel Giugno
+1075 presso la Unstrut gli lasciava libere le mani, e adesso cominciava
+a sentirsi re. Milano, Ravenna, Roma, i Normanni gli offerivano
+un’alleanza naturale; e un buon indirizzo che s’avesse dato alle cose,
+meglio di quello che sapessero fare Cencio, Guiberto e Ugo cardinale
+(il quale aveva nuovamente disertato la causa della Chiesa), avrebbe
+riunito una lega formidabile a danno di Gregorio. La podestà regia
+s’era restaurata a Milano. Dopo che per lunghi anni questa città era
+stata dilaniata dalla guerra dei Paterini, nobili e popolo s’erano
+sollevati contro alla tirannide insopportabile di Erlembaldo. Questo
+capitano era caduto combattendo per le vie di Milano, col gonfalone
+di san Pietro in pugno; i Milanesi avevano chiesto ed ottenuto da
+Enrico un arcivescovo, e Gregorio, alla cui corte erasi ricoverato
+il discacciato arcivescovo Attone, non potè impedire che Tedaldo
+ne ricevesse l’investitura[219]. Lo destituì dell’officio, ma non
+pertanto, insieme colla caduta di Erlembaldo, ruinò l’influenza di lui
+a Milano.
+
+Il suo nemico più operoso era Cencio, capo di tutti i malcontenti di
+Roma. Il Prefetto della Città ebbe il coraggio di sottoporre questo
+prepotente uomo a inquisizione, ma non si osò di eseguire la sentenza
+di morte pronunciata su di lui; Matilde stessa perorò a suo favore.
+Cencio diede ostaggi; la sua torre fu smantellata, ed egli rimase un
+tratto di tempo tranquillo[220]: era la calma di chi medita vendetta.
+Allorchè la rottura con Enrico fu resa inevitabile, Cencio combinò
+il suo piano per rovesciare Gregorio; richiese il Re in nome dei
+Romani, che assumesse la podestà cittadina, e gli promise di dargli
+in suo potere il Papa prigioniero[221]. Un attentato contro la vita o
+contro la podestà del Pontefice, similmente che al tempo della prima
+controversia delle imagini, doveva (così almeno si sperava) metter un
+termine alla lotta. È incerto se Enrico prendesse parte in ciò; ad ogni
+modo, la cospirazione non ebbe effettivo ajuto dai Lombardi, nè dai
+Normanni, nè dal Re, e si ridusse solamente ad un atto di violenza di
+un bandito, la cui odiosità s’accrebbe per circostanze di luogo e di
+tempo.
+
+Ciò che avvenne nel Natale dell’anno 1075 è uno dei più lucenti episodî
+che emergano fuor della storia di Roma nel medio evo. Nella vigilia di
+quel giorno santo il Papa celebrava, come di solito, la messa presso
+all’altare del presepio in santa Maria Maggiore: tutto ad un tratto
+s’alza tumulto di grida e d’armi, e Cencio si scaglia entro la chiesa
+colla spada in pugno seguito dalla nobiltà congiurata. Va all’altare,
+afferra il Papa per le chiome, lo trascina seco sanguinoso di percosse,
+lo gitta sul suo cavallo, e via lo porta per Roma in mezzo alla tenebra
+notturna, e lo serra nel suo palazzo ch’era posto nella regione detta
+Parione[222]. La Città si commuove, le campane suonano a stormo,
+il popolo brandisce le armi, i preti con gemiti velano gli altari,
+le milizie sbarrano le porte, si corrono le vie portando fiaccole:
+nessuno ha visto il Papa. Al mattino successivo il popolo si raccoglie
+sull’antico Campidoglio per consultare che sia a farsi; paiono tornati
+i giorni della congiura di Catilina. Finalmente si ha avviso che il
+Papa è prigioniero nella torre di Cencio. Ivi infatti Gregorio si
+trovava ferito e solo. Lo si aveva sottoposto a gravi maltrattamenti;
+il malandrino, che non aveva potuto condurlo fuori della Città, aveva
+chiesto d’essere infeudato dei migliori beni della Chiesa; i suoi
+vassalli avevano coperto il Papa di scherni, le sue feroci sorelle
+simili a furie lo avevano subissato di un torrente d’invettive,
+nelle quali probabilmente non era risparmiato il nome di Matilde:
+però Gregorio in mezzo a tutto questo non aveva ismarrita la sua
+dignità[223]. Se anche la fazione di Cencio avrà tentato di suscitare
+Roma a libertà, la sua voce non fu intesa; la sua breve resistenza fu
+prestamente domata, e il popolo diede furibondo assalto al palazzo per
+liberare Gregorio.
+
+Come Cencio si vide perduto, supplicò grazia, od a spada tratta
+la impose; gli perdonò il Papa, e promise che gli avrebbe concesso
+assoluzione, se dopo di aver peregrinato a Gerusalemme, fosse tornato
+pentito a’ suoi piedi[224]. Forse mai in nessun’altra occasione più
+chiaramente che in quella notte e dopo il suo salvamento, Gregorio
+rivelò il suo coraggio e la generosa indole sua; mantenne fede financo
+al suo assassino che protesse dal furore popolare. Lo si ricondusse
+in trionfo a santa Maria, dove l’uomo meraviglioso, più avventurato di
+Leone III, ripigliò a dire la messa interrotta. Il popolo distrusse le
+case di Cencio e della sua fazione, e frattanto il feroce capitano co’
+suoi parenti pigliava il largo[225], ma era appena giunto alla prima
+pietra miliare, che gli sbolliva l’idea di peregrinare a Gerusalemme,
+e preferiva di gettarsi ghignando in uno de’ suoi castelli nella
+Campagna; vi raccoglieva vassalli e uomini malcontenti, e devastava
+impunemente i dominî della Chiesa[226].
+
+Questo destino irto di contrasti subì il maggiore di tutti i Papi;
+innanzi a lui tremava il mondo, a’ suoi piedi si prostravano Re, ma
+i ribelli Romani ponevano le mani su di lui e lo trascinavano pei
+capelli. Egli seppe umiliare i suoi nemici coronati, ma non giunse a
+punire i più disprezzabili de’ suoi avversari, onde nel silenzio del
+cuor suo dovette ripensare alle considerazioni di Salomone, quando
+meditava sulla vanità di tutte le umane grandezze.
+
+Gregorio uscì del bujo di quella notte collo splendore di uomo invitto
+e di martire. Anche il popolo aveva splendidamente dato prova che lo
+amava e che venerava il genio suo; e questa era per lui cosa di grave
+rilievo e lo innalzava molto. Può darsi che i suoi nemici accusassero
+Enrico di complicità nel delitto; certo è che solo frutto del
+forsennato attentato si fu di mandare a vuoto anche l’ultima speranza
+di una conciliazione. Gregorio, concitato a ira, gettò adesso lungi
+da sè anche l’ultimo rispetto di timore umano, se qualche cosa pur
+v’era che ancor lo rattenesse, e volle mover tosto in campo contro il
+massimo de’ suoi nemici fra’ Principi. Trattavasi adesso di far curvar
+la podestà civile dell’Impero romano sotto ai decreti della Chiesa; e
+la lotta che si combattè fra Enrico IV e Gregorio VII, rappresentanti
+della Chiesa e dello Stato, è forse il più gran dramma cui la storia
+politica abbia mai dato vita.
+
+
+§ 4.
+
+Gregorio VII la rompe con Enrico IV. — Il Re fa deporre il Papa in un
+Concilio raccolto a Worms. — Lettere di lui a Gregorio. — Enrico IV
+è scomunicato e deposto in un Concilio raccolto a Roma. — Agitazione
+che se ne sparge nel mondo. — Rapporti fra i due antagonisti. — I
+ventisette Articoli attribuiti a Gregorio VII.
+
+Poichè Enrico, giovine e imbaldanzito della vittoria riportata sui
+Sassoni, non adempieva più ad alcuna delle sue promesse, e adesso come
+per lo innanzi andava vendendo officî ecclesiastici, e teneva alla
+sua corte i consiglieri scomunicati, l’animo impetuoso di Gregorio ne
+traeva ragione di operare in modo, che spingeva il Re agli eccessi
+estremi. L’ultima lettera che il Papa indirizzava ad Enrico, era la
+provocazione di un avversario accorto e prudente, che nella quiete
+e nel silenzio s’era armato in guerra: chiedevagli che facesse una
+penitente confessione delle sue peccata, esigeva financo la malleveria
+di qualche Vescovo che attestasse essere sincero il pentimento del Re,
+ed arditamente faceva capire ad Enrico che avrebbe potuto toccargli la
+fine di Saule[227]. Legati romani erano anche partiti per Goslar ad
+ammonire il Re di far ammenda delle sue colpe e de’ suoi vizî, e gli
+annunciavano l’anatema della Chiesa se si fosse rifiutato di obbedire.
+
+Con giusta ira il figlio di Enrico III, che era il primo principe
+della Cristianità, raccolse quella intimazione; sennonchè, in vece di
+opporre al Pontefice un’ironia temperata, il suo bollore giovanile
+scoppiò in furie, e diè di contra al suo avversario con veemenza e
+con grosse armi. Rimandò vergognosamente i legati, e con gran collera
+convocò a Worms un Concilio: in esso, ai 24 di Gennaio, i Vescovi
+tedeschi, senza molto pensarci su, dichiararono esser il Papa deposto.
+Ogni statista di soda mente avrebbe dovuto condannare il giovine Re,
+che con questo comportamento malaccorto manifestava una così grande
+mancanza d’intelletto politico. Credeva egli che il Papa fosse debole,
+perciocchè coi suoi decreti avesse concitato contro di sè tutti i
+maggiorenti laici ed ecclesiastici dell’Impero; ma s’ingannava della
+forza che credeva di avere pronta a’ suoi servigi, e i nemici di
+Gregorio lo ingannavano, dandogli a credere che il Papa si trovasse
+in condizioni disastrose a Roma, per ciò solo che il cardinale Ugo,
+scomunicato e irrequieto, erane il più acerbo accusatore innanzi
+al Sinodo di Worms, cui si dava l’aria di assistere con autorità di
+ambasciatore dei Romani[228]. Può darsi che delle lunghe e puerili
+litanie di delitti che si apponevano a carico di Gregorio dubitassero
+gli stessi più fieri nemici del Papa; nondimeno il sentimento di
+libertà commoveva la Chiesa nazionale tedesca contro a un Papa
+avido d’impero, che privava l’Episcopato dell’ultimo avanzo di sua
+independenza, destituiva Vescovi senza inquisizioni sinodali, eccitava
+le comunità stesse a ricusar loro obbedienza ecclesiastica; a un Papa
+che fuor della sua persona pareva non iscorgere nel mondo altro che
+sudditi. Prima d’ogni altra cosa dunque Enrico chiamò in armi contro il
+Pontefice la Chiesa nazionale minacciata ed i Vescovi.
+
+Oggidì il Papato non è che la ruina di quello che fu: la sua podestà
+teocratica sopra i Re ci sembra una leggenda meravigliosa; eppure
+oggidì ancora, quando leggiamo gli atti di quel tempo, noi, freddi e
+calmi spettatori dei fatti delle età trascorse, respiriamo qualche poco
+dei suoi bollori, delle sue passioni. Il Re scriveva così al Papa:
+
+«Enrico, re non per usurpazione ma per volontà santa di Dio, a
+Ildebrando non papa, ma infinto frate.
+
+»Questo saluto ti meriti, seminatore di zizzania, tu che maledici
+ogni gente della Chiesa, invece di benedirla. Ti dirò brevi parole:
+gli Arcivescovi, i Vescovi e i preti calpestasti sotto a’ tuoi piedi,
+come schiavi privi di volontà. Li tratti tutti da ignoranti, te solo
+tieni per sapiente. Ogni cosa tollerammo per reverenza della cattedra
+apostolica; ma tu scambiasti reverenza per tema, e ti ribellasti
+perfino contro la podestà regia che Dio ci concesse, e minacciasti
+torcela, quasi che la signoria e l’impero stessero non nelle mani di
+Dio, ma nelle tue. Cristo chiamò noi all’Impero, non te al Papato. Te
+lo guadagnasti con cabale e con falsità; disprezzasti la tua tonaca
+monastica, e con denaro ti procacciasti favore, con favore armi, con
+armi la cattedra di pace, e la pace ne bandisti, poichè armasti i
+sudditi contro ai signori, predicasti lo sprezzo contro ai Vescovi
+ordinati da Dio, e desti facoltà perfino agli uomini secolari di
+deporli e di condannarli. E tu vuoi deporre me, re incolpevole cui Dio
+solo giudica, se i Vescovi dichiararono che a Dio solo si spettava
+di pronunciare sentenza sopra un Giuliano apostata? Non è Pietro,
+pontefice vero, che dice: Temete Iddio, riverite il Re? Ma tu non temi
+Dio, e perciò non riverisci me che sono ordinato da lui. Te colpisce
+l’anatema di san Paolo, te condanna il giudizio di tutti i nostri
+Vescovi, e ti dice: Scendi della sedia apostolica che usurpasti,
+acciocchè altri la occupi che non faccia violenza alla religione, ma
+insegni la pura dottrina di Pietro. Io, Enrico, re per grazia di Dio,
+ti grido con tutti i nostri Vescovi: scendi, scendi»[229]!
+
+Così diceva Enrico a Gregorio in quella lettera che è prezioso
+documento di quest’età. La deposizione del Pontefice decretata da un
+Sinodo tedesco, illegale perocchè pronunciata da una sola parte senza
+che l’altra si ascoltasse, fu un fatto inaudito negli annali della
+Chiesa; tutto l’Occidente ne fu commosso. Frattanto i legati regî
+valicavano le Alpi; gli ottimati e i Vescovi lombardi gli accoglievano
+con giubilo grande, si congregavano a Piacenza, aderivano alle
+deliberazioni di Worms, e anche da parte loro deponevano il Papa.
+
+Rolando, ch’era un prete del basso clero di Parma, fu incaricato di
+recare a Roma i decreti di Worms e di Piacenza: quanto ai Romani,
+eziandio ad essi Enrico aveva indiritto un bando, in cui, da loro
+patrizio, gli ammoniva a disertar la fede di Gregorio e ad eleggere
+un novello papa[230]. E giova considerare che, sebbene Enrico non
+fosse imperatore, la dignità del Patriziato romano gli offeriva un
+apparente fondamento giuridico a procedere contro il Papa, perocchè,
+anche nella deposizione che faceva promulgare contro di Gregorio egli
+facesse appello a quella sua podestà. Il messaggiero arrivò il giorno
+innanzi alla riunione (addì 22 Febbraio) di un Concilio, che s’aveva
+ordinato raccogliersi in Laterano. Aperta la sua prima tornata col
+solito canto di un inno, si presentò Rolando, e impavidamente disse
+al Papa: «Il signor mio, il Re, e tutti i Vescovi di là dai monti, ti
+comandano di scendere incontanente dalla cattedra usurpata, avvegnaddio
+senza la volontà di loro e dell’Imperatore nessuno possa pervenire a
+siffatta dignità. Voi tutti, o fratelli», e qui l’oratore si rivolse
+al clero, «cito a comparire per le future Pentecoste al cospetto del
+Re, e ivi dalla sua mano riceverete un Pontefice, poichè questi qui
+presente non è papa, ma lupo vorace.» Cotali parole furono accolte
+da grida d’indignazione; i congregati s’alzarono furibondi dai loro
+scanni; il Cardinale di Porto gridò che si pigliasse il mariuolo; e
+il Prefetto della Città si scagliò colla spada nuda su Rolando. Forse
+un fanatico colpo di spada avrebbe mandato a rotoli l’audace edificio
+di Gregorio, ma il Papa si frappose prestamente, e impedì l’uccisione
+dell’ambasciatore.
+
+Tornata la calma, il Sinodo si mise all’opera con energia. I Vescovi
+lombardi e tedeschi, che avevano sottoscritto i decreti onde dicemmo,
+furono scomunicati, e Gregorio, fin da quando incominciò il Concilio,
+ebbe il contento di accogliere alcuni di quei prelati tedeschi, che
+pieni di temenza erano corsi di qua delle Alpi a gettarglisi ai piedi.
+Quanto al Re, il Sinodo chiese che si punisse colla massima pena della
+scomunica ecclesiastica; e frattanto l’imperatrice Agnese assisteva
+nella basilica alle sessioni di un Concilio, di cui ogni parola che
+v’era pronunciata, parve scendere grave grave a trafiggerle il cuore.
+La vedova del forte Enrico, allontanatasi dal suo figliuolo, s’era data
+in balìa dei preti romani; però il fumo degl’incensi che ella respirava
+in Roma, non poteva averle intieramente assopito i suoi sentimenti di
+madre[231].
+
+L’anatema di Gregorio corse il mondo come un fulmine vero, e come
+fulmine colpì la testa del primo monarca della Cristianità. Giammai
+la folgore di una scomunica operò effetto pari. Tutte le censure de’
+Papi sono state inerte cosa rimpetto a questa di Gregorio ch’ebbe tanta
+efficacia nella storia universale, da metter in fuoco l’Occidente:
+spettacolo orribilmente sublime di quel tetro medio evo, e diverrà
+sempre più meraviglioso quanto più la gente umana, progredendo nel suo
+cammino, si discosterà da quell’età.
+
+La fede universale poneva in grembo al capo della Chiesa la podestà
+di benedire e di maledire, e nessuna potenza mondana gli contestava
+il diritto delle censure ecclesiastiche. I Re, come tutti gli altri
+laici, erano soggetti alla disciplina della Chiesa, e il superbo
+Gregorio poteva sclamare: «Quando Cristo disse a Pietro, pasci le mie
+pecorelle, ne ha forse eccettuato i Re?» Anatemi erano le armi dei
+Pontefici reputate legittime; or doveva un Gregorio tenere a schivo
+di adoperarle contro un Principe che con abusi metteva a soqquadro
+la Chiesa, e aveva deposto il Papa? Tuttavolta l’audacia inaudita di
+questo anatema commosse il mondo. Infatti non s’era ancora sollevata
+tanto alto l’idea dell’autorità del Papa che non mettesse spavento
+l’opera sua onde aveva scomunicato il Re dei Romani; e più meraviglia
+metteva l’arroganza, finora senza esempio, per cui il Vescovo romano
+promulgava essere il capo dell’Impero decaduto delle sue corone, e
+ne scioglieva i sudditi del loro giuramento, e seminava così per le
+terre odio e ribellione[232]. Potranno i secoli venturi farsi un’idea
+adeguata che furonvi tempi in cui il Papa derivò da un pacifico e
+poveretto Apostolo una potenza così simile a quella di Dio? L’età
+nostra, che in qualche modo non si discosta ancor molto dal medio
+evo, omai stupisce gravemente allorchè pensa che usurpazione tanto
+enorme della maestà divina s’arrogò un meschino mortale, figlio fugace
+di un’ora brevissima, un uomo che benedicendo o condannando vuole
+imperare all’eternità, lui, l’uomo che il soffio di un minuto incerto
+può schiacciare, senza che pur traccia ne resti. La è pur mostruosa
+la grandezza di quel sacerdozio dei tempi di mezzo, che si elevò così
+temerariamente sopra i limiti del finito!
+
+La novella che il Re romano era deposto destò per tutto Occidente una
+sensazione grande, da non potersi credere. Tutto l’Impero romano (dice
+un Cronista di quell’età) ne tremò; il giudizio degli uomini andò
+stravolto da un’azione così inaudita, in quello che i preti rovistavano
+gli annali del Papato per trovarne di che giustificare Gregorio con
+somiglianti avvenimenti dei tempi trascorsi, e speravano di acchetare
+il malcontento e le meraviglie con qualche esempio di autorità
+vescovile, che per verità a questo caso mal si acconciava[233].
+
+Enrico e Gregorio, adesso nemici a vita e a morte, erano entrambi
+entrati nella stessa lizza per assalirsi; entrambi s’erano l’un l’altro
+deposti; entrambi avevano abbandonato il terreno del diritto, e s’erano
+arrogata un’autorità che non avevano. Però non combattevano ad armi
+eguali. Un Re di quel tempo, se anche impugnava una spada di eroe, era
+un inerme contro un Papa che impugnava il dardo della scomunica. Un
+Re che combatteva contro un Papa, era un uomo di forze ordinarie alle
+prese con un mago. Enrico s’era cacciato in questa mischia con impeto
+cieco; Gregorio invece aveva combinato con savia arte il suo piano di
+guerra; e il Papa, che apparentemente non aveva alleati, poteva alla
+fine schierarne in campo più, e più forti che il suo regale nemico.
+
+Entrambi avevano indole despotica; ma l’arbitrio del Re si frangeva
+di contro all’opposizione costituzionale che gli movevano gli Stati
+dell’Impero, laddove la possanza gerarchica che il Papa esercitava
+su’ Vescovi e su’ Concilî, non avea più limiti. L’animo leggiero
+di un Principe vizioso attenua la sollecitudine che sentiremmo
+delle sue sorti; ed i veri abusi onde la Chiesa verminava e ch’egli
+proteggeva rendevano desiderato il trionfo del Pontefice, fino a tanto
+che ei prendeva quelli di mira. Tuttavolta l’intemperante disegno
+dell’infallibilità e dell’onnipotenza pontificia che Gregorio scriveva
+sul suo vessillo, è cosa che spaventa la mente di chi deve giudicarne,
+e affievolisce la nostra sollecitudine per quella salutare riforma,
+anche se sia duopo riconoscere che era necessità di liberare la Chiesa
+dalla servitù politica. Sebbene v’abbiano dei dubbî sul vero tenore
+dei ventisette Articoli che furono inseriti nei Regesti di Gregorio, ad
+ogni modo ci giova fermarci sui più notevoli, avvegnachè corrispondano
+in tutto e per tutto allo scopo che Gregorio VII si propose, e a ciò
+che egli stesso professò apertamente nelle sue lettere.
+
+«Dio solo fondò la Chiesa romana. Non altri che il Papa ha diritto di
+promulgare nuove leggi, di fondare nuove comunità, di deporre Vescovi
+senza bisogno di decisioni sinodali. Egli solo ha diritto di servirsi
+delle insegne imperiali. Ei solo porge il piede al bacio di tutti i
+Principi. Soltanto il suo nome è invocato in tutte le Chiese. Il suo
+nome, papa, è uno al mondo. Ha diritto di deporre Imperatori. Ei può
+sciogliere i sudditi dalla loro fede verso reggitori ingiusti. Senza
+della sua autorità nessun capitolo, nessun libro è canonico. Le sue
+sentenze non ammettono sindacato. A nessuno è lecito di giudicarlo. La
+Chiesa romana non errò mai, nè fallirà mai in tutta la eternità, come
+attesta la sacra Scrittura. Tosto che il Papa è consecrato secondo
+i canoni, diventa santo pei meriti di san Pietro. Quegli soltanto è
+cattolico che crede colla Chiesa romana»[234].
+
+
+§ 5.
+
+Gli Stati dell’Impero in Germania si staccano da Enrico IV. —
+Egli si sveste della podestà regia. — Valica le Alpi per mendicare
+l’assoluzione dalla scomunica. — Suo suicidio morale a Canossa (1077).
+— Grandezza morale di Gregorio VII. — I Lombardi disertano il Re. —
+Questi si riaccosta ad essi. — Muore Cencio. — Muore Cinzio. — Muore in
+Roma l’imperatrice Agnese.
+
+Enrico ricambiò l’anatema coll’anatema, ma presto conobbe quale e
+quanta fosse la potenza del suo avversario romano, che destramente gli
+seminava nella stessa sua terra la ribellione, offeriva ai maggiorenti
+la prospettiva attraente del trono, armava fanatismo e superstizione,
+quei due alleati formidabili della podestà sacerdotale, seduceva
+clero, nobili e popolo di Alemagna a disertare la bandiera di un
+despota scomunicato, ed a scegliersi un altro Re, cui egli, papa,
+tostochè l’avesse trovato uomo degno, voleva impartire la consecrazione
+apostolica. Se Enrico avesse posseduto forza vera di monarca avrebbe
+sopportato senza gran danno l’anatema; per lo contrario la sua
+podestà d’impero non riposava che sopra il fondamento mal securo della
+feudalità, ed era soltanto a questo organamento che i Papi andavano
+debitori della buona riuscita dei loro disegni[235].
+
+La storia dell’Impero tedesco descrive qualmente Principi, Vescovi e
+non tutto ma molto popolo abbandonassero un Re ch’era temuto e odiato
+se non pure sprezzato; a noi basta osservare che fu precisamente il
+partito tedesco a lui avverso, che gittò nell’obbrobrio umiliante di
+Canossa questo Re fornito di alti pregi e valoroso in guerra, ma roso
+da passioni scapigliate. Alemagna, ribellantesi per motivi politici,
+gli era per due buoni terzi ostile, e parteggiava per Roma; i suoi
+nemici potenti, Guelfo di Baviera, Rodolfo di Svevia e Bertoldo di
+Carinzia disprezzavano l’invito con cui gli aveva chiamati a Worms,
+ed anzi eglino stessi convenivano a Treviri coi legati pontificî.
+I Principi s’impaurivano dei suoi intendimenti monarchici, e questa
+temenza e la sciagurata loro smania di parteggiare gli alleavano a
+Roma. A nulla valevano le istanze del Re, che gli scongiurava affinchè
+nella sua persona non insultassero alla dignità della patria e
+dell’Impero. L’assemblea di Treviri tradì la patria, poichè riconobbe
+come di buon diritto le audacie del Pontefice che aveva scomunicato
+il Re, e conseguentemente riverì in lui la podestà di farsi giudice e
+arbitro dell’Impero. Essa protestò che Enrico sarebbe destituito se
+per il giorno 2 Febbraio 1077 non fosse prosciolto dalla scomunica;
+in quel dì un parlamento raccolto in Augusta sotto la presidenza del
+Papa avrebbe pronunciato giudizio di lui: fino a quel tempo doveva egli
+vivere a Spira in condizione di uomo privato. Il Principe scoraggito
+subì un vitupero quale appena un Carlo il Calvo avrebbe tollerato;
+ritrattò i decreti pronunciati contro il Papa, e si ritirò a Spira.
+
+Gregorio, che i Tedeschi avevano invitato ad andare ad Augusta,
+annunciò loro che si sarebbe ivi recato. Ma mentre quegli attraversava
+le terre della sua amica, Enrico veniva a cerca dell’assoluzione,
+e con poca accompagnatura, arrampicandosi per sentieri battuti dai
+banditi, valicò i ghiacciai del Moncenisio, orrenda via in quella
+stagione invernale. Il Re era uomo cui mancava fermezza di propositi,
+laonde si buttava d’uno in altro eccesso: trovatosi abbandonato, gettò
+lungi da sè le armi, e dal culmine della superbia regia si lanciò nel
+vortice della più profonda vergogna, nè più nè meno di un suicida,
+e si prostrò alle ginocchia del nemico suo, che, stupefatto egli
+stesso di quel che avveniva, gli impose il piede sul collo. Udendo
+che Gregorio era in procinto di venire in Germania, il suo intelletto
+gli suggerì di impedirnelo: un uomo di cuore avrebbe raccolto un
+esercito e si sarebbe gettato fra il Pontefice e l’Alemagna, ma Enrico
+avea dell’astuzia, non genio. La prima spedizione che imprendeva
+in Italia il figliuolo di quell’Enrico III, le cui soldatesche
+coperte di ferro avevano fatto tremar tutto il paese, offre il gramo
+spettacolo di un esule scomunicato, di un peccatore mendico che viene
+in pellegrinaggio penitente; è il trionfo della superstizione che
+la vince sull’intelletto e sul sentimento di onore, però è eziandio
+una grande vittoria che la forza morale, rappresentata dalla Chiesa,
+consegue sopra despoti rozzi. Quel po’ di bello che si mesce in tanto
+brutto a mitigare il vitupero della venuta di Enrico si è la commovente
+tenerezza della sua sposa, la ripudiata di un tempo, che adesso con
+grande amore divide seco lui le traversie e i pericoli.
+
+Come Enrico comparve in Italia, Lombardia lo salutò con gran giubilo.
+Gli Italiani del settentrione avevano veduto Re tedeschi scender
+dalle Alpi soltanto per muovere a Roma da prepotenti a intronizzarvi
+o a deporvi Papi, ed a prendersi l’Impero; laonde eglino credettero
+ch’ei fosse venuto per rovesciare dalla sua cattedra Gregorio «nemico
+dell’uman genere». Da molte città dell’una sponda e dell’altra del
+Po numerosi vassalli accorsero a lui, e Gregorio, facendo sosta a
+Mantova, si ricoverò a Canossa, che era un castello di Matilde, e vi
+si rinchiuse. Frattanto il Re ascoltava i discorsi dei Conti e dei
+Vescovi, e il suo cuore trambasciato ondeggiava fra l’orgoglio e la
+paura che in pari tempo se lo disputavano. Però, indicibile cecità era
+la sua; e, simile ad uomo accalappiato dagli incantesimi di un mago,
+il giovine ributtò i Lombardi, e si gettò in braccio ad una vera morte
+morale. Lo spaventava la Dieta di Augusta che era prossima a radunarsi;
+la vergogna gli inceppava il piede, ma l’angustia lo spronava a correre
+a Canossa, le cui torri fatali finalmente gli apparivano in vista.
+Colà, dietro una triplice cinta di mura, stavansi un prete che lo
+aveva maledetto, e una femmina che copriva quel prete sotto lo scudo
+della sua protezione, nel tempo stesso che ogni giorno Vescovi di
+Germania, affranti dai rimorsi, arrivavano al castello per implorare
+la assoluzione. Enrico entrò in negoziati per ottenerla; e alcune
+donne, la contessa Matilde e la contessa Adelaide suocera di lui, si
+frapposero paciere da sorelle pietose.
+
+Nella storia del Papato vivranno eternamente splendidi due episodî,
+monumento della grandezza spirituale dei Pontefici; Leone innanzi cui
+indietreggia Attila terribile conquistatore, e Gregorio avanti cui
+s’inginocchia Enrico IV in abito di penitente. Però chi consideri
+questi due avvenimenti celebri nel mondo, ne proverà sentimento
+diverso; il primo lo indurrà a venerazione di una grandezza morale
+purissima, il secondo non gli desterà altro senso che di meraviglia
+di un animo quasi sovrumano. Tuttavolta la vittoria del monaco inerme
+ha più diritti all’ammirazione del mondo che tutte le vittorie di
+Alessandro, di Cesare o di Napoleone. Le battaglie che i Papi del medio
+evo combatterono non furono guadagnate con ferro e con piombo, ma con
+potenza morale; ed è appunto l’uso o l’efficacia di mezzi così sottili
+e morali che talvolta rendono il medio evo più grande dell’età nostra.
+Rincontro a Gregorio Napoleone non è che un barbaro.
+
+Tre giorni stette lo sventurato Re aspettando fuor della porta più
+riposta della rocca, a piè nudi nella neve, coll’abito di penitente
+gettato sulle sue vestimenta, supplicando di essere accolto, e
+amaramente piangendo. Gregorio traeva in lungo, non fidandosi di un
+Principe incostante; ed era cosa naturale: tuttavolta l’umiliazione
+che subiva, rendeva il Re oggetto di commiserazione, e la durezza del
+Papa dovette sembrare crudele financo a Matilde[236]. Finalmente il
+Pontefice assolse l’avvilito Re (questo avvenne a’ 18 di Gennaio), ma
+in quell’istesso punto ne fece a brani la dignità regia: comandò che
+deponesse nelle sue mani la corona, vivesse da uomo privato fino a
+tanto che un Concilio lo giudicasse, promettesse con giuramento che,
+ove fosse riposto in trono, sempre avrebbe obbedito al volere del
+Papa[237]. Gregorio comprendeva che il Papato per mezzo suo celebrava
+in quell’istante un fasto imperituro nella storia del mondo; tuttavia
+gli è in cosiffatti momenti di trionfo che un animo ben fatto rammenta
+la inanità di ogni grandezza, onde lo incoglie un sentimento mesto
+di pietà e di perdono. Un dì Ottone I aveva versato lagrime vedendo
+un Papa dappoco, che supplichevole gli tendeva le braccia; ed anche
+Gregorio pianse di commozione vedendo il Re dei Tedeschi, il capo
+supremo dell’Occidente, gettarsi lacrimoso ai suoi piedi sul nudo
+terreno. Però nell’animo di bronzo del frate romano le tenerezze
+non durarono che un volger di ciglia, e la calma maestosa in cui
+si ravvolse compiendo il suo giudizio su di Enrico, lo circonda di
+sublimità tremenda.
+
+«Se io», diceva mentre spezzava l’ostia, «se io son colpevole di
+quel che mi si accusa, mi uccida in questo istante quest’ostia»; e
+la consumò fra le grida di giubilo del popolo commosso a fanatismo;
+e freddo e calmo offerse l’altra metà al Re perchè si assoggettasse a
+pari giudizio di Dio. Dinanzi questa orribile prova che sostenne senza
+dignità, Enrico si accasciò in un deplorevole nulla. Buon per lui che
+non diventò spergiuro come Lotario; e forse tuttavia la vergogna di
+questo istante risvegliò nel fondo del suo cuore spiriti virili, e
+moralmente lo ritemprò.
+
+Tutte le cose umane hanno un limite di altezza e di decadenza, donde
+poi scendono e si rialzano. Quello stesso momento vide Gregorio
+all’apogeo della sua fortuna, Enrico nella profondità della sua
+miseria; quegli lentamente andò declinando a proporzioni ordinarie,
+questi lentamente andò risorgendo. Come uomo che si risveglia da un
+sogno spaventoso, il Re uscì di quel castello in cui aveva spogliato
+la dignità dell’Impero e la grandezza de’ suoi padri, ed un silenzio
+glaciale come di tomba, fu tutto quel che trovò in Lombardia. I prodi
+Lombardi che erano ancora in armi, si distolsero da lui con isprezzo;
+i Conti, i Vescovi gli voltarono le spalle o lo accolsero freddamente;
+le città in cui germogliavano vigorosi gli spiriti republicani, si
+rifiutarono di dargli albergo, ovvero con lentezze sprezzanti gli
+sporsero provvigioni fuor delle loro mura. Un sentimento di mal animo
+serpeggiava per l’Italia settentrionale; Enrico aveva esposto la corona
+a un obbrobrio incancellabile; essi erano stati pronti a combattere il
+nemico comune uniti con lui, ed egli aveva traditorescamente fatto la
+sua pace vergognosa: volevasi dunque porre il piccolo Corrado nel luogo
+del suo imbelle padre, con quello volevasi muovere a Roma, coronarvelo
+imperatore, discacciare Gregorio, eleggere un altro Papa[238].
+
+Enrico aveva appena lasciato Canossa, che diventò lo zimbello di un
+nuovo conflitto. Se egli, come protestò ai Lombardi, abbia cercato
+l’assoluzione non per altro che per riacquistar libertà e vendicarsi
+del Papa, non v’ha alcuno che non deva condannarne la falsità e scusare
+la severità del Pontefice. Soltanto che un profondo conoscitore del
+cuore umano qual si era Gregorio, doveva predire a sè medesimo che
+egli avrebbe potuto bensì infliggere la massima onta ad un Principe
+fervido di passioni, ma non costringerlo a tollerarla per tutta la
+vita: la intemperanza della vittoria si ritorse naturalmente a danno
+di Gregorio. Colla sua buona ragione rifiutò al Re ciò che questi gli
+chiedeva, di torre in Monza la corona d’Italia; Enrico tenne ancora
+un tratto i Lombardi lontani da sè, indi cercò di riconciliarsi
+con loro, ed a Piacenza ricevette i suoi partigiani che con maschia
+dignità avevano respinto l’assoluzione che il Papa loro aveva offerto
+da Canossa. Guiberto di Ravenna gli si avvicinò, e così anche Cencio.
+Questo Romano doveva meravigliare d’un Re che s’era gittato nella
+polvere innanzi a quello stesso Papa, che egli poco tempo prima aveva
+trascinato per i capelli fuor di una chiesa; e adesso ei veniva a Pavia
+per ritentare la sua buona fortuna contro Gregorio, ma Enrico, così
+almeno pare, si faceva scrupolo di accoglierlo. Il Romano sitibondo di
+vendetta si poneva a sentinella fuor delle porte di Canossa, ed era
+infaticabile a combinar piani e a ordire congiure, quando di repente
+moriva a Pavia. I Gregoriani fecero grandi allegrezze che l’inferno
+s’avesse inghiottito Catilina, ma i banditi dal Papa, coll’arcivescovo
+Guiberto alla testa, accompagnarono con ostentazione di pompe il loro
+amico alla sepoltura[239].
+
+Se l’inferno avrà fatto un boccone dell’empio Cencio, il paradiso avrà
+dischiuso le sue porte al pio Cinzio. Il Prefetto della Città, cui
+Gregorio durante la sua assenza aveva confidato il governo di Roma,
+morì sul finire dell’estate di questo stesso anno 1077, trucidato in un
+agguato che Stefano, fratello di Cencio, gli aveva teso nella Campagna.
+I Romani del suo partito lamentarono la morte del loro Prefetto e la
+vendicarono; presero d’assalto la rocca di Stefano, s’impadronirono
+di lui, piantarono innanzi al san Paolo la sua mozza testa, e i socî
+che lo avevano ajutato a commettere l’assassinio, punirono di morte o
+di bando[240]. Così Cinzio divise la sorte di Arialdo e di Erlembaldo,
+amici suoi. Anche alla tomba di lui accorsero in gran folla i credenti,
+e il Prefetto, che vivente gli aveva talvolta edificati con prediche,
+operò adesso in morte miracoli, come a un martire si conveniva. I suoi
+avanzi mortali, deposti in un sarcofago di marmo nel «paradiso» del san
+Pietro, furono colà venerati per tempo lungo[241].
+
+Addì 14 Dicembre, lo seguì nella fossa la sventurata madre di Enrico.
+Ella morì in Laterano, angosciata del figliuolo ch’era caduto in tanto
+profonde miserie. Il suo cadavere fu sepolto presso al san Pietro,
+nella cappella di Petronilla; ella ed Ottone II furono i soli Re di
+nazione tedesca che abbiano avuto tomba in Roma[242].
+
+
+§ 6.
+
+Enrico IV prende animo a restaurare la dignità del regno. — Rodolfo di
+Svevia, antirè. — Enrico torna ad Alemagna, Gregorio a Roma. — Entrambi
+cercano l’amicizia di Roberto Guiscardo. — Cadono gli ultimi Dinasti
+longobardi nell’Italia meridionale. — Uno sguardo al passato del popolo
+longobardo. — Roberto presta in Ceprano giuramento di vassallaggio a
+Gregorio VII. — Guglielmo il Conquistatore e Gregorio VII. — Il Papa
+riconosce Rodolfo per re, e scomunica una seconda volta Enrico IV. —
+Guiberto di Ravenna, antipapa. — Mutazione di fortuna.
+
+Il maschio pensiero di restaurare nuovamente la dignità del regno si
+afforzò nell’animo di Enrico, dai cui occhi cadde adesso il magico
+velo. Ei comprese chiaramente qual fosse la missione sua, e la
+intraprese con coraggio di eroe, laonde vediamo questo Principe nella
+seconda metà della sua vita lottare da guerriero valoroso contro la
+podestà del Pontefice romano, sì come dopo di lui la combatterono gli
+Hohenstaufen, alla cui celebre famiglia fu egli che concesse la duchea
+di Svevia.
+
+I ribelli tedeschi avevano invitato il Pontefice ad andarne a
+Forcheim, dove, nel mese di Marzo, volevasi pronunciare giudizio
+sul Re. Lui pertanto Gregorio ammoniva che si presentasse, e che gli
+desse salvocondotto a Germania, conformemente al patto conchiuso a
+Canossa. Ma Enrico, rispondendo in termini ambigui, cercò di impedire
+quell’andata, e il Pontefice spedì allora legati suoi proprî ad
+Alemagna. Intenzione di lui doveva essere non già di schiacciare il Re
+umiliato, bensì di farne un vassallo della santa Sede, di costringerlo
+a rinunciare al diritto di investitura ed a riverire tutti gli
+altri comandamenti di Roma. Però la repentina elezione di un Antirè
+sconvolgeva tutti i suoi piani; chè, ai 13 di Marzo dell’anno 1077,
+Rodolfo di Svevia era eletto re di Germania alla presenza dei legati
+pontificî, e promulgavasi essere Enrico destituito. L’esaltazione
+dell’Antirè, alla quale Gregorio più tardi con giuramento solenne
+protestò di non aver avuto parte alcuna, addusse un’imprevista
+mutazione di tutte cose, e restituì un novello impulso di corrente agli
+avvenimenti che fin qua s’erano arrestati ristagnando. Quell’elezione
+mandò a monte il trattato di Canossa, e fece che gli avversarî di
+Enrico in Germania si tramutassero in gente ribellata a quel Re, che
+il Papa aveva pur dianzi assolto[243]. Prudenza imponeva per certo a
+Gregorio di tenersi qualche tratto indeciso, affine di trar profitto
+di quella condizione privilegiata di arbitro fra due Re, nessuno dei
+quali egli riconosceva per tali: così infatti un cambiamento quasi
+meraviglioso di potenza, aveva tratto l’Impero tedesco in quelle stesse
+condizioni nelle quali s’era trovato il Papato a’ tempi di Enrico
+III. Enrico fu costretto a correre in Alemagna, a combattervi per
+difendere la sua corona; pose Tebaldo arcivescovo di Milano e Dionisio
+di Piacenza da suoi vicarî in Italia, e nell’Aprile valicò le Alpi per
+tornarsene al suo paese. Questa patria che aveva lasciata con sì poca
+dignità regia, rivide adesso da re, ed è mirabile cosa contemplare
+quest’uomo scapestrato rialzarsi dell’umiliazione sofferta in Italia,
+rifatto forte guerriero. La sua persona bella e maestosa, i suoi modi
+regî, la sua energia e il suo ardimento si rivelano adesso per la prima
+volta, uscendo dell’oscurità in cui s’erano occultati, e provano che
+nelle sue vene scorreva il sangue dei più gloriosi Principi dell’Impero
+tedesco.
+
+Frattanto dalle castella di Matilde, Gregorio udiva le grida di
+battaglia e di sfida che gettavano i Lombardi, coi quali Enrico
+s’era del tutto pacificato. Privilegî dati da lui rafforzavano le
+giovani libertà delle città, e Italia temeva l’ambizione di regno
+di un grande Pontefice, più che la supremazia d’impero di un Re
+indebolito. I Lombardi di ogni città e tutta Romagna inalberarono la
+bandiera di Enrico[244], interchiusero a Gregorio i passi delle Alpi,
+imprigionarono i suoi legati, e ormai nel Maggio poco mancò che in una
+dieta di Roncaglia rinnovassero i decreti pronunciati a Piacenza, e
+deponessero il Papa. Soltanto le soldatesche di Matilde impedirono che
+colle armi lo assalissero.
+
+Gregorio rimase ancora qualche mese nell’Italia settentrionale, indi
+conobbe che gli era impossibile di toccare il suolo di Germania.
+Tornato nel Settembre a Roma, dovette capire d’aver posto il piede in
+un avvillupato labirinto, e che soltanto adesso sarebbe cominciata
+quella lotta colla monarchia germanica, che egli aveva sperato in
+sì breve tempo di condurre a termine. Per verità trovava la Città
+tranquilla, ma quello che lo angustiava era il progredire de’ Normanni.
+Enrico faceva a tutt’uomo di ridurlo a mal punto con questi formidabili
+nemici, ma l’astuto Roberto Guiscardo con grande abilità non si
+dichiarava per lui, nè per il Papa. Non imprese del Re su di Roma, non
+spedizioni guerresche del Papa turbavano più i suoi disegni, laonde
+imprendeva a sottomettere la Campania, dove Amalfi gli dava opportunità
+di volgere le sue armi contro Gisulfo di Salerno suo cognato, ch’era un
+despota crudele e amico fervidissimo di Gregorio[245]. Indarno cercò il
+Papa di impedirne la caduta, chè Roberto strinse alleanza con Riccardo
+di Capua, fin adesso rivale suo, indi nel Maggio 1077 assediò Salerno,
+conquistò la città, e costrinse eziandio Gisulfo, ch’era chiuso nella
+cittadella, ad arrendersi. L’ultimo Principe longobardo, figlio di quel
+Guaimaro che in antico era stato un sì magnifico signore, ne trasse
+salve la miserabile vita e la libertà; il Papa con gran dolore lo
+ospitò in Roma; quivi lo adoperò a’ suoi servigi, e, come vien detto,
+lo pose da rettore della Campagna romana[246].
+
+In siffatto modo scomparvero gli Stati longobardi dell’Italia
+meridionale, dove per trecento anni avevano tenuto testa agli
+Imperatori d’Oriente e d’Occidente, ai Papi ed ai Saraceni.
+Meravigliosa fu la tenacia con cui si mantenne la razza del popolo
+longobardico; quantunque la sua lingua antica si perdesse nell’idioma
+romano, il suo sangue si conservò tuttavia in alcune famiglie, che con
+grande orgoglio derivarono la loro origine dai conquistatori discesi
+con Alboino. Ancor giù nel secolo duodecimo, i documenti dell’Italia
+meridionale sono pieni di questi nomi longobardi antichi, Machenolfo,
+Landolfo, Pandolfo, Adenolfo, Gisulfo, ovvero di questi altri, Maraldo,
+Castelmanno, Romualdo, Audoaldo, Musando, Ademaro, Litto, Arechi,
+Radelgrimo, Adelberto, Adelfaro, Radelchi, Guiselgardo, Roderico[247].
+È bella gloria del popolo longobardo di aver avuto una nobile ed
+efficace parte a comporre la nazione italiana. La sua razza s’ebbe
+ostinatamente conservata da dominatrice, e per un cinquecento anni fu
+la veramente libera d’Italia, protetta dal giure longobardico, che Re
+savî in mezzo alla barbarie, diedero un tempo all’Italia a vece del
+codice di Giustiniano: quella legislazione non cessò che dopo la prima
+metà del secolo duodecimo. Nei libri di questa Storia abbiamo spesse
+volte notato che in un periodo lungo di tempo furono pur sempre uomini
+longobardi i quali stettero a capo degli avvenimenti e della cultura
+d’Italia; e la cosa durò fino alla contessa Matilde, a Gregorio VII ed
+a Vittore III, illustri ornamenti del popolo longobardico in questa sì
+tarda età[248].
+
+Roberto volle adesso far suo anche il pontificio Benevento, in quello
+che Riccardo, conformemente a’ patti, cingeva Napoli di assedio.
+Gliene dava pretesto l’asilo che Gisulfo aveva trovato a Roma; e la
+morte di Landolfo VI, ultimo principe che non lasciava discendenza
+e che avevane tenuto il trono solo perchè era stato vassallo feudale
+del Papa, lo allettava a conquistare la città. Sulla fine dell’anno
+1077 pose campo innanzi a Benevento, e mandò sue milizie di scorridori
+nella Campagna romana, nella Marca di Ancona, sulle coste di Tuscia,
+nel territorio de’ Marsi, nella Marca di Spoleto. Però la resistenza
+gagliarda di Benevento gli fu d’intoppo; lui non iscosse la scomunica
+di Gregorio, sibbene l’arte politica del Papa rese vacillanti i
+Principi di Capua[249]. Riccardo morì davanti a Napoli nell’Aprile
+1078, riconciliato colla Chiesa; il figliuol suo Giordano capì ciò
+che il Papa gli fece rappresentare, che alla fine i buoni successi di
+Roberto lui pure avrebbero precipitato in ruina; quindi fu che egli
+levò l’assedio di Napoli, giurò in Roma vassallaggio al Papa, si alleò
+coi Beneventani, pose il guasto al campo di Roberto, chiamò a rivolta
+i Baroni delle Puglie e delle Calabrie, e costrinse così il Guiscardo
+a venir col Papa a’ patti. Gregorio, da quell’uomo prudente ch’era, si
+fe’ vedere condiscendente, chè gli bisognava adesso la protezione de’
+Normanni contro ad Enrico, avvegnachè proprio adesso fosse apertamente
+venuto con lui a una seconda rottura, ed il Re già s’apparecchiasse
+a muovere contro di Roma. Non è che una favola che egli adescasse
+il temuto Normanno colla prospettiva della corona imperiale; ad ogni
+modo gli conferiva abbastanza vantaggi. Andò in persona a Ceperano sul
+Liri, ed ivi ricevette, addì 29 Giugno 1080, il giuramento feudale di
+Roberto Guiscardo. Il Duca si staccò di Benevento, che adesso diventò
+per sempre possedimento pontificio, ma Gregorio non insistette per la
+restaurazione di Gisulfo, ed anzi lasciò provvisoriamente in mano del
+conquistatore le città di Salerno e di Amalfi, ed anche alcune parti
+della Marca di Fermo, tutti possedimenti di san Pietro; poi lo infeudò
+delle Puglie, delle Calabrie e di Sicilia. In cambio, Roberto si
+obbligò di pagare un tributo annuo, e di difendere la Chiesa, sì come
+aveva giurato tempo prima a Nicolò II[250].
+
+Di tal guisa, Gregorio in mezzo alle sue condizioni difficili, s’era
+fatto di un inimico un amico e un avvocato della Chiesa. L’orgoglio
+del Normanno cedette alla ragione politica ed ai suoi grandi disegni
+indiritti alla conquista di Grecia; egli si sottopose alla investitura
+pontificia che gli fu concessa «per grazia di Dio e di san Pietro»; e
+da quell’ora, per più di seicent’anni, i Re delle due Sicilie dovettero
+confessarsi vassalli della santa Sede. Gregorio chiese una simile
+professione di vassallaggio anche a Guglielmo il Conquistatore, re
+d’Inghilterra, il quale, nel tempo medesimo in cui le genti di sua
+istessa stirpe s’impadronivano dell’Italia meridionale, aveva fatto sua
+la Britannia. Speravano i Papi di guadagnare in Inghilterra la partita,
+parimenti come in Italia la avevano vinta, perocchè volessero che anche
+ivi i predatori normanni conquistassero la terra, per riceverla indi
+da Roma in feudo. Guglielmo aveva assalito Inghilterra col beneplacito
+pontificio, inalberando il vessillo di san Pietro; di qui la Curia
+romana faceva derivare i suoi diritti di alta signoria su quel paese,
+ma il Re si rideva delle pretensioni di Gregorio, e in una lettera
+laconica le mandava come stracci all’aria[251].
+
+Nel frattempo il Papa era stato costretto a prendere una risoluzione
+rispetto ad Enrico, che Bernardo cardinale, legato in Germania, aveva
+novellamente scomunicato nel Novembre 1077. I Sassoni inveleniti
+avevano assediato d’istanze il Papa affinchè riconoscesse una buona
+volta Rodolfo per re, e ripudiasse finalmente Enrico. Così dunque ei
+fece nel Sinodo tenuto a Roma nel Marzo 1080; bandì che Enrico era
+decaduto dell’Impero di Germania e d’Italia, maledisse le sue armi come
+avrebbe fatto un incantatore, riconobbe solennemente Rodolfo come re,
+e invocò gli apostoli Pietro e Paolo affinchè mostrassero al mondo che
+possedevano la potenza non soltanto di legare e di sciogliere in cielo,
+ma eziandio di dare e di torre anche in terra, imperi, principati,
+contee e d’ogni maniera possedimenti. L’intemperanza della passione
+disfigura omai le fattezze di Gregorio[252].
+
+Sennonchè l’efficacia di questo secondo anatema non fu eguale a
+quella del primo, chè Enrico adesso, da principe ferrato in guerra,
+raccolse lo strale della scomunica sul suo scudo, mentre tutta
+l’Italia settentrionale si sollevava in favor suo. Raccolse i diecinove
+Vescovi del suo partito, a Magonza, nel dì 13 di Maggio, ed ivi eglino
+dichiararono per la seconda volta destituito Pontefice[253]. Così da
+una parte e dall’altra si ripetevano gli stessi fatti d’altra volta;
+soltanto che Enrico con buona ragione andava adesso più oltre, ed
+ai 25 di Giugno 1080, faceva che molti Vescovi d’Italia, congregati
+a Bressanone, eleggessero Guiberto di Ravenna a pontefice. La sua
+lotta contro di Gregorio assumeva eziandio indole di controversia
+ecclesiastica; nell’istesso modo che il Papa lo insidiava in Alemagna
+con un Antirè, parimenti da parte sua traeva in campo a combatterlo
+un Antipapa. Oltracciò Ravenna era paese tale che grande reverenza
+poteva trarne un Antipapa. Da dopo del secolo decimo, quei Patriarchi,
+nemici antichi de’ Papi, avevano conseguito potenza degna di principi;
+l’Esarcato, provincia ricca e vecchissima dello Stato ecclesiastico,
+qual era composto all’età dei Carolingi, s’aveva nel corso del tempo
+svincolato completamente da Roma; era diventato possedimento degli
+Arcivescovi ravennati, e questi nelle singole città ponevano Conti
+loro proprî, e presto infeudavano terre a vassalli ereditarî, mentre
+eglino stessi tenevano in feudo l’antico possedimento dei Papi, non per
+investitura di questi, sibbene degli Imperatori.
+
+Un avversario così antico di Gregorio, qual era Guiberto di Ravenna,
+iniziato profondamente in tutti i rapporti allora esistenti fra
+la Chiesa e lo Stato, doveva necessariamente scendere in lizza
+da antipapa, ed era più pericoloso di quello che un tempo avesse
+potuto esser Cadalo. Nascita illustre, dottrina, intelletto politico
+lo rendevano chiaro; da lungo tempo la sua ambizione aveva inteso
+alla tiara e pensato di torla a Gregorio; e adesso aveva titolo di
+papa e doveva conquistarsi dal lontano san Pietro consecrazione e
+potenza[254]. Di Bressanone andò diffilato in Lombardia; e il Re,
+che pel venturo anno aveva deliberato di imprendere la sua spedizione
+su Roma, si volse dapprima contro ai Sassoni. Nell’Ottobre perdette
+la sanguinosa battaglia combattuta sull’Elster, ma fu in pari tempo
+liberato dal suo avversario. Rodolfo cadde morto; l’inverno passò, e la
+primavera dell’anno 1081 vide Enrico calare dalle Alpi con un esercito,
+per venire a Roma a castigarvi il suo nemico[255].
+
+Qui accade una grande mutazione di sorti nella storia fortunosa di
+Enrico e di Gregorio. Imperocchè al flusso del destino che finora aveva
+sollevato al sommo dell’onda l’audace Pontefice, succedano adesso un
+tragico reflusso, la lunga e grave pressura che Gregorio sofferse in
+Roma, la sua caduta, la sua morte in esilio. Però il genio meraviglioso
+di quest’uomo eroico, se non ha più la potenza di prima, rifulge forse
+di luce più viva nel periodo della decadenza, fino a che la sua stella
+scompare dall’orizzonte della storia per tuffarsi solitaria e grande
+nel mare del tempo.
+
+
+
+
+CAPITOLO SESTO.
+
+
+§ 1.
+
+Gregorio VII s’arma contro a’ suoi nemici che s’avvicinano. — Enrico
+IV per Ravenna muove su Roma (1081). — Assedia per la prima volta la
+Città. — Dopo quaranta giorni ne leva le tende. — Assedia Roma per
+la seconda volta nella primavera del 1082. — Si ritira a Farfa. — Va
+a Tivoli, dove Clemente III pone residenza. — Devasta le terre della
+grande Contessa.
+
+La città di Roma diventò il teatro della guerra lunghi anni combattuta
+fra i due acerbi nemici, Imperatore e Papa; in quei frangenti essa
+quasi sommerse, e piombò in siffatta ruina, che se ne segna un’epoca
+nuova nella storia del suo decadimento. Questa battaglia memoranda,
+di cui Roma fu l’oggetto, non isplende per gesta eroiche come le
+anteriori di egual fatta, chè le forze e gli eserciti messi in moto
+non erano grandi; tutta volta la importanza della pugna, i casi del
+Principe che vi dava assedio e la grandezza morale dell’uomo che era
+assediato, le danno un’insolita attrattiva. Enrico IV, Gregorio VII,
+Roberto Guiscardo, la grande Contessa sono gli eroi di questa tragedia
+medioevale.
+
+Fino dall’estate dell’anno 1080 Guiberto fu a Ravenna dove raccolse
+milizie, in quello che Gregorio faceva a tutt’uomo per riunire
+prestamente una crociata contro di lui. Ma i Normanni lo lasciarono in
+asso. Quantunque Guiscardo rifiutasse di unirsi in lega con Enrico,
+non pure per questo dava bada agli ammonimenti del Papa, anzi andava
+armandosi ad una spedizione contro di Grecia, dove voleva condurre un
+impostore bizantino sotto la maschera del detronato Michele Ducas; ed
+il Papa per necessità era costretto ad approvare siffatto proposito,
+sebbene proprio adesso lo privasse dell’ajuto dei Normanni. Giordano
+di Capua si metteva dalla parte di Enrico, laonde Gregorio non poteva
+contare che sul solo soccorso di Matilde.
+
+Però, all’avvicinarsi del suo nemico, il Pontefice stette aspettandolo
+con cuore intrepido degno di un Belisario, e dietro le vecchie mura
+di Roma volle imitare l’esempio di quell’antico. Caduto l’Antirè si
+aveva sollecitato Gregorio a conciliarsi con Enrico; gli si diceva
+che di Germania nulla poteva sperare, e che i vassalli della Contessa
+reputavano follia la resistenza di lei; tuttavia egli non cedette,
+esortò i Tedeschi ad eleggersi un novello Re, ma ricordò loro che
+questo esser doveva vassallo obbediente della Chiesa.
+
+Enrico discese nella primavera dell’anno 1081, dietro a sè lasciando
+la patria non ancora messa a dovere; ad ogni modo il suo partito
+era colà abbastanza forte per tener testa alla fazione romana. Tre
+anni di battaglie combattute con armi di guerriero e di politico,
+avevano temprato a virtù d’uomo questo Principe fornito di grandi
+pregî; e adesso ei veniva a lavar l’onta di Canossa, a torsi la
+corona imperiale, a rendere il Papato nuovamente prono a’ servigi
+dell’Impero. Facevano mestieri tre altri anni di acre lavoro, perchè
+egli giungesse ai suoi intenti; soltanto l’ultimo di essi non potè
+condurre a compimento, avvegnadio il Papato, che il genio di Gregorio
+aveva affrancato dalla podestà imperiale, non ricadesse mai più sotto
+il giogo di quella.
+
+Aveva il Re un esercito scarso; sperava di afforzarlo a Ravenna e di
+guadagnare alla sua causa il Guiscardo, ma gliene fallì la speranza,
+giacchè l’astuto Duca, sordo eziandio alle instanze di Gregorio, fece
+vela, dopo la Pasqua dell’anno 1081, per Durazzo. Tuttavolta Enrico
+cinse la corona d’Italia, ottenne che in un Concilio radunato a Pavia i
+Lombardi riverissero Guiberto per papa Clemente III, e finalmente mosse
+su Roma, senza che la Contessa potesse impedirnelo.
+
+Quando ai 22 di Maggio ei pose campo nei prati di Nerone Gregorio
+potè benedire alla saviezza dei suoi predecessori che avevano munito
+la città Leonina[256]. Normanni, Toscani, milizie cittadine stavano
+a guardia dei suoi baluardi; d’altronde il partito regio era in
+Roma debole, o mancava di condottiero. Dopo di Totila Roma non aveva
+sofferto più ostinato assedio di quello onde Enrico veniva adesso a
+cingerla; però le esigue forze di lui non erano degne d’imperatore, e
+la sua prima impresa cadde vuota di buon risultamento. Nel suo campo
+raccolse i Romani dell’antica fazione di Cadalo, ed insieme con loro
+Benzone; a lui vennero alcuni Conti del territorio romano, massime i
+Tusculani, ed egli compose un senato o curia che rivaleggiasse con
+quello di Roma; dispensò officî palatini, ed elesse nuovi giudici
+ed un Prefetto nuovo. Questo faceva col suo bravo scopo, poichè in
+siffatta maniera metteva saldo fondamento al suo partito; nondimeno la
+Città restava fedele a Gregorio e respingeva le sue profferte[257].
+I Pontificî avevano di che far grosse risate, mirando le processioni
+con cui Enrico celebrava le feste della Pentecoste nel suo campo,
+guidandole egli stesso col diadema in capo; tanto egli che il Papa
+suo figgevano senza speranza i loro sguardi al san Pietro, entro cui
+stavano rinchiuse le due corone che a vicenda bramavano di porgersi.
+Quaranta giorni dopo Enrico levò le tende e s’avviò a Toscana. Mancava
+di forze, laonde aveva per adesso mostrato al suo avversario il lampo
+della sua spada, nulla più.
+
+Le floride città di Pisa, di Lucca e di Siena non indugiarono a
+scuotere il giogo della Marchesana, e convalidarono le loro libertà
+civiche con autorità di diplomi imperiali; sola Firenze respinse gli
+assalti di Enrico. In Ravenna, dove svernò, il Re ricevette messaggi
+di Alessio imperatore che, premuto dal Guiscardo, sperava indurlo con
+grandi donativi di denaro a recargli pronto soccorso[258]. Con lui
+Enrico conchiuse un trattato di alleanza, e i sussidî bizantini gli
+furono i benvenuti, poichè Roma pareva più espugnabile coll’oro che non
+col ferro. Ma neanche nella primavera dell’anno 1082 la sorte sorrise
+al Re innanzi a Roma. I Pontificî tenevano fermo nella città Leonina;
+non si cavò profitto di una breccia aperta; un incendio, che uomini
+traditori avevano appiccato al san Pietro, fu in pochi momenti spento.
+Enrico dovette ritirarsi nella Campagna, voltò dietro monte Soratte,
+traghettò ivi con molta difficoltà il Tevere, e addì 17 di Marzo posò a
+Farfa.
+
+Quest’Abazia, che stava in dipendenza immediata dell’Impero, era
+bensì decaduta dall’antico stato, ma serviva al Re di eccellente punto
+d’appoggio nella Sabina. I frati erano sempre in cozzo coi Crescenzî
+della famiglia di Ottaviano, dal cui figliuolo Crescenzio (natogli
+del suo matrimonio con Rogata) discendevano Giovanni, Guido, Cencio
+e Rustico: e i frati vivevano in nimicizia co’ Papi, perocchè questi
+intendessero a ferire le libertà, che al monastero competevano per
+forza di documenti. Berardo abate rimase fedele ad Enrico, celebrò
+l’arrivo del suo Principe supremo con festività e con cuore sincero, e
+lo soccorse di provvisioni e di denaro[259].
+
+La mossa con cui Enrico entrò nella Sabina doveva coprirlo da quella
+parte contro gli attacchi della Marchesana e condurlo più vicino al
+Lazio, dove i Tusculani gli guardavano la via Latina. Egli occupò
+Tivoli, poichè ivi l’Antipapa doveva porre sua residenza per bloccare
+Roma e nel tempo medesimo per fomentare la sollevazione che s’era
+desta nelle prossime terre normanne. I nemici di Roberto profittavano
+della sua assenza per isbocconcellarsi i suoi dominî italici; colà i
+Longobardi si dolevano sotto il pugno dei loro aguzzini normanni, e
+vivevano in uno stato parimente misero di quello che gli Anglosassoni
+sofferivano sotto la tirannide di Guglielmo il Conquistatore; speravano
+in Enrico, ed egli si prendeva l’oro greco, ma ciò non ostante non
+andava più oltre di Tivoli. L’Imperatore bizantino non vedeva di
+meglio che d’indurre il Re suo alleato ad un’impresa nelle Puglie la
+quale gli togliesse di dosso Roberto, però, da canto del Re, questi
+nulla vedeva di meglio che il Duca stesse lontano, e si trattenesse
+in Grecia. Ciascuno dei due alleati cercava che l’altro gli servisse
+di parafulmine, laonde Enrico da parte sua nulla operava. Frattanto la
+ribellione che scoppiava nelle Puglie, attizzata caldamente da Giordano
+di Capua, assumeva grandi proporzioni; il Guiscardo erane costretto
+a ritornare, e pertanto, lasciato all’eroico figliuol suo Boemondo
+l’incarico della guerra greca, veniva nelle Puglie, e riusciva, sebbene
+a forza di lunghe fatiche, a padroneggiare la rivolta.
+
+Trascorsa la Pasqua, Enrico andò in Lombardia. Per quanto fu lunga la
+sua vita, volle il destino che fosse costretto a combattere contro
+un prete ed un’amazzone. Infatti, nell’Italia superiore era sempre
+di nuovo Matilde che lo costringeva a sostenere una guerra minuta e
+difficile negli Apennini e sul Po, dove ella possedeva molte fortezze.
+Ed ivi pure non si venne a cosa alcuna di decisivo; le città furono
+devastate, arse le chiese, il fanatismo scoppiò colle furie di una
+guerra di religione. Un Cronista di quell’età potè paragonare il
+palazzo della grande Contessa ad un porto entro cui si ricoverava tutto
+il mondo cattolico; chè in esso correvano a rifugio preti, monaci,
+esuli di ogni ceto che scampavano alla spada del Re; e il patrimonio
+di lei, cui mezza Italia pretendeva, era sempre abbastanza grande per
+torre anche Gregorio VII dalle sue angustie[260].
+
+
+§ 2.
+
+Enrico IV assedia Roma per la terza volta (1082-1083). — Prende la
+città Leonina. — Gregorio VII fugge in castel Sant’Angelo. — Enrico
+IV tratta coi Romani. — Fermezza del Papa. — Giordano di Capua presta
+omaggio al Re. — Desiderio si fa mediatore di pace. — Trattato segreto
+fra Enrico e i Romani. — Il Re va in Toscana. — Mal’esito del Sinodo di
+Novembre raccolto da Gregorio. — I Romani rompono il giuramento fatto
+al Re.
+
+Stanca seguire le mosse che di qua e di colà andò facendo Enrico: sulla
+fine dell’anno 1082 lo troviamo innanzi a Roma per la terza volta,
+incaponito a volerla prendere, sì come il suo angustiato avversario era
+ostinato a resistergli.
+
+Ei trovava le cose allo stato di prima, giacchè durante l’estate
+Clemente III, suo papa ed eziandio suo generale, aveva bensì da Tivoli
+tribolato Roma con assalimenti e devastato la Campagna, ma senza
+conseguirne effetto alcuno. Nuovamente il Re s’accampava nei prati
+di Nerone, e la sua pazienza era ancor posta a prova per sette lunghi
+mesi[261]. Nulla forse dimostra la influenza che il genio di Gregorio
+esercitava sugli uomini, più splendidamente che non lo provi la
+devozione mantenutagli dai Romani in quei tre anni di assedio, sebbene
+egli pur fosse loro papa e loro principe.
+
+Fastidito di più aspettare, il suo nemico investiva adesso con gran
+vigore il Vaticano e la fortezza del san Paolo, ma i suoi assalti
+fallivano. Però nel frattempo le necessità durate da lunga pezza
+diventavano insopportabili tanto, che Gregorio impediva la defezione di
+Roma soltanto a furia dell’oro che il Guiscardo gli aveva mandato, in
+vece di soccorso di uomini d’arme[262]. Alla fine, approfittando che le
+scolte cadevano di stanchezza, il Re potè prendere la città Leonina;
+alcuni Milanesi vassalli di Tedaldo, e Sassoni condotti da Wigberto
+di Turingia, scalarono le mura, uccisero le sentinelle addormentate,
+e s’impadronirono di una torre[263]. Gettando grida di gioia, le
+milizie di Enrico calarono dal muro smantellato nella città Leonina, e
+vien detto che Goffredo di Buglione fosse il primo ad entrarvi (addì
+2 di Giugno 1083). Allora si combattè con furore per conquistare il
+san Pietro; ivi fuggivano i Gregoriani, ivi contro facevano impeto
+i Tedeschi, e il sacro tempio diventava il teatro di un massacro
+sanguinosissimo. I Romani premuti tennero ancor fermo trincerandosi
+nel portico, e al dì vegnente i vincitori diedero l’assalto anche a
+questo. Irritati e anelando vendetta cercavano di Gregorio, avvegnaddio
+farlo prigioniero sarebbe stato il gran trionfo di quella giornata, il
+termine di tutta la guerra; ma il Papa sotto la protezione di Pierleone
+si era ricoverato nel castel Sant’Angelo[264].
+
+Così, dopo tanto lunghi sforzi, Enrico entrò nel san Pietro, sapendo
+che vicinissimo a lui il suo formidabile nemico stava serrato nel
+castello, dalle cui feritoie ei forse guardava il penitente di Canossa,
+allorchè circondato di cavalieri, di vescovi e di nobili romani, con
+a fianco l’Antipapa, moveva trionfalmente alla basilica, passando in
+mezzo a ruine ancor fumanti. I canti del «Te Deum» ricrearono l’anima
+di Enrico; dolce era quel suono alla sua vendetta, ma non lo contentava
+che a metà. Il Papa suo (una marionetta che ad ogni istante ei poteva
+rovesciare con un buffetto) non era stato peranco consecrato, nè s’era
+egli peranco posto in capo la corona imperiale. Bene avrebbe potuto
+prendersela in san Pietro, ma prudenza glielo divietava, chè per farlo
+gli occorreva il voto favorevole della città di Roma, con cui stava
+negoziando; oltracciò sperava adesso di costringere Gregorio stesso a
+coronarlo, ed a conchiudere una pace vantaggiosa al regno.
+
+Colla Leonina il Re teneva in mano la chiave della Città, dove la sua
+vittoria aveva fatto impressione profonda. L’assedio senza fine, la
+fame che incominciava a far sentire i suoi guai, la collera minacciosa
+di Enrico, erano altrettanti terrori per il popolo; ogni adito era
+guardato; niuno osava entrare nè uscire. I patti che Enrico offeriva
+sembravano accettabili; da quell’astuto che era, pensando alienare gli
+animi dei Romani dalla fede del Papa, diceva loro di voler ricevere la
+corona soltanto dalle mani di Gregorio, con lui voler riconciliarsi,
+dovere eglino ajutarlo a questo buon intento, un Sinodo poter
+metter buon fine alla lotta che pendeva per aria. Con ferventissime
+rimostranze i Romani e financo i suoi più fidi partigiani del clero
+scongiurarono a ginocchi Gregorio, affinchè in quelle condizioni
+disperate di cose volesse entrare in trattative col Re, e salvare la
+patria; ma Gregorio si chiudeva muto nella sua calma impassibile. La
+sua anima pareva di bronzo; non timore umano, non capriccio di fortuna
+lo piegava; uomo ammirabile, con cuore di eroe sfidava il destino nel
+sepolcro di Adriano, sì come lo aveva sfidato altra volta nella torre
+di Cencio. Non voleva riconoscere Enrico per re nè per imperatore;
+lasciarsi vincere non voleva; insistette pertanto affinchè quegli
+si sottomettesse ai comandamenti che gli darebbe, giusta il patto
+conchiuso a Canossa; dichiarò finalmente di voler congregare a Novembre
+un Sinodo ecumenico.
+
+I Romani nella Città, Enrico nella Leonina, Gregorio nel castel
+Sant’Angelo formavano in Roma tre campi separati; ivi le armi avevano
+tregua e si negoziava con gran calore. Venivano anche ambasciatori
+di Alessio ad esortare Enrico che movesse alla promessa spedizione
+nelle Puglie; e propizio abbastanza pareva esserne il momento[265].
+Giordano di Capua, che non cessava di combattere coraggiosamente e con
+buona fortuna contro il reduce Guiscardo, sperava adesso di scacciare
+il suo rivale e d’impadronirsi del trono ducale delle Puglie; laonde,
+dappoichè la caduta di Roma pareva certa, volle senza indugio prestar
+reverenza al Re, e chiese con insistenza all’abate di Monte Cassino che
+con lui si accompagnasse a frapporsi paciero in mezzo al Re ed al Papa.
+Anche Enrico desiderava che ciò avvenisse, e Desiderio, quantunque non
+ne avesse punto voglia, dovette cedere a’ suoi ripetuti inviti. Con
+animo disperante partiva l’abate assieme col Principe di Capua, e dopo
+lunga titubanza si presentava in Albano al Re scomunicato. Ivi Giordano
+fece atto di omaggio, pagò una grande moneta di tributo, e ricevette
+Capua in feudo imperiale; ma l’intrepido abate protestò che ne avrebbe
+potuto ricevere l’investitura da Enrico, sol quando questi fosse stato
+coronato imperatore. Il Re però accondiscese alle istanze di Giordano,
+e quanto a Desiderio, gli confermò benevolmente con una bolla d’oro i
+possedimenti del suo magnifico monastero. Quantunque fosse riconoscente
+di tal favore, il cocciuto abate non vedeva l’ora di uscire della tana
+di quegli eretici; tuttavolta dovette per lunghi dì trattenersi in
+corrispondenza con loro, e perfino disputare coll’anticristo Guiberto
+intorno alle ardenti questioni del giorno. Gregorio, che avrebbe dovuto
+scomunicare l’amico suo, come quello che s’era infetto del contatto
+di scomunicati, fu costretto a chiuder un occhio su ciò che dai canoni
+sarebbe stato imposto[266].
+
+I deputati dei Romani, del Papa e di Enrico si riunirono a negoziati
+nella chiesa di santa Maria in Pallara sul Palatino. Si giurò un patto,
+giusta cui il Papa nel mese di Novembre avrebbe congregato un Sinodo
+che decidesse della causa del Re, e questi prometteva con sacramento
+di non impedire a qualsiasi Vescovo di assistervi[267]. Però fuvvi un
+convegno secreto, nel quale i Romani s’impegnarono di ajutare Enrico,
+affinchè entro un tempo determinato venisse coronato, sia che Gregorio
+fosse fuggito, sia che fosse morto. In quest’ultimo caso lo avrebbe
+coronato un Papa che sarebbesi eletto nuovamente, ed il popolo romano
+gli avrebbe giurato fedeltà[268].
+
+Lieto di tenere i Romani nel laccio Enrico si prese loro statichi e
+andò in Toscana; una parte delle mura leonine aveva fatto atterrare,
+e lasciava non più di quattrocento cavalleggieri sotto gli ordini
+di Ulrico di Godesheim, chiusi entro una trincera eretta sul monte
+Palaciolo, nella città Leonina[269]. In Toscana la Marchesana brandiva
+pur sempre le armi per la causa di Gregorio. La angustiavano i
+consigli degli stessi Vescovi de’ suoi dominî, le rimostranze della
+contessa Adelaide, e le grida di dolore delle sue città devastate;
+tutto le diceva di cedere, poichè inevitabile era la caduta del Papa.
+Ella stette dubbiosa un istante, poi respinse ogni accomodamento. La
+coraggiosa donna non volle aver di che arrossire dinanzi al suo grande
+amico, che, circondato di nemici e di traditori, mirava dal castel
+Sant’Angelo con occhio impavido il suo destino. Matilde provò un
+gran dolore di non poter liberare Gregorio; a fatica potè difendersi
+dagli attacchi di Enrico, e fu contenta che il Re, dopo di aver corso
+le sue terre, per punizione mettendole a guasto, tornasse nei paesi
+romagnuoli: infatti s’avvicinava il tempo per cui era bandito il
+Sinodo.
+
+Gregorio aveva invitato ad intervenirvi tutti i Vescovi che non
+erano stati colpiti di scomunica; nella sua lettera circolare aveva
+dichiarato che voleva smascherare i veri autori della malaugurata
+controversia e distruggere le mossegli accuse, che sperava di comporre
+pace coll’Impero. Aveva invocato Dio a testimonio che Rodolfo era
+stato eletto re contro sua volontà; finalmente la colpa d’ogni male
+aveva rovesciato su Enrico, perciocchè costui avesse rotto i patti
+di Canossa[270]. Non poteva il Papa invitare al Concilio altri
+Vescovi fuor di quelli che erano mondi di anatema; non poteva d’altra
+parte Enrico acconciarsi alla sentenza che dessero questi tali,
+necessariamente partigiani di Gregorio, senza dar vinta la sua causa
+prima ancora che si giudicasse. Comprese quale fosse l’intenzione
+del Papa, e infranse il trattato; impedì ai Vescovi di andare a Roma,
+massime ai più zelanti seguaci di Gregorio, come erano Ugo di Lione,
+Anselmo di Lucca e Reginaldo di Como; fe’ metter sotto custodia anche i
+legati dell’Antirè tedesco, e imprigionò Ottone cardinale di Ostia, che
+a quello era spacciato come messaggiero di Gregorio.
+
+Pochissimi vennero al Concilio di Novembre, il quale pertanto non
+conseguì lo scopo desiderato; e Gregorio ne fu siffattamente irritato
+che poco mancò non iscomunicasse un’altra volta Enrico; però scagliò
+l’anatema contro tutti coloro che mettevano inciampo all’andata dei
+Vescovi.
+
+Verso il Natale dell’anno 1083 Enrico si avvicinò nuovamente a Roma,
+dove la sua causa sembrava volgere a male. Le febbri avevano fatto
+strage del presidio lasciato a Palaciolo, e n’era morto anche il
+prode Ulrico di Godesheim; da canto loro poi i Romani avevano minato
+la trincera, chè Gregorio se li aveva riguadagnati con oro normanno.
+S’avvicinava il termine entro cui avevano promesso la corona al
+Re, e questi possedeva i loro ostaggi: pertanto eglino si videro
+costretti di manifestare al Papa il patto secreto. Si scusarono con una
+bugia, asserendo che al Re avevano promesso, non già che Gregorio lo
+consecrerebbe solennemente, ma che gli porgerebbe soltanto la corona.
+Però un uomo di serio intelletto avrebbe mai accondisceso alla puerile
+commedia di cui i Romani facevano la bella trovata? Enrico respinse la
+loro proposta, giusta cui pretendevano che egli si prendesse la corona
+con una solennità in cui avrebbe fatto comparsa di servitore devoto
+del Papa, od altrimenti che se la lasciasse porgere dai merli del
+castel Sant’Angelo, appesa ad una pertica[271]. Così ogni trattativa
+si sciolse in aria, fallirono i negoziati pacifici, e il Re potè
+protestare ai Romani che non egli, il quale era stato inchinevole a
+pace, ma l’ostinazione del Papa e il tradimento della nobiltà erano
+cagione che la guerra proseguisse.
+
+
+§ 3.
+
+Enrico muove nella Campania. — I Romani disertano Gregorio, e fanno
+la dedizione della Città (1084). — Gregorio si chiude nel castel
+Sant’Angelo. — Un parlamento romano lo depone, ed eleva Clemente III al
+papato. — L’Antipapa corona Enrico IV. — L’Imperatore prende d’assalto
+il _Septizonium_ e il Campidoglio. — I Romani assediano il Papa nel
+castel Sant’Angelo. — Pressura di Gregorio. — Il Duca dei Normanni
+viene a liberarlo. — Enrico si ritira. — Roberto Guiscardo prende Roma.
+— Ruina orribile della Città.
+
+Se Enrico avesse potuto spargere maggior copia d’oro, egli s’avrebbe
+prestamente guadagnato la Città, giacchè tutto stava che traesse
+nuovamente il popolo dalla sua. Mentre gli agenti di lui erano a Roma
+in gran moto, dispensandovi oro bizantino, il Re moveva in persona
+nella Campagna (era la primavera dell’anno 1084) e la devastava,
+indi imprendeva sul serio una spedizione nelle Puglie. Ma aveva
+appena oltrepassato la frontiera normanna, che gli capitavano da
+Roma messaggi, e lo invitavano a torre possedimento della Città, la
+quale, volte le spalle a Gregorio, desiderava ardentemente di vederlo
+coronare e di levare Clemente III al pontificato. Questa repentina
+mutazione delle cose non tanto veniva dai nobili, quanto dal popolo
+che desiderava por fine alle sue tribolazioni, e già cominciava con
+maggiore independenza a mostrar la faccia al ceto de’ capitani[272].
+Da lungo tempo i Romani s’avevano battuto prodemente per il Papa, ma
+adesso, che nessuna speranza di pace loro sorrideva, erano stufi di
+sacrificarsi per gli intendimenti proprî di lui, i quali non facevano
+il vantaggio di loro. Il maggior dolore di Gregorio fu veder che lo
+abbandonavano; la sua caduta era adesso irreparabile, ma la forte anima
+del Papa durò inconcussa in mezzo alle ruine della sua fortuna. Tempo
+prima già udimmo che il concorde giudizio degli uomini infliggeva a
+Roma il marchio di città venale; fin dall’antichità tutto il mondo
+gettava il suo oro nella voragine di questa Città insaziata sempre,
+nella quale tutto a peso d’oro si comperava. È a meravigliarsene? Roma
+era povera e mancava di autonomia; tutto l’Occidente del continuo
+correva alle sue mura, non più ad offrirle tributi, ma a recarle
+donativi, coi quali la corrompeva per ottenere mille intenti grandi
+e piccini. Un frate normanno di questa età, il quale non volle aver
+occhi per vedere le orrendità che poco tempo dopo commise in Roma il
+Guiscardo, s’arrogò il diritto di colmare di contumelie questi avidi
+Romani, vittime del Papa e dell’Imperatore: però non per questo li
+calunniava, sì come non li aveva calunniati Giugurta in antico. «Roma»,
+esclamava Gaufrido, «tu marcisci nella tua dispregevole perfidia: niuno
+ti teme, e tu presenti il dorso ad ogni frusta che s’alza su di te.
+Spuntate sono le tue armi, le tue leggi falsate. Sei tutta piena di
+menzogna, di crapule e di avarizia. Non fede, non modestia hai, nulla
+che simonia pestifera non sia. In te tutto è venale. Invece d’uno, hai
+bisogno di due Papi; finchè uno dà, tu cacci l’altro; quando quegli
+smette di dare, e tu richiami questo. Coll’uno minacci l’altro, e così
+empi le tasche. Origine un giorno di tutte le virtù, oggi sei baratro
+di tutti i vituperî. Non hai più nobili costumi, ma con fronte che non
+sa arrossire corri dietro a spregevoli artificî di guadagno[273].»
+
+Enrico a grandi giornate tornò a Roma; addì 21 di Marzo dell’anno 1084
+entrò, come Totila, da porta san Giovanni, e adesso coll’Antipapa
+pose residenza nel Laterano; aveva seco la sposa e molti Vescovi e
+signori tedeschi e italiani. Quanto poco avesse sperato di ottenere
+un sì prospero risultamento cel dimostra la lettera che dopo la sua
+coronazione scriveva a Dietrich vescovo di Verdun: «Nel giorno di san
+Benedetto entrammo in Roma, è vero; ma pur mi pare un sogno: potrei
+dire che con dieci uomini di noi Dio ha operato ciò che i nostri
+antenati non avrebbero fatto con diecimila. Disperando di prendere
+Roma io era in procinto di tornarmene in Alemagna, quando i messaggieri
+romani ci appellarono nella Città, la quale ci accolse festante[274].»
+
+L’addolorato Gregorio avrebbe voluto morire piuttosto che piegarsi
+innanzi al Re; ma fino a tanto che sedeva nel castel Sant’Angelo,
+difeso dagli scudi e dalle lance di un manipolo d’uomini risoluti e
+fedeli, tutto non era peranco perduto. Ancora una gran parte della
+nobiltà stava per lui, i luoghi più muniti di Roma duravano tuttavia
+in suo potere; Rustico, nipote suo, teneva il Celio ed il Palatino,
+la famiglia dei Corsi era padrona del Campidoglio, i Pierleoni
+s’accampavano nell’isola Tiberina, tutti i ponti massimamente erano
+occupati dai Gregoriani[275]. Però adesso Enrico, senza por tempo in
+mezzo, intese a schiacciare in Roma medesima il suo nemico per via di
+un atto politico: raccolto un parlamento dei Romani, degli ottimati
+e dei Vescovi del suo campo, questa assemblea diffidò Gregorio a
+comparire a sè innanzi, e, poichè non si presentò, lo dichiarò deposto
+e riconobbe con tutte le forme Guiberto per papa. Nella domenica delle
+Palme Clemente III fu messo dentro in Laterano, e consecrato da alcuni
+Vescovi lombardi; indi, nel giorno di Pasqua, che cadde ai 31 di Marzo,
+dopo una fiacca resistenza del partito di Gregorio, egli coronò Enrico
+e Berta sua moglie nella chiesa di san Pietro: in pari tempo i Romani
+conferirono al loro Imperatore anche la podestà di patrizio[276].
+Imperatore e Papa diedero indi tosto assestamento all’amministrazione
+delle cose ecclesiastiche e temporali; fu costituito un ministero
+lateranense ed un tribunale di giudici, e fu nominato il Prefetto;
+Clemente III si circondò di un senato di anticardinali, ed elesse a
+nuovo i sette Vescovi del Laterano. Quasi dappertutto Roma e il suo
+territorio obbedirono al comando di lui, ed atti giudiziarî furono
+segnati colla data del suo pontificato[277].
+
+Allora Enrico strinse prestamente di assedio le fortezze di Roma;
+cadere dovevano, e il castel Sant’Angelo abbandonare la preziosissima
+preda: forse che anche Ottone III non aveva conquistato il castello?
+Il nipote di Gregorio si difese disperatamente nel _Septizonium_,
+monumento dell’imperatore Settimio Severo, situato all’estremità
+del Palatino dalla parte di mezzogiorno, che i frati del convento
+di san Gregorio sul Clivo Scauro avevano tramutato in fortezza
+saldissima[278]. Enrico lo assediò con tutte le regole di guerra,
+come se fosse stato una rocca; ed infatti tanto grandioso era tutto
+quello che i Romani antichi avevano edificato, che perfino le loro
+opere di arti belle superavano in solidità le castella della gente
+nuova. Gli ordini di colonne magnifiche sovrapposte le une alle altre
+caddero in frantumi sotto l’urto delle macchine belliche, ed uno dei
+più bei monumenti di Roma ne andò mezzo distrutto; finalmente Rustico
+si arrese[279]. Fu preso d’assalto anche il Campidoglio, dove entro a
+torri si appiattavano i Corsi, una famiglia partigiana di Gregorio, la
+quale forse derivava dalla colonia di gente corsa, ch’era stata fondata
+ai tempi di Leone IV[280]. Ne furono smantellate e bruciate le case, ed
+Enrico con un senso di orgoglio potè per breve tempo prendere albergo
+sul Campidoglio venerando di antichità[281].
+
+Ora al castel Sant’Angelo, dove si nascondeva il Papa! I Romani stessi
+lo assediarono e lo cinsero di muro per isolarlo e per affamarlo; ma
+frattanto i messaggeri di Gregorio correvano a perdifiato traverso
+la Campania, per andarsi a gettare a’ piedi di Roberto Guiscardo, ed
+esortarlo che s’affrettasse a portargli liberazione[282]. Nello stesso
+castello, dove novant’anni prima un Romano aveva difeso la libertà
+della Città contro un Imperatore, adesso un Imperatore stringeva
+d’assedio un Papa, che combatteva per riscattare la Chiesa dalla
+podestà civile. Può darsi che innanzi all’animo dolente di Gregorio
+trasvolassero come fantasime le ricordanze della tragica storia di
+questo sepolcro di Adriano, e che gli sovvenisse dei tempi di Belisario
+e di Totila, di quelli di Alberico e di Marozia, di Crescenzio e dei
+Papi che ivi dentro erano stati uccisi: forse cotali lugubri imagini
+gli passavano per la mente in quello che stavasi rimpiattato nelle
+oscure stanze arcuate del castello, e dal di fuori risonavano le
+grida furibonde dei Romani e dei Tedeschi. Che sorte lo aspettava se
+fosse caduto fra le mani di Enrico? Come un tempo il padre di questo
+aveva fatto di Gregorio VI, così il vendicatore di Canossa lo avrebbe
+trascinato dietro a sè di là delle Alpi, e il massimo di tutti i Papi
+avrebbe finito prigione in qualche torre della Selva Nera, o sulle
+rive del Reno. Dall’alto dei merli di quel sepolcro Gregorio mirava le
+rovine della città Leonina e Roma venale; indi affisava lo sguardo per
+la pianura toscana, e non vedeva indizî che giungessero soldatesche
+della sua amica; allora si volgeva con petto ansante dalla parte della
+Campagna latina, e guardava, guardava se apparissero gli squadroni del
+Duca normanno: finalmente un giorno vide luccicare le loro lancie di là
+di Palestrina. Come il Guiscardo ebbe udito della pressura del Papa,
+deliberò di muovere incontanente a liberarlo; chè, caduto Gregorio,
+Enrico contro di lui avrebbe rivolto le armi, e ne sarebbe conseguita
+una terribile colleganza di tutti i nemici suoi. Sul principio di
+Maggio si pose dunque in cammino con seimila cavalli e trentamila
+fanti, fra’ quali si trovavano genti calabresi avide di saccheggio, e
+Saraceni di Sicilia ancor più feroci delle prime[283]. Dell’avvicinarsi
+di lui Desiderio diè annuncio al Papa, ma ne informò altresì
+l’Imperatore; comportamento ambiguo che lo espose a severa censura,
+perocchè fosse giudicato che l’abate accortamente facesse da servitore
+a due padroni nemici fra loro. La fortuna non aveva per Enrico che
+ironici sorrisi; questo Tantalo del medio evo non conseguì mai completo
+trionfo. Non poteva scagliarsi contro all’oste che veniva, composta
+dei più formidabili guerrieri di quel tempo, giacchè egli aveva
+esercito esiguo; non poteva tenersi fermo in Roma, dappoichè i Romani
+erano gente mutabile e i Gregoriani tenevano tuttavia in mano alcune
+fortezze della Città. Poichè dunque era costretto a cederla prima
+ancora di esservi assediato, fe’ smantellare le torri del Campidoglio
+e le mura della Leonina; raccolse un parlamento dei Romani, sì come
+aveva fatto Vitige all’appressarsi di Belisario; dichiarò ad essi che
+le cose dell’Impero lo richiamavano in Lombardia, esortò quegli uomini
+costernati a resistere, fe’ loro sperare che sarebbe presto ritornato,
+e gli abbandonò alla loro sorte. Addì 22 Maggio si mise in via con
+Clemente III per la strada Flaminia, e andò a Civita Castellana, per
+muovere indi ancor più verso settentrione[284].
+
+Intanto che Enrico se ne andava i cavalieri del Guiscardo picchiavano
+omai alla porta lateranense. Il Normanno era venuto a passo forzato
+dalla via che un tempo aveva preso Belisario, passando per la valle
+del Sacco; ed ai 24 di Maggio giungeva innanzi Roma, tre dì dopo che
+l’Imperatore ne era partito. Ei pose primamente il suo campo presso
+all’_Aqua Martia_, dove prudentemente sostò tre giorni, avvegnaddio
+non fosse certo se Enrico, ritirandosi, avesse fatto che una finta,
+per piombargli d’un tratto alle spalle[285]. I Romani tenevano la
+città barricata, e la loro virile resistenza opposta contro Roberto
+Guiscardo empie splendidamente un breve capitolo della loro storia
+medioevale. Forse la loro incostanza attenua la pietà onde potrebbero
+avere diritto; però le loro angustievoli necessità erano pur degne
+di vero compianto; l’Imperatore, cui avevano reso la Città, gli aveva
+lasciati in balìa del loro destino, e Roma sventurata, dopo i tormenti
+di un assedio di tre anni, si vedeva esposta all’avidità depredatrice
+di genti normanne e saracene chiamate dal Papa. Roberto trattò coi
+traditori e coi Gregoriani che erano nella Città, ed a capo de’ quali
+stava il console Cencio Frangipane. Sull’alba del 28 Maggio i suoi
+cavalieri salirono da porta san Lorenzo; entrati corsero a porta
+Flaminia, la abbatterono, e per di là penetrò in Roma l’esercito
+che stava in sull’avviso. Allorchè i Romani udirono risonare dentro
+delle mura il terribile grido di battaglia: Guiscardo! Guiscardo! si
+gettarono con grande impeto contro i Normanni; ma il Duca, venendo
+dal Campo di Marte in preda alle fiamme, passò di gran corsa il ponte
+del Tevere, liberò il Papa fuor del castel Sant’Angelo, e fra le
+acclamazioni de’ suoi soldati lo condusse in Laterano[286].
+
+La liberazione del Papa e la presa di Roma, gloria della quale sol
+pochi eroi si adornarono, risplendono chiari nella storia del celebre
+Principe guerriero, cui più di Cesare e di Pompeo fu fida la fortuna.
+In Albania aveva distrutto gli eserciti dell’Imperatore d’Oriente,
+ed aveva pur testè fugato l’Imperatore d’Occidente e riposto sul
+trono della Cristianità il massimo di tutti i Pontefici. Meraviglioso
+spettacolo, di quei tali onde pochissimi la storia mostra di eguali,
+è vedere Gregorio VII accanto al Guiscardo salvatore suo. Allorchè
+il Papa riconoscente strinse fra le sue braccia l’eroe di Palermo e
+di Durazzo può darsi che egli scorgesse farglisi innanzi lo spirito
+pacificato di Leone IX: e il Guiscardo da parte sua poteva riflettere
+con mente attonita alla instabilità delle sorti umane, ricordando il
+campo di battaglia di Civita dove s’era genuflesso innanzi a un Papa
+che aveva fatto prigioniero, mentre adesso s’inginocchiava innanzi ad
+un altro Papa che aveva salvo dalle mani dei suoi acerbi nemici.
+
+Ma Roma infelice, abbandonata al saccheggio degli uomini d’arme
+normanni, fu teatro di orrori che non si possono descrivere, e tali da
+superare tutte le efferatezze de’ Vandali. Al terzo giorno i Romani
+si sollevarono, e con rabbia furibonda si scagliarono sui barbari
+vincitori; il partito imperiale si tornò a raccozzare e tentò liberarsi
+con un assalto impetuoso, sennonchè il giovane Ruggero corse dal campo
+con mille cavalieri e venne in soccorso del padre che era ridotto
+a male strette. La Città combattè con gran furia, ma non a lungo, e
+soccombette; il tentativo disperato dei Romani fu soffocato nel sangue
+e domato col fuoco, chè Roberto per salvarsi fe’ incendiare una parte
+della Città. Chetate le fiamme e la strage, Roma apparve agli occhi di
+Gregorio cumulo di macerie fumanti; dalle chiese bruciate, dalle rovine
+che s’ammonticchiavano per le vie, dai cadaveri de’ Romani, mille voci
+si alzavano ad accusarlo; e Gregorio avrà dovuto torcer la faccia per
+non vedere i Musulmani trarre al campo i Romani, cacciandoseli dinanzi
+a stormi, legati con funi. Donne vituperate, uomini che si ornavano
+del nome di senatori, fanciulli, giovani, erano publicamente venduti
+in ischiavitù come si fa del bestiame; altri, fra’ quali il Prefetto
+imperiale, conducevansi nelle Calabrie prigionieri di Stato[287].
+
+Tuttavolta, Goti e Vandali erano stati più avventurati dei Normanni
+del Guiscardo, poichè quelli avevano trovato Roma ancor piena di
+tesori immensi, laddove il bottino che facevano i Maomettani venuti
+agli stipendî del Duca non pareggiava più pur quel tanto che, dugento
+trent’anni prima, i loro antenati avevano raccolto nel san Pietro e nel
+san Paolo. Roma era caduta adesso in gravissima povertà, e perfino le
+chiese erano vuote di ornamenti. Statue mutilate e senza pregio erano
+abbandonate per le vie ingombre di rottami, o giacevano atterrate nella
+polvere in mezzo a ruderi giganteschi di terme e di templi, entro cui
+appena era se il nemico poneva il piede, avvegnachè ne lo respingesse
+un senso di orrore, o la temenza d’esservi ucciso a tradimento. Tratto
+tratto, entro a chiese, le quali andavano anch’esse ruinando, si
+rinvenivano bruttissimi simulacri di Santi, e il Saraceno ne strappava
+sghignazzando l’oro dei doni votivi, che forse v’erano ancora appesi.
+
+I conquistatori sbramarono per alcuni giorni la loro libidine bestiale
+di ruba e di sangue, finchè i Romani, con una corda ed una spada nuda
+al collo, si gettarono a’ piedi del Duca: e il corrucciato vincitore
+sentì pietà di essi, ma non potè più in alcun modo riparare alle loro
+perdite[288]. La devastazione di Roma deturpa di più oscura macchia
+la storia di Gregorio, che quella del Guiscardo; era Nemesi che aveva
+costretto questo Papa, se anche abbrividendo o di malincuore, a fissare
+lo sguardo sulla fiamma onde Roma ardeva. Forse che Gregorio VII in
+mezzo all’incendio di Roma (ed era per cagion sua che bruciava) non
+pare uomo fatale e terribile, pari a Napoleone che tranquillo cavalca
+lungo i campi di battaglia bagnati di sangue? Che contrasto fra lui e
+la bella immagine di Leon magno che salva dal ferro di Attila la santa
+Città, e ne addolcisce le sorti contro alla collera di Genserico! Non
+uno dei suoi contemporanei nota che Gregorio abbia tentato di salvare
+Roma dal saccheggio, o che abbia sparso una lacrima pietosa sulla
+caduta della Città[289]. Tuttavolta può darsi che chi lo avvicinava
+abbia raccolto i sospiri che egli versasse in quei terribili giorni; ma
+d’altronde per quest’uomo del destino, che cos’era la distruzione di
+mezza Roma in paragone all’idea per cui aveva sacrificato la pace del
+mondo?
+
+
+§ 4.
+
+Ildeberto lamenta la caduta di Roma. — Ruina della Città al tempo di
+Gregorio VII.
+
+Lacrime versò, alcuni anni dopo, un Vescovo straniero, Ildeberto di
+Tours. Ecco il commovente carme di lai, che egli dedicò alle ruine di
+Roma deserta:
+
+ «_Par tibi, Roma, nihil, cum sis prope tota ruina,_
+ _Quam magna fueris integra, fracta doces._
+ _Longa tuos fastus aetas destruxit, et arces_
+ _Caesaris, et superum templa palude jacent._
+ _Ille labor, labor ille ruit, quo dirus Araxes_
+ _Et stantem tremuit, et diruisse dolet._
+ _Quem gladii Regum, quem provida jura Senatus,_
+ _Quem superi rerum constituere caput,_
+ _Quem magis optavit cum scelere solus habere_
+ _Caesar, quam socius, et pius esse socer._
+ _Qui crescens studiis tribus, hostes, crimen, amicos_
+ _Vi domuit, secuit legibus, emit ope._
+ _In quem dum fieret vigilavit cura priorum,_
+ _Juvit opus pietas, hospitis unda locum._
+ _Expendere duces thesauros, fata favorem,_
+ _Artifices studium, totus et orbis opes._
+ _Proh dolor! urbs cecidit, cujus dum specto ruinas,_
+ _Penso statum, solitus dicere: Roma fuit._
+ _Non tamen armorum series, non flamma, nec ensis_
+ _Ad plenum potuit hoc abolere decus._
+ _Tantum restat adhuc, tantum ruit, ut neque pars stans_
+ _Aequari possit, diruta nec refici._
+ _Confer opes, ebur et marmor, superumque_
+ _Artificum vigilent in nova facta manus._
+ _Non tamen aut fieri par stanti fabrica muro,_
+ _Aut restaurari sola ruina potest._
+ _Cura hominum potuit tantam componere Romam,_
+ _Quantam non potuit solvere cura deum._
+ _Hic superum formas superi mirantur et ipsi,_
+ _Et cupiunt fictis vultibus esse pares:_
+ _Non potuit natura deos hoc ore creare_
+ _Quo miranda deum signa creavit homo._
+ _Vultus adest his numinibus, potiusque coluntur_
+ _Artificum studio, quam deitate sua._
+ _Urbs felix, si vel dominis urbs illa careret,_
+ _Vel dominis esset turpe carere fide_»[290].
+
+Ildeberto di Tours fu a Roma sull’incominciamento del secolo duodecimo,
+vide la devastazione della Città, le sue ruine antiche e nuove, e
+trovò ancor fresche le tracce dell’inimico. Il buon cantore si sgomentò
+delle idee pagane che Roma gli faceva rampollar per la mente, laonde
+le cancellò con una seconda elegia, nella quale mette in bocca alla
+mesta Roma parole di conforto. «Quand’io», così fa dire alla sventurata
+Sibilla, «quand’io mi allegrava degl’idoli, mio orgoglio erano i miei
+eserciti, il mio popolo, la magnificenza dei miei marmi. Crollarono gli
+idoli, crollarono i palazzi, popolo e cavalieri caddero in servitù, ed
+appena è che Roma ancor si ricordi di Roma; però adesso io ho cambiato
+l’aquila colla croce, Cesare con Pietro, la terra col cielo»[291].
+
+Tutte belle idee, ma non potevano confortare i Romani della rovina
+della loro Città, traverso cui si trascinavano tapini, accattoni. Roma
+s’era stremata di parecchie migliaia di abitatori, causa la guerra, le
+fughe, le morti e le schiavitù. Da secoli essa non aveva sofferto un
+guasto così orrido come a’ tempi di Gregorio VII. I ruderi onde s’era
+sparsa per vent’anni di guerre combattute fra le fazioni, per assalti
+sofferti di dentro e di fuori, per incendî, crescevano adesso in questa
+devastazione nemica, la prima che veramente subisse da dopo che Totila
+aveva atterrato le sue mura. Possiamo noverare una serie di monumenti
+che allora caddero distrutti.
+
+Gli assalti dati da Enrico al san Paolo fecero probabilmente in
+pezzi il portico antico che adduceva dalla porta alla basilica;
+quanto al portico vaticano, esso ruinò allorchè fu preso il borgo.
+Il fuoco aveva devastato la città Leonina, e il san Pietro stesso
+ebbe a risentirne danno. Nella Città andarono in guasto il Palatino
+e il Campidoglio; altri monumenti muniti dovettero aver diviso la
+sorte del _Septizonium_, che allora era parte bellissima dei palazzi
+imperiali[292]. Tuttavolta il danno recato da Cadalo e da Enrico fu
+di poco rilievo, se si paragoni con quello dell’incendio appiccato
+dai Normanni[293]. Infatti il Guiscardo gettò due volte il fuoco nella
+Città, primamente quando entrò da porta Flaminia, indi quando i Romani
+lo assalirono. L’incendio devastò il Campo di Marte forse fino al ponte
+di Adriano; perirono gli avanzi dei portici di questo quartiere e molti
+altri monumenti; soltanto il mausoleo di Augusto andò illeso, grazie
+alla sua struttura, e la colonna di Marco Aurelio fu salva per via
+del luogo isolato in cui era collocata, sopra una piazza d’ogni lato
+aperta[294]. Le fiamme distrussero tutto il quartiere ancora inabitato,
+che si stendeva dal Laterano al Colosseo, e la stessa porta Lateranense
+d’ora in poi ebbe nome di porta «bruciata.» La chiesa antica dei
+«Quattro Coronati» cadde in cenere; il Laterano e molte chiese forse
+ne soffersero gravemente; difficilmente ne saranno rimasti immuni
+il Colosseo, gli archi trionfali, gli avanzi del Circo Massimo[295].
+Quanti sono Cronisti, che con narrazione fugace e con noncurante apatia
+descrivono questa orribile catastrofe, tutti ad una voce affermano che
+una gran parte della Città ne andò distrutta; ed uno Storico del secolo
+decimoquinto a ragione pronunciò giudizio che, massimamente fra tutto,
+l’ira normanna ebbe gettato Roma nello stato deplorevole in cui al
+tempo suo era ridotta[296]. Il Celio (la regione del Colosseo), altra
+volta fittamente popolato, continuò bensì ad essere abitato, ma ognor
+meno, finchè diventò deserto; egual sorte subì l’Aventino, che ancora
+al tempo di Ottone III era abbellito di tanta splendidezza. Chi oggidì,
+visitando Roma, trascorre per questi due colli sepolti nei loro silenzî
+profondi, e non vi vede sparse che chiese antichissime e ruine romane
+dall’aspetto malinconico, può ben dire a sè stesso che il deserto
+deriva dai guasti normanni. Poco a poco quei luoghi di Roma furono
+abbandonati, e il popolo gradatamente andò addensandosi nel Campo di
+Marte, là dove sorse Roma nuova.
+
+La ruina della Città cresceva del resto a questa età rapidamente,
+anche per cause interiori. Se più in antico vi aveva contribuito
+massimamente l’edificazione di chiese, or vi recava gravissima ragione
+il costume che s’era preso di tramutare monumenti antichi in rocche e
+in torri. Per giunta, anche città forestiere mandavano a Roma, come
+ad una miniera, per raccoglierne marmi e colonne. Il bel duomo di
+Pisa edificato nel secolo undecimo, e la celebre cattedrale di Lucca
+consecrata da Alessandro II, furono senza dubbio adorni di colonne che
+s’avevano avuto da Roma in dono o a vendita. Quando Desiderio costruì
+la sua basilica, comperò in Roma colonne e marmi che fece trasportare
+per mare dalla via di Porto, e ben può darsi che fra il bottino
+da Roberto tratto con sè a Salerno, si trovassero, se non statue
+pagane, certamente ornati preziosi e colonne che il Duca adoperava
+nell’edificazione del duomo di san Matteo in quella città[297].
+Tuttavia anch’egli, sì come Genserico aveva fatto, avrebbe potuto
+condur seco dei veri capolavori d’arte, chè alcune considerazioni di
+Ildeberto nella sua prima elegia fanno conchiudere qualmente in Roma
+restassero statue di marmo o di bronzo, anche dopo del guasto datole
+dai Normanni.
+
+
+§ 5.
+
+Gregorio VII lascia Roma, e va esulando. — Sua caduta. — Muore a
+Salerno. — Rilievo della sua persona nella storia universale.
+
+Gli orrori commessi dai suoi liberatori condannarono Gregorio VII a
+perpetuo esilio, e questa, se guardar si voglia ai destini umani da
+un punto di vista elevato, ne fu sorte meritata: la sua vita politica
+finì fra i ruderi di Roma. Quantunque i Romani gli avessero promesso
+soggezione, ei si doveva però imaginare che sarebbe caduto vittima
+della loro ira, tosto che i Normanni fossero partiti[298]. Roberto
+prese ostaggi, pose un presidio nel castel Sant’Angelo, e nel mese
+di Giugno partì col Papa per la Campagna, dove assalì inutilmente
+Tivoli, ma distrusse altre castella[299]. Con gran dolore Gregorio
+avrà gettato da qualche altura per l’ultima volta lo sguardo su Roma,
+e avrà preso commiato dal teatro delle sue lotte, dalla Città che
+abbandonava in ruine. Egli poteva ben dire a sè stesso che, da eroe,
+non aveva soccombuto, ma altresì che vinto non aveva; e tristissimi
+pensieri dovevano essere i suoi allorchè correva colla mente ad Enrico,
+che dal Po faceva ritorno trionfalmente in patria, dopo di aver
+conquistato la Città, preso la corona imperiale, elevato al soglio
+il suo Antipapa, costretto Gregorio a caricarsi della maledizione di
+Roma, ed a fuggire in esilio. Mentre l’uno dei due avversarî moveva
+a settentrione, l’altro era costretto a volgere verso il mezzogiorno,
+condannato alla riconoscenza verso un vassallo, che seco lo conduceva
+in terra straniera, seguito da turbe di Romani prigionieri e di carri
+carichi di bottino. La partenza di questo gran Papa da Roma devastata,
+la comitiva che gli fanno le torme di Normanni e Saraceni, contro i
+cui correligionari altra volta egli aveva predicato la croce, la sua
+triste andata a Monte Cassino ed a Salerno, il pane dell’esilio che ivi
+gli porge l’amico suo Desiderio, tutto questo pone un tragico termine
+al dramma della sua vita: e qui, come nella fine di Napoleone, che
+muore solitario a sant’Elena, la giustizia eterna celebra uno de’ suoi
+magnifici trionfi.
+
+Mentre a Salerno volgeva in mente il progetto di tornare a Roma
+alla testa di un esercito, Gregorio vi passò di vita, addì 25 Maggio
+dell’anno 1085, senza che neppur morte curvasse la sua tempra indomita.
+Nell’agonia sclamava: «Amai la giustizia e odiai la colpa, perciò muoio
+in esilio»[300]: parole rivelatrici di questa mestissima verità, che
+gli uomini veramente grandi non trovano che martirio e solitudine; e in
+bocca di Gregorio mettevano in rilievo le più riposte fibre dell’indole
+sua grande e fiera. Ma quella forza di potentissimi spiriti,
+quell’animo vasto che quasi non ha pari, non tiene suo luogo nella
+bella schiera dei savî e dei riformatori, cui tutti i popoli senza
+distinzione onorano come benefattori del mondo. La ricordanza di lui
+sveglia ammirazione, ma non accende il fuoco dell’entusiasmo, quale è
+quello che desta un ideale creatore, nè conforta, colla dolce simpatia
+che s’accompagna agli uomini i quali composero a pace il mondo. A lui
+compete un posto fra i potenti della terra che hanno commosso il mondo
+con opera violenta ma salutare; solo l’elemento religioso lo sublima
+ad una sfera assai più elevata di quella che è propria dei monarchi
+secolari. Accosto a lui Napoleone cade in una grande povertà d’idee.
+
+Anche Gregorio VII fu l’erede di antichi intendimenti del Papato.
+Però tutto suo è l’incomparabile genio di dominatore e di statista,
+e nessun uomo di Roma antica o del tempo moderno ebbe le sue audacie
+rivoluzionarie[301]. Questo mirabile frate non tremò al pensiero di
+scardinare l’ordinamento che fino alla sua età aveva retto Europa,
+e di elevare su quei ruderi il trono del Papa. Però la sua vera
+grandezza fu prima che giungesse al pontificato; da papa travalicò,
+perocchè nel fugace momento della sua potenza abbia voluto raccogliere
+insieme l’opera cui sarebbero occorsi dei secoli. Chi vuol giungere
+l’impossibile, non può parere che un visionario, e tale fu il suo
+tentativo di signoreggiare il mondo politico.
+
+Stupenda è la potenza di genio con cui Gregorio VII conquistò la
+libertà della Chiesa, e fondò la dominazione della gerarchia. Il regno
+de’ preti, che non brandivano altre armi fuor di una croce e di un
+vangelo, di una benedizione e di un anatema, merita più ammirazione
+che tutti i regni insieme uniti de’ conquistatori romani od asiatici.
+Questo impero spirituale potrà condannarsi, potrà odiarsi, ma, finchè
+duri la terra, sarà sempre un fenomeno di potenza morale che non ha
+riscontro d’esempî. Gregorio VII fu eroe soltanto in siffatto regno
+sacerdotale. La sua mente per verità non concepì il genere umano
+che sotto la forma della Chiesa, e la Chiesa solamente in forma di
+monarchia pontificia. Strana e spaventosa, e tale che desterà le
+meraviglie anche delle generazioni venture, fu l’idea di porre avanti
+gli occhi del mondo peccaminoso un uomo mortale che fosse infallibile e
+simile a Dio, di mettergli in mano le chiavi del cielo e dell’inferno,
+di assoggettare il mondo al dominio assoluto di questo sol uomo,
+apostolo di umiltà, ma in pari tempo vicario di Dio[302]. Quell’idea fu
+il sogno mistico di un’età di schiavitù, d’ignoranza, e di necessità
+violente, in cui il genere umano, non peranco tratto dalla scienza in
+discordia con sè stesso e col mondo, ma puerilmente credulo, voleva,
+a conforto suo, vedere e toccare l’eterno principio del bene incarnato
+in una persona. Forse il più sorprendente fatto che la storia conosca
+è questo, che ad un uomo fu conferita la podestà di legare e di
+sciogliere nell’ordine morale; ma la cosa si spiega quando si sappia
+che per tempo lungo la Chiesa fu passione suprema, podestà santissima,
+idea universale della gente umana. Solo dalla sua cornucopia scaturiva
+tutto ciò che di profondo v’aveva nelle cose di fede e di scienza;
+da essa avevano origine l’armonia, la bellezza, tutte le felicità
+dell’anima nelle cose celesti e terrene. Fu per la prima volta, dopo
+le lotte che ebbero principio con Gregorio VII, che anche le classi
+secolaresche, fino allora rozze, materiali, abbrutite, incominciarono a
+fiorire nella coltura dello spirito.
+
+Nessuna meraviglia dunque che la forza e la grandezza della Chiesa
+militante assumessero siffatta natura audace in Gregorio. Ma la storia
+non ha confermato l’idea che ei s’era foggiata contrariamente alla
+dottrina cristiana, perciocchè essa andasse a ritroso del concetto più
+grande cui il genere umano s’inspira. Gli insegnamenti degli Apostoli
+durano; per lo contrario il tempo, da un pezzo, ha roso i principî
+gerarchici di Gregorio, od altrimenti la coltura fatta universale li
+mette in derisione come sogni antiquati di gente retrograda e fanatica.
+A Gregorio può farsi rimprovero che egli ebbe diviso la Chiesa in
+due campi; la Chiesa profana, dei laici privati del loro diritto di
+elettori, e la Chiesa sacra, casta dei preti elettori di sè stessi:
+e invero il grande concetto della republica cristiana fu falsato dai
+principî di Gregorio, avvegnaddio la gerarchia usurpasse il luogo
+della Chiesa[303]. Gli avanzi della forma antichissima che avevano
+avuto le comunità cristiane andarono distrutti per opera di Gregorio
+VII; nell’istituto gerarchico della Chiesa egli introdusse uno spirito
+di burocrazia, nel Papato infuse uno spirito cesareo. Quantunque
+questo sistema in sè perfetto riunisse nella sua costituzione tutte
+le forme politiche, democrazia, aristocrazia, monarchia, nondimeno
+il suo meccanismo posto in moto dalla volontà di un uomo solo, e
+l’accentramento di tutte le forze dogmatiche in una casta, educarono i
+mali tutti dell’arbitrio religioso e della tirannide: quindi è facile
+comprendere che l’opera di Gregorio VII doveva trarre dietro a sè la
+riforma tedesca. Poichè Ildebrando per primo separò veramente la Chiesa
+dal popolo, fu egli che distrusse il concetto evangelico; più tardi
+dal suo principio derivò, come conseguenza necessaria, anche la sua
+separazione dalla civiltà, e contro di questa la Chiesa, che è soltanto
+gerarchia, oggidì combatte con repugnanza ostile, sempre intesa al
+difettoso passato del medio evo, sempre incapace di accogliere entro di
+sè lo spirito di libertà, che è spirito di giovinezza novella.
+
+Il meglio che Gregorio abbia fatto (ed egli non lo presagì) fu di aver
+rotto nel mondo il sonno delle menti, mercè una lotta che per la prima
+volta ricercò tutte le intime fibre della vita morale. Da quest’unico
+uomo sparse in ogni cerchia della Chiesa e dello Stato un impulso
+immenso. La lotta gigantesca di queste due forme che rappresentano
+l’universo sociale, la miscela barbaramente feudale in cui dapprima
+si confusero, la loro separazione progressiva, il loro antagonismo
+durevole, composero la grandiosa vita morale del medio evo. E oggidì
+ancora si fatica a volere ordinare la Chiesa e lo Stato completamente
+liberi l’uno dall’altro, a guarire la Chiesa dall’ultima sua rigidezza
+gerarchica, a guidarla ai principî universali della libertà e
+dell’amore, a renderla socievole, a comporre una volta finalmente il
+regno universale della cultura e della pace. Nell’età della barbarie,
+quando valeva il diritto del più forte, gli uomini non furono capaci
+di comprendere il concetto sublime del Cristianesimo. Forse che la
+Chiesa di Gregorio VII e del medio evo attuò gli insegnamenti del
+Cristianesimo? forse che le chiare idee di questo, espressione della
+natura eterna dell’uomo e della società, sono attuate oggidì? Finì lo
+Stato feudale franco, sparve la potenza della Chiesa gregoriana, ma
+dopo la loro caduta non ha che incominciato ad albeggiare l’aurora
+di una stagione novella nella vita degli uomini. I nostri occhi
+vedono i ruderi ancor giganteschi del medio evo, un dopo l’altro
+smuoversi e cadere nel gran fiume dell’armonia sociale, che dopo
+innumerevoli impedimenti scorre attraverso questo duro e pigro mondo,
+e ci avvia verso una felicità, il cui solo presagio fa beate le anime
+generose[304].
+
+
+
+
+CAPITOLO SETTIMO.
+
+
+§ 1.
+
+Desiderio, eletto papa, rifiuta la tiara. — È per forza elevato in Roma
+al pontificato, con nome di Vittore III. — Fugge a Monte Cassino. —
+Riprende a Capua la dignità pontificia (1087). — È consecrato in Roma.
+— Condizioni della Città. — Vittore III fugge a Monte Cassino, e vi
+muore (1087). — Ottone di Ostia è eletto e ordinato a Terracina con
+nome di Urbano II (1088).
+
+Caduto Gregorio, Roma somiglia ad un palco scenico vuoto, che soltanto
+a rilento va nuovamente popolandosi di personaggi minori. Le opere
+ed eziandio la caduta di un uomo grande esercitano influenza anche
+dopo che egli è scomparso dal mondo, e lasciano segno nel mare del
+tempo in mille cerchi di onde che vanno facendosi sempre più chete, e
+finalmente si perdono nella vastità. Attorno al feretro di Gregorio
+stavano ritti gli uomini della gerarchia, che avevano incanutito
+nelle lotte per essa combattute; così forse in antico i generali di
+Alessandro magno avevano fatto cerchio al suo cadavere. Chi doveva
+raccogliere l’eredità dell’impero religioso? le piccole passioni della
+gelosia e dell’ambizione dovevano adesso mandarlo in ruina? Questo
+sarebbe accaduto di uno Stato secolare, ma nel regno de’ preti, i
+quali non avevano dinastie famigliari da fondare, era ad ogni tempo
+erede l’eguale spirito gerarchico, che si conservava principio
+indestruttibile.
+
+Gregorio, morendo, aveva designato quattro candidati all’elezione
+pontificia, ed erano Desiderio di Monte Cassino, cardinale di santa
+Cecilia in Transtevere, Anselmo di Lucca, Ottone di Ostia, Ugo di
+Lione. I voti dei Cardinali si raccolsero su Desiderio. La ricchezza
+dell’abate, la reverenza in cui lo tenevano i Principi di quell’età,
+le sue attenenze coi Normanni, financo i suoi rapporti coll’imperatore
+Enrico, rendevano desideratissima la elezione di lui. Giusto adesso la
+morte di Roberto Guiscardo privava il papato di un appoggio potente;
+quell’uomo straordinario, sorto come Gregorio dalla polve, come lui
+ornamento e splendore eroico della storia d’Italia, moriva a Cefalonia
+poco tempo dopo del Papa, addì 17 di Luglio[305]. Credevasi dunque
+non esservi adesso altri che Desiderio, il quale potesse scongiurare
+le calamità minaccianti nel caso in cui gli eredi del Duca fossero
+venuti a dissidio e avessero mancato di fede. Ma l’ambizione dell’abate
+avrebbe dovuto essere immane, se in questo tempo gli fosse parsa
+gradevole la tiara. La pace onde godeva a Monte Cassino lo ammoniva che
+v’avrebbe potuto finire i suoi giorni tranquillo e felice, rallegrato
+dalle dolcezze delle muse, sfogliando manoscritti adorni di miniature
+porporine, o disputando lietamente con uomini dotti; capiva che
+sarebbe stata follia voler mutare il bello e ricco monastero con Roma
+selvaggia, gettarsi in lotte senza fine col mondo, mettersi in balìa
+delle cabale di Cardinali tutti invidia e ambizione, stuzzicare, in una
+parola, il destino a farlo segno de’ suoi colpi mortali. I due anni che
+succedettero tosto dopo la morte di Gregorio offrono lo spettacolo di
+una vera contesa che si combattè per ragione della corona papale, non
+per farne conquista, ma per iscansarla. Si può dire che questo fatto
+mirabile sia il migliore elogio funebre della grandezza di Gregorio;
+pareva che il morto Papa stendesse la mano fuor della sua sepoltura, e
+vi tenesse inchiovata la tiara. Desiderio, uomo di sangue principesco
+(scendeva della casa longobarda di Benevento), ripetutamente
+sospinto verso il trono pontificio da Cardinali e da Principi, ne
+indietreggiava, ne tremava, come se in quello avesse veduto qualche
+cosa di orribile. Bello era il sentimento umano della sua repugnanza,
+se anche fosse indizio di debolezza; però la natura dell’uomo è sempre
+e dappertutto eguale a sè stessa, e anche qui non manca un prelato, il
+quale pieno di invidiosa avidità, dietro alla spalla di Desiderio, fa
+l’occhiolino alla corona dei Papi.
+
+L’anno 1085 trascorse senza che potessero mettersi d’accordo: l’abate
+dichiarò il suo rifiuto a Giordano principe di Capua, alla contessa
+Matilde, ai Cardinali, e protestò volere influire affinchè un Concilio
+si raccogliesse in Roma a nominare un pontefice degno del grande
+officio. Tuttavolta ei venne a Roma col principe Gisulfo soltanto alla
+Pasqua dell’anno dopo. La deserta Città era pur sempre divisa in due
+campi armati, gli Imperiali uniti fra loro, i Gregoriani angustiati
+e in aspettative, condotti dal console Cencio Frangipane, capo della
+Republica[306]. Sperava Desiderio che s’avessero tutti acchetati al suo
+rifiuto; per lo contrario i Cardinali e gli ottimati, congregatisi in
+santa Lucia presso il Septizonio, gli si gettarono a’ piedi, pregandolo
+di esser papa. Egli si consultò con Cencio, propose il Vescovo di
+Ostia, offerse, fino a tanto che la Chiesa riavesse pace, di mantenere
+del proprio il Papa, chiunque ei fosse. Ma il popolo proruppe in grida
+furiose acclamando al suo nome, i Cardinali irritati proclamarono lui
+pontefice (ai 24 maggio), e disperato vide gettarglisi sulle spalle la
+porpora, con nome di Vittore III; soltanto non fu possibile d’indurlo a
+indossare il bianco vestimento, detto _alba_[307].
+
+Non pertanto l’elezione di Vittore III non avvenne senza contrasto; un
+tumulto che s’appiccava nella Città gli era lezione di ciò che a lui,
+papa, si aspettava. Il partito di Enrico, che possedeva pur sempre
+fortezze parecchie in Roma, aveva da qualche tempo trovato il suo
+capitano nel Prefetto imperiale. Costui era stato condotto prigione da
+Roberto Guiscardo, ma ne lo aveva liberato Ruggero, succeduto nella
+duchea, poichè era venuto in gran collera contro al collegio de’
+Cardinali che aveva rifiutato di confermare l’Arcivescovo di Salerno.
+Tostochè il suo proprio vantaggio glielo suggerì, il vassallo della
+santa Sede cessò di darle assistenza; il Prefetto di Enrico venne,
+raccolse armi in Campidoglio, ed impedì che Vittore fosse consecrato in
+Vaticano. Il neo-eletto Papa, quattro soli giorni dopo, scivolò di mano
+ai nemici e agli amici con una partenza che seppe di fuga; e poichè i
+Conti della Campagna parteggiavano per l’Imperatore, dovette tor la via
+di mare da Ardea, arrivò a Terracina, vi spogliò le insegne del papato,
+e corse di botto a chiudersi nel suo diletto convento[308].
+
+Qui rimase un intiero anno, sordo alle instanze dei Vescovi e de’
+Principi e alla voce di san Pietro che lo ammoniva di prendere il
+governo della sua nave senza nocchiero, sbattuta dalle procelle
+dei tempi. Cardinali, nobili romani col loro capo Cencio, e Vescovi
+dell’Italia meridionale, vennero a Capua nella quaresima dell’anno
+1087 per provvedere all’elezione pontificia, e si raccolsero intorno al
+principe Giordano, che era stato creato avvocato della Chiesa. V’erano
+presenti anche Ruggero, duca delle Puglie, e il detronato principe
+Gisulfo. Parvero ambigui la condotta ed i sentimenti dell’abate, e il
+partito gregoriano, a lui fortemente nemico, con Ugo di Lione e Ottone
+di Ostia alla testa, cercò di impedirne la rielezione. Bastò questo
+perchè Desiderio (addì 21 di Marzo) riprendesse volontariamente le
+insegne pontificie. Se v’aveva ambizione umana che potesse scuoterlo
+gli era il pensiero insopportabile di vedere la tiara posarsi in capo
+di uno dei suoi avversarî, massime di Ugo di Lione[309].
+
+Passata Pasqua, Vittore III si mise in cammino per Roma colla
+accompagnatura di Giordano e di Gisulfo. Il piccolo esercito venne per
+mare, da Ostia risalì il Tevere, e s’accampò fuor della città Leonina,
+giacchè il san Pietro, entro cui dovevasi consecrare il Papa, era in
+potere dell’inimico. Infatti, fuggito Vittore, il Prefetto imperiale
+s’era impadronito di Roma, e in gran fretta aveva richiamato Clemente
+III. Però la continua anarchia non consentiva a questo di sperare
+gran fatto bene; universale era la spossatezza, Enrico lontano,
+Roma indisciplinata, straziata, piena di ruina, e le soldatesche di
+Matilde stavano ancora in armi. Che aspetto presentasse allora la
+Città, e quali fossero le sue condizioni, si può più presto imaginare
+che dire. Clemente III venne, raccolse i suoi partigiani, e pose
+residenza in Vaticano. È meraviglioso il pensare che la basilica di
+san Pietro d’allora in poi servì di propugnacolo vero alle fazioni;
+la basilica santissima della Cristianità fu nei secoli undecimo e
+duodecimo assediata e difesa alla paro del _Septizonium_ o del castel
+Sant’Angelo; sotto a’ suoi portici il soldato combattè ferocemente come
+dai merli di qualunque rocca. I Normanni presero d’assalto la basilica;
+Clemente fuggì e riparò nella Città, dove si trincerò in un’altra
+chiesa fortissima, nel Panteon antico, e Vittore III fu consecrato
+addì 9 Marzo in san Pietro dal cardinale vescovo di Ostia. Chi avrebbe
+potuto biasimare Desiderio, quando sbigottito rifiutava di ascendere al
+papato?
+
+Solo otto giorni dopo, ei lasciò Roma, tratto da ardente desiderio di
+rivedere il suo convento, ma era colà appena arrivato, che messaggieri
+della contessa Matilde vi capitavano a richiamarlo, perocchè ella
+fosse venuta coll’intento di rendere forte la signoria del Papa in
+Roma. Sospirando, Vittore assecondò al loro invito, e le milizie
+della Contessa gli sgombrarono financo l’entrata in una parte della
+Città, dove egli pose dimora insieme con Matilde nell’isola Tiberina:
+però non possedeva che il Transtevere, il castel Sant’Angelo, il san
+Pietro, Ostia e Porto. Il maggior numero dei Romani teneva dalla
+parte di Clemente e ferveva di odio contro il papato gregoriano,
+come quello che aveva dovuto gettarsi in braccio de’ Normanni, e
+traeva sempre novellamente questi demoni devastatori nella sventurata
+Città. Oltracciò la venuta di un legato imperiale infondeva novello
+coraggio ai partigiani di Guiberto; in mezzo ad orribili battaglie
+or si perdeva, or si riconquistava il san Pietro, e Vittore III,
+caduto infermo, partiva di Roma nel Luglio per la terza volta. Ancora
+nell’Agosto raccoglieva a Benevento un Concilio nel quale confermava
+i decreti di Gregorio e scomunicava di bel nuovo Clemente III; indi,
+sentendosi presso a morire, si faceva trasportare al suo monastero.
+Colà nominò Oderisio ad abate, chè anche da papa aveva continuato
+a tenere il governo del convento; raccomandò che si eleggesse a suo
+successore nella sedia apostolica Ottone cardinal vescovo di Ostia,
+e addì 16 di Settembre passò di vita, vittima tragica del papato, al
+cui pondo invano aveva tentato di scampare. Desiderio abate fu uomo
+grande e di nominanza imperitura; papa Vittore III non fu che un’ombra
+ingloriosa. Come egli aveva desiderato, i frati diedero sepoltura al
+restauratore della loro abazia nell’abside della sala del «Capitolo»,
+e colà sulla pietra sepolcrale gli scrissero un bello e toccante
+epigramma[310].
+
+Di tutti i più celebri campioni della riforma, che un tempo si avevano
+raccolto intorno al vessillo di Gregorio, Desiderio è l’ultimo che
+sparisce del mondo: infatti un anno prima di lui era morto Anselmo
+di Lucca. Sorgono adesso una novella generazione di uomini e tendenze
+nuove, in mezzo alle quali Matilde, Enrico e Clemente, superstiti di
+una grande età passata, incominciano a trovarsi soli e a disagio.
+
+Ottone di Ostia era stato dapprima rivale di Vittore III, indi s’era
+con esso lealmente pacificato. La voce del morente aveva eletto lui a
+papa, e d’altronde era stato uno dei quattro candidati designati da
+Gregorio VII. Ugo di Lione, sebbene anch’egli di quei quattro, non
+poteva più gareggiare con Ottone, avvegnachè Vittore III lo avesse
+scomunicato, come nemico della Chiesa. Però l’elezione di Ottone s’andò
+procrastinando; Roma si trovava in potere dell’Antipapa, i Cardinali
+venivano fra loro a disputa, ed erano dispersi chi da una banda, chi
+dall’altra. Messaggi dei Tedeschi seguaci della parte gregoriana, e
+messaggi di Matilde li richiedevano ripetutamente che dessero un capo
+alla Chiesa abbandonata nell’anarchia: alla fine parecchi di loro, che
+s’erano raccolti intorno a Oderisio abate, bandirono un Concilio per
+l’elezione.
+
+Addì 8 Marzo 1088 quaranta fra Vescovi, Cardinali ed Abati si
+congregarono a Terracina; Giovanni di Porto rappresentava il clero
+romano, Benedetto prefetto pontificio ne rappresentava il popolo, e
+vi intervenivano legati di Germania e della contessa Matilde[311].
+Ai 12 di Marzo Ottone fu gridato papa con nome di Urbano II. Fu il
+primo pontefice, che, conformemente al decreto di Nicolò II, ricevesse
+l’ordinazione fuori di Roma, in una città di provincia.
+
+
+§ 2.
+
+Urbano II. — Incominciamento della sua vita, suo stato. — Clemente III
+è in possesso di Roma. — Urbano II si gitta in braccio ai Normanni che
+lo conducono a Roma. — Sue condizioni infelici nella Città. — Matilde
+sposa Guelfo V. — Enrico IV torna in Italia (1090). — Sue nuove lotte.
+— I Romani chiamano di nuovo Clemente III nella Città. — Ribellione
+del giovine Corrado. — Condizioni infelici dell’Imperatore. — Urbano
+II s’impadronisce di Roma. — Uno sguardo a ciò che erano il Papa e
+l’Imperatore in questa età.
+
+Urbano II, francese, era nato a Chatillon, in vicinanza di Reims, ed
+era stato monaco di Cluny: lo zelo della riforma e la soda coltura
+teologica apparati in quel convento gli avevano procacciato la cattedra
+di Ostia. Enrico IV lo aveva sostenuto qualche tratto di tempo
+prigioniero, ma pare che il Re non trovasse in lui un’opposizione
+troppo acerba. Era stato in Germania, da legato, nel tempo in
+cui Gregorio VII aveva potuto uscir libero di Roma, e in quel suo
+officio s’era iniziato profondamente in tutti i rapporti delle cose
+ecclesiastiche e politiche: possedeva intelletto più potente di
+Desiderio, abilità grande di oratore e finezza diplomatica molta; in
+lui il partito cattolico vedeva l’uomo che avrebbe battuto le vie di
+Gregorio VII, e con accortezza trovato nuovi modi di combattimento,
+or che esauriti s’erano gli antichi. Così annunciò tosto egli stesso
+alla Cristianità che voleva reggere il Papato secondo le idee di
+Gregorio[312]: però trovavasi in condizioni difficili; in Germania,
+dove dopo il ritorno di Enrico la guerra civile non aveva mai posato,
+era morto testè (nell’anno 1088) Erminio secondo antirè, dopo di
+aver fatto sottomessione all’Imperatore; i Sassoni, ed eziandio quasi
+tutti i Vescovi di parte pontificia, s’andavano sempre più accostando
+a quest’ultimo. Dal 1087 il giovine re Corrado, figlio di Enrico,
+trovavasi in Lombardia; finalmente l’Imperatore minacciava di tornare
+in persona, di schiacciare Matilde e di affermare il potere di Clemente
+III durevolmente in Roma.
+
+Clemente teneva in suo possesso la Città, venale a tutti i partiti;
+durante questo tempo di governo di antipapi e di antiprefetti vi
+dominava la più spaventosa anarchia; non v’era giorno che per le vie
+di Roma non si combattesse; la Città era quasi una montagna di ruine,
+entro cui non si scorgeva che tirannide di ottimati feroci, e miseria
+di popolo mendico.
+
+Pareva che Gregorio VII avesse lasciato sorti di esilio in retaggio
+ad una lunga serie di successori suoi, chè dopo di lui molti di essi
+troviamo quasi sempre fuggenti ed esuli da Roma: strano caso di cui
+finora non s’era mai visto l’eguale nella storia de’ Papi. Urbano
+II dovette trattenersi quasi tutto intiero l’anno 1088 nell’Italia
+meridionale, dove i fratelli Ruggero e Boemondo erano venuti a
+un’acerba guerra di successione, fino a che riusciva fatto al loro zio
+Ruggero di Sicilia ed al Papa di comporli a pace. Il papato trascinava
+la vita sotto la dubbia protezione di Principi normanni; ed era altresì
+un esercito normanno che nel Novembre 1088 conduceva Urbano II a Roma.
+Così la Città tornava ad essere il campo di battaglia di due Papi
+che per le vie combattevano l’un contro l’altro, scambievolmente si
+maledicevano, e con voce alterna si discacciavano.
+
+Urbano pose dimora nell’isola Tiberina, difeso da Pierleone: impotente
+era e povero tanto che le matrone di Roma gli mandavano elemosine;
+però con sottili accorgimenti e senza posa tesseva trame d’inganni,
+entro cui faceva cadere i suoi nemici. Clemente, per lo contrario,
+dominava la massima parte della Città, ma doveva deplorare il suo
+destino sventurato che lo condannava a sostenere un titolo a prezzo
+di sforzi sovrumani[313]; e forse in cuor suo faceva voti sinceri
+di poter finire i giorni che gli rimanevano di vita nella modesta
+cerchia del suo arcivescovato. Urbano II, Enrico IV, Matilde, il mondo
+desideravano pace, pace; ma la forza della fatalità che pesava sul capo
+di tutti i partiti, e che senza tregua aveva messo sossopra un’intiera
+generazione, li spingeva ciecamente avanti nel loro sentiero, e
+cumulava astuzie sopra astuzie, colpe su colpe. Enrico stesso sarebbe
+stato omai inchinevole a pacificarsi colla Chiesa, e soltanto i Vescovi
+scomunicati, i quali non potevano che sostenersi in piedi o cadere
+con Clemente III, gliene mettevano impedimenti: frattanto casi di gran
+rilevanza lo costringevano perfino a scendere nuovamente a guerra in
+Italia.
+
+Come Urbano II conobbe che il partito di Matilde, fatto debole,
+diventava più propenso a patteggiare con Enrico, e come ebbe ragion
+di temere che l’Imperatore fosse per tornare e per vincere, mise in
+moto tutte le sue astuzie, e giunse destramente a dare alla Contessa
+un novello marito, alla Chiesa un campione ispirato a intendimenti
+egoisti. Guelfo IV, figlio di Azzone II margravio di Este e di
+Conigonda sorella dell’ultimo Duca svevo della famiglia de’ Guelfi,
+era diventato nell’anno 1055 l’erede di quella casa, e aveva cambiato
+la sua patria Italia con Alemagna, mentre colà Fulco fratel suo
+continuava la linea d’Este. Guelfo aveva sposato la figlia di Ottone
+duca di Baviera, e nell’anno 1071 aveva ricevuto in feudo da Enrico
+questa duchea, tolta al suocero suo che s’era ribellato. Però aveva
+più tardi disertato le bandiere dell’Imperatore, ed era divenuto
+uno dei più fervidi seguaci di Gregorio: fino negli ultimi tempi era
+stato il caporione e l’anima del partito romano in Germania, e agli
+11 Agosto 1086, a Bleichfeld, non lungi da Würzburg, aveva battuto
+Enrico. Tuttavia anche quel valoroso guerriero, affranto della lotta,
+sarebbe venuto ad un accomodamento coll’Imperatore, se tutt’a un tratto
+non s’avesse dato esca alla sua ambizione, che mirava a ingrandire la
+potenza della sua famiglia in Italia. Il suo giovine figliuolo Guelfo
+V fu scelto ad essere vittima dell’arte politica di un padre, avido
+di possedimenti, e di un furbo Papa, chè entrambi lo destinarono sposo
+della contessa Matilde. Non erano i vezzi della Principessa, giunta ai
+quarantadue anni, ma i suoi beni che destavano desiderio, e benanco
+Roberto, erede di Guglielmo d’Inghilterra, vagheggiava la mano della
+donna: ella la porse al giovine Guelfo. Lo sponsalizio si celebrò
+nell’anno 1089; Guelfo infuse tosto novelle forze nel partito cattolico
+d’Italia, ed Enrico fu costretto a discendere ancora una volta in
+questa contrada[314].
+
+Quando quest’uomo dalle cento battaglie, accompagnato dai due
+Hohenstaufen, Federico e Corrado, calò dalle Alpi nella primavera del
+1090, ei trovò contro a sè quella stessa contessa Matilde, cui aveva
+combattuta da sì lunghi anni. La grande Principessa, la cui bandiera
+teneva adesso in mano un giovinetto diciottenne sposo suo, era, come
+l’Imperatore, condannata a una vita irrequieta, sempre in guerra; e
+se ci desta meraviglia vedere l’operosità istancabile di un Principe
+che pugnava per il suo Impero, ci riesce quasi un mistero la tenacia
+fanatica di una donna che non aveva figli. Non andremo descrivendo le
+guerre energiche che Enrico sostenne in Lombardia, nè la resistenza
+ostinata di Matilde, la quale, quantunque i suoi vassalli mormorando
+la sollecitassero a far pace, con caparbietà femminile sdegnolla:
+l’attenzione nostra è rivolta alla città di Roma, sebbene le sue
+condizioni non escano della solita monotonia. Clemente III era stato
+discacciato dai Romani incostanti; ma Urbano non poteva tuttavia
+diventar signore della Città, ed anzi era costretto ad andar girovago
+nell’Italia meridionale, dove cercava conservarsi l’amicizia dei
+Normanni[315]. Anche Giordano di Capua profittava del disordine per
+farsi padrone di terre romane, e quando morte il colpiva a Piperno, nel
+paese de’ Volsci, s’era impossessato di quasi tutta la Campagna[316].
+Frattanto, mentre Urbano raccoglieva Sinodi a Melfi, a Troja e a
+Benevento, eziandio i Romani si staccavano da lui: infatti, fallito un
+tentativo di pace cui aveva inteso il vecchio Guelfo, Enrico veniva
+avanzandosi, e i Romani, subendo la sua influenza, si voltavano alla
+sua parte. Nell’anno 1091 s’impadronivano con assalimento repentino del
+castel Sant’Angelo, ne cacciavano il presidio pontificio, e soltanto
+a gran fatica s’impediva che radessero al suolo la rocca: indi nella
+Città chiamavano nuovamente Clemente III, che si trovava al campo di
+Enrico[317].
+
+Le quante volte era in Roma, l’antipapa aveva agio di congregare
+alcuni Cardinali scismatici e i Vescovi suburbani da lui eletti,
+per celebrarne Sinodi che nondimeno restavano privi di efficacia.
+Antivescovi desolavano il territorio di Roma, e quasi tutti i Conti
+della Campagna riverivano Clemente III, perciocchè quei signori
+profittassero dello scisma per rubacchiare a man salva la Chiesa[318].
+Nel frattempo l’amministrazione delle cose ecclesiastiche e secolari
+per la massima parte trovavasi in mano di Guiberto: per verità anche
+Urbano aveva i suoi ministri, i suoi giudici, i suoi prefetti, ma loro
+difettava potenza, e di dentro e di fuori della Città, atti giudiziarî
+venivano pur sempre segnati coll’epoca di Clemente III. Urbano dovevasi
+star contento a scomunicare il suo avversario da Benevento, dove nel
+Marzo dell’anno 1091 riuniva un Concilio, ma nella Città non poteva
+entrare, e in questo anno e nel successivo era costretto a celebrare
+fuori delle sue mura le feste Natalizie, laddove Clemente pontificava
+in san Pietro.
+
+La caduta di Mantova (avvenne in Aprile dell’anno 1091) e di altre
+città, lo scoraggiamento del partito di Matilde, la defezione di Roma,
+misero sbigottimento nell’animo dei Cattolici, laonde lambiccarono il
+cervello a sollevare contro l’Imperatore un nemico nuovo e formidabile.
+Le astuzie dei preti, l’odio di una femmina degenerato adesso in vero
+fanatismo, e l’avarizia del vecchio Guelfo, combinarono il più malvagio
+di tutti i disegni. Da parecchi anni il giovine Corrado, maggiore dei
+figli di Enrico, era suo vicario in Italia: dissimile per indole dal
+padre, ne aveva ereditato soltanto la tempra incostante, non la foga
+appassionata. Tutti i contemporanei lo dipingono bello della persona,
+d’animo mite, propenso alle arti di pace. Può darsi che da lungo tempo
+i preti avessero avviluppato nei loro lacciuoli il cuore del giovine,
+che, atterrito di quella lotta smisurata, sentiva repugnanza dei rozzi
+uomini onde Enrico si circondava, e crucciavasi dell’anatema della
+Chiesa. Probabile è che il figliuolo non approvasse i principî del
+padre, e le dissolutezze, cui questi si dava in braccio, distruggevano
+il rispetto figliale che l’altro gli avrebbe dovuto. Corrado si lasciò
+sedurre a ribellione; il padre ebbe sentore del suo proponimento,
+e lo fece imprigionare, ma il giovine scappò, e si rifuggì presso
+Matilde, che l’accolse con gran gioia. La ribellione cui ella lo
+sospinse spogliò la illustre donna di tutto lo splendore che fino a
+questo momento ne aveva abbellito la vita. Spenti s’erano i sentimenti
+geniali, inspiratori della sua giovinezza: a Canossa, a fianco del
+suo amico Gregorio, quando intercede a pro dell’avvilito re Enrico,
+Matilde è un profilo di donna che induce a reverenza; sedici anni più
+tardi, a fianco del suo sposo, che non è dappiù di un ragazzo, mentre
+ricovera sotto le sue «grandi ali» il figlio ribelle di quello stesso
+re Matilde non è che una femmina fanatica[319]. Ella mandò Corrado al
+Papa, e questi assolse il giovine traditore del padre. Nel tempo stesso
+Guelfo non oziò, ma intese a raccogliere una lega lombarda contro di
+Enrico; la defezione di Corrado trasse con sè quella di molte città;
+Milano, sede un dì del partito imperiale, Lodi, Piacenza, Cremona si
+dichiararono a favore di lui, e conchiusero una lega di vent’anni col
+giovine duca Guelfo e colla contessa Matilde: indi, nell’anno 1093,
+Corrado fu coronato a Milano re d’Italia[320].
+
+Allorchè sull’animo dello sciagurato re scese il cumulo di tanti
+dolori, la fuga, la deserzione e la coronazione del suo figliuolo,
+colto di mestizia si chiuse in un solitario castello, e disperato
+brandì un ferro, e fu per uccidersi[321]. Qualunque siano stati i
+falli che commise (i suoi fieri nemici molto senza dubbio inventarono
+ed esagerarono), qualunque colpa abbia avuto della defezione del
+figliuolo, la sua sorte fu delle più crudeli. Anche la sua seconda
+moglie, Prassede o Adelaide di Russia, fuggì di Verona, corse a
+Matilde, e adescata dai preti, da quella povera barbara ch’ella era,
+in due adunanze ecclesiastiche svelò innanzi all’universo mondo, senza
+vergogna, ma non senza colpa, i misteri del suo letto nuziale[322].
+
+L’avvenuta mutazione delle cose concedeva agio ad Urbano II di venire
+adesso a Roma, sulla fine di Novembre del 1093. Il suo antagonista non
+si trovava più nella Città, ma s’era ricoverato nel campo di Enrico;
+tuttavia le genti di Guiberto tenevano in loro mano il Laterano,
+il castel Sant’Angelo ed altri luoghi muniti; perciò Urbano era
+costretto a rinchiudersi nelle case dei Frangipani. Questa famiglia
+aderiva costantemente ai Pontefici legittimi; essa aveva fortificato
+di munimenti il suo palazzo in prossimità di santa Maria Nova, sulle
+ruine della «Casa aurea» di Nerone, e vi aveva eretta una torre,
+che si appellava _Turris Cartularia_: l’arco di Tito era compreso
+dentro di quella fortezza baronale, ed apriva ovvero chiudeva il suo
+ingresso dalla via Sacra[323]. Ivi dunque pose dimora Urbano sotto
+la protezione di Giovanni console, figlio di Cencio e nipote di
+quel Leone Frangipane, che intorno al mille aveva dato origine alla
+celebre famiglia. In deplorevoli condizioni stavasi il Papa, poichè
+era crivellato di debiti; l’abate Goffredo di Vendôme, venuto in
+questo tempo nella Città per faccende del suo convento, fu commosso a
+pietà delle sorti di lui, vendette tutto ciò che possedeva, lo trasse
+di difficoltà e gli diede copia di denaro con cui potè corrompere
+Ferrucio, che Clemente III aveva posto da comandante del Laterano.
+In sulla Pasqua dell’anno 1094 Urbano entrò nella residenza dei
+Pontefici, e per la prima volta sedette sul trono lateranense, che,
+secondo la sentenza dell’Abate, da tempo lungo era stato vedovo di Papi
+cattolici[324].
+
+Una tetra imagine del decadimento di Roma offre Urbano II, afflitto
+vecchio, che compera la residenza pontificia col denaro di un Abate
+straniero, e siede nel deserto Laterano, circondato da partigiani rozzi
+e da Vescovi, che per barbarie non sono da meno di quelli: di là guarda
+al cumulo di ruine cui, monumento di Gregorio VII, son ridotte chiese
+e vie, e contempla Roma desolata e squallida, abitata da un popolo
+immerso nelle miserie e agitato da passioni fiere. Nella storia v’hanno
+forse molti esempî di sventure quali son quelle che pesano sul capo di
+Enrico IV a questo medesimo tempo? divorando l’affanno del figliuolo
+ribelle, e coltivando in mente pensieri suicidi, ei vive obliato in un
+castello lombardo, mentre tutto all’intorno le province sono devastate
+dal ferro e dal fuoco, sì come all’età delle guerre gotiche: e tutto
+questo è conseguenza della controversia delle investiture, e monumento
+del settimo Gregorio.
+
+
+§ 3.
+
+Condizioni cui è ridotto il mondo, causa la controversia fra la Chiesa
+e lo Stato. — Le Crociate. — Il loro commovimento universale infonde
+fortezza al Papato. — Urbano II predica la crociata a Piacenza e a
+Clermont (1095). — Attenenze della città di Roma colle Crociate e colla
+cavalleria. — I Normanni d’Italia prendono la croce. — L’esercito
+crociato, condotto da Ugo di Vermandois, passa per Roma, donde è
+cacciato Clemente III. — Urbano II ritorna nella Città.
+
+La lunga guerra che s’era combattuta fra la corona e la tiara aveva
+precipitato tutto l’Impero in miserie così grandi che non si possono
+descrivere; il furore dei partiti aveva riempiuto tutti i ceti sociali
+di odii contro natura, di divisioni, di colpe. La ribellione di
+Corrado contro al padre non era che il simbolo chiarissimo in cui la
+gente umana di quell’età scorgeva riflettersi lo stato suo proprio,
+chè nel mondo vedevansi padri combattere contro figliuoli, fratelli
+contro fratelli, Principe contro Principe, Vescovo contro Vescovo,
+Papa contro Papa. Una divisione così acerba della vita sociale, quale
+dapprima non s’era vista mai nella storia, sembrava dilaniare lo stesso
+Cristianesimo, e distruggere la veneranda maestà dei suoi misteri. La
+tenebra di una maledizione mortifera aveva velato la faccia del mondo;
+dov’era il Salvatore, tutto benedizione e carità? Se in quel tempo
+Cristo fosse tornato in terra, avrebbe visto con gran meraviglia che
+la religione d’amore fondata da lui s’era sviata dalle fonti purissime
+della sua origine fino a non riconoscersi più; e Pietro con istupore
+avrebbe trovato che i suoi successori nell’officio apostolico erano
+affaccendati ad erigersi un trono di Cesari sulle ruine di Roma, sul
+sepolcro di lui, e appellavansi «pontefici massimi,» come s’erano in
+antico chiamati gli Imperatori di Roma.
+
+Sul finire di questo secolo il mondo europeo somigliava ad un campo di
+battaglia su cui era calata l’ombra della notte; gli eserciti, spossati
+di forze, ma non satolli di odio; desideranti in cuore la pace, ma
+condannati da colpe ancora inespiate a continuare la guerra fratricida,
+aspettavano il novello mattino per iscagliarsi ferocemente l’uno contro
+all’altro. Però, all’albeggiare del giorno, credevano di vedere un
+cherubino librarsi nel cielo, accennar loro di seguirlo verso Oriente,
+e comandare che conchiudessero la pace di Dio e muovessero in armi
+alla santa Gerusalemme, dove si conveniva che presso al sepolcro del
+Redentore facessero penitenza delle peccata loro e del mondo.
+
+Ei si vede chiaro che il fenomeno meraviglioso delle Crociate riceve
+spiegazione dall’indole di questo tempo. Se anche molte altre cause
+v’abbiano avuto loro parte, la controversia delle investiture fu
+certo una delle leve di questo moto smisurato. Tutti i risultamenti
+della storia sono conseguenza dell’occulto lavorìo degli impulsi e
+delle necessità degli uomini; colpe, follie, errori, istessamente che
+virtù, intelletto e genio, sono le ragioni che rimestano la storia e
+la spingono innanzi nel suo cammino. Dopo la corruzione profonda del
+secolo decimoquinto, di cui caddero martiri Giovanni Huss, Geronimo e
+il Savonarola, gli uomini arsero del desiderio di farne espiazione,
+e dalle sacre Scritture la Riforma resuscitò Cristo di cui si aveva
+perduto la memoria. Nel secolo undecimo, la gente umana era di quattro
+interi secoli più fanciulla e più rozza, ed essa andò a cercare il
+Salvatore nella sua tomba materiale. Laonde le Crociate rappresentarono
+il ritorno degli uomini alle fonti della salute, in una spedizione vera
+che s’avviò all’Oriente, culla della religione cristiana.
+
+Non era Cristo quasi obliato nel mondo? Il culto della Vergine, degli
+Apostoli, e di una legione di Santi non l’aveva cacciato in bando? Roma
+non aveva vestito il simulacro di un principe degli Apostoli col manto
+di patrizio secolaresco? di lui, nel secolo ottavo, un Papa non aveva
+potuto dire che tutto Occidente lo venerava come Dio in terra? Pietro
+era simbolo della gerarchia romana, dell’unità della Chiesa universale,
+ma non della salute che ogni anima cristiana invocava. Non era forse
+meglio di andare a cerca del figliuolo di Dio, anzichè di volgersi al
+portinaio del cielo? Dalle porte di Roma (così s’aveva insegnato al
+mondo di credere) passava la via che conduceva diritta al paradiso,
+ma di quelle porte era pure uscita e s’era rovesciata per le terre
+la maledizione di Gregorio VII, e le aveva riempiuto di flagelli. I
+vizî del clero, molti Papi di vita riprovevole, gli orrori di guerre
+partigiane eterne, avevano diminuito la venerazione di Roma, e nell’età
+di Enrico IV appena era se pellegrini giungevano ancora alla Città,
+e appena se entravano nel profanato san Pietro, ch’s’era tramutato in
+fortezza delle genti di Guiberto. Mentre da tempo omai lungo schiere
+sempre più rade di pellegrini venivano al sepolcro del principe degli
+Apostoli, sempre più numerose erano quelle che movevano alla tomba
+di Cristo; e Roma aveva trovato un’emula di santità in una città
+israelitica situata nella remota Asia[325].
+
+Se ci avranno pensato un po’ sopra, può darsi che i Romani abbiano
+maledetto le Crociate che traevano i pellegrini pii e fiumi di
+denaro ad un indirizzo diverso da quello della loro Città; però se
+questa dovette far amara esperienza che quelle fonti di guadagno
+s’erano inaridite, la Chiesa romana attinse invece forze nuove dal
+nuovo entusiasmo. In un tempo nel quale le loro sorti erano ancor
+dubbie nella lotta che tuttavia durava con Enrico IV i Pontefici si
+misero, senza frapporre indugio, alla testa di un immane movimento, e
+progredirono colle idee del tempo; dalle divisioni a minuzzoli e dagli
+interessi meschini, cui era discesa la controversia della riforma, si
+levarono ad un’idea cristiana universale, ad un subbietto sublime di
+religiosa fantasia; si tolsero di dosso nemici remoti e prossimi, e
+argomenti di eresia e di scisma, e li cacciarono in Siria; congiunsero
+nuovamente la Chiesa ad unità in una grande passione che scaldava tutta
+Europa, e così si crearono una novella altezza nella storia universale.
+
+La nostra generazione contempla con meraviglia un secolo nel quale un
+eremita in luride vesti, a cavalcione di un asino, correva il mondo, ed
+era accolto come messaggiero di Dio; un’età in cui la descrizione dei
+mali ond’erano oppressi i Cristiani nella remota Gerusalemme infiammava
+mezzi i popoli a furore religioso, e dalla loro patria li traeva nella
+tomba spalancata che gli aspettava in Asia. L’oppressione dei Cristiani
+di Siria non era dura oltre misura, nè gli Storici di quella età hanno
+potuto riferire di massacri di venticinquemila persone, quale fu quello
+che avvenne a Damasco nell’anno di civiltà 1860. Se avesse avuto un
+simil fatto a predicare, Pietro di Amiens avrebbe probabilmente spinto
+mezza Europa contro Asia; oggidì invece lo si avrebbe per un cervel
+malato e sarebbe accolto con beffa. La gente umana per buona ventura
+non è più capace d’imprendere guerre omicide per idee religiose, ma
+forse ha anche perduto il sentimento bollente e giovanile per ciò che
+v’ha di grande e di sublime nell’umanità. Dopo otto secoli sarebbe
+insania affermare che le Crociate sieno state conseguenza di una
+follia religiosa; furono una manifestazione dell’idealità di quei
+tempi, un parto della intiera indole del medio evo, una grande epoca
+nella vita stessa degli uomini. Chi pensa all’efficacia elettrica di
+quell’impulso, ed alla forza operosa che dentro di esso riuniva popoli
+di schiatte diverse, i quali prima non s’erano mai congiunti in uno
+scopo comune, vi ravvisa lo spettacolo di una grandezza che umilia le
+divisioni e le ingenerose debolezze della moderna arte politica[326].
+
+Urbano II ornò di gloria il suo pontificato colla prima Crociata
+che egli stesso predicò. Invitato dalla contessa Matilde ad andare
+in Toscana, indisse un Concilio a Piacenza. Le allegrezze con cui
+lo accolse Lombardia, la moltitudine di chierici e di laici che si
+riunirono colà (in sul principio di Marzo del 1093), gli diedero a
+divedere che la causa di Enrico era perduta, che egli aveva vinto
+la sua. Non vi fu chiesa abbastanza grande per capire la moltitudine
+accorsa a quel parlamento; fu duopo congregarsi a cielo aperto. Una
+commozione profonda agitava il mondo, che Gregorio VII aveva scosso
+in tutte le fibre; un nuovo spirito lo animava. Innanzi al Concilio
+si presentò la prima ambasceria di Bisanzio che venisse a chieder
+soccorso, e fu confortata con promessa di assistenza: però una seconda
+assemblea universale fu bandita a Clermont per il mese di Novembre,
+dove un Papa francese avrebbe fatto appello ai Franchi cavallereschi
+di muovere a sostegno della guerra di Oriente. Prima che Urbano
+andasse colà, ricevette a Cremona l’omaggio del giovine Corrado, e,
+a patto che rinunciasse al diritto d’investitura, gli fe’ balenare la
+prospettiva che otterrebbe l’Impero. Il ribelle acciecato andò indi a
+Pisa ad incontrare la sua ricca fidanzata ch’era figliuola di Rogero
+di Sicilia; quanto al Papa, egli partì per Francia, ov’era aspettato al
+Concilio.
+
+Nella pianura di Clermont lo salutarono tredici Arcivescovi e dugento
+cinque Vescovi commossi a fervore, gli prestarono omaggio molti
+maggiorenti delle terre francesi, e lo applaudirono le grida febbrili
+delle migliaia di uomini accorsi che accampavano intorno alla città,
+simili a una nube gravida di forze elettriche, la quale attendeva la
+scintilla della sua parola per divampare in fuoco e in fiamme. Tutti
+gli oratori di Grecia e di Roma avrebbero portato invidia ad Urbano
+non soltanto per la grandiosissima delle missioni, ma eziandio per
+la simpatia che trovava negli uditori convenuti a questo parlamento
+celebre nella storia universale: appena v’ha altro luogo da questo in
+fuori, in cui la parola abbia sortito pari potenza di affascinare le
+moltitudini. Ancora in tempo sì tardo la lingua di Cicerone prestava
+all’oratore la sua magnifica e sonante maestà per infiammare turbe,
+nella cui bocca da lunghissima età s’era corrotto il latino antico.
+Altrove, quando parlatori vollero infervorare i loro uditorî in una
+grande idea, adoperarono l’adulazione, lodandone le più belle virtù,
+di cui per lo meno facevano supposto che fossero forniti i loro
+ascoltatori; l’oratore sacerdote vedeva invece quei mille e mille
+composti per massima parte di ladri e di assassini, e questi predicati
+ben lungi che attenuarne l’entusiasmo, gliene davano una foga più
+vigorosa. Strano contrasto! una meta sublime è additata al sentimento
+del mondo; e ladri e assassini, appunto perchè tali, sono chiamati a
+salirne le cime eccelse. Urbano non tenne un discorso, ma una predica,
+e la più potente spinta s’ebbe quella moltitudine udendo parlare
+della penitenza dei peccati, della Crociata considerata come opera di
+disciplina, e volta a ottener di quelli l’assoluzione. Il Papa dipinse
+in brevi parole la cattività della remota città del Re dei Re, dov’egli
+aveva operato, sofferto la passione ed era morto: per dar poi maggior
+peso a’ suoi ammonimenti, Urbano trasse in suo soccorso lacrime,
+gemiti e sentenze dei Profeti, ed esortò la Cristianità a cingere
+tutta concorde la spada, e a liberare Cristo dalle catene turchesche.
+«Levatevi, volgete le vostre armi, intrise di sangue fraterno, contro i
+nemici della fede cristiana. Voi oppressori di orfani e di vedove, voi
+uccisori e profanatori di chiese, voi predoni degli altrui beni, voi
+che ricevete denaro per isparger sangue cristiano, voi che simili ad
+avoltoi correte dietro al lezzo dei campi di battaglia, affrettatevi:
+se amate l’anima vostra, movete con Cristo duce alla difesa di
+Gerusalemme. Voi tutti che foste rei di tai delitti che vi dividono dal
+regno di Dio, riscattatevi a questo prezzo; così vuol Dio...»
+
+Spesse volte la più focosa eloquenza non giunse a capo di indurre una
+moltitudine al partito conforme a’ suoi più prossimi vantaggi: invece
+Urbano trasse a entusiasmo il parlamento di Clermont per lontani
+confratelli di fede, e per una lontana città, che terre e mari e mille
+anni di età separavano d’Europa. Il suo uditorio, stretto in fitta
+calca (poca gente onesta poteva contarsi in esso) interruppe spesse
+volte il Papa col grido fanatico: _Deus lo volt, Deus lo volt_[327].
+Principi, cavalieri, vescovi, servi attaccarono con mani tremanti
+di fretta una rossa croce all’abito; ambizione, genio di avventure,
+delitti di ogni maniera potevano ricoverarsi sotto di quel segno;
+tutti gli uomini di stato servile, genti oppresse, delinquenti, banditi
+potevano raccogliersi intorno alla bandiera dell’impresa, coll’animo
+fidente di guadagnarne assoluzione delle peccata in vita, paradiso
+in morte, e, prima, d’impadronirsi in Siria di monti d’oro. L’esito
+fu ancor più completo di quello che Urbano avesse potuto aspettarsi.
+Sebbene alcuni Vescovi lo spronassero a mettersi lui stesso alla testa
+della spedizione, egli se ne scansò, ma nominò Ademaro vescovo di Puy a
+suo vicario.
+
+Lo Storico della città di Roma guarda intorno a sè per cercare quai
+Romani sieno accorsi a schierarsi sotto il vessillo del Redentore,
+e a portare un contingente romano nel campo storico delle Crociate,
+chè sarebbe suo còmpito di descrivere i _Gesta Dei per Romanos_:
+però neppur uno ei ne discerne. Probabilmente il Senato e il popolo
+avrebbero fatto le grasse risate, se Urbano avesse loro chiesto
+di animarsi a santo furore, di abbandonare le rovine di Roma, di
+muovere alla liberazione della città di Gerusalemme, che in antico
+Imperatori romani avevano distrutta: era pur della sua caduta che
+l’arco di Tito serbava ancora ricordanza, e il Laterano celebrava a
+sua gloria di custodirne l’arca dell’alleanza, e i tardi nepoti di
+quel popolo israelita fin dai tempi di Pompeo abitavano presso il
+ponte del Tevere, disprezzata scuola di stranieri. Rade volte i Romani
+s’accesero di entusiasmo per idee grandi, e al sentimento romantico
+della cavalleria stettero tutti muti. Ovunque alitò lo spirito dei
+Germani e dei Normanni, la cavalleria spiegò la sua potenza d’eroismo
+coi suoi arbitrii, coi suoi sollazzi, colle sue violenze, colla sua
+operosità che la traeva errante per terre e per mari; al contrario,
+in questo periodo di tempo la massima parte d’Italia non ebbe indole
+che la ponesse a paro di quelle altre genti. Le città operose trassero
+dalle Crociate una fonte di guadagni con traffichi e con navi da
+trasporto; Roma n’ebbe ragione di decadenza più grande. Nè in questa
+Città la cavalleria poteva acquistar forma e figura; la Chiesa, che
+tarpava lo svolgimento d’ogni floridezza secolaresca (e molto per essa
+contribuiscono le donne), non concesse che quella mettesse radice;
+e del resto le tradizioni dell’antichità facevano dei nobili romani
+altrettanti senatori e consoli, ma cavaliere nessuno. Ad un torneo che
+s’avesse dato in Roma nell’arena del Circo antico tutta sparsa d’erba,
+avrebbero fatto contorno, vicinanza piena di contrasti acerbi, chiese
+e chiostri e rovine della vecchia Roma; e sui gradini del Colosseo
+s’avrebbero dovuto congregare a mirarne lo spettacolo, più monache
+piagnolose che donne sorridenti, più frati e preti che nobiluomini e
+cittadini. Per verità il feudalismo era penetrato dentro delle terre
+romane, ma il sistema del vassallaggio, composto di parecchi elementi
+che posavano sull’ordinamento della cavalleria, poteva aver vita
+soltanto in una corte secolare, non in una corte di ecclesiastici. I
+nobili romani di questa età erano genti rozze, dimoravano fra monumenti
+antichi, divisi in fazioni, combattenti in lotte continue fra di sè,
+coi Papi e cogl’Imperatori, tutti avidi d’oro, poveri tutti. Da altra
+parte nella Campagna albergavano Conti, predoni grandi e piccoli,
+annidati in castella, sopra greppi montani, la cui vista era orrida
+allora come è oggidì, avvegnachè nessuna opera di coltivazione, in
+nessun tempo, abbia avvivato le terre, antiche residenze di Conti,
+quai sono Segni, Ceccano, Monterotondo, Palestrina, Civita Castellana,
+Galeria. Non trovatori vaganti visitavano i manieri di quei signori
+feroci; nè in essi, nè in Roma si radunava mai una corte di dame
+leggiadre a coronare di fiori un cavaliere vincitore della lizza. La
+vaga poesia del medio evo non raccolse mai il volo sulle meste ruine di
+Roma, dove, sopra le riverse colonne di granito, pareva che sedessero
+le ombre severe di Senatori antichi, ploranti la caduta della loro
+Città.
+
+La cosa andò diversamente alla corte dei Principi normanni dell’Italia
+meridionale. Nati cavalieri, avevano conquistato arditamente le loro
+belle contrade dov’erano venuti da avventurieri; colle loro robuste
+lance avevano discacciato di Sicilia i Musulmani, e incusso spavento
+all’Imperatore greco: perciò allo squillo della tromba santa saltavano
+in piedi lietamente, correvano all’armi per compiere nuove imprese, per
+conquistar paesi nuovi; e l’Italia normanna decorava la prima Crociata
+colle geste di Tancredi e di Boemondo, eroi immortali. Tancredi, fiore
+della cavalleria, seguì le bandiere di Boemondo congiunto suo, poichè
+questo figliuolo del Guiscardo, maggiore di età, ma posposto al suo
+più giovane fratello Rogero, rovesciava la tenda che spiegava innanzi
+ad Amalfi assediata, e moveva anche egli nell’anno 1096 a Gerusalemme.
+Sotto quei due capitani si raccolsero genti italiane, forse anche delle
+province romane, ma il Cronista che, poeta precursore del Tasso, ne
+passa in rassegna l’esercito, non fa menzione di uomini di Roma, che
+fossero in mezzo a loro[328].
+
+Il passaggio di un esercito crociato diede impulso ai Normanni di
+prendervi parte. I Francesi settentrionali, i Normanni francesi ed
+inglesi venivano sotto la capitananza di Ugo di Vermandois fratello
+del re di Francia, di Roberto di Fiandra, di Roberto di Normandia
+figlio di Guglielmo il Conquistatore, e di Stefano di Chartres e
+Blois: passavano di Toscana, e per Roma andavano nelle Puglie, poichè
+ivi dovevano imbarcarsi a Bari[329]. Quei Principi s’incontrarono a
+Lucca col Papa, il quale tornava a Roma; colà egli li benedì, affidò
+ad Ugo il gonfalone di san Pietro, e potè indi servirsi di loro,
+facendosene conquistar Roma e cacciare le genti di Guiberto fuor del
+san Pietro. Colle fresche memorie del sacco che avevano sofferto per
+opera di Guiscardo, può darsi che i Romani stessero in gran trepidanza
+vedendo avvicinarsi i Normanni di Francia e d’Inghilterra; e fortunati
+potevano reputarsi che quell’esercito magnificamente armato fosse
+composto di soldatesche disciplinate, cui comandavano i più splendidi
+Principi dell’Occidente. Se i Cronisti ci avessero detto qualche
+cosa di più sul soggiorno che quei Crociati fecero a Roma, noi forse
+li vedremmo dar l’assalto ad alcuni monumenti dove si appiattavano
+a riparo i Guibertisti. Le soldatesche di Francia e d’Inghilterra
+meravigliarono di dovere, nel loro cammino a Gerusalemme, sguainare
+le spade in mezzo di Roma santa contro i fieri nemici del Papa, e
+intriderle nel sangue di scismatici che neppur giungevano a domare:
+e dovettero sentire un brivido di spavento omai in Roma trovando i
+Turchi, e vedendo Cristiani omicidi minacciar loro, i sacri pellegrini,
+perfino dentro del santuario di san Pietro, mentre oravano presso alla
+«confessione» dell’Apostolo. «Quando fummo entrati nella basilica»,
+così narra un testimonio oculare che fu fra quei Crociati, «vi trovammo
+le genti dell’imbecille papa Guiberto colla spada in pugno; ed eglino
+si ciuffavano le offerte votive che noi deponevamo sugli altari; si
+arrampicavano sulle travi della chiesa e di là ci scagliavano addosso
+pietre, in quello che noi ce ne stavamo ginocchioni in orazione,
+perocchè volessero trucidare chiunque loro sembrava che parteggiasse
+per Urbano.» Fulchero confessa che i Crociati mirarono con orrore lo
+stato spaventoso della città capitale della Cristianità, ma lasciarono
+a Dio di farne le vendette; chè molti di essi di Roma se ne tornarono
+vilmente alle loro case, e gli altri continuarono il loro cammino alla
+volta di Bari, passando da Monte Cassino[330].
+
+Queste furono le attenenze che la città di Roma s’ebbe colle Crociate:
+l’energica dipintura che dà Fulchero risparmia allo Storico di dire
+una sola parola di più. Del rimanente, Urbano trovò il suo profitto
+nel passaggio che fecero i Crociati. Eglino obligarono Guiberto ad
+abbandonare la Città; probabilmente conquistarono qualche torre e
+fortezza; e il Papa, che entrò in Roma in coda ad essi, potè almeno
+celebrarvi tranquillamente le feste natalizie. Adesso egli era padrone
+di quasi tutta la Città, chè soltanto il castel Sant’Angelo (ad
+assediare il quale i Crociati non avevano voluto far sosta) restava
+ancora in potere dei Guibertisti[331].
+
+
+§ 4.
+
+Attenenze di Enrico IV colla prima Crociata. — Il Papa si pone a capo
+del movimento universale. — Guelfo V si separa da Matilde. — I Guelfi
+passano dalla parte di Enrico, nonpertanto la causa di questo è perduta
+in Italia. — Enrico IV ritorna in Alemagna (1097). — Conclusione delle
+sue tragiche lotte. — Muore Urbano II (1099). — Muore re Corrado
+(1101). — Enrico IV muore miseramente (1106). — La persona di lui
+innanzi al giudizio dei posteri.
+
+La prima Crociata fe’ palese la debolezza dell’Impero, il quale
+restò al di sotto della missione che era propria di esso. Non si
+spettava forse a còmpito dell’Imperatore, come capo secolare della
+Cristianità, di porsi alla testa di questo grande commovimento, di
+spiegarne lo stendardo, e di guidare Principi e popoli alla guerra
+santa? Per colpa delle circostanze e di Enrico IV, l’Impero lasciò
+trascorrere e perdette un momento di tanta rilevanza, che l’eguale
+non fece più ritorno. In tutta la storia del medio evo non v’è altro
+tempo pari a questo del cominciamento delle Crociate, donde possa
+vedersi, meraviglioso fatto, il fenomeno di una corrente spirituale
+che invade e trascina tutta la gente umana; in nessun’altra occasione
+mai si sente tanto grande ammirazione della potenza degl’impulsi
+religiosi, e delle fortune o del genio dei Papi. Mentre il Pontificato
+toglieva in mano sua la missione che incombeva all’Impero, esso balzava
+quest’ultimo dalle cime della storia universale, e vi si assideva
+esso. Gregorio VII aveva chiaramente compreso la rilevanza della pugna
+che si doveva accendere fra Europa ed Asia, e aveva inteso a farsene
+duce; questo pensiero ei lasciava ai suoi succeditori in eredità, e il
+sottile Urbano la raccoglieva. Non importava che il Papa in persona
+si prendesse o no la capitananza della spedizione, chè il mondo è
+dominio delle idee, e di queste i Papi erano guidatori. Poichè le
+Crociate erano creazione della Chiesa, la Chiesa mostrava al mondo
+sè esser quella che riuniva i popoli ad unità. Enrico IV oscuramente
+s’accovacciava in un castello dell’Italia superiore, in quel mentre
+che, senza di lui, i parlamenti di Piacenza e di Clermont iniziavano
+nella storia universale un’epoca nuova: Enrico IV, che se ne fa
+spettatore inoperoso, ci pare quasi caduto più in basso di quello che
+fosse allorchè correva penitente a Canossa; l’anatema del Papa lo ebbe,
+per così dire, scomunicato fuor del grembo della storia.
+
+Abbiamo veduto Enrico accasciarsi in Italia sotto il peso della rivolta
+del suo figliuolo; colà la sua causa pareva perduta, e altresì in
+Germania volgeva a grave pericolo. Ma il capriccio del destino che
+lo palleggiava, lo rialzò tutt’a un tratto dalla sua caduta. Una
+discordia famigliare forma uno strano episodio della gran guerra fra
+la Chiesa e lo Stato, che proprio adesso pareva andarsene smarrita in
+mezzo al maggiore movimento delle Crociate. Le idee spingono il mondo
+verso un avvenire remoto, laddove sono gli interessi che guidano i
+più prossimi fatti degli uomini; e la «sacra fame dell’oro,» la quale
+nelle cose umane ha la sua brava parte come i più idealistici impulsi
+di religione, ci farà mai sempre ricordevoli che metà della storia è
+dominata dalla materia. Il matrimonio di Matilde con Guelfo era forse
+stato un legame puramente platonico, e ciò era avvenuto per volontà
+della donna e per arte politica di Roma; la Contessa non aveva voluto
+un marito, ma un uomo che impugnasse la sua bandiera nella lotta contro
+Enrico; non un erede dei suoi dominî, ma un servitore dei suoi intenti.
+I meriti conseguiti e la più matura età davano però al giovine Guelfo
+il coraggio di uscire della sommessione in cui s’era fino adesso
+tenuto verso la moglie sua, laonde le faceva capire di voler egli
+governare e possederete sue terre: sennonchè Matilde gli rispondeva
+trattandolo da ragazzo arrogante. Probabilmente questo dissenso fe’
+venire in aperto ciò che ai due Guelfi s’era tenuto celato, ossia
+che il retaggio di Matilde era omai donato alla Chiesa, avvegnadio la
+Contessa in un istromento avesse promesso tutte le sue terre al suo
+amico Gregorio[332]. Quantunque le più prossime ragioni della rottura
+fra i due sposi ci restino buie, ei si può tuttavia accogliere per
+vero, che quella donazione v’avesse grande influenza. Dopo il Concilio
+di Piacenza il giovane Guelfo si divise apertamente da Matilde, ed è
+difficile che ciò avvenisse senza la cooperazione di Urbano; il furbo
+Papa discioglieva un matrimonio che di tale non aveva che l’apparenza,
+dopochè da quel legame s’era avvantaggiato a servigio suo; anzi gli
+tornava il conto che ciò accadesse, perchè così s’allontanava uno
+che pretendeva ai beni di Matilde. Il mondo aveva testè udito le
+rivelazioni di una Regina che accusava il marito delle più abbominevoli
+colpe conjugali, ed ora ascoltava le confessioni di un Principe, il
+quale o avrà accusato la sua illustre moglie per ciò che non adempieva
+al debito conjugale, o avrà messo in piazza un cotale platonismo,
+qualunque di esso fossero le ragioni, per velare i veri motivi della
+separazione[333].
+
+Il vecchio Guelfo venne a fretta e a furia in Italia: come vide che
+del suo figliuolo non s’era fatto che un fantoccio di marito, e che
+lo si aveva giuntato del retaggio di Matilde, lo prese seco, e andò,
+smaniante d’indignazione, al campo di Enrico. L’avarizia dei Guelfi
+si gettò d’un tratto dietro alle spalle qualunque rispetto religioso
+e politico; lo scomunicato nemico diventò ad un volger d’occhi l’amico
+più caro. Allora Enrico uscì della solitudine per tornar a combattere
+contro Matilde, e i Guelfi corsero a Germania dove, con meraviglia di
+tutti, rafforzarono con gran fervore il partito dell’Imperatore.
+
+Tuttavia Italia andò perduta per Enrico. La grande Contessa ebbe
+la gloria durevole di aver resistito dodici anni contro le armi
+dell’Imperatore, e di avere efficacemente difeso sotto il suo scudo
+il Papato. L’Imperatore dovette lasciarla padrona del campo, poichè,
+nell’anno 1097 tornò in Alemagna, e questa volta per sempre; per vero
+dire il papa suo Clemente III continuò ad opporre una debole resistenza
+dalle sue castella, ma rimase uomo impotente nel suo arcivescovato
+di Ravenna, mentre Urbano II finalmente veniva in possesso di tutta
+Roma. Pierleone protettor suo s’impadroniva, ai 24 di Agosto 1098, del
+castel Sant’Angelo, che prendeva a tradimento; e allora il Papa potè
+dirsi padrone vero di Roma[334]. Urbano fu più astuto e più fortunato
+di Gregorio VII; se questi può paragonarsi a Cesare, Urbano rispetto a
+lui fu Augusto: dopo tempeste cotanto violente, dopo una vita trascorsa
+in esilio ossia in peregrinazioni occupate in grandissima operosità,
+questo Papa potè finalmente godere di un breve periodo di quiete e
+di trionfo. Nell’Italia meridionale egli avvalorò la sua alleanza coi
+Normanni, coi quali era in rapporti di intima amicizia, e benanco (da
+Salerno ai 5 Luglio del 1098) nominò il conte Rogero di Sicilia e i
+suoi successori a legati apostolici nell’isola[335]. Dopo la Pasqua
+dell’anno 1099 congregò a Roma un grande Concilio, ed in questo rinnovò
+tutti i decreti suoi e dei suoi predecessori[336].
+
+Dopo di aver riferito delle tragiche battaglie che Enrico IV combattè
+contro i Papi, allo Storico non resta quasi altro a dire, fuorchè
+informare della morte degli uomini maggiori. Urbano passò di vita
+addì 29 di Luglio del 1099. Se sia giunta al suo orecchio la novella
+che Gerusalemme era caduta, ai 15 del Luglio, in mano dei Crociati,
+ben potè egli chiudere con letizia gli occhi all’ultimo sonno. Non
+morì in Laterano, chè il palazzo pontificio era allora in ruina, e
+la Città era pur sempre piena di scismatici ardenti di fanatismo e
+di nemici omicidi[337]. Il Papa avventurato, che ebbe dato principio
+alle Crociate, fu costretto a dimorare nelle tetre case di uno dei
+suoi difensori; morì nel munito palazzo di Pierleone in vicinanza
+della chiesa di san Nicola in Carcere, e financo il suo cadavere
+dovette trasportarsi al san Pietro per rigiri di vie solitarie del
+Transtevere[338].
+
+Anche Clemente III doveva in breve, e prima di Enrico, essere sciolto
+dalle cure della vita, laddove la grande Contessa sopravvisse a
+tutti i suoi illustri contemporanei: quanto al giovine Corrado morì
+disprezzato e in abbandono a Firenze, omai nell’anno 1101. La Storia
+della Città non può seguitare più oltre in Alemagna i passi del suo
+infelice padre; non le è consentito descrivere le sue nuove lotte, nè
+la scellerata sedizione di Enrico suo secondo figliuolo, nè finalmente
+la sua tragica fine; maledetto dalla Chiesa, deposto dai Principi
+tedeschi, maltrattato dallo snaturatissimo figliuolo, morì a Liegi,
+addì 7 Agosto dell’anno 1106, fra le braccia di alcuni amici che gli
+rimasero a tutta prova fedeli[339]. Non faremo altro che volgere un
+mesto sguardo al sarcofago di Enrico, la cui salma, dissotterrata
+da preti fanatici nella chiesa di Liegi dov’era stata deposta, fu
+tramutata in un’isola deserta della Mosa, dove vediamo un solitario
+frate, pellegrino di Gerusalemme, sedervi accanto e recitargli le
+preci dei morti. L’uomo deposto in quella tomba era stato un peccatore
+geniale, ma altresì un prode guerriero; e chi giudica spassionatamente
+deplora che la prima metà della sua vita sia stata quella di uno
+scapestrato e di un despoto, ma la ragione de’ suoi falli in parte
+spiega da sventuratissimi casi in cui fu travolta la sua giovinezza
+orbata della guida di un padre, e che lo fecero subbietto di contrasto
+delle fazioni e delle loro abiette avidità. La lotta che sostenne
+contro il più violento dei Papi manifesta tutte le contraddizioni di
+un animo tentennante; se cadde a Canossa non bisogna accusarlo troppo
+feramente, perciocchè occorra riflettere all’indole di quell’età di
+superstizione, paurosa degli anatemi ecclesiastici, reverente degli
+esercizî esterni di penitenza; età di avvilimento della dignità umana
+che si curvava sotto alla sferza dei preti. Mancò di fermezza contro
+alla calma energia di Gregorio, e questo è insegnamento a’ Re ed anche
+a’ cittadini che l’uomo somiglia ad una nave sbattuta qua e là da’
+venti, se non si afforzi proponendosi nell’intima coscienza una legge
+del diritto e del dovere, e se uno scopo determinato non indirizzi
+l’uomo alla conseguenza delle sue proprie opere. Senza dire di tutte
+le altre armi che gli mettevano in pugno l’indole dell’animo, il suo
+genio, la forza della Chiesa, ciò che diede a Gregorio VII una grande
+superiorità, si fu lo scopo fermo e tradizionale cui mirò; tardi
+soltanto a re Enrico diventò pienamente chiaro lo scopo cui doveva
+mirar egli; e anche allora gli restò sempre oscurato da condizioni tali
+di cose, in cui la potenza della fede religiosa gli opponeva ostile
+contrarietà. Tuttavolta grande e gloriosa fu la sua lotta instancabile
+contro il despotismo romano, e gli fruttò eterna gratitudine del suo
+paese natìo, chè, senza il suo eroico coraggio, Alemagna sarebbe caduta
+vassalla della tirannide ecclesiastica. Enrico IV fu precursore degli
+Hohenstaufen; grande e tragico atleta, vivrà immortale nei fasti della
+nazione tedesca[340].
+
+
+§ 5.
+
+Coltura di Roma nel secolo undecimo. — Il clero romano è inoperoso.
+— Guido di Arezzo inventa le note musicali. — Condizioni delle
+biblioteche in Roma e fuori. — La Pomposa. — Monte Cassino e gli
+Istoriografi che vi fioriscono. — Farfa. — Il _Registrum_ di Gregorio
+di Catino. — Subiaco. — Principiano le collezioni di Regesti romani.
+— Deusdedit. — Continuazione difettosa delle Storie de’ Pontefici. —
+I Regesti di Gregorio VII. — Pier Damiani. — Bonizone. — Anselmo di
+Lucca. — Scritture polemiche sulla questione delle investiture.
+
+Porremo termine alla storia della Città nel secolo undecimo, dando
+un’occhiata allo stato in cui vi si trovava a quel tempo la coltura
+dello spirito: però poco in verità ne avremo a dire.
+
+Nel secolo decimo non riuscimmo a scoprire in Roma un sol uomo
+fornito d’ingegno letterario; neanche in tutto il secolo undecimo
+uno solo ne troviamo che si elevi fra quei cittadini. Un sì lungo
+deserto nelle cose scientifiche ha qualche cosa di spaventoso, seppur
+vogliasene trovare spiegazione nei casi di un’età tanto bruttata di
+sangue. Quantunque, dopo la prima metà del secolo undecimo, nel resto
+d’Italia si svolgano i germi della coltura nuova, Roma sola continua ad
+avvolgersi in un solitario silenzio. Le città incominciano a fiorire
+di libertà, e queste spronano i cittadini all’opera intellettuale; le
+scuole di scienze profane fanno le loro prime armi per svincolarsi
+dalla Chiesa; si attende allo studio delle discipline giuridiche; i
+commerci creano e diffondono cognizioni, i grandi avvenimenti fanno
+sentir bisogno di chi ne dia narrazione. Non v’ha che Roma su cui
+non iscendano cosiffatte influenze a fecondarla; qui tutte le forze
+sono assorbite nella grande lotta della riformazione; i Papi che ne
+sono alla testa, educati in Alemagna o nelle Gallie, si affaticano a
+mondare chiese e conventi dalla corruttela dei costumi, ma non hanno
+tempo di allevare un clero colto. La serie dei Papi, in parte degni
+di riprovazione, che si succedono fino al Sinodo di Sutri (benanco i
+Romani ebbero ad appellarli «idioti»), può denotare il periodo della
+barbarie più profonda, insino a che Roma si rianima a vita nuova
+per l’influenza della coltura germanica e gallica, istessamente di
+quel che avvenne al tempo di Silvestro II e di Gregorio V. I Papi
+riformatori sono stranieri, e straniero è il meglio dei Cardinali che
+li circondano.
+
+Nulla sappiamo delle condizioni in cui fossero le scuole romane a
+questo tempo. Negli altri paesi documenti ci fanno conoscere che
+v’erano dottori di leggi, scolasti e maestri; non così a Roma. Guipone
+richiedeva ad Enrico III che s’imitasse l’esempio degl’Italiani, e che
+s’ordinasse ai nobili tedeschi di mandare i loro figliuoli alle scuole;
+però è difficile che un tal costume lodevole egli avesse appreso
+in Roma[341]. Qui la nobiltà e il ceto de’ cittadini mediocri erano
+meno istruiti che quelli di Bologna e di Pisa, di Pavia e di Milano,
+quantunque in Roma dovessero pur sempre esservi scuole di grammatica,
+nelle quali si apparava la dottrina degli scrittori antichi: infatti lo
+studio della grammatica era allora in Italia diffuso assai, e molto si
+pregiava uno stile artificiato e composto con colori rettorici[342].
+
+Nelle belle lettere e nelle scienze profane Roma restava addietro della
+restante Italia; duravano le condizioni stesse che abbiam visto nel
+secolo decimo. Le Croniche rimate di frate Donizone da Canossa, che
+descrisse in versi (quantunque per certo sieno barbara cosa) la vita
+della grande contessa Matilde, le altre di Guglielmo pugliese, in cui
+le geste eroiche di Roberto Guiscardo trovarono, se non un Virgilio,
+almeno un narratore intelligente, non invaghirono alcun frate romano
+a farsene imitatore: e neppur giovò l’esempio delle poesie liriche
+del Damiani e di Alfano di Salerno; a questa età perfino non v’hanno
+che poche epigrafi od epigrammi. Però il canto ecclesiastico avrebbe
+potuto venire in nuovo fiore, dopo che Guido di Arezzo, benedettino nel
+convento della Pomposa presso a Ravenna, ebbe trovato le note della
+musica, e dischiuso così la serie di quelle invenzioni di genio, che
+dalla fronte della gente umana cancellarono la barbarie. L’invidia
+de’ suoi confratelli tonsurati cacciò Guido fuor del chiostro, laonde
+quest’uomo, da cui deriva la prima scoperta che si celebri nella
+storia della civiltà umana, ne fu anche il martire, e potè paragonare
+sè medesimo a quell’artefice che Tiberio mandò a morte perchè aveva
+trovato un vetro che nessun urto riusciva a infrangere. Tedaldo,
+vescovo di Arezzo, gli diè ricetto presso di sè, e presto Giovanni XIX,
+quantunque ignorante fosse, lo chiamò a Roma. Il Papa si fe’ dare la
+spiegazione dell’Antifonario di Guido, imparò in breve tempo a cantare
+una strofa, e comandò che quel metodo meraviglioso s’introducesse nella
+scuola di canto ch’era in Laterano. Ancor leggiamo la lettera in cui
+Guido narra beatamente del suo trionfo; e il monaco partì di Roma, ma
+promise ritornarvi, per dare insegnamento della sua invenzione[343].
+Forse Roma non si diè cura di trattenere l’illustre uomo, od altrimenti
+fu egli (come per verità confessa) che fuggì di quel deserto desolato
+di febbri. Fra le cause dell’ignoranza de’ preti romani un Cardinale
+del tempo di Gregorio VII reputava che, oltre alla povertà la quale
+impediva loro di andare a studio in iscuole straniere, v’entrasse
+eziandio l’insalubrità di Roma che ne teneva lontani i maestri
+forestieri: infatti la ruina in cui erano caduti molti quartieri della
+Città doveva averla ridotta una catacomba vera[344]. Oltre a questo,
+era povera, piena di fazioni, e la corte pontificia non si curava
+allora di scienze. Nè Lanfranco di Pavia, precettore di Alessandro II,
+nè Anselmo di Aosta, discepolo di Lanfranco, più celebre del maestro e
+padre della teologia scolastica, furono tratti ad andare a Roma. Dal
+convento di Bec in Normandia quegli astri massimi del secolo decimo,
+lombardi amendue, gettarono, un dopo l’altro, il loro lume in Francia
+e nell’Occidente, e si succedettero nell’Arcivescovato di Canterbury,
+dove morirono.
+
+Neppur dei Papi riformatori si tiene nota, che promulgassero decreti,
+i quali espressamente togliessero cura delle scuole; soltanto Gregorio
+VII nell’anno 1078 rinnovò il comandamento che presso ad ogni chiesa si
+fondassero scuole per il clero[345].
+
+Le biblioteche di Roma a quest’età sono per noi un ignoto; tuttavia può
+darsi che si desse provvedimento alla loro conservazione, avvegnachè
+neppur nel secolo undecimo s’interrompa la serie dei bibliotecarî,
+laddove neppur uno di questi ci venga citato per nome nel secolo
+successivo e in quello decimoterzo[346]. La decadenza degli studî
+scientifici tarpava il fervore a ciò che si desse compimento alla
+biblioteca Lateranense, e in conventi romani appena v’erano monaci, i
+quali s’intendessero di scrivere codici. Il Damiani deplora perfino la
+mancanza di copisti, e dichiara pochi essere stati quelli che sapessero
+leggere correntemente le scritture ch’ei metteva in carta[347]. Roma
+del continuo aveva ragione di coprirsi il volto per vergogna, se poneva
+sè stessa a raffronto con monasteri italiani che di qua e di colà
+attendevano a discipline scientifiche. Di quell’età pervenne a noi un
+catalogo dei libri che si conservavano nella biblioteca della Pomposa,
+e il compilatore si fa tutto tronfio, considerando che essa era più
+ricca di quella di Roma. Guido e Geronimo abati vi avevano, a forza di
+grave dispendio, raccolto libri da ogni parte del mondo, e il numero di
+essi per quel tempo era grande assai. A vero dire erano poche le opere
+di soggetto profano; ed Eutropio e la _Historia Miscella_, Plinio,
+Solino e Giustino, Seneca, Donato e Livio (omai mutilato) sono posti a
+mazzo cogli scrittori di teologia[348].
+
+Ancor più pregevole fu l’operosità dei frati di Monte Cassino ad
+ammassare ed a trascrivere codici. L’età d’oro di questa abazia si
+associa al nome di Desiderio; molti codici ei fece raccogliere e
+compilare, e fra questi si potevano colà rinvenire più autori profani
+che in tutti gli altri luoghi: oggidì ancora lo studioso sfoglia con
+reverenza religiosa parecchi bei codici in pergamena a caratteri
+longobardi, che l’abate fece copiare. Monte Cassino si adorna di
+elettissima gloria nella storia letteraria dei secoli undecimo e
+duodecimo; delle poesie di Alberico, di Alfano, di Desiderio, di
+Oderisio e di Amato potremmo senza alcun pregiudizio far senza, ma,
+per lo contrario, sono grandi e imperituri i meriti che si acquistò
+Amato (intorno al 1080) colla sua storia dei Normanni, e quelli che si
+ebbe conseguito Leone Marsicano (più tardi cardinale di Ostia, sotto
+a Pasquale II) colla sua Cronica di Monte Cassino[349]. Benanco la
+medicina, che per influenza degli Arabi fioriva nella prossima Salerno,
+era studiata nel convento, e come uno dei suoi più caldi cultori
+vi splendeva l’africano Costantino, che tradusse in latino scritti
+arabici e greci, vero portento di sapienza caldaica, che aveva appreso
+viaggiando in Oriente.
+
+Mentre Monte Cassino si procacciava benemerenze tante, per nessuno di
+siffatti pregi splendevano i Benedettini di Farfa e di Subiaco, che
+dimoravano in vicinanza di Roma. Monte Cassino tenne con fervore grande
+le parti di Roma, ed anzi due Pontefici riformatori uscirono del suo
+convento; Farfa invece difese costantemente i diritti della podestà
+imperiale. L’operosità letteraria dei frati farfensi ebbe soltanto
+indole locale e monastica. Notammo già a’ tempi di Ottone III lo
+zelante operare di Ugo abate, del quale possediamo alcune scritture che
+descrivono il decadimento del suo chiostro[350]: difendere le libertà
+di questo fu l’intendimento continuo e massimo dei suoi successori. In
+corrispondenza a questa necessità ebbe pertanto origine, sulla fine
+del secolo undecimo, il celebre _Registrum_ dei documenti giuridici
+che Farfa possedeva. Frate Gregorio di Catino, nobile sabinate, fu
+richiesto dall’abate Berardo II di raccogliere in una collezione
+tutti gl’istromenti concernenti Farfa, ed egli fornì questa laboriosa
+opera fra l’anno 1092 e il 1099; il suo discepolo Todino men bene la
+proseguì fino al 1125, nel quale anno ebbero anche fine i documenti,
+e l’abazia cadde in podestà del Papa. Quella pregiata raccolta di
+Regesti è una fonte delle maggiori per la storia del medio evo romano;
+ed ivi essa attinge notizie fin per le cose del secolo antecedente,
+e ne ha attinto anche questa nostra Storia della Città[351]. Degna di
+ammirazione è la cura onde i monaci riunirono insieme e trascrissero in
+pergamena i diplomi di Principi, di Imperatori e di Papi, i registri
+dei loro possedimenti, gl’istromenti di enfiteusi, gli atti di liti,
+carte tutte che s’erano andate ammassando da più di tre secoli. Quello
+stesso Gregorio archivista raccolse in un codice separato i contratti
+di affittanze, e oltracciò accumulò ancora diplomi, istromenti e date
+istoriche nella informe, anzi mostruosa «Cronica di Farfa»[352]. Non
+alle considerazioni dello storico si appartengono tutti questi lavori,
+ma a quelle degli studiosi d’archivî e dei giureconsulti, perocchè
+Gregorio non abbia voluto comporne un’opera storica, ma piuttosto
+documentarne i diritti di Farfa: e con buona ragione a lui si attribuì
+eziandio un componimento intitolato: «Difesa dei diritti imperiali,»
+che si riferì alla questione delle investiture, ed è uno degli
+scritti polemici che furono compilati all’età della controversia sulla
+riformazione[353].
+
+Anche Subiaco compose nel secolo undecimo un _Registrum_ eguale, ma
+senza convertirlo in una cronica[354]. Questo monastero antichissimo
+non salì in rilevanza, quantunque arricchisse e poco a poco
+assoggettasse al suo dominio le terre circostanti. Al tempo di Leone
+IX l’abate Umberto, francese, abbellì il convento con edificî, ne
+costruì il cortile, e ne incominciò la mirabile cripta detta il
+«Santo Speco»[355]. Però l’abazia si spossò di forze, causa divisioni
+continue, e sostenne eterne lotte col vescovato di Tivoli, coi
+Conti delle terre de’ Marsi, coi Crescenzî della Sabina, e con altri
+tirannelli che erano nel suo vicinato.
+
+Se quei conventi raccoglievano con cure tanto assidue i loro Regesti,
+maggior ragione di fare il somigliante, avrebbe dovuto avere la
+chiesa in Roma. Gli archivî dei conventi delle città erano zeppi
+di documenti, eppure niuno li trascrisse in collezione. Duranti i
+torbidi del secolo decimo e dell’undecimo, senza dubbio una parte
+dell’archivio Lateranense periva, ma anche quello che ne avanzava
+avrebbe ricompensato ad usura le fatiche di un raccoglitore.
+Effettivamente sulla fine del secolo undecimo a un cotal lavoro
+si diede incominciamento, avvegnachè si volesse avvalorare con
+documenti i diritti di libertà della Chiesa romana contro alla podestà
+imperatoria. Deusdedit, cardinale di parte gregoriana, nativo di Todi
+e in origine monaco, riunì nella sua Collezione di Canoni, i diplomi
+degl’Imperatori, le scritture di donazioni, le carte d’investiture
+feudali, financo vecchi contratti di locazioni ancor dei tempi dei
+primi Gregorî e cataloghi di Papi[356]. Tuttavia questi Regesti
+romani ricevettero forme più perfette soltanto dopo la fine del secolo
+duodecimo, allorquando i cardinali Albino e Cencio v’ebbero rivolto
+cure diligenti.
+
+Poichè il Papato rifioriva, sembra che avrebbe dovuto rianimarsi anche
+la lena di chi ne dettasse la storia; per lo contrario, anche in questo
+secolo la continuazione fatta a Roma delle Storie de’ pontefici,
+consiste soltanto in cataloghi officiali e barbarici, oppure in
+notizie informi a modo di croniche[357]. Nulla v’ha che tanto sveli
+la barbarie crassa del clero romano, quanto il fatto che esso non fu
+capace di tramandare ai posteri la narrazione dei grandi eventi di
+quell’età. Roma dovette lasciare ai paesi forestieri la cura di tessere
+le biografie dei maggiori Papi riformatori; un Arcidiacono di Toul
+scrisse la Vita di Leone IX, e per desiderio di Gregorio VII la scrisse
+eziandio san Brunone di Segni, il quale tuttavia non potè farne che una
+meschina cosa: un Tedesco, canonico a Regensburg, Paolo di Bernried,
+compilò la Biografia di Gregorio VII, quantunque anch’egli non ne abbia
+fatto che un’opera difettosa e goffa[358].
+
+In un’età nella quale la Storiografia italiana dava vita alle opere
+dei milanesi Arnolfo e Landolfo, alle Storie di Amato, alle Croniche
+di Gaufrido Malaterra, di Guglielmo di Puglia e di Leone Marsicano, in
+questa età sarebbe rimasta buja una delle più rilevanti epoche della
+storia pontificia, se non si fossero per buona ventura conservate le
+numerose lettere di Gregorio VII. Questa celebre collezione, appellata
+_Registrum_ di Gregorio VII, che fa riscontro all’epistolario di
+Gregorio I, fu a diritta ragione considerata come vera opera della
+letteratura romana del secolo undecimo. Chi scrive di storia letteraria
+può cavarne un giudizio dello stile latino che in questo tempo era
+usato dalla cancelleria romana; lo storico delle cose politiche
+ne trae materia inapprezzabile, e il biografo vede riflettersi in
+quello specchio fedele l’intelletto grande, inflessibile, freddo di
+un monarca, la cui anima non iscaldò, nè abbellì mai spiro alcuno di
+poesia[359].
+
+Il contrapposto di Gregorio fu Pier Damiani, ma quest’uomo che
+ebbe talento vivace, sebbene sia degli ingegni di secondo ordine,
+non appartenne a Roma che di tratto passeggiero. Di quel che operò
+abbiam detto, e de’ suoi scritti ci siam giovati parecchie volte;
+in essi si trovano associati il sentimento mistico e un generoso
+spirito cristiano. Il Damiani raccolse in sè gran parte della cultura
+del secolo decimo; le sue scritture, omelie, trattati teologici ed
+esegetici, biografie di Santi, apologie del monachismo, lettere ai
+contemporanei, poesie, rivelano un uomo che aveva ricevuto una soda
+istruzione grammaticale e teologica, un amabile sognatore, ma non mai
+un pensatore filosofo[360].
+
+Appena è se nella angusta cerchia della storia letteraria di Roma
+possiamo comprendere un altro scrittore che abbia avuto nominanza
+all’età di Gregorio: questi è Bonizone, che intorno al 1075 fu vescovo
+di Sutri. Partigiano di Gregorio dei più zelanti, sofferse persecuzione
+da Enrico, e, dopo casi che ci sono ignoti, vuolsi che fosse ucciso
+dagli Imperiali. Egli fu benemerito della storia pontificia a lui
+contemporanea. Nella sua maggiore opera intitolata: «Della persecuzione
+della Chiesa», egli ne abbozzò alla breve e con nessuna scienza gli
+eventi fino ad Enrico II, indi ne descrisse diffusamente i fatti fino
+alla morte di Gregorio VII. La sua dicitura è abbastanza chiara; ombra
+non ha di fanatismo; ad onta di errori non pochi e di fatti travisati,
+l’opera sua è inestimabile; nei suoi libri abbiamo il primo tentativo
+che s’abbia fatto di scrivere la storia del Papato, se pur sia come
+lavoro di tendenze partigiane. Le notizie di Bonizone trapassarono in
+molte altre raccolte di Biografie pontificie e di Croniche[361].
+
+Eziandio l’erudito Anselmo, vescovo di Lucca, direttore spirituale
+di Matilde, non appartenne a Roma, della cui causa fu tanto zelante
+e operoso. La grande controversia della riforma infuse massimamente
+un impulso gagliardo e di lunga durata nella letteratura di Alemagna
+e d’Italia: anche ai dì nostri in cui, dopo quasi otto secoli, la
+rivoluzione italiana del 1859 trascinò il Papato in una lotta mortale
+contro il sentimento di nazione, vedemmo sorgere una letteratura di
+opuscoli (_brochures_) di egual fatta, la quale per parecchi rispetti
+ci fa sovvenire del tempo in cui s’agitò la controversia delle
+investiture. Ma, anche oggidì, la città di Roma fu quella che meno
+d’ogni altro paese contribuì a quel torrente di libricciatoli e di
+scritture, prò e contro all’unità d’Italia, prò e contro al dominio
+temporale, prò e contro alla sovranità mondana dei Papi, ossia al
+diritto di possedere Roma città capitale, che Italia, riunita adesso
+a nazione per la prima volta dopo la caduta dell’Impero romano, ebbe
+conseguito opportunità di rivendicare a sè medesima[362].
+
+
+
+
+LIBRO OTTAVO.
+
+STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO.
+
+
+
+
+CAPITOLO PRIMO.
+
+
+§ 1.
+
+Pasquale II. — Guiberto muore. — Antipapi nuovi. — Nobiltà sediziosa.
+— Origine della famiglia Colonna. — Ribellione dei Corsi. — Maginolfo
+antipapa. — Guarnerio, conte di Ancona, muove contro Roma. — Pasquale
+II negozia con Enrico V. — Concilio di Guastalla. — Il Papa va in
+Francia. — Nuova sollevazione nello Stato della Chiesa.
+
+Successore di Urbano II fu Rainero, nativo di Bleda in Tuscia,
+monaco cluniacense, che Gregorio VII aveva fatto cardinale di san
+Clemente: in questa chiesa lo si elesse, e lo si consecrò, addì 14
+di Agosto dell’anno 1099, con nome di Pasquale II[363]. Avvenimenti
+rilevanti fuor dell’ordinario, dovevano illustrare il suo reggimento
+tempestoso. Lo scisma durava tuttavia, nè a Clemente III, il quale
+era sopravvissuto a tre celebri Papi suoi avversarî, mancò il cuore di
+combattere anche contro questo quarto. Clemente pose dimora in Albano
+sotto la protezione dei Conti della Campagna, ma ben presto Pasquale,
+coll’ajuto di soldatesche normanne, potè discacciarnelo[364], e
+l’Antipapa fuggì a Civita Castellana, dove morì nell’autunno dell’anno
+1100. I suoi stessi nemici dovettero confessare ch’ebbe doti pregevoli,
+e serbò fermezza d’animo in mezzo alla sventura; quanto agli amici,
+lo piansero altamente come un santo, e si divulgò che sulla sua tomba
+avvenissero miracoli (quantunque scismatici fossero), istessamente che
+miracoli cattolici s’erano compiuti sul sepolcro di Gregorio VII o su
+quello di Leone IX[365].
+
+Frattanto la fazione imperiale continuava ancora a levare degli
+Antipapi, e ciò avveniva anche dentro di Roma, dove quella teneva
+in mano sua il san Pietro; ma cotali idoli di un quarto d’ora,
+primamente Teodoro di santa Rufina, indi Alberto vescovo sabinate,
+ruzzolarono in breve tempo giù del trono usurpato[366]. Di così rapidi
+risultamenti Pasquale andò debitore alle spade de’ Normanni e alla
+potenza irresistibile dell’oro; però l’eterna guerra minuta che contro
+di lui movevano i piccoli ribelli fece a minuzzoli le sue forze. I
+Papi d’allora, alla paro di tutti gli altri Vescovi, erano costretti
+a difendere il loro dominio temporale da mille avidi nemici, e
+allorquando Pasquale, ch’era un frate di mite animo, pensava alla parte
+che doveva sostenere il santo capo della Chiesa in quelle continue
+lotte combattute per ragioni di beni mondani, gli conveniva deplorare
+che se ne fossero iti i tempi apostolici, in cui i Vescovi non avevano
+posseduto sulla terra che le cose del cielo.
+
+Non andremo citando per nome tutte le castella, nè tutti i baroni
+contro ai quali il Papa guerreggiò; bensì diremo che con Pietro
+Colonna, nell’anno 1101, fa sua prima comparsa nella storia la famiglia
+di nobili che in Roma medioevale fu celeberrima di tutte[367]. Il
+nome dei Colonna non deriva, come si voleva far credere, dalla famosa
+colonna di Trajano, ma proviene da un castello che ancora oggidì
+si eleva nei monti Latini, di sopra della via Labicanense[368]. Il
+castello Colonna era distante cinque sole miglia da Tusculo; può darsi
+che fino dal tempo antico avesse appartenuto ai Conti di quelle terre,
+e fu esso che diede ad un ramo di loro famiglia il nome _de Columpna_,
+ossia _de Colonna_. Pietro che nominammo di sopra, fu probabilmente
+un figliuolo di Gregorio di Tusculo, fratello di Benedetto IX[369]; e
+quell’antenato di Martino V si faceva notare come un barone del Lazio
+che saccheggiava Papi e Vescovi, e predava lungo le vie. I fondatori
+delle case patrizie medioevali non s’acquistarono gloria o potenza sui
+campi di battaglia o nelle curie giudiziarie, ma come falchi vivevano
+annidati in loro torri, e come quegli uccelli rapaci assassinavano e
+rubavano; indi, a forza di orazioni biascicate in compagnia di monaci
+regalati riccamente, pregavano e ripregavano, che non fossero loro
+serrate in faccia le porte del paradiso. Pietro _de Colonna_ possedeva
+eziandio Monte Porzio e Zagarolo, e cercava di ampliare i suoi
+possedimenti in quelle belle terre del Lazio: così può darsi che la
+parentela ond’era congiunto cogli ultimi signori di Palestrina, della
+famiglia di Stefania senatrice, gli desse di che pretendere a quella
+città; ma più antichi erano i diritti del Papa, e questi seppe farli
+valere colle armi[370].
+
+In tal maniera Pasquale s’affaticò per anni ed anni a domare la
+nobiltà feroce. In Roma gli erano di martello i Corsi, amici un tempo,
+avversarî adesso della Chiesa, e la loro famiglia si rimpiattava ancora
+fra le ruine che stavano presso al Campidoglio. Allorchè Pasquale ne
+fece demolire le torri, Stefano Corso s’impadronì della fortezza del
+san Paolo, e di là, non dissimile da un Saraceno, imprese scorrerie
+brigantesche contro di Roma: cacciatone finalmente, si afforzò nella
+Marittima superiore, dove s’impadronì di città pontificie. Nel medio
+evo, un Sallustio avrebbe giorno per giorno scovato fuori il suo
+Catilina, dappoichè Roma null’altro era che un’oscura catacomba in
+rovina, entro cui nobili e popolani cospiravano a far cadere uno Stato,
+di cui il più povero tribuno militare dell’antichità avrebbe forse
+ripudiato la signoria.
+
+La sedizione dei Corsi si associava coll’esaltamento di un terzo
+Antipapa, che era eletto dagli ostinati Guibertisti. La famiglia dei
+Normanni (ond’era a capo un altro Stefano), i Baruncî, i Romani, i
+Sant’Eustachio, i Berizoni di Santa Maria in Aquiro, trassero nel
+loro complotto il margravio Guarnerio, che in quel tempo era signore
+di Spoleto e di Ancona. Un Conte svevo, che altra volta era stato da
+capitano di Leone IX a Civita, si aveva avventurosamente conquistato
+una bella signoria sul mare Adriatico, e financo poteva lasciare in
+eredità ai suoi discendenti la Pentapoli, ora dal nome suo appellata
+Marca di Guarnerio. Enrico IV aveva favorito le sue buone fortune, e
+infatti, come gli avi di quel Principe avevano fondato la potenza di
+Tedaldo, parimenti egli sollevava ben alto la famiglia di Guarnerio,
+acciocchè gli fornisse appoggio nella lotta contro Matilde: ed al
+figliuolo del primo Margravio di Ancona dava in investitura anche
+i feudi imperiali di Spoleto e di Camerino, che in vecchio aveva
+posseduto la casa della grande Contessa[371].
+
+Nel Novembre dell’anno 1105 Guarnerio venne con milizie tedesche
+a Roma, chiamatovi da’ cospiratori, che dentro del Panteon avevano
+eletto a papa un arciprete Maginolfo; ed allora Pasquale si ricoverò
+nell’isola Tiberina[372]. Silvestro IV, idolo tremante di paura, fu
+condotto a mano armata nel Laterano; colà lo assediarono i Pontificî
+condotti da Pietro prefetto, e lo difesero gli Imperiali guidati da
+Bertone capitano di milizia, e soccorsi da Guarnerio. Si combattè sul
+Celio, presso al Septizonio e financo dentro del Circo Massimo[373].
+Però Maginolfo stava male a quattrini, laonde pochi giorni dopo si vide
+abbandonato e solo; fuggì a Tivoli dove Guarnerio era accampato, e il
+Margravio, che tornò a casa sua senza aver conseguito risultamenti di
+sorta, se lo prese seco e lo condusse a Osimo.
+
+Pasquale, molestato ma non discacciato da antipapi di questa fatta,
+potè di già sulla fine di Novembre dell’anno 1105, ripigliar dimora
+nel Laterano. Una parte della nobiltà era ritornata a soggezione,
+nondimeno il Papa trovavasi ridotto a condizioni insopportabili di
+cose. Se mai v’abbia avuto al mondo un trono fatale al Principe che lo
+possedette, tal fu la cattedra di marmo del san Pietro su cui sedevano
+i Papi tenenti in mano quel segno di croce che non avrebbe dovuto
+mutarsi mai in iscettro: colà fra ruine decrepite di vecchiezza, fra
+chiese divenute antiche come le ruine, volevano reggere un popolo
+incorreggibile, che era ancor più superbo e più feroce di quello
+che fossero stati i suoi antenati a’ tempi di Silla e di Mario. La
+storia civile de’ Pontefici venuti dopo di Gregorio VII, è una scena
+meravigliosa di stile altamente tragico, sulla quale eternamente si
+ripetono gli stessi fatti, gli stessi conturbamenti; scoppi d’ira
+popolare, fughe ed esilî di Papi, loro ritorni trionfali, loro cadute
+nuove e più tristi, loro nuovi ritorni. Pasquale si partì di quella
+tremenda Roma, e andò a congregare un Concilio sotto la protezione
+della contessa Matilde. Avvenimenti occorsi in Alemagna facevano giusto
+in adesso creder probabile la fine dello scisma, chè l’Imperatore era
+stato rovesciato del trono per la ribellione del suo secondo figliuolo,
+e questi, Enrico V, fingeva ipocritamente di piegare il capo al
+divieto pontificio delle investiture: perciò i legati romani avevano
+dato appoggio alla sua sedizione; il Papa stesso lo proscioglieva
+del giuramento che prima aveva prestato in Aquisgrana di esser fedele
+al padre e di non voler aspirare mai, come aveva fatto Corrado, alla
+corona di quello[374]. Nel Gennaio del 1106 la Dieta di Magonza aveva
+invitato Pasquale ad andare a Germania, dove s’avrebbe posto termine
+alla divisione della Chiesa; e già la morte dello sventurato Enrico IV
+sembrava sgomberare le vie alla conciliazione. Sennonchè nel Concilio
+di Guastalla (tenuto nell’Ottobre del 1106), Pasquale poteva rilevare
+dal fermo contegno di ambasciatori tedeschi intervenutivi, che il
+novello re non si avrebbe lasciato mai strappare la rinuncia al diritto
+d’investitura. Infatti, tosto che Enrico V s’ebbe rafforzato sul suo
+trono, egli trasse in campo risolutamente i diritti della corona, e
+il Pontefice, che non aveva voluto assolvere l’infelice imperatore, si
+vide presto ripagato, con ricompensa meritata, dell’egual trattamento
+che Enrico IV aveva ricevuto dal suo scellerato figliuolo.
+
+A Guastalla si promulgarono decreti che confermarono il divieto
+delle investiture; tuttavia si fece benigna accoglienza ai Vescovi
+eletti contrariamente ai canoni, ai Guibertisti, purchè lealmente
+si riconciliassero colla Chiesa: e questa fu arrendevolezza che i
+Gregoriani severi non seppero perdonare a Pasquale[375]. Enrico V
+mostrò indi desiderio che si raccogliesse nel Natale un Sinodo ad
+Augusta, e che in quello si definisse la controversia tuttora accanita
+delle investiture; ma il Papa, che avrebbe voluto recarsi colà, temette
+di un tradimento, e andò in Francia per chiedere che quel re Filippo
+e Lodovico suo figliuolo si facessero mediatori. Si negoziò cogli
+ambasciatori di Enrico che s’abboccarono nell’anno seguente a Chalons
+col Papa, ma non si venne a capo di cosa alcuna; insisteva il Re a
+voler conservare il diritto d’investitura, e Pasquale, raccolto nel
+Maggio un Concilio a Troyes, vi rinnovava la proibizione che chierici
+ricevessero feudi di mano de’ laici. Alla fine, malcontento dei
+risultamenti del suo viaggio, il Papa deliberò di tornarsene in Italia,
+e ormai nel Settembre dell’anno 1107 fu a Fiesole vicin Firenze.
+
+Durante la sua assenza Pietro prefetto, i Pierleoni, i Frangipani,
+uniti a Gualfredo nipote del Papa, avevano con gran fatica tenuto
+alta in Roma un’ombra di autorità. La nobiltà romana non aveva che una
+passione sola, crescere la sua potenza famigliare a spese della Chiesa;
+laonde ad ogni Papa che tornava a Roma s’aspettava sempre l’istesso
+compito meschino, condurre vassalli e milizie assoldate a combattere i
+predoni dei beni ecclesiastici. Appena reduce, Pasquale fu costretto
+a guerreggiare contro Stefano Corso nella Marittima tusca, dove, a
+Montalto, questo Romano s’era fortificato[376]; ma il Papa a nulla
+riusciva, e, per confessione del suo Biografo, Roma durò ad essere covo
+di sedizioni, che si ripetevano ad ogni nuovo dì che scendeva in terra.
+
+Ei sarebbe un tema desolato se volessimo tener dietro a Pasquale per
+gli avvolgimenti delle ribellioni continue che miseramente dovette
+sopportare. Andato nell’anno 1108 a Benevento, affidò il reggimento
+della Città ai consoli Pierleone e Leone Frangipani; diede a Gualfredo
+la capitananza suprema delle soldatesche, e lasciò Tolomeo di Tusculo
+a guardia della Campagna. Di questa maniera la necessità dei tempi
+poneva la podestà politica in mano delle nobili famiglie romane, che
+adesso formavano la oligarchia dominatrice. Poichè il Papa era lontano,
+nelle Puglie, i nobiluomini ne trassero tosto vantaggio per insorgere;
+la Sabina ed il Lazio disertarono dall’autorità del Papa, e Tolomeo,
+rompendo fede e collegandosi con Beraldo abate di Farfa e con Pietro
+Colonna, piantò la bandiera della rivolta financo a Tusculo. Pasquale
+capitò allora accompagnato da lance normanne che gli veniva prestando
+Riccardo di Aquila, duca allora di Gaeta; entrò in Roma, conquistò
+castella ribelli, e Tivoli stessa, sede antica dei Guibertisti, gli
+si arrese dopo una resistenza ostinata, mentre paura e oro facevan
+cadere le armi di mano a Roma venale. Pasquale si recò in persona al
+Campidoglio dove il Senato della nobiltà soleva congregarsi, e chiese a
+questo parlamento che proscrivesse Stefano Corso; finalmente le milizie
+romane costrinsero i Corsi nella diroccata Montalto a sottomettersi.
+Così i Papi di quel tempo erano costretti a conquistar con gran fatica
+piccole rocche annidate su dirupi, e spesso a muover qua e là da
+capitani, alla testa di genti assoldate. Nell’Agosto dell’anno 1109
+Pasquale assediò Ponzia e Affile, antichissime colonie romane nella
+diocesi di Subiaco, e le infeudò a questa abazia[377]; e, intorno a
+questo istesso tempo, può darsi ch’egli abbia preso d’assalto Ninfa, in
+vicinanza di Velletri. Le servitù, di cui queste terre avevano debito
+verso la Chiesa, consistevano in prestazioni dipendenti da accordi
+stabiliti, e in ispecie si nota l’obligazione di fornire armigeri le
+quante volte il Papa lo comandasse; chè anche i Pontefici, come tutti
+gli altri Vescovi, ricavavano le loro genti d’arme soltanto da’ luoghi
+che per ispecial patto erano soggetti all’eribanno[378].
+
+
+§ 2.
+
+Enrico viene a Roma. — Condizioni misere di Pasquale II. — Difficoltà
+di risolvere la questione delle investiture. — Il Papa prende la
+risoluzione disperata di obligare i Vescovi a restituire i possedimenti
+avuti dall’Impero; in cambio l’Imperatore deve rinunciare al diritto
+d’investitura. — Si negozia e si conchiudono trattati. — Enrico V entra
+nella città Leonina; suo audace colpo di stato.
+
+Breve era il respiro di pace che Pasquale s’aveva conquistato con
+tanta fatica; durò fino a tanto che venne il Re tedesco. Questi fu
+preceduto dall’apparizione di una cometa, fenomeno apportatore di
+spaventi, nuncio agli uomini pii e superstiziosi, di guerra, di peste
+e di ruina. L’Impero già profondamente avvilito, risorgeva adesso
+col figliuolo di Enrico IV a vendicare l’onta della sua sconfitta,
+e a soggiogare il Papato gregoriano. Dopo lunghi negoziati Enrico V,
+nell’anno 1109, aveva ottenuto che l’angustiato Papa gli concederebbe
+la corona imperiale senza imporgli altre condizioni, fuor di questa,
+che usasse pietà religiosa alla Chiesa. Pasquale non potè impedire la
+spedizione cui per decreto di una Dieta tedesca s’era ordinato movere
+su di Roma, ma in un Concilio lateranense, celebrato ai 7 Marzo 1110,
+rinnovò il divieto del diritto d’investitura: gli era soltanto sopra
+questa base che dovevasi comporre la pace. Indi il Papa andò a Monte
+Cassino, e scongiurò i Principi normanni, affinchè, se ne avesse
+bisogno, accorressero ad ajutarlo contro di Enrico V; poi, tornato a
+Roma, radunò quegli ottimati e li fe’ giurare che in tanto pericolo gli
+presterebbero soccorso.
+
+L’impresa di Enrico V su di Roma mise in mostra il magnifico apparato
+di forze onde Alemagna, ad onta di lunghe guerre civili, poteva
+disporre: per l’Italia e pel Papato fu cosa di grave umiliazione.
+In quel formidabile esercito contavansi trentamila uomini a cavallo,
+vassalli di cento province di favelle tedesche, slave e romanesche,
+ed erano condotti da Vescovi e da Principi, che di mal animo oppur
+volonterosi s’erano raccolti intorno al Re: a lui si accompagnavano
+financo giurisperiti e letterati, i primi per commentarne i diritti,
+gli altri per eternare colla loro penna la memoria delle sue geste.
+Le città dell’Italia settentrionale, che duranti le guerre delle
+investiture s’avevano dato costituzione di republica, mirarono con
+isguardi d’odio quelle soldatesche straniere che discesero dalle
+Alpi nell’autunno dell’anno 1110, ed alle quali loro toccava dare
+fodero e albergo, e far donativi. Novara ridotta in cenere espiò
+la sua disobbedienza, e altre castella furono schiacciate con egual
+ferocia. Se ne spaventarono i Lombardi, e i loro Consoli corsero al Re,
+offerendogli tributi; soltanto Milano non mandò doni, non soprattutto
+ambasciatori: se l’odio di parte non le avesse nimicate le une contro
+le altre, le città più deboli avrebbero trovato in quella fiorente
+l’appoggio di lor comune libertà[379]. Dei vassalli italici dell’Impero
+non uno fuvvi che ad Enrico non prestasse omaggio, allorchè egli per
+tre settimane s’attendò nei campi di Roncaglia, dove tenne la solita
+Dieta, e, pari a un Serse, vi passò in rassegna il suo splendido
+esercito, ostentando disprezzo per le città. Fin la contessa Matilde si
+curvò innanzi alla potenza di lui; molti Principi dell’accompagnatura
+di Enrico visitarono la illustre donna, gloria del suo tempo, e ne
+partirono compresi tutti di reverenza. Ma la Principessa non andò
+in persona dal figliuolo del suo nemico; trattò soltanto cogli
+ambasciatori di Enrico in uno dei castelli che ella possedeva vicino
+Canossa; gli giurò vassallaggio in quanto s’avesse trattato di
+combattere i nemici dell’Impero, ad eccezione del Papa; nè il Re osò
+di chiedere che la proteggitrice de’ Pontefici unisse i suoi vassalli
+all’esercito di lui per muovere a Roma.
+
+Che cosa poteva aspettarsi il Papa da un giovine Principe che aveva
+ereditato l’astuzia del padre, ed aveva saputo ingannare questo
+padre istesso coll’astuzia sua? da un Principe che con molto maggiore
+energia aveva risoluto di continuare la lotta a pro dei diritti della
+corona, poichè la sorte di Enrico IV gli poneva in chiaro che dessa
+era condizione indispensabile dell’esistenza dell’Impero? Come i suoi
+messaggieri ne avevano fatto minaccia a Chalons, Enrico V veniva per
+affermare colla spada il diritto d’investitura, e per ischiantare
+l’audace edificio d’Ildebrando. Le condizioni di Pasquale II erano
+più difficili che non fossero state quelle di Gregorio; ed invero,
+indebolimento interiore e paura mettevano inciampo ai Normanni di
+dargli ajuto; Matilde era invecchiata e restava neutrale; le passioni
+religiose, un tempo alleate vigorose della gerarchia, erano sbollite,
+e la Cristianità chiedeva che a qualunque costo si ponesse fine alle
+discordie.
+
+Da Arezzo scrisse Enrico ai Romani, dicendo, essere stato fino allora
+impedito di prestare onoranza alla città capitale del suo Impero;
+venire adesso; mandassero eglino ambasciatori ad incontrarlo[380].
+Suoi messaggi andarono a Roma per trattar della coronazione, e colà
+s’abboccarono in santa Maria in Turri, presso al san Pietro, con Pier
+Leone, cui il Papa aveva fornito di facoltà piene. La coronazione
+doveva essere l’ultimo atto che suggellerebbe un accomodamento;
+però gran difficoltà trovavasi a conchiudere questo primo di tutti i
+Concordati. Enrico doveva insistere in quel diritto d’investitura che
+tutti i suoi predecessori avevano esercitato; doveva il Papa insistere
+nei decreti degli antecessori suoi che avevano proibito le investiture
+di mano dei laici, e de’ quali aveva egli stesso solennemente
+confermato le decisioni. Poteva il Re concedere che il Papa solo desse
+l’investitura ai Vescovi, dappoichè questi ricevevano principati
+in feudo dall’Impero? Se i potenti Vescovi ed Abati si fossero
+compiutamente svincolati dallo Stato, se fossero diventati vassalli
+della Chiesa romana, forniti da essa dell’investitura, non sarebbe
+cresciuto il loro potere all’infinito? Non avrebbe dappoi questo
+potere inghiottito lo Stato, sì come Gregorio VII s’era proposto? Le
+conseguenze della investitura di diritto regio erano d’altra parte
+ruina della Chiesa che continuava ad essere la vassalla della corona,
+ma questo male innegabile avrebbe potuto guarirsi una volta che i
+Vescovi avessero rinunciato alla potenza temporale, e massimamente ad
+ogni grado politico[381].
+
+La questione delle investiture era cinta a quel tempo di altrettante
+difficoltà, quante a’ nostri giorni, in mezzo all’Italia unita,
+resero avviluppata la questione del dominio temporale dei Papi,
+ultimo avanzo del corpo che la Chiesa vestì nel medio evo. Infatti
+entrambe le controversie si rassomigliarono nell’indole loro; in
+entrambe dominò l’eguale concatenazione di elementi morali e politici;
+entrambe furono pertanto nodi gordiani che si sciolsero soltanto colla
+spada. Degno di ricordanza eterna sarà ad ogni modo questo fatto,
+che un Papa del secolo duodecimo con grandioso ardimento bandì un
+principio, la cui attuazione avrebbe infuso alla Chiesa più elette
+forze morali: sennonchè quell’idea aveva troppo dell’etereo in una età
+che era dominata dall’arbitrio del potente. Pasquale II conobbe che
+il diritto della corona era chiaro come la luce del sole; e confessò
+che, senza il privilegio d’investitura, l’Impero non avrebbe potuto
+sussistere, dappoichè esso aveva prodigato alle Chiese il dono di
+redditi così immensi. Mentre il giovine e sleale figliuolo di Enrico
+IV procedeva nel cammino verso Roma, lasciando dietro i suoi passi
+città smantellate, può darsi che al Papa tremante ei facesse l’istesso
+effetto di un animale di rapina, la cui ferocia dovesse ammansarsi a
+furia di pasto. In quelle estreme necessità ei gli gettò dunque fra le
+ugne i beni della Chiesa per salvar di questa la vita e la libertà, e
+fece proposta così: i Vescovi restituirebbero all’Impero tutti i loro
+beni provenienti dalla corona, e vivrebbero di decime; rinunciasse
+l’Imperatore per sempre al diritto d’investitura, e desse di tal
+modo alla Chiesa in ricambio (beneficio superiore ad ogni pregio)
+libertà dallo Stato[382]. Se Pasquale II avesse condotto a compimento
+questa idea pura ed apostolica, ben sarebbe egli stato più grande di
+Gregorio VII, e riformatore vero fra tutti i Pontefici. L’intelletto
+di un monaco virtuoso, assiso sul trono dei Papi e aborrente dalle
+cose mondane, avrebbe dovuto comprendere che la corruttela del clero
+e la schiavitù della Chiesa erano soltanto conseguenze della sua
+secolarizzazione contraria alle dottrine apostoliche; ma Pasquale diè
+a divedere di non essere pur egli stato uomo di animo così grande, che
+il suo disegno si possa attribuire ad una idea riformatrice improntata
+di genio: esso piuttosto era dettato dalla disperazione[383]. Il secolo
+duodecimo non poteva possedere maturità per cotale idea anticipata
+della libertà della Chiesa; questo istituto santo, che avrebbe
+dovuto solamente essere regno incorporeo di luce, di amore, di virtù,
+continuava, a pari di un sole offuscato da vapori e velato da nubi
+terrene; e forse i suoi raggi, se avessero dardeggiato in tutta la
+loro purezza, sarebbero discesi senza frutto, od anche con danno, sul
+suolo selvaggio di secoli mezzo barbarici. L’associazione feudale della
+potenza secolare e di quella ecclesiastica gravò ancora per secoli
+le spalle alla società, e soltanto nel decimosesto risorse poderosa e
+con coscienza matura quell’idea che in Pasquale II non era forse stata
+altro che l’espressione dell’ingenua semplicità del suo animo.
+
+La proposta di lui dovè parere condanna di privazione enorme pel clero
+che era avvezzo al potere ed alle splendidezze; i prelati avrebbero
+dovuto dimettere dominî immensi, città, diritti di gabella, di mercati,
+di zecca, podestà giudiziaria, autorità di margravî. Certo che non per
+questo sarebbero diventati sì poveri come erano stati gli Apostoli,
+avvegnachè ogni vescovato possedesse ancora patrimonî privati, e
+financo avrebbero bastato le decime e le offerte a formar doviziose
+fonti di uno stato assai agiato[384]. Ma colla perdita della potenza
+principesca, i Vescovi cadevano senza riparo in balìa della podestà
+politica e perdevano rilevanza nel mondo, dove si rispetta solamente
+il potere, come quello che può dare e può torre, e in mezzo alle
+magnificenze diffonde timore. Ogni Vescovo si sarebbe rifiutato di
+scendere del grado ragguardevole che aveva nel parlamento dell’Impero
+per cambiarsi in servo di Dio, libero e virtuoso sì, ma modesto; e
+tutti loro avrebbero potuto rimproverare a Pasquale che egli facesse
+da uomo disinteressato a spese altrui, poichè, papa, non pensava a
+deporre lo scettro del suo Stato ecclesiastico, ed anzi espressamente
+prefiggeva condizione ad Enrico che lo restaurasse nell’ampiezza delle
+donazioni antiche[385]. Se la signoria secolaresca non si acconciava
+a’ Vescovi, era forse più convenevole al Papa? Se ad un Abate non si
+confaceva muovere alla testa de’ suoi vassalli, tutto chiuso nella
+corazza e montato sopra un cavallo di battaglia, non era ancor più
+contrario alla dottrina cristiana vedere il Padre santo sui campi di
+guerra? I possedimenti dei loro feudi imperiali traevano i Vescovi in
+continui commercî col mondo, ma che non era da secoli la storia dello
+Stato ecclesiastico romano? Tuttavolta, la esistenza di uno Stato
+tale, benanco in così misero assetto, era a quel tempo condizione
+essenziale della independenza spirituale del Papa. L’ironia fatale
+che s’avviticchiava senza posa al principio suo rendeva il dominio
+temporale in pari tempo scudo e tallone di Achille del Papa, e lui
+faceva in pari tempo re e martire, possessore di uno Stato ed esule.
+Era piccola ma sempre ribelle la zolla di Roma, e invischiando il
+piede del sommo sacerdote della Cristianità aveva bastante peso per
+impedirgli di sollevarsi a regioni troppo sublimi, dove, fatto quasi
+divino, si sarebbe sottratto alle idee del suo tempo, oppure, tiranno
+del mondo morale, inaccessibile alle cose mondane, si sarebbe sottratto
+alle esigenze di quello. Pasquale a mala pena indirizzava a sè medesimo
+la domanda, se in lui fosse salutare la mescolanza di prete e di re;
+e se un qualche Vescovo malignando avesse mosso dubbio del principio
+su cui si fondava lo Stato di san Pietro, egli gli avrebbe a miglior
+ragione risposto ciò che Pio IX oggidì risponde agli usurpatori
+teorici e pratici dei dominio temporale, e v’avrebbe aggiunto che le
+province di san Pietro non erano feudi dell’Impero. Da dopo l’anno
+1862, dacchè una delle più meravigliose rivoluzioni andò distruggendo
+il vecchio e fragile Stato della Chiesa, è cosa attrattiva pensare,
+che l’assentimento a quella rinuncia, di cui Pasquale con sì grande
+ingenuità faceva richiesta ai Vescovi, avrebbe avuto per conseguenza
+eziandio la fine dello Stato pontificio: e ben si può stupire che,
+ancor settecent’anni dopo di Pasquale, tutta Europa si sia affaticata
+a discutere di cotali questioni antichissime con fervore pari a quello
+del loro tempo remoto[386].
+
+Se Enrico V avesse accettato la proposta del Papa, ne avrebbe potuto
+raddoppiare tutto d’un tratto la dovizia della corona; un monarca
+avaro avrebbe, senza pur pensarci su, steso il braccio a prendersela,
+ma un Principe prudente doveva prima riflettervi sopra per bene.
+Rinunciando all’investitura, la monarchia perdeva massimamente tutta
+la sua influenza sulla Chiesa, grandissima delle podestà che allora vi
+avessero nel mondo. I beni restituiti dalla Chiesa, sarebbe pure stato
+necessario di nuovamente concedere in feudo ad altri; alla fin fine
+sarebbero colati ad accrescere la potenza famigliare di maggiorenti
+ereditarî; le città, che erano tenute dai vescovati soltanto in un
+lasso legame, avrebbero ottenuto pienezza di libertà. Ma soprattutto
+poteva Enrico credere che Vescovi e Principi avrebbero consentito alla
+proposta del Papa? che specialmente sarebbe stato possibile, senza una
+immane rivoluzione dei rapporti della proprietà, di riprender possesso
+di tanti beni, che mille vassalli alla lor volta tenevano in feudo
+dalle Chiese?
+
+Enrico desiderava veracemente di far pace colla Chiesa; accettò dunque
+il patto, senza però confidare che fosse possibile di condurlo ad
+effettuazione.
+
+Furono compilati due trattati; l’uno della rinuncia del Re al diritto
+d’investitura; l’altro della rinuncia che per decreto pontificio il
+clero avrebbe fatto dei beni della corona: dopo lo scambio delle
+pergamene, il Re sarebbe stato coronato. Le gelose cautele che vi
+furono introdotte fan parere il Re ed il Papa simili a due nemici
+che negoziassero, di cui l’uno temeva tradimento e assassinio
+dall’altro. Non si dee dirittamente chiamar barbara un’età, in cui
+il capo secolare dell’Occidente doveva giurare per patto che non
+s’impadronirebbe a tradimento del sommo sacerdote della Cristianità,
+che non lo mutilerebbe nel corpo, nè lo ucciderebbe[387]? Ambasciatori
+s’affrettarono di andare a Sutri, fin dove era giunto il Re; approvò
+questi i due istromenti, ma sotto condizione che tutti i Vescovi e
+i Principi dell’Impero aderirebbero a quella rinuncia, la qual cosa
+(così nota il Cronista che ne dà il racconto) si reputava essere
+impossibile[388]. Addì 9 di Febbraio Enrico e i suoi ottimati, i Duchi
+e i Conti di Baviera, di Sassonia e di Carinzia, Alberto cancellier
+suo, Federico di Svevia suo nipote e il Vescovo di Spira giurarono
+sicurtà al Papa e adempimento del trattato, purchè il Papa da canto
+suo vi desse esecuzione entro il prossimo giorno di domenica: indi
+l’esercito si avviò alla volta di Roma, e il sabato 11 di Febbraio pose
+campo in vicinanza di Monte Mario.
+
+Enrico V trovavasi a fronte della città Leonina e del castel
+Sant’Angelo, dove, ventisette anni prima, il padre suo aveva assediato
+l’autore della formidabile controversia. L’ombra melanconica di Enrico
+IV doveva turbare l’animo di un tal figliuolo, e comandargli vendetta:
+il cadavere di quell’Imperatore stava ancora insepolto, chiuso com’era
+da sett’anni in una cappella non consecrata del duomo di Spira,
+poichè Pasquale con durezza romana avea respinto la preghiera che
+gli si concedesse tumulo cristiano. Possiamo imaginare che sentimenti
+provassero i cavalieri orgogliosi di Germania in vista di Roma, o di
+che cuore stessero i Romani sulle cui teste pendeva quella nube gravida
+di tempesta, o a che meditasse il Papa il quale sapeva di esser preso
+nei lacciuoli di un nemico spergiuro, nel tempo istesso che messaggieri
+suoi, come in passato quelli di Gregorio VII, correvano la Campania in
+cerca di un novello Guiscardo. Il domani avrebbe potuto esser giorno di
+una grande opera di pace o di orrenda ruina.
+
+Ambasciatori de’ Romani andarono al campo di Enrico, e vi chiesero
+ch’egli giurasse le leggi di Roma: il Re romano fecelo, ma
+sprezzantemente pronunciò la promessa in lingua tedesca, di che offesi,
+molti de’ maggiorenti se ne tornarono alla Città. Vennero i legati del
+Pontefice, si scambiarono ostaggi, ed Enrico nuovamente giurò al Papa
+sicurtà e conservazione dello Stato della Chiesa.
+
+Il dì dopo, ai 12 di Febbraio, dovevasi compiere la ceremonia della
+coronazione. Le corporazioni di Roma, i collegî di giudici, le scuole
+della corte pontificia, le milizie coi loro segnacoli di draghi, di
+lupi, di leoni, e di aquile inalberati sull’asta delle lance, il popolo
+con fiori e con palme, andarono a levare il Re presso a Monte Mario.
+Il figliuolo di Enrico IV entrò a cavallo nella città Leonina colla
+sua magnifica comitiva, fra le acclamazioni, sincere o adulatorie che
+fossero, onde lo salutavano mille e mille voci, gridando: «Pietro santo
+elesse Enrico a re.» Secondo l’uso di tradizione, prima presso ad un
+piccolo ponte, indi vicino alla porta, Enrico giurò che obbedirebbe
+alle leggi di Roma; sorrise con disprezzo agli inni degli Ebrei, e
+accolse con ciera di ostentata degnazione gli applausi della scuola
+de’ Greci. Nella città Leonina lo ricevettero cori di frati e di
+monache con cerei accesi in mano, e letanie di preti, i quali anch’essi
+gridavano: _Heinricum Regem Sanctus Petrus elegit_. Così lo splendido
+corteo procedette a lenti passi fino alla scalea del san Pietro.
+Non s’aveva mai aspettato con dubbiezze tanto grandi un Imperatore
+designato, come avveniva adesso del figliuolo di Enrico IV; la pompa
+solenne delle accoglienze, degli omaggi e dell’adozione da parte del
+Papa non potevano che lievemente palliare le gravi diffidenze in cui si
+stava, ed Enrico prudentemente non volle entrare nel san Pietro, se le
+sue soldatesche non l’ebbero prima occupato[389].
+
+Il Re ed il Papa avevano preso posto sulla _Rota_ di porfido nella
+basilica parata a festa; colà doveva compiersi la grande opera di pace,
+dovevansi giurare i trattati e scambiarsi le pergamene. Fu letto il
+_Pactum_ del Re e l’altro del Papa, ma i Vescovi e i Principi accolsero
+con mormorii la lettura del documento pontificio, il quale diceva:
+essere contrario ai canoni il grado politico del clero; illecito
+essere che i preti prestassero servigio negli eserciti, perchè la era
+cosa inseparabile dalle uccisioni e dalle rapine; non poter i servi
+dell’altare fare altresì da servitori della corte; voler necessità che
+eglino diventassero cortigiani fino a tanto che ricevessero beni in
+feudo dalla corona: così esser nato che Vescovi eletti conseguissero
+la consecrazione soltanto dopo di avere ottenuto la investitura regia,
+e questo averlo proibito i decreti di molti Concilî; egli, Pasquale,
+comandare sotto pena di scomunica che i Vescovi restituissero per
+sempre all’imperatore Enrico i feudi della corona, quanti di essi erano
+pervenuti alle Chiese da Carlo magno in poi[390].
+
+Il malcontento scoppiò colla violenza di un turbine. Dovevano i Vescovi
+assoggettarsi ad un semplice decreto del Papa, e riconoscer questo per
+signore assoluto e padrone della Chiesa? Contro il professato principio
+evangelico si ribellava l’orgoglio mondano di preti, i quali, di nuncî
+del Vangelo ai popoli, s’erano tramutati in loro baroni; e se Cristo
+fosse apparso all’assemblea per sorreggere l’autorità del suo vicario
+con quel suo detto: «Date a Cesare ciò ch’è di Cesare», la voce di lui
+sarebbe stata soffocata da grida furibonde. Convien mai credere che
+Pasquale confidasse che Principi e Vescovi avrebbero accettato il suo
+decreto? Non è possibile: egli poteva soltanto sperare di venire ad
+un aggiustamento momentaneo coll’Imperatore; il resto sarebbe stato
+argomento da trattarsi con negoziati e nei Sinodi. Re e Papa, sedenti
+sulla _Rota_ di porfido e tenenti in mano ciascuno la scrittura sua,
+senza che alcun di loro credesse alla possibilità di recarne in essere
+il patto, rassomigliano a due attori di un gran dramma, dei quali l’uno
+fa la sua parte tutta astuzie e violenze, l’altro recita la sua di
+soggezione disperata. Sennonchè, accosto a Pasquale v’era una riforma
+prematura al suo tempo, laddove non si può disconoscere che Enrico
+coltivava l’idea di un colpo di Stato: e infatti tosto ei lo compieva
+in modo che rimarrà esempio di uno dei più arditi e violenti onde tenga
+ricordanza la storia.
+
+Il Papa faceva una concessione tanto grande e tanto ampia, che
+Enrico v’intravvide soltanto un laccio con cui quegli intendesse
+d’impadronirsi della sua rinuncia, per lasciarlo poi in balìa delle
+contrarietà dei Vescovi e dei Principi. Nel san Pietro ancora una
+volta protestò che da lui non derivava il progetto di torre alle
+Chiese i loro beni; così ne lasciò al Papa solo la responsabilità, e
+già in Sutri egli aveva posto a condizione del suo trattato, che tutti
+i Principi dell’Impero vi dessero il loro assentimento. Chiestagli
+dal Papa la rinuncia al diritto d’investitura, il Re si ritirò per
+consultarsi coi Vescovi; ed i suoi ottimati, sclamando a voci alte, che
+l’idea del Papa era eresia e spogliazione delle chiese, recisamente
+si rifiutarono di dar accoglienza al trattato[391]. Così discutendo
+si venne a sera; Pasquale domandò che si ponesse fine al lungo
+consigliare, ma i Vescovi strillarono che il trattato non si poteva
+mandare ad esecuzione; il Re allora chiese che lo si coronasse, ma
+il Papa rispose negando. Un cavaliere infiammato di collera, si fe’
+avanti, e: «A che occorrono», proruppe, «tante ciarle? alle corte,
+il signor mio vuol esser coronato, come Lodovico e come Carlo!»
+Alcuni Cardinali impauriti proposero che si coronasse il Re, e che si
+differisse alla dimane la conchiusione del Concordato, ma i prelati non
+vollero più saperne di trattati. Alcuni Vescovi, segnatamente Burcardo
+di Münster e Alberto cancelliere, soffiarono nelle ire fiammeggianti
+del giovine Re, e lo indussero a rompere il suo giuramento e ad
+impadronirsi della persona del Papa. Armigeri si postarono intorno al
+Papa e all’altar maggiore, e aveva quegli finito appena di celebrar la
+messa, che i cavalieri, i quali lo tenevano d’occhio, minacciandolo
+colla punta delle loro spade, lo costrinsero a collocarsi nella
+tribuna. Ne nacque un gran tumulto; Norberto cappellano di Enrico si
+gittò piangendo a’ piedi del Papa, e Corrado di Salisburgo gridò forte
+al Re, che l’azione sua era un empio delitto. Soldati colle spade
+nude si gettarono sull’ardito Vescovo; querele e grida di preti e di
+signori, strepito d’armi, grida d’ajuto, preti atterriti che fuggivano
+od erano presi a picchiate, misero a fierissimo scompiglio la basilica
+già ottenebrata: intanto il Papa e i Cardinali, insieme raccolti,
+tremavano sotto le alabarde dei soldati; turbe di genti ansiose di
+vendetta s’accalcavano nel san Pietro, e di là del Tevere tutta la
+Città andava omai commovendosi a furore.
+
+Scese la notte, e Pasquale e la sua corte furono tradotti in un
+edificio prossimo al san Pietro, e confidati alla guardia di Udalrico
+patriarca di Aquileja. La prigionia del Papa sciolse qualunque freno
+di disciplina; preti e laici senza distinzione furono spogliati e
+atterrati a colpi di spada; si rapirono i vasi sacri e i paramenti
+della chiesa: chiunque poteva fuggire correva alla Città gettando grida
+di spavento.
+
+
+§ 3.
+
+I Romani insorgono per liberar Pasquale. — Si dà l’assalto alla
+città Leonina e si appicca battaglia. — Enrico V si ritira col suo
+prigioniero. — Pone campo presso a Tivoli. — Costringe il Papa ad
+accordargli il privilegio dell’investitura. — Coronazione imperiale.
+— Enrico V parte di Roma. — Svegliarsi orribile di Pasquale II nel
+Laterano.
+
+Due Cardinali vescovi, Giovanni di Tusculo e Leone di Ostia
+(l’istoriografo di Monte Cassino) erano fuggiti di là del ponte
+Sant’Angelo, travestiti. Raccolgono il popolo; da ogni torre si suona a
+stormo; il più fiero fermento agita Roma da un capo all’altro; quanti
+Tedeschi senza alcun sospetto sono venuti nella Città cadono uccisi:
+quest’è la scena di terrore in cui si tramuta ancora una volta la
+festa di una coronazione imperiale. Dacchè un governatore bizantino
+aveva tratto in esilio papa Martino il Pontificato non aveva subìto
+violenze così gravi come questa da parte della suprema podestà dello
+Stato. I Romani si sentirono punti di quel vitupero, dimenticarono le
+loro nimistà contro ai Papi, si sovvennero del giuramento che avevano
+prestato a Pasquale, e, uniti nel sentimento comune dell’odio contro
+la podestà imperiale straniera, allo spuntar del sole entrarono nella
+città Leonina per liberare il Papa. Un orgoglioso disprezzo aveva fatto
+sì che il Re non s’avesse tenuto in guardia, perlochè poco mancò che
+l’assalimento non gli costasse vita e trono. Spoglio di vestimenta
+e scalzo, saltò a cavallo nell’atrio della basilica, e, gettatosi di
+un lancio giù dei gradini di marmo della scalea, si scagliò ove più
+ferveva la zuffa: cinque Romani caddero sotto i colpi della sua asta,
+ma anch’egli ferito precipitò di sella. Ottone viceconte di Milano gli
+prestò il suo cavallo sacrificandogli la vita, chè quel suo magnanimo
+salvatore fu preso, trascinato nella Città e fatto a pezzi. Grande era
+il furore de’ Romani; il loro assalto si tramutò in vera battaglia, e
+le milizie di Enrico, battute e cacciate fuori del portico, stavano per
+soccombere[392]. Il valore de’ Romani, di cui non avevano dato mai così
+splendida prova, avrebbe meritato in ricompensa che eglino potessero
+liberarsi dall’Impero, ma l’avidità di saccheggiare tolse loro di
+mano la vittoria, più presto che non avrebbero fatto gli sforzi de’
+Tedeschi; alla fine, in mezzo a orrendo massacro, furono ricacciati di
+là del ponte, ossia furon volti in fuga; soltanto poterono proteggerli
+alcune sortite che fecero le genti del castel Sant’Angelo.
+
+Considerevoli perdite subirono gli Imperiali; si capì che una città
+sollevata diventava formidabile anche contro ad eserciti ordinati,
+laonde Enrico di nottetempo partì della Leonina. Due giorni rimase egli
+nel campo sotto alle armi, in quello che i Romani, spossati ma pur
+ansiosi di vendetta, si raccoglievano insieme di nuovo. Il Cardinale
+di Tusculo, che faceva adesso da vicario del Papa, gli scongiurò di
+tornare alle armi. «Romani», diss’egli, «si tratta di combattere per
+la vostra libertà, per le vostre vite, per la gloria vostra, per la
+difesa della Chiesa. Il santo Padre, i Cardinali, i vostri fratelli, i
+figli vostri languiscono nei ceppi dello sleale nemico; mille generosi
+cittadini giacciono distesi morti sotto il portico; la basilica
+dell’Apostolo, il duomo venerando della Cristianità, ammorba del lezzo
+di cadaveri e di sangue; la Chiesa profanata vi sta appiedi lacrimosa,
+e a mani giunte chiede pietà e soccorso al popolo romano, il quale solo
+può salvarla.» Tutta Roma giurò di combattere a vita e a morte[393],
+ma nella notte dai 15 ai 16 di Febbraio Enrico levò le tende e mosse
+nel Sabinate. Mentre egli conduceva con sè prigionieri il Papa e sedici
+Cardinali, i suoi soldati traevano avvinti in ceppi Consoli romani
+e preti, e da cavallo, picchiandoli colle aste delle loro lance, se
+li cacciavano innanzi per le vie fangose in cui si sprofondavano
+a mezza gamba: era uno spettacolo che faceva ricordare del tempo
+dei Vandali[394]. A Fiano l’esercito guadò il Tevere, e finalmente
+s’accampò in vicinanza di ponte Lucano, sotto di Tivoli. Enrico aveva
+intendimento di unirsi coi Conti tusculani, e di tagliar fuori,
+se mai venissero, le milizie normanne, che Giovanni cardinale con
+ferventi istanze aveva chiamato in ajuto: lasciava il Papa con alcuni
+Cardinali nel castello di Trevi, e gli altri prigionieri confinava a
+_Corcodilum_, tenendo tutti in custodia strettissima[395].
+
+In tal guisa, il figliuolo di Enrico IV infliggeva a quella Chiesa
+stessa che un tempo lo aveva confermato nella sua empia ribellione,
+un’onta quale essa non aveva sofferto mai neppur dal quarto Enrico. In
+qualunque modo si voglia considerare l’audace colpo di Stato da lui
+commesso, esso fu giustizia di Nemesi che se ne fece esecutrice; le
+intemperanze di Canossa trovarono adesso in Roma il loro riscontro.
+Il massimo degli anatemi avrebbe dovuto colpire il Re che caricava di
+catene il Vicario di Cristo, od anzi, simile a Salmanassar, traeva
+in cattività la Chiesa romana; invece Pasquale non fe’ che piangere
+e tacque. Sappiamo del commovimento che agitò il mondo ecclesiastico,
+ma non di quello che possa avere scosso il mondo politico quando udì
+della prigionia del Papa; certo che esso si die’ tanto poca briga di
+liberarlo, quanto poco se ne curò settecent’anni più tardi, allorchè
+Napoleone ebbe imitato l’esempio di Enrico V. La contessa Matilde
+dovè sentire dolore dell’avvenuto, come della più grave sconfitta che
+ella avesse tocca; eppure non si mosse. Messaggi sopra messaggi erano
+corsi nelle Puglie; eppur nessun Guiscardo comparve. Soltanto Roberto
+di Capua mandò trecento cavalieri nelle terre romane, tanto per darsi
+apparenza di soddisfare al suo dovere di vassallaggio, ma a Ferentino
+quelle genti diedero di volta, perciocchè trovassero il Lazio disposto
+a favore dell’Impero, e fra loro e Roma si frapponesse l’esercito di
+Enrico. La morte repentina di Rogero duca delle Puglie e di Boemondo
+fratel suo, aveva messo a scompiglio gli Stati normanni; temevasi
+che i Longobardi si sollevassero e che Enrico vi imprendesse qualche
+spedizione, per lo che i Principi di quelle terre erano costretti a
+spacciar in gran fretta ambasciatori al Re, e per mezzo di loro gli
+prestavano omaggio[396].
+
+Sessantaun giorno Enrico sostenne Cardinali e Papa in durissima
+prigionia, primamente nelle castella di cui dicemmo, indi nel
+suo campo. Contemporaneamente minacciava egli ogni giorno di
+assalto la Città; con fame, con devastazione di terre, con crudel
+trattamento de’ carcerati, volle piegar tutti al voler suo. Però
+stavolta i Romani resistettero financo all’oro, e dichiararono che
+non accondiscenderebbero ad aprir le porte se prima non fossero
+stati riposti in libertà i prigionieri. Sennonchè, per far questo,
+Enrico esigeva che il Papa lo coronasse, e senza condizioni di sorta
+riconoscesse che le investiture erano dritto della corona: e poichè
+quegli rispose con un rifiuto, spazientito minacciò che farebbe passare
+a fil di spada tutti i prigionieri, se Pasquale non avesse ceduto. I
+maggiorenti del Re, i prigionieri, i Romani dalla Città, gli afflitti
+Cardinali si gettarono a’ piedi del Pontefice, e lo scongiurarono
+che acconsentisse, per riguardo della sventura universale, per amore
+della oppressa Città e della Chiesa deserta, per impedire lo scisma
+che romoreggiava per aria. È bello a imaginare che, invece di Pasquale
+II, prigioniero fosse stato Gregorio VII, e chiedersi se quest’uomo
+eroico, che nel castel Sant’Angelo aveva risposto un calmo no a coloro
+che lo supplicavano ginocchioni di più mite consiglio, neppur in
+questi frangenti avesse ceduto. «Ebbene», sclamò lo sventurato Pasquale
+con gran sospiri, «per la liberazione della Chiesa sono costretto ad
+accordare ciò che altrimenti non mi si avrebbe strappato neanche a
+prezzo della mia vita»[397]. Nuovi trattati si compilarono, ma il conte
+Alberto di Blandrate non volle saperne che l’adempimento del giuramento
+da parte del Papa si vincolasse ad alcuna condizione scritta; e
+Pasquale, volgendosi al Re con dolcezza piena di rimprovero e con un
+sorriso amaro, gli disse: «Io presto questo giuramento affinchè voi
+adempiate al vostro.» Il campo tedesco trovavasi di là dell’Anio, nella
+«pianura dei sette fratelli», mentre di qua di ponte Mammolo stavano i
+Romani[398]. Ivi sedici Cardinali con sacramento dichiararono in nome
+del Papa che si concedeva amnistia di quanto era avvenuto, promisero
+che re Enrico non sarebbe mai scomunicato, che sarebbe coronato
+imperatore, che gli si presterebbe soccorso nelle cose dell’Impero
+e del Patriziato, che finalmente non si recherebbe mai molestia al
+suo diritto d’investitura. Quattordici maggiorenti del Re giurarono
+per conto di lui che, entro un tempo determinato, il Papa, tutti i
+prigionieri e gli ostaggi sarebbero condotti liberi in Transtevere,
+che non si torcerebbe pur un capello ai partigiani pontificî, che
+si darebbe sicurtà alla città di Roma, al Transtevere ed all’isola
+Tiberina, che si restituirebbero alla Chiesa i suoi beni[399].
+
+Il Re insistette affinchè il privilegio della investitura si
+confermasse prima di entrare nella Città; perciò la scrittura ne fu
+compilata da un notajo che in gran fretta si fe’ venire di Roma. Il dì
+dopo l’esercito si pose in via, e, poichè allora ponte Milvio era in
+ruina, si traghettò il Tevere non lungi dallo sbocco dell’Anio, e si
+pose campo presso la via Flaminia. Qui il memorabile documento fu messo
+in ordine, e il Papa sventurato con grevi sospiri vi appose la sua
+sottoscrizione.
+
+«Così volle Iddio che il Tuo Impero sia in ispecial modo associato
+colla Chiesa, laonde i predecessori Tuoi ottennero colla potenza e
+colla saviezza la corona della città di Roma e il regno imperiale. A
+questa dignità di diadema e d’impero la Maestà di Dio per l’officio
+Nostro sacerdotale elevò benanco la Tua persona, o amatissimo figlio
+Enrico. Perlochè i privilegi dell’Impero, che i predecessori nostri
+accordarono ai Tuoi antecessori, imperatori cattolici, Noi accordiamo
+anche alla Dilezion Tua, e li confermiamo con questo Privilegio,
+siccome segue: Tu impartirai l’investitura coll’anello e col pastorale
+ai Vescovi ed agli Abati del Tuo Impero che saranno eletti, mondi
+di violenza e di simonia; e dopo la loro installazione canonica
+eglino riceveranno la consecrazione dal Vescovo, cui si compete di
+darla. Chi sarà eletto dal clero e dal popolo senza l’assenso Tuo non
+potrà esser da chicchessia consecrato, se da Te in prima non abbia
+ricevuto l’investitura; ai Vescovi ed agli Arcivescovi sarà concesso
+di consecrar canonicamente Vescovi e Abati investiti da Te. Siccome
+poi i Tuoi antecessori hanno dotato le Chiese dell’Impero con tanti
+beneficî dei loro diritti regî, così è necessario che si contribuisca
+alla solidità dell’Impero stesso, massimamente coll’assistenza dei
+Vescovi e degli Abati, e che si sopiscano per opera della Maestà
+regia i dissensi che potessero intromettersi nel popolo a causa delle
+elezioni. Pertanto la Tua prudenza e la Tua podestà devono provvedere
+affinchè col soccorso Divino s’abbiano a conservare per via di feudi
+e di grazie regie la grandezza della Chiesa romana e la floridezza di
+tutte le altre. E se podestà o persona alcuna ecclesiastica o secolare
+oserà disprezzare questo Privilegio nostro o contraddirvi, cada su
+quella l’anatema, e sia privata de’ suoi onori. Chi poi lo rispetterà,
+benedetto sia dalla pietà Divina, la quale voglia concedere alla Maestà
+Tua un Impero felice»[400].
+
+Allorchè Enrico tenne in mano questa Bolla, che faceva in pezzi tutti
+i divieti pronunciati da Gregorio VII e dai suoi successori contro
+il diritto d’investitura, a stento potè egli stesso credere alla
+vittoria conseguita, e lasciò tosto andarsene il Papa che gli impartì
+la benedizione: così fu che un arguto Cronista tedesco potè paragonare
+il poderoso Principe al patriarca Giacobbe, il quale non levò le mani
+dall’angelo con cui lottava, finchè questi non l’ebbe benedetto[401].
+Addì 13 di Aprile Enrico rifece il suo ingresso nella città Leonina, ma
+la coronazione avvenne in fretta e in furia, e non fu salutata da alcun
+accento di gioia. Tutte le porte di Roma rimasero sbarrate, così che la
+moltitudine dei Romani non prese parte alla ceremonia; vi assistettero
+soltanto i loro deputati, ed Enrico V, anch’egli come l’avo suo, fu
+vestito delle insegne del Patriziato[402]. Il Re costrinse il Papa
+a riprendere in mano la scritta del Privilegio acciocchè indi alla
+vista di tutti gliela porgesse nuovamente, in prova che quell’atto non
+gli era stato imposto, ma che lo aveva dettato di sua libera volontà.
+Lo scherno ferì sul vivo il clero, tuttavia il Papa volle lealmente
+mantener pace; spezzò l’ostia per sè e per Enrico, e mentre entrambi
+la consumavano, disse con accento d’intimo convincimento: «Sia separato
+dal regno d’Iddio chi vuol frangere questo patto.»
+
+Enrico V fu primo di tutti gli Imperatori romani che ricevesse in Roma
+la corona, senza aver posto piede nella Città propriamente detta. Di
+là delle mura di questa i Romani accompagnavano la coronazione sua con
+maledizioni e con voti di vendetta; e ben potevano essi paragonarlo
+a un ladro che erasi cacciato dentro al san Pietro e, appuntato il
+coltello al petto del Papa, era fuggito in gran furia, portandone via
+il diadema rubato. Appena coronato, Enrico, sempre diffidente, si prese
+statichi, andò al suo campo, levò le tende, trionfalmente mosse verso
+Tuscia per la stessa via che un tempo avevano battuto suo padre e l’avo
+suo, lasciò dietro di sè Roma che non aveva conquistato, ma che pur
+aveva domato al voler suo, e lasciò il clero vituperato e sbigottito,
+con sè recando il bottino della sua rapina, la pergamena pontificia
+che confermava il diritto di investitura. L’audacia di questo colpo
+di Stato spicca con luce chiara dal fondo tetro e oscuro della storia
+del quarto Enrico, ma non monda il suo figliuolo dalla macchia di
+spergiuro. Invertì egli le parti di Enrico IV e di Gregorio VII; il
+figlio di colui che meschinamente s’era prostrato nella polvere innanzi
+a un prete, avvinghiava il Papa con mano armata, lo sforzava a curvare
+il collo sotto la maestà regia, e in un breve istante otteneva ciò cui
+Enrico IV non aveva potuto giungere in sessanta battaglie. Per quanto
+la sua opera di violenza paia essere stata un fatto meramente casuale,
+essa fu invece conseguenza logica di ragioni istoriche; tuttavolta
+risultamenti in così rapido modo conseguiti non potevano essere di
+lunga durata, e l’avvilimento che Pasquale sofferse, non ebbe, come
+quello di Enrico IV, indole morale.
+
+Allorchè il misero Papa, ancora sbalordito di quanto era avvenuto,
+rientrò nella Città, il popolo lo salutò con gioia fanatica, perocchè
+la testa di lui fosse cinta dell’aureola di martirio sofferto per la
+causa nazionale: così similmente, settecento anni più tardi, i Romani
+salutarono il loro Papa, allorquando tornò libero dalla prigionia in
+cui lo aveva tenuto un conquistatore straniero. Tanto fitta moltitudine
+di gente ingombrava le vie, che Pasquale giunse appena verso sera al
+Laterano[403]. Lo sventurato poteva confortarsi di quell’apparenza
+ingannatrice che faceva credere a un rappacificamento di Roma col
+governo pontificio[404]; ma quando fu rinsensato dal suo stordimento,
+nelle facce meste o imbroncite di coloro che lo circondavano lesse
+scritto l’avviso della lotta formidabile che adesso lo aspettava nel
+grembo istesso della Chiesa.
+
+
+§ 4.
+
+I Vescovi si rivoltano contro Pasquale II e contro il Privilegio. —
+Un Concilio raccolto in Laterano annulla questo ultimo. — I legati
+scomunicano l’Imperatore. — Alessio Comneno e i Romani. — Infeudazione
+data a Guglielmo duca normanno. — Muore la contessa Matilde. —
+Donazione di Matilde.
+
+Un turbine d’indignazione si sollevò nel partito gregoriano. Vedeva
+esso crollata, per debolezza di un Papa, la grande opera che Gregorio
+VII aveva tirato su a forza di tante fatiche; i Cardinali, che non
+avevano diviso la prigionia di Pasquale, lo disprezzavano perciocchè
+non avesse preferito morire da martire anzichè sottomettersi al comando
+dell’Imperatore; addirittura chiamavano eresia ciò che il Pontefice
+aveva fatto, quantunque egli pur non fosse uscito della cerchia
+della disciplina ecclesiastica; chiedevano finalmente che si rompesse
+il trattato. Pasquale vide sorgere tutt’intorno a sè una discordia
+funesta; gli uomini zelanti lo minacciavano col dito teso, come se
+fosse stato un traditore di Dio, laonde l’infelice andava a nascondere
+il suo disperato dolore nelle solitudini di Terracina e dell’isola di
+Ponza.
+
+La Chiesa trovavasi rispetto a Pasquale nelle eguali condizioni in cui
+sarebbe uno Stato moderno di contro a un Principe che rompesse fede
+alla costituzione del regno; però nessun popolo ha mai combattuto le
+infrazioni commesse dal suo Re contro lo Statuto della nazione con
+pari energia e con forme rigidamente costituzionali e concesse dalla
+legge, sì come allora fecero la Chiesa e i suoi parlamenti. Giovanni
+di Tusculo e Leone di Ostia congregarono a Roma un Sinodo, nel quale
+si rinnovarono i decreti di Urbano e di Gregorio, e si protestò che il
+Privilegio dato ad Enrico V era nullo: a questo giudizio si associò
+con grande veemenza Brunone vescovo di Segni, che allora era in pari
+tempo abate di Monte Cassino[405]. Si chiese a Pasquale che ritrattasse
+il Privilegio e che scomunicasse il Re; Vescovi forestieri alzarono
+incolleriti le loro voci; Giovanni di Lione bandì un Concilio della
+Chiesa gallica; i Legati pontificî congregarono Sinodi, e l’irritazione
+giunse a tanto veleno, che già si teneva discorso di destituire il
+Papa. Minacciava uno scisma, giacchè Pasquale non soltanto aveva per
+difensori tutti que’ Cardinali che avevano avuto parte ai suoi casi
+ed all’opera sua, ma tutti gli aderenti dell’Imperatore e finalmente
+quelli dei Vescovi, che pur essendo ortodossi, avevano animo temperato
+a moderazione: alla loro testa stava il celebre Ivone di Chartres[406].
+Pasquale, debole, impaurito, mal securo di sè stesso, scriveva lettere
+ai Vescovi fiammeggianti di zelo, procurando di ridurli alla calma;
+biasimava gli attacchi che Cardinali fanatici volgevano contro il capo
+supremo della Chiesa, e protestava penitente che stava studiando il
+modo di poter cancellare tutto quello che era avvenuto.
+
+Addì 18 Marzo del 1112 radunò in Laterano un Concilio; descrisse ciò
+che sofferto aveva, disse come fosse stato astretto ad accettar quella
+transazione; confessò che il Privilegio era stato cosa contraria al
+giusto, ma protestò che ei doveva lasciare al Concilio le cure di porvi
+riparo, avvegnaddio egli non iscomunicherebbe mai l’Imperatore, nè a
+cagion delle investiture gli darebbe molestia. Nell’ultima tornata ei
+si purgò eziandio della taccia che gli veniva data di eresia, facendo
+una solenne professione di fede e riconoscendo per giusti i decreti
+dei suoi antecessori: allora il Sinodo ad una sol voce, lui silente,
+protestò che il Privilegio era contrario ai canoni, e lo dichiarò
+annullato[407].
+
+La storia di Enrico V e di Pasquale II offre un notevolissimo esempio
+della facilità con cui nelle cose politiche si conchiudono e si
+infrangono i patti, quand’anche sieno muniti di tutti i suggelli della
+religione. Non v’ha che la preponderanza di forza, la quale possa
+mantener fermo un trattato che sia dannoso all’una od all’altra delle
+parti contraenti, laonde, perchè abbia saldo cemento, si converrà
+sempre ch’esso possa ad entrambe recar profitto. Chi giudica con severa
+sentenza si chiederà quale fosse azione più biasimevole del Papa,
+se la prima in cui per paura o per compassione si lasciò strappare
+un trattato contrario ai canoni, oppure la seconda in cui paura e
+contrizione lo obligarono a infrangerlo. Se prima di far quest’ultima
+cosa Pasquale fosse disceso del trono, ei sarebbe stato pontefice men
+grande, ma più grand’uomo: rimasto papa, seguì la via più decorosa,
+ma che era cinta di pericoli gravissimi; diede al Concilio l’arbitrio
+di deliberare, e all’autorità di quello sottomise il Papato. Più non
+possiamo legger dentro al cuore di Pasquale per vedere qual miscela
+vi si contenesse di umiltà cristiana, di vergogna, di contrizioni,
+di debolezze umane, di collere; tuttavolta questo sappiamo, che egli
+resistette lunga pezza alle seduzioni del fanatismo, per il quale
+nessun giuramento è sacro. Il comportamento scevro di odio che adoperò
+verso lo spergiuro Enrico, durante la sua prigionia e dopo, gli dà
+diritto al titolo, ed è così raro! di sacerdote vero; laonde noi osiamo
+credere che quel suo comportamento derivasse altresì da sentimento
+cristiano, non soltanto da paura[408]. I decreti del Concilio furono
+trasmessi all’Imperatore coll’invito che prestasse rinuncia alle
+investiture; Enrico V si rifiutò di darla, e nondimeno Pasquale si
+tenne lungo tempo in corrispondenza epistolare con lui[409].
+
+Ciò che Pasquale ricusò di fare, fecero i suoi nunzî. I legati _a
+latere_, che i Pontefici mandavano da loro _alter ego_ in tutte le
+province della Chiesa, conseguirono, da dopo di Nicolò II e di Gregorio
+VII, una potenza inaudita. Temuti da tutti, da’ Principi del paro
+che dai Vescovi e dalle comunità, superbi e avari, furono (secondo
+l’aperta confessione che ne fa san Bernardo) il flagello de’ paesi,
+dai quali smungevano denaro, istessamente di quello che avevano fatto
+i Proconsoli di Roma antica; ma ajutarono i Papi ad assoggettarsi
+le corti dei Re e i Concilii delle Chiese nazionali. Il loro officio
+diventò scuola della finissima arte politica di Roma, ed eglino furono
+i veri e propri uomini di Stato di quella età. Conone di Preneste,
+appena che a Gerusalemme ricevette nuova dei casi di Roma, ebbe,
+nella sua dignità di legato pontificio, la temerità di scomunicare
+l’Imperatore. Guido, arcivescovo di Vienne e vassallo di Enrico,
+congregò nell’Ottobre 1112 un Concilio, dichiarò che la concessione
+delle investiture per mano de’ laici era cosa ereticale, condannò il
+privilegio, scagliò l’anatema contro Enrico V come contro un novello
+Giuda, e chiese a Pasquale che confermasse siffatte decisioni, se no
+minacciando rifiutargli obbedienza[410]. L’irritazione del clero contro
+di Enrico, alla quale prendevano parte anche molti Romani, incoraggì in
+questo tempo l’Imperatore greco a tentare di trar nuovamente in campo
+le pretese antiche di Bisanzio. Alessio Comneno, monarca avventurato
+e prudente, vedeva consolidato adesso il suo Impero per opera delle
+Crociate, le quali, colla fondazione del Regno di Gerusalemme e di
+altri Stati di Siria, gli avevano eretto un baluardo di difesa contro
+a’ Turchi: mandò dunque suoi ambasciatori a Roma, si dolse della
+disgrazia del Papa, felicitò i Romani della loro resistenza contro un
+ladro usurpatore, ed espresse il desiderio che gli fosse conferita la
+corona secondo il diritto antico. I Romani vollero dare un segno di
+protesta politica contro ad Enrico, mandando effettivamente a Bisanzio
+con magnificenze grandi un’ambasceria, affine di trattarvi della
+coronazione: però il Papa non prese parte a questo atto, e fu soltanto
+la nobiltà romana, ancora independente e dominatrice, la quale colse
+questa opportunità per far mostra pomposa di sè[411]. .
+
+Pasquale II del resto potè godere in Roma di qualche anno di
+tranquillità; solamente andò parecchie volte nelle Puglie, per vigilare
+colà a guardia dei diritti della Chiesa. Addì 15 Ottobre 1114 tenne
+un Concilio a Ceperano, e in questo luogo, dove Gregorio VII aveva
+un tempo investito di possedimenti Roberto Guiscardo, egli diede le
+Puglie, le Calabrie e la Sicilia in feudo a Guglielmo duca, ch’era
+succeduto a Rogero di Puglia[412]. Di questa guisa la Chiesa, nelle
+sue condizioni ognor più malagevoli, cercava di conservarsi l’appoggio
+dell’Italia normanna, di cui continuava ad essere sovrana territoriale,
+e frattanto la morte che avveniva della grande Contessa le sgombrava la
+prospettiva di tor possedimento di altre terre che già le erano state
+lasciate in legato.
+
+Nel giorno 24 Luglio dell’anno 1115 Matilde morì a’ suoi sessant’anni
+nel castello di Bondeno dei Roncori, vicin Canossa, avendo fatto
+erede de’ suoi beni il Pontefice. La celebre donazione di Matilde,
+uno dei più fatali doni di cui la storia registri ricordanza, fu a’
+suoi tempi il pomo della discordia che una femmina gittò fra i Papi
+e gli Imperatori. Da dopo di Pipino nessun’altra donazione ha avuto
+importanza eguale di questa; e sull’una e sull’altra si avvolge un
+egual buio. Mai non si giunse a capo di definire i suoi veri confini
+geografici o politici, e a buona ragione induce a meraviglia il fatto
+che il documento in cui s’ebbe compilato la donazione di Matilde non
+contenga pur una sola determinazione di luoghi, laddove negl’istromenti
+di donazione di quel tempo i territorî sieno descritti con esattezza
+scrupolosa[413]. Una prima donazione Matilde aveva fatto a Gregorio
+VII, ma la seconda scrittura nota che quella antica carta era andata
+smarrita, e perciò Matilde, ai 17 Novembre dell’anno 1102, in Canossa,
+consegnava in mano di Bernardo, cardinale legato, una nuova pergamena,
+nella quale lasciava alla Chiesa romana tutti i beni che ella possedeva
+di qua e di là dei monti, a suffragio dell’anima sua e di quelle
+de’ suoi parenti[414]. La critica assennata ha da lunghissimo tempo
+ripudiato la opinione che Matilde abbia potuto tenere in non cale
+tutti i concetti giuridici che dominavano al tempo suo, e ch’ella
+donasse al Papa anche i grandi feudi imperiali che i suoi antenati
+avevano posseduto, quali erano i Margraviati di Tuscia, di Spoleto e
+di Camerino, e Mantova, Modena, Reggio, Brescia, Parma[415]. Ma se la
+donazione si sia pur soltanto ristretta ai soli beni allodiali di lei,
+che si stendevano dal Po fin giù basso al Liri, non era a quel tempo
+sempre possibile di definire i limiti che distinguevano allodio da
+feudo; laonde la Chiesa potè ben giovarsi di siffatte incertezze per
+dar maggiore ampiezza ai suoi titoli.
+
+L’accortezza di Gregorio VII aveva destinato ai Papi il retaggio di
+Matilde; nè soltanto doveva con esso restaurarsi il decaduto Stato
+della Chiesa, ma dovevasi, per via di quello, porre una larga base
+alla sua signoria sull’Italia. Se i Papi, che avevano fatto dell’Italia
+meridionale un feudo di san Pietro, avessero potuto porsi eziandio in
+possesso dei beni di Matilde, e far trasmettere a sè anche i suoi feudi
+imperiali, pressochè tutta Italia sarebbe diventata loro vassalla, e
+il dono di Costantino si sarebbe quasi tramutato di favola in realtà.
+La donazione di Matilde, qualunque abbia potuto esserne il tenore,
+sarà sempre un capolavoro dell’arte politica de’ Papi; sennonchè lunghi
+anni trascorsero prima che eglino potessero impadronirsi soltanto della
+più piccola parte di quella eredità. Tre pretendenti ne disputarono ad
+essi la successione. Anzi tutti furono le città che avventuratamente
+conseguirono la loro autonomia; quelle di Tuscia, Pisa, Lucca, Siena,
+Firenze, Arezzo (che ancor durante il reggimento di Matilde erano
+giunte a darsi costituzione di republica) diventarono più tardi
+pienamente libere; nè Papa alcuno mosse pretensioni su di esse, nè
+vantò diritti sopra Modena, Reggio, Mantova, Parma, laddove Ferrara
+continuò ad essere feudo vero della Chiesa, dacchè questa ne aveva
+investito Tedaldo avo di Matilde. Gli altri pretendenti furono Guelfo
+V di Baviera, come marito di Matilde, ed Enrico V, come imperatore e
+parente della casa di Lotaringia. Appena Enrico ebbe l’annunzio che la
+Contessa era morta, egli si apprestò a scendere in Italia per prendersi
+i beni di lei: quanto a Pasquale, non potè egli impadronirsi mai di una
+sol zolla delle terre di Matilde, e l’eredità della celebre Contessa
+per lunga pezza continuò ad essere fra i successori di quel Papa e
+gli Imperatori il subbietto pratico della lotta, nella quale la grande
+controversia combattuta fra la podestà spirituale e la podestà civile,
+trovò indefessamente esca novella[416].
+
+
+
+
+CAPITOLO SECONDO.
+
+
+§ 1.
+
+Pasquale II condanna il Privilegio. — I Romani si sollevano, causa
+l’elezione del Prefetto urbano. — Pier Leone. — Sua rocca presso al
+teatro di Marcello. — La diaconia di san Nicola in Carcere. — Defezione
+della Campagna. — Enrico V viene a Roma. — Pasquale fugge. — Burdino di
+Braga. — Tolomeo di Tusculo. — Pasquale II ritorna e muore. — Monumenti
+di lui nella Città.
+
+La pace fu rotta in Roma di già nell’anno 1116: Enrico V calò in
+Lombardia, e Pasquale, premuto dalla contrarietà di tutti quanti i
+Vescovi, nel Concilio tenuto in Laterano addì 6 di Marzo, condannò
+con solenne anatema il Privilegio delle investiture, protestando che
+gli era stato sorretto colla violenza[417]. Fallì la conciliazione
+cui l’Imperatore aveva cercato di giungere colla mediazione di
+Ponzio abate di Cluny: per vero dire il Papa ricusò di far sì che il
+Concilio scomunicasse Enrico, ma non si oppose che i suoi legati gli
+scagliassero contro l’anatema, e tollerò che Giovanni arcivescovo di
+Milano annunciasse nel duomo di questa città che l’Imperatore era
+scomunicato: per parte sua non fe’ che dichiarare come soltanto un
+Concilio potrebbe cancellare quelle censure dei Vescovi[418].
+
+Mentre adesso gli ambasciatori di Enrico negoziavano col Papa,
+eglino in gran secreto se la intendevano coi Romani, i quali (tanta
+era l’incostanza di questo popolo!) facevano voti che l’Imperatore
+venisse. I Romani erano presi da accessi momentanei di collera contro
+l’Impero, laddove eterno era il loro maltalento contro la podestà
+pontificia; e la morte del Prefetto urbano offeriva loro, giusto in
+adesso, opportunità di venire ad aperta ribellione. I maggiorenti
+romani a questa età intendevano con avido occhio alla Prefettura,
+sì come i loro antenati avevano ambito il Consolato, avvegnaddio il
+giudice criminale di Roma fosse persona fornita di influenza massima.
+Gli occhi di tutti si figgevano sul Prefetto della Città, allorquando
+nelle processioni solenni, circondato da’ suoi giudici, moveva a’
+fianchi del Papa, vestito con abiti di foggia fantastica, dalmatica
+di seta rossa ad ampie maniche, mantello magnifico trapunto in oro,
+mitra di velluto porporino in capo, brache che da una gamba erano di
+panni d’oro, dall’altra di panni rossi[419]. Per solito l’elezione
+di quel magistrato, come quella del Papa, dava occasione a furibonde
+lotte di partiti. Dopo che l’eletto s’era fatto vedere dall’alto di una
+cattedra al popolo plaudente, ed aveva giurato le leggi di Roma, era
+costume di condurlo processionalmente al Papa, il quale lo confermava;
+finalmente un legato dell’Imperatore, fornito di pieni poteri, gli
+concedeva l’investitura, dandogli per insegne l’aquila imperiale e la
+spada nuda. L’imperatore lo teneva in conto di vicario suo nella Città,
+ma eziandio i Papi avevano il diritto di confermarlo; desideravano
+essi fervidamente di togliere all’Imperatore l’investitura del più
+importante officio cittadino, e ogni qual volta i tempi ne diedero loro
+agio, nominarono il Prefetto di loro propria autorità[420].
+
+Quando, sulla fine di Marzo dell’anno 1116, venne a morte Pietro
+prefetto della Città, Pasquale volle dare quella dignità a un figliuolo
+di Pier Leone, ma la fazione imperiale e il popolo, il quale odiava
+questo ricco ottimate, levò a prefetto il figliuolo di Pietro, ch’era
+in pari tempo nipote di Tolomeo di Tusculo[421]. Il Papa si prese le
+insegne della Prefettura e volle mettere in carica il suo candidato;
+ma nel giovedì santo, mentre Pasquale pontificava in Laterano, il
+partito popolare si cacciò dentro della chiesa, gli presentò Pietro
+suo giovine candidato, e con alte grida chiese che lo confermasse.
+La audace invasione sturbò la santa funzione, e una fiera disputa si
+appiccò tutt’all’intorno di un ragazzo arrogante vestito a gramaglia,
+il quale domandava di diventar prefetto di Roma. Il Papa congedò i
+tumultuanti rimettendoli a un altro dì; eglino uscirono del Laterano
+con rumori e con minacce, e Roma si divise in due fazioni, per le quali
+presero parte financo i Conti della Campagna[422]. La sollevazione
+crebbe duranti le feste, e si tramutò in guerra civile. Allorquando il
+Papa nella domenica di Pasqua stava movendo al san Pietro, incontrò
+presso al ponte di Sant’Angelo i Romani, che con grandi clamori gli
+presentarono nuovamente il figliuolo del Prefetto e ripeterono la
+domanda che gli desse l’investitura. Accesi di furore, minacciarono di
+scagliarsi sulla comitiva del Pontefice, e la processione, tornando
+al Laterano, donde era partita, fu dal Campidoglio perseguitata a
+sassate. Il giovine candidato vestì i distintivi della Prefettura[423];
+s’attaccò zuffa per le vie; torri e case furono distrutte, chiese
+saccheggiate; eccessi d’ogni fatta furono commessi[424].
+
+Il popolo pose assedio alla rocca di Pier Leone, ma essa era una
+delle più salde della Città. Il grande teatro di Marcello, nella cui
+strettissima vicinanza stavano le torri dei Pierleoni, s’acconciava
+mirabilmente ad uso di castello, e la prossimità del Tevere, e i
+ruderi di grandi portici, precisamente di quello chiamato _Octavia_,
+rendevano ancor più munito quel luogo, ch’era situato fra il fiume e il
+Campidoglio[425]. È cosa degna di nota che i Pierleoni, uomini nuovi
+di origine ebraica, avessero conservato od altrimenti avessero posto
+le loro residenze nel Transtevere, presso l’antico ghetto, accanto del
+ponte che univa la Città all’isola ed era appellato _Pons Judaeorum_
+dagli Israeliti i quali allora abitavano vicino di quello. Nocciolo
+di mezzo della loro rocca era il teatro, ma le loro case edificate
+a foggia di torri, si stendevano lungo il fiume fino a san Nicola
+_in Carcere_, diaconia antica, che era stata costruita sopra ruine
+di un bellissimo tempio[426]. Questa chiesa dura ancora oggidì, ma i
+palazzi dei Pierleoni sparvero; le loro torri si tramutarono in case
+di abitazione, e nelle parti che tuttavia ne avanzano trovansi oggidì
+collocati il macello di bufali e i fondachi di ferravecchi che vi
+tengono gli Ebrei del prossimo ghetto. Così le dimore di una famiglia
+di superbi Senatori e di Consoli dei Romani tornarono (mirabile ironia
+della sorte!) all’uso cui quel luogo aveva in origine servito; e là,
+dove sotto la protezione di signori potenti, ebrei di origine, morì
+il celebre Papa che predicò le Crociate, là dove dalla casa stessa
+dei Pierleoni uscì un Pontefice, oggidì gli Israeliti tornano ad
+ammonticchiare la loro mercanzia di ciarpami, parimenti di quello che
+ebbero fatto gli antenati di Pietro Leone e di Anacleto II: così ei
+sembra che oggidì ancora quelle genti tolgano vendetta dell’antica
+famiglia la quale ebbe rinnegato la fede del loro popolo[427].
+
+Pier Leone con grandi instanze invocò il Pontefice che tornasse, affine
+di aiutarlo: infatti dopo una seria sconfitta toccata al suo partito,
+Pasquale era fuggito ad Albano, e in quelle sue difficoltà aveva
+profuso beni ecclesiastici, regalandone i Baroni, e specialmente dando
+Aricia in feudo a Tolomeo[428]. Le milizie del Papa pertanto entrarono
+adesso in Roma; la fazione avversa fu battuta, si fece prigioniero il
+giovine Prefetto, e già lo si aveva tratto a Castel Fumone, quando
+l’infido Tolomeo repentinamente prendeva d’assalto sull’Algido i
+Pontificî, riponeva in libertà il nipote, e faceva prigioniere le
+genti stesse del Papa. Le defezione di Tolomeo diè il segno della
+insurrezione alla Campagna; i Romani con nuovo accanimento posero
+assedio alla rocca di Pier Leone, e papa Pasquale cercò sicurezza
+nelle torri di Sezza, sui monti Volsci. Gli ottimati ribelli invitarono
+allora Enrico a venirsene a Roma, ed egli mandò loro lettere e regali,
+sperando che, in tanta angustia, il Pontefice si sarebbe fatto più
+pieghevole verso di lui. La sollevazione di Roma fu veramente così
+impetuosa, che si dee meravigliare come allora non venisse fatto
+ai Romani di darsi una costituzione di libertà; per lo contrario la
+guerra delle fazioni cessò col finire dell’estate, e Pasquale, che
+era venuto di Benevento con soldatesche, potè, se non altro, entrare
+nel Transtevere[429]. È incerto se conchiudesse un accordo coi Romani,
+poichè riconobbe Pietro per prefetto; certo si è che la città di Roma,
+ossia la nobiltà che vi teneva dominio, s’era allora in sostanza resa
+independente dal Papato.
+
+Però adesso veniva l’Imperatore, e l’afflitto Papa, simile ad una
+fiera che senza posa è perseguitata in caccia, dovette prendere
+nuovamente la fuga. Enrico V, irritato per ciò che gli sforzi dei suoi
+ambasciatori erano caduti a vuoto, voleva ancora una volta costringere
+il Pontefice a prestargli obbedienza, avvegnaddio Pasquale avesse
+chiesto che l’Imperatore si assoggettasse alla sentenza di un Concilio,
+e il figliuolo di Enrico IV fosse ammaestrato abbastanza per bene
+di quel che valessero cotali artificî. Sulla Pasqua dell’anno 1117
+capitò egli, ma non coll’aspetto di nemico della Chiesa, sibbene di
+uno che con grande umiltà cercava di porre termine in buona amicizia
+alla controversia dell’investitura; tuttavolta il Papa sbigottito se
+la diè a gambe, ricoverandosi a Monte Cassino e a Benevento. Beraldo
+abate di Farfa, Giovanni Frangipane e Tolomeo si posero subito dalla
+parte di Enrico; egli conquistò alcune città pontificie, e i Romani,
+festanti o impauriti che fossero, spalancarono le porte al loro nemico
+d’altro tempo. I suoi aderenti gli avevano preparato un vero ingresso
+trionfale; e l’Imperatore a cavallo traversò colla moglie sua le vie
+di Roma messe a feste, plaudito dal popolo, accolto da processioni
+scismatiche: però non un Cardinale, non un Vescovo solo furono a
+salutarlo[430].
+
+Fece egli ogni sua possa per guadagnare a sè il clero: alcuni Cardinali
+e Bardino arcivescovo di Braga, legato di Pasquale, vennero con lui
+a negoziati, ma ogni conciliazione fallì, poichè egli si rifiutò
+di dar rinuncia al diritto di investitura. Nel giorno di Pasqua
+l’Imperatore si recò al san Pietro, ma non passò dal ponte di Adriano,
+di cui il castello era tenuto dai Pontificî, sibbene traghettò il
+fiume per barca. Congregò un parlamento, cui intervennero eziandio
+alcuni Cardinali; si dolse dell’assenza del Papa, e manifestò i
+voti che egli faceva, acciocchè si ricomponesse pace fra la Chiesa
+e lo Stato. Con un discorso magniloquente celebrò i beneficî che
+recherebbe la concordia fra i due Principi della Cristianità; la
+gloria dell’uno, diceva, sarebbe gloria dell’altro; l’unione delle loro
+forze incuterebbe terrore a tutti; a loro volgerebbero lietamente lo
+sguardo il Senato, i Consoli, la nobiltà, tutti i buoni abitatori della
+Città e del mondo; «i Goti, i Galli, gli Spagnuoli, gli Africani, i
+Greci, i Latini, i Parti, gli Indi, gli Arabi, o ci temerebbero o ci
+amerebbero. Ma ahimè! d’altra fatta sono le azioni nostre, e d’altra
+specie frutto ne raccogliamo»[431]. Risposero i Cardinali con un
+coraggioso discorso, nel quale contrapposero come veramente stessero
+le cose, e tratteggiarono il quadro delle violenze da lui commesse.
+Detto ciò, ricusarono di coronarlo per la festività, avvegnachè giovi
+sapere che le quante volte gli Imperatori erano a Roma nei giorni
+delle maggiori feste religiose solevano farsi mettere in capo dal
+Papa il diadema, per andare indi in processione attraverso la Città.
+Sennonchè Burdino, come l’ambizione lo sospingeva, compiè, da legato
+pontificio, una tale ceremonia, ed Enrico potè festeggiare la Pasqua
+con grandissima pompa. Quasi tutta Roma ei si guadagnò a forza d’oro,
+confermò nell’officio il giovine Prefetto[432], e financo avvinse a sè
+con vincoli di parentela la più potente famiglia del ceto de’ Capitani.
+Tolomeo tenne ad alto onor suo, che l’Imperatore gli desse in moglie
+la sua illegittima figliuola Berta. Quel Conte, figlio di Tolomeo I
+di Tusculo, mirava con orgoglio ai duecento anni di gloria della sua
+famiglia, la quale, come attestava Pietro nipote di lui, diacono a
+Monte Cassino, discendeva per diritta linea dalla gente Giulia e dagli
+Ottavî[433]. Enrico confermò al Conte, mercè una pergamena imperiale,
+il possedimento di tutti i beni che egli aveva avuto in eredità dal suo
+avo Gregorio; lo pose quasi sotto la dipendenza diretta dell’Impero,
+e di tal maniera collocò minaccioso alle porte del Papato il Tusculano
+avversario antico di questo. Grande era la potenza di Tolomeo rispetto
+allo Stato della Chiesa, chè il suo dominio si stendeva dalla Sabina
+al mare, per modo che il «Dittatore di Tusculo», duca e console di
+tutti i Romani, ha apparenza di principe vero del Lazio. E i Tusculani
+guerreggiarono per loro proprio conto contro i cittadini di Gaeta, e da
+principi independenti conchiusero indi con essi de’ trattati, giusta
+i quali concessero a quella Repubblica sicurezza di traffici nel loro
+territorio[434].
+
+Frattanto Pasquale teneva a Benevento un Concilio, in cui scomunicava
+Burdino. A sue instanze, il Principe di Capua mandò milizie nelle terre
+romane; ma quantunque, omai intorno alle Pentecoste, l’Imperatore fosse
+partito per la Toscana, bastarono i vassalli di Tusculo ed alcuni
+Tedeschi a far voltar loro le calcagna[435]. Soltanto nell’autunno
+Pasquale potè muovere di Benevento con un esercito maggiore, e
+avanzarsi fino ad Anagni. Il Papa, vecchio e infermo, celebrò le feste
+di Natale a Palestrina, sotto la protezione di Pietro Colonna, cui può
+darsi che, costrettovi da necessità, avesse confermato il possesso
+di quella città. Il suo partito andò rafforzandosi, e alcuni Baroni
+ch’egli si amicava lo ricondussero a Roma, dove le fazioni ferocemente
+combattevano le une contro alle altre[436]. Al giungere di lui, che
+entrò in Transtevere con milizie fresche, n’ebbero spavento l’Abate
+di Farfa e Tolomeo; i Romani stesero le braccia a Pasquale, e già si
+aveano volte le macchine di guerra contro il san Pietro, nel quale
+il Prefetto stavasi trincerato con molti Consoli, allorquando il Papa
+sentì mancarsi le forze, e venne in fin di vita[437].
+
+E morendo, esortò i Cardinali alla concordia, alla prudenza, ed a
+resistere contro le «oltracotanze dei Tedeschi»; indi, nella notte
+del 21 Gennaio 1118, otto dì dopo il suo ritorno, esalò l’ultimo
+fiato: morì in un edificio prossimo alla porta di bronzo del castel
+Sant’Angelo[438], e poichè i nemici s’accampavano nel san Pietro
+come in una trincea, il morto dovette esser sepolto in Laterano.
+Il pontificato di Pasquale II fu pieno di miserie, e sconvolto di
+tumulti tali, onde furono funestati pochi reggimenti prima del suo:
+non soltanto egli venne tratto in lotta contro l’Imperatore, ma
+sofferse costantemente di ribellioni, e vide financo sollevata contro
+di sè tutta la Chiesa. Nessun mausoleo serba più ricordanza dello
+sventuratissimo Papa, il quale fu angustiato fin nella tomba dal
+figliuolo di quell’Imperatore, che Gregorio VII aveva cacciato entro
+la fossa colla sua maledizione in fronte. A monumento di lui esiste
+oggidì ancora in Roma qualche chiesa che egli restaurò: san Bartolomeo
+nell’isola Tiberina e santo Adriano nel Foro (pur sempre chiamato
+anche a questo tempo _in tribus Fatis_). Vi si aggiunge santa Maria
+in Monticelli, e probabilmente eziandio san Clemente, di cui Pasquale
+era stato cardinale. La sua opera migliore fu la rinnovata chiesa dei
+Quattro Coronati sul Celio, che l’incendio normanno aveva distrutta;
+ed egli la consecrò ai 20 di Gennaio, poco tempo prima che fuggisse
+davanti a Enrico V: tuttavia, la forma che essa ha odiernamente deriva
+da tempo più tardo.
+
+Di tal guisa Pasquale, ad onta di tante difficoltà che lo premettero,
+fu il primo Pontefice che, dopo un periodo lungo di inoperosità,
+intraprendesse a edificare in Roma in un tempo nel quale non andava
+giorno che la guerra delle fazioni non devastasse monumenti antichi e
+chiese[439].
+
+
+§ 2.
+
+Elezione di Gelasio II. — I Frangipani prendono di assalto il Conclave.
+— Prigionia e salvamento del Papa. — Enrico V viene a Roma. — Gelasio
+fugge. — L’Imperatore eleva al pontificato Burdino, con nome di
+Gregorio VIII. — Fa ritorno al settentrione. — Gelasio II viene a
+Roma, per chiedervi protezione. — I Frangipani lo assalgono una seconda
+volta. — Egli fugge in Francia. — L’infelice vecchio muore a Cluny.
+
+Il Cardinale di santa Maria in Cosmedin fu in gran fretta chiamato di
+Monte Cassino a Roma, per esservi fatto papa. Giovanni di Gaeta, nato
+di illustre famiglia, monaco sotto il governo di Oderisio abate, si
+era ornato di sì eletta dottrina in quella scuola di Benedettini, e vi
+aveva conseguito tanta fama di eloquenza e di bello stile, che Urbano
+II l’aveva fatto venire a Roma e tolto per suo cancelliere: al tempo
+di Pasquale II era stato nominato arcidiacono. Colla sua temperanza
+d’animo aveva difeso questo Papa dai zelatori, e forse fu egli il
+quale impedì che scoppiasse lo scisma, e che si venisse ad un’aperta
+rottura coll’Imperatore; tuttavolta dalla fortezza di un uomo che
+s’era educato all’insegnamento dei grandi tempi di Gregorio VII e di
+Urbano, il partito cattolico poteva confidare che nella controversia
+delle investiture avrebbe sostenuto a spada tratta il principio della
+libertà di elezione[440]. Il Conclave si raccolse in santa Maria in
+Pallara, sul Palatino: questo convento, che era a tiro della rocca dei
+Frangipani, apparteneva alla Curia, la quale lo aveva concesso a Monte
+Cassino; ed in esso dimorava Giovanni di Gaeta, sì come prima di lui
+vi aveva abitato Federico di Lotaringia, innanzi che fosse assunto
+a papa[441]. L’elezione avvenne in gran secreto; volevasi mandare a
+esecuzione ciò che aveva prescritto il decreto di Nicolò II; l’elezione
+doveva avvenire per opera dei Cardinali, nè si doveva aver riguardo a
+diritti imperiali qualsiansi.
+
+Ai 24 Gennaio dell’anno 1118 Giovanni fu acclamato papa, unanimi tutti,
+e ricevette nome di Gelasio II. Invano il vecchio infermiccio fe’
+tutto quanto stava in lui per iscansare la tiara, chè essa era cosa
+poco ambita in un tempo nel quale non vi aveva quasi un sol Papa che
+non diventasse persona di tragedia: però egli non potè venir subito
+consecrato, poichè, essendo diacono, dovevano prima ordinarlo prete, e,
+per far questo era mestieri che trascorressero le tempora di Marzo. Il
+neoeletto aveva appena rivolto la mente a meditare tristamente sulle
+sciagure cui andava incontro, che già le porte del Conclave cadono
+abbattute; Romani furibondi si cacciano dentro di quelle stanze colle
+spade nude in mano; un novello Cencio afferra il vecchio per la gola,
+lo atterra, lo calpesta colle calcagna armate di sproni, e fra oscene
+bestemmie lo trascina fuor della chiesa, intanto che i suoi vassalli
+accalappiano con funi Cardinali fuggenti, oppure li gettano abbasso
+dei loro muletti. Il Conclave s’era raccolto proprio dentro il covo
+della belva; forse meglio gli elettori avrebbero fatto a porsi sotto
+la protezione di Pier Leone, ma essi non si fidavano più di questo
+potente Console, poichè può darsi che fin d’allora egli vagheggiasse
+di por la tiara in capo del figliuol suo. Nessuna famiglia di nobili si
+manteneva lunga pezza fedele ad una stessa bandiera; nemici acerbi del
+Papa, si tramutavano in vassalli suoi fervidissimi, e in breve tempo,
+con altrettanta prestezza, già dimenticavano di esserlo mai stati.
+Forse i Cardinali avevano promesso ai Frangipani, aderenti dell’Impero,
+che eleggerebbero un candidato della loro fazione; e conseguenza di
+vedersene ingannata era l’opera brutale che una famiglia di Consoli
+romani compieva, ad imitazione del colpo di Stato di Enrico V[442].
+
+Gelasio fu gettato in una torre di Cencio Frangipane, carico di catene,
+tutto sanguinoso, più morto che vivo: e forse l’afflitto vecchio avrà
+invocato veramente la morte. Ma il popolo si sollevò, le milizie delle
+dodici Regioni, le genti del Transtevere e dell’isola corsero all’armi:
+il prefetto Pietro, che or s’era riconciliato con Pier Leone, questi
+colla sua numerosa famiglia, Stefano dei Normanni, ed altri nobiluomini
+parteggianti pel Papa, si congregarono in Campidoglio, seguiti da’
+loro clienti[443]. Chiesero che Giovanni fosse loro reso, ed allora il
+malandrino sciolse i ceppi del suo prigioniero, gli si gettò a’ piedi
+e ne ottenne l’assoluzione. Si ripetè così quasi a pennello la scena
+selvaggia della vita di Gregorio VII, e rapidamente come allora era
+avvenuto, la tragedia si cambiò in giorno di esultanza. Roma si parò a
+festa; fecero montare sopra un bianco muletto il Papa liberato, e fra
+grida di giubilo lo condussero in Laterano, dove ricevette gli omaggi
+dei Romani. Ne avrà egli pianto di commozione, o ne avrà sorriso con
+amarezza[444]? la storia ha essa mai registrato di qualsiansi altri
+Principi un accoppiamento eguale di debolezza e di onnipotenza, com’è
+questo che si incontra nei Papi del medio evo?
+
+Dopo di un cominciamento così orribile del suo pontificato, Gelasio
+II godette appena di un mese di pace in Roma. I Frangipani non posero
+tempo in mezzo, fecero noto all’Imperatore che, senza il consentimento
+suo, era stato assunto un Papa, e gli chiesero che venisse a Roma.
+Enrico V, cui per tutte le ragioni premeva di affermare precisamente
+adesso la efficacia del suo diritto regio nell’elezione pontificia,
+cui stava molto a cuore di porre sulla cattedra apostolica uno che
+avesse riconosciuto per valido il Privilegio di Pasquale, partì in
+fretta e in furia del suo campo del Po con poca soldatesca, e nella
+notte dei 2 di Marzo Gelasio si destò in sussulto all’annunzio che il
+formidato Imperatore era smontato nel portico del Vaticano[445]. Un
+panico terrore s’impadronì della Curia, e il Papa che in passato aveva
+diviso anch’egli con Pasquale la prigionia, ora si vedeva minacciato
+di pari sorte. Lo si adagiò a cavallo, ed egli fuggì del Laterano, e
+corse a nascondersi nella torre del romano Bulgamino, posta a santa
+Maria, nella Regione di Sant’Angelo[446]. Messaggieri di Enrico lo
+andarono a cercare, ma egli, non fidandosi di loro inviti, decise
+di ricoverarsi a Gaeta sua patria, e la sua corte, i Cardinali, i
+Vescovi lo accompagnarono[447], imbarcandosi in due navi sul vicin
+Tevere. Però contro dei fuggenti si sollevava anche la furia degli
+elementi; un uragano impediva che le barche potessero entrare in mare
+presso a Porto, e dalle sponde i Tedeschi, che davano loro la caccia,
+bersagliavano di dardi le galere sbattute dall’onde, e, in mezzo allo
+scoppio dei tuoni ed al chiarore de’ lampi, con bestemmie gridavano che
+le incendierebbero con palle di bitume, se non s’avesse dato loro in
+mano il Papa[448]. Tutta volta le tenebre della notte e l’imperversare
+del turbine salvarono i fuggenti, e impedirono che Enrico V facesse
+la presa di un secondo Papa. Sbarcarono non visti; il Cardinale Ugo
+di Alatri, tornato in quel mentre dal Capo Circeo, dov’era stato da
+prevosto di Pasquale, si prese, nuovo Enea, sulle robuste spalle il
+debole Gelasio, e in mezzo al diluviare e al vento impetuoso lo portò
+di peso al castello di San Paolo, vicino Ardea[449]. Quando al mattino
+appresso i Tedeschi frugarono le barche e non vi trovarono entro il
+Papa, se ne tornarono a Roma, ma la notte stessa le galee accolsero
+di bel nuovo i fuggitivi, e per Terracina condussero a Gaeta quella
+afflitta turba di Cardinali affranti dal mal di mare: colà alla fine
+Gelasio potè trovar riposo. E allora le sorti subito mutarono; chè
+tostamente i Vescovi e i maggiorenti dell’Italia meridionale, Guglielmo
+di Puglia, Roberto di Capua, Riccardo di Gaeta, e cavalieri e Conti
+molti accorsero ivi pieni di reverenza, e appena che Gelasio fu (addì
+10 di Marzo) ordinato Papa, gli prestarono omaggio di vassalli[450].
+
+La fuga di lui aveva deluso l’intenzione di Enrico, e n’era stata così
+troncata la via dei trattati; perciò l’Imperatore levava un Antipapa.
+Gelasio aveva rifiutato l’invito di venire a un accordo con Enrico e
+di farsi consecrare in presenza sua nel san Pietro; e al rifiuto aveva
+aggiunto dichiarazione che, per definire la controversia tuttavia
+pendente, sarebbesi raccolto in Settembre un Concilio a Milano oppure
+a Cremona. Or queste città erano nemiche dell’Imperatore; e se questi
+adesso protestava che la elezione di Gelasio era stata nulla, ed
+eleggere faceva un Papa nuovo, egli non varcava per nulla le facoltà
+che su di ciò a quel tempo gli davano i diritti della corona imperiale.
+Congregati pertanto in san Pietro i Romani, fe’ loro conoscere la
+risposta data dal fuggitivo, ed allora s’alzò fra quelli un grido
+d’indignazione, vera che fosse o infinta, dicendosi che Gelasio voleva
+trasferire a Milano la sede del Papato: si finì reclamando un’elezione
+nuova. Giurisperiti che Enrico aveva con sè condotti (fra essi era
+il celebre Irnerio di Bologna) spiegarono dalla cattedra l’ordine
+di costituzione onde si reggeva la elezione pontificia: dopo di ciò
+Maurizio Burdino, arcivescovo di Braga in Portogallo, fu acclamato
+papa, e condotto in processione al Laterano. Nel dì seguente, ch’era
+il 10 di Marzo, preti scismatici lo consacrarono con nome di Gregorio
+VIII[451].
+
+Così, nel luogo istesso che era stato teatro della loro accanita
+battaglia contro Enrico V, i Romani ricevevano adesso dalle mani di
+lui un Antipapa, straniero di nazione. La storia di Roma nel medio
+evo mette brivido colla ferocia de’ suoi avvenimenti, ma più ancora
+induce a meraviglia per l’incostanza senza esempio del suo popolo.
+Perciò è che in mezzo al fluttuare sempre vario e sempre agitato delle
+fazioni, il Papato offre uno spettacolo unico al mondo, e tale che non
+avrà mai più ripetizione di eguali casi, avvegnaddio la roccia di san
+Pietro, l’_immobile saxum_, vi sia rimasta per mezzo sempre salda e
+incrollabile. Tuttavia ingiustizia sarebbe se si volesse biasimare i
+Romani per loro mancanza di fermi propositi, senza che la ragione se
+ne spiegasse: e infatti soltanto l’autonomia politica inspira vita e
+dignità ad un popolo, laddove la Republica di Roma, vera chimera, non
+faceva che ondeggiare ad altalena fra il Papato e l’Impero. Un solo
+sentimento costantemente durava nella Città, ed era la repugnanza
+contro la podestà civile del Pontefice.
+
+Burdino era uomo ambizioso, ma probo e di bella mente; il
+partito cattolico aveva bel dire che egli era soltanto un creato
+dell’Imperatore, e Gelasio l’eletto di tutti i Cardinali; l’Antipapa
+si appoggiava al diritto imperatorio, e presto era riverito da molte
+province d’Italia e di Alemagna e perfino di Inghilterra. Gelasio
+confortava sè medesimo perciocchè appena fosse se due o tre preti
+cattolici avevano abbracciato la parte di Burdino, ma egli vedeva
+Roma piena di Guibertisti, e la Chiesa ricaduta nelle miserie antiche,
+come a’ tempi di Clemente III[452]. Continuava a durare il principio
+politico della orribile divisione, e i modi di combattimento erano
+pur sempre eguali a quelli di un tempo. Gelasio, il quale sette anni
+prima aveva sottoscritto al Privilegio dato ad Enrico, lo scomunicava
+adesso da Capua, nella domenica delle Palme; scongiurava i Principi
+normanni acciocchè lo riconducessero a Roma e discacciassero i
+«Barbari», che avevano con sè pochissima forza di soldatesche. Enrico
+s’era omai avanzato fin verso a Ceperano, e assediava il castello di
+Torrice, vicin Frosinone, allorchè gli giunse novella che i Normanni
+si avvicinavano[453]; allora battè in ritirata, lasciò a Roma Burdino,
+e andò in Lombardia. Peraltro i Principi normanni, che avevano fatto
+scorta al Papa fino a Monte Cassino, qui lo abbandonarono a sè solo,
+forse perchè egli non accontentavali in tutte le loro richieste[454].
+Gelasio, per poter passare dalla Campagna, dovette comperarsene la
+licenza da que’ Conti, e in sul principio del Luglio attraversò le
+sue proprie terre non dissimile da un povero pellegrino: entrato in
+Roma, dovette picchiare alle porte di alcuni Consoli che gli erano
+amici, implorando la loro protezione. Egli dimorò in vicinanza di
+santa Maria _in Secundicerio_, fra le torri di Stefano Normanno, di
+Pandolfo fratello di questo, e di Pietro Latro che era della famiglia
+de’ Corsi[455]. Roma pertanto stava in attesa che si ripetesse lo
+spettacolo di due Pontefici che a vicenda si maledicessero, e l’un
+contro all’altro pugnassero, scambievolmente chiamandosi, secondo il
+rude linguaggio di quell’età, plasma, statua fabbricata con mani lorde
+di sangue, idolo di argilla, bestia dell’Apocalisse[456].
+
+Burdino teneva in possesso suo la maggior parte della Città; più che
+mezza Roma lo riconosceva per pontefice, ed egli senza impedimento
+occupava la chiesa di san Pietro, propugnacolo de’ Papi scismatici:
+da parte sua Gelasio poteva tutt’al più farsi franco di andare al san
+Paolo, dove i suoi partigiani stavano in armi. Ma su di questo Papa
+il martello della sventura senza posa avventava colpi sopra colpi.
+Invitato dal Cardinale del titolo di santa Prassede ad assistere alla
+festa di quella patrona, la cui solennità cadeva ai 21 di Luglio, egli
+vi andava, sebbene la chiesa fosse situata in prossimità delle torri
+dei Frangipani: Stefano de’ Normanni, e Crescenzio Gaetano nipote
+del Papa, uomini di gran valore, ve lo accompagnavano con una mano
+di armigeri[457]. La messa non era ancor pervenuta al suo termine,
+allorchè i feroci Frangipani si cacciarono nella chiesa con impeto,
+empiendola di una gragnuola di sassi e di saette; la quiete del tempio
+si tramutò tutt’a un tratto in tumulto di battaglia; il Papa non
+visto fuggì, intanto che i suoi fieramente continuavano ad azzuffarsi
+cogli Imperiali. «Che fate o Frangipani?», proruppe alla fine Stefano,
+«dove correte? Il Papa che voi cercate fuggì. Volete anche la ruina
+nostra? non siamo al paro di voi Romani, e vostri congiunti di sangue?
+Indietro! indietro! che anche noi, lassi, ce ne possiamo tornare alle
+nostre case!» Il truce Cencio, e Leone Frangipani, entrambi figliuoli
+di donna Bona ch’era sorella di Stefano, cedettero alla voce dello
+zio; ringuainarono con repressa rabbia le spade, e le due parti si
+separarono[458]. Allora si andò frugando per tutta Roma, e fuor delle
+porte, in cerca del Papa. Alcune donne lo avevano visto montare a
+cavallo, mezzo spoglio delle sue vesti pontificie, e fuggire seguito
+soltanto dal suo crocifero. In sulla sera lo si rinvenne. Lo sventurato
+vecchio, diserto come Edipo, stava seduto nel prato del san Paolo,
+circondato da pietose femmine: chi se lo imagina in quello stato, vede
+disegnarsi uno dei quadri più commoventi cui la storia del Papato metta
+in rilievo[459].
+
+«Fratelli e figli miei», disse Gelasio nel dì seguente, «noi dobbiamo
+andarcene di Roma, poichè qui è impossibile viver più a lungo. Fuggiamo
+di questa Sodoma, di questo Egitto, di questa Babilonia, città di
+sangue. Lo dico innanzi a Dio che vede il dolor mio: meglio vale un
+Imperatore che tanti di costoro; ed invero un cattivo distruggerà
+i peggiori, fino a che anche lui coglierà colla sua punizione
+l’Imperatore di tutti gli Imperatori»[460]. Nominò Pietro di Porto a
+suo vicario, Ugo cardinale a legato per Benevento, confermò Pietro
+nell’officio di prefetto, e fece Stefano dei Normanni gonfaloniere
+della Chiesa in Roma[461]. Con sè prese sei Cardinali, fra’ quali
+quel figliuolo di Pier Leone che presto doveva diventar celebre, ed
+alcuni Consoli, fra cui furono Pietro Latro e Giovanni Bello fratello
+del Prefetto[462]: indi, addì 2 di Settembre, s’imbarcò per andarne
+a Francia, dove in passato Pasquale e Urbano avevano tratto a sicuro
+porto la navicella di san Pietro. Con gran solennità lo accolse Pisa,
+la città ricca di traffichi, ed egli elevò quel Vescovato a Chiesa
+metropolitana cui rese soggetta la Corsica, ne consecrò il magnifico
+duomo, e vi predicò con eloquenza degna di «un Origene»: per fermo la
+sua sventura gli doveva essere ispiratrice di sagge considerazioni.
+Nell’Ottobre fece vela per Genova, e alla fine toccò terra non
+lungi dalle foci del Rodano, presso al convento di santo Egidio
+nell’Occitania.
+
+I Vescovi, i Principi di Francia, e ambasciatori di re Luigi vennero
+a salutare con loro solenni omaggi il venerando esule, a Maguelone, a
+Monpellieri, ad Avignone e in altre città: nella Francia meridionale,
+calda ancora dell’entusiasmo delle Crociate, fuvvi ressa di gente
+che a gran torme accorreva sul suo sentiero per vedervi il Vicario di
+Cristo, cui non i Saraceni ma i Romani avevano discacciato dalla tomba
+di san Pietro: e offerte spontanee e oboli di san Pietro piovvero a
+soccorrerne la povertà[463]. I Pontefici di quel tempo dovevano partire
+di Roma e muovere ne’ paesi forestieri, se volevano acquistare la
+consapevolezza che ancora si prestava loro reverenza vera di vicarî di
+Cristo. Re detronati, in qualunque luogo cercassero asilo, perdevano
+insieme colla corona anche l’onoranza che a quella va congiunta;
+per lo contrario la persona di un Papa era cinta di splendore tanto
+meraviglioso, che la fuga e l’inopia mendica non facevano altro che
+porlo in maggiore rilievo ed esaltarlo ognor più. Le emozioni che
+or provava in Francia si aggiunsero alle angustie sofferte in Roma,
+per accorciare la vita del vecchio. Gelasio II morì, addì 29 Gennaio
+dell’anno 1119, nel convento di Cluny, circondato da monaci, da
+Cardinali e da Vescovi, vestito di una povera tonaca, disteso sul
+nudo terreno. Non più di un anno e quattro giorni aveva durato il suo
+pontificato, e in questo breve tratto di tempo si erano accumulati
+sopra di lui i dolori d’una lunga e intiera vita d’uomo. Allorquando
+vien detto che, sulle eccelse cime della grandezza umana, i Papi non
+sono che martiri, la vita di Gelasio, più di quella di ogni altro,
+può far fede di cosiffatta parola. Per lo meno non vi è uomo di animo
+pietoso, il quale, volgendo il pensiero a quel vecchio sventurato,
+ultima vittima della controversia delle investiture, non si senta
+tratto a gravi e serie meditazioni.
+
+
+§ 3.
+
+Calisto II. — Negoziati con Enrico V. — Concilio di Reims. — Calisto
+viene in Italia. — Entra in Roma. — L’Antipapa cade a Sutri. —
+Mostruose pompe trionfali del medio evo. — Il Concordato di Worms.
+— Influenza salutare che la controversia delle investiture esercitò
+sul mondo. — Calisto II regna pacificamente in Roma. — Monumenti in
+Laterano eternano la definizione della grande controversia. — Calisto
+II muore.
+
+Voto di Gelasio era stato che gli succedesse nel pontificato il
+Cardinale di Palestrina, ma Conone proponeva che si facesse papa
+l’Arcivescovo di Vienne. In così grande difficoltà di tempi non
+v’era uomo alcuno che ne fosse adatto più di questo prelato, principe
+vero. Guido, figlio del conte Guglielmo Testardita, discendente della
+casa di Borgogna, congiunto in parentela col Re francese e altresì
+coll’Imperatore, era il più magnifico Vescovo di Francia; orgoglioso,
+accorto, d’animo fermo, celebre dappertutto per l’arditezza dimostrata
+nella questione delle investiture. Era cosa naturale che in Francia,
+asilo dell’esule Pontefice, si eleggesse un Francese, ed era manifesto
+che questi troverebbe protezione da Luigi VI. Per conseguenza avvenne
+un caso strano; i sei Cardinali che avevano accompagnato Gelasio,
+e con loro i pochi altri Romani, da terra straniera elessero a papa
+uno straniero. Questo atto si compiè nel celebre convento di Cluny
+sull’incominciamento del Febbraio; peraltro Guido ricusò di vestire
+la porpora, se prima i Cardinali non avessero dato in Roma conferma
+all’elezione. Al Cardinale vicario, Pietro di Porto, fu dunque mandata
+di Francia la scrittura dell’elezione; egli congregò i Romani nella
+chiesa di san Giovanni nell’isola Tiberina, indi nel Campidoglio;
+ed i Cardinali, i maggiorenti di parte cattolica (segnatamente Pier
+Leone, il cui figliuolo era stato uno degli elettori dell’arcivescovo
+Guido), il Prefetto, il clero ed il popolo approvarono tutti concordi.
+I grandi vantaggi che prometteva il pontificato di Guido temperarono
+nei Romani il sentimento dell’orgoglio offeso; tuttavia nella lettera
+di risposta aggiunsero nota, che l’elezione avrebbe dovuto essere
+fatta nella Città, ovvero nel suo territorio, e per opera dei Cardinali
+romani[464].
+
+Guido, riconosciuto per papa quasi in ogni luogo, fu consecrato
+in Vienne, sulla fine di Marzo dell’anno 1119, con nome di Calisto
+II[465]. Tosto in Francia manifestò egli una grande energia; scopo suo
+si era di por fine allo scisma e al lungo piatire sulle investiture.
+Con Papi deboli o mal destri Enrico V aveva avuto buon giuoco, ma la
+cosa correva differente con Calisto II che stava all’altezza sua:
+infatti questi era l’ardito legato che da Vienne aveva scomunicato
+lui e minacciato papa Pasquale che gli disdirebbe obbedienza; era
+uomo infine di spiriti principeschi in tutta l’estensione della
+parola. Disordine travagliava le terre di Alemagna, e la sedizione
+de’ principi e del clero (alla testa dei quali erano l’Arcivescovo
+di Magonza, l’ingrato Alberto, Federico di Colonia e Corrado di
+Salisburgo) sembrava prendere proporzioni tanto ampie, quanto ai tempi
+di Enrico IV. Minacciava una seconda dieta di Treviri; un’assemblea di
+principi colà raccoltasi riveriva Calisto per papa, e abili negoziatori
+s’impadronivano dell’indirizzo della controversia, la cui pacificazione
+era desiderio di tutto il mondo: Enrico V pertanto, vista la mala
+parata, fece capire che era disposto a conchiudere un accordo sopra
+basi pratiche. Tuttavolta, sempre pieno di astuzie, l’Imperatore trasse
+la cosa in lungo, nè intervenne al grande concilio che in Ottobre si
+celebrò a Reims, e nel quale, secondo l’intesa, ogni dissensione doveva
+esser sopita: quel nemico raggiratore stavasi nelle vicinanze di Reims,
+tendendo agguati, perocchè ei volgesse in mente una nuova caccia di
+Papi. Così fallirono anche questa volta i negoziati, ed allora, ai 29
+di Ottobre, Calisto II confermò il divieto delle investiture, innanzi a
+quattrocentoventiquattro vescovi della Cristianità, congregati a Reims:
+il dì dopo si bandì la scomunica ancora una volta contro di Enrico V
+e del Papa suo, e, pronunciandola, i quattrocentoventiquattro prelati
+rovesciarono a terra i cerei ardenti che tenevano in mano, quali con
+ira fiera, quali a malincuore, quali ghignando. Fu questa l’ultima
+fiamma che divampò dalla celeberrima controversia che fra non molto
+doveva spegnersi[466].
+
+Nella primavera successiva Calisto potè imprendere il suo viaggio
+a Roma. Di Provenza e dalle Alpi scese in Lombardia, e passò per
+Tuscia, salutato con festività grandi lungo tutta la via. Anche in
+Roma il partito cattolico gli aveva apparecchiato un grande ingresso
+trionfale. Ivi con istento Gregorio VIII aveva tenuto testa contro
+il vessillifero della Chiesa, suo solo sostegno essendo Brunone di
+Treviri, che l’Imperatore gli aveva posto a fianco con una schiera
+di Tedeschi. E quell’Arcivescovo insieme coi Frangipani aveva difeso
+virilmente Roma contro i Normanni di Roberto di Capua, ma poichè l’oro
+colava a centellini troppo minuti nelle mani sporte dei Romani, il
+partito imperiale, dopo alcuni assalti, era costretto a ritirarsi
+nel Transtevere: nè altro suolo che questo più rimaneva a Gregorio
+VIII[467]. Finalmente, all’avvicinarsi di Calisto, egli partì di
+Roma traditrice per irne a chiudersi nella ben munita Sutri; prima
+di andarsene scongiurò i suoi partigiani di tener fermo nel castel
+Sant’Angelo e nel san Pietro, ma Pier Leone con una chiave d’oro riuscì
+ad aprirne le porte[468].
+
+Addì 3 Giugno 1120 Calisto II tenne la sua entrata solenne in Roma, ed
+è strana cosa, subito dopo del debole Gelasio, imagine della sventura,
+vedere ergersi la persona maestosa di un Re vero, che incede per Roma,
+vestito degli abiti pontificî: di cosiffatti contrasti non potevano
+darsi che a Roma, dentro della Chiesa. Le milizie gli andarono incontro
+a tre giornate di distanza dalla Città; fuor di questa lo salutarono
+i fanciulli romani recanti fiori e palme; alle porte lo aspettavano
+i nobili, il popolo ed il clero. Il Papa, montato sopra un bianco
+palafreno, mosse coronato al Laterano, per le vie che erano addobbate
+di palii di seta, di corone e di arredi preziosi[469]. Queste feste
+straordinarie ben s’acconciavano a fare accoglimento all’avventurato
+successore di due Papi umili e senza fasto, perciocchè in lui l’origine
+principesca e la ricchezza sublimassero ancor più lo splendore della
+ecclesiastica dignità. Ben potè Calisto andar contento di Roma; la
+fazione di Burdino fu guadagnata facilmente colla corruzione, e la
+nobiltà accorse desiderosa a porgere i suoi omaggi[470].
+
+Frattanto il Papa andò subito nel mezzogiorno; chè da tempo omai lungo
+erasi fatta consuetudine che i neo-eletti Papi visitassero le Puglie,
+per affermarsi nel possesso del loro prezioso Benevento, per far
+rinnovare il giuramento di vassallaggio ai Normanni, e, le quante volte
+erane bisogno, per tornarne con un esercito. Due mesi rimase Calisto a
+Monte Cassino; addì 8 di Agosto ricevette professione di vassallaggio
+da Benevento, e tosto dopo il giuramento feudale dei principi delle
+Puglie[471]. Raccolse soldatesche, e, prima della Pasqua dell’anno
+1121, tornò a Roma, dove ne celebrò le feste con magnificenze splendide
+oltre all’usato; indi mandò Giovanni di Crema, cardinale, a stringere
+d’assedio Sutri, e poco stante mosse egli stesso a raggiungerlo.
+Burdino, caduto d’ogni speranza, dopo di aver sostenuto una guerra
+minuta nella Campagna e assediato le vie che mettevano a Roma, non potè
+difendersi che per soli otto giorni. L’idolo imperiale fu lasciato in
+abbandono più presto ancora di quello che in tempi anteriori fosse
+avvenuto di Cadalo; e dopo i primi assalti, omai ai 22 di Aprile, i
+cittadini di Sutri diedero Burdino in mano a’ suoi nemici. I mercenarî
+di Giovanni di Crema maltrattarono il prigioniero con feroce brutalità,
+ed il Papa abusò di una vittoria ingloriosa, facendo che l’Arcivescovo
+di Braga con buffonesco ingresso precedesse la entrata sua in Roma.
+Gregorio VIII, avviluppato in una villosa pelle di becco, e posto a
+rovescio sopra il cammello che trasportava gli arnesi di cucina del
+Papa, fu tratto come bestia feroce per le strade di Roma, in mezzo
+alla plebaglia, sotto una tempesta di frustate e di sassate: chiuso in
+carcere nel Septizonio, fu dappoi condannato a eterno esilio, e, da una
+all’altra torre della Campagna, fu trascinato a Passerano, alla rocca
+di Gianula presso a San Germano ed al convento della Cava, finchè ivi o
+a Fumone, trovò la fine dei suoi giorni. Erano queste le brutali pompe
+di trionfo che il Papato del medio evo celebrava in Roma[472].
+
+La caduta dell’Antipapa recò con sè la conseguenza che molti
+capitani facessero soggezione. I conti potenti di Ceccano e di Segni
+(discendevano di origine germanica), Lando, Goffredo e Rainaldo si
+sottomisero; e dopo che Calisto ebbe anche in Roma fatto abbattere
+le torri di Cencio Frangipane, un Papa, dopo tempo sì lungo, potè
+nuovamente chiamarsi padrone della Città e dimorarvi in pace[473].
+Questi rapidi risultamenti esercitarono influenza anche in Germania;
+il trionfo riportato sopra il Pontefice imperiale fu un greve colpo
+eziandio per l’Imperatore e per le pretensioni sue di eleggere o di
+confermare i Papi. La mostruosa caduta di Gregorio VIII fu additata
+agli occhi del mondo, come se caduto fosse Simon Mago, e fu essa che
+affrettò la fine della controversia delle investiture.
+
+Enrico V, che serbava ricordanza della sorte del padre, volle
+finalmente comporre a pace l’Impero fremente di malcontento, e deliberò
+di cedere: Calisto II dall’altra parte era uomo di vedute più larghe
+dei suoi predecessori grettamente ligi a idee fratesche; come il suo
+avversario, faceva anch’egli tesoro degli ammaestramenti dei casi
+andati, e come lui era inclinevole a conciliazione. Le basi di una
+pace fra l’Impero e la Chiesa vennero poste in parecchie conferenze
+tenute in Germania fra i Principi e i Cardinali legati, i quali furono
+Lamberto di Ostia, Gregorio e Sasso. Come già a’ tempi di Pasquale,
+si compilarono anche adesso due trattati: l’Imperatore rinunciò a
+dare l’investitura coll’anello e col pastorale, assentì alla libertà
+di elezione e di ordinazione del clero, e promise la ristorazione
+di tutti i beni ecclesiastici: per parte sua il Papa aderì acciò che
+nell’Impero tedesco l’elezione dei Vescovi avvenisse alla presenza dei
+messi dell’Imperatore; che in Germania l’eletto ricevesse l’investitura
+dei beni della corona col simbolo dello scettro; che, fuori di
+Germania, dovesse prima avvenirne la consecrazione, indi, entro i sei
+mesi successivi, fosse a darsi la investitura collo scettro[474]. La
+Chiesa riportò una vittoria più decisiva di quello che ne ritraesse
+vantaggio lo Stato, il quale per forza aveva dovuto lasciarsi imporre
+la gran legge della libera elezione del clero. Soltanto la Chiesa non
+si immischiò più nel rapporto secolaresco di sudditanza dei vescovi;
+la Chiesa gli installava nell’officio ecclesiastico, e il Sovrano
+li poneva in possesso del principato, ossia della signoria di ordine
+feudale[475].
+
+Allorchè, ai 23 Settembre 1122, i due documenti compilati con
+intendimento leale, furono letti presso a Worms sul Reno, innanzi
+a immensa moltitudine di popolo, e allorchè Lamberto cardinale
+riaccolse solennemente nel grembo della Chiesa il figliuolo dello
+sventurato Enrico, grandissima gioja si diffuse da questo avvenimento;
+rimarginavansi le ferite di una guerra mortifera, il mondo desolato
+recuperava pace. Se bello e toccante era stato lo spettacolo delle
+migliaja d’uomini di razza romana, che accesi d’entusiasmo avevano
+preso vicino a Clermont la croce, non è meno commovente contemplare
+quelle migliaja di Tedeschi, che presso a Worms accolsero festanti
+la pacificazione della disputa sulle investiture. La loro fantasia
+eccitata avrebbe potuto scorgere le ombre de’ caduti in quella guerra
+perturbatrice del mondo, cercarsi l’una l’altra nel campo di Worms,
+e avvicinarsi a riconciliazione; e avrebbe potuto veder vagare lì
+in mezzo quei celebri defunti, che erano Enrico IV, Gregorio VII coi
+suoi sventurati successori, Guiberto cogli sventurati suoi, Matilde,
+Guelfo, Rodolfo di Svevia, Corrado e tutta la tragica gente che s’era
+schierata intorno a que’ capitani. Mezzo secolo durò la controversia
+delle investiture; ferocemente del paro che la guerra dei trent’anni,
+desolò Germania e Italia, e sacrificò il fiore del popolo di quell’età.
+Potrà forse qualche ingegno mordace levar alto colla mano due bollate
+pergamene e mostrarle al mondo come unico risultamento di cinquant’anni
+di una guerra di distruzione? Potrà egli forse dar la berta alla gente
+umana, che aveva davanti a’ suoi occhi una soluzione (in apparenza
+tanto facile) dei suoi ardui problemi, ma che nel suo furor cieco non
+ebbe saputo vederla, e vi incappò dentro soltanto dopo un orrendo
+delirare di mezzo secolo, durante cui si smarrì per vie tortuose e
+lunghe? Che sì che bisognava sparger tanto sangue per cambiare l’anello
+e il pastorale collo scettro? o per discoprire questa semplice verità,
+che le ingerenze dello Stato toccar dovevano soltanto le cose dello
+Stato, quelle della Chiesa soltanto gli affari di Chiesa? Tristissima
+verità è questa, che il mondo, l’animale politico di Aristotele,
+debba conquistarsi il suo lento progresso per via di scosse violente
+di guerra, e che quello che si guadagna a forza di secoli, altro non
+paia nel cosmo umano che un frammento dappoco: tuttavolta le pergamene
+sottoscritte a Worms non furono i soli risultamenti della controversia
+delle investiture. Nelle grandi lotte che agitano il mondo l’oggetto
+primitivo della disputa scompare di vista, ed uno più morale e più
+eletto subentra a quel primo con tutta la vigoria della giovanezza.
+Come lotta dei due principî che componevano l’anima della umanità,
+quella grandissima controversia del medio evo fu uno dei commovimenti
+più salutari che Europa abbia provato mai. Colla potenza de’ contrasti
+e col fervore appassionato che costringeva ogni ordine di gente a
+prendervi parte essa ebbe veramente liberato da’ ceppi lo spirito degli
+uomini, bandì la rigida grettezza e l’apatia dell’età barbarica, pose
+benanco fine a questa età, e, associata alle Crociate, aperse le vie di
+una civiltà nuova. Ei fu durante questa lotta che si destò il pensiero
+indagatore in filosofia, protestante ed eretico in religione; per essa
+la scienza del diritto romano risorse coll’amore all’antichità, venne
+in fiore la libertà republicana dei comuni, e la società civile assunse
+una forma nuova, autonoma e umanamente più mansueta. Così è che Enrico
+IV e Gregorio VII, eroi di tragiche sorti, ed Enrico V e Calisto II,
+avventurati fondatori di pace in questa lotta onde vivrà eternamente
+memoria, ebbero ottenuto splendidissimo luogo negli annali della
+storia.
+
+Calisto II, al Marzo dell’anno 1123, fece annunciare e confermare
+la conchiusione della pace nel primo Concilio ecumenico lateranense:
+Roma da secoli non aveva visto una così grande assemblea conciliare,
+e questa pose suggello alla vittoria della Chiesa ed alla attuazione
+della riforma gregoriana. Il Papato s’aveva conquistata la sua
+independenza giuridica dall’Impero, e adesso, sopra questo sodo
+fondamento dei suoi diritti accettati da Europa, ben poteva essa
+svolgere la sua podestà ecclesiastica, e farne una potenza del mondo.
+La pace di Worms (allora alcun uomo non lo presagì) fu soltanto un
+armistizio fra i due principî dello Stato e della Chiesa, che la
+prima volta allora si riconobbero vicendevolmente per le due podestà
+cardinali su cui il mondo posava.
+
+Nè da secoli sulla cattedra di san Pietro era seduto Papa alcuno, che
+fosse e sentisse di essere così avventurato come Calisto: e merito
+ne aveva la sua prudenza del paro che la sua energia. La Città obbedì
+reverente all’autore della pace; s’acchetarono le lotte dei partiti, e,
+finchè ei visse, per le ruinose vie di Roma non sonarono più grida di
+battaglia[476]. In questo bel periodo di pace il Pontefice potè perfino
+pensare al bene della Città, chè dopo tempo tanto lungo torniamo a
+udire di restaurazione di acquedotti e di mura, e di edificazione e
+di ornamento di alcune chiese[477]. Deplorevole era la condizione di
+Roma dopo la lotta delle investiture; la Città era mezzo in ruina; i
+templi di pace e di amore s’erano con massima profanazione tramutati
+in castella belliche, e di veri arnesi di guerra avevano provato le
+sorti. Calisto in un Concilio dovette espressamente proibire che chiese
+si munissero come altrettante rocche; vietò ai laici di spiccare le
+offerte votive dagli altari, e bandì anatema a chi maltrattasse le
+genti che venivano a Roma peregrinando[478]. Forse con una solenne
+festività avrà purificato il duomo del principe degli Apostoli dal
+suo orrendo passato; lo abbellì di novelli doni votivi, ne fece il
+pavimento, restaurò l’altar maggiore, e dotò di possedimenti di terre
+la basilica.
+
+In pari decadenza, fino dal tempo di Roberto Guiscardo, era andato
+il Laterano. Da dopo di Leone IV non vi era stato più Papa alcuno
+che avesse atteso a edificare in quel palazzo; soltanto Calisto II
+incominciò a recarvi riparazioni, e vi costruì una nuova cappella
+dedicata a san Nicolò di Bari, nella cui tribuna fece dipingere a
+colori le imagini dei celebri suoi predecessori, che da Alessandro II
+in poi erano stati i campioni della gran pugna. Quell’oratorio poteva
+servire di monumento di tutti i Papi che avevano combattuto contro
+all’Impero, ma Calisto rappresentò il trionfo della Chiesa eziandio
+in una nuova sala delle case lateranensi destinata alle udienze, nella
+quale si vedevano dipinti lui, Gelasio, Pasquale, Urbano, Vittore III,
+Gregorio VII e Alessandro II, con sotto gli Antipapi che facevano da
+sgabello ai loro piedi. Alcuni distici di cattivo stile illustravano le
+pitture, nel tempo stesso che sulla parete si leggeva scritto il tenore
+degli articoli del Concordato Wormacense. Da secoli l’arte non aveva
+tolto a trattare soggetto sì grandioso com’era questo della guerra dei
+cinquanta anni e della sua pacificazione; tuttavia era ancor troppo
+presto perchè all’altezza dell’argomento riuscisse pari la potenza
+della pittura di storia, la quale prima di Giotto pose appena i germi
+primi: quel quadro pomposo poteva soltanto denotare la barbarie di
+un’età, nella quale i Papi si tenevano contenti di vedere rappresentate
+le grandissime geste della Chiesa medianti figure di dimensioni pigmee
+e in dipinti di fattura bruttamente rozza[479].
+
+Fortunato anche in questo, Calisto II morì poco tempo dopo della sua
+vittoria; la febbre romana lo portò via ai 13 di Dicembre dell’anno
+1124 nella sua dimora in Laterano. Acconciamente fu sepolto presso
+a Pasquale II, l’autore della pace presso alla vittima della guerra:
+e cinque mesi dopo di lui ebbe tomba in luogo acconcio anche Enrico
+V, allorchè lo si seppellì nel duomo di Spira a fianco del padre,
+trattato sì crudelmente da lui che era anch’egli ridotto adesso sterile
+polvere. E questi due Imperatori, entrambi travolti e sopraffatti dal
+turbine delle passioni che ebbero agitato quell’età fiera e grande,
+appartengono massimamente agli uomini più memorabili del medio evo.
+
+
+§ 4.
+
+Discordia per ragion dell’elezione. — La famiglia dei Frangipani. —
+Onorio II è fatto papa. — Enrico V muore. — Il Papa riconosce Lotario
+per re di Germania. — Gli Hohenstaufen prendono le armi. — Rogero di
+Sicilia s’impadronisce delle Puglie. — Costringe Onorio a concedergli
+l’infeudazione. — Onorio II muore.
+
+Tutto a un tratto la novella elezione fu a un pelo di porre Roma a
+divisione, avvegnaddio i Frangipani cercassero adesso di far salire
+al papato un Cardinale amico dell’Imperatore: e dopo il Concordato di
+Worms la cosa non soltanto era possibile, ma naturale. Così si rileva
+che quegli audaci capitani non avevano rimesso un punto delle loro
+antiche arti di violenza, e che il castigo inflitto loro da Calisto non
+aveva per nulla diminuito la loro influenza. I Papi non possedevano
+tanta potenza da cacciare quei maggiorenti in bando; tratto tratto
+facevano loro guerra, tratto tratto ne smantellavano le torri, ma di
+bel nuovo venivano dipoi sempre conchiudendo con essi pace e trattati.
+D’altronde l’odio che un Pontefice nutriva contro nemici i quali lo
+avevano maltrattato non poteva nell’impero papale, ch’era elettivo,
+trasmettersi in eredità ai successori di quello. Il rapido mutarsi de’
+Papi, ciascuno de’ quali seguiva un suo proprio indirizzo politico
+ed era costretto di guadagnare a favor suo le famiglie nobili, dà
+sufficiente spiegazione di cotale stato di cose.
+
+Per la prima volta in documenti dell’anno 1014 incontrammo, nel suo
+antenato Leone, la famiglia dei Frangipani, fin d’allora potente. Il
+nome strano di essa, che suona «rompere il pane», vollesi illustrare
+mercè una leggenda, la quale narrava che in tempi antichi uno degli
+avi di quelle genti aveva dispensato pane ai poverelli, in momenti
+di grandissima carestia: e lo stemma della famiglia rappresenta due
+leoni rampanti in campo rosso, che tengono un pane nell’artiglio e
+sono volti l’uno verso l’altro[480]. Cencio, figlio di Leone, fu un
+potente Console a’ tempi di Gregorio VII, e Giovanni, figliuolo di
+Cencio, sposò donna Bona, sorella di Stefano Normanno, e fu padre di
+quell’altro Cencio che vedemmo assalire papa Gelasio. Anche de’ suoi
+fratelli Leone e Roberto abbiamo fatto menzione[481], e notammo altresì
+che le loro torri e i loro palazzi erano situati presso all’arco di
+Tito, vicino al Palatino e al Colosseo[482].
+
+I Frangipani e i Pierleoni erano dunque le due case che si disputavano
+l’una all’altra il Patriziato, e, caporioni delle parti imperiale e
+pontificia, tenevano in loro potere il Collegio de’ Cardinali. Si aveva
+stabilito d’accordo che procederebbesi all’elezione, tre giorni dopo
+la morte di Calisto, senza proporsi prima in mente candidato alcuno.
+Tuttavolta i Frangipani avevano designato Lamberto di Ostia per papa,
+laddove il popolo desiderava che assunto fosse il cardinale Sasso di
+Anagni: entrambi quei prelati erano gli uomini del Concordato di Worms.
+Però, a forza di astuzie, essendo riuscito a Leone Frangipane di far
+sì che tutti i Cardinali intervenissero all’elezione, e nell’assemblea
+congregata avendo una voce buttato fuori che Teobaldo Boccadipecora
+fosse fatto papa con nome di Celestino, quelli dei congregati che erano
+di parte neutrale, accondiscesero. Ma Roberto Frangipane furiosamente
+gridò il nome di Lamberto di Ostia, e la sua fazione lo proclamò
+pontefice e lo mise dentro in Laterano. Inutilmente si opposero gli
+altri; Teobaldo, sia che ve lo consigliasse paura o generosità d’animo,
+svestì la porpora, e Lamberto fu riconosciuto per papa Onorio II. Però,
+comprendendo egli che la sua esaltazione non era avvenuta validamente
+secondo il rito canonico, depose le insegne del pontificato,
+nell’intento di farsi con voti unanimi confermare; ed infatti i
+Cardinali avversarî, come prudenza loro suggeriva, desistettero dalla
+loro contrarietà. Or vedasi qualmente i decreti di Nicolò II e dei
+suoi successori non avessero punto affrancato l’elezione pontificia
+dall’influenza della nobiltà cittadina; i Re romani avevano bensì
+rinunciato al loro diritto antico, ma i Consoli romani continuavano ad
+elevar papi a furia di astuzie o di violenze[483].
+
+Lamberto vescovo di Ostia, fatto cardinale al tempo di Pasquale,
+aveva accompagnato Gelasio nel suo esilio, e, abilissimo ministro di
+Calisto II, aveva conchiuso la pace di Worms: questo eletto merito
+gli dava buon diritto di diventar papa, ed ai 21 di Dicembre 1124 fu
+consecrato tale, con nome di Onorio II. Soltanto la bassa origine,
+da cui aveva avuto nascimento nella piccola terra di Fagnano presso
+Imola, era una macchia agli occhi di coloro che in Calisto avevano
+pregiato la stirpe principesca. «Io non so», diceva l’abate di Monte
+Cassino ai messaggieri del novello Papa, «non so di chi Sua Santità
+sia figlio; questo solo so che è nutrito di belle lettere dal capo alle
+piante»[484].
+
+Nondimeno Onorio, da uomo accorto, seppe acquistarsi tostamente
+rispetto. Nessuna insurrezione turbò in Roma il suo pontificato, che
+durò cinque anni, giacchè la sua stretta alleanza coi Frangipani gli
+procacciava buona sicurezza. Il Papato prese nuove forze dalla morte
+di Enrico V, che partì del mondo senza lasciar figliuoli; ed infatti,
+spenta adesso la forte casa Salica, non si levò al trono alcuno degli
+Hohenstaufen eredi suoi, ma per influenza romana si fece re il sassone
+Lotario, che, addì 13 di Settembre, fu anche coronato. Per verità,
+Corrado e Federico, come figli di Agnese che era sorella del morto
+Enrico, impugnarono le armi, ma non giunsero a capo di far trionfare
+le loro pretese. Anche Onorio non fu lento a riconoscere Lotario II
+per re romano, e di tanto s’erano andate intieramente rimutando le
+opinioni nel corso dei tempi, che il Papa, la cui elezione dapprima era
+stata soggetta al beneplacito della monarchia, adesso poteva torsi il
+diritto di dar conferma al Re romano ossia tedesco: così si converrà
+massimamente notare come e quanto, per opera di Gregorio VII, il Papato
+fosse salito in concetto di sublime giudice morale, eziandio nelle cose
+del mondo politico.
+
+Onorio II scomunicò gli Hohenstaufen, chè già egli presentiva come quei
+principi avrebbero raccolto eziandio l’eredità della controversia sulle
+investiture: e una seconda volta pronunciò l’anatema nell’anno 1128,
+perocchè allora Corrado fosse venuto a Milano da pretendente della
+corona. Molte città lombarde prestarono omaggio a questo Principe, e ai
+29 di Giugno fu benanco coronato a Monza dall’arcivescovo Anselmo; però
+il regno di lui non ebbe consistenza, e non fece che sconvolgere per
+brevi istanti le cose dell’Italia settentrionale: quanto ai Romani, di
+cui egli aveva cercato acquistarsi il favore, non ne vollero sapere, e,
+insieme con Onorio, invitarono Lotario affinchè venisse a coronarsi in
+Roma[485].
+
+Più rilevanti casi avvennero nell’Italia meridionale, dove vi erano
+precedute gravi mutazioni di cose. Guglielmo, figlio di Rogero e
+duca delle Puglie, era morto a Salerno nel Luglio dell’anno 1127,
+fra il rammarichìo di tutto il popolo; e anch’egli, come Enrico V,
+non lasciava figli. Rogero conte di Sicilia, congiunto di lui, poteva
+tener sè stesso in conto di naturale erede suo, ed infatti affermava
+che Guglielmo lo aveva riconosciuto per tale. Quel principe giovane e
+ardito, che, fanciullo ancora, era fino dal 1101 succeduto a Rogero I
+padre suo, colse l’occasione per raccogliere ad unità tutta l’Italia
+del mezzodì, avvegnaddio di tutti gli Stati di un tempo avessero ivi
+conservato autonomia soltanto Capua sotto di Giordano II, e Napoli
+governata da Sergio duca[486]. Come dunque il conte Rogero s’affrettò a
+venire nelle Puglie, e s’insignorì di Salerno e di Amalfi, e ricevette
+l’omaggio di molte città, il Papa deliberò di impedire la fondazione di
+una monarchia dell’Italia meridionale: e alle pretese di Rogero oppose
+la sovranità feudale che ne aveva il Pontefice, protestando che le
+terre di Guglielmo tornate erano nel pieno dominio della santa Sede.
+In questo intento andò Onorio sollecitamente a Benevento, e Rogero,
+da lui scomunicato, essendosi acceso di grande ira che gli si negasse
+d’investirlo delle Puglie, fosse pure come vassallo della Chiesa,
+mise a guasto il territorio beneventano. Allora il Papa, nel Dicembre
+dell’anno 1127, congregò in Capua i Vescovi e i Baroni a parlamento;
+investì di quel principato Roberto II, figlio di Giordano che giusto in
+questo tempo era morto, e chiese a quei congregati che movessero guerra
+contro l’usurpatore siciliano.
+
+Nondimeno questo Principe, ch’era uomo di genio, potè prendersi
+in giuoco la crociata che Onorio predicò contro di lui, e attese
+chetamente finchè l’esercito dei Baroni s’ebbe sbandato[487]. Si
+ripeterono i casi di Leone IX; Rogero inseguì alle calcagna il Papa
+abbandonato che si ritirò a Benevento, gli offerse pace, costrinse il
+Padre santo a uscir delle mura della città, e venuto insieme con lui
+sul ponte del fiume Calore (correva allora l’Agosto dell’anno 1128), ne
+ricevette in feudo il Ducato delle Puglie e delle Calabrie[488].
+
+Così fu che la Chiesa non potè impedire la fondazione della monarchia
+napoletana; fu questo un avvenimento importante, il quale, come
+in seguito vedremo, mutò l’indirizzo politico d’Italia e dei Papi;
+tuttavia Onorio raccolse dalla sua pace con Rogero il profitto, per
+quanto momentaneo fosse, di conservarsi la signoria feudale sull’Italia
+meridionale.
+
+Queste furono le bisogne che tennero il Papa in faccenda continua, ed
+egli non fece che andare e venire di Roma nelle Puglie, e s’ingolfò in
+negozî mondani e in affari politici, per modo che si deve chiamarlo
+piuttosto uomo di Stato che prete. I Frangipani provvedevano in
+Roma alla sua sicurezza, e gli davano modo di tenere in rispetto i
+capitani della Campagna, massime i Conti di Segni e di Ceccano[489].
+Anche Onorio II, non meno di Pasquale, seppe per prova di che pondo
+gravassero le spalle del Papa i possedimenti temporali; e noi dovremmo
+dipingere un quadro stucchevole e repugnante, se volessimo descrivere
+le minute guerre che ripetutamente ei mosse contro i castellani e i
+Conti di campagna nel Lazio. Venuto in fin di vita, lo si trasportò
+al convento di san Gregorio, fortemente munito, ch’era posto sul
+_Clivus Scauri_: i Papi di quei tempi morivano rimpiattati entro torri,
+fra le spade dei loro partigiani. Da una finestra, presso cui lo si
+aveva adagiato, il morente sporse il suo pallido volto, e con gran
+dolore guardò ancora una volta il popolo che di sotto tumultuava e lo
+credeva di già morto; e vide i partiti azzuffarsi per la sua corona
+pontificia prima ancora che gli fosse caduta di capo: così, gravemente
+angustiato, trapassò ai 14 Febbraio dell’anno 1130. Quando moriva un
+Papa non avrebbe potuto eleggersi il suo successore prima che quegli
+fosse sepolto; però spesse volte le sommosse che avvenivano nel regno
+pontificio elettivo ponevano impedimento che siffatta consuetudine si
+osservasse. Il cadavere di Onorio era ancor tiepido, che a fretta e a
+furia lo si gettò in una fossa, la quale trovavasi apparecchiata nel
+convento, tanto perchè la fazione quivi raccolta potesse procedere
+all’elezione; indi a precipizio si trasportò quella salma al san
+Giovanni, e il Papa morto e il Papa nuovamente eletto entrarono in pari
+tempo nel Laterano[490].
+
+
+
+
+CAPITOLO TERZO.
+
+
+§ 1.
+
+I Pierleoni. — Loro origine ebraica. — Sinagoga degli Israeliti in
+Roma nel secolo duodecimo. — Pietro Leone e il figliuol suo Pietro
+cardinale. — Scisma fra Innocenzo II e Anacleto II. — Innocenzo fugge
+in Francia. — Lettera dei Romani a Lotario. — Anacleto II concede a
+Rogero I il titolo di re di Sicilia.
+
+Uno scisma di origine e d’indole puramente civiche doveva far conoscere
+al mondo che delle divisioni ecclesiastiche non sempre avevano colpa i
+Re tedeschi. La ricchezza e la potenza dei Pierleoni, e più ancora i
+meriti grandi che avevano conseguito verso la Chiesa, davano ad essi
+buona speranza di levare al papato uno della loro famiglia. Scendeva
+questa, or divenuta illustre tanto, di origine ebraica, e cotal fatto
+strano ci porge opportunità di dare un’occhiata alla sinagoga di Roma.
+
+La comunità degli Israeliti aveva, fino da’ tempi di Pompeo, posto sue
+dimore nel Transtevere e intorno ai ponti dell’isola; in mezzo a tutti
+gli uragani della storia essa aveva durato in Roma, dove una piccola
+congregazione di Ebrei si tollerava quasi a simbolo monumentale delle
+radici che il Cristianesimo teneva nel vecchio Testamento. Quelle
+genti non s’erano mescolate con Romani o con Barbari, e, maritandosi
+fra loro, avevano trasmesso il puro sangue della loro razza ai loro
+figli e ai figli dei figli: intorno a sè avevano visto disfarsi in
+polvere l’antica Republica romana, e la monarchia romana dei Cesari,
+e la immensa città marmorea di Roma, e un secondo Impero franco; ma
+eglino, più incrollabili delle statue di bronzo, erano sopravvissuti
+alla Nemesi formidabile dei secoli; ed oggidì ancora, nei vicoli
+vicini al Tevere, innalzano le loro orazioni a Gehova, al dio di
+Abramo e di Mosè. Il numero di essi (che dal tempo delle persecuzioni
+spagnuole avvenute sotto di Filippo II fino ad oggidì è salito in Roma
+a cinquemila anime) giungeva nel secolo duodecimo a soli duecento di
+sesso maschile; chè tanti ne contò il rabbino Beniamino di Tudela,
+allorquando visitò Roma all’età di Alessandro III: però egli accerta
+che fra’ suoi socî di religione aveva trovato uomini di influenza
+grande benanco alla corte pontificia, e rabbini sapientissimi, quali
+erano Daniele, Geiele, Joab, Natano, Menahem, ed altri Ebrei di
+Transtevere[491]. Fuor del bujo che involge questa scuola di Israeliti,
+noi la vedemmo uscire soltanto all’occasione di cantare i suoi inni di
+laude nelle festività di omaggio; e una sol volta ci si narra che gli
+Ebrei sofferissero in Roma persecuzione[492]. Quella razza ridotta in
+servitù seppe difendersi contro i suoi tribolatori mercè di astuzia,
+d’ingegno e della potenza dell’oro ammassato in segreto: i migliori
+medici, i più ricchi banchieri erano ebrei; e nelle loro meschine case
+prestavano denaro a usura, e fra i loro debitori scrivevano nei loro
+libracci i nomi degli illustrissimi Consoli dei Romani e financo dei
+Papi angustiati a pecunia.
+
+Or da quella disprezzata sinagoga ebraica uscì una famiglia senatoria,
+che alle laute usure andava debitrice della sua fortuna e della sua
+potenza. L’avo di quel _Petrus Leonis_, che durante la controversia
+delle investiture sostenne in Roma una parte tanto ragguardevole,
+aveva fatto negozî di banchiere colla corte pontificia, ne aveva
+spesse volte soccorso le strettezze finanziarie, e da ultimo s’era
+fatto battezzare, prendendo nome di _Benedictus Christianus_. Ben
+presto il figliuol suo Leone, che aveva tolto il nome di battesimo da
+quello di papa Leone IX, potè aprirsi una splendidissima via, come si
+conveniva a uomo ricchissimo, fornito d’ingegno, audace, ambizioso.
+Egli s’imparentò con ottimati romani che ambivano di dare le aurate
+figlie d’Israello in mogli ai loro figliuoli, o che sposavano le
+lor proprie figlie coi battezzati figliuoli d’Ebrei[493]. L’usurajo
+Leone si strinse a Ildebrando ed ai Papi riformatori col fervore che
+gli davano il suo fanatismo di rinnegato e l’accortezza politica;
+e il vigoroso figlio suo, _Petrus Leonis_ ossia Pierleone, diventò
+dappoi in Roma uomo di altissima influenza politica, tanto che di
+lui non si poteva far senza[494]. Oltre alla sua rocca posta presso
+al teatro di Marcello (indubbiamente la aveva di già eretta il padre
+suo Leone), egli dominava eziandio la prossima isola Tiberina: Urbano
+II gli aveva confidato financo la guardia del castel Sant’Angelo,
+e quel Papa moriva nelle case del creditore e protettor suo, ed i
+successori di Urbano si sbracciavano per ottenere il patrocinio del
+potente Pierleone. Ma il popolo lo aborriva perchè era un usurajo, la
+nobiltà lo odiava perchè uomo nuovo, e noi vedemmo che questo forte
+amico di Pasquale non potè ottenere la Prefettura per il suo figliuolo.
+L’amicizia de’ Pontefici, lo splendore delle parentele, le dovizie
+e la potenza cancellarono tanto presto la macchia dell’origine ebrea
+di questi signori potenti, che in brevissimo tempo i Pierleoni furono
+celebrati come il più illustre dei casati principeschi di Roma; omai
+da dopo di Leone si fregiarono del titolo di «Console dei Romani», e
+lo sostennero con orgoglio e con maestrevole dignità, quasi che fossero
+dei patrizî antichissimi[495]. Vennero quindi in cozzo coi Frangipani,
+perocchè questi fossero adesso ghibellini ossia di parte imperiale,
+eglino guelfi ossia di parte pontificia; ed è cosa mirabile vedere in
+Roma l’una presso dell’altra queste due famiglie, entrambe le quali
+avevano per istipite uno di nome Leone, ed erano sorte in fiore intorno
+allo stesso tempo. Poichè poi anche i Frangipani s’imparentarono coi
+Pierleoni, si favoleggiò più tardi che entrambe le famiglie traessero
+origine dalla gente Anicia: nel secolo decimoquinto si narrò che due
+fratelli di un Pierleone Massimo, così detti Conti dell’Aventino,
+fossero emigrati in Germania, e colà avessero fondato la casa di
+Absburgo; e benanco gli Imperatori d’Austria tennero ad onor loro di
+esser congiunti dei Pierleoni, infino a che scoversero che, in caso
+tale, eglino avrebbero dovuto andar cercando i loro avi nel ghetto di
+Roma[496].
+
+Pietro Leone morì addì 2 di Giugno dell’anno 1128, coperto di
+onoranze che più non avrebbe potuto capirne un Console di Roma antica.
+Perirono i sepolcri de’ Papi di quel tempo, ma il caso tenne saldo
+in piedi il mausoleo di questo Crasso israelita, con pari cure di
+quelle che il destino prodigò a conservare il sarcofago di Cecilia
+Metella. Nel chiostro del san Paolo dura una grande arca di marmo del
+pessimo tempo romano, ed è adorna di figure che rappresentano Apollo,
+Marsia e le Muse: fu questa la tomba di Pier Leone, e l’epigrafe, di
+gusto veramente ebreo, lo pregia come «uomo senza pari, immenso di
+ricchezze e di figliuolanza»[497]. Molta discendenza ei lasciò, e così
+meravigliose, e come di favola, furono le fortune di questi rampolli
+del ghetto, che uno dei suoi figliuoli diventò papa, un altro fu fatto
+patrizio dei Romani, ed una figlia, vien detto, andò sposa di Rogero di
+Sicilia.
+
+Il figlio suo Pietro aveva quel potente signore destinato ad un
+officio di Chiesa. Forse che a lui si poteva negare la cappa violetta
+di cardinale? forse che il rosso paludamento pontificio era desiderio
+troppo temerario per il ricco figliuolo di Pier Leone? Il giovine
+Pietro fu mandato a Parigi perchè compiesse di erudirsi, e ivi senza
+dubbio fu degli uditori di Abelardo; finiti gli studi, vestì a Cluny
+la tonaca monastica, che pur sempre era il più commendevole abito per
+i candidati pontefici. Accondiscendendo al desiderio del padre suo,
+Pasquale se lo chiamò a Roma, e lo fece cardinale dei santi Cosma
+e Damiano. Insieme col fratello Pietro accompagnò dappoi Gelasio
+in Francia, tornò con Calisto e divenne cardinale prete di santa
+Maria, in quello stesso Transtevere dal quale la sua famiglia aveva
+tratto l’origine: indi sostenne l’incarico di legato in Francia dove
+congregò Concilî, e in Inghilterra dove, accolto solennemente da re
+Enrico, entrò con magnificenza da principe. Al figliuolo del potente
+Pier Leone non difettarono dignità, cultura, ingegno, e se, come gli
+rimproverarono gli avversarî suoi, da nunzio s’abbia grancito immensi
+tesori, egli non avrà fatto che seguire l’esempio di quasi tutti
+gli altri suoi colleghi Cardinali legati. I fieri nemici di lui lo
+colmarono più tardi di contumelie, ma nulla v’ha che giustifichi la
+mala dipintura che eglino fecero dell’indole sua[498].
+
+La famiglia di lui sperava di vedergli posare in capo la corona
+pontificia; dei voti di numerosi clienti egli era omai certo in grazia
+delle sue dovizie; financo il cardinale Pietro di Porto capitanava
+nel sacro Collegio il partito che a lui era favorevole, laddove gli
+avversarî suoi, condotti da Aimerico cancelliere e da Giovanni di
+Crema, scrivevano sulle schede dell’elezione il nome di Gregorio di
+Sant’Angelo. Dapprincipio s’aveva deliberato di rimettere l’elezione
+all’arbitrato di otto Cardinali, e fra questi era anche Pietro, che
+da tempo lungo intendeva al papato. Sennonchè, era spirato appena
+Onorio, che cinque degli elettori si unirono con gran secretezza in san
+Gregorio sul _Clivus Scauri_, ed ivi, ai 15 di Febbraio, convennero di
+far papa il cardinale Gregorio con nome di Innocenzo II: subito dopo il
+suo partito, ch’era in tutto e per tutto composto soltanto dei sedici
+Cardinali più giovani, di alcuni cittadini, dei Frangipani e dei Corsi,
+lui acclamò pontefice[499]. Gli avversarî a buona ragione istizziti,
+corsero di lì a poche ore nel san Marco; il maggior numero de’
+Cardinali, la parte più grande de’ cittadini e quasi tutta la nobiltà,
+i Tebaldi, gli Stefani, i Berizoni, i Sant’Eustachio, i giudici «del
+palazzo», presieduti dal decano de’ Cardinali, elessero il figlio di
+Pier Leone con nome di Anacleto II[500].
+
+I due pretendenti stavano uno di contra all’altro, come Giacobbe ed
+Esaù disputanti pel diritto di primogenitura. Il cardinale Gregorio
+aveva strappato alla fazione sua la benedizione del primogenito, ma
+quasi tutta Roma e le terre prestavano omaggio ad Anacleto II[501]. Non
+sapeva di novità lo spettacolo di due Papi fra sè nemici, che un dopo
+l’altro si siedevano sulla cattedra santa, non appena che l’uno oppur
+l’altro aveva dovuto scenderne a precipizio: si venne dunque con grande
+ira alle armi. Innocenzo II, che per verità in gran fretta era stato
+messo dentro nel Laterano, si ricoverò, il giorno stesso della sua
+elezione, nel Palladio, ossia nella chiesa di santa Maria _in Pallara_,
+che era difesa dalla fortezza dei Frangipani presso al Palatino[502].
+Anacleto II, assistito da’ suoi fratelli Leone, Giordano, Rogero,
+Uguccione, e da numerosi clienti, mosse al san Pietro, ne schiuse con
+violenza le porte, si fece consecrare papa da Pietro di Porto, prese
+d’assalto il Laterano, si sedette sulle cattedre papali che erano in
+quella chiesa, andò a santa Maria Maggiore e sequestrò i tesori della
+Chiesa. Tutta Roma risonò dello strepito della guerra civile in quello
+che migliaia di mani si facevano avidamente sporte per raccogliere nel
+loro cavo stille di quel ben di Dio che faceva piovere Anacleto, vera
+meteora d’oro. E nelle tumultuose processioni ch’ei celebrò da papa il
+nostro occhio può discernere la Sinagoga degli Ebrei, postata vicino
+al favoloso palazzo di Cromazio, avendo a capo il suo rabbino col gran
+volume velato del Pentateuco; e ci possiamo imaginare se i figliuoli
+d’Israello avranno mai come allora salutato il Papa con inni tanto
+sinceri di voti maligni, ovverossia con tante maledizioni borbottate a
+bassa voce[503].
+
+Anacleto si aveva guadagnato Roma, ed anzi l’adesione che a lui
+facevano tanti e così illustri Cardinali e ottimati gli dava pieno
+diritto di essere papa. Per fermo fallì l’assalto dato al Palladio, ma
+Innocenzo vide l’oro del suo nemico penetrare dai pertugi di quelle
+muraglie: perlochè nell’Aprile o nel Maggio fuggì in Transtevere,
+dove si nascose nelle torri della sua famiglia, mentre Anacleto
+tranquillamente celebrava nel san Pietro le feste di Pasqua,
+scomunicava il suo antagonista, deponeva i Cardinali che gli erano
+avversi, ed altri in loro vece ne creava. L’aperta defezione dei
+Frangipani lasciò Innocenzo allo scoperto e senza difesa; nessun’altra
+via a scegliere gli restava fuor della fuga. Egli s’imbarcò pertanto
+con gran mistero sul Tevere, e per Pisa e per Genova fuggì a Francia,
+come aveva fatto Gelasio[504].
+
+Ei si trattava adesso vedere quale dei due pretendenti sarebbe
+riconosciuto per pontefice. Innocenzo (transteverino di origine
+come il nemico suo, ma discendente dell’antica casa de’ Papareschi,
+cardinale legato a’ tempi di Urbano II e mediatore della pace di
+Worms) si raccomandava per bella nominanza di uomo erudito e culto,
+e per religione sincera[505]. L’anteriorità della sua elezione lo
+avvantaggiava sopra di Anacleto; la sua fuga nell’asilo de’ Papi
+cattolici dava apparenza a lui di uomo discacciato, all’altro di
+usurpatore: senza lunghe titubanze, Alemagna, Inghilterra, Francia,
+una gran parte d’Italia, tutti gli ordini monastici riverirono
+Innocenzo II. Tutt’a un tratto il mondo si risovvenne con isprezzo
+della semenza dei Pierleoni, e dimenticò i meriti che costoro s’avevano
+acquistato verso la Chiesa romana: eppure le fattezze ebraiche del
+viso non avrebbero dovuto tornare a disdoro di un Papa, per poco che
+si avesse pensato che Pietro e Paolo avevano avuto faccia di ebreo
+più di Anacleto. Del resto, può darsi financo che il favore della
+città di Roma, cui egli aveva senza dubbio offerto grandi franchigie,
+tornasse piuttosto a sua condanna che a commendazione. Leggiamo ancora
+le lettere che in ogni verso del mondo egli mandò affine che lo si
+accettasse per pontefice[506]; di già nel primo giorno di Maggio
+scrisse a Lotario[507], ma il Re non rispose; sperò guadagnarselo
+pronunciando la scomunica contro a Corrado antirè, ma anche questo
+fallì; il Re non rispose[508], nè alcuna bada diede agli accalorati
+scritti dei Cardinali e dei Romani.
+
+E i Romani con molta urbanità pregarono acciocchè si desse la
+confermazione al loro Papa, ma biasimarono il Re che a quello non
+avesse porto risposta, e protestarono che gli negherebbero la corona
+imperiale se più a lungo avesse tentennato a riconoscere Anacleto
+per pontefice. «Se tu», così gli scrivevano, «se tu voglia ricevere
+i gloriosi fasci del romano impero devi acconciarti alle leggi di
+Roma, non già turbare la concordia de’ cittadini tuoi. E per fermo
+non è ancor sì grande la nostra affezione per te da far che si
+attribuisca tanta rilevanza alla coronazione tua: solamente perciocchè
+abbiamo conosciuto la benevolenza del Papa per la tua persona, anche
+noi ti vogliam bene, e desideriamo di decorare la tua porpora con
+degne onoranze»[509]. I Romani avevano la coscienza di parlare da
+uomini liberi a un Re tedesco, che non per eredità era succeduto
+alla casa Salica, e cui un antirè tuttora combatteva: a vero dire lo
+riconoscevano per «Re dei Romani», chè questo omai era divenuto titolo
+tradizionale, mercè cui i monarchi germanici giungevano ad acquistare
+la corona imperiale, ma affermavano con risolutezza che soltanto la
+elezione del popolo romano conferiva quella corona. Di già il loro
+linguaggio orgoglioso s’inspirava al genio republicano, che andava
+diventando sempre più poderoso nelle città lombarde, e cominciava ad
+alitare anche in Roma.
+
+Allorchè il silenzio freddo del mondo ebbe fatto accorto Anacleto che
+aveva di quello le repulse, ei guardò tutt’intorno a sè per cercarsi
+qualche confederato potente. Dopo del Concordato di Worms i partiti
+antichi subirono un mutamento strano: il re di Germania e i suoi
+antichi aderenti d’Italia si schierarono intorno al vessillo cattolico
+e francese; i Normanni, che un tempo ne erano stati sostenitori,
+lo disertarono, essendo eglino nemici naturali dell’impero. Però
+Anacleto seguitò il vecchio indirizzo dei Papi, facendo lega col duca
+delle Puglie. Alla monarchia di Rogero non mancava altro fuorchè si
+desse sanzione a quel titolo di reame, che già le avevano attribuito
+i suoi parlamenti: or dunque Anacleto, a patto che lo riconoscesse
+per pontefice, offerse al duca la consecrazione pontificia; e Rogero
+accettò di gran cuore l’offerta, perocchè le idee di quel tempo
+facessero credere necessaria una confermazione tale. Nel Settembre
+Anacleto conchiuse con lui a Benevento e ad Avellino un’alleanza
+difensiva ed offensiva; indi un cardinal legato andò tosto a Palermo, e
+nel giorno di Natale dell’anno 1130 consecrò Rogero I a re di Sicilia,
+della quale Roberto di Capua gli porse la corona. Così, cooperante un
+Papa scismatico, fu composto il regno di Sicilia: quel bel principato
+durò settecento trent’anni in mezzo alle più meravigliose mutazioni di
+fortuna, finchè ai dì nostri cadde in quella stessa guisa avventurosa
+con cui in antico eroi normanni lo avevano fondato[510].
+
+
+§ 2.
+
+Bernardo di Chiaravalle s’adopera in Francia affinchè Innocenzo II sia
+riconosciuto per papa. — Lotario promette di condurlo a Roma. — Il
+Papa e Lotario muovono a Roma. — Coraggio di Anacleto II. — Lotario
+è coronato imperatore. — Torna in patria. — Innocenzo è cacciato una
+seconda volta. — Concilio di Pisa. — Rogero I mette a dovere le Puglie.
+— Seconda impresa di Lotario in Italia. — Controversie fra il Papa e
+l’Imperatore. — Lotario torna in patria e muore.
+
+Nel frattempo Innocenzo II stavasene in Francia, dove quasi dappertutto
+lo si riveriva come pontefice; ed ivi aveva a protettore un santo di
+nominanza chiara nel mondo, Bernardo abate di Chiaravalle. A buona
+ragione la Chiesa può ire superba della gagliardia delle forze che
+essa seppe spiegare le une dopo le altre per condurre a compimento
+il laborioso edificio della sua gerarchia; e massimamente Bernardo,
+il genio che a quel tempo ne fu l’anima, appartiene a’ suoi uomini
+maggiori. Trascorso il periodo di Cluny, il monacato trovò in lui un
+novello riformatore, e ciò avvenne in una età nella quale, per via
+degli ordini cavallereschi di Palestina, il monachismo diventò eziandio
+una potenza politica. Bernardo nacque nell’anno 1091 a Fontaine, presso
+Digione; nel 1113 vestì cocolla nel prossimo convento dei Benedettini
+di Citeaux ossia _Cistercium_, che era stato fondato intorno all’anno
+1098. L’austerità ascetica dei Cisterciesi si confaceva all’animo del
+giovane, ed egli contribuì ad erigere il chiostro di Chiaravalle presso
+a Chalons sulla Marna; nel 1115 ne diventò abate, e d’allora in poi,
+venerato come taumaturgo, diventò l’oracolo e l’apostolo del monacato
+più rigido. In progresso di tempo andò istituendo centosessanta
+monasteri della sua regola in tutte le terre di Europa; ma il suo
+ingegno vivace non potè seppellirsi in solitudine selvaggia, laonde
+con operosità pratica esercitò influenza su tutti i negozî del mondo
+politico ed ecclesiastico dell’età sua[511].
+
+Fu Bernardo che guadagnò il favore di Luigi di Francia alla causa di
+Innocenzo; ed eziandio il Re tedesco, che questo Papa andò a trovare
+a Liegi nel Marzo dell’anno 1131, gli concesse dopo qualche incertezza
+l’adesione sua. Un Principe che fosse stato fornito di ambizione e di
+genio avrebbe dovuto andare a rilento prima di riconoscere Innocenzo
+per papa, chè egli si sarebbe assiso arbitro fra due Pontefici e
+avrebbe ridotto la santa Sede in quelle stesse condizioni, che in
+addietro Gregorio VII aveva apparecchiato alla monarchia: uno statista
+sottile avrebbe profittato di questa opportunità per impadronirsi di
+bel nuovo delle investiture che Lotario s’era lasciato menomare dai
+Vescovi tedeschi, fin oltre a quello che stabilivano gli articoli
+di Worms. Ma il Re non fece suo pro delle tradizioni della casa
+di Franconia a lui ostile; non volle cimentarsi a lotta contro la
+gerarchia, promise anzi al Papa di condurlo a Roma, e, in ricambio,
+Innocenzo lo fe’ sicuro dei titoli della podestà imperatoria[512].
+Nel Concilio tenuto in Ottobre a Reims Innocenzo ebbe omaggio
+dall’Inghilterra e dalla Spagna, ed Anacleto vi fu solennemente
+scomunicato. Non senza corrucciarsene le chiese di Francia apprestarono
+i modi di far ritorno a lui che era affatto al verde di moneta, dopo
+di che, nella primavera dell’anno 1132, egli partì per Lombardia.
+Quasi tutti i vescovi e i signori di questa terra lo riconobbero per
+pontefice nel Concilio celebrato a Piacenza il giorno 10 di Aprile; non
+così Milano. Tuttavia l’avvicinarsi di Lotario, che scese in Italia nel
+Settembre del 1132, costrinse l’antirè Corrado a partirsi di Lombardia,
+dove prestamente ei si vide lasciato in abbandono. Allora Innocenzo
+andò a Pisa, la riconciliò con Genova, e indusse entrambe quelle
+republiche a prestargli i loro navigli per sottomettere Roma. Nella
+primavera successiva Lotario e il Papa mossero da Viterbo, per Orta e
+per Farfa, contro di Roma, mentre i Pisani e i Genovesi conquistavano
+Civitavecchia, e sottomettevano la Marittima tutta quanta[513].
+
+Ambasciatori di Anacleto erano andati a trovare il Re a Viterbo, e
+gli avevano chiesto che un Sinodo con consiglio imparziale dovesse
+giudicare qual dei due Papi fosse stato eletto in buona regola. I
+Principi tedeschi s’erano ben capacitati della giustizia di questa
+domanda, e avevano compreso i vantaggi ch’essa offriva, affidandone
+al Re l’arbitrato. Nè Lotario poteva esser dimentico che i suoi
+predecessori di casa Salica avevano primamente citato i Papi
+contendenti a comparire davanti un Concilio raccolto a Sutri, e dopo
+che da questo era stato pronunciato giudizio, aveano condotto a Roma
+quello dei Pontefici che ne aveva ottenuto omaggio: sennonchè san
+Norberto, arcivescovo di Magdeburgo, e insieme con lui i Cardinali,
+dissiparono le dubbiezze del Re, appellandosi alle deliberazioni già
+prese a Reims ed a Piacenza; così l’impacciato Lotario cedette alle
+loro rimostranze, e si lasciò fuggir di mano un’occasione che poteva
+dargli una formidabile potenza contro alla Chiesa[514]. Anacleto
+trovavasi minacciato di pericolo gravissimo, perocchè quegli che era
+suo solo alleato non gli potesse prestare assistenza di sorta, avendo
+egli una matassa arruffata a sbrogliare per conto suo proprio nelle
+Puglie: ed invero qui era avvenuta un’insurrezione in cui ne avevano
+avuto la meglio i sediziosi; e Roberto di Capua, Rainolfo di Alife e
+altri baroni molti stavano in arme e afforzavano adesso la parte di
+Innocenzo. In condizioni tali di cose Anacleto pareva perduto; tuttavia
+ne andò salvo, poichè teneva in mano sua quasi tutte le fortezze di
+Roma, propizio luogo a chi si difendeva, e poichè scarse erano le
+forze dell’esercito nemico: infatti Lotario era venuto in Italia con sì
+poche soldatesche, che le città si beffarono di lui, ed a Roma giungeva
+seguito solamente da duemila cavalieri[515].
+
+Sulla fine di Aprile egli pose campo presso a santa Agnese, fuor
+di porta Nomentana; e tosto si presentarono a fargli omaggio alcuni
+ottimati romani, aderenti antichi di Innocenzo o traditori nuovi di
+Anacleto, i Frangipani, Teobaldo prefetto, Pietro Latro della famiglia
+de’ Corsi[516]. Lotario entrò nella Città addì 30 di Aprile 1133
+senza trovare opposizione alcuna; condusse Innocenzo nel Laterano,
+pose dimora sull’Aventino (che da dopo di Ottone III non aveva più
+albergato un Imperatore), e fece che le sue milizie piantassero le
+tende presso al san Paolo, intanto che le navi pisane risalivano il
+Tevere. Nondimeno Innocenzo fu deluso nella sua speranza di superare
+prestamente lo scisma in buona pace oppure colla forza delle armi,
+avvegnaddio Anacleto, che si vedeva già condannato prima d’essere
+giudicato, rifiutasse con maschio coraggio di far dedizione delle sue
+rocche: allora fu che la Curia di Lotario lo pose al bando come nemico
+dell’Impero. Ad onta di ciò, munito sicuramente dietro il Tevere,
+Anacleto potè dal castel Sant’Angelo ridersi dei fiacchi assalimenti
+dei suoi nemici, ed ebbe ragione di motteggiarne, dacchè il Re tedesco
+fu costretto, contrariamente a quello che disponeva il rito, a torre
+la corona nella basilica Lateranense. La processione festiva dovette
+stavolta incamminarsi soltanto per la via che s’apriva fra l’Aventino e
+il Laterano; le accoglienze solenni avvennero sulla scalea lateranese,
+e il solito giuramento non potè essere prestato che fuor delle porte
+di questa basilica. Innocenzo II coronò Lotario e Richenza moglie di
+lui, addì 4 Giugno 1133, con pompe modeste, alla presenza di vescovi
+e maggiorenti molti d’Italia[517]. Il novello Imperatore fece qualche
+debole tentativo di riacquistare il diritto d’investitura, ma, se
+non altro, un trattato concernente gli allodî della contessa Matilde
+afforzò la pace colla Chiesa, chè Innocenzo diede a vita quelle terre
+in feudo a Lotario e al genero suo Enrico di Baviera della casa dei
+Guelfi[518].
+
+Fu questo il povero frutto che s’ebbe a risultamento la impresa di
+Lotario contro Roma. Invano vennero a lui Roberto di Capua e Rainolfo
+di Alife, chiedendo che loro prestasse soccorso contro a Rogero, cui
+soltanto adesso eglino avevano ricacciato in Sicilia. L’Imperatore
+soffriva penuria di denaro e di altre cose, per cui dovette tornarsene
+al settentrione; partiti i Tedeschi, Innocenzo e Anacleto capirono che
+le loro condizioni non s’erano in essenza mutate da quelle che erano
+state nell’anno 1130.
+
+Anacleto però riprese bentosto vigore, perciocchè Rogero sbarcasse
+nelle Puglie e la vittoria tornasse a lui; laonde, omai nell’Agosto,
+Innocenzo fuggì di Roma, e fu accolto una seconda volta ospitevolmente
+da Pisa, poichè questa città florida di commerci mirava con occhio
+di gelosia la crescente potenza marittima di Sicilia, e, al paro
+di Genova, durava nemica della monarchia normanna[519]. Il tempo
+passava, e non si veniva a un fine di cosa alcuna: Roma, che in mezzo a
+circostanze così favorevoli era governata dai nobili con independenza
+assoluta, aderiva in gran parte ad Anacleto, ma il Concilio tenuto
+a Pisa nel Maggio dell’anno 1134 assodava la podestà d’Innocenzo, e
+financo Milano disertava la causa del suo avversario. La conquista
+pacifica di questa città era opera di Bernardo, e splendidissimo de’
+suoi trionfi. Le accoglienze che a lui si apprestarono colà, è uno
+degli spettacoli più insigni di questa età, e dà prova della immane
+influenza che esercitavano allora sul mondo le idee religiose. Tutto
+il popolo di Milano andò ad incontrare il santo diplomatico a qualche
+miglio fuor della città; gli baciarono i piedi, fecero ressa per
+portarsi via brandelli della sua tonaca; poco mancò che a furia di
+carezze non lo soffocassero[520]. Tutta Italia fino al Tevere prestava
+adesso reverenza a Innocenzo II; soltanto Roma, la Campagna e le
+terre del mezzodì stavano dalla parte di Anacleto, laonde, se prima
+non s’infrangeva la potenza di Rogero, neppure si poteva sperare di
+spazzare fuor della via l’antipapa, che sempre vittorioso resisteva in
+Roma contro ai Frangipani. Il fondatore della monarchia sicula aveva
+represso con ferocia da barbaro e con mano poderosa la sollevazione
+delle Puglie; Roberto di Capua, discacciatone, si ricoverava a Pisa,
+e induceva questa Republica ad armare una flotta contro di Rogero. Si
+combattè poco e senza risultati decisivi. Per verità i Pisani nell’anno
+1136 fecero la conquista di Amalfi, loro antica rivale, e distrussero
+una volta per sempre l’ultimo fiore di questa celebre città mercantile;
+ma Roberto fu costretto tornarsene ad Innocenzo, senza d’altro aver
+fatto guadagno, che del bottino ond’erano cariche le navi. Allora
+Anacleto nominò re Rogero ad avvocato della Chiesa ed a patrizio dei
+Romani, e in quelle sue strettezze gli fece larghe concessioni di
+diritti, che nocquero alla independenza del Papato[521].
+
+Per lo contrario, Innocenzo II da altro non aspettava salute fuorchè
+da una nuova spedizione dell’Imperatore contro di Roma; e Lotario fu
+tanto dabben uomo da servire a intenti che a’ suoi interessi tornavano
+estranei. Ai legati pontificî che andarono in Germania si accompagnò
+anche l’ultimo Duca di Capua, e tutti domandarono all’Imperatore che
+movesse contro il nemico comune, il quale adesso assediava anche Napoli
+con molta gagliardia. Le instanze del Papa e dei Principi pugliesi
+furono avvalorate da quelle di san Bernardo, il quale gli diè a credere
+che fosse dover suo di torre l’Italia meridionale ad un usurpatore,
+e di riunirla all’Impero[522]: in tal modo, ogni volta che le tornava
+il conto, la Chiesa riconosceva per giuste le pretensioni dell’Impero
+sulle Puglie e sulle Calabrie; le negava quando le tornava il conto
+di negarle. Fu stabilito di intraprendere una guerra di distruzione
+contro la monarchia di Sicilia; nè Rogero aveva potenza di resistere
+a questa formidabile lega dell’Imperatore e del Papa, dei Pisani, dei
+Genovesi e dei Principi delle Puglie. Lotario, riconciliato adesso
+cogli Hohenstaufen, potè condurre di qua delle Alpi un grande esercito.
+Alcune città lombarde seppero ora di che filo fosse aguzzata la lama
+della sua spada; altre impaurite si chinarono a prestargli omaggio,
+ed egli, nella primavera dell’anno 1137, passando dalle Marche e
+costeggiando il mare, venne nelle Puglie, in quello che Enrico suo
+genero con un’oste minore giungeva a Viterbo, passando per Firenze.
+Quei due eserciti, assediando o schiacciando città, devastando terre,
+sgomberandosi il sentiero col ferro e col fuoco, rassomigliarono (come
+sempre fu delle imprese che mossero contro di Roma), a torrenti di lava
+che scorressero crepitando attraverso Italia, per indi prestamente
+fermarsi e affreddare. Enrico il superbo, che aveva adesso titolo di
+duca di Toscana, condusse Innocenzo, per Sutri, nel Lazio, in mezzo a
+continua desolazione dei luoghi che parteggiavano per Anacleto[523]. Ma
+l’Antipapa, dai merli del castel Sant’Angelo, vide con gran meraviglia
+quelle soldatesche minacciose passar oltre senza far sosta a Roma; il
+suo antagonista, che or tornava dopo quattro anni di esilio, non poteva
+perder tempo nelle pastoje che gli avrebbe opposto la Città; non fece
+che mandar Bernardo abate, perchè colla sua religiosa eloquenza gli
+conquistasse Roma; quanto a sè, procedette innanzi col duca Enrico per
+Albano e per la Campagna, che gli si sottomise, e capitò a San Germano
+e a Benevento, dove pose il piede ai 23 di Maggio[524]. Dopo breve
+resistenza questa città gli si diede a soggezione; Capua riaperse le
+porte al suo legittimo signore, ed Enrico, Innocenzo, Lotario poterono
+lietamente stringersi la mano dentro a Bari inondata di sangue.
+
+Indarno Rogero offerse pace a buoni patti; fu respinta in allora che
+egli non poteva più impedire la caduta di quasi tutte le città delle
+Puglie, avvegnaddio i vascelli di Pisa e di Genova dessero man forte
+agli eserciti di terra. Rogero fuggì a Sicilia, e i trionfi momentanei
+di Lotario estesero la podestà imperiale per la prima volta veramente
+su tutta l’Italia del mezzodì. In Capua si restaurò il principato di
+Roberto; il prode Rainolfo fu fatto duca delle Puglie, e Sergio trasse
+nuovamente respiro di libertà in Napoli. Tutta volta i più trionfali
+successi di Imperatori tedeschi non potevano essere in Italia che cosa
+di durata passeggiera, perocchè queglino facessero presto ritorno alle
+terre loro, nè lasciassero presidî di milizie: il profitto de’ loro
+sforzi lo raccoglieva tutt’al più l’accortezza de’ Papi, posto che gli
+Imperatori con sì poco raziocinio facevano da avvocati d’arme in pro
+di essi. I valorosi soldati tedeschi capirono l’abuso che di loro si
+faceva; chiesero impetuosamente di ritornare alle proprie case, e ad
+alta voce e con parole aperte imprecarono il malanno addosso del Papa,
+le cui sole utilità avevano dato occasione a questa guerra omicida
+e infruttuosa. Abbastanza Lotario aveva fatto per Innocenzo, e di
+già nelle Puglie e a Salerno (su cui il Papa pretendeva ad esclusiva
+signoria feudale), aveva capito che nessun titolo di riconoscenza si
+avrebbe potuto appresso di quello accaparrare, poichè il Pontefice
+voleva servirsi di lui non altrimenti che di un capitano devoto a’ suoi
+interessi[525]. Fu soltanto per temenza di Rogero se non ne venne a
+rottura; ad ogni modo, omai nel mese di Settembre l’Imperatore mosse
+a Farfa, passando da Monte Cassino, da Ceperano, da Palestrina e da
+Tivoli. In Roma non pose piede; però la fazione imperiale era andata
+a San Germano, recandogli le insegne del Patriziato, e Tolomeo di
+Tusculo, potentissimo dei signori del Lazio, aveva fatto omaggio a
+lui ed al Papa, ed in ricambio ne era stato riconosciuto per principe
+dell’Impero, ottenendo la confermazione dei suoi possedimenti. Quanto
+al Papa, l’Imperatore lo raccomandò alla Provvidenza, e proseguì il
+cammino suo verso il settentrione[526].
+
+Aveva Lotario voltato appena le fronti, che re Rogero tornò di
+Sicilia col sangue bollente di vendetta, e i suoi armigeri saraceni
+si gettarono sulle Puglie e sulle Calabrie con devastazioni orribili:
+in quel primo sbigottimento gli si arresero Capua, Benevento, Salerno,
+Napoli e molte castella; Roberto di Capua fuggì; Sergio di Napoli giurò
+fede di vassallo; l’eroico Rainolfo pugnò ancora qualche tempo con
+coraggio e con buona fortuna, ma, ad onta della splendida vittoria che
+riportava ai 30 di Ottobre presso di Ragnano, ei non potè mantenersi
+padrone che di alcune città forti del suo Ducato. La gloriosa impresa
+dell’Imperatore fu simile ad un uragano che passa e non dura; le
+vittorie, comperate a sì caro prezzo, furono opera perduta appena che
+fatta, e solamente ornarono la generosa vecchiezza di Lotario con verdi
+ma infecondi allori. Questo Imperatore, di cui amici e nemici laudarono
+la mansuetudine, la saviezza e il valore, portò con sè d’Italia il
+germe della morte, parimente di quello che avvenne di parecchi altri
+Tedeschi predecessori e succeditori suoi, e passò da questa vita in una
+capanna delle Alpi tirolesi, addì 3 Dicembre dell’anno 1137.
+
+
+§ 3.
+
+Innocenzo II torna a Roma. — Anacleto II muore. — Vittore IV antipapa.
+— Roma si sottomette ad Innocenzo II. — Il convento dei Cisterciensi
+_ad Aquas Salvias_, monumento di san Bernardo a Roma. — Concilio
+Lateranense dell’anno 1139. — Innocenzo II guerreggia contro Rogero
+I. — Fatto prigioniero, approva la monarchia sicula. — Operosità del
+Pontefice a Roma dopo la pace. — I Romani guerreggiano contro Tivoli. —
+Innocenzo raccoglie Tivoli sotto la protezione della Chiesa. — I Romani
+si sollevano, restaurano in Campidoglio il Senato, e Innocenzo II
+muore.
+
+Innocenzo trovò Roma veramente ben disposta a favor suo per influenza
+di san Bernardo; bensì Anacleto possedeva sempre il san Pietro e
+il castel Sant’Angelo, ma il suo partito si scemava e si sperdeva.
+Non v’era che Rogero il quale non volesse riconoscere Innocenzo II
+per papa. L’accorto Principe si prendeva la parte che Lotario aveva
+rifiutato; e, per trarre a profitto suo lo scisma che egli solo teneva
+ancor desto, si assideva giudice dei due Pontefici. Ascoltava a Salerno
+con esemplare pazienza le esortazioni di san Bernardo, faceva che per
+una serie di giorni i Cardinali delle due fazioni alla presenza sua
+disputassero accaloratamente; quanto a sè teneva le sue deliberazioni
+in serbo. Però adesso la morte di Anacleto liberava Innocenzo dalle sue
+difficoltà: il figliuolo di Pier Leone trapassò ai 25 Gennaio del 1138,
+dopo di aver coraggiosamente occupato per quasi otto anni la cattedra
+di san Pietro, e dopo di aver benanco resistito a due imprese mosse dal
+settentrione contro a Roma, l’ultima delle quali era stata uno dei più
+splendidi trionfi degli Imperatori alemanni. I seguaci di san Bernardo
+fecero allegrezze grandi della sua morte; tuttavia non udiamo pur una
+voce d’uomo imparziale, la quale rimproveri ad Anacleto le peccata che
+disonorarono molti Papi legittimi: e il pontificato di lui, legale
+nella sua origine, sebbene stato non lo sia secondo il rigore dei
+canoni, era trascorso in mezzo ai terrori ed alle angustie[527].
+
+La fazione di Anacleto non tardò a chiedere che Rogero le desse
+un novello Antipapa; e col suo consenso levò a tale, nel Marzo, il
+cardinale Gregorio, con nome di Vittore IV: però lo scisma non posava
+più su solide basi. L’esaltamento di un Antipapa servì ai Romani
+solamente di ragione per cui ottenere potessero condizioni di pace più
+favorevoli; poco andò che santo Bernardo potè condurre quel Cardinale
+da peccatore penitente ai piedi del protetto suo; e, omai a Pentecoste,
+i fratelli di Anacleto, istessamente di tutti gli altri Romani, presi
+all’esca di molto denaro, fecero omaggio a Innocenzo II come a loro
+papa e signore[528]. Colla famiglia de’ Pierleoni fu conchiusa una pace
+durevole; conservò essa il suo ragguardevole grado e la sua potenza
+alla corte pontificia, e Innocenzo medesimo la illustrò con onoranze
+e con officî[529]. Bernardo potè adesso partir di Roma in trionfo; era
+per massima parte merito suo se si aveva vinto lo scisma dei Pierleoni,
+domato la _rabies leonina_, restaurato la unità della Chiesa; laonde
+i suoi devoti lo appellarono, come Cicerone, padre della patria.
+A monumento di questo celebre Santo può in Roma vedersi, dietro al
+san Paolo, il convento detto _ad Aquas Salvias_, chè Innocenzo II lo
+edificò a nuovo, e vi pose entro Cisterciensi di Chiaravalle, sotto
+il governo di Bernardo abate, discepolo del grande mistico[530]. Poco
+tempo dopo i Cisterciensi misero loro sede anche nella Campagna di
+Roma, dove tolsero possedimento del convento di Casamari, in vicinanza
+del Liri[531].
+
+Nella prima settimana di quaresima dell’anno 1139, un Concilio
+ecumenico lateranese annunciò solennemente che finito era lo scisma;
+si annullarono gli atti di Anacleto; Rogero di Sicilia fu novellamente
+scomunicato, e condannate furono le dottrine di Arnaldo da Brescia,
+che presto doveva far sua comparsa sulla scena di Roma[532]. Tuttavia
+la pace della Chiesa non poteva essere completa fino a tanto che
+non vi dava suggello il poderoso Re di Sicilia. Nessun altro nemico
+dava molestia ad Innocenzo fuor di questo accorto Principe, la cui
+ostinatezza mandava a vuoto d’ogni specie trattative. Egli librava
+la sua spada su di Roma affine di strappare al Papa la parola che
+desse accoglienza alla sua monarchia; falliva la speranza che un
+ultimo moto di reazione potesse fare a pezzi la potenza sicula,
+perocchè Rainaldo duca, uno dei più chiari uomini di quella età,
+solo avversario che potesse per ragione di natali competere col Re,
+moriva repentinamente in Troja ai 30 di Aprile 1139. Tosto Rogero si
+gettò sulle città di Rainolfo; queste tutte, fino a Troja ed a Bari,
+fecero a lui dedizione, ed Innocenzo allora deliberò di romper guerra.
+Raccolto un esercito, e accompagnato dal profugo Roberto di Capua
+mosse il Papa a San Germano, più sconsigliato di Leone IX e di Onorio
+II, cimentandosi ad una lotta disuguale. E sorti pari di quei suoi
+antecessori ebbe Innocenzo; sentenza stupenda che la mano di Nemesi
+scrisse nella storia dei Pontefici, le cui imprese mondane così ebbero
+giustissima punizione[533]. Da San Germano trattò il Papa con Rogero,
+ma questi ricusò di ristorare i Principi di Capua nei loro dominî, e
+finalmente si propose di por termine alle lunghe discussioni mercè
+un colpo maestro, alla foggia di quello che Enrico V aveva fatto.
+Mentre i Pontificî cingevano Galuzzo d’assedio, egli comandò a suo
+figlio Rogero di tendere un agguato a Innocenzo con un mille de’ suoi
+cavalieri, e l’evoluzione riuscì presto e bene. Dopo una scena fiera
+di saccheggio, di fuga e di cattura, il Papa fu condotto con Eimerico
+cancellier suo e con molti nobili romani e Cardinali, nella tenda di
+Rogero; solo Roberto di Capua si potè salvare grazie alla velocità del
+suo buon cavallo[534]. Il Re e i suoi figli con umiltà tutto normanna
+si gettarono a’ piedi del loro prigioniero, e, componendo a sorriso
+la faccia, impetrarono pietà e pace; laonde, dopo una breve lotta che
+s’appiccò fra la vergogna restia e la paura maestra di persuasione, il
+Papa confermò nel regno «l’illustre e chiarissimo Re di Sicilia» ed i
+suoi eredi, e, fatta eccezione di Benevento, confermò il possedimento
+di tutte le terre da lui conquistate: questo avvenne addì 27 Luglio
+del 1139[535]. In tal guisa il Papa di bocca propria bandì insania
+essere stati i valorosi sforzi di Lotario, che avevano pur inteso alla
+distruzione dell’usurpato reame di Sicilia; e pertanto il solo atto
+di Anacleto, che Innocenzo riconobbe per valido, fu la fondazione di
+quella nuova monarchia. Indarno vi oppose proteste l’ultimo e legittimo
+Duca di Capua; il suo bel principato toccò ad Anfuso figlio di Rogero;
+le Puglie furono date in feudo a Rogero erede del trono; e, dopochè
+anche l’antichissimo Ducato bizantino di Napoli s’ebbe arreso, un
+Principe savio e fortunato imperò sulle magnifiche di tutte le province
+d’Italia, che per lui, la prima volta dopo del tempo de’ Goti, furono
+ridotte ad unità di regno[536]. La costituzione di questa monarchia
+fece grande impressione nel mondo; poichè con tanta astuzia e con
+tanta energia s’avevano distrutto interamente degli Stati vissuti
+un tempo con loro propria autonomia, se ne dedusse la conseguenza
+che l’usurpatore aguzzasse l’ingegno a disegni ancor maggiori. Nei
+paesi di fuori si salutò l’audace conquistatore col voto che eziandio
+all’«infelice Toscana» potesse toccar la bella sorte di unirsi al
+dominio di quel Re[537]; tuttavia nel resto d’Italia non una voce s’udì
+che motivasse il desiderio di annettersi alla monarchia di Sicilia. Se
+l’esistenza dello Stato ecclesiastico romano abbia mai potuto essere
+un beneficio per Italia, lo fu in quell’età, perciocchè opponesse
+un baluardo al genio di conquista de’ Re normanni. Italia presentava
+uno spettacolo strano di acerbe contraddizioni politiche: spente le
+antiche Republiche marittime di Amalfi, di Gaeta, di Napoli, di Salerno
+e di Sorrento, il mezzogiorno cadeva per sempre negli ugnoli di una
+monarchia feudale, e diventava vittima della tirannide, nel tempo
+istesso che al settentrione, rilassatosi felicemente il legame che
+avvinceva quelle terre all’Impero, le Republiche cittadine venivano in
+fiore rigoglioso, e davano a Italia una seconda civiltà e una seconda
+vita di ricordanza imperitura.
+
+Al suo ritorno Innocenzo fu accolto in Roma, come un tempo Leone
+IX, con onoranze sì, ma eziandio con censure. Non mancarono istanze
+affinchè si dichiarasse esser nullo il trattato che Rogero gli aveva
+strappato; sennonchè il Papa umilmente s’acchetò al pensiero, che a
+Dio era piaciuto di comperare questa pace a prezzo della vergogna di
+lui Pontefice[538]: nè il suo avvilimento era affatto scevro di frutto,
+avvegnaddio il reame di Sicilia sè stesso riconoscesse d’ora in poi per
+feudo non dell’Imperatore, ma del Papa.
+
+Innocenzo II, riverito adesso in santa pace come capo della Chiesa,
+protetto da Rogero I financo in Roma, potè per la prima volta attendere
+a cura della Città. Egli diè opera a restaurare i rapporti della
+proprietà che erano andati tutti scombussolati, a ristabilire l’ordine
+nell’amministrazione della giustizia, a raffermare la pace di Dio; in
+breve, fu il benefico Principe di Roma, dove, durante lo scisma, si
+aveva disimparato dal credere all’autorità temporale del Papa[539].
+Tuttavolta quella unica voce che s’ode lodare le felici condizioni di
+Roma, o disse una parola di adulazione, o abbastanza presto fu messa
+a silenzio dall’insorgere di avvenimenti, che, tutto al rovescio,
+con rapidità meravigliosa addussero un’epoca nuova nella storia della
+Città[540]. Una guerra cittadina ve ne diede occasione.
+
+La piccola Tivoli animata a spiriti di libertà, e dotata di fermo
+coraggio, faceva sbassare a Roma per rossore la faccia: da lunghissimo
+tempo il Vescovo di Tivoli aveva conseguito esenzione dal banno
+del Conte, e soltanto, a tutela dei diritti signorili del Papa, in
+quell’antico Comitato vegliava un Rettore eletto da lui, istessamente
+come usavasi per Benevento. I Tivolesi possedevano omai una
+costituzione civica abbastanza independente; sostenevano financo guerre
+coi loro vicini, segnatamente coll’Abate di Subiaco, ed è difficile che
+ciò sempre avvenisse sotto l’autorità del loro Vescovo[541]. Durante
+la controversia delle investiture vedemmo questa città schierarsi
+dalla parte degli Antipapi; Pasquale II non la aveva assoggettata che
+a fatica; Innocenzo II la aveva tolta ad Anacleto probabilmente colle
+armi di Lotario, e nondimeno essa ben presto di nuovo si sollevava.
+Allorchè i figliuoli di Rogero, nell’anno 1140, mossero negli Abruzzi,
+e sottomisero le città del confine sul Liri, i Tivolesi afforzarono
+il loro territorio di munimenti per difendersi da un assalto[542].
+Tuttavia Innocenzo n’ebbe rassicurazioni pacifiche da Rogero, e i
+figliuoli di lui non oltrepassarono la frontiera; ma nell’anno 1141
+troviamo Tivoli in piena rivolta contro del Papa e in furibonda guerra
+con Roma.[543]. Ignote ne sono le cause; forse il Papa aveva desiderato
+di collocare in Tivoli un presidio romano, e certamente egli a ciò
+pretendeva, affine di infrenare gli impulsi di libertà republicane, che
+andavano facendosi vivi in Roma, del paro che in tutte le città dello
+Stato ecclesiastico.
+
+Le guerre di città, che in Lombardia e in Toscana riarsero con furia
+incessante, trovarono adesso loro imitazione anche nelle terre romane;
+sennonchè la fu poco onorevol cosa per la città capitale del mondo
+vedersi tratta in lotta con piccole terre latine, siccome era avvenuto
+nella sua infanzia, al tempo di Coriolano e di Decio; e fu per essa
+una grave onta d’essere perfino battuta dai Tivolesi. Gli assediati
+erano protetti dalla saldezza della loro città, posta sopra la gran
+gola formata dall’Anio; e una coraggiosa sortita fatta contro il
+campo de’ Romani, dove forse trovavasi Innocenzo in persona, mise in
+vilissima fuga gl’illustri Consoli che scrivevano di sì orgogliose
+lettere agli Imperatori. Colla perdita di moltissima preda che
+lasciava dietro a sè, la milizia romana fu inseguita dai cittadini di
+Tivoli fin sotto le mura di Roma[544]. Furiosi del vitupero subito,
+e frementi d’ira, tornarono i Romani all’attacco nell’anno seguente,
+e lo stesso Innocenzo II rinfocolò i loro sforzi contro il castello
+ribelle[545]. Cinti d’ogni parte e sotto la pressura degli assalti,
+i Tivolesi finalmente si arresero, ma non ai Romani, bensì al Papa,
+parimenti di ciò che un tempo avevano fatto con Silvestro II; però
+anche adesso si ripeterono i fatti accaduti all’età di Ottone III.
+Ci si conserva ancora l’istromento di pace, nel quale i cittadini di
+Tivoli giurarono di mantenere fede a san Pietro ed ai Papi canonici;
+di non contribuire col consiglio nè colle opere a che il Papa perdesse
+vita, membra, libertà; di svelare le male congiure che contro di lui
+si ordissero; di custodire il secreto dei suoi messaggi; di volergli
+prestare ajuto per la conservazione del Papato in Roma, della città
+di Tivoli e degli aggiuntivi dominî, della fortezza prossima a Ponte
+Lucano, delle castella di Vicovaro, di San Polo, di Boverano, di
+Cantalupo, di Burdello, di Ciciliano e di altre regalie di san Pietro;
+di dare finalmente il Comitato e il Rettorato di Tivoli in podestà dei
+Papi[546].
+
+Come i Romani ebbero contezza di questo trattato, si accesero a
+impetuosissima collera; il Papa toglieva loro di mano una città da essi
+conquistata, a imperar sulla quale aveva diritto il popolo romano:
+che più? egli si arrogava colà il potere di conte. Volevano essi far
+pagar cara la loro sconfitta anteriore, mettendo Tivoli a distruzione;
+chiedevano pertanto che Innocenzo lasciasse far la loro volontà, ma
+quegli coraggiosamente negava. Allorchè, centoquarantatre anni prima,
+Silvestro II aveva rejetto la eguale domanda dei Romani, ne era stata
+conseguenza una ferocissima ribellione di cui erano cadute vittime
+la podestà imperiale e quella pontificia: conseguenza del rifiuto di
+Innocenzo era adesso un’insurrezione ancor più fiera di Roma, nella
+quale andava a rotoli la signoria temporale dei Papi. In nessun luogo
+di questa Storia deploriamo noi che si sieno inaridite tutte le fonti
+di notizie, più che noi facciamo a questo punto, in cui si tratta
+di una mutazione tanto memoranda di cose. Nessun Annalista romano
+vi ha gittato sopra un sol filo di luce; la Storia di Monte Cassino
+s’interrompe coll’anno 1138; la Cronica del notaio Falcone termina
+coll’anno 1140; Romualdo di Salerno, il Cronista di Fossa Nova non
+fanno pur motto di questi avvenimenti di Roma; e soltanto alcuni
+Storici narrano con cenno fuggevole, che i Romani in gran furia corsero
+al Campidoglio per restaurarvi il Senato, il quale da lungo tempo aveva
+cessato di esistere, e tosto dopo ripigliarono la guerra contro Tivoli.
+E raccontano che il Papa, pauroso di perdere per sempre la podestà
+temporale tramandatagli da dopo il tempo di Costantino, adoperasse
+minacce, preghiere e oro per acchetare l’insurrezione, e che morte lo
+togliesse di pena in mezzo al tumulto della indomabile sollevazione
+popolare[547].
+
+Innocenzo II, dopo di aver passato mezzo il suo pontificato
+nell’esilio, oppure da capitano in imprese di guerra, vide ruinare
+la signoria terrena di san Pietro: lo scettro di Roma cadde della sua
+mano irrigidita dalla morte, ed egli trapassò ai 24 Settembre dell’anno
+1143, causa la concitazione dell’animo o il dolore, in quello che il
+vecchio Campidoglio risonava delle grida festanti dei Republicani.
+Con questo Papa ebbe fine il periodo della storia cittadina di Roma,
+che puossi chiamare epoca di Gregorio: una di nuova e di insigne se
+ne apre adesso; descriverne i caratteri sarà còmpito del Capitolo che
+succede[548].
+
+
+
+
+CAPITOLO QUARTO.
+
+
+§ 1.
+
+Condizioni interiori della città di Roma. — Ceto dei cittadini. —
+I gonfaloni della milizia. — Nobiltà popolana. — Nobiltà patrizia.
+— Nobiltà della provincia. — Decadimento dei Conti della provincia
+romana. — Oligarchia dei _Consules Romanorum_. — Il ceto dei cittadini
+sale in potenza. — Fondazione del Comune civico. — La grande nobiltà
+feudale tiene le parti del Papa.
+
+L’instaurazione del Senato era conseguenza della libertà omai fiorente
+di città lombarde, parimenti che delle condizioni proprie di Roma.
+Fino dal secolo undecimo, a poco a poco si avevano quelle acquistato
+la loro autonomia, all’ombra della Chiesa che da principio le aveva
+tenute in sua tutela. Di già gli Ottoni, e più ancora gli Imperatori di
+casa Salica, erano andati via via trasfondendo nei Vescovi la podestà
+di Conti, ed in pari tempo avevano donato privilegî parecchi alle
+città; dappoi queste tolsero ai Vescovi la giurisdizione di Conti, e
+diventarono Comuni con loro proprî magistrati. Gli abitatori di città
+agiate e saldamente munite fecero loro pro della lotta combattuta fra
+la Chiesa e lo Stato, che indebolì i Vescovati e allentò eziandio
+il vincolo all’Impero: così in mezzo alle due podestà scrollate
+sorsero essi, terza potenza dotata di robustezza giovanile. In
+sull’incominciamento del secolo duodecimo la più parte delle città in
+Lombardia, in Tuscia, nelle Romagne, nelle Marche, si reggeva sotto
+il governo di due Consoli eletti ad ogni anno, ed ai quali adesso era
+venuto in mano l’antico banno dei Conti, colla massima parte delle
+publiche entrate[549].
+
+I Romani s’invaghirono dell’esemplare di Republiche libere e potenti.
+Roma trovavasi ancora soggetta al diritto di signoria di un Vescovo,
+quando già tante altre città ne avevano scosso il giogo: trattavasi
+dunque che lo scotesse anch’essa del pari. Senonchè questo vescovo
+era il Papa; la sua signoria territoriale non era sorta, come quella
+vescovile in altre città, da privilegî di esenzione, nè come quella
+era cosa di fresca data; essa per lo manco faceva derivare sè medesima
+dalle costituzioni franche. Guerre di fazioni, scismi, esilî lunghi
+l’avevano indebolita al paro della podestà imperiale; eppure, ad onta
+di ripetute perdite subìte nelle cose temporali, il Vescovo di Roma
+poteva sempre nuovamente schierare in campo difensori potenti del
+suo dominio politico: tali erano la santità del suo pontificato, le
+imprese degli Imperatori contro di Roma, i Normanni, il denaro della
+Cristianità. Per tal ragione, città lombarde diventarono libere e Roma
+no, quantunque prima di quelle abbia essa combattuto, sotto di Alberico
+e dei Crescenzî, per le sue libertà.
+
+Abbiamo notato eziandio gl’impedimenti interiori che si opponevano a
+ciò che la Città conseguisse la sua autonomia. Milano, Pisa, Firenze,
+Genova, attingevano libertà e ricchezza da una nobiltà amatrice della
+patria, e dalla forza di un grande ceto di cittadini minori, i quali
+costringevano i nobili a cercare il loro posto d’onore, assidendosi
+con essi loro negli ordini consultivi. In Roma i laici erano distinti
+in due moltitudini, nobiltà e popolo; quella partecipava insieme col
+clero agli onori e alla potenza; questo, colpa la natura non industre
+della Città, era condannato ad una vita estranea alle cose politiche.
+Nel secolo duodecimo non esisteva alcuna associazione difensiva
+di liberi cittadini romani, come si dava in altre città. Vediamo
+da documenti esservi stati maggiorenti che caricavano bastimenti
+e conchiudevano contratti di commercio, ma un ceto di mercanti non
+compare ancora; soltanto che di trafficanti e di banchieri si fa cenno
+nelle carte di tutti i tempi, e si denotano col predicato triviale
+di _Magnificus_[550]. Per verità continuavano ad esistere le scuole
+di artigiani colle antiche forme, ma esse stavano pur sempre sotto la
+clientela dei maggiorenti[551].
+
+La sola associazione politica defensiva che unisse i cittadini di
+Roma era la milizia coi suoi sodalizî di armigeri raccolti a mo’
+di maestranze, e co’ suoi vessilliferi[552]. La cittadinanza atta
+alle armi, fornita di proprietà libere e della naturalità secondo la
+pienezza del diritto romano, era ripartita per Regioni: dodici della
+Città, ed una decimaterza, e un’altra decimaquarta evidentemente
+dell’isola e del Transtevere, esclusa essendone la città Leonina,
+ch’era pontificia[553]. Noi possiamo tenere per fermo che soltanto
+questi gonfaloni avessero diritto di dare voto nelle faccende publiche;
+prendevano parte all’elezione del Prefetto, acclamavano all’elezione
+del Papa, e tratto tratto la nobiltà dominante ed anche il Pontefice
+li congregavano nel Campidoglio ad assemblea, affinchè in qualità di
+_Populus Romanus_ aderissero col loro suffragio alle deliberazioni.
+In una città povera il cittadino non poteva ottenere preponderanza
+per ricchezza di patrimonio, ma soltanto colle armi; ed in un’età così
+travagliata di guerre com’era questa, anche la milizia romana era una
+vera potenza. Da questi sodalizî raccolti sotto una bandiera, il ceto
+de’ cittadini mediocri (_bandus_) trasse diritti politici e forza di
+resistere contro il reggimento feudale della nobiltà. Oltracciò, fin
+d’adesso emergevano dalla moltitudine dei liberi cittadini alcune
+famiglie che per antica origine e per agiatezza rivaleggiavano colla
+nobiltà: formarono una più eletta classe di cittadini, e poco a poco
+vennero frammettendosi all’aristocrazia, ossia diventando famiglie
+senatorie nuove. Poichè la nobiltà romana non fu mai, come quella
+di Venezia, racchiusa entro un grembo che serrava le sue file agli
+altri uomini, così è massimamente impossibile di distinguer sempre
+illustri case popolane dalle famiglie patrizie. E infatti famiglie
+antiche cadevano; di nuove venivan su, e d’un tratto, come avvenne dei
+Pierleoni, prendevano posto nell’ordine dei Capitani e dei _Principes_.
+Così ancora oggidì va la cosa in Roma; qui era ed è il feudo che creava
+uno, e tuttavia adesso lo crea, duca e barone.
+
+In Roma v’aveva dunque un’aristocrazia vecchia ed una più recente
+di case molte, le quali coi loro clienti e coi loro famigliari
+formavano ciascuna una gente strettamente congiunta. Non era più
+che quei Patrizî mostrassero ai loro ospiti i simulacri in cera di
+illustri antenati; nondimeno pretendevano sempre di derivare le loro
+origini dagli Anicî e dai Massimi, da Giulio Cesare e da Ottaviano:
+ma forse può darsi che pochi di essi fossero ruderi trasposti di
+antiche famiglie romane, simili alle moli marmoree di ruinati palagi
+del vecchio tempo, dai quali erano state rappezzate le tetre torri
+di questi barbari Consoli. Le famiglie patrizie che avevano maggior
+nominanza nel secolo duodecimo erano queste: i Tusculani e i Colonna, i
+Crescenzî, i Frangipani, i Pierleoni, i Normanni, i Sassi, i Latroni e
+i Corsi, i Massimi; le famiglie dei Sant’Eustachio, fra cui i Franchi
+e i Saraceni; gli Astaldi, i Senebaldi, i Duranti, gli Scotti, gli
+Ursini; le case lentamente sorte dal ceto della media cittadinanza,
+i Buccapecora, i Curtabraca, i Bulgamini, i Boboni, i Berardi, i
+Bonfilioli, i Boneschi, i Berizoni; nel Transtevere i Papa, i Papazurri
+e i Muti, i Barunzî e i Romani, i Tebaldi e gli Stefani, i Tiniosi,
+i Franculini, i Brazuti ed altri[554]. I nomi rivelano che molte
+famiglie avessero tratto origine da’ Longobardi, da’ Franchi e dai
+Sassoni, discesi cogli Imperatori: poco a poco il tempo e il diritto
+comune avevano cancellato le differenze di stirpi; tuttavia può essere
+che il partito, il quale fra’ Romani aderiva all’Impero, posasse
+in principio il suo fondamento su quella nobiltà che era di razza
+germanica e venuta immigrando, laddove la parte devota a sentimento
+di nazione (e che più tardi fu la republicana), capitanata un tempo
+da’ Crescenzî, aveva conservato la coscienza del suo sangue romano.
+Non più era usato il titolo antico di _Dux_; però sempre gli ottimati
+si appellavano «Consoli», e precisamente nel secolo duodecimo questo
+antico titolo romano era tenuto con gran lustro. Adesso essenzialmente
+significava la magistratura giudiziaria e dominatrice, ma nemmeno
+remotamente era tolto ad imitazione de’ Consoli lombardi, perocchè di
+esso, aggiuntovi il nome _Romanorum_, personaggi si fregiassero ad ogni
+tempo in Roma, ancor prima che in altre città italiche si adoperasse:
+con quel titolo la nobiltà chiamava i potentissimi suoi, i capi della
+Republica aristocratica[555]. Eziandio del predicato di _Capitaneus_,
+che era consueto nell’Italia settentrionale, trovansi in Roma ornati
+i maggiorenti che avevano feudi del Papa. I Capitani erano la grande
+aristocrazia della provincia, i _Comites_ e i _Vicecomites_ della
+Campagna, cui il giuramento di vassallaggio obbligava all’eribanno
+del Papa[556]. Però anche la nobiltà cittadina entrava nell’ordine dei
+Capitani, una volta che il Papa la infeudava di castella; più si noti
+che essa aveva escluso dalle cose civiche la nobiltà di provincia, la
+quale altra volta era stata di tanto potente: i Conti di Nepi e di
+Galeria, i Crescenzî nella Sabina, i Conti della famiglia di Amato
+nella Campagna, financo i patrizî Tusculani erano adesso decaduti,
+o se ne rimanevano rincantucciati in bando nella loro città di
+provincia, laddove più recenti famiglie consolari, come i Frangipani e
+i Pierleoni, venute su in guerre di fazioni, s’erano impadronite della
+potenza politica.
+
+Presso a’ capitani v’era finalmente il ceto dei feudatarî minori
+(_milites_), vassalli dei maggiorenti o delle chiese. In Roma, e
+massime nelle città della Campagna dove la maggior parte dei beni
+allodiali era venuta in mano delle chiese, formavano quelli una nobiltà
+di cavalieri, che può paragonarsi a ciò che in Lombardia e in Romagna
+erano i Valvassori[557].
+
+Pertanto la nobiltà, che aveva fondato famiglie al paro dei Patrizî
+di Roma antica, teneva in poter suo (omai fino dal secolo undecimo
+e specialmente dopo la controversia delle investiture) il reggimento
+della Città. Cornelî e Claudî avrebbero con intenta meraviglia guardato
+questi uomini che dimoravano entro ad archi di trionfo ed a portici
+muniti di torri, e appellavansi Consoli de’ Romani, e in forma di
+Senato si radunavano ad assemblea in mezzo delle ruine del Campidoglio.
+Qui infatti si congregava la nobiltà ancor prima che si componesse il
+nuovo Senato del popolo; e, uscendo del grembo di quella nobiltà, i
+_Consules Romanorum_ erano i presidî di un’oligarchia, la quale, senza
+ordine di costituzione ma con moti di tumulto, reggeva ossia angariava
+Roma[558]. Alla fine il popolo sbalzava d’arcione la onnipotenza di
+questi ottimati, e in ciò sta la importanza della rivoluzione avvenuta
+nell’anno 1143. Laddove in Lombardia i Consoli erano sorti insieme coi
+Comuni, il Comune, che soltanto adesso si veniva formando in Roma,
+distruggeva il reggimento consolare della nobiltà, e nel luogo di
+questa metteva il consiglio comunale, e gli imponeva il nome romano di
+Senato (_Sacer Senatus_).
+
+Alla rivoluzione del resto avevano dato impulso i nobili allorchè
+erano venuti, per cagione di Tivoli, a dissenso col Papa; e fu
+soltanto durante quell’insurrezione che la cittadinanza mediocre alzò
+il capo. Per quanto repentina possa parerne la sollevazione, era
+questa da lunga mano preparata, giacchè le bandiere della milizia,
+acquistatasi forza duranti le lotte del secolo undecimo, formavano
+omai proprie corporazioni politiche, agognavano di prendersi la
+loro parte nel reggimento, e meditavano costituire una Republica
+democratica. La tirannide delle fazioni aveva reso intollerabile
+al popolo la signoria feudale, che il Papato per sua fiacchezza era
+andato favorendo. E fra gli aristocratici v’era un partito papale che
+ostilmente avversava quello imperiale, e teneva il Pontefice in conto
+di signore territoriale, anzi di principe vero di Roma, cui si spettava
+di concedere ai Re l’Impero. La nobiltà ispirata a questi sentimenti
+era la vera aristocrazia feudale dei Papi, loro sostegno politico in
+Roma, splendore laicale della loro corte: a questi vassalli devoti
+e cortigiani i Pontefici dispensavano beni dello Stato e gabelle, e
+conferivano cariche di prevosti, dignità della Curia, officî giudiziarî
+ossiano Consolati nella Città e nella provincia; peraltro destramente
+ne compartivano i vantaggi, vale a dire, tenevano quelle genti fra
+sè divise colla gelosia; e preferivano le infedeltà dei «Consoli»,
+piuttosto che essere costretti a cercare un appoggio in mezzo alla
+cittadinanza, nella quale i Papi temevano che si destasse vaghezza
+delle istituzioni comunali. Ed in vero, ove ciò fosse avvenuto, la
+sorte dei Pontefici sarebbe stata pari a quella di tutti gli altri
+Vescovi, che col sorgere dei Comuni avevano perduto la loro podestà
+civile.
+
+Poca scintilla bastò alla fine per accendere la grande fiamma di quel
+rivolgimento civico, che forse per secrete fila, a noi ignote, aveva
+stretto relazioni coll’Italia settentrionale. Nell’anno 1143 Roma
+fece tentativo di accomunare le varie classi, ciò che Milano, Pisa,
+Genova ed altre città avevano omai tratto ad effettuazione. La nobiltà
+minore, per l’invidia che nutriva contro a’ «Consoli», si associò coi
+cittadini; il novello Comune s’impadronì del Campidoglio, si costituì
+da Senato vero, e combattè, ossia discacciò tutti quei maggiorenti
+che non vollero entrare nel Comune. Allora fu che i Capitani, quelli
+eziandio di parte imperiale, si schierarono sotto il vessillo del Papa,
+e Roma si partì in due campi politici combattenti uno avverso l’altro;
+l’antico consolare dell’aristocrazia, il senatorio nuovo del Comune
+popolare, raccolto in Campidoglio.
+
+La fondazione di una cittadinanza libera ben meritò di denotare da sè
+un’êra novella di Roma: lo studioso, che con tranquilla mente svolge
+le pagine della storia, contempla con occhio meravigliato le ruine del
+Campidoglio, divenuto cosa leggendaria, dove tumultuosamente si asside
+un popolo fiero e ignorante, e chiama i suoi capi con nome di Senatori:
+uomini questi che nulla ne sanno più delle orazioni di Cicerone e di
+Ortensio, di Catone e di Cesare, ma, come i plebei antichi, combattono
+anche essi una razza orgogliosa di Patrizî discesi di origini o di
+mescolanze barbariche; e strappano la corona temporale dal capo del
+sommo sacerdote di Roma, domandano che l’Imperatore di nazione tedesca
+confessi sè esser tale perciocchè la maestà del popolo romano lo abbia
+investito della sua autorità, e dai ruderi di vetusti templi romani
+bandiscono che l’aurea Roma è regina dell’orbe.
+
+
+§ 2.
+
+Il Campidoglio nei secoli bui. — Suo graduale risorgimento politico. —
+Uno sguardo alle sue ruine. — Dov’era posto il tempio di Giove. — Santa
+Maria in Araceli. — Leggenda della visione di Ottaviano. — Il _Palatium
+Octaviani_. — Il primo palazzo senatorio del medio evo in Campidoglio.
+
+È cosa per noi attrattiva di volgere uno sguardo al tragico mondo di
+ruine che si raccoglieva nel Campidoglio, e di scorrere la storia che
+s’ebbe nei secoli bui questa residenza veneranda del vecchio Impero
+romano. Però in un periodo di più che cinquecento anni una tenebra
+spaventosa ravvolge nella sua cupa oscurità il sublime di tutti i
+luoghi che abbiano avuto una storia; e questo è il più mesto fatto
+onde ci offra esempio il decadimento non soltanto di Roma, ma di ogni
+terrena grandezza. Dopo l’ultimo Senatore di Roma antica, Cassiodoro,
+nessuno storico ha fatto più menzione del Campidoglio. Solamente
+l’Anonimo di Einsiedeln ne ha registrato nota fuggevole; solamente
+tradizioni e leggende discorrono in confuso di questa meraviglia del
+mondo, e nel secolo nono, in mezzo ai ruderi di templi senza nome, vi
+si erige, strano contrapposto! il monastero della Vergine Maria _in
+Capitolio_. Le ruine di tanti templi e di tanti portici non furono
+mai adoperate a formare una rocca della Città; nè s’ode che l’Arce
+antica colle sue rupi tarpee si usasse da arnese di maggior fortezza,
+com’era del Septizonio e del castel Sant’Angelo. Il Campidoglio non
+dominava più alcuna delle grandi vie animate un tempo di tanta vita
+operosa, chè quel quartiere, soprattutto il Foro antico, s’era fatto
+deserto, e la popolazione sempre più fittamente si andava addensando
+nel Campo di Marte, giù verso il Tevere, che diventava importante anche
+dal punto di vista strategico. Fu solamente la incancellata tradizione
+della significanza che un tempo aveva avuto il Campidoglio venerando,
+la quale nuovamente lo suscitò dal suo silenzio sepolcrale, e ancora
+una volta lo pose a capo politico della Città, non appena che s’ebbe
+ridestato il sentimento della libertà municipale: così è che omai
+nel secolo undecimo il Campidoglio compare esser la sede, entro cui
+si compongono tutti i negozî d’indole puramente civica. Al tempo di
+Ottone III e dei Patrizî nobili, era risorta la ricordanza del luogo
+santo ove s’avevano tenute le assemblee del romano Impero; i ruderi
+del Campidoglio si rianimarono a vita colle adunanze dei nobili e del
+popolo, e presero allora le veci dei _Tria Fata_. Ai tempi di Benzone,
+a quelli di Gregorio VII, poi al tempo di Gelasio II, nei tumulti per
+l’elezione del Prefetto, all’assentimento dell’elezione di Calisto II,
+fu daccapo il Campidoglio, dove si chiamarono a parlamento o alle armi
+i Romani. Probabilmente sul Campidoglio dimorava eziandio il Prefetto
+urbano, chè risiedeva colà il Prefetto di Enrico IV, per opera del
+quale Vittore III fu discacciato di Roma; e forse un palazzo che ivi
+era serviva di luogo in cui raccoglievansi i tribunali, dappoichè i
+loro atti erano segnati con questa formula: _actum civitate Romana apud
+Capitolium_[559].
+
+Per quanto ardente imaginativa uomo posseda, ei non potrà mai riuscire
+a pingersi in mente la melanconica grandezza di quelle rovine, intorno
+cui l’edera s’attortigliava. Sulle crollate colonne del tempio di
+Giove, o sotto le volte dell’Archivio publico, in mezzo a frammenti di
+statue o di pietre epigrafiche, ben poteva assidersi qualche monaco
+del convento capitolino, o qualche Console rapace, o talun Senatore
+ignorante, e far le meraviglie di quei ruderi, e meditare ai capricci
+mutevoli della fortuna. E la vista di quei luoghi di rovina avrebbe
+potuto richiamargli alla memoria quel verso di Virgilio, in cui dice
+del Campidoglio:
+
+ _Aurea nunc, olim silvestribus horrida dumis;_
+
+ma adesso, che il Campidoglio era ricaduto nello stato desolato delle
+origini primitive, ben avrebbe potuto inverterne l’idea, sclamando:
+_Aurea quondam, nunc squallida spinetis vepribusque referta_[560].
+Tuttavolta il numero maggiore dei Romani di allora non conosceva
+Virgilio per altri che per un mago, il quale in antico era fuggito di
+Roma a Napoli, ed aveva avvolto le due città nelle sue arti di stupenda
+magia. I Senatori, che adesso movevano attraverso quelle rovine,
+coperti il capo di alte mitre e vestiti di mantelli di broccato,
+sapevano soltanto in confuso che ivi un tempo gli uomini di Stato
+avevano composto le leggi, e gli oratori tonato colle loro arringhe,
+che ivi s’erano celebrati i trionfi conseguiti su’ popoli, che di là
+decise s’erano le sorti del mondo. Ironia non v’ha di tutte le cose
+sublimi più acerba di questa, che in Roma v’ebbe un tempo, nel quale il
+suo Campidoglio fu donato in proprietà a monaci, i quali sopra i suoi
+ruderi piantavano cavoli, pregavano, cantavano salmi, e si flagellavano
+le schiene a suon di frusta. Anacleto II confermava il possedimento
+del colle capitolino all’abate di santa Maria in Araceli; e la Bolla
+di lui gitta uno scarso filo di luce in questo labirinto di grotte e di
+celle, di cortili e di giardini, di case ossia di capanne, di ruine di
+muraglie, di marmi e di colonne[561].
+
+Ancora ad esso si saliva per l’antico _Clivus_, chè durante il medio
+evo, quanto fu lungo, il Campidoglio tenne la fronte volta verso il
+Foro; fu soltanto dopo il 1536, quando Michelangelo edificò il suo
+ingresso da settentrione (apposta per l’entrata fattavi da Carlo
+V), che il Campidoglio volse il suo prospetto dalla banda del Campo
+di Marte, ov’era la città nuova di Roma. Le sue ruine, cresciute
+negli assalti dati da Enrico IV, dal Guiscardo e da Pasquale II,
+giacevano nel più selvaggio abbandono; del paro che sul Palatino, vi
+si coltivavano orti, e di già mandre di capre si andavano inerpicando
+erranti fra quei ruderi di marmo: ragione per cui una parte del
+Campidoglio ha ricevuto il nome triviale di «Monte Caprino», alla
+stessa guisa che il nome del Foro si mutò in quello di «Campo Vaccino».
+Ancor tuttavia nella piazza del Campidoglio esistevano botteghe
+di rivenditori, e da lungo tempo il popolo romano vi teneva il suo
+mercato[562]. Ma fuor dei frati di santa Maria, dei preti de’ santi
+Sergio e Bacco, o degli abitatori delle torri de’ Corsi, scarsissima
+era la popolazione che colà aveva residenza: per lo contrario,
+strade antiche rigiravano attorno del monte; così era del _Clivus
+Argentarius_ (salita di Marforio), e benanco del _Vicus Jugarius_;
+più in là poi stavano la Cannapara e il _Forum Olitorium_ (l’odierna
+piazza Montanara), laddove chiese e cappelle, edificate sopra le ruine,
+coronavano a tondo tutta quella montagna di frammenti di marmo[563].
+
+I ruderi de’ templi e de’ portici che coprivano le cime del
+Campidoglio, oggi sono scomparsi; sopra del clivo esistono ancora
+soltanto gli ultimi avanzi dei templi di Saturno e di Vespasiano,
+le fondamenta di quello della Concordia, le volte indestruttibili
+dell’Archivio, le camere della _Schola Xantha_, il resto della tribuna
+degli oratori e della colonna miliare, finalmente l’arco di Settimio
+Severo, che nella sua tranquilla robustezza trionfò di tutte le
+tempeste delle età. Ma nel secolo duodecimo tutti quei monumenti ed
+altri ancora mostravano tuttavia il magnifico aspetto di un’acropoli
+deserta, e dai suoi cumuli di rottami maestosamente s’ergeva sopra Roma
+una foresta di colonne schiantate. La fugace descrizione che ne danno
+i _Mirabilia_ tocca di questi ruderi soltanto con lume indistinto, pari
+al chiarore dei rosati crepuscoli della sera; nè di quel tempo abbiamo
+altre notizie. Egli è dunque prezzo dell’opera udire ciò che essi ne
+dicono:
+
+ «Del Campidoglio di Roma.»
+
+ «_Capitolium_ ha nome perciocchè fosse il capo (_caput_) di tutto
+ il mondo, e vi dimorassero i Consoli ed i Senatori a governare la
+ Città e il mondo. La sua faccia era coperta di mura alte e forti,
+ rivestite di vetro e d’oro, e di opere mirabilmente intarsiate.
+ Entro alla rocca era un palagio, il più fatto di oro, e adorno
+ di gemme, che solo avrebbe bastato a comprare la terza parte del
+ mondo; e ivi erano statue tante, quante sono del mondo le province,
+ e ciascuna aveva un campanello appeso al collo. Arte magica aveva
+ disposto la cosa in maniera, che se una qualche regione nell’Impero
+ romano si ribellava, tosto il simulacro suo mutava di fronte;
+ allora sonava il campanello che la statua teneva al collo, e allora
+ gli spettori del Campidoglio, che ivi facevano da guardiani, ne
+ riferivano al Senato... Colà erano eziandio parecchi templi; ed
+ invero nell’alto della rocca, sopra del _Porticus Crinorum_,
+ s’ergeva il tempio di Giove e della Moneta, e dalla parte del
+ Foro, il tempio di Vesta e di Cesare: e colà conservavasi la
+ cattedra dei pontefici pagani, su cui i Senatori facevan vedere
+ assiso Giulio Cesare, il sesto giorno del mese di Marzo. Dall’altra
+ parte del Campidoglio, sopra della _Cannapara_, era il tempio di
+ Giunone, e in vicinanza il Foro publico di Ercole: nel Tarpejo
+ v’aveva il tempio dell’Asilo, in cui Giulio Cesare fu trucidato da’
+ Senatori. Dov’è adesso santa Maria esistevano due templi uniti ad
+ un palazzo; erano dedicati a Febo ed a Carmente, e colà era apparsa
+ ad Ottaviano imperatore la visione del cielo: presso la _Camelaria_
+ sta il tempio di Giano, che era il guardiano del Campidoglio. Aureo
+ Campidoglio appellavasi, perciocchè sopra tutti gli altri Imperi
+ del mondo per sapienza e per bellezza splendesse[564]».
+
+La Bolla di Anacleto, documento singolare e curioso, alletta la
+nostra fantasia più di quello che soddisfaccia alla nostra brama
+di sapere[565]. Ancora oggidì lo studio degli antiquarî è messo a
+disperazione da un problema pienissimo di attrattiva e oscurissimo
+della topografia di Roma, ed è di investigare in qual luogo fosse posto
+il tempio di Giove Capitolino: ma così difettiva è la nostra scienza,
+che quel celeberrimo monumento rimane un enigma per gli eruditi, ad
+onta delle indagini più pazienti. Dopochè i Vandali ebbero saccheggiato
+questo santuario e derubatone il tetto, esso s’avvolge in un silenzio
+tale, che non s’ode più storico alcuno nominarlo. Una maledizione del
+cielo sembra essere discesa sul Campidoglio; perfino il Cristianesimo,
+che nel corso delle età era penetrato entro a tanti delubri pagani,
+ebbe raccapriccio di tor possesso del tempio di Giove Capitolino, e di
+edificare una chiesa nelle sue ruine. Solamente i _Mirabilia_ tornano
+a rammentare questo tempio, dopo che omai la leggenda ha reso sacro
+il Campidoglio con una delle più vaghe e meste poesie; però rimarrà
+sempre cosa meravigliosa che il tempio maggiore di Roma, residenza da
+centinaia di anni del culto de’ numi pagani, non fosse di buon’ora,
+e ancor prima del Panteon, tramutato in una grande basilica del Dio
+cristiano; mirabile fatto, quando pure lo si voglia spiegare dalle
+contrarietà patriottiche degli ultimi Senatori, dall’abbominio in cui i
+Cristiani tenevano il sito in cui il Paganesimo romano s’era raccolto
+come nella sua sede maggiore, e dal diritto di proprietà che di quel
+luogo avevano gl’Imperatori bizantini. Il culto che meglio di ogni
+altro avrebbe cacciato in bando la divozione del Giove antico, sarebbe
+stato il culto del Salvatore; e la chiesa madre _Urbis et Orbis_ che
+in origine era stata a lui consecrata, la Lateranense, avrebbe avuto il
+suo posto più acconcio nel Campidoglio.
+
+Allorchè la _Graphia_ dice: «Nella cima della rocca, sopra del
+_Porticus Crinorum_, esisteva il tempio di Giove e della Moneta,
+dove la statua d’oro di Giove stavasene assisa sur un trono d’oro»,
+noi non possiamo più determinare i luoghi ond’essa intende parlare.
+Nomi medioevali suffragano, fievolmente a dir vero, l’opinione che
+il tempio di Giove s’ergesse sull’altura che emerge dalla parte di
+ovest (Caffarelli); e un pajo di chiese sembra esser indice che
+probabilmente la postura della rupe Tarpea e financo la località
+del tempio fossero dalla banda di ovest: così credevasi di già nel
+secolo decimoquinto[566]. Poichè la ricordanza del _Saxum Tarpeum_
+si raccomandò alla chiesa di santa Caterina _sub Tarpeio_, andossi
+cercando il tempio di _Jupiter Maximus_ nella chiesa di san Salvatore
+_in Maximis_, oppure nelle sue vicinanze[567]. Ad ogni modo altri
+sostenne che nel luogo di quello sia sorta la chiesa di santa Maria
+_in Ara Coeli_, e giacchè questa è la sola chiesa che siasi edificata
+sul Campidoglio, e vi sorge in una posizione che tutto lo domina,
+cotale opinione non manca certo di assai attrattiva. La nominazione
+sua antichissima che ci sia nota, quella di _Monasterium S. Mariae Dei
+Genitricis Virginis in Capitolio_, rimonta soltanto all’anno 882, ma
+ciò non ne torrebbe di credere che omai prima d’allora esistesse[568].
+Tuttavolta, se anche potessimo ammettere una tale origine anteriore,
+rimarrebbe pur sempre strano che non se ne facesse cenno nel diligente
+catalogo delle chiese e dei conventi del tempo di Leone III (compilato
+intorno all’850); laonde se ne rileva che, sotto il pontificato di quel
+Papa, o la chiesa non esistesse, o fosse un oratorio dappoco.
+
+Il predicato aggiuntovi, che significa «nell’altare del cielo», non
+s’ode accennare prima del secolo decimoquarto, ma è associato ad una
+leggenda antica, d’origine greca, che è registrata nei _Mirabilia_
+e nella _Graphia_ di Roma. Allorquando i Senatori, compresi di
+ammirazione della bellezza eletta di Ottaviano, ebbero visto il
+suo avventurato dominio spandersi in tutto il mondo, dissero a
+lui: «Adorarti vogliamo, poichè in te alberga un Dio». Costernato,
+l’Imperatore domanda che attendano, fa venire a sè da Tivoli la
+Sibilla, e le rende noto il divisamento del Senato. Ella chiede tre
+giorni a rispondere, e dopo di averli passati in digiuni, così vaticina
+ad Ottaviano: «V’hanno segni che giustizia sarà fatta; presto di sudore
+si bagnerà la terra, e dal cielo scenderà il Re dei secoli». E mentre
+Ottaviano sta con orecchio intento ad ascoltar la Sibilla, ecco che di
+repente si spalanca il cielo, e balenano raggi che lo abbarbagliano,
+ed egli scorge la Vergine nel cielo, vestita di luce, posare sopra un
+altare con Cristo bambino fra le braccia. E una voce del cielo esclama:
+«Quest’è la Vergine, che accorrà in grembo il Salvatore del mondo!» Ed
+un’altra: «Quest’è l’altare del figliuolo di Dio!» Allora Ottaviano si
+prostra al suolo in preghiera; narra indi ai Senatori della visione; e
+quando un altro dì il popolo lo chiama «sire», ei gli impone silenzio
+col cenno della mano e colla voce. Infatti, egli non volle mai esser
+appellato così da’ suoi figli, perocchè dicesse: «Uomo mortale son io;
+e perciò non mi si addice il nome di Signore»[569].
+
+L’arguta leggenda continua a narrare che Ottaviano erigesse sul
+Campidoglio un altare al «primogenito figlio di Dio»; laonde nel secolo
+duodecimo la chiesa di santa Maria fu denotata con aggiungervi questa
+dizione: _ubi est ara filii Dei_, donde più tardi sembra esser derivato
+il nome «Araceli»[570]. Tuttavolta ella è cosa assai sorprendente
+che la vecchia leggenda non abbia in alcuna guisa posto l’altare
+in relazione col tempio di Giove, ma soltanto narri che Ottaviano
+erigesse quell’altare sul Campidoglio, ossia sopra un’altura che ivi
+era. Pertanto noi restiamo sempre nello stesso buio per riguardo al
+sito, e dobbiamo far le meraviglie che, pur parlandosi della chiesa di
+Araceli (se veramente sia subentrata nel luogo del tempio antico), non
+si faccia mai cenno nella leggenda, nè nella storia vera del tempio
+Capitolino[571].
+
+Così è che nel medio evo non rompono il silenzio sepolcrale del
+Campidoglio altre voci che lo squillo della campana di un convento e
+l’eco di una leggenda poetica. Sul vôto palco scenico delle geste e dei
+trionfi, degli Scipioni e dei Gracchi, di Mario e di Silla, di Pompeo e
+di Cesare, or non prendono posto altri che le persone fantastiche della
+Vergine Maria con Gesù bambino, di Ottaviano orante, e di quella canuta
+Sibilla cui un tempo il Campidoglio aveva custodito i libri misteriosi!
+
+Omai nel secolo undecimo la leggenda onde dicemmo si associava a quel
+luogo: ne toglie qualsiasi dubbiezza ciò che si narra, che Benzone
+ponesse dimora nel «palazzo di Ottaviano», e questo devesi cercare
+non in altro sito che sul Campidoglio. Sarebbe pregevolissima cosa
+se si potesse determinare con precisione dove e cosa fosse questo
+tale «palazzo», il quale ad ogni modo devesi reputare che esistesse
+in vicinanza del convento di Araceli. Nella breve analisi che
+fanno dei palazzi i _Mirabilia_ non ne annoverano pur un solo nel
+Campidoglio[572], ma più innanzi tengono discorso indeterminato di
+un palazzo del Campidoglio che «aveva esistito» dentro della rocca,
+preziosamente ornato di oro e di gemme, e dove erano le statue
+sonanti, simulacri delle province. Espressamente poi vi si parla di
+un _Palatium_, «dove Ottaviano ebbe la visione del cielo», e viene
+dai _Mirabilia_ messo in riferimento colla chiesa di santa Maria,
+per modo da far conchiudere che formasse una parte dell’edificio del
+convento. Finalmente nel _Summarium_ dei colli di Roma si trova fatta
+speciale menzione del «palazzo dei Senatori posto sopra il Campidoglio
+o Tarpeo»; e precisamente il compilatore dice che esisteva al tempo
+in cui egli scriveva[573]. È cosa difficile che discorrendo di questi
+tre palazzi si volesse denotarne uno solo ed unico, avvegnachè molte
+ruine coprissero il Campidoglio, e nel medio evo si desse nome di
+_Palatium_ alle più differenti specie di ruderi. Se ancora nel secolo
+duodecimo si conservavano gli avanzi del tempio di Giove Capitolino,
+può darsi che allora si denotassero col nome di _Palatium_; ma che
+la cosa veramente fosse così non ci è più dato di poter giudicare.
+Pertanto dei tre palazzi onde parlano i _Mirabilia_, il _Palatium_ del
+Campidoglio era già perito e diventato argomento di mito; il _Palatium_
+di Ottaviano, abitazione di Benzone, era una parte del convento di
+Araceli, costruito su ruderi antichi; finalmente il _Palatium_ dei
+Senatori esisteva veramente, ed è il solo che noi possiamo determinare,
+essere stato il palazzo senatorio del medio evo. Delle ruine di
+monumenti antichi, su cui l’occhio si posava nel Campidoglio, non
+v’erano le più poderose degli avanzi (oggidì ancora sì mirabili)
+dell’antico archivio di Stato ossia del così detto _Tabularium_
+del tempo republicano, colle loro gigantesche muraglie costruite in
+peperino, coi loro magnifici portici e colle camere fatte a vôlta.
+L’erudito, che nel secolo duodecimo descrisse la Città, e nella breve
+enumerazione de’ suoi colli tenne nota, per rispetto al Campidoglio,
+soltanto del _Palatium_ dei Senatori, non potè intendere di specificare
+con questo nome altra cosa fuor di quel grande edificio. Alla vista di
+un’opera tanto meravigliosa, la fantasia del popolo poteva farsi l’idea
+che ivi avessero abitato i Consoli od i Senatori antichi; e la nobiltà
+del secolo duodecimo, oltre alla chiesa di Araceli, non trovava luogo
+più opportuno di quello alle sue tornate, nè uno più acconcio trovonne
+il popolo allorquando restituì in vita il Senato. Laonde noi pensiamo
+che fin d’allora il così detto _Tabularium_ (che diventò più tardi il
+vero palazzo senatorio) fosse composto, come chiedeva il bisogno, a
+quell’uopo: ivi fu dove nell’anno 1143 risorse l’ombra della Republica
+romana, librandosi a volo con fantastiche forme sopra que’ ruderi; ed
+essa medesima non altro era che leggenda o visione dell’antichità, la
+cui ricordanza scaldava i petti dei fiacchi nepoti[574].
+
+
+§ 3.
+
+Arnaldo da Brescia. — Sua vita prima; sue relazioni con Abelardo. —
+Dottrina di lui sulla secolarizzazione degli Stati ecclesiastici. — Il
+Papa lo condanna. — Fugge e scompare. — Celestino II. — Lucio II. — Il
+Papa e i Consoli combattono contro il Senato. — Giordano Pierleone,
+patrizio. — L’êra senatoria. — Lucio II e Corrado III. — Fine
+sventurata di Lucio II.
+
+La restaurazione del Senato non fu assolutamente un fantasima,
+fu un fatto di verità, e pei Romani del medio evo glorioso tanto,
+quanto pei loro antenati era stata la secessione sul monte Sacro. Un
+celebre riformatore vissuto a questo tempo, Arnaldo da Brescia, è a
+torto considerato come eroe maggiore di una rivoluzione, la quale
+doveva necessariamente avvenire, causa gli impulsi che agitavano
+nell’universale quella età, causa poi le condizioni particolari di
+Roma. Far cadere il despotismo de’ nobili, torre al clero i suoi
+possedimenti di terre, strappare al Papa il principato, trasferire
+nel Comune popolare i diritti sovrani di quello: tali erano gli
+intendimenti storici del tempo, chiari tanto da non abbisognare
+che uomo alcuno gli insegnasse con precetti di dottrina. Da dopo
+la controversia delle investiture la cittadinanza media aveva
+combattuto contro il sistema feudale laico e ecclesiastico; l’amore
+appassionato di libertà che ferveva nelle Republiche italiche aveva
+divorato il feudalismo dell’antico Impero franco, e il soffio della
+ragione critica degli eretici commoveva la morta gora della scienza
+monacale. Però insania massima sarebbe, voler affermare che il secolo
+duodecimo coltivasse l’intento (assumendolo ad altezza di principio) di
+distruggere la feudalità, o pretendere che demagogo alcuno di quell’età
+sognasse formare di Europa una republica federale[575].
+
+Taluno, ignaro dell’indole del medio evo, attribuì siffatte idee
+ad Arnaldo da Brescia, il quale per fermo ha esercitato una grande
+influenza in qualche cerchia della vita politica di allora. Arnaldo,
+Abelardo, san Bernardo sono contemporanei insigni, e attori di un
+grande dramma che s’agitò nella storia della civiltà. Tosto che
+sorsero le giovani democrazie, ancor dubbiose e mal secure di sè,
+ancora avvolte nell’ombra della Chiesa e dell’Impero, era destino che
+pur sorgesse precisamente in Lombardia un uomo tale quale Arnaldo fu,
+amatore sviscerato delle pratiche libertà cittadine, demagogo e tribuno
+di popolo: e tuttavia egli vestì la tonaca di frate, perciocchè il suo
+spirito severo vagheggiasse l’idealità di mondare la Chiesa dalle cose
+secolaresche che la traviavano fuor del suo sentiero, e di rinnovare
+l’insegnamento antico del Cristianesimo. Abelardo eretico in filosofia,
+Arnaldo eretico in politica, si trovavano d’accordo colla cittadinanza
+che veniva conquistando le sue libertà. Dopo le tetre persone degli
+eroi che ebbero combattuto per la onnipotenza dogmatica, dopo Papi come
+Gregorio, dopo Imperatori come Enrico, ricrea l’animo veder sorgere
+martiri di libertà che sollevano nelle loro mani il vessillo di più
+generose idee umane, e brandiscono l’arma incruenta, ma potentissima,
+del libero esame e del libero volere.
+
+Assai buia è la vita di Arnaldo: nato a Brescia in sul principio del
+secolo decimosecondo, emigrò giovinetto e cherico in Francia, vi studiò
+dialettica e teologia avendo Abelardo a maestro, e per alcuni anni gli
+fu compagno. Tornato a Brescia egli si fece canonico regolare, e poi
+prese parte con gran fervore alla lotta che i cittadini combattevano
+contro il loro vescovo Manfredo. I consoli Rebaldo e Persico erano
+guidatori del popolo, e l’animo ardente di Arnaldo, tutto ispirato
+alle dottrine dei Paterini, lo seppe infiammare con discorsi nei
+quali flagellava la vita secolaresca onde il Papa ed i Vescovi
+contraddicevano alla dottrina apostolica. Poneva per canone, essere
+non cristiana cosa che il clero possedesse terre; diceva ogni podestà
+civile competere a’ Principi ed alle Republiche; il clero doversi ridur
+nuovamente a vivere di decime. Si ripeterono gli avvenimenti di Milano,
+e l’accalorato orator popolare faceva ricordare la persona di Arialdo,
+sebbene di questo egli non seguisse l’indirizzo. Invero anche adesso
+il clero era corrotto tanto, da parere che infruttuosamente Gregorio
+VII fosse venuto al mondo. La lunga controversia delle investiture,
+e scismi e fazioni nei quali Vescovi avevano combattuto contro
+Vescovi, or parteggiando per Roma, or per Germania, avevano educato i
+prelati a tal costume fiero, che mancano parole atte a descriverlo.
+Chi cercasse argomento di satira, udendo le querimonie dei santi di
+quell’età, potrebbe chiedere motteggiando in che avessero consistito
+le riforme per le quali un secolo intiero s’era andato travagliando,
+se san Bernardo o sant’Anselmo, ancor nell’anno 1140, erano costretti
+a torre a prestito dal Damiani i più vivi colori per dipingere i vizî
+dei preti. «Potessi almeno», sclamava l’Abate di Chiaravalle, «potessi
+prima di morire, veder la Chiesa qual fu ai tempi antichi, allora che
+gli Apostoli gettavano le loro reti, non per pigliar oro o argento, ma
+per far presa di anime!»[576]
+
+Da lunghissimo tempo gli uomini di chiaro intelletto avevano capito in
+che stesse la radice di cosiffatti mali; non Concilî, nè istituzioni
+di ordini monastici potevano esserne medicina che li guarisse; ogni
+rimedio di salute si compendiava in poche parole: dimettessero i
+Vescovi i loro possedimenti temporali. La scoperta di questo grande
+principio fu uno dei risultamenti delle lotte avvenute per ragion
+delle investiture, e benanco un Papa, messo alle strette da massime
+necessità, lo aveva tradotto in un suo decreto. Arnaldo da Brescia fece
+sua la idea di Pasquale II, e arditamente andò predicandola per le
+strade di libere città con discorsi attinti all’indole del suo tempo
+e del popolo. In ciò stette il progresso che in pratica aveva fatto
+quella disputa antica, perocchè dalle aule regie fosse essa trapassata
+nelle curie civiche e discesa nelle piazze.
+
+Grandi assai erano i passi che la società umana aveva fatto nel suo
+cammino, grazie massimamente alle lotte dello Stato contro la gerarchia
+della Chiesa gregoriana; il commovimento politico e sociale de’ popoli;
+l’impulso che svegliava a vita le industrie, i traffici, la scienza;
+l’amore che tornava a fervere per l’antichità classica, trascinarono
+tutt’a un tratto il mondo in un antagonismo acerbo colla Chiesa romana;
+e i Romani, che nel secolo duodecimo combatterono il dominio temporale
+dei Papi, ne giudicarono chiaramente e con eguale fermezza di quello
+che ai dì nostri fecero i loro nepoti.
+
+L’eco delle dottrine di Arnaldo risonò possente in Lombardia e a
+Roma, avvegnaddio ciò ch’ei predicava, la secolarizzazione degli
+Stati ecclesiastici, fosse un bisogno sentito da quell’età[577]. Ma
+il popolo di Brescia non sempre con buona fortuna combattè le forze
+associate del clero e dei capitani; Manfredo denunciava innanzi al
+concilio lateranense i principî sovversivi di Arnaldo, e Innocenzo II,
+comprendendo di che danno potessero esserne le conseguenze per Roma
+(dove la parte republicana non aspettava che l’opportunità propizia
+per prorompere), condannò Arnaldo come eretico, e gli impose silenzio:
+ciò avvenne nell’anno 1139[578]. Cacciato di Brescia, il frate andò
+ad Abelardo, il quale nella primavera dell’anno 1140 si proponeva di
+vincere il mistico Bernardo in una disputazione scolastica che dovevasi
+sostenere a Sens. Quivi Arnaldo difese in publico il suo maestro,
+onde si vide poi involto anch’egli nella inquisizione che contro di
+quello si instituì. La condanna del Concilio romano lo aveva messo in
+rinomanza, la sua amicizia con Abelardo lo rendeva ancor più odiato
+al clero, e Bernardo adesso si armava delle armi della disciplina per
+ischiacciarlo. Eppure v’erano alcuni punti nei quali anche il Santo
+si trovava d’accordo col suo abborrito nemico; chè, con veemenza
+non minore di quella del demagogo bresciano, Bernardo flagellava i
+vizî mondani dei Vescovi, e, nel suo libro «_De Consideratione_»,
+chiariva ad un Papa discepolo suo, di essere anch’egli fermamente
+avverso allo stato politico del clero. Egli poneva a fondamento
+delle sue dottrine evangeliche quel motto dell’Apostolo che dice:
+Chi serve il Signore non può impacciarsi di brighe secolaresche. E
+rammentava al Pontefice che la sua dignità era un officio religioso
+non un principato; che gli faceva mestieri maneggiare il sarchio del
+coltivatore, non impugnare lo scettro di re; che il dominio suo forse
+era di diritto mondano, ma non di diritto apostolico, perocchè agli
+Apostoli fosse stata interdetta qualsiasi dominazione. E ispirato ai
+sentimenti del Cristianesimo antico, lamentava che Vescovi e Papi con
+mondano orgoglio pompeggiassero vestiti di seta e di porpora e d’oro,
+tutte cose che Pietro santo non aveva saputo di che colore fossero
+fatte; e finalmente diceva al Papa che, con quell’abito secolaresco
+in dosso, non di Pietro era successore ma di Costantino[579]. Se il
+Santo perseguitò un riformatore di costume illibatissimo, di cui non
+poteva condannare ma approvare doveva le idee sulla signoria temporale
+del clero, ciò avvenne perchè Arnaldo non quella soltanto combatteva,
+ma altresì l’autorità della cattedra romana e la gerarchia gregoriana;
+perciò Bernardo lo teneva in conto di eretico degno di abbominazione.
+Il grande Abate deplorava che la Chiesa, giglio purissimo in mezzo
+alle spine, fosse tutta attorniata da settarî, e che pur mo strappata
+alle zanne del leone (Pierleone), fosse incappata negli ugnoli del
+dragone (Abelardo). Scrisse dunque Bernardo al Papa, dicendogli che
+Arnaldo era l’armigero di Abelardo, novello Golia, ed entrambi accusò
+di eresia[580]. Il Papa comandò che si chiudessero in un convento;
+l’amico di Eloisa, infiacchito e stanco della vita, trovò un asilo cui
+ricoverarsi in pace, si riconciliò colla Chiesa, e due anni dopo morì
+tranquillamente a Cluny[581]; laddove Arnaldo, dotato di più viril
+tempra, ardito e d’indole battagliera e pronta ad operare, rimase
+in Parigi da professore di teologia, continuandovi a combattere la
+correzione del clero. Ma le instanze di san Bernardo tanto commossero
+il re di Francia, che, dietro un suo comando, l’eretico dovette
+lasciare Parigi[582]. Arnaldo fuggì traendo pel mondo una vita
+randagia. L’ostello che lo raccolse fu la piccola Zurigo, la quale
+perciò, quattrocent’anni prima dell’età di Zuinglio, ne conseguì un
+bel titolo alla riconoscenza degli uomini amanti del libero pensiero.
+L’Abate di Chiaravalle chiese al metropolita di Costanza che prendesse
+l’eretico, e lo tenesse prigione; però nella sua lettera piena di
+unzione dovette confessare che Arnaldo conduceva vita costumata e
+severa, ed era «uomo», per dirla colle sue parole, «che non mangia, nè
+beve, ma in compagnia del demonio patisce fame, nè d’altro ha sete che
+del sangue delle anime»[583].
+
+Il tribolato trovò protezione ancor più potente presso il cardinale
+Guido, che era allora legato in Alemagna, avvegnachè questo culto
+prelato fosse stato un tempo suo condiscepolo a Parigi. Lo ricoverò
+egli a Costanza od anche in Zurigo stesso, fino a che l’infaticabile
+uomo, che dalla rupe di san Pietro spiava i passi degli eretici,
+scrisse incollerito anche a Guido: «Arnaldo da Brescia», diceva,
+«la cui parola è mele, ma la dottrina è veleno, che ha di colomba
+il capo ma di scorpione il pungiglione, l’uomo cui Brescia vomitò,
+Roma abborrì, Francia cacciò, Germania maledisse e Italia si rifiuta
+d’accorre, quell’uomo (così si narra) trovasi appo te: bada che questo
+non nuoca alla dignità del tuo officio; farsi benevolo a lui è lo
+stesso che contraddire al comando del Papa e di Dio»[584]. Non sappiamo
+che effetto producesse questa esortazione; ignoriamo se Arnaldo andasse
+nuovamente errando, forse nelle silenziose vallate delle Alpi, nido di
+mistici Catari, oppure se a lungo continuasse a guadagnarsi il pane da
+maestro di scolastica a Zurigo, ovvero se si celasse in Alemagna: fatto
+è che per alcuni anni egli sparisce di vista, finchè tutt’a un tratto
+ricompare in mezzo ai Republicani di Roma[585].
+
+Frattanto alla cattedra di san Pietro saliva Guido di Castello,
+cardinale, probabilmente altr’uomo dal Guido legato, che fu patrono
+di Arnaldo: era quegli fornito di non comune cultura, e lo dimostra
+l’onorifico titolo di _Magister_ che Guido aveva conseguito in
+Francia[586]. Addì 26 Settembre 1143, ascendeva egli dunque alla santa
+Sede con nome di Celestino II, ma il suo pontificato durava cinque
+soli mesi; e poichè si nota che morì nel Palladio, è facil cosa che
+neppur egli stesse coi Romani in buona concordia, ed anzi che fosse
+costretto, duranti violente battaglie, a porsi sotto la protezione dei
+Frangipani[587].
+
+Addì 12 di Marzo, con nome di Lucio II, gli succedette Gerardo
+Caccianemici di Bologna, che era stato un tempo cancelliere di
+Innocenzo. Breve e sventurato fu il reggimento di lui, che cadde
+vittima della rivoluzione. Mentre il nuovo Comune andava nel
+Campidoglio costituendosi in mezzo a lotte sanguinose, il mal
+consigliato Pontefice si gettò fra le braccia dei suoi grandi
+feudatarî, e cercò benanco l’ajuto dei Re di Sicilia, di cui nei
+tempi andati era stato amico. Rogero I, che omai con Celestino II
+aveva appiccato controversia pei diritti d’investitura concessigli
+da Innocenzo II, volle con Lucio aggiustarsi; s’abboccarono insieme
+a Ceperano, ma invece d’intendersi vennero a dissenso: allora il Re
+comandò a suo figlio di entrare nel Lazio, ed il Papa fu costretto a
+conchiudere un trattato, nel quale Rogero da canto suo s’impegnò di
+dargli soccorso contro a’ Romani[588]. Coll’ajuto del Re e dei nobili
+sperò Lucio di abbattere il Comune di Roma, chè quasi tutti i Consoli
+si posero dalla sua banda, avvegnaddio comprendessero che, caduto lo
+Stato ecclesiastico, il Comune s’avrebbe preso anche i loro feudi. Da
+allora in poi le nobili famiglie patrizie formarono una parte Guelfa
+contro al popolo; financo i Frangipani, capi antichi della fazione
+tedesca, fecero lega col Papa; e un documento dimostra in qual modo
+Lucio II abbia tentato di guadagnare alla sua causa questa famiglia.
+Con frasi adulatrici lodandone la fedeltà, egli raccomandò alla guardia
+di essa il Circo Massimo; i Frangipani raccolsero quel monumento entro
+la cerchia della rocca che possedevano sul Palatino, e così, oltre
+al Circo, tennero in loro mano il Colosseo, il Septizonio, gli archi
+di Tito e di Costantino, omai muniti da torrioni elevati, il _Janus
+Quadrifrons_, e altre torri della Città[589].
+
+Premuto di angustie, il Comune cercò frattanto di dare maggior
+nerbo a sè stesso, ed a capo della Republica innalzò un Patrizio.
+Conseguì tale dignità Giordano Pierleone, uno de’ fratelli di Anacleto
+antipapa, solo della sua famiglia che per ambizione o per diversi
+motivi avesse sposato la causa del popolo. Perciò il Comune di Roma
+non andò imitando altre città; non si diede dei Consoli, perciocchè
+questo titolo fosse essenzialmente aristocratico, e i maggiorenti
+avversarî suoi continuassero a fregiarsene. Da altro canto, poichè
+allora non v’era Imperatore alcuno, neppure il Patrizio poteva aver
+sembianza di vicario di questo, e la parte popolare, come prudenza
+politica richiedeva, accettava l’alta signoria del Re romano. La prima
+costituzione della Città fu raffermata sotto di Giordano Pierleone
+nell’anno 1144, e da quella si cominciò a contare l’êra senatoria[590].
+Fu allora che il Comune decretò, essere il Pontefice decaduto dalle
+cose temporali, poichè gli fe’ richiesta che dimettesse tutti i suoi
+diritti di principato nelle mani del Patrizio, e vivesse di decime
+ovvero di una pensione che gli avrebbe pagato lo Stato[591]. La Città
+rinnovò il tentativo di detronizzare il Papa, sì come era avvenuto a’
+tempi di Alberico, e un siffatto tentativo da allora in poi essa andò
+ripetendo spessissime volte, fino al trionfo che se n’ebbe riportato
+ai dì nostri. Non è egli vero che Roma può dirittamente chiamarsi città
+eterna, dappoichè le sue sorti rimasero così immutabilmente le stesse?
+
+Nelle sue distrette Lucio II si rivolse per ajuto a Corrado III re
+romano, con cui la grande famiglia degli Hohenstaufen era salita al
+trono di Alemagna, nel giorno 22 Febbrajo del 1138. Anche i Romani
+mossero instanze a Corrado affinchè accettasse la loro Republica;
+ma egli neanche rispose loro, forse perchè teneva ancora il broncio
+alle città d’Italia che lo avevano così obbrobriosamente abbandonato,
+allorchè da antirè era venuto combattendo contro di Lotario. Quanto ai
+legati del Papa, i quali gli chiesero che confermasse alla Chiesa il
+suo Stato, gli accolse con molte finezze, ma lasciò che l’Italia e Roma
+provvedessero come potevano a sè medesime.
+
+Lucio II volle fare uno sforzo disperato di riconquistarsi la sua
+podestà civile: e allora si vide un Papa, da pari di Brenno o di
+Vitellio, assediare il Campidoglio e darvi assalto; ma i Senatori del
+medio evo, alla cui fantasia accesa avrà forse paruto di vedere le
+ombre degli antichi sorgere dalle ruine del Tarpeo, lo difesero con
+eguale valore de’ loro antenati. Un fiero colpo di sasso stese a terra
+ferito il Vicario di Cristo, ond’è che la storia associa a Manlio ed a
+Gracco eziandio un Pontefice che cadde bagnato nel suo sangue sul clivo
+capitolino.
+
+Pochi dì dopo, ai 15 Febbrajo 1145, Lucio II morì nel convento di san
+Gregorio sul Celio, dove lo si aveva trasportato[592].
+
+
+§ 4.
+
+Eugenio III. — Fugge la prima volta da Roma. — Si abolisce l’officio
+della Prefettura. — Arnaldo da Brescia. — È costituito l’ordine de’
+cavalieri. — Influenza che gli avvenimenti di Roma esercitano sulle
+città di provincia. — Eugenio III accetta la Republica. — Indole della
+costituzione civica romana. — Seconda fuga di Eugenio. — Il popolo
+combatte contro la nobiltà. — Il clero inferiore si ribella contro ai
+maggiorenti ecclesiastici. — San Bernardo scrive lettere a’ Romani. —
+Attenenze di Corrado III con Roma. — Eugenio III a Tusculo.
+
+I Cardinali si raccolsero paurosamente nella chiesa di san Cesario, e,
+con voto concorde, a papa elessero Bernardo, abate di santo Anastasio
+_ad Aquas Salvias_: così le idee del Santo di Chiaravalle vennero con
+quel discepolo suo a prender possedimento della cattedra pontificia.
+Bernardo di Pisa non era uomo di genio; lo stesso maestro di lui in
+sulle prime sentì rossore e dispetto che in tempi tanto fortunosi
+si avesse posto un frate semplicetto sul trono della Cristianità.
+Però può darsi che gli elettori avessero scoperto in lui sufficiente
+intelligenza ed energia di volere; la grazia soccorritrice di Dio
+(così dissero gli amici suoi) infuse al semplice fortezza di spirito,
+dolcezza, eloquenza; e il maestro santo intitolò al suo timido
+discepolo, cui adesso con vera abnegazione baciava i piedi apostolici,
+l’aureo libricciuolo _De Consideratione_, che oggidì ancora è il più
+utile catechismo de’ Papi, se vogliano reggere il loro officio con
+umiltà e con prudenza[593].
+
+I Senatori impedirono al neo-eletto Papa la via del san Pietro, dove
+avrebbe dovuto essere consecrato, e gli domandarono che rinunciasse
+alla podestà civile ed accettasse la Republica. Roma tumultuava in
+armi; al terzo giorno dopo della sua elezione il Papa fuggì, e si
+ricoverò nel castello di Monticelli nel Sabinate, dove lo seguirono i
+Cardinali: mossero indi tutti a Farfa, ed Eugenio III vi fu consecrato
+nel Febbrajo dell’anno 1145.
+
+Egli pose sua residenza a Viterbo, dove rimase otto mesi, mentre Roma
+era turbata da fierissime zuffe. Si saccheggiavano e si ruinavano
+palazzi e torri dei maggiorenti e dei Cardinali, la plebaglia
+s’abbandonava ad eccessi di ferocia, perfino s’aggredivano pellegrini,
+e il san Pietro era nuovamente munito con macchine di guerra[594].
+Adesso il reggimento popolare abolì eziandio la Prefettura urbana;
+e poichè quest’officio rappresentava in Roma la podestà imperiale,
+l’abolizione sua non poteva esser d’altro indizio fuor di questo, che
+i Romani, irritati dello sprezzo di Corrado, minacciavano di sciorsi
+dai vincoli dell’Impero. Soltanto il Patrizio doveva rappresentare la
+maestà del popolo romano, laonde si cacciarono tutti i nobili che a lui
+rifiutarono reverenza[595].
+
+Giusto adesso venne a Roma Arnaldo, uscendo del suo oscuro esilio.
+Se si voglia prestar fede a quel che asserisce l’Autore della
+_Historia Pontificalis_, egli sarebbe tornato in Italia dopo la
+morte di Innocenzo II, e avrebbe fatto sottomissione alla Chiesa
+e a papa Eugenio in Viterbo, giurandogli solennemente obbedienza,
+e dappoi sarebbe andato a Roma, per visitarvi i luoghi sacri, in
+atto di penitenza. Nulla di tutto questo dice Ottone di Frisinga,
+il quale però afferma, esser venuto Arnaldo a Roma nei primordî del
+pontificato di Eugenio III. Ve lo attraeva certamente l’avvenuta
+mutazione di cose; amici suoi lo esortavano affinchè dedicasse la
+sua opera alla causa del popolo, ed egli accorreva tutto fervore
+per mandare ad effetto la sua idea sociale, mercè la distruzione del
+dominio temporale. Cosa non v’era che più potesse allettarlo della
+fondazione del Comune romano; se a questo riusciva fatto di torre al
+Pontefice la podestà civile, la sarebbe stata finita anche per tutti
+gli altri principati ecclesiastici, e l’umana società si sarebbe
+riaccostata alle condizioni democratiche della Chiesa primitiva, ch’era
+stata estranea alle cose politiche. Ei doveva pertanto essere còmpito
+massimo di Arnaldo erigere in Roma una Republica sopra fondamenta di
+costituzione municipale; sennonchè, sventuratamente una fitta tenebra
+ravvolge quello ch’egli abbia operato. Forse la avvedutezza pratica
+del Lombardo si smarrì in mezzo ai ruderi di Roma, e si immerse
+troppo profondamente in tradizioni antiche. Lo studio rinascente della
+legislazione giustinianea si associava con monumenti e con reminiscenze
+tali, che tenevano serrati i Romani entro un circolo magico, donde
+non era loro fattibile di uscire. E laddove le altre democrazie
+ottenevano uno svolgimento conforme all’ordine naturale delle cose, i
+Romani si davano gran faccenda di restaurare ruine, e si perdevano in
+sogni di dominazione universale. Arnaldo stesso dava loro consiglio
+di riedificare il Campidoglio, di rinnovare l’antico ordine senatorio
+e financo la classe de’ cavalieri: tuttavolta nella fondazione di un
+cotale ordine equestre non puossi ravvisare cosa alcuna che avesse del
+fantastico; anche altre città creavano allora cavalieri, e intendimento
+di Arnaldo si era di raccozzare una nobiltà minore, amica del popolo,
+per contrapporla come forza d’armi all’aristocrazia de’ Consoli e de’
+Capitani[596].
+
+Eugenio III frattanto raccoglieva a Viterbo i vassalli della Chiesa,
+chè la maggior parte dei Conti della Campagna erano ostili alla
+Città, cui nessun vincolo li congiungeva. In alcune città risiedevano
+ancora, fino dal tempo antico, de’ _Comites_; altre erano governate
+da delegati del Papa, che si fregiavano del titolo romano di Presidi e
+di Rettori; e Roma intendeva a soggiogare Conti e città di provincia,
+in pari guisa che Milano ed altre Republiche sottomettevano al loro
+dominio le terre di loro vicinato. A propria volta le città pontificie
+pretendevano conquistarsi anch’esse libertà, ma pochissime di loro
+avevano forza bastante per imitare l’esempio di Roma; ebbela Corneto,
+dove nell’anno 1144 trovasi eretto un Comune con suoi Consoli[597].
+Eziandio i nobili della provincia cercavano di ottenere independenza,
+in quello che il Senato romano faceva tutti gli sforzi per costringerli
+a ricevere l’investitura feudale in Campidoglio anzi che in Laterano,
+ad abitare nella Città ossequienti alle leggi della Republica, o,
+se non altro, a riverire quest’ultima. Eugenio III potè prestamente
+raccogliere molti vassalli che a Narni gli avevano prestato omaggio,
+potè unirli insieme cogli acerbi nemici di Roma, i Tivolesi, e farli
+muovere contro la Città, dove in pari tempo il partito pontificio
+combatteva contro al Senato[598]. Può darsi che esercitasse influenza
+altresì la scomunica da lui scagliata contro Giordano patrizio; fatto
+è che, finalmente stancatosi, il popolo chiese che tornasse il Papa,
+cui prestar voleva omaggio[599]. Aderì Eugenio accortamente ad un
+aggiustamento, poichè forse ei diceva a sè stesso, meglio essere per
+lui di ridurre la Republica romana sotto l’autorità della santa Sede,
+anzichè l’Imperatore la raccogliesse sotto la sua. Fu in conseguenza
+di ciò che i Romani disfecero il Patrizio, riposero in officio il
+Prefetto, e rinnovarono la reverenza alla signoria suprema del Papa,
+mentre questi accondiscendeva che il Comune continuasse ad esistere
+sotto la investitura sua. Così, innanzi al giorno di Natale dell’anno
+1145, Eugenio III potè fare la sua entrata in Laterano[600].
+
+Il Comune civico aveva strappato al Papa la sua approvazione, e questi
+per propria parte aveva conservato il principio della sua signoria,
+perocchè dal Pontefice il Senato ricevesse la investitura[601].
+Nondimeno quel simulacro meraviglioso de’ vecchi tempi non era romano
+che di nome; l’indole sua era nuova. L’antichissimo documento che
+conserviamo degli _Acta Senatus_ del medio evo su venticinque Senatori
+ci dà quasi tutti nomi di cittadini mediocri, che nei tempi passati
+appena notammo in questa nostra Istoria; fra essi v’ha perfino uno
+di professione pittore[602]. Il ceto medio, che adesso per la prima
+volta otteneva preponderanza, dava al Senato un’impronta plebea,
+quantunque fin da allora molti nobili fossero entrati a far parte del
+Comune. Ad ogni anno, nel mese di Settembre o in quello di Novembre,
+rieleggevasi il Senato; e probabilmente quest’elezione si faceva alla
+presenza di legati pontificî forniti di pieni poteri. Ignoto è il
+numero di membri che in origine lo componessero, ed anche più tardi
+fu variabile; tuttavia, siccome tosto dopo l’anno 1144 fu assunto per
+norma il numero di cinquantasei Senatori, se ne chiarisce che Roma
+fosse, come ne’ tempi antichi, divisa in quattordici circondarî, per
+ciascuno de’ quali si eleggevano quattro Senatori, laonde il Senato
+era tratto dai quattordici gonfaloni ossiano Regioni[603]. Il Senato
+completo formava il maggior Consiglio o _Consistorium_, e una giunta
+di _Consiliatores_, ossiano procuratori della Republica, era posta
+alla sua testa. Consiliatori troviamo a Genova e a Pisa in qualità di
+consiglio aggiunto a’ Consoli, ma in Roma, mentre il Senato teneva il
+potere legislativo, eglino avevano la podestà esecutiva da Consiglio
+supremo di governo; erano eletti d’infra i Senatori, e si mutavano
+di carica parecchie volte all’anno[604]. I _Consiliatores_ e il
+_Consistorium_ formavano dunque il Consiglio minore e quello maggiore,
+e tutti i cittadini liberi ed elettori del Senato costituivano il
+comizio popolare, che si congregava in Campidoglio per approvare le
+deliberazioni, e per udire la relazione che rendevano i magistrati
+uscenti d’officio. Difficil cosa è poter dire quali redditi possedesse
+il Senato e quali regalie esso si prendesse. Fin da allora ei convien
+dire che avesse tolto al Papa il diritto di zecca, laonde, dopo
+un’interruzione di lunghi secoli, per le mani de’ Romani tornavano a
+correre denari d’argento, sui quali era inscritta la leggenda antica
+_Senatus Populusque Romanus_; però adesso vi si vedeva impressa
+l’effigie di un Apostolo colle parole: «Principe de’ Romani»[605].
+
+Al Senato spettava la giustizia nelle cose civili; ma la corte
+giudiziaria Capitolina (_Curia Senatus_), composta di Senatori e di
+uomini periti nel diritto, si riuniva spesso in comune coi tribunali
+ordinarî pontificî, perciocchè, in qualità di «assessori», raccogliesse
+nel suo grembo i giudici Palatini e i Dativi, e in parecchi _Placita_
+si trovino accoppiati insieme gli ordini giudiziarî del Senato e del
+Papa. E il Senato tentò di trarre alla competenza del suo tribunale,
+al _Forum Senatorium_, anche i negozî civili di natura ecclesiastica,
+nei quali cioè, attori o convenuti fossero preti, ma contro a questo
+intendimento i Pontefici si opposero con gran gagliardia[606]. Infatti,
+oltre al Senato, continuava ad esistere la Curia papale, e in litigî
+di chiese trovansi pur sempre i _Placita_ che essa pronunciava, tolta
+qualsiasi dependenza dagli ordini giudiziarî del Senato: e delle
+sentenze di questo i partiti spesse volte appellavano al Papa, come
+per altro verso delle sentenze pontificie ricorrevano al Senato[607].
+Sono questi i punti cardinali della costituzione che allora i Romani
+si diedero: ed essa torna ad onore della loro energica operosità
+cittadina, perocchè, sebbene in via di principio riverissero la
+signoria suprema del Papa, tuttavolta eglino affermarono la loro
+autonomia politica; Roma quindi in poi diventò di diritto una Republica
+che si governava a forme democratiche, e imprendeva guerre, e stipulava
+paci senza darsi mente d’interpellare la volontà del Papa.
+
+Tuttavolta, il trattato conchiuso con Eugenio III non acchetò il
+profondo commovimento che ribolliva nella Città e nel territorio suo.
+Nobili e clero miravano astiosamente il Senato che cercava di estendere
+la sua autorità sopra tutta la Campagna. Tivoli dava occasione di
+tumulti nuovi; i Romani domandavano che quella città si smantellasse,
+e il Papa messo fra l’uscio e il muro tollerava che si abbattessero
+i suoi bastioni, ma neppur questo bastava ai Romani. Eugenio III si
+sottrasse ai suoi tribolatori, ricoverandosi nel Transtevere, ossia nel
+castel Sant’Angelo, che i Pierleoni tenevano del continuo in loro mano.
+Nauseato della vita, anch’egli come Gelasio, lamentava le angustie che
+gli conveniva sopportare, e colle parole di san Bernardo deplorava che
+in Roma il pastore fosse destinato a pascere non già le agnelle di san
+Pietro, ma lupi, draghi e scorpioni. Nella primavera dell’anno 1146 se
+la battè a Viterbo, indi a Pisa; e per Lombardia, nel Marzo del 1147,
+se ne andò a Francia, dove re Luigi stava armandosi per la seconda
+Crociata[608].
+
+Eugenio III fuggì di sua volontà, non fu cacciato con violenza d’armi;
+e invero i Romani, anche durante l’assenza di lui, che durò due anni,
+continuarono ad osservare i patti con lui stipulati, e considerarono
+il Senato come investito del suo officio dal Pontefice[609]. Sennonchè
+eglino si sentivano adesso libere affatto le mani; diedero tosto
+assalto a Tivoli, e la punirono col supplizio di molti cittadini[610].
+Roma, per via del suo Senato, pareva tornata ai suoi vetusti tempi,
+ed eziandio sembravalo per le guerre che adesso come allora moveva
+contro a terre latine e tusche, le quali di bel nuovo facevano fra sè
+lega contro la Città: e adesso anche la grande nobiltà dava l’assalto
+a parecchi patrimonî della Chiesa, tanto per uscirne pari di danni;
+ognuno rubacchiava tutto quanto gli capitava sotto mano[611]. Lo
+Stato ecclesiastico si frastagliava in piccole baronie, che, ostili
+in egual tempo al Papa e al Senato, indebolivano l’autonomia di Roma,
+o ne le mettevano impedimento. Quei tirannetti della nobiltà facevano
+alto e basso massimamente nel Lazio, sventurato paese dove non erano
+ricchi Comuni, come nella Tuscia e nell’Umbria, che loro opponessero
+un contrappeso. Così la forza del popolo romano si estenuava nella
+lotta contro città e contro Capitani, in quello che Roma stessa era
+dilaniata da guerra interiore. Qui Giordano Pierleone, da gonfaloniere,
+teneva in mano sua la podestà cittadina, e Arnaldo da Brescia metteva
+la sua facondia a servigio della Republica, perciocchè paja che egli
+approfittasse massimamente dell’assenza di Eugenio per predicare ai
+Romani le sue nobili dottrine. Un uomo vestito di tonaca monastica,
+pallido e scarno da’ digiuni, posava come un fantasima sui ruderi
+del Campidoglio, e arringava i _Patres Conscripti_ in quel luogo
+medesimo, di dove un tempo avevano tenuto discorso Senatori crapuloni,
+padroni di cento ville e di cento palazzi: e il suo fervido parlare,
+la cui sostanza era un miscuglio attinto dai Padri ecclesiastici e
+da Virgilio, dai Codici di Giustiniano e dalla Bibbia, risonava in un
+corrotto latino, lingua rustica o contadinesca. Se l’avessero udito,
+quell’eloquio avrebbe messo raccapriccio a Cicerone e a Varrone,
+eppure, un secolo più tardi, Virgilio doveva con ammirazione ascoltarlo
+nel linguaggio della «Divina Commedia». Arnaldo inveiva coraggiosamente
+contro i vizî dei Cardinali, che il tempio del Signore avevano
+tramutato in una bottega da cambî, in una spelonca di ladri, mentre lo
+stesso Papa (diceva) si era fatto uomo rapace e sanguinario, tiranno
+delle chiese, oppressore dell’innocenza: e protestava non dover più i
+Romani tollerare fra di sè una gente, la quale non mirava ad altro, che
+a porre in servitù la città di Roma, sede dell’Impero e sorgente della
+libertà[612].
+
+Parimente come la nobiltà minore era entrata nel Comune, sì anche il
+clero inferiore s’inspirava alle idee democratiche dell’eguaglianza
+dei preti, sì come Arnaldo gli andava predicando. Da ogni banda e in
+tutti i modi possibili si assaliva la gerarchia Gregoriana, e vi si
+contrapponeva l’esemplare del Cristianesimo primitivo, da lunga pezza
+traboccato in ruina. Il chericato delle chiese minori si ribellava
+contro l’aristocrazia de’ Cardinali, i quali (al paro della grande
+nobiltà, delle cui famiglie spesse volte uscivano) possedevano nella
+Città palagi turriti, ed erano avvezzi a tener vita con splendidezze
+da principi. Eugenio fu spaventato delle conseguenze di questo inaudito
+commovimento, e perciò indirizzò una lettera al clero di Roma[613].
+
+Mentre Arnaldo, i cui aderenti si chiamavano la setta dei Lombardi,
+infiammava popolo e minor clero per la democrazia, Bernardo, il suo
+vecchio avversario, era tutto in faccenda per ismorzare quell’incendio.
+Il Santo avrebbe dovuto andarne grato ai Romani che mettevano in
+pratica le sue dottrine, ond’egli, togliendo a modello l’insegnamento
+antico del Cristianesimo, aveva protestato male acconciarsi ai Vescovi
+la signoria politica; sennonchè il Santo, per quanto pur gli tornassero
+indifferenti le forme del governo, difficilmente poteva formarsi
+della città di Roma idea diversa da ciò che ella fosse possedimento
+legittimo del Papa. Dopo la seconda fuga di Eugenio, scrisse Bernardo
+a’ Romani; chiese indulgenza all’«illustre e preclaro» popolo, se egli,
+ometto dappoco, osava indirizzargli lettere, ma protestò (parimenti
+come oggidì non v’ha Vescovo alcuno che non protesti egualmente), che
+la violenza fatta al Pontefice offendeva tutto il mondo cattolico.
+«I padri vostri», diceva, «hanno sottomesso alla Città il mondo,
+ma voi volete farne la favola del mondo. Avete espulso il Papato
+fuori della Città; ma non vedete che Roma ne diverrà un tronco senza
+testa, una faccia orbata degli occhi? Pecorelle smarrite, tornate al
+vostro pastore, al vostro Vescovo! Illustre città di eroi, torna a
+riconciliarti con Pietro e con Paolo, tuoi principi veri»[614]. Così
+con acerbezza, ma con diplomatico rispetto del nome di Roma, parlava a
+quest’occasione il Santo; peraltro, dentro dell’animo, disprezzava i
+Romani; e infatti, altrove sbozzandone il ritratto, quell’«illustre»
+popolo appellava superbo, avaro, vano, sedizioso, inumano, falso.
+«Hanno gran parolone, ma ad opere son piccini. Promettono tutto, e
+mantengono nulla. Ti adulano con discorsi melati, ma sono calunniatori
+pungenti; in una parola, traditori indegni»[615].
+
+Eugenio III non doveva andar riconoscente al Santo, maestro suo, di
+ciò che in altri tempi gli aveva dovuto gratitudine Innocenzo II;
+e neppur in Corrado trovò il Papa un Lotario. Da ambe le parti si
+chiedeva al Re che venisse a Roma; entrambe adoperavano lo stesso
+motto: venisse Cesare a torsi quello che era di Cesare; però diversi
+ne erano i significati e l’intenzione[616]. Corrado III era trattenuto
+lungi d’Italia dalla malaugurata Crociata, cui indotto lo avevano
+le instanze e le false profezie del santo Abate, ma allorchè, sul
+principio dell’anno 1149, ebbe, per la via di Aquileja, fatto ritorno
+in patria, decise di muovere a Roma. Ve lo chiamava urgentemente
+l’alleanza di Rogero col ribelle Guelfo duca di Baviera, in quello che
+d’altro canto Rogero, memore delle vittorie di Lotario, metteva ogni
+molla in moto per tenerlo lontano[617]. Corrado aveva stretto lega con
+Emanuele imperatore greco, e i Pisani anche stavolta dovevano prestare
+il loro naviglio: per lo contrario il Papa aveva da Sicilia bisogno di
+ajuto contro ai Romani, e temeva che Corrado accettasse il trattato che
+questi ripetute volte erano andati offerendogli.
+
+Reduce di Francia nel Giugno del 1148, Eugenio, verso la fine di
+quest’anno, si recò primamente a Viterbo, contro cui i Romani
+avevano di già intrapreso delle spedizioni guerresche; indi,
+sull’incominciamento del 1149, venne nelle vicinanze di Roma.
+Tolomeo conte lo ricettò a Tusculo, dove il Pontefice ricevette i
+saluti di Luigi di Francia, allorquando questo Re vi passò, tornando
+dalla Crociata. Colà il Papa raccolse i vassalli della Chiesa; vi
+mandò soldatesche anche Rogero, e Roma adesso venne in durissime
+angustie[618].
+
+
+§ 5.
+
+Lettere del Senato a Corrado III. — Idee politiche de’ Romani. —
+Ritorna Eugenio III. — Suo nuovo esilio. — Proposte dei Romani a
+Corrado. — Questi si appresta a muovere a Roma, e muore. — Federico
+I sale al trono di Germania. — Lettera che un Romano scrive a questo
+Re. — Roma, il diritto romano e l’Impero. — Patti di Costanza. —
+Irritazione dei democratici in Roma. — Eugenio torna nella Città. —
+Muore.
+
+Il Senato a questo tempo mandava lettere sopra lettere a re Corrado,
+invitandolo a che venisse a Roma per torvi autorità di comando
+sull’Impero e sulla Città. Sisto, Nicolò e Guido, che erano allora
+consiliatori della Republica, gli significarono di aver cacciato i
+Frangipani ed i Pierleoni, e lo esortarono affinchè concedesse la sua
+protezione al Comune di Roma[619]. Non vedendone risposta e crescendo
+le difficoltà, il Senato gli scrisse nell’anno 1149 una nuova lettera.
+Degno di nota ne è il tenore, e dimostra che l’abisso il quale separava
+i Romani del secolo duodecimo dal Papato temporale, s’era omai fatto
+profondo, e palesavasi con chiara consapevolezza delle cose: nè
+maggiormente lo fu ai nostri giorni, quando i nepoti venuti tanti anni
+dopo, adesso disarmati e silenziosi, andavano pur sempre congregandosi
+in mezzo gli stessi ruderi antichissimi del Foro e del Campidoglio,
+e, pur sempre protestando contro la podestà civile del Pontefice, di
+nottetempo appiccavano pei canti delle vie manifesti che finivano col
+grido: «Viva il Pontefice non Re!»[620]
+
+Seicentosettantre anni erano passati dacchè i Senatori, postergata
+la lor dignità, s’erano presentati a Bisanzio davanti a Zenone, e
+vi avevano dichiarato che Roma non bisognava più di un Imperatore
+d’Occidente, ma era contenta che Odoacre comandasse sull’Italia, in
+qualità di patrizio bizantino: seicentoquattordici ne erano trascorsi
+dacchè il Senato aveva indirizzato la sua ultima lettera a Giustiniano,
+supplicandolo di non torre la sua grazia a Roma e al goto re Teodato:
+e adesso innanzi al trono di un Re tedesco comparivano Romani non
+più togati, cui l’ignoranza, il vestimento, il linguaggio davano
+un’impronta barbarica; e venendo dalle deserte ruine del Campidoglio,
+e dandosi ancor nome di Senatori, significavano di avere restaurato il
+vetusto Senato romano, e invitavano il Re d’Alemagna a voler essere il
+successore di Costantino e di Giustiniano.
+
+«Al preclaro Signore della Città e del mondo, a Corrado, per grazia
+di Dio, Re dei Romani sempre Augusto, il Senato e il popolo di Roma,
+salute, e felice e gloriosa dominazione dell’Impero romano! Alla
+Eccellenza Vostra noi abbiamo con parecchie lettere significato
+ciò che facemmo; protestammo volervi restare fedeli, e desiderio
+d’ogni giorno nostro essere il lustro ognor più fulgido della Vostra
+corona. Però ci fa meraviglia che Voi non abbiate degnato di darne
+mai risposta. Intendimento concorde di tutti noi questo è: restituire
+l’Impero de’ Romani, che Dio confidò al Vostro governo, alla potenza
+che esso possedette sotto di Costantino e di Giustiniano, i quali,
+per mandato del Senato e del popolo romano, ebbero signoreggiato
+il mondo. A tal uopo abbiamo, coll’ajuto del Signore, restaurato il
+Senato, e abbattuto molti dei nemici Vostri, affinchè di Voi sia quel
+che a Cesare s’appartiene. Noi abbiamo gettato solide fondamenta. Noi
+malleviamo giustizia e pace a tutti quelli che ne hanno buona volontà.
+Le rocche dei nobili, i quali insieme con Sicilia e con papa Eugenio
+speravano di resistere a Voi, abbiamo conquistato, ed a ragion Vostra
+teniamo, oppur demolimmo. Per le quali cose, d’ogni parte ci premono il
+Papa, i Frangipani, i figli di Pierleone (Giordano eccettuato, che è
+il nostro gonfaloniere), ed eziandio Tolomeo, ed altri parecchi. Essi
+vogliono impedirci di coronar Voi a imperatore; e frattanto soffriamo
+molte avversità per amor Vostro, perocchè nulla sia grave cosa a chi
+ama; e Voi darete ricompensa degna di padre a noi, pena meritata ai
+nemici dell’Impero. Chiudete l’orecchio Vostro ai calunniatori del
+Senato; costoro gioiscono di mettere dissensione fra Voi e noi, perchè
+intendono alla ruina Vostra e nostra. Memore siate di quanti mali
+la corte Pontificia e quei nostri concittadini di un tempo abbiano
+fatto agli antecessori Vostri, e rammentate come adesso con ajuti di
+Sicilia coloro tentassero di nuocere ancor più alla Città. Nondimeno,
+coll’assistenza di Cristo, noi perduriamo virilmente nella fede Vostra,
+e di già abbiamo cacciati della Città i nemici pessimi dell’Impero.
+Affrettatevi di venire a noi colla Vostra Imperiale potenza; la Città
+è agli ordini Vostri; Voi potrete poderosamente dimorare in Roma
+capo del mondo, e di qua imperare, con maggior balìa di quasi tutti i
+predecessori Vostri, sulle terre tutte d’Italia e d’Alemagna, dappoichè
+ogni impedimento di pretume sia sgombrato. Noi Vi preghiamo di non
+tardare; degnatevi con lettere e con messaggieri di rassicurare della
+salute Vostra, noi che siamo Vostri servitori di buona volontà. Siamo
+intenti adesso con grande alacrità a restaurare il ponte Milvio, che
+da tempo lungo giacque distrutto a danno degli Imperatori, e abbiamo
+speranza di compiere prestamente il lavoro con opere di salda muratura.
+Così potrà passare di là il Vostro esercito, e scansare il castel
+Sant’Angelo, dove i Pierleoni, d’accordo con Sicilia e col Papa,
+meditano a nocumento Vostro.
+
+ _Rex valeat, quidquid cupit obtineat super hostes,_
+ _Imperium teneat, Romae sedeat, regat orbem,_
+ _Princeps terrarum, ceu fecit Justinianus._
+ _Caesaris accipiat Caesar quae sunt, sua Praesul,_
+ _Ut Christus jussit, Petro solvente tributum._
+
+Poniamo fine chiedendovi di far buone accoglienze ai nostri
+ambasciatori, e di prestare ad essi fede, chè tutto scriver non
+possiamo. Sono eglino nobiluomini; Guido senatore, Giacomo figliuolo di
+Sisto procuratore, e Nicolò loro compagno»[621].
+
+Gli è pur un fenomeno raro del medio evo questa magica influenza che
+esercitava la tradizione dell’antico Impero de’ Romani! Una grande
+reminiscenza bastava da sola a diventare potenza politica; gli
+Imperatori romani dal trono di Alemagna, i Papi romani dalla cattedra
+di san Pietro, i Senatori romani dai ruderi del Campidoglio, sognavano
+tutti di aver legittimi diritti alla dominazione del mondo! Corrado
+III or vedeva combattersi fra loro due parti che pretendevano aver
+ciascuna diritto di dispensare la corona imperiale; però senza titubare
+egli preferiva riceverla dalle mani del Pontefice romano, anzi che da
+quelle di un Senatore romano[622]. Ma se anche abbia riso dei sogni de’
+romani, egli dovette pur capire che, da dopo di Enrico III, non s’era
+offerta ad alcun Re occasione più propizia di questa per restaurare
+in Roma la podestà imperiale, e per torre al Papato ogni frutto delle
+vittorie di Gregorio VII, distruggendone il dominio temporale. Anche
+uomini privati Romani gli scrissero ammonendolo, che accortezza gli
+comandava di farsi mediatore fra il Papa e Roma, e di porre la novella
+Republica sotto il patronato dell’Impero: se così avesse fatto, gli
+dicevano, nell’avvenire egli avrebbe tenuto in mano sua la elezione
+pontificia[623].
+
+Sennonchè Corrado, trattenuto dalle cose di Germania, nè avendo un
+chiaro concetto delle condizioni di Roma, non diè bada ai desiderî
+del Senato romano. L’influenza che parecchi amici della libertà romana
+esercitavano alla sua corte era vinta da quella del celebre Guibaldo,
+abate di Stablo e di Corveia; chè Eugenio III aveva guadagnato alla
+sua causa questo onnipotente Cancelliere dell’Impero, il quale guidava
+le idee del Re. Così avvenne che, sulla fine dell’anno 1149, i Romani
+furono costretti a riaccogliere il Papa nella Città[624]. Essi però
+stavano saldi nelle promesse fatte ad Arnaldo, giacchè il generoso
+propugnatore della libertà di Roma rimase libero ed illeso nella Città,
+ivi protetto dal Senato e dal popolo romano. Si conchiuse dunque pace
+col Papa, ma non poteva avere che corta durata, e difatti, omai nel
+Giugno dell’anno 1150, Eugenio III tornò nel Lazio, dove pose dimora
+or nella munita Segni ed ora a Ferentino. Tre anni la corte pontificia
+andò girovagando per la Campagna, in vicinanza di Roma, ma pur sempre
+in esilio[625]. Temeva adesso Eugenio che Corrado accettasse la
+democrazia romana, e che la lega del Re col Comune, con Pisa e con
+Bisanzio abbattesse il trono temporale dei Papi; però Guibaldo lo
+confortò rassicurandolo, che nulla egli aveva a temere[626].
+
+Rinnovarono i Romani le loro proposte anteriori, e offersero a Corrado
+la podestà imperiale. Dall’Impero non sapevano liberare la mente;
+necessità imponeva ai Republicani di riverire il diritto storico de’
+Re tedeschi su Roma[627]. Ed or che la disfatta di Guelfo, avvenuta
+nell’anno 1150, gli lasciava le mani sciolte, il Re volle infatti
+muovere veramente a Roma. Le pressanti rimostranze di Guibaldo
+dissiparono le sue primitive titubanze; la spedizione di Roma fu
+deliberata nel Settembre 1151 in due Diete dell’Impero, ed allora fu
+che Corrado degnossi rispondere ai Romani: ad arte tacque del Senato,
+ma la sua lettera indiritta al Prefetto della Città, ai Consoli, ai
+Capitani ed al popolo romano, significava loro con parole cortesi che
+accettava il loro invito, e ch’egli sarebbe venuto per ricomporre
+a pace le città d’Italia, per dar ricompensa ai fedeli e punizione
+ai ribelli[628]. Mandò ambasciatori così ai Romani, che al Papa,
+il quale, nel Gennaio dell’anno 1152, gli accolse a Segni. Furono
+subito d’accordo; Eugenio III abbandonò la causa di Rogero, ed ora
+financo esortò i Principi d’Alemagna, affinchè con tutte le loro forze
+assistessero il Re nella sua impresa di Roma[629].
+
+Però la sorte risparmiò una pagina oscura alla storia del primo
+degli Hohenstaufen, nella quale egli avrebbe fatto comparsa di nemico
+inglorioso della Republica romana, e di uomo ligio ai servigi del Papa.
+Quel forte Principe morì nel dì 15 Febbrajo dell’anno 1152, mentre
+stava allestendosi alla spedizione: da dopo di Ottone I fu il solo
+Re tedesco che non abbia portato la corona imperiale; nè questo scemò
+per nulla la potenza sua. Le migliaia di morti che la nazione tedesca
+solè sempre sacrificare ad ogni coronazione d’imperatori a Roma furono
+invece questa fiata immolate nei deserti di Siria. E in tal guisa gli
+Italiani amanti della patria potranno, almeno una volta, celebrare a
+gloria di un Re tedesco che, ad onta delle pressanti instanze d’Italia
+(d’ordinario si dimenticano siffatti inviti), non sia disceso dalle
+Alpi, Attila devastatore: ed eglino potrebbero congratularsi colla
+loro terra, che in quindici anni nei quali nessun esercito tedesco
+la attraversò, avesse goduto di felice stato, se sventuratamente non
+dovessero essi stessi confessare, che mai Italia non fu così disunita e
+travagliata da feroce guerra civile, quanto in questi quindici anni di
+storia prettamente italiana[630].
+
+Morto Corrado, al trono tedesco salì, nel giorno 5 di Marzo, il nipote
+suo Federico, quell’immortale eroe Barbarossa, che diventar doveva
+gloria di Alemagna, spavento d’Italia. Così Eugenio che i Romani furono
+pronti a sollecitare l’amicizia del nuovo Principe, ma la Republica
+tosto vide con occhio geloso che al solo Pontefice erano mandati
+ambasciatori regî. Una lettera espresse il malumore dei Romani e le
+idee che essi si facevano delle attenenze giuridiche esistenti fra
+l’Imperatore e Roma. «Io mi rallegro», così scriveva a Federico un
+aderente di Arnaldo, «che Voi siate stato eletto dal Vostro popolo
+a re, ma lamento che seguiate i consigli di preti e di frati, le cui
+dottrine hanno sconvolto ogni divina e umana cosa, e che della elezione
+Vostra non interroghiate, come pur dovreste fare, la mente della
+Città santa, signora del mondo, fattrice di tutti gl’Imperatori». Chi
+scriveva, deplorava che Federico volesse ricevere, come avevano fatto i
+suoi antecessori, la corona imperiale dalle mani di fratacci infinti,
+eretici, apostati, cui chiamava seguaci di Giuliano; e colle sentenze
+di san Pietro e di san Girolamo alla mano, gli dimostrava che il clero
+non s’aveva ad impacciare di diritti secolari; sbertava la donazione
+di Costantino, stupida fiaba, di cui ridevano fin le vecchie comari;
+dichiarava che l’Impero e ogni officio di magistrati erano emanazione
+della maestà del popolo romano, cui solo pertanto si spettava di
+creare Imperatori; gli chiedeva finalmente che mandasse a Roma suoi
+ambasciatori insieme a dei giureconsulti, per comporvi l’Impero sulla
+base del diritto, conformemente alla legge di Giustiniano, e per
+impedire che vi avvenisse una rivoluzione[631]. Gran passi per buona
+ventura aveva pur fatto l’intelletto umano nelle vie del progresso!
+
+I Romani de’ nostri giorni, combattendo la signoria temporale del Papa,
+ricavarono le loro ragioni dalla maestà della nazione italiana, di cui
+Roma doveva essere la città capitale, e innanzi al cui diritto naturale
+doveva cedere quello puramente storico de’ Pontefici: queste ragioni
+anch’eglino, come i loro antenati, suffragarono argomentando, che il
+Papato doveva essere soltanto un officio spirituale, e ciò affermarono
+coll’autorità della Bibbia e dei Padri ecclesiastici. Ma i loro avi
+dell’età di Arnaldo non ci capivano verbo del principio di unità della
+nazione; eglino si assidevano sul piedistallo dell’antichità. Per loro
+la maestà del popolo romano era la fonte di ogni specie di podestà;
+l’Impero romano, un’idea indestruttibile; l’Imperatore, il magistrato
+della Republica, eletto dal popolo, e da questo messo in officio.
+Rigettato come una fandonia, che Costantino avesse trasferito nei Papi
+la podestà imperatoria, misero in derisione quel che si diceva, che i
+Pontefici misticamente derivassero da Cristo o da san Pietro il loro
+diritto d’investitura; e, seguendo l’ampio progredimento delle idee
+democratiche, pronunciarono questa verità di ragione: non darsi reame
+alcuno per la grazia di Dio; la podestà della corona essere soltanto
+officio che emana dal popolo. Tuttavolta, i Romani del secolo duodecimo
+composero l’Impero sul fondamento tradizionale, e per loro legittimo,
+del giure romano: e accarezzarono i gusti di un monarca spasimante di
+dominazione, allorchè gli vennero dicendo che, conforme al diritto
+Giustinianeo, l’Imperatore era la massima podestà legislatrice del
+mondo; però chiesero che questa podestà ei tenesse di averla per
+mandato del Senato e del popolo. In tal guisa crearono una mescolanza
+del despotismo cesareo di Giustiniano e dei diritti fondamentali della
+democrazia.
+
+Federico I doveva pertanto scegliere quale dei due, Papa o Comune
+romano, ei volesse avere per iscaturigini del suo Impero: approvò
+egli tutte le ragioni che avevano i Romani contro il sommo diritto
+d’investitura che il Pontefice attribuiva a sè stesso; si beffò
+dell’arroganza del Senato che gli parve assurda cosa, e, come tutti i
+suoi predecessori, deliberò anch’esso di farsi, «per la grazia di Dio»,
+coronare dal Papa. Negli inizî del suo regno si attenne a prudenza e ad
+un indirizzo conservativo; senza darsi per inteso della nuova Republica
+di Roma, proseguì nei negoziati cominciati da Corrado, e, di già nella
+primavera dell’anno 1153, un trattato fu conchiuso a Costanza col Papa:
+Federico in quello si obligò di non far senza di lui pace con Roma, nè
+colla Sicilia, ma di voler dar opera che la Città tornasse suddita alla
+santa Sede, quel tanto che eralo stata cent’anni addietro. Promise che
+conserverebbe al Pontefice il dominio temporale, ed in cambio Eugenio
+lo fe’ certo che lo coronerebbe imperatore, e che presterebbe ogni
+specie di aiuti al trono di lui[632].
+
+Questi trattati destarono un commovimento veemente a Roma. Il partito
+de’ moderati soccombette; i democratici non vollero saperne più di
+autorità del Papa, nè di quella dell’Imperatore, ma chiesero che si
+abolisse la costituzione convenuta con Eugenio, e che si componesse
+un Senato di cento membri, con due Consoli da eleggersi ad ogni anno.
+Eugenio mise Federico a parte di questi fatti, e vi diè colore che
+fossero tumulti della plebe, la quale da sè volesse eleggersi adesso un
+Imperatore. E per fermo i Romani minacciavano di respingere l’Impero
+tedesco come un’usurpazione, e di darsi un Imperatore loro proprio e
+nazionale; sennonchè evvi soltanto una lettera di Eugenio che sopra
+questi notevoli avvenimenti getta una fievole luce[633].
+
+Tuttavolta, omai nell’autunno del 1152, il Papa potè muovere di Segni
+a Roma, e sulla fine di quell’anno entrare nella Città, dove gli
+eccessi dei democratici avevano reso tutti i moderati inclinevoli ad un
+aggiustamento con lui. Senato e popolo lo accolsero con dimostrazioni
+d’onoranza, dopochè egli, così vuolsi supporre, ebbe accettato il
+Comune[634]. E può darsi che si concedesse anche ai nobili discacciati
+di fare ritorno; però questi maggiorenti continuarono ad avversare il
+Senato, dacchè erano consoli dei Romani e cortigiani del Papa[635].
+Eugenio III potè finire in pace i suoi giorni a Roma, e coll’ajuto del
+popolo financo soggiogare alcuni Baroni ribelli nella provincia[636].
+La mitezza accorta giunse a ottenere ciò che colle armi non avrebbesi
+potuto conseguire. «Con beneficî e con donativi Eugenio s’affezionò
+tutto il popolo, in modo tale che egli governò la Città quasi a
+suo volere assoluto; e se morte non l’avesse rapito, coll’ajuto del
+popolo avrebbe tolto ai Senatori di nuovo impianto la dignità da loro
+usurpata»[637].
+
+Eugenio III morì a Tivoli il dì 8 di Luglio 1153, e con magnifiche
+festività fu sepolto nel san Pietro. Questo discepolo non fastoso, ma
+prudente, di san Bernardo (anche il Santo morì poco dopo di lui, addì
+20 di Agosto) non cessò mai di vestire sotto alla porpora il cilicio
+di Chiaravalle: le stoiche virtù del monacato gli furono compagne nella
+sua vita tempestosa, e gli infusero quella forza di resistenza passiva,
+che sempre fu l’arma più efficace de’ Papi[638].
+
+
+
+
+CAPITOLO QUINTO.
+
+
+§ 1.
+
+Anastasio IV. — Adriano IV. — Questi scaglia su Roma l’interdetto.
+— Arnaldo da Brescia è discacciato. — Federico I viene a Roma per
+torsi la corona. — Prigionia di Arnaldo. — Controversia della staffa.
+— Discorso dei Senatori al Re, e risposta di questo. — Il Re muove a
+Roma.
+
+Corrado, cardinale della Sabina, romano della Suburra, salì alla
+cattedra pontificia nel giorno 12 Luglio dell’anno 1153, con nome di
+Anastasio IV: concordi furono tutti nella sua elezione, nè il Senato
+la turbò con inciampi. Sebbene i Senatori assistessero colla loro
+presenza agli atti elettivi, non per questo si ingerirono nelle cose
+di ordine ecclesiastico; però i Papi, che s’avevano tolto dai piedi
+la confermazione imperiale, videro contro a sè estollersi una potenza
+nuova, la quale rifiutava di riconoscer loro per pontefici, se eglino
+non riconoscevano quella per autorevole. Pare che il vecchio Anastasio
+non si prendesse licenza di attaccar briga colla costituzione di
+Roma: egli visse tranquillo nella Città, e in essa morì, ai 3 Dicembre
+1154[639].
+
+Papa diventò allora un uomo di rara energia, Nicolò Breakspear,
+anglosassone, nativo di Sant’Albano in Inghilterra. Nato di un povero
+prete, fame, vergogna della sua miseria, desiderio d’istruirsi lo
+avevano costretto ad andarne in Francia, e colà finalmente, dopo casi
+molti, era diventato priore di san Rufo, vicino ad Arles[640]. La sua
+coltura, i suoi talenti oratorî, la bella persona avevano attirato su
+di lui gli occhi di Eugenio III, allorchè per negozî del suo convento
+Nicolò era venuto a Roma; il Papa lo aveva fatto cardinale di Albano, e
+lo aveva mandato da suo legato in Norvegia. Nicolò ordinava con molta
+fermezza gli affari ecclesiastici di quel paese, e, tornato proprio
+adesso dalla sua missione, era eletto pontefice con voti unanimi,
+per guisa che ai 5 Dicembre 1154 saliva alla santa Sede con nome
+di Adriano IV. Una sol volta gli Inglesi tennero la cattedra di san
+Pietro con uno di lor gente, e questo unico loro Papa fu uomo che da
+fanciullo aveva peregrinato in terra straniera, per torsi all’onta di
+andare elemosinando nella sua patria. Anni trascorsero, e l’accattone
+di Sant’Albano salì tanto alto da scrivere al Re d’Inghilterra, che
+Irlanda ed altre isole a buon diritto erano proprietà di sè, pontefice.
+
+Adriano IV s’inalberò tosto con aria di padrone contro al Comune
+romano; il Senato negò a lui reverenza, egli negolla al Senato. Volle
+il Papa rovesciare la costituzione del Campidoglio e sperò giungerne
+a capo colle armi di Federico, che omai nell’Ottobre era sceso in
+Italia. Chiese che Arnaldo fosse bandito, sì come i suoi antecessori
+avevano domandato, senza che mai fosse loro riuscito di ottenere. Il
+più pericoloso di tutti gli eretici aveva potuto per una serie di
+anni predicare le sue dottrine per le chiese e per le vie di Roma,
+in faccia dei Papi, perocchè il Senato lo proteggesse ed il popolo
+lo idolatrasse. Confidava Adriano IV che, colla caduta di quel solo
+demagogo, sarebbene ita spacciata e sepolta la Republica; e i Romani,
+che poco potevano aspettarsi da Federico, si volgevano in secreto a
+Guglielmo I, il quale nel Febbraio dell’anno 1154 era succeduto al
+suo celebre padre Rogero sul trono di Sicilia, ed era tosto venuto a
+controversia col Papa: può darsi che lo si invitasse ad occupare colle
+armi lo Stato della Chiesa prima che a Roma venisse il Re tedesco[641].
+
+Non peranco Adriano aveva potuto prender possesso del Laterano, ma
+dimorava nel san Pietro munito di castello. Ciò che ai dì nostri si
+propose al Papa, che stesse contento della città Leonina, e come un
+grande abate vi abitasse in libertà monastica, i Romani a quel tempo
+avevano effettuato; ed invero Adriano IV era ristretto al possedimento
+della Leonina sola. Cresceva l’odio contro ai preti, e le necessità
+civili dei Romani venivano a dar di cozzo nella contrarietà che quelli
+opponevano loro: le cose precipitarono ad una catastrofe; un Cardinale
+era preso nella via Sacra a pugnalate e ferito a morte, e Adriano,
+tenendo questo fatto in conto di un delitto perpetrato contro la
+maestà della Chiesa, scagliava su Roma l’interdetto. Quantunque altri
+Papi fossero stati insidiati da’ Romani nella persona, tutta volta
+non uno d’essi, prima di Adriano, aveva osato di adoperare contro la
+Città quella ch’era la più formidabile di tutte le spaventose armi
+usate a quell’età[642]. Non se ne arretrò il risoluto Inglese, e
+gettò la sua maledizione su di Roma, affine di strappare alle angustie
+superstiziose del popolo la cacciata di Arnaldo. L’interdetto era, per
+così dire, un modo di affamare moralmente il popolo, e convien pensare
+agli effetti che esso produceva sugli animi credenti d’allora, per
+darsi un’idea della sua influenza. L’interdetto faceva cessare tutte
+le ceremonie del culto; non più s’udiva squilla di campana; non più
+messe, non sacramenti, se si eccettuino il battesimo e la comunione
+data ai moribondi, e anche questi cinti di forme terribili. I morti
+non si seppellivano più in terra consecrata, e la benedizione nuziale
+s’impartiva nei cimiteri. Mai la scaltrezza umana non ha saputo
+inventare un’arma sì incruenta e pur sì terribile di potenza come
+questa fu; nè in età di superstizione v’ebbe alcun altro modo più di
+questo efficace a domare financo Principi poderosi, poichè una parola
+pronunciata dalla bocca di un prete possedeva la forza di commuovere
+a sommossa i popoli messi a disperazione. Prima del secolo duodecimo,
+si aveva posto in opera l’interdetto soltanto rarissime volte;
+dappoi i Pontefici lo pronunciarono sovente contro a città ed a paesi
+intieri: sennonchè il crudele partito di punire pochi rei col tormento
+d’innumerevoli innocenti, si ritorse a danno della Chiesa stessa,
+giacchè diminuì l’amore per essa e ne ebbero fomite le eresie; alla
+fine l’efficacia scemò collo spesso uso e colla cultura crescente[643].
+
+Poco tempo i Romani affrontarono l’interdetto con braveria sprezzante;
+la gente pia e debole, le donne ed i preti misero fine alla resistenza,
+massime dacchè correva il quarto giorno della settimana santa senza che
+si celebrasse la messa. Al mercoledì, il popolo si sollevò con grida
+tempestose; i Senatori messi alle strette da quel tumulto, si gettarono
+ai piedi del Papa invocandone mercè[644], ed egli consentì a levare
+l’anatema, purchè Arnaldo fosse subito discacciato. Lo sventurato
+riformatore subì la sorte di tutti i profeti; il popolo ch’egli aveva
+ammaliato per sì lungo tempo, lo rinnegò all’istante; ed egli fuggì di
+Roma dopo di avervi per nove anni dedicato tutto il suo ingegno a pro
+della libertà cittadina. Ramingando dal ricovero di uno a quello di
+un altro aderente, di castello in castello, sperava il proscritto di
+giungere a rifuggirsi presso una delle Republiche dell’Italia di mezzo,
+dove giungerlo non potesse il braccio del Papa. Nel mercoledì santo,
+che fu il giorno 23 di Marzo, Adriano tolse l’interdetto; si rimosse da
+Roma la tenebra morale, e con processioni festanti fu condotto il Papa
+per la prima volta in Laterano.
+
+Frattanto Guglielmo I premeva di guerra la Chiesa; il suo esercito
+assediava primamente Benevento, indi passava il Liri, incendiava
+Ceperano, Babuco, Pofi ed altre castella del Lazio, ma tosto dopo con
+orribili devastamenti tornava indietro da Frosinone ad Aquino, poichè
+il Re tedesco veniva avvicinandosi, e Roma se ne stava cheta. Già
+Federico I era in Toscana, ed esortava Pisa ad allestire la sua flotta
+per la guerra che egli pensava di rompere adesso contro a’ Normanni,
+mettendosi in lega col Papa, coi fuorusciti Pugliesi e coll’imperatore
+Emanuele. Precedeva i passi di Federico lo spavento delle geste di
+guerra che egli aveva compiuto in Lombardia; veniva, più formidabile
+di Enrico V, dalla via Tusca, nè il Papa sapeva se in lui gli sarebbe
+per capitare un amico o un nemico. La sorte di Pasquale aveva fatto
+un’impressione incancellabile sulla Curia, e nessun trattato bastava
+ad attenuare le diffidenze che duravano fra la podestà civile e quella
+ecclesiastica. Allorchè i Re tedeschi si avanzavano contro di Roma,
+ne tremavano i Papi inermi, come innanzi a nemici che venissero per
+trucidarli; quanto ai Re, li turbava il pensiero se forse non era loro
+serbata la sorte di perire a Roma di coltello o di veleno: e sotto
+ai palii di seta ed ai fiori si celavano omai le spade affilate, che
+i Romani senza fallo avrebbero brandito per dare addosso al nemico
+di lor nazione. Quando poi la coronazione si celebrava, i Papi erano
+altrettanti Danielli nella fossa dei leoni; sennonchè eglino sapevano
+destramente cingere di un incantesimo morale i corrucciati Re romani,
+e lieti finalmente respiravano, una volta che quei terribili avvocati
+della Chiesa, ottenuta la corona, lasciate pergamene, combattuta la
+solita pugna che nella città Leonina succedeva alla coronazione, si
+partivano di Roma.
+
+Sui primi di Giugno andò Adriano a Viterbo, accompagnandolo Pietro
+prefetto, Odone Frangipane e altri maggiorenti della sua corte.
+Lo poneva in angustia la venuta di Federico che s’avanzava a passi
+rapidi oltre l’usato; laonde mandava ad incontrarlo tre Cardinali
+che s’avvennero col Re presso a San Quirico in Toscana. Volle il Papa
+tastarne l’animo, e perciò chiese che gli si desse in mano l’eretico
+Arnaldo. Questo sventurato, poco tempo prima, a Bricole in Val d’Orcia,
+era caduto in potere di Odone cardinale, ma i Visconti di Campagnatico
+lo avevano liberato, e, condottolo in buona sicurezza ad un castello,
+quivi lo onoravano «come profeta»[645]. Desiderava Federico di
+rimuovere qualsiasi ostacolo alla sua coronazione, e pertanto non
+esitò di dar prova del suo buon volere; mandò soldatesche contro quella
+rocca, fece imprigionare uno dei Visconti, e, costrettolo a dargli in
+balìa Arnaldo, l’amico di Abelardo fu consegnato ai legati del Papa,
+per esser giudicato a Roma come ne fosse venuto tempo.
+
+Con trepide cautele si negoziò della coronazione: Adriano, diffidando,
+s’era ritirato a Civita Castellana, ma tranquillavalo Federico,
+facendogli nuovamente giurare che adempirebbe al patto di Costanza.
+L’esercito tedesco s’era attendato a Campo Grasso vicin Sutri, e là
+il Papa doveva scendere da Nepi, e scambiare i saluti coll’Imperatore.
+Allorchè Adriano, nel giorno 9 di Luglio, cavalcò verso il padiglione
+del Re avvenne uno stranissimo caso al cospetto di tutto l’esercito. Il
+Monarca, giovine e orgoglioso, non mosse un sol passo incontro al Papa,
+volendo iscansare l’umiliazione di tenergli la staffa, perciocchè da
+lungo tempo i Pontefici pretendessero a siffatto omaggio, e parecchi
+Principi prestato lo avessero. Per verità, a ricordanza della umiltà
+di Cristo, i Papi s’appellavano «servi dei servi di Dio», ma in pari
+tempo esigevano che gl’Imperatori servissero loro da staffieri. La è
+cosa comica vedere il terror panico che l’inosservanza di una siffatta
+ceremonia spargeva fra i Cardinali; voltate le briglie dei loro
+cavalli, essi se la batterono a Civita Castellana, piantando il loro
+Papa solo in quell’imbroglio. Sbigottito, discese questi di sella per
+porsi a sedere sopra una scranna; soltanto allora gli venne innanzi
+il giovine eroe, e gli si prostrò a’ piedi, ma il Pontefice, punto
+dell’offesa, negò di dargli il bacio della pace. Una miserabile staffa
+diventò l’argomento di lunghe e serie discussioni fra i due sommi capi
+della Cristianità, fino a che alcuni Principi, i quali nei tempi andati
+avevano accompagnato Lotario a Roma, indussero il Re a cedere in quella
+disputa puerile. Il dì dopo, il poderosissimo Imperatore si mutò nello
+scudiere del Vicario di Cristo, poichè per uno spazio di via quanto
+misura un trar di pietra, camminò presso al palafreno dell’antico
+mendicante di Sant’Albano, e gli resse fortemente la staffa[646].
+
+Non ancora Federico aveva adito la voce della città e del popolo dei
+Romani, seconda podestà che aveva diritto legittimo di prender parte
+all’elezione dell’Imperatore. Ancor stavasi in dubbio da una banda e
+dall’altra del comportamento che dovessero tenere, ed incerto era se
+Roma avesse ad aprire le porte oppur a chiuderle: soprattutto nessun
+Re era peranco stato coronato imperatore, dacchè in Campidoglio
+s’era costituito il Senato, nè Imperatore alcuno aveva finora dato
+al Senato la conferma. Di qua di Sutri ambasciatori della Republica
+si presentarono a Federico. Le loro richieste, il loro discorso,
+la risposta che vi diede l’Hohenstaufen, sono preziosi documenti di
+quell’età.
+
+«Noi, ambasciatori della Città», così dissero superbamente quei Romani
+del Campidoglio, «uomini di Roma non minimi, siamo spacciati dal
+Senato e dal popolo alla eccellenza tua, o Re ottimo. Ascolta benevolo
+quel che ti offre l’illustre signora del mondo, di cui tu, coll’ajuto
+divino, presto sarai imperatore. Se vieni recando pace, ne godo. Tu
+chiedi l’impero dell’orbe, ed io mi levo lieta, e ti corro incontro a
+portartene la corona. Perchè infatti non dovresti venire con pace e con
+grazie al popolo tuo, che, inteso a scuotere l’indegno giogo dei preti,
+ha avuto così lunga e ansiosa aspettazione della tua venuta? Torni
+lo splendore dei tempi vetusti, torni libertade alla Città illustre;
+riprenda Roma sotto un tanto Imperatore le briglie della dominazione
+universale sul mondo ribelle; accoppii il suo reggitore insieme col
+nome anche la gloria di Augusto! Tu sai come la città di Roma colla
+saviezza del suo Senato e col valore dei suoi cavalieri ebbe steso il
+braccio poderoso dall’uno all’altro mare, fino agli ultimi confini
+delle terre, che dico? fino alle isole oltre l’orbe. Non le onde
+dell’Oceano, non le Alpi inaccessibili poterono proteggere i popoli;
+la prodezza romana tutti loro conquise. Ma ahimè! (così la colpa
+punisce sè stessa), la gloriosa nobiltà principesca del nostro vecchio
+tempo (dico del Senato) sparve d’infra noi, sonnecchiò in pigrizia non
+più valida alle armi, e insieme colla cadente saviezza perì anche la
+forza. Allora assursi io; per rinnovare la gloria tua e quella della
+divina Republica restaurai il Senato e l’ordine equestre, affinchè, col
+consiglio di quello e colle armi di questo, al romano Impero e a te
+ritornasse la maestà antica. Non dovrà sentirne letizia l’eccellenza
+tua? un’opera tanto gloriosa e profittevole alla tua dignità, non ti
+parrà degna di ricompensa? Odi dunque, o Principe, con benigna pazienza
+quel poco che devo dirti dei tuoi e dei miei doveri; ma prima de’ tuoi
+che de’ miei: _Ab Jove principium!_ Mio ospite eri, ed ora cittadino
+mio ti ho fatto. Ciò che mio era di diritto, a te diedi. Perciò obligo
+hai primieramente di mantenere le mie buone consuetudini, e di giurare
+le vecchie leggi sancite con istromenti scritti da’ tuoi predecessori,
+affinchè furore barbarico ad esse non nuoca. Ai miei officiali, cui si
+spetta gridarti imperatore dal Campidoglio, pagherai cinquemila libbre;
+a prezzo del tuo sangue impedirai che sia tesa insidia alla Republica:
+tutto ciò convaliderai con giuramento e con scritture»[647]. A questo
+punto Federico fieramente sdegnato troncò la parola in bocca agli
+oratori, i quali con magniloquenza italiana proseguivano ad arringare.
+Sbigottiti tacquero, e, mentre tutto ciò avveniva, l’uomo il quale
+aveva acceso nel loro animo gli spiriti arditi espressi nel discorso,
+stava incatenato dentro di una tenda, aspettando la decisione del suo
+destino, che un’orazione di questa specie doveva render più presta.
+
+Infiammato di collera, il giovine Principe si rizzò davanti ai
+Senatori; udendo l’ampolloso discorso di quegli uomini di una città
+decaduta e oppressa da’ preti, che si arrogavano un linguaggio quale
+l’antico Senato non aveva mai osato di adoperare innanzi ai Cesari,
+forse ei credette vedersi innanzi dei forsennati o degli spettri sorti
+dai sepolcri di Roma. Non v’era contrapposto più vivo di quello in cui
+un Imperatore di nazione tedesca, massime Federico I, si trovava coi
+Romani; nè l’Hohenstaufen, tronfio della coscienza della sua forza,
+capiva che cosa fosse il sentimento nuovo che inspiravano le città
+d’Italia: tuttavolta, il nome di Roma imponeva ancora così tanta
+reverenza, che egli degnossi di rispondere[648].
+
+«Molto», diss’egli con accento di sprezzo, «molto udii celebrare il
+valore dei Romani, ma più assai la loro saggezza. Perciò mi reca
+meraviglia che il vostro discorso sia tanto rigonfio di sciocca
+arroganza e tanto scipito di buon senso. Tu mi poni davanti agli
+occhi la nobiltà della tua vecchia Città, ed esalti fino alle stelle
+il passato della tua Republica. Lo so, lo so, e col tuo Storico dico
+anch’io: un dì v’ebbe virtù in questa Republica. Ma Roma conobbe
+quanto mutino le sorti delle cose sotto la luna; forse che questa sola
+Città poteva scampare al destino che regge tutte le cose umane? Noto
+è al mondo che primamente il fiore della tua nobiltà, di questa Città
+nostra, fu trasportato a Bisanzio, ed è noto quanto a lungo il Greco
+degenere abbia succhiato le tue midolle preziose. Più tardi su di essa
+piombò il Franco, per geste preclaro come lo dice il nome; ed egli ti
+tolse fin l’ultima reliquia che ti avanzava di nobile ed eletta natura.
+Vuoi tu sapere dove si ricoverarono la gloria antica della tua Roma,
+la dignità severa del Senato, la valorosa disciplina dei cavalieri,
+l’arte della guerra, l’invitto coraggio nelle battaglie? Appo noi
+Tedeschi adesso tutto questo si trova; a noi venne tutto questo insieme
+coll’Impero. Da noi sono i tuoi Consoli, da noi il tuo Senato, nostre
+sono le tue legioni. Alla saviezza dei Franchi ed alla spada dei suoi
+cavalieri devi andar grata se vivi. Dica la storia se i nostri defunti
+illustri, Carlo ed Ottone, ricevessero la Città per grazia di uomo
+qualsiasi, oppure se mercè la loro spada la togliessero col resto
+d’Italia di mano ai Greci ed ai Longobardi, e indi la annettessero
+all’Impero de’ Franchi. Lo seppero i tuoi tiranni Desiderio e
+Berengario; vecchi morirono in prigionia de’ Franchi, e la nostra
+terra ne serba ancora le ceneri. Ma tu dirai: i novelli Imperatori
+furono da me chiamati. Furono; e che perciò? te opprimevano nemici,
+e nemmanco dei molli Greci potevi col solo tuo braccio liberarti.
+Allora chiedesti l’ajuto dei Franchi; e supplichevole invocazione fu,
+non richiesta: misera, invocasti chi era felice; debole, invocasti il
+forte; angustiata, supplicasti il potente securo di sè. Così chiamato
+venni anch’io. Il tuo signore diventò mio vassallo, e tu fino ad oggi
+fosti mia suddita. Legittimo possessore sono. Or chi oserà strappare
+all’Ercole la sua clava? Forse il Siciliano in cui tu speri? Siagli
+maestro il passato, perciocchè il braccio dei Tedeschi non si sia fatto
+debole. Tu mi chiedi di tre specie giuramento; ma odi: o la tua domanda
+è giusta, o no: se non è, nè tu chieder puoi, nè io accordare; se è, io
+non farei che confessare un obligo assunto di mia spontanea volontà;
+dunque superfluo sarebbe legarlo ad un giuramento[649]. Com’è che
+io potrei ledere il giusto, io che mallevarlo voglio ai più meschini
+uomini? Com’è che non dovrei difendere la sede del mio Impero, io che
+ho risoluto di restaurarne l’ampiezza? Lo prova la Danimarca testè
+soggiogata, e ancor più terre ne farebbero fede, se quest’impresa
+di Roma non me ne avesse distolto. Tu chiedi per ultimo promessa di
+moneta. Ma Roma non si vergogna di tirar mercato col suo Imperatore
+come si suol fare con un sensale? Dunque ei deve essere pagatore del
+primo che capita, piuttosto che dispensatore di grazie? Alla gente
+minore si chiede l’adempimento di un obligo; i maggiori non fanno che
+largire beneficî. Perchè dovrei io non mantenere ai tuoi cittadini
+l’usanza tramandata dai miei padri illustri? No! la mia entrata
+dev’essere festa di gioia per la Città, ma a coloro che ingiustamente
+chiedono ingiuste cose, io per giustizia tutto ricuserò»[650].
+
+La risposta di Federico (nella forma che le dà lo storico Ottone
+di Frisinga, zio di lui) era tale da schiacciare i Romani sotto il
+suo peso; era l’espressione dell’orgoglio nazionale tedesco giunto
+all’apogeo di splendore dei suoi trecento anni di dominazione del
+mondo: però eccessiva cosa sarebbe stato, se il Re lo avesse indiritto
+soltanto ai deboli Senatori di Roma; piuttosto era il manifesto in cui
+l’Hohenstaufen prima della coronazione bandiva le sue idee di regno.
+L’Ercole, colla clava della sua podestà despotica, sfracellava le
+pretensioni di tutti gli altri; atterrava a un tratto anche il Papa,
+che affermava sè essere solo e vero facitore di Imperatori. Ed invero
+non s’aveva forse osato dipingere in Laterano il condiscendente Lotario
+che ginocchioni riceveva la corona dalle mani del Papa? e intorno al
+quadro s’era posta questa audace scritta:
+
+ _Rex stetit ante fores jurans prius urbis honores,_
+ _Post homo fit Papae, sumit quo dante coronam_[651].
+
+L’imprudenza dei Senatori di provocare con tanta millanteria un potente
+s’addiceva tutta al concetto fanatico che di Roma eglino si avevano
+foggiato. Ma se allora, dentro alla tenda imperiale, si fosse trovato
+un uomo maggiore per intelletto delle idee di quell’età sua, avrebbe
+dovuto far le risate che eziandio Federico coltivasse in mente, con
+pari esaltazione dei Senatori, il fantastico concetto che l’Imperatore
+romano tenesse podestà legittima sul mondo[652].
+
+Gli ambasciatori romani montarono a cavallo e tornarono stizziti a
+Roma; nè Federico altro adesso poteva aspettarsi fuorchè la Republica
+gli chiuderebbe in faccia le porte della Città, e si difenderebbe.
+Il Papa lo consigliò che alla chetichella facesse occupare il san
+Pietro e la città Leonina da milizie scelte, le quali vi sarebbero
+state accolte dalle genti pontificie. E consigliò che a quella schiera
+si aggiungesse il cardinale Ottaviano favorevole alla parte tedesca,
+e ambizioso rivale suo: in tal modo egli lo allontanava dalla tenda
+dell’Imperatore. Furono così pertanto mandati innanzi mille uomini a
+cavallo, i quali, senza contrarietà, sull’alba del giorno 18 di Giugno,
+presero possedimento della città Leonina[653].
+
+
+§ 2.
+
+Coronazione di Federico I. — Il popolo romano si solleva. — Battaglia
+nella città Leonina. — Supplizio di Arnaldo da Brescia. — Indole e
+influenza di lui. — Federico si ritira nella Campagna. — Ritorna in
+Germania.
+
+In quel dì stesso Federico mosse in ordinanza di battaglia, e, senza
+che i Romani venissero a salutarlo, da Monte Mario entrò nella città
+Leonina, dove lo attendeva il Papa che ve lo aveva preceduto. La
+coronazione si celebrò subito nel san Pietro che era occupato dalle
+milizie. Le grida di giubilo dei Tedeschi risonarono come scrosci
+di tuono per l’alto duomo, allorchè il Barbarossa, eroe favorito
+del popolo alemanno, ricevette la spada, lo scettro e la corona
+dell’Impero[654]. Ma Roma non lo riconosceva per suo imperatore; la
+città teneva sbarrate le porte, e il popolo romano stava raccolto
+in armi sul Campidoglio. L’Impero del medio evo era una ombra vana
+anche in Roma, e nulla lo dimostra meglio di queste coronazioni che
+in fretta e in furia si compievano nel sobborgo pontificio, mentre
+con grande ansietà si aspettava che i Romani (dai quali gl’Imperatori
+traevano il loro titolo) piombassero con ispade sguainate di qua del
+Tevere. Un abisso profondo nelle opinioni, nei bisogni, nell’origine
+di stirpe, separava gl’Imperatori di nazione germanica dai Romani.
+Benchè questi odiassero lo straniero Adriano IV come loro principe
+territoriale, tuttavia lo potevano ancora come papa rispettare, laddove
+per Federico, giusto in questo tempo, non potevano avere che acerba
+antipatia. Le leggi della Città, che tutti gl’Imperatori solevano
+promettere di riverire, egli non aveva giurato; i voti dei Romani non
+aveva ascoltato, nemmeno udito le consuete loro acclamazioni, nè con
+donativi le aveva pagate: a buona ragione eglino si sentivano lesi nei
+loro diritti[655]. Giusta era la domanda che egli confermasse la loro
+costituzione; non avervi accondisceso era stato malcauto, e tempo venne
+in cui l’Imperatore se ne pentì, e a quei disprezzati cittadini prestò
+giuramento. Dopochè i Papi avevano cessato di essere candidati del
+voto elettivo del popolo romano il popolo si era visto rapire anche la
+parte che gli spettava nell’elezione del suo Imperatore; e in questa
+età, in cui le idee dell’antichità romana erano venute innestandosi in
+tutti i concetti giuridici delle cose civili e politiche, i Romani non
+si potevano indurre a confessare che Roma non fosse più altro che il
+luogo in cui l’Imperatore ed il Papa celebrassero la ceremonia della
+loro inaugurazione. Mentre altre città splendevano per ricchezza e
+per potenza, unico orgoglio della povera Roma questo era: essere Roma.
+Durava come tradizione il concetto universale ch’essa fosse la città
+capitale del mondo; in Roma Gregorio VII aveva assegnato al Papato
+il còmpito di rappresentare l’unità del mondo, e adesso i Romani
+fantasticavano di fare lo stesso per via della maestà del popolo e
+della magistratura imperiale dal popolo istituita.
+
+La pretensione continua de’ Romani di possedere ancora l’importanza
+antica di Senato e di popolo, le loro contese contro ai Papi, i quali
+intendevano a cancellare il concetto politico e civile di Roma, tutto
+questo impresse per secoli lunghi nella storia della Città un’orma
+profonda di stile tragico, che il pari non si diede in tutta la vita
+della gente umana. In questa lotta (continuò fino ai dì nostri, e
+sotto le sue impressioni stemmo scrivendo questa Storia) in questa
+lotta contro un destino sempre eguale, soli alleati dei Romani furono
+le mura Aureliane, il Tevere, la mal’aria, le ombre e i monumenti
+degli avi. Solamente al nostro tempo, poichè Roma non altro desiderò
+che discendere alle condizioni ordinarie di metropoli di un paese,
+d’Italia, la Città ebbe trovato la sua confederata nella nazione
+italiana.
+
+L’imperatore Federico, tenendo in capo il diadema di Carlo, si recò
+con poca accompagnatura al suo campo posto nei prati di Nerone, mentre
+il Papa rimase in Vaticano. Ma poco andò che, subito dopo il meriggio,
+i Romani fieramente si scagliarono contro la città Leonina, valicando
+il ponte del Tevere. Quanti nemici alla spicciolata trovarono,
+tanti uccisero; assaltarono il Vaticano, e piombarono sul campo di
+Federico, dove forse speravano riporre il loro profeta in libertà.
+L’Imperatore e l’esercito sorsero dalle mense, cui assisi festeggiavano
+la coronazione: corse il grido che Papa e Cardinali fossero caduti in
+mano del popolo[656]; Enrico il Leone passò per la breccia che un tempo
+Enrico V aveva aperto nelle mura, entrò nella Leonina, e si gettò in
+men che non dico alle spalle dei Romani. Tuttavia a quel valorosissimo
+esercito costò non poca fatica di mettere a dovere i cittadini romani;
+la loro prodezza dimostrò che la costituzione del nuovo ordine dei
+cavalieri non era stata cosa puramente fantastica. Vicino al ponte
+Sant’Angelo, e coi Transteverini presso all’antica Piscina, si combattè
+fino a notte con varia fortuna; finalmente gli sventurati Romani
+soccombettero schiacciati dalla forza maggiore. «Bisognava», scrive
+lo Storico tedesco, «bisognava vedere i nostri con che eroismo, con
+che ardimento picchiavano addosso ai Romani, quasi volessero dire:
+Qua su, pigliati, o Roma, ferro tedesco in cambio di oro arabico; di
+tal moneta Alemagna si compra l’Impero!» Pressochè mille Romani furono
+uccisi od annegarono nel fiume; più furono i feriti; da dugento caddero
+prigionieri; gli altri in rapida fuga si salvarono dentro al castel
+Sant’Angelo ed alla Città[657].
+
+Notizie di origine romana dichiarano che il Papa intercedesse a pro dei
+prigionieri, i quali erano dati in custodia di Pietro prefetto, rabido
+nemico della Republica. Tacciono quelle del supplizio di Arnaldo;
+pure puossi metter pegno che si compiesse subito dopo della battaglia
+combattuta nella città Leonina, mentre l’Imperatore era ancor bollente
+dell’ira. La fine del celebre Republicano è più oscura che quella di
+Crescenzio, perciocchè i contemporanei vi passino oltre lesti lesti,
+come se gli stimoli vergogna ovvero paura. Dopo che Arnaldo era stato
+consegnato in mano del Papa, questi lo aveva affidato alla guardia
+del Prefetto urbano, il quale colla sua potente famiglia di Capitani,
+ricca posseditrice di beni nella contea di Viterbo, aveva a lungo
+sostenuto guerra contro il Comune romano, e, gravi danni avendone
+sofferto, odiava fieramente Arnaldo[658]. Come ribelle, il Prefetto lo
+condannò, dopo che forse un tribunale ecclesiastico aveva su di lui
+pronunciato sentenza di eresia; e lo sventurato morì sul rogo, dove
+prima fu appiccato ad un palo, poi arso. Le sue ceneri si sparsero nel
+Tevere, poichè non si volle che i Romani se ne facessero reliquie e le
+venerassero; e questo dimostra fino a che segno il popolo lo adorava.
+Non v’è alcuno che dica del luogo ove il supplizio si eseguisse;
+tuttavolta devesi supporre che, piuttosto di altri siti, avvenisse
+nei prati di Nerone presso al Tevere, dove era stato ucciso anche
+Crescenzio[659].
+
+Il fumo che s’alzò dal rogo di Arnaldo bruttò la maestà
+dell’Imperatore, giovine ancora ma omai macchiato di sangue: il
+Lombardo cadde vittima delle necessità momentanee e dell’errato
+indirizzo politico di lui; ma di quell’uomo vivevano i vendicatori,
+i cittadini delle città lombarde, i quali avrebbero un dì costretto
+l’Imperatore a curvare il capo dinanzi alla gloriosa opera della
+libertà, cui lo spirito di Arnaldo aveva infuso così gagliardo
+impulso. Spesso la mano del potente, senza pur che la sua mente lo
+preveda, spezza le molle di grandi commovimenti, che lui stesso più
+tardi travolgono e signoreggiano. Però agli occhi di Federico Arnaldo
+da Brescia non si mostrava in quel rilievo ond’egli compare oggidì
+avanti noi, e può darsi che poco di lui avesse udito parlare. Che
+poteva calergli della vita di un eretico? E, se anche sarà stato
+ben informato dei fatti suoi, entrato una volta in lotta colle città
+dell’Italia settentrionale ed eziandio con Roma, poteva Federico dar
+favore a questo Lombardo, novatore politico e republicano? Comunque
+sia, Federico distrusse una forza rigogliosa che più tardi gli avrebbe
+potuto prestare di grandi servigi. Poca previdenza mostrò a Roma
+l’Imperatore: invece di comporre con serio benvolere la democrazia
+romana ad una giusta misura (e ciò gli sarebbe stato agevol cosa di
+fare), invece di ritorla poi all’influenza del Papa e di ridurla sotto
+l’autorità dell’Impero, egli la respinse da sè con disprezzo cieco,
+e si inimicò molte altre città; però all’ultima fine vide disfarsi e
+crollare tutti i suoi stravaganti disegni.
+
+Con Arnaldo da Brescia s’apre la schiera di quei martiri illustri
+della libertà che morirono sui roghi, ma i cui spiriti arditi sempre
+resuscitarono come la fenice dalle fiamme, per vivere di continua
+vita attraverso i secoli. Ben potè egli chiamarsi profeta, tanto
+chiaramente discernè l’indole del suo tempo, tanto lungi seppe
+prevedere una meta che Roma e Italia poterono raggiungere soltanto
+settecento anni dopo di lui. La sua età che aveva conseguito coscienza
+omai matura de’ suoi bisogni e delle sue forze, s’incarnò in lui,
+persona geniale di riformatore; così fu che il primo eretico politico
+del medio evo sbucciò dalla semenza che aveva posto la controversia
+delle investiture. La lotta delle due podestà e la forma nuova onde
+si costituirono le città, furono i grandi fenomeni pratici che a lui
+servirono di piedistallo storico[660]. Un impulso intimo della sua
+coscienza doveva attrarlo là dove s’accoglieva la radice di tutti
+i mali; se Arnaldo da Brescia non fosse stato a Roma, se a Roma non
+avesse finito la vita, ei sarebbe stato soltanto una persona incompiuta
+del suo tempo. Ma Roma non aveva un patrimonio di operosità popolare,
+continua e grande; ell’era sopraffatta dalla grandezza antica e in
+pari tempo premuta dalla soma delle due massime podestà del mondo, nè
+poteva a lungo mantenere la sua libertà civica. Tuttavia, ancora gran
+tempo dopo di Arnaldo, durò in Roma la costituzione cui può darsi che
+anch’egli abbia preso molta parte come legislatore; nè colà si spense
+mai la scuola degli Arnaldisti ossia de’ politici. Le quante volte
+in tesi filosofica o in ordine pratico s’ebbe combattuto lo stato
+secolaresco del clero, sempre fu Arnaldo che vi prestò un esempio di
+idealità storica; e questo a più forte ragione avvenne, dacchè il forte
+volere di lui non si lordò mai di bassi intenti[661]: invero gli stessi
+nemici suoi confessarono che quel che egli operò fece soltanto perchè
+convinzioni entusiastiche lo ispiravano. Per la grandezza del suo
+tempo, come per la potenza sociale delle idee, Arnaldo eccelse sopra
+tutti coloro che sorsero dopo di lui nel medio evo a combattere per la
+libertà di Roma. Fu paragonato al Savonarola; ma ogni animo temprato
+a sensi virili sente repugnanza dell’indole monastica del domenicano
+e delle tendenze sue alle visioni ed al meraviglioso, laddove non
+oracoli, non portenti si narrino dell’amico di Abelardo; chè anzi egli
+pare d’intelletto sano e gagliardo, e di mente lucidissima, sia perchè
+egli veramente fu tale, sia perchè molto di lui ha taciuto la storia.
+Le sue dottrine erano rigogliose di tanta vita, che ancora si sarebbero
+attagliate all’indole di questi nostri giorni; ancora oggidì Arnaldo da
+Brescia sarebbe il più popolare uomo d’Italia. Avvegnaddio le barriere
+alzate dal medio evo abbiano durato così ostinatamente a tener cinte
+Roma e Italia, che appena adesso potè trovar pace l’irato spirito di
+un eretico del secolo duodecimo, laddove l’ombra di Gregorio VII nulla
+possa più con ragione legittima chiedere al mondo[662].
+
+Il supplizio dell’uomo che era stato loro profeta, uomo di Stato, e
+legislatore, dovette accrescere smisuratamente l’odio dei Romani contro
+i due stranieri Adriano IV e Federico I. Però così incompleta fu la
+vittoria sanguinosa di Federico, che anche questo grande Imperatore, il
+quale sè medesimo teneva in conto di padrone legittimo dell’Occidente
+e dell’Oriente, dovette partirsi senza pur aver posto piede in Roma. I
+Romani a questo tempo si mostrarono veramente degni della loro libertà;
+con animo virile resistettero all’Imperatore, rifiutarono di vendergli
+viveri e volevano continuare la lotta; perciò Federico levò il campo
+omai nel giorno 19 di Giugno. Presi con sè Papa e Cardinali fuggiaschi,
+mosse a monte Soratte, tragittò il Tevere presso a Magliano, e, come
+Enrico V aveva fatto, passando da Farfa, giunse al ponte Lucano. Quivi
+con gran pompa celebrarono nelle tende la festività dei santi Pietro
+e Paolo, e il Papa vi assolse le soldatesche alemanne di ogni peccato
+del sangue sparso in Roma. Le città della Campagna furono pronte a
+prestare all’Imperatore il gravissimo tributo del _foderum_; altre
+gli fecero omaggio per ottenerne la protezione, e Tivoli (la quale per
+l’astio che nutriva contro a’ Romani s’era posta dalla parte del Papa)
+sperò adesso di potersi affrancare eziandio della podestà pontificia.
+Il Comune (alla cui testa adesso erano per certo dei Consoli)
+mandò infatti un’ambasceria che prestò omaggio all’Imperatore e gli
+consegnò le chiavi della città, come a suo principe: e Federico, per
+vendicarsi di Roma, coltivava in mente di render forte una terra che
+era fieramente avversa al Senato romano; ma Adriano reclamò invocando
+i diritti della Chiesa, e l’Imperatore, prosciolti i Tivolesi dal
+giuramento di sudditanza che testè prestato gli avevano, restituì la
+città al Papa[663]. La reddizione di Tivoli fu meschino ristoro dato al
+Pontefice, verso cui Federico non adempieva la prestatagli promessa di
+farlo signore di Roma.
+
+L’Imperatore, procedendo più in là, giunse a Tusculo, e fino alla
+metà del Luglio soggiornò ancora insieme con Adriano nei monti di
+Albano[664]. Di là ei davasi aria di voler combattere contro a Roma,
+ma la sua impresa tentennava senza uno scopo prefisso: non poteva
+acconsentire alle instanze che gli si facevano di muovere nelle Puglie
+contro di Guglielmo I, perocchè a ragione i suoi grandi vassalli si
+rifiutassero di secondarlo in quella guerra; nè alla stagione che
+correva poteva egli imprendere cosa alcuna contro di Roma. Le febbri
+estive scoppiarono nel suo campo; i soldati mormoravano di malcontento;
+laonde Federico abbandonò il Papa al suo destino, gli diè in mano
+i prigionieri, si congedò da lui a Tivoli, e per la via di Farfa
+tornò addietro. Nel suo cammino al settentrione ridusse in cenere con
+atrocissima ferocia Spoleto, la città longobarda di vetusta rinomanza:
+come l’antichità aveva chiamato Demetrio, così anche questo grande
+Hohenstaufen potè a ragione essere appellato lo «sterminatore di
+città»[665].
+
+
+§ 3.
+
+Adriano IV guerreggia contro re Guglielmo. — È costretto ad accordargli
+l’infeudazione. — Orvieto diventa città pontificia. — Adriano fa la
+pace con Roma. — Disaccordo fra il Papa e l’Imperatore. — Le città
+lombarde. — Adriano negozia con esse, e si disgusta con Federico.
+— I Romani si raccostano all’Imperatore. — Adriano IV muore. — Sua
+operosità. — Lamenta la sventura di esser papa.
+
+La partenza dell’Imperatore deluse il Papa in tutte le sue speranze.
+Non gli si aveva conquistato Roma, sì come stabilito s’era nel patto
+di Costanza; andava esule, e financo era fallita l’impresa di Sicilia.
+Presa dunque una forte risoluzione, Adriano raccolse vassalli e
+genti mercenarie, e nell’autunno andò a Capua e a Benevento. Di già
+aveva egli scomunicato Guglielmo I e sciolti del loro giuramento
+i popoli delle Puglie, e adesso veniva in persona ad afforzare la
+loro ribellione, e univasi ai Baroni sediziosi ed ai fuorusciti che
+capitavano a Benevento per prestargli omaggio[666]. La sollevazione di
+tutte le province, i moti vigorosi dei Greci, la fortuna che in breve
+tempo favoriva i Baroni, l’attività di un Papa avido di conquiste, che
+era l’anima della ribellione e ne raccoglieva i frutti, tutto questo
+indusse il fiacco figliuolo di Rogero a fare offerte favorevolissime
+al Papa; fra le altre v’era questa ch’ei si obligava di ridargli
+Roma a soggezione[667]. Però la pace non si conchiuse, avvegnachè
+vi ponesse impedimento la contrarietà di quelli fra i Cardinali che
+avevano sposato le parti dell’Impero; e allora, datosi tutt’a un
+tratto animo di sforzi vigorosi, riusciva a Guglielmo di portar via
+quasi di foga le Calabrie e le Puglie ai Greci ed ai Baroni; indi il
+Re moveva a Benevento, dove i profughi s’erano ricoverati presso al
+Papa. Fu la terza volta che la fortuna arrise ai Normanni cogli stessi
+prosperi risultamenti; Adriano in quelle angustie dovè abbandonare i
+suoi alleati e implorare pace. Dettolla il vincitore (era il Giugno
+dell’anno 1156) nei dintorni di Benevento, e quivi egli ottenne la
+triplice investitura di Sicilia, delle Puglie e di Capua; la ottenne
+bensì nuovamente come in feudo pontificio, ma molti diritti si
+riservò, per patto espresso, verso la Chiesa[668]. La pace fu conchiusa
+senza l’intervento dell’Imperatore che v’era interessato, ed il Papa
+infeudò un nemico dell’Impero con terre di cui Federico protestava
+esser sovrano: se ne irritò questi, e presto sorvennero altre
+ragioni ad aumentare la ruggine che già fra lui e il Pontefice s’era
+intromessa[669].
+
+Nell’estate Adriano tornò nello Stato della Chiesa, ma non risicò
+di andare a Roma. Egli accrebbe la potenza pontificia concludendo
+trattati con grandi vassalli e financo con città; così nell’Ottobre
+ei prese formalmente possesso di Orvieto[670]. Indi andò a Viterbo,
+dove d’allora in poi i Papi tennero frequente e gradita dimora, e nel
+Novembre entrò in Laterano[671]. La sua pacificazione con Roma era
+conseguenza del trattato stabilito con Sicilia; a forza di oro e di
+minacce re Guglielmo indusse i Romani ad arrendevolezza, ed eglino,
+sì come li sospingeva il loro odio contro Federico, vennero ad un
+aggiustamento. Anche questa pace fu atto arbitrario del Papa, e dovette
+mettere la stizza in corpo all’Imperatore: era appunto quello che gli
+astuti Romani bramavano. Ignoto è il tenore del patto conchiuso con
+Roma, ma certamente esso aveva le stesse fondamenta che erano state
+poste nell’anteriore convegno con Eugenio III[672].
+
+Poco stante, il cozzo cui vennero fra loro le pretensioni che
+accampavano (ciascuno per parte propria) il Papato, l’Impero e
+il Senato, fu ragione di una scissura profonda fra l’Imperatore e
+Adriano. Da dopo di Ottone magno nessuna mano più vigorosa di quella
+di Federico I aveva brandito la spada dell’Impero. Conscio della
+forza di Germania, per via soltanto della quale protestava che sua
+era la corona di Costantino, egli fiaccò le corna alla tracotanza
+del Papa, il quale gli opponeva le idee esagerate di Gregorio VII. Il
+principio della monarchia despotica s’inalberò rudemente di contra a
+quello della Chiesa despotica. Il contrasto di due anime energiche,
+quali erano quelle di Federico e di Adriano, minacciava pericolo
+che si rinnovellasse la lotta antica, perciocchè ad un Imperatore
+grande ed eroico stesse di fronte la superbia eccessiva di un prete,
+nella cui persona s’incarnava l’idea smoderata del Papato. A ciò
+contribuivano d’ogni specie cause, il retaggio della contessa Matilde,
+i rapporti delle investiture, la pace conchiusa dal Papa con Sicilia,
+le condizioni di Roma e dello Stato ecclesiastico. Nei tempi andati
+non s’era mai scambiato fra i Papi e gl’Imperatori un linguaggio così
+violento come adesso; e con discorso aperto e chiaro, e senza ambagi
+entrambe le parti posavano la questione in quegli stessi termini che
+una lotta mondiale aveva definito nettamente. Avveniva per un caso
+che alcuni cavalieri borgognoni svaligiassero un Vescovo svedese;
+l’Imperatore non li puniva, e questo fatto dava opportunità ad Adriano
+IV di ammonire Federico che soltanto alla buona grazia del Papa
+egli andava debitore del suo diadema. E poichè usava della parola
+_beneficium_ che aveva duplice significato (in linguaggio giuridico
+voleva dir feudo), se ne accendevano a collera l’Imperatore e la sua
+corte. Poco mancò che a Besanzone i Cardinali legati, latori delle
+lettere pontificie, non fossero ammazzati dai cavalieri tedeschi;
+cacciatine vituperevolmente, tornarono queglino a Roma[673]. Federico
+fece appello al suo Impero, dichiarò che la superba idea onde i preti
+spiegavano le attenenze dell’Impero e del Papato era arroganza e
+mendacio, protestò aver ricevuto la podestà imperiale soltanto da Dio
+per la elezione fattane dai Principi, disse voler morire piuttosto che
+invilir la sua dignità sotto ai preti[674]. Non erano più i tempi di
+Enrico IV; per tutto l’Impero tedesco sonarono con eco di giubilo le
+parole dell’Imperatore; i Principi e i Vescovi, infervorati di amor
+di nazione, si dichiararono concordi contro al Papa; e Adriano, cui
+toccava lottare contro un partito tedesco financo nel Collegio dei
+Cardinali, dovette prestamente chetare la collera dell’Hohenstaufen:
+una novella ambasceria con modestia addicevole recò una lettera di
+scusa, nella quale Adriano con sottigliezze degne di un grammatico
+pedante, asseriva, il concetto di _beneficium_ non avere adoperato
+nella significazione di feudo.
+
+Quei nunzî trovarono Federico di già arrivato in Augusta, donde, nel
+Giugno dell’anno 1158, egli era in procinto di tornare con grandi
+forze in Italia per ischiacciarvi le città reluttanti al suo dominio,
+e per ridurre tutta la contrada sotto la sua spada imperiale. L’eroica
+Milano prestò soggezione nel mese di Settembre, ed allora l’Impero
+celebrò nella Dieta di Roncaglia il più decisivo dei suoi trionfi;
+ma fu anche l’ultimo. Financo i celeberrimi giureconsulti di Bologna,
+adulatori e schiavi della loro idolatria per l’antico giure imperiale
+romano, accrebbero l’orgoglio del potente, perciocchè la monarchia
+degli Hohenstaufen eglino vestissero di tutto il manto despotico di
+Giustiniano, e protestassero in esso risiedere per diritto legittimo
+la signoria universale del mondo. In questa età, nella quale le cose
+civili e politiche, rimutandosi in un ordinamento nuovo, andavano
+cercando un solido fondamento giuridico, così le città che l’Imperatore
+facevano ricorso alle leggi romane, e pertanto venivano fra sè a
+veementissimo cozzo. Ma il mondo è commosso da forze vive e cammina;
+e perciò le città, ad eccezione di Roma sola, si svincolarono con
+poderoso sforzo dalle tradizioni dell’antichità, laddove l’Imperatore
+si appigliava con ambo le mani al passato, or prendendo ad esemplare
+il despotismo romano ed or l’Impero teocratico di Carlo; nella sua
+cecità reputava di poter impedire le tendenze democratiche del secolo,
+stringendone i polsi colle manette della tirannide onnipotente di
+Giustiniano. Nell’acre lotta che si dichiarava fra la cittadinanza e
+l’autorità imperiale non si poteva lungamente dubitare, che colla prima
+avrebbe fatto sua alleanza il Papato. La questione delle investiture
+(quest’è il concetto politico che domina una intiera epoca storica) fu
+l’idea mediatrice fra entrambi; vale a dire, la controversia antica,
+dopo che il Concordato di Worms la ebbe pacificata dentro della
+Chiesa, riarse con nuova foga nella cerchia delle cose civili. Anche
+per le città or si trattava di torre all’Imperatore i diritti regali,
+l’amministrazione della giustizia, la elezione de’ magistrati: così
+avvenne che la celebre lotta di Federico I contro le città lombarde
+fu la seconda controversia delle investiture, ma di ordine civile; e
+da essa alla fine le Republiche uscirono vincitrici, sì come era stato
+della Chiesa, e conseguirono la loro independenza giuridica nelle cose
+di Stato.
+
+Omai Adriano IV in gran segreto andava annodando negoziati colle città,
+nel tempo medesimo in cui zelava a stringersi meglio nell’amicizia
+della monarchia feudale di Sicilia: del principio di libertà la Chiesa
+non si impacciava[675]. Dopo tanti trionfi, anche Federico, come Carlo
+Magno, intendeva a comandare su di Roma e dei Vescovi dell’Impero,
+tenendoli in conto di altrettanti vassalli; laonde egli mandava suoi
+legati per le terre di Italia, affinchè, con asprezza scevra d’ogni
+riguardo, levassero il tributo del _foderum_ e di altri diritti
+fiscali, anche nelle province ond’era composto il retaggio della
+contessa Matilde, e nello Stato della Chiesa[676]. In una lettera
+accalorata il Papa si dolse che Federico esigesse oneri feudali da’
+Vescovi, e che impedisse l’adito nelle province ai Cardinali legati.
+Rispose l’Imperatore con tono sprezzevole, la Chiesa non aver posseduto
+diritti principeschi prima di Costantino; ogni possedimento della santa
+Sede esser dono dei Re; nondimeno, i Vescovi (che soltanto dovrebbero
+essere eredi delle cose di Dio) possedere eccelsi officî temporali
+dello Stato: dirittamente aver eglino pertanto oblighi feudali verso
+l’Imperatore, perciocchè anche Cristo avesse per sè e per Pietro
+pagato tributo all’Imperatore[677]. E proseguiva Federico dicendo
+che pertanto, o i Vescovi si spogliassero dei loro beni temporali, o
+dessero all’Imperatore ciò che dell’Imperatore era; che se ai Cardinali
+s’avevano serrate in viso le porte delle chiese, lo si aveva fatto per
+proteggere le comunità dalla loro avidità depredatrice; che il Papa
+faceva oltraggio alla umiltà cristiana una volta che al cospetto del
+mondo discuteva di vantaggi terreni, i quali nulla avevano a fare colle
+cose di religione. Protestava avergli dovuto dichiarare tutto questo,
+perciocchè ei vedesse che la abbominanda bestia della superbia s’era
+accovacciata fin sulla cattedra di san Pietro[678].
+
+In tal guisa Federico faceva risorgere la controversia delle
+investiture dal lato delle cose temporali: adesso parlava colle parole
+dei Romani, e pareva essersi tramutato in quell’Arnaldo da Brescia,
+che pochi anni prima egli aveva fatto morire. Almeno per un momento
+la podestà imperiale era entrata in un periodo di restaurazione;
+quella pontificia s’era invece infiacchita. Punto sul vivo, Adriano IV
+mandò a Federico suoi legati per vedere ciò che potesse aspettarsi di
+guadagnare con negoziati. Le sue richieste intemperanti significarono
+che il Papato si ergeva contro l’Impero colle stesse idee che le
+città coltivavano: domandava che gli si desse emancipazione completa
+dall’Impero nelle bisogne temporali, ovverossia che a lui si cedessero
+i diritti regali. Chiedeva che i Vescovi d’Italia dovessero prestare
+all’Imperatore soltanto in generale il giuramento di fedeltà, ma non
+essergli tenuti di oblighi feudali: non potesse l’Imperatore esigere il
+_foderum_ nello Stato della Chiesa, eccettuato il caso di coronazione;
+alla santa Sede si attribuissero i redditi del retaggio di Matilde e
+di tutte le terre che si estendono da Aquapendente a Roma, i redditi di
+Spoleto, della Sardegna e della Corsica, di Ferrara e di Massa; nessun
+messaggio potesse l’Imperatore mandare a Roma senza il beneplacito del
+Papa, avvegnadio colà appartenessero alla santa Sede la magistratura
+e le regalie di ogni specie. Ma se di questo modo Adriano domandava
+di serrare lo Stato ecclesiastico in faccia alla podestà imperiale, e
+di essere riconosciuto per sovrano assoluto, rispondevagli di rimando
+l’Imperatore: «Poichè per volontà Divina imperatore romano sono e mi
+appello, non terrei che un titolo vano, se mi lasciassi fuggir di mani
+la signoria della città di Roma»[679].
+
+Ambasciatori del Senato romano furono presenti a questi negoziati, chè
+i Romani, allorchè ebbero visto l’Imperatore torcere fermamente contro
+al Papa le dottrine di Arnaldo, a lui si ravvicinarono. Lo riconobbero
+adesso per imperatore, gli mandarono, nella primavera dell’anno 1159,
+dei messaggi di riconciliazione; e poichè a questi Federico ebbe fatto
+in publico orrevoli accoglienze, il Senato gli spedì una legazione di
+uomini ragguardevoli, i quali vennero al campo che l’Imperatore aveva
+posto innanzi a Crema. I Romani, fatti più moderati, gli chiesero
+la sua buona grazia imperiale, domandarono che concedesse indulto,
+promisero di restaurare la podestà dell’Impero in Roma; e Federico
+trattò col Comune, e dichiarò di voler accettarne il Senato, ma con
+certe norme che egli stesso prefiggerebbe, e che sarebbero state pari
+alle condizioni imposte a Milano assoggettatasi. Congedò così gli
+ambasciatori con ricchi donativi, e in loro compagnia mandò a Roma
+Ottone di Wittelsbach conte palatino, Guido conte di Blandrate e il
+prevosto Eriberto di Aqui: colà costoro avrebbero dovuto intendersela
+sull’ordinamento del Senato e sulla investitura del Prefetto, e in
+pari tempo (se la cosa avesse potuto condursi a buon fine) conchiudere
+un Concordato col Papa. I messaggieri furono ricevuti in Roma con
+molti onori, ma le superbe esigenze del Senato, che adesso assunse
+un atteggiamento baldanzoso, resero impossibile che si conchiudesse
+cosa alcuna: frattanto insorgeva un altro ostacolo; era la morte del
+Papa[680].
+
+Adriano IV passò da questa vita nel dì 1.º Settembre dell’anno 1159,
+ad Anagni, in piena discordia coll’Imperatore, e mentre gli tenzonava
+in mente il pensiero di scomunicarlo. Questo prete, sorto di basso
+stato, ebbe animo maschio e forte, e stette avverso al potentissimo dei
+Monarchi con tanto orgoglio, come se non soltanto gli fosse stato pari,
+ma superiore. Pregevolissima energia di volontà, grandezza conseguita
+per meriti suoi proprî, scienza esperta della vita, accrebbero in
+lui le doti naturali dell’animo, cui in mezzo all’orgoglio non fe’
+difetto, a tempo debito, l’accorta moderatezza: Adriano fu uomo
+prudente, di pratiche idee e di tempra indomita, come sogliono essere
+gli Anglosassoni. Pari a Gregorio VII, volle condurre a effettuazione
+l’idea della signoria universale pontificia[681]; però in mezzo ai suoi
+sogni arditi non neglesse di coltivare quegli intenti meno remoti, che
+gli capitarono sotto la mano. Fortificò eziandio a nuovo con munimenti
+alcune città, come fece di Orta e di Radicofani; altre ne acquistò,
+e gli Atti del _Dominium Temporale_ fanno fede delle cure attente
+ch’ei diede a conservare patrimonî alla santa Sede o a fondarne, a
+indebolire i signori della Campagna, a renderli pronti a’ suoi servigî.
+La nobiltà della provincia era allora caduta in basso, causa le
+guerre cogl’Imperatori e col Comune civico; i Baroni, in conseguenza
+della rivoluzione democratica, avevano perduto il loro potere, erano
+impoveriti e carichi di debiti; laonde molti cedettero del tutto o
+per una metà le loro castella ad Adriano, che le restituì loro quali
+feudi della Chiesa: per tal guisa, nobiluomini diventarono tributarî
+(_homines_) del Pontefice. Precisamente in questo grandissima fu
+l’operosità di Adriano IV[682]. Soltanto la Republica di Roma egli non
+aveva potuto abbattere: durava in Campidoglio il Senato, e Federico,
+invece di essere per Adriano un imperatore benevolo, erane divenuto
+nemico violento, che mandava rotoloni tutti i suoi piani. «Ah! non
+avess’io», così un uomo del suo paese udì Adriano dolersi, «non avessi
+io mai abbandonato l’Inghilterra patria mia, od il convento di san
+Rufo! In qual luogo del mondo evvi uomo sventurato come il Papa? Sulla
+cattedra santa ho trovato tante angustie, che tutte le amaritudini
+della mia vita passata mi paiono dolcezze al paragone. Sia pur l’eletto
+pontefice ricco come Creso; domani ei sarà povero e indebitato a
+innumerevoli creditori. Rettamente il Papa si chiama servo de’ servi,
+perocchè l’avarizia cupida lo renda schiavo delle servili anime romane,
+e, s’egli non le attalenta, gli è pur mestieri che lasci trono e Roma,
+e se ne vada fuggiasco»[683]. Così Adriano IV descriveva le condizioni
+del Papato, tal quale era allora; ed è la confessione di un savio
+esperto del mondo, che morì in esilio.
+
+Di quel valoroso uomo straniero Roma non conserva altro monumento che
+la sua urna custodita nelle grotte del Vaticano; un’arca antica cui
+la solidità indestruttibile tramandò fino a noi. E acconciamente quel
+grossolano sarcofago di rosso granito, spoglio di fregi, racchiude le
+ceneri del solo Pontefice che sia stato di nazione inglese, ed ebbe
+indole vigorosa e soda come granito.
+
+
+§ 4.
+
+Scisma fra Vittore IV e Alessandro III. — Il Concilio di Pavia
+riconosce Vittore IV per papa. — Resistenza animosa di Alessandro III.
+— Egli s’imbarca per Francia. — Distruzione di Milano. — Vittore IV
+muore nel 1164. — Pasquale III. — Cristiano di Magonza. — Alessandro
+III torna a Roma. — Guglielmo I muore. — L’Imperatore greco. — Federico
+viene di nuovo in Italia. — Lega delle città lombarde. — Rainaldo di
+Colonia s’avanza in prossimità di Roma.
+
+Alla morte di Adriano tenne subito dietro uno scisma. Da lungo tempo il
+Collegio de’ Cardinali era diviso in due fazioni, aderente l’una alla
+gerarchia, l’altra all’Impero; ma ancora in Anagni le due parti avevano
+fra sè pattuito di eleggere uno che raccogliesse i loro voti concordi.
+Sennonchè il partito di Adriano, capitanato da Bosone nipote del Papa,
+aveva in secreto fatto occupare il munito palazzo che era presso al
+san Pietro, ed ivi congregava sue adunanze[684]: nel tempo medesimo
+la minor fazione tedesca s’era messa con gran calore in accordi cogli
+ambasciatori imperiali che tuttavia trovavansi a Roma, e a forza di
+denaro si aveva guadagnato aderenti in Senato.
+
+Nel san Pietro si riunirono per l’elezione i Cardinali, gli
+ambasciatori dell’Imperatore, il clero, i nobili, il popolo e i
+Senatori, i quali ultimi s’erano tolto l’incarico della guardia del
+duomo, e ne tenevano chiuse le porte. In tre giorni non giunsero a
+intendersi, e alla fine, nel dì 7 Settembre, il partito più forte
+acclamò papa il cancelliere Rolando Bandinelli, sanese. Stavano per
+porre il manto rosso sulle spalle di lui, che se ne schermiva restìo,
+quando il cardinale Ottaviano, capo della parte tedesca, gli strappa di
+dosso la porpora; un Senatore indignato gliela toglie di mano, ma il
+cappellano del Cardinale accorre con un altro manto; Ottaviano se lo
+gitta sugli omeri, e nella esaltazione che lui tremante tutto invade,
+lo indossa a rovescio[685]. Però l’assemblea non aveva pur tempo di
+ridere della goffa figura del Cardinale il quale con tanta ansietà
+s’era ammantellato, chè il tumulto si fece grande. Colla spada in pugno
+entrarono nel san Pietro genti d’arme che già stavano preste; la parte
+di Ottaviano lui salutò papa; il clero minore (massime il Capitolo del
+san Pietro), il popolo, il numero maggiore de’ Senatori, molti Capitani
+gli diedero con voci di plauso il loro beneplacito; s’intonò il _Te
+Deum_, e l’acclamato, assunto nome di Vittore IV, fu subito condotto
+processionalmente al Laterano[686].
+
+Frattanto Rolando e i suoi s’erano ricoverati nel Vaticano
+abbertescato. Quivi entro stettero serrati nove giorni dal Senato,
+che l’altra parte si aveva con corruzione guadagnato; indi furono
+tradotti in più stretta prigionia nel Transtevere, di dove, tre dì
+dopo, li liberò Odone Frangipani, il quale da lungo tempo era il più
+illustre vassallo della Chiesa e acerbissimo nemico della Republica.
+Subentrò un moto di reazione; Rolando fu condotto per Roma in mezzo a
+un grande scampanìo e colle bandiere delle chiese spiegate al vento;
+ma poi, seguìto da tutto il clero a lui devoto, da molti del popolo
+e della nobiltà in armi, dal collegio dei giudici, e dalla scuola dei
+cantori, immantinente si partì per la Campagna. Secessioni mirabili di
+quei Romani; strani spettacoli che dava di sè l’elezione pontificia a
+quell’età!
+
+A’ piedi de’ monti Volsci, presso al margine delle paludi Pontine,
+è posta Ninfa, allora mediocre città, oggi incantevole Pompei del
+Cristianesimo, colle sue annerite mura che stanno ancor ritte, colle
+sue vie, colle sue leggendarie chiese cadute, cui l’edera tutte
+ricopre, e par che quasi soffochi nelle sue braccia. In quella terra,
+ai 20 di Settembre, uno dei più valorosi Pontefici che sieno stati, il
+grande avversario dell’imperatore Barbarossa, fu consecrato con nome di
+Alessandro III; poi egli si recò a Terracina, in prossimità dello Stato
+siculo, il cui Re più presto che in fretta gli prestò reverenza[687].
+
+Per un momento, Ottaviano fu padrone di una gran parte della Città.
+Quel Cardinale apparteneva alla nobiltà romana; era de’ Conti di
+Monticelli e discendeva dai Crescenzî: bello di persona e liberale di
+mano, poteva contare su numerosa aderenza in Roma. Pietro prefetto
+della Città, il nipote di lui, i Tebaldi e gli Stefani, alcuni dei
+Gaetani, i Pierleoni ed altri ottimati potenti stavano dalla sua
+parte[688]. Anche ai vantaggi del Senato pareva che fosse desiderabile
+un Pontefice devoto a’ Tedeschi; quanto al popolo romano, non credeva
+egli mai qual fosse il Papa legittimo, ma soltanto qual era che
+prodigasse di più denaro[689]. Lo avevano, come lo bramavano, romano;
+e il basso clero, che da dopo di Arnaldo astiava i Cardinali seguaci
+delle dottrine antiche, quasi tutto si dichiarò per lui. Del clero
+maggiore però Ottaviano contava fra i suoi fautori soltanto il Vescovo
+di Ferentino, Imaro vescovo di Tusculo che aveva rinnegato Rolando,
+l’Abate di Subiaco, e quattro Cardinali, dei quali Guido di Crema e
+Giovanni erano stati quelli che lui veramente avevano sollevato al
+trono[690]; oltre a loro, Ottone conte palatino e Guido di Blandrate
+erano stati gli operosi a farlo eleggere. Sotto la protezione di questi
+ultimi, anche Ottaviano si partì di Roma che tempestava in tumulto; ai
+4 di Ottobre fu consecrato a Farfa dal Vescovo di Tusculo, assumendo
+nome di Vittore IV[691], e di lì se ne andò a Segni nei monti Volsci.
+Per tal guisa entrambi i Papi avevano stanza nella Campagna, l’uno
+in faccia dell’altro, perciocchè da Segni ad occhio nudo si scerna
+chiaramente, giù basso nella valle, Anagni dove adesso aveva residenza
+Alessandro III.
+
+Non era pur dubbio di quale fra i due pretendenti avrebbe l’Imperatore
+accettato; se Rolando, l’orgoglioso Cardinale legato che, un tempo,
+Ottone conte palatino era stato là là per uccidere, oppure Ottaviano,
+l’antico rivale di Adriano IV. Entrambi gli emuli fecero appello
+al mondo cristiano, e Federico colse questa buona occasione per
+assidersi arbitro da avvocato della Chiesa. In una lettera scritta
+dal suo campo innanzi a Crema, l’Imperatore comandò al «cardinale
+Rolando» di presentarsi in persona davanti a un Concilio, che egli
+aveva bandito raccogliersi a Pavia, e che su di lui pronuncierebbe
+sentenza: l’esempio d’Imperatori antichi e moderni gli conferiva il
+diritto di congregarlo. Ma Alessandro III, che aveva omai scomunicato
+Ottaviano, teneva sè stesso in conto di papa legittimo, e però
+respinse l’ammonimento, siccome quello che era contrario ai canoni. Il
+Concilio si riunì nel Febbrajo dell’anno 1160, breve tempo dopo che
+Federico aveva schiacciato l’eroica Crema. Comparve Ottaviano, baldo
+e sicuro della vittoria; molti testimoni, sopra tutti il Capitolo del
+duomo di san Pietro, anzi la parte maggiore di Roma ecclesiastica e
+laicale, si chiarirono in favore di lui; il Sinodo, che soggiaceva
+all’influenza imperiale, dichiarò agli 11 di Febbrajo, che Vittore
+IV era papa legittimo, e tosto l’Imperatore lo venerò per tale,
+facendogliene publico omaggio. Rolando fu scomunicato come cospiratore
+contro l’Impero e come scismatico; a quest’ora avevasi potuto mettere
+facilmente in chiaro la stretta lega che il suo partito aveva conchiuso
+con Sicilia, con Milano, con Brescia e con Piacenza[692].
+
+Coraggioso al pari di Gregorio VII, Alessandro III entrò in guerra
+con un formidabile avversario: e la lotta equivaleva a quella
+dell’independenza della Chiesa, che Federico voleva far curvare sotto
+ai Concilî dei suoi Vescovi, e sotto al giogo imperiale. La partita
+del giuoco era grave, poichè aveva per posta tutto quanto s’era
+guadagnato all’età di Gregorio e di Calisto. E in questa seconda
+grande controversia del Papato coll’Impero, si ripeterono molti de’
+casi antichi, anche per quello che concerne la città di Roma, sebbene
+ella avesse assunta una forma così nuova: però, laddove Gregorio VII
+aveva avuto per alleati il fanatismo religioso, la ribellione dei
+Paterini, la potenza famigliare di una femmina pinzochera, l’arte
+politica di un usurpatore, adesso invece il Papato doveva avere per
+confederata la libertà, a cui conquistare alcune città strenuamente
+combattevano. Nel giovedì santo, ai 2 di Marzo, Alessandro dal duomo
+di Anagni scagliò l’anatema contro il grande Imperatore; oramai la
+scomunica non significava altro che dichiarazione di guerra. E mandò
+legati ai Re della Cristianità, sperando che alcuni, tementi la
+grandezza di Federico, lui riconoscerebbero per papa; nè s’ingannò:
+esortò i Lombardi a tener forte resistenza, ma il suo comportamento
+politico verso le Republiche tenne sempre in limiti di accortezza e di
+circospezione. Fu sua buona ventura che all’Imperatore desse molto a
+fare la guerra veemente con Milano; e mentre Vittore IV se ne andava in
+compagnia della corte imperiale, Alessandro III, ajutato dai Siciliani,
+riusciva a soggiogare il Lazio: financo nella incostante Roma
+cresceva il partito per lui, avvegnaddio l’Antipapa non venisse nella
+Città[693]. A favore di Alessandro difatti dichiararonsi i Senatori di
+nuova elezione; e i Frangipani disposero le cose in modo che di già
+nel Giugno dell’anno 1161 ei potè entrare in Roma; quivi consecrò la
+chiesa di santa Maria Nova attigua alle rocche di quella famiglia, che
+erano poste vicino all’arco di Tito; sennonchè, forse un quattordici
+giorni dopo, egli abbandonò la mal secura Città, per tornare a cercarsi
+ricovero a Preneste e a Ferentino[694].
+
+La potenza di Federico mandò così a rovescio le speranze di Alessandro;
+e Vittore IV potè celebrare ai 19 di Giugno un numeroso Concilio
+a Lodi, cui assistettero eziandio cinque Senatori romani[695]: ad
+Alessandro, che si vide abbandonato da quasi tutto lo Stato della
+Chiesa, non rimase altro a scegliere che l’esilio[696]. Intorno al
+Natale egli s’imbarcò a Capo Circeo su galee siciliane, toccò Genova
+ai 21 del Gennaio 1162, e, come i suoi antecessori, andò ad invocare
+l’ospitalità di Francia.
+
+Mentre egli riceveva in questa terra l’omaggio dei maggiorenti,
+Federico tripudiava nei suoi spaventosi trionfi di Lombardia. Ai 26
+di Marzo egli fece la sua entrata nella vinta Milano che ordinò si
+smantellasse; ed al cenno suo i terrieri di altre città italiche si
+gettarono con insana rabbia di vendetta su quella vittima magnanima,
+la cui caduta scosse di un tremito tutta quanta Italia. Anche a
+Roma egli incusse terrore; la Città riverì il Papa imperiale, ma
+Federico (che nel Giugno s’era avanzato fino a Bologna) ad Agosto
+partì per la Borgogna, passando da Torino, e dietro a sè lasciando
+un paese devastato, che adesso non aveva che un santo dovere da
+compiere: riscattarsi da un despota straniero. Conformemente ad un
+patto convenuto con Luigi VII, voleva egli raccogliere a Besanzone un
+Concilio, innanzi cui avrebbero dovuto comparire i due Papi e udire la
+loro sentenza; però l’arte di Alessandro ed altri ostacoli mandavano a
+monte la cosa. Senza aver raggiunto il suo intento l’Imperatore dovette
+tornarsene in Germania, e poichè quivi Vittore IV non trovava simpatie,
+egli lo rimandò tosto in Italia ponendogli ai fianchi, come da vicario,
+Rainaldo, eletto arcivescovo di Colonia. Quest’uomo di forte animo, che
+dall’anno 1156 era cancelliere dell’Impero, s’ispirava ad un indirizzo
+differente da quello che un dì aveva seguito Guibaldo: più imperiale
+dell’Imperatore, era entusiasta della monarchia di nazione germanica,
+cui voleva nuovamente rendere suddito il Papato. L’intelletto sagace
+e l’ardita energia di questo Arcivescovo, che vestiva corazza ed era
+ministro dell’Impero, s’accordavano pienamente coll’eroica grandezza
+del Barbarossa[697].
+
+Mentre adesso Alessandro, sicuro che Francia e Inghilterra lo
+riconoscevano per pontefice, dimorava il più del tempo a Sens,
+il Senato governava Roma in pace. Gli Atti di quella università,
+«costituita in Campidoglio dal venerando e magnifico popolo dei
+Romani», non fanno più menzione del Pontefice, e in carte giudiziarie
+di allora viene posta nelle date l’êra di Vittore IV[698]. Frattanto
+questo Papa moriva a Lucca ai 20 Aprile dell’anno 1164, e Rainaldo,
+senza pur interpellarne la mente dell’Imperatore, faceva che i
+Cardinali scismatici eleggessero Guido di Crema con nome di Pasquale
+III. Federico, il quale trovavasi a Pavia, approvò tosto l’opera che il
+suo Cancelliere aveva compiuto di suo arbitrio[699]; tuttavolta neanche
+Pasquale giunse a insignorirsi di Roma: qui il magnifico Ottaviano, da
+quel nobile romano ch’egli era, ben aveva avuto moltissimi aderenti, ma
+Guido non si guadagnava alcun partito. Piuttosto avveniva una mutazione
+di cose favorevole ad Alessandro, poichè i Romani sentivano di che
+danno fosse per loro la perdita dei vantaggi che ad essi concedeva la
+presenza della Curia pontificia, e poichè il reggimento tentennante
+mutava di andazzo politico col cambiare di magistrati. Per verità nella
+primavera dell’anno 1165 sembrò che la fortuna sorridesse a Pasquale,
+ma non fu che un’apparenza menzognera. Egli aveva posto residenza a
+Viterbo. Questa città, secondo i disegni dell’Imperatore, doveva essere
+la base di tutte le imprese contro di Roma; e, dopo le deliberazioni
+da lui decretate a Würzburg nella Pentecoste dell’anno 1165, non si
+dovevano prendere più mezze misure; volevasi procedere dirittamente
+all’intento di sottomettere il Papato all’autorità dell’Imperatore, nè
+più nè meno di ciò che s’era fatto a’ tempi di Ottone I. Cristiano di
+Magonza e Gotelino conte avevano la capitananza degl’Imperiali; eglino
+si misero bene addentro nel Lazio, e angustiarono con tanta gravezza i
+Romani, che questi comperarono una tregua d’armi e protestarono esser
+pronti a riconoscere Pasquale per papa se Alessandro (che avevano
+invitato a tornare) tornato non fosse. Le soldatesche di Cristiano
+devastarono Anagni, ma rifecero indi la via di Tuscia, ed allora
+milizie sicule e romane occuparono per qualche momento il Lazio[700].
+
+Frattanto Giovanni cardinale, nuovo vicario di Alessandro in
+Roma, aveva con grande accortezza lavorato a pro del Papa suo;
+ed era riuscito a guadagnargli con denaro i Romani, irritati
+delle esterminazioni cui Federico metteva le città e stizziti dei
+devastamenti che le imprese di Cristiano avevano menato per le loro
+terre: e Giovanni aveva benanco potuto ficcar lo zampino della sua
+influenza nella novella elezione dei Senatori, s’era impadronito
+del san Pietro, e aveva restituito la Sabina al suo obligo di
+soggezione verso il Papa[701]. Quasi tutta Roma si dichiarò a favore
+di Alessandro, nelle mani del suo vicario prestandogli giuramento di
+fedeltà; ambasciatori erano corsi a Francia, lo avevano invitato in
+nome di Roma a farvi ritorno, e Alessandro s’imbarcava nell’Agosto
+dell’anno 1165 a Maguelonne. La galea su cui egli navigava sfuggì
+felicemente alle insidie dei pirati e dei Pisani, e lo condusse in
+terra amica, a Messina, di dove re Guglielmo lo fece per Salerno
+condurre a Roma. Il giorno in cui ricorreva la festa di santa Cecilia
+egli arrivò alla foce del Tevere, e accompagnato dal Senato, che ve
+l’era andato a levare, tenne la sua solenne entrata in Laterano addì
+23 Novembre del 1165. In tal maniera i Papi ebbero a Roma, fino ai dì
+nostri, sorti tanto irte di contraddizioni, fatti essendo segno or di
+odii feroci, or di saluti festanti[702].
+
+Tuttavolta erano ben tristi le condizioni del Papa, gravato com’ei si
+trovava di debiti: elemosine e imprestiti tolti in Francia (massime
+dall’Arcivescovo di Reims) non gli davano che da vivere in Roma a
+stecchetto; ed aveva intorno a sè un popolo avido, il quale, per dirla
+colle sue parole, anche in tempo di pace non guardava ad altro che alle
+mani del Pontefice[703]. La morte di Guglielmo I il Malvagio (avveniva
+nel Maggio dell’anno 1166), e l’esaltamento al trono di Guglielmo II
+figliuol suo, che ancor era in età minore, rendevano ad Alessandro
+assai dubbio l’ajuto di Sicilia, eccetto in ciò che ei di là traeva
+denaro[704]. Pericoloso da altro canto tornavagli un novello alleato
+che or gli si offeriva: era questi Emanuele di Bisanzio, che venuto
+in nimicizia con Federico, proponeva al Papa una lega. Come tanti
+altri Imperatori greci, anche Emanuele sperava ricavar vantaggio dallo
+scisma per restaurare la sua signoria in Italia, dove aveva già posto
+piè forte in Ancona. Fe’ dunque egli balenare agli occhi del Papa
+la prospettiva di ricomporre ad unione le due Chiese, gli profferse
+ricchi sussidî, promise di ridurgli in sudditanza Roma e Italia, e
+in cambio chiese la corona romana. Bisanzio ad ogni momento ricordava
+le sue pretensioni su Roma, e infatti non v’ha gente che abbia buona
+memoria più dei legittimisti. Alessandro ricevette con molte onorifiche
+accoglienze l’ambasciatore greco, che fu il sebasto Giordano, figlio
+dello sventurato Roberto di Capua; però, se fece le viste di aderire
+ai voti bizantini e se mandò suoi legati a Bisanzio, fecelo soltanto
+per incutere timore all’Imperator tedesco, e per tenersi in qualunque
+ventura sgombrata la via ad un’alleanza greca.
+
+Di già nel mese di Novembre 1166 Federico tornava in Italia; la
+Lombardia ribolliva di odio contro lo straniero e ferveva di amore
+della libertà, ed omai le città (che l’Imperatore così incautamente
+aveva ridotto in servitù) si collegavano fra loro per combattere a
+vita e a morte: in esse fu che il Papa trovò i suoi veri alleati.
+Non prevedeva l’Imperatore che formidabile destino gli si preparasse
+in Lombardia; suo progetto era discacciare d’Ancona i Greci, di
+Roma il Papa, installare Pasquale III nel san Pietro, farla finita
+a Roma con qualche colpo maestro, incatenare tutta Italia. Intanto
+che egli, sul principio di Gennaio dell’anno 1167, moveva di Lodi,
+per conquistar prima di tutto Ancona (locchè reputava agevol cosa) e
+per incamminarsi poi a Roma, Rainaldo di Colonia con un’oste minore
+doveva venire dalla parte di Tuscia, e sgombrare la via a Pasquale III.
+Rainaldo s’avanzò vittorioso fino in vicinanza di Roma, e quasi tutte
+le castella disertarono la parte di Alessandro, il quale profondeva
+ammonimenti e tesori per tenere il popolo stretto alla sua bandiera:
+il popolo granciva allegramente oro da ambe le parti[705]. Tuttavia il
+numero maggiore dei Romani stava per Alessandro; uno dei motivi ne era
+l’odio quasi puerile che nutrivano per alcune cittaduzze loro vicine,
+come erano Albano, Tivoli, Tusculo, le quali non volevano riverire
+l’autorità del Senato, e si collegavano cogli Imperiali. Tutto questo
+doveva partorire una catastrofe.
+
+
+§ 5.
+
+Tusculo. — Decadenza del Conti di quella famiglia. — Rainaldo di
+Colonia entra in Tusculo. — I Romani lo assediano. — Cristiano
+di Magonza muove a liberarlo. — Battaglia presso Monte Porzio. —
+Gravissima sconfitta de’ Romani. — Federico assedia la Leonina e
+la prende di assalto. — Assalimento del san Pietro. — Negoziati coi
+Romani. — Alessandro III fugge a Benevento. — Pace fra l’Imperatore e
+la Republica di Roma. — La peste miete l’esercito di Federico. — Questi
+parte di Roma.
+
+Signore di Tusculo era allora Raino, uno dei figliuoli di quel Tolomeo
+II ch’era morto nell’anno 1153[706]. La casa dei Tusculani omai
+s’avvicinava alla sua caduta; divisioni del patrimonio famigliare,
+debiti, guerre, la costituzione del Comune romano avevano sbassato la
+potenza antica di questa famiglia. Neppur Tusculo era più in mano di un
+sol padrone: ai tempi di Eugenio III Odone Colonna aveva dato in pegno
+a Odone Fragipane la parte che gliene spettava, fino a che quel Papa
+ne aveva fatto compera e l’aveva affrancata dell’ipoteca; in tal guisa
+i Pontefici erano giunti ad acquistar dei diritti su di un castello il
+quale aveva per sì lungo tempo tiranneggiato la santa Sede. Adriano IV
+aveva concesso in feudo a Gionata, figlio maggiore di Tolomeo II, la
+parte ch’era dei Pontefici, e lo aveva ridotto così vassallo suo[707].
+Ma il Senato romano aveva visto di mal animo che la Chiesa facesse da
+patrona di quel castello che rifiutava obbedienza e tributo alla Città,
+e Alessandro III aveva predicato al deserto, quando aveva dissuaso il
+Senato da che assalisse Tusculo. Raino, premuto da’ Romani, chiamò in
+ajuto gl’Imperiali; venne il pro’ Rainaldo, che giusto ai 18 Maggio
+col soccorso dei Pisani aveva conquistato Civitavecchia, ed entrò
+colle genti Coloniensi dentro di Tusculo, dove i Romani inferociti lo
+assediarono[708]. Così il grosso della guerra si addensò tutto su Roma.
+
+I Romani armarono un’oste numerosa; si fece una levata delle milizie
+civiche e di tutti i vassalli della Tuscia e del Lazio ch’erano
+fedeli al Senato od al Papa; e fu questa la prima volta che cittadini
+e Capitani s’unirono insieme. Allora Rainaldo e Raino mandarono a
+chiedere soccorsi al campo di Ancona, e Cristiano di Magonza, raccolti
+milletrecento uomini d’arme di gente tedesca e di feroci mercenarî
+brabanzesi, corse in assistenza dei suoi amici[709]. Cristiano conte
+di Buch (che l’Imperatore nell’anno 1165 aveva fatto arcivescovo di
+Magonza mettendolo in luogo di Corrado di Wittelsbach) era uno dei
+migliori generali di Federico. Con provvido accorgimento egli pose
+campo presso Monte Porzio in vicinanza di Tusculo, e, per concedere
+ai suoi guerrieri un giorno di riposo, mandò messaggi ai Romani;
+risposero questi con disprezzo, e, usciti della Città con tutte le loro
+soldatesche, diedero addosso al nemico nel lunedì della Pentecoste,
+essendo, così vien detto, in numero di quarantamila uomini. Nessun
+Cronista nota chi fosse il duce del massimo esercito che da secoli
+i Romani schierassero in campo; forse ei fu Odone Frangipani, il
+più ragguardevole ottimate di Roma a quell’età. Quantunque i Romani
+stessero contro a’ Tedeschi nella proporzione di venti contr’uno,
+questi valorosi guerrieri non disperarono; l’inno tedesco di battaglia
+rinvigorì gli spiriti della loro piccola schiera; Cristiano spiegò la
+bandiera imperiale, e la disuguale battaglia incominciò. I Brabanzesi
+furono tosto ricacciati indietro dalla forza maggiore nemica, ma la
+cavalleria dei Coloniensi, poca sì ma robustamente serrata nelle sue
+ordinanze, sortì a tempo opportuno da Tusculo con una carica veemente,
+ed uno squadrone di cavalli che Cristiano teneva in pronto, colse le
+milizie nemiche di fianco: un urto ferrato e irresistibile squarciò
+nel centro la fronte di battaglia dei Romani; la gente a cavallo diè
+volta, la fanteria si sciolse in fuga scompigliata, e i Brabanzesi si
+gettarono sul campo romano. Inseguiti colle spade alle reni, i fuggenti
+furono uccisi o si arrendettero; appena una terza parte di tutto
+l’esercito giunse nella sgomentata Città, e soltanto le salde mura di
+Aureliano e la notte che cadeva obligarono i persecutori a far sosta. I
+campi e le strade erano sparsi di cadaveri e di armi; a migliaia erano
+stati i massacrati; altre migliaia venivano condotte prigioniere a
+Viterbo, e fra questi trovossi anche un figlio di Odone Frangipane, per
+il quale il padre inutilmente offerse un ricco riscatto. Fu il giorno
+29 Maggio dell’anno 1167, che si combattè questa memoranda battaglia
+fra Monte Porzio e Tusculo[710].
+
+Coloro che in faccia del Papa avevano ottenuto questa gloriosa
+vittoria sopra una forza tanto preponderante, erano, meraviglioso
+caso! due Arcivescovi tedeschi, nobilissimi uomini per natali, per
+doti dell’animo, per coraggio. La loro piccola oste era formata dei
+più valorosi soldati del mondo, gente che aveva appreso il mestier
+della guerra in Lombardia: quanto ai Romani, che erano avvezzi a
+combattere dietro a’ monumenti e sotto il riparo delle mura, o solevano
+da quelle far loro sortite, perdettero il primo combattimento, che, a
+prova delle armi del loro governo di fresca data, avessero appiccato
+in campo aperto contro le soldatesche imperiali: e doveva pur esser
+gravissima la loro vergogna, al memore pensiero dei loro gran padri,
+di cui vaneggiavano aver rinnovata in Campidoglio la Republica[711]! La
+tradizione andò divulgando leggende di quella sconfitta, ma in Roma non
+v’ha più pietra che indiscretamente narri di cotale orrenda giornata,
+che potè dirsi la Canne del medio evo[712].
+
+Infatti il terrore, i pianti, le angustie furono nella Città grandi,
+come dopo della vittoria di Annibale. Per le vie, vecchi e matrone
+alzavano lunghe voci di gemito, o con strida lamentose ricevevano
+i convogli dei morti, cui alla fine il nemico concesse che si
+seppellissero. Il Papa ne pianse di dolore; e, vivendo in sospetto,
+si ricoverò sotto la protezione de’ Frangipani presso al Colosseo, con
+attenta cura provvedendo che si vigilasse alle mura e che venissero in
+Città milizie, avvegnaddio i Tedeschi già avessero posto campo innanzi
+a Roma, afforzati di genti levate nelle città della Campagna. Chi
+avesse dato libero volo alla fantasia avrebbe potuto credere di esser
+tornato a’ tempi di Manlio Torquato o di Coriolano, allorquando s’erano
+alleati contro Roma Ernici ed Equi, Latini e Volsci, ed avevano rizzato
+le loro tende sulle falde dell’Algido. Erano pur sempre quelle stesse
+antiche città, Tivoli, Alba, Tusculo, Viterbo ed altre, che nuovamente
+assediavano Roma, tornata per gran vecchiezza fanciulla. Quelle piccole
+terre speravano adesso di dare addosso all’avvilita Città, parimente
+come Cremona e Pavia avevano assalito Milano. E adesso Cristiano
+esortava l’Imperatore a venire, per dar l’ultimo crollo alla cadente
+Roma: s’affrettava Federico, dopo aver conchiusa una capitolazione con
+Ancona, e poteva, ai 22 di Luglio, piantare le sue aquile imperiali in
+prossimità di Monte Mario[713].
+
+Alessandro III si vide ridotto alle dure condizioni di Gregorio
+VII, e senza neanche speranza di ajuti normanni; chè un esercito
+siciliano, cui la Reggente aveva mandato contro di Federico, era
+stato ributtato. I Romani difendevano Alessandro come avevano difeso
+Gregorio, o, per dir meglio, il Papa stava sotto la protezione di loro,
+fino a tanto che la necessità o il loro profitto non li costringesse
+a trattare con Federico. Un assalto mosso contro porta Viridaria
+sgombrò all’Imperatore l’ingresso della città Leonina, dove Romani non
+trovavansi, ma soltanto genti pontificie che prodemente tennero ancor
+fermo nel san Pietro. Il duomo era cinto tutt’all’intorno di trincee;
+il suo atrio e il campanile di santa Maria _in Turri_, sopra la scalea
+maggiore, erano muniti come fortezze; sul tetto s’avevano piantate
+macchine fromboliere; l’interno, fino la tomba in cui il santo Apostolo
+dormiva il suo sonno senza che ne lo destasse lo strepito di questi
+orrendi tumulti, era tutto irto di arnesi bellici e di serragli, nè più
+nè meno che se fosse stato una rocca. E poichè il castel Sant’Angelo,
+causa le sue mura laterali, era staccato dalla Leonina, e serviva di
+testa di ponte alla città di Roma, a questo tempo non più il castello,
+ma il san Pietro era della Leonina cittadella vera.
+
+Otto giorni la Mecca della Cristianità resistette agli assalti di
+Tedeschi arnaldisti e di soldatesche viterbesi. Muraglie, torri,
+il portico restaurato da Innocenzo II caddero infranti; tutto il
+borgo traboccò al suolo, cumulo di rovine. Soltanto il duomo teneva
+ancor fermo, però a un tratto era gettato fuoco nel suo atrio; santa
+Maria _in Turri_ ne arse, e un testimonio oculare potè deplorare la
+distruzione di un magnifico musaico che sopra dell’atrio decorava
+il muro di quella chiesa: nè perdevano tempo i Viterbesi, ma ne
+strappavano via le porte di bronzo, per recarle, secondo il costume
+di quell’età, in patria, da spoglie opime della vittoria[714]. Il
+san Pietro minacciava di andar tutto in fiamme, allorchè il presidio
+abbassò le armi. Fu Federico di Rotenburg, figlio dell’imperatore
+Corrado, il più bel cavaliere dell’esercito, che durante il fiero
+assalto fe’ abbattere a colpi di ascia le porte del duomo. Il
+sangue degli uccisi insozzava gli altari polluti e la stessa tomba
+dell’Apostolo; sul pavimento di marmi finamente lavorati del tempio,
+come sopra un campo di battaglia, giacevano distesi i cadaveri degli
+estinti, chiusi nelle loro armature[715]. Poteronsi chiamare empi i
+Musulmani del secolo nono, se, tre secoli dopo di loro, battagliarono
+alla conquista di quella medesima basilica l’Imperatore della
+Cristianità e i suoi Vescovi coperti di corazze d’acciaio? Il duomo
+fu preso il sabato 29 di Luglio; e lo si ebbe appena nettato del
+sangue, che sotto ai suoi portici s’intonò a Dio il canto del _Tedeum_,
+orazione no, ma canzone di scherno. Al dì seguente l’Imperatore mise
+dentro al san Pietro il Papa suo ch’era venuto di Viterbo, istessamente
+come aveva fatto Enrico IV dopo la presa della città Leonina. Anche
+Federico in quella festività cinse il serto d’oro di patrizio in segno
+di protesta così contro ai Romani che al Papa; indi, addì 1 di Agosto,
+che era il giorno in cui si celebrava la festa delle catene di san
+Pietro, ei fece che Pasquale III coronasse a imperatrice la moglie sua
+Beatrice: egli assistette alla ceremonia col diadema in capo[716].
+
+Quelli dei Romani che parteggiavano per l’Impero gli si fecero attorno,
+ma ogni successo suo rimase ristretto alla Leonina. Il popolo romano,
+ancora istizzito della sua disfatta, teneva testa nella Città, e
+ivi esso era più formidabile che sul campo di Tusculo. Nel frattempo
+Alessandro III, crucciandosi nei suoi pensieri, dimorava nelle torri
+dei Frangipani presso l’arco di Tito; due galee siciliane vennero
+fino al san Paolo per torlo seco, se avesse voluto fuggire; ma il
+Papa, preso il denaro che i Siciliani gli portavano, lo distribuì ai
+Frangipani, ai Pierleoni ed alle guardie che vigilavano alle porte,
+e rimandò indietro le navi. Ancora i Romani resistettero virilmente,
+tuttavia nè essi nè il Papa potevano schivare di venire a trattative.
+A Roma trovavasi Corrado conte palatino e parente di Federico; era
+egli stato arcivescovo di Magonza, ma avendo abbracciato le parti
+di Alessandro III, della sua dignità l’Imperatore aveva investito
+Cristiano: Corrado dunque fu spacciato al campo di Federico. Imitando
+l’esempio di Enrico IV, anche questi tentò di tirare i Romani dalla
+sua, protestando che solo ostacolo alla pace era il Papa. Propose lor
+dunque così: abdicassero entrambi i Papi; un terzo si eleggesse colle
+forme canoniche; non volere indi egli pretendere più all’elezione
+pontificia, voler dar la pace alla Chiesa, ristorare i Romani delle
+loro perdite. Com’è naturale, Alessandro e i suoi Cardinali respinsero
+proposte cotali, ma i Romani le accettarono: per salvare le sue
+pecorelle, sclamavano, il Papa è tenuto a far maggiori sacrificî che
+non sia quello di deporre la tiara. Il popolo tumultuò, si chiese
+che il Papa rinunciasse alla sua dignità, ed allora egli sparve della
+Città. Tre dì dopo lo si vide in abito di pellegrino sedere presso al
+Capo Circeo, e co’ suoi compagni dividere il mesto pane del fuggiasco
+accosto a una fonte, che più tardi ne fu chiamata fontana del Papa. A
+Terracina vestì di bel nuovo la porpora, e mosse poi a Benevento, dove
+entrò nel mese di Agosto.
+
+La sua fuga tolse all’Imperatore la speranza di un aggiustamento
+colla Chiesa, ma agevolò la pace colla Città, e in ciò diede una
+vittoria decisiva all’Imperatore, poichè quei medesimi Romani, i
+quali avevano sì lungamente difeso Alessandro III, adesso discacciato
+lo avevano di Roma[717]. Intorno a questo tempo i Pisani avevano
+con otto galee risalito il corso del Tevere; distruggevano le ville
+poste sulle due sponde, ed uno dei loro bastimenti giungeva fino alla
+_Ripa Romea_[718]. I Romani caddero d’animo, e Federico, il quale
+nella stagione che correva, poco poteva operare, nè aveva speranza di
+conquistare le torri dei nobili, quando pure Roma gli avesse aperte
+le porte, era inchinevole ad equi patti. I suoi ambasciatori, fra’
+quali fu il notaro e storico Acerbo Morena di Lodi, conchiusero la
+pace con Roma: Senato e popolo giurarono all’Imperatore di essergli
+fedeli e di difendere i diritti della corona romana dentro della Città
+e fuori; l’Imperatore confermò il Senato nell’autorità che allora
+aveva, ma come se investito ne fosse da lui; confermò con una Bolla
+d’oro la validità de’ testamenti e di tutti i contratti d’affittanze
+de’ Romani; finalmente concesse franchigia da ogni specie di imposte
+e di gabelle[719]. Così dopo guerre sanguinose si giunse a quello
+che Federico avrebbe dovuto fare al momento della sua coronazione; la
+Republica romana fu posta sotto la dipendenza immediata dell’Impero. I
+suoi messi forniti di pieni poteri ricevettero da Roma giuramento di
+vassallaggio; però egli non pose mai piede nella Città, avvegnaddio
+quivi i grandi Capitani non avessero preso parte al trattato, ma
+stessero minacciosamente in armi nelle loro torri. Federico adesso
+ripristinò la Prefettura come officio imperiale, e ne investì Giovanni,
+figlio dell’antico prefetto Pietro; indi fe’ eleggere il novello
+consiglio comunale, e tolse quattrocento statichi de’ Romani[720].
+
+In questi giorni era egli pervenuto al culmine della sua potenza; aveva
+restaurato in Roma i diritti dell’Impero, messo in san Pietro il suo
+Papa, abbattuta la gerarchia gregoriana, e adesso, coll’assoggettamento
+completo d’Italia, poteva di bel nuovo costituire l’Impero universale
+romano. Sennonchè in mezzo a tutti questi fausti successi, d’un tratto
+apparvero gli angeli sterminatori, armati del flagello delle febbri:
+a creder dei Santi, vennero per salvare il Pontefice, ma a creder
+nostro fu Nemesi che sorse a fermare il braccio dell’oltrepotente
+monarca, per dar tempo e forza alle città di spezzare le loro
+catene. La mano del destino colse Federico parimenti come ebbe colto
+Serse e Napoleone; spettacolo triste e sublime, che par simile a un
+turbine orrendo, incalzante, che si spande attraverso la natura, e la
+devasta. Roma di repente si tramutò in Gerusalemme, e l’imperatore
+Federico fu annientato come Sennacheribbo. Negre nubi calarono ai
+2 di Agosto su di Roma, e si sciolsero in diluvii di pioggia; indi
+succedette un’ardente caldura, e la mal’aria, che a Roma nell’Agosto
+è mortifera, produsse febbri pestilenziali. Morte ingloriosa mietè
+il fiore dell’esercito invitto; cavalieri, fanti, scudieri caddero
+oscuramente, spesso morivano di repente, cavalcando o camminando per
+le vie: poco andò che non si potè più dar sepoltura ai morti. In sette
+giorni Federico vide un dopo l’altro morire i suoi migliori eroi,
+Rainaldo di Colonia, Goffredo di Spira, Eberardo di Regensburg, i
+Conti di Nassau e di Lippa, Federico di Rotenburg; Vescovi e signori
+molti; innumerevoli nobiluomini e soldati volgari furono rapiti dalla
+moria. L’angelo di Gregorio magno non fu visto ricomparire sul castel
+Sant’Angelo, e ringuainare la spada; sembrava anzi che ei si librasse
+a volo sopra il duomo profanato dell’Apostolo, agitando irato il suo
+dardo fiammeggiante. Anche Roma fu desolata orribilmente dal morbo;
+gli uomini morivano a migliaia, e ai loro cadaveri si dava tomba nel
+fiume. Da secoli la Città non aveva sofferto più spaventose sorti
+della battaglia di Monte Porzio, e subito dopo, della peste[721]. I
+Tedeschi ne ebbero terrore, come se la mano di Dio li castigasse di
+aver tormentato la Città santa, incendiato le chiese, polluti di sangue
+i templi della Cristianità.
+
+Ai sei di Agosto l’Imperatore levò le tende, e sbigottito partì col
+resto dell’oste, che aveva l’aspetto di un esercito di ombre. Lasciò
+a Viterbo Pasquale III e gli ostaggi romani, e andò avanti a Pisa; ma
+per via gli caddero ancora più di duemila uomini, ed altri, esangui e
+sparuti come altrettante larve, portarono con sè in Germania la morte,
+oppure passarono di vita in Italia: così avvenne di Acerbo Morena e del
+giovine duca Guelfo, ultimo della casa di Este che avesse ereditato i
+possedimenti di Spoleto, di Toscana e di Sardegna, del patrimonio della
+contessa Matilde[722].
+
+Questa orribile fine sortì la guerra di Federico intorno alla fatale
+Roma, presso le cui mura, dai Goti in poi, intieri popoli di Alemagna
+piombarono nelle loro tombe senza nome. E allorquando l’uomo tedesco
+cammina lungo quelle alte mura di Aureliano, gli è con grave dolore che
+egli rimembra le sventure orrende di Roma e tutto il sangue sparsovi
+dai suoi padri, di cui s’imbevve ogni zolla di quel terreno[723].
+
+
+
+
+CAPITOLO SESTO.
+
+
+§ 1.
+
+Guerra delle città lombarde contro di Federico. — Pasquale III in Roma.
+— Calisto III. — Tusculo s’arrende alla Chiesa. — I Romani non lasciano
+entrare Alessandro III nella Città. — I Lombardi vincono a Legnano.
+— Negoziati di Federico col Papa. — Congresso e pace di Venezia. —
+Alessandro III conchiude pace con Roma. — Sua entrata trionfale in
+Laterano.
+
+Tanti colpi fatali non piegarono l’animo eroico dell’Imperatore, ma ne
+fransero la potenza. Degno di ammirazione è il coraggio indomito con
+cui Federico I, subito dopo la sventura toccata in Roma, proseguì la
+sua guerra contro le città: però deplorevole fu il suo acciecamento,
+e di lì a non molto avvenne che l’eroe con parole dolenti invidiasse
+la sorte di Alessandro magno, cui reputava beato perchè non avea mai
+visto Italia, e si rammaricasse di non aver piuttosto combattuto per
+la remota Asia[724]. Omai nella primavera dell’anno 1168 gli conveniva
+partirsi di Lombardia come un fuggiasco, e mentre esauriva le forze
+dell’Impero lottando contro gli impulsi del suo tempo, che di lui
+erano più forti, con quelli il Papa si alleava. Uno strano accordo
+di circostanze poneva la libertà delle Republiche sotto il patrocinio
+della Chiesa, sì come la libertà di questa adduceva sotto la protezione
+delle Republiche. Sarebbe eletta gloria della Chiesa se ella, di sua
+spontanea opera e per principio religioso, avesse promosso le libertà
+civili: ma i Papi combattevano a Roma la democrazia, perchè là questa
+cercava soccorsi dall’Imperatore contro il Papato, ed in pari tempo la
+favorivano in Lombardia, avvegnaddio quivi essa trovasse nel Pontefice
+un appoggio contro all’Imperatore. La potenza morale della Chiesa
+afforzò l’energia delle città, e la vittoria gloriosa della democrazia
+salvò il Papato, nemico di tutte le libertà, dallo scisma e dalla
+dittatura imperiale[725].
+
+La lotta della lega Lombarda contro di Federico è uno dei più magnifici
+episodî della storia; per lunghi secoli essa ebbe ornato Italia di uno
+splendore vivissimo, che ha qualche cosa del nobile genio ellenico.
+Dopo età così buie trascorse, il fiore rigoglioso della libertà civile
+è bello e confortevolissimo fenomeno del medio evo. Soltanto la città
+di Roma rimase condannata a voltolare il sasso di Sisifo, e a pugnare
+dolorosamente contro un destino che era di lei più possente. Se si
+paragonano ai Lombardi intenti all’eroica loro lotta, è cosa che fa
+pena vedere i Romani combattere del continuo contro le cittaduzze
+del loro vicinato, sulle quali volevano tor vendetta della sofferta
+sconfitta, il cui obbrobrio era una spina al loro cuore. Nell’Aprile
+1168 distruggevano Albano, e ve li ajutavano Cristiano di Magonza e il
+Prefetto imperiale[726], perocchè entrambi questi uomini, ad onta delle
+disgrazie sofferte in Agosto, capitanassero ancora il partito tedesco
+in Roma, dove l’Antipapa, lasciato Viterbo, aveva fatto ritorno.
+Pasquale III potè dimorare per qualche tempo nel Vaticano; i Senatori
+gli avevano prestato reverenza, tanto per ottenere la liberazione
+degli ostaggi romani, ma ponendogli divieto di entrare nella Città: ed
+egli era costretto a cercar ricovero in Transtevere, nelle torri di
+Stefano Tebaldi, poichè stava in grande paura della rinnovazione del
+Senato, le cui nuove elezioni dovevano avvenire al primo giorno del
+Novembre 1168[727]. Però nel frattempo moriva egli in Vaticano ai 20
+di Settembre, e Giovanni abate di Struma subentrava in vece di lui, con
+nome di Calisto III.
+
+I Romani s’irridevano di un Papa e dell’altro; pure, quantunque
+vedessero volontieri Alessandro III in esilio, tolleravano che il
+Cardinale vicario di lui abitasse nella Città. Questi si dava faccenda
+a guadagnargli la benevolenza dei Romani, in pari tempo che Corrado
+di Wittelsbach, generale di Alessandro, minacciava da Benevento il
+Lazio[728], e prendeva Tusculo per meta della sua impresa. Al solo
+udir pronunciare il nome di quel paese i Romani montavano in furore,
+e pertanto vollero distruggerne il castello, come avevano fatto di
+Albano. Corrado, respinto dai Conti di Ceccano, non potè giungere a
+gettarvisi dentro, ed allora Raino, ultimo dei signori di Tusculo,
+consegnò la angustiata città in mano di Giovanni prefetto, e la permutò
+con altre terre senza darsi un pensiero al mondo dei diritti del Papa.
+Giovanni ne prese possesso, ma i Romani assaltarono fieramente il
+castello. Fuggì il Prefetto e volle tornarvi Raino; però i cittadini
+di Tusculo, non ve lo accolsero più, e preferirono far dedizione di
+sè al Papa, che, speravano, gli avrebbe protetti contro ai Romani: in
+pari tempo anche Raino con una publica scrittura cedette tutti i suoi
+diritti alla Chiesa. Per tal guisa, agli 8 di Agosto 1170, il celebre
+Tusculo venne in proprietà del Pontefice[729].
+
+Alessandro III risiedeva allora a Veroli nella Campagna, e per
+cagione di Tomaso arcivescovo di Canterbury era entrato in veemente
+controversia col Re d’Inghilterra; infruttuosamente questi aveva
+corrotto a forza di denaro i maggiorenti romani affinchè gli
+acquistassero il favore del Papa, e non meno vane erano state le
+profferte che aveva fatto a lui dei suoi tesori e di ajuti valevoli
+ad assoggettargli Roma[730]. A Veroli riceveva Alessandro messaggieri
+dell’Imperatore che bramava la pace, e delle città Lombarde di
+cui il Papa aveva invocato il soccorso. Anche legati greci vennero
+rinnovandogli proposte di alleanza, ed Emanuele Comneno spingeva
+tant’oltre la degnazione fino a dare una sua nipote in moglie al
+maggior vassallo del Papa, a Odone Frangipane. Le feste nuziali si
+celebrarono a Veroli con sontuosa magnificenza, tuttavolta Alessandro
+III non aderì alle offerte dei Greci[731]. A nulla approdarono neanche
+i suoi negoziati con Federico, ma il Papa sperò adesso di ottenere
+accoglienza a Roma. Ai 17 di Ottobre dell’anno 1170 entrò con genti
+d’arme in Tusculo; però il grande Pontefice dovette restar più di due
+anni rimpiattato in quella meschina rocca montana, proprio dirimpetto
+a Roma, perciocchè i Romani nol lasciassero entrare nella Città[732].
+Ivi, a Tusculo, gli capitò la novella (e penosissima impressione fece
+al suo animo) che l’arcivescovo Tomaso Becket era stato assassinato a
+Canterbury: presto quel fatto di sangue doveva diventare potentissima
+leva della sua podestà pontificia; nondimeno in quello stesso tempo,
+in cui a Tusculo riceveva i messaggi del clero inglese e di re Enrico,
+e si occupava di questioni assai rilevanti della Chiesa e della
+gerarchia, Alessandro trovavasi confinato in quel castello latino,
+involto egli stesso in difficoltà gravissime, che formavano un acerbo
+contrasto colla sua dignità e coi negozî che aveva per mano[733]. Lo
+angustiava Cristiano di Magonza, di cui i Tusculani comperavano la
+ritirata a peso di denaro; lo angustiavano i Romani, irritati che
+il Papa tenesse Tusculo sotto il suo patrocinio. Alla fine costoro
+maliziosamente gli proposero un aggiustamento; accondiscendesse a ciò
+che si smantellasse una parte delle mura di quella rocca, e allora
+sarebbe a Roma il bene accolto. Ottocento Romani giurarono il patto,
+ma, contro il suo chiaro tenore, il furente popolo romano distrusse
+affatto tutti i munimenti dell’odiato castello. Il Papa ingannato
+non volle tornare a Roma; rimase a Tusculo ch’era così ridotto una
+terra aperta, indi, sul principio dell’anno 1173, ne partì, e senza
+speranza alcuna che lo confortasse, andò a continuare il suo esilio a
+Segni[734].
+
+Così trascorsero ancora alcuni anni, ma finalmente una grande vittoria
+dei Lombardi fe’ mutar faccia a tutte le cose. Nel Settembre del 1174
+Federico era tornato a guerra contro le città, e stavolta doveva questa
+esser la lotta decisiva: l’eroica difesa di Ancona e quella della nuova
+Alessandria infiammarono gli arditi cittadini all’entusiasmo, infino a
+che una battaglia di ricordanza imperitura assicurò ad essi la libertà.
+La giornata di Legnano (combattuta ai 29 Maggio dell’anno 1176) nella
+quale le milizie cittadine alleate sconfissero il poderoso Imperatore,
+fu la Maratona delle Republiche lombarde; le giovani città celebrarono
+uno dei più splendidi trionfi che registri la storia; sè liberarono
+e la patria. Primo frutto di quella vittoria fu certo la convenzione
+secreta che fra loro conchiusero l’Imperatore ed il Papa, cui Federico
+mandava messaggi di pace ad Anagni, sperando staccarlo dalla causa
+delle città. Ad ottener ciò il Barbarossa rinunciò ai più vitali
+diritti dell’Impero su di Roma, ossia concesse tutto quello che ei
+s’era rifiutato di cedere in tempo andato ad Adriano IV. Così avvenne
+che alla podestà imperatoria su Roma (l’autorità ne era già andata
+decadendo da dopo di Lotario) fu rinunciato da quel grande Imperatore
+medesimo che s’era preteso di voler restaurare i confini dell’antico
+Impero romano. Non fu pigro Alessandro di trarre tutti i possibili
+vantaggi da una vittoria cui per nulla aveva contribuito, laonde le
+città sospettarono un tradimento. Dopo di essere andato a Venezia sopra
+navi siciliane, il Papa le acchetò in una Dieta raccolta a Ferrara, e
+vi die’ promessa solenne che non conchiuderebbe senza di loro la pace
+definitiva. I Consoli lombardi avrebbero potuto cantargli a chiare
+note che egli aveva combattuto il potente nemico a parolone ed a Bolle,
+laddove eglino lo avevano vinto per virtù di geste insigni; tuttavia fu
+necessità che per adesso si accontentassero di aver tratto un mezzano
+vantaggio dai loro eroici conati.
+
+Allora fu conchiuso il primo dei Congressi che sopra tutti sia
+di nota degnissimo e confortevole a chi lo ricorda; nè peranco
+diplomatici, assisi intorno a una tavola coperta del solito panno
+verde, vi arbitrarono le sorti dei popoli, ma per la prima volta,
+ambasciatori di libere città, da uomini independenti, trattarono alla
+paro coll’Imperatore e col Papa. Nel famoso Congresso di Venezia,
+addì 1 Agosto 1177, fu conchiusa la pace fra Alessandro III, Federico
+I, le città, l’Imperatore greco e Guglielmo di Sicilia[735]. Calisto
+III fu deposto, Alessandro III riverito per papa, assicurato a lui
+il possedimento dello Stato ecclesiastico. Rinunciò l’Imperatore
+alla Prefettura, e così ammise che d’allora in poi il Pontefice
+sarebbe stato principe independente di Roma e del _Patrimonium_;
+e questo, nella estensione che allora aveva lo Stato della Chiesa,
+da Aquapendente a Ceperano, l’Imperatore restituì al Papa: quanto a
+Spoleto, alla marca di Ancona, ed alla Romagna, il Pontefice da parte
+sua dichiarò che erano terre indubbiamente pertinenti all’Impero[736].
+Alle collegate città lombarde fu acconsentita una tregua di sei anni,
+che precedette la conferma del loro stato di diritto publico. La
+pace di Venezia segnò una grande epoca nella storia d’Italia, dove la
+cittadinanza venne in fiore rigoglioso; decise anche della sorte di
+Roma, ma precisamente le condizioni di questa Città posero le attenenze
+del Papa e dell’Imperatore in un assetto di cose meno favorevoli
+di quello che sortissero in Lombardia. Federico, posto in non cale
+qualsiasi riguardo, sacrificò la Republica che aveva dianzi accettata,
+e il suo generale Cristiano di Magonza senza ombra di pudore prestò
+adesso le sue armi alla Chiesa per assoggettarle, conformemente ai
+patti, la Città e il _Patrimonium_. Abbandonati a sè soli in un tempo
+in cui tutta Italia invocava pace, i Romani non ebbero coraggio di
+combattere più a lungo contro il Papa, cui l’Imperatore riconosceva
+adesso per padrone di Roma. Alessandro III, coperto di gloria, era
+tornato intorno alla metà di Dicembre ad Anagni; omai egli sapeva
+che il suo esilio sarebbe finito. Sette nobili romani gli recarono
+lettere del clero, del Senato e del popolo per invitarlo a far ritorno.
+Diffidando, e memore dei torti patiti, il Papa procrastinò, e spedì a
+Roma Cardinali e uomini del medio ceto affinchè conchiudessero trattati
+col popolo. Dopo negoziati lunghi si venne ad accordi: i Senatori da
+eleggersi ogni anno al dì primo di Settembre presterebbero giuramento
+di fedeltà al Pontefice; sarebbersi restituiti alla Chiesa il san
+Pietro e i redditi d’ogni maniera; sarebbe mallevata sicurezza a tutti
+i vegnenti a Roma. Raffermate queste condizioni, ambasciatori romani
+andarono ad Anagni, si prostrarono ai piedi del Papa, e giurarono il
+patto[737].
+
+Dopo un esilio lungo di dieci anni, che aveva trascorsi ramingando
+nella Campagna, Alessandro III finalmente andò per la via di Tusculo
+a Roma. Vi giunse addì 12 Marzo del 1178, che era la festa di san
+Gregorio: con grandissima pompa uscirono ad incontrarlo le processioni
+del clero, il Senato e i magistrati, i cavalieri e le milizie, a suono
+di tromba, fra i saluti del popolo, che recava in mano rami d’olivo e
+cantava inni a onore di lui. Il suo bianco palafreno non potè muovere
+che a lento passo in mezzo alla gente che gli si serrava addosso
+per baciare le piante al Vicario di Cristo; soltanto sull’imbrunire
+Alessandro toccò porta Lateranense, indi fra gli applausi del popolo
+entrò nella residenza antichissima dei Papi, di dove diede ai Romani
+la benedizione. Così le feste pasquali si chiusero con uno dei più
+splendidi trionfi che Pontefice alcuno abbia mai celebrato[738].
+
+In nessun altro luogo del mondo si videro spettacoli pari a questi,
+che abbiano avuto così tragiche attenenze colla natura umana, colle
+sue debolezze, coi suoi bisogni, colla sua instabilità, colla sua
+perseveranza. Le fughe dei Papi in mezzo allo strepito d’armi di
+fazioni feroci, si alternavano colle accoglienze che ricevevano
+fra cori di giubilo; e la ripetizione continua di questo andare e
+venire dei Pontefici veste la storia della Città di un’indole severa,
+componendone una grande epopea: e qual potrebbe esserne maggiore?
+Pareva adesso che Roma tornasse a cambiarsi in Gerusalemme, e che
+il Papa, il quale vi entrava, fosse simile al Salvatore di cui
+si appellava vicario: però la mescolanza di umiltà sacerdotale e
+di magnificenze mondane non poteva cancellare di mente l’idea che
+quel Vicario di Cristo rinnovasse i trionfi pagani degl’Imperatori
+antichi[739]. Nel giorno 12 Marzo 1178 Trajano o Severo, se fossero
+tornati in vita, avrebbero stupito vedendo l’aspetto così cambiato del
+Senato romano e del popolo, plaudenti ad un trionfatore che veniva
+cavalcando un bianco muletto, un trionfatore che non era dappiù di
+un prete vestito in lunghi abiti di seta a foggia donnesca, e che
+al fianco non portava spada. Eppure quel prete, come un generale
+d’eserciti, tornava da guerre lunghe; i potenti del mondo s’erano
+prostrati alle sue ginocchia più umilmente che Principi non avessero
+fatto genuflessi davanti agli Imperatori antichi. Un Re di terre remote
+aveva per suo comando chinato le spalle ai colpi di frusta che frati
+gli avevano assestato sulla tomba di un Vescovo assassinato; e fin
+l’Imperatore romano, un eroe della taglia de’ vecchi Cesari, toccando
+colla fronte il suolo, aveva baciato i piedi di Alessandro, confessando
+che quel prete lo aveva vinto.
+
+
+§ 2.
+
+Continua lo scisma per conto dei Baroni della provincia. — Giovanni
+prefetto della Città tiene le parti di Calisto III. — Guerra de’ Romani
+contro Viterbo. — Calisto III fa soggezione. — Lando di Sezza antipapa.
+— Concilio in Roma. — Alessandro III muore (1181).
+
+Di tutto i Papi potevano fidarsi, eccetto che delle allegrezze di
+questa città di Roma: oggi i Romani spargevano fiori sul loro sentiero,
+e stendevano tappeti sotto le zampe del loro cavallo; domani si
+rimpiattavano nuovamente con un cachinno schernitore nelle tetre rovine
+dell’antichità, o correvano fieramente alle armi. Popolo e Senato
+avevano riconosciuto Alessandro III per papa, giacchè ve li spronavano
+cupidigia di denaro e necessità; ma insieme colla costituzione
+municipale durava il contrasto fra i diritti della Republica e quelli
+del suo Principe sacerdote. Si odiava la podestà pontificia senza
+temerla; correva tutt’intorno un mormorio, e già ogni uomo era pronto
+ad una nuova rivoluzione, non soltanto nella Città ma in tutta quanta
+la provincia. Ciascuna terra romana ferveva di desiderio di imitare i
+Lombardi; ciascuna aveva un municipio suo proprio, con Consoli o con
+altri magistrati alla testa del Consiglio comunale[740]. Molti Baroni
+scismatici della Tuscia e della Sabina, quasi abituati a independenza,
+s’atteggiavano con aria di sfida; non volevano riverire il Senato
+romano, nel quale dopo della pace entravano ognor più nobiluomini
+a farne parte, nè volevano assoggettarsi al Papa: pertanto essi
+continuavano per conto proprio lo scisma. L’Antipapa, primo di tutti,
+ricusò obbedire ai decreti pronunziati a Venezia; Viterbo, focolare
+adesso della scissura ecclesiastica, come un tempo era stato Sutri
+o Tivoli, gli serviva di residenza; e difesa aveva dalla famiglia
+dei Prefetti di Vico, cui apparteneva Giovanni prefetto urbano[741].
+Questi, che aveva ricchi possedimenti in quei dintorni ed era nemico
+di Alessandro III, non voleva cambiarsi di magistrato imperiale in
+officiale pontificio, sebbene nei trattati di Anagni fosse stata ceduta
+al Papa la investitura del Prefetto della Città. Ma il partito popolare
+di Viterbo alla fine si stancò di servire all’ambizione dei nobili,
+e dichiarò di accettare la pace di Venezia. Come dunque Cristiano di
+Magonza, fornito di pieni poteri dall’Imperatore, ebbe ricevuto in nome
+di Alessandro il giuramento di sudditanza dei Viterbesi, gli si fe’
+contro la nobiltà aizzata dal Prefetto; ed essa negoziò con Corrado,
+figlio del Margravio di Monferrato, cui voleva dar la podestà di
+Viterbo, e alzò le armi contro il popolo e l’Arcivescovo di Magonza.
+Messi a mal punto, que’ Baroni di provincia (così li consigliava il
+Prefetto) invocarono il soccorso della Republica romana, che già
+parecchie volte aveva guerreggiato contro di Viterbo; e i Romani,
+ridendosi del trattato conchiuso col Papa, mossero contro la terra, che
+al Papa giusto in adesso aveva reso omaggio.
+
+Allora Alessandro comandò all’Arcivescovo di Magonza e ai Viterbesi
+di schivare ogni battaglia, e conseguenza ne fu che i Romani, dopo
+aver devastato le campagne, se ne tornarono a casa loro, nè altro
+rimase al prefetto Giovanni di fare, fuorchè di prestare reverenza
+al Papa, e di prendersi da lui l’investitura[742]. Allora anche al
+protetto suo Calisto III cadde il coraggio; per verità ei tenne fermo
+ancora un tratto di tempo a castel Monte Albano vicino Nomentum, ma le
+soldatesche di Cristiano lo costrinsero a far sommessione. A Tusculo
+(dove Alessandro s’era nuovamente ritirato) l’Antipapa si gittò a
+piedi del suo nemico: si mostrò questi più grande di lui; gli perdonò,
+com’era stato pattuito nella pace di Venezia, e più tardi gli diede il
+Rettorato di Benevento per ristorarlo di ogni danno[743].
+
+Eppure, omai nel mese di Settembre, i Conti della provincia levarono
+un novello Antipapa, Lando di Sezza, che nasceva di una delle famiglie
+germaniche dei tanti tirannelli della Campagna; ed egli si appellò
+Innocenzo III. A Palombara presso Tivoli trovò dapprima riparo, indi
+finì tradito, perocchè i signori del castello, congiunti prossimi
+dell’antico antipapa Ottaviano, ossia Vittore IV, lo vendettero per una
+somma di denaro, ed ei fu confinato nel convento della Cava[744]. Già
+nel mese di Marzo 1179, Alessandro aveva congregato trecento Vescovi
+della Cristianità in un Concilio ecumenico in Laterano, per rimarginare
+le piaghe onde il lunghissimo scisma aveva esulcerato la Chiesa; ed
+ivi s’era decretato che da allora in poi la maggioranza di due terzi
+dei Cardinali avrebbe bastato a decidere dell’elezione pontificia.
+Ancora una volta si pronunciò come legge della Chiesa, che la elezione
+del Papa dovesse essere indipendente da qualsiasi podestà temporale,
+e avvenir dovesse per opera del solo collegio cardinalizio: questa
+indipendenza Alessandro aveva di nuovo conquistato effettivamente
+combattendo contro lo scisma e l’Imperatore.
+
+Così, dopo lotte lunghe, Alessandro III era riconosciuto per solo
+capo della Chiesa; soltanto che a Roma e nello Stato ecclesiastico
+ei continuava ad essere impotente come prima. Più e più sempre lo
+premevano i capitani; questi baldanzosi vassalli combattevano la santa
+Sede, con cui conchiudevano patti feudali, e parimenti osteggiavano la
+Republica romana, che non aveva forza bastevole da costringerli a farsi
+cittadini romani ed a vivere sotto le leggi municipali di Roma. Da
+altra parte il Senato non riceveva che di solo nome l’investitura dal
+Papa; veramente erane indipendente, e lo proteggevano le armi della sua
+milizia, la quale costantemente combatteva contro Cristiano di Magonza,
+che sempre accampava in Tuscia o a Camerino, e, per ragione di Viterbo,
+guerreggiava contro Corrado di Monferrato, di cui era anzi tenuto
+lungo tempo prigioniero. Un Papa come Alessandro III, cui la fortuna
+aveva concesso così meravigliose vittorie, rimase in Roma perpetuamente
+attendato come in terra nemica. Omai nell’estate dell’anno 1179 egli
+aveva lasciato la Città, e quindi era vissuto nelle terre del Lazio,
+oppure a Tusculo in nuovo esilio. Di là, nel Giugno 1181, andava a
+Viterbo per trovarvisi col suo protettore Cristiano di Magonza, e
+poco tempo dipoi, ai 30 di Agosto, moriva a Civita Castellana. La
+plebaglia romana, che al trionfatore vivente aveva sparso fiori lungo
+la sua via, gittò adesso sulla bara di lui morto maledizioni, pietre e
+fango; soltanto a fatica i Cardinali poterono conquistare una tomba in
+Laterano a quello che fu uno dei maggiori Pontefici[745].
+
+Da dopo di Adriano I nessun Papa ebbe seduto sulla cattedra santa più
+lungo tempo di Alessandro III; ma dei suoi ventidue anni di reggimento
+egli ne passò diciotto in mezzo allo scisma della Chiesa, e più della
+metà in esilio[746]. La sua lunga lotta con Federico lo ornò di eletta
+gloria; rese egli secure ed ampliò le conquiste di Gregorio VII e di
+Calisto II, fiaccò ancor più l’Impero la cui stella impallidì, e se
+lo vide genuflesso a’ piedi nella persona di un eroe implorante pace.
+Dopo del Congresso di Venezia e delle penitenze cui si assoggettò
+Enrico d’Inghilterra la reverenza del mondo crebbe pel Papa oltre la
+misura fin qui usata; e ciò a più forte ragione poichè Alessandro III
+fu uomo che possedette dignità vera. La persona di questo Pontefice
+fu irradiata eziandio bellamente dalla luce mattutina delle libertà
+civiche d’Italia: tutto fortuna di lui, non merito! Le necessità del
+tempo combinarono la non naturale associazione della libertà e del
+sacerdozio; comunque sia, rallegra che la Chiesa (quasi sempre alleata
+del despotismo) possa almeno una volta essere vista a capo dell’uman
+genere, lungo le vie della libertà morale e della coltura: così avrebbe
+dovuto sempre essere, se la Chiesa avesse adempiuto al suo officio! E
+solo quante volte lo fu, splendette essa di una luce celeste e sublime,
+laddove, quando per iscopi di ambizioni e di avidità pretesche combattè
+i generosi impulsi dei popoli, essa raccolse l’odio in vece dell’amore
+del mondo. Alessandro III ebbe animo più temperato e più tranquillo
+di Gregorio VII: se non fosse stato il suo dissidio colla Republica
+romana, lo si avrebbe potuto chiamare felicissimo di tutti i Papi[747].
+
+
+§ 3.
+
+Lucio III. — Guerra dei Romani contro Tusculo. — Cristiano di Magonza
+muore. — Lucio III viene a dissidio coll’Imperatore, e muore a Verona.
+— Urbano III. — Matrimonio di Costanza di Sicilia. — Enrico VI si
+avanza nella Campagna. — Gregorio VIII. — Clemente III. — Pace colla
+Republica romana (1188).
+
+Il fatto che tre succeditori di Alessandro dovettero passar la vita in
+esilio significa di che fatta relazioni continuassero ad esistere fra i
+Papi e la Città. Perciò la persona del grande avversario di Federico si
+solleva con taglia poderosa di eroe sopra le meschine figure di questi
+tre Papi, i quali, atterrati dal soffio della sventura, piombarono
+prestamente nella tomba. Al flusso succede il reflusso; quest’è legge
+ricorrente nella storia del Papato.
+
+Lucio III, Ubaldo Allucingoli di Lucca, finora cardinale vescovo di
+Ostia e di Velletri, non fu eletto in Roma, ma levato alla santa Sede
+dal Collegio cardinalizio raccolto a Velletri; e fu ordinato addì
+6 Settembre 1181. Però, dopo un convegno conchiuso co’ Romani, egli
+venne in Novembre nella Città, dove gli fu concesso dimorare alcuni
+mesi[748]. Alitava in Roma sempre lo spirito di Arnaldo da Brescia;
+colà ogni Pontefice o doveva conquistarsi una condizione tollerabile
+di cose, od altrimenti partirne in bando. Sembra che i Romani tosto
+si inimicassero con Lucio, avvegnaddio egli non volesse dar loro ciò
+che Papi suoi antecessori avevano accordato[749]. Continuo pomo della
+discordia era Tusculo, poichè i Romani perseguitavano quel castello con
+un astio tale che toccava la manìa; così forse i Fiorentini avevano
+odiato Fiesole prima che nell’anno 1125 distruggessero questa città
+loro vicina. Indarno i Tusculani avevano cercato ripararsi sotto al
+vessillo del Papa; a furia di sforzi riedificarono eglino le loro
+mura, e si difesero disperatamente contro gli assalti ripetuti dei loro
+nemici. Ai 28 di Giugno 1183 i Romani cinsero nuovamente Tusculo con
+forza molta di soldatesche; Lucio III, che si teneva chiuso in Segni,
+chiamonne di Tuscia Cristiano di Magonza per ajuto, e questi venne,
+e bastò la ricordanza della battaglia di Monte Porzio perchè i Romani
+dessero addietro due volte[750]. L’Arcivescovo guerriero s’avanzò fin
+sotto le mura della Città, ma la febbre dell’Agosto che aveva ucciso
+il suo celebre socio Rainaldo, lui pure colpì. Quell’uomo valoroso, un
+tempo veementissimo nemico della santa Sede, poi suo difensore, recò
+seco nella tomba la benedizione del Papa; e morì nel luogo delle sue
+geste, a Tusculo, dove ebbe anche sepoltura[751]. Cristiano di Magonza,
+uno de’ Principi maggiori del suo tempo, era la satira vivente di tutti
+quei religiosi sforzi onde s’aveva inteso a spogliare i Vescovi del
+repugnante carattere di uomini secolari: infatti egli, arcivescovo di
+Magonza (e per tale era stato riconosciuto dopo la pace di Venezia),
+tenne fino al termine de’ suoi giorni gioconda vita di cavaliere; aveva
+un aremme di belle donne, montava cavalli di gran valore, vestiva una
+corruscante armatura, e col robusto braccio roteava nelle zuffe la sua
+mazza, sfracellando elmi e cranî ai nemici.
+
+La morte di lui fu un fiero colpo pel Papa, che adesso invocò a suo
+soccorso i Principi, ma non ne conseguì che buone parole e qualche
+denaro[752]; e i Romani con cresciuta audacia si volsero adesso contro
+tutte le terre della Campagna, che ancora erano aderenti del Papa.
+In Aprile del 1184 devastarono nuovamente il territorio di Tusculo,
+e fecero una punta nel Lazio, devastandolo[753]. Fiero e barbaro era
+il loro odio contro il clero; colto un dì uno stuolo di preti nella
+Campagna, strapparono gli occhi a tutti, fuor d’uno; li misero a
+bisdosso di tanti asini, e poste loro in capo delle mitre di carta
+con suvvi scritti nomi di Cardinali, comandarono a quello che avevano
+risparmiato di condurre al Papa quel triste corteo[754]. Lucio III,
+non trovando più sicurezza in alcuna terra romana, fuggì chiedendo
+protezione all’Imperatore, il quale trovavasi a Verona, dopo di aver
+conchiuso a Costanza, nel dì 30 Aprile 1183, la pace definitiva colle
+città. Venuti lui ed il Papa ad abboccamento, in questo si sollevò
+più d’una controversia per ragione dell’investitura e dell’eredità
+di Matilde; d’altronde Lucio ricusò di dar la corona imperiale a re
+Enrico, figliuolo di Federico, con che s’avrebbe rinnovellata una
+costumanza dei Carolingi. Della richiesta dell’Imperatore si discusse
+con calore a Verona, e finalmente Federico si partì dal Papa con gran
+collera: ad ogni modo, tempo già prima, quegli aveva eletto il conte
+Bertoldo di Künsberg da comandante nella Campania, sostituendolo
+nell’officio di Cristiano; e Bertoldo era anche andato in quel paese
+per difendere Tusculo contro a’ Romani[755]. Lucio scomunicò questi
+ultimi nel Concilio di Verona, perocchè i ribelli contro il dominio
+temporale, come Arnaldisti, fossero messi tutti a un fascio colle
+sette di eretici che a quel tempo si facevano ognor più poderose, co’
+Valdesi, co’ Catari, cogli Umiliati, coi Poveri di Lione e con altri;
+come tutti costoro, furono eglino colpiti di solenne anatema[756].
+Poco tempo dopo, ai 25 Novembre 1185, moriva a Verona Lucio III. I
+mesti e arguti distici che si scrissero sul suo sepolcro, dipingono
+mirabilmente le sorti di lui e dei Papi d’allora:
+
+ _Lucius, Luca tibi dedit ortum, Pontificatum_
+ _Ostia, Papatum Roma, Verona mori._
+ _Immo Verona dedit verum tibi vivere, Roma_
+ _Exilium, curas Ostia, Luca mori._
+
+Il suo succeditore, persona di meste sembianze come quelle di Lucio,
+rimase a Verona esule; fu egli Umberto Crivelli arcivescovo di Milano,
+nemico dichiarato di Federico; fu consecrato il giorno primo del
+Dicembre 1185, con nome di Urbano III. Il mal’animo coll’Imperatore
+si mutò in aperta nimicizia[757]; e massima delle ragioni funne il
+rifiuto che oppose Federico di restituire i beni contesi dell’eredità
+di Matilde. Oltracciò la Curia romana era sgomentata dello splendido
+successo che l’arte politica dei Tedeschi aveva ottenuto in Sicilia.
+Quivi, dopo breve ma rigoglioso fiore, la dinastia di Rogero era
+prossima a spegnersi; Guglielmo II non aveva figliuoli, e perciò
+acconsentiva che Costanza erede e zia sua, figlia di re Rogero, si
+sposasse con Enrico VI figliuolo di Federico. Senza che si togliessero
+pensiero del Papa, signore feudale di Sicilia, e ad onta delle sue
+proteste, il matrimonio fatale fu conchiuso a Milano, addì 27 Gennaio
+1186; e colà Federico formalmente creò Cesare il figlio suo. Negò
+il Papa di dare ad Enrico la corona imperiale, e siccome continuava
+ad essere arcivescovo di Milano, rifiutò di porgergli eziandio il
+diadema dei Lombardi; Federico fece allora che quella ceremonia si
+celebrasse per mano del Patriarca di Aquileja. Sicilia, quel feudo
+così ansiosamente vigilato della santa Sede, cui tanto spesso aveva
+servito di ajuto contro ai Re tedeschi, doveva pertanto, alla morte di
+Guglielmo, capitare precisamente in balìa di questo Impero alemanno. Il
+gravissimo avvenimento era la maggiore sconfitta che potesse toccare
+la politica romana, e per allora fu splendidissima vittoria della
+corte tedesca, avvegnaddio Germania avesse or conseguito con trattati
+diplomatici ciò che fin là tanti Imperatori inutilmente s’erano
+sforzati di ottenere colle armi. L’acquisto di Sicilia era destinato
+a ristorare la perdita di Lombardia fatta libera, ed ivi e nelle terre
+di Matilde avevasi a fondare la potenza famigliare degli Hohenstaufen.
+Però questi grandi guadagni dovevano fra breve esser la maledizione
+d’Italia ed eziandio di Alemagna, condannata ad espiare così amaramente
+la politica non nazionale degli Hohenstaufen.
+
+Enrico adesso, per comandamento del padre suo, entrò da nemico nello
+Stato della Chiesa, dove i Romani di buon grado si congiunsero a
+lui: le terre del Lazio che tuttavia erano fedeli alla santa Sede
+furono messe a guasto, e tolta venne al Papa ogni speranza di far
+ritorno[758]. In questo, Urbano III moriva a Ferrara, il giorno 20
+Ottobre 1187: onorevole fu la causa della sua fine; ai 2 di Ottobre
+Gerusalemme era caduta in potere di Saladino, e siffatta novella
+fulminava con ambascia da morirne il cuore di un Pontefice, che portava
+il nome di quel suo avventurato predecessore, sotto il cui reggimento
+la santa città aveva conseguito liberazione. La caduta di Gerusalemme
+scosse Europa con tali un’angustia e un dolore, che la nostra
+generazione data più al sodo può a mala pena farsene un’idea. Quel solo
+avvenimento impose silenzio ad ogni più grave negozio che si discuteva
+nell’Occidente, e indirizzò ancora una volta verso Oriente l’attività
+del Papa e dell’Imperatore, di Re e di Vescovi.
+
+Subito ai 25 Ottobre dell’anno 1187 Alberto di Mora, beneventano,
+cancelliere della Chiesa, fu consecrato pontefice a Ferrara, con
+nome di Gregorio VIII: questo vecchio non altro desiderava che far
+la pace coll’Impero e mandare una crociata a Gerusalemme. Dopo le
+guerre combattute sotto Alessandro III spossato era il Papato, salito
+in forze l’Impero; la pace di Venezia e quella di Costanza avevano
+posto fine alla guerra delle città; l’alleanza con Sicilia aveva
+d’un tratto accresciuto la potenza imperiale. In tutta Italia nessun
+nemico s’erigeva contro a Federico, laddove i Papi banditi di Roma si
+crucciavano in esilio amaro. Perciò neppur Urbano III aveva osato di
+scagliar l’anatema contro l’Imperatore, e il mite Gregorio VIII non
+metteva tempo in mezzo a patteggiare con re Enrico. Gli promise che non
+porrebbe inciampi alle sue pretensioni sulla Sicilia, e massimamente
+che rispetterebbe di buon animo tutti i diritti imperiali in Italia:
+Enrico VI sospese pertanto le ostilità, e mandò Anselmo conte e Leone
+_De Monumento_ console dei Romani a negoziare col Papa. Costoro lo
+accompagnarono a Pisa, dove Gregorio andò per riconciliare quella
+Republica con Genova e per infervorarla alla Crociata; ma ivi egli morì
+ai 17 Dicembre 1187[759].
+
+Allora, cooperante Leone console, i Cardinali elessero a papa il
+Vescovo di Palestrina; e questi, Paolino Scolari, romano della regione
+detta della Pigna, fu consecrato nel duomo di Pisa, ai 20 Dicembre
+1187, con nome di Clemente III. A lui, romano di nascita, riuscì
+fatto di conchiuder pace col Campidoglio, che Gregorio VIII aveva omai
+scomunicato. Dopo trattative coronate di prospero risultamento Clemente
+III, accompagnato da Leone console, venne a Roma nel Febbrajo dell’anno
+1188, e vi fu accolto con ogni specie di onori. Da quarantaquattr’anni
+dacchè esisteva il Senato romano i Pontefici erano stati quasi
+incessantemente vittime di questa rivoluzione civica; vedemmo Innocenzo
+II e Celestino II finir tristemente la vita; Lucio II morir di una
+sassata, Eugenio, Alessandro, Lucio, Urbano III, Gregorio VIII passar
+la vita raminghi, esuli. Adesso finalmente Clemente III riconduceva
+felicemente il Papato a Roma, ma pur conchiudeva una pace in tutte le
+regole colla Città, come con una potenza autonoma che egli per tale
+riconosceva. Quest’era il frutto delle vittorie lombarde ed eziandio
+dell’energica resistenza opposta da’ Romani contro l’Imperatore
+e contro il Papa. La confermazione della democrazia romana è un
+avvenimento rilevante di questa età; ed infatti, quantunque mancassero
+delle buone fortune e dei solidi ordinamenti che conseguito avevano
+città di Lombardia o di Toscana, tuttavia i Romani d’allora diedero
+prova di dignità, di fortitudine e di circospetta accortezza.
+
+Nel complesso, Roma si pose col Papa in quelle medesime attenenze che
+le città lombarde avevano stabilito fra sè e l’Imperatore, ossia si
+tornò ai trattati conchiusi nel tempo di Eugenio III e di Alessandro
+III. L’istromento che compilò e giurò il Senato nell’anno quadragesimo
+quarto dalla sua istituzione, l’ultimo giorno di Maggio del 1188, ci
+fu per buona ventura conservato[760]. Negli articoli di quella pace
+decretata con robusto linguaggio per autorità del sacro Senato, il Papa
+fu riconosciuto per principe supremo; ed egli investì nel Campidoglio
+della dignità sua il Senato, che dovette prestargli giuramento di
+fedeltà. Si riprese il Pontefice il diritto di coniar moneta, ma la
+terza parte di essa fu assegnata al Senato[761]: tornarono al Papa
+tutti i redditi che in antico erano stati proprietà pontificia;
+solamente il Senato si tenne il ponte Lucano, di cui abbisognava alle
+sue guerre con Tivoli. Per la restituzione di tutto ciò che competeva
+giuridicamente alla santa Sede fu stabilito che si stipulerebbero
+altri istromenti. Inoltre c’era quest’altro: il Papa ristorava i
+Romani dei danni sofferti nella guerra[762]; assumeva obligo di fare
+i soliti donativi di denaro ai Senatori, agli officiali del Senato,
+a’ giudici ed a’ notai[763]; prometteva pagare cento libbre all’anno
+per la restaurazione delle mura della Città[764]; si statuiva che la
+milizia romana avrebbe potuto adoperarsi dal Papa alla difesa dei suoi
+patrimonî, purchè egli le facesse le spese. Non v’era alcun articolo
+che definisse se la Republica avesse il diritto di far guerra o pace
+co’ suoi nemici, senza intervento del Papa; ma questo s’intendeva di
+per sè, chè Roma era libera e il santo Padre nella sua città trovavasi
+in condizioni eguali a quelle di altri Vescovi nelle città libere,
+sebbene con gran reverenza gli fossero tributati titoli e onori di
+podestà temporale. Una formale convenzione fu conchiusa anche per
+rapporto alle città di Tusculo e di Tivoli, che adesso erano divenute
+di ragione pontificia; infatti l’astio de’ Romani contro di quelle era
+il motivo essenziale del loro patto col Papa. Al prezzo del suo ritorno
+pacifico a Roma Clemente III sacrificò inonestamente Tusculo che
+s’era ricoverata sotto le ali della Chiesa. Non soltanto die’ libertà
+ai Romani di muover guerra contro quel castello, ma promise loro di
+ajutarli co’ suoi vassalli; anzi si obligò di scomunicare i Tusculani
+se entro il giorno primo di Gennaio non si fossero arresi ai Romani
+loro carnefici. La sventurata città doveva smantellarsi; i suoi beni e
+il suo popolo li conserverebbe il Papa[765].
+
+Uno speciale trattato co’ Capitani stabilì le loro relazioni col Comune
+romano. Del tenore de’ suoi articoli non abbiamo precisa notizia,
+ma senza dubbio le grandi famiglie della nobiltà furono costrette a
+riverire il Senato, a far parte del Comune in qualità di _Cives_, ed a
+contribuire così a formare in grande l’istituto municipale[766].
+
+Il Papa scelse dieci uomini per ogni «contrada» di ciascuna Regione di
+Roma, e cinque di quelli su dieci giurarono la pace; tutto il Senato
+giurò l’osservanza de’ patti raccolti nell’istromento[767]. Se ne
+rileva che il Senato era composto di cinquantasei membri, alcuni de’
+quali componevano la giunta reggitrice dei _Consiliarii_[768].
+
+In tal guisa la costituzione dell’anno 1188 segnò un rilevante
+progresso del Comune romano; fu così spazzata via la podestà
+imperatoria dell’età de’ Carolingi, parimenti della podestà patriziale
+del tempo dei Franchi. A’ diritti imperiali non si dava più bada.
+Sciolto era ogni vincolo di Roma coll’Impero, dacchè i Papi avevano
+conseguito libertà di elezione. Federico I nell’elezione sua propria
+aveva disprezzato i voti dei Romani, ma finalmente nel trattato di
+Anagni, con rinunciare alla Prefettura, aveva eziandio rinunciato
+alla podestà imperatoria. La Città era uscita dalla cerchia delle
+attenenze antiche; in essa il Papa non aveva più potere di governo nè
+di legislazione; il suo stato temporale era ristretto al possedimento
+di regalie e di beni ecclesiastici, ed a’ rapporti feudali. Potente
+era il Pontefice, perchè continuava ad essere il maggior possidente
+di terre, perchè dispensava i maggiori feudi, perchè poteva chiamare
+in armi numerosi vassalli. Ma la sua autorità di principe territoriale
+consisteva soltanto nella investitura ch’egli impartiva ai magistrati
+della Republica, liberamente eletti dal Comune, e nella associazione
+dei suoi ordini giudiziarî con quelli civici, nelle controversie di
+natura mista. Pertanto la cessazione della podestà pontificia, che
+avvenne mercè la sola forza del Comune romano, è uno dei fatti più
+gloriosi nella storia di Roma a’ tempi di mezzo; soltanto adesso la
+Città potè nuovamente pretendere all’estimazione del mondo civile.
+
+
+§ 4.
+
+La Crociata. — Riccardo Cuor di Leone passa davanti a Roma. — Federico
+I muore. — Celestino III. — Enrico VI chiede la corona imperiale. — È
+coronato. — I Romani distruggono Tusculo. — Caduta de’ Conti tusculani.
+— Attenenze della nobiltà colla Republica di Roma. — Mutamento di
+costituzione. — Benedetto _Carushomo_, senatore. — Giovanni Capoccio,
+senatore. — Giovanni Pierleone, senatore. — Enrico VI distrugge la
+dinastia normanna in Sicilia. — Sua morte immatura. — Muore Celestino
+III.
+
+Clemente III volse tutta la sua attività alle cose della grande
+Crociata, cui diede opera dapprima il solo vecchio imperatore Federico,
+indi presero parte il re Filippo Augusto di Francia e Riccardo re
+d’Inghilterra. Anche nobiluomini romani questa volta erano andati
+in Oriente, un Pierleone ed eziandio Teobaldo prefetto, i quali
+ambidue combatterono con Corrado di Monferrato ad Acri contro di
+Saladino[769]. Non uno degli eserciti crociati passò per Roma; il solo
+Riccardo Cuor di Leone, sul principio dell’Agosto 1190, imbarcatosi
+a Marsiglia, toccò terra ad Ostia, ma colà congedò con un rifiuto
+il Cardinale che era andato officiosamente a invitarlo in nome del
+Papa, affinchè onorasse con una sua visita la città capitale della
+Cristianità. Secoli prima nessun Re avrebbe ricusato di obbedire a
+quella esortazione; ciascuno s’avrebbe estimato beato di entrare in
+abito dimesso di pellegrino per le porte della santa Città e di muovere
+alle tombe degli Apostoli; ma i tempi s’erano, e quanto! mutati, e il
+fiero Riccardo, successore di religiosissimi Re anglossassoni, che in
+antico avevano toccato il colmo della felicità vestendovi la cocolla,
+protestò sprezzevolmente al Cardinale, che non francava la spesa di
+andare alla corte pontificia, dove null’altro si trovava che avarizia
+e corruttela[770]. Per la via di terra il suo esercito passò davanti a
+Roma, e procedette fino a Terracina luogo la costiera coperta di boschi
+e di paludi[771]; indi veleggiò a Messina, dove s’impacciò in fieri
+negozî coi Siciliani. Infatti, ai 16 Novembre 1189 era morto Guglielmo
+II, marito di Giovanna ch’era sorella di Riccardo, ed allora quel
+partito siciliano, che s’inspirava a sentimento di nazione, aveva dato
+la corona al conte Tancredi, figlio naturale di quel Rogero di Puglia,
+che era stato primogenito di Rogero re. Enrico VI marito di Costanza
+si era armato per discacciare quell’«usurpatore», cui del resto il
+Pontefice aveva dato l’infeudazione: però alcuni torbidi che avvenivano
+in Alemagna e l’annunzio della morte del padre suo ne l’avevano
+impedito di dar seguito all’impresa. Il vecchio Federico, il quale un
+tempo s’era augurato che il destino lo avesse tratto, come Alessandro
+magno, in Asia anzichè in Italia, moriva colà in un fiume di Siria, ai
+10 di Giugno dell’anno 1190.
+
+La memoria dell’eroe Barbarossa, vero colosso degli Imperatori del
+medio evo, dura splendidissima nella storia di Germania, che la
+tiene ad orgoglio di sua nazione, nè mai perirà: le leggende popolari
+degli Alemanni lo celebrano come principe che simboleggia la maestà
+dell’Impero tedesco da ripristinarsi nell’avvenire; ma in Italia le
+sue imprese devastatrici e le ruine di generose città sono altrettanti
+titoli di odio contro di lui, quand’anche l’astio potesse diminuirsi,
+se si pensasse all’indole di quel suo tempo ed alla sua eroica persona.
+L’ostinata lotta dell’Impero contro le città, ossia la controversia
+delle investiture civiche, non fu meno rilevante, nè meno benefica
+della controversia delle investiture ecclesiastiche che combatterono
+gli Enrichi. Se non fossero stati gli intenti despotici e le guerre
+di Federico la libertà delle città non s’avrebbe svolto mai così
+rapidamente; nè sì presto la si avrebbe accettata negli ordinamenti
+di diritto publico. Se non fu altro, il Barbarossa, contro intenzion
+sua, prestò un siffatto servigio ad Italia, che lo combattè così
+prodemente. Al lungo e fatale legame che avvinse Germania e Italia
+per via dell’«Impero» imprecherà soltanto chi considera la storia
+mondiale colle grette vedute di una specie di felicità casalinga e
+patriarcale; ma fuor di quell’angusto orizzonte ogni lamento è senza
+valore ed insano. Questo solo può dirsi, che, dopo la pace di Venezia,
+Italia e Alemagna erano omai giunte ad abbastanza maturità perchè
+potessero disgiungersi l’una dall’altra; però sventuratamente Federico
+col matrimonio della Siciliana riannodò un vincolo che in ordine di
+principî s’era sciolto: così l’unità e la fortezza di Germania furono
+sacrificate senza pro alla politica dinastica degl’Imperatori, e
+condannate a sostener lunghe lotte di quà dalle Alpi.
+
+Il giovine Enrico VI si struggeva del desiderio di ottenere la corona
+imperiale; e perciò i suoi ambasciatori corsero al Papa ed eziandio al
+Senato, di cui or nuovamente dovevasi attendere al voto, e cui il Re
+prometteva di riconoscere giuridicamente[772]. Clemente III, sgomentato
+dalle minacce di Enrico, il quale se l’era legata al dito che avesse
+concesso Sicilia in feudo a Tancredi, stabiliva che la coronazione
+dovesse avvenire nelle prossime feste di Pasqua, ma egli moriva sulla
+fine del Marzo 1191.
+
+Tosto i Cardinali elessero a papa il vecchio cardinale Giacinto,
+figlio di Pietro Bobone, romano della famiglia degli Orsini: e l’eletto
+assunse nome di Celestino III[773]. Già s’avvicinava Enrico con grande
+oste, già era prossima la Pasqua, e il novello Pontefice procrastinava
+la sua ordinazione per menare in lungo la coronazione, intorno cui
+ancor si negoziò. Potevala eziandio impedire l’atteggiamento ostile del
+Senato, laonde Enrico VI ne faceva ricerca con grande pressura, perchè
+gli tardava muovere prestamente contro Sicilia. Di queste circostanze
+accidentali s’approfittarono i Romani per ridurre finalmente Tusculo
+in loro balìa. La tribolata città s’era per tre anni difesa contro gli
+assalimenti del Papa e del Senato uniti; nella sua estrema angustia
+ella si era rivolta ad Enrico che venivasi avvicinando, gli aveva
+chiesto soccorso, e ottenutone un presidio tedesco che il Re di gran
+cuore le concedeva. Ma gli ambasciatori romani protestarono a Enrico
+che si opporrebbero alla sua coronazione se loro non desse in mano
+Tusculo; che, per lo contrario, se così avesse fatto, avrebbero eglino
+costretto da parte loro il Papa a coronarlo immantinente. Enrico
+accondiscese all’obbrobriosissimo mercato, ma scaricò ogni colpa sul
+Pontefice, il quale si lasciava vincolare da patti inonesti: subito
+dopo della coronazione Enrico avrebbe consegnato Tusculo al Papa, e
+questi l’avrebbe data ai Romani[774].
+
+Soltanto allora che Enrico VI s’ebbe avvicinato con grande oste
+a Roma Celestino III si fece ordinar papa ai 14 di Aprile nel san
+Pietro, per potere all’indomane, sebbene di contraggenio, compiere
+la ceremonia della coronazione[775]. Dai prati di Nerone mosse il Re
+alla città Leonina; ai 15 di Aprile, nel san Pietro, Celestino pose
+il diadema in capo di Enrico e di Costanza moglie sua[776], e il dì
+dopo i Tedeschi piantarono il loro campo sulle pendici di Tusculo. La
+sventurata città ebbe presto una tragica fine; restituita al Papa,
+fu da questo abbandonata ai carnefici suoi, e i Romani con furore
+da demoni si scagliarono sulla vittima inerme; a Tusculo non rimase
+pietra su pietra; senza coscienza nè fede si scannarono i cittadini o
+si cacciarono in miserando stato. Fu questa una sconcia e scellerata
+imitazione delle celebri distruzioni di Lodi, di Milano e di Crema;
+tratto che denota l’indole di quel tempo di liberazione di città e
+di loro sterminî. Causa il duplice tradimento dell’Imperatore e del
+Papa perì per sempre una delle città antichissime del Lazio: il fatto
+avvenne ai 17 Aprile dell’anno 1191[777]. Nell’età antica Tusculo aveva
+donato a Roma (tanto più giovine di essa) quegl’illustri cittadini
+che furono i Catoni; nel medio evo le aveva dato a tiranni i Conti
+tuscolani, quei suoi fieri consoli e patrizî e papi; tutti uomini
+che per la più parte erano stati malvagi, ed alcuni d’intelletto
+e di fortezza grandi. Il nome di Tusculo si associa strettamente
+coll’epoca più oscura di Roma medioevale; nè su quella sua altura
+sempre benedetta di sole si possono mirarne le meste ruine senza che
+la mente sia ricondotta alle memorie di Marozia, degli Alberici e dei
+Teofilatti[778]. Sparve la potente famiglia dei Conti de _Tusculana_,
+ossia, più esattamente, si propagò nella Campagna e a Roma in rami
+di famiglie, fra le quali fu celeberrima la casa dei Colonna. Questi
+signori vennero in possesso dell’antichissimo palazzo che la famiglia
+stipite dei Tusculani aveva posseduto in Roma, prossimamente ai santi
+Apostoli, e dove quei Conti, da consoli de’ Romani, avevano un tempo,
+tanto spesso tenuto il loro tribunale[779].
+
+I beni della distrutta città andarono, secondo il patto, al
+Pontefice[780], le reliquie degli abitanti si dispersero ad
+ingrossare Frascati, oppure ad accrescere le popolazioni dei luoghi
+circonvicini[781].
+
+Il novello Imperatore, senza far sosta, andò di Roma nelle Puglie per
+sbalzarvi re Tancredi dal trono; e il debole Celestino non oppose che
+impotenti preghiere a quel suo proponimento. Lo affannava la unione
+di Sicilia coll’Impero, che mandava a rovescio tutta la politica
+tradizionale dei Papi, ma impedir la cosa non poteva. Dopo rapide
+vittorie, conseguite peraltro a prezzo di perdite gravi nelle Puglie,
+Enrico VI fu costretto a tornarsene nel Settembre dell’anno 1191 ad
+Alemagna, e il Papa, che ne ebbe gran contentezza, osò ancora meno di
+ledere il trattato conchiuso coi Romani[782]: dopo tanti anni Celestino
+III fu pertanto il solo Pontefice che passasse in Roma l’intiero tempo
+del suo pontificato. E in Roma tutte le attenenze esteriori favorivano
+la durata della Republica, ma le condizioni interne impedivano che si
+rafforzasse con robusto svolgimento. Roma cristiana non fu capace che
+di ribollimenti passeggieri in ogni cosa che fosse libertà e grandezza;
+alle vere e forti virtù civiche fu essa ad ogni tempo inetta. Città
+dominata dai Papi, non produsse mai più un sol cittadino che avesse
+la taglia degli antichi. A quel popolo sfortunato ed ozioso, che in
+un anno contava più feste di chiesa che giornate di lavoro, mancava
+coll’attività la proprietà; coll’una e coll’altra difettavano la forza
+e la dignità conscia di sè. Manifeste sono le ragioni dello stato
+deplorevole dei Romani, e nessun popolo del mondo sarebbe stato tanto
+forte da potere alla lunga resistere a quelle influenze funeste. Il
+ceto de’ cittadini mediocri di Roma, povero e debole troppo, non aveva
+associazioni di maestranze che gli desse fortezza, o, se ne aveva,
+erano soltanto cosa di pochissima rilevanza: pertanto non potè mettere
+briglia ai Patrizî ed ai Capitani, che, uniti al Papa o soli, presto
+indebolirono la Republica, e presto la fecero a pezzi[783]. Se la
+nobiltà avesse avuto l’animo di quella di Genova o di Venezia, allora
+sì che di contra ai Pontefici s’avrebbe potuto comporre un durevole
+governo aristocratico; ma gl’innumerevoli nobiluomini romani, che non
+accudivano a negozî di commerci, nè si occupavano di agricoltura nella
+selvatica Campagna, erano per la massima parte illustri accattoni,
+ossiano uomini feudali del Papa, dei Vescovi e dei luoghi pii di
+Roma. Poco a poco la Chiesa aveva ridotto quegli ottimati a suoi
+vassalli, e, per quanto poteva fare, essa impediva che accumulassero o
+rendessero stabili le proprietà famigliari[784]. Perlochè i patrimonî
+dei maggiorenti erano sempre di durata incerta, passavano da mani a
+mani; e quando si leggono le carte di quell’età convien meravigliare,
+vedendo quanto spesso feudi e castella cambiassero padrone per ragione
+di permute. Soltanto a un pajo di famiglie, ai Colonna ed agli Orsini,
+riuscì fatto di fondare nella Campagna dei veri patrimonî liberi di
+loro case.
+
+Allorchè le paci di Venezia, di Costanza e di Roma ebbero fatto accorta
+la nobiltà che il Comune romano otteneva consistenza, mutò essa il
+sistema che fino allora aveva adottato. I Consoli entrarono allora
+nel Comune per cambiarlo in aristocratico; la nobiltà empiè de’ suoi
+il Senato, e le fu agevole cosa farveli eleggere. Da dopo l’anno 1143
+in poi la preponderanza nel Senato era stata dei plebei; indi, poco
+a poco, v’erano entrati i maggiorenti; dal tempo di Clemente III e
+di Celestino III vi si trovarono più patrizî di antiche stirpi, che
+cittadini o cavalieri[785]. La pressa di entrare in Senato diventò
+tanta, che presto quel corpo superò il numero di cinquantasei membri
+che era stato il normale, ossia stabilito per patto[786].
+
+Ell’era conseguenza di queste attenenze nuove, se omai nell’anno
+1191 avveniva una mutazione di cose; il popolo si sollevava contro
+l’aristocrazia, rovesciava la costituzione, e, come ne’ primi tempi,
+poneva un sol uomo a capo del governo. Può darsi che ciò si facesse ad
+imitazione di altre città, le quali verso la fine di questo secolo,
+a vece dei Consoli che finora erano stati loro governatori, avevano
+affidato il potere in mano di un solo reggitore. Non più i Romani
+diedero nome di _Patricius_ al capo della loro Republica, e nemmanco
+quello di «Podestà» usato nelle città italiane, ma chiamaronlo
+_Senator_ o _Summus Senator_; e di questa dignità investirono Benedetto
+_Carissimus_ o _Carushomo_, uomo di stirpe ignota e certo cittadinesca,
+il quale durante una sommossa s’impadroniva del potere. Il governo
+poliarchico s’era mostrato debole; il reggimento d’un solo diè subito
+saggio di fortezza, perocchè il senatore Benedetto togliesse al
+Pontefice tutti i redditi nella Città e fuori, e ponesse suoi giudici
+(_Justitiarii_) anche nelle terre di provincia[787]. Da principio il
+Papa nol volle riconoscere, indi cedette, e accondiscese al mutamento
+della costituzione. Tuttavia neppur col governo di un solo Senatore
+l’ordinamento republicano ebbe cessato, e il Senato e il parlamento del
+popolo continuarono ad esistere come prima.
+
+Forse a quel Senatore Roma andò debitrice del suo primo statuto
+municipale che da lui emanò e l’intiero popolo confermò[788]; sennonchè
+dell’attività di Benedetto non pervennero a noi che poche notizie, e
+mozze anche queste, laddove egli, chi il sa? fu uomo valente e ben
+meritevole forse, che la sua memoria si conservasse anche oggidì a
+Roma in una iscrizione monumentale. Il suo officio durò all’incirca
+due anni; indi ei cadde, precipitato da una sollevazione, e lungo tempo
+fu sostenuto prigioniero in Campidoglio[789], solo Senatore facendosi
+allora Giovanni Capoccio[790]. Questo Romano era di una famiglia di
+nobili minori che possedevano le loro torri presso ai santi Martino e
+Silvestro, dove una oggidì ancora ne avanza ritta in piedi. Anch’egli
+tenne man forte di governo[791]. Uscito di carica, gli succedette
+Giovanni di Pierleone[792], ma, intorno all’anno 1197, una nuova
+mutazione restituì l’antico ordinamento di cinquantasei Senatori colla
+giunta esecutrice dei Consiliatori: e, poichè in quel tempo il Senato
+era essenzialmente composto di Capitani, l’innovazione non potè venire
+da altri che dalla nobiltà feudale[793].
+
+La lotta delle fazioni combattentisi nel Comune e la smania di novità
+(vizio comune di tutte le democrazie) erano la sola speranza del Papa,
+il quale accortamente lasciò che i Romani si sbizzarrissero a lor
+talento. Giusto in questo tempo il Papato era seriamente minacciato,
+chè, morto re Tancredi, Enrico VI nell’anno 1194, aveva soggiogato la
+Sicilia. La perfidia con cui questo Principe avaro e senza coscienza
+sterminò gli ultimi discendenti della dinastia de’ Normanni e la
+nobiltà normanna irritò il sentimento nazionale degli Italiani[794].
+I Lombardi, minacciati di un nuovo despotismo imperiale, andavano a
+pericolo di veder crollare la loro libertà, conquistata a forza di
+eroismi. Enrico VI, come già aveva fatto suo padre, investiva Tedeschi
+dei publici officî; suo fratello Filippo veniva chiamato duca di
+Toscana ed otteneva in feudo i beni della contessa Matilde; ancor
+prima Corrado Lützelhard aveva avuto Spoleto, e al generale Markwaldo
+erano state date in feudo la Romagna e le Marche. La potenza di Enrico
+cingeva tutto lo Stato della Chiesa come dentro a un cerchio di ferro;
+ed egli occupava il patrimonio della Chiesa quasi fino alle porte di
+Roma[795]. Il figlio del Barbarossa concepiva l’idea dell’Impero con
+baldanza giovanile; sognava già restaurare la dominazione imperiale
+sul mondo, sottomettere Italia al suo comando, distruggere il Papato
+gregoriano. In Roma voleva ripristinare i diritti imperiali cui il
+padre suo aveva rinunciato; e senza dubbio colla sua potenza d’animo
+grande ed energica Enrico VI sarebbe riuscito in questo intento, se più
+a lungo avesse vivuto. Il Prefetto urbano continuamente resisteva al
+Pontefice, di cui non acconsentiva ad essere l’officiale; l’investitura
+imperiale fino adesso gli aveva dato uno stato libero, illustre e
+temuto troppo, perchè egli ne potesse tollerare facilmente la perdita;
+laond’è che, giusto adesso, vediamo tanto spesso i Prefetti mettersi
+al codazzo di Enrico, cui eglino con gran fervore aderivano. Anche
+i Frangipani Enrico VI traeva dalla sua. Quei vassalli della Chiesa,
+allora potentissimi, bravavano del continuo i Papi che erano costretti
+a lasciar loro il possedimento della marittima città di Terracina, dove
+la facevano da despoti, e con cui tratto tratto si rappacificavano
+mercè di trattati conchiusi con quel Comune, che ripetutamente si
+ribellava contro di loro[796].
+
+Nel Novembre dell’anno 1196 l’Imperatore mosse alla sua ultima impresa
+in Sicilia: seguito da Pietro prefetto, da Markwaldo e da Corrado di
+Spoleto passò per le terre romane, e venne a Tivoli, a Palestrina e
+a Ferentino[797]. Roma non toccò, ma da Tivoli trattò col Papa, cui
+chiese che coronasse il bambino Federico suo figlio[798]. Contro
+la sua abbominevole tirannia si sollevarono in Sicilia la nazione
+maltrattata e la stessa moglie di lui che passò dalla parte dei
+sediziosi. L’Imperatore soffocò la ribellione con una ferocia e con
+un’inumanità, di cui non si possono trovare esempî che nella storia de’
+Sultani asiatici; però egli stesso, dopo che ebbe ridotto la ridente
+Sicilia a un deserto, fu rapito da fatal morte. Enrico VI, nella cui
+indole si accoppiavano grandi qualità di statista e di principe con
+disonestà senza fede nè coscienza, con avarizia e con crudezza, morì a
+soli trentadue anni di età, ai 28 Settembre 1197, in Messina. Addì 8 di
+Gennaio dell’anno 1198, anche Celestino III lo seguì nella tomba. Erede
+della formidabile potenza dell’Imperatore fu un fanciullo abbandonato
+alla tutela di una bigotta femmina siciliana; ma erede del debole Papa
+fu uno dei maggiori uomini che la Chiesa abbia avuto.
+
+Le buone fortune del Papato non avevano limite[799].
+
+
+
+
+CAPITOLO SETTIMO.
+
+
+§ 1.
+
+Roma nel secolo duodecimo difetta di coltura. — Diritto giustinianeo.
+— Diritto canonico. — Collezione di Albino. — Il _Liber censuum_
+di Cencio. — Continuazione del _Liber Pontificalis_. — Non v’hanno
+storiografi romani. — Descrizione del san Pietro compilata da Pietro
+Mallio; descrizione del Laterano di Giovanni Diacono.
+
+Anche durante tutto il secolo duodecimo la vita intellettuale di Roma
+continuò ad essere mezzo barbarica, come a’ tempi prima era stata:
+le perpetue lotte della Chiesa cogl’Imperatori o col popolo romano,
+e l’esilio quasi costante dei Papi, in quello che veementissime
+rivoluzioni agitavano la Città, danno sufficiente spiegazione di un tal
+fatto.
+
+Nel secolo decimosecondo sedettero sulla cattedra di san Pietro alcuni
+uomini illustri; ma di sedici Papi (che tanti ne contò questo periodo
+di anni) quattro soli, e non i maggiori, furono romani di nascita.
+Parecchi di essi avevano ricevuto educazione in paesi forestieri,
+e precisamente in Francia, dove Parigi, al tempo di Abelardo, era
+divenuta la reputatissima delle scuole di dialettica e di teologia.
+Fin dall’età di Urbano II, francese, abbiamo notato lo stretto vincolo
+che associava Roma con Francia: se tempi innanzi erane stato anello di
+congiunzione l’ordine di Cluny, il grande riorganamento del monacato
+che avveniva per opera di Bernardo di Chiaravalle, lo rendeva nel
+secolo duodecimo ancor più sodo e durevole. Relazioni politiche ed
+ecclesiastiche univano di stretti nodi il Papato con una terra che del
+continuo prestava a quello un asilo ospitale; tutta Italia, ostilmente
+avversa ad Alemagna, era in commercio intellettuale con Francia, e per
+quest’epoca è cosa assai significativa che il massimo fra gli Italiani,
+Pietro Lombardo, teologo scolastico, non soltanto studiasse e poi
+insegnasse a Parigi, ma colà ne morisse vescovo (1160).
+
+In Roma abbiamo veduto l’influenza che esercitarono le tendenze fra
+sè ostili di due Francesi di questa età: un discepolo di san Bernardo
+saliva alla cattedra santa, ed uno scolare di Abelardo prestava ai
+Republicani della Città i suoi lumi e il suo entusiasmo di nuove idee
+politiche. Se tempo addietro un Cardinale lamentava che la povertà
+impedisse ai Romani di andare a studio in paesi stranieri, e che perciò
+fossero privi di coltura, la cosa si era fatta ben diversa nella prima
+metà del secolo duodecimo: infatti molti Romani, chierici e laici
+e giovani della nobiltà, andavano a Parigi per erudirsi a quelle
+scuole[800]. Ma di tal fatta influenze in Roma erano cosa d’indole
+accidentale. Non la presenza dell’erudito Bernardo, non la fondazione
+del suo monastero _ad Aquas Salvias_, non la coltura francese di
+parecchi Pontefici seppero infondervi uno spirito di vita scientifica.
+Gli Atti de’ Concilî e tutte le notizie di altra specie, in tutto
+intiero questo secolo nulla significano che espressamente si facesse
+per dare impulso alla dottrina delle lettere; ed ha caratteri troppo
+generali un commendevole Decreto che Alessandro III promulgava nel
+concilio Lateranense dell’anno 1179, dove ordinava che in ogni chiesa
+cattedrale si fondassero scuole gratuite pei preti e pei discepoli
+poveri[801].
+
+Da un Pontefice culto e di animo principesco, qual si fu Calisto II,
+potevasi aspettare che provvedesse ad istituti letterarî, ma nulla
+questo udiamo neanche di lui; e si può imaginar di leggieri che egli
+trovasse Roma immersa in una barbarie tale, da doverlo mettere a
+disperazione. Altri Papi eruditi, come lo furono quasi tutti insino
+alla fine del secolo, ebbero impedimento o dalla brevità del loro
+pontificato o dall’esilio o dalle condizioni di Roma, di volgere cure
+un po’ durevoli a discipline di istruzione. Fin dal tempo de’ Papi
+riformatori la santa Sede si era circondata delle forze migliori della
+Chiesa; il Collegio cardinalizio contò sempre nel suo seno uomini che
+per scienza teologica furono nella loro età facilmente principi, ma
+pochissimi di quei Cardinali furono romani. Nessun chiaro ingegno,
+in nessuna classe di cultura, la Città educò nel corso del secolo
+decimosecondo, nè vi fiorì scuola alcuna di rinomanza.
+
+Quest’epoca diventò insigne, perchè in essa rivisse la scienza del
+giure romano. Certo è una novella che i Pisani conquistassero ad
+Amalfi nell’anno 1135 quell’unico codice delle Pandette che in Italia
+si conservasse, e che una siffatta scoperta desse opportunità a far
+restaurare lo studio del diritto romano. In Italia non s’erano mai
+smarriti nè la contezza delle leggi di Giustiniano, nè l’uso del giure
+romano; tuttavia, fino dal secolo undecimo e compiutamente durante il
+decimosecondo, la novella costituzione delle città destò un grande
+fervore per gli studî di giurisprudenza. Abbiamo veduto Imperatori
+e Republiche far appello alle leggi di Giustiniano per suffragarne i
+loro diritti; ed eziandio l’ordinamento dei municipî italiani (che però
+soltanto nell’apparenza toglievano ad imitare l’antichità) rinnegava
+la sua origine istorica, per andar cercando la sua fonte nel diritto
+romano. Converrebbe credere che Roma avesse dovuto essere, secondo
+l’ordine naturale delle cose, il suolo dove lo studio di questa
+scienza mettesse più forte radice; eppure fu altrimenti. Giusto nella
+Città la invasione germanica non aveva mai dato di frego al diritto
+romano; la Costituzione di Lotario dell’anno 824 aveva raccolto entro
+di quello la cittadinanza romana; sotto gli Ottoni le leggi nazionali
+straniere avevano perduto nella Città ognor più di vigore, finchè, al
+tempo di Corrado imperatore, il diritto romano era divenuto il solo
+che prevalesse. Il _Judex Romanus_ riceveva il suo nome appunto dal
+diritto romano; forza era dunque che del continuo questo si insegnasse
+nelle scuole, ma il suo studio si faceva sopra alcuni scarsi compendî
+compilati fino da tempi antichi: ed è meraviglioso il pensare,
+che Roma, scaturigine della giurisprudenza, venisse a condizioni
+siffatte, che nelle sue biblioteche non si conservasse un solo codice
+delle Pandette, o neppur si sapesse della sua esistenza. Se altre
+città italiche davano opera fervidissima allo studio delle leggi di
+Giustiniano, non avrebbe dovuto offrirne maggiore opportunità il Senato
+che s’era restaurato in Campidoglio? Forse che all’età di Arnaldo
+da Brescia non avrebbe dovuto questa scienza prender voga proprio in
+Roma? I Senatori che scrivevano all’imperatore Corrado mostravano di
+essere bene addentro negli antichi concetti giuridici; senza dubbio
+la giurisprudenza si coltivava adesso in Roma con maggiore zelo; e par
+quasi impossibile che ivi allora non fossero degli eruditi glossatori
+eziandio delle Pandette, se omai sul principio del secolo duodecimo
+in quelle dottrine rifulgeva Irnerio di Bologna. Però di tal fatta
+erano le condizioni di Roma, che ivi non si venne formando nemmanco
+una grande scuola di giuristi. La città dei Romani ne lasciò la gloria
+a Bologna, dove omai nel secolo duodecimo si fondò un’università cui
+diede protezione Federico I: v’insegnarono gl’insigni dottori Bulgaro,
+Martino, Jacopo ed Ugo, e attrassero scolari da tutti i paesi, e
+diedero vita ad una scienza nuova.
+
+La recisa divisione di Roma in due corpi giuridici, civile l’uno,
+canonico l’altro, potrebbe far credere che il grande predominio
+degli elementi ecclesiastici e il cozzo cui quelli venivano colla
+cittadinanza, tenessero in luogo angusto la scuola del diritto romano;
+sennonchè, ad onta eziandio della protezione de’ Papi, Roma non educò
+nemmanco una scuola di diritto canonico. Anche questo si insegnava
+a preferenza a Bologna, dove frate Graziano, toscano, aveva composto
+intorno al 1140 la più completa compilazione dei _Canones_, ossiano
+leggi ecclesiastiche. Ai dì nostri, che la ragione critica ne ha da
+lungo tempo smascherato le favole e le menzogne, quel Codice celebre
+del medio evo pare essere il colosso giuridico della barbarie e delle
+tenebre, in mezzo alle quali l’uman genere andò per lunghi secoli
+errando tentoni. Fu quel libro di leggi che gli gravò le spalle di
+pondo opprimente; esso falsò i concetti giuridici della Chiesa e dello
+Stato, e annebbiò il giudizio di tutte le età, sol per l’intento di
+assicurare al sacerdozio, e soprattutto al Papato, la signoria del
+mondo[802].
+
+Altre collezioni di natura diversa tornano a grande importanza per
+farci conoscere le condizioni della signoria temporale della Chiesa.
+Giusto allora si provava vivamente il bisogno di determinar con
+certezza tutto quello che apparteneva alle regalie della santa Sede,
+che da tante parti le si contrastavano. I Papi fecero raccogliere
+insieme tutti i documenti che si riferivano al loro _Dominium
+Temporale_, incominciando dalla sua fondazione sotto di Pipino. Gli
+Archivî del Laterano, e collezioni antiche e moderne lasciavano
+per certo fra quei documenti delle grandi lacune, perocchè molte
+carte fossero scomparse, altre falsate. Degli antichissimi registri
+dell’amministrazione de’ dominî ecclesiastici, a’ tempi prima di
+Pipino, nulla s’era conservato: notammo la prima collezione di quella
+specie che ebbe compilato il cardinale Deusdedit; e poichè adesso
+(causa la controversia per il retaggio di Matilde e le pretensioni
+della città di Roma sulle regalie di san Pietro) il Papato vedeva messo
+in pericolo il suo possedimento, si riunirono in maggiori proporzioni
+i documenti su cui fondavansi i diritti della cattedra pontificia: ad
+opera siffatta diè mano primamente un chierico nominato Albino, all’età
+di Lucio III[803].
+
+Il suo ampio lavoro fu ripigliato nell’anno 1192 da Cencio, romano
+della famiglia dei Savelli, che fu camerario della Chiesa sotto di
+Clemente III e di Celestino III, e diventò più tardi papa Onorio
+III. La sua compilazione è un’arida raccolta, la quale poco a poco
+si accrebbe, e tratta di materie di varia natura. Primieramente egli
+compose il registro delle rendite della Chiesa, dove sono notate tutte
+le entrate che la «Camera» lateranense ricavava da tutte le province:
+istessamente l’antico _Liber Censuum_ di Albino incominciava col
+_Provinciale_, ossia col catalogo geografico delle province e delle
+città del vecchio Impero romano, per guisa che l’_Orbis Romanus_ della
+_Notitia_ si tramutava nell’_Orbis Ecclesiasticus_, e il Laterano
+pontificio veniva continuando i registri geografici dell’antica Roma
+imperiale[804].
+
+Dal «Libro delle entrate» si rileva qualmente i canoni fossero
+meravigliosamente tenui; però il numero stragrande di quelli che
+erano obligati a pagare il tributo, rendeva ragguardevole la somma.
+Il Papa ricavava la massima parte delle sue rendite dirette dalle
+chiese e dai monasteri di tutto il mondo che erano tenuti sotto lo
+speciale patronato e diritto di lui, e perciò ne pagavano una pensio
+annua; rendite poi traeva da Vescovi, da Principi, da signori, che
+per differenti titoli erano tenuti a soddisfargli canoni. Pertanto
+il grande registro di siffatte imposte dirette è in massimo grado
+instruttivo[805].
+
+Oltracciò il _Liber Censuum_ trascrive contratti di fitti a cominciare
+dal secolo ottavo, raccoglie la serie delle donazioni e dei privilegi
+dai Carolingi in poi[806], i giuramenti feudali dei Normanni, patti
+stabiliti con Principi, con signori, con città, trattati de’ Papi cogli
+Imperatori e colla città di Roma, formule parecchie di giuramenti
+de’ Vescovi, di officiali, di giudici, di senatori, di prevosti di
+castella; contiene l’_Ordo Romanus_, ossia il Libro rituale di tutte
+le ceremonie e di tutte le statuizioni che hanno riferimento a feste di
+chiesa, all’elezione ed alla consecrazione de’ Papi e de’ Vescovi, alla
+coronazione degli Imperatori e dei Re[807]; riporta passi dei Regesti
+de’ Papi; vi aggiunge una Cronica de’ Pontefici: finalmente Benedetto,
+Albino e Cencio danno posto, nelle loro raccolte, ai _Mirabilia_
+ossiano descrizioni della città di Roma.
+
+Pertanto in cotali lavori di archivisti si contiene una gran dovizia
+di materie; spesse volte queste sono malamente copiate, mancano di
+un criterio di trattazione ordinata, e vanno accumulate insieme in un
+ammasso informe. Ma per la storia di Roma cosiffatte compilazioni sono
+di valore inestimabile: dacchè andarono perduti i Regesti dei Papi
+di que’ secoli, e dacchè anche questi (come ne fanno dimostrazione
+le lettere di Gregorio VII) non si occupavano che di argomenti di
+chiesa, ne viene che, senza la collezione onde parliamo, i rapporti
+del Papato collo Stato ecclesiastico sarebbero rimasti per la massima
+parte al buio. Soltanto per via di quella ci è posto in aperto come
+fosse ordinata l’economia del palazzo pontificio, quali fossero gli
+organamenti dell’amministrazione e gli ordini feudali; per via di
+essa molte altre cose di soggetto pratico e storico ci sono chiarite.
+Laonde le collezioni di Albino e di Cencio prestano le fondamenta più
+rilevanti al codice diplomatico del _Dominium Temporale_ dei Papi, e
+perciò sono di massimo pregio, tale che non verrà mai meno[808].
+
+Anche in questo secolo a Roma non si discorre di proprî storiografi
+suoi; tutto si restringe alla continuazione officiale dei noti
+Cataloghi dei Papi. Tuttavia, quantunque grettamente vi sieno descritte
+le vite dei Pontefici del secolo duodecimo, quei lavori sono preziosa
+cosa in grazia della loro compilazione officiale, cui tratto tratto
+diedero opera testimonî oculari, oppure uomini della Curia ch’ebbero
+parte agli avvenimenti onde raccontano. Talvolta i grandi casi
+inspirano la mente di questi storiografi pontificî, per modo che eglino
+abbandonano il metodo tradizionale dei cataloghi, e danno maggiore
+ampiezza alle loro scritture. Le vite dei Papi da Vittore III ad Onorio
+II, furono narrate da Pietro e da Pandolfo di Pisa, loro contemporanei,
+i quali di gran lunga stan sopra a tutti i loro predecessori che posero
+mano al _Liber Pontificalis_: segnatamente le Biografie di Pasquale
+II e di Gelasio II, se anche non s’elevano a vero spirito storico,
+sono pur illustrate da un gran numero di date, e talvolta nella
+loro semplice concisione hanno tratti veramente drammatici e assai
+attrattivi, avvegnaddio gli autori si commovano alla memoria dei fatti
+di cui discorrono[809].
+
+Lo scisma di Anacleto II pose un termine ai lavori di que’
+due istoriografi, perciocchè eglino abbracciassero la causa
+dell’Antipapa[810]. Laonde con Innocenzo II, anche la continuazione
+del _Liber Pontificalis_ riprende il suo antico carattere di catalogo;
+e solamente la vita di Adriano IV e il reggimento tanto notevole del
+successor suo Alessandro III (soltanto però fino alla pace di Venezia)
+sono descritti con maggior diffusione da un loro contemporaneo ben
+noto[811].
+
+La storiografia romana in tutto il secolo duodecimo non produsse dunque
+altro che questi frammenti di un’età agitata di tanti e sì fieri casi.
+Nè i conventi di Roma, nè quelli del territorio romano (fatta eccezione
+del monastero di Fossa Nuova nel paese dei Volsci e di quello di
+Subiaco) composero allora cronica alcuna; e Goffredo di Viterbo, che
+in un suo poema cantò delle geste di Federico e scrisse una Cronica
+universale con titolo di _Pantheon_, come nato tedesco si schiera fra
+i letterati di Alemagna. Ei deve perciò gravemente deplorarsi che un
+periodo di tempo così fecondo di avvenimenti, e massime la rivoluzione
+avvenuta nella Città, non abbiano trovato pur un Romano che ne dettasse
+gli annali[812]. E vieppiù oscurata di barbarie Roma si pare in questa
+età, dacchè il rimanente d’Italia produsse importanti opere di storia,
+lavori in parte di culti uomini di Stato, che vissero nelle città
+allora sorgenti in fiore. Intorno al 1140 il giudice Falcone scriveva
+la Cronica di Benevento; il console Caffaro per incarico della sua
+Republica compilava i celebri Annali di Genova; Bernardo Marangone
+componeva la Cronica antichissima di Pisa; due giudici di Lodi, Ottone
+ed Acerbo Morena, e il milanese Sir Raul raccontavano le geste di
+Federico; Ugo Falcando si faceva autore di un prezioso frammento della
+storia normanna di Sicilia (dal 1154 al 1169). A Roma nessun laico
+emulò quegli uomini, nè la gloria di Ottone di Frisinga e di Romualdo
+di Salerno allettò ecclesiastico alcuno a scrivere la storia di questo
+tempo.
+
+Preti composero invece delle scritture storiche, o a meglio dire,
+raccolsero documenti intorno ad alcune chiese di Roma. Le antichissime
+basiliche della Città nel corso del tempo ebbero trovato loro
+storiografi, nè più nè meno che reami ne ebbero; e quali di esse
+dovevano offrir attrattiva ad uno scrittore più del san Pietro e
+del Laterano? Pietro Mallio, canonico del san Pietro, dettò una
+descrizione di questa basilica, e la intitolò ad Alessandro III. Un
+esatto lavoro che ci desse ragguaglio di questo tempio, quale esso era
+nel secolo duodecimo, sarebbe preziosissima cosa, ma il componimento
+del Mallio non è che una arida collezione di notizie. Egli rimonta
+alla storia della fondazione del san Pietro sotto di Costantino,
+e con gran predilezione si ferma a dire di Carlo magno e della sua
+donazione dello Stato ecclesiastico. L’intento maggiore del Mallio si
+fu suffragare per via di documenti i diritti del suo duomo e quelli
+del paro dell’enumerazione di edificî e di doni votivi ch’egli trasse
+dalla Cronica e dai Regesti dei Papi. La sua scrittura di piccola mole
+raccoglie insieme memorie storiche e statistiche, rituali, descrizioni,
+specificazione dei sepolcri dei Papi (di cui egli ci ha conservato
+le epigrafi); ed anche nella sua imperfezione è degna di nota e
+instruttiva, come quella che è la prima monografia che tratti del san
+Pietro e stia da sè[813].
+
+Ad essa fa riscontro l’antichissima descrizione della basilica
+Lateranense, dettata da Giovanni, canonico di quella chiesa: anch’egli
+la compose per comandamento di Alessandro III, ed ha gran pregio per
+la storia del Laterano, segnatamente dopo la riedificazione cui attese
+Sergio III[814].
+
+Queste monografie del resto hanno fondamento in un duplice genere di
+componimenti letterarî di quell’età, negli _Ordines Romani_, ossiano
+Libri rituali della Chiesa e nei _Mirabilia_. Il Mallio attinse dagli
+uni e dagli altri, e sulle loro tracce descrive il borgo Vaticano
+e il sepolcro di Adriano. «Nella _Naumachia_», dic’egli, «presso a
+santa Maria in _Transpontina_, evvi la tomba di Romolo che si appella
+_Meta_; era tutta rivestita di marmi magnifici, coi quali fu costruita
+la scalea del san Pietro. Tutt’all’intorno, per una misura di venti
+piedi, aveva essa un pavimento di pietra travertina, con una cloaca
+e col suo giardino. In vicinanza il _Terebinthus_ di Nerone si alzava
+tant’alto, quant’è il castello di Adriano imperatore, ed era incrostato
+di finissimi marmi. L’edificio aveva figura rotonda a due cerchi,
+come il castello; i suoi orli erano coperti di lamine di pietra che
+facevano officio di gocciolatoi del tetto. Vicino a questo edificio fu
+crocifisso l’apostolo Pietro.»
+
+«Ivi si trova eziandio il castello che fu la _Memoria_ di Adriano
+imperatore, come può leggersi nell’omelia che il santo pontefice
+Leone compose per la festività di san Pietro, dove dice: la
+_Memoria_ dell’imperatore Adriano. È un tempio di meravigliosa
+grandezza, tutto rivestito di pietre, e ornato di parecchie istorie;
+all’intorno lo circondano sbarre di metallo, con grandi pavoni e
+con un toro di bronzo; due di quei pavoni oggi si trovano nel pozzo
+del «Paradiso»[815]. Ai quattro angoli del tempio eran posti quattro
+cavalli di bronzo dorato; ad ogni facciata v’aveano porte di bronzo;
+in mezzo al cerchio stava la tomba di porfido che oggidì è custodita
+in Laterano, e nella quale fu deposta la salma di papa Innocenzo II.
+Il suo coperchio è nel «Paradiso del san Pietro, sopra il sepolcro del
+Prefetto» (ossia di Cinzio, l’amico di Gregorio VII).
+
+Quasi alla lettera il Mallio trascrisse questa descrizione dai
+_Mirabilia_.
+
+
+§ 2.
+
+I _Mirabilia Urbis Romae_.
+
+Il secolo duodecimo favorì i primi studî di archeologia romana.
+I Senatori, che deliravano di avere restaurato in Campidoglio
+la Republica antica, si risovvennero eziandio della magnificenza
+monumentale della vecchia Roma, e nella loro fantasia si ricomposero
+la città di meraviglie dei loro antenati. Ad onta di tutto il rovinio
+violento recatovi dall’opera devastatrice di secoli, Roma era la
+terra più vetusta del mondo, e, sebbene anch’esso ruinoso, alitava
+in petto ai Romani uno spirito antico, che in mezzo al popolo veniva
+acquistando una viva coscienza di sè, e rompeva veementissima guerra
+contro la Chiesa. Al tempo in cui si rinnovellò il Senato la _Graphia_
+e i _Mirabilia_ assunsero la forma sotto cui pervennero fino a noi;
+d’allora in poi si diffusero essi ognor più per via di copie che se
+ne ricavarono, quantunque ignoranti scrivani li deturpassero coi più
+assurdi farfalloni. E l’una e gli altri in sostanza sono la stessa
+cosa, ma ebbero compilatori diversi; e se anche non facciano a bella
+posta di escludere da sè le cose di Roma ecclesiastica, certo è
+che trattano a preferenza con fervido amore della Città pagana. E
+questo carattere di antichità repugnava tanto poco in Roma cristiana,
+che precisamente gli Archivisti pontificî, come furono Benedetto,
+Albino e Cencio, innestarono i _Mirabilia_ nelle loro collezioni
+officiali. La menzione che vi si fa della tomba d’Innocenzo II e di
+quella di Anastasio IV, delle torri dei Frangipani e dei Pierleoni,
+finalmente del palazzo dei Senatori in Campidoglio, dimostra che questa
+Descrizione della Città ebbe compimento nella seconda metà del secolo
+duodecimo. Per riguardo poi alla _Graphia_, sebbene vi siano aggiunte
+delle parti più antiche, e cioè il Libro ceremoniale degli imperatori
+all’età degli Ottoni, nondimeno anche la sua composizione appartiene
+a quello istesso tempo; nè abbiamo codice alcuno dei _Mirabilia_ che
+risalga più in là del secolo decimosecondo[816].
+
+Pertanto una lacuna di secoli s’inframmette tra il _Curiosum Urbis_
+(od almeno l’Anonimo di Einsiedeln) e i _Mirabilia_; nè ci si
+conservò alcun anello intermedio, prima che quel _Curiosum_, onde
+non si perdette mai contezza in Roma, si trasmutasse nei _Mirabilia_.
+Certamente che questa ampliata Descrizione della Città gittò le sue
+fondamenta poco a poco; alcune delle sue parti erano note al Cronista
+di Soratte, e può darsi che finalmente nel secolo duodecimo tutte
+si congiungessero insieme ad unità. Negar non si può per lo meno
+che i _Mirabilia_ venissero su raffazzonati a forza di frammenti; ma
+tuttavolta ci manca la loro scrittura originale; nè prima del secolo
+duodecimo si trovano autori romani e italiani (il canonico Benedetto,
+Albino, Cencio, Goffredo di Viterbo, Pietro Mallio, Romualdo di Salerno
+e più tardi Martino Polono), che abbiano attinto dai _Mirabilia_, o li
+abbiano intieramente raccolti nelle loro compilazioni[817].
+
+In quel componimento, che un ignoto scolastico dettava intorno alle
+«cose meravigliose della città di Roma», l’archeologia romana, la quale
+ai dì nostri ebbe raggiunta un’ampiezza che può dirsi spaventosa, fa
+sbocciare il suo primo fiore da germi già svolti in tempi addietro;
+e lo fa usando di forme barbariche e rozze, e di un latino ruinoso sì
+come il soggetto che descrive. Il buon senso e le assurdità, la retta
+scienza e i perdonabili errori che colà dentro si mescolano insieme,
+non hanno di che arrossire soverchiamente innanzi alla pretensiosa
+erudizione di Archeologi venuti più tardi (ed anche di quelli dei
+nostri giorni), i quali, se si raccolgano tutte insieme le loro
+opinioni, fanno di Roma un vero labirinto che mette nausea a chi la
+contempla con occhio di storico. Ella è cosa sommamente attrattiva
+pensarsi qual dovesse esser l’aspetto di Roma nel secolo duodecimo,
+quando le sue ruine maestose non erano peranco ridotte a scheletri
+illustrati dalla scienza, ripulite artisticamente, dissotterrate e
+incorniciate, ma erano tramutate in torri gravide d’armi di consoli
+feroci, e in case dalle forme pittoresche, oppure si celavano alle
+indagini dello studioso, abbandonate allo stato selvaggio di natura,
+misteriose, leggendarie, e vagamente coperte di edera. Molte rovine,
+che oggidì sparvero o che hanno perduto l’ornato dei loro marmi,
+nel secolo duodecimo stavano ritte in piedi nel mezzo delle vie,
+e il popolo le appellava con nomi or tratti dalla leggenda ed ora
+storicamente esatti. Chi legge il libro dei _Mirabilia_, deve stupire
+che tanto grande fosse il loro numero anche dopo l’incendio appiccato
+dai Normanni; chè, quantunque la descrizione della città parli ancora
+di luoghi e di monumenti che nel secolo duodecimo avevano cambiato di
+forma od erano periti, pure assai spesso ne dipinge e ne denomina di
+quelli che veramente tuttavia esistevano.
+
+Della esattezza dei _Mirabilia_ possiamo a più luoghi aver prova
+col raffronto dei Libri rituali contemporanei; infatti anche questi
+danno precisamente gli stessi nomi popolari ai monumenti. I Rituali
+ci descrivono una volta il cammino che solevano seguire i Papi quando
+percorrevano Roma in processione, e lo denotano chiaramente dagli
+edificî presso cui passavano e dalle strade che battevano. A quel
+tempo, allorchè ricorrevano certe feste, i Papi movevano per la città,
+non trascinati in cocchi d’oro, ma umilmente pedestri e scalzi; e quei
+vecchi deboli solevano riposare la persona stanca a certe stazioni
+fisse, dove era loro apparecchiato, alla vista di tutti, un lettucio
+(_lectus_)[818]; oppure, circondati dalle pompe della loro corte,
+procedevano coronati del _Regnum_, a cavallo di un bianco muletto
+(_albus palafredus_), che aveva il freno d’argento ed era coperto di
+gualdrappe di porpora.
+
+L’_Ordo_ di Benedetto canonico, scritto nell’anno 1143, e nel cui
+codice si trovano aggiunti i _Mirabilia_, fa conoscere così la via
+che la processione seguiva: «Il Papa esce per il campo (Lateranense)
+vicin san Gregorio in _Martio_, passa sotto l’arco dell’acquedotto
+(l’_Aqua Martia_, da cui il san Gregorio riceveva nome), prende per la
+via grande, costeggia a man destra il san Clemente, e piega a sinistra
+verso il _Coliseum_. Traversa l’_Arcus Aureae_ (un arco che metteva al
+_Forum_ di Nerva), trascorre innanzi al Foro di Trajano (ossia quello
+di Nerva), e giunge fino a san Basilio (oggidì delle Annunziatine);
+indi sale il monte presso alle _Militiae_ di Tiberio (Torre delle
+Milizie), viene giù per santo Abbaciro, passa davanti ai santi
+Apostoli, piglia a mancina per la via Lata, gira per la via Quirinale,
+muove a santa Maria _in Aquiro_ fino all’arco della Pietà, capita al
+campo di Marte, tocca san Trifone presso le _Posterulae_ e arriva
+al ponte di Adriano. Traghetta il ponte, esce per la porta Collina
+lasciandosi addietro il tempio e il castello di Adriano, passa avanti
+dell’obelisco (vuol dire a questo luogo del _Terebinthus_) di Nerone,
+attraversa il _Porticus_ presso al sepolcro di Romolo, indi sale al
+Vaticano e alla basilica dell’apostolo Pietro.
+
+»Finita la messa, il Papa cinge fuor della basilica la corona, monta a
+cavallo, e, coronato, fa ritorno in processione per questa «sacra via»:
+traversato il _Porticus_, valicato il ponte detto di sopra, e superato
+l’arco trionfale degl’imperatori Teodosio, Valentiniano e Graziano,
+viene rasente il palazzo di Cromazio dove gli Ebrei cantano le laudi;
+poi percorre il Parione fra il Circo di Alessandro (oggidì piazza
+Navona) e il teatro di Pompeo, scende per il _Porticus_ di Agrippina
+(vicino al Panteon), risale per la _Pinea_ (Regione o piazza della
+Pigna) vicino alla _Palatina_ (il luogo antico detto _ad Pallacenas_
+presso il san Marco), passa dal san Marco; indi per l’arco della «mano
+di carne» (_Manus Carneae_) e per il _Clivus Argentarius_ fra «l’isola»
+di quello stesso nome (_Basilica Argentaria_) ed il Campidoglio, tira
+giù innanzi alla carcere Mamertina (_privata Mamertini_); viene per
+l’arco trionfale (di Severo) in mezzo al _Templum Fatale_ (l’arco
+di Giano) e il tempio della Concordia, procede oltre tra il Foro
+di Trajano (di Nerva) e il Foro di Cesare; passa sotto l’arco della
+«Nervia,» in mezzo al tempio di quella Dea e il tempio di Giano[819]:
+rimonta innanzi all’«Asilo» per la via lastricata dove cadde Simon
+Mago (l’antica via Sacra), vicino al tempio di Romolo (basilica di
+Costantino); poi trascorre dall’arco trionfale di Tito e di Vespasiano,
+che ivi è chiamato _VII Lucernarum_; discende fino alla _Meta Sudans_
+innanzi all’arco trionfale di Costantino, piega a manca davanti
+all’anfiteatro, e per la via santa (_Sancta Via_) vicino al Colosseo
+torna al Laterano[820].»
+
+Di questa maniera s’era formata anche una novella «via sacra» dei
+pomposi cortei cristiani che movevano per Roma; e la sua ultima parte,
+dal Colosseo al Laterano, era appellata _Sancta Via_: così è che le
+processioni pontificie con ispeciale accorgimento movevano attraverso
+gli antichi archi di trionfo del Paganesimo. Lungo la «via santa»
+pontificia, monumenti cristiani si alternavano con ruine pagane; ma
+anche i Libri rituali allora tenevano nota con decisa predilezione di
+queste ultime. Non una v’ha di esse che il libro dei _Mirabilia_ non
+registri, nè vi manca avvertimento del palazzo del prefetto Cromazio
+nella Regione detta Parione, dove si postavano gli Israeliti. Descrive
+quell’edificio romano, che allora durava tuttavia in istato ruinoso
+presso a santo Stefano _in Piscina_, e lo appella _Templum Olovitreum_,
+ossia «tutto composto di musaico, tutto fatto di cristalli e di oro
+con magica arte, e ornato di un’astronomia coi segni del cielo»; e sa
+che Sebastiano, unito a Tiburzio figlio del prefetto Cromazio, aveva
+distrutto quelle case meravigliose[821].
+
+L’_Ordo Romanus_ mette pertanto in rilievo la esattezza topografica dei
+_Mirabilia_; e, anche senza di ciò, questa Descrizione della Città,
+ad onta del suo stile barbarico, dimostra nella massima parte una
+giustezza di vedute che l’odierna archeologia è costretta a confermare.
+Il suo compilatore, oltre che dalle tradizioni locali, attinse da fonti
+parecchie. Le antichissime informazioni gli ebbero porto il _Curiosum_
+e la _Notitia_; egli non toglie a seguirne la ripartizione regionale,
+come quella che ai suoi tempi non poteva adoperarsi più, ma egli passa
+ancora in rassegna le mura, le porte, i colli ed i ponti di Roma, in
+ciò seguendo le tracce di quelle vecchie indicazioni[822]. Soltanto
+nelle rubriche, pur sempre importanti, dei palazzi, delle terme, degli
+archi trionfali e dei teatri, lo scrittore non registra dati numerici,
+e tratta l’argomento con molto amore, ma con gran confusione[823].
+Indi, forse soltanto per giovare e per compiacere ai pii desiderî dei
+pellegrini, vi compone il catalogo dei cimiteri e dei luoghi di Roma
+che sono celebri per istorie di martiri, ricavandone le notizie dai
+Libri delle «Stazioni», dal _Pontificale_ e dai Martirologî: ed uno
+degli ingenui copisti del libro dei _Mirabilia_, approfonditosi nello
+studio dei Calendarî dei Santi, scambiava financo i Fasti di Ovidio
+per un martirologio di Ovidio[824]. Seguono dappoi alcune appendici,
+e, secondo i varî esemplari, sono in diverso ordine disposte:
+parlano «della pigna che era in Roma», «del Campidoglio di Roma»,
+«del tempio di Marte in Roma», «dei cavalli marmorei in Roma», «dei
+giudici imperiali in Roma»[825], «della colonna di Antonino in Roma».
+Finalmente in quella congerie aridamente raccolta insieme e azzeppata
+di ripetizioni parecchie, viene data la descrizione del Vaticano e
+del castel Sant’Angelo, del sepolcro di Augusto, del Campidoglio, dei
+_Fora_, del Palatino e di altri colli; e vi si aggiungono le storie
+del cavallo di bronzo ch’era innanzi al Laterano, dell’edificazione del
+Panteon e della visione di Agrippa.
+
+Per dare un’idea della forma che in generale usano i _Mirabilia_ nelle
+loro descrizioni basteranno questi brani che ne togliamo: «Qui (di
+fianco al _Forum_) è il tempio di Vesta, entro cui vuolsi che dorma il
+drago, sì come leggiamo nella Biografia di san Silvestro; e colà stanno
+il tempio di Pallade e il _Forum_ di Cesare e il tempio di Giano, il
+quale dal principio e dalla fine è indovino dell’anno, siccome dice
+Ovidio nei Fasti; ma adesso si appella torre di Cencio Frangipane.»
+Delle ruine del Palatino, che chiamavasi eziandio _Palatinus mons_,
+viene detto brevemente: «Dentro del _Palatium_ è il tempio di Giulio;
+nella fronte del _Palatium_, il tempio del Sole; sovra dello stesso
+_Palatium_, il tempio di Giove, che ha nome di _Casa major_»[826].
+Del Circo Massimo: «Il _Circus_ di Prisco Tarquinio era di bellezza
+meravigliosa, e così veniva giù degradando che nessun Romano impediva
+all’altro la veduta: sulla cima posavano archi che erano rivestiti
+di vetro e di giallo oro; in alto erano le case del _Palatium_, dove
+a tondo sedevano le donne per mirare il giuoco ai 14 di Maggio,
+quando si celebrava; nel mezzo stavano due guglie (obelischi); la
+minore aveva ottantasette piedi; la più grande, centoventidue. Sul
+vertice dell’arco di trionfo, che è vicino alla porta d’ingresso, era
+collocato un cavallo di bronzo dorato, che pareva slanciarsi alla
+corsa, quasi volesse trascinare con sè un guerriero; sull’arco che
+si erige all’estremità vi aveva un secondo cavallo di bronzo dorato.
+Nell’alto del _Palatium_, donde si miravano i giuochi, erano gli scanni
+dell’Imperatore e della Regina.» — «Innanzi al tempio di Trajano,
+là dove oggidì ancora ne durano le porte, era il tempio di Giove.»
+— «Vicino alla _Schola Graeca_ era il tempio di Lentulo; dall’altro
+lato, ove s’alza adesso la torre di _Centius de Origo_, trovavasi il
+tempio di Bacco[827]. Nell’_Elephantus_ erano il tempio della Sibilla,
+e il tempio di Cicerone _in Tulliano_, e il tempio di Giove dov’era
+il pergolato d’oro, e il _Templum Severianum_»[828]. — Nel campo di
+Marte era il tempio di Marte, dove alle calende di Luglio eleggevansi i
+Consoli che duravano fino alle calende di Gennaio; se l’eletto Console
+era mondo di delitti, lo si confermava nel consolato[829]. In questo
+tempio i vincitori romani deponevano i rostri delle navi, de’ quali
+componevansi opere a spettacolo di tutti i popoli. — «Sulla cima del
+frontone del Panteon posavano due tori di bronzo dorato. Davanti al
+palazzo di Alessandro erano due templi di Flora e di Febo. Dietro al
+palazzo, dove adesso è la «conca», esisteva il tempio di Bellona, e
+v’era scritto:
+
+ _Roma vetusta fui: sed nunc nova Roma vocabor;_
+ _Eruta ruderibus culmen ad alta fero_»[830].
+
+Spesso i _Mirabilia_ denotano opportunamente gli edificî antichi
+dalle chiese che erano state costruite nei ruderi di quelli, ma ei si
+scorge che quasi esclusivamente si occupano dei vecchi monumenti, per
+modo che il libro racchiude addirittura quanta scienza in fatto di
+archeologia Roma possedeva a questa età, nella quale Italia pose mano
+all’ardita impresa di affrancarsi tutt’ad una volta dalla barbarie
+del medio evo, dalla signoria dei preti e dalla dominazione straniera.
+Pertanto con una stretta e bella coincidenza il libro dei _Mirabilia_
+pare essere la ricostruzione archeologica della vecchia Roma, giusto
+nel tempo in cui si restaura a libertà il municipio; e possiamo
+credere che quello scritto fosse allora la lettura favorita dei
+Senatori. Il suo compilatore non potè essere altr’uomo che romano. Egli
+infatti esprimeva con chiara consapevolezza lo scopo essenzialmente
+archeologico del suo lavoro, così dicendo: «Questi ed altri molti
+templi e palagi degli Imperatori, de’ Consoli, de’ Senatori e dei
+Prefetti, esistettero al tempo dei Pagani, siccome negli annali antichi
+leggemmo, e cogli occhi nostri abbiam visto, e da’ vecchi udimmo: e di
+quanta bellezza d’oro e d’argento, di bronzo e di avorio e di preziose
+pietre fossero ornati, curammo manifestare con questa scrittura, il
+meglio che potemmo, a memoria dei posteri»[831].
+
+Laonde è che ancora oggidì lo studioso dell’antichità deve serbar
+gratitudine a quell’ingenuo scolastico. Da quel libro di barbarico
+stile egli può ritrarre profitto vero, purchè non si sgomenti di andar
+laboriosamente cercando la verità, mondandola dalla scorza dell’errore
+e dalle scipitaggini che la involgono. Quello stranissimo di tutti
+i libri somiglia ad una caverna entro cui sta sepolto un tesoro,
+e dove conviene entrare con in mano la lampada della critica per
+trarne tuttavia molte cognizioni. Ed anche l’Autore dei _Mirabilia_,
+precursore di Flavio Biondo, fu uno studioso che, ispiratone di mesta
+vaghezza, fece il primo e audace tentativo di andar a cerca di Roma in
+mezzo ai cumuli delle sue ruine e di mettere in mostra i suoi monumenti
+storici. Però (e, confessiamolo pure, così è anche in tutti gli altri
+libri di archeologia), la maestosa realtà dell’antica città dei Romani
+si trova nei _Mirabilia_ quasi velata tetramente da un pallido raggio
+di luna. Quel libro c’insegna quanto sia grande la tragica potenza del
+tempo, che nell’animo umano abbuia tutte le grandezze della storia,
+e agguaglia a un racconto di leggende, e copre di grossi strati di
+polvere tutti gli splendori delle età passate. Più tardi la gente
+umana, che ne conserva una vaga ricordanza, scava e scava tutt’intorno;
+e a forza di fatiche immani, plaudendo arrogantemente alle sue
+scoperte, non giunge a conoscer la metà di quello che ogni bambolo ai
+tempi andati e sulla faccia del luogo sapeva a menadito[832].
+
+
+§ 3.
+
+Leggende delle statue romane. — Virgilio nel medio evo. — Virgilio
+profeta e negromante. — Il mago Virgilio a Roma e a Napoli. — Racconti
+che se ne foggiarono sulla fine del secolo duodecimo. — Descrizione di
+Roma che il rabbino Beniamino di Tudela compone nel secolo duodecimo.
+
+Il libro archeologico di Roma medioevale porge opportunità eziandio di
+altre considerazioni. Fa stupore che ad un’età di leggende romantiche e
+di poesie predomini nei _Mirabilia_ il carattere archeologico; difatti
+in essi la leggenda poetica è tenuta in poco conto. La Chiesa di Roma
+coltivava massimamente le storie dei martiri, ma non si curava delle
+leggende profane; soprattutto poi occorre notare che l’ingegno dei
+popoli italici non è inchinevole ai racconti favolosi, perocchè il
+loro suolo sia stracarico di storia, e la luce chiara del loro cielo
+non blandisca quella vita di sogni che è propria della leggenda. I
+_Mirabilia_ contengono tanto poche leggende che par quasi strano; a
+poche vi si accenna di volo; poche altre sono sbozzate a metà; alcune
+sono storie di Chiesa; quasi tutte (e questo notevole carattere è
+prettamente romano) si riferiscono a statue.
+
+In un tempo nel quale l’arte statuaria s’era spenta erano propriamente
+le sue nobili reliquie che commuovere dovevano ad ammirazione gli
+uomini: segnatamente i pellegrini stranieri, se possedevano la coltura
+d’Ildeberto di Tours vescovo poeta, ne erano tratti ad un entusiasmo
+quasi pagano; se poi erano gente grossa le statue dovevano ai loro
+occhi parere opere di magica arte, cui un demone arcano aveva infuso
+la vita. Più strettamente e più vivamente di tutti gli altri avanzi
+dell’antichità erano soltanto le statue che davano un’idea del mondo
+classico al popolo, il quale aveva obliato l’antica poesia e non
+l’intendeva più. Non v’era in alcuna terra del mondo un artista che
+avesse saputo plasmare una figura di marmo pari a quelle che, cittadine
+di un mondo diverso e geniale, erano rimaste in mezzo a’ ruderi di
+terme e di templi. Con occhi misteriosi le divinità di Grecia dalle
+loro statue solitarie parevano guardare e ammaliare quegli uomini
+barbari del medio evo, che s’erano infervorati delle Crociate e
+dell’Oriente, e che al tempo in cui risorgevano il diritto romano e
+la republica romana tornavano a ricordarsi con timidi desiderî delle
+bellezze del paganesimo. Di questa tendenza dà un’idea assai espressiva
+quella leggiadra novella della Venere di marmo, cui un giovinetto
+scherzando poneva in dito un anello, ed ella sel riteneva, e lo serrava
+forte come fosse anello suo nuziale. Favola preziosa, che tutt’a un
+tratto manifesta quella consapevolezza, che s’accoglieva dormiente nei
+petti umani, del nesso indestruttibile che associava l’età nuova alla
+cultura antica; vaticinio di un tempo lontano in cui s’avrebbe fatto
+fervido ritorno alla scienza ed alle vaghe forme dell’arte pagana[833].
+Però le leggende che correvano sulle statue di Roma altro allora
+veramente non significavano se non che quelle figlie smarrite del genio
+greco non trovavano fra gli uomini imbarbariti chi le comprendesse
+più. Vedersene allora non si poteva che a Roma, perocchè in nessun
+altro luogo, prima che si cominciasse a fare escavi, non vi fossero
+tante statue di marmo e di bronzo, quante là erano. Le favole delle
+statue romane possono essere state invenzioni così dei Romani che
+di stranieri, e in parecchi casi fu certo la fantasia fervente e più
+poetica dei pellegrini nordici che ne compose le novelle. Per fermo era
+un pellegrino che sognava di tesori magici nascosti sotto il suolo di
+Roma, quegli che inventava la storia portentosa della statua di bronzo
+nel Campo di Marte: col dito accennava essa a terra; sul capo teneva
+scritte queste parole: _hic percute!_, e il celebre papa Gerberto ne
+scioglieva l’enigma[834]. In verità questa leggenda addita con senso
+arguto e bello ai misteri onde nelle profondità del suolo di Roma si
+celava il mondo caduto dell’antichità; e oggidì ancora chi s’aggira
+per Roma potrebbe spesso fermarsi sopra i ruderi del Foro, o nel Campo
+di Marte, o nelle terme deserte, e sclamare: _hic percute!_ Giacchè
+anche adesso dormono ivi sotto innumerevoli statue dell’antichità, e
+aspettano la magica parola che le risvegli dal loro sonno, oppure il
+caso che sollevi il pesante coperchio della loro sepoltura.
+
+I _Mirabilia_ notano una fiata che Romolo collocasse nel suo palazzo
+una statua d’oro in cui egli era effigiato, con questo motto: «Non
+cadrà fino a tanto che una vergine non partorirà»; e dicono che il
+simulacro traboccò al suolo allorchè la Vergine ebbe partorito[835].
+E fanno menzione dell’arguta e bellissima leggenda di un’altra
+statua che parlò all’apostata imperatore Giuliano, e tanto seppe
+ammaliarlo ch’egli ritornò al Paganesimo[836]. Anche le loro maggiori
+leggende profane si riferiscono a statue; e il leggitore di questa
+storia conosce omai i portentosi racconti della statua equestre di
+Marc’Aurelio, dei due colossi di marmo e delle statue equestri del
+Campidoglio.
+
+L’antica favola delle statue del Campidoglio fu più tardi associata col
+ciclo leggendario del «mago Virgilio», e ci fa stupore che l’Autore
+dei _Mirabilia_ abbia sdegnato di raccogliere nelle sue scritture
+le leggende che di Virgilio narravansi. Non più si recitavano fra
+i ruderi del Foro di Trajano i versi del massimo poeta di Roma, che
+(lungo tempo ancora dopo la caduta dell’Impero romano) retori erano
+andati declamando in publico: L’uso della lingua italiana di già
+rendeva difficile l’intelligenza di quei versi; la musa latina, fin
+l’epigramma, nel secolo duodecimo era quasi morta in Roma, laddove nei
+paesi di fuori metteva fiori olezzanti, come nei carmi degli scolastici
+vaganti. Noi dovremmo fare grande fatica a scaturir fuori la scuola
+celata di qualche grammatico che spiegasse ai suoi discepoli l’Eneide
+o le Egloghe; tuttavia non abbiamo punto dubbio che sempre in Roma
+si conservasse la conoscenza di Virgilio, ed eziandio di Ovidio che
+era peranco noto all’Autore dei _Mirabilia_; laddove Orazio, troppo
+elegante e vissuto nella società del bel mondo, s’era fatto meno
+intelligibile a quella rozza gente[837]. Scoperte degli antiquarî si
+decifravano a Roma con Virgilio alla mano; lo dimostra ciò che racconta
+Guglielmo di Malmesbury, che intorno al 1045 s’era rinvenuto a Roma il
+sepolcro di Pallante, figliuolo di Evandro. Il corpo del gigante, così
+dic’egli, fu trovato ancora incorrotto, con una ferita larga quattro
+piedi che gli aveva aperta in petto re Turno. E nella tomba ardeva
+tuttora una torcia, nè spegnerla si era potuto che facendo una fessura
+sotto la fiamma. Sarebbe stato impossibile che si desse in cotal
+forma notizia all’Annalista inglese di questa scoperta, se non fossero
+stati gli stessi antiquarî romani che avessero proposto una siffatta
+spiegazione alla tomba rinvenuta[838].
+
+Ai nostri giorni si tenne dietro con grande amore alla memoria
+che durò di Virgilio nel medio evo; se ne studiarono le ragioni, e
+s’interpretarono. Convien sapere che dopo il tempo di Costantino alcuni
+passi delle poesie di Virgilio, massime dell’Egloga quarta, si ebbero
+in conto di vaticinî cristiani. A questo poeta vissuto sul limitare di
+due epoche mondiali la musa aveva dettato alcuni versi geniali, che per
+uno strano caso ebbero apparenza di essere la predizione ispirata della
+nascita di Gesù Cristo[839]; nè mai come in Virgilio la fina adulazione
+di un poeta, o la sua speranza ideale di una futura età dell’oro,
+conseguirono più splendida ricompensa. Quel pagano fu levato al grado
+di profeta del Messia, diventò il poeta favorito della Chiesa e del
+credulo medio evo; e per secoli lunghi si andò aprendo a sorte i suoi
+libri per cercarvi gli oracoli di un veggente sibillino, nello istesso
+modo che suolsi oggidì sfogliare le carte della Bibbia in cerca pur di
+oracoli. La trasfigurazione poetica della musa virgiliana è uno dei più
+singolari fatti della storia dello spirito umano, ed è dimostrazione
+notevole della stupenda concatenazione mercè cui la potenza della
+poesia intreccia fra loro le epoche intellettuali. Vi fa accompagnatura
+la più leggiadra di tutte le leggende, che uniscono l’una coll’altra le
+due età; quella visione, dico, del patrono di Virgilio, di Ottaviano
+imperatore, cui la Sibilla, sul punto di prendere commiato dagli
+uomini, mostra la Vergine che tiene in braccio Gesù bambino[840].
+
+Mentre la Chiesa onorava Virgilio come una specie di Jesaia cristiano,
+il popolo invece (e questo già era avvenuto in tempo mirabilmente
+antico) lo mutava in filosofo, in matematico ossia in un mago di prima
+forza. In forma siffatta ei doveva esser noto anche ai Romani del tempo
+dei _Mirabilia_; però la leggenda del mago Virgilio non sbucciò dal
+suolo di Roma; quivi fu solamente trapiantata. È cosa sorprendente che
+i _Mirabilia_ non facciano parola di Virgilio, là dove narrano della
+visione di Ottaviano; e neppur la leggenda delle statue sonanti, di
+cui toccano soltanto di volo, non è in verun modo associata con lui.
+La _Salvatio Romae_ in Campidoglio, dove le statue collo squillo di
+loro campanelli manifestavano la ribellione di ogni provincia, non
+compare assolutamente in Roma con quelle forme che ebbe assunto più
+tardi. Infatti il romanzo francese _Virgilius_ narra che l’incantatore,
+a salvamento di Roma fabbricasse una torre con istatue di quella
+specie: e un’altra leggenda descrive l’edificio per modo, che durante
+il giorno fosse tutto scintillante d’oro, e di nottetempo una lampada
+luminosa lo segnalasse alla vista dei naviganti; e inoltre aggiunge
+che uno specchio posto ivi dentro svelasse tutto ciò che avveniva nel
+mondo ed ogni moto ostile a Roma. Questa favola dello specchio magico
+che si trova nelle epopee cavalleresche, com’è nel «Percivallo,» non
+ha origine romana, ma può darsi che a Roma fosse nota nell’età dei
+_Mirabilia_. E antiquarî affermano, che gli avanzi della torre dei
+Frangipani posta sull’arco di Tito, dopochè Gregorio IX l’ebbe fatta
+demolire nel secolo decimoterzo, erano dal popolo chiamati «torre di
+Virgilio»[841].
+
+Ai portenti di Virgilio in Roma apparteneva eziandio la così detta
+«Bocca della verità», ma non furono i Romani che posero Virgilio in
+relazione con questa leggenda, che aveva il suo luogo a santa Maria
+in Cosmedin; può anzi essere che nel secolo duodecimo i Romani neppure
+avessero contezza d’intreccio siffatto. Nell’atrio di quella basilica
+esiste ancora oggidì una grande maschera di cloaca, e il popolo
+diceva nel medio evo, che i Romani antichi, allorchè pronunciavano un
+giuramento, dovevano ficcar la mano nella sua bocca aperta, la quale
+avrebbe azzannato lo spergiuro: tanto sarebbe durata la cosa, finchè lo
+scaltrimento di un’adultera femmina distruggeva la potenza portentosa
+di quell’effigie[842].
+
+Di tutte queste opere portentose di Virgilio tacciono i _Mirabilia_,
+e una sola volta fanno parola di lui a questo modo: «Sul Viminale è
+la chiesa di sant’Agata, donde Virgilio imprigionato dai Romani prese
+forme invisibili, uscì e andò a Napoli; da ciò derivò il detto: _vado
+ad Napulum_»[843]. Ei sembra che ciò si riferisca a quella favola la
+quale raccontava come l’Imperatore incarcerasse Virgilio a causa della
+bizzarra vendetta che ei si toglieva di una sdegnosa Romana, e come
+il poeta, montando su un aerostato, se la battesse nelle Puglie: la
+notizia che ne danno i soli _Mirabilia_ mette in aperto che i Romani
+dei secoli duodecimo e decimoterzo sapevano non soltanto di questa ma
+eziandio di altre leggende virgiliane.
+
+Tuttavia la patria vera del «mago Virgilio» fu Napoli, sua città
+prediletta e suo mitico sepolcro; e noi seguiteremmo colà con
+grande onoranza il negromante sul suo pallone, se non temessimo di
+allontanarci soverchiamente dal suolo storico di Roma. Il serio amico
+di Asinio Pollione, il poeta che ebbe natura sì timida da sbassare
+gli occhi davanti ogni sguardo curioso o scrutatore, sarebbe rimasto
+di stucco se avesse potuto presagire di che novelle, in gran parte
+puerili, la fantasia degli imbarbariti Napoletani avrebbe circondato
+la sua memoria. Ed è infatti meravigliosa cosa vedere con che fede
+ingenua gli stessi uomini più gravi, sulla fine del secolo duodecimo,
+ricantavano cotai favole. L’inglese Gervasio di Tillbury, maresciallo
+del regno di Arles, nella sua opera intitolata: _Otia Imperialia_
+dedicata a Ottone IV imperatore, registra con ispeciale predilezione
+fra i molti _mirabilia_ del mondo eziandio i portenti che fece Virgilio
+a Napoli. Chi sa che il poeta dell’epopea nazionale romana avesse
+potuto in qualche modo compiacersi che lo si onorasse come mago per
+la sua edificazione della _Salvatio Romae_ (quello che era l’officio
+generale di polizia dell’Impero), ma a Napoli certamente non avrebbe
+tenuto per cosa lusinghiera il vedersi attribuite le arti di un
+Cagliostro o propriamente di un ciarlatano: ei vi inventa una mosca
+di bronzo fatta con bell’arte che pone in fuga tutte le mosche vive;
+serra dentro di porta Capuana tutti i serpenti; con un cavallo di
+bronzo divezza i cavalli che sbassino le terga; con un pezzo di carne
+apprestato con magiche virtù tiene costantemente ventilato e fresco il
+mercato delle carni; sul monte delle Vergini riduce un giardino di erbe
+mediche, dove la pianta di Lucia ridona la vista alle pecore cieche;
+con una statua di bronzo di un trombettiere o di un arciero piglia in
+rete il vento di mezzodì, oppure accheta il Vesuvio. Cose più degne
+di lui forse potevano essere queste: aver costruito sopra una base di
+uova il castel dell’Uovo, traforato la grotta di Posilippo, scoperto
+i bagni curativi di Puteoli, l’uso dei quali gli invidiosi medici di
+Salerno mandarono a male, cancellando le epigrafi che ne denotavano il
+sito[844].
+
+Però alle mura di Napoli non giovò l’artificiosissimo palladio
+che Virgilio aveva con magica virtù chiuso entro ad un’ampollina
+di vetro; chè Enrico VI, senza averne alcun impedimento, le fe’
+smantellare nell’anno 1196. Corrado, cancelliere suo ed eletto vescovo
+di Hildesheim, che accompagnò l’Imperatore come legato del reame di
+Sicilia, afferma con credula serietà che, ad onta di quel palladio, le
+mura di Napoli furono atterrate dai prodi Tedeschi, ma protesta pieno
+di reverenza pel grande negromante, che una fessura aveva nociuto alla
+magica fiala; e confessa che gli Alemanni non osarono di abbattere la
+così detta «porta di ferro», per paura che ne uscissero i serpenti cui
+Virgilio con suoi sortilegi aveva chiuso lì entro[845]. E quell’uomo
+posto in luogo insigne accertava con profonda convinzione (onde certo
+partecipava anche l’imperatore Enrico) di aver posto a prova i portenti
+di Virgilio, e di aver visto coi suoi proprî occhi che quando si
+esponevano all’aria le ossa del poeta oscuravasi di repente il cielo
+e il mare si agitava in burrasca. La sua romanzesca lettera indiritta
+ad Erbordo di Hildesheim (e incastonata come una gemma preziosa nella
+«Cronica degli Slavi» scritta da Arnoldo) schiude la serie immensa
+di quelle relazioni che fino ai dì nostri vennero componendo i
+Tedeschi dei loro viaggi in Italia. È cosa assai amena vedere quante
+cose apprendeva nell’Italia meridionale la fantasia del Cancelliere,
+scaldata allo spettacolo di un mondo nuovo e bello, e nutrita di
+studî classici. Colà egli scopriva financo il Parnasso e l’Olimpo,
+si rallegrava che il fonte ispiratore d’Ipprocrene venisse allora a
+scorrer dentro dei confini dell’Impero tedesco, navigava con mitologico
+ribrezzo fra Scilla e Cariddi, passava con gran letizia davanti
+a qualche luogo appellato Sciro, dove Teti aveva tenuto nascosto
+l’eroico figliuolo suo Achille, con sommo diletto vedeva nel teatro di
+Tauromenio lo spaventoso labirinto del Minotauro, e in Sicilia faceva
+la conoscenza dei Saraceni, i quali possedevano l’invidiabile potenza,
+ereditata dall’apostolo Paolo, di ammazzare col solo sputo i serpi
+velenosi[846].
+
+Lasciamo queste sollazzevoli leggende, che avvivano di un colorito
+tanto vivace l’età credula di portenti, nella quale venne in fiore appo
+i Tedeschi la poesia cavalleresca, e conchiudiamo questi _mirabilia_
+registrando le notizie di un altro viaggiatore, che prima dell’anno
+1173 vide e brevemente descrisse quella Roma, dove Corrado non ebbe
+posto il piede. Ai _mirabilia_ di Roma aggiunse qualche cosa Beniamino
+di Tudela, ebreo spagnuolo, il quale, precursore di Giovanni di
+Mandeville, scrisse, in lingua ebraica e secondo il genio del suo
+secolo, una relazione favolosa del viaggio che egli fece fin giù nelle
+Indie e in China[847].
+
+L’erudito Rabbino vide Roma soltanto con occhio d’ebreo, giacchè
+naturalmente quel che più lo allettava si erano le attenenze della
+città mondiale con Israello e colla caduta di Gerusalemme avvenuta
+sotto di Tito e di Vespasiano. Diamo accoglienza qui alla sua
+meravigliosa descrizione, avvegnaddio essa sia la sola narrazione di
+un viaggio a Roma, che noi possediamo dell’epoca medioevale fino ad ora
+percorsa.
+
+«Roma», dice Beniamino, «consta di due parti che il fiume Tevere
+traversa per modo, che l’una, stando dall’altra, si vede. Nella prima
+è il massimo tempio, che romanamente si appella il san Pietro; e colà
+havvi eziandio il palazzo del grande Giulio Cesare, con molti edificî
+ed opere che assai diversi sono da quelli del rimanente mondo[848].
+La Città qua ruinosa, là abitata, ha un circuito di ventiquattro
+miglia. Contiene ottanta palazzi degli ottanta re, che tutti appellansi
+imperatori, dall’impero di Tarquinio all’impero di Pipino padre di
+Carlo, che per il primo tolse le Spagne agli Ismaeliti e le assoggettò
+al suo giogo. Ivi, fuor di Roma, è il palazzo di Tito, cui i trecento
+senatori non vollero fare accoglienze perchè disobbedì al loro comando;
+infatti, invece che in due anni di tempo, solamente dopo il terzo egli
+conquistò Gerusalemme. Oltracciò mirasi il palazzo di re Vespasiano,
+edificio poderoso e saldo che pare un tempio[849]. Di più evvi il
+palazzo di re Galbino con trecentosessanta portici; tanti sono quanti
+ha giorni un anno, e misurano tre miglia di circuito. E un tempo in
+cui vennero fra loro a guerra, più di centomila Edomei furono uccisi
+in quel palazzo, e le loro ossa ancora oggidì si vedono colà appese.
+E il re fece da ogni parte ritrarre in iscultura tutta quella guerra;
+battaglie e battaglie, uomini con armi e con cavalli, tutto vi fu
+inciso in marmo: così egli volle che anche dopo lunghi secoli quella
+guerra antica stesse raffigurata innanzi agli occhi dei posteri[850].
+Là evvi la grotta sotterranea dove siedono il re e la regina in trono,
+e all’incirca cento principi dell’Impero, tutti scolpiti in simulacri;
+e vengono giù fino ad oggi. Nella chiesa di santo Stefano, vicino la
+sua statua dentro del santuario, sono due colonne di bronzo, opera
+di re Salomone, che dorme in pace. Su ciascuna colonna sta scritto:
+Salomone figlio di Davide; e mi raccontavano gli Ebrei che ivi sono,
+qualmente ogni anno, ai 9 di Luglio, ne trasuda un umore che par acqua.
+Havvi colà la spelonca dove Tito figlio di Vespasiano depose i sacri
+vasi del tempio, che egli trasportò con sè di Gerusalemme. Nel monte,
+vicino al Tevere, v’è ancora un’altra grotta, dove riposano i dieci
+giusti (benedetta ne sia la memoria!) che furono uccisi sotto il regno
+dei tiranni. Arrogi che innanzi al tempio dell’imagine Lateranense è
+rappresentato Sansone, il quale tiene in mano il globo di marmo; e v’è
+Assalonne figlio di Davide, e Costantino che edificò Costantina, da lui
+Costantinopoli appellata. La sua statua e quella del cavallo sono di
+bronzo, ma in antico erano coperte d’oro»[851].
+
+Anche in Beniamino si rivela lo spirito dei _Mirabilia_, ed è cosa
+amena imaginare il Rabbino, che, vestito della lunga veste talare
+ed accompagnato dai suoi correligionari di Transtevere timidi ma
+servizievoli, va girando per la solitaria città, e se ne fa narrare le
+meraviglie leggendarie. Anche il ghetto di Roma aveva i suoi archeologi
+e la sua archeologia, la quale raccontava di attenenze favoleggiate
+od anche isteriche, che la Città aveva avuto col popolo di Davide.
+Simiglianti leggende erano abbastanza antiche: di già nel sesto secolo
+Zaccaria vescovo armeno pretendeva sapere che Vespasiano avesse rizzato
+in Roma venticinque statue in bronzo dei re ebrei; e la _Graphia_ narra
+che in Laterano si custodiva l’Arca santa dell’alleanza, il candelabro
+dalle sette braccia, e reliquie di Mosè e di Aronne. Però Beniamino
+passa tutto questo in silenzio, e gli archeologi ebrei gli mostravano
+soltanto una mitica grotta, nella quale sarebbero stati deposti gli
+arredi del tempio. Del resto, anche pei Romani erano divenute cosa
+di alta rilevanza le relazioni con Gerusalemme, segnatamente dopo le
+Crociate; e i _Mirabilia_ affermano che, vicino san Basilio (nella
+muraglia del Foro di Augusto), fosse infitta una gran tavola di bronzo,
+sulla quale a caratteri greci e latini era scritto il patto d’amicizia
+che in antico i Romani avevano conchiuso con Giuda Maccabeo[852].
+Beniamino non si sofferma neanche su di questa tradizione locale; e
+noi deploriamo massimamente che egli s’abbia trattenuto a Roma soltanto
+breve tempo, e che ancor più brevemente egli abbia narrato di ciò che
+vi vide. Se egli ci avesse lasciato della Roma di quel tempo tante
+notizie, quante di Palermo ne tramandò Ibn-Djobeïr contemporaneo suo,
+forse sarebbero state di gran pregio. Ma la grandezza della Città e
+delle sue rovine intorbidava la vista financo a’ cristiani educati
+negli studî classici; e assai acconciamente il Rabbino di Tudela poneva
+fine ai suoi abbozzi con queste parole: «In Roma vi sono ancora altri
+edificî ed opere, che nessun uomo è capace di numerare».
+
+
+§ 4.
+
+I monumenti e i loro proprietarî nel secolo duodecimo. — Il Senato
+romano incomincia a dare provvedimenti per la loro conservazione. — La
+colonna di Trajano. — La colonna di Marc’Aurelio. — Architettura degli
+edificî privati nel secolo duodecimo. — La torre di Nicolò. — Le torri
+di Roma.
+
+Allorchè abbiamo parlato degli sventurati avvenimenti del secolo
+undecimo abbiamo anche fatto la storia delle rovine della Città: ed
+eziandio nel duodecimo Roma fu così piena di guerre, ch’ei si può di
+leggieri imaginare quanti vetusti monumenti ne andassero distrutti.
+Le battaglie avvenute al tempo di Enrico IV e l’incendio devastatore
+appiccato da Roberto Guiscardo annientarono una gran parte dei
+monumenti dell’antichità. Allorchè poi Roma risorse da quelle ceneri
+gli avanzi di edificî provvidero materiali per la sua restaurazione.
+Nessun magistrato vegliava più per la conservazione delle vecchie
+fabbriche, donde si strappavano pietre sopra pietre, in quello che
+allora, come in passato, marmi squisiti e perfino statue si gettavano
+nelle fosse da calce. Roma continuava a far da miniera di preziosi
+materiali; chi ne voleva ne pigliava, anche la gente forestiera; e,
+come un tempo Desiderio aveva portato a Monte Cassino colonne tolte
+a Roma, lo stesso anche adesso per certo facevano Principi e Vescovi
+stranieri. Venivano nella Città, miravano con occhi desiderosi
+magnifici ornati dell’antichità, e l’abbandono in cui erano lasciati
+gli allettava a servirsi di essi. Il celebre Sugero, abate di san
+Dionigi e contemporaneo di san Bernardo, confessa di aver visto
+nei bagni di Diocleziano e nelle altre terme di Roma delle colonne
+meravigliose, e di avere avuto bramosia di portarle per nave in
+Francia, dove, giusto allora, egli era affaccendato a riedificare la
+sua Abazia: e se la difficoltà del trasporto ed altre circostanze a lui
+impedivano di farlo, ei si può facilmente argomentare che altri Vescovi
+e città non trovassero di cosiffatti ostacoli[853].
+
+Tuttavolta gli edificî pubblici appartenevano di diritto allo Stato;
+e trovansi documenti di questo tempo, in cui Pontefici concedono a
+uomini privati od a chiese il possedimento di monumenti. Nella massima
+parte le rovine antiche erano trapassate in possesso cotale; così
+poterono salvarsi dalla distruzione completa che le avrebbe colpite
+se fossero state senza padrone; e lo stesso uso che ne facevano i loro
+proprietarî le danneggiava sì ma non le annientava. Un esempio del modo
+come andava la cosa ce lo porge l’arco trionfale di Settimio Severo.
+Nell’anno 1199 Innocenzo III conferma alla chiesa dei santi Sergio e
+Bacco il possesso di una parte di esso. «Confermiamo», così dice la
+sua Bolla, «in possesso vostro la metà dell’arco trionfale, che consta
+di tre archi, dei quali uno fra’ minori sta presso alla vostra chiesa
+(sopra v’è edificata una torre), e la metà di tutto l’arco di mezzo,
+colle camere vicine all’arco minore;» e vi si soggiunge che l’altra
+metà del monumento appartiene agli eredi di un tal Cimino. Perciò
+l’arco trionfale spettava a due proprietarî; sopra e tutt’all’intorno
+v’avevano fabbriche; era fortemente munito, e sulla sua piattaforma
+posava una torre[854].
+
+I Pontefici continuavano pertanto a tenere antichi edificî in conto
+di beni dello Stato; si ricorderà che Lucio II dava ai Frangipani il
+Circo Massimo, e che la Chiesa pretendeva eziandio alla proprietà del
+castel Sant’Angelo e del Panteon. Ma come i Romani ebbero conseguito la
+loro libertà, anche la Città pretese essere proprietaria dei monumenti
+publici, quanti di essi famiglie romane non avevano omai tramutato in
+loro turriti palagi. Il Senato si tolse cura di mantenere in assetto
+le mura della Città, ed anzi il Papa fu costretto a contribuirvi con
+una moneta annuale. Perciò è che sulle venerande mura di Aureliano,
+presso ai nomi di Imperatori e di Consoli antichi, leggonsi quelli di
+Senatori del medio evo, proprio del tempo del Barbarossa. Nell’anno
+1157 il Senato restaurò una parte delle mura che era prossima alla
+_Porta Metronis_; ed oggidì ancora sulla torre «della Marana» vedesi
+una lapide commemorativa, che discorre di quel restauro, e registra
+i nomi dei Senatori allora in reggimento, senza pur fare menzione del
+Pontefice[855].
+
+Nessuna iscrizione annuncia che Senatori ovvero Papi restaurassero
+un solo acquedotto; un profondo silenzio ricopre queste grandi e
+preziose opere di Roma antica. Ma il nome di un Senatore del medio
+evo fa tuttavia bella mostra di sè sopra uno dei ponti dell’isola.
+Sul ponte Cestio leggesi questa scritta: «Benedetto senatore eccelso
+dell’illustre Città restaurò questo ponte quasi ruinato;» senza
+dubbio fu Benedetto _Carushomo_ che compiè quel lavoro[856]. Anche
+ponte Milvio, che i Romani avevano distrutto al tempo di Enrico V,
+fu riparato dal Comune; lo si rammenterà pensando alla lettera che il
+Senato indirisse a Corrado.
+
+Ancor più glorioso è un documento dell’alacrità onde si curava questa
+specie d’imprese. Ai 27 Marzo 1162, un giorno dopo l’entrata che il
+Barbarossa fece nella sventurata Milano, e, vedi caso! precisamente
+il dì stesso in cui cominciò la barbara distruzione di quella città,
+il Senato romano decretò provvedimenti per la conservazione della
+colonna di Trajano, «affinchè non vada distrutta nè mutilata, ma,
+finchè duri il mondo, si mantenga intera e senza danno, nella figura
+che adesso si trova avere, ad onore di tutto il popolo romano. Chi
+tenterà recarvi guasto sarà punito di morte, e i suoi beni saranno
+confiscati»[857]. Quello splendido monumento delle grandi geste
+belliche di Trajano apparteneva allora (veh! ironia delle cose umane)
+alle vergini monache di san Ciriaco; e il Senato romano, neppur
+pensando alla sconvenevolezza di cosiffatta cosa, confermò precisamente
+a quel monastero il possedimento della colonna e della piccola
+chiesa di san Nicolò posta ai suoi piedi. Anche la colonna di Marco
+Aurelio spettava pur sempre ai frati di san Silvestro _in Capite_.
+Un’iscrizione posta nell’atrio di questo convento dice così: «Poichè la
+_Columna Antonini_, pertinente al monastero di san Silvestro, e la sua
+attigua chiesa di sant’Andrea passarono da lungo tempo per ragione di
+affittanze in altrui mani, insieme colle oblazioni onde i pellegrini
+presentano l’altare superiore e quello inferiore; affinchè questo
+fatto non s’abbia mai più a ripetere, per autorità di Pietro principe
+degli Apostoli e dei santi Stefano, Dionisio e Silvestro, malediciamo
+e con vincolo di anatema leghiamo l’Abate e i monaci, le quante volte
+si arrogassero di dare la colonna e la chiesa in affittanza o in
+beneficio. Se poi taluno con violenza fosse per togliere la colonna
+al nostro monastero maledetto sia in eterno come predone di templi;
+anatema eterno lo avvinca. Così sia. Questo fu decretato per podestà
+dei Vescovi, dei Cardinali e di molti preti e laici intervenuti. Pietro
+per la grazia di Dio, umile abate di questo cenobio, coi fratelli suoi,
+fece e confermò nell’anno del Signore 1119, indizione XII»[858].
+
+Insieme colla libertà crebbero l’amore per l’antichità, la venerazione
+dei suoi monumenti e il sentimento dello splendore imperituro, che
+Roma conseguiva dalle opere d’arte degli avi. Omai anche i maggiorenti
+provavano il bisogno di acquistarsi decoro con edificazioni e di
+accrescere l’ornamento della Città. A cotale intento fu fabbricata
+la torre vicina al ponte dei Senatori (ponte Rotto), alla quale più
+tardi nel medio evo si diè nome di Monzone, e che il popolo, da quel
+novellatore ch’egli è, ancora oggidì appella «casa di Pilato», oppure
+«di Cola di Rienzo». Questo mirabile edificio, testa di ponte, donde
+si esigeva tributo di pedaggio (e presso ai ponti di Roma, quasi tutti,
+erano erette torri), ebbe a quell’età la pretesa di palazzo sontuoso.
+Le sue rovine di solida muratura a mattoni sono ancora oggidì il più
+notevole monumento della bizzarra architettura delle fabbriche private
+di Roma medioevale. Era tutto disposto a cornici ed a piccoli loggiati,
+e vi si entrava dalla via per una porta fatta a volta. Nell’interno
+aveva stanze fatte con solide volte a crociera, e dal pianterreno si
+saliva ad un appartamento superiore per una scala di pietra. L’esterno
+era ornato di frammenti antichi; mezze colonne di rozzo ammattonato
+sostenevano un fregio rappezzato di varî ornati, dove fanno comparsa
+qua rosette di marmo, là arabeschi e piccoli rilievi di figure
+mitologiche. Il busto del suo costruttore (tornavasi dunque in Roma a
+scolpire ritratti in marmo) era in origine collocato in una nicchia,
+presso la porta; sparve esso, ma rimase il distico pomposo che vi si
+accompagnava[859]. Un’altra iscrizione lunga e di stile barbarico in
+versi leonini dice il nome dell’edificatore e della sua famiglia. La
+sua tronfiezza prettamente romana fa risovvenire dei discorsi ampollosi
+dei Romani a Corrado e a Federico, ma la cristiana mestizia che in
+stile d’epigrafe deplora il nulla di ogni grandezza terrena non manca
+certo di poetica leggiadria. Vi è detto: «Nicolò, padrone di questa
+casa, seppe bene che inane è la gloria del mondo. A edificarla, non
+tanto lo indusse ambizione vana, quanto il desiderio di rinnovare
+la magnificenza antica di Roma. Dentro di una bella magione non ti
+scordare del sepolcro; rammenta che non vi devi dimorar lungo tempo.
+La morte ha le ali. Nessun uomo eternamente vive; il nostro soggiorno
+in terra è breve, e la nostra corsa rapida come leggera è piuma.
+Guardati pur dal soffio dell’aria, serra pur la tua porta a cento giri
+di chiavi, falla guardare da mille scolte; tanto e tanto la morte
+siede al tuo capezzale. Se anche tu ti chiudessi in un castello che
+toccasse il cielo, la morte non farebbe che più ratto coglier te, preda
+sua. Sublime s’eleva alle stelle questa casa. Dalle fondamenta alle
+cime la eresse il primo fra i primi, Nicolò magno, per rinnovellare
+le glorie de’ suoi avi. Il padre suo ebbe nome Crescente; Teodora, la
+madre. Questa casa famosa edificò per il suo diletto figliuolo; a David
+lasciolla egli, padre»[860].
+
+Senza fondamento di sorta, nell’edificatore si volle ravvisare uno dei
+Crescenzî, anzi il celebre Crescenzio dell’età di Ottone III, laddove,
+a nostra saputa, in quella famiglia non v’ebbe alcuno di nome Nicolò.
+L’arte romana, che creò un edificio sì strambo di forme, era a tanta
+distanza da quella che costruì la torre fiorentina di Giotto, quanto la
+Cronica di Benedetto da Soratte si discosta da quella di Dino Compagni.
+Della fabbricazione è incerto il tempo; però, senza dire dei rapporti
+storici, lo stile dell’inscrizione palesa il secolo undecimo oppure il
+duodecimo[861]. Il gusto di quel palazzo baronale pare cosa tanto più
+barbarica, quanto che vicinissimo esistono due piccoli templi romani
+ben conservati e di semplice bellezza. Se a questi avesse paragonato
+il suo lavoro, l’architetto del medio evo avrebbe dovuto sentirsi
+vergognato; eppure può darsi che l’opera sua quando fu compiuta, fosse
+reputata la magnifica di tutta Roma, e che non mancasse di un’apparenza
+di pompa grandiosa: quest’è certo, che un tal quale effetto pittoresco
+doveva avere. Del sontuoso edificio, che il Console romano provvide
+di un’iscrizione, la quale si avrebbe acconciato ad un’opera di
+Rampsinito, non esiste oggidì che un piccolissimo avanzo, la rovina
+della torre; e alla vanità dell’edificatore fa insulto una stalla ed un
+fenile, che ora sono collocati nella sublime magione del «primo fra i
+primi.»
+
+Se oggidì durassero in Roma i palazzi dei Pierleoni e dei Frangipani
+avremmo davanti a’ nostri occhi fabbriche fantastiche di eguale specie.
+Giusto in questa età sorgevano a Roma d’ogni parte torri, o edificate
+a nuovo dalle fondamenta, oppur costruite a muratura di mattoni sopra
+monumenti antichi. Non v’era più un arco di trionfo, che non fosse
+reso turrito. I soli Frangipani avevano adoperato a loro fortezze gli
+archi di Tito e di Costantino, e parecchi archi di Giano. Vicin l’arco
+di Tito era la maggior torre della loro rocca palatina, la _Turris
+Cartularia_, della quale i _Mirabilia_ dicono che fosse stata edificata
+sul tempio di Esculapio[862]. Anche il Circo Massimo sarà stato irto
+delle lor torri, ed un arco colà esistente, che eglino in simil modo
+guarnivano, diede a un ramo di loro famiglia il nome _De Arco_.
+
+In tutte le città d’Italia dominava allora il fervore (facilmente se ne
+comprende la ragione) di edificare di queste torri. Pisa ne possedeva
+tante, che Beniamino di Tudela poteva esagerarne il numero fino a
+diecimila. Monumenti di quel tempo di libertà e di guerre di città,
+durano ancora l’alto campanile di san Marco a Venezia; la celebre
+torre degli Asinelli e quella inclinata che è detta la Garisenda a
+Bologna; la magnifica torre pendente della cattedrale di Pisa. Gli
+architetti Buonanno e Guglielmo il Tedesco riempierono Italia della
+loro nominanza e delle loro opere; a Roma invece non si parla di alcun
+architetto rinomato. Le torri che qui si fabbricavano avevano or qua,
+or là degli ornati eccellenti o di forma pretensiosa, come è di quella
+di Nicolò; ma generalmente erano costruzioni di rozzi mattoni, tirate
+su in fretta, facili a distruggersi, e facili con altrettanta prestezza
+a restaurarsi. In parecchi quartieri della Città si vedono torri
+medioevali ancora abbastanza conservate; sono tutte composte di pietra
+cotta, quadrangolari, non rastremate in cima, senza compartimenti;
+ora erano isolate, or s’alzavano da palazzi che dirsi potevano vere
+castella. Se sia vero che le mura della Città, giusta il conto dei
+_Mirabilia_, avessero più di trecentosessanta torri; se si aggiungano
+gl’innumerevoli campanili delle chiese, e le torri dei palazzi
+famigliari, e i pinnacoli delle ruine antiche, ei si può imaginare
+che mirabile veduta dovesse produrre di sè questa città di Roma, che
+anche oggidì par tanto bella e maestosa all’occhio di chi la contempla,
+nell’ammasso di tutte le sue cupole grandiose. Quella foresta di
+oscure torri, che levavano il loro capo con un aspetto minaccioso,
+le dava allora un carattere selvaggio, melanconico, guerriero, che
+doveva commuovere di grave impressione anche l’animo dei potentissimi
+Imperatori.
+
+Però nel secolo duodecimo la città di Roma mostrava uno spettacolo
+confuso di ruina, di disordine e di stato barbarico, cui la più vivace
+fantasia non ha forza sufficiente di ideare. Dopo l’incendio dei
+Normanni, i colli diventavano ognor più deserti; presto la rigogliosa
+vegetazione del mezzodì li ricopriva di piante e di erbe; antichi
+quartieri della Città diventavano terreni campestri. La popolazione si
+andò addensando dalla parte del Tevere e del Campo di Marte, appiedi
+del Campidoglio mesto nell’aspetto, ma or nuovamente fatto libero: e
+colà, in labirinti di regioni e di chiassuoli, ne’ quali i cumuli di
+ruine, e templi, e monumenti crollati interrompevano ad ogni tratto il
+passaggio, sedeva il fiero popolo dei Romani, scarso di numero, ma pur
+forte abbastanza per discacciare i Papi e per ributtare gli Imperatori
+dalle vetuste mora di Aureliano.
+
+
+§ 5.
+
+Architettura ecclesiastica. — Suo risorgimento nel secolo duodecimo. —
+Santa Maria in Cosmedin. — Santa Maria in Transtevere. — La pittura in
+Roma. — Incominciamenti della scultura. — I primi Cosmati. — Eugenio
+III e Celestino III danno principio all’edificazione del palazzo
+Vaticano.
+
+Come fu posto fine alla controversia delle investiture, Roma ebbe
+un periodo di calma, nel quale la Città potè lentamente sollevarsi
+dalla sua ruina. Ma troppo breve fu quel tempo di quiete, e grande
+troppo l’inopia di Roma perchè i Pontefici riuscissero a restaurare
+la Città, quand’anche posseduto ne avessero il buon genio e il
+fervore di Calisto II. Quando si dice di opera che i Papi diedero a
+restaurazioni, non si può intendere d’altro che della edificazione
+di chiese; vi si provvedeva con denaro publico, e per necessità que’
+lavori s’imprendevano, dappoichè il culto esigeva che si riparassero
+le basiliche danneggiate dai guasti di così orribili guerre. L’esempio
+di magnifiche opere di architettura che altre città andavano erigendo
+allettava ad emulazione, e col secolo duodecimo l’arte si risvegliava
+in Italia a nuova vita. Però un’attività siffatta in Roma fu lenta
+lenta, e andò tanto alla cheta che appena la si avvertì. Laddove nella
+più parte delle republiche italiane si costruivano chiese sontuose di
+uno stile ch’era nuovo in parte, l’architettura romana per qualche
+secolo si restrinse a rinnovare e a rendere adorne quelle che già
+esistevano.
+
+La chiesa di santa Maria in Cosmedin porge testimonianza che omai
+sul principio del secolo duodecimo s’era fatto vivo un più fervido
+sentimento del bello. Quel vago tesoretto dell’arte medioevale fu
+restaurato sotto di Calisto II, e con pio amore Alfano camerario di
+questo Papa lo rese abbellito. La chiesa conserva ancora molti ornati
+di quell’età, sculture di stile semplice che egregiamente denotano
+un’epoca nella quale, in mezzo a una ferrea barbarie, la musa comincia
+a far capolino con leggiadro viso infantile e con timidi vezzi. Chi
+visita la chiesa sente spirarsi pel volto un alito di quel secolo
+allorchè vi mira il grazioso e variopinto musaico del pavimento, gli
+eleganti amboni di marmo, i pilastri della porta, la cattedra vescovile
+a musaico che è nell’abside, e parecchie altre opere del tempo di
+Alfano[863].
+
+Già più addietro notammo che Calisto II edificò nel san Pietro e
+nel Laterano, dove fece rappresentare con povere pitture le vittorie
+della Chiesa. Salvo qualche interruzione, anche i suoi succeditori
+ripresero l’alacre opera di lui; segnatamente vi si illustrò Innocenzo
+II. Il vero monumento del pontificato di questo Papa è la santa Maria
+in Transtevere. L’antichissima basilica, che oggidì ancora è una di
+quelle che destano più attrattiva in Roma, fu da lui riedificata a
+nuovo dopo la morte di Anacleto. Il Papa era transteverino di nascita,
+e le torri della sua famiglia si erigevano nel circondario di quella
+parrocchia. Però egli non giunse a compiere la chiesa; fecelo soltanto
+Innocenzo III, ma, ad onta di parecchi mutamenti introdottivi nel corso
+dei tempi, essenzialmente essa è pur sempre monumento di lui. Colle
+sue ventiquattro colonne di granito bruno, i cui capitelli contengono
+ancora tanto classicismo pagano, coll’antica travatura che posa su di
+esse, col vecchio suo pavimento, col tabernacolo sostenuto da colonne
+di porfido, co’ suoi musaici, questa chiesa è tuttavia ripiena del
+vetusto spirito cristiano che proprio era del medio evo di Roma[864].
+Molti dei musaici dell’abside e dell’arco, quantunque restaurati,
+appartengono a quel tempo. Non hanno gusto tutt’affatto barbarico, e
+mentre pure s’attengono alle vecchie tradizioni palesano un fare più
+sciolto. Massimamente le figure del Cristo e della Vergine, sedenti
+sopra un trono dorato, sono imagini degne della maestà di un tempio, nè
+hanno stile soverchiamente pesante. Gli altri quadri collocati di sotto
+sono di età più moderna, ma il notevole musaico della nicchia vicino
+alla fronte della basilica (rappresenta la Madonna con dieci vergini
+donne) risale alla metà del secolo duodecimo, e dimostra che l’arte del
+musaico tornava a fiorire. Forse, gli artisti che vi lavorarono vennero
+di Monte Cassino[865].
+
+Allorchè Desiderio edificò la bella chiesa del suo convento, ei se ne
+procacciò materiali in Roma, ma non ne tolse alcun maestro, perciocchè
+ivi si fosse infiacchita ogni attività di arte. La Cronica di Monte
+Cassino espressamente dice, che egli andò a cercare musaicisti a
+Bisanzio, e indi fondò una scuola di quell’arte nel suo monastero,
+acciocchè essa non perisse in Italia, dove da cinquecent’anni non la si
+coltivava più[866]. Sennonchè la durata dell’arte de’ musaici in Italia
+confuta quel detto, che è un’esagerazione del Cronista; questo solo è
+verosimile che la scuola di Monte Cassino esercitasse molta influenza
+in Roma; e all’età nella quale si composero le strette relazioni coi
+Re di Sicilia, edificatori di duomi magnifici, può darsi che venissero
+artisti da Palermo e che lavorassero per conto dei Papi. Però nè la
+pittura a fresco, nè il musaico cessarono mai di aver cultori a Roma.
+Nella chiesa dei «Quattro Coronati», rifabbricata da Pasquale II,
+trovansi mirabili affreschi che adornano le pareti della cappella di
+san Silvestro _in Porticu_, che Innocenzo II fe’ erigere. Anche nella
+basilica di san Clemente (può darsi che la restaurasse Pasquale II, il
+quale eravi prima stato da cardinale), essendosi fatti nell’anno 1862
+escavi nella chiesa sotterranea, vi si rinvennero pitture che devono
+appartenere al secolo undecimo od al duodecimo[867].
+
+Pertanto la pittura era al servizio delle chiese, e pare che omai
+i suoi artisti ne traessero uno stato di agiatezza e di estimazione
+dal momento che nell’anno 1148 fra i Senatori trovasi un Bentivenga
+pittore. E sulla metà del secolo duodecimo si tiene nota dei Cosmati,
+famiglia romana di artisti, i quali con molte opere in marmo, che
+fornirono per Roma e pel suo territorio, s’ebbero acquistato grande
+rinomanza. A vero dire, la scultura di quel tempo si restringeva
+soltanto a comporre sepolcri, cattedre ossiano amboni, giganteschi
+candelabri di marmo destinati ai cerei pasquali, e tabernacoli, dei
+quali Roma può mostrarne alcuni di quel vecchio stile nel san Clemente,
+nella santa Maria in Cosmedin e nel san Lorenzo fuori delle mura[868].
+Già da lungo tempo sulla piazza lateranense trovavasi collocata la
+statua equestre di Marco Aurelio, chè ve la vide anche Beniamino di
+Tudela; innanzi ad essa Clemente III faceva costruire una fontana,
+dal che ebbe origine quell’errore onde fu detto, facesse egli fondere
+una statua equestre di bronzo e la collocasse nel Laterano. Come mai
+l’arte a questa età avrebbe saputo produrre in Roma cotali opere in
+metallo[869]?
+
+In mezzo ai tumulti guerreschi della Città artisti sedevano dunque
+nelle loro solitarie officine, proprio in quei primi albori dell’arte,
+e orgogliosamente appellavansi «maestri romani» (_doctissimi magistri
+Romani_), e con fervore pio prestavano la loro opera per le chiese che
+ad essi allogavano commissioni. Dai padri l’arte si tramandava ai figli
+e ai nepoti, e veniva così formando delle scuole. Dalla metà del secolo
+duodecimo in poi quei maestri romani avevano ognor più a lavorare,
+perocchè or più quasi non vi avesse un solo Papa, che non restaurasse
+chiese o che non le abbellisse.
+
+Lucio II costruì a nuovo quella della santa Croce; Eugenio III restaurò
+la basilica di santa Maria Maggiore, e la provvide di portico. Papi e
+Cardinali incominciarono a innalzare palazzi: uno ne erigeva Anastasio
+IV vicino al Panteon, ed Eugenio III fabbricava a Segni una casa di
+residenza pontificia. Ampliò egli eziandio il Vaticano, e probabilmente
+rizzò un edificio nuovo, di cui Celestino III continuò la costruzione.
+Infatti i detti due Pontefici sono reputati per quelli che posero le
+fondamenta del palazzo vaticano[870].
+
+Clemente III e Celestino III edificarono anche presso al palazzo
+lateranense. Dal primo ha origine eziandio il chiostro del san Lorenzo,
+la più antica opera di quella specie che v’abbia in Roma; ed esso ormai
+accenna allo stile del secolo seguente, nel quale si seppe comporre
+chiostri graziosi con piccoli portici rivestiti di mosaici[871].
+
+Sulla fine del secolo duodecimo pertanto anche in Roma si scorge
+un’alacrità operosa per l’arte, che si accorda coll’impulso universale
+che ne commuove tutta Italia. Però a Roma l’arte non conseguì mai uno
+splendore nazionale. Piuttosto essa andò in cerca del suolo vergine di
+quelle città, nelle quali non era angustiata dalle leggi tiranniche
+della tradizione: e nell’anno 1200 nasceva quel Nicola Pisano, genio
+meraviglioso di una nuova epoca di coltura, che venne in fiore nel
+secolo decimoterzo.
+
+
+ FINE DEL VOLUME QUARTO.
+
+
+
+
+INDICE DEL QUARTO VOLUME[872]
+
+
+ LIBRO SETTIMO.
+
+ STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO UNDECIMO.
+
+ CAPITOLO PRIMO. — § 1. Stato che la città di Roma
+ tiene nella gloria universale durante il secolo undecimo. — Influenza
+ che gli elementi civici esercitano
+ sopra il Papato. — I Lombardi eleggono Arduino
+ a loro re; i Romani eleggono Giovanni Crescenzio
+ a patrizio. — Silvestro II muore nel 1003. — Giovanni
+ XVII e Giovanni XVIII. — Tusculo e i suoi
+ Conti. — Sergio IV. — Fine di Giovanni Crescenzio,
+ nel 1012 Facc. 3
+
+ § 2. Gregorio eletto papa, è cacciato da Teofilatto
+ ossia Benedetto VIII. — Enrico si dichiara in favore
+ del Papa tusculano. — Enrico II viene a
+ Roma ed è coronato imperatore (1014). — Condizioni
+ di Roma e del suo territorio, in cui sono sorti
+ Conti ereditarî. — La nobiltà romana in qualità
+ di Senato. — Romano, senatore di tutti i Romani. — Tribunale
+ imperiale. — È repressa una
+ sollevazione dei Romani. — Enrico II ritorna. — Fine
+ di Arduino re nazionale » 17
+
+ § 3. Benedetto VIII domina robustamente in Roma. — Sua
+ impresa contro i Saraceni. — Pisa e Genova
+ vengono in fiore. — Italia meridionale. — Ribellione
+ di Melo contro a Bisanzio. — Prime
+ bande di Normanni (1017). — Fine sventurata di
+ Melo. — Benedetto VIII esorta l’Imperatore ad una
+ guerra nell’Italia inferiore. — Spedizione di Enrico
+ II nelle Puglie (1022) 30
+
+ § 4. Principî della riforma sotto di Benedetto VIII. — Muore
+ (1024). — Suo fratello Romano si prende la
+ tiara con nome di Giovanni XIX. — Enrico II
+ passa di vita nel 1024. — Stato d’Italia dopo la
+ morte di lui. — Giovanni XIX chiama Corrado II
+ di Germania a Roma. — Spettacolo che presentano
+ le spedizioni di Roma a questa età. — Coronazione
+ imperiale (1027). — I Romani si sollevano
+ con gran furore. — Re Canuto a Roma » 37
+
+ § 5. Rescritto di Corrado II sull’uso del diritto romano
+ nel territorio pontificio. — Sua impresa gloriosa
+ nell’Italia meridionale: suo ritorno. — Muore
+ Giovanni, e si eleva al pontificato Benedetto IX,
+ fanciullo della famiglia tusculana. — Vita scellerata
+ di quest’uomo. — Condizioni orribili del
+ mondo tutto. — La _Treuga Dei_. — Benedetto IX
+ fugge presso l’Imperatore a Cremona. — Notevole
+ rivolgimento sociale che avviene in Lombardia. — Eriberto
+ di Milano. — L’Imperatore riconduce
+ a Roma Benedetto IX. — Muove nell’Italia
+ inferiore, e passa di vita nell’anno 1039 » 45
+
+ CAPITOLO SECONDO. — § 1. I Romani cacciano via
+ Benedetto IX, e fanno papa Silvestro III. — Benedetto
+ a sua volta lo discaccia. — Egli vende la
+ cattedra santa a Gregorio VI. — Roma ha tre
+ Papi. — Un Sinodo romano delibera di chiamare
+ Enrico III, perchè ne liberi Roma » 57
+
+ § 2. Enrico III scende in Italia. — Raccoglie a Sutri
+ un Concilio (1046). — Gregorio VI abdica. — Enrico
+ III eleva al papato Suidgero di Bamberga con
+ nome di Clemente II: questi lo corona imperatore. — Descrizione
+ della coronazione imperiale. — Traslazione
+ del Patriziato a Enrico III ed a’ suoi
+ succeditori 65
+
+ § 3. Incomincia la riforma della Chiesa. — Enrico III
+ muove nell’Italia inferiore, indi per Roma torna
+ in Alemagna. — Clemente II muore (1047). — Benedetto
+ IX s’impadronisce della santa Sede. — Bonifacio
+ di Toscana. — Enrico innalza Damaso II
+ al pontificato. — Fine di Benedetto IX. — Morte
+ di Damaso. — Brunone di Toul è nominato papa » 80
+
+ § 4. Leone IX sale alla cattedra apostolica (1049). — Sua
+ operosità riformatrice. — Corruttela della
+ Chiesa. — Libro del Damiani intitolato _Gomorrhianus_. — Simonia. —
+ Ildebrando. — Il Papa difetta di redditi. — Macbeth viene a Roma. —
+ L’Italia meridionale. — Leone IX s’impadronisce
+ di Benevento. — Combatte contro i Normanni. — È
+ sconfitto presso a Civita; muore (1054) » 89
+
+ CAPITOLO TERZO. — § 1. Genio politico di Ildebrando. — Piano
+ di lui. — L’Imperatore elegge Gebardo
+ di Eichstädt a pontefice. — Goffredo di Lotaringia
+ sposa Beatrice di Toscana. — Enrico III viene in
+ Italia. — Vittore II, papa. — Muore l’imperatore
+ (1056). — Reggenza dell’imperatrice Agnese. — Vittore II,
+ vicario dell’Impero in Italia. — Potenza
+ di Goffredo. — Il cardinale Federico, fratello
+ suo. — Muore Vittore II. — Stefano VI, papa » 109
+
+ § 2. Gli eremiti e san Pier Damiani. — Disciplina
+ di penitenza. — Stefano IX raccoglie intorno a sè
+ uomini illustri, eleggendoli a cardinali » 119
+
+ § 3. Progetti di Stefano IX e sua morte. — Benedetto
+ X è elevato dai nobili al pontificato. — Gerardo
+ di Firenze, con nome di Nicolò II. — Ildebrando
+ trae soccorso dai Normanni. — Nuovo
+ decreto sulla elezione. — Progressi dei Normanni. — Eglino
+ prestano al Papa giuramento di vassallaggio. — Caduta
+ di Benedetto X » 129
+
+ § 4. Irritazione che desta in Roma il decreto sull’elezione. — I
+ nemici del sistema d’Ildebrando cospirano. — Nicolò
+ II muore nel 1061. — I Romani ed
+ i Lombardi domandano a re Enrico che elegga un
+ papa. — Condizioni di Milano. — I Paterini. — I
+ Cotta e Arialdo. — In Roma la fazione di Ildebrando
+ elegge Anselmo di Lucca a pontefice. — La corte
+ germanica solleva al papato Cadalo di Parma 145
+
+ CAPITOLO QUARTO. — § 1. Alessandro II. — Cadalo
+ scende in Italia. — Benzone viene a Roma con
+ un’ambasciata della Reggente. — Parlamenti tenuti
+ nel Circo e sul Campidoglio. — Cadalo, ossia
+ Onorio II, conquista la città Leonina. — Muove a Tusculo. — Goffredo
+ di Toscana impone un armistizio. — Repentino
+ mutamento delle cose in Alemagna. — Per
+ opera di Annone di Colonia, Alessandro II
+ è riverito per papa (1062). — Entra in Roma » 155
+
+ § 2. Annone è rovesciato in Germania. — Cadalo
+ ritorna a Roma. — Scoppia nella Città una seconda
+ guerra a cagione del Papato. — Cadalo cade. — Alla
+ fine si riconosce Alessandro II per papa » 165
+
+ § 3. Cresce la potenza d’Ildebrando. — Sforzi di
+ riforma. — I Normanni. — Defezione di Riccardo
+ che muove contro Roma. — Goffredo e il Papa
+ conducono un esercito contro di lui. — Nuovo
+ trattato. — L’imperatrice Agnese prende il velo
+ in Roma. — Lotte a Milano. — Erlembaldo Cotta,
+ milite di san Pietro. — Arialdo muore » 172
+
+ § 4. Debolezza del Papa in Roma. — Dissoluzione
+ dello Stato della Chiesa. — La Prefettura urbana. — Cencio,
+ caporione de’ malcontenti in Roma. — Cinzio,
+ riformatore fervente, diventa prefetto della
+ Città. — Goffredo di Toscana muore; Beatrice conserva
+ il possesso dei feudi imperiali. — Muore Pier
+ Damiani. — L’Abazia di Monte Cassino. — Festività
+ magnifica della dedicazione della sua basilica,
+ nuovamente edificata da Desiderio (1071) » 181
+
+ CAPITOLO QUINTO. — § 1. Alessandro II muore. — Ildebrando
+ sale alla cattedra pontificia. — Sua vita,
+ sua meta. — È ordinato papa, addì 29 Giugno 1073 195
+
+ § 2. Gregorio VII riceve giuramento di vassallaggio
+ dai Principi di Benevento e di Capua. — Roberto
+ Guiscardo rifiutasi di prestarlo. — Disegni
+ di Gregorio rivolti a rendere i Principi e i loro
+ regni vassalli della Chiesa romana. — Bandisce
+ una crociata universale. — Matilde di Toscana e
+ Gregorio VII. — Suo primo Concilio in Roma; suoi
+ decreti di riforma » 202
+
+ § 3. Condizioni di Roma. — Gli avversarî di Gregorio. — Guiberto
+ di Ravenna. — Enrico IV. — Contrarietà
+ che si oppone in Alemagna contro a’ decreti
+ di Gregorio. — Suo decreto che proibisce ai
+ laici di dare le investiture. — Il romano Cencio
+ attenta contro la vita di Gregorio » 214
+
+ § 4. Gregorio VII la rompe con Enrico IV. — Il Re
+ fa deporre il Papa in un Concilio raccolto a Worms. — Lettere
+ di lui a Gregorio. — Enrico IV è scomunicato
+ e deposto in un Concilio raccolto a Roma. — Agitazione
+ che se ne sparge nel mondo. — Rapporti
+ fra i due antagonisti. — I ventisette Articoli
+ attribuiti a Gregorio VII » 226
+
+ § 5. Gli Stati dell’Impero in Germania si staccano
+ da Enrico IV. — Egli si sveste della podestà regia. — Valica
+ le Alpi per mendicare l’assoluzione dalla
+ scomunica. — Suo suicidio morale a Canossa (1077). — Grandezza
+ morale di Gregorio VII. — I Lombardi
+ disertano il Re. — Questi si riaccosta ad
+ essi. — Muore Cencio. — Muore Cinzio. — Muore
+ in Roma l’imperatrice Agnese » 236
+
+ § 6. Enrico IV prende animo a restaurare la dignità
+ del regno. — Rodolfo di Svevia, antirè. — Enrico
+ torna ad Alemagna, Gregorio a Roma. — Entrambi
+ cercano l’amicizia di Roberto Guiscardo. — Cadono
+ gli ultimi Dinasti longobardi nell’Italia
+ meridionale. — Uno sguardo al passato del
+ popolo longobardo. — Roberto presta in Ceperano
+ giuramento di vassallaggio a Gregorio VII. — Guglielmo
+ il Conquistatore e Gregorio VII. — Il
+ Papa riconosce Rodolfo per re, e scomunica una
+ seconda volta Enrico IV. — Guiberto di Ravenna,
+ antipapa. — Mutazione di fortuna 246
+
+ CAPITOLO SESTO. — § 1. Gregorio VII s’arma contro
+ a’ suoi nemici che s’avvicinano. — Enrico IV per
+ Ravenna muove su Roma (1081). — Assedia per
+ la prima volta la Città. — Dopo quaranta giorni
+ ne leva le tende. — Assedia Roma per la seconda
+ volta nella primavera del 1082. — Si ritira a Farfa. — Va
+ a Tivoli, dove Clemente III pone residenza. — Devasta
+ le terre della grande Contessa » 259
+
+ § 2. Enrico IV assedia Roma per la terza volta (1082-1083). — Prende
+ la città Leonina. — Gregorio VII
+ fugge in castel Sant’Angelo. — Enrico IV tratta
+ coi Romani. — Fermezza del Papa. — Giordano
+ di Capua presta omaggio al Re. — Desiderio si fa
+ mediatore di pace. — Trattato segreto fra Enrico
+ e i Romani. — Il Re va in Toscana. — Malo esito
+ del Sinodo di Novembre raccolto da Gregorio. — I
+ Romani rompono il giuramento fatto al Re » 266
+
+ § 3. Enrico muove nella Campania. — I Romani disertano
+ Gregorio, e fanno la dedizione della Città (1084). — Gregorio
+ si chiude nel castel Sant’Angelo. — Un
+ parlamento romano lo depone, ed eleva
+ Clemente III al papato. — L’Antipapa corona Enrico
+ IV. — L’Imperatore prende d’assalto il _Septizonium_
+ e il Campidoglio. — I Romani assediano
+ il Papa nel castel Sant’Angelo. — Pressura di
+ Gregorio. — Il Duca dei Normanni viene a liberarlo. — Enrico
+ si ritira. — Roberto Guiscardo
+ prende Roma. — Ruina orribile della Città » 275
+
+ § 4. Ildeberto lamenta la caduta di Roma. — Ruina
+ della Città al tempo di Gregorio VII » 290
+
+ § 5. Gregorio VII lascia Roma, e va esulando. — Sua
+ caduta. — Muore a Salerno. — Rilievo della
+ sua persona nella storia universale » 296
+
+ CAPITOLO SETTIMO. — § 1. Desiderio, eletto papa,
+ rifiuta la tiara. — È per forza elevato in Roma al
+ pontificato, con nome di Vittore III. — Fugge a
+ Monte Cassino. — Riprende a Capua la dignità
+ pontificia (1067). — È consecrato in Roma. — Condizioni
+ della Città. — Vittore III fugge a Monte
+ Cassino, e vi muore (1087). — Ottone di Ostia è
+ eletto e ordinato a Terracina con nome di Urbano
+ II (1088) 305
+
+ § 2. Urbano II. — Incominciamento della sua vita,
+ suo stato. — Clemente III è in possesso di Roma. — Urbano
+ II si gitta in braccio ai Normanni che lo
+ conducono a Roma. — Sue condizioni infelici nella
+ Città. — Matilde sposa Guelfo V. — Enrico IV
+ torna in Italia (1090). — Sue nuove lotte. — I Romani
+ chiamano di nuovo Clemente III nella Città. — Ribellione
+ del giovine Corrado. — Condizioni
+ infelici dell’Imperatore. — Urbano II s’impadronisce
+ di Roma. — Uno sguardo a ciò che erano
+ il Papa e l’Imperatore in questa età » 314
+
+ § 3. Condizioni cui è ridotto il mondo, causa la controversia
+ fra la Chiesa e lo Stato. — Le Crociate. — Il
+ loro commovimento universale infonde fortezza
+ al Papato. — Urbano II predica la crociata
+ a Piacenza e a Clermont (1095). — Attenenze della
+ città di Roma colle Crociate e colla cavalleria. — I
+ Normanni d’Italia prendono la croce. — L’esercito
+ crociato, condotto da Ugo di Vermandois, passa
+ per Roma, donde è cacciato Clemente III. — Urbano
+ II ritorna nella Città » 325
+
+ § 4. Attenenze di Enrico IV colla prima Crociata. — Il
+ Papa si pone a capo del movimento universale. — Guelfo
+ V si separa da Matilde. — I Guelfi passano
+ dalla parte di Enrico; nonpertanto la causa
+ di questo è perduta in Italia. — Enrico IV ritorna
+ in Alemagna (1097). — Conchiusione delle sue tragiche
+ lotte. — Muore Urbano II (1099). — Muore
+ re Corrado (1101). — Enrico IV muore miseramente
+ (1106). — La persona di lui innanzi al giudizio
+ dei posteri 339
+
+ § 5. Coltura di Roma nel secolo undecimo. — Il clero
+ romano è inoperoso. — Guido di Arezzo inventa le
+ note musicali. — Condizioni delle biblioteche in
+ Roma e fuori. — La Pomposa. — Monte Cassino
+ e gli Istoriografi che vi fioriscono. — Farfa. — Il
+ _Registrum_ di Gregorio di Catino. — Subiaco. — Principiano
+ le collezioni di Regesti romani. — Deusdedit. — Continuazione
+ difettosa delle Storie
+ de’ Pontefici. — I Regesti di Gregorio VII. — Pier
+ Damiani. — Bonizone. — Anselmo di Lucca. — Scritture
+ polemiche sulla questione delle investiture » 347
+
+ LIBRO OTTAVO.
+
+ STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO.
+
+ CAPITOLO PRIMO. — § 1. Pasquale II. — Guiberto
+ muore. — Antipapi nuovi. — Nobiltà sediziosa. — Origine
+ della famiglia Colonna. — Ribellione dei
+ Corsi. — Maginolfo antipapa. — Guarnerio, conte
+ di Ancona, muove contro Roma. — Pasquale II
+ negozia con Enrico V. — Concilio di Guastalla. — Il
+ Papa va in Francia. — Nuova sollevazione nello
+ Stato della Chiesa 365
+
+ § 2. Enrico viene a Roma. — Condizioni misere di
+ Pasquale II. — Difficoltà di risolvere la questione
+ delle investiture. — Il Papa prende la risoluzione
+ disperata di obligare i Vescovi a restituire i possedimenti
+ avuti dall’Impero; in cambio l’Imperatore
+ deve rinunciare al diritto d’investitura. — Si negozia
+ e si conchiudono trattati. — Enrico V entra
+ nella città Leonina; suo audace colpo di Stato » 378
+
+ § 3. I Romani insorgono per liberar Pasquale. — Si
+ dà l’assalto alla città Leonina e si appicca battaglia. — Enrico
+ V si ritira col suo prigioniero. — Pone
+ campo presso a Tivoli. — Costringe il Papa
+ ad accordargli il privilegio dell’investitura. — Coronazione
+ Imperiale. — Enrico V parte di Roma. — Svegliarsi
+ orribile di Pasquale II nel Laterano 895
+
+ § 4. I Vescovi si rivoltano contro Pasquale II e contro
+ il Privilegio. — Un Concilio raccolto in Laterano
+ annulla quest’ultimo. — I legati scomunicano
+ l’Imperatore. — Alessio Comneno e i Romani. — Infeudazione
+ data a Guglielmo duca normanno. — Muore
+ la contessa Matilde. — Donazione di Matilde » 407
+
+ CAPITOLO SECONDO. — § 1. Pasquale II condanna il
+ Privilegio. — I Romani si sollevano, causa l’elezione
+ del Prefetto urbano. — Pier Leone. — Sua
+ rocca presso al teatro di Marcello. — La diaconìa
+ di san Nicola in Carcere. — Defezione della Campagna. — Enrico
+ V viene a Roma. — Pasquale
+ fugge. — Burdino di Braga. — Tolomeo di Tusculo. — Pasquale
+ II ritorna e muore. — Monumenti
+ di lui nella Città » 419
+
+ § 2. Elezione di Gelasio II. — I Frangipani prendono
+ di assalto il Conclave. — Prigionia e salvamento
+ del Papa. — Enrico V viene a Roma. — Gelasio
+ fugge. — L’Imperatore eleva al pontificato
+ Burdino, con nome di Gregorio VIII. — Fa ritorno
+ al settentrione. — Gelasio II viene a Roma per
+ chiedervi protezione. — I Frangipani lo assalgono
+ una seconda volta. — Egli fugge in Francia. — L’infelice
+ vecchio muore a Cluny » 433
+
+ § 3. Calisto II. — Negoziati con Enrico V. — Concilio
+ di Reims. — Calisto viene in Italia. — Entra
+ in Roma. — L’Antipapa cade a Sutri. — Mostruose
+ pompe trionfali del medio evo. — Il Concordato di
+ Worms. — Influenza salutare che la controversia
+ delle investiture esercitò sul mondo. — Calisto II
+ regna pacificamente in Roma. — Monumenti in
+ Laterano eternano la definizione della grande controversia. — Calisto
+ II muore » 448
+
+ § 4. Discordia per ragion dell’elezione. — La famiglia
+ dei Frangipani. — Onorio II è fatto papa. — Enrico
+ V muore. — Il Papa riconosce Lotario per
+ re di Germania. — Gli Hohenstaufen prendono le
+ armi. — Rogero di Sicilia s’impadronisce delle
+ Puglie. — Costringe Onorio a concedergli l’infeudazione. — Onorio
+ II muore 463
+
+ CAPITOLO TERZO. — § 1. I Pierleoni. — Loro origine
+ ebraica. — Sinagoga degli Israeliti in Roma nel
+ secolo duodecimo. — Pietro Leone e il figliuol suo
+ Pietro cardinale. — Scisma fra Innocenzo II e Anacleto
+ II. — Innocenzo fugge in Francia. — Lettera
+ dei Romani a Lotario. — Anacleto II concede a
+ Rogero I il titolo di re di Sicilia » 473
+
+ § 2. Bernardo di Chiaravalle s’adopera in Francia
+ affinchè Innocenzo II sia riconosciuto per papa. — Lotario
+ promette di condurlo a Roma. — Il Papa
+ e Lotario muovono a Roma. — Coraggio di Anacleto
+ II. — Lotario è coronato imperatore. — Torna
+ in patria. — Innocenzo è cacciato una seconda
+ volta. — Concilio di Pisa. — Rogero I mette a dovere
+ le Puglie. — Seconda impresa di Lotario in
+ Italia. — Controversie fra il Papa e l’Imperatore. — Lotario
+ torna in patria e muore » 490
+
+ § 3. Innocenzo II torna a Roma. — Anacleto II muore. — Vittore
+ IV antipapa. — Roma si sottomette
+ ad Innocenzo II. — Il convento del Cisterciensi
+ _ad Aquas Salvias_, monumento di san Bernardo a
+ Roma. — Concilio Lateranense dell’anno 1139. — Innocenzo
+ II guerreggia contro Rogero I. — Fatto
+ prigioniero, approva la monarchia sicula. — Operosità
+ del Pontefice a Roma dopo la pace. — I
+ Romani guerreggiano contro Tivoli. — Innocenzo
+ raccoglie Tivoli sotto la protezione della Chiesa. — I
+ Romani si sollevano, restaurano in Campidoglio
+ il Senato, e Innocenzo II muore » 504
+
+ CAPITOLO QUARTO. — § 1. Condizioni interiori della
+ città di Roma. — Ceto dei cittadini. — I gonfaloni
+ della milizia. — Nobiltà popolana. — Nobiltà patrizia. — Nobiltà
+ della provincia. — Decadimento dei
+ Conti della provincia romana. — Oligarchia dei
+ _Consules Romanorum_. — Il ceto dei cittadini sale
+ in potenza. — Fondazione del Comune civico. — La
+ grande nobiltà feudale tiene le parti del Papa 521
+
+ § 2. Il Campidoglio nei secoli bui. — Suo graduale
+ risorgimento politico. — Uno sguardo alle sue
+ ruine. — Dov’era posto il tempio di Giove. — Santa
+ Maria in Araceli. — Leggenda della visione
+ di Ottaviano. — Il _Palatium Octaviani_. — Il primo
+ palazzo senatorio del medio evo in Campidoglio » 533
+
+ § 3. Arnaldo da Brescia. — Sua vita prima; sue
+ relazioni con Abelardo. — Dottrina di lui sulla
+ secolarizzazione degli Stati ecclesiastici. — Il Papa
+ lo condanna. — Fugge e scompare. — Celestino II. — Lucio
+ II. — Il Papa e i Consoli combattono contro
+ il Senato. — Giordano Pierleone, patrizio. — L’êra
+ senatoria. — Lucio II e Corrado III. — Fine
+ sventurata di Lucio II » 550
+
+ § 4. Eugenio III. — Fugge la prima volta da Roma. — Si
+ abolisce l’officio della Prefettura. — Arnaldo
+ da Brescia. — È costituito l’ordine de’ cavalieri. — Influenza
+ che gli avvenimenti di Roma esercitano
+ sulle città di provincia. — Eugenio III accetta la
+ Republica. — Indole della costituzione civica romana. — Seconda
+ fuga di Eugenio. — Il popolo
+ combatte contro la nobiltà. — Il clero inferiore si
+ ribella contro ai maggiorenti ecclesiastici. — San
+ Bernardo scrive lettere a’ Romani. — Attenenze di
+ Corrado III con Roma. — Eugenio III a Tusculo » 565
+
+ § 5. Lettere del Senato a Corrado III. — Idee politiche
+ de’ Romani. — Ritorna Eugenio III. — Suo
+ nuovo esilio. — Proposte dei Romani a Corrado. — Questi
+ si appresta a muovere a Roma, e muore. — Federico
+ I sale al trono di Germania. — Lettera
+ che un Romano scrive a questo Re. — Roma, il
+ diritto romano e l’Impero. — Patti di Costanza. — Irritazione
+ dei democratici in Roma. — Eugenio
+ torna nella Città. — Muore 583
+
+ CAPITOLO QUINTO. — § 1. Anastasio IV. — Adriano IV. — Questi
+ scaglia su Roma l’interdetto. — Arnaldo
+ da Brescia è discacciato. — Federico I viene a
+ Roma per torsi la corona. — Prigionia di Arnaldo. — Controversia
+ della staffa. — Discorso dei
+ Senatori al Re, e risposta di questo. — Il Re muove
+ a Roma » 599
+
+ § 2. Coronazione di Federico I. — Il popolo romano
+ si solleva. — Battaglia nella città Leonina. — Supplizio
+ di Arnaldo da Brescia. — Indole e influenza
+ di lui. — Federico si ritira nella Campagna. — Ritorna
+ in Germania » 616
+
+ § 3. Adriano IV guerreggia contro re Guglielmo. — È
+ costretto ad accordargli l’infeudazione. — Orvieto
+ diventa città pontificia. — Adriano fa la pace
+ con Roma. — Disaccordo fra il Papa e l’Imperatore. — Le
+ città lombarde. — Adriano negozia con
+ esse, e si disgusta con Federico. — I Romani si
+ raccostano all’Imperatore. — Adriano IV muore. — Sua
+ operosità. — Lamenta la sventura di esser
+ papa » 629
+
+ § 4. Scisma fra Vittore IV e Alessandro III. — Il
+ Concilio di Pavia riconosce Vittore IV per papa. — Resistenza
+ animosa di Alessandro III. — Egli s’imbarca
+ per Francia. — Distruzione di Milano. — Vittore
+ IV muore nel 1164. — Pasquale III. — Cristiano
+ di Magonza. — Alessandro III torna a
+ Roma. — Guglielmo I muore. — L’Imperatore
+ greco. — Federico viene di nuovo in Italia. — Lega
+ delle città lombarde. — Rainaldo di Colonia
+ s’avanza in prossimità di Roma » 643
+
+ § 5. Tusculo. — Decadenza dei Conti di quella famiglia. — Rainaldo
+ di Colonia entra in Tusculo. — I
+ Romani lo assediano. — Cristiano di Magonza
+ muove a liberarlo. — Battaglia presso Monte Porzio. — Gravissima
+ sconfitta de’ Romani. — Federico
+ assedia la Leonina e la prende di assalto. — Assalimento
+ del san Pietro. — Negoziati coi Romani. — Alessandro
+ III fugge a Benevento. — Pace
+ fra l’Imperatore e la Republica di Roma. — La
+ peste miete l’esercito di Federico. — Questi
+ parte di Roma 659
+
+ CAPITOLO SESTO. — § 1. Guerra delle città lombarde
+ contro di Federico. — Pasquale III in Roma. — Calisto
+ III. — Tusculo s’arrende alla Chiesa. — I
+ Romani non lasciano entrare Alessandro III nella
+ Città. — I Lombardi vincono a Legnano. — Negoziati
+ di Federico col Papa. — Congresso e pace
+ di Venezia. — Alessandro III conchiude pace con
+ Roma. — Sua entrata trionfale in Laterano » 675
+
+ § 2. Continua lo scisma per conto dei Baroni della
+ provincia. — Giovanni prefetto della Città tiene le
+ parti di Calisto III. — Guerra dei Romani contro
+ Viterbo. — Calisto III fa soggezione. — Lando di
+ Sezza, antipapa. — Concilio in Roma. — Alessandro
+ III muore (1181) » 687
+
+ § 3. Lucio III. — Guerra dei Romani contro Tusculo. — Cristiano
+ di Magonza muore. — Lucio
+ III viene a dissidio coll’Imperatore, e muore a
+ Verona. — Urbano III. — Matrimonio di Costanza
+ di Sicilia. — Enrico VI si avanza nella Campagna. — Gregorio
+ VIII. — Clemente III. — Pace
+ colla Republica romana (1188) » 694
+
+ § 4. La Crociata. — Riccardo Cuor di Leone passa
+ davanti a Roma. — Federico I muore. — Celestino
+ III. — Enrico VI chiede la corona imperiale. — È
+ coronato. — I Romani distruggono
+ Tusculo. — Caduta dei Conti tusculani. — Attenenze
+ della nobiltà colla Republica di Roma. — Mutamento
+ di costituzione. — Benedetto Carushomo,
+ senatore. — Giovanni Capoccio, senatore. — Giovanni
+ Pierleone, senatore. — Enrico VI distrugge
+ la dinastia normanna di Sicilia. — Sua
+ morte immatura. — Muore Celestino III » 709
+
+ CAPITOLO SETTIMO. — § 1. Roma nel secolo duodecimo
+ difetta di cultura. — Diritto giustinianeo. — Diritto
+ canonico. — Collezione di Albino. — Il
+ _Liber censuum_ di Cencio. — Continuazione del
+ _Liber Pontificalis_. — Non v’hanno storiografi romani. — Descrizione
+ del san Pietro compilata da
+ Pietro Mallio; descrizione del Laterano, di Giovanni
+ Diacono 729
+
+ § 2. I _Mirabilia Urbis Romae_ » 745
+
+ § 3. Leggende delle statue romane. — Virgilio nel
+ medio evo. — Virgilio profeta e negromante. — Il
+ mago Virgilio a Roma e a Napoli. — Racconti
+ che se ne foggiarono sulla fine del secolo duodecimo. — Descrizione
+ di Roma nel secolo duodecimo
+ data dal rabbino Beniamino di Tudela » 760
+
+ § 4. I monumenti e i loro proprietarii nel secolo
+ duodecimo. — Il Senato romano incomincia a
+ provvedere per la loro conservazione. — La colonna
+ di Trajano. — La colonna di Marco Aurelio. — Architettura
+ degli edificî privati nel secolo
+ duodecimo. — La torre di Nicolò. — Le torri
+ di Roma » 778
+
+ § 5. Architettura ecclesiastica. — Suo risorgimento
+ nel secolo duodecimo. — Santa Maria in Cosmedin. — Santa
+ Maria in Trastevere. — La pittura
+ in Roma. — Incominciamenti della scultura. — I
+ primi Cosmati. — Eugenio III e Celestino
+ III danno principio all’edificazione del palazzo
+ vaticano » 789
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] _Mortuo vero ipso Imp. Johannes Crescentius fil. ordinatus est
+patricius, qui Johannem et Crescentium filios praedicti comitis
+(Benedicti) ut dilectos consanguineos amare coepit: Chron. Farf._,
+p. 541. Egli compare da _Patricius Urbis Romae_ nell’anno 1003
+(_Reg. Farf._, n. 649). Quasi tutti i moderni credono, che Ottone III
+eleggesse questo Crescenzio a prefetto, per amore della madre di lui;
+nulla v’ha però che dia conferma a tal cosa.
+
+[2] Ancor nell’anno 1002 Stefano era prefetto (Docum. da santo
+Cosma, _Mscr. Vatican._ 7931, p. 30). Crescenzio prefetto emerge
+in documenti da dopo il 1003. CONTELORIUS, _de Praefect. Urb._,
+lo chiama erroneamente col predicato _de Turre_; così si appella
+invece il fratello di lui: _Marinus qui vocor de Turre... Crescentio
+olim prefecto germano meo_: a. 1036, 15 Nov., _Reg. Farf._, n.
+620. Crescenzio prefetto non era fratello di Giovanni patrizio, chè
+altrimenti Marino avrebbe celebrato a suo onore di essere fratello del
+Patrizio anzichè del Prefetto.
+
+[3] Ve n’ha due notevoli documenti nei _Reg. Farf._, n. 504 (Ottobre
+1007) e n. 523 (Ottobre 1013). Il primo incomincia: _In nom. D. D.
+Salv. N. Jesu Chr. Temporib. Dni Johis Summi Pontif. et XVIII PP. et
+Dni Johis Patricii Romanor. et Ven. Rainerii Epi, et Dni Oddonis et
+Crescentii inclitorum Comitum Territor. Sabine. In Mense Octbr. Ind. V.
+Constat nos dom. Octavianum Vir. magnif. filium cujusd. Joseph, seu et
+Domna Rogatam illustrem jugalem filiam cujusd. Crescentii bone mem. —
+pro anima Dni. Crescentii genitoris mei, et Domne Theodore genitricis
+mee supte Rogate, et pro anima Johannis Patricii Romanor. germani mei
+et Senioris nostri..._ Nel n. 523 Ottaviano nomina _Dominam Rogatam
+Senatricem conjugem meam_. Intorno al 1024 Oddo e Crescenzio, figli di
+Ottaviano, erano conti della Sabina, e questa contea durò nella loro
+famiglia fino al principio del secolo duodecimo. Noto che l’albero
+genealogico di questa casa, composto dallo Sperandio (_Sabina Sacra_,
+p. 131) è affatto contrario alla esattezza storica; da’ documenti
+risulta piuttosto essere il seguente:
+
+ Crescentius Dux † 998 — Theodora
+ |
+ | Rogata — Octavianus figlio di Joseph Dux nella Sabina
+ | |
+ | | Oddo Comes marito a Doda (1022)
+ | | |
+ | | | Johannes . Crescentius (a. 1049)
+ | | | |
+ | | | | Octavianus . Oddo (a. 1093)
+ | |
+ | | Crescentius marito
+ | | a Theodora vedova
+ | | nel 1060
+ | | |
+ | | | Johannes . Cencius . Guido
+ | |
+ | | Marozia moglie a Gregorius
+ | | figlio di Amatus Comes Campaniae
+ |
+ | Joh. Crescentius Patricius † 1012
+
+[4]
+
+ _Iste locus mundi Silvestri membra sepulti_
+ _Venturo Domino conferet ad sonitum..._
+
+Vedi i miei _Sepolcri dei Pontefici romani_. — Vorrebbesi che Stefania
+o Teodora, avvelenatrice di Ottone III, lui eziandio avesse avvelenato;
+e di già Sigberto (m. 1113) credeva che il diavolo s’avesse portato
+a casa sua il negromante. ORDERICO VITALE, GUGLIELMO DI MALMESBURY,
+MARTINO POLONO, GUALTIERO MAP, _de nugis curialium, Dist._ IV, c. 11,
+ecc. hanno narrato di Silvestro le più preziose leggende.
+
+[5] _Cod. Vatican. 3764: Johs qui vocatur Sicco nat. Rom. de regione
+biberatica sed. m. V d. XX V. — Johs qui voc. Fasanus de regione secus
+porta metrovi sed. a. I_, locchè il _Cod. Vatican. 1437_ corregge in
+_V_. La _Regio Biberatica_ devesi cercare nella _Regio Montium_.
+
+[6] La sua epoca prima è data in un istromento da santo Cosma in _Mica
+Aurea_ (_Mscr. Vat. 7931_, p. 33): _Anno Pontif. Dn. Johis octabidecimi
+pape in sede anno primo mense madius Ind. II_; dunque nell’anno 1004.
+Della sua epoca ultima fa menzione il _Reg. Sublacense_, fol. 88: _anno
+VI Johis XVIII Ind. VII mense Januar. die XI_; dunque nell’anno 1009.
+
+[7] Tuttavolta, il nome medioevale del prossimo Monte Porzio deriva
+da’ majali. _Montem Porculi_, documento dell’anno 1151, _Cod. Albini
+Vatican._ 3057, fol. 1151. Così anche nell’anno 1074 (NIBBY, _Analisi_,
+II, 357).
+
+[8] Da dopo il 269 compajono i Vescovi di Tusculo, che indi fecero
+parte de’ Cardinali vescovi del Laterano: UGHELLI, _Italia S._, I,
+225. La storia di Tusculo e di Frascati fu scritta dal MATTEI, _Memorie
+Istoriche dell’antico Tusculo oggi Frascati_, Roma 1711: questo autore
+vi diede accoglimento a tutte le favole narrate dallo ZAZZERA, dal
+KIRCHER, da ARNOLDO VION, ecc.
+
+[9] Nel _Reg. Petri Diaconi_ (n. 257 di Monte Cassino), sul principio
+del secolo duodecimo un Conte di Tusculo scrive, forse per celia,
+al nipote suo: _Ptolemaeus Julia stirpe progenitus romanorq. consul
+excellentiss. Petro nepoti_. Se fin dai suoi dì Alberico abbia preteso
+a questo albero genealogico, a buon diritto potè egli dar nome di
+Ottaviano al figliuol suo Giovanni XII. Il più antico istromento che io
+mi conosca concernere Tusculo contiene il contratto di un mulino dato
+in affitto da Alberico conte palatino (a. 1028): pergamena da santa
+Maria Nova (_Mscr. Vat._ 8043). Vengono dopo alcuni documenti della
+metà del secolo undecimo nel _Reg. Petr. Diac._; del secolo duodecimo
+sonvene in ALBINUS ed in CENCIUS.
+
+[10] Primamente menzionato con nome di _Dom. Gregorius Romanor.
+Senator._ a. 986 (_Mscr. Vat._ 8042); indi nell’a. 999: _Gregorio
+excell. viro, qui de tusculano, atque praefecto navali_ (_Reg.
+Farf._, n. 470). Il GALLETTI confessa non sapere di chi Gregorio fosse
+figliuolo. Il COPPI (_Mem. Colonn._) lo dichiara figlio del celebre
+Alberico; altri gli dà a padre Deodato. Non è dappiù che una finzione
+il testamento di un _Patricius Romanor. Albericus_, raccolto dallo
+SPERANDIO nella _Sabina S._, p. 327.
+
+[11] _Mscr. Vatican._ 8042. Da un’inscrizione il GALLETTI trasse l’idea
+di studiare la storia dei Conti di Tusculo; i documenti ne esistono
+nella Vaticana.
+
+ _Aurea progenies iacet hic vocitata_ JOHS...
+
+(Vol. III, a pag. 399 di questa Storia). Il fanciullo morto nell’anno
+1030, vien chiamato _nepos_ ossia discendente del gran principe
+Alberico, ma il padre suo Gregorio era nipote di Gregorio di Tusculo
+(secondo documenti morto prima del 1012). Suo zio fu Giovanni XIX.
+
+[12] _Catalog._ ECCARDI: _Phasianus Cardinalis s. Petri, qui et
+Johannes de patre Urso Presbytero, matre Stephania, post annos V et
+dimidium in S. Paulo monachus discessit_. Forse che dalla cattedra
+santa sia stato cacciato e rinchiuso nella cella di un convento?
+
+[13] Il JAFFÉ dimostra che egli fu consecrato fra il 20 di Giugno e
+il 24 di Agosto. Il suo nome famigliare era _Bucca Porci. — Catalog._
+ECCARD.: _ex patre Petro, matre Stephania, cognomento Bucca porca_.
+Il _Bucca_ si trova assai spesso nel composto di nomi romani del
+secolo undecimo e di quello duodecimo: _Bucca di pecora, Buccalupo,
+Buccafusco, Buccacane, Buccamazza, Buccapiscis, Buccazonca, Buccamola,
+Buccabella_. — THIETMAR., _Chron._ VI, c. 61: _Sergius, qui vocabatur
+buccaporci, atque Benedictus, ambo preclari et consolidatores nostri_,
+ossia della parte tedesca.
+
+[14] _Reg. Farf._, n. 651: _Temporib. Sergii IV Pp. et Johannis
+patricii Romanor., et Crescentii et Ottonis insimul comitum rectorumq.
+territor. Sabin. m. Aug. per Ind. IX_, e _Reg. Sublac._, fol. 115:
+_Temporib. Domni. Johis Senat. Rom. patricii_.
+
+[15] _Reg. Farf._, n. 649, 689, 690. Nel n. 649 il Patrizio comanda al
+Prefetto di citare le parti litiganti. Un _memoratorium_ viene ordinato
+_per patricialem preceptionem_; tutto questo _dum resideret infra domum
+suam predictus dom. patricius una cum... domino prefecto, simulque cum
+eis optimates et judices Romanorum_. Primo si sottoscrive _Johannes
+Dni gra. Romanor. patricius_, indi _Crescentius Dni gra. Urbis rome
+prefectus_. I _Judices_ sono gli _ordinarii_, inoltre havvene dei
+_dativi_, poi sonovi Conti e nobili in qualità di assidenti. Nel n.
+689: _In presentia domni patricii et judicum atque nobilium Senatorum_.
+
+[16] Vedi gli _Annali dell’Impero tedesco sotto di Enrico II_, di
+SIGFREDO HIRSCH, Vol. II, reso completo da ERM. PABST, Berlino 1864, p.
+383.
+
+[17] THIETMAR, VII, c. 51, narra che egli mandò al Re (_seniori suo_)
+dell’olio miracoloso. Lo appella _apost. sedis destructor... qui cum
+non longe post obiret... papae securitas, regi nostro amplior potestas
+asseritur_. Al 1 di Giugno 1011 (_Reg. Farf._, 649) e agli 11 Dicembre
+1011 (_Reg. Farf._, 689) si fa per l’ultima volta menzione di Giovanni
+patrizio. Ai 27 Marzo 1012 (_Reg. Farf._, 690) di lui non si parla più,
+ben compare invece il prefetto Marino, fratello suo.
+
+[18] L’epitaffio di Sergio IV, senza indicazione di data, leggesi
+ancora nel Laterano. Un documento di lui (investitura del _Castrum
+Scuriae_), _dat. III Kal. Aprilis A. MX_ (nel THEINER, _Cod. Diplom.
+Domini Temp. S. Sedis_, I, n. VI), dimostra che anche sotto il
+reggimento del Patrizio, i Papi continuavano ad amministrare i beni
+ecclesiastici.
+
+[19] V’hanno parecchie iscrizioni sepolcrali di Crescenzî di quest’età;
+così havvene una dai santi Cosma e Damiano dei 6 di Aprile 1000
+(GALLETTI, _Inscr._ III, 271); un’altra da Araceli: _Hic jacet in
+parvo magnus Crescentius antro_ etc., che al morto figliuolo poneva,
+nell’anno 1028, Mizina moglie di Orazio console (NERINI, p. 326;
+CASIMIRI, p. 272). Il _magnus_ è giuoco di antitesi rispetto al
+_parvus_; nè occorre che perciò si pensi trattarsi del Prefetto della
+città. Di un Orazio Crescenzio non si fa mai nome in altro luogo. La
+iscrizione di Mizina, tolta da santo Alessio, è nel NERINI, p. 325.
+
+[20] THIETMAR, VI, c. 61. È già noto l’equivoco che si prende dal
+BARONIO e dal MURATORI, scambiando Benedetto col fuggente Gregorio:
+anche la cronologia ne fu corretta dal PAGI e dal MANSI. L’opinione
+del JAFFÉ, che Benedetto VIII fosse consecrato addì 22 di Giugno, non
+è sostenibile, sebbene un diploma di Sergio IV sia dato ancora ai 16
+Giugno del 1012 (nel BARON.). In alcuni atti di Subiaco Benedetto VIII
+fa sua comparsa da pontefice di già nel Maggio 1012: _Bened. VIII A.
+1 m. Madio d. V_; e nel 1016: _A. V Bened. VIII Ind. XIV m. madio d.
+XXI_ (_Cod. Sessor._, CCXVII, p. 263). Nel _Reg. Farf._, n. 670, il suo
+anno secondo è omai fissato ai 23 Maggio del 1013: _Bened. VIII Pape
+in S. Sede II Ind. XI mense Maji d. XXIII_. — Il _Chron. Farf._, p.
+542, dice: _Patricio... mortuo, ordinatus est dom. Benedictus papa, qui
+contrarius extitit filiis Benedicti comitis_.
+
+[21] I Cataloghi dei Papi denotano Benedetto VIII per _frater
+Alberici majoris_, oppure _natione tusculanus ex patre Gregorio_.
+— BENNO, _vita Hildebr._, 83: _Bened. VIII_, _laicus frater
+Albrici Tusculanensis, patruus Theophylacti_ (ossia Benedetto
+IX). Tuttavia il _Catal. Eccard._ dà anche a Benedetto VIII
+il nome di Teofilatto: _Theophilactus qui et Benedictus ex
+patre nobili Gregorio tusculano, matre Maria_. Un documento
+dei 2 Agosto 1014 (_Reg. Farf._, n. 525) è sottoscritto così:
+_T h f p f k l b c t k c
+qui Benedictus papa vocor interfui et subscripsi_; ed il MURATORI a
+buona ragione legge in quelle lettere il nome _Theophylactus_.
+
+[22] _Henricus divina favente clementia Rex Romanorum: dat. 17 Kal.
+Jan. Ind. XI_, nel CURTIUS, _de Senatu_, p. 207: le sue considerazioni
+sono assai giudiziose.
+
+[23] Ai 4 Dicembre 1015, accanto ad Alberico console, compare un _Joh.
+dni gr. Urbis Romae praefectus_ (_Reg. Farf._, n. 535); ma nel 1017, ai
+20 di Agosto, torna un Crescenzio in qualità di prefetto (_Reg. Farf._,
+n. 537). Io non posso reputarlo fratello di Marino. Addì 9 Giugno 1019
+si sottoscrive: _Marinus german. Crescentii olim urbis rome prefecti_
+(_Reg. Farf._, n. 557), laddove un documento dei 23 Novembre 1019 dice:
+_Crescentius dni gr. urbis rome praefectus_ (MITTARELLI, I, n. CIV).
+Ai 17 Giugno 1036 compare nuovamente un Crescenzio da prefetto della
+Città (_Reg. Sublac._, fol. 73), mentre anche ai 15 Novembre 1036,
+Marino dice precisamente come nell’anno 1019: _Crescentio olim prefecto
+germano meo_ (_Reg. Farf._ n. 620). V’aveva, proprio a quest’età, una
+moltitudine innumerevole di Crescenzî.
+
+[24] _Reg. Farf._ n. 670; lite sostenuta da Farfa, ai 23 Maggio
+1013, _intra domum Alberici eminentissimi Consulis et Ducis juxta Ss.
+Apostolos_ (dove esiste oggidì il palazzo Colonna).
+
+[25] _Ivit obviam tota civitas; licet dissono voto, tamen, ut par
+erat, suo domino dant laudum praeconia, extollentes ad sidera: Annal.
+Quedlinb._, a. 1014 (_Mon. Germ._, V).
+
+[26] _A Senatoribus duodecim vallatus, quorum sex rasi barba, alii
+prolixa mistice incedebant cum baculis_: THIETMAR, VII, c. 1. Io
+reputo che gli sbarbati fossero dignitarî cherici del «palazzo», poichè
+allora i preti andavano rasi; i barbuti appartenevano all’aristocrazia
+laicale. BENZO, _ad Henr. IV_, 1, c. 9 (_Mon. Germ._, XIII, 602) nota
+in mezzo alla gente della processione imperiale _quinque viri, diversa
+clamide et patricialibus circulis redimiti_.
+
+[27] RODOLPHUS, _Historiar._, I, c. 5 (DUCHESNE, Tom. IV). Il pomo
+imperiale vedesi di già inciso sui suggelli degli Ottoni; era da
+lunghissimo tempo in uso a Bisanzio, ed anche presso ai Longobardi.
+Nel Registro di Farfa io vidi un _Sigillum Haistolfi Regis_, nel quale
+questo Re porta scettro e pomo imperiale (senza croce sovrapposta).
+
+[28] Quasi ogni terra considerevole ha adesso il suo conte. Qua e colà
+il Conte s’appellava ancora _Consul et Dux_; così nella Campania:
+_Roffredo Consul et Dux Campanie — habitatori de Civitate Berulana_
+(Veroli), _a. 1012_ (_Reg._ PETRI DIACONI, n. 273). Nel 1013 _Ubertus
+Consul et Dux_, e _Amatus Comes Campanie_. Nel 1015 _Ubberto Comes_
+(ibid. n. 331, n. 268). In LEONE DI OSTIA, II, c. 32 (a. 1015):
+_Landuino et Raterio consulibus Campanie_. Il titolo di Consul durava
+ancora a Gaeta oltre a quello di _Dux_; così anche in Fundi. Istromenti
+dati dal Lazio, da Ceccano, da Veroli, da Ferentino, da Pofi, da
+Ceperano (conservati a Monte Cassino) fanno conoscere che nel secolo
+undecimo pur sempre esistevano molti Longobardi nel Lazio: tali erano
+Umberto, Rofredo, Lando, Landolfo, Grimone, ecc.
+
+[29] La Cronica di Farfa nomina spesso, da dopo il secolo undecimo, i
+Conti dei Marsi. Erano franchi, e favoleggiando si facevano derivare
+da Berardo o Bernardo primo re d’Italia, nipote di Carlo magno.
+Portavano per loro stemma sei verdi monti in campo d’oro. Vedi MUTIUS
+PHOEBONIUS, _Historiae Marsorum_, Napoli 1678; CORSIGNANI, _Reggia
+Marsicana_, Napoli 1737 (lib. II, 262); e ANTINORI, _Memorie Storiche
+degli Abruzzi_, Napoli 1781. La terra de’ Marsi antichi, detta in prima
+Valeria, indi Abruzzo, apparteneva al ducato di Spoleto. — I _Comites
+Campaniae_ datano già dal tempo di Alberico; intorno al 1010 Amato era
+_Comes Campaniae_ (_Reg. Farf._, n. 649). La sua famiglia s’imparentò
+con quella dei Crescenzî, chè suo figlio Gregorio sposò Maroza, figlia
+di Ottaviano e di Rogata (testamento di Maroza del Novembre 1056,
+dov’ella lega a Farfa i suoi beni _positas in comitatu campaniae:
+Reg. Farf._, n. 960). — V’erano Conti di Tuscana, di Civitavecchia, di
+Civita Castellana, di Galeria, dove, nel 1027, _Comes_ era _Johannes
+Tocco_ (MARINI, n. 45).
+
+[30] Il diploma _Ego Henricus_ (in DEUSDEDIT, in ALBINO, in CENCIO
+e da ultimo nel THEINER, _Cod. Diplom. Dominii Temp._, I, n. VII) fu
+giustamente riferito dal CENNI all’anno 1020. Vedi anche _Mon. Germ.
+Leges_, II, 173. BONIZONE (nell’OEFELE, p. 800) dice: _Romanae Eccl.
+privilegia multa concessit et dona amplissima dedit_.
+
+[31] THIETMAR, VI, sulla fine: _m. Februario in Urbe Romulea cum
+ineffabili honore suscipitur, et advocatus S. Petri meruit fieri_:
+senza dubbio corrisponde a _Patricius_.
+
+[32] Alberico compare da conte palatino nell’anno 1027 (MARINI, n.
+XLV) e nel 1028 (Istrom. da santa Maria Nova, _Mscr. Vat._ 8043, senza
+numerazione di pagine). La _Graphia_ dice non senza buon fondamento:
+_comes autem Cesariani palatii dictator Tusculanensis est_. I Tusculani
+si arrogarono questo officio da dopo il tempo di Ottone III. Ai 4
+Dicembre dell’anno 1015, nella lite fra Ugo abate _et Dom. Romanum
+Cons. et Ducem, et omn. Rom. Senatorem atque germanum Dom. Pontificis_,
+intervengono nel tribunale _Albericus Consul_ e _Johannes dni gr. Urbis
+Rome Praefectus_.
+
+[33] Così narra UGO abate nel _Chron. Farf._, p. 519.
+
+[34] THIETMAR, VI, 61. Tre fratelli lombardi che erano nell’esercito
+imperiale, Ugo, Azzo, Ezzelino, furono i promotori del tumulto.
+Può darsi, come cerca di stabilire il PROVANA che eglino fossero i
+figliuoli (di egual nome) di Uberto II di Este: così ebbe reputato
+anche il LEIBNITZ, _Rer. Brunsvicar._, III, 26. Il MURATORI, _Antich.
+Esten._, I, c. 13, 14, non li pone in siffatto rapporto.
+
+[35] Sarebbe cosa di grande attrattiva se in Arduino si potesse
+scorgere un antenato di Vittorio Emanuele II, il quale, 860 anni
+dopo di quell’antico, fu eletto dagli Italiani a loro re nazionale:
+ma la genealogia della famiglia, certo franca, di Arduino, risale
+soltanto fino al padre suo Dado, che fu un piccolo Conte nelle terre
+di Piemonte. Vedi il PROVANA, _Studî critici sovra la storia d’Italia
+a’ tempi del re Ardoino_ (Torino, 1844) e il PABST, _Sulla famiglia di
+Arduino_, negli _Ann. dell’Imp. tedesco_, II, 458.
+
+[36] Il MABILLON, _Annal._, IV, riferisce una lettera di Alinardo
+abate di Digione: _Domno illo s. palatii vestarario primo senatori
+nec non unico Romanorum Duci Equivoco_: presso a poco la lettera
+appartiene all’anno 1030. Il CURTIUS crede perciò che un _Equivocus_
+fosse succeditore di _Romanus_ senatore, e il GALLETTI, _del Vestar._,
+p. 54, registra arditamente un _Equivocus vestararius_. Entrambi non
+compresero il senso dello scrittore, il quale volle esprimere così il
+nome _Romanus_ (_aequivocum_ de’ _Romani_). La lettera è indiritta
+a _Romanus_, fratello del Papa, vestarario di palazzo e capo della
+Republica nobiliare di Roma.
+
+[37] AMARI, _Storia dei Musulmani in Sicilia_, Vol. III, 2 e segg.
+Secondo le fonti arabe Mogêhid (rinnegato cristiano) fu cacciato di
+Sardegna nel Giugno del 1016. Dopo d’allora, così dichiara l’AMARI, i
+Saraceni non hanno più occupato questa isola.
+
+[38] Ha grande esattezza THIETMAR, VII, c. 31. La Cronica antichissima
+di Pisa (BERNARDI MARANGONIS _vetus Chron. Pisan., Archiv. stor._, VI,
+p. 1) dice: _A. 1016 fecerunt Pisani et Januenses bellum cum Mugieto
+in Sardiniam, et gr. Dei vicerunt illum_. Del Papa nemmanco parola. Si
+paragoni il TRONCI, _Annali Pisani_, la _Cronaca Pisana_ del SARDO, e
+il RONCIONI edito dal BONAINI (_Archiv. stor., VI_, 1, 2).
+
+[39] Intorno a questa notevole rivoluzione vedasi la diligente
+scrittura del napoletano DE BLASIIS, intitolata: _La insurrezione
+Pugliese e la conquista Normanna nel sec. XI_, Napoli, 1864, Vol. I, 45
+segg.
+
+[40] _Annal. Barens._; LUPUS PROTOSPATA, ad a 1019. Sulla venuta
+dei Normanni vedasi RODOLFO GLABER (III, c. 1) e sopra tutti l’AIMÉ,
+l’_Ystoire de li Normant_, c. 17 e segg.: Giselberto venne con quattro
+fratelli _Raynolfe, Aséligime, Osmude et Lofulde_; eglino aderirono
+all’invito del Principe di Salerno... _et passèrent la cité Rome, et
+vindrent à Capua_ etc. Secondo il documento n. 279 (nel Vol. IV _Monum.
+Regii Neapolit. Archivii_) v’avevano però fino dal 1008 dei Normanni
+residenti nella Campania: _Sansguala dominus planisi qui sum ex genere
+normannorum_.
+
+[41] LEONE DI OSTIA, II, c. 37, 38, che trasse giovamento da AMATO. La
+_Turris de Gariliano_ era stata edificata da Pandolfo di Capua dopo la
+disfatta dei Saraceni. Così diceva la iscrizione ivi posta: _Princeps
+hanc turrim, Pandulfus condidit heros etc._ — _Heros_, in significato
+di signore, è spesso adoperato in Croniche dell’Italia meridionale.
+
+[42] HERM. CONTR., a. 1022: LEONE DI OSTIA, II, 39. Atenulfo abate
+sommerse presso _Hydruntum_. Degli eroi normanni ne sopravvissero
+ancora ventiquattro, sotto ai loro capitani Gosman (Guzman), Stigand,
+Torstain, Balbo, Gualtiero di Canosa e Ugo Fallucca: AMATUS, I, c. 28.
+
+[43] Così nel Concilio di Pavia, dell’anno 1018 o del 1022. MANSI,
+XIX, 343. _Mon. Germ. Leges_, II, 561. Di già il Sinodo di Nicea aveva
+condannato il concubinato dei preti.
+
+[44] Quasi tutti i Cataloghi denotano Giovanni XIX per _fil. Gregorii
+patricii_, oppure per _frater Alberici majoris_. BONIZO, _ad Amic._,
+p. 801: _uno eodemque die praefectus fuit et Papa_. Il _praefectus_
+è un errore. — _Uno eod. die et laicus fuit et Pontifex_: ROMUAL.
+SALERNIT., p. 167. — GLABER, IV, c. 1: _Largitione pecuniae repente
+ex laicali ordine neophytus constitutus praesul_. Il JAFFÉ pone la
+sua consecrazione fra il 24 di Giugno ed il 25 di Luglio, ed eziandio
+il Pagi s’appiglia al Giugno. Io so di un documento che omai conta il
+suo nono anno al dì primo di Maggio del 1032: _anno Joh. XIX in sede
+IX Imp. Chuonrado a. VI Ind. XV mense madio die I_ (Monte Cassino, _Ex
+dipl. Princ., Caps._ 12, n. 24).
+
+[45] Nell’anno 1027, Bolla di Giovanni XIX per Silva Candida: _Fratre
+nro Dno Alberico Comite Palatii_: MARINI, n. XLV; MANSI, XIX, 487.
+Nel notato istromento del giorno 8 Gennaio 1028: _Albericus ill. et
+clar. comes s. Lateran. Palatii_. Non pertanto i Cataloghi dei Papi lo
+appellano impropriamente _Patricius_, parimenti che Gregorio padre di
+lui.
+
+[46] Su di ciò, all’anno 1024, dice RODOLFO GLABER, IV, c. 1: _At
+licet pro tempore Philargyria mundi regina queat appellari, in Romanis
+tamen inexplebile cubile locavit_. Ivi trovasi eziandio la lettera di
+Guglielmo, abate di san Benigno di Digione, indiritta a Giovanni XIX.
+
+[47] BONIZO, p. 801: _Belinzo nobilissimus Romanus de Marmorata_; ne’
+documenti il nome suona _Berizo_ oppure _Belizo_.
+
+[48] _Vita Meinwerci Ep._, p. 153. _Mon. Germ._, XIII. WIPO, _Vita
+Chuonradi_, n. 16. ARNULFO, _Gesta Archiep. Mediol._, II c. 3, e
+nota 70. _Mon. Germ._, X, 12. La _basilica apostolorum_ qui non può
+esser altro che il san Pietro, il quale era altresì consecrato ai due
+Apostoli.
+
+[49] WIPO, _Vita Chuonr._, n. 16. Berengario, figlio di Liutboldo
+conte, cadde in battaglia. L’Imperatore lo fece seppellire accanto a
+Ottone II.
+
+[50] _Et denarii, quos Romam ad s. Petrum debetis_: lettera di _Cnuto
+Rex_ in WILH. MALMSBUR., _de gest. Reg. Anglor._, II, c. XI. L’odierna
+penuria delle finanze di Roma ha richiamato in vita l’imposta e il nome
+del «denaro di san Pietro» in forma di un pio contributo di moneta.
+La commissione che in Roma è destinata a raccoglierlo fu nel Novembre
+dell’anno 1860 elevata da Pio IX a dignità di _Archiconfraternitas_,
+e Roma ha insaccato a quest’ora (1860) tre milioni di scudi raccolti
+dai paesi di tutto il mondo come obolo di san Pietro. Lo Storico ha
+ragione di meravigliare vedendo con quanta ostinatezza si conservino le
+tradizioni ecclesiastiche.
+
+[51] Nel _Cod. Amiatinus_, p. 646 (Sessoriana di Roma) il Privilegio
+concesso a Monte Amiata è dato _ann. D. Incarn. MXXVII Regni vero
+Dom. Chuonradi secundi regnantis III Imperii ejus primo Ind. X Acta in
+civitate Leonina Non. April._ Egli dunque dimorava nel palazzo prossimo
+al san Pietro.
+
+[52] _Mon. Germ. Leges_, II, 40: _Chuonradus Aug. Romanis judicibus:
+Audita controversia quae hactenus inter vos et Langobardos judices
+versabatur, nulloque termino quiescebat, sancimus, ut quaecumque
+admodum negotia mota fuerint, tam inter Romanae urbis menia, quam etiam
+de foris in Romanis pertinentiis, actore Langobardo vel reo, a vobis
+dumtaxat Romanis legibus terminentur, nulloq. tempore reviviscant_.
+Vedasi anche da ciò come l’Imperatore avesse piena podestà di dominio
+supremo sopra lo Stato della Chiesa. Nonostante, i giudici longobardi
+non cessarono di esistere, e di qua e di là nella provincia alcuni
+Conti conservarono il giure franco.
+
+[53] HERM. CONTRACTUS dice concisamente e bene: _Subactaque Italia tota
+reversus_: ad a. 1027.
+
+[54] _Cod. Amiatin._, p. 652, a. 1036: _Tempore S. Papae Benedicti
+nati de Tusculana ex patre Alberico_. La _Cronica Romanor. Pontif._
+in CENCIO, i _Cataloghi dei Papi_ e BONIZONE determinano parimenti la
+origine di lui. RODOLFO GLABER, IV, c. 5, lo chiama una fiata perfino
+_puer fere decennis_, e aggiunge tutti i governanti essere stati allora
+fanciulli. Senza dubbio un ragazzo era stato fatto arcivescovo di
+Reims.
+
+[55] VICTOR III, _Dialog._, lib. III. dice: _non parva a patre in
+populum profligata pecunia, summum sibi sacerdotium vendicavit_. —
+Incerto è il giorno in cui fu consecrato. Che Benedetto IX fosse papa
+di già nel Marzo dell’anno 1033 lo prova un documento dato da Fabriano
+(_anno deo propiciu pontificatu Domno Tufelatu_: MITTARELLI, II, app.
+XXII, 48).
+
+[56] _Cum successisset ei (sc. Johanni XII) Theophylactus Gregorius
+frater ejus nomen sibi vendicabat Patriciatus._ BONIZO, _ad Am._, p.
+801. È difficile che egli si fregiasse di questo titolo; documenti
+lo chiamano soltanto _Consul Romanor._, ed altresì _lateranensis et
+tusculanensis comes_: COPPI, _Memor. Colonn._, p. 18 e segg.
+
+[57] GLABER, _Histor._, IV, c. 5. La _Treuga Dei_ fu, nell’anno 1041,
+fissata dal tramonto del mercoledì al levar del sole del lunedì; in
+quell’intervallo di tempo niuno poteva sguainare la spada sotto pena di
+scomunica. — PAGI, _Critica_, ad a. 1034.
+
+[58] R. GLABER, IV, c. 9, lo narra come avvenuto ai 29 di Giugno. —
+Le date sono tutte confuse. La _Vita Benedicti ex_ AMAL. AUGER., MUR.
+III, 2, 340, accoglie perfino il racconto di una cacciata _post suam
+promotionem_.
+
+[59] Noto omai, qualmente in documenti posteriori al 1017 si rilevi che
+i Crescenzî sorgono in potenza. Ai 17 di Giugno del 1036 Crescenzio ed
+altri nobili di sua parentela cedono il _Castrum Apolloni_ (_Empulum_
+presso Tivoli) al monastero di Subiaco. Per figliuoli di Crescenzio
+sono nominati _Regetellus_ e _Raino_ o _Rainuccius_ (_Reg. Sublac._,
+73).
+
+[60] HERM. CONTR., a. 1037, e WIPO, _Vita Conradi_, il quale dice:
+_Papa Cremonae occurrebat Imperatori, et honorifice receptus et
+dimissus, Romam reversus est_.
+
+[61] R. GLABER sembra rappresentare così la cosa, là dove parla della
+cospirazione dei Romani...: _a sede tamen propria expulerunt. Sed
+— tam pro hac re, quam aliis insolenter patratis, Imperator illuc
+proficiscens propria sedi restituit_. È incerto se l’Imperatore andasse
+in persona a Roma; la moglie di lui Gisela aveva peregrinato alla Città
+(WIPO, c. 37).
+
+[62] In un documento romano dei 22 Agosto 1043 si sottoscrive
+_Gregorius Consul, frater supradicti Dni Pape, interfui_: NERINI, p.
+387.
+
+[63] _Cod. Vat._ 1984, fol. 201: _Cum ejecissent pontificem — orta
+est inter Romanos et Transtiberinos grandis seditio — VII die m. Jan.
+Romani in fugam versi sunt propter comites qui veniebant per montanam
+sc. Girardo rainerii et ceteri cum multis equitibus, qui erant fideles
+dicti pontificis_. Le notizie barbaramente scritte in quell’importante
+Codice furono edite dal PERTZ (_Mon. Germ._, VII, 468-480) con titolo
+di _Annales Romani_. Io cito dal Codice. Gli avvenimenti sono narrati
+eziandio da HERM. CONTR., a. 1044, da VICTOR, III, _Dialog. III_,
+da BONIZO, _ad Amic._, p. 801, il quale vuole che la esaltazione di
+Silvestro III derivasse dalla elezione di Girardo _de Saxo_ e di altri
+Capitani. — LEONE DI OSTIA, II, c. 79.
+
+[64] _Gerardus Rainerii_ era conte di Galeria; persona diversa era
+Girardo _de Saxo_. A’ tempi di Silvestro II un Rainero era vescovo ed
+un Gerardo conte della Sabina (FATTESCHI, _Serie_, p. 253): nel 1003
+_Rainerius_ e _Crescentius_ erano conti e rettori della Sabina (ibid.,
+p. 254); di quello sarà stato figliuolo Gerardo. Era una famiglia
+franca dimorante nella Sabina.
+
+[65] BENNO, _Vita Hildebrandi_, p. 82. Gli dà per maestro nelle arti
+magiche l’arcivescovo Lorenzo di Amalfi, che sarebbe stato discepolo di
+Silvestro II. Da loro anche Gregorio VII avrebbe imparato la magia.
+
+[66] MURAT., III, 2, 341. Il _Cod. Vat._ 1984 dice di Silvestro III:
+_Obtinuit pontificatum diebus XLVIII, quo ejecto benedictum pont.
+reduxerunt in sede sua_. BONIZO, p. 801: _Gregorius Patricius et Petrus
+germani Theophylactum spe conjugis deceptum ad Pontificalia iterum
+sublevant fastigia_.
+
+[67] Un documento dell’anno 1013 lo chiama _Dn. Johannes Archicanonicus
+s. Johannis intra portam Latinam_ (NERINI, app. n. V, 388). _Cod. Vat._
+1984: _per cartulam refutavit Johanni archipbr. s. Johis ad portam
+latinam suo patrino in die kal. Majas, cui posuerunt nomen Gregorius,
+qui etiam pontificatum tenuit ann. I et m. VIII minus d. XI_. BENNONE,
+_Vita Hildebr._, p. 83, determina il prezzo di vendita in libbre 1500;
+il Cod. Vat. 1840 lo stabilisce in libbre 2000. Anche VITTORE III
+dice: _non parva ab eo accepta pecunia_. Il PAGI si riferì, di contro
+al BARONIO, all’_Epitome_ di BONIZONE, senza conoscerne il _Liber ad
+Amicum. Nefando ambitu seductus_ (dice qui BONIZONE) _per turpissimam
+venalitatem omnemq. Rom. popul. ingentibus pecuniis datis sibi jurare
+coegit_ (p. 801). BONIZONE fu contemporaneo, sebbene più giovine; fu
+vescovo di Sutri nel 1075. Contemporanee sono eziandio le notizie del
+_Cod. Vat._ 1984.
+
+[68] _Nunc aureum Apostolorum saeculum, et praesidente vestra
+prudentia, ecclesiastica reflorent disciplina_: DAMIANI, _Ep. I_ a
+Gregorio VI (sonvene due delle lettere), _Oper._ Tom. I _Ep._, lib.
+I. Nel lib. VIII sono raccolte anche due lettere senza importanza (la
+quarta e la quinta), indiritte _Dom. Alberico Senatoriae dignitatis
+viro e D. Petro Senator, dign. viro_. Il frate trovavasi dunque in
+corrispondenza eziandio coi Tusculani. La moglie di Alberico nomavasi
+Ermilina.
+
+[69] _S. R. Ecclesia — terrenas opes majori ex parte amisit_: così
+lamentava Gregorio VI. Per restaurare le chiese di san Pietro e di san
+Paolo si raccoglieva denaro in Aquitania. Vedi la lettera di Gregorio
+nel MANSI, XIX, 611.
+
+[70] GUGL. MALMESBUR., II, c. 13, che lo chiama uomo _magnae religionis
+et severitatis_. — _Catalog._ ECCARDI: _Fuit factus homo armorum_. Le
+narrazioni confondono insieme storia e leggende. ROD. GLABER, V, c. 5:
+_Cujus bona fama, quidquid prior foedaverat, in melius reformavit_. Gli
+Annali del BARONIO per quest’epoca oscura sono incompleti, e mancano di
+ragione critica.
+
+[71] OTTONE DI FRISINGA (_Chron._, VI, 32) si fe’ in Roma narrare che
+tutti e tre i Papi avessero risieduto dentro della Città. Tuttavolta
+v’ha in ciò poca somiglianza di vero.
+
+[72] BONIZO, p. 801. Addirittura lo appella _idiota et mirae
+simplicitatis vir_. VICTOR III, _Dial._, III. BENZO _ad Heinr. IV_,
+VII, 671. HERM. CONTR. a. 1046. _Chron. S. Benigni Divion._ (D’ACHERY,
+VI, 446). _Cod. Vat. 1984_.
+
+[73] _Annal. Corbeiens._, a. 1046 (_Mon. Germ._, V); nella terza e
+nella quarta feria innanzi al Natale.
+
+[74] BENZO VII, p. 670: _Seniores_ (ossiano signori) _Romani, licet
+hactenus sive salsum sive insulsum degistis — Ecce solito more sit in
+vestra electione_ etc. Il passo intiero spiega qual fosse il concetto
+del Patriziato a’ tempi di Enrico III e di Enrico IV, e chiarisce,
+per via del _Liber Pontificalis_, il diritto regale della elezione
+pontificia.
+
+[75] Vedi la lettera di congedo che il novello Papa rivolge a Bamberga:
+è nel PAGI (a. 1046), il quale ritorce contro il BARONIO il passo
+_explosis tribus illis quibus idem nomen papatus rapina dederat_.
+
+[76] La più completa descrizione è data dal noto _Ordo Coronationis_
+in CENCIUS, che il CENNI (_Mon._, II, 261) riferisce a Enrico III, e
+il PERTZ (_Mon. Germ._, IV, 187) riferisce ad Enrico VI. Tuttavia esso
+contiene delle parti assai più antiche di quello che sia il tempo di
+Enrico VI. Mi giovo eziandio dell’_Ordo_ del secolo decimoquarto, che è
+nel MABILLON, _Mus. It._, II, 397. Del tempo franco e di quello degli
+Staufen v’hanno parecchi _Ordines_. Vedi MURATORI, _Ant. It._, I, 99;
+HITTORP, nella _Biblioth. max. Patr._, XIII; MARTENE, RAYNALD, CENNI
+e PERTZ. Vedi altresì nel _Chron. Altinate juxta Cod. Dresd., Archiv.
+storico_, App. V, e BENZO, _ad Heinr. IV_, 1, 9.
+
+[77] Il _Terebinthus Neronis_ dei _Mirabilia_, di PIETRO MALLIO, degli
+_Ordines_, sepolcro assai grande e antico, era situato presso la _Meta
+Romuli_, che era una piramide come quella di C. Cestio. _Usque in Meta,
+quae vocatur Memoria Romuli_ (_Bullar. Vat._, I, 27, Bolla di Leone IX,
+a. 1053). Reputavasi che la piramide di Cestio fosse la tomba di Remo.
+
+[78] _Ego N. futurus Imperator juro, me servaturum Romanis bonas
+consuetudines, et firmo chartas tercii generis, et libelli sine fraude
+et malo ingenio_ (_Ordo_ nel CENNI). Il _Cod. Vat._ 1984 narra della
+coronazione di Enrico V: _Duo juramenta ex more fecit, unum juxta
+ponticulum, alterum ante porticus portam_; nè questa può essere altra
+che la _porta Castelli_, di cui gli _Ordines_ del medio evo, secondo la
+consuetudine del linguaggio popolare, hanno fatto una _Porta Collina.
+Cum Rex in Imp. electus pervenerit ad portam Collinam, quae est juxta
+castellum Crescentii_: così l’_Ordo Coronationis_ dell’anno 1311,
+nel RAYNALD, n. X. Forse, il ponte prossimo a Monte Mario segnava il
+confine della Città.
+
+[79] La piazza di san Pietro era detta _platea, quae vocatur Cortina_
+(_Bullar. Vat._, p. 31, a. 1053). La santa Maria _in Turri_, che
+sorgeva accosta alla gradinata del san Pietro, apparteneva al convento
+di santo Stefano presso il san Pietro. Sembra però che non prima di
+Federico I fosse consuetudine di compiervi la detta ceremonia.
+
+[80] Le orazioni che si pronunciavano sul Re e sulla Regina sono piene
+di grandiosa dignità, ed hanno veramente elevatezza di stile.
+
+[81] Talvolta negli _Ordines_ havvi divario nella successione
+delle funzioni: così eziandio per gli altari, poichè sembra che la
+coronazione non sempre avvenisse innanzi all’altare di san Pietro, ma
+talora davanti quello di san Maurizio, nella navata a sinistra. Assai
+commoventi dovevano essere le formule usate: _Accipe anulum, signaculum
+s. Fidei, soliditatem Regni, augmentum potentiae, per quam scias
+triumphali potentia hostes depellere, haereses destruere, subditos
+coadunare, et catholicae Fidei perseverabilitati connettere. — Accipe
+hunc gladium cum Dei benedictione tibi collatum, in quo per virtutem
+Spiritus Sancti resistere, et ejicere omnes inimicos tuos valeas, et
+cunctos s. Ecclesiae Dei adversarios, Regnumque tibi commissum tutari,
+ac protegere castra Dei per auxilium invictissimi triumphatoris D. N.
+J. Christi, qui cum Patre in unitate Spiritus Sancti vivit, et regnat
+in saecula saeculorum. Amen. — Accipe signum gloriae_ etc. Le parecchie
+formule variano secondo l’epoca.
+
+[82] Non sempre avveniva la processione lateranense. Più tardi,
+allorchè i Papi non risiedettero più nel Laterano, il corteo, compiuta
+la coronazione, andava soltanto fino alla piazza di santa Maria
+Traspontina, dove l’Imperatore si separava dal Papa. Però l’_Ordo_
+raccolto nel CENNI (e il CENNI stesso non ne fece attenzione) fa che
+il corteo muova ancora fino al Laterano, poichè ivi soltanto devonsi
+cercare il _Palatium majus_ (la _Casa major_ di papa Zaccaria) e la
+_Camera Juliae Imperatricis_.
+
+[83] _Indutus igitur rex viridissima clamide, desponsatur patriciali
+anulo, coronatur ejusd. prelaturae aureo circulo._ BENZO, l. c.:...
+_decretum est_ (da tutte le classi dei Romani) _ut rex H. cum universis
+in monarchia imperii sibi succedentibus fieret patricius, sicuti de
+Karolo factum legimus_. DAMIANI, _Disceptatio synodalis_ (_Op._, t.
+III, 23, ed. Paris, 1663): _H. Imp. factus est patricius Romanorum,
+a quibus etiam accepit in electione semper ordinandi pontificis
+principatum._ LEONE DI OSTIA, II, c. 77. Tutto ciò dovette essersi
+convenuto in Sutri.
+
+[84] BONIZO, p. 802: _Rumoribus populi illectus — tyrannidem
+Patriciatus arripuit, quasi aliqua esset in laicali ordine dignitas
+constituta, quae privilegii possideret plus imperatoria majestate_.
+Egli tuttavia conosce per bene le ragioni cui s’inspirava Enrico:
+_Credidit per Patriciatus ordinem se Romanum posse ordinare
+Pontificem_.
+
+[85] Così il _Cod. Vat. 1984_ denota la podestà di patrizio tenuta da
+Enrico: _Ordinationem pontificum ei concessit et eorum episcoporum
+regalia abentium: ut a nemine consecretur nisi prius a rege
+investiatur, almus pontifex una cum romanis et religiosis patribus
+sicut s. Adrianus papa et alii pontifices confirmaverunt per privilegij
+detestationem in potestate regis H., qui in praesentia habetur et
+futurorum regum patriciatum et cetera, ut supra dictum est, sancivit et
+firmavit et posuit_.
+
+[86] Benanco alcuni Tedeschi lo appellano _Romanorum patricius: Vita
+Annonis, Mon. Germ._ XIII, 469. Ancor nell’anno 1049, durante la
+vacanza della sede, un documento romano nota: _Ann. dei prop. domno
+Henrigo rex francorum et patritio Romanorum Ind. II m. Jan. d. XV: Reg.
+Sublac._, fol. 81.
+
+[87] Il DAMIANI con ingenuità antipolitica lo loda nel _Lib.
+Gratissimus_, c. 36 (_Op._, I, ed. Cajetani): _Hoc sibi non ingrata
+divina dispensatio contulit — ut videlicet ad ejus nutum S. R. E. nunc
+ordinetur, ac praeter ejus autoritatem Ap. Sedi nemo prorsus eligat
+sacerdotem. E più indietro: Post Deum scilicet ipse nos eo insatiabilis
+ore draconis eripuit_.
+
+[88] HERM. CONTR.: _Imp. vero Romae egressus nonnulla castella sibi
+rebellantia cepit_. Uno dei suoi diplomi a favore della _Casa aurea_
+è dato: _Kal. Januarii actum ad Columna Civitatem_, che è l’odierna
+Colonna nei monti Latini. BÖHMER, 1552. Dubito dell’esattezza della
+data, perciocchè l’Imperatore rescriva nuovamente da Roma ai 3 di
+Gennaio.
+
+[89] ROMUALDO e LUPO tutti e due d’una sol voce: _Benedictus per
+poculum veneni occidit P. Clementem_. HERM. CONTR.: _In Romanis
+partibus nono mense promotionis suae diem obiens, ad episcopatum suum
+Babenberg reportatus tumulatur_. — È il solo de’ Papi che sia sepolto
+in Alemagna. Il MURATORI, _Annal._, ad a. 1047, significa che morisse
+in vicinanza di Pesaro, e il JAFFÉ accoglie per data il dì 9 di
+Ottobre.
+
+[90] Il Codice di DONIZONE (esiste in Vaticano) contiene imagini
+miniate di persone di tutta la famiglia; le riproduce in bella
+incisione a colori l’edizione fattane dal BETHMANN, nei _Mon. Germ._
+Non vi si può cercare esattezza di ritratti, ma giovano assai per
+conoscere le fogge. Azzo e Ildegarde moglie sua sono sepolti a Canossa,
+dove Tedaldo tenne quasi sempre residenza.
+
+[91] Esatta notizia ne dà il _Cod. Vat. 1984_, che per questa età è una
+fonte di grande importanza. Il Papa fu ordinato ai 17 di Luglio, _Ind.
+I_, e sedette in cattedra ventitre giorni. Sull’ambasceria dei Romani,
+vedasi BONIZONE, p. 803. Esso dice eziandio che Bonifacio condusse il
+Papa a Roma, ma soltanto il _Cod. Vat._ sa dei raggiri del Margravio.
+
+[92] Un viandante vide il morto Papa correre i monti Latini in figura
+di mostro: AMAL. AUGER. — Il PLACENTINI (_de Sepulcro Bened. IX_, Romae
+1747) vuol dimostrare che appartenga a quel Papa un sepolcro trovato
+a Grotta Ferrata. Io ne vidi colà la tavola sepolcrale, che è una
+curiosità senza pregio. — Terzo succeditore di santo Nilo nella dignità
+di abate fu il discepolo suo (vedine la _Vita_ nel MARTENE, _Vet.
+Script._, VI, 933). Nel convento v’hanno ancora parecchie cose antiche
+che ricordano di quel tempo. Sopra la porta sta scritta quest’antica
+sentenza:
+
+ Οῖκου Θεοῦ μέλλοντες. εἰσβαίνειν πύλην
+ ἴξω γένοισθε τῆς μέθης τῶν φροντίδων
+ ἰν’ εὐμενῶς εὖροιτε τὸν κριθτὴν ἔσω.
+
+In quel chiostro continuarono a vivere lingua e uomini greci; così
+nell’anno 1153 l’Abate sottoscrive un documento romano: † εγο νηκολαως
+ηγουμενος Κρηπτα Φερρατ ἠπεγραφψα: GALLETTI, _Del Prim._, app. n. 59,
+dall’archivio di santa Prassede.
+
+[93] Istromento dell’anno 1053, _Reg. Subl._, fol. 78, nel PETRINI,
+p. 400. _Anno Leonis IX in sede IV m. Decbr. Ind. VII. Quoniam certum
+est me domina Imilia nobil. Comitissa que olim Dni Donadei conjunx
+fuit habitatrice in Palestrina_: ella dona dei beni a Subiaco _pro
+redemptione animae meae, et quond. Johannis qui vocabatur de Benedicto,
+et Donadei, et Domina Itta_ (giusta documenti moglie del _marchio
+Johannes_) _et de Joanne filio, et — pro heredibus nostris_ etc. Il
+PETRINI (p. 111) ha notato i rapporti in cui stavano fra loro i membri
+della famiglia.
+
+[94] LEONE DI OSTIA, II, c. 81. — Il Pontefice fu sepolto in san
+Lorenzo fuori le mura, in un sarcofago degli antichi tempi cristiani,
+che ivi ancor si vede.
+
+[95] Sulla febbre romana, che oggidì ancora è crudelmente mortifera, il
+DAMIANI compose questo tetrastico:
+
+ _Roma vorax hominum, domat ardua colla virorum_,
+ _Roma ferax febrium, necis est uberrima frugum_.
+ _Romanae febres stabili sunt jure fideles_;
+ _Quem semel invadunt, vix a vivente recedunt_.
+
+_Opuscul._, XIX, cap. 5.
+
+[96] Vedi il WATTERICH, I, 102.
+
+[97] _A quo omnia ecclesiastica studia renovata ac restaurata, novaque
+lux visa est exoriri_: così dice papa Vittore III di lui (_Dial._, III,
+lib. 3).
+
+[98] _Liber Gomorrhianus, de diversitate peccantium contra naturam_
+etc. _Op._, t. I, colla dedicazione a Leone IX e colla lettera in cui
+questi ne lo ringrazia: è un componimento nauseante della letteratura
+di quella età. Alessandro II condannò il libro, e ciò fece assai
+stizzire l’autore. I vizî del clero dovevano essere laidi per benino,
+una volta che si reputava necessario di interrogare ogni Vescovo,
+prima della consecrazione, se era mondo di quattro delitti: _Id est
+arsenochita q. e. masculo; pro ancilla Dei sacrata, quae a Francis
+Nonnata dicitur; pro quatuor pedes; et pro muliere viro alio conjuncta;
+aut si conjugem habuit ex alio viro, quod Graecis dicitur deuterogamia.
+Et dum nulli horum ipse vir conscius fuerit, evangeliis ad medium
+deductis jurat ipse electus Archidiacono: Ordo Roman._, VIII; MABILLON,
+_Mus. Ital._, T. II, 86.
+
+[99] WIBERT, II, c. 3. Da Benedetto VIII (m. 984) fino a Leone IX
+non ci fu conservata alcuna moneta pontificia: non è che un puro
+caso, giacchè dovettero pure essersene battute. Infatti leggo in un
+istromento dell’anno 1021 (_Reg. Sublac._, fol. 127): _Denarios bonos
+novos Romane monete_. Di Leone IX abbiamo un solo denaro: † HENRICVS
+IMP. ROMANORV; dal rovescio: † SCS PETRVS LEO P. Più sorprendente
+ancora si è, che nessuna moneta di Gregorio VII sia pervenuta fino a
+noi.
+
+[100] MARIAN. SCOTUS, ad a. 1050: _Rex Scotiae Macbeth ad Romae
+argentum pauperibus seminando distribuit._ Il nome di questo Re
+suona in diversa maniera: _Rex Maccabaeus_, _Macbothus_, _Macbetka_,
+_Mabbetha_.
+
+[101] Salto a piè pari un periodo di ottocento dieci anni, e noto la
+relazione in cui il dì odierno si trova coll’anno 1051. Addì 25 Ottobre
+1860 un Prodittatore del Garibaldi per Napoli, decreta: «L’antico
+ducato di Benevento è dichiarato provincia del Regno Italiano. Napoli
+25 Ottobre 1860.» — I Papi non possedettero mai tutto intiero il ducato
+di Benevento. Soltanto nel 1077 andarono eglino al possesso della città
+e del suo territorio. — Sulla permuta fatta coll’Imperatore vedansi
+LEONE DI OSTIA, II, c. 84 ed HERM. CONTR., ad a. 1053.
+
+[102] HERM. CONTR., ad a. 1053, specifica come fosse composto
+l’esercito di Leone IX: _Plurimi Theutonicorum, partim jussu dominorum,
+partim spe quaestus adducti, nonnulli etiam scelerati et protervi,
+diversasque ob noxias patria pulsi_. GUILL. APULUS, lib. II, conta
+settecento valorosi Svevi, inoltre Romani, Sanniti, Capuani, Spoletini,
+Sabinati, Fermani, e il vigliacco popolo della Marca (_gens Marchana
+probis digne reprobata latinis... his erat innatus pavor et fuga
+luxuriesque_). LEONE DI OSTIA numera cinquecento, e AMATUS soltanto
+_CCC Todesque_. Da lui si pare (III, c. 25) che ancor prima Leone
+conducesse contro ai Normanni un piccolo esercito, e che questo si
+sbandasse nella Campania.
+
+[103] Leggiamo tuttora una sua lettera indiritta al convento di Farfa,
+nel quale si fece accogliere da confrater verso un donativo di tremila
+bizantini. _Argiros pronia theu Magistros Bestis, Kae Dux Italias,
+Calabrias, Sichelias, Kae Paphlagonias, Kae Cabeon, Kedulon, Ematon ti
+Despini Kae agia Theotoco Maria ti en ti agemoni tis Farfa_ etc. (così
+allora pronunciavasi il greco): _Chron. Farf._, p. 620.
+
+[104] L’Autore scriveva questa pagina sulla fine dell’anno 1860. (N.
+del T.)
+
+[105] _Et li Thodeschi se metent l’escu en bras et crollent l’espée; et
+li Normant hardi coment lyon prenent la haste..._ AMATUS, III, c. 37.
+
+[106] _Facto tamen de se quasi muro in modum corone_ (in quadrato),
+_mortem expectantes... Vita Leonis IX_, nel BORGIA, _Mem. di Benev._,
+II, 318. Al pari di ROMUALDO, la _Vita_ chiama la città con nome di
+Civitas. La _Chronique de_ ROBERT VISCARD scrive _Civite_; GOFFREDO
+MALATERRA scrive _Civitata_. In vicinanza era situata Dragonara.
+
+[107] _Denotement o grandissime plor et larmes: Chronique de_ ROBERT
+VISCARD, c. XI. _Cum magna devotione ejus provolvuntur pedibus, veniam
+et benedictionem ejus postulantes_: MALATERRA, I, c. 14.
+
+[108] La _Vita_ nel BORGIA descrive il campo di battaglia e le esequie;
+la _Vita_ negli _Acta Sctor._, Aprile, II, 666, dice che i morti
+apparvero in aspetto di martiri. Ottocento sette anni dopo quell’età fu
+visto un simile campo di battaglia, su cui, fuggiti con pari rapidità
+gli Italiani, la legione straniera di Tedeschi e di Belgi si immolò per
+il dominio temporale: ed oggidì ancora i caduti di Castel Fidardo son
+detti «martiri» (_Civiltà Cattolica_ dei 20 Ottobre 1860). In fatto è
+che le condizioni di Roma sono eternamente le stesse.
+
+[109] Così giudicò il pio _Herm. Contractus_, essere morti i Tedeschi
+_occulto Dei judicio — sive quia tantum sacerdotem spiritalis potius
+quam pro caducis rebus carnalis pugna decebat_, oppure perchè tanta
+gente infame s’era raccolta sotto allo stendardo pontificio. Similmente
+dice ROMUALDO, e quasi colle istesse parole la _Cron. di Amalfi_
+(MURAT., _Ant. It_., I, 212): _Non enim dominus discipulis suis et
+successoribus suis praeceperat ut seculares veluti principes secuti
+materiales gradus, in populum corruerent, sed verbo et dicto monerent
+pie_ etc. Anche il contemporaneo BRUNONE DI SEGNI biasima il Papa:
+_Super Normannos praeliaturus vadit, zelum quidem Dei habens sed non
+fortasse scientiam_; e deplora che in persona movesse alla guerra.
+
+[110] _Quanto terrenis ecclesia minuitur, tanto spiritualibus
+augetur_. È tal motto che parrebbe uscito della bocca del Cavour. WIDO
+FERRARIENSIS compendia il passo di san Girolamo insieme con altre
+sentenze dei Padri ecclesiastici che indirizza contro Gregorio VII:
+_Mon. Germ_., XIV, 169.
+
+[111] Al dì d’oggi è cosa assai istruttiva di por mente al giudizio
+datone dal DAMIANI (_Ep._ IX, lib. IV, indiritta ad Ulrico di Fermo):
+_Si ergo pro fide... nusquam ferrea corripere arma conceditur: quomodo
+pro terrenis et transitoriis Ecclesiae facultatibus loricatae acies
+in gladiis debacchantur? — Quomodo ergo pro rerum vilium detrimento
+fidelis fidelem gladio petat_. Di riscontro a questa sentenza del
+Cardinale piacemi porre il giudizio che oggi si fa in Roma di siffatte
+cose. La _Civiltà Cattolica_, organo dei Gesuiti, dice (Disp. dei 20
+Ottobre 1860; _I morti per la Chiesa a Dragonara il_ 1053 _e nel Piceno
+il_ 1860): «All’età di Leone IX poteva per avventura esser degna di
+scusa l’opinione che il dominio temporale della Chiesa fosse soltanto
+di ordine mondano, ma oggi sarebbe stolidezza arbitrare che la sua
+causa sia altro che causa della religione e di Cristo. Forse nemmeno a’
+tempi delle Crociate non si è venuto alle armi da militi cristiani per
+causa più supremamente divina di quella in cui pro caddero i soldati
+del Lamoricière.» — Precursore della _Civiltà Cattolica_ è stato di già
+il BARONIO, che in questo argomento marchia il Santo di tal censura
+come farebbe di un grande eretico. — È pur cosa assai meravigliosa
+di vedere adesso rinnovarsi dopo ottocento anni le antichissime
+controversie per ragione del piccolo Stato della Chiesa; in questo
+periodo di tempo tutto il mondo si trasformò, all’infuori di Roma.
+
+[112] Stando alla _Cronique de_ ROBERT VISCARD, Leone diede al conte
+_Unfroi et à li subcessor toute Puille et Calabre de la fin de Granière
+jusque à lo Faro_. Il Conte tornò a Melfi, raccolse i Normanni e
+Longobardi, _et fist dui de ses frères console_. Vedasi anche il DE
+MEO, _Annali di Napoli_, ad a. 1054, che ancor non conobbe i libri di
+AMATO. — Gli _Annales_ LAMBERTI dicono, ad a. 1053: _Leo IX cunctos
+dies, quibus supervixit tantae calamitati, in luctu et moerore egit_.
+
+[113] _Leo Ep. serv. Servor. Dei glorioso et religioso Imp. novae
+Romae Constantino Monomacho dilecto filio salutem._ Egli allega la
+donazione di Costantino in termini di convinzione recisa. _Tu ergo
+magnus successor Magni Constantini sanguine, nomine, et Imperio factus,
+ut fias etiam imitator devotionis ejus erga Ap. sedem, exhortamur: et
+quae ille mirabilis vir post Christum eidem sedi contulit, confirmavit,
+atque defendit; tu juxta tui nominis etymologiam constanter adjuva
+recuperare, retinere, et difendere_: BARON., ad a. 1054.
+
+[114] _Historia Mortis Leonis IX Acta Sctor._, April., II, 666. Il
+popolo sempre tenero del meraviglioso, accorse ben presto a venerare la
+tomba di Leone: HERM. CONTR. ad a. 1054. Leone IX fu di bella persona
+e di nobile aspetto. _Cestui Lion estoit moult bel et estoit rouz, et
+estoit de stature seignoriable, et estoit de letre bon maistre_: AIMÉ,
+III, c. 15. Sulla sua tomba leggevasi questo buon distico:
+
+ _Victrix Roma dolet nono viduata Leone,_
+ _Ex multis talem vix habitura patrem._
+
+[115] Lo STENZEL ha omai confutato la notizia data da BONIZONE, che
+Enrico per ammonimento di Ildebrando rinunciasse al patriziato.
+
+[116] I Romani gli amareggiarono la vita. RADULPHI _vita S. Lietberti_
+(BOUQUET, _Reg._, XI, 481): _Victore, qui pro causis papatus per
+Romanos male tractatus apud ipsum (Imper.) conquesturus venerat (Jul.
+1056)_. Nel JAFFÉ.
+
+[117] DAMIANI, _Ep. I ad Vict._, dov’egli fa che Cristo dica: _Sublato
+rege de medio, totius Romani Imperii vacantis tibi jura permisi_
+(citato dal GIESEBRECHT, II, 597). — Documenti assai errati per quel
+che riguarda la cronologia trovansi riferiti nel MURATORI, _Annal._,
+a. 1056; nel FATTESCHI, p. 112 segg., e nell’UGHELLI, I, 352 segg.
+Uno dato da Fabriano: _Ab Incarn. D. N. J. Christi sunt anni Mille
+quinquaginta octo, et regnante domnu Enrigo Imp. et Papa Victore Dux
+Marchio etc._ Da dopo il 1057 Goffredo era _Dux_ e _Marchio_ di Spoleto
+e di Camerino.
+
+[118] Il GFRÖRER, _Gregorio VII_, I, p. 10, afferma affatto di sua
+testa che Goffredo avesse ricevuto a Colonia, nel 1056, il patriziato
+per opera di Annone. Non v’ha un solo istromento che certifichi la
+cosa.
+
+[119] A vece di _Pallara_ dicevasi eziandio _Palladio_. Corrisponde
+oggidì al san Sebastiano sul Palatino (Vedi il Vol. III di questa
+Istoria, a pag. 652). _Abbacia scor. martirum Sebastiani et Zosimi,
+quae vulgariter Pallara solet nuncupari_; così un _Privilegium_ dato
+da Alessandro II (_Reg._ PETRI DIACONI a M. Cassino, fol. XX). Questo
+Pontefice cedette il convento a Monte Cassino, ricevendone in cambio
+santa Croce in Gerusalemme, la cui abazia Leone IX aveva concessa
+all’Abate di M. Cassino (LEONE DI OSTIA, II, c. 81).
+
+[120] LEONE DI OSTIA, II, c. 92. _Annales_ LAMBERTI ad a. 1057: _Uno
+animo pari voluntate in electione consenserunt Friederici. — Nec
+quisquam sane multis retro annis laetioribus suffragii majori omnium
+expectatione ad regnum processerat R. E._
+
+[121] Sua epistola indiritta ai Cardinali vescovi (BARON., a.
+1061, n. L). La dissolutezza non era dammeno in Germania; perfino
+nel pellegrinaggio che Sigfredo di Magonza ed altri Vescovi fecero
+nell’anno 1056 a Gerusalemme, questi signori si trassero dietro un
+lusso, di cui l’eguale è appena credibile. WILKEN, _Storia delle
+Crociate_, I, 39.
+
+[122] PETR. DAM., _De vita eremitica, opusc._ LI, c. 5.
+
+[123] Ibid., c. 8. Domenico entrò una volta nella cella del Damiani
+orrendamente stravolto in viso, _tamquam si pila fuerit ptisanarum
+more contusus_, e sclamò con aria di trionfo, che in quella serata
+era giunto alla fine nientemeno che di otto salterî. Però il Damiani
+confessa che il corazzato recitava i salterî soltanto mentalmente.
+Il santo gli eresse un monumento in una breve biografia che ne
+scrisse (tom. II, 483). Davasi nome di _disciplina_ eziandio alla
+flagellazione; i colpi sulla mano dicevansi _palmatae_, i flagelli
+_scopae_.
+
+[124] Ep. 27, lib. VI. _Petro cerebroso monacho Petrus peccator et
+monachus._ Con fanciullesca fantasia paragonava la pelle umana ad un
+timpano sul quale deesi picchiare ad onore di Dio, secondo che dice
+il salmo 150: «lodate il Signore al suon del timpano». _Quia tympanum
+est pellis arida, ille juxta Prophetam, in tympano Dominum veraciter
+laudat, qui confectum jejunio corpus per disciplinam verberat._ Vedasi
+altresì l’_Opuscul._ XLIII, _de laude flagellorum_, indiritto ai
+Benedettini di Monte Cassino.
+
+[125] _Ecce sales, ecce facetiae, lepores, urbanitates, dicacitates,
+volumina questionum_... Lettera del DAMIANI ad Alessandro e a
+Ildebrando, nel BARON. ad a. 1061, n. XI.
+
+[126] _Alearum insuper furiae, vel scachorum, quae nimirum de toto
+quidem sacerdote exhibent mimum_: Ibid. Egli stesso narra, che
+avendo un vescovo giocato a scacchi (_ludo praefuerat schacorum_), e
+difendendosi con dire che questo giuoco era diverso da quello dei dadi,
+gli impose la disciplina di tre salterî e l’obligo di lavare i piedi a
+dodici poverelli.
+
+[127] MURATORI, _Ant. It._, V, 975; Bolla di piombo di Stefano IV: v’è
+incisa la figura di una porta di città; sopra è scritto FELIX ROMA.
+
+[128] Il _Cod. Vat. 1984_ favoleggia che i Romani gli mandassero dietro
+dei sicarî: _Direxerunt post eum Braczutum Transtiberinum Johannem, qui
+in dicto itinere, ut fertur, venenum dedisse_.
+
+[129] AMATO, III, c. 50, dice sdegnosamente dei Pontefici che vennero
+dopo: _Or non parlons plus de la fama et de la subcession de li
+pontefice de Rome, quar l’onor défailli à Rome puiz que faillirent li
+Thodesque, quar se je voill dire la costume et lo élection lor, ou me
+covient mentir, et se je di la vérité, aurai-je l’yre de li Romain_.
+
+[130] _Cod. Vat. 1984_, fol. 201 _b: Comites — Gerardo Raynerii filio
+comes galeriae, et Albericus comes tusculanense et filii Crescentii
+de monticelly_. LEONE DI OSTIA e BONIZONE nominano i medesimi Conti.
+LAMBERTO: _Adjutus factione popularium, quos pecunia corruperat. — Cod.
+Vat. 3764: Natione Romanus ex Patre Guidone; Cod. Vat. 1984: De regione
+S. Maria Majoris_. Parmi che Benedetto sia stato romano della Città;
+la madre sua si nota per dimorante in vicinanza della santa Maria
+Maggiore.
+
+[131] Autentica notizia ne è data dal DAMIANI, _Ep. IV_, 90 (dal
+CAJETANI erroneamente riferita a Cadulo). Forse con linguaggio
+esagerato egli chiama Benedetto X _homo stolidus, deses ac nullius
+ingenii_. Leone IX aveva eletto Mincio nell’anno 1050 a cardinale,
+siccome pone in rilievo il BORGIA. È cosa degna di considerazione
+che Benedetto X nel secolo decimoterzo fu reputato papa legittimo. Il
+THEINER (_Cod. Dipl. Domin. Temporalis_, I, Prefaz., p. V, e n. VIII
+e IX) registra due delle sue infeudazioni, alle quali Onorio III si
+riporta così: _In autentico b. m. Benedicti Pape predecessoris nostri
+perspeximus contineri_ etc., e segue il documento di Benedetto X. Per
+un anno fu papa senza che trovasse opposizione, e i suoi _acta_ di
+ordine temporale furono tenuti per validi. Il suo ritratto (fatto a
+invenzione) è posto fra i medaglioni dei Papi collocati nel san Paolo.
+
+[132] LAMBERTO, ad a. 1059. BENZO _ad Heinr. IV_, lib. VII, 671, dice
+che Ildebrando, senza che i Romani ne sapessero cosa alcuna, imprese
+la elezione del Papa, d’intesa con Beatrice: _Erexit alterum idolum
+— legavit illum miserrimum, quod nil ageret, nisi per ejus jussionis
+verbum_. Tutte esagerazioni fuor di misura. — Alcuni documenti
+contenuti nel _Reg. Farf._ (n. 904, 906) hanno la data di Benedetto X
+all’anno 1058. Nel Luglio 1059 vien detto soltanto: _ab Incarnatione_
+etc. (n. 905).
+
+[133] Nella edizione degli _Annales Romani_, fattane nei _Mon. Germ._,
+che li trassero dal _Cod. Vat. 1984_, è scritto erroneamente _a comite
+de Benedicto Christiano_; il codice dice _a Leoni_. Lo scrittore
+era bene informato; lo dimostra un documento dell’anno 1060, dove
+si sottoscrive _Leo de Benedicto Christiano_ (_Reg. Farf._, n. 935).
+Quel codice descrive con esattezza gli avvenimenti. Anche qui l’isola
+Tiberina è tuttavia chiamata _insula Lycaonia_.
+
+[134] Addì 28 Aprile 1060 Giovanni era ancora prefetto; nel _Reg.
+Farf._, n. 935 si sottoscrive: _Johanne dom. gr. Romanorum praefectus_.
+
+[135] _Ad castellum Passarani apud regem qui fuit fil. Crescentii
+praefecti: Cod. Vat. 1984_. Il GFRÖRER (_Gregorio VII_, I, c. 21) se
+ne crea «un luogotenente del Re nominato dall’Imperatrice». Sennonchè,
+giusta documenti, a quest’epoca il figlio di un Crescenzio prefetto
+si chiamava _Regetellus_, il qual nome alcuni istromenti accorciano
+in _Rege_. Così il _Reg. Subl._, fol. 71 _Rege et Rainuciu germanis
+filii de domno Crescentio... Seniores_, i quali nel 1038 tenevano
+Sant’Angelo presso Monticelli in affitto dal convento di Subiaco.
+Anche a fogli 73, nell’anno 1036, i figli di Crescenzio prefetto sono
+appellati _Regetellu_ e _Raino_. Vedasi con che facilità possa falsarsi
+la storia. Cosa somigliante accadde al GFRÖRER col nome romano _Petrus
+de Imperatore_ o _Imperiola_, di cui egli si foggiò un Imperatore
+cittadino. — Passarano, non molto distante da Palestrina, apparteneva,
+del paro che Monticelli, al monastero di san Paolo, da cui i Crescenzî
+l’ebbero in feudo. In un catalogo dei beni che il san Paolo possedeva
+al tempo di _Gregorius de Tusculana_, vien detto: _Castellum Passarani
+cum rocha sua_ (_Archiv. S. Pauli de Urbe_, Vol. 241, fol. 4; copia ne
+contiene il _Mscr. Vatic. 7930_, p. 203-207).
+
+[136] _Cod. Vat. 1984._ Ildebrando andò tosto nelle Puglie _ad
+Riczardum agarenorum comitem et ordinavit eum principem et pepigit
+cum illo foedus — Tunc dictus princeps misit tres comites suos cum
+nominato archidiacono rome cum 300 militibus agarenorum in auxilium
+Nykol. pont._ — Come talvolta fa BENZONE, così lo scrittore di questi
+Annali, partigiano dell’Impero, chiama per bile i Normanni con nome
+di _Agareni_. La loro prima spedizione puossi col JAFFÈ fissare
+giustamente al Febbrajo.
+
+[137] I sette Cardinali vescovi (_Episcopi collaterales_) di Ostia,
+di Porto, di santa Rufina o Silva Candida, di Albano, della Sabina,
+di Tusculo e di Preneste celebravano funzione nel Laterano; sette
+Cardinali preti erano ripartiti nelle basiliche di san Pietro, di san
+Paolo, di santa Maria Maggiore e di san Lorenzo. Gli Abati di san Paolo
+e di san Lorenzo erano altresì cardinali. Oltracciò, su dieciotto
+Diaconie v’avevano allora dodici Cardinali diaconi e sei Diaconi
+palatini. Vedi il Registro rituale nel BARONIO, _Annal._, ad a. 1057,
+n. XIX, e il frammento nel MABILLON, che di qualche poco se ne discosta
+(_Mus. It._, II, 574).
+
+[138] _Ep. ad Card. Episcopos_, nel BARON., ad a. 1061, n. L: _ita nunc
+ap. sedis aeditui, qui spirituales sunt universalis Eccl. Senatores,
+huic soli studio debent solenter insistere, ut humanum genus veri
+Imperatoris Christi valeant legibus subjugare_. Nell’_Ep._ XX, lib. I,
+indiritta a Cadulo egli pone i sette Cardinali vescovi al di sopra di
+tutti i Patriarchi della Chiesa.
+
+[139] _Salvo debito honore et reverentia dilecti filii nostri
+Henrici, qui in presentiarum rex habetur, et futurus imp. Deo
+concedente speratur, et sicut jam mediante ejus nuntio Longobardie
+Cancellario Wiberto concessimus, et successoribus illius, qui ab
+Ap. Sede personaliter hoc jus impetraverint_. Il decreto è riportato
+completamente nel _Chron._ HUGONIS, II, 408, indi con qualche divario
+nel _Chron. Farf._, p. 645. MANSI, XIX, 903; _Mon. Germ. Leges_,
+II, 177, app. Può darsi che il decreto fosse publicato soltanto dopo
+avvenuta l’infeudazione normanna. Contrariamente affatto alla verità
+storica, nel privilegio onorifico del Re tedesco il GFRÖRER, p. 581,
+ravvisa il diritto esclusivo di proporre i candidati all’elezione.
+
+[140] Riccardo ottenne il completo dominio della città soltanto ai
+26 Maggio del 1062 (DE MEO, _Annali di Napoli_). Vittore III vide
+i figli dell’ultimo Principe longobardo di Capua andar mendicando
+per la campagna. — GIANNONE, lib. IX, sulla fine. Landolfo (m. 842)
+aveva tolto a Salerno l’antico castaldato di Capua: suo figlio Lando
+nell’anno 856 edificò Nuova Capua presso al _Pons Casilinus_. Sotto a
+Pandolfo «testa di ferro» Capua era diventata principato.
+
+[141] Il GIANNONE (lib. X, 190) si meraviglia della grande efficacia
+che avevano le scomuniche a quell’età, e chi scrive questa Storia della
+città di Roma le vide usate anche oggidì ai medesimi intendimenti.
+Vedi la Bolla di Pio IX _contra invasores et usurpatores aliquot
+provinciarum pontificiae ditionis. Datum Romae apud S. Petrum d. 26
+Martii A. 1860._
+
+[142] I Pontefici derivarono il loro diritto dalle donazioni degli
+Imperatori, da Costantino ad Enrico II, e il MURATORI pensa che
+precisamente in quest’età s’introducessero nei Diplomi di Lodovico, di
+Ottone e di Enrico le addizioni riguardanti Benevento, le Calabrie e la
+Sicilia.
+
+[143] DEUSDEDIT, ALBINO e CENCIO riferiscono, senza data, il giuramento
+di Roberto. Un secondo giuramento, più lungo, registrato da ALBINO,
+incomincia: _Ego Robertus Dei gr. et sci. Petri Dux Apulie et Calabrie
+et utroque subveniente futurus Sicilie ab hac hora et deinceps ero
+fidelis S. R. Eccl. et Tibi Domino meo Nicol. Ppe. etc. etc._ — Era
+allora in uso la formula: _Fidelis ero S. R. E. et Dno. meo N. N. Ppe.
+suisque successoribus qui meliorum cardinalium electione intraverint_.
+Così giurava ogni uomo feudale, ogni rettore di un _Patrimonium_.
+ALBINUS, _Vatican._ fol. 136 a, e CENCIUS, _Riccardian._, fol. CXX:
+_Juramentum Rectoris patrimonii_.
+
+[144] _Nam non solum Tusculanorum, et Praenestinor. et Numentanor.
+superbiam calcaverunt, sed et Romam transeuntes Galeriam et omnia
+castra Comitis Gerardi usque Sutrium vastaverunt, quae res Romanam
+urbem a Capitaneorum liberavit dominatu_: BONIZO, p. 806.
+
+[145] Il conte Gerardo morì prima del 1068. Il suo figliuolo, mi
+cred’io, fu _Comes_ della Marittima, come allora s’appellava il tratto
+della costiera tusco-romana. _Ego Girardus inclitus comes filius bon.
+mem. Gyrardi incliti comitis, habitator in Territorio Maritimano_
+(_Reg. Farf._, n. 995, a. 1068). Ei vi dona a Farfa la chiesa, il
+castello e mezzo il porto di santa Severa.
+
+[146] _Cod. Vat. 1984_, il cui barbarico compilatore è meglio
+informato di quello che siano LEONE DI OSTIA e BONIZONE. È pertanto
+da accogliersi per vero che la sottomissione assoluta di Benedetto
+X avvenisse nell’autunno dell’anno 1059. I Cataloghi dei Papi gli
+attribuiscono nove mesi e venti o ventidue giorni di reggimento, e ne
+pongono la fine al Gennaio 1059, quando Nicolò lo cacciò di Roma. Il
+JAFFÉ conta la sua assoluta cessazione (a mio credere è errore) di già
+nell’Aprile: così fa eziandio il GIESEBRECHT.
+
+[147] È prezzo dell’opera di conoscere quali fossero i Romani più
+ragguardevoli di questa età. Un placito di Nicolò II per Farfa, dei
+28 Aprile 1060, gli specifica in qualità di giudici o _boni homines_.
+Alcuni di loro erano signori di campagna; pochissimi abitatori di
+città. Si sottoscrivono dopo del Papa, dopo dei Cardinali e dei
+Vescovi, e dopo di Giovanni prefetto della Città e dei giudici
+palatini. Eccoli: † _Cencius de Pf._ (_Praefecto_). † _Leo de Benedicto
+Christiano_, † _Albertus de Otto Curso_, † _Johannes Braciuto_. †
+_Conte de Johanne Guidone_. † _Bertramo frater ejus_, † _Benedictus
+de episcopo_. † _Cencius Frajampane subscripsi_, † _Petrus de Beno de
+Maroza_. † _Berardus de Rainerio de Curte_, † _Johannes de Balduino
+subscripsi_. † _Leo de Azo_. † _Petrus de Alberico_. † _Octavianus
+filius Alberici_. † _Gregorius filius Gregorii_ (questi tre sono
+tusculani). † _Bernardus de Torena_. † _Johannes de Tusculano_. †
+_Ratterius Adulterinus_. † _Genzo de Siginulfo_. † _Monticellus_. †
+_Piro de Hermerardo_. † _Johannes de Faida_. † _Durantus de Johannis
+de Atria_. † _Petrus de Anastasio_. † _Johannes de Petro Vitioso_.
+† _Berardus filius Johannis de Berardo_. † _Johannes de Stefano
+Rifice_ (forse _Orefice_). † _Baroncellus gener de Maiza_. † _Petrus
+Obledanus_. † _Guittimanus_. † _Conte Tigrinus de Tuscana_. † _Guido
+neptus ejus_. † _Sarracenus de Sancto Eustatio_. † _Ego Defranco de
+Sancto Eustatio_. † _Bonofilius Lanista. Ego Alexius scrinarius S.
+R. E. complevi et absolvi_ (_Reg. Farfa_, 935, edito dal GALLETTI,
+_Gabio_, p. 154). Il maggior numero di questi nobiluomini è di parte
+decisamente pontificia, quantunque nell’istromento compajano _Cencius
+de Praefecto_ e alcuni Tusculani. Non si dimentichi che la carta
+rimonta all’anno 1061, quando Roma era in istato tranquillo.
+
+[148] Il _Cod. Vat. 1984_ nomina questi Romani partigiani dell’Impero;
+alla loro testa trovasi _Cencius_, il quale, tempo prima, aveva
+sottoscritto l’istromento più sopra detto: _Cencius Stephani praefecti
+cum suis germanis, nec non et Cencio et Romano germani, Barunci filii,
+hac Belizzon Titonis de Caro, et Cencio Crescentii Denilla erant cum
+dicto Cadulo, eo quod erant fideles imperatoris_. Da quest’epoca il
+nome _Cencius_ diventa così usato, come per lo innanzi era stato quello
+di _Crescentius_, di cui il primo è l’abbreviazione.
+
+[149] _Mittunt ei clamidem, mitram, anulum, et patricialem circulum
+per episcopos, per cardinales, atque per senatores, et per eos qui
+in populo videbantur praestantiores_: BENZO, _ad Heinr. IV_, lib.
+VII, 672. _Cod. Vat._ 1984; BERTHOLDI _Annal._, ad a. 1061; BERNOLDI,
+_Chron._
+
+[150] Gli incominciamenti republicani di Milano possono prender
+partenza dall’anno 1056, quando avvenne la morte di Enrico III; e il
+GIULINI, _Memorie di Milano_ (lib. XXIII), dice: «non comparisce mai
+più dopo quest’anno l’epoca reale o imperiale nelle carte milanesi.»
+
+[151] _Multitudo clericorum quae in ead. Eccl. innumerabilis ut harena
+maris:_ BONIZO, p. 805.
+
+[152] _Eisque paupertatem improperantes Paterinos i. e. pannosos
+vocabant_: BONIZO, pr. 805. Il nome significa, presso a poco,
+canaglia di straccioni, ma BONIZONE gli appella _gloriosum genus
+Paterinorum_. Il concetto ricompare nei _Gueux_ dei Paesi Bassi. Sugli
+incominciamenti dei Paterini vedasi il GIESEBRECHT, _Storia dell’Impero
+germanico_, III, c. 2.
+
+[153] Il PURICELLI (_de SS. Martyr. Arialdo et Herlembaldo_) ha
+dedicato un capitolo alla famiglia dei Cotta (p. 168 e segg.).
+Adesso per la prima volta campeggia essa in Milano, dove, secondo la
+tradizione, avrebbe immigrato con santo Ambrogio, venendo di Roma.
+Quando i Re d’Italia si coronavano a Milano, era consuetudine che
+due dei Cotta di Porta Nuova _induti cottis albis debent imperatorem
+ponere super cathedram marmoream, quae est post altare S. Ambrosii_. In
+che tempo i Cotta siano migrati in Germania, m’è ignoto. Questo nome
+antico, romano e milanese, adorna il frontespizio di questa «Storia
+della città di Roma» (a).
+
+(a) Il suo testo originale escì in Germania coi tipi di J. G. COTTA,
+rinomato editore e libraio di Stuttgardt. (N. del T.)
+
+[154] BENZONE, VII, 672, dice che Riccardo di Capua ricevesse un
+migliaio di libbre, e al lib. II, c. 3, cita per nome i Romani che
+aderivano alla parte di Ildebrando: _Cum Leone procedenti de judaica
+congregatione, simulque cum Cencio Frajapane atque Brachiuto Johanne_
+(_Braciuto, Braczutus,_ uomo di Transtevere: _Reg. Farf._, n. 935
+e _Cod. Vat. 1984_). Qui per la prima volta emerge la famiglia
+_Frajapane_. Nei documenti principia a trovarsi nel 1014 con _Leo qui
+vocatur Frajapane_: sottoscrizione apposta ad un istromento riportato
+nel MITTARELLI, n. XCIII, e nel MURATORI, _Ant. It._, IV, 797.
+
+[155] BERNOLDI _Chron._, ad a. 1061: _Chadelo Parmensis Ep. 7 Kal. Nov.
+Papa eligitur et Honorius appellatur, papatum nunquam possessurus. Sed
+vicesima septima die ante ejus promotionem Lucensis Ep.... ordinatus._
+La _Discept. Syn._, (DAM. _Op._., III, 28) dichiara essere stato
+presente all’elezione di Onorio anche l’Abate di santo Andrea _Clivi
+Scauri._ PAOLO BERNRIED, _Vita Gregor. VII_, c. 46, nomina Cencio,
+Nicolò, e Bertramo quali ambasciatori dei Romani. — Sulle condizioni
+in cui trovavasi a quel tempo Parma vedasi IRENEO AFFÒ, _Storia della
+città di Parma_ (Parma, 1792, II, 76).
+
+[156] Benzone era un adulatore della corte tedesca, come prima di
+lui vedemmo essere stato Liudprando, la cui _Legatio_ forse gli stava
+fitta in mente a modello. È un ampolloso e triviale spaccone, ma il
+suo latino, barbaramente misto di prosa e di versi, riesce sì comico
+e spesso anche inventore di nuove forme di lingua, da far ricordare
+il RABELAIS. Forse che sarebbero sue alcune delle poesie raccolte
+fra i _Carmina Burana_? BENZONIS _Episcopi Albensis ad Heinricum Imp.
+libri VII, Mon. Germ._ XIII, 591-681. Vedi su di ciò le ricerche del
+LINDERER, nel Vol. VI degli _Studî di storia tedesca_.
+
+[157] _Ad palacium Octaviani_ (BENZO, II, c. 1). Lo STENZEL colloca
+inesattamente il palazzo sull’Aventino, e nello stesso errore cade
+anche il WATTERICH, I, 271. Era posto sul Campidoglio, vicino a santa
+Maria _in ara Coeli_, dove aveva suo luogo la leggenda di Ottaviano e
+della Sibilla.
+
+[158] Anche officiali laici, benanco Conti e Duchi portavano allora in
+capo mitre alte simili a quelle dei Vescovi. La loro forma può vedersi
+nelle miniature del Codice di DONIZONE, dove _Tedaldus Marchio_,
+rappresentato in atto di sedere, tiene una mitra rotonda in testa:
+la contessa Matilde ne porta una alta che ha la forma di un pan di
+zucchero.
+
+[159] _Ad quoddam hypodromium, quia ibi regiae mandatelae videbantur
+esse competens auditorium._ Non ho cosa alcuna da opporre se qui, a
+vece del Circo Massimo, voglia credermi che fosse quello Flaminio,
+poichè era situato sotto al Campidoglio. Intorno a questo stesso tempo
+l’antico teatro dei Milanesi era il luogo dove si raccoglievano i loro
+parlamenti cittadini: GIULINI, II, XXI, 314.
+
+[160] BENZO, lib. II, c. 3: _Nicolaus magister s. Palatii, oriundus
+de genere antiquo Trebatii_. Sebbene il _Trebatius_ possa essere
+una trovata per accontentare la rima, è tuttavia meravigliosa la
+smania crescente dei Romani di voler discendere da famiglie antiche.
+Alcuni di questi nomi, come quelli _Saxo, Bulgaminus_ (BENZONE scrive
+erroneamente _Bulgamenes_), _Berardus, Bonfilius_ s’incontrano in
+documenti; e questi guarentiscono l’esattezza del racconto di BENZONE,
+il quale di cose romane è bene informato.
+
+[161] Dove s’udì mai, dic’egli, che l’elezione pontificia sia
+riposta in mano di frati accattoni? _heri venerunt mendicantes —
+eorum panniculi erant sine utraque manica, in dextro latere pendebat
+cucurbita, in sinistro mantica, barbata vero genitalia nesciebant
+sarabara_ (brache): _et hodie coram elevato simulacro resonantibus
+tubis perstrepunt taratantara_ (II, 4)? È veramente un RABELAIS in
+diminutivo.
+
+[162] L’editore di BENZONE, nei _Mon. Germ._, dichiara in nota
+erroneamente, che questa Galeria etrusca, presso all’Arrone, sia lo
+stesso che ponte Galera fra Ostia e Roma.
+
+[163] _Transivimus Tyberim ad portum Flaiani_, dice BENZONE. Il
+GIESEBRECHT (_Annales Altahens._, p. 217, not. 1) corregge malamente in
+_portam Flaminii_. È il guado del Tevere presso a _Castrum Flajanum_
+(il _Flavianum_ antico), ventisei miglia distante da Roma. _Chron.
+Farf._, p. 618: _S. Mariae quae est ad pontem de Flajano in territorio
+Collinesi infra Castellum, quod dicitur Flajanum_ (p. 559, 574). Il
+_Territorium Collinense_ era posto _suptus montem Soractem_ (_Reg.
+Farf._, n. 702 e fol. 1197). Da _Flajanum_ derivò l’odierno Fiano in
+vicinanza del Tevere.
+
+[164] Così sono registrati i loro titoli nel _Reg._ PETRI DIACONI,
+che appartenne alla famiglia medesima. Gregorio, figlio di Alberico
+III e fratello di Benedetto IX, si appella nel 1063 _consul romanor._
+In un documento del 26 Dicembre 1066 (nel COPPI, _Memor. Colonn._, p.
+24, tolto dal GATTULA, _Hist. abbat. Casin._, I, 235), il fratello
+suo si chiama _Dom. Petrus excellentiss. vir Consul et Dux atque
+omnium Romanor. Senator._ Non si può conchiudere col CURTIUS che egli
+effettivamente avesse podestà nella Città: quel titolo era ereditario
+nei Tusculani.
+
+[165] Il FIORENTINI, _Memorie di Matilde_, I, 72, non descrive del
+tutto esattamente questi avvenimenti, perocchè taccia dei negoziati
+corsi fra Goffredo e Cadalo, che pur sono fatti manifesti dalla lettera
+di Pier Damiani indiritta al Duca.
+
+[166] Secondo gli _Annal. Camald._, II, XVII, 236, il Damiani tornò
+alla vita eremitica nell’Ottobre 1060. Nella sua _Apologetica_ ad
+Ildebrando e ad Alessandro egli dipinge con amara arguzia, ma con
+grandissima verità l’animo dispotico del primo: _blandus ille tyrannus,
+qui mihi Neroniana semper pietate condoluit, qui me colaphizando
+demulsit — hanc querulus erumpet in vocem: Ecce latibulum petit, et sub
+colore poenitentiae Romae subterfugere quaerit_ etc. Il bizzarro frate
+fabbricava cucchiai di legno, che mandava in dono al Papa con questi
+versi:
+
+ _Dent alii fulvum trutina librante metallum;_
+ _Sed mundus vivit, quia ligno vita pependit;_
+ _Sic modicum magno lignum pretiosius auro..._
+
+(IV, p. 49).
+
+[167] _Dom. Godefredo excell. Duci et Marchioni Petrus peccator
+monachus, zeli ferventis obsequium_; dal BARONIO erroneamente
+registrata all’anno 1064. La sua scrittura apologetica sulla elezione
+di Alessandro è intitolata: _Disceptatio synodalis inter Regis
+advocatum et S. E. Defensorem_. Qui sofisticando rinnega l’opinione
+anteriormente professata sul diritto regio di Enrico III.
+
+[168] BONIZO, _ad Am._, p. 807: _Adjuvantibus Capitaneis et quibusd.
+pestiferis Romanis noctu civitatem Leoninam intravit et Ecc. b. Petri
+invadit — consilio Cencii cujusd. pestiferi Romani castrum s. Angeli
+intravit, ibiq. se tutatus est._
+
+[169] _Decretum est post hec ex consulto senatus, ut per vices
+custodirent urbem ex contiguis civitatibus sufficiens comitatus_:
+BENZO, II, c. 18. Ogni podestà in Roma era tenuta allora dai capitani,
+ossia dall’alta nobiltà de’ feudatari pontificî che erano nella
+provincia e nella Città: doveva essersi costituita una republica
+formale con parlamenti della nobiltà.
+
+[170] Il DAMIANI ad Annone, _Ep._ VI, lib. III; e al giovine Re, _Ep._
+III, lib. VII: _Serpens lubricus, coluber tortuosus, stercus hominum,
+latrina criminum, sentina vitiorum, abominatio coeli, naufragium
+castitatis_ etc. I Santi sapevano muover a forbice la lingua, e
+imitavano per bene il Pulcinella BENZONE, il quale (V, 648) diceva:
+
+ _Sed Prandelli Asinander, asinus haereticus,_
+ _Congregavit Patarinos ex viis et sepibus,_
+ _Et replevit totam terram urticis et vepribus._
+
+[171] _Ep._ III, c. 1. E dice argutamente: _Romani perdiderunt unum
+ex Apostolis. Normanni enim — castrum s. Pauli, altera pars imperii,
+aspirant sibi subjicere — et cito perventuri in Capitolium, quod erit
+Suevis in alterum obprobium_.
+
+[172] Se egli vivesse oggidì, in quest’anno 1862, nel quale sta per
+iscomparire l’ultima reliquia dell’Impero tedesco in Italia, Benzone
+udrebbe risonare in Germania anche questa invocazione: _a Lombardia et
+Venetia libera nos Domine_.
+
+[173] _Dignus est ergo, ut de militibus Romanis faciat dominus noster
+rex senatores, de senatoribus exaltet ad principum honores_ (III, 24).
+A meno che queste parole non siano altro che pure frasi, potrebbero
+esse dimostrare che l’Imperatore continuava ad eleggere Romani a
+dignità cittadine.
+
+[174] BONIZO, _ad Am._, p. 807: _Unoque clientulo contentus, unius
+jumenti adjumento inter oratores Bercetum aegre pervenit_. Questo
+avveniva nell’anno 1066.
+
+[175] Cotali avvenimenti sono descritti negli _Annales Altahens._, p.
+105, 183 segg. (ed. GIESEBRECHT). Cadalo viveva ancora addì 5 Aprile
+1071. Vedi i documenti n. 29 e 30 nel Vol. II della _Storia di Parma_
+dell’AFFÒ.
+
+[176] _Homuncionem exilis staturae, despiciabilis parentelae_: GUGL. DI
+MALMSB., III, _de gest. Anglor._, nel BARONIO _Annal._, ad a. 1061, n.
+31. _Residens in palatio, militiam Romanam quasi imperator regebat_,
+dice LANDOLFO, _Hist. Med._, III, c. 15. ALFANO, arcivescovo di
+Salerno, cantò di lui in un’ode, nella quale esclama:
+
+ _Roma quid Scipionibus_
+ _Caeterisque Quiritibus_
+ _Debuit mage quam tibi?_
+ _Cuius est studiis suae_
+ _Nacta via potentiae._
+
+A questo può paragonarsi il carme panegirico di BENZONE su Enrico IV
+(IV, lib. 6), che non è meno azzeppato di reminiscenze romane:
+
+ _Tantus es, o Caesar, quantus et orbis;_
+ _Cis mare vel citra tu leo fortis,_
+ _Presso namque tua calce dracone,_
+ _Victor habes palmam cum Scipione._
+
+[177] _Ad Hildebrandum_.
+
+ _Papam rite colo, sed te prostratus adoro:_
+ _Tu facis hunc dominum, te facis ipse deum._
+
+ _Vivere vis Romae, clara depromito voce:_
+ _Plus domino Papae, quam domno pareo Papae._
+
+ (_Carmina_, nel tom. IV.)
+
+[178] LUPUS PROTOSPATA, ad a. 1066. LEONE DI OSTIA, III, c. 23: _cum —
+subjugata Campania, ad Romae jam se viciniam porrexisset, ipsiusque jam
+urbis patriciatum omnibus modis ambiret_.
+
+[179] LEONE DI OSTIA, III, c. 25.
+
+[180] _Et hoc primum servitium excellentissima Bonifacii filia b.
+Apostolor. Principi obtulit_: BONIZO, _ad Am._, p. 809.
+
+[181] Aquino, terra nativa di Giuvenale, appartenne fin dal secolo
+decimo a Conti longobardi della famiglia di Landolfo. Nell’anno 1045
+Gaeta scelse per duce quel conte Adenolfo. Riccardo era signore supremo
+di Aquino; però vi rimanevano i Conti, dalla cui discendenza sortì i
+natali Tomaso di Aquino. Il _Cod. Diplom. Aquinas_, che si conserva a
+Monte Cassino, va dal 950 al 1548. La storia di quella città fu scritta
+da D. PASQUALE CAIRO (_Storia sacra e profana d’Aquino_, Napoli 1808).
+
+[182] BONIZO, _ad Am._, p. 809. AMATUS, III, c. 10. LEONE DI OSTIA,
+III, c. 25. La _Cronica di Amalfi_ (MURAT., _Antiq. It._, I, 213) dice
+perfino: _Riccardus fugavit Gotfridum_. Gli _Annales Beneventani: A.
+1066 Dux Cottefrydus venit in Campania_, ma gli _Annal. Cavenses_
+registrano esattamente all’anno 1067: _Gotfridus dux cum valido
+exercitu in Campaniam venit usque Aquinum_.
+
+[183] Lettera prima del DAMIANI a lei indiritta: _Opuscul._ 50, tom.
+III, 854. Agnese andò a Roma soltanto nell’anno 1067. Vedi la nota
+31 al _Chron._ di _Sigberto_, a. 1062, nei _Mon. Germ._, VIII, 361.
+Nell’anno 1072 tornò ella a Germania per breve tempo.
+
+[184] LANDULF. SENIOR., III, c. 14, ne dipinge la persona:
+_Herlembaldus — ex magna prosapia capitaneorum oriundus, miles ut
+natura dabat strenuissimus, barbam ut usus antiquus exigebat, quasi
+purpuream gerens, tenui vultu, oculis aquilinis, pectore leonino, anima
+admirabili_.
+
+[185] _Acta Sctor. 27 Jun._, p. 291: _Alexander in pubblico Consistorio
+vexillum s. quod nominavit vexillum s. Petri, Herlembaldo dedit; eumque
+Romanae et universalis Ecclesiae vexilliferum fecit_. Il milanese
+ARNOLFO a questo soggetto nota malignamente, che san Pietro non aveva
+mai inalberato una bandiera assassina di quella fatta, ma per sua
+impresa aveva tolto questo motto: _Qui vult post me venire abneget se
+ipsum_. Gli _Acta Sctor._, p. 279, tengono memoria di un quadro antico
+esistente in san Babila a Milano, dove accanto a santo Ambrogio era
+raffigurato Erlembaldo da _miles armatus_, col vessillo in pugno.
+
+[186] Parecchie volte il Papa delegava tuttavia de’ giudici per luoghi
+lontani, affinchè vegliassero ai diritti della Camera pontificia. Così
+nel DAMIANI (_De vita s. Rudolphi_, II, 497) compare un romano Stefano
+da _judex s. Palatii_ in Osimo: la cosa certo rimonta al tempo di
+Vittore II, quando questi governava Spoleto, Fermo e la marca di Ancona
+in nome dell’Imperatore.
+
+[187] Così in Ostia, il banno di Conte spettava al Vescovo. Il Damiani,
+che aveva in animo di rinunciare al suo Vescovato, ringrazia Alessandro
+II di averlo già sbarazzato del comitato: _Vos Ostiensem comitatum mihi
+subtraxisse et alii tradidisse_ ecc. (_Ep._ XV, 30).
+
+[188] Il _Reg. Farf._, n. 935 (28 Aprile 1060) dimostra che il
+procedimento dei giudizî era pari affatto a quello del secolo decimo.
+Ivi Nicolò II restituisce a Farfa i beni rapiti dai Crescenzî, dopo di
+avere incaricato il prefetto Giovanni di esaminare i titoli giuridici.
+Un istromento degli 8 Ottobre 1072 (_Reg. Farf._, n. 1010) ci fa
+conoscere che il tribunale era composto di Ildebrando in qualità di
+_Viceregens_ del Pontefice, _assidentibus episcopis et presbyteris,
+cardinalibus nec non praefecto, judicibus ac Romanor. majoribus_.
+La sentenza è pronunciata secondo il giure giustinianeo; de’ giudici
+longobardi di Farfa non si discorre più.
+
+[189] Se si stia a BONIZONE, p. 811, Stefano fu prefetto al tempo di
+Alessandro II; del figliuol suo Cencio dice poi che voleva diventare
+prefetto, _defuncto patre temporibus Papae Alexandri_ (non _Nicolai_,
+come crede lo STENZEL, p. 203). Nel _Reg. Farf._, n. 935, Cencio si
+sottoscrive coll’addiettivo _de Praefecto_. LAMBERTO (_Annal._, ad
+a. 1076) lo chiama _generis claritate et opum gloria eminens_, però
+erroneamente lo appella prefetto. BERTOLDO una volta lo denota non
+inesattamente col nome _Crescentius_, e BENNONE (_Vita Gregorii VII_,
+78) lo nomina _Cencius judicum primicerius_, locchè può essere giusto.
+Il candidato avverso a lui è da BONIZONE espressamente appellato suo
+_aequivocus, Cencium cujusd. Johannis Praefecti filiu_s. LAMBERTO e
+BERTOLDO scrivono _Quintius_; PAOLO BERNRIED, _Cencius_; il DAMIANI,
+_Cinthius_, come io vo’ denominarlo, soltanto per distinguerlo da
+quell’altro.
+
+[190] _Nam in s. Petri ponte turrim mirae magnitudinis aedificans omnes
+transeuntes reddidit tributarios_: BONIZO, ib. — PAOLO BERNRIED, c.
+46: _Ut in ipsa turri, quam mirae magnitudinis supra pontem s. Petri
+construxerat viros sicarios poneret_. Non già per questo deesi credere
+che la torre fosse rizzata proprio sopra del ponte.
+
+[191] BONIZONE paragona Cinzio, prefetto della Città, ad Erlembaldo.
+
+[192] _Constat ergo quemlibet christianum esse per gratiam Christi
+sacerdotem_: così il DAMIANI osava ancora di dire. V’hanno due lettere
+di lui indiritte a _Cinthio Urbis praefecto_, e dice: _Dum concinaremur
+ad populum, ita locutus es, non ut praefectum reipublicae, sed potius
+ut sacerdotem decebat ecclesiae_.
+
+[193] _Multas siquid. advers. te fieri querelas audio ab his, qui
+negotiorum causas habent; quia videlicet legalis judicii sanctionem
+a te obtinere non praevalent. — Justitiam ergo facere, quid est aliud
+quam orare: Ep._ II.
+
+[194] Sembra che Beatrice, la quale non ebbe figli da Goffredo, sia
+vissuta in casta continenza. A lei scriveva il DAMIANI: _De mysterio
+mutuae continentiae, quam inter vos, Deo teste, servatis_ etc.; e
+Goffredo, presso alla tomba dell’Apostolo, gli avrebbe fatto conoscere
+esser suo desiderio _pudicitiae perpetuo conservandae_ (_Ep._ 14, lib.
+7). La storia arcana delle due donne rivelerebbe di molti intrighi.
+Se si stia al FIORENTINI, p. 103, il matrimonio di Matilde non sarebbe
+avvenuto prima del 1069 o del 1070.
+
+[195] Anche a lei scriveva il DAMIANI: _Adelaidi excellent. Duci,
+Opusc._ XVIII, 412, e la paragona a Debora. Dice che Dio ama soltanto
+tre specie di donna, _virgines cum Maria, viduas cum Anna, conjuges
+cum Susanna_. — BENZONE, V, 11, le scrive financo: _Domnae Adelegidae
+Romani Senatus Patriciae_, di che fa omai le meraviglie il CURTIUS,
+_de Senatu_, p. 217. Questo titolo, che dopo di Marozia era divenuto
+inusato, è forse un trovato dell’adulazione di BENZONE? oppure i Romani
+accoglievano nella loro aristocrazia nobili donne?
+
+[196] Fu egli stesso che compose il suo epitaffio (_Opera_, T. IV, p.
+51):
+
+ _Quod nunc es, fuimus; es, quod sumus, ipse futurus._
+ _His sit nulla fides, quae peritura vides._
+ _Frivola sinceris praecurrunt somnia veris,_
+ _Succedunt brevibus secula temporibus._
+ _Vive memor mortis, quo semper vivere possis;_
+ _Quidquid adest transit, quod manet, ecce venit..._
+
+[197] Le porte in bronzo della chiesa (appartengono al tempo di
+Desiderio) sono coperte dei nomi delle terre che allora possedeva
+l’Abazia. Fra gli altri io vi lessi questi: _S. Angelus de Algido,
+S. Agata de Toscolana, in Roma S. Maria de Palava cum pertinentiis
+illorum_. Per tutto il resto basta scorrere nella _Cronica_ il catalogo
+dei donativi d’oro e d’argento che vi affluirono di mano del Guiscardo
+e della eroica sua moglie Sigelgaita, la quale si fece ivi seppellire.
+Anche l’imperatrice Agnese visse colà un sei mesi, esercitandosi in
+opere di penitenza.
+
+[198] Ho veduto coi miei occhi la pergamena originale (stampata nel
+TOSTI, I, p. 408). Alessandro II dichiara in essa che gli fu mostrato
+il corpo di san Benedetto, trovato durante la riedificazione della
+chiesa, illeso da qualsiasi danno. Per tal modo i frati contestarono
+la credenza che i Franchi lo avessero rubato. Gregorio scriveva con
+caratteri netti e belli: _Ego Yldibrandus qualiscumque Romanae Ecclesie
+Archidiaconus ss._; egualmente vidi anche in una bolla di Vittore
+II, la quale ei segna tuttavia in qualità di cardinale suddiacono:
+_Heldibrandus cardinalis subd. sce. romane eccle. dando consensit et
+subscripsit_. Pertanto scriveva egli il suo nome in forma varia.
+
+[199] LEONE DI OSTIA descrive minutamente la edificazione e la
+consecrazione della novella basilica (III, c. 28). ALFANO, amico di
+Desiderio, intervenuto anch’egli alla festa, magnificò l’avvenimento in
+un poema (edito dall’OZANAM, _Documents inédits_ etc., p. 261, segg.);
+altri poeti non furono meno affaccendati a cantarne (_Cod. Mont.
+Casin._, 47, fol. 22).
+
+[200] I _Cataloghi_ dicono: _nat. Tuscus_; il _Cod. Vat. 1437_
+aggiunge: _Patria suanensis opido Ronato_; le Biografie pontificie
+scrivono; _Patria Suanensis oppido Rovaco_ (vedansi il WATTERICH,
+I, 293 e 308, e il GIESEBRECHT, III, 1049): soltanto UGO FLAVIGN.,
+_Chron._, II, 122, lo appella erroneamente romano di Roma. Il nome
+Ildebrando trovasi spesso usato fra i Longobardi; Bonizone è un
+abbreviato di Bonifacio ossia Boniperto. Sono speciali d’Italia, nel
+secolo undecimo, i diminutivi di nomi longobardi, colla terminazione
+_izo_ a vece di quella _bert_: così troviamo Rapizo, Roizo, Berizo,
+Albizo, Gepizo, Guinizo, Gunizo, Ingizo, Herizo (Heribert). Le famiglie
+longobardiche di Gregorio VII e di Napoleone (Bonipert) appartengono
+allo stesso paese, istessamente come si somiglia la specie dell’indole
+loro. La leggenda bandì che Ildebrando facesse portenti fin da
+fanciullo; dalla sua testa divampò fuoco, e, bambino, avrebbe composto
+con fuscelli di legno queste parole: _Dominabitur a mari usque ad
+mare_.
+
+[201] WIDO DI FERRARA, nemico di Gregorio, descrive vivacemente la
+scenata dell’elezione, che s’aveva prima di lunga mano combinato:
+_Concursus factus est populi, Ildebrandus capitur, Ild. discerpitur,
+Ild. distraitur, Ild. eligitur_. Il decreto di elezione trovasi al
+principio dei Regesti di Gregorio. Gli aderenti di Enrico, quali sono
+WIDO, BENZO ecc., attribuiscono la sua elezione a broglio, e LANDOLFO
+SENIORE, _Hist. Mediol._, III, c. 31, dice che fu opera di Matilde:
+_Pacto secretissimo cum Oldeprando — nec non qui plurimis Romanis
+ossibus Albini et Rufini sparsis_ etc. (espressione bernesca usata a
+quel tempo per significare l’argento e l’oro).
+
+[202] _Terribilis, terribilis iste locus_, disse Bernardo a Eugenio
+III, quando questi salì alla santa sede. — _Nimis expavit, et quasi
+extra se raptus cucurrit ad pulpitum, cupiens populum ipsum frequentem
+sedare, et a sua intentione retrahere_: CARD. ARAGON, p. 304.
+
+[203] È quasi fuor di dubbio che Gregorio non ricercò l’assentimento di
+Enrico. Che questi l’abbia dato lo afferma soltanto BONIZONE; altri lo
+negano. Vedi FLOTO, _Storia di Enrico IV_, Vol. II, nel principio. Di
+un formale assentimento non puossi pur pensare.
+
+[204] _Constitutio inter D. Gregorium Pp. VII et Landulphum
+Beneventanum Princip._ dei 12 Agosto: _Reg. Greg. I, ep._ 18 a, ed.
+JAFFÉ nella _Bibl. rer. German._, II, _Monumenta Gregoriana_. LANDOLFO
+professa di essere assolutamente vassallo, e protesta che, se non
+manterrà obbedienza al Papa, _amittat suum honorem_. — L’altro trattato
+di Capua ai _18 Kal. Octbr._, è contenuto nel _Reg. Greg. I, ep._ 21 a,
+ibid. p. 36.
+
+[205] _Reg. I, ep._ 25, ad Erlembaldo: _Normanni, qui ad confusionem
+et periculum reipublicae et S. E. unum fieri meditabantur, in
+perturbatione in qua eos invenimus nimis obstinate perseverant, nullo
+modo, nisi nobis volentibus, pacem habituri_.
+
+[206] _G. in Rom. Pontif. electus omnib. Principib. in terram Hispaniae
+proficisci volentibus... non latere vos credimus, regnum Hyspaniae ab
+antiquo proprii juris S. Petri fuisse: Reg. I, ep._ 7.
+
+[207] Per la Boemia, _Reg. I_, 38; _II_, 7. Per la Sardegna, _Reg. I_,
+29, 41. — Così ammonisce egli Salomone re di Ungheria: _Sceptrum regni
+quod tenes, correcto errore tuo, apostolicae non regiae majestatis
+beneficium recognoscas_. Chi legge crede appena a’ proprii occhi.
+_Reg. II_, 13. — A Geisa, _Reg. II_, 63, 70. — A Demetrio (_rex
+Ruscorum_), _quod regnum illud dono s. Petri per manus nostras vellet
+obtinere eidem Petro ap. principi debita fidelitate exhibita, devotis
+precibus postulavit_; locchè sarebbe anche avvenuto: _Reg. II_, 74.
+— Demetrio re di Croazia e di Dalmazia prestò alla Chiesa giuramento
+di vassallaggio, e diede un annuo tributo di duecento bizantini _de
+mihi concesso regno_. Il giuramento, dell’Ottobre 1076, Ind. XIV, è
+registrato nel _Cod. Albin._, fol. 133, donde CENCIO lo trasse.
+
+[208] A Guglielmo di Borgogna, dei 2 Febbrajo 1074: _Reg. I_,
+46. — Alla Cristianità, del dì 1 Marzo 1074: _Reg. I_, 49. — Agli
+Ultramontani, dei 26 Dicembre 1074: _Reg. II_, 37. — Ad Enrico, dei 7
+Dicembre 1074; _Reg. II_, 31: _Si illuc, favente deo, ivero, post Deum
+tibi Rom. Eccl. relinquo, ut eam et sicut sanctam matrem custodias,
+et ad ejus honorem defendas_: così il testo registrato nel JAFFÈ, ut
+supra, pag. 145. La lettera è zeppa di proteste d’amore. Ricordevole
+del biasimo inflitto a Leone IX, Gregorio diceva di non volere spargere
+il sangue de’ cristiani, ma di voler con terrore indurre i Normanni a
+pace.
+
+[209] BONIZO, p. 812. Il _Reg. I_. 84, è dato: _in expeditione
+ad montem Cimini,_ 2 _Id. Junii, Ind XII_. — Il _Reg. I_, 85
+all’Imperatrice: _data in expeditione ad s. Flavianum 17 Kal. Julii
+Ind. XII_. — AMATUS, IV, c. 13: _Et un lieu qui se clame mont Cymino
+fu assemblé lo pape, et Gisolfe prince de Salerne_... Intorno a queste
+cose dell’Italia meridionale vedasi fra altro la Dissertazione di
+G. WEINREICH, _De conditione Italiae inferioris Gregorio VII Pont._,
+Königsberg, 1864, n. II.
+
+[210] Che i padri di Matilde fossero longobardi, lo si apprende
+da documenti (nel BACCHINI e nel FIORENTINI). Da parte del padre
+professava ella diritto longobardico; da parte di suo marito Goffredo
+professava legge salica: _Ego qui supra Matilda Marchionissa professa
+sum ex natione mea legem vivere videor Lantgobardorum, sed nunc modo
+pro parte suprascripti Gottifredi qui fuit viro meo legem vivere videor
+Saligam_ (docum. dell’a. 1079, nel FIORENTINI, app. VII).
+
+[211] Sua madre morì ai 18 Aprile del 1076 in Pisa: in quel Camposanto
+se ne vede il sarcofago, con suvvi un rilievo che rappresenta Ippolito
+e Fedra, e con questa iscrizione:
+
+ _Quamvis peccatrix sum domna vocata Beatrix;_
+ _In tumulo missa iaceo quae comitissa._
+
+ALFREDO REUMONT, _Tavole cronologiche e sincrone della Storia
+Fiorentina_, all’anno 1076. In questo stesso anno Goffredo fu in
+orribil guisa assassinato, e Matilde d’allora in poi governò da sola i
+suoi dominî. Spesso presiedette in persona a’ tribunali, parimente come
+aveva fatto Teofania. I suoi suggelli hanno questa scritta: MATHILDA
+DEI GRATIA SI QUID EST.
+
+[212] BONIZO, p. 811. Anche i Cardinali sapevano rubare per benino.
+L’officiatura settimanale del san Pietro era ripartita fra i Cardinali
+di s. Maria, di s. Crisogono, di s. Cecilia, di s. Anastasia, di s.
+Lorenzo, di s. Marco e dei ss. Martino e Silvestro. Bolle pontificie
+avevano regolato la distribuzione delle offerte che pervenivano
+all’altare di san Pietro. Le oblazioni che ivi si deponevano, non
+fosse altro quelle che si raccoglievano in tempo di Pasqua, erano tanto
+grandi, che alcuni Re avrebbero potuto invidiarne ai preti il reddito.
+Bolle di Vittore II e di Leone IX, nel _Bullarium Vaticanum_, I.
+
+[213] BONIZO, p. 811, e il CARDINAL ARAGON., che copia dal primo. Dei
+Conti di Galeria adesso non si fa più nota.
+
+[214] _Reg. I_, 29 a.
+
+[215] _Melius est nubere, quam uri_ dicevano i Vescovi tedeschi
+coll’Apostolo, e affermavano: _Violenta exactione homines vivere
+cogeret ritu angelorum, et dum consuetum cursum naturae negaret;
+fornicationi frena laxaret_. Chiamavano il Papa _hominem plane
+haereticum et vesani dogmatis_. LAMBERT, _Annal._, a. 1074. In Francia
+e in Ispagna divampava la stessa lotta violenta contro il celibato.
+
+[216] Ancor leggiamo le sue lettere concitate, scritte a quel tempo:
+una a Ugo di Cluny, da Roma, ai 22 Gennaio, _Reg. II_, 49, dove esamina
+lo stato sconfortante del mondo: _Si non sperarem ad meliorem vitam,
+et utilitatem S. E. venire, nullo modo Romae, quam coactus, Deo teste,
+jam a viginti annis inhabitavi, remanerem_. Crederebbesi di udire le
+lamentazioni di Gregorio I. Così anche la lettera indiritta a Beatrice
+ed a Matilde, _18 Kal Nov Ind. XIII_ (_Reg. II_, 9).
+
+[217] _Reg. II_, 51: _Est etiam non longe a nobis provincia quaedam
+opulentissima juxta mare, quam viles et ignavi tenent haeretici, in qua
+unum de filiis tuis, si eum sicut quidam episcopus terrae tuae in animo
+tibi fore nuntiavit, apostolicae aulae militandum dares, cum aliquanta
+multitudine eorum qui sibi fidi milites essent, ducem ac principem et
+defensorem christianitatis fieri optamus. Dat. Romae 8 Kal. Feb. Ind.
+XIII_ (intendeva dire della Sicilia, di Napoli o della Sardegna?)
+
+[218] Gli Atti di questo notevole Sinodo (dai 24 ai 28 Febbraio)
+andarono perduti; il breve sommario di essi (MANSI, XX, 443) non
+fa cenno della questione delle investiture; però di già il PAGI ha
+indicato il decreto che vi è concernente (ad a. 1075), traendolo
+dal _Reg. III_, 10: così giusta quanto dicono UGO FLAVIN., _Chron
+Verdunense_, ad a. 1074, ed ARNULFO, _Hist. Med._, IV, c. 3: _palam
+interdicit Regi jus deinde habere in dandis Episcopatibus; omnesque
+laicas ab Investituris ecclesiarum summovet personas_.
+
+[219] Nel Luglio o nell’Agosto dell’anno 1075. GIULINI, XXVI, 525.
+
+[220] Io ripongo questi fatti all’anno 1074, al tempo del primo Sinodo.
+BONIZONE, p. 814, dice che Cencio ebbe grazia per istanza di Matilde,
+e questa fu presente al primo Concilio. P. BERNRIED, c. 45 e segg., è
+il più diffuso a parlare di Cencio. BENNONE favoleggia che il Romano
+imprigionato fosse sottoposto a orrendi tormenti.
+
+[221] _Promittens eundem Patrem regio conspectui repraesentandum_: P.
+BERNRIED, c. 48.
+
+[222] BERTHOLD, _Annal._, ad a. 1076: _ab altari rapuit, vulneratum
+cepit, et in turrim suam tanquam latronem sacrilegum cum maximo
+ludibrio tractum, et miserabiliter coartatum incarceravit_. Così anche
+BONIZONE, p. 814; LAMBERTO; ARNOLFO, _Gest. Med._, V, c. 6. Se si
+stia a PANDOLFO PISAN. (MURATORI, III, 1, 305), la casa di Cencio era
+situata _in loco qui vocatur Parrioni_; e infatti ancora ne’ tempi
+posteriori ci sarà dato incontrarvi la «Torre di Cencio». P. BERNRIED,
+c. 49, narra nientemeno che si avesse voluto mozzare la testa al Papa:
+_quorum unus educto gladio caput ejus abscindere voluit — percussum
+tamen in fronte_ (a).
+
+(a) L’illustre Autore ci fornì una breve aggiunta a questa nota. (N.
+del T.)
+
+[223] BERTOLDO descrive Cencio nè più nè meno che un brigante di
+qualche romanzo: _gladio super collum illius furialiter stricto,
+torvus, minax, et omnifariam terrificus(!) Thesaurum et firmissima s.
+Petri castella in beneficia sibi extorquere non cessavit ab eo; sed
+omnino non potuit_. Buona assai è la descrizione delle due furiose
+sorelle, e sicuramente conforme a verità. P. BERNRIED, c. 51.
+
+[224] P. BERNRIED colora enfaticamente la predica del Papa. Però tutta
+la cosa sarà andata più per le brevi e con meno commozioni.
+
+[225] P. BERNRIED, c. 52. BERTOLDO: _Noctu urbe fuga lapsus evasit_.
+
+[226] BERTOLDO: _Castellum — ibi contiguum occupavit, ubi — rapinis et
+sanguine victitabat_. Dacchè Gregorio incaricava il Vescovo di Preneste
+di scomunicare Cencio, il castello era forse quello di Preneste stesso.
+Se si creda a LAMBERTO ed a P. BERNRIED i Romani devastarono i beni
+di Cencio, e giustiziarono i suoi partigiani: nove di loro appiccarono
+per la gola davanti al san Pietro. BENNONE perciò ingiuria il Pontefice
+chiamandolo spergiuro; ma ciò sa di ridicolo.
+
+[227] _In mente habeas, quid Sauli post adeptam victoriam — de suo
+triumpho glorianti, et ejusd. prophetae monita non exequenti acciderit,
+et qualiter a Domino reprobatus sit: Reg. III_, 10 (di Roma, agli
+8 Gennaio 1076, o più esattamente agli 8 Dicembre 1075). Gli Ebrei
+insultano sempre al despotismo gerarchico della Chiesa romana, eppure
+del continuo essa altro non fece che torre a prestanza i simboli dal
+loro sacerdozio.
+
+[228] Secondo P. BERNRIED, c. 67, egli vi andò con lettere false
+_sub omnium cardinalium, senatusque, ac populi nomine titulatis — ubi
+etiam continebantur postulatio novi pontificis, et abjectio legitimi
+pastoris_. LAMBERTO, _Annal._, a. 1076: _Deferens secum de vita et
+institutione papae scenicis figmentis consimilem tragediam_ (ossia una
+solenne pasquinata). Sul Concilio di Worms vedasi HUGO FLAVIN., II,
+431.
+
+[229] _H. non usurpatione, sed pia Dei ordinatione Rex Hildebrando
+jam non apostolico, sed falso Monaco._ — La lettera, che io compendio,
+leggesi nel _Cod. Udal._ (ECCARD, II, n. CLXIII), in BRUNONE, _De bello
+Saxon._, n. 66 e segg., e fu spesso stampata anche altrove.
+
+[230] Diceva che soltanto potevano risparmiare la vita di Gregorio:
+_Exsurgite igitur in eum, fidelissimi, et sit primus in fide primus in
+ejus damnaptione_: BRUNO, n. 66. Enrico fe’ nota ai Romani la lettera
+da lui indiritta al Papa, ma compilata diversamente, come in compendio.
+
+[231] _His omnibus Agnes Imp. mater regis intererat, cujus animam
+ipsius gladius damnationis non parum sauciaverat_: BERTOLDO, a. 1076.
+Ella stessa annunciò la scomunica del suo figliuolo, scrivendone ad
+Altmann di Passavia, con brevi parole e senza rivelare qual fosse il
+suo sentimento (HUGO FLAV., _Chron._, II, 435). Ella vi narrava che
+i legati di Enrico erano stati imprigionati dai Romani; ed Enrico
+scriveva ad Annone di Colonia del barbaro trattamento che ne avevano
+ricevuto (URSTISIUS, I, 393).
+
+[232] _Depositio Regis H._, in P. BERNRIED, c. 76. MANSI, XX, n. 467.
+Il Papa dice a san Pietro: _Mihi tua gratia est potestas a Deo data
+ligandi atque solvendi in coelo et in terra — per tuam potestatem et
+auctoritatem, H. regi filio H. Imp., qui contra tuam Ecc. inaudita
+superbia insurrexit, totius regni Teutonicor. et Italiae gubernacula
+contradico, et omnes Christianos a vinculo juramenti, quod sibi fecere
+vel facient, absolvo, et nullus ei sicut regi serviat interdico_...
+
+[233] HUGO FLAV., _Chron._, II, 437: _Prae admiratione se ipsos
+non capiebant, impossibile hoc esse proclamabant_. BONIZO, p. 815:
+_Postquam de banno regis ad aures personuit vulgi, universus noster
+Romanus orbis tremuit_. Il celebre vescovo OTTONE DI FRISINGA,
+_Chron._, VI, c. 35, dice: _Lego et relego Romanor. Regum et
+Imperatorum gesta, et nusquam invenio quemquam eorum ante hunc a Romano
+Pontifice excommunicatum, vel regno privatum_. Gregorio medesimo,
+scrivendo ai Tedeschi, analizzò il suo diritto di scomunicare il Re
+(BERNRIED, c. 78). Lettera di lui a tutti i fedeli, nel _Reg. III_, 6.
+Vedi anche il _Reg. VIII_, 21.
+
+[234] _Dictatus papae_ (oggi direbbesi _Syllabus_) nel BARONIO,
+ad a. 1076, e altrove stampato spesse volte; _Reg. II_, 55 a. Vi
+si confronti quello che il VOIGT (_Ildebrando_ ecc., p. 172) ha
+raccolto dalle lettere del Papa. Noto di buon grado che la descrizione
+dell’epoca di Gregorio VII, data dal PLANK (_Costituzione della
+società cristiano-ecclesiastica_, IV, 1), mi sembra essere quanto di
+più eccellente possediamo intorno a quest’argomento. Dopo di lui, il
+GIESEBRECHT (nel Vol. III della sua _Storia dell’Impero germanico_)
+ha con ottima critica illustrato nuovamente questa stessa epoca, con
+quella dovizia di documenti e di scienza ond’egli poteva disporre.
+
+[235] Il FLOTO ha analizzato egregiamente queste condizioni di Enrico
+IV.
+
+[236] P. BERNREID, c. 81, descrive l’irritazione che nell’universale
+si aveva contro Gregorio, il quale giungeva a dire: _Ut pro eo
+precibus intercedentes, omnes quidem insolitam nostrae mentis duritiam
+mirarentur, nonnulli vero in nobis non apostolicae severitatis
+gravitatem, sed quasi tyrannicae feritatis crudelitatem esse clamarent:
+Reg. IV_, 12, lettera ai Tedeschi, cui dice in aria di trionfo: _Rex
+humiliatus ad poenitentiam_.
+
+[237] _Subditus Romano Pontifici semper, dictoque obtemperans foret_:
+LAMBERTO, il quale, da frate qual è, non isvela pur un briciolo di
+indignazione patriottica.
+
+[238] LAMBERTO descrive vivacemente lo stato degli animi in Lombardia.
+Malauguratamente questa egregia fonte storica cessa coll’anno 1077.
+
+[239] Cencio è una di quelle persone caratteristiche di cospiratori,
+che sempre ricompajono nella storia d’Italia. Della sua fine dice
+BERTOLDO, ad a. 1077: _Rege non viso et insalutato, in puncto
+celerrimus descendit ad inferna_. Però BONIZONE narra che il Re lo
+ricevette di nottetempo: _Cencius amara morte mortuus est, cujus funus
+Guibertus cum aliis excommunicatis mirabili pompa celebravit_.
+
+[240] BONIZO, p. 817: _Per insidiam Stephani fratris Cencii — occisus
+est_, e precisamente pochi dì prima che Gregorio tornasse a Roma
+(nel Settembre). P. BERNRIED, c. 92: _Occisus est ab apparitoribus
+Henricianae persecutionis_; e BERTOLDO diffusamente narra della sua
+morte, delle sue virtù, delle esequie che ebbe, e de’ miracoli che
+fece.
+
+[241] BERTOLDO: _In medio ipsius paradysi — devotissime est tumbae
+marmoreae impositus_. Quest’è il _Sepulcrum Prefecti_ di cui parlano i
+_Mirabilia_, e che erroneamente fu tolto per il sepolcro di Ottone II.
+La _Graphia: Cujus coopertorium_ (cioè il coperchio di porfido della
+tomba di Adriano) _in paradiso b. Petri super sepulcrum prefecti_: così
+scrive eziandio PIETRO MALLIO.
+
+[242] La iscrizione che, stando a MAFFEO VEGIO, avrebbe appartenuto al
+sepolcro dell’Imperatrice (non lo si trova più), leggesi nel BARONIO,
+ad a. 1077, ma non può aver appartenuto a quel tempo.
+
+[243] Vedi il FLOTO, II, 137 e 138: legati pontificî furono presenti
+all’elezione dell’Antirè, e si maneggiarono eziandio affinchè fosse
+riconosciuto per tale nell’Impero.
+
+[244] _Quotquot enim Latini (laici) sunt, omnes causam Heinrici,
+praeter admodum paucos laudant ac defendunt_: così Gregorio medesimo
+ai Tedeschi, a. 1078, _Reg. VII_, 3; e nell’anno 1081: _cui ferme omnes
+Italici favent: Reg. IX_, 3.
+
+[245] AMATO descrive Gisulfo come se fosse stato un secondo Nerone.
+_Et lo pape qui amoit Gisolfe sur touz les autres seignors, pourceque
+Gisolfe amoit tant lo pape et lui estoit tant obédient_ (VIII, c. 7).
+
+[246] LEONE DI OSTIA, III, 45. ROMUALDO, a. 1075 (è un errore, sì
+come è errata la cronologia degli _Annal. Benev._). Ancora nel Maggio
+dell’anno 1077, alcuni documenti sono denotati coll’epoca di Gisulfo
+(MARIA DE BLASIO, _Serie Principum — Salerni_, app., n. VIII). Il
+principato di Salerno incominciò con Siconolfo nell’anno 840, e
+finì con Gisulfo ai 16 Dicembre 1077. AMATO descrive il modo onde il
+fuggitivo fu ricevuto dal Papa: _Lo rechut come amor de père et monstra
+à li Romain et toute manière de gent coment lui vouloit bien, et lo
+fist prince de toutes les choses dell’Eglise, et lui comist tout son
+secret et tout son conseill, et disponist les toutes de l’Eglise les
+choses à soe libéralité et volonté_ (VIII, c. 30). Il DE BLASIO dubita
+tuttavia del rettorato di Gisulfo, poichè nell’anno 1088 si torna a
+trovare questo Principe da duce di Amalfi (p. 117).
+
+[247] Vedansi i molti documenti raccolti nel DE BLASIO, nei _Monum.
+Regii Archiv. Neap._, ed a Monte Cassino. I nomi longobardi nella
+Sabina, nelle Umbrie e nella Tuscia, tal quali li conserva il _Reg.
+Farfense_ del secolo undecimo e del duodecimo, tornano a contenere
+qualche particolarità loro propria.
+
+[248] Il BACCHINI, _Istoria di S. Ben. di Polirone_, p. 5, chiama la
+razza de’ Longobardi «il sangue più nobile dell’Italia, il seminario
+delle case più illustri quindi originate». Le maggiori famiglie
+d’Italia derivano da’ Longobardi e da’ Tedeschi immigrati più tardi.
+Sulla durata di famiglie longobardiche nel reame di Napoli, vedasi
+il GIANNONE, X, c. 3. È cosa notevole che oggidì ancora perdurino in
+Sicilia quattro delle colonie longobarde ivi trapiantate da Roberto e
+da Rogero; sono Piazza, Nicosia, san Fratello e Aidone, e nel dialetto,
+che è ancora tutto ad esse speciale, dicono: _Parduoma à dumbard_
+(lombardo). Vedasi LIONARDO VIGO, _Canti popolari siciliani_, Catania,
+1857, p. 47.
+
+[249] Sinodo di Marzo del 1078: _Excommunicamus omnes Northmannos,
+qui invadere terram s. Petri laborant, videlicet Marciam Firmanam,
+Ducatum Spoletanum, et eos qui Beneventum obsident, et qui invadere
+et depraedari nituntur Campaniam, et Maritima, atque Sabinos, nec non
+et qui tentant Urbem Romanam confundere_. Similmente nel Sinodo di
+Marzo del 1080, dove vi si aggiunge eziandio il _comitatus tiburtinus_
+(PANDOLFO PISANO, p. 310). Il lungo registro degli scomunicati da
+Gregorio è repugnante a leggersi. Del continuo malediva uomini nel
+corpo e nell’anima: _Et non solum in spiritu, verum etiam in corpore,
+et omni prosperitate hujus vitae apostolica potestate innodamus_; così
+sonava la formola. Tutto il mondo coperse egli di maledizione, chè
+uno scomunicato doveva scansarsi come un appestato. Perciò dovette
+promulgare statuizioni più miti; si eccettuarono donne, fanciulli,
+schiavi, servitori; ed ai pellegrini fu concesso di comperare viveri
+nelle terre di scomunicati. Quel tempo ha per noi, uomini di oggidì,
+qualche cosa di strano, come se leggessimo di cose egiziane.
+
+[250] Ai 29 di Giugno è dato il giuramento (in ALBINO, in CENCIO,
+nel MANSI, XX. 313): _Ego Robertus, Dei gr. et s. Petri, Apuliae et
+Calabriae, et Siciliae Dux, ab hac hora et deinceps ero fidelis S.
+R. E. et Ap. Sedi... actum Ciprani III Kal. Julii_. E la investitura:
+_Ego G. Papa investio te, Roberte Dux, de terra quam tibi concesserunt
+antecessores mei sanct. mem. Nicolaus et Alexander. De illa autem
+terra, quam injuste tenes, sicut est Salernus, et Amalphia, et pars
+marchiae Firmanae, nunc te patienter sustineo... Actum ut supra_.
+Roberto promise un censo di dodici denari per ogni paio di buoi del suo
+dominio.
+
+[251] Fin l’indirizzo della lettera fa capire qual fosse lo spirito
+del Re: _Excellentissimo S. E. Pastori Gregorio, gratia Dei Anglorum
+Rex et Dux Northmannorum Willelmus salutem cum amicitia_. Sulla
+fine: _Fidelitatem facere nolui, nec volo: quia nec ego promisi nec
+antecessores meos antecessoribus tuis id fecisse comperio_. Leggasi nel
+THIERRY (_Histoire de la conquête de l’Angleterre par les Normands_,
+II, 279 segg., 4 ed.) delle cabale di Roma, e in qual modo l’interesse
+personale de’ Papi si comportò colla legittimità dei Re anglo-sassoni.
+
+[252] Vedasi lo STENZEL, I, 431, e la esposizione moderata e chiara
+ch’ei ne dà nel Capitolo successivo; e vedasi in ispecialità il
+GIESEBRECHT., III, 480 e segg. Il secondo anatema pronunciato contro di
+Enrico, è riferito da P. BERNRIED, c. 107, e da HUGO FLAVIN., _Chron._,
+II, 451. — MANZI, XX, 534. La scritta posta all’ingiro della corona
+mandata a Rodolfo (_Petra dedit Petro, Petrus diadema Rodulpho_) è
+cognita a SIGBERTO, ad a. 1077.
+
+[253] La lettera di sfida che l’assemblea di Magonza indirisse al Papa,
+è registrata nel _Cod. Udalrici_, n. 162.
+
+[254] Dell’elezione di Guiberto parla la _Vita Anselmi Ep. Lucensis_,
+c. 19 (_Mon. Germ_., XIV), cavata quasi parola per parola da BONIZONE,
+p. 817. WIDO FERRAR. lo loda, dicendolo _virum nobilem non moribus
+minus quam genere_. Anche DONIZONE lo chiama _doctus, sapiens et
+nobilis ortus._ Il decreto di deposizione pronunciato a Bressanone
+(_Cod. Udal._ I, 164) ripete contro a Gregorio le puerili accuse che
+fosse un mago e che avesse assassinato i suoi predecessori. Dopo
+l’elezione, Enrico adorò Guiberto, e il cardinale BARONIO ne dice
+malignamente: _Adoratur bestia_.
+
+[255] Rodolfo morendo sollevò il moncherino del suo braccio, e sclamò:
+_ecce haec est manus, qua domino meo Henrico fidem sacramento firmavi_
+(EKKEHARDI _Chron._, a. 1080). Io stetti presso al monumento dello
+sventurato Antirè nel duomo di Merseburg, e colà ne vidi l’ossea mano,
+orrenda, nera.
+
+[256] BONIZO, _ad Am._, p. 818: _In vigilia Pentecostes in prato
+Neronis castra metatus est_. Enrico indirizzò ai Romani un manifesto,
+che fu stampato dal GIESEBRECHT, III, n. 14, in appendice.
+
+[257] _Fecit novam Romam ex tentoriis_, dice BENZONE, che torna a
+venire a galla (lib. VI) ... _creavit novos centuriones, tribunos ac
+senatores, praefectum et nomenclatorem, aliasq. dignitates, secundum
+antiquum morem_. Nessun documento fa cenno di centurioni e di tribuni;
+non sono che concettini di BENZONE.
+
+[258] ANNA COMNENA, figlia di Alessio e di Irene (_Alexiad._, III, 93)
+narra di questi negoziati, e registra la lettera scritta da suo padre
+ad Enrico.
+
+[259] Gli istromenti raccolti nel _Reg. Farf._, da dopo il 1080, non
+sono segnati nella data coll’epoca di Gregorio VII; talvolta vi è
+detto: _Regnante henrico rege. — Chr. Farf._, p. 616. Più tardi Enrico
+promulgò, a favore di Farfa, un Diploma assai completo, _datum A.
+MLXXXIV; Chron. Farf._, p. 605. — Le ceremonie pel ricevimento di un
+Imperatore sono specialmente determinate nell’_Ordo Farf._ (_Cod. Vat.
+6808_).
+
+[260] DONIZO, _Vita Math._, II, v. 268 sq. e v. 300:
+
+ _Mittere cui gratis crebro solet in Lateranis_
+ _Xenia multa nimis; quam papa pie benedicit_
+ _Bis centum libras domus argenti canusina_
+ _Tunc misit papae: quam debet papa beare._
+
+[261] _Henricus rex — Romam tendens, castra posuit ubi et prius, ad
+occidentalem partem castelli s. Petri_: EKKEHARDI, _Chron._, ad a.
+1083.
+
+[262] _Dux hoc anticipans, direxit plus quam 30,000 solidorum Romanis,
+quatenus sibi eos papaeque reconciliaret, quod et factum est_: LUPUS
+PROTOSPATA; e, stando a lui, tutto questo avveniva prima che si
+prendesse la città Leonina.
+
+[263] LANDULFO, _Hist. Mediol._, IV, 2; e dice che Enrico aveva preso
+ad abitare _in palatio Caesariano_, ossia in vicinanza al san Pietro.
+
+[264] Nel modo più deciso lo afferma EKKEHARDO, _Chron._, ad a. 1083:
+_Captaque est urbi 4 non. Junii, feria 6 ante octavam pentecostes_. Gli
+_Annal. Benevent.: Cepit porticum s. Petri 3 die m. Junii_. Gli _Annal.
+Cavenses: Porticum s. P. per vim cepit, et ex magna parte destruxit_; e
+così la _Cronica_ di M. Cassino. BENZONE (VI, 6) si stropiccia le mani,
+parlando della fuga di Gregorio, che nel suo gergo triviale chiama coi
+nomi di _Stercutius_ e di _Stercorentius_:
+
+ _Devolavit moriturus ad Crescentis jugulum,_
+ _Quod indigne appellant Adriani tumulum._
+
+Benzone fa l’arlecchino, e dà maggior rilevanza alla grandezza di
+Gregorio. — Dalla caduta della città Leonina Enrico segnò la data di
+una carta indiritta a Liemaro di Brema: _X Kal. Julii ann. D. Incarn.
+MLXXXIII Ind. V ann. autem ordinat. D. Heinrici IV Regis XXIX regni
+XXVII actum Romae post urbem captam, feliciter. Amen_ (nel LINDENBROG,
+_Scriptor. Rer. Germ._, I, 144). L’espressione _urbem captam_ non è
+certamente acconcia. Un documento per Farfa: _XVII Kal. Jun. A. D. Inc.
+MLXXXIII Ind. V A. aut. ordin. D. H. IV regis XXVIIII Regni XXVII actum
+rome feliciter_ (nel _Cod. Farf._, n. 1099).
+
+[265] ANNA COMNENA, V, 130. I Greci appellavano pur sempre l’Italia
+meridionale con nome di Λογγεβαρδία.
+
+[266] Però egli minacciò di scomunica tutti quelli che farebbero causa
+loro la causa del Re. Così interpreto io quello che dice il _Chron.
+Casin._, III, 49: _Hoc ubi Gregorio Papae nuntiatum est_ (cioè le
+trattative fra’ Normanni e Desiderio), _Imperatorem cum suis fautoribus
+ab Ecclesiae communione separavit_.
+
+[267] Questo trattato è registrato in BERNOLDO, e in EKKEHARDO, ad
+a. 1083. Del luogo e dei mediatori pontificî è detto nella nota al
+_Chron._ HUGONIS, _Mon. Germ._, X, 460.
+
+[268] _Tibi dicimus, rex Henrice, quia nos infra terminum illum, quem
+tecum ponemus ad 15 dies postquam Romam veneris faciemus te coronare
+papam Gregorium si vivus est, vel si forte de Roma non fugerit_...
+HUGO, _Chron._, ibid.
+
+[269] BERNOLDO: _Juxta s. Petrum quemdam monticulum nomine Palaceolum
+incastellavit_. Anche LUPO sa di quel castello. Del Palaciolo fa parola
+la Bolla di Leone IX dei 20 Marzo 1053, appresso ai _Burgura Frisonorum
+et Saxonorum: Bullar. Vatican._, I, 25.
+
+[270] _Greg. Ep. Serv. Servor. Dei clericis et laicis qui non tenentur
+excommunicatione... Reg. IX_, 28; VIII, 51 nel JAFFÉ, dal BARONIO
+riferita erroneamente all’anno 1082. BERNOLDO, ad a. 1083, dice: _Papa
+omnes religiosos Episcopos et Abbates ad synodum literis suis vocavit_.
+
+[271] BERNOLDO: _Unde Romani mandaverunt Heinrico, ut veniret ad
+accipiendam coronam cum justitia, si vellet; sin autem, de castello S.
+Angeli per virgam sibi dimissam a papa reciperet_.
+
+[272] BERNOLDO, ad a. 1084, narra che causa della defezione di Roma
+fu l’oro bizantino: _H. acceptam pecuniam non in procinctum supra
+Roubertum, quod juramento promisit, sed ad conciliandum sibi vulgus
+Romanum expendit, cujus adjutoria Lateranense palatium feria V ante
+palmas cum suo Ravennate Guiberto intravit_. Soltanto pochi degli
+ottimati avrebbero disertato la fede del Papa; tutti gli altri gli
+avrebbero dato quaranta ostaggi. Anche la _Vita Anselmi Lucensis Ep._,
+c. 22, dice: _permanserunt quoque nec corrupti nec decepti aut devicti
+nobiliores quidam Romani_. Gli _Annales Parchenses_ (_M. Germ._, XVI):
+_R. Urbis Senatus et populus cum tota fere R. aecclesia Imperatori
+ejusq. pontifici manus tradunt_; locchè è esagerato come questo detto
+di EKKEHARDO: _Papam unanimiter abdicarunt_. Se si stia ad EKKEHARDO,
+ad a. 1084, i messaggieri romani andarono ad Enrico veramente nelle
+Puglie, e ANNA COMNENA, V, p. 132, dice: ἤδη τὴν Λογγεβαρδίκν ἠπείγετο.
+
+[273] GAUFRID. MALATERRA, _Hist. sicula_, III, c. 38. _Reprehensio
+Romanorum_:
+
+ _Roma quondam bellipotens toto orbe florida_ — —
+ _In te cuncta prava vigent, luxus, avaritia,_
+ _Fides nulla, nullus ordo, pestis simoniaca_
+ _Gravat omnes fines suos, cuncta sunt venalia_ —
+ _Non sufficit Papa unus, binis gaudes infulis;_
+ _Cum dat ipse, pulsas illum, hoc cessante revocas._
+ _Illo istum minitaris, sic imples marsupias etc._
+
+[274] La lettera manca di data (_Gesta Treveror., M. Germ._, X, 815):
+_Romam in die S. Benedicti intravimus_. È scritta omai dopo la ritirata
+da Roma, ma Enrico tace dell’entrata dei Normani. Erroneamente lo
+STENZEL (I, 486) la riferisce all’anno 1083. Il SUDENDORF (_Registr._,
+Vol. I, 55, n. XVII) riporta un carme che si compose sulla presa di
+Roma, ma è privo affatto di valore.
+
+[275] _Papa autem in castellum S. Angeli se recepit, omnesq. Tiberinos
+pontes et firmiores Romanor. munitiones in sua obtinuit potestate_:
+BERNOLD., a. 1084. — Il PAGI, il MURATORI ed altri interpretano
+erroneamente questo passo, quasi che Enrico, e non il Papa, avesse in
+suo potere queste fortezze.
+
+[276] Enrico al Vescovo di Verdun: _Nosque a papa Clemente ordinatum et
+consensu omnium Romanor. consecratum in die s. paschae in imp. totius
+populi Romani exultatione. — Chron._ SIEGBERTI: _H. rex patricius
+Romanor. constituitur_; e parimenti gli _Annal. Parchenses_.
+
+[277] Così subito ai 29 Aprile 1084, _Reg. Farfa_, n. 1098: più tardi
+un documento da santa Maria in Campo Marzo, dei 7 Giugno 1086: _A. II
+Clementis III Ind. IX_ (_Mscr. Vat. 7931_, pag. 99). Clemente elesse
+Ugo Candido a cardinale vescovo di Preneste.
+
+[278] Una Bolla di Eugenio III, dei 18 Marzo 1145, si esprime così:
+_Locamus trullum unum in integr. quod dicitur Septisolia_. Il disegno
+del monumento, quale era poco prima che Sisto V lo facesse demolire, si
+contiene nel GAMUCCI, _Antichità di Roma_, fol. 81.
+
+[279] _Septisolia in quibus Rusticus nepos praedicti Pontificis
+considebat, obsidere cum multis machinamentis obtentavit, de quibus
+quam plurimas columnas subvertit_: PAND. PISAN., p. 313.
+
+[280] _Rex Capitolium ascendit, domos omnes Corsorum subvertit_: PAND.
+PISAN. Alcune famiglie romane portavano nome di nazioni; tali erano i
+Sassi, i Franchi, i Saraceni, che leggonsi in carte dei secoli decimo
+ed undecimo. Oggidì ancora sonvi in Roma popolani chiamati Corsi.
+
+[281] Notevole è la carta data dal Campidoglio ai 29 Aprile 1084, in
+cui il conte Sasso di Civitavecchia cede a Farfa la metà di questa
+città. _Ann. D. prop. Pontif. D. Clementis summi Pont. et univers. Pp.
+I. Et imperante D. Heinrico a D. coronato summo Imp. ann. I Imperii
+ejus m. April. d. XXIX Ind. VII._ Vi si sottoscrivono Conti palatini
+imperiali: _Ego Guillielmus judex s. Palatii. Ego Johannes judex.
+Seniorictus jud. dom. Imps. Ego Britto jud. Caro Urbanae causidicus
+prefecturae quia interfui subscripsi. Ego Cencius urbis causidicus hoc
+transactionis instrumentum confirmo_. Di uomini della nobiltà: _Sign.
+manus Sarramcini a s. Eustatio testis. Sign. m. Carbonis de Gregorio
+Latro. Astaldi filius Astaldi. Gregorii. Adulterini. Horrigeni a s.
+Eustathio. Actum Civitate Romana apud Capitolium_ (_Reg. Farfa_, n.
+1098).
+
+[282] Il CARD. ARAG., p. 313, dice perfino: _Ad obsidionem Castri
+Crescentii universos Romanos conduxit_, locchè è ricavato parola per
+parola da BONIZONE.
+
+[283] LANDOLFO, _Hist. Med., III_, c. 33: _Gente coadunata immensa et
+Saracenis omnibus, quos habere potuit_. GUILL. APULUS (IV, 271) novera
+6000 cavalieri e 30,000 pedoni. WIDO (c. 20): _30 millia bellatorum_.
+
+[284] CARD. ARAG., p. 313: _Domo Capitolina, et Leoniana civitate
+destructa, vale faciens Romanis, cum eodem Guiberto non sine multo
+rubore aufugit_; e così narrano AMALR., AUGER., PTOLOM. LUCENSIS e
+il DANDOLO, venuti più tardi, che attinsero tutti da BONIZONE — P.
+BERNRIED nulla dice della lotta sostenuta da Enrico per impadronirsi di
+Roma, nulla di Matilde, che nomina una sola volta, nulla del Guiscardo:
+se non fosse poi stato il Biografo di Gregorio! — PIETRO DIACONO, III,
+c. 53, racconta che Enrico andò a Civita Castellana. La _Chronique de_
+ROBERT VISCART, II, c. 6: _Et puiz que li empéreor de Rome sot sanz
+doute que venoit lo duc, pour la fausseté de li Romain, qui jamoiz non
+sont ferme à lor signor — ot grant paor et se parti de Rome_. — La data
+della partenza è notata dagli _Annal. Cavenses_ e dal _Chron. Fossae
+Novae_, che si copiano a vicenda: _H. rex a Romanis intromissus Romam
+12 Kal. Aprilis, et stetit usque 12 Kal. Junii. Et venit Robertus dux_.
+— Ai 23 di Maggio è data una carta pel duomo di Pisa, da Sutri: BÖHMER,
+n 1908.
+
+[285] MALATERRA, III, c. 37: _Ante portam qua via Tusculana porrigitur,
+juxta aquaeductum castra metatur, ubi triduo commoratur_. — WIDO
+FERRAR., c. 20: _castra metatus foris muros urbis prope Lateranense
+palatium in loco qui dicitur ad Arcus_.
+
+[286] WIDO denota la _P. Pintiana_; PAND. PISANO nomina, e GAUFRIDO
+intende quella _Flaminia_, poichè egli fa che l’esercito attenda vicino
+a un ponte (P. Molle). — Il MONTFAUCON, _Diar. It._, p. 336, riferisce
+la glossa di un Codice di Grotta Ferrata: _Ann. Christi 1084 Ind. VII
+m. Maji 29 Feria III hora III ingressus Dux Romam, ipsam depopulavit_.
+Per lo contrario una glossa marginale apposta alla _Cronica pontificia_
+di CENCIO (_Cod. Riccardian._, fol. LVII) dice: _Normanni intraverunt
+Romam m. Madii d. XXVIII_, locchè meglio s’accorda con GAUFRIDO. La
+_Cronique de_ R. VISCART, c. 27, ha questo solo: _et quant li Thodesque
+s’en furent fouy, li duc rompi le mur par force et entra en Rome,
+et contre la volonté de li Romain o grant hardiesse traisi lo pape
+Gregoire de la tor de Crescience_.
+
+[287] _Multa millia Romanor. vendidit ut Judaeos, quosdam vero captivos
+duxit usq. Calabriam_, dice BONIZONE, contemporaneo e partigiano
+di Gregorio (p. 818). — _Mulieres conjugatas et simplices, vinctis
+post tergum manibus, violenter prius oppressas ad tabernacula adduci
+praecepit_: WIDO, c. 20. PAND. PISAN.: _vendens plurimos etc._
+
+[288] WIDO dice che si era pentito _quod tantis urbem affecisset
+injuriis, primum simulans emendationem_: anche il normanno GAUFRIDO,
+che tace di quegli orrori, si commove della ignominia di Roma (III, c.
+38):
+
+ _Ni cessassent bonae artis in te prima studia_
+ _Nulli regi de te cessisset victoria,_
+ _Miles quidem est Normannus, qui te victam superat._
+
+[289] Fu solo ORDERICO VITALE, nel secolo duodecimo, a raccontare che
+il Guiscardo voleva distruggere da capo a fondo Roma venale, ma che il
+Papa, gettandosi a’ suoi piedi, lo rimoveva da quel proposito: _Hist.
+Eccl._, lib. VII, 643.
+
+[290] Ildeberto fu a Roma intorno all’anno 1106. La elegia è riportata
+nel BEAUGENDRE, _Op. Hildeb._, col. 1334. GUGL. MALMSB. la riferisce
+(_De gestis Anglor._, III, 134), e vi aggiunge questa considerazione:
+_Roma, quae quondam domina orbis terrarum, nunc ad comparationem
+antiquitatis videtur oppidum exiguum_. Indi fa susseguire un compendio
+dei _Mirabilia_ della Città.
+
+[291]
+
+ _Vix scio, quae fuerim, vix Romae Roma recordor;_
+ _Vix sinit occasus vel meminisse mei._
+
+Idee da poeta vero; ma nel suo terzo carme esclama:
+
+ _Roma nocens, manifesta docens exempla nocendi,_
+ _Scylla rapax, puteusque capax, avidusque tenendi._
+
+[292] Quasi tutti i monumenti considerevoli erano ridotti allora a
+luoghi muniti. Nel decreto di destituzione, dato da Bressanone, si
+parla degli archi di trionfo, mettendoli a mazzo colle torri: _portas
+Romanae urbis et pontes, turres, ac triumphales arcus, armatorum cuneis
+munivit_ (_Cod. Udalrici_, 164).
+
+[293] Ancora a’ tempi di Leone IX e di Alessandro II Roma era stata
+desolata da incendî; ne danno notizia i _Cataloghi_ che trovansi in
+CENCIO. Sotto di Leone IX, _magna pars urbis cremata est in festo s.
+Eustachii_. Al tempo di Alessandro II _fuit incendium a parione usque
+ad s. Felicem in pincis_.
+
+[294] PAND. PISAN., p. 313: _totam regionem illam, in qua eccles. S.
+Silvestri et S. Laurentii in Lucina sitae sunt, penitus destruxit et
+fere ad nichilum redegit._
+
+[295] Stando a PANDOLFO PISAN., p. 313, andarono incendiate le
+regioni _circa Lateranum et Coliseum_; secondo ROMUALDO, bruciò dal
+Laterano fino al castel Sant’Angelo: se si creda a BONIZONE divampò
+l’incendio in quasi tutte le regioni: quanto a GOTFRIEDO (_Panteon_)
+ei dice che arse una parte di Roma: _hinc Lateranensis porta perusta
+sonat_. GUGLIELMO APULO parla soltanto di alcuni edificî; LUPO tace. —
+GAUFRIDO: _Dux ignem exclamans, urbe accensa... urbs maxima ex parte
+incendio, vento admixto accrescente, consumitur_. — L’_Anon. Hist.
+Sicul._ (MURAT., VIII, 772): _civitate in magna sua parte collisa_. —
+PETR. DIACON., III, c. 53: _Ex consilio Cencii Romanor. consulis ignem
+in Urbem imisit_; e questo sarebbe avvenuto in vicinanza dei Quattro
+Coronati. — La _Chron. de_ ROB. VISCART, c. 7: _une grant part de
+la cité fu arse, et puiz mandèrent pour paiz à lo duc_. — LANDOLFO,
+_Hist. Med._, III, c. 33, dice tre parti della Città essersi bruciate.
+BERNOLDO e WIDO: _maximam urbis partem incendit_.
+
+[296] FLAV. BLONDUS, _Hist. Decad._ II, lib. III, 204: _Ea nos et alia
+Henrici temporibus gesta considerantes, conjicimus urbem Romam — tunc
+primum ad hanc quae nostris inest temporibus rerum exiguitatem esse
+perductam_.
+
+[297] Dice ALFANO, nel suo poema sull’edificazione di Monte Cassino:
+
+ _Hic tamen haud facile_
+ _Ducta labore vel arte rudi_
+ _Omnis ab urbe columna fuit._
+
+La _urbs_ è Roma, poichè LEONE DI OSTIA (III, 28) dice espressamente
+che Desiderio comperò in Roma _columnas, bases ac lilia_ (ossiano
+capitelli), _nec non et diversorum colorum marmora_. Questi materiali
+furono trasportati per barca sul Tevere.
+
+[298] Assai chiaramente lo dice HUGO, _Chron._, II, 462: _At quia
+Normannorum insatiabilitas urbe capta et praedae data multa mala
+perpetraverat, nobilium Romanor. filias stuprando — nullumq. modum —
+in rapina, crudelitate, direptione habentes_: perciò il Papa impaurito
+andava a Salerno.
+
+[299] Secondo WIDO, Roberto assaltò Tivoli, _maxime ob injuriam
+Clementis apostolici, qui tunc temporis morabatur in illa_: di questo
+si deve per certo dubitare, quantunque ROMUALDO accetti il fatto. Più
+esattamente dice BERNOLDO, a. 1084, senza far menzione di Tivoli: _Ipse
+ad recuperandam terram s. Petri cum papa Gregorio de Roma exercitum
+promovit, iterum Romam in festivitate s. Petri reversurus etc._
+
+[300] _Dilexi justitiam, et odivi iniquitatem, propterea morior in
+exilio._
+
+[301] Il suo terribile grido di battaglia contro la tirannide secolare
+(in luogo di cui egli avrebbe posto la tirannide sacerdotale) diceva:
+_maledictus homo, qui prohibet gladium suum a sanguine_, e rivela la
+sua indole inflessibile. In una cerchia minore fu questo il grido dei
+Giacobini e di Robespierre.
+
+[302] Vicario di Dio, potrebbesi dire «Vicedio», come veramente
+appellaronsi i Papi. Così in una solitaria chiesa, che è presso a
+Guadagnolo e chiamasi Mentorella, less’io, sotto di un quadro che
+rappresenta il battesimo di Costantino imperatore, questi versi:
+
+ con l’acque battesimal il Vicedio
+ lava l’imperator el rende pio.
+
+[303] _Il faut le dire, le vice radical des relations de l’Eglise avec
+les peuples, c’est la séparation des gouvernants et des gouvernés,
+la non-influence des gouvernés sur leur gouvernement, l’indépendence
+du clergé chrétien à l’égard des fidèles_: GUIZOT, _Civilisation en
+Europe_, VI leçon, p. 52.
+
+[304] Anche il cadavere di Gregorio VII rimase in esilio a Salerno.
+Roma non ha di lui monumento alcuno; egli nulla edificò. Quando fu
+rettore del san Paolo ne restaurò la basilica, e Pantaleone di Amalfi
+la ornò di porte che furono fuse a Bisanzio. L’incendio dell’anno 1823
+distrusse questo monumento del tempo di Gregorio, il cui disegno si
+trova nell’Agincourt. Del resto io vidi gli avanzi di queste porte
+raccolti in due casse di legno nel chiostro del san Paolo; le figure
+ivi incise e le iscrizioni si mantengono illese, ma manca il niello in
+metallo, non già a cagione dell’incendio, ma dell’avidità depredatrice
+dei Romani, venuti dopo il tempo normanno. Ogni iscrizione che ancora
+ci si conservi dell’età di Gregorio VII è oggidì preziosa. Una dopo
+l’altra ho frugato per tutte le chiese di Roma, ma, che parli di
+Gregorio VII, trovai una sola pietra in santa Pudenziana, murata nella
+parete di una cappella. Vi è detto:
+
+ _Tempore Gregorii Septeni Praesulis Almi_
+ _Presbiter Eximius Praeclarus Vir Benedictus_
+ _Moribus Ecclesiam Renovavit Funditus Istam_...
+
+[305] Roberto fu sepolto a Venosa, dove si scrissero questi superbi
+distici sul suo sepolcro:
+
+ _Hic terror mundi Guiscardus. Hic expulit urbe_
+ _Quem Ligures, Regem, Roma, Alemannus habent._
+ _Partus, Arabs, Macedumque phalanx non texit, Alexim,_
+ _At fuga; sed Venetum nec fuga, nec pelagus._
+
+[306] Questo console Cencio, cui le Croniche non hanno aggiunto il nome
+famigliare, era, senza alcun dubbio, Cencio Frangipane.
+
+[307] _Cappam quidem rubeam induit, alba vero induere eum numquam
+potuerunt._ La descrizione che ne dà PIETRO DIACONO, III, c. 66, è
+vivace e drammatica.
+
+[308] PETR. DIACON., III, c. 66, 67. Del Prefetto dice: _Die noctuque
+cum aliquantis aere iniquo conductis in Capitolium contra eumdem
+electum conveniens, persecutiones ei maximas intulit_.
+
+[309] HUGO FLAV. (II, 466) descrive Desiderio per un raggiratore; dice
+che si facesse eleggere colla violenza, che censurasse le opere di
+Gregorio, e si gloriasse di aver procurato ad Enrico la coronazione.
+Vedasi la veemente lettera che Ugo di Lione scriveva a Matilde (HUGO,
+_Chron._, II, 466). Egli e l’Abate di Marsiglia furono scomunicati da
+Desiderio: deplorevoli discordie sorte dopo morto Gregorio.
+
+[310] Secondo la _Cronica di M. Cassino_, ei morì ai _XVI Kal. Octobr._
+Il suo epigramma dice:
+
+ _Quis fuerim, vel quid, qualis, quantusque doceri_
+ _Si quis forte velit, aurea scripta docent._
+ _Stirps mihi magnatum, Beneventus patria, nomen_
+ _Est Desiderius, tuque Casine decus_...
+
+Vedansi i miei _Sepolcri dei Pontefici romani_. Della vita e
+dell’operosità di Desiderio tratta diffusamente F. HIRSCH, _Desiderio
+di M. Cassino da papa Vittore III_ (Vol. VII degli _Studî di storia
+tedesca_, 1867).
+
+[311] _Ex urbe vero Rom. — — Benedictus praefectus universor.
+laicor. fidelium consensum unanimem attulerunt_: PETR. DIACON., IV,
+c. 2. Vi avevano antiprefetti, al paro di antipapi. Nell’anno 1080
+trovasi ancora Pietro prefetto imperiale (_Reg. Farfa_, n. 1134). Il
+CONTELORIO, le cui inesattezze spesse volte ho potuto correggere, si
+crea nell’anno 1099 il prefetto _Petrus de Vico_, oppure trae in iscena
+questa famiglia omai nell’anno 1080.
+
+[312] I Regesti di Urbano II andarono perduti, ad eccezione di poche
+lettere; e questa è grave perdita.
+
+[313] I Tedeschi composero un arguto epigramma su questi due Papi
+(_Cod. Udalrici_, n. 2):
+
+ _Nomen habes Clemens, sed clemens non potes esse,_
+ _Tradita solvendi cum sit tibi nulla potestas._
+ _Diceris Urbanus, cum sis projectus ab Urbe,_
+ _Vel muta nomen, vel regrediaris ad Urbem._
+
+[314] BERNOLDO, ad. a. 1089: _In Italia nobil. Mathildis — Welfoni duci
+filio Welfonis ducis conjugio copulatur — non tam pro incontinentia,
+quam pro Rom. Pontificis obedientia, videl. ut tanto virilius S. R. E.
+contra excommunicatos posset subvenire_. Guelfo IV fu lo stipite della
+casa di Brunswig.
+
+[315] _Guibertus — a Romanis turpiter expellitur, et ne amplius ap.
+sedem invadere praesumat, juramento promittere compellitur_: BERTOLDO,
+ad a. 1089.
+
+[316] PETR. DIACONUS, IV, c. 10: _cum universam fere Campaniam a
+jure sedis Ap. subductam in deditionem accepisset, apud Pipernum vita
+decedit_.
+
+[317] Il Catalogo in CENCIO: _Tpe. Urbani PP. et Henrici Imps.
+terremotus fuit Rome in festo sce. agnetis et castrum sci. Angeli
+a Romanis captum est_. BERNOLDO, a. 1091: _Romani quoque turrem
+Crescentii, quae eatenus d. papae obediebat, dolo captam diruere
+temptaverunt. — Romani quoque Guibertum haeresiarcham, quem jamdudum
+expulerunt iterum Romae intrare permiserunt_.
+
+[318] Un Conte di Sutri fu nipote di Guiberto: _Odo — Comes Sutriae
+nepos ejus erat, et ecclesiasticae pacis fautores pluribus pressuris
+coercebat_ (ORDERICUS, VIII, nel PAGI, _Critica_, a. 1086). Ancor
+nell’anno 1093, Ugo Candido, da vescovo di Preneste, consecrò un
+altare con questa iscrizione: _Romano Pontifice III Clemente ab Hugone
+Praenestino Ep. dedicatum_ (CECCONI, _Storia di Palestrina_, p. 141).
+
+[319] DONIZONE, con freddo cinismo celebrò questo fatto di Matilde (II,
+v. 848):
+
+ _Se dominae largis Mathildis subdidit alis;_
+ _Quae veluti dignum valde carumque propinquum_
+ _Mox suscepit eum, laudans ut rex vocitetur._
+ _Illus tractat patrem sic, Hister ut Aman;_
+ _Abstulit uxorem sibi primitus, et modo prolem._
+
+[320] _Conradus — patri suo rebellans, venit ad P. Urbanum, et
+solutus ab excommunicatione, in Longorbardia regnavit contra Patrem._
+DODECHIN., a. 1093 (nel PISTORIO, I).
+
+[321] _Nimioq. dolore effectus, se ipsum, ut ajunt, morti tradere
+voluit, sed a suis praeventus ad effectum pervenire non potuit_:
+BERNOLDO, _Chron._, a. 1093.
+
+[322] Il FLOTO reputa che i vizî attribuiti ad Enrico IV sieno
+menzogne inventate da preti fanatici e da ribelli; certo che non aveva
+fondamento tutto quello che si andò divulgando. Il GIESEBRECHT crede
+che l’imperatore sospettasse di un adultero amore fra la sua donna e il
+figliuolo.
+
+[323] BERNOLDO, a. 1094: _D. Papa Romae prope S. Mariam novam in
+quadam firmissima munitione morabatur_; e più esattamente la lettera
+dell’Abate di Vendôme (VIII, lib. I; SIRMOND, _Op._, III, 641): _Audivi
+— dom. P. Urbanum in domo Joannis Fricapanem latitare, et contra
+Guitbertistam haeresim viriliter laborare_. Da santa Maria Nova sono
+date alcune Bolle di Urbano: JAFFÉ, p. 459.
+
+[324] Il celebre Abate ne scrive: _Eum pene omnibus temporalibus
+bonis nudatum, et alieno aere nimis oppressum inveni_; e si paragona
+a Nicodemo che in secreto visitò il Signore. In ricompensa ebbe il
+cappello cardinalizio del titolo di santa Prisca, e per tre secoli gli
+Abati di Vendôme si appellarono cardinali. Vedansi anche le _Ep._ IX e
+XIV.
+
+[325] Fra i pellegrini che visitarono in questo tempo Roma, si tien
+nota, nell’anno 1092, di Erico re di Danimarca. Ma egli non venne
+per impulso religioso, bensì per una sua lite contro l’arcivescovo di
+Amburgo: BARON., ad. a. 1092.
+
+[326] È cosa sollazzevole, oggidì, attendere alla serietà e alle
+elaborate ragioni con cui il GIBBON afferma la inanità delle Crociate.
+Assai bene dice il MILMAM in una nota che egli appone a quel passo:
+_the crusades are monuments of human folly! but to which of the more
+regular wars of civilised Europe — will our calmer reason appeal as
+monuments either of human justice or human wisdom_...
+
+[327] I brevi e disadorni discorsi di Urbano sono raccolti nel MANSI,
+XX, 821. Per l’importanza del loro argomento, onde andò commossa la
+storia universale, superano le orazioni di Demostene e di Cicerone.
+
+[328] Quest’è il poema _Histor. Gestorum Viae Hierosol._ (DUCHESNE,
+IV, 892). Molti dei popoli italiani ivi citati non sono che figure
+poetiche, e la rassegna dell’esercito vi è imitata sul modello di
+Virgilio. Quantunque anche genti lombarde abbiano seguito il vessillo
+di Raimondo, nessuno di nazione italiana ottenne nominanza nella
+Crociata, e il Tasso inventò di pianta il Rinaldo per adulare Alfonso
+di Este. LUPO annovera sotto la bandiera di Boemondo alcuni Conti e più
+di cinquecento cavalieri, e in una dubbia lettera di Urbano ad Alessio,
+vien detto che Boemondo fosse partito _cum septem millibus delectae
+juventutis italicae_ (MANSI, XX, 660).
+
+[329] PETR. DIACON., IV, c. 11, descrive il cammino di questa terza
+spedizione. FULCHERO, nel DUCHESNE, IV, 820. TUDEBODUS, _Histor. de
+Hierosol. Itinere_, ibid. p. 778, e _Belli Sacri Historia_, c. 5.
+
+[330] FULCHERI CARNOTENSIS _Histor. Hierosolymitana_, I, 820: _satis
+proinde doluimus, cum tantam nequitiam ibi fieri vidimus. Sed nil aliud
+facere potuimus, nisi quod a Domino vindictam inde fieri optavimus_. Il
+WILKEN è assai inesatto quando narra di questa spedizione.
+
+[331] BERNOLDO, ad a. 1097: _D. Papa — nativitatem Dom. Romae cum suis
+cardinalibus gloriosissime celebravit, quippe tota urbe Rom. pene
+sibi subjugata, praeter turrim Crescentii, in qua adhuc latitabant
+Wibertini_. Vedasi eziandio l’ANON. ZWETLENSIS, nel PETZ, _Thesaurus_,
+I, p. III, 386.
+
+[332] Ne fa oscuro cenno DONIZONE; e PIETRO DIACONO, IV, c. 49, ne ebbe
+conoscenza: _Math. comitissa, H. Imperatoris exercitum timens, Liguriam
+et Tusciam provincias Gregorio papae et S. R. E. devotissime obtulit.
+Unde in primis cauta seminandi inter pontificem et imp. odii initium
+fuit_.
+
+[333] BERNOLDO. a. 1095. La leggenda che raccoglie il VILLANI (lib. IV,
+c. 21) intorno a Guelfo ed a Matilde, ha assai dell’ameno, ma anch’egli
+direbbe essere stata Matilde a ripudiar Guelfo.
+
+[334] BERNOLDO, a. 1099 (egli comincia l’anno dal Natale): _D. Papa
+nativitat. Dom. cum magna pace celebravit; nam et castellum s. Angeli
+cum aliis munitionib. in sua potestate detinuit, omnesq. emulos suos in
+civitate — satis viriliter aut placavit aut vi perdomuit_. Il Catalogo
+di CENCIO dice: _castrum sci. Angeli a Romanis captum est in festo
+s. Laurentii; castrum ipsum traditum est Petro Leonis in vigilia s.
+Bartholomaei_: dunque ai 24 di Agosto.
+
+[335] La Bolla è data: _Salerni 3 Non. Junii, Ind. VII_ (piuttosto
+dev’essere VI) _Pont. D. Urbani II, XI_ (MANSI, XX, 659). Da essa
+deriva la così detta monarchia di Sicilia, che, com’è noto, fu soggetto
+di controversia fra i Papi ed i Re di Napoli e di Spagna.
+
+[336] FLORENTII WIGORNIENSIS _Histor._ (_M. Germ._, VII, 565): _Urbanus
+P. 3 hebdomada paschae magnum concilium tenuit Romae — Eos quoque
+anathematis vinculo colligavit, qui pro ecclesiasticis honorib. laicor.
+hominum homines fierent_. Egli divietò dunque qualsiasi rapporto
+feudale ai cherici. I canoni del Sinodo sono raccolti nel MANSI (XX,
+962).
+
+[337] _Nonnullos cives urbis, quorum ingens multitudo propter
+fidelitatem Imperatoris ipsi Papae erat infesta_: così dice (BARONIO,
+ad a. 1098) Eadmero, compagno di Anselmo di Canterbury, il quale fu a
+Roma negli ultimi tempi di Urbano, e alla cui vita i Romani attentarono
+in odio al Papa.
+
+[338] PAND. PISAN., p. 352; _Urbanus — apud eccl. s. Nicolai in carcere
+in domo Petri Leonis IV Kal. Aug. animam deo reddidit, atque per
+Transtyberim propter insidias inimicorum in eccl. B. Petri — corpus
+ejus delatum est_.
+
+[339] Liemaro di Brema, Dietrich di Verdun, Rapotone conte palatino di
+Baviera, il boemo Wratislao, Bennone di Osnabrück sono questi amici, i
+cui nomi la storia registra con menzione gloriosa. Vedi lo STENZEL, I,
+609.
+
+[340] La fedeltà tedesca dedicò alle sue tristi sorti un toccante
+lamento nella ben nota _Vita Heinrici IV_ (ed. WATTENBACH, _Mon.
+Germ._, XIV).
+
+[341] Nel _Tetralogus_ WIPONIS (_M. Germ._, XIII, 251; WATTENBACH,
+_Fonti storiche di Germania_, p. 223):
+
+ _Tunc fac edictum per terram Teutonicorum,_
+ _Quilibet ut dives sibi natos instruat omnes_
+ _Litterulis, Legemque suam persuadeat illis_ —
+ _Hoc servant Itali post prima crepundia cuncti,_
+ _Et sudare scholis mandatur tota juventus._
+
+[342] DAMIANI, _Ep._ 8, _lib. VIII, ad Bonumhominem legis peritum
+Caenatensem: non ignoro quia cum mea epistola grammaticorum saecularium
+manibus traditur... rhetoricae venustatis color inquiritur, et
+capitosos syllogismorum atque enthymematum circulos mens curiosa
+rimatur_. Ben potrebbe questo solo dimostrare, che la rettorica e la
+dialettica non erano studî ignoti agli Italiani di quell’età.
+
+[343] _Ep. beatissimo fratri Michaeli Guido per anfractus multos
+dejectus et anctus_, nel MABILL., _Annal. Bened._ IV, 324, e nel
+MITTARELLI, _Annal. Camald._, II, p. 4, App. — Tedaldo vescovo, che
+die’ ricetto a Guido, era fratello di Bonifacio margravio.
+
+[344] Guido dice: _Roma morari non poteram vel modicum, aestivo
+fervore in locis maritimis ac palustribus nobis minante excidium_. E un
+Cardinale scriveva: _scio — quod duae causae sunt ignorantiae vestrae,
+una quod aegritudo loci extraneos, qui vos doceant, hic habitare
+non sinit, alia quod paupertas vos ad extranea loca ad discendum non
+permittat abire_ (ATTO CARD., _prooem. Capitularis ad canonicos eccl.
+s. Marci_, nel MAI, _Scriptor. vet. nov. Collect._, VI, 60, II, e nel
+GIESEBRECHT, _de Litter. stud._, p. 17).
+
+[345] _Concil. Harduin._, T. VI, p. I, 1580: _ut omnes episcopi artes
+litterarum in suis ecclesiis doceri faciant_. TIRABOSCHI, III, 248.
+
+[346] TIRABOSCHI, III, 255: egli lo dimostra fondandosi sull’ASSEMANNO,
+_Praefat. ad vol. I Catal. Bibl. Vatican. LVI_. Nel secolo undecimo
+trovasi il primo Tedesco che sia stato bibliotecario della Chiesa
+romana: fu Pilgrimo arcivescovo di Colonia, nel 1026.
+
+[347] _Deest antiquarius_ (con questo nome di già Cassiodoro appellava
+i copisti) _qui transcribat. Sed cur — queror incuriam, cum non modo
+quispiam quae scribo transferre, sed nec celeri quidem vacet lectione
+percurrere_... BARON., ad a. 1061, n 47.
+
+[348] _Ep. Henrici Clerici ad Stephanum_: nel MONTFAUCON, _Diar.
+Ital._, p. 81.
+
+[349] Amato, che fiorì sotto Desiderio, scrisse la Storia dei Normanni,
+conservatasi soltanto in una traduzione di francese antico, ed
+edita dal CHAMPOLLION-FIGÈAC, a Parigi, nel 1835, con questo titolo:
+_L’ystoire de li Normant et la Chronique de Robert Viscard par Aimé
+moine de Mont-Cassin_. Di tale opera si giovò Leone, che, nato della
+casa dei Conti de’ Marsi, fu frate sotto di Desiderio, e morì da
+cardinale vescovo di Ostia, dopo il 1115. Per suggerimento di Oderisio
+abate, egli scrisse la Cronica di Monte Cassino, dagli incominciamenti
+fino al 1075. La publicò per primo ANGELO DELLA NOCE (a. 1665); indi fu
+edita dal MURATORI, finalmente con grande accuratezza dal WATTENBACH,
+_Mon. Germ._, IX.
+
+[350] _Destructio Farfensis; De diminutione Monasterii; Quaerimonium ad
+Imperatorem_: furono scampate dal BETHMANN nelle _Historiae Farfenses,
+Mon. Germ._, XIII.
+
+[351] Quest’è il celebre Codice (_Vatican. 8487_), che, caduto
+Napoleone, tornò felicemente di Parigi. Per valore istorico non v’ha
+che lo pareggi se non se il _Registrum_ di PIETRO DIACONO che si
+conserva a Monte Cassino; diffusamente tratta di esso il BETHMANN (l.
+c.). La Sessoriana di Roma ne possiede copie imperfette di mano del
+FATTESCHI. Questo abate, che insieme col GALLETTI fu assai benemerito
+della storia di Roma nel medio evo, vi attinse in parte la sua opera
+eccellente sui Duchi di Spoleto.
+
+[352] La _Chronica Farfensis_ (il cui originale esiste a Farfa
+parimenti del _Liber Emphiteuseos seu Largitorium_) trovasi nel
+MURATORI, II, 2. Gregorio la condusse fino all’anno 1105.
+
+[353] _Orthodoxa defensio imperialis, de investitura, scripta nomine
+congregationis Farfensis sub Heinr. Imp._ (BETHMANN l. c., p. 558. Egli
+ne vide la scrittura soltanto in un _Cod. Saec. XV_).
+
+[354] Il _Registrum Sublacense_ conservasi in quell’abazia: La
+Sessoriana di Roma ne possiede un apografo del FATTESCHI. I frati di
+Subiaco non sono gente amica delle scienze, e da dopo la rivoluzione
+del 1859 il loro archivio è tornato del tutto inaccessibile, perocchè
+essi abbiano rimpiattato tutti i loro documenti.
+
+[355] _Fecit in specu ecclesiam pulcherrimam et firmam cooperta cripta:
+Chron. Sublacense_, p. 932; MURAT., _Scriptor._, XXIV.
+
+[356] _Cod. Vatican. 3833_ (unicum) dell’incominciamento del secolo
+duodecimo. In otto pagine comprende la prefazione già stampata dal
+BALLERINI: _beatissimo atque aplico viro Pont. D. Papae Victori III.
+Deusdedit exiguus prbr. titulus apostolorum in eudoxia_. Questo Codice
+fu testè edito da monsignor PIO MARTINUCCI, secondo prefetto della
+Vaticana: _Deusdedit presbyteris cardlis Tit. apostolor. in Eudoxia
+Collectio canonum e cod. Vat. edita_, Venet., 1869.
+
+[357] Cataloghi in mscr. parecchi; e di essi per la maggior parte ho
+già fatto nota nel Vol. III. Il _Cod. Vatican. 1984_ torna di maggior
+giovamento per il principio del secolo duodecimo. Su di esso vedasi il
+PERTZ, _Archiv._, V, 80 e diffusamente il BETHMANN, _Archiv._, XI, 841.
+Le sue varie parti derivano da compilatori partigiani dell’Impero de’
+tempi di Enrico III, di Enrico IV e di Enrico V, che difesero i diritti
+della corona. — Di gran pregio è il lavoro del WATTERICH, il quale ha
+nuovamente edito le _Vitae Pontificum Romanor._, dalla fine del secolo
+nono al termine del secolo decimoterzo (Lipsia, 1862).
+
+[358] _Vita Gregorii PP. VII_, con note del MABILLON (ed. MURATORI,
+III, p. I, 314-351). L’Autore, discacciato di Regensburg da Enrico IV,
+visse in Roma, ma scrisse soltanto intorno al 1128; il suo componimento
+è cosa assai mediocre. La scrittura dello scismatico cardinale BENNONE,
+intitolata _Vita et Gesta Hildebrandi_ (del principio del secolo
+duodecimo), non è che un opuscolo (_pamphlet_).
+
+[359] L’originale dei Regesti di Gregorio è conservato nell’archivio
+Vaticano. Stampati da dopo l’anno 1591, ricevettero soltanto al tempo
+nostro emendamenti critici per opera del GIESEBRECHT; indi furono
+corretti su quel fondamento colla egregia edizione che ne fece il
+JAFFÈ, nel Vol. II della sua _Bibliotheca_. I Regesti di Gregorio VII
+non sono che il piccolo avanzo delle sue lettere, e ne comprendono
+quattrocento. — Dei Regesti dei Papi fino ad Innocenzo III si
+conservarono soltanto quelli di Leone I, di Gregorio I, di Giovanni
+VIII e di Gregorio VII.
+
+[360] Il Damiani medesimo condannò, come Gregorio I, le regole di
+Donato, e ammonì i monaci che non istudiassero la grammatica. Vedi
+gli _Opuscula_, XIII, c. II; _Ep._ VIII, lib. VIII, dove dice: _mea
+grammatica Christus est_; e sì ch’egli era un grammatico addottrinato.
+
+[361] BONIZONIS _ad Amicum sive de persecutione ecclesiae libri 9_,
+edito dall’OEFELE, _Rer. Boicar. Scriptor._, II, 794, indi dal JAFFÈ,
+nel Vol. II della sua _Bibliotheca rer. Germanicar._ BONIZONE raccolse
+anche le Decretali in dieci libri, cui prepose come introduzione uno
+schizzo della storia pontificia, che lo ZACCAGNI (_Mscr. Vatic. 7143_)
+erroneamente intitolò _Chronica de Rom. Pontif. Gestis_, donde il MAI
+ne fece publicazione. Su di BONIZONE hanno scritto diffusamente lo
+STENZEL e il GIESEBRECHT.
+
+[362] La lettura di opuscoli (_brochures_) del tempo nostro (da dopo
+il 1859) servirà di documento a’ nostri nepoti, sì come per l’epoca
+della controversia delle investiture noi usiamo delle scritture intorno
+a quella compilate. Dopo l’opuscolo _Le Pape et Le Congrès_ videro la
+luce di tali libricciatoli a centinaja, la più gran parte in Francia.
+Nessuno di quegli scritti potè dir cosa alcuna che sapesse di novità.
+
+[363] Ingiustamente il partito avverso tacciò Pasquale di simonia. Le
+accuse ne sono contenute nell’_Excerptum Epistolae directae Heinrico
+Imp. a Guarnerio principe Anconitano_ (nella _Cronica_ di SIGBERTO, a.
+1105).
+
+[364] _Vita_ di Pasquale scritta da PIETRO PISANO (PAPEBROCH, _Propyl.
+Maji_, VI, c. 6, p. 203): _expulit eum ab Alba; defectio Albae
+exterruit eum ab urbe_. Intendasi Albano, non già Alba nel Piceno,
+ed anche PIETRO PISANO manifestamente vuol dire di Albano, e non di
+Alba. Nel duomo di Albano si conserva il frammento di un’iscrizione,
+in cui è detto che Pasquale die’ premio alla città per la sua fedeltà:
+è stampato nel RICCI, _Memorie di Albano_ (Roma, 1787, p. 198) e nel
+GIORNI, _Storia di Albano_ (Roma, 1844, p. 232). Parimenti Urbano II
+ricompensò Velletri confermando la giurisdizione della Città sul suo
+territorio (Bolla segnata: _Rom. VIII Id. Julii Ind. XII, A. 1089_;
+trovasi nel BORGIA, _Velletri_, p. 204).
+
+[365] Documenti raccolti nel _Reg. Farf._ segnano l’era di Clemente
+III ancor nel mese di Gennaio 1100; nell’Ottobre non più. In ORDERICO
+VITALE (DUCHESNE, _Histor. Normannorum Scriptores_, p. 762) sono
+riferiti questi versi che Pietro Leone, cardinale, componeva contro di
+Guiberto:
+
+ _Nec tibi Roma locum, nec dat Wiberte, Ravenna;_
+ _In neutra positus, nunc ab utraque vacas._
+ _Qui Sutriae vivens male dictus Papa fuisti,_
+ _In Castellana mortuus urbe jaces._
+ _Sed quia nomen eras sine re, pro nomine vano_
+ _Cerberus inferni jam tibi claustra parat._
+
+Il Cardinale non pronosticava allora che sarebbe anch’esso divenuto
+antipapa (Anacleto II). AMADESI, _Chronotax._, II, 193. — La scrittura
+_De miraculis Wiberti Papae qui et Clemens_ trovasi nel _Cod.
+Udalrici_, in EKKARDO, n. 173. Più tardi Pasquale II fece dissotterrare
+le ossa di Guiberto e gettarle nel Tevere, per farla finita co’ suoi
+miracoli: DODECHINI, _Appendix_, nel PISTORIO, I.
+
+[366] _Cod. Vat. 1984_. Alberto fu dapprima difeso dal romano _Johannes
+Ocdoline filius_ e dal cardinal Romano, in un palazzo presso a san
+Marcello; indi fu tradito. Questi fatti avvennero durante la prima metà
+dell’anno 1101. Uno de’ due Antipapi fu tradotto in bando alla Cava,
+l’altro a san Lorenzo presso Aversa.
+
+[367] _Petrus de Columna Cavas oppidum de jure b. Petri invaserat_
+(PETRUS PISANUS, c. 8, p. 203).
+
+[368] Di questo castello è fatta menzione primamente in un Diploma
+di Enrico III, a. 1047. In una carta di donazione data da Pietro di
+Tusculo, ai 26 Dicembre 1066, v’è questa sottoscrizione: _Amato vir
+magnus judex de Castello de la Colonia_ (GATTULA, _Hist. Casin._, I,
+235). — Nel 1074, ai 13 di Marzo, Gregorio VII cedette al convento
+di san Paolo _medietatem Castelli quod vocatur Columpna_ (_Bullar.
+Casin._, T. II, 108). Il NIBBY reputa che l’odierno Colonna sia
+l’antico _Labicum_, ma il signor PIETRO ROSA di Roma, che è il
+più profondo conoscitore della topografia del Lazio, onde egli sta
+componendo una carta eccellente, m’assicura che _Labicum_ deva essere
+l’odierna Rocca Compatri. — L’UGHELLI (T. X, 119) registra i Vescovi
+di _Labicum_ dall’anno 619 fino all’anno 1111 soltanto, ma il GIORGI,
+_De Cathedra Episcopali Setina_ (p. 18) afferma, che il Vescovato di
+_Labicum_ fu unito a quello di Tusculo soltanto nel 1231.
+
+[369] Il COPPI lo spiega acconciamente (_Mem. Colonn._, p. 28)
+valendosi di un documento dei 24 Settembre 1078 (GATTULA, I, 236),
+in cui _Petrus fil. Dom. Gregorii nobiliss. Romanor. Consulis piae
+memoriae_ dona a M. Cassino una chiesa prossima a Monte Porzio; ed egli
+dimostra che Colonna e M. Porzio appartenevano ad un solo signore. È
+manifestamente questo Pietro, cui Pasquale tolse Colonna.
+
+[370] _Dom. Papa Cavas recepit: Columna et Zagarolum oppida juris
+illius (cioè Petri) sapienter expugnata, prudenter sunt capta_: PETR.
+PISAN., c. 8. — Il PETRINI (p. 111) si vale di un documento dell’anno
+1053 (_Reg. Subl._, fol. 78), in cui la contessa Imilia, _habitatrix
+in Palestrina_, dona dei beni a Subiaco per la salute spirituale dei
+suoi eredi, del suo defunto sposo Donadeo, del _quondam Joannis qui
+vocabatur de Benedicto_, e della _domina Hitta_ (già moglie di quel
+margravio Giovanni). Il detto scrittore crede, senza alcun fondamento,
+che Imilia fosse sorella di Giovanni, e la fa madre di Pietro Colonna,
+che le sarebbe nato di un secondo marito: di ciò il COPPI dubita.
+Stando a documenti conservati a Subiaco, Donadeo era della famiglia
+di Crescenzio prefetto (a. 1036). Con Giovanni margravio, nipote di
+Stefania (morto prima del 1053) si sciolse il _Pactum_ conchiuso nel
+970 (Vol. III, pag. 454). Certamente Pietro Colonna, qual parente di
+Emilia, vantò pretese su di Palestrina, di cui più tardi s’impadronì. —
+In tempi posteriori si favoleggiò che i Colonna venissero di Germania
+a Roma: in un manoscritto che si conserva nella biblioteca Chigi (n.
+II, 31, p. 154) il favoloso capostipite della famiglia riceve nome di
+Stefano, e il compilatore dice: «la contessa Emilia donna de Palestrina
+sello piglio per marito.»
+
+[371] Nicolò II aveva scomunicato gli Anconetani, che nel 1060 erano
+già iti in decadenza, e il Damiani implorò che si assolvessero (_Ep._
+I, VI). Sulla signoria di Guarnerio vedasi il PERUZZI, _Storia di
+Ancona_, I, 267, 275. Il FATTESCHI fa vedere che Guarnerio nell’anno
+1095 era duce di Spoleto e margravio di Camerino. — _Reg. Farf._,
+fol. 1177: _anno IV Heinrico IV imperante et Guarnerio Marchione
+mense Jun. Ind. IV_ (deve dire VII, A. 1114). Al fol. 1179, l’abate
+Beraldo ricorre al _Dux et Marchio Guarnerius_ contro rapitori di
+beni del monastero. Viene poi un editto di Guarnerio; il suo suggello
+lo rappresenta a cavallo, armato di spada e col berretto frigio. I
+suggelli degli antichi _Duces_ longobardi di Spoleto li rappresentano
+per la più parte che impugnano la bandiera.
+
+[372] La _Cronica_ di Fossa Nova (nel Lazio) dice (_ad an. 1105, Ind.
+XIII_): _Marchion venit Romam consentientibus quibusd. Romanis, et
+elegit Adanulphum in Papam Silvestrum ad S. M. Rotundam infra Octavam
+S. Martini, sed sine effectu reversus est_. EKKEHARDO, ad a. 1106,
+cade in errore, e di poco s’accorda SIGBERTO (a. 1105), il quale però
+offre buone notizie particolareggiate, riportando il frammento di una
+lettera di Guarnerio. Esattissimo è il _Cod. Vat. 1984_, il quale sa
+anche dell’elezione di «Maginulfo», avvenuta nel Panteon. Giusta la
+lettera di Pasquale indiritta ai Francesi, in data dei 26 Settembre,
+dal Laterano (_Cod. Udalr._, n. 239), il JAFFÈ dimostra che Maginulfo
+fu eletto ai 18 di Novembre, e fuggì ai 20.
+
+[373] _Berto caput et rector Romanae miliciae_, dice SIGBERTO, ed è
+quegli stesso che il _Cod. Vat. 1984_ chiama Berizone. Ad occasione
+di questa pugna, si tien nota del _templum romuly ante domum judicis
+Mathilde_ (che probabilmente è la basilica di Costantino), dell’_arcum
+aure_ (secondo l’_Ordo Romanus_ è un arco di entrata nel foro di
+Nerva), dell’_arcum triumfale_ (di Costantino), della _sedem solis —
+circlo majore_.
+
+[374] _Callidus Papa, Henricum adolescentem filium Henrici Imp.
+adversus patrem concitat, et ut Ecclesiae Dei auxilietur admonet_:
+HERIMANUS _in narratione restaurationis Abbatiae S. Martini
+Tornacensis_ (D’ACHERY, _Spicileg._, XII, n. 83; PAGI, _Critica_, a.
+1106, n. 1).
+
+[375] Si sottomise anche Parma donde erano sorti due Antipapi.
+Affine di indebolire l’arcivescovo di Ravenna, furono tolti alla sua
+giurisdizione i cinque Vescovati dell’Emilia, di Piacenza, di Parma,
+di Reggio, di Modena e di Bologna. La potenza di Ravenna cadde con
+Guiberto, quantunque Gelasio II nell’anno 1119 abrogasse il decreto
+di Guastalla (RUBEUS, _Hist. Rav._, V, 321). Nel FANTUZZI (IV, 247)
+trovasi un notevole documento del 1130, in cui l’Arcivescovo di Ravenna
+ricompare nella pienezza della sua autorità sopra del Vescovo di
+Bologna.
+
+[376] PIETRO PISANO, c. 11. Quelle città erano Ponte Celle e Montalto
+(vicin Corneto nella _Maritima superior_). Fu grave errore andar
+cercando quest’ultima sul mare Adriatico, invece che sul mare di
+Tuscia.
+
+[377] Il _Chron. Sublacense_ (MURAT., XXIV, 939) scrive _Effidis_ a
+vece di _Affile_. Intorno ad Affile (in PLINIO e in FRONTINO) vedasi
+l’_Analisi_ del NIBBY. Nel _Cod. Albini_, fol. 138, e in CENCIO, fol.
+115, vi si riferisce un compendio dei perduti Regesti di Pasquale:
+contratto di cessione di _pontie et effides_, dato ai 7 _Id. Sept._;
+testimonî: _Raynaldus Senebaldi. Octavianus. Oddo fil. Johis de Oddone_
+(entrambi Crescenzî discendenti di Ottaviano e di Rogata). _Petrus de
+Rofrido. Rofridus de Ceperano. Romanus de Scotto. Huguizon fil. Petrus
+de Leone. Cincius Johis de Crescentio_.
+
+[378] Dai Regesti di Pasquale, CENCIO trasse il _pactum cum
+Ninfesinis_, senza data. Ne tengo nota a causa de’ rapporti feudali
+dei quali vi si parla: _Hec sunt que facient Nimphesini. Fidelitatem
+scil. B. Petro et Dno PP. Paschali ejusq. Successoribus. — Hostem et
+parlamentum, cum Curia preceperit. Servitium quod assueti fuerunt
+facere, et placitum et bannum faciant B. Petro et PP._ Pagano la
+_Quarta_ a misura del _Modius_ romano; a san Martino son soggetti al
+_Glandaticum_ (servitù di pascolo pei majali); alla festa di san Tomaso
+contribuiscono _bonos bradones_ (pagnotte di sugne e di grasso). _De
+carico uniuscuiusque Sandali solvant denarios VI. Fidantiam_ (tributo)
+_in unoquoque anno in mense Madji libr. XXX de papia bonas_. Vengono
+dopo statuizioni sul _plateaticum_ o tributo di mercato, che gli
+stranieri devono pagare alla Curia (del ministero pontificio); indi
+sul _Foderum_ ecc. Devono demolire le mura, nè possono costruirne di
+nuove senza permesso della Curia. Testimoni: _Petrus Leonis. Petrus
+de Franco. Leo de dno petro Leonis. Ubicio. Seniorictus. Benincasa
+piscatore. Constantinus dapifer. Zoffo de caiaze. Gisalfo. Romanus
+de Calvo. Vgizzonius de Joha[=n]e Tinioso. Paganus_. — A torto questo
+documento non fu registrato nel _Cod. Diplom._ del THEINER.
+
+[379]
+
+ _Nobilis urbs sola Mediolanum populosa_
+ _Non servivit ei; nummum neque contulit aeris_
+ (DONIZO II, 18).
+
+[380] _Heinricus Dei gr. Romanorum Rex Consulibus et Senatui, Populo
+Romano, majoribus et minoribus gratiam suam cum bona voluntate: Cod.
+Udalr._, n. 257.
+
+[381] La lettera di Federico arcivescovo di Colonia, indiritta a Ottone
+di Bamberga, analizza assai bene le conseguenze delle investiture:
+_Cod. Udalr._, n. 277.
+
+[382] Il trattato dato ai _II Non. Febr. in atrio B. Petri in eccl.
+b. Mariae quae dicitur in Turri_ (_Cod. Vat. 1984_) denota così
+le regalie: _civitates, ducatus, marchias, comitatus, monetam,
+teloneum, mercatum, advocatias regni, jura centurionum et curtes que
+manifeste regni erant cum pertinentiis suis, militia et castra regni_.
+Similmente il _Cod. Udalr._, n. 262, 263, e il _Chron._ EKKEHARDI,
+a. 1111. Il _Cod. Vat. 1984_ trasse le _Cartulae Conventionis_ dal
+Registro di Pasquale, e quasi testualmente le riferì PIETRO DIACONO.
+Parimenti ALBINO, CENCIO e il Card. Aragon. compendiarono tutti questi
+istromenti.
+
+[383] Per suggerimento dell’Autore, abbiamo ommesso, nella traduzione
+di questa pagina, una nota che trovasi qui posta nell’originale. (N.
+del T.)
+
+[384] _Dimittat ecclesias liberas cum oblationibus et possessionibus,
+quae ad regnum manifeste non pertinebant_. Il Papa chiedeva dunque
+a quel tempo «libera Chiesa» accanto allo Stato; oggidì vien detto:
+«libera Chiesa in libero Stato.» Il secondo _Pactum_ è registrato nel
+_Cod. Vat. 1984_, e nel _Cod. Udalr._, 263.
+
+[385] _Patrimonia et possessiones b. Petri restituet et concedet sicuti
+a Carolo, Lodovico, Heinrico et aliis imperatoribus factum est, et
+tenere adjuvabit secundum suum posse_: ibid.
+
+[386] Senza saperlo, il conte Cavour ha indiritto contro a Pio IX le
+ragioni di Pasquale II: «Se la Chiesa potrà una buona volta liberarsi
+da tutte le pastoie delle cose secolari, e separarsi mediante certi
+confini dallo Stato, non solo la sua indipendenza diverrà meglio
+assicurata, ma la sua autorità più efficace, poichè non sarà più
+vincolata dai molteplici Concordati, da tutti quei patti che erano e
+sono una necessità finchè il Pontefice riunisce nelle sue mani, oltre
+alla podestà spirituale, l’autorità temporale. Il principio della
+reciproca indipendenza della Chiesa e dello Stato deve essere inscritto
+in modo formale nel nostro Statuto, deve far parte integrante del patto
+fondamentale del nuovo regno di Italia.» _Discorso_ del CAVOUR, detto
+ai 25 Marzo 1861, ad occasione di un’interpellanza sulla questione
+romana.
+
+[387] _Non erit in facto aut consilio, ut dom. Papa perdat papatum
+romanum vel vitam, vel membra, vel capiatur mala captione, aut per se
+aut per submissam personam_: formula d’uso, a quel tempo, nei trattati
+con Principi, con città, con vassalli, come lo dimostrano le formule
+giuratorie raccolte in CENCIO. Mallevadori del Papa furono Gualfredo,
+nipote suo, e i Pierleoni.
+
+[388] _Praebuit rex assensum, sed eo pacto, quatinus haec transmutatio
+firma et autentica ratione, consilioque vel concordia totius ecclesiae
+ac regni principum assensu stabiliretur; quod etiam vix autem nullo
+modo fieri posse credebatur_: EKKEHARDO. — _Quod tamen nullo modo posse
+fieri sciebat_, dice Enrico del Papa in una lettera raccolta nel _Cod.
+Udalr._, n. 261 (DODECHINI, _Append._, p. 668).
+
+[389] _Deliberata est itaque ei ecclesia, et omnes munitiones
+circumquaque sitae_: PETR. PISAN., c. 14. — Il san Pietro era munito di
+trincee; il castel Sant’Angelo era sempre in mano dei Pontificî.
+
+[390] SIGBERTO, a. 1111; DODECHINI _Append._ p. 668. _Cod. Udalr._, n.
+263: _Privilegium Pascalis Papae. Et divinae legis_ etc.
+
+[391] _Lectis publice privilegiis, tumultuantibus in infinitum
+princibus pre aecclesiarum spoliatione ac pre hac beneficiorum suorum
+ablatione_: EKKEHARDO. E vedasi la vivace descrizione che ne dà la
+_Cronica di Reichersberg_, p. 239 (nel LUDEWIG, T. II). Così essa,
+quanto SIGBERTO, OTTONE DI FRISINGA (_Cron._, VII, 14), la _Ep.
+Heinrici_ (_Cod. Udalr._, 262) e DODECHINO non fanno menzione che de’
+soli Vescovi: _Universis in faciem ejus resistentibus, et decreto suo
+palam haeresim inclamantibus, scil. episcopis, abbatibus, tam suis quam
+nostris et omnibus ecclesiae filiis_.
+
+[392] _Habent enim aliquid simile cum nivibus suis; nam statim ut
+tacti calore fuerint, in sudorem conversi deficiunt, et quasi a
+sole solvuntur_, dice a questo proposito PIETRO DIACONO (IV, c. 39)
+dell’indole germanica, con giudizio strano e contrario al vero. Per
+lo contrario i Tedeschi si pregiano di tempra virile e ferma nei
+propositi.
+
+[393] PETRUS DIACON., c. 39. MANSI, XXI, 59. Lettera di Giovanni
+cardinale (_agens vice Domini Pascalis Papae vincti Jesu Christi_)
+a Riccardo vescovo di Albano: _post haec omnes unanimes contra eum
+juraverunt, uno animo, una voluntate pugnare_.
+
+[394] Così ne lo descrive con vivi colori la _Cronica di Reichersberg:
+Clerici tenere educati funibus trahebantur ab equitibus, quos illi,
+ut poterant, sequebantur per plateas, luto profundo ac tenaci vix
+emergentes_. È senza dubbio un’esagerazione quel che dice PIETRO
+DIACONO, che il Papa fosse tratto in catene.
+
+[395] PETR. DIACON. e il _Cod. Vat. 1984_, che lo ricavano dal Registro
+di Pasquale: _aput castellum Trebicum; aput Corcodilum_, che certo è
+Corcollo o _Corcurulum_, l’antica Querquetula, Corcotula, nel Lazio.
+Vedi il NIBBY, _Analisi_.
+
+[396] PETR. DIAC. — Non è che una favola la narrazione di ORDERICO
+VITALE (X, 762) che duemila Normanni venissero in aiuto di Roma, e
+battendo Enrico lo cacciassero. In questo tempo principi de’ Normanni
+erano Roberto di Capua (1106-1120) succeduto a Riccardo II fratel suo,
+e Guglielmo di Puglia figlio di Rogero, che era morto a Salerno in
+Febbraio dell’anno 1111. In Sicilia era morto nel 1101 il gran conte
+Rogero, fratello del Guiscardo, e gli era successo Rogero II.
+
+[397] _En cogor — pro Ecclesiae pace ac liberatione id perpeti, quod
+ne paterer, vitam quoque cum sanguine profundere paratus eram._ In
+condizioni pari Pio IX s’avrebbe anch’egli doluto cogli stessi lamenti?
+o avrebbe continuato a ricantare il suo _non possumus_?
+
+[398] _In agro juxta pontem Mammeum: Cod. Vat. 1984_. Di già nell’anno
+1030, questo ponte aveva nome di _pons Mammi_ (NIBBY, _Analisi_, II,
+579); ed è incerto se si chiamasse così da Mammea, madre di Alessandro
+Severo. Ivi è il confine fra il Lazio e la Sabina. Il campo _Septem
+Fratrum_ deve corrispondere all’odierno Castell’Arcione, nove miglia
+distante da Roma, dove un tempo esisteva la chiesa di santa Sinforosa,
+madre di sette figliuoli ch’ebbero martirio al tempo dell’imperatore
+Adriano. ESCHINARDI, _Agro romano_, p. 236; VIOLA, _Storia di Tivoli_,
+II, 125.
+
+[399] _Actum 3 Idus Aprilis 3 feria post Octava Paschae Ind. IV._
+Entrambe le formule giuratorie, tratte dal Registro di Pasquale, sono
+riferite nel _Cod. Vat. 1984_, in CENCIO, nel CARD. ARAG., nel _Cod.
+Udalr._ n. 264, nei _Mon. Germ. Leges_, II, 71. Fra i mallevadori del
+Re si trova eziandio _Guarnerius comes. Et regnum et Imperium officii
+sui auxilio tenere bona fide adjuvabit_. PIETRO DIACONO, c. 40. vi
+aggiunge benanco _patriciatum_.
+
+[400] _Regnum vestrum sanctae Ecclesiae singulariter cohaerere,
+dispositio divina constituit. — Cod. Udalr._, n. 265; _Mon. Germ.
+Leges_, II, 72; MANSI, XXI, 65. OTTONE DI FRISINGA dichiara addiritura
+che il Privilegio fu _extortum per vim_.
+
+[401] _In exemplum patriarchae Jacob dicentis ad angelum: Non dimittam
+te nisi benedixeris mihi_: EKKEHARDO. Sembra che la comparazione
+fosse tolta dalla perduta Istoria di DAVID SCOTO, come si rileva da
+GUGLIELMO MALMESBURY (_De Gestis Reg. Anglor._ V, 166); infatti egli
+usò delle notizie date da DAVID, dicendo però che questi non fu dappiù
+di un semplice panegirista. A tale proposito il BARONIO grettamente
+sbriglia la sua stizza contro il vivace Cronista. — Enrico adesso volle
+ed ottenne che fosse data sepoltura cristiana al padre suo: EKKEHARDI
+_Chron._
+
+[402] _Romani patricii occurrerunt cum aureo circulo, quem imposuerunt
+imperatori in capite et per eum dederunt sibi summum patriciatum
+Romanae urbis, communi consensu omnium._ W. MALMSB. v. 167.
+
+[403] Ne abbiamo notizia da questo documento: _Actum Idibus Aprilis
+5 feria post octavas Paschae, Ind. IV. Haec sicut passi sumus, et
+oculis nostris vidimus, et auribus nostris audivimus, mera veritate
+conscripsimus_. Così dal Registro di Pasquale nel _Cod. Vat. 1984_,
+donde lo ricavò il CARD. ARAGON., 363.
+
+[404] PIETRO PISANO esagera: _discedente — Henrico Romam pax rediit —
+viguit autem pax annis plus minus novem, posteris vix credenda, quam
+profecto vidi tantam, quantam et timidus bubulcus exoptat, et audax
+perhorrescit latro, ut quisque locum depositum tueretur_. Questi furono
+anni di tranquillità per Italia, ma non per Roma che presto tornò in
+fiamme.
+
+[405] Lettera violenta di Brunone a Pasquale, in PIETRO DIACONO, c. 42,
+e nel BARONIO, ad a. 1111, n. 30. Ivi è registrata anche la sua lettera
+al Vescovo di Porto. Pasquale lo costrinse a deporre la sua dignità di
+abate. Brunone morì a Segni nel 1123, ed è sepolto in quel duomo.
+
+[406] Il mansueto Ivone respinse l’opinione che l’investitura fosse
+eresia, poichè non era _error in fide_. Difese il Papa contro di
+Giovanni di Lione, ricordando argutamente di Noè: _Potius pudenda
+patris nostri nudabitis, quae publicanda non essent in Gath, nec
+in compitis Assalonis, deridenda exponetis, quam post dorsum ea
+velando benedictionem paternam nobis acquiratis — — Sic Petrus trinam
+negationem trina confessione purgavit, et Apostolus mansit: Cod.
+Udalr._, n. 281: MANSI, XXI, 78.
+
+[407] Gerardo di Angoulême, che compilò la sentenza definitiva,
+protestò il _Privilegium_ essere un _pravilegium_. Gli atti ne sono
+registrati nel MANSI, XXI, 50. FLORENTII VIGORN. _Hist._ (_Mon. Germ._,
+VII, 566). Notizie staccate v’hanno nel PAGI, a. 1112, n. II. — FALCONE
+dice senza sutterfugi: _Papa Paschalis faciens Romae synodum fregit
+pactum, quod fecerat cum Henrico Rege_. Soltanto il Concilio non osò di
+pronunciare la scomunica.
+
+[408] Pasquale pensava più nobilmente del BARONIO, il quale non gli
+sa perdonare che non ispergiurasse subito: _Apostolicae constantiae
+succisis nervis — nimis tenax custos praestiti, immo per vim et metum
+extorti, juramenti — magnam ipse sibi notam inussit_.
+
+[409] Addì 3 Maggio, lamenta che Civita Castellana, Corcollo, Montalto,
+Montacuto, Narni rifiutassero obbedienza, e spera che gli sieno
+ristorati _Perusia_, Gubbio, _Tuder_, Orvieto, _Castellum Felicitatis_,
+il Ducato di Spoleto e la Marca di Fermo (_Cod. Udalr._, n. 266). Ai
+26 Ottobre 1111 si duole de’ suoi persecutori: _Cervicem adversus nos
+erexerunt, et intestinis bellis viscera nostra collacerant, et multo
+faciem nostram rubore profundunt_: biasima le violenze di Enrico contro
+alle Chiese, e il modo tirannico onde si trattavano gli ostaggi. Questa
+lettera dà una chiara idea delle lotte che si combattevano nell’animo
+del Papa: _Cod. Udalr._, n. 271.
+
+[410] Il Concilio di Vienne senza tanti riguardi dà del sempliciotto
+al Papa: _Scriptum illud, quod rex a vestra simplicitate extorsit,
+damnavimus_. La epistola sinodale mette in aperto tutta la collera
+infiammata de’ Vescovi: BARON., ad a. 1112
+
+[411] È una fiaba che i Romani mandassero seicento ambasciatori a
+Bisanzio; il tempo fu nel Maggio dell’anno 1112: PIETR. DIACON., IV,
+46. Della legazione fa cenno anche la lettera dell’Abate di Farfa, in
+cui questi avvisa Enrico delle astuzie del Papa: _Cod. Udalr._, n. 256.
+
+[412] Primamente andò nell’inverno del 1112 a Benevento, dove elesse
+Landolfo _de Graeca_ a contestabile. Qui è la prima volta che nelle
+terre pontificie s’oda menzionare il titolo di _Comestabulus_. FALCONE
+dà a questo officio anche nome di _Rectoraticum, aut aliquam Baliam
+publicam_ (p. 84). — Riguardo alla infeudazione normanna vedansi
+il _Chron. Fossae Novae_, a. 1114, e ROMUALDO, ad a. 1115: _apud
+Ciperanum in eccl. S. Paterni Guilielmus Dux devenit ligius homo Papae
+Paschalis_. Se si stia a FALCONE, l’infeudazione si estese al _Ducatus
+Apuliae, Calabriae et Siciliae_: PIETRO DIACONO, c. 49, non parla
+più di Sicilia, ma probabilmente il Duca delle Puglie teneva ancora
+quest’isola in conto di feudo suo.
+
+[413] Le terre di Matilde erano state per la massima parte già
+comprese nella donazione di Pipino. Da dopo di Carlo la Chiesa
+pretese a Spoleto, ed al tempo de’ Carolingi possedette la Tuscia
+romana, ma questa nel secolo decimo fu per la maggior parte congiunta
+al Margraviato di Toscana. Corneto e _Tuscana_ appartenevano omai
+all’Impero, dacchè i Margravî e Matilde, o loro _Missi_, tennero dei
+_Placita_ in quelle terre. _Reg. Farf._, n. 579 e n. 799: _in castello
+et turre de Corgnito in finibus maritimanis territorii et comitatus
+Tuscanensis_. Anche Civitavecchia fu soggetta al governo di Goffredo
+di Toscana (ANNOVAZZI, _Storia di Civitavecchia_, Roma, 1853, cap. II,
+224). Soltanto nel secolo decimoquarto si usò il nome _Patrimonium_
+per denotare la Tuscia romana, ma in prima, col nome di _Patrimonium
+S. Rom. Eccl._ era appellato tutto il territorio da Radicofani a
+Ceperano (CENNI, _Monum._, II, 210). Erroneamente si fecero derivare
+dall’eredità di Matilde quelle terre, che più tardi furono chiamate
+_Patrimonium_. Chi soprattutto sa dire che cosa fosse siffatta eredità?
+
+[414] Fuor di DONIZONE, in alcuni versi di concetto indeterminato, e
+di PIETRO DIACONO (III, c. 49), in una fugace considerazione, nessun
+contemporaneo fece nota di questa donazione, della quale d’altronde non
+si può muover dubbio. PETR. DIACON., _ann._ 1077 — _Mathilda comitissa
+— Henrici imp. exercitum timens Liguriam_ (così puranco chiamavasi la
+Lombardia) _et Tusciam provincias Gregorio papae et R. E. devotissime
+obtulit. Unde inprimis causa seminandi inter pontificem et imp. odii
+initium fuit_. — Il documento della donazione fu stampato in prima
+dal LEIBNITZ, _Rer. Brunsw._, I, 687, indi diligentissimamente dal
+CENNI (_Mon._, II, 238), che lo trasse da ALBINO e da CENCIO, e lo
+illustrò con una dissertazione di aridissima erudizione. L’originale
+non esiste, ma nelle cripte del Vaticano si conserva il suo frammento
+marmoreo, chè la donazione fu incisa in una lapide, e questa collocata
+nel san Pietro. L’importante frammento fu ricomposto egregiamente
+dal SARTI e dal SETTELE (_App._ a DIONISIO, _Sacrar. Vat. Basilicae
+Criptar. Monum._, Tab. VII). Il SARTI crede che la inscrizione in marmo
+abbia servito di originale non soltanto al codice di ALBINO (è nella
+biblioteca Ottoboni), ma a tutti gli altri esemplari di scritto.
+
+[415] La Bolla di Innocenzo II, degli 8 Giugno 1133, che investì
+Lotario II, sua vita durante, dei beni componenti la eredità di
+Matilde, parla soltanto dell’_allodium bon. mem. Comitisse Mathildae,
+quod utique ab ea b. Petro constat esse collatum_. E soltanto agli
+allodî (chiamati _Terra, Domus, Podere, Comitatus_) deesi riferire la
+donazione.
+
+[416] Solamente più tardi i Papi osarono di muover pretesa sui feudi
+imperiali. Ancor prima Spoleto e Camerino erano stati dall’Imperatore
+dati in feudo a Guarnerio II. Rabodone per primo ottenne il Margraviato
+di Toscana; indi, nel 1119, lo ricevette Corrado di Svevia (CIANELLI,
+_Memorie e documenti del Principato lucchese_, I, 159). Nel 1136 ebbelo
+in feudo Enrico il Superbo della casa de’ Guelfi; coll’assentimento del
+Papa, egli ricevette anche gli allodî di Matilde.
+
+[417] _Feci autem ut homo, quia sum pulvis et cinis!_ sclamò lo
+sventurato Papa nel Concilio. Ma Brunone di Segni si sdegnò perciocchè
+egli svelasse la nudità del Papato, e incollerito gli diè dell’eretico.
+Allora Giovanni di Gaeta, che più tardi diventò Gelasio II, proruppe
+con grande ira: _Tunc hic et in concilio, nobis audientibus, Romanum
+Pontificem appellas hereticum? — Ad hoc patientia domini Papae,
+horrendo heresis nomine pulsata, expergefacta est_. — In EKKEHARDO.
+
+[418] Gli atti del Concilio sono registrati in EKKEHARDO. Il Papa
+fu trattato prettamente da _simplex_. Il tragico stato di lui ch’era
+avvinto da un giuramento e le cabale o le collere dei Cardinali che lo
+attorniavano, ne formano uno dei più commoventi episodî della storia
+del Papato.
+
+[419] _Praefectus — indutus manto precioso, et calceatus zanca una
+aurea, i. e. una caliga, altera rubea — juxta dom. Papam collateraliter
+nullo medio equitante incedit: Ordo Roman._ di CENCIO, nel MABILLON,
+p. 170. Qui si usa dei nomi di _zanca_ e di _caliga_, in pari senso di
+calzatura e di panni di gamba, nella foggia che spesso si vede usata in
+quadri fiorentini antichi. Riguardo al vestimento del Prefetto vedasi
+il CONTELORIUS, _de Praefecto urbis_, p. 3. La figura che è disegnata
+sulla tomba di _Petrus de Vico_, a Viterbo, porta in capo una mitra che
+somiglia ad una pina.
+
+[420] Dell’importanza della Prefettura a questo tempo discorre GEROH
+DI REICHERSBERG: _Grandiora urbis et orbis negotia — spectant ad
+Rom. Pontificem sive illius vicarios — itemque ad Rom. Imperatorem
+sive illius vicarium urbis Praefectum, qui de sua dignitate respicit
+utrumque, videlicet Dominum Papam, cui facit hominum et Dom.
+Imperatorem, a quo accipit suae potestatis insigne, scilicet exertum
+gladium_ (BALLUZIUS, _Miscell._, V, 64. GEROH scriveva intorno al
+1150).
+
+[421] Stando a FALCONE ed a PIETRO PISANO, il Prefetto morì nel
+Marzo; soltanto una glossa marginale di antica data, apposta al _Cod.
+Vat. 1984_, dice: _A. XVII Pontif. Paschalis secundi PP. Ind. VIII_
+(piuttosto IX) _mense aprilis die II obiit Petrus prefectus_.
+
+[422] PIETRO PISANO, c. 18, narra vivacemente di cotali fatti, come
+quegli che vi prese parte. E FALCONE, p. 90: _Praefectus urbis Romae
+mense quidem Martio obiit, post cujus mortem civile bellum terribiliter
+exortum est, eo quod Romani audierant, quod Petrus filius Leonis
+Apostolici consilio filium suum Praefectum ordinare vellet_. ORDERICO
+VITALE (XII, 861) dice che il vecchio Pierleone era odiatissimo (_quem
+iniquissimum foenatorem noverunt_, cioè i Franchi nel Sinodo di Reims).
+
+[423] _At ille non contentus termino, ea die Praefecturalia, a quibus
+potuit, in se compleri fecit_: ossia si fece installare in officio
+da’ Magistrati (PETR. PISAN., c. 19); e così si parla di _laudes
+praefectoriae_ e di _applausus comitiorum_.
+
+[424] Scene eguali di quelle che DINO COMPAGNI descriveva avvenire a
+Firenze, _Cod. Vat. 1984: unde orte fuerunt pugne multe et omicidia
+et pestilentiae magne, turres a fundamentis dirute; hac plures domora
+dissipate, et ecclesiae depredate, ac clerici capti_. PETR. DIACON.,
+IV, c. 60, e FALCONE DI BENEVENTO.
+
+[425] Del teatro di Marcello ho fatto nota anche in documenti del
+secolo decimo (Vol. III, pag. 461): durava ancora il _Forum Olitorium_,
+e financo ivi esisteva tuttavia l’elefante di bronzo o di marmo.
+
+[426] In queste ruine si cerca il tempio della Pietà, che Roma
+republicana ebbe edificato ad onore di una donna romana, la quale nutrì
+col suo petto il padre condannato. PLINIO, VII, c. 36: _Et locus ille
+eidem consecratus Deae C. Quinctio, M. Acilio Coss. Templo Pietatis
+exstructo in illius carceris sede ubi nunc Marcelli theatrum est_.
+BECKER, _Manuale_ ecc., p. 603. — Il NARDINI, il VENUTI, il NIBBY, il
+CANINA, il BUNSEN hanno fatto studio della antichità di quel luogo,
+fra loro disputando. — La diaconia era appellata _in Carcere_ dalla
+prigione di Stato del decemviro Appio Claudio. Diggià sul principio del
+secolo duodecimo si disse _in carcere Tulliano_, e ciò erroneamente,
+avvegnachè la prigione edificata da Servio Tullio fosse in vicinanza
+del Campidoglio. La Storia di questa diaconia compilata dal CRESCIMBENI
+(è in manoscritto che si conserva dal Cardinale di quel titolo) mi ha
+prestato di poco ajuto.
+
+[427] La _Graphia: In elephanto templum Sibille, et templum Ciceronis,
+ubi nunc est domus filiorum Petri Leonis. Ibi est carcer Tullianus, ubi
+est Eccl. s. Nicholai_. Ivi nelle vicinanze evvi il ponte dell’isola
+(_pons judaeorum_); al di là esisteva il ghetto antico. In questo
+vecchio quartiere dei Pierleoni s’entra per un arco d’ingresso che
+è di fronte al palazzo Savelli; la strada «Porta Leone» è forse così
+appellata dal nome dei Pierleoni. La fornace che trovasi in quel sito
+(sta scritto sopra alla sua porta: _n. VIII, Prioratus del sole_) era
+in origine una torre, ed ha ancora una finestra medioevale. Nelle case
+si rilevano tracce di torri antiche; così in quelle ai numeri 122, 137,
+130, dove oggidì gli Ebrei macellano bufali.
+
+[428] _Ptolemaeo donavit Ariciam, caeteris aurum et argentum_: PETR.
+PISAN., c. 19. Il JAFFÈ (n. 3489 a) dice che Alessandro II infeudasse
+Aricia ai Malabranca, ma quest’è un errore. Fu Alessandro III che,
+nel dì 9 Giugno 1178, a _Conrado Gregorio et Petro fidelibus nostris
+filiis bone memorie Malebrance_, confermò l’investitura di Aricia, già
+posseduta dal padre loro: THEINER, _Cod. diplomat. dominii Temporal._,
+I, n. XXXI.
+
+[429] _Sicque Apostolicus ipse tranquillitate inventa Romam securus
+habitavit_, dice FALCONE DI BENEVENTO: su di che possono vedersi le
+considerazioni del GIESEBRECHT, III, p. 1164.
+
+[430] È degnissimo di nota ciò che narra PIETRO PISANO (c. 21): _Plebs,
+populusque Rom. triumphum tibi instituit. Coronata urbe Rex et Regina
+transivit per medium: magnus apparatus, parva gloria. Huic nullus
+Patrum, nullus Episcoporum, nullus catholicus sacerdos occurrit; fit ei
+processio, empta potius, quam indicta_.
+
+[431] PIETRO PISANO (c. 22), che toglie frasi a prestito da Sallustio e
+da Livio. — Egual concetto dell’Impero ebbe il Barbarossa.
+
+[432] _Et praefecturam per aquilam confirmavit dudum nominato
+praefecto: Cod. Vat. 1984_. Il giovine Prefetto, come il padre suo,
+aveva nome Pietro, e durò in carica fino al tempo di Onorio II (_Papa
+Honorio et Petro tunc temporis urbis prefecto_: documento dell’anno
+1148, n. 57, nel GALLETTI, _del Primic._). È assai strano caso che
+tanti Prefetti si chiamassero tutti con nome Pietro.
+
+[433] PETR. DIACON., IV, c. 61: _Ptolemaeo illustr. Octavia stirpe
+progenito, Ptolemei magnific. consulis Romanor. filio, Bertam filiam
+suas in conjugio tradidit_. Nessun Cronista del resto narra di questo
+maritaggio, quantunque PIETRO non possa averselo inventato di suo capo.
+Tuttavolta, nell’anno 1141, Leone figliuolo di _Petrus Leonis_ compare
+da suocero di Tolomeo (NERINI, n. 8, App.: _Dns Tholomeus Curie se
+representavit cum Dno Leone Petri Leonis socero ejus_...): dunque Berta
+doveva a quel tempo essere omai morta. Più tardi vedremo un Imperatore
+bizantino dar la sua figliuola in isposa a un Frangipane.
+
+[434] Documento di Tolomeo I, dato per Gaeta, dei 9 Febbraio 1105
+(FEDERICI, p. 463). A Monte Cassino ne vidi l’originale che è notevole
+per la duplice scrittura che contiene. Tolomeo II accordò anche al
+monastero, libertà di traffici nei suoi possedimenti. _In nom. Dom.
+anno ab Incarn. ejus 1130 mens. Jun. Ind. VIII. Ego Ptolemaeus dei
+gr. Romanorum consul filius quondam bone mem. Ptolemaei — concedo — ut
+cassinenses fratres et res eorum et homines pro utilitate monasterii
+secure atque quiete eant atque redeant per terram et per mare hiis
+locis, in quibus dominium habeam, et in portibus nostris ut secure ibi
+applicare possint — — _(_Reg_. PETRI DIACONI, n. 604 nell’archivio di
+M. Cassino). Uno dei porti di Tolomeo era Astura, che egli aveva tolta
+al convento di san Bonifazio in Roma (NERINI, p. 190, 394).
+
+[435] Trecento cavalieri normanni occuparono _Pylium_ (Piglio), furono
+respinti nel _Castrum Acutum_ (Monte Acuto presso Anagni) e tornarono a
+casa malconci: PIETR. DIAC., VI, c. 61; PIETR. PISAN., c. 24.
+
+[436] _Cod. Vat. 1984: Postea vero fideles dicti pontificis insimul cum
+comites scil. Petro Columpnae ac Raynaldo Sinebaldi clam revocaverunt
+illum, sed non fuit ausus manere in civitate_. Il partito avverso era
+padrone del Campidoglio, di dove era dato assalto alla _Ripa_ (case dei
+Pierleoni presso al Tevere), e teneva in poter suo il san Pietro, donde
+si moveva all’assalto del castel Sant’Angelo.
+
+[437] _Cod. Vat. 1984: cum festinatione perrexit per transtiberim
+aput castellum S. Angeli et cepit pugnare contra basil. S. Petri, quia
+praefectus cum consules illam retinebat cum balistis_...: PETR. PISAN.,
+c. 25.
+
+[438] PETR. PISAN., c. 25: _ut caverent dolos in execratione
+Guibertinorum ac enormitatis Teutonicae. — Cod. Vat. 1984: octavo die
+sue reversionis — obiit apud cast. S. Angeli in domum juxta eream
+portam et sepultus est in basilica constantiniana, quia consules
+non permiserunt eum in bas. b. Petri sepeliri — Obiit in vigilia b.
+Vicentii et Anastasii nocti temporis_, ossia ai 21 di Gennaio.
+
+[439] PIETRO PISANO enumera alcuni edificî di Pasquale, fra cui _S.
+Maria in regione Areolae_ (_Arenolae_, riva di sabbia, donde ebbe
+origine il nome _Regola_), che si mutò nell’odierno _in Monticelli_. I
+musaici del san Clemente e della santa Maria in Monticelli sono ancora
+del tempo di Pasquale.
+
+[440] _Vita Gelasii II_ scritta da PANDOLFO PISANO, nel MURATORI,
+III, 1, colle aride postille di COSTANTINO CAJETANI; edita indi
+più correttamente dal PAPEBROCH, _Propyl. Maji_, VI. Se si stia
+al CAJETANI, padre di Gelasio fu Crescenzio duce di Fundi; egli fa
+risalire la famiglia fino a Docibile di Gaeta, e avventuratamente ancor
+più in su, fino agli inevitabili Anicî ed ai Giulii.
+
+[441] _Credentes locum tutissimum, veluti qui Curiae cedit, in
+monasterio quodam, quod Palladium dicitur, infra domos Leonis et Cencii
+Frangipanis — convenerunt: Vita_, c. 5.
+
+[442] PANDOLFO fu testimone di questo fatto, e lo descrisse
+vivacemente. Cencio, sbuffante come un drago, _more draconis
+immanissimi sibilans — accinctus tetro gladio — valvas ac fores
+confregit, ecclesiam furibundus introiit: inde custode remoto Papam
+per gulam accepit, distraxit, pugnis calcibusque percussit, et tamquam
+brutum animal intra limen ecclesiae acriter calcaribus cruentavit;
+et latro tantum dominum per capellos et brachia, Jesu bono interim
+dormiente, detraxit, ad domum usque deduxit, inibi catenavit et
+clausit_ (c. 6). Probabilmente nella _turris cartularia_, presso l’arco
+di Tito.
+
+[443] Eccone il passo degno di nota: _Petrus Praefectus Urbis, Petrus
+Leonis cum suis, Stephanus Normannus cum suis, Stephanus de Petro cum
+suis, Stephanus de Theobaldo cum suis, Stephanus de Berizone cum suis,
+Stephanus Quatrale cum suis, Bucca Pecorini cum suis, Bonesci cum suis,
+Berizasi cum suis, Regiones XII Romanae civitatis, Transtiberini et
+Insulani arma arripiunt cum ingenti strepitu Capitolium ascendunt_
+(_Vita_, c. 6).
+
+[444] _S. Papa levatur, niveum ascendit equum, coronatur, et tota
+Civitas coronatur: per viam sacram_ (la odierna via Lateranense che
+sale dal Colosseo) _gradiens, Lateranum ascendit..._ (c. 7). Cencio
+se la levò liscia, _pedes ejus amplexans, clamat irremissius: Domine
+miserere. Et sic peccatis nimiis exigentibus, ut iterum ecclesiam
+elatis cornibus ventilaret, evasit_.
+
+[445] FALCO, a. 1118. — _Cod. Vat. 1984: cum festinatione Romam petit
+cum paucis militibus, die veneris ante quadragesima misit nuntios
+ad consules ut exirent obviam ei. Sabbatum vero ante quadragesima
+ingressus est porticum S. Petri_. L’iscrizione posta sulla tomba di
+Gelasio dice assai giustamente dell’Imperatore:
+
+ _Sed quia rege fuit non praecipiente levatus_
+ _Horrendum fremuit princeps..._
+ (MURAT., III, I, 416).
+
+[446] L’antica famiglia dei Bulgamini deve per conseguenza aver
+dimorato in uno dei portici che erano in quel luogo. Epitaffî di
+persone _De_ VVLGAMINEIS trovansi ancora in _S. Barbara Librariorum_,
+dell’anno 1496, e nel Panteon, dell’anno 1530 (GALLETTI, _Inscript.
+Class._, XVI, 8, 48).
+
+[447] Ed anche nobiluomini romani, fra’ quali PIETRO DIACONO (IV, c.
+64) nomina financo il Prefetto della Città: di questo io dubito.
+
+[448] Pregevolissima è a questo punto la descrizione che dà PANDOLFO,
+il quale da _Ostiarius_ accompagnò il Papa; nell’angustia del suo
+animo, ei credette che i Tedeschi avessero avvelenato il ferro delle
+frecce. _Ad portum usque descendimus. Coelum et terra et mare ubique
+— adversum nos conjuraverunt — mare ac Tiberis — Petri vicario
+rebellabant — Alamanorum barbaries tela contra nos mixto toxico
+jaciebant: minitabantur etiam, nos intra aquas natantes pinnaci
+(piceo?) igne cremare, nisi Papam et nos in eorum manibus redderemus_.
+
+[449] _Cepit Dom. Hugo Cardinalis — Papam nostrum in collo, et ad
+castrum S. Pauli Ardeam de nocte sic portavit_. L’antica Ardea di re
+Turno apparteneva adesso per una metà all’Abazia di san Paolo: nel 1130
+Anacleto II la cedette a questo convento per intiero.
+
+[450] Settecentoventinove anni dopo tale fuga a Gaeta si ripetè anche
+da Pio IX.
+
+[451] Stando a LANDULPH. JUNIOR, _Hist. Mediol._, c. 32, Burdino fu
+eletto addì 9 Marzo. Gelasio, nella sua lettera ai Vescovi delle
+Gallie (MANSI, XXI, 166), dice che fullo quarantaquattro giorni
+dopo l’elezione di sè scrivente, locchè corrisponderebbe ai 10 di
+Marzo. Questo giorno (_VI Id. Martii_) è fissato eziandio dal _Chron.
+Fossanovae. — Cod. Vat. 1984: consecrarunt eum romanum antistitem in
+die veneris de quatuor tempora quae sunt de mense martio_. — Burdino
+era probabilmente nativo di Limoges in Aquitania. Vedi la _Vita_ di lui
+scritta dal BALLUZIO (_Miscell._, III, 471), pregevole apologia di un
+Antipapa: GUGL. MALMSB. (V, 169) loda le doti del suo animo.
+
+[452] PANDOLFO gli pone in bocca questo lamento: _ecce de recidivo
+vulnere recidimus in typum antiquum_. Leggasi la lettera che Gelasio
+scriveva a Conone di Preneste. _dat. Capuae Id. April, Cod. Udalr._,
+293; MANSI, XXI, 173.
+
+[453] PIETRO DIACONO e PANDOLFO scrivono _Turricula_ (così
+indubbiamente trovasi nel _Cod. Vat. 3762_, fol. 165): io reputo che
+sia Torrice presso a Frosinone, e non già Torricella nella Sabina
+o vicino al Trasimeno, siccome suppone il WATTENBACH in nota alla
+_Cronica di Monte Cassino_ (_Mon. Germ._, IX, 792). Anche il PLATINA
+lesse in alcune antiche Croniche che l’Imperatore pose a guasto la
+Campagna latina, ed in questo luogo egli trapiantò _Turriculum_. La
+mossa di Enrico non potè toccare che il Lazio, dove andava per incutere
+temenza ai Normanni.
+
+[454] Io credo che in ciò avesse parte la questione riguardante la
+rocca Circea. Gelasio aveva comandato ad Ugo cardinale di restituirla
+a quelli di Terracina. Ma LANDOLFO a questo proposito dice: _Tunc Papa
+vellet multum, quam reddi nimis inconsulto praecepit, Circaeam arcem
+habere. Igitur dux et principes cum baronibus rediere_. Probabilmente
+il Duca di Gaeta aveva voluto impossessarsi della rocca.
+
+[455] _Latuit dom. Papa melius quam hospitatus est in ecclesiola
+quadam, quae S. Maria in Secundocerio dicitur, intra domos illustr.
+viror. Stephani Normanni, Pandulphi fratris ejus, et Petri Latronis
+Corsorum_ (c. 12). Quella chiesa era situata nella Regione detta Ponte;
+però il GALLETTI (_del Prim._, p. 89) la pone nei pressi di santa Maria
+_in Gradellis_, non lungi dal Palatino, dappoichè così sembri denotarlo
+un documento che è nel NERINI, n. 27.
+
+[456] Predicati di Papi scismatici erano questi: _statua in Ecclesia;
+monstrum in cathedra Petri; testaceum idolum in cruentis manibus
+plasmatum; bestia de apocalypsi_...
+
+[457] Il padre di questo Crescenzio era (se si stia a COSTANTINO
+CAJETANI, p. 370) Marino duce e console di Fundi, fratello di Gelasio.
+Il JAFFÉ inesattamente determina l’Agosto o il Settembre per il
+tempo in cui avvenne l’assalimento. La festa di santa Prassede cade
+precisamente ai 21 di Luglio.
+
+[458] PANDOLFO fa che le fazioni combattano intorno al povero Papa,
+come i Greci e i Trojani attorno al cadavere di Patroclo: _Papam cupit
+iste tenere, iste tuetur eum: miles utrumque cadit. Turbae ruunt,
+pedites saliunt muros_... (c. 13).
+
+[459] Le donne avevano visto il Papa _solum, tamquam scurram, per
+campos — quantus equus poterat, fugientem. — Demum intra campos S.
+Pauli Ecclesiae adiacentes fessus tristis, et ejulans inventus est et
+reductus_.
+
+[460] Nota il BARONIO a questo proposito, che i Papi, trovandosi in
+angustie, furono sempre soliti a fuggire in Francia: _adeo ut si quis
+dicat, portum Rom. Ecclesiae fluctuantis naviculae Petri Galliam esse,
+non mentietur_.
+
+[461] _Princeps et clypeus omnium pariter Curialium, Stephanus
+Normannus, collaudantibus omnibus Protector et Vexillifer — nimis
+efficaciter ordinatur, et ad urbis custodiam cum jam dictis aptatur_
+(c. 15). Vedasi come d’un tratto l’acerbo nemico di Pasquale si fosse
+mutato da quello di un tempo; nè per fermo tal cosa accadde senza che
+lo si satollasse con molti beni della Chiesa.
+
+[462] Questo stesso Bello torno a trovare nella notevole _Charta
+plenariae securitatis inter Cajetanos et Bellum Romanum_, a. 1124: ma
+di ciò più tardi.
+
+[463] FALCONE DI BENEVENTO dice essere stata immensa la copia d’oro
+e d’argento che in Francia gli fu donata. — Anche oggidì non passa
+giorno, che, sotto nome di denaro di san Pietro, non affluisca oro
+ed argento nei forzieri di Pio IX; e molto di quello contribuisce la
+Francia meridionale, che è di parte legittimista.
+
+[464] Le lettere del clero romano sono registrate nel _Cod. Udalr._,
+294-299, e nel MARTENE, _Veter. Scriptor. Collectio_, I. 644 segg.,
+massimamente al 647. Gli avvenimenti sono narrati nella _Vita Calixti_
+di PANDOLFO (PAPEBROCH, c. 1) e da FALCONE, p. 92: _Illico cardinales
+cum eo_ (ossia con Pietro vicario) _manentes, pluresque Romanorum
+fidelium convocans, Capitolium ascendit, ibique literas missas
+ostendit, et legi praecepit_. Mandarono la loro adesione anche Ugo
+cardinale, legato a Benevento, e quell’arcivescovo Landolfo.
+
+[465] Il PAGI e il JAFFÉ credono che la consecrazione avvenisse di già
+ai 9 di Febbraio, come per fermo dicono i Cronisti: ma può essersi mai
+data una tal cosa, se prima si aspettarono i messaggi da Roma?
+
+[466] La relazione del Concilio, compilata da HESSONE SCOLASTICO, fu
+da ultimo edita nei _Mon. Germ._, XIV, 422. Il Papa sciolse financo i
+sudditi dal loro giuramento.
+
+[467] Lettera di Brunone all’Imperatore (nel BOWER, _Annal. Trevir._,
+II, lib. XIII, 14): _Jam vero cum urbe relicta ad oppida Romani
+territorii tu arma transtulisti, et Robertus Capuae princeps pro
+Gelasio armatus Romam iniisset, ego cum Domino meo Maximo_ (Burdino)
+_noctes et dies excubans, in tuo servitio, sub armarum pondere
+steti_... Roberto non può essere entrato in Roma che dopo fuggito
+Gelasio.
+
+[468] _Cod. Vat. 1984: Accepta pecunia tradiderunt eam (basilicam S.
+Petri) Petro Leonis, qui fidelis erat Calixti pape, cum omnibus ejus
+munitionibus_. Ne è incerta la data.
+
+[469] Così ne è descritta l’entrata da Egino abate di santo Ulrico in
+Augusta, che accompagnò il Papa da Rosella a Roma (CANISIUS, _Antiquae
+Lection._, II, 240). _Jam enim quis illius terrae concursus? Quantus
+omnis sexus et aetatis apparatus — Caesar, si superesset indignans
+miraretur, Tullius forsitan attraheretur — Coronatus — per medium
+deducitur civitatis, plateis auro, gemmis pretiosissimis undique
+adornatis_. La data è dei _III Nonas Junii_, come nella lettera di
+Calisto, indiritta a Stefano suo legato a Treviri (BROWER, II, 16),
+nella quale il Papa in brevi tratti descrive il ricevimento che
+ebbe. Anche FALCONE parla del giubilo di Roma, e ANSELMO, _Contin.
+Sigeberti_, dice: _Ab omni Senatu et populari turba gloriose
+excipitur_.
+
+[470] Nella lettera detta di sopra Calisto nomina fra coloro che
+prestarono omaggio a lui e alla Chiesa (_clientelaribus sacramentis_),
+queste persone: _Petrus Leonis in magno hominum omnis ordinis coetu_,
+il Prefetto e i suoi fratelli, Leone Frangipani, Stefano Normanno.
+_Neque ab horum sese studiis impigra parendi voluntate, Petrus Columna,
+caeterique nobiles Romanorum secrevere._
+
+[471] FALCONE vide e descrisse l’entrata del Papa a Benevento. I ricchi
+Amalfitani avevano ornato tutte le vie di tappeti e di cose preziose:
+_infra ornamenta vero thuribula aurea et argentea cum odoribus et
+cinnamomo posuerunt_. E facevasi gazzarra con _tympana, cymbala, lyras
+sonantes_.
+
+[472] _Cod. Vat. 1984._ FALCONE, a. 1121, pone per data i _IX Kal.
+Majas_. La lettera con cui Calisto annuncia ai Vescovi di Gallia la
+caduta di Burdino, è data da Sutri, ai 27 di Aprile. SUGERII, _Vita
+Ludovici Regis_ (DUCHESNE, IV, 310). ANON. CASSINENSIS, _Chron._, a.
+1121. La _Vita Calixti ex_ CARD. ARAG. dice esplicitamente che Burdino,
+montato sul cammello, precedette il Papa; però EKKEHARDO celebra a
+gloria di questo, che salvasse la vita del prigioniero. Da Janula,
+Onorio II, nell’anno 1124, lo fe’ tradurre a Fumone: PIETRO DIACONO,
+IV, 86. Non è probabile che Gregorio VIII tuttavia promulgasse Bolle
+dalla sua prigione; è poi affatto dubbia la cronologia di quelle che
+sono riferite dal LIVERANI, _Opere_, vol. 4, 467.
+
+[473] _Hic pro servanda pace turres Centii, domus tyrannidis et
+iniquitatis, diruit et ibidem non reparari praecepit; Vita di Calisto_
+scritta da PANDOLFO, c. 4. Dei Conti di Ceccano egli parla al c. 5.
+
+[474] I due celebri documenti: _Ego Henricus — dimitto; Ego Callistus
+— concedo_, sono registrati nel _Cod. Udalrici_, 305, 306, nella
+_Cronica_ di EKKEHARDO, a. 1122, nel BARONIO (con qualche variante;
+però egli trasse la carta imperiale dall’autografo vaticano, sul quale
+da ultimo la stampò il THEINER, _Cod. Diplom. Temp._, I, n. XII), ed in
+molti altri luoghi.
+
+[475] Potrebbesi chiedere quale delle due parti fosse la vincente, ma
+ben deesi rispondere coll’HALLAM: _It is manifest from the events that
+followed the settlement of this great controversy about investitures,
+that the see of Rome had conquered_ (_Europe during the middle ages_,
+I, c. 7). La storia della questione delle investiture fu per la prima
+volta scritta dal celebre ex gesuita MAIMBOURG, nella sua _Histoire
+de la decadence de l’Empire après Charles Magne et des differends des
+Empereurs avec le Papes au sujet des Investitures_ (Paris 1679): e a
+confutarlo in seguito di tempo il NORIS, che fu più tardi cardinale,
+compilò la sua _Istoria delle Investiture_ (Mantova 1741).
+
+[476] _Comperivi tale, tantumque pacis firmamentum infra Romanam
+urbem temporibus praedicti Apostolici advenisse, quod nemo civium, vel
+alienigena arma sicut consueverat, ferre ausus est_: FALCO, p. 99. Così
+similmente ROMUALDO, a. 1121, e GUGLIELMO DI MALMESBURY, lib. V, 169.
+
+[477] _Hic etiam derivavit aquam de antiquis Formis, et ad portam
+Lateranensem conduxit, ibique lacum pro adaquandis equis fieri fecit:
+Vita ex_ CARD. ARAGON. Quanto meschine fossero in Roma a questo tempo
+le opere di lavori publici si pare da ciò, che vien qui celebrato come
+impresa grande l’aver costruito fuor di porta Lateranense una vasca da
+abbeverar cavalli. Il solo PLATINA dice: _moenia urbis instaurat_.
+
+[478] _Concil. Lateran. I, Canon. XIV (Ecclesias a laicis
+incastellari). Canon. XVI (Si quis Romipetas)_: MANSI, XXI, 285.
+
+[479] Non erano che figure isolate, senza che avessero fra loro
+un’azione composta. Il PANVINIO (_de 7 Ecclesiis Urbis_, pag. 173)
+chiama addirittura _foedissima pictura_ i dipinti della cappella: così
+parimenti nella sua inedita _Descrizione del Laterano, Mscr. Vatican.
+6110_. Tutte le notizie relative a questa cappella furono raccolte
+insieme dal GATTULA, _Hist. Cassin._, I, 362. I versi posti sotto di
+Burdino, dicevano così:
+
+ _Ecce Calixtus honor patriae, decus imperiale,_
+ _Burdinum nequam damnat, pacemque reformat._
+
+[480] Così le favole raccolte nel _Mscr. Vatican. Ottobon. n. 2570_
+(del sec. XVI), che contiene un opuscolo di CASTALLO METALLINO, _De
+nobilibus Romanis_. Quell’autore si giovò del mscr. del PANVINIO,
+_De Gente Fregepana lib. IV_ (di cui esiste un esemplare nella bibl.
+Angelica). Anche il PANVINIO gitta via il suo tempo a voler dimostrare
+che i Frangipani scendevano dalla gente Anicia; e ALBERTO CASSIO,
+uomo d’altra parte pregevole per assai meriti, ha con ridevole audacia
+compilato l’albero genealogico degli Anicî, dai primissimi inizî fino
+giù a Mario, ultimo dei Frangipani (1654). Vedansi le sue _Memorie di
+S. Silvia_, cap. VI.
+
+[481] Scrivevasi _Fregapane, Frayapanus, Frajapanis, Frajampane,
+Phrigepanius, Frangipane, Frangenspanem_. Nella donazione di Matilde
+vien detto: _in praesentia Centii Frajapanis_, che è il figliuolo
+di Leone. In santa Cecilia nel Transtevere esiste un’antica lapida
+mortuaria coll’iscrizione: S. IOHIS FRAIAPANIS (marito di donna Bona
+e padre di Cencio secondo). Un’altra lapida, che è in quella stessa
+chiesa (vi sono rappresentati l’imagine del morto e lo stemma con
+quattro leoni rampanti, disposti in quattro quarti, ma senza il pane),
+dice: HIC IACET GVIDVTIVS FRAYAPANVS CVIVS AIA REQVIESCAT IN PACE. Da
+Cencio il PANVINIO fa derivare il ramo della famiglia _De Gradellis_;
+nel NERINI (n. XXVIII) compare, nell’anno 1243, un _Oddo Frejapanis de
+Gradelle_, e vien detto: _in porticu Gallatorum ante Eccl. S. Mariae
+de Gradellis_. Nei MIRABILIA si nota: _Ad Gradellas fuit Templum
+solis_; ed è possibile che ivi s’intenda parlare del _Septizonium_. Il
+_Porticus Gallatorum_ del medio evo ben è il _Porticus Gallae_, di cui
+parla PIETRO PISANO (_Vita Paschalis II_, c. 16): incerto è poi se lo
+si debba far derivare dalla chiesa di santa Galla.
+
+[482] Nel secolo duodecimo i Frangipani signoreggiarono la Regione del
+Colosseo. In un documento dei 10 Marzo 1177 (che esiste nell’archivio
+lateranese) si sottoscrivono: _Bernardus Gregorii de Gregorio, Petrus
+Roberti, Joannes Mancinus, Andreas Scriniarius, Sasso Oddonis de Saxo,
+Joannes Cincii, Joannes Judex, Romanus de Bonella, Joannes Adulterinus,
+Gregorius Lovaci, Jordanus Albertucius, Nicolaus della Scotta, Nicolaus
+Sarracenus, Cencius Vetulus, Stephanus Pelliparius, Laurentius Caput
+Vacae, Joannes Capocius, Nicolaus Octaviani, Bovacianus Romani de
+Ranucio, Petrus Romani, Nicolaus Joannis Micini, Bovo Todorelli,
+Joannes Tinessus Gaudens. Dicono: nos omnes suprascripti homines pro
+nobis et aliis hominibus regionis Colossei — auctoritate dominor.
+de Frangenspanibus quicquid juris — habemus in coena domini in
+oblationibus altaris majoris Eccl. Lateran._, e precisamente ne fanno
+cessione ad alcuni canonici di quella basilica (_Mscr._ PANVINII, p.
+254).
+
+[483] Di questi fatti narra PANDOLFO, da testimonio oculare, nella
+_Vita Honorii_, c. 2. Vedi eziandio il CARD. ARAGON. e PIETRO DIACON.,
+IV, c. 83.
+
+[484] PIETR. DIACON., IV, 83. Sull’origine e sulla patria di Onorio
+II vedasi il LIVERANI, _Lamberto da Fagnano_ (Macerata, 1859),
+pregevolissima monografia.
+
+[485] _Lothario ill. et glor. Romanor. regi, consules romani et alii
+principes salutem et prosperitatem. Nos in servitio et fidelitate b.
+Petri et domini P. Honorii persistimus, et quod placet ei amamus_ (è
+l’ultima volta che i Romani parlano così)... _Nos interim diligenti
+studio operam dabimus, quatenus — pop. Rom. ad te sicut decet
+honorifice suscipiendum sit paratus_ (senza data); _Cod. Udalr._, n.
+351. Indarno tentò Corrado di avvicinarsi a Roma: vedine il JAFFÉ,
+_Storia dell’Imp. tedesco sotto di Lotario_, Berlino, 1843, p. 71.
+
+[486] GIANNONE, II, X, c. 10. Della morte di Guglielmo (_VIII. Kal.
+Aug. 1127_) parla FALCONE, p. 101, il quale con ingenuità e con vivezza
+descrive eziandio l’arrivo di Rogero e gli avvenimenti che vennero
+dopo. Vedi anche ALEXANDRI ABBATIS TELESINI, _Historia de rebus gestis
+Rogerii Siciliae Regis_, lib. I, c. 4 (MURATORI, V).
+
+[487] Così fin d’ora i Papi protestarono, lor guerre politiche esser
+guerre sante, e perciò di autorità divina ne impartirono indulgenze.
+_Ex auctoritate et B. M. virginis, et Sanctor. Apostolor. meritis,
+talem eis impendit retributionem, eorum videlicet, qui delictorum
+suorum poenitentiam sumpserint, si in expeditione illa morientur,
+peccata remisit, illorum autem, qui ibi mortui non fuerint, et confessi
+sunt, medietatem remisit_: FALCO, p. 104.
+
+[488] ROMUALD. SALERNIT., p. 264 (MURAT., VII).
+
+[489] La preziosa _Cronica di Fossanova_ sparge luce su queste piccole
+guerre combattute nella Campagna. Essa nomina terre che ancor durano
+in quel paese de’ Volsci, _Supino, Magentia_ (Maenza presso Piperno),
+_Aqueputia_ (Torre Acquapuzza), _Roccasecca, Julianum, S. Stephanum,
+Prosseum_ (Prossedi), _Tertium_ (Pisterzo), _S. Laurentum_. Onorio
+conquistò questi luoghi, ed eziandio Trevi e Segni (CARD. ARAGON.).
+
+[490] Così ne dà notizia la lettera degli Anacletani a Didaco di
+Compostella (FLOREZ, _España Sagrada_, XX, 513), ed è facile che sia
+cosa vera: _per laicorum manus mortuus miserabiliter defertur sicut
+vilissima bestia in claustrum trahitur, et in vilissimum sepulcrum
+immergitur_. Di Onorio non v’ha in Roma monumento alcuno. San Crisogono
+nel Transtevere, edificato a nuovo nel 1128, è monumento di Giovanni
+di Crema, cardinale, che fu il vincitore di Burdino, ed ebbe da quella
+chiesa il suo titolo. SEVERANO, _Memorie_, p. 314.
+
+[491] BENIAMINO DI TUDELA, _Itinerarium_ (Lugduni, 1633, p. 10): _Hic
+ducenti ferme Judaei viri honorati, nemini tributum pendentes, inter
+quos suos habet magistros Papa Alexander_. Egli appella il rabbino
+Geiele (_trans Tiberim habitans_) _Papae minister, juvenis formosus,
+prudens ac sapiens — in aula Papae — ipsius facultatum administrator_:
+e dice che Natano, zio di lui, aveva scritto un libro «Aruch». Vedi
+da ciò che gli Israeliti in Roma si occupavano anche di lettere. —
+Beniamino trovò a Marsiglia 300 Ebrei di sesso maschile, a Capua 300, a
+Napoli 500, a Salerno 600, ad Amalfi 20, a Benevento 200, a Melfi 200,
+a Taranto 300, ad Otranto 500, a Messina 200, a Palermo 1500, e 2000
+nel sobborgo di Pera a Bisanzio.
+
+[492] Nell’anno 1020, a causa di un terremoto. Il Papa fece impiccare
+alcuni Ebrei: ADEMARO, _Hist._, III, c. 52. — L’_Ordo Romanus_
+di CENCIO (_saec. XII_) nomina la loro _Schola_ per ultima fra le
+diciassette, che nei dì festivi ricevevano un donativo di denaro:
+_Judaeis viginti solidos provesinorum_. Nelle processioni pontificie
+eglino si postavano _juxta palacium Cromacii, ubi Judaei faciunt
+laudem_, non lungi da Monte Giordano (MABILLON, _Mus. It._, II, 143).
+
+[493] La invettiva di ARNOLFO (_Mon. Germ_., XII, 711) contro di
+Anacleto II, indiritta a Girardo legato del Papa nelle Gallie, dice:
+_Cujus avus cum inaestimabilem pecuniam multiplici corrogasset usura —
+circumcisionem baptismatis unda dampnavit. — Factus dignitate Romanus
+— dum genus et formam regina pecunia donat, alternis matrimoniis omnes
+sibi nobiles civitatis ascivit_. Anche BENZONE (II, c. 4), che di
+persona conobbe a Roma Leone, scrive: _Leone, originaliter procedente
+de Judaica congregatione_. SAN BERNARDO, _Ep_. 139: _Judaicam sobolem
+sedem Petri occupasse_. E così la lettera di Gualtiero arcivescovo
+di Ravenna (MANSI, XXI, 434) chiama lo scisma di Anacleto: _Judaicae
+perfidiae heresis_. — Il BARONIO (a. 1111, n. 3) trasse da un Codice di
+Monte Cassino (che contiene i poemi di ALFANO) un epitaffio che questo
+Arcivescovo compose pel nobile romano Leone, fondatore della casa
+Pierleona:
+
+ _Hic jacet in tumulo Leo vir per cuncta fidelis_
+ _Sedis Apostolicae tempore quo viguit._
+ _Romae natus, opum dives, probus et satis alto_
+ _Sanguine materno nobilitatus erat._
+ _Prudens et sapiens, et coelo pene sub omni_
+ _Agnitus et celebris semper in Urbe manens._
+ _Virgo ter senis fuerat cum sole diebus_
+ _Quando suum vitae finierat spatium_.
+
+Forse questo Leone fu sepolto in santo Alessio, ed è sua la iscrizione
+(nel GALLETTI, VII, n. 4): HIC REQVIESCIT CORPVS DOP[=N]I LEONIS
+CONSVL’ ROMANORUM. Il Rotschild del medio evo, creato barone romano dal
+Papa indebitato!
+
+[494] Il _Chron. Maurin_. (DUCHESNE, IV, 376): _Leo a Judaismo pascha
+facient ad Christum, a Leone baptizari et ejus nomine meruit intignati.
+Hic vir — in Curia Romana magnificus, genuit filium Petrum, magnae
+famae, magnaeque potentiae post futurum_. — ORDERICO VITALE (p. 861)
+motteggia sulle fattezze ebraiche di un nipote di Leone, che nell’anno
+1119 intervenne al Sinodo di Reims: _nigrum et pallidum adolescentem,
+magis Judaeo vel Agareno, quam Christiano similem_: era fratello di
+Anacleto, il quale pure, se si creda ad ARNOLDO, aveva faccia di ebreo.
+
+[495] Soltanto allora che il figliuolo di Pier Leone diventò papa i
+Cronisti cominciarono a parlare di sua origine israelitica. Le _Vitae_
+dei Papi non ne fanno parola, e BENIAMINO di TUDELA, cui senza dubbio
+avranno parlato in Roma di Anacleto, ne tace per ragioni facili a
+comprendersi — ANSELMO, continuatore di Sigberto, appella Pietro:
+_altitudine sanguinis glorians_. I _Gesta Treveror._ (_Mon. Germ.,
+X_, 200): _facione nobilium Romanorum, quorum ipse propinquitate
+pollebat_. EADMERO, _Hist. Novor._, VI, 137: _erat enim filius Petri
+praeclarissimi Principis Romanor_. ROMUALDO lo chiama: _filium Petri
+Leonis nobilem civem Romanum_.
+
+[496] I favoleggiati _Comites Montis Aventini_ (tradotto ii nome in
+tedesco) diventarono i conti di Absburgo. Sono ghiribizzi dei tempi del
+SANSOVINO, del VOLATERRANO, del CRESCENZI, dello ZAZZERA, di ARNOLDO
+WION, del PANVINIO, del KIRCHER ecc. I Pierleoni credettero con fermo
+convincimento alla loro parentela con casa d’Austria. Nella chiesa di
+santa Maria della Consolazione v’è una iscrizione dell’anno 1582, che
+dice: _Lucretia de Pierleonibus Luce de Pierleonibus J. V. D. Filia
+nobilissima Romanorum et Austriae gentis sola relicta_ etc. In questo
+modo l’ultima erede del casato strombettava tuttavia le glorie de’ suoi
+avi. Ella pose in san Paolo una pomposa epigrafe anche al fondatore
+della sua famiglia, e vi è detto: _Sepulcrum Petri Leonis Montis
+Aventini Comitis ex Anicia mox Pierleonia stirpe_ etc.
+
+[497]
+
+ _Te Petrus et Paulus servent Petre Leonis,_
+ _Dent animam coelo quos tam devotus amasti,_
+ _Et quibus est idem tumulus sit gloria tecum._
+
+L’UGONIO lesse tuttavia a’ suoi dì un’altra iscrizione assai
+caratteristica di quel tempo; io non la rinvenni più:
+
+ _Praeterit ut fumus princeps seu rex opulentus,_
+ _Et nos ut fumus pulvis et ossa sumus._
+ _In tantisque bonis pollens Petrus ecce Leonis,_
+ _Respice quam modico nunc tegitur tumulo._
+ _Vir fuit immensus quem proles, gloria, census_
+ _Sustulit in vita, non sit ut alter ita._
+ _Legum servator, patrie decus, urbis amator,_
+ _Extruxit celsis turribus astra poli._
+ _Omnia praeclara mors obtenebravit amara,_
+ _Nominis ergo Dei gratia pareat ei._
+ _Junius in mundo fulgebat sole secundo,_
+ _Separat hunc nobis cum polus hicque lapis._
+
+La iscrizione di Lucrezia Pierleonia (NERINI, p. 395) fissa l’anno
+della morte di lui al 1128: erroneamente il BARONIO al 1144, chè omai,
+in una lettera del 1130, Anacleto chiama il padre suo _bone memorie_.
+Più tardi i sepolcri della famiglia furono collocati in parte nella
+chiesa di san Nicola _in Carcere_, e in parte nel sant’Angelo _in
+Pescaria_, dove, prima che questa chiesa fosse demolita, io vidi
+fuor della sua porta un sasso, con sopra in musaico lo stemma della
+famiglia, che rappresentava un leone rampante, a scacchi e con tre
+fasce.
+
+[498] Vedi EADMERO, VI, 137 e ERNALDO ABATE (_Vita S. Bernardi, Opera_,
+II, c. 1, 1107, ed. MABILLON): la invettiva di ARNOLFO lo taccia
+perfino d’incesto colla sorella Tropea. Vedansi altresì le pari accuse
+nella lettera di Manfredo vescovo di Mantova a Lotario (nel WATTERICH,
+II, 275, che la trasse dal NEUGART, _Cod. Dipl. Alem._, II, 63). Da
+altra parte, SAN BERNARDO indirisse ad Anacleto, quand’era tuttavia
+cardinale, una lettera in cui loda le sue virtù di ecclesiastico:
+trovasi nel JAFFÈ, _Stor. dell’Imp. ted. sotto di Lotario_, p. 89.
+
+[499] _Cod. Udalr._, 346. La lettera degli Anacletani a Didaco afferma
+che dapprima si avesse convenuto di far l’elezione dentro della chiesa
+di santo Adriano; ciò essendo stato impedito dai raggiri di certi
+vescovi, s’avrebbe deliberato di unirsi per l’elezione nel san Marco,
+ma poi in secreto quella si compieva nel san Gregorio. Il SUGERIO
+(_Vita Lodovici Grossi_, p. 317) dice solamente, che s’avesse deciso
+di congregarsi insieme nel san Marco. _Qui locus quasi umbilicus
+Romae est_, nota l’annuncio che gli Anacletani ne diedero a Lotario
+(BARON., a. 1130, n. 17). Troppo prossime al san Marco erano le
+torri dei Pierleoni; il partito avverso ne stava in temenza, e Pietro
+manifestamente metteva in giuoco tutti i mezzi, massime il suo denaro,
+per essere eletto. Da ambe le parti si agì disonestamente.
+
+[500] Pietro di Porto gridò agli avversarî: _Siccine didicistis Papam
+eligere? in angulo, in abscondito, in tenebris, in umbra mortis —
+contempto canone — me inconsulto Priore vestro_, laddove gli Anacletani
+avrebbero fatto la elezione _in luce, in manifesto_ (lettera ai quattro
+vescovi suburbicarî che avevano votato per Innocenzo: BARON., n.
+IX). In termini opposti parlano il _Cod. Udalr._, n. 346, l’annuncio
+dell’elezione che gli Innocenziani spedirono a Lotario (n. 352) e
+il manifesto d’Innocenzo stesso (n. 353: MANSI, XXI, 428), nel quale
+Anacleto è dipinto come un tiranno sitibondo di sangue.
+
+[501] ANSELMO, _Contin. di Sigberto: Gregorius privilegium electionis
+ab Honorio papa adhuc vivente consensu quorundam cardinalium sibi
+usurpat; Petrus altitudine sanguinis glorians, domum Crescentii
+invadit, caedibus, hominum rapinis, incendiis grassatur_. Il _Chron.
+Maurin._ dice del partito di Innocenzo: _Nimis festinanter, ut a
+quibusdam dicitur, pontificalibus induunt insignibus_, precisamente
+perchè Pietro manifestamente aspirava al papato (p. 376).
+
+[502] _Palladium_ (_Pallara_), e i Cardinali appongono questa data:
+_Apud Palladium XII Kal. Mart._ (18 Febbraio) — _post haec palladium,
+in quo Dom. noster, P. Innocentius — resiedebat, aggreditur_ (_Cod.
+Udalr._, 352). Fu consecrato papa in santa Maria Nuova, ai 23 di
+Febbrajo (PAGI, a. 1130, n. V, e JAFFÈ); e in quello stesso giorno
+fullo Anacleto in san Pietro.
+
+[503] I nemici di Anacleto dissero che egli saccheggiasse le chiese, e
+_Judaeos ajunt esse quaesitos, qui sacra vasa, et imagines deo dicatas
+audacter comminuerent_ (_Vita S. Bern._, II, c. 1). Le lettere della
+parte contraria sono registrate nel _Cod. Udalr._, 345, 352, 353 e nel
+CARD. ARAGON. I biografi posteriori de’ Papi dicono che si corrompesse
+il popolo mercè di quella rapina. Certo che di siffatti eccessi
+furono commessi, sebbene Pietro di Porto neghi: _depraedationem illam
+et crudelitatem, quam pretenditis, non videmus_ (lettera ai quattro
+Cardinali vescovi).
+
+[504] Prima annunciò al Re tedesco il suo esaltamento, e gli chiese che
+venisse a Roma: _Trans Tyberim V Id. Maji_ (_Cod. Udalr._, 353).
+
+[505] Le Biografie pontificie appellano il padre suo con nome di
+Giovanni di Transtevere; il suo epitaffio posteriore dice: _de domo
+Paparescorum_. Una famiglia _De Papa_ o _Paparoni_ trovasi omai nel
+secolo decimo; nell’anno 975 un _Johes de Papa de septem viis_;
+nel 1079 un _Oddo de Papa_. E al tempo di Benedetto VIII: _Joh.
+qui Paparone vocor_ (GALLETTI, _Mscr. Vatic. 8042_, ove discorre di
+questa famiglia). Pertanto io dubito delle considerazioni del PANVINIO
+(_Storia della famiglia Mattei_, mscr. nell’archivio della famiglia
+dei principi di santa Croce), il quale soltanto da Innocenzo II fa
+derivare il nome della famiglia _De Papa_: e precisamente egli dice
+che fondatore di essa sia stato Guido, il cui figlio Giovanni fu
+padre di Innocenzo II. Quella famiglia s’avrebbe chiamato anche col
+nome Romani, e da dopo il 1300 ne sarebbero stato un ramo i Mattei.
+— Le tombe dei Papareschi erano in _S. Jacobus de Septimiano_. —
+Cortigiano di Innocenzo II fu _Romanus de Papa_ (documento dei 4 di
+Aprile 1139, MANSI, XXI, n. 542), figlio di cui fu _Cencius Romani
+de Papa_, con molta discendenza (MURAT., _Ant. It._, II, 809). Le
+torri dei Papareschi erano, tuttavia nel secolo decimoquinto, in
+vicinanza di santa Maria in Transtevere, la quale Innocenzo II con
+molta magnificenza aveva restaurato. A. 1442: _contrata quae dicitur li
+Papareschi in parochia S. Calisti_ (_Mscr. Vat. 8051_, 125).
+
+[506] Le trentotto lettere di Anacleto sono contenute nel bel Codice a
+pergamena che si conserva a M. Cassino (n. 159 del _saec. XIV_). Da un
+altro Codice le pubblicò CRISTIANO LUPO (T. VII, _Oper._, Venet. 1724).
+Ad eccezione delle prime, questi frammenti di lettere (la più parte
+senza data) non hanno valore storico.
+
+[507] _Dat. Romae apud S. Petr. Kal. Maji_, come sta scritto nel Codice
+di Monte Cassino. Invoca la ricordanza dell’antica amicizia del Re,
+massime fra questo _et b. m. patrem meum. — Sane clerus omnis Rom.
+individua nobis charitate cohaeret; Praefectus urbis, Leo Fraiapanis
+cum filio et Cencio Fraiapane et nobiles omnes ac plebs omnis Romana
+consuetam nobis fidelitatem fecerunt_. Nella lettera dei Romani, data
+ai 18 Maggio, e nella seconda di Anacleto il Prefetto è appellato
+Ugo: al tempo di Onorio prefetto era ancora Pietro (GALLETTI, _del
+Prim._, n. 57). Può darsi che Ugo fosse il fratello di Anacleto, oppure
+un Frangipane, ma ciò non si può rettamente chiarire. Siccome dal
+documento che trassi dal CONTELORIUS, il Prefetto che era in officio
+nel primo anno di Anacleto II è chiamato Uguccio, io preferisco credere
+che fosse Uguccione fratello di Anacleto.
+
+[508] La seconda lettera, _apud S. Petrum Idib. Maji_, dice che
+egli possiede tutta Roma in beata pace, e che nel giovedì santo ha
+pronunciato la scomunica contro di Corrado. Fa seguito una lettera
+indiritta alla Regina, zeppa di nauseante unzione, nel tempo stesso che
+vi si caricano di villanie i cardinali Almerico e Giovanni di Crema.
+Pari contumelie contiene la lettera de’ Cardinali.
+
+[509] _Domino Lothario glorioso ac triumphatori Romanorum regi, Hugo
+prefectus urbis, et fratres ejus_ (così e non già _frater_ è scritto
+nel _Cod. M. Casin._ ed in LUPO), _Leo Frejapane, et Cencius frater
+ejus, Stephanus de Tebaldo, Albertus Johannis de Stephano, Stephanus
+de Berizo, Berizo frater ejus, Henricus fil. Henrici de sco Eustachio,
+Octavianus frater ejus, et reliqui Rom. urbis potentes, sacri quoque
+palacii judices et nostri consules et plebs omnis Romana salutem et
+gloriam et de hostibus universis victoriam... Acta Romae feliciter
+XV Kal. Junii_. Reputo perciò che _Hugo prefectus urbis et fratres
+ejus_ qui significhino i Pierleoni, i quali altrimenti sarebbero stati
+ommessi in questa enumerazione.
+
+[510] FALCO, a. 1130; PETR. DIACON. IV, c. 99. Il Diploma di
+investitura è dato: _Benevent., per man. Saxonis S. R. E. presbyteri
+Cardinalis, V Kal. Octobr. Ind. IX, anno Dom. Incarn. 1130, Pont.
+Dom. Anacleti II Papae anno I_ (BARONIO, n. LII). Vi si sottoscrivono
+fratelli e parenti di Anacleto: _signum man. Petr. Leonis Romanor.
+Consulis... Rogerii fratris ejus... Peter Uguiccionis filii... et Petri
+Leonis de Fundis_. Uguccione era fratello di Anacleto. Se si creda a
+ORDERICO VITALE, XIII, p. 898, re Rogero avrebbe benanco sposato una
+sorella di Anacleto: _filiam Petri Leonis, sororem Anacleti Pontificis
+uxorem duxit_. Però può darsi che ciò non sia vero; Rogero ebbe mogli
+parecchie. Anacleto addirittura lo investì anche di Capua e di Napoli.
+
+[511] L’età di Gregorio VII e delle Crociate fu feconda di ordini
+monastici. Fo cenno della fondazione dei Certosini, avvenuta per
+opera di Brunone di Colonia, canonico di Reims (la _Chartreuse_ vicino
+Grenoble, 1084): chiamato da Urbano II in Italia, Brunone si ritirò in
+una solitudine delle Calabrie, dove morì nel 1101: la sua istituzione
+fu favorita dal grande conte Rogero. — Norberto fondò i Premonstratesi
+(Premontré presso a Laon) intorno al 1120; Bertoldo, calabrese, in sul
+1156, costituì i Carmelitani sul monte Carmelo. — Ordini cavallereschi:
+i Gioanniti fondati da mercanti amalfitani e confermati da Pasquale II
+nel 1113; i Templarî fondati intorno al 1118 e confermati da Onorio II;
+i cavalieri teutonici fondati nel 1190.
+
+[512] _Plenitudinem imperii in eadem Romana civitate, sicut decebat,
+offerens_: DODECHINO, nel PISTORIO, a. 1131.
+
+[513] _Pisani et Januenses — cum navali exercitu Romam venientes,
+Civitatem veterem, Turrim de Pulverejo, et totam Marmoratam eidem Pont.
+subjugarunt_: CARD. ARAGON., p. 435. Il _tota_ si confà tanto poco
+al piccolo luogo della Marmorata (sì come effettivamente sta scritto
+nell’originale _Cod. Vat. 1437_), che io correggo in _Maritimam_. Che
+Pulverejo o Pulverea sia forse un corrotto di San Severo, oppure che
+sia Palo? — _Civitas vetus_ ed anche _vetula_ (_Reg. Farf._, n. 1098,
+a. 1084), ed ormai nell’anno 1072: _civitas Veccla_ (_Reg. Farfa_, n.
+1097).
+
+[514] _Vita S. Norberti_ (_Mon. Germ._, XII, 701), e la Enciclica di
+Lotario (MANSI, XXI, 483; _Mon. Germ._, IV, 81; PAGI ad a. 1133. n.
+VII).
+
+[515] FALCO, a. 1133. — _In manu non magna — tantillum exercitum_, dice
+SAN BERNARDO, _Ep._ 139.
+
+[516] _Apud Eccl. S. Agnetis castrametati sunt. Occurrentibus autem
+ei Theobaldo Urbis praefecto, ac Petro Latronis cum aliis nobilibus_:
+CARD. ARAGON., p. 435. Ugo dunque era morto o uscito d’officio.
+La _Vita di san Norberto_ dice: _Castra primum in monte Latronum —
+collocavit_; e dev’essere stato un colle fuor di porta Nomentana, forse
+dove oggidì si va a cerca del _Mons sacer_. D’altronde io non mi so che
+d’una sola _Fossa Latronis_ vicino al san Paolo, dove, non dapprima
+ma più tardi, accampò l’esercito. Oltracciò: _in monte Aventino
+castrametati fuimus_, dice Lotario stesso nella sua Enciclica, la quale
+fa conoscere dei negoziati prolungati che si tennero con Anacleto.
+
+[517] Il _Nonas Junii_, secondo il CARD. ARAGON. Si tenne convito
+sull’Aventino, precisamente nel palazzo di Ottone, presso a san
+Bonifazio. La _Cronica di Reichersperg_ perciò erroneamente dice di
+Lotario e di Richenza: _ordinati sunt ab Innocentio P. in eccl. S.
+Bonifacii_. Di lì mosse la processione. Il giuramento che fu prestato,
+assistenti Cencio Frangipane, Ottone nipote suo ed altri, è registrato
+nel BARONIO (a. 1133, n. II) e nel THEINER (_Cod. Dipl._, I, n. XIV)
+che lo trassero da CENCIO. In segno di gratitudine, Innocenzo fece più
+tardi dipingere nel Laterano il quadro della coronazione, e arditamente
+vi scrisse sotto questi versi:
+
+ _Rex stetit ante fores jurans prius urbis honores,_
+ _Post homo fit Papae, sumit quo dante coronam._
+
+[518] Il _Pactum_ (tratto da CENCIO) trovasi nel MANSI (XXI, 392) e nel
+THEINER, _Cod. Diplom._ (I, n. XIII): _dat. Laterani VI Id. Junii_. Il
+Papa si stipulò il reddito annuo di cento libre d’argento.
+
+[519] Solevasi allora dire de’ Papi: _pulsus ab Urbe, ab Orbe
+excipitur._ San Bernardo scrisse ai Pisani congratulandosene con
+loro: _Assumitur Pisa in locum Romae, et de cunctis nobilibus terrae
+ad Apostolicae sedis culmen eligitur — Tyranni siculi malitiae Pisana
+constantia non cedit_ (_Ep._ 130). Vedasi anche il TRONCI, _Annali di
+Pisa_, a questo anno.
+
+[520] _Vita S. Bernardi_, lib. II, c. 2. Non v’era miracolo, per quanto
+fosse difficile, che desse imbarazzo a un santo di questa fatta: e una
+volta, annojato da uno sciame di mosche che non volevano sbrattare una
+chiesa, le scomunicò, ond’esse caddero morte tutte: _Muscas dedicatione
+ecclesiae (Fusniacum) molestas excommunicavit, et omnes extinctae sunt_
+(l. c. XI).
+
+[521] _Inventa sunt privilegia_ (nel campo di Rogero), _in quibus
+Petrus Leonis ipsam Romam et ab inde usque Siciliam totam ei terram
+concesserat, et advocatum Rom., Ecc., et Patricium Romanorum et Regem
+illum statuerat: Cod. Udalr._, n. 380. — Nel JAFFÉ, n. 5972, che la
+trasse dal FLOREZ, _España Sagrada_, XX, 550, trovasi la lettera di
+Anacleto, data ai 22 Aprile 1134 dal Laterano, nella quale scrive che
+Innocenzo, dopo ritiratosi Lotario, era fuggito nottetempo a Pisa,
+e ch’egli coll’ajuto di Rogero si apprestava a esterminare _illos
+perjuros nostros, Leo Fraiapanem_ ecc.
+
+[522] _Est Caesaris propriam vendicare coronam ab usurpatore Siculo_:
+S. BERN., _Ep._ 139.
+
+[523] Perciò si venne a disputa fra Enrico e il Papa, come, ad esempio,
+per conto di Viterbo, di cui una metà aderiva ad Innocenzo, l’altra
+metà ad Anacleto. Sutri, come residenza antica di Guiberto e di
+Burdino, teneva le parti di Anacleto. Vedasi l’ANNAL. SAXO, p 773, il
+quale dà alla Tuscia romana il nome di _Romania_, e la distingue dalla
+Campania.
+
+[524] OTTONE DI FRISINGA. _Chr._ VII, 19: _apud Albam suburbia
+civitatis sibi resistere nitentis, ante expugnaverat_ (intendesi
+_Henricus dux_). — _Romam quidem ingredi noluit ne in Romanor. negotiis
+impediretur_: FALCO, p. 120. Degna di esser letta è la narrazione di
+questo Cronista, che tornò allora a Benevento dopo tre anni di esilio.
+Neanche in Benevento entrò Innocenzo, poichè egli stavasi in tema. —
+Probabilmente avvenne in questo tempo la impresa dei conti di Ceccano.
+Il conte Giovanni prestò al Papa il giuramento feudale (_fecit et
+ligium hominium_), e ne fu investito col simbolo di un calice (_cum
+cuppa argentea deaurata_). Questo atto degno di nota è registrato nella
+_Storia de’ Frangipani_ del PANVINIO, p 217: manca nel _Cod. Diplom._
+del THEINER.
+
+[525] Trenta giorni stettero fra loro disputando l’Imperatore ed il
+Papa per l’investitura delle Puglie; alla fine quegli tolse in mano
+la bandiera dall’asta questi dalla lancia, e la porsero a Rainolfo:
+scenata indecorosa per l’Imperatore. FALCO, a. 1137, p. 122; ROMUALDO,
+p. 189; OTTONE DI FRISINGA, _Chr._, VII, 20.
+
+[526] _Ipse in civitate (S. Germani) coronam circuli patricialis
+accepturus remansit_: PETR. DIACON., IV, c. 119. — _Rex Lotharius
+— ab ingressu abstinuit urbis Romae, quia duorum de sede Apost.
+contendentium prelia et seditiones nequivit compescere_: SIGEB.,
+_Contin. Gembl._, ad a. 1137. — Ai 3 di Ottobre Innocenzo fu a Tivoli,
+indi accompagnò Lotario a Farfa: _post hec data et accepta honorifice
+ab imperatore et principibus licentia, papa remeavit in sua_ (ANNAL.
+SAXO, a. 1137, p. 775).
+
+[527] SAN BERNARDO, _Ep._ 147. — _Cadaver ejus in latebris sepelitur,
+et usque hodie fovea illa a catholicis ignoratur: Vita S. Bern._, II,
+7. — _Occulte sepultus_: CARD. ARAGON., p. 436. — Di lui tiene tuttavia
+ricordanza in Roma un’iscrizione che esiste in san Lorenzo in Lucina:
+_Anno Dni M.CXXX anno vero Dompni Anacleti Sedi Pape Primo Indict. VIII
+Mense Madio D. XX quinta dedicata est haec Ecla_... Più tardi riferirò
+di una Bolla di Anacleto concernente il Campidoglio; faccio qui nota
+di un’altra, finora non conosciuta, riflettente la basilica dei XII
+Apostoli, cui egli concede la chiesa di santo Abbaciro: _datum Romae
+apud S. Petrum per manum Saxonis S. R. E. Praesbr. Card. et Cancellar.
+VIII Kal. Maji in die octava. Anno dnicae Incarn. M.CXXX Pontificatus
+autem Anacleti Papae II anno primo_. Questa Bolla, sottoscritta da
+diciassette Cardinali, trovasi nel _Mscr. Vatican. 5560_ (_Storia della
+basilica dei XII Apostoli_, del VOLATERANO).
+
+[528] _In octavis Pentecostes ipsa die complevit Deus desiderium
+nostrum: Ecclesiae unitatem, et urbi dando pacem. Nam illa die filii
+Petri Leonis omnes simul humiliaverunt se ad pedes D. Papae, et facti
+homines ejus ligii etc._: S. BERN., _Ep._ 320. — VITA S. BERN., II,
+c. 7. — FALCO, p. 125: _fratres Anacleti — cum D. Innoc. Papa pacis
+firmamentum composuerunt_. — CARD. ARAGON., p. 436. — _Innocentius
+autem immensa in filios Petri Leonis et in his qui eis adhaerebant
+pecunia profligata illos ad suam partem attraxit_: PETR. DIACON., IV,
+ultimo capitolo.
+
+[529] Nel 1142, Leone Pierleone e Pietro figliuol suo furono i delegati
+del Papa in Sutri: _Ego Caccialupus Sutrine civitatis dei gr. judex
+auctoritate et precepto domni Leonis Petri Leonis et Petri filii ejus
+civitatis Sutrine presidis, a domno Innocentio II Papa delegatorum, in
+quorum presentia populus Sutrinus causa justitiam faciendi congregatus
+erat_... (MITTARELLI, III, n. 257). Qui viene a galla l’officio dei
+Delegati: ma allora erano nobiluomini romani, non monsignori.
+
+[530] _Vita S. Bern._, II, c. 7, e MANRIQUE, _Annales Cistercienses_,
+a. 1140, c. VIII. Una inscrizione più moderna posta nel portico della
+chiesa del convento chiama Innocenzo II _ex Familia Anicia Papia et
+Paparesca nunc Mathaeia_. — Agli Anicî in Roma non si rinuncia; sono
+la idea fissa di alcune famiglie romane. — Vorrebbesi che di già Carlo
+Magno avesse donato all’Abazia dodici città della maremma Tusca; e di
+esse leggonsi i nomi sotto le loro imagini, cadute dal tempo, presso la
+porta d’entrata. Il monastero appartiene ancora oggidì ai Cisterciensi.
+L’Ughelli, che fu un tempo colà da abate, ed è l’autore dell’opera
+intitolata _Italia Sacra_, è sepolto in quel vaghissimo eremo.
+
+[531] Questo monastero, celebrato più tardi per la sua bella chiesa
+di stile romano-gotico, fu fondato intorno al 1036 dai Verulani, e
+vuole la tradizione che si edificasse sopra terre appartenute a C.
+Mario (perciò appellato _Casa Marii_). Forse a’ tempi di Eugenio III
+ebbe monaci Cisterciensi di Chiaravalle. RONDININI, _Brevis Historia
+Monasterii S. Mariae et Sanctor. Johis et Pauli de Casaemario_, 1707.
+— L’anno 1861 posero quartiere nel convento le bande del Chiavone; lo
+presero d’assalto i Piemontesi, ma per felice ventura la chiesa ne uscì
+salva.
+
+[532] OTTONE DI FRISINGA, _Chr._, VII, c. 23. È appena credibile che
+i Vescovi raccoltivi giungessero a mille. Fra i Decreti del Concilio
+(MANSI, XXI, 523) comprendesi la proibizione data ai preti _leges
+temporales, et medicinam gracia lucri temporalis addiscere_; il
+principio dell’inviolabilità del clero dalla mano de’ laici; il divieto
+dei tornei di cui allora incominciava l’andazzo: _detestabiles autem
+illas nundinas vel ferias, in quibus milites e condicto convenire
+solent, et ad ostentationem virium suarum et audaciae temerariae
+congrediuntur, unde mortes hominum_... (n. XIV). Ai morti in torneo si
+negava sepoltura cristiana (Concilio di Reims, a. 1157, _Canon. IV_).
+
+[533] Dirittamente dice a questo proposito il MURATORI: «A cui
+(Innocenzo) e agli altri suoi successori volle Dio dare un nuovo
+ricordo di quel versetto del Salmo: _Hi in curribus et hi in equis: nos
+autem in nomine Dei nostri invocavimus_».
+
+[534] La _Cronica di Fossa Nova_ parla anche del Prefetto; _tunc Papa
+et praefectus, et Dux Robertus cum multis venientes apud S. Germanum
+— et facta est redemptio tacenda_. Ai 4 Aprile 1139 Teobaldo si nomina
+ancora come prefetto, in un documento nel quale l’Abate di san Gregorio
+cita Odone de Polo a presentarsi davanti il Concilio (MANSI, XXI,
+542). Ivi pure si parla del figlio del Prefetto che fu noto a’ tempi
+di Pasquale; infatti vi è detto: _Oddo misit ad dom. Papam Petrum de
+Antegia, et Petrum Petri praefecti filium_.
+
+[535] Questi fatti sono narrati esattamente da FALCONE: se si
+stia a lui, avrebbesi condotto il Papa prigioniero _X die stante
+mensis Julii_; dunque, a conto suo, nel dì 22 Luglio. La Bolla
+dell’investitura: _Quos dispensatio_, è data ai _VI Kal. Aug._ (MANSI,
+XXI, 396).
+
+[536] I documenti raccolti nei _Monum. Regii Neapol. Archivii_
+registrano, ancora fino alle ultime, l’êra imperiale bizantina.
+L’ultimo Duca di Napoli era morto, vassallo di Rogero, omai nell’anno
+1137, in vicinanza di Ragnano. Nell’Agosto 1139 vennero a Benevento gli
+ambasciatori di Napoli a far soggezione a Rogero: FALCONE, a. 1139;
+GIANNONE, XI, c. 3. — Rogero fece misurare la periferia di Napoli;
+allora il suo circuito contava 2363 passi (FALCONE, p. 132). — Gaeta,
+da dopo il 1062, dipendeva da Capua, sebbene avesse Duchi suoi proprî
+fino a Riccardo Bartolomei in sul 1135, quando duca di Capua diventò
+Anfuso, figlio di Rogero.
+
+[537] _Utinam, inquam, miserabilis atque infelicis Tusciae partes
+felici vestro imperio cum adjacentibus provinciis adjungerentur, et res
+perditissimae pacifico regni vestri corpori unirentur_: pari discorso
+di quello che fu tenuto ai dì nostri; e re Vittorio Emanuele può con
+qualche compiacimento specchiarsi nella storia di Rogero. Le parole
+riferite, scriveva a Rogero l’abate Piero di Cluny (BARON., a. 1139, n.
+20), irritato perciocchè, tornando in patria nel 1134 dal Concilio di
+Pisa, fosse stato svaligiato da ladri in vicinanza di Luni. — Rogero,
+da quell’astuto che era, si guadagnò le buone grazie degli Ordini
+religiosi francesi, financo di san Bernardo, poichè fece venire in
+Sicilia monaci Cisterciensi.
+
+[538] Questo, com’è naturale, andavano sfringuellando i Cardinali,
+sebbene FALCONE in generale lo dica del popolo romano. — Si avrà notato
+che da lungo tempo Benevento era amministrato da Cardinali; così sorse
+l’officio dei Cardinali legati in qualità di governatori.
+
+[539] Egli stabilì un formale onorario per giudici e per notai (di
+cento libbre all’anno): CARD. ARAGON., p. 436. — La procedura delle
+liti serba la forma antica. Nell’anno 1139, Innocenzo in persona tiene
+la presidenza del tribunale in un giudizio promosso contro Odone
+de Polo, un che rubava beni di monasteri: giudici e assessori sono
+Vescovi, Cardinali, Teobaldo prefetto della Città, Cencio e Odone
+Frajapane, _Leo Petri Leonis_ coi suoi fratelli, e altri nobiluomini
+(MANSI, XXI, 542).
+
+[540] Il felice stato di Roma è lodato nella _Vita S. Bern._, II, c. 7:
+_Post multifarias egestates in brevi civitas opulenta refloret_...
+
+[541] Ancora Tivoli aveva nome di comitato; la Contea s’era
+unita insieme col Vescovato, ma il Papa vi teneva un Rettore. In
+un’iscrizione dell’anno 1140 si parla di adunanze di popolo per regioni
+(_publica contio regionum_), e si discorre del _Populus Tiburtinus_:
+Consoli non compaiono. Le condizioni di maggiore independenza che
+possedevano le città della provincia romana, sono poste in aperto da
+un trattato di commercio conchiuso fra Gaeta e Marino di _Circeum_
+nell’anno 1132, dove quest’ultimo si obliga così: _Cum Terracinensibus
+pacem et treguam non faciemus sine vestra licentia, et si aliquando vos
+Gaetani guerram vel pugnam cum Terracinensibus habueritis, adjuvabimus
+vos — cum armis, equis et personis nostris_. Qui il popolo di Terracina
+apparisce independente al paro di quello di Gaeta: del Papa neanche
+si piglian pensiero. È un documento registrato nel GIORGI, _Dissert.
+Historica de Cathedra Episcopali Setiae Civitatis_, Roma, 1727, App. V.
+
+[542] _Chron. Fossae Novae: Ind. III venit rex Siciliae, et filii
+ejus mense Julio ceperunt Soram, Arcem et usque Ceperanum_. — Vi
+hanno riferimento due iscrizioni, sol di poco difettose, originarie di
+Sant’Angelo in Valle Arcese, che oggidì sono nell’atrio di santa Maria
+in Cosmedin, infisse nel muro. La prima: _Regis itaque Siculi Rogeri
+potestas immoderate crescens — — — Tiburtinus deprendens PP. (populus)
+valde timuit. Et munire infirmiora loca civitatis etc. etc._ La seconda
+in cui compare _Tebaldus Rector_, ha la data: _Anno Dni MCXL Anno XI
+Papatus Dni Innocentii Sedi PP. M. Aug. D. IIII_. Le iscrizioni sono
+riferite nel CRESCIMBENI, _Storia di S. M. in Cosmedin_, p. 48 e 54, e
+nel VIOLA, _Storia di Tivoli_, II, 160. La seconda è registrata anche
+nel GALLETTI, _Inscript_., Ap. ad Class. I, n. 9.
+
+[543] La guerra con Tivoli incominciò omai nel 1140; lo si rileva dal
+_Placitum_ concernente Odone de Polo (MANSI, XXI, 542), dove sulla
+conchiusione è detto: _Sed quia inter dominum Papam ac Tiburtinos
+controversia emerserit_...
+
+[544] È una leggenda cittadina (ed il VIOLA per carità di patria la
+adorna di fiori), che a quest’occasione il corso dell’Anio deviato,
+si rovesciasse addosso del campo romano. Le Croniche italiane fanno
+diffalta allo Storico, e di sì memorandi avvenimenti, Roma per
+erudirsi deve mendicar notizie da un Vescovo tedesco. OTTONE DI
+FRISINGA, _Chron._, VII, c. 27: _Dum cum pontifice suo in obsidione
+praefatae civitatis morarentur, civibus egressis, et cum ipsis manibus
+conserentibus, multis amissis spoliis, turpiter in fugam conversi
+sunt_.
+
+[545] Una Bolla di Innocenzo II è data ai 19 di Maggio _in monte
+Tiburtino_ (JAFFÈ, n. 5853), probabilmente durante il secondo assedio.
+La _Cronica di_ SICARDO (_Murat._, VII, 598) dice giustamente: _A. dom.
+1142 Innocentius — Tiburtum obsedit_.
+
+[546] Il _Juramentum Tiburtinorum_, sventuratamente senza data e senza
+sottoscrizioni, è nel MURATORI (_Antiq. It._, VI, 251), che lo trasse
+da CENCIO (nel THEINER manca): _Ego ille ab hac hora in antea fidelis
+ero b. Petro et dno meo Pp. Innocentio ejusque successoribus canonice
+intrantibus. Non ero in facto neque in consilio aut in consensu ut
+vitam perdant aut membrum vel capiantur mala captione... Papatum
+romanum, civitatem Tiburtinam, Donnicaturas_ (dominî) _et regalia que
+romani pontifices etc._ Le terre nominate nel testo erano tributarie
+alla Curia. — _Comitatum quoque et rectoriam ejusdem civitatis
+tiburtine in potestate dni [=pp] Innocentii, et successorum ejus libere
+dimittam._ Non ci si conservò il patto di sicurtà che era dato da parte
+del Papa.
+
+[547] OTTONE DI FRISINGA, VII, c. 27: _Dum — tam inhumanae petitioni
+annuere nollet, seditionem iidem Romani movent — in Capitolio
+convenientes, antiquam Urbis dignitatem renovare cupientes,
+ordinem senatorum, qui jam per multa curricula temporum deperierat,
+constituunt, et rursus cum Tiburtinis bellum innovant_. Le stesse
+cose su quelle orme dicono con altre parole il GOTTFRIED, _Pantheon_
+(MURAT., VII, 460) e gli HERMANNI ALTAHENSIS _Annales_ (_Mon. Germ._,
+XVII, 381). — CARD. ARAGON.: _Circa finem vero sui pontificatus Pop.
+Rom. novitatis amator sub velamento utilitatis Respublicae contra
+ipsius voluntatem in Capitolium Senatum erexit_. Non una parola di più.
+
+[548] Fu sepolto nel Laterano _in conca porphyretica, quae fuit Adriani
+Imperatoris sepultura_ (JOH. DIACON; MABILLON, _Mus._, II, 568). Più
+tardi, essendo crollata una parte della basilica, ruinò il monumento;
+e perciò le ceneri di Innocenzo furono trasferite a santa Maria in
+Transtevere. La iscrizione che ivi si trova, dice: _Hic Requiescunt
+Venerabilia Ossa Sanctissimae Memoriae Domini Innocentii Papae Secundi
+De Domo Paparescorum Qui Praesentem Ecclesiam Ad Honorem Dei Genitricis
+Mariae Sicut Est A Fundamentis Sumptibus Propriis Renovavit_: GALLETTI,
+_Inscript._, Class, n. 46, n. 47. Al n. 43 è un’iscrizione tratta da
+san Tomaso in Parione, la qual chiesa il Papa ebbe consecrato ai 21
+Dicembre 1139.
+
+[549] Per ciò che riguarda le democrazie italiche il lettore può
+consultare le opere, spesso citate del LEO, dell’HEGEL, del TROYA, del
+BETHMANN-HOLLWEG, del SAVIGNY. Ma nè questi autori, nè gli Storici che
+scrissero del Senato romano, hanno posto mente allo svolgimento della
+costituzione civica di Roma. Io ne raccolgo qui il primo tentativo,
+ricavato dalle fonti della storia.
+
+[550] Tenni già nota dei trattati di commercio conchiusi da Tolomeo di
+Tusculo, ed eziandio di quello fra Bello ed i Consoli di Gaeta, i quali
+diedero sicurtà ai bastimenti di lui. _Confirmare facimus tibi Bello
+Romano — et tuis rebus, vestrisque navidiis, cum omnibus bonis vestris,
+que in ipsis navidiis habebitis, vel que a Romanis super vos ad usuras
+accipietis_... (GEORGII _Dissertatio — Setiae Civit., App._ V).
+
+[551] _Bonofilium jure matrificum aurificem_, a. 1035 (il GALLETTI,
+_del Prim._, p. 274, lo spiega per «orefice matricolato»). _Bovo
+prior Oleariorum_, a. 1029 (_Mscr. Vatic._ del GALLETTI, n. 7931,
+p. 42). _Rainerius patronus scole sandalariorum_ (navicellai) _pro
+Petro de Rosa priore dicte scole, et pro omnibus scolensibus_: questa
+corporazione dà a Farfa la conferma del porto di Correse (_Reg. Farfa_,
+fol. 1180). Un documento notevole, di stile assai barbarico, derivante
+da santa Maria in via Lata, a. 1031, contiene il patto (_stipulum
+obligationis_) conchiuso tra una corporazione di ortolani (_ortulani_)
+ed il suo priore: _Vobis Amatum magnificum virum vite tue diebus
+eligimus tibi ad priorem nostrum. Id est spondimus — tibi ut vite tue
+diebus sicut bonum priorem tibi tenemus et non disrumpimus scolam, quod
+tecum facta habemus_. Lo fanno giudice degli _scolenses_ nei piati fra
+loro; seconda istanza è la assemblea riunita dei Priori delle altre
+corporazioni di ortolani. — _Et per singulos annos singulus unus ex
+nobis tibi dare spondimus hopera una manuale_ (_Mscr. Vatican._ del
+GALLETTI, 8048, p. 97).
+
+[552] L’antica formula _numerus militum seu bandus_ è usata sempre,
+parimente delle denominazioni dei presidî. Nell’anno 1145 una _Scola
+Militum_ dà in affitto al convento di santo Alessio un pezzo di terra
+vicino alla piramide (_Meta_) di C. Cestio: _Tholomaeus qd. fil. Pauli
+Johannis de Guiniczo, Prior scole Militum — cum Tedelgario — ejusd.
+scole secundo, et Aminadab Tertio ejusd. scole_ (NERINI, App. IX).
+
+[553] Si rammenti come le dodici Regioni della Città, l’isola e
+il Transtevere accorressero al Campidoglio per salvare Gelasio. In
+un documento proveniente da santa Maria in Transtevere, a. 1037, è
+detto: _Regione quartadecima Transtiberini_ (_Mscr. Vatic. 8051_, del
+GALLETTI, p. 6). Forse che questa indicazione sia stata soltanto di
+tradizione, e non la officiale? Poichè la Città propriamente detta
+aveva dodici Regioni, la decimaterza e la decimaquarta dovevano
+riferirsi all’isola ed al Transtevere: e il numero di cinquantasei
+Senatori (di ciò a più tardi) corrisponde ai quattordici rioni
+elettivi. Invece è difficile che la città Leonina, disprezzata dai
+Romani, e abitata da stranieri e dalle genti pontificie, avesse allora
+diritto di mandar suoi deputati al Senato. Al tempo di Rienzo vi furono
+tredici sole Regioni officiali, e nel 1586 per la prima volta vi si
+aggiunse la Leonina (Borgo), come decimaquarta.
+
+[554] I Massimi compaiono la prima volta nel 1012 con _Leo de Maximus_
+(NERINI, p. 320); così nel _Chron. Farf._ p. 560: _Leo Dativus jud. de
+Maximo_. — I Sant’Eustachio, del quartiere prossimo a quella chiesa,
+compaiono primamente nell’anno 987 con _Leo Sancti Stati_ (NERINI,
+p. 383). In documenti del secolo undecimo i Saraceni e i De Franco
+appellavansi _de Eustatio_: assai di spesso incontrasi _Henricus de S.
+Eustachio_. — Coi Papa erano congiunti per via di maritaggi gli Scotti
+e i Romani. Anche i Brazuti (da Giovanni _Bracziutus_ del tempo di
+Gregorio VII) erano parenti degli Scotti. Le loro torri s’ergevano in
+vicinanza di ponte Sisto. _A parte Transtiberim ad pontem Antonini non
+multum longe a Turre heredum Johannis Brazuti_ (a. 1073, _Mscr. Vat._
+8051, p. 13). _A. 1227 Johannes Braczuti de Scotto et Comitisse filie
+ejus_ (ibid., p. 40). — Da parte loro i Tebaldi e gli Stefani formavano
+un parentado; spesso trovasi _Stefanus de Tebaldo — Stefanus Stefani de
+Tebaldo_.
+
+[555] La _Ep. IX_ di Anacleto parla in prima di nobiluomini
+nominatamente, indi dice: _reliqui Rom. Urb. potentes, sacri quoque
+Palatii judices, et nostri consules, et plebs_. Il documento dell’anno
+1139 (MANSI, XXI, 542) specifica così i maggiorenti: _Praefecto,
+consulibus, et majoribus civitatis_. Nella lettera a Lotario (_Cod.
+Udalr._, 351): _Consules Romani, et alii principes salutem_. Ei si
+vede che qui, dappertutto, «Console» significa il più eletto grado
+officiale. A torto C. HEGEL reputa che questo titolo prettamente romano
+fosse preso ad imitazione dei Consoli lombardi. Roma fu fino al 1143
+una Repubblica (consolare) di nobili; soltanto che ignota ce n’è la
+forma.
+
+[556] La _Ep. XVI_ di Anacleto distingue così: _Nobiles omnes et plebs
+omnis Romana, Capitanei et Comites qui extra sunt_. Anche nella pace
+conchiusa a Venezia nel 1177, è detto espressamente: _Plures etiam
+de nobilibus Romanis_ (nobiltà cittadina), _et Capitaneis Campaniae_
+(nobiltà provinciale) _hanc pacem firmabunt_. — La _Ep. Petri
+Portuensis_ (nel BARON., a. 1130, n. IX) dice: _Principes, Capitanei,
+Barones_.
+
+[557] Parecchi documenti della metà del secolo duodecimo parlano di
+questi _milites_, ad esempio: _Civitatis Alatrinae, milites Frosinonis,
+milites civitatis Verule etc._ Gli uomini liberi nella Campagna
+erano scesi tanto in basso da essere diventati, per la massima parte,
+fittavoli a tempo delle chiese o dei capitani.
+
+[558] Di già intorno all’anno 1130 trovansi sessanta senatori e
+una deputazione di sei nobiluomini, che concedono a Monte Cassino
+franchigia di dazî nel porto di Roma. _Nos Leo Romanor. Consul, et
+Leo Frangipane, et Cincio Frangip., Petrus Frangipane, Filippus de
+Alberico, Henricus de S. Eustachio una cum sexaginta Senatoribus,
+et cuncto populo romanae urbis concedimus in perpetuum — ut monachi
+cum navibus secure pergant — Tempore Honorii ppe. II. Militantibus
+dignitates, hobedientibus pacem, rebellibus anatema_. Il frammento è
+raccolto nel _Registro_ di PIET. DIACON., n. 605.
+
+[559] Documento dei 29 Aprile 1084 (_Reg. Farf._, n. 1098). Vedasi
+a carte 281 di questo Volume, nota 2. La dizione _apud Capitolium_
+significa, cred’io, il convento di Araceli.
+
+[560] _Aurea nunc etc. Ut quidem is versus merito possit converti:
+Aurea quondam etc._ Così nell’anno 1431 dai ruderi del Campidoglio
+sclamava POGGIO (_Historiae de Varietate Fortunae_, I, 6).
+
+[561] Il _Privilegium_ dato per santa Maria _in Capitolio_, senza
+data, è aggiunto ad una Bolla di Innocenzo IV, e stampato nel WADDING
+(_Annal. Minor._, II, 255), fu illustrato dal CASIMIRO, p. 431,
+sull’esempio del VALESIO (T. XX della _Collezione_ del CALOGERA, p.
+103): e trovasi anche nel FEA, _sulle Rovine_, p. 358, e nel PRELLER,
+_Philologus_, 1846. Della sua autenticità non dubito; fin la frase
+_hortos quos haeredes Johannis di Guinizo tenuerunt_, fa fede di quel
+tempo (vedemmo di uno degli eredi di questo Romano, più sopra a pag.
+524, nota 2). _Confirmamus totum Montem Capitolii in integrum eum
+casis, cryptis, cellis, curtibus, hortis, arboribus — cum parietibus,
+petris et columpnis._
+
+[562] _Cum terra ante Monasterium, qui locum Nundinarum vocatur_
+(Bolla di Anacleto); e più sotto: _argasteria in Mercato_. Il mercato
+si estendeva tuttavia da piazza Araceli fin giù basso a san Venanzio,
+detto primamente san Giovanni in Mercato. Soltanto nell’anno 1477 il
+mercato fu trasferito in piazza Navona.
+
+[563] Oggidì ancora sotto del Campidoglio vedonsi molti avanzi di
+antico. In via della Bufala, al n. 35, un portico ruinato forma il
+fondo di una botteguccia, e, appoggiato col dorso alle colonne, vi
+lavora entro un solitario ciabattino.
+
+[564] _Liber de mirabilibus Romae._ Similmente la _Graphia_, che
+aggiunge: _In Capitolio fuerunt imagines fusiles omnium regum
+trojanorum et imperatorum_: e dice che fosse stato coperto di vetro e
+d’oro, _ut esset speculum omnibus gentibus_. Anche per questi libri di
+leggende tutto è omai antichità e indovinello.
+
+[565] La Bolla non ne descrive che i confini. Nomina dessa il
+_Porticus Camellariae_ (non _Cancellariae_, come scrivono il FEA ed
+il BUNSEN; infatti trovasi usato l’egual nome anche per altri luoghi
+in cui esistevano spaziose _Camerae_); il _Clivus Argentarii, qui
+nunc descensus Leonis Prothi appellatur_ (vedi il Vol. III, p. 424);
+il _Templum majus quod respicit super Alephantum_ (l’_Elephantus
+herbarius_). Ancora si tien nota financo dei _gradus centum: exinde
+discendit per hortum S. Sergii usque in hortum, qui est sub Camellaria,
+veniens per gradus centum usque ad primum affinem_. Quest’era ancora
+l’antica scalea dei cento gradini, di cui fa cenno TACITO ad occasione
+dell’assalto dei Vitelliani (_qua Tarpeja rupe centum gradibus
+aditur_): della sua positura contrastano fra loro gli archeologi.
+Si accenna eziandio ad una _cavea in qua est petra versificata_. Per
+l’intiero documento vedasi l’_Ordo Rom._, XI (MABILLON, _Mus. It._, II,
+143).
+
+[566] Soltanto dopo del NARDINI gli Italiani lo collocarono sull’altura
+di Araceli (da nord-est), e i topografi tedeschi (BECKER, I, 387, con
+assai asseveranza) sulla cima di Caffarelli. — Pare che la controversia
+voglia ancora durare un buon pezzo, ma una volta o l’altra giova
+sperare che andrà decisa. Può mai darsi che omai nel secolo duodecimo
+s’avesse dimenticato la positura del _Saxum Tarpeum_? Anche oggidì v’è
+la «Via di rupe Tarpea» presso a «Tor de’ Specchi», e colà esisteva
+la chiesa di santa Caterina _sub Tarpeio_ (MARTINELLI, p. 352). FAUNO,
+III, c. 6; MAURO, c. 5, p. 40; GAMUCCI, p. 64. Nella _Vita Paschalis_
+sta scritto: _Qua Capitolii rupes aedibus Petri Leonis imminet_; e
+queste case erano prossime al teatro di Marcello.
+
+[567] ANON. MAGLIAB. (del tempo di Giovanni XXIII): _Fuit templum
+Jov. Opt. Maximi i. e. supra cortem domna mitima quod adhuc satis
+de eo apparet: et introitus vocatur Salvator in Maximis_. Lo stesso
+affermano il BLONDO, il MARLIANI, il MARTINELLI. Quella chiesa durò
+fino al 1587, sopra Monte Caprino, dalla parte della Montanara. — È
+argomento di dubbio che cosa fosse il _templum majus, quod respicit
+super Alephantum_: può ben darsi che fosse il teatro di Marcello. Il
+_templum Jovis_ dell’ANON. DI EINSIEDELN (_Inscrizioni_, n. 72: _Usque
+ad S. Angelum et templum Jovis_) non era, siccome opina il PRELLER, il
+tempio Capitolino, ma la _basilica Jovis_ nel _Porticus_ di Ottavia
+(detto nel medio evo _templum Severianum_), dove si trova la chiesa
+di sant’Angelo. Gli è perciò che nel secolo duodecimo questa chiesa
+veniva appellata _S. Angeli juxta templum Jovis_ (lettere dei Cardinali
+partigiani di Anacleto a Lotario).
+
+[568] Vedi il Vol. III, p. 658, nota 1: _Teuzo abb. ven. Monas.
+S. Mariae Dei Gen. Virg. in Capitolio_... a. 882. Più tardi questa
+chiesa dei Benedettini fu detta addirittura _Monaster. S. Mariae in
+Capitolio_, oppure _Monasterium Capitolii_. Nell’anno 1015 un abate
+si sottoscrive perfino così: _Ego Dominicus Abbas Capitolii_ (nel
+CASIMIRO, p. 7). Il significato di _Capitolium_ da lunghissimo tempo
+si attagliava massimamente a tutto quanto il colle; nè dalla dizione
+_in Capitolio_ può argomentarsi che se ne denoti il tempio di Giove:
+in pari guisa dicevasi eziandio _S. Maria in Palladio_ (Palatino), e
+_in Aventino_. I più recenti escavi fatti vicino al palazzo Caffarelli
+(nel 1865) non hanno dato alcun resultato che convalidi l’opinione ivi
+essere stato posto il tempio di Giove, e questo fatto negativo torna
+oggi calzante a pro dell’altra opinione, che fosse situato sull’altura
+di Araceli.
+
+[569] La _Graphia_ raccolse questa leggenda; essa non associa la
+visione con Virgilio, ma a quel tempo era omai ben noto il nesso in
+cui vi si trovava la Egloga IV. Così vi si ebbe riferito Innocenzo III
+(_Sermo II_, Op., 88, nel PIPER, _Virgilio, teologo e profeta_, 1862).
+La leggenda è assai antica e viene di Grecia; la si trova in SUIDAS,
+dove, al nome _Augustus_, vien narrato che questi interpellasse la
+Pitia, per sapere chi regnerebbe dopo di lui; _cui illa respondit_:
+
+ _Puer Hebraeus jubet me, diis beatis imperans,_
+ _Hanc aedem relinquere, et in orcum redire._
+ _Jam abito tacitus ab aris nostris._
+
+E Augusto avrebbe allora tosto edificato sul Campidoglio un altare
+colla iscrizione: _Haec ara est Primogeniti Dei_. La leggenda più
+tardi fu registrata da NICEFORO (_Hist. Eccl._, I, 17); e la riferisce
+eziandio un’antica Cronica latina, edita dal MAI col titolo di
+_Chronicon Palatinum_ (_Spicileg. Roman._, IX, 118): l’editore la
+fa risalire, per ragione de’ caratteri della sua scrittura, almeno
+al secolo ottavo, se non più in là, come reputa il BETHMANN, che
+la attribuisce al settimo secolo (_Bullettino Arch._, 1852, p.
+38). GOFFREDO DI VITERBO, che scrisse intorno al 1180, conosce la
+leggenda (_Pantheon_, XV): il MURATORI la trasse da un Codice modenese
+(_Antiq._, III, 879). Una grossolana scultura, posta sul vecchio altare
+della cappella di sant’Elena in Araceli, rappresenta la visione, con
+questa epigrafe:
+
+ _Luminis hanc almam matris qui scandis ad aulam,_
+ _Cunctarum prima quae fuit orbe sita;_
+ _Noscas quod Caesar tunc struxit Octavianus_
+ _Hanc. Ara Coeli sacra proles cum patet ei._
+
+[570] Il _Catalogo delle Abazie romane_, compilato da PIETRO MALLIO
+e da GIOVANNI DIACONO (sulla fine del sec. XII), dice: _S. M. in
+Capitolio, ubi est ara Filii Dei_. Più tardi scrive MARTINO POLONO:
+_Haec visio fuit in Camera Octaviani Imp., ubi nunc est Eccl. B. M.
+in Capitolio. Ideo dicta est Eccl. S. M. Arae Coeli_. Il NIEBUHR
+e il BECKER credono, contrariamente affatto alla leggenda, che
+l’appellazione _in Araceli_ sia derivata da quella _in Arce_. Piuttosto
+il nome può esser venuto da _Aurocoelo_ (_coelo Aureo_), sì come ne
+furono chiamate altre chiese, di cui una a Pavia. — È strano che fino
+il tempio di Giunone Moneta avesse ricevuto il suo nome addiettivo da
+una voce divina che ivi s’era intesa risonare: CICERO, _De divin._, I,
+45, nel BECKER, I, 409. Se questo tempio abbia esistito sull’altura
+di Araceli, acconciamente sarebbevi andata Maria, regina del cielo,
+a cacciarne Giunone. — Gli archeologi italiani pongono sulla cima di
+Araceli anche il tempio di Giove Feretrio, e l’ANON. MAGLIAB. dice:
+_Palatium Octaviani fuit, ubi nunc est S. M. araceli; et vocatus est
+locus ferferum, quia ibi fuit templum jovis Feretrii_.
+
+[571] La leggenda dei Mirabilia dice che la visione occorresse nel
+_Palatium_ di Ottaviano, non già nel tempio di Giove. Ed anche il
+_Chronicon Palatinum_ del MAI, narra soltanto che _Oct. abiit in
+Capitolium, quod est in medio urbis_, dove la _Pythonia_ gli avrebbe
+annunciato, _quod infans hebraeus jubente Deo e coelo beator.
+descendens, in hoc domicilium statim veniet — quare exiens inde
+Aug. Caesar a divinatione, aedificavit in Capitolio aram magnam in
+sublimiori loco, in qua et scripsit latinis literis dicens: Haec
+ara filii Dei est. Ubi factum est, post tot annos, domicilium atque
+basilica b. et s. virginis Mariae usque in praesentem diem sicut et
+Timotheus chronographus commemorat_ (TIMOTEO, riferito dal MALALAS, p.
+98, dice solamente della _ara_ che Augusto edificò). Vedasi dunque che
+assoluto silenzio si tenga del tempio di Giove, onde s’era smarrita
+ogni traccia al tempo dei _Mirabilia_; e questi non fanno menzione
+della leggenda che in modo fuggevole: _In loco ubi nunc est S. Maria
+fuerunt duo templa simul juncta cum palatio, Phebi et Carmentis, ubi
+Octavianus imp. vidit visionem in celo_.
+
+[572] Il _Palatium Octaviani ad S. Laurentium in Lucina_, di cui essi
+parlano, è l’avanzo dell’_Orologium_ di Augusto: ma nel testo mostrano
+saperne del _palatium Octaviani_ sul Campidoglio.
+
+[573] 1) _Infra arcem fuit palatium, quod erat pro magna parte aureum
+— ubi tot statue erant etc._ — 2) _Ubi nunc est S. Maria fuerunt duo
+templa simul juncta cum Palatio, Phoebi et Carmentis, ubi Octavian
+Imp. vidit visionem in coelo._ — 3) _Capitolium vel Tarpeus, ubi est
+palatium Senatorum._ Il concetto di _Arx_, che è indeterminato anche
+per l’antichità, non può accertarsi che cosa significasse all’epoca dei
+_Mirabilia_: lo stesso dicasi del _Tarpeus_ e del _Capitolium_.
+
+[574] Le investigazioni sul Campidoglio daranno sempre argomento di
+novelle ipotesi. Arnaldo da Brescia esortò i Romani a restaurare il
+Campidoglio: che cosa voleva dir ciò, se non che la massima ruina,
+il _Tabularium_, si riparasse per porvi le residenze del Senato, e
+forse anche che si rinnovasse la _Arx_? Che nel medio evo si desse
+al _Tabellarium_ nome di _Camellaria_? Un Breve di Innocenzo III
+(_Ep. II_, 101, a. 1199) dice che sulla pendice del Campidoglio la
+_Camellaria_ avesse un appartamento alto ed un basso, e ne fossero
+comproprietarî il convento di santa Maria e quello di santo Sergio.
+_Inferioris vero camellariae parochiam et ejusd. camell. proprietatem;
+ita quod nulla injuria inferatur habitatoribus, ipsius camellariae
+ab abitatortbus superioris camellarie._ I _Mirabilia_ pongono
+la _Camellariae_ presso al _templum Jani_, (il _Cod. Pragensis_
+dell’HÖFLER dice financo _subtus capitolium_), ed hanno ottima
+conoscenza dell’_aerarium publicum, quod erat templum Saturni_. Per
+tutte le quali ragioni io respingo l’opinione del BUNSEN e di altri,
+che la _Camellaria_ fosse l’archivio di Stato ossia _Tabularium_; e
+reputo piuttosto che essa fosse la _basilica Argentaria_ od un edificio
+prossimo, fornito di portico.
+
+[575] Cade in siffatto anacronismo il FRANKE nel libro: _Arnaldo da
+Brescia e il suo tempo_, Zurigo, 1825, scrittura amena a leggersi, ma
+che troppo spesso devia dalla verità storica. Per scrivere a fondo la
+storia di Arnaldo mancano le fonti. Ne fece tentativo nell’anno 1861
+il dotto FEDERICO ODORICI nel suo _Arnaldo da Brescia_ (Brescia 1861),
+e più tardi vi si accinse un Francese del mezzodì, GEORGES GUIBAL
+(_Arnould de Brescia et les Hohenstaufen, ou la question du pouvoir
+temporel de la Papauté au moyen age_, Paris 1868). — Però, nello stesso
+anno 1868 si stampò per la prima volta la _Historia pontificalis_
+(_Monum. Germaniae_, Vol. XX, p. 517-545); e questa Cronica, scritta da
+un contemporaneo di Arnaldo (nel quale a buona ragione si ravvisa il
+celebre Giovanni da Salisbury), getta una nuova luce su alcuni punti
+della storia del famoso riformatore da Brescia, che pur troppo rimane
+sempre oscura. Vedi _Arnaldo da Brescia_, Discorso accademico del
+GIESEBRECHT, Monaco 1873.
+
+[576] _Quis mihi det, antequam moriar, videre Ecclesiam Dei, sicut in
+diebus antiquis, quando apostoli laxabant retia in capturam, non in
+capturam auri vel argenti, sed — animarum?_ Ep. 238, ad Eugenio III —
+Cent’anni più tardi il _Meister Freigedank_ (a) diceva: «Le reti romane
+chiappano argento, oro e terre: e san Pietro lo sapeva» (lo cita il
+RAUMER).
+
+(a) È una raccolta di proverbî popolari, di motti, di sentenze su cose
+politiche, sociali ed ecclesiastiche, compilata in Germania nell’anno
+1229, e per la sua eccellenza chiamata «bibbia delle cose profane.»
+Vedasi il VILMAR, _Storia della letteratura tedesca_ (Vol. I, p. 961,
+Marburg, 1857), che giudica quel libro essere la gemma insuperata delle
+lettere alemanne antiche e moderne. (N. del T.)
+
+[577] OTTONE DI FRISINGA, _De gestis Fried._, lib. II, c. 21. La sua
+narrazione fu raccolta nei noti versi del poema del GUNTERO, intitolato
+_Ligurinus_.
+
+[578] SAN BERNARDO, Vol I, Ep. 195: _Accusatus apud D. Papam schismate
+pessimo._ OTT. DI FRISINGA, II, c. 21. Di vera eresia non fu tacciato,
+sebbene intorno all’eucaristia ed al battesimo non la pensasse
+cattolicamente: lo prova la sua adesione alle idee di Berengario,
+di Abelardo, dei Pietrobrusiani ecc. Vedansi i diciannove articoli
+dello _Scito te ipsum_ e della _Theologia Christiana_ di ABELARDO, nel
+_Tractatus de erroribus Abaelardi_ di SAN BERNARDO.
+
+[579] Le sentenze di san Bernardo contro il dominio temporale (e ai
+giorni nostri se ne richiamò la ricordanza) non ammettono disputa.
+Alcune ne traggo dal suo libro _De Consideratione: Nemo militans Deo
+implicat se negotiis saecularibus. — Quid fines alienos invaditis? —
+Disce, sarculo tibi opus esse, non sceptro, ut opus facias Prophetae. —
+Esto ut alia quacunque ratione, haec tibi vendices, sed non Apostolico
+jure. — Planum est: Apostolis interdicitur dominatus. — Forma
+apostolica haec est: dominatio interdicitur: indicitur ministratio. —
+In his successistis non Petro, sed Constantino._ — Queste dottrine di
+san Bernardo sono agli antipodi de’ principî gerarchici di Gregorio
+VII.
+
+[580] _Procedit Golias procero corpore nobili illo suo bellico apparatu
+circummunitus: antecedente quoque ejus armigero Arnaldo de Brixia_:
+_Ep._ 189. Vedasi anche la _Ep._ 330.
+
+[581] Con molta verità dice il Tosti (_Storia di Abelardo_, Napoli,
+1851): «egli era di quegli uomini che hanno il coraggio del pensiero,
+non quello dell’azione.»
+
+[582] Vedi la _Historia pontificalis_.
+
+[583] _Ep._ 195: _Arnaldum loquor de Brixia, qui utinam tam sanae
+esset doctrinae, quam districtae est vitae — Homo est neque manducans,
+neque bibens, solo cum diabolo esuriens et sitiens sanguinem
+animarum — videbitis hominem aperte insurgere in clerum, fretum
+tyrannide militari, insurgere in ipsos episcopos, et in omnem passim
+ecclesiasticum ordinem desaevire_: è un formale atto d’accusa scritto
+da un Santo. Egli appella altresì Abelardo _intus Herodes, foris
+Johannes_: _Ep._ 193.
+
+[584] _Ep._ 196. Financo OTTONE DI FRISINGA dà a Bernardo del
+credenzone e dello _zelotypus_ (_De Gestis_, I, c. 47).
+
+[585] Che insegnasse a Zurigo, lo dice OTTONE DI FRISINGA (II, c. 21):
+_In oppido Alemanniae Turego officium doctoris assumens, perniciosum
+dogma aliquot diebus seminavit_. È certamente esagerato ciò che il
+FRANKE (sulle orme di GIOVANNI MÜLLER, che attinse a Croniche di
+tempo posteriore), afferma dell’influenza esercitata da Arnaldo sulle
+Republiche svizzere. Fa poi meraviglia che pochi contemporanei suoi
+parlino di Arnaldo; nè di lui tiene alcun ricordo neppure la _Cronica
+di Brescia_ del MALVEZZI. Anche san Bernardo più tardi ne tace del
+tutto.
+
+[586] _Chron. Mauriniac._, p. 387: _Celestinus qui alio nomine Magister
+de Castellis nominatus est_ (era il _Castrum Felicitatis_ nello Stato
+della Chiesa). Tre cose l’avevano messo in rinomanza: _nobilitas
+generis, mentis industria in omni statu aequalis, literarum scientia
+multiformis_. Della sua elezione pacifica e concorde fa fede la lettera
+del venerabile Pietro di Cluny (BARON., ad ann. 1143, n. XII), e la
+_Ep._ I _Coelestini ad Cluniacenses_ (MANSI, XXI, 592).
+
+[587] Con Celestino II hanno incominciamento le note profezie di
+Malachia, arcivescovo di Armagh in Irlanda (morto nel 1148), libri
+sibillini del Papato, che forse furono una goffa invenzione dell’anno
+1590: vedi il NOVAES, a quel Papa. A Pio IX del resto si attaglia
+perfettamente il _Crux de Cruce_ (croce dalla croce di Savoja).
+
+[588] Questi oscuri avvenimenti narra ROMUALDO, p. 192. ANON. CASIN.,
+ad a. 1144. _Treugam cum eo (sc. rege) composuimus_, dice il Papa
+nella sua lettera a Pietro di Cluny, _dat. Laterani X Kal. Oct._ (22
+Settembre 1144). MANSI, XXI, 608.
+
+[589] Documento dei 31 Gennaio 1145: _Lucius dilectis Filiis, nobilibus
+viris Oddoni et Cencio Frajapanibus fratribus — fidelitatem vestram
+erga B. Petrum et nos ipsos attendentes, custodiam Circi vobis
+committimus — dat. Romae II Kal. Febr._ (nel NERINI, App., p. 407,
+che lo trasse da CENCIO). — Ai 18 Marzo 1145 l’abate di sant’Andrea dà
+in affitto a Cencio Frangipane _turrim quae vocatur de Arco — Rome in
+Caput Circli Maximi — e Trullum unum in integrum quod vocatur Septem
+Solia_. Questo documento è sottoscritto: _Cencius de Arco_. Era un arco
+di trionfo ridotto a torre, vicino al Circo (MITTARELLI, III, n. 271).
+
+[590] _Non multo autem post_ (dopo il ritorno del Papa dalla Campania)
+_Popul. Rom., contra voluntatem ejusd. Papae Jordanum filium Petri
+Leonis in Patricium promovit, et Senatores de novo in Urbe creavit_:
+ROMUALDO. La nuova êra si conta dall’anno 1144. Lo dimostrano documenti
+del Senato: il primo che ci è conservato, è dato ai 23 Dicembre 1148,
+_renovationis autem sacri Senatus [=an]. V_. Addì 23 Gennaio 1160, si
+conta _[=an]. XVI_; ai 27 Marzo 1162, _[=an]. XVIII_; ai 30 Marzo 1188,
+_[=an]. XLIV_; ai 28 Maggio 1191, _[=an]. XLVII_. Da tutto ciò parrebbe
+che il primo anno cadesse nel Maggio 1145, e che la costituzione del
+Patriziato avvenisse nell’autunno dell’anno 1144.
+
+[591] OTTONE DI FRISINGA, _Chron._, VII, c. 31: _omnia regalia ejus —
+ad jus Patricii reposcunt; eumque more antiquorum sacerdotum de decimis
+tantum et oblationibus sustentari oportere dicentes_. E più sopra:
+_Senatoribus — Patricium adjiciunt — Jordanum Petri Leonis filium
+eligentes omnes ei tamquam principi subjiciuntur_. — ANON. CASIN.:
+_Jordanus fil. Petri Leonis cum Senatoribus et parte totius populi
+minoris contra papam rebellat_. Qui la parola _parte_ devesi prendere
+nel significato che essa esprime in italiano.
+
+[592] GOFFREDO DI VITERBO, che scrisse intorno al 1180 (MURAT., XII,
+461): _intendens Senatum extinguere cum ingenti militia Capitolium
+Romae conscendit — Senatus autem Populusq. Roman. — Papam — in momento
+repellunt. Ubi Papa (sicut audivimus) lapidibus magnis percussus,
+usque ad obitus sui diem, qui proxime secutus est, non sedit in sede_.
+SICARDO (MURAT., VII, 598): _armata manu ascendit Capitolium; sed
+Romani inde ejecerunt eum_. SIGBERTO, _Cont. Praemonstr.: sed inde_
+(dal Campidoglio) _per Jordanum — perturbatus, infirmitate correptus,
+infra annum — moritur_. Il giorno della morte è determinato dal CARD.
+ARAGON., p. 437, il quale dice soltanto: _repentina morte praeventus_;
+ed erra affermando che egli costringesse i Romani a rinnegare il
+Senato. OTTONE DI FRISINGA, VII, c. 31, narra solamente: _quotidianis
+cruciatibus ac taedio vitae affectus, infra anni spatium pontificatus
+sui diem obiit_.
+
+[593] _Hunc cum antea simplex fuerit, Deus mirabili gratia, et
+eloquentia perfudit_ (BERNARD. GUIDONIS, nel MURAT., III, 1, 437).
+Delle perplessità di san Bernardo sull’elezione del suo discepolo
+danno dimostrazione l’_Ep._ 237 agli elettori, e l’_Ep._ 238
+all’eletto. _Dabit tibi dominus intellectum_, dice a lui il Santo; e a’
+Cardinali: _quid fecistis? Sepultura hominem revocastis ad homines_.
+E lo chiama _rusticanum — pannosum homuncionem_. I cinque libri _De
+Consideratione_, di cui Pio V si faceva ogni giorno leggere dei passi,
+intanto che sedeva a mensa, furono scritti da BERNARDO, in parecchi
+anni, ne’ suoi momenti d’ozio.
+
+[594] OTTONE DI FRISINGA, _Chron._, VII, c. 31: _Eccl. b. Petri —
+profanissime incastellare non metuunt_. — GEROH DI REICHERSBERG (_liber
+de currupto Eccles. statu_, nel BALUZIO, _Miscell._, V, 114) lamentava:
+_quod adhuc in domo b. Petri — desolationis abominationem stare
+videmus, positis etiam propugnaculis et aliis bellorum instrumentis in
+altitudine sanctuarii supra corpus b. Petri_. Fin da allora i Cardinali
+possedevano in Roma bei palazzi: _ut Cardinalium diruerentur —
+splendida palatia_ (OTTONE DI FRISINGA, _De Gestis Frid._, II, c. 21).
+
+[595] _Praefecturae dignitatem abolentes, omnes principes ac nobiles ex
+civibus ad subjectionem Patricii compellunt_: OTTONE DI FRISINGA, VII.
+c. 31.
+
+[596] _Circa principia Pontificatus Eugenii pestifer Arnaldus Romam
+ingressus — proponens antiquorum Romanor. exempla — reaedificandum
+Capitolium, renovandam dignitatem Senatoriam, reformandum equestrem
+ordinem docuit_: OTTONE DI FRIS., _de Gestis_, II, c. 21. E sulle
+dottrine di Arnaldo, riguardo alle attenenze del Papa colla Città:
+_nihil in dispositione Urbis ad Romanum spectare Pontificem, sufficere
+sibi ecclesiasticum judicium_: ibid.
+
+[597] Documento dato da Corneto, ai 20 Nov. 1144 (CENCIUS, fol. CXIII):
+_Nos quidem — Gottofredus de Pinz[=on] et Vezo Franconis consules una
+cum Egidio vicecomite et Ranutio de Guittone ex mandato et voluntate
+alior. Consulum et Populi Cornetanae civitatis_. Dunque, fin da
+allora, il Papa accettava nelle città di provincia la costituzione
+di municipio. Nel 1157 trovansi Consoli a Orvieto; e, giusta una
+iscrizione riferita dal MURATORI (_Antiq. It._, II, 331), v’erano
+Consoli a Nepi, financo nell’anno 1131; nell’anno 1198 (e naturalmente
+anche prima) v’erano dodici Consoli e un _Consilium_ a Narni,
+dove tutto il Comitato apparteneva al Comune: _Narnienses Consules
+universales Civitatis et Comitatus Narniae_ (MURAT., _Antiq._, IV, p.
+60).
+
+[598] Una notizia antica di quel tempo (MARTINELLI, _Roma ex Ethn._, p.
+171), dice: _Post haec vero, ipso. D. Papa mandante, contra Senatum et
+Pop. Rom. quibus modis poterant comites pugnare coeperunt._ Del Senato
+narra il CARD. ARAG., p. 439: _civitatis et castra. B. Petri assiduis
+rapinis et gravibus guerris persequi non cessabant_.
+
+[599] _Quos — Pontifex — adjuncta Tiburtinis Romanor. antiquis hostibus
+militia coercuit, tandemque pacem petere coegit_: OTT. DI FRIS., VII,
+c. 31; CARD. ARAG., p. 439.
+
+[600] _Patriciatus dignitatum exfestucarent, et praefectum in pristinam
+dignitatem reciperent. Senatores vero ex ejus auctoritate tenerent_:
+OTT. DI FRIS., VII, c. 34. — Nel 1139, prefetto era Teobaldo, e di già
+nel 1145 era _Jacobus praefectus urbis_ (BONINCONTR., ap. LAMIUM, VI,
+144). L’ingresso trionfale del Papa è descritto dal CARD. ARAGON., p.
+439.
+
+[601] Laonde il documento dei 23 dicembre 1148 dice: _Nos Senatores
+— a domino nostro Papa Eugenio totaque veneranda apostolica curia
+et reverendo populo Romano pro regimine urbis annuatim in Capitolio
+constituti_: e similmente il trattato fra Pisa e Roma, nella _Cronica
+pisana_ del MARANGONE, a. 1151.
+
+[602] Vi si sottoscrivono: _Et nos Senatores: Joh. Berardi. Petrus
+plangens spatulam. Uguicio gentis. Petrus Enrici. Romanus petri
+milluli. Astaldus David. Jordanus brutii. Gregorius gaudentis. Nicolaus
+philippi. Petrus romani sperantis in deo. Sebastianus gualtrade.
+Stephanus falconis. Grisoctus Cencii. Grecus. Nicolaus berizonis.
+Dompnicus. Parentius. Petrus baffolini. Falco carozie. Rusticus nicolai
+rustici. Petrus rabie. Stephanus cizaronis. Bonum tibi veniat h. e.
+bentivenga pictor. Johannes bonifilioli. Petrus demetrii pro nobis
+et omnibus aliis consenatoribus nostris quorum nomina non sunt hic
+descripta_ (GALLETTI, _del Prim._, p. 306; lite che fu sostenuta per
+alcuni beni della chiesa di santa Maria in via Lata). I Berardi, gli
+Astaldi, i Berizoni, i Rustici, i Bonifilioli erano _nobiles_. Può
+darsi che _Grisoctus Cencii_ appartenesse alla famiglia de’ Baruncî;
+perlomeno nell’anno 1131 troviamo _Grisottus de Stefano Centii de
+Baruntio_ (MITTARELLI, III, n. 224).
+
+[603] Nel trattato di pace fra Pisa e Roma, dell’anno 1151, viene
+per verità detto: _nos quidem Senatores numero L_, ma forse per un
+caso si smarrì la cifra _VI_. Dimostrerò più tardi che il numero di
+cinquantasei era quello normale.
+
+[604] I tre Scrittori romani che trattarono del Senato, il VENDETTINI,
+il VITALE, l’OLIVIERI, e l’accurato tedesco CURTIUS non avvertirono
+in alcun modo queste mutazioni. Nell’Aprile del 1191 un documento è
+sottoscritto da _Consiliatores_ diversi da quelli che erano stati nel
+Maggio dello stesso anno. Di essi troviamo or nove, or undici o dodici,
+ed or financo quattordici. Sempre si sottoscrivono prima de’ Senatori.
+Il patto conchiuso col Papa nel 1188, è sottoscritto: _jussu Senatorum
+Consiliatorum_ (seguono dodici nomi) _et Senatorum_ (succedono i nomi).
+Io li reputo _procuratores_ della Republica, corrispondenti ai Consoli
+governanti nelle altre città, nè penso col PAPENCORDT e coll’HEGEL
+che fossero soltanto consiglieri assistenti. Nel 1164, a Pisa, sono
+eletti ventiquattro _Consiliatores_ colla condizione espressa _qui nec
+consules nec senatores hoc anno fuerint_ (BONAINI, _Statuti di Pisa_,
+I, 25); ma in Roma eglino erano veramente il Consiglio rettore del
+Senato.
+
+[605] Per noi i denari pontificî cessano con Benedetto VII (morto
+nel 984). In tutto il secolo undecimo non v’ha che un solo denaro
+di Leone IX, ed un altro attribuito a Pasquale II. Per la qual cosa
+nella lacuna delle monete pontificie fino a Benedetto XI (morto nel
+1304) subentrano (secondo il FLORAVANTE, _Antiqui Romanor. Pontificum
+Denarii_) le monete del Senato. Tuttavolta in documenti posteriori alla
+costituzione del Senato io trovo _solidi papae_ distinti da _denari
+Senatus_ (MITTARELLI, IV, n. 53, n. 98); ed io credo che anche i Papi
+in sulle prime battessero moneta. I denari del Senato erano allora
+chiamati _solidi bonorum provisinorum Senatus_ (il nome non deesi far
+derivare da _provisiones_ o _redditus_, bensì dalla città di Provins
+in Sciampagna), ossia si contava a _librae bonorum_, o _parvorum,
+parvensium Senatus_. Ritiene il FLORAVANTE che i denari del Senato
+antichissimi sieno quelli colla leggenda ROMAN. PRINCIPE (che faceva
+contorno all’effigie di san Pietro), e dall’altra faccia colla scritta
+SENAT. POPUL. Q. R., attorno all’effigie di san Paolo. Altre monete
+di quell’età erano dette _affortiati_ (d’oro forte, ossia puro),
+_Scyphati, Marabotini_ (maravedis), _Malechini_ (nome arabo che deriva
+da Malech), _Romanati_ (nome bizantino) ecc. Vedasene il DUCANGE.
+
+[606] Vedi l’_Ep._ 239 di Innoc. III, lib. II; lettera assai importante
+a chiarire i rapporti giuridici di quel tempo.
+
+[607] Che esistessero l’una accanto dell’altra le due Curie lo provano
+molte carte: e di già il primo documento del Senato (dell’anno 1148)
+chiama gli antichi giudici Palatini con nome di Consiglieri aggiunti.
+Vedi anche l’Atto senatorio del 1160 (GALLETTI, _Del Prim._, p. 314).
+
+[608] Giustamente il CURTIUS ha interpretato questo passo dell’ANON.
+CASIN.: _facem cum Romanis reformans, muros Tiburtinae civitatis
+destrui praecepit_. — OTT. DI FRIS., VII, c. 34: _a pop. Rom. pro
+excidio Tiburtinorum in tantum de die in diem sollicitatur, ut
+improbitatem eorum non sustinens ad transtyberinam regionem migrans,
+animam suam vitae suae taedere confideretur_. Il BONINCONTRIUS (nel
+LAMIUS, _Delic._, V, 144) dice financo, che fosse stato discacciato
+della Città. Forse egli disciolse il Senato, sì come oggidì i Re
+disciolgono le Camere, e ordinò nuove elezioni.
+
+[609] Lo dimostra il documento dei 28 Dicembre 1148 (già citato) quando
+Eugenio non si trovava nella Città.
+
+[610] _Chron. Fossae Novae_, ad a. 1146: _Romani venerunt super
+Tiburim, et multos ex eis decollaverunt_. A qualche anno prima
+appartiene la notizia del _Chron. Sublacense_ (MURAT., _Antiq._, IV,
+797): _cum Romani tempore Thebaldi Prefecti supra Tiburtinos venerint_.
+
+[611] BONINCONTRIUS, p. 148: Guido Colonna s’insignorì di Norba e di
+Frosinone; _Jacobus_, prefetto urbano, investito dell’officio dal Papa,
+si pigliò Civitavecchia e Viterbo; Nicolò di Anguillara fece sue Tolfa
+e Santa Severa; Pietro Frangipane, Terracina e Sezza. Celestino II
+aveva donato ai Frangipani soltanto i redditi di Terracina, ma eglino
+vi si eressero a tiranni. Vedi nel CONTATORE, _Historia di Terracina_,
+I, c. 6, le notizie attinte dall’archivio di quella città. I Frangipani
+soffocarono il Comune di Terracina, perlochè ivi trovansi Consoli
+soltanto al principio del secolo decimoterzo, quando Innocenzo III
+soggiogò i Baroni.
+
+[612] _Histor. pontifical._, l. c., p. 538.
+
+[613] _Fallax et invidus humani generis inimicus per Arnaldum
+schismaticum — hoc effecit, ut quidam capellani unitatem Ecclesiae —
+dividentes, ipsius Arnaldi sequantur errorem: et Cardinalibus atque
+Archipresbyteris suis obedientiam — exhibere debitam contradicant —
+dat. Brixiae Idib. — Julii_. Il commovimento del clero inferiore durò
+tuttavia sotto di Adriano IV e di Alessandro III (vedi i Brevi di
+questi due Papi nel MANSI, XXI, 628, 803). Dalla lettera di Alessandro
+III emerge tuttavia l’esistenza di ventotto titoli cardinalizî per
+quell’età.
+
+[614] _Ep._ 243: _Nobilib. et optimatib. et universo pop. Romano,
+frater Bern. Claraevallis vocatus Abbas, declinare a malo, et facere
+quod bonum est. — Ad omnem itaque spectat Christianum injuria
+Apostolorum — apostolicam Sedem divinis regalibusque privilegiis
+sublimatam auso sacrilego incessere, suoque minuere honore contenditis
+— Patres vestri Urbi Orbem subjugaverunt, vos Urbem properatis orbi
+facere fabulam — Quid ergo nunc Roma nisi sine capite truncum corpus,
+sine oculis frons effossa, facies tenebrosa?_ Così anche oggidì dicono
+i Vescovi di Francia e di tutto il mondo; e la lettera di san Bernardo
+fu citata dai difensori di Pio IX, tanto spesso quanto gli avversarî
+suoi hanno per parte loro accampato le opinioni, che in generale quello
+stesso Santo espresse per conto delle condizioni politiche del clero.
+Nè alcun Vescovo ai nostri giorni seppe sostenere che il Papa dovesse
+conservare Roma con tanta enfasi quale fu quella onde usò il vecchio
+Abate.
+
+[615] _Quid de populo loquar? Populus Romanus est. Quid tam notum
+saeculis, quam protervia et fastus Romanorum? Gens insueta pacis,
+tumultui assueta; gens immitis et intractabilis usque adhuc subdi
+nescia, nisi cum non valeat resistere. Hi impii in Deum, temerarii in
+sancta, seditiosi in inxicem, aemuli in vicinos, inhumani in extraneos.
+Docuerunt linguam suam grandia loqui, cum opererentur exigua._ E della
+proverbiale avarizia dei Romani dice: _quem dabis mihi, vel de tota
+maxima Urbe, qui te in Papam receperis, precio, seu spe precii non
+interveniente? De Consideratione_, IV, c. II. Il quarto e il quinto
+libro di questo celebre trattato destinato ad Eugenio III furono da san
+Bernardo scritti negli anni 1152, 1153. Più tardi il PETRARCA difese
+Roma contro questa invettiva di san Bernardo nella sua scrittura:
+_Contra Galli calumnias, Op._, ed Basil., p. 1075.
+
+[616] _Ep._ 244, _ad Conradum_; e la lettera dell’amico (MARTENE, T.
+II, 299, _Ep._ 212).
+
+[617] Di questo dà notizia il notaio GIOVANNI: _Ep._ 239, fra le
+lettere di Guibaldo (nel MARTENE, _Ampl. Collectio_, II). Erroneamente
+il MARTENE pone la lettera all’anno 1151; fu scritta prima della
+battaglia di Flochberg, dove, agli 8 di Febbraio 1150, Guelfo fu vinto.
+
+[618] Le Bolle raccolte nel JAFFÉ stabiliscono che il suo soggiorno a
+Tusculo avvenne fra gli 8 di Aprile e i 7 di Novembre del 1149. ANON.
+CASIN., _Chron._, a. 1148: _Eugenius P. Tusculanum ingressus, fultus
+auxilio Rogerii Regis, Romanos sibi rebelles expugnat_. Similmente
+ROMUALDO, p. 193. ROBERTO DE MONTE: _P. Eugenius in Italiam regressus,
+cum Romanis vario eventu confligit_.
+
+[619] _Ep._ 212 (fra quelle di Guibaldo): _Eccellent. et Magnif. Dom.
+Urbis et Orbis Conrado etc. Sixtus, Nicolaus et Guido consiliatores
+Curiae sacri Senatus et communis salutis reipublicae procuratores — ut
+jam per plures litteras regiae significatam est majestati etc. etc._
+
+[620] Un manifesto dei Romani, nel carnovale dell’anno 1862, diceva
+quasi alla parola così: «Romani! chi ama la dignità di sè stesso, chi
+sente la grandezza dei destini che la Provvidenza ha serbato a Italia
+e alla sua città capitale, trova bastevole di tutti i diletti la vista
+del Foro antico di Roma e di tutti gli altri luoghi che rammentano le
+glorie antiche. Là il vero cittadino di Roma, ricordando la grandezza
+degli avi, mira il fondamento del nostro prossimo rinascimento dopo
+tanti secoli di obbrobrio. Viva il Pontefice non Re! Roma, ai 20
+Febbraio 1862.»
+
+[621] _Excell. atque praeclaro Urbis et Orbis totius Domino, Conrado
+Dei grat. Romanor. Regi, semper Augusto, S. P. Q. R. salutem et
+Rom. Imp. felicem et inclytam gubernationem_ (OTTONE DI FRISINGA,
+_De gestis_, I, c. 28). Questa lettera non ripongo io col MARTENE e
+col MANSI all’anno 1150, ma al 1149, allorchè Eugenio, da Tusculo,
+angustiava Roma. Gli ambasciatori sono appellati _nobiles viri_
+della vera nobiltà. Gli esametri di barbaro stile esprimono bene
+l’intendimento politico de’ Romani. La lettera è povera troppo
+d’ingegno perchè io possa attribuirla ad Arnaldo.
+
+[622] _Christianissimus princeps hujusmodi verbis sive naeniis praebere
+aures abnuit_, dice conciso OTTONE DI FRISINGA, in occasione della
+lettera dei Romani.
+
+[623] _Ep_. 213 (nelle lettere di Guibaldo) di un _fidelis Senatus
+servorum regis fidelissimus_.
+
+[624] _Eugenius P. pacem cum Romanis reformans Romam reversus est:_
+ANON. CASIN., _Chron._ — ROMUALDO, p. 193. — Una Bolla di Eugenio è
+data: _Laterani 28 Nov. 1149_ (JAFFÉ).
+
+[625] La vita errabonda del Papa può seguirsi sulla scorta del JAFFÉ.
+L’anno 1151 egli dimorò a Segni sotto la protezione dei Conti di
+Ceccano. Ai 27 Ottobre egli consecrò la chiesa di Casamari presso a
+Veroli (Chron. _Fossae Novae_, ad a. 1152).
+
+[626] _Ep._ 214 _Guidonis Card. et Cancellarii ad Wibaldum Abatem_.
+Nell’_Ep._ 218, Guibaldo tranquilla Eugenio: è scritta dopo la disfatta
+di Guelfo VI. — La _Ep._ 225 di Guibaldo al cardinale Guidone.
+
+[627] _Promissa Romanor._ (_Mon. Germ._, IV, 88): restituzione di
+tutti i diritti della corona e di tutti gli scrigni delle chiese,
+eccettuata la moneta che aveva costato la guerra di Viterbo; resa di
+tutte le castella fuor della Città. _Munitiones S. Gregorii et turrem
+de Sclaceis dabunt_. In un documento dell’anno 1393 la _Turris de
+Schiaciis_ è detta esistere _extra portam Appiam et portam Laterani_,
+ed appartenere al _Casale Statuarium_ (nel COPPI, T. XV delle
+_Dissertaz. dell’Accad. pontif. di Archeologia_, p. 132). San Gregorio
+era un castello presso a Tivoli; ma qui può darsi che s’intendesse
+dire della fortezza sul Celio, che in una Bolla di Onorio III (del
+1217) è appellata _clausura in castro S. Gregorii_ (_Bull. Vat._,
+I, 100). Stabilivasi che soltanto a Recano e a Magliano sulla via
+Flaminia non potesse edificarsi castello alcuno. I Romani vollero
+giurare vassallaggio _cum beneficio quingentarum librarum secundum
+quod consueverunt Romani jurare pontificibus Romanis. Inter predictos
+jurabunt Nicolaus, Syxtus, et Guido recuperata gratia vestra, precibus
+Senatorum_. Costoro dunque erano stati accolti dal Re con mal garbo.
+
+[628] _Conradus dei gr. Rex et semper Augustus praefecto urbis,
+consulibus, capitaneis et omni populo Romano tam minoribus, quam
+majoribus gratiam suam et bonam voluntatem_ (se ne togli il Prefetto,
+la è la formula eguale che s’usava con altre città: così per Pisa,
+_Ep._ 324). _Post reditum nostrum a Jerosolimitana expeditione litteras
+universitatis vestrae frequenter accepimus_ (_Ep._ 322).
+
+[629] _Ep._ 327: _dat. Signiae V Id. Januar_. — _Ep._ 339 ai Tedeschi.
+L’_Ep._ 323 del Re al Papa.
+
+[630] «Non mai gli Italiani furono tanto discordevoli e fieramente
+avversi fra loro quanto in quei quindici anni, nei quali avrebbero
+potuto rompere la catena tedesca, e rivendicarsi in indipendenza; ma
+lo spirito nazionale non era ancor nato»: LA FARINA, _Storia d’Italia_,
+III, 392.
+
+[631] _Carissimo Dei gr. F. Wetzel ad summa animae et corporis laeta
+undique proficere_: _Ep._ 384 (nel MARTENE, II). Wetzel era forse
+svizzero, e venuto a Roma con Arnaldo. Se nella lettera si parla
+di _gens vestra_, non è questo buon motivo per argomentare che egli
+fosse romano. _Ceterum quod consilio clericorum et monachorum, quorum
+doctrina divina et humana confusa sunt_: è in tutto e per tutto il
+linguaggio che udimmo ai dì nostri. Financo le parole, citate nella
+lettera, che san Pietro disse nella ordinazione di san Clemente, e
+le sentenze di san Girolamo, furono anche al nostro tempo allegate
+nuovamente allo stesso scopo. Però la breve lettera di Wetzel è più
+penetrativa che tutta la pedantesca dissertazione (_Pro causa italica_,
+Firenze, 1860) di un ex gesuita, il quale ha scritto tre volumi in
+folio sul dogma della Immacolata Concezione. Ciò che Wetzel dice della
+donazione di Costantino (_mendacium illud et fabula haeretica — ita
+detecta est, ut mercenarii et mulierculae quoslibet etiam doctissimos
+super hoc concludant_) dimostra che a quel tempo si disputava del
+dominio temporale anche in piazza del mercato.
+
+[632] Il _Pactum_ di Costanza (in GUIBALDO, n. 385, in ALBINO e in
+CENCIO) è dato: _Constantiae X Kl. April. Ind. XV A. D. Incarn. MCLII
+Regnante Dno Frederico Romanor. Rege glorioso A. vero regni ejus I_.
+Deve riporsi alla primavera del 1153 (PERTZ, _Leges_, II, 92). _Et pro
+viribus regni laborabit Romanos subjugare domino Papae et Rom. Eccl.,
+sicut melius unquam a centum annis et retro_.
+
+[633] A Guibaldo, _Ep._ 383, _dat. Signiae XII Kal. Oct.: notificamus
+quae faciente Arnaldo haeretico rusticana quaedam turba absque nobilium
+et majorum scientia nuper est in Urbe molita. Circiter enim duo millia
+— sunt secretius conjurati, et in proximis Kalendis Novembris centum
+senatores — et duos consules — unum autem, quem volunt Imperatorem
+dicere creare disponunt_.
+
+[634] Sul tempo del ritorno vedasi il JAFFÉ. L’espressione _cum Romanis
+pace facta_ (oppure _paciscens_) dimostra che il Papa accettò la
+costituzione. SIGEB., _Cont. Praemonstr._ — ROMUALDO. — ANON. CASIN.,
+_Chron._, dove l’anno devesi correggere in quello 1152.
+
+[635] Documento del 29 Maggio 1153, dove il Papa sottoscrive un
+trattato relativo a Radicofani. Testimonî sono i suoi servitori,
+_sapracoquus, dapifer, marescalcus equorum alborum_. Prima vengono:
+_Cencius Frajapanis egregius Romanor. Consul; Johes Petri Leonis egreg.
+Rom. con.; Odo Frajapanis stren. Rom. Con.; Gratianus fil. Ovitionis
+Petri de Leone Rom. Con.; Johes Frajapanis fil. Dom. Centii Rom.
+Con.; Petrus Leonis de Leone. Rom. Con.; Obitio Leonis Petri de Leone
+Rom. Con.; Stephanus de Tebaldo etc._ (MURATORI, _Ant._, IV, 793).
+Simili sottoscrizioni sono apposte ad un documento dei 29 Agosto 1153
+(GALLETTI, _Del Prim._, n. 59). Se ne rileva che la nobiltà discacciata
+aveva fatto ritorno. Il VENDETTINI, che si riferisce al primo dei detti
+documenti, reputa erroneamente che quei cortigiani del Papa fossero
+consiliatori del Senato.
+
+[636] BONINCONTR., p. 148 e 150. Omai ai 26 Novembre 1150 il Papa
+aveva conquistato Terracina, certo coll’ajuto di Rogero (_Chron. Fossae
+Novae_). Ne restaurò la rocca, ponendovi l’iscrizione registrata dal
+BARONIO: _Quia mira animi virtute et honesti studio praeditus regalia
+multa lungo tempore amissa b. Petro restituit_. CENCIO serba memoria
+di parecchi trattati di Eugenio III, i quali dimostrano, con quanta
+prudenza ei tenesse raccolti i beni ecclesiastici e acquistasse
+castella.
+
+[637] ROMUALDO, p. 193. E parimenti dice Ugo di Ostia nella sua lettera
+bella e accalorata, con cui annuncia al Capitolo dei Cisterciensi la
+morte di Eugenio: _jam fere Senatum annihilaverat_ (S. BERNARDI _Op._,
+I, ep. 440).
+
+[638] Di Eugenio III non v’hanno monumenti in Roma. — Poco tempo prima
+del Papa, ai 25 Febbraio, moriva Tolomeo di Tusculo: _obiit Ptolemaeus
+Tusculanus 5 Kal. Martii_ (_Chron. Fossae Novae_).
+
+[639] Anastasio IV si fece seppellire nel sarcofago di porfido di
+sant’Elena, che, tolto al mausoleo dell’Imperatrice (posto presso la
+via Labicana), si aveva fatto allestire nel Laterano: Innocenzo II
+aveva destinato a sua arca il sarcofago di porfido dell’imperatore
+Adriano: JOH. DIACON., _De Eccles. Lateran._ (MABILLON, _Mus. Ital._,
+569). — Pio VI ebbe collocato l’urna di santa Elena nel Vaticano, dove
+adesso la si mira come opera d’arte, dopochè ebbe primamente servito di
+tomba ad un’Imperatrice e ad un Papa.
+
+[640] Andava egli questuando presso al convento di sant’Albano, e
+suo padre vergognandosene lo ributtò: _Ille vero sibi relictus, et
+forti necessitate aliquid audere coactus, Gallicanas adiit regiones,
+ingenue erubescens in Anglia vel fodere vel mendicare_. Così dice il
+suo compatriotto e contemporaneo GUILIELM. NEUBRIGENSIS, _De rebus
+Anglicis_, II, 6.
+
+[641] L’aspro esordire di Adriano è notato dagli _Annali di Würzburg:
+Adrianus qui dum post aliquot menses a cepto apostolatu insolenter in
+Romanos ageret, grave odium incurrit_.
+
+[642] _Girardum Card. tit. P. Pudentiane ad praesentiam ipsius
+Pontificis euntem, quidam ex ipsis haereticis — in via sacra — ad
+interitum vulneraverunt_: CARD. ARAG. Le due parti si guardavano in
+cagnesco con tanta acerbità come ai dì nostri si fa tra liberali e
+legittimisti, combattentisi ad ogni opportunità con «dimostrazioni».
+_Propter vulnerationem unius Cardinalis totam Urbem usque ad condignam
+satisfactionem supposuit ecclesiastico interdicto_, dice, biasimando,
+PTOLEM. LUCENSIS, XX, c. 20.
+
+[643] L’HURTER (_Storia di Innocenzo III_, Tom. I) ha descritto
+minutamente cos’erano l’interdetto e le sue conseguenze. Rettamente
+ei dice: _quidquid delirant reges plectuntur Achivi_; però, accanto
+dell’Agamennone, egli obblia di porre il furibondo Calcante del medio
+evo.
+
+[644] _Tunc vero praedicti Senatores compulsi a clero et popolo romano
+— juraverunt quod saepe dictum haereticum et reliquos ipsius sectatores
+de tota urbe Roma et ejus finibus sine mora expellerent_: CARD. ARAGON.
+
+[645] _Redderet eisdem Cardinalibus Arnaldum Haereticum, quem
+vicecomites de Campania abstulerant Magistro O. Diacono S. Nicolai
+apud Briculas, ubi eum ceperat: quem tamquam Prophetam in terra sua cum
+honore habebant. Rex vero — continuo, missis apparitoribus, cepit unum
+de comitibus illis, qui valde perterritus eundem haereticum in manibus
+cardinalium statim restituit_: CARD. ARAGON., p. 442. — In alcuni
+codici dell’op. citata, invece di _Briculas_ si legge _Otriculas_. Quel
+sito però non è Otricoli, ma sì Bricole in Val d’Orcia, dove esisteva
+un ospizio di Camaldolesi. Ne erano padroni i Visconti di Campagnatico,
+ossiano quegli stessi _vicecomites_, che il testo sovrastato nomina
+_De Campania_. E qui fa d’uopo accogliere una lezione più accurata,
+che si trova in un miglior cod. mscr. (il Ricc. 228), il quale dice
+_Vicecomites de Campani[=an]_. Questa rettificazione del testo, in
+quanto ai nomi di Bricole e di Campagnatico, dobbiamo al TROYA, come ci
+vien dimostrato dall’ODERICI nelle _Storie Bresciane_, IV, 281.
+
+[646] Il ministro Kaunitz strinse a Pio VI la mano che il Papa gli
+tendeva perchè la baciasse. — La controversia della staffa, episodio
+comico di una grande epopea, è registrato autenticamente in CENCIO
+(nel MURATORI, _Antiq. Ital._, I, 117). Il luogo ove avvenne fu il
+piccolo lago di Janula, vicin Nepi. _Rex Fridericus descendit de equo,
+et occurrent ei quantum jactus est lapidis, in conspectu exercitus
+officium stratoris cum jucunditate implevit, et streugam fortiter
+tenuit._ Il _fortiter_ scolpisce tutta una scena: Adriano smorto in
+viso, e l’Imperatore sorridente, ironico, che tira forte la staffa.
+
+[647] Il discorso è dettatura dello Storico tedesco, ma corrisponde
+all’indole del tempo. _Orbis imperium affectas, coronam praebitura
+gratanter assurgo, jocanter occurro — Cur enim suum visitaturus popolum
+non pacifice adveniret — qui indebitum clericorum excussurus jugum,
+ipsius magna ac diutina expectatione praestolatus est adventum? — Orbis
+Urbs sub hoc principe recipiat gubernacula, refraenetur hoc imperatore,
+ac ad Urbis reducatur monarchiam orbis insolentia._ Di simile v’ha in
+ELMOLDO contemporaneo (_Chron. Slavor._, I, c. 79) con esagerazioni
+fantastiche. Vedasi eziandio SIGEB., _Auctar. Affigemense_, a. 1155, e
+la lettera scritta da Federico stesso a Ottone di Frisinga, prima che
+questi compilasse la sua Storia.
+
+[648] A questo tratto, OTTONE DI FRISINGA descrive con rilievo
+scultorio l’Imperatore: _rex, tam superlo quam inusitato orationis
+tenore justa indignatione inflammatus, cursum verborum illorum —
+more italico longa continuatione periodorumque circuitibus_ (così
+usano anche oggidì) _sermonem producturum interrupit, et cum corporis
+modestia, orisque venustate regalem servans animum ex improviso non
+improvise respondit_. Il Barbarossa parlava per interprete, come più
+tardi fece nella pace di Venezia. Siccome la maggior parte dei Senatori
+di Roma non sapeva più parlare latino, così anche l’Imperatore poteva
+confortarsi della sua colla loro ignoranza.
+
+[649] Dice l’Imperatore stesso nella sua lettera, scritta prima della
+Storia di Ottone di Frisinga: _Imperium emere noluimus, et sacramenta
+vulgo praestare non debuimus_.
+
+[650] Il discorso, cui OTTONE DI FRISINGA veste del suo stile, spira
+un’aura di classicismo, come quello de’ Romani medesimi. — _Penes nos
+sunt consules tui: penes nos est senatus tuus; penes nos est miles tuus
+— Legitimus possessor sum. Eripiat quis, si potest, clavam de manu
+Herculis_. Questo superbo motto alla Virgiliana in bocca del despoto
+significa: non v’ha ragione più legittima della clava di Ercole.
+
+[651] Ho già citato questi versi. Venuto Federico a Roma, si offese
+di essi e del quadro: Adriano promise tutto cancellare, ma sembra che
+non ne facesse nulla. RADEVICO, I, c. 10; e al c. 16 i Vescovi vi si
+riferiscono ancora nella loro lettera al Papa, a. 1156.
+
+[652] _Quomodo Imperii mei sedem, usque ad periculum capitis non
+defenderem, qui et ipsius terminos — quantum est in me, restaurare
+cogitaverim._ Più tardi, il Barbarossa scriveva a Saladino: «Non sai
+che le due Etiopie, la Mauritania, la Persia, la Siria, il paese
+de’ Parti dove il nostro dittatore Crasso soccombette al destino,
+la Giudea, la Samaritana, l’Arabia, ed altre terre innumerevoli sono
+soggette alla signoria Nostra?» La lettera, dell’anno 1188 (registrata
+da ROGERO HOVEDEN, _Annal._, p. 650) potrà essere apocrifa o falsata,
+ma vero e genuino è lo spirito che la informa.
+
+[653] _Praemittantur — qui eccl. B. Petri, Leoninumque occupent
+castrum_ (OTT. DI FRISINGA e la lettera di Federico). Questo _castrum_
+non è già il castel Sant’Angelo, ma la città Leonina stessa. Più in là
+è detto: _Summoque diluculo Leoninam intrantes urbem, eccl. B. Petri,
+vestibulum et gradus occupaturi, observant_.
+
+[654] _Statim tam vehemens et fortis Teutonicorum vox conclamantium —
+concrepuit, ut orribile tonitrum crederetur de coelis cecidisse_: CARD.
+ARAGON.
+
+[655] OTT. DI FRISINGA, II, c. 23: _Dura haec agerentur, romanus
+populus cum Senatoribus suis in Capitolio convenerat. Audientes autem
+imperatorem sine sua adstipulatione coronam Imperii accepisse, in
+furorem versi_... E GOFFREDO DI VITERBO (_Carmen de Gestis Frider._, p.
+24, ed. Ficker, 1853):
+
+ _Romanus populus antiquos expedit usus,_
+ _Rex despexit eum primatum, milite tutus._
+ _Nil petit imo jubet, Roma furore tumet._
+ _Spe mala frustatus discedit abinde senatus,_
+ _Acriter iratus Romanus ad arma paratur — —_
+ _Roma dolens plorat, rumor in Urbe sonat._
+
+[656] OTTONE DI FRISINGA e la lettera di Federico: _Romani de
+ponte Tyberino prosiluerunt — Cardinalibus spoliatis, Papam capere
+intendebant_.
+
+[657] _Accipe nunc, Roma, pro auro arabico teutonicum ferrum. — Sic
+emitur a Francis imperium._ È difficile che Federico avesse dapprima
+occupato il ponte del Tevere; soltanto che contro il castello aveva
+spiccato un grosso stuolo di milizie. I Romani passarono anche di
+là di quel ponte (_de ponte Tyberino prosiluerunt_); altri vennero
+dall’isola per il Transtevere (OTTONE MORENA, nel MURATORI, VI, 987).
+Il CARD. ARAGON.: _Populus, qui clausis portis apud Castrum Crescentii
+resiedebat armatus_ — e dappoi, alla fine del combattimento: _infra
+portas ipsius castri se ipsum recepit_. Forse nel castel Sant’Angelo
+risiedevano tuttavia i Pierleoni. OTTONE DI FRISINGA: _Pugna
+conseritur — juxta castrum Crescentii cum Romanis, juxta piscinam cum
+Transtyberinis_ (dov’è oggidì san Benedetto _in Piscinula_). SIGEB.,
+_Auctar. Aquicinct._, ad a. 1155, ed ELMOLDO, _Chron. Slavor._, c. 80,
+il quale attribuisce il merito maggiore ad Enrico il Leone, perlochè
+il Papa lo avrebbe poi premiato con donativi. Così anche gli _Annal.
+Palidenses_ (_Mon. Germ._, XVI) ed una completa narrazione che è negli
+_Annal._ di VINCENZO DA PRAGA (_Mon. Germ._, XVII, 655).
+
+[658] GEROH DI REICHERSBERG, _De Investig. Antichr._, I (GRETSER,
+_Prolegom. ad scriptor. adv. Waldenses_, c. 4), accagiona espressamente
+il Prefetto urbano della morte di Arnaldo: _A praefecto Urbis Romae
+de sub eorum custodia — ereptus ac pro speciali causa occisus ab ejus
+servis est. Maximam siquidem cladem ex occasione ejusdem doctrinae
+idem Praef. a Romanis civibus perpessus fuerat_. Io interpreto questo
+passo (di cui vo debitore al PAPENCORDT) mercè un documento dei 17
+Luglio 1158: il Prefetto (Pietro) e Giovanni e Ottaviano fratelli suoi,
+da Viterbo, fanno quitanza al Papa di averne ricevuto 1000 marchi,
+e dicono averne conseguito in pegno i redditi di Civita Castellana
+ecc., a compenso _de damno castrorum, domorum — occasione guerrae quam
+habuimus cum Pop. Romano pro Roman. Ecclesia_ (ne è informato anche
+VINCENZO DI PRAGA): il Papa promette eziandio di far restaurare le loro
+case nella Città. Il _Praefectus, Johannes Praefecti et Octavianus
+germani fratres, Petrus, Johannis, Johannes Caparrone_ (tutti
+proprietarî di beni a Viterbo) e _Petrus de Atteja_ (a Nepi) compongono
+la famiglia dei Prefetti di Vico e di Viterbo (MURAT., _Antiq._, IV,
+31; THEINER, I, XXV).
+
+[659] OTTONE DI FRISINGA: _in Tusciae finibus captus, principis examini
+reservatus est, et ad ultimum a praefecto Urbis ligno adactus, ac rogo
+in pulverem funere redacto, ne a stolida plebe corpus ejus venerationi
+haberetur, in Tyberim sparsus_.
+
+Così i contemporanei, GOTTFRIED (_Pantheon_, nel MURATORI, VII, 464):
+_Strangulat hunc laqueus, ignis et unda vehunt_, e GEROH: _suspendio
+neci traditus, quin et post mortem incendio crematus atque in Tyberim
+projectus est, ne videlicet Rom. popul. quem sua doctrina illexerat,
+sibi eum martyrem dedicaret_. — Gli Atti romani nel CARD. ARAG. ne
+tacciono. — _Annal. Einsiedel._ (_Mon. Germ._, V), a. 1155: _hereticus
+suspensus est. — Annal. Palidenses_ (_Mon. Germ._, XVI) _prefecto
+traditur et suspendio adjudicatur, qui per mala quae moriens pertulit,
+erroris debita solvit_. Il SISMONDI, il LEO ed il RAUMER, del paro
+che il poeta NICCOLINI, imaginano che il luogo del supplizio fosse la
+piazza del Popolo, di dove Arnaldo avrebbe potuto misurare col suo
+occhio le tre strade di Roma: ma esse a quel tempo non esistevano,
+come non esisteva la piazza (allora ivi erano orti); e d’altronde
+l’esecuzione non potè avvenire dentro di Roma che teneva sbarrate le
+porte. Non è dato di fare che tre ipotesi: o Arnaldo fu giustiziato
+prima che Federico entrasse, o subito dopo la sua coronazione e la
+battaglia, o dopo che l’Imperatore si ritirò a Soratte. Senza esitare,
+io mi appiglio all’opinione che dichiaro nel testo.
+
+[660] Questo dico a confutazione del RAUMER che si esprime così:
+«Egli non seppe porre i suoi disegni in armonia con alcuno dei grandi
+principî di quell’età, ma s’atteggiò ostilmente del pari contro lo
+Stato e contro la Chiesa di quel tempo, mentre s’accese di entusiasmi
+per cosa che era allora tutto morta, e a cui resuscitare invano
+s’affaticò.»
+
+[661] Mi rallegra che un Tedesco abbia biasimato il barbaro supplizio
+di Arnaldo: fu GEROH, priore di Reichersberg (morto nel 1169), il quale
+consentiva nelle opinioni di Arnaldo, che i preti non si dovessero
+intromettere nelle podestà temporali. _Quem ego vellem pro tali
+doctrina_ (le sue massime politiche) _tua quamvis prava, vel exilio,
+vel carcere, aut alia poena, praeter mortem, punitum esse, vel saltem
+taliter occisum, ut Rom. Eccl. seu curia, ejus necis quaestione careret
+— quare non saltem ab occisi crematione et submersione ejus occisores
+metuerent, quatenus a domo sacerdotali sanguinis quaestio remota
+esset, sed de his ipsi viderint_. E dice che l’operosità di Arnaldo fu
+nobile e generosa. — _Zelo forte bono, sed minori scientia_...: il suo
+supplizio _nex perperam acta_.
+
+[662] Due mesi dopo che io aveva scritto (nella prima edizione) questa
+pagina, lessi in una relazione da Loreto, dei 18 Febbraio 1862: «Ai
+13 di Febbraio pei canti della città si appiccarono dei manifesti ne’
+quali era detto: «Viva il Papa non Re! Viva Arnaldo da Brescia! Viva
+il clero liberale!» Due scritte «Viva Arnaldo da Brescia», a gran
+caratteri, si affissero financo sulla facciata del duomo.» Questo era
+avvenuto in conseguenza della risposta data dal cardinale Antonelli a
+certi dispacci francesi; e in parecchie città d’Italia n’erano stati
+provocati segni di protesta contro il dominio temporale. — Intorno alla
+Pasqua del 1862 leggeva poi che a Firenze si aveva fatto proposta di
+erigere un monumento ad Arnaldo (a). — Forse il solo dramma nazionale
+che possiedano gli Italiani è l’_Arnaldo da Brescia_ del fiorentino
+GIOVANNI BATTISTA NICCOLINI.
+
+(a) Ed uno gliene fu innalzato nell’anno 1868 a Desio, nella villa
+Antona-Traversa. (N. del T.)
+
+[663] SICARD., _Chron._, p. 599: _in quorum (sc. Romanorum) acrimoniam
+et Imperialem ultionem Tiburtinum censuit municipium restaurari_. —
+L’atto della restituzione di Tivoli al Papa, _salvo tamen per omnia
+jure imperiali_, è registrato in CENCIO e nel CARD. ARAG.; nel THEINER,
+I, n. XXI. Sventuratamente manca di data.
+
+[664] In data dei 9 Luglio 1155 Gionata figlio di Tolomeo riceve in
+feudo dalla Chiesa la metà di Tusculo: CENCIO, fol. 112; THEINER, I, n.
+20.
+
+[665] Sulla ritirata di Federico vedasi OTTONE DI FRISINGA, II, c.
+24, dov’è bene descritta la mal’aria di Roma: _e vicinis stagnis,
+cavernosisque, ac ruinosis circa Urbem locis tristibus erumpentibus
+et exhalantibus nebulis, totus vicinus crassatur aër, ad hauriendum
+mortalibus lethifer, ac pestilens. Urgebatur hoc incommodo in Urbe
+civis, hoc tempore ad montana consuetus fugere_: proprio come oggidì.
+— Per quel che concerne Spoleto, vedasi la dotta annotazione nel
+PAPENCORDT, p. 267. In quel palazzo del Comune io copiai questa
+epigrafe che vi si conserva incisa in pietra:
+
+ _Hoc est Spoletum censu populoque repletum_
+ _Quod debellavit Fridericus et igne cremavit._
+ _Si queris quando post partum Virginis anno_
+ _MCLV. Tres novies soles Julius tunc mensis habebat._
+
+[666] L’esercito di Adriano era composto di vassalli della Chiesa:
+_comitum et aliorum nobilium tam de Urbe, quam de Campania_: CARD.
+ARAGON. — ROMUALDO: _Terram Laboris ingressus, eam violenter obtinuit_.
+
+[667] _Romam praeterea, quae tunc adversabatur Pontifici, dominio
+ipsius armis vel pecunia subjugavit_: CARD. ARAGON.
+
+[668] Odone Frangipane disdisse il giuramento prestato al Re (CARD.
+ARAGON.). _Ligius homo papae devenit_; è l’espressione usata a quel
+tempo. Vedasi il linguaggio orgoglioso di Guglielmo nell’istromento di
+pace (BARON., ad a. 1156, n. IV); l’investitura del Papa al n. VII:
+e si consulti eziandio il WATTERICH, II, 352. Soltanto adesso i Re
+di Sicilia furono infeudati di Salerno, di Amalfi, di Napoli e degli
+Abruzzi (Marsia). Il Concordato costituiva quasi independente da Roma
+la Chiesa sicula. Leggansi il GIANNONE, lib. XII, e il contemporaneo
+ROMUALDO, p. 197.
+
+[669]
+
+ _Hostibus imperii presul Romanus adhesit,_
+ _Federa dat Siculis, pariter dat federa Grecis,_
+ _Fit modo materies mortis et hora necis._
+
+(GOTFRIED, _de Gestis Frid._, ed. FICKER, p. 28).
+
+[670] La _Conventio inter Adrianum IV et Urbevetanos_ (nel MURATORI,
+_Antiq. It._, IV, 36) è data: _A. 1157 Ind. VI Mense Febr._ Il Papa è
+rappresentato da sette Cardinali; la città da un Abate, da due Consoli
+e da due nobiluomini: _fecerunt siquidem praefati consules ligium
+dominium domino Pp._ Sulle edificazioni di Adriano in Orvieto vedasi
+MONALDO MONALDESCHI, _Commentarii Historici_, Venet., 1584, 35.
+
+[671] _Ad amoenum et populosum Viterbii castrum descendit, et exinde
+ad Urbem et Lateranense Consistorium cum gloria et honore debito
+remeavit_: CARD. ARAGON., p. 445. Il JAFFÉ mostra Adriano reduce in
+Laterano ai 12 Novembre 1156.
+
+[672] Precisamente dell’anno 1157 v’ha un’iscrizione del Senato, posta
+sulle mura della Città: di ciò più tardi.
+
+[673] La nota frase: _si majora beneficia excellentia tua de manu
+nostra suscepisset_... RADEVICH, I, c. 8. — OTTONE DI SAN BLASIO, c. 8.
+— Uno dei legati, Rolando cardinale, che ebbe più tardi rinnomanza come
+papa Alessandro III, disse conciso e ardito: _A quo ergo habet, si a
+dom. Papa non habet imperium?_ Ottone, conte palatino, si scagliò colla
+spada ignuda sopra i preti, ma l’Imperatore impedì che si uccidessero:
+così ebbe suo riscontro quel che era avvenuto nel celebre Sinodo di
+Gregorio VII (RADEVICH, I, c. 10). — Vi fanno seguito la lettera di
+lamentanza che il Papa scrive al Vescovi tedeschi (I, c. 15), e la
+loro vivace risposta (I, c. 16), in cui si chiariscono aderenti alle
+idee dell’Imperatore: _liberam Imperii nostri coronam divino tantum
+beneficio adscribimus. In capite orbis Deus per Imperium exaltavit
+Ecclesiam, in capite orbis Ecclesia (non per Deum ut credimus) nunc
+demolitur Imperium_.
+
+[674] _Cumque per electionem principum, a solo Deo Regnum et Imperium
+nostrum sit — quicunque nos Imperialem Coronam pro beneficio a D. Papa
+suscepisse dixerit, divinae istitutioni, et doctrinae Petri contrarius
+est, et mendacii reus erit_: RADEV., I, c. 10. — I Papi dicevano che
+gli Imperatori erano tali per grazia del Papa; gli Imperatori dicevano
+sè esserlo per grazia di Dio (_gratia Dei_ oppure _divino beneficio_)
+mercè l’elezione del parlamento. Nel medio evo la «grazia di Dio»
+non aveva alcun mistico significato; per gli Imperatori aveva pari
+significazione che pei Prefetti della Città.
+
+[675] _Sic et apud Ligures pacta nociva movet_ (GOTFRIED, p. 29).
+
+[676] Di questo fondavasi titolo nelle statuizioni di Roncaglia, per
+le quali, come regalie di diritto, si aveva attribuito all’Imperatore:
+_Ducatus, Marchiae, Comitatus, Consulatus, Telonia, Foderum,
+Vectigalia, Portus, Pedatica, Molendina, Piscariae_. RADEV., II, c. 5,
+c. 10. Che cosa restava al popolo dissanguato?
+
+[677] Si rammenti questo essere precisamente il discorso onde avevano
+usato i Romani nella loro lettera a Corrado.
+
+[678] Le due lettere sono in SIGEBERTO, _Cont. Aquicinctin._, ad a.
+1157 (_Mon. Germ._, VIII, 408). Però quella del Papa è data ai 24
+Giugno 1159, da Preneste. Fin nell’indirizzo la lettera di Federico
+doveva offendere l’orgoglioso Papa: _Fridericus Dei Gr. Rom. Imp.
+Semper Aug. Adriano Eccles. Catholicae Summo Pontifici omnibus
+adhaerere, quae cepit Jesus facere et docere_. Adriano si dolse benanco
+che l’Imperatore nelle lettere ponesse il nome suo innanzi a quello del
+Papa: _in quo insolentiae, ne dicam arrogantiae, notam incurris_.
+
+[679] _Nam cum divina ordinatione ego Rom. Imp. et dicar et sim,
+speciem tantum dominantis effingo — si Urbis Romae de manu nostra
+fuerit excussa._ — Papa e Vescovi dicevano: _Quid mihi et regi?_ e
+l’Imperatore chiedeva al Papa e ai Vescovi: _Quid tibi et possessioni?_
+RADEV., II, c. 30. In tutto e per tutto la cosa andava come fu ai dì
+nostri.
+
+[680] La narrazione esatta ne è data in RADEV., II, c. 41. Federico
+incarica i suoi ambasciatori _ut ea, quae cum Pop. Rom. seu de
+stabiliendo Senatu, seu de recipiendo Praefecto agenda forent
+terminarent etc. etc._
+
+[681] L’antico fanciullo mendicante d’Inghilterra scriveva a re Enrico
+II con ingenua concisione: _sane Hiberniam, et omnes insulas, quibus
+sol Justitiae Christus illuxit — ad jus b. Petri et S. R. E. — non est
+dubium pertinere_: MANSI, XXI, 788.
+
+[682] Ne tengono nota gli _Atti_ di BOSONE suo camerario, nel CARD.
+ARAGON., p. 445. Maggiori notizie trassero da quelli ALBINO e CENCIO.
+— Odone De Poli, parente dei conti de’ Marsi, cedette al Papa tutte le
+sue castella, che erano beni rubati alla Chiesa, e li riebbe in feudo
+da essa, diventandone vassallo. Erano queste terre: Poli, Faustiniano,
+Anticuli, Rocca de Nibli, Monte Manno, Gadabiolo (Guadagnolo),
+Sarracinisco, Rocca de Muri, _Castellus Novus_; vedasi qual cumulo di
+beni fino da allora mettessero insieme i Baroni (Doc. in CENCIO, fol.
+107, dei 7 Gennaio 1157; nel MURAT., _Antiq._, I, 676; nel THEINER, I,
+n. XXII). — Simili contratti di natura feudale concernono Tusculo ed
+il _Castrum Mons Sci Johis in territorio Campanino_ (Monte san Giovanni
+sul Liri), che ancora era posseduto da Longobardi della casa di Aquino:
+di più, Raiano, Sculgola, _Corclanum_, Orvieto. Di pochi Pontefici come
+di questo CENCIO conservò tanti documenti.
+
+[683] Così diceva Adriano, rammaricandosi, al suo celebre conterraneo
+GIOVANNI DI SALISBURY (_De Nugis Curialium_, VIII, c. 23). _In
+incudine, inquit, et malleo semper dilatavit me Dominus_: motto arguto
+e bello. — In tutti i secoli il mondo ad una sol voce sferzò l’avarizia
+de’ Romani. _Romae Deus non est trinus, sed quattrinus_, dicevasi nel
+medio evo.
+
+[684] Così rappresenta la cosa la _Epistola Canonicorum b. Petri pro
+parte Victoris_ (RADEV., II, c. 66). Ancor vivente Adriano, Bosone
+camerario s’era impadronito della _munitio S. Petri_ (ossia del
+Vaticano fortificato). Rolando stesso dice _munitio Ecclesiae_ (lettere
+indiritte a Genova, nel CAFFARO, _Annal. Gen._, I, 274, ed a Bologna,
+in RADEV., II, c. 51).
+
+[685] Probabilmente il cappellano di ogni Cardinale recava il manto
+preparato pel suo signore. L’_immantare_ era il primo simbolo del
+conseguito Papato, e si die’ peso a ciò che la _immantatio_ di
+Ottaviano avvenne prima di quella di Rolando (RADEV., II, 71). Più
+tardi la plebaglia gridò ad Ottaviano: _Fili maledicte dismanta! non
+eris Papa_. Così nel manifesto dell’elezione di Rolando (RADEV., II, c.
+51), che è trascritto dal CARD. ARAGON.
+
+[686] E si gridava in italiano: «Papa Victore santo Pietro l’elegge»
+(_Relazione del Capitolo di san Pietro_).
+
+[687] Egli passò per Cisterna, dove vuole la leggenda che Nerone si
+sia nascosto. Perciò i Canonici di san Pietro dicono: _Pervenerunt ad
+cisternam Neronis, in qua latuit Nero fugiens Romanos insequentes.
+Juste Cisternam adierunt, quia dereliquerunt fontem aquae vivae, et
+foderunt sibi cisternas_. I Vittoriani (in RADEV. II, c. 52): _In
+castro — Cisterna, intra Aritiam et Terracinam, Rolandum Cancellarium
+immantaverunt_. ROMUALDO, p. 200: _Nimphas venit, et ibi ab Ubaldo
+Ostiensi Ep. — solemniter consecratus, et postea Terracinam venit_.
+Rolando stesso narra che a Ninfa fu consecrato (RADEV., I, c. 51).
+
+[688] Nel Concilio di Pavia produssero testimonianza per lui: _Petrus
+Urbis Praef., Stephanus de Tebaldo, Steph. Nortmannus, et Johs de S.
+Stephano, et Johs Cajetanus, et Wolferaminus de Gidocica, et Gimundus
+de domo Petrileonis_ (_Actio Concilii_, RADEV., II, 67). Alcuni
+moderni affermano che Ottaviano fosse de’ Tusculani; ma il _Catalogo
+dei Papi_ nel _Chron._ RICCARDI CLUN. (MUR., _Ant. It._ IV, 1112) dice
+esattamente: _Octavianus, natione Sabinensis_. — Che egli fosse di
+Monticelli nella Sabina lo nota l’ANON. CASIN., ad a. 1159: _Octavianus
+de Monticelio_: il BARONIO ed il CARDELLA erroneamente intesero che vi
+si parlasse della Regione Montecelio di Roma. — Conte di Monticelli
+era allora Ottone. Questa famiglia discendeva dai Crescenzî, ed era
+congiunta di parentela colla casa Palombara, dalla quale SIGEBERTO
+(_Auctar. Acquicinct._, ann. 1158) sembra far derivare Ottaviano: ed
+era pure imparentata coi Prefetti di Vico e di Viterbo. Da un Diploma
+conservato nell’Archivio di Terni, l’ANGELONI (_Historia di Terni_,
+Roma, 1646) vuole argomentare che Federico I, nel 1162, desse Terni in
+feudo ad Ottaviano, e dice che in quella carta sieno nominati Ottone,
+Goffredo e Solimano, fratelli di Ottaviano. Poichè però quell’Autore
+non ne diede il documento alle stampe, non posso prender per buona
+moneta le sue dubbie notizie.
+
+[689]
+
+ _Roma nec explorat, cui jura favent pociora,_
+ _Sed quis majora dona det absque mora._
+
+(GOTFRIED, _De Gestis Frid._, p. 30).
+
+[690] Lettera di questi Vittoriani, in RADEV. II, 52. — Rolando ebbe
+il maggior numero di voti: il suo partito voleva contare quattordici
+Cardinali, e attribuirne agli avversarî due soli, Guido e Giovanni: due
+altri dei Vittoriani erano assenti. Però i Vittoriani affermarono di
+aver avuto nove voti. In tutto devono esser stati in Roma da venti a
+ventidue Cardinali. Vedi le lettere nel MANSI, XXI, nel PERTZ, _Leges_,
+II, nel BARONIO ecc. Inoltre un’importante scrittura de’ Rolandisti
+trovasi nel THEINER, _Disquisit. Criticae_, p. 212, n. XXIII. Quasi
+tutte le chiese e i conventi di Roma riconobbero Ottaviano per papa:
+vedi le sottoscrizioni agli Atti del Concilio di Pavia (MANSI, XXI,
+1113); fra le altre: _Magister fratrum templi Hierosolymitani in
+monte Aventino cum suis fratribus obedivit_. Dunque fino da allora
+quest’ordine possedeva la sua casa sul monte Aventino.
+
+[691] A questo tempo appartiene il _Decretum Ottonis Comitis Palatini
+pro congruis alimentis praestandis a Rustico abbate Farfensi etc_.,
+dato nell’anno 1159 a Farfa (sulla fine della _Cronica_): vi si
+sottoscrivono _Petrus Praefectus Urbis, Jonathas Comes Tusculanus, Otto
+Comes Monticellensis, Octavianus Comes Palumbariae, Rainerius Comes
+Tyburtinus, Stephanus Tebaldi, Raynerius et Gentilis illustres._ Se ne
+ricava notizia quai fossero i Conti della provincia romana aderenti
+dell’Impero. È difficile che l’antico Conte di Tivoli conservasse
+ancora la sua podestà.
+
+[692] Di già Adriano IV da Anagni aveva conchiuso la lega coi Lombardi:
+SIR RAUL, _De Rebus gestis Friderici_, p. 1183, C. — Vedi la _Epistola
+Concilii_ (_Papiensis_) alla Cristianità, nel WATTERICH, II, 483.
+
+[693] _Chron. Fossae Novae_; ad a. 1160: _Hic venit Anagniam, et
+acquisivit totam Campaniam, et misit in suo jure._ Nella scrittura
+dei Rolandisti (nel THEINER) è detto che Ottaviano corruppe i primi
+Senatori colla moneta di dugento libbre, ma che i nuovi eletti li
+costrinsero a depositare quel denaro in Campidoglio: _in Capitolium
+deportata, et qualiter de communi voce populi muri urbis exinde
+repariantur_.
+
+[694] Venne nella Città ai 6 di Giugno, e ai 27 era tornato a Preneste.
+MANSI, XXI, 1036: lettera di Alessandro ad Enrico di Grado: _Nos — VIII
+Id. Junii Urbem tenuisse et a clero et pop. Rom. apud eccl. de S. M.
+Novae cum psalmis, hymnis — fuisse receptos_. Alla domenica successiva
+egli avrebbe celebrato pacificamente la messa in Laterano: _Data Romae
+apud S. M. Novam XVIII Kal. Junii_. — CARD. ARAGON., p. 451: _Quia
+vero diutius ibidem propter magnam schismaticor. seditionem quiete
+non potuit remanere, precibus P. Romani seductus, ad partes Campanie
+remeavit_.
+
+[695] Gli _Annali di Erfurt_ (_Mon. Germ._, XVI): _de Urbe quinque
+Senatores missi a Romanis erant_.
+
+[696] _Cum omne patrimonium S. Petri — ab Aquapendente usque ad
+Ceperanum_ (confini che allora aveva lo Stato della Chiesa) _per
+Imp. et schismaticos occupatum vidisset_: CARD. ARAG., p. 451; BERN.
+GUIDONIS, p. 446. — E Federico stesso dice: _Rollandus — propter
+fideles nostros circa Romam non habet — ubi caput suum reclinet_;
+perlochè egli sarebbe fuggito: ed eziandio dice che era indebitato fino
+agli occhi. GOLDAST, _Constit Imp._, I, 279.
+
+[697] Vedi J. FICKER, _Rainaldo di Dassel, cancelliere dell’Impero
+e arciv. di Colonia_ (1156-1167), giusta le fonti storiche, Colonia,
+1850.
+
+[698] _A. 1162: Nos Senatores pro justitia cuique tribuenda a reverendo
+atque magnifico populo Romano in Capitolio constituti_ — (GALLETTI,
+_Del Prim._, n. LXI). — Ai 14 di Ottobre 1163 v’è questa data: _Anno.
+Pontif. Dompni Victoris IV pape_ (GALLETTI, n. LXII).
+
+[699] Noto che Federico agli 8 Novembre 1163 diede una lettera di
+franchigia per Gubbio: _Dat. VI yd. Nov. A. D. J. MCLXIII Ind. XII —
+Act. Laud. in d. n. fel. Am. — Ego Rainald etc._ L’originale non esiste
+più nell’Archivio di Gubbio.
+
+[700] Roma fu da Cristiano messa a gravi strette; vedi la lettera 33 di
+GIOVANNI DI SALISBURY a san Tomaso (ediz. di LUPO, _Oper._, T. X, 81).
+Questi avvenimenti sono dell’anno 1165. Sotto la data di _Indict. XIV_,
+ne narra la _Cronica di Fossa Nova_. — SIGEB., _Cont. Aquicinct._,
+li registra all’anno 1165, e il CARD. ARAG., scombuiato in fatto di
+cronologia, li pone dopo il ritorno del Papa.
+
+[701] CARD. ARAGON., p. 456: _Pecunia non modica mediante — et Senatum
+juxta voluntatem et arbitrium ejus innovando constituit_.
+
+[702] _Acta sunt haec A. D. Inc. MCLXV Ind. XIII IX Kal. Dec. Pontif.
+vero ipsius Papae [=an]. VI_: così dicono gli Atti nel CARD. ARAG., p.
+457. Vi concorda ROMUALDO, p. 205; e la stessa data pone Alessandro
+nella lettera ad Enrico di Reims, _Lateran. VIII Kal. Dec._ (24
+Novemb.): MANSI, XXI, 1042.
+
+[703] _Cum illo populo habitamus, qui tempore omnimodae pacis, nedum
+turbationis, ad Romanor. pontif. consuevit manus respicere_: lettera
+all’Arcivescovo di Reims, _Laterani XV Kal. Febr._ (_Ep._ 96, nel
+MARTENE, II, 721). Qua e altrove egli si duole dei suoi debiti e degli
+usurai: _tanta namque sunt onera debitorum et creditorum instantia,
+ut nisi ecclesiae dei a tua fuerit modo liberalitate subventum, vix
+aut numquam nobis statum urbis in ea pace, in qua nunc est, poterimus
+conservare_. Soltanto in grazia del denaro Roma aderiva ai Papi. Vedi
+eziandio l’_Ep._ 109 del Papa allo stesso Arcivescovo.
+
+[704] L’_Ep._ 140 di GIOVANNI DI SALISBURY dice che Guglielmo morendo
+mandò 40,000 lire sterline al Papa: altrettante il figlio di lui
+(LUPUS, _Op._, T. X, 150).
+
+[705] _Et quia Roma, si inveniret emptorem, se venalem praeberet —
+nihil cum eo (populo) potuit efficere, qui se utrique parti simulabat
+placere, et cum nulla fideliter ambulabat_: CARD. ARAGON., p. 457.
+
+[706] Alcuni documenti fanno apparire che, prima Gionata, indi
+Raino fossero signori di Tusculo. In CENCIO trovasi nel 1155 Gionata
+che conchiude un patto concernente Tusculo, ed ancora nel 1150 ei
+sottoscrive a Farfa il decreto di Ottone conte palatino; nel 1163
+l’Abate di santo Alessio gli dà in feudo Astura (NERINI, n. XIII). Nel
+1167 si nomina il solo Raino come conte di Tusculo; nel 1171 è Raino
+che cede Tusculo al Papa: pertanto Gionata morì prima del 1167. Io non
+credo col CURTIUS che Gionata e Raino formassero una persona sola; i
+documenti non confondono i nomi.
+
+[707] I trattati concernenti Tusculo sono nel MURATORI (_Ant. It._,
+III, 777), che li trasse da CENCIO: quello conchiuso con Odone _de
+Columpna_ è dato ai 10 Dicembre 1151. Addì 28 Dicembre 1152 Odone
+Frangipane fa quitanza di trenta libbre ricevute dal Papa per la
+liberazione del pegno. Ai 9 Luglio 1155 _Jonathas fil. quond. Ptolomei
+de Tusculana giura fedeltà al Papa excepto contra Imperatorem — hanc
+fidelitatem facio quia dedisti mihi in feudum totam partem vestram
+supradicte civitatis Tusculanae_. Ed a cauzione del Papa gli consegna
+_Montisfortini_ e Faiola, _usque in terminum duor. annor. incipiendor.,
+postquam vera pax fuerit facta inter vos et Romanos_ (CENCIUS, fol.
+CXII).
+
+[708] La _Cronica_ del MARANGONE narra questo fatto sotto la data
+dell’_Ind. XV_. A Civitavecchia erano Pietro Latro e quaranta Romani:
+furon fatti prigionieri. Ottimo chiarimento di questi casi dà la
+lettera di Rainaldo al Coloniensi e al duca Enrico di Limburg: _Nos cum
+sola et domini cancellarii Philippi militia Tusculanum ingressi sumus,
+ne civitas illa, imperio summe necessaria, perderetur_ (SUDENDORF,
+_Regist._, n. LXII). ROMUALDO (p. 208) nomina oltre a Rainaldo anche
+l’esiliato Andrea _de Rupe Canina_. Vedi anche OTTONE DE S. BLASIO, c.
+20. Che fosse Raino a chiamar gli Imperiali lo dice soltanto il CARD.
+ARAGON.
+
+[709] OTTONE DE S. BLASIO conta _500 milites et 800 Caesarianos_, e
+trecento uomini a Tusculo. ACERBO MORENA udì da’ combattenti che tutta
+l’oste tedesca non giungeva a mille cavalieri. Con Cristiano, dic’egli,
+erano eziandio Roberto di Bassavilla (esiliato dalle Puglie), il Conte
+dei Marsi, _et Braibenzones, qui erant fortissimi_ (p. 1143, sq.). Se
+si stia a SIGB., _Auctar. Aquicinct._, vi si trovava presente anche
+Alessandro vescovo di Liegi. Gli _Annal. Coloniens. Maximi_ (_Mon.
+Germ._ XVII, 766) non danno a Cristiano che cinquecento uomini.
+
+[710] Della battaglia di Monte Porzio: SICARDO (_Chron._, p. 599, nota
+18): _Theotonici — apud Montem Portum invadunt_; GOTTFRIED (_De Gestis
+Frider._, p. 41): _in monte de Porcu; Chron. Urspergens._, p. 224:
+_apud Montem Porcum_. Anche GIOV. VILLANI scrive: Monte del Porco.
+Del giorno, _4 Kal. Junii, dies lunae Pentecostis_ oppur _Feria 2_,
+danno conferma la lettera di Rainaldo, la _Cronica_ del MARANGONE, le
+postille marginali del _Cod. Farf. Vatican. 6808_, gli _Acta Pontif._
+in CENCIO, gli _Annali di Erfurt, di Magdeburgo_ ecc. I Romani uscirono
+la domenica di Pentecoste a porsi in ordine di battaglia. Gli _Annal.
+di Magdeburgo_ dicono che fu fatto prigioniero _filium cujusd. Ottonis
+Frangepanis quem multis pecuniis redimere volentibus non reddiderunt_.
+Rainaldo scrive: _Romani miserabiles a Tusculano usque Romam per omnes
+vias, per omnes agros, sicut pecora, tanta strage jugulati sunt, ut
+occisorum numerus supra IX aestimetur millia_. Egli e l’Arcivescovo di
+Magonza avrebbero fatto soltanto cinquemila prigionieri; e i Romani
+medesimi avrebbero detto: _de XXX millibus vix duo millia in urbem
+rediisse_. Gli Imperialisti (come OTTONE DE S. BLASIO e SIGEB., _Auct.
+Aquicinct._) esagerano il numero de’ morti fino a quindicimila. Sono
+più esatti gli Italiani, i quali variano dai sei ai duemila.
+
+[711] ACERBO MORENA dice sprezzevolmente: _vilissimi sunt — non sicut
+sui majores fecere faciunt_. Il CARD. ARAGON.: _in primo congressus
+Popul. Rom. irrecuperabiliter corruit, et per campestria, atque
+convallium devia ita impie contritus, atque delapsus est, quod de tanto
+agmine tertia vix pars evasit_. Il contemporaneo GOTTFRIED, _de Gest.
+Frid._:
+
+ _Roma cadit fugiens, cecedit pars magna Senatus_ —
+ _Hii duo presbiteri, quos pretulit ordine Cesar,_
+ _Tam male cantabant requiem super agmina cesa,_
+ _Cesa per arva necant et tumulanda vetant._
+ _Milia bis bina per prata jacent resupina,_
+ _Pluraque captiva retinent in carcere viva._
+
+[712] _Ab eo tempore, quo Annibal Romanos apud Cannas devicit, tantam
+Romanorum stragem nullus recolit extitisse_: CARD. ARAGON. — Il
+VILLANI, lib. V, c. I, registra la leggenda che la battaglia andasse
+perduta per il tradimento dei Colonnesi, i quali perciò sarebbero stati
+cacciati di Roma. Il MATTEI, _Memorie di Tusculo_, s’inventa di suo
+capo i nomi dei duci romani: che i morti si seppellissero a san Lorenzo
+e a san Sebastiano, è cosa probabile; però nessuna iscrizione funeraria
+ne giunse fino a noi. Solamente SICARDO, p. 599, dice: _quorum multi
+apud S. Stephanum sepulti sunt, et habent hoc epitaphium: Mille decem
+decies et sex decies quoque seni_.
+
+[713] Il CARD. ARAG. nota al 19 di Luglio l’arrivo di Federico; il
+MORENA, testimonio oculare, più determinatamente: _in die lunae,
+quae fuit IX die ante Calendas Aug. de Ind. XV in Monte Gaudio —
+castrametatus est_. Il monte è dai Cronisti chiamato _Gaudius_ oppure
+_Malus_. Il MARANGONE ha questa data: _XI Kal. Aug._
+
+[714] Sopra queste porte, a lettere d’argento, era fatto nota della
+donazione di Costantino. Il MALLIO, nella _Descrizione del san
+Pietro_, n. 160 (intorno al 1180), dice: _Argenteis literis (sicut nos
+vidimus, et cum fratribus saepissime legimus) adnotata fuere, videlicet
+Perusium, Fesulae, Clusium, Bulsinum, Assisium etc._ Nell’anno 1200 i
+Viterbesi furono costretti a restituire le porte. — ACERBUS MORENA, p.
+1149: _exarsa est — mirabilis imago — in muro ipsius Ecclesiae versus
+eccl. S. Petri super atrium ipsius Eccl. S. Petri, ex auro purissimo
+atque splendidissimo decorata, cujus similis in Italia nunquam fuit
+amplius visa_: rappresentava Cristo e san Pietro. Il MORENA chiama la
+_S. Maria in Turri_ anche col nome _de Laborario_. Molti altri Cronisti
+parlano dell’incendio, e il _Chron._ MAGNI PRESBITERI (_Mon. Germ._,
+XVIII, 489) ne rovescia la colpa sulla plebaglia che era nell’esercito
+dell’imperatore (_per viles personas_).
+
+[715] _Infesta signa usque ad altare ferentes, occisione multorum
+polluerunt_ (OTTO DE S. BLASIO, c. 20). — _Et replevit aedem
+interfectis_: ELMOLD, _Chron. Slavor._, II, c. 10.
+
+[716] Se si stia ad ACERBO MORENA, il duomo fu preso di sabato,
+poichè egli pone in martedì il giorno 1 Agosto. Del 30 Luglio,
+ch’era domenica, è il Diploma dato da Federico (_apud S. Petrum_) a
+ricompensa della gloriosa vittoria riportata sui Romani da Rainaldo
+e dai vassalli del Vescovo di Colonia; gli fa dono dei redditi
+di Andernach, _specialiter quia deo auctore, Romanis in conflictu
+publico per invictam ejus et illustris Coloniensis ecclesie militie
+virtutem gloriosissime superatis, sacratissimum nostrum imperium
+inexplicabiliter est exaltatum_ (BOHMER, n. 2526). Pochi dì dopo
+Rainaldo moriva.
+
+[717] Vedi il REUTER, _Storia di Aless. III_, Lipsia 1860, II, 262.
+
+[718] _Una galea — usque ad romeam ripam prope pontem cum vexillis
+multis erectis applicuit_: MARANGONE. La _riparmea_ ossia _ripa romana_
+sarebbe quella che più tardi ebbe nome di «ripa grande».
+
+[719] ... _quod Senatum non nisi per eum vel per nuntium suum
+ordinabunt. — D. Imp. confirmabit Senatum perpetuo in eo vigore, in quo
+nunc est, et augebit cum tali tenore, ut Senatus — ei subjectus fiat,
+et faciet inde privilegium cum sigillo auri, in quo contineantur haec,
+videl. confirmatio Senatus, et quod faciet salva omnia justa testamenta
+populi Romani_: GODEFRIDI MONACHI _Annal._, a. 1167; GOLDAST, I, 283;
+_Annal. Colon. Maximi_ (_Mon. Germ._, XVII, 781).
+
+[720] Di queste particolarità narra soltanto la vecchia _Cronica_
+del MARANGONE: _CCCC obsides, quos Imp. antea habere non poterat, ei
+dederunt, et L Senatores ex praecepto Augusti constituerunt_. Tuttavia
+dovettero pur essere cinquantasei Senatori.
+
+[721] GOFFREDO, testimonio oculare (_De Gestis Frid._), ne la descrive
+(_sic ubi Roma tacet, gloria nostra jacet_), e parimenti fa il MORENA.
+La _Cronica Piacentina_ (ediz. dell’HUILLARD, Parigi 1856): _descendit
+pluvia, quae appellatur Basobo mense augusti_. La mal’aria (_intemperie
+aëris_) parve allo Scrittore degli _Ann. Cameracens._ (_Mon. Germ._,
+XVI) esser simile ad un’immane nube nera, che di repente coperse la
+vallata vicina a Monte Mario: in quella valle sarebbero morti Rainaldo
+(passò di vita al 14 di Agosto, e gli _Annales Egmundani_, a. 1167,
+gli dedicano un eccellente elogio) e settemila Tedeschi; in Roma ne
+sarebbero morti ventimila. Anche gli _Annal. Palidenses_ dicono:
+_Innumeram moltitudinem praecipue Romanor. stravit, quippe muris
+inclusi_. Alla siccità dell’estate susseguì un inverno tanto crudo, che
+ne gelò il lago Fucino (_Chron. Fossae Novae_).
+
+[722] Fra gli altri morirono Daniele vescovo di Praga, Eberardo di
+Regensburg, Goffredo di Spira, Alessandro di Liegi, Erminio di Verdun,
+Enrico conte di Nassau, Burcardo conte di Alremont, Enrico conte
+di Lippa, il duca Federico di Rothenburg, Guelfo duca, Berengario
+di Sulzbach, Rainaldo di Colonia, i maggiori capitani e consiglieri
+dell’Imperatore. Vedi il REUTER, II, 267.
+
+[723] «E ’l Signore mandò un Angelo, il quale distrusse ogni valente
+uomo ed ogni capo e capitano ch’era nel campo del Re degli Assiri:
+laonde egli se ne ritornò svergognato al suo paese» (2, _Chroniche_,
+XXXII, 21). A questo passo della Bibbia s’inspirava TOMASO DI
+CANTERBURY allorquando si congratulava con Alessandro III che
+Sennacheribbo se ne fosse andato, e Dio ne avesse distrutto l’esercito:
+_consumpsit eos morte famosissima_ (_Ep._ XXII, lib. II in LUPO). Quasi
+tutti i Cronisti, massimamente quando sono preti, la prendono per una
+punizione divina. CARD. ARAG.: _Tunc idem Fridericus divina se manu
+percussum fore intelligens, cum Romanis utcumque composuit, et VIII
+Id. Aug., non sine manifesta confusione, recessit_. Sto in dubbio della
+data, 6 di Agosto. A quel giorno l’Imperatore ancor detta una scrittura
+_juxta Romam in Monte Gaudii_ (STUMPF, II, 364). Ai 4 di Settembre era
+a Pontremoli. GIOVANNI DI SALISBURY (_Ep._ 159, in LUPO): _Imperator —
+quasi torris raptus de incendio, confusus ab Urbe recessit._
+
+[724] «Beato Alessandro, che non vide Italia: felice me, se in Asia
+fossi trapassato»: RICOBALDO DI FERRARA, p. 372, citato dal RAUMER.
+
+[725] La lega Lombarda si conchiuse nell’anno 1167. Vedi i recentissimi
+studî e i documenti della sua storia, in CESARE VIGNATI, _Storia
+diplom. della Lega Lombarda_, Milano 1866.
+
+[726] _Cod. Farfensis Vatican. 6808: [=an]. dni MCLXVIII V Idus Aprilis
+Albanensis civitas destructa est a Romanis_. Il _Catalogo_ in CENCIO:
+_Albanum a Romanis concrematum est VI Idus Aprilis_. Più esattamente
+nel _Chron. Foss. Nov._, ad [=an]. 1168, e nel CARD. ARAGON., p. 460.
+
+[727] _Clausus est in turre Stephani Theobaldi, nec audet egredi,
+timetque usq. ad mortem innovationem Senatorum, qui in Cal. Novembr.
+Urbis regimen accepturi sunt: Ep._ 108, Lib. II, di GIOVANNI DI
+SALISBURY, nel Tom. X di LUPO. Vedasi anche la _Ep._ 66.
+
+[728] _Chron. Fossae Novae_, ad [=an]. 1168. È meraviglioso veder
+combattere l’un contro l’altro nel Lazio due arcivescovi di Magonza,
+Cristiano e Corrado.
+
+[729] CARD. ARAGON., p. 462, e ROMUALDO, p. 210, il quale erroneamente
+scrive Gionata a vece di Raino. Raino aveva prima ricevuto in permuta
+Monte Fiascone e san Flaviano da Giovanni prefetto, cui tempo innanzi
+gli aveva dati in pegno il Papa: ma in quelle terre Raino non fu
+accolto. Il documento degli 8 Agosto 1170 (in CENCIO, fol. 261) dice:
+_Ego Rayno fil. quond. Tholomei de Tusculana — dimitto vobis d[=no]
+meo Alex. Pp. — et S. R. E. — civitatem Tusculanam cum arce ejusdem
+civitatis — Et ab hac hora in antea potestatem habeatis in ea intrandi,
+tenendi, possidendi, disponendi, laborandi, fruendi, placitandi,
+infeudandi_. Vedi anche il WATTERICH, II, 415. — Nell’anno 1174 lo
+stesso Raino diede il _Castrum Algidi_ in ipoteca al Papa che gli aveva
+dato duecento libbre a prestito (CENCIO, fol. 115). Si noti quanto
+prestamente cadde in rovina la casa dei Tusculani.
+
+[730] _Domno vero Papae obtulit, quia data pecunia liberaret eum ab
+exactionibus omnium Romanorum — repulsam passus est: Ep._ 80, lib. II,
+in LUPO, Tom. X, e più addietro nell’_Ep._ 79.
+
+[731] _Hoc autem [=ano] misit Imp. Constantinopolitanus nepotem suam
+cum Episcopis Grecis et cum comitibus, et cum multis militibus — ut
+daret eam in conjugio Odoni Frajapanis de Roma, qui (Alexand.) apud
+Verulas eum conjugavit, et tunc ipse Odon cum ea reversus est Romam:
+Chron. Foss. Nov._, ad [=an]. 1170. Alessandro venne a Veroli ai 18
+Marzo. Delle altre trattattive vedasi il CARD. ARAG., p. 461.
+
+[732] _Cod._ CENCII, fol. 262: _Celebrata nativitate b. Mariae cum
+fratribus suis de Verulis exiens — in Vigilia Sct. Lucie_ (_s. Luce_,
+vedi il JAFFÉ, p. 735) _cum gloria et honore civitatem ipsam (Tuscul.)
+intravit, et in palatio ipsius arcis tamquam dominus per XVI_ (leggi
+col JAFFÉ _XXVI_) _menses resedit_.
+
+[733] Sull’impressione che Alessandro risentì dall’assassinio del
+Becket, e sulle ambascerie inglesi venute a Tusculo, vedi il REUTER,
+III, 116
+
+[734] CENCIO e ROMUALDO ad [=an]. 1171. Cronologicamente più esatto è
+senza dubbio il _Chron. Foss. Nov._ ad [=an]. 1172: _Ind. V Alexand.
+P. fecit finem cum Romanis, qui destruxerunt muros civitatis Tusculanae
+mense Nov._ Vedi la _Vita Alexand._ nel WATTERICH, II, 417. Il JAFFÉ fa
+conoscere che sulla fine del Gennaio 1173 Alessandro andò da Tusculo a
+Segni. Quivi, addì 4 Febbraio, canonizzò Tomaso di Canterbury.
+
+[735] La pace di Venezia, conchiusa il giorno 1 di Agosto fu confermata
+solennemente in san Marco ai 15 di quel mese (gli Atti ne sono
+registrati nel MURAT., _Antiq. Ital._, IV, 285 e nel PERTZ, _Leges_,
+II). Il trattato colle città fu raffermato soltanto nella pace di
+Costanza, ai 25 Giugno 1183.
+
+[736] Su di ciò vedasi la profonda analisi che ne fa il FICKER, nei
+suoi _Studî sulla storia dell’Impero e della Chiesa_, Inspruck, 1869,
+II, p. 307, ecc., p. 469. Nel _Pactum Anagninum_ (PERTZ, _Leges_, II,
+147) gli ambasciatori promettono al Papa che l’Imperatore _praefecturam
+Urbis et terram comitisse Mathildae restituet_, ossia ciò che si
+comprendeva nel concetto di _Patrimonium_.
+
+[737] _Totius populi Romani consilio et deliberatione statutum est, ut
+Senatores qui fieri solent, fidelitatem et hominium D. Papae facerent,
+et B. Petri Ecclesiam, atque regalia, quae ab eis fuerunt occupata,
+libere in manibus et potestate sua restituerunt_: CARD. ARAGON., p.
+475.
+
+[738] _Exierunt obviam sibi in longum Clerus Romanus cum vexillis et
+crucibus, quod nulli Romanorum Pontifici recolitur factum, Senatores
+et Magistratus, Populi cum concrepantibus tubis, nobiles cum militia
+in apparatu decoro, et pedestris populositas cum ramis olivarum, laudes
+Pontificis consuetas vociferans_: CARD. ARAG., p. 475. — ANDREA DANDOLO
+(_Chron_., pars 36) dice che i Romani gli andarono incontro _cum tubis
+argenteis, et octo vexillis diversorum colorum_; e questi il Doge
+avrebbe mandato al Papa, in memoria del suo trionfo.
+
+[739] San Bernardo avrebbe detto al trionfante Alessandro ciò che
+scrisse a papa Eugenio III: _In his successisti, non Petro sed
+Constantino. — Petrus sic est, qui nescitur procesisse aliquando, vel
+gemmis ornatus, vel sericis, non tectus auro, non vectus equo albo;
+nec stipatus milite, nec circumstrepentibus septus ministris: De
+Consideratione_, lib. IV, cap. 3.
+
+[740] Così era anche delle città vescovili del Lazio, dove i Papi
+tenevano corte. Nell’anno 1164 il Vescovo di Anagni si duole che quel
+Comune aggravi d’imposta le genti vescovili al paro dei cittadini;
+risponde il Papa che lo proibirà: _vestra petitio continebat, quod
+potestas, concilium, populus civitatis Anagninae familiares et
+servientes vestros ad solvendum, contribuendum cum aliis civibus Anagn.
+in datiis, collectis, angariis et parangariis, expensis, et aliis
+oneribus supradictae civitatis propria temeritate compellunt in vestrum
+prejudicium — — dat. Anagn. Id. Junii pont. nostri an. V_ (LABBÉ,
+_Concil._, XII, col. 252). In Anagni vediamo dunque esistere le tre
+podestà civiche, ed è assai notevole che ivi nell’anno 1164 compaia il
+Podestà. — Fino una terra piccola e decaduta com’era la vescovile Ostia
+aveva il suo municipio. In un documento dell’anno 1159 il _populus
+Ostiensis_ si obliga di dare al Papa annualmente due _platratae_ di
+legno; vi interviene il Procurator del Comune coi _boni viri cives
+Ostienses_ (MURAT., _Ant._, I, 675).
+
+[741] Vedi più addietro a carte 620, nota 1, dove è detto di questa
+famiglia.
+
+[742] ROMUALDO, ad a. 1178 (p. 241); il tempo fu prima dell’Agosto.
+_Ad pedes Alessandri Papae accedens, confirmata sibi Praefectura,
+ejus homo devenit._ Il REUTER (III, 763) nota a questo argomento che,
+conformemente ai patti di Anagni e di Venezia, l’Imperatore restituisse
+al Papa la _Praefectura_ solamente _salvo omni jure imperii_, e
+dichiara non potersi credere che cessasse ogni rapporto di obligo del
+Prefetto verso l’Imperatore.
+
+[743] Calisto si sottomise a Tusculo nel dì 29 Agosto: ANON. CASINENS.,
+ad a. 1178; _Chron. Foss. Nov._; ROMUALDO sulla fine della _Cronica_.
+
+[744] _3 Kal. Oct. quidam de secta schismatica — Landum Pitinum
+elegerunt in Pap. Innocentium: Chr. Foss. Nov._, ad an. 1178. —
+SIGEB., _Auctar. Aquicinct._, reputa erroneamente che Lando fosse
+un Frangipani: da documenti si rileva che i Landi erano baroni del
+Lazio. — ANON. CASIN., a. 1180: _apud Palumbariam cum sociis captus_.
+Lo stesso _Continuatore_ di SIGEBERTO non fa parola di Palombara,
+ma dice che protettore di Lando, in un castello prossimo a Roma, sia
+stato un fratello di Ottaviano antipapa. Signori di Palombara erano
+Filippo e Odone, figli di quell’Ottaviano _comes Palumbariae_, che è
+nominato in una carta Farfense dell’anno 1159. Intorno a Palombara ed
+a quei Baroni, vedi l’_Analisi_ del NIBBY. Lando fu consegnato al Papa
+sull’incominciamento del 1180, in quello che un’inondazione del Tevere
+devastò Roma e vi scoppiò una pestilenza (_Chr. Foss. Nov._, ad [=an].
+1180).
+
+[745] _Cujus obitu quidam insipientes Romani audito, ei non, ut
+debuerant, obviam cum ad urbem deferretur venerunt; et ei maledicentes,
+luto etiam et lapidibus lecticam, in qua portabatur lapidantes, vix
+eum in patriarchio Lateranensi sepeliri permiserunt_: SIGB., _Cont.
+Aquicinct._, ad [=an]. 1181. Perì il suo mausoleo.
+
+[746] _Tres tantum praecesserunt eum in numero annorum, quo Roman.
+Eccl. praefuerunt, b. Petrus sed. 25 annis, Silvester I 23, Adrianus
+totidem_: ROBERTUS DE MONTE, ad [=an]. 1181. — Dopo di Alessandro III
+solamente Pio VII toccò i ventitrè anni di reggimento. È noto che
+nessun Papa aveva raggiunto i venticinque anni (cui si favoleggiò
+aver durato il pontificato di san Pietro), ma Pio IX li superò,
+essendo pervenuto oggidì ai suoi ventisette anni di regno in mezzo ai
+grandissimi avvenimenti ch’ei vide compiersi.
+
+[747] La storia migliore e più profonda del pontificato di Alessandro
+III è data nell’Opera più volte citata del REUTER (Lipsia, 1864, in 3
+vol.). Vedasi segnatamente nell’ultimo volume il capitolo che tratta
+delle idee gerarchiche e delle conquiste di questo Pontefice.
+
+[748] Mostra il JAFFÈ che ai 2 Novembre 1181 egli era in Laterano, e
+che vi rimase fino al Marzo 1182. Ai 13 Marzo era di nuovo a Velletri.
+
+[749] _Ortum est grave dissidium inter Romanos et P. Lucium super
+consuetudinibus quibusdam, quas praedecessores sui facere solebant,
+quos supradictus Papa juravit, se nunquam facturum_: ROGERO HOVEDEN,
+_Annales_, pars poster., p. 621 (citato dal CURTIUS, p. 271).
+
+[750] _Chron. Foss. Nov._, ad an. 1183. Esso pone a _Kal. Julii_
+l’assedio di Tusculo fatto da’ Romani. Più esattamente una postilla
+marginale nel _Cod. Vat. 1984_ dice: _in vigilia b. Petri apostolici
+a[=n]o 2 Lucii III papae Ind. I_. Lo stesso Codice: _interea Roma a
+XXV senatoribus administrabatur_; ma non si può guarentire che questo
+numero sia giusto.
+
+[751] ROGERO HOVEDEN, p. 62, dice che i Romani avessero ucciso
+Cristiano avvelenando una fontana. — Papa Lucio invitò mediante un
+Breve, il clero tedesco a fare orazioni pel defunto (SCHANNAT, _Vindem.
+liter._, II, 118, nel MANSI, XXII, 480). Il Papa lo chiama _vir valde
+providus et magnificus_. Della morte di Cristiano parla anche il
+_Chron. Mogunt._ CONRADI EP., p. 573 (nell’URSTISIUS). Il suo elogio
+fanno gli ANNALES STADENSES (_Mon. Germ._, XVI, a. 1173): _disertus
+extitit et facundus, vir largus et illustris_. Parlava parecchie
+lingue. _Nulla civitas, nulla urbs ei resistere audebat._ Nel suo
+esercito i somieri erano pasciuti meglio che le genti di servizio
+dell’Imperatore.
+
+[752] ROGERO HOVEDEN (p. 622) dice erroneamente che il Papa, mercè di
+questo denaro, ottenesse di far pace coi Romani.
+
+[753] _Chr. Foss. Nov._, a. 1184: _13 Kal. Maji incenderunt Palianum,
+et Serronem, Penestrum, et sic Romam reversi sunt_.
+
+[754] Lo narra SIGEB., _Auct. Aquicinct._, ad [=an]. 1184: _Romani
+Lucium papam parvipendentes — in contumeliam cardinalium excogitant
+inauditum flagitium_. E parimenti gli _Annales Stadenses_, a. 1183,
+i quali dicono che i Romani fecero crudele trattamento di ventisei
+Tusculani ridotti prigionieri: cose che ricordano gli orrori delle
+venture guerre contro gli Albigesi.
+
+[755] _Chron. Foss. Nov: postea dom. Papa ivit in Lombardiam, et misit
+Comitem Bertoldum legatum Imperatoris Fried. pro defensione Tusculanae,
+et ad recolligendam Roccam de Papa, quam ipse callide et dolose
+expugnavit_; prima volta che si menzioni Rocca di Papa, fondazione
+pontificia. — Affine di completare i Regesti di Federico faccio nota
+del suo _Privilegium_ per Fuligno cui egli dona Bevania e _Cocoratium_.
+Fra i testimonî sono _Gottfrid. patriar. Aquil. Conradus Archiep.
+Mogunt. Otto eps. Babenberg. Gerardus com. de. hon. Heinr. comes de
+Altendorf. Olricus de Lucelinhardt... Dat Tervisii A. D. J. MCLXXXIIII
+Ind. III. VIII. Kal. Dec. fel. Amen._ Originale senza suggelli
+nell’Archivio comunale di Fuligno, credenza IV, n. 3.
+
+[756] Il LA FARINA (_Storia d’Italia_, IV, 138) dice egregiamente
+che questo Concilio di Verona piantò le fondamenta della mostruosa
+Inquisizione. Il Decreto di Lucio III (_Ad abolendam diversarum
+haeresum pravitatem, quae in plerisq. mundi partibus, modernis coepit
+temporibus pullulare_) è più feroce degli editti di Alessandro III:
+ordina che si denunci e si stermini per opera del braccio secolare
+tutte le eresie, sotto minaccia delle più gravi censure ecclesiastiche:
+MANSI, XXII, 476.
+
+[757] Delle ragioni di questo mal animo fra Federico e i papi Lucio ed
+Urbano parla chiaro il _Chronicon Slavorum_ di ARNOLDO, III, c. 10, c.
+16, sqq. Vedasi inoltre la monografia dello SCHEFFER-BOICHORST: _Ultima
+controversia dell’imperatore Federico I colla Curia_, Berlino, 1866.
+
+[758] _Rex H. subjugavit sibi totam Campaniam praeter Fummonem, et
+castrum Ferentinum obsedit per novem dies, et ivit super Guarcinum_:
+_Chron. Foss. Nov._, ad [=an]. 1186. Anche coi Frangipani Enrico
+se l’era intesa, chè in uno dei suoi Diplomi (_A. 1186 Ind. IV die
+Dominico, qui fuit Sestus intrante mense Julii_) si sottoscrive _Otto
+Frangenspanem_ in qualità di _praefectus Romae_. MURAT., _Ant. It._,
+IV, 471 — _actum sub temporio Regis H. feliciter, quando erat in
+obsidione Urbis Veteris_.
+
+[759] Il _Cod. Vat._, fol. 200 b, porge notizie di Urbano III e di
+Gregorio VIII. — _Mox dictus pontifex cum tota curia praecedentibus
+Leone Monumenti et Anselmo ad Pisanam civitatem pervenit._ Leone di
+quel cognome s’incontra già prima dell’anno 1177; chè il _Chron.
+Altinate_ (_Arch. Stor._, VIII, 183) annovera nel catalogo dei
+presenti alla pace di Venezia: _Leo de Monumento, Romanus Princeps,
+cum hominibus XVIII_. I _Gesta Innocenti III_, c. 23, lo chiamano
+parente di Ottaviano vescovo di Ostia, che (secondo l’UGHELLI, I, 67)
+era della famiglia Poli e congiunto di Innocenzo III. Indi ne parla,
+nell’anno 1207, il testamento del cardinale Gregorio _de Crescentio_
+(GALLETTI, _Prim._, p. 335). Un casale dava il cognome alla famiglia
+_de Monumento_, ma l’origine ce n’è ignota. Nel 1226 trovasi il _Comes
+Octavianus de Monumento_ nella Bolla data da Onorio III pel Vescovato
+di Ostia, _dat. Lateran. Nov. April. A. X_ (_Mscr. Vat. 6223_). Lo
+stesso Onorio concede nell’anno 1217 al convento di san Tomaso sul
+Celio, _Turrim quae dicitur Monumentum, ubi dicitur Statuarium_ (ch’era
+vicin Sette Bassi, presso la via Appia): _Bullar. Vat._, I, 100 sgg.
+Il TÖCHE, _l’imperatore Enrico VI_, Lipsia 1867, p. 61, conchiude
+da un Diploma di Enrico VI, dato a favore di Leone _de Anguillara_,
+che questi formi una sola persona con Leone _de Monumento_; ma è
+un’asserzione non comprovata: i documenti non confondono mai i nomi. I
+_De Monumento_ erano una famiglia a sè. Così nell’anno 1221 vien detto:
+_Petrus Frajapanis Romanor. Consul Almae Urbis, et Maria de Monumento
+quond. Enrici Frajapanis uxor_ (BORGIA, _Velletri_, p. 263). Ancora nel
+1279 io trovo _Angelus de Monumento_ (Archiv. Flor. Rocc. di Fiesole).
+
+[760] _Sanctiss. Patri et Dom. Clementi dei gr. summo Pontif. et
+univers. Ppe. S. P. Q. R. salutem et fidele cum subjectione servitium_
+— — Sulla fine è detto, che nessuno osasse di rompere quella pace,
+_alioquin iram amplissimi Senatus et metuendi populi Romani gravissimi
+incurrat et odium. Actum XLIIII [=ano] Senatus Ind. VI mense Madii die
+ultimo, jussu Senatorum_: seguono le sottoscrizioni. Questo atto fu
+stampato la prima volta dal BARONIO che lo trasse da CENCIO; indi, più
+correttamente, dal MURATORI, _Ant. It._, III, 785: trovasi anche nel
+CURTIUS, nel VITALE, nel VENDETTINI ecc.
+
+[761] _Ad praesens reddimus vobis Senatum, et Urbem, et Monetam._ —
+— I Pontefici riacquistarono il diritto di batter moneta; tuttavia
+di quell’età non possediamo un solo denaro che mostri aver eglino
+esercitato un tale diritto.
+
+[762] Il VENDETTINI, p. 175 (traendola dall’Archivio del castel
+Sant’Angelo), registra una quietanza dei 27 Ottobre 1188, riferibile
+a risarcimento di danni dato ad alcuni Senatori: così il VITALE,
+che erroneamente pone il documento all’anno 1187. Quello che ne dice
+l’OLIVIERI non è che parole e parole.
+
+[763] _Dabitis Senatoribus_ — _beneficia et presbyteria_ (donativi in
+occasione di grandi festività) _consueta_. Stando all’_Ord. Roman._,
+XII, n. II, il Prefetto riceveva _40 Solidos den._; ogni Senatore,
+giudice, avvocato, _unum melequinum_ e qualche _solidi_. Un _malachino_
+valeva _8 grossi_, il _grossus_ corrispondeva a _6 denarii_; così dice
+una valuta del tempo di Innocenzo VI, che è registrata sur una delle
+prime pagine del _Cod._ CENCII (nella Riccardiana, n. 228). Invece che
+_dare presbyterium_ usavasi anche dire: _dare manum_, donde è venuta
+la parola «mancia». La spesa ne era assai rilevante, perocchè tutti i
+preti e molte scholae ricevevano il _presbyterium_ (_Ordo Roman._, XII,
+n. 16). Nelle grandi solennità la metà dei Senatori desinava dal Papa
+(ibid., p. 170). Però egli era solamente obligato a far donativi ai
+cinquantasei Senatori; se erano in numero maggiore, quello ch’ei faceva
+di più era _mera liberalitas_. Lo dicono gli stessi Senatori in un
+istromento dei 28 Maggio 1191 (MURAT., _Ant. It._, IV, 36).
+
+[764] _Pro restauratione murorum hujus excellentissimae urbis centum
+libras bonorum provenientium._
+
+[765] _Quodst hinc usque ad Kal. Jan. dictum Tusculanum ad manus
+nostras non venerit, tunc excommunicabitis Tusculanum._ Non si può
+concepire abuso delle censure ecclesiastiche che fosse più obbrobrioso
+di questo per il Papa. Delle condizioni di Tusculo dà ampia notizia
+ROGERO HOVEDEN, p. 689: ci è d’uopo attingere le nostre notizie da un
+Cronista inglese, poichè tacciono le fonti romane.
+
+[766] _De Capitaneis sit salvum urbi et populo Romano, quicquid ab
+eis conventum est, et promissum Romae per scriptum et juramenta,
+ac plenaria et stajarias, ac presones_: vocaboli inesplicabili;
+_plenariae_ (meglio così che _plejariae_) significano forse «mandato di
+piena facoltà.»
+
+[767] Di simiglianti patti giurati da moltitudine di popolo trovasi un
+esempio notevole nella convenzione conchiusa fra Pisa e Genova l’anno
+1188, ai 13 di Febbrajo (FLAMINIO DAL BORGO, _Diplomi Pisani_, 114).
+
+[768] Tengo fermo il numero di cinquantasei, sebbene dai testi ne
+emergano cinquantasette o cinquantotto: mancando le interpunzioni,
+poterono facilmente farsi, di uno, due nomi. Vi è detto primamente:
+_Jussu Senatorum Consiliariorum: Angeli Ser Romani de Pinea; Bobonis
+Stephani de Octaviano; Petri Stephani de Transtisberim; Romani
+Senebaldi; Rainerii Rinaldi de Ranucio; Johannis de Schinando; Cafari
+Bartholomei; Petri Nicolai Fusconis de Berta; Bobonis Donnae Scottae,
+et Ilperini Donnici_. Di questi, i Boboni, gli Stefani, i Tebaldi,
+i Romani, i Rainerii appartenevano a famiglie antiche. Seguono i
+Senatori, fra’ quali non evvi uno solo de’ Pierleoni, de’ Frangipani,
+dei Colonna, ma un _Petrus Leonis_. Ei si può così poco comporre la
+storia de’ fasti del Senato medioevale, come di quelli dell’antico. Se
+ne fece un tentativo di già nel secolo decimosettimo: GIACINTO GIGLI
+(caporione di Campitelli intorno al 1655) scrisse una _Cronologia dei
+Consoli, Priori e Magistrati di Roma_ (mscr. nella Bibliot. di Santa
+Croce in Gerusalemme); ma il suo lavoro privo di luce critica è quasi
+senza valore: tuttavia ancora il VITALE ebbe accettato le sue notizie.
+Un’altra _Series Senatorum_ (1220-1712) raccolse il CRESCIMBENI da
+una _Storia del Senato_ di CARLO CARTARI (mscr.) e da un Catalogo dei
+Senatori negli _Statuti dei Mercatanti di panni_ (del sec. XVI, nella
+Bibl. Chigi), il quale comincia coll’anno 1296 (_Basilica di santa
+Maria in Cosmedin nel 1719_, c. IV).
+
+[769] Vedi la lettera _Domno Papae Theobaldus praefectus et Petrus
+Leonis_ (in RADULFO DE DICETO, p. 648), dove descrivono la battaglia di
+Acri, combattuta ai 4 Ottobre 1189.
+
+[770] ROGERI DE WENDOWER, _Chronica_, ed. Coxe, III, 26.
+
+[771] Il viaggio di Riccardo è descritto con nomi storpiati da ROGERO
+HOVEDEN, p. 667. Da Pisa a _Talemude_ (capo Telamone), a _Porte Kere_
+(Cere), avanti a _Cornet Civitatem_ (Corneto) a _Senes la veile_
+(significa Civitavecchia, quantunque sia mal chiamata con quel nome,
+onde il VILLANI appella Siena), a _Le far de Rume_ (faro di Roma), poi
+nel Tevere. Alla sua foce il Cronista tiene nota di una bella torre
+solitaria e di grandi ruine di mura antiche (di Ostia e del porto di
+Trajano). — Ai 26 di Agosto, per terra, lungo un bosco _quod dictur
+Selve dene_ (di Ardea); lo attraversa per ventiquattro miglia, una
+_via marmorea ad modum pavimenti facta_ (la via Severiana, che a quel
+tempo era ancora conservata in buono stato): indi il viaggio prosegue
+per _Castel Lettun_ (Nettuno e Anzio) dov’è un porto che in antico fu
+coperto di rame: poi vicin _Cap de Cercel_ (Circello) sulla cui cima
+è una rocca di pirati; finalmente a _Terracene_ ed a _Garilla_ (Castel
+Garigliano) ed al _Castel Le Cap del Espurun_ (forse Sperlonga). _Hic
+est divisio terrae Romanorum, et terrae regis Siciliae in illa parte,
+quae dicitur principatus Capuae._ Pertanto a quel tempo lo Stato della
+Chiesa si spingeva dentro nel Napoletano più di ciò che fosse negli
+ultimi tempi.
+
+[772] ROGERO HOVEDEN, p. 680: _H. — misit nuntios suos ad Clementem
+Papam, et ad Cardinales, et Senatores urbis: petens Romanum imperium,
+et promittens, se in omnibus leges et dignitates Romanorum servaturum
+illaesas._
+
+[773] I _Filii Ursi, quondam Coelestini Papae Nepotes_, s’incontrano
+nella _Vita Innoc. III_ (MURAT., _Antiq. It._, III, 784). Anche il
+GRIMALDI (_Cod. Vat. 6437_, fol. 175) fa conoscere la parentela che
+passava fra i Boboni e gli Ursini.
+
+[774] _Romani supplicarunt D. Coelestino, ut antequam Regem in Imp.
+ungeret, obtineret ab ipso, ut civit. Tusculanensium sibi redderet
+— Ad ipsum enim se converterant — ex quo Clemens exposuit — illos
+Romanis_: ROGERO HOVEDEN, p. 690. Espressamente dice GODEFRID. MONACH.
+(nel FREHER, I, 259): _Consecratio procedere non potuit, donec Imp.
+castrum Tusculanum in potestatem Papae et Romanorum contradidit_.
+SIGEB., _Cont. Aquicinct._, ad [=an]. 1191. — ARNOLDO DI LUBECCA,
+_Cron. Slavor._, IV, c. 4, narra che il Papa avrebbe voluto trarre in
+lungo la coronazione, ma che i Romani mandassero dire al Re: _Fac nobis
+justitiam de castellis tuis, quae sunt in Tusculano, — et erimus pro te
+ad D. Papam, ut coronam Imperii super caput tuum ponat_; e così sarebbe
+avvenuta la cosa.
+
+[775] Ai 2 Aprile 1191, _H. VI juxta locum Anguillariae_ ratificò
+il giuramento di sicurtà prestato in sua presenza dai Principi
+dell’Impero al Papa ed ai Cardinali: _Rouleaux de Cluny_, nei _Notices
+et extraits des Manuscrits de la Bibl. Imp._, t. XXI, p. 326 (riferito
+dall’HUILLARD-BRÉHOLLES).
+
+[776] Il MURATORI ha sbertato la fiaba onde ROGERO HOVEDEN narra che il
+Papa, tenuta prima la corona fra’ piedi, la gettasse poi col calcio giù
+di capo dell’Imperatore. ROGERO dice: _Romani vero clauserunt portas
+urbis, et custodierunt eas in manu forti et armata, non permittentes
+eos intrare_. La descrizione del rito ceremoniale della coronazione
+è nei _Mon. Germ. Leges_, II, 187, e nel VATTERICH, II, 711, che
+la trassero da CENCIO. Ivi, e nel TÖCHE, p. 187, è significato che
+l’Imperatore e il Papa mossero al Laterano, attraversando tutta Roma.
+
+[777] Se si stia a ROGERO HOVEDEN, l’Imperatore la cedette al Papa
+il dì dopo della coronazione, e il Papa ai Romani il terzo giorno
+da quella: _atque a Romanis destructum ita quod lapis supra lapidem
+non remansit_. Il BÖHMER, n. 2761, dimostra che Enrico, ai 17 di
+Aprile, era _in campestribus inter Urbem et Tusculanum_; ai 19, _in
+silva Libertina_ (vicino Ferentino); ai 29, _in Ceperano_. — TÖCHE,
+App. I. — RADULFO DE DICETO, _Ymagines Histor._, p. 659: _Paschali
+feria IV Romani civit. Tuscul. funditus diruerunt_. — SICARDO, p.
+615: _Tusculanos alios excaecantes, et alios deformiter mutilantes_.
+Similmente l’ABBAS URSPERG., p. 232: _Pro qua re imperatori
+improperatum est a multis_. GODFRIED, _Annal._, p. 259: _Quod illi
+statim expulsis et caesis habitatoribus destruxerunt_. — ANON. CASIN.
+_Chron._ — Il MATTEI, _Memorie di Tusculo_, p. 194, favoleggia che i
+Romani colle pietre di Tusculo restaurassero il Campidoglio: di pietre
+ne avevano a Roma il bisogno. Più probabile è quello che narrano il
+PLATINA, il BLONDUS (_Hist. Decad._ II, lib. VI, 264) e il SIGONIO, che
+i Romani trasportassero alcuni ruderi di Tusculo, e li collocassero
+come trofei in Campidoglio. Le chiavi di Tusculo avrebbero appeso
+all’arco di Gallieno. Queste e simiglianti cose narrano gli Storici di
+Tivoli, che peccano d’inesattezza (VIOLA, II, 173).
+
+[778] Quasi tutte quelle ruine appartengono all’antichità romana. Della
+rocca e delle chiese medioevali non rimase traccia.
+
+[779] Agli 11 Ottobre 1179 Raino cedette Lariano al Pontefice, e n’ebbe
+in cambio Norma e Vicolo (MURATORI, _Antiq. It._, I, 141). I Tusculani
+perdettero anche Astura, chè già intorno al 1193 ne erano signori i
+Frangipani (CENCIO, fol. 121). Il GIGLI vuol avere, nell’anno 1197,
+scoperto il figliuolo di Raino, in _Ottolinus Domini Rainonis Tusculani
+de S. Eustachio Senator_: non è credibile che ciò sia una trovata di
+suo capo, ma non me ne fido, giacchè non vidi documenti che parlino
+di Ottolino. Un ramo dei Tusculani aveva residenza a Gavignano, nella
+terra dei Volsci, e discendeva da Giordano, figliuolo di Tolomeo di
+Tusculo (docum. dell’a. 1181, nel BORGIA, _Histor. di Velletri_, p.
+247).
+
+[780] Lo dichiara in un documento il Senato ai 19 Aprile 1191. _Actum
+XLVII [=ano] Senatus Ind. IX mense Aprili die XIX_ (MURAT., _Antiq.
+It._, III, 788). Vi si sottoscrivono _Senatores Consiliarii_ e ventotto
+Senatori.
+
+[781] Il BORGIA (_St. di Velletri_, p. 253) reputa che in allora si
+popolassero La Molara, Rocca di Papa, Rocca Pergiura (oggidì Priora)
+e Castel di san Cesario. È omai confutata quella bubbola che Frascati
+sorgesse dalle capanne coperte di frasche, sotto cui riparassero i
+Tusculani privi di tetto. Frascati esisteva di già nel secolo ottavo.
+
+[782] A complemento del BÖHMER, noto il Diploma in cui Enrico assolve
+Gubbio: _Acta sunt haec A. D. MCXCI Ind. IX Reg. D. Henrico Sex.
+invict. A. Reg. ejus XXII Imp. primo Dat. ante Neapolim per man.
+magni Henrici prothonot. Nonas Junii_. L’originale con bolla d’oro è
+nell’Archivio di Gubbio.
+
+[783] Le maestranze non si costituirono da corpi politici che soltanto
+più tardi; prima degli altri forse i mercatanti. _Nos Pallo judex
+mercatorum Urbis et Thomas de Oderiscis ejus consilarius_... (_Mscr.
+Vat._ del GALLETTI, n. 8051, p. 35). Il GALLETTI pone quell’istromento
+senza data, alla fine del secolo duodecimo. Qui _Judex_ corrisponde a
+quello che in altre città era il _Consul mercatorum_.
+
+[784] Se in alcune castella v’erano ancora dei signori ereditarî, i
+debiti e altre necessità presto li riducevano a vassallaggio della
+Chiesa: si ricordi Tusculo. Altro esempio ne dà Falbateria, vicino
+al confine meridionale del Lazio. Agli 11 Gennaio 1178 quei signori,
+Adinolfo e Landolfo, cedono tutti i loro diritti al Papa, che loro
+accorda per ventinove anni quel castello in feudo, al prezzo di
+trecento libbre. Così di signori diventavano fittavoli a tempo. CENCIO,
+fol. 113.
+
+[785] Gli Atti fanno conoscere che a quell’età la più parte de’
+Senatori erano di famiglie antiche: Sassoni, Astaldi, Astolfi,
+Anibaldi, Oddi, Tebaldi, Senebaldi, Franconi, Rainerii, Gulferani,
+Farulfi, Berardi, Roffredi, Gerardi, Bulgamini (tutti questi sono
+di origine germanica); Mancini, Sarraceni, Romani, Rustici, Sergii
+(forse di derivazione bizantina); Boboni, Ursini, Scotti, Cafarelli,
+Curtebraca, Muti, Tosti, Ottaviani, Parenzii, Buonfiglioli, Capoccia,
+Manetti, Papazurri, Pierleoni, Frangipani, Stefani, Malebranca,
+Latroni, Paparoni, Crescencî, Cencî. Soltanto non v’è cenno nei
+documenti che facessero parte del Senato a quell’età i Corsi, i
+Massimi, i Normanni ed i Conti; ma noi reputiamo che ciò sia un puro
+caso. Fino dal 1188 i Frangipani riverirono il Senato; del 1191 trovasi
+fra’ Consilatori _Petrus Johannis Frajapane_.
+
+[786] _Senatoribus, qui sunt supra numerum quinquaginta sex Senatorum.
+Qui numerus in fine praedecessorum ejusd. Coelestini summi Pont.
+diffinitus continetur_: istrom. dei 28 Maggio 1191 (MURAT., _Ant. It._,
+IV, 36).
+
+[787] _Et status Rom. Eccl. pessimus erat pro eo, quod a tempore
+Benedicti Cariscum_ (sic!) _Senatum Urbis perdiderat, et idem
+Benedictus, se ipsum faciens Senatorem, subtraxerat illi Maritimam et
+Sabiniam, suos Justiciarios in illis constituens: Gesta Innoc. III_,
+nel BALLUZIO, I, c. 8. Oltracciò l’_Ep. Innoc._, lib. II, n. 239:
+_saepefatus enim B. cum seipsum intruserit in senatoriam dignitatem,
+nec apost. sedis favorem habuerit, ad quam institutio pertinet
+Senatorum, — tamen ab ea fuit tempore procedente receptus_.
+
+[788] Questo emerge, come considera il VENDETTINI, dalle parole della
+lettera di Innocenzo citata più sopra: _Dictus autem B. Carosomi,
+quoniam statutum quoddam emiserat, a populo Rom. approbatum_... e
+segue il tenore dello Statuto, concernente un caso giuridico: senza
+dubbio v’era di quelli una serie. Genova possiede Statuti dal 1143;
+quelli di Pistoja sono forse ancora più antichi. Vedi i _Mon. Historica
+ad provincias Parmensem et Placentinam pertinentia_, Parma, 1855, I,
+Prefaz., o la Prefazione del RAGGI agli _Statuti di Genova_, nei _Mon.
+Histor. Patriae, Leggi Municipali_, p. 236. I primi Statuti dei Consoli
+di Pisa datano dal 1162: BONAINI, _Statuti inediti della città di Pisa
+dal XII al XIV secolo_, Fir. 1859, Tom. I e III; non fu ancor publicato
+il II.
+
+[789] _Dum se magnificentius ageret, invidiam contra se excitat
+Romanorum — in Capitolio obsidetur et capitur, captusque diu in
+custodia tenetur_ (Racc. XVIII, _ex Chronologia Rob. Altissiodorensis
+ad S. Maxian. Canonic._, p. 260).
+
+[790] Ei fa da testimonio ai 28 Ottobre 1196 in Monte Fiascone ad un
+Diploma di Enrico VI, ove c’entra _Petrus alme urbis Praefectus_.
+È sottoscritto: _Joannes Capuaheus_ (leggi _Capoccius_) _Senator
+Romanus_. Vedi le _Memorie civili di Città di Castello_ del MUZZI, I,
+19.
+
+[791] ROG. HOV., p. 746: _Benedictus Carushomo, qui regnavit super
+eos duobus annis, et deinde habuerunt alium Senatorem, qui vocatus
+est Johannes Capuche, qui similiter regnavit super eos aliis duobus
+annis, in quorum temporib. melius regebatur Roma, quam nunc temporib.
+56 Senatorum_. — Il _Mscr. Vat. 7934_ contiene la storia dei Capocci,
+scritta da GIOVANNI VINCENZO CAPOCCIO nel 1623; per i primi tempi poco
+giova. In Roma non compare prima del 1073 quella famiglia, che l’Autore
+dice oriunda di Firenze.
+
+[792] Che a Capoccio sia succeduto Pierleone si può argomentare
+dall’_Ep. 239 Innocentii III_, dove si parla in siffatta stretta
+connessione dei _tempora Johannis Petri Leonis Senatoris Urbis_.
+Secondo la istessa lettera, a Pierleone succedettero parecchi Senatori:
+_ejus jurisdictio erat in proximo desitura, supplicatum fuit ob eandem
+causam successoribus ejus Senatoribus jam electis_.
+
+[793] Inesattamente ROGERO HOVEDEN pone all’anno 1194 la restaurazione
+de’ cinquantasei Senatori: _Eodem [=ano] cives Romani elegerunt 56
+Senatores, et constituerunt eos supra se_. Indi avvenne ben presto una
+nuova mutazione, e fu posto un solo Senatore; infatti i _Gesta Innoc._,
+c. VII, dimostrano che allorquando fu ordinato Innocenzo III v’era un
+solo Senatore: _Comitantibus praefecto et Senatore cum magnatibus et
+nobilibus urbis_.
+
+[794] Si può ammirare la grandezza dei disegni e l’energia di Enrico
+VI, senza per questo modificare il giudizio morale sul giovine
+Imperatore. Infatti, anche scrittori amanti della patria, come
+il Tüche, furono costretti a giudicarlo così. Nè il Tüche stesso
+può purgare Enrico VI dalla correità nell’assassinio del vescovo
+Alberto, e deve notare di infamia l’orribile modo ond’ei trattò
+Salerno (a. 1194) e i Siciliani (ne fu spinta a sedizione la stessa
+moglie dell’Imperatore), e l’immane comportamento che contro lealtà
+cavalleresca tenne con re Riccardo. Enrico VI operava soltanto secondo
+quella dottrina, onde il fine giustifica i mezzi. Del turpe trattamento
+usato a Riccardo, fra gli altri discorse diffusamente e con molta
+discrezione CARLO LOHMEYER, _De Richardo Angliae Rege cum in Sicilia
+commorante, tum in Germania detento_, Konigsberg, 1857.
+
+[795] _Gesta Innoc. III_, c. 8: _Henricus — occupaverat totum regnum
+Siciliae, totumq. patrimonium Eccl. usque ad portas Urbis, praeter
+solam Campaniam, in qua tamen plus timebatur ipse quam Papa._ — ROGERO
+HOV., p. 773, sa di una guerra fra i Romani e Markwaldo nella _Marchia
+Guarnerii_ (all’anno 1197). — Già fin dal 1185 trovasi in documenti
+_Conradus Dux Spoleti et Comes Assisii_ (vedi il FATTESCHI, _Mem. di
+Spoleto_, p. 124). Così lo chiama un’iscrizione nel duomo di Terni
+dell’anno 1187, e parla di _Consules Terannenses_ (ANGELONI, _Historia
+di Terni_, p. 85).
+
+[796] Vedi la pace conchiusa fra loro e Terracina ai 28 Giugno 1185
+(docum. dell’Archivio di Terracina nel CONTATORE, II, c. 1): per
+verità vi è detto _salva fidelitate et mandato Domini Papae et Romanae
+Curiae videlicet Cardinalium_; ma erano parole senza gran significato.
+I Terracinesi: _nos Terracinenses juramus vobis Domino Leoni, et D.
+Roberto, et D. Henrico, et D. Manueli et vestris haeredibus quod ab
+hoc die in antea erimus vestri recti fideles_. — — Il CONTATORE, I,
+c. 6, dimostra che Enrico VI conservò i Frangipani nella signoria
+di Terracina. Pare che quei Consoli dei Romani fossero allora Conti
+palatini ereditarî del Laterano; così eglino si sottoscrivono in alcuni
+documenti.
+
+[797] Ai 16 di Novembre egli era a Tivoli; ai 27, a Palestrina; ai
+4 Dicembre, a Ferentino: TÖCHE, App. I. Nel 1191 prefetto era Pietro
+(MIRAEUS., _Op. diplom._, I, c. 68, dove _Petrus Urbis Romae Praef._
+si sottoscrive a un Diploma di Enrico VI dato _ante Neapolim XV
+Kal. Julii_). Se si stia a GODEFRID. MONACH., nel 1192 prefetto era
+Ottone, poichè quegli dice che Costanza _per Ottonem illust. Romanor.
+praefectum Imperatori redditur_. Di già nel 1186 si nota che prefetto
+era Ottone Frangipane. Nella Crociata del 1189 trovammo il prefetto
+Teobaldo; lui dell’officio aveva investito il Papa nel 1188, e Ottone
+rimaneva da antiprefetto nel campo di Enrico. Nel 1195 torna ad essere
+prefetto Pietro (MURAT., _Ant. It._, II, 809), il quale compare nel
+Diploma di Enrico VI, del 1 Novembre 1196, _apud Fulgineum: Petrus
+praef. urbis et Tebaldus frater ejus, et Marquardus dapifer Marchio
+Anconae_ (_Memorie Lucchesi_, III, 134). — A fianco di Tancredi
+guerreggiò Giordano _Petri Leonis_ da capitano contro Bertoldo conte
+(_Chron. Foss. Nov._, a. 1190): forse era quello stesso _Petrus Leonis_
+che combattè vicino ad Acri. Nobili romani incominciavano a militare
+agli stipendî di paesi forestieri.
+
+[798] TÖCHE, p. 436.
+
+[799] Colla morte di Celestino III tocca fine l’opera gigantesca degli
+_Annali_ del BARONIO, dal quale prendo commiato. — Comincierò il Volume
+quinto con Innocenzo III. Poichè potei scrivere tutte le pagine di
+quest’Opera nei profondi silenzî di Roma, io mi estimo beato di averlo
+fatto precisamente in questo tempo memorabile, che diè un indirizzo
+nuovo alle sorti della illustre Città.
+
+[800] _Roma tibi tuos docendos trasmittebat alumnos, ei quae olim
+omnium artium scientiam solebat infundere, sapientiorem te esse
+sapiente etc._: così scrive FULCO ad Abelardo (nel TIRABOSCHI, III,
+275). E lo stesso è anche pei tempi successivi.
+
+[801] _Concil. Lateran._, a. 1179, _Capit. XVIII_ (TIRABOSCHI, III,
+248).
+
+[802] GRAZIANO compilò la _Concordia discordantium Canonum_
+nel convento di san Felice a Bologna; e vi raccolse le vecchie
+e turpi menzogne della donazione di Costantino e le Decretali
+pseudo-Isidoriane, insieme con altre favole di tempi posteriori e
+dell’età sua. Predecessori di lui erano stati REGINO, BURCARDO DI
+WORMS, IVONE DI CHARTRES e i gregoriani DEUSDEDIT e ANSELMO DI LUCCA.
+Vedi il SARTI, _De Claris Archigymnas. Bononiensis professoribus_,
+I, 247. BERNARDO DI PAVIA, al tempo di Alessandro III, vi aggiunse i
+_Decretalia Pontificum_; finalmente alla Collezione diede compimento
+Gregorio IX.
+
+[803] _Gesta pauperis Scholaris_ ALBINI (_Cod. Ottobonianus 3057_,
+bella scrittura in pergamena). Egli aveva raccolto nove libri di
+_Canones_ a completamento di Graziano, quando, venuto a Roma, Lucio III
+lo fece diacono, com’egli stesso dice sul principio della sua Opera. Su
+di lui vedasi il CENNI, _Monumenta_, t. I, praefat., n. 25, e tom. II.
+
+[804] Il Codice di CENCIO principia: _Incipit liber censuum Rom. Eccl.
+a Centio Camerario compositus, secundum antiquorum patrum Regesta et
+memorialia diversa. Anno incarn. dni MCXCII Pont. Celestini Pp. III
+[=ano] II_. — Il _Liber Censuum_ di ALBINO (_De redditibus omnium
+Provinciarum et Ecclesiar., qui debentur Rom. Eccl._) insieme col
+_Provinciale_ fu edito dal CENNI nel tom. II dei _Monumenta_; il _Liber
+Censuum_ di CENCIO fu stampato dal MURATORI, _Antiq. It._, V, 852-908.
+Non si die’ opera mai ad un’edizione completa di Cencio.
+
+[805] La sola Inghilterra pagava ad ogni anno trecento marchi _de
+denario b. Petri_. — Svezia e Norvegia: _Singuli lares, monetam
+ejusdem terre_. — _Rex Sicilie debet pro Apulia, Calabria et Marcia
+1000 scifatos._ — Genova pagava per Corsica una libbra d’oro all’anno.
+— Il regno di Aragona, cinquecento mancusi d’oro. — I redditi che
+paga Roma sono assai tenui; non si tien nota che del censo pagato
+da cinque chiese, e di un _Marabotinus_ che deve la torre vicina al
+_Pons Judaeorum_. — Nella Campagna (_Campania Terra Domini Papae_) i
+Vescovi di Anagni, di Ferentino, di Alatri e di Veroli soddisfanno
+ad ogni coronazione del Papa, sessanta braccia di panno e dugento
+scodelle (_Scutellas_): anche oggidì la sola industria che v’abbia
+colà è quella dei panni e delle stoviglie d’argilla. — Ostia fornisce
+due carichi di legname. — I terrieri di Anticoli hanno obbligo di
+cinquanta prosciutti, di venti _solidi_ e di cinquanta focacce a
+Natale (_L Scapulae porcinas, et solidos XX, et L placentas in festo
+Nativitatis_). Molte chiese d’Italia pagano (in natura) cera, pepe,
+panno, legno, focacce, incenso, olio: erano le calendae pontificie in
+grande. Non si tiene qui nota delle rendite provenienti dai _feuda_ dei
+Baroni: anch’esse erano poca cosa.
+
+[806] Vi si pone incominciamento col noto: _Hadrianus papa optinuit
+a Karolo rege Francorum et patricio Romanor._ — La donazione di
+Costantino viene per ultima: nè manca la donazione di Matilde.
+
+[807] Parecchi di questi Libri rituali furono editi dal Mabillon nel
+_Museum Italicum_, e sono di altissimo pregio per la storia del rito
+ecclesiastico: sopra tutti sta massimamente l’_Ordo_ di BENEDETTO, che
+fu un canonico di san Pietro ai tempi di Innocenzo II. Vengono soltanto
+dopo gli _Ordines_ di ALBINO e di CENCIO.
+
+[808] La Collezione di ALBINO non oltrepassa il tempo di Adriano IV;
+quella di Cencio continua fino al secolo decimoquarto; fu il CARDINALE
+DI ARAGONA (morto nel 1362) che ne ripigliò il lavoro. — Il Codice
+originale di Cencio non si trova più; l’antichissimo e migliore è il
+Riccardiano n. 228, a Firenze, del secolo decimoterzo, con addizioni
+del secolo decimoquarto; ivi se ne conserva un secondo, che data dal
+1388. — Roma possiede tre Codici di Cencio. — Il _Cod. Diplom. Dominii
+Temporalis S. Sedis_ del THEINER (incominciato nel 1861, in tre volumi)
+fu fatto per simili necessità di tempi, e principia dalla donazione di
+Pipino. Quantunque incompleto, esso offre l’inestimabile vantaggio che
+per la prima volta ordina cronologicamente una gran serie di documenti;
+infatti un simile lavoro intrapreso dal PLATINA all’età di Sisto IV
+rimase inedito.
+
+[809] Vedi il _Giorn. mens. univ. di scienza e letterat._ (Aprile
+1852), nel quale il GIESEBRECHT in un eccellente articolo ha trattato
+di queste fonti della storia de’ Papi.
+
+[810] PAPEBROCH, l. c., p. 207. PIETRO DI PISA fu uno dei tre cardinali
+che difesero Anacleto innanzi a re Rogero. Più tardi Bernardo lo
+riconciliò con Innocenzo: MANRIQUE, _Annal. cisterciens._, ad a. 1137,
+1138, c. 1.
+
+[811] Per la prima volta il BARONIO stampò queste _Vitae_ nei suoi
+_Annali_, con titolo di _Acta Vaticana_ (_Cod. Vatican. 1437_); ed
+è quell’istesso libro pontificale che il MURATORI ebbe edito sotto
+il nome del CARDINALE DI ARAGONA: è un lavoro che sta da sè, in
+continuazione della Storia dei Papi, da Stefano V fino ad Alessandro
+III. Una parte di esso fu trascritta da CENCIO con titolo di _Chronica
+Romanor. Pontificum_. Il GIESEBRECHT ha dimostrato esserne autore
+l’inglese BOSONE, nipote di Adriano IV, che scrisse la biografia di
+quel Papa e di Alessandro III: nell’anno 1159, Bosone fu cardinale dei
+santi Cosma e Damiano e _Magister Camerarius_ (MURAT., _Antiq._, I,
+675). Il CARDINALE ARAGONENSE (siccome dimostra la _Vita Adriani_) ne
+continuò l’opera ma incompletamente. Dopo di Alessandro III il _Liber
+Pontificalis_ torna ad interrompersi.
+
+[812] Gli _Annal. Romani_, che il PERTZ publicò nei _Mon. Germ._,
+VII, traendoli dal _Cod. Vat. 1984_, sono opera di scrittori in
+parte aderenti all’Impero, e meritano a mala pena che vi si dia nome
+di Annali. Non toccano pur della rivoluzione di Roma, massime dopo
+il tempo di Calisto II, all’infuori di un frammento che concerne il
+Barbarossa. Intorno a questo Codice vedasi il BETHMANN, _Archiv. della
+società di stor. tedesca_, XI, 841.
+
+[813] Per primo il DE ANGELIS pubblicò la scrittura del MALLIO col
+titolo di _Descriptio Basil. Veteris Vaticanae_, Roma, 1646; indi più
+correttamente il JANNING col titolo di _Historia Basil. Antiquae S.
+Petri Apost. in Vat_. (T. VII, _mens. Jun. Acta. Sctor._, p. 37-56).
+Soltanto nel secolo decimoquinto la descrizione del san Pietro fu
+continuata da MAFFEO VEGIO, _De Rebus antiquis memorabil. Basilicae
+S. Petri Romae_. D’allora in poi le scritture composte intorno a quel
+duomo son tante, che potrebbero riempiere gli scaffali di una piccola
+biblioteca.
+
+[814] JOHANNIS DIACONI, _Liber de ecclesia Lateranensi_ (MABILLON,
+_Mus. Ital._, II, 560). Vi furono aggiunte alcune appendici fino al
+secolo decimoterzo, e vi si inserì anche una Descrizione della santa
+Maria Maggiore: probabilmente Alessandro III avrà fatto compilare di
+questi libri per tutte e cinque le basiliche. In molte cose concorda
+col MALLIO; così è nell’enumerazione dei Cardinali preti, delle
+Diaconie e delle Abazie. Secondo il MALLIO v’erano allora queste
+diciotto Diaconie: _S. Adrian.; Agatha in equo Marmoreo; S. Angelus;
+Cosma et Damianus; Eustachius; Georgius; Lucia in Circo juxta Septa
+solis; Lucia in capite Suburae_ (ovvero _juxta Orphea_); _Maria Nova,
+in Dominica, in Scola Greca, in Porticu, in Aquiro, in Via Lata;
+Nicolaus in Carcere; Quiricus, Sergius et Bacchus; Theodorus_. Delle
+Abazie ve n’erano venti: _Alexius; Agatha in Subura; Anastasius;
+Basilius juxta Palatium Trajani Imp.; Blasius, in Cantu secuta;
+Caesarius in Palatio; Cosma et Damianus in Vico Aureo_ (Trastevere);
+_Gregorius in Clivo Scauri; Laurentius in Panisperna; S. Maria in
+Aventino, in Monasterio ad S. Petr. ad Vinc., in Capitolio, in Pallara,
+in Castro Aureo; Pancratius in Via Aurelii; Saba; Silvester inter duos
+hortos; Thomas juxta Formam Claudiam; Trinitatis Scottorum; Valentinus
+in Via Flaminia_. Oltracciò v’erano conventi minori, che trovansi
+specificati nell’_Ordo Rom._ XII, perlochè, sulla fine del secolo
+duodecimo, in tutto v’erano a Roma da trecento circa fra chiese e
+monasteri.
+
+[815] La pigna di bronzo e due dei pavoni vedonsi ancora oggidì nel
+giardino degli aranci in Vaticano.
+
+[816] Il testo originale dei _Mirabilia_ non esiste più: tutti i
+codici che di essi possediamo sono copie, e spesso assai scorrette;
+scorretti sono anche i _Mirabilia_ raccolti in BENEDETTO, in ALBINO e
+in ROMUALDO.
+
+[817] Sembra che GUGL. DI MALMESBURY (_De gestis reg. Anglor._, III, c.
+2) non abbia avuto conoscenza dei _Mirabilia_. Egli riferisce soltanto
+di un vecchio Catalogo dei sepolcri de’ Martiri, sotto la rubrica
+delle quattordici porte e delle vie; e già questi luoghi si erano tutti
+rimutati nella prima metà del secolo duodecimo, quand’egli scriveva.
+— Il concetto _Mirabilia_ reputo che sia assolutamente peculiare del
+secolo duodecimo; è cosa popolare, laddove il concetto _Graphia_ è cosa
+di eruditi e affatto scolastico.
+
+[818] Uno di questi lettucci era anche presso il ponte sant’Angelo.
+In certe chiese s’apprestava un bagno, perchè il Papa rinfrescasse le
+piante. Vedasi l’_Ordo Romanus_.
+
+[819] _Subintrat arcum Nerviae inter templum ejusdem Deae et templum
+Jani._ Vuolsi dire del tempio di Minerva nel _Forum_ di Nerva, cui
+aveva dato incominciamento Domiziano. La grande rovina di quel tempio
+fu smantellata soltanto ai giorni di Paolo V. Ivi era un arco di Giano
+edificato da Domiziano, e il popolo lo chiamava «Arca di Noè.» Il
+BUNSEN, _Descr. della Città_, III, ha dimostrato che l’_Ordo Rom._, pel
+_Forum_ di Trajano intende dire di quello di Nerva: ed è certo così.
+
+[820] _Ordo Rom. XI_, _auctore Benedicto_ (MABILLON, _Mus. It._, II,
+143). Questo passo è una delle più preziose notizie dell’archeologia
+medioevale. La processione doveva muoversi a zigzag pei _Fora_, e
+questo dimostra che alcuni tratti non potevano percorrersi a cagione
+dei cumuli di ruine. Il tempio di Romolo, che il BECKER, I, 377, spiega
+per _aedes Penatium_, e il BUNSEN con più verosimiglianza pel tempio di
+Venere e di Roma, può significare qui la _Basilica nova_ di Costantino.
+
+[821] _Ad S. Stephanum in Piscina palatium Chromatii praefecti. Templum
+quod dicebatur olovitreum, totum factum ex crystallo et auro per artem
+mathematicam, ubi erat astronomia cum omnibus signis coeli..._ Questo i
+_Mirabilia (Cod. Vat. 3973)_ trassero dagli _Acta S. Tiburtii Martir.
+ac Chromatii_: vedi gli _Acta Sanctor._, 11 di Agosto, t. II, 622, e
+23 Febbrajo, p. 372, dove Cromazio dice: _Habeo cubiculum holovitreum,
+in quo omnis disciplina stellarum ac mathesis est mechanica arte
+constructa, in cujus fabrica pater meus Tarquinius amplius quam ducenta
+pondo auri dignoscitur expendisse._ Quando si demolì la chiesa di san
+Sebastiano nella via Santa Lucia, si scopersero avanzi di questo antico
+palazzo: _Descriz. della città di Roma_, III, 3, 84.
+
+[822] _Murus civitatis Rome habet turres 361, castella 49, propugnacula
+6900, portas XII sine Transtiberim. Posterule V_ (ALBINO, e _Cod.
+Vat. 3973_): circuito, ventidue miglia; locchè è errore. I numeri
+variano da quelli dell’ANON. DI EINSIEDELN e di BENED. DI SORATTE,
+ma concordano quasi in tutto colla _Graphia_. L’esemplare di Praga,
+di tempo posteriore (edito dall’HÖFLER, nel PAPENCORDT, _Storia della
+città di Roma nel medio evo_), inserisce il catalogo dei _Campi_, delle
+_Basilicae_, delle _Viae_ e delle statue, con varianti dalla _Notitia_
+e con appendici. I compilatori dei _Mirabilia_ erano a conoscenza dei
+breviarî antichi.
+
+[823] Il numero dei palazzi romani cresce di assai nelle Continuazioni
+dei _Mirabilia_, compilate al secolo decimoquinto. I _Mirabilia_ non
+tengono conto di tutti gli _Arcus triumphales_.
+
+[824] _Sicut reperitur in marthirologio Ovidii de fastis._ Il copista
+di ALBINO dice: _marthirologio ovidii de faustis_; e quell’altro in
+ROMUALDO storpia così: _marthiplogio ovidii de faustis_. Ei si vede
+che anche di là di questi migliori esemplari deve esistere un originale
+più corretto. La goffaggine spesse volte induce al riso, massime nelle
+spiegazioni che vi son date dei nomi. I _Mirabilia_ illustrano così
+la _Porta septimiana_: _ubi septem laudes fuerunt factae Octaviano_.
+La _Graphia_: _septem Naydes juncte Jano_ (parimenti i _Mirab._ di
+ALBINO). La _Graphia_ dà questa etimologia del nome Laterano: _In
+palatio Neronis, quod ex latere et rana dicis Lateranum_; e una copia
+aggiunge alla _rana: quam latenter peperit Nero_. Del nome Quirinale:
+_quia ibi stabant Quirites_. Di Nerva si foggiava una dea Nervia.
+
+[825] _De judicibus Imperatorum in Roma_: non è che il frammento di
+un maggior capitolo della _Graphia_. I _Mirabilia_ non hanno raccolto,
+come cosa antiquata, l’ultima parte della _Graphia_, che è un rituale
+imperiale del tempo degli Ottoni.
+
+[826] _Palatium majus in Pallanteo monte_; e la _Graphia: Palatium
+magnum monarchie orbis: in quo sedes et caput totius mundi est, et
+palatium Caesarianum in Palanteo_. Di tutti i colli di Roma il Palatino
+è quello che meno sofferse dal medio evo; e colà hannovi ancor molte
+scoperte a fare, come ci lascia sperare la sollecitudine di Pietro
+Rosa, intendente di questi escavi sul Palatino.
+
+[827] Forse era quello che oggidì si noma tempio di Vesta ovvero della
+_Fortuna Virilis_. Il _templum Lentuli_ (la _Graphia_ dice _Lentis_)
+era l’arco di Publio Lentulo Scipione, fra il Tevere e l’Aventino; così
+tuttavia POGGIO ve ne lesse sopra l’iscrizione.
+
+[828] Il _templum Jovis_ e il _Severianum_ facevano parte del
+_Porticus_ di Ottavia. In altro luogo ho già tenuto nota delle rovine
+vicine al san Nicola _in Carcere Tulliano_.
+
+[829] _Si purus erat a crimine ille qui electus erat Consul,
+confirmabatur ei Consulatus._ Il mscr. di Praga aggiunge, ed è
+notevolissima cosa: _propter quod factum multi adhuc consules romanorum
+vocantur_.
+
+[830] Parimenti anche la _Graphia_. Un grande bacino antico, ossia
+_Conca_, esisteva allora, come in altre piazze, ad ornamento di quella
+di santo Eustachio. È noto eziandio della _Conca Parionis_ presso il
+teatro di Pompeo.
+
+[831] Questo periodo, che manca nella _Graphia_ ed in altri esemplari,
+leggesi nel _Cod. Vat. 3973: haec et alia multa templa et palatia
+imperatorum, consulum, senatorum, praefectorumque tempore paganorum in
+hac romana urbe, sicut in priscis annalibus legimus et oculis nostris
+vidimus, et ab antiquis audivimus: quantae etiam essent pulchritudinis
+auri et argenti, heris et eboris pretiosorum lapidum, scriptis ad
+posterum memoriam quanto melius potuimus reducere curavimus_. I
+_Mirabilia_ del MONTFAUCON nol contengono.
+
+[832] Io comparai e in parte copiai i migliori Codici dei _Mirabilia_,
+ma mi astengo da investigazioni archeologiche. Il signor DE ROSSI,
+profondamente versato in cotali studî, promette di fare un lavoro
+critico dei _Mirabilia_ in un _Codex Topographicus Urbis_: è opera
+che manca affatto e sarà di gran merito. — Le edizioni di quell’antica
+descrizione della Città incominciarono con quella fattane a Roma sulla
+fine del secolo decimoquinto; indi essa fu stampata innumerevoli volte
+e in parecchie lingue. L’edizione, tanto consultata, del MONTFAUCON
+è dell’anno 1702; indi v’ebbe quella delle _Effemeridi literarie di
+Roma_, I, e le altre del GRAESSE e dell’HÖFLER. L’ultima romana fu
+publicata nel 1864. Più tardi GUSTAVO PARTHEY, dell’Accademia delle
+scienze di Berlino, ne diede la recentissima delle edizioni: _Mirabilia
+Romae e codicib. vaticanis emendata_, Berlino 1869. Poichè il signor
+PARTHEY volle farmi l’onore di intitolarla a me, tengo a dover mio
+di esprimere qui la riconoscenza che sento per quel benemerito e
+infaticabile erudito, e mi congratulo che la sua edizione abbia ridotto
+il testo dei _Mirabilia_ alla ottima delle lezioni che possediamo. —
+Il migliore esemplare dei _Mirabilia_ contengono i _Codices romani_
+di BENEDETTO canonico (_Liber Politicus_ nella Vallicellana), il
+_Cod. Vatican. n. 3973_ (_Cronica_ di ROMUALDO), il _Cod. Ottobon.,
+n. 3057_ (ALBINO, donde CENCIO attinse). Secondo l’opinione del DE
+ROSSI, fra quelli dovrebbe esistere il primo esemplare del libro, ma io
+sono costretto di affermare che eziandio i detti _Codices_ accennano
+ad una migliore scrittura originale che non troviamo più. — Ve ne
+hanno eziandio molti altri Codici, anche fuori d’Italia, massime di
+tempo posteriore al secolo decimoterzo. L’ANONIMUS MAGLIABECCHIANUS
+del secolo decimoquinto, edito da L. MERKLIN, Dorpat 1852, è una
+compilazione tratta dal _Regionarium_, dai _Mirabilia_ e da altre
+notizie topografiche.
+
+[833] La narra con molta grazia GUGLIELMO DI MALMESBURY, _De Gestis
+reg. Anglor._, II, c. 13. La favola diede argomento al melodramma
+_Zampa_, ossia la «Fidanzata di marmo.»
+
+[834] GUGL. DI MALMESBURY, c. 10. Gerberto scavò nel luogo dove si
+disegnava sul suolo l’ombra del dito, e discese in un incantato palagio
+sotterraneo. La leggenda ha un’audacia pagana, poichè spoglia i Papi
+della loro aureola, e li veste dell’abito di negromanti.
+
+[835] _Palatium Romuli inter S. Mariam Novam et S. Cosmatem, ubi sunt
+due edes Pietatis et Concordie, ubi posuit Romulus statuam suam auream
+dicens: Non cadet, donec virgo pariet. Statim ut peperit virgo, statua
+illa corruit_ (_Mirabilia_, ed. PARTHEY, p. 5). Nei _Mirabilia_, sotto
+nome di palazzo di Romolo or s’intende la _Basilica Nova_ (così è
+manifestamente nel passo citato, conforme alla positura accennatavi),
+ed or il duplice tempio di Venere e di Roma, che nel medio evo
+propriamente chiamavasi _aedes pietatis et concordiae_.
+
+[836] _Ad S. Mariam in fontana_ (sull’Esquilino) _fuit templum Fauni,
+quod simulacrum locutum est Juliano et decepit eum_. Non so che di
+questa leggenda si parli altrove. I _Mirabilia_ del _Cod. Vat. 4265_
+(assai scorretti) contengono la leggenda che il simulacro della
+Veronica parlasse a Carlo Magno.
+
+[837] Fuor di Roma, nel secolo decimoterzo ed anche prima, si
+componevano dei florilegi raccogliendo passi di Virgilio, di Ovidio e
+di Orazio, e si appellavano _flosculi_. Vedine nel tom. IV della _Bibl.
+Mundi_ o nello _Speculum Historiale_, lib. VI, c. 63, di VINCENTIUS
+BURGUNDUS (in sul 1240).
+
+[838] GUGL. DI MALMESB., II, c. 13: _Tunc corpus Pallantis filii
+Evandri, de quo Virgilius narrat, Romae repertum est illibatum
+ingenti stupore omnium — Hiatus vulneris quod in medio pectore Turnus
+fecerat, quatuor pedibus et semis mensuratum est_. Se ne rinvenne fin
+l’epitaffio:
+
+ _Filius Evandri Pallans, quem lancea Turni_
+ _Militis occidit, more suo jacet hic._
+
+Però l’Annalista pensava che l’inscrizione non appartenesse all’età di
+Pallante, ma a quella di Ennio o di qualche altro poeta. Si imagini
+quanta fosse la moltitudine delle antichità allora scoperte in Roma,
+e come si maltrattassero. Soltanto i metalli o i marmi preziosi non
+si gettavano via. In un contratto di affittanza di santa Maria in
+Transtevere, a. 1175, si poneva ai fittavoli questo patto: _et si
+aliquod metallum sive de majoribus lapidibus plus valens XII denarios
+[=pp]. ibi inveniens, devano darne medietatem dicte nostre ecclesiae
+etc._
+
+[839] Sono quei celebri versi dell’_Egloga IV_:
+
+ _Ultima Cumaei venit jam carminis aetas;_
+ _Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo._
+ _Jam redit et Virgo: redeunt Saturnia regna,_
+ _Jam nova progenies coelo demittitur alto..._
+
+Dicendo della _virgo_, Virgilio intendeva parlare di Astrea ossia
+della giustizia, e il _puer_ era il figliuolo di Asinio Pollione suo
+protettore, che il poeta adula con tanto sfarzo. Di già DANTE disse:
+_Virgo namque vocabatur Justitia, quam et Astraeam vocabant_ (_De
+Monarchia_, I, c. 10). Anche Cola di Rienzo riprovò l’interpretazione
+che quei versi alludessero al Messia: _quanquam hoc carmen nonnulli
+magistrones erronei Apostolicas prophetias deserentes, pro virgine
+matre Dei a Hieronymo in proemio super Genesi redarguti, duxerunt fore
+dictum_ (_Nicolai Tribuni Romani ad Guidon. Bonon. Card. Oratio_, nel
+PETRARCA, _Op._, p. 1126).
+
+[840] Ei sa di strano che nessuno dei grandi pittori abbia impreso a
+dipingere questa visione. Che soggetto sarebbe stato per Raffaello!
+
+[841] MARANGONI, _Memorie dell’Anfiteatro Romano_, p. 51. La _Salvatio
+Romae_ è conosciuta per opera dei «Sette savî maestri», oppure del
+«mago Virgilio». I _Mirabilia_ nulla dicono assolutamente di Virgilio,
+ma registrano soltanto la vecchia leggenda dell’ANON. DI SALERNO (vedi
+nel Vol. III, pag. 631, nota 1, di questa Storia). Anche ELINANDO,
+nello _Speculum Historiale_, T. IV, s’attiene quasi parola per parola
+all’ANONIMO, e non fa pur cenno del Campidoglio. Intorno alla leggenda
+vedasi il GENTHE, _Vita e memoria durevole di Virgilio poeta e mago_,
+Lipsia, 1857, pag. 72. Il RUFINI (_Dizionario delle strade di Roma_)
+erroneamente associa la «Via di Tor dei Specchi» vicina al Campidoglio,
+colla torre dello specchio di Virgilio. Io son persuaso che quella
+strada tragga il nome dalla famiglia _De Speculo_ o De’ Specchi, la
+quale forse colà aveva le sue torri. Le sue case antiche esistono
+ancora oggidì in un’altra «Via Specchi», non lungi dal palazzo Santa
+Croce.
+
+[842] Nel romanzo francese _Virgilius_ l’effigie è un serpente di
+bronzo; però nei _Dialoghi ameni_, Francoforte, 1503, la cosa si
+narra come viene detto nella posteriore leggenda romana: «Virgilio
+ha composto in Roma un’imagine, e vi si mettono a prova coloro che
+prestano giuramento. E colà l’uomo deve porre la mano dentro della
+bocca. Se uno ha giurato il falso la faccia gli tronca col morso la
+mano» (GENTHE, p. 75).
+
+[843] _Viminalis ubi est ecclesia S. Agathes, ubi Virgilius captus a
+Romanis, invisibiliter exiit, ivitque Neapolim; unde dicitur: vado ad
+Napulum_ (nel Breviario _de montibus_; può darsi che sia una glossa: si
+trova soltanto nell’esemplare del MONTFAUCON). Ho già dato spiegazione
+del nome della via Magnanapoli (vedi il vol. III, a carte 658).
+Vorrebbesi che in quel luogo avesse dimorato Virgilio, e colà si andò
+in cerca dei giardini di Mecenate.
+
+[844] GERVASIUS, _Otia Imperialia_ (LEIBN., _Rer. Brunsvicar._, I, 963,
+nel Capitolo: _mirabilia unius cujusque provinciae_, donde si vede
+la universalità che allora aveva assunto il concetto _mirabilia_).
+Egli scrisse intorno al 1211, e narra di aver veduto questi portenti
+a Napoli nell’anno 1191. Il LEIBNITZ, sdegnato di lui, dice senza
+alcun intelletto delle leggende popolari: _Vixit eo seculo, quod ego
+cum proximo omnium seculorum post Christum natum ineptissimum esse
+comperi_.
+
+[845] _Vidimus etiam operosum opus Virgilii Neapolin, de qua nobis
+mirabiliter Parcarum pensio dispensaverunt, ut muros civitatis ejusd.,
+quos tantus fundavit et erexit philosophus, imperialis jussionis
+mandato destruere deberemus. Non profuit civibus illis civitatis ejusd.
+imago, in ampulla vitrea magica arte ab eodem Virgilio inclusa — quam
+ampullam sicut et civitatem in nostra habemus potestate — sed quia
+ampulla modicum fissa est, civitati nocuit_. Oggidì il palladio di
+Napoli è l’ampolla col sangue di san Gennaro. — Dei serpenti: _quam
+solam (sc. portam ferream) — destruere timebamus, ne serpentes inclusi
+de carcere egredientes, terram et indigenas molestarent_: lettera di
+Corrado al Prevosto di Hildesheim (in ARNOLDO, _Chron. Slavor._, IV, c.
+XIX).
+
+[846] _Vidimus ibidem saracenos, qui solo sputo venenosa interficiunt
+animalia_. Vi si rivela l’età della Cronica di Turpino, dei viaggi del
+duca Ernesto, del cavaliere Tundalo, di Apollonio di Tyrland, della
+Cronica imperiale ecc. Omai v’ha gran copia di scritture intorno al
+Virgilio del medio evo. Se ne consulti F. PIPER, _Virgilio teologo e
+profeta_, Berlino 1862. Lo ZAPPERT, _Vita di Virgilio nel medio evo_
+(_Accademia delle scienze_, vol. II, Vienna 1851), induce confusione a
+causa delle strabocchevoli citazioni; ed il lettore potrà bastevolmente
+erudirsi nel GENTHE, in L. ROTH, _Virgilio mago_, Vienna 1859, e
+massimamente nella dotta e più recente opera di DOMENICO COMPARETTI,
+_Virgilio nel medio evo_, Livorno 1872, in due volumi.
+
+[847] BENJAMINI DE TUDELA _Itinerarium,_ Lugduni 1633, Elzevir; in
+ebraico colla versione latina.
+
+[848] Precisamente come nei _Mirabilia_: _palatium Julii Caesaris_. Vi
+s’intende l’obelisco vaticano, con intorno i ruderi del Circo ed altri
+avanzi.
+
+[849] _Ibi extra Romam est palatium Titi_, ossia il Circo di Massenzio,
+che anche in un esemplare dei _Mirabilia_ appellasi _palatium Titi et
+Vespasiani foris Romam ad catacumbas_. Il _Palatium_ di Vespasiano è
+il Colosseo. È un tratto notevole che l’Ebreo nulla dica dell’arco di
+trionfo di Tito.
+
+[850] _Palatium Galbini_ ([lettere ebraiche] nel testo).
+
+[851] Stando alla _Graphia_, erano veramente in Laterano gli avanzi
+del colosso dell’anfiteatro, _cujus caput et manus nunc sunt ante
+Lateranum:_ e i _Mirabilia_ stampati nel 1511 dicono, che Silvestro
+avesse fatto distruggere il colosso di Febo: _caput vero et manus
+praedicti idoli cum pomo ad palatium in Laterano fecit poni — quae
+palma et caput Sampsonis falsae vocantur a vulgo_. Oggidì quella
+mano colossale si vede nel cortile del palazzo del Conservatori. —
+BENIAMINO non tien nota della leggenda secondo la quale Noè venne a
+Roma, ma sa della guerra ch’ei ruppe contro a Romolo, ed è a giorno di
+altre leggende che trovansi nel falso Gioseffo (Goriodines, un ebreo
+di Gallia del tempo forse dei Carolingi): a credere di questo, Romolo
+per temenza della venuta di Davide, fe’ cinger Roma di mura: JOSEPHUS
+HEBRAICUS etc., Lipsiae 1710, I, c. 4.
+
+[852] _In muro S. Basilii fuit magna tabula erta infixa, ubi fuit
+scripta amicitia in loco bono et notabili, que fuit inter Romanos
+et Judeos, tempore Jude Macchabaei_ (_Mirab., Cod. Vat., n. 3973_).
+S’interpreta col Lib. I de’ _Maccabei_, c. VIII, 22: «E fecero (i
+Romani) incidere il rescritto su tavole di bronzo, e lo mandarono a
+Gerusalemme, affinchè ivi fosse monumento della conchiusa pace» Per
+certo gli esemplari romani del documento erano custoditi nell’archivio
+di Stato.
+
+[853] _Hoc solum mente laborantibus et animo supererat, ut ab urbe
+(Romae enim in Palatio Diocletiani, et aliis termis saepe mirabiles
+conspeximus) ut per mare mediterraneum tuta classe — conductu
+haberemus_: SUGERIUS, _De Consecratione Eccl. S. Dionysii_ (DUCHESNE,
+IV, 352), in GIACOMO BURCKHARDT, _La cultura del rinascimento in
+Italia_, Basilea 1860. — Le magnifiche colonne di granito, che l’Abate
+per buona ventura non portò via, adornano oggidì la santa Maria degli
+Angeli nelle terme di Diocleziano.
+
+[854] _Medietatem arcus triumphalis, qui totus in tribus arcubus
+constat, de quo unus de minoribus arcubus propinquior est vestrae
+ecelesiae, supra quem una ex turribus aedificata esse videtur — Ep.
+Innoc. III_, lib. II, n. 101, _dat. VI Non. Julii A. 1199_.
+
+[855] R . . . S. AG. (sigle cassate) † A[=NO] MCLVII INCAR[=NS] D[=NI]
+N[=RI] I[=HV] XR[=I] SPQR HEC MENIA VETVSTATE DILAPSA RESTAURAVIT
+SENATORES SASSO JO[=HS] DE ALBERICO ROIERI BVCCA CANE PINZO FILIPPO
+JOHS DE PARENZO PETRVS D[=S] TESALVI CENCIO DE ANSOINO RAINALDO ROMANO
+NICOLA MANETTO. È iscrizione unica di questo genere in Roma.
+
+[856]
+
+ BENEDICTVS ALME
+ VRBIS SVMM’ SENATO
+ R RESTAVRAVIT HVN
+ C. PONTEM FERE DIRV
+ TVM.
+
+[857] _Restituimus salvo jure parochiali ecclesie SS. Apostolorum Phil.
+et Jacobi et salvo honore publico urbis eidem colomne, ne unquam per
+aliquam personam obtentu investimenti hujus restitutionis diruatur
+aut minuatur, sed ut est ad honorem ipsius ecclesie et totius populi
+Romani integra et incorrupta permaneat dum mundus durat, sic ejus
+stante figura. Qui vero eam minuere temptaverit persona ejus ultimum
+patiatur supplicium et bona ejus omnia fisco applicentur... Actum a
+dom. incarn. MCLXII, Ind. X etc._ (docum. da santa Maria _in via Lata_,
+nel GALLETTI, _Primic._, n. LXI).
+
+[858] QM. COL[=VP]NA ANTONINI JVRIS MÕN SC[=I] SILV[=RI] ET ECC[=LA]
+S ANDREE Q: CIRCA [=EA] SITA [=E] [=CV] OBLATIONIBVS.... MALEDICIMVS
+ET VINCVLO LIGAMVS ANATHEMATIS ABBATE ET MONACHOS Q[=CV]Q. COL[=VP]NA
+ET ECC[=LA]M LOCARE [=VL] BENEFICIO DARE [=P]S[=V]PSERIT.... PETRVS DĨ
+G[=RA] HVMILIS ABBAS HVIVS S[=C]I CENOBII [=CV] FR[=IB]. SVIS FECIT ET
+CONFIRMAVIT ANN. DNĨ MĨL CXVIIII INDĨC XII.
+
+[859]
+
+ _Adsum Romani grandis honor populis._
+ _Indicat effigies qui me perfecerit auctor._
+
+TEODORO AMEIDEN, _De Rom. Famil._, § 100 (Mscr. nella Bibl.
+Casanatens., n. 283), notò un altro distico:
+
+ _Vos qui transitis secus optima tecta Quirites,_
+ _Hac pensate domo, quis Nicolaus homo._
+
+[860]
+
+ _Non fuit ignarus cujus domus haec Nicolaus_
+ _Quod nil momenti sibi mundi gloria sentit._
+ _Verum quod fecit hanc non tam vana coegit_
+ _Gloria quam Rome veterem renovare decorem._
+
+Sulla fine:
+
+ _Surgit in astra domus sublimis — Culmina cujus_
+ _Primus de primis magnus Nicolaus ab imis_
+ _Erexit Patrum decus ob renovare suorum._
+ _Stat patris Crescens matrisque Theodorae nomen._
+ _Hoc culmen clarum caro pro pignere gessit._
+ _Davidi tribuit qui pater exhibuit._
+
+All’intorno dell’iscrizione sono stranamente poste molte sigle
+enigmatiche, che si vollero spiegare in modo ridicolo. L’intiera
+iscrizione è registrata nel NERINI, p. 318, e in altri luoghi.
+
+[861] Per amore di brevità non m’accingo a confutare quelli che danno a
+quest’edificazione un tempo or troppo antico, or troppo moderno. Coloro
+che s’appigliano alla prima opinione potrebbero appellarsi al costume
+ancor più antico, secondo cui i padri dedicavano edificî ai loro
+figliuoli. Giovanni duce di Gaeta, nel secolo nono edificò una torre,
+e vi scrisse sopra: _Hanc venerabilem inclitam domum etiamdiu turre
+dilecto filio meo Docibili Ypata donavi_ (FEDERICI, _Duchi di Gaeta_,
+p. 154). Il GIESEBRECHT ha fatto alcune ipotesi assai giuste sul
+Monzone (SCHMIDT, _Gazz. univers. di Storia_, VII, 137). Io non ispreco
+tempo in queste cose, che tornano qui soltanto accessorie.
+
+[862] _Ideo dicitur Chartularium, quia fuit ibi bibliotheca publica,
+de quibus XXVI fuere in Urbe._ Gli avanzi di questa torre durarono fino
+all’anno 1829. Ancora ne sono visibili le antiche fondamenta.
+
+[863] La chiesa ha gran dovizia di iscrizioni medioevali. Nell’atrio,
+sulla tomba di Alfano (opera di quella età), è scritto:
+
+ _Vir probus Alphanus cernens quia cuncta perirent,_
+ _Hoc sibi sarcofagum statuit ne totus obiret._
+ _Fabrica delectat pollet quia penitus extra_
+ _Sed monet interius quia post hec tristia restant._
+
+Sul parapetto dell’altar maggiore (una vasca di rosso granito): _a[=n]o
+D. MCXXIII Ind. I. dedicatum fuit hoc Altare per manus DD. Calixti
+Papae Secundi V sui Pontif. A[=n]o M. Maio die VI Alfano Camerarius
+plurima dona largiente_.
+
+[864] Da dopo l’anno 1868 santa Maria in Transtevere ebbe a ricevere un
+restauro fondamentale. Sparve il pavimento antico, ne furono rimossi
+sepolcri e monumenti; e pitture a gran colori, condotte sulle pareti
+della navata di mezzo, hanno per sempre distrutto la mesta severità di
+questa basilica antica.
+
+[865] Il soggetto del musaico della nicchia s’interpreta col passo
+di SAN MATTEO, c. 25, 1-23. Sventuratamente ebbe a subire un pesante
+restauro. Anche lo SCHNAASE, _Storia delle arti del disegno_, IV, 2,
+loda i musaici, specialmente quelli dell’abside.
+
+[866] _Chron. Casin._, c. 29; passo ben noto.
+
+[867] Sotto un affresco che rappresenta parecchi santi è posta
+quest’iscrizione: EGO BENO DE RAPIZA C[=V] MARIA VXORE MEA PRO
+AMORE DEI ET BEATI CLEMENTIS PGRFC. Il priore Mullooly, che
+diresse gli escavi della chiesa sotterranea, vuole che il quadro
+appartenga all’epoca delle catacombe; ma l’iscrizione contraddice a
+quell’opinione. Il nome longobardo _Rapizo_ (_Radpert_) trovasi assai
+di sovente ai secoli undecimo e duodecimo nel Registro di Farfa; al
+tempo di Gregorio VII, un _Rapizo_ era _comes_ di Todi. — Di questi
+importanti escavi e degli affreschi numerosi che ne vennero alla luce
+vedasi J. MULLOOLY, _Notice of the ancient paintings — of S. Clement in
+Rome_, Roma 1866.
+
+[868] Un _Nicolaus de Angelo_ e Pietro Fassa di Tito fecero pel san
+Paolo il grande candelabro di pesantezza barbarica. — Sul tabernacolo
+che è nel san Lorenzo (dell’anno 1148) è scritto a bei caratteri:
+_Jo[=hs] Petrus Angelus et Sasso Filii Pauli marmorarii hujus operis
+magistri fuerunt_. Di tale fatta sono gli inizî della nuova scultura,
+che poco a poco venne sorgendo dalle opere di chiesa. — L’antichissima
+menzione che sia fatta dei Cosmati è dell’anno 1180: _Jacobus Laurentii
+fecit has XIX columnas cum capitellis suis_ (_Descriz. della città
+di Roma_, III, 3, 572). — Sopra un ambone in Araceli: _Laurentius cum
+Jacobo filio suo hujus operis magister fuit_. La genealogia dei Cosmati
+è data dal GAYE (_Giorn. di arti_, 1839, n. 61, sgg.). _Rivista delle
+«Notizie epigrafiche degli artefici marmorarii romani dal X al XV
+secolo, di Carlo Promis»_ (Torino 1836).
+
+[869] Questa erronea notizia dà RICOBALDO, _Histor. Pontif. Rom._, p.
+178 (MURATORI, IX).
+
+[870] Il CARD. ARAGON., p. 439, dice di Eugenio III: _Hic fecit
+unum palatium apud S. Petrum, et Signiae alterum_. — PLATINA, _Vita
+Celestini III_.
+
+[871] PLATINA, _Vita Clement. III: claustrum S. Laurentii extra
+muros aedificavit, et Laterani aedes non mediocri impensa restituit:
+templumque vermiculato opere ac musivo exornavit._ — Celestino III
+consecrò il san Giovanni _a Porta Latina_, il santo Eustachio (1196) e
+il san Lorenzo in Lucina, come qui ancora ne dice l’inscrizione antica.
+Del tempo di Adriano IV è il portico dei santi Giovanni e Paolo sul
+Celio. Meravigliosa cosa è, che del lungo reggimento di Alessandro III
+non si menzioni alcun edificio.
+
+[872] L’illustre Autore si compiacque di rivedere la versione di
+questo Volume, e in alcuni luoghi ritoccò il testo originale, in altri
+introdusse importantissime aggiunte. Ne facciamo nota come di cosa che
+torna a gran pregio della nostra edizione italiana. (N. del T.)
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+La notazione [=xx] indica che le lettere specificate sono sormontate da
+una barra.
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78188 ***