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RENATO MANZATO. + + VOLUME IV. + + + + VENEZIA, + GIUSEPPE ANTONELLI + 1873. + + + + + PROPRIETÀ LETTERARIA. + + + + +STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL MEDIO EVO. + + + + +LIBRO SETTIMO. + +STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO UNDECIMO. + + + + +CAPITOLO PRIMO. + + +§ 1. + +Stato che la città di Roma tiene nella storia universale durante il +secolo undecimo. — Influenza che gli elementi civici esercitano sopra +il Papato. — I Lombardi eleggono Arduino a loro re; i Romani eleggono +Giovanni Crescenzio a patrizio. — Silvestro II muore nel 1003. — +Giovanni XVII e Giovanni XVIII. — Tusculo e i suoi Conti. — Sergio IV. +— Fine di Giovanni Crescenzio, nel 1012. + +Il secolo undecimo fu una delle età che ebbero massimo rilievo +nella storia del Papato; in nessun altro luogo fece mai mostra +di sè un contrapposto così vivo di decadenza profonda e di +repentino risorgimento di una stessa podestà. Spenti gli Ottoni, si +rinnovellarono in Roma condizioni di cose pari a quelle che s’erano +composte dopo la caduta dell’Impero de’ Carolingi; la potenza +pontificia decadde nell’ordine morale e in quello politico, e la Città +si adoperò con gran lena affine di levarsela di dosso per sempre. Non +arrivò essa peraltro a questo intento, poichè il Papato non cedè pur di +un passo, ma durò principio indestruttibile ed ostile allo svolgimento +degli elementi cittadini; soltanto di qualche tratto passeggiero +se ne potè reprimere la forza, ma a rimuoverlo non si giunse mai, +avvegnachè il Papato col soccorso di potenze straniere tornasse sempre +a sollevarsi gagliardo. In Roma non v’aveva una cittadinanza che +prestasse solide fondamenta ad una costituzione civica; solo v’erano +ancor sempre le possenti famiglie di nobili, i capitani ossiano i +grandi vassalli feudali della Chiesa, sedenti nella Città e nella +provincia, i quali strappavano ai Pontefici il potere, e per ragione +di questo combattevano gli uni contro gli altri. Nella prima metà del +secolo undecimo imperarono costoro da patrizî su Roma, elessero papi +del grembo di loro famiglie, ridussero la santa Sede a loro retaggio +famigliare, ed il Pontificato precipitò in una barbarie tanto orribile +da far sembrare che fossero tornati i tempi dei più infamati Imperatori +dell’antichità. Tuttavolta, a questo stato di cose succedette tosto +quella reazione memoranda, che con meravigliosa prestezza rialzò la +Chiesa romana dal suo decadimento, e fece di essa una potenza dominante +nel mondo. + +Le attenenze civiche cooperarono a ciò assai efficacemente, giacchè la +Città medesima ministrava le più prossime cause a’ moti della storia +universale: le continue relazioni in cui la Città si trovava cogli +Imperatori e coi Papi, financo gli avvenimenti che accadevano entro la +cerchia ristretta delle sue mura, la contrarietà che opponeva contro +la signoria pontificia, la pressura che i Pontefici sofferivano da +parte della nobiltà cittadina, il loro bisogno perdurante di ajuti, la +incessante distretta che gli angustiava e la vigilanza con cui dovevano +spiare i loro nemici; in una parola tutte queste cose unite insieme +produssero conseguenze che influirono fino sui luoghi più remoti, e +diedero origine ad amplissimi rapporti politici. Ei v’ha ragione di +affermare, che se non fosse stata quella costante opposizione che la +città di Roma mosse contro il reggimento pontificio, la storia del +Papato non sarebbe entrata nelle vie per cui procedette prima e dopo di +Gregorio VII. + +Posteriormente all’inizio del secolo undecimo il concetto del +Patriziato romano conseguì rilevanza nella storia universale: quando i +Re tedeschi ebbero tolto questo Patriziato alle mani dell’aristocrazia +di Roma e l’ebbero aggiunto alla corona germanica, esso fu che diede, +unitamente alla podestà sulla Città, anche il diritto di disporre +della cattedra santa; fu giusto perciò che il Patriziato diventò la +più prossima causa della pugna la quale si combattè fra la Chiesa che +si andava liberando e la podestà dello Stato. Quella ebbe posto appena +il piede nel sentiero della riformazione interna, che si sforzò con +tutta la sua energia a scuotere il giogo dei Patrizî. Non più dovevanvi +essere Papi nobiliari, nè Papi regi; l’elezione pontificia doveva +esser libera, e appartenere soltanto al clero. Così avvenne che il +Patriziato della Città diede cagione alla celebre legge di Nicolò II +sulla elezione pontificia, e alla creazione del Collegio cardinalizio; +così, alla fine, avvenne che la lotta dei Papi contro al Patriziato si +allargò massimamente in quella universale del diritto d’investitura. + +La grande controversia delle investiture domina eziandio la storia +della Città nell’ultima metà del secolo undecimo. Roma continua ad +essere l’origine di quella disputa, e si serba teatro dove il genio di +Ildebrando svolge la sua ammirabile operosità, non soltanto per fondare +un nuovo Stato della Chiesa con province vassalle, ma per plasmare il +Pontificato, fatto libero dal Patriziato, in una potenza signoreggiante +il mondo. Guerre civili lunghe e sorti terribili sofferse Roma +sventurata in conseguenza della grande battaglia che si accese fra +la Chiesa e l’Impero; e noi vedremo prolungarsene le lotte anche nel +secolo duodecimo, fino a che la Città stessa, all’età delle Republiche +cittadine d’Italia sorgenti in fiore, esce da così grandi tempeste in +forma nuova di republica. + +Morto Ottone III, Italia si vide liberata dal suo Re, Roma dal suo +Imperatore. Non v’era erede alcuno che potesse pretendere ai titoli +del primo Ottone, laonde sarebbe stato questo un momento prospero per +gli Italiani a dichiarare estinta nella loro terra la potenza regia e +imperiale dei Tedeschi, e a conseguire la loro independenza. L’Italia +settentrionale dava tosto la corona dei Lombardi ad un Principe del +suo paese, sì come fatto aveva al tempo di Berengario; chè omai il +giorno 15 di Febbraio dell’anno 1002, si levava a re Arduino, margravio +d’Ivrea, un potente signore che Ottone III aveva messo al bando +dell’Impero. + +I Romani ponevano il diadema di patrizio in capo al figlio del celebre +Crescenzio, e d’allora in poi Giovanni imperò dieci anni da signore +della Città[1]. La famiglia di lui, nemica della signoria tedesca, era +cara ai Romani, come quella che si era sacrificata a pro della libertà +cittadina; perciò il popolo si distolse dai Conti di Tusculo e si diede +ai Crescenzî. I parenti del Patrizio, Giovanni e Crescenzio figliuoli +di Benedetto e di Teodoranda, dominavano da conti sulla Sabina; e +Giovanni benanco si appellava duca e margravio, forse perchè reggeva +anche Spoleto e Camerino. Il Patrizio creava un altro Crescenzio a +prefetto della Città[2], e la sorella sua Rogata, adesso senatrice dei +Romani, aveva egli congiunta in matrimonio con Ottaviano, figlio di +Giuseppe, che era un duce longobardo nel Sabinate[3]. + +Frattanto, ancor per lo spazio di un anno il vecchio Silvestro +lamentava l’abbandono in cui era lasciato nel solitario Laterano, dove +può darsi ch’ei cercasse il conforto dell’animo fra le sue dilette +pergamene: finalmente la morte, e forse era violenta, lo toglieva +di pena, addì 11 di Maggio dell’anno 1003. Il suo terzo succeditore +gli eresse un monumento in san Giovanni, ed oggidì ancora puossi ivi +leggere l’elogio dell’illustre Pontefice, e rammemorare le leggende +molte, di cui il medio evo ha ornato la vita di questo «mago», che +sedette sulla cattedra di san Pietro[4]. + +L’epitaffio ivi posto deplora che, morto lui, la pace sparve dal +mondo, e la Chiesa precipitò nella confusione di tutte cose. Però il +reggimento di due Papi succeduti a Silvestro, è involto in profonda +oscurità; Giovanni XVII dal nome di Sicone, moriva sette mesi dopo la +sua esaltazione; indi, nel 25 Dicembre 1003, Giovanni XVIII saliva alla +cattedra santa: furono uomini romani ambidue, parenti o per lo meno +creature del Patrizio, che li levò in potere[5]. + +Alcuni documenti soltanto tengono in Roma memoria del reggimento di +Giovanni XVIII[6]. Durante il suo pontificato, che durò più di cinque +anni, rimase egli suddito al Patrizio, e appena fu se osò di volgere +qualche timido sguardo al lontano Re di Germania. Enrico duca di +Baviera, che ivi era pervenuto al trono, si struggeva di desiderio +di rinnovare l’Impero della nazione tedesca, ma di mezzo alla corona +imperiale e lui s’inframmetteva tuttavia il lombardo Arduino, che era +re, se non altro, nelle sue Alpi. Nell’anno 1004 Enrico II lo aveva +cacciato indietro, ma non lo aveva disfatto per sempre; nella ribelle +Pavia, che tosto dopo faceva dare alle fiamme, s’aveva egli bensì preso +la corona d’Italia, ma era tornato indietro ad Alemagna, lasciando Roma +al reggimento dei Crescenzî. Può darsi che la sconfitta di Arduino, +la coronazione di Enrico e l’aspettazione ch’egli movesse contro +Roma ispirassero qualche forza al partito tedesco della Città e che +allentassero la fede nei Crescenzî. Quella fazione stava allora sotto +la capitananza dei Conti di Tusculo, avvegnachè costoro, in odio dei +Crescenzî, fingessero di nutrir simpatie verso il regno germanico. + +Quindici miglia distanti da Roma, più sopra di Frascati, durano oggidì +ancora le meste ruine di Tusculo antico e medioevale. La vecchiezza +di questa città aveva superato quella di Roma, perocchè l’origine sua +si perda fra i miti di Ulisse, il cui figlio Telegono, nato di Circe, +dicevasi esserne stato il fondatore. Terra della gente latina, aveva +essa pugnato a luogo contro Roma; il capo suo Mamilio Ottavio aveva +dato entro a quelle mura un asilo all’ultimo dei Tarquinî suocero suo, +ed era caduto dappoi nella battaglia combattuta presso il lago Regillo, +lasciando alla città la tradizione gloriosa e durevole del suo nome. +Da Tusculo erano derivate alcune celebri famiglie, i Mamilî, i Fulvî, +i Fonteiani, gli Juvenzî e soprattutti i Porcî, avvegnaddio quel tetro +castello fosse stato culla dei severi Catoni[7]. A chi visita le rovine +di Tusculo sembra che da esse si rizzino le ombre di parecchi uomini +celebrati al florido tempo della sapienza romana, e il pellegrino +ricerca il luogo ove si elevavano l’accademia di Cicerone e la sua +villa, dove furono scritte le «Disputazioni tusculane». Marco Bruto, +Ortensio, Lucullo, Crasso, Metello, Cesare, alcuni Imperatori de’ tempi +più tardi, ebbero posseduto colà loro ville, poichè la fiorente pendice +di quel monte era, a’ tempi de’ Romani, coperta di magnifiche case +di campagna, similmente come oggidì ancora i grandi di Roma possedono +loro ville bellissime a Frascati, vaga terra edificata nel medio evo, +ancor prima che Tusculo cadesse[8]. Nel secolo decimo Tusculo durava +in vita ed aveva fama di città quasi inespugnabile, piena di ruine +della magnificenza antica. Chi ne possedeva il castello dominava i +monti Latini ed una parte della Campagna; e la positura dava a Tusculo +importanza maggiore di quella che potesse aver mai qualunque altra +rocca del territorio romano. + +La famiglia di Conti che ivi dominava (_de Tusculana_) discendeva da +Marozia e da Teodora, ed il nome famigliare di Teofilatto che in essa +si manteneva dimostra che il «Senatore dei Romani» era stato uno degli +antenati di quella casa. Può darsi che Alberico figlio di Marozia +avesse posseduto Tusculo per eredità venutagli dalla madre, però nessun +documento ne discorre. Noi potremmo con qualche arditezza far derivare +i Tusculani da Teofilatto, ma disdegniamo di darci ai balocchi di +alberi genealogici, i quali ci farebbero risalire nientemeno che a +Mamilio Ottavio[9]. Decorato del titolo _de Tusculana_, ai tempi di +Ottone III per la prima volta nella storia, fa sua comparsa Gregorio, +senatore de’ Romani, favorito di quell’imperatore, e senza dubbio +conte di Tusculo[10]. La Biografia di santo Nilo lo descrive per un +despoto dovizioso, astuto, destro in opere di violenza, e ne narra che +allorquando il Santo venne a Roma nell’anno 1002, Gregorio gli donò un +pezzo di terra sopra cui fu edificato il convento basiliano appellato +di Grotta Ferrata[11]. + +Gregorio, figlio o nipote che fosse di Alberico, aveva sposato Maria, +ed era padre di tre figli, Alberico, Romano e Teofilatto. Questi +feroci baroni tenevano loro residenza sull’erta di Tusculo, e di là, +come falchi predatori, intendevano lo sguardo in giù su Roma, dove +adesso Giovanni Crescenzio dominava da patrizio, e dove il loro avo +Alberico, cinquant’anni prima, aveva signoreggiato da re. Pertanto essi +volgevano l’animo a impadronirsi di Roma, come se s’avesse trattato +di un possedimento di loro famiglia: nè l’occasione propizia si fece +molto aspettare; probabilmente, allorquando Giovanni XVIII venne a +morire nel Giugno 1009, riuscì ai Tusculani di condurre a buon fine +un’elezione pontificia secondo che meglio loro giovava[12]. Succeditore +di quel Pontefice fu Sergio IV, vescovo di Albano, forse tusculano egli +medesimo, durante il cui reggimento i Crescenzî sempre più perdettero +terreno di sotto al piede[13]. Tuttavolta Giovanni Crescenzio continuò +a tenere il governo, e gli atti di quel tempo ci fanno conoscere +che l’epoca di lui, senatore dei Romani e patrizio, continuava ancor +nell’anno 1011 ad essere registrata con nota officiale[14]. I documenti +cel mostrano con veste di magistrato supremo di Roma e del territorio +della Città, quando raccoglie «placiti» nel suo palazzo (parimenti +come in antico aveva fatto Alberico), circondato dei suoi giudici +che si appellavano senatori, e con accosto Crescenzio, prefetto della +Città[15]. + +Però la ricordanza delle sorti che avevano colpito lo sventurato padre +suo era il tormento di Giovanni, e sul capo di lui pendeva minacciosa +la spedizione che Enrico II meditava su di Roma. Il Papa faceva voti +che a Roma venisse; cercava il Patrizio di tenernelo lontano, ed i suoi +messaggeri trattavano con Arduino ed anche con Boleslao di Polonia, +affichè di là delle Alpi dessero faccenda al Re[16]. In quello che +Crescenzio dominava in Roma colla violenza, che derubava il san Pietro, +che incamerava beni ecclesiastici, adulava egli re Enrico come a signor +suo, e se lo ingraziava per via di lettere e di donativi; però in ogni +maniera cercava di impedire che scendesse a torsi la corona. Il suo +reggimento, che poteva mantenere soltanto finchè un Imperatore non +v’era, riempiè l’intervallo di tempo che trascorse fino alla prossima +coronazione imperiale: però Crescenzio morì nella primavera dell’anno +1012, innanzi che Enrico movesse in Italia, e la sua morte ridonò al +Papato qualche libertà, in quello che spianò al Re tedesco la via di +Roma[17]. Ella è colpa unicamente dei Cronisti manchevoli di notizie +se possiamo dir così poco di un Patrizio, il quale per dieci anni +possedette la signoria della Città, tenne lontani i Papi dal poter +temporale e restituì a Roma per tempo sì lungo la sua libertà civile. +Il figlio dell’illustre Crescenzio deve essere stato uomo di spiriti +gagliardi, ma nulla sappiamo delle istituzioni che desse alla Città. +La morte di lui (tosto dopo avvenne quella di papa Sergio) gettò nel +precipizio i Crescenzî[18]. Questa famiglia, che nel ferreo medio evo +si adorna di splendore, similmente ad una stirpe di Gracchi o di Bruti +imbarbariti, ed ebbe ognor dato uomini che furono campioni di libertà e +guerrieri animosi contro a Papi e ad Imperatori, durò ancora gran tempo +nel Sabinate; ma in Roma, dove tuttavia per un buon secolo s’incontra +spesso il nome Crescenzio, più non tenne alto luogo[19]. Questa +famiglia lasciò padroni del campo i Conti di Tusculo, i quali tosto +adesso si levano a tiranneggiare lungamente su Roma, ed a tramutare la +cattedra di san Pietro in loro possedimento ereditario. + + +§ 2. + +Gregorio eletto papa, è cacciato da Teofilatto ossia Benedetto VIII. +— Enrico si dichiara in favore del Papa tusculano. — Enrico II viene +a Roma ed è coronato imperatore (1014). — Condizioni di Roma e del suo +territorio, in cui sono sorti Conti ereditarî. — La nobiltà romana in +qualità di Senato. — Romano, senatore di tutti i Romani. — Tribunale +imperiale. — È repressa una sollevazione dei Romani. — Enrico II +ritorna. — Fine di Arduino re nazionale. + +Il partito dei Crescenzî elevava bensì un Gregorio romano alla cattedra +pontificia, ma il candidato che i Tusculani vi opponevano contro, ne lo +sbalzava abbasso. Teofilatto, figlio di Gregorio di Tusculo, penetrava +coi suoi fratelli nella Città; le due fazioni venivano a combattimento, +disputandosi il possedimento della tiara e della podestà cittadina, e +finalmente Teofilatto discacciava il suo emulo, s’impadroniva colla +violenza del Laterano, e per mano di un laico si faceva consecrare +papa, con nome di Benedetto VIII. Tutto questo avveniva nel Maggio +dell’anno 1012. + +Da dopo che non v’era più Imperatore alcuno la nobiltà romana si aveva +ripigliato il diritto di elezione; ma l’espulso Gregorio s’affrettava +di andarne al Re in Alemagna, per chiedere giustizia del suo diritto, a +lui come a giudice supremo di Roma. Enrico si prendeva le sue insegne +pontificie, e lo confortava accertandolo che sarebbe andato a Roma, e +colà avrebbe ordinato che in forma canonica si sottoponesse ad esame la +controversia[20]. + +Messaggi di Benedetto VIII erano omai giunti alla corte del Re, poichè +quel Pontefice tusculano non chiudeva in petto sentimento alcuno +della libertà di Roma o d’Italia; più gli stava a cuore di rendersi +securamente padrone della cattedra di san Pietro, offerendo di bel +nuovo la sua patria al giogo degli stranieri. A ricompensa della +confermazione sua prometteva ad Enrico il Patriziato e la continuazione +dell’_Imperium_ nella nazione tedesca. Non è forse dissennatezza di +ingiuriare i Re germanici perchè si prendevano quello che gli Italiani +stessi loro andavano sempre nuovamente offerendo? + +Enrico II abbandonò al suo destino Gregorio, che forse era stato +eletto giusta il rito dei canoni, e consentì che un Conte tusculano +continuasse ad esser papa[21]. Egli stesso assunse allora nome di «Re +dei Romani», e con questo novello titolo, onde si fregiarono, di quel +tempo in poi, tutti i Re di Germania, pronunciò spettarsi alla corona +tedesca l’Impero e la signoria suprema su di Roma[22]. Benedetto +VIII si afforzò per conseguenza di ciò nel pontificato, discacciò +i Crescenzî; il Prefetto urbano di questo nome fu deposto, e il suo +officio dato ad un altro romano Giovanni; gli officî più rilevanti +cascarono in mano della fazione tusculana[23]. Soltanto la dignità +di patrizio niuno osava più di arrogarsi, poichè essa competeva al +Re alemanno; però il Pontefice poneva i suoi fratelli a capo delle +cose di amministrazione e di giustizia. «L’eminentissimo console e +duce» Alberico, che di già sotto di Ottone III era stato maestro del +«palazzo» imperiale, dimorava nelle case del suo antenato in vicinanza +dei santi Apostoli, e colà teneva tornate giudiziarie, come prima aveva +fatto il patrizio Giovanni[24]. + +Frattanto Enrico ponevasi in cammino alla volta di Roma, celebrava +a Pavia le feste natalizie dell’anno 1013, e costringeva Arduino a +ritirarsi nella sua marca d’Ivrea. Mentre in Roma colla morte del +Patrizio il partito nazionale soccombeva l’animoso Piemontese s’ornava +tuttavia della porpora di re d’Italia. Questo illustre titolo aveva +corrisposto al suo concetto, soltanto allora che la bella contrada era +stata veramente unita sotto allo scettro dei Goti, ma tutti i Re che +dappoi se ne decorarono s’appellarono così da uno Stato che intero +non possedevano. Tuttavolta il fiero Arduino, il quale non d’altro +poteva dirsi padrone che di un paio di città e di poche montagne, +può pretendere alla gloria di essere stato l’ultimo re nazionale che +Italia abbia avuto fino a Vittorio Emanuele II di Sardegna. Fece egli +il tentativo glorioso di chiudere Italia in faccia agli stranieri, +ma questa terra lacerata di divisioni, era allora (e lo fu fino alla +ricostituzione violenta che s’ebbe ai giorni nostri) incapace di +ispirarsi a pensiero di nazione. Arduino vide il Re tedesco muovere a +Roma, e impedirnelo non potè. + +A Ravenna Enrico s’incontrò col Papa e deliberò con lui di restaurare +l’Impero germanico; indi s’incamminò a Roma, dove l’altro lo +precedette. Qui la fazione dei Crescenzî era tuttavia numerosa e aveva +per capitani Giovanni e Crescenzio, nipoti del Patrizio. Per verità, +gli agenti di Arduino eccitavano il popolo affinchè si opponesse alla +rinnovazione dell’Impero che pur da soli quindici anni avevasi bandito +da Roma, ma la vista delle corazze d’Enrico reprimeva gli sforzi del +partito nazionale romano, e le voci dell’odio erano coperte dai cantici +di lode officiale, con cui il Re tedesco alla sua venuta era salutato, +secondo la costumanza antica[25]. Presso alla porta della città Leonina +le Scuole erano andate ad accogliere lui e la sua consorte Cunigonda; +li toglievano in mezzo a sè dodici Senatori, sei dei quali portavano +lunga barba, gli altri avevano raso il volto, e tutti incedevano +«misticamente», recando in mano bastoni[26]. Addì 14 di Febbraio +dell’anno 1014, si celebrò nel san Pietro la coronazione di Enrico e +della sua sposa colle forme solite. Il novello Imperatore consecrò al +Principe degli Apostoli la corona regale di cui fino allora s’era cinto +il capo, e dedicò al convento di Cluny un donativo che aveva ricevuto +dal Pontefice a simbolo della sua podestà d’impero. Era un pomo +imperiale composto in oro, sormontato di croce e ornato di diamanti; +secondo il mistico intendimento di quell’età, il globo significava +il mondo, le pietre preziose collocate ai quattro lati esprimevano +le virtù cardinali, la croce denotava i doveri che l’Imperatore avea +assunto verso Cristo ed eziandio verso il Papa che, come vicario +suo, si attribuiva la podestà di promuovere i Re a imperatori[27]. Un +convito tenuto nel Laterano poneva fine alla festività, e da entrambe +le parti potevano andarne contenti; Enrico aveva restaurato nella sua +nazione l’_Imperium_, Benedetto ne aspettava la restaurazione dello +Stato ecclesiastico. + +Durante la torbida età di Ottone III, le terre di san Pietro, quante +di esse ancora possedeva la Chiesa, erano state abbandonate a nuovi +saccheggi, e la dominazione del patrizio Giovanni aveva anche da +ultimo strappato ai Pontefici ogni briciola di potenza politica. Da un +lato e dall’altro del Tevere erano sorti dei Conti, con possedimenti +ereditarî[28]. I Tusculani dominavano nei monti Latini; nella Campagna +signoreggiavano i Conti di Ceccano o di Segni, appellati, a preferenza +di altro nome, conti della Campagna; nella Sabina imperavano i +Crescenzî; la casa dei Conti di Galeria espandeva la sua potenza nella +Tuscia; dalle terre Marsie fino a Subiaco s’andava omai dilatando +la famiglia franca di Trasimondo, di Berardo e di Oderisio[29]. Il +sistema feudale metteva in pezzi lo Stato antico della Chiesa; i +Vescovi avevano conseguito diritti di conti, e del dominio che un tempo +i Carolingi avevano fondato a pro di loro, i Pontefici possedevano +poco più che le ingiallite carte di donazione, conservate nei loro +archivî. Benedetto VIII accrebbe quelle pergamene con una scrittura +di confermazione, data dall’imperatore Enrico, che nella serie dei +Privilegî va conosciuta sotto il nome di diploma di Enrico I. Questo +documento somiglia per tutto a quello di Ottone, se si faccia eccezione +di alcune addizioni concernenti Fulda e Bamberga; la scritta originale +peraltro non può esibirsi a mostra, e la copia, che desta non pochi +dubbî, manca di data; per molte ragioni poi si rende verosimile che il +Diploma non appartenga all’anno 1014[30]. + +Più rilevante sarebbe per noi se avessimo notizia della costituzione +onde allora si reggeva la città di Roma, della quale Benedetto VIII +riprendeva il possedimento temporale. Ma un buio fitto ricopre anche in +questa epoca l’organamento di Roma. Poichè in documenti romani compare +il nome di «Senatori», preso in modo collettivo sebbene nol sia in +singolare; poichè dodici uomini fregiati di quel titolo ebbero parte a +salutare solennemente Enrico, ciò solo può dimostrare che la ricordanza +del Senato antico erasi fatta, da dopo di Ottone III, sempre più +viva, fino a che condusse alla sua effettiva ripristinazione. I nobili +di Roma che continuavano a ornarsi di un titolo illustre, formavano +tuttavia fin d’allora un ceto senatorio da cui gli altri erano esclusi, +e possedevano le cariche della magistratura e gli officî giudiziari +della Città. + +La nobiltà pretendeva al diritto di elezione dell’Imperatore parimente +di quella pontificia, e, fuor di dubbio, prima che avenisse la +coronazione di Enrico II, s’avevano guadagnati e uditi i voti dei +Senatori. Nessuna novella abbiamo dei comizî che tenessero, o dello +stato politico onde si reggessero questi rozzi nobiluomini, che +sull’incominciamento del secolo undecimo andavano con titolo senatorio +aggirandosi in mezzo alle ruine di Roma. Di qua e di colà nei documenti +giunsero fino a noi gli elenchi dei loro nomi, ed in essi incontriamo +alcune note famiglie del tempo degli Ottoni; ma d’altra parte non ci +occorre di trovare pur un solo Romano che si sottoscriva «Senatore». +Infatti, la dignità speciale di «Senatore dei Romani» durava anche +adesso, e dimostra che gli istituti di questa età erano rimasti +eguali a quelli del secolo decimo. Fossero i Papi o no signori del +_Dominium_, Roma temporale era pur sempre una republica nobiliare sotto +la presidenza di un capo, che, a seconda delle circostanze, i Romani +stessi si eleggevano, o che era imposto loro dal Pontefice. + +Benedetto VIII pose il fratel suo Romano alla testa di questa +Republica, e lo creò senatore di tutti i Romani; o forse fu +l’Imperatore che volle lusingare il Tusculano impartendogli quella +dignità, egli che era patrizio di Roma, sebbene con questo nome non +si appellasse[31]. Il Senatore dei Romani era principe della nobiltà +che congregava in assemblea, i voti della quale indirizzava o forzava +quando avveniva di eleggere il Papa; era altresì condottiero delle +milizie e, soprattutto, capo della giustizia civile. Vedemmo Alberico +essere stato nell’anno 1013 console e duce, e lo vedemmo tenere giudizî +da presidente di tribunale civile; però, due anni dopo il fratello suo +compare investito della magistratura civica con dignità «di senatore di +tutti i Romani», ed Alberico invece ci si fa innanzi semplicemente da +console; soltanto più tardi ripiglia a far mostra di sè con qualità di +conte palatino[32]. Infatti qualche tempo ancora durarono in Roma e nel +territorio romano i titoli antichi di console e di duce. + +Del rimanente, l’Imperatore poneva il suo proprio tribunale nella +Città, sì come fatto avevano i suoi predecessori. Innanzi a quello Ugo +di Farfa denunciò il conte Crescenzio, che tuttavia sempre importunava +l’Abazia, come era stato suo costume di fare al tempo di Ottone +III. Durante la signoria del Patrizio aveva egli rapito nuovamente +al monastero alcune castella, e Giovanni fratel suo s’irrideva del +Pontefice dalla sua rocca di Palestrina, che le milizie di Benedetto +VIII vanamente cingevano d’assedio. Sedette dunque l’Imperatore a +giudizio, e secondo la consuetudine del tempo aggiudicò all’Abate +querelante le castella, dandogli un bastone in simbolo del suo diritto; +indi richiese il Papa affinchè riunisse la milizia romana alle sue +soldatesche, e movessero assieme nella Sabina. Però una sollevazione +che avveniva in Roma faceva scampare dall’aula del tribunale le parti +litiganti[33]. L’odio dei Romani, i quali probabilmente se l’erano +intesa con Arduino e coi Margravî di Este, scoppiava violentemente +l’ottavo giorno dacchè erasi celebrata la coronazione: speravano essi +di trucidare i Tedeschi o di cacciarli cogliendoli con assalimento +improvviso, e il ponte di Adriano diventava il campo di una feroce +carneficina, colla quale tutto, come al solito, finì. Da dopo il tempo +di Ottone I questi tumulti si ripeterono quasi ad ogni coronazione, +per modo che avrebbero potuto considerarsi come l’ultima scenata della +festività. Le quante volte gli Imperatori designati entravano in Roma, +erano salutati cogli inni officiali, ma non appena si allontanavano dal +san Pietro o dalla mensa del Laterano, che il popolo romano si levava +furibondo per discacciare dalla Città gli stranieri; e gli Imperatori +di Roma soventi volte ne partivano a precipizio come gente fuggitiva, +dopo di aver trascinato la loro recente porpora in mezzo a torrenti di +sangue[34]. + +Enrico fece condurre in catene al di là delle Alpi i caporioni +del tumulto, ed egli stesso fece ritorno in Alemagna carico delle +maledizioni e dei tesori delle città italiche, o dei beni tolti a’ +suoi nemici. Molti Conti dell’Italia media e settentrionale sostenne in +ostaggio, e molti di loro aveva posto sotto custodia in Roma dove erano +stati invitati ad assistere alla coronazione: però, non sì tosto egli +fu partito, che si apersero le loro prigioni, e quei vassalli sitibondi +di vendetta sguainarono nuovamente la spada per combattere, uniti ad +Arduino, contro l’Imperatore straniero. Sennonchè a nulla approdarono +gli sforzi di quel partito degli Italiani che intendeva a rovesciare +la podestà imperiale tedesca, dappoichè l’Italia settentrionale, +frastagliata in piccoli e in grandi margraviati, in contee ed in +vescovati forniti di immunità, non possedeva adesso più la forza che +aveva avuto a’ tempi di Berengario. L’ultimo Re nazionale d’Italia si +vide ristretto ad un angusto dominio in Piemonte, sostenne la guerra di +Conti e di Vescovi parteggianti per Alemagna, e finalmente, abbandonato +dai suoi vassalli, sprezzato dall’Imperatore, gettò la spada e vestì +la cocolla di san Benedetto per isparire dietro la soglia del convento +Fructuaria (1015)[35]. + + +§ 3. + +Benedetto VIII domina robustamente in Roma. — Sua impresa contro i +Saraceni. — Pisa e Genova vengono in fiore. — Italia meridionale. — +Ribellione di Melo contro a Bisanzio. — Prime bande di Normanni (1017). +— Fine sventurata di Melo. — Benedetto VIII esorta l’Imperatore ad una +guerra nell’Italia inferiore. — Spedizione di Enrico II nelle Puglie +(1022). + +Anche in Roma Benedetto VIII conseguiva forza e sicurezza dal suo +partito che ivi adesso dominava. Mentre divideva colla famiglia sua la +podestà civica, gli riusciva di assoggettarsi gli ottimati romani ed i +capitani, ossiano i vassalli feudali della Campagna. Romano, per lungo +tempo capo del governo cittadino, ajutò il fratello a conservarsi il +possedimento della cattedra apostolica[36]. I Crescenzî nella Sabina si +sottomisero al Pontefice, il quale in persona condusse contro a loro +le sue milizie, ed a lui obbedirono come a principe del territorio. +Benedetto era uomo massimamente fornito d’intelletto e di gagliardia; +viveva in lui l’indole guerriera della sua casa, e, al paro di Giovanni +VIII e di Giovanni X, possedeva egli altresì abbastanza mente politica +per sollevare novellamente al grado di potenza italica il Pontificato, +che i suoi predecessori avevano ristretto ad una cerchia angustissima +di operosità. + +In questo tempo i Saraceni erano di bel nuovo divenuti formidabili; +nell’Italia inferiore tenevano in pressura Salerno, e nel mare Tusco +flagellavano il continente e le isole; sbarcavano in Toscana e vi +incendiavano Pisa; indi s’impadronivano di Luni. Nell’anno 1016 +Benedetto VIII si dava cura di raccogliere un naviglio di collegati, +ed egli stesso in persona guidava un esercito contro gli Infedeli. Si +conseguì una grande vittoria e si raccolse un ricco bottino; tuttavia +poichè il condottiero dei Musulmani (Istorie arabe lo appellano Abu +Hosein Mogêhid, Istorie cristiane gli danno nome di Musetto) s’era, +dopo della battaglia di Luni, ricoverato in Sardegna, il Papa si +fe’ mediatore di una lega colle città marittime di Pisa e di Genova: +Mogêhid fu cacciato dall’isola, e questa tosto dopo diventò colonia +pisana[37]. + +Tempo innanzi, allorquando minacciava pericolo da parte dei Saraceni, +i Papi avevano stretto alleanza colle Republiche meridionali di Amalfi, +di Napoli e di Gaeta; ora col secolo undecimo emergono tutt’a un tratto +Pisa e Genova, uscendo fiorenti da una lunga tenebra di loro infanzia; +e se ancor non sono pienamente libere, nondimeno iniziano ormai l’età +splendida delle Republiche cittadine dell’Italia settentrionale[38]. + +In pari tempo, nell’Italia meridionale si andavano preparando +avvenimenti che dovevano esercitare una influenza gravissima sul +Papato e su Roma. La dominazione antichissima di Bisanzio, retaggio +di Belisario e di Giustiniano, doveva ivi finalmente spegnersi; e +doveva altresì sgomberarsi il terreno dalle rovine che il vecchio +ducato dei Longobardi aveva seminato a Benevento, a Capua ed a Salerno: +occorreva che questi ruderi cedessero il luogo ad uno Stato costituito +da alcuni avventurieri predoni, chiamati a congiungere per la prima +volta in unità politica quelle belle provincie. Dopo la sconfitta +di Ottone II i Greci s’erano nuovamente impadroniti delle Calabrie e +delle Puglie, e vittoriosi s’erano avanzati nella Campania. Il loro +governatore, chiamato «katapan», risiedeva in Bari, ed era un vampiro +che dissanguava quelle terre sventurate, languenti nella disastrosa +miseria cui le avevano ridotte le eterne scorrerie dei Musulmani e +le eterne battaglie combattute fra questi, i Greci, i Longobardi e le +città marittime. + +Però la gente longobarda, che viveva nell’Italia meridionale, faceva +uno sforzo repentino, inteso a scuotere il giogo dei Greci. Melo, un +longobardo illustre di Bari, si sollevò unitamente a Datto, genero +suo, nell’anno 1010[39]. Andò cercando guerrieri e alleati contro a +Bisanzio; presso al monte Gargano trovò dei pellegrini di Normandia, +fe’ lor vedere in che stato fosse ridotta la terra, e gli invitò a +prendere stipendio coi loro prodi compatriotti sotto il suo stendardo +ribelle: pari voto espressero i cittadini di Salerno, che quaranta +pellegrini ed eroi normanni avevano liberata dall’assedio mossovi +contro dai Saraceni. Così accadde che Melo nell’anno 1017 potè condurre +in campo contro a’ Greci una schiera di Normanni di fresco assoldata. +Questi avventurieri erano venuti sotto la capitananza di Gisalberto, un +cavaliere che aveva emigrato dal suo paese a cagione di un assassinio +commesso; Benedetto VIII avevali accolti assai orrevolmente in Roma, +e gli aveva confermati nel proposito di servire sotto di Melo, contro +a’ Greci. Così per un evento casuale dava egli omai principio a quella +associazione di Roma e dei Normanni, che più tardi doveva essere +feconda di tante conseguenze. + +Quanto a Melo, neppur egli presagiva che in quei valorosi da lui +arrolati aveva chiamato altrettanti conquistatori nella sua patria; e +la sua ribellione fervidamente favorita dal Pontefice cadde a vuoto, +ad onta della più eroica prodezza. Sull’incominciamento dell’Ottobre +1019 fu egli disfatto completamente da Bugiano «katapan», in vicinanza +dell’antico Canne, lasciò Italia, corse in fretta dall’Imperatore a +Bamberga chiedendogli ajuto, e morì colà «duca d’Italia», nell’Aprile +dell’anno 1020[40]. + +I progressi dei Greci, al cui fianco s’era adesso schierato anche +Pandolfo IV, principe longobardo di Capua, sbigottirono il Papa, il +quale temeva la restaurazione della potenza bizantina, pericolosa alla +independenza del Papato e ai disegni che questo volgeva sull’Italia +inferiore. Anch’egli andò a Bamberga nella Pasqua dell’anno 1020, +ed esortò Enrico a discendere in Italia, a respingere i Greci dalle +frontiere di Roma ed a ristabilire la podestà dell’Impero nella +Longobardia meridionale. Compiute le splendide festività che si +tennero per la consecrazione del suo duomo favorito, Enrico congedò il +Pontefice promettendogli che sarebbe fra breve venuto, e dandogli un +diploma in cui confermava alla Chiesa i suoi possedimenti. + +Frattanto Benedetto invocava la venuta dell’Imperatore con insistenza +sempre maggiore. Di già il «katapan» minacciava di entrare nella +Campagna e di castigare il Pontefice, che aveva con tanto ardore +secondato la ribellione di Melo. Assistito da Atenulfo abate di Monte +Cassino, fratello di Pandolfo di Capua, assalì egli all’improvviso, +nel Giugno dell’anno 1021, la torre prossima al Garigliano, nella quale +il Papa aveva collocato a presidio gli avanzi della legione normanna, +sotto gli ordini di Datto; e questo capitano fu condotto prigioniero +a Bari, e, chiuso in un sacco, fu gettato in mare[41]. Pareva che i +Greci avessero affermato la loro signoria nelle Puglie: i Principi +longobardi professavano di essere vassalli di Bisanzio; in vicinanza +di Benevento i Greci perfino edificavano una città munita, cui davano +il nome immortale di Troja, e Benevento istesso, dove aveva signoria +Landolfo V, minacciava di cadere in loro balìa. Con un movimento +ardito i Bizantini sarebbero giunti nientemeno che a Roma, se la loro +mente fosse stata capace di accogliere un pensiero di genio; per lo +contrario, il generale greco sostò presso al Garigliano, e nell’autunno +Enrico comparve in Italia. + +La spedizione contro il mezzogiorno, cui l’Imperatore diè opera al +principio del successivo anno 1022, fu presta e vittoriosa. Entrò +egli in persona dalle Marche col nerbo maggiore dell’esercito; altre +schiere condotte dai vescovi Pilgrimo di Colonia e Poppone di Aquileja +vennero dalla via di Roma e dal territorio Marsio nella Campania; le +città e le fortezze dei Greci e dei Longobardi, ed eziandio Troja, +cui l’Imperatore in persona cinse di assedio, si arresero. Pandolfo +di Capua fu mandato in esilio in Alemagna, in vece di lui fu messo +Pandolfo di Teano, e l’abazia di Monte Cassino fu data a Teobaldo abate +che era aderente di Germania, dopo che Atenulfo ebbe trovato morte +fuggendo per mare. Anche la piccola schiera dei Normanni sopravvissuti, +che stavano sotto il comando di Torstaino, ricevette ricompensa con +beni posti nella Campania, in quello che i nipoti del duca Melo erano +nominati conti e vassalli dell’Impero. Dopo di avere così restaurata la +podestà imperiale in una parte delle Puglie, e dopo di avere impreso +un pellegrinaggio sul Gargano e fattevi preghiere, Enrico ritornò in +quel medesimo estate in Germania passando da Roma; però lo seguivano +soltanto scarsi avanzi del suo esercito, avvegnachè le febbri e la +pestilenza lo avessero quasi tutto distrutto[42]. + + +§ 4. + +Principî della riforma sotto di Benedetto VIII. — Muore (1024). — Suo +fratello Romano si prende la tiara con nome di Giovanni XIX. — Enrico +II passa di vita nel 1024. — Stato d’Italia dopo la morte di lui. — +Giovanni XIX chiama Corrado II di Germania a Roma. — Spettacolo che +presentano le spedizioni di Roma a questa età. — Coronazione imperiale +(1027). — I Romani si sollevano con gran furore. — Re Canuto a Roma. + +Benedetto VIII fe’ vedere di essere un papa fornito di fortezza +d’animo non comune. Contraddicendo alle tradizioni della sua casa, +aveva egli ristabilito una stretta lega del Papato coll’Impero, affine +di raffermare sè medesimo nel possedimento di Roma, e di vincere le +potenze che gli erano ostili in Italia. Per opera di quest’uomo il +Pontificato riconquistò le sue attenenze col mondo, e si studiò di +recuperare la influenza perduta sulle Chiese provinciali. La Storia +ecclesiastica può eziandio celebrare Benedetto VIII come uno dei primi +riformatori che operarono secondo le idee di Leone IX e di Nicolò II; +fu egli infatti che incominciò ad opporsi con decreti sinodali contro +al concubinato dei cherici e contro alla simonia, ossia commercio delle +dignità ecclesiastiche[43]. Tuttavolta, il vigore che egli ispirò alla +Chiesa romana fu dovuto soltanto alla fortezza personale sua; e non +appena trapassò di vita, che Roma ed il Papato precipitarono in istato +di gravissima barbarie. + +Come morte lo ebbe rapito nella primavera dell’anno 1024, il +possedimento della cattedra pontificia non uscì di mano della sua +famiglia. Romano fratello di lui, che fino a questo tempo era stato +«senatore di tutti i Romani», si spogliò delle vestimenta laicali, +e indossò gli abiti pontificî, dopo che ebbe comperato o imposto +per violenza i voti della sua elezione: così quel Conte tusculano fu +ordinato nella primavera dell’anno 1024, con nome di Giovanni XIX[44]. +Ei sembra che anche da papa abbia conservato la dignità di senatore sì +come prima l’aveva tenuta; ed infatti non v’ha documento alcuno da cui +si paia che ne venisse investito il fratel suo Alberico, quantunque a +questo avrebbe dovuto essere trasmessa: Alberico continuò come dianzi +ad appellarsi soltanto conte palatino e console[45]. + +Pareva che il novello Pontefice non avesse in mente alcun concetto +dei doveri che il ministero suo gli imponeva. Era uomo di animo +tanto semplice od altrimenti sì avaro che, avendogli l’Imperatore di +Bisanzio spediti a Roma dei ricchi donativi, intendeva di accordare al +Patriarca greco il titolo di vescovo ecumenico. Ma i Vescovi d’Italia +e la Congregazione di Cluny si sollevarono vivamente contro siffatto +proposito, e si fu allora soltanto che il Papa riuscì a comprendere +la gravità di ciò che era stato in procinto di fare: nella sua beata +ignoranza il Senatore di tutti i Romani non aveva conosciuto più in là +che di nome l’esistenza delle Decretali pseudo-Isidoriane, ed aveva +avuto assai poca opportunità di studiare le decisioni conciliari dei +suoi predecessori[46]. + +Tosto dopo la sua esaltazione moriva Enrico II ai 13 Luglio nell’anno +1024. Non si sapeva a chi sarebbe toccata la corona tedesca, e +questa incertezza per brevi istanti rialzò le speranze d’Italia. +Però gli ottimati non osavano più di eleggere dal loro seno un re +nazionale; e, senza risultamento alcuno, offerivano la corona ad +Ugo, figlio di Roberto re di Francia, e financo a Guglielmo duca di +Aquitania. Infatti, il matrimonio che questo Principe possente aveva +contratto con Agnese, nipote di Adalberto antico re d’Italia, dava a +lui una sembianza di diritto legittimo. Italia era frastagliata in +tante signorie e in tante fazioni, che non poteva più indirizzarsi +all’intento di un’utilità generale della nazione. La parte tedesca +durava gagliarda anche in Lombardia, dove trovava aderenti nei Vescovi, +creature o favoriti degli Imperatori; d’altro canto gli ottimati che +gli Imperatori avevano reso deboli per la cresciuta potenza vescovile, +erano fra sè disuniti, al paro delle città che allora venivano in bel +fiore, che odiavano bensì l’Impero tedesco, ma non peranco potevano +liberarsene unendosi in lega fra loro. + +Pertanto, Corrado II il Salico, eletto re dei Tedeschi agli 8 di +Settembre, si ebbe subito gli omaggi dei Vescovi lombardi, e, sopra +tutti, quelli del potente Eriberto di Milano: Corrado teneva alta in +mente sua l’idea fondamentale che ciascun Re tedesco fosse altresì +signore d’Italia e designato imperatore dei Romani; ed in siffatta idea +i Vescovi lo confermavano. Anche Giovanni XIX lo chiamò a Roma, e gli +mandò il Vescovo di Porto e Berizone, nobile romano della Marmorata, +col vessillo di san Pietro, perchè lo inalberasse nella guerra +che combatteva in Ungheria; e le lettere del Pontefice lo facevano +certo del possedimento pacifico della corona imperiale, che lo stava +attendendo[47]. Italia dunque mentre non aveva potenza di opporre +contrarietà alcuna alle pretese di Re stranieri, si condannava da sè +medesima ad essere provincia soggetta ad Alemagna. + +Nella primavera dell’anno 1026 Corrado II ricevette in Milano la corona +di ferro dalle mani di Eriberto. Per vendicarsi, secondo la durezza +barbarica di quel tempo, dell’animosa Pavia che aveva distrutto il +«palazzo» di Enrico II e chiuse a lui in faccia le porte, ne poneva +a guasto il territorio: andato indi a Ravenna, ivi il popolo si +sollevava con gran furore per trucidare gli odiati stranieri, ma quello +scoppio di odio era soffocato in mezzo a fiumi di sangue. Nel nostro +secolo neppure i Tedeschi possono considerare con ischietta gioia lo +spettacolo delle spedizioni colle quali i loro avi movevano su di Roma; +essi devono dar compianto a Italia che di quelle imprese ebbe sì la +colpa, ma ne sofferse il danno per più di trecento anni. Allorquando +i Re alemanni scendevano dalle Alpi coi loro eserciti e colle loro +splendide comitive le città erano condannate a nutrire e ad alloggiare +quelle moltitudini, e a far le spese della corte imperiale; financo +la giurisdizione dei tribunali ordinarî cessava tosto che compariva il +giudice supremo. Dentro ai vuoti forzieri dell’Imperatore colavano, a +titolo di donativi o per violenza di estorsioni, i tesori delle città, +il sudore dei coloni angariati dai vassalli ecclesiastici e laicali, e +le sostanze incamerate di centinaia di ribelli. La soldatesca imperiale +composta di rozzi uomini d’arme, raccolti da’ paesi settentrionali e +financo dalle terre slave, era il terrore dei sobrî Italiani, che la +natura meridionale dotava di più finezza, e che in ogni età superarono +tutti i popoli per pulitura di costume. Non deve far meraviglia se +mirando le orgie di quei soldati che tenevano Italia in conto di +provincia schiava del loro Re, gli Italiani chiedevano a sè medesimi +con ira amara perchè mai la loro contrada dovesse essere condannata a +eterna servitù sotto gli stranieri; nè fa stupore se con odio feroce +si sollevavano ad ogni momento nelle città per cui passava l’esercito +che s’incamminava su Roma. Però la maestà brutale di un Imperatore del +medio evo a mala pena degnava di volgere uno sguardo di compassione +alle città fumanti d’incendio, ai poveri campi devastati, alle vie +coperte di cadaveri, alle carceri riboccanti di rei di tradimento. +Reputava piuttosto essere necessità inseparabile dalle imprese di Roma +vedere i cittadini più ragguardevoli di una città prostrarsi innanzi al +suo trono, tremanti, a piè scalzi, con appesa una spada nuda al collo, +di quello che il riflesso delle fiamme onde ancora ardeva la loro +città, ne illuminava i pallidi volti. + +Innanzi alle armi del valoroso Corrado si piegavano finalmente le città +nemiche e Pavia stessa; i Margravî di Este, di Susa e di Toscana aveva +egli ridotti a obbedienza, e senza trovare impedimento alcuno entrò +in Roma. Addì 26 di Marzo dell’anno 1027 Giovanni XIX celebrò nel san +Pietro la coronazione di lui e della sposa sua con grandissima pompa +e alla presenza di due Re, che furono Rodolfo III di Borgogna e Canuto +d’Inghilterra e di Danimarca[48]. Tuttavia la solennità fu conturbata +dall’ambizione puerile degli Arcivescovi di Milano e di Ravenna, +ciascuno dei quali pretendeva di avere la preminenza; la dissensione di +quegli altieri prelati si appiccò alle loro comitive, e Roma fu messa +a terrore da una mischia che fu combattuta per le vie fra Ravennati e +Milanesi, senza che ancora vi avesse preceduto l’ultima scenata onde +per solito si poneva termine alle feste dell’incoronazione. Nè mancò +pur essa: una rissa accidentale, che s’accendeva per una miserabile +pelle di bue fra un Romano ed un Tedesco, bastò a mettere in furia il +popolo. Però, dopo un massacro orribile di «innumerevoli» Romani, i più +eletti uomini della Città tornarono innanzi al trono dell’Imperatore, +che dimorava nel palazzo prossimo al san Pietro, e tremanti, a piè +scalzi, tenendo una nuda spada al collo, pregarono ai piedi di lui +misericordia[49]. + +Può darsi che la vista di cotali orrori mettesse sbigottimento nel +cuore pio del grande re Canuto, non già perchè la cultura di lui si +levasse al di sopra di quel suo tempo, ma perchè ne andava distrutto un +bel sogno che egli aveva accolto in mente. Indotto da lungo desiderio +e da un voto pio, era venuto alla Città santa pellegrinandovi con +bisaccia e bordone, ed in vece di un asilo di amore e di pace, come +Roma avrebbe dovuto essere a seconda del suo concetto ideale, trovava +soltanto una sede selvaggia di tumulti aperti a tutte le fazioni ed a +tutte le furie: la città di Roma, occorre pur dirlo, non fu durante +il medio evo che la orribile sconciatura di una idea sublime. Nella +sua lettera indiritta di colà al popolo inglese, Canuto lasciò un +ingenuo ricordo del soggiorno che tenne in Roma. Vi annunciava con +molta letizia di averne venerato tutti i santuarî, e di essere stato +tanto più avventurato, dacchè i savî (ossiano i preti) lo avevano +ammaestrato qualmente Pietro avesse ricevuto dal Signore la podestà di +legare e di sciogliere; perlochè molto profittava all’uomo di avere +il guardiano delle chiavi celesti a suo avvocato appo Dio. Con gioia +infantile narrava le onorevoli accoglienze ricevute da tutti i Principi +che dal Gargano al mar Tusco erano convenuti attorno al Pontefice +ed all’Imperatore; e diceva che gli era stata concessa immunità di +pedaggio per tutti gli Inglesi e i Danesi, pellegrini e mercanti, +che fossero andati a Roma. L’intelligente Principe affrancava altresì +gli Arcivescovi dei suoi Stati dalle gravi contribuzioni che ne erano +dovute per ragione del _Pallium_; egli poi prometteva da parte sua che +sarebbe stato puntualmente pagato a Roma il denaro di san Pietro[50]. +Neppure gli orrori di cui era stato co’ suoi proprî occhi testimonio +riuscirono a diminuire la venerazione di un barbaro Re per la santa +Città. Nel religioso fervore dell’animo suo protestava ai suoi sudditi, +che in Roma aveva fatto voto di governare i suoi popoli con giustizia, +e di espiare i falli della giovinezza coll’intelletto de’ suoi anni +maturi. Lettera eccellente e dimostrazione memoranda della immensa +potenza morale, che il concetto di Roma esercitava in quell’età. Se +una pari influenza benefica si fosse appresa all’animo di tutti i +despoti che peregrinavano alla eterna Città, questa avrebbe conseguito, +nella credenza de’ popoli riconoscenti, diritti ancor maggiori alla +venerazione della gente umana. + + +§ 5. + +Rescritto di Corrado II sull’uso del diritto romano nel territorio +pontificio. — Sua impresa gloriosa nell’Italia meridionale; suo +ritorno. — Muore Giovanni, e si eleva al pontificato Benedetto IX, +fanciullo della famiglia tusculana. — Vita scellerata di quest’uomo. +— Condizioni orribili del mondo tutto. — La _Treuga Dei_. — Benedetto +IX fugge presso l’Imperatore a Cremona. — Notevole rivolgimento +sociale che avviene in Lombardia. — Eriberto di Milano. — L’Imperatore +riconduce a Roma Benedetto IX. — Muove nell’Italia inferiore, e passa +di vita nell’anno 1039. + +Nel breve soggiorno tenuto in Roma Corrado non si ristrinse a dare +soltanto dei soliti privilegî, quali leggiamo di lui, a favore di +monasteri[51]. Probabilmente a questo stesso tempo appartiene un +rescritto imperiale, nel quale, a cagione della continua lotta che +durava fra’ giudici longobardi e quelli romani, l’Imperatore statuiva +che d’allora in poi, così in Roma che nello Stato romano, dovessero +giudicarsi secondo il codice di Giustiniano tutte le controversie alle +quali fin là s’era applicato il diritto longobardico. Così cessò di +avere esistenza la Costituzione imperiale data da Lotario nell’anno +827, e il giure romano si elevò quindi a vera legge territoriale: fu +una vittoria completa che la nazione romana riportò sopra gli elementi +germanici che si erano infiltrati entro di essa; massimamente in +quest’età, cominciarono siffatti elementi a disciogliersi dappertutto +in Italia, in quello che le forme romane dell’antichissimo municipio +risorgevano sotto a consoli eletti annualmente, e cacciavano in bando +le istituzioni franche e longobarde[52]. + +Corrado lasciò Roma sul principio del mese di Aprile, per andarne +nell’Italia inferiore, dove rassodò la reverenza all’Impero che ivi +ricominciava a vacillare. Indi fece ritorno, passando per Roma, e di +già ai 24 di Maggio fu a Verona. Il suo braccio potente in guerra, +la sua severità imperatoria, la sua giustizia costringevano Italia ad +avere temenza ed estimazione del dominatore, la cui rapida impresa era +stata pari al trionfo di un Cesare. Lo stesso popolo suo lo accolse +coll’orgoglioso sentimento che la turbolenta Italia era diventata +provincia suddita all’Impero[53]. + +Da allora in poi Giovanni XIX signoreggiò tranquillamente in Roma. +Il Papato e la Città furono dominio della famiglia di lui, la quale, +anche dopo la morte di Giovanni, occupò la cattedra santa con uno dei +suoi: però la Cristianità dovette essere indotta a spavento, mirando +un fanciullo che l’arbitrio del padre fasciava nelle vestimenta +pontificie, che era coronato solennemente dai Cardinali vescovi e +adagiato sul seggio dell’Apostolo, da vicario di Cristo. L’infame +Giovanni XII era diventato papa a dieciotto anni; Benedetto IX della +sua stessa famiglia lo fu appena a dodici. Che mondo doveva essere +allora quello, se i popoli tolleravano in buona pace un ragazzo per +reggitore della Chiesa, se i Re lo riverivano per tale, e i Vescovi non +avevano rossore di riceverne la consecrazione, e le insegne della loro +dignità, e le bolle! Pareva che si smarrisse il concetto ecclesiastico +del Papato, e che la cattedra vescovile di san Pietro si tramutasse +nello scanno di un conte: per lo meno, nulla v’era più che la +distinguesse da quella vergognosa costituzione che reggeva i Vescovati +di questo tempo in tutti i paesi, sulle cui cattedre le grandi famiglie +di principi e di nobiluomini ponevano uomini di loro stirpe o loro +creati, e talvolta perfino dei giovanetti, veri bambini. Una fitta +tenebra morale scendeva a coprire la Chiesa. Se in addietro erano stati +tempi nei quali Cristo aveva dormito nel suo tempio, sembrava adesso +che egli fosse fuggito a volo dal suo santuario profanato, e lo avesse +lasciato in balìa dell’audace Simon Mago. + +Teofilatto era nipote dei suoi due predecessori, e figlio di Alberico +conte palatino e console[54]. Il padre suo, tosto che fu morto Giovanni +XIX, si affrettò ad assicurare alla sua casa le due somme podestà: armi +e denaro facilmente lo ajutarono a venirne a capo in Roma, dove tutto +era venale, dove il clero, per dirla colle parole di papa Vittore III, +viveva immerso in una barbarie senza limite. Il fanciullo Benedetto +IX tolse, senza alcun impedimento, possesso del Laterano sul principio +dell’anno 1033[55]. Aveva tre fratelli, Gregorio, Pietro e Ottaviano; +il primo dei tre doveva essere più attempato di lui, perciocchè tosto +si prendesse la podestà di patrizio. Potrebbesi far le meraviglie +perchè papa non diventasse Gregorio, ma forse può darsi che i Romani +sofferissero più facilmente di riverire un ragazzo per loro Vescovo, +anzichè per capo del loro reggimento civile. Gli stessi Conti di +Tusculo facevano sì poco conto dell’officio pontificale, che credevano +potesse reggerlo un bimbo ancora ineducato; però questa audacia fu il +precipizio della potenza di loro casa, che un Papa fanciullo non potè +tener sollevata a convenevole altezza. Gregorio fratel suo fu pertanto +posto alla testa del reggimento civico; ad ogni modo, per temenza +dell’Imperatore, non prese egli nome di _Patricius_, ma si appellò +soltanto _Consul_, e probabilmente eziandio «senatore di tutti i +Romani»[56]. + +Tosto che il giovane Papa sentì ribollire nel sangue quelle forze e +quegli istinti che andavano svegliandosi in lui seduto sulla cattedra +di san Pietro, diè principio a una vita svergognata. Uno dei suoi +successori nel pontificato, Vittore III, narra che Benedetto IX empiè +Roma di ruberie e di assassinî, e confessa di raccapricciare a dover +dire quanto scellerata e laida fosse stata la sua vita. Un altro +contemporaneo, Rodolfo Glaber, monaco di Cluny, dipinse l’esosa figura +di questo mostro nel fondo del quadro che ei colorì della sua età, +in cui peste e fame andarono devastando Europa intiera. Il mondo era +infermo di un’epidemia morale del paro che fisica; per farsene un’idea +occorre leggere i Cronisti di quell’età. Fra quegli orrori peraltro, +appunto allora ebbe origine la umana legge della pace di Dio, la +_Treuga Dei_, che fu primamente promulgata dai Vescovi della Francia +meridionale. Questo trovato benefico, conforto massimo degli uomini di +quell’età, torna a bellissima gloria della Chiesa, la quale diè prova +così, che anche in mezzo a condizioni tanto terribili di cose non s’era +spento sul suo altare il fuoco sacro della carità e dell’amore. Però +l’abbondanza dei ricolti che succedevano dopo l’anno 1033 fece sì che +i popoli dimenticassero abbastanza presto i flagelli sofferti; e il +buon frate deplora la fralezza dell’umana natura che, appena uscita +delle prove onde con giustizia l’aveva punita il Signore, ritornava +alle crapule e agli assassinî, agl’incesti e ai delitti, nei quali i +Principi e il Papa erano i più operosi fra tutti[57]. + +Con Benedetto IX il Papato toccò nel costume quell’apice estremo +di decadimento che, secondo le leggi della morale natura, genera il +ritorno a condizioni migliori. La barbarie in cui Roma era involta a +questo tempo probabilmente mitigherebbe il giudizio che cade sull’età +di Giovanni XII, o supererebbe d’infamia quella più tarda dei Borgia, +se l’una epoca colle altre esattamente si paragonasse. Però, soltanto +un incerto chiarore scende a dar luce su questo tempo disastroso, +in cui un Papa, fanciullo del taglio di Caligola, e vizioso come +Eliogabalo, faceva da vicario di Cristo. Vediamo in confuso i capitani +di Roma congiurare di uccidere il giovane scellerato nella festa +dell’Apostolo presso all’altare, ma nel momento stabilito oscurarsi +il sole, ed il terrore che se ne spandeva impedire forse che il fatto +si compiesse: Benedetto così aveva tempo di scamparne dandosi alla +fuga[58]. Può essere che in questo tumulto la fazione dei Crescenzî +s’avesse adoperato più di tutte le altre[59]; ma l’intendimento +falliva, ed il Pontefice sfuggitone doveva vivere ancora lunghi anni a +danno di Roma e a vitupero della Chiesa. Quindi nell’anno 1037 correva +egli presso l’Imperatore a Cremona per assicurarsi della protezione +sua. + +Corrado era infatti disceso in Italia nell’inverno dell’anno 1036, +dappoichè qui lo richiamava un gravissimo moto che ribolliva in +Lombardia. Il sistema feudale subiva un rivolgimento interiore. I +piccoli vassalli, ossiano valvassori, che avevano avuto i loro beni +in feudo dai maggiori signori, Duchi, Conti, Vescovi e Abati, si +ribellavano contro l’arbitrio e la tirannide di costoro, chiedendo +uno stabile ordinamento della proprietà. Ad essi si associavano i +piccoli signori, che senza vincolo feudale liberamente sedevano sopra +beni di loro retaggio ma la cui libertà era continuamente minacciata +dai Vescovi, entro le cui giurisdizioni immuni dimoravano. Il +lombardo Eriberto, arcivescovo di Milano, era il principe più potente +dell’Italia settentrionale, e signore feudale di città e di vassalli +molti: uomo superbo e d’indole ferma, era cagione che scoppiasse questa +rivoluzione sociale, la quale si propagava bentosto fra tutti i ceti, +e traeva nella lotta l’Impero tedesco. Gli uomini liberi e i cavalieri +feudali si sollevavano contro all’Arcivescovo e conchiudevano una lega +lombarda; Eriberto alla fine faceva appello all’Imperatore. Può darsi +che Corrado da lunghissimo tempo vagheggiasse di trovare un’opportunità +per umiliare il gran Vescovo, il quale possedeva in Lombardia una +potenza tanto grande, che all’Impero poteva diventare più perniciosa di +quello che fosse stata la potenza del re nazionale Arduino. Nella Dieta +di Pavia Eriberto si rifiutò di obbedire alla sentenza di Corrado, e +l’Imperatore, preso d’imprudente collera, fece incarcerare lui e tre +altri Vescovi, senza sottoporli nemmanco a inquisizione. Il repentino +imprigionamento del maggiore prelato d’Italia destò un chiasso +incredibile, e inasprì profondamente gli animi contro l’Imperatore, la +cui opera adesso parve agli Italiani esser efferatezza di tiranno. Il +prigioniero potè fuggire a Milano, e l’odio che questa e altre città +nutrivano contro alla podestà dell’Impero tedesco lui prese tosto a +rappresentante della idea di nazione. Di tal guisa ebbe origine la +prima guerra vittoriosa che con intento nazionale la città di Milano e +le sue collegate mossero contro ai Re tedeschi. + +Fu durante questo moto dell’Italia settentrionale, e dopo che +Corrado ebbe promulgata la legge feudale che ai vassalli concedeva la +trasmissione ereditaria dei loro beni, fu allora che Benedetto IX venne +a lui a Cremona[60]. Il primo monarca dell’Occidente dovette scender +tanto basso da prestare onore ad un ragazzaccio scapestrato, poichè era +papa, e poichè egli di un Papa abbisognava. Benedetto, ossiano i suoi +consiglieri, esortarono l’Imperatore a venire a Roma e a rimetterlo +sulla sedia pontificia: in ricambio di questa domanda, ben poteva +Benedetto pronunciare la scomunica contro il proscritto Arcivescovo +milanese, sì come Corrado richiedeva. Non erano soltanto le cose di +Roma che inducevano l’Imperatore all’impresa, ma altresì il malo ordine +che dominava nelle Puglie, dove Pandolfo IV di Capua, che era stato +restituito nel principato, soggiogava da ogni parte città, metteva a +sacco il convento imperiale di Monte Cassino, e minacciava la Campagna +di Roma. + +Corrado pertanto mosse nell’inverno dell’anno 1037 più verso +mezzogiorno; di Parma, che s’era ribellata e ch’ei lasciava dietro ai +suoi passi cumulo di ruine fumanti, andava a Perugia, e celebrava la +Pasqua dell’anno 1038 a Spello in compagnia del Papa. È incerta cosa +se Benedetto IX, dopo di essere partito di Cremona, tornasse a Roma, +oppure se, giusto allora scacciato, andasse in cerca dell’Imperatore, +oppure se già fuggitivo lo aspettasse. Ci basta sapere che Corrado lo +riconduceva, ovvero lo rimandava a Roma[61]. Se l’Imperatore avesse +avuto orecchio da comprendere il peso delle querimonie che i Romani +levavano contro di Benedetto IX, avrebbe dovuto rifiutarsi di prestare +il suo braccio a questo giovane malvagio, ma egli era ben lungi dal +pensiero di liberare la Chiesa romana da condizioni di cose tanto +desolate: era tutto assorto negl’intendimenti politici; massimamente +gli tornava a buon conto che il partito dei Tusculani favorevole a +Germania mantenesse il suo potere su Roma, e assai più gli premeva +di giovarsi a’ suoi scopi della marionetta papale. Benedetto, come +lo induceva riconoscenza, scagliò un anatema sul capo dell’orgoglioso +Eriberto, il quale, tenendosi a riparo delle trecento torri di Milano, +si rise di quello scherzo puerile: Corrado poi, il quale forse lasciava +un presidio a protezione del miserabile Papa, procedette innanzi +fino a Monte Cassino. Addì 13 di Maggio fu a Capua, donde Pandolfo +era fuggito; diede questo ducato a Guaimaro principe di Salerno, e +infeudò al normanno Rainolfo la contea di Aversa. Questa città, fondata +nell’anno 1030 da quel condottiero di bande venute agli stipendî di +Sergio duca di Napoli, diventò l’embrione dello Stato normanno, che +venne sorgendo nell’Italia inferiore. La peste scoppiò nell’esercito +di Corrado, e fece sì che nell’estate istesso l’Imperatore movesse a +ritorno: egli medesimo portò con sè in Alemagna il germe della morte, +ed ivi passò di vita ai 4 di Giugno dell’anno 1039. + + + + +CAPITOLO SECONDO + + +§ 1. + +I Romani cacciano via Benedetto IX, e fanno papa Silvestro III. — +Benedetto a sua volta lo discaccia. — Egli vende la cattedra santa +a Gregorio VI. — Roma ha tre Papi. — Un Sinodo romano delibera di +chiamare Enrico III, perchè ne liberi Roma. + +Parecchi anni trascorsero prima che il novello Re tedesco venisse in +Italia: questo Re era Enrico III succeduto al padre, giovane, energico, +pio, principe magnifico; a lui, come a Carlo magno e ad Ottone il +grande, si spettava la missione di restaurare Roma a dignità, di +purgarla dalla barbarie e di introdurre riforma nella Chiesa che era lì +lì per sommergere. Infatti Benedetto IX continuava pur sempre ad essere +il disonore del Papato; pareva che un demonio d’inferno, sotto la +maschera del prete, sedesse sulla cattedra di san Pietro, e colle sue +arti oscene profanasse i misteri santi della religione. + +Benedetto IX, riposto sulla sedia pontificia nell’anno 1038, protetto +da Gregorio fratello suo, che, da senatore dei Romani, reggeva ossia +malmenava la città, conduceva senza impedimento in Laterano la vita di +un sultano turchesco; egli e la famiglia sua empievano Roma di ruberie +e di assassinî; ogni ordine giuridico cessato aveva[62]. Finalmente, +ai 7 Gennaio 1044, il popolo si levò a furibonda rivoluzione; il Papa +fuggì, ma i suoi vassalli si sostennero nella città Leonina contro gli +assalimenti dei Romani. Al Pontefice aderivano le genti del Trastevere, +ed egli chiamava suoi amici e partigiani dalla Campagna; Gerardo +conte di Galeria veniva con molti cavalieri alla porta dei Sassoni, +e respingeva i Romani battendoli, in quello che un terremoto si univa +ad accrescere la desolazione della ribellata Città. La Cronica antica +che narra di questi fatti non dice se dopo tre giorni di battaglia +il Trastevere fosse preso di assalto; essa offre soltanto notizia +che i Romani concordemente dichiararono di non volerne saper più di +Benedetto, ed a loro papa elessero Giovanni vescovo della Sabina, che +prese nome di Silvestro III[63]. + +Anche questi dovette la sua esaltazione alla forza dell’oro con cui +seppe corrompere i sediziosi e il loro capitano Girardo _de Saxo_. +Questo potente Romano con grande astuzia aveva dapprima promessa in +moglie a Benedetto IX la sua figliuola, indi gliela aveva negata[64], +avvegnaddio il Papa non avesse provato ritegno di qualunque cosa per +grave che fosse, pur di conseguire la mano di quella Romana cui era +congiunto di parentela. Il padre di lei lo sedusse colla speranza +di farla sua, e poichè gli ebbe chiesto che primamente deponesse la +tiara, Benedetto, il quale bruciava di desiderio della donzella, non +si oppose, e durante la rivolta di Roma fecelo. Lo agitava il demonio +della lussuria, e fra il popolo superstizioso si andava vociando che +nel cupo delle foreste avesse commercio coi diavoli, e con arti magiche +inducesse le donne a fare il piacer suo; si voleva che in Laterano +si fossero trovati i libri d’incantesimi coi quali egli scongiurava i +demonî[65]. Frattanto la cacciata di lui faceva inviperire l’orgogliosa +famiglia sua, e l’odio del Papa vieppiù bramava di vendicarsi del +giuoco onde l’aveva falsamente raggirato Girardo; la sua fazione +numerosa teneva ancor fermo nel castel Sant’Angelo, e il suo magico +oro ammaliava Roma; dopo quarantanove giorni Silvestro III era gettato +giù della cattedra apostolica, e vi risaliva il Tusculano anelante +vendetta: questo accadeva ai 10 di Aprile dell’anno 1044[66]. + +Dappoi Benedetto IX dominò ancora per il periodo di un anno e ventun +giorno, mentre Silvestro III trovava riparo in una rocca nel Sabinate, +se pure non si ricoverava entro qualche ben munito monumento di Roma, +e continuava ad appellarsi papa. Una tenebra per noi benefica ci +tien celati gli orrori che s’ebbero visti in quest’anno. Odiato dai +Romani, malsicuro del trono, angustiato continuamente dalla paura che +la rivoluzione nuovamente scoppiasse, Benedetto si trovò costretto +ad abdicare. Bartolomeo abate di Grotta Ferrata lo esortò a farlo, ma +egli, senza sentirne scrupolo o vergogna, vendette il Papato a denaro, +tal quale fosse stato una balla di mercanzia. Stipulò un contratto +formale, in cui per il prezzo di un cospicuo reddito, e precisamente +del denaro di san Pietro proveniente dall’Inghilterra, cedette, addì +1 Maggio 1045, la sua dignità di pontefice a Giovanni Graziano, che +era il ricco arciprete della chiesa di san Giovanni, posta presso a +porta Latina[67]. Poteva mai la profanazione dell’officio santissimo +della Cristianità andar più in là di quello cui fosse tratta con +questa vendita? eppure il commercio delle dignità ecclesiastiche era +divenuto di uso così universale in Roma e nel mondo tutto, che non potè +reputarsi troppo grave enormezza se alla fin fine anche un Papa vendeva +la cattedra di san Pietro. + +Giovanni Graziano, ossia Gregorio VI, si gettò dietro le spalle i +canoni, e fecelo con arditezza di animo tale, che forse fu compresa da +pochissimi dei suoi contemporanei; uomo degno di ricordanza, comperò il +Papato per torlo da mani inique, eppure in quel suo orribile tempo fu +tenuto per idiota, laddove forse ebbe mente capace di serî intendimenti +e magnanimi. Tuttavolta è difficile cosa che Pier Damiani, il quale +fu in quell’età il monaco più di tutti fervente del bene, avesse +contezza di quel mercato allorquando, dopo l’esaltamento di Gregorio +VI, scrivevagli giubilando, che finalmente fosse tornata all’arca santa +la colomba recante il ramo d’ulivo[68]. Può darsi che il Santo pio lo +conoscesse di persona e avesse in lui notato qualche virtù; financo +le aride Croniche del tempo, le quali certamente a torto lo dipingono +per rozzo e inesperto, tanto che dovette torsi un vicario, non hanno +saputo attribuirgli a colpa vizio alcuno. I Cluniacensi di Francia +e le congregazioni d’Italia salutarono tutti il suo avvenimento al +pontificato come principio di giorni migliori; e in quella bujissima +epoca di Roma tutt’a un tratto si colloca a’ fianchi di questo +Papa simoniaco un frate giovine e ardito che, dopo eroici sforzi di +un’intiera età d’uomo, rialza il Papato caduto in tanto stremo ad una +grandezza che non s’avrebbe potuto presagir mai. Per la prima volta +esce adesso fuori della sua oscurità Ildebrando, che vediamo a lato di +Gregorio VI diventarne cappellano; e questo solo dimostra che Gregorio +non era un idiota. Non sappiamo fino a che punto fin d’allora si +estendesse l’operosità di Ildebrando, e s’egli abbia avuto parte alla +illegale esaltazione di Gregorio; però nel «vicario», di cui parlano i +Cronisti, può darsi facilmente che si celasse quel giovane frate pieno +di genio e di ambiziosi disegni che fu consigliero di Gregorio VI, e +che più tardi, in grata memoria di lui, si appellò Gregorio VII. Del +resto un fatto così straordinario come fu l’innalzamento di Gregorio +VI al soglio pontificio non era troppo repugnante all’indole di +Ildebrando. + +Mentre adesso Benedetto IX continuava in Tusculo, oppure in Roma, a +menare la sua scapigliata vita di piaceri, Gregorio VI fu papa per +quasi due anni colla buona volontà di salvare la Chiesa, che chiedeva +una riformazione fondamentale e che tosto dopo la ebbe. Il Papato, +che fino adesso era stato un feudo ereditario dei Conti tusculani era +andato tutto a soqquadro; il _Dominium Temporale_, dono fatale dei +Carolingi che in mano dei Pontefici diventò un vero vaso di Pandora, +donde si rovesciarono mille e mille malanni a ruina di Roma, questo +Dominium era scomparso, poichè appena era se la Chiesa imperava ancora +sulle più prossime castella, poste nel territorio della Città[69]. +Cento piccoli signori, capitani ossiano vassalli della Chiesa +appartenenti all’alta nobiltà, stavano pronti a dare l’assalto a Roma; +tutte le vie erano infestate di masnadieri, tutti i pellegrini erano +spogliati d’ogni loro roba; dentro la Città le chiese erano in ruina, +in quello che i preti tripudiavano in loro baccanali. Non v’era giorno +che non avvenissero assassinî a rendere mal sicure le strade; nobili +romani si scagliavano financo dentro il san Pietro colla spada in pugno +per rubarne i donativi che mani pietose andavano forse ancora deponendo +su quell’altare. Il Cronista che descrive questo stato di cose celebra +a gloria di Gregorio che egli vi pose un argine. I capitani feroci +cinsero bensì di assedio la Città, ma egli ragunò animosamente la +milizia, vi ristabilì qualche ordine, e perfino conquistò molte +castella nel territorio della Città: ed è verosimile che Silvestro +avesse osato di tentare un’impresa contro Roma, ma soccombesse di +contro all’energia spiegata da Gregorio. Tumultuario e orribile fu il +breve e oscuro periodo del pontificato di quest’uomo, e ben presto, a +cagione della severità da lui usata contro la ladronaja, venne in odio +degli ottimati ed eziandio dei Cardinali, che non meno di quegli altri +erano avidi di predare[70]. + +Per quanto pur Gregorio VI facesse sotto l’influenza di monaci francesi +e italiani affine di torre la Chiesa da così barbarico abbrutimento, +non v’era tuttavia che la dittatura germanica la quale potesse +salvarla, sì come era avvenuto a’ tempi di Ottone magno. Poco andò che +gli sforzi del Papa non ebbero più alcun risultamento; esaurite erano +le sue forze, e i suoi avversarî poco a poco presero il sopravvento. +Tanto insanabile anarchia durava in Roma, che si narra qualmente tutti +e tre i Pontefici vi risiedessero ad un tempo, l’uno in san Pietro, +l’altro nel Laterano, il terzo in santa Maria Maggiore. Alla fine +gli sguardi dei migliori uomini romani si volsero al Re di Alemagna; +l’arcidiacono Pietro, senza pur consultare Gregorio, congregò un Sinodo +in Roma, ed in esso fu risoluto di muovere fervente istanza ad Enrico +perchè venisse a prendere la corona imperiale, e a resuscitare la +Chiesa dalla sua ruina[71]. + + +§ 2. + +Enrico III scende in Italia. — Raccoglie a Sutri un Concilio (1046). — +Gregorio VI abdica. — Enrico III eleva al papato Suidgero di Bamberga +con nome di Clemente II: questi lo corona imperatore. — Descrizione +della coronazione imperiale. — Traslazione del Patriziato a Enrico III +ed a’ suoi succeditori. + +Enrico III venne nell’autunno dell’anno 1046 alla testa di un grande +esercito, con fervida volontà di diventar signore di Roma e di farsi +riformatore della Chiesa romana. Il decadimento di essa, che omai +trascendeva ogni limite, era cagione che crescesse anche in tutti gli +altri paesi la corruttela del clero; la sua restaurazione doveva essere +pertanto un beneficio per l’universale. Nessuno fuvvi che si levasse da +nemico contro il Re; Vescovi e Duchi (fra i quali Bonifacio, potente +margravio di Toscana) gli prestarono omaggio; Gregorio VI, anch’egli, +mossegli incontro fino a Piacenza, nella speranza di guadagnarlo alla +sua causa: però il Re lo congedò, protestando che il destino di lui e +degli Antipapi sarebbe deciso da un’assemblea della Chiesa, che avrebbe +giudicato a tenore dei canoni. + +Poco tempo prima del Natale dell’anno 1046 congregò egli infatti a +Sutri, in mezzo alle buone lance del suo esercito, un concilio solenne +di Vescovi: ivi Silvestro III fu deposto dal pontificato e condannato +a far penitenza in un chiostro, ma quanto a Gregorio VI il Concilio +stette dubbioso se avesse autorità di giudicarlo. Gregorio, che era +uomo sincero od altrimenti s’affidava alla coscienza de’ suoi buoni +intendimenti, accondiscese a narrare in publico la storia del suo +esaltamento, e pertanto fu tratto a giudicarsi di sua propria bocca +colpevole di simonia ed indegno del papato[72]. Egli allora depose +le insegne di quella dignità, e siffatta abnegazione di sè tornò a +grande onore suo. Allora Enrico, insieme coi Vescovi e con Bonifacio +margravio, mosse alla Città, la quale non gli chiuse in faccia le +porte, perciocchè Benedetto IX si fosse nascosto a Tusculo, e i suoi +fratelli non osassero di opporre resistenza. Roma, stanca degli orrori +dei Tusculani, accolse giubilando il Re tedesco come suo liberatore. +Mai più da quel tempo in poi Re alcuno di Germania fu ricevuto dal +popolo romano con sì liete acclamazioni; non mai altro Re operò cose +parimente grandi di quelle ch’ei fece, nè fu apportatore di eguali +mutazioni di cose. Colla spedizione di Enrico III su Roma incomincia +un’epoca nuova nella storia della Città e massimamente in quella della +Chiesa; sembra che le acque del diluvio si ritraggano, e che, approdata +l’arca al monte di san Pietro, uomini ne scendano che ad un nuovo mondo +diano genti nuove e nuove leggi. Che significato poi abbia nelle cose +umane la legge, potenza terribile e severa che uccide, lega e raccoglie +ad unità, ben poche età ne fecero esperienza al paro di quelle che +adesso si verranno succedendo. + +Un Sinodo tosto adunato dichiarò ancora una volta destituiti tutti +e tre i Papi[73]; pertanto era necessario eleggere un Pontefice +canonicamente. + +Come già aveva fatto Ottone III prima della sua coronazione, così +anche Enrico conduceva con sè l’uomo che doveva conseguire la tiara, +e che a lui doveva porgere la corona. Avrebbe bastato un cenno di +comando per far crear papa il Vescovo di Bamberga, ma Enrico non +volle offendere nessuna delle forme legali. Come re di Germania non +possedeva egli alcun diritto sulla Città, nè sulla elezione pontificia; +perciò primamente dovette farsi attribuire questo diritto, e la cosa +senza dubbio avvenne per via di un trattato, che fin da Sutri aveva +conchiuso coi Romani. «Signori romani», disse l’accorto Enrico con +accento di sprezzo nel parlamento che convocò in san Pietro addì +24 di Dicembre, «Signori romani, per quanto insensati sieno sempre +stati finora i vostri comportamenti, io vi lascio tuttavia libertà di +eleggere il Pontefice secondo il costume antico; fra i qui congregati +prendetevi quel Papa che più vi grada». Ed i Romani sommessamente +risposero: «Quando è presente la maestà del Re non ci compete decidere +dell’elezione; quando essa non è presente, fatevi Voi rappresentare +dal Vostro Patrizio. Questi infatti non del Papa, ma dell’Imperatore +è patrizio nelle cose della republica. Noi confessiamo di essere stati +abbastanza malaccorti da aver creato papi degli uomini idioti. La regia +autorità vostra è quella cui si spetta di dare alla Republica romana +il beneficio delle leggi e l’ornamento dei costumi, e di prestare alla +Chiesa braccio di difensore[74].» + +I Senatori dell’anno 1046, che con tanta umiliazione cedevano al Re +tedesco il preziosissimo dei diritti, serrarono gli occhi per non +vedere le ombre di Alberico e dei tre Crescenzî, avvegnachè questi loro +Patrizî gli avrebbero accusati di tradimento verso di Roma. I Romani di +quei giorni, miserabili e indegni, malvagi e divisi, masnada piuttosto +che popolo, meritavano più che mai di essere gli schiavi di una volontà +straniera: d’altronde erano parati ad ogni sacrificio, pur di liberarsi +dalla tirannide dei Tusculani. Nulla dimostra l’estremo esaurimento +di loro forze e le gravissime loro sofferenze, più di questa facile +rinunzia di un diritto, che altra volta aveva costato tanta fatica +a Ottone magno, quando lo aveva voluto torre alla Città. Roma faceva +vergognosa confessione di non avere fra’ suoi alcun ecclesiastico il +quale fosse degno o capace del Papato, perocchè il clero cittadino +fosse rozzo e tutto impeciato di simonia. Oltracciò tutte le altre +circostanze di cose esigevano che si eleggesse a papa un uomo che +non fosse romano e neppure italiano. I Romani richiesero Enrico che +loro desse un buon Papa, ed egli presentò alla consenziente adunanza +Snidgero vescovo di Bamberga, e lo condusse alla sedia apostolica, +quantunque quegli accettar non volesse. Clemente II, consecrato nel +giorno di Natale dell’anno 1046, pose tosto la corona imperiale in +capo di Enrico e della moglie sua. V’erano ancora a sufficienza Romani +che coi loro proprî occhi avevano anticamente visto, ai giorni di +Ottone III e di Gregorio V, succedersi immediatamente il simigliante +avvenimento di un’elezione pontificia e di una coronazione imperiale: +adesso che il secondo Papa di nazione tedesca saliva alla cattedra +di san Pietro può darsi che in cupo odio ricordassero, come il +primo avesse vissuto pochi e tristi anni in Roma, e sventurato fosse +morto[75]. + +La coronazione di Enrico III si compiè fra condizioni di cose tanto +rilevanti e con calma sì perfetta, che qui ne si offre la più acconcia +opportunità di descrivere in brevi tratti la solennità che in generale +occorreva per le coronazioni imperiali. Da dopo di Carlo magno queste +ripetute ceremonie formarono il più splendido spettacolo che in Roma si +celebrasse, accosto alle coronazioni o processioni lateranensi dei Papi +che avvenivano con maggiore frequenza, e delle quali più tardi daremo +un’idea[76]. + +Quando l’Imperatore eletto moveva colla moglie sua e colla sua comitiva +alla coronazione, era accolto dal clero e dalle corporazioni della +Città presso a santa Maria Traspontina, in vicinanza di un monumento +denominato _Terebinthus_ di Nerone[77]. Ivi, prossimamente al castel +Sant’Angelo, era la _Porta Castelli_, dove il Re romano soleva giurare +ai Romani di voler mantenere in vigore le leggi e le consuetudini +della Città: questo stesso giuramento ei prestava fin da quando +giungeva ad un piccolo ponte che era nei prati di Nerone[78]. Dalla +porta il corteo procedeva fino alla scalea del duomo; alcuni Senatori +camminavano a’ fianchi del Re; lo precedeva il Prefetto della Città +recando la spada nuda, e i suoi valletti andavano gettando denaro. +Giunto alla gradinata, scendeva di cavallo, e saliva col suo seguito +sulla piattaforma, dove sedeva il Papa circondato dell’alto clero, +aspettandolo: il Re gli baciava il piede e faceva sacramento che +sarebbe retto difensore della Chiesa; riceveva dal Papa l’osculo di +pace ed era da lui adottato per figliuolo della Chiesa. In mezzo a +cantici solenni entravano ambidue nella chiesa di santa Maria _in +Turri_, che era presso alla scalea del san Pietro, ed ivi il Re era +formalmente ordinato canonico della basilica[79]. Indi, condotto dal +Conte palatino del Laterano e dal Primicerio dei giudici, veniva fino +alla porta d’argento del duomo, vi faceva preghiera, e il Vescovo di +Albano pronunciava su di lui la prima orazione. Anche dentro del san +Pietro un numero infinito di mistiche ceremonie era preparato al Re. +Colà, non lungi dall’ingresso, si trovava la _Rota Porphyretica_, +ossia una pietra di porfido di forma circolare, infissa nel pavimento; +lì presso sedevano il Re ed il Papa, ed il candidato imperiale vi +pronunciava la sua professione di fede; dipoi il Cardinale vescovo +di Porto si collocava nel mezzo della _Rota_, e diceva la seconda +orazione. Fatto ciò, il Re veniva coperto di nuovi abiti, e dentro +della sacristia era creato cherico dal Papa e vestito della tunica +e della dalmatica, del piviale, della mitra e dei sandali; indi era +condotto all’altare di san Maurizio dove lo seguiva la sua consorte, +che aveva anch’ella compiuto ceremonie simiglianti ma meno faticose. +Colà il Vescovo di Ostia ungeva del crisma l’Imperatore sul braccio +destro e sulla nuca, e diceva la terza orazione solenne[80]. + +Se il Principe che s’incoronava era compreso veramente della eccellenza +della sua missione, certo è che la solennità della funzione, la pompa +mistica e pesante, la grandiosa monotonia delle preci e dei cantici +che risonavano sotto il soffitto dell’antichissimo duomo santificato +di sublimi ricordanze, dovevano scuoterlo nel più profondo dell’anima. +La meta sublime di tutte le ambizioni umane, la corona di Carlo magno +posava sull’altare del Principe degli Apostoli e mandava raggi di +luce all’occhio ansioso di lui. Ma prima il Papa metteva in dito del +Re consecrato l’anello d’oro, a simbolo della fede, della costanza e +della potenza del suo reggimento cattolico; con simile significato lo +cingeva della spada, e allora finalmente gli poneva in capo la corona. +«Ricevi», diceva, «il segno della gloria, il diadema del regno, la +corona dell’impero, nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito +Santo; sgombra l’animo dal nemico capitale e da ogni sorte di peccata; +sii giusto e pietoso; vivi in amore pio, così che un giorno tu possa +ricevere la corona eterna dalla mano del Signor nostro Gesù Cristo, +in unione dei beati.» La chiesa allora risonava del «Gloria» e della +laude: «Vita e vittoria sia all’Imperatore e agli eserciti di Roma e di +Germania»; e rimbombava delle grida giubilanti e senza fine dei fieri +uomini d’arme che salutavano imperatore il loro Re nelle barbariche +favelle tedesche, slave e romanesche[81]. + +L’avventurato Imperatore deponeva indi le insegne dell’impero, e +serviva in officio di suddiacono la messa che il Papa celebrava: finita +questa, il Conte palatino gli traeva di piede i sandali e gli calzava +i rossi stivali usati dagl’Imperatori, cogli sproni di san Maurizio: +allora tutto il corteo usciva col Pontefice dalla chiesa e moveva al +Laterano lungo la via appellata Trionfale, per Roma tutta addobbata +a festa, in mezzo allo scampanio di tutte le chiese[82]. Presso +certe stazioni eranvi preti che cantavano laudi, e le Scuole ossiano +corporazioni ivi stavano disposte a salutare l’Imperatore che passava. +Innanzi e dietro di lui andavano i valletti spargendo a larghe mani il +denaro, e parimente tutte le Scuole e tutti gli officiali del palazzo +ricevevano il _Presbyterium_, ossia consueto donativo di denaro. Si +chiudeva la solennità con un banchetto servito nel palazzo pontificio. +Se le circostanze lo consentivano, il dì seguente l’Imperatore andava +processionalmente a udir la messa in Laterano; nel terzo giorno veniva +coronato al san Paolo; nel quarto giorno a santa Croce in Gerusalemme. + +Questi che abbiam dato non sono che i tocchi più scarsi di una +coronazione imperiale di quell’età; le ceremonie derivate dalle pompe +bizantine s’erano stabilite da dopo di Carlo magno, e nell’essenziale +rimasero sempre eguali, sebbene col procedere del tempo molto vi si +mutasse e di nuovo si aggiungesse. Non v’ha alcuna pompa dell’età +nostra che giunga più allo splendore ed alla grandezza di quegli +spettacoli. La moltitudine di duchi e di conti, di vescovi e di abati, +di cavalieri e di signori che vi assistevano colle loro comitive, +la ricchezza dei loro abiti, la stranezza de’ loro volti e delle +loro lingue, le schiere marziali degli uomini di guerra, la mistica +magnificenza del Papato romano con tutti i suoi ordinamenti di forma +pittoresca, le fogge dei Romani laici, dei giudici, dei senatori, +dei consoli, dei duci, delle milizie raccolte sotto i loro gonfaloni, +le vestimenta mirabili, variopinte, fantastiche, finalmente, teatro +sublime del dramma, Roma severa, tetra, piena di ruine, traverso cui +il corteo della coronazione incedeva solennemente; tutto questo doveva +presentare un quadro sì poderoso e seducente nei suoi colori attinti +alla storia mondiale, che perfino un Romano avvezzo alle magnificenze +dei tempi di Trajano, lo avrebbe mirato con occhio attonito. Le +coronazioni tornavano a dare a Roma il carattere di città universale. +Allorchè i Romani di quel tempo ne erano spettatori, potevano ben dire +a sè medesimi che Roma aveva ancora Imperatori eletti o acclamati da +essa, e coronati da’ suoi Vescovi, affinchè in nome di Roma, almeno nel +dominio dell’idea, signoreggiassero il mondo. Le migliaia di stranieri +che accorrevano alla Città vi lasciavano oro in gran copia, e il popolo +affamato poteva satollarsi qualche settimana col guadagno fatto nella +coronazione. Ma se patriotti degli spiriti di Alberico e di Crescenzio +pensavano che questi Imperatori, i quali entravano con tanta pompa, +non erano romani, nè italiani, ma tedeschi, che neppure intendevano +motto di loro lingua, che a proprio arbitrio creavano i loro Papi, +che, mentre venivano con loro eserciti a Roma, lasciavano dietro di sè +in ceneri le città d’Italia, furibondi cacciavano tutt’a un tratto le +spade celate di sotto ai fiori, e la plebaglia inferocita si scagliava +sul Vaticano per trucidarvi l’Imperatore poc’anzi coronato: così il +quadro bellissimo e imponente della storia universale in pochi istanti +si tramutava nel tumulto della battaglia che si appiccava per le vie, e +che alla fine era soffocata in mezzo a fiumi di sangue. + +Però Enrico III, in mezzo a condizioni di cose tanto fauste per lui, +non doveva temere questo consueto scoppio di odio nazionale. Ben anzi, +subito dopo della coronazione, i Romani lo investirono eziandio di +quella podestà di patrizio che tenuta avevano Carlo ed Ottone: financo, +dovevano andarne per sempre forniti i suoi succeditori nell’Impero. +Nobili, cittadini e clero con romorosa acclamazione confermarono +questo importante decreto, mercè cui la Città e la Sedia apostolica +andavano assoggettate onninamente alla corona germanica. Senza muovere +contrarietà di sorte, i Romani si spogliarono dell’esercizio della +volontà loro propria, e tutt’al più provarono il vano contentamento +che una sì alta podestà fosse attribuita all’Imperatore, per mandato +del popolo romano. Con solenne ceremonia Enrico fu coronato patrizio +nel san Pietro; una clamide di color verde, un anello e un aereo +diadema furono le insegne della sua podestà cittadina[83]. Il potente +Imperatore accondiscese a fregiarsi dei segni di una magistratura +che ottimati romani avevano prima di lui tenuto, e benanco si espose +alla censura di essere disceso a livello dei Conti di Tusculo[84]. +Tutta volta potè egli acconciamente paragonarsi ad Augusto, il quale +s’aveva fatto attribuire la podestà tribunizia ed altre cariche della +Città; d’altronde ben sapeva egli eziandio che agli occhi di Roma il +Patrizio rappresentava le prerogative sovrane del Senato e del popolo. +Per tal guisa, quella dignità acquistò rilevanza maggiore di quanta ne +avesse avuto ai tempi di Ottone III; ed è massimamente degno di nota +considerare come nel medio evo un titolo romano antico ottenesse forza +sì grande, da diventare finalmente una delle maggiori cagioni delle +guerre lunghe e terribili che furono combattute nell’Impero fra la +podestà civile e quella ecclesiastica. Lo stesso Cronista, che mirava +di mal genio il Patriziato di Enrico, avvertiva che questo titolo +vano non si trovava nei fasti di Roma pagana, e neppure in quelli di +Roma cristiana, ma derivava dal bizantino Narsete; e aggiungeva che +i capitani di Roma si erano di esso serviti per arrogarsi il diritto +della elezione pontificia. Da dopo del secolo decimo vi si era più +efficacemente associata l’idea che racchiudesse in sè la podestà di +eleggere Papi; sennonchè questa podestà si faceva discendere non già +dagli Esarchi, ma da Carlo magno, cui, anticamente, Adriano insieme col +Patriziato avrebbe ceduto la elezione e la investitura de’ Pontefici +e de’ Vescovi. Perciò nelle rivoluzioni di Roma, i capi temporali +della Città si nomavano tosto anche patrizî, e, come tali, eleggevano +eziandio Pontefici[85]. Ora il forte Enrico, il quale oltracciò +comprendeva che avrebbe potuto condurre a salvamento la Chiesa soltanto +allora che avesse sottoposto del tutto al voler suo la Sedia pontificia +e la Città, non disdegnava di riunire all’Impero quella podestà con +legittimo vincolo. Nè arrossir doveva di un titolo, onde lo stesso +Carlo magno aveva fatto uso in alcuni diplomi, avvegnaddio anzi così +ragguardevole paresse al tempo suo quel titolo di patrizio dei Romani, +che Enrico III in documenti romani si denota effettivamente con +esso[86]. + +Il popolo romano aveva ceduto al Re tedesco il solo diritto che +possedeva. Forse che non avrà avuto sua parte anche il clero per +indurlo a far ciò? Infatti, tanto grande reputavasi il vero servigio +che Enrico aveva prestato alla Chiesa con distruggere la tirannide +nobiliare e con far cessare lo scisma, che a quel tempo non pareva +di averlo comperato troppo caro al prezzo estremo della libertà di +elezione del Pontefice. I pochi uomini generosi che si trovavano in +mezzo al clero dicevano senza reticenze, avere Enrico conseguito quella +podestà in compenso dei meriti suoi, parimenti come Davide, in premio +di aver vinto Golia, aveva ottenuto la mano della figlia del re[87]. + +Tornava la Chiesa a respirare: in questo momento di liberazione +sembrava che essa si rallegrasse soltanto dei dì presenti, nè pareva +che scorgesse i danni venturi di quell’altra tirannide che essa +medesima aveva evocato. Pochi soltanto erano quelli che nel dubbio +e nella costernazione prevedevano un fosco avvenire. La podestà +imperatoria s’era restaurata in Roma senza limiti, sì come al +tempo di Ottone I; il diritto di elezione e d’investitura era per +sempre trasferito all’Impero tedesco, e il capo di questo riceveva +giuramento di sudditanza dai Romani di tutti i ceti. Tuttavolta, grandi +rivoluzioni e lotte che dovevano agitare in tutte le viscere il mondo, +furono le conseguenze di questo patriziato attribuito alla corona +germanica. Può darsi che il presentimento di esse si facesse strada +nell’animo di Ildebrando, oscuro cappellano del deposto papa Gregorio +VI, allorquando vide coronarsi la fronte di Enrico III col serto di +patrizio; però è difficile cosa che egli a questo tempo presagisse +qualmente, trentun anno più tardi, il figliuolo del potente Imperatore, +deposta la corona nella polvere, piegherebbe le ginocchia innanzi a +lui, divenuto Gregorio VII. + + +§ 3. + +Incomincia la riforma della Chiesa. — Enrico III muove nell’Italia +inferiore, indi per Roma torna in Alemagna. — Clemente II muore (1047). +— Benedetto IX s’impadronisce della santa Sede. — Bonifacio di Toscana. +— Enrico innalza Damaso II al pontificato. — Fine di Benedetto IX. — +Morte di Damaso. — Brunone di Toul è nominato papa. + +Non appena che un Vescovo tedesco fu salito alla cattedra di san +Pietro, uno spirito di riformazione incominciò ad alitare nella Chiesa; +infatti dai Pontefici germanici ebbe principio il grande riorganamento +di cui a quest’epoca Gregorio VII fu l’eroe. Quel medesimo Enrico +III, il quale assoggettava all’arbitrio suo la elezione pontificia, +e poneva un dopo dell’altro quattro Pontefici tedeschi sulla cattedra +apostolica, apriva con zelo fervente le vie a questa riforma. Alemagna +e Italia dovevano adesso andar purgate della piaga onde le travagliava +il commercio degli officî ecclesiastici. + +Colla cooperazione di Enrico Clemente II tenne, di già nel Gennaio +dell’anno 1047, il suo primo Concilio contro gli abusi della simonia; +indi, sul finire di quel mese stesso, accompagnò nell’Italia +meridionale l’imperatore. Mosse questi per la via Latina nella +Campania, dove, nel suo cammino, ridusse a obbedienza alcuni capitani, +senza che però si assoggettasse i Tusculani[88]. Noi seguiremo nella +sua andata a monte Cassino, a Benevento e a Capua; ivi dappertutto il +gran Principe colla sola sua presenza ristabilì l’autorità dell’Impero. +Omai sul principio della primavera fece ritorno per Roma, e qui tolse +con sè Gregorio VI, cui Ildebrando seguì nel suo esilio in Alemagna. +Non fu senza buona ragione che il Papa deposto venne allontanato di +Roma, perocchè la sua dimora colà avrebbe potuto diventar fomite di +divisioni nuove. Anche Clemente andò col seguito dell’Imperatore, il +quale volle condurre seco in Germania il suo servigevole Vescovo perchè +vi operasse la riforma ecclesiastica. Se il Papa tedesco sfuggì alla +sorte di Gregorio V, lo dovette alla sua lontananza; avvegnaddio i +Romani, quantunque per necessità si fossero sottomessi all’autorità +imperiale, continuassero a odiarla come si odia la pressura di un +giogo; neppure il più potente fra gli Imperatori giunse a domare una +città in cui non teneva residenza, in cui non lasciava presidio, che +gli si ribellava non appena che l’aveva perduta di vista. + +Nel frattempo Benedetto IX teneva sua dimora a Tusculo, di dove mirava +con rabbia la mutazione di cose avvenuta in Roma. I suoi agenti in gran +segreto andavano preparandogli il terreno fra il popolo venale. Odio +e invidia lo spingevano ad aspirare novellamente al manto pontificio, +e, «mago alleato del diavolo», faceva mescere a Clemente II un veleno: +così almeno narrano i Cronisti, e il dubitarne sarebbe follia. Il Papa +tedesco morì repentinamente a Pesaro nel giorno 9 di Ottobre 1047, +forse mentre tornava di Germania a Roma[89]. Allora Benedetto IX corse +tosto nella Città, e con ghigno di scherno si assise nuovamente sulla +cattedra apostolica. + +Bonifacio di Toscana aveva sotto mano ajutato la sua restaurazione. +Questo despota ambizioso, il più potente dei signori che allora fossero +in Italia, aveva a furia di ruberie raccolto insieme un dominio di +terre che lui, creatura di Germania, doveva render nemico degli intenti +tedeschi. L’opera cavalleresca di Azzo, castellano di Canossa e avo +suo, che ivi aveva accolta e protetta la fuggente regina Adelaide, +aveva dato origine alla prosperità della sua famiglia longobarda, che +s’adoperò a sollevarsi in alto luogo, ma fiorì breve tempo. Il figlio +di Azzo, che fu Tedaldo margravio, era diventato padrone di Mantova, +di Ferrara, di Brescia, di Reggio e di Modena, e godeva il favore +di Enrico II, come quegli che era stato suo vassallo fedelissimo in +Italia duranti le lotte combattute con Arduino re nazionale[90]. Così +Tedaldo potè lasciare ricchi possedimenti in retaggio al suo figliuolo +Bonifacio, il quale sulle prime si tenne aderente a Germania non meno +strettamente del padre. Posto dall’imperatore Corrado nel luogo del +ribelle Rainerio margravio di Toscana, Bonifacio d’allora in poi dominò +anche su questa Marca, e così aggiunse province a province, e ammassò +dovizie immense. Mortagli poi la moglie Richilda senza avergli lasciato +figliuoli, sposò egli Beatrice figlia di Federico, duca dell’alta +Lotaringia, e celebrò in Italia le sue nozze con pompa più che regia. + +Beatrice partorì al marito, che già invecchiava, Federico e Beatrice, +e, nell’anno 1046, Matilde, quella che più tardi diventò sua erede, e +celebre contessa di Toscana, e proteggitrice della gerarchia romana. + +Enrico mirava con sospetto la grande potenza del Margravio; infatti +essa gli era minacciosa di pericolo più che non fosse la potenza di +Milano, la quale, morto Eriberto, aveva fatto sommessione ed accolto +l’arcivescovo Guido, creatura regia. Nel suo ritorno l’Imperatore fe’ +tentativo di impadronirsi del Margravio, ma questi gli si sottrasse +fuggendo. Odiava egli il regime tedesco, tendeva a ottenere durevole +influenza su Roma, vagheggiava il Patriziato, e sapevagli male che +Enrico si fosse preso anche questa podestà. Tuttavolta, in Roma aveva +egli incensato la potenza regia, largheggiando di omaggi, e può darsi +che l’Imperatore, per guadagnarlo alla sua causa e per porre sotto la +protezione di lui il papa suo Clemente se lo avesse effettivamente +nominato vicario nelle cose di Roma. In antico i Duchi di Spoleto +erano stati i _Missi_ dei Carolingi per Roma, ed Enrico, dopo la sua +coronazione, deve aver concesso al margravio Bonifacio la medesima +autorità, quantunque non v’abbia documento alcuno il quale provi che lo +fregiasse del titolo di patrizio dei Romani. + +Bonifazio dunque favorì il rivolgimento di Roma affine di ferire al +cuore la influenza tedesca, e tollerò che per la terza volta Benedetto +IX togliesse possedimento del Papato. Però alcuni ambasciatori romani +forniti di pieni poteri erano di già andati celeremente all’Imperatore, +per richiedergli quali fossero le sue volontà nella novella elezione, +e gli facevano proposta di Alinardo arcivescovo di Lione, che in Roma +era amato e possedeva una rara cognizione della lingua italiana. +Tuttavolta, trovandosi addì 25 Dicembre 1047 in Pölthe, Enrico +fece eleggere a papa il vescovo Poppone di Bressanone, e lo mandò +a Bonifacio, ordinando a questo _Missus_ suo di condurre a Roma il +designato Pontefice. Il Margravio rifiutossi di farlo, Poppone dovette +ritornarsene all’Imperatore, e non ci volle altro che la minaccia +risoluta di Enrico per indurre il vecchio Bonifacio all’obbedienza. Le +sue soldatesche cacciarono allora Benedetto IX fuor di Roma, ed egli +stesso guidò il Papa tedesco in Laterano, dove Damaso salì, ai 17 di +Luglio dell’anno 1048, sulla cattedra santa[91]. + +Dopo di essere stato papa un’ultima volta, occupando la sedia +apostolica per il periodo di otto mesi e nove giorni, Benedetto IX si +ritrasse nel suo castello di Tusculo. Ignoto è il modo in cui finisse. +Vien detto che sazio fino alla nausea della vita, ei si chiudesse nel +convento di Grotta Ferrata, e quivi, di quel gran pagano che era, +si convertisse a santo costume: chiunque conosca l’indole di quei +tempi non terrà la cosa per impossibile; però altri racconti meno +benevoli dichiarano che egli continuasse a vivere «da bestia» fino a’ +suoi ultimi giorni[92]. Con lui ebbe termine la tirannide dei Conti +di Tusculo, ma questa famiglia, che ebbe dato a Roma cinque e forse +più Papi, Giovanni XI, Giovanni XII, Benedetto VIII, Giovanni XIX, +Benedetto IX, conservò ancora, fin giù nel secolo duodecimo, influenza +sulla storia della Città, a cagione della ricchezza onde la sua casa +era potente. + +Il novello Papa tedesco abbandonò la Città, non appena che s’ebbe +fatto vedere ai Romani. Sia che lo affannasse il calore estivo o che +lo travagliasse angustia dell’animo, il povero Damaso sentì bisogno +di uscirne, dacchè più felice s’era trovato vivendo da vescovo +in una cittaduzza del Tirolo, vero luogo d’idillio, di quello che +esser potesse felice papa in Roma imbarbarita. Si ricoverò dunque a +Palestrina, ossia Preneste. Questa città era tuttavia un feudo della +Chiesa, posseduto dai successori di Benedetto e di Stefania senatrice; +morto era il margravio Giovanni, ma il feudo era adesso tenuto da +Emilia sorella di lui[93]. Sopite erano le controversie colla curia +romana, i posseditori di Palestrina erano dei Crescenzî, cioè nemici +dei Tusculani; laonde Damaso II poteva abitarvi con gran sicurezza. +Sennonchè morte repentina lo toglieva del mondo, addì 8 Agosto del +1048, ventitre soli giorni dopo la sua ordinazione[94]. + +Può darsi che morisse di febbre, ma la rapidità della sua fine, +come di quella del suo predecessore, destò dei sospetti giustamente +concepibili[95]. Forse che il terribile Benedetto IX gli aveva +propinato un veleno? o i Romani avevano assassinato il Papa tedesco? +Quando i loro legati andarono nel Natale a Frisinga, per chiedere +al Patrizio di Roma il suo terzo Pontefice, i Tedeschi li mirarono +con occhio di avversione, e non fuvvi alcun Vescovo che agognasse +alla mortifera tiara. Finalmente il Vescovo di Toul trasse Enrico +di difficoltà, perocchè quell’uomo illustre sentisse non tanto un +desiderio ambizioso, quanto uno zelo pio di cimentare la sua vita per +la riformazione della Chiesa. Egli accettò la dignità che gli veniva +offerta, ma a patto che la sua elezione dovesse compiersi in Roma, +affinchè non gli si potesse dar rimprovero di intrusione. + +Brunone, figlio di Eberardo conte, nativo dell’Alsazia e prossimo +congiunto di Corrado imperatore, viveva nel suo vescovato una vita +quale veramente a sacerdote si addiceva, e per rare virtù apostoliche +e per cultura si era acquistato rinomanza. Questo quarto Pontefice +di nazione tedesca fu uno dei più splendidi ornamenti della cattedra +santa, e sgombrò la via ad un periodo nuovo della storia di Roma. +Avvenne infatti una riformazione che foggiò a novello stato la Chiesa +e le sue attenenze colla podestà civile; e il tempo che adesso +succedette, grande e memorando per mutazioni politiche e sociali +d’Italia, rialzò il Papato dal suo deplorevole decadimento, e con +rapidità quasi vertiginosa lo ridusse a potenza universale del mondo +nell’ordine spirituale. + + +§ 4. + +Leone IX sale alla cattedra apostolica (1049). — Sua operosità +riformatrice. — Corruttela della Chiesa. — Libro del Damiani +intitolato _Gomorrhianus_. — Simonia. — Ildebrando. — Il Papa difetta +di redditi. — Macbeth viene a Roma. — L’Italia meridionale. — Leone +IX s’impadronisce di Benevento. — Combatte contro i Normanni. — È +sconfitto presso a Civita; muore (1054). + +Allorchè, nel Febbrajo dell’anno 1049, i Romani videro il loro novello +Papa entrare nella Città con poca accompagnatura, a piè scalzi ed in +preghiera, dovettero meravigliare di una così insolita vista. Pareva +che nella imbarbarita Roma entrasse un Apostolo. Non armate schiere +di Tedeschi o di Toscani, non ottimati potenti conducevano questo +Vescovo, che in aspetto di pellegrino bussava alla porta della Città, +per chiedere ai Romani se in nome di Cristo lui volessero accettare per +papa. Però lo accompagnava un uomo che più pregio aveva della possanza +di un Re, un genio ancora ignoto al mondo, che si celava sotto la +tonaca modesta di frate cluniacense. Questi era Ildebrando, quel desso +che era stato cappellano dell’esiliato Gregorio VI. Il novello Papa lo +aveva tolto in Francia con sè, e vien detto che per sollecitazione sua +Brunone di Toul avesse indossato abito di pellegrino e protestato di +non salire alla cattedra santa, se prima non l’avessero eletto in Roma +colle forme volute dai canoni. Ildebrando, che silenzioso e senza pompa +entrava in Roma al fianco del Papa designato, era veramente il genio +di un’età novella che adduceva dentro della Città eterna il Papato, +guidandolo per vie affatto nuove. + +I Romani andarono con processioni a levare presso porta Leonina lo +straniero pellegrino. Questi, venuto in san Pietro, disse loro che +l’Imperatore lo aveva scelto a papa, ma ch’egli farebbe ritorno al suo +vescovato, se la elezione concorde del popolo non gliene conferisse +la dignità[96]. Siffatta elezione non poteva essere che cosa di mera +apparenza; però il principio che egli professava publicamente guadagnò +alla sua causa il popolo e gli guarentì anni tranquilli in Roma. Poichè +chiedeva l’assentimento dei Romani, pareva che anch’egli condannasse la +dittatura imperiale, e d’ora in poi doveva essere continuo intendimento +della Chiesa riconquistarsi la libertà della elezione pontificia. + +Appena che Leone IX, uomo pio ma tenace di propositi, si fu seduto +(da dopo il giorno 12 di Febbraio) sulla cattedra di san Pietro, tutta +la Chiesa sentì spirare un vento acuto e settentrionale, apportatore +di stagione nuova e di riformazione severa. Gli annali della storia +ecclesiastica descrivono l’operosità quasi febbrile con cui Leone +attese a purgar la Chiesa per via di Concilî che flagellavano la +simonia e il concubinato dei preti, per via di pratici ordinamenti di +amministrazione, per mezzo finalmente dell’Episcopato che rialzava +in dignità[97]: ma la storia della Città non può volgere più che +una occhiata passeggiera a quegli sforzi del Papa ed alla celebre +controversia della eucarestia, combattuta a lungo coll’intelligente +eretico Berengario. Se, vinta la repugnanza, un moralista volesse +scendere nella lordura di quell’età, ei troverebbe bastante argomento +per dipingere i delitti del clero di Roma; e a tal’uopo potrebbe +prendere in mano il libro intitolato _Gomorrhianus_, in cui un Santo +di quell’istesso tempo, Pier Damiani, descrisse con generosa ira, ma +con nauseabonda schiettezza, i quattro peccati contro natura onde +s’imbrattavano i preti: ed era a Leone IX medesimo che il Santo +dedicava il suo scritto[98]. Tutti i contemporanei rappresentano +coi più oscuri colori la immoralità del clero; nè più corrotto +poteva essere nella voluttuosa Milano, di quello che fosse in Roma +imbarbarita. Tuttavolta il Baal di Sodoma e di Gomorra era forse +alla Chiesa meno pernicioso che Simon Mago, avvegnachè quest’ultimo +incatenasse il clero alla balìa dei potenti laici, dai quali esso +comperava a contanti le sue dignità. + +In questo tempo s’erano vendute quasi tutte le cariche ecclesiastiche +che recavano lucro. Ne avevano tolto possesso le famiglie di nobili, +e a forza di denaro ne avevano investito i loro figliuoli o i loro +congiunti, tutta rozza gente. All’età dei Patrizî o dei «Senatori di +tutti i Romani», gli officî ecclesiastici, a cominciare da quello di +lettore e salendo fino alla dignità di cardinal vescovo, erano stati +posti in commercio al migliore offerente, e alla perfine lo stesso +Papato era stato barattato al prezzo di una rendita annuale. Allorchè +dunque, nell’Aprile dell’anno 1049, Leone IX tenne il suo primo +Concilio, ebbe egli di che spaventarsi quando gli venne in chiaro che +le chiese di Roma sarebbero rimaste vuote di preti, se avesse voluto +procedere con rigore. Ed i preti si rivoltarono violentemente contro le +deliberazioni del Concilio, e costrinsero il Papa ad usare indulgenza e +mitezza; ma parecchi Vescovi e cherici furono puniti colla destituzione +dal loro officio. Dietro di Leone IX s’alzava a sorreggerlo, quasi +che fosse il genio della riforma, Ildebrando, il monaco e priore +di Cluny, quegli che lo aveva accompagnato nel suo pellegrinaggio a +Roma, e adesso era diventato suddiacono suo e abate di san Paolo: da +questo tempo in poi, durante il reggimento di sei Papi, fu egli in +Roma onnipossente ministro, ossia, se ci corra la dicitura moderna, +segretario di Stato. + +Le lotte che gli toccava sostenere per cagione della riforma, e il suo +continuo andare e venire d’Italia e Germania, impedirono sulle prime +che Leone IX desse opera alle cose politiche dello Stato ecclesiastico. +Diventato papa, trovava ridotti al verde gli scrigni; e, se pur +ancora erano affluiti alla camera pontificia proventi dei patrimonî +o redditi di altra maniera, Benedetto IX se gli aveva mangiati fino +all’ultimo quattrinello. Leone IX pertanto sofferse grande penuria +di finanze, a tale da non sapere in che modo cibare la sua piccola +corte, da dover financo pensare a vendere le sue vesti: e se non fosse +stato un inaspettato donativo di denaro che gli capitava da Benevento, +quelli del suo seguito se ne sarebbero fuggiti in Alemagna[99]. Grande +era la miseria di Roma; il popolo infingardo non aveva industria; i +poveri numerosissimi erano avvezzi a ricevere elemosina dalla Chiesa +o ad andar questuando dai pellegrini stranieri, sì come anche ai dì +nostri accade. I Cronisti notano che nell’anno 1050 veniva a Roma +in pellegrinaggio Macbeth re di Scozia, e vi dispensava generose +elemosine. Così dunque anche in questo tempo Re carichi di delitti +continuavano a venir peregrinando in Roma, dove alleggerivano il +fardello della loro coscienza ossia dei loro sacchetti di denaro; e +l’avida Città accoglieva tutti questi stranieri con onori e con mani +sporte. Nell’accorrenza di quei tiranni pellegrini, chi pensa alla +venuta di Macbeth a Roma vi trova non poca attrattiva[100]. + +La Città rimase cheta, poichè Leone fe’ sussistere le forme del +reggimento civico. Il buon accordo che regnava fra lui e l’Imperatore +teneva i Romani in timore, e la verace religione del Papa li +costringeva a venerarlo. Benedetto IX aveva fatto del Laterano un +ridotto di disonestà; Leone IX lo tramutò in ospitale. Però di buon +grado ei lasciava spesso Roma solitaria, e solo ad intervalli di tempo +vi si soffermava; viaggiava instancabile per l’Italia, per le Gallie, +per l’Alemagna, raccogliendo Concilî, sempre intento al grande scopo di +risollevare la Chiesa al buon costume e di raffermare la potenza della +santa Sede. Tuttavia, una volta che aveva indossato la porpora, neppure +quest’uomo così dedito alle cose sacerdotali, poteva tenersi remoto +dalle bisogne temporali. Andato in pellegrinaggio a monte Gargano, di +quell’altezza aveva tosto gettato l’occhio suo, con intendimenti di +statista, sull’Italia del mezzodì; ed un giorno doveva venire in cui lo +avrebbe colpito la censura di alcuni Santi, perciocchè anch’egli, come +Giovanni VIII, sarebbe entrato in quel paese alla testa di un esercito: +in sì strane contraddizioni la miscela della podestà spirituale e di +quella temporale trascinò quelli stessi che furono i più religiosi +fra i Pontefici. Sennonchè sarebbe follia di vituperarli per ciò, o di +riprovare la Chiesa perchè possedeva lo stato temporale, se quello era +un tempo in cui una signoria cotale possedeva ogni Vescovato, in cui la +Chiesa aveva bisogno di un corpo politico per serbarsi in vita. + +Da dopo di Carlo magno la Curia romana aveva agognato al possedimento +della Campania e delle Puglie. Le pretese degli antichi dominî che +il Vescovo di Roma aveva ivi perduto durante la controversia delle +imagini, il Vescovo aveva ampliato in veri diritti sulle province; +ed a siffatta estensione gli avevano servito di fondamento la così +appellata donazione di Costantino ed altri diplomi falsificati. I +Papi, gli Imperatori d’Oriente, quelli di Occidente pretendevano tutti +alla signoria sull’Italia inferiore; però, mentre gli Imperatori ivi +pugnavano colla spada alla mano, i Papi non potevano far altro che +guizzarvi dentro di soppiatto, industriandosi a loro pro in mezzo ai +leoni combattenti. In pari tempo i Principi longobardi continuavano +ad esser signori nel paese, e continuavano le città marittime a +godere di libertà quasi assoluta, in quello che i Normanni alla +loro volta servivano tutte le parti, per tradirle tutte. Al tempo di +Leone IX in Salerno dominava Guaimaro IV principe magnifico; in Capua +imperavano Pandolfo IV e Pandolfo V padre e figliuolo; signoreggiavano +in Benevento Pandolfo III e Landolfo figlio suo. Da loro canto, +dopo eroiche lotte contro a’ Greci, sostenute sotto la capitananza +di Guglielmo braccio di ferro, figlio di Tancredi di Hauteville, i +Normanni avevano, fino dal 1043, fondato una republica militare nelle +Puglie, con Melfi a città capitale, e, prima ancora, altri di loro, +sotto il comando di Rainolfo, s’erano stabiliti in Aversa. Le due bande +dapprincipio avevano riverito il Principe di Salerno per loro signore +feudale; ed Enrico III, per vendicarsi di Benevento che un tempo gli +si era ribellata, aveva dato ai Normanni eziandio alcune parti di quel +Ducato. Però, giusto al possesso di Benevento aspiravano da lunga +pezza i Papi. Leone IX vi andava in persona omai nell’anno 1050, vi +negoziava con quei cittadini, e poteva accertarsi co’ suoi proprî +occhi dei guasti barbarici che i Normanni davano a quel territorio. I +Beneventani, ristucchi dei loro Principi longobardi, temevano di cadere +in balìa di quelle bande che avrebbero distrutto il loro municipio; +invece pareva ad essi che di tutti i signori il Papa sarebbe stato +per loro il più sopportabile, a cagione di sua lontananza. Cacciarono +pertanto i loro Principi, che allora si gettarono in braccio ai +Normanni, e addì 25 di Giugno dell’anno 1051 si elessero a signore +territoriale il Pontefice. + +Nell’anno seguente l’Imperatore lo confermò nel governo di quella +città, perciocchè Enrico gliene cedesse il reggimento in cambio del +vescovato di Bamberga, che in tempo passato Enrico II aveva donato +alla Chiesa romana. Di tal guisa i Papi colla loro accortezza si +conquistarono la città antica e celebre di residenza dei signori +Longobardi, e se la conservarono fino al tempo nostro[101]. + +Di già nell’estate dell’anno 1051 Leone IX aveva tentato di tenere +i Normanni lontani da quel gioiello prezioso di paese; perciò aveva +affidato la tutela di Benevento al principe Guaimaro ed eziandio +a Drogone, che era successo a Guglielmo nella contea delle Puglie: +sperava così di renderlo devoto a’ suoi servigi. Ma Drogone e Guaimaro +caddero poco tempo dopo sotto pugnali assassini, e i Normanni avidi di +preda continuarono ad assediare Benevento e a devastare il territorio +circostante. I Vescovi e le città scongiuravano il Papa affinchè li +liberasse da omicidî stranieri, che di soldati s’erano tramutati +in despoti veri dell’Italia meridionale. Il pio Leone accoglieva +fiducia di giungervi a capo, e a quest’uopo ne andava all’Imperatore, +nell’estate dell’anno 1052. + +Tuttavolta non altro gli fu dato che di assoldare qualche centinaio di +Tedeschi e di raccozzare una torma di avventurieri d’ogni maniera: li +condusse con sè di qua delle Alpi nel Febbraio del 1053, quando tornò +accompagnato da Goffredo di Lotaringia e dal fratel suo Federico, che +era cancelliere della Chiesa. Ragunò altresì l’eribanno di alcune +province d’Italia, andò indi a Roma e mosse nella Campania, dove +parecchi Dinasti longobardi e Conti delle Puglie condussero sotto +alle sue bandiere i loro vassalli[102]. Gli Italiani del suo esercito +stavano sotto gli ordini dei figliuoli di Burello conte, di Trasimondo +e di Azzo, che erano i due conti del territorio de’ Marsi; però tutta +la soldatesca, che giungeva a un numero di uomini non dispregevole, +era posta sotto la capitananza di due cavalieri tedeschi, dello svevo +Guarniero e di Rodolfo. Sa di strano vedere il pio Leone IX cambiarsi +in duce d’eserciti; tuttavolta nella sua giovinezza, quand’era ancor +diacono, egli aveva condotto in Italia, nel nome di Corrado II, i +vassalli del Vescovo di Toul; d’altronde scendeva egli di una stirpe di +Conti guerrieri, e, massimamente, or che si trattava di difendere o di +ampliare il suo dominio temporale, neppur questo Papa poteva rinnegare +il duplice carattere di prete e di principe, che i Vescovi di quel +tempo riunivano in sè. Le imprese guerriere dei Pontefici delle epoche +feudali non possono pertanto essere giudicate che alla misura datane +dall’indole del loro tempo. + +Leone se l’era intesa anche coi Greci, il cui «katapan» era a +quel tempo Argiro, figliuolo di Melo, entrato adesso ai servigî di +Bisanzio, e adorno dei titoli pomposi di duca d’Italia, delle Calabrie, +di Sicilia e di Paflagonia[103]. Leone aveva sperato di giungere +all’intento che altra volta Giovanni X aveva conseguito, di riunire +cioè una lega dei due Imperatori, degli Italiani e dei Longobardi, +e di esterminare così i temuti Normanni. Fallì nulladimeno il suo +proposito, giacchè Argiro non gli fe’ giungere mai un soldato. Ad ogni +modo la forza della spedizione impensierì i Normanni, e gli angustiò la +presenza personale del Pontefice, che loro aveva scagliato l’anatema. +Mandarono perciò messaggeri, e richiesero che in buona pace si dessero +loro in feudo le terre che aveva già loro concesso l’Imperatore; +in cambio promisero che presterebbero omaggio e tributo alla +Chiesa romana. Conquistatori arditi, avrebbero potuto pretendere al +possedimento delle città che si avevano guadagnato mercè la lama delle +loro spade, con ben maggiore diritto di quello che i Papi derivavano +da’ Diplomi, o che gli Imperatori tedeschi traevano dal titolo astratto +della signoria dello Stato. Ma il Papa acciecato fidava nel numero dei +suoi soldati, e prestava troppo inclinevole orecchio alle grida dei +prodi Svevi, i quali irridevano alle minute corporature dei Normanni e +contavano di sperdere tutti quei masnadieri senza lasciar pur traccia +di un solo di loro. I Normanni si ritirarono costernati della ripulsa +subita, e si prepararono a combattere il Padre santo, come si conveniva +con un capitano nemico. + +La battaglia che fu combattuta a Civita nella Capitanata il 18 di +Giugno dell’anno 1053, è forse la più memoranda che registrino gli +annali del Papato temporale. Oggidì ancora, e sono scorsi ottocento +sette anni da quel giorno[104], la sua ricordanza vive scolpita nella +mente degli uomini, e va paragonata alla disfatta di Castel Fidardo +avvenuta ai 18 Settembre 1860, quando gli scomunicati Piemontesi +(arditi conquistatori dei patrimoni di san Pietro, sì come furonlo i +Normanni colpiti di anatema al tempo di Leone IX) hanno schiacciato, +nel nome dell’unità d’Italia, le deboli legioni straniere raccolte da +Pio IX sotto gli ordini del Lamoricière. Così è: lo Stato della Chiesa +ha durato fino ai giorni nostri; fino ai giorni nostri è rimasto sempre +eguale a sè stesso negli assalimenti che gli hanno mosso i Principi, +e nella difesa che i Papi hanno opposto con mercenarî stranieri e con +bolle di scomunica; fino ai giorni nostri il medio evo ordì sempre a +nuovo le istesse fila dei suoi casi. + +Le schiere dei Normanni si ordinarono sotto il comando di tre valenti +eroi, che furono Riccardo conte di Aversa, e i figliuoli di Tancredi di +Hauteville, Umfredo conte delle Puglie e Roberto Guiscardo, l’Ulisse +di quell’età eroica. La loro forza di guerra non contava che tremila +cavalli e qualche poco di fanteria, ma quei piccoli e destri cavalieri +erano veri demonî in sella, fulmini alla carica e presti alla ritirata. +Quando il Papa, dai merli di Civita, benedisse il suo esercito, il +suo animo non trepidava, ma aveva fede di certa vittoria. I Tedeschi, +imbracciando forte lo scudo colla sinistra e brandendo la spada +di battaglia colla dritta, ributtarono trionfalmente l’assalto dei +Normanni condotti da Umfredo, che si scagliarono su di loro saettandoli +colle frecce e impugnando le aste[105]; per lo contrario gli Italiani, +smarritisi al primo assalimento di Riccardo, si gittarono in fuga +scompigliata, e Guiscardo prese allora di fianco i pochi Tedeschi. +Questi valorosi Svevi si serrarono in battaglia quadrata, pugnarono +e caddero fino all’ultimo uomo[106]. Allora i vincitori cinsero il +castello di Civita, dove il Papa e i Cardinali in grande angustia +si tenevano chiusi. Il sobborgo era in fiamme, di fuori i Normanni +venivano furibondi all’assalto, di dentro i terrazzani saccheggiavano +le salmerie pontificie, minacciavano di dare il Papa in mano ai +nemici, e finalmente lui e i Cardinali cacciavano fuori della città. +In tanta difficoltà Leone mandò a negoziare coi Normanni, e questi +vennero reverenti a invitare il santo prigioniero che accettasse la +loro protezione. Di buon diritto avrebbero essi potuto trascinare in +una delle loro castella quella preziosa preda di guerra, ma il dolente +Leone era difeso dall’usbergo di Pietro santo. Cambiò quindi le parti +di cattivo capitano in quelle del buon pastore, e i feroci guerrieri +piegarono le ginocchia innanzi al loro prigioniero, e umilmente gli +baciarono i piedi apostolici[107]. Indi, con garbo cavalleresco lo +presero in mezzo di loro, e gli promisero di condurlo liberamente a +Benevento. + +Il Pontefice avvilito stette in orazione due giorni pregando pei +morti in battaglia, e li fe’ seppellire con solennità. Sebbene il suo +Biografo ci assicuri che si confortasse poichè trovava i cadaveri dei +suoi guerrieri illesi da insulto di animali rapaci, laddove i corvi +avevano divorato gli occhi dei morti Normanni, tuttavolta la vista del +campo di battaglia dovrà avergli predicato in cuore, non essere il Papa +chiamato a versare, per intendimenti politici, il sangue dei credenti; +non essere missione sua di cambiare la palma dei Santi colla spada dei +capitani. La furba superstizione di quella età bandì che dal suo letto +di morte Leone IX scorgesse i caduti di Civita, vestiti di abiti d’oro, +fargli cenno colle palme che tenevano in mano; ma in verità questi +«martiri», fra cui del resto si trovava buon numero di assassini e di +ladroni, erano accusatori della sua coscienza apostolica, e trassero +in breve alla tomba l’uomo generoso afflitto di rimorso[108]. O si +dovrebbe credere che i Papi, per ciò che erano eziandio principi +temporali, avessero due nature e due coscienze? + +La novella della accaduta battaglia corse rapida come il vento per +tutte le terre. Un Papa santo e venerato, dicevasi, aveva sguainato +la spada non contro a’ Saraceni, ma contro a credenti cristiani, +ed era caduto in potere dei nemici. Se in quella guerra egli avesse +esterminati i Normanni, tutto il mondo lo avrebbe celebrato liberatore +d’Italia da quelle bande brigantesche; poichè invece aveva soccombuto +diventò oggetto di acerbo biasimo. Alcune voci s’alzarono altamente a +dichiarare che la sua sorte era stata castigo di Dio, «avvegnachè al +sacerdote convenga combattere soltanto colle armi dello spirito, e non +sguainare una spada di ferro per cose mondane: non ebbe il Salvatore +comandato ai successori suoi di assalire i popoli alla paro di Principi +secolari, ma di far guerra alle loro peccata mercè di ammonimenti +pii[109]». Se poi i difensori di Leone IX avessero voluto disarmare +queste giuste accuse, obiettando che erano stati i Normanni a muover +assalimento contro il territorio della Chiesa, uomini pii avrebbero +imposto loro silenzio con queste parole di san Girolamo: «Se la colomba +vede un altro augello che toglie nutrimento dal suo nido, non gli +strappa essa le piume, o il becco, o le zampe, e neppure ne mormora. +Parimenti la Chiesa di Dio, colomba vera, non chiede la restituzione di +ciò che le fu rapito, ma simile ad agnella, offre essa il suo vello a +chi la tosa: così la Chiesa non deve ritogliere al ladro la roba sua, +ma pazientemente lasciargliela. Per fermo di quanto essa perde in beni +terreni, d’altrettanto si arricchisce in quelli del cielo[110]». + +Non sappiamo se quel gran Padre ecclesiastico avrebbe pronunciato +cotale sentenza, ove uno Stato della Chiesa ai suoi giorni fosse +esistito. Una massima di pietà spinta a questo estremo è troppo +angelica per uomini di qualunque fatta, così che diventa malpratica +nella vita, e casca nel ridicolo. Tuttavolta, il concetto formatosi +ai tempi di Leone IX sul rapporto in cui la Chiesa stava col dominio +temporale era ancora assai remoto dal punto di veduta sotto cui oggidì +si considera quella grave questione. Il santo Damiani biasimò con +franchezza e acerbamente l’opera del Pontefice, che pure era amico +suo. Come prima di lui aveva fatto sant’Agostino, come dappoi fece +Dante, anch’egli stabilì un confine tra lo Stato e la Chiesa, tra il +pastorale e la spada. «Se nella causa della fede», sclamava, «per la +quale la Chiesa universale vive, non è lecito ad alcun uomo privato +di brandire la spada, in che modo è mai permesso che pei possedimenti +temporali e transitori della Chiesa una soldatesca coperta di corazza +infellonisca, impugnando le spade? Com’è lecito che per la perdita +di vilissimi beni il Cristiano uccida il Cristiano? Si lesse mai che +Gregorio intraprendesse o comandasse cosa alcuna di simigliante, egli +che pur sofferse tante violenze e depredazioni dai Longobardi feroci? +Un Papa santo si è mai levato in arme? Le controversie della Chiesa ben +possono essere decise colla legge del foro o con editto dei Concilî, ma +quel che appartiene a tribunale giudiziario od a sentenze pontificie +non può, ad obbrobrio della Chiesa, venir deciso con violenza di +armi[111].» Ben si vede che il Damiani non aveva peranco alcuna idea di +quel che si fosse lo Stato della Chiesa o il regno temporale del Papa; +la sua mente non si faceva altro concetto che di possedimenti mondani +e caduchi, di vilissimi beni, in paragone di quegli eterni pei quali il +Papa veramente era papa. + +Colla loro vittoria i Normanni si ebbero conseguito la consistenza +giuridica delle loro conquiste. Leone gli assolse della scomunica, ed +è probabile che promettesse di riconoscere i possedimenti che erano +venuti in loro padronanza; la sua sconfitta pose il primo fondamento di +posteriori investiture feudali, donde i Papi (così meravigliose erano +le loro fortune) ottennero la signoria feudale del reame di Napoli. + +Con cavalleresca cortesia e con accortezza pratica i vincitori +condussero i loro prigionieri a Benevento, dove il Papa giunse cinque +giorni dopo della battaglia, infermo di corpo e affranto di dolore. +Lo splendido accoglimento ch’ei s’ebbe in quella città non potè +confortarlo; ma ei rimase colà tutto l’inverno, mentre i Normanni forse +lo sollecitavano all’adempimento di patti che ci sono ignoti[112]. Del +resto l’idea di conchiudere con loro un trattato durevole entrava sì +poco nel pensiero di Leone IX, che piuttosto ei pensava di raccogliere +una nuova lega contro di loro. Da Benevento spedì egli a Bisanzio +i cardinali Federico di Lotaringia e Umberto con una sua lettera, +nella quale, in modo velato e con dissimulazione dei fatti avvenuti, +narrava al greco Imperatore la sua sventura, lo eccitava a combattere i +Normanni procedendo di conserva coll’imperatore Enrico, e in pari tempo +gli richiedeva che restituisse alla Chiesa romana i suoi antichi dominî +nell’Italia meridionale, od anzi che le desse tutto ciò che donato le +avevano Costantino e i successori di lui[113]. Per tal guisa, anche +questo Papa invocava a suo pro una donazione favoleggiata, che alla +santa Sede avrebbe dato in possedimento Roma, Italia e l’Occidente. + +Umfredo conte gli fu scorta nel dì 12 Marzo del 1054 a Capua, di +dove, ai 3 dell’Aprile successivo, Leone fe’ ritorno a Roma, non +trionfante come in antico Giovanni X era tornato dal Garigliano, ma +da uomo avvilito che non ebbe più un’ora lieta di vita. Tosto infermò +gravemente, e comprendendo che s’appressava la sua fine, si fece +trasportare, addì 13 di Aprile, nel san Pietro: appena n’ebbero i +Romani contezza, che corsero al Laterano per volervi dare saccheggio, +ma i meriti di Leone, dice un credulo Cronista, tanto grandi erano, che +quei ribaldi uomini, giunti innanzi al palazzo, non poterono più muover +passo, come se i loro piedi avessero profondata radice nel suolo. +Leone IX morì ai 19 di Aprile, quando aveva raggiunto soltanto il suo +cinquantesimo anno di età. Il dominio temporale della Chiesa fu causa +della sua morte immatura, come fullo di molti Pontefici. La sventura +di Civita oscura lo splendore della sua persona che fu ornamento della +cattedra santa; essa per verità non cancella l’aureola di santità +onde la Chiesa riconoscente ha retribuito i grandi meriti di quel pio +riformatore, ma, come avviene di tutte le virtù umane, molto vi mesce +di natura terrena[114]. + + + + +CAPITOLO TERZO. + + +§ 1. + +Genio politico di Ildebrando. — Piano di lui. — L’Imperatore elegge +Gebardo di Eichstadt a pontefice. — Goffredo di Lotaringia sposa +Beatrice di Toscana. — Enrico III viene in Italia. — Vittore II, papa. +— Muore l’Imperatore (1056). — Reggenza dell’imperatrice Agnese. — +Vittore II, vicario dell’Impero in Italia. — Potenza di Goffredo. — +Il cardinale Federico, fratello suo. — Muore Vittore II. — Stefano VI, +papa. + +Il grande moto in cui si travaglia a questa età la Chiesa, mette +nell’ombra anche la storia della città di Roma, o per lo meno vi +predomina. Da lungo tempo la Città era stata teatro e centro delle +battaglie combattute fra la Chiesa e lo Stato, laonde soltanto con +gravissima difficoltà poteva essa costituire le sue proprie forme di +municipio, e cadeva in servitù or del Pontefice or dell’Imperatore, +dividendosi in fazioni che seguivano l’uno o l’altro dei due. + +Trascorsa l’età degli Ottoni, la nobiltà romana s’aveva reso suddito +il Papato, e non senza tumulti aveva tenuto un tratto il Patriziato; +ma la sua potenza cittadina, che non aveva ottenuto ordinamento +durevole, decadde le quante volte l’Impero oppure il Papato presero +ad operare con impulso vigoroso. Enrico III, che abbattè la tirannide +dei Tusculani, trasferì a Germania insieme col Patriziato anche la +elezione pontificia, e coi suoi Papi tedeschi ispirò una novella forza +vitale alla Chiesa; ma non appena, coll’ajuto di Alemagna, s’ebbe +essa affermato nuovamente a gagliardìa, ridomandò al suo salvatore il +diritto di elezione e finalmente pienezza di libertà. Ildebrando fu +allora non soltanto l’uomo di maggior intelletto che vivesse in Roma, +ma fu eziandio uno dei più grandi ingegni politici che abbiano fiorito +fra tutti i popoli ed in tutti i tempi. Con questo statista in cocolla, +Cesare benanco e Ottaviano alla loro età sarebbero stati costretti +a entrar in lizza, per disputargli il massimo luogo. Guidatore del +moto di riformazione, ridusse ben presto tutti gli altri uomini a +non essere dappiù che stromenti in mano sua: tali furono i santi e +i frati di cui egli infiammava il fervore fanatico, i Papi cui dava +indirizzo, i Paterini di Lombardia che con intento democratico spingeva +a combattere l’aristocrazia e l’Episcopato arrogante, le fantastiche +e potenti Contesse di Toscana di cui s’acquistava l’amicizia, i +predatori Normanni, nei quali si guadagnava altrettanti vassalli e +difensori della Chiesa romana. Sulla bandiera che quel prete audace +inalberava, stavano scritte dapprincipio due sentenze attinte al canone +di disciplina, la condanna del concubinato e quella della simonia: +entrambe mettevano al nudo due vere piaghe di quell’età, ma alla +fine con grande accortezza tramutavansi in armi, che spalancavano una +breccia dalla quale il Papato penetrava entro ai campi dell’autorità +dello Stato, e ritoglieva alla corona tedesca il Patriziato, e si +conquistava la dominazione morale del mondo. + +Nei suoi disegni, Ildebrando non poneva allora peranco in primo luogo +quella libertà di elezione pontificia, che da tempo antico la podestà +civile aveva saputo restringere ad angusti limiti. Infatti la temenza +in cui s’era di un Imperatore potente, e le condizioni mal secure di +Roma, dove la nobiltà si sarebbe nuovamente impadronita dell’elezione, +costringevano la parte sacerdotale a chinare il capo pazientemente +sotto al diritto imperiale. Così eziandio era pensiero lontano dalla +mente di tutti di romperla con Alemagna. + +Se Ildebrando, cui Leone IX morendo aveva raccomandato di provvedere +al bene della Chiesa, avesse ambito la tiara, l’avrebbe egli ben +conseguita, perocchè tutti gli occhi fossero omai volti a questo +solo frate, e lui gli zelatori ad alta voce richiedessero pontefice. +Per lo contrario, egli andava alla corte dell’Imperatore, affine, se +eragli possibile, di trarre di Germania un nuovo Papa, che ajutato +dall’Imperatore, sincero e fervido promotore della riforma, fosse +utile a’ suoi piani. Gli ottimati della corte d’Enrico guardavano con +gran meraviglia quel monaco che veniva, deputato del clero romano, ad +immischiarsi nella elezione pontificia; ma non tutti coloro potevano +fin d’allora imaginare che quell’uomo sarebbe divenuto capo di una lega +sacerdotale ampiamente diffusa, potente e ostile a Germania. Dopo che +alla corte del Patrizio furono giunti anche i legati romani del partito +nobiliare aderente ad Alemagna, Enrico, indottovi dalle urgenti istanze +di Ildebrando, elevò il Vescovo di Eichstädt al papato[115]. Gebardo +che apparteneva alla famiglia dei conti di Calw, congiunta di parentela +coll’Imperatore, era uomo esperto nelle cose di Stato, quantunque ancor +giovine fosse, e consigliere fidato di Enrico; perciò a quest’ultimo +costava grave sacrificio il partirselo del fianco, ma sperava che +l’accorgimento d’un amico fedele gli tornerebbe di buon profitto in +Italia, dove adesso aveva conseguito stato potente un uomo ribelle +all’Impero. + +Bonifacio di Toscana era caduto, addì 6 di Maggio dell’anno 1052, +per mano di un assassino; e due anni dopo, Beatrice vedova di lui +aveva sposato Goffredo duca di Lotaringia. Nemico dell’Impero era +questi, e, venuto esulando in Italia, ora s’impadroniva, a dispetto +dell’Imperatore, delle grandi province prima soggette a Bonifacio, +e le governava in nome dei tre figliuoli che il morto aveva lasciato +ancora in età minore. Così diventava il principe più forte che fosse +in tutta Italia. Questa terra teneva porta sempre aperta alle fortune +degli stranieri: stranieri erano i suoi Imperatori e i suoi Duchi, +stranieri i suoi Papi e molti de’ maggiori Vescovi suoi, stranieri +erano i Normanni che giusto adesso raccozzavano a forza di ruberie +il loro Stato nell’Italia meridionale. Se un uomo prode e astuto come +era Goffredo, si fosse unito con loro, se fosse giunto a riunire sotto +il suo scettro tutta l’Italia di mezzo, non avrebbe egli forse potuto +conquistarsi la corona d’Italia e di Roma, ed elevare al Papato chi più +gli fosse talentato? + +Fu per questa ragione che Enrico scese in Italia; condusse a Verona +il Papa designato, e di là lo mandò a Roma, dove Gebardo di Eichstädt +salì con nome di Vittore II alla cattedra apostolica: da un anno essa +vacava, poichè erasi omai giunti al dì 13 Aprile del 1055. L’Imperatore +non venne a Roma; ordinò colla solita energia le cose dell’Impero +nell’Italia superiore, ed ivi prestamente i maggiorenti gli si +sottomisero a obbedienza. Anche Beatrice comparve innanzi a lui per +patrocinare la causa del matrimonio che aveva contratto con uno, il +quale anticamente s’era ribellato contro la tirannica legge di Stato. +L’Imperatore irritato la sostenne prigioniera insieme con Matilde +figlia di lei; ma il suo sposo fuggendo si sottrasse alla collera del +Principe che raggiungerlo non potè, ed anzi costrinse l’Imperatore +a far subito ritorno, poichè riprese le armi in Lotaringia. Enrico +andò tuttavia insieme col Pontefice al Sinodo congregato a Firenze, +indi riprese la via di Germania, dopo di aver conferito a Vittore +II pienezza di poteri, come a suo vicario nelle cose d’Italia; qui +il Papa doveva tenere in riga Goffredo duca. Federico, fratello di +questo, s’era posto al servigio della Chiesa ancora a’ tempi di Leone +IX, affine di sgomberarvisi la via ad alto stato, e quel Papa lo +aveva sollevato alle dignità di cardinale diacono e di cancelliere, +e da ultimo lo aveva mandato da legato suo a Bisanzio, dove Federico +si era acquistato rinomanza per suo ingegno diplomatico e per grande +fortezza di animo. Ritornato adesso con dovizie molte, l’Imperatore +aveva comandato al Papa che lo ritenesse in custodia, ma Federico posto +sull’avviso scampava alla disgrazia, ricoverando a Monte Cassino dove +vestiva cocolla, ed ivi, oppure nell’isola di Tremiti, si celava al +corruccio del lontano Imperatore. + +Vittore II visse un anno in Roma, tutto consecrandolo alla riforma +della Chiesa. Anch’egli come i predecessori suoi provava gran disagio +a rimanere colà, e si struggeva di desiderio della sua Germania[116]. +A questo paese andò nell’estate dell’anno 1056, chiamatovi dalle +cose della Chiesa e della sua patria; ma presto, presso al cadavere +dell’Imperatore suo amico, ebbe il dolore di vedere innanzi a’ suoi +occhi spente gloria, vigoria di forze, potenza di dominio, fortuna. Il +grande Enrico III morì addì 5 Ottobre del 1056, quando aveva soltanto +trentanove anni, e con lui finì la serie dei potenti Imperatori di +stirpe franca che avevano elevato Germania all’apice della sua potenza +universale. La morte immatura di questo Principe scosse, trasformò +il mondo, e fu massima sventura eziandio per Alemagna. Vicino alla +sua tomba rimanevano un bambino re e una donna tutrice sua; le terre +tedesche e Italia piombavano nel disordine dell’anarchia, ma la Chiesa, +che intendeva ad elevare sè stessa, si vedeva tutt’a un tratto libera +dalla dittatura imperiale. Mentre Vittore II piangeva presso la bara +del suo amico, sì come un tempo Silvestro II aveva pianto accanto +al letto di morte di Ottone III, il monaco Ildebrando aveva di che +predire a sè stesso i trionfi che riporterebbe sul derelitto erede +dell’Imperatore di Alemagna e d’Italia. + +L’imperatrice Agnese, figlia di quel grande duca Guglielmo di Aquitania +cui in passato i Lombardi avevano offerto la loro corona, tenne la +reggenza a pro del figliuol suo Enrico IV, che toccava appena i sedici +anni; però fecelo con maggiori difficoltà e con minor ingegno di +quello che anticamente avesse avuto Teofania. Consigliere suo doveva +anzi tutti essere papa Vittorio, perciocchè a lui l’Imperatore morendo +avesse raccomandato lo Stato e il suo erede: pieno di buona volontà diè +egli opera a ordinare le cose di Germania, e raffermò la successione +del giovinetto Principe, ma ben presto dovette tornarsene a Roma, dove +fu mandato da vicario imperiale d’Italia. Quivi in nome dell’Imperatore +il Papa governò (strano caso!) tutti i territorî appartenenti alla +corona, e fin tanto che visse resse eziandio Spoleto e Camerino con +pienezza di autorità ducale[117]: non v’era adesso altro che la potenza +di Goffredo, che tenesse in bilico una podestà di cui a mala pena s’era +mai visto la maggiore. Vittore dovette pertanto non frammettere indugio +a guadagnarlo a sè, chè anzi, omai nella dieta tenuta a Colonia nel +Dicembre dell’anno 1056, lo ebbe riconciliato coll’Imperatrice. + +Goffredo potè ricondurre in Italia la moglie sua e la figliastra +Matilde, riconosciuto dall’Impero per posseditore di tutti i feudi +di Bonifacio margravio. La sua potenza pari a quella di un Re, gli +concesse d’allora in poi un’influenza grande sulle cose della Chiesa, +maggiore di quella che in antico avessero avuto i Duchi di Spoleto. +Egli teneva sè medesimo in conto di patrizio di Roma, cui spettava di +indirizzare la elezione pontificia o di addurvi i Papi; e senza dubbio +l’imperatrice Agnese a Colonia gli aveva veramente conferito se non +titolo di patrizio, almeno autorità durevole di _Missus_ per Roma e la +tutela del Papato: tempo prima il duca Bonifacio aveva esercitato pari +officio[118]. + +Allorquando Vittore II, nella primavera dell’anno 1057, venne una +seconda volta a Firenze tentò di rendere a sè affezionata questa +famiglia lotaringia. Federico fratello di Goffredo era già stato da +lui confermato ad abate di Monte Cassino, e adesso, al 14 di Giugno, +da Firenze lo creava eziandio cardinale prete di san Crisogono nel +Transtevere. Ildebrando aveva disposto che il Lotaringio sarebbe +futuro papa; frammezzo a Roma ed a Germania poneva egli questa famiglia +potente, che soltanto d’apparenza s’era conciliata coll’Impero tedesco, +e col soccorso di essa sperava di conquistare la independenza della +Chiesa. + +Con grande pompa venne il novello Cardinale a Roma, dove ricevette +orrevoli accoglienze, come al fratello del primo Principe d’Italia si +conveniva: tolse possedimento della sua chiesa titolare, e pose dimora +sul ruinoso Palatino, nella chiesa ossia nel monastero di santa Maria +_in Pallara_, dove fin d’allora avevano loro residenza Benedettini di +Monte Cassino[119]. Appena era arrivato, che capitava novella della +morte di Vittore II: cadeva così il solo appoggio che l’Impero avesse +in Italia, e la casa lotaringia tutt’a un tratto si vedeva presso +all’apogeo di sua potenza. Adesso, morto l’ultimo Papa imperiale mentre +durava la reggenza di una debole donna, potevasi osare di mettere +a prova la libertà dell’elezione pontificia; e, com’è ben naturale, +questa non poteva cadere che sul Cardinale lotaringio, poichè egli solo +era l’uomo potente che fosse da tanto di sfidare la corona germanica. + +Federico, nato al principato, aveva animo prudente, severo, vigoroso; +lui tutt’a un tratto e ad una sol voce Roma chiedeva per papa, +quantunque Ildebrando, che l’altro, per serbare convenevoli apparenze, +aveva proposto a candidato, non fosse ancor giunto. Nobili, clero, +popolo corsero impazienti nel giorno 2 di Agosto al Palatino; ne +condussero il potente uomo a san Pietro _in Vincula_, dove con massima +prestezza lo si elesse e proclamò papa con nome di Stefano IX; quindi +fu tratto trionfalmente a prender possesso del Laterano, e, omai +ai 3 di Agosto, ordinato in san Pietro. Così i voti di molti Romani +si raccolsero di buon grado sopra un uomo di spiriti principeschi, +perseguitato dall’Imperatore tedesco; con lui poterono compiere di bel +nuovo liberamente un atto di elezione pontificia, il primo dopo tanto +tempo dacchè fu loro dato poterlo fare[120]. + +L’esaltamento di Stefano sciolse anche dell’ultima pastoia l’influenza +dei Lotaringi in Italia. Il Margravio di Toscana si prendeva adesso +anche Spoleto e Camerino, e riuniva pertanto sotto il suo dominio quasi +tutte le terre che si stendono da Mantova e da Ferrara fin giù basso al +territorio romano. Che cos’è più naturale del pensiero che il novello +Papa avesse destinato di dare al fratel suo la corona imperiale, e +che soltanto con questo scopo Goffredo lo avesse levato alla dignità +pontificia? + +Con dolore la corte tedesca udì della morte di Vittore, con ira udì +della libera elezione di Stefano; ma troppo debole era dessa per +rivendicare colla forza i perduti diritti del Patriziato, che ad ogni +modo il popolo romano non soltanto ad Enrico III, ma eziandio ai suoi +succeditori aveva trasferito. Qualche tempo dopo, Stefano IX mandò a +Germania, da nunzio suo, Ildebrando, dove questo valente diplomatico +doveva giustificarlo e ottenerne pacificazione. Il Papa lo aveva eletto +ad arcidiacono (già era abate di san Paolo presso di Roma), e gli +aveva così impartito il primo officio della curia; poichè poi vedeva +pendere imminente la discordia fra la corte alemanna e la santa Sede +non frapponeva tempo a radunare intorno a sè campioni animosissimi. +Ildebrando fu il vero capitano del partito che voleva la riforma, e +Pier Damiani, che Stefano trasse a Roma facendolo cardinal vescovo di +Ostia, fu suo profeta zelantissimo. L’indole di questo monaco, il suo +indirizzo e le sue opere ben si meritano qualche attenzione, perocchè +rappresentino un grande elemento di vita, da cui non può tenersi +separata nemmanco la storia della Città, quale fu a questo tempo. + + +§ 2. + +Gli eremiti e san Pier Damiani. — Disciplina di penitenza. — Stefano IX +raccoglie intorno a sè uomini illustri, eleggendoli a cardinali. + +Le quante volte si corruppe la disciplina ecclesiastica, sempre +abbiamo veduto sorgere uomini santi, e porre un argine alla ruina +della Chiesa. Di tal fatta persone vedemmo quando parlammo di Odone di +Cluny, di Romualdo e di santo Nilo, e la serie di lor gente continuò +nel secolo undecimo. Per necessità naturale delle cose Benedetto IX +trovò l’antitesi di sè in santi della sua medesima età, e la storia del +monacato a quel tempo è ricca di meravigliosi rilievi. Mentre Vescovi +dimentichi di Dio celebravano loro orgie pagane, monaci convulsamente +assorti in devozioni pie dimoravano entro a celle romite in montagne +inaccessibili, e anacoreti ferventi, nell’abnegazione di sè stessi, +intraprendevano a espiare le colpe degli uomini peccatori con penitenze +di sè incolpevoli. In quelle celle ossiano caverne del pietismo +viveva la famiglia ignota al mondo dei minori profeti, del cui zelo di +vita, condotta nelle campagne e nelle foreste, erano soli testimoni +gli abitatori dei monti e de’ campi. Però queste migliaia di eremiti +non formano che i bassi gradini di una piramide; a quelli superiori +s’elevano uomini di più eletta indole, che in cerchia sociale più ampia +si acquistarono potenza, e dirizzarono l’animo e i patrimonî degli +uomini alle fonti, donde scendevano i rivi che andavano poi nutrendo la +Chiesa di Roma. La stessa età vide fiorire Domenico di Sora, Brunone +di Segni, Gualberto di Vallombrosa, Guido di Pomposa e Pier Damiani; +quest’ultimo, intelletto eccellente nel monacato, non ingegno creatore +e pratico secondo il genio antico, ma fornito di grandi forze di +mistica fantasia: e di queste accortamente seppe giovarsi Ildebrando +per accendere di estasi il mondo, in quello che egli con freddo +raziocinio e con prudenti calcoli poneva le fondamenta del suo sistema +gerarchico. + +Lo spirito di Romualdo sembra aver continuato a vivere in petto di Pier +Damiani. Al pari del primo, nato anch’egli a Ravenna (nell’anno 1007), +ebbe sventurata fanciullezza, e dovette attendere a guardia dei majali, +fino a che alcuni parenti suoi lo tolsero a educare. Datosi agli studî +della grammatica diventò uomo erudito, e financo insegnò a Ravenna, +ma il suo animo inclinevole alla mestizia lo trasse ai silenzî della +vita solitaria. Si fece monaco e finalmente eremita a Fonte Avellana, +che era un convento di solitarî istituito da Romualdo, nelle vicinanze +di Gubbio. In tempi andati l’ordine di Benedetto, republica monastica +socievole e dedicata al lavoro, aveva esercitato influenza benefica +sulla barbarie; più tardi s’era abbandonata l’idea cardinale che quello +s’aveva preso a legge, e da dopo di Romualdo erano venuti sorgendo +i romitaggi. Intorno alla metà del secolo undecimo per tutta Italia +si trovavano sparsi anacoreti, ma ordinati erano in congregazioni, +come in quella di Romualdo a Camaldoli e nell’altra ancor più severa +di Gualberto a Vallombrosa. Quei solitarî, alleati nello stesso +principio di mistica penitenza rivolta a combattere la corruttela della +Chiesa, rappresentavano un esercito sparpagliato, eppur combattente +di conserva, che si trincerava in campo non per la riformazione +della società, ma per quella della Chiesa e per la signoria di Roma. +L’influenza che gli eremiti esercitarono su tutte cose, financo sulle +condizioni politiche di quell’età, tocca quasi il mistero, e forse non +può paragonarsi altrimenti che colle scuole dei Profeti dell’antico +Testamento. + +Al pari di Romualdo, anche san Pier Damiani fondò romitaggi, raccolse +discepoli che da apostoli della vita solitaria mandò nelle province; e +la rinomanza del priore di Fonte Avellana si sparse per tutta Italia. +Bentosto diventò egli uno dei più operosi campioni che facevano guerra +ai vizî ecclesiastici della sua età, alla vita immodesta del clero e +alla simonia. Se qualche scrittore di satire avesse voluto dipingere un +quadro della Chiesa, ne avrebbe allora trovato tema più abbondante di +quello che avuto aveva san Girolamo; e lo stesso Pier Damiani in alcune +scritture, sì come prima di lui fece Raterio, descrisse la lussuria dei +Cardinali e dei Vescovi, degna di altrettanti satrapi[121]. Anzi tutto +cominciò egli a correggere il costume del monacato, ma la sua riforma +ebbe natura diversa dalla regola di Benedetto che s’inspirò a principî +liberali e pratici. Sua intima sostanza si era la penitenza; essa dava +pertanto origine ad un sistema di mortificazione, che oggidì parer deve +puerile e mette repugnanza. + +Il monaco pio, che si flagellava a furia di disciplina, riusciva a +mitigare il dolore delle percosse, poichè nel suo vaneggiamento credeva +che gli angeli plaudissero dal cielo ad ognuno de’ suoi colpi; ma le +sue battiture certo non contribuivano alla felicità sociale, sì come +invece avrebbe fatto un lavoro fornito con opera intelligente. Lo +spirito umano s’era nuovamente abbuiato così tanto, fino ad illudersi +che l’uomo si avvicinasse massimamente all’imagine di Dio in quella +forma di dolorosa imbecillità. Il Damiani stesso ci ha abbozzato il +ritratto di siffatto genere di penitenti. «In una delle nostre celle», +così narra egli, «abbiamo un selvaggio idiota, che balbetta cinquanta +salmi, e li ripete sette volte al giorno. Sono quindici anni che +egli non esce della sua cella; i capelli gli sono cresciuti fino alla +caviglia, la sua barba è tutta irta che mette paura. Per tre giorni +alla settimana non accosta alla bocca cibo di sorte, per tre altri +prende qualche po’ di pane e di acqua. Alla domenica ei si cuoce una +vivanda che dovrebbe essere una specie di ghiottoneria; il gustarla +o soltanto l’annasarla teniamo essere una buona prova di penitenza. +La sua cella ammorba di puzzo, l’acqua che ei beve somiglia a feccia, +e d’abito non muta mai. Sollazzo dei suoi giorni e delle sue notti +sono due serpi, i quali, mentre canta i suoi salmi, accarezzandolo gli +cingono il capo[122]». Noi che viviamo a questi nostri giorni guardiamo +al povero idiota Martino Storace con un senso di penosa compassione +qual’è quella che desta la vista di un pazzo; anche il Damiani dichiara +non essere buona questa specie di mortificazione; la sua coltura e lo +spirito della musa poetica che gli scaldava il petto gliene mettevano +repugnanza, ma non gli impedivano di raccomandare la disciplina come +strumento essenziale di santificazione; laonde diventò quasi maestro e +padre dei flagellatori. + +Fin da’ tempi antichi una delle armi più potenti che la Chiesa +abbia tenuto in mano sua si furono le penitenze che essa imponeva +al peccatore. Una generazione ineducata di uomini non vergognava +di sottomettersi alla pena dei proprî trascorsi, sostenendola nella +forma puerile di castighi corporali; benanco un Imperatore, qual si +fu Enrico III, soventi volte adoperò sulle sue carni il flagello, e +per il corso di alcuni secoli, genti di tutti i ceti e di tutte le +famiglie, financo nobili donne, offerivano il dorso nudato ai colpi +di disciplina che loro somministrava qualche monaco o qualche diacono +dalla fronte fanatica o dal labbro sorridente. Nel secolo undecimo +s’era introdotto un formale computo aritmetico in riferimento al numero +ed al valore dei colpi di flagello. Ad ogni peccato corrispondeva un +periodo di tempo di penitenza, ma le colpe, delle quali la natura umana +si caricava, assai più erano che le epoche di penitenza onde potevasi +disporre; laonde parecchi peccatori avevano notato a taccuino tanto +grave numero di debiti, che avrebbero dovuto vivere dei secoli per +mondarsi e diventar giusti secondo il canone di penitenza. Or dunque la +Chiesa veniva loro in ajuto, concedendo alla gente ricca di commutare +il numero degli anni di penitenza in somme di denaro destinate a pii +scopi ed ai poveri, accordando di sostituirvi corrispondenti colpi di +disciplina, digiuni e canto dei salmi. Un patrimonio veramente immenso +di denaro, di possedimenti e di terre, che offerto era per il riscatto +dell’anima (_pro redemptione animae_), affluiva di tal maniera negli +scrigni della Chiesa, fino a che il rimborso a moneta contante, che +contro all’insegnamento cristiano si faceva della colpa morale, diè +occasione alla riforma di Lutero. Nel medio evo l’anima dell’uomo era +serva assoluta del sacerdozio e dipendenza della Chiesa (_ecclesiae +adscripta_), la quale sopra questo rapporto di colpa e di espiazione +fondò quel suo potere, che pare quasi meraviglioso. + +Giusta il canone, un anno di penitenza era pari a _solidi_ ventisei, +ossiano talleri trenta pei ricchi, e a _solidi_ tre pei poveri; però un +giorno di penitenza corrispondeva eziandio a venti colpi somministrati +sulla palma della mano, oppure a cinquanta salmi; un anno di penitenza +si parificava con conto tondo a tremila colpi di frusta, purchè vi si +accompagnasse per soprappiù il canto de’ salmi. Pertanto il peccatore +poteva fornire in termine corto, mercè di determinati esercizî, alcuni +secoli di penitenza. La bravura tutto propria del Damiani era superata +dalla maestria del corazzato Domenico, il quale con furibonda prestezza +sapeva mediante la frusta purgarsi di secoli. Costui indossava +costantemente sulla nuda persona una corazza di scaglie di ferro, +armatura che lo muniva nella lotta contro gli impuri spiriti della +lussuria; nè la svestiva se non quando prendeva in ciascuna mano un +flagello, e cantando salmi si batteva quel tanto che corrispondeva +ad un secolo e più di penitenza. Dapprincipio il Damiani compieva in +un anno l’opera di un secolo, ma il corazzato lo accertava che poteva +giungerne a capo in sei brevi giorni. Infatti tremila colpi fanno un +anno; nel canto di dieci salmi (così ne aveva fatto esperto conto) +si occupa uno spazio di tempo durante il quale con gran comodità un +uomo può somministrarsi mille colpi; il salterio ha cencinquanta +salmi e quindi inchiude cinque anni di penitenza; questi cinque +moltiplicati per venti fanno cento; dunque chi recita venti volte il +salterio accompagnandosi con colpi di disciplina, compie un secolo di +penitenza[123]. Il Damiani propose a modello l’energia del suo amico, e +difese fervidamente il valore della disciplina contro un altro monaco +Pietro, il quale ebbe il coraggio e l’intelletto di condannare lo +spaventoso istituto della flagellazione[124]. + +Se si guardi al ributtante spettacolo che presentano siffatti martiri +di un delirio, senza tener conto dell’oscuro tempo in cui eglino +vivevano, non si può che metterli in derisione come vere figure da +baia; ma se si pongono in relazione colla loro età diventano anch’essi +vere persone di tragica natura, al pari di tutte quelle altre vittime +che, sebbene in forma differente, la gente umana in ogni epoca deve +sagrificare per conseguire la sua libertà morale. + +Però se il Damiani non avesse avuto altri meriti, fuor di un cotal +zelo per la sferza, nessuna celebrità avrebbe acquistata a sè stesso. +Per lo contrario ei fu dappiù che un semplice asceta. Romualdo era +stato uomo ignorante; il Damiani fu erudito, tenne relazioni con tutti +i personaggi più cospicui del suo tempo, e sui grandi e sui piccoli +esercitò influenza con sue lettere. La corruttela del clero lo accorava +sinceramente e nel profondo dell’anima: Ildebrando era la testa +politica della Chiesa, ma il Damiani era il cuore che con sentimento +d’amore batteva in petto ad essa. Aveva intelletto debole, ma grande +semplicità monastica, natura lirica, fantasia che si pasceva di imagini +mistiche: appunto per tutto questo esercitò influenza sulla moltitudine +del popolo. Ingegno cotale, in cui esuberava l’entusiasmo della fede, +non era fatto per rimanersi sepolto nella solitudine, e Stefano IX lo +costrinse a venire a Roma. L’eremita si dibattè contro alla vita che +era costretto a condurre in mezzo ai Cardinali ed a’ maggiorenti; chè, +per quanto allora nell’universale l’alto clero mancasse di cultura, +tuttavia, da dopo di Leone IX, contava esso in Roma alcuni uomini +illustri per dottrina e per intelligenza. Le attenenze di Roma col +mondo, parimenti come il grande còmpito ecclesiastico che loro si +spettava, davano fin d’allora a questi Cardinali una maestà quasi +principesca. «Allorchè mi trovo», così deplorava il Damiani, «in mezzo +a quei Vescovi, mi si sopraffà di facezie e di sali attici, di urbane +parole e di mille questioni che fanno di noi preti altrettanti retori +o buffoni. E se a tutto questo oppongo un viso ingenuo o vergognoso, +mi si dà dell’inumano, dello zelante, della tigre ircana, dell’uomo di +sasso»[125]. Il frate severo aveva sufficienti ragioni di tenere il +broncio ai Cardinali che col falcone in pugno correvano a caccia per +la campagna, o come altrettanti lanzichenecchi sedevano giocando ai +bossoli; ed eglino alla loro volta avevano di che celiare della sua +ruvidità anacoretica, quando vietava loro benanco l’innocente giuoco +degli scacchi[126]. Il Damiani obbedì al comando che lo chiamava ad +Ostia e a Roma, e dappoi fu adoperato in servigio della Chiesa da +nunzio, da paciero, da mediatore di partiti, da apostolo del celibato e +da oratore popolare. + +Oltre a lui vivevano allora altri ingegni forniti di maggior senso +pratico e di più grande energia, che Stefano IX chiamò intorno a sè, +oppure trovò di già in Roma. Umberto borgognone, cardinale vescovo di +Silva Candida, Stefano cardinale di san Crisogono e monaco di Cluny, +Anselmo di Badagio vescovo di Lucca, Desiderio abate di Monte Cassino e +cardinale di santa Cecilia, finalmente Ildebrando, erano a quel tempo +gli uomini che alla Chiesa imprimevano più o meno forti impulsi di +vita nuova. Da tempo lungo Roma non aveva raccolto entro di sè tanti +illustri Cardinali, e questo collegio di consiglieri del Pontefice +andava pertanto procedendo verso un nuovo e splendido avvenire. Roma +civile rimaneva qual era, ma Roma ecclesiastica in brevissimo tempo +s’era tanto mutata da non potersi più riconoscere. Uomini di gran +levatura attorniavano un Papa di gran levatura; al pari di questo erano +anch’essi stranieri ed educati nell’ordine di Cluny e nella regola di +san Benedetto. Forse che la Chiesa poteva sommergere sì come sarebbe +avvenuto di uno Stato temporale, essa che all’esausto suolo di Roma +non era ristretta con angusto legame, ma assorbiva forze fresche +e rigogliose da tutti i paesi della terra per ringiovanirsi sempre +novellamente? + + +§ 3. + +Progetti di Stefano IX e sua morte. — Benedetto X è elevato dai +nobili al pontificato. — Gerardo di Firenze, con nome di Nicolò II. — +Ildebrando trae soccorso dai Normanni. — Nuovo decreto sulla elezione. +— Progressi dei Normanni. — Eglino prestano al Papa giuramento di +vassallaggio. — Caduta di Benedetto X. + +Mentre Stefano IX con tutte le sue forze dava opera alla riforma, +andava egli in pari tempo ravvolgendo in mente disegni arditi di +ordine temporale. Voleva cacciare d’Italia la dominazione tedesca, +fondare un impero italico sotto di Goffredo, ampliare lo Stato della +Chiesa. La mente principesca di Stefano si mostra chiara nella leggenda +_Felix Roma_, che è incisa sopra una delle sue bolle di piombo: così, +dopo lungo periodo di tempo, un Papa tornava ad ornare la canuta +Roma di quel titolo onde per l’ultima volta la aveva decorata il +goto Teodorico[127]. Stefano odiava i Normanni, perciocchè fosse +stato compagno di Leone IX a Civita e ne avesse divisa la sventura; +sperava egli di poterne torre vendetta colle armi del fratel suo, +e di conseguire indi il compimento delle pretese che la Chiesa +moveva sull’Italia meridionale. Sennonchè egli difettava di nerbo +di denaro, e perciò chiedeva che gli fossero restituiti i donativi +che aveva ricevuti dall’imperatore Costantino e, portati con sè da +Bisanzio, lasciati in deposito a Monte Cassino; benanco gli stava a +cuore di impadronirsi del tesoro dell’Abazia e lo domandava. I monaci +piagnucolando portarono a Roma il loro argento e il loro oro; tuttavia +il Pontefice non toccò queste ricchezze del monastero e le restituì. +Il concitamento dell’animo suo, che si travagliava in giganteschi +progetti, limò la sua vita; volle andare dal fratel suo a Firenze, +e, prima di partire, si fe’ promettere dai Romani che, in caso di sua +morte, non imprenderebbero ad eleggere chicchessia se prima Ildebrando +non fosse tornato di Germania. E appena fu giunto a Firenze, vi +passò di vita ai 22 di Marzo dell’anno 1058[128]. Se Stefano IX, uomo +d’indole eletta, avesse retto più a lungo il pontificato, facilmente +sarebbe egli giunto a capo, in unione col fratel suo, di dare un +assetto differente all’Italia. Con lui si chiuse la serie di cinque +Papi tedeschi che, da dopo di Clemente II, furono ascesi alla cattedra +di san Pietro[129]. + +Questa morte diè tosto opportunità ad una reazione della nobiltà nella +Città e nel suo territorio. La fazione tusculana afferrò l’occasione +propizia per trarre a sè novellamente il patriziato e la elezione +pontificia; financo i Crescenzî si allearono con quella; tutti i +partiti, cui la severità riformatrice dei Papi stranieri aveva chiamato +in vita, tutti gl’instizziti nemici d’Ildebrando, schierandosi sotto +gli ordini del clero donnaiuolo e simoniaco, si sollevarono in pari +tratto. A capo della famiglia tusculana era allora tuttavia Gregorio, +figlio di Alberico e fratello di Benedetto IX; a lui si aggiunsero +Gerardo conte di Galeria e figlio di Rainero, i figliuoli di Crescenzio +conte di Monticelli (presso a Tivoli), e illustri Romani in gran +numero. Costoro penetrarono nottetempo nella Città, e sollevarono con +grande violenza Giovanni Mincio, cardinale vescovo di Velletri, alla +sedia pontificia con nome di Benedetto X[130]. I Cardinali volsero +in fuga con Pier Damiani alla loro testa, nè potendo altro fare, +scagliarono il loro anatema contro agli invasori; Roma risonò di +tumulto in mezzo a quell’assalimento armato e il popolo, letificato +coll’oro ed eziandio col sacco dato allo scrigno di san Pietro, prestò +nuovamente omaggio al Papa della nobiltà tusculana[131]. + +Per tal guisa l’opera laboriosa di tanti Concilî cadeva tutt’a un +tratto distrutta; nuovamente i capitani della Campagna erano tornati +in possesso della podestà patrizia, Benedetto X sedeva sulla cattedra +santa tutto l’anno 1058 senza che alcuno lo combattesse, ed era +riverito papa in Laterano. Goffredo di Toscana non gli opponeva +impedimento di sorta, ma nell’Aprile l’imperatrice Agnese mandava +Ildebrando a Firenze da suo legato, fornito di pieni poteri; e questi +in un Sinodo tenuto a Siena ai 18 Dicembre, conveniva con Goffredo +e con Beatrice nella scelta di Gerardo vescovo di Firenze. La +necessità di quel tempo costringeva il partito clericale a implorare +la confermazione della Reggenza tedesca; e financo la nobiltà romana +che apparteneva alla fazione ostile dei Tusculani aveva mandato +ambasciatori a Germania, e protestato di volere in ogni circostanza +serbar ligia fede al giuramento prestato in antico ad Enrico III[132]. +L’Imperatrice allora incaricava Goffredo di condurre l’eletto a Roma; +il Margravio armava a tal uopo un esercito, ma, come era avvenuto al +tempo di Enrico III, dovevasi primamente tenere un Concilio in Sutri. + +Guiberto, cancelliere dell’Impero e, dopo la morte di Vittore II, +vicario imperiale in Italia, accompagnò il Duca a Sutri, dove, sulla +fine dell’anno, fu pronunciata la deposizione di Benedetto, e per +papa fu riconosciuto con tutte le valide forme Gerardo. Tosto dopo +si mosse contro a Roma, dove i capitani erano risoluti a difendere +prodemente il loro Pontefice. Però Ildebrando riusciva a corrompere +una parte dei Romani e benanco alcuni dei Conti ribelli, laonde ancor +prima che l’esercito si avvicinasse alla Città, le fazioni erano colà +venute a lotta fra loro con rabbia feroce. I Transteverini, ossia +il loro capo Leone _de Benedicto Christiano_, uomo di origine ebrea, +apersero la porta, per modo che le soldatesche di Goffredo occuparono +la città Leonina e l’isola[133]. Ildebrando di sua propria autorità +espulse dall’officio Pietro, che fin adesso era stato prefetto, e +ne affidò la carica ad un nobile di Transtevere, appellato Giovanni +Tinioso, in quello che le milizie del Margravio cingevano di assedio il +Laterano[134]. Allora Benedetto X se ne fuggì al castello di Passarano, +possedimento di Regetello, figlio di Crescenzio prefetto; e poco tempo +dopo, partendo di colà, si ricoverò presso il Conte di Galeria[135]. + +Fu conseguenza di tutto ciò, che Gerardo di Firenze, oriundo borgognone +salì alla cattedra santa nel Gennaio dell’anno 1059 con nome di Nicolò +II, senza che chicchessia gli movesse contrarietà: nel tempo istesso +Ildebrando andava affrettatamente nella Campania, conchiudeva una +lega temporanea coi Normanni, e conduceva indi con sè a Roma trecento +dei loro cavalieri. Si congiunsero questi coi soldati pontificî, e +assalirono l’Antipapa in Galeria, ma dovettero levar l’assedio per +tornarsene più tardi con rinforzi[136]. + +Il rovescio repentino che il suo sistema aveva subìto per opera della +nobiltà cittadina fece sì che il partito riformatore raddoppiasse di +energia sotto la capitananza di Ildebrando, che adesso era ministro +onnipossente in Roma. Or dunque volevasi affermare la libertà della +elezione pontificia, in modo da sottrarla a qualsiasi influenza della +nobiltà romana, e (se si poteva giungerne a capo) anche a quella della +corona germanica. Pertanto Nicolò II congregò, nell’Aprile del 1059, +centotredici Vescovi al suo primo Concilio solenne: in esso il Papa +dei nobili, Benedetto X, fu condannato; si rinnovò il divieto del +concubinato dei preti e della simonia; finalmente una novella legge si +promulgò sulla elezione pontificia. + +Questo decreto celebre, che fu creazione della mano e della mente +di Ildebrando, elevò il collegio dei Cardinali romani a vero senato +ecclesiastico, dal cui seno solamente, col procedere del tempo, +dovevano uscire i Papi. Nel decreto si statuiva che la vera e propria +elezione avrebbe spettato ad essi, i quali, a seconda de’ loro gradi, +erano vescovi del territorio della Città, e preti e diaconi delle +chiese titolari di Roma; ordinavasi che alla loro scelta, d’allora in +poi, clero e popolo non avrebbero potuto far altro che assentire[137]. + +Mentre dunque la nobiltà cittadina pretendeva di esser essa pur +sempre il Senato romano, il Papa contrapponeva a quei Consoli e a +quei Senatori il Collegio cardinalizio, e omai, dopo di quel decreto +sull’elezione, il Damiani paragonava i sette Cardinali vescovi del +Laterano al Senato di Roma antica[138]. Uno spirito di monarchia +s’apprendeva alla Chiesa, la quale, più e più sempre, assunse forma +esclusiva di corporazione politica. Per verità il decreto non bandiva +tutto affatto dal diritto di elezione i tre antichi ordini elettivi +(_Clerus, Ordo, Populus_), ma il loro assentimento tenuto per +accessorio altro non fu quindi in poi, che una forma tradizionale. Il +popolo fu escluso dall’elezione; l’antichissimo fondamento democratico +ne andò demolito, e la nomina del Vescovo massimo diventò privilegio +di una minoranza aristocratica di preti residenti in Roma. Finalmente, +all’uopo di sottrarre la elezione pontificia alla violenza di +rivoluzioni cittadine, fu statuito non esservi più obligo che avvenir +dovesse entro le mura della Città, ma fu consentito che eziandio un +piccolo numero di Cardinali potesse eleggere con rito canonico il Papa +in qualche luogo diverso: si dichiarava che il Papa potrebbe benanco +appartenere a qualche chiesa fuori di Roma. + +Non si osò dar di frego al diritto patriziale della corona tedesca, +poichè Guiberto cancelliere nol volle lasciar attenuare; però +con accortezza se ne restrinse il limite, fino a ridurlo soltanto +un diritto onorifico personale. Con parole ambigue fu detto, che +l’elezione avverrebbe per opera dei Cardinali, «salvo il debito +onore e la reverenza già assicurata al nostro diletto figlio Enrico, +attuale Re, e, così Dio conceda, futuro Imperatore, ed ai successori +di lui che avranno conseguito personalmente questo diritto dalla Sede +apostolica[139]». + +Dopo che col proceder del tempo la cerchia degli eligenti s’era +andata ognor più restringendo, l’elezione del maggior Vescovo della +Cristianità venne posta di tal maniera in mano di pochi Vescovi e preti +elettori, di uomini cioè che allora non peranco indossavano la porpora, +ma col correr del tempo dovevano dividere la signoria temporale del +Papa in qualità di pari suoi, e, più orgogliosi dei Senatori antichi, +pretendere alla dignità di nati principi. Fra tutte le metamorfosi +che la Chiesa subì, la costituzione di questo Collegio fu forse ciò +che massimamente ne fece deviare l’organamento dalla sua origine +evangelica. Quantunque un principio naturale suffraghi l’idea che il +diritto elettivo debba essere esteso all’universale, tuttavolta il +pratico adempimento di siffatta regola presuppone condizioni di popolo +primitive od altrimenti intelligenza diffusa anch’essa all’universale; +effettivamente però quelli che veramente eleggono ed anche imperano +saranno in tutti i tempi i pochi potenti o i pochi savî. Un buon +Patrizio, ossia un buon Imperatore come era Enrico III, avrebbe potuto +eleggere dei Papi buoni; un’intelligente aristocrazia elettrice avrebbe +potuto fare lo stesso: in breve, il decreto sull’elezione promulgato +da Nicolò II, non potè premunire la Chiesa d’avere Papi cattivi, ma fu +d’immensa rilevanza per la libertà del Papato. Esso tolse per sempre il +più considerevole fattore della storia cittadina di Roma dalle mani del +popolo romano, e presto assai anche da quelle della podestà imperiale. +Finchè visse Enrico III nessun Papa avrebbe saputo arrischiarne il +grave passo, ma i Cardinali, con maggiore accortezza dei Patrizî e +dei Senatori di tutti i Romani, seppero profittare di ogni periodo +di assopimento dell’Impero tedesco; e il sistema ammirabile della +gerarchia somigliò ben presto ad una fortezza gigantesca munita di +cento muri concentrici, che a vicenda si coprivano l’un l’altro. + +L’arditezza del disegno avrebbe reso più trepidi Nicolò e Ildebrando, +se omai non si avessero assicurato soccorso di alleati. In questo +tempo la Chiesa romana capiva di dover combattere una battaglia +di vita e di morte col reame tedesco, e trovavasi in condizioni +pari a quelle cui erano venute le cose durante la controversia con +Bisanzio per ragione del culto delle imagini. Affine di resistere ai +Longobardi ed agli Esarchi, la Chiesa un dì aveva confermato sul loro +trono Pipino e Carlo, uomini nuovi e usurpatori, gli aveva chiamati +in Italia e costituiti avvocati della santa Sede. Adesso che sono +minacciati in pari tempo dai Patrizî tedeschi e dalla nobiltà romana, +i Papi ripongono le loro speranze precisamente in quei Normanni che +ancora sono legati nell’anatema della Chiesa. L’occhio perspicace di +Ildebrando vedeva infatti bene addentro che questa stirpe, la quale +mirava ad alzarsi in potenza, avrebbe formato in Italia una dinastia, +e che da essa, se la si avesse riconosciuta sotto certe condizioni, si +avrebbe tratto di due maniere guadagno; se ne avrebbe avuto uno Stato +vassallo della Chiesa ed un ajuto potente contro la città di Roma e +contro l’Impero tedesco. + +Dopo la loro vittoria riportata su di Leone IX i Normanni avevano fatto +rapide conquiste, e già ad essi prestavano obbedienza quasi tutte le +Puglie e le Calabrie. Il progetto di Stefano IX, che mirava a cacciarli +d’Italia, fallì colla sua morte; l’anarchia che travagliava il Papato +favorì le imprese dell’ardito Roberto Guiscardo; e costui, sorto dai +bassi inizî di predare lungo le strade, reggeva da dopo il 1056 la +republica militare normanna in qualità di conte, essendovi succeduto +ad Umfredo fratel suo, i cui figli aveva soppiantato contrariamente +ad ogni fede. La impotenza di Bisanzio, la debolezza in cui Germania +era caduta sotto la reggenza, le necessità del Papato, quelle proprie +dei Normanni, tutto s’accordava per farne costituire uno Stato. +Nell’anno 1058 Riccardo di Aversa toglieva la celebre città di Capua a +quell’ultimo Principe longobardo, che fu Landolfo V[140]. Poco dipoi +Roberto Guiscardo s’impadroniva della forte Troja su di cui il Papa +levava sue pretese; e Nicolò II lo colpiva d’anatema come spogliatore +di beni della Chiesa. I Pontefici, che rade volte avevano potenza +di difendere con milizie i loro possedimenti, dopo il secolo nono +cominciarono a metter mano alla inesauribile armeria lateranense delle +scomuniche; e le pene spirituali che colpir dovevano soltanto le colpe +morali, conversero arditamente in armi della loro politica mondana. +Sebbene una scomunica non sempre fosse pari ad un cherubino che colla +spada fiammeggiante si ponesse a guardia del patrimonio minacciato, +tuttavolta essa metteva spavento all’assalitore, perocchè fra le genti +di questo tempo la sua mistica efficacia recasse angustia d’animo per +lo meno eguale a quella che destava un’eclisse di sole[141]. Sennonchè +un eroe guerriero, avido di dominare, meno forse temeva per la salute +dell’anima sua, che per la sicurezza delle province rapite e riluttanti +al suo giogo, le quali il Papa avrebbe potuto facilmente commovergli +contro, se avesse da parte di Dio posto fuor del diritto il rapitore. +Oltracciò, le conquiste di Roberto erano grandi abbastanza perchè +se ne costituisse uno Stato, cui, secondo la fede di quell’età, il +riconoscimento pontificio imprimeva carattere di validità e di giure +divino. Entrambi le parti pertanto andarono in cerca l’una dell’altra, +e si raccostarono. I vincitori di Civita, Riccardo di Aversa e +Roberto Guiscardo, si presentarono a Nicolò in Melfi, dove questo +Papa nell’anno 1059 raccolse un Concilio; entrambi uomini audacissimi, +senza fede e coscienza, capitani di ladronaie, tutto coperti di sangue, +predoni grandi, sani e salvi a dispetto di molti anatemi ecclesiastici, +eroi invincibili. Colà eglino ricevettero in feudo dalla santa Sede +le terre conquistate, eccezion fatta di Benevento. Si tennero così +in non cale i diritti dei principi spodestati, parimenti come non +si diè bada alla così detta sovranità suprema dell’Impero tedesco; +fu vista così un’autorità legittima d’impero sparire e un’altra +sorgere da una ladreria. In tutti i tempi la legittimità ha dovuto +chinare il capo e cedere all’interesse personale, e lo stesso Stato +della Chiesa è sorto soltanto per ciò che i Pipini calpestarono i +diritti dei Merovingi ed i Papi soppiantarono quelli dei Bizantini: +unicamente ciò che può parere strano si è la fidanza di un Papa, il +quale a stranieri dispensò province straniere come se fossero roba +sua, e financo confermò preventivamente in loro possedimento terre +che erano ancora da conquistare[142]. Riccardo fu riconosciuto per +principe di Capua; il Guiscardo con titolo di conte e di duca fu +infeudato delle Puglie e delle Calabrie, e gli fu eziandio promessa la +Sicilia, una volta ch’egli avesse tolta l’isola di mano degli Arabi e +dei Greci. I Normanni prestarono al Papa giuramento di vassallaggio +coll’obligo di un annuo tributo; giurarono di soccorrere la Chiesa +affinchè conservasse i suoi possedimenti, e di ajutare nelle cose del +pontificato i Papi eletti giusta i canoni dai migliori Cardinali[143]. +Per tal guisa il decreto di Nicolò II circa la elezione venne posto +sotto la tutela armata dei Normanni, e fu riconosciuto da questi nuovi +principi primamente che da altri. + +Fu in conseguenza del trattato di Melfi, che Nicolò e Ildebrando +condussero con sè a Roma un esercito di Normanni. I Conti di Tusculo, +di Preneste e della Sabina furono tosto ridotti a obbedienza, e +l’Antipapa fu per la seconda volta assediato in Galeria[144]. Questo +castello, discosto quindici miglia da Roma, stava presso al fiume +Arrone nella diocesi di Silva Candida, e dal secolo undecimo in poi +era possedimento di Conti, i quali se ne avevano fatto un dominio +ereditario[145]. Gerardo conte, che ivi dava ricetto a Benedetto +X, era uno dei più potenti tirannelli della Tuscia romana; capo del +partito avverso a Ildebrando, era stato scomunicato da parecchi Papi, +e per ultimo anche da Nicolò colle maledizioni più tremende. Ei si +difese prodemente nella sua rocca, e soltanto dopo parecchi assalti +fu costretto a consegnare l’Antipapa. Benedetto X venne a’ negoziati +dall’alto delle mura; trenta nobili romani gli giurarono che sarebbe +rispettata la sicurezza della sua persona, ed egli venne nella Città e +vi pose dimora nelle case della madre sua, che erano in vicinanza alla +santa Maria Maggiore. Un Concilio, sopra del quale Ildebrando esercitò +le sue arti d’intrigo volte a precipitare Benedetto, depose ancora una +volta quest’ultimo, lo espulse dall’ordine sacerdotale, e lo confinò +per tutta la vita nel monastero di sant’Agnese presso a Roma[146]. + + +§ 4. + +Irritazione che desta in Roma il decreto sull’elezione. — I nemici del +sistema d’Ildebrando cospirano. — Nicolò II muore nel 1061. — I Romani +ed i Lombardi domandano a re Enrico che elegga un papa. — Condizioni +di Milano. — I Paterini. — I Cotta e Arialdo. — In Roma la fazione di +Ildebrando elegge Anselmo di Lucca a pontefice. — La corte germanica +solleva al papato Cadalo di Parma. + +Lo scisma era superato e vinta la contrarietà dell’aristocrazia. D’ora +in poi, in istrettissima vicinanza, la spada normanna s’avrebbe librato +minacciosa su di Roma, laonde, non appena s’ebbero di ciò accorto i +Romani, che diventarono partigiani risoluti della corte germanica. +S’aveva questa offeso del decreto sull’elezione e della infeudazione +che il Papa s’era arrogato di dare ai Normanni; pareva che i diritti +dello scettro tedesco e i diritti della città di Roma fossero stati +parimente e d’un istesso tratto lesi. Gli interessi dell’una e +dell’altra parte convenivano ad associarsi in una lotta comune contro +il novello Papato, e da ora avanti, per tre secoli, Roma si scisse +in fazione imperiale e pontificia. Ildebrando raccolse intorno al suo +vessillo tutti gli aderenti della riforma, ma il partito avverso era +più numeroso. A questo appartenevano i Conti di Tusculo, di Galeria, +di Segni e di Ceccano, i discendenti dei Crescenzî, antichi nemici di +Tusculo, e quasi tutti i capitani d’origine germanica che erano nella +Tuscia e nel Lazio: nel tempo medesimo la nobiltà cittadina era guidata +dal feroce Cencio figlio di Stefano prefetto, e fra il clero stesso +si accoglieva una fazione nemica, la quale aveva per duce Ugo Candido, +cardinale di san Clemente, alsaziano di nascita. La unione con Alemagna +e la grande scissura che tosto scoppiava nella Chiesa davano alla +nobiltà romana una forza momentanea; molti di quei signori scendevano +di origine germanica, e perciò tenevano le parti dell’Impero tedesco; +altri, sebbene di razza latina, combattevano con eguale fervore la +signoria del Papa sulla città di Roma. Tanto minor potenza finalmente +avevano i Pontefici di vincerla su quei Baroni, perocchè da tempo lungo +i primi non uscissero più delle grandi famiglie di Roma, e perciò in +queste più non trovassero alcun sicuro appoggio: per tenersi soggetta +Roma erano costretti di servirsi del braccio di odiati stranieri, dei +Normanni[147]. + +Come Nicolò II fu morto a Firenze nel giorno 27 Luglio del 1061, +le cose volsero alla catastrofe. Tutti i nemici della riforma si +strinsero insieme; volevasi adesso tor vendetta della spedizione dei +Normanni che molte nobili castella avevano distrutto, volevasi abolire +il decreto sull’elezione, rinnovare il Patriziato. I Conti della +Campagna, i nobili della Città, Cencio co’ suoi fratelli, i figli +di Baruncio, Cencio e Romano, Berizone ed altri, Ugo cardinale con +alcuni Vescovi si raccolsero a parlamento in Roma, e si accordarono +di conferire formalmente al giovine re Enrico il Patriziato e i +diritti consueti dell’elezione pontificia[148]. Pertanto i congiurati +contro il nuovo Papato avevano intendimenti conservativi, e nutrivano +sentimenti contrarî all’idea nazionale. Al Re mandavano i simboli del +Patriziato, la clamide di color verde, la mitra, l’anello e il diadema, +e, riferendosi in pari tempo al decreto di Nicolò II sull’elezione, +giusta il quale non potevasi eleggere alcun papa senza la cooperazione +di Enrico, lo richiesero che desse a Roma un pontefice[149]. Ad +istigazione di Guiberto cancelliere s’aggiunsero ai Romani molti +Vescovi di Lombardia e ambasciatori di Milano, i quali sollecitarono +l’Imperatrice affinchè non permettesse che al figliuol suo si rapissero +i diritti della corona, e chiesero per Papa un uomo delle terre +lombarde, del paradiso d’Italia, come essi le appellavano, ed un tale +che fosse aperto avversario del celibato. + +Il profondo commovimento destato dalla riforma, non fu in nessun +luogo maggiore di quello che agitava Milano. Questa città ricca di +traffichi superava allora per isplendore tutte le altre, e la sua +importanza politica per qualche tratto di tempo gettò nell’ombra +eziandio Roma. Non peranco infatti Roma s’era elevata all’altezza di +vere lotte sociali, così come era avvenuto di Milano, dove esisteva +una cittadinanza media potente, e dove s’era ordinata una costituzione +republicana[150]. Già in secoli anteriori quegli Arcivescovi avevano +combattuto gagliardamente la podestà assoluta del Papato: il diritto +cui pretendevano di coronare i Re d’Italia li rendeva omai emuli dei +Pontefici, i quali coronavano questi Re a imperatori. Il clero milanese +era immensamente ricco, e «innumerevole come le arene del mare»[151]. +Pertanto giusto là i decreti di riforma avevano cagionata la più acerba +irritazione, poichè ivi gli officî ecclesiastici andavano a compera dei +figli della nobiltà, e nel maggior numero i preti vivevano accasati con +donne. Ma la dissolutezza del clero nobile per contrapposto educava il +più ardente fervore della riforma nella parte democratica del popolo, +e la controversia ecclesiastica vieppiù veemente diventava, perocchè in +pari tempo sortisse indole politica e sociale. + +Guido di Velate, da dopo il 1045 succeditore di Eriberto +nell’arcivescovato e creatura dell’Impero, tornò perciò in odio dei +riformatori: intorno a lui si schierarono tutti gli aderenti del +sistema antico, mentre dall’altro canto, il partito della riforma, +che appellavasi dei Paterini, trovò suoi capi anche in alcuni +nobiluomini[152]. Due fratelli della nobile famiglia dei Cotta, +Landolfo e Erlembaldo, diventarono un dopo dell’altro capitani del +popolo, e, presso a loro, il fanatico diacono Arialdo conseguì +rinomanza con sue prediche[153]. Questi uomini avevano stretto +relazioni vivissime con Ildebrando, per guisa che Milano, parimente +come Roma, venne a dividersi in due fazioni, l’una delle quali teneva +per l’Imperatore, l’altra per il Pontefice; l’una voleva mantenere gli +abusi nella Chiesa, l’altra intendeva a introdurre la riformazione +senza badare a checchessia. Per verità Guido arcivescovo era stato +costretto da decisioni conciliari a far sommessione, allorchè Nicolò II +nell’anno 1059 avea mandato da suoi legati in quella città il Damiani +e Anselmo di Badagio, vescovo di Lucca e milanese di nascita. Però la +conciliazione non fu di lunga durata; la scissura dei partiti eruppe +di bel nuovo, e la morte di Nicolò II precipitò Milano e Roma in eguali +guai di disordine. + +Gli Imperiali di Lombardia si collegarono pertanto coi Romani affine +di levare a papa un uomo che non fosse della parte di Ildebrando. I +riformatori romani da canto proprio mandarono il cardinale Stefano +alla corte tedesca; ma quando questo legato, che ivi non ottenne +accoglienze, si fu tornato a Roma senza risultamento alcuno, Ildebrando +si fe’ cuore di farla del tutto finita colla corte di Germania. +Congregò egli i Cardinali addì 1 Ottobre del 1061, e, conformemente +a quel che disponeva la legge nuova sull’elezione, fece eleggere +a pontefice il Vescovo di Lucca. Sebbene questo zelante prelato +fosse uno dei patroni dei Paterini, tuttavia stava egli da lungo +tempo in rapporti di buona amicizia colla corte germanica, perlochè +Ildebrando poteva ancora sperare di giungere per mezzo suo ad un equo +accomodamento. La elezione di Anselmo non avrebbe violato il decreto di +Nicolò II, se dal Re si avesse per lo meno ricavato la confermazione; +ma questo non avvenne, e così Ildebrando aizzò apertamente la podestà +regia. Uno scisma lungo e guerre civili sanguinose dovevano essere le +conseguenze di questo fatto audace. + +Anselmo di Lucca, nominato Alessandro II, fu posto sulla sedia +pontificia colla forza delle armi di Riccardo di Capua: infatti, +Desiderio abate aveva guadagnato questo Principe affinchè conducesse il +novello Papa a Roma, dove alcuni nobili, Leone _de Benedicto_, Cencio +Frangipane e Giovanni Brazuto stavano a’ fianchi di Ildebrando[154]. +Però, soltanto dopo una violenta battaglia cogli Imperiali Anselmo potè +di notte tempo e per rigiri di vie meno frequentate mettersi dentro al +Laterano. + +Mentre adesso Riccardo, da vero Normanno, s’era fatto di casa a Roma, e +vi mozzava parecchie teste di Conti o di Consoli suoi nemici, giungeva +alla Città la novella che in Alemagna s’era eletto un Papa. I Vescovi +tedeschi e alcuni di Lombardia, sotto la presidenza dello zelante +Guiberto, s’erano congregati a Basilea; ivi gli ambasciatori dei +Romani, con Gerardo di Galeria e con Cencio alla loro testa, avevano +formalmente coronato a patrizio il decenne re Enrico. Il Concilio poi +aveva cassato i decreti di Nicolò II e la elezione di Alessandro II +come illegali, ed in unione coi deputati romani, addì 28 di Ottobre, +aveva eletto a pontefice il veronese Cadalo, vescovo di Parma[155]. +Sciaguratissimo errore fu l’esaltamento di questo prelato; un uomo che +avesse avuto genio, energia e rigido costume avrebbe potuto mandare +facilmente a vuoto i disegni di Ildebrando; invece l’animo fiacco di +Cadalo non seppe giungerne a capo. + +Ancora una volta stavansi di fronte due Papi, l’uno in Roma, l’altro di +là dalle Alpi, donde si apprestava a scendere in armi per discacciare +il suo avversario dal Laterano. Rare fiate il mondo aveva atteso +con pari ansietà ad una lotta simigliante, avvegnaddio le parti, che +si schieravano dietro ai due Papi, non più fossero semplicemente di +uomini faziosi, ma fossero le due podestà mondiali, la Chiesa romana e +l’Impero romano. + + + + +CAPITOLO QUARTO. + + +§ 1. + +Alessandro II. — Cadalo scende in Italia. — Benzone viene a Roma con +un’ambasciata della Reggente. — Parlamenti tenuti nel Circo e sul +Campidoglio. — Cadalo, ossia Onorio II, conquista la città Leonina. +— Muove a Tusculo. — Goffredo di Toscana impone un armistizio. — +Repentino mutamento delle cose in Alemagna. — Per opera di Annone di +Colonia Alessandro II è riverito per papa (1062). — Entra in Roma. + +Prima che Cadalo movesse contro Roma, Ildebrando attese con +instancabile operosità ad acquistarsi aderenti, ed a negoziare con +Goffredo di Toscana, cogli ottimati di Lombardia e coi Normanni. +Alessandro II, animo fiacco cui mancava independenza di volontà, si +rincantucciava dietro la persona del suo Arcidiacono, in cui riponeva +tutta la fiducia, e ch’egli tosto elevava alla dignità di cancelliere. +Accanto di Ildebrando stava il Damiani, della cui penna enfatica quegli +si giovava a combattere con opuscoli acconci, in pro della causa di +Roma. Cadalo non diè bada alla focosa filippica con cui l’eremita +lo scongiurava a desistere dalla sua usurpazione, e gli vaticinava +(fu però falso profeta) che sarebbe morto nel termine di un anno. Il +Vescovo di Parma, dapprima cancelliere dell’Impero sotto di Enrico III, +era uomo di corte di qualche ingegno, nè raccapezzava motivo alcuno per +credersi un usurpatore, chè anzi trovava egli a sufficienza motivi di +chiamar così l’avversario suo. Le doti personali di lui troppo scarse +erano perchè mettessero in temenza il partito d’Ildebrando, ma le +sue dovizie erano di principe, laonde sperava di schiudere con chiavi +d’oro il san Pietro, facilmente sì come le porte di Roma venale. Armava +soldatesche, e nella primavera dell’anno 1062 scendeva in Italia, dove +il partito imperiale con grandi onori lo conduceva di città in città, +mentre Beatrice di Toscana indarno gli frapponeva ostacoli nel suo +cammino. Fece sosta a Parma per afforzare il suo esercito coi vassalli +del suo Vescovato, per congiungersi coi Romani ribelli e per muovere +indi contro la Città. + +Benzone, vescovo di Alba in Piemonte, gli era stato posto a’ fianchi +perchè andasse ambasciatore della Imperatrice a’ Romani. Questo +furibondo nemico di Ildebrando e de’ suoi Papi, contro i quali aveva +armeggiato con satire abbastanza efficaci di punta, non si faceva +scrupolo di calunnia o di menzogna; l’audacia con cui assaliva le +persone de’ suoi avversari, la sua arguzia e il suo ingegno potevano +fare impressione sugli Italiani, se per soprassello ei loro avesse +promesso monti d’oro in compenso della parte che prendessero a pro +di Cadalo[156]. Cominciò egli dunque con fargli degli aderenti in +Toscana, indi andò fra i Romani per indurli ad abbandonare la causa +di un Papa eletto contrariamente alla legge. I partigiani della corte +germanica andarono a levare presso alla porta di san Pancrazio il +vivace ambasciatore, e festanti lo addussero in Campidoglio, dove fu +albergato nel palazzo di Ottaviano[157]. Al Vescovo compiacentesi della +magnificenza pomposa sembrò d’essere eguale al legato di un qualche +Imperatore antico; i rozzi Consoli di Roma e gli officiali del palazzo +con loro alte e bianche mitre in capo gli parvero altrettanti _Patres +conscripti_, e allorchè si fece a parlare dai ruderi del Campidoglio +può darsi che paragonasse sè stesso per lo manco a Cicerone[158]. +La nobiltà si radunò a parlamento fra gli avanzi di un circo, ossia +ippodromo. Il Circo massimo (se ne torna ad incontrare qualche volta +menzione ne’ documenti) aveva perso la figura antica, chè la ruina +era andata rodendolo per cinquecento anni, dacchè un Re dei Goti ivi +dentro aveva dato gli ultimi giuochi di carri. I suoi due obelischi +giacevano a terra franti, i suoi archi di trionfo erano fatti a pezzi, +e nel mezzo dell’arena cresceva l’erba, sì come avviene anche oggidì: +però i suoi ordini di gradini potevano pur sempre servire da sedili +ad un’assemblea. Questo antichissimo teatro dei più splendidi sollazzi +di Roma si rianimò di nuova vita nell’anno 1062, quando vi entrarono a +frotte i barbarici nepoti, ispidi d’armi; e là dove un tempo le fazioni +dei Verdi e degli Azzurri s’erano accapigliate per i loro guidatori di +cocchi, altre fazioni venivano adesso ad azzuffarsi con pari fanatismo +pei loro Papi[159]. Ei può parere cosa degna di nota per la Roma +di quel tempo, che un parlamento si congregasse in luogo profano; e +questo giova ad apprenderci che gli elementi cittadini erano sorti +vieppiù gagliardi, dopo che la costituzione di un Senato ecclesiastico +e i disegni monarchici del Papato gli avevano massimamente allettati +a resistenza più fiera. Benzone destramente diede all’adunanza il +carattere di comizio del popolo romano; papa Alessandro si vide +costretto a presentarsi ivi in persona, e questo fu un trionfo per +il partito laicale. Allorquando il Pontefice entrò a cavallo entro +l’arena, circondato di Cardinali e di suoi partigiani armati, fu +accolto con tumulto, e Benzone ebbe la bella ventura di potergli +scagliar contro un’orazione tonante. Lo chiamò traditore spergiuro +della corte tedesca cui andava debitore del Vescovato di Lucca, lo +appellò intruso che aveva assalito Roma con armi normanne, e finalmente +in nome del Re gli comandò di scendere dalla cattedra di san Pietro e +di chiedere perdonanza a’ piedi di Enrico. Applausi romorosi accolsero +il suo discorso; invece grida feroci fecero seguito alla risposta di +Alessandro, il quale protestò che per fedeltà al Re aveva accettato la +elezione, e che a lui avrebbe mandato un’ambasceria. Tosto dopo il Papa +cavalcò fuori del circo colla sua fazione, e Benzone fu ricondotto da’ +suoi al palazzo di Ottaviano. + +Al dì vegnente Benzone convocò un’altra volta il partito imperiale: +di questa «tornata del Senato» egli ci ha dipinto un pomposo quadro +parlamentare, e ci ha registrato alcuni discorsi dei Padri congregati, +i quali presero posto a seconda che alla loro dignità si spettava; +primo Nicolò, maestro del «sacro palazzo», illustre e dovizioso +Romano, discendente (così almeno a creder suo) dei Trebazî antichi; +indi Sassone _de Helpiza_ presidente de’ giudici, Giovanni figlio +di Berardo, Pietro _de Via_, Bulgamino e il fratel suo, Berardo _de +Ciza_, Gennario, Cencio Francolini, Bonifilio, e ottimati altri di +ordine senatorio[160]. Nicolò, maestro del «palazzo», analizzò con +quali mezzi Ildebrando avesse elevato Anselmo al papato[161]; indi +con un’ambasceria spiccata «dal Campidoglio» si fe’ invito a Cadalo +affinchè venisse prestamente a tor possedimento del pontificato; e +Benzone, che stava aspettandolo, si diè vigile cura di tener raccolti i +Romani sotto la sua bandiera, perocchè gli avesse trovati più mutabili +di «Proteo». + +Cadalo, ossia Onorio II, accompagnato da Guiberto cancelliere, +compatriota suo, che come capo del partito imperiale era stato +propriamente quello che lo aveva creato papa, partì di Parma; per +Bologna s’avviò a Sutri, dove giunse addì 25 Marzo e dove trovavansi +a salutarlo Benzone, molti nobili romani ed i Conti di Galeria[162]. +Mossero indi tutti verso Roma, e posero campo presso a Monte Mario. +Dopo che si ebbe senza alcun profitto negoziato con Leone _de +Benedicto_, che aveva pieni poteri da Alessandro, gli aderenti di +Ildebrando uscirono ad assalto; la battaglia fu fiera e sanguinosa, +ma Cadalo entrò da vincitore nella città Leonina addì 14 di Aprile. +I prati di Nerone furono coperti di centinaja di morti, molti Romani +annegarono nel fiume, la Città risonò di lai dolenti, in quello che i +vincitori strombazzavano lietamente che, da Evandro in poi, Roma non +aveva subìto una sconfitta eguale. Anche il Damiani, che tosto dopo +indirisse a Cadalo una lettera tutta acre di collera, fu tratto a +invocare le reminiscenze delle guerre civili combattute fra Cesare e +Pompeo, e rammentò eziandio la mitezza di Totila che, presa Roma, aveva +risparmiato i cittadini: così la memoria di un Re goto trovò ancora +onoranza in un’età, nella quale delle sue geste obliate leggevasi +novella soltanto nel Libro Pontificale. + +Però Cadalo non potè entrare in Roma per il ponte di Adriano o dal +Transtevere; e neppure ardì di soffermarsi nella città Leonina, ma +riprese quartiere nei prati di Nerone. Cinque giorni rimase egli colà, +poi, udendo che Goffredo era in cammino, levò atterrito le tende, e, +traghettato il Tevere presso al castello Flajano[163], ricevette un +sussidio di mille uomini che gli vennero condotti dai figliuoli del +conte Burello della Campania; indi si congiunse ai Conti di Tusculo +e pose campo presso a quella rocca, di cui era allora a capo uno dei +figli o dei nipoti di Alberico, appellati Gregorio, Ottaviano o Pietro +e Tolomeo. Questi signori continuavano ad attribuirsi diritti legittimi +su di Roma, e perciò s’appellavano sempre consoli o senatori dei +Romani[164]. + +Colà venivano anche legati dell’Imperatore greco a rianimare le +speranze di Onorio II: il Bizantino lo riveriva, e avidamente coglieva +l’occasione dello scisma romano perchè intendeva a cacciare dalle +Puglie i Normanni, alleati di Alessandro, coll’ajuto dell’antagonista +suo. Ancor prima, Costantino Ducas aveva negoziato, per mezzo di +Pantaleone prefetto di Amalfi, coi Romani ossia con Benzone, e gli +aveva richiesti che inducessero la Reggenza tedesca ad associarsi in +una comune impresa contro ai Normanni. E adesso rinnovava quelle sue +proposte, ma indarno, poichè la venuta di Goffredo recava una subita +mutazione di cose. + +Se lo sposo di Beatrice fosse stato uomo di genio, egli si sarebbe +giovato di quelle opportunità propizie per impadronirsi del Patriziato +e per fondare un regno italico; ei si restrinse invece a far le +parti di mediatore autorevole, perocchè a lui, così dichiarava, si +competesse di condurre a Roma i Papi. Venuto presso a ponte Milvio, +impose ai partiti di dar tregua alle armi, indi da Tusculo dettò +un accomodamento, giusta il quale i due Papi dovevano tornarsene +ai loro Vescovati, finchè egli fosse andato in persona alla corte +tedesca per farvi pronunziare sentenza di loro controversia. Cadalo si +rallegrò di aver potuto comperare a prezzo di una grande moneta questa +intromissione e l’agio di ritirarsi a Parma; Alessandro anch’egli +docilmente se ne andò a Lucca[165]. + +Il Duca pose presidio in Roma, ma la fazione di Cadalo teneva in +poter suo la fortezza di san Paolo e la città Leonina, dove Cencio +figlio di Stefano era padrone del castel Sant’Angelo. D’ambo le parti +si cercò adesso di guadagnar in proprio favore la corte di Germania; +colà andò Goffredo, e il cardinale Damiani mandò una scrittura +apologetica. Ristucco della vita che menava in Roma, questo santo aveva +rinunciato al Vescovato di Ostia e s’era ritirato a Fonte Avellana; +però non cessava di servire alla Chiesa, che parecchie volte usonne +da suo legato[166]: e quando Goffredo era entrato in negoziati collo +scomunicato Cadalo, il Damiani gli aveva scritto una lettera donde +schizzava lo sdegno; adesso poi difendeva la causa della Chiesa romana +con una scrittura dettata in forma di dialogo[167]. + +Frattanto i casi che di repente avvenivano in Germania, e nei quali +non era estranea l’arte politica di Ildebrando, favorivano la causa +di Alessandro II. Annone arcivescovo di Colonia, d’intesa col duca +Goffredo, giusto in quello cacciata l’Imperatrice dal governo, aveva +con violenza trascinato seco il giovine Enrico nel suo Vescovato, e +usurpato la reggenza. Quel prelato, anima avara e falsa, era nato +a far la disgrazia di Alemagna e dell’Impero; sperdette i diritti +della corona facendo accettare il decreto promulgato da Nicolò II +sull’elezione, e ottenne facilmente che un Concilio, raccolto ad +Augusta nel dì 28 di Ottobre del 1062, riprovasse la elezione di +Cadalo, e dichiarasse Alessandro II essere pontefice legittimo. +Completa fu la vittoria del partito di Ildebrando, il quale potè +trionfare soltanto per opera di Annone, chè anche Guiberto, il più +intelligente uomo che la parte imperiale contasse fra i suoi e di +cui era l’anima, fu cacciato, e l’officio di cancelliere d’Italia +affidato a Gregorio vescovo di Vercelli. In pari tempo il doca +Goffredo fu nominato _Missus_ per Roma, dove egli fu incaricato di +ricondurre Alessandro II, che andò a levare da Lucca. In conseguenza +di ciò la parte d’Ildebrando ricevette con molta allegrezza il Papa +suo nel Gennaio del 1063; le soldatesche di Goffredo si congiunsero +coi Normanni e tennero occupate Roma, la Sabina e la Campagna, +dove assediarono o devastarono le castella dei Conti, ma non furono +capaci di sgombrare la Giovannipoli e la città Leonina dai Romani +che parteggiavano per l’Impero: Alessandro II venne in possedimento +soltanto della Città propriamente detta, e con animo trepidante pose +dimora nel Laterano. + + +§ 2. + +Annone è rovesciato in Germania. — Cadalo ritorna a Roma. — Scoppia +nella Città una seconda guerra a cagione del Papato. — Cadalo cade. — +Alla fine si riconosce Alessandro II per papa. + +I Tedeschi avevano rinunciato a Cadalo, ma i Romani si mantenevano +costantemente fedeli alla sua bandiera, e indirizzavano fervide istanze +all’imperatrice Agnese, chiedendo che il loro papa Onorio tornasse. +Questo sventurato pretendente che s’aveva visto tradire dalla stessa +corte di Germania, dava fondo in Parma ai suoi tesori per assoldare +milizie con cui voleva tentare una nuova impresa contro Roma. Molti +Vescovi lombardi gli davano appoggio, ed una reazione che succedeva +alla corte tedesca gli dava benanco promessa di presto vincere. Il +traditore Annone perdeva il favore del giovine Re, presso al quale lo +soppiantava il magnifico e ambizioso vescovo Alberto di Brema, e il +partito dell’Imperatrice s’impadroniva di bel nuovo del reggimento. +Allora Alberto cercava di minare anche in Roma l’opera di Annone, +esortava i Romani a perseverare con coraggio, incorava Cadalo a porsi +in possesso della cattedra pontificia, e dava incarico a Benzone di +ricondurlo a Roma. + +Lo scisma scoppiava una seconda volta; il mondo cristiano mirava con +gran malcontento queste ripetute lotte che si combattevano fra due +Papi per cagione della tiara, lotte che insozzavano Roma di sangue, +ma che erano sostenute con sì povere forze d’armi da destare più +meraviglia che sollecitudine. Riccardo di Capua e Roberto Guiscardo +avevano continua faccenda nell’Italia inferiore; non potevano +mandare a Roma forti soldatesche, nè soprattutto lo volevano fare, +perciocchè dall’anarchia di Roma quei Principi astuti avessero tutto +da guadagnare, e già intendessero cupidi sguardi alla Campagna romana. +Goffredo di Toscana seguiva un pari indirizzo politico, nel tempo +istesso che d’altra parte la confusione delle cose di Germania e la +giovinezza del Re impedivano che s’imprendesse una spedizione su Roma. +Pertanto Cadalo poteva contare soltanto sui suoi vassalli e sulle genti +da lui stipendiate, che egli riuniva co’ suoi aderenti romani. + +La guerra civile si riappiccò nell’anno 1063, allorchè Cadalo comparve +innanzi a Roma. Di nottetempo s’impadronì egli del san Pietro, e pose +sede nel castel sant’Angelo sotto la protezione di Cencio[168]; indi +le sue soldatesche tentarono di aprirsi la via al Laterano, e si pugnò +con furore. La salvezza di Alessandro II, «idolo dei Normanni», era +riposta nelle spade di quei cavalieri, dei quali Ildebrando animava il +coraggio, ma eglino, dopo una violenta mischia combattuta per le vie, +venivano ricacciati sul Celio. Sperò adesso Cadalo di insignorirsi +veramente del Laterano, ma l’esaurimento di forze fece sì che le armi +posassero per un lungo mese, in capo al quale i Conti della Campagna +osarono finalmente di muovere all’assalto contro il palazzo pontificio. +Però l’impresa fallì, quantunque i Normanni subissero gravi perdite +a cagione di una imboscata in cui davano dentro dappresso all’_opus +Praxitelis_, nelle terme di Costantino, là dove erano i due colossi +di marmo. L’Antipapa con grato animo presentò i Conti di pellicce +preziose e di abiti di seta, regalò le milizie splendidamente, e i +Romani giubilando intrecciarono danze intorno a Cadalo, che per loro +faceva da vitello d’oro. Or disponevasi che le città circostanti +dovessero a vicenda fornire Roma di un presidio di armigeri[169], ma +dall’altra parte rinforzi di Normanni ed eziandio di Toscani venivano +a dar nerbo alla fazione di Ildebrando. La battaglia ardeva senza +fine e acerbamente per le strade. Nessun altro luogo al mondo più di +Roma offeriva così grande opportunità per le guerre cittadine; ivi i +monumenti degli antichi erano altrettante fortezze formate tali per +loro natura o tali ridotte coll’arte. Infatti, da più di un secolo +maggiorenti e abati avevano edificato torri, od a munimento di torri +avevano elevato edificî romani: se potessimo dare un’occhiata a ciò +che Roma era in quel tempo vedremmo un labirinto di oscuri palazzi +saldamente fortificati e una foresta di torri alzate ad ogni ponte, e +in piazze e in vie molte. + +Più di un anno Roma sofferse di questa orrenda guerra civile, in +quello che i due Papi, a cui beneficio era combattuta, sedevano l’uno +nel Laterano, l’altro nel castel Sant’Angelo, ambidue tremanti, e +intenti a cantar messe, a promulgar bolle e decreti, ed a scagliarsi +l’uno contro l’altro anatemi. I Conti della Campagna che derivavano +da origine tedesca (fra loro era Rapizo di Todi), avevano promesso a +Cadalo di sostenere a vicenda per ogni mese l’officio di capitano in +Roma, ma egli rabbrividiva al solo pensare che l’incostanza dei Romani +potesse tradirlo; perciò senza posa dispensava oro a piene mani, e +acconciamente il Damiani poteva paragonare lui a Giove, Roma a Danae, +nel cui grembo scendeva in figura di pioggia d’oro. Cadalo, «tribolo +della Chiesa, ruina della disciplina apostolica, nemico del genere +umano, radice di peccato, araldo del diavolo, apostolo dell’Anticristo, +freccia dell’arco di Satana, verga di Assur, naufragio della castità, +uomo di fango, fango del secolo, pasto ammannito per l’inferno», +Cadalo in una parola, «verme orribile e ravvolto nelle sue spire», +s’appiattava nel sepolcro di Adriano, e a proprio beneficio poneva +il mondo a soqquadro, in quello che Alessandro, o, come Benzone lo +appellava, Asinandro, accoglieva nel Laterano i Paterini, continuava a +compilare decreti contro il concubinato dei preti, e seminava il mondo +di «ortiche e di vepri». Con questo garbo grottesco i partiti avversi +si pungevano a furia di opuscoli[170]. + +Frattanto una fresca milizia di Normanni assediava porta Appia e il +san Paolo. Perciò Benzone in nome dei Romani scriveva a re Enrico e +ad Alberto lettere piene di querimonie, nelle quali rammentava loro +le gloriose imprese compiute dagli Ottoni, da Corrado e da Enrico, +quando questi Principi erano venuti a Roma[171]. «Gli apostoli Pietro e +Paolo», diceva lo stravagante Vescovo, «hanno conquistato Roma, rocca +del romano Impero, strappandola ai pagani, l’uno armato di croce, +l’altro di spada; l’hanno data ai Greci, ai Galli ed ai Longobardi, +ma da ultimo e per sempre l’hanno posta in mano ad Alemagna. E voi, +consiglieri dell’impero tedesco, voi tradite ora questo possedimento +che non volete conservare all’Impero; invece di mantenervi padroni +d’Italia come hanno fatto i padri vostri, la lasciate alla balìa dei +Normanni, e voi, Tedeschi, biascicate questa strana orazione: + + _Ab omni bono libera nos Domine,_ + _Ab arce imperii libera nos Domine,_ + _Ab Apulia et Calabria libera nos Domine,_ + _A Benevento et Capua libera nos Domine,_ + _A Salerno et Malfia libera nos Domine,_ + _A Neapoli et Gerentia libera nos Domine,_ + _A felice Sicilia libera nos Domine,_ + _A Corsica et Sicilia libera nos Domine[172]»._ + +Il messaggiero apportatore di queste lettere tornò colla inane parola +che si imprenderebbe una spedizione contro a Roma. Fu un andirivieni +continuo di negoziatori e di ambascerie. Anche Costantino Ducas promise +un naviglio e un esercito; deputati dei Greci e dei Longobardi di Bari, +furono condotti da Pantaleone di Amalfi dentro del castel sant’Angelo, +e a Cadalo parvero messaggieri del cielo. Tosto dopo egli mandò a +Quedlinburg Benzone, che parlava il tedesco, affinchè scongiurasse il +giovine Re di venire a Roma. Benzone andò, tornò con mari e monti di +promesse, e con magniloquenza ampollosa ne fece annunzio ai Romani +nel san Pietro: ma che giovava che gli adulasse con accertarli che +degnissimi erano dei loro avi, che Scipione e Catone e Fabio e Cicerone +erano risorti in mezzo a loro, che il Re eleggerebbe senatori d’infra +i loro militi, e principi d’infra i loro Senatori[173]? Continuavano +le condizioni disperate di Onorio II; la parte d’Ildebrando ripigliava +il sopravvento anche in Alemagna, Annone discacciava Alberto, e i +Romani, che inutilmente erano stati aspettando la venuta di Enrico, si +staccavano finalmente da un Papa di cui erano sazi fino alla noia. Per +più di un anno Cadalo s’ebbe soffermato dentro il sepolcro di Adriano +a riempierlo di suoi sospiri, ma dovette finalmente partirne in fuga +con miserabile accompagnatura, dopo che in ultima era stato per giunta +svaligiato dal suo protettore Cencio[174]. + +Annone riportò vittoria completa sui suoi avversarî. In un Concilio +tenuto in Germania aveva chiesto che si ponesse fine allo scisma, e +adesso domandava ad Alessandro II che per formalità comparisse innanzi +ad un Sinodo raccolto a Mantova, dove era citato anche Onorio II. +Questi dapprima non si presentò, e più tardi fallì un assalto da lui +mosso contro Mantova, laonde (addì 31 Maggio 1064) fa deposto, ed +Alessandro II conseguì reverenza di pontefice legittimo. Onorio II +visse ancora alcuni anni da vescovo di Parma. Fu così posto fine alla +divisione della Chiesa; Alessandro II sotto la protezione di Goffredo +venne a Roma, e il partito avverso chinò il capo sotto il reggimento +d’Ildebrando[175]. + + +§ 3. + +Cresce la potenza di Ildebrando. — Sforzi di riforma. — I Normanni. +— Defezione di Riccardo che muove contro Roma. — Goffredo e il Papa +conducono un esercito contro di lui. — Nuovo trattato. — L’imperatrice +Agnese prende il velo in Roma. — Lotte a Milano. — Erlembaldo Cotta, +milite di san Pietro. — Arialdo muore. + +Ildebrando aveva raggiunto lo scopo che s’era prefisso in mente: or +che si prestava reverenza ad Alessandro, ne andavano delusi i deboli +tentativi che la Reggenza tedesca aveva fatto per conservare il +Patriziato; adesso con più energia di prima potevansi combattere le +pretensioni che la corona di Germania moveva sull’elezione pontificia. +Il mirabile frate fu dai suoi contemporanei paragonato a Mario, a +Scipione od a Cesare; stupivano essi che quell’uomo sorto di basso +stato, avesse animo sì potente, e lo celasse in una personcina +minuta[176]. Pier Damiani, spirito fiacco e privo di intelletto +politico, innamorato di un concetto di Chiesa che non era l’idea di +Ildebrando, sollevava a lui «suo santo Satana» lo sguardo pieno di +rispettoso timore; diceva di essere più obbediente a quest’uomo che +non a Dio e a san Pietro, anzi lui appellava signore e dio del Papa +istesso, che gli andava debitore della tiara[177]: e la Chiesa pendeva +dal cenno di quell’uomo misterioso il quale spirava in essa una vita +nuova. + +Frattanto il divieto del matrimonio de’ preti precipitava tutta +Cristianità in una rivoluzione sociale. Troncavansi i legami del +sodalizio civile, per istrapparne al suo corpo umano la moltitudine del +clero, e per foggiarla in esercito monastico ai servigî del Papa. Il +Pontefice scagliava anatemi sopra anatemi contro ai Vescovi ed ai preti +ribelli, i quali un po’ alla volta andavano sottomettendosi, parimenti +di quello che faceva eziandio l’incostante cardinale Ugo Candido, il +quale, come gli suggeriva l’interesse suo proprio, tornava in seno +alla Chiesa. Mai più s’aveva visto nel Laterano un’operosità eguale +a questa; il palazzo pontificio riboccava di legati di tutto il mondo +cristiano, di Vescovi, di Principi, di uomini della più alta rinomanza +e dei primi gradi, che vi accorrevano per assistere ai Concilî. +Dopo che Roma, all’età dei Crescenzî e dei Tusculani, aveva cessato +di essere centro della Cristianità, tutt’a un tratto la vigoria di +Ildebrando le restituiva il valor suo di città capitale del mondo. + +La nobiltà romana per adesso non osava più maneggiarsi affine di +riprendere la podestà temporale; schiacciati erano i Crescenzî e i +Tusculani; ogni tentativo di rivolta era imbrigliato dalla temenza +dei Normanni e di Goffredo. Questo Principe, ossia la moglie sua, +proteggeva Roma dalla parte di settentrione; al mezzodì dovevano +servirle di baluardo i vassalli normanni. Grandi servigî avevano essi +ormai prestato alla Chiesa; per opera di loro s’era condotta a termine +la prima elezione pontificia tornata a libertà, nè senza le buone lame +delle loro spade, Alessandro II avrebbe potuto resistere a Cadalo. +Pertanto i Pontefici avevano grandi oblighi di riconoscenza verso +queste genti vassalle, e l’obligo era maggiore del sentimento che per +loro ne provavano. Forse la ricompensa data a Riccardo di Capua non +era stata pari alle fattegli promesse, forse si ponevano impedimenti +alle sue mire; certo è che del tempo dello scisma egli aveva saputo +accortamente profittare a sue ruberie, e i prosperi risultamenti +ottenuti in breve tempo lo rendevano più audace. Tutto a un tratto +(nell’anno 1066) ruppe egli il suo giuramento di vassallaggio, +e di protettore si mutò in nemico della Chiesa. Può darsi che lo +avessero secretamente chiamato i Conti della Campagna ed i Romani, +i quali, colla caduta di Onorio II, avevano perduta la speranza di +una intervenzione tedesca. Rapidamente passava egli il Liri, prendeva +Ceperano, traversava e devastava il Lazio, poneva campo in vicinanza +di Roma, e chiedeva per sè la dignità di patrizio: senza dubbio questa +podestà gli era stata promessa dagli avversarî di Ildebrando[178]. +Tanto oltre erano venuti i Normanni nei soli tredici anni trascorsi +dalla battaglia di Civita! + +Le conquiste di Riccardo nella Campania, dove nell’anno 1063 aveva +diggià assalito all’improvviso Gaeta, mettevano del resto grande +spavento alla corte di Germania, cui erano tornati inutili gli +ammonimenti onde finora l’avevano esortata Cadalo e Benzone. Il +giovine Enrico s’era messo in cammino alla volta d’Italia, ancor +prima che udisse della spedizione di Riccardo contro a Roma; ma, +giunto in Augusta, tornavasi indietro, perciocchè Goffredo non si +fosse ivi congiunto con lui, sì come era stato stabilito[179]. Però +il Margravio di Toscana, che teneva sè stesso in conto di patrizio di +Roma, scese in gran fretta chiamato da Ildebrando; e con lui andò la +giovine contessa Matilde figliastra sua, che forse per la prima volta +entrava nelle mura di Roma, e prestava così il primo suo servigio alla +Chiesa[180]. All’avvicinarsi di Goffredo, i Normanni diedero di volta; +Riccardo si gettò dentro di Capua, e Giordano figliuol suo si accampò +nella pianura di Aquino per tagliare la strada ai nemici. Allorquando +Goffredo, accompagnato dal Papa e dai Cardinali, mosse nel Maggio 1067 +con grande oste contro di Aquino, sembrò che certa fosse la disfatta +dei Normanni, ma Giordano con gran valore tenne fermo dieciotto giorni +presso a quella città[181]: la fame e la febbre menarono grande strage +nell’esercito di Goffredo, e finalmente l’oro operò quello che stava +nei voti degli accorti Normanni. L’avaro Margravio tradì di buona +voglia le speranze della Curia romana; negoziò con Giordano presso al +ponte di sant’Angelo di Todici, in vicinanza di Aquino, e, con grande +doglianza del Papa, voltate le fronti dell’esercito tornò indietro. +Certo che egli aveva restituito alla Chiesa la Campagna e costretto i +Normanni a conchiudere un nuovo patto feudale, ma Roma non otteneva +guarentigie che la premunissero da un nuovo assalimento di questi +pessimi vicini suoi[182]. + +Come fu abbonacciata questa tempesta, Ildebrando potè nuovamente +ripigliare il corso dei suoi disegni, senza che cosa alcuna ne lo +disturbasse. In questo istesso anno 1067 ebbe financo il contento di +veder venire a Roma l’imperatrice Agnese in aspetto umile di penitente. +La madre di Enrico, quella donna che aveva messo sossopra il mondo +cristiano con uno scisma, era stata tocca nel fondo della coscienza +dagli ammonimenti di monaci cluniacensi. La lotta onde s’erano +combattuti i partiti per ragione della Reggenza la aveva spossata; +aveva perduto ogni influenza sul suo figliuolo datosi al libertinaggio, +e la vita le era venuta a nausea. La caduta Imperatrice giunse a +Roma, coperta di vesti di tela, tenendo in mano un libro di preghiere +e cavalcando un triste ronzino. Volle cambiare il diadema col velo +monastico, si prostrò con pianti presso alla tomba dell’Apostolo, e +si confessò a frate Damiani, il quale con gran letizia sclamò che la +regina Saba era andata a Gerusalemme per apprendervi da Salomone la +sapienza, ma che l’imperatrice Agnese veniva a Roma per impararvi la +semplicità del pescatore. Il pio Cardinale confortò con avvertimenti +la illustre donna, usando lo stile di san Girolamo; parecchie lettere +le scrisse che noi possediamo ancora; le citò ad esempio le tragiche +sorti di Imperatori romani, il breve regno o la fine spaventosa de’ +quali ci insegna qual sia la labilità di tutte le cose umane, e le +additò lo stesso sposo di lei, che nel bel fiore delle sue forze +era precipitato dal trono nella sepoltura[183]. La penitenza e la +venuta dell’Imperatrice a Roma furono però qualche cosa di più che un +argomento di trionfo e di pia edificazione per gli uomini fanatici; +chè Ildebrando potè servirsi dell’antica Reggente, facendosene uno +strumento politico influente su di Enrico e di Germania. + +A questo tempo le battaglie della riforma divamparono con nuova +veemenza a Milano. Due uomini ardimentosi tenevano colà le parti +di Roma; però, mentre il diacono Arialdo zelava unicamente per il +compimento della riformazione, il fratello di Landolfo coltivava +eziandio intendimenti politici. Erlembaldo Cotta, animo saldamente +temprato, uno degli uomini di maggior rilevanza che siano stati a +questa età, era acceso di furibondo odio contro i preti licenziosi che +avevano oltraggiato il suo letto nuziale: tornato di un pellegrinaggio +a Gerusalemme, avrebbe voluto vestire la tonaca, ma Arialdo lo induceva +a servire la Chiesa colle armi in pugno, sì come aveva fatto Giuda +Maccabeo[184]. Erlembaldo entrò pertanto nel luogo del suo defunto +fratello Landolfo; dopo che i nobili ebbero fatto cadere Lanzo _de +Curte_, il popolo milanese (che sembra si avesse allora dato una +costituzione democratica) lo elesse a capitano: ed egli si levò a +signore della città, e in mezzo ad eroiche lotte coll’arcivescovo +Guido, colla nobiltà e col clero maggiore, la dominò per alcuni anni +con mano robusta. + +Stretti in amicizia con Alessandro II, anch’esso milanese, Erlembaldo +e Arialdo andavano spesso a Roma e ne tornavano per concertarsi nei +comuni disegni. Il Papa diede appoggio alla tirannide dell’ambizioso +Capitano, il cui pietismo monastico non gli impediva di sfoggiare una +pompa magnifica, come se fosse stato un potente duca. Ove Erlembaldo +avesse potuto, con pari fortuna de’ Normanni, farsi signore dell’Italia +settentrionale, il Pontefice avrebbelo tollerato, purchè soltanto +da vassallo suo gli avesse tratto a soggezione il clero e i nobili +lombardi. Nell’anno 1066, Alessandro II accolse quei due uomini a Roma +in pieno concistoro, quivi creò Erlembaldo a cavaliere della Chiesa, e +gli affidò un bianco vessillo adorno di croce rossa[185]. + +L’età nostra, in cui sempre più rari si vanno facendo i bollori +delle indomite indoli primitive e la ragione individuale scolpita +di maschia fortezza dell’animo dura fatica a formarsi il concetto +di siffatte nature fiere, e potentemente infiammate agli odî e agli +amori. In quelle indoli risiede uno dei caratteri che rende attrattivo +il medio evo; e nella grande lotta che ora incomincia fra la Chiesa +e l’Impero emergono molte e strane persone di questa maniera. A capo +di tutte vengono Erlembaldo e Arialdo, eroe che ha del monastico il +primo, diacono fanatico l’altro. Entrambi giunsero a capo che il +Pontefice scomunicasse l’arcivescovo Guido, e, appena che furono +tornati a Milano, succedette un’acerrima lotta, nella quale cadde +vittima Arialdo. Questo entusiasta pio fu colto dalla parte avversa +mentre fuggiva, e con crudelissime barbarità martirizzato; presto però +Erlembaldo riprese il sopravvento, tanto che discacciò l’Arcivescovo, +e benanco pose un altro in sua vece. Tali erano le condizioni di Milano +a questo tempo; ne abbiamo parlato, perchè molte cose che avvennero in +Roma sarebbero incomprensibili se delle prime non si avesse contezza. + + +§ 4. + +Debolezza del Papa in Roma. — Dissoluzione dello Stato della Chiesa. +— La Prefettura urbana. — Cencio, caporione de’ malcontenti in Roma. — +Cinzio, riformatore fervente, diventa prefetto della Città. — Goffredo +di Toscana muore; Beatrice conserva il possesso dei feudi imperiali. — +Muore Pier Damiani. — L’Abazia di Monte Cassino. — Festività magnifica +della dedicazione della sua basilica, nuovamente edificata da Desiderio +(1071). + +Le lotte per cagione della riforma commossero tutto intiero il +reggimento di Alessandro II con travaglio febbrile; massimamente +da dopo la controversia delle imagini il Papato non era passato per +età alcuna più torbida di questa. Il Pontefice volgeva continuamente +la sua operosità fuor di Roma, principalmente in Toscana e nel suo +vescovato di Lucca, cui, neppur dopo di esser diventato papa, aveva +rinunciato, per non perderne i redditi. Quantunque s’avesse messo il +bavaglio alle fazioni aristocratiche di Roma, tuttavolta lo stato +della commossa Città era mal sicuro, e Alessandro di buon grado ne +partiva le quante volte poteva farlo. La sua podestà temporale era +ristretta a minimi termini, ed il Papato mancava di forze per lottare +contro i Conti della Campagna. Laddove, al tempo dei Carolingi, i Papi +avevano mandato i loro Rettori, i loro Consoli e Duci da giudici, da +generali, da officiali delle finanze nelle più remote castella, fino +nella Pentapoli e nella Romagna, a questa età invece appena era se una +siffatta autorità di comando possedessero nelle vicinanze di Roma[186]. +Lo Stato della Chiesa, nell’ampiezza che aveva avuto sotto a’ +Carolingi, s’era sfasciato; Conti che in antico erano stati officiali o +fittavoli della Chiesa erano diventati signori ereditarî delle città, +nelle quali ponevano loro _Vicecomites_; nei Vescovati e nelle Abazie +forniti di esenzione, i prelati possedevano financo banno di conti, ed +eleggevano loro proprî officiali nelle cose dell’amministrazione e loro +giudici[187]. Tutto quello che s’aveva potuto allora conservare dello +Stato ecclesiastico, il Lazio, la Marittima, una parte della Sabina +e della Tuscia romana, era dominio della Chiesa soltanto nel campo +dell’idea; in realtà queste province s’erano frastagliate in cento +piccole baronie e in cento dinastie. + +Anche in Roma le grandi famiglie irridevano alla signoria territoriale +del Pontefice. La nobiltà, ossia Senato, esercitava nelle forme +tradizionali l’amministrazione delle faccende cittadine e teneva gli +officî degli ordini giudiziarî, sebbene per certo adesso come per lo +passato, ancor si vedesse il Papa occupare la presidenza nei giudizi +civili, o mandarvi chi lo rappresentasse. Il Prefetto urbano a questa +età non soltanto aveva una gran parte nelle cose della giustizia +civile, ma possedeva la giurisdizione punitiva in Roma e nel territorio +della Città, come presidente dei giudizî criminali[188]. L’officio suo +era più rilevante che mai; gli ottimati facevano cupidamente ressa +per ottenerlo, e Roma di consueto s’empieva di tumulto allorquando +trattavasi di surrogare taluno in quella dignità. I Romani, nobili +e plebei, ai quali da dopo di Nicolò II era stata tolta la elezione +del Pontefice, conservarono ostinatamente il diritto di elezione +alla massima delle loro magistrature cittadine; eleggevano essi in un +loro parlamento il Prefetto; ma l’Imperatore, quante volte poteva far +valere la sua autorità di patrizio, all’eletto dava l’investitura, o +consentiva che gliela concedesse il Papa in vece sua. Naturalmente che +i Pontefici facevano ogni sforzo per ridurre la Prefettura urbana di +officio imperiale in officio papale; per lo meno riuscì loro a questo +tempo di porre spesse volte in carica alcuni Prefetti senza prendersi +riguardo alcuno della investitura imperiale. + +Negli ultimi anni del reggimento di Alessandro II l’elezione di questo +magistrato diede occasione ad una scissura gravissima. Il romano +Cencio, ch’era figlio di un Prefetto, aveva continuato, anche dopo la +caduta di Cadalo, a provocare con sue braverie il Papa: quell’uomo +doveva essere uno della famiglia dei Crescenzî, in cui possedimento +era pervenuto il castel Sant’Angelo (detto torre dei Crescenzî); però +non teneva egli più in mano sua questa fortezza importante, avvegnachè +dopo la sconfitta di Cadalo gliela avessero tolta. S’agitava Cencio +con grandi maneggiamenti per conseguire la podestà civica, ma non +aveva ereditato la forza, nè le buone fortune, tuttochè passeggiere, +dei suoi antenati. Il padre di lui, Stefano, era stato prefetto della +Città; nè il partito d’Ildebrando lo aveva espulso dell’officio, chè +anzi, giunto a morte, aveva desiderato che in quello gli succedesse il +figliuolo: sennonchè la fazione della riforma elevava alla prefettura +un religiosissimo uomo, Cencio ovvero Cinzio, figlio di quel Giovanni +Tinioso che Ildebrando aveva creato prefetto nell’anno 1058[189]. Le +narrazioni contemporanee dipingono in Cencio, figliuolo di Stefano, +nè più nè meno che un mostro morale, un empio, assassino e ladro e +adultero, un Catilina redivivo; ed è probabile che esse non aggravino +di tinte fosche più del vero le malvagità di questo capo della fazione +di Cadalo. Poichè dunque colui non riesce a ottenere la prefettura, +che fa? sbarra dalla parte della Città il ponte di Adriano per via +di una torre che vi edifica, e vi colloca guardiani i quali levano +pedaggio da tutti i passanti[190]. Se un ottimate romano, seguendo il +costume de’ Conti malandrini, poteva taglieggiare lungo la via, proprio +alle porte del san Pietro, ei si può di leggieri giudicare quanto +poca forza possedessero i Pontefici nella Città. Se eglino avessero +potuto rendere presta ai loro servigî la milizia, avrebbero spazzato +la Città da quei nobili briganteschi; per lo contrario non sempre +della milizia erano eglino padroni, ma queste soldatesche cittadine +spesso trovavansi in condizione di independenza assoluta, e servivano +agli intendimenti delle loro fazioni, ovverossia ai maggiorenti che ne +rappresentavano le idee. Il Pontefice non teneva in mano sua le briglie +di un reggimento disciplinato ed energico, chè anzi Roma, precisamente +come Milano, trovavasi divisa in due grandi campi, e scissa in parti +di illustri famiglie, attorniate da’ loro vassalli. I Papi non avevano +altri aderenti fuor di quelli che con buone persuasioni o a forza +d’oro attiravano dalla loro, o fuor dei vassalli cui davano in feudo i +beni ecclesiastici: e poichè i patrimonî di san Pietro, a questa età +erano andati pressochè tutti mangiati, così anche il numero dei loro +_Milites_ parati a combattere non poteva esser che minimo. + +È probabile che Ildebrando avesse posto in opera ogni mezzo, affine +di metter la Prefettura della Città in mano di un amico della riforma. +Cinzio, figliuolo di Giovanni, era destinato a fare in Roma le parti di +cavaliere della croce, quello che Erlembaldo faceva a Milano; _miles_ +della Chiesa doveva tenere in riga la nobiltà e il popolo, e sgombrare +la via alla riformazione. Laddove Cencio avversario di lui vien dipinto +come un vero demonio, i contemporanei del suo partito lo hanno invece +azzimato delle virtù di un santo[191]. Il pio Prefetto era stretto +di intima amicizia con Ildebrando, con Alessandro e coi due campioni +milanesi della riforma: al paro di questi ferveva di zelo, ma non ne +aveva l’oscuro fanatismo, avvegnachè Roma fosse, per i martiri, un +suolo infecondo. I Romani miravano con occhio stupito il loro Prefetto +urbano, che nel san Pietro publicamente predicava penitenza al popolo; +fino il Damiani era costretto a meravigliare che un officiale laico +della Republica predicasse e restituisse in onore la dottrina dei +primi cristiani, i quali avevano reputato che ogni cristiano fosse +anche sacerdote; massima che difficilmente si conciliava col sistema +di Ildebrando[192]. Di quello strano predicatore diceva il Damiani che +era un duplice operaio nella vigna del Signore, Mosè ed Aronne ad un +tempo istesso; ma aggiungeva che il popolo voleva un Prefetto che gli +desse sentenze, non un giudice che attendesse a edificarlo nelle cose +di religione; e il generoso frate era costretto ad ammonire l’amico +che, per salute dell’anima sua, non negligesse il bene temporale del +popolo, poichè, sclamava, il rendere giustizia non è altro che fare +orazione[193]. Nulla dipinge meglio i contrapposti che s’accoglievano +in Roma a quell’età, più del contrasto in cui vediamo posti due +uomini romani; Cencio da una torre vicina al ponte di Sant’Angelo +ruba e assassina, Cinzio predica in san Pietro e dimentica di render +giustizia. + +L’ultimo tempo di Alessandro II fu illustrato da altri notevoli +avvenimenti. Due celebri uomini, Goffredo di Toscana e Pier Damiani +precedettero quel Papa nella tomba. Il Margravio morì in Lotaringia +nell’anno 1069. Erede dei suoi dominî lorenesi fu il suo figliuolo, +natogli di un primo matrimonio, Goffredo il Gobbo; però questi sposò +Matilde, figlia unica di Beatrice, per guisa che perdurarono in +mano della stessa famiglia la Lotaringia e il retaggio italico del +margravio Bonifacio[194]. Così grande era la debolezza del Re tedesco +che non fe’ valere il diritto che gli competeva di riprendersi il +margraviato di Toscana; tacitamente dunque fu consentito il principio +che la eredità si trasfondesse anche nella linea femminina; alla +vedova rimasero i titoli e i feudi imperiali del suo primo marito, e +più tardi li trasmise alla sua figliuola: quanto alla Chiesa romana, +cui sarebbe riuscito assai pernicioso un Margravio di Toscana, di +Spoleto e di Camerino che fosse stato aderente di Alemagna, continuò +essa accortamente a godere della protezione delle due eminenti donne +Beatrice e Matilde. + +In quest’età così grandemente commossa a’ sensi religiosi emersero +in Italia alcune illustri femmine. Un secolo addietro abbiamo notato +le persone di una Teodora e di una Marozia, di una Berta e di una +Irmengarda, le quali, alla testa di fazioni, contribuirono a decidere +delle sorti d’Italia e di Roma. Sulla metà del secolo undecimo torniamo +a vedere alcune donne che esercitano una grande influenza sul loro +tempo, ma la cui rilevanza differisce nel fondo da quella delle femmine +che le precedettero. Oltre a Beatrice e alla figlia sua, e omai da +tempo più lungo, la marchesana Adelaide di Susa splende in Piemonte, +per ingegno, per ricchezza e per potenza[195]. Parimenti come Beatrice, +aveva anch’ella preso due volte marito, e tutte le due volte era +rimasta vedova, primamente di Erminio duca di Svevia, indi di Odone +margravio; nell’anno 1065 aveva sposato sua figlia col giovane Enrico. +Sazio di lei, voleva questi più tardi ripudiarla, ma la Chiesa romana +impedì che la separazione avvenisse; Pier Damiani andò nell’anno 1069 +da legato suo a Worms, ed il Re, per la prima volta, chinò il capo al +comando pontificio. + +Fu questa l’ultima ambasceria che il Damiani sostenne fuori d’Italia +in servigio di Roma. Morì a Faenza, addì 22 di Febbrajo dell’anno +1072, a sessantasei anni di età, lasciando fama di essere stato il più +religioso uomo della Chiesa a questa età sua, ed uno dei più fervidi +campioni della riforma, cui dedicò tutto sè stesso colle più pure +intenzioni[196]. Poco tempo innanzi di morire aveva assistito alla più +splendida festività ecclesiastica che finora fosse stata celebrata +in Italia: infatti al 1 di Ottobre dell’anno 1071 si era consecrata +la basilica di Monte Cassino, cui Desiderio aveva dato l’ultimo +compimento. + +Quell’Abazia era allora la magnifica d’Italia. Vivevano in essa +raccolti duecento monaci, molti dei quali coltivavano assiduamente +gli studî di scienze profane non meno che di sacre discipline; e +il convento aveva dato degli uomini celebri. Ivi Stefano IX era +stato abate nell’anno 1057, ma Desiderio successore suo splendette +più chiaramente di lui per il suo ingegno letterario, ovvero per la +dottrina di quegli eruditi che egli congregava nella sua accademia +monastica. Mentre gli Stati longobardi andavano decadendo, Monte +Cassino ricettava tuttavia nel suo seno l’ultimo fiore degli intelletti +di quella nazione germanica. Desiderio stesso, altrimenti detto +Dauferio, discendeva della casa longobarda di Benevento. La più parte +dei monasteri d’Italia impoveriva, laddove smisuratamente grandi +erano le dovizie di Monte Cassino, e il dominio territoriale di questa +republica monacale che sedeva come in trono sopra uno sterile monte +di suolo calcareo, era un vero Stato fiorente nel mezzo dei giovani +Stati dei Normanni e di quelli morenti degli ultimi Longobardi. +Sebbene e Longobardi e Normanni di quando in quando mettessero a +sacco i patrimonî dell’Abazia, eglino erano tuttavia costretti di +restituirli, e gli audaci conquistatori meno forse temevano le censure +del Laterano di quello che tremassero della scomunica dell’Abate che +la brandiva in mano, simile ad un piccolo Giove, dall’alto del suo +monte Cassino o Cairo, per iscagliarla tratto tratto sulle loro teste +«indegne a nomarsi». Monte Cassino era la Mecca così dei Longobardi +meridionali che dei fieri Normanni; eglino derubavano san Benedetto, ma +lo veneravano nel profondo del cuore, e cantando salmi peregrinavano +alla sua tomba. Colà accorrevano per purgarsi di tutte le loro colpe +d’ordine morale e politico, e cambiavano in oro e in argento i secoli +di penitenza, il cui cumulo pesava sulla loro coscienza: per tal +guisa il convento accortamente ammassava nelle camere arcuate in +cui custodiva il suo scrigno le costose peccata di loro e di altri +Principi, insieme coi donativi degli Imperatori greci[197]. I Pontefici +e i Cardinali non potevano che guardare con occhio invidioso i forzieri +da cui rigurgitavano i bizantini d’oro, o che ammirare le pietre +preziose ed i tappeti damaschini i quali erano ivi conservati: e con +gran dolore dovevano paragonare l’impoverimento del Laterano con questa +ricchezza favolosa, per via della quale Desiderio in cinque anni aveva +tirato su la nuova basilica, meraviglia dell’Italia meridionale di +quella età. + +Principi, signori e prelati convennero d’ogni parte alla festa della +consecrazione. Vi andò il Papa con Ildebrando, col Damiani e con molti +altri Cardinali; e vi furono presenti dieci Arcivescovi dell’Italia +meridionale e quarantaquattro Vescovi. V’intervennero anche i Conti +normanni e gli ultimi Principi longobardi; vi furono Riccardo di Capua +col figliuol suo Giordano, e Rainolfo suo fratello, poco prima nemici +di Roma, adesso vassalli riconciliati con essa; Gisulfo di Salerno, +Landolfo, che era pur sempre signore di Benevento, Sergio duca di +Napoli, Sergio di Sorrento, i Conti de’ Marsi, innumerevoli cavalieri +e nobiluomini: non vi mancarono che Rogero e Roberto Guiscardo, +perocchè giusto in quei giorni fossero occupati ad assediare Palermo. +La splendida assemblea somigliò ad un grande parlamento di Roma e +dell’Italia meridionale, quale rade volte si fu raccolto in tanta +moltitudine di personaggi così illustri. Lo sguardo di tutti poteva +qui saziarsi ad ammirare gli eroi della lotta ecclesiastica, i cui +decreti tenevano ancora il mondo in fiamme; e l’uno poteva di leggieri +susurrare all’orecchio dell’altro, che fra non molto all’infermo +Alessandro sarebbe succeduto nel pontificato il grande Ildebrando: +tuttavolta difficilmente avrebbe alcuno mai potuto presagire che +eziandio all’abate Desiderio sarebbe toccata la tiara. + +La festività durò otto giorni; Italia non aveva mai veduto cosa alcuna +di simile, ed oggidì ancora lo studioso non può scansarsi da un senso +di pietà, allorchè a Monte Cassino, dove non dura più in piedi la +basilica celebre di Desiderio, prende in mano la grande pergamena, +sulla quale, nel giorno della dedicazione, Alessandro II, Pier Damiani, +Ildebrando, Desiderio, Riccardo di Capua, Giordano, Rainulfo, Landolfo +di Benevento, Gisulfo di Salerno apposero i loro nomi, in parte +scrivendoli di loro mano[198]. + +La solennità di Monte Cassino fu una festa di politica alleanza +conchiusa fra Roma e i Normanni, e in pari tempo una festa della +Chiesa nazionale italica: in qualunque modo fu un segno di grave +significazione contro l’Impero tedesco. In essa gl’intendimenti +d’Ildebrando celebrarono, come in un simbolo, i primi trionfi +dell’età nuova che aveva posto i suoi inizî nella storia della Chiesa +romana[199]. + + + + +CAPITOLO QUINTO. + + +§ 1. + +Alessandro II muore. — Ildebrando sale alla cattedra pontificia. — Sua +vita, sua meta. — È ordinato papa, addì 29 Giugno 1073. + +Alessandro II passò di vita nel giorno 21 di Aprile dell’anno 1073; +a lui succedette il celebre Ildebrando. In quest’uomo, che ebbe +genio vero e forte di monarca, rivissero gli spiriti serii, arditi, +grandiosi, stoici dei Romani antichi, ed egli s’asside in luogo, dove +s’alza la pietra di confine di due epoche sociali, l’una che tramonta, +l’altra che sorge. Nel fondo, l’animo suo non ha indole ecclesiastica +ma politica; a mala pena pare che il vestimento sacerdotale si attagli +al suo dosso, e la rilevanza di lui sta in questo, che con una delle +maggiori rivoluzioni, di cui la storia conosca, foggiò a nuovo le +attenenze che fin adesso s’erano composte fra la Chiesa, il mondo e la +podestà civile. Fu il Cesare di Roma pontificia; sua meta politica fu +la onnipotenza del Papato. + +Ildebrando però non fu romano nè latino di nascimento. Vuolsi che +Bonizone, padre di lui, sia stato un povero falegname di Saona, +paese tosco, laonde il massimo Papa di Roma uscì di quella stirpe +longobardica, onde Toscana era fittamente popolata[200]. Fanciullo, +venne a Roma sotto le cure di un suo zio, che era abate del convento +di santa Maria sull’Aventino; e qui può darsi che vestisse l’abito dei +Benedettini, poichè diventò monaco, e più tardi entrò nell’ordine di +Cluny, alle cui idee gerarchiche il suo genio diede vita di dominio. +Tuttavia la sua indole fervida non si seppellì nel misticismo ascetico +di quell’età; la sua anima ne emerse ribollente di una forza fanatica, +ma sana e robusta; imparò a sprezzare il mondo, ma gliene rimase +l’ambizione di dominarlo. + +L’idea gretta di una santità claustrale non alitava nello spirito +d’Ildebrando, ch’era nato a stringere rapporti operosi col mondo +nell’ordine politico. La vista di una società profondamente corrotta +aveva messo schifo nell’animo lirico del Damiani e l’aveva spinto alla +vita eremitica; più gran dolore provò l’anima di fuoco di Ildebrando, +scorgendo il decadimento gerarchico della Chiesa di Roma. Occorre +pensare che durante la sua giovinezza, in quell’età quando più l’uomo +è smanioso di farsi strada, aveva veduto un mostro morale assiso +sulla cattedra di san Pietro; occorre pensare che la Chiesa romana +era allora discesa al basso grado di un vescovato provinciale, ed +una feroce famiglia di Conti la teneva in conto di investitura de’ +suoi figliuoli cadetti. Uno spirito riflessivo, invasato del compito +che si spettava al Papato nella storia universale, doveva ben presto +farsi ragione delle cause della sua ruina, e cercare i modi della sua +restaurazione. Cause ne erano la preponderanza della podestà civile +sopra il clero diventato corporazione feudale, e la dissoluzione della +disciplina ecclesiastica; per ripararvi faceva mestieri riformare +quella disciplina, unificar tutta la Chiesa sotto l’autorità suprema di +Roma, svincolare il Papato primieramente dalla supremazia della nobiltà +cittadina, indi dal Patriziato regio, affrancare finalmente il clero +dalla investitura laicale. + +Nei tempi in cui più s’aggravava la loro pressura per ragioni di scismi +e di fazioni cittadine i Pontefici erano soliti di chiamare a Roma i +Re tedeschi, e di coronarli a imperatori; ed ogni volta ne pagavano +il servigio passeggiero, rinnovando il proprio vassallaggio sotto la +podestà dell’Impero. Il giovane Ildebrando era stato spettatore del +Sinodo di Sutri, in conseguenza del quale Enrico III aveva avvilito +il Papato riducendolo a un vescovado, ed investendone i suoi favoriti +Tedeschi, istessamente come usava fare per le diocesi di Bamberga o +di Magonza. Quell’Imperatore dietro sè aveva tratto prigione Gregorio +VI; e Ildebrando, intanto che seguiva in esilio a Colonia quel suo +Pontefice, aveva avuto agio di meditare quanto dura fosse la servitù +in cui il Papato era stato travolto dall’Imperatore liberator suo. +Occorreva dunque trasportare la battaglia fuor del recinto della +Città, combatterla sopra un campo universale, farne teatro tutto quanto +l’Impero. Volevasi liberare il Papato dalla podestà imperiale, e questo +poteva conseguirsi soltanto allora che la Chiesa si fosse svincolata +dalla legge dello Stato. Da secoli il feudalismo aveva in modo +strettissimo intrecciato fra loro i due ordinamenti; volevasi dunque +proibire che le investiture fossero concedute dalla mano dei laici, e +liberare così la Chiesa dalle pastoje feudali dell’Impero; il celibato +doveva separare tutto il clero dalla società laicale, dai suoi doveri, +da’ suoi interessi; oblighi il clero non doveva averne verso altri che +il Papa, e allora soltanto questi, sollevato sopra tutti i Metropoliti +e sopra tutte le Chiese provinciali in qualità di loro capo imperante, +avrebbe potuto tentar di fiaccare eziandio la podestà regia e di +renderla sua vassalla. + +Questi grandi disegni andarono poco a poco assumendo forma e figura +nell’intelletto d’Ildebrando. Abbiamo veduto l’infaticabile operosità +che egli mise in moto dopo l’esaltamento di Leone IX; divenuto +cardinale e cancelliere dopo il decreto sull’elezione, lo abbiamo +veduto conquistare passo passo libertà e potenza al Pontificato. Le +anime grandi nascono e si educano in mezzo a rivoluzioni violente, e +Ildebrando, prima di diventar papa, formò sè stesso nel lavorio della +riformazione, durante il reggimento di sei Papi. Lungo e difficile fu +il tirocinio della sua dominazione; però mai nessun monarca prese come +lui le redini dell’autorità con tanto profonda cognizione delle cose +del mondo, degli uomini e delle sue proprie forze, nè ebbe mai una sì +chiara coscienza della meta cui doveva raggiungere. + +Il partito della riforma aveva bello e stabilito il piano della nuova +elezione pontificia, nè in esso era rimasta estranea Beatrice di +Toscana. In foga tempestosa, qualmente Iddio ispirasse il popolo, +dovevasi elevare l’arcidiacono al pontificato. Non ancora, ai 22 +di Aprile, il morto Alessandro era stato calato nel suo sepolcro +in Laterano, che voci entusiastiche gridarono papa Ildebrando; i +Cardinali lo tolsero in mezzo a sè con gran giubilo, e lo condussero +fra grida popolari di gioia in san Pietro in Vincoli, dove fu eletto +ossia acclamato papa. I Cardinali lessero il decreto elettivo già +in precedenza compilato, e il popolo ivi raccolto in fitta calca, +potè giustamente plaudire alle lodi, che, senza ombra di adulazione, +celebravano le virtù dell’eletto[201]. + +Il primo Gregorio, allorchè era stato creato papa, aveva tentato di +scansare colla foga la missione che gli era affidata; a Gregorio VII, +all’abile ministro di Stato di cinque Papi, non s’avrebbe acconciato +un’umiltà restìa. Egli non brogliò per la elezione; della sua riuscita +viveva sicuro, e senza temenza poteva rispondere all’appello, al paro +di un capitano vincitore di venti battaglie, che le legioni salutano +imperatore. Eppure quest’uomo dalle grandi fortune s’arretrò per un +istante, spaventato di quel culmine di potenza che, spesse volte, +anime volgari avevano salito con gioconda fretta, inette com’erano di +misurarne la fatale altezza[202]. + +Gli avversarî di Ildebrando, ai quali molto stava a cuore di poter +mostrare che l’elezione di un tal Papa era macchiata di simonia, +sorsero a dire che era stata il parto del raggiro e della corruzione. +Il detto era menzogna: la gran moltitudine dei Romani aveva votato +per lui, perciocchè fosse l’uomo voluto dal tempo; la sua vita +irreprensibile metteva rispetto, ammirazione il suo genio. E nella sua +previdente accortezza Ildebrando s’avrebbe forse preso la tiara, se +un’elezione contraria ai canoni lo avesse immantinente esposto alle +frecciate de’ suoi innumerevoli nemici? + +Il nuovo decreto sull’elezione aveva espressamente serbato a Enrico +il diritto di confermazione; nè Gregorio poteva farne senza. Egli die’ +pertanto l’annuncio della sua elezione anche al Re; non ne ricercò il +consentimento, ma con prudenza differì la sua consecrazione finchè di +quello si fosse assicurato o avesse potuto farne senza. La severità +con cui un tal uomo doveva senza riguardi umani condurre a compimento +i decreti della riforma poneva in angustie i Vescovi simoniaci delle +Gallie e di Alemagna, laonde si consigliò ad Enrico che non confermasse +l’elezione. Se, invece di un giovine Principe traviato dalle passioni, +un uomo energico fosse seduto sul trono tedesco, non avrebbe ei +tollerato l’esaltamento di Gregorio, ma, prima che acquistasse +potenza, avrebbe rovesciato uno che inevitabilmente gli sarebbe stato +avversario. Però questo Papa, al pari di molti grandi reggitori, +ebbe la felice ventura di salire a potenza in un’età, nella quale +i forti uomini erano morti, e i nemici viventi erano gente debole. +Le sue grandiose vittorie, che oggidì ancora formano la meraviglia +dei posteri, poterono avverarsi soltanto perchè il reame tedesco era +sbalestrato nel disordine; e così durò la cosa, fino a tanto che un +giovine scapestrato occupò il trono di Alemagna. + +La sedizione dei popoli di Sassonia opponeva ogni maniera di ostacoli +alla podestà regia di un Principe immaturo al governo, nè Enrico osava +di peggiorare le sue condizioni mal secure, provocando contro di sè +il più terribile di tutti i nemici. Mandò pertanto il conte Eberardo +a Roma, perchè tutelasse il diritto della corona e disaminasse il +procedimento tenuto nella elezione; ma questa fu una formalità di +convenienza, nulla più. Gregorio VII fu consecrato papa addì 29 di +Giugno, che era il giorno del principe degli Apostoli: intervennero +alla ceremonia il cancelliere imperiale d’Italia, la marchesana +Beatrice e l’imperatrice Agnese[203]. + + +§ 2. + +Gregorio VII riceve giuramento di vassallaggio dai Principi di +Benevento e di Capua. — Roberto Guiscardo rifiutasi di prestarlo. +— Disegni di Gregorio rivolti a rendere i Principi e i loro regni +vassalli della Chiesa romana. — Bandisce una crociata universale. — +Matilde di Toscana e Gregorio VII. — Suo primo Concilio in Roma; suoi +decreti di riforma. + +La Storia ecclesiastica narra diffusamente delle lotte che Gregorio +VII sostenne per procacciare onnipotenza al Papato; la Storia nostra +deve restringersi a più sobrî limiti. Quantunque non possa fare a meno +di gettare uno sguardo all’indirizzo generale di quest’età ed alle sue +attenenze prese in grandi proporzioni, essa deve tuttavia attenersi +soltanto alle cose di ordine politico, e mostrare quali sorti subisse +la città di Roma in mezzo alla contesa che divampò fra la corona +e la tiara; quale fu la sua parte in questa controversia che agitò +l’universo mondo: avvegnaddio anche l’opera della Città non vi restasse +estranea; le relazioni che tenne a ciascun tempo cogli Imperatori e coi +Papi fecero di essa una potenza vitale nella storia del mondo. + +Prima di congregare il suo primo Concilio Gregorio andò nelle Puglie +per definire nuovamente i doveri che i Normanni avevano verso il +Papato; capitano prudente, voleva innanzi d’ogni altra cosa assicurarsi +un buon terreno di battaglia. Poichè riuscì loro impossibile di +scacciare i Normanni, i Papi cercarono se non altro di distogliere +quei pericolosi vicini dagli obblighi feudali che gli avvincevano +all’Impero, di adoperarli in servigio della Chiesa, e in pari tempo, +usando l’arte politica di Roma antica, d’indebolire quei vassalli +colla scissura e colle gelosie. Nell’Agosto dell’anno 1073 Gregorio +ricevette giuramento di sudditanza dal longobardo Landolfo VI di +Benevento, e nel Settembre ottenne l’omaggio del Principe di Capua. +Riccardo si fece tributario, promise di non prestare giuramento di +vassallaggio all’Impero, se non ne avesse il beneplacito del Papa, +e si obligò di difendere lo Stato della Chiesa e la validità della +legge sull’elezione[204]. Il Guiscardo non volle seguire l’esempio +di un rivale; il vincitore di Sicilia si scansò eziandio di ricevere +in feudo dal Papa quelle terre che egli già possedeva per propria +conquista; capiva quali ne fossero gl’intendimenti monarchici; +pretendeva patti migliori e maggior guadagno di territorî. Non giurò +dunque vassallaggio, e allora Gregorio con astuta arte tenne diviso +lui da Riccardo[205]: nè destava più meraviglia l’affaccendarsi con cui +il Papa tentava di far dell’Italia meridionale una provincia vassalla +di Roma; però meravigliosa era la schiettezza con cui prestamente +manifestava altre e maggiori pretensioni della santa Sede. + +Se oggidì un Pontefice promulgasse che Principi stranieri gli devono +vassallaggio, tutto il mondo lo guarderebbe collo stesso stupore onde +si guarda un pazzo; eppure fu un tempo in cui i Papi con gran serietà +affermarono di essere eziandio signori supremi politici di mezzo il +mondo; e popoli udirono queste pretese senza impensierirsene, e Re +li temettero, oppure bassarono la testa innanzi a loro. La donazione +di Costantino fu il suolo da cui in origine germogliarono idee così +audaci; più tardi i feudi normanni servirono di titolo ulteriore a +richieste più ample. Appena fu divenuto papa, che Gregorio mise a +terrore i Re, esprimendo l’intendimento suo di fondare una seconda +dominazione universale romana. Le terre dell’Occidente dovevano +diventare Stati vassalli di Roma ecclesiastica; i loro Principi, uomini +feudali di san Pietro. I predecessori di Gregorio avevano esaurito le +loro forze per riconquistare i patrimonî perduti, ma quest’uomo potente +mirò assai più in là che ai brandelli dello Stato ecclesiastico, mirò +alla signoria del mondo; laonde è ancora con istupore che leggiamo le +sue lettere, scritte in buona parte subito dopo il suo esaltamento al +pontificato, nelle quali chetamente dichiara a’ Principi stranieri che +i loro regni sono proprietà della santa Sede. + +Queste idee tanto esagerate derivavano eziandio dal concetto che +Cristo fosse signore del mondo, e che il Papa, da vicario suo, +partecipasse al suo privilegio: però i Pontefici non avrebbero osato +di esprimere quelle pretese, se non ve li avessero incoraggiati il +concetto mistico in cui si teneva la natura del Papato e la confusione +immane che sconvolgeva i rapporti politici degli Stati. Conquistatori +accorrevano a Roma per imprimere alle loro ruberie un titolo giuridico, +per chiedere al Vicario di Cristo che a prezzo del giuramento di +vassallagio loro concedesse la «grazia di Dio»; pretendenti offerivano +al Papa in feudo i loro regni, perchè così mettevano al sicuro la +loro corona. Furberia e sentimento religioso spingevano i Principi a +porsi sotto la protezione morale della Chiesa; Re coperti di delitti o +animati di spiriti pii le offerivano annue contribuzioni, spremendole +dalle tasche dei loro popoli che nulla sapevano del negozio, e il +Laterano di Roma tramutava i donativi pii in tributi obbligatorî. +La Chiesa era avvezza che proprietarî angariati da maggiori potenti +le donavano i loro beni allodiali, e da essa li riavevano in feudo +ecclesiastico; parimenti dunque la Chiesa cercava di estendere gli +stessi rapporti giuridici, dalle piccole proprietà ampliandoli ai +reami, e intendeva a rendersi tributarî tutti questi. I suoi titoli +erano innumerevoli, e spesse volte dei più stravaganti: Gregorio VII +pretese alla signoria feudale sulla Boemia, perciocchè Alessandro II +avesse accordato al duca Wratislao l’uso di una mitra; sulla Russia, +perchè il principe di Nowogorod, venuto fuggitivo a Roma, aveva +visitato la tomba di san Pietro e gli aveva offerto in feudo il suo +paese; sull’Ungheria, perchè Enrico III aveva appeso in san Pietro qual +dono votivo la lancia regia e la corona di quella contrada conquistata. +Appena fu eletto papa, Gregorio mandò in Ispagna il cardinale Ugo +acciocchè vegliasse a guardia della signoria suprema della Chiesa, +dacchè su quel regno il Pontefice vantava diritto fino da tempo +antico[206]. Eguali esigenze professò sulla Corsica e sulla Sardegna, +sulla Dalmazia e sulla Croazia, sulla Polonia, sulla Scandinavia, +sull’Inghilterra, e colla più grande serietà tenne tutte queste terre +in conto di proprietà di Pietro santo[207]. + +L’audacia prettamente romana di siffatte pretensioni ci parrebbe +oggidì cosa incredibile, se essa precisamente non avesse posato sopra +di un criterio religioso onde allora si concepivano le cose del tempo +e del mondo; essa pertanto vuol essere considerata secondo lo spirito +che dominava nel medio evo. La calma convinzione con cui Gregorio +VII esprimeva quei vanti, adorna perfino di una certa grandiosità +il mistico pensiero ch’ei si foggiava in mente, sul rapporto che +intercedeva fra le cose passeggiere e caduche della terra e il +principio eterno della religione. Per lui il mondo non era che la forma +dell’idea cristiana, forma transitoria e accidentale nella sua figura +politica, eterna invece nella Chiesa che reputava essere l’ordinamento +mondiale, ossia il regno di Dio, il quale raccoglieva in sè tutti gli +altri instituti, da stromenti destinati a servirlo. + +Tuttavolta il regno della realità non corrispondeva a quello ch’ei +s’era figurato secondo le idee che primamente cercò di mandare a +compimento nell’Italia meridionale. Travagliava egli l’intelletto +in serî disegni di guerra contro a’ Normanni; temeva la crescente +grandezza di Roberto Guiscardo, il quale, ardito e accorto, procedeva +verso il bello intento di riunire in un reame l’Italia meridionale. +Gregorio VII non poteva tollerare che un conquistatore di tanto genio +gli stesse dappresso come nemico; bisognava o annientarlo o ridurselo +vassallo. Dapprima sperò di esser più fortunato di Leone IX, e di +poter condurre a buon termine una lega meridionale, ma il suo animo, +soverchiamente esaltato dal possedimento della tiara, fu trascinato +ben presto fuor degli scopi veri dell’impresa. Se uno di più prossimo +raggiunse, questo non fu che parte di un intiero sistema grandioso. +Aveva infatti composto disegno di porsi a capo di un esercito europeo, +e di cacciare in prima d’Italia Normanni, Greci e Saraceni, indi +di salvare Bisanzio dalla mezzaluna, di assoggettarla alla Chiesa +romana, e finalmente di piantare la croce a Gerusalemme. Così scrisse +lettere a’ Principi d’Italia, a Guglielmo di Borgogna, e (ancor nel +Dicembre dell’anno 1074) ad Enrico, cui diceva che voleva prendere la +capitananza della crociata, e lasciare a lui la difesa della Chiesa +romana[208]. Progetto fantastico, e in che tempi! Ciò che avrebbe +dovuto avvenire alla fine del suo pontificato egli pose arditamente +a suo incominciamento come se, presagendo le formidabili lotte che lo +aspettavano in Italia, avesse pensato di evitarle, trascinando dietro +di sè in Oriente il mondo infervorato. Sperava forse con una spedizione +violenta, favorita dagli entusiasmi della Cristianità, di compiere i +suoi progetti gerarchici in Europa con minori impedimenti? o con quel +piano voleva egli celare il suo vero intendimento di rendersi soggetta +l’Italia meridionale? chè ei doveva pur comprendere di non potersi +cacciare a capo fitto nella guerra religiosa d’Oriente, se prima la +Chiesa non avesse conseguito independenza nell’Occidente. In tal caso +Gregorio VII s’avrebbe posto a capo della crociata, e forse avrebbe +rapito la sua nominanza immortale a Goffredo di Buglione, che a questo +tempo era ancor giovinetto. Però, nella storia universale restò vuota +una pagina, che avrebbe descritto il maggiore di tutti i Papi movere +alla testa di miriadi d’uomini fanatici, simile ad un entusiastico +Alessandro o Trajano coronato di tiara. + +Fallì l’idea della crociata; il piano colossale sfumò cambiandosi in +una meschina parodia. Per verità si raccolsero cinquantamila uomini +di soldatesche italiane ed eziandio ultramontane, e il Papa (il quale +nel Sinodo tenuto in Marzo dell’anno 1074 aveva scomunicato Roberto) +li passò in rassegna, insieme con Gisulfo di Salerno, in vicinanza di +monte Cimino, presso a Viterbo: tuttavia poco stette che le Contesse +di Toscana rimasero sole nel loro fervore. Può darsi che Roberto +Guiscardo, a cui danno Gregorio aveva aizzato Riccardo di Capua e +Gisulfo di Salerno, mandasse a vuoto con sue arti siffatta alleanza: +così andò a monte anche la spedizione contro ai Normanni[209]. + +In tal guisa Gregorio non ebbe ancora la bella ventura di assicurarsi +completamente il vassallaggio dell’Italia meridionale; ma per compenso +trovò in Toscana devozione senza limite. Potè egli tenere questa terra +in conto di una ben munita trincera, che dalla parte di settentrione +lo copriva dagli assalimenti di Alemagna; ivi volse dunque i suoi +sguardi con miglior senno pratico; il sogno di dominazione universale +svanì in aria; ma Gregorio del retaggio di Matilde compose ai Papi uno +Stato ecclesiastico. La Contessa, allevata alla scuola di sua madre, +donna pia e coraggiosa, diventò amica sua, e fu l’anima proteggitrice +della gerarchia pontificia. La celebre Principessa aveva comune con +Gregorio la nazione, imperocchè anch’ella fosse discesa da’ padri di +origine longobarda[210]: aveva allora ventotto anni. Era come se non +fosse maritata, causa la continua assenza del suo sposo, Goffredo il +Gobbo, il quale, uomo valoroso e prudente, non divideva i fanatismi +religiosi, nè le idee politiche della moglie: sempre si tenne egli +stretto alla bandiera di Enrico, in quello che Gregorio s’avvantaggiava +dell’antipatia di Matilde per il marito, affine di incatenarla corpo +e anima ai suoi disegni. Le dava a consigliero spirituale il pio +vescovo di Lucca, Anselmo cluniacense, e rade volte mai un confessore +ha raccolto i voti confidenti di un’anima sì timorosa di Dio, e nel +tempo stesso così energica, com’era quella di Matilde. Il rapporto di +amicizia personale che si contrasse fra Gregorio e lei esercitò grave +efficacia nella storia universale, ed è in essa eziandio esempio unico, +avvegnachè nessun’altra volta si abbia visto un Papa stringere vincoli +così rilevanti con una donna giovane e di forte volontà. Invano l’odio +e la sospettosa malignità ebbero cercato di contaminare i legami di +quelle due anime: chi giudica con calmo intelletto rifiuterà sempre +di strappare un Gregorio VII fuor della cerchia sublime del suo animo +che comprendeva il mondo, per immergerlo nei piaceri di un amorazzo; +peraltro facilmente può darsi che nella sua amicizia ammiratrice la +Contessa mettesse tutto il sentimento onde il suo cuore di donna era +capace. Matilde, dotata di spiriti gagliardi, orgogliosa, superiore per +cultura al suo tempo, ebbe animo compiutamente regio, ma, ammaliata dal +genio di Gregorio, servì a’ disegni di lui, dedicandovi mente virile, +cuore di donna, e fede sincera nell’ideale che di lui s’era formata. +Non aveva figli, e questo basta a spiegar tutto. Se ella non fosse +stata altro che una monachella fanatica, una Marcella o una Scolastica +del suo secolo, tutt’al più la avrebbe posta in rilevanza l’amicizia di +un Gregorio: ma invece, questa Debora guerriera del Papato avrebbe, per +pratiche virtù di governo, pareggiato in ogni tempo le poche regine che +per grandezza furono illustri[211]. + +Matilde volle consecrare la sua operosità a pro delle idee di Gregorio +intervenendo al primo Concilio, in cui il Papa (nella prima settimana +di quaresima dell’anno 1074) congregò molti Vescovi e Principi. Ivi +con grande energia egli promulgò nuovamente i decreti di riformazione +banditi dai suoi predecessori, e destituì senza remissione i preti +ammogliati e simoniaci. Con sue lettere comandò ai Vescovi di tutto +Occidente di adempiere, ogni eccezione rimossa, a quelle deliberazioni, +e omai l’Episcopato s’era avvezzato ai dettami dittatorî del Papato +romano. Parimente come Leone l’Isaurico aveva voluto con un solo +editto mondare la Chiesa dai simulacri idolatri, così Gregorio voleva +finalmente mondarla dai sacerdoti ribelli ai canoni; così adesso come +allora, tutta Cristianità ne andò commossa profondamente. Nel secolo +ottavo un despota bizantino aveva inalberato il vessillo della sana +ragione, e un Papa, per nome Gregorio, si era frapposto in mezzo a +lui ed alle imagini de’ santi; adesso, nel secolo undecimo, un Papa +sorgeva in nome della legge morale e della disciplina ecclesiastica, +e un Imperatore tedesco si frapponeva in mezzo a lui ed alle passioni +umane: però sventuratamente dietro al suo scudo regio si ricoveravano +troppi abusi e troppi vizî. Ogni qual volta la Chiesa venne a lotta +contro l’Impero, vi si mescolarono sempre scopi di politica mondana; +ma nel secolo undecimo non era più il debole avanzo del despotismo +romano contro cui la Chiesa, avida di sorgere a potenza, conquistasse +l’autonomia dogmatica e il dominio temporale; erano invece due sistemi +omai divenuti grandi e antichi, i quali combattevano l’un contro +all’altro; seguivano entrambi un errato indirizzo, in quanto ciascuno +di essi voleva conseguire la supremazia, tuttavolta uno di ragionevole +entrambi ne avevano, in quanto miravano a delimitare i confini che +loro naturalmente competevano. La feudalità aveva intrecciato quasi +inestricabilmente i limiti della podestà ecclesiastica e della podestà +civile; era uno stato di cose reso omai intollerabile; l’ordinamento +ecclesiastico cercava con una rivoluzione violenta di svincolarsi da +quello politico, ma questo non poteva nè voleva prosciogliere l’altro +dall’obbligo feudale. Una guerra più lunga e più terribile di quella +dei trent’anni, una guerra che ne durò cinquanta, fu la conseguenza +di questa rivoluzione, e Roma, sede dei Papi, fu parecchie volte +sventurato teatro di questa lotta di varia fortuna, continuò sempre ad +esser l’origine donde essa scaturì, e si mantenne santuario in cui si +conservavano i due simboli della pugna combattuta, la corona imperiale +e la tiara. + + +§ 3. + +Condizioni di Roma. — Gli avversarî di Gregorio. — Guiberto di +Ravenna. — Enrico IV. — Contrarietà che si oppone in Alemagna contro +a’ decreti di Gregorio. — Suo decreto che proibisce ai laici di dare le +investiture. — Il romano Cencio attenta contro la vita di Gregorio. + +Anche in Roma era grande la contrarietà che si opponeva a Gregorio. +Colà centinaja di preti, in onta alle decisioni dei Sinodi, vivevano +in concubinato; i loro figliuoli o i loro nepoti erano avvezzi ad +arricchire coi beni della Chiesa, e ad ereditare le prebende dei padri +o degli zii. Un Cronista, in quello che dà una sguardata alla basilica +di san Pietro, ci descrive le condizioni di tutta la Chiesa romana. +V’erano in quella basilica sessanta mansionarî, laici conjugati, +guardiani del tempio; di giorno solevano ingannare i forestieri +celebrando la messa travestiti da cardinali e beccandosi le offerte dei +gonzi; di nottetempo poi gavazzavano nella chiesa in orgie sfrenate, +e i gradini degli altari erano profanati di turpezze, di ruberie e di +assassinî. Gregorio durò fatica a cacciarne quell’immondo sciame[212]. + +Tutti i preti deposti, i loro clienti e la loro parentela lo odiavano +a morte, e perciò si alleavano colla nobiltà cittadina che gli era +avversa. Anche l’Arcivescovo di Ravenna se la intendeva in secreto +coi malcontenti. Era insignito allora di quella dignità Guiberto, +antico cancelliere e vicario d’Italia, ch’era stato anima dello scisma +di Cadalo, oppositore dichiarato d’Ildebrando e de’ suoi progetti, +uomo giovine, pieno di ambizione, accorto e coraggioso. Sulla fine +del pontificato di Alessandro II era giunto con finissimi artificî +a ottenere la cattedra arcivescovile di Ravenna; aveva assistito +personalmente al Sinodo dell’anno 1074, e, fatta in apparenza +sottomessione, aveva acconsentito a riceverne il seggio, che a lui +di già competeva, per concessione giuridica del nuovo Papa da lui +odiato. Però ei si rifiutava di armare i suoi vassalli alla guerra +progettata contro a’ Normanni, nè volle fornirli per punire il Conte di +Bagnorea che s’era ribellato; teneva misteriosi convegni con Cencio, e +probabilmente la corte tedesca gli aveva dato incarico di informarla su +quali e quanti partigiani potesse fare assegnamento in Roma[213]. + +Era a prevedersi una rottura col Papa. Finchè trionfò la ribellione +dei Sassoni il giovine Enrico fece l’umile, e promise a Gregorio di +sottomettersi ai decreti di riforma, ma la compassionevole lettera che +in questi sensi scriveva era dettata soltanto dalla necessità onde in +quel momento era angustiato[214]. Da altra parte, svelatamente e senza +riguardo alcuno, continuava a vendere gli officî ecclesiastici; la +Chiesa di Germania, come quelle di tutti gli altri paesi, era bruttata +di simonia, e nella massima parte i preti vivevano accasati con donne. +Perciò ella doveva sembrare veramente opera temeraria l’impresa +di ridurre ad obbedienza sotto i decreti di Roma tanti prelati che +avevano potenza di principi, tante migliaia di sacerdoti che erano +sparsi nell’Impero. Allorchè dunque, dopo il suo primo Concilio, +Gregorio mandò suoi legati in Germania in compagnia dell’Imperatrice +madre, i suoi decreti sollevarono colà una tempesta indescrivibile. +L’opinione publica era costretta a condannare il commercio degli officî +ecclesiastici; i Vescovi non raccapezzavano ragione alcuna per iscusare +la simonia, ma a sufficienza ne trovavano per combattere il divieto +monastico del matrimonio, dicendo che era contrario alla dottrina +cristiana[215]. In questa tragica lotta, nella quale l’istituto del +matrimonio diventò argomento che travagliò la storia universale, la +ragione di natura soccombette, e vinse l’oscuro spirito del monachismo: +a favor suo combattevano le mistiche idee del secolo, ed il decreto +del celibato fu molto abilmente associato col salutifero divieto della +simonia. + +I legati pontificî (giova considerare che l’uso dei legati dall’età +di Gregorio assunse un carattere affatto nuovo, poichè adesso, pari +a’ proconsoli di Roma antica, questi nunzî andavano per le province +della Chiesa universale), i legati pontificî chiesero ad Enrico che +dimettesse i consiglieri già scomunicati da Alessandro II, ai quali +massimamente si dava colpa del commercio di officî spirituali, e gli +intimarono comando che fosse data esecuzione in Alemagna alle decisioni +sinodali. Tuttavolta l’animoso Liemaro, arcivescovo di Brema, fu quegli +che salvò l’onore della Chiesa germanica, rifiutando, insieme con altri +Vescovi, di riconoscere per autorevole un Sinodo che doveva celebrarsi +in Germania davanti a legati romani. + +Alemagna, Francia e Italia erano tutte in fiamme, pro e contro del +Papa. La immane lotta che vedeva dichiararsegli contro riempì Gregorio +stesso di inquietudini[216]. I nemici che aveva in Roma, i Vescovi +di Lombardia, i Normanni gli davano gravi pensieri; cercò alleanze, +e nelle difficoltà disperate in cui si trovava involto indirizzò i +suoi voti financo alla Danimarca, ed esortò quel re Sueno di venire +in ajuto alla Chiesa, promettendogli in ricambio il possedimento di +una provincia nell’Italia meridionale. Similmente come gli Imperatori +bizantini toglievano a’ loro stipendi genti del settentrione, Sarmati +e Unni, per adoperarli nelle loro guerre d’Italia, così Gregorio +avrebbe voluto trascinare i campioni del Jutland e del Seeland contro +i Normanni, loro affini di stirpe, e contro altri nemici, e, senza +scrupoleggiare di amore per l’Italia patria sua, avrebbe loro dato in +feudo le costiere da questi ultimi occupate[217]. + +Nel suo secondo Concilio (tenuto sulla fine di Febbraio dell’anno +1075) proibì che il clero ricevesse investitura dai laici; d’ora in poi +nessun Vescovo o Abate avrebbe potuto più essere insignito da Re o da +Imperatori, da Duchi o da Conti, di anello e di pastorale: così gettava +arditamente il guanto di sfida a tutte le podestà civili. Quando i Papi +riformatori avevano divietato il traffico degli officî ecclesiastici, +avevano colpito un condannevole abuso, ma adesso Gregorio dava di +cozzo contro un privilegio antichissimo dei Re, i quali decoravano +i Vescovi, prima ancora che fossero consecrati, dell’anello e del +pastorale, a distintivo dei beni che ricevevano in feudo dallo Stato. +Quel rapporto feudale fra laici e preti, che era divenuto istituzione +di diritto publico, doveva adesso tutt’a un tratto disciorsi; il clero +doveva uscire del sistema feudale. Fu questo celebre decreto la favilla +che accese una guerra di cinquant’anni; e in tal modo la Cristianità +pagò la pena di quelle religiose debolezze per cui s’aveva donato +alle Chiese beni e città, e di quella insania per cui i Re avevano +dotato i preti di potenza principesca. Per verità il possedimento +di beni regî inoculò orribili mali nella Chiesa; chè senza riguardo +a intelligenza dell’eletto, perfino senza preventiva elezione, la +podestà civile vendeva o donava officî ecclesiastici alle più sozze +creature del favore di corte. Spesse volte il Re nominava Vescovi +e Abati seguendo il capriccio che gli frullava in un breve istante +pel capo, e lo faceva mettendo loro in mano un bastone; diventavano +allora vassalli della corona, servivano da capitani nelle guerre e +in persona combattevano nelle battaglie: appena era se il vestimento +sacerdotale li distingueva da’ Duchi o da’ Conti, coi quali avevano +nello Stato comunanza di diritti e di doveri, di bisogni e di ogni +sorte di vizî. Occorreva mondare il clero da condizioni secolaresche +tanto contrarie alla missione apostolica; così esigevano religione e +umanità. Gregorio VII volle svincolare la Chiesa da quella dipendenza +in cui lo Stato la teneva, eppure volle conservarne gli immensurati +possedimenti; nè avrebbe compreso verità di ragione, se qualche +pensatore di buone intenzioni gli avesse detto che la più diritta via +per liberare il clero dalla soggezione all’autorità politica, sarebbe +stata quella di ridurlo nuovamente povero e religioso, sì come erano +stati gli Apostoli[218]. Il suo pensiero audace questo era: guarentire +alle Chiese di tutti i paesi il loro dovizioso dominio temporale, +affrancarle dovunque del loro obligo feudale verso la corona, +assoggettarle soltanto al Pontefice, tramutare così mezza Europa in uno +Stato ecclesiastico romano. + +Pareva che fosse giunto il tempo propizio per togliere ai Re il diritto +di investitura, chè infatti Enrico trovavasi in male strette, premuto +com’era dai Sassoni. Però la vittoria ch’ei ne riportava nel Giugno +1075 presso la Unstrut gli lasciava libere le mani, e adesso cominciava +a sentirsi re. Milano, Ravenna, Roma, i Normanni gli offerivano +un’alleanza naturale; e un buon indirizzo che s’avesse dato alle cose, +meglio di quello che sapessero fare Cencio, Guiberto e Ugo cardinale +(il quale aveva nuovamente disertato la causa della Chiesa), avrebbe +riunito una lega formidabile a danno di Gregorio. La podestà regia +s’era restaurata a Milano. Dopo che per lunghi anni questa città era +stata dilaniata dalla guerra dei Paterini, nobili e popolo s’erano +sollevati contro alla tirannide insopportabile di Erlembaldo. Questo +capitano era caduto combattendo per le vie di Milano, col gonfalone +di san Pietro in pugno; i Milanesi avevano chiesto ed ottenuto da +Enrico un arcivescovo, e Gregorio, alla cui corte erasi ricoverato +il discacciato arcivescovo Attone, non potè impedire che Tedaldo +ne ricevesse l’investitura[219]. Lo destituì dell’officio, ma non +pertanto, insieme colla caduta di Erlembaldo, ruinò l’influenza di lui +a Milano. + +Il suo nemico più operoso era Cencio, capo di tutti i malcontenti di +Roma. Il Prefetto della Città ebbe il coraggio di sottoporre questo +prepotente uomo a inquisizione, ma non si osò di eseguire la sentenza +di morte pronunciata su di lui; Matilde stessa perorò a suo favore. +Cencio diede ostaggi; la sua torre fu smantellata, ed egli rimase un +tratto di tempo tranquillo[220]: era la calma di chi medita vendetta. +Allorchè la rottura con Enrico fu resa inevitabile, Cencio combinò +il suo piano per rovesciare Gregorio; richiese il Re in nome dei +Romani, che assumesse la podestà cittadina, e gli promise di dargli +in suo potere il Papa prigioniero[221]. Un attentato contro la vita o +contro la podestà del Pontefice, similmente che al tempo della prima +controversia delle imagini, doveva (così almeno si sperava) metter un +termine alla lotta. È incerto se Enrico prendesse parte in ciò; ad ogni +modo, la cospirazione non ebbe effettivo ajuto dai Lombardi, nè dai +Normanni, nè dal Re, e si ridusse solamente ad un atto di violenza di +un bandito, la cui odiosità s’accrebbe per circostanze di luogo e di +tempo. + +Ciò che avvenne nel Natale dell’anno 1075 è uno dei più lucenti episodî +che emergano fuor della storia di Roma nel medio evo. Nella vigilia di +quel giorno santo il Papa celebrava, come di solito, la messa presso +all’altare del presepio in santa Maria Maggiore: tutto ad un tratto +s’alza tumulto di grida e d’armi, e Cencio si scaglia entro la chiesa +colla spada in pugno seguito dalla nobiltà congiurata. Va all’altare, +afferra il Papa per le chiome, lo trascina seco sanguinoso di percosse, +lo gitta sul suo cavallo, e via lo porta per Roma in mezzo alla tenebra +notturna, e lo serra nel suo palazzo ch’era posto nella regione detta +Parione[222]. La Città si commuove, le campane suonano a stormo, +il popolo brandisce le armi, i preti con gemiti velano gli altari, +le milizie sbarrano le porte, si corrono le vie portando fiaccole: +nessuno ha visto il Papa. Al mattino successivo il popolo si raccoglie +sull’antico Campidoglio per consultare che sia a farsi; paiono tornati +i giorni della congiura di Catilina. Finalmente si ha avviso che il +Papa è prigioniero nella torre di Cencio. Ivi infatti Gregorio si +trovava ferito e solo. Lo si aveva sottoposto a gravi maltrattamenti; +il malandrino, che non aveva potuto condurlo fuori della Città, aveva +chiesto d’essere infeudato dei migliori beni della Chiesa; i suoi +vassalli avevano coperto il Papa di scherni, le sue feroci sorelle +simili a furie lo avevano subissato di un torrente d’invettive, +nelle quali probabilmente non era risparmiato il nome di Matilde: +però Gregorio in mezzo a tutto questo non aveva ismarrita la sua +dignità[223]. Se anche la fazione di Cencio avrà tentato di suscitare +Roma a libertà, la sua voce non fu intesa; la sua breve resistenza fu +prestamente domata, e il popolo diede furibondo assalto al palazzo per +liberare Gregorio. + +Come Cencio si vide perduto, supplicò grazia, od a spada tratta +la impose; gli perdonò il Papa, e promise che gli avrebbe concesso +assoluzione, se dopo di aver peregrinato a Gerusalemme, fosse tornato +pentito a’ suoi piedi[224]. Forse mai in nessun’altra occasione più +chiaramente che in quella notte e dopo il suo salvamento, Gregorio +rivelò il suo coraggio e la generosa indole sua; mantenne fede financo +al suo assassino che protesse dal furore popolare. Lo si ricondusse +in trionfo a santa Maria, dove l’uomo meraviglioso, più avventurato di +Leone III, ripigliò a dire la messa interrotta. Il popolo distrusse le +case di Cencio e della sua fazione, e frattanto il feroce capitano co’ +suoi parenti pigliava il largo[225], ma era appena giunto alla prima +pietra miliare, che gli sbolliva l’idea di peregrinare a Gerusalemme, +e preferiva di gettarsi ghignando in uno de’ suoi castelli nella +Campagna; vi raccoglieva vassalli e uomini malcontenti, e devastava +impunemente i dominî della Chiesa[226]. + +Questo destino irto di contrasti subì il maggiore di tutti i Papi; +innanzi a lui tremava il mondo, a’ suoi piedi si prostravano Re, ma +i ribelli Romani ponevano le mani su di lui e lo trascinavano pei +capelli. Egli seppe umiliare i suoi nemici coronati, ma non giunse a +punire i più disprezzabili de’ suoi avversari, onde nel silenzio del +cuor suo dovette ripensare alle considerazioni di Salomone, quando +meditava sulla vanità di tutte le umane grandezze. + +Gregorio uscì del bujo di quella notte collo splendore di uomo invitto +e di martire. Anche il popolo aveva splendidamente dato prova che lo +amava e che venerava il genio suo; e questa era per lui cosa di grave +rilievo e lo innalzava molto. Può darsi che i suoi nemici accusassero +Enrico di complicità nel delitto; certo è che solo frutto del +forsennato attentato si fu di mandare a vuoto anche l’ultima speranza +di una conciliazione. Gregorio, concitato a ira, gettò adesso lungi +da sè anche l’ultimo rispetto di timore umano, se qualche cosa pur +v’era che ancor lo rattenesse, e volle mover tosto in campo contro il +massimo de’ suoi nemici fra’ Principi. Trattavasi adesso di far curvar +la podestà civile dell’Impero romano sotto ai decreti della Chiesa; e +la lotta che si combattè fra Enrico IV e Gregorio VII, rappresentanti +della Chiesa e dello Stato, è forse il più gran dramma cui la storia +politica abbia mai dato vita. + + +§ 4. + +Gregorio VII la rompe con Enrico IV. — Il Re fa deporre il Papa in un +Concilio raccolto a Worms. — Lettere di lui a Gregorio. — Enrico IV +è scomunicato e deposto in un Concilio raccolto a Roma. — Agitazione +che se ne sparge nel mondo. — Rapporti fra i due antagonisti. — I +ventisette Articoli attribuiti a Gregorio VII. + +Poichè Enrico, giovine e imbaldanzito della vittoria riportata sui +Sassoni, non adempieva più ad alcuna delle sue promesse, e adesso come +per lo innanzi andava vendendo officî ecclesiastici, e teneva alla +sua corte i consiglieri scomunicati, l’animo impetuoso di Gregorio ne +traeva ragione di operare in modo, che spingeva il Re agli eccessi +estremi. L’ultima lettera che il Papa indirizzava ad Enrico, era la +provocazione di un avversario accorto e prudente, che nella quiete +e nel silenzio s’era armato in guerra: chiedevagli che facesse una +penitente confessione delle sue peccata, esigeva financo la malleveria +di qualche Vescovo che attestasse essere sincero il pentimento del Re, +ed arditamente faceva capire ad Enrico che avrebbe potuto toccargli la +fine di Saule[227]. Legati romani erano anche partiti per Goslar ad +ammonire il Re di far ammenda delle sue colpe e de’ suoi vizî, e gli +annunciavano l’anatema della Chiesa se si fosse rifiutato di obbedire. + +Con giusta ira il figlio di Enrico III, che era il primo principe +della Cristianità, raccolse quella intimazione; sennonchè, in vece di +opporre al Pontefice un’ironia temperata, il suo bollore giovanile +scoppiò in furie, e diè di contra al suo avversario con veemenza e +con grosse armi. Rimandò vergognosamente i legati, e con gran collera +convocò a Worms un Concilio: in esso, ai 24 di Gennaio, i Vescovi +tedeschi, senza molto pensarci su, dichiararono esser il Papa deposto. +Ogni statista di soda mente avrebbe dovuto condannare il giovine Re, +che con questo comportamento malaccorto manifestava una così grande +mancanza d’intelletto politico. Credeva egli che il Papa fosse debole, +perciocchè coi suoi decreti avesse concitato contro di sè tutti i +maggiorenti laici ed ecclesiastici dell’Impero; ma s’ingannava della +forza che credeva di avere pronta a’ suoi servigi, e i nemici di +Gregorio lo ingannavano, dandogli a credere che il Papa si trovasse +in condizioni disastrose a Roma, per ciò solo che il cardinale Ugo, +scomunicato e irrequieto, erane il più acerbo accusatore innanzi +al Sinodo di Worms, cui si dava l’aria di assistere con autorità di +ambasciatore dei Romani[228]. Può darsi che delle lunghe e puerili +litanie di delitti che si apponevano a carico di Gregorio dubitassero +gli stessi più fieri nemici del Papa; nondimeno il sentimento di +libertà commoveva la Chiesa nazionale tedesca contro a un Papa +avido d’impero, che privava l’Episcopato dell’ultimo avanzo di sua +independenza, destituiva Vescovi senza inquisizioni sinodali, eccitava +le comunità stesse a ricusar loro obbedienza ecclesiastica; a un Papa +che fuor della sua persona pareva non iscorgere nel mondo altro che +sudditi. Prima d’ogni altra cosa dunque Enrico chiamò in armi contro il +Pontefice la Chiesa nazionale minacciata ed i Vescovi. + +Oggidì il Papato non è che la ruina di quello che fu: la sua podestà +teocratica sopra i Re ci sembra una leggenda meravigliosa; eppure +oggidì ancora, quando leggiamo gli atti di quel tempo, noi, freddi e +calmi spettatori dei fatti delle età trascorse, respiriamo qualche poco +dei suoi bollori, delle sue passioni. Il Re scriveva così al Papa: + +«Enrico, re non per usurpazione ma per volontà santa di Dio, a +Ildebrando non papa, ma infinto frate. + +»Questo saluto ti meriti, seminatore di zizzania, tu che maledici +ogni gente della Chiesa, invece di benedirla. Ti dirò brevi parole: +gli Arcivescovi, i Vescovi e i preti calpestasti sotto a’ tuoi piedi, +come schiavi privi di volontà. Li tratti tutti da ignoranti, te solo +tieni per sapiente. Ogni cosa tollerammo per reverenza della cattedra +apostolica; ma tu scambiasti reverenza per tema, e ti ribellasti +perfino contro la podestà regia che Dio ci concesse, e minacciasti +torcela, quasi che la signoria e l’impero stessero non nelle mani di +Dio, ma nelle tue. Cristo chiamò noi all’Impero, non te al Papato. Te +lo guadagnasti con cabale e con falsità; disprezzasti la tua tonaca +monastica, e con denaro ti procacciasti favore, con favore armi, con +armi la cattedra di pace, e la pace ne bandisti, poichè armasti i +sudditi contro ai signori, predicasti lo sprezzo contro ai Vescovi +ordinati da Dio, e desti facoltà perfino agli uomini secolari di +deporli e di condannarli. E tu vuoi deporre me, re incolpevole cui Dio +solo giudica, se i Vescovi dichiararono che a Dio solo si spettava +di pronunciare sentenza sopra un Giuliano apostata? Non è Pietro, +pontefice vero, che dice: Temete Iddio, riverite il Re? Ma tu non temi +Dio, e perciò non riverisci me che sono ordinato da lui. Te colpisce +l’anatema di san Paolo, te condanna il giudizio di tutti i nostri +Vescovi, e ti dice: Scendi della sedia apostolica che usurpasti, +acciocchè altri la occupi che non faccia violenza alla religione, ma +insegni la pura dottrina di Pietro. Io, Enrico, re per grazia di Dio, +ti grido con tutti i nostri Vescovi: scendi, scendi»[229]! + +Così diceva Enrico a Gregorio in quella lettera che è prezioso +documento di quest’età. La deposizione del Pontefice decretata da un +Sinodo tedesco, illegale perocchè pronunciata da una sola parte senza +che l’altra si ascoltasse, fu un fatto inaudito negli annali della +Chiesa; tutto l’Occidente ne fu commosso. Frattanto i legati regî +valicavano le Alpi; gli ottimati e i Vescovi lombardi gli accoglievano +con giubilo grande, si congregavano a Piacenza, aderivano alle +deliberazioni di Worms, e anche da parte loro deponevano il Papa. + +Rolando, ch’era un prete del basso clero di Parma, fu incaricato di +recare a Roma i decreti di Worms e di Piacenza: quanto ai Romani, +eziandio ad essi Enrico aveva indiritto un bando, in cui, da loro +patrizio, gli ammoniva a disertar la fede di Gregorio e ad eleggere +un novello papa[230]. E giova considerare che, sebbene Enrico non +fosse imperatore, la dignità del Patriziato romano gli offeriva un +apparente fondamento giuridico a procedere contro il Papa, perocchè, +anche nella deposizione che faceva promulgare contro di Gregorio egli +facesse appello a quella sua podestà. Il messaggiero arrivò il giorno +innanzi alla riunione (addì 22 Febbraio) di un Concilio, che s’aveva +ordinato raccogliersi in Laterano. Aperta la sua prima tornata col +solito canto di un inno, si presentò Rolando, e impavidamente disse +al Papa: «Il signor mio, il Re, e tutti i Vescovi di là dai monti, ti +comandano di scendere incontanente dalla cattedra usurpata, avvegnaddio +senza la volontà di loro e dell’Imperatore nessuno possa pervenire a +siffatta dignità. Voi tutti, o fratelli», e qui l’oratore si rivolse +al clero, «cito a comparire per le future Pentecoste al cospetto del +Re, e ivi dalla sua mano riceverete un Pontefice, poichè questi qui +presente non è papa, ma lupo vorace.» Cotali parole furono accolte +da grida d’indignazione; i congregati s’alzarono furibondi dai loro +scanni; il Cardinale di Porto gridò che si pigliasse il mariuolo; e +il Prefetto della Città si scagliò colla spada nuda su Rolando. Forse +un fanatico colpo di spada avrebbe mandato a rotoli l’audace edificio +di Gregorio, ma il Papa si frappose prestamente, e impedì l’uccisione +dell’ambasciatore. + +Tornata la calma, il Sinodo si mise all’opera con energia. I Vescovi +lombardi e tedeschi, che avevano sottoscritto i decreti onde dicemmo, +furono scomunicati, e Gregorio, fin da quando incominciò il Concilio, +ebbe il contento di accogliere alcuni di quei prelati tedeschi, che +pieni di temenza erano corsi di qua delle Alpi a gettarglisi ai piedi. +Quanto al Re, il Sinodo chiese che si punisse colla massima pena della +scomunica ecclesiastica; e frattanto l’imperatrice Agnese assisteva +nella basilica alle sessioni di un Concilio, di cui ogni parola che +v’era pronunciata, parve scendere grave grave a trafiggerle il cuore. +La vedova del forte Enrico, allontanatasi dal suo figliuolo, s’era data +in balìa dei preti romani; però il fumo degl’incensi che ella respirava +in Roma, non poteva averle intieramente assopito i suoi sentimenti di +madre[231]. + +L’anatema di Gregorio corse il mondo come un fulmine vero, e come +fulmine colpì la testa del primo monarca della Cristianità. Giammai +la folgore di una scomunica operò effetto pari. Tutte le censure de’ +Papi sono state inerte cosa rimpetto a questa di Gregorio ch’ebbe tanta +efficacia nella storia universale, da metter in fuoco l’Occidente: +spettacolo orribilmente sublime di quel tetro medio evo, e diverrà +sempre più meraviglioso quanto più la gente umana, progredendo nel suo +cammino, si discosterà da quell’età. + +La fede universale poneva in grembo al capo della Chiesa la podestà +di benedire e di maledire, e nessuna potenza mondana gli contestava +il diritto delle censure ecclesiastiche. I Re, come tutti gli altri +laici, erano soggetti alla disciplina della Chiesa, e il superbo +Gregorio poteva sclamare: «Quando Cristo disse a Pietro, pasci le mie +pecorelle, ne ha forse eccettuato i Re?» Anatemi erano le armi dei +Pontefici reputate legittime; or doveva un Gregorio tenere a schivo +di adoperarle contro un Principe che con abusi metteva a soqquadro +la Chiesa, e aveva deposto il Papa? Tuttavolta l’audacia inaudita di +questo anatema commosse il mondo. Infatti non s’era ancora sollevata +tanto alto l’idea dell’autorità del Papa che non mettesse spavento +l’opera sua onde aveva scomunicato il Re dei Romani; e più meraviglia +metteva l’arroganza, finora senza esempio, per cui il Vescovo romano +promulgava essere il capo dell’Impero decaduto delle sue corone, e +ne scioglieva i sudditi del loro giuramento, e seminava così per le +terre odio e ribellione[232]. Potranno i secoli venturi farsi un’idea +adeguata che furonvi tempi in cui il Papa derivò da un pacifico e +poveretto Apostolo una potenza così simile a quella di Dio? L’età +nostra, che in qualche modo non si discosta ancor molto dal medio +evo, omai stupisce gravemente allorchè pensa che usurpazione tanto +enorme della maestà divina s’arrogò un meschino mortale, figlio fugace +di un’ora brevissima, un uomo che benedicendo o condannando vuole +imperare all’eternità, lui, l’uomo che il soffio di un minuto incerto +può schiacciare, senza che pur traccia ne resti. La è pur mostruosa +la grandezza di quel sacerdozio dei tempi di mezzo, che si elevò così +temerariamente sopra i limiti del finito! + +La novella che il Re romano era deposto destò per tutto Occidente una +sensazione grande, da non potersi credere. Tutto l’Impero romano (dice +un Cronista di quell’età) ne tremò; il giudizio degli uomini andò +stravolto da un’azione così inaudita, in quello che i preti rovistavano +gli annali del Papato per trovarne di che giustificare Gregorio con +somiglianti avvenimenti dei tempi trascorsi, e speravano di acchetare +il malcontento e le meraviglie con qualche esempio di autorità +vescovile, che per verità a questo caso mal si acconciava[233]. + +Enrico e Gregorio, adesso nemici a vita e a morte, erano entrambi +entrati nella stessa lizza per assalirsi; entrambi s’erano l’un l’altro +deposti; entrambi avevano abbandonato il terreno del diritto, e s’erano +arrogata un’autorità che non avevano. Però non combattevano ad armi +eguali. Un Re di quel tempo, se anche impugnava una spada di eroe, era +un inerme contro un Papa che impugnava il dardo della scomunica. Un +Re che combatteva contro un Papa, era un uomo di forze ordinarie alle +prese con un mago. Enrico s’era cacciato in questa mischia con impeto +cieco; Gregorio invece aveva combinato con savia arte il suo piano di +guerra; e il Papa, che apparentemente non aveva alleati, poteva alla +fine schierarne in campo più, e più forti che il suo regale nemico. + +Entrambi avevano indole despotica; ma l’arbitrio del Re si frangeva +di contro all’opposizione costituzionale che gli movevano gli Stati +dell’Impero, laddove la possanza gerarchica che il Papa esercitava +su’ Vescovi e su’ Concilî, non avea più limiti. L’animo leggiero +di un Principe vizioso attenua la sollecitudine che sentiremmo +delle sue sorti; ed i veri abusi onde la Chiesa verminava e ch’egli +proteggeva rendevano desiderato il trionfo del Pontefice, fino a tanto +che ei prendeva quelli di mira. Tuttavolta l’intemperante disegno +dell’infallibilità e dell’onnipotenza pontificia che Gregorio scriveva +sul suo vessillo, è cosa che spaventa la mente di chi deve giudicarne, +e affievolisce la nostra sollecitudine per quella salutare riforma, +anche se sia duopo riconoscere che era necessità di liberare la Chiesa +dalla servitù politica. Sebbene v’abbiano dei dubbî sul vero tenore +dei ventisette Articoli che furono inseriti nei Regesti di Gregorio, ad +ogni modo ci giova fermarci sui più notevoli, avvegnachè corrispondano +in tutto e per tutto allo scopo che Gregorio VII si propose, e a ciò +che egli stesso professò apertamente nelle sue lettere. + +«Dio solo fondò la Chiesa romana. Non altri che il Papa ha diritto di +promulgare nuove leggi, di fondare nuove comunità, di deporre Vescovi +senza bisogno di decisioni sinodali. Egli solo ha diritto di servirsi +delle insegne imperiali. Ei solo porge il piede al bacio di tutti i +Principi. Soltanto il suo nome è invocato in tutte le Chiese. Il suo +nome, papa, è uno al mondo. Ha diritto di deporre Imperatori. Ei può +sciogliere i sudditi dalla loro fede verso reggitori ingiusti. Senza +della sua autorità nessun capitolo, nessun libro è canonico. Le sue +sentenze non ammettono sindacato. A nessuno è lecito di giudicarlo. La +Chiesa romana non errò mai, nè fallirà mai in tutta la eternità, come +attesta la sacra Scrittura. Tosto che il Papa è consecrato secondo +i canoni, diventa santo pei meriti di san Pietro. Quegli soltanto è +cattolico che crede colla Chiesa romana»[234]. + + +§ 5. + +Gli Stati dell’Impero in Germania si staccano da Enrico IV. — +Egli si sveste della podestà regia. — Valica le Alpi per mendicare +l’assoluzione dalla scomunica. — Suo suicidio morale a Canossa (1077). +— Grandezza morale di Gregorio VII. — I Lombardi disertano il Re. — +Questi si riaccosta ad essi. — Muore Cencio. — Muore Cinzio. — Muore in +Roma l’imperatrice Agnese. + +Enrico ricambiò l’anatema coll’anatema, ma presto conobbe quale e +quanta fosse la potenza del suo avversario romano, che destramente gli +seminava nella stessa sua terra la ribellione, offeriva ai maggiorenti +la prospettiva attraente del trono, armava fanatismo e superstizione, +quei due alleati formidabili della podestà sacerdotale, seduceva +clero, nobili e popolo di Alemagna a disertare la bandiera di un +despota scomunicato, ed a scegliersi un altro Re, cui egli, papa, +tostochè l’avesse trovato uomo degno, voleva impartire la consecrazione +apostolica. Se Enrico avesse posseduto forza vera di monarca avrebbe +sopportato senza gran danno l’anatema; per lo contrario la sua +podestà d’impero non riposava che sopra il fondamento mal securo della +feudalità, ed era soltanto a questo organamento che i Papi andavano +debitori della buona riuscita dei loro disegni[235]. + +La storia dell’Impero tedesco descrive qualmente Principi, Vescovi e +non tutto ma molto popolo abbandonassero un Re ch’era temuto e odiato +se non pure sprezzato; a noi basta osservare che fu precisamente il +partito tedesco a lui avverso, che gittò nell’obbrobrio umiliante di +Canossa questo Re fornito di alti pregi e valoroso in guerra, ma roso +da passioni scapigliate. Alemagna, ribellantesi per motivi politici, +gli era per due buoni terzi ostile, e parteggiava per Roma; i suoi +nemici potenti, Guelfo di Baviera, Rodolfo di Svevia e Bertoldo di +Carinzia disprezzavano l’invito con cui gli aveva chiamati a Worms, +ed anzi eglino stessi convenivano a Treviri coi legati pontificî. +I Principi s’impaurivano dei suoi intendimenti monarchici, e questa +temenza e la sciagurata loro smania di parteggiare gli alleavano a +Roma. A nulla valevano le istanze del Re, che gli scongiurava affinchè +nella sua persona non insultassero alla dignità della patria e +dell’Impero. L’assemblea di Treviri tradì la patria, poichè riconobbe +come di buon diritto le audacie del Pontefice che aveva scomunicato +il Re, e conseguentemente riverì in lui la podestà di farsi giudice e +arbitro dell’Impero. Essa protestò che Enrico sarebbe destituito se +per il giorno 2 Febbraio 1077 non fosse prosciolto dalla scomunica; +in quel dì un parlamento raccolto in Augusta sotto la presidenza del +Papa avrebbe pronunciato giudizio di lui: fino a quel tempo doveva egli +vivere a Spira in condizione di uomo privato. Il Principe scoraggito +subì un vitupero quale appena un Carlo il Calvo avrebbe tollerato; +ritrattò i decreti pronunciati contro il Papa, e si ritirò a Spira. + +Gregorio, che i Tedeschi avevano invitato ad andare ad Augusta, +annunciò loro che si sarebbe ivi recato. Ma mentre quegli attraversava +le terre della sua amica, Enrico veniva a cerca dell’assoluzione, +e con poca accompagnatura, arrampicandosi per sentieri battuti dai +banditi, valicò i ghiacciai del Moncenisio, orrenda via in quella +stagione invernale. Il Re era uomo cui mancava fermezza di propositi, +laonde si buttava d’uno in altro eccesso: trovatosi abbandonato, gettò +lungi da sè le armi, e dal culmine della superbia regia si lanciò nel +vortice della più profonda vergogna, nè più nè meno di un suicida, +e si prostrò alle ginocchia del nemico suo, che, stupefatto egli +stesso di quel che avveniva, gli impose il piede sul collo. Udendo +che Gregorio era in procinto di venire in Germania, il suo intelletto +gli suggerì di impedirnelo: un uomo di cuore avrebbe raccolto un +esercito e si sarebbe gettato fra il Pontefice e l’Alemagna, ma Enrico +avea dell’astuzia, non genio. La prima spedizione che imprendeva +in Italia il figliuolo di quell’Enrico III, le cui soldatesche +coperte di ferro avevano fatto tremar tutto il paese, offre il gramo +spettacolo di un esule scomunicato, di un peccatore mendico che viene +in pellegrinaggio penitente; è il trionfo della superstizione che +la vince sull’intelletto e sul sentimento di onore, però è eziandio +una grande vittoria che la forza morale, rappresentata dalla Chiesa, +consegue sopra despoti rozzi. Quel po’ di bello che si mesce in tanto +brutto a mitigare il vitupero della venuta di Enrico si è la commovente +tenerezza della sua sposa, la ripudiata di un tempo, che adesso con +grande amore divide seco lui le traversie e i pericoli. + +Come Enrico comparve in Italia, Lombardia lo salutò con gran giubilo. +Gli Italiani del settentrione avevano veduto Re tedeschi scender +dalle Alpi soltanto per muovere a Roma da prepotenti a intronizzarvi +o a deporvi Papi, ed a prendersi l’Impero; laonde eglino credettero +ch’ei fosse venuto per rovesciare dalla sua cattedra Gregorio «nemico +dell’uman genere». Da molte città dell’una sponda e dell’altra del +Po numerosi vassalli accorsero a lui, e Gregorio, facendo sosta a +Mantova, si ricoverò a Canossa, che era un castello di Matilde, e vi +si rinchiuse. Frattanto il Re ascoltava i discorsi dei Conti e dei +Vescovi, e il suo cuore trambasciato ondeggiava fra l’orgoglio e la +paura che in pari tempo se lo disputavano. Però, indicibile cecità era +la sua; e, simile ad uomo accalappiato dagli incantesimi di un mago, +il giovine ributtò i Lombardi, e si gettò in braccio ad una vera morte +morale. Lo spaventava la Dieta di Augusta che era prossima a radunarsi; +la vergogna gli inceppava il piede, ma l’angustia lo spronava a correre +a Canossa, le cui torri fatali finalmente gli apparivano in vista. +Colà, dietro una triplice cinta di mura, stavansi un prete che lo +aveva maledetto, e una femmina che copriva quel prete sotto lo scudo +della sua protezione, nel tempo stesso che ogni giorno Vescovi di +Germania, affranti dai rimorsi, arrivavano al castello per implorare +la assoluzione. Enrico entrò in negoziati per ottenerla; e alcune +donne, la contessa Matilde e la contessa Adelaide suocera di lui, si +frapposero paciere da sorelle pietose. + +Nella storia del Papato vivranno eternamente splendidi due episodî, +monumento della grandezza spirituale dei Pontefici; Leone innanzi cui +indietreggia Attila terribile conquistatore, e Gregorio avanti cui +s’inginocchia Enrico IV in abito di penitente. Però chi consideri +questi due avvenimenti celebri nel mondo, ne proverà sentimento +diverso; il primo lo indurrà a venerazione di una grandezza morale +purissima, il secondo non gli desterà altro senso che di meraviglia +di un animo quasi sovrumano. Tuttavolta la vittoria del monaco inerme +ha più diritti all’ammirazione del mondo che tutte le vittorie di +Alessandro, di Cesare o di Napoleone. Le battaglie che i Papi del medio +evo combatterono non furono guadagnate con ferro e con piombo, ma con +potenza morale; ed è appunto l’uso o l’efficacia di mezzi così sottili +e morali che talvolta rendono il medio evo più grande dell’età nostra. +Rincontro a Gregorio Napoleone non è che un barbaro. + +Tre giorni stette lo sventurato Re aspettando fuor della porta più +riposta della rocca, a piè nudi nella neve, coll’abito di penitente +gettato sulle sue vestimenta, supplicando di essere accolto, e +amaramente piangendo. Gregorio traeva in lungo, non fidandosi di un +Principe incostante; ed era cosa naturale: tuttavolta l’umiliazione +che subiva, rendeva il Re oggetto di commiserazione, e la durezza del +Papa dovette sembrare crudele financo a Matilde[236]. Finalmente il +Pontefice assolse l’avvilito Re (questo avvenne a’ 18 di Gennaio), ma +in quell’istesso punto ne fece a brani la dignità regia: comandò che +deponesse nelle sue mani la corona, vivesse da uomo privato fino a +tanto che un Concilio lo giudicasse, promettesse con giuramento che, +ove fosse riposto in trono, sempre avrebbe obbedito al volere del +Papa[237]. Gregorio comprendeva che il Papato per mezzo suo celebrava +in quell’istante un fasto imperituro nella storia del mondo; tuttavia +gli è in cosiffatti momenti di trionfo che un animo ben fatto rammenta +la inanità di ogni grandezza, onde lo incoglie un sentimento mesto +di pietà e di perdono. Un dì Ottone I aveva versato lagrime vedendo +un Papa dappoco, che supplichevole gli tendeva le braccia; ed anche +Gregorio pianse di commozione vedendo il Re dei Tedeschi, il capo +supremo dell’Occidente, gettarsi lacrimoso ai suoi piedi sul nudo +terreno. Però nell’animo di bronzo del frate romano le tenerezze +non durarono che un volger di ciglia, e la calma maestosa in cui +si ravvolse compiendo il suo giudizio su di Enrico, lo circonda di +sublimità tremenda. + +«Se io», diceva mentre spezzava l’ostia, «se io son colpevole di +quel che mi si accusa, mi uccida in questo istante quest’ostia»; e +la consumò fra le grida di giubilo del popolo commosso a fanatismo; +e freddo e calmo offerse l’altra metà al Re perchè si assoggettasse a +pari giudizio di Dio. Dinanzi questa orribile prova che sostenne senza +dignità, Enrico si accasciò in un deplorevole nulla. Buon per lui che +non diventò spergiuro come Lotario; e forse tuttavia la vergogna di +questo istante risvegliò nel fondo del suo cuore spiriti virili, e +moralmente lo ritemprò. + +Tutte le cose umane hanno un limite di altezza e di decadenza, donde +poi scendono e si rialzano. Quello stesso momento vide Gregorio +all’apogeo della sua fortuna, Enrico nella profondità della sua +miseria; quegli lentamente andò declinando a proporzioni ordinarie, +questi lentamente andò risorgendo. Come uomo che si risveglia da un +sogno spaventoso, il Re uscì di quel castello in cui aveva spogliato +la dignità dell’Impero e la grandezza de’ suoi padri, ed un silenzio +glaciale come di tomba, fu tutto quel che trovò in Lombardia. I prodi +Lombardi che erano ancora in armi, si distolsero da lui con isprezzo; +i Conti, i Vescovi gli voltarono le spalle o lo accolsero freddamente; +le città in cui germogliavano vigorosi gli spiriti republicani, si +rifiutarono di dargli albergo, ovvero con lentezze sprezzanti gli +sporsero provvigioni fuor delle loro mura. Un sentimento di mal animo +serpeggiava per l’Italia settentrionale; Enrico aveva esposto la corona +a un obbrobrio incancellabile; essi erano stati pronti a combattere il +nemico comune uniti con lui, ed egli aveva traditorescamente fatto la +sua pace vergognosa: volevasi dunque porre il piccolo Corrado nel luogo +del suo imbelle padre, con quello volevasi muovere a Roma, coronarvelo +imperatore, discacciare Gregorio, eleggere un altro Papa[238]. + +Enrico aveva appena lasciato Canossa, che diventò lo zimbello di un +nuovo conflitto. Se egli, come protestò ai Lombardi, abbia cercato +l’assoluzione non per altro che per riacquistar libertà e vendicarsi +del Papa, non v’ha alcuno che non deva condannarne la falsità e scusare +la severità del Pontefice. Soltanto che un profondo conoscitore del +cuore umano qual si era Gregorio, doveva predire a sè medesimo che +egli avrebbe potuto bensì infliggere la massima onta ad un Principe +fervido di passioni, ma non costringerlo a tollerarla per tutta la +vita: la intemperanza della vittoria si ritorse naturalmente a danno +di Gregorio. Colla sua buona ragione rifiutò al Re ciò che questi gli +chiedeva, di torre in Monza la corona d’Italia; Enrico tenne ancora +un tratto i Lombardi lontani da sè, indi cercò di riconciliarsi +con loro, ed a Piacenza ricevette i suoi partigiani che con maschia +dignità avevano respinto l’assoluzione che il Papa loro aveva offerto +da Canossa. Guiberto di Ravenna gli si avvicinò, e così anche Cencio. +Questo Romano doveva meravigliare d’un Re che s’era gittato nella +polvere innanzi a quello stesso Papa, che egli poco tempo prima aveva +trascinato per i capelli fuor di una chiesa; e adesso ei veniva a Pavia +per ritentare la sua buona fortuna contro Gregorio, ma Enrico, così +almeno pare, si faceva scrupolo di accoglierlo. Il Romano sitibondo di +vendetta si poneva a sentinella fuor delle porte di Canossa, ed era +infaticabile a combinar piani e a ordire congiure, quando di repente +moriva a Pavia. I Gregoriani fecero grandi allegrezze che l’inferno +s’avesse inghiottito Catilina, ma i banditi dal Papa, coll’arcivescovo +Guiberto alla testa, accompagnarono con ostentazione di pompe il loro +amico alla sepoltura[239]. + +Se l’inferno avrà fatto un boccone dell’empio Cencio, il paradiso avrà +dischiuso le sue porte al pio Cinzio. Il Prefetto della Città, cui +Gregorio durante la sua assenza aveva confidato il governo di Roma, +morì sul finire dell’estate di questo stesso anno 1077, trucidato in un +agguato che Stefano, fratello di Cencio, gli aveva teso nella Campagna. +I Romani del suo partito lamentarono la morte del loro Prefetto e la +vendicarono; presero d’assalto la rocca di Stefano, s’impadronirono +di lui, piantarono innanzi al san Paolo la sua mozza testa, e i socî +che lo avevano ajutato a commettere l’assassinio, punirono di morte o +di bando[240]. Così Cinzio divise la sorte di Arialdo e di Erlembaldo, +amici suoi. Anche alla tomba di lui accorsero in gran folla i credenti, +e il Prefetto, che vivente gli aveva talvolta edificati con prediche, +operò adesso in morte miracoli, come a un martire si conveniva. I suoi +avanzi mortali, deposti in un sarcofago di marmo nel «paradiso» del san +Pietro, furono colà venerati per tempo lungo[241]. + +Addì 14 Dicembre, lo seguì nella fossa la sventurata madre di Enrico. +Ella morì in Laterano, angosciata del figliuolo ch’era caduto in tanto +profonde miserie. Il suo cadavere fu sepolto presso al san Pietro, +nella cappella di Petronilla; ella ed Ottone II furono i soli Re di +nazione tedesca che abbiano avuto tomba in Roma[242]. + + +§ 6. + +Enrico IV prende animo a restaurare la dignità del regno. — Rodolfo di +Svevia, antirè. — Enrico torna ad Alemagna, Gregorio a Roma. — Entrambi +cercano l’amicizia di Roberto Guiscardo. — Cadono gli ultimi Dinasti +longobardi nell’Italia meridionale. — Uno sguardo al passato del popolo +longobardo. — Roberto presta in Ceprano giuramento di vassallaggio a +Gregorio VII. — Guglielmo il Conquistatore e Gregorio VII. — Il Papa +riconosce Rodolfo per re, e scomunica una seconda volta Enrico IV. — +Guiberto di Ravenna, antipapa. — Mutazione di fortuna. + +Il maschio pensiero di restaurare nuovamente la dignità del regno si +afforzò nell’animo di Enrico, dai cui occhi cadde adesso il magico +velo. Ei comprese chiaramente qual fosse la missione sua, e la +intraprese con coraggio di eroe, laonde vediamo questo Principe nella +seconda metà della sua vita lottare da guerriero valoroso contro la +podestà del Pontefice romano, sì come dopo di lui la combatterono gli +Hohenstaufen, alla cui celebre famiglia fu egli che concesse la duchea +di Svevia. + +I ribelli tedeschi avevano invitato il Pontefice ad andarne a +Forcheim, dove, nel mese di Marzo, volevasi pronunciare giudizio +sul Re. Lui pertanto Gregorio ammoniva che si presentasse, e che gli +desse salvocondotto a Germania, conformemente al patto conchiuso a +Canossa. Ma Enrico, rispondendo in termini ambigui, cercò di impedire +quell’andata, e il Pontefice spedì allora legati suoi proprî ad +Alemagna. Intenzione di lui doveva essere non già di schiacciare il Re +umiliato, bensì di farne un vassallo della santa Sede, di costringerlo +a rinunciare al diritto di investitura ed a riverire tutti gli +altri comandamenti di Roma. Però la repentina elezione di un Antirè +sconvolgeva tutti i suoi piani; chè, ai 13 di Marzo dell’anno 1077, +Rodolfo di Svevia era eletto re di Germania alla presenza dei legati +pontificî, e promulgavasi essere Enrico destituito. L’esaltazione +dell’Antirè, alla quale Gregorio più tardi con giuramento solenne +protestò di non aver avuto parte alcuna, addusse un’imprevista +mutazione di tutte cose, e restituì un novello impulso di corrente agli +avvenimenti che fin qua s’erano arrestati ristagnando. Quell’elezione +mandò a monte il trattato di Canossa, e fece che gli avversarî di +Enrico in Germania si tramutassero in gente ribellata a quel Re, che +il Papa aveva pur dianzi assolto[243]. Prudenza imponeva per certo a +Gregorio di tenersi qualche tratto indeciso, affine di trar profitto +di quella condizione privilegiata di arbitro fra due Re, nessuno dei +quali egli riconosceva per tali: così infatti un cambiamento quasi +meraviglioso di potenza, aveva tratto l’Impero tedesco in quelle stesse +condizioni nelle quali s’era trovato il Papato a’ tempi di Enrico +III. Enrico fu costretto a correre in Alemagna, a combattervi per +difendere la sua corona; pose Tebaldo arcivescovo di Milano e Dionisio +di Piacenza da suoi vicarî in Italia, e nell’Aprile valicò le Alpi per +tornarsene al suo paese. Questa patria che aveva lasciata con sì poca +dignità regia, rivide adesso da re, ed è mirabile cosa contemplare +quest’uomo scapestrato rialzarsi dell’umiliazione sofferta in Italia, +rifatto forte guerriero. La sua persona bella e maestosa, i suoi modi +regî, la sua energia e il suo ardimento si rivelano adesso per la prima +volta, uscendo dell’oscurità in cui s’erano occultati, e provano che +nelle sue vene scorreva il sangue dei più gloriosi Principi dell’Impero +tedesco. + +Frattanto dalle castella di Matilde, Gregorio udiva le grida di +battaglia e di sfida che gettavano i Lombardi, coi quali Enrico +s’era del tutto pacificato. Privilegî dati da lui rafforzavano le +giovani libertà delle città, e Italia temeva l’ambizione di regno +di un grande Pontefice, più che la supremazia d’impero di un Re +indebolito. I Lombardi di ogni città e tutta Romagna inalberarono la +bandiera di Enrico[244], interchiusero a Gregorio i passi delle Alpi, +imprigionarono i suoi legati, e ormai nel Maggio poco mancò che in una +dieta di Roncaglia rinnovassero i decreti pronunciati a Piacenza, e +deponessero il Papa. Soltanto le soldatesche di Matilde impedirono che +colle armi lo assalissero. + +Gregorio rimase ancora qualche mese nell’Italia settentrionale, indi +conobbe che gli era impossibile di toccare il suolo di Germania. +Tornato nel Settembre a Roma, dovette capire d’aver posto il piede in +un avvillupato labirinto, e che soltanto adesso sarebbe cominciata +quella lotta colla monarchia germanica, che egli aveva sperato in +sì breve tempo di condurre a termine. Per verità trovava la Città +tranquilla, ma quello che lo angustiava era il progredire de’ Normanni. +Enrico faceva a tutt’uomo di ridurlo a mal punto con questi formidabili +nemici, ma l’astuto Roberto Guiscardo con grande abilità non si +dichiarava per lui, nè per il Papa. Non imprese del Re su di Roma, non +spedizioni guerresche del Papa turbavano più i suoi disegni, laonde +imprendeva a sottomettere la Campania, dove Amalfi gli dava opportunità +di volgere le sue armi contro Gisulfo di Salerno suo cognato, ch’era un +despota crudele e amico fervidissimo di Gregorio[245]. Indarno cercò il +Papa di impedirne la caduta, chè Roberto strinse alleanza con Riccardo +di Capua, fin adesso rivale suo, indi nel Maggio 1077 assediò Salerno, +conquistò la città, e costrinse eziandio Gisulfo, ch’era chiuso nella +cittadella, ad arrendersi. L’ultimo Principe longobardo, figlio di quel +Guaimaro che in antico era stato un sì magnifico signore, ne trasse +salve la miserabile vita e la libertà; il Papa con gran dolore lo +ospitò in Roma; quivi lo adoperò a’ suoi servigi, e, come vien detto, +lo pose da rettore della Campagna romana[246]. + +In siffatto modo scomparvero gli Stati longobardi dell’Italia +meridionale, dove per trecento anni avevano tenuto testa agli +Imperatori d’Oriente e d’Occidente, ai Papi ed ai Saraceni. +Meravigliosa fu la tenacia con cui si mantenne la razza del popolo +longobardico; quantunque la sua lingua antica si perdesse nell’idioma +romano, il suo sangue si conservò tuttavia in alcune famiglie, che con +grande orgoglio derivarono la loro origine dai conquistatori discesi +con Alboino. Ancor giù nel secolo duodecimo, i documenti dell’Italia +meridionale sono pieni di questi nomi longobardi antichi, Machenolfo, +Landolfo, Pandolfo, Adenolfo, Gisulfo, ovvero di questi altri, Maraldo, +Castelmanno, Romualdo, Audoaldo, Musando, Ademaro, Litto, Arechi, +Radelgrimo, Adelberto, Adelfaro, Radelchi, Guiselgardo, Roderico[247]. +È bella gloria del popolo longobardo di aver avuto una nobile ed +efficace parte a comporre la nazione italiana. La sua razza s’ebbe +ostinatamente conservata da dominatrice, e per un cinquecento anni fu +la veramente libera d’Italia, protetta dal giure longobardico, che Re +savî in mezzo alla barbarie, diedero un tempo all’Italia a vece del +codice di Giustiniano: quella legislazione non cessò che dopo la prima +metà del secolo duodecimo. Nei libri di questa Storia abbiamo spesse +volte notato che in un periodo lungo di tempo furono pur sempre uomini +longobardi i quali stettero a capo degli avvenimenti e della cultura +d’Italia; e la cosa durò fino alla contessa Matilde, a Gregorio VII ed +a Vittore III, illustri ornamenti del popolo longobardico in questa sì +tarda età[248]. + +Roberto volle adesso far suo anche il pontificio Benevento, in quello +che Riccardo, conformemente a’ patti, cingeva Napoli di assedio. +Gliene dava pretesto l’asilo che Gisulfo aveva trovato a Roma; e la +morte di Landolfo VI, ultimo principe che non lasciava discendenza +e che avevane tenuto il trono solo perchè era stato vassallo feudale +del Papa, lo allettava a conquistare la città. Sulla fine dell’anno +1077 pose campo innanzi a Benevento, e mandò sue milizie di scorridori +nella Campagna romana, nella Marca di Ancona, sulle coste di Tuscia, +nel territorio de’ Marsi, nella Marca di Spoleto. Però la resistenza +gagliarda di Benevento gli fu d’intoppo; lui non iscosse la scomunica +di Gregorio, sibbene l’arte politica del Papa rese vacillanti i +Principi di Capua[249]. Riccardo morì davanti a Napoli nell’Aprile +1078, riconciliato colla Chiesa; il figliuol suo Giordano capì ciò +che il Papa gli fece rappresentare, che alla fine i buoni successi di +Roberto lui pure avrebbero precipitato in ruina; quindi fu che egli +levò l’assedio di Napoli, giurò in Roma vassallaggio al Papa, si alleò +coi Beneventani, pose il guasto al campo di Roberto, chiamò a rivolta +i Baroni delle Puglie e delle Calabrie, e costrinse così il Guiscardo +a venir col Papa a’ patti. Gregorio, da quell’uomo prudente ch’era, si +fe’ vedere condiscendente, chè gli bisognava adesso la protezione de’ +Normanni contro ad Enrico, avvegnachè proprio adesso fosse apertamente +venuto con lui a una seconda rottura, ed il Re già s’apparecchiasse +a muovere contro di Roma. Non è che una favola che egli adescasse +il temuto Normanno colla prospettiva della corona imperiale; ad ogni +modo gli conferiva abbastanza vantaggi. Andò in persona a Ceperano sul +Liri, ed ivi ricevette, addì 29 Giugno 1080, il giuramento feudale di +Roberto Guiscardo. Il Duca si staccò di Benevento, che adesso diventò +per sempre possedimento pontificio, ma Gregorio non insistette per la +restaurazione di Gisulfo, ed anzi lasciò provvisoriamente in mano del +conquistatore le città di Salerno e di Amalfi, ed anche alcune parti +della Marca di Fermo, tutti possedimenti di san Pietro; poi lo infeudò +delle Puglie, delle Calabrie e di Sicilia. In cambio, Roberto si +obbligò di pagare un tributo annuo, e di difendere la Chiesa, sì come +aveva giurato tempo prima a Nicolò II[250]. + +Di tal guisa, Gregorio in mezzo alle sue condizioni difficili, s’era +fatto di un inimico un amico e un avvocato della Chiesa. L’orgoglio +del Normanno cedette alla ragione politica ed ai suoi grandi disegni +indiritti alla conquista di Grecia; egli si sottopose alla investitura +pontificia che gli fu concessa «per grazia di Dio e di san Pietro»; e +da quell’ora, per più di seicent’anni, i Re delle due Sicilie dovettero +confessarsi vassalli della santa Sede. Gregorio chiese una simile +professione di vassallaggio anche a Guglielmo il Conquistatore, re +d’Inghilterra, il quale, nel tempo medesimo in cui le genti di sua +istessa stirpe s’impadronivano dell’Italia meridionale, aveva fatto sua +la Britannia. Speravano i Papi di guadagnare in Inghilterra la partita, +parimenti come in Italia la avevano vinta, perocchè volessero che anche +ivi i predatori normanni conquistassero la terra, per riceverla indi +da Roma in feudo. Guglielmo aveva assalito Inghilterra col beneplacito +pontificio, inalberando il vessillo di san Pietro; di qui la Curia +romana faceva derivare i suoi diritti di alta signoria su quel paese, +ma il Re si rideva delle pretensioni di Gregorio, e in una lettera +laconica le mandava come stracci all’aria[251]. + +Nel frattempo il Papa era stato costretto a prendere una risoluzione +rispetto ad Enrico, che Bernardo cardinale, legato in Germania, aveva +novellamente scomunicato nel Novembre 1077. I Sassoni inveleniti +avevano assediato d’istanze il Papa affinchè riconoscesse una buona +volta Rodolfo per re, e ripudiasse finalmente Enrico. Così dunque ei +fece nel Sinodo tenuto a Roma nel Marzo 1080; bandì che Enrico era +decaduto dell’Impero di Germania e d’Italia, maledisse le sue armi come +avrebbe fatto un incantatore, riconobbe solennemente Rodolfo come re, +e invocò gli apostoli Pietro e Paolo affinchè mostrassero al mondo che +possedevano la potenza non soltanto di legare e di sciogliere in cielo, +ma eziandio di dare e di torre anche in terra, imperi, principati, +contee e d’ogni maniera possedimenti. L’intemperanza della passione +disfigura omai le fattezze di Gregorio[252]. + +Sennonchè l’efficacia di questo secondo anatema non fu eguale a +quella del primo, chè Enrico adesso, da principe ferrato in guerra, +raccolse lo strale della scomunica sul suo scudo, mentre tutta +l’Italia settentrionale si sollevava in favor suo. Raccolse i diecinove +Vescovi del suo partito, a Magonza, nel dì 13 di Maggio, ed ivi eglino +dichiararono per la seconda volta destituito Pontefice[253]. Così da +una parte e dall’altra si ripetevano gli stessi fatti d’altra volta; +soltanto che Enrico con buona ragione andava adesso più oltre, ed +ai 25 di Giugno 1080, faceva che molti Vescovi d’Italia, congregati +a Bressanone, eleggessero Guiberto di Ravenna a pontefice. La sua +lotta contro di Gregorio assumeva eziandio indole di controversia +ecclesiastica; nell’istesso modo che il Papa lo insidiava in Alemagna +con un Antirè, parimenti da parte sua traeva in campo a combatterlo +un Antipapa. Oltracciò Ravenna era paese tale che grande reverenza +poteva trarne un Antipapa. Da dopo del secolo decimo, quei Patriarchi, +nemici antichi de’ Papi, avevano conseguito potenza degna di principi; +l’Esarcato, provincia ricca e vecchissima dello Stato ecclesiastico, +qual era composto all’età dei Carolingi, s’aveva nel corso del tempo +svincolato completamente da Roma; era diventato possedimento degli +Arcivescovi ravennati, e questi nelle singole città ponevano Conti +loro proprî, e presto infeudavano terre a vassalli ereditarî, mentre +eglino stessi tenevano in feudo l’antico possedimento dei Papi, non per +investitura di questi, sibbene degli Imperatori. + +Un avversario così antico di Gregorio, qual era Guiberto di Ravenna, +iniziato profondamente in tutti i rapporti allora esistenti fra +la Chiesa e lo Stato, doveva necessariamente scendere in lizza +da antipapa, ed era più pericoloso di quello che un tempo avesse +potuto esser Cadalo. Nascita illustre, dottrina, intelletto politico +lo rendevano chiaro; da lungo tempo la sua ambizione aveva inteso +alla tiara e pensato di torla a Gregorio; e adesso aveva titolo di +papa e doveva conquistarsi dal lontano san Pietro consecrazione e +potenza[254]. Di Bressanone andò diffilato in Lombardia; e il Re, +che pel venturo anno aveva deliberato di imprendere la sua spedizione +su Roma, si volse dapprima contro ai Sassoni. Nell’Ottobre perdette +la sanguinosa battaglia combattuta sull’Elster, ma fu in pari tempo +liberato dal suo avversario. Rodolfo cadde morto; l’inverno passò, e la +primavera dell’anno 1081 vide Enrico calare dalle Alpi con un esercito, +per venire a Roma a castigarvi il suo nemico[255]. + +Qui accade una grande mutazione di sorti nella storia fortunosa di +Enrico e di Gregorio. Imperocchè al flusso del destino che finora aveva +sollevato al sommo dell’onda l’audace Pontefice, succedano adesso un +tragico reflusso, la lunga e grave pressura che Gregorio sofferse in +Roma, la sua caduta, la sua morte in esilio. Però il genio meraviglioso +di quest’uomo eroico, se non ha più la potenza di prima, rifulge forse +di luce più viva nel periodo della decadenza, fino a che la sua stella +scompare dall’orizzonte della storia per tuffarsi solitaria e grande +nel mare del tempo. + + + + +CAPITOLO SESTO. + + +§ 1. + +Gregorio VII s’arma contro a’ suoi nemici che s’avvicinano. — Enrico +IV per Ravenna muove su Roma (1081). — Assedia per la prima volta la +Città. — Dopo quaranta giorni ne leva le tende. — Assedia Roma per +la seconda volta nella primavera del 1082. — Si ritira a Farfa. — Va +a Tivoli, dove Clemente III pone residenza. — Devasta le terre della +grande Contessa. + +La città di Roma diventò il teatro della guerra lunghi anni combattuta +fra i due acerbi nemici, Imperatore e Papa; in quei frangenti essa +quasi sommerse, e piombò in siffatta ruina, che se ne segna un’epoca +nuova nella storia del suo decadimento. Questa battaglia memoranda, +di cui Roma fu l’oggetto, non isplende per gesta eroiche come le +anteriori di egual fatta, chè le forze e gli eserciti messi in moto +non erano grandi; tutta volta la importanza della pugna, i casi del +Principe che vi dava assedio e la grandezza morale dell’uomo che era +assediato, le danno un’insolita attrattiva. Enrico IV, Gregorio VII, +Roberto Guiscardo, la grande Contessa sono gli eroi di questa tragedia +medioevale. + +Fino dall’estate dell’anno 1080 Guiberto fu a Ravenna dove raccolse +milizie, in quello che Gregorio faceva a tutt’uomo per riunire +prestamente una crociata contro di lui. Ma i Normanni lo lasciarono in +asso. Quantunque Guiscardo rifiutasse di unirsi in lega con Enrico, +non pure per questo dava bada agli ammonimenti del Papa, anzi andava +armandosi ad una spedizione contro di Grecia, dove voleva condurre un +impostore bizantino sotto la maschera del detronato Michele Ducas; ed +il Papa per necessità era costretto ad approvare siffatto proposito, +sebbene proprio adesso lo privasse dell’ajuto dei Normanni. Giordano +di Capua si metteva dalla parte di Enrico, laonde Gregorio non poteva +contare che sul solo soccorso di Matilde. + +Però, all’avvicinarsi del suo nemico, il Pontefice stette aspettandolo +con cuore intrepido degno di un Belisario, e dietro le vecchie mura +di Roma volle imitare l’esempio di quell’antico. Caduto l’Antirè si +aveva sollecitato Gregorio a conciliarsi con Enrico; gli si diceva +che di Germania nulla poteva sperare, e che i vassalli della Contessa +reputavano follia la resistenza di lei; tuttavia egli non cedette, +esortò i Tedeschi ad eleggersi un novello Re, ma ricordò loro che +questo esser doveva vassallo obbediente della Chiesa. + +Enrico discese nella primavera dell’anno 1081, dietro a sè lasciando +la patria non ancora messa a dovere; ad ogni modo il suo partito +era colà abbastanza forte per tener testa alla fazione romana. Tre +anni di battaglie combattute con armi di guerriero e di politico, +avevano temprato a virtù d’uomo questo Principe fornito di grandi +pregî; e adesso ei veniva a lavar l’onta di Canossa, a torsi la +corona imperiale, a rendere il Papato nuovamente prono a’ servigi +dell’Impero. Facevano mestieri tre altri anni di acre lavoro, perchè +egli giungesse ai suoi intenti; soltanto l’ultimo di essi non potè +condurre a compimento, avvegnadio il Papato, che il genio di Gregorio +aveva affrancato dalla podestà imperiale, non ricadesse mai più sotto +il giogo di quella. + +Aveva il Re un esercito scarso; sperava di afforzarlo a Ravenna e di +guadagnare alla sua causa il Guiscardo, ma gliene fallì la speranza, +giacchè l’astuto Duca, sordo eziandio alle instanze di Gregorio, fece +vela, dopo la Pasqua dell’anno 1081, per Durazzo. Tuttavolta Enrico +cinse la corona d’Italia, ottenne che in un Concilio radunato a Pavia i +Lombardi riverissero Guiberto per papa Clemente III, e finalmente mosse +su Roma, senza che la Contessa potesse impedirnelo. + +Quando ai 22 di Maggio ei pose campo nei prati di Nerone Gregorio +potè benedire alla saviezza dei suoi predecessori che avevano munito +la città Leonina[256]. Normanni, Toscani, milizie cittadine stavano +a guardia dei suoi baluardi; d’altronde il partito regio era in +Roma debole, o mancava di condottiero. Dopo di Totila Roma non aveva +sofferto più ostinato assedio di quello onde Enrico veniva adesso a +cingerla; però le esigue forze di lui non erano degne d’imperatore, e +la sua prima impresa cadde vuota di buon risultamento. Nel suo campo +raccolse i Romani dell’antica fazione di Cadalo, ed insieme con loro +Benzone; a lui vennero alcuni Conti del territorio romano, massime i +Tusculani, ed egli compose un senato o curia che rivaleggiasse con +quello di Roma; dispensò officî palatini, ed elesse nuovi giudici +ed un Prefetto nuovo. Questo faceva col suo bravo scopo, poichè in +siffatta maniera metteva saldo fondamento al suo partito; nondimeno la +Città restava fedele a Gregorio e respingeva le sue profferte[257]. +I Pontificî avevano di che far grosse risate, mirando le processioni +con cui Enrico celebrava le feste della Pentecoste nel suo campo, +guidandole egli stesso col diadema in capo; tanto egli che il Papa +suo figgevano senza speranza i loro sguardi al san Pietro, entro cui +stavano rinchiuse le due corone che a vicenda bramavano di porgersi. +Quaranta giorni dopo Enrico levò le tende e s’avviò a Toscana. Mancava +di forze, laonde aveva per adesso mostrato al suo avversario il lampo +della sua spada, nulla più. + +Le floride città di Pisa, di Lucca e di Siena non indugiarono a +scuotere il giogo della Marchesana, e convalidarono le loro libertà +civiche con autorità di diplomi imperiali; sola Firenze respinse gli +assalti di Enrico. In Ravenna, dove svernò, il Re ricevette messaggi +di Alessio imperatore che, premuto dal Guiscardo, sperava indurlo con +grandi donativi di denaro a recargli pronto soccorso[258]. Con lui +Enrico conchiuse un trattato di alleanza, e i sussidî bizantini gli +furono i benvenuti, poichè Roma pareva più espugnabile coll’oro che non +col ferro. Ma neanche nella primavera dell’anno 1082 la sorte sorrise +al Re innanzi a Roma. I Pontificî tenevano fermo nella città Leonina; +non si cavò profitto di una breccia aperta; un incendio, che uomini +traditori avevano appiccato al san Pietro, fu in pochi momenti spento. +Enrico dovette ritirarsi nella Campagna, voltò dietro monte Soratte, +traghettò ivi con molta difficoltà il Tevere, e addì 17 di Marzo posò a +Farfa. + +Quest’Abazia, che stava in dipendenza immediata dell’Impero, era +bensì decaduta dall’antico stato, ma serviva al Re di eccellente punto +d’appoggio nella Sabina. I frati erano sempre in cozzo coi Crescenzî +della famiglia di Ottaviano, dal cui figliuolo Crescenzio (natogli +del suo matrimonio con Rogata) discendevano Giovanni, Guido, Cencio +e Rustico: e i frati vivevano in nimicizia co’ Papi, perocchè questi +intendessero a ferire le libertà, che al monastero competevano per +forza di documenti. Berardo abate rimase fedele ad Enrico, celebrò +l’arrivo del suo Principe supremo con festività e con cuore sincero, e +lo soccorse di provvisioni e di denaro[259]. + +La mossa con cui Enrico entrò nella Sabina doveva coprirlo da quella +parte contro gli attacchi della Marchesana e condurlo più vicino al +Lazio, dove i Tusculani gli guardavano la via Latina. Egli occupò +Tivoli, poichè ivi l’Antipapa doveva porre sua residenza per bloccare +Roma e nel tempo medesimo per fomentare la sollevazione che s’era +desta nelle prossime terre normanne. I nemici di Roberto profittavano +della sua assenza per isbocconcellarsi i suoi dominî italici; colà i +Longobardi si dolevano sotto il pugno dei loro aguzzini normanni, e +vivevano in uno stato parimente misero di quello che gli Anglosassoni +sofferivano sotto la tirannide di Guglielmo il Conquistatore; speravano +in Enrico, ed egli si prendeva l’oro greco, ma ciò non ostante non +andava più oltre di Tivoli. L’Imperatore bizantino non vedeva di +meglio che d’indurre il Re suo alleato ad un’impresa nelle Puglie la +quale gli togliesse di dosso Roberto, però, da canto del Re, questi +nulla vedeva di meglio che il Duca stesse lontano, e si trattenesse +in Grecia. Ciascuno dei due alleati cercava che l’altro gli servisse +di parafulmine, laonde Enrico da parte sua nulla operava. Frattanto la +ribellione che scoppiava nelle Puglie, attizzata caldamente da Giordano +di Capua, assumeva grandi proporzioni; il Guiscardo erane costretto +a ritornare, e pertanto, lasciato all’eroico figliuol suo Boemondo +l’incarico della guerra greca, veniva nelle Puglie, e riusciva, sebbene +a forza di lunghe fatiche, a padroneggiare la rivolta. + +Trascorsa la Pasqua, Enrico andò in Lombardia. Per quanto fu lunga la +sua vita, volle il destino che fosse costretto a combattere contro +un prete ed un’amazzone. Infatti, nell’Italia superiore era sempre +di nuovo Matilde che lo costringeva a sostenere una guerra minuta e +difficile negli Apennini e sul Po, dove ella possedeva molte fortezze. +Ed ivi pure non si venne a cosa alcuna di decisivo; le città furono +devastate, arse le chiese, il fanatismo scoppiò colle furie di una +guerra di religione. Un Cronista di quell’età potè paragonare il +palazzo della grande Contessa ad un porto entro cui si ricoverava tutto +il mondo cattolico; chè in esso correvano a rifugio preti, monaci, +esuli di ogni ceto che scampavano alla spada del Re; e il patrimonio +di lei, cui mezza Italia pretendeva, era sempre abbastanza grande per +torre anche Gregorio VII dalle sue angustie[260]. + + +§ 2. + +Enrico IV assedia Roma per la terza volta (1082-1083). — Prende la +città Leonina. — Gregorio VII fugge in castel Sant’Angelo. — Enrico +IV tratta coi Romani. — Fermezza del Papa. — Giordano di Capua presta +omaggio al Re. — Desiderio si fa mediatore di pace. — Trattato segreto +fra Enrico e i Romani. — Il Re va in Toscana. — Mal’esito del Sinodo di +Novembre raccolto da Gregorio. — I Romani rompono il giuramento fatto +al Re. + +Stanca seguire le mosse che di qua e di colà andò facendo Enrico: sulla +fine dell’anno 1082 lo troviamo innanzi a Roma per la terza volta, +incaponito a volerla prendere, sì come il suo angustiato avversario era +ostinato a resistergli. + +Ei trovava le cose allo stato di prima, giacchè durante l’estate +Clemente III, suo papa ed eziandio suo generale, aveva bensì da Tivoli +tribolato Roma con assalimenti e devastato la Campagna, ma senza +conseguirne effetto alcuno. Nuovamente il Re s’accampava nei prati +di Nerone, e la sua pazienza era ancor posta a prova per sette lunghi +mesi[261]. Nulla forse dimostra la influenza che il genio di Gregorio +esercitava sugli uomini, più splendidamente che non lo provi la +devozione mantenutagli dai Romani in quei tre anni di assedio, sebbene +egli pur fosse loro papa e loro principe. + +Fastidito di più aspettare, il suo nemico investiva adesso con gran +vigore il Vaticano e la fortezza del san Paolo, ma i suoi assalti +fallivano. Però nel frattempo le necessità durate da lunga pezza +diventavano insopportabili tanto, che Gregorio impediva la defezione di +Roma soltanto a furia dell’oro che il Guiscardo gli aveva mandato, in +vece di soccorso di uomini d’arme[262]. Alla fine, approfittando che le +scolte cadevano di stanchezza, il Re potè prendere la città Leonina; +alcuni Milanesi vassalli di Tedaldo, e Sassoni condotti da Wigberto +di Turingia, scalarono le mura, uccisero le sentinelle addormentate, +e s’impadronirono di una torre[263]. Gettando grida di gioia, le +milizie di Enrico calarono dal muro smantellato nella città Leonina, e +vien detto che Goffredo di Buglione fosse il primo ad entrarvi (addì +2 di Giugno 1083). Allora si combattè con furore per conquistare il +san Pietro; ivi fuggivano i Gregoriani, ivi contro facevano impeto +i Tedeschi, e il sacro tempio diventava il teatro di un massacro +sanguinosissimo. I Romani premuti tennero ancor fermo trincerandosi +nel portico, e al dì vegnente i vincitori diedero l’assalto anche a +questo. Irritati e anelando vendetta cercavano di Gregorio, avvegnaddio +farlo prigioniero sarebbe stato il gran trionfo di quella giornata, il +termine di tutta la guerra; ma il Papa sotto la protezione di Pierleone +si era ricoverato nel castel Sant’Angelo[264]. + +Così, dopo tanto lunghi sforzi, Enrico entrò nel san Pietro, sapendo +che vicinissimo a lui il suo formidabile nemico stava serrato nel +castello, dalle cui feritoie ei forse guardava il penitente di Canossa, +allorchè circondato di cavalieri, di vescovi e di nobili romani, con +a fianco l’Antipapa, moveva trionfalmente alla basilica, passando in +mezzo a ruine ancor fumanti. I canti del «Te Deum» ricrearono l’anima +di Enrico; dolce era quel suono alla sua vendetta, ma non lo contentava +che a metà. Il Papa suo (una marionetta che ad ogni istante ei poteva +rovesciare con un buffetto) non era stato peranco consecrato, nè s’era +egli peranco posto in capo la corona imperiale. Bene avrebbe potuto +prendersela in san Pietro, ma prudenza glielo divietava, chè per farlo +gli occorreva il voto favorevole della città di Roma, con cui stava +negoziando; oltracciò sperava adesso di costringere Gregorio stesso a +coronarlo, ed a conchiudere una pace vantaggiosa al regno. + +Colla Leonina il Re teneva in mano la chiave della Città, dove la sua +vittoria aveva fatto impressione profonda. L’assedio senza fine, la +fame che incominciava a far sentire i suoi guai, la collera minacciosa +di Enrico, erano altrettanti terrori per il popolo; ogni adito era +guardato; niuno osava entrare nè uscire. I patti che Enrico offeriva +sembravano accettabili; da quell’astuto che era, pensando alienare gli +animi dei Romani dalla fede del Papa, diceva loro di voler ricevere la +corona soltanto dalle mani di Gregorio, con lui voler riconciliarsi, +dovere eglino ajutarlo a questo buon intento, un Sinodo poter +metter buon fine alla lotta che pendeva per aria. Con ferventissime +rimostranze i Romani e financo i suoi più fidi partigiani del clero +scongiurarono a ginocchi Gregorio, affinchè in quelle condizioni +disperate di cose volesse entrare in trattative col Re, e salvare la +patria; ma Gregorio si chiudeva muto nella sua calma impassibile. La +sua anima pareva di bronzo; non timore umano, non capriccio di fortuna +lo piegava; uomo ammirabile, con cuore di eroe sfidava il destino nel +sepolcro di Adriano, sì come lo aveva sfidato altra volta nella torre +di Cencio. Non voleva riconoscere Enrico per re nè per imperatore; +lasciarsi vincere non voleva; insistette pertanto affinchè quegli +si sottomettesse ai comandamenti che gli darebbe, giusta il patto +conchiuso a Canossa; dichiarò finalmente di voler congregare a Novembre +un Sinodo ecumenico. + +I Romani nella Città, Enrico nella Leonina, Gregorio nel castel +Sant’Angelo formavano in Roma tre campi separati; ivi le armi avevano +tregua e si negoziava con gran calore. Venivano anche ambasciatori +di Alessio ad esortare Enrico che movesse alla promessa spedizione +nelle Puglie; e propizio abbastanza pareva esserne il momento[265]. +Giordano di Capua, che non cessava di combattere coraggiosamente e con +buona fortuna contro il reduce Guiscardo, sperava adesso di scacciare +il suo rivale e d’impadronirsi del trono ducale delle Puglie; laonde, +dappoichè la caduta di Roma pareva certa, volle senza indugio prestar +reverenza al Re, e chiese con insistenza all’abate di Monte Cassino che +con lui si accompagnasse a frapporsi paciero in mezzo al Re ed al Papa. +Anche Enrico desiderava che ciò avvenisse, e Desiderio, quantunque non +ne avesse punto voglia, dovette cedere a’ suoi ripetuti inviti. Con +animo disperante partiva l’abate assieme col Principe di Capua, e dopo +lunga titubanza si presentava in Albano al Re scomunicato. Ivi Giordano +fece atto di omaggio, pagò una grande moneta di tributo, e ricevette +Capua in feudo imperiale; ma l’intrepido abate protestò che ne avrebbe +potuto ricevere l’investitura da Enrico, sol quando questi fosse stato +coronato imperatore. Il Re però accondiscese alle istanze di Giordano, +e quanto a Desiderio, gli confermò benevolmente con una bolla d’oro i +possedimenti del suo magnifico monastero. Quantunque fosse riconoscente +di tal favore, il cocciuto abate non vedeva l’ora di uscire della tana +di quegli eretici; tuttavolta dovette per lunghi dì trattenersi in +corrispondenza con loro, e perfino disputare coll’anticristo Guiberto +intorno alle ardenti questioni del giorno. Gregorio, che avrebbe dovuto +scomunicare l’amico suo, come quello che s’era infetto del contatto +di scomunicati, fu costretto a chiuder un occhio su ciò che dai canoni +sarebbe stato imposto[266]. + +I deputati dei Romani, del Papa e di Enrico si riunirono a negoziati +nella chiesa di santa Maria in Pallara sul Palatino. Si giurò un patto, +giusta cui il Papa nel mese di Novembre avrebbe congregato un Sinodo +che decidesse della causa del Re, e questi prometteva con sacramento +di non impedire a qualsiasi Vescovo di assistervi[267]. Però fuvvi un +convegno secreto, nel quale i Romani s’impegnarono di ajutare Enrico, +affinchè entro un tempo determinato venisse coronato, sia che Gregorio +fosse fuggito, sia che fosse morto. In quest’ultimo caso lo avrebbe +coronato un Papa che sarebbesi eletto nuovamente, ed il popolo romano +gli avrebbe giurato fedeltà[268]. + +Lieto di tenere i Romani nel laccio Enrico si prese loro statichi e +andò in Toscana; una parte delle mura leonine aveva fatto atterrare, +e lasciava non più di quattrocento cavalleggieri sotto gli ordini +di Ulrico di Godesheim, chiusi entro una trincera eretta sul monte +Palaciolo, nella città Leonina[269]. In Toscana la Marchesana brandiva +pur sempre le armi per la causa di Gregorio. La angustiavano i +consigli degli stessi Vescovi de’ suoi dominî, le rimostranze della +contessa Adelaide, e le grida di dolore delle sue città devastate; +tutto le diceva di cedere, poichè inevitabile era la caduta del Papa. +Ella stette dubbiosa un istante, poi respinse ogni accomodamento. La +coraggiosa donna non volle aver di che arrossire dinanzi al suo grande +amico, che, circondato di nemici e di traditori, mirava dal castel +Sant’Angelo con occhio impavido il suo destino. Matilde provò un +gran dolore di non poter liberare Gregorio; a fatica potè difendersi +dagli attacchi di Enrico, e fu contenta che il Re, dopo di aver corso +le sue terre, per punizione mettendole a guasto, tornasse nei paesi +romagnuoli: infatti s’avvicinava il tempo per cui era bandito il +Sinodo. + +Gregorio aveva invitato ad intervenirvi tutti i Vescovi che non +erano stati colpiti di scomunica; nella sua lettera circolare aveva +dichiarato che voleva smascherare i veri autori della malaugurata +controversia e distruggere le mossegli accuse, che sperava di comporre +pace coll’Impero. Aveva invocato Dio a testimonio che Rodolfo era +stato eletto re contro sua volontà; finalmente la colpa d’ogni male +aveva rovesciato su Enrico, perciocchè costui avesse rotto i patti +di Canossa[270]. Non poteva il Papa invitare al Concilio altri +Vescovi fuor di quelli che erano mondi di anatema; non poteva d’altra +parte Enrico acconciarsi alla sentenza che dessero questi tali, +necessariamente partigiani di Gregorio, senza dar vinta la sua causa +prima ancora che si giudicasse. Comprese quale fosse l’intenzione +del Papa, e infranse il trattato; impedì ai Vescovi di andare a Roma, +massime ai più zelanti seguaci di Gregorio, come erano Ugo di Lione, +Anselmo di Lucca e Reginaldo di Como; fe’ metter sotto custodia anche i +legati dell’Antirè tedesco, e imprigionò Ottone cardinale di Ostia, che +a quello era spacciato come messaggiero di Gregorio. + +Pochissimi vennero al Concilio di Novembre, il quale pertanto non +conseguì lo scopo desiderato; e Gregorio ne fu siffattamente irritato +che poco mancò non iscomunicasse un’altra volta Enrico; però scagliò +l’anatema contro tutti coloro che mettevano inciampo all’andata dei +Vescovi. + +Verso il Natale dell’anno 1083 Enrico si avvicinò nuovamente a Roma, +dove la sua causa sembrava volgere a male. Le febbri avevano fatto +strage del presidio lasciato a Palaciolo, e n’era morto anche il +prode Ulrico di Godesheim; da canto loro poi i Romani avevano minato +la trincera, chè Gregorio se li aveva riguadagnati con oro normanno. +S’avvicinava il termine entro cui avevano promesso la corona al +Re, e questi possedeva i loro ostaggi: pertanto eglino si videro +costretti di manifestare al Papa il patto secreto. Si scusarono con una +bugia, asserendo che al Re avevano promesso, non già che Gregorio lo +consecrerebbe solennemente, ma che gli porgerebbe soltanto la corona. +Però un uomo di serio intelletto avrebbe mai accondisceso alla puerile +commedia di cui i Romani facevano la bella trovata? Enrico respinse la +loro proposta, giusta cui pretendevano che egli si prendesse la corona +con una solennità in cui avrebbe fatto comparsa di servitore devoto +del Papa, od altrimenti che se la lasciasse porgere dai merli del +castel Sant’Angelo, appesa ad una pertica[271]. Così ogni trattativa +si sciolse in aria, fallirono i negoziati pacifici, e il Re potè +protestare ai Romani che non egli, il quale era stato inchinevole a +pace, ma l’ostinazione del Papa e il tradimento della nobiltà erano +cagione che la guerra proseguisse. + + +§ 3. + +Enrico muove nella Campania. — I Romani disertano Gregorio, e fanno +la dedizione della Città (1084). — Gregorio si chiude nel castel +Sant’Angelo. — Un parlamento romano lo depone, ed eleva Clemente III al +papato. — L’Antipapa corona Enrico IV. — L’Imperatore prende d’assalto +il _Septizonium_ e il Campidoglio. — I Romani assediano il Papa nel +castel Sant’Angelo. — Pressura di Gregorio. — Il Duca dei Normanni +viene a liberarlo. — Enrico si ritira. — Roberto Guiscardo prende Roma. +— Ruina orribile della Città. + +Se Enrico avesse potuto spargere maggior copia d’oro, egli s’avrebbe +prestamente guadagnato la Città, giacchè tutto stava che traesse +nuovamente il popolo dalla sua. Mentre gli agenti di lui erano a Roma +in gran moto, dispensandovi oro bizantino, il Re moveva in persona +nella Campagna (era la primavera dell’anno 1084) e la devastava, +indi imprendeva sul serio una spedizione nelle Puglie. Ma aveva +appena oltrepassato la frontiera normanna, che gli capitavano da +Roma messaggi, e lo invitavano a torre possedimento della Città, la +quale, volte le spalle a Gregorio, desiderava ardentemente di vederlo +coronare e di levare Clemente III al pontificato. Questa repentina +mutazione delle cose non tanto veniva dai nobili, quanto dal popolo +che desiderava por fine alle sue tribolazioni, e già cominciava con +maggiore independenza a mostrar la faccia al ceto de’ capitani[272]. +Da lungo tempo i Romani s’avevano battuto prodemente per il Papa, ma +adesso, che nessuna speranza di pace loro sorrideva, erano stufi di +sacrificarsi per gli intendimenti proprî di lui, i quali non facevano +il vantaggio di loro. Il maggior dolore di Gregorio fu veder che lo +abbandonavano; la sua caduta era adesso irreparabile, ma la forte anima +del Papa durò inconcussa in mezzo alle ruine della sua fortuna. Tempo +prima già udimmo che il concorde giudizio degli uomini infliggeva a +Roma il marchio di città venale; fin dall’antichità tutto il mondo +gettava il suo oro nella voragine di questa Città insaziata sempre, +nella quale tutto a peso d’oro si comperava. È a meravigliarsene? Roma +era povera e mancava di autonomia; tutto l’Occidente del continuo +correva alle sue mura, non più ad offrirle tributi, ma a recarle +donativi, coi quali la corrompeva per ottenere mille intenti grandi +e piccini. Un frate normanno di questa età, il quale non volle aver +occhi per vedere le orrendità che poco tempo dopo commise in Roma il +Guiscardo, s’arrogò il diritto di colmare di contumelie questi avidi +Romani, vittime del Papa e dell’Imperatore: però non per questo li +calunniava, sì come non li aveva calunniati Giugurta in antico. «Roma», +esclamava Gaufrido, «tu marcisci nella tua dispregevole perfidia: niuno +ti teme, e tu presenti il dorso ad ogni frusta che s’alza su di te. +Spuntate sono le tue armi, le tue leggi falsate. Sei tutta piena di +menzogna, di crapule e di avarizia. Non fede, non modestia hai, nulla +che simonia pestifera non sia. In te tutto è venale. Invece d’uno, hai +bisogno di due Papi; finchè uno dà, tu cacci l’altro; quando quegli +smette di dare, e tu richiami questo. Coll’uno minacci l’altro, e così +empi le tasche. Origine un giorno di tutte le virtù, oggi sei baratro +di tutti i vituperî. Non hai più nobili costumi, ma con fronte che non +sa arrossire corri dietro a spregevoli artificî di guadagno[273].» + +Enrico a grandi giornate tornò a Roma; addì 21 di Marzo dell’anno 1084 +entrò, come Totila, da porta san Giovanni, e adesso coll’Antipapa +pose residenza nel Laterano; aveva seco la sposa e molti Vescovi e +signori tedeschi e italiani. Quanto poco avesse sperato di ottenere +un sì prospero risultamento cel dimostra la lettera che dopo la sua +coronazione scriveva a Dietrich vescovo di Verdun: «Nel giorno di san +Benedetto entrammo in Roma, è vero; ma pur mi pare un sogno: potrei +dire che con dieci uomini di noi Dio ha operato ciò che i nostri +antenati non avrebbero fatto con diecimila. Disperando di prendere +Roma io era in procinto di tornarmene in Alemagna, quando i messaggieri +romani ci appellarono nella Città, la quale ci accolse festante[274].» + +L’addolorato Gregorio avrebbe voluto morire piuttosto che piegarsi +innanzi al Re; ma fino a tanto che sedeva nel castel Sant’Angelo, +difeso dagli scudi e dalle lance di un manipolo d’uomini risoluti e +fedeli, tutto non era peranco perduto. Ancora una gran parte della +nobiltà stava per lui, i luoghi più muniti di Roma duravano tuttavia +in suo potere; Rustico, nipote suo, teneva il Celio ed il Palatino, +la famiglia dei Corsi era padrona del Campidoglio, i Pierleoni +s’accampavano nell’isola Tiberina, tutti i ponti massimamente erano +occupati dai Gregoriani[275]. Però adesso Enrico, senza por tempo in +mezzo, intese a schiacciare in Roma medesima il suo nemico per via di +un atto politico: raccolto un parlamento dei Romani, degli ottimati +e dei Vescovi del suo campo, questa assemblea diffidò Gregorio a +comparire a sè innanzi, e, poichè non si presentò, lo dichiarò deposto +e riconobbe con tutte le forme Guiberto per papa. Nella domenica delle +Palme Clemente III fu messo dentro in Laterano, e consecrato da alcuni +Vescovi lombardi; indi, nel giorno di Pasqua, che cadde ai 31 di Marzo, +dopo una fiacca resistenza del partito di Gregorio, egli coronò Enrico +e Berta sua moglie nella chiesa di san Pietro: in pari tempo i Romani +conferirono al loro Imperatore anche la podestà di patrizio[276]. +Imperatore e Papa diedero indi tosto assestamento all’amministrazione +delle cose ecclesiastiche e temporali; fu costituito un ministero +lateranense ed un tribunale di giudici, e fu nominato il Prefetto; +Clemente III si circondò di un senato di anticardinali, ed elesse a +nuovo i sette Vescovi del Laterano. Quasi dappertutto Roma e il suo +territorio obbedirono al comando di lui, ed atti giudiziarî furono +segnati colla data del suo pontificato[277]. + +Allora Enrico strinse prestamente di assedio le fortezze di Roma; +cadere dovevano, e il castel Sant’Angelo abbandonare la preziosissima +preda: forse che anche Ottone III non aveva conquistato il castello? +Il nipote di Gregorio si difese disperatamente nel _Septizonium_, +monumento dell’imperatore Settimio Severo, situato all’estremità +del Palatino dalla parte di mezzogiorno, che i frati del convento +di san Gregorio sul Clivo Scauro avevano tramutato in fortezza +saldissima[278]. Enrico lo assediò con tutte le regole di guerra, +come se fosse stato una rocca; ed infatti tanto grandioso era tutto +quello che i Romani antichi avevano edificato, che perfino le loro +opere di arti belle superavano in solidità le castella della gente +nuova. Gli ordini di colonne magnifiche sovrapposte le une alle altre +caddero in frantumi sotto l’urto delle macchine belliche, ed uno dei +più bei monumenti di Roma ne andò mezzo distrutto; finalmente Rustico +si arrese[279]. Fu preso d’assalto anche il Campidoglio, dove entro a +torri si appiattavano i Corsi, una famiglia partigiana di Gregorio, la +quale forse derivava dalla colonia di gente corsa, ch’era stata fondata +ai tempi di Leone IV[280]. Ne furono smantellate e bruciate le case, ed +Enrico con un senso di orgoglio potè per breve tempo prendere albergo +sul Campidoglio venerando di antichità[281]. + +Ora al castel Sant’Angelo, dove si nascondeva il Papa! I Romani stessi +lo assediarono e lo cinsero di muro per isolarlo e per affamarlo; ma +frattanto i messaggeri di Gregorio correvano a perdifiato traverso +la Campania, per andarsi a gettare a’ piedi di Roberto Guiscardo, ed +esortarlo che s’affrettasse a portargli liberazione[282]. Nello stesso +castello, dove novant’anni prima un Romano aveva difeso la libertà +della Città contro un Imperatore, adesso un Imperatore stringeva +d’assedio un Papa, che combatteva per riscattare la Chiesa dalla +podestà civile. Può darsi che innanzi all’animo dolente di Gregorio +trasvolassero come fantasime le ricordanze della tragica storia di +questo sepolcro di Adriano, e che gli sovvenisse dei tempi di Belisario +e di Totila, di quelli di Alberico e di Marozia, di Crescenzio e dei +Papi che ivi dentro erano stati uccisi: forse cotali lugubri imagini +gli passavano per la mente in quello che stavasi rimpiattato nelle +oscure stanze arcuate del castello, e dal di fuori risonavano le +grida furibonde dei Romani e dei Tedeschi. Che sorte lo aspettava se +fosse caduto fra le mani di Enrico? Come un tempo il padre di questo +aveva fatto di Gregorio VI, così il vendicatore di Canossa lo avrebbe +trascinato dietro a sè di là delle Alpi, e il massimo di tutti i Papi +avrebbe finito prigione in qualche torre della Selva Nera, o sulle +rive del Reno. Dall’alto dei merli di quel sepolcro Gregorio mirava le +rovine della città Leonina e Roma venale; indi affisava lo sguardo per +la pianura toscana, e non vedeva indizî che giungessero soldatesche +della sua amica; allora si volgeva con petto ansante dalla parte della +Campagna latina, e guardava, guardava se apparissero gli squadroni del +Duca normanno: finalmente un giorno vide luccicare le loro lancie di là +di Palestrina. Come il Guiscardo ebbe udito della pressura del Papa, +deliberò di muovere incontanente a liberarlo; chè, caduto Gregorio, +Enrico contro di lui avrebbe rivolto le armi, e ne sarebbe conseguita +una terribile colleganza di tutti i nemici suoi. Sul principio di +Maggio si pose dunque in cammino con seimila cavalli e trentamila +fanti, fra’ quali si trovavano genti calabresi avide di saccheggio, e +Saraceni di Sicilia ancor più feroci delle prime[283]. Dell’avvicinarsi +di lui Desiderio diè annuncio al Papa, ma ne informò altresì +l’Imperatore; comportamento ambiguo che lo espose a severa censura, +perocchè fosse giudicato che l’abate accortamente facesse da servitore +a due padroni nemici fra loro. La fortuna non aveva per Enrico che +ironici sorrisi; questo Tantalo del medio evo non conseguì mai completo +trionfo. Non poteva scagliarsi contro all’oste che veniva, composta +dei più formidabili guerrieri di quel tempo, giacchè egli aveva +esercito esiguo; non poteva tenersi fermo in Roma, dappoichè i Romani +erano gente mutabile e i Gregoriani tenevano tuttavia in mano alcune +fortezze della Città. Poichè dunque era costretto a cederla prima +ancora di esservi assediato, fe’ smantellare le torri del Campidoglio +e le mura della Leonina; raccolse un parlamento dei Romani, sì come +aveva fatto Vitige all’appressarsi di Belisario; dichiarò ad essi che +le cose dell’Impero lo richiamavano in Lombardia, esortò quegli uomini +costernati a resistere, fe’ loro sperare che sarebbe presto ritornato, +e gli abbandonò alla loro sorte. Addì 22 Maggio si mise in via con +Clemente III per la strada Flaminia, e andò a Civita Castellana, per +muovere indi ancor più verso settentrione[284]. + +Intanto che Enrico se ne andava i cavalieri del Guiscardo picchiavano +omai alla porta lateranense. Il Normanno era venuto a passo forzato +dalla via che un tempo aveva preso Belisario, passando per la valle +del Sacco; ed ai 24 di Maggio giungeva innanzi Roma, tre dì dopo che +l’Imperatore ne era partito. Ei pose primamente il suo campo presso +all’_Aqua Martia_, dove prudentemente sostò tre giorni, avvegnaddio +non fosse certo se Enrico, ritirandosi, avesse fatto che una finta, +per piombargli d’un tratto alle spalle[285]. I Romani tenevano la +città barricata, e la loro virile resistenza opposta contro Roberto +Guiscardo empie splendidamente un breve capitolo della loro storia +medioevale. Forse la loro incostanza attenua la pietà onde potrebbero +avere diritto; però le loro angustievoli necessità erano pur degne +di vero compianto; l’Imperatore, cui avevano reso la Città, gli aveva +lasciati in balìa del loro destino, e Roma sventurata, dopo i tormenti +di un assedio di tre anni, si vedeva esposta all’avidità depredatrice +di genti normanne e saracene chiamate dal Papa. Roberto trattò coi +traditori e coi Gregoriani che erano nella Città, ed a capo de’ quali +stava il console Cencio Frangipane. Sull’alba del 28 Maggio i suoi +cavalieri salirono da porta san Lorenzo; entrati corsero a porta +Flaminia, la abbatterono, e per di là penetrò in Roma l’esercito +che stava in sull’avviso. Allorchè i Romani udirono risonare dentro +delle mura il terribile grido di battaglia: Guiscardo! Guiscardo! si +gettarono con grande impeto contro i Normanni; ma il Duca, venendo +dal Campo di Marte in preda alle fiamme, passò di gran corsa il ponte +del Tevere, liberò il Papa fuor del castel Sant’Angelo, e fra le +acclamazioni de’ suoi soldati lo condusse in Laterano[286]. + +La liberazione del Papa e la presa di Roma, gloria della quale sol +pochi eroi si adornarono, risplendono chiari nella storia del celebre +Principe guerriero, cui più di Cesare e di Pompeo fu fida la fortuna. +In Albania aveva distrutto gli eserciti dell’Imperatore d’Oriente, +ed aveva pur testè fugato l’Imperatore d’Occidente e riposto sul +trono della Cristianità il massimo di tutti i Pontefici. Meraviglioso +spettacolo, di quei tali onde pochissimi la storia mostra di eguali, +è vedere Gregorio VII accanto al Guiscardo salvatore suo. Allorchè +il Papa riconoscente strinse fra le sue braccia l’eroe di Palermo e +di Durazzo può darsi che egli scorgesse farglisi innanzi lo spirito +pacificato di Leone IX: e il Guiscardo da parte sua poteva riflettere +con mente attonita alla instabilità delle sorti umane, ricordando il +campo di battaglia di Civita dove s’era genuflesso innanzi a un Papa +che aveva fatto prigioniero, mentre adesso s’inginocchiava innanzi ad +un altro Papa che aveva salvo dalle mani dei suoi acerbi nemici. + +Ma Roma infelice, abbandonata al saccheggio degli uomini d’arme +normanni, fu teatro di orrori che non si possono descrivere, e tali da +superare tutte le efferatezze de’ Vandali. Al terzo giorno i Romani +si sollevarono, e con rabbia furibonda si scagliarono sui barbari +vincitori; il partito imperiale si tornò a raccozzare e tentò liberarsi +con un assalto impetuoso, sennonchè il giovane Ruggero corse dal campo +con mille cavalieri e venne in soccorso del padre che era ridotto +a male strette. La Città combattè con gran furia, ma non a lungo, e +soccombette; il tentativo disperato dei Romani fu soffocato nel sangue +e domato col fuoco, chè Roberto per salvarsi fe’ incendiare una parte +della Città. Chetate le fiamme e la strage, Roma apparve agli occhi di +Gregorio cumulo di macerie fumanti; dalle chiese bruciate, dalle rovine +che s’ammonticchiavano per le vie, dai cadaveri de’ Romani, mille voci +si alzavano ad accusarlo; e Gregorio avrà dovuto torcer la faccia per +non vedere i Musulmani trarre al campo i Romani, cacciandoseli dinanzi +a stormi, legati con funi. Donne vituperate, uomini che si ornavano +del nome di senatori, fanciulli, giovani, erano publicamente venduti +in ischiavitù come si fa del bestiame; altri, fra’ quali il Prefetto +imperiale, conducevansi nelle Calabrie prigionieri di Stato[287]. + +Tuttavolta, Goti e Vandali erano stati più avventurati dei Normanni +del Guiscardo, poichè quelli avevano trovato Roma ancor piena di +tesori immensi, laddove il bottino che facevano i Maomettani venuti +agli stipendî del Duca non pareggiava più pur quel tanto che, dugento +trent’anni prima, i loro antenati avevano raccolto nel san Pietro e nel +san Paolo. Roma era caduta adesso in gravissima povertà, e perfino le +chiese erano vuote di ornamenti. Statue mutilate e senza pregio erano +abbandonate per le vie ingombre di rottami, o giacevano atterrate nella +polvere in mezzo a ruderi giganteschi di terme e di templi, entro cui +appena era se il nemico poneva il piede, avvegnachè ne lo respingesse +un senso di orrore, o la temenza d’esservi ucciso a tradimento. Tratto +tratto, entro a chiese, le quali andavano anch’esse ruinando, si +rinvenivano bruttissimi simulacri di Santi, e il Saraceno ne strappava +sghignazzando l’oro dei doni votivi, che forse v’erano ancora appesi. + +I conquistatori sbramarono per alcuni giorni la loro libidine bestiale +di ruba e di sangue, finchè i Romani, con una corda ed una spada nuda +al collo, si gettarono a’ piedi del Duca: e il corrucciato vincitore +sentì pietà di essi, ma non potè più in alcun modo riparare alle loro +perdite[288]. La devastazione di Roma deturpa di più oscura macchia +la storia di Gregorio, che quella del Guiscardo; era Nemesi che aveva +costretto questo Papa, se anche abbrividendo o di malincuore, a fissare +lo sguardo sulla fiamma onde Roma ardeva. Forse che Gregorio VII in +mezzo all’incendio di Roma (ed era per cagion sua che bruciava) non +pare uomo fatale e terribile, pari a Napoleone che tranquillo cavalca +lungo i campi di battaglia bagnati di sangue? Che contrasto fra lui e +la bella immagine di Leon magno che salva dal ferro di Attila la santa +Città, e ne addolcisce le sorti contro alla collera di Genserico! Non +uno dei suoi contemporanei nota che Gregorio abbia tentato di salvare +Roma dal saccheggio, o che abbia sparso una lacrima pietosa sulla +caduta della Città[289]. Tuttavolta può darsi che chi lo avvicinava +abbia raccolto i sospiri che egli versasse in quei terribili giorni; ma +d’altronde per quest’uomo del destino, che cos’era la distruzione di +mezza Roma in paragone all’idea per cui aveva sacrificato la pace del +mondo? + + +§ 4. + +Ildeberto lamenta la caduta di Roma. — Ruina della Città al tempo di +Gregorio VII. + +Lacrime versò, alcuni anni dopo, un Vescovo straniero, Ildeberto di +Tours. Ecco il commovente carme di lai, che egli dedicò alle ruine di +Roma deserta: + + «_Par tibi, Roma, nihil, cum sis prope tota ruina,_ + _Quam magna fueris integra, fracta doces._ + _Longa tuos fastus aetas destruxit, et arces_ + _Caesaris, et superum templa palude jacent._ + _Ille labor, labor ille ruit, quo dirus Araxes_ + _Et stantem tremuit, et diruisse dolet._ + _Quem gladii Regum, quem provida jura Senatus,_ + _Quem superi rerum constituere caput,_ + _Quem magis optavit cum scelere solus habere_ + _Caesar, quam socius, et pius esse socer._ + _Qui crescens studiis tribus, hostes, crimen, amicos_ + _Vi domuit, secuit legibus, emit ope._ + _In quem dum fieret vigilavit cura priorum,_ + _Juvit opus pietas, hospitis unda locum._ + _Expendere duces thesauros, fata favorem,_ + _Artifices studium, totus et orbis opes._ + _Proh dolor! urbs cecidit, cujus dum specto ruinas,_ + _Penso statum, solitus dicere: Roma fuit._ + _Non tamen armorum series, non flamma, nec ensis_ + _Ad plenum potuit hoc abolere decus._ + _Tantum restat adhuc, tantum ruit, ut neque pars stans_ + _Aequari possit, diruta nec refici._ + _Confer opes, ebur et marmor, superumque_ + _Artificum vigilent in nova facta manus._ + _Non tamen aut fieri par stanti fabrica muro,_ + _Aut restaurari sola ruina potest._ + _Cura hominum potuit tantam componere Romam,_ + _Quantam non potuit solvere cura deum._ + _Hic superum formas superi mirantur et ipsi,_ + _Et cupiunt fictis vultibus esse pares:_ + _Non potuit natura deos hoc ore creare_ + _Quo miranda deum signa creavit homo._ + _Vultus adest his numinibus, potiusque coluntur_ + _Artificum studio, quam deitate sua._ + _Urbs felix, si vel dominis urbs illa careret,_ + _Vel dominis esset turpe carere fide_»[290]. + +Ildeberto di Tours fu a Roma sull’incominciamento del secolo duodecimo, +vide la devastazione della Città, le sue ruine antiche e nuove, e +trovò ancor fresche le tracce dell’inimico. Il buon cantore si sgomentò +delle idee pagane che Roma gli faceva rampollar per la mente, laonde +le cancellò con una seconda elegia, nella quale mette in bocca alla +mesta Roma parole di conforto. «Quand’io», così fa dire alla sventurata +Sibilla, «quand’io mi allegrava degl’idoli, mio orgoglio erano i miei +eserciti, il mio popolo, la magnificenza dei miei marmi. Crollarono gli +idoli, crollarono i palazzi, popolo e cavalieri caddero in servitù, ed +appena è che Roma ancor si ricordi di Roma; però adesso io ho cambiato +l’aquila colla croce, Cesare con Pietro, la terra col cielo»[291]. + +Tutte belle idee, ma non potevano confortare i Romani della rovina +della loro Città, traverso cui si trascinavano tapini, accattoni. Roma +s’era stremata di parecchie migliaia di abitatori, causa la guerra, le +fughe, le morti e le schiavitù. Da secoli essa non aveva sofferto un +guasto così orrido come a’ tempi di Gregorio VII. I ruderi onde s’era +sparsa per vent’anni di guerre combattute fra le fazioni, per assalti +sofferti di dentro e di fuori, per incendî, crescevano adesso in questa +devastazione nemica, la prima che veramente subisse da dopo che Totila +aveva atterrato le sue mura. Possiamo noverare una serie di monumenti +che allora caddero distrutti. + +Gli assalti dati da Enrico al san Paolo fecero probabilmente in +pezzi il portico antico che adduceva dalla porta alla basilica; +quanto al portico vaticano, esso ruinò allorchè fu preso il borgo. +Il fuoco aveva devastato la città Leonina, e il san Pietro stesso +ebbe a risentirne danno. Nella Città andarono in guasto il Palatino +e il Campidoglio; altri monumenti muniti dovettero aver diviso la +sorte del _Septizonium_, che allora era parte bellissima dei palazzi +imperiali[292]. Tuttavolta il danno recato da Cadalo e da Enrico fu +di poco rilievo, se si paragoni con quello dell’incendio appiccato +dai Normanni[293]. Infatti il Guiscardo gettò due volte il fuoco nella +Città, primamente quando entrò da porta Flaminia, indi quando i Romani +lo assalirono. L’incendio devastò il Campo di Marte forse fino al ponte +di Adriano; perirono gli avanzi dei portici di questo quartiere e molti +altri monumenti; soltanto il mausoleo di Augusto andò illeso, grazie +alla sua struttura, e la colonna di Marco Aurelio fu salva per via +del luogo isolato in cui era collocata, sopra una piazza d’ogni lato +aperta[294]. Le fiamme distrussero tutto il quartiere ancora inabitato, +che si stendeva dal Laterano al Colosseo, e la stessa porta Lateranense +d’ora in poi ebbe nome di porta «bruciata.» La chiesa antica dei +«Quattro Coronati» cadde in cenere; il Laterano e molte chiese forse +ne soffersero gravemente; difficilmente ne saranno rimasti immuni +il Colosseo, gli archi trionfali, gli avanzi del Circo Massimo[295]. +Quanti sono Cronisti, che con narrazione fugace e con noncurante apatia +descrivono questa orribile catastrofe, tutti ad una voce affermano che +una gran parte della Città ne andò distrutta; ed uno Storico del secolo +decimoquinto a ragione pronunciò giudizio che, massimamente fra tutto, +l’ira normanna ebbe gettato Roma nello stato deplorevole in cui al +tempo suo era ridotta[296]. Il Celio (la regione del Colosseo), altra +volta fittamente popolato, continuò bensì ad essere abitato, ma ognor +meno, finchè diventò deserto; egual sorte subì l’Aventino, che ancora +al tempo di Ottone III era abbellito di tanta splendidezza. Chi oggidì, +visitando Roma, trascorre per questi due colli sepolti nei loro silenzî +profondi, e non vi vede sparse che chiese antichissime e ruine romane +dall’aspetto malinconico, può ben dire a sè stesso che il deserto +deriva dai guasti normanni. Poco a poco quei luoghi di Roma furono +abbandonati, e il popolo gradatamente andò addensandosi nel Campo di +Marte, là dove sorse Roma nuova. + +La ruina della Città cresceva del resto a questa età rapidamente, +anche per cause interiori. Se più in antico vi aveva contribuito +massimamente l’edificazione di chiese, or vi recava gravissima ragione +il costume che s’era preso di tramutare monumenti antichi in rocche e +in torri. Per giunta, anche città forestiere mandavano a Roma, come +ad una miniera, per raccoglierne marmi e colonne. Il bel duomo di +Pisa edificato nel secolo undecimo, e la celebre cattedrale di Lucca +consecrata da Alessandro II, furono senza dubbio adorni di colonne che +s’avevano avuto da Roma in dono o a vendita. Quando Desiderio costruì +la sua basilica, comperò in Roma colonne e marmi che fece trasportare +per mare dalla via di Porto, e ben può darsi che fra il bottino +da Roberto tratto con sè a Salerno, si trovassero, se non statue +pagane, certamente ornati preziosi e colonne che il Duca adoperava +nell’edificazione del duomo di san Matteo in quella città[297]. +Tuttavia anch’egli, sì come Genserico aveva fatto, avrebbe potuto +condur seco dei veri capolavori d’arte, chè alcune considerazioni di +Ildeberto nella sua prima elegia fanno conchiudere qualmente in Roma +restassero statue di marmo o di bronzo, anche dopo del guasto datole +dai Normanni. + + +§ 5. + +Gregorio VII lascia Roma, e va esulando. — Sua caduta. — Muore a +Salerno. — Rilievo della sua persona nella storia universale. + +Gli orrori commessi dai suoi liberatori condannarono Gregorio VII a +perpetuo esilio, e questa, se guardar si voglia ai destini umani da +un punto di vista elevato, ne fu sorte meritata: la sua vita politica +finì fra i ruderi di Roma. Quantunque i Romani gli avessero promesso +soggezione, ei si doveva però imaginare che sarebbe caduto vittima +della loro ira, tosto che i Normanni fossero partiti[298]. Roberto +prese ostaggi, pose un presidio nel castel Sant’Angelo, e nel mese +di Giugno partì col Papa per la Campagna, dove assalì inutilmente +Tivoli, ma distrusse altre castella[299]. Con gran dolore Gregorio +avrà gettato da qualche altura per l’ultima volta lo sguardo su Roma, +e avrà preso commiato dal teatro delle sue lotte, dalla Città che +abbandonava in ruine. Egli poteva ben dire a sè stesso che, da eroe, +non aveva soccombuto, ma altresì che vinto non aveva; e tristissimi +pensieri dovevano essere i suoi allorchè correva colla mente ad Enrico, +che dal Po faceva ritorno trionfalmente in patria, dopo di aver +conquistato la Città, preso la corona imperiale, elevato al soglio +il suo Antipapa, costretto Gregorio a caricarsi della maledizione di +Roma, ed a fuggire in esilio. Mentre l’uno dei due avversarî moveva +a settentrione, l’altro era costretto a volgere verso il mezzogiorno, +condannato alla riconoscenza verso un vassallo, che seco lo conduceva +in terra straniera, seguito da turbe di Romani prigionieri e di carri +carichi di bottino. La partenza di questo gran Papa da Roma devastata, +la comitiva che gli fanno le torme di Normanni e Saraceni, contro i +cui correligionari altra volta egli aveva predicato la croce, la sua +triste andata a Monte Cassino ed a Salerno, il pane dell’esilio che ivi +gli porge l’amico suo Desiderio, tutto questo pone un tragico termine +al dramma della sua vita: e qui, come nella fine di Napoleone, che +muore solitario a sant’Elena, la giustizia eterna celebra uno de’ suoi +magnifici trionfi. + +Mentre a Salerno volgeva in mente il progetto di tornare a Roma +alla testa di un esercito, Gregorio vi passò di vita, addì 25 Maggio +dell’anno 1085, senza che neppur morte curvasse la sua tempra indomita. +Nell’agonia sclamava: «Amai la giustizia e odiai la colpa, perciò muoio +in esilio»[300]: parole rivelatrici di questa mestissima verità, che +gli uomini veramente grandi non trovano che martirio e solitudine; e in +bocca di Gregorio mettevano in rilievo le più riposte fibre dell’indole +sua grande e fiera. Ma quella forza di potentissimi spiriti, +quell’animo vasto che quasi non ha pari, non tiene suo luogo nella +bella schiera dei savî e dei riformatori, cui tutti i popoli senza +distinzione onorano come benefattori del mondo. La ricordanza di lui +sveglia ammirazione, ma non accende il fuoco dell’entusiasmo, quale è +quello che desta un ideale creatore, nè conforta, colla dolce simpatia +che s’accompagna agli uomini i quali composero a pace il mondo. A lui +compete un posto fra i potenti della terra che hanno commosso il mondo +con opera violenta ma salutare; solo l’elemento religioso lo sublima +ad una sfera assai più elevata di quella che è propria dei monarchi +secolari. Accosto a lui Napoleone cade in una grande povertà d’idee. + +Anche Gregorio VII fu l’erede di antichi intendimenti del Papato. +Però tutto suo è l’incomparabile genio di dominatore e di statista, +e nessun uomo di Roma antica o del tempo moderno ebbe le sue audacie +rivoluzionarie[301]. Questo mirabile frate non tremò al pensiero di +scardinare l’ordinamento che fino alla sua età aveva retto Europa, +e di elevare su quei ruderi il trono del Papa. Però la sua vera +grandezza fu prima che giungesse al pontificato; da papa travalicò, +perocchè nel fugace momento della sua potenza abbia voluto raccogliere +insieme l’opera cui sarebbero occorsi dei secoli. Chi vuol giungere +l’impossibile, non può parere che un visionario, e tale fu il suo +tentativo di signoreggiare il mondo politico. + +Stupenda è la potenza di genio con cui Gregorio VII conquistò la +libertà della Chiesa, e fondò la dominazione della gerarchia. Il regno +de’ preti, che non brandivano altre armi fuor di una croce e di un +vangelo, di una benedizione e di un anatema, merita più ammirazione +che tutti i regni insieme uniti de’ conquistatori romani od asiatici. +Questo impero spirituale potrà condannarsi, potrà odiarsi, ma, finchè +duri la terra, sarà sempre un fenomeno di potenza morale che non ha +riscontro d’esempî. Gregorio VII fu eroe soltanto in siffatto regno +sacerdotale. La sua mente per verità non concepì il genere umano +che sotto la forma della Chiesa, e la Chiesa solamente in forma di +monarchia pontificia. Strana e spaventosa, e tale che desterà le +meraviglie anche delle generazioni venture, fu l’idea di porre avanti +gli occhi del mondo peccaminoso un uomo mortale che fosse infallibile e +simile a Dio, di mettergli in mano le chiavi del cielo e dell’inferno, +di assoggettare il mondo al dominio assoluto di questo sol uomo, +apostolo di umiltà, ma in pari tempo vicario di Dio[302]. Quell’idea fu +il sogno mistico di un’età di schiavitù, d’ignoranza, e di necessità +violente, in cui il genere umano, non peranco tratto dalla scienza in +discordia con sè stesso e col mondo, ma puerilmente credulo, voleva, +a conforto suo, vedere e toccare l’eterno principio del bene incarnato +in una persona. Forse il più sorprendente fatto che la storia conosca +è questo, che ad un uomo fu conferita la podestà di legare e di +sciogliere nell’ordine morale; ma la cosa si spiega quando si sappia +che per tempo lungo la Chiesa fu passione suprema, podestà santissima, +idea universale della gente umana. Solo dalla sua cornucopia scaturiva +tutto ciò che di profondo v’aveva nelle cose di fede e di scienza; +da essa avevano origine l’armonia, la bellezza, tutte le felicità +dell’anima nelle cose celesti e terrene. Fu per la prima volta, dopo +le lotte che ebbero principio con Gregorio VII, che anche le classi +secolaresche, fino allora rozze, materiali, abbrutite, incominciarono a +fiorire nella coltura dello spirito. + +Nessuna meraviglia dunque che la forza e la grandezza della Chiesa +militante assumessero siffatta natura audace in Gregorio. Ma la storia +non ha confermato l’idea che ei s’era foggiata contrariamente alla +dottrina cristiana, perciocchè essa andasse a ritroso del concetto più +grande cui il genere umano s’inspira. Gli insegnamenti degli Apostoli +durano; per lo contrario il tempo, da un pezzo, ha roso i principî +gerarchici di Gregorio, od altrimenti la coltura fatta universale li +mette in derisione come sogni antiquati di gente retrograda e fanatica. +A Gregorio può farsi rimprovero che egli ebbe diviso la Chiesa in +due campi; la Chiesa profana, dei laici privati del loro diritto di +elettori, e la Chiesa sacra, casta dei preti elettori di sè stessi: +e invero il grande concetto della republica cristiana fu falsato dai +principî di Gregorio, avvegnaddio la gerarchia usurpasse il luogo +della Chiesa[303]. Gli avanzi della forma antichissima che avevano +avuto le comunità cristiane andarono distrutti per opera di Gregorio +VII; nell’istituto gerarchico della Chiesa egli introdusse uno spirito +di burocrazia, nel Papato infuse uno spirito cesareo. Quantunque +questo sistema in sè perfetto riunisse nella sua costituzione tutte +le forme politiche, democrazia, aristocrazia, monarchia, nondimeno +il suo meccanismo posto in moto dalla volontà di un uomo solo, e +l’accentramento di tutte le forze dogmatiche in una casta, educarono i +mali tutti dell’arbitrio religioso e della tirannide: quindi è facile +comprendere che l’opera di Gregorio VII doveva trarre dietro a sè la +riforma tedesca. Poichè Ildebrando per primo separò veramente la Chiesa +dal popolo, fu egli che distrusse il concetto evangelico; più tardi +dal suo principio derivò, come conseguenza necessaria, anche la sua +separazione dalla civiltà, e contro di questa la Chiesa, che è soltanto +gerarchia, oggidì combatte con repugnanza ostile, sempre intesa al +difettoso passato del medio evo, sempre incapace di accogliere entro di +sè lo spirito di libertà, che è spirito di giovinezza novella. + +Il meglio che Gregorio abbia fatto (ed egli non lo presagì) fu di aver +rotto nel mondo il sonno delle menti, mercè una lotta che per la prima +volta ricercò tutte le intime fibre della vita morale. Da quest’unico +uomo sparse in ogni cerchia della Chiesa e dello Stato un impulso +immenso. La lotta gigantesca di queste due forme che rappresentano +l’universo sociale, la miscela barbaramente feudale in cui dapprima +si confusero, la loro separazione progressiva, il loro antagonismo +durevole, composero la grandiosa vita morale del medio evo. E oggidì +ancora si fatica a volere ordinare la Chiesa e lo Stato completamente +liberi l’uno dall’altro, a guarire la Chiesa dall’ultima sua rigidezza +gerarchica, a guidarla ai principî universali della libertà e +dell’amore, a renderla socievole, a comporre una volta finalmente il +regno universale della cultura e della pace. Nell’età della barbarie, +quando valeva il diritto del più forte, gli uomini non furono capaci +di comprendere il concetto sublime del Cristianesimo. Forse che la +Chiesa di Gregorio VII e del medio evo attuò gli insegnamenti del +Cristianesimo? forse che le chiare idee di questo, espressione della +natura eterna dell’uomo e della società, sono attuate oggidì? Finì lo +Stato feudale franco, sparve la potenza della Chiesa gregoriana, ma +dopo la loro caduta non ha che incominciato ad albeggiare l’aurora +di una stagione novella nella vita degli uomini. I nostri occhi +vedono i ruderi ancor giganteschi del medio evo, un dopo l’altro +smuoversi e cadere nel gran fiume dell’armonia sociale, che dopo +innumerevoli impedimenti scorre attraverso questo duro e pigro mondo, +e ci avvia verso una felicità, il cui solo presagio fa beate le anime +generose[304]. + + + + +CAPITOLO SETTIMO. + + +§ 1. + +Desiderio, eletto papa, rifiuta la tiara. — È per forza elevato in Roma +al pontificato, con nome di Vittore III. — Fugge a Monte Cassino. — +Riprende a Capua la dignità pontificia (1087). — È consecrato in Roma. +— Condizioni della Città. — Vittore III fugge a Monte Cassino, e vi +muore (1087). — Ottone di Ostia è eletto e ordinato a Terracina con +nome di Urbano II (1088). + +Caduto Gregorio, Roma somiglia ad un palco scenico vuoto, che soltanto +a rilento va nuovamente popolandosi di personaggi minori. Le opere +ed eziandio la caduta di un uomo grande esercitano influenza anche +dopo che egli è scomparso dal mondo, e lasciano segno nel mare del +tempo in mille cerchi di onde che vanno facendosi sempre più chete, e +finalmente si perdono nella vastità. Attorno al feretro di Gregorio +stavano ritti gli uomini della gerarchia, che avevano incanutito +nelle lotte per essa combattute; così forse in antico i generali di +Alessandro magno avevano fatto cerchio al suo cadavere. Chi doveva +raccogliere l’eredità dell’impero religioso? le piccole passioni della +gelosia e dell’ambizione dovevano adesso mandarlo in ruina? Questo +sarebbe accaduto di uno Stato secolare, ma nel regno de’ preti, i +quali non avevano dinastie famigliari da fondare, era ad ogni tempo +erede l’eguale spirito gerarchico, che si conservava principio +indestruttibile. + +Gregorio, morendo, aveva designato quattro candidati all’elezione +pontificia, ed erano Desiderio di Monte Cassino, cardinale di santa +Cecilia in Transtevere, Anselmo di Lucca, Ottone di Ostia, Ugo di +Lione. I voti dei Cardinali si raccolsero su Desiderio. La ricchezza +dell’abate, la reverenza in cui lo tenevano i Principi di quell’età, +le sue attenenze coi Normanni, financo i suoi rapporti coll’imperatore +Enrico, rendevano desideratissima la elezione di lui. Giusto adesso la +morte di Roberto Guiscardo privava il papato di un appoggio potente; +quell’uomo straordinario, sorto come Gregorio dalla polve, come lui +ornamento e splendore eroico della storia d’Italia, moriva a Cefalonia +poco tempo dopo del Papa, addì 17 di Luglio[305]. Credevasi dunque +non esservi adesso altri che Desiderio, il quale potesse scongiurare +le calamità minaccianti nel caso in cui gli eredi del Duca fossero +venuti a dissidio e avessero mancato di fede. Ma l’ambizione dell’abate +avrebbe dovuto essere immane, se in questo tempo gli fosse parsa +gradevole la tiara. La pace onde godeva a Monte Cassino lo ammoniva che +v’avrebbe potuto finire i suoi giorni tranquillo e felice, rallegrato +dalle dolcezze delle muse, sfogliando manoscritti adorni di miniature +porporine, o disputando lietamente con uomini dotti; capiva che +sarebbe stata follia voler mutare il bello e ricco monastero con Roma +selvaggia, gettarsi in lotte senza fine col mondo, mettersi in balìa +delle cabale di Cardinali tutti invidia e ambizione, stuzzicare, in una +parola, il destino a farlo segno de’ suoi colpi mortali. I due anni che +succedettero tosto dopo la morte di Gregorio offrono lo spettacolo di +una vera contesa che si combattè per ragione della corona papale, non +per farne conquista, ma per iscansarla. Si può dire che questo fatto +mirabile sia il migliore elogio funebre della grandezza di Gregorio; +pareva che il morto Papa stendesse la mano fuor della sua sepoltura, e +vi tenesse inchiovata la tiara. Desiderio, uomo di sangue principesco +(scendeva della casa longobarda di Benevento), ripetutamente +sospinto verso il trono pontificio da Cardinali e da Principi, ne +indietreggiava, ne tremava, come se in quello avesse veduto qualche +cosa di orribile. Bello era il sentimento umano della sua repugnanza, +se anche fosse indizio di debolezza; però la natura dell’uomo è sempre +e dappertutto eguale a sè stessa, e anche qui non manca un prelato, il +quale pieno di invidiosa avidità, dietro alla spalla di Desiderio, fa +l’occhiolino alla corona dei Papi. + +L’anno 1085 trascorse senza che potessero mettersi d’accordo: l’abate +dichiarò il suo rifiuto a Giordano principe di Capua, alla contessa +Matilde, ai Cardinali, e protestò volere influire affinchè un Concilio +si raccogliesse in Roma a nominare un pontefice degno del grande +officio. Tuttavolta ei venne a Roma col principe Gisulfo soltanto alla +Pasqua dell’anno dopo. La deserta Città era pur sempre divisa in due +campi armati, gli Imperiali uniti fra loro, i Gregoriani angustiati +e in aspettative, condotti dal console Cencio Frangipane, capo della +Republica[306]. Sperava Desiderio che s’avessero tutti acchetati al suo +rifiuto; per lo contrario i Cardinali e gli ottimati, congregatisi in +santa Lucia presso il Septizonio, gli si gettarono a’ piedi, pregandolo +di esser papa. Egli si consultò con Cencio, propose il Vescovo di +Ostia, offerse, fino a tanto che la Chiesa riavesse pace, di mantenere +del proprio il Papa, chiunque ei fosse. Ma il popolo proruppe in grida +furiose acclamando al suo nome, i Cardinali irritati proclamarono lui +pontefice (ai 24 maggio), e disperato vide gettarglisi sulle spalle la +porpora, con nome di Vittore III; soltanto non fu possibile d’indurlo a +indossare il bianco vestimento, detto _alba_[307]. + +Non pertanto l’elezione di Vittore III non avvenne senza contrasto; un +tumulto che s’appiccava nella Città gli era lezione di ciò che a lui, +papa, si aspettava. Il partito di Enrico, che possedeva pur sempre +fortezze parecchie in Roma, aveva da qualche tempo trovato il suo +capitano nel Prefetto imperiale. Costui era stato condotto prigione da +Roberto Guiscardo, ma ne lo aveva liberato Ruggero, succeduto nella +duchea, poichè era venuto in gran collera contro al collegio de’ +Cardinali che aveva rifiutato di confermare l’Arcivescovo di Salerno. +Tostochè il suo proprio vantaggio glielo suggerì, il vassallo della +santa Sede cessò di darle assistenza; il Prefetto di Enrico venne, +raccolse armi in Campidoglio, ed impedì che Vittore fosse consecrato in +Vaticano. Il neo-eletto Papa, quattro soli giorni dopo, scivolò di mano +ai nemici e agli amici con una partenza che seppe di fuga; e poichè i +Conti della Campagna parteggiavano per l’Imperatore, dovette tor la via +di mare da Ardea, arrivò a Terracina, vi spogliò le insegne del papato, +e corse di botto a chiudersi nel suo diletto convento[308]. + +Qui rimase un intiero anno, sordo alle instanze dei Vescovi e de’ +Principi e alla voce di san Pietro che lo ammoniva di prendere il +governo della sua nave senza nocchiero, sbattuta dalle procelle +dei tempi. Cardinali, nobili romani col loro capo Cencio, e Vescovi +dell’Italia meridionale, vennero a Capua nella quaresima dell’anno +1087 per provvedere all’elezione pontificia, e si raccolsero intorno al +principe Giordano, che era stato creato avvocato della Chiesa. V’erano +presenti anche Ruggero, duca delle Puglie, e il detronato principe +Gisulfo. Parvero ambigui la condotta ed i sentimenti dell’abate, e il +partito gregoriano, a lui fortemente nemico, con Ugo di Lione e Ottone +di Ostia alla testa, cercò di impedirne la rielezione. Bastò questo +perchè Desiderio (addì 21 di Marzo) riprendesse volontariamente le +insegne pontificie. Se v’aveva ambizione umana che potesse scuoterlo +gli era il pensiero insopportabile di vedere la tiara posarsi in capo +di uno dei suoi avversarî, massime di Ugo di Lione[309]. + +Passata Pasqua, Vittore III si mise in cammino per Roma colla +accompagnatura di Giordano e di Gisulfo. Il piccolo esercito venne per +mare, da Ostia risalì il Tevere, e s’accampò fuor della città Leonina, +giacchè il san Pietro, entro cui dovevasi consecrare il Papa, era in +potere dell’inimico. Infatti, fuggito Vittore, il Prefetto imperiale +s’era impadronito di Roma, e in gran fretta aveva richiamato Clemente +III. Però la continua anarchia non consentiva a questo di sperare +gran fatto bene; universale era la spossatezza, Enrico lontano, +Roma indisciplinata, straziata, piena di ruina, e le soldatesche di +Matilde stavano ancora in armi. Che aspetto presentasse allora la +Città, e quali fossero le sue condizioni, si può più presto imaginare +che dire. Clemente III venne, raccolse i suoi partigiani, e pose +residenza in Vaticano. È meraviglioso il pensare che la basilica di +san Pietro d’allora in poi servì di propugnacolo vero alle fazioni; +la basilica santissima della Cristianità fu nei secoli undecimo e +duodecimo assediata e difesa alla paro del _Septizonium_ o del castel +Sant’Angelo; sotto a’ suoi portici il soldato combattè ferocemente come +dai merli di qualunque rocca. I Normanni presero d’assalto la basilica; +Clemente fuggì e riparò nella Città, dove si trincerò in un’altra +chiesa fortissima, nel Panteon antico, e Vittore III fu consecrato +addì 9 Marzo in san Pietro dal cardinale vescovo di Ostia. Chi avrebbe +potuto biasimare Desiderio, quando sbigottito rifiutava di ascendere al +papato? + +Solo otto giorni dopo, ei lasciò Roma, tratto da ardente desiderio di +rivedere il suo convento, ma era colà appena arrivato, che messaggieri +della contessa Matilde vi capitavano a richiamarlo, perocchè ella +fosse venuta coll’intento di rendere forte la signoria del Papa in +Roma. Sospirando, Vittore assecondò al loro invito, e le milizie +della Contessa gli sgombrarono financo l’entrata in una parte della +Città, dove egli pose dimora insieme con Matilde nell’isola Tiberina: +però non possedeva che il Transtevere, il castel Sant’Angelo, il san +Pietro, Ostia e Porto. Il maggior numero dei Romani teneva dalla +parte di Clemente e ferveva di odio contro il papato gregoriano, +come quello che aveva dovuto gettarsi in braccio de’ Normanni, e +traeva sempre novellamente questi demoni devastatori nella sventurata +Città. Oltracciò la venuta di un legato imperiale infondeva novello +coraggio ai partigiani di Guiberto; in mezzo ad orribili battaglie +or si perdeva, or si riconquistava il san Pietro, e Vittore III, +caduto infermo, partiva di Roma nel Luglio per la terza volta. Ancora +nell’Agosto raccoglieva a Benevento un Concilio nel quale confermava +i decreti di Gregorio e scomunicava di bel nuovo Clemente III; indi, +sentendosi presso a morire, si faceva trasportare al suo monastero. +Colà nominò Oderisio ad abate, chè anche da papa aveva continuato +a tenere il governo del convento; raccomandò che si eleggesse a suo +successore nella sedia apostolica Ottone cardinal vescovo di Ostia, +e addì 16 di Settembre passò di vita, vittima tragica del papato, al +cui pondo invano aveva tentato di scampare. Desiderio abate fu uomo +grande e di nominanza imperitura; papa Vittore III non fu che un’ombra +ingloriosa. Come egli aveva desiderato, i frati diedero sepoltura al +restauratore della loro abazia nell’abside della sala del «Capitolo», +e colà sulla pietra sepolcrale gli scrissero un bello e toccante +epigramma[310]. + +Di tutti i più celebri campioni della riforma, che un tempo si avevano +raccolto intorno al vessillo di Gregorio, Desiderio è l’ultimo che +sparisce del mondo: infatti un anno prima di lui era morto Anselmo +di Lucca. Sorgono adesso una novella generazione di uomini e tendenze +nuove, in mezzo alle quali Matilde, Enrico e Clemente, superstiti di +una grande età passata, incominciano a trovarsi soli e a disagio. + +Ottone di Ostia era stato dapprima rivale di Vittore III, indi s’era +con esso lealmente pacificato. La voce del morente aveva eletto lui a +papa, e d’altronde era stato uno dei quattro candidati designati da +Gregorio VII. Ugo di Lione, sebbene anch’egli di quei quattro, non +poteva più gareggiare con Ottone, avvegnachè Vittore III lo avesse +scomunicato, come nemico della Chiesa. Però l’elezione di Ottone s’andò +procrastinando; Roma si trovava in potere dell’Antipapa, i Cardinali +venivano fra loro a disputa, ed erano dispersi chi da una banda, chi +dall’altra. Messaggi dei Tedeschi seguaci della parte gregoriana, e +messaggi di Matilde li richiedevano ripetutamente che dessero un capo +alla Chiesa abbandonata nell’anarchia: alla fine parecchi di loro, che +s’erano raccolti intorno a Oderisio abate, bandirono un Concilio per +l’elezione. + +Addì 8 Marzo 1088 quaranta fra Vescovi, Cardinali ed Abati si +congregarono a Terracina; Giovanni di Porto rappresentava il clero +romano, Benedetto prefetto pontificio ne rappresentava il popolo, e +vi intervenivano legati di Germania e della contessa Matilde[311]. +Ai 12 di Marzo Ottone fu gridato papa con nome di Urbano II. Fu il +primo pontefice, che, conformemente al decreto di Nicolò II, ricevesse +l’ordinazione fuori di Roma, in una città di provincia. + + +§ 2. + +Urbano II. — Incominciamento della sua vita, suo stato. — Clemente III +è in possesso di Roma. — Urbano II si gitta in braccio ai Normanni che +lo conducono a Roma. — Sue condizioni infelici nella Città. — Matilde +sposa Guelfo V. — Enrico IV torna in Italia (1090). — Sue nuove lotte. +— I Romani chiamano di nuovo Clemente III nella Città. — Ribellione +del giovine Corrado. — Condizioni infelici dell’Imperatore. — Urbano +II s’impadronisce di Roma. — Uno sguardo a ciò che erano il Papa e +l’Imperatore in questa età. + +Urbano II, francese, era nato a Chatillon, in vicinanza di Reims, ed +era stato monaco di Cluny: lo zelo della riforma e la soda coltura +teologica apparati in quel convento gli avevano procacciato la cattedra +di Ostia. Enrico IV lo aveva sostenuto qualche tratto di tempo +prigioniero, ma pare che il Re non trovasse in lui un’opposizione +troppo acerba. Era stato in Germania, da legato, nel tempo in +cui Gregorio VII aveva potuto uscir libero di Roma, e in quel suo +officio s’era iniziato profondamente in tutti i rapporti delle cose +ecclesiastiche e politiche: possedeva intelletto più potente di +Desiderio, abilità grande di oratore e finezza diplomatica molta; in +lui il partito cattolico vedeva l’uomo che avrebbe battuto le vie di +Gregorio VII, e con accortezza trovato nuovi modi di combattimento, +or che esauriti s’erano gli antichi. Così annunciò tosto egli stesso +alla Cristianità che voleva reggere il Papato secondo le idee di +Gregorio[312]: però trovavasi in condizioni difficili; in Germania, +dove dopo il ritorno di Enrico la guerra civile non aveva mai posato, +era morto testè (nell’anno 1088) Erminio secondo antirè, dopo di +aver fatto sottomessione all’Imperatore; i Sassoni, ed eziandio quasi +tutti i Vescovi di parte pontificia, s’andavano sempre più accostando +a quest’ultimo. Dal 1087 il giovine re Corrado, figlio di Enrico, +trovavasi in Lombardia; finalmente l’Imperatore minacciava di tornare +in persona, di schiacciare Matilde e di affermare il potere di Clemente +III durevolmente in Roma. + +Clemente teneva in suo possesso la Città, venale a tutti i partiti; +durante questo tempo di governo di antipapi e di antiprefetti vi +dominava la più spaventosa anarchia; non v’era giorno che per le vie +di Roma non si combattesse; la Città era quasi una montagna di ruine, +entro cui non si scorgeva che tirannide di ottimati feroci, e miseria +di popolo mendico. + +Pareva che Gregorio VII avesse lasciato sorti di esilio in retaggio +ad una lunga serie di successori suoi, chè dopo di lui molti di essi +troviamo quasi sempre fuggenti ed esuli da Roma: strano caso di cui +finora non s’era mai visto l’eguale nella storia de’ Papi. Urbano +II dovette trattenersi quasi tutto intiero l’anno 1088 nell’Italia +meridionale, dove i fratelli Ruggero e Boemondo erano venuti a +un’acerba guerra di successione, fino a che riusciva fatto al loro zio +Ruggero di Sicilia ed al Papa di comporli a pace. Il papato trascinava +la vita sotto la dubbia protezione di Principi normanni; ed era altresì +un esercito normanno che nel Novembre 1088 conduceva Urbano II a Roma. +Così la Città tornava ad essere il campo di battaglia di due Papi +che per le vie combattevano l’un contro l’altro, scambievolmente si +maledicevano, e con voce alterna si discacciavano. + +Urbano pose dimora nell’isola Tiberina, difeso da Pierleone: impotente +era e povero tanto che le matrone di Roma gli mandavano elemosine; +però con sottili accorgimenti e senza posa tesseva trame d’inganni, +entro cui faceva cadere i suoi nemici. Clemente, per lo contrario, +dominava la massima parte della Città, ma doveva deplorare il suo +destino sventurato che lo condannava a sostenere un titolo a prezzo +di sforzi sovrumani[313]; e forse in cuor suo faceva voti sinceri +di poter finire i giorni che gli rimanevano di vita nella modesta +cerchia del suo arcivescovato. Urbano II, Enrico IV, Matilde, il mondo +desideravano pace, pace; ma la forza della fatalità che pesava sul capo +di tutti i partiti, e che senza tregua aveva messo sossopra un’intiera +generazione, li spingeva ciecamente avanti nel loro sentiero, e +cumulava astuzie sopra astuzie, colpe su colpe. Enrico stesso sarebbe +stato omai inchinevole a pacificarsi colla Chiesa, e soltanto i Vescovi +scomunicati, i quali non potevano che sostenersi in piedi o cadere +con Clemente III, gliene mettevano impedimenti: frattanto casi di gran +rilevanza lo costringevano perfino a scendere nuovamente a guerra in +Italia. + +Come Urbano II conobbe che il partito di Matilde, fatto debole, +diventava più propenso a patteggiare con Enrico, e come ebbe ragion +di temere che l’Imperatore fosse per tornare e per vincere, mise in +moto tutte le sue astuzie, e giunse destramente a dare alla Contessa +un novello marito, alla Chiesa un campione ispirato a intendimenti +egoisti. Guelfo IV, figlio di Azzone II margravio di Este e di +Conigonda sorella dell’ultimo Duca svevo della famiglia de’ Guelfi, +era diventato nell’anno 1055 l’erede di quella casa, e aveva cambiato +la sua patria Italia con Alemagna, mentre colà Fulco fratel suo +continuava la linea d’Este. Guelfo aveva sposato la figlia di Ottone +duca di Baviera, e nell’anno 1071 aveva ricevuto in feudo da Enrico +questa duchea, tolta al suocero suo che s’era ribellato. Però aveva +più tardi disertato le bandiere dell’Imperatore, ed era divenuto +uno dei più fervidi seguaci di Gregorio: fino negli ultimi tempi era +stato il caporione e l’anima del partito romano in Germania, e agli +11 Agosto 1086, a Bleichfeld, non lungi da Würzburg, aveva battuto +Enrico. Tuttavia anche quel valoroso guerriero, affranto della lotta, +sarebbe venuto ad un accomodamento coll’Imperatore, se tutt’a un tratto +non s’avesse dato esca alla sua ambizione, che mirava a ingrandire la +potenza della sua famiglia in Italia. Il suo giovine figliuolo Guelfo +V fu scelto ad essere vittima dell’arte politica di un padre, avido +di possedimenti, e di un furbo Papa, chè entrambi lo destinarono sposo +della contessa Matilde. Non erano i vezzi della Principessa, giunta ai +quarantadue anni, ma i suoi beni che destavano desiderio, e benanco +Roberto, erede di Guglielmo d’Inghilterra, vagheggiava la mano della +donna: ella la porse al giovine Guelfo. Lo sponsalizio si celebrò +nell’anno 1089; Guelfo infuse tosto novelle forze nel partito cattolico +d’Italia, ed Enrico fu costretto a discendere ancora una volta in +questa contrada[314]. + +Quando quest’uomo dalle cento battaglie, accompagnato dai due +Hohenstaufen, Federico e Corrado, calò dalle Alpi nella primavera del +1090, ei trovò contro a sè quella stessa contessa Matilde, cui aveva +combattuta da sì lunghi anni. La grande Principessa, la cui bandiera +teneva adesso in mano un giovinetto diciottenne sposo suo, era, come +l’Imperatore, condannata a una vita irrequieta, sempre in guerra; e +se ci desta meraviglia vedere l’operosità istancabile di un Principe +che pugnava per il suo Impero, ci riesce quasi un mistero la tenacia +fanatica di una donna che non aveva figli. Non andremo descrivendo le +guerre energiche che Enrico sostenne in Lombardia, nè la resistenza +ostinata di Matilde, la quale, quantunque i suoi vassalli mormorando +la sollecitassero a far pace, con caparbietà femminile sdegnolla: +l’attenzione nostra è rivolta alla città di Roma, sebbene le sue +condizioni non escano della solita monotonia. Clemente III era stato +discacciato dai Romani incostanti; ma Urbano non poteva tuttavia +diventar signore della Città, ed anzi era costretto ad andar girovago +nell’Italia meridionale, dove cercava conservarsi l’amicizia dei +Normanni[315]. Anche Giordano di Capua profittava del disordine per +farsi padrone di terre romane, e quando morte il colpiva a Piperno, nel +paese de’ Volsci, s’era impossessato di quasi tutta la Campagna[316]. +Frattanto, mentre Urbano raccoglieva Sinodi a Melfi, a Troja e a +Benevento, eziandio i Romani si staccavano da lui: infatti, fallito un +tentativo di pace cui aveva inteso il vecchio Guelfo, Enrico veniva +avanzandosi, e i Romani, subendo la sua influenza, si voltavano alla +sua parte. Nell’anno 1091 s’impadronivano con assalimento repentino del +castel Sant’Angelo, ne cacciavano il presidio pontificio, e soltanto +a gran fatica s’impediva che radessero al suolo la rocca: indi nella +Città chiamavano nuovamente Clemente III, che si trovava al campo di +Enrico[317]. + +Le quante volte era in Roma, l’antipapa aveva agio di congregare +alcuni Cardinali scismatici e i Vescovi suburbani da lui eletti, +per celebrarne Sinodi che nondimeno restavano privi di efficacia. +Antivescovi desolavano il territorio di Roma, e quasi tutti i Conti +della Campagna riverivano Clemente III, perciocchè quei signori +profittassero dello scisma per rubacchiare a man salva la Chiesa[318]. +Nel frattempo l’amministrazione delle cose ecclesiastiche e secolari +per la massima parte trovavasi in mano di Guiberto: per verità anche +Urbano aveva i suoi ministri, i suoi giudici, i suoi prefetti, ma loro +difettava potenza, e di dentro e di fuori della Città, atti giudiziarî +venivano pur sempre segnati coll’epoca di Clemente III. Urbano dovevasi +star contento a scomunicare il suo avversario da Benevento, dove nel +Marzo dell’anno 1091 riuniva un Concilio, ma nella Città non poteva +entrare, e in questo anno e nel successivo era costretto a celebrare +fuori delle sue mura le feste Natalizie, laddove Clemente pontificava +in san Pietro. + +La caduta di Mantova (avvenne in Aprile dell’anno 1091) e di altre +città, lo scoraggiamento del partito di Matilde, la defezione di Roma, +misero sbigottimento nell’animo dei Cattolici, laonde lambiccarono il +cervello a sollevare contro l’Imperatore un nemico nuovo e formidabile. +Le astuzie dei preti, l’odio di una femmina degenerato adesso in vero +fanatismo, e l’avarizia del vecchio Guelfo, combinarono il più malvagio +di tutti i disegni. Da parecchi anni il giovine Corrado, maggiore dei +figli di Enrico, era suo vicario in Italia: dissimile per indole dal +padre, ne aveva ereditato soltanto la tempra incostante, non la foga +appassionata. Tutti i contemporanei lo dipingono bello della persona, +d’animo mite, propenso alle arti di pace. Può darsi che da lungo tempo +i preti avessero avviluppato nei loro lacciuoli il cuore del giovine, +che, atterrito di quella lotta smisurata, sentiva repugnanza dei rozzi +uomini onde Enrico si circondava, e crucciavasi dell’anatema della +Chiesa. Probabile è che il figliuolo non approvasse i principî del +padre, e le dissolutezze, cui questi si dava in braccio, distruggevano +il rispetto figliale che l’altro gli avrebbe dovuto. Corrado si lasciò +sedurre a ribellione; il padre ebbe sentore del suo proponimento, +e lo fece imprigionare, ma il giovine scappò, e si rifuggì presso +Matilde, che l’accolse con gran gioia. La ribellione cui ella lo +sospinse spogliò la illustre donna di tutto lo splendore che fino a +questo momento ne aveva abbellito la vita. Spenti s’erano i sentimenti +geniali, inspiratori della sua giovinezza: a Canossa, a fianco del +suo amico Gregorio, quando intercede a pro dell’avvilito re Enrico, +Matilde è un profilo di donna che induce a reverenza; sedici anni più +tardi, a fianco del suo sposo, che non è dappiù di un ragazzo, mentre +ricovera sotto le sue «grandi ali» il figlio ribelle di quello stesso +re Matilde non è che una femmina fanatica[319]. Ella mandò Corrado al +Papa, e questi assolse il giovine traditore del padre. Nel tempo stesso +Guelfo non oziò, ma intese a raccogliere una lega lombarda contro di +Enrico; la defezione di Corrado trasse con sè quella di molte città; +Milano, sede un dì del partito imperiale, Lodi, Piacenza, Cremona si +dichiararono a favore di lui, e conchiusero una lega di vent’anni col +giovine duca Guelfo e colla contessa Matilde: indi, nell’anno 1093, +Corrado fu coronato a Milano re d’Italia[320]. + +Allorchè sull’animo dello sciagurato re scese il cumulo di tanti +dolori, la fuga, la deserzione e la coronazione del suo figliuolo, +colto di mestizia si chiuse in un solitario castello, e disperato +brandì un ferro, e fu per uccidersi[321]. Qualunque siano stati i +falli che commise (i suoi fieri nemici molto senza dubbio inventarono +ed esagerarono), qualunque colpa abbia avuto della defezione del +figliuolo, la sua sorte fu delle più crudeli. Anche la sua seconda +moglie, Prassede o Adelaide di Russia, fuggì di Verona, corse a +Matilde, e adescata dai preti, da quella povera barbara ch’ella era, +in due adunanze ecclesiastiche svelò innanzi all’universo mondo, senza +vergogna, ma non senza colpa, i misteri del suo letto nuziale[322]. + +L’avvenuta mutazione delle cose concedeva agio ad Urbano II di venire +adesso a Roma, sulla fine di Novembre del 1093. Il suo antagonista non +si trovava più nella Città, ma s’era ricoverato nel campo di Enrico; +tuttavia le genti di Guiberto tenevano in loro mano il Laterano, +il castel Sant’Angelo ed altri luoghi muniti; perciò Urbano era +costretto a rinchiudersi nelle case dei Frangipani. Questa famiglia +aderiva costantemente ai Pontefici legittimi; essa aveva fortificato +di munimenti il suo palazzo in prossimità di santa Maria Nova, sulle +ruine della «Casa aurea» di Nerone, e vi aveva eretta una torre, +che si appellava _Turris Cartularia_: l’arco di Tito era compreso +dentro di quella fortezza baronale, ed apriva ovvero chiudeva il suo +ingresso dalla via Sacra[323]. Ivi dunque pose dimora Urbano sotto +la protezione di Giovanni console, figlio di Cencio e nipote di +quel Leone Frangipane, che intorno al mille aveva dato origine alla +celebre famiglia. In deplorevoli condizioni stavasi il Papa, poichè +era crivellato di debiti; l’abate Goffredo di Vendôme, venuto in +questo tempo nella Città per faccende del suo convento, fu commosso a +pietà delle sorti di lui, vendette tutto ciò che possedeva, lo trasse +di difficoltà e gli diede copia di denaro con cui potè corrompere +Ferrucio, che Clemente III aveva posto da comandante del Laterano. +In sulla Pasqua dell’anno 1094 Urbano entrò nella residenza dei +Pontefici, e per la prima volta sedette sul trono lateranense, che, +secondo la sentenza dell’Abate, da tempo lungo era stato vedovo di Papi +cattolici[324]. + +Una tetra imagine del decadimento di Roma offre Urbano II, afflitto +vecchio, che compera la residenza pontificia col denaro di un Abate +straniero, e siede nel deserto Laterano, circondato da partigiani rozzi +e da Vescovi, che per barbarie non sono da meno di quelli: di là guarda +al cumulo di ruine cui, monumento di Gregorio VII, son ridotte chiese +e vie, e contempla Roma desolata e squallida, abitata da un popolo +immerso nelle miserie e agitato da passioni fiere. Nella storia v’hanno +forse molti esempî di sventure quali son quelle che pesano sul capo di +Enrico IV a questo medesimo tempo? divorando l’affanno del figliuolo +ribelle, e coltivando in mente pensieri suicidi, ei vive obliato in un +castello lombardo, mentre tutto all’intorno le province sono devastate +dal ferro e dal fuoco, sì come all’età delle guerre gotiche: e tutto +questo è conseguenza della controversia delle investiture, e monumento +del settimo Gregorio. + + +§ 3. + +Condizioni cui è ridotto il mondo, causa la controversia fra la Chiesa +e lo Stato. — Le Crociate. — Il loro commovimento universale infonde +fortezza al Papato. — Urbano II predica la crociata a Piacenza e a +Clermont (1095). — Attenenze della città di Roma colle Crociate e colla +cavalleria. — I Normanni d’Italia prendono la croce. — L’esercito +crociato, condotto da Ugo di Vermandois, passa per Roma, donde è +cacciato Clemente III. — Urbano II ritorna nella Città. + +La lunga guerra che s’era combattuta fra la corona e la tiara aveva +precipitato tutto l’Impero in miserie così grandi che non si possono +descrivere; il furore dei partiti aveva riempiuto tutti i ceti sociali +di odii contro natura, di divisioni, di colpe. La ribellione di +Corrado contro al padre non era che il simbolo chiarissimo in cui la +gente umana di quell’età scorgeva riflettersi lo stato suo proprio, +chè nel mondo vedevansi padri combattere contro figliuoli, fratelli +contro fratelli, Principe contro Principe, Vescovo contro Vescovo, +Papa contro Papa. Una divisione così acerba della vita sociale, quale +dapprima non s’era vista mai nella storia, sembrava dilaniare lo stesso +Cristianesimo, e distruggere la veneranda maestà dei suoi misteri. La +tenebra di una maledizione mortifera aveva velato la faccia del mondo; +dov’era il Salvatore, tutto benedizione e carità? Se in quel tempo +Cristo fosse tornato in terra, avrebbe visto con gran meraviglia che +la religione d’amore fondata da lui s’era sviata dalle fonti purissime +della sua origine fino a non riconoscersi più; e Pietro con istupore +avrebbe trovato che i suoi successori nell’officio apostolico erano +affaccendati ad erigersi un trono di Cesari sulle ruine di Roma, sul +sepolcro di lui, e appellavansi «pontefici massimi,» come s’erano in +antico chiamati gli Imperatori di Roma. + +Sul finire di questo secolo il mondo europeo somigliava ad un campo di +battaglia su cui era calata l’ombra della notte; gli eserciti, spossati +di forze, ma non satolli di odio; desideranti in cuore la pace, ma +condannati da colpe ancora inespiate a continuare la guerra fratricida, +aspettavano il novello mattino per iscagliarsi ferocemente l’uno contro +all’altro. Però, all’albeggiare del giorno, credevano di vedere un +cherubino librarsi nel cielo, accennar loro di seguirlo verso Oriente, +e comandare che conchiudessero la pace di Dio e muovessero in armi +alla santa Gerusalemme, dove si conveniva che presso al sepolcro del +Redentore facessero penitenza delle peccata loro e del mondo. + +Ei si vede chiaro che il fenomeno meraviglioso delle Crociate riceve +spiegazione dall’indole di questo tempo. Se anche molte altre cause +v’abbiano avuto loro parte, la controversia delle investiture fu +certo una delle leve di questo moto smisurato. Tutti i risultamenti +della storia sono conseguenza dell’occulto lavorìo degli impulsi e +delle necessità degli uomini; colpe, follie, errori, istessamente che +virtù, intelletto e genio, sono le ragioni che rimestano la storia e +la spingono innanzi nel suo cammino. Dopo la corruzione profonda del +secolo decimoquinto, di cui caddero martiri Giovanni Huss, Geronimo e +il Savonarola, gli uomini arsero del desiderio di farne espiazione, +e dalle sacre Scritture la Riforma resuscitò Cristo di cui si aveva +perduto la memoria. Nel secolo undecimo, la gente umana era di quattro +interi secoli più fanciulla e più rozza, ed essa andò a cercare il +Salvatore nella sua tomba materiale. Laonde le Crociate rappresentarono +il ritorno degli uomini alle fonti della salute, in una spedizione vera +che s’avviò all’Oriente, culla della religione cristiana. + +Non era Cristo quasi obliato nel mondo? Il culto della Vergine, degli +Apostoli, e di una legione di Santi non l’aveva cacciato in bando? Roma +non aveva vestito il simulacro di un principe degli Apostoli col manto +di patrizio secolaresco? di lui, nel secolo ottavo, un Papa non aveva +potuto dire che tutto Occidente lo venerava come Dio in terra? Pietro +era simbolo della gerarchia romana, dell’unità della Chiesa universale, +ma non della salute che ogni anima cristiana invocava. Non era forse +meglio di andare a cerca del figliuolo di Dio, anzichè di volgersi al +portinaio del cielo? Dalle porte di Roma (così s’aveva insegnato al +mondo di credere) passava la via che conduceva diritta al paradiso, +ma di quelle porte era pure uscita e s’era rovesciata per le terre +la maledizione di Gregorio VII, e le aveva riempiuto di flagelli. I +vizî del clero, molti Papi di vita riprovevole, gli orrori di guerre +partigiane eterne, avevano diminuito la venerazione di Roma, e nell’età +di Enrico IV appena era se pellegrini giungevano ancora alla Città, +e appena se entravano nel profanato san Pietro, ch’s’era tramutato in +fortezza delle genti di Guiberto. Mentre da tempo omai lungo schiere +sempre più rade di pellegrini venivano al sepolcro del principe degli +Apostoli, sempre più numerose erano quelle che movevano alla tomba +di Cristo; e Roma aveva trovato un’emula di santità in una città +israelitica situata nella remota Asia[325]. + +Se ci avranno pensato un po’ sopra, può darsi che i Romani abbiano +maledetto le Crociate che traevano i pellegrini pii e fiumi di +denaro ad un indirizzo diverso da quello della loro Città; però se +questa dovette far amara esperienza che quelle fonti di guadagno +s’erano inaridite, la Chiesa romana attinse invece forze nuove dal +nuovo entusiasmo. In un tempo nel quale le loro sorti erano ancor +dubbie nella lotta che tuttavia durava con Enrico IV i Pontefici si +misero, senza frapporre indugio, alla testa di un immane movimento, e +progredirono colle idee del tempo; dalle divisioni a minuzzoli e dagli +interessi meschini, cui era discesa la controversia della riforma, si +levarono ad un’idea cristiana universale, ad un subbietto sublime di +religiosa fantasia; si tolsero di dosso nemici remoti e prossimi, e +argomenti di eresia e di scisma, e li cacciarono in Siria; congiunsero +nuovamente la Chiesa ad unità in una grande passione che scaldava tutta +Europa, e così si crearono una novella altezza nella storia universale. + +La nostra generazione contempla con meraviglia un secolo nel quale un +eremita in luride vesti, a cavalcione di un asino, correva il mondo, ed +era accolto come messaggiero di Dio; un’età in cui la descrizione dei +mali ond’erano oppressi i Cristiani nella remota Gerusalemme infiammava +mezzi i popoli a furore religioso, e dalla loro patria li traeva nella +tomba spalancata che gli aspettava in Asia. L’oppressione dei Cristiani +di Siria non era dura oltre misura, nè gli Storici di quella età hanno +potuto riferire di massacri di venticinquemila persone, quale fu quello +che avvenne a Damasco nell’anno di civiltà 1860. Se avesse avuto un +simil fatto a predicare, Pietro di Amiens avrebbe probabilmente spinto +mezza Europa contro Asia; oggidì invece lo si avrebbe per un cervel +malato e sarebbe accolto con beffa. La gente umana per buona ventura +non è più capace d’imprendere guerre omicide per idee religiose, ma +forse ha anche perduto il sentimento bollente e giovanile per ciò che +v’ha di grande e di sublime nell’umanità. Dopo otto secoli sarebbe +insania affermare che le Crociate sieno state conseguenza di una +follia religiosa; furono una manifestazione dell’idealità di quei +tempi, un parto della intiera indole del medio evo, una grande epoca +nella vita stessa degli uomini. Chi pensa all’efficacia elettrica di +quell’impulso, ed alla forza operosa che dentro di esso riuniva popoli +di schiatte diverse, i quali prima non s’erano mai congiunti in uno +scopo comune, vi ravvisa lo spettacolo di una grandezza che umilia le +divisioni e le ingenerose debolezze della moderna arte politica[326]. + +Urbano II ornò di gloria il suo pontificato colla prima Crociata +che egli stesso predicò. Invitato dalla contessa Matilde ad andare +in Toscana, indisse un Concilio a Piacenza. Le allegrezze con cui +lo accolse Lombardia, la moltitudine di chierici e di laici che si +riunirono colà (in sul principio di Marzo del 1093), gli diedero a +divedere che la causa di Enrico era perduta, che egli aveva vinto +la sua. Non vi fu chiesa abbastanza grande per capire la moltitudine +accorsa a quel parlamento; fu duopo congregarsi a cielo aperto. Una +commozione profonda agitava il mondo, che Gregorio VII aveva scosso +in tutte le fibre; un nuovo spirito lo animava. Innanzi al Concilio +si presentò la prima ambasceria di Bisanzio che venisse a chieder +soccorso, e fu confortata con promessa di assistenza: però una seconda +assemblea universale fu bandita a Clermont per il mese di Novembre, +dove un Papa francese avrebbe fatto appello ai Franchi cavallereschi +di muovere a sostegno della guerra di Oriente. Prima che Urbano +andasse colà, ricevette a Cremona l’omaggio del giovine Corrado, e, +a patto che rinunciasse al diritto d’investitura, gli fe’ balenare la +prospettiva che otterrebbe l’Impero. Il ribelle acciecato andò indi a +Pisa ad incontrare la sua ricca fidanzata ch’era figliuola di Rogero +di Sicilia; quanto al Papa, egli partì per Francia, ov’era aspettato al +Concilio. + +Nella pianura di Clermont lo salutarono tredici Arcivescovi e dugento +cinque Vescovi commossi a fervore, gli prestarono omaggio molti +maggiorenti delle terre francesi, e lo applaudirono le grida febbrili +delle migliaia di uomini accorsi che accampavano intorno alla città, +simili a una nube gravida di forze elettriche, la quale attendeva la +scintilla della sua parola per divampare in fuoco e in fiamme. Tutti +gli oratori di Grecia e di Roma avrebbero portato invidia ad Urbano +non soltanto per la grandiosissima delle missioni, ma eziandio per +la simpatia che trovava negli uditori convenuti a questo parlamento +celebre nella storia universale: appena v’ha altro luogo da questo in +fuori, in cui la parola abbia sortito pari potenza di affascinare le +moltitudini. Ancora in tempo sì tardo la lingua di Cicerone prestava +all’oratore la sua magnifica e sonante maestà per infiammare turbe, +nella cui bocca da lunghissima età s’era corrotto il latino antico. +Altrove, quando parlatori vollero infervorare i loro uditorî in una +grande idea, adoperarono l’adulazione, lodandone le più belle virtù, +di cui per lo meno facevano supposto che fossero forniti i loro +ascoltatori; l’oratore sacerdote vedeva invece quei mille e mille +composti per massima parte di ladri e di assassini, e questi predicati +ben lungi che attenuarne l’entusiasmo, gliene davano una foga più +vigorosa. Strano contrasto! una meta sublime è additata al sentimento +del mondo; e ladri e assassini, appunto perchè tali, sono chiamati a +salirne le cime eccelse. Urbano non tenne un discorso, ma una predica, +e la più potente spinta s’ebbe quella moltitudine udendo parlare +della penitenza dei peccati, della Crociata considerata come opera di +disciplina, e volta a ottener di quelli l’assoluzione. Il Papa dipinse +in brevi parole la cattività della remota città del Re dei Re, dov’egli +aveva operato, sofferto la passione ed era morto: per dar poi maggior +peso a’ suoi ammonimenti, Urbano trasse in suo soccorso lacrime, +gemiti e sentenze dei Profeti, ed esortò la Cristianità a cingere +tutta concorde la spada, e a liberare Cristo dalle catene turchesche. +«Levatevi, volgete le vostre armi, intrise di sangue fraterno, contro i +nemici della fede cristiana. Voi oppressori di orfani e di vedove, voi +uccisori e profanatori di chiese, voi predoni degli altrui beni, voi +che ricevete denaro per isparger sangue cristiano, voi che simili ad +avoltoi correte dietro al lezzo dei campi di battaglia, affrettatevi: +se amate l’anima vostra, movete con Cristo duce alla difesa di +Gerusalemme. Voi tutti che foste rei di tai delitti che vi dividono dal +regno di Dio, riscattatevi a questo prezzo; così vuol Dio...» + +Spesse volte la più focosa eloquenza non giunse a capo di indurre una +moltitudine al partito conforme a’ suoi più prossimi vantaggi: invece +Urbano trasse a entusiasmo il parlamento di Clermont per lontani +confratelli di fede, e per una lontana città, che terre e mari e mille +anni di età separavano d’Europa. Il suo uditorio, stretto in fitta +calca (poca gente onesta poteva contarsi in esso) interruppe spesse +volte il Papa col grido fanatico: _Deus lo volt, Deus lo volt_[327]. +Principi, cavalieri, vescovi, servi attaccarono con mani tremanti +di fretta una rossa croce all’abito; ambizione, genio di avventure, +delitti di ogni maniera potevano ricoverarsi sotto di quel segno; +tutti gli uomini di stato servile, genti oppresse, delinquenti, banditi +potevano raccogliersi intorno alla bandiera dell’impresa, coll’animo +fidente di guadagnarne assoluzione delle peccata in vita, paradiso +in morte, e, prima, d’impadronirsi in Siria di monti d’oro. L’esito +fu ancor più completo di quello che Urbano avesse potuto aspettarsi. +Sebbene alcuni Vescovi lo spronassero a mettersi lui stesso alla testa +della spedizione, egli se ne scansò, ma nominò Ademaro vescovo di Puy a +suo vicario. + +Lo Storico della città di Roma guarda intorno a sè per cercare quai +Romani sieno accorsi a schierarsi sotto il vessillo del Redentore, +e a portare un contingente romano nel campo storico delle Crociate, +chè sarebbe suo còmpito di descrivere i _Gesta Dei per Romanos_: +però neppur uno ei ne discerne. Probabilmente il Senato e il popolo +avrebbero fatto le grasse risate, se Urbano avesse loro chiesto +di animarsi a santo furore, di abbandonare le rovine di Roma, di +muovere alla liberazione della città di Gerusalemme, che in antico +Imperatori romani avevano distrutta: era pur della sua caduta che +l’arco di Tito serbava ancora ricordanza, e il Laterano celebrava a +sua gloria di custodirne l’arca dell’alleanza, e i tardi nepoti di +quel popolo israelita fin dai tempi di Pompeo abitavano presso il +ponte del Tevere, disprezzata scuola di stranieri. Rade volte i Romani +s’accesero di entusiasmo per idee grandi, e al sentimento romantico +della cavalleria stettero tutti muti. Ovunque alitò lo spirito dei +Germani e dei Normanni, la cavalleria spiegò la sua potenza d’eroismo +coi suoi arbitrii, coi suoi sollazzi, colle sue violenze, colla sua +operosità che la traeva errante per terre e per mari; al contrario, +in questo periodo di tempo la massima parte d’Italia non ebbe indole +che la ponesse a paro di quelle altre genti. Le città operose trassero +dalle Crociate una fonte di guadagni con traffichi e con navi da +trasporto; Roma n’ebbe ragione di decadenza più grande. Nè in questa +Città la cavalleria poteva acquistar forma e figura; la Chiesa, che +tarpava lo svolgimento d’ogni floridezza secolaresca (e molto per essa +contribuiscono le donne), non concesse che quella mettesse radice; +e del resto le tradizioni dell’antichità facevano dei nobili romani +altrettanti senatori e consoli, ma cavaliere nessuno. Ad un torneo che +s’avesse dato in Roma nell’arena del Circo antico tutta sparsa d’erba, +avrebbero fatto contorno, vicinanza piena di contrasti acerbi, chiese +e chiostri e rovine della vecchia Roma; e sui gradini del Colosseo +s’avrebbero dovuto congregare a mirarne lo spettacolo, più monache +piagnolose che donne sorridenti, più frati e preti che nobiluomini e +cittadini. Per verità il feudalismo era penetrato dentro delle terre +romane, ma il sistema del vassallaggio, composto di parecchi elementi +che posavano sull’ordinamento della cavalleria, poteva aver vita +soltanto in una corte secolare, non in una corte di ecclesiastici. I +nobili romani di questa età erano genti rozze, dimoravano fra monumenti +antichi, divisi in fazioni, combattenti in lotte continue fra di sè, +coi Papi e cogl’Imperatori, tutti avidi d’oro, poveri tutti. Da altra +parte nella Campagna albergavano Conti, predoni grandi e piccoli, +annidati in castella, sopra greppi montani, la cui vista era orrida +allora come è oggidì, avvegnachè nessuna opera di coltivazione, in +nessun tempo, abbia avvivato le terre, antiche residenze di Conti, +quai sono Segni, Ceccano, Monterotondo, Palestrina, Civita Castellana, +Galeria. Non trovatori vaganti visitavano i manieri di quei signori +feroci; nè in essi, nè in Roma si radunava mai una corte di dame +leggiadre a coronare di fiori un cavaliere vincitore della lizza. La +vaga poesia del medio evo non raccolse mai il volo sulle meste ruine di +Roma, dove, sopra le riverse colonne di granito, pareva che sedessero +le ombre severe di Senatori antichi, ploranti la caduta della loro +Città. + +La cosa andò diversamente alla corte dei Principi normanni dell’Italia +meridionale. Nati cavalieri, avevano conquistato arditamente le loro +belle contrade dov’erano venuti da avventurieri; colle loro robuste +lance avevano discacciato di Sicilia i Musulmani, e incusso spavento +all’Imperatore greco: perciò allo squillo della tromba santa saltavano +in piedi lietamente, correvano all’armi per compiere nuove imprese, per +conquistar paesi nuovi; e l’Italia normanna decorava la prima Crociata +colle geste di Tancredi e di Boemondo, eroi immortali. Tancredi, fiore +della cavalleria, seguì le bandiere di Boemondo congiunto suo, poichè +questo figliuolo del Guiscardo, maggiore di età, ma posposto al suo +più giovane fratello Rogero, rovesciava la tenda che spiegava innanzi +ad Amalfi assediata, e moveva anche egli nell’anno 1096 a Gerusalemme. +Sotto quei due capitani si raccolsero genti italiane, forse anche delle +province romane, ma il Cronista che, poeta precursore del Tasso, ne +passa in rassegna l’esercito, non fa menzione di uomini di Roma, che +fossero in mezzo a loro[328]. + +Il passaggio di un esercito crociato diede impulso ai Normanni di +prendervi parte. I Francesi settentrionali, i Normanni francesi ed +inglesi venivano sotto la capitananza di Ugo di Vermandois fratello +del re di Francia, di Roberto di Fiandra, di Roberto di Normandia +figlio di Guglielmo il Conquistatore, e di Stefano di Chartres e +Blois: passavano di Toscana, e per Roma andavano nelle Puglie, poichè +ivi dovevano imbarcarsi a Bari[329]. Quei Principi s’incontrarono a +Lucca col Papa, il quale tornava a Roma; colà egli li benedì, affidò +ad Ugo il gonfalone di san Pietro, e potè indi servirsi di loro, +facendosene conquistar Roma e cacciare le genti di Guiberto fuor del +san Pietro. Colle fresche memorie del sacco che avevano sofferto per +opera di Guiscardo, può darsi che i Romani stessero in gran trepidanza +vedendo avvicinarsi i Normanni di Francia e d’Inghilterra; e fortunati +potevano reputarsi che quell’esercito magnificamente armato fosse +composto di soldatesche disciplinate, cui comandavano i più splendidi +Principi dell’Occidente. Se i Cronisti ci avessero detto qualche +cosa di più sul soggiorno che quei Crociati fecero a Roma, noi forse +li vedremmo dar l’assalto ad alcuni monumenti dove si appiattavano +a riparo i Guibertisti. Le soldatesche di Francia e d’Inghilterra +meravigliarono di dovere, nel loro cammino a Gerusalemme, sguainare +le spade in mezzo di Roma santa contro i fieri nemici del Papa, e +intriderle nel sangue di scismatici che neppur giungevano a domare: +e dovettero sentire un brivido di spavento omai in Roma trovando i +Turchi, e vedendo Cristiani omicidi minacciar loro, i sacri pellegrini, +perfino dentro del santuario di san Pietro, mentre oravano presso alla +«confessione» dell’Apostolo. «Quando fummo entrati nella basilica», +così narra un testimonio oculare che fu fra quei Crociati, «vi trovammo +le genti dell’imbecille papa Guiberto colla spada in pugno; ed eglino +si ciuffavano le offerte votive che noi deponevamo sugli altari; si +arrampicavano sulle travi della chiesa e di là ci scagliavano addosso +pietre, in quello che noi ce ne stavamo ginocchioni in orazione, +perocchè volessero trucidare chiunque loro sembrava che parteggiasse +per Urbano.» Fulchero confessa che i Crociati mirarono con orrore lo +stato spaventoso della città capitale della Cristianità, ma lasciarono +a Dio di farne le vendette; chè molti di essi di Roma se ne tornarono +vilmente alle loro case, e gli altri continuarono il loro cammino alla +volta di Bari, passando da Monte Cassino[330]. + +Queste furono le attenenze che la città di Roma s’ebbe colle Crociate: +l’energica dipintura che dà Fulchero risparmia allo Storico di dire +una sola parola di più. Del rimanente, Urbano trovò il suo profitto +nel passaggio che fecero i Crociati. Eglino obligarono Guiberto ad +abbandonare la Città; probabilmente conquistarono qualche torre e +fortezza; e il Papa, che entrò in Roma in coda ad essi, potè almeno +celebrarvi tranquillamente le feste natalizie. Adesso egli era padrone +di quasi tutta la Città, chè soltanto il castel Sant’Angelo (ad +assediare il quale i Crociati non avevano voluto far sosta) restava +ancora in potere dei Guibertisti[331]. + + +§ 4. + +Attenenze di Enrico IV colla prima Crociata. — Il Papa si pone a capo +del movimento universale. — Guelfo V si separa da Matilde. — I Guelfi +passano dalla parte di Enrico, nonpertanto la causa di questo è perduta +in Italia. — Enrico IV ritorna in Alemagna (1097). — Conclusione delle +sue tragiche lotte. — Muore Urbano II (1099). — Muore re Corrado +(1101). — Enrico IV muore miseramente (1106). — La persona di lui +innanzi al giudizio dei posteri. + +La prima Crociata fe’ palese la debolezza dell’Impero, il quale +restò al di sotto della missione che era propria di esso. Non si +spettava forse a còmpito dell’Imperatore, come capo secolare della +Cristianità, di porsi alla testa di questo grande commovimento, di +spiegarne lo stendardo, e di guidare Principi e popoli alla guerra +santa? Per colpa delle circostanze e di Enrico IV, l’Impero lasciò +trascorrere e perdette un momento di tanta rilevanza, che l’eguale +non fece più ritorno. In tutta la storia del medio evo non v’è altro +tempo pari a questo del cominciamento delle Crociate, donde possa +vedersi, meraviglioso fatto, il fenomeno di una corrente spirituale +che invade e trascina tutta la gente umana; in nessun’altra occasione +mai si sente tanto grande ammirazione della potenza degl’impulsi +religiosi, e delle fortune o del genio dei Papi. Mentre il Pontificato +toglieva in mano sua la missione che incombeva all’Impero, esso balzava +quest’ultimo dalle cime della storia universale, e vi si assideva +esso. Gregorio VII aveva chiaramente compreso la rilevanza della pugna +che si doveva accendere fra Europa ed Asia, e aveva inteso a farsene +duce; questo pensiero ei lasciava ai suoi succeditori in eredità, e il +sottile Urbano la raccoglieva. Non importava che il Papa in persona +si prendesse o no la capitananza della spedizione, chè il mondo è +dominio delle idee, e di queste i Papi erano guidatori. Poichè le +Crociate erano creazione della Chiesa, la Chiesa mostrava al mondo +sè esser quella che riuniva i popoli ad unità. Enrico IV oscuramente +s’accovacciava in un castello dell’Italia superiore, in quel mentre +che, senza di lui, i parlamenti di Piacenza e di Clermont iniziavano +nella storia universale un’epoca nuova: Enrico IV, che se ne fa +spettatore inoperoso, ci pare quasi caduto più in basso di quello che +fosse allorchè correva penitente a Canossa; l’anatema del Papa lo ebbe, +per così dire, scomunicato fuor del grembo della storia. + +Abbiamo veduto Enrico accasciarsi in Italia sotto il peso della rivolta +del suo figliuolo; colà la sua causa pareva perduta, e altresì in +Germania volgeva a grave pericolo. Ma il capriccio del destino che +lo palleggiava, lo rialzò tutt’a un tratto dalla sua caduta. Una +discordia famigliare forma uno strano episodio della gran guerra fra +la Chiesa e lo Stato, che proprio adesso pareva andarsene smarrita in +mezzo al maggiore movimento delle Crociate. Le idee spingono il mondo +verso un avvenire remoto, laddove sono gli interessi che guidano i +più prossimi fatti degli uomini; e la «sacra fame dell’oro,» la quale +nelle cose umane ha la sua brava parte come i più idealistici impulsi +di religione, ci farà mai sempre ricordevoli che metà della storia è +dominata dalla materia. Il matrimonio di Matilde con Guelfo era forse +stato un legame puramente platonico, e ciò era avvenuto per volontà +della donna e per arte politica di Roma; la Contessa non aveva voluto +un marito, ma un uomo che impugnasse la sua bandiera nella lotta contro +Enrico; non un erede dei suoi dominî, ma un servitore dei suoi intenti. +I meriti conseguiti e la più matura età davano però al giovine Guelfo +il coraggio di uscire della sommessione in cui s’era fino adesso +tenuto verso la moglie sua, laonde le faceva capire di voler egli +governare e possederete sue terre: sennonchè Matilde gli rispondeva +trattandolo da ragazzo arrogante. Probabilmente questo dissenso fe’ +venire in aperto ciò che ai due Guelfi s’era tenuto celato, ossia +che il retaggio di Matilde era omai donato alla Chiesa, avvegnadio la +Contessa in un istromento avesse promesso tutte le sue terre al suo +amico Gregorio[332]. Quantunque le più prossime ragioni della rottura +fra i due sposi ci restino buie, ei si può tuttavia accogliere per +vero, che quella donazione v’avesse grande influenza. Dopo il Concilio +di Piacenza il giovane Guelfo si divise apertamente da Matilde, ed è +difficile che ciò avvenisse senza la cooperazione di Urbano; il furbo +Papa discioglieva un matrimonio che di tale non aveva che l’apparenza, +dopochè da quel legame s’era avvantaggiato a servigio suo; anzi gli +tornava il conto che ciò accadesse, perchè così s’allontanava uno +che pretendeva ai beni di Matilde. Il mondo aveva testè udito le +rivelazioni di una Regina che accusava il marito delle più abbominevoli +colpe conjugali, ed ora ascoltava le confessioni di un Principe, il +quale o avrà accusato la sua illustre moglie per ciò che non adempieva +al debito conjugale, o avrà messo in piazza un cotale platonismo, +qualunque di esso fossero le ragioni, per velare i veri motivi della +separazione[333]. + +Il vecchio Guelfo venne a fretta e a furia in Italia: come vide che +del suo figliuolo non s’era fatto che un fantoccio di marito, e che +lo si aveva giuntato del retaggio di Matilde, lo prese seco, e andò, +smaniante d’indignazione, al campo di Enrico. L’avarizia dei Guelfi +si gettò d’un tratto dietro alle spalle qualunque rispetto religioso +e politico; lo scomunicato nemico diventò ad un volger d’occhi l’amico +più caro. Allora Enrico uscì della solitudine per tornar a combattere +contro Matilde, e i Guelfi corsero a Germania dove, con meraviglia di +tutti, rafforzarono con gran fervore il partito dell’Imperatore. + +Tuttavia Italia andò perduta per Enrico. La grande Contessa ebbe +la gloria durevole di aver resistito dodici anni contro le armi +dell’Imperatore, e di avere efficacemente difeso sotto il suo scudo +il Papato. L’Imperatore dovette lasciarla padrona del campo, poichè, +nell’anno 1097 tornò in Alemagna, e questa volta per sempre; per vero +dire il papa suo Clemente III continuò ad opporre una debole resistenza +dalle sue castella, ma rimase uomo impotente nel suo arcivescovato +di Ravenna, mentre Urbano II finalmente veniva in possesso di tutta +Roma. Pierleone protettor suo s’impadroniva, ai 24 di Agosto 1098, del +castel Sant’Angelo, che prendeva a tradimento; e allora il Papa potè +dirsi padrone vero di Roma[334]. Urbano fu più astuto e più fortunato +di Gregorio VII; se questi può paragonarsi a Cesare, Urbano rispetto a +lui fu Augusto: dopo tempeste cotanto violente, dopo una vita trascorsa +in esilio ossia in peregrinazioni occupate in grandissima operosità, +questo Papa potè finalmente godere di un breve periodo di quiete e +di trionfo. Nell’Italia meridionale egli avvalorò la sua alleanza coi +Normanni, coi quali era in rapporti di intima amicizia, e benanco (da +Salerno ai 5 Luglio del 1098) nominò il conte Rogero di Sicilia e i +suoi successori a legati apostolici nell’isola[335]. Dopo la Pasqua +dell’anno 1099 congregò a Roma un grande Concilio, ed in questo rinnovò +tutti i decreti suoi e dei suoi predecessori[336]. + +Dopo di aver riferito delle tragiche battaglie che Enrico IV combattè +contro i Papi, allo Storico non resta quasi altro a dire, fuorchè +informare della morte degli uomini maggiori. Urbano passò di vita +addì 29 di Luglio del 1099. Se sia giunta al suo orecchio la novella +che Gerusalemme era caduta, ai 15 del Luglio, in mano dei Crociati, +ben potè egli chiudere con letizia gli occhi all’ultimo sonno. Non +morì in Laterano, chè il palazzo pontificio era allora in ruina, e +la Città era pur sempre piena di scismatici ardenti di fanatismo e +di nemici omicidi[337]. Il Papa avventurato, che ebbe dato principio +alle Crociate, fu costretto a dimorare nelle tetre case di uno dei +suoi difensori; morì nel munito palazzo di Pierleone in vicinanza +della chiesa di san Nicola in Carcere, e financo il suo cadavere +dovette trasportarsi al san Pietro per rigiri di vie solitarie del +Transtevere[338]. + +Anche Clemente III doveva in breve, e prima di Enrico, essere sciolto +dalle cure della vita, laddove la grande Contessa sopravvisse a +tutti i suoi illustri contemporanei: quanto al giovine Corrado morì +disprezzato e in abbandono a Firenze, omai nell’anno 1101. La Storia +della Città non può seguitare più oltre in Alemagna i passi del suo +infelice padre; non le è consentito descrivere le sue nuove lotte, nè +la scellerata sedizione di Enrico suo secondo figliuolo, nè finalmente +la sua tragica fine; maledetto dalla Chiesa, deposto dai Principi +tedeschi, maltrattato dallo snaturatissimo figliuolo, morì a Liegi, +addì 7 Agosto dell’anno 1106, fra le braccia di alcuni amici che gli +rimasero a tutta prova fedeli[339]. Non faremo altro che volgere un +mesto sguardo al sarcofago di Enrico, la cui salma, dissotterrata +da preti fanatici nella chiesa di Liegi dov’era stata deposta, fu +tramutata in un’isola deserta della Mosa, dove vediamo un solitario +frate, pellegrino di Gerusalemme, sedervi accanto e recitargli le +preci dei morti. L’uomo deposto in quella tomba era stato un peccatore +geniale, ma altresì un prode guerriero; e chi giudica spassionatamente +deplora che la prima metà della sua vita sia stata quella di uno +scapestrato e di un despoto, ma la ragione de’ suoi falli in parte +spiega da sventuratissimi casi in cui fu travolta la sua giovinezza +orbata della guida di un padre, e che lo fecero subbietto di contrasto +delle fazioni e delle loro abiette avidità. La lotta che sostenne +contro il più violento dei Papi manifesta tutte le contraddizioni di +un animo tentennante; se cadde a Canossa non bisogna accusarlo troppo +feramente, perciocchè occorra riflettere all’indole di quell’età di +superstizione, paurosa degli anatemi ecclesiastici, reverente degli +esercizî esterni di penitenza; età di avvilimento della dignità umana +che si curvava sotto alla sferza dei preti. Mancò di fermezza contro +alla calma energia di Gregorio, e questo è insegnamento a’ Re ed anche +a’ cittadini che l’uomo somiglia ad una nave sbattuta qua e là da’ +venti, se non si afforzi proponendosi nell’intima coscienza una legge +del diritto e del dovere, e se uno scopo determinato non indirizzi +l’uomo alla conseguenza delle sue proprie opere. Senza dire di tutte +le altre armi che gli mettevano in pugno l’indole dell’animo, il suo +genio, la forza della Chiesa, ciò che diede a Gregorio VII una grande +superiorità, si fu lo scopo fermo e tradizionale cui mirò; tardi +soltanto a re Enrico diventò pienamente chiaro lo scopo cui doveva +mirar egli; e anche allora gli restò sempre oscurato da condizioni tali +di cose, in cui la potenza della fede religiosa gli opponeva ostile +contrarietà. Tuttavolta grande e gloriosa fu la sua lotta instancabile +contro il despotismo romano, e gli fruttò eterna gratitudine del suo +paese natìo, chè, senza il suo eroico coraggio, Alemagna sarebbe caduta +vassalla della tirannide ecclesiastica. Enrico IV fu precursore degli +Hohenstaufen; grande e tragico atleta, vivrà immortale nei fasti della +nazione tedesca[340]. + + +§ 5. + +Coltura di Roma nel secolo undecimo. — Il clero romano è inoperoso. +— Guido di Arezzo inventa le note musicali. — Condizioni delle +biblioteche in Roma e fuori. — La Pomposa. — Monte Cassino e gli +Istoriografi che vi fioriscono. — Farfa. — Il _Registrum_ di Gregorio +di Catino. — Subiaco. — Principiano le collezioni di Regesti romani. +— Deusdedit. — Continuazione difettosa delle Storie de’ Pontefici. — +I Regesti di Gregorio VII. — Pier Damiani. — Bonizone. — Anselmo di +Lucca. — Scritture polemiche sulla questione delle investiture. + +Porremo termine alla storia della Città nel secolo undecimo, dando +un’occhiata allo stato in cui vi si trovava a quel tempo la coltura +dello spirito: però poco in verità ne avremo a dire. + +Nel secolo decimo non riuscimmo a scoprire in Roma un sol uomo +fornito d’ingegno letterario; neanche in tutto il secolo undecimo +uno solo ne troviamo che si elevi fra quei cittadini. Un sì lungo +deserto nelle cose scientifiche ha qualche cosa di spaventoso, seppur +vogliasene trovare spiegazione nei casi di un’età tanto bruttata di +sangue. Quantunque, dopo la prima metà del secolo undecimo, nel resto +d’Italia si svolgano i germi della coltura nuova, Roma sola continua ad +avvolgersi in un solitario silenzio. Le città incominciano a fiorire +di libertà, e queste spronano i cittadini all’opera intellettuale; le +scuole di scienze profane fanno le loro prime armi per svincolarsi +dalla Chiesa; si attende allo studio delle discipline giuridiche; i +commerci creano e diffondono cognizioni, i grandi avvenimenti fanno +sentir bisogno di chi ne dia narrazione. Non v’ha che Roma su cui +non iscendano cosiffatte influenze a fecondarla; qui tutte le forze +sono assorbite nella grande lotta della riformazione; i Papi che ne +sono alla testa, educati in Alemagna o nelle Gallie, si affaticano a +mondare chiese e conventi dalla corruttela dei costumi, ma non hanno +tempo di allevare un clero colto. La serie dei Papi, in parte degni +di riprovazione, che si succedono fino al Sinodo di Sutri (benanco i +Romani ebbero ad appellarli «idioti»), può denotare il periodo della +barbarie più profonda, insino a che Roma si rianima a vita nuova +per l’influenza della coltura germanica e gallica, istessamente di +quel che avvenne al tempo di Silvestro II e di Gregorio V. I Papi +riformatori sono stranieri, e straniero è il meglio dei Cardinali che +li circondano. + +Nulla sappiamo delle condizioni in cui fossero le scuole romane a +questo tempo. Negli altri paesi documenti ci fanno conoscere che +v’erano dottori di leggi, scolasti e maestri; non così a Roma. Guipone +richiedeva ad Enrico III che s’imitasse l’esempio degl’Italiani, e che +s’ordinasse ai nobili tedeschi di mandare i loro figliuoli alle scuole; +però è difficile che un tal costume lodevole egli avesse appreso +in Roma[341]. Qui la nobiltà e il ceto de’ cittadini mediocri erano +meno istruiti che quelli di Bologna e di Pisa, di Pavia e di Milano, +quantunque in Roma dovessero pur sempre esservi scuole di grammatica, +nelle quali si apparava la dottrina degli scrittori antichi: infatti lo +studio della grammatica era allora in Italia diffuso assai, e molto si +pregiava uno stile artificiato e composto con colori rettorici[342]. + +Nelle belle lettere e nelle scienze profane Roma restava addietro della +restante Italia; duravano le condizioni stesse che abbiam visto nel +secolo decimo. Le Croniche rimate di frate Donizone da Canossa, che +descrisse in versi (quantunque per certo sieno barbara cosa) la vita +della grande contessa Matilde, le altre di Guglielmo pugliese, in cui +le geste eroiche di Roberto Guiscardo trovarono, se non un Virgilio, +almeno un narratore intelligente, non invaghirono alcun frate romano +a farsene imitatore: e neppur giovò l’esempio delle poesie liriche +del Damiani e di Alfano di Salerno; a questa età perfino non v’hanno +che poche epigrafi od epigrammi. Però il canto ecclesiastico avrebbe +potuto venire in nuovo fiore, dopo che Guido di Arezzo, benedettino nel +convento della Pomposa presso a Ravenna, ebbe trovato le note della +musica, e dischiuso così la serie di quelle invenzioni di genio, che +dalla fronte della gente umana cancellarono la barbarie. L’invidia +de’ suoi confratelli tonsurati cacciò Guido fuor del chiostro, laonde +quest’uomo, da cui deriva la prima scoperta che si celebri nella +storia della civiltà umana, ne fu anche il martire, e potè paragonare +sè medesimo a quell’artefice che Tiberio mandò a morte perchè aveva +trovato un vetro che nessun urto riusciva a infrangere. Tedaldo, +vescovo di Arezzo, gli diè ricetto presso di sè, e presto Giovanni XIX, +quantunque ignorante fosse, lo chiamò a Roma. Il Papa si fe’ dare la +spiegazione dell’Antifonario di Guido, imparò in breve tempo a cantare +una strofa, e comandò che quel metodo meraviglioso s’introducesse nella +scuola di canto ch’era in Laterano. Ancor leggiamo la lettera in cui +Guido narra beatamente del suo trionfo; e il monaco partì di Roma, ma +promise ritornarvi, per dare insegnamento della sua invenzione[343]. +Forse Roma non si diè cura di trattenere l’illustre uomo, od altrimenti +fu egli (come per verità confessa) che fuggì di quel deserto desolato +di febbri. Fra le cause dell’ignoranza de’ preti romani un Cardinale +del tempo di Gregorio VII reputava che, oltre alla povertà la quale +impediva loro di andare a studio in iscuole straniere, v’entrasse +eziandio l’insalubrità di Roma che ne teneva lontani i maestri +forestieri: infatti la ruina in cui erano caduti molti quartieri della +Città doveva averla ridotta una catacomba vera[344]. Oltre a questo, +era povera, piena di fazioni, e la corte pontificia non si curava +allora di scienze. Nè Lanfranco di Pavia, precettore di Alessandro II, +nè Anselmo di Aosta, discepolo di Lanfranco, più celebre del maestro e +padre della teologia scolastica, furono tratti ad andare a Roma. Dal +convento di Bec in Normandia quegli astri massimi del secolo decimo, +lombardi amendue, gettarono, un dopo l’altro, il loro lume in Francia +e nell’Occidente, e si succedettero nell’Arcivescovato di Canterbury, +dove morirono. + +Neppur dei Papi riformatori si tiene nota, che promulgassero decreti, +i quali espressamente togliessero cura delle scuole; soltanto Gregorio +VII nell’anno 1078 rinnovò il comandamento che presso ad ogni chiesa si +fondassero scuole per il clero[345]. + +Le biblioteche di Roma a quest’età sono per noi un ignoto; tuttavia può +darsi che si desse provvedimento alla loro conservazione, avvegnachè +neppur nel secolo undecimo s’interrompa la serie dei bibliotecarî, +laddove neppur uno di questi ci venga citato per nome nel secolo +successivo e in quello decimoterzo[346]. La decadenza degli studî +scientifici tarpava il fervore a ciò che si desse compimento alla +biblioteca Lateranense, e in conventi romani appena v’erano monaci, i +quali s’intendessero di scrivere codici. Il Damiani deplora perfino la +mancanza di copisti, e dichiara pochi essere stati quelli che sapessero +leggere correntemente le scritture ch’ei metteva in carta[347]. Roma +del continuo aveva ragione di coprirsi il volto per vergogna, se poneva +sè stessa a raffronto con monasteri italiani che di qua e di colà +attendevano a discipline scientifiche. Di quell’età pervenne a noi un +catalogo dei libri che si conservavano nella biblioteca della Pomposa, +e il compilatore si fa tutto tronfio, considerando che essa era più +ricca di quella di Roma. Guido e Geronimo abati vi avevano, a forza di +grave dispendio, raccolto libri da ogni parte del mondo, e il numero di +essi per quel tempo era grande assai. A vero dire erano poche le opere +di soggetto profano; ed Eutropio e la _Historia Miscella_, Plinio, +Solino e Giustino, Seneca, Donato e Livio (omai mutilato) sono posti a +mazzo cogli scrittori di teologia[348]. + +Ancor più pregevole fu l’operosità dei frati di Monte Cassino ad +ammassare ed a trascrivere codici. L’età d’oro di questa abazia si +associa al nome di Desiderio; molti codici ei fece raccogliere e +compilare, e fra questi si potevano colà rinvenire più autori profani +che in tutti gli altri luoghi: oggidì ancora lo studioso sfoglia con +reverenza religiosa parecchi bei codici in pergamena a caratteri +longobardi, che l’abate fece copiare. Monte Cassino si adorna di +elettissima gloria nella storia letteraria dei secoli undecimo e +duodecimo; delle poesie di Alberico, di Alfano, di Desiderio, di +Oderisio e di Amato potremmo senza alcun pregiudizio far senza, ma, +per lo contrario, sono grandi e imperituri i meriti che si acquistò +Amato (intorno al 1080) colla sua storia dei Normanni, e quelli che si +ebbe conseguito Leone Marsicano (più tardi cardinale di Ostia, sotto +a Pasquale II) colla sua Cronica di Monte Cassino[349]. Benanco la +medicina, che per influenza degli Arabi fioriva nella prossima Salerno, +era studiata nel convento, e come uno dei suoi più caldi cultori +vi splendeva l’africano Costantino, che tradusse in latino scritti +arabici e greci, vero portento di sapienza caldaica, che aveva appreso +viaggiando in Oriente. + +Mentre Monte Cassino si procacciava benemerenze tante, per nessuno di +siffatti pregi splendevano i Benedettini di Farfa e di Subiaco, che +dimoravano in vicinanza di Roma. Monte Cassino tenne con fervore grande +le parti di Roma, ed anzi due Pontefici riformatori uscirono del suo +convento; Farfa invece difese costantemente i diritti della podestà +imperiale. L’operosità letteraria dei frati farfensi ebbe soltanto +indole locale e monastica. Notammo già a’ tempi di Ottone III lo +zelante operare di Ugo abate, del quale possediamo alcune scritture che +descrivono il decadimento del suo chiostro[350]: difendere le libertà +di questo fu l’intendimento continuo e massimo dei suoi successori. In +corrispondenza a questa necessità ebbe pertanto origine, sulla fine +del secolo undecimo, il celebre _Registrum_ dei documenti giuridici +che Farfa possedeva. Frate Gregorio di Catino, nobile sabinate, fu +richiesto dall’abate Berardo II di raccogliere in una collezione +tutti gl’istromenti concernenti Farfa, ed egli fornì questa laboriosa +opera fra l’anno 1092 e il 1099; il suo discepolo Todino men bene la +proseguì fino al 1125, nel quale anno ebbero anche fine i documenti, +e l’abazia cadde in podestà del Papa. Quella pregiata raccolta di +Regesti è una fonte delle maggiori per la storia del medio evo romano; +ed ivi essa attinge notizie fin per le cose del secolo antecedente, +e ne ha attinto anche questa nostra Storia della Città[351]. Degna di +ammirazione è la cura onde i monaci riunirono insieme e trascrissero in +pergamena i diplomi di Principi, di Imperatori e di Papi, i registri +dei loro possedimenti, gl’istromenti di enfiteusi, gli atti di liti, +carte tutte che s’erano andate ammassando da più di tre secoli. Quello +stesso Gregorio archivista raccolse in un codice separato i contratti +di affittanze, e oltracciò accumulò ancora diplomi, istromenti e date +istoriche nella informe, anzi mostruosa «Cronica di Farfa»[352]. Non +alle considerazioni dello storico si appartengono tutti questi lavori, +ma a quelle degli studiosi d’archivî e dei giureconsulti, perocchè +Gregorio non abbia voluto comporne un’opera storica, ma piuttosto +documentarne i diritti di Farfa: e con buona ragione a lui si attribuì +eziandio un componimento intitolato: «Difesa dei diritti imperiali,» +che si riferì alla questione delle investiture, ed è uno degli +scritti polemici che furono compilati all’età della controversia sulla +riformazione[353]. + +Anche Subiaco compose nel secolo undecimo un _Registrum_ eguale, ma +senza convertirlo in una cronica[354]. Questo monastero antichissimo +non salì in rilevanza, quantunque arricchisse e poco a poco +assoggettasse al suo dominio le terre circostanti. Al tempo di Leone +IX l’abate Umberto, francese, abbellì il convento con edificî, ne +costruì il cortile, e ne incominciò la mirabile cripta detta il +«Santo Speco»[355]. Però l’abazia si spossò di forze, causa divisioni +continue, e sostenne eterne lotte col vescovato di Tivoli, coi +Conti delle terre de’ Marsi, coi Crescenzî della Sabina, e con altri +tirannelli che erano nel suo vicinato. + +Se quei conventi raccoglievano con cure tanto assidue i loro Regesti, +maggior ragione di fare il somigliante, avrebbe dovuto avere la +chiesa in Roma. Gli archivî dei conventi delle città erano zeppi +di documenti, eppure niuno li trascrisse in collezione. Duranti i +torbidi del secolo decimo e dell’undecimo, senza dubbio una parte +dell’archivio Lateranense periva, ma anche quello che ne avanzava +avrebbe ricompensato ad usura le fatiche di un raccoglitore. +Effettivamente sulla fine del secolo undecimo a un cotal lavoro +si diede incominciamento, avvegnachè si volesse avvalorare con +documenti i diritti di libertà della Chiesa romana contro alla podestà +imperatoria. Deusdedit, cardinale di parte gregoriana, nativo di Todi +e in origine monaco, riunì nella sua Collezione di Canoni, i diplomi +degl’Imperatori, le scritture di donazioni, le carte d’investiture +feudali, financo vecchi contratti di locazioni ancor dei tempi dei +primi Gregorî e cataloghi di Papi[356]. Tuttavia questi Regesti +romani ricevettero forme più perfette soltanto dopo la fine del secolo +duodecimo, allorquando i cardinali Albino e Cencio v’ebbero rivolto +cure diligenti. + +Poichè il Papato rifioriva, sembra che avrebbe dovuto rianimarsi anche +la lena di chi ne dettasse la storia; per lo contrario, anche in questo +secolo la continuazione fatta a Roma delle Storie de’ pontefici, +consiste soltanto in cataloghi officiali e barbarici, oppure in +notizie informi a modo di croniche[357]. Nulla v’ha che tanto sveli +la barbarie crassa del clero romano, quanto il fatto che esso non fu +capace di tramandare ai posteri la narrazione dei grandi eventi di +quell’età. Roma dovette lasciare ai paesi forestieri la cura di tessere +le biografie dei maggiori Papi riformatori; un Arcidiacono di Toul +scrisse la Vita di Leone IX, e per desiderio di Gregorio VII la scrisse +eziandio san Brunone di Segni, il quale tuttavia non potè farne che una +meschina cosa: un Tedesco, canonico a Regensburg, Paolo di Bernried, +compilò la Biografia di Gregorio VII, quantunque anch’egli non ne abbia +fatto che un’opera difettosa e goffa[358]. + +In un’età nella quale la Storiografia italiana dava vita alle opere +dei milanesi Arnolfo e Landolfo, alle Storie di Amato, alle Croniche +di Gaufrido Malaterra, di Guglielmo di Puglia e di Leone Marsicano, in +questa età sarebbe rimasta buja una delle più rilevanti epoche della +storia pontificia, se non si fossero per buona ventura conservate le +numerose lettere di Gregorio VII. Questa celebre collezione, appellata +_Registrum_ di Gregorio VII, che fa riscontro all’epistolario di +Gregorio I, fu a diritta ragione considerata come vera opera della +letteratura romana del secolo undecimo. Chi scrive di storia letteraria +può cavarne un giudizio dello stile latino che in questo tempo era +usato dalla cancelleria romana; lo storico delle cose politiche +ne trae materia inapprezzabile, e il biografo vede riflettersi in +quello specchio fedele l’intelletto grande, inflessibile, freddo di +un monarca, la cui anima non iscaldò, nè abbellì mai spiro alcuno di +poesia[359]. + +Il contrapposto di Gregorio fu Pier Damiani, ma quest’uomo che +ebbe talento vivace, sebbene sia degli ingegni di secondo ordine, +non appartenne a Roma che di tratto passeggiero. Di quel che operò +abbiam detto, e de’ suoi scritti ci siam giovati parecchie volte; +in essi si trovano associati il sentimento mistico e un generoso +spirito cristiano. Il Damiani raccolse in sè gran parte della cultura +del secolo decimo; le sue scritture, omelie, trattati teologici ed +esegetici, biografie di Santi, apologie del monachismo, lettere ai +contemporanei, poesie, rivelano un uomo che aveva ricevuto una soda +istruzione grammaticale e teologica, un amabile sognatore, ma non mai +un pensatore filosofo[360]. + +Appena è se nella angusta cerchia della storia letteraria di Roma +possiamo comprendere un altro scrittore che abbia avuto nominanza +all’età di Gregorio: questi è Bonizone, che intorno al 1075 fu vescovo +di Sutri. Partigiano di Gregorio dei più zelanti, sofferse persecuzione +da Enrico, e, dopo casi che ci sono ignoti, vuolsi che fosse ucciso +dagli Imperiali. Egli fu benemerito della storia pontificia a lui +contemporanea. Nella sua maggiore opera intitolata: «Della persecuzione +della Chiesa», egli ne abbozzò alla breve e con nessuna scienza gli +eventi fino ad Enrico II, indi ne descrisse diffusamente i fatti fino +alla morte di Gregorio VII. La sua dicitura è abbastanza chiara; ombra +non ha di fanatismo; ad onta di errori non pochi e di fatti travisati, +l’opera sua è inestimabile; nei suoi libri abbiamo il primo tentativo +che s’abbia fatto di scrivere la storia del Papato, se pur sia come +lavoro di tendenze partigiane. Le notizie di Bonizone trapassarono in +molte altre raccolte di Biografie pontificie e di Croniche[361]. + +Eziandio l’erudito Anselmo, vescovo di Lucca, direttore spirituale +di Matilde, non appartenne a Roma, della cui causa fu tanto zelante +e operoso. La grande controversia della riforma infuse massimamente +un impulso gagliardo e di lunga durata nella letteratura di Alemagna +e d’Italia: anche ai dì nostri in cui, dopo quasi otto secoli, la +rivoluzione italiana del 1859 trascinò il Papato in una lotta mortale +contro il sentimento di nazione, vedemmo sorgere una letteratura di +opuscoli (_brochures_) di egual fatta, la quale per parecchi rispetti +ci fa sovvenire del tempo in cui s’agitò la controversia delle +investiture. Ma, anche oggidì, la città di Roma fu quella che meno +d’ogni altro paese contribuì a quel torrente di libricciatoli e di +scritture, prò e contro all’unità d’Italia, prò e contro al dominio +temporale, prò e contro alla sovranità mondana dei Papi, ossia al +diritto di possedere Roma città capitale, che Italia, riunita adesso +a nazione per la prima volta dopo la caduta dell’Impero romano, ebbe +conseguito opportunità di rivendicare a sè medesima[362]. + + + + +LIBRO OTTAVO. + +STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO. + + + + +CAPITOLO PRIMO. + + +§ 1. + +Pasquale II. — Guiberto muore. — Antipapi nuovi. — Nobiltà sediziosa. +— Origine della famiglia Colonna. — Ribellione dei Corsi. — Maginolfo +antipapa. — Guarnerio, conte di Ancona, muove contro Roma. — Pasquale +II negozia con Enrico V. — Concilio di Guastalla. — Il Papa va in +Francia. — Nuova sollevazione nello Stato della Chiesa. + +Successore di Urbano II fu Rainero, nativo di Bleda in Tuscia, +monaco cluniacense, che Gregorio VII aveva fatto cardinale di san +Clemente: in questa chiesa lo si elesse, e lo si consecrò, addì 14 +di Agosto dell’anno 1099, con nome di Pasquale II[363]. Avvenimenti +rilevanti fuor dell’ordinario, dovevano illustrare il suo reggimento +tempestoso. Lo scisma durava tuttavia, nè a Clemente III, il quale +era sopravvissuto a tre celebri Papi suoi avversarî, mancò il cuore di +combattere anche contro questo quarto. Clemente pose dimora in Albano +sotto la protezione dei Conti della Campagna, ma ben presto Pasquale, +coll’ajuto di soldatesche normanne, potè discacciarnelo[364], e +l’Antipapa fuggì a Civita Castellana, dove morì nell’autunno dell’anno +1100. I suoi stessi nemici dovettero confessare ch’ebbe doti pregevoli, +e serbò fermezza d’animo in mezzo alla sventura; quanto agli amici, +lo piansero altamente come un santo, e si divulgò che sulla sua tomba +avvenissero miracoli (quantunque scismatici fossero), istessamente che +miracoli cattolici s’erano compiuti sul sepolcro di Gregorio VII o su +quello di Leone IX[365]. + +Frattanto la fazione imperiale continuava ancora a levare degli +Antipapi, e ciò avveniva anche dentro di Roma, dove quella teneva +in mano sua il san Pietro; ma cotali idoli di un quarto d’ora, +primamente Teodoro di santa Rufina, indi Alberto vescovo sabinate, +ruzzolarono in breve tempo giù del trono usurpato[366]. Di così rapidi +risultamenti Pasquale andò debitore alle spade de’ Normanni e alla +potenza irresistibile dell’oro; però l’eterna guerra minuta che contro +di lui movevano i piccoli ribelli fece a minuzzoli le sue forze. I +Papi d’allora, alla paro di tutti gli altri Vescovi, erano costretti +a difendere il loro dominio temporale da mille avidi nemici, e +allorquando Pasquale, ch’era un frate di mite animo, pensava alla parte +che doveva sostenere il santo capo della Chiesa in quelle continue +lotte combattute per ragioni di beni mondani, gli conveniva deplorare +che se ne fossero iti i tempi apostolici, in cui i Vescovi non avevano +posseduto sulla terra che le cose del cielo. + +Non andremo citando per nome tutte le castella, nè tutti i baroni +contro ai quali il Papa guerreggiò; bensì diremo che con Pietro +Colonna, nell’anno 1101, fa sua prima comparsa nella storia la famiglia +di nobili che in Roma medioevale fu celeberrima di tutte[367]. Il +nome dei Colonna non deriva, come si voleva far credere, dalla famosa +colonna di Trajano, ma proviene da un castello che ancora oggidì +si eleva nei monti Latini, di sopra della via Labicanense[368]. Il +castello Colonna era distante cinque sole miglia da Tusculo; può darsi +che fino dal tempo antico avesse appartenuto ai Conti di quelle terre, +e fu esso che diede ad un ramo di loro famiglia il nome _de Columpna_, +ossia _de Colonna_. Pietro che nominammo di sopra, fu probabilmente +un figliuolo di Gregorio di Tusculo, fratello di Benedetto IX[369]; e +quell’antenato di Martino V si faceva notare come un barone del Lazio +che saccheggiava Papi e Vescovi, e predava lungo le vie. I fondatori +delle case patrizie medioevali non s’acquistarono gloria o potenza sui +campi di battaglia o nelle curie giudiziarie, ma come falchi vivevano +annidati in loro torri, e come quegli uccelli rapaci assassinavano e +rubavano; indi, a forza di orazioni biascicate in compagnia di monaci +regalati riccamente, pregavano e ripregavano, che non fossero loro +serrate in faccia le porte del paradiso. Pietro _de Colonna_ possedeva +eziandio Monte Porzio e Zagarolo, e cercava di ampliare i suoi +possedimenti in quelle belle terre del Lazio: così può darsi che la +parentela ond’era congiunto cogli ultimi signori di Palestrina, della +famiglia di Stefania senatrice, gli desse di che pretendere a quella +città; ma più antichi erano i diritti del Papa, e questi seppe farli +valere colle armi[370]. + +In tal maniera Pasquale s’affaticò per anni ed anni a domare la +nobiltà feroce. In Roma gli erano di martello i Corsi, amici un tempo, +avversarî adesso della Chiesa, e la loro famiglia si rimpiattava ancora +fra le ruine che stavano presso al Campidoglio. Allorchè Pasquale ne +fece demolire le torri, Stefano Corso s’impadronì della fortezza del +san Paolo, e di là, non dissimile da un Saraceno, imprese scorrerie +brigantesche contro di Roma: cacciatone finalmente, si afforzò nella +Marittima superiore, dove s’impadronì di città pontificie. Nel medio +evo, un Sallustio avrebbe giorno per giorno scovato fuori il suo +Catilina, dappoichè Roma null’altro era che un’oscura catacomba in +rovina, entro cui nobili e popolani cospiravano a far cadere uno Stato, +di cui il più povero tribuno militare dell’antichità avrebbe forse +ripudiato la signoria. + +La sedizione dei Corsi si associava coll’esaltamento di un terzo +Antipapa, che era eletto dagli ostinati Guibertisti. La famiglia dei +Normanni (ond’era a capo un altro Stefano), i Baruncî, i Romani, i +Sant’Eustachio, i Berizoni di Santa Maria in Aquiro, trassero nel +loro complotto il margravio Guarnerio, che in quel tempo era signore +di Spoleto e di Ancona. Un Conte svevo, che altra volta era stato da +capitano di Leone IX a Civita, si aveva avventurosamente conquistato +una bella signoria sul mare Adriatico, e financo poteva lasciare in +eredità ai suoi discendenti la Pentapoli, ora dal nome suo appellata +Marca di Guarnerio. Enrico IV aveva favorito le sue buone fortune, e +infatti, come gli avi di quel Principe avevano fondato la potenza di +Tedaldo, parimenti egli sollevava ben alto la famiglia di Guarnerio, +acciocchè gli fornisse appoggio nella lotta contro Matilde: ed al +figliuolo del primo Margravio di Ancona dava in investitura anche +i feudi imperiali di Spoleto e di Camerino, che in vecchio aveva +posseduto la casa della grande Contessa[371]. + +Nel Novembre dell’anno 1105 Guarnerio venne con milizie tedesche +a Roma, chiamatovi da’ cospiratori, che dentro del Panteon avevano +eletto a papa un arciprete Maginolfo; ed allora Pasquale si ricoverò +nell’isola Tiberina[372]. Silvestro IV, idolo tremante di paura, fu +condotto a mano armata nel Laterano; colà lo assediarono i Pontificî +condotti da Pietro prefetto, e lo difesero gli Imperiali guidati da +Bertone capitano di milizia, e soccorsi da Guarnerio. Si combattè sul +Celio, presso al Septizonio e financo dentro del Circo Massimo[373]. +Però Maginolfo stava male a quattrini, laonde pochi giorni dopo si vide +abbandonato e solo; fuggì a Tivoli dove Guarnerio era accampato, e il +Margravio, che tornò a casa sua senza aver conseguito risultamenti di +sorta, se lo prese seco e lo condusse a Osimo. + +Pasquale, molestato ma non discacciato da antipapi di questa fatta, +potè di già sulla fine di Novembre dell’anno 1105, ripigliar dimora +nel Laterano. Una parte della nobiltà era ritornata a soggezione, +nondimeno il Papa trovavasi ridotto a condizioni insopportabili di +cose. Se mai v’abbia avuto al mondo un trono fatale al Principe che lo +possedette, tal fu la cattedra di marmo del san Pietro su cui sedevano +i Papi tenenti in mano quel segno di croce che non avrebbe dovuto +mutarsi mai in iscettro: colà fra ruine decrepite di vecchiezza, fra +chiese divenute antiche come le ruine, volevano reggere un popolo +incorreggibile, che era ancor più superbo e più feroce di quello +che fossero stati i suoi antenati a’ tempi di Silla e di Mario. La +storia civile de’ Pontefici venuti dopo di Gregorio VII, è una scena +meravigliosa di stile altamente tragico, sulla quale eternamente si +ripetono gli stessi fatti, gli stessi conturbamenti; scoppi d’ira +popolare, fughe ed esilî di Papi, loro ritorni trionfali, loro cadute +nuove e più tristi, loro nuovi ritorni. Pasquale si partì di quella +tremenda Roma, e andò a congregare un Concilio sotto la protezione +della contessa Matilde. Avvenimenti occorsi in Alemagna facevano giusto +in adesso creder probabile la fine dello scisma, chè l’Imperatore era +stato rovesciato del trono per la ribellione del suo secondo figliuolo, +e questi, Enrico V, fingeva ipocritamente di piegare il capo al +divieto pontificio delle investiture: perciò i legati romani avevano +dato appoggio alla sua sedizione; il Papa stesso lo proscioglieva +del giuramento che prima aveva prestato in Aquisgrana di esser fedele +al padre e di non voler aspirare mai, come aveva fatto Corrado, alla +corona di quello[374]. Nel Gennaio del 1106 la Dieta di Magonza aveva +invitato Pasquale ad andare a Germania, dove s’avrebbe posto termine +alla divisione della Chiesa; e già la morte dello sventurato Enrico IV +sembrava sgomberare le vie alla conciliazione. Sennonchè nel Concilio +di Guastalla (tenuto nell’Ottobre del 1106), Pasquale poteva rilevare +dal fermo contegno di ambasciatori tedeschi intervenutivi, che il +novello re non si avrebbe lasciato mai strappare la rinuncia al diritto +d’investitura. Infatti, tosto che Enrico V s’ebbe rafforzato sul suo +trono, egli trasse in campo risolutamente i diritti della corona, e +il Pontefice, che non aveva voluto assolvere l’infelice imperatore, si +vide presto ripagato, con ricompensa meritata, dell’egual trattamento +che Enrico IV aveva ricevuto dal suo scellerato figliuolo. + +A Guastalla si promulgarono decreti che confermarono il divieto +delle investiture; tuttavia si fece benigna accoglienza ai Vescovi +eletti contrariamente ai canoni, ai Guibertisti, purchè lealmente +si riconciliassero colla Chiesa: e questa fu arrendevolezza che i +Gregoriani severi non seppero perdonare a Pasquale[375]. Enrico V +mostrò indi desiderio che si raccogliesse nel Natale un Sinodo ad +Augusta, e che in quello si definisse la controversia tuttora accanita +delle investiture; ma il Papa, che avrebbe voluto recarsi colà, temette +di un tradimento, e andò in Francia per chiedere che quel re Filippo +e Lodovico suo figliuolo si facessero mediatori. Si negoziò cogli +ambasciatori di Enrico che s’abboccarono nell’anno seguente a Chalons +col Papa, ma non si venne a capo di cosa alcuna; insisteva il Re a +voler conservare il diritto d’investitura, e Pasquale, raccolto nel +Maggio un Concilio a Troyes, vi rinnovava la proibizione che chierici +ricevessero feudi di mano de’ laici. Alla fine, malcontento dei +risultamenti del suo viaggio, il Papa deliberò di tornarsene in Italia, +e ormai nel Settembre dell’anno 1107 fu a Fiesole vicin Firenze. + +Durante la sua assenza Pietro prefetto, i Pierleoni, i Frangipani, +uniti a Gualfredo nipote del Papa, avevano con gran fatica tenuto +alta in Roma un’ombra di autorità. La nobiltà romana non aveva che una +passione sola, crescere la sua potenza famigliare a spese della Chiesa; +laonde ad ogni Papa che tornava a Roma s’aspettava sempre l’istesso +compito meschino, condurre vassalli e milizie assoldate a combattere i +predoni dei beni ecclesiastici. Appena reduce, Pasquale fu costretto +a guerreggiare contro Stefano Corso nella Marittima tusca, dove, a +Montalto, questo Romano s’era fortificato[376]; ma il Papa a nulla +riusciva, e, per confessione del suo Biografo, Roma durò ad essere covo +di sedizioni, che si ripetevano ad ogni nuovo dì che scendeva in terra. + +Ei sarebbe un tema desolato se volessimo tener dietro a Pasquale per +gli avvolgimenti delle ribellioni continue che miseramente dovette +sopportare. Andato nell’anno 1108 a Benevento, affidò il reggimento +della Città ai consoli Pierleone e Leone Frangipani; diede a Gualfredo +la capitananza suprema delle soldatesche, e lasciò Tolomeo di Tusculo +a guardia della Campagna. Di questa maniera la necessità dei tempi +poneva la podestà politica in mano delle nobili famiglie romane, che +adesso formavano la oligarchia dominatrice. Poichè il Papa era lontano, +nelle Puglie, i nobiluomini ne trassero tosto vantaggio per insorgere; +la Sabina ed il Lazio disertarono dall’autorità del Papa, e Tolomeo, +rompendo fede e collegandosi con Beraldo abate di Farfa e con Pietro +Colonna, piantò la bandiera della rivolta financo a Tusculo. Pasquale +capitò allora accompagnato da lance normanne che gli veniva prestando +Riccardo di Aquila, duca allora di Gaeta; entrò in Roma, conquistò +castella ribelli, e Tivoli stessa, sede antica dei Guibertisti, gli +si arrese dopo una resistenza ostinata, mentre paura e oro facevan +cadere le armi di mano a Roma venale. Pasquale si recò in persona al +Campidoglio dove il Senato della nobiltà soleva congregarsi, e chiese a +questo parlamento che proscrivesse Stefano Corso; finalmente le milizie +romane costrinsero i Corsi nella diroccata Montalto a sottomettersi. +Così i Papi di quel tempo erano costretti a conquistar con gran fatica +piccole rocche annidate su dirupi, e spesso a muover qua e là da +capitani, alla testa di genti assoldate. Nell’Agosto dell’anno 1109 +Pasquale assediò Ponzia e Affile, antichissime colonie romane nella +diocesi di Subiaco, e le infeudò a questa abazia[377]; e, intorno a +questo istesso tempo, può darsi ch’egli abbia preso d’assalto Ninfa, in +vicinanza di Velletri. Le servitù, di cui queste terre avevano debito +verso la Chiesa, consistevano in prestazioni dipendenti da accordi +stabiliti, e in ispecie si nota l’obligazione di fornire armigeri le +quante volte il Papa lo comandasse; chè anche i Pontefici, come tutti +gli altri Vescovi, ricavavano le loro genti d’arme soltanto da’ luoghi +che per ispecial patto erano soggetti all’eribanno[378]. + + +§ 2. + +Enrico viene a Roma. — Condizioni misere di Pasquale II. — Difficoltà +di risolvere la questione delle investiture. — Il Papa prende la +risoluzione disperata di obligare i Vescovi a restituire i possedimenti +avuti dall’Impero; in cambio l’Imperatore deve rinunciare al diritto +d’investitura. — Si negozia e si conchiudono trattati. — Enrico V entra +nella città Leonina; suo audace colpo di stato. + +Breve era il respiro di pace che Pasquale s’aveva conquistato con +tanta fatica; durò fino a tanto che venne il Re tedesco. Questi fu +preceduto dall’apparizione di una cometa, fenomeno apportatore di +spaventi, nuncio agli uomini pii e superstiziosi, di guerra, di peste +e di ruina. L’Impero già profondamente avvilito, risorgeva adesso +col figliuolo di Enrico IV a vendicare l’onta della sua sconfitta, +e a soggiogare il Papato gregoriano. Dopo lunghi negoziati Enrico V, +nell’anno 1109, aveva ottenuto che l’angustiato Papa gli concederebbe +la corona imperiale senza imporgli altre condizioni, fuor di questa, +che usasse pietà religiosa alla Chiesa. Pasquale non potè impedire la +spedizione cui per decreto di una Dieta tedesca s’era ordinato movere +su di Roma, ma in un Concilio lateranense, celebrato ai 7 Marzo 1110, +rinnovò il divieto del diritto d’investitura: gli era soltanto sopra +questa base che dovevasi comporre la pace. Indi il Papa andò a Monte +Cassino, e scongiurò i Principi normanni, affinchè, se ne avesse +bisogno, accorressero ad ajutarlo contro di Enrico V; poi, tornato a +Roma, radunò quegli ottimati e li fe’ giurare che in tanto pericolo gli +presterebbero soccorso. + +L’impresa di Enrico V su di Roma mise in mostra il magnifico apparato +di forze onde Alemagna, ad onta di lunghe guerre civili, poteva +disporre: per l’Italia e pel Papato fu cosa di grave umiliazione. +In quel formidabile esercito contavansi trentamila uomini a cavallo, +vassalli di cento province di favelle tedesche, slave e romanesche, +ed erano condotti da Vescovi e da Principi, che di mal animo oppur +volonterosi s’erano raccolti intorno al Re: a lui si accompagnavano +financo giurisperiti e letterati, i primi per commentarne i diritti, +gli altri per eternare colla loro penna la memoria delle sue geste. +Le città dell’Italia settentrionale, che duranti le guerre delle +investiture s’avevano dato costituzione di republica, mirarono con +isguardi d’odio quelle soldatesche straniere che discesero dalle +Alpi nell’autunno dell’anno 1110, ed alle quali loro toccava dare +fodero e albergo, e far donativi. Novara ridotta in cenere espiò +la sua disobbedienza, e altre castella furono schiacciate con egual +ferocia. Se ne spaventarono i Lombardi, e i loro Consoli corsero al Re, +offerendogli tributi; soltanto Milano non mandò doni, non soprattutto +ambasciatori: se l’odio di parte non le avesse nimicate le une contro +le altre, le città più deboli avrebbero trovato in quella fiorente +l’appoggio di lor comune libertà[379]. Dei vassalli italici dell’Impero +non uno fuvvi che ad Enrico non prestasse omaggio, allorchè egli per +tre settimane s’attendò nei campi di Roncaglia, dove tenne la solita +Dieta, e, pari a un Serse, vi passò in rassegna il suo splendido +esercito, ostentando disprezzo per le città. Fin la contessa Matilde si +curvò innanzi alla potenza di lui; molti Principi dell’accompagnatura +di Enrico visitarono la illustre donna, gloria del suo tempo, e ne +partirono compresi tutti di reverenza. Ma la Principessa non andò +in persona dal figliuolo del suo nemico; trattò soltanto cogli +ambasciatori di Enrico in uno dei castelli che ella possedeva vicino +Canossa; gli giurò vassallaggio in quanto s’avesse trattato di +combattere i nemici dell’Impero, ad eccezione del Papa; nè il Re osò +di chiedere che la proteggitrice de’ Pontefici unisse i suoi vassalli +all’esercito di lui per muovere a Roma. + +Che cosa poteva aspettarsi il Papa da un giovine Principe che aveva +ereditato l’astuzia del padre, ed aveva saputo ingannare questo +padre istesso coll’astuzia sua? da un Principe che con molto maggiore +energia aveva risoluto di continuare la lotta a pro dei diritti della +corona, poichè la sorte di Enrico IV gli poneva in chiaro che dessa +era condizione indispensabile dell’esistenza dell’Impero? Come i suoi +messaggieri ne avevano fatto minaccia a Chalons, Enrico V veniva per +affermare colla spada il diritto d’investitura, e per ischiantare +l’audace edificio d’Ildebrando. Le condizioni di Pasquale II erano +più difficili che non fossero state quelle di Gregorio; ed invero, +indebolimento interiore e paura mettevano inciampo ai Normanni di +dargli ajuto; Matilde era invecchiata e restava neutrale; le passioni +religiose, un tempo alleate vigorose della gerarchia, erano sbollite, +e la Cristianità chiedeva che a qualunque costo si ponesse fine alle +discordie. + +Da Arezzo scrisse Enrico ai Romani, dicendo, essere stato fino allora +impedito di prestare onoranza alla città capitale del suo Impero; +venire adesso; mandassero eglino ambasciatori ad incontrarlo[380]. +Suoi messaggi andarono a Roma per trattar della coronazione, e colà +s’abboccarono in santa Maria in Turri, presso al san Pietro, con Pier +Leone, cui il Papa aveva fornito di facoltà piene. La coronazione +doveva essere l’ultimo atto che suggellerebbe un accomodamento; +però gran difficoltà trovavasi a conchiudere questo primo di tutti i +Concordati. Enrico doveva insistere in quel diritto d’investitura che +tutti i suoi predecessori avevano esercitato; doveva il Papa insistere +nei decreti degli antecessori suoi che avevano proibito le investiture +di mano dei laici, e de’ quali aveva egli stesso solennemente +confermato le decisioni. Poteva il Re concedere che il Papa solo desse +l’investitura ai Vescovi, dappoichè questi ricevevano principati +in feudo dall’Impero? Se i potenti Vescovi ed Abati si fossero +compiutamente svincolati dallo Stato, se fossero diventati vassalli +della Chiesa romana, forniti da essa dell’investitura, non sarebbe +cresciuto il loro potere all’infinito? Non avrebbe dappoi questo +potere inghiottito lo Stato, sì come Gregorio VII s’era proposto? Le +conseguenze della investitura di diritto regio erano d’altra parte +ruina della Chiesa che continuava ad essere la vassalla della corona, +ma questo male innegabile avrebbe potuto guarirsi una volta che i +Vescovi avessero rinunciato alla potenza temporale, e massimamente ad +ogni grado politico[381]. + +La questione delle investiture era cinta a quel tempo di altrettante +difficoltà, quante a’ nostri giorni, in mezzo all’Italia unita, +resero avviluppata la questione del dominio temporale dei Papi, +ultimo avanzo del corpo che la Chiesa vestì nel medio evo. Infatti +entrambe le controversie si rassomigliarono nell’indole loro; in +entrambe dominò l’eguale concatenazione di elementi morali e politici; +entrambe furono pertanto nodi gordiani che si sciolsero soltanto colla +spada. Degno di ricordanza eterna sarà ad ogni modo questo fatto, +che un Papa del secolo duodecimo con grandioso ardimento bandì un +principio, la cui attuazione avrebbe infuso alla Chiesa più elette +forze morali: sennonchè quell’idea aveva troppo dell’etereo in una età +che era dominata dall’arbitrio del potente. Pasquale II conobbe che +il diritto della corona era chiaro come la luce del sole; e confessò +che, senza il privilegio d’investitura, l’Impero non avrebbe potuto +sussistere, dappoichè esso aveva prodigato alle Chiese il dono di +redditi così immensi. Mentre il giovine e sleale figliuolo di Enrico +IV procedeva nel cammino verso Roma, lasciando dietro i suoi passi +città smantellate, può darsi che al Papa tremante ei facesse l’istesso +effetto di un animale di rapina, la cui ferocia dovesse ammansarsi a +furia di pasto. In quelle estreme necessità ei gli gettò dunque fra le +ugne i beni della Chiesa per salvar di questa la vita e la libertà, e +fece proposta così: i Vescovi restituirebbero all’Impero tutti i loro +beni provenienti dalla corona, e vivrebbero di decime; rinunciasse +l’Imperatore per sempre al diritto d’investitura, e desse di tal +modo alla Chiesa in ricambio (beneficio superiore ad ogni pregio) +libertà dallo Stato[382]. Se Pasquale II avesse condotto a compimento +questa idea pura ed apostolica, ben sarebbe egli stato più grande di +Gregorio VII, e riformatore vero fra tutti i Pontefici. L’intelletto +di un monaco virtuoso, assiso sul trono dei Papi e aborrente dalle +cose mondane, avrebbe dovuto comprendere che la corruttela del clero +e la schiavitù della Chiesa erano soltanto conseguenze della sua +secolarizzazione contraria alle dottrine apostoliche; ma Pasquale diè +a divedere di non essere pur egli stato uomo di animo così grande, che +il suo disegno si possa attribuire ad una idea riformatrice improntata +di genio: esso piuttosto era dettato dalla disperazione[383]. Il secolo +duodecimo non poteva possedere maturità per cotale idea anticipata +della libertà della Chiesa; questo istituto santo, che avrebbe +dovuto solamente essere regno incorporeo di luce, di amore, di virtù, +continuava, a pari di un sole offuscato da vapori e velato da nubi +terrene; e forse i suoi raggi, se avessero dardeggiato in tutta la +loro purezza, sarebbero discesi senza frutto, od anche con danno, sul +suolo selvaggio di secoli mezzo barbarici. L’associazione feudale della +potenza secolare e di quella ecclesiastica gravò ancora per secoli +le spalle alla società, e soltanto nel decimosesto risorse poderosa e +con coscienza matura quell’idea che in Pasquale II non era forse stata +altro che l’espressione dell’ingenua semplicità del suo animo. + +La proposta di lui dovè parere condanna di privazione enorme pel clero +che era avvezzo al potere ed alle splendidezze; i prelati avrebbero +dovuto dimettere dominî immensi, città, diritti di gabella, di mercati, +di zecca, podestà giudiziaria, autorità di margravî. Certo che non per +questo sarebbero diventati sì poveri come erano stati gli Apostoli, +avvegnachè ogni vescovato possedesse ancora patrimonî privati, e +financo avrebbero bastato le decime e le offerte a formar doviziose +fonti di uno stato assai agiato[384]. Ma colla perdita della potenza +principesca, i Vescovi cadevano senza riparo in balìa della podestà +politica e perdevano rilevanza nel mondo, dove si rispetta solamente +il potere, come quello che può dare e può torre, e in mezzo alle +magnificenze diffonde timore. Ogni Vescovo si sarebbe rifiutato di +scendere del grado ragguardevole che aveva nel parlamento dell’Impero +per cambiarsi in servo di Dio, libero e virtuoso sì, ma modesto; e +tutti loro avrebbero potuto rimproverare a Pasquale che egli facesse +da uomo disinteressato a spese altrui, poichè, papa, non pensava a +deporre lo scettro del suo Stato ecclesiastico, ed anzi espressamente +prefiggeva condizione ad Enrico che lo restaurasse nell’ampiezza delle +donazioni antiche[385]. Se la signoria secolaresca non si acconciava +a’ Vescovi, era forse più convenevole al Papa? Se ad un Abate non si +confaceva muovere alla testa de’ suoi vassalli, tutto chiuso nella +corazza e montato sopra un cavallo di battaglia, non era ancor più +contrario alla dottrina cristiana vedere il Padre santo sui campi di +guerra? I possedimenti dei loro feudi imperiali traevano i Vescovi in +continui commercî col mondo, ma che non era da secoli la storia dello +Stato ecclesiastico romano? Tuttavolta, la esistenza di uno Stato +tale, benanco in così misero assetto, era a quel tempo condizione +essenziale della independenza spirituale del Papa. L’ironia fatale +che s’avviticchiava senza posa al principio suo rendeva il dominio +temporale in pari tempo scudo e tallone di Achille del Papa, e lui +faceva in pari tempo re e martire, possessore di uno Stato ed esule. +Era piccola ma sempre ribelle la zolla di Roma, e invischiando il +piede del sommo sacerdote della Cristianità aveva bastante peso per +impedirgli di sollevarsi a regioni troppo sublimi, dove, fatto quasi +divino, si sarebbe sottratto alle idee del suo tempo, oppure, tiranno +del mondo morale, inaccessibile alle cose mondane, si sarebbe sottratto +alle esigenze di quello. Pasquale a mala pena indirizzava a sè medesimo +la domanda, se in lui fosse salutare la mescolanza di prete e di re; +e se un qualche Vescovo malignando avesse mosso dubbio del principio +su cui si fondava lo Stato di san Pietro, egli gli avrebbe a miglior +ragione risposto ciò che Pio IX oggidì risponde agli usurpatori +teorici e pratici dei dominio temporale, e v’avrebbe aggiunto che le +province di san Pietro non erano feudi dell’Impero. Da dopo l’anno +1862, dacchè una delle più meravigliose rivoluzioni andò distruggendo +il vecchio e fragile Stato della Chiesa, è cosa attrattiva pensare, +che l’assentimento a quella rinuncia, di cui Pasquale con sì grande +ingenuità faceva richiesta ai Vescovi, avrebbe avuto per conseguenza +eziandio la fine dello Stato pontificio: e ben si può stupire che, +ancor settecent’anni dopo di Pasquale, tutta Europa si sia affaticata +a discutere di cotali questioni antichissime con fervore pari a quello +del loro tempo remoto[386]. + +Se Enrico V avesse accettato la proposta del Papa, ne avrebbe potuto +raddoppiare tutto d’un tratto la dovizia della corona; un monarca +avaro avrebbe, senza pur pensarci su, steso il braccio a prendersela, +ma un Principe prudente doveva prima riflettervi sopra per bene. +Rinunciando all’investitura, la monarchia perdeva massimamente tutta +la sua influenza sulla Chiesa, grandissima delle podestà che allora vi +avessero nel mondo. I beni restituiti dalla Chiesa, sarebbe pure stato +necessario di nuovamente concedere in feudo ad altri; alla fin fine +sarebbero colati ad accrescere la potenza famigliare di maggiorenti +ereditarî; le città, che erano tenute dai vescovati soltanto in un +lasso legame, avrebbero ottenuto pienezza di libertà. Ma soprattutto +poteva Enrico credere che Vescovi e Principi avrebbero consentito alla +proposta del Papa? che specialmente sarebbe stato possibile, senza una +immane rivoluzione dei rapporti della proprietà, di riprender possesso +di tanti beni, che mille vassalli alla lor volta tenevano in feudo +dalle Chiese? + +Enrico desiderava veracemente di far pace colla Chiesa; accettò dunque +il patto, senza però confidare che fosse possibile di condurlo ad +effettuazione. + +Furono compilati due trattati; l’uno della rinuncia del Re al diritto +d’investitura; l’altro della rinuncia che per decreto pontificio il +clero avrebbe fatto dei beni della corona: dopo lo scambio delle +pergamene, il Re sarebbe stato coronato. Le gelose cautele che vi +furono introdotte fan parere il Re ed il Papa simili a due nemici +che negoziassero, di cui l’uno temeva tradimento e assassinio +dall’altro. Non si dee dirittamente chiamar barbara un’età, in cui +il capo secolare dell’Occidente doveva giurare per patto che non +s’impadronirebbe a tradimento del sommo sacerdote della Cristianità, +che non lo mutilerebbe nel corpo, nè lo ucciderebbe[387]? Ambasciatori +s’affrettarono di andare a Sutri, fin dove era giunto il Re; approvò +questi i due istromenti, ma sotto condizione che tutti i Vescovi e +i Principi dell’Impero aderirebbero a quella rinuncia, la qual cosa +(così nota il Cronista che ne dà il racconto) si reputava essere +impossibile[388]. Addì 9 di Febbraio Enrico e i suoi ottimati, i Duchi +e i Conti di Baviera, di Sassonia e di Carinzia, Alberto cancellier +suo, Federico di Svevia suo nipote e il Vescovo di Spira giurarono +sicurtà al Papa e adempimento del trattato, purchè il Papa da canto +suo vi desse esecuzione entro il prossimo giorno di domenica: indi +l’esercito si avviò alla volta di Roma, e il sabato 11 di Febbraio pose +campo in vicinanza di Monte Mario. + +Enrico V trovavasi a fronte della città Leonina e del castel +Sant’Angelo, dove, ventisette anni prima, il padre suo aveva assediato +l’autore della formidabile controversia. L’ombra melanconica di Enrico +IV doveva turbare l’animo di un tal figliuolo, e comandargli vendetta: +il cadavere di quell’Imperatore stava ancora insepolto, chiuso com’era +da sett’anni in una cappella non consecrata del duomo di Spira, +poichè Pasquale con durezza romana avea respinto la preghiera che +gli si concedesse tumulo cristiano. Possiamo imaginare che sentimenti +provassero i cavalieri orgogliosi di Germania in vista di Roma, o di +che cuore stessero i Romani sulle cui teste pendeva quella nube gravida +di tempesta, o a che meditasse il Papa il quale sapeva di esser preso +nei lacciuoli di un nemico spergiuro, nel tempo istesso che messaggieri +suoi, come in passato quelli di Gregorio VII, correvano la Campania in +cerca di un novello Guiscardo. Il domani avrebbe potuto esser giorno di +una grande opera di pace o di orrenda ruina. + +Ambasciatori de’ Romani andarono al campo di Enrico, e vi chiesero +ch’egli giurasse le leggi di Roma: il Re romano fecelo, ma +sprezzantemente pronunciò la promessa in lingua tedesca, di che offesi, +molti de’ maggiorenti se ne tornarono alla Città. Vennero i legati del +Pontefice, si scambiarono ostaggi, ed Enrico nuovamente giurò al Papa +sicurtà e conservazione dello Stato della Chiesa. + +Il dì dopo, ai 12 di Febbraio, dovevasi compiere la ceremonia della +coronazione. Le corporazioni di Roma, i collegî di giudici, le scuole +della corte pontificia, le milizie coi loro segnacoli di draghi, di +lupi, di leoni, e di aquile inalberati sull’asta delle lance, il popolo +con fiori e con palme, andarono a levare il Re presso a Monte Mario. +Il figliuolo di Enrico IV entrò a cavallo nella città Leonina colla +sua magnifica comitiva, fra le acclamazioni, sincere o adulatorie che +fossero, onde lo salutavano mille e mille voci, gridando: «Pietro santo +elesse Enrico a re.» Secondo l’uso di tradizione, prima presso ad un +piccolo ponte, indi vicino alla porta, Enrico giurò che obbedirebbe +alle leggi di Roma; sorrise con disprezzo agli inni degli Ebrei, e +accolse con ciera di ostentata degnazione gli applausi della scuola +de’ Greci. Nella città Leonina lo ricevettero cori di frati e di +monache con cerei accesi in mano, e letanie di preti, i quali anch’essi +gridavano: _Heinricum Regem Sanctus Petrus elegit_. Così lo splendido +corteo procedette a lenti passi fino alla scalea del san Pietro. +Non s’aveva mai aspettato con dubbiezze tanto grandi un Imperatore +designato, come avveniva adesso del figliuolo di Enrico IV; la pompa +solenne delle accoglienze, degli omaggi e dell’adozione da parte del +Papa non potevano che lievemente palliare le gravi diffidenze in cui si +stava, ed Enrico prudentemente non volle entrare nel san Pietro, se le +sue soldatesche non l’ebbero prima occupato[389]. + +Il Re ed il Papa avevano preso posto sulla _Rota_ di porfido nella +basilica parata a festa; colà doveva compiersi la grande opera di pace, +dovevansi giurare i trattati e scambiarsi le pergamene. Fu letto il +_Pactum_ del Re e l’altro del Papa, ma i Vescovi e i Principi accolsero +con mormorii la lettura del documento pontificio, il quale diceva: +essere contrario ai canoni il grado politico del clero; illecito +essere che i preti prestassero servigio negli eserciti, perchè la era +cosa inseparabile dalle uccisioni e dalle rapine; non poter i servi +dell’altare fare altresì da servitori della corte; voler necessità che +eglino diventassero cortigiani fino a tanto che ricevessero beni in +feudo dalla corona: così esser nato che Vescovi eletti conseguissero +la consecrazione soltanto dopo di avere ottenuto la investitura regia, +e questo averlo proibito i decreti di molti Concilî; egli, Pasquale, +comandare sotto pena di scomunica che i Vescovi restituissero per +sempre all’imperatore Enrico i feudi della corona, quanti di essi erano +pervenuti alle Chiese da Carlo magno in poi[390]. + +Il malcontento scoppiò colla violenza di un turbine. Dovevano i Vescovi +assoggettarsi ad un semplice decreto del Papa, e riconoscer questo per +signore assoluto e padrone della Chiesa? Contro il professato principio +evangelico si ribellava l’orgoglio mondano di preti, i quali, di nuncî +del Vangelo ai popoli, s’erano tramutati in loro baroni; e se Cristo +fosse apparso all’assemblea per sorreggere l’autorità del suo vicario +con quel suo detto: «Date a Cesare ciò ch’è di Cesare», la voce di lui +sarebbe stata soffocata da grida furibonde. Convien mai credere che +Pasquale confidasse che Principi e Vescovi avrebbero accettato il suo +decreto? Non è possibile: egli poteva soltanto sperare di venire ad +un aggiustamento momentaneo coll’Imperatore; il resto sarebbe stato +argomento da trattarsi con negoziati e nei Sinodi. Re e Papa, sedenti +sulla _Rota_ di porfido e tenenti in mano ciascuno la scrittura sua, +senza che alcun di loro credesse alla possibilità di recarne in essere +il patto, rassomigliano a due attori di un gran dramma, dei quali l’uno +fa la sua parte tutta astuzie e violenze, l’altro recita la sua di +soggezione disperata. Sennonchè, accosto a Pasquale v’era una riforma +prematura al suo tempo, laddove non si può disconoscere che Enrico +coltivava l’idea di un colpo di Stato: e infatti tosto ei lo compieva +in modo che rimarrà esempio di uno dei più arditi e violenti onde tenga +ricordanza la storia. + +Il Papa faceva una concessione tanto grande e tanto ampia, che +Enrico v’intravvide soltanto un laccio con cui quegli intendesse +d’impadronirsi della sua rinuncia, per lasciarlo poi in balìa delle +contrarietà dei Vescovi e dei Principi. Nel san Pietro ancora una +volta protestò che da lui non derivava il progetto di torre alle +Chiese i loro beni; così ne lasciò al Papa solo la responsabilità, e +già in Sutri egli aveva posto a condizione del suo trattato, che tutti +i Principi dell’Impero vi dessero il loro assentimento. Chiestagli +dal Papa la rinuncia al diritto d’investitura, il Re si ritirò per +consultarsi coi Vescovi; ed i suoi ottimati, sclamando a voci alte, che +l’idea del Papa era eresia e spogliazione delle chiese, recisamente +si rifiutarono di dar accoglienza al trattato[391]. Così discutendo +si venne a sera; Pasquale domandò che si ponesse fine al lungo +consigliare, ma i Vescovi strillarono che il trattato non si poteva +mandare ad esecuzione; il Re allora chiese che lo si coronasse, ma +il Papa rispose negando. Un cavaliere infiammato di collera, si fe’ +avanti, e: «A che occorrono», proruppe, «tante ciarle? alle corte, +il signor mio vuol esser coronato, come Lodovico e come Carlo!» +Alcuni Cardinali impauriti proposero che si coronasse il Re, e che si +differisse alla dimane la conchiusione del Concordato, ma i prelati non +vollero più saperne di trattati. Alcuni Vescovi, segnatamente Burcardo +di Münster e Alberto cancelliere, soffiarono nelle ire fiammeggianti +del giovine Re, e lo indussero a rompere il suo giuramento e ad +impadronirsi della persona del Papa. Armigeri si postarono intorno al +Papa e all’altar maggiore, e aveva quegli finito appena di celebrar la +messa, che i cavalieri, i quali lo tenevano d’occhio, minacciandolo +colla punta delle loro spade, lo costrinsero a collocarsi nella +tribuna. Ne nacque un gran tumulto; Norberto cappellano di Enrico si +gittò piangendo a’ piedi del Papa, e Corrado di Salisburgo gridò forte +al Re, che l’azione sua era un empio delitto. Soldati colle spade +nude si gettarono sull’ardito Vescovo; querele e grida di preti e di +signori, strepito d’armi, grida d’ajuto, preti atterriti che fuggivano +od erano presi a picchiate, misero a fierissimo scompiglio la basilica +già ottenebrata: intanto il Papa e i Cardinali, insieme raccolti, +tremavano sotto le alabarde dei soldati; turbe di genti ansiose di +vendetta s’accalcavano nel san Pietro, e di là del Tevere tutta la +Città andava omai commovendosi a furore. + +Scese la notte, e Pasquale e la sua corte furono tradotti in un +edificio prossimo al san Pietro, e confidati alla guardia di Udalrico +patriarca di Aquileja. La prigionia del Papa sciolse qualunque freno +di disciplina; preti e laici senza distinzione furono spogliati e +atterrati a colpi di spada; si rapirono i vasi sacri e i paramenti +della chiesa: chiunque poteva fuggire correva alla Città gettando grida +di spavento. + + +§ 3. + +I Romani insorgono per liberar Pasquale. — Si dà l’assalto alla +città Leonina e si appicca battaglia. — Enrico V si ritira col suo +prigioniero. — Pone campo presso a Tivoli. — Costringe il Papa ad +accordargli il privilegio dell’investitura. — Coronazione imperiale. +— Enrico V parte di Roma. — Svegliarsi orribile di Pasquale II nel +Laterano. + +Due Cardinali vescovi, Giovanni di Tusculo e Leone di Ostia +(l’istoriografo di Monte Cassino) erano fuggiti di là del ponte +Sant’Angelo, travestiti. Raccolgono il popolo; da ogni torre si suona a +stormo; il più fiero fermento agita Roma da un capo all’altro; quanti +Tedeschi senza alcun sospetto sono venuti nella Città cadono uccisi: +quest’è la scena di terrore in cui si tramuta ancora una volta la +festa di una coronazione imperiale. Dacchè un governatore bizantino +aveva tratto in esilio papa Martino il Pontificato non aveva subìto +violenze così gravi come questa da parte della suprema podestà dello +Stato. I Romani si sentirono punti di quel vitupero, dimenticarono le +loro nimistà contro ai Papi, si sovvennero del giuramento che avevano +prestato a Pasquale, e, uniti nel sentimento comune dell’odio contro +la podestà imperiale straniera, allo spuntar del sole entrarono nella +città Leonina per liberare il Papa. Un orgoglioso disprezzo aveva fatto +sì che il Re non s’avesse tenuto in guardia, perlochè poco mancò che +l’assalimento non gli costasse vita e trono. Spoglio di vestimenta +e scalzo, saltò a cavallo nell’atrio della basilica, e, gettatosi di +un lancio giù dei gradini di marmo della scalea, si scagliò ove più +ferveva la zuffa: cinque Romani caddero sotto i colpi della sua asta, +ma anch’egli ferito precipitò di sella. Ottone viceconte di Milano gli +prestò il suo cavallo sacrificandogli la vita, chè quel suo magnanimo +salvatore fu preso, trascinato nella Città e fatto a pezzi. Grande era +il furore de’ Romani; il loro assalto si tramutò in vera battaglia, e +le milizie di Enrico, battute e cacciate fuori del portico, stavano per +soccombere[392]. Il valore de’ Romani, di cui non avevano dato mai così +splendida prova, avrebbe meritato in ricompensa che eglino potessero +liberarsi dall’Impero, ma l’avidità di saccheggiare tolse loro di +mano la vittoria, più presto che non avrebbero fatto gli sforzi de’ +Tedeschi; alla fine, in mezzo a orrendo massacro, furono ricacciati di +là del ponte, ossia furon volti in fuga; soltanto poterono proteggerli +alcune sortite che fecero le genti del castel Sant’Angelo. + +Considerevoli perdite subirono gli Imperiali; si capì che una città +sollevata diventava formidabile anche contro ad eserciti ordinati, +laonde Enrico di nottetempo partì della Leonina. Due giorni rimase egli +nel campo sotto alle armi, in quello che i Romani, spossati ma pur +ansiosi di vendetta, si raccoglievano insieme di nuovo. Il Cardinale +di Tusculo, che faceva adesso da vicario del Papa, gli scongiurò di +tornare alle armi. «Romani», diss’egli, «si tratta di combattere per +la vostra libertà, per le vostre vite, per la gloria vostra, per la +difesa della Chiesa. Il santo Padre, i Cardinali, i vostri fratelli, i +figli vostri languiscono nei ceppi dello sleale nemico; mille generosi +cittadini giacciono distesi morti sotto il portico; la basilica +dell’Apostolo, il duomo venerando della Cristianità, ammorba del lezzo +di cadaveri e di sangue; la Chiesa profanata vi sta appiedi lacrimosa, +e a mani giunte chiede pietà e soccorso al popolo romano, il quale solo +può salvarla.» Tutta Roma giurò di combattere a vita e a morte[393], +ma nella notte dai 15 ai 16 di Febbraio Enrico levò le tende e mosse +nel Sabinate. Mentre egli conduceva con sè prigionieri il Papa e sedici +Cardinali, i suoi soldati traevano avvinti in ceppi Consoli romani +e preti, e da cavallo, picchiandoli colle aste delle loro lance, se +li cacciavano innanzi per le vie fangose in cui si sprofondavano +a mezza gamba: era uno spettacolo che faceva ricordare del tempo +dei Vandali[394]. A Fiano l’esercito guadò il Tevere, e finalmente +s’accampò in vicinanza di ponte Lucano, sotto di Tivoli. Enrico aveva +intendimento di unirsi coi Conti tusculani, e di tagliar fuori, +se mai venissero, le milizie normanne, che Giovanni cardinale con +ferventi istanze aveva chiamato in ajuto: lasciava il Papa con alcuni +Cardinali nel castello di Trevi, e gli altri prigionieri confinava a +_Corcodilum_, tenendo tutti in custodia strettissima[395]. + +In tal guisa, il figliuolo di Enrico IV infliggeva a quella Chiesa +stessa che un tempo lo aveva confermato nella sua empia ribellione, +un’onta quale essa non aveva sofferto mai neppur dal quarto Enrico. In +qualunque modo si voglia considerare l’audace colpo di Stato da lui +commesso, esso fu giustizia di Nemesi che se ne fece esecutrice; le +intemperanze di Canossa trovarono adesso in Roma il loro riscontro. +Il massimo degli anatemi avrebbe dovuto colpire il Re che caricava di +catene il Vicario di Cristo, od anzi, simile a Salmanassar, traeva +in cattività la Chiesa romana; invece Pasquale non fe’ che piangere +e tacque. Sappiamo del commovimento che agitò il mondo ecclesiastico, +ma non di quello che possa avere scosso il mondo politico quando udì +della prigionia del Papa; certo che esso si die’ tanto poca briga di +liberarlo, quanto poco se ne curò settecent’anni più tardi, allorchè +Napoleone ebbe imitato l’esempio di Enrico V. La contessa Matilde +dovè sentire dolore dell’avvenuto, come della più grave sconfitta che +ella avesse tocca; eppure non si mosse. Messaggi sopra messaggi erano +corsi nelle Puglie; eppur nessun Guiscardo comparve. Soltanto Roberto +di Capua mandò trecento cavalieri nelle terre romane, tanto per darsi +apparenza di soddisfare al suo dovere di vassallaggio, ma a Ferentino +quelle genti diedero di volta, perciocchè trovassero il Lazio disposto +a favore dell’Impero, e fra loro e Roma si frapponesse l’esercito di +Enrico. La morte repentina di Rogero duca delle Puglie e di Boemondo +fratel suo, aveva messo a scompiglio gli Stati normanni; temevasi +che i Longobardi si sollevassero e che Enrico vi imprendesse qualche +spedizione, per lo che i Principi di quelle terre erano costretti a +spacciar in gran fretta ambasciatori al Re, e per mezzo di loro gli +prestavano omaggio[396]. + +Sessantaun giorno Enrico sostenne Cardinali e Papa in durissima +prigionia, primamente nelle castella di cui dicemmo, indi nel +suo campo. Contemporaneamente minacciava egli ogni giorno di +assalto la Città; con fame, con devastazione di terre, con crudel +trattamento de’ carcerati, volle piegar tutti al voler suo. Però +stavolta i Romani resistettero financo all’oro, e dichiararono che +non accondiscenderebbero ad aprir le porte se prima non fossero +stati riposti in libertà i prigionieri. Sennonchè, per far questo, +Enrico esigeva che il Papa lo coronasse, e senza condizioni di sorta +riconoscesse che le investiture erano dritto della corona: e poichè +quegli rispose con un rifiuto, spazientito minacciò che farebbe passare +a fil di spada tutti i prigionieri, se Pasquale non avesse ceduto. I +maggiorenti del Re, i prigionieri, i Romani dalla Città, gli afflitti +Cardinali si gettarono a’ piedi del Pontefice, e lo scongiurarono +che acconsentisse, per riguardo della sventura universale, per amore +della oppressa Città e della Chiesa deserta, per impedire lo scisma +che romoreggiava per aria. È bello a imaginare che, invece di Pasquale +II, prigioniero fosse stato Gregorio VII, e chiedersi se quest’uomo +eroico, che nel castel Sant’Angelo aveva risposto un calmo no a coloro +che lo supplicavano ginocchioni di più mite consiglio, neppur in +questi frangenti avesse ceduto. «Ebbene», sclamò lo sventurato Pasquale +con gran sospiri, «per la liberazione della Chiesa sono costretto ad +accordare ciò che altrimenti non mi si avrebbe strappato neanche a +prezzo della mia vita»[397]. Nuovi trattati si compilarono, ma il conte +Alberto di Blandrate non volle saperne che l’adempimento del giuramento +da parte del Papa si vincolasse ad alcuna condizione scritta; e +Pasquale, volgendosi al Re con dolcezza piena di rimprovero e con un +sorriso amaro, gli disse: «Io presto questo giuramento affinchè voi +adempiate al vostro.» Il campo tedesco trovavasi di là dell’Anio, nella +«pianura dei sette fratelli», mentre di qua di ponte Mammolo stavano i +Romani[398]. Ivi sedici Cardinali con sacramento dichiararono in nome +del Papa che si concedeva amnistia di quanto era avvenuto, promisero +che re Enrico non sarebbe mai scomunicato, che sarebbe coronato +imperatore, che gli si presterebbe soccorso nelle cose dell’Impero +e del Patriziato, che finalmente non si recherebbe mai molestia al +suo diritto d’investitura. Quattordici maggiorenti del Re giurarono +per conto di lui che, entro un tempo determinato, il Papa, tutti i +prigionieri e gli ostaggi sarebbero condotti liberi in Transtevere, +che non si torcerebbe pur un capello ai partigiani pontificî, che +si darebbe sicurtà alla città di Roma, al Transtevere ed all’isola +Tiberina, che si restituirebbero alla Chiesa i suoi beni[399]. + +Il Re insistette affinchè il privilegio della investitura si +confermasse prima di entrare nella Città; perciò la scrittura ne fu +compilata da un notajo che in gran fretta si fe’ venire di Roma. Il dì +dopo l’esercito si pose in via, e, poichè allora ponte Milvio era in +ruina, si traghettò il Tevere non lungi dallo sbocco dell’Anio, e si +pose campo presso la via Flaminia. Qui il memorabile documento fu messo +in ordine, e il Papa sventurato con grevi sospiri vi appose la sua +sottoscrizione. + +«Così volle Iddio che il Tuo Impero sia in ispecial modo associato +colla Chiesa, laonde i predecessori Tuoi ottennero colla potenza e +colla saviezza la corona della città di Roma e il regno imperiale. A +questa dignità di diadema e d’impero la Maestà di Dio per l’officio +Nostro sacerdotale elevò benanco la Tua persona, o amatissimo figlio +Enrico. Perlochè i privilegi dell’Impero, che i predecessori nostri +accordarono ai Tuoi antecessori, imperatori cattolici, Noi accordiamo +anche alla Dilezion Tua, e li confermiamo con questo Privilegio, +siccome segue: Tu impartirai l’investitura coll’anello e col pastorale +ai Vescovi ed agli Abati del Tuo Impero che saranno eletti, mondi +di violenza e di simonia; e dopo la loro installazione canonica +eglino riceveranno la consecrazione dal Vescovo, cui si compete di +darla. Chi sarà eletto dal clero e dal popolo senza l’assenso Tuo non +potrà esser da chicchessia consecrato, se da Te in prima non abbia +ricevuto l’investitura; ai Vescovi ed agli Arcivescovi sarà concesso +di consecrar canonicamente Vescovi e Abati investiti da Te. Siccome +poi i Tuoi antecessori hanno dotato le Chiese dell’Impero con tanti +beneficî dei loro diritti regî, così è necessario che si contribuisca +alla solidità dell’Impero stesso, massimamente coll’assistenza dei +Vescovi e degli Abati, e che si sopiscano per opera della Maestà +regia i dissensi che potessero intromettersi nel popolo a causa delle +elezioni. Pertanto la Tua prudenza e la Tua podestà devono provvedere +affinchè col soccorso Divino s’abbiano a conservare per via di feudi +e di grazie regie la grandezza della Chiesa romana e la floridezza di +tutte le altre. E se podestà o persona alcuna ecclesiastica o secolare +oserà disprezzare questo Privilegio nostro o contraddirvi, cada su +quella l’anatema, e sia privata de’ suoi onori. Chi poi lo rispetterà, +benedetto sia dalla pietà Divina, la quale voglia concedere alla Maestà +Tua un Impero felice»[400]. + +Allorchè Enrico tenne in mano questa Bolla, che faceva in pezzi tutti +i divieti pronunciati da Gregorio VII e dai suoi successori contro +il diritto d’investitura, a stento potè egli stesso credere alla +vittoria conseguita, e lasciò tosto andarsene il Papa che gli impartì +la benedizione: così fu che un arguto Cronista tedesco potè paragonare +il poderoso Principe al patriarca Giacobbe, il quale non levò le mani +dall’angelo con cui lottava, finchè questi non l’ebbe benedetto[401]. +Addì 13 di Aprile Enrico rifece il suo ingresso nella città Leonina, ma +la coronazione avvenne in fretta e in furia, e non fu salutata da alcun +accento di gioia. Tutte le porte di Roma rimasero sbarrate, così che la +moltitudine dei Romani non prese parte alla ceremonia; vi assistettero +soltanto i loro deputati, ed Enrico V, anch’egli come l’avo suo, fu +vestito delle insegne del Patriziato[402]. Il Re costrinse il Papa +a riprendere in mano la scritta del Privilegio acciocchè indi alla +vista di tutti gliela porgesse nuovamente, in prova che quell’atto non +gli era stato imposto, ma che lo aveva dettato di sua libera volontà. +Lo scherno ferì sul vivo il clero, tuttavia il Papa volle lealmente +mantener pace; spezzò l’ostia per sè e per Enrico, e mentre entrambi +la consumavano, disse con accento d’intimo convincimento: «Sia separato +dal regno d’Iddio chi vuol frangere questo patto.» + +Enrico V fu primo di tutti gli Imperatori romani che ricevesse in Roma +la corona, senza aver posto piede nella Città propriamente detta. Di +là delle mura di questa i Romani accompagnavano la coronazione sua con +maledizioni e con voti di vendetta; e ben potevano essi paragonarlo +a un ladro che erasi cacciato dentro al san Pietro e, appuntato il +coltello al petto del Papa, era fuggito in gran furia, portandone via +il diadema rubato. Appena coronato, Enrico, sempre diffidente, si prese +statichi, andò al suo campo, levò le tende, trionfalmente mosse verso +Tuscia per la stessa via che un tempo avevano battuto suo padre e l’avo +suo, lasciò dietro di sè Roma che non aveva conquistato, ma che pur +aveva domato al voler suo, e lasciò il clero vituperato e sbigottito, +con sè recando il bottino della sua rapina, la pergamena pontificia +che confermava il diritto di investitura. L’audacia di questo colpo +di Stato spicca con luce chiara dal fondo tetro e oscuro della storia +del quarto Enrico, ma non monda il suo figliuolo dalla macchia di +spergiuro. Invertì egli le parti di Enrico IV e di Gregorio VII; il +figlio di colui che meschinamente s’era prostrato nella polvere innanzi +a un prete, avvinghiava il Papa con mano armata, lo sforzava a curvare +il collo sotto la maestà regia, e in un breve istante otteneva ciò cui +Enrico IV non aveva potuto giungere in sessanta battaglie. Per quanto +la sua opera di violenza paia essere stata un fatto meramente casuale, +essa fu invece conseguenza logica di ragioni istoriche; tuttavolta +risultamenti in così rapido modo conseguiti non potevano essere di +lunga durata, e l’avvilimento che Pasquale sofferse, non ebbe, come +quello di Enrico IV, indole morale. + +Allorchè il misero Papa, ancora sbalordito di quanto era avvenuto, +rientrò nella Città, il popolo lo salutò con gioia fanatica, perocchè +la testa di lui fosse cinta dell’aureola di martirio sofferto per la +causa nazionale: così similmente, settecento anni più tardi, i Romani +salutarono il loro Papa, allorquando tornò libero dalla prigionia in +cui lo aveva tenuto un conquistatore straniero. Tanto fitta moltitudine +di gente ingombrava le vie, che Pasquale giunse appena verso sera al +Laterano[403]. Lo sventurato poteva confortarsi di quell’apparenza +ingannatrice che faceva credere a un rappacificamento di Roma col +governo pontificio[404]; ma quando fu rinsensato dal suo stordimento, +nelle facce meste o imbroncite di coloro che lo circondavano lesse +scritto l’avviso della lotta formidabile che adesso lo aspettava nel +grembo istesso della Chiesa. + + +§ 4. + +I Vescovi si rivoltano contro Pasquale II e contro il Privilegio. — +Un Concilio raccolto in Laterano annulla questo ultimo. — I legati +scomunicano l’Imperatore. — Alessio Comneno e i Romani. — Infeudazione +data a Guglielmo duca normanno. — Muore la contessa Matilde. — +Donazione di Matilde. + +Un turbine d’indignazione si sollevò nel partito gregoriano. Vedeva +esso crollata, per debolezza di un Papa, la grande opera che Gregorio +VII aveva tirato su a forza di tante fatiche; i Cardinali, che non +avevano diviso la prigionia di Pasquale, lo disprezzavano perciocchè +non avesse preferito morire da martire anzichè sottomettersi al comando +dell’Imperatore; addirittura chiamavano eresia ciò che il Pontefice +aveva fatto, quantunque egli pur non fosse uscito della cerchia +della disciplina ecclesiastica; chiedevano finalmente che si rompesse +il trattato. Pasquale vide sorgere tutt’intorno a sè una discordia +funesta; gli uomini zelanti lo minacciavano col dito teso, come se +fosse stato un traditore di Dio, laonde l’infelice andava a nascondere +il suo disperato dolore nelle solitudini di Terracina e dell’isola di +Ponza. + +La Chiesa trovavasi rispetto a Pasquale nelle eguali condizioni in cui +sarebbe uno Stato moderno di contro a un Principe che rompesse fede +alla costituzione del regno; però nessun popolo ha mai combattuto le +infrazioni commesse dal suo Re contro lo Statuto della nazione con +pari energia e con forme rigidamente costituzionali e concesse dalla +legge, sì come allora fecero la Chiesa e i suoi parlamenti. Giovanni +di Tusculo e Leone di Ostia congregarono a Roma un Sinodo, nel quale +si rinnovarono i decreti di Urbano e di Gregorio, e si protestò che il +Privilegio dato ad Enrico V era nullo: a questo giudizio si associò +con grande veemenza Brunone vescovo di Segni, che allora era in pari +tempo abate di Monte Cassino[405]. Si chiese a Pasquale che ritrattasse +il Privilegio e che scomunicasse il Re; Vescovi forestieri alzarono +incolleriti le loro voci; Giovanni di Lione bandì un Concilio della +Chiesa gallica; i Legati pontificî congregarono Sinodi, e l’irritazione +giunse a tanto veleno, che già si teneva discorso di destituire il +Papa. Minacciava uno scisma, giacchè Pasquale non soltanto aveva per +difensori tutti que’ Cardinali che avevano avuto parte ai suoi casi +ed all’opera sua, ma tutti gli aderenti dell’Imperatore e finalmente +quelli dei Vescovi, che pur essendo ortodossi, avevano animo temperato +a moderazione: alla loro testa stava il celebre Ivone di Chartres[406]. +Pasquale, debole, impaurito, mal securo di sè stesso, scriveva lettere +ai Vescovi fiammeggianti di zelo, procurando di ridurli alla calma; +biasimava gli attacchi che Cardinali fanatici volgevano contro il capo +supremo della Chiesa, e protestava penitente che stava studiando il +modo di poter cancellare tutto quello che era avvenuto. + +Addì 18 Marzo del 1112 radunò in Laterano un Concilio; descrisse ciò +che sofferto aveva, disse come fosse stato astretto ad accettar quella +transazione; confessò che il Privilegio era stato cosa contraria al +giusto, ma protestò che ei doveva lasciare al Concilio le cure di porvi +riparo, avvegnaddio egli non iscomunicherebbe mai l’Imperatore, nè a +cagion delle investiture gli darebbe molestia. Nell’ultima tornata ei +si purgò eziandio della taccia che gli veniva data di eresia, facendo +una solenne professione di fede e riconoscendo per giusti i decreti +dei suoi antecessori: allora il Sinodo ad una sol voce, lui silente, +protestò che il Privilegio era contrario ai canoni, e lo dichiarò +annullato[407]. + +La storia di Enrico V e di Pasquale II offre un notevolissimo esempio +della facilità con cui nelle cose politiche si conchiudono e si +infrangono i patti, quand’anche sieno muniti di tutti i suggelli della +religione. Non v’ha che la preponderanza di forza, la quale possa +mantener fermo un trattato che sia dannoso all’una od all’altra delle +parti contraenti, laonde, perchè abbia saldo cemento, si converrà +sempre ch’esso possa ad entrambe recar profitto. Chi giudica con severa +sentenza si chiederà quale fosse azione più biasimevole del Papa, +se la prima in cui per paura o per compassione si lasciò strappare +un trattato contrario ai canoni, oppure la seconda in cui paura e +contrizione lo obligarono a infrangerlo. Se prima di far quest’ultima +cosa Pasquale fosse disceso del trono, ei sarebbe stato pontefice men +grande, ma più grand’uomo: rimasto papa, seguì la via più decorosa, +ma che era cinta di pericoli gravissimi; diede al Concilio l’arbitrio +di deliberare, e all’autorità di quello sottomise il Papato. Più non +possiamo legger dentro al cuore di Pasquale per vedere qual miscela +vi si contenesse di umiltà cristiana, di vergogna, di contrizioni, +di debolezze umane, di collere; tuttavolta questo sappiamo, che egli +resistette lunga pezza alle seduzioni del fanatismo, per il quale +nessun giuramento è sacro. Il comportamento scevro di odio che adoperò +verso lo spergiuro Enrico, durante la sua prigionia e dopo, gli dà +diritto al titolo, ed è così raro! di sacerdote vero; laonde noi osiamo +credere che quel suo comportamento derivasse altresì da sentimento +cristiano, non soltanto da paura[408]. I decreti del Concilio furono +trasmessi all’Imperatore coll’invito che prestasse rinuncia alle +investiture; Enrico V si rifiutò di darla, e nondimeno Pasquale si +tenne lungo tempo in corrispondenza epistolare con lui[409]. + +Ciò che Pasquale ricusò di fare, fecero i suoi nunzî. I legati _a +latere_, che i Pontefici mandavano da loro _alter ego_ in tutte le +province della Chiesa, conseguirono, da dopo di Nicolò II e di Gregorio +VII, una potenza inaudita. Temuti da tutti, da’ Principi del paro +che dai Vescovi e dalle comunità, superbi e avari, furono (secondo +l’aperta confessione che ne fa san Bernardo) il flagello de’ paesi, +dai quali smungevano denaro, istessamente di quello che avevano fatto +i Proconsoli di Roma antica; ma ajutarono i Papi ad assoggettarsi +le corti dei Re e i Concilii delle Chiese nazionali. Il loro officio +diventò scuola della finissima arte politica di Roma, ed eglino furono +i veri e propri uomini di Stato di quella età. Conone di Preneste, +appena che a Gerusalemme ricevette nuova dei casi di Roma, ebbe, +nella sua dignità di legato pontificio, la temerità di scomunicare +l’Imperatore. Guido, arcivescovo di Vienne e vassallo di Enrico, +congregò nell’Ottobre 1112 un Concilio, dichiarò che la concessione +delle investiture per mano de’ laici era cosa ereticale, condannò il +privilegio, scagliò l’anatema contro Enrico V come contro un novello +Giuda, e chiese a Pasquale che confermasse siffatte decisioni, se no +minacciando rifiutargli obbedienza[410]. L’irritazione del clero contro +di Enrico, alla quale prendevano parte anche molti Romani, incoraggì in +questo tempo l’Imperatore greco a tentare di trar nuovamente in campo +le pretese antiche di Bisanzio. Alessio Comneno, monarca avventurato +e prudente, vedeva consolidato adesso il suo Impero per opera delle +Crociate, le quali, colla fondazione del Regno di Gerusalemme e di +altri Stati di Siria, gli avevano eretto un baluardo di difesa contro +a’ Turchi: mandò dunque suoi ambasciatori a Roma, si dolse della +disgrazia del Papa, felicitò i Romani della loro resistenza contro un +ladro usurpatore, ed espresse il desiderio che gli fosse conferita la +corona secondo il diritto antico. I Romani vollero dare un segno di +protesta politica contro ad Enrico, mandando effettivamente a Bisanzio +con magnificenze grandi un’ambasceria, affine di trattarvi della +coronazione: però il Papa non prese parte a questo atto, e fu soltanto +la nobiltà romana, ancora independente e dominatrice, la quale colse +questa opportunità per far mostra pomposa di sè[411]. . + +Pasquale II del resto potè godere in Roma di qualche anno di +tranquillità; solamente andò parecchie volte nelle Puglie, per vigilare +colà a guardia dei diritti della Chiesa. Addì 15 Ottobre 1114 tenne +un Concilio a Ceperano, e in questo luogo, dove Gregorio VII aveva +un tempo investito di possedimenti Roberto Guiscardo, egli diede le +Puglie, le Calabrie e la Sicilia in feudo a Guglielmo duca, ch’era +succeduto a Rogero di Puglia[412]. Di questa guisa la Chiesa, nelle +sue condizioni ognor più malagevoli, cercava di conservarsi l’appoggio +dell’Italia normanna, di cui continuava ad essere sovrana territoriale, +e frattanto la morte che avveniva della grande Contessa le sgombrava la +prospettiva di tor possedimento di altre terre che già le erano state +lasciate in legato. + +Nel giorno 24 Luglio dell’anno 1115 Matilde morì a’ suoi sessant’anni +nel castello di Bondeno dei Roncori, vicin Canossa, avendo fatto +erede de’ suoi beni il Pontefice. La celebre donazione di Matilde, +uno dei più fatali doni di cui la storia registri ricordanza, fu a’ +suoi tempi il pomo della discordia che una femmina gittò fra i Papi +e gli Imperatori. Da dopo di Pipino nessun’altra donazione ha avuto +importanza eguale di questa; e sull’una e sull’altra si avvolge un +egual buio. Mai non si giunse a capo di definire i suoi veri confini +geografici o politici, e a buona ragione induce a meraviglia il fatto +che il documento in cui s’ebbe compilato la donazione di Matilde non +contenga pur una sola determinazione di luoghi, laddove negl’istromenti +di donazione di quel tempo i territorî sieno descritti con esattezza +scrupolosa[413]. Una prima donazione Matilde aveva fatto a Gregorio +VII, ma la seconda scrittura nota che quella antica carta era andata +smarrita, e perciò Matilde, ai 17 Novembre dell’anno 1102, in Canossa, +consegnava in mano di Bernardo, cardinale legato, una nuova pergamena, +nella quale lasciava alla Chiesa romana tutti i beni che ella possedeva +di qua e di là dei monti, a suffragio dell’anima sua e di quelle +de’ suoi parenti[414]. La critica assennata ha da lunghissimo tempo +ripudiato la opinione che Matilde abbia potuto tenere in non cale +tutti i concetti giuridici che dominavano al tempo suo, e ch’ella +donasse al Papa anche i grandi feudi imperiali che i suoi antenati +avevano posseduto, quali erano i Margraviati di Tuscia, di Spoleto e +di Camerino, e Mantova, Modena, Reggio, Brescia, Parma[415]. Ma se la +donazione si sia pur soltanto ristretta ai soli beni allodiali di lei, +che si stendevano dal Po fin giù basso al Liri, non era a quel tempo +sempre possibile di definire i limiti che distinguevano allodio da +feudo; laonde la Chiesa potè ben giovarsi di siffatte incertezze per +dar maggiore ampiezza ai suoi titoli. + +L’accortezza di Gregorio VII aveva destinato ai Papi il retaggio di +Matilde; nè soltanto doveva con esso restaurarsi il decaduto Stato +della Chiesa, ma dovevasi, per via di quello, porre una larga base +alla sua signoria sull’Italia. Se i Papi, che avevano fatto dell’Italia +meridionale un feudo di san Pietro, avessero potuto porsi eziandio in +possesso dei beni di Matilde, e far trasmettere a sè anche i suoi feudi +imperiali, pressochè tutta Italia sarebbe diventata loro vassalla, e +il dono di Costantino si sarebbe quasi tramutato di favola in realtà. +La donazione di Matilde, qualunque abbia potuto esserne il tenore, +sarà sempre un capolavoro dell’arte politica de’ Papi; sennonchè lunghi +anni trascorsero prima che eglino potessero impadronirsi soltanto della +più piccola parte di quella eredità. Tre pretendenti ne disputarono ad +essi la successione. Anzi tutti furono le città che avventuratamente +conseguirono la loro autonomia; quelle di Tuscia, Pisa, Lucca, Siena, +Firenze, Arezzo (che ancor durante il reggimento di Matilde erano +giunte a darsi costituzione di republica) diventarono più tardi +pienamente libere; nè Papa alcuno mosse pretensioni su di esse, nè +vantò diritti sopra Modena, Reggio, Mantova, Parma, laddove Ferrara +continuò ad essere feudo vero della Chiesa, dacchè questa ne aveva +investito Tedaldo avo di Matilde. Gli altri pretendenti furono Guelfo +V di Baviera, come marito di Matilde, ed Enrico V, come imperatore e +parente della casa di Lotaringia. Appena Enrico ebbe l’annunzio che la +Contessa era morta, egli si apprestò a scendere in Italia per prendersi +i beni di lei: quanto a Pasquale, non potè egli impadronirsi mai di una +sol zolla delle terre di Matilde, e l’eredità della celebre Contessa +per lunga pezza continuò ad essere fra i successori di quel Papa e +gli Imperatori il subbietto pratico della lotta, nella quale la grande +controversia combattuta fra la podestà spirituale e la podestà civile, +trovò indefessamente esca novella[416]. + + + + +CAPITOLO SECONDO. + + +§ 1. + +Pasquale II condanna il Privilegio. — I Romani si sollevano, causa +l’elezione del Prefetto urbano. — Pier Leone. — Sua rocca presso al +teatro di Marcello. — La diaconia di san Nicola in Carcere. — Defezione +della Campagna. — Enrico V viene a Roma. — Pasquale fugge. — Burdino di +Braga. — Tolomeo di Tusculo. — Pasquale II ritorna e muore. — Monumenti +di lui nella Città. + +La pace fu rotta in Roma di già nell’anno 1116: Enrico V calò in +Lombardia, e Pasquale, premuto dalla contrarietà di tutti quanti i +Vescovi, nel Concilio tenuto in Laterano addì 6 di Marzo, condannò +con solenne anatema il Privilegio delle investiture, protestando che +gli era stato sorretto colla violenza[417]. Fallì la conciliazione +cui l’Imperatore aveva cercato di giungere colla mediazione di +Ponzio abate di Cluny: per vero dire il Papa ricusò di far sì che il +Concilio scomunicasse Enrico, ma non si oppose che i suoi legati gli +scagliassero contro l’anatema, e tollerò che Giovanni arcivescovo di +Milano annunciasse nel duomo di questa città che l’Imperatore era +scomunicato: per parte sua non fe’ che dichiarare come soltanto un +Concilio potrebbe cancellare quelle censure dei Vescovi[418]. + +Mentre adesso gli ambasciatori di Enrico negoziavano col Papa, +eglino in gran secreto se la intendevano coi Romani, i quali (tanta +era l’incostanza di questo popolo!) facevano voti che l’Imperatore +venisse. I Romani erano presi da accessi momentanei di collera contro +l’Impero, laddove eterno era il loro maltalento contro la podestà +pontificia; e la morte del Prefetto urbano offeriva loro, giusto in +adesso, opportunità di venire ad aperta ribellione. I maggiorenti +romani a questa età intendevano con avido occhio alla Prefettura, +sì come i loro antenati avevano ambito il Consolato, avvegnaddio il +giudice criminale di Roma fosse persona fornita di influenza massima. +Gli occhi di tutti si figgevano sul Prefetto della Città, allorquando +nelle processioni solenni, circondato da’ suoi giudici, moveva a’ +fianchi del Papa, vestito con abiti di foggia fantastica, dalmatica +di seta rossa ad ampie maniche, mantello magnifico trapunto in oro, +mitra di velluto porporino in capo, brache che da una gamba erano di +panni d’oro, dall’altra di panni rossi[419]. Per solito l’elezione +di quel magistrato, come quella del Papa, dava occasione a furibonde +lotte di partiti. Dopo che l’eletto s’era fatto vedere dall’alto di una +cattedra al popolo plaudente, ed aveva giurato le leggi di Roma, era +costume di condurlo processionalmente al Papa, il quale lo confermava; +finalmente un legato dell’Imperatore, fornito di pieni poteri, gli +concedeva l’investitura, dandogli per insegne l’aquila imperiale e la +spada nuda. L’imperatore lo teneva in conto di vicario suo nella Città, +ma eziandio i Papi avevano il diritto di confermarlo; desideravano +essi fervidamente di togliere all’Imperatore l’investitura del più +importante officio cittadino, e ogni qual volta i tempi ne diedero loro +agio, nominarono il Prefetto di loro propria autorità[420]. + +Quando, sulla fine di Marzo dell’anno 1116, venne a morte Pietro +prefetto della Città, Pasquale volle dare quella dignità a un figliuolo +di Pier Leone, ma la fazione imperiale e il popolo, il quale odiava +questo ricco ottimate, levò a prefetto il figliuolo di Pietro, ch’era +in pari tempo nipote di Tolomeo di Tusculo[421]. Il Papa si prese le +insegne della Prefettura e volle mettere in carica il suo candidato; +ma nel giovedì santo, mentre Pasquale pontificava in Laterano, il +partito popolare si cacciò dentro della chiesa, gli presentò Pietro +suo giovine candidato, e con alte grida chiese che lo confermasse. +La audace invasione sturbò la santa funzione, e una fiera disputa si +appiccò tutt’all’intorno di un ragazzo arrogante vestito a gramaglia, +il quale domandava di diventar prefetto di Roma. Il Papa congedò i +tumultuanti rimettendoli a un altro dì; eglino uscirono del Laterano +con rumori e con minacce, e Roma si divise in due fazioni, per le quali +presero parte financo i Conti della Campagna[422]. La sollevazione +crebbe duranti le feste, e si tramutò in guerra civile. Allorquando il +Papa nella domenica di Pasqua stava movendo al san Pietro, incontrò +presso al ponte di Sant’Angelo i Romani, che con grandi clamori gli +presentarono nuovamente il figliuolo del Prefetto e ripeterono la +domanda che gli desse l’investitura. Accesi di furore, minacciarono di +scagliarsi sulla comitiva del Pontefice, e la processione, tornando +al Laterano, donde era partita, fu dal Campidoglio perseguitata a +sassate. Il giovine candidato vestì i distintivi della Prefettura[423]; +s’attaccò zuffa per le vie; torri e case furono distrutte, chiese +saccheggiate; eccessi d’ogni fatta furono commessi[424]. + +Il popolo pose assedio alla rocca di Pier Leone, ma essa era una +delle più salde della Città. Il grande teatro di Marcello, nella cui +strettissima vicinanza stavano le torri dei Pierleoni, s’acconciava +mirabilmente ad uso di castello, e la prossimità del Tevere, e i +ruderi di grandi portici, precisamente di quello chiamato _Octavia_, +rendevano ancor più munito quel luogo, ch’era situato fra il fiume e il +Campidoglio[425]. È cosa degna di nota che i Pierleoni, uomini nuovi +di origine ebraica, avessero conservato od altrimenti avessero posto +le loro residenze nel Transtevere, presso l’antico ghetto, accanto del +ponte che univa la Città all’isola ed era appellato _Pons Judaeorum_ +dagli Israeliti i quali allora abitavano vicino di quello. Nocciolo +di mezzo della loro rocca era il teatro, ma le loro case edificate +a foggia di torri, si stendevano lungo il fiume fino a san Nicola +_in Carcere_, diaconia antica, che era stata costruita sopra ruine +di un bellissimo tempio[426]. Questa chiesa dura ancora oggidì, ma i +palazzi dei Pierleoni sparvero; le loro torri si tramutarono in case +di abitazione, e nelle parti che tuttavia ne avanzano trovansi oggidì +collocati il macello di bufali e i fondachi di ferravecchi che vi +tengono gli Ebrei del prossimo ghetto. Così le dimore di una famiglia +di superbi Senatori e di Consoli dei Romani tornarono (mirabile ironia +della sorte!) all’uso cui quel luogo aveva in origine servito; e là, +dove sotto la protezione di signori potenti, ebrei di origine, morì +il celebre Papa che predicò le Crociate, là dove dalla casa stessa +dei Pierleoni uscì un Pontefice, oggidì gli Israeliti tornano ad +ammonticchiare la loro mercanzia di ciarpami, parimenti di quello che +ebbero fatto gli antenati di Pietro Leone e di Anacleto II: così ei +sembra che oggidì ancora quelle genti tolgano vendetta dell’antica +famiglia la quale ebbe rinnegato la fede del loro popolo[427]. + +Pier Leone con grandi instanze invocò il Pontefice che tornasse, affine +di aiutarlo: infatti dopo una seria sconfitta toccata al suo partito, +Pasquale era fuggito ad Albano, e in quelle sue difficoltà aveva +profuso beni ecclesiastici, regalandone i Baroni, e specialmente dando +Aricia in feudo a Tolomeo[428]. Le milizie del Papa pertanto entrarono +adesso in Roma; la fazione avversa fu battuta, si fece prigioniero il +giovine Prefetto, e già lo si aveva tratto a Castel Fumone, quando +l’infido Tolomeo repentinamente prendeva d’assalto sull’Algido i +Pontificî, riponeva in libertà il nipote, e faceva prigioniere le +genti stesse del Papa. Le defezione di Tolomeo diè il segno della +insurrezione alla Campagna; i Romani con nuovo accanimento posero +assedio alla rocca di Pier Leone, e papa Pasquale cercò sicurezza +nelle torri di Sezza, sui monti Volsci. Gli ottimati ribelli invitarono +allora Enrico a venirsene a Roma, ed egli mandò loro lettere e regali, +sperando che, in tanta angustia, il Pontefice si sarebbe fatto più +pieghevole verso di lui. La sollevazione di Roma fu veramente così +impetuosa, che si dee meravigliare come allora non venisse fatto +ai Romani di darsi una costituzione di libertà; per lo contrario la +guerra delle fazioni cessò col finire dell’estate, e Pasquale, che +era venuto di Benevento con soldatesche, potè, se non altro, entrare +nel Transtevere[429]. È incerto se conchiudesse un accordo coi Romani, +poichè riconobbe Pietro per prefetto; certo si è che la città di Roma, +ossia la nobiltà che vi teneva dominio, s’era allora in sostanza resa +independente dal Papato. + +Però adesso veniva l’Imperatore, e l’afflitto Papa, simile ad una +fiera che senza posa è perseguitata in caccia, dovette prendere +nuovamente la fuga. Enrico V, irritato per ciò che gli sforzi dei suoi +ambasciatori erano caduti a vuoto, voleva ancora una volta costringere +il Pontefice a prestargli obbedienza, avvegnaddio Pasquale avesse +chiesto che l’Imperatore si assoggettasse alla sentenza di un Concilio, +e il figliuolo di Enrico IV fosse ammaestrato abbastanza per bene +di quel che valessero cotali artificî. Sulla Pasqua dell’anno 1117 +capitò egli, ma non coll’aspetto di nemico della Chiesa, sibbene di +uno che con grande umiltà cercava di porre termine in buona amicizia +alla controversia dell’investitura; tuttavolta il Papa sbigottito se +la diè a gambe, ricoverandosi a Monte Cassino e a Benevento. Beraldo +abate di Farfa, Giovanni Frangipane e Tolomeo si posero subito dalla +parte di Enrico; egli conquistò alcune città pontificie, e i Romani, +festanti o impauriti che fossero, spalancarono le porte al loro nemico +d’altro tempo. I suoi aderenti gli avevano preparato un vero ingresso +trionfale; e l’Imperatore a cavallo traversò colla moglie sua le vie +di Roma messe a feste, plaudito dal popolo, accolto da processioni +scismatiche: però non un Cardinale, non un Vescovo solo furono a +salutarlo[430]. + +Fece egli ogni sua possa per guadagnare a sè il clero: alcuni Cardinali +e Bardino arcivescovo di Braga, legato di Pasquale, vennero con lui +a negoziati, ma ogni conciliazione fallì, poichè egli si rifiutò +di dar rinuncia al diritto di investitura. Nel giorno di Pasqua +l’Imperatore si recò al san Pietro, ma non passò dal ponte di Adriano, +di cui il castello era tenuto dai Pontificî, sibbene traghettò il +fiume per barca. Congregò un parlamento, cui intervennero eziandio +alcuni Cardinali; si dolse dell’assenza del Papa, e manifestò i +voti che egli faceva, acciocchè si ricomponesse pace fra la Chiesa +e lo Stato. Con un discorso magniloquente celebrò i beneficî che +recherebbe la concordia fra i due Principi della Cristianità; la +gloria dell’uno, diceva, sarebbe gloria dell’altro; l’unione delle loro +forze incuterebbe terrore a tutti; a loro volgerebbero lietamente lo +sguardo il Senato, i Consoli, la nobiltà, tutti i buoni abitatori della +Città e del mondo; «i Goti, i Galli, gli Spagnuoli, gli Africani, i +Greci, i Latini, i Parti, gli Indi, gli Arabi, o ci temerebbero o ci +amerebbero. Ma ahimè! d’altra fatta sono le azioni nostre, e d’altra +specie frutto ne raccogliamo»[431]. Risposero i Cardinali con un +coraggioso discorso, nel quale contrapposero come veramente stessero +le cose, e tratteggiarono il quadro delle violenze da lui commesse. +Detto ciò, ricusarono di coronarlo per la festività, avvegnachè giovi +sapere che le quante volte gli Imperatori erano a Roma nei giorni +delle maggiori feste religiose solevano farsi mettere in capo dal +Papa il diadema, per andare indi in processione attraverso la Città. +Sennonchè Burdino, come l’ambizione lo sospingeva, compiè, da legato +pontificio, una tale ceremonia, ed Enrico potè festeggiare la Pasqua +con grandissima pompa. Quasi tutta Roma ei si guadagnò a forza d’oro, +confermò nell’officio il giovine Prefetto[432], e financo avvinse a sè +con vincoli di parentela la più potente famiglia del ceto de’ Capitani. +Tolomeo tenne ad alto onor suo, che l’Imperatore gli desse in moglie +la sua illegittima figliuola Berta. Quel Conte, figlio di Tolomeo I +di Tusculo, mirava con orgoglio ai duecento anni di gloria della sua +famiglia, la quale, come attestava Pietro nipote di lui, diacono a +Monte Cassino, discendeva per diritta linea dalla gente Giulia e dagli +Ottavî[433]. Enrico confermò al Conte, mercè una pergamena imperiale, +il possedimento di tutti i beni che egli aveva avuto in eredità dal suo +avo Gregorio; lo pose quasi sotto la dipendenza diretta dell’Impero, +e di tal maniera collocò minaccioso alle porte del Papato il Tusculano +avversario antico di questo. Grande era la potenza di Tolomeo rispetto +allo Stato della Chiesa, chè il suo dominio si stendeva dalla Sabina +al mare, per modo che il «Dittatore di Tusculo», duca e console di +tutti i Romani, ha apparenza di principe vero del Lazio. E i Tusculani +guerreggiarono per loro proprio conto contro i cittadini di Gaeta, e da +principi independenti conchiusero indi con essi de’ trattati, giusta +i quali concessero a quella Repubblica sicurezza di traffici nel loro +territorio[434]. + +Frattanto Pasquale teneva a Benevento un Concilio, in cui scomunicava +Burdino. A sue instanze, il Principe di Capua mandò milizie nelle terre +romane; ma quantunque, omai intorno alle Pentecoste, l’Imperatore fosse +partito per la Toscana, bastarono i vassalli di Tusculo ed alcuni +Tedeschi a far voltar loro le calcagna[435]. Soltanto nell’autunno +Pasquale potè muovere di Benevento con un esercito maggiore, e +avanzarsi fino ad Anagni. Il Papa, vecchio e infermo, celebrò le feste +di Natale a Palestrina, sotto la protezione di Pietro Colonna, cui può +darsi che, costrettovi da necessità, avesse confermato il possesso +di quella città. Il suo partito andò rafforzandosi, e alcuni Baroni +ch’egli si amicava lo ricondussero a Roma, dove le fazioni ferocemente +combattevano le une contro alle altre[436]. Al giungere di lui, che +entrò in Transtevere con milizie fresche, n’ebbero spavento l’Abate +di Farfa e Tolomeo; i Romani stesero le braccia a Pasquale, e già si +aveano volte le macchine di guerra contro il san Pietro, nel quale +il Prefetto stavasi trincerato con molti Consoli, allorquando il Papa +sentì mancarsi le forze, e venne in fin di vita[437]. + +E morendo, esortò i Cardinali alla concordia, alla prudenza, ed a +resistere contro le «oltracotanze dei Tedeschi»; indi, nella notte +del 21 Gennaio 1118, otto dì dopo il suo ritorno, esalò l’ultimo +fiato: morì in un edificio prossimo alla porta di bronzo del castel +Sant’Angelo[438], e poichè i nemici s’accampavano nel san Pietro +come in una trincea, il morto dovette esser sepolto in Laterano. +Il pontificato di Pasquale II fu pieno di miserie, e sconvolto di +tumulti tali, onde furono funestati pochi reggimenti prima del suo: +non soltanto egli venne tratto in lotta contro l’Imperatore, ma +sofferse costantemente di ribellioni, e vide financo sollevata contro +di sè tutta la Chiesa. Nessun mausoleo serba più ricordanza dello +sventuratissimo Papa, il quale fu angustiato fin nella tomba dal +figliuolo di quell’Imperatore, che Gregorio VII aveva cacciato entro +la fossa colla sua maledizione in fronte. A monumento di lui esiste +oggidì ancora in Roma qualche chiesa che egli restaurò: san Bartolomeo +nell’isola Tiberina e santo Adriano nel Foro (pur sempre chiamato +anche a questo tempo _in tribus Fatis_). Vi si aggiunge santa Maria +in Monticelli, e probabilmente eziandio san Clemente, di cui Pasquale +era stato cardinale. La sua opera migliore fu la rinnovata chiesa dei +Quattro Coronati sul Celio, che l’incendio normanno aveva distrutta; +ed egli la consecrò ai 20 di Gennaio, poco tempo prima che fuggisse +davanti a Enrico V: tuttavia, la forma che essa ha odiernamente deriva +da tempo più tardo. + +Di tal guisa Pasquale, ad onta di tante difficoltà che lo premettero, +fu il primo Pontefice che, dopo un periodo lungo di inoperosità, +intraprendesse a edificare in Roma in un tempo nel quale non andava +giorno che la guerra delle fazioni non devastasse monumenti antichi e +chiese[439]. + + +§ 2. + +Elezione di Gelasio II. — I Frangipani prendono di assalto il Conclave. +— Prigionia e salvamento del Papa. — Enrico V viene a Roma. — Gelasio +fugge. — L’Imperatore eleva al pontificato Burdino, con nome di +Gregorio VIII. — Fa ritorno al settentrione. — Gelasio II viene a +Roma, per chiedervi protezione. — I Frangipani lo assalgono una seconda +volta. — Egli fugge in Francia. — L’infelice vecchio muore a Cluny. + +Il Cardinale di santa Maria in Cosmedin fu in gran fretta chiamato di +Monte Cassino a Roma, per esservi fatto papa. Giovanni di Gaeta, nato +di illustre famiglia, monaco sotto il governo di Oderisio abate, si +era ornato di sì eletta dottrina in quella scuola di Benedettini, e vi +aveva conseguito tanta fama di eloquenza e di bello stile, che Urbano +II l’aveva fatto venire a Roma e tolto per suo cancelliere: al tempo +di Pasquale II era stato nominato arcidiacono. Colla sua temperanza +d’animo aveva difeso questo Papa dai zelatori, e forse fu egli il +quale impedì che scoppiasse lo scisma, e che si venisse ad un’aperta +rottura coll’Imperatore; tuttavolta dalla fortezza di un uomo che +s’era educato all’insegnamento dei grandi tempi di Gregorio VII e di +Urbano, il partito cattolico poteva confidare che nella controversia +delle investiture avrebbe sostenuto a spada tratta il principio della +libertà di elezione[440]. Il Conclave si raccolse in santa Maria in +Pallara, sul Palatino: questo convento, che era a tiro della rocca dei +Frangipani, apparteneva alla Curia, la quale lo aveva concesso a Monte +Cassino; ed in esso dimorava Giovanni di Gaeta, sì come prima di lui +vi aveva abitato Federico di Lotaringia, innanzi che fosse assunto +a papa[441]. L’elezione avvenne in gran secreto; volevasi mandare a +esecuzione ciò che aveva prescritto il decreto di Nicolò II; l’elezione +doveva avvenire per opera dei Cardinali, nè si doveva aver riguardo a +diritti imperiali qualsiansi. + +Ai 24 Gennaio dell’anno 1118 Giovanni fu acclamato papa, unanimi tutti, +e ricevette nome di Gelasio II. Invano il vecchio infermiccio fe’ +tutto quanto stava in lui per iscansare la tiara, chè essa era cosa +poco ambita in un tempo nel quale non vi aveva quasi un sol Papa che +non diventasse persona di tragedia: però egli non potè venir subito +consecrato, poichè, essendo diacono, dovevano prima ordinarlo prete, e, +per far questo era mestieri che trascorressero le tempora di Marzo. Il +neoeletto aveva appena rivolto la mente a meditare tristamente sulle +sciagure cui andava incontro, che già le porte del Conclave cadono +abbattute; Romani furibondi si cacciano dentro di quelle stanze colle +spade nude in mano; un novello Cencio afferra il vecchio per la gola, +lo atterra, lo calpesta colle calcagna armate di sproni, e fra oscene +bestemmie lo trascina fuor della chiesa, intanto che i suoi vassalli +accalappiano con funi Cardinali fuggenti, oppure li gettano abbasso +dei loro muletti. Il Conclave s’era raccolto proprio dentro il covo +della belva; forse meglio gli elettori avrebbero fatto a porsi sotto +la protezione di Pier Leone, ma essi non si fidavano più di questo +potente Console, poichè può darsi che fin d’allora egli vagheggiasse +di por la tiara in capo del figliuol suo. Nessuna famiglia di nobili si +manteneva lunga pezza fedele ad una stessa bandiera; nemici acerbi del +Papa, si tramutavano in vassalli suoi fervidissimi, e in breve tempo, +con altrettanta prestezza, già dimenticavano di esserlo mai stati. +Forse i Cardinali avevano promesso ai Frangipani, aderenti dell’Impero, +che eleggerebbero un candidato della loro fazione; e conseguenza di +vedersene ingannata era l’opera brutale che una famiglia di Consoli +romani compieva, ad imitazione del colpo di Stato di Enrico V[442]. + +Gelasio fu gettato in una torre di Cencio Frangipane, carico di catene, +tutto sanguinoso, più morto che vivo: e forse l’afflitto vecchio avrà +invocato veramente la morte. Ma il popolo si sollevò, le milizie delle +dodici Regioni, le genti del Transtevere e dell’isola corsero all’armi: +il prefetto Pietro, che or s’era riconciliato con Pier Leone, questi +colla sua numerosa famiglia, Stefano dei Normanni, ed altri nobiluomini +parteggianti pel Papa, si congregarono in Campidoglio, seguiti da’ +loro clienti[443]. Chiesero che Giovanni fosse loro reso, ed allora il +malandrino sciolse i ceppi del suo prigioniero, gli si gettò a’ piedi +e ne ottenne l’assoluzione. Si ripetè così quasi a pennello la scena +selvaggia della vita di Gregorio VII, e rapidamente come allora era +avvenuto, la tragedia si cambiò in giorno di esultanza. Roma si parò a +festa; fecero montare sopra un bianco muletto il Papa liberato, e fra +grida di giubilo lo condussero in Laterano, dove ricevette gli omaggi +dei Romani. Ne avrà egli pianto di commozione, o ne avrà sorriso con +amarezza[444]? la storia ha essa mai registrato di qualsiansi altri +Principi un accoppiamento eguale di debolezza e di onnipotenza, com’è +questo che si incontra nei Papi del medio evo? + +Dopo di un cominciamento così orribile del suo pontificato, Gelasio +II godette appena di un mese di pace in Roma. I Frangipani non posero +tempo in mezzo, fecero noto all’Imperatore che, senza il consentimento +suo, era stato assunto un Papa, e gli chiesero che venisse a Roma. +Enrico V, cui per tutte le ragioni premeva di affermare precisamente +adesso la efficacia del suo diritto regio nell’elezione pontificia, +cui stava molto a cuore di porre sulla cattedra apostolica uno che +avesse riconosciuto per valido il Privilegio di Pasquale, partì in +fretta e in furia del suo campo del Po con poca soldatesca, e nella +notte dei 2 di Marzo Gelasio si destò in sussulto all’annunzio che il +formidato Imperatore era smontato nel portico del Vaticano[445]. Un +panico terrore s’impadronì della Curia, e il Papa che in passato aveva +diviso anch’egli con Pasquale la prigionia, ora si vedeva minacciato +di pari sorte. Lo si adagiò a cavallo, ed egli fuggì del Laterano, e +corse a nascondersi nella torre del romano Bulgamino, posta a santa +Maria, nella Regione di Sant’Angelo[446]. Messaggieri di Enrico lo +andarono a cercare, ma egli, non fidandosi di loro inviti, decise +di ricoverarsi a Gaeta sua patria, e la sua corte, i Cardinali, i +Vescovi lo accompagnarono[447], imbarcandosi in due navi sul vicin +Tevere. Però contro dei fuggenti si sollevava anche la furia degli +elementi; un uragano impediva che le barche potessero entrare in mare +presso a Porto, e dalle sponde i Tedeschi, che davano loro la caccia, +bersagliavano di dardi le galere sbattute dall’onde, e, in mezzo allo +scoppio dei tuoni ed al chiarore de’ lampi, con bestemmie gridavano che +le incendierebbero con palle di bitume, se non s’avesse dato loro in +mano il Papa[448]. Tutta volta le tenebre della notte e l’imperversare +del turbine salvarono i fuggenti, e impedirono che Enrico V facesse +la presa di un secondo Papa. Sbarcarono non visti; il Cardinale Ugo +di Alatri, tornato in quel mentre dal Capo Circeo, dov’era stato da +prevosto di Pasquale, si prese, nuovo Enea, sulle robuste spalle il +debole Gelasio, e in mezzo al diluviare e al vento impetuoso lo portò +di peso al castello di San Paolo, vicino Ardea[449]. Quando al mattino +appresso i Tedeschi frugarono le barche e non vi trovarono entro il +Papa, se ne tornarono a Roma, ma la notte stessa le galee accolsero +di bel nuovo i fuggitivi, e per Terracina condussero a Gaeta quella +afflitta turba di Cardinali affranti dal mal di mare: colà alla fine +Gelasio potè trovar riposo. E allora le sorti subito mutarono; chè +tostamente i Vescovi e i maggiorenti dell’Italia meridionale, Guglielmo +di Puglia, Roberto di Capua, Riccardo di Gaeta, e cavalieri e Conti +molti accorsero ivi pieni di reverenza, e appena che Gelasio fu (addì +10 di Marzo) ordinato Papa, gli prestarono omaggio di vassalli[450]. + +La fuga di lui aveva deluso l’intenzione di Enrico, e n’era stata così +troncata la via dei trattati; perciò l’Imperatore levava un Antipapa. +Gelasio aveva rifiutato l’invito di venire a un accordo con Enrico e +di farsi consecrare in presenza sua nel san Pietro; e al rifiuto aveva +aggiunto dichiarazione che, per definire la controversia tuttavia +pendente, sarebbesi raccolto in Settembre un Concilio a Milano oppure +a Cremona. Or queste città erano nemiche dell’Imperatore; e se questi +adesso protestava che la elezione di Gelasio era stata nulla, ed +eleggere faceva un Papa nuovo, egli non varcava per nulla le facoltà +che su di ciò a quel tempo gli davano i diritti della corona imperiale. +Congregati pertanto in san Pietro i Romani, fe’ loro conoscere la +risposta data dal fuggitivo, ed allora s’alzò fra quelli un grido +d’indignazione, vera che fosse o infinta, dicendosi che Gelasio voleva +trasferire a Milano la sede del Papato: si finì reclamando un’elezione +nuova. Giurisperiti che Enrico aveva con sè condotti (fra essi era +il celebre Irnerio di Bologna) spiegarono dalla cattedra l’ordine +di costituzione onde si reggeva la elezione pontificia: dopo di ciò +Maurizio Burdino, arcivescovo di Braga in Portogallo, fu acclamato +papa, e condotto in processione al Laterano. Nel dì seguente, ch’era +il 10 di Marzo, preti scismatici lo consacrarono con nome di Gregorio +VIII[451]. + +Così, nel luogo istesso che era stato teatro della loro accanita +battaglia contro Enrico V, i Romani ricevevano adesso dalle mani di +lui un Antipapa, straniero di nazione. La storia di Roma nel medio +evo mette brivido colla ferocia de’ suoi avvenimenti, ma più ancora +induce a meraviglia per l’incostanza senza esempio del suo popolo. +Perciò è che in mezzo al fluttuare sempre vario e sempre agitato delle +fazioni, il Papato offre uno spettacolo unico al mondo, e tale che non +avrà mai più ripetizione di eguali casi, avvegnaddio la roccia di san +Pietro, l’_immobile saxum_, vi sia rimasta per mezzo sempre salda e +incrollabile. Tuttavia ingiustizia sarebbe se si volesse biasimare i +Romani per loro mancanza di fermi propositi, senza che la ragione se +ne spiegasse: e infatti soltanto l’autonomia politica inspira vita e +dignità ad un popolo, laddove la Republica di Roma, vera chimera, non +faceva che ondeggiare ad altalena fra il Papato e l’Impero. Un solo +sentimento costantemente durava nella Città, ed era la repugnanza +contro la podestà civile del Pontefice. + +Burdino era uomo ambizioso, ma probo e di bella mente; il +partito cattolico aveva bel dire che egli era soltanto un creato +dell’Imperatore, e Gelasio l’eletto di tutti i Cardinali; l’Antipapa +si appoggiava al diritto imperatorio, e presto era riverito da molte +province d’Italia e di Alemagna e perfino di Inghilterra. Gelasio +confortava sè medesimo perciocchè appena fosse se due o tre preti +cattolici avevano abbracciato la parte di Burdino, ma egli vedeva +Roma piena di Guibertisti, e la Chiesa ricaduta nelle miserie antiche, +come a’ tempi di Clemente III[452]. Continuava a durare il principio +politico della orribile divisione, e i modi di combattimento erano +pur sempre eguali a quelli di un tempo. Gelasio, il quale sette anni +prima aveva sottoscritto al Privilegio dato ad Enrico, lo scomunicava +adesso da Capua, nella domenica delle Palme; scongiurava i Principi +normanni acciocchè lo riconducessero a Roma e discacciassero i +«Barbari», che avevano con sè pochissima forza di soldatesche. Enrico +s’era omai avanzato fin verso a Ceperano, e assediava il castello di +Torrice, vicin Frosinone, allorchè gli giunse novella che i Normanni +si avvicinavano[453]; allora battè in ritirata, lasciò a Roma Burdino, +e andò in Lombardia. Peraltro i Principi normanni, che avevano fatto +scorta al Papa fino a Monte Cassino, qui lo abbandonarono a sè solo, +forse perchè egli non accontentavali in tutte le loro richieste[454]. +Gelasio, per poter passare dalla Campagna, dovette comperarsene la +licenza da que’ Conti, e in sul principio del Luglio attraversò le +sue proprie terre non dissimile da un povero pellegrino: entrato in +Roma, dovette picchiare alle porte di alcuni Consoli che gli erano +amici, implorando la loro protezione. Egli dimorò in vicinanza di +santa Maria _in Secundicerio_, fra le torri di Stefano Normanno, di +Pandolfo fratello di questo, e di Pietro Latro che era della famiglia +de’ Corsi[455]. Roma pertanto stava in attesa che si ripetesse lo +spettacolo di due Pontefici che a vicenda si maledicessero, e l’un +contro all’altro pugnassero, scambievolmente chiamandosi, secondo il +rude linguaggio di quell’età, plasma, statua fabbricata con mani lorde +di sangue, idolo di argilla, bestia dell’Apocalisse[456]. + +Burdino teneva in possesso suo la maggior parte della Città; più che +mezza Roma lo riconosceva per pontefice, ed egli senza impedimento +occupava la chiesa di san Pietro, propugnacolo de’ Papi scismatici: +da parte sua Gelasio poteva tutt’al più farsi franco di andare al san +Paolo, dove i suoi partigiani stavano in armi. Ma su di questo Papa +il martello della sventura senza posa avventava colpi sopra colpi. +Invitato dal Cardinale del titolo di santa Prassede ad assistere alla +festa di quella patrona, la cui solennità cadeva ai 21 di Luglio, egli +vi andava, sebbene la chiesa fosse situata in prossimità delle torri +dei Frangipani: Stefano de’ Normanni, e Crescenzio Gaetano nipote +del Papa, uomini di gran valore, ve lo accompagnavano con una mano +di armigeri[457]. La messa non era ancor pervenuta al suo termine, +allorchè i feroci Frangipani si cacciarono nella chiesa con impeto, +empiendola di una gragnuola di sassi e di saette; la quiete del tempio +si tramutò tutt’a un tratto in tumulto di battaglia; il Papa non +visto fuggì, intanto che i suoi fieramente continuavano ad azzuffarsi +cogli Imperiali. «Che fate o Frangipani?», proruppe alla fine Stefano, +«dove correte? Il Papa che voi cercate fuggì. Volete anche la ruina +nostra? non siamo al paro di voi Romani, e vostri congiunti di sangue? +Indietro! indietro! che anche noi, lassi, ce ne possiamo tornare alle +nostre case!» Il truce Cencio, e Leone Frangipani, entrambi figliuoli +di donna Bona ch’era sorella di Stefano, cedettero alla voce dello +zio; ringuainarono con repressa rabbia le spade, e le due parti si +separarono[458]. Allora si andò frugando per tutta Roma, e fuor delle +porte, in cerca del Papa. Alcune donne lo avevano visto montare a +cavallo, mezzo spoglio delle sue vesti pontificie, e fuggire seguito +soltanto dal suo crocifero. In sulla sera lo si rinvenne. Lo sventurato +vecchio, diserto come Edipo, stava seduto nel prato del san Paolo, +circondato da pietose femmine: chi se lo imagina in quello stato, vede +disegnarsi uno dei quadri più commoventi cui la storia del Papato metta +in rilievo[459]. + +«Fratelli e figli miei», disse Gelasio nel dì seguente, «noi dobbiamo +andarcene di Roma, poichè qui è impossibile viver più a lungo. Fuggiamo +di questa Sodoma, di questo Egitto, di questa Babilonia, città di +sangue. Lo dico innanzi a Dio che vede il dolor mio: meglio vale un +Imperatore che tanti di costoro; ed invero un cattivo distruggerà +i peggiori, fino a che anche lui coglierà colla sua punizione +l’Imperatore di tutti gli Imperatori»[460]. Nominò Pietro di Porto a +suo vicario, Ugo cardinale a legato per Benevento, confermò Pietro +nell’officio di prefetto, e fece Stefano dei Normanni gonfaloniere +della Chiesa in Roma[461]. Con sè prese sei Cardinali, fra’ quali +quel figliuolo di Pier Leone che presto doveva diventar celebre, ed +alcuni Consoli, fra cui furono Pietro Latro e Giovanni Bello fratello +del Prefetto[462]: indi, addì 2 di Settembre, s’imbarcò per andarne +a Francia, dove in passato Pasquale e Urbano avevano tratto a sicuro +porto la navicella di san Pietro. Con gran solennità lo accolse Pisa, +la città ricca di traffichi, ed egli elevò quel Vescovato a Chiesa +metropolitana cui rese soggetta la Corsica, ne consecrò il magnifico +duomo, e vi predicò con eloquenza degna di «un Origene»: per fermo la +sua sventura gli doveva essere ispiratrice di sagge considerazioni. +Nell’Ottobre fece vela per Genova, e alla fine toccò terra non +lungi dalle foci del Rodano, presso al convento di santo Egidio +nell’Occitania. + +I Vescovi, i Principi di Francia, e ambasciatori di re Luigi vennero +a salutare con loro solenni omaggi il venerando esule, a Maguelone, a +Monpellieri, ad Avignone e in altre città: nella Francia meridionale, +calda ancora dell’entusiasmo delle Crociate, fuvvi ressa di gente +che a gran torme accorreva sul suo sentiero per vedervi il Vicario di +Cristo, cui non i Saraceni ma i Romani avevano discacciato dalla tomba +di san Pietro: e offerte spontanee e oboli di san Pietro piovvero a +soccorrerne la povertà[463]. I Pontefici di quel tempo dovevano partire +di Roma e muovere ne’ paesi forestieri, se volevano acquistare la +consapevolezza che ancora si prestava loro reverenza vera di vicarî di +Cristo. Re detronati, in qualunque luogo cercassero asilo, perdevano +insieme colla corona anche l’onoranza che a quella va congiunta; +per lo contrario la persona di un Papa era cinta di splendore tanto +meraviglioso, che la fuga e l’inopia mendica non facevano altro che +porlo in maggiore rilievo ed esaltarlo ognor più. Le emozioni che +or provava in Francia si aggiunsero alle angustie sofferte in Roma, +per accorciare la vita del vecchio. Gelasio II morì, addì 29 Gennaio +dell’anno 1119, nel convento di Cluny, circondato da monaci, da +Cardinali e da Vescovi, vestito di una povera tonaca, disteso sul +nudo terreno. Non più di un anno e quattro giorni aveva durato il suo +pontificato, e in questo breve tratto di tempo si erano accumulati +sopra di lui i dolori d’una lunga e intiera vita d’uomo. Allorquando +vien detto che, sulle eccelse cime della grandezza umana, i Papi non +sono che martiri, la vita di Gelasio, più di quella di ogni altro, +può far fede di cosiffatta parola. Per lo meno non vi è uomo di animo +pietoso, il quale, volgendo il pensiero a quel vecchio sventurato, +ultima vittima della controversia delle investiture, non si senta +tratto a gravi e serie meditazioni. + + +§ 3. + +Calisto II. — Negoziati con Enrico V. — Concilio di Reims. — Calisto +viene in Italia. — Entra in Roma. — L’Antipapa cade a Sutri. — +Mostruose pompe trionfali del medio evo. — Il Concordato di Worms. +— Influenza salutare che la controversia delle investiture esercitò +sul mondo. — Calisto II regna pacificamente in Roma. — Monumenti in +Laterano eternano la definizione della grande controversia. — Calisto +II muore. + +Voto di Gelasio era stato che gli succedesse nel pontificato il +Cardinale di Palestrina, ma Conone proponeva che si facesse papa +l’Arcivescovo di Vienne. In così grande difficoltà di tempi non +v’era uomo alcuno che ne fosse adatto più di questo prelato, principe +vero. Guido, figlio del conte Guglielmo Testardita, discendente della +casa di Borgogna, congiunto in parentela col Re francese e altresì +coll’Imperatore, era il più magnifico Vescovo di Francia; orgoglioso, +accorto, d’animo fermo, celebre dappertutto per l’arditezza dimostrata +nella questione delle investiture. Era cosa naturale che in Francia, +asilo dell’esule Pontefice, si eleggesse un Francese, ed era manifesto +che questi troverebbe protezione da Luigi VI. Per conseguenza avvenne +un caso strano; i sei Cardinali che avevano accompagnato Gelasio, +e con loro i pochi altri Romani, da terra straniera elessero a papa +uno straniero. Questo atto si compiè nel celebre convento di Cluny +sull’incominciamento del Febbraio; peraltro Guido ricusò di vestire +la porpora, se prima i Cardinali non avessero dato in Roma conferma +all’elezione. Al Cardinale vicario, Pietro di Porto, fu dunque mandata +di Francia la scrittura dell’elezione; egli congregò i Romani nella +chiesa di san Giovanni nell’isola Tiberina, indi nel Campidoglio; +ed i Cardinali, i maggiorenti di parte cattolica (segnatamente Pier +Leone, il cui figliuolo era stato uno degli elettori dell’arcivescovo +Guido), il Prefetto, il clero ed il popolo approvarono tutti concordi. +I grandi vantaggi che prometteva il pontificato di Guido temperarono +nei Romani il sentimento dell’orgoglio offeso; tuttavia nella lettera +di risposta aggiunsero nota, che l’elezione avrebbe dovuto essere +fatta nella Città, ovvero nel suo territorio, e per opera dei Cardinali +romani[464]. + +Guido, riconosciuto per papa quasi in ogni luogo, fu consecrato +in Vienne, sulla fine di Marzo dell’anno 1119, con nome di Calisto +II[465]. Tosto in Francia manifestò egli una grande energia; scopo suo +si era di por fine allo scisma e al lungo piatire sulle investiture. +Con Papi deboli o mal destri Enrico V aveva avuto buon giuoco, ma la +cosa correva differente con Calisto II che stava all’altezza sua: +infatti questi era l’ardito legato che da Vienne aveva scomunicato +lui e minacciato papa Pasquale che gli disdirebbe obbedienza; era +uomo infine di spiriti principeschi in tutta l’estensione della +parola. Disordine travagliava le terre di Alemagna, e la sedizione +de’ principi e del clero (alla testa dei quali erano l’Arcivescovo +di Magonza, l’ingrato Alberto, Federico di Colonia e Corrado di +Salisburgo) sembrava prendere proporzioni tanto ampie, quanto ai tempi +di Enrico IV. Minacciava una seconda dieta di Treviri; un’assemblea di +principi colà raccoltasi riveriva Calisto per papa, e abili negoziatori +s’impadronivano dell’indirizzo della controversia, la cui pacificazione +era desiderio di tutto il mondo: Enrico V pertanto, vista la mala +parata, fece capire che era disposto a conchiudere un accordo sopra +basi pratiche. Tuttavolta, sempre pieno di astuzie, l’Imperatore trasse +la cosa in lungo, nè intervenne al grande concilio che in Ottobre si +celebrò a Reims, e nel quale, secondo l’intesa, ogni dissensione doveva +esser sopita: quel nemico raggiratore stavasi nelle vicinanze di Reims, +tendendo agguati, perocchè ei volgesse in mente una nuova caccia di +Papi. Così fallirono anche questa volta i negoziati, ed allora, ai 29 +di Ottobre, Calisto II confermò il divieto delle investiture, innanzi a +quattrocentoventiquattro vescovi della Cristianità, congregati a Reims: +il dì dopo si bandì la scomunica ancora una volta contro di Enrico V +e del Papa suo, e, pronunciandola, i quattrocentoventiquattro prelati +rovesciarono a terra i cerei ardenti che tenevano in mano, quali con +ira fiera, quali a malincuore, quali ghignando. Fu questa l’ultima +fiamma che divampò dalla celeberrima controversia che fra non molto +doveva spegnersi[466]. + +Nella primavera successiva Calisto potè imprendere il suo viaggio +a Roma. Di Provenza e dalle Alpi scese in Lombardia, e passò per +Tuscia, salutato con festività grandi lungo tutta la via. Anche in +Roma il partito cattolico gli aveva apparecchiato un grande ingresso +trionfale. Ivi con istento Gregorio VIII aveva tenuto testa contro +il vessillifero della Chiesa, suo solo sostegno essendo Brunone di +Treviri, che l’Imperatore gli aveva posto a fianco con una schiera +di Tedeschi. E quell’Arcivescovo insieme coi Frangipani aveva difeso +virilmente Roma contro i Normanni di Roberto di Capua, ma poichè l’oro +colava a centellini troppo minuti nelle mani sporte dei Romani, il +partito imperiale, dopo alcuni assalti, era costretto a ritirarsi +nel Transtevere: nè altro suolo che questo più rimaneva a Gregorio +VIII[467]. Finalmente, all’avvicinarsi di Calisto, egli partì di +Roma traditrice per irne a chiudersi nella ben munita Sutri; prima +di andarsene scongiurò i suoi partigiani di tener fermo nel castel +Sant’Angelo e nel san Pietro, ma Pier Leone con una chiave d’oro riuscì +ad aprirne le porte[468]. + +Addì 3 Giugno 1120 Calisto II tenne la sua entrata solenne in Roma, ed +è strana cosa, subito dopo del debole Gelasio, imagine della sventura, +vedere ergersi la persona maestosa di un Re vero, che incede per Roma, +vestito degli abiti pontificî: di cosiffatti contrasti non potevano +darsi che a Roma, dentro della Chiesa. Le milizie gli andarono incontro +a tre giornate di distanza dalla Città; fuor di questa lo salutarono +i fanciulli romani recanti fiori e palme; alle porte lo aspettavano +i nobili, il popolo ed il clero. Il Papa, montato sopra un bianco +palafreno, mosse coronato al Laterano, per le vie che erano addobbate +di palii di seta, di corone e di arredi preziosi[469]. Queste feste +straordinarie ben s’acconciavano a fare accoglimento all’avventurato +successore di due Papi umili e senza fasto, perciocchè in lui l’origine +principesca e la ricchezza sublimassero ancor più lo splendore della +ecclesiastica dignità. Ben potè Calisto andar contento di Roma; la +fazione di Burdino fu guadagnata facilmente colla corruzione, e la +nobiltà accorse desiderosa a porgere i suoi omaggi[470]. + +Frattanto il Papa andò subito nel mezzogiorno; chè da tempo omai lungo +erasi fatta consuetudine che i neo-eletti Papi visitassero le Puglie, +per affermarsi nel possesso del loro prezioso Benevento, per far +rinnovare il giuramento di vassallaggio ai Normanni, e, le quante volte +erane bisogno, per tornarne con un esercito. Due mesi rimase Calisto a +Monte Cassino; addì 8 di Agosto ricevette professione di vassallaggio +da Benevento, e tosto dopo il giuramento feudale dei principi delle +Puglie[471]. Raccolse soldatesche, e, prima della Pasqua dell’anno +1121, tornò a Roma, dove ne celebrò le feste con magnificenze splendide +oltre all’usato; indi mandò Giovanni di Crema, cardinale, a stringere +d’assedio Sutri, e poco stante mosse egli stesso a raggiungerlo. +Burdino, caduto d’ogni speranza, dopo di aver sostenuto una guerra +minuta nella Campagna e assediato le vie che mettevano a Roma, non potè +difendersi che per soli otto giorni. L’idolo imperiale fu lasciato in +abbandono più presto ancora di quello che in tempi anteriori fosse +avvenuto di Cadalo; e dopo i primi assalti, omai ai 22 di Aprile, i +cittadini di Sutri diedero Burdino in mano a’ suoi nemici. I mercenarî +di Giovanni di Crema maltrattarono il prigioniero con feroce brutalità, +ed il Papa abusò di una vittoria ingloriosa, facendo che l’Arcivescovo +di Braga con buffonesco ingresso precedesse la entrata sua in Roma. +Gregorio VIII, avviluppato in una villosa pelle di becco, e posto a +rovescio sopra il cammello che trasportava gli arnesi di cucina del +Papa, fu tratto come bestia feroce per le strade di Roma, in mezzo +alla plebaglia, sotto una tempesta di frustate e di sassate: chiuso in +carcere nel Septizonio, fu dappoi condannato a eterno esilio, e, da una +all’altra torre della Campagna, fu trascinato a Passerano, alla rocca +di Gianula presso a San Germano ed al convento della Cava, finchè ivi o +a Fumone, trovò la fine dei suoi giorni. Erano queste le brutali pompe +di trionfo che il Papato del medio evo celebrava in Roma[472]. + +La caduta dell’Antipapa recò con sè la conseguenza che molti +capitani facessero soggezione. I conti potenti di Ceccano e di Segni +(discendevano di origine germanica), Lando, Goffredo e Rainaldo si +sottomisero; e dopo che Calisto ebbe anche in Roma fatto abbattere +le torri di Cencio Frangipane, un Papa, dopo tempo sì lungo, potè +nuovamente chiamarsi padrone della Città e dimorarvi in pace[473]. +Questi rapidi risultamenti esercitarono influenza anche in Germania; +il trionfo riportato sopra il Pontefice imperiale fu un greve colpo +eziandio per l’Imperatore e per le pretensioni sue di eleggere o di +confermare i Papi. La mostruosa caduta di Gregorio VIII fu additata +agli occhi del mondo, come se caduto fosse Simon Mago, e fu essa che +affrettò la fine della controversia delle investiture. + +Enrico V, che serbava ricordanza della sorte del padre, volle +finalmente comporre a pace l’Impero fremente di malcontento, e deliberò +di cedere: Calisto II dall’altra parte era uomo di vedute più larghe +dei suoi predecessori grettamente ligi a idee fratesche; come il suo +avversario, faceva anch’egli tesoro degli ammaestramenti dei casi +andati, e come lui era inclinevole a conciliazione. Le basi di una +pace fra l’Impero e la Chiesa vennero poste in parecchie conferenze +tenute in Germania fra i Principi e i Cardinali legati, i quali furono +Lamberto di Ostia, Gregorio e Sasso. Come già a’ tempi di Pasquale, +si compilarono anche adesso due trattati: l’Imperatore rinunciò a +dare l’investitura coll’anello e col pastorale, assentì alla libertà +di elezione e di ordinazione del clero, e promise la ristorazione +di tutti i beni ecclesiastici: per parte sua il Papa aderì acciò che +nell’Impero tedesco l’elezione dei Vescovi avvenisse alla presenza dei +messi dell’Imperatore; che in Germania l’eletto ricevesse l’investitura +dei beni della corona col simbolo dello scettro; che, fuori di +Germania, dovesse prima avvenirne la consecrazione, indi, entro i sei +mesi successivi, fosse a darsi la investitura collo scettro[474]. La +Chiesa riportò una vittoria più decisiva di quello che ne ritraesse +vantaggio lo Stato, il quale per forza aveva dovuto lasciarsi imporre +la gran legge della libera elezione del clero. Soltanto la Chiesa non +si immischiò più nel rapporto secolaresco di sudditanza dei vescovi; +la Chiesa gli installava nell’officio ecclesiastico, e il Sovrano +li poneva in possesso del principato, ossia della signoria di ordine +feudale[475]. + +Allorchè, ai 23 Settembre 1122, i due documenti compilati con +intendimento leale, furono letti presso a Worms sul Reno, innanzi +a immensa moltitudine di popolo, e allorchè Lamberto cardinale +riaccolse solennemente nel grembo della Chiesa il figliuolo dello +sventurato Enrico, grandissima gioja si diffuse da questo avvenimento; +rimarginavansi le ferite di una guerra mortifera, il mondo desolato +recuperava pace. Se bello e toccante era stato lo spettacolo delle +migliaja d’uomini di razza romana, che accesi d’entusiasmo avevano +preso vicino a Clermont la croce, non è meno commovente contemplare +quelle migliaja di Tedeschi, che presso a Worms accolsero festanti +la pacificazione della disputa sulle investiture. La loro fantasia +eccitata avrebbe potuto scorgere le ombre de’ caduti in quella guerra +perturbatrice del mondo, cercarsi l’una l’altra nel campo di Worms, +e avvicinarsi a riconciliazione; e avrebbe potuto veder vagare lì +in mezzo quei celebri defunti, che erano Enrico IV, Gregorio VII coi +suoi sventurati successori, Guiberto cogli sventurati suoi, Matilde, +Guelfo, Rodolfo di Svevia, Corrado e tutta la tragica gente che s’era +schierata intorno a que’ capitani. Mezzo secolo durò la controversia +delle investiture; ferocemente del paro che la guerra dei trent’anni, +desolò Germania e Italia, e sacrificò il fiore del popolo di quell’età. +Potrà forse qualche ingegno mordace levar alto colla mano due bollate +pergamene e mostrarle al mondo come unico risultamento di cinquant’anni +di una guerra di distruzione? Potrà egli forse dar la berta alla gente +umana, che aveva davanti a’ suoi occhi una soluzione (in apparenza +tanto facile) dei suoi ardui problemi, ma che nel suo furor cieco non +ebbe saputo vederla, e vi incappò dentro soltanto dopo un orrendo +delirare di mezzo secolo, durante cui si smarrì per vie tortuose e +lunghe? Che sì che bisognava sparger tanto sangue per cambiare l’anello +e il pastorale collo scettro? o per discoprire questa semplice verità, +che le ingerenze dello Stato toccar dovevano soltanto le cose dello +Stato, quelle della Chiesa soltanto gli affari di Chiesa? Tristissima +verità è questa, che il mondo, l’animale politico di Aristotele, +debba conquistarsi il suo lento progresso per via di scosse violente +di guerra, e che quello che si guadagna a forza di secoli, altro non +paia nel cosmo umano che un frammento dappoco: tuttavolta le pergamene +sottoscritte a Worms non furono i soli risultamenti della controversia +delle investiture. Nelle grandi lotte che agitano il mondo l’oggetto +primitivo della disputa scompare di vista, ed uno più morale e più +eletto subentra a quel primo con tutta la vigoria della giovanezza. +Come lotta dei due principî che componevano l’anima della umanità, +quella grandissima controversia del medio evo fu uno dei commovimenti +più salutari che Europa abbia provato mai. Colla potenza de’ contrasti +e col fervore appassionato che costringeva ogni ordine di gente a +prendervi parte essa ebbe veramente liberato da’ ceppi lo spirito degli +uomini, bandì la rigida grettezza e l’apatia dell’età barbarica, pose +benanco fine a questa età, e, associata alle Crociate, aperse le vie di +una civiltà nuova. Ei fu durante questa lotta che si destò il pensiero +indagatore in filosofia, protestante ed eretico in religione; per essa +la scienza del diritto romano risorse coll’amore all’antichità, venne +in fiore la libertà republicana dei comuni, e la società civile assunse +una forma nuova, autonoma e umanamente più mansueta. Così è che Enrico +IV e Gregorio VII, eroi di tragiche sorti, ed Enrico V e Calisto II, +avventurati fondatori di pace in questa lotta onde vivrà eternamente +memoria, ebbero ottenuto splendidissimo luogo negli annali della +storia. + +Calisto II, al Marzo dell’anno 1123, fece annunciare e confermare +la conchiusione della pace nel primo Concilio ecumenico lateranense: +Roma da secoli non aveva visto una così grande assemblea conciliare, +e questa pose suggello alla vittoria della Chiesa ed alla attuazione +della riforma gregoriana. Il Papato s’aveva conquistata la sua +independenza giuridica dall’Impero, e adesso, sopra questo sodo +fondamento dei suoi diritti accettati da Europa, ben poteva essa +svolgere la sua podestà ecclesiastica, e farne una potenza del mondo. +La pace di Worms (allora alcun uomo non lo presagì) fu soltanto un +armistizio fra i due principî dello Stato e della Chiesa, che la +prima volta allora si riconobbero vicendevolmente per le due podestà +cardinali su cui il mondo posava. + +Nè da secoli sulla cattedra di san Pietro era seduto Papa alcuno, che +fosse e sentisse di essere così avventurato come Calisto: e merito +ne aveva la sua prudenza del paro che la sua energia. La Città obbedì +reverente all’autore della pace; s’acchetarono le lotte dei partiti, e, +finchè ei visse, per le ruinose vie di Roma non sonarono più grida di +battaglia[476]. In questo bel periodo di pace il Pontefice potè perfino +pensare al bene della Città, chè dopo tempo tanto lungo torniamo a +udire di restaurazione di acquedotti e di mura, e di edificazione e +di ornamento di alcune chiese[477]. Deplorevole era la condizione di +Roma dopo la lotta delle investiture; la Città era mezzo in ruina; i +templi di pace e di amore s’erano con massima profanazione tramutati +in castella belliche, e di veri arnesi di guerra avevano provato le +sorti. Calisto in un Concilio dovette espressamente proibire che chiese +si munissero come altrettante rocche; vietò ai laici di spiccare le +offerte votive dagli altari, e bandì anatema a chi maltrattasse le +genti che venivano a Roma peregrinando[478]. Forse con una solenne +festività avrà purificato il duomo del principe degli Apostoli dal +suo orrendo passato; lo abbellì di novelli doni votivi, ne fece il +pavimento, restaurò l’altar maggiore, e dotò di possedimenti di terre +la basilica. + +In pari decadenza, fino dal tempo di Roberto Guiscardo, era andato +il Laterano. Da dopo di Leone IV non vi era stato più Papa alcuno +che avesse atteso a edificare in quel palazzo; soltanto Calisto II +incominciò a recarvi riparazioni, e vi costruì una nuova cappella +dedicata a san Nicolò di Bari, nella cui tribuna fece dipingere a +colori le imagini dei celebri suoi predecessori, che da Alessandro II +in poi erano stati i campioni della gran pugna. Quell’oratorio poteva +servire di monumento di tutti i Papi che avevano combattuto contro +all’Impero, ma Calisto rappresentò il trionfo della Chiesa eziandio +in una nuova sala delle case lateranensi destinata alle udienze, nella +quale si vedevano dipinti lui, Gelasio, Pasquale, Urbano, Vittore III, +Gregorio VII e Alessandro II, con sotto gli Antipapi che facevano da +sgabello ai loro piedi. Alcuni distici di cattivo stile illustravano le +pitture, nel tempo stesso che sulla parete si leggeva scritto il tenore +degli articoli del Concordato Wormacense. Da secoli l’arte non aveva +tolto a trattare soggetto sì grandioso com’era questo della guerra dei +cinquanta anni e della sua pacificazione; tuttavia era ancor troppo +presto perchè all’altezza dell’argomento riuscisse pari la potenza +della pittura di storia, la quale prima di Giotto pose appena i germi +primi: quel quadro pomposo poteva soltanto denotare la barbarie di +un’età, nella quale i Papi si tenevano contenti di vedere rappresentate +le grandissime geste della Chiesa medianti figure di dimensioni pigmee +e in dipinti di fattura bruttamente rozza[479]. + +Fortunato anche in questo, Calisto II morì poco tempo dopo della sua +vittoria; la febbre romana lo portò via ai 13 di Dicembre dell’anno +1124 nella sua dimora in Laterano. Acconciamente fu sepolto presso +a Pasquale II, l’autore della pace presso alla vittima della guerra: +e cinque mesi dopo di lui ebbe tomba in luogo acconcio anche Enrico +V, allorchè lo si seppellì nel duomo di Spira a fianco del padre, +trattato sì crudelmente da lui che era anch’egli ridotto adesso sterile +polvere. E questi due Imperatori, entrambi travolti e sopraffatti dal +turbine delle passioni che ebbero agitato quell’età fiera e grande, +appartengono massimamente agli uomini più memorabili del medio evo. + + +§ 4. + +Discordia per ragion dell’elezione. — La famiglia dei Frangipani. — +Onorio II è fatto papa. — Enrico V muore. — Il Papa riconosce Lotario +per re di Germania. — Gli Hohenstaufen prendono le armi. — Rogero di +Sicilia s’impadronisce delle Puglie. — Costringe Onorio a concedergli +l’infeudazione. — Onorio II muore. + +Tutto a un tratto la novella elezione fu a un pelo di porre Roma a +divisione, avvegnaddio i Frangipani cercassero adesso di far salire +al papato un Cardinale amico dell’Imperatore: e dopo il Concordato di +Worms la cosa non soltanto era possibile, ma naturale. Così si rileva +che quegli audaci capitani non avevano rimesso un punto delle loro +antiche arti di violenza, e che il castigo inflitto loro da Calisto non +aveva per nulla diminuito la loro influenza. I Papi non possedevano +tanta potenza da cacciare quei maggiorenti in bando; tratto tratto +facevano loro guerra, tratto tratto ne smantellavano le torri, ma di +bel nuovo venivano dipoi sempre conchiudendo con essi pace e trattati. +D’altronde l’odio che un Pontefice nutriva contro nemici i quali lo +avevano maltrattato non poteva nell’impero papale, ch’era elettivo, +trasmettersi in eredità ai successori di quello. Il rapido mutarsi de’ +Papi, ciascuno de’ quali seguiva un suo proprio indirizzo politico +ed era costretto di guadagnare a favor suo le famiglie nobili, dà +sufficiente spiegazione di cotale stato di cose. + +Per la prima volta in documenti dell’anno 1014 incontrammo, nel suo +antenato Leone, la famiglia dei Frangipani, fin d’allora potente. Il +nome strano di essa, che suona «rompere il pane», vollesi illustrare +mercè una leggenda, la quale narrava che in tempi antichi uno degli +avi di quelle genti aveva dispensato pane ai poverelli, in momenti +di grandissima carestia: e lo stemma della famiglia rappresenta due +leoni rampanti in campo rosso, che tengono un pane nell’artiglio e +sono volti l’uno verso l’altro[480]. Cencio, figlio di Leone, fu un +potente Console a’ tempi di Gregorio VII, e Giovanni, figliuolo di +Cencio, sposò donna Bona, sorella di Stefano Normanno, e fu padre di +quell’altro Cencio che vedemmo assalire papa Gelasio. Anche de’ suoi +fratelli Leone e Roberto abbiamo fatto menzione[481], e notammo altresì +che le loro torri e i loro palazzi erano situati presso all’arco di +Tito, vicino al Palatino e al Colosseo[482]. + +I Frangipani e i Pierleoni erano dunque le due case che si disputavano +l’una all’altra il Patriziato, e, caporioni delle parti imperiale e +pontificia, tenevano in loro potere il Collegio de’ Cardinali. Si aveva +stabilito d’accordo che procederebbesi all’elezione, tre giorni dopo +la morte di Calisto, senza proporsi prima in mente candidato alcuno. +Tuttavolta i Frangipani avevano designato Lamberto di Ostia per papa, +laddove il popolo desiderava che assunto fosse il cardinale Sasso di +Anagni: entrambi quei prelati erano gli uomini del Concordato di Worms. +Però, a forza di astuzie, essendo riuscito a Leone Frangipane di far +sì che tutti i Cardinali intervenissero all’elezione, e nell’assemblea +congregata avendo una voce buttato fuori che Teobaldo Boccadipecora +fosse fatto papa con nome di Celestino, quelli dei congregati che erano +di parte neutrale, accondiscesero. Ma Roberto Frangipane furiosamente +gridò il nome di Lamberto di Ostia, e la sua fazione lo proclamò +pontefice e lo mise dentro in Laterano. Inutilmente si opposero gli +altri; Teobaldo, sia che ve lo consigliasse paura o generosità d’animo, +svestì la porpora, e Lamberto fu riconosciuto per papa Onorio II. Però, +comprendendo egli che la sua esaltazione non era avvenuta validamente +secondo il rito canonico, depose le insegne del pontificato, +nell’intento di farsi con voti unanimi confermare; ed infatti i +Cardinali avversarî, come prudenza loro suggeriva, desistettero dalla +loro contrarietà. Or vedasi qualmente i decreti di Nicolò II e dei +suoi successori non avessero punto affrancato l’elezione pontificia +dall’influenza della nobiltà cittadina; i Re romani avevano bensì +rinunciato al loro diritto antico, ma i Consoli romani continuavano ad +elevar papi a furia di astuzie o di violenze[483]. + +Lamberto vescovo di Ostia, fatto cardinale al tempo di Pasquale, +aveva accompagnato Gelasio nel suo esilio, e, abilissimo ministro di +Calisto II, aveva conchiuso la pace di Worms: questo eletto merito +gli dava buon diritto di diventar papa, ed ai 21 di Dicembre 1124 fu +consecrato tale, con nome di Onorio II. Soltanto la bassa origine, +da cui aveva avuto nascimento nella piccola terra di Fagnano presso +Imola, era una macchia agli occhi di coloro che in Calisto avevano +pregiato la stirpe principesca. «Io non so», diceva l’abate di Monte +Cassino ai messaggieri del novello Papa, «non so di chi Sua Santità +sia figlio; questo solo so che è nutrito di belle lettere dal capo alle +piante»[484]. + +Nondimeno Onorio, da uomo accorto, seppe acquistarsi tostamente +rispetto. Nessuna insurrezione turbò in Roma il suo pontificato, che +durò cinque anni, giacchè la sua stretta alleanza coi Frangipani gli +procacciava buona sicurezza. Il Papato prese nuove forze dalla morte +di Enrico V, che partì del mondo senza lasciar figliuoli; ed infatti, +spenta adesso la forte casa Salica, non si levò al trono alcuno degli +Hohenstaufen eredi suoi, ma per influenza romana si fece re il sassone +Lotario, che, addì 13 di Settembre, fu anche coronato. Per verità, +Corrado e Federico, come figli di Agnese che era sorella del morto +Enrico, impugnarono le armi, ma non giunsero a capo di far trionfare +le loro pretese. Anche Onorio non fu lento a riconoscere Lotario II +per re romano, e di tanto s’erano andate intieramente rimutando le +opinioni nel corso dei tempi, che il Papa, la cui elezione dapprima era +stata soggetta al beneplacito della monarchia, adesso poteva torsi il +diritto di dar conferma al Re romano ossia tedesco: così si converrà +massimamente notare come e quanto, per opera di Gregorio VII, il Papato +fosse salito in concetto di sublime giudice morale, eziandio nelle cose +del mondo politico. + +Onorio II scomunicò gli Hohenstaufen, chè già egli presentiva come quei +principi avrebbero raccolto eziandio l’eredità della controversia sulle +investiture: e una seconda volta pronunciò l’anatema nell’anno 1128, +perocchè allora Corrado fosse venuto a Milano da pretendente della +corona. Molte città lombarde prestarono omaggio a questo Principe, e ai +29 di Giugno fu benanco coronato a Monza dall’arcivescovo Anselmo; però +il regno di lui non ebbe consistenza, e non fece che sconvolgere per +brevi istanti le cose dell’Italia settentrionale: quanto ai Romani, di +cui egli aveva cercato acquistarsi il favore, non ne vollero sapere, e, +insieme con Onorio, invitarono Lotario affinchè venisse a coronarsi in +Roma[485]. + +Più rilevanti casi avvennero nell’Italia meridionale, dove vi erano +precedute gravi mutazioni di cose. Guglielmo, figlio di Rogero e +duca delle Puglie, era morto a Salerno nel Luglio dell’anno 1127, +fra il rammarichìo di tutto il popolo; e anch’egli, come Enrico V, +non lasciava figli. Rogero conte di Sicilia, congiunto di lui, poteva +tener sè stesso in conto di naturale erede suo, ed infatti affermava +che Guglielmo lo aveva riconosciuto per tale. Quel principe giovane e +ardito, che, fanciullo ancora, era fino dal 1101 succeduto a Rogero I +padre suo, colse l’occasione per raccogliere ad unità tutta l’Italia +del mezzodì, avvegnaddio di tutti gli Stati di un tempo avessero ivi +conservato autonomia soltanto Capua sotto di Giordano II, e Napoli +governata da Sergio duca[486]. Come dunque il conte Rogero s’affrettò a +venire nelle Puglie, e s’insignorì di Salerno e di Amalfi, e ricevette +l’omaggio di molte città, il Papa deliberò di impedire la fondazione di +una monarchia dell’Italia meridionale: e alle pretese di Rogero oppose +la sovranità feudale che ne aveva il Pontefice, protestando che le +terre di Guglielmo tornate erano nel pieno dominio della santa Sede. +In questo intento andò Onorio sollecitamente a Benevento, e Rogero, +da lui scomunicato, essendosi acceso di grande ira che gli si negasse +d’investirlo delle Puglie, fosse pure come vassallo della Chiesa, +mise a guasto il territorio beneventano. Allora il Papa, nel Dicembre +dell’anno 1127, congregò in Capua i Vescovi e i Baroni a parlamento; +investì di quel principato Roberto II, figlio di Giordano che giusto in +questo tempo era morto, e chiese a quei congregati che movessero guerra +contro l’usurpatore siciliano. + +Nondimeno questo Principe, ch’era uomo di genio, potè prendersi +in giuoco la crociata che Onorio predicò contro di lui, e attese +chetamente finchè l’esercito dei Baroni s’ebbe sbandato[487]. Si +ripeterono i casi di Leone IX; Rogero inseguì alle calcagna il Papa +abbandonato che si ritirò a Benevento, gli offerse pace, costrinse il +Padre santo a uscir delle mura della città, e venuto insieme con lui +sul ponte del fiume Calore (correva allora l’Agosto dell’anno 1128), ne +ricevette in feudo il Ducato delle Puglie e delle Calabrie[488]. + +Così fu che la Chiesa non potè impedire la fondazione della monarchia +napoletana; fu questo un avvenimento importante, il quale, come +in seguito vedremo, mutò l’indirizzo politico d’Italia e dei Papi; +tuttavia Onorio raccolse dalla sua pace con Rogero il profitto, per +quanto momentaneo fosse, di conservarsi la signoria feudale sull’Italia +meridionale. + +Queste furono le bisogne che tennero il Papa in faccenda continua, ed +egli non fece che andare e venire di Roma nelle Puglie, e s’ingolfò in +negozî mondani e in affari politici, per modo che si deve chiamarlo +piuttosto uomo di Stato che prete. I Frangipani provvedevano in +Roma alla sua sicurezza, e gli davano modo di tenere in rispetto i +capitani della Campagna, massime i Conti di Segni e di Ceccano[489]. +Anche Onorio II, non meno di Pasquale, seppe per prova di che pondo +gravassero le spalle del Papa i possedimenti temporali; e noi dovremmo +dipingere un quadro stucchevole e repugnante, se volessimo descrivere +le minute guerre che ripetutamente ei mosse contro i castellani e i +Conti di campagna nel Lazio. Venuto in fin di vita, lo si trasportò +al convento di san Gregorio, fortemente munito, ch’era posto sul +_Clivus Scauri_: i Papi di quei tempi morivano rimpiattati entro torri, +fra le spade dei loro partigiani. Da una finestra, presso cui lo si +aveva adagiato, il morente sporse il suo pallido volto, e con gran +dolore guardò ancora una volta il popolo che di sotto tumultuava e lo +credeva di già morto; e vide i partiti azzuffarsi per la sua corona +pontificia prima ancora che gli fosse caduta di capo: così, gravemente +angustiato, trapassò ai 14 Febbraio dell’anno 1130. Quando moriva un +Papa non avrebbe potuto eleggersi il suo successore prima che quegli +fosse sepolto; però spesse volte le sommosse che avvenivano nel regno +pontificio elettivo ponevano impedimento che siffatta consuetudine si +osservasse. Il cadavere di Onorio era ancor tiepido, che a fretta e a +furia lo si gettò in una fossa, la quale trovavasi apparecchiata nel +convento, tanto perchè la fazione quivi raccolta potesse procedere +all’elezione; indi a precipizio si trasportò quella salma al san +Giovanni, e il Papa morto e il Papa nuovamente eletto entrarono in pari +tempo nel Laterano[490]. + + + + +CAPITOLO TERZO. + + +§ 1. + +I Pierleoni. — Loro origine ebraica. — Sinagoga degli Israeliti in +Roma nel secolo duodecimo. — Pietro Leone e il figliuol suo Pietro +cardinale. — Scisma fra Innocenzo II e Anacleto II. — Innocenzo fugge +in Francia. — Lettera dei Romani a Lotario. — Anacleto II concede a +Rogero I il titolo di re di Sicilia. + +Uno scisma di origine e d’indole puramente civiche doveva far conoscere +al mondo che delle divisioni ecclesiastiche non sempre avevano colpa i +Re tedeschi. La ricchezza e la potenza dei Pierleoni, e più ancora i +meriti grandi che avevano conseguito verso la Chiesa, davano ad essi +buona speranza di levare al papato uno della loro famiglia. Scendeva +questa, or divenuta illustre tanto, di origine ebraica, e cotal fatto +strano ci porge opportunità di dare un’occhiata alla sinagoga di Roma. + +La comunità degli Israeliti aveva, fino da’ tempi di Pompeo, posto sue +dimore nel Transtevere e intorno ai ponti dell’isola; in mezzo a tutti +gli uragani della storia essa aveva durato in Roma, dove una piccola +congregazione di Ebrei si tollerava quasi a simbolo monumentale delle +radici che il Cristianesimo teneva nel vecchio Testamento. Quelle +genti non s’erano mescolate con Romani o con Barbari, e, maritandosi +fra loro, avevano trasmesso il puro sangue della loro razza ai loro +figli e ai figli dei figli: intorno a sè avevano visto disfarsi in +polvere l’antica Republica romana, e la monarchia romana dei Cesari, +e la immensa città marmorea di Roma, e un secondo Impero franco; ma +eglino, più incrollabili delle statue di bronzo, erano sopravvissuti +alla Nemesi formidabile dei secoli; ed oggidì ancora, nei vicoli +vicini al Tevere, innalzano le loro orazioni a Gehova, al dio di +Abramo e di Mosè. Il numero di essi (che dal tempo delle persecuzioni +spagnuole avvenute sotto di Filippo II fino ad oggidì è salito in Roma +a cinquemila anime) giungeva nel secolo duodecimo a soli duecento di +sesso maschile; chè tanti ne contò il rabbino Beniamino di Tudela, +allorquando visitò Roma all’età di Alessandro III: però egli accerta +che fra’ suoi socî di religione aveva trovato uomini di influenza +grande benanco alla corte pontificia, e rabbini sapientissimi, quali +erano Daniele, Geiele, Joab, Natano, Menahem, ed altri Ebrei di +Transtevere[491]. Fuor del bujo che involge questa scuola di Israeliti, +noi la vedemmo uscire soltanto all’occasione di cantare i suoi inni di +laude nelle festività di omaggio; e una sol volta ci si narra che gli +Ebrei sofferissero in Roma persecuzione[492]. Quella razza ridotta in +servitù seppe difendersi contro i suoi tribolatori mercè di astuzia, +d’ingegno e della potenza dell’oro ammassato in segreto: i migliori +medici, i più ricchi banchieri erano ebrei; e nelle loro meschine case +prestavano denaro a usura, e fra i loro debitori scrivevano nei loro +libracci i nomi degli illustrissimi Consoli dei Romani e financo dei +Papi angustiati a pecunia. + +Or da quella disprezzata sinagoga ebraica uscì una famiglia senatoria, +che alle laute usure andava debitrice della sua fortuna e della sua +potenza. L’avo di quel _Petrus Leonis_, che durante la controversia +delle investiture sostenne in Roma una parte tanto ragguardevole, +aveva fatto negozî di banchiere colla corte pontificia, ne aveva +spesse volte soccorso le strettezze finanziarie, e da ultimo s’era +fatto battezzare, prendendo nome di _Benedictus Christianus_. Ben +presto il figliuol suo Leone, che aveva tolto il nome di battesimo da +quello di papa Leone IX, potè aprirsi una splendidissima via, come si +conveniva a uomo ricchissimo, fornito d’ingegno, audace, ambizioso. +Egli s’imparentò con ottimati romani che ambivano di dare le aurate +figlie d’Israello in mogli ai loro figliuoli, o che sposavano le +lor proprie figlie coi battezzati figliuoli d’Ebrei[493]. L’usurajo +Leone si strinse a Ildebrando ed ai Papi riformatori col fervore che +gli davano il suo fanatismo di rinnegato e l’accortezza politica; +e il vigoroso figlio suo, _Petrus Leonis_ ossia Pierleone, diventò +dappoi in Roma uomo di altissima influenza politica, tanto che di +lui non si poteva far senza[494]. Oltre alla sua rocca posta presso +al teatro di Marcello (indubbiamente la aveva di già eretta il padre +suo Leone), egli dominava eziandio la prossima isola Tiberina: Urbano +II gli aveva confidato financo la guardia del castel Sant’Angelo, +e quel Papa moriva nelle case del creditore e protettor suo, ed i +successori di Urbano si sbracciavano per ottenere il patrocinio del +potente Pierleone. Ma il popolo lo aborriva perchè era un usurajo, la +nobiltà lo odiava perchè uomo nuovo, e noi vedemmo che questo forte +amico di Pasquale non potè ottenere la Prefettura per il suo figliuolo. +L’amicizia de’ Pontefici, lo splendore delle parentele, le dovizie +e la potenza cancellarono tanto presto la macchia dell’origine ebrea +di questi signori potenti, che in brevissimo tempo i Pierleoni furono +celebrati come il più illustre dei casati principeschi di Roma; omai +da dopo di Leone si fregiarono del titolo di «Console dei Romani», e +lo sostennero con orgoglio e con maestrevole dignità, quasi che fossero +dei patrizî antichissimi[495]. Vennero quindi in cozzo coi Frangipani, +perocchè questi fossero adesso ghibellini ossia di parte imperiale, +eglino guelfi ossia di parte pontificia; ed è cosa mirabile vedere in +Roma l’una presso dell’altra queste due famiglie, entrambe le quali +avevano per istipite uno di nome Leone, ed erano sorte in fiore intorno +allo stesso tempo. Poichè poi anche i Frangipani s’imparentarono coi +Pierleoni, si favoleggiò più tardi che entrambe le famiglie traessero +origine dalla gente Anicia: nel secolo decimoquinto si narrò che due +fratelli di un Pierleone Massimo, così detti Conti dell’Aventino, +fossero emigrati in Germania, e colà avessero fondato la casa di +Absburgo; e benanco gli Imperatori d’Austria tennero ad onor loro di +esser congiunti dei Pierleoni, infino a che scoversero che, in caso +tale, eglino avrebbero dovuto andar cercando i loro avi nel ghetto di +Roma[496]. + +Pietro Leone morì addì 2 di Giugno dell’anno 1128, coperto di +onoranze che più non avrebbe potuto capirne un Console di Roma antica. +Perirono i sepolcri de’ Papi di quel tempo, ma il caso tenne saldo +in piedi il mausoleo di questo Crasso israelita, con pari cure di +quelle che il destino prodigò a conservare il sarcofago di Cecilia +Metella. Nel chiostro del san Paolo dura una grande arca di marmo del +pessimo tempo romano, ed è adorna di figure che rappresentano Apollo, +Marsia e le Muse: fu questa la tomba di Pier Leone, e l’epigrafe, di +gusto veramente ebreo, lo pregia come «uomo senza pari, immenso di +ricchezze e di figliuolanza»[497]. Molta discendenza ei lasciò, e così +meravigliose, e come di favola, furono le fortune di questi rampolli +del ghetto, che uno dei suoi figliuoli diventò papa, un altro fu fatto +patrizio dei Romani, ed una figlia, vien detto, andò sposa di Rogero di +Sicilia. + +Il figlio suo Pietro aveva quel potente signore destinato ad un +officio di Chiesa. Forse che a lui si poteva negare la cappa violetta +di cardinale? forse che il rosso paludamento pontificio era desiderio +troppo temerario per il ricco figliuolo di Pier Leone? Il giovine +Pietro fu mandato a Parigi perchè compiesse di erudirsi, e ivi senza +dubbio fu degli uditori di Abelardo; finiti gli studi, vestì a Cluny +la tonaca monastica, che pur sempre era il più commendevole abito per +i candidati pontefici. Accondiscendendo al desiderio del padre suo, +Pasquale se lo chiamò a Roma, e lo fece cardinale dei santi Cosma +e Damiano. Insieme col fratello Pietro accompagnò dappoi Gelasio +in Francia, tornò con Calisto e divenne cardinale prete di santa +Maria, in quello stesso Transtevere dal quale la sua famiglia aveva +tratto l’origine: indi sostenne l’incarico di legato in Francia dove +congregò Concilî, e in Inghilterra dove, accolto solennemente da re +Enrico, entrò con magnificenza da principe. Al figliuolo del potente +Pier Leone non difettarono dignità, cultura, ingegno, e se, come gli +rimproverarono gli avversarî suoi, da nunzio s’abbia grancito immensi +tesori, egli non avrà fatto che seguire l’esempio di quasi tutti +gli altri suoi colleghi Cardinali legati. I fieri nemici di lui lo +colmarono più tardi di contumelie, ma nulla v’ha che giustifichi la +mala dipintura che eglino fecero dell’indole sua[498]. + +La famiglia di lui sperava di vedergli posare in capo la corona +pontificia; dei voti di numerosi clienti egli era omai certo in grazia +delle sue dovizie; financo il cardinale Pietro di Porto capitanava +nel sacro Collegio il partito che a lui era favorevole, laddove gli +avversarî suoi, condotti da Aimerico cancelliere e da Giovanni di +Crema, scrivevano sulle schede dell’elezione il nome di Gregorio di +Sant’Angelo. Dapprincipio s’aveva deliberato di rimettere l’elezione +all’arbitrato di otto Cardinali, e fra questi era anche Pietro, che +da tempo lungo intendeva al papato. Sennonchè, era spirato appena +Onorio, che cinque degli elettori si unirono con gran secretezza in san +Gregorio sul _Clivus Scauri_, ed ivi, ai 15 di Febbraio, convennero di +far papa il cardinale Gregorio con nome di Innocenzo II: subito dopo il +suo partito, ch’era in tutto e per tutto composto soltanto dei sedici +Cardinali più giovani, di alcuni cittadini, dei Frangipani e dei Corsi, +lui acclamò pontefice[499]. Gli avversarî a buona ragione istizziti, +corsero di lì a poche ore nel san Marco; il maggior numero de’ +Cardinali, la parte più grande de’ cittadini e quasi tutta la nobiltà, +i Tebaldi, gli Stefani, i Berizoni, i Sant’Eustachio, i giudici «del +palazzo», presieduti dal decano de’ Cardinali, elessero il figlio di +Pier Leone con nome di Anacleto II[500]. + +I due pretendenti stavano uno di contra all’altro, come Giacobbe ed +Esaù disputanti pel diritto di primogenitura. Il cardinale Gregorio +aveva strappato alla fazione sua la benedizione del primogenito, ma +quasi tutta Roma e le terre prestavano omaggio ad Anacleto II[501]. Non +sapeva di novità lo spettacolo di due Papi fra sè nemici, che un dopo +l’altro si siedevano sulla cattedra santa, non appena che l’uno oppur +l’altro aveva dovuto scenderne a precipizio: si venne dunque con grande +ira alle armi. Innocenzo II, che per verità in gran fretta era stato +messo dentro nel Laterano, si ricoverò, il giorno stesso della sua +elezione, nel Palladio, ossia nella chiesa di santa Maria _in Pallara_, +che era difesa dalla fortezza dei Frangipani presso al Palatino[502]. +Anacleto II, assistito da’ suoi fratelli Leone, Giordano, Rogero, +Uguccione, e da numerosi clienti, mosse al san Pietro, ne schiuse con +violenza le porte, si fece consecrare papa da Pietro di Porto, prese +d’assalto il Laterano, si sedette sulle cattedre papali che erano in +quella chiesa, andò a santa Maria Maggiore e sequestrò i tesori della +Chiesa. Tutta Roma risonò dello strepito della guerra civile in quello +che migliaia di mani si facevano avidamente sporte per raccogliere nel +loro cavo stille di quel ben di Dio che faceva piovere Anacleto, vera +meteora d’oro. E nelle tumultuose processioni ch’ei celebrò da papa il +nostro occhio può discernere la Sinagoga degli Ebrei, postata vicino +al favoloso palazzo di Cromazio, avendo a capo il suo rabbino col gran +volume velato del Pentateuco; e ci possiamo imaginare se i figliuoli +d’Israello avranno mai come allora salutato il Papa con inni tanto +sinceri di voti maligni, ovverossia con tante maledizioni borbottate a +bassa voce[503]. + +Anacleto si aveva guadagnato Roma, ed anzi l’adesione che a lui +facevano tanti e così illustri Cardinali e ottimati gli dava pieno +diritto di essere papa. Per fermo fallì l’assalto dato al Palladio, ma +Innocenzo vide l’oro del suo nemico penetrare dai pertugi di quelle +muraglie: perlochè nell’Aprile o nel Maggio fuggì in Transtevere, +dove si nascose nelle torri della sua famiglia, mentre Anacleto +tranquillamente celebrava nel san Pietro le feste di Pasqua, +scomunicava il suo antagonista, deponeva i Cardinali che gli erano +avversi, ed altri in loro vece ne creava. L’aperta defezione dei +Frangipani lasciò Innocenzo allo scoperto e senza difesa; nessun’altra +via a scegliere gli restava fuor della fuga. Egli s’imbarcò pertanto +con gran mistero sul Tevere, e per Pisa e per Genova fuggì a Francia, +come aveva fatto Gelasio[504]. + +Ei si trattava adesso vedere quale dei due pretendenti sarebbe +riconosciuto per pontefice. Innocenzo (transteverino di origine +come il nemico suo, ma discendente dell’antica casa de’ Papareschi, +cardinale legato a’ tempi di Urbano II e mediatore della pace di +Worms) si raccomandava per bella nominanza di uomo erudito e culto, +e per religione sincera[505]. L’anteriorità della sua elezione lo +avvantaggiava sopra di Anacleto; la sua fuga nell’asilo de’ Papi +cattolici dava apparenza a lui di uomo discacciato, all’altro di +usurpatore: senza lunghe titubanze, Alemagna, Inghilterra, Francia, +una gran parte d’Italia, tutti gli ordini monastici riverirono +Innocenzo II. Tutt’a un tratto il mondo si risovvenne con isprezzo +della semenza dei Pierleoni, e dimenticò i meriti che costoro s’avevano +acquistato verso la Chiesa romana: eppure le fattezze ebraiche del +viso non avrebbero dovuto tornare a disdoro di un Papa, per poco che +si avesse pensato che Pietro e Paolo avevano avuto faccia di ebreo +più di Anacleto. Del resto, può darsi financo che il favore della +città di Roma, cui egli aveva senza dubbio offerto grandi franchigie, +tornasse piuttosto a sua condanna che a commendazione. Leggiamo ancora +le lettere che in ogni verso del mondo egli mandò affine che lo si +accettasse per pontefice[506]; di già nel primo giorno di Maggio +scrisse a Lotario[507], ma il Re non rispose; sperò guadagnarselo +pronunciando la scomunica contro a Corrado antirè, ma anche questo +fallì; il Re non rispose[508], nè alcuna bada diede agli accalorati +scritti dei Cardinali e dei Romani. + +E i Romani con molta urbanità pregarono acciocchè si desse la +confermazione al loro Papa, ma biasimarono il Re che a quello non +avesse porto risposta, e protestarono che gli negherebbero la corona +imperiale se più a lungo avesse tentennato a riconoscere Anacleto +per pontefice. «Se tu», così gli scrivevano, «se tu voglia ricevere +i gloriosi fasci del romano impero devi acconciarti alle leggi di +Roma, non già turbare la concordia de’ cittadini tuoi. E per fermo +non è ancor sì grande la nostra affezione per te da far che si +attribuisca tanta rilevanza alla coronazione tua: solamente perciocchè +abbiamo conosciuto la benevolenza del Papa per la tua persona, anche +noi ti vogliam bene, e desideriamo di decorare la tua porpora con +degne onoranze»[509]. I Romani avevano la coscienza di parlare da +uomini liberi a un Re tedesco, che non per eredità era succeduto +alla casa Salica, e cui un antirè tuttora combatteva: a vero dire lo +riconoscevano per «Re dei Romani», chè questo omai era divenuto titolo +tradizionale, mercè cui i monarchi germanici giungevano ad acquistare +la corona imperiale, ma affermavano con risolutezza che soltanto la +elezione del popolo romano conferiva quella corona. Di già il loro +linguaggio orgoglioso s’inspirava al genio republicano, che andava +diventando sempre più poderoso nelle città lombarde, e cominciava ad +alitare anche in Roma. + +Allorchè il silenzio freddo del mondo ebbe fatto accorto Anacleto che +aveva di quello le repulse, ei guardò tutt’intorno a sè per cercarsi +qualche confederato potente. Dopo del Concordato di Worms i partiti +antichi subirono un mutamento strano: il re di Germania e i suoi +antichi aderenti d’Italia si schierarono intorno al vessillo cattolico +e francese; i Normanni, che un tempo ne erano stati sostenitori, +lo disertarono, essendo eglino nemici naturali dell’impero. Però +Anacleto seguitò il vecchio indirizzo dei Papi, facendo lega col duca +delle Puglie. Alla monarchia di Rogero non mancava altro fuorchè si +desse sanzione a quel titolo di reame, che già le avevano attribuito +i suoi parlamenti: or dunque Anacleto, a patto che lo riconoscesse +per pontefice, offerse al duca la consecrazione pontificia; e Rogero +accettò di gran cuore l’offerta, perocchè le idee di quel tempo +facessero credere necessaria una confermazione tale. Nel Settembre +Anacleto conchiuse con lui a Benevento e ad Avellino un’alleanza +difensiva ed offensiva; indi un cardinal legato andò tosto a Palermo, e +nel giorno di Natale dell’anno 1130 consecrò Rogero I a re di Sicilia, +della quale Roberto di Capua gli porse la corona. Così, cooperante un +Papa scismatico, fu composto il regno di Sicilia: quel bel principato +durò settecento trent’anni in mezzo alle più meravigliose mutazioni di +fortuna, finchè ai dì nostri cadde in quella stessa guisa avventurosa +con cui in antico eroi normanni lo avevano fondato[510]. + + +§ 2. + +Bernardo di Chiaravalle s’adopera in Francia affinchè Innocenzo II sia +riconosciuto per papa. — Lotario promette di condurlo a Roma. — Il +Papa e Lotario muovono a Roma. — Coraggio di Anacleto II. — Lotario +è coronato imperatore. — Torna in patria. — Innocenzo è cacciato una +seconda volta. — Concilio di Pisa. — Rogero I mette a dovere le Puglie. +— Seconda impresa di Lotario in Italia. — Controversie fra il Papa e +l’Imperatore. — Lotario torna in patria e muore. + +Nel frattempo Innocenzo II stavasene in Francia, dove quasi dappertutto +lo si riveriva come pontefice; ed ivi aveva a protettore un santo di +nominanza chiara nel mondo, Bernardo abate di Chiaravalle. A buona +ragione la Chiesa può ire superba della gagliardia delle forze che +essa seppe spiegare le une dopo le altre per condurre a compimento +il laborioso edificio della sua gerarchia; e massimamente Bernardo, +il genio che a quel tempo ne fu l’anima, appartiene a’ suoi uomini +maggiori. Trascorso il periodo di Cluny, il monacato trovò in lui un +novello riformatore, e ciò avvenne in una età nella quale, per via +degli ordini cavallereschi di Palestina, il monachismo diventò eziandio +una potenza politica. Bernardo nacque nell’anno 1091 a Fontaine, presso +Digione; nel 1113 vestì cocolla nel prossimo convento dei Benedettini +di Citeaux ossia _Cistercium_, che era stato fondato intorno all’anno +1098. L’austerità ascetica dei Cisterciesi si confaceva all’animo del +giovane, ed egli contribuì ad erigere il chiostro di Chiaravalle presso +a Chalons sulla Marna; nel 1115 ne diventò abate, e d’allora in poi, +venerato come taumaturgo, diventò l’oracolo e l’apostolo del monacato +più rigido. In progresso di tempo andò istituendo centosessanta +monasteri della sua regola in tutte le terre di Europa; ma il suo +ingegno vivace non potè seppellirsi in solitudine selvaggia, laonde +con operosità pratica esercitò influenza su tutti i negozî del mondo +politico ed ecclesiastico dell’età sua[511]. + +Fu Bernardo che guadagnò il favore di Luigi di Francia alla causa di +Innocenzo; ed eziandio il Re tedesco, che questo Papa andò a trovare +a Liegi nel Marzo dell’anno 1131, gli concesse dopo qualche incertezza +l’adesione sua. Un Principe che fosse stato fornito di ambizione e di +genio avrebbe dovuto andare a rilento prima di riconoscere Innocenzo +per papa, chè egli si sarebbe assiso arbitro fra due Pontefici e +avrebbe ridotto la santa Sede in quelle stesse condizioni, che in +addietro Gregorio VII aveva apparecchiato alla monarchia: uno statista +sottile avrebbe profittato di questa opportunità per impadronirsi di +bel nuovo delle investiture che Lotario s’era lasciato menomare dai +Vescovi tedeschi, fin oltre a quello che stabilivano gli articoli +di Worms. Ma il Re non fece suo pro delle tradizioni della casa +di Franconia a lui ostile; non volle cimentarsi a lotta contro la +gerarchia, promise anzi al Papa di condurlo a Roma, e, in ricambio, +Innocenzo lo fe’ sicuro dei titoli della podestà imperatoria[512]. +Nel Concilio tenuto in Ottobre a Reims Innocenzo ebbe omaggio +dall’Inghilterra e dalla Spagna, ed Anacleto vi fu solennemente +scomunicato. Non senza corrucciarsene le chiese di Francia apprestarono +i modi di far ritorno a lui che era affatto al verde di moneta, dopo +di che, nella primavera dell’anno 1132, egli partì per Lombardia. +Quasi tutti i vescovi e i signori di questa terra lo riconobbero per +pontefice nel Concilio celebrato a Piacenza il giorno 10 di Aprile; non +così Milano. Tuttavia l’avvicinarsi di Lotario, che scese in Italia nel +Settembre del 1132, costrinse l’antirè Corrado a partirsi di Lombardia, +dove prestamente ei si vide lasciato in abbandono. Allora Innocenzo +andò a Pisa, la riconciliò con Genova, e indusse entrambe quelle +republiche a prestargli i loro navigli per sottomettere Roma. Nella +primavera successiva Lotario e il Papa mossero da Viterbo, per Orta e +per Farfa, contro di Roma, mentre i Pisani e i Genovesi conquistavano +Civitavecchia, e sottomettevano la Marittima tutta quanta[513]. + +Ambasciatori di Anacleto erano andati a trovare il Re a Viterbo, e +gli avevano chiesto che un Sinodo con consiglio imparziale dovesse +giudicare qual dei due Papi fosse stato eletto in buona regola. I +Principi tedeschi s’erano ben capacitati della giustizia di questa +domanda, e avevano compreso i vantaggi ch’essa offriva, affidandone +al Re l’arbitrato. Nè Lotario poteva esser dimentico che i suoi +predecessori di casa Salica avevano primamente citato i Papi +contendenti a comparire davanti un Concilio raccolto a Sutri, e dopo +che da questo era stato pronunciato giudizio, aveano condotto a Roma +quello dei Pontefici che ne aveva ottenuto omaggio: sennonchè san +Norberto, arcivescovo di Magdeburgo, e insieme con lui i Cardinali, +dissiparono le dubbiezze del Re, appellandosi alle deliberazioni già +prese a Reims ed a Piacenza; così l’impacciato Lotario cedette alle +loro rimostranze, e si lasciò fuggir di mano un’occasione che poteva +dargli una formidabile potenza contro alla Chiesa[514]. Anacleto +trovavasi minacciato di pericolo gravissimo, perocchè quegli che era +suo solo alleato non gli potesse prestare assistenza di sorta, avendo +egli una matassa arruffata a sbrogliare per conto suo proprio nelle +Puglie: ed invero qui era avvenuta un’insurrezione in cui ne avevano +avuto la meglio i sediziosi; e Roberto di Capua, Rainolfo di Alife e +altri baroni molti stavano in arme e afforzavano adesso la parte di +Innocenzo. In condizioni tali di cose Anacleto pareva perduto; tuttavia +ne andò salvo, poichè teneva in mano sua quasi tutte le fortezze di +Roma, propizio luogo a chi si difendeva, e poichè scarse erano le +forze dell’esercito nemico: infatti Lotario era venuto in Italia con sì +poche soldatesche, che le città si beffarono di lui, ed a Roma giungeva +seguito solamente da duemila cavalieri[515]. + +Sulla fine di Aprile egli pose campo presso a santa Agnese, fuor +di porta Nomentana; e tosto si presentarono a fargli omaggio alcuni +ottimati romani, aderenti antichi di Innocenzo o traditori nuovi di +Anacleto, i Frangipani, Teobaldo prefetto, Pietro Latro della famiglia +de’ Corsi[516]. Lotario entrò nella Città addì 30 di Aprile 1133 +senza trovare opposizione alcuna; condusse Innocenzo nel Laterano, +pose dimora sull’Aventino (che da dopo di Ottone III non aveva più +albergato un Imperatore), e fece che le sue milizie piantassero le +tende presso al san Paolo, intanto che le navi pisane risalivano il +Tevere. Nondimeno Innocenzo fu deluso nella sua speranza di superare +prestamente lo scisma in buona pace oppure colla forza delle armi, +avvegnaddio Anacleto, che si vedeva già condannato prima d’essere +giudicato, rifiutasse con maschio coraggio di far dedizione delle sue +rocche: allora fu che la Curia di Lotario lo pose al bando come nemico +dell’Impero. Ad onta di ciò, munito sicuramente dietro il Tevere, +Anacleto potè dal castel Sant’Angelo ridersi dei fiacchi assalimenti +dei suoi nemici, ed ebbe ragione di motteggiarne, dacchè il Re tedesco +fu costretto, contrariamente a quello che disponeva il rito, a torre +la corona nella basilica Lateranense. La processione festiva dovette +stavolta incamminarsi soltanto per la via che s’apriva fra l’Aventino e +il Laterano; le accoglienze solenni avvennero sulla scalea lateranese, +e il solito giuramento non potè essere prestato che fuor delle porte +di questa basilica. Innocenzo II coronò Lotario e Richenza moglie di +lui, addì 4 Giugno 1133, con pompe modeste, alla presenza di vescovi +e maggiorenti molti d’Italia[517]. Il novello Imperatore fece qualche +debole tentativo di riacquistare il diritto d’investitura, ma, se +non altro, un trattato concernente gli allodî della contessa Matilde +afforzò la pace colla Chiesa, chè Innocenzo diede a vita quelle terre +in feudo a Lotario e al genero suo Enrico di Baviera della casa dei +Guelfi[518]. + +Fu questo il povero frutto che s’ebbe a risultamento la impresa di +Lotario contro Roma. Invano vennero a lui Roberto di Capua e Rainolfo +di Alife, chiedendo che loro prestasse soccorso contro a Rogero, cui +soltanto adesso eglino avevano ricacciato in Sicilia. L’Imperatore +soffriva penuria di denaro e di altre cose, per cui dovette tornarsene +al settentrione; partiti i Tedeschi, Innocenzo e Anacleto capirono che +le loro condizioni non s’erano in essenza mutate da quelle che erano +state nell’anno 1130. + +Anacleto però riprese bentosto vigore, perciocchè Rogero sbarcasse +nelle Puglie e la vittoria tornasse a lui; laonde, omai nell’Agosto, +Innocenzo fuggì di Roma, e fu accolto una seconda volta ospitevolmente +da Pisa, poichè questa città florida di commerci mirava con occhio +di gelosia la crescente potenza marittima di Sicilia, e, al paro +di Genova, durava nemica della monarchia normanna[519]. Il tempo +passava, e non si veniva a un fine di cosa alcuna: Roma, che in mezzo a +circostanze così favorevoli era governata dai nobili con independenza +assoluta, aderiva in gran parte ad Anacleto, ma il Concilio tenuto +a Pisa nel Maggio dell’anno 1134 assodava la podestà d’Innocenzo, e +financo Milano disertava la causa del suo avversario. La conquista +pacifica di questa città era opera di Bernardo, e splendidissimo de’ +suoi trionfi. Le accoglienze che a lui si apprestarono colà, è uno +degli spettacoli più insigni di questa età, e dà prova della immane +influenza che esercitavano allora sul mondo le idee religiose. Tutto +il popolo di Milano andò ad incontrare il santo diplomatico a qualche +miglio fuor della città; gli baciarono i piedi, fecero ressa per +portarsi via brandelli della sua tonaca; poco mancò che a furia di +carezze non lo soffocassero[520]. Tutta Italia fino al Tevere prestava +adesso reverenza a Innocenzo II; soltanto Roma, la Campagna e le +terre del mezzodì stavano dalla parte di Anacleto, laonde, se prima +non s’infrangeva la potenza di Rogero, neppure si poteva sperare di +spazzare fuor della via l’antipapa, che sempre vittorioso resisteva in +Roma contro ai Frangipani. Il fondatore della monarchia sicula aveva +represso con ferocia da barbaro e con mano poderosa la sollevazione +delle Puglie; Roberto di Capua, discacciatone, si ricoverava a Pisa, +e induceva questa Republica ad armare una flotta contro di Rogero. Si +combattè poco e senza risultati decisivi. Per verità i Pisani nell’anno +1136 fecero la conquista di Amalfi, loro antica rivale, e distrussero +una volta per sempre l’ultimo fiore di questa celebre città mercantile; +ma Roberto fu costretto tornarsene ad Innocenzo, senza d’altro aver +fatto guadagno, che del bottino ond’erano cariche le navi. Allora +Anacleto nominò re Rogero ad avvocato della Chiesa ed a patrizio dei +Romani, e in quelle sue strettezze gli fece larghe concessioni di +diritti, che nocquero alla independenza del Papato[521]. + +Per lo contrario, Innocenzo II da altro non aspettava salute fuorchè +da una nuova spedizione dell’Imperatore contro di Roma; e Lotario fu +tanto dabben uomo da servire a intenti che a’ suoi interessi tornavano +estranei. Ai legati pontificî che andarono in Germania si accompagnò +anche l’ultimo Duca di Capua, e tutti domandarono all’Imperatore che +movesse contro il nemico comune, il quale adesso assediava anche Napoli +con molta gagliardia. Le instanze del Papa e dei Principi pugliesi +furono avvalorate da quelle di san Bernardo, il quale gli diè a credere +che fosse dover suo di torre l’Italia meridionale ad un usurpatore, +e di riunirla all’Impero[522]: in tal modo, ogni volta che le tornava +il conto, la Chiesa riconosceva per giuste le pretensioni dell’Impero +sulle Puglie e sulle Calabrie; le negava quando le tornava il conto +di negarle. Fu stabilito di intraprendere una guerra di distruzione +contro la monarchia di Sicilia; nè Rogero aveva potenza di resistere +a questa formidabile lega dell’Imperatore e del Papa, dei Pisani, dei +Genovesi e dei Principi delle Puglie. Lotario, riconciliato adesso +cogli Hohenstaufen, potè condurre di qua delle Alpi un grande esercito. +Alcune città lombarde seppero ora di che filo fosse aguzzata la lama +della sua spada; altre impaurite si chinarono a prestargli omaggio, +ed egli, nella primavera dell’anno 1137, passando dalle Marche e +costeggiando il mare, venne nelle Puglie, in quello che Enrico suo +genero con un’oste minore giungeva a Viterbo, passando per Firenze. +Quei due eserciti, assediando o schiacciando città, devastando terre, +sgomberandosi il sentiero col ferro e col fuoco, rassomigliarono (come +sempre fu delle imprese che mossero contro di Roma), a torrenti di lava +che scorressero crepitando attraverso Italia, per indi prestamente +fermarsi e affreddare. Enrico il superbo, che aveva adesso titolo di +duca di Toscana, condusse Innocenzo, per Sutri, nel Lazio, in mezzo a +continua desolazione dei luoghi che parteggiavano per Anacleto[523]. Ma +l’Antipapa, dai merli del castel Sant’Angelo, vide con gran meraviglia +quelle soldatesche minacciose passar oltre senza far sosta a Roma; il +suo antagonista, che or tornava dopo quattro anni di esilio, non poteva +perder tempo nelle pastoje che gli avrebbe opposto la Città; non fece +che mandar Bernardo abate, perchè colla sua religiosa eloquenza gli +conquistasse Roma; quanto a sè, procedette innanzi col duca Enrico per +Albano e per la Campagna, che gli si sottomise, e capitò a San Germano +e a Benevento, dove pose il piede ai 23 di Maggio[524]. Dopo breve +resistenza questa città gli si diede a soggezione; Capua riaperse le +porte al suo legittimo signore, ed Enrico, Innocenzo, Lotario poterono +lietamente stringersi la mano dentro a Bari inondata di sangue. + +Indarno Rogero offerse pace a buoni patti; fu respinta in allora che +egli non poteva più impedire la caduta di quasi tutte le città delle +Puglie, avvegnaddio i vascelli di Pisa e di Genova dessero man forte +agli eserciti di terra. Rogero fuggì a Sicilia, e i trionfi momentanei +di Lotario estesero la podestà imperiale per la prima volta veramente +su tutta l’Italia del mezzodì. In Capua si restaurò il principato di +Roberto; il prode Rainolfo fu fatto duca delle Puglie, e Sergio trasse +nuovamente respiro di libertà in Napoli. Tutta volta i più trionfali +successi di Imperatori tedeschi non potevano essere in Italia che cosa +di durata passeggiera, perocchè queglino facessero presto ritorno alle +terre loro, nè lasciassero presidî di milizie: il profitto de’ loro +sforzi lo raccoglieva tutt’al più l’accortezza de’ Papi, posto che gli +Imperatori con sì poco raziocinio facevano da avvocati d’arme in pro +di essi. I valorosi soldati tedeschi capirono l’abuso che di loro si +faceva; chiesero impetuosamente di ritornare alle proprie case, e ad +alta voce e con parole aperte imprecarono il malanno addosso del Papa, +le cui sole utilità avevano dato occasione a questa guerra omicida +e infruttuosa. Abbastanza Lotario aveva fatto per Innocenzo, e di +già nelle Puglie e a Salerno (su cui il Papa pretendeva ad esclusiva +signoria feudale), aveva capito che nessun titolo di riconoscenza si +avrebbe potuto appresso di quello accaparrare, poichè il Pontefice +voleva servirsi di lui non altrimenti che di un capitano devoto a’ suoi +interessi[525]. Fu soltanto per temenza di Rogero se non ne venne a +rottura; ad ogni modo, omai nel mese di Settembre l’Imperatore mosse +a Farfa, passando da Monte Cassino, da Ceperano, da Palestrina e da +Tivoli. In Roma non pose piede; però la fazione imperiale era andata +a San Germano, recandogli le insegne del Patriziato, e Tolomeo di +Tusculo, potentissimo dei signori del Lazio, aveva fatto omaggio a +lui ed al Papa, ed in ricambio ne era stato riconosciuto per principe +dell’Impero, ottenendo la confermazione dei suoi possedimenti. Quanto +al Papa, l’Imperatore lo raccomandò alla Provvidenza, e proseguì il +cammino suo verso il settentrione[526]. + +Aveva Lotario voltato appena le fronti, che re Rogero tornò di +Sicilia col sangue bollente di vendetta, e i suoi armigeri saraceni +si gettarono sulle Puglie e sulle Calabrie con devastazioni orribili: +in quel primo sbigottimento gli si arresero Capua, Benevento, Salerno, +Napoli e molte castella; Roberto di Capua fuggì; Sergio di Napoli giurò +fede di vassallo; l’eroico Rainolfo pugnò ancora qualche tempo con +coraggio e con buona fortuna, ma, ad onta della splendida vittoria che +riportava ai 30 di Ottobre presso di Ragnano, ei non potè mantenersi +padrone che di alcune città forti del suo Ducato. La gloriosa impresa +dell’Imperatore fu simile ad un uragano che passa e non dura; le +vittorie, comperate a sì caro prezzo, furono opera perduta appena che +fatta, e solamente ornarono la generosa vecchiezza di Lotario con verdi +ma infecondi allori. Questo Imperatore, di cui amici e nemici laudarono +la mansuetudine, la saviezza e il valore, portò con sè d’Italia il +germe della morte, parimente di quello che avvenne di parecchi altri +Tedeschi predecessori e succeditori suoi, e passò da questa vita in una +capanna delle Alpi tirolesi, addì 3 Dicembre dell’anno 1137. + + +§ 3. + +Innocenzo II torna a Roma. — Anacleto II muore. — Vittore IV antipapa. +— Roma si sottomette ad Innocenzo II. — Il convento dei Cisterciensi +_ad Aquas Salvias_, monumento di san Bernardo a Roma. — Concilio +Lateranense dell’anno 1139. — Innocenzo II guerreggia contro Rogero +I. — Fatto prigioniero, approva la monarchia sicula. — Operosità del +Pontefice a Roma dopo la pace. — I Romani guerreggiano contro Tivoli. — +Innocenzo raccoglie Tivoli sotto la protezione della Chiesa. — I Romani +si sollevano, restaurano in Campidoglio il Senato, e Innocenzo II +muore. + +Innocenzo trovò Roma veramente ben disposta a favor suo per influenza +di san Bernardo; bensì Anacleto possedeva sempre il san Pietro e +il castel Sant’Angelo, ma il suo partito si scemava e si sperdeva. +Non v’era che Rogero il quale non volesse riconoscere Innocenzo II +per papa. L’accorto Principe si prendeva la parte che Lotario aveva +rifiutato; e, per trarre a profitto suo lo scisma che egli solo teneva +ancor desto, si assideva giudice dei due Pontefici. Ascoltava a Salerno +con esemplare pazienza le esortazioni di san Bernardo, faceva che per +una serie di giorni i Cardinali delle due fazioni alla presenza sua +disputassero accaloratamente; quanto a sè teneva le sue deliberazioni +in serbo. Però adesso la morte di Anacleto liberava Innocenzo dalle sue +difficoltà: il figliuolo di Pier Leone trapassò ai 25 Gennaio del 1138, +dopo di aver coraggiosamente occupato per quasi otto anni la cattedra +di san Pietro, e dopo di aver benanco resistito a due imprese mosse dal +settentrione contro a Roma, l’ultima delle quali era stata uno dei più +splendidi trionfi degli Imperatori alemanni. I seguaci di san Bernardo +fecero allegrezze grandi della sua morte; tuttavia non udiamo pur una +voce d’uomo imparziale, la quale rimproveri ad Anacleto le peccata che +disonorarono molti Papi legittimi: e il pontificato di lui, legale +nella sua origine, sebbene stato non lo sia secondo il rigore dei +canoni, era trascorso in mezzo ai terrori ed alle angustie[527]. + +La fazione di Anacleto non tardò a chiedere che Rogero le desse +un novello Antipapa; e col suo consenso levò a tale, nel Marzo, il +cardinale Gregorio, con nome di Vittore IV: però lo scisma non posava +più su solide basi. L’esaltamento di un Antipapa servì ai Romani +solamente di ragione per cui ottenere potessero condizioni di pace più +favorevoli; poco andò che santo Bernardo potè condurre quel Cardinale +da peccatore penitente ai piedi del protetto suo; e, omai a Pentecoste, +i fratelli di Anacleto, istessamente di tutti gli altri Romani, presi +all’esca di molto denaro, fecero omaggio a Innocenzo II come a loro +papa e signore[528]. Colla famiglia de’ Pierleoni fu conchiusa una pace +durevole; conservò essa il suo ragguardevole grado e la sua potenza +alla corte pontificia, e Innocenzo medesimo la illustrò con onoranze +e con officî[529]. Bernardo potè adesso partir di Roma in trionfo; era +per massima parte merito suo se si aveva vinto lo scisma dei Pierleoni, +domato la _rabies leonina_, restaurato la unità della Chiesa; laonde +i suoi devoti lo appellarono, come Cicerone, padre della patria. +A monumento di questo celebre Santo può in Roma vedersi, dietro al +san Paolo, il convento detto _ad Aquas Salvias_, chè Innocenzo II lo +edificò a nuovo, e vi pose entro Cisterciensi di Chiaravalle, sotto +il governo di Bernardo abate, discepolo del grande mistico[530]. Poco +tempo dopo i Cisterciensi misero loro sede anche nella Campagna di +Roma, dove tolsero possedimento del convento di Casamari, in vicinanza +del Liri[531]. + +Nella prima settimana di quaresima dell’anno 1139, un Concilio +ecumenico lateranese annunciò solennemente che finito era lo scisma; +si annullarono gli atti di Anacleto; Rogero di Sicilia fu novellamente +scomunicato, e condannate furono le dottrine di Arnaldo da Brescia, +che presto doveva far sua comparsa sulla scena di Roma[532]. Tuttavia +la pace della Chiesa non poteva essere completa fino a tanto che +non vi dava suggello il poderoso Re di Sicilia. Nessun altro nemico +dava molestia ad Innocenzo fuor di questo accorto Principe, la cui +ostinatezza mandava a vuoto d’ogni specie trattative. Egli librava +la sua spada su di Roma affine di strappare al Papa la parola che +desse accoglienza alla sua monarchia; falliva la speranza che un +ultimo moto di reazione potesse fare a pezzi la potenza sicula, +perocchè Rainaldo duca, uno dei più chiari uomini di quella età, +solo avversario che potesse per ragione di natali competere col Re, +moriva repentinamente in Troja ai 30 di Aprile 1139. Tosto Rogero si +gettò sulle città di Rainolfo; queste tutte, fino a Troja ed a Bari, +fecero a lui dedizione, ed Innocenzo allora deliberò di romper guerra. +Raccolto un esercito, e accompagnato dal profugo Roberto di Capua +mosse il Papa a San Germano, più sconsigliato di Leone IX e di Onorio +II, cimentandosi ad una lotta disuguale. E sorti pari di quei suoi +antecessori ebbe Innocenzo; sentenza stupenda che la mano di Nemesi +scrisse nella storia dei Pontefici, le cui imprese mondane così ebbero +giustissima punizione[533]. Da San Germano trattò il Papa con Rogero, +ma questi ricusò di ristorare i Principi di Capua nei loro dominî, e +finalmente si propose di por termine alle lunghe discussioni mercè +un colpo maestro, alla foggia di quello che Enrico V aveva fatto. +Mentre i Pontificî cingevano Galuzzo d’assedio, egli comandò a suo +figlio Rogero di tendere un agguato a Innocenzo con un mille de’ suoi +cavalieri, e l’evoluzione riuscì presto e bene. Dopo una scena fiera +di saccheggio, di fuga e di cattura, il Papa fu condotto con Eimerico +cancellier suo e con molti nobili romani e Cardinali, nella tenda di +Rogero; solo Roberto di Capua si potè salvare grazie alla velocità del +suo buon cavallo[534]. Il Re e i suoi figli con umiltà tutto normanna +si gettarono a’ piedi del loro prigioniero, e, componendo a sorriso +la faccia, impetrarono pietà e pace; laonde, dopo una breve lotta che +s’appiccò fra la vergogna restia e la paura maestra di persuasione, il +Papa confermò nel regno «l’illustre e chiarissimo Re di Sicilia» ed i +suoi eredi, e, fatta eccezione di Benevento, confermò il possedimento +di tutte le terre da lui conquistate: questo avvenne addì 27 Luglio +del 1139[535]. In tal guisa il Papa di bocca propria bandì insania +essere stati i valorosi sforzi di Lotario, che avevano pur inteso alla +distruzione dell’usurpato reame di Sicilia; e pertanto il solo atto +di Anacleto, che Innocenzo riconobbe per valido, fu la fondazione di +quella nuova monarchia. Indarno vi oppose proteste l’ultimo e legittimo +Duca di Capua; il suo bel principato toccò ad Anfuso figlio di Rogero; +le Puglie furono date in feudo a Rogero erede del trono; e, dopochè +anche l’antichissimo Ducato bizantino di Napoli s’ebbe arreso, un +Principe savio e fortunato imperò sulle magnifiche di tutte le province +d’Italia, che per lui, la prima volta dopo del tempo de’ Goti, furono +ridotte ad unità di regno[536]. La costituzione di questa monarchia +fece grande impressione nel mondo; poichè con tanta astuzia e con +tanta energia s’avevano distrutto interamente degli Stati vissuti +un tempo con loro propria autonomia, se ne dedusse la conseguenza +che l’usurpatore aguzzasse l’ingegno a disegni ancor maggiori. Nei +paesi di fuori si salutò l’audace conquistatore col voto che eziandio +all’«infelice Toscana» potesse toccar la bella sorte di unirsi al +dominio di quel Re[537]; tuttavia nel resto d’Italia non una voce s’udì +che motivasse il desiderio di annettersi alla monarchia di Sicilia. Se +l’esistenza dello Stato ecclesiastico romano abbia mai potuto essere +un beneficio per Italia, lo fu in quell’età, perciocchè opponesse +un baluardo al genio di conquista de’ Re normanni. Italia presentava +uno spettacolo strano di acerbe contraddizioni politiche: spente le +antiche Republiche marittime di Amalfi, di Gaeta, di Napoli, di Salerno +e di Sorrento, il mezzogiorno cadeva per sempre negli ugnoli di una +monarchia feudale, e diventava vittima della tirannide, nel tempo +istesso che al settentrione, rilassatosi felicemente il legame che +avvinceva quelle terre all’Impero, le Republiche cittadine venivano in +fiore rigoglioso, e davano a Italia una seconda civiltà e una seconda +vita di ricordanza imperitura. + +Al suo ritorno Innocenzo fu accolto in Roma, come un tempo Leone +IX, con onoranze sì, ma eziandio con censure. Non mancarono istanze +affinchè si dichiarasse esser nullo il trattato che Rogero gli aveva +strappato; sennonchè il Papa umilmente s’acchetò al pensiero, che a +Dio era piaciuto di comperare questa pace a prezzo della vergogna di +lui Pontefice[538]: nè il suo avvilimento era affatto scevro di frutto, +avvegnaddio il reame di Sicilia sè stesso riconoscesse d’ora in poi per +feudo non dell’Imperatore, ma del Papa. + +Innocenzo II, riverito adesso in santa pace come capo della Chiesa, +protetto da Rogero I financo in Roma, potè per la prima volta attendere +a cura della Città. Egli diè opera a restaurare i rapporti della +proprietà che erano andati tutti scombussolati, a ristabilire l’ordine +nell’amministrazione della giustizia, a raffermare la pace di Dio; in +breve, fu il benefico Principe di Roma, dove, durante lo scisma, si +aveva disimparato dal credere all’autorità temporale del Papa[539]. +Tuttavolta quella unica voce che s’ode lodare le felici condizioni di +Roma, o disse una parola di adulazione, o abbastanza presto fu messa +a silenzio dall’insorgere di avvenimenti, che, tutto al rovescio, +con rapidità meravigliosa addussero un’epoca nuova nella storia della +Città[540]. Una guerra cittadina ve ne diede occasione. + +La piccola Tivoli animata a spiriti di libertà, e dotata di fermo +coraggio, faceva sbassare a Roma per rossore la faccia: da lunghissimo +tempo il Vescovo di Tivoli aveva conseguito esenzione dal banno +del Conte, e soltanto, a tutela dei diritti signorili del Papa, in +quell’antico Comitato vegliava un Rettore eletto da lui, istessamente +come usavasi per Benevento. I Tivolesi possedevano omai una +costituzione civica abbastanza independente; sostenevano financo guerre +coi loro vicini, segnatamente coll’Abate di Subiaco, ed è difficile che +ciò sempre avvenisse sotto l’autorità del loro Vescovo[541]. Durante +la controversia delle investiture vedemmo questa città schierarsi +dalla parte degli Antipapi; Pasquale II non la aveva assoggettata che +a fatica; Innocenzo II la aveva tolta ad Anacleto probabilmente colle +armi di Lotario, e nondimeno essa ben presto di nuovo si sollevava. +Allorchè i figliuoli di Rogero, nell’anno 1140, mossero negli Abruzzi, +e sottomisero le città del confine sul Liri, i Tivolesi afforzarono +il loro territorio di munimenti per difendersi da un assalto[542]. +Tuttavia Innocenzo n’ebbe rassicurazioni pacifiche da Rogero, e i +figliuoli di lui non oltrepassarono la frontiera; ma nell’anno 1141 +troviamo Tivoli in piena rivolta contro del Papa e in furibonda guerra +con Roma.[543]. Ignote ne sono le cause; forse il Papa aveva desiderato +di collocare in Tivoli un presidio romano, e certamente egli a ciò +pretendeva, affine di infrenare gli impulsi di libertà republicane, che +andavano facendosi vivi in Roma, del paro che in tutte le città dello +Stato ecclesiastico. + +Le guerre di città, che in Lombardia e in Toscana riarsero con furia +incessante, trovarono adesso loro imitazione anche nelle terre romane; +sennonchè la fu poco onorevol cosa per la città capitale del mondo +vedersi tratta in lotta con piccole terre latine, siccome era avvenuto +nella sua infanzia, al tempo di Coriolano e di Decio; e fu per essa +una grave onta d’essere perfino battuta dai Tivolesi. Gli assediati +erano protetti dalla saldezza della loro città, posta sopra la gran +gola formata dall’Anio; e una coraggiosa sortita fatta contro il +campo de’ Romani, dove forse trovavasi Innocenzo in persona, mise in +vilissima fuga gl’illustri Consoli che scrivevano di sì orgogliose +lettere agli Imperatori. Colla perdita di moltissima preda che +lasciava dietro a sè, la milizia romana fu inseguita dai cittadini di +Tivoli fin sotto le mura di Roma[544]. Furiosi del vitupero subito, +e frementi d’ira, tornarono i Romani all’attacco nell’anno seguente, +e lo stesso Innocenzo II rinfocolò i loro sforzi contro il castello +ribelle[545]. Cinti d’ogni parte e sotto la pressura degli assalti, +i Tivolesi finalmente si arresero, ma non ai Romani, bensì al Papa, +parimenti di ciò che un tempo avevano fatto con Silvestro II; però +anche adesso si ripeterono i fatti accaduti all’età di Ottone III. +Ci si conserva ancora l’istromento di pace, nel quale i cittadini di +Tivoli giurarono di mantenere fede a san Pietro ed ai Papi canonici; +di non contribuire col consiglio nè colle opere a che il Papa perdesse +vita, membra, libertà; di svelare le male congiure che contro di lui +si ordissero; di custodire il secreto dei suoi messaggi; di volergli +prestare ajuto per la conservazione del Papato in Roma, della città +di Tivoli e degli aggiuntivi dominî, della fortezza prossima a Ponte +Lucano, delle castella di Vicovaro, di San Polo, di Boverano, di +Cantalupo, di Burdello, di Ciciliano e di altre regalie di san Pietro; +di dare finalmente il Comitato e il Rettorato di Tivoli in podestà dei +Papi[546]. + +Come i Romani ebbero contezza di questo trattato, si accesero a +impetuosissima collera; il Papa toglieva loro di mano una città da essi +conquistata, a imperar sulla quale aveva diritto il popolo romano: +che più? egli si arrogava colà il potere di conte. Volevano essi far +pagar cara la loro sconfitta anteriore, mettendo Tivoli a distruzione; +chiedevano pertanto che Innocenzo lasciasse far la loro volontà, ma +quegli coraggiosamente negava. Allorchè, centoquarantatre anni prima, +Silvestro II aveva rejetto la eguale domanda dei Romani, ne era stata +conseguenza una ferocissima ribellione di cui erano cadute vittime +la podestà imperiale e quella pontificia: conseguenza del rifiuto di +Innocenzo era adesso un’insurrezione ancor più fiera di Roma, nella +quale andava a rotoli la signoria temporale dei Papi. In nessun luogo +di questa Storia deploriamo noi che si sieno inaridite tutte le fonti +di notizie, più che noi facciamo a questo punto, in cui si tratta +di una mutazione tanto memoranda di cose. Nessun Annalista romano +vi ha gittato sopra un sol filo di luce; la Storia di Monte Cassino +s’interrompe coll’anno 1138; la Cronica del notaio Falcone termina +coll’anno 1140; Romualdo di Salerno, il Cronista di Fossa Nova non +fanno pur motto di questi avvenimenti di Roma; e soltanto alcuni +Storici narrano con cenno fuggevole, che i Romani in gran furia corsero +al Campidoglio per restaurarvi il Senato, il quale da lungo tempo aveva +cessato di esistere, e tosto dopo ripigliarono la guerra contro Tivoli. +E raccontano che il Papa, pauroso di perdere per sempre la podestà +temporale tramandatagli da dopo il tempo di Costantino, adoperasse +minacce, preghiere e oro per acchetare l’insurrezione, e che morte lo +togliesse di pena in mezzo al tumulto della indomabile sollevazione +popolare[547]. + +Innocenzo II, dopo di aver passato mezzo il suo pontificato +nell’esilio, oppure da capitano in imprese di guerra, vide ruinare +la signoria terrena di san Pietro: lo scettro di Roma cadde della sua +mano irrigidita dalla morte, ed egli trapassò ai 24 Settembre dell’anno +1143, causa la concitazione dell’animo o il dolore, in quello che il +vecchio Campidoglio risonava delle grida festanti dei Republicani. +Con questo Papa ebbe fine il periodo della storia cittadina di Roma, +che puossi chiamare epoca di Gregorio: una di nuova e di insigne se +ne apre adesso; descriverne i caratteri sarà còmpito del Capitolo che +succede[548]. + + + + +CAPITOLO QUARTO. + + +§ 1. + +Condizioni interiori della città di Roma. — Ceto dei cittadini. — +I gonfaloni della milizia. — Nobiltà popolana. — Nobiltà patrizia. +— Nobiltà della provincia. — Decadimento dei Conti della provincia +romana. — Oligarchia dei _Consules Romanorum_. — Il ceto dei cittadini +sale in potenza. — Fondazione del Comune civico. — La grande nobiltà +feudale tiene le parti del Papa. + +L’instaurazione del Senato era conseguenza della libertà omai fiorente +di città lombarde, parimenti che delle condizioni proprie di Roma. +Fino dal secolo undecimo, a poco a poco si avevano quelle acquistato +la loro autonomia, all’ombra della Chiesa che da principio le aveva +tenute in sua tutela. Di già gli Ottoni, e più ancora gli Imperatori di +casa Salica, erano andati via via trasfondendo nei Vescovi la podestà +di Conti, ed in pari tempo avevano donato privilegî parecchi alle +città; dappoi queste tolsero ai Vescovi la giurisdizione di Conti, e +diventarono Comuni con loro proprî magistrati. Gli abitatori di città +agiate e saldamente munite fecero loro pro della lotta combattuta fra +la Chiesa e lo Stato, che indebolì i Vescovati e allentò eziandio +il vincolo all’Impero: così in mezzo alle due podestà scrollate +sorsero essi, terza potenza dotata di robustezza giovanile. In +sull’incominciamento del secolo duodecimo la più parte delle città in +Lombardia, in Tuscia, nelle Romagne, nelle Marche, si reggeva sotto +il governo di due Consoli eletti ad ogni anno, ed ai quali adesso era +venuto in mano l’antico banno dei Conti, colla massima parte delle +publiche entrate[549]. + +I Romani s’invaghirono dell’esemplare di Republiche libere e potenti. +Roma trovavasi ancora soggetta al diritto di signoria di un Vescovo, +quando già tante altre città ne avevano scosso il giogo: trattavasi +dunque che lo scotesse anch’essa del pari. Senonchè questo vescovo +era il Papa; la sua signoria territoriale non era sorta, come quella +vescovile in altre città, da privilegî di esenzione, nè come quella +era cosa di fresca data; essa per lo manco faceva derivare sè medesima +dalle costituzioni franche. Guerre di fazioni, scismi, esilî lunghi +l’avevano indebolita al paro della podestà imperiale; eppure, ad onta +di ripetute perdite subìte nelle cose temporali, il Vescovo di Roma +poteva sempre nuovamente schierare in campo difensori potenti del +suo dominio politico: tali erano la santità del suo pontificato, le +imprese degli Imperatori contro di Roma, i Normanni, il denaro della +Cristianità. Per tal ragione, città lombarde diventarono libere e Roma +no, quantunque prima di quelle abbia essa combattuto, sotto di Alberico +e dei Crescenzî, per le sue libertà. + +Abbiamo notato eziandio gl’impedimenti interiori che si opponevano a +ciò che la Città conseguisse la sua autonomia. Milano, Pisa, Firenze, +Genova, attingevano libertà e ricchezza da una nobiltà amatrice della +patria, e dalla forza di un grande ceto di cittadini minori, i quali +costringevano i nobili a cercare il loro posto d’onore, assidendosi +con essi loro negli ordini consultivi. In Roma i laici erano distinti +in due moltitudini, nobiltà e popolo; quella partecipava insieme col +clero agli onori e alla potenza; questo, colpa la natura non industre +della Città, era condannato ad una vita estranea alle cose politiche. +Nel secolo duodecimo non esisteva alcuna associazione difensiva +di liberi cittadini romani, come si dava in altre città. Vediamo +da documenti esservi stati maggiorenti che caricavano bastimenti +e conchiudevano contratti di commercio, ma un ceto di mercanti non +compare ancora; soltanto che di trafficanti e di banchieri si fa cenno +nelle carte di tutti i tempi, e si denotano col predicato triviale +di _Magnificus_[550]. Per verità continuavano ad esistere le scuole +di artigiani colle antiche forme, ma esse stavano pur sempre sotto la +clientela dei maggiorenti[551]. + +La sola associazione politica defensiva che unisse i cittadini di +Roma era la milizia coi suoi sodalizî di armigeri raccolti a mo’ +di maestranze, e co’ suoi vessilliferi[552]. La cittadinanza atta +alle armi, fornita di proprietà libere e della naturalità secondo la +pienezza del diritto romano, era ripartita per Regioni: dodici della +Città, ed una decimaterza, e un’altra decimaquarta evidentemente +dell’isola e del Transtevere, esclusa essendone la città Leonina, +ch’era pontificia[553]. Noi possiamo tenere per fermo che soltanto +questi gonfaloni avessero diritto di dare voto nelle faccende publiche; +prendevano parte all’elezione del Prefetto, acclamavano all’elezione +del Papa, e tratto tratto la nobiltà dominante ed anche il Pontefice +li congregavano nel Campidoglio ad assemblea, affinchè in qualità di +_Populus Romanus_ aderissero col loro suffragio alle deliberazioni. +In una città povera il cittadino non poteva ottenere preponderanza +per ricchezza di patrimonio, ma soltanto colle armi; ed in un’età così +travagliata di guerre com’era questa, anche la milizia romana era una +vera potenza. Da questi sodalizî raccolti sotto una bandiera, il ceto +de’ cittadini mediocri (_bandus_) trasse diritti politici e forza di +resistere contro il reggimento feudale della nobiltà. Oltracciò, fin +d’adesso emergevano dalla moltitudine dei liberi cittadini alcune +famiglie che per antica origine e per agiatezza rivaleggiavano colla +nobiltà: formarono una più eletta classe di cittadini, e poco a poco +vennero frammettendosi all’aristocrazia, ossia diventando famiglie +senatorie nuove. Poichè la nobiltà romana non fu mai, come quella +di Venezia, racchiusa entro un grembo che serrava le sue file agli +altri uomini, così è massimamente impossibile di distinguer sempre +illustri case popolane dalle famiglie patrizie. E infatti famiglie +antiche cadevano; di nuove venivan su, e d’un tratto, come avvenne dei +Pierleoni, prendevano posto nell’ordine dei Capitani e dei _Principes_. +Così ancora oggidì va la cosa in Roma; qui era ed è il feudo che creava +uno, e tuttavia adesso lo crea, duca e barone. + +In Roma v’aveva dunque un’aristocrazia vecchia ed una più recente +di case molte, le quali coi loro clienti e coi loro famigliari +formavano ciascuna una gente strettamente congiunta. Non era più +che quei Patrizî mostrassero ai loro ospiti i simulacri in cera di +illustri antenati; nondimeno pretendevano sempre di derivare le loro +origini dagli Anicî e dai Massimi, da Giulio Cesare e da Ottaviano: +ma forse può darsi che pochi di essi fossero ruderi trasposti di +antiche famiglie romane, simili alle moli marmoree di ruinati palagi +del vecchio tempo, dai quali erano state rappezzate le tetre torri +di questi barbari Consoli. Le famiglie patrizie che avevano maggior +nominanza nel secolo duodecimo erano queste: i Tusculani e i Colonna, i +Crescenzî, i Frangipani, i Pierleoni, i Normanni, i Sassi, i Latroni e +i Corsi, i Massimi; le famiglie dei Sant’Eustachio, fra cui i Franchi +e i Saraceni; gli Astaldi, i Senebaldi, i Duranti, gli Scotti, gli +Ursini; le case lentamente sorte dal ceto della media cittadinanza, +i Buccapecora, i Curtabraca, i Bulgamini, i Boboni, i Berardi, i +Bonfilioli, i Boneschi, i Berizoni; nel Transtevere i Papa, i Papazurri +e i Muti, i Barunzî e i Romani, i Tebaldi e gli Stefani, i Tiniosi, +i Franculini, i Brazuti ed altri[554]. I nomi rivelano che molte +famiglie avessero tratto origine da’ Longobardi, da’ Franchi e dai +Sassoni, discesi cogli Imperatori: poco a poco il tempo e il diritto +comune avevano cancellato le differenze di stirpi; tuttavia può essere +che il partito, il quale fra’ Romani aderiva all’Impero, posasse +in principio il suo fondamento su quella nobiltà che era di razza +germanica e venuta immigrando, laddove la parte devota a sentimento +di nazione (e che più tardi fu la republicana), capitanata un tempo +da’ Crescenzî, aveva conservato la coscienza del suo sangue romano. +Non più era usato il titolo antico di _Dux_; però sempre gli ottimati +si appellavano «Consoli», e precisamente nel secolo duodecimo questo +antico titolo romano era tenuto con gran lustro. Adesso essenzialmente +significava la magistratura giudiziaria e dominatrice, ma nemmeno +remotamente era tolto ad imitazione de’ Consoli lombardi, perocchè di +esso, aggiuntovi il nome _Romanorum_, personaggi si fregiassero ad ogni +tempo in Roma, ancor prima che in altre città italiche si adoperasse: +con quel titolo la nobiltà chiamava i potentissimi suoi, i capi della +Republica aristocratica[555]. Eziandio del predicato di _Capitaneus_, +che era consueto nell’Italia settentrionale, trovansi in Roma ornati +i maggiorenti che avevano feudi del Papa. I Capitani erano la grande +aristocrazia della provincia, i _Comites_ e i _Vicecomites_ della +Campagna, cui il giuramento di vassallaggio obbligava all’eribanno +del Papa[556]. Però anche la nobiltà cittadina entrava nell’ordine dei +Capitani, una volta che il Papa la infeudava di castella; più si noti +che essa aveva escluso dalle cose civiche la nobiltà di provincia, la +quale altra volta era stata di tanto potente: i Conti di Nepi e di +Galeria, i Crescenzî nella Sabina, i Conti della famiglia di Amato +nella Campagna, financo i patrizî Tusculani erano adesso decaduti, +o se ne rimanevano rincantucciati in bando nella loro città di +provincia, laddove più recenti famiglie consolari, come i Frangipani e +i Pierleoni, venute su in guerre di fazioni, s’erano impadronite della +potenza politica. + +Presso a’ capitani v’era finalmente il ceto dei feudatarî minori +(_milites_), vassalli dei maggiorenti o delle chiese. In Roma, e +massime nelle città della Campagna dove la maggior parte dei beni +allodiali era venuta in mano delle chiese, formavano quelli una nobiltà +di cavalieri, che può paragonarsi a ciò che in Lombardia e in Romagna +erano i Valvassori[557]. + +Pertanto la nobiltà, che aveva fondato famiglie al paro dei Patrizî +di Roma antica, teneva in poter suo (omai fino dal secolo undecimo +e specialmente dopo la controversia delle investiture) il reggimento +della Città. Cornelî e Claudî avrebbero con intenta meraviglia guardato +questi uomini che dimoravano entro ad archi di trionfo ed a portici +muniti di torri, e appellavansi Consoli de’ Romani, e in forma di +Senato si radunavano ad assemblea in mezzo delle ruine del Campidoglio. +Qui infatti si congregava la nobiltà ancor prima che si componesse il +nuovo Senato del popolo; e, uscendo del grembo di quella nobiltà, i +_Consules Romanorum_ erano i presidî di un’oligarchia, la quale, senza +ordine di costituzione ma con moti di tumulto, reggeva ossia angariava +Roma[558]. Alla fine il popolo sbalzava d’arcione la onnipotenza di +questi ottimati, e in ciò sta la importanza della rivoluzione avvenuta +nell’anno 1143. Laddove in Lombardia i Consoli erano sorti insieme coi +Comuni, il Comune, che soltanto adesso si veniva formando in Roma, +distruggeva il reggimento consolare della nobiltà, e nel luogo di +questa metteva il consiglio comunale, e gli imponeva il nome romano di +Senato (_Sacer Senatus_). + +Alla rivoluzione del resto avevano dato impulso i nobili allorchè +erano venuti, per cagione di Tivoli, a dissenso col Papa; e fu +soltanto durante quell’insurrezione che la cittadinanza mediocre alzò +il capo. Per quanto repentina possa parerne la sollevazione, era +questa da lunga mano preparata, giacchè le bandiere della milizia, +acquistatasi forza duranti le lotte del secolo undecimo, formavano +omai proprie corporazioni politiche, agognavano di prendersi la +loro parte nel reggimento, e meditavano costituire una Republica +democratica. La tirannide delle fazioni aveva reso intollerabile +al popolo la signoria feudale, che il Papato per sua fiacchezza era +andato favorendo. E fra gli aristocratici v’era un partito papale che +ostilmente avversava quello imperiale, e teneva il Pontefice in conto +di signore territoriale, anzi di principe vero di Roma, cui si spettava +di concedere ai Re l’Impero. La nobiltà ispirata a questi sentimenti +era la vera aristocrazia feudale dei Papi, loro sostegno politico in +Roma, splendore laicale della loro corte: a questi vassalli devoti +e cortigiani i Pontefici dispensavano beni dello Stato e gabelle, e +conferivano cariche di prevosti, dignità della Curia, officî giudiziarî +ossiano Consolati nella Città e nella provincia; peraltro destramente +ne compartivano i vantaggi, vale a dire, tenevano quelle genti fra +sè divise colla gelosia; e preferivano le infedeltà dei «Consoli», +piuttosto che essere costretti a cercare un appoggio in mezzo alla +cittadinanza, nella quale i Papi temevano che si destasse vaghezza +delle istituzioni comunali. Ed in vero, ove ciò fosse avvenuto, la +sorte dei Pontefici sarebbe stata pari a quella di tutti gli altri +Vescovi, che col sorgere dei Comuni avevano perduto la loro podestà +civile. + +Poca scintilla bastò alla fine per accendere la grande fiamma di quel +rivolgimento civico, che forse per secrete fila, a noi ignote, aveva +stretto relazioni coll’Italia settentrionale. Nell’anno 1143 Roma +fece tentativo di accomunare le varie classi, ciò che Milano, Pisa, +Genova ed altre città avevano omai tratto ad effettuazione. La nobiltà +minore, per l’invidia che nutriva contro a’ «Consoli», si associò coi +cittadini; il novello Comune s’impadronì del Campidoglio, si costituì +da Senato vero, e combattè, ossia discacciò tutti quei maggiorenti +che non vollero entrare nel Comune. Allora fu che i Capitani, quelli +eziandio di parte imperiale, si schierarono sotto il vessillo del Papa, +e Roma si partì in due campi politici combattenti uno avverso l’altro; +l’antico consolare dell’aristocrazia, il senatorio nuovo del Comune +popolare, raccolto in Campidoglio. + +La fondazione di una cittadinanza libera ben meritò di denotare da sè +un’êra novella di Roma: lo studioso, che con tranquilla mente svolge +le pagine della storia, contempla con occhio meravigliato le ruine del +Campidoglio, divenuto cosa leggendaria, dove tumultuosamente si asside +un popolo fiero e ignorante, e chiama i suoi capi con nome di Senatori: +uomini questi che nulla ne sanno più delle orazioni di Cicerone e di +Ortensio, di Catone e di Cesare, ma, come i plebei antichi, combattono +anche essi una razza orgogliosa di Patrizî discesi di origini o di +mescolanze barbariche; e strappano la corona temporale dal capo del +sommo sacerdote di Roma, domandano che l’Imperatore di nazione tedesca +confessi sè esser tale perciocchè la maestà del popolo romano lo abbia +investito della sua autorità, e dai ruderi di vetusti templi romani +bandiscono che l’aurea Roma è regina dell’orbe. + + +§ 2. + +Il Campidoglio nei secoli bui. — Suo graduale risorgimento politico. — +Uno sguardo alle sue ruine. — Dov’era posto il tempio di Giove. — Santa +Maria in Araceli. — Leggenda della visione di Ottaviano. — Il _Palatium +Octaviani_. — Il primo palazzo senatorio del medio evo in Campidoglio. + +È cosa per noi attrattiva di volgere uno sguardo al tragico mondo di +ruine che si raccoglieva nel Campidoglio, e di scorrere la storia che +s’ebbe nei secoli bui questa residenza veneranda del vecchio Impero +romano. Però in un periodo di più che cinquecento anni una tenebra +spaventosa ravvolge nella sua cupa oscurità il sublime di tutti i +luoghi che abbiano avuto una storia; e questo è il più mesto fatto +onde ci offra esempio il decadimento non soltanto di Roma, ma di ogni +terrena grandezza. Dopo l’ultimo Senatore di Roma antica, Cassiodoro, +nessuno storico ha fatto più menzione del Campidoglio. Solamente +l’Anonimo di Einsiedeln ne ha registrato nota fuggevole; solamente +tradizioni e leggende discorrono in confuso di questa meraviglia del +mondo, e nel secolo nono, in mezzo ai ruderi di templi senza nome, vi +si erige, strano contrapposto! il monastero della Vergine Maria _in +Capitolio_. Le ruine di tanti templi e di tanti portici non furono +mai adoperate a formare una rocca della Città; nè s’ode che l’Arce +antica colle sue rupi tarpee si usasse da arnese di maggior fortezza, +com’era del Septizonio e del castel Sant’Angelo. Il Campidoglio non +dominava più alcuna delle grandi vie animate un tempo di tanta vita +operosa, chè quel quartiere, soprattutto il Foro antico, s’era fatto +deserto, e la popolazione sempre più fittamente si andava addensando +nel Campo di Marte, giù verso il Tevere, che diventava importante anche +dal punto di vista strategico. Fu solamente la incancellata tradizione +della significanza che un tempo aveva avuto il Campidoglio venerando, +la quale nuovamente lo suscitò dal suo silenzio sepolcrale, e ancora +una volta lo pose a capo politico della Città, non appena che s’ebbe +ridestato il sentimento della libertà municipale: così è che omai +nel secolo undecimo il Campidoglio compare esser la sede, entro cui +si compongono tutti i negozî d’indole puramente civica. Al tempo di +Ottone III e dei Patrizî nobili, era risorta la ricordanza del luogo +santo ove s’avevano tenute le assemblee del romano Impero; i ruderi +del Campidoglio si rianimarono a vita colle adunanze dei nobili e del +popolo, e presero allora le veci dei _Tria Fata_. Ai tempi di Benzone, +a quelli di Gregorio VII, poi al tempo di Gelasio II, nei tumulti per +l’elezione del Prefetto, all’assentimento dell’elezione di Calisto II, +fu daccapo il Campidoglio, dove si chiamarono a parlamento o alle armi +i Romani. Probabilmente sul Campidoglio dimorava eziandio il Prefetto +urbano, chè risiedeva colà il Prefetto di Enrico IV, per opera del +quale Vittore III fu discacciato di Roma; e forse un palazzo che ivi +era serviva di luogo in cui raccoglievansi i tribunali, dappoichè i +loro atti erano segnati con questa formula: _actum civitate Romana apud +Capitolium_[559]. + +Per quanto ardente imaginativa uomo posseda, ei non potrà mai riuscire +a pingersi in mente la melanconica grandezza di quelle rovine, intorno +cui l’edera s’attortigliava. Sulle crollate colonne del tempio di +Giove, o sotto le volte dell’Archivio publico, in mezzo a frammenti di +statue o di pietre epigrafiche, ben poteva assidersi qualche monaco +del convento capitolino, o qualche Console rapace, o talun Senatore +ignorante, e far le meraviglie di quei ruderi, e meditare ai capricci +mutevoli della fortuna. E la vista di quei luoghi di rovina avrebbe +potuto richiamargli alla memoria quel verso di Virgilio, in cui dice +del Campidoglio: + + _Aurea nunc, olim silvestribus horrida dumis;_ + +ma adesso, che il Campidoglio era ricaduto nello stato desolato delle +origini primitive, ben avrebbe potuto inverterne l’idea, sclamando: +_Aurea quondam, nunc squallida spinetis vepribusque referta_[560]. +Tuttavolta il numero maggiore dei Romani di allora non conosceva +Virgilio per altri che per un mago, il quale in antico era fuggito di +Roma a Napoli, ed aveva avvolto le due città nelle sue arti di stupenda +magia. I Senatori, che adesso movevano attraverso quelle rovine, +coperti il capo di alte mitre e vestiti di mantelli di broccato, +sapevano soltanto in confuso che ivi un tempo gli uomini di Stato +avevano composto le leggi, e gli oratori tonato colle loro arringhe, +che ivi s’erano celebrati i trionfi conseguiti su’ popoli, che di là +decise s’erano le sorti del mondo. Ironia non v’ha di tutte le cose +sublimi più acerba di questa, che in Roma v’ebbe un tempo, nel quale il +suo Campidoglio fu donato in proprietà a monaci, i quali sopra i suoi +ruderi piantavano cavoli, pregavano, cantavano salmi, e si flagellavano +le schiene a suon di frusta. Anacleto II confermava il possedimento +del colle capitolino all’abate di santa Maria in Araceli; e la Bolla +di lui gitta uno scarso filo di luce in questo labirinto di grotte e di +celle, di cortili e di giardini, di case ossia di capanne, di ruine di +muraglie, di marmi e di colonne[561]. + +Ancora ad esso si saliva per l’antico _Clivus_, chè durante il medio +evo, quanto fu lungo, il Campidoglio tenne la fronte volta verso il +Foro; fu soltanto dopo il 1536, quando Michelangelo edificò il suo +ingresso da settentrione (apposta per l’entrata fattavi da Carlo +V), che il Campidoglio volse il suo prospetto dalla banda del Campo +di Marte, ov’era la città nuova di Roma. Le sue ruine, cresciute +negli assalti dati da Enrico IV, dal Guiscardo e da Pasquale II, +giacevano nel più selvaggio abbandono; del paro che sul Palatino, vi +si coltivavano orti, e di già mandre di capre si andavano inerpicando +erranti fra quei ruderi di marmo: ragione per cui una parte del +Campidoglio ha ricevuto il nome triviale di «Monte Caprino», alla +stessa guisa che il nome del Foro si mutò in quello di «Campo Vaccino». +Ancor tuttavia nella piazza del Campidoglio esistevano botteghe +di rivenditori, e da lungo tempo il popolo romano vi teneva il suo +mercato[562]. Ma fuor dei frati di santa Maria, dei preti de’ santi +Sergio e Bacco, o degli abitatori delle torri de’ Corsi, scarsissima +era la popolazione che colà aveva residenza: per lo contrario, +strade antiche rigiravano attorno del monte; così era del _Clivus +Argentarius_ (salita di Marforio), e benanco del _Vicus Jugarius_; +più in là poi stavano la Cannapara e il _Forum Olitorium_ (l’odierna +piazza Montanara), laddove chiese e cappelle, edificate sopra le ruine, +coronavano a tondo tutta quella montagna di frammenti di marmo[563]. + +I ruderi de’ templi e de’ portici che coprivano le cime del +Campidoglio, oggi sono scomparsi; sopra del clivo esistono ancora +soltanto gli ultimi avanzi dei templi di Saturno e di Vespasiano, +le fondamenta di quello della Concordia, le volte indestruttibili +dell’Archivio, le camere della _Schola Xantha_, il resto della tribuna +degli oratori e della colonna miliare, finalmente l’arco di Settimio +Severo, che nella sua tranquilla robustezza trionfò di tutte le +tempeste delle età. Ma nel secolo duodecimo tutti quei monumenti ed +altri ancora mostravano tuttavia il magnifico aspetto di un’acropoli +deserta, e dai suoi cumuli di rottami maestosamente s’ergeva sopra Roma +una foresta di colonne schiantate. La fugace descrizione che ne danno +i _Mirabilia_ tocca di questi ruderi soltanto con lume indistinto, pari +al chiarore dei rosati crepuscoli della sera; nè di quel tempo abbiamo +altre notizie. Egli è dunque prezzo dell’opera udire ciò che essi ne +dicono: + + «Del Campidoglio di Roma.» + + «_Capitolium_ ha nome perciocchè fosse il capo (_caput_) di tutto + il mondo, e vi dimorassero i Consoli ed i Senatori a governare la + Città e il mondo. La sua faccia era coperta di mura alte e forti, + rivestite di vetro e d’oro, e di opere mirabilmente intarsiate. + Entro alla rocca era un palagio, il più fatto di oro, e adorno + di gemme, che solo avrebbe bastato a comprare la terza parte del + mondo; e ivi erano statue tante, quante sono del mondo le province, + e ciascuna aveva un campanello appeso al collo. Arte magica aveva + disposto la cosa in maniera, che se una qualche regione nell’Impero + romano si ribellava, tosto il simulacro suo mutava di fronte; + allora sonava il campanello che la statua teneva al collo, e allora + gli spettori del Campidoglio, che ivi facevano da guardiani, ne + riferivano al Senato... Colà erano eziandio parecchi templi; ed + invero nell’alto della rocca, sopra del _Porticus Crinorum_, + s’ergeva il tempio di Giove e della Moneta, e dalla parte del + Foro, il tempio di Vesta e di Cesare: e colà conservavasi la + cattedra dei pontefici pagani, su cui i Senatori facevan vedere + assiso Giulio Cesare, il sesto giorno del mese di Marzo. Dall’altra + parte del Campidoglio, sopra della _Cannapara_, era il tempio di + Giunone, e in vicinanza il Foro publico di Ercole: nel Tarpejo + v’aveva il tempio dell’Asilo, in cui Giulio Cesare fu trucidato da’ + Senatori. Dov’è adesso santa Maria esistevano due templi uniti ad + un palazzo; erano dedicati a Febo ed a Carmente, e colà era apparsa + ad Ottaviano imperatore la visione del cielo: presso la _Camelaria_ + sta il tempio di Giano, che era il guardiano del Campidoglio. Aureo + Campidoglio appellavasi, perciocchè sopra tutti gli altri Imperi + del mondo per sapienza e per bellezza splendesse[564]». + +La Bolla di Anacleto, documento singolare e curioso, alletta la +nostra fantasia più di quello che soddisfaccia alla nostra brama +di sapere[565]. Ancora oggidì lo studio degli antiquarî è messo a +disperazione da un problema pienissimo di attrattiva e oscurissimo +della topografia di Roma, ed è di investigare in qual luogo fosse posto +il tempio di Giove Capitolino: ma così difettiva è la nostra scienza, +che quel celeberrimo monumento rimane un enigma per gli eruditi, ad +onta delle indagini più pazienti. Dopochè i Vandali ebbero saccheggiato +questo santuario e derubatone il tetto, esso s’avvolge in un silenzio +tale, che non s’ode più storico alcuno nominarlo. Una maledizione del +cielo sembra essere discesa sul Campidoglio; perfino il Cristianesimo, +che nel corso delle età era penetrato entro a tanti delubri pagani, +ebbe raccapriccio di tor possesso del tempio di Giove Capitolino, e di +edificare una chiesa nelle sue ruine. Solamente i _Mirabilia_ tornano +a rammentare questo tempio, dopo che omai la leggenda ha reso sacro +il Campidoglio con una delle più vaghe e meste poesie; però rimarrà +sempre cosa meravigliosa che il tempio maggiore di Roma, residenza da +centinaia di anni del culto de’ numi pagani, non fosse di buon’ora, +e ancor prima del Panteon, tramutato in una grande basilica del Dio +cristiano; mirabile fatto, quando pure lo si voglia spiegare dalle +contrarietà patriottiche degli ultimi Senatori, dall’abbominio in cui i +Cristiani tenevano il sito in cui il Paganesimo romano s’era raccolto +come nella sua sede maggiore, e dal diritto di proprietà che di quel +luogo avevano gl’Imperatori bizantini. Il culto che meglio di ogni +altro avrebbe cacciato in bando la divozione del Giove antico, sarebbe +stato il culto del Salvatore; e la chiesa madre _Urbis et Orbis_ che +in origine era stata a lui consecrata, la Lateranense, avrebbe avuto il +suo posto più acconcio nel Campidoglio. + +Allorchè la _Graphia_ dice: «Nella cima della rocca, sopra del +_Porticus Crinorum_, esisteva il tempio di Giove e della Moneta, +dove la statua d’oro di Giove stavasene assisa sur un trono d’oro», +noi non possiamo più determinare i luoghi ond’essa intende parlare. +Nomi medioevali suffragano, fievolmente a dir vero, l’opinione che +il tempio di Giove s’ergesse sull’altura che emerge dalla parte di +ovest (Caffarelli); e un pajo di chiese sembra esser indice che +probabilmente la postura della rupe Tarpea e financo la località +del tempio fossero dalla banda di ovest: così credevasi di già nel +secolo decimoquinto[566]. Poichè la ricordanza del _Saxum Tarpeum_ +si raccomandò alla chiesa di santa Caterina _sub Tarpeio_, andossi +cercando il tempio di _Jupiter Maximus_ nella chiesa di san Salvatore +_in Maximis_, oppure nelle sue vicinanze[567]. Ad ogni modo altri +sostenne che nel luogo di quello sia sorta la chiesa di santa Maria +_in Ara Coeli_, e giacchè questa è la sola chiesa che siasi edificata +sul Campidoglio, e vi sorge in una posizione che tutto lo domina, +cotale opinione non manca certo di assai attrattiva. La nominazione +sua antichissima che ci sia nota, quella di _Monasterium S. Mariae Dei +Genitricis Virginis in Capitolio_, rimonta soltanto all’anno 882, ma +ciò non ne torrebbe di credere che omai prima d’allora esistesse[568]. +Tuttavolta, se anche potessimo ammettere una tale origine anteriore, +rimarrebbe pur sempre strano che non se ne facesse cenno nel diligente +catalogo delle chiese e dei conventi del tempo di Leone III (compilato +intorno all’850); laonde se ne rileva che, sotto il pontificato di quel +Papa, o la chiesa non esistesse, o fosse un oratorio dappoco. + +Il predicato aggiuntovi, che significa «nell’altare del cielo», non +s’ode accennare prima del secolo decimoquarto, ma è associato ad una +leggenda antica, d’origine greca, che è registrata nei _Mirabilia_ +e nella _Graphia_ di Roma. Allorquando i Senatori, compresi di +ammirazione della bellezza eletta di Ottaviano, ebbero visto il +suo avventurato dominio spandersi in tutto il mondo, dissero a +lui: «Adorarti vogliamo, poichè in te alberga un Dio». Costernato, +l’Imperatore domanda che attendano, fa venire a sè da Tivoli la +Sibilla, e le rende noto il divisamento del Senato. Ella chiede tre +giorni a rispondere, e dopo di averli passati in digiuni, così vaticina +ad Ottaviano: «V’hanno segni che giustizia sarà fatta; presto di sudore +si bagnerà la terra, e dal cielo scenderà il Re dei secoli». E mentre +Ottaviano sta con orecchio intento ad ascoltar la Sibilla, ecco che di +repente si spalanca il cielo, e balenano raggi che lo abbarbagliano, +ed egli scorge la Vergine nel cielo, vestita di luce, posare sopra un +altare con Cristo bambino fra le braccia. E una voce del cielo esclama: +«Quest’è la Vergine, che accorrà in grembo il Salvatore del mondo!» Ed +un’altra: «Quest’è l’altare del figliuolo di Dio!» Allora Ottaviano si +prostra al suolo in preghiera; narra indi ai Senatori della visione; e +quando un altro dì il popolo lo chiama «sire», ei gli impone silenzio +col cenno della mano e colla voce. Infatti, egli non volle mai esser +appellato così da’ suoi figli, perocchè dicesse: «Uomo mortale son io; +e perciò non mi si addice il nome di Signore»[569]. + +L’arguta leggenda continua a narrare che Ottaviano erigesse sul +Campidoglio un altare al «primogenito figlio di Dio»; laonde nel secolo +duodecimo la chiesa di santa Maria fu denotata con aggiungervi questa +dizione: _ubi est ara filii Dei_, donde più tardi sembra esser derivato +il nome «Araceli»[570]. Tuttavolta ella è cosa assai sorprendente +che la vecchia leggenda non abbia in alcuna guisa posto l’altare +in relazione col tempio di Giove, ma soltanto narri che Ottaviano +erigesse quell’altare sul Campidoglio, ossia sopra un’altura che ivi +era. Pertanto noi restiamo sempre nello stesso buio per riguardo al +sito, e dobbiamo far le meraviglie che, pur parlandosi della chiesa di +Araceli (se veramente sia subentrata nel luogo del tempio antico), non +si faccia mai cenno nella leggenda, nè nella storia vera del tempio +Capitolino[571]. + +Così è che nel medio evo non rompono il silenzio sepolcrale del +Campidoglio altre voci che lo squillo della campana di un convento e +l’eco di una leggenda poetica. Sul vôto palco scenico delle geste e dei +trionfi, degli Scipioni e dei Gracchi, di Mario e di Silla, di Pompeo e +di Cesare, or non prendono posto altri che le persone fantastiche della +Vergine Maria con Gesù bambino, di Ottaviano orante, e di quella canuta +Sibilla cui un tempo il Campidoglio aveva custodito i libri misteriosi! + +Omai nel secolo undecimo la leggenda onde dicemmo si associava a quel +luogo: ne toglie qualsiasi dubbiezza ciò che si narra, che Benzone +ponesse dimora nel «palazzo di Ottaviano», e questo devesi cercare +non in altro sito che sul Campidoglio. Sarebbe pregevolissima cosa +se si potesse determinare con precisione dove e cosa fosse questo +tale «palazzo», il quale ad ogni modo devesi reputare che esistesse +in vicinanza del convento di Araceli. Nella breve analisi che +fanno dei palazzi i _Mirabilia_ non ne annoverano pur un solo nel +Campidoglio[572], ma più innanzi tengono discorso indeterminato di +un palazzo del Campidoglio che «aveva esistito» dentro della rocca, +preziosamente ornato di oro e di gemme, e dove erano le statue +sonanti, simulacri delle province. Espressamente poi vi si parla di +un _Palatium_, «dove Ottaviano ebbe la visione del cielo», e viene +dai _Mirabilia_ messo in riferimento colla chiesa di santa Maria, +per modo da far conchiudere che formasse una parte dell’edificio del +convento. Finalmente nel _Summarium_ dei colli di Roma si trova fatta +speciale menzione del «palazzo dei Senatori posto sopra il Campidoglio +o Tarpeo»; e precisamente il compilatore dice che esisteva al tempo +in cui egli scriveva[573]. È cosa difficile che discorrendo di questi +tre palazzi si volesse denotarne uno solo ed unico, avvegnachè molte +ruine coprissero il Campidoglio, e nel medio evo si desse nome di +_Palatium_ alle più differenti specie di ruderi. Se ancora nel secolo +duodecimo si conservavano gli avanzi del tempio di Giove Capitolino, +può darsi che allora si denotassero col nome di _Palatium_; ma che +la cosa veramente fosse così non ci è più dato di poter giudicare. +Pertanto dei tre palazzi onde parlano i _Mirabilia_, il _Palatium_ del +Campidoglio era già perito e diventato argomento di mito; il _Palatium_ +di Ottaviano, abitazione di Benzone, era una parte del convento di +Araceli, costruito su ruderi antichi; finalmente il _Palatium_ dei +Senatori esisteva veramente, ed è il solo che noi possiamo determinare, +essere stato il palazzo senatorio del medio evo. Delle ruine di +monumenti antichi, su cui l’occhio si posava nel Campidoglio, non +v’erano le più poderose degli avanzi (oggidì ancora sì mirabili) +dell’antico archivio di Stato ossia del così detto _Tabularium_ +del tempo republicano, colle loro gigantesche muraglie costruite in +peperino, coi loro magnifici portici e colle camere fatte a vôlta. +L’erudito, che nel secolo duodecimo descrisse la Città, e nella breve +enumerazione de’ suoi colli tenne nota, per rispetto al Campidoglio, +soltanto del _Palatium_ dei Senatori, non potè intendere di specificare +con questo nome altra cosa fuor di quel grande edificio. Alla vista di +un’opera tanto meravigliosa, la fantasia del popolo poteva farsi l’idea +che ivi avessero abitato i Consoli od i Senatori antichi; e la nobiltà +del secolo duodecimo, oltre alla chiesa di Araceli, non trovava luogo +più opportuno di quello alle sue tornate, nè uno più acconcio trovonne +il popolo allorquando restituì in vita il Senato. Laonde noi pensiamo +che fin d’allora il così detto _Tabularium_ (che diventò più tardi il +vero palazzo senatorio) fosse composto, come chiedeva il bisogno, a +quell’uopo: ivi fu dove nell’anno 1143 risorse l’ombra della Republica +romana, librandosi a volo con fantastiche forme sopra que’ ruderi; ed +essa medesima non altro era che leggenda o visione dell’antichità, la +cui ricordanza scaldava i petti dei fiacchi nepoti[574]. + + +§ 3. + +Arnaldo da Brescia. — Sua vita prima; sue relazioni con Abelardo. — +Dottrina di lui sulla secolarizzazione degli Stati ecclesiastici. — Il +Papa lo condanna. — Fugge e scompare. — Celestino II. — Lucio II. — Il +Papa e i Consoli combattono contro il Senato. — Giordano Pierleone, +patrizio. — L’êra senatoria. — Lucio II e Corrado III. — Fine +sventurata di Lucio II. + +La restaurazione del Senato non fu assolutamente un fantasima, +fu un fatto di verità, e pei Romani del medio evo glorioso tanto, +quanto pei loro antenati era stata la secessione sul monte Sacro. Un +celebre riformatore vissuto a questo tempo, Arnaldo da Brescia, è a +torto considerato come eroe maggiore di una rivoluzione, la quale +doveva necessariamente avvenire, causa gli impulsi che agitavano +nell’universale quella età, causa poi le condizioni particolari di +Roma. Far cadere il despotismo de’ nobili, torre al clero i suoi +possedimenti di terre, strappare al Papa il principato, trasferire +nel Comune popolare i diritti sovrani di quello: tali erano gli +intendimenti storici del tempo, chiari tanto da non abbisognare +che uomo alcuno gli insegnasse con precetti di dottrina. Da dopo +la controversia delle investiture la cittadinanza media aveva +combattuto contro il sistema feudale laico e ecclesiastico; l’amore +appassionato di libertà che ferveva nelle Republiche italiche aveva +divorato il feudalismo dell’antico Impero franco, e il soffio della +ragione critica degli eretici commoveva la morta gora della scienza +monacale. Però insania massima sarebbe, voler affermare che il secolo +duodecimo coltivasse l’intento (assumendolo ad altezza di principio) di +distruggere la feudalità, o pretendere che demagogo alcuno di quell’età +sognasse formare di Europa una republica federale[575]. + +Taluno, ignaro dell’indole del medio evo, attribuì siffatte idee +ad Arnaldo da Brescia, il quale per fermo ha esercitato una grande +influenza in qualche cerchia della vita politica di allora. Arnaldo, +Abelardo, san Bernardo sono contemporanei insigni, e attori di un +grande dramma che s’agitò nella storia della civiltà. Tosto che +sorsero le giovani democrazie, ancor dubbiose e mal secure di sè, +ancora avvolte nell’ombra della Chiesa e dell’Impero, era destino che +pur sorgesse precisamente in Lombardia un uomo tale quale Arnaldo fu, +amatore sviscerato delle pratiche libertà cittadine, demagogo e tribuno +di popolo: e tuttavia egli vestì la tonaca di frate, perciocchè il suo +spirito severo vagheggiasse l’idealità di mondare la Chiesa dalle cose +secolaresche che la traviavano fuor del suo sentiero, e di rinnovare +l’insegnamento antico del Cristianesimo. Abelardo eretico in filosofia, +Arnaldo eretico in politica, si trovavano d’accordo colla cittadinanza +che veniva conquistando le sue libertà. Dopo le tetre persone degli +eroi che ebbero combattuto per la onnipotenza dogmatica, dopo Papi come +Gregorio, dopo Imperatori come Enrico, ricrea l’animo veder sorgere +martiri di libertà che sollevano nelle loro mani il vessillo di più +generose idee umane, e brandiscono l’arma incruenta, ma potentissima, +del libero esame e del libero volere. + +Assai buia è la vita di Arnaldo: nato a Brescia in sul principio del +secolo decimosecondo, emigrò giovinetto e cherico in Francia, vi studiò +dialettica e teologia avendo Abelardo a maestro, e per alcuni anni gli +fu compagno. Tornato a Brescia egli si fece canonico regolare, e poi +prese parte con gran fervore alla lotta che i cittadini combattevano +contro il loro vescovo Manfredo. I consoli Rebaldo e Persico erano +guidatori del popolo, e l’animo ardente di Arnaldo, tutto ispirato +alle dottrine dei Paterini, lo seppe infiammare con discorsi nei +quali flagellava la vita secolaresca onde il Papa ed i Vescovi +contraddicevano alla dottrina apostolica. Poneva per canone, essere +non cristiana cosa che il clero possedesse terre; diceva ogni podestà +civile competere a’ Principi ed alle Republiche; il clero doversi ridur +nuovamente a vivere di decime. Si ripeterono gli avvenimenti di Milano, +e l’accalorato orator popolare faceva ricordare la persona di Arialdo, +sebbene di questo egli non seguisse l’indirizzo. Invero anche adesso +il clero era corrotto tanto, da parere che infruttuosamente Gregorio +VII fosse venuto al mondo. La lunga controversia delle investiture, +e scismi e fazioni nei quali Vescovi avevano combattuto contro +Vescovi, or parteggiando per Roma, or per Germania, avevano educato i +prelati a tal costume fiero, che mancano parole atte a descriverlo. +Chi cercasse argomento di satira, udendo le querimonie dei santi di +quell’età, potrebbe chiedere motteggiando in che avessero consistito +le riforme per le quali un secolo intiero s’era andato travagliando, +se san Bernardo o sant’Anselmo, ancor nell’anno 1140, erano costretti +a torre a prestito dal Damiani i più vivi colori per dipingere i vizî +dei preti. «Potessi almeno», sclamava l’Abate di Chiaravalle, «potessi +prima di morire, veder la Chiesa qual fu ai tempi antichi, allora che +gli Apostoli gettavano le loro reti, non per pigliar oro o argento, ma +per far presa di anime!»[576] + +Da lunghissimo tempo gli uomini di chiaro intelletto avevano capito in +che stesse la radice di cosiffatti mali; non Concilî, nè istituzioni +di ordini monastici potevano esserne medicina che li guarisse; ogni +rimedio di salute si compendiava in poche parole: dimettessero i +Vescovi i loro possedimenti temporali. La scoperta di questo grande +principio fu uno dei risultamenti delle lotte avvenute per ragion +delle investiture, e benanco un Papa, messo alle strette da massime +necessità, lo aveva tradotto in un suo decreto. Arnaldo da Brescia fece +sua la idea di Pasquale II, e arditamente andò predicandola per le +strade di libere città con discorsi attinti all’indole del suo tempo +e del popolo. In ciò stette il progresso che in pratica aveva fatto +quella disputa antica, perocchè dalle aule regie fosse essa trapassata +nelle curie civiche e discesa nelle piazze. + +Grandi assai erano i passi che la società umana aveva fatto nel suo +cammino, grazie massimamente alle lotte dello Stato contro la gerarchia +della Chiesa gregoriana; il commovimento politico e sociale de’ popoli; +l’impulso che svegliava a vita le industrie, i traffici, la scienza; +l’amore che tornava a fervere per l’antichità classica, trascinarono +tutt’a un tratto il mondo in un antagonismo acerbo colla Chiesa romana; +e i Romani, che nel secolo duodecimo combatterono il dominio temporale +dei Papi, ne giudicarono chiaramente e con eguale fermezza di quello +che ai dì nostri fecero i loro nepoti. + +L’eco delle dottrine di Arnaldo risonò possente in Lombardia e a +Roma, avvegnaddio ciò ch’ei predicava, la secolarizzazione degli +Stati ecclesiastici, fosse un bisogno sentito da quell’età[577]. Ma +il popolo di Brescia non sempre con buona fortuna combattè le forze +associate del clero e dei capitani; Manfredo denunciava innanzi al +concilio lateranense i principî sovversivi di Arnaldo, e Innocenzo II, +comprendendo di che danno potessero esserne le conseguenze per Roma +(dove la parte republicana non aspettava che l’opportunità propizia +per prorompere), condannò Arnaldo come eretico, e gli impose silenzio: +ciò avvenne nell’anno 1139[578]. Cacciato di Brescia, il frate andò +ad Abelardo, il quale nella primavera dell’anno 1140 si proponeva di +vincere il mistico Bernardo in una disputazione scolastica che dovevasi +sostenere a Sens. Quivi Arnaldo difese in publico il suo maestro, +onde si vide poi involto anch’egli nella inquisizione che contro di +quello si instituì. La condanna del Concilio romano lo aveva messo in +rinomanza, la sua amicizia con Abelardo lo rendeva ancor più odiato +al clero, e Bernardo adesso si armava delle armi della disciplina per +ischiacciarlo. Eppure v’erano alcuni punti nei quali anche il Santo +si trovava d’accordo col suo abborrito nemico; chè, con veemenza +non minore di quella del demagogo bresciano, Bernardo flagellava i +vizî mondani dei Vescovi, e, nel suo libro «_De Consideratione_», +chiariva ad un Papa discepolo suo, di essere anch’egli fermamente +avverso allo stato politico del clero. Egli poneva a fondamento +delle sue dottrine evangeliche quel motto dell’Apostolo che dice: +Chi serve il Signore non può impacciarsi di brighe secolaresche. E +rammentava al Pontefice che la sua dignità era un officio religioso +non un principato; che gli faceva mestieri maneggiare il sarchio del +coltivatore, non impugnare lo scettro di re; che il dominio suo forse +era di diritto mondano, ma non di diritto apostolico, perocchè agli +Apostoli fosse stata interdetta qualsiasi dominazione. E ispirato ai +sentimenti del Cristianesimo antico, lamentava che Vescovi e Papi con +mondano orgoglio pompeggiassero vestiti di seta e di porpora e d’oro, +tutte cose che Pietro santo non aveva saputo di che colore fossero +fatte; e finalmente diceva al Papa che, con quell’abito secolaresco +in dosso, non di Pietro era successore ma di Costantino[579]. Se il +Santo perseguitò un riformatore di costume illibatissimo, di cui non +poteva condannare ma approvare doveva le idee sulla signoria temporale +del clero, ciò avvenne perchè Arnaldo non quella soltanto combatteva, +ma altresì l’autorità della cattedra romana e la gerarchia gregoriana; +perciò Bernardo lo teneva in conto di eretico degno di abbominazione. +Il grande Abate deplorava che la Chiesa, giglio purissimo in mezzo +alle spine, fosse tutta attorniata da settarî, e che pur mo strappata +alle zanne del leone (Pierleone), fosse incappata negli ugnoli del +dragone (Abelardo). Scrisse dunque Bernardo al Papa, dicendogli che +Arnaldo era l’armigero di Abelardo, novello Golia, ed entrambi accusò +di eresia[580]. Il Papa comandò che si chiudessero in un convento; +l’amico di Eloisa, infiacchito e stanco della vita, trovò un asilo cui +ricoverarsi in pace, si riconciliò colla Chiesa, e due anni dopo morì +tranquillamente a Cluny[581]; laddove Arnaldo, dotato di più viril +tempra, ardito e d’indole battagliera e pronta ad operare, rimase +in Parigi da professore di teologia, continuandovi a combattere la +correzione del clero. Ma le instanze di san Bernardo tanto commossero +il re di Francia, che, dietro un suo comando, l’eretico dovette +lasciare Parigi[582]. Arnaldo fuggì traendo pel mondo una vita +randagia. L’ostello che lo raccolse fu la piccola Zurigo, la quale +perciò, quattrocent’anni prima dell’età di Zuinglio, ne conseguì un +bel titolo alla riconoscenza degli uomini amanti del libero pensiero. +L’Abate di Chiaravalle chiese al metropolita di Costanza che prendesse +l’eretico, e lo tenesse prigione; però nella sua lettera piena di +unzione dovette confessare che Arnaldo conduceva vita costumata e +severa, ed era «uomo», per dirla colle sue parole, «che non mangia, nè +beve, ma in compagnia del demonio patisce fame, nè d’altro ha sete che +del sangue delle anime»[583]. + +Il tribolato trovò protezione ancor più potente presso il cardinale +Guido, che era allora legato in Alemagna, avvegnachè questo culto +prelato fosse stato un tempo suo condiscepolo a Parigi. Lo ricoverò +egli a Costanza od anche in Zurigo stesso, fino a che l’infaticabile +uomo, che dalla rupe di san Pietro spiava i passi degli eretici, +scrisse incollerito anche a Guido: «Arnaldo da Brescia», diceva, +«la cui parola è mele, ma la dottrina è veleno, che ha di colomba +il capo ma di scorpione il pungiglione, l’uomo cui Brescia vomitò, +Roma abborrì, Francia cacciò, Germania maledisse e Italia si rifiuta +d’accorre, quell’uomo (così si narra) trovasi appo te: bada che questo +non nuoca alla dignità del tuo officio; farsi benevolo a lui è lo +stesso che contraddire al comando del Papa e di Dio»[584]. Non sappiamo +che effetto producesse questa esortazione; ignoriamo se Arnaldo andasse +nuovamente errando, forse nelle silenziose vallate delle Alpi, nido di +mistici Catari, oppure se a lungo continuasse a guadagnarsi il pane da +maestro di scolastica a Zurigo, ovvero se si celasse in Alemagna: fatto +è che per alcuni anni egli sparisce di vista, finchè tutt’a un tratto +ricompare in mezzo ai Republicani di Roma[585]. + +Frattanto alla cattedra di san Pietro saliva Guido di Castello, +cardinale, probabilmente altr’uomo dal Guido legato, che fu patrono +di Arnaldo: era quegli fornito di non comune cultura, e lo dimostra +l’onorifico titolo di _Magister_ che Guido aveva conseguito in +Francia[586]. Addì 26 Settembre 1143, ascendeva egli dunque alla santa +Sede con nome di Celestino II, ma il suo pontificato durava cinque +soli mesi; e poichè si nota che morì nel Palladio, è facil cosa che +neppur egli stesse coi Romani in buona concordia, ed anzi che fosse +costretto, duranti violente battaglie, a porsi sotto la protezione dei +Frangipani[587]. + +Addì 12 di Marzo, con nome di Lucio II, gli succedette Gerardo +Caccianemici di Bologna, che era stato un tempo cancelliere di +Innocenzo. Breve e sventurato fu il reggimento di lui, che cadde +vittima della rivoluzione. Mentre il nuovo Comune andava nel +Campidoglio costituendosi in mezzo a lotte sanguinose, il mal +consigliato Pontefice si gettò fra le braccia dei suoi grandi +feudatarî, e cercò benanco l’ajuto dei Re di Sicilia, di cui nei +tempi andati era stato amico. Rogero I, che omai con Celestino II +aveva appiccato controversia pei diritti d’investitura concessigli +da Innocenzo II, volle con Lucio aggiustarsi; s’abboccarono insieme +a Ceperano, ma invece d’intendersi vennero a dissenso: allora il Re +comandò a suo figlio di entrare nel Lazio, ed il Papa fu costretto a +conchiudere un trattato, nel quale Rogero da canto suo s’impegnò di +dargli soccorso contro a’ Romani[588]. Coll’ajuto del Re e dei nobili +sperò Lucio di abbattere il Comune di Roma, chè quasi tutti i Consoli +si posero dalla sua banda, avvegnaddio comprendessero che, caduto lo +Stato ecclesiastico, il Comune s’avrebbe preso anche i loro feudi. Da +allora in poi le nobili famiglie patrizie formarono una parte Guelfa +contro al popolo; financo i Frangipani, capi antichi della fazione +tedesca, fecero lega col Papa; e un documento dimostra in qual modo +Lucio II abbia tentato di guadagnare alla sua causa questa famiglia. +Con frasi adulatrici lodandone la fedeltà, egli raccomandò alla guardia +di essa il Circo Massimo; i Frangipani raccolsero quel monumento entro +la cerchia della rocca che possedevano sul Palatino, e così, oltre +al Circo, tennero in loro mano il Colosseo, il Septizonio, gli archi +di Tito e di Costantino, omai muniti da torrioni elevati, il _Janus +Quadrifrons_, e altre torri della Città[589]. + +Premuto di angustie, il Comune cercò frattanto di dare maggior +nerbo a sè stesso, ed a capo della Republica innalzò un Patrizio. +Conseguì tale dignità Giordano Pierleone, uno de’ fratelli di Anacleto +antipapa, solo della sua famiglia che per ambizione o per diversi +motivi avesse sposato la causa del popolo. Perciò il Comune di Roma +non andò imitando altre città; non si diede dei Consoli, perciocchè +questo titolo fosse essenzialmente aristocratico, e i maggiorenti +avversarî suoi continuassero a fregiarsene. Da altro canto, poichè +allora non v’era Imperatore alcuno, neppure il Patrizio poteva aver +sembianza di vicario di questo, e la parte popolare, come prudenza +politica richiedeva, accettava l’alta signoria del Re romano. La prima +costituzione della Città fu raffermata sotto di Giordano Pierleone +nell’anno 1144, e da quella si cominciò a contare l’êra senatoria[590]. +Fu allora che il Comune decretò, essere il Pontefice decaduto dalle +cose temporali, poichè gli fe’ richiesta che dimettesse tutti i suoi +diritti di principato nelle mani del Patrizio, e vivesse di decime +ovvero di una pensione che gli avrebbe pagato lo Stato[591]. La Città +rinnovò il tentativo di detronizzare il Papa, sì come era avvenuto a’ +tempi di Alberico, e un siffatto tentativo da allora in poi essa andò +ripetendo spessissime volte, fino al trionfo che se n’ebbe riportato +ai dì nostri. Non è egli vero che Roma può dirittamente chiamarsi città +eterna, dappoichè le sue sorti rimasero così immutabilmente le stesse? + +Nelle sue distrette Lucio II si rivolse per ajuto a Corrado III re +romano, con cui la grande famiglia degli Hohenstaufen era salita al +trono di Alemagna, nel giorno 22 Febbrajo del 1138. Anche i Romani +mossero instanze a Corrado affinchè accettasse la loro Republica; +ma egli neanche rispose loro, forse perchè teneva ancora il broncio +alle città d’Italia che lo avevano così obbrobriosamente abbandonato, +allorchè da antirè era venuto combattendo contro di Lotario. Quanto ai +legati del Papa, i quali gli chiesero che confermasse alla Chiesa il +suo Stato, gli accolse con molte finezze, ma lasciò che l’Italia e Roma +provvedessero come potevano a sè medesime. + +Lucio II volle fare uno sforzo disperato di riconquistarsi la sua +podestà civile: e allora si vide un Papa, da pari di Brenno o di +Vitellio, assediare il Campidoglio e darvi assalto; ma i Senatori del +medio evo, alla cui fantasia accesa avrà forse paruto di vedere le +ombre degli antichi sorgere dalle ruine del Tarpeo, lo difesero con +eguale valore de’ loro antenati. Un fiero colpo di sasso stese a terra +ferito il Vicario di Cristo, ond’è che la storia associa a Manlio ed a +Gracco eziandio un Pontefice che cadde bagnato nel suo sangue sul clivo +capitolino. + +Pochi dì dopo, ai 15 Febbrajo 1145, Lucio II morì nel convento di san +Gregorio sul Celio, dove lo si aveva trasportato[592]. + + +§ 4. + +Eugenio III. — Fugge la prima volta da Roma. — Si abolisce l’officio +della Prefettura. — Arnaldo da Brescia. — È costituito l’ordine de’ +cavalieri. — Influenza che gli avvenimenti di Roma esercitano sulle +città di provincia. — Eugenio III accetta la Republica. — Indole della +costituzione civica romana. — Seconda fuga di Eugenio. — Il popolo +combatte contro la nobiltà. — Il clero inferiore si ribella contro ai +maggiorenti ecclesiastici. — San Bernardo scrive lettere a’ Romani. — +Attenenze di Corrado III con Roma. — Eugenio III a Tusculo. + +I Cardinali si raccolsero paurosamente nella chiesa di san Cesario, e, +con voto concorde, a papa elessero Bernardo, abate di santo Anastasio +_ad Aquas Salvias_: così le idee del Santo di Chiaravalle vennero con +quel discepolo suo a prender possedimento della cattedra pontificia. +Bernardo di Pisa non era uomo di genio; lo stesso maestro di lui in +sulle prime sentì rossore e dispetto che in tempi tanto fortunosi +si avesse posto un frate semplicetto sul trono della Cristianità. +Però può darsi che gli elettori avessero scoperto in lui sufficiente +intelligenza ed energia di volere; la grazia soccorritrice di Dio +(così dissero gli amici suoi) infuse al semplice fortezza di spirito, +dolcezza, eloquenza; e il maestro santo intitolò al suo timido +discepolo, cui adesso con vera abnegazione baciava i piedi apostolici, +l’aureo libricciuolo _De Consideratione_, che oggidì ancora è il più +utile catechismo de’ Papi, se vogliano reggere il loro officio con +umiltà e con prudenza[593]. + +I Senatori impedirono al neo-eletto Papa la via del san Pietro, dove +avrebbe dovuto essere consecrato, e gli domandarono che rinunciasse +alla podestà civile ed accettasse la Republica. Roma tumultuava in +armi; al terzo giorno dopo della sua elezione il Papa fuggì, e si +ricoverò nel castello di Monticelli nel Sabinate, dove lo seguirono i +Cardinali: mossero indi tutti a Farfa, ed Eugenio III vi fu consecrato +nel Febbrajo dell’anno 1145. + +Egli pose sua residenza a Viterbo, dove rimase otto mesi, mentre Roma +era turbata da fierissime zuffe. Si saccheggiavano e si ruinavano +palazzi e torri dei maggiorenti e dei Cardinali, la plebaglia +s’abbandonava ad eccessi di ferocia, perfino s’aggredivano pellegrini, +e il san Pietro era nuovamente munito con macchine di guerra[594]. +Adesso il reggimento popolare abolì eziandio la Prefettura urbana; +e poichè quest’officio rappresentava in Roma la podestà imperiale, +l’abolizione sua non poteva esser d’altro indizio fuor di questo, che +i Romani, irritati dello sprezzo di Corrado, minacciavano di sciorsi +dai vincoli dell’Impero. Soltanto il Patrizio doveva rappresentare la +maestà del popolo romano, laonde si cacciarono tutti i nobili che a lui +rifiutarono reverenza[595]. + +Giusto adesso venne a Roma Arnaldo, uscendo del suo oscuro esilio. +Se si voglia prestar fede a quel che asserisce l’Autore della +_Historia Pontificalis_, egli sarebbe tornato in Italia dopo la +morte di Innocenzo II, e avrebbe fatto sottomissione alla Chiesa +e a papa Eugenio in Viterbo, giurandogli solennemente obbedienza, +e dappoi sarebbe andato a Roma, per visitarvi i luoghi sacri, in +atto di penitenza. Nulla di tutto questo dice Ottone di Frisinga, +il quale però afferma, esser venuto Arnaldo a Roma nei primordî del +pontificato di Eugenio III. Ve lo attraeva certamente l’avvenuta +mutazione di cose; amici suoi lo esortavano affinchè dedicasse la +sua opera alla causa del popolo, ed egli accorreva tutto fervore +per mandare ad effetto la sua idea sociale, mercè la distruzione del +dominio temporale. Cosa non v’era che più potesse allettarlo della +fondazione del Comune romano; se a questo riusciva fatto di torre al +Pontefice la podestà civile, la sarebbe stata finita anche per tutti +gli altri principati ecclesiastici, e l’umana società si sarebbe +riaccostata alle condizioni democratiche della Chiesa primitiva, ch’era +stata estranea alle cose politiche. Ei doveva pertanto essere còmpito +massimo di Arnaldo erigere in Roma una Republica sopra fondamenta di +costituzione municipale; sennonchè, sventuratamente una fitta tenebra +ravvolge quello ch’egli abbia operato. Forse la avvedutezza pratica +del Lombardo si smarrì in mezzo ai ruderi di Roma, e si immerse +troppo profondamente in tradizioni antiche. Lo studio rinascente della +legislazione giustinianea si associava con monumenti e con reminiscenze +tali, che tenevano serrati i Romani entro un circolo magico, donde +non era loro fattibile di uscire. E laddove le altre democrazie +ottenevano uno svolgimento conforme all’ordine naturale delle cose, i +Romani si davano gran faccenda di restaurare ruine, e si perdevano in +sogni di dominazione universale. Arnaldo stesso dava loro consiglio +di riedificare il Campidoglio, di rinnovare l’antico ordine senatorio +e financo la classe de’ cavalieri: tuttavolta nella fondazione di un +cotale ordine equestre non puossi ravvisare cosa alcuna che avesse del +fantastico; anche altre città creavano allora cavalieri, e intendimento +di Arnaldo si era di raccozzare una nobiltà minore, amica del popolo, +per contrapporla come forza d’armi all’aristocrazia de’ Consoli e de’ +Capitani[596]. + +Eugenio III frattanto raccoglieva a Viterbo i vassalli della Chiesa, +chè la maggior parte dei Conti della Campagna erano ostili alla +Città, cui nessun vincolo li congiungeva. In alcune città risiedevano +ancora, fino dal tempo antico, de’ _Comites_; altre erano governate +da delegati del Papa, che si fregiavano del titolo romano di Presidi e +di Rettori; e Roma intendeva a soggiogare Conti e città di provincia, +in pari guisa che Milano ed altre Republiche sottomettevano al loro +dominio le terre di loro vicinato. A propria volta le città pontificie +pretendevano conquistarsi anch’esse libertà, ma pochissime di loro +avevano forza bastante per imitare l’esempio di Roma; ebbela Corneto, +dove nell’anno 1144 trovasi eretto un Comune con suoi Consoli[597]. +Eziandio i nobili della provincia cercavano di ottenere independenza, +in quello che il Senato romano faceva tutti gli sforzi per costringerli +a ricevere l’investitura feudale in Campidoglio anzi che in Laterano, +ad abitare nella Città ossequienti alle leggi della Republica, o, +se non altro, a riverire quest’ultima. Eugenio III potè prestamente +raccogliere molti vassalli che a Narni gli avevano prestato omaggio, +potè unirli insieme cogli acerbi nemici di Roma, i Tivolesi, e farli +muovere contro la Città, dove in pari tempo il partito pontificio +combatteva contro al Senato[598]. Può darsi che esercitasse influenza +altresì la scomunica da lui scagliata contro Giordano patrizio; fatto +è che, finalmente stancatosi, il popolo chiese che tornasse il Papa, +cui prestar voleva omaggio[599]. Aderì Eugenio accortamente ad un +aggiustamento, poichè forse ei diceva a sè stesso, meglio essere per +lui di ridurre la Republica romana sotto l’autorità della santa Sede, +anzichè l’Imperatore la raccogliesse sotto la sua. Fu in conseguenza +di ciò che i Romani disfecero il Patrizio, riposero in officio il +Prefetto, e rinnovarono la reverenza alla signoria suprema del Papa, +mentre questi accondiscendeva che il Comune continuasse ad esistere +sotto la investitura sua. Così, innanzi al giorno di Natale dell’anno +1145, Eugenio III potè fare la sua entrata in Laterano[600]. + +Il Comune civico aveva strappato al Papa la sua approvazione, e questi +per propria parte aveva conservato il principio della sua signoria, +perocchè dal Pontefice il Senato ricevesse la investitura[601]. +Nondimeno quel simulacro meraviglioso de’ vecchi tempi non era romano +che di nome; l’indole sua era nuova. L’antichissimo documento che +conserviamo degli _Acta Senatus_ del medio evo su venticinque Senatori +ci dà quasi tutti nomi di cittadini mediocri, che nei tempi passati +appena notammo in questa nostra Istoria; fra essi v’ha perfino uno +di professione pittore[602]. Il ceto medio, che adesso per la prima +volta otteneva preponderanza, dava al Senato un’impronta plebea, +quantunque fin da allora molti nobili fossero entrati a far parte del +Comune. Ad ogni anno, nel mese di Settembre o in quello di Novembre, +rieleggevasi il Senato; e probabilmente quest’elezione si faceva alla +presenza di legati pontificî forniti di pieni poteri. Ignoto è il +numero di membri che in origine lo componessero, ed anche più tardi +fu variabile; tuttavia, siccome tosto dopo l’anno 1144 fu assunto per +norma il numero di cinquantasei Senatori, se ne chiarisce che Roma +fosse, come ne’ tempi antichi, divisa in quattordici circondarî, per +ciascuno de’ quali si eleggevano quattro Senatori, laonde il Senato +era tratto dai quattordici gonfaloni ossiano Regioni[603]. Il Senato +completo formava il maggior Consiglio o _Consistorium_, e una giunta +di _Consiliatores_, ossiano procuratori della Republica, era posta +alla sua testa. Consiliatori troviamo a Genova e a Pisa in qualità di +consiglio aggiunto a’ Consoli, ma in Roma, mentre il Senato teneva il +potere legislativo, eglino avevano la podestà esecutiva da Consiglio +supremo di governo; erano eletti d’infra i Senatori, e si mutavano +di carica parecchie volte all’anno[604]. I _Consiliatores_ e il +_Consistorium_ formavano dunque il Consiglio minore e quello maggiore, +e tutti i cittadini liberi ed elettori del Senato costituivano il +comizio popolare, che si congregava in Campidoglio per approvare le +deliberazioni, e per udire la relazione che rendevano i magistrati +uscenti d’officio. Difficil cosa è poter dire quali redditi possedesse +il Senato e quali regalie esso si prendesse. Fin da allora ei convien +dire che avesse tolto al Papa il diritto di zecca, laonde, dopo +un’interruzione di lunghi secoli, per le mani de’ Romani tornavano a +correre denari d’argento, sui quali era inscritta la leggenda antica +_Senatus Populusque Romanus_; però adesso vi si vedeva impressa +l’effigie di un Apostolo colle parole: «Principe de’ Romani»[605]. + +Al Senato spettava la giustizia nelle cose civili; ma la corte +giudiziaria Capitolina (_Curia Senatus_), composta di Senatori e di +uomini periti nel diritto, si riuniva spesso in comune coi tribunali +ordinarî pontificî, perciocchè, in qualità di «assessori», raccogliesse +nel suo grembo i giudici Palatini e i Dativi, e in parecchi _Placita_ +si trovino accoppiati insieme gli ordini giudiziarî del Senato e del +Papa. E il Senato tentò di trarre alla competenza del suo tribunale, +al _Forum Senatorium_, anche i negozî civili di natura ecclesiastica, +nei quali cioè, attori o convenuti fossero preti, ma contro a questo +intendimento i Pontefici si opposero con gran gagliardia[606]. Infatti, +oltre al Senato, continuava ad esistere la Curia papale, e in litigî +di chiese trovansi pur sempre i _Placita_ che essa pronunciava, tolta +qualsiasi dependenza dagli ordini giudiziarî del Senato: e delle +sentenze di questo i partiti spesse volte appellavano al Papa, come +per altro verso delle sentenze pontificie ricorrevano al Senato[607]. +Sono questi i punti cardinali della costituzione che allora i Romani +si diedero: ed essa torna ad onore della loro energica operosità +cittadina, perocchè, sebbene in via di principio riverissero la +signoria suprema del Papa, tuttavolta eglino affermarono la loro +autonomia politica; Roma quindi in poi diventò di diritto una Republica +che si governava a forme democratiche, e imprendeva guerre, e stipulava +paci senza darsi mente d’interpellare la volontà del Papa. + +Tuttavolta, il trattato conchiuso con Eugenio III non acchetò il +profondo commovimento che ribolliva nella Città e nel territorio suo. +Nobili e clero miravano astiosamente il Senato che cercava di estendere +la sua autorità sopra tutta la Campagna. Tivoli dava occasione di +tumulti nuovi; i Romani domandavano che quella città si smantellasse, +e il Papa messo fra l’uscio e il muro tollerava che si abbattessero +i suoi bastioni, ma neppur questo bastava ai Romani. Eugenio III si +sottrasse ai suoi tribolatori, ricoverandosi nel Transtevere, ossia nel +castel Sant’Angelo, che i Pierleoni tenevano del continuo in loro mano. +Nauseato della vita, anch’egli come Gelasio, lamentava le angustie che +gli conveniva sopportare, e colle parole di san Bernardo deplorava che +in Roma il pastore fosse destinato a pascere non già le agnelle di san +Pietro, ma lupi, draghi e scorpioni. Nella primavera dell’anno 1146 se +la battè a Viterbo, indi a Pisa; e per Lombardia, nel Marzo del 1147, +se ne andò a Francia, dove re Luigi stava armandosi per la seconda +Crociata[608]. + +Eugenio III fuggì di sua volontà, non fu cacciato con violenza d’armi; +e invero i Romani, anche durante l’assenza di lui, che durò due anni, +continuarono ad osservare i patti con lui stipulati, e considerarono +il Senato come investito del suo officio dal Pontefice[609]. Sennonchè +eglino si sentivano adesso libere affatto le mani; diedero tosto +assalto a Tivoli, e la punirono col supplizio di molti cittadini[610]. +Roma, per via del suo Senato, pareva tornata ai suoi vetusti tempi, +ed eziandio sembravalo per le guerre che adesso come allora moveva +contro a terre latine e tusche, le quali di bel nuovo facevano fra sè +lega contro la Città: e adesso anche la grande nobiltà dava l’assalto +a parecchi patrimonî della Chiesa, tanto per uscirne pari di danni; +ognuno rubacchiava tutto quanto gli capitava sotto mano[611]. Lo +Stato ecclesiastico si frastagliava in piccole baronie, che, ostili +in egual tempo al Papa e al Senato, indebolivano l’autonomia di Roma, +o ne le mettevano impedimento. Quei tirannetti della nobiltà facevano +alto e basso massimamente nel Lazio, sventurato paese dove non erano +ricchi Comuni, come nella Tuscia e nell’Umbria, che loro opponessero +un contrappeso. Così la forza del popolo romano si estenuava nella +lotta contro città e contro Capitani, in quello che Roma stessa era +dilaniata da guerra interiore. Qui Giordano Pierleone, da gonfaloniere, +teneva in mano sua la podestà cittadina, e Arnaldo da Brescia metteva +la sua facondia a servigio della Republica, perciocchè paja che egli +approfittasse massimamente dell’assenza di Eugenio per predicare ai +Romani le sue nobili dottrine. Un uomo vestito di tonaca monastica, +pallido e scarno da’ digiuni, posava come un fantasima sui ruderi +del Campidoglio, e arringava i _Patres Conscripti_ in quel luogo +medesimo, di dove un tempo avevano tenuto discorso Senatori crapuloni, +padroni di cento ville e di cento palazzi: e il suo fervido parlare, +la cui sostanza era un miscuglio attinto dai Padri ecclesiastici e +da Virgilio, dai Codici di Giustiniano e dalla Bibbia, risonava in un +corrotto latino, lingua rustica o contadinesca. Se l’avessero udito, +quell’eloquio avrebbe messo raccapriccio a Cicerone e a Varrone, +eppure, un secolo più tardi, Virgilio doveva con ammirazione ascoltarlo +nel linguaggio della «Divina Commedia». Arnaldo inveiva coraggiosamente +contro i vizî dei Cardinali, che il tempio del Signore avevano +tramutato in una bottega da cambî, in una spelonca di ladri, mentre lo +stesso Papa (diceva) si era fatto uomo rapace e sanguinario, tiranno +delle chiese, oppressore dell’innocenza: e protestava non dover più i +Romani tollerare fra di sè una gente, la quale non mirava ad altro, che +a porre in servitù la città di Roma, sede dell’Impero e sorgente della +libertà[612]. + +Parimente come la nobiltà minore era entrata nel Comune, sì anche il +clero inferiore s’inspirava alle idee democratiche dell’eguaglianza +dei preti, sì come Arnaldo gli andava predicando. Da ogni banda e in +tutti i modi possibili si assaliva la gerarchia Gregoriana, e vi si +contrapponeva l’esemplare del Cristianesimo primitivo, da lunga pezza +traboccato in ruina. Il chericato delle chiese minori si ribellava +contro l’aristocrazia de’ Cardinali, i quali (al paro della grande +nobiltà, delle cui famiglie spesse volte uscivano) possedevano nella +Città palagi turriti, ed erano avvezzi a tener vita con splendidezze +da principi. Eugenio fu spaventato delle conseguenze di questo inaudito +commovimento, e perciò indirizzò una lettera al clero di Roma[613]. + +Mentre Arnaldo, i cui aderenti si chiamavano la setta dei Lombardi, +infiammava popolo e minor clero per la democrazia, Bernardo, il suo +vecchio avversario, era tutto in faccenda per ismorzare quell’incendio. +Il Santo avrebbe dovuto andarne grato ai Romani che mettevano in +pratica le sue dottrine, ond’egli, togliendo a modello l’insegnamento +antico del Cristianesimo, aveva protestato male acconciarsi ai Vescovi +la signoria politica; sennonchè il Santo, per quanto pur gli tornassero +indifferenti le forme del governo, difficilmente poteva formarsi +della città di Roma idea diversa da ciò che ella fosse possedimento +legittimo del Papa. Dopo la seconda fuga di Eugenio, scrisse Bernardo +a’ Romani; chiese indulgenza all’«illustre e preclaro» popolo, se egli, +ometto dappoco, osava indirizzargli lettere, ma protestò (parimenti +come oggidì non v’ha Vescovo alcuno che non protesti egualmente), che +la violenza fatta al Pontefice offendeva tutto il mondo cattolico. +«I padri vostri», diceva, «hanno sottomesso alla Città il mondo, +ma voi volete farne la favola del mondo. Avete espulso il Papato +fuori della Città; ma non vedete che Roma ne diverrà un tronco senza +testa, una faccia orbata degli occhi? Pecorelle smarrite, tornate al +vostro pastore, al vostro Vescovo! Illustre città di eroi, torna a +riconciliarti con Pietro e con Paolo, tuoi principi veri»[614]. Così +con acerbezza, ma con diplomatico rispetto del nome di Roma, parlava a +quest’occasione il Santo; peraltro, dentro dell’animo, disprezzava i +Romani; e infatti, altrove sbozzandone il ritratto, quell’«illustre» +popolo appellava superbo, avaro, vano, sedizioso, inumano, falso. +«Hanno gran parolone, ma ad opere son piccini. Promettono tutto, e +mantengono nulla. Ti adulano con discorsi melati, ma sono calunniatori +pungenti; in una parola, traditori indegni»[615]. + +Eugenio III non doveva andar riconoscente al Santo, maestro suo, di +ciò che in altri tempi gli aveva dovuto gratitudine Innocenzo II; +e neppur in Corrado trovò il Papa un Lotario. Da ambe le parti si +chiedeva al Re che venisse a Roma; entrambe adoperavano lo stesso +motto: venisse Cesare a torsi quello che era di Cesare; però diversi +ne erano i significati e l’intenzione[616]. Corrado III era trattenuto +lungi d’Italia dalla malaugurata Crociata, cui indotto lo avevano +le instanze e le false profezie del santo Abate, ma allorchè, sul +principio dell’anno 1149, ebbe, per la via di Aquileja, fatto ritorno +in patria, decise di muovere a Roma. Ve lo chiamava urgentemente +l’alleanza di Rogero col ribelle Guelfo duca di Baviera, in quello che +d’altro canto Rogero, memore delle vittorie di Lotario, metteva ogni +molla in moto per tenerlo lontano[617]. Corrado aveva stretto lega con +Emanuele imperatore greco, e i Pisani anche stavolta dovevano prestare +il loro naviglio: per lo contrario il Papa aveva da Sicilia bisogno di +ajuto contro ai Romani, e temeva che Corrado accettasse il trattato che +questi ripetute volte erano andati offerendogli. + +Reduce di Francia nel Giugno del 1148, Eugenio, verso la fine di +quest’anno, si recò primamente a Viterbo, contro cui i Romani +avevano di già intrapreso delle spedizioni guerresche; indi, +sull’incominciamento del 1149, venne nelle vicinanze di Roma. +Tolomeo conte lo ricettò a Tusculo, dove il Pontefice ricevette i +saluti di Luigi di Francia, allorquando questo Re vi passò, tornando +dalla Crociata. Colà il Papa raccolse i vassalli della Chiesa; vi +mandò soldatesche anche Rogero, e Roma adesso venne in durissime +angustie[618]. + + +§ 5. + +Lettere del Senato a Corrado III. — Idee politiche de’ Romani. — +Ritorna Eugenio III. — Suo nuovo esilio. — Proposte dei Romani a +Corrado. — Questi si appresta a muovere a Roma, e muore. — Federico +I sale al trono di Germania. — Lettera che un Romano scrive a questo +Re. — Roma, il diritto romano e l’Impero. — Patti di Costanza. — +Irritazione dei democratici in Roma. — Eugenio torna nella Città. — +Muore. + +Il Senato a questo tempo mandava lettere sopra lettere a re Corrado, +invitandolo a che venisse a Roma per torvi autorità di comando +sull’Impero e sulla Città. Sisto, Nicolò e Guido, che erano allora +consiliatori della Republica, gli significarono di aver cacciato i +Frangipani ed i Pierleoni, e lo esortarono affinchè concedesse la sua +protezione al Comune di Roma[619]. Non vedendone risposta e crescendo +le difficoltà, il Senato gli scrisse nell’anno 1149 una nuova lettera. +Degno di nota ne è il tenore, e dimostra che l’abisso il quale separava +i Romani del secolo duodecimo dal Papato temporale, s’era omai fatto +profondo, e palesavasi con chiara consapevolezza delle cose: nè +maggiormente lo fu ai nostri giorni, quando i nepoti venuti tanti anni +dopo, adesso disarmati e silenziosi, andavano pur sempre congregandosi +in mezzo gli stessi ruderi antichissimi del Foro e del Campidoglio, +e, pur sempre protestando contro la podestà civile del Pontefice, di +nottetempo appiccavano pei canti delle vie manifesti che finivano col +grido: «Viva il Pontefice non Re!»[620] + +Seicentosettantre anni erano passati dacchè i Senatori, postergata +la lor dignità, s’erano presentati a Bisanzio davanti a Zenone, e +vi avevano dichiarato che Roma non bisognava più di un Imperatore +d’Occidente, ma era contenta che Odoacre comandasse sull’Italia, in +qualità di patrizio bizantino: seicentoquattordici ne erano trascorsi +dacchè il Senato aveva indirizzato la sua ultima lettera a Giustiniano, +supplicandolo di non torre la sua grazia a Roma e al goto re Teodato: +e adesso innanzi al trono di un Re tedesco comparivano Romani non +più togati, cui l’ignoranza, il vestimento, il linguaggio davano +un’impronta barbarica; e venendo dalle deserte ruine del Campidoglio, +e dandosi ancor nome di Senatori, significavano di avere restaurato il +vetusto Senato romano, e invitavano il Re d’Alemagna a voler essere il +successore di Costantino e di Giustiniano. + +«Al preclaro Signore della Città e del mondo, a Corrado, per grazia +di Dio, Re dei Romani sempre Augusto, il Senato e il popolo di Roma, +salute, e felice e gloriosa dominazione dell’Impero romano! Alla +Eccellenza Vostra noi abbiamo con parecchie lettere significato +ciò che facemmo; protestammo volervi restare fedeli, e desiderio +d’ogni giorno nostro essere il lustro ognor più fulgido della Vostra +corona. Però ci fa meraviglia che Voi non abbiate degnato di darne +mai risposta. Intendimento concorde di tutti noi questo è: restituire +l’Impero de’ Romani, che Dio confidò al Vostro governo, alla potenza +che esso possedette sotto di Costantino e di Giustiniano, i quali, +per mandato del Senato e del popolo romano, ebbero signoreggiato +il mondo. A tal uopo abbiamo, coll’ajuto del Signore, restaurato il +Senato, e abbattuto molti dei nemici Vostri, affinchè di Voi sia quel +che a Cesare s’appartiene. Noi abbiamo gettato solide fondamenta. Noi +malleviamo giustizia e pace a tutti quelli che ne hanno buona volontà. +Le rocche dei nobili, i quali insieme con Sicilia e con papa Eugenio +speravano di resistere a Voi, abbiamo conquistato, ed a ragion Vostra +teniamo, oppur demolimmo. Per le quali cose, d’ogni parte ci premono il +Papa, i Frangipani, i figli di Pierleone (Giordano eccettuato, che è +il nostro gonfaloniere), ed eziandio Tolomeo, ed altri parecchi. Essi +vogliono impedirci di coronar Voi a imperatore; e frattanto soffriamo +molte avversità per amor Vostro, perocchè nulla sia grave cosa a chi +ama; e Voi darete ricompensa degna di padre a noi, pena meritata ai +nemici dell’Impero. Chiudete l’orecchio Vostro ai calunniatori del +Senato; costoro gioiscono di mettere dissensione fra Voi e noi, perchè +intendono alla ruina Vostra e nostra. Memore siate di quanti mali +la corte Pontificia e quei nostri concittadini di un tempo abbiano +fatto agli antecessori Vostri, e rammentate come adesso con ajuti di +Sicilia coloro tentassero di nuocere ancor più alla Città. Nondimeno, +coll’assistenza di Cristo, noi perduriamo virilmente nella fede Vostra, +e di già abbiamo cacciati della Città i nemici pessimi dell’Impero. +Affrettatevi di venire a noi colla Vostra Imperiale potenza; la Città +è agli ordini Vostri; Voi potrete poderosamente dimorare in Roma +capo del mondo, e di qua imperare, con maggior balìa di quasi tutti i +predecessori Vostri, sulle terre tutte d’Italia e d’Alemagna, dappoichè +ogni impedimento di pretume sia sgombrato. Noi Vi preghiamo di non +tardare; degnatevi con lettere e con messaggieri di rassicurare della +salute Vostra, noi che siamo Vostri servitori di buona volontà. Siamo +intenti adesso con grande alacrità a restaurare il ponte Milvio, che +da tempo lungo giacque distrutto a danno degli Imperatori, e abbiamo +speranza di compiere prestamente il lavoro con opere di salda muratura. +Così potrà passare di là il Vostro esercito, e scansare il castel +Sant’Angelo, dove i Pierleoni, d’accordo con Sicilia e col Papa, +meditano a nocumento Vostro. + + _Rex valeat, quidquid cupit obtineat super hostes,_ + _Imperium teneat, Romae sedeat, regat orbem,_ + _Princeps terrarum, ceu fecit Justinianus._ + _Caesaris accipiat Caesar quae sunt, sua Praesul,_ + _Ut Christus jussit, Petro solvente tributum._ + +Poniamo fine chiedendovi di far buone accoglienze ai nostri +ambasciatori, e di prestare ad essi fede, chè tutto scriver non +possiamo. Sono eglino nobiluomini; Guido senatore, Giacomo figliuolo di +Sisto procuratore, e Nicolò loro compagno»[621]. + +Gli è pur un fenomeno raro del medio evo questa magica influenza che +esercitava la tradizione dell’antico Impero de’ Romani! Una grande +reminiscenza bastava da sola a diventare potenza politica; gli +Imperatori romani dal trono di Alemagna, i Papi romani dalla cattedra +di san Pietro, i Senatori romani dai ruderi del Campidoglio, sognavano +tutti di aver legittimi diritti alla dominazione del mondo! Corrado +III or vedeva combattersi fra loro due parti che pretendevano aver +ciascuna diritto di dispensare la corona imperiale; però senza titubare +egli preferiva riceverla dalle mani del Pontefice romano, anzi che da +quelle di un Senatore romano[622]. Ma se anche abbia riso dei sogni de’ +romani, egli dovette pur capire che, da dopo di Enrico III, non s’era +offerta ad alcun Re occasione più propizia di questa per restaurare +in Roma la podestà imperiale, e per torre al Papato ogni frutto delle +vittorie di Gregorio VII, distruggendone il dominio temporale. Anche +uomini privati Romani gli scrissero ammonendolo, che accortezza gli +comandava di farsi mediatore fra il Papa e Roma, e di porre la novella +Republica sotto il patronato dell’Impero: se così avesse fatto, gli +dicevano, nell’avvenire egli avrebbe tenuto in mano sua la elezione +pontificia[623]. + +Sennonchè Corrado, trattenuto dalle cose di Germania, nè avendo un +chiaro concetto delle condizioni di Roma, non diè bada ai desiderî +del Senato romano. L’influenza che parecchi amici della libertà romana +esercitavano alla sua corte era vinta da quella del celebre Guibaldo, +abate di Stablo e di Corveia; chè Eugenio III aveva guadagnato alla +sua causa questo onnipotente Cancelliere dell’Impero, il quale guidava +le idee del Re. Così avvenne che, sulla fine dell’anno 1149, i Romani +furono costretti a riaccogliere il Papa nella Città[624]. Essi però +stavano saldi nelle promesse fatte ad Arnaldo, giacchè il generoso +propugnatore della libertà di Roma rimase libero ed illeso nella Città, +ivi protetto dal Senato e dal popolo romano. Si conchiuse dunque pace +col Papa, ma non poteva avere che corta durata, e difatti, omai nel +Giugno dell’anno 1150, Eugenio III tornò nel Lazio, dove pose dimora +or nella munita Segni ed ora a Ferentino. Tre anni la corte pontificia +andò girovagando per la Campagna, in vicinanza di Roma, ma pur sempre +in esilio[625]. Temeva adesso Eugenio che Corrado accettasse la +democrazia romana, e che la lega del Re col Comune, con Pisa e con +Bisanzio abbattesse il trono temporale dei Papi; però Guibaldo lo +confortò rassicurandolo, che nulla egli aveva a temere[626]. + +Rinnovarono i Romani le loro proposte anteriori, e offersero a Corrado +la podestà imperiale. Dall’Impero non sapevano liberare la mente; +necessità imponeva ai Republicani di riverire il diritto storico de’ +Re tedeschi su Roma[627]. Ed or che la disfatta di Guelfo, avvenuta +nell’anno 1150, gli lasciava le mani sciolte, il Re volle infatti +muovere veramente a Roma. Le pressanti rimostranze di Guibaldo +dissiparono le sue primitive titubanze; la spedizione di Roma fu +deliberata nel Settembre 1151 in due Diete dell’Impero, ed allora fu +che Corrado degnossi rispondere ai Romani: ad arte tacque del Senato, +ma la sua lettera indiritta al Prefetto della Città, ai Consoli, ai +Capitani ed al popolo romano, significava loro con parole cortesi che +accettava il loro invito, e ch’egli sarebbe venuto per ricomporre +a pace le città d’Italia, per dar ricompensa ai fedeli e punizione +ai ribelli[628]. Mandò ambasciatori così ai Romani, che al Papa, +il quale, nel Gennaio dell’anno 1152, gli accolse a Segni. Furono +subito d’accordo; Eugenio III abbandonò la causa di Rogero, ed ora +financo esortò i Principi d’Alemagna, affinchè con tutte le loro forze +assistessero il Re nella sua impresa di Roma[629]. + +Però la sorte risparmiò una pagina oscura alla storia del primo +degli Hohenstaufen, nella quale egli avrebbe fatto comparsa di nemico +inglorioso della Republica romana, e di uomo ligio ai servigi del Papa. +Quel forte Principe morì nel dì 15 Febbrajo dell’anno 1152, mentre +stava allestendosi alla spedizione: da dopo di Ottone I fu il solo +Re tedesco che non abbia portato la corona imperiale; nè questo scemò +per nulla la potenza sua. Le migliaia di morti che la nazione tedesca +solè sempre sacrificare ad ogni coronazione d’imperatori a Roma furono +invece questa fiata immolate nei deserti di Siria. E in tal guisa gli +Italiani amanti della patria potranno, almeno una volta, celebrare a +gloria di un Re tedesco che, ad onta delle pressanti instanze d’Italia +(d’ordinario si dimenticano siffatti inviti), non sia disceso dalle +Alpi, Attila devastatore: ed eglino potrebbero congratularsi colla +loro terra, che in quindici anni nei quali nessun esercito tedesco +la attraversò, avesse goduto di felice stato, se sventuratamente non +dovessero essi stessi confessare, che mai Italia non fu così disunita e +travagliata da feroce guerra civile, quanto in questi quindici anni di +storia prettamente italiana[630]. + +Morto Corrado, al trono tedesco salì, nel giorno 5 di Marzo, il nipote +suo Federico, quell’immortale eroe Barbarossa, che diventar doveva +gloria di Alemagna, spavento d’Italia. Così Eugenio che i Romani furono +pronti a sollecitare l’amicizia del nuovo Principe, ma la Republica +tosto vide con occhio geloso che al solo Pontefice erano mandati +ambasciatori regî. Una lettera espresse il malumore dei Romani e le +idee che essi si facevano delle attenenze giuridiche esistenti fra +l’Imperatore e Roma. «Io mi rallegro», così scriveva a Federico un +aderente di Arnaldo, «che Voi siate stato eletto dal Vostro popolo +a re, ma lamento che seguiate i consigli di preti e di frati, le cui +dottrine hanno sconvolto ogni divina e umana cosa, e che della elezione +Vostra non interroghiate, come pur dovreste fare, la mente della +Città santa, signora del mondo, fattrice di tutti gl’Imperatori». Chi +scriveva, deplorava che Federico volesse ricevere, come avevano fatto i +suoi antecessori, la corona imperiale dalle mani di fratacci infinti, +eretici, apostati, cui chiamava seguaci di Giuliano; e colle sentenze +di san Pietro e di san Girolamo alla mano, gli dimostrava che il clero +non s’aveva ad impacciare di diritti secolari; sbertava la donazione +di Costantino, stupida fiaba, di cui ridevano fin le vecchie comari; +dichiarava che l’Impero e ogni officio di magistrati erano emanazione +della maestà del popolo romano, cui solo pertanto si spettava di +creare Imperatori; gli chiedeva finalmente che mandasse a Roma suoi +ambasciatori insieme a dei giureconsulti, per comporvi l’Impero sulla +base del diritto, conformemente alla legge di Giustiniano, e per +impedire che vi avvenisse una rivoluzione[631]. Gran passi per buona +ventura aveva pur fatto l’intelletto umano nelle vie del progresso! + +I Romani de’ nostri giorni, combattendo la signoria temporale del Papa, +ricavarono le loro ragioni dalla maestà della nazione italiana, di cui +Roma doveva essere la città capitale, e innanzi al cui diritto naturale +doveva cedere quello puramente storico de’ Pontefici: queste ragioni +anch’eglino, come i loro antenati, suffragarono argomentando, che il +Papato doveva essere soltanto un officio spirituale, e ciò affermarono +coll’autorità della Bibbia e dei Padri ecclesiastici. Ma i loro avi +dell’età di Arnaldo non ci capivano verbo del principio di unità della +nazione; eglino si assidevano sul piedistallo dell’antichità. Per loro +la maestà del popolo romano era la fonte di ogni specie di podestà; +l’Impero romano, un’idea indestruttibile; l’Imperatore, il magistrato +della Republica, eletto dal popolo, e da questo messo in officio. +Rigettato come una fandonia, che Costantino avesse trasferito nei Papi +la podestà imperatoria, misero in derisione quel che si diceva, che i +Pontefici misticamente derivassero da Cristo o da san Pietro il loro +diritto d’investitura; e, seguendo l’ampio progredimento delle idee +democratiche, pronunciarono questa verità di ragione: non darsi reame +alcuno per la grazia di Dio; la podestà della corona essere soltanto +officio che emana dal popolo. Tuttavolta, i Romani del secolo duodecimo +composero l’Impero sul fondamento tradizionale, e per loro legittimo, +del giure romano: e accarezzarono i gusti di un monarca spasimante di +dominazione, allorchè gli vennero dicendo che, conforme al diritto +Giustinianeo, l’Imperatore era la massima podestà legislatrice del +mondo; però chiesero che questa podestà ei tenesse di averla per +mandato del Senato e del popolo. In tal guisa crearono una mescolanza +del despotismo cesareo di Giustiniano e dei diritti fondamentali della +democrazia. + +Federico I doveva pertanto scegliere quale dei due, Papa o Comune +romano, ei volesse avere per iscaturigini del suo Impero: approvò +egli tutte le ragioni che avevano i Romani contro il sommo diritto +d’investitura che il Pontefice attribuiva a sè stesso; si beffò +dell’arroganza del Senato che gli parve assurda cosa, e, come tutti i +suoi predecessori, deliberò anch’esso di farsi, «per la grazia di Dio», +coronare dal Papa. Negli inizî del suo regno si attenne a prudenza e ad +un indirizzo conservativo; senza darsi per inteso della nuova Republica +di Roma, proseguì nei negoziati cominciati da Corrado, e, di già nella +primavera dell’anno 1153, un trattato fu conchiuso a Costanza col Papa: +Federico in quello si obligò di non far senza di lui pace con Roma, nè +colla Sicilia, ma di voler dar opera che la Città tornasse suddita alla +santa Sede, quel tanto che eralo stata cent’anni addietro. Promise che +conserverebbe al Pontefice il dominio temporale, ed in cambio Eugenio +lo fe’ certo che lo coronerebbe imperatore, e che presterebbe ogni +specie di aiuti al trono di lui[632]. + +Questi trattati destarono un commovimento veemente a Roma. Il partito +de’ moderati soccombette; i democratici non vollero saperne più di +autorità del Papa, nè di quella dell’Imperatore, ma chiesero che si +abolisse la costituzione convenuta con Eugenio, e che si componesse +un Senato di cento membri, con due Consoli da eleggersi ad ogni anno. +Eugenio mise Federico a parte di questi fatti, e vi diè colore che +fossero tumulti della plebe, la quale da sè volesse eleggersi adesso un +Imperatore. E per fermo i Romani minacciavano di respingere l’Impero +tedesco come un’usurpazione, e di darsi un Imperatore loro proprio e +nazionale; sennonchè evvi soltanto una lettera di Eugenio che sopra +questi notevoli avvenimenti getta una fievole luce[633]. + +Tuttavolta, omai nell’autunno del 1152, il Papa potè muovere di Segni +a Roma, e sulla fine di quell’anno entrare nella Città, dove gli +eccessi dei democratici avevano reso tutti i moderati inclinevoli ad un +aggiustamento con lui. Senato e popolo lo accolsero con dimostrazioni +d’onoranza, dopochè egli, così vuolsi supporre, ebbe accettato il +Comune[634]. E può darsi che si concedesse anche ai nobili discacciati +di fare ritorno; però questi maggiorenti continuarono ad avversare il +Senato, dacchè erano consoli dei Romani e cortigiani del Papa[635]. +Eugenio III potè finire in pace i suoi giorni a Roma, e coll’ajuto del +popolo financo soggiogare alcuni Baroni ribelli nella provincia[636]. +La mitezza accorta giunse a ottenere ciò che colle armi non avrebbesi +potuto conseguire. «Con beneficî e con donativi Eugenio s’affezionò +tutto il popolo, in modo tale che egli governò la Città quasi a +suo volere assoluto; e se morte non l’avesse rapito, coll’ajuto del +popolo avrebbe tolto ai Senatori di nuovo impianto la dignità da loro +usurpata»[637]. + +Eugenio III morì a Tivoli il dì 8 di Luglio 1153, e con magnifiche +festività fu sepolto nel san Pietro. Questo discepolo non fastoso, ma +prudente, di san Bernardo (anche il Santo morì poco dopo di lui, addì +20 di Agosto) non cessò mai di vestire sotto alla porpora il cilicio +di Chiaravalle: le stoiche virtù del monacato gli furono compagne nella +sua vita tempestosa, e gli infusero quella forza di resistenza passiva, +che sempre fu l’arma più efficace de’ Papi[638]. + + + + +CAPITOLO QUINTO. + + +§ 1. + +Anastasio IV. — Adriano IV. — Questi scaglia su Roma l’interdetto. +— Arnaldo da Brescia è discacciato. — Federico I viene a Roma per +torsi la corona. — Prigionia di Arnaldo. — Controversia della staffa. +— Discorso dei Senatori al Re, e risposta di questo. — Il Re muove a +Roma. + +Corrado, cardinale della Sabina, romano della Suburra, salì alla +cattedra pontificia nel giorno 12 Luglio dell’anno 1153, con nome di +Anastasio IV: concordi furono tutti nella sua elezione, nè il Senato +la turbò con inciampi. Sebbene i Senatori assistessero colla loro +presenza agli atti elettivi, non per questo si ingerirono nelle cose +di ordine ecclesiastico; però i Papi, che s’avevano tolto dai piedi +la confermazione imperiale, videro contro a sè estollersi una potenza +nuova, la quale rifiutava di riconoscer loro per pontefici, se eglino +non riconoscevano quella per autorevole. Pare che il vecchio Anastasio +non si prendesse licenza di attaccar briga colla costituzione di +Roma: egli visse tranquillo nella Città, e in essa morì, ai 3 Dicembre +1154[639]. + +Papa diventò allora un uomo di rara energia, Nicolò Breakspear, +anglosassone, nativo di Sant’Albano in Inghilterra. Nato di un povero +prete, fame, vergogna della sua miseria, desiderio d’istruirsi lo +avevano costretto ad andarne in Francia, e colà finalmente, dopo casi +molti, era diventato priore di san Rufo, vicino ad Arles[640]. La sua +coltura, i suoi talenti oratorî, la bella persona avevano attirato su +di lui gli occhi di Eugenio III, allorchè per negozî del suo convento +Nicolò era venuto a Roma; il Papa lo aveva fatto cardinale di Albano, e +lo aveva mandato da suo legato in Norvegia. Nicolò ordinava con molta +fermezza gli affari ecclesiastici di quel paese, e, tornato proprio +adesso dalla sua missione, era eletto pontefice con voti unanimi, +per guisa che ai 5 Dicembre 1154 saliva alla santa Sede con nome +di Adriano IV. Una sol volta gli Inglesi tennero la cattedra di san +Pietro con uno di lor gente, e questo unico loro Papa fu uomo che da +fanciullo aveva peregrinato in terra straniera, per torsi all’onta di +andare elemosinando nella sua patria. Anni trascorsero, e l’accattone +di Sant’Albano salì tanto alto da scrivere al Re d’Inghilterra, che +Irlanda ed altre isole a buon diritto erano proprietà di sè, pontefice. + +Adriano IV s’inalberò tosto con aria di padrone contro al Comune +romano; il Senato negò a lui reverenza, egli negolla al Senato. Volle +il Papa rovesciare la costituzione del Campidoglio e sperò giungerne +a capo colle armi di Federico, che omai nell’Ottobre era sceso in +Italia. Chiese che Arnaldo fosse bandito, sì come i suoi antecessori +avevano domandato, senza che mai fosse loro riuscito di ottenere. Il +più pericoloso di tutti gli eretici aveva potuto per una serie di +anni predicare le sue dottrine per le chiese e per le vie di Roma, +in faccia dei Papi, perocchè il Senato lo proteggesse ed il popolo +lo idolatrasse. Confidava Adriano IV che, colla caduta di quel solo +demagogo, sarebbene ita spacciata e sepolta la Republica; e i Romani, +che poco potevano aspettarsi da Federico, si volgevano in secreto a +Guglielmo I, il quale nel Febbraio dell’anno 1154 era succeduto al +suo celebre padre Rogero sul trono di Sicilia, ed era tosto venuto a +controversia col Papa: può darsi che lo si invitasse ad occupare colle +armi lo Stato della Chiesa prima che a Roma venisse il Re tedesco[641]. + +Non peranco Adriano aveva potuto prender possesso del Laterano, ma +dimorava nel san Pietro munito di castello. Ciò che ai dì nostri si +propose al Papa, che stesse contento della città Leonina, e come un +grande abate vi abitasse in libertà monastica, i Romani a quel tempo +avevano effettuato; ed invero Adriano IV era ristretto al possedimento +della Leonina sola. Cresceva l’odio contro ai preti, e le necessità +civili dei Romani venivano a dar di cozzo nella contrarietà che quelli +opponevano loro: le cose precipitarono ad una catastrofe; un Cardinale +era preso nella via Sacra a pugnalate e ferito a morte, e Adriano, +tenendo questo fatto in conto di un delitto perpetrato contro la +maestà della Chiesa, scagliava su Roma l’interdetto. Quantunque altri +Papi fossero stati insidiati da’ Romani nella persona, tutta volta +non uno d’essi, prima di Adriano, aveva osato di adoperare contro la +Città quella ch’era la più formidabile di tutte le spaventose armi +usate a quell’età[642]. Non se ne arretrò il risoluto Inglese, e +gettò la sua maledizione su di Roma, affine di strappare alle angustie +superstiziose del popolo la cacciata di Arnaldo. L’interdetto era, per +così dire, un modo di affamare moralmente il popolo, e convien pensare +agli effetti che esso produceva sugli animi credenti d’allora, per +darsi un’idea della sua influenza. L’interdetto faceva cessare tutte +le ceremonie del culto; non più s’udiva squilla di campana; non più +messe, non sacramenti, se si eccettuino il battesimo e la comunione +data ai moribondi, e anche questi cinti di forme terribili. I morti +non si seppellivano più in terra consecrata, e la benedizione nuziale +s’impartiva nei cimiteri. Mai la scaltrezza umana non ha saputo +inventare un’arma sì incruenta e pur sì terribile di potenza come +questa fu; nè in età di superstizione v’ebbe alcun altro modo più di +questo efficace a domare financo Principi poderosi, poichè una parola +pronunciata dalla bocca di un prete possedeva la forza di commuovere +a sommossa i popoli messi a disperazione. Prima del secolo duodecimo, +si aveva posto in opera l’interdetto soltanto rarissime volte; +dappoi i Pontefici lo pronunciarono sovente contro a città ed a paesi +intieri: sennonchè il crudele partito di punire pochi rei col tormento +d’innumerevoli innocenti, si ritorse a danno della Chiesa stessa, +giacchè diminuì l’amore per essa e ne ebbero fomite le eresie; alla +fine l’efficacia scemò collo spesso uso e colla cultura crescente[643]. + +Poco tempo i Romani affrontarono l’interdetto con braveria sprezzante; +la gente pia e debole, le donne ed i preti misero fine alla resistenza, +massime dacchè correva il quarto giorno della settimana santa senza che +si celebrasse la messa. Al mercoledì, il popolo si sollevò con grida +tempestose; i Senatori messi alle strette da quel tumulto, si gettarono +ai piedi del Papa invocandone mercè[644], ed egli consentì a levare +l’anatema, purchè Arnaldo fosse subito discacciato. Lo sventurato +riformatore subì la sorte di tutti i profeti; il popolo ch’egli aveva +ammaliato per sì lungo tempo, lo rinnegò all’istante; ed egli fuggì di +Roma dopo di avervi per nove anni dedicato tutto il suo ingegno a pro +della libertà cittadina. Ramingando dal ricovero di uno a quello di +un altro aderente, di castello in castello, sperava il proscritto di +giungere a rifuggirsi presso una delle Republiche dell’Italia di mezzo, +dove giungerlo non potesse il braccio del Papa. Nel mercoledì santo, +che fu il giorno 23 di Marzo, Adriano tolse l’interdetto; si rimosse da +Roma la tenebra morale, e con processioni festanti fu condotto il Papa +per la prima volta in Laterano. + +Frattanto Guglielmo I premeva di guerra la Chiesa; il suo esercito +assediava primamente Benevento, indi passava il Liri, incendiava +Ceperano, Babuco, Pofi ed altre castella del Lazio, ma tosto dopo con +orribili devastamenti tornava indietro da Frosinone ad Aquino, poichè +il Re tedesco veniva avvicinandosi, e Roma se ne stava cheta. Già +Federico I era in Toscana, ed esortava Pisa ad allestire la sua flotta +per la guerra che egli pensava di rompere adesso contro a’ Normanni, +mettendosi in lega col Papa, coi fuorusciti Pugliesi e coll’imperatore +Emanuele. Precedeva i passi di Federico lo spavento delle geste di +guerra che egli aveva compiuto in Lombardia; veniva, più formidabile +di Enrico V, dalla via Tusca, nè il Papa sapeva se in lui gli sarebbe +per capitare un amico o un nemico. La sorte di Pasquale aveva fatto +un’impressione incancellabile sulla Curia, e nessun trattato bastava +ad attenuare le diffidenze che duravano fra la podestà civile e quella +ecclesiastica. Allorchè i Re tedeschi si avanzavano contro di Roma, +ne tremavano i Papi inermi, come innanzi a nemici che venissero per +trucidarli; quanto ai Re, li turbava il pensiero se forse non era loro +serbata la sorte di perire a Roma di coltello o di veleno: e sotto +ai palii di seta ed ai fiori si celavano omai le spade affilate, che +i Romani senza fallo avrebbero brandito per dare addosso al nemico +di lor nazione. Quando poi la coronazione si celebrava, i Papi erano +altrettanti Danielli nella fossa dei leoni; sennonchè eglino sapevano +destramente cingere di un incantesimo morale i corrucciati Re romani, +e lieti finalmente respiravano, una volta che quei terribili avvocati +della Chiesa, ottenuta la corona, lasciate pergamene, combattuta la +solita pugna che nella città Leonina succedeva alla coronazione, si +partivano di Roma. + +Sui primi di Giugno andò Adriano a Viterbo, accompagnandolo Pietro +prefetto, Odone Frangipane e altri maggiorenti della sua corte. +Lo poneva in angustia la venuta di Federico che s’avanzava a passi +rapidi oltre l’usato; laonde mandava ad incontrarlo tre Cardinali +che s’avvennero col Re presso a San Quirico in Toscana. Volle il Papa +tastarne l’animo, e perciò chiese che gli si desse in mano l’eretico +Arnaldo. Questo sventurato, poco tempo prima, a Bricole in Val d’Orcia, +era caduto in potere di Odone cardinale, ma i Visconti di Campagnatico +lo avevano liberato, e, condottolo in buona sicurezza ad un castello, +quivi lo onoravano «come profeta»[645]. Desiderava Federico di +rimuovere qualsiasi ostacolo alla sua coronazione, e pertanto non +esitò di dar prova del suo buon volere; mandò soldatesche contro quella +rocca, fece imprigionare uno dei Visconti, e, costrettolo a dargli in +balìa Arnaldo, l’amico di Abelardo fu consegnato ai legati del Papa, +per esser giudicato a Roma come ne fosse venuto tempo. + +Con trepide cautele si negoziò della coronazione: Adriano, diffidando, +s’era ritirato a Civita Castellana, ma tranquillavalo Federico, +facendogli nuovamente giurare che adempirebbe al patto di Costanza. +L’esercito tedesco s’era attendato a Campo Grasso vicin Sutri, e là +il Papa doveva scendere da Nepi, e scambiare i saluti coll’Imperatore. +Allorchè Adriano, nel giorno 9 di Luglio, cavalcò verso il padiglione +del Re avvenne uno stranissimo caso al cospetto di tutto l’esercito. Il +Monarca, giovine e orgoglioso, non mosse un sol passo incontro al Papa, +volendo iscansare l’umiliazione di tenergli la staffa, perciocchè da +lungo tempo i Pontefici pretendessero a siffatto omaggio, e parecchi +Principi prestato lo avessero. Per verità, a ricordanza della umiltà +di Cristo, i Papi s’appellavano «servi dei servi di Dio», ma in pari +tempo esigevano che gl’Imperatori servissero loro da staffieri. La è +cosa comica vedere il terror panico che l’inosservanza di una siffatta +ceremonia spargeva fra i Cardinali; voltate le briglie dei loro +cavalli, essi se la batterono a Civita Castellana, piantando il loro +Papa solo in quell’imbroglio. Sbigottito, discese questi di sella per +porsi a sedere sopra una scranna; soltanto allora gli venne innanzi +il giovine eroe, e gli si prostrò a’ piedi, ma il Pontefice, punto +dell’offesa, negò di dargli il bacio della pace. Una miserabile staffa +diventò l’argomento di lunghe e serie discussioni fra i due sommi capi +della Cristianità, fino a che alcuni Principi, i quali nei tempi andati +avevano accompagnato Lotario a Roma, indussero il Re a cedere in quella +disputa puerile. Il dì dopo, il poderosissimo Imperatore si mutò nello +scudiere del Vicario di Cristo, poichè per uno spazio di via quanto +misura un trar di pietra, camminò presso al palafreno dell’antico +mendicante di Sant’Albano, e gli resse fortemente la staffa[646]. + +Non ancora Federico aveva adito la voce della città e del popolo dei +Romani, seconda podestà che aveva diritto legittimo di prender parte +all’elezione dell’Imperatore. Ancor stavasi in dubbio da una banda e +dall’altra del comportamento che dovessero tenere, ed incerto era se +Roma avesse ad aprire le porte oppur a chiuderle: soprattutto nessun +Re era peranco stato coronato imperatore, dacchè in Campidoglio +s’era costituito il Senato, nè Imperatore alcuno aveva finora dato +al Senato la conferma. Di qua di Sutri ambasciatori della Republica +si presentarono a Federico. Le loro richieste, il loro discorso, +la risposta che vi diede l’Hohenstaufen, sono preziosi documenti di +quell’età. + +«Noi, ambasciatori della Città», così dissero superbamente quei Romani +del Campidoglio, «uomini di Roma non minimi, siamo spacciati dal +Senato e dal popolo alla eccellenza tua, o Re ottimo. Ascolta benevolo +quel che ti offre l’illustre signora del mondo, di cui tu, coll’ajuto +divino, presto sarai imperatore. Se vieni recando pace, ne godo. Tu +chiedi l’impero dell’orbe, ed io mi levo lieta, e ti corro incontro a +portartene la corona. Perchè infatti non dovresti venire con pace e con +grazie al popolo tuo, che, inteso a scuotere l’indegno giogo dei preti, +ha avuto così lunga e ansiosa aspettazione della tua venuta? Torni +lo splendore dei tempi vetusti, torni libertade alla Città illustre; +riprenda Roma sotto un tanto Imperatore le briglie della dominazione +universale sul mondo ribelle; accoppii il suo reggitore insieme col +nome anche la gloria di Augusto! Tu sai come la città di Roma colla +saviezza del suo Senato e col valore dei suoi cavalieri ebbe steso il +braccio poderoso dall’uno all’altro mare, fino agli ultimi confini +delle terre, che dico? fino alle isole oltre l’orbe. Non le onde +dell’Oceano, non le Alpi inaccessibili poterono proteggere i popoli; +la prodezza romana tutti loro conquise. Ma ahimè! (così la colpa +punisce sè stessa), la gloriosa nobiltà principesca del nostro vecchio +tempo (dico del Senato) sparve d’infra noi, sonnecchiò in pigrizia non +più valida alle armi, e insieme colla cadente saviezza perì anche la +forza. Allora assursi io; per rinnovare la gloria tua e quella della +divina Republica restaurai il Senato e l’ordine equestre, affinchè, col +consiglio di quello e colle armi di questo, al romano Impero e a te +ritornasse la maestà antica. Non dovrà sentirne letizia l’eccellenza +tua? un’opera tanto gloriosa e profittevole alla tua dignità, non ti +parrà degna di ricompensa? Odi dunque, o Principe, con benigna pazienza +quel poco che devo dirti dei tuoi e dei miei doveri; ma prima de’ tuoi +che de’ miei: _Ab Jove principium!_ Mio ospite eri, ed ora cittadino +mio ti ho fatto. Ciò che mio era di diritto, a te diedi. Perciò obligo +hai primieramente di mantenere le mie buone consuetudini, e di giurare +le vecchie leggi sancite con istromenti scritti da’ tuoi predecessori, +affinchè furore barbarico ad esse non nuoca. Ai miei officiali, cui si +spetta gridarti imperatore dal Campidoglio, pagherai cinquemila libbre; +a prezzo del tuo sangue impedirai che sia tesa insidia alla Republica: +tutto ciò convaliderai con giuramento e con scritture»[647]. A questo +punto Federico fieramente sdegnato troncò la parola in bocca agli +oratori, i quali con magniloquenza italiana proseguivano ad arringare. +Sbigottiti tacquero, e, mentre tutto ciò avveniva, l’uomo il quale +aveva acceso nel loro animo gli spiriti arditi espressi nel discorso, +stava incatenato dentro di una tenda, aspettando la decisione del suo +destino, che un’orazione di questa specie doveva render più presta. + +Infiammato di collera, il giovine Principe si rizzò davanti ai +Senatori; udendo l’ampolloso discorso di quegli uomini di una città +decaduta e oppressa da’ preti, che si arrogavano un linguaggio quale +l’antico Senato non aveva mai osato di adoperare innanzi ai Cesari, +forse ei credette vedersi innanzi dei forsennati o degli spettri sorti +dai sepolcri di Roma. Non v’era contrapposto più vivo di quello in cui +un Imperatore di nazione tedesca, massime Federico I, si trovava coi +Romani; nè l’Hohenstaufen, tronfio della coscienza della sua forza, +capiva che cosa fosse il sentimento nuovo che inspiravano le città +d’Italia: tuttavolta, il nome di Roma imponeva ancora così tanta +reverenza, che egli degnossi di rispondere[648]. + +«Molto», diss’egli con accento di sprezzo, «molto udii celebrare il +valore dei Romani, ma più assai la loro saggezza. Perciò mi reca +meraviglia che il vostro discorso sia tanto rigonfio di sciocca +arroganza e tanto scipito di buon senso. Tu mi poni davanti agli +occhi la nobiltà della tua vecchia Città, ed esalti fino alle stelle +il passato della tua Republica. Lo so, lo so, e col tuo Storico dico +anch’io: un dì v’ebbe virtù in questa Republica. Ma Roma conobbe +quanto mutino le sorti delle cose sotto la luna; forse che questa sola +Città poteva scampare al destino che regge tutte le cose umane? Noto +è al mondo che primamente il fiore della tua nobiltà, di questa Città +nostra, fu trasportato a Bisanzio, ed è noto quanto a lungo il Greco +degenere abbia succhiato le tue midolle preziose. Più tardi su di essa +piombò il Franco, per geste preclaro come lo dice il nome; ed egli ti +tolse fin l’ultima reliquia che ti avanzava di nobile ed eletta natura. +Vuoi tu sapere dove si ricoverarono la gloria antica della tua Roma, +la dignità severa del Senato, la valorosa disciplina dei cavalieri, +l’arte della guerra, l’invitto coraggio nelle battaglie? Appo noi +Tedeschi adesso tutto questo si trova; a noi venne tutto questo insieme +coll’Impero. Da noi sono i tuoi Consoli, da noi il tuo Senato, nostre +sono le tue legioni. Alla saviezza dei Franchi ed alla spada dei suoi +cavalieri devi andar grata se vivi. Dica la storia se i nostri defunti +illustri, Carlo ed Ottone, ricevessero la Città per grazia di uomo +qualsiasi, oppure se mercè la loro spada la togliessero col resto +d’Italia di mano ai Greci ed ai Longobardi, e indi la annettessero +all’Impero de’ Franchi. Lo seppero i tuoi tiranni Desiderio e +Berengario; vecchi morirono in prigionia de’ Franchi, e la nostra +terra ne serba ancora le ceneri. Ma tu dirai: i novelli Imperatori +furono da me chiamati. Furono; e che perciò? te opprimevano nemici, +e nemmanco dei molli Greci potevi col solo tuo braccio liberarti. +Allora chiedesti l’ajuto dei Franchi; e supplichevole invocazione fu, +non richiesta: misera, invocasti chi era felice; debole, invocasti il +forte; angustiata, supplicasti il potente securo di sè. Così chiamato +venni anch’io. Il tuo signore diventò mio vassallo, e tu fino ad oggi +fosti mia suddita. Legittimo possessore sono. Or chi oserà strappare +all’Ercole la sua clava? Forse il Siciliano in cui tu speri? Siagli +maestro il passato, perciocchè il braccio dei Tedeschi non si sia fatto +debole. Tu mi chiedi di tre specie giuramento; ma odi: o la tua domanda +è giusta, o no: se non è, nè tu chieder puoi, nè io accordare; se è, io +non farei che confessare un obligo assunto di mia spontanea volontà; +dunque superfluo sarebbe legarlo ad un giuramento[649]. Com’è che +io potrei ledere il giusto, io che mallevarlo voglio ai più meschini +uomini? Com’è che non dovrei difendere la sede del mio Impero, io che +ho risoluto di restaurarne l’ampiezza? Lo prova la Danimarca testè +soggiogata, e ancor più terre ne farebbero fede, se quest’impresa +di Roma non me ne avesse distolto. Tu chiedi per ultimo promessa di +moneta. Ma Roma non si vergogna di tirar mercato col suo Imperatore +come si suol fare con un sensale? Dunque ei deve essere pagatore del +primo che capita, piuttosto che dispensatore di grazie? Alla gente +minore si chiede l’adempimento di un obligo; i maggiori non fanno che +largire beneficî. Perchè dovrei io non mantenere ai tuoi cittadini +l’usanza tramandata dai miei padri illustri? No! la mia entrata +dev’essere festa di gioia per la Città, ma a coloro che ingiustamente +chiedono ingiuste cose, io per giustizia tutto ricuserò»[650]. + +La risposta di Federico (nella forma che le dà lo storico Ottone +di Frisinga, zio di lui) era tale da schiacciare i Romani sotto il +suo peso; era l’espressione dell’orgoglio nazionale tedesco giunto +all’apogeo di splendore dei suoi trecento anni di dominazione del +mondo: però eccessiva cosa sarebbe stato, se il Re lo avesse indiritto +soltanto ai deboli Senatori di Roma; piuttosto era il manifesto in cui +l’Hohenstaufen prima della coronazione bandiva le sue idee di regno. +L’Ercole, colla clava della sua podestà despotica, sfracellava le +pretensioni di tutti gli altri; atterrava a un tratto anche il Papa, +che affermava sè essere solo e vero facitore di Imperatori. Ed invero +non s’aveva forse osato dipingere in Laterano il condiscendente Lotario +che ginocchioni riceveva la corona dalle mani del Papa? e intorno al +quadro s’era posta questa audace scritta: + + _Rex stetit ante fores jurans prius urbis honores,_ + _Post homo fit Papae, sumit quo dante coronam_[651]. + +L’imprudenza dei Senatori di provocare con tanta millanteria un potente +s’addiceva tutta al concetto fanatico che di Roma eglino si avevano +foggiato. Ma se allora, dentro alla tenda imperiale, si fosse trovato +un uomo maggiore per intelletto delle idee di quell’età sua, avrebbe +dovuto far le risate che eziandio Federico coltivasse in mente, con +pari esaltazione dei Senatori, il fantastico concetto che l’Imperatore +romano tenesse podestà legittima sul mondo[652]. + +Gli ambasciatori romani montarono a cavallo e tornarono stizziti a +Roma; nè Federico altro adesso poteva aspettarsi fuorchè la Republica +gli chiuderebbe in faccia le porte della Città, e si difenderebbe. +Il Papa lo consigliò che alla chetichella facesse occupare il san +Pietro e la città Leonina da milizie scelte, le quali vi sarebbero +state accolte dalle genti pontificie. E consigliò che a quella schiera +si aggiungesse il cardinale Ottaviano favorevole alla parte tedesca, +e ambizioso rivale suo: in tal modo egli lo allontanava dalla tenda +dell’Imperatore. Furono così pertanto mandati innanzi mille uomini a +cavallo, i quali, senza contrarietà, sull’alba del giorno 18 di Giugno, +presero possedimento della città Leonina[653]. + + +§ 2. + +Coronazione di Federico I. — Il popolo romano si solleva. — Battaglia +nella città Leonina. — Supplizio di Arnaldo da Brescia. — Indole e +influenza di lui. — Federico si ritira nella Campagna. — Ritorna in +Germania. + +In quel dì stesso Federico mosse in ordinanza di battaglia, e, senza +che i Romani venissero a salutarlo, da Monte Mario entrò nella città +Leonina, dove lo attendeva il Papa che ve lo aveva preceduto. La +coronazione si celebrò subito nel san Pietro che era occupato dalle +milizie. Le grida di giubilo dei Tedeschi risonarono come scrosci +di tuono per l’alto duomo, allorchè il Barbarossa, eroe favorito +del popolo alemanno, ricevette la spada, lo scettro e la corona +dell’Impero[654]. Ma Roma non lo riconosceva per suo imperatore; la +città teneva sbarrate le porte, e il popolo romano stava raccolto +in armi sul Campidoglio. L’Impero del medio evo era una ombra vana +anche in Roma, e nulla lo dimostra meglio di queste coronazioni che +in fretta e in furia si compievano nel sobborgo pontificio, mentre +con grande ansietà si aspettava che i Romani (dai quali gl’Imperatori +traevano il loro titolo) piombassero con ispade sguainate di qua del +Tevere. Un abisso profondo nelle opinioni, nei bisogni, nell’origine +di stirpe, separava gl’Imperatori di nazione germanica dai Romani. +Benchè questi odiassero lo straniero Adriano IV come loro principe +territoriale, tuttavia lo potevano ancora come papa rispettare, laddove +per Federico, giusto in questo tempo, non potevano avere che acerba +antipatia. Le leggi della Città, che tutti gl’Imperatori solevano +promettere di riverire, egli non aveva giurato; i voti dei Romani non +aveva ascoltato, nemmeno udito le consuete loro acclamazioni, nè con +donativi le aveva pagate: a buona ragione eglino si sentivano lesi nei +loro diritti[655]. Giusta era la domanda che egli confermasse la loro +costituzione; non avervi accondisceso era stato malcauto, e tempo venne +in cui l’Imperatore se ne pentì, e a quei disprezzati cittadini prestò +giuramento. Dopochè i Papi avevano cessato di essere candidati del +voto elettivo del popolo romano il popolo si era visto rapire anche la +parte che gli spettava nell’elezione del suo Imperatore; e in questa +età, in cui le idee dell’antichità romana erano venute innestandosi in +tutti i concetti giuridici delle cose civili e politiche, i Romani non +si potevano indurre a confessare che Roma non fosse più altro che il +luogo in cui l’Imperatore ed il Papa celebrassero la ceremonia della +loro inaugurazione. Mentre altre città splendevano per ricchezza e +per potenza, unico orgoglio della povera Roma questo era: essere Roma. +Durava come tradizione il concetto universale ch’essa fosse la città +capitale del mondo; in Roma Gregorio VII aveva assegnato al Papato +il còmpito di rappresentare l’unità del mondo, e adesso i Romani +fantasticavano di fare lo stesso per via della maestà del popolo e +della magistratura imperiale dal popolo istituita. + +La pretensione continua de’ Romani di possedere ancora l’importanza +antica di Senato e di popolo, le loro contese contro ai Papi, i quali +intendevano a cancellare il concetto politico e civile di Roma, tutto +questo impresse per secoli lunghi nella storia della Città un’orma +profonda di stile tragico, che il pari non si diede in tutta la vita +della gente umana. In questa lotta (continuò fino ai dì nostri, e +sotto le sue impressioni stemmo scrivendo questa Storia) in questa +lotta contro un destino sempre eguale, soli alleati dei Romani furono +le mura Aureliane, il Tevere, la mal’aria, le ombre e i monumenti +degli avi. Solamente al nostro tempo, poichè Roma non altro desiderò +che discendere alle condizioni ordinarie di metropoli di un paese, +d’Italia, la Città ebbe trovato la sua confederata nella nazione +italiana. + +L’imperatore Federico, tenendo in capo il diadema di Carlo, si recò +con poca accompagnatura al suo campo posto nei prati di Nerone, mentre +il Papa rimase in Vaticano. Ma poco andò che, subito dopo il meriggio, +i Romani fieramente si scagliarono contro la città Leonina, valicando +il ponte del Tevere. Quanti nemici alla spicciolata trovarono, +tanti uccisero; assaltarono il Vaticano, e piombarono sul campo di +Federico, dove forse speravano riporre il loro profeta in libertà. +L’Imperatore e l’esercito sorsero dalle mense, cui assisi festeggiavano +la coronazione: corse il grido che Papa e Cardinali fossero caduti in +mano del popolo[656]; Enrico il Leone passò per la breccia che un tempo +Enrico V aveva aperto nelle mura, entrò nella Leonina, e si gettò in +men che non dico alle spalle dei Romani. Tuttavia a quel valorosissimo +esercito costò non poca fatica di mettere a dovere i cittadini romani; +la loro prodezza dimostrò che la costituzione del nuovo ordine dei +cavalieri non era stata cosa puramente fantastica. Vicino al ponte +Sant’Angelo, e coi Transteverini presso all’antica Piscina, si combattè +fino a notte con varia fortuna; finalmente gli sventurati Romani +soccombettero schiacciati dalla forza maggiore. «Bisognava», scrive +lo Storico tedesco, «bisognava vedere i nostri con che eroismo, con +che ardimento picchiavano addosso ai Romani, quasi volessero dire: +Qua su, pigliati, o Roma, ferro tedesco in cambio di oro arabico; di +tal moneta Alemagna si compra l’Impero!» Pressochè mille Romani furono +uccisi od annegarono nel fiume; più furono i feriti; da dugento caddero +prigionieri; gli altri in rapida fuga si salvarono dentro al castel +Sant’Angelo ed alla Città[657]. + +Notizie di origine romana dichiarano che il Papa intercedesse a pro dei +prigionieri, i quali erano dati in custodia di Pietro prefetto, rabido +nemico della Republica. Tacciono quelle del supplizio di Arnaldo; +pure puossi metter pegno che si compiesse subito dopo della battaglia +combattuta nella città Leonina, mentre l’Imperatore era ancor bollente +dell’ira. La fine del celebre Republicano è più oscura che quella di +Crescenzio, perciocchè i contemporanei vi passino oltre lesti lesti, +come se gli stimoli vergogna ovvero paura. Dopo che Arnaldo era stato +consegnato in mano del Papa, questi lo aveva affidato alla guardia +del Prefetto urbano, il quale colla sua potente famiglia di Capitani, +ricca posseditrice di beni nella contea di Viterbo, aveva a lungo +sostenuto guerra contro il Comune romano, e, gravi danni avendone +sofferto, odiava fieramente Arnaldo[658]. Come ribelle, il Prefetto lo +condannò, dopo che forse un tribunale ecclesiastico aveva su di lui +pronunciato sentenza di eresia; e lo sventurato morì sul rogo, dove +prima fu appiccato ad un palo, poi arso. Le sue ceneri si sparsero nel +Tevere, poichè non si volle che i Romani se ne facessero reliquie e le +venerassero; e questo dimostra fino a che segno il popolo lo adorava. +Non v’è alcuno che dica del luogo ove il supplizio si eseguisse; +tuttavolta devesi supporre che, piuttosto di altri siti, avvenisse +nei prati di Nerone presso al Tevere, dove era stato ucciso anche +Crescenzio[659]. + +Il fumo che s’alzò dal rogo di Arnaldo bruttò la maestà +dell’Imperatore, giovine ancora ma omai macchiato di sangue: il +Lombardo cadde vittima delle necessità momentanee e dell’errato +indirizzo politico di lui; ma di quell’uomo vivevano i vendicatori, +i cittadini delle città lombarde, i quali avrebbero un dì costretto +l’Imperatore a curvare il capo dinanzi alla gloriosa opera della +libertà, cui lo spirito di Arnaldo aveva infuso così gagliardo +impulso. Spesso la mano del potente, senza pur che la sua mente lo +preveda, spezza le molle di grandi commovimenti, che lui stesso più +tardi travolgono e signoreggiano. Però agli occhi di Federico Arnaldo +da Brescia non si mostrava in quel rilievo ond’egli compare oggidì +avanti noi, e può darsi che poco di lui avesse udito parlare. Che +poteva calergli della vita di un eretico? E, se anche sarà stato +ben informato dei fatti suoi, entrato una volta in lotta colle città +dell’Italia settentrionale ed eziandio con Roma, poteva Federico dar +favore a questo Lombardo, novatore politico e republicano? Comunque +sia, Federico distrusse una forza rigogliosa che più tardi gli avrebbe +potuto prestare di grandi servigi. Poca previdenza mostrò a Roma +l’Imperatore: invece di comporre con serio benvolere la democrazia +romana ad una giusta misura (e ciò gli sarebbe stato agevol cosa di +fare), invece di ritorla poi all’influenza del Papa e di ridurla sotto +l’autorità dell’Impero, egli la respinse da sè con disprezzo cieco, +e si inimicò molte altre città; però all’ultima fine vide disfarsi e +crollare tutti i suoi stravaganti disegni. + +Con Arnaldo da Brescia s’apre la schiera di quei martiri illustri +della libertà che morirono sui roghi, ma i cui spiriti arditi sempre +resuscitarono come la fenice dalle fiamme, per vivere di continua +vita attraverso i secoli. Ben potè egli chiamarsi profeta, tanto +chiaramente discernè l’indole del suo tempo, tanto lungi seppe +prevedere una meta che Roma e Italia poterono raggiungere soltanto +settecento anni dopo di lui. La sua età che aveva conseguito coscienza +omai matura de’ suoi bisogni e delle sue forze, s’incarnò in lui, +persona geniale di riformatore; così fu che il primo eretico politico +del medio evo sbucciò dalla semenza che aveva posto la controversia +delle investiture. La lotta delle due podestà e la forma nuova onde +si costituirono le città, furono i grandi fenomeni pratici che a lui +servirono di piedistallo storico[660]. Un impulso intimo della sua +coscienza doveva attrarlo là dove s’accoglieva la radice di tutti +i mali; se Arnaldo da Brescia non fosse stato a Roma, se a Roma non +avesse finito la vita, ei sarebbe stato soltanto una persona incompiuta +del suo tempo. Ma Roma non aveva un patrimonio di operosità popolare, +continua e grande; ell’era sopraffatta dalla grandezza antica e in +pari tempo premuta dalla soma delle due massime podestà del mondo, nè +poteva a lungo mantenere la sua libertà civica. Tuttavia, ancora gran +tempo dopo di Arnaldo, durò in Roma la costituzione cui può darsi che +anch’egli abbia preso molta parte come legislatore; nè colà si spense +mai la scuola degli Arnaldisti ossia de’ politici. Le quante volte +in tesi filosofica o in ordine pratico s’ebbe combattuto lo stato +secolaresco del clero, sempre fu Arnaldo che vi prestò un esempio di +idealità storica; e questo a più forte ragione avvenne, dacchè il forte +volere di lui non si lordò mai di bassi intenti[661]: invero gli stessi +nemici suoi confessarono che quel che egli operò fece soltanto perchè +convinzioni entusiastiche lo ispiravano. Per la grandezza del suo +tempo, come per la potenza sociale delle idee, Arnaldo eccelse sopra +tutti coloro che sorsero dopo di lui nel medio evo a combattere per la +libertà di Roma. Fu paragonato al Savonarola; ma ogni animo temprato +a sensi virili sente repugnanza dell’indole monastica del domenicano +e delle tendenze sue alle visioni ed al meraviglioso, laddove non +oracoli, non portenti si narrino dell’amico di Abelardo; chè anzi egli +pare d’intelletto sano e gagliardo, e di mente lucidissima, sia perchè +egli veramente fu tale, sia perchè molto di lui ha taciuto la storia. +Le sue dottrine erano rigogliose di tanta vita, che ancora si sarebbero +attagliate all’indole di questi nostri giorni; ancora oggidì Arnaldo da +Brescia sarebbe il più popolare uomo d’Italia. Avvegnaddio le barriere +alzate dal medio evo abbiano durato così ostinatamente a tener cinte +Roma e Italia, che appena adesso potè trovar pace l’irato spirito di +un eretico del secolo duodecimo, laddove l’ombra di Gregorio VII nulla +possa più con ragione legittima chiedere al mondo[662]. + +Il supplizio dell’uomo che era stato loro profeta, uomo di Stato, e +legislatore, dovette accrescere smisuratamente l’odio dei Romani contro +i due stranieri Adriano IV e Federico I. Però così incompleta fu la +vittoria sanguinosa di Federico, che anche questo grande Imperatore, il +quale sè medesimo teneva in conto di padrone legittimo dell’Occidente +e dell’Oriente, dovette partirsi senza pur aver posto piede in Roma. I +Romani a questo tempo si mostrarono veramente degni della loro libertà; +con animo virile resistettero all’Imperatore, rifiutarono di vendergli +viveri e volevano continuare la lotta; perciò Federico levò il campo +omai nel giorno 19 di Giugno. Presi con sè Papa e Cardinali fuggiaschi, +mosse a monte Soratte, tragittò il Tevere presso a Magliano, e, come +Enrico V aveva fatto, passando da Farfa, giunse al ponte Lucano. Quivi +con gran pompa celebrarono nelle tende la festività dei santi Pietro +e Paolo, e il Papa vi assolse le soldatesche alemanne di ogni peccato +del sangue sparso in Roma. Le città della Campagna furono pronte a +prestare all’Imperatore il gravissimo tributo del _foderum_; altre +gli fecero omaggio per ottenerne la protezione, e Tivoli (la quale per +l’astio che nutriva contro a’ Romani s’era posta dalla parte del Papa) +sperò adesso di potersi affrancare eziandio della podestà pontificia. +Il Comune (alla cui testa adesso erano per certo dei Consoli) +mandò infatti un’ambasceria che prestò omaggio all’Imperatore e gli +consegnò le chiavi della città, come a suo principe: e Federico, per +vendicarsi di Roma, coltivava in mente di render forte una terra che +era fieramente avversa al Senato romano; ma Adriano reclamò invocando +i diritti della Chiesa, e l’Imperatore, prosciolti i Tivolesi dal +giuramento di sudditanza che testè prestato gli avevano, restituì la +città al Papa[663]. La reddizione di Tivoli fu meschino ristoro dato al +Pontefice, verso cui Federico non adempieva la prestatagli promessa di +farlo signore di Roma. + +L’Imperatore, procedendo più in là, giunse a Tusculo, e fino alla +metà del Luglio soggiornò ancora insieme con Adriano nei monti di +Albano[664]. Di là ei davasi aria di voler combattere contro a Roma, +ma la sua impresa tentennava senza uno scopo prefisso: non poteva +acconsentire alle instanze che gli si facevano di muovere nelle Puglie +contro di Guglielmo I, perocchè a ragione i suoi grandi vassalli si +rifiutassero di secondarlo in quella guerra; nè alla stagione che +correva poteva egli imprendere cosa alcuna contro di Roma. Le febbri +estive scoppiarono nel suo campo; i soldati mormoravano di malcontento; +laonde Federico abbandonò il Papa al suo destino, gli diè in mano +i prigionieri, si congedò da lui a Tivoli, e per la via di Farfa +tornò addietro. Nel suo cammino al settentrione ridusse in cenere con +atrocissima ferocia Spoleto, la città longobarda di vetusta rinomanza: +come l’antichità aveva chiamato Demetrio, così anche questo grande +Hohenstaufen potè a ragione essere appellato lo «sterminatore di +città»[665]. + + +§ 3. + +Adriano IV guerreggia contro re Guglielmo. — È costretto ad accordargli +l’infeudazione. — Orvieto diventa città pontificia. — Adriano fa la +pace con Roma. — Disaccordo fra il Papa e l’Imperatore. — Le città +lombarde. — Adriano negozia con esse, e si disgusta con Federico. +— I Romani si raccostano all’Imperatore. — Adriano IV muore. — Sua +operosità. — Lamenta la sventura di esser papa. + +La partenza dell’Imperatore deluse il Papa in tutte le sue speranze. +Non gli si aveva conquistato Roma, sì come stabilito s’era nel patto +di Costanza; andava esule, e financo era fallita l’impresa di Sicilia. +Presa dunque una forte risoluzione, Adriano raccolse vassalli e +genti mercenarie, e nell’autunno andò a Capua e a Benevento. Di già +aveva egli scomunicato Guglielmo I e sciolti del loro giuramento +i popoli delle Puglie, e adesso veniva in persona ad afforzare la +loro ribellione, e univasi ai Baroni sediziosi ed ai fuorusciti che +capitavano a Benevento per prestargli omaggio[666]. La sollevazione di +tutte le province, i moti vigorosi dei Greci, la fortuna che in breve +tempo favoriva i Baroni, l’attività di un Papa avido di conquiste, che +era l’anima della ribellione e ne raccoglieva i frutti, tutto questo +indusse il fiacco figliuolo di Rogero a fare offerte favorevolissime +al Papa; fra le altre v’era questa ch’ei si obligava di ridargli +Roma a soggezione[667]. Però la pace non si conchiuse, avvegnachè +vi ponesse impedimento la contrarietà di quelli fra i Cardinali che +avevano sposato le parti dell’Impero; e allora, datosi tutt’a un +tratto animo di sforzi vigorosi, riusciva a Guglielmo di portar via +quasi di foga le Calabrie e le Puglie ai Greci ed ai Baroni; indi il +Re moveva a Benevento, dove i profughi s’erano ricoverati presso al +Papa. Fu la terza volta che la fortuna arrise ai Normanni cogli stessi +prosperi risultamenti; Adriano in quelle angustie dovè abbandonare i +suoi alleati e implorare pace. Dettolla il vincitore (era il Giugno +dell’anno 1156) nei dintorni di Benevento, e quivi egli ottenne la +triplice investitura di Sicilia, delle Puglie e di Capua; la ottenne +bensì nuovamente come in feudo pontificio, ma molti diritti si +riservò, per patto espresso, verso la Chiesa[668]. La pace fu conchiusa +senza l’intervento dell’Imperatore che v’era interessato, ed il Papa +infeudò un nemico dell’Impero con terre di cui Federico protestava +esser sovrano: se ne irritò questi, e presto sorvennero altre +ragioni ad aumentare la ruggine che già fra lui e il Pontefice s’era +intromessa[669]. + +Nell’estate Adriano tornò nello Stato della Chiesa, ma non risicò +di andare a Roma. Egli accrebbe la potenza pontificia concludendo +trattati con grandi vassalli e financo con città; così nell’Ottobre +ei prese formalmente possesso di Orvieto[670]. Indi andò a Viterbo, +dove d’allora in poi i Papi tennero frequente e gradita dimora, e nel +Novembre entrò in Laterano[671]. La sua pacificazione con Roma era +conseguenza del trattato stabilito con Sicilia; a forza di oro e di +minacce re Guglielmo indusse i Romani ad arrendevolezza, ed eglino, +sì come li sospingeva il loro odio contro Federico, vennero ad un +aggiustamento. Anche questa pace fu atto arbitrario del Papa, e dovette +mettere la stizza in corpo all’Imperatore: era appunto quello che gli +astuti Romani bramavano. Ignoto è il tenore del patto conchiuso con +Roma, ma certamente esso aveva le stesse fondamenta che erano state +poste nell’anteriore convegno con Eugenio III[672]. + +Poco stante, il cozzo cui vennero fra loro le pretensioni che +accampavano (ciascuno per parte propria) il Papato, l’Impero e +il Senato, fu ragione di una scissura profonda fra l’Imperatore e +Adriano. Da dopo di Ottone magno nessuna mano più vigorosa di quella +di Federico I aveva brandito la spada dell’Impero. Conscio della +forza di Germania, per via soltanto della quale protestava che sua +era la corona di Costantino, egli fiaccò le corna alla tracotanza +del Papa, il quale gli opponeva le idee esagerate di Gregorio VII. Il +principio della monarchia despotica s’inalberò rudemente di contra a +quello della Chiesa despotica. Il contrasto di due anime energiche, +quali erano quelle di Federico e di Adriano, minacciava pericolo +che si rinnovellasse la lotta antica, perciocchè ad un Imperatore +grande ed eroico stesse di fronte la superbia eccessiva di un prete, +nella cui persona s’incarnava l’idea smoderata del Papato. A ciò +contribuivano d’ogni specie cause, il retaggio della contessa Matilde, +i rapporti delle investiture, la pace conchiusa dal Papa con Sicilia, +le condizioni di Roma e dello Stato ecclesiastico. Nei tempi andati +non s’era mai scambiato fra i Papi e gl’Imperatori un linguaggio così +violento come adesso; e con discorso aperto e chiaro, e senza ambagi +entrambe le parti posavano la questione in quegli stessi termini che +una lotta mondiale aveva definito nettamente. Avveniva per un caso +che alcuni cavalieri borgognoni svaligiassero un Vescovo svedese; +l’Imperatore non li puniva, e questo fatto dava opportunità ad Adriano +IV di ammonire Federico che soltanto alla buona grazia del Papa +egli andava debitore del suo diadema. E poichè usava della parola +_beneficium_ che aveva duplice significato (in linguaggio giuridico +voleva dir feudo), se ne accendevano a collera l’Imperatore e la sua +corte. Poco mancò che a Besanzone i Cardinali legati, latori delle +lettere pontificie, non fossero ammazzati dai cavalieri tedeschi; +cacciatine vituperevolmente, tornarono queglino a Roma[673]. Federico +fece appello al suo Impero, dichiarò che la superba idea onde i preti +spiegavano le attenenze dell’Impero e del Papato era arroganza e +mendacio, protestò aver ricevuto la podestà imperiale soltanto da Dio +per la elezione fattane dai Principi, disse voler morire piuttosto che +invilir la sua dignità sotto ai preti[674]. Non erano più i tempi di +Enrico IV; per tutto l’Impero tedesco sonarono con eco di giubilo le +parole dell’Imperatore; i Principi e i Vescovi, infervorati di amor +di nazione, si dichiararono concordi contro al Papa; e Adriano, cui +toccava lottare contro un partito tedesco financo nel Collegio dei +Cardinali, dovette prestamente chetare la collera dell’Hohenstaufen: +una novella ambasceria con modestia addicevole recò una lettera di +scusa, nella quale Adriano con sottigliezze degne di un grammatico +pedante, asseriva, il concetto di _beneficium_ non avere adoperato +nella significazione di feudo. + +Quei nunzî trovarono Federico di già arrivato in Augusta, donde, nel +Giugno dell’anno 1158, egli era in procinto di tornare con grandi +forze in Italia per ischiacciarvi le città reluttanti al suo dominio, +e per ridurre tutta la contrada sotto la sua spada imperiale. L’eroica +Milano prestò soggezione nel mese di Settembre, ed allora l’Impero +celebrò nella Dieta di Roncaglia il più decisivo dei suoi trionfi; +ma fu anche l’ultimo. Financo i celeberrimi giureconsulti di Bologna, +adulatori e schiavi della loro idolatria per l’antico giure imperiale +romano, accrebbero l’orgoglio del potente, perciocchè la monarchia +degli Hohenstaufen eglino vestissero di tutto il manto despotico di +Giustiniano, e protestassero in esso risiedere per diritto legittimo +la signoria universale del mondo. In questa età, nella quale le cose +civili e politiche, rimutandosi in un ordinamento nuovo, andavano +cercando un solido fondamento giuridico, così le città che l’Imperatore +facevano ricorso alle leggi romane, e pertanto venivano fra sè a +veementissimo cozzo. Ma il mondo è commosso da forze vive e cammina; +e perciò le città, ad eccezione di Roma sola, si svincolarono con +poderoso sforzo dalle tradizioni dell’antichità, laddove l’Imperatore +si appigliava con ambo le mani al passato, or prendendo ad esemplare +il despotismo romano ed or l’Impero teocratico di Carlo; nella sua +cecità reputava di poter impedire le tendenze democratiche del secolo, +stringendone i polsi colle manette della tirannide onnipotente di +Giustiniano. Nell’acre lotta che si dichiarava fra la cittadinanza e +l’autorità imperiale non si poteva lungamente dubitare, che colla prima +avrebbe fatto sua alleanza il Papato. La questione delle investiture +(quest’è il concetto politico che domina una intiera epoca storica) fu +l’idea mediatrice fra entrambi; vale a dire, la controversia antica, +dopo che il Concordato di Worms la ebbe pacificata dentro della +Chiesa, riarse con nuova foga nella cerchia delle cose civili. Anche +per le città or si trattava di torre all’Imperatore i diritti regali, +l’amministrazione della giustizia, la elezione de’ magistrati: così +avvenne che la celebre lotta di Federico I contro le città lombarde +fu la seconda controversia delle investiture, ma di ordine civile; e +da essa alla fine le Republiche uscirono vincitrici, sì come era stato +della Chiesa, e conseguirono la loro independenza giuridica nelle cose +di Stato. + +Omai Adriano IV in gran segreto andava annodando negoziati colle città, +nel tempo medesimo in cui zelava a stringersi meglio nell’amicizia +della monarchia feudale di Sicilia: del principio di libertà la Chiesa +non si impacciava[675]. Dopo tanti trionfi, anche Federico, come Carlo +Magno, intendeva a comandare su di Roma e dei Vescovi dell’Impero, +tenendoli in conto di altrettanti vassalli; laonde egli mandava suoi +legati per le terre di Italia, affinchè, con asprezza scevra d’ogni +riguardo, levassero il tributo del _foderum_ e di altri diritti +fiscali, anche nelle province ond’era composto il retaggio della +contessa Matilde, e nello Stato della Chiesa[676]. In una lettera +accalorata il Papa si dolse che Federico esigesse oneri feudali da’ +Vescovi, e che impedisse l’adito nelle province ai Cardinali legati. +Rispose l’Imperatore con tono sprezzevole, la Chiesa non aver posseduto +diritti principeschi prima di Costantino; ogni possedimento della santa +Sede esser dono dei Re; nondimeno, i Vescovi (che soltanto dovrebbero +essere eredi delle cose di Dio) possedere eccelsi officî temporali +dello Stato: dirittamente aver eglino pertanto oblighi feudali verso +l’Imperatore, perciocchè anche Cristo avesse per sè e per Pietro +pagato tributo all’Imperatore[677]. E proseguiva Federico dicendo +che pertanto, o i Vescovi si spogliassero dei loro beni temporali, o +dessero all’Imperatore ciò che dell’Imperatore era; che se ai Cardinali +s’avevano serrate in viso le porte delle chiese, lo si aveva fatto per +proteggere le comunità dalla loro avidità depredatrice; che il Papa +faceva oltraggio alla umiltà cristiana una volta che al cospetto del +mondo discuteva di vantaggi terreni, i quali nulla avevano a fare colle +cose di religione. Protestava avergli dovuto dichiarare tutto questo, +perciocchè ei vedesse che la abbominanda bestia della superbia s’era +accovacciata fin sulla cattedra di san Pietro[678]. + +In tal guisa Federico faceva risorgere la controversia delle +investiture dal lato delle cose temporali: adesso parlava colle parole +dei Romani, e pareva essersi tramutato in quell’Arnaldo da Brescia, +che pochi anni prima egli aveva fatto morire. Almeno per un momento +la podestà imperiale era entrata in un periodo di restaurazione; +quella pontificia s’era invece infiacchita. Punto sul vivo, Adriano IV +mandò a Federico suoi legati per vedere ciò che potesse aspettarsi di +guadagnare con negoziati. Le sue richieste intemperanti significarono +che il Papato si ergeva contro l’Impero colle stesse idee che le +città coltivavano: domandava che gli si desse emancipazione completa +dall’Impero nelle bisogne temporali, ovverossia che a lui si cedessero +i diritti regali. Chiedeva che i Vescovi d’Italia dovessero prestare +all’Imperatore soltanto in generale il giuramento di fedeltà, ma non +essergli tenuti di oblighi feudali: non potesse l’Imperatore esigere il +_foderum_ nello Stato della Chiesa, eccettuato il caso di coronazione; +alla santa Sede si attribuissero i redditi del retaggio di Matilde e +di tutte le terre che si estendono da Aquapendente a Roma, i redditi di +Spoleto, della Sardegna e della Corsica, di Ferrara e di Massa; nessun +messaggio potesse l’Imperatore mandare a Roma senza il beneplacito del +Papa, avvegnadio colà appartenessero alla santa Sede la magistratura +e le regalie di ogni specie. Ma se di questo modo Adriano domandava +di serrare lo Stato ecclesiastico in faccia alla podestà imperiale, e +di essere riconosciuto per sovrano assoluto, rispondevagli di rimando +l’Imperatore: «Poichè per volontà Divina imperatore romano sono e mi +appello, non terrei che un titolo vano, se mi lasciassi fuggir di mani +la signoria della città di Roma»[679]. + +Ambasciatori del Senato romano furono presenti a questi negoziati, chè +i Romani, allorchè ebbero visto l’Imperatore torcere fermamente contro +al Papa le dottrine di Arnaldo, a lui si ravvicinarono. Lo riconobbero +adesso per imperatore, gli mandarono, nella primavera dell’anno 1159, +dei messaggi di riconciliazione; e poichè a questi Federico ebbe fatto +in publico orrevoli accoglienze, il Senato gli spedì una legazione di +uomini ragguardevoli, i quali vennero al campo che l’Imperatore aveva +posto innanzi a Crema. I Romani, fatti più moderati, gli chiesero +la sua buona grazia imperiale, domandarono che concedesse indulto, +promisero di restaurare la podestà dell’Impero in Roma; e Federico +trattò col Comune, e dichiarò di voler accettarne il Senato, ma con +certe norme che egli stesso prefiggerebbe, e che sarebbero state pari +alle condizioni imposte a Milano assoggettatasi. Congedò così gli +ambasciatori con ricchi donativi, e in loro compagnia mandò a Roma +Ottone di Wittelsbach conte palatino, Guido conte di Blandrate e il +prevosto Eriberto di Aqui: colà costoro avrebbero dovuto intendersela +sull’ordinamento del Senato e sulla investitura del Prefetto, e in +pari tempo (se la cosa avesse potuto condursi a buon fine) conchiudere +un Concordato col Papa. I messaggieri furono ricevuti in Roma con +molti onori, ma le superbe esigenze del Senato, che adesso assunse +un atteggiamento baldanzoso, resero impossibile che si conchiudesse +cosa alcuna: frattanto insorgeva un altro ostacolo; era la morte del +Papa[680]. + +Adriano IV passò da questa vita nel dì 1.º Settembre dell’anno 1159, +ad Anagni, in piena discordia coll’Imperatore, e mentre gli tenzonava +in mente il pensiero di scomunicarlo. Questo prete, sorto di basso +stato, ebbe animo maschio e forte, e stette avverso al potentissimo dei +Monarchi con tanto orgoglio, come se non soltanto gli fosse stato pari, +ma superiore. Pregevolissima energia di volontà, grandezza conseguita +per meriti suoi proprî, scienza esperta della vita, accrebbero in +lui le doti naturali dell’animo, cui in mezzo all’orgoglio non fe’ +difetto, a tempo debito, l’accorta moderatezza: Adriano fu uomo +prudente, di pratiche idee e di tempra indomita, come sogliono essere +gli Anglosassoni. Pari a Gregorio VII, volle condurre a effettuazione +l’idea della signoria universale pontificia[681]; però in mezzo ai suoi +sogni arditi non neglesse di coltivare quegli intenti meno remoti, che +gli capitarono sotto la mano. Fortificò eziandio a nuovo con munimenti +alcune città, come fece di Orta e di Radicofani; altre ne acquistò, +e gli Atti del _Dominium Temporale_ fanno fede delle cure attente +ch’ei diede a conservare patrimonî alla santa Sede o a fondarne, a +indebolire i signori della Campagna, a renderli pronti a’ suoi servigî. +La nobiltà della provincia era allora caduta in basso, causa le +guerre cogl’Imperatori e col Comune civico; i Baroni, in conseguenza +della rivoluzione democratica, avevano perduto il loro potere, erano +impoveriti e carichi di debiti; laonde molti cedettero del tutto o +per una metà le loro castella ad Adriano, che le restituì loro quali +feudi della Chiesa: per tal guisa, nobiluomini diventarono tributarî +(_homines_) del Pontefice. Precisamente in questo grandissima fu +l’operosità di Adriano IV[682]. Soltanto la Republica di Roma egli non +aveva potuto abbattere: durava in Campidoglio il Senato, e Federico, +invece di essere per Adriano un imperatore benevolo, erane divenuto +nemico violento, che mandava rotoloni tutti i suoi piani. «Ah! non +avess’io», così un uomo del suo paese udì Adriano dolersi, «non avessi +io mai abbandonato l’Inghilterra patria mia, od il convento di san +Rufo! In qual luogo del mondo evvi uomo sventurato come il Papa? Sulla +cattedra santa ho trovato tante angustie, che tutte le amaritudini +della mia vita passata mi paiono dolcezze al paragone. Sia pur l’eletto +pontefice ricco come Creso; domani ei sarà povero e indebitato a +innumerevoli creditori. Rettamente il Papa si chiama servo de’ servi, +perocchè l’avarizia cupida lo renda schiavo delle servili anime romane, +e, s’egli non le attalenta, gli è pur mestieri che lasci trono e Roma, +e se ne vada fuggiasco»[683]. Così Adriano IV descriveva le condizioni +del Papato, tal quale era allora; ed è la confessione di un savio +esperto del mondo, che morì in esilio. + +Di quel valoroso uomo straniero Roma non conserva altro monumento che +la sua urna custodita nelle grotte del Vaticano; un’arca antica cui +la solidità indestruttibile tramandò fino a noi. E acconciamente quel +grossolano sarcofago di rosso granito, spoglio di fregi, racchiude le +ceneri del solo Pontefice che sia stato di nazione inglese, ed ebbe +indole vigorosa e soda come granito. + + +§ 4. + +Scisma fra Vittore IV e Alessandro III. — Il Concilio di Pavia +riconosce Vittore IV per papa. — Resistenza animosa di Alessandro III. +— Egli s’imbarca per Francia. — Distruzione di Milano. — Vittore IV +muore nel 1164. — Pasquale III. — Cristiano di Magonza. — Alessandro +III torna a Roma. — Guglielmo I muore. — L’Imperatore greco. — Federico +viene di nuovo in Italia. — Lega delle città lombarde. — Rainaldo di +Colonia s’avanza in prossimità di Roma. + +Alla morte di Adriano tenne subito dietro uno scisma. Da lungo tempo il +Collegio de’ Cardinali era diviso in due fazioni, aderente l’una alla +gerarchia, l’altra all’Impero; ma ancora in Anagni le due parti avevano +fra sè pattuito di eleggere uno che raccogliesse i loro voti concordi. +Sennonchè il partito di Adriano, capitanato da Bosone nipote del Papa, +aveva in secreto fatto occupare il munito palazzo che era presso al +san Pietro, ed ivi congregava sue adunanze[684]: nel tempo medesimo +la minor fazione tedesca s’era messa con gran calore in accordi cogli +ambasciatori imperiali che tuttavia trovavansi a Roma, e a forza di +denaro si aveva guadagnato aderenti in Senato. + +Nel san Pietro si riunirono per l’elezione i Cardinali, gli +ambasciatori dell’Imperatore, il clero, i nobili, il popolo e i +Senatori, i quali ultimi s’erano tolto l’incarico della guardia del +duomo, e ne tenevano chiuse le porte. In tre giorni non giunsero a +intendersi, e alla fine, nel dì 7 Settembre, il partito più forte +acclamò papa il cancelliere Rolando Bandinelli, sanese. Stavano per +porre il manto rosso sulle spalle di lui, che se ne schermiva restìo, +quando il cardinale Ottaviano, capo della parte tedesca, gli strappa di +dosso la porpora; un Senatore indignato gliela toglie di mano, ma il +cappellano del Cardinale accorre con un altro manto; Ottaviano se lo +gitta sugli omeri, e nella esaltazione che lui tremante tutto invade, +lo indossa a rovescio[685]. Però l’assemblea non aveva pur tempo di +ridere della goffa figura del Cardinale il quale con tanta ansietà +s’era ammantellato, chè il tumulto si fece grande. Colla spada in pugno +entrarono nel san Pietro genti d’arme che già stavano preste; la parte +di Ottaviano lui salutò papa; il clero minore (massime il Capitolo del +san Pietro), il popolo, il numero maggiore de’ Senatori, molti Capitani +gli diedero con voci di plauso il loro beneplacito; s’intonò il _Te +Deum_, e l’acclamato, assunto nome di Vittore IV, fu subito condotto +processionalmente al Laterano[686]. + +Frattanto Rolando e i suoi s’erano ricoverati nel Vaticano +abbertescato. Quivi entro stettero serrati nove giorni dal Senato, +che l’altra parte si aveva con corruzione guadagnato; indi furono +tradotti in più stretta prigionia nel Transtevere, di dove, tre dì +dopo, li liberò Odone Frangipani, il quale da lungo tempo era il più +illustre vassallo della Chiesa e acerbissimo nemico della Republica. +Subentrò un moto di reazione; Rolando fu condotto per Roma in mezzo a +un grande scampanìo e colle bandiere delle chiese spiegate al vento; +ma poi, seguìto da tutto il clero a lui devoto, da molti del popolo +e della nobiltà in armi, dal collegio dei giudici, e dalla scuola dei +cantori, immantinente si partì per la Campagna. Secessioni mirabili di +quei Romani; strani spettacoli che dava di sè l’elezione pontificia a +quell’età! + +A’ piedi de’ monti Volsci, presso al margine delle paludi Pontine, +è posta Ninfa, allora mediocre città, oggi incantevole Pompei del +Cristianesimo, colle sue annerite mura che stanno ancor ritte, colle +sue vie, colle sue leggendarie chiese cadute, cui l’edera tutte +ricopre, e par che quasi soffochi nelle sue braccia. In quella terra, +ai 20 di Settembre, uno dei più valorosi Pontefici che sieno stati, il +grande avversario dell’imperatore Barbarossa, fu consecrato con nome di +Alessandro III; poi egli si recò a Terracina, in prossimità dello Stato +siculo, il cui Re più presto che in fretta gli prestò reverenza[687]. + +Per un momento, Ottaviano fu padrone di una gran parte della Città. +Quel Cardinale apparteneva alla nobiltà romana; era de’ Conti di +Monticelli e discendeva dai Crescenzî: bello di persona e liberale di +mano, poteva contare su numerosa aderenza in Roma. Pietro prefetto +della Città, il nipote di lui, i Tebaldi e gli Stefani, alcuni dei +Gaetani, i Pierleoni ed altri ottimati potenti stavano dalla sua +parte[688]. Anche ai vantaggi del Senato pareva che fosse desiderabile +un Pontefice devoto a’ Tedeschi; quanto al popolo romano, non credeva +egli mai qual fosse il Papa legittimo, ma soltanto qual era che +prodigasse di più denaro[689]. Lo avevano, come lo bramavano, romano; +e il basso clero, che da dopo di Arnaldo astiava i Cardinali seguaci +delle dottrine antiche, quasi tutto si dichiarò per lui. Del clero +maggiore però Ottaviano contava fra i suoi fautori soltanto il Vescovo +di Ferentino, Imaro vescovo di Tusculo che aveva rinnegato Rolando, +l’Abate di Subiaco, e quattro Cardinali, dei quali Guido di Crema e +Giovanni erano stati quelli che lui veramente avevano sollevato al +trono[690]; oltre a loro, Ottone conte palatino e Guido di Blandrate +erano stati gli operosi a farlo eleggere. Sotto la protezione di questi +ultimi, anche Ottaviano si partì di Roma che tempestava in tumulto; ai +4 di Ottobre fu consecrato a Farfa dal Vescovo di Tusculo, assumendo +nome di Vittore IV[691], e di lì se ne andò a Segni nei monti Volsci. +Per tal guisa entrambi i Papi avevano stanza nella Campagna, l’uno +in faccia dell’altro, perciocchè da Segni ad occhio nudo si scerna +chiaramente, giù basso nella valle, Anagni dove adesso aveva residenza +Alessandro III. + +Non era pur dubbio di quale fra i due pretendenti avrebbe l’Imperatore +accettato; se Rolando, l’orgoglioso Cardinale legato che, un tempo, +Ottone conte palatino era stato là là per uccidere, oppure Ottaviano, +l’antico rivale di Adriano IV. Entrambi gli emuli fecero appello +al mondo cristiano, e Federico colse questa buona occasione per +assidersi arbitro da avvocato della Chiesa. In una lettera scritta +dal suo campo innanzi a Crema, l’Imperatore comandò al «cardinale +Rolando» di presentarsi in persona davanti a un Concilio, che egli +aveva bandito raccogliersi a Pavia, e che su di lui pronuncierebbe +sentenza: l’esempio d’Imperatori antichi e moderni gli conferiva il +diritto di congregarlo. Ma Alessandro III, che aveva omai scomunicato +Ottaviano, teneva sè stesso in conto di papa legittimo, e però +respinse l’ammonimento, siccome quello che era contrario ai canoni. Il +Concilio si riunì nel Febbrajo dell’anno 1160, breve tempo dopo che +Federico aveva schiacciato l’eroica Crema. Comparve Ottaviano, baldo +e sicuro della vittoria; molti testimoni, sopra tutti il Capitolo del +duomo di san Pietro, anzi la parte maggiore di Roma ecclesiastica e +laicale, si chiarirono in favore di lui; il Sinodo, che soggiaceva +all’influenza imperiale, dichiarò agli 11 di Febbrajo, che Vittore +IV era papa legittimo, e tosto l’Imperatore lo venerò per tale, +facendogliene publico omaggio. Rolando fu scomunicato come cospiratore +contro l’Impero e come scismatico; a quest’ora avevasi potuto mettere +facilmente in chiaro la stretta lega che il suo partito aveva conchiuso +con Sicilia, con Milano, con Brescia e con Piacenza[692]. + +Coraggioso al pari di Gregorio VII, Alessandro III entrò in guerra +con un formidabile avversario: e la lotta equivaleva a quella +dell’independenza della Chiesa, che Federico voleva far curvare sotto +ai Concilî dei suoi Vescovi, e sotto al giogo imperiale. La partita +del giuoco era grave, poichè aveva per posta tutto quanto s’era +guadagnato all’età di Gregorio e di Calisto. E in questa seconda +grande controversia del Papato coll’Impero, si ripeterono molti de’ +casi antichi, anche per quello che concerne la città di Roma, sebbene +ella avesse assunta una forma così nuova: però, laddove Gregorio VII +aveva avuto per alleati il fanatismo religioso, la ribellione dei +Paterini, la potenza famigliare di una femmina pinzochera, l’arte +politica di un usurpatore, adesso invece il Papato doveva avere per +confederata la libertà, a cui conquistare alcune città strenuamente +combattevano. Nel giovedì santo, ai 2 di Marzo, Alessandro dal duomo +di Anagni scagliò l’anatema contro il grande Imperatore; oramai la +scomunica non significava altro che dichiarazione di guerra. E mandò +legati ai Re della Cristianità, sperando che alcuni, tementi la +grandezza di Federico, lui riconoscerebbero per papa; nè s’ingannò: +esortò i Lombardi a tener forte resistenza, ma il suo comportamento +politico verso le Republiche tenne sempre in limiti di accortezza e di +circospezione. Fu sua buona ventura che all’Imperatore desse molto a +fare la guerra veemente con Milano; e mentre Vittore IV se ne andava in +compagnia della corte imperiale, Alessandro III, ajutato dai Siciliani, +riusciva a soggiogare il Lazio: financo nella incostante Roma +cresceva il partito per lui, avvegnaddio l’Antipapa non venisse nella +Città[693]. A favore di Alessandro difatti dichiararonsi i Senatori di +nuova elezione; e i Frangipani disposero le cose in modo che di già +nel Giugno dell’anno 1161 ei potè entrare in Roma; quivi consecrò la +chiesa di santa Maria Nova attigua alle rocche di quella famiglia, che +erano poste vicino all’arco di Tito; sennonchè, forse un quattordici +giorni dopo, egli abbandonò la mal secura Città, per tornare a cercarsi +ricovero a Preneste e a Ferentino[694]. + +La potenza di Federico mandò così a rovescio le speranze di Alessandro; +e Vittore IV potè celebrare ai 19 di Giugno un numeroso Concilio +a Lodi, cui assistettero eziandio cinque Senatori romani[695]: ad +Alessandro, che si vide abbandonato da quasi tutto lo Stato della +Chiesa, non rimase altro a scegliere che l’esilio[696]. Intorno al +Natale egli s’imbarcò a Capo Circeo su galee siciliane, toccò Genova +ai 21 del Gennaio 1162, e, come i suoi antecessori, andò ad invocare +l’ospitalità di Francia. + +Mentre egli riceveva in questa terra l’omaggio dei maggiorenti, +Federico tripudiava nei suoi spaventosi trionfi di Lombardia. Ai 26 +di Marzo egli fece la sua entrata nella vinta Milano che ordinò si +smantellasse; ed al cenno suo i terrieri di altre città italiche si +gettarono con insana rabbia di vendetta su quella vittima magnanima, +la cui caduta scosse di un tremito tutta quanta Italia. Anche a +Roma egli incusse terrore; la Città riverì il Papa imperiale, ma +Federico (che nel Giugno s’era avanzato fino a Bologna) ad Agosto +partì per la Borgogna, passando da Torino, e dietro a sè lasciando +un paese devastato, che adesso non aveva che un santo dovere da +compiere: riscattarsi da un despota straniero. Conformemente ad un +patto convenuto con Luigi VII, voleva egli raccogliere a Besanzone un +Concilio, innanzi cui avrebbero dovuto comparire i due Papi e udire la +loro sentenza; però l’arte di Alessandro ed altri ostacoli mandavano a +monte la cosa. Senza aver raggiunto il suo intento l’Imperatore dovette +tornarsene in Germania, e poichè quivi Vittore IV non trovava simpatie, +egli lo rimandò tosto in Italia ponendogli ai fianchi, come da vicario, +Rainaldo, eletto arcivescovo di Colonia. Quest’uomo di forte animo, che +dall’anno 1156 era cancelliere dell’Impero, s’ispirava ad un indirizzo +differente da quello che un dì aveva seguito Guibaldo: più imperiale +dell’Imperatore, era entusiasta della monarchia di nazione germanica, +cui voleva nuovamente rendere suddito il Papato. L’intelletto sagace +e l’ardita energia di questo Arcivescovo, che vestiva corazza ed era +ministro dell’Impero, s’accordavano pienamente coll’eroica grandezza +del Barbarossa[697]. + +Mentre adesso Alessandro, sicuro che Francia e Inghilterra lo +riconoscevano per pontefice, dimorava il più del tempo a Sens, +il Senato governava Roma in pace. Gli Atti di quella università, +«costituita in Campidoglio dal venerando e magnifico popolo dei +Romani», non fanno più menzione del Pontefice, e in carte giudiziarie +di allora viene posta nelle date l’êra di Vittore IV[698]. Frattanto +questo Papa moriva a Lucca ai 20 Aprile dell’anno 1164, e Rainaldo, +senza pur interpellarne la mente dell’Imperatore, faceva che i +Cardinali scismatici eleggessero Guido di Crema con nome di Pasquale +III. Federico, il quale trovavasi a Pavia, approvò tosto l’opera che il +suo Cancelliere aveva compiuto di suo arbitrio[699]; tuttavolta neanche +Pasquale giunse a insignorirsi di Roma: qui il magnifico Ottaviano, da +quel nobile romano ch’egli era, ben aveva avuto moltissimi aderenti, ma +Guido non si guadagnava alcun partito. Piuttosto avveniva una mutazione +di cose favorevole ad Alessandro, poichè i Romani sentivano di che +danno fosse per loro la perdita dei vantaggi che ad essi concedeva la +presenza della Curia pontificia, e poichè il reggimento tentennante +mutava di andazzo politico col cambiare di magistrati. Per verità nella +primavera dell’anno 1165 sembrò che la fortuna sorridesse a Pasquale, +ma non fu che un’apparenza menzognera. Egli aveva posto residenza a +Viterbo. Questa città, secondo i disegni dell’Imperatore, doveva essere +la base di tutte le imprese contro di Roma; e, dopo le deliberazioni +da lui decretate a Würzburg nella Pentecoste dell’anno 1165, non si +dovevano prendere più mezze misure; volevasi procedere dirittamente +all’intento di sottomettere il Papato all’autorità dell’Imperatore, nè +più nè meno di ciò che s’era fatto a’ tempi di Ottone I. Cristiano di +Magonza e Gotelino conte avevano la capitananza degl’Imperiali; eglino +si misero bene addentro nel Lazio, e angustiarono con tanta gravezza i +Romani, che questi comperarono una tregua d’armi e protestarono esser +pronti a riconoscere Pasquale per papa se Alessandro (che avevano +invitato a tornare) tornato non fosse. Le soldatesche di Cristiano +devastarono Anagni, ma rifecero indi la via di Tuscia, ed allora +milizie sicule e romane occuparono per qualche momento il Lazio[700]. + +Frattanto Giovanni cardinale, nuovo vicario di Alessandro in +Roma, aveva con grande accortezza lavorato a pro del Papa suo; +ed era riuscito a guadagnargli con denaro i Romani, irritati +delle esterminazioni cui Federico metteva le città e stizziti dei +devastamenti che le imprese di Cristiano avevano menato per le loro +terre: e Giovanni aveva benanco potuto ficcar lo zampino della sua +influenza nella novella elezione dei Senatori, s’era impadronito +del san Pietro, e aveva restituito la Sabina al suo obligo di +soggezione verso il Papa[701]. Quasi tutta Roma si dichiarò a favore +di Alessandro, nelle mani del suo vicario prestandogli giuramento di +fedeltà; ambasciatori erano corsi a Francia, lo avevano invitato in +nome di Roma a farvi ritorno, e Alessandro s’imbarcava nell’Agosto +dell’anno 1165 a Maguelonne. La galea su cui egli navigava sfuggì +felicemente alle insidie dei pirati e dei Pisani, e lo condusse in +terra amica, a Messina, di dove re Guglielmo lo fece per Salerno +condurre a Roma. Il giorno in cui ricorreva la festa di santa Cecilia +egli arrivò alla foce del Tevere, e accompagnato dal Senato, che ve +l’era andato a levare, tenne la sua solenne entrata in Laterano addì +23 Novembre del 1165. In tal maniera i Papi ebbero a Roma, fino ai dì +nostri, sorti tanto irte di contraddizioni, fatti essendo segno or di +odii feroci, or di saluti festanti[702]. + +Tuttavolta erano ben tristi le condizioni del Papa, gravato com’ei si +trovava di debiti: elemosine e imprestiti tolti in Francia (massime +dall’Arcivescovo di Reims) non gli davano che da vivere in Roma a +stecchetto; ed aveva intorno a sè un popolo avido, il quale, per dirla +colle sue parole, anche in tempo di pace non guardava ad altro che alle +mani del Pontefice[703]. La morte di Guglielmo I il Malvagio (avveniva +nel Maggio dell’anno 1166), e l’esaltamento al trono di Guglielmo II +figliuol suo, che ancor era in età minore, rendevano ad Alessandro +assai dubbio l’ajuto di Sicilia, eccetto in ciò che ei di là traeva +denaro[704]. Pericoloso da altro canto tornavagli un novello alleato +che or gli si offeriva: era questi Emanuele di Bisanzio, che venuto +in nimicizia con Federico, proponeva al Papa una lega. Come tanti +altri Imperatori greci, anche Emanuele sperava ricavar vantaggio dallo +scisma per restaurare la sua signoria in Italia, dove aveva già posto +piè forte in Ancona. Fe’ dunque egli balenare agli occhi del Papa +la prospettiva di ricomporre ad unione le due Chiese, gli profferse +ricchi sussidî, promise di ridurgli in sudditanza Roma e Italia, e +in cambio chiese la corona romana. Bisanzio ad ogni momento ricordava +le sue pretensioni su Roma, e infatti non v’ha gente che abbia buona +memoria più dei legittimisti. Alessandro ricevette con molte onorifiche +accoglienze l’ambasciatore greco, che fu il sebasto Giordano, figlio +dello sventurato Roberto di Capua; però, se fece le viste di aderire +ai voti bizantini e se mandò suoi legati a Bisanzio, fecelo soltanto +per incutere timore all’Imperator tedesco, e per tenersi in qualunque +ventura sgombrata la via ad un’alleanza greca. + +Di già nel mese di Novembre 1166 Federico tornava in Italia; la +Lombardia ribolliva di odio contro lo straniero e ferveva di amore +della libertà, ed omai le città (che l’Imperatore così incautamente +aveva ridotto in servitù) si collegavano fra loro per combattere a +vita e a morte: in esse fu che il Papa trovò i suoi veri alleati. +Non prevedeva l’Imperatore che formidabile destino gli si preparasse +in Lombardia; suo progetto era discacciare d’Ancona i Greci, di +Roma il Papa, installare Pasquale III nel san Pietro, farla finita +a Roma con qualche colpo maestro, incatenare tutta Italia. Intanto +che egli, sul principio di Gennaio dell’anno 1167, moveva di Lodi, +per conquistar prima di tutto Ancona (locchè reputava agevol cosa) e +per incamminarsi poi a Roma, Rainaldo di Colonia con un’oste minore +doveva venire dalla parte di Tuscia, e sgombrare la via a Pasquale III. +Rainaldo s’avanzò vittorioso fino in vicinanza di Roma, e quasi tutte +le castella disertarono la parte di Alessandro, il quale profondeva +ammonimenti e tesori per tenere il popolo stretto alla sua bandiera: +il popolo granciva allegramente oro da ambe le parti[705]. Tuttavia il +numero maggiore dei Romani stava per Alessandro; uno dei motivi ne era +l’odio quasi puerile che nutrivano per alcune cittaduzze loro vicine, +come erano Albano, Tivoli, Tusculo, le quali non volevano riverire +l’autorità del Senato, e si collegavano cogli Imperiali. Tutto questo +doveva partorire una catastrofe. + + +§ 5. + +Tusculo. — Decadenza del Conti di quella famiglia. — Rainaldo di +Colonia entra in Tusculo. — I Romani lo assediano. — Cristiano +di Magonza muove a liberarlo. — Battaglia presso Monte Porzio. — +Gravissima sconfitta de’ Romani. — Federico assedia la Leonina e +la prende di assalto. — Assalimento del san Pietro. — Negoziati coi +Romani. — Alessandro III fugge a Benevento. — Pace fra l’Imperatore e +la Republica di Roma. — La peste miete l’esercito di Federico. — Questi +parte di Roma. + +Signore di Tusculo era allora Raino, uno dei figliuoli di quel Tolomeo +II ch’era morto nell’anno 1153[706]. La casa dei Tusculani omai +s’avvicinava alla sua caduta; divisioni del patrimonio famigliare, +debiti, guerre, la costituzione del Comune romano avevano sbassato la +potenza antica di questa famiglia. Neppur Tusculo era più in mano di un +sol padrone: ai tempi di Eugenio III Odone Colonna aveva dato in pegno +a Odone Fragipane la parte che gliene spettava, fino a che quel Papa +ne aveva fatto compera e l’aveva affrancata dell’ipoteca; in tal guisa +i Pontefici erano giunti ad acquistar dei diritti su di un castello il +quale aveva per sì lungo tempo tiranneggiato la santa Sede. Adriano IV +aveva concesso in feudo a Gionata, figlio maggiore di Tolomeo II, la +parte ch’era dei Pontefici, e lo aveva ridotto così vassallo suo[707]. +Ma il Senato romano aveva visto di mal animo che la Chiesa facesse da +patrona di quel castello che rifiutava obbedienza e tributo alla Città, +e Alessandro III aveva predicato al deserto, quando aveva dissuaso il +Senato da che assalisse Tusculo. Raino, premuto da’ Romani, chiamò in +ajuto gl’Imperiali; venne il pro’ Rainaldo, che giusto ai 18 Maggio +col soccorso dei Pisani aveva conquistato Civitavecchia, ed entrò +colle genti Coloniensi dentro di Tusculo, dove i Romani inferociti lo +assediarono[708]. Così il grosso della guerra si addensò tutto su Roma. + +I Romani armarono un’oste numerosa; si fece una levata delle milizie +civiche e di tutti i vassalli della Tuscia e del Lazio ch’erano +fedeli al Senato od al Papa; e fu questa la prima volta che cittadini +e Capitani s’unirono insieme. Allora Rainaldo e Raino mandarono a +chiedere soccorsi al campo di Ancona, e Cristiano di Magonza, raccolti +milletrecento uomini d’arme di gente tedesca e di feroci mercenarî +brabanzesi, corse in assistenza dei suoi amici[709]. Cristiano conte +di Buch (che l’Imperatore nell’anno 1165 aveva fatto arcivescovo di +Magonza mettendolo in luogo di Corrado di Wittelsbach) era uno dei +migliori generali di Federico. Con provvido accorgimento egli pose +campo presso Monte Porzio in vicinanza di Tusculo, e, per concedere +ai suoi guerrieri un giorno di riposo, mandò messaggi ai Romani; +risposero questi con disprezzo, e, usciti della Città con tutte le loro +soldatesche, diedero addosso al nemico nel lunedì della Pentecoste, +essendo, così vien detto, in numero di quarantamila uomini. Nessun +Cronista nota chi fosse il duce del massimo esercito che da secoli +i Romani schierassero in campo; forse ei fu Odone Frangipani, il +più ragguardevole ottimate di Roma a quell’età. Quantunque i Romani +stessero contro a’ Tedeschi nella proporzione di venti contr’uno, +questi valorosi guerrieri non disperarono; l’inno tedesco di battaglia +rinvigorì gli spiriti della loro piccola schiera; Cristiano spiegò la +bandiera imperiale, e la disuguale battaglia incominciò. I Brabanzesi +furono tosto ricacciati indietro dalla forza maggiore nemica, ma la +cavalleria dei Coloniensi, poca sì ma robustamente serrata nelle sue +ordinanze, sortì a tempo opportuno da Tusculo con una carica veemente, +ed uno squadrone di cavalli che Cristiano teneva in pronto, colse le +milizie nemiche di fianco: un urto ferrato e irresistibile squarciò +nel centro la fronte di battaglia dei Romani; la gente a cavallo diè +volta, la fanteria si sciolse in fuga scompigliata, e i Brabanzesi si +gettarono sul campo romano. Inseguiti colle spade alle reni, i fuggenti +furono uccisi o si arrendettero; appena una terza parte di tutto +l’esercito giunse nella sgomentata Città, e soltanto le salde mura di +Aureliano e la notte che cadeva obligarono i persecutori a far sosta. I +campi e le strade erano sparsi di cadaveri e di armi; a migliaia erano +stati i massacrati; altre migliaia venivano condotte prigioniere a +Viterbo, e fra questi trovossi anche un figlio di Odone Frangipane, per +il quale il padre inutilmente offerse un ricco riscatto. Fu il giorno +29 Maggio dell’anno 1167, che si combattè questa memoranda battaglia +fra Monte Porzio e Tusculo[710]. + +Coloro che in faccia del Papa avevano ottenuto questa gloriosa +vittoria sopra una forza tanto preponderante, erano, meraviglioso +caso! due Arcivescovi tedeschi, nobilissimi uomini per natali, per +doti dell’animo, per coraggio. La loro piccola oste era formata dei +più valorosi soldati del mondo, gente che aveva appreso il mestier +della guerra in Lombardia: quanto ai Romani, che erano avvezzi a +combattere dietro a’ monumenti e sotto il riparo delle mura, o solevano +da quelle far loro sortite, perdettero il primo combattimento, che, a +prova delle armi del loro governo di fresca data, avessero appiccato +in campo aperto contro le soldatesche imperiali: e doveva pur esser +gravissima la loro vergogna, al memore pensiero dei loro gran padri, +di cui vaneggiavano aver rinnovata in Campidoglio la Republica[711]! La +tradizione andò divulgando leggende di quella sconfitta, ma in Roma non +v’ha più pietra che indiscretamente narri di cotale orrenda giornata, +che potè dirsi la Canne del medio evo[712]. + +Infatti il terrore, i pianti, le angustie furono nella Città grandi, +come dopo della vittoria di Annibale. Per le vie, vecchi e matrone +alzavano lunghe voci di gemito, o con strida lamentose ricevevano +i convogli dei morti, cui alla fine il nemico concesse che si +seppellissero. Il Papa ne pianse di dolore; e, vivendo in sospetto, +si ricoverò sotto la protezione de’ Frangipani presso al Colosseo, con +attenta cura provvedendo che si vigilasse alle mura e che venissero in +Città milizie, avvegnaddio i Tedeschi già avessero posto campo innanzi +a Roma, afforzati di genti levate nelle città della Campagna. Chi +avesse dato libero volo alla fantasia avrebbe potuto credere di esser +tornato a’ tempi di Manlio Torquato o di Coriolano, allorquando s’erano +alleati contro Roma Ernici ed Equi, Latini e Volsci, ed avevano rizzato +le loro tende sulle falde dell’Algido. Erano pur sempre quelle stesse +antiche città, Tivoli, Alba, Tusculo, Viterbo ed altre, che nuovamente +assediavano Roma, tornata per gran vecchiezza fanciulla. Quelle piccole +terre speravano adesso di dare addosso all’avvilita Città, parimente +come Cremona e Pavia avevano assalito Milano. E adesso Cristiano +esortava l’Imperatore a venire, per dar l’ultimo crollo alla cadente +Roma: s’affrettava Federico, dopo aver conchiusa una capitolazione con +Ancona, e poteva, ai 22 di Luglio, piantare le sue aquile imperiali in +prossimità di Monte Mario[713]. + +Alessandro III si vide ridotto alle dure condizioni di Gregorio +VII, e senza neanche speranza di ajuti normanni; chè un esercito +siciliano, cui la Reggente aveva mandato contro di Federico, era +stato ributtato. I Romani difendevano Alessandro come avevano difeso +Gregorio, o, per dir meglio, il Papa stava sotto la protezione di loro, +fino a tanto che la necessità o il loro profitto non li costringesse +a trattare con Federico. Un assalto mosso contro porta Viridaria +sgombrò all’Imperatore l’ingresso della città Leonina, dove Romani non +trovavansi, ma soltanto genti pontificie che prodemente tennero ancor +fermo nel san Pietro. Il duomo era cinto tutt’all’intorno di trincee; +il suo atrio e il campanile di santa Maria _in Turri_, sopra la scalea +maggiore, erano muniti come fortezze; sul tetto s’avevano piantate +macchine fromboliere; l’interno, fino la tomba in cui il santo Apostolo +dormiva il suo sonno senza che ne lo destasse lo strepito di questi +orrendi tumulti, era tutto irto di arnesi bellici e di serragli, nè più +nè meno che se fosse stato una rocca. E poichè il castel Sant’Angelo, +causa le sue mura laterali, era staccato dalla Leonina, e serviva di +testa di ponte alla città di Roma, a questo tempo non più il castello, +ma il san Pietro era della Leonina cittadella vera. + +Otto giorni la Mecca della Cristianità resistette agli assalti di +Tedeschi arnaldisti e di soldatesche viterbesi. Muraglie, torri, +il portico restaurato da Innocenzo II caddero infranti; tutto il +borgo traboccò al suolo, cumulo di rovine. Soltanto il duomo teneva +ancor fermo, però a un tratto era gettato fuoco nel suo atrio; santa +Maria _in Turri_ ne arse, e un testimonio oculare potè deplorare la +distruzione di un magnifico musaico che sopra dell’atrio decorava +il muro di quella chiesa: nè perdevano tempo i Viterbesi, ma ne +strappavano via le porte di bronzo, per recarle, secondo il costume +di quell’età, in patria, da spoglie opime della vittoria[714]. Il +san Pietro minacciava di andar tutto in fiamme, allorchè il presidio +abbassò le armi. Fu Federico di Rotenburg, figlio dell’imperatore +Corrado, il più bel cavaliere dell’esercito, che durante il fiero +assalto fe’ abbattere a colpi di ascia le porte del duomo. Il +sangue degli uccisi insozzava gli altari polluti e la stessa tomba +dell’Apostolo; sul pavimento di marmi finamente lavorati del tempio, +come sopra un campo di battaglia, giacevano distesi i cadaveri degli +estinti, chiusi nelle loro armature[715]. Poteronsi chiamare empi i +Musulmani del secolo nono, se, tre secoli dopo di loro, battagliarono +alla conquista di quella medesima basilica l’Imperatore della +Cristianità e i suoi Vescovi coperti di corazze d’acciaio? Il duomo +fu preso il sabato 29 di Luglio; e lo si ebbe appena nettato del +sangue, che sotto ai suoi portici s’intonò a Dio il canto del _Tedeum_, +orazione no, ma canzone di scherno. Al dì seguente l’Imperatore mise +dentro al san Pietro il Papa suo ch’era venuto di Viterbo, istessamente +come aveva fatto Enrico IV dopo la presa della città Leonina. Anche +Federico in quella festività cinse il serto d’oro di patrizio in segno +di protesta così contro ai Romani che al Papa; indi, addì 1 di Agosto, +che era il giorno in cui si celebrava la festa delle catene di san +Pietro, ei fece che Pasquale III coronasse a imperatrice la moglie sua +Beatrice: egli assistette alla ceremonia col diadema in capo[716]. + +Quelli dei Romani che parteggiavano per l’Impero gli si fecero attorno, +ma ogni successo suo rimase ristretto alla Leonina. Il popolo romano, +ancora istizzito della sua disfatta, teneva testa nella Città, e +ivi esso era più formidabile che sul campo di Tusculo. Nel frattempo +Alessandro III, crucciandosi nei suoi pensieri, dimorava nelle torri +dei Frangipani presso l’arco di Tito; due galee siciliane vennero +fino al san Paolo per torlo seco, se avesse voluto fuggire; ma il +Papa, preso il denaro che i Siciliani gli portavano, lo distribuì ai +Frangipani, ai Pierleoni ed alle guardie che vigilavano alle porte, +e rimandò indietro le navi. Ancora i Romani resistettero virilmente, +tuttavia nè essi nè il Papa potevano schivare di venire a trattative. +A Roma trovavasi Corrado conte palatino e parente di Federico; era +egli stato arcivescovo di Magonza, ma avendo abbracciato le parti +di Alessandro III, della sua dignità l’Imperatore aveva investito +Cristiano: Corrado dunque fu spacciato al campo di Federico. Imitando +l’esempio di Enrico IV, anche questi tentò di tirare i Romani dalla +sua, protestando che solo ostacolo alla pace era il Papa. Propose lor +dunque così: abdicassero entrambi i Papi; un terzo si eleggesse colle +forme canoniche; non volere indi egli pretendere più all’elezione +pontificia, voler dar la pace alla Chiesa, ristorare i Romani delle +loro perdite. Com’è naturale, Alessandro e i suoi Cardinali respinsero +proposte cotali, ma i Romani le accettarono: per salvare le sue +pecorelle, sclamavano, il Papa è tenuto a far maggiori sacrificî che +non sia quello di deporre la tiara. Il popolo tumultuò, si chiese +che il Papa rinunciasse alla sua dignità, ed allora egli sparve della +Città. Tre dì dopo lo si vide in abito di pellegrino sedere presso al +Capo Circeo, e co’ suoi compagni dividere il mesto pane del fuggiasco +accosto a una fonte, che più tardi ne fu chiamata fontana del Papa. A +Terracina vestì di bel nuovo la porpora, e mosse poi a Benevento, dove +entrò nel mese di Agosto. + +La sua fuga tolse all’Imperatore la speranza di un aggiustamento +colla Chiesa, ma agevolò la pace colla Città, e in ciò diede una +vittoria decisiva all’Imperatore, poichè quei medesimi Romani, i +quali avevano sì lungamente difeso Alessandro III, adesso discacciato +lo avevano di Roma[717]. Intorno a questo tempo i Pisani avevano +con otto galee risalito il corso del Tevere; distruggevano le ville +poste sulle due sponde, ed uno dei loro bastimenti giungeva fino alla +_Ripa Romea_[718]. I Romani caddero d’animo, e Federico, il quale +nella stagione che correva, poco poteva operare, nè aveva speranza di +conquistare le torri dei nobili, quando pure Roma gli avesse aperte +le porte, era inchinevole ad equi patti. I suoi ambasciatori, fra’ +quali fu il notaro e storico Acerbo Morena di Lodi, conchiusero la +pace con Roma: Senato e popolo giurarono all’Imperatore di essergli +fedeli e di difendere i diritti della corona romana dentro della Città +e fuori; l’Imperatore confermò il Senato nell’autorità che allora +aveva, ma come se investito ne fosse da lui; confermò con una Bolla +d’oro la validità de’ testamenti e di tutti i contratti d’affittanze +de’ Romani; finalmente concesse franchigia da ogni specie di imposte +e di gabelle[719]. Così dopo guerre sanguinose si giunse a quello +che Federico avrebbe dovuto fare al momento della sua coronazione; la +Republica romana fu posta sotto la dipendenza immediata dell’Impero. I +suoi messi forniti di pieni poteri ricevettero da Roma giuramento di +vassallaggio; però egli non pose mai piede nella Città, avvegnaddio +quivi i grandi Capitani non avessero preso parte al trattato, ma +stessero minacciosamente in armi nelle loro torri. Federico adesso +ripristinò la Prefettura come officio imperiale, e ne investì Giovanni, +figlio dell’antico prefetto Pietro; indi fe’ eleggere il novello +consiglio comunale, e tolse quattrocento statichi de’ Romani[720]. + +In questi giorni era egli pervenuto al culmine della sua potenza; aveva +restaurato in Roma i diritti dell’Impero, messo in san Pietro il suo +Papa, abbattuta la gerarchia gregoriana, e adesso, coll’assoggettamento +completo d’Italia, poteva di bel nuovo costituire l’Impero universale +romano. Sennonchè in mezzo a tutti questi fausti successi, d’un tratto +apparvero gli angeli sterminatori, armati del flagello delle febbri: +a creder dei Santi, vennero per salvare il Pontefice, ma a creder +nostro fu Nemesi che sorse a fermare il braccio dell’oltrepotente +monarca, per dar tempo e forza alle città di spezzare le loro +catene. La mano del destino colse Federico parimenti come ebbe colto +Serse e Napoleone; spettacolo triste e sublime, che par simile a un +turbine orrendo, incalzante, che si spande attraverso la natura, e la +devasta. Roma di repente si tramutò in Gerusalemme, e l’imperatore +Federico fu annientato come Sennacheribbo. Negre nubi calarono ai +2 di Agosto su di Roma, e si sciolsero in diluvii di pioggia; indi +succedette un’ardente caldura, e la mal’aria, che a Roma nell’Agosto +è mortifera, produsse febbri pestilenziali. Morte ingloriosa mietè +il fiore dell’esercito invitto; cavalieri, fanti, scudieri caddero +oscuramente, spesso morivano di repente, cavalcando o camminando per +le vie: poco andò che non si potè più dar sepoltura ai morti. In sette +giorni Federico vide un dopo l’altro morire i suoi migliori eroi, +Rainaldo di Colonia, Goffredo di Spira, Eberardo di Regensburg, i +Conti di Nassau e di Lippa, Federico di Rotenburg; Vescovi e signori +molti; innumerevoli nobiluomini e soldati volgari furono rapiti dalla +moria. L’angelo di Gregorio magno non fu visto ricomparire sul castel +Sant’Angelo, e ringuainare la spada; sembrava anzi che ei si librasse +a volo sopra il duomo profanato dell’Apostolo, agitando irato il suo +dardo fiammeggiante. Anche Roma fu desolata orribilmente dal morbo; +gli uomini morivano a migliaia, e ai loro cadaveri si dava tomba nel +fiume. Da secoli la Città non aveva sofferto più spaventose sorti +della battaglia di Monte Porzio, e subito dopo, della peste[721]. I +Tedeschi ne ebbero terrore, come se la mano di Dio li castigasse di +aver tormentato la Città santa, incendiato le chiese, polluti di sangue +i templi della Cristianità. + +Ai sei di Agosto l’Imperatore levò le tende, e sbigottito partì col +resto dell’oste, che aveva l’aspetto di un esercito di ombre. Lasciò +a Viterbo Pasquale III e gli ostaggi romani, e andò avanti a Pisa; ma +per via gli caddero ancora più di duemila uomini, ed altri, esangui e +sparuti come altrettante larve, portarono con sè in Germania la morte, +oppure passarono di vita in Italia: così avvenne di Acerbo Morena e del +giovine duca Guelfo, ultimo della casa di Este che avesse ereditato i +possedimenti di Spoleto, di Toscana e di Sardegna, del patrimonio della +contessa Matilde[722]. + +Questa orribile fine sortì la guerra di Federico intorno alla fatale +Roma, presso le cui mura, dai Goti in poi, intieri popoli di Alemagna +piombarono nelle loro tombe senza nome. E allorquando l’uomo tedesco +cammina lungo quelle alte mura di Aureliano, gli è con grave dolore che +egli rimembra le sventure orrende di Roma e tutto il sangue sparsovi +dai suoi padri, di cui s’imbevve ogni zolla di quel terreno[723]. + + + + +CAPITOLO SESTO. + + +§ 1. + +Guerra delle città lombarde contro di Federico. — Pasquale III in Roma. +— Calisto III. — Tusculo s’arrende alla Chiesa. — I Romani non lasciano +entrare Alessandro III nella Città. — I Lombardi vincono a Legnano. +— Negoziati di Federico col Papa. — Congresso e pace di Venezia. — +Alessandro III conchiude pace con Roma. — Sua entrata trionfale in +Laterano. + +Tanti colpi fatali non piegarono l’animo eroico dell’Imperatore, ma ne +fransero la potenza. Degno di ammirazione è il coraggio indomito con +cui Federico I, subito dopo la sventura toccata in Roma, proseguì la +sua guerra contro le città: però deplorevole fu il suo acciecamento, +e di lì a non molto avvenne che l’eroe con parole dolenti invidiasse +la sorte di Alessandro magno, cui reputava beato perchè non avea mai +visto Italia, e si rammaricasse di non aver piuttosto combattuto per +la remota Asia[724]. Omai nella primavera dell’anno 1168 gli conveniva +partirsi di Lombardia come un fuggiasco, e mentre esauriva le forze +dell’Impero lottando contro gli impulsi del suo tempo, che di lui +erano più forti, con quelli il Papa si alleava. Uno strano accordo +di circostanze poneva la libertà delle Republiche sotto il patrocinio +della Chiesa, sì come la libertà di questa adduceva sotto la protezione +delle Republiche. Sarebbe eletta gloria della Chiesa se ella, di sua +spontanea opera e per principio religioso, avesse promosso le libertà +civili: ma i Papi combattevano a Roma la democrazia, perchè là questa +cercava soccorsi dall’Imperatore contro il Papato, ed in pari tempo la +favorivano in Lombardia, avvegnaddio quivi essa trovasse nel Pontefice +un appoggio contro all’Imperatore. La potenza morale della Chiesa +afforzò l’energia delle città, e la vittoria gloriosa della democrazia +salvò il Papato, nemico di tutte le libertà, dallo scisma e dalla +dittatura imperiale[725]. + +La lotta della lega Lombarda contro di Federico è uno dei più magnifici +episodî della storia; per lunghi secoli essa ebbe ornato Italia di uno +splendore vivissimo, che ha qualche cosa del nobile genio ellenico. +Dopo età così buie trascorse, il fiore rigoglioso della libertà civile +è bello e confortevolissimo fenomeno del medio evo. Soltanto la città +di Roma rimase condannata a voltolare il sasso di Sisifo, e a pugnare +dolorosamente contro un destino che era di lei più possente. Se si +paragonano ai Lombardi intenti all’eroica loro lotta, è cosa che fa +pena vedere i Romani combattere del continuo contro le cittaduzze +del loro vicinato, sulle quali volevano tor vendetta della sofferta +sconfitta, il cui obbrobrio era una spina al loro cuore. Nell’Aprile +1168 distruggevano Albano, e ve li ajutavano Cristiano di Magonza e il +Prefetto imperiale[726], perocchè entrambi questi uomini, ad onta delle +disgrazie sofferte in Agosto, capitanassero ancora il partito tedesco +in Roma, dove l’Antipapa, lasciato Viterbo, aveva fatto ritorno. +Pasquale III potè dimorare per qualche tempo nel Vaticano; i Senatori +gli avevano prestato reverenza, tanto per ottenere la liberazione +degli ostaggi romani, ma ponendogli divieto di entrare nella Città: ed +egli era costretto a cercar ricovero in Transtevere, nelle torri di +Stefano Tebaldi, poichè stava in grande paura della rinnovazione del +Senato, le cui nuove elezioni dovevano avvenire al primo giorno del +Novembre 1168[727]. Però nel frattempo moriva egli in Vaticano ai 20 +di Settembre, e Giovanni abate di Struma subentrava in vece di lui, con +nome di Calisto III. + +I Romani s’irridevano di un Papa e dell’altro; pure, quantunque +vedessero volontieri Alessandro III in esilio, tolleravano che il +Cardinale vicario di lui abitasse nella Città. Questi si dava faccenda +a guadagnargli la benevolenza dei Romani, in pari tempo che Corrado +di Wittelsbach, generale di Alessandro, minacciava da Benevento il +Lazio[728], e prendeva Tusculo per meta della sua impresa. Al solo +udir pronunciare il nome di quel paese i Romani montavano in furore, +e pertanto vollero distruggerne il castello, come avevano fatto di +Albano. Corrado, respinto dai Conti di Ceccano, non potè giungere a +gettarvisi dentro, ed allora Raino, ultimo dei signori di Tusculo, +consegnò la angustiata città in mano di Giovanni prefetto, e la permutò +con altre terre senza darsi un pensiero al mondo dei diritti del Papa. +Giovanni ne prese possesso, ma i Romani assaltarono fieramente il +castello. Fuggì il Prefetto e volle tornarvi Raino; però i cittadini +di Tusculo, non ve lo accolsero più, e preferirono far dedizione di +sè al Papa, che, speravano, gli avrebbe protetti contro ai Romani: in +pari tempo anche Raino con una publica scrittura cedette tutti i suoi +diritti alla Chiesa. Per tal guisa, agli 8 di Agosto 1170, il celebre +Tusculo venne in proprietà del Pontefice[729]. + +Alessandro III risiedeva allora a Veroli nella Campagna, e per +cagione di Tomaso arcivescovo di Canterbury era entrato in veemente +controversia col Re d’Inghilterra; infruttuosamente questi aveva +corrotto a forza di denaro i maggiorenti romani affinchè gli +acquistassero il favore del Papa, e non meno vane erano state le +profferte che aveva fatto a lui dei suoi tesori e di ajuti valevoli +ad assoggettargli Roma[730]. A Veroli riceveva Alessandro messaggieri +dell’Imperatore che bramava la pace, e delle città Lombarde di +cui il Papa aveva invocato il soccorso. Anche legati greci vennero +rinnovandogli proposte di alleanza, ed Emanuele Comneno spingeva +tant’oltre la degnazione fino a dare una sua nipote in moglie al +maggior vassallo del Papa, a Odone Frangipane. Le feste nuziali si +celebrarono a Veroli con sontuosa magnificenza, tuttavolta Alessandro +III non aderì alle offerte dei Greci[731]. A nulla approdarono neanche +i suoi negoziati con Federico, ma il Papa sperò adesso di ottenere +accoglienza a Roma. Ai 17 di Ottobre dell’anno 1170 entrò con genti +d’arme in Tusculo; però il grande Pontefice dovette restar più di due +anni rimpiattato in quella meschina rocca montana, proprio dirimpetto +a Roma, perciocchè i Romani nol lasciassero entrare nella Città[732]. +Ivi, a Tusculo, gli capitò la novella (e penosissima impressione fece +al suo animo) che l’arcivescovo Tomaso Becket era stato assassinato a +Canterbury: presto quel fatto di sangue doveva diventare potentissima +leva della sua podestà pontificia; nondimeno in quello stesso tempo, +in cui a Tusculo riceveva i messaggi del clero inglese e di re Enrico, +e si occupava di questioni assai rilevanti della Chiesa e della +gerarchia, Alessandro trovavasi confinato in quel castello latino, +involto egli stesso in difficoltà gravissime, che formavano un acerbo +contrasto colla sua dignità e coi negozî che aveva per mano[733]. Lo +angustiava Cristiano di Magonza, di cui i Tusculani comperavano la +ritirata a peso di denaro; lo angustiavano i Romani, irritati che +il Papa tenesse Tusculo sotto il suo patrocinio. Alla fine costoro +maliziosamente gli proposero un aggiustamento; accondiscendesse a ciò +che si smantellasse una parte delle mura di quella rocca, e allora +sarebbe a Roma il bene accolto. Ottocento Romani giurarono il patto, +ma, contro il suo chiaro tenore, il furente popolo romano distrusse +affatto tutti i munimenti dell’odiato castello. Il Papa ingannato +non volle tornare a Roma; rimase a Tusculo ch’era così ridotto una +terra aperta, indi, sul principio dell’anno 1173, ne partì, e senza +speranza alcuna che lo confortasse, andò a continuare il suo esilio a +Segni[734]. + +Così trascorsero ancora alcuni anni, ma finalmente una grande vittoria +dei Lombardi fe’ mutar faccia a tutte le cose. Nel Settembre del 1174 +Federico era tornato a guerra contro le città, e stavolta doveva questa +esser la lotta decisiva: l’eroica difesa di Ancona e quella della nuova +Alessandria infiammarono gli arditi cittadini all’entusiasmo, infino a +che una battaglia di ricordanza imperitura assicurò ad essi la libertà. +La giornata di Legnano (combattuta ai 29 Maggio dell’anno 1176) nella +quale le milizie cittadine alleate sconfissero il poderoso Imperatore, +fu la Maratona delle Republiche lombarde; le giovani città celebrarono +uno dei più splendidi trionfi che registri la storia; sè liberarono +e la patria. Primo frutto di quella vittoria fu certo la convenzione +secreta che fra loro conchiusero l’Imperatore ed il Papa, cui Federico +mandava messaggi di pace ad Anagni, sperando staccarlo dalla causa +delle città. Ad ottener ciò il Barbarossa rinunciò ai più vitali +diritti dell’Impero su di Roma, ossia concesse tutto quello che ei +s’era rifiutato di cedere in tempo andato ad Adriano IV. Così avvenne +che alla podestà imperatoria su Roma (l’autorità ne era già andata +decadendo da dopo di Lotario) fu rinunciato da quel grande Imperatore +medesimo che s’era preteso di voler restaurare i confini dell’antico +Impero romano. Non fu pigro Alessandro di trarre tutti i possibili +vantaggi da una vittoria cui per nulla aveva contribuito, laonde le +città sospettarono un tradimento. Dopo di essere andato a Venezia sopra +navi siciliane, il Papa le acchetò in una Dieta raccolta a Ferrara, e +vi die’ promessa solenne che non conchiuderebbe senza di loro la pace +definitiva. I Consoli lombardi avrebbero potuto cantargli a chiare +note che egli aveva combattuto il potente nemico a parolone ed a Bolle, +laddove eglino lo avevano vinto per virtù di geste insigni; tuttavia fu +necessità che per adesso si accontentassero di aver tratto un mezzano +vantaggio dai loro eroici conati. + +Allora fu conchiuso il primo dei Congressi che sopra tutti sia +di nota degnissimo e confortevole a chi lo ricorda; nè peranco +diplomatici, assisi intorno a una tavola coperta del solito panno +verde, vi arbitrarono le sorti dei popoli, ma per la prima volta, +ambasciatori di libere città, da uomini independenti, trattarono alla +paro coll’Imperatore e col Papa. Nel famoso Congresso di Venezia, +addì 1 Agosto 1177, fu conchiusa la pace fra Alessandro III, Federico +I, le città, l’Imperatore greco e Guglielmo di Sicilia[735]. Calisto +III fu deposto, Alessandro III riverito per papa, assicurato a lui +il possedimento dello Stato ecclesiastico. Rinunciò l’Imperatore +alla Prefettura, e così ammise che d’allora in poi il Pontefice +sarebbe stato principe independente di Roma e del _Patrimonium_; +e questo, nella estensione che allora aveva lo Stato della Chiesa, +da Aquapendente a Ceperano, l’Imperatore restituì al Papa: quanto a +Spoleto, alla marca di Ancona, ed alla Romagna, il Pontefice da parte +sua dichiarò che erano terre indubbiamente pertinenti all’Impero[736]. +Alle collegate città lombarde fu acconsentita una tregua di sei anni, +che precedette la conferma del loro stato di diritto publico. La +pace di Venezia segnò una grande epoca nella storia d’Italia, dove la +cittadinanza venne in fiore rigoglioso; decise anche della sorte di +Roma, ma precisamente le condizioni di questa Città posero le attenenze +del Papa e dell’Imperatore in un assetto di cose meno favorevoli +di quello che sortissero in Lombardia. Federico, posto in non cale +qualsiasi riguardo, sacrificò la Republica che aveva dianzi accettata, +e il suo generale Cristiano di Magonza senza ombra di pudore prestò +adesso le sue armi alla Chiesa per assoggettarle, conformemente ai +patti, la Città e il _Patrimonium_. Abbandonati a sè soli in un tempo +in cui tutta Italia invocava pace, i Romani non ebbero coraggio di +combattere più a lungo contro il Papa, cui l’Imperatore riconosceva +adesso per padrone di Roma. Alessandro III, coperto di gloria, era +tornato intorno alla metà di Dicembre ad Anagni; omai egli sapeva +che il suo esilio sarebbe finito. Sette nobili romani gli recarono +lettere del clero, del Senato e del popolo per invitarlo a far ritorno. +Diffidando, e memore dei torti patiti, il Papa procrastinò, e spedì a +Roma Cardinali e uomini del medio ceto affinchè conchiudessero trattati +col popolo. Dopo negoziati lunghi si venne ad accordi: i Senatori da +eleggersi ogni anno al dì primo di Settembre presterebbero giuramento +di fedeltà al Pontefice; sarebbersi restituiti alla Chiesa il san +Pietro e i redditi d’ogni maniera; sarebbe mallevata sicurezza a tutti +i vegnenti a Roma. Raffermate queste condizioni, ambasciatori romani +andarono ad Anagni, si prostrarono ai piedi del Papa, e giurarono il +patto[737]. + +Dopo un esilio lungo di dieci anni, che aveva trascorsi ramingando +nella Campagna, Alessandro III finalmente andò per la via di Tusculo +a Roma. Vi giunse addì 12 Marzo del 1178, che era la festa di san +Gregorio: con grandissima pompa uscirono ad incontrarlo le processioni +del clero, il Senato e i magistrati, i cavalieri e le milizie, a suono +di tromba, fra i saluti del popolo, che recava in mano rami d’olivo e +cantava inni a onore di lui. Il suo bianco palafreno non potè muovere +che a lento passo in mezzo alla gente che gli si serrava addosso +per baciare le piante al Vicario di Cristo; soltanto sull’imbrunire +Alessandro toccò porta Lateranense, indi fra gli applausi del popolo +entrò nella residenza antichissima dei Papi, di dove diede ai Romani +la benedizione. Così le feste pasquali si chiusero con uno dei più +splendidi trionfi che Pontefice alcuno abbia mai celebrato[738]. + +In nessun altro luogo del mondo si videro spettacoli pari a questi, +che abbiano avuto così tragiche attenenze colla natura umana, colle +sue debolezze, coi suoi bisogni, colla sua instabilità, colla sua +perseveranza. Le fughe dei Papi in mezzo allo strepito d’armi di +fazioni feroci, si alternavano colle accoglienze che ricevevano +fra cori di giubilo; e la ripetizione continua di questo andare e +venire dei Pontefici veste la storia della Città di un’indole severa, +componendone una grande epopea: e qual potrebbe esserne maggiore? +Pareva adesso che Roma tornasse a cambiarsi in Gerusalemme, e che +il Papa, il quale vi entrava, fosse simile al Salvatore di cui +si appellava vicario: però la mescolanza di umiltà sacerdotale e +di magnificenze mondane non poteva cancellare di mente l’idea che +quel Vicario di Cristo rinnovasse i trionfi pagani degl’Imperatori +antichi[739]. Nel giorno 12 Marzo 1178 Trajano o Severo, se fossero +tornati in vita, avrebbero stupito vedendo l’aspetto così cambiato del +Senato romano e del popolo, plaudenti ad un trionfatore che veniva +cavalcando un bianco muletto, un trionfatore che non era dappiù di +un prete vestito in lunghi abiti di seta a foggia donnesca, e che +al fianco non portava spada. Eppure quel prete, come un generale +d’eserciti, tornava da guerre lunghe; i potenti del mondo s’erano +prostrati alle sue ginocchia più umilmente che Principi non avessero +fatto genuflessi davanti agli Imperatori antichi. Un Re di terre remote +aveva per suo comando chinato le spalle ai colpi di frusta che frati +gli avevano assestato sulla tomba di un Vescovo assassinato; e fin +l’Imperatore romano, un eroe della taglia de’ vecchi Cesari, toccando +colla fronte il suolo, aveva baciato i piedi di Alessandro, confessando +che quel prete lo aveva vinto. + + +§ 2. + +Continua lo scisma per conto dei Baroni della provincia. — Giovanni +prefetto della Città tiene le parti di Calisto III. — Guerra de’ Romani +contro Viterbo. — Calisto III fa soggezione. — Lando di Sezza antipapa. +— Concilio in Roma. — Alessandro III muore (1181). + +Di tutto i Papi potevano fidarsi, eccetto che delle allegrezze di +questa città di Roma: oggi i Romani spargevano fiori sul loro sentiero, +e stendevano tappeti sotto le zampe del loro cavallo; domani si +rimpiattavano nuovamente con un cachinno schernitore nelle tetre rovine +dell’antichità, o correvano fieramente alle armi. Popolo e Senato +avevano riconosciuto Alessandro III per papa, giacchè ve li spronavano +cupidigia di denaro e necessità; ma insieme colla costituzione +municipale durava il contrasto fra i diritti della Republica e quelli +del suo Principe sacerdote. Si odiava la podestà pontificia senza +temerla; correva tutt’intorno un mormorio, e già ogni uomo era pronto +ad una nuova rivoluzione, non soltanto nella Città ma in tutta quanta +la provincia. Ciascuna terra romana ferveva di desiderio di imitare i +Lombardi; ciascuna aveva un municipio suo proprio, con Consoli o con +altri magistrati alla testa del Consiglio comunale[740]. Molti Baroni +scismatici della Tuscia e della Sabina, quasi abituati a independenza, +s’atteggiavano con aria di sfida; non volevano riverire il Senato +romano, nel quale dopo della pace entravano ognor più nobiluomini +a farne parte, nè volevano assoggettarsi al Papa: pertanto essi +continuavano per conto proprio lo scisma. L’Antipapa, primo di tutti, +ricusò obbedire ai decreti pronunziati a Venezia; Viterbo, focolare +adesso della scissura ecclesiastica, come un tempo era stato Sutri +o Tivoli, gli serviva di residenza; e difesa aveva dalla famiglia +dei Prefetti di Vico, cui apparteneva Giovanni prefetto urbano[741]. +Questi, che aveva ricchi possedimenti in quei dintorni ed era nemico +di Alessandro III, non voleva cambiarsi di magistrato imperiale in +officiale pontificio, sebbene nei trattati di Anagni fosse stata ceduta +al Papa la investitura del Prefetto della Città. Ma il partito popolare +di Viterbo alla fine si stancò di servire all’ambizione dei nobili, +e dichiarò di accettare la pace di Venezia. Come dunque Cristiano di +Magonza, fornito di pieni poteri dall’Imperatore, ebbe ricevuto in nome +di Alessandro il giuramento di sudditanza dei Viterbesi, gli si fe’ +contro la nobiltà aizzata dal Prefetto; ed essa negoziò con Corrado, +figlio del Margravio di Monferrato, cui voleva dar la podestà di +Viterbo, e alzò le armi contro il popolo e l’Arcivescovo di Magonza. +Messi a mal punto, que’ Baroni di provincia (così li consigliava il +Prefetto) invocarono il soccorso della Republica romana, che già +parecchie volte aveva guerreggiato contro di Viterbo; e i Romani, +ridendosi del trattato conchiuso col Papa, mossero contro la terra, che +al Papa giusto in adesso aveva reso omaggio. + +Allora Alessandro comandò all’Arcivescovo di Magonza e ai Viterbesi +di schivare ogni battaglia, e conseguenza ne fu che i Romani, dopo +aver devastato le campagne, se ne tornarono a casa loro, nè altro +rimase al prefetto Giovanni di fare, fuorchè di prestare reverenza +al Papa, e di prendersi da lui l’investitura[742]. Allora anche al +protetto suo Calisto III cadde il coraggio; per verità ei tenne fermo +ancora un tratto di tempo a castel Monte Albano vicino Nomentum, ma le +soldatesche di Cristiano lo costrinsero a far sommessione. A Tusculo +(dove Alessandro s’era nuovamente ritirato) l’Antipapa si gittò a +piedi del suo nemico: si mostrò questi più grande di lui; gli perdonò, +com’era stato pattuito nella pace di Venezia, e più tardi gli diede il +Rettorato di Benevento per ristorarlo di ogni danno[743]. + +Eppure, omai nel mese di Settembre, i Conti della provincia levarono +un novello Antipapa, Lando di Sezza, che nasceva di una delle famiglie +germaniche dei tanti tirannelli della Campagna; ed egli si appellò +Innocenzo III. A Palombara presso Tivoli trovò dapprima riparo, indi +finì tradito, perocchè i signori del castello, congiunti prossimi +dell’antico antipapa Ottaviano, ossia Vittore IV, lo vendettero per una +somma di denaro, ed ei fu confinato nel convento della Cava[744]. Già +nel mese di Marzo 1179, Alessandro aveva congregato trecento Vescovi +della Cristianità in un Concilio ecumenico in Laterano, per rimarginare +le piaghe onde il lunghissimo scisma aveva esulcerato la Chiesa; ed +ivi s’era decretato che da allora in poi la maggioranza di due terzi +dei Cardinali avrebbe bastato a decidere dell’elezione pontificia. +Ancora una volta si pronunciò come legge della Chiesa, che la elezione +del Papa dovesse essere indipendente da qualsiasi podestà temporale, +e avvenir dovesse per opera del solo collegio cardinalizio: questa +indipendenza Alessandro aveva di nuovo conquistato effettivamente +combattendo contro lo scisma e l’Imperatore. + +Così, dopo lotte lunghe, Alessandro III era riconosciuto per solo +capo della Chiesa; soltanto che a Roma e nello Stato ecclesiastico +ei continuava ad essere impotente come prima. Più e più sempre lo +premevano i capitani; questi baldanzosi vassalli combattevano la santa +Sede, con cui conchiudevano patti feudali, e parimenti osteggiavano la +Republica romana, che non aveva forza bastevole da costringerli a farsi +cittadini romani ed a vivere sotto le leggi municipali di Roma. Da +altra parte il Senato non riceveva che di solo nome l’investitura dal +Papa; veramente erane indipendente, e lo proteggevano le armi della sua +milizia, la quale costantemente combatteva contro Cristiano di Magonza, +che sempre accampava in Tuscia o a Camerino, e, per ragione di Viterbo, +guerreggiava contro Corrado di Monferrato, di cui era anzi tenuto +lungo tempo prigioniero. Un Papa come Alessandro III, cui la fortuna +aveva concesso così meravigliose vittorie, rimase in Roma perpetuamente +attendato come in terra nemica. Omai nell’estate dell’anno 1179 egli +aveva lasciato la Città, e quindi era vissuto nelle terre del Lazio, +oppure a Tusculo in nuovo esilio. Di là, nel Giugno 1181, andava a +Viterbo per trovarvisi col suo protettore Cristiano di Magonza, e +poco tempo dipoi, ai 30 di Agosto, moriva a Civita Castellana. La +plebaglia romana, che al trionfatore vivente aveva sparso fiori lungo +la sua via, gittò adesso sulla bara di lui morto maledizioni, pietre e +fango; soltanto a fatica i Cardinali poterono conquistare una tomba in +Laterano a quello che fu uno dei maggiori Pontefici[745]. + +Da dopo di Adriano I nessun Papa ebbe seduto sulla cattedra santa più +lungo tempo di Alessandro III; ma dei suoi ventidue anni di reggimento +egli ne passò diciotto in mezzo allo scisma della Chiesa, e più della +metà in esilio[746]. La sua lunga lotta con Federico lo ornò di eletta +gloria; rese egli secure ed ampliò le conquiste di Gregorio VII e di +Calisto II, fiaccò ancor più l’Impero la cui stella impallidì, e se +lo vide genuflesso a’ piedi nella persona di un eroe implorante pace. +Dopo del Congresso di Venezia e delle penitenze cui si assoggettò +Enrico d’Inghilterra la reverenza del mondo crebbe pel Papa oltre la +misura fin qui usata; e ciò a più forte ragione poichè Alessandro III +fu uomo che possedette dignità vera. La persona di questo Pontefice +fu irradiata eziandio bellamente dalla luce mattutina delle libertà +civiche d’Italia: tutto fortuna di lui, non merito! Le necessità del +tempo combinarono la non naturale associazione della libertà e del +sacerdozio; comunque sia, rallegra che la Chiesa (quasi sempre alleata +del despotismo) possa almeno una volta essere vista a capo dell’uman +genere, lungo le vie della libertà morale e della coltura: così avrebbe +dovuto sempre essere, se la Chiesa avesse adempiuto al suo officio! E +solo quante volte lo fu, splendette essa di una luce celeste e sublime, +laddove, quando per iscopi di ambizioni e di avidità pretesche combattè +i generosi impulsi dei popoli, essa raccolse l’odio in vece dell’amore +del mondo. Alessandro III ebbe animo più temperato e più tranquillo +di Gregorio VII: se non fosse stato il suo dissidio colla Republica +romana, lo si avrebbe potuto chiamare felicissimo di tutti i Papi[747]. + + +§ 3. + +Lucio III. — Guerra dei Romani contro Tusculo. — Cristiano di Magonza +muore. — Lucio III viene a dissidio coll’Imperatore, e muore a Verona. +— Urbano III. — Matrimonio di Costanza di Sicilia. — Enrico VI si +avanza nella Campagna. — Gregorio VIII. — Clemente III. — Pace colla +Republica romana (1188). + +Il fatto che tre succeditori di Alessandro dovettero passar la vita in +esilio significa di che fatta relazioni continuassero ad esistere fra i +Papi e la Città. Perciò la persona del grande avversario di Federico si +solleva con taglia poderosa di eroe sopra le meschine figure di questi +tre Papi, i quali, atterrati dal soffio della sventura, piombarono +prestamente nella tomba. Al flusso succede il reflusso; quest’è legge +ricorrente nella storia del Papato. + +Lucio III, Ubaldo Allucingoli di Lucca, finora cardinale vescovo di +Ostia e di Velletri, non fu eletto in Roma, ma levato alla santa Sede +dal Collegio cardinalizio raccolto a Velletri; e fu ordinato addì +6 Settembre 1181. Però, dopo un convegno conchiuso co’ Romani, egli +venne in Novembre nella Città, dove gli fu concesso dimorare alcuni +mesi[748]. Alitava in Roma sempre lo spirito di Arnaldo da Brescia; +colà ogni Pontefice o doveva conquistarsi una condizione tollerabile +di cose, od altrimenti partirne in bando. Sembra che i Romani tosto +si inimicassero con Lucio, avvegnaddio egli non volesse dar loro ciò +che Papi suoi antecessori avevano accordato[749]. Continuo pomo della +discordia era Tusculo, poichè i Romani perseguitavano quel castello con +un astio tale che toccava la manìa; così forse i Fiorentini avevano +odiato Fiesole prima che nell’anno 1125 distruggessero questa città +loro vicina. Indarno i Tusculani avevano cercato ripararsi sotto al +vessillo del Papa; a furia di sforzi riedificarono eglino le loro +mura, e si difesero disperatamente contro gli assalti ripetuti dei loro +nemici. Ai 28 di Giugno 1183 i Romani cinsero nuovamente Tusculo con +forza molta di soldatesche; Lucio III, che si teneva chiuso in Segni, +chiamonne di Tuscia Cristiano di Magonza per ajuto, e questi venne, +e bastò la ricordanza della battaglia di Monte Porzio perchè i Romani +dessero addietro due volte[750]. L’Arcivescovo guerriero s’avanzò fin +sotto le mura della Città, ma la febbre dell’Agosto che aveva ucciso +il suo celebre socio Rainaldo, lui pure colpì. Quell’uomo valoroso, un +tempo veementissimo nemico della santa Sede, poi suo difensore, recò +seco nella tomba la benedizione del Papa; e morì nel luogo delle sue +geste, a Tusculo, dove ebbe anche sepoltura[751]. Cristiano di Magonza, +uno de’ Principi maggiori del suo tempo, era la satira vivente di tutti +quei religiosi sforzi onde s’aveva inteso a spogliare i Vescovi del +repugnante carattere di uomini secolari: infatti egli, arcivescovo di +Magonza (e per tale era stato riconosciuto dopo la pace di Venezia), +tenne fino al termine de’ suoi giorni gioconda vita di cavaliere; aveva +un aremme di belle donne, montava cavalli di gran valore, vestiva una +corruscante armatura, e col robusto braccio roteava nelle zuffe la sua +mazza, sfracellando elmi e cranî ai nemici. + +La morte di lui fu un fiero colpo pel Papa, che adesso invocò a suo +soccorso i Principi, ma non ne conseguì che buone parole e qualche +denaro[752]; e i Romani con cresciuta audacia si volsero adesso contro +tutte le terre della Campagna, che ancora erano aderenti del Papa. +In Aprile del 1184 devastarono nuovamente il territorio di Tusculo, +e fecero una punta nel Lazio, devastandolo[753]. Fiero e barbaro era +il loro odio contro il clero; colto un dì uno stuolo di preti nella +Campagna, strapparono gli occhi a tutti, fuor d’uno; li misero a +bisdosso di tanti asini, e poste loro in capo delle mitre di carta +con suvvi scritti nomi di Cardinali, comandarono a quello che avevano +risparmiato di condurre al Papa quel triste corteo[754]. Lucio III, +non trovando più sicurezza in alcuna terra romana, fuggì chiedendo +protezione all’Imperatore, il quale trovavasi a Verona, dopo di aver +conchiuso a Costanza, nel dì 30 Aprile 1183, la pace definitiva colle +città. Venuti lui ed il Papa ad abboccamento, in questo si sollevò +più d’una controversia per ragione dell’investitura e dell’eredità +di Matilde; d’altronde Lucio ricusò di dar la corona imperiale a re +Enrico, figliuolo di Federico, con che s’avrebbe rinnovellata una +costumanza dei Carolingi. Della richiesta dell’Imperatore si discusse +con calore a Verona, e finalmente Federico si partì dal Papa con gran +collera: ad ogni modo, tempo già prima, quegli aveva eletto il conte +Bertoldo di Künsberg da comandante nella Campania, sostituendolo +nell’officio di Cristiano; e Bertoldo era anche andato in quel paese +per difendere Tusculo contro a’ Romani[755]. Lucio scomunicò questi +ultimi nel Concilio di Verona, perocchè i ribelli contro il dominio +temporale, come Arnaldisti, fossero messi tutti a un fascio colle +sette di eretici che a quel tempo si facevano ognor più poderose, co’ +Valdesi, co’ Catari, cogli Umiliati, coi Poveri di Lione e con altri; +come tutti costoro, furono eglino colpiti di solenne anatema[756]. +Poco tempo dopo, ai 25 Novembre 1185, moriva a Verona Lucio III. I +mesti e arguti distici che si scrissero sul suo sepolcro, dipingono +mirabilmente le sorti di lui e dei Papi d’allora: + + _Lucius, Luca tibi dedit ortum, Pontificatum_ + _Ostia, Papatum Roma, Verona mori._ + _Immo Verona dedit verum tibi vivere, Roma_ + _Exilium, curas Ostia, Luca mori._ + +Il suo succeditore, persona di meste sembianze come quelle di Lucio, +rimase a Verona esule; fu egli Umberto Crivelli arcivescovo di Milano, +nemico dichiarato di Federico; fu consecrato il giorno primo del +Dicembre 1185, con nome di Urbano III. Il mal’animo coll’Imperatore +si mutò in aperta nimicizia[757]; e massima delle ragioni funne il +rifiuto che oppose Federico di restituire i beni contesi dell’eredità +di Matilde. Oltracciò la Curia romana era sgomentata dello splendido +successo che l’arte politica dei Tedeschi aveva ottenuto in Sicilia. +Quivi, dopo breve ma rigoglioso fiore, la dinastia di Rogero era +prossima a spegnersi; Guglielmo II non aveva figliuoli, e perciò +acconsentiva che Costanza erede e zia sua, figlia di re Rogero, si +sposasse con Enrico VI figliuolo di Federico. Senza che si togliessero +pensiero del Papa, signore feudale di Sicilia, e ad onta delle sue +proteste, il matrimonio fatale fu conchiuso a Milano, addì 27 Gennaio +1186; e colà Federico formalmente creò Cesare il figlio suo. Negò +il Papa di dare ad Enrico la corona imperiale, e siccome continuava +ad essere arcivescovo di Milano, rifiutò di porgergli eziandio il +diadema dei Lombardi; Federico fece allora che quella ceremonia si +celebrasse per mano del Patriarca di Aquileja. Sicilia, quel feudo +così ansiosamente vigilato della santa Sede, cui tanto spesso aveva +servito di ajuto contro ai Re tedeschi, doveva pertanto, alla morte di +Guglielmo, capitare precisamente in balìa di questo Impero alemanno. Il +gravissimo avvenimento era la maggiore sconfitta che potesse toccare +la politica romana, e per allora fu splendidissima vittoria della +corte tedesca, avvegnaddio Germania avesse or conseguito con trattati +diplomatici ciò che fin là tanti Imperatori inutilmente s’erano +sforzati di ottenere colle armi. L’acquisto di Sicilia era destinato +a ristorare la perdita di Lombardia fatta libera, ed ivi e nelle terre +di Matilde avevasi a fondare la potenza famigliare degli Hohenstaufen. +Però questi grandi guadagni dovevano fra breve esser la maledizione +d’Italia ed eziandio di Alemagna, condannata ad espiare così amaramente +la politica non nazionale degli Hohenstaufen. + +Enrico adesso, per comandamento del padre suo, entrò da nemico nello +Stato della Chiesa, dove i Romani di buon grado si congiunsero a +lui: le terre del Lazio che tuttavia erano fedeli alla santa Sede +furono messe a guasto, e tolta venne al Papa ogni speranza di far +ritorno[758]. In questo, Urbano III moriva a Ferrara, il giorno 20 +Ottobre 1187: onorevole fu la causa della sua fine; ai 2 di Ottobre +Gerusalemme era caduta in potere di Saladino, e siffatta novella +fulminava con ambascia da morirne il cuore di un Pontefice, che portava +il nome di quel suo avventurato predecessore, sotto il cui reggimento +la santa città aveva conseguito liberazione. La caduta di Gerusalemme +scosse Europa con tali un’angustia e un dolore, che la nostra +generazione data più al sodo può a mala pena farsene un’idea. Quel solo +avvenimento impose silenzio ad ogni più grave negozio che si discuteva +nell’Occidente, e indirizzò ancora una volta verso Oriente l’attività +del Papa e dell’Imperatore, di Re e di Vescovi. + +Subito ai 25 Ottobre dell’anno 1187 Alberto di Mora, beneventano, +cancelliere della Chiesa, fu consecrato pontefice a Ferrara, con +nome di Gregorio VIII: questo vecchio non altro desiderava che far +la pace coll’Impero e mandare una crociata a Gerusalemme. Dopo le +guerre combattute sotto Alessandro III spossato era il Papato, salito +in forze l’Impero; la pace di Venezia e quella di Costanza avevano +posto fine alla guerra delle città; l’alleanza con Sicilia aveva +d’un tratto accresciuto la potenza imperiale. In tutta Italia nessun +nemico s’erigeva contro a Federico, laddove i Papi banditi di Roma si +crucciavano in esilio amaro. Perciò neppur Urbano III aveva osato di +scagliar l’anatema contro l’Imperatore, e il mite Gregorio VIII non +metteva tempo in mezzo a patteggiare con re Enrico. Gli promise che non +porrebbe inciampi alle sue pretensioni sulla Sicilia, e massimamente +che rispetterebbe di buon animo tutti i diritti imperiali in Italia: +Enrico VI sospese pertanto le ostilità, e mandò Anselmo conte e Leone +_De Monumento_ console dei Romani a negoziare col Papa. Costoro lo +accompagnarono a Pisa, dove Gregorio andò per riconciliare quella +Republica con Genova e per infervorarla alla Crociata; ma ivi egli morì +ai 17 Dicembre 1187[759]. + +Allora, cooperante Leone console, i Cardinali elessero a papa il +Vescovo di Palestrina; e questi, Paolino Scolari, romano della regione +detta della Pigna, fu consecrato nel duomo di Pisa, ai 20 Dicembre +1187, con nome di Clemente III. A lui, romano di nascita, riuscì +fatto di conchiuder pace col Campidoglio, che Gregorio VIII aveva omai +scomunicato. Dopo trattative coronate di prospero risultamento Clemente +III, accompagnato da Leone console, venne a Roma nel Febbrajo dell’anno +1188, e vi fu accolto con ogni specie di onori. Da quarantaquattr’anni +dacchè esisteva il Senato romano i Pontefici erano stati quasi +incessantemente vittime di questa rivoluzione civica; vedemmo Innocenzo +II e Celestino II finir tristemente la vita; Lucio II morir di una +sassata, Eugenio, Alessandro, Lucio, Urbano III, Gregorio VIII passar +la vita raminghi, esuli. Adesso finalmente Clemente III riconduceva +felicemente il Papato a Roma, ma pur conchiudeva una pace in tutte le +regole colla Città, come con una potenza autonoma che egli per tale +riconosceva. Quest’era il frutto delle vittorie lombarde ed eziandio +dell’energica resistenza opposta da’ Romani contro l’Imperatore +e contro il Papa. La confermazione della democrazia romana è un +avvenimento rilevante di questa età; ed infatti, quantunque mancassero +delle buone fortune e dei solidi ordinamenti che conseguito avevano +città di Lombardia o di Toscana, tuttavia i Romani d’allora diedero +prova di dignità, di fortitudine e di circospetta accortezza. + +Nel complesso, Roma si pose col Papa in quelle medesime attenenze che +le città lombarde avevano stabilito fra sè e l’Imperatore, ossia si +tornò ai trattati conchiusi nel tempo di Eugenio III e di Alessandro +III. L’istromento che compilò e giurò il Senato nell’anno quadragesimo +quarto dalla sua istituzione, l’ultimo giorno di Maggio del 1188, ci +fu per buona ventura conservato[760]. Negli articoli di quella pace +decretata con robusto linguaggio per autorità del sacro Senato, il Papa +fu riconosciuto per principe supremo; ed egli investì nel Campidoglio +della dignità sua il Senato, che dovette prestargli giuramento di +fedeltà. Si riprese il Pontefice il diritto di coniar moneta, ma la +terza parte di essa fu assegnata al Senato[761]: tornarono al Papa +tutti i redditi che in antico erano stati proprietà pontificia; +solamente il Senato si tenne il ponte Lucano, di cui abbisognava alle +sue guerre con Tivoli. Per la restituzione di tutto ciò che competeva +giuridicamente alla santa Sede fu stabilito che si stipulerebbero +altri istromenti. Inoltre c’era quest’altro: il Papa ristorava i +Romani dei danni sofferti nella guerra[762]; assumeva obligo di fare +i soliti donativi di denaro ai Senatori, agli officiali del Senato, +a’ giudici ed a’ notai[763]; prometteva pagare cento libbre all’anno +per la restaurazione delle mura della Città[764]; si statuiva che la +milizia romana avrebbe potuto adoperarsi dal Papa alla difesa dei suoi +patrimonî, purchè egli le facesse le spese. Non v’era alcun articolo +che definisse se la Republica avesse il diritto di far guerra o pace +co’ suoi nemici, senza intervento del Papa; ma questo s’intendeva di +per sè, chè Roma era libera e il santo Padre nella sua città trovavasi +in condizioni eguali a quelle di altri Vescovi nelle città libere, +sebbene con gran reverenza gli fossero tributati titoli e onori di +podestà temporale. Una formale convenzione fu conchiusa anche per +rapporto alle città di Tusculo e di Tivoli, che adesso erano divenute +di ragione pontificia; infatti l’astio de’ Romani contro di quelle era +il motivo essenziale del loro patto col Papa. Al prezzo del suo ritorno +pacifico a Roma Clemente III sacrificò inonestamente Tusculo che +s’era ricoverata sotto le ali della Chiesa. Non soltanto die’ libertà +ai Romani di muover guerra contro quel castello, ma promise loro di +ajutarli co’ suoi vassalli; anzi si obligò di scomunicare i Tusculani +se entro il giorno primo di Gennaio non si fossero arresi ai Romani +loro carnefici. La sventurata città doveva smantellarsi; i suoi beni e +il suo popolo li conserverebbe il Papa[765]. + +Uno speciale trattato co’ Capitani stabilì le loro relazioni col Comune +romano. Del tenore de’ suoi articoli non abbiamo precisa notizia, +ma senza dubbio le grandi famiglie della nobiltà furono costrette a +riverire il Senato, a far parte del Comune in qualità di _Cives_, ed a +contribuire così a formare in grande l’istituto municipale[766]. + +Il Papa scelse dieci uomini per ogni «contrada» di ciascuna Regione di +Roma, e cinque di quelli su dieci giurarono la pace; tutto il Senato +giurò l’osservanza de’ patti raccolti nell’istromento[767]. Se ne +rileva che il Senato era composto di cinquantasei membri, alcuni de’ +quali componevano la giunta reggitrice dei _Consiliarii_[768]. + +In tal guisa la costituzione dell’anno 1188 segnò un rilevante +progresso del Comune romano; fu così spazzata via la podestà +imperatoria dell’età de’ Carolingi, parimenti della podestà patriziale +del tempo dei Franchi. A’ diritti imperiali non si dava più bada. +Sciolto era ogni vincolo di Roma coll’Impero, dacchè i Papi avevano +conseguito libertà di elezione. Federico I nell’elezione sua propria +aveva disprezzato i voti dei Romani, ma finalmente nel trattato di +Anagni, con rinunciare alla Prefettura, aveva eziandio rinunciato +alla podestà imperatoria. La Città era uscita dalla cerchia delle +attenenze antiche; in essa il Papa non aveva più potere di governo nè +di legislazione; il suo stato temporale era ristretto al possedimento +di regalie e di beni ecclesiastici, ed a’ rapporti feudali. Potente +era il Pontefice, perchè continuava ad essere il maggior possidente +di terre, perchè dispensava i maggiori feudi, perchè poteva chiamare +in armi numerosi vassalli. Ma la sua autorità di principe territoriale +consisteva soltanto nella investitura ch’egli impartiva ai magistrati +della Republica, liberamente eletti dal Comune, e nella associazione +dei suoi ordini giudiziarî con quelli civici, nelle controversie di +natura mista. Pertanto la cessazione della podestà pontificia, che +avvenne mercè la sola forza del Comune romano, è uno dei fatti più +gloriosi nella storia di Roma a’ tempi di mezzo; soltanto adesso la +Città potè nuovamente pretendere all’estimazione del mondo civile. + + +§ 4. + +La Crociata. — Riccardo Cuor di Leone passa davanti a Roma. — Federico +I muore. — Celestino III. — Enrico VI chiede la corona imperiale. — È +coronato. — I Romani distruggono Tusculo. — Caduta de’ Conti tusculani. +— Attenenze della nobiltà colla Republica di Roma. — Mutamento di +costituzione. — Benedetto _Carushomo_, senatore. — Giovanni Capoccio, +senatore. — Giovanni Pierleone, senatore. — Enrico VI distrugge la +dinastia normanna in Sicilia. — Sua morte immatura. — Muore Celestino +III. + +Clemente III volse tutta la sua attività alle cose della grande +Crociata, cui diede opera dapprima il solo vecchio imperatore Federico, +indi presero parte il re Filippo Augusto di Francia e Riccardo re +d’Inghilterra. Anche nobiluomini romani questa volta erano andati +in Oriente, un Pierleone ed eziandio Teobaldo prefetto, i quali +ambidue combatterono con Corrado di Monferrato ad Acri contro di +Saladino[769]. Non uno degli eserciti crociati passò per Roma; il solo +Riccardo Cuor di Leone, sul principio dell’Agosto 1190, imbarcatosi +a Marsiglia, toccò terra ad Ostia, ma colà congedò con un rifiuto +il Cardinale che era andato officiosamente a invitarlo in nome del +Papa, affinchè onorasse con una sua visita la città capitale della +Cristianità. Secoli prima nessun Re avrebbe ricusato di obbedire a +quella esortazione; ciascuno s’avrebbe estimato beato di entrare in +abito dimesso di pellegrino per le porte della santa Città e di muovere +alle tombe degli Apostoli; ma i tempi s’erano, e quanto! mutati, e il +fiero Riccardo, successore di religiosissimi Re anglossassoni, che in +antico avevano toccato il colmo della felicità vestendovi la cocolla, +protestò sprezzevolmente al Cardinale, che non francava la spesa di +andare alla corte pontificia, dove null’altro si trovava che avarizia +e corruttela[770]. Per la via di terra il suo esercito passò davanti a +Roma, e procedette fino a Terracina luogo la costiera coperta di boschi +e di paludi[771]; indi veleggiò a Messina, dove s’impacciò in fieri +negozî coi Siciliani. Infatti, ai 16 Novembre 1189 era morto Guglielmo +II, marito di Giovanna ch’era sorella di Riccardo, ed allora quel +partito siciliano, che s’inspirava a sentimento di nazione, aveva dato +la corona al conte Tancredi, figlio naturale di quel Rogero di Puglia, +che era stato primogenito di Rogero re. Enrico VI marito di Costanza +si era armato per discacciare quell’«usurpatore», cui del resto il +Pontefice aveva dato l’infeudazione: però alcuni torbidi che avvenivano +in Alemagna e l’annunzio della morte del padre suo ne l’avevano +impedito di dar seguito all’impresa. Il vecchio Federico, il quale un +tempo s’era augurato che il destino lo avesse tratto, come Alessandro +magno, in Asia anzichè in Italia, moriva colà in un fiume di Siria, ai +10 di Giugno dell’anno 1190. + +La memoria dell’eroe Barbarossa, vero colosso degli Imperatori del +medio evo, dura splendidissima nella storia di Germania, che la +tiene ad orgoglio di sua nazione, nè mai perirà: le leggende popolari +degli Alemanni lo celebrano come principe che simboleggia la maestà +dell’Impero tedesco da ripristinarsi nell’avvenire; ma in Italia le +sue imprese devastatrici e le ruine di generose città sono altrettanti +titoli di odio contro di lui, quand’anche l’astio potesse diminuirsi, +se si pensasse all’indole di quel suo tempo ed alla sua eroica persona. +L’ostinata lotta dell’Impero contro le città, ossia la controversia +delle investiture civiche, non fu meno rilevante, nè meno benefica +della controversia delle investiture ecclesiastiche che combatterono +gli Enrichi. Se non fossero stati gli intenti despotici e le guerre +di Federico la libertà delle città non s’avrebbe svolto mai così +rapidamente; nè sì presto la si avrebbe accettata negli ordinamenti +di diritto publico. Se non fu altro, il Barbarossa, contro intenzion +sua, prestò un siffatto servigio ad Italia, che lo combattè così +prodemente. Al lungo e fatale legame che avvinse Germania e Italia +per via dell’«Impero» imprecherà soltanto chi considera la storia +mondiale colle grette vedute di una specie di felicità casalinga e +patriarcale; ma fuor di quell’angusto orizzonte ogni lamento è senza +valore ed insano. Questo solo può dirsi, che, dopo la pace di Venezia, +Italia e Alemagna erano omai giunte ad abbastanza maturità perchè +potessero disgiungersi l’una dall’altra; però sventuratamente Federico +col matrimonio della Siciliana riannodò un vincolo che in ordine di +principî s’era sciolto: così l’unità e la fortezza di Germania furono +sacrificate senza pro alla politica dinastica degl’Imperatori, e +condannate a sostener lunghe lotte di quà dalle Alpi. + +Il giovine Enrico VI si struggeva del desiderio di ottenere la corona +imperiale; e perciò i suoi ambasciatori corsero al Papa ed eziandio al +Senato, di cui or nuovamente dovevasi attendere al voto, e cui il Re +prometteva di riconoscere giuridicamente[772]. Clemente III, sgomentato +dalle minacce di Enrico, il quale se l’era legata al dito che avesse +concesso Sicilia in feudo a Tancredi, stabiliva che la coronazione +dovesse avvenire nelle prossime feste di Pasqua, ma egli moriva sulla +fine del Marzo 1191. + +Tosto i Cardinali elessero a papa il vecchio cardinale Giacinto, +figlio di Pietro Bobone, romano della famiglia degli Orsini: e l’eletto +assunse nome di Celestino III[773]. Già s’avvicinava Enrico con grande +oste, già era prossima la Pasqua, e il novello Pontefice procrastinava +la sua ordinazione per menare in lungo la coronazione, intorno cui +ancor si negoziò. Potevala eziandio impedire l’atteggiamento ostile del +Senato, laonde Enrico VI ne faceva ricerca con grande pressura, perchè +gli tardava muovere prestamente contro Sicilia. Di queste circostanze +accidentali s’approfittarono i Romani per ridurre finalmente Tusculo +in loro balìa. La tribolata città s’era per tre anni difesa contro gli +assalimenti del Papa e del Senato uniti; nella sua estrema angustia +ella si era rivolta ad Enrico che venivasi avvicinando, gli aveva +chiesto soccorso, e ottenutone un presidio tedesco che il Re di gran +cuore le concedeva. Ma gli ambasciatori romani protestarono a Enrico +che si opporrebbero alla sua coronazione se loro non desse in mano +Tusculo; che, per lo contrario, se così avesse fatto, avrebbero eglino +costretto da parte loro il Papa a coronarlo immantinente. Enrico +accondiscese all’obbrobriosissimo mercato, ma scaricò ogni colpa sul +Pontefice, il quale si lasciava vincolare da patti inonesti: subito +dopo della coronazione Enrico avrebbe consegnato Tusculo al Papa, e +questi l’avrebbe data ai Romani[774]. + +Soltanto allora che Enrico VI s’ebbe avvicinato con grande oste +a Roma Celestino III si fece ordinar papa ai 14 di Aprile nel san +Pietro, per potere all’indomane, sebbene di contraggenio, compiere +la ceremonia della coronazione[775]. Dai prati di Nerone mosse il Re +alla città Leonina; ai 15 di Aprile, nel san Pietro, Celestino pose +il diadema in capo di Enrico e di Costanza moglie sua[776], e il dì +dopo i Tedeschi piantarono il loro campo sulle pendici di Tusculo. La +sventurata città ebbe presto una tragica fine; restituita al Papa, +fu da questo abbandonata ai carnefici suoi, e i Romani con furore +da demoni si scagliarono sulla vittima inerme; a Tusculo non rimase +pietra su pietra; senza coscienza nè fede si scannarono i cittadini o +si cacciarono in miserando stato. Fu questa una sconcia e scellerata +imitazione delle celebri distruzioni di Lodi, di Milano e di Crema; +tratto che denota l’indole di quel tempo di liberazione di città e +di loro sterminî. Causa il duplice tradimento dell’Imperatore e del +Papa perì per sempre una delle città antichissime del Lazio: il fatto +avvenne ai 17 Aprile dell’anno 1191[777]. Nell’età antica Tusculo aveva +donato a Roma (tanto più giovine di essa) quegl’illustri cittadini +che furono i Catoni; nel medio evo le aveva dato a tiranni i Conti +tuscolani, quei suoi fieri consoli e patrizî e papi; tutti uomini +che per la più parte erano stati malvagi, ed alcuni d’intelletto +e di fortezza grandi. Il nome di Tusculo si associa strettamente +coll’epoca più oscura di Roma medioevale; nè su quella sua altura +sempre benedetta di sole si possono mirarne le meste ruine senza che +la mente sia ricondotta alle memorie di Marozia, degli Alberici e dei +Teofilatti[778]. Sparve la potente famiglia dei Conti de _Tusculana_, +ossia, più esattamente, si propagò nella Campagna e a Roma in rami +di famiglie, fra le quali fu celeberrima la casa dei Colonna. Questi +signori vennero in possesso dell’antichissimo palazzo che la famiglia +stipite dei Tusculani aveva posseduto in Roma, prossimamente ai santi +Apostoli, e dove quei Conti, da consoli de’ Romani, avevano un tempo, +tanto spesso tenuto il loro tribunale[779]. + +I beni della distrutta città andarono, secondo il patto, al +Pontefice[780], le reliquie degli abitanti si dispersero ad +ingrossare Frascati, oppure ad accrescere le popolazioni dei luoghi +circonvicini[781]. + +Il novello Imperatore, senza far sosta, andò di Roma nelle Puglie per +sbalzarvi re Tancredi dal trono; e il debole Celestino non oppose che +impotenti preghiere a quel suo proponimento. Lo affannava la unione +di Sicilia coll’Impero, che mandava a rovescio tutta la politica +tradizionale dei Papi, ma impedir la cosa non poteva. Dopo rapide +vittorie, conseguite peraltro a prezzo di perdite gravi nelle Puglie, +Enrico VI fu costretto a tornarsene nel Settembre dell’anno 1191 ad +Alemagna, e il Papa, che ne ebbe gran contentezza, osò ancora meno di +ledere il trattato conchiuso coi Romani[782]: dopo tanti anni Celestino +III fu pertanto il solo Pontefice che passasse in Roma l’intiero tempo +del suo pontificato. E in Roma tutte le attenenze esteriori favorivano +la durata della Republica, ma le condizioni interne impedivano che si +rafforzasse con robusto svolgimento. Roma cristiana non fu capace che +di ribollimenti passeggieri in ogni cosa che fosse libertà e grandezza; +alle vere e forti virtù civiche fu essa ad ogni tempo inetta. Città +dominata dai Papi, non produsse mai più un sol cittadino che avesse +la taglia degli antichi. A quel popolo sfortunato ed ozioso, che in +un anno contava più feste di chiesa che giornate di lavoro, mancava +coll’attività la proprietà; coll’una e coll’altra difettavano la forza +e la dignità conscia di sè. Manifeste sono le ragioni dello stato +deplorevole dei Romani, e nessun popolo del mondo sarebbe stato tanto +forte da potere alla lunga resistere a quelle influenze funeste. Il +ceto de’ cittadini mediocri di Roma, povero e debole troppo, non aveva +associazioni di maestranze che gli desse fortezza, o, se ne aveva, +erano soltanto cosa di pochissima rilevanza: pertanto non potè mettere +briglia ai Patrizî ed ai Capitani, che, uniti al Papa o soli, presto +indebolirono la Republica, e presto la fecero a pezzi[783]. Se la +nobiltà avesse avuto l’animo di quella di Genova o di Venezia, allora +sì che di contra ai Pontefici s’avrebbe potuto comporre un durevole +governo aristocratico; ma gl’innumerevoli nobiluomini romani, che non +accudivano a negozî di commerci, nè si occupavano di agricoltura nella +selvatica Campagna, erano per la massima parte illustri accattoni, +ossiano uomini feudali del Papa, dei Vescovi e dei luoghi pii di +Roma. Poco a poco la Chiesa aveva ridotto quegli ottimati a suoi +vassalli, e, per quanto poteva fare, essa impediva che accumulassero o +rendessero stabili le proprietà famigliari[784]. Perlochè i patrimonî +dei maggiorenti erano sempre di durata incerta, passavano da mani a +mani; e quando si leggono le carte di quell’età convien meravigliare, +vedendo quanto spesso feudi e castella cambiassero padrone per ragione +di permute. Soltanto a un pajo di famiglie, ai Colonna ed agli Orsini, +riuscì fatto di fondare nella Campagna dei veri patrimonî liberi di +loro case. + +Allorchè le paci di Venezia, di Costanza e di Roma ebbero fatto accorta +la nobiltà che il Comune romano otteneva consistenza, mutò essa il +sistema che fino allora aveva adottato. I Consoli entrarono allora +nel Comune per cambiarlo in aristocratico; la nobiltà empiè de’ suoi +il Senato, e le fu agevole cosa farveli eleggere. Da dopo l’anno 1143 +in poi la preponderanza nel Senato era stata dei plebei; indi, poco +a poco, v’erano entrati i maggiorenti; dal tempo di Clemente III e +di Celestino III vi si trovarono più patrizî di antiche stirpi, che +cittadini o cavalieri[785]. La pressa di entrare in Senato diventò +tanta, che presto quel corpo superò il numero di cinquantasei membri +che era stato il normale, ossia stabilito per patto[786]. + +Ell’era conseguenza di queste attenenze nuove, se omai nell’anno +1191 avveniva una mutazione di cose; il popolo si sollevava contro +l’aristocrazia, rovesciava la costituzione, e, come ne’ primi tempi, +poneva un sol uomo a capo del governo. Può darsi che ciò si facesse ad +imitazione di altre città, le quali verso la fine di questo secolo, +a vece dei Consoli che finora erano stati loro governatori, avevano +affidato il potere in mano di un solo reggitore. Non più i Romani +diedero nome di _Patricius_ al capo della loro Republica, e nemmanco +quello di «Podestà» usato nelle città italiane, ma chiamaronlo +_Senator_ o _Summus Senator_; e di questa dignità investirono Benedetto +_Carissimus_ o _Carushomo_, uomo di stirpe ignota e certo cittadinesca, +il quale durante una sommossa s’impadroniva del potere. Il governo +poliarchico s’era mostrato debole; il reggimento d’un solo diè subito +saggio di fortezza, perocchè il senatore Benedetto togliesse al +Pontefice tutti i redditi nella Città e fuori, e ponesse suoi giudici +(_Justitiarii_) anche nelle terre di provincia[787]. Da principio il +Papa nol volle riconoscere, indi cedette, e accondiscese al mutamento +della costituzione. Tuttavia neppur col governo di un solo Senatore +l’ordinamento republicano ebbe cessato, e il Senato e il parlamento del +popolo continuarono ad esistere come prima. + +Forse a quel Senatore Roma andò debitrice del suo primo statuto +municipale che da lui emanò e l’intiero popolo confermò[788]; sennonchè +dell’attività di Benedetto non pervennero a noi che poche notizie, e +mozze anche queste, laddove egli, chi il sa? fu uomo valente e ben +meritevole forse, che la sua memoria si conservasse anche oggidì a +Roma in una iscrizione monumentale. Il suo officio durò all’incirca +due anni; indi ei cadde, precipitato da una sollevazione, e lungo tempo +fu sostenuto prigioniero in Campidoglio[789], solo Senatore facendosi +allora Giovanni Capoccio[790]. Questo Romano era di una famiglia di +nobili minori che possedevano le loro torri presso ai santi Martino e +Silvestro, dove una oggidì ancora ne avanza ritta in piedi. Anch’egli +tenne man forte di governo[791]. Uscito di carica, gli succedette +Giovanni di Pierleone[792], ma, intorno all’anno 1197, una nuova +mutazione restituì l’antico ordinamento di cinquantasei Senatori colla +giunta esecutrice dei Consiliatori: e, poichè in quel tempo il Senato +era essenzialmente composto di Capitani, l’innovazione non potè venire +da altri che dalla nobiltà feudale[793]. + +La lotta delle fazioni combattentisi nel Comune e la smania di novità +(vizio comune di tutte le democrazie) erano la sola speranza del Papa, +il quale accortamente lasciò che i Romani si sbizzarrissero a lor +talento. Giusto in questo tempo il Papato era seriamente minacciato, +chè, morto re Tancredi, Enrico VI nell’anno 1194, aveva soggiogato la +Sicilia. La perfidia con cui questo Principe avaro e senza coscienza +sterminò gli ultimi discendenti della dinastia de’ Normanni e la +nobiltà normanna irritò il sentimento nazionale degli Italiani[794]. +I Lombardi, minacciati di un nuovo despotismo imperiale, andavano a +pericolo di veder crollare la loro libertà, conquistata a forza di +eroismi. Enrico VI, come già aveva fatto suo padre, investiva Tedeschi +dei publici officî; suo fratello Filippo veniva chiamato duca di +Toscana ed otteneva in feudo i beni della contessa Matilde; ancor +prima Corrado Lützelhard aveva avuto Spoleto, e al generale Markwaldo +erano state date in feudo la Romagna e le Marche. La potenza di Enrico +cingeva tutto lo Stato della Chiesa come dentro a un cerchio di ferro; +ed egli occupava il patrimonio della Chiesa quasi fino alle porte di +Roma[795]. Il figlio del Barbarossa concepiva l’idea dell’Impero con +baldanza giovanile; sognava già restaurare la dominazione imperiale +sul mondo, sottomettere Italia al suo comando, distruggere il Papato +gregoriano. In Roma voleva ripristinare i diritti imperiali cui il +padre suo aveva rinunciato; e senza dubbio colla sua potenza d’animo +grande ed energica Enrico VI sarebbe riuscito in questo intento, se più +a lungo avesse vivuto. Il Prefetto urbano continuamente resisteva al +Pontefice, di cui non acconsentiva ad essere l’officiale; l’investitura +imperiale fino adesso gli aveva dato uno stato libero, illustre e +temuto troppo, perchè egli ne potesse tollerare facilmente la perdita; +laond’è che, giusto adesso, vediamo tanto spesso i Prefetti mettersi +al codazzo di Enrico, cui eglino con gran fervore aderivano. Anche +i Frangipani Enrico VI traeva dalla sua. Quei vassalli della Chiesa, +allora potentissimi, bravavano del continuo i Papi che erano costretti +a lasciar loro il possedimento della marittima città di Terracina, dove +la facevano da despoti, e con cui tratto tratto si rappacificavano +mercè di trattati conchiusi con quel Comune, che ripetutamente si +ribellava contro di loro[796]. + +Nel Novembre dell’anno 1196 l’Imperatore mosse alla sua ultima impresa +in Sicilia: seguito da Pietro prefetto, da Markwaldo e da Corrado di +Spoleto passò per le terre romane, e venne a Tivoli, a Palestrina e +a Ferentino[797]. Roma non toccò, ma da Tivoli trattò col Papa, cui +chiese che coronasse il bambino Federico suo figlio[798]. Contro +la sua abbominevole tirannia si sollevarono in Sicilia la nazione +maltrattata e la stessa moglie di lui che passò dalla parte dei +sediziosi. L’Imperatore soffocò la ribellione con una ferocia e con +un’inumanità, di cui non si possono trovare esempî che nella storia de’ +Sultani asiatici; però egli stesso, dopo che ebbe ridotto la ridente +Sicilia a un deserto, fu rapito da fatal morte. Enrico VI, nella cui +indole si accoppiavano grandi qualità di statista e di principe con +disonestà senza fede nè coscienza, con avarizia e con crudezza, morì a +soli trentadue anni di età, ai 28 Settembre 1197, in Messina. Addì 8 di +Gennaio dell’anno 1198, anche Celestino III lo seguì nella tomba. Erede +della formidabile potenza dell’Imperatore fu un fanciullo abbandonato +alla tutela di una bigotta femmina siciliana; ma erede del debole Papa +fu uno dei maggiori uomini che la Chiesa abbia avuto. + +Le buone fortune del Papato non avevano limite[799]. + + + + +CAPITOLO SETTIMO. + + +§ 1. + +Roma nel secolo duodecimo difetta di coltura. — Diritto giustinianeo. +— Diritto canonico. — Collezione di Albino. — Il _Liber censuum_ +di Cencio. — Continuazione del _Liber Pontificalis_. — Non v’hanno +storiografi romani. — Descrizione del san Pietro compilata da Pietro +Mallio; descrizione del Laterano di Giovanni Diacono. + +Anche durante tutto il secolo duodecimo la vita intellettuale di Roma +continuò ad essere mezzo barbarica, come a’ tempi prima era stata: +le perpetue lotte della Chiesa cogl’Imperatori o col popolo romano, +e l’esilio quasi costante dei Papi, in quello che veementissime +rivoluzioni agitavano la Città, danno sufficiente spiegazione di un tal +fatto. + +Nel secolo decimosecondo sedettero sulla cattedra di san Pietro alcuni +uomini illustri; ma di sedici Papi (che tanti ne contò questo periodo +di anni) quattro soli, e non i maggiori, furono romani di nascita. +Parecchi di essi avevano ricevuto educazione in paesi forestieri, +e precisamente in Francia, dove Parigi, al tempo di Abelardo, era +divenuta la reputatissima delle scuole di dialettica e di teologia. +Fin dall’età di Urbano II, francese, abbiamo notato lo stretto vincolo +che associava Roma con Francia: se tempi innanzi erane stato anello di +congiunzione l’ordine di Cluny, il grande riorganamento del monacato +che avveniva per opera di Bernardo di Chiaravalle, lo rendeva nel +secolo duodecimo ancor più sodo e durevole. Relazioni politiche ed +ecclesiastiche univano di stretti nodi il Papato con una terra che del +continuo prestava a quello un asilo ospitale; tutta Italia, ostilmente +avversa ad Alemagna, era in commercio intellettuale con Francia, e per +quest’epoca è cosa assai significativa che il massimo fra gli Italiani, +Pietro Lombardo, teologo scolastico, non soltanto studiasse e poi +insegnasse a Parigi, ma colà ne morisse vescovo (1160). + +In Roma abbiamo veduto l’influenza che esercitarono le tendenze fra +sè ostili di due Francesi di questa età: un discepolo di san Bernardo +saliva alla cattedra santa, ed uno scolare di Abelardo prestava ai +Republicani della Città i suoi lumi e il suo entusiasmo di nuove idee +politiche. Se tempo addietro un Cardinale lamentava che la povertà +impedisse ai Romani di andare a studio in paesi stranieri, e che perciò +fossero privi di coltura, la cosa si era fatta ben diversa nella prima +metà del secolo duodecimo: infatti molti Romani, chierici e laici +e giovani della nobiltà, andavano a Parigi per erudirsi a quelle +scuole[800]. Ma di tal fatta influenze in Roma erano cosa d’indole +accidentale. Non la presenza dell’erudito Bernardo, non la fondazione +del suo monastero _ad Aquas Salvias_, non la coltura francese di +parecchi Pontefici seppero infondervi uno spirito di vita scientifica. +Gli Atti de’ Concilî e tutte le notizie di altra specie, in tutto +intiero questo secolo nulla significano che espressamente si facesse +per dare impulso alla dottrina delle lettere; ed ha caratteri troppo +generali un commendevole Decreto che Alessandro III promulgava nel +concilio Lateranense dell’anno 1179, dove ordinava che in ogni chiesa +cattedrale si fondassero scuole gratuite pei preti e pei discepoli +poveri[801]. + +Da un Pontefice culto e di animo principesco, qual si fu Calisto II, +potevasi aspettare che provvedesse ad istituti letterarî, ma nulla +questo udiamo neanche di lui; e si può imaginar di leggieri che egli +trovasse Roma immersa in una barbarie tale, da doverlo mettere a +disperazione. Altri Papi eruditi, come lo furono quasi tutti insino +alla fine del secolo, ebbero impedimento o dalla brevità del loro +pontificato o dall’esilio o dalle condizioni di Roma, di volgere cure +un po’ durevoli a discipline di istruzione. Fin dal tempo de’ Papi +riformatori la santa Sede si era circondata delle forze migliori della +Chiesa; il Collegio cardinalizio contò sempre nel suo seno uomini che +per scienza teologica furono nella loro età facilmente principi, ma +pochissimi di quei Cardinali furono romani. Nessun chiaro ingegno, +in nessuna classe di cultura, la Città educò nel corso del secolo +decimosecondo, nè vi fiorì scuola alcuna di rinomanza. + +Quest’epoca diventò insigne, perchè in essa rivisse la scienza del +giure romano. Certo è una novella che i Pisani conquistassero ad +Amalfi nell’anno 1135 quell’unico codice delle Pandette che in Italia +si conservasse, e che una siffatta scoperta desse opportunità a far +restaurare lo studio del diritto romano. In Italia non s’erano mai +smarriti nè la contezza delle leggi di Giustiniano, nè l’uso del giure +romano; tuttavia, fino dal secolo undecimo e compiutamente durante il +decimosecondo, la novella costituzione delle città destò un grande +fervore per gli studî di giurisprudenza. Abbiamo veduto Imperatori +e Republiche far appello alle leggi di Giustiniano per suffragarne i +loro diritti; ed eziandio l’ordinamento dei municipî italiani (che però +soltanto nell’apparenza toglievano ad imitare l’antichità) rinnegava +la sua origine istorica, per andar cercando la sua fonte nel diritto +romano. Converrebbe credere che Roma avesse dovuto essere, secondo +l’ordine naturale delle cose, il suolo dove lo studio di questa +scienza mettesse più forte radice; eppure fu altrimenti. Giusto nella +Città la invasione germanica non aveva mai dato di frego al diritto +romano; la Costituzione di Lotario dell’anno 824 aveva raccolto entro +di quello la cittadinanza romana; sotto gli Ottoni le leggi nazionali +straniere avevano perduto nella Città ognor più di vigore, finchè, al +tempo di Corrado imperatore, il diritto romano era divenuto il solo +che prevalesse. Il _Judex Romanus_ riceveva il suo nome appunto dal +diritto romano; forza era dunque che del continuo questo si insegnasse +nelle scuole, ma il suo studio si faceva sopra alcuni scarsi compendî +compilati fino da tempi antichi: ed è meraviglioso il pensare, +che Roma, scaturigine della giurisprudenza, venisse a condizioni +siffatte, che nelle sue biblioteche non si conservasse un solo codice +delle Pandette, o neppur si sapesse della sua esistenza. Se altre +città italiche davano opera fervidissima allo studio delle leggi di +Giustiniano, non avrebbe dovuto offrirne maggiore opportunità il Senato +che s’era restaurato in Campidoglio? Forse che all’età di Arnaldo +da Brescia non avrebbe dovuto questa scienza prender voga proprio in +Roma? I Senatori che scrivevano all’imperatore Corrado mostravano di +essere bene addentro negli antichi concetti giuridici; senza dubbio +la giurisprudenza si coltivava adesso in Roma con maggiore zelo; e par +quasi impossibile che ivi allora non fossero degli eruditi glossatori +eziandio delle Pandette, se omai sul principio del secolo duodecimo +in quelle dottrine rifulgeva Irnerio di Bologna. Però di tal fatta +erano le condizioni di Roma, che ivi non si venne formando nemmanco +una grande scuola di giuristi. La città dei Romani ne lasciò la gloria +a Bologna, dove omai nel secolo duodecimo si fondò un’università cui +diede protezione Federico I: v’insegnarono gl’insigni dottori Bulgaro, +Martino, Jacopo ed Ugo, e attrassero scolari da tutti i paesi, e +diedero vita ad una scienza nuova. + +La recisa divisione di Roma in due corpi giuridici, civile l’uno, +canonico l’altro, potrebbe far credere che il grande predominio +degli elementi ecclesiastici e il cozzo cui quelli venivano colla +cittadinanza, tenessero in luogo angusto la scuola del diritto romano; +sennonchè, ad onta eziandio della protezione de’ Papi, Roma non educò +nemmanco una scuola di diritto canonico. Anche questo si insegnava +a preferenza a Bologna, dove frate Graziano, toscano, aveva composto +intorno al 1140 la più completa compilazione dei _Canones_, ossiano +leggi ecclesiastiche. Ai dì nostri, che la ragione critica ne ha da +lungo tempo smascherato le favole e le menzogne, quel Codice celebre +del medio evo pare essere il colosso giuridico della barbarie e delle +tenebre, in mezzo alle quali l’uman genere andò per lunghi secoli +errando tentoni. Fu quel libro di leggi che gli gravò le spalle di +pondo opprimente; esso falsò i concetti giuridici della Chiesa e dello +Stato, e annebbiò il giudizio di tutte le età, sol per l’intento di +assicurare al sacerdozio, e soprattutto al Papato, la signoria del +mondo[802]. + +Altre collezioni di natura diversa tornano a grande importanza per +farci conoscere le condizioni della signoria temporale della Chiesa. +Giusto allora si provava vivamente il bisogno di determinar con +certezza tutto quello che apparteneva alle regalie della santa Sede, +che da tante parti le si contrastavano. I Papi fecero raccogliere +insieme tutti i documenti che si riferivano al loro _Dominium +Temporale_, incominciando dalla sua fondazione sotto di Pipino. Gli +Archivî del Laterano, e collezioni antiche e moderne lasciavano +per certo fra quei documenti delle grandi lacune, perocchè molte +carte fossero scomparse, altre falsate. Degli antichissimi registri +dell’amministrazione de’ dominî ecclesiastici, a’ tempi prima di +Pipino, nulla s’era conservato: notammo la prima collezione di quella +specie che ebbe compilato il cardinale Deusdedit; e poichè adesso +(causa la controversia per il retaggio di Matilde e le pretensioni +della città di Roma sulle regalie di san Pietro) il Papato vedeva messo +in pericolo il suo possedimento, si riunirono in maggiori proporzioni +i documenti su cui fondavansi i diritti della cattedra pontificia: ad +opera siffatta diè mano primamente un chierico nominato Albino, all’età +di Lucio III[803]. + +Il suo ampio lavoro fu ripigliato nell’anno 1192 da Cencio, romano +della famiglia dei Savelli, che fu camerario della Chiesa sotto di +Clemente III e di Celestino III, e diventò più tardi papa Onorio +III. La sua compilazione è un’arida raccolta, la quale poco a poco +si accrebbe, e tratta di materie di varia natura. Primieramente egli +compose il registro delle rendite della Chiesa, dove sono notate tutte +le entrate che la «Camera» lateranense ricavava da tutte le province: +istessamente l’antico _Liber Censuum_ di Albino incominciava col +_Provinciale_, ossia col catalogo geografico delle province e delle +città del vecchio Impero romano, per guisa che l’_Orbis Romanus_ della +_Notitia_ si tramutava nell’_Orbis Ecclesiasticus_, e il Laterano +pontificio veniva continuando i registri geografici dell’antica Roma +imperiale[804]. + +Dal «Libro delle entrate» si rileva qualmente i canoni fossero +meravigliosamente tenui; però il numero stragrande di quelli che +erano obligati a pagare il tributo, rendeva ragguardevole la somma. +Il Papa ricavava la massima parte delle sue rendite dirette dalle +chiese e dai monasteri di tutto il mondo che erano tenuti sotto lo +speciale patronato e diritto di lui, e perciò ne pagavano una pensio +annua; rendite poi traeva da Vescovi, da Principi, da signori, che +per differenti titoli erano tenuti a soddisfargli canoni. Pertanto +il grande registro di siffatte imposte dirette è in massimo grado +instruttivo[805]. + +Oltracciò il _Liber Censuum_ trascrive contratti di fitti a cominciare +dal secolo ottavo, raccoglie la serie delle donazioni e dei privilegi +dai Carolingi in poi[806], i giuramenti feudali dei Normanni, patti +stabiliti con Principi, con signori, con città, trattati de’ Papi cogli +Imperatori e colla città di Roma, formule parecchie di giuramenti +de’ Vescovi, di officiali, di giudici, di senatori, di prevosti di +castella; contiene l’_Ordo Romanus_, ossia il Libro rituale di tutte +le ceremonie e di tutte le statuizioni che hanno riferimento a feste di +chiesa, all’elezione ed alla consecrazione de’ Papi e de’ Vescovi, alla +coronazione degli Imperatori e dei Re[807]; riporta passi dei Regesti +de’ Papi; vi aggiunge una Cronica de’ Pontefici: finalmente Benedetto, +Albino e Cencio danno posto, nelle loro raccolte, ai _Mirabilia_ +ossiano descrizioni della città di Roma. + +Pertanto in cotali lavori di archivisti si contiene una gran dovizia +di materie; spesse volte queste sono malamente copiate, mancano di +un criterio di trattazione ordinata, e vanno accumulate insieme in un +ammasso informe. Ma per la storia di Roma cosiffatte compilazioni sono +di valore inestimabile: dacchè andarono perduti i Regesti dei Papi +di que’ secoli, e dacchè anche questi (come ne fanno dimostrazione +le lettere di Gregorio VII) non si occupavano che di argomenti di +chiesa, ne viene che, senza la collezione onde parliamo, i rapporti +del Papato collo Stato ecclesiastico sarebbero rimasti per la massima +parte al buio. Soltanto per via di quella ci è posto in aperto come +fosse ordinata l’economia del palazzo pontificio, quali fossero gli +organamenti dell’amministrazione e gli ordini feudali; per via di +essa molte altre cose di soggetto pratico e storico ci sono chiarite. +Laonde le collezioni di Albino e di Cencio prestano le fondamenta più +rilevanti al codice diplomatico del _Dominium Temporale_ dei Papi, e +perciò sono di massimo pregio, tale che non verrà mai meno[808]. + +Anche in questo secolo a Roma non si discorre di proprî storiografi +suoi; tutto si restringe alla continuazione officiale dei noti +Cataloghi dei Papi. Tuttavia, quantunque grettamente vi sieno descritte +le vite dei Pontefici del secolo duodecimo, quei lavori sono preziosa +cosa in grazia della loro compilazione officiale, cui tratto tratto +diedero opera testimonî oculari, oppure uomini della Curia ch’ebbero +parte agli avvenimenti onde raccontano. Talvolta i grandi casi +inspirano la mente di questi storiografi pontificî, per modo che eglino +abbandonano il metodo tradizionale dei cataloghi, e danno maggiore +ampiezza alle loro scritture. Le vite dei Papi da Vittore III ad Onorio +II, furono narrate da Pietro e da Pandolfo di Pisa, loro contemporanei, +i quali di gran lunga stan sopra a tutti i loro predecessori che posero +mano al _Liber Pontificalis_: segnatamente le Biografie di Pasquale +II e di Gelasio II, se anche non s’elevano a vero spirito storico, +sono pur illustrate da un gran numero di date, e talvolta nella +loro semplice concisione hanno tratti veramente drammatici e assai +attrattivi, avvegnaddio gli autori si commovano alla memoria dei fatti +di cui discorrono[809]. + +Lo scisma di Anacleto II pose un termine ai lavori di que’ +due istoriografi, perciocchè eglino abbracciassero la causa +dell’Antipapa[810]. Laonde con Innocenzo II, anche la continuazione +del _Liber Pontificalis_ riprende il suo antico carattere di catalogo; +e solamente la vita di Adriano IV e il reggimento tanto notevole del +successor suo Alessandro III (soltanto però fino alla pace di Venezia) +sono descritti con maggior diffusione da un loro contemporaneo ben +noto[811]. + +La storiografia romana in tutto il secolo duodecimo non produsse dunque +altro che questi frammenti di un’età agitata di tanti e sì fieri casi. +Nè i conventi di Roma, nè quelli del territorio romano (fatta eccezione +del monastero di Fossa Nuova nel paese dei Volsci e di quello di +Subiaco) composero allora cronica alcuna; e Goffredo di Viterbo, che +in un suo poema cantò delle geste di Federico e scrisse una Cronica +universale con titolo di _Pantheon_, come nato tedesco si schiera fra +i letterati di Alemagna. Ei deve perciò gravemente deplorarsi che un +periodo di tempo così fecondo di avvenimenti, e massime la rivoluzione +avvenuta nella Città, non abbiano trovato pur un Romano che ne dettasse +gli annali[812]. E vieppiù oscurata di barbarie Roma si pare in questa +età, dacchè il rimanente d’Italia produsse importanti opere di storia, +lavori in parte di culti uomini di Stato, che vissero nelle città +allora sorgenti in fiore. Intorno al 1140 il giudice Falcone scriveva +la Cronica di Benevento; il console Caffaro per incarico della sua +Republica compilava i celebri Annali di Genova; Bernardo Marangone +componeva la Cronica antichissima di Pisa; due giudici di Lodi, Ottone +ed Acerbo Morena, e il milanese Sir Raul raccontavano le geste di +Federico; Ugo Falcando si faceva autore di un prezioso frammento della +storia normanna di Sicilia (dal 1154 al 1169). A Roma nessun laico +emulò quegli uomini, nè la gloria di Ottone di Frisinga e di Romualdo +di Salerno allettò ecclesiastico alcuno a scrivere la storia di questo +tempo. + +Preti composero invece delle scritture storiche, o a meglio dire, +raccolsero documenti intorno ad alcune chiese di Roma. Le antichissime +basiliche della Città nel corso del tempo ebbero trovato loro +storiografi, nè più nè meno che reami ne ebbero; e quali di esse +dovevano offrir attrattiva ad uno scrittore più del san Pietro e +del Laterano? Pietro Mallio, canonico del san Pietro, dettò una +descrizione di questa basilica, e la intitolò ad Alessandro III. Un +esatto lavoro che ci desse ragguaglio di questo tempio, quale esso era +nel secolo duodecimo, sarebbe preziosissima cosa, ma il componimento +del Mallio non è che una arida collezione di notizie. Egli rimonta +alla storia della fondazione del san Pietro sotto di Costantino, +e con gran predilezione si ferma a dire di Carlo magno e della sua +donazione dello Stato ecclesiastico. L’intento maggiore del Mallio si +fu suffragare per via di documenti i diritti del suo duomo e quelli +del paro dell’enumerazione di edificî e di doni votivi ch’egli trasse +dalla Cronica e dai Regesti dei Papi. La sua scrittura di piccola mole +raccoglie insieme memorie storiche e statistiche, rituali, descrizioni, +specificazione dei sepolcri dei Papi (di cui egli ci ha conservato +le epigrafi); ed anche nella sua imperfezione è degna di nota e +instruttiva, come quella che è la prima monografia che tratti del san +Pietro e stia da sè[813]. + +Ad essa fa riscontro l’antichissima descrizione della basilica +Lateranense, dettata da Giovanni, canonico di quella chiesa: anch’egli +la compose per comandamento di Alessandro III, ed ha gran pregio per +la storia del Laterano, segnatamente dopo la riedificazione cui attese +Sergio III[814]. + +Queste monografie del resto hanno fondamento in un duplice genere di +componimenti letterarî di quell’età, negli _Ordines Romani_, ossiano +Libri rituali della Chiesa e nei _Mirabilia_. Il Mallio attinse dagli +uni e dagli altri, e sulle loro tracce descrive il borgo Vaticano +e il sepolcro di Adriano. «Nella _Naumachia_», dic’egli, «presso a +santa Maria in _Transpontina_, evvi la tomba di Romolo che si appella +_Meta_; era tutta rivestita di marmi magnifici, coi quali fu costruita +la scalea del san Pietro. Tutt’all’intorno, per una misura di venti +piedi, aveva essa un pavimento di pietra travertina, con una cloaca +e col suo giardino. In vicinanza il _Terebinthus_ di Nerone si alzava +tant’alto, quant’è il castello di Adriano imperatore, ed era incrostato +di finissimi marmi. L’edificio aveva figura rotonda a due cerchi, +come il castello; i suoi orli erano coperti di lamine di pietra che +facevano officio di gocciolatoi del tetto. Vicino a questo edificio fu +crocifisso l’apostolo Pietro.» + +«Ivi si trova eziandio il castello che fu la _Memoria_ di Adriano +imperatore, come può leggersi nell’omelia che il santo pontefice +Leone compose per la festività di san Pietro, dove dice: la +_Memoria_ dell’imperatore Adriano. È un tempio di meravigliosa +grandezza, tutto rivestito di pietre, e ornato di parecchie istorie; +all’intorno lo circondano sbarre di metallo, con grandi pavoni e +con un toro di bronzo; due di quei pavoni oggi si trovano nel pozzo +del «Paradiso»[815]. Ai quattro angoli del tempio eran posti quattro +cavalli di bronzo dorato; ad ogni facciata v’aveano porte di bronzo; +in mezzo al cerchio stava la tomba di porfido che oggidì è custodita +in Laterano, e nella quale fu deposta la salma di papa Innocenzo II. +Il suo coperchio è nel «Paradiso del san Pietro, sopra il sepolcro del +Prefetto» (ossia di Cinzio, l’amico di Gregorio VII). + +Quasi alla lettera il Mallio trascrisse questa descrizione dai +_Mirabilia_. + + +§ 2. + +I _Mirabilia Urbis Romae_. + +Il secolo duodecimo favorì i primi studî di archeologia romana. +I Senatori, che deliravano di avere restaurato in Campidoglio +la Republica antica, si risovvennero eziandio della magnificenza +monumentale della vecchia Roma, e nella loro fantasia si ricomposero +la città di meraviglie dei loro antenati. Ad onta di tutto il rovinio +violento recatovi dall’opera devastatrice di secoli, Roma era la +terra più vetusta del mondo, e, sebbene anch’esso ruinoso, alitava +in petto ai Romani uno spirito antico, che in mezzo al popolo veniva +acquistando una viva coscienza di sè, e rompeva veementissima guerra +contro la Chiesa. Al tempo in cui si rinnovellò il Senato la _Graphia_ +e i _Mirabilia_ assunsero la forma sotto cui pervennero fino a noi; +d’allora in poi si diffusero essi ognor più per via di copie che se +ne ricavarono, quantunque ignoranti scrivani li deturpassero coi più +assurdi farfalloni. E l’una e gli altri in sostanza sono la stessa +cosa, ma ebbero compilatori diversi; e se anche non facciano a bella +posta di escludere da sè le cose di Roma ecclesiastica, certo è +che trattano a preferenza con fervido amore della Città pagana. E +questo carattere di antichità repugnava tanto poco in Roma cristiana, +che precisamente gli Archivisti pontificî, come furono Benedetto, +Albino e Cencio, innestarono i _Mirabilia_ nelle loro collezioni +officiali. La menzione che vi si fa della tomba d’Innocenzo II e di +quella di Anastasio IV, delle torri dei Frangipani e dei Pierleoni, +finalmente del palazzo dei Senatori in Campidoglio, dimostra che questa +Descrizione della Città ebbe compimento nella seconda metà del secolo +duodecimo. Per riguardo poi alla _Graphia_, sebbene vi siano aggiunte +delle parti più antiche, e cioè il Libro ceremoniale degli imperatori +all’età degli Ottoni, nondimeno anche la sua composizione appartiene +a quello istesso tempo; nè abbiamo codice alcuno dei _Mirabilia_ che +risalga più in là del secolo decimosecondo[816]. + +Pertanto una lacuna di secoli s’inframmette tra il _Curiosum Urbis_ +(od almeno l’Anonimo di Einsiedeln) e i _Mirabilia_; nè ci si +conservò alcun anello intermedio, prima che quel _Curiosum_, onde +non si perdette mai contezza in Roma, si trasmutasse nei _Mirabilia_. +Certamente che questa ampliata Descrizione della Città gittò le sue +fondamenta poco a poco; alcune delle sue parti erano note al Cronista +di Soratte, e può darsi che finalmente nel secolo duodecimo tutte +si congiungessero insieme ad unità. Negar non si può per lo meno +che i _Mirabilia_ venissero su raffazzonati a forza di frammenti; ma +tuttavolta ci manca la loro scrittura originale; nè prima del secolo +duodecimo si trovano autori romani e italiani (il canonico Benedetto, +Albino, Cencio, Goffredo di Viterbo, Pietro Mallio, Romualdo di Salerno +e più tardi Martino Polono), che abbiano attinto dai _Mirabilia_, o li +abbiano intieramente raccolti nelle loro compilazioni[817]. + +In quel componimento, che un ignoto scolastico dettava intorno alle +«cose meravigliose della città di Roma», l’archeologia romana, la quale +ai dì nostri ebbe raggiunta un’ampiezza che può dirsi spaventosa, fa +sbocciare il suo primo fiore da germi già svolti in tempi addietro; +e lo fa usando di forme barbariche e rozze, e di un latino ruinoso sì +come il soggetto che descrive. Il buon senso e le assurdità, la retta +scienza e i perdonabili errori che colà dentro si mescolano insieme, +non hanno di che arrossire soverchiamente innanzi alla pretensiosa +erudizione di Archeologi venuti più tardi (ed anche di quelli dei +nostri giorni), i quali, se si raccolgano tutte insieme le loro +opinioni, fanno di Roma un vero labirinto che mette nausea a chi la +contempla con occhio di storico. Ella è cosa sommamente attrattiva +pensarsi qual dovesse esser l’aspetto di Roma nel secolo duodecimo, +quando le sue ruine maestose non erano peranco ridotte a scheletri +illustrati dalla scienza, ripulite artisticamente, dissotterrate e +incorniciate, ma erano tramutate in torri gravide d’armi di consoli +feroci, e in case dalle forme pittoresche, oppure si celavano alle +indagini dello studioso, abbandonate allo stato selvaggio di natura, +misteriose, leggendarie, e vagamente coperte di edera. Molte rovine, +che oggidì sparvero o che hanno perduto l’ornato dei loro marmi, +nel secolo duodecimo stavano ritte in piedi nel mezzo delle vie, +e il popolo le appellava con nomi or tratti dalla leggenda ed ora +storicamente esatti. Chi legge il libro dei _Mirabilia_, deve stupire +che tanto grande fosse il loro numero anche dopo l’incendio appiccato +dai Normanni; chè, quantunque la descrizione della città parli ancora +di luoghi e di monumenti che nel secolo duodecimo avevano cambiato di +forma od erano periti, pure assai spesso ne dipinge e ne denomina di +quelli che veramente tuttavia esistevano. + +Della esattezza dei _Mirabilia_ possiamo a più luoghi aver prova +col raffronto dei Libri rituali contemporanei; infatti anche questi +danno precisamente gli stessi nomi popolari ai monumenti. I Rituali +ci descrivono una volta il cammino che solevano seguire i Papi quando +percorrevano Roma in processione, e lo denotano chiaramente dagli +edificî presso cui passavano e dalle strade che battevano. A quel +tempo, allorchè ricorrevano certe feste, i Papi movevano per la città, +non trascinati in cocchi d’oro, ma umilmente pedestri e scalzi; e quei +vecchi deboli solevano riposare la persona stanca a certe stazioni +fisse, dove era loro apparecchiato, alla vista di tutti, un lettucio +(_lectus_)[818]; oppure, circondati dalle pompe della loro corte, +procedevano coronati del _Regnum_, a cavallo di un bianco muletto +(_albus palafredus_), che aveva il freno d’argento ed era coperto di +gualdrappe di porpora. + +L’_Ordo_ di Benedetto canonico, scritto nell’anno 1143, e nel cui +codice si trovano aggiunti i _Mirabilia_, fa conoscere così la via +che la processione seguiva: «Il Papa esce per il campo (Lateranense) +vicin san Gregorio in _Martio_, passa sotto l’arco dell’acquedotto +(l’_Aqua Martia_, da cui il san Gregorio riceveva nome), prende per la +via grande, costeggia a man destra il san Clemente, e piega a sinistra +verso il _Coliseum_. Traversa l’_Arcus Aureae_ (un arco che metteva al +_Forum_ di Nerva), trascorre innanzi al Foro di Trajano (ossia quello +di Nerva), e giunge fino a san Basilio (oggidì delle Annunziatine); +indi sale il monte presso alle _Militiae_ di Tiberio (Torre delle +Milizie), viene giù per santo Abbaciro, passa davanti ai santi +Apostoli, piglia a mancina per la via Lata, gira per la via Quirinale, +muove a santa Maria _in Aquiro_ fino all’arco della Pietà, capita al +campo di Marte, tocca san Trifone presso le _Posterulae_ e arriva +al ponte di Adriano. Traghetta il ponte, esce per la porta Collina +lasciandosi addietro il tempio e il castello di Adriano, passa avanti +dell’obelisco (vuol dire a questo luogo del _Terebinthus_) di Nerone, +attraversa il _Porticus_ presso al sepolcro di Romolo, indi sale al +Vaticano e alla basilica dell’apostolo Pietro. + +»Finita la messa, il Papa cinge fuor della basilica la corona, monta a +cavallo, e, coronato, fa ritorno in processione per questa «sacra via»: +traversato il _Porticus_, valicato il ponte detto di sopra, e superato +l’arco trionfale degl’imperatori Teodosio, Valentiniano e Graziano, +viene rasente il palazzo di Cromazio dove gli Ebrei cantano le laudi; +poi percorre il Parione fra il Circo di Alessandro (oggidì piazza +Navona) e il teatro di Pompeo, scende per il _Porticus_ di Agrippina +(vicino al Panteon), risale per la _Pinea_ (Regione o piazza della +Pigna) vicino alla _Palatina_ (il luogo antico detto _ad Pallacenas_ +presso il san Marco), passa dal san Marco; indi per l’arco della «mano +di carne» (_Manus Carneae_) e per il _Clivus Argentarius_ fra «l’isola» +di quello stesso nome (_Basilica Argentaria_) ed il Campidoglio, tira +giù innanzi alla carcere Mamertina (_privata Mamertini_); viene per +l’arco trionfale (di Severo) in mezzo al _Templum Fatale_ (l’arco +di Giano) e il tempio della Concordia, procede oltre tra il Foro +di Trajano (di Nerva) e il Foro di Cesare; passa sotto l’arco della +«Nervia,» in mezzo al tempio di quella Dea e il tempio di Giano[819]: +rimonta innanzi all’«Asilo» per la via lastricata dove cadde Simon +Mago (l’antica via Sacra), vicino al tempio di Romolo (basilica di +Costantino); poi trascorre dall’arco trionfale di Tito e di Vespasiano, +che ivi è chiamato _VII Lucernarum_; discende fino alla _Meta Sudans_ +innanzi all’arco trionfale di Costantino, piega a manca davanti +all’anfiteatro, e per la via santa (_Sancta Via_) vicino al Colosseo +torna al Laterano[820].» + +Di questa maniera s’era formata anche una novella «via sacra» dei +pomposi cortei cristiani che movevano per Roma; e la sua ultima parte, +dal Colosseo al Laterano, era appellata _Sancta Via_: così è che le +processioni pontificie con ispeciale accorgimento movevano attraverso +gli antichi archi di trionfo del Paganesimo. Lungo la «via santa» +pontificia, monumenti cristiani si alternavano con ruine pagane; ma +anche i Libri rituali allora tenevano nota con decisa predilezione di +queste ultime. Non una v’ha di esse che il libro dei _Mirabilia_ non +registri, nè vi manca avvertimento del palazzo del prefetto Cromazio +nella Regione detta Parione, dove si postavano gli Israeliti. Descrive +quell’edificio romano, che allora durava tuttavia in istato ruinoso +presso a santo Stefano _in Piscina_, e lo appella _Templum Olovitreum_, +ossia «tutto composto di musaico, tutto fatto di cristalli e di oro +con magica arte, e ornato di un’astronomia coi segni del cielo»; e sa +che Sebastiano, unito a Tiburzio figlio del prefetto Cromazio, aveva +distrutto quelle case meravigliose[821]. + +L’_Ordo Romanus_ mette pertanto in rilievo la esattezza topografica dei +_Mirabilia_; e, anche senza di ciò, questa Descrizione della Città, +ad onta del suo stile barbarico, dimostra nella massima parte una +giustezza di vedute che l’odierna archeologia è costretta a confermare. +Il suo compilatore, oltre che dalle tradizioni locali, attinse da fonti +parecchie. Le antichissime informazioni gli ebbero porto il _Curiosum_ +e la _Notitia_; egli non toglie a seguirne la ripartizione regionale, +come quella che ai suoi tempi non poteva adoperarsi più, ma egli passa +ancora in rassegna le mura, le porte, i colli ed i ponti di Roma, in +ciò seguendo le tracce di quelle vecchie indicazioni[822]. Soltanto +nelle rubriche, pur sempre importanti, dei palazzi, delle terme, degli +archi trionfali e dei teatri, lo scrittore non registra dati numerici, +e tratta l’argomento con molto amore, ma con gran confusione[823]. +Indi, forse soltanto per giovare e per compiacere ai pii desiderî dei +pellegrini, vi compone il catalogo dei cimiteri e dei luoghi di Roma +che sono celebri per istorie di martiri, ricavandone le notizie dai +Libri delle «Stazioni», dal _Pontificale_ e dai Martirologî: ed uno +degli ingenui copisti del libro dei _Mirabilia_, approfonditosi nello +studio dei Calendarî dei Santi, scambiava financo i Fasti di Ovidio +per un martirologio di Ovidio[824]. Seguono dappoi alcune appendici, +e, secondo i varî esemplari, sono in diverso ordine disposte: +parlano «della pigna che era in Roma», «del Campidoglio di Roma», +«del tempio di Marte in Roma», «dei cavalli marmorei in Roma», «dei +giudici imperiali in Roma»[825], «della colonna di Antonino in Roma». +Finalmente in quella congerie aridamente raccolta insieme e azzeppata +di ripetizioni parecchie, viene data la descrizione del Vaticano e +del castel Sant’Angelo, del sepolcro di Augusto, del Campidoglio, dei +_Fora_, del Palatino e di altri colli; e vi si aggiungono le storie +del cavallo di bronzo ch’era innanzi al Laterano, dell’edificazione del +Panteon e della visione di Agrippa. + +Per dare un’idea della forma che in generale usano i _Mirabilia_ nelle +loro descrizioni basteranno questi brani che ne togliamo: «Qui (di +fianco al _Forum_) è il tempio di Vesta, entro cui vuolsi che dorma il +drago, sì come leggiamo nella Biografia di san Silvestro; e colà stanno +il tempio di Pallade e il _Forum_ di Cesare e il tempio di Giano, il +quale dal principio e dalla fine è indovino dell’anno, siccome dice +Ovidio nei Fasti; ma adesso si appella torre di Cencio Frangipane.» +Delle ruine del Palatino, che chiamavasi eziandio _Palatinus mons_, +viene detto brevemente: «Dentro del _Palatium_ è il tempio di Giulio; +nella fronte del _Palatium_, il tempio del Sole; sovra dello stesso +_Palatium_, il tempio di Giove, che ha nome di _Casa major_»[826]. +Del Circo Massimo: «Il _Circus_ di Prisco Tarquinio era di bellezza +meravigliosa, e così veniva giù degradando che nessun Romano impediva +all’altro la veduta: sulla cima posavano archi che erano rivestiti +di vetro e di giallo oro; in alto erano le case del _Palatium_, dove +a tondo sedevano le donne per mirare il giuoco ai 14 di Maggio, +quando si celebrava; nel mezzo stavano due guglie (obelischi); la +minore aveva ottantasette piedi; la più grande, centoventidue. Sul +vertice dell’arco di trionfo, che è vicino alla porta d’ingresso, era +collocato un cavallo di bronzo dorato, che pareva slanciarsi alla +corsa, quasi volesse trascinare con sè un guerriero; sull’arco che +si erige all’estremità vi aveva un secondo cavallo di bronzo dorato. +Nell’alto del _Palatium_, donde si miravano i giuochi, erano gli scanni +dell’Imperatore e della Regina.» — «Innanzi al tempio di Trajano, +là dove oggidì ancora ne durano le porte, era il tempio di Giove.» +— «Vicino alla _Schola Graeca_ era il tempio di Lentulo; dall’altro +lato, ove s’alza adesso la torre di _Centius de Origo_, trovavasi il +tempio di Bacco[827]. Nell’_Elephantus_ erano il tempio della Sibilla, +e il tempio di Cicerone _in Tulliano_, e il tempio di Giove dov’era +il pergolato d’oro, e il _Templum Severianum_»[828]. — Nel campo di +Marte era il tempio di Marte, dove alle calende di Luglio eleggevansi i +Consoli che duravano fino alle calende di Gennaio; se l’eletto Console +era mondo di delitti, lo si confermava nel consolato[829]. In questo +tempio i vincitori romani deponevano i rostri delle navi, de’ quali +componevansi opere a spettacolo di tutti i popoli. — «Sulla cima del +frontone del Panteon posavano due tori di bronzo dorato. Davanti al +palazzo di Alessandro erano due templi di Flora e di Febo. Dietro al +palazzo, dove adesso è la «conca», esisteva il tempio di Bellona, e +v’era scritto: + + _Roma vetusta fui: sed nunc nova Roma vocabor;_ + _Eruta ruderibus culmen ad alta fero_»[830]. + +Spesso i _Mirabilia_ denotano opportunamente gli edificî antichi +dalle chiese che erano state costruite nei ruderi di quelli, ma ei si +scorge che quasi esclusivamente si occupano dei vecchi monumenti, per +modo che il libro racchiude addirittura quanta scienza in fatto di +archeologia Roma possedeva a questa età, nella quale Italia pose mano +all’ardita impresa di affrancarsi tutt’ad una volta dalla barbarie +del medio evo, dalla signoria dei preti e dalla dominazione straniera. +Pertanto con una stretta e bella coincidenza il libro dei _Mirabilia_ +pare essere la ricostruzione archeologica della vecchia Roma, giusto +nel tempo in cui si restaura a libertà il municipio; e possiamo +credere che quello scritto fosse allora la lettura favorita dei +Senatori. Il suo compilatore non potè essere altr’uomo che romano. Egli +infatti esprimeva con chiara consapevolezza lo scopo essenzialmente +archeologico del suo lavoro, così dicendo: «Questi ed altri molti +templi e palagi degli Imperatori, de’ Consoli, de’ Senatori e dei +Prefetti, esistettero al tempo dei Pagani, siccome negli annali antichi +leggemmo, e cogli occhi nostri abbiam visto, e da’ vecchi udimmo: e di +quanta bellezza d’oro e d’argento, di bronzo e di avorio e di preziose +pietre fossero ornati, curammo manifestare con questa scrittura, il +meglio che potemmo, a memoria dei posteri»[831]. + +Laonde è che ancora oggidì lo studioso dell’antichità deve serbar +gratitudine a quell’ingenuo scolastico. Da quel libro di barbarico +stile egli può ritrarre profitto vero, purchè non si sgomenti di andar +laboriosamente cercando la verità, mondandola dalla scorza dell’errore +e dalle scipitaggini che la involgono. Quello stranissimo di tutti +i libri somiglia ad una caverna entro cui sta sepolto un tesoro, +e dove conviene entrare con in mano la lampada della critica per +trarne tuttavia molte cognizioni. Ed anche l’Autore dei _Mirabilia_, +precursore di Flavio Biondo, fu uno studioso che, ispiratone di mesta +vaghezza, fece il primo e audace tentativo di andar a cerca di Roma in +mezzo ai cumuli delle sue ruine e di mettere in mostra i suoi monumenti +storici. Però (e, confessiamolo pure, così è anche in tutti gli altri +libri di archeologia), la maestosa realtà dell’antica città dei Romani +si trova nei _Mirabilia_ quasi velata tetramente da un pallido raggio +di luna. Quel libro c’insegna quanto sia grande la tragica potenza del +tempo, che nell’animo umano abbuia tutte le grandezze della storia, +e agguaglia a un racconto di leggende, e copre di grossi strati di +polvere tutti gli splendori delle età passate. Più tardi la gente +umana, che ne conserva una vaga ricordanza, scava e scava tutt’intorno; +e a forza di fatiche immani, plaudendo arrogantemente alle sue +scoperte, non giunge a conoscer la metà di quello che ogni bambolo ai +tempi andati e sulla faccia del luogo sapeva a menadito[832]. + + +§ 3. + +Leggende delle statue romane. — Virgilio nel medio evo. — Virgilio +profeta e negromante. — Il mago Virgilio a Roma e a Napoli. — Racconti +che se ne foggiarono sulla fine del secolo duodecimo. — Descrizione di +Roma che il rabbino Beniamino di Tudela compone nel secolo duodecimo. + +Il libro archeologico di Roma medioevale porge opportunità eziandio di +altre considerazioni. Fa stupore che ad un’età di leggende romantiche e +di poesie predomini nei _Mirabilia_ il carattere archeologico; difatti +in essi la leggenda poetica è tenuta in poco conto. La Chiesa di Roma +coltivava massimamente le storie dei martiri, ma non si curava delle +leggende profane; soprattutto poi occorre notare che l’ingegno dei +popoli italici non è inchinevole ai racconti favolosi, perocchè il +loro suolo sia stracarico di storia, e la luce chiara del loro cielo +non blandisca quella vita di sogni che è propria della leggenda. I +_Mirabilia_ contengono tanto poche leggende che par quasi strano; a +poche vi si accenna di volo; poche altre sono sbozzate a metà; alcune +sono storie di Chiesa; quasi tutte (e questo notevole carattere è +prettamente romano) si riferiscono a statue. + +In un tempo nel quale l’arte statuaria s’era spenta erano propriamente +le sue nobili reliquie che commuovere dovevano ad ammirazione gli +uomini: segnatamente i pellegrini stranieri, se possedevano la coltura +d’Ildeberto di Tours vescovo poeta, ne erano tratti ad un entusiasmo +quasi pagano; se poi erano gente grossa le statue dovevano ai loro +occhi parere opere di magica arte, cui un demone arcano aveva infuso +la vita. Più strettamente e più vivamente di tutti gli altri avanzi +dell’antichità erano soltanto le statue che davano un’idea del mondo +classico al popolo, il quale aveva obliato l’antica poesia e non +l’intendeva più. Non v’era in alcuna terra del mondo un artista che +avesse saputo plasmare una figura di marmo pari a quelle che, cittadine +di un mondo diverso e geniale, erano rimaste in mezzo a’ ruderi di +terme e di templi. Con occhi misteriosi le divinità di Grecia dalle +loro statue solitarie parevano guardare e ammaliare quegli uomini +barbari del medio evo, che s’erano infervorati delle Crociate e +dell’Oriente, e che al tempo in cui risorgevano il diritto romano e +la republica romana tornavano a ricordarsi con timidi desiderî delle +bellezze del paganesimo. Di questa tendenza dà un’idea assai espressiva +quella leggiadra novella della Venere di marmo, cui un giovinetto +scherzando poneva in dito un anello, ed ella sel riteneva, e lo serrava +forte come fosse anello suo nuziale. Favola preziosa, che tutt’a un +tratto manifesta quella consapevolezza, che s’accoglieva dormiente nei +petti umani, del nesso indestruttibile che associava l’età nuova alla +cultura antica; vaticinio di un tempo lontano in cui s’avrebbe fatto +fervido ritorno alla scienza ed alle vaghe forme dell’arte pagana[833]. +Però le leggende che correvano sulle statue di Roma altro allora +veramente non significavano se non che quelle figlie smarrite del genio +greco non trovavano fra gli uomini imbarbariti chi le comprendesse +più. Vedersene allora non si poteva che a Roma, perocchè in nessun +altro luogo, prima che si cominciasse a fare escavi, non vi fossero +tante statue di marmo e di bronzo, quante là erano. Le favole delle +statue romane possono essere state invenzioni così dei Romani che +di stranieri, e in parecchi casi fu certo la fantasia fervente e più +poetica dei pellegrini nordici che ne compose le novelle. Per fermo era +un pellegrino che sognava di tesori magici nascosti sotto il suolo di +Roma, quegli che inventava la storia portentosa della statua di bronzo +nel Campo di Marte: col dito accennava essa a terra; sul capo teneva +scritte queste parole: _hic percute!_, e il celebre papa Gerberto ne +scioglieva l’enigma[834]. In verità questa leggenda addita con senso +arguto e bello ai misteri onde nelle profondità del suolo di Roma si +celava il mondo caduto dell’antichità; e oggidì ancora chi s’aggira +per Roma potrebbe spesso fermarsi sopra i ruderi del Foro, o nel Campo +di Marte, o nelle terme deserte, e sclamare: _hic percute!_ Giacchè +anche adesso dormono ivi sotto innumerevoli statue dell’antichità, e +aspettano la magica parola che le risvegli dal loro sonno, oppure il +caso che sollevi il pesante coperchio della loro sepoltura. + +I _Mirabilia_ notano una fiata che Romolo collocasse nel suo palazzo +una statua d’oro in cui egli era effigiato, con questo motto: «Non +cadrà fino a tanto che una vergine non partorirà»; e dicono che il +simulacro traboccò al suolo allorchè la Vergine ebbe partorito[835]. +E fanno menzione dell’arguta e bellissima leggenda di un’altra +statua che parlò all’apostata imperatore Giuliano, e tanto seppe +ammaliarlo ch’egli ritornò al Paganesimo[836]. Anche le loro maggiori +leggende profane si riferiscono a statue; e il leggitore di questa +storia conosce omai i portentosi racconti della statua equestre di +Marc’Aurelio, dei due colossi di marmo e delle statue equestri del +Campidoglio. + +L’antica favola delle statue del Campidoglio fu più tardi associata col +ciclo leggendario del «mago Virgilio», e ci fa stupore che l’Autore +dei _Mirabilia_ abbia sdegnato di raccogliere nelle sue scritture +le leggende che di Virgilio narravansi. Non più si recitavano fra +i ruderi del Foro di Trajano i versi del massimo poeta di Roma, che +(lungo tempo ancora dopo la caduta dell’Impero romano) retori erano +andati declamando in publico: L’uso della lingua italiana di già +rendeva difficile l’intelligenza di quei versi; la musa latina, fin +l’epigramma, nel secolo duodecimo era quasi morta in Roma, laddove nei +paesi di fuori metteva fiori olezzanti, come nei carmi degli scolastici +vaganti. Noi dovremmo fare grande fatica a scaturir fuori la scuola +celata di qualche grammatico che spiegasse ai suoi discepoli l’Eneide +o le Egloghe; tuttavia non abbiamo punto dubbio che sempre in Roma +si conservasse la conoscenza di Virgilio, ed eziandio di Ovidio che +era peranco noto all’Autore dei _Mirabilia_; laddove Orazio, troppo +elegante e vissuto nella società del bel mondo, s’era fatto meno +intelligibile a quella rozza gente[837]. Scoperte degli antiquarî si +decifravano a Roma con Virgilio alla mano; lo dimostra ciò che racconta +Guglielmo di Malmesbury, che intorno al 1045 s’era rinvenuto a Roma il +sepolcro di Pallante, figliuolo di Evandro. Il corpo del gigante, così +dic’egli, fu trovato ancora incorrotto, con una ferita larga quattro +piedi che gli aveva aperta in petto re Turno. E nella tomba ardeva +tuttora una torcia, nè spegnerla si era potuto che facendo una fessura +sotto la fiamma. Sarebbe stato impossibile che si desse in cotal +forma notizia all’Annalista inglese di questa scoperta, se non fossero +stati gli stessi antiquarî romani che avessero proposto una siffatta +spiegazione alla tomba rinvenuta[838]. + +Ai nostri giorni si tenne dietro con grande amore alla memoria +che durò di Virgilio nel medio evo; se ne studiarono le ragioni, e +s’interpretarono. Convien sapere che dopo il tempo di Costantino alcuni +passi delle poesie di Virgilio, massime dell’Egloga quarta, si ebbero +in conto di vaticinî cristiani. A questo poeta vissuto sul limitare di +due epoche mondiali la musa aveva dettato alcuni versi geniali, che per +uno strano caso ebbero apparenza di essere la predizione ispirata della +nascita di Gesù Cristo[839]; nè mai come in Virgilio la fina adulazione +di un poeta, o la sua speranza ideale di una futura età dell’oro, +conseguirono più splendida ricompensa. Quel pagano fu levato al grado +di profeta del Messia, diventò il poeta favorito della Chiesa e del +credulo medio evo; e per secoli lunghi si andò aprendo a sorte i suoi +libri per cercarvi gli oracoli di un veggente sibillino, nello istesso +modo che suolsi oggidì sfogliare le carte della Bibbia in cerca pur di +oracoli. La trasfigurazione poetica della musa virgiliana è uno dei più +singolari fatti della storia dello spirito umano, ed è dimostrazione +notevole della stupenda concatenazione mercè cui la potenza della +poesia intreccia fra loro le epoche intellettuali. Vi fa accompagnatura +la più leggiadra di tutte le leggende, che uniscono l’una coll’altra le +due età; quella visione, dico, del patrono di Virgilio, di Ottaviano +imperatore, cui la Sibilla, sul punto di prendere commiato dagli +uomini, mostra la Vergine che tiene in braccio Gesù bambino[840]. + +Mentre la Chiesa onorava Virgilio come una specie di Jesaia cristiano, +il popolo invece (e questo già era avvenuto in tempo mirabilmente +antico) lo mutava in filosofo, in matematico ossia in un mago di prima +forza. In forma siffatta ei doveva esser noto anche ai Romani del tempo +dei _Mirabilia_; però la leggenda del mago Virgilio non sbucciò dal +suolo di Roma; quivi fu solamente trapiantata. È cosa sorprendente che +i _Mirabilia_ non facciano parola di Virgilio, là dove narrano della +visione di Ottaviano; e neppur la leggenda delle statue sonanti, di +cui toccano soltanto di volo, non è in verun modo associata con lui. +La _Salvatio Romae_ in Campidoglio, dove le statue collo squillo di +loro campanelli manifestavano la ribellione di ogni provincia, non +compare assolutamente in Roma con quelle forme che ebbe assunto più +tardi. Infatti il romanzo francese _Virgilius_ narra che l’incantatore, +a salvamento di Roma fabbricasse una torre con istatue di quella +specie: e un’altra leggenda descrive l’edificio per modo, che durante +il giorno fosse tutto scintillante d’oro, e di nottetempo una lampada +luminosa lo segnalasse alla vista dei naviganti; e inoltre aggiunge +che uno specchio posto ivi dentro svelasse tutto ciò che avveniva nel +mondo ed ogni moto ostile a Roma. Questa favola dello specchio magico +che si trova nelle epopee cavalleresche, com’è nel «Percivallo,» non +ha origine romana, ma può darsi che a Roma fosse nota nell’età dei +_Mirabilia_. E antiquarî affermano, che gli avanzi della torre dei +Frangipani posta sull’arco di Tito, dopochè Gregorio IX l’ebbe fatta +demolire nel secolo decimoterzo, erano dal popolo chiamati «torre di +Virgilio»[841]. + +Ai portenti di Virgilio in Roma apparteneva eziandio la così detta +«Bocca della verità», ma non furono i Romani che posero Virgilio in +relazione con questa leggenda, che aveva il suo luogo a santa Maria +in Cosmedin; può anzi essere che nel secolo duodecimo i Romani neppure +avessero contezza d’intreccio siffatto. Nell’atrio di quella basilica +esiste ancora oggidì una grande maschera di cloaca, e il popolo +diceva nel medio evo, che i Romani antichi, allorchè pronunciavano un +giuramento, dovevano ficcar la mano nella sua bocca aperta, la quale +avrebbe azzannato lo spergiuro: tanto sarebbe durata la cosa, finchè lo +scaltrimento di un’adultera femmina distruggeva la potenza portentosa +di quell’effigie[842]. + +Di tutte queste opere portentose di Virgilio tacciono i _Mirabilia_, +e una sola volta fanno parola di lui a questo modo: «Sul Viminale è +la chiesa di sant’Agata, donde Virgilio imprigionato dai Romani prese +forme invisibili, uscì e andò a Napoli; da ciò derivò il detto: _vado +ad Napulum_»[843]. Ei sembra che ciò si riferisca a quella favola la +quale raccontava come l’Imperatore incarcerasse Virgilio a causa della +bizzarra vendetta che ei si toglieva di una sdegnosa Romana, e come +il poeta, montando su un aerostato, se la battesse nelle Puglie: la +notizia che ne danno i soli _Mirabilia_ mette in aperto che i Romani +dei secoli duodecimo e decimoterzo sapevano non soltanto di questa ma +eziandio di altre leggende virgiliane. + +Tuttavia la patria vera del «mago Virgilio» fu Napoli, sua città +prediletta e suo mitico sepolcro; e noi seguiteremmo colà con +grande onoranza il negromante sul suo pallone, se non temessimo di +allontanarci soverchiamente dal suolo storico di Roma. Il serio amico +di Asinio Pollione, il poeta che ebbe natura sì timida da sbassare +gli occhi davanti ogni sguardo curioso o scrutatore, sarebbe rimasto +di stucco se avesse potuto presagire di che novelle, in gran parte +puerili, la fantasia degli imbarbariti Napoletani avrebbe circondato +la sua memoria. Ed è infatti meravigliosa cosa vedere con che fede +ingenua gli stessi uomini più gravi, sulla fine del secolo duodecimo, +ricantavano cotai favole. L’inglese Gervasio di Tillbury, maresciallo +del regno di Arles, nella sua opera intitolata: _Otia Imperialia_ +dedicata a Ottone IV imperatore, registra con ispeciale predilezione +fra i molti _mirabilia_ del mondo eziandio i portenti che fece Virgilio +a Napoli. Chi sa che il poeta dell’epopea nazionale romana avesse +potuto in qualche modo compiacersi che lo si onorasse come mago per +la sua edificazione della _Salvatio Romae_ (quello che era l’officio +generale di polizia dell’Impero), ma a Napoli certamente non avrebbe +tenuto per cosa lusinghiera il vedersi attribuite le arti di un +Cagliostro o propriamente di un ciarlatano: ei vi inventa una mosca +di bronzo fatta con bell’arte che pone in fuga tutte le mosche vive; +serra dentro di porta Capuana tutti i serpenti; con un cavallo di +bronzo divezza i cavalli che sbassino le terga; con un pezzo di carne +apprestato con magiche virtù tiene costantemente ventilato e fresco il +mercato delle carni; sul monte delle Vergini riduce un giardino di erbe +mediche, dove la pianta di Lucia ridona la vista alle pecore cieche; +con una statua di bronzo di un trombettiere o di un arciero piglia in +rete il vento di mezzodì, oppure accheta il Vesuvio. Cose più degne +di lui forse potevano essere queste: aver costruito sopra una base di +uova il castel dell’Uovo, traforato la grotta di Posilippo, scoperto +i bagni curativi di Puteoli, l’uso dei quali gli invidiosi medici di +Salerno mandarono a male, cancellando le epigrafi che ne denotavano il +sito[844]. + +Però alle mura di Napoli non giovò l’artificiosissimo palladio +che Virgilio aveva con magica virtù chiuso entro ad un’ampollina +di vetro; chè Enrico VI, senza averne alcun impedimento, le fe’ +smantellare nell’anno 1196. Corrado, cancelliere suo ed eletto vescovo +di Hildesheim, che accompagnò l’Imperatore come legato del reame di +Sicilia, afferma con credula serietà che, ad onta di quel palladio, le +mura di Napoli furono atterrate dai prodi Tedeschi, ma protesta pieno +di reverenza pel grande negromante, che una fessura aveva nociuto alla +magica fiala; e confessa che gli Alemanni non osarono di abbattere la +così detta «porta di ferro», per paura che ne uscissero i serpenti cui +Virgilio con suoi sortilegi aveva chiuso lì entro[845]. E quell’uomo +posto in luogo insigne accertava con profonda convinzione (onde certo +partecipava anche l’imperatore Enrico) di aver posto a prova i portenti +di Virgilio, e di aver visto coi suoi proprî occhi che quando si +esponevano all’aria le ossa del poeta oscuravasi di repente il cielo +e il mare si agitava in burrasca. La sua romanzesca lettera indiritta +ad Erbordo di Hildesheim (e incastonata come una gemma preziosa nella +«Cronica degli Slavi» scritta da Arnoldo) schiude la serie immensa +di quelle relazioni che fino ai dì nostri vennero componendo i +Tedeschi dei loro viaggi in Italia. È cosa assai amena vedere quante +cose apprendeva nell’Italia meridionale la fantasia del Cancelliere, +scaldata allo spettacolo di un mondo nuovo e bello, e nutrita di +studî classici. Colà egli scopriva financo il Parnasso e l’Olimpo, +si rallegrava che il fonte ispiratore d’Ipprocrene venisse allora a +scorrer dentro dei confini dell’Impero tedesco, navigava con mitologico +ribrezzo fra Scilla e Cariddi, passava con gran letizia davanti +a qualche luogo appellato Sciro, dove Teti aveva tenuto nascosto +l’eroico figliuolo suo Achille, con sommo diletto vedeva nel teatro di +Tauromenio lo spaventoso labirinto del Minotauro, e in Sicilia faceva +la conoscenza dei Saraceni, i quali possedevano l’invidiabile potenza, +ereditata dall’apostolo Paolo, di ammazzare col solo sputo i serpi +velenosi[846]. + +Lasciamo queste sollazzevoli leggende, che avvivano di un colorito +tanto vivace l’età credula di portenti, nella quale venne in fiore appo +i Tedeschi la poesia cavalleresca, e conchiudiamo questi _mirabilia_ +registrando le notizie di un altro viaggiatore, che prima dell’anno +1173 vide e brevemente descrisse quella Roma, dove Corrado non ebbe +posto il piede. Ai _mirabilia_ di Roma aggiunse qualche cosa Beniamino +di Tudela, ebreo spagnuolo, il quale, precursore di Giovanni di +Mandeville, scrisse, in lingua ebraica e secondo il genio del suo +secolo, una relazione favolosa del viaggio che egli fece fin giù nelle +Indie e in China[847]. + +L’erudito Rabbino vide Roma soltanto con occhio d’ebreo, giacchè +naturalmente quel che più lo allettava si erano le attenenze della +città mondiale con Israello e colla caduta di Gerusalemme avvenuta +sotto di Tito e di Vespasiano. Diamo accoglienza qui alla sua +meravigliosa descrizione, avvegnaddio essa sia la sola narrazione di +un viaggio a Roma, che noi possediamo dell’epoca medioevale fino ad ora +percorsa. + +«Roma», dice Beniamino, «consta di due parti che il fiume Tevere +traversa per modo, che l’una, stando dall’altra, si vede. Nella prima +è il massimo tempio, che romanamente si appella il san Pietro; e colà +havvi eziandio il palazzo del grande Giulio Cesare, con molti edificî +ed opere che assai diversi sono da quelli del rimanente mondo[848]. +La Città qua ruinosa, là abitata, ha un circuito di ventiquattro +miglia. Contiene ottanta palazzi degli ottanta re, che tutti appellansi +imperatori, dall’impero di Tarquinio all’impero di Pipino padre di +Carlo, che per il primo tolse le Spagne agli Ismaeliti e le assoggettò +al suo giogo. Ivi, fuor di Roma, è il palazzo di Tito, cui i trecento +senatori non vollero fare accoglienze perchè disobbedì al loro comando; +infatti, invece che in due anni di tempo, solamente dopo il terzo egli +conquistò Gerusalemme. Oltracciò mirasi il palazzo di re Vespasiano, +edificio poderoso e saldo che pare un tempio[849]. Di più evvi il +palazzo di re Galbino con trecentosessanta portici; tanti sono quanti +ha giorni un anno, e misurano tre miglia di circuito. E un tempo in +cui vennero fra loro a guerra, più di centomila Edomei furono uccisi +in quel palazzo, e le loro ossa ancora oggidì si vedono colà appese. +E il re fece da ogni parte ritrarre in iscultura tutta quella guerra; +battaglie e battaglie, uomini con armi e con cavalli, tutto vi fu +inciso in marmo: così egli volle che anche dopo lunghi secoli quella +guerra antica stesse raffigurata innanzi agli occhi dei posteri[850]. +Là evvi la grotta sotterranea dove siedono il re e la regina in trono, +e all’incirca cento principi dell’Impero, tutti scolpiti in simulacri; +e vengono giù fino ad oggi. Nella chiesa di santo Stefano, vicino la +sua statua dentro del santuario, sono due colonne di bronzo, opera +di re Salomone, che dorme in pace. Su ciascuna colonna sta scritto: +Salomone figlio di Davide; e mi raccontavano gli Ebrei che ivi sono, +qualmente ogni anno, ai 9 di Luglio, ne trasuda un umore che par acqua. +Havvi colà la spelonca dove Tito figlio di Vespasiano depose i sacri +vasi del tempio, che egli trasportò con sè di Gerusalemme. Nel monte, +vicino al Tevere, v’è ancora un’altra grotta, dove riposano i dieci +giusti (benedetta ne sia la memoria!) che furono uccisi sotto il regno +dei tiranni. Arrogi che innanzi al tempio dell’imagine Lateranense è +rappresentato Sansone, il quale tiene in mano il globo di marmo; e v’è +Assalonne figlio di Davide, e Costantino che edificò Costantina, da lui +Costantinopoli appellata. La sua statua e quella del cavallo sono di +bronzo, ma in antico erano coperte d’oro»[851]. + +Anche in Beniamino si rivela lo spirito dei _Mirabilia_, ed è cosa +amena imaginare il Rabbino, che, vestito della lunga veste talare +ed accompagnato dai suoi correligionari di Transtevere timidi ma +servizievoli, va girando per la solitaria città, e se ne fa narrare le +meraviglie leggendarie. Anche il ghetto di Roma aveva i suoi archeologi +e la sua archeologia, la quale raccontava di attenenze favoleggiate +od anche isteriche, che la Città aveva avuto col popolo di Davide. +Simiglianti leggende erano abbastanza antiche: di già nel sesto secolo +Zaccaria vescovo armeno pretendeva sapere che Vespasiano avesse rizzato +in Roma venticinque statue in bronzo dei re ebrei; e la _Graphia_ narra +che in Laterano si custodiva l’Arca santa dell’alleanza, il candelabro +dalle sette braccia, e reliquie di Mosè e di Aronne. Però Beniamino +passa tutto questo in silenzio, e gli archeologi ebrei gli mostravano +soltanto una mitica grotta, nella quale sarebbero stati deposti gli +arredi del tempio. Del resto, anche pei Romani erano divenute cosa +di alta rilevanza le relazioni con Gerusalemme, segnatamente dopo le +Crociate; e i _Mirabilia_ affermano che, vicino san Basilio (nella +muraglia del Foro di Augusto), fosse infitta una gran tavola di bronzo, +sulla quale a caratteri greci e latini era scritto il patto d’amicizia +che in antico i Romani avevano conchiuso con Giuda Maccabeo[852]. +Beniamino non si sofferma neanche su di questa tradizione locale; e +noi deploriamo massimamente che egli s’abbia trattenuto a Roma soltanto +breve tempo, e che ancor più brevemente egli abbia narrato di ciò che +vi vide. Se egli ci avesse lasciato della Roma di quel tempo tante +notizie, quante di Palermo ne tramandò Ibn-Djobeïr contemporaneo suo, +forse sarebbero state di gran pregio. Ma la grandezza della Città e +delle sue rovine intorbidava la vista financo a’ cristiani educati +negli studî classici; e assai acconciamente il Rabbino di Tudela poneva +fine ai suoi abbozzi con queste parole: «In Roma vi sono ancora altri +edificî ed opere, che nessun uomo è capace di numerare». + + +§ 4. + +I monumenti e i loro proprietarî nel secolo duodecimo. — Il Senato +romano incomincia a dare provvedimenti per la loro conservazione. — La +colonna di Trajano. — La colonna di Marc’Aurelio. — Architettura degli +edificî privati nel secolo duodecimo. — La torre di Nicolò. — Le torri +di Roma. + +Allorchè abbiamo parlato degli sventurati avvenimenti del secolo +undecimo abbiamo anche fatto la storia delle rovine della Città: ed +eziandio nel duodecimo Roma fu così piena di guerre, ch’ei si può di +leggieri imaginare quanti vetusti monumenti ne andassero distrutti. +Le battaglie avvenute al tempo di Enrico IV e l’incendio devastatore +appiccato da Roberto Guiscardo annientarono una gran parte dei +monumenti dell’antichità. Allorchè poi Roma risorse da quelle ceneri +gli avanzi di edificî provvidero materiali per la sua restaurazione. +Nessun magistrato vegliava più per la conservazione delle vecchie +fabbriche, donde si strappavano pietre sopra pietre, in quello che +allora, come in passato, marmi squisiti e perfino statue si gettavano +nelle fosse da calce. Roma continuava a far da miniera di preziosi +materiali; chi ne voleva ne pigliava, anche la gente forestiera; e, +come un tempo Desiderio aveva portato a Monte Cassino colonne tolte +a Roma, lo stesso anche adesso per certo facevano Principi e Vescovi +stranieri. Venivano nella Città, miravano con occhi desiderosi +magnifici ornati dell’antichità, e l’abbandono in cui erano lasciati +gli allettava a servirsi di essi. Il celebre Sugero, abate di san +Dionigi e contemporaneo di san Bernardo, confessa di aver visto +nei bagni di Diocleziano e nelle altre terme di Roma delle colonne +meravigliose, e di avere avuto bramosia di portarle per nave in +Francia, dove, giusto allora, egli era affaccendato a riedificare la +sua Abazia: e se la difficoltà del trasporto ed altre circostanze a lui +impedivano di farlo, ei si può facilmente argomentare che altri Vescovi +e città non trovassero di cosiffatti ostacoli[853]. + +Tuttavolta gli edificî pubblici appartenevano di diritto allo Stato; +e trovansi documenti di questo tempo, in cui Pontefici concedono a +uomini privati od a chiese il possedimento di monumenti. Nella massima +parte le rovine antiche erano trapassate in possesso cotale; così +poterono salvarsi dalla distruzione completa che le avrebbe colpite +se fossero state senza padrone; e lo stesso uso che ne facevano i loro +proprietarî le danneggiava sì ma non le annientava. Un esempio del modo +come andava la cosa ce lo porge l’arco trionfale di Settimio Severo. +Nell’anno 1199 Innocenzo III conferma alla chiesa dei santi Sergio e +Bacco il possesso di una parte di esso. «Confermiamo», così dice la +sua Bolla, «in possesso vostro la metà dell’arco trionfale, che consta +di tre archi, dei quali uno fra’ minori sta presso alla vostra chiesa +(sopra v’è edificata una torre), e la metà di tutto l’arco di mezzo, +colle camere vicine all’arco minore;» e vi si soggiunge che l’altra +metà del monumento appartiene agli eredi di un tal Cimino. Perciò +l’arco trionfale spettava a due proprietarî; sopra e tutt’all’intorno +v’avevano fabbriche; era fortemente munito, e sulla sua piattaforma +posava una torre[854]. + +I Pontefici continuavano pertanto a tenere antichi edificî in conto +di beni dello Stato; si ricorderà che Lucio II dava ai Frangipani il +Circo Massimo, e che la Chiesa pretendeva eziandio alla proprietà del +castel Sant’Angelo e del Panteon. Ma come i Romani ebbero conseguito la +loro libertà, anche la Città pretese essere proprietaria dei monumenti +publici, quanti di essi famiglie romane non avevano omai tramutato in +loro turriti palagi. Il Senato si tolse cura di mantenere in assetto +le mura della Città, ed anzi il Papa fu costretto a contribuirvi con +una moneta annuale. Perciò è che sulle venerande mura di Aureliano, +presso ai nomi di Imperatori e di Consoli antichi, leggonsi quelli di +Senatori del medio evo, proprio del tempo del Barbarossa. Nell’anno +1157 il Senato restaurò una parte delle mura che era prossima alla +_Porta Metronis_; ed oggidì ancora sulla torre «della Marana» vedesi +una lapide commemorativa, che discorre di quel restauro, e registra +i nomi dei Senatori allora in reggimento, senza pur fare menzione del +Pontefice[855]. + +Nessuna iscrizione annuncia che Senatori ovvero Papi restaurassero +un solo acquedotto; un profondo silenzio ricopre queste grandi e +preziose opere di Roma antica. Ma il nome di un Senatore del medio +evo fa tuttavia bella mostra di sè sopra uno dei ponti dell’isola. +Sul ponte Cestio leggesi questa scritta: «Benedetto senatore eccelso +dell’illustre Città restaurò questo ponte quasi ruinato;» senza +dubbio fu Benedetto _Carushomo_ che compiè quel lavoro[856]. Anche +ponte Milvio, che i Romani avevano distrutto al tempo di Enrico V, +fu riparato dal Comune; lo si rammenterà pensando alla lettera che il +Senato indirisse a Corrado. + +Ancor più glorioso è un documento dell’alacrità onde si curava questa +specie d’imprese. Ai 27 Marzo 1162, un giorno dopo l’entrata che il +Barbarossa fece nella sventurata Milano, e, vedi caso! precisamente +il dì stesso in cui cominciò la barbara distruzione di quella città, +il Senato romano decretò provvedimenti per la conservazione della +colonna di Trajano, «affinchè non vada distrutta nè mutilata, ma, +finchè duri il mondo, si mantenga intera e senza danno, nella figura +che adesso si trova avere, ad onore di tutto il popolo romano. Chi +tenterà recarvi guasto sarà punito di morte, e i suoi beni saranno +confiscati»[857]. Quello splendido monumento delle grandi geste +belliche di Trajano apparteneva allora (veh! ironia delle cose umane) +alle vergini monache di san Ciriaco; e il Senato romano, neppur +pensando alla sconvenevolezza di cosiffatta cosa, confermò precisamente +a quel monastero il possedimento della colonna e della piccola +chiesa di san Nicolò posta ai suoi piedi. Anche la colonna di Marco +Aurelio spettava pur sempre ai frati di san Silvestro _in Capite_. +Un’iscrizione posta nell’atrio di questo convento dice così: «Poichè la +_Columna Antonini_, pertinente al monastero di san Silvestro, e la sua +attigua chiesa di sant’Andrea passarono da lungo tempo per ragione di +affittanze in altrui mani, insieme colle oblazioni onde i pellegrini +presentano l’altare superiore e quello inferiore; affinchè questo +fatto non s’abbia mai più a ripetere, per autorità di Pietro principe +degli Apostoli e dei santi Stefano, Dionisio e Silvestro, malediciamo +e con vincolo di anatema leghiamo l’Abate e i monaci, le quante volte +si arrogassero di dare la colonna e la chiesa in affittanza o in +beneficio. Se poi taluno con violenza fosse per togliere la colonna +al nostro monastero maledetto sia in eterno come predone di templi; +anatema eterno lo avvinca. Così sia. Questo fu decretato per podestà +dei Vescovi, dei Cardinali e di molti preti e laici intervenuti. Pietro +per la grazia di Dio, umile abate di questo cenobio, coi fratelli suoi, +fece e confermò nell’anno del Signore 1119, indizione XII»[858]. + +Insieme colla libertà crebbero l’amore per l’antichità, la venerazione +dei suoi monumenti e il sentimento dello splendore imperituro, che +Roma conseguiva dalle opere d’arte degli avi. Omai anche i maggiorenti +provavano il bisogno di acquistarsi decoro con edificazioni e di +accrescere l’ornamento della Città. A cotale intento fu fabbricata +la torre vicina al ponte dei Senatori (ponte Rotto), alla quale più +tardi nel medio evo si diè nome di Monzone, e che il popolo, da quel +novellatore ch’egli è, ancora oggidì appella «casa di Pilato», oppure +«di Cola di Rienzo». Questo mirabile edificio, testa di ponte, donde +si esigeva tributo di pedaggio (e presso ai ponti di Roma, quasi tutti, +erano erette torri), ebbe a quell’età la pretesa di palazzo sontuoso. +Le sue rovine di solida muratura a mattoni sono ancora oggidì il più +notevole monumento della bizzarra architettura delle fabbriche private +di Roma medioevale. Era tutto disposto a cornici ed a piccoli loggiati, +e vi si entrava dalla via per una porta fatta a volta. Nell’interno +aveva stanze fatte con solide volte a crociera, e dal pianterreno si +saliva ad un appartamento superiore per una scala di pietra. L’esterno +era ornato di frammenti antichi; mezze colonne di rozzo ammattonato +sostenevano un fregio rappezzato di varî ornati, dove fanno comparsa +qua rosette di marmo, là arabeschi e piccoli rilievi di figure +mitologiche. Il busto del suo costruttore (tornavasi dunque in Roma a +scolpire ritratti in marmo) era in origine collocato in una nicchia, +presso la porta; sparve esso, ma rimase il distico pomposo che vi si +accompagnava[859]. Un’altra iscrizione lunga e di stile barbarico in +versi leonini dice il nome dell’edificatore e della sua famiglia. La +sua tronfiezza prettamente romana fa risovvenire dei discorsi ampollosi +dei Romani a Corrado e a Federico, ma la cristiana mestizia che in +stile d’epigrafe deplora il nulla di ogni grandezza terrena non manca +certo di poetica leggiadria. Vi è detto: «Nicolò, padrone di questa +casa, seppe bene che inane è la gloria del mondo. A edificarla, non +tanto lo indusse ambizione vana, quanto il desiderio di rinnovare +la magnificenza antica di Roma. Dentro di una bella magione non ti +scordare del sepolcro; rammenta che non vi devi dimorar lungo tempo. +La morte ha le ali. Nessun uomo eternamente vive; il nostro soggiorno +in terra è breve, e la nostra corsa rapida come leggera è piuma. +Guardati pur dal soffio dell’aria, serra pur la tua porta a cento giri +di chiavi, falla guardare da mille scolte; tanto e tanto la morte +siede al tuo capezzale. Se anche tu ti chiudessi in un castello che +toccasse il cielo, la morte non farebbe che più ratto coglier te, preda +sua. Sublime s’eleva alle stelle questa casa. Dalle fondamenta alle +cime la eresse il primo fra i primi, Nicolò magno, per rinnovellare +le glorie de’ suoi avi. Il padre suo ebbe nome Crescente; Teodora, la +madre. Questa casa famosa edificò per il suo diletto figliuolo; a David +lasciolla egli, padre»[860]. + +Senza fondamento di sorta, nell’edificatore si volle ravvisare uno dei +Crescenzî, anzi il celebre Crescenzio dell’età di Ottone III, laddove, +a nostra saputa, in quella famiglia non v’ebbe alcuno di nome Nicolò. +L’arte romana, che creò un edificio sì strambo di forme, era a tanta +distanza da quella che costruì la torre fiorentina di Giotto, quanto la +Cronica di Benedetto da Soratte si discosta da quella di Dino Compagni. +Della fabbricazione è incerto il tempo; però, senza dire dei rapporti +storici, lo stile dell’inscrizione palesa il secolo undecimo oppure il +duodecimo[861]. Il gusto di quel palazzo baronale pare cosa tanto più +barbarica, quanto che vicinissimo esistono due piccoli templi romani +ben conservati e di semplice bellezza. Se a questi avesse paragonato +il suo lavoro, l’architetto del medio evo avrebbe dovuto sentirsi +vergognato; eppure può darsi che l’opera sua quando fu compiuta, fosse +reputata la magnifica di tutta Roma, e che non mancasse di un’apparenza +di pompa grandiosa: quest’è certo, che un tal quale effetto pittoresco +doveva avere. Del sontuoso edificio, che il Console romano provvide +di un’iscrizione, la quale si avrebbe acconciato ad un’opera di +Rampsinito, non esiste oggidì che un piccolissimo avanzo, la rovina +della torre; e alla vanità dell’edificatore fa insulto una stalla ed un +fenile, che ora sono collocati nella sublime magione del «primo fra i +primi.» + +Se oggidì durassero in Roma i palazzi dei Pierleoni e dei Frangipani +avremmo davanti a’ nostri occhi fabbriche fantastiche di eguale specie. +Giusto in questa età sorgevano a Roma d’ogni parte torri, o edificate +a nuovo dalle fondamenta, oppur costruite a muratura di mattoni sopra +monumenti antichi. Non v’era più un arco di trionfo, che non fosse +reso turrito. I soli Frangipani avevano adoperato a loro fortezze gli +archi di Tito e di Costantino, e parecchi archi di Giano. Vicin l’arco +di Tito era la maggior torre della loro rocca palatina, la _Turris +Cartularia_, della quale i _Mirabilia_ dicono che fosse stata edificata +sul tempio di Esculapio[862]. Anche il Circo Massimo sarà stato irto +delle lor torri, ed un arco colà esistente, che eglino in simil modo +guarnivano, diede a un ramo di loro famiglia il nome _De Arco_. + +In tutte le città d’Italia dominava allora il fervore (facilmente se ne +comprende la ragione) di edificare di queste torri. Pisa ne possedeva +tante, che Beniamino di Tudela poteva esagerarne il numero fino a +diecimila. Monumenti di quel tempo di libertà e di guerre di città, +durano ancora l’alto campanile di san Marco a Venezia; la celebre +torre degli Asinelli e quella inclinata che è detta la Garisenda a +Bologna; la magnifica torre pendente della cattedrale di Pisa. Gli +architetti Buonanno e Guglielmo il Tedesco riempierono Italia della +loro nominanza e delle loro opere; a Roma invece non si parla di alcun +architetto rinomato. Le torri che qui si fabbricavano avevano or qua, +or là degli ornati eccellenti o di forma pretensiosa, come è di quella +di Nicolò; ma generalmente erano costruzioni di rozzi mattoni, tirate +su in fretta, facili a distruggersi, e facili con altrettanta prestezza +a restaurarsi. In parecchi quartieri della Città si vedono torri +medioevali ancora abbastanza conservate; sono tutte composte di pietra +cotta, quadrangolari, non rastremate in cima, senza compartimenti; +ora erano isolate, or s’alzavano da palazzi che dirsi potevano vere +castella. Se sia vero che le mura della Città, giusta il conto dei +_Mirabilia_, avessero più di trecentosessanta torri; se si aggiungano +gl’innumerevoli campanili delle chiese, e le torri dei palazzi +famigliari, e i pinnacoli delle ruine antiche, ei si può imaginare +che mirabile veduta dovesse produrre di sè questa città di Roma, che +anche oggidì par tanto bella e maestosa all’occhio di chi la contempla, +nell’ammasso di tutte le sue cupole grandiose. Quella foresta di +oscure torri, che levavano il loro capo con un aspetto minaccioso, +le dava allora un carattere selvaggio, melanconico, guerriero, che +doveva commuovere di grave impressione anche l’animo dei potentissimi +Imperatori. + +Però nel secolo duodecimo la città di Roma mostrava uno spettacolo +confuso di ruina, di disordine e di stato barbarico, cui la più vivace +fantasia non ha forza sufficiente di ideare. Dopo l’incendio dei +Normanni, i colli diventavano ognor più deserti; presto la rigogliosa +vegetazione del mezzodì li ricopriva di piante e di erbe; antichi +quartieri della Città diventavano terreni campestri. La popolazione si +andò addensando dalla parte del Tevere e del Campo di Marte, appiedi +del Campidoglio mesto nell’aspetto, ma or nuovamente fatto libero: e +colà, in labirinti di regioni e di chiassuoli, ne’ quali i cumuli di +ruine, e templi, e monumenti crollati interrompevano ad ogni tratto il +passaggio, sedeva il fiero popolo dei Romani, scarso di numero, ma pur +forte abbastanza per discacciare i Papi e per ributtare gli Imperatori +dalle vetuste mora di Aureliano. + + +§ 5. + +Architettura ecclesiastica. — Suo risorgimento nel secolo duodecimo. — +Santa Maria in Cosmedin. — Santa Maria in Transtevere. — La pittura in +Roma. — Incominciamenti della scultura. — I primi Cosmati. — Eugenio +III e Celestino III danno principio all’edificazione del palazzo +Vaticano. + +Come fu posto fine alla controversia delle investiture, Roma ebbe +un periodo di calma, nel quale la Città potè lentamente sollevarsi +dalla sua ruina. Ma troppo breve fu quel tempo di quiete, e grande +troppo l’inopia di Roma perchè i Pontefici riuscissero a restaurare +la Città, quand’anche posseduto ne avessero il buon genio e il +fervore di Calisto II. Quando si dice di opera che i Papi diedero a +restaurazioni, non si può intendere d’altro che della edificazione +di chiese; vi si provvedeva con denaro publico, e per necessità que’ +lavori s’imprendevano, dappoichè il culto esigeva che si riparassero +le basiliche danneggiate dai guasti di così orribili guerre. L’esempio +di magnifiche opere di architettura che altre città andavano erigendo +allettava ad emulazione, e col secolo duodecimo l’arte si risvegliava +in Italia a nuova vita. Però un’attività siffatta in Roma fu lenta +lenta, e andò tanto alla cheta che appena la si avvertì. Laddove nella +più parte delle republiche italiane si costruivano chiese sontuose di +uno stile ch’era nuovo in parte, l’architettura romana per qualche +secolo si restrinse a rinnovare e a rendere adorne quelle che già +esistevano. + +La chiesa di santa Maria in Cosmedin porge testimonianza che omai +sul principio del secolo duodecimo s’era fatto vivo un più fervido +sentimento del bello. Quel vago tesoretto dell’arte medioevale fu +restaurato sotto di Calisto II, e con pio amore Alfano camerario di +questo Papa lo rese abbellito. La chiesa conserva ancora molti ornati +di quell’età, sculture di stile semplice che egregiamente denotano +un’epoca nella quale, in mezzo a una ferrea barbarie, la musa comincia +a far capolino con leggiadro viso infantile e con timidi vezzi. Chi +visita la chiesa sente spirarsi pel volto un alito di quel secolo +allorchè vi mira il grazioso e variopinto musaico del pavimento, gli +eleganti amboni di marmo, i pilastri della porta, la cattedra vescovile +a musaico che è nell’abside, e parecchie altre opere del tempo di +Alfano[863]. + +Già più addietro notammo che Calisto II edificò nel san Pietro e +nel Laterano, dove fece rappresentare con povere pitture le vittorie +della Chiesa. Salvo qualche interruzione, anche i suoi succeditori +ripresero l’alacre opera di lui; segnatamente vi si illustrò Innocenzo +II. Il vero monumento del pontificato di questo Papa è la santa Maria +in Transtevere. L’antichissima basilica, che oggidì ancora è una di +quelle che destano più attrattiva in Roma, fu da lui riedificata a +nuovo dopo la morte di Anacleto. Il Papa era transteverino di nascita, +e le torri della sua famiglia si erigevano nel circondario di quella +parrocchia. Però egli non giunse a compiere la chiesa; fecelo soltanto +Innocenzo III, ma, ad onta di parecchi mutamenti introdottivi nel corso +dei tempi, essenzialmente essa è pur sempre monumento di lui. Colle +sue ventiquattro colonne di granito bruno, i cui capitelli contengono +ancora tanto classicismo pagano, coll’antica travatura che posa su di +esse, col vecchio suo pavimento, col tabernacolo sostenuto da colonne +di porfido, co’ suoi musaici, questa chiesa è tuttavia ripiena del +vetusto spirito cristiano che proprio era del medio evo di Roma[864]. +Molti dei musaici dell’abside e dell’arco, quantunque restaurati, +appartengono a quel tempo. Non hanno gusto tutt’affatto barbarico, e +mentre pure s’attengono alle vecchie tradizioni palesano un fare più +sciolto. Massimamente le figure del Cristo e della Vergine, sedenti +sopra un trono dorato, sono imagini degne della maestà di un tempio, nè +hanno stile soverchiamente pesante. Gli altri quadri collocati di sotto +sono di età più moderna, ma il notevole musaico della nicchia vicino +alla fronte della basilica (rappresenta la Madonna con dieci vergini +donne) risale alla metà del secolo duodecimo, e dimostra che l’arte del +musaico tornava a fiorire. Forse, gli artisti che vi lavorarono vennero +di Monte Cassino[865]. + +Allorchè Desiderio edificò la bella chiesa del suo convento, ei se ne +procacciò materiali in Roma, ma non ne tolse alcun maestro, perciocchè +ivi si fosse infiacchita ogni attività di arte. La Cronica di Monte +Cassino espressamente dice, che egli andò a cercare musaicisti a +Bisanzio, e indi fondò una scuola di quell’arte nel suo monastero, +acciocchè essa non perisse in Italia, dove da cinquecent’anni non la si +coltivava più[866]. Sennonchè la durata dell’arte de’ musaici in Italia +confuta quel detto, che è un’esagerazione del Cronista; questo solo è +verosimile che la scuola di Monte Cassino esercitasse molta influenza +in Roma; e all’età nella quale si composero le strette relazioni coi +Re di Sicilia, edificatori di duomi magnifici, può darsi che venissero +artisti da Palermo e che lavorassero per conto dei Papi. Però nè la +pittura a fresco, nè il musaico cessarono mai di aver cultori a Roma. +Nella chiesa dei «Quattro Coronati», rifabbricata da Pasquale II, +trovansi mirabili affreschi che adornano le pareti della cappella di +san Silvestro _in Porticu_, che Innocenzo II fe’ erigere. Anche nella +basilica di san Clemente (può darsi che la restaurasse Pasquale II, il +quale eravi prima stato da cardinale), essendosi fatti nell’anno 1862 +escavi nella chiesa sotterranea, vi si rinvennero pitture che devono +appartenere al secolo undecimo od al duodecimo[867]. + +Pertanto la pittura era al servizio delle chiese, e pare che omai +i suoi artisti ne traessero uno stato di agiatezza e di estimazione +dal momento che nell’anno 1148 fra i Senatori trovasi un Bentivenga +pittore. E sulla metà del secolo duodecimo si tiene nota dei Cosmati, +famiglia romana di artisti, i quali con molte opere in marmo, che +fornirono per Roma e pel suo territorio, s’ebbero acquistato grande +rinomanza. A vero dire, la scultura di quel tempo si restringeva +soltanto a comporre sepolcri, cattedre ossiano amboni, giganteschi +candelabri di marmo destinati ai cerei pasquali, e tabernacoli, dei +quali Roma può mostrarne alcuni di quel vecchio stile nel san Clemente, +nella santa Maria in Cosmedin e nel san Lorenzo fuori delle mura[868]. +Già da lungo tempo sulla piazza lateranense trovavasi collocata la +statua equestre di Marco Aurelio, chè ve la vide anche Beniamino di +Tudela; innanzi ad essa Clemente III faceva costruire una fontana, +dal che ebbe origine quell’errore onde fu detto, facesse egli fondere +una statua equestre di bronzo e la collocasse nel Laterano. Come mai +l’arte a questa età avrebbe saputo produrre in Roma cotali opere in +metallo[869]? + +In mezzo ai tumulti guerreschi della Città artisti sedevano dunque +nelle loro solitarie officine, proprio in quei primi albori dell’arte, +e orgogliosamente appellavansi «maestri romani» (_doctissimi magistri +Romani_), e con fervore pio prestavano la loro opera per le chiese che +ad essi allogavano commissioni. Dai padri l’arte si tramandava ai figli +e ai nepoti, e veniva così formando delle scuole. Dalla metà del secolo +duodecimo in poi quei maestri romani avevano ognor più a lavorare, +perocchè or più quasi non vi avesse un solo Papa, che non restaurasse +chiese o che non le abbellisse. + +Lucio II costruì a nuovo quella della santa Croce; Eugenio III restaurò +la basilica di santa Maria Maggiore, e la provvide di portico. Papi e +Cardinali incominciarono a innalzare palazzi: uno ne erigeva Anastasio +IV vicino al Panteon, ed Eugenio III fabbricava a Segni una casa di +residenza pontificia. Ampliò egli eziandio il Vaticano, e probabilmente +rizzò un edificio nuovo, di cui Celestino III continuò la costruzione. +Infatti i detti due Pontefici sono reputati per quelli che posero le +fondamenta del palazzo vaticano[870]. + +Clemente III e Celestino III edificarono anche presso al palazzo +lateranense. Dal primo ha origine eziandio il chiostro del san Lorenzo, +la più antica opera di quella specie che v’abbia in Roma; ed esso ormai +accenna allo stile del secolo seguente, nel quale si seppe comporre +chiostri graziosi con piccoli portici rivestiti di mosaici[871]. + +Sulla fine del secolo duodecimo pertanto anche in Roma si scorge +un’alacrità operosa per l’arte, che si accorda coll’impulso universale +che ne commuove tutta Italia. Però a Roma l’arte non conseguì mai uno +splendore nazionale. Piuttosto essa andò in cerca del suolo vergine di +quelle città, nelle quali non era angustiata dalle leggi tiranniche +della tradizione: e nell’anno 1200 nasceva quel Nicola Pisano, genio +meraviglioso di una nuova epoca di coltura, che venne in fiore nel +secolo decimoterzo. + + + FINE DEL VOLUME QUARTO. + + + + +INDICE DEL QUARTO VOLUME[872] + + + LIBRO SETTIMO. + + STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO UNDECIMO. + + CAPITOLO PRIMO. — § 1. Stato che la città di Roma + tiene nella gloria universale durante il secolo undecimo. — Influenza + che gli elementi civici esercitano + sopra il Papato. — I Lombardi eleggono Arduino + a loro re; i Romani eleggono Giovanni Crescenzio + a patrizio. — Silvestro II muore nel 1003. — Giovanni + XVII e Giovanni XVIII. — Tusculo e i suoi + Conti. — Sergio IV. — Fine di Giovanni Crescenzio, + nel 1012 Facc. 3 + + § 2. Gregorio eletto papa, è cacciato da Teofilatto + ossia Benedetto VIII. — Enrico si dichiara in favore + del Papa tusculano. — Enrico II viene a + Roma ed è coronato imperatore (1014). — Condizioni + di Roma e del suo territorio, in cui sono sorti + Conti ereditarî. — La nobiltà romana in qualità + di Senato. — Romano, senatore di tutti i Romani. — Tribunale + imperiale. — È repressa una + sollevazione dei Romani. — Enrico II ritorna. — Fine + di Arduino re nazionale » 17 + + § 3. Benedetto VIII domina robustamente in Roma. — Sua + impresa contro i Saraceni. — Pisa e Genova + vengono in fiore. — Italia meridionale. — Ribellione + di Melo contro a Bisanzio. — Prime + bande di Normanni (1017). — Fine sventurata di + Melo. — Benedetto VIII esorta l’Imperatore ad una + guerra nell’Italia inferiore. — Spedizione di Enrico + II nelle Puglie (1022) 30 + + § 4. Principî della riforma sotto di Benedetto VIII. — Muore + (1024). — Suo fratello Romano si prende la + tiara con nome di Giovanni XIX. — Enrico II + passa di vita nel 1024. — Stato d’Italia dopo la + morte di lui. — Giovanni XIX chiama Corrado II + di Germania a Roma. — Spettacolo che presentano + le spedizioni di Roma a questa età. — Coronazione + imperiale (1027). — I Romani si sollevano + con gran furore. — Re Canuto a Roma » 37 + + § 5. Rescritto di Corrado II sull’uso del diritto romano + nel territorio pontificio. — Sua impresa gloriosa + nell’Italia meridionale: suo ritorno. — Muore + Giovanni, e si eleva al pontificato Benedetto IX, + fanciullo della famiglia tusculana. — Vita scellerata + di quest’uomo. — Condizioni orribili del + mondo tutto. — La _Treuga Dei_. — Benedetto IX + fugge presso l’Imperatore a Cremona. — Notevole + rivolgimento sociale che avviene in Lombardia. — Eriberto + di Milano. — L’Imperatore riconduce + a Roma Benedetto IX. — Muove nell’Italia + inferiore, e passa di vita nell’anno 1039 » 45 + + CAPITOLO SECONDO. — § 1. I Romani cacciano via + Benedetto IX, e fanno papa Silvestro III. — Benedetto + a sua volta lo discaccia. — Egli vende la + cattedra santa a Gregorio VI. — Roma ha tre + Papi. — Un Sinodo romano delibera di chiamare + Enrico III, perchè ne liberi Roma » 57 + + § 2. Enrico III scende in Italia. — Raccoglie a Sutri + un Concilio (1046). — Gregorio VI abdica. — Enrico + III eleva al papato Suidgero di Bamberga con + nome di Clemente II: questi lo corona imperatore. — Descrizione + della coronazione imperiale. — Traslazione + del Patriziato a Enrico III ed a’ suoi + succeditori 65 + + § 3. Incomincia la riforma della Chiesa. — Enrico III + muove nell’Italia inferiore, indi per Roma torna + in Alemagna. — Clemente II muore (1047). — Benedetto + IX s’impadronisce della santa Sede. — Bonifacio + di Toscana. — Enrico innalza Damaso II + al pontificato. — Fine di Benedetto IX. — Morte + di Damaso. — Brunone di Toul è nominato papa » 80 + + § 4. Leone IX sale alla cattedra apostolica (1049). — Sua + operosità riformatrice. — Corruttela della + Chiesa. — Libro del Damiani intitolato _Gomorrhianus_. — Simonia. — + Ildebrando. — Il Papa difetta di redditi. — Macbeth viene a Roma. — + L’Italia meridionale. — Leone IX s’impadronisce + di Benevento. — Combatte contro i Normanni. — È + sconfitto presso a Civita; muore (1054) » 89 + + CAPITOLO TERZO. — § 1. Genio politico di Ildebrando. — Piano + di lui. — L’Imperatore elegge Gebardo + di Eichstädt a pontefice. — Goffredo di Lotaringia + sposa Beatrice di Toscana. — Enrico III viene in + Italia. — Vittore II, papa. — Muore l’imperatore + (1056). — Reggenza dell’imperatrice Agnese. — Vittore II, + vicario dell’Impero in Italia. — Potenza + di Goffredo. — Il cardinale Federico, fratello + suo. — Muore Vittore II. — Stefano VI, papa » 109 + + § 2. Gli eremiti e san Pier Damiani. — Disciplina + di penitenza. — Stefano IX raccoglie intorno a sè + uomini illustri, eleggendoli a cardinali » 119 + + § 3. Progetti di Stefano IX e sua morte. — Benedetto + X è elevato dai nobili al pontificato. — Gerardo + di Firenze, con nome di Nicolò II. — Ildebrando + trae soccorso dai Normanni. — Nuovo + decreto sulla elezione. — Progressi dei Normanni. — Eglino + prestano al Papa giuramento di vassallaggio. — Caduta + di Benedetto X » 129 + + § 4. Irritazione che desta in Roma il decreto sull’elezione. — I + nemici del sistema d’Ildebrando cospirano. — Nicolò + II muore nel 1061. — I Romani ed + i Lombardi domandano a re Enrico che elegga un + papa. — Condizioni di Milano. — I Paterini. — I + Cotta e Arialdo. — In Roma la fazione di Ildebrando + elegge Anselmo di Lucca a pontefice. — La corte + germanica solleva al papato Cadalo di Parma 145 + + CAPITOLO QUARTO. — § 1. Alessandro II. — Cadalo + scende in Italia. — Benzone viene a Roma con + un’ambasciata della Reggente. — Parlamenti tenuti + nel Circo e sul Campidoglio. — Cadalo, ossia + Onorio II, conquista la città Leonina. — Muove a Tusculo. — Goffredo + di Toscana impone un armistizio. — Repentino + mutamento delle cose in Alemagna. — Per + opera di Annone di Colonia, Alessandro II + è riverito per papa (1062). — Entra in Roma » 155 + + § 2. Annone è rovesciato in Germania. — Cadalo + ritorna a Roma. — Scoppia nella Città una seconda + guerra a cagione del Papato. — Cadalo cade. — Alla + fine si riconosce Alessandro II per papa » 165 + + § 3. Cresce la potenza d’Ildebrando. — Sforzi di + riforma. — I Normanni. — Defezione di Riccardo + che muove contro Roma. — Goffredo e il Papa + conducono un esercito contro di lui. — Nuovo + trattato. — L’imperatrice Agnese prende il velo + in Roma. — Lotte a Milano. — Erlembaldo Cotta, + milite di san Pietro. — Arialdo muore » 172 + + § 4. Debolezza del Papa in Roma. — Dissoluzione + dello Stato della Chiesa. — La Prefettura urbana. — Cencio, + caporione de’ malcontenti in Roma. — Cinzio, + riformatore fervente, diventa prefetto della + Città. — Goffredo di Toscana muore; Beatrice conserva + il possesso dei feudi imperiali. — Muore Pier + Damiani. — L’Abazia di Monte Cassino. — Festività + magnifica della dedicazione della sua basilica, + nuovamente edificata da Desiderio (1071) » 181 + + CAPITOLO QUINTO. — § 1. Alessandro II muore. — Ildebrando + sale alla cattedra pontificia. — Sua vita, + sua meta. — È ordinato papa, addì 29 Giugno 1073 195 + + § 2. Gregorio VII riceve giuramento di vassallaggio + dai Principi di Benevento e di Capua. — Roberto + Guiscardo rifiutasi di prestarlo. — Disegni + di Gregorio rivolti a rendere i Principi e i loro + regni vassalli della Chiesa romana. — Bandisce + una crociata universale. — Matilde di Toscana e + Gregorio VII. — Suo primo Concilio in Roma; suoi + decreti di riforma » 202 + + § 3. Condizioni di Roma. — Gli avversarî di Gregorio. — Guiberto + di Ravenna. — Enrico IV. — Contrarietà + che si oppone in Alemagna contro a’ decreti + di Gregorio. — Suo decreto che proibisce ai + laici di dare le investiture. — Il romano Cencio + attenta contro la vita di Gregorio » 214 + + § 4. Gregorio VII la rompe con Enrico IV. — Il Re + fa deporre il Papa in un Concilio raccolto a Worms. — Lettere + di lui a Gregorio. — Enrico IV è scomunicato + e deposto in un Concilio raccolto a Roma. — Agitazione + che se ne sparge nel mondo. — Rapporti + fra i due antagonisti. — I ventisette Articoli + attribuiti a Gregorio VII » 226 + + § 5. Gli Stati dell’Impero in Germania si staccano + da Enrico IV. — Egli si sveste della podestà regia. — Valica + le Alpi per mendicare l’assoluzione dalla + scomunica. — Suo suicidio morale a Canossa (1077). — Grandezza + morale di Gregorio VII. — I Lombardi + disertano il Re. — Questi si riaccosta ad + essi. — Muore Cencio. — Muore Cinzio. — Muore + in Roma l’imperatrice Agnese » 236 + + § 6. Enrico IV prende animo a restaurare la dignità + del regno. — Rodolfo di Svevia, antirè. — Enrico + torna ad Alemagna, Gregorio a Roma. — Entrambi + cercano l’amicizia di Roberto Guiscardo. — Cadono + gli ultimi Dinasti longobardi nell’Italia + meridionale. — Uno sguardo al passato del + popolo longobardo. — Roberto presta in Ceperano + giuramento di vassallaggio a Gregorio VII. — Guglielmo + il Conquistatore e Gregorio VII. — Il + Papa riconosce Rodolfo per re, e scomunica una + seconda volta Enrico IV. — Guiberto di Ravenna, + antipapa. — Mutazione di fortuna 246 + + CAPITOLO SESTO. — § 1. Gregorio VII s’arma contro + a’ suoi nemici che s’avvicinano. — Enrico IV per + Ravenna muove su Roma (1081). — Assedia per + la prima volta la Città. — Dopo quaranta giorni + ne leva le tende. — Assedia Roma per la seconda + volta nella primavera del 1082. — Si ritira a Farfa. — Va + a Tivoli, dove Clemente III pone residenza. — Devasta + le terre della grande Contessa » 259 + + § 2. Enrico IV assedia Roma per la terza volta (1082-1083). — Prende + la città Leonina. — Gregorio VII + fugge in castel Sant’Angelo. — Enrico IV tratta + coi Romani. — Fermezza del Papa. — Giordano + di Capua presta omaggio al Re. — Desiderio si fa + mediatore di pace. — Trattato segreto fra Enrico + e i Romani. — Il Re va in Toscana. — Malo esito + del Sinodo di Novembre raccolto da Gregorio. — I + Romani rompono il giuramento fatto al Re » 266 + + § 3. Enrico muove nella Campania. — I Romani disertano + Gregorio, e fanno la dedizione della Città (1084). — Gregorio + si chiude nel castel Sant’Angelo. — Un + parlamento romano lo depone, ed eleva + Clemente III al papato. — L’Antipapa corona Enrico + IV. — L’Imperatore prende d’assalto il _Septizonium_ + e il Campidoglio. — I Romani assediano + il Papa nel castel Sant’Angelo. — Pressura di + Gregorio. — Il Duca dei Normanni viene a liberarlo. — Enrico + si ritira. — Roberto Guiscardo + prende Roma. — Ruina orribile della Città » 275 + + § 4. Ildeberto lamenta la caduta di Roma. — Ruina + della Città al tempo di Gregorio VII » 290 + + § 5. Gregorio VII lascia Roma, e va esulando. — Sua + caduta. — Muore a Salerno. — Rilievo della + sua persona nella storia universale » 296 + + CAPITOLO SETTIMO. — § 1. Desiderio, eletto papa, + rifiuta la tiara. — È per forza elevato in Roma al + pontificato, con nome di Vittore III. — Fugge a + Monte Cassino. — Riprende a Capua la dignità + pontificia (1067). — È consecrato in Roma. — Condizioni + della Città. — Vittore III fugge a Monte + Cassino, e vi muore (1087). — Ottone di Ostia è + eletto e ordinato a Terracina con nome di Urbano + II (1088) 305 + + § 2. Urbano II. — Incominciamento della sua vita, + suo stato. — Clemente III è in possesso di Roma. — Urbano + II si gitta in braccio ai Normanni che lo + conducono a Roma. — Sue condizioni infelici nella + Città. — Matilde sposa Guelfo V. — Enrico IV + torna in Italia (1090). — Sue nuove lotte. — I Romani + chiamano di nuovo Clemente III nella Città. — Ribellione + del giovine Corrado. — Condizioni + infelici dell’Imperatore. — Urbano II s’impadronisce + di Roma. — Uno sguardo a ciò che erano + il Papa e l’Imperatore in questa età » 314 + + § 3. Condizioni cui è ridotto il mondo, causa la controversia + fra la Chiesa e lo Stato. — Le Crociate. — Il + loro commovimento universale infonde fortezza + al Papato. — Urbano II predica la crociata + a Piacenza e a Clermont (1095). — Attenenze della + città di Roma colle Crociate e colla cavalleria. — I + Normanni d’Italia prendono la croce. — L’esercito + crociato, condotto da Ugo di Vermandois, passa + per Roma, donde è cacciato Clemente III. — Urbano + II ritorna nella Città » 325 + + § 4. Attenenze di Enrico IV colla prima Crociata. — Il + Papa si pone a capo del movimento universale. — Guelfo + V si separa da Matilde. — I Guelfi passano + dalla parte di Enrico; nonpertanto la causa + di questo è perduta in Italia. — Enrico IV ritorna + in Alemagna (1097). — Conchiusione delle sue tragiche + lotte. — Muore Urbano II (1099). — Muore + re Corrado (1101). — Enrico IV muore miseramente + (1106). — La persona di lui innanzi al giudizio + dei posteri 339 + + § 5. Coltura di Roma nel secolo undecimo. — Il clero + romano è inoperoso. — Guido di Arezzo inventa le + note musicali. — Condizioni delle biblioteche in + Roma e fuori. — La Pomposa. — Monte Cassino + e gli Istoriografi che vi fioriscono. — Farfa. — Il + _Registrum_ di Gregorio di Catino. — Subiaco. — Principiano + le collezioni di Regesti romani. — Deusdedit. — Continuazione + difettosa delle Storie + de’ Pontefici. — I Regesti di Gregorio VII. — Pier + Damiani. — Bonizone. — Anselmo di Lucca. — Scritture + polemiche sulla questione delle investiture » 347 + + LIBRO OTTAVO. + + STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO. + + CAPITOLO PRIMO. — § 1. Pasquale II. — Guiberto + muore. — Antipapi nuovi. — Nobiltà sediziosa. — Origine + della famiglia Colonna. — Ribellione dei + Corsi. — Maginolfo antipapa. — Guarnerio, conte + di Ancona, muove contro Roma. — Pasquale II + negozia con Enrico V. — Concilio di Guastalla. — Il + Papa va in Francia. — Nuova sollevazione nello + Stato della Chiesa 365 + + § 2. Enrico viene a Roma. — Condizioni misere di + Pasquale II. — Difficoltà di risolvere la questione + delle investiture. — Il Papa prende la risoluzione + disperata di obligare i Vescovi a restituire i possedimenti + avuti dall’Impero; in cambio l’Imperatore + deve rinunciare al diritto d’investitura. — Si negozia + e si conchiudono trattati. — Enrico V entra + nella città Leonina; suo audace colpo di Stato » 378 + + § 3. I Romani insorgono per liberar Pasquale. — Si + dà l’assalto alla città Leonina e si appicca battaglia. — Enrico + V si ritira col suo prigioniero. — Pone + campo presso a Tivoli. — Costringe il Papa + ad accordargli il privilegio dell’investitura. — Coronazione + Imperiale. — Enrico V parte di Roma. — Svegliarsi + orribile di Pasquale II nel Laterano 895 + + § 4. I Vescovi si rivoltano contro Pasquale II e contro + il Privilegio. — Un Concilio raccolto in Laterano + annulla quest’ultimo. — I legati scomunicano + l’Imperatore. — Alessio Comneno e i Romani. — Infeudazione + data a Guglielmo duca normanno. — Muore + la contessa Matilde. — Donazione di Matilde » 407 + + CAPITOLO SECONDO. — § 1. Pasquale II condanna il + Privilegio. — I Romani si sollevano, causa l’elezione + del Prefetto urbano. — Pier Leone. — Sua + rocca presso al teatro di Marcello. — La diaconìa + di san Nicola in Carcere. — Defezione della Campagna. — Enrico + V viene a Roma. — Pasquale + fugge. — Burdino di Braga. — Tolomeo di Tusculo. — Pasquale + II ritorna e muore. — Monumenti + di lui nella Città » 419 + + § 2. Elezione di Gelasio II. — I Frangipani prendono + di assalto il Conclave. — Prigionia e salvamento + del Papa. — Enrico V viene a Roma. — Gelasio + fugge. — L’Imperatore eleva al pontificato + Burdino, con nome di Gregorio VIII. — Fa ritorno + al settentrione. — Gelasio II viene a Roma per + chiedervi protezione. — I Frangipani lo assalgono + una seconda volta. — Egli fugge in Francia. — L’infelice + vecchio muore a Cluny » 433 + + § 3. Calisto II. — Negoziati con Enrico V. — Concilio + di Reims. — Calisto viene in Italia. — Entra + in Roma. — L’Antipapa cade a Sutri. — Mostruose + pompe trionfali del medio evo. — Il Concordato di + Worms. — Influenza salutare che la controversia + delle investiture esercitò sul mondo. — Calisto II + regna pacificamente in Roma. — Monumenti in + Laterano eternano la definizione della grande controversia. — Calisto + II muore » 448 + + § 4. Discordia per ragion dell’elezione. — La famiglia + dei Frangipani. — Onorio II è fatto papa. — Enrico + V muore. — Il Papa riconosce Lotario per + re di Germania. — Gli Hohenstaufen prendono le + armi. — Rogero di Sicilia s’impadronisce delle + Puglie. — Costringe Onorio a concedergli l’infeudazione. — Onorio + II muore 463 + + CAPITOLO TERZO. — § 1. I Pierleoni. — Loro origine + ebraica. — Sinagoga degli Israeliti in Roma nel + secolo duodecimo. — Pietro Leone e il figliuol suo + Pietro cardinale. — Scisma fra Innocenzo II e Anacleto + II. — Innocenzo fugge in Francia. — Lettera + dei Romani a Lotario. — Anacleto II concede a + Rogero I il titolo di re di Sicilia » 473 + + § 2. Bernardo di Chiaravalle s’adopera in Francia + affinchè Innocenzo II sia riconosciuto per papa. — Lotario + promette di condurlo a Roma. — Il Papa + e Lotario muovono a Roma. — Coraggio di Anacleto + II. — Lotario è coronato imperatore. — Torna + in patria. — Innocenzo è cacciato una seconda + volta. — Concilio di Pisa. — Rogero I mette a dovere + le Puglie. — Seconda impresa di Lotario in + Italia. — Controversie fra il Papa e l’Imperatore. — Lotario + torna in patria e muore » 490 + + § 3. Innocenzo II torna a Roma. — Anacleto II muore. — Vittore + IV antipapa. — Roma si sottomette + ad Innocenzo II. — Il convento del Cisterciensi + _ad Aquas Salvias_, monumento di san Bernardo a + Roma. — Concilio Lateranense dell’anno 1139. — Innocenzo + II guerreggia contro Rogero I. — Fatto + prigioniero, approva la monarchia sicula. — Operosità + del Pontefice a Roma dopo la pace. — I + Romani guerreggiano contro Tivoli. — Innocenzo + raccoglie Tivoli sotto la protezione della Chiesa. — I + Romani si sollevano, restaurano in Campidoglio + il Senato, e Innocenzo II muore » 504 + + CAPITOLO QUARTO. — § 1. Condizioni interiori della + città di Roma. — Ceto dei cittadini. — I gonfaloni + della milizia. — Nobiltà popolana. — Nobiltà patrizia. — Nobiltà + della provincia. — Decadimento dei + Conti della provincia romana. — Oligarchia dei + _Consules Romanorum_. — Il ceto dei cittadini sale + in potenza. — Fondazione del Comune civico. — La + grande nobiltà feudale tiene le parti del Papa 521 + + § 2. Il Campidoglio nei secoli bui. — Suo graduale + risorgimento politico. — Uno sguardo alle sue + ruine. — Dov’era posto il tempio di Giove. — Santa + Maria in Araceli. — Leggenda della visione + di Ottaviano. — Il _Palatium Octaviani_. — Il primo + palazzo senatorio del medio evo in Campidoglio » 533 + + § 3. Arnaldo da Brescia. — Sua vita prima; sue + relazioni con Abelardo. — Dottrina di lui sulla + secolarizzazione degli Stati ecclesiastici. — Il Papa + lo condanna. — Fugge e scompare. — Celestino II. — Lucio + II. — Il Papa e i Consoli combattono contro + il Senato. — Giordano Pierleone, patrizio. — L’êra + senatoria. — Lucio II e Corrado III. — Fine + sventurata di Lucio II » 550 + + § 4. Eugenio III. — Fugge la prima volta da Roma. — Si + abolisce l’officio della Prefettura. — Arnaldo + da Brescia. — È costituito l’ordine de’ cavalieri. — Influenza + che gli avvenimenti di Roma esercitano + sulle città di provincia. — Eugenio III accetta la + Republica. — Indole della costituzione civica romana. — Seconda + fuga di Eugenio. — Il popolo + combatte contro la nobiltà. — Il clero inferiore si + ribella contro ai maggiorenti ecclesiastici. — San + Bernardo scrive lettere a’ Romani. — Attenenze di + Corrado III con Roma. — Eugenio III a Tusculo » 565 + + § 5. Lettere del Senato a Corrado III. — Idee politiche + de’ Romani. — Ritorna Eugenio III. — Suo + nuovo esilio. — Proposte dei Romani a Corrado. — Questi + si appresta a muovere a Roma, e muore. — Federico + I sale al trono di Germania. — Lettera + che un Romano scrive a questo Re. — Roma, il + diritto romano e l’Impero. — Patti di Costanza. — Irritazione + dei democratici in Roma. — Eugenio + torna nella Città. — Muore 583 + + CAPITOLO QUINTO. — § 1. Anastasio IV. — Adriano IV. — Questi + scaglia su Roma l’interdetto. — Arnaldo + da Brescia è discacciato. — Federico I viene a + Roma per torsi la corona. — Prigionia di Arnaldo. — Controversia + della staffa. — Discorso dei + Senatori al Re, e risposta di questo. — Il Re muove + a Roma » 599 + + § 2. Coronazione di Federico I. — Il popolo romano + si solleva. — Battaglia nella città Leonina. — Supplizio + di Arnaldo da Brescia. — Indole e influenza + di lui. — Federico si ritira nella Campagna. — Ritorna + in Germania » 616 + + § 3. Adriano IV guerreggia contro re Guglielmo. — È + costretto ad accordargli l’infeudazione. — Orvieto + diventa città pontificia. — Adriano fa la pace + con Roma. — Disaccordo fra il Papa e l’Imperatore. — Le + città lombarde. — Adriano negozia con + esse, e si disgusta con Federico. — I Romani si + raccostano all’Imperatore. — Adriano IV muore. — Sua + operosità. — Lamenta la sventura di esser + papa » 629 + + § 4. Scisma fra Vittore IV e Alessandro III. — Il + Concilio di Pavia riconosce Vittore IV per papa. — Resistenza + animosa di Alessandro III. — Egli s’imbarca + per Francia. — Distruzione di Milano. — Vittore + IV muore nel 1164. — Pasquale III. — Cristiano + di Magonza. — Alessandro III torna a + Roma. — Guglielmo I muore. — L’Imperatore + greco. — Federico viene di nuovo in Italia. — Lega + delle città lombarde. — Rainaldo di Colonia + s’avanza in prossimità di Roma » 643 + + § 5. Tusculo. — Decadenza dei Conti di quella famiglia. — Rainaldo + di Colonia entra in Tusculo. — I + Romani lo assediano. — Cristiano di Magonza + muove a liberarlo. — Battaglia presso Monte Porzio. — Gravissima + sconfitta de’ Romani. — Federico + assedia la Leonina e la prende di assalto. — Assalimento + del san Pietro. — Negoziati coi Romani. — Alessandro + III fugge a Benevento. — Pace + fra l’Imperatore e la Republica di Roma. — La + peste miete l’esercito di Federico. — Questi + parte di Roma 659 + + CAPITOLO SESTO. — § 1. Guerra delle città lombarde + contro di Federico. — Pasquale III in Roma. — Calisto + III. — Tusculo s’arrende alla Chiesa. — I + Romani non lasciano entrare Alessandro III nella + Città. — I Lombardi vincono a Legnano. — Negoziati + di Federico col Papa. — Congresso e pace + di Venezia. — Alessandro III conchiude pace con + Roma. — Sua entrata trionfale in Laterano » 675 + + § 2. Continua lo scisma per conto dei Baroni della + provincia. — Giovanni prefetto della Città tiene le + parti di Calisto III. — Guerra dei Romani contro + Viterbo. — Calisto III fa soggezione. — Lando di + Sezza, antipapa. — Concilio in Roma. — Alessandro + III muore (1181) » 687 + + § 3. Lucio III. — Guerra dei Romani contro Tusculo. — Cristiano + di Magonza muore. — Lucio + III viene a dissidio coll’Imperatore, e muore a + Verona. — Urbano III. — Matrimonio di Costanza + di Sicilia. — Enrico VI si avanza nella Campagna. — Gregorio + VIII. — Clemente III. — Pace + colla Republica romana (1188) » 694 + + § 4. La Crociata. — Riccardo Cuor di Leone passa + davanti a Roma. — Federico I muore. — Celestino + III. — Enrico VI chiede la corona imperiale. — È + coronato. — I Romani distruggono + Tusculo. — Caduta dei Conti tusculani. — Attenenze + della nobiltà colla Republica di Roma. — Mutamento + di costituzione. — Benedetto Carushomo, + senatore. — Giovanni Capoccio, senatore. — Giovanni + Pierleone, senatore. — Enrico VI distrugge + la dinastia normanna di Sicilia. — Sua + morte immatura. — Muore Celestino III » 709 + + CAPITOLO SETTIMO. — § 1. Roma nel secolo duodecimo + difetta di cultura. — Diritto giustinianeo. — Diritto + canonico. — Collezione di Albino. — Il + _Liber censuum_ di Cencio. — Continuazione del + _Liber Pontificalis_. — Non v’hanno storiografi romani. — Descrizione + del san Pietro compilata da + Pietro Mallio; descrizione del Laterano, di Giovanni + Diacono 729 + + § 2. I _Mirabilia Urbis Romae_ » 745 + + § 3. Leggende delle statue romane. — Virgilio nel + medio evo. — Virgilio profeta e negromante. — Il + mago Virgilio a Roma e a Napoli. — Racconti + che se ne foggiarono sulla fine del secolo duodecimo. — Descrizione + di Roma nel secolo duodecimo + data dal rabbino Beniamino di Tudela » 760 + + § 4. I monumenti e i loro proprietarii nel secolo + duodecimo. — Il Senato romano incomincia a + provvedere per la loro conservazione. — La colonna + di Trajano. — La colonna di Marco Aurelio. — Architettura + degli edificî privati nel secolo + duodecimo. — La torre di Nicolò. — Le torri + di Roma » 778 + + § 5. Architettura ecclesiastica. — Suo risorgimento + nel secolo duodecimo. — Santa Maria in Cosmedin. — Santa + Maria in Trastevere. — La pittura + in Roma. — Incominciamenti della scultura. — I + primi Cosmati. — Eugenio III e Celestino + III danno principio all’edificazione del palazzo + vaticano » 789 + + + + +NOTE: + + +[1] _Mortuo vero ipso Imp. Johannes Crescentius fil. ordinatus est +patricius, qui Johannem et Crescentium filios praedicti comitis +(Benedicti) ut dilectos consanguineos amare coepit: Chron. Farf._, +p. 541. Egli compare da _Patricius Urbis Romae_ nell’anno 1003 +(_Reg. Farf._, n. 649). Quasi tutti i moderni credono, che Ottone III +eleggesse questo Crescenzio a prefetto, per amore della madre di lui; +nulla v’ha però che dia conferma a tal cosa. + +[2] Ancor nell’anno 1002 Stefano era prefetto (Docum. da santo +Cosma, _Mscr. Vatican._ 7931, p. 30). Crescenzio prefetto emerge +in documenti da dopo il 1003. CONTELORIUS, _de Praefect. Urb._, +lo chiama erroneamente col predicato _de Turre_; così si appella +invece il fratello di lui: _Marinus qui vocor de Turre... Crescentio +olim prefecto germano meo_: a. 1036, 15 Nov., _Reg. Farf._, n. +620. Crescenzio prefetto non era fratello di Giovanni patrizio, chè +altrimenti Marino avrebbe celebrato a suo onore di essere fratello del +Patrizio anzichè del Prefetto. + +[3] Ve n’ha due notevoli documenti nei _Reg. Farf._, n. 504 (Ottobre +1007) e n. 523 (Ottobre 1013). Il primo incomincia: _In nom. D. D. +Salv. N. Jesu Chr. Temporib. Dni Johis Summi Pontif. et XVIII PP. et +Dni Johis Patricii Romanor. et Ven. Rainerii Epi, et Dni Oddonis et +Crescentii inclitorum Comitum Territor. Sabine. In Mense Octbr. Ind. V. +Constat nos dom. Octavianum Vir. magnif. filium cujusd. Joseph, seu et +Domna Rogatam illustrem jugalem filiam cujusd. Crescentii bone mem. — +pro anima Dni. Crescentii genitoris mei, et Domne Theodore genitricis +mee supte Rogate, et pro anima Johannis Patricii Romanor. germani mei +et Senioris nostri..._ Nel n. 523 Ottaviano nomina _Dominam Rogatam +Senatricem conjugem meam_. Intorno al 1024 Oddo e Crescenzio, figli di +Ottaviano, erano conti della Sabina, e questa contea durò nella loro +famiglia fino al principio del secolo duodecimo. Noto che l’albero +genealogico di questa casa, composto dallo Sperandio (_Sabina Sacra_, +p. 131) è affatto contrario alla esattezza storica; da’ documenti +risulta piuttosto essere il seguente: + + Crescentius Dux † 998 — Theodora + | + | Rogata — Octavianus figlio di Joseph Dux nella Sabina + | | + | | Oddo Comes marito a Doda (1022) + | | | + | | | Johannes . Crescentius (a. 1049) + | | | | + | | | | Octavianus . Oddo (a. 1093) + | | + | | Crescentius marito + | | a Theodora vedova + | | nel 1060 + | | | + | | | Johannes . Cencius . Guido + | | + | | Marozia moglie a Gregorius + | | figlio di Amatus Comes Campaniae + | + | Joh. Crescentius Patricius † 1012 + +[4] + + _Iste locus mundi Silvestri membra sepulti_ + _Venturo Domino conferet ad sonitum..._ + +Vedi i miei _Sepolcri dei Pontefici romani_. — Vorrebbesi che Stefania +o Teodora, avvelenatrice di Ottone III, lui eziandio avesse avvelenato; +e di già Sigberto (m. 1113) credeva che il diavolo s’avesse portato +a casa sua il negromante. ORDERICO VITALE, GUGLIELMO DI MALMESBURY, +MARTINO POLONO, GUALTIERO MAP, _de nugis curialium, Dist._ IV, c. 11, +ecc. hanno narrato di Silvestro le più preziose leggende. + +[5] _Cod. Vatican. 3764: Johs qui vocatur Sicco nat. Rom. de regione +biberatica sed. m. V d. XX V. — Johs qui voc. Fasanus de regione secus +porta metrovi sed. a. I_, locchè il _Cod. Vatican. 1437_ corregge in +_V_. La _Regio Biberatica_ devesi cercare nella _Regio Montium_. + +[6] La sua epoca prima è data in un istromento da santo Cosma in _Mica +Aurea_ (_Mscr. Vat. 7931_, p. 33): _Anno Pontif. Dn. Johis octabidecimi +pape in sede anno primo mense madius Ind. II_; dunque nell’anno 1004. +Della sua epoca ultima fa menzione il _Reg. Sublacense_, fol. 88: _anno +VI Johis XVIII Ind. VII mense Januar. die XI_; dunque nell’anno 1009. + +[7] Tuttavolta, il nome medioevale del prossimo Monte Porzio deriva +da’ majali. _Montem Porculi_, documento dell’anno 1151, _Cod. Albini +Vatican._ 3057, fol. 1151. Così anche nell’anno 1074 (NIBBY, _Analisi_, +II, 357). + +[8] Da dopo il 269 compajono i Vescovi di Tusculo, che indi fecero +parte de’ Cardinali vescovi del Laterano: UGHELLI, _Italia S._, I, +225. La storia di Tusculo e di Frascati fu scritta dal MATTEI, _Memorie +Istoriche dell’antico Tusculo oggi Frascati_, Roma 1711: questo autore +vi diede accoglimento a tutte le favole narrate dallo ZAZZERA, dal +KIRCHER, da ARNOLDO VION, ecc. + +[9] Nel _Reg. Petri Diaconi_ (n. 257 di Monte Cassino), sul principio +del secolo duodecimo un Conte di Tusculo scrive, forse per celia, +al nipote suo: _Ptolemaeus Julia stirpe progenitus romanorq. consul +excellentiss. Petro nepoti_. Se fin dai suoi dì Alberico abbia preteso +a questo albero genealogico, a buon diritto potè egli dar nome di +Ottaviano al figliuol suo Giovanni XII. Il più antico istromento che io +mi conosca concernere Tusculo contiene il contratto di un mulino dato +in affitto da Alberico conte palatino (a. 1028): pergamena da santa +Maria Nova (_Mscr. Vat._ 8043). Vengono dopo alcuni documenti della +metà del secolo undecimo nel _Reg. Petr. Diac._; del secolo duodecimo +sonvene in ALBINUS ed in CENCIUS. + +[10] Primamente menzionato con nome di _Dom. Gregorius Romanor. +Senator._ a. 986 (_Mscr. Vat._ 8042); indi nell’a. 999: _Gregorio +excell. viro, qui de tusculano, atque praefecto navali_ (_Reg. +Farf._, n. 470). Il GALLETTI confessa non sapere di chi Gregorio fosse +figliuolo. Il COPPI (_Mem. Colonn._) lo dichiara figlio del celebre +Alberico; altri gli dà a padre Deodato. Non è dappiù che una finzione +il testamento di un _Patricius Romanor. Albericus_, raccolto dallo +SPERANDIO nella _Sabina S._, p. 327. + +[11] _Mscr. Vatican._ 8042. Da un’inscrizione il GALLETTI trasse l’idea +di studiare la storia dei Conti di Tusculo; i documenti ne esistono +nella Vaticana. + + _Aurea progenies iacet hic vocitata_ JOHS... + +(Vol. III, a pag. 399 di questa Storia). Il fanciullo morto nell’anno +1030, vien chiamato _nepos_ ossia discendente del gran principe +Alberico, ma il padre suo Gregorio era nipote di Gregorio di Tusculo +(secondo documenti morto prima del 1012). Suo zio fu Giovanni XIX. + +[12] _Catalog._ ECCARDI: _Phasianus Cardinalis s. Petri, qui et +Johannes de patre Urso Presbytero, matre Stephania, post annos V et +dimidium in S. Paulo monachus discessit_. Forse che dalla cattedra +santa sia stato cacciato e rinchiuso nella cella di un convento? + +[13] Il JAFFÉ dimostra che egli fu consecrato fra il 20 di Giugno e +il 24 di Agosto. Il suo nome famigliare era _Bucca Porci. — Catalog._ +ECCARD.: _ex patre Petro, matre Stephania, cognomento Bucca porca_. +Il _Bucca_ si trova assai spesso nel composto di nomi romani del +secolo undecimo e di quello duodecimo: _Bucca di pecora, Buccalupo, +Buccafusco, Buccacane, Buccamazza, Buccapiscis, Buccazonca, Buccamola, +Buccabella_. — THIETMAR., _Chron._ VI, c. 61: _Sergius, qui vocabatur +buccaporci, atque Benedictus, ambo preclari et consolidatores nostri_, +ossia della parte tedesca. + +[14] _Reg. Farf._, n. 651: _Temporib. Sergii IV Pp. et Johannis +patricii Romanor., et Crescentii et Ottonis insimul comitum rectorumq. +territor. Sabin. m. Aug. per Ind. IX_, e _Reg. Sublac._, fol. 115: +_Temporib. Domni. Johis Senat. Rom. patricii_. + +[15] _Reg. Farf._, n. 649, 689, 690. Nel n. 649 il Patrizio comanda al +Prefetto di citare le parti litiganti. Un _memoratorium_ viene ordinato +_per patricialem preceptionem_; tutto questo _dum resideret infra domum +suam predictus dom. patricius una cum... domino prefecto, simulque cum +eis optimates et judices Romanorum_. Primo si sottoscrive _Johannes +Dni gra. Romanor. patricius_, indi _Crescentius Dni gra. Urbis rome +prefectus_. I _Judices_ sono gli _ordinarii_, inoltre havvene dei +_dativi_, poi sonovi Conti e nobili in qualità di assidenti. Nel n. +689: _In presentia domni patricii et judicum atque nobilium Senatorum_. + +[16] Vedi gli _Annali dell’Impero tedesco sotto di Enrico II_, di +SIGFREDO HIRSCH, Vol. II, reso completo da ERM. PABST, Berlino 1864, p. +383. + +[17] THIETMAR, VII, c. 51, narra che egli mandò al Re (_seniori suo_) +dell’olio miracoloso. Lo appella _apost. sedis destructor... qui cum +non longe post obiret... papae securitas, regi nostro amplior potestas +asseritur_. Al 1 di Giugno 1011 (_Reg. Farf._, 649) e agli 11 Dicembre +1011 (_Reg. Farf._, 689) si fa per l’ultima volta menzione di Giovanni +patrizio. Ai 27 Marzo 1012 (_Reg. Farf._, 690) di lui non si parla più, +ben compare invece il prefetto Marino, fratello suo. + +[18] L’epitaffio di Sergio IV, senza indicazione di data, leggesi +ancora nel Laterano. Un documento di lui (investitura del _Castrum +Scuriae_), _dat. III Kal. Aprilis A. MX_ (nel THEINER, _Cod. Diplom. +Domini Temp. S. Sedis_, I, n. VI), dimostra che anche sotto il +reggimento del Patrizio, i Papi continuavano ad amministrare i beni +ecclesiastici. + +[19] V’hanno parecchie iscrizioni sepolcrali di Crescenzî di quest’età; +così havvene una dai santi Cosma e Damiano dei 6 di Aprile 1000 +(GALLETTI, _Inscr._ III, 271); un’altra da Araceli: _Hic jacet in +parvo magnus Crescentius antro_ etc., che al morto figliuolo poneva, +nell’anno 1028, Mizina moglie di Orazio console (NERINI, p. 326; +CASIMIRI, p. 272). Il _magnus_ è giuoco di antitesi rispetto al +_parvus_; nè occorre che perciò si pensi trattarsi del Prefetto della +città. Di un Orazio Crescenzio non si fa mai nome in altro luogo. La +iscrizione di Mizina, tolta da santo Alessio, è nel NERINI, p. 325. + +[20] THIETMAR, VI, c. 61. È già noto l’equivoco che si prende dal +BARONIO e dal MURATORI, scambiando Benedetto col fuggente Gregorio: +anche la cronologia ne fu corretta dal PAGI e dal MANSI. L’opinione +del JAFFÉ, che Benedetto VIII fosse consecrato addì 22 di Giugno, non +è sostenibile, sebbene un diploma di Sergio IV sia dato ancora ai 16 +Giugno del 1012 (nel BARON.). In alcuni atti di Subiaco Benedetto VIII +fa sua comparsa da pontefice di già nel Maggio 1012: _Bened. VIII A. +1 m. Madio d. V_; e nel 1016: _A. V Bened. VIII Ind. XIV m. madio d. +XXI_ (_Cod. Sessor._, CCXVII, p. 263). Nel _Reg. Farf._, n. 670, il suo +anno secondo è omai fissato ai 23 Maggio del 1013: _Bened. VIII Pape +in S. Sede II Ind. XI mense Maji d. XXIII_. — Il _Chron. Farf._, p. +542, dice: _Patricio... mortuo, ordinatus est dom. Benedictus papa, qui +contrarius extitit filiis Benedicti comitis_. + +[21] I Cataloghi dei Papi denotano Benedetto VIII per _frater +Alberici majoris_, oppure _natione tusculanus ex patre Gregorio_. +— BENNO, _vita Hildebr._, 83: _Bened. VIII_, _laicus frater +Albrici Tusculanensis, patruus Theophylacti_ (ossia Benedetto +IX). Tuttavia il _Catal. Eccard._ dà anche a Benedetto VIII +il nome di Teofilatto: _Theophilactus qui et Benedictus ex +patre nobili Gregorio tusculano, matre Maria_. Un documento +dei 2 Agosto 1014 (_Reg. Farf._, n. 525) è sottoscritto così: +_T h f p f k l b c t k c +qui Benedictus papa vocor interfui et subscripsi_; ed il MURATORI a +buona ragione legge in quelle lettere il nome _Theophylactus_. + +[22] _Henricus divina favente clementia Rex Romanorum: dat. 17 Kal. +Jan. Ind. XI_, nel CURTIUS, _de Senatu_, p. 207: le sue considerazioni +sono assai giudiziose. + +[23] Ai 4 Dicembre 1015, accanto ad Alberico console, compare un _Joh. +dni gr. Urbis Romae praefectus_ (_Reg. Farf._, n. 535); ma nel 1017, ai +20 di Agosto, torna un Crescenzio in qualità di prefetto (_Reg. Farf._, +n. 537). Io non posso reputarlo fratello di Marino. Addì 9 Giugno 1019 +si sottoscrive: _Marinus german. Crescentii olim urbis rome prefecti_ +(_Reg. Farf._, n. 557), laddove un documento dei 23 Novembre 1019 dice: +_Crescentius dni gr. urbis rome praefectus_ (MITTARELLI, I, n. CIV). +Ai 17 Giugno 1036 compare nuovamente un Crescenzio da prefetto della +Città (_Reg. Sublac._, fol. 73), mentre anche ai 15 Novembre 1036, +Marino dice precisamente come nell’anno 1019: _Crescentio olim prefecto +germano meo_ (_Reg. Farf._ n. 620). V’aveva, proprio a quest’età, una +moltitudine innumerevole di Crescenzî. + +[24] _Reg. Farf._ n. 670; lite sostenuta da Farfa, ai 23 Maggio +1013, _intra domum Alberici eminentissimi Consulis et Ducis juxta Ss. +Apostolos_ (dove esiste oggidì il palazzo Colonna). + +[25] _Ivit obviam tota civitas; licet dissono voto, tamen, ut par +erat, suo domino dant laudum praeconia, extollentes ad sidera: Annal. +Quedlinb._, a. 1014 (_Mon. Germ._, V). + +[26] _A Senatoribus duodecim vallatus, quorum sex rasi barba, alii +prolixa mistice incedebant cum baculis_: THIETMAR, VII, c. 1. Io +reputo che gli sbarbati fossero dignitarî cherici del «palazzo», poichè +allora i preti andavano rasi; i barbuti appartenevano all’aristocrazia +laicale. BENZO, _ad Henr. IV_, 1, c. 9 (_Mon. Germ._, XIII, 602) nota +in mezzo alla gente della processione imperiale _quinque viri, diversa +clamide et patricialibus circulis redimiti_. + +[27] RODOLPHUS, _Historiar._, I, c. 5 (DUCHESNE, Tom. IV). Il pomo +imperiale vedesi di già inciso sui suggelli degli Ottoni; era da +lunghissimo tempo in uso a Bisanzio, ed anche presso ai Longobardi. +Nel Registro di Farfa io vidi un _Sigillum Haistolfi Regis_, nel quale +questo Re porta scettro e pomo imperiale (senza croce sovrapposta). + +[28] Quasi ogni terra considerevole ha adesso il suo conte. Qua e colà +il Conte s’appellava ancora _Consul et Dux_; così nella Campania: +_Roffredo Consul et Dux Campanie — habitatori de Civitate Berulana_ +(Veroli), _a. 1012_ (_Reg._ PETRI DIACONI, n. 273). Nel 1013 _Ubertus +Consul et Dux_, e _Amatus Comes Campanie_. Nel 1015 _Ubberto Comes_ +(ibid. n. 331, n. 268). In LEONE DI OSTIA, II, c. 32 (a. 1015): +_Landuino et Raterio consulibus Campanie_. Il titolo di Consul durava +ancora a Gaeta oltre a quello di _Dux_; così anche in Fundi. Istromenti +dati dal Lazio, da Ceccano, da Veroli, da Ferentino, da Pofi, da +Ceperano (conservati a Monte Cassino) fanno conoscere che nel secolo +undecimo pur sempre esistevano molti Longobardi nel Lazio: tali erano +Umberto, Rofredo, Lando, Landolfo, Grimone, ecc. + +[29] La Cronica di Farfa nomina spesso, da dopo il secolo undecimo, i +Conti dei Marsi. Erano franchi, e favoleggiando si facevano derivare +da Berardo o Bernardo primo re d’Italia, nipote di Carlo magno. +Portavano per loro stemma sei verdi monti in campo d’oro. Vedi MUTIUS +PHOEBONIUS, _Historiae Marsorum_, Napoli 1678; CORSIGNANI, _Reggia +Marsicana_, Napoli 1737 (lib. II, 262); e ANTINORI, _Memorie Storiche +degli Abruzzi_, Napoli 1781. La terra de’ Marsi antichi, detta in prima +Valeria, indi Abruzzo, apparteneva al ducato di Spoleto. — I _Comites +Campaniae_ datano già dal tempo di Alberico; intorno al 1010 Amato era +_Comes Campaniae_ (_Reg. Farf._, n. 649). La sua famiglia s’imparentò +con quella dei Crescenzî, chè suo figlio Gregorio sposò Maroza, figlia +di Ottaviano e di Rogata (testamento di Maroza del Novembre 1056, +dov’ella lega a Farfa i suoi beni _positas in comitatu campaniae: +Reg. Farf._, n. 960). — V’erano Conti di Tuscana, di Civitavecchia, di +Civita Castellana, di Galeria, dove, nel 1027, _Comes_ era _Johannes +Tocco_ (MARINI, n. 45). + +[30] Il diploma _Ego Henricus_ (in DEUSDEDIT, in ALBINO, in CENCIO +e da ultimo nel THEINER, _Cod. Diplom. Dominii Temp._, I, n. VII) fu +giustamente riferito dal CENNI all’anno 1020. Vedi anche _Mon. Germ. +Leges_, II, 173. BONIZONE (nell’OEFELE, p. 800) dice: _Romanae Eccl. +privilegia multa concessit et dona amplissima dedit_. + +[31] THIETMAR, VI, sulla fine: _m. Februario in Urbe Romulea cum +ineffabili honore suscipitur, et advocatus S. Petri meruit fieri_: +senza dubbio corrisponde a _Patricius_. + +[32] Alberico compare da conte palatino nell’anno 1027 (MARINI, n. +XLV) e nel 1028 (Istrom. da santa Maria Nova, _Mscr. Vat._ 8043, senza +numerazione di pagine). La _Graphia_ dice non senza buon fondamento: +_comes autem Cesariani palatii dictator Tusculanensis est_. I Tusculani +si arrogarono questo officio da dopo il tempo di Ottone III. Ai 4 +Dicembre dell’anno 1015, nella lite fra Ugo abate _et Dom. Romanum +Cons. et Ducem, et omn. Rom. Senatorem atque germanum Dom. Pontificis_, +intervengono nel tribunale _Albericus Consul_ e _Johannes dni gr. Urbis +Rome Praefectus_. + +[33] Così narra UGO abate nel _Chron. Farf._, p. 519. + +[34] THIETMAR, VI, 61. Tre fratelli lombardi che erano nell’esercito +imperiale, Ugo, Azzo, Ezzelino, furono i promotori del tumulto. +Può darsi, come cerca di stabilire il PROVANA che eglino fossero i +figliuoli (di egual nome) di Uberto II di Este: così ebbe reputato +anche il LEIBNITZ, _Rer. Brunsvicar._, III, 26. Il MURATORI, _Antich. +Esten._, I, c. 13, 14, non li pone in siffatto rapporto. + +[35] Sarebbe cosa di grande attrattiva se in Arduino si potesse +scorgere un antenato di Vittorio Emanuele II, il quale, 860 anni +dopo di quell’antico, fu eletto dagli Italiani a loro re nazionale: +ma la genealogia della famiglia, certo franca, di Arduino, risale +soltanto fino al padre suo Dado, che fu un piccolo Conte nelle terre +di Piemonte. Vedi il PROVANA, _Studî critici sovra la storia d’Italia +a’ tempi del re Ardoino_ (Torino, 1844) e il PABST, _Sulla famiglia di +Arduino_, negli _Ann. dell’Imp. tedesco_, II, 458. + +[36] Il MABILLON, _Annal._, IV, riferisce una lettera di Alinardo +abate di Digione: _Domno illo s. palatii vestarario primo senatori +nec non unico Romanorum Duci Equivoco_: presso a poco la lettera +appartiene all’anno 1030. Il CURTIUS crede perciò che un _Equivocus_ +fosse succeditore di _Romanus_ senatore, e il GALLETTI, _del Vestar._, +p. 54, registra arditamente un _Equivocus vestararius_. Entrambi non +compresero il senso dello scrittore, il quale volle esprimere così il +nome _Romanus_ (_aequivocum_ de’ _Romani_). La lettera è indiritta +a _Romanus_, fratello del Papa, vestarario di palazzo e capo della +Republica nobiliare di Roma. + +[37] AMARI, _Storia dei Musulmani in Sicilia_, Vol. III, 2 e segg. +Secondo le fonti arabe Mogêhid (rinnegato cristiano) fu cacciato di +Sardegna nel Giugno del 1016. Dopo d’allora, così dichiara l’AMARI, i +Saraceni non hanno più occupato questa isola. + +[38] Ha grande esattezza THIETMAR, VII, c. 31. La Cronica antichissima +di Pisa (BERNARDI MARANGONIS _vetus Chron. Pisan., Archiv. stor._, VI, +p. 1) dice: _A. 1016 fecerunt Pisani et Januenses bellum cum Mugieto +in Sardiniam, et gr. Dei vicerunt illum_. Del Papa nemmanco parola. Si +paragoni il TRONCI, _Annali Pisani_, la _Cronaca Pisana_ del SARDO, e +il RONCIONI edito dal BONAINI (_Archiv. stor., VI_, 1, 2). + +[39] Intorno a questa notevole rivoluzione vedasi la diligente +scrittura del napoletano DE BLASIIS, intitolata: _La insurrezione +Pugliese e la conquista Normanna nel sec. XI_, Napoli, 1864, Vol. I, 45 +segg. + +[40] _Annal. Barens._; LUPUS PROTOSPATA, ad a 1019. Sulla venuta +dei Normanni vedasi RODOLFO GLABER (III, c. 1) e sopra tutti l’AIMÉ, +l’_Ystoire de li Normant_, c. 17 e segg.: Giselberto venne con quattro +fratelli _Raynolfe, Aséligime, Osmude et Lofulde_; eglino aderirono +all’invito del Principe di Salerno... _et passèrent la cité Rome, et +vindrent à Capua_ etc. Secondo il documento n. 279 (nel Vol. IV _Monum. +Regii Neapolit. Archivii_) v’avevano però fino dal 1008 dei Normanni +residenti nella Campania: _Sansguala dominus planisi qui sum ex genere +normannorum_. + +[41] LEONE DI OSTIA, II, c. 37, 38, che trasse giovamento da AMATO. La +_Turris de Gariliano_ era stata edificata da Pandolfo di Capua dopo la +disfatta dei Saraceni. Così diceva la iscrizione ivi posta: _Princeps +hanc turrim, Pandulfus condidit heros etc._ — _Heros_, in significato +di signore, è spesso adoperato in Croniche dell’Italia meridionale. + +[42] HERM. CONTR., a. 1022: LEONE DI OSTIA, II, 39. Atenulfo abate +sommerse presso _Hydruntum_. Degli eroi normanni ne sopravvissero +ancora ventiquattro, sotto ai loro capitani Gosman (Guzman), Stigand, +Torstain, Balbo, Gualtiero di Canosa e Ugo Fallucca: AMATUS, I, c. 28. + +[43] Così nel Concilio di Pavia, dell’anno 1018 o del 1022. MANSI, +XIX, 343. _Mon. Germ. Leges_, II, 561. Di già il Sinodo di Nicea aveva +condannato il concubinato dei preti. + +[44] Quasi tutti i Cataloghi denotano Giovanni XIX per _fil. Gregorii +patricii_, oppure per _frater Alberici majoris_. BONIZO, _ad Amic._, +p. 801: _uno eodemque die praefectus fuit et Papa_. Il _praefectus_ +è un errore. — _Uno eod. die et laicus fuit et Pontifex_: ROMUAL. +SALERNIT., p. 167. — GLABER, IV, c. 1: _Largitione pecuniae repente +ex laicali ordine neophytus constitutus praesul_. Il JAFFÉ pone la +sua consecrazione fra il 24 di Giugno ed il 25 di Luglio, ed eziandio +il Pagi s’appiglia al Giugno. Io so di un documento che omai conta il +suo nono anno al dì primo di Maggio del 1032: _anno Joh. XIX in sede +IX Imp. Chuonrado a. VI Ind. XV mense madio die I_ (Monte Cassino, _Ex +dipl. Princ., Caps._ 12, n. 24). + +[45] Nell’anno 1027, Bolla di Giovanni XIX per Silva Candida: _Fratre +nro Dno Alberico Comite Palatii_: MARINI, n. XLV; MANSI, XIX, 487. +Nel notato istromento del giorno 8 Gennaio 1028: _Albericus ill. et +clar. comes s. Lateran. Palatii_. Non pertanto i Cataloghi dei Papi lo +appellano impropriamente _Patricius_, parimenti che Gregorio padre di +lui. + +[46] Su di ciò, all’anno 1024, dice RODOLFO GLABER, IV, c. 1: _At +licet pro tempore Philargyria mundi regina queat appellari, in Romanis +tamen inexplebile cubile locavit_. Ivi trovasi eziandio la lettera di +Guglielmo, abate di san Benigno di Digione, indiritta a Giovanni XIX. + +[47] BONIZO, p. 801: _Belinzo nobilissimus Romanus de Marmorata_; ne’ +documenti il nome suona _Berizo_ oppure _Belizo_. + +[48] _Vita Meinwerci Ep._, p. 153. _Mon. Germ._, XIII. WIPO, _Vita +Chuonradi_, n. 16. ARNULFO, _Gesta Archiep. Mediol._, II c. 3, e +nota 70. _Mon. Germ._, X, 12. La _basilica apostolorum_ qui non può +esser altro che il san Pietro, il quale era altresì consecrato ai due +Apostoli. + +[49] WIPO, _Vita Chuonr._, n. 16. Berengario, figlio di Liutboldo +conte, cadde in battaglia. L’Imperatore lo fece seppellire accanto a +Ottone II. + +[50] _Et denarii, quos Romam ad s. Petrum debetis_: lettera di _Cnuto +Rex_ in WILH. MALMSBUR., _de gest. Reg. Anglor._, II, c. XI. L’odierna +penuria delle finanze di Roma ha richiamato in vita l’imposta e il nome +del «denaro di san Pietro» in forma di un pio contributo di moneta. +La commissione che in Roma è destinata a raccoglierlo fu nel Novembre +dell’anno 1860 elevata da Pio IX a dignità di _Archiconfraternitas_, +e Roma ha insaccato a quest’ora (1860) tre milioni di scudi raccolti +dai paesi di tutto il mondo come obolo di san Pietro. Lo Storico ha +ragione di meravigliare vedendo con quanta ostinatezza si conservino le +tradizioni ecclesiastiche. + +[51] Nel _Cod. Amiatinus_, p. 646 (Sessoriana di Roma) il Privilegio +concesso a Monte Amiata è dato _ann. D. Incarn. MXXVII Regni vero +Dom. Chuonradi secundi regnantis III Imperii ejus primo Ind. X Acta in +civitate Leonina Non. April._ Egli dunque dimorava nel palazzo prossimo +al san Pietro. + +[52] _Mon. Germ. Leges_, II, 40: _Chuonradus Aug. Romanis judicibus: +Audita controversia quae hactenus inter vos et Langobardos judices +versabatur, nulloque termino quiescebat, sancimus, ut quaecumque +admodum negotia mota fuerint, tam inter Romanae urbis menia, quam etiam +de foris in Romanis pertinentiis, actore Langobardo vel reo, a vobis +dumtaxat Romanis legibus terminentur, nulloq. tempore reviviscant_. +Vedasi anche da ciò come l’Imperatore avesse piena podestà di dominio +supremo sopra lo Stato della Chiesa. Nonostante, i giudici longobardi +non cessarono di esistere, e di qua e di là nella provincia alcuni +Conti conservarono il giure franco. + +[53] HERM. CONTRACTUS dice concisamente e bene: _Subactaque Italia tota +reversus_: ad a. 1027. + +[54] _Cod. Amiatin._, p. 652, a. 1036: _Tempore S. Papae Benedicti +nati de Tusculana ex patre Alberico_. La _Cronica Romanor. Pontif._ +in CENCIO, i _Cataloghi dei Papi_ e BONIZONE determinano parimenti la +origine di lui. RODOLFO GLABER, IV, c. 5, lo chiama una fiata perfino +_puer fere decennis_, e aggiunge tutti i governanti essere stati allora +fanciulli. Senza dubbio un ragazzo era stato fatto arcivescovo di +Reims. + +[55] VICTOR III, _Dialog._, lib. III. dice: _non parva a patre in +populum profligata pecunia, summum sibi sacerdotium vendicavit_. — +Incerto è il giorno in cui fu consecrato. Che Benedetto IX fosse papa +di già nel Marzo dell’anno 1033 lo prova un documento dato da Fabriano +(_anno deo propiciu pontificatu Domno Tufelatu_: MITTARELLI, II, app. +XXII, 48). + +[56] _Cum successisset ei (sc. Johanni XII) Theophylactus Gregorius +frater ejus nomen sibi vendicabat Patriciatus._ BONIZO, _ad Am._, p. +801. È difficile che egli si fregiasse di questo titolo; documenti +lo chiamano soltanto _Consul Romanor._, ed altresì _lateranensis et +tusculanensis comes_: COPPI, _Memor. Colonn._, p. 18 e segg. + +[57] GLABER, _Histor._, IV, c. 5. La _Treuga Dei_ fu, nell’anno 1041, +fissata dal tramonto del mercoledì al levar del sole del lunedì; in +quell’intervallo di tempo niuno poteva sguainare la spada sotto pena di +scomunica. — PAGI, _Critica_, ad a. 1034. + +[58] R. GLABER, IV, c. 9, lo narra come avvenuto ai 29 di Giugno. — +Le date sono tutte confuse. La _Vita Benedicti ex_ AMAL. AUGER., MUR. +III, 2, 340, accoglie perfino il racconto di una cacciata _post suam +promotionem_. + +[59] Noto omai, qualmente in documenti posteriori al 1017 si rilevi che +i Crescenzî sorgono in potenza. Ai 17 di Giugno del 1036 Crescenzio ed +altri nobili di sua parentela cedono il _Castrum Apolloni_ (_Empulum_ +presso Tivoli) al monastero di Subiaco. Per figliuoli di Crescenzio +sono nominati _Regetellus_ e _Raino_ o _Rainuccius_ (_Reg. Sublac._, +73). + +[60] HERM. CONTR., a. 1037, e WIPO, _Vita Conradi_, il quale dice: +_Papa Cremonae occurrebat Imperatori, et honorifice receptus et +dimissus, Romam reversus est_. + +[61] R. GLABER sembra rappresentare così la cosa, là dove parla della +cospirazione dei Romani...: _a sede tamen propria expulerunt. Sed +— tam pro hac re, quam aliis insolenter patratis, Imperator illuc +proficiscens propria sedi restituit_. È incerto se l’Imperatore andasse +in persona a Roma; la moglie di lui Gisela aveva peregrinato alla Città +(WIPO, c. 37). + +[62] In un documento romano dei 22 Agosto 1043 si sottoscrive +_Gregorius Consul, frater supradicti Dni Pape, interfui_: NERINI, p. +387. + +[63] _Cod. Vat._ 1984, fol. 201: _Cum ejecissent pontificem — orta +est inter Romanos et Transtiberinos grandis seditio — VII die m. Jan. +Romani in fugam versi sunt propter comites qui veniebant per montanam +sc. Girardo rainerii et ceteri cum multis equitibus, qui erant fideles +dicti pontificis_. Le notizie barbaramente scritte in quell’importante +Codice furono edite dal PERTZ (_Mon. Germ._, VII, 468-480) con titolo +di _Annales Romani_. Io cito dal Codice. Gli avvenimenti sono narrati +eziandio da HERM. CONTR., a. 1044, da VICTOR, III, _Dialog. III_, +da BONIZO, _ad Amic._, p. 801, il quale vuole che la esaltazione di +Silvestro III derivasse dalla elezione di Girardo _de Saxo_ e di altri +Capitani. — LEONE DI OSTIA, II, c. 79. + +[64] _Gerardus Rainerii_ era conte di Galeria; persona diversa era +Girardo _de Saxo_. A’ tempi di Silvestro II un Rainero era vescovo ed +un Gerardo conte della Sabina (FATTESCHI, _Serie_, p. 253): nel 1003 +_Rainerius_ e _Crescentius_ erano conti e rettori della Sabina (ibid., +p. 254); di quello sarà stato figliuolo Gerardo. Era una famiglia +franca dimorante nella Sabina. + +[65] BENNO, _Vita Hildebrandi_, p. 82. Gli dà per maestro nelle arti +magiche l’arcivescovo Lorenzo di Amalfi, che sarebbe stato discepolo di +Silvestro II. Da loro anche Gregorio VII avrebbe imparato la magia. + +[66] MURAT., III, 2, 341. Il _Cod. Vat._ 1984 dice di Silvestro III: +_Obtinuit pontificatum diebus XLVIII, quo ejecto benedictum pont. +reduxerunt in sede sua_. BONIZO, p. 801: _Gregorius Patricius et Petrus +germani Theophylactum spe conjugis deceptum ad Pontificalia iterum +sublevant fastigia_. + +[67] Un documento dell’anno 1013 lo chiama _Dn. Johannes Archicanonicus +s. Johannis intra portam Latinam_ (NERINI, app. n. V, 388). _Cod. Vat._ +1984: _per cartulam refutavit Johanni archipbr. s. Johis ad portam +latinam suo patrino in die kal. Majas, cui posuerunt nomen Gregorius, +qui etiam pontificatum tenuit ann. I et m. VIII minus d. XI_. BENNONE, +_Vita Hildebr._, p. 83, determina il prezzo di vendita in libbre 1500; +il Cod. Vat. 1840 lo stabilisce in libbre 2000. Anche VITTORE III +dice: _non parva ab eo accepta pecunia_. Il PAGI si riferì, di contro +al BARONIO, all’_Epitome_ di BONIZONE, senza conoscerne il _Liber ad +Amicum. Nefando ambitu seductus_ (dice qui BONIZONE) _per turpissimam +venalitatem omnemq. Rom. popul. ingentibus pecuniis datis sibi jurare +coegit_ (p. 801). BONIZONE fu contemporaneo, sebbene più giovine; fu +vescovo di Sutri nel 1075. Contemporanee sono eziandio le notizie del +_Cod. Vat._ 1984. + +[68] _Nunc aureum Apostolorum saeculum, et praesidente vestra +prudentia, ecclesiastica reflorent disciplina_: DAMIANI, _Ep. I_ a +Gregorio VI (sonvene due delle lettere), _Oper._ Tom. I _Ep._, lib. +I. Nel lib. VIII sono raccolte anche due lettere senza importanza (la +quarta e la quinta), indiritte _Dom. Alberico Senatoriae dignitatis +viro e D. Petro Senator, dign. viro_. Il frate trovavasi dunque in +corrispondenza eziandio coi Tusculani. La moglie di Alberico nomavasi +Ermilina. + +[69] _S. R. Ecclesia — terrenas opes majori ex parte amisit_: così +lamentava Gregorio VI. Per restaurare le chiese di san Pietro e di san +Paolo si raccoglieva denaro in Aquitania. Vedi la lettera di Gregorio +nel MANSI, XIX, 611. + +[70] GUGL. MALMESBUR., II, c. 13, che lo chiama uomo _magnae religionis +et severitatis_. — _Catalog._ ECCARDI: _Fuit factus homo armorum_. Le +narrazioni confondono insieme storia e leggende. ROD. GLABER, V, c. 5: +_Cujus bona fama, quidquid prior foedaverat, in melius reformavit_. Gli +Annali del BARONIO per quest’epoca oscura sono incompleti, e mancano di +ragione critica. + +[71] OTTONE DI FRISINGA (_Chron._, VI, 32) si fe’ in Roma narrare che +tutti e tre i Papi avessero risieduto dentro della Città. Tuttavolta +v’ha in ciò poca somiglianza di vero. + +[72] BONIZO, p. 801. Addirittura lo appella _idiota et mirae +simplicitatis vir_. VICTOR III, _Dial._, III. BENZO _ad Heinr. IV_, +VII, 671. HERM. CONTR. a. 1046. _Chron. S. Benigni Divion._ (D’ACHERY, +VI, 446). _Cod. Vat. 1984_. + +[73] _Annal. Corbeiens._, a. 1046 (_Mon. Germ._, V); nella terza e +nella quarta feria innanzi al Natale. + +[74] BENZO VII, p. 670: _Seniores_ (ossiano signori) _Romani, licet +hactenus sive salsum sive insulsum degistis — Ecce solito more sit in +vestra electione_ etc. Il passo intiero spiega qual fosse il concetto +del Patriziato a’ tempi di Enrico III e di Enrico IV, e chiarisce, +per via del _Liber Pontificalis_, il diritto regale della elezione +pontificia. + +[75] Vedi la lettera di congedo che il novello Papa rivolge a Bamberga: +è nel PAGI (a. 1046), il quale ritorce contro il BARONIO il passo +_explosis tribus illis quibus idem nomen papatus rapina dederat_. + +[76] La più completa descrizione è data dal noto _Ordo Coronationis_ +in CENCIUS, che il CENNI (_Mon._, II, 261) riferisce a Enrico III, e +il PERTZ (_Mon. Germ._, IV, 187) riferisce ad Enrico VI. Tuttavia esso +contiene delle parti assai più antiche di quello che sia il tempo di +Enrico VI. Mi giovo eziandio dell’_Ordo_ del secolo decimoquarto, che è +nel MABILLON, _Mus. It._, II, 397. Del tempo franco e di quello degli +Staufen v’hanno parecchi _Ordines_. Vedi MURATORI, _Ant. It._, I, 99; +HITTORP, nella _Biblioth. max. Patr._, XIII; MARTENE, RAYNALD, CENNI +e PERTZ. Vedi altresì nel _Chron. Altinate juxta Cod. Dresd., Archiv. +storico_, App. V, e BENZO, _ad Heinr. IV_, 1, 9. + +[77] Il _Terebinthus Neronis_ dei _Mirabilia_, di PIETRO MALLIO, degli +_Ordines_, sepolcro assai grande e antico, era situato presso la _Meta +Romuli_, che era una piramide come quella di C. Cestio. _Usque in Meta, +quae vocatur Memoria Romuli_ (_Bullar. Vat._, I, 27, Bolla di Leone IX, +a. 1053). Reputavasi che la piramide di Cestio fosse la tomba di Remo. + +[78] _Ego N. futurus Imperator juro, me servaturum Romanis bonas +consuetudines, et firmo chartas tercii generis, et libelli sine fraude +et malo ingenio_ (_Ordo_ nel CENNI). Il _Cod. Vat._ 1984 narra della +coronazione di Enrico V: _Duo juramenta ex more fecit, unum juxta +ponticulum, alterum ante porticus portam_; nè questa può essere altra +che la _porta Castelli_, di cui gli _Ordines_ del medio evo, secondo la +consuetudine del linguaggio popolare, hanno fatto una _Porta Collina. +Cum Rex in Imp. electus pervenerit ad portam Collinam, quae est juxta +castellum Crescentii_: così l’_Ordo Coronationis_ dell’anno 1311, +nel RAYNALD, n. X. Forse, il ponte prossimo a Monte Mario segnava il +confine della Città. + +[79] La piazza di san Pietro era detta _platea, quae vocatur Cortina_ +(_Bullar. Vat._, p. 31, a. 1053). La santa Maria _in Turri_, che +sorgeva accosta alla gradinata del san Pietro, apparteneva al convento +di santo Stefano presso il san Pietro. Sembra però che non prima di +Federico I fosse consuetudine di compiervi la detta ceremonia. + +[80] Le orazioni che si pronunciavano sul Re e sulla Regina sono piene +di grandiosa dignità, ed hanno veramente elevatezza di stile. + +[81] Talvolta negli _Ordines_ havvi divario nella successione +delle funzioni: così eziandio per gli altari, poichè sembra che la +coronazione non sempre avvenisse innanzi all’altare di san Pietro, ma +talora davanti quello di san Maurizio, nella navata a sinistra. Assai +commoventi dovevano essere le formule usate: _Accipe anulum, signaculum +s. Fidei, soliditatem Regni, augmentum potentiae, per quam scias +triumphali potentia hostes depellere, haereses destruere, subditos +coadunare, et catholicae Fidei perseverabilitati connettere. — Accipe +hunc gladium cum Dei benedictione tibi collatum, in quo per virtutem +Spiritus Sancti resistere, et ejicere omnes inimicos tuos valeas, et +cunctos s. Ecclesiae Dei adversarios, Regnumque tibi commissum tutari, +ac protegere castra Dei per auxilium invictissimi triumphatoris D. N. +J. Christi, qui cum Patre in unitate Spiritus Sancti vivit, et regnat +in saecula saeculorum. Amen. — Accipe signum gloriae_ etc. Le parecchie +formule variano secondo l’epoca. + +[82] Non sempre avveniva la processione lateranense. Più tardi, +allorchè i Papi non risiedettero più nel Laterano, il corteo, compiuta +la coronazione, andava soltanto fino alla piazza di santa Maria +Traspontina, dove l’Imperatore si separava dal Papa. Però l’_Ordo_ +raccolto nel CENNI (e il CENNI stesso non ne fece attenzione) fa che +il corteo muova ancora fino al Laterano, poichè ivi soltanto devonsi +cercare il _Palatium majus_ (la _Casa major_ di papa Zaccaria) e la +_Camera Juliae Imperatricis_. + +[83] _Indutus igitur rex viridissima clamide, desponsatur patriciali +anulo, coronatur ejusd. prelaturae aureo circulo._ BENZO, l. c.:... +_decretum est_ (da tutte le classi dei Romani) _ut rex H. cum universis +in monarchia imperii sibi succedentibus fieret patricius, sicuti de +Karolo factum legimus_. DAMIANI, _Disceptatio synodalis_ (_Op._, t. +III, 23, ed. Paris, 1663): _H. Imp. factus est patricius Romanorum, +a quibus etiam accepit in electione semper ordinandi pontificis +principatum._ LEONE DI OSTIA, II, c. 77. Tutto ciò dovette essersi +convenuto in Sutri. + +[84] BONIZO, p. 802: _Rumoribus populi illectus — tyrannidem +Patriciatus arripuit, quasi aliqua esset in laicali ordine dignitas +constituta, quae privilegii possideret plus imperatoria majestate_. +Egli tuttavia conosce per bene le ragioni cui s’inspirava Enrico: +_Credidit per Patriciatus ordinem se Romanum posse ordinare +Pontificem_. + +[85] Così il _Cod. Vat. 1984_ denota la podestà di patrizio tenuta da +Enrico: _Ordinationem pontificum ei concessit et eorum episcoporum +regalia abentium: ut a nemine consecretur nisi prius a rege +investiatur, almus pontifex una cum romanis et religiosis patribus +sicut s. Adrianus papa et alii pontifices confirmaverunt per privilegij +detestationem in potestate regis H., qui in praesentia habetur et +futurorum regum patriciatum et cetera, ut supra dictum est, sancivit et +firmavit et posuit_. + +[86] Benanco alcuni Tedeschi lo appellano _Romanorum patricius: Vita +Annonis, Mon. Germ._ XIII, 469. Ancor nell’anno 1049, durante la +vacanza della sede, un documento romano nota: _Ann. dei prop. domno +Henrigo rex francorum et patritio Romanorum Ind. II m. Jan. d. XV: Reg. +Sublac._, fol. 81. + +[87] Il DAMIANI con ingenuità antipolitica lo loda nel _Lib. +Gratissimus_, c. 36 (_Op._, I, ed. Cajetani): _Hoc sibi non ingrata +divina dispensatio contulit — ut videlicet ad ejus nutum S. R. E. nunc +ordinetur, ac praeter ejus autoritatem Ap. Sedi nemo prorsus eligat +sacerdotem. E più indietro: Post Deum scilicet ipse nos eo insatiabilis +ore draconis eripuit_. + +[88] HERM. CONTR.: _Imp. vero Romae egressus nonnulla castella sibi +rebellantia cepit_. Uno dei suoi diplomi a favore della _Casa aurea_ +è dato: _Kal. Januarii actum ad Columna Civitatem_, che è l’odierna +Colonna nei monti Latini. BÖHMER, 1552. Dubito dell’esattezza della +data, perciocchè l’Imperatore rescriva nuovamente da Roma ai 3 di +Gennaio. + +[89] ROMUALDO e LUPO tutti e due d’una sol voce: _Benedictus per +poculum veneni occidit P. Clementem_. HERM. CONTR.: _In Romanis +partibus nono mense promotionis suae diem obiens, ad episcopatum suum +Babenberg reportatus tumulatur_. — È il solo de’ Papi che sia sepolto +in Alemagna. Il MURATORI, _Annal._, ad a. 1047, significa che morisse +in vicinanza di Pesaro, e il JAFFÉ accoglie per data il dì 9 di +Ottobre. + +[90] Il Codice di DONIZONE (esiste in Vaticano) contiene imagini +miniate di persone di tutta la famiglia; le riproduce in bella +incisione a colori l’edizione fattane dal BETHMANN, nei _Mon. Germ._ +Non vi si può cercare esattezza di ritratti, ma giovano assai per +conoscere le fogge. Azzo e Ildegarde moglie sua sono sepolti a Canossa, +dove Tedaldo tenne quasi sempre residenza. + +[91] Esatta notizia ne dà il _Cod. Vat. 1984_, che per questa età è una +fonte di grande importanza. Il Papa fu ordinato ai 17 di Luglio, _Ind. +I_, e sedette in cattedra ventitre giorni. Sull’ambasceria dei Romani, +vedasi BONIZONE, p. 803. Esso dice eziandio che Bonifacio condusse il +Papa a Roma, ma soltanto il _Cod. Vat._ sa dei raggiri del Margravio. + +[92] Un viandante vide il morto Papa correre i monti Latini in figura +di mostro: AMAL. AUGER. — Il PLACENTINI (_de Sepulcro Bened. IX_, Romae +1747) vuol dimostrare che appartenga a quel Papa un sepolcro trovato +a Grotta Ferrata. Io ne vidi colà la tavola sepolcrale, che è una +curiosità senza pregio. — Terzo succeditore di santo Nilo nella dignità +di abate fu il discepolo suo (vedine la _Vita_ nel MARTENE, _Vet. +Script._, VI, 933). Nel convento v’hanno ancora parecchie cose antiche +che ricordano di quel tempo. Sopra la porta sta scritta quest’antica +sentenza: + + Οῖκου Θεοῦ μέλλοντες. εἰσβαίνειν πύλην + ἴξω γένοισθε τῆς μέθης τῶν φροντίδων + ἰν’ εὐμενῶς εὖροιτε τὸν κριθτὴν ἔσω. + +In quel chiostro continuarono a vivere lingua e uomini greci; così +nell’anno 1153 l’Abate sottoscrive un documento romano: † εγο νηκολαως +ηγουμενος Κρηπτα Φερρατ ἠπεγραφψα: GALLETTI, _Del Prim._, app. n. 59, +dall’archivio di santa Prassede. + +[93] Istromento dell’anno 1053, _Reg. Subl._, fol. 78, nel PETRINI, +p. 400. _Anno Leonis IX in sede IV m. Decbr. Ind. VII. Quoniam certum +est me domina Imilia nobil. Comitissa que olim Dni Donadei conjunx +fuit habitatrice in Palestrina_: ella dona dei beni a Subiaco _pro +redemptione animae meae, et quond. Johannis qui vocabatur de Benedicto, +et Donadei, et Domina Itta_ (giusta documenti moglie del _marchio +Johannes_) _et de Joanne filio, et — pro heredibus nostris_ etc. Il +PETRINI (p. 111) ha notato i rapporti in cui stavano fra loro i membri +della famiglia. + +[94] LEONE DI OSTIA, II, c. 81. — Il Pontefice fu sepolto in san +Lorenzo fuori le mura, in un sarcofago degli antichi tempi cristiani, +che ivi ancor si vede. + +[95] Sulla febbre romana, che oggidì ancora è crudelmente mortifera, il +DAMIANI compose questo tetrastico: + + _Roma vorax hominum, domat ardua colla virorum_, + _Roma ferax febrium, necis est uberrima frugum_. + _Romanae febres stabili sunt jure fideles_; + _Quem semel invadunt, vix a vivente recedunt_. + +_Opuscul._, XIX, cap. 5. + +[96] Vedi il WATTERICH, I, 102. + +[97] _A quo omnia ecclesiastica studia renovata ac restaurata, novaque +lux visa est exoriri_: così dice papa Vittore III di lui (_Dial._, III, +lib. 3). + +[98] _Liber Gomorrhianus, de diversitate peccantium contra naturam_ +etc. _Op._, t. I, colla dedicazione a Leone IX e colla lettera in cui +questi ne lo ringrazia: è un componimento nauseante della letteratura +di quella età. Alessandro II condannò il libro, e ciò fece assai +stizzire l’autore. I vizî del clero dovevano essere laidi per benino, +una volta che si reputava necessario di interrogare ogni Vescovo, +prima della consecrazione, se era mondo di quattro delitti: _Id est +arsenochita q. e. masculo; pro ancilla Dei sacrata, quae a Francis +Nonnata dicitur; pro quatuor pedes; et pro muliere viro alio conjuncta; +aut si conjugem habuit ex alio viro, quod Graecis dicitur deuterogamia. +Et dum nulli horum ipse vir conscius fuerit, evangeliis ad medium +deductis jurat ipse electus Archidiacono: Ordo Roman._, VIII; MABILLON, +_Mus. Ital._, T. II, 86. + +[99] WIBERT, II, c. 3. Da Benedetto VIII (m. 984) fino a Leone IX +non ci fu conservata alcuna moneta pontificia: non è che un puro +caso, giacchè dovettero pure essersene battute. Infatti leggo in un +istromento dell’anno 1021 (_Reg. Sublac._, fol. 127): _Denarios bonos +novos Romane monete_. Di Leone IX abbiamo un solo denaro: † HENRICVS +IMP. ROMANORV; dal rovescio: † SCS PETRVS LEO P. Più sorprendente +ancora si è, che nessuna moneta di Gregorio VII sia pervenuta fino a +noi. + +[100] MARIAN. SCOTUS, ad a. 1050: _Rex Scotiae Macbeth ad Romae +argentum pauperibus seminando distribuit._ Il nome di questo Re +suona in diversa maniera: _Rex Maccabaeus_, _Macbothus_, _Macbetka_, +_Mabbetha_. + +[101] Salto a piè pari un periodo di ottocento dieci anni, e noto la +relazione in cui il dì odierno si trova coll’anno 1051. Addì 25 Ottobre +1860 un Prodittatore del Garibaldi per Napoli, decreta: «L’antico +ducato di Benevento è dichiarato provincia del Regno Italiano. Napoli +25 Ottobre 1860.» — I Papi non possedettero mai tutto intiero il ducato +di Benevento. Soltanto nel 1077 andarono eglino al possesso della città +e del suo territorio. — Sulla permuta fatta coll’Imperatore vedansi +LEONE DI OSTIA, II, c. 84 ed HERM. CONTR., ad a. 1053. + +[102] HERM. CONTR., ad a. 1053, specifica come fosse composto +l’esercito di Leone IX: _Plurimi Theutonicorum, partim jussu dominorum, +partim spe quaestus adducti, nonnulli etiam scelerati et protervi, +diversasque ob noxias patria pulsi_. GUILL. APULUS, lib. II, conta +settecento valorosi Svevi, inoltre Romani, Sanniti, Capuani, Spoletini, +Sabinati, Fermani, e il vigliacco popolo della Marca (_gens Marchana +probis digne reprobata latinis... his erat innatus pavor et fuga +luxuriesque_). LEONE DI OSTIA numera cinquecento, e AMATUS soltanto +_CCC Todesque_. Da lui si pare (III, c. 25) che ancor prima Leone +conducesse contro ai Normanni un piccolo esercito, e che questo si +sbandasse nella Campania. + +[103] Leggiamo tuttora una sua lettera indiritta al convento di Farfa, +nel quale si fece accogliere da confrater verso un donativo di tremila +bizantini. _Argiros pronia theu Magistros Bestis, Kae Dux Italias, +Calabrias, Sichelias, Kae Paphlagonias, Kae Cabeon, Kedulon, Ematon ti +Despini Kae agia Theotoco Maria ti en ti agemoni tis Farfa_ etc. (così +allora pronunciavasi il greco): _Chron. Farf._, p. 620. + +[104] L’Autore scriveva questa pagina sulla fine dell’anno 1860. (N. +del T.) + +[105] _Et li Thodeschi se metent l’escu en bras et crollent l’espée; et +li Normant hardi coment lyon prenent la haste..._ AMATUS, III, c. 37. + +[106] _Facto tamen de se quasi muro in modum corone_ (in quadrato), +_mortem expectantes... Vita Leonis IX_, nel BORGIA, _Mem. di Benev._, +II, 318. Al pari di ROMUALDO, la _Vita_ chiama la città con nome di +Civitas. La _Chronique de_ ROBERT VISCARD scrive _Civite_; GOFFREDO +MALATERRA scrive _Civitata_. In vicinanza era situata Dragonara. + +[107] _Denotement o grandissime plor et larmes: Chronique de_ ROBERT +VISCARD, c. XI. _Cum magna devotione ejus provolvuntur pedibus, veniam +et benedictionem ejus postulantes_: MALATERRA, I, c. 14. + +[108] La _Vita_ nel BORGIA descrive il campo di battaglia e le esequie; +la _Vita_ negli _Acta Sctor._, Aprile, II, 666, dice che i morti +apparvero in aspetto di martiri. Ottocento sette anni dopo quell’età fu +visto un simile campo di battaglia, su cui, fuggiti con pari rapidità +gli Italiani, la legione straniera di Tedeschi e di Belgi si immolò per +il dominio temporale: ed oggidì ancora i caduti di Castel Fidardo son +detti «martiri» (_Civiltà Cattolica_ dei 20 Ottobre 1860). In fatto è +che le condizioni di Roma sono eternamente le stesse. + +[109] Così giudicò il pio _Herm. Contractus_, essere morti i Tedeschi +_occulto Dei judicio — sive quia tantum sacerdotem spiritalis potius +quam pro caducis rebus carnalis pugna decebat_, oppure perchè tanta +gente infame s’era raccolta sotto allo stendardo pontificio. Similmente +dice ROMUALDO, e quasi colle istesse parole la _Cron. di Amalfi_ +(MURAT., _Ant. It_., I, 212): _Non enim dominus discipulis suis et +successoribus suis praeceperat ut seculares veluti principes secuti +materiales gradus, in populum corruerent, sed verbo et dicto monerent +pie_ etc. Anche il contemporaneo BRUNONE DI SEGNI biasima il Papa: +_Super Normannos praeliaturus vadit, zelum quidem Dei habens sed non +fortasse scientiam_; e deplora che in persona movesse alla guerra. + +[110] _Quanto terrenis ecclesia minuitur, tanto spiritualibus +augetur_. È tal motto che parrebbe uscito della bocca del Cavour. WIDO +FERRARIENSIS compendia il passo di san Girolamo insieme con altre +sentenze dei Padri ecclesiastici che indirizza contro Gregorio VII: +_Mon. Germ_., XIV, 169. + +[111] Al dì d’oggi è cosa assai istruttiva di por mente al giudizio +datone dal DAMIANI (_Ep._ IX, lib. IV, indiritta ad Ulrico di Fermo): +_Si ergo pro fide... nusquam ferrea corripere arma conceditur: quomodo +pro terrenis et transitoriis Ecclesiae facultatibus loricatae acies +in gladiis debacchantur? — Quomodo ergo pro rerum vilium detrimento +fidelis fidelem gladio petat_. Di riscontro a questa sentenza del +Cardinale piacemi porre il giudizio che oggi si fa in Roma di siffatte +cose. La _Civiltà Cattolica_, organo dei Gesuiti, dice (Disp. dei 20 +Ottobre 1860; _I morti per la Chiesa a Dragonara il_ 1053 _e nel Piceno +il_ 1860): «All’età di Leone IX poteva per avventura esser degna di +scusa l’opinione che il dominio temporale della Chiesa fosse soltanto +di ordine mondano, ma oggi sarebbe stolidezza arbitrare che la sua +causa sia altro che causa della religione e di Cristo. Forse nemmeno a’ +tempi delle Crociate non si è venuto alle armi da militi cristiani per +causa più supremamente divina di quella in cui pro caddero i soldati +del Lamoricière.» — Precursore della _Civiltà Cattolica_ è stato di già +il BARONIO, che in questo argomento marchia il Santo di tal censura +come farebbe di un grande eretico. — È pur cosa assai meravigliosa +di vedere adesso rinnovarsi dopo ottocento anni le antichissime +controversie per ragione del piccolo Stato della Chiesa; in questo +periodo di tempo tutto il mondo si trasformò, all’infuori di Roma. + +[112] Stando alla _Cronique de_ ROBERT VISCARD, Leone diede al conte +_Unfroi et à li subcessor toute Puille et Calabre de la fin de Granière +jusque à lo Faro_. Il Conte tornò a Melfi, raccolse i Normanni e +Longobardi, _et fist dui de ses frères console_. Vedasi anche il DE +MEO, _Annali di Napoli_, ad a. 1054, che ancor non conobbe i libri di +AMATO. — Gli _Annales_ LAMBERTI dicono, ad a. 1053: _Leo IX cunctos +dies, quibus supervixit tantae calamitati, in luctu et moerore egit_. + +[113] _Leo Ep. serv. Servor. Dei glorioso et religioso Imp. novae +Romae Constantino Monomacho dilecto filio salutem._ Egli allega la +donazione di Costantino in termini di convinzione recisa. _Tu ergo +magnus successor Magni Constantini sanguine, nomine, et Imperio factus, +ut fias etiam imitator devotionis ejus erga Ap. sedem, exhortamur: et +quae ille mirabilis vir post Christum eidem sedi contulit, confirmavit, +atque defendit; tu juxta tui nominis etymologiam constanter adjuva +recuperare, retinere, et difendere_: BARON., ad a. 1054. + +[114] _Historia Mortis Leonis IX Acta Sctor._, April., II, 666. Il +popolo sempre tenero del meraviglioso, accorse ben presto a venerare la +tomba di Leone: HERM. CONTR. ad a. 1054. Leone IX fu di bella persona +e di nobile aspetto. _Cestui Lion estoit moult bel et estoit rouz, et +estoit de stature seignoriable, et estoit de letre bon maistre_: AIMÉ, +III, c. 15. Sulla sua tomba leggevasi questo buon distico: + + _Victrix Roma dolet nono viduata Leone,_ + _Ex multis talem vix habitura patrem._ + +[115] Lo STENZEL ha omai confutato la notizia data da BONIZONE, che +Enrico per ammonimento di Ildebrando rinunciasse al patriziato. + +[116] I Romani gli amareggiarono la vita. RADULPHI _vita S. Lietberti_ +(BOUQUET, _Reg._, XI, 481): _Victore, qui pro causis papatus per +Romanos male tractatus apud ipsum (Imper.) conquesturus venerat (Jul. +1056)_. Nel JAFFÉ. + +[117] DAMIANI, _Ep. I ad Vict._, dov’egli fa che Cristo dica: _Sublato +rege de medio, totius Romani Imperii vacantis tibi jura permisi_ +(citato dal GIESEBRECHT, II, 597). — Documenti assai errati per quel +che riguarda la cronologia trovansi riferiti nel MURATORI, _Annal._, +a. 1056; nel FATTESCHI, p. 112 segg., e nell’UGHELLI, I, 352 segg. +Uno dato da Fabriano: _Ab Incarn. D. N. J. Christi sunt anni Mille +quinquaginta octo, et regnante domnu Enrigo Imp. et Papa Victore Dux +Marchio etc._ Da dopo il 1057 Goffredo era _Dux_ e _Marchio_ di Spoleto +e di Camerino. + +[118] Il GFRÖRER, _Gregorio VII_, I, p. 10, afferma affatto di sua +testa che Goffredo avesse ricevuto a Colonia, nel 1056, il patriziato +per opera di Annone. Non v’ha un solo istromento che certifichi la +cosa. + +[119] A vece di _Pallara_ dicevasi eziandio _Palladio_. Corrisponde +oggidì al san Sebastiano sul Palatino (Vedi il Vol. III di questa +Istoria, a pag. 652). _Abbacia scor. martirum Sebastiani et Zosimi, +quae vulgariter Pallara solet nuncupari_; così un _Privilegium_ dato +da Alessandro II (_Reg._ PETRI DIACONI a M. Cassino, fol. XX). Questo +Pontefice cedette il convento a Monte Cassino, ricevendone in cambio +santa Croce in Gerusalemme, la cui abazia Leone IX aveva concessa +all’Abate di M. Cassino (LEONE DI OSTIA, II, c. 81). + +[120] LEONE DI OSTIA, II, c. 92. _Annales_ LAMBERTI ad a. 1057: _Uno +animo pari voluntate in electione consenserunt Friederici. — Nec +quisquam sane multis retro annis laetioribus suffragii majori omnium +expectatione ad regnum processerat R. E._ + +[121] Sua epistola indiritta ai Cardinali vescovi (BARON., a. +1061, n. L). La dissolutezza non era dammeno in Germania; perfino +nel pellegrinaggio che Sigfredo di Magonza ed altri Vescovi fecero +nell’anno 1056 a Gerusalemme, questi signori si trassero dietro un +lusso, di cui l’eguale è appena credibile. WILKEN, _Storia delle +Crociate_, I, 39. + +[122] PETR. DAM., _De vita eremitica, opusc._ LI, c. 5. + +[123] Ibid., c. 8. Domenico entrò una volta nella cella del Damiani +orrendamente stravolto in viso, _tamquam si pila fuerit ptisanarum +more contusus_, e sclamò con aria di trionfo, che in quella serata +era giunto alla fine nientemeno che di otto salterî. Però il Damiani +confessa che il corazzato recitava i salterî soltanto mentalmente. +Il santo gli eresse un monumento in una breve biografia che ne +scrisse (tom. II, 483). Davasi nome di _disciplina_ eziandio alla +flagellazione; i colpi sulla mano dicevansi _palmatae_, i flagelli +_scopae_. + +[124] Ep. 27, lib. VI. _Petro cerebroso monacho Petrus peccator et +monachus._ Con fanciullesca fantasia paragonava la pelle umana ad un +timpano sul quale deesi picchiare ad onore di Dio, secondo che dice +il salmo 150: «lodate il Signore al suon del timpano». _Quia tympanum +est pellis arida, ille juxta Prophetam, in tympano Dominum veraciter +laudat, qui confectum jejunio corpus per disciplinam verberat._ Vedasi +altresì l’_Opuscul._ XLIII, _de laude flagellorum_, indiritto ai +Benedettini di Monte Cassino. + +[125] _Ecce sales, ecce facetiae, lepores, urbanitates, dicacitates, +volumina questionum_... Lettera del DAMIANI ad Alessandro e a +Ildebrando, nel BARON. ad a. 1061, n. XI. + +[126] _Alearum insuper furiae, vel scachorum, quae nimirum de toto +quidem sacerdote exhibent mimum_: Ibid. Egli stesso narra, che +avendo un vescovo giocato a scacchi (_ludo praefuerat schacorum_), e +difendendosi con dire che questo giuoco era diverso da quello dei dadi, +gli impose la disciplina di tre salterî e l’obligo di lavare i piedi a +dodici poverelli. + +[127] MURATORI, _Ant. It._, V, 975; Bolla di piombo di Stefano IV: v’è +incisa la figura di una porta di città; sopra è scritto FELIX ROMA. + +[128] Il _Cod. Vat. 1984_ favoleggia che i Romani gli mandassero dietro +dei sicarî: _Direxerunt post eum Braczutum Transtiberinum Johannem, qui +in dicto itinere, ut fertur, venenum dedisse_. + +[129] AMATO, III, c. 50, dice sdegnosamente dei Pontefici che vennero +dopo: _Or non parlons plus de la fama et de la subcession de li +pontefice de Rome, quar l’onor défailli à Rome puiz que faillirent li +Thodesque, quar se je voill dire la costume et lo élection lor, ou me +covient mentir, et se je di la vérité, aurai-je l’yre de li Romain_. + +[130] _Cod. Vat. 1984_, fol. 201 _b: Comites — Gerardo Raynerii filio +comes galeriae, et Albericus comes tusculanense et filii Crescentii +de monticelly_. LEONE DI OSTIA e BONIZONE nominano i medesimi Conti. +LAMBERTO: _Adjutus factione popularium, quos pecunia corruperat. — Cod. +Vat. 3764: Natione Romanus ex Patre Guidone; Cod. Vat. 1984: De regione +S. Maria Majoris_. Parmi che Benedetto sia stato romano della Città; +la madre sua si nota per dimorante in vicinanza della santa Maria +Maggiore. + +[131] Autentica notizia ne è data dal DAMIANI, _Ep. IV_, 90 (dal +CAJETANI erroneamente riferita a Cadulo). Forse con linguaggio +esagerato egli chiama Benedetto X _homo stolidus, deses ac nullius +ingenii_. Leone IX aveva eletto Mincio nell’anno 1050 a cardinale, +siccome pone in rilievo il BORGIA. È cosa degna di considerazione +che Benedetto X nel secolo decimoterzo fu reputato papa legittimo. Il +THEINER (_Cod. Dipl. Domin. Temporalis_, I, Prefaz., p. V, e n. VIII +e IX) registra due delle sue infeudazioni, alle quali Onorio III si +riporta così: _In autentico b. m. Benedicti Pape predecessoris nostri +perspeximus contineri_ etc., e segue il documento di Benedetto X. Per +un anno fu papa senza che trovasse opposizione, e i suoi _acta_ di +ordine temporale furono tenuti per validi. Il suo ritratto (fatto a +invenzione) è posto fra i medaglioni dei Papi collocati nel san Paolo. + +[132] LAMBERTO, ad a. 1059. BENZO _ad Heinr. IV_, lib. VII, 671, dice +che Ildebrando, senza che i Romani ne sapessero cosa alcuna, imprese +la elezione del Papa, d’intesa con Beatrice: _Erexit alterum idolum +— legavit illum miserrimum, quod nil ageret, nisi per ejus jussionis +verbum_. Tutte esagerazioni fuor di misura. — Alcuni documenti +contenuti nel _Reg. Farf._ (n. 904, 906) hanno la data di Benedetto X +all’anno 1058. Nel Luglio 1059 vien detto soltanto: _ab Incarnatione_ +etc. (n. 905). + +[133] Nella edizione degli _Annales Romani_, fattane nei _Mon. Germ._, +che li trassero dal _Cod. Vat. 1984_, è scritto erroneamente _a comite +de Benedicto Christiano_; il codice dice _a Leoni_. Lo scrittore +era bene informato; lo dimostra un documento dell’anno 1060, dove +si sottoscrive _Leo de Benedicto Christiano_ (_Reg. Farf._, n. 935). +Quel codice descrive con esattezza gli avvenimenti. Anche qui l’isola +Tiberina è tuttavia chiamata _insula Lycaonia_. + +[134] Addì 28 Aprile 1060 Giovanni era ancora prefetto; nel _Reg. +Farf._, n. 935 si sottoscrive: _Johanne dom. gr. Romanorum praefectus_. + +[135] _Ad castellum Passarani apud regem qui fuit fil. Crescentii +praefecti: Cod. Vat. 1984_. Il GFRÖRER (_Gregorio VII_, I, c. 21) se +ne crea «un luogotenente del Re nominato dall’Imperatrice». Sennonchè, +giusta documenti, a quest’epoca il figlio di un Crescenzio prefetto +si chiamava _Regetellus_, il qual nome alcuni istromenti accorciano +in _Rege_. Così il _Reg. Subl._, fol. 71 _Rege et Rainuciu germanis +filii de domno Crescentio... Seniores_, i quali nel 1038 tenevano +Sant’Angelo presso Monticelli in affitto dal convento di Subiaco. +Anche a fogli 73, nell’anno 1036, i figli di Crescenzio prefetto sono +appellati _Regetellu_ e _Raino_. Vedasi con che facilità possa falsarsi +la storia. Cosa somigliante accadde al GFRÖRER col nome romano _Petrus +de Imperatore_ o _Imperiola_, di cui egli si foggiò un Imperatore +cittadino. — Passarano, non molto distante da Palestrina, apparteneva, +del paro che Monticelli, al monastero di san Paolo, da cui i Crescenzî +l’ebbero in feudo. In un catalogo dei beni che il san Paolo possedeva +al tempo di _Gregorius de Tusculana_, vien detto: _Castellum Passarani +cum rocha sua_ (_Archiv. S. Pauli de Urbe_, Vol. 241, fol. 4; copia ne +contiene il _Mscr. Vatic. 7930_, p. 203-207). + +[136] _Cod. Vat. 1984._ Ildebrando andò tosto nelle Puglie _ad +Riczardum agarenorum comitem et ordinavit eum principem et pepigit +cum illo foedus — Tunc dictus princeps misit tres comites suos cum +nominato archidiacono rome cum 300 militibus agarenorum in auxilium +Nykol. pont._ — Come talvolta fa BENZONE, così lo scrittore di questi +Annali, partigiano dell’Impero, chiama per bile i Normanni con nome +di _Agareni_. La loro prima spedizione puossi col JAFFÈ fissare +giustamente al Febbrajo. + +[137] I sette Cardinali vescovi (_Episcopi collaterales_) di Ostia, +di Porto, di santa Rufina o Silva Candida, di Albano, della Sabina, +di Tusculo e di Preneste celebravano funzione nel Laterano; sette +Cardinali preti erano ripartiti nelle basiliche di san Pietro, di san +Paolo, di santa Maria Maggiore e di san Lorenzo. Gli Abati di san Paolo +e di san Lorenzo erano altresì cardinali. Oltracciò, su dieciotto +Diaconie v’avevano allora dodici Cardinali diaconi e sei Diaconi +palatini. Vedi il Registro rituale nel BARONIO, _Annal._, ad a. 1057, +n. XIX, e il frammento nel MABILLON, che di qualche poco se ne discosta +(_Mus. It._, II, 574). + +[138] _Ep. ad Card. Episcopos_, nel BARON., ad a. 1061, n. L: _ita nunc +ap. sedis aeditui, qui spirituales sunt universalis Eccl. Senatores, +huic soli studio debent solenter insistere, ut humanum genus veri +Imperatoris Christi valeant legibus subjugare_. Nell’_Ep._ XX, lib. I, +indiritta a Cadulo egli pone i sette Cardinali vescovi al di sopra di +tutti i Patriarchi della Chiesa. + +[139] _Salvo debito honore et reverentia dilecti filii nostri +Henrici, qui in presentiarum rex habetur, et futurus imp. Deo +concedente speratur, et sicut jam mediante ejus nuntio Longobardie +Cancellario Wiberto concessimus, et successoribus illius, qui ab +Ap. Sede personaliter hoc jus impetraverint_. Il decreto è riportato +completamente nel _Chron._ HUGONIS, II, 408, indi con qualche divario +nel _Chron. Farf._, p. 645. MANSI, XIX, 903; _Mon. Germ. Leges_, +II, 177, app. Può darsi che il decreto fosse publicato soltanto dopo +avvenuta l’infeudazione normanna. Contrariamente affatto alla verità +storica, nel privilegio onorifico del Re tedesco il GFRÖRER, p. 581, +ravvisa il diritto esclusivo di proporre i candidati all’elezione. + +[140] Riccardo ottenne il completo dominio della città soltanto ai +26 Maggio del 1062 (DE MEO, _Annali di Napoli_). Vittore III vide +i figli dell’ultimo Principe longobardo di Capua andar mendicando +per la campagna. — GIANNONE, lib. IX, sulla fine. Landolfo (m. 842) +aveva tolto a Salerno l’antico castaldato di Capua: suo figlio Lando +nell’anno 856 edificò Nuova Capua presso al _Pons Casilinus_. Sotto a +Pandolfo «testa di ferro» Capua era diventata principato. + +[141] Il GIANNONE (lib. X, 190) si meraviglia della grande efficacia +che avevano le scomuniche a quell’età, e chi scrive questa Storia della +città di Roma le vide usate anche oggidì ai medesimi intendimenti. +Vedi la Bolla di Pio IX _contra invasores et usurpatores aliquot +provinciarum pontificiae ditionis. Datum Romae apud S. Petrum d. 26 +Martii A. 1860._ + +[142] I Pontefici derivarono il loro diritto dalle donazioni degli +Imperatori, da Costantino ad Enrico II, e il MURATORI pensa che +precisamente in quest’età s’introducessero nei Diplomi di Lodovico, di +Ottone e di Enrico le addizioni riguardanti Benevento, le Calabrie e la +Sicilia. + +[143] DEUSDEDIT, ALBINO e CENCIO riferiscono, senza data, il giuramento +di Roberto. Un secondo giuramento, più lungo, registrato da ALBINO, +incomincia: _Ego Robertus Dei gr. et sci. Petri Dux Apulie et Calabrie +et utroque subveniente futurus Sicilie ab hac hora et deinceps ero +fidelis S. R. Eccl. et Tibi Domino meo Nicol. Ppe. etc. etc._ — Era +allora in uso la formula: _Fidelis ero S. R. E. et Dno. meo N. N. Ppe. +suisque successoribus qui meliorum cardinalium electione intraverint_. +Così giurava ogni uomo feudale, ogni rettore di un _Patrimonium_. +ALBINUS, _Vatican._ fol. 136 a, e CENCIUS, _Riccardian._, fol. CXX: +_Juramentum Rectoris patrimonii_. + +[144] _Nam non solum Tusculanorum, et Praenestinor. et Numentanor. +superbiam calcaverunt, sed et Romam transeuntes Galeriam et omnia +castra Comitis Gerardi usque Sutrium vastaverunt, quae res Romanam +urbem a Capitaneorum liberavit dominatu_: BONIZO, p. 806. + +[145] Il conte Gerardo morì prima del 1068. Il suo figliuolo, mi +cred’io, fu _Comes_ della Marittima, come allora s’appellava il tratto +della costiera tusco-romana. _Ego Girardus inclitus comes filius bon. +mem. Gyrardi incliti comitis, habitator in Territorio Maritimano_ +(_Reg. Farf._, n. 995, a. 1068). Ei vi dona a Farfa la chiesa, il +castello e mezzo il porto di santa Severa. + +[146] _Cod. Vat. 1984_, il cui barbarico compilatore è meglio +informato di quello che siano LEONE DI OSTIA e BONIZONE. È pertanto +da accogliersi per vero che la sottomissione assoluta di Benedetto +X avvenisse nell’autunno dell’anno 1059. I Cataloghi dei Papi gli +attribuiscono nove mesi e venti o ventidue giorni di reggimento, e ne +pongono la fine al Gennaio 1059, quando Nicolò lo cacciò di Roma. Il +JAFFÉ conta la sua assoluta cessazione (a mio credere è errore) di già +nell’Aprile: così fa eziandio il GIESEBRECHT. + +[147] È prezzo dell’opera di conoscere quali fossero i Romani più +ragguardevoli di questa età. Un placito di Nicolò II per Farfa, dei +28 Aprile 1060, gli specifica in qualità di giudici o _boni homines_. +Alcuni di loro erano signori di campagna; pochissimi abitatori di +città. Si sottoscrivono dopo del Papa, dopo dei Cardinali e dei +Vescovi, e dopo di Giovanni prefetto della Città e dei giudici +palatini. Eccoli: † _Cencius de Pf._ (_Praefecto_). † _Leo de Benedicto +Christiano_, † _Albertus de Otto Curso_, † _Johannes Braciuto_. † +_Conte de Johanne Guidone_. † _Bertramo frater ejus_, † _Benedictus +de episcopo_. † _Cencius Frajampane subscripsi_, † _Petrus de Beno de +Maroza_. † _Berardus de Rainerio de Curte_, † _Johannes de Balduino +subscripsi_. † _Leo de Azo_. † _Petrus de Alberico_. † _Octavianus +filius Alberici_. † _Gregorius filius Gregorii_ (questi tre sono +tusculani). † _Bernardus de Torena_. † _Johannes de Tusculano_. † +_Ratterius Adulterinus_. † _Genzo de Siginulfo_. † _Monticellus_. † +_Piro de Hermerardo_. † _Johannes de Faida_. † _Durantus de Johannis +de Atria_. † _Petrus de Anastasio_. † _Johannes de Petro Vitioso_. +† _Berardus filius Johannis de Berardo_. † _Johannes de Stefano +Rifice_ (forse _Orefice_). † _Baroncellus gener de Maiza_. † _Petrus +Obledanus_. † _Guittimanus_. † _Conte Tigrinus de Tuscana_. † _Guido +neptus ejus_. † _Sarracenus de Sancto Eustatio_. † _Ego Defranco de +Sancto Eustatio_. † _Bonofilius Lanista. Ego Alexius scrinarius S. +R. E. complevi et absolvi_ (_Reg. Farfa_, 935, edito dal GALLETTI, +_Gabio_, p. 154). Il maggior numero di questi nobiluomini è di parte +decisamente pontificia, quantunque nell’istromento compajano _Cencius +de Praefecto_ e alcuni Tusculani. Non si dimentichi che la carta +rimonta all’anno 1061, quando Roma era in istato tranquillo. + +[148] Il _Cod. Vat. 1984_ nomina questi Romani partigiani dell’Impero; +alla loro testa trovasi _Cencius_, il quale, tempo prima, aveva +sottoscritto l’istromento più sopra detto: _Cencius Stephani praefecti +cum suis germanis, nec non et Cencio et Romano germani, Barunci filii, +hac Belizzon Titonis de Caro, et Cencio Crescentii Denilla erant cum +dicto Cadulo, eo quod erant fideles imperatoris_. Da quest’epoca il +nome _Cencius_ diventa così usato, come per lo innanzi era stato quello +di _Crescentius_, di cui il primo è l’abbreviazione. + +[149] _Mittunt ei clamidem, mitram, anulum, et patricialem circulum +per episcopos, per cardinales, atque per senatores, et per eos qui +in populo videbantur praestantiores_: BENZO, _ad Heinr. IV_, lib. +VII, 672. _Cod. Vat._ 1984; BERTHOLDI _Annal._, ad a. 1061; BERNOLDI, +_Chron._ + +[150] Gli incominciamenti republicani di Milano possono prender +partenza dall’anno 1056, quando avvenne la morte di Enrico III; e il +GIULINI, _Memorie di Milano_ (lib. XXIII), dice: «non comparisce mai +più dopo quest’anno l’epoca reale o imperiale nelle carte milanesi.» + +[151] _Multitudo clericorum quae in ead. Eccl. innumerabilis ut harena +maris:_ BONIZO, p. 805. + +[152] _Eisque paupertatem improperantes Paterinos i. e. pannosos +vocabant_: BONIZO, pr. 805. Il nome significa, presso a poco, +canaglia di straccioni, ma BONIZONE gli appella _gloriosum genus +Paterinorum_. Il concetto ricompare nei _Gueux_ dei Paesi Bassi. Sugli +incominciamenti dei Paterini vedasi il GIESEBRECHT, _Storia dell’Impero +germanico_, III, c. 2. + +[153] Il PURICELLI (_de SS. Martyr. Arialdo et Herlembaldo_) ha +dedicato un capitolo alla famiglia dei Cotta (p. 168 e segg.). +Adesso per la prima volta campeggia essa in Milano, dove, secondo la +tradizione, avrebbe immigrato con santo Ambrogio, venendo di Roma. +Quando i Re d’Italia si coronavano a Milano, era consuetudine che +due dei Cotta di Porta Nuova _induti cottis albis debent imperatorem +ponere super cathedram marmoream, quae est post altare S. Ambrosii_. In +che tempo i Cotta siano migrati in Germania, m’è ignoto. Questo nome +antico, romano e milanese, adorna il frontespizio di questa «Storia +della città di Roma» (a). + +(a) Il suo testo originale escì in Germania coi tipi di J. G. COTTA, +rinomato editore e libraio di Stuttgardt. (N. del T.) + +[154] BENZONE, VII, 672, dice che Riccardo di Capua ricevesse un +migliaio di libbre, e al lib. II, c. 3, cita per nome i Romani che +aderivano alla parte di Ildebrando: _Cum Leone procedenti de judaica +congregatione, simulque cum Cencio Frajapane atque Brachiuto Johanne_ +(_Braciuto, Braczutus,_ uomo di Transtevere: _Reg. Farf._, n. 935 +e _Cod. Vat. 1984_). Qui per la prima volta emerge la famiglia +_Frajapane_. Nei documenti principia a trovarsi nel 1014 con _Leo qui +vocatur Frajapane_: sottoscrizione apposta ad un istromento riportato +nel MITTARELLI, n. XCIII, e nel MURATORI, _Ant. It._, IV, 797. + +[155] BERNOLDI _Chron._, ad a. 1061: _Chadelo Parmensis Ep. 7 Kal. Nov. +Papa eligitur et Honorius appellatur, papatum nunquam possessurus. Sed +vicesima septima die ante ejus promotionem Lucensis Ep.... ordinatus._ +La _Discept. Syn._, (DAM. _Op._., III, 28) dichiara essere stato +presente all’elezione di Onorio anche l’Abate di santo Andrea _Clivi +Scauri._ PAOLO BERNRIED, _Vita Gregor. VII_, c. 46, nomina Cencio, +Nicolò, e Bertramo quali ambasciatori dei Romani. — Sulle condizioni +in cui trovavasi a quel tempo Parma vedasi IRENEO AFFÒ, _Storia della +città di Parma_ (Parma, 1792, II, 76). + +[156] Benzone era un adulatore della corte tedesca, come prima di +lui vedemmo essere stato Liudprando, la cui _Legatio_ forse gli stava +fitta in mente a modello. È un ampolloso e triviale spaccone, ma il +suo latino, barbaramente misto di prosa e di versi, riesce sì comico +e spesso anche inventore di nuove forme di lingua, da far ricordare +il RABELAIS. Forse che sarebbero sue alcune delle poesie raccolte +fra i _Carmina Burana_? BENZONIS _Episcopi Albensis ad Heinricum Imp. +libri VII, Mon. Germ._ XIII, 591-681. Vedi su di ciò le ricerche del +LINDERER, nel Vol. VI degli _Studî di storia tedesca_. + +[157] _Ad palacium Octaviani_ (BENZO, II, c. 1). Lo STENZEL colloca +inesattamente il palazzo sull’Aventino, e nello stesso errore cade +anche il WATTERICH, I, 271. Era posto sul Campidoglio, vicino a santa +Maria _in ara Coeli_, dove aveva suo luogo la leggenda di Ottaviano e +della Sibilla. + +[158] Anche officiali laici, benanco Conti e Duchi portavano allora in +capo mitre alte simili a quelle dei Vescovi. La loro forma può vedersi +nelle miniature del Codice di DONIZONE, dove _Tedaldus Marchio_, +rappresentato in atto di sedere, tiene una mitra rotonda in testa: +la contessa Matilde ne porta una alta che ha la forma di un pan di +zucchero. + +[159] _Ad quoddam hypodromium, quia ibi regiae mandatelae videbantur +esse competens auditorium._ Non ho cosa alcuna da opporre se qui, a +vece del Circo Massimo, voglia credermi che fosse quello Flaminio, +poichè era situato sotto al Campidoglio. Intorno a questo stesso tempo +l’antico teatro dei Milanesi era il luogo dove si raccoglievano i loro +parlamenti cittadini: GIULINI, II, XXI, 314. + +[160] BENZO, lib. II, c. 3: _Nicolaus magister s. Palatii, oriundus +de genere antiquo Trebatii_. Sebbene il _Trebatius_ possa essere +una trovata per accontentare la rima, è tuttavia meravigliosa la +smania crescente dei Romani di voler discendere da famiglie antiche. +Alcuni di questi nomi, come quelli _Saxo, Bulgaminus_ (BENZONE scrive +erroneamente _Bulgamenes_), _Berardus, Bonfilius_ s’incontrano in +documenti; e questi guarentiscono l’esattezza del racconto di BENZONE, +il quale di cose romane è bene informato. + +[161] Dove s’udì mai, dic’egli, che l’elezione pontificia sia +riposta in mano di frati accattoni? _heri venerunt mendicantes — +eorum panniculi erant sine utraque manica, in dextro latere pendebat +cucurbita, in sinistro mantica, barbata vero genitalia nesciebant +sarabara_ (brache): _et hodie coram elevato simulacro resonantibus +tubis perstrepunt taratantara_ (II, 4)? È veramente un RABELAIS in +diminutivo. + +[162] L’editore di BENZONE, nei _Mon. Germ._, dichiara in nota +erroneamente, che questa Galeria etrusca, presso all’Arrone, sia lo +stesso che ponte Galera fra Ostia e Roma. + +[163] _Transivimus Tyberim ad portum Flaiani_, dice BENZONE. Il +GIESEBRECHT (_Annales Altahens._, p. 217, not. 1) corregge malamente in +_portam Flaminii_. È il guado del Tevere presso a _Castrum Flajanum_ +(il _Flavianum_ antico), ventisei miglia distante da Roma. _Chron. +Farf._, p. 618: _S. Mariae quae est ad pontem de Flajano in territorio +Collinesi infra Castellum, quod dicitur Flajanum_ (p. 559, 574). Il +_Territorium Collinense_ era posto _suptus montem Soractem_ (_Reg. +Farf._, n. 702 e fol. 1197). Da _Flajanum_ derivò l’odierno Fiano in +vicinanza del Tevere. + +[164] Così sono registrati i loro titoli nel _Reg._ PETRI DIACONI, +che appartenne alla famiglia medesima. Gregorio, figlio di Alberico +III e fratello di Benedetto IX, si appella nel 1063 _consul romanor._ +In un documento del 26 Dicembre 1066 (nel COPPI, _Memor. Colonn._, p. +24, tolto dal GATTULA, _Hist. abbat. Casin._, I, 235), il fratello +suo si chiama _Dom. Petrus excellentiss. vir Consul et Dux atque +omnium Romanor. Senator._ Non si può conchiudere col CURTIUS che egli +effettivamente avesse podestà nella Città: quel titolo era ereditario +nei Tusculani. + +[165] Il FIORENTINI, _Memorie di Matilde_, I, 72, non descrive del +tutto esattamente questi avvenimenti, perocchè taccia dei negoziati +corsi fra Goffredo e Cadalo, che pur sono fatti manifesti dalla lettera +di Pier Damiani indiritta al Duca. + +[166] Secondo gli _Annal. Camald._, II, XVII, 236, il Damiani tornò +alla vita eremitica nell’Ottobre 1060. Nella sua _Apologetica_ ad +Ildebrando e ad Alessandro egli dipinge con amara arguzia, ma con +grandissima verità l’animo dispotico del primo: _blandus ille tyrannus, +qui mihi Neroniana semper pietate condoluit, qui me colaphizando +demulsit — hanc querulus erumpet in vocem: Ecce latibulum petit, et sub +colore poenitentiae Romae subterfugere quaerit_ etc. Il bizzarro frate +fabbricava cucchiai di legno, che mandava in dono al Papa con questi +versi: + + _Dent alii fulvum trutina librante metallum;_ + _Sed mundus vivit, quia ligno vita pependit;_ + _Sic modicum magno lignum pretiosius auro..._ + +(IV, p. 49). + +[167] _Dom. Godefredo excell. Duci et Marchioni Petrus peccator +monachus, zeli ferventis obsequium_; dal BARONIO erroneamente +registrata all’anno 1064. La sua scrittura apologetica sulla elezione +di Alessandro è intitolata: _Disceptatio synodalis inter Regis +advocatum et S. E. Defensorem_. Qui sofisticando rinnega l’opinione +anteriormente professata sul diritto regio di Enrico III. + +[168] BONIZO, _ad Am._, p. 807: _Adjuvantibus Capitaneis et quibusd. +pestiferis Romanis noctu civitatem Leoninam intravit et Ecc. b. Petri +invadit — consilio Cencii cujusd. pestiferi Romani castrum s. Angeli +intravit, ibiq. se tutatus est._ + +[169] _Decretum est post hec ex consulto senatus, ut per vices +custodirent urbem ex contiguis civitatibus sufficiens comitatus_: +BENZO, II, c. 18. Ogni podestà in Roma era tenuta allora dai capitani, +ossia dall’alta nobiltà de’ feudatari pontificî che erano nella +provincia e nella Città: doveva essersi costituita una republica +formale con parlamenti della nobiltà. + +[170] Il DAMIANI ad Annone, _Ep._ VI, lib. III; e al giovine Re, _Ep._ +III, lib. VII: _Serpens lubricus, coluber tortuosus, stercus hominum, +latrina criminum, sentina vitiorum, abominatio coeli, naufragium +castitatis_ etc. I Santi sapevano muover a forbice la lingua, e +imitavano per bene il Pulcinella BENZONE, il quale (V, 648) diceva: + + _Sed Prandelli Asinander, asinus haereticus,_ + _Congregavit Patarinos ex viis et sepibus,_ + _Et replevit totam terram urticis et vepribus._ + +[171] _Ep._ III, c. 1. E dice argutamente: _Romani perdiderunt unum +ex Apostolis. Normanni enim — castrum s. Pauli, altera pars imperii, +aspirant sibi subjicere — et cito perventuri in Capitolium, quod erit +Suevis in alterum obprobium_. + +[172] Se egli vivesse oggidì, in quest’anno 1862, nel quale sta per +iscomparire l’ultima reliquia dell’Impero tedesco in Italia, Benzone +udrebbe risonare in Germania anche questa invocazione: _a Lombardia et +Venetia libera nos Domine_. + +[173] _Dignus est ergo, ut de militibus Romanis faciat dominus noster +rex senatores, de senatoribus exaltet ad principum honores_ (III, 24). +A meno che queste parole non siano altro che pure frasi, potrebbero +esse dimostrare che l’Imperatore continuava ad eleggere Romani a +dignità cittadine. + +[174] BONIZO, _ad Am._, p. 807: _Unoque clientulo contentus, unius +jumenti adjumento inter oratores Bercetum aegre pervenit_. Questo +avveniva nell’anno 1066. + +[175] Cotali avvenimenti sono descritti negli _Annales Altahens._, p. +105, 183 segg. (ed. GIESEBRECHT). Cadalo viveva ancora addì 5 Aprile +1071. Vedi i documenti n. 29 e 30 nel Vol. II della _Storia di Parma_ +dell’AFFÒ. + +[176] _Homuncionem exilis staturae, despiciabilis parentelae_: GUGL. DI +MALMSB., III, _de gest. Anglor._, nel BARONIO _Annal._, ad a. 1061, n. +31. _Residens in palatio, militiam Romanam quasi imperator regebat_, +dice LANDOLFO, _Hist. Med._, III, c. 15. ALFANO, arcivescovo di +Salerno, cantò di lui in un’ode, nella quale esclama: + + _Roma quid Scipionibus_ + _Caeterisque Quiritibus_ + _Debuit mage quam tibi?_ + _Cuius est studiis suae_ + _Nacta via potentiae._ + +A questo può paragonarsi il carme panegirico di BENZONE su Enrico IV +(IV, lib. 6), che non è meno azzeppato di reminiscenze romane: + + _Tantus es, o Caesar, quantus et orbis;_ + _Cis mare vel citra tu leo fortis,_ + _Presso namque tua calce dracone,_ + _Victor habes palmam cum Scipione._ + +[177] _Ad Hildebrandum_. + + _Papam rite colo, sed te prostratus adoro:_ + _Tu facis hunc dominum, te facis ipse deum._ + + _Vivere vis Romae, clara depromito voce:_ + _Plus domino Papae, quam domno pareo Papae._ + + (_Carmina_, nel tom. IV.) + +[178] LUPUS PROTOSPATA, ad a. 1066. LEONE DI OSTIA, III, c. 23: _cum — +subjugata Campania, ad Romae jam se viciniam porrexisset, ipsiusque jam +urbis patriciatum omnibus modis ambiret_. + +[179] LEONE DI OSTIA, III, c. 25. + +[180] _Et hoc primum servitium excellentissima Bonifacii filia b. +Apostolor. Principi obtulit_: BONIZO, _ad Am._, p. 809. + +[181] Aquino, terra nativa di Giuvenale, appartenne fin dal secolo +decimo a Conti longobardi della famiglia di Landolfo. Nell’anno 1045 +Gaeta scelse per duce quel conte Adenolfo. Riccardo era signore supremo +di Aquino; però vi rimanevano i Conti, dalla cui discendenza sortì i +natali Tomaso di Aquino. Il _Cod. Diplom. Aquinas_, che si conserva a +Monte Cassino, va dal 950 al 1548. La storia di quella città fu scritta +da D. PASQUALE CAIRO (_Storia sacra e profana d’Aquino_, Napoli 1808). + +[182] BONIZO, _ad Am._, p. 809. AMATUS, III, c. 10. LEONE DI OSTIA, +III, c. 25. La _Cronica di Amalfi_ (MURAT., _Antiq. It._, I, 213) dice +perfino: _Riccardus fugavit Gotfridum_. Gli _Annales Beneventani: A. +1066 Dux Cottefrydus venit in Campania_, ma gli _Annal. Cavenses_ +registrano esattamente all’anno 1067: _Gotfridus dux cum valido +exercitu in Campaniam venit usque Aquinum_. + +[183] Lettera prima del DAMIANI a lei indiritta: _Opuscul._ 50, tom. +III, 854. Agnese andò a Roma soltanto nell’anno 1067. Vedi la nota +31 al _Chron._ di _Sigberto_, a. 1062, nei _Mon. Germ._, VIII, 361. +Nell’anno 1072 tornò ella a Germania per breve tempo. + +[184] LANDULF. SENIOR., III, c. 14, ne dipinge la persona: +_Herlembaldus — ex magna prosapia capitaneorum oriundus, miles ut +natura dabat strenuissimus, barbam ut usus antiquus exigebat, quasi +purpuream gerens, tenui vultu, oculis aquilinis, pectore leonino, anima +admirabili_. + +[185] _Acta Sctor. 27 Jun._, p. 291: _Alexander in pubblico Consistorio +vexillum s. quod nominavit vexillum s. Petri, Herlembaldo dedit; eumque +Romanae et universalis Ecclesiae vexilliferum fecit_. Il milanese +ARNOLFO a questo soggetto nota malignamente, che san Pietro non aveva +mai inalberato una bandiera assassina di quella fatta, ma per sua +impresa aveva tolto questo motto: _Qui vult post me venire abneget se +ipsum_. Gli _Acta Sctor._, p. 279, tengono memoria di un quadro antico +esistente in san Babila a Milano, dove accanto a santo Ambrogio era +raffigurato Erlembaldo da _miles armatus_, col vessillo in pugno. + +[186] Parecchie volte il Papa delegava tuttavia de’ giudici per luoghi +lontani, affinchè vegliassero ai diritti della Camera pontificia. Così +nel DAMIANI (_De vita s. Rudolphi_, II, 497) compare un romano Stefano +da _judex s. Palatii_ in Osimo: la cosa certo rimonta al tempo di +Vittore II, quando questi governava Spoleto, Fermo e la marca di Ancona +in nome dell’Imperatore. + +[187] Così in Ostia, il banno di Conte spettava al Vescovo. Il Damiani, +che aveva in animo di rinunciare al suo Vescovato, ringrazia Alessandro +II di averlo già sbarazzato del comitato: _Vos Ostiensem comitatum mihi +subtraxisse et alii tradidisse_ ecc. (_Ep._ XV, 30). + +[188] Il _Reg. Farf._, n. 935 (28 Aprile 1060) dimostra che il +procedimento dei giudizî era pari affatto a quello del secolo decimo. +Ivi Nicolò II restituisce a Farfa i beni rapiti dai Crescenzî, dopo di +avere incaricato il prefetto Giovanni di esaminare i titoli giuridici. +Un istromento degli 8 Ottobre 1072 (_Reg. Farf._, n. 1010) ci fa +conoscere che il tribunale era composto di Ildebrando in qualità di +_Viceregens_ del Pontefice, _assidentibus episcopis et presbyteris, +cardinalibus nec non praefecto, judicibus ac Romanor. majoribus_. +La sentenza è pronunciata secondo il giure giustinianeo; de’ giudici +longobardi di Farfa non si discorre più. + +[189] Se si stia a BONIZONE, p. 811, Stefano fu prefetto al tempo di +Alessandro II; del figliuol suo Cencio dice poi che voleva diventare +prefetto, _defuncto patre temporibus Papae Alexandri_ (non _Nicolai_, +come crede lo STENZEL, p. 203). Nel _Reg. Farf._, n. 935, Cencio si +sottoscrive coll’addiettivo _de Praefecto_. LAMBERTO (_Annal._, ad +a. 1076) lo chiama _generis claritate et opum gloria eminens_, però +erroneamente lo appella prefetto. BERTOLDO una volta lo denota non +inesattamente col nome _Crescentius_, e BENNONE (_Vita Gregorii VII_, +78) lo nomina _Cencius judicum primicerius_, locchè può essere giusto. +Il candidato avverso a lui è da BONIZONE espressamente appellato suo +_aequivocus, Cencium cujusd. Johannis Praefecti filiu_s. LAMBERTO e +BERTOLDO scrivono _Quintius_; PAOLO BERNRIED, _Cencius_; il DAMIANI, +_Cinthius_, come io vo’ denominarlo, soltanto per distinguerlo da +quell’altro. + +[190] _Nam in s. Petri ponte turrim mirae magnitudinis aedificans omnes +transeuntes reddidit tributarios_: BONIZO, ib. — PAOLO BERNRIED, c. +46: _Ut in ipsa turri, quam mirae magnitudinis supra pontem s. Petri +construxerat viros sicarios poneret_. Non già per questo deesi credere +che la torre fosse rizzata proprio sopra del ponte. + +[191] BONIZONE paragona Cinzio, prefetto della Città, ad Erlembaldo. + +[192] _Constat ergo quemlibet christianum esse per gratiam Christi +sacerdotem_: così il DAMIANI osava ancora di dire. V’hanno due lettere +di lui indiritte a _Cinthio Urbis praefecto_, e dice: _Dum concinaremur +ad populum, ita locutus es, non ut praefectum reipublicae, sed potius +ut sacerdotem decebat ecclesiae_. + +[193] _Multas siquid. advers. te fieri querelas audio ab his, qui +negotiorum causas habent; quia videlicet legalis judicii sanctionem +a te obtinere non praevalent. — Justitiam ergo facere, quid est aliud +quam orare: Ep._ II. + +[194] Sembra che Beatrice, la quale non ebbe figli da Goffredo, sia +vissuta in casta continenza. A lei scriveva il DAMIANI: _De mysterio +mutuae continentiae, quam inter vos, Deo teste, servatis_ etc.; e +Goffredo, presso alla tomba dell’Apostolo, gli avrebbe fatto conoscere +esser suo desiderio _pudicitiae perpetuo conservandae_ (_Ep._ 14, lib. +7). La storia arcana delle due donne rivelerebbe di molti intrighi. +Se si stia al FIORENTINI, p. 103, il matrimonio di Matilde non sarebbe +avvenuto prima del 1069 o del 1070. + +[195] Anche a lei scriveva il DAMIANI: _Adelaidi excellent. Duci, +Opusc._ XVIII, 412, e la paragona a Debora. Dice che Dio ama soltanto +tre specie di donna, _virgines cum Maria, viduas cum Anna, conjuges +cum Susanna_. — BENZONE, V, 11, le scrive financo: _Domnae Adelegidae +Romani Senatus Patriciae_, di che fa omai le meraviglie il CURTIUS, +_de Senatu_, p. 217. Questo titolo, che dopo di Marozia era divenuto +inusato, è forse un trovato dell’adulazione di BENZONE? oppure i Romani +accoglievano nella loro aristocrazia nobili donne? + +[196] Fu egli stesso che compose il suo epitaffio (_Opera_, T. IV, p. +51): + + _Quod nunc es, fuimus; es, quod sumus, ipse futurus._ + _His sit nulla fides, quae peritura vides._ + _Frivola sinceris praecurrunt somnia veris,_ + _Succedunt brevibus secula temporibus._ + _Vive memor mortis, quo semper vivere possis;_ + _Quidquid adest transit, quod manet, ecce venit..._ + +[197] Le porte in bronzo della chiesa (appartengono al tempo di +Desiderio) sono coperte dei nomi delle terre che allora possedeva +l’Abazia. Fra gli altri io vi lessi questi: _S. Angelus de Algido, +S. Agata de Toscolana, in Roma S. Maria de Palava cum pertinentiis +illorum_. Per tutto il resto basta scorrere nella _Cronica_ il catalogo +dei donativi d’oro e d’argento che vi affluirono di mano del Guiscardo +e della eroica sua moglie Sigelgaita, la quale si fece ivi seppellire. +Anche l’imperatrice Agnese visse colà un sei mesi, esercitandosi in +opere di penitenza. + +[198] Ho veduto coi miei occhi la pergamena originale (stampata nel +TOSTI, I, p. 408). Alessandro II dichiara in essa che gli fu mostrato +il corpo di san Benedetto, trovato durante la riedificazione della +chiesa, illeso da qualsiasi danno. Per tal modo i frati contestarono +la credenza che i Franchi lo avessero rubato. Gregorio scriveva con +caratteri netti e belli: _Ego Yldibrandus qualiscumque Romanae Ecclesie +Archidiaconus ss._; egualmente vidi anche in una bolla di Vittore +II, la quale ei segna tuttavia in qualità di cardinale suddiacono: +_Heldibrandus cardinalis subd. sce. romane eccle. dando consensit et +subscripsit_. Pertanto scriveva egli il suo nome in forma varia. + +[199] LEONE DI OSTIA descrive minutamente la edificazione e la +consecrazione della novella basilica (III, c. 28). ALFANO, amico di +Desiderio, intervenuto anch’egli alla festa, magnificò l’avvenimento in +un poema (edito dall’OZANAM, _Documents inédits_ etc., p. 261, segg.); +altri poeti non furono meno affaccendati a cantarne (_Cod. Mont. +Casin._, 47, fol. 22). + +[200] I _Cataloghi_ dicono: _nat. Tuscus_; il _Cod. Vat. 1437_ +aggiunge: _Patria suanensis opido Ronato_; le Biografie pontificie +scrivono; _Patria Suanensis oppido Rovaco_ (vedansi il WATTERICH, +I, 293 e 308, e il GIESEBRECHT, III, 1049): soltanto UGO FLAVIGN., +_Chron._, II, 122, lo appella erroneamente romano di Roma. Il nome +Ildebrando trovasi spesso usato fra i Longobardi; Bonizone è un +abbreviato di Bonifacio ossia Boniperto. Sono speciali d’Italia, nel +secolo undecimo, i diminutivi di nomi longobardi, colla terminazione +_izo_ a vece di quella _bert_: così troviamo Rapizo, Roizo, Berizo, +Albizo, Gepizo, Guinizo, Gunizo, Ingizo, Herizo (Heribert). Le famiglie +longobardiche di Gregorio VII e di Napoleone (Bonipert) appartengono +allo stesso paese, istessamente come si somiglia la specie dell’indole +loro. La leggenda bandì che Ildebrando facesse portenti fin da +fanciullo; dalla sua testa divampò fuoco, e, bambino, avrebbe composto +con fuscelli di legno queste parole: _Dominabitur a mari usque ad +mare_. + +[201] WIDO DI FERRARA, nemico di Gregorio, descrive vivacemente la +scenata dell’elezione, che s’aveva prima di lunga mano combinato: +_Concursus factus est populi, Ildebrandus capitur, Ild. discerpitur, +Ild. distraitur, Ild. eligitur_. Il decreto di elezione trovasi al +principio dei Regesti di Gregorio. Gli aderenti di Enrico, quali sono +WIDO, BENZO ecc., attribuiscono la sua elezione a broglio, e LANDOLFO +SENIORE, _Hist. Mediol._, III, c. 31, dice che fu opera di Matilde: +_Pacto secretissimo cum Oldeprando — nec non qui plurimis Romanis +ossibus Albini et Rufini sparsis_ etc. (espressione bernesca usata a +quel tempo per significare l’argento e l’oro). + +[202] _Terribilis, terribilis iste locus_, disse Bernardo a Eugenio +III, quando questi salì alla santa sede. — _Nimis expavit, et quasi +extra se raptus cucurrit ad pulpitum, cupiens populum ipsum frequentem +sedare, et a sua intentione retrahere_: CARD. ARAGON, p. 304. + +[203] È quasi fuor di dubbio che Gregorio non ricercò l’assentimento di +Enrico. Che questi l’abbia dato lo afferma soltanto BONIZONE; altri lo +negano. Vedi FLOTO, _Storia di Enrico IV_, Vol. II, nel principio. Di +un formale assentimento non puossi pur pensare. + +[204] _Constitutio inter D. Gregorium Pp. VII et Landulphum +Beneventanum Princip._ dei 12 Agosto: _Reg. Greg. I, ep._ 18 a, ed. +JAFFÉ nella _Bibl. rer. German._, II, _Monumenta Gregoriana_. LANDOLFO +professa di essere assolutamente vassallo, e protesta che, se non +manterrà obbedienza al Papa, _amittat suum honorem_. — L’altro trattato +di Capua ai _18 Kal. Octbr._, è contenuto nel _Reg. Greg. I, ep._ 21 a, +ibid. p. 36. + +[205] _Reg. I, ep._ 25, ad Erlembaldo: _Normanni, qui ad confusionem +et periculum reipublicae et S. E. unum fieri meditabantur, in +perturbatione in qua eos invenimus nimis obstinate perseverant, nullo +modo, nisi nobis volentibus, pacem habituri_. + +[206] _G. in Rom. Pontif. electus omnib. Principib. in terram Hispaniae +proficisci volentibus... non latere vos credimus, regnum Hyspaniae ab +antiquo proprii juris S. Petri fuisse: Reg. I, ep._ 7. + +[207] Per la Boemia, _Reg. I_, 38; _II_, 7. Per la Sardegna, _Reg. I_, +29, 41. — Così ammonisce egli Salomone re di Ungheria: _Sceptrum regni +quod tenes, correcto errore tuo, apostolicae non regiae majestatis +beneficium recognoscas_. Chi legge crede appena a’ proprii occhi. +_Reg. II_, 13. — A Geisa, _Reg. II_, 63, 70. — A Demetrio (_rex +Ruscorum_), _quod regnum illud dono s. Petri per manus nostras vellet +obtinere eidem Petro ap. principi debita fidelitate exhibita, devotis +precibus postulavit_; locchè sarebbe anche avvenuto: _Reg. II_, 74. +— Demetrio re di Croazia e di Dalmazia prestò alla Chiesa giuramento +di vassallaggio, e diede un annuo tributo di duecento bizantini _de +mihi concesso regno_. Il giuramento, dell’Ottobre 1076, Ind. XIV, è +registrato nel _Cod. Albin._, fol. 133, donde CENCIO lo trasse. + +[208] A Guglielmo di Borgogna, dei 2 Febbrajo 1074: _Reg. I_, +46. — Alla Cristianità, del dì 1 Marzo 1074: _Reg. I_, 49. — Agli +Ultramontani, dei 26 Dicembre 1074: _Reg. II_, 37. — Ad Enrico, dei 7 +Dicembre 1074; _Reg. II_, 31: _Si illuc, favente deo, ivero, post Deum +tibi Rom. Eccl. relinquo, ut eam et sicut sanctam matrem custodias, +et ad ejus honorem defendas_: così il testo registrato nel JAFFÈ, ut +supra, pag. 145. La lettera è zeppa di proteste d’amore. Ricordevole +del biasimo inflitto a Leone IX, Gregorio diceva di non volere spargere +il sangue de’ cristiani, ma di voler con terrore indurre i Normanni a +pace. + +[209] BONIZO, p. 812. Il _Reg. I_. 84, è dato: _in expeditione +ad montem Cimini,_ 2 _Id. Junii, Ind XII_. — Il _Reg. I_, 85 +all’Imperatrice: _data in expeditione ad s. Flavianum 17 Kal. Julii +Ind. XII_. — AMATUS, IV, c. 13: _Et un lieu qui se clame mont Cymino +fu assemblé lo pape, et Gisolfe prince de Salerne_... Intorno a queste +cose dell’Italia meridionale vedasi fra altro la Dissertazione di +G. WEINREICH, _De conditione Italiae inferioris Gregorio VII Pont._, +Königsberg, 1864, n. II. + +[210] Che i padri di Matilde fossero longobardi, lo si apprende +da documenti (nel BACCHINI e nel FIORENTINI). Da parte del padre +professava ella diritto longobardico; da parte di suo marito Goffredo +professava legge salica: _Ego qui supra Matilda Marchionissa professa +sum ex natione mea legem vivere videor Lantgobardorum, sed nunc modo +pro parte suprascripti Gottifredi qui fuit viro meo legem vivere videor +Saligam_ (docum. dell’a. 1079, nel FIORENTINI, app. VII). + +[211] Sua madre morì ai 18 Aprile del 1076 in Pisa: in quel Camposanto +se ne vede il sarcofago, con suvvi un rilievo che rappresenta Ippolito +e Fedra, e con questa iscrizione: + + _Quamvis peccatrix sum domna vocata Beatrix;_ + _In tumulo missa iaceo quae comitissa._ + +ALFREDO REUMONT, _Tavole cronologiche e sincrone della Storia +Fiorentina_, all’anno 1076. In questo stesso anno Goffredo fu in +orribil guisa assassinato, e Matilde d’allora in poi governò da sola i +suoi dominî. Spesso presiedette in persona a’ tribunali, parimente come +aveva fatto Teofania. I suoi suggelli hanno questa scritta: MATHILDA +DEI GRATIA SI QUID EST. + +[212] BONIZO, p. 811. Anche i Cardinali sapevano rubare per benino. +L’officiatura settimanale del san Pietro era ripartita fra i Cardinali +di s. Maria, di s. Crisogono, di s. Cecilia, di s. Anastasia, di s. +Lorenzo, di s. Marco e dei ss. Martino e Silvestro. Bolle pontificie +avevano regolato la distribuzione delle offerte che pervenivano +all’altare di san Pietro. Le oblazioni che ivi si deponevano, non +fosse altro quelle che si raccoglievano in tempo di Pasqua, erano tanto +grandi, che alcuni Re avrebbero potuto invidiarne ai preti il reddito. +Bolle di Vittore II e di Leone IX, nel _Bullarium Vaticanum_, I. + +[213] BONIZO, p. 811, e il CARDINAL ARAGON., che copia dal primo. Dei +Conti di Galeria adesso non si fa più nota. + +[214] _Reg. I_, 29 a. + +[215] _Melius est nubere, quam uri_ dicevano i Vescovi tedeschi +coll’Apostolo, e affermavano: _Violenta exactione homines vivere +cogeret ritu angelorum, et dum consuetum cursum naturae negaret; +fornicationi frena laxaret_. Chiamavano il Papa _hominem plane +haereticum et vesani dogmatis_. LAMBERT, _Annal._, a. 1074. In Francia +e in Ispagna divampava la stessa lotta violenta contro il celibato. + +[216] Ancor leggiamo le sue lettere concitate, scritte a quel tempo: +una a Ugo di Cluny, da Roma, ai 22 Gennaio, _Reg. II_, 49, dove esamina +lo stato sconfortante del mondo: _Si non sperarem ad meliorem vitam, +et utilitatem S. E. venire, nullo modo Romae, quam coactus, Deo teste, +jam a viginti annis inhabitavi, remanerem_. Crederebbesi di udire le +lamentazioni di Gregorio I. Così anche la lettera indiritta a Beatrice +ed a Matilde, _18 Kal Nov Ind. XIII_ (_Reg. II_, 9). + +[217] _Reg. II_, 51: _Est etiam non longe a nobis provincia quaedam +opulentissima juxta mare, quam viles et ignavi tenent haeretici, in qua +unum de filiis tuis, si eum sicut quidam episcopus terrae tuae in animo +tibi fore nuntiavit, apostolicae aulae militandum dares, cum aliquanta +multitudine eorum qui sibi fidi milites essent, ducem ac principem et +defensorem christianitatis fieri optamus. Dat. Romae 8 Kal. Feb. Ind. +XIII_ (intendeva dire della Sicilia, di Napoli o della Sardegna?) + +[218] Gli Atti di questo notevole Sinodo (dai 24 ai 28 Febbraio) +andarono perduti; il breve sommario di essi (MANSI, XX, 443) non +fa cenno della questione delle investiture; però di già il PAGI ha +indicato il decreto che vi è concernente (ad a. 1075), traendolo +dal _Reg. III_, 10: così giusta quanto dicono UGO FLAVIN., _Chron +Verdunense_, ad a. 1074, ed ARNULFO, _Hist. Med._, IV, c. 3: _palam +interdicit Regi jus deinde habere in dandis Episcopatibus; omnesque +laicas ab Investituris ecclesiarum summovet personas_. + +[219] Nel Luglio o nell’Agosto dell’anno 1075. GIULINI, XXVI, 525. + +[220] Io ripongo questi fatti all’anno 1074, al tempo del primo Sinodo. +BONIZONE, p. 814, dice che Cencio ebbe grazia per istanza di Matilde, +e questa fu presente al primo Concilio. P. BERNRIED, c. 45 e segg., è +il più diffuso a parlare di Cencio. BENNONE favoleggia che il Romano +imprigionato fosse sottoposto a orrendi tormenti. + +[221] _Promittens eundem Patrem regio conspectui repraesentandum_: P. +BERNRIED, c. 48. + +[222] BERTHOLD, _Annal._, ad a. 1076: _ab altari rapuit, vulneratum +cepit, et in turrim suam tanquam latronem sacrilegum cum maximo +ludibrio tractum, et miserabiliter coartatum incarceravit_. Così anche +BONIZONE, p. 814; LAMBERTO; ARNOLFO, _Gest. Med._, V, c. 6. Se si +stia a PANDOLFO PISAN. (MURATORI, III, 1, 305), la casa di Cencio era +situata _in loco qui vocatur Parrioni_; e infatti ancora ne’ tempi +posteriori ci sarà dato incontrarvi la «Torre di Cencio». P. BERNRIED, +c. 49, narra nientemeno che si avesse voluto mozzare la testa al Papa: +_quorum unus educto gladio caput ejus abscindere voluit — percussum +tamen in fronte_ (a). + +(a) L’illustre Autore ci fornì una breve aggiunta a questa nota. (N. +del T.) + +[223] BERTOLDO descrive Cencio nè più nè meno che un brigante di +qualche romanzo: _gladio super collum illius furialiter stricto, +torvus, minax, et omnifariam terrificus(!) Thesaurum et firmissima s. +Petri castella in beneficia sibi extorquere non cessavit ab eo; sed +omnino non potuit_. Buona assai è la descrizione delle due furiose +sorelle, e sicuramente conforme a verità. P. BERNRIED, c. 51. + +[224] P. BERNRIED colora enfaticamente la predica del Papa. Però tutta +la cosa sarà andata più per le brevi e con meno commozioni. + +[225] P. BERNRIED, c. 52. BERTOLDO: _Noctu urbe fuga lapsus evasit_. + +[226] BERTOLDO: _Castellum — ibi contiguum occupavit, ubi — rapinis et +sanguine victitabat_. Dacchè Gregorio incaricava il Vescovo di Preneste +di scomunicare Cencio, il castello era forse quello di Preneste stesso. +Se si creda a LAMBERTO ed a P. BERNRIED i Romani devastarono i beni +di Cencio, e giustiziarono i suoi partigiani: nove di loro appiccarono +per la gola davanti al san Pietro. BENNONE perciò ingiuria il Pontefice +chiamandolo spergiuro; ma ciò sa di ridicolo. + +[227] _In mente habeas, quid Sauli post adeptam victoriam — de suo +triumpho glorianti, et ejusd. prophetae monita non exequenti acciderit, +et qualiter a Domino reprobatus sit: Reg. III_, 10 (di Roma, agli +8 Gennaio 1076, o più esattamente agli 8 Dicembre 1075). Gli Ebrei +insultano sempre al despotismo gerarchico della Chiesa romana, eppure +del continuo essa altro non fece che torre a prestanza i simboli dal +loro sacerdozio. + +[228] Secondo P. BERNRIED, c. 67, egli vi andò con lettere false +_sub omnium cardinalium, senatusque, ac populi nomine titulatis — ubi +etiam continebantur postulatio novi pontificis, et abjectio legitimi +pastoris_. LAMBERTO, _Annal._, a. 1076: _Deferens secum de vita et +institutione papae scenicis figmentis consimilem tragediam_ (ossia una +solenne pasquinata). Sul Concilio di Worms vedasi HUGO FLAVIN., II, +431. + +[229] _H. non usurpatione, sed pia Dei ordinatione Rex Hildebrando +jam non apostolico, sed falso Monaco._ — La lettera, che io compendio, +leggesi nel _Cod. Udal._ (ECCARD, II, n. CLXIII), in BRUNONE, _De bello +Saxon._, n. 66 e segg., e fu spesso stampata anche altrove. + +[230] Diceva che soltanto potevano risparmiare la vita di Gregorio: +_Exsurgite igitur in eum, fidelissimi, et sit primus in fide primus in +ejus damnaptione_: BRUNO, n. 66. Enrico fe’ nota ai Romani la lettera +da lui indiritta al Papa, ma compilata diversamente, come in compendio. + +[231] _His omnibus Agnes Imp. mater regis intererat, cujus animam +ipsius gladius damnationis non parum sauciaverat_: BERTOLDO, a. 1076. +Ella stessa annunciò la scomunica del suo figliuolo, scrivendone ad +Altmann di Passavia, con brevi parole e senza rivelare qual fosse il +suo sentimento (HUGO FLAV., _Chron._, II, 435). Ella vi narrava che +i legati di Enrico erano stati imprigionati dai Romani; ed Enrico +scriveva ad Annone di Colonia del barbaro trattamento che ne avevano +ricevuto (URSTISIUS, I, 393). + +[232] _Depositio Regis H._, in P. BERNRIED, c. 76. MANSI, XX, n. 467. +Il Papa dice a san Pietro: _Mihi tua gratia est potestas a Deo data +ligandi atque solvendi in coelo et in terra — per tuam potestatem et +auctoritatem, H. regi filio H. Imp., qui contra tuam Ecc. inaudita +superbia insurrexit, totius regni Teutonicor. et Italiae gubernacula +contradico, et omnes Christianos a vinculo juramenti, quod sibi fecere +vel facient, absolvo, et nullus ei sicut regi serviat interdico_... + +[233] HUGO FLAV., _Chron._, II, 437: _Prae admiratione se ipsos +non capiebant, impossibile hoc esse proclamabant_. BONIZO, p. 815: +_Postquam de banno regis ad aures personuit vulgi, universus noster +Romanus orbis tremuit_. Il celebre vescovo OTTONE DI FRISINGA, +_Chron._, VI, c. 35, dice: _Lego et relego Romanor. Regum et +Imperatorum gesta, et nusquam invenio quemquam eorum ante hunc a Romano +Pontifice excommunicatum, vel regno privatum_. Gregorio medesimo, +scrivendo ai Tedeschi, analizzò il suo diritto di scomunicare il Re +(BERNRIED, c. 78). Lettera di lui a tutti i fedeli, nel _Reg. III_, 6. +Vedi anche il _Reg. VIII_, 21. + +[234] _Dictatus papae_ (oggi direbbesi _Syllabus_) nel BARONIO, +ad a. 1076, e altrove stampato spesse volte; _Reg. II_, 55 a. Vi +si confronti quello che il VOIGT (_Ildebrando_ ecc., p. 172) ha +raccolto dalle lettere del Papa. Noto di buon grado che la descrizione +dell’epoca di Gregorio VII, data dal PLANK (_Costituzione della +società cristiano-ecclesiastica_, IV, 1), mi sembra essere quanto di +più eccellente possediamo intorno a quest’argomento. Dopo di lui, il +GIESEBRECHT (nel Vol. III della sua _Storia dell’Impero germanico_) +ha con ottima critica illustrato nuovamente questa stessa epoca, con +quella dovizia di documenti e di scienza ond’egli poteva disporre. + +[235] Il FLOTO ha analizzato egregiamente queste condizioni di Enrico +IV. + +[236] P. BERNREID, c. 81, descrive l’irritazione che nell’universale +si aveva contro Gregorio, il quale giungeva a dire: _Ut pro eo +precibus intercedentes, omnes quidem insolitam nostrae mentis duritiam +mirarentur, nonnulli vero in nobis non apostolicae severitatis +gravitatem, sed quasi tyrannicae feritatis crudelitatem esse clamarent: +Reg. IV_, 12, lettera ai Tedeschi, cui dice in aria di trionfo: _Rex +humiliatus ad poenitentiam_. + +[237] _Subditus Romano Pontifici semper, dictoque obtemperans foret_: +LAMBERTO, il quale, da frate qual è, non isvela pur un briciolo di +indignazione patriottica. + +[238] LAMBERTO descrive vivacemente lo stato degli animi in Lombardia. +Malauguratamente questa egregia fonte storica cessa coll’anno 1077. + +[239] Cencio è una di quelle persone caratteristiche di cospiratori, +che sempre ricompajono nella storia d’Italia. Della sua fine dice +BERTOLDO, ad a. 1077: _Rege non viso et insalutato, in puncto +celerrimus descendit ad inferna_. Però BONIZONE narra che il Re lo +ricevette di nottetempo: _Cencius amara morte mortuus est, cujus funus +Guibertus cum aliis excommunicatis mirabili pompa celebravit_. + +[240] BONIZO, p. 817: _Per insidiam Stephani fratris Cencii — occisus +est_, e precisamente pochi dì prima che Gregorio tornasse a Roma +(nel Settembre). P. BERNRIED, c. 92: _Occisus est ab apparitoribus +Henricianae persecutionis_; e BERTOLDO diffusamente narra della sua +morte, delle sue virtù, delle esequie che ebbe, e de’ miracoli che +fece. + +[241] BERTOLDO: _In medio ipsius paradysi — devotissime est tumbae +marmoreae impositus_. Quest’è il _Sepulcrum Prefecti_ di cui parlano i +_Mirabilia_, e che erroneamente fu tolto per il sepolcro di Ottone II. +La _Graphia: Cujus coopertorium_ (cioè il coperchio di porfido della +tomba di Adriano) _in paradiso b. Petri super sepulcrum prefecti_: così +scrive eziandio PIETRO MALLIO. + +[242] La iscrizione che, stando a MAFFEO VEGIO, avrebbe appartenuto al +sepolcro dell’Imperatrice (non lo si trova più), leggesi nel BARONIO, +ad a. 1077, ma non può aver appartenuto a quel tempo. + +[243] Vedi il FLOTO, II, 137 e 138: legati pontificî furono presenti +all’elezione dell’Antirè, e si maneggiarono eziandio affinchè fosse +riconosciuto per tale nell’Impero. + +[244] _Quotquot enim Latini (laici) sunt, omnes causam Heinrici, +praeter admodum paucos laudant ac defendunt_: così Gregorio medesimo +ai Tedeschi, a. 1078, _Reg. VII_, 3; e nell’anno 1081: _cui ferme omnes +Italici favent: Reg. IX_, 3. + +[245] AMATO descrive Gisulfo come se fosse stato un secondo Nerone. +_Et lo pape qui amoit Gisolfe sur touz les autres seignors, pourceque +Gisolfe amoit tant lo pape et lui estoit tant obédient_ (VIII, c. 7). + +[246] LEONE DI OSTIA, III, 45. ROMUALDO, a. 1075 (è un errore, sì +come è errata la cronologia degli _Annal. Benev._). Ancora nel Maggio +dell’anno 1077, alcuni documenti sono denotati coll’epoca di Gisulfo +(MARIA DE BLASIO, _Serie Principum — Salerni_, app., n. VIII). Il +principato di Salerno incominciò con Siconolfo nell’anno 840, e +finì con Gisulfo ai 16 Dicembre 1077. AMATO descrive il modo onde il +fuggitivo fu ricevuto dal Papa: _Lo rechut come amor de père et monstra +à li Romain et toute manière de gent coment lui vouloit bien, et lo +fist prince de toutes les choses dell’Eglise, et lui comist tout son +secret et tout son conseill, et disponist les toutes de l’Eglise les +choses à soe libéralité et volonté_ (VIII, c. 30). Il DE BLASIO dubita +tuttavia del rettorato di Gisulfo, poichè nell’anno 1088 si torna a +trovare questo Principe da duce di Amalfi (p. 117). + +[247] Vedansi i molti documenti raccolti nel DE BLASIO, nei _Monum. +Regii Archiv. Neap._, ed a Monte Cassino. I nomi longobardi nella +Sabina, nelle Umbrie e nella Tuscia, tal quali li conserva il _Reg. +Farfense_ del secolo undecimo e del duodecimo, tornano a contenere +qualche particolarità loro propria. + +[248] Il BACCHINI, _Istoria di S. Ben. di Polirone_, p. 5, chiama la +razza de’ Longobardi «il sangue più nobile dell’Italia, il seminario +delle case più illustri quindi originate». Le maggiori famiglie +d’Italia derivano da’ Longobardi e da’ Tedeschi immigrati più tardi. +Sulla durata di famiglie longobardiche nel reame di Napoli, vedasi +il GIANNONE, X, c. 3. È cosa notevole che oggidì ancora perdurino in +Sicilia quattro delle colonie longobarde ivi trapiantate da Roberto e +da Rogero; sono Piazza, Nicosia, san Fratello e Aidone, e nel dialetto, +che è ancora tutto ad esse speciale, dicono: _Parduoma à dumbard_ +(lombardo). Vedasi LIONARDO VIGO, _Canti popolari siciliani_, Catania, +1857, p. 47. + +[249] Sinodo di Marzo del 1078: _Excommunicamus omnes Northmannos, +qui invadere terram s. Petri laborant, videlicet Marciam Firmanam, +Ducatum Spoletanum, et eos qui Beneventum obsident, et qui invadere +et depraedari nituntur Campaniam, et Maritima, atque Sabinos, nec non +et qui tentant Urbem Romanam confundere_. Similmente nel Sinodo di +Marzo del 1080, dove vi si aggiunge eziandio il _comitatus tiburtinus_ +(PANDOLFO PISANO, p. 310). Il lungo registro degli scomunicati da +Gregorio è repugnante a leggersi. Del continuo malediva uomini nel +corpo e nell’anima: _Et non solum in spiritu, verum etiam in corpore, +et omni prosperitate hujus vitae apostolica potestate innodamus_; così +sonava la formola. Tutto il mondo coperse egli di maledizione, chè +uno scomunicato doveva scansarsi come un appestato. Perciò dovette +promulgare statuizioni più miti; si eccettuarono donne, fanciulli, +schiavi, servitori; ed ai pellegrini fu concesso di comperare viveri +nelle terre di scomunicati. Quel tempo ha per noi, uomini di oggidì, +qualche cosa di strano, come se leggessimo di cose egiziane. + +[250] Ai 29 di Giugno è dato il giuramento (in ALBINO, in CENCIO, +nel MANSI, XX. 313): _Ego Robertus, Dei gr. et s. Petri, Apuliae et +Calabriae, et Siciliae Dux, ab hac hora et deinceps ero fidelis S. +R. E. et Ap. Sedi... actum Ciprani III Kal. Julii_. E la investitura: +_Ego G. Papa investio te, Roberte Dux, de terra quam tibi concesserunt +antecessores mei sanct. mem. Nicolaus et Alexander. De illa autem +terra, quam injuste tenes, sicut est Salernus, et Amalphia, et pars +marchiae Firmanae, nunc te patienter sustineo... Actum ut supra_. +Roberto promise un censo di dodici denari per ogni paio di buoi del suo +dominio. + +[251] Fin l’indirizzo della lettera fa capire qual fosse lo spirito +del Re: _Excellentissimo S. E. Pastori Gregorio, gratia Dei Anglorum +Rex et Dux Northmannorum Willelmus salutem cum amicitia_. Sulla +fine: _Fidelitatem facere nolui, nec volo: quia nec ego promisi nec +antecessores meos antecessoribus tuis id fecisse comperio_. Leggasi nel +THIERRY (_Histoire de la conquête de l’Angleterre par les Normands_, +II, 279 segg., 4 ed.) delle cabale di Roma, e in qual modo l’interesse +personale de’ Papi si comportò colla legittimità dei Re anglo-sassoni. + +[252] Vedasi lo STENZEL, I, 431, e la esposizione moderata e chiara +ch’ei ne dà nel Capitolo successivo; e vedasi in ispecialità il +GIESEBRECHT., III, 480 e segg. Il secondo anatema pronunciato contro di +Enrico, è riferito da P. BERNRIED, c. 107, e da HUGO FLAVIN., _Chron._, +II, 451. — MANZI, XX, 534. La scritta posta all’ingiro della corona +mandata a Rodolfo (_Petra dedit Petro, Petrus diadema Rodulpho_) è +cognita a SIGBERTO, ad a. 1077. + +[253] La lettera di sfida che l’assemblea di Magonza indirisse al Papa, +è registrata nel _Cod. Udalrici_, n. 162. + +[254] Dell’elezione di Guiberto parla la _Vita Anselmi Ep. Lucensis_, +c. 19 (_Mon. Germ_., XIV), cavata quasi parola per parola da BONIZONE, +p. 817. WIDO FERRAR. lo loda, dicendolo _virum nobilem non moribus +minus quam genere_. Anche DONIZONE lo chiama _doctus, sapiens et +nobilis ortus._ Il decreto di deposizione pronunciato a Bressanone +(_Cod. Udal._ I, 164) ripete contro a Gregorio le puerili accuse che +fosse un mago e che avesse assassinato i suoi predecessori. Dopo +l’elezione, Enrico adorò Guiberto, e il cardinale BARONIO ne dice +malignamente: _Adoratur bestia_. + +[255] Rodolfo morendo sollevò il moncherino del suo braccio, e sclamò: +_ecce haec est manus, qua domino meo Henrico fidem sacramento firmavi_ +(EKKEHARDI _Chron._, a. 1080). Io stetti presso al monumento dello +sventurato Antirè nel duomo di Merseburg, e colà ne vidi l’ossea mano, +orrenda, nera. + +[256] BONIZO, _ad Am._, p. 818: _In vigilia Pentecostes in prato +Neronis castra metatus est_. Enrico indirizzò ai Romani un manifesto, +che fu stampato dal GIESEBRECHT, III, n. 14, in appendice. + +[257] _Fecit novam Romam ex tentoriis_, dice BENZONE, che torna a +venire a galla (lib. VI) ... _creavit novos centuriones, tribunos ac +senatores, praefectum et nomenclatorem, aliasq. dignitates, secundum +antiquum morem_. Nessun documento fa cenno di centurioni e di tribuni; +non sono che concettini di BENZONE. + +[258] ANNA COMNENA, figlia di Alessio e di Irene (_Alexiad._, III, 93) +narra di questi negoziati, e registra la lettera scritta da suo padre +ad Enrico. + +[259] Gli istromenti raccolti nel _Reg. Farf._, da dopo il 1080, non +sono segnati nella data coll’epoca di Gregorio VII; talvolta vi è +detto: _Regnante henrico rege. — Chr. Farf._, p. 616. Più tardi Enrico +promulgò, a favore di Farfa, un Diploma assai completo, _datum A. +MLXXXIV; Chron. Farf._, p. 605. — Le ceremonie pel ricevimento di un +Imperatore sono specialmente determinate nell’_Ordo Farf._ (_Cod. Vat. +6808_). + +[260] DONIZO, _Vita Math._, II, v. 268 sq. e v. 300: + + _Mittere cui gratis crebro solet in Lateranis_ + _Xenia multa nimis; quam papa pie benedicit_ + _Bis centum libras domus argenti canusina_ + _Tunc misit papae: quam debet papa beare._ + +[261] _Henricus rex — Romam tendens, castra posuit ubi et prius, ad +occidentalem partem castelli s. Petri_: EKKEHARDI, _Chron._, ad a. +1083. + +[262] _Dux hoc anticipans, direxit plus quam 30,000 solidorum Romanis, +quatenus sibi eos papaeque reconciliaret, quod et factum est_: LUPUS +PROTOSPATA; e, stando a lui, tutto questo avveniva prima che si +prendesse la città Leonina. + +[263] LANDULFO, _Hist. Mediol._, IV, 2; e dice che Enrico aveva preso +ad abitare _in palatio Caesariano_, ossia in vicinanza al san Pietro. + +[264] Nel modo più deciso lo afferma EKKEHARDO, _Chron._, ad a. 1083: +_Captaque est urbi 4 non. Junii, feria 6 ante octavam pentecostes_. Gli +_Annal. Benevent.: Cepit porticum s. Petri 3 die m. Junii_. Gli _Annal. +Cavenses: Porticum s. P. per vim cepit, et ex magna parte destruxit_; e +così la _Cronica_ di M. Cassino. BENZONE (VI, 6) si stropiccia le mani, +parlando della fuga di Gregorio, che nel suo gergo triviale chiama coi +nomi di _Stercutius_ e di _Stercorentius_: + + _Devolavit moriturus ad Crescentis jugulum,_ + _Quod indigne appellant Adriani tumulum._ + +Benzone fa l’arlecchino, e dà maggior rilevanza alla grandezza di +Gregorio. — Dalla caduta della città Leonina Enrico segnò la data di +una carta indiritta a Liemaro di Brema: _X Kal. Julii ann. D. Incarn. +MLXXXIII Ind. V ann. autem ordinat. D. Heinrici IV Regis XXIX regni +XXVII actum Romae post urbem captam, feliciter. Amen_ (nel LINDENBROG, +_Scriptor. Rer. Germ._, I, 144). L’espressione _urbem captam_ non è +certamente acconcia. Un documento per Farfa: _XVII Kal. Jun. A. D. Inc. +MLXXXIII Ind. V A. aut. ordin. D. H. IV regis XXVIIII Regni XXVII actum +rome feliciter_ (nel _Cod. Farf._, n. 1099). + +[265] ANNA COMNENA, V, 130. I Greci appellavano pur sempre l’Italia +meridionale con nome di Λογγεβαρδία. + +[266] Però egli minacciò di scomunica tutti quelli che farebbero causa +loro la causa del Re. Così interpreto io quello che dice il _Chron. +Casin._, III, 49: _Hoc ubi Gregorio Papae nuntiatum est_ (cioè le +trattative fra’ Normanni e Desiderio), _Imperatorem cum suis fautoribus +ab Ecclesiae communione separavit_. + +[267] Questo trattato è registrato in BERNOLDO, e in EKKEHARDO, ad +a. 1083. Del luogo e dei mediatori pontificî è detto nella nota al +_Chron._ HUGONIS, _Mon. Germ._, X, 460. + +[268] _Tibi dicimus, rex Henrice, quia nos infra terminum illum, quem +tecum ponemus ad 15 dies postquam Romam veneris faciemus te coronare +papam Gregorium si vivus est, vel si forte de Roma non fugerit_... +HUGO, _Chron._, ibid. + +[269] BERNOLDO: _Juxta s. Petrum quemdam monticulum nomine Palaceolum +incastellavit_. Anche LUPO sa di quel castello. Del Palaciolo fa parola +la Bolla di Leone IX dei 20 Marzo 1053, appresso ai _Burgura Frisonorum +et Saxonorum: Bullar. Vatican._, I, 25. + +[270] _Greg. Ep. Serv. Servor. Dei clericis et laicis qui non tenentur +excommunicatione... Reg. IX_, 28; VIII, 51 nel JAFFÉ, dal BARONIO +riferita erroneamente all’anno 1082. BERNOLDO, ad a. 1083, dice: _Papa +omnes religiosos Episcopos et Abbates ad synodum literis suis vocavit_. + +[271] BERNOLDO: _Unde Romani mandaverunt Heinrico, ut veniret ad +accipiendam coronam cum justitia, si vellet; sin autem, de castello S. +Angeli per virgam sibi dimissam a papa reciperet_. + +[272] BERNOLDO, ad a. 1084, narra che causa della defezione di Roma +fu l’oro bizantino: _H. acceptam pecuniam non in procinctum supra +Roubertum, quod juramento promisit, sed ad conciliandum sibi vulgus +Romanum expendit, cujus adjutoria Lateranense palatium feria V ante +palmas cum suo Ravennate Guiberto intravit_. Soltanto pochi degli +ottimati avrebbero disertato la fede del Papa; tutti gli altri gli +avrebbero dato quaranta ostaggi. Anche la _Vita Anselmi Lucensis Ep._, +c. 22, dice: _permanserunt quoque nec corrupti nec decepti aut devicti +nobiliores quidam Romani_. Gli _Annales Parchenses_ (_M. Germ._, XVI): +_R. Urbis Senatus et populus cum tota fere R. aecclesia Imperatori +ejusq. pontifici manus tradunt_; locchè è esagerato come questo detto +di EKKEHARDO: _Papam unanimiter abdicarunt_. Se si stia ad EKKEHARDO, +ad a. 1084, i messaggieri romani andarono ad Enrico veramente nelle +Puglie, e ANNA COMNENA, V, p. 132, dice: ἤδη τὴν Λογγεβαρδίκν ἠπείγετο. + +[273] GAUFRID. MALATERRA, _Hist. sicula_, III, c. 38. _Reprehensio +Romanorum_: + + _Roma quondam bellipotens toto orbe florida_ — — + _In te cuncta prava vigent, luxus, avaritia,_ + _Fides nulla, nullus ordo, pestis simoniaca_ + _Gravat omnes fines suos, cuncta sunt venalia_ — + _Non sufficit Papa unus, binis gaudes infulis;_ + _Cum dat ipse, pulsas illum, hoc cessante revocas._ + _Illo istum minitaris, sic imples marsupias etc._ + +[274] La lettera manca di data (_Gesta Treveror., M. Germ._, X, 815): +_Romam in die S. Benedicti intravimus_. È scritta omai dopo la ritirata +da Roma, ma Enrico tace dell’entrata dei Normani. Erroneamente lo +STENZEL (I, 486) la riferisce all’anno 1083. Il SUDENDORF (_Registr._, +Vol. I, 55, n. XVII) riporta un carme che si compose sulla presa di +Roma, ma è privo affatto di valore. + +[275] _Papa autem in castellum S. Angeli se recepit, omnesq. Tiberinos +pontes et firmiores Romanor. munitiones in sua obtinuit potestate_: +BERNOLD., a. 1084. — Il PAGI, il MURATORI ed altri interpretano +erroneamente questo passo, quasi che Enrico, e non il Papa, avesse in +suo potere queste fortezze. + +[276] Enrico al Vescovo di Verdun: _Nosque a papa Clemente ordinatum et +consensu omnium Romanor. consecratum in die s. paschae in imp. totius +populi Romani exultatione. — Chron._ SIEGBERTI: _H. rex patricius +Romanor. constituitur_; e parimenti gli _Annal. Parchenses_. + +[277] Così subito ai 29 Aprile 1084, _Reg. Farfa_, n. 1098: più tardi +un documento da santa Maria in Campo Marzo, dei 7 Giugno 1086: _A. II +Clementis III Ind. IX_ (_Mscr. Vat. 7931_, pag. 99). Clemente elesse +Ugo Candido a cardinale vescovo di Preneste. + +[278] Una Bolla di Eugenio III, dei 18 Marzo 1145, si esprime così: +_Locamus trullum unum in integr. quod dicitur Septisolia_. Il disegno +del monumento, quale era poco prima che Sisto V lo facesse demolire, si +contiene nel GAMUCCI, _Antichità di Roma_, fol. 81. + +[279] _Septisolia in quibus Rusticus nepos praedicti Pontificis +considebat, obsidere cum multis machinamentis obtentavit, de quibus +quam plurimas columnas subvertit_: PAND. PISAN., p. 313. + +[280] _Rex Capitolium ascendit, domos omnes Corsorum subvertit_: PAND. +PISAN. Alcune famiglie romane portavano nome di nazioni; tali erano i +Sassi, i Franchi, i Saraceni, che leggonsi in carte dei secoli decimo +ed undecimo. Oggidì ancora sonvi in Roma popolani chiamati Corsi. + +[281] Notevole è la carta data dal Campidoglio ai 29 Aprile 1084, in +cui il conte Sasso di Civitavecchia cede a Farfa la metà di questa +città. _Ann. D. prop. Pontif. D. Clementis summi Pont. et univers. Pp. +I. Et imperante D. Heinrico a D. coronato summo Imp. ann. I Imperii +ejus m. April. d. XXIX Ind. VII._ Vi si sottoscrivono Conti palatini +imperiali: _Ego Guillielmus judex s. Palatii. Ego Johannes judex. +Seniorictus jud. dom. Imps. Ego Britto jud. Caro Urbanae causidicus +prefecturae quia interfui subscripsi. Ego Cencius urbis causidicus hoc +transactionis instrumentum confirmo_. Di uomini della nobiltà: _Sign. +manus Sarramcini a s. Eustatio testis. Sign. m. Carbonis de Gregorio +Latro. Astaldi filius Astaldi. Gregorii. Adulterini. Horrigeni a s. +Eustathio. Actum Civitate Romana apud Capitolium_ (_Reg. Farfa_, n. +1098). + +[282] Il CARD. ARAG., p. 313, dice perfino: _Ad obsidionem Castri +Crescentii universos Romanos conduxit_, locchè è ricavato parola per +parola da BONIZONE. + +[283] LANDOLFO, _Hist. Med., III_, c. 33: _Gente coadunata immensa et +Saracenis omnibus, quos habere potuit_. GUILL. APULUS (IV, 271) novera +6000 cavalieri e 30,000 pedoni. WIDO (c. 20): _30 millia bellatorum_. + +[284] CARD. ARAG., p. 313: _Domo Capitolina, et Leoniana civitate +destructa, vale faciens Romanis, cum eodem Guiberto non sine multo +rubore aufugit_; e così narrano AMALR., AUGER., PTOLOM. LUCENSIS e +il DANDOLO, venuti più tardi, che attinsero tutti da BONIZONE — P. +BERNRIED nulla dice della lotta sostenuta da Enrico per impadronirsi di +Roma, nulla di Matilde, che nomina una sola volta, nulla del Guiscardo: +se non fosse poi stato il Biografo di Gregorio! — PIETRO DIACONO, III, +c. 53, racconta che Enrico andò a Civita Castellana. La _Chronique de_ +ROBERT VISCART, II, c. 6: _Et puiz que li empéreor de Rome sot sanz +doute que venoit lo duc, pour la fausseté de li Romain, qui jamoiz non +sont ferme à lor signor — ot grant paor et se parti de Rome_. — La data +della partenza è notata dagli _Annal. Cavenses_ e dal _Chron. Fossae +Novae_, che si copiano a vicenda: _H. rex a Romanis intromissus Romam +12 Kal. Aprilis, et stetit usque 12 Kal. Junii. Et venit Robertus dux_. +— Ai 23 di Maggio è data una carta pel duomo di Pisa, da Sutri: BÖHMER, +n 1908. + +[285] MALATERRA, III, c. 37: _Ante portam qua via Tusculana porrigitur, +juxta aquaeductum castra metatur, ubi triduo commoratur_. — WIDO +FERRAR., c. 20: _castra metatus foris muros urbis prope Lateranense +palatium in loco qui dicitur ad Arcus_. + +[286] WIDO denota la _P. Pintiana_; PAND. PISANO nomina, e GAUFRIDO +intende quella _Flaminia_, poichè egli fa che l’esercito attenda vicino +a un ponte (P. Molle). — Il MONTFAUCON, _Diar. It._, p. 336, riferisce +la glossa di un Codice di Grotta Ferrata: _Ann. Christi 1084 Ind. VII +m. Maji 29 Feria III hora III ingressus Dux Romam, ipsam depopulavit_. +Per lo contrario una glossa marginale apposta alla _Cronica pontificia_ +di CENCIO (_Cod. Riccardian._, fol. LVII) dice: _Normanni intraverunt +Romam m. Madii d. XXVIII_, locchè meglio s’accorda con GAUFRIDO. La +_Cronique de_ R. VISCART, c. 27, ha questo solo: _et quant li Thodesque +s’en furent fouy, li duc rompi le mur par force et entra en Rome, +et contre la volonté de li Romain o grant hardiesse traisi lo pape +Gregoire de la tor de Crescience_. + +[287] _Multa millia Romanor. vendidit ut Judaeos, quosdam vero captivos +duxit usq. Calabriam_, dice BONIZONE, contemporaneo e partigiano +di Gregorio (p. 818). — _Mulieres conjugatas et simplices, vinctis +post tergum manibus, violenter prius oppressas ad tabernacula adduci +praecepit_: WIDO, c. 20. PAND. PISAN.: _vendens plurimos etc._ + +[288] WIDO dice che si era pentito _quod tantis urbem affecisset +injuriis, primum simulans emendationem_: anche il normanno GAUFRIDO, +che tace di quegli orrori, si commove della ignominia di Roma (III, c. +38): + + _Ni cessassent bonae artis in te prima studia_ + _Nulli regi de te cessisset victoria,_ + _Miles quidem est Normannus, qui te victam superat._ + +[289] Fu solo ORDERICO VITALE, nel secolo duodecimo, a raccontare che +il Guiscardo voleva distruggere da capo a fondo Roma venale, ma che il +Papa, gettandosi a’ suoi piedi, lo rimoveva da quel proposito: _Hist. +Eccl._, lib. VII, 643. + +[290] Ildeberto fu a Roma intorno all’anno 1106. La elegia è riportata +nel BEAUGENDRE, _Op. Hildeb._, col. 1334. GUGL. MALMSB. la riferisce +(_De gestis Anglor._, III, 134), e vi aggiunge questa considerazione: +_Roma, quae quondam domina orbis terrarum, nunc ad comparationem +antiquitatis videtur oppidum exiguum_. Indi fa susseguire un compendio +dei _Mirabilia_ della Città. + +[291] + + _Vix scio, quae fuerim, vix Romae Roma recordor;_ + _Vix sinit occasus vel meminisse mei._ + +Idee da poeta vero; ma nel suo terzo carme esclama: + + _Roma nocens, manifesta docens exempla nocendi,_ + _Scylla rapax, puteusque capax, avidusque tenendi._ + +[292] Quasi tutti i monumenti considerevoli erano ridotti allora a +luoghi muniti. Nel decreto di destituzione, dato da Bressanone, si +parla degli archi di trionfo, mettendoli a mazzo colle torri: _portas +Romanae urbis et pontes, turres, ac triumphales arcus, armatorum cuneis +munivit_ (_Cod. Udalrici_, 164). + +[293] Ancora a’ tempi di Leone IX e di Alessandro II Roma era stata +desolata da incendî; ne danno notizia i _Cataloghi_ che trovansi in +CENCIO. Sotto di Leone IX, _magna pars urbis cremata est in festo s. +Eustachii_. Al tempo di Alessandro II _fuit incendium a parione usque +ad s. Felicem in pincis_. + +[294] PAND. PISAN., p. 313: _totam regionem illam, in qua eccles. S. +Silvestri et S. Laurentii in Lucina sitae sunt, penitus destruxit et +fere ad nichilum redegit._ + +[295] Stando a PANDOLFO PISAN., p. 313, andarono incendiate le +regioni _circa Lateranum et Coliseum_; secondo ROMUALDO, bruciò dal +Laterano fino al castel Sant’Angelo: se si creda a BONIZONE divampò +l’incendio in quasi tutte le regioni: quanto a GOTFRIEDO (_Panteon_) +ei dice che arse una parte di Roma: _hinc Lateranensis porta perusta +sonat_. GUGLIELMO APULO parla soltanto di alcuni edificî; LUPO tace. — +GAUFRIDO: _Dux ignem exclamans, urbe accensa... urbs maxima ex parte +incendio, vento admixto accrescente, consumitur_. — L’_Anon. Hist. +Sicul._ (MURAT., VIII, 772): _civitate in magna sua parte collisa_. — +PETR. DIACON., III, c. 53: _Ex consilio Cencii Romanor. consulis ignem +in Urbem imisit_; e questo sarebbe avvenuto in vicinanza dei Quattro +Coronati. — La _Chron. de_ ROB. VISCART, c. 7: _une grant part de +la cité fu arse, et puiz mandèrent pour paiz à lo duc_. — LANDOLFO, +_Hist. Med._, III, c. 33, dice tre parti della Città essersi bruciate. +BERNOLDO e WIDO: _maximam urbis partem incendit_. + +[296] FLAV. BLONDUS, _Hist. Decad._ II, lib. III, 204: _Ea nos et alia +Henrici temporibus gesta considerantes, conjicimus urbem Romam — tunc +primum ad hanc quae nostris inest temporibus rerum exiguitatem esse +perductam_. + +[297] Dice ALFANO, nel suo poema sull’edificazione di Monte Cassino: + + _Hic tamen haud facile_ + _Ducta labore vel arte rudi_ + _Omnis ab urbe columna fuit._ + +La _urbs_ è Roma, poichè LEONE DI OSTIA (III, 28) dice espressamente +che Desiderio comperò in Roma _columnas, bases ac lilia_ (ossiano +capitelli), _nec non et diversorum colorum marmora_. Questi materiali +furono trasportati per barca sul Tevere. + +[298] Assai chiaramente lo dice HUGO, _Chron._, II, 462: _At quia +Normannorum insatiabilitas urbe capta et praedae data multa mala +perpetraverat, nobilium Romanor. filias stuprando — nullumq. modum — +in rapina, crudelitate, direptione habentes_: perciò il Papa impaurito +andava a Salerno. + +[299] Secondo WIDO, Roberto assaltò Tivoli, _maxime ob injuriam +Clementis apostolici, qui tunc temporis morabatur in illa_: di questo +si deve per certo dubitare, quantunque ROMUALDO accetti il fatto. Più +esattamente dice BERNOLDO, a. 1084, senza far menzione di Tivoli: _Ipse +ad recuperandam terram s. Petri cum papa Gregorio de Roma exercitum +promovit, iterum Romam in festivitate s. Petri reversurus etc._ + +[300] _Dilexi justitiam, et odivi iniquitatem, propterea morior in +exilio._ + +[301] Il suo terribile grido di battaglia contro la tirannide secolare +(in luogo di cui egli avrebbe posto la tirannide sacerdotale) diceva: +_maledictus homo, qui prohibet gladium suum a sanguine_, e rivela la +sua indole inflessibile. In una cerchia minore fu questo il grido dei +Giacobini e di Robespierre. + +[302] Vicario di Dio, potrebbesi dire «Vicedio», come veramente +appellaronsi i Papi. Così in una solitaria chiesa, che è presso a +Guadagnolo e chiamasi Mentorella, less’io, sotto di un quadro che +rappresenta il battesimo di Costantino imperatore, questi versi: + + con l’acque battesimal il Vicedio + lava l’imperator el rende pio. + +[303] _Il faut le dire, le vice radical des relations de l’Eglise avec +les peuples, c’est la séparation des gouvernants et des gouvernés, +la non-influence des gouvernés sur leur gouvernement, l’indépendence +du clergé chrétien à l’égard des fidèles_: GUIZOT, _Civilisation en +Europe_, VI leçon, p. 52. + +[304] Anche il cadavere di Gregorio VII rimase in esilio a Salerno. +Roma non ha di lui monumento alcuno; egli nulla edificò. Quando fu +rettore del san Paolo ne restaurò la basilica, e Pantaleone di Amalfi +la ornò di porte che furono fuse a Bisanzio. L’incendio dell’anno 1823 +distrusse questo monumento del tempo di Gregorio, il cui disegno si +trova nell’Agincourt. Del resto io vidi gli avanzi di queste porte +raccolti in due casse di legno nel chiostro del san Paolo; le figure +ivi incise e le iscrizioni si mantengono illese, ma manca il niello in +metallo, non già a cagione dell’incendio, ma dell’avidità depredatrice +dei Romani, venuti dopo il tempo normanno. Ogni iscrizione che ancora +ci si conservi dell’età di Gregorio VII è oggidì preziosa. Una dopo +l’altra ho frugato per tutte le chiese di Roma, ma, che parli di +Gregorio VII, trovai una sola pietra in santa Pudenziana, murata nella +parete di una cappella. Vi è detto: + + _Tempore Gregorii Septeni Praesulis Almi_ + _Presbiter Eximius Praeclarus Vir Benedictus_ + _Moribus Ecclesiam Renovavit Funditus Istam_... + +[305] Roberto fu sepolto a Venosa, dove si scrissero questi superbi +distici sul suo sepolcro: + + _Hic terror mundi Guiscardus. Hic expulit urbe_ + _Quem Ligures, Regem, Roma, Alemannus habent._ + _Partus, Arabs, Macedumque phalanx non texit, Alexim,_ + _At fuga; sed Venetum nec fuga, nec pelagus._ + +[306] Questo console Cencio, cui le Croniche non hanno aggiunto il nome +famigliare, era, senza alcun dubbio, Cencio Frangipane. + +[307] _Cappam quidem rubeam induit, alba vero induere eum numquam +potuerunt._ La descrizione che ne dà PIETRO DIACONO, III, c. 66, è +vivace e drammatica. + +[308] PETR. DIACON., III, c. 66, 67. Del Prefetto dice: _Die noctuque +cum aliquantis aere iniquo conductis in Capitolium contra eumdem +electum conveniens, persecutiones ei maximas intulit_. + +[309] HUGO FLAV. (II, 466) descrive Desiderio per un raggiratore; dice +che si facesse eleggere colla violenza, che censurasse le opere di +Gregorio, e si gloriasse di aver procurato ad Enrico la coronazione. +Vedasi la veemente lettera che Ugo di Lione scriveva a Matilde (HUGO, +_Chron._, II, 466). Egli e l’Abate di Marsiglia furono scomunicati da +Desiderio: deplorevoli discordie sorte dopo morto Gregorio. + +[310] Secondo la _Cronica di M. Cassino_, ei morì ai _XVI Kal. Octobr._ +Il suo epigramma dice: + + _Quis fuerim, vel quid, qualis, quantusque doceri_ + _Si quis forte velit, aurea scripta docent._ + _Stirps mihi magnatum, Beneventus patria, nomen_ + _Est Desiderius, tuque Casine decus_... + +Vedansi i miei _Sepolcri dei Pontefici romani_. Della vita e +dell’operosità di Desiderio tratta diffusamente F. HIRSCH, _Desiderio +di M. Cassino da papa Vittore III_ (Vol. VII degli _Studî di storia +tedesca_, 1867). + +[311] _Ex urbe vero Rom. — — Benedictus praefectus universor. +laicor. fidelium consensum unanimem attulerunt_: PETR. DIACON., IV, +c. 2. Vi avevano antiprefetti, al paro di antipapi. Nell’anno 1080 +trovasi ancora Pietro prefetto imperiale (_Reg. Farfa_, n. 1134). Il +CONTELORIO, le cui inesattezze spesse volte ho potuto correggere, si +crea nell’anno 1099 il prefetto _Petrus de Vico_, oppure trae in iscena +questa famiglia omai nell’anno 1080. + +[312] I Regesti di Urbano II andarono perduti, ad eccezione di poche +lettere; e questa è grave perdita. + +[313] I Tedeschi composero un arguto epigramma su questi due Papi +(_Cod. Udalrici_, n. 2): + + _Nomen habes Clemens, sed clemens non potes esse,_ + _Tradita solvendi cum sit tibi nulla potestas._ + _Diceris Urbanus, cum sis projectus ab Urbe,_ + _Vel muta nomen, vel regrediaris ad Urbem._ + +[314] BERNOLDO, ad. a. 1089: _In Italia nobil. Mathildis — Welfoni duci +filio Welfonis ducis conjugio copulatur — non tam pro incontinentia, +quam pro Rom. Pontificis obedientia, videl. ut tanto virilius S. R. E. +contra excommunicatos posset subvenire_. Guelfo IV fu lo stipite della +casa di Brunswig. + +[315] _Guibertus — a Romanis turpiter expellitur, et ne amplius ap. +sedem invadere praesumat, juramento promittere compellitur_: BERTOLDO, +ad a. 1089. + +[316] PETR. DIACONUS, IV, c. 10: _cum universam fere Campaniam a +jure sedis Ap. subductam in deditionem accepisset, apud Pipernum vita +decedit_. + +[317] Il Catalogo in CENCIO: _Tpe. Urbani PP. et Henrici Imps. +terremotus fuit Rome in festo sce. agnetis et castrum sci. Angeli +a Romanis captum est_. BERNOLDO, a. 1091: _Romani quoque turrem +Crescentii, quae eatenus d. papae obediebat, dolo captam diruere +temptaverunt. — Romani quoque Guibertum haeresiarcham, quem jamdudum +expulerunt iterum Romae intrare permiserunt_. + +[318] Un Conte di Sutri fu nipote di Guiberto: _Odo — Comes Sutriae +nepos ejus erat, et ecclesiasticae pacis fautores pluribus pressuris +coercebat_ (ORDERICUS, VIII, nel PAGI, _Critica_, a. 1086). Ancor +nell’anno 1093, Ugo Candido, da vescovo di Preneste, consecrò un +altare con questa iscrizione: _Romano Pontifice III Clemente ab Hugone +Praenestino Ep. dedicatum_ (CECCONI, _Storia di Palestrina_, p. 141). + +[319] DONIZONE, con freddo cinismo celebrò questo fatto di Matilde (II, +v. 848): + + _Se dominae largis Mathildis subdidit alis;_ + _Quae veluti dignum valde carumque propinquum_ + _Mox suscepit eum, laudans ut rex vocitetur._ + _Illus tractat patrem sic, Hister ut Aman;_ + _Abstulit uxorem sibi primitus, et modo prolem._ + +[320] _Conradus — patri suo rebellans, venit ad P. Urbanum, et +solutus ab excommunicatione, in Longorbardia regnavit contra Patrem._ +DODECHIN., a. 1093 (nel PISTORIO, I). + +[321] _Nimioq. dolore effectus, se ipsum, ut ajunt, morti tradere +voluit, sed a suis praeventus ad effectum pervenire non potuit_: +BERNOLDO, _Chron._, a. 1093. + +[322] Il FLOTO reputa che i vizî attribuiti ad Enrico IV sieno +menzogne inventate da preti fanatici e da ribelli; certo che non aveva +fondamento tutto quello che si andò divulgando. Il GIESEBRECHT crede +che l’imperatore sospettasse di un adultero amore fra la sua donna e il +figliuolo. + +[323] BERNOLDO, a. 1094: _D. Papa Romae prope S. Mariam novam in +quadam firmissima munitione morabatur_; e più esattamente la lettera +dell’Abate di Vendôme (VIII, lib. I; SIRMOND, _Op._, III, 641): _Audivi +— dom. P. Urbanum in domo Joannis Fricapanem latitare, et contra +Guitbertistam haeresim viriliter laborare_. Da santa Maria Nova sono +date alcune Bolle di Urbano: JAFFÉ, p. 459. + +[324] Il celebre Abate ne scrive: _Eum pene omnibus temporalibus +bonis nudatum, et alieno aere nimis oppressum inveni_; e si paragona +a Nicodemo che in secreto visitò il Signore. In ricompensa ebbe il +cappello cardinalizio del titolo di santa Prisca, e per tre secoli gli +Abati di Vendôme si appellarono cardinali. Vedansi anche le _Ep._ IX e +XIV. + +[325] Fra i pellegrini che visitarono in questo tempo Roma, si tien +nota, nell’anno 1092, di Erico re di Danimarca. Ma egli non venne +per impulso religioso, bensì per una sua lite contro l’arcivescovo di +Amburgo: BARON., ad. a. 1092. + +[326] È cosa sollazzevole, oggidì, attendere alla serietà e alle +elaborate ragioni con cui il GIBBON afferma la inanità delle Crociate. +Assai bene dice il MILMAM in una nota che egli appone a quel passo: +_the crusades are monuments of human folly! but to which of the more +regular wars of civilised Europe — will our calmer reason appeal as +monuments either of human justice or human wisdom_... + +[327] I brevi e disadorni discorsi di Urbano sono raccolti nel MANSI, +XX, 821. Per l’importanza del loro argomento, onde andò commossa la +storia universale, superano le orazioni di Demostene e di Cicerone. + +[328] Quest’è il poema _Histor. Gestorum Viae Hierosol._ (DUCHESNE, +IV, 892). Molti dei popoli italiani ivi citati non sono che figure +poetiche, e la rassegna dell’esercito vi è imitata sul modello di +Virgilio. Quantunque anche genti lombarde abbiano seguito il vessillo +di Raimondo, nessuno di nazione italiana ottenne nominanza nella +Crociata, e il Tasso inventò di pianta il Rinaldo per adulare Alfonso +di Este. LUPO annovera sotto la bandiera di Boemondo alcuni Conti e più +di cinquecento cavalieri, e in una dubbia lettera di Urbano ad Alessio, +vien detto che Boemondo fosse partito _cum septem millibus delectae +juventutis italicae_ (MANSI, XX, 660). + +[329] PETR. DIACON., IV, c. 11, descrive il cammino di questa terza +spedizione. FULCHERO, nel DUCHESNE, IV, 820. TUDEBODUS, _Histor. de +Hierosol. Itinere_, ibid. p. 778, e _Belli Sacri Historia_, c. 5. + +[330] FULCHERI CARNOTENSIS _Histor. Hierosolymitana_, I, 820: _satis +proinde doluimus, cum tantam nequitiam ibi fieri vidimus. Sed nil aliud +facere potuimus, nisi quod a Domino vindictam inde fieri optavimus_. Il +WILKEN è assai inesatto quando narra di questa spedizione. + +[331] BERNOLDO, ad a. 1097: _D. Papa — nativitatem Dom. Romae cum suis +cardinalibus gloriosissime celebravit, quippe tota urbe Rom. pene +sibi subjugata, praeter turrim Crescentii, in qua adhuc latitabant +Wibertini_. Vedasi eziandio l’ANON. ZWETLENSIS, nel PETZ, _Thesaurus_, +I, p. III, 386. + +[332] Ne fa oscuro cenno DONIZONE; e PIETRO DIACONO, IV, c. 49, ne ebbe +conoscenza: _Math. comitissa, H. Imperatoris exercitum timens, Liguriam +et Tusciam provincias Gregorio papae et S. R. E. devotissime obtulit. +Unde in primis cauta seminandi inter pontificem et imp. odii initium +fuit_. + +[333] BERNOLDO. a. 1095. La leggenda che raccoglie il VILLANI (lib. IV, +c. 21) intorno a Guelfo ed a Matilde, ha assai dell’ameno, ma anch’egli +direbbe essere stata Matilde a ripudiar Guelfo. + +[334] BERNOLDO, a. 1099 (egli comincia l’anno dal Natale): _D. Papa +nativitat. Dom. cum magna pace celebravit; nam et castellum s. Angeli +cum aliis munitionib. in sua potestate detinuit, omnesq. emulos suos in +civitate — satis viriliter aut placavit aut vi perdomuit_. Il Catalogo +di CENCIO dice: _castrum sci. Angeli a Romanis captum est in festo +s. Laurentii; castrum ipsum traditum est Petro Leonis in vigilia s. +Bartholomaei_: dunque ai 24 di Agosto. + +[335] La Bolla è data: _Salerni 3 Non. Junii, Ind. VII_ (piuttosto +dev’essere VI) _Pont. D. Urbani II, XI_ (MANSI, XX, 659). Da essa +deriva la così detta monarchia di Sicilia, che, com’è noto, fu soggetto +di controversia fra i Papi ed i Re di Napoli e di Spagna. + +[336] FLORENTII WIGORNIENSIS _Histor._ (_M. Germ._, VII, 565): _Urbanus +P. 3 hebdomada paschae magnum concilium tenuit Romae — Eos quoque +anathematis vinculo colligavit, qui pro ecclesiasticis honorib. laicor. +hominum homines fierent_. Egli divietò dunque qualsiasi rapporto +feudale ai cherici. I canoni del Sinodo sono raccolti nel MANSI (XX, +962). + +[337] _Nonnullos cives urbis, quorum ingens multitudo propter +fidelitatem Imperatoris ipsi Papae erat infesta_: così dice (BARONIO, +ad a. 1098) Eadmero, compagno di Anselmo di Canterbury, il quale fu a +Roma negli ultimi tempi di Urbano, e alla cui vita i Romani attentarono +in odio al Papa. + +[338] PAND. PISAN., p. 352; _Urbanus — apud eccl. s. Nicolai in carcere +in domo Petri Leonis IV Kal. Aug. animam deo reddidit, atque per +Transtyberim propter insidias inimicorum in eccl. B. Petri — corpus +ejus delatum est_. + +[339] Liemaro di Brema, Dietrich di Verdun, Rapotone conte palatino di +Baviera, il boemo Wratislao, Bennone di Osnabrück sono questi amici, i +cui nomi la storia registra con menzione gloriosa. Vedi lo STENZEL, I, +609. + +[340] La fedeltà tedesca dedicò alle sue tristi sorti un toccante +lamento nella ben nota _Vita Heinrici IV_ (ed. WATTENBACH, _Mon. +Germ._, XIV). + +[341] Nel _Tetralogus_ WIPONIS (_M. Germ._, XIII, 251; WATTENBACH, +_Fonti storiche di Germania_, p. 223): + + _Tunc fac edictum per terram Teutonicorum,_ + _Quilibet ut dives sibi natos instruat omnes_ + _Litterulis, Legemque suam persuadeat illis_ — + _Hoc servant Itali post prima crepundia cuncti,_ + _Et sudare scholis mandatur tota juventus._ + +[342] DAMIANI, _Ep._ 8, _lib. VIII, ad Bonumhominem legis peritum +Caenatensem: non ignoro quia cum mea epistola grammaticorum saecularium +manibus traditur... rhetoricae venustatis color inquiritur, et +capitosos syllogismorum atque enthymematum circulos mens curiosa +rimatur_. Ben potrebbe questo solo dimostrare, che la rettorica e la +dialettica non erano studî ignoti agli Italiani di quell’età. + +[343] _Ep. beatissimo fratri Michaeli Guido per anfractus multos +dejectus et anctus_, nel MABILL., _Annal. Bened._ IV, 324, e nel +MITTARELLI, _Annal. Camald._, II, p. 4, App. — Tedaldo vescovo, che +die’ ricetto a Guido, era fratello di Bonifacio margravio. + +[344] Guido dice: _Roma morari non poteram vel modicum, aestivo +fervore in locis maritimis ac palustribus nobis minante excidium_. E un +Cardinale scriveva: _scio — quod duae causae sunt ignorantiae vestrae, +una quod aegritudo loci extraneos, qui vos doceant, hic habitare +non sinit, alia quod paupertas vos ad extranea loca ad discendum non +permittat abire_ (ATTO CARD., _prooem. Capitularis ad canonicos eccl. +s. Marci_, nel MAI, _Scriptor. vet. nov. Collect._, VI, 60, II, e nel +GIESEBRECHT, _de Litter. stud._, p. 17). + +[345] _Concil. Harduin._, T. VI, p. I, 1580: _ut omnes episcopi artes +litterarum in suis ecclesiis doceri faciant_. TIRABOSCHI, III, 248. + +[346] TIRABOSCHI, III, 255: egli lo dimostra fondandosi sull’ASSEMANNO, +_Praefat. ad vol. I Catal. Bibl. Vatican. LVI_. Nel secolo undecimo +trovasi il primo Tedesco che sia stato bibliotecario della Chiesa +romana: fu Pilgrimo arcivescovo di Colonia, nel 1026. + +[347] _Deest antiquarius_ (con questo nome di già Cassiodoro appellava +i copisti) _qui transcribat. Sed cur — queror incuriam, cum non modo +quispiam quae scribo transferre, sed nec celeri quidem vacet lectione +percurrere_... BARON., ad a. 1061, n 47. + +[348] _Ep. Henrici Clerici ad Stephanum_: nel MONTFAUCON, _Diar. +Ital._, p. 81. + +[349] Amato, che fiorì sotto Desiderio, scrisse la Storia dei Normanni, +conservatasi soltanto in una traduzione di francese antico, ed +edita dal CHAMPOLLION-FIGÈAC, a Parigi, nel 1835, con questo titolo: +_L’ystoire de li Normant et la Chronique de Robert Viscard par Aimé +moine de Mont-Cassin_. Di tale opera si giovò Leone, che, nato della +casa dei Conti de’ Marsi, fu frate sotto di Desiderio, e morì da +cardinale vescovo di Ostia, dopo il 1115. Per suggerimento di Oderisio +abate, egli scrisse la Cronica di Monte Cassino, dagli incominciamenti +fino al 1075. La publicò per primo ANGELO DELLA NOCE (a. 1665); indi fu +edita dal MURATORI, finalmente con grande accuratezza dal WATTENBACH, +_Mon. Germ._, IX. + +[350] _Destructio Farfensis; De diminutione Monasterii; Quaerimonium ad +Imperatorem_: furono scampate dal BETHMANN nelle _Historiae Farfenses, +Mon. Germ._, XIII. + +[351] Quest’è il celebre Codice (_Vatican. 8487_), che, caduto +Napoleone, tornò felicemente di Parigi. Per valore istorico non v’ha +che lo pareggi se non se il _Registrum_ di PIETRO DIACONO che si +conserva a Monte Cassino; diffusamente tratta di esso il BETHMANN (l. +c.). La Sessoriana di Roma ne possiede copie imperfette di mano del +FATTESCHI. Questo abate, che insieme col GALLETTI fu assai benemerito +della storia di Roma nel medio evo, vi attinse in parte la sua opera +eccellente sui Duchi di Spoleto. + +[352] La _Chronica Farfensis_ (il cui originale esiste a Farfa +parimenti del _Liber Emphiteuseos seu Largitorium_) trovasi nel +MURATORI, II, 2. Gregorio la condusse fino all’anno 1105. + +[353] _Orthodoxa defensio imperialis, de investitura, scripta nomine +congregationis Farfensis sub Heinr. Imp._ (BETHMANN l. c., p. 558. Egli +ne vide la scrittura soltanto in un _Cod. Saec. XV_). + +[354] Il _Registrum Sublacense_ conservasi in quell’abazia: La +Sessoriana di Roma ne possiede un apografo del FATTESCHI. I frati di +Subiaco non sono gente amica delle scienze, e da dopo la rivoluzione +del 1859 il loro archivio è tornato del tutto inaccessibile, perocchè +essi abbiano rimpiattato tutti i loro documenti. + +[355] _Fecit in specu ecclesiam pulcherrimam et firmam cooperta cripta: +Chron. Sublacense_, p. 932; MURAT., _Scriptor._, XXIV. + +[356] _Cod. Vatican. 3833_ (unicum) dell’incominciamento del secolo +duodecimo. In otto pagine comprende la prefazione già stampata dal +BALLERINI: _beatissimo atque aplico viro Pont. D. Papae Victori III. +Deusdedit exiguus prbr. titulus apostolorum in eudoxia_. Questo Codice +fu testè edito da monsignor PIO MARTINUCCI, secondo prefetto della +Vaticana: _Deusdedit presbyteris cardlis Tit. apostolor. in Eudoxia +Collectio canonum e cod. Vat. edita_, Venet., 1869. + +[357] Cataloghi in mscr. parecchi; e di essi per la maggior parte ho +già fatto nota nel Vol. III. Il _Cod. Vatican. 1984_ torna di maggior +giovamento per il principio del secolo duodecimo. Su di esso vedasi il +PERTZ, _Archiv._, V, 80 e diffusamente il BETHMANN, _Archiv._, XI, 841. +Le sue varie parti derivano da compilatori partigiani dell’Impero de’ +tempi di Enrico III, di Enrico IV e di Enrico V, che difesero i diritti +della corona. — Di gran pregio è il lavoro del WATTERICH, il quale ha +nuovamente edito le _Vitae Pontificum Romanor._, dalla fine del secolo +nono al termine del secolo decimoterzo (Lipsia, 1862). + +[358] _Vita Gregorii PP. VII_, con note del MABILLON (ed. MURATORI, +III, p. I, 314-351). L’Autore, discacciato di Regensburg da Enrico IV, +visse in Roma, ma scrisse soltanto intorno al 1128; il suo componimento +è cosa assai mediocre. La scrittura dello scismatico cardinale BENNONE, +intitolata _Vita et Gesta Hildebrandi_ (del principio del secolo +duodecimo), non è che un opuscolo (_pamphlet_). + +[359] L’originale dei Regesti di Gregorio è conservato nell’archivio +Vaticano. Stampati da dopo l’anno 1591, ricevettero soltanto al tempo +nostro emendamenti critici per opera del GIESEBRECHT; indi furono +corretti su quel fondamento colla egregia edizione che ne fece il +JAFFÈ, nel Vol. II della sua _Bibliotheca_. I Regesti di Gregorio VII +non sono che il piccolo avanzo delle sue lettere, e ne comprendono +quattrocento. — Dei Regesti dei Papi fino ad Innocenzo III si +conservarono soltanto quelli di Leone I, di Gregorio I, di Giovanni +VIII e di Gregorio VII. + +[360] Il Damiani medesimo condannò, come Gregorio I, le regole di +Donato, e ammonì i monaci che non istudiassero la grammatica. Vedi +gli _Opuscula_, XIII, c. II; _Ep._ VIII, lib. VIII, dove dice: _mea +grammatica Christus est_; e sì ch’egli era un grammatico addottrinato. + +[361] BONIZONIS _ad Amicum sive de persecutione ecclesiae libri 9_, +edito dall’OEFELE, _Rer. Boicar. Scriptor._, II, 794, indi dal JAFFÈ, +nel Vol. II della sua _Bibliotheca rer. Germanicar._ BONIZONE raccolse +anche le Decretali in dieci libri, cui prepose come introduzione uno +schizzo della storia pontificia, che lo ZACCAGNI (_Mscr. Vatic. 7143_) +erroneamente intitolò _Chronica de Rom. Pontif. Gestis_, donde il MAI +ne fece publicazione. Su di BONIZONE hanno scritto diffusamente lo +STENZEL e il GIESEBRECHT. + +[362] La lettura di opuscoli (_brochures_) del tempo nostro (da dopo +il 1859) servirà di documento a’ nostri nepoti, sì come per l’epoca +della controversia delle investiture noi usiamo delle scritture intorno +a quella compilate. Dopo l’opuscolo _Le Pape et Le Congrès_ videro la +luce di tali libricciatoli a centinaja, la più gran parte in Francia. +Nessuno di quegli scritti potè dir cosa alcuna che sapesse di novità. + +[363] Ingiustamente il partito avverso tacciò Pasquale di simonia. Le +accuse ne sono contenute nell’_Excerptum Epistolae directae Heinrico +Imp. a Guarnerio principe Anconitano_ (nella _Cronica_ di SIGBERTO, a. +1105). + +[364] _Vita_ di Pasquale scritta da PIETRO PISANO (PAPEBROCH, _Propyl. +Maji_, VI, c. 6, p. 203): _expulit eum ab Alba; defectio Albae +exterruit eum ab urbe_. Intendasi Albano, non già Alba nel Piceno, +ed anche PIETRO PISANO manifestamente vuol dire di Albano, e non di +Alba. Nel duomo di Albano si conserva il frammento di un’iscrizione, +in cui è detto che Pasquale die’ premio alla città per la sua fedeltà: +è stampato nel RICCI, _Memorie di Albano_ (Roma, 1787, p. 198) e nel +GIORNI, _Storia di Albano_ (Roma, 1844, p. 232). Parimenti Urbano II +ricompensò Velletri confermando la giurisdizione della Città sul suo +territorio (Bolla segnata: _Rom. VIII Id. Julii Ind. XII, A. 1089_; +trovasi nel BORGIA, _Velletri_, p. 204). + +[365] Documenti raccolti nel _Reg. Farf._ segnano l’era di Clemente +III ancor nel mese di Gennaio 1100; nell’Ottobre non più. In ORDERICO +VITALE (DUCHESNE, _Histor. Normannorum Scriptores_, p. 762) sono +riferiti questi versi che Pietro Leone, cardinale, componeva contro di +Guiberto: + + _Nec tibi Roma locum, nec dat Wiberte, Ravenna;_ + _In neutra positus, nunc ab utraque vacas._ + _Qui Sutriae vivens male dictus Papa fuisti,_ + _In Castellana mortuus urbe jaces._ + _Sed quia nomen eras sine re, pro nomine vano_ + _Cerberus inferni jam tibi claustra parat._ + +Il Cardinale non pronosticava allora che sarebbe anch’esso divenuto +antipapa (Anacleto II). AMADESI, _Chronotax._, II, 193. — La scrittura +_De miraculis Wiberti Papae qui et Clemens_ trovasi nel _Cod. +Udalrici_, in EKKARDO, n. 173. Più tardi Pasquale II fece dissotterrare +le ossa di Guiberto e gettarle nel Tevere, per farla finita co’ suoi +miracoli: DODECHINI, _Appendix_, nel PISTORIO, I. + +[366] _Cod. Vat. 1984_. Alberto fu dapprima difeso dal romano _Johannes +Ocdoline filius_ e dal cardinal Romano, in un palazzo presso a san +Marcello; indi fu tradito. Questi fatti avvennero durante la prima metà +dell’anno 1101. Uno de’ due Antipapi fu tradotto in bando alla Cava, +l’altro a san Lorenzo presso Aversa. + +[367] _Petrus de Columna Cavas oppidum de jure b. Petri invaserat_ +(PETRUS PISANUS, c. 8, p. 203). + +[368] Di questo castello è fatta menzione primamente in un Diploma +di Enrico III, a. 1047. In una carta di donazione data da Pietro di +Tusculo, ai 26 Dicembre 1066, v’è questa sottoscrizione: _Amato vir +magnus judex de Castello de la Colonia_ (GATTULA, _Hist. Casin._, I, +235). — Nel 1074, ai 13 di Marzo, Gregorio VII cedette al convento +di san Paolo _medietatem Castelli quod vocatur Columpna_ (_Bullar. +Casin._, T. II, 108). Il NIBBY reputa che l’odierno Colonna sia +l’antico _Labicum_, ma il signor PIETRO ROSA di Roma, che è il +più profondo conoscitore della topografia del Lazio, onde egli sta +componendo una carta eccellente, m’assicura che _Labicum_ deva essere +l’odierna Rocca Compatri. — L’UGHELLI (T. X, 119) registra i Vescovi +di _Labicum_ dall’anno 619 fino all’anno 1111 soltanto, ma il GIORGI, +_De Cathedra Episcopali Setina_ (p. 18) afferma, che il Vescovato di +_Labicum_ fu unito a quello di Tusculo soltanto nel 1231. + +[369] Il COPPI lo spiega acconciamente (_Mem. Colonn._, p. 28) +valendosi di un documento dei 24 Settembre 1078 (GATTULA, I, 236), +in cui _Petrus fil. Dom. Gregorii nobiliss. Romanor. Consulis piae +memoriae_ dona a M. Cassino una chiesa prossima a Monte Porzio; ed egli +dimostra che Colonna e M. Porzio appartenevano ad un solo signore. È +manifestamente questo Pietro, cui Pasquale tolse Colonna. + +[370] _Dom. Papa Cavas recepit: Columna et Zagarolum oppida juris +illius (cioè Petri) sapienter expugnata, prudenter sunt capta_: PETR. +PISAN., c. 8. — Il PETRINI (p. 111) si vale di un documento dell’anno +1053 (_Reg. Subl._, fol. 78), in cui la contessa Imilia, _habitatrix +in Palestrina_, dona dei beni a Subiaco per la salute spirituale dei +suoi eredi, del suo defunto sposo Donadeo, del _quondam Joannis qui +vocabatur de Benedicto_, e della _domina Hitta_ (già moglie di quel +margravio Giovanni). Il detto scrittore crede, senza alcun fondamento, +che Imilia fosse sorella di Giovanni, e la fa madre di Pietro Colonna, +che le sarebbe nato di un secondo marito: di ciò il COPPI dubita. +Stando a documenti conservati a Subiaco, Donadeo era della famiglia +di Crescenzio prefetto (a. 1036). Con Giovanni margravio, nipote di +Stefania (morto prima del 1053) si sciolse il _Pactum_ conchiuso nel +970 (Vol. III, pag. 454). Certamente Pietro Colonna, qual parente di +Emilia, vantò pretese su di Palestrina, di cui più tardi s’impadronì. — +In tempi posteriori si favoleggiò che i Colonna venissero di Germania +a Roma: in un manoscritto che si conserva nella biblioteca Chigi (n. +II, 31, p. 154) il favoloso capostipite della famiglia riceve nome di +Stefano, e il compilatore dice: «la contessa Emilia donna de Palestrina +sello piglio per marito.» + +[371] Nicolò II aveva scomunicato gli Anconetani, che nel 1060 erano +già iti in decadenza, e il Damiani implorò che si assolvessero (_Ep._ +I, VI). Sulla signoria di Guarnerio vedasi il PERUZZI, _Storia di +Ancona_, I, 267, 275. Il FATTESCHI fa vedere che Guarnerio nell’anno +1095 era duce di Spoleto e margravio di Camerino. — _Reg. Farf._, +fol. 1177: _anno IV Heinrico IV imperante et Guarnerio Marchione +mense Jun. Ind. IV_ (deve dire VII, A. 1114). Al fol. 1179, l’abate +Beraldo ricorre al _Dux et Marchio Guarnerius_ contro rapitori di +beni del monastero. Viene poi un editto di Guarnerio; il suo suggello +lo rappresenta a cavallo, armato di spada e col berretto frigio. I +suggelli degli antichi _Duces_ longobardi di Spoleto li rappresentano +per la più parte che impugnano la bandiera. + +[372] La _Cronica_ di Fossa Nova (nel Lazio) dice (_ad an. 1105, Ind. +XIII_): _Marchion venit Romam consentientibus quibusd. Romanis, et +elegit Adanulphum in Papam Silvestrum ad S. M. Rotundam infra Octavam +S. Martini, sed sine effectu reversus est_. EKKEHARDO, ad a. 1106, +cade in errore, e di poco s’accorda SIGBERTO (a. 1105), il quale però +offre buone notizie particolareggiate, riportando il frammento di una +lettera di Guarnerio. Esattissimo è il _Cod. Vat. 1984_, il quale sa +anche dell’elezione di «Maginulfo», avvenuta nel Panteon. Giusta la +lettera di Pasquale indiritta ai Francesi, in data dei 26 Settembre, +dal Laterano (_Cod. Udalr._, n. 239), il JAFFÈ dimostra che Maginulfo +fu eletto ai 18 di Novembre, e fuggì ai 20. + +[373] _Berto caput et rector Romanae miliciae_, dice SIGBERTO, ed è +quegli stesso che il _Cod. Vat. 1984_ chiama Berizone. Ad occasione +di questa pugna, si tien nota del _templum romuly ante domum judicis +Mathilde_ (che probabilmente è la basilica di Costantino), dell’_arcum +aure_ (secondo l’_Ordo Romanus_ è un arco di entrata nel foro di +Nerva), dell’_arcum triumfale_ (di Costantino), della _sedem solis — +circlo majore_. + +[374] _Callidus Papa, Henricum adolescentem filium Henrici Imp. +adversus patrem concitat, et ut Ecclesiae Dei auxilietur admonet_: +HERIMANUS _in narratione restaurationis Abbatiae S. Martini +Tornacensis_ (D’ACHERY, _Spicileg._, XII, n. 83; PAGI, _Critica_, a. +1106, n. 1). + +[375] Si sottomise anche Parma donde erano sorti due Antipapi. +Affine di indebolire l’arcivescovo di Ravenna, furono tolti alla sua +giurisdizione i cinque Vescovati dell’Emilia, di Piacenza, di Parma, +di Reggio, di Modena e di Bologna. La potenza di Ravenna cadde con +Guiberto, quantunque Gelasio II nell’anno 1119 abrogasse il decreto +di Guastalla (RUBEUS, _Hist. Rav._, V, 321). Nel FANTUZZI (IV, 247) +trovasi un notevole documento del 1130, in cui l’Arcivescovo di Ravenna +ricompare nella pienezza della sua autorità sopra del Vescovo di +Bologna. + +[376] PIETRO PISANO, c. 11. Quelle città erano Ponte Celle e Montalto +(vicin Corneto nella _Maritima superior_). Fu grave errore andar +cercando quest’ultima sul mare Adriatico, invece che sul mare di +Tuscia. + +[377] Il _Chron. Sublacense_ (MURAT., XXIV, 939) scrive _Effidis_ a +vece di _Affile_. Intorno ad Affile (in PLINIO e in FRONTINO) vedasi +l’_Analisi_ del NIBBY. Nel _Cod. Albini_, fol. 138, e in CENCIO, fol. +115, vi si riferisce un compendio dei perduti Regesti di Pasquale: +contratto di cessione di _pontie et effides_, dato ai 7 _Id. Sept._; +testimonî: _Raynaldus Senebaldi. Octavianus. Oddo fil. Johis de Oddone_ +(entrambi Crescenzî discendenti di Ottaviano e di Rogata). _Petrus de +Rofrido. Rofridus de Ceperano. Romanus de Scotto. Huguizon fil. Petrus +de Leone. Cincius Johis de Crescentio_. + +[378] Dai Regesti di Pasquale, CENCIO trasse il _pactum cum +Ninfesinis_, senza data. Ne tengo nota a causa de’ rapporti feudali +dei quali vi si parla: _Hec sunt que facient Nimphesini. Fidelitatem +scil. B. Petro et Dno PP. Paschali ejusq. Successoribus. — Hostem et +parlamentum, cum Curia preceperit. Servitium quod assueti fuerunt +facere, et placitum et bannum faciant B. Petro et PP._ Pagano la +_Quarta_ a misura del _Modius_ romano; a san Martino son soggetti al +_Glandaticum_ (servitù di pascolo pei majali); alla festa di san Tomaso +contribuiscono _bonos bradones_ (pagnotte di sugne e di grasso). _De +carico uniuscuiusque Sandali solvant denarios VI. Fidantiam_ (tributo) +_in unoquoque anno in mense Madji libr. XXX de papia bonas_. Vengono +dopo statuizioni sul _plateaticum_ o tributo di mercato, che gli +stranieri devono pagare alla Curia (del ministero pontificio); indi +sul _Foderum_ ecc. Devono demolire le mura, nè possono costruirne di +nuove senza permesso della Curia. Testimoni: _Petrus Leonis. Petrus +de Franco. Leo de dno petro Leonis. Ubicio. Seniorictus. Benincasa +piscatore. Constantinus dapifer. Zoffo de caiaze. Gisalfo. Romanus +de Calvo. Vgizzonius de Joha[=n]e Tinioso. Paganus_. — A torto questo +documento non fu registrato nel _Cod. Diplom._ del THEINER. + +[379] + + _Nobilis urbs sola Mediolanum populosa_ + _Non servivit ei; nummum neque contulit aeris_ + (DONIZO II, 18). + +[380] _Heinricus Dei gr. Romanorum Rex Consulibus et Senatui, Populo +Romano, majoribus et minoribus gratiam suam cum bona voluntate: Cod. +Udalr._, n. 257. + +[381] La lettera di Federico arcivescovo di Colonia, indiritta a Ottone +di Bamberga, analizza assai bene le conseguenze delle investiture: +_Cod. Udalr._, n. 277. + +[382] Il trattato dato ai _II Non. Febr. in atrio B. Petri in eccl. +b. Mariae quae dicitur in Turri_ (_Cod. Vat. 1984_) denota così +le regalie: _civitates, ducatus, marchias, comitatus, monetam, +teloneum, mercatum, advocatias regni, jura centurionum et curtes que +manifeste regni erant cum pertinentiis suis, militia et castra regni_. +Similmente il _Cod. Udalr._, n. 262, 263, e il _Chron._ EKKEHARDI, +a. 1111. Il _Cod. Vat. 1984_ trasse le _Cartulae Conventionis_ dal +Registro di Pasquale, e quasi testualmente le riferì PIETRO DIACONO. +Parimenti ALBINO, CENCIO e il Card. Aragon. compendiarono tutti questi +istromenti. + +[383] Per suggerimento dell’Autore, abbiamo ommesso, nella traduzione +di questa pagina, una nota che trovasi qui posta nell’originale. (N. +del T.) + +[384] _Dimittat ecclesias liberas cum oblationibus et possessionibus, +quae ad regnum manifeste non pertinebant_. Il Papa chiedeva dunque +a quel tempo «libera Chiesa» accanto allo Stato; oggidì vien detto: +«libera Chiesa in libero Stato.» Il secondo _Pactum_ è registrato nel +_Cod. Vat. 1984_, e nel _Cod. Udalr._, 263. + +[385] _Patrimonia et possessiones b. Petri restituet et concedet sicuti +a Carolo, Lodovico, Heinrico et aliis imperatoribus factum est, et +tenere adjuvabit secundum suum posse_: ibid. + +[386] Senza saperlo, il conte Cavour ha indiritto contro a Pio IX le +ragioni di Pasquale II: «Se la Chiesa potrà una buona volta liberarsi +da tutte le pastoie delle cose secolari, e separarsi mediante certi +confini dallo Stato, non solo la sua indipendenza diverrà meglio +assicurata, ma la sua autorità più efficace, poichè non sarà più +vincolata dai molteplici Concordati, da tutti quei patti che erano e +sono una necessità finchè il Pontefice riunisce nelle sue mani, oltre +alla podestà spirituale, l’autorità temporale. Il principio della +reciproca indipendenza della Chiesa e dello Stato deve essere inscritto +in modo formale nel nostro Statuto, deve far parte integrante del patto +fondamentale del nuovo regno di Italia.» _Discorso_ del CAVOUR, detto +ai 25 Marzo 1861, ad occasione di un’interpellanza sulla questione +romana. + +[387] _Non erit in facto aut consilio, ut dom. Papa perdat papatum +romanum vel vitam, vel membra, vel capiatur mala captione, aut per se +aut per submissam personam_: formula d’uso, a quel tempo, nei trattati +con Principi, con città, con vassalli, come lo dimostrano le formule +giuratorie raccolte in CENCIO. Mallevadori del Papa furono Gualfredo, +nipote suo, e i Pierleoni. + +[388] _Praebuit rex assensum, sed eo pacto, quatinus haec transmutatio +firma et autentica ratione, consilioque vel concordia totius ecclesiae +ac regni principum assensu stabiliretur; quod etiam vix autem nullo +modo fieri posse credebatur_: EKKEHARDO. — _Quod tamen nullo modo posse +fieri sciebat_, dice Enrico del Papa in una lettera raccolta nel _Cod. +Udalr._, n. 261 (DODECHINI, _Append._, p. 668). + +[389] _Deliberata est itaque ei ecclesia, et omnes munitiones +circumquaque sitae_: PETR. PISAN., c. 14. — Il san Pietro era munito di +trincee; il castel Sant’Angelo era sempre in mano dei Pontificî. + +[390] SIGBERTO, a. 1111; DODECHINI _Append._ p. 668. _Cod. Udalr._, n. +263: _Privilegium Pascalis Papae. Et divinae legis_ etc. + +[391] _Lectis publice privilegiis, tumultuantibus in infinitum +princibus pre aecclesiarum spoliatione ac pre hac beneficiorum suorum +ablatione_: EKKEHARDO. E vedasi la vivace descrizione che ne dà la +_Cronica di Reichersberg_, p. 239 (nel LUDEWIG, T. II). Così essa, +quanto SIGBERTO, OTTONE DI FRISINGA (_Cron._, VII, 14), la _Ep. +Heinrici_ (_Cod. Udalr._, 262) e DODECHINO non fanno menzione che de’ +soli Vescovi: _Universis in faciem ejus resistentibus, et decreto suo +palam haeresim inclamantibus, scil. episcopis, abbatibus, tam suis quam +nostris et omnibus ecclesiae filiis_. + +[392] _Habent enim aliquid simile cum nivibus suis; nam statim ut +tacti calore fuerint, in sudorem conversi deficiunt, et quasi a +sole solvuntur_, dice a questo proposito PIETRO DIACONO (IV, c. 39) +dell’indole germanica, con giudizio strano e contrario al vero. Per +lo contrario i Tedeschi si pregiano di tempra virile e ferma nei +propositi. + +[393] PETRUS DIACON., c. 39. MANSI, XXI, 59. Lettera di Giovanni +cardinale (_agens vice Domini Pascalis Papae vincti Jesu Christi_) +a Riccardo vescovo di Albano: _post haec omnes unanimes contra eum +juraverunt, uno animo, una voluntate pugnare_. + +[394] Così ne lo descrive con vivi colori la _Cronica di Reichersberg: +Clerici tenere educati funibus trahebantur ab equitibus, quos illi, +ut poterant, sequebantur per plateas, luto profundo ac tenaci vix +emergentes_. È senza dubbio un’esagerazione quel che dice PIETRO +DIACONO, che il Papa fosse tratto in catene. + +[395] PETR. DIACON. e il _Cod. Vat. 1984_, che lo ricavano dal Registro +di Pasquale: _aput castellum Trebicum; aput Corcodilum_, che certo è +Corcollo o _Corcurulum_, l’antica Querquetula, Corcotula, nel Lazio. +Vedi il NIBBY, _Analisi_. + +[396] PETR. DIAC. — Non è che una favola la narrazione di ORDERICO +VITALE (X, 762) che duemila Normanni venissero in aiuto di Roma, e +battendo Enrico lo cacciassero. In questo tempo principi de’ Normanni +erano Roberto di Capua (1106-1120) succeduto a Riccardo II fratel suo, +e Guglielmo di Puglia figlio di Rogero, che era morto a Salerno in +Febbraio dell’anno 1111. In Sicilia era morto nel 1101 il gran conte +Rogero, fratello del Guiscardo, e gli era successo Rogero II. + +[397] _En cogor — pro Ecclesiae pace ac liberatione id perpeti, quod +ne paterer, vitam quoque cum sanguine profundere paratus eram._ In +condizioni pari Pio IX s’avrebbe anch’egli doluto cogli stessi lamenti? +o avrebbe continuato a ricantare il suo _non possumus_? + +[398] _In agro juxta pontem Mammeum: Cod. Vat. 1984_. Di già nell’anno +1030, questo ponte aveva nome di _pons Mammi_ (NIBBY, _Analisi_, II, +579); ed è incerto se si chiamasse così da Mammea, madre di Alessandro +Severo. Ivi è il confine fra il Lazio e la Sabina. Il campo _Septem +Fratrum_ deve corrispondere all’odierno Castell’Arcione, nove miglia +distante da Roma, dove un tempo esisteva la chiesa di santa Sinforosa, +madre di sette figliuoli ch’ebbero martirio al tempo dell’imperatore +Adriano. ESCHINARDI, _Agro romano_, p. 236; VIOLA, _Storia di Tivoli_, +II, 125. + +[399] _Actum 3 Idus Aprilis 3 feria post Octava Paschae Ind. IV._ +Entrambe le formule giuratorie, tratte dal Registro di Pasquale, sono +riferite nel _Cod. Vat. 1984_, in CENCIO, nel CARD. ARAG., nel _Cod. +Udalr._ n. 264, nei _Mon. Germ. Leges_, II, 71. Fra i mallevadori del +Re si trova eziandio _Guarnerius comes. Et regnum et Imperium officii +sui auxilio tenere bona fide adjuvabit_. PIETRO DIACONO, c. 40. vi +aggiunge benanco _patriciatum_. + +[400] _Regnum vestrum sanctae Ecclesiae singulariter cohaerere, +dispositio divina constituit. — Cod. Udalr._, n. 265; _Mon. Germ. +Leges_, II, 72; MANSI, XXI, 65. OTTONE DI FRISINGA dichiara addiritura +che il Privilegio fu _extortum per vim_. + +[401] _In exemplum patriarchae Jacob dicentis ad angelum: Non dimittam +te nisi benedixeris mihi_: EKKEHARDO. Sembra che la comparazione +fosse tolta dalla perduta Istoria di DAVID SCOTO, come si rileva da +GUGLIELMO MALMESBURY (_De Gestis Reg. Anglor._ V, 166); infatti egli +usò delle notizie date da DAVID, dicendo però che questi non fu dappiù +di un semplice panegirista. A tale proposito il BARONIO grettamente +sbriglia la sua stizza contro il vivace Cronista. — Enrico adesso volle +ed ottenne che fosse data sepoltura cristiana al padre suo: EKKEHARDI +_Chron._ + +[402] _Romani patricii occurrerunt cum aureo circulo, quem imposuerunt +imperatori in capite et per eum dederunt sibi summum patriciatum +Romanae urbis, communi consensu omnium._ W. MALMSB. v. 167. + +[403] Ne abbiamo notizia da questo documento: _Actum Idibus Aprilis +5 feria post octavas Paschae, Ind. IV. Haec sicut passi sumus, et +oculis nostris vidimus, et auribus nostris audivimus, mera veritate +conscripsimus_. Così dal Registro di Pasquale nel _Cod. Vat. 1984_, +donde lo ricavò il CARD. ARAGON., 363. + +[404] PIETRO PISANO esagera: _discedente — Henrico Romam pax rediit — +viguit autem pax annis plus minus novem, posteris vix credenda, quam +profecto vidi tantam, quantam et timidus bubulcus exoptat, et audax +perhorrescit latro, ut quisque locum depositum tueretur_. Questi furono +anni di tranquillità per Italia, ma non per Roma che presto tornò in +fiamme. + +[405] Lettera violenta di Brunone a Pasquale, in PIETRO DIACONO, c. 42, +e nel BARONIO, ad a. 1111, n. 30. Ivi è registrata anche la sua lettera +al Vescovo di Porto. Pasquale lo costrinse a deporre la sua dignità di +abate. Brunone morì a Segni nel 1123, ed è sepolto in quel duomo. + +[406] Il mansueto Ivone respinse l’opinione che l’investitura fosse +eresia, poichè non era _error in fide_. Difese il Papa contro di +Giovanni di Lione, ricordando argutamente di Noè: _Potius pudenda +patris nostri nudabitis, quae publicanda non essent in Gath, nec +in compitis Assalonis, deridenda exponetis, quam post dorsum ea +velando benedictionem paternam nobis acquiratis — — Sic Petrus trinam +negationem trina confessione purgavit, et Apostolus mansit: Cod. +Udalr._, n. 281: MANSI, XXI, 78. + +[407] Gerardo di Angoulême, che compilò la sentenza definitiva, +protestò il _Privilegium_ essere un _pravilegium_. Gli atti ne sono +registrati nel MANSI, XXI, 50. FLORENTII VIGORN. _Hist._ (_Mon. Germ._, +VII, 566). Notizie staccate v’hanno nel PAGI, a. 1112, n. II. — FALCONE +dice senza sutterfugi: _Papa Paschalis faciens Romae synodum fregit +pactum, quod fecerat cum Henrico Rege_. Soltanto il Concilio non osò di +pronunciare la scomunica. + +[408] Pasquale pensava più nobilmente del BARONIO, il quale non gli +sa perdonare che non ispergiurasse subito: _Apostolicae constantiae +succisis nervis — nimis tenax custos praestiti, immo per vim et metum +extorti, juramenti — magnam ipse sibi notam inussit_. + +[409] Addì 3 Maggio, lamenta che Civita Castellana, Corcollo, Montalto, +Montacuto, Narni rifiutassero obbedienza, e spera che gli sieno +ristorati _Perusia_, Gubbio, _Tuder_, Orvieto, _Castellum Felicitatis_, +il Ducato di Spoleto e la Marca di Fermo (_Cod. Udalr._, n. 266). Ai +26 Ottobre 1111 si duole de’ suoi persecutori: _Cervicem adversus nos +erexerunt, et intestinis bellis viscera nostra collacerant, et multo +faciem nostram rubore profundunt_: biasima le violenze di Enrico contro +alle Chiese, e il modo tirannico onde si trattavano gli ostaggi. Questa +lettera dà una chiara idea delle lotte che si combattevano nell’animo +del Papa: _Cod. Udalr._, n. 271. + +[410] Il Concilio di Vienne senza tanti riguardi dà del sempliciotto +al Papa: _Scriptum illud, quod rex a vestra simplicitate extorsit, +damnavimus_. La epistola sinodale mette in aperto tutta la collera +infiammata de’ Vescovi: BARON., ad a. 1112 + +[411] È una fiaba che i Romani mandassero seicento ambasciatori a +Bisanzio; il tempo fu nel Maggio dell’anno 1112: PIETR. DIACON., IV, +46. Della legazione fa cenno anche la lettera dell’Abate di Farfa, in +cui questi avvisa Enrico delle astuzie del Papa: _Cod. Udalr._, n. 256. + +[412] Primamente andò nell’inverno del 1112 a Benevento, dove elesse +Landolfo _de Graeca_ a contestabile. Qui è la prima volta che nelle +terre pontificie s’oda menzionare il titolo di _Comestabulus_. FALCONE +dà a questo officio anche nome di _Rectoraticum, aut aliquam Baliam +publicam_ (p. 84). — Riguardo alla infeudazione normanna vedansi +il _Chron. Fossae Novae_, a. 1114, e ROMUALDO, ad a. 1115: _apud +Ciperanum in eccl. S. Paterni Guilielmus Dux devenit ligius homo Papae +Paschalis_. Se si stia a FALCONE, l’infeudazione si estese al _Ducatus +Apuliae, Calabriae et Siciliae_: PIETRO DIACONO, c. 49, non parla +più di Sicilia, ma probabilmente il Duca delle Puglie teneva ancora +quest’isola in conto di feudo suo. + +[413] Le terre di Matilde erano state per la massima parte già +comprese nella donazione di Pipino. Da dopo di Carlo la Chiesa +pretese a Spoleto, ed al tempo de’ Carolingi possedette la Tuscia +romana, ma questa nel secolo decimo fu per la maggior parte congiunta +al Margraviato di Toscana. Corneto e _Tuscana_ appartenevano omai +all’Impero, dacchè i Margravî e Matilde, o loro _Missi_, tennero dei +_Placita_ in quelle terre. _Reg. Farf._, n. 579 e n. 799: _in castello +et turre de Corgnito in finibus maritimanis territorii et comitatus +Tuscanensis_. Anche Civitavecchia fu soggetta al governo di Goffredo +di Toscana (ANNOVAZZI, _Storia di Civitavecchia_, Roma, 1853, cap. II, +224). Soltanto nel secolo decimoquarto si usò il nome _Patrimonium_ +per denotare la Tuscia romana, ma in prima, col nome di _Patrimonium +S. Rom. Eccl._ era appellato tutto il territorio da Radicofani a +Ceperano (CENNI, _Monum._, II, 210). Erroneamente si fecero derivare +dall’eredità di Matilde quelle terre, che più tardi furono chiamate +_Patrimonium_. Chi soprattutto sa dire che cosa fosse siffatta eredità? + +[414] Fuor di DONIZONE, in alcuni versi di concetto indeterminato, e +di PIETRO DIACONO (III, c. 49), in una fugace considerazione, nessun +contemporaneo fece nota di questa donazione, della quale d’altronde non +si può muover dubbio. PETR. DIACON., _ann._ 1077 — _Mathilda comitissa +— Henrici imp. exercitum timens Liguriam_ (così puranco chiamavasi la +Lombardia) _et Tusciam provincias Gregorio papae et R. E. devotissime +obtulit. Unde inprimis causa seminandi inter pontificem et imp. odii +initium fuit_. — Il documento della donazione fu stampato in prima +dal LEIBNITZ, _Rer. Brunsw._, I, 687, indi diligentissimamente dal +CENNI (_Mon._, II, 238), che lo trasse da ALBINO e da CENCIO, e lo +illustrò con una dissertazione di aridissima erudizione. L’originale +non esiste, ma nelle cripte del Vaticano si conserva il suo frammento +marmoreo, chè la donazione fu incisa in una lapide, e questa collocata +nel san Pietro. L’importante frammento fu ricomposto egregiamente +dal SARTI e dal SETTELE (_App._ a DIONISIO, _Sacrar. Vat. Basilicae +Criptar. Monum._, Tab. VII). Il SARTI crede che la inscrizione in marmo +abbia servito di originale non soltanto al codice di ALBINO (è nella +biblioteca Ottoboni), ma a tutti gli altri esemplari di scritto. + +[415] La Bolla di Innocenzo II, degli 8 Giugno 1133, che investì +Lotario II, sua vita durante, dei beni componenti la eredità di +Matilde, parla soltanto dell’_allodium bon. mem. Comitisse Mathildae, +quod utique ab ea b. Petro constat esse collatum_. E soltanto agli +allodî (chiamati _Terra, Domus, Podere, Comitatus_) deesi riferire la +donazione. + +[416] Solamente più tardi i Papi osarono di muover pretesa sui feudi +imperiali. Ancor prima Spoleto e Camerino erano stati dall’Imperatore +dati in feudo a Guarnerio II. Rabodone per primo ottenne il Margraviato +di Toscana; indi, nel 1119, lo ricevette Corrado di Svevia (CIANELLI, +_Memorie e documenti del Principato lucchese_, I, 159). Nel 1136 ebbelo +in feudo Enrico il Superbo della casa de’ Guelfi; coll’assentimento del +Papa, egli ricevette anche gli allodî di Matilde. + +[417] _Feci autem ut homo, quia sum pulvis et cinis!_ sclamò lo +sventurato Papa nel Concilio. Ma Brunone di Segni si sdegnò perciocchè +egli svelasse la nudità del Papato, e incollerito gli diè dell’eretico. +Allora Giovanni di Gaeta, che più tardi diventò Gelasio II, proruppe +con grande ira: _Tunc hic et in concilio, nobis audientibus, Romanum +Pontificem appellas hereticum? — Ad hoc patientia domini Papae, +horrendo heresis nomine pulsata, expergefacta est_. — In EKKEHARDO. + +[418] Gli atti del Concilio sono registrati in EKKEHARDO. Il Papa +fu trattato prettamente da _simplex_. Il tragico stato di lui ch’era +avvinto da un giuramento e le cabale o le collere dei Cardinali che lo +attorniavano, ne formano uno dei più commoventi episodî della storia +del Papato. + +[419] _Praefectus — indutus manto precioso, et calceatus zanca una +aurea, i. e. una caliga, altera rubea — juxta dom. Papam collateraliter +nullo medio equitante incedit: Ordo Roman._ di CENCIO, nel MABILLON, +p. 170. Qui si usa dei nomi di _zanca_ e di _caliga_, in pari senso di +calzatura e di panni di gamba, nella foggia che spesso si vede usata in +quadri fiorentini antichi. Riguardo al vestimento del Prefetto vedasi +il CONTELORIUS, _de Praefecto urbis_, p. 3. La figura che è disegnata +sulla tomba di _Petrus de Vico_, a Viterbo, porta in capo una mitra che +somiglia ad una pina. + +[420] Dell’importanza della Prefettura a questo tempo discorre GEROH +DI REICHERSBERG: _Grandiora urbis et orbis negotia — spectant ad +Rom. Pontificem sive illius vicarios — itemque ad Rom. Imperatorem +sive illius vicarium urbis Praefectum, qui de sua dignitate respicit +utrumque, videlicet Dominum Papam, cui facit hominum et Dom. +Imperatorem, a quo accipit suae potestatis insigne, scilicet exertum +gladium_ (BALLUZIUS, _Miscell._, V, 64. GEROH scriveva intorno al +1150). + +[421] Stando a FALCONE ed a PIETRO PISANO, il Prefetto morì nel +Marzo; soltanto una glossa marginale di antica data, apposta al _Cod. +Vat. 1984_, dice: _A. XVII Pontif. Paschalis secundi PP. Ind. VIII_ +(piuttosto IX) _mense aprilis die II obiit Petrus prefectus_. + +[422] PIETRO PISANO, c. 18, narra vivacemente di cotali fatti, come +quegli che vi prese parte. E FALCONE, p. 90: _Praefectus urbis Romae +mense quidem Martio obiit, post cujus mortem civile bellum terribiliter +exortum est, eo quod Romani audierant, quod Petrus filius Leonis +Apostolici consilio filium suum Praefectum ordinare vellet_. ORDERICO +VITALE (XII, 861) dice che il vecchio Pierleone era odiatissimo (_quem +iniquissimum foenatorem noverunt_, cioè i Franchi nel Sinodo di Reims). + +[423] _At ille non contentus termino, ea die Praefecturalia, a quibus +potuit, in se compleri fecit_: ossia si fece installare in officio +da’ Magistrati (PETR. PISAN., c. 19); e così si parla di _laudes +praefectoriae_ e di _applausus comitiorum_. + +[424] Scene eguali di quelle che DINO COMPAGNI descriveva avvenire a +Firenze, _Cod. Vat. 1984: unde orte fuerunt pugne multe et omicidia +et pestilentiae magne, turres a fundamentis dirute; hac plures domora +dissipate, et ecclesiae depredate, ac clerici capti_. PETR. DIACON., +IV, c. 60, e FALCONE DI BENEVENTO. + +[425] Del teatro di Marcello ho fatto nota anche in documenti del +secolo decimo (Vol. III, pag. 461): durava ancora il _Forum Olitorium_, +e financo ivi esisteva tuttavia l’elefante di bronzo o di marmo. + +[426] In queste ruine si cerca il tempio della Pietà, che Roma +republicana ebbe edificato ad onore di una donna romana, la quale nutrì +col suo petto il padre condannato. PLINIO, VII, c. 36: _Et locus ille +eidem consecratus Deae C. Quinctio, M. Acilio Coss. Templo Pietatis +exstructo in illius carceris sede ubi nunc Marcelli theatrum est_. +BECKER, _Manuale_ ecc., p. 603. — Il NARDINI, il VENUTI, il NIBBY, il +CANINA, il BUNSEN hanno fatto studio della antichità di quel luogo, +fra loro disputando. — La diaconia era appellata _in Carcere_ dalla +prigione di Stato del decemviro Appio Claudio. Diggià sul principio del +secolo duodecimo si disse _in carcere Tulliano_, e ciò erroneamente, +avvegnachè la prigione edificata da Servio Tullio fosse in vicinanza +del Campidoglio. La Storia di questa diaconia compilata dal CRESCIMBENI +(è in manoscritto che si conserva dal Cardinale di quel titolo) mi ha +prestato di poco ajuto. + +[427] La _Graphia: In elephanto templum Sibille, et templum Ciceronis, +ubi nunc est domus filiorum Petri Leonis. Ibi est carcer Tullianus, ubi +est Eccl. s. Nicholai_. Ivi nelle vicinanze evvi il ponte dell’isola +(_pons judaeorum_); al di là esisteva il ghetto antico. In questo +vecchio quartiere dei Pierleoni s’entra per un arco d’ingresso che +è di fronte al palazzo Savelli; la strada «Porta Leone» è forse così +appellata dal nome dei Pierleoni. La fornace che trovasi in quel sito +(sta scritto sopra alla sua porta: _n. VIII, Prioratus del sole_) era +in origine una torre, ed ha ancora una finestra medioevale. Nelle case +si rilevano tracce di torri antiche; così in quelle ai numeri 122, 137, +130, dove oggidì gli Ebrei macellano bufali. + +[428] _Ptolemaeo donavit Ariciam, caeteris aurum et argentum_: PETR. +PISAN., c. 19. Il JAFFÈ (n. 3489 a) dice che Alessandro II infeudasse +Aricia ai Malabranca, ma quest’è un errore. Fu Alessandro III che, +nel dì 9 Giugno 1178, a _Conrado Gregorio et Petro fidelibus nostris +filiis bone memorie Malebrance_, confermò l’investitura di Aricia, già +posseduta dal padre loro: THEINER, _Cod. diplomat. dominii Temporal._, +I, n. XXXI. + +[429] _Sicque Apostolicus ipse tranquillitate inventa Romam securus +habitavit_, dice FALCONE DI BENEVENTO: su di che possono vedersi le +considerazioni del GIESEBRECHT, III, p. 1164. + +[430] È degnissimo di nota ciò che narra PIETRO PISANO (c. 21): _Plebs, +populusque Rom. triumphum tibi instituit. Coronata urbe Rex et Regina +transivit per medium: magnus apparatus, parva gloria. Huic nullus +Patrum, nullus Episcoporum, nullus catholicus sacerdos occurrit; fit ei +processio, empta potius, quam indicta_. + +[431] PIETRO PISANO (c. 22), che toglie frasi a prestito da Sallustio e +da Livio. — Egual concetto dell’Impero ebbe il Barbarossa. + +[432] _Et praefecturam per aquilam confirmavit dudum nominato +praefecto: Cod. Vat. 1984_. Il giovine Prefetto, come il padre suo, +aveva nome Pietro, e durò in carica fino al tempo di Onorio II (_Papa +Honorio et Petro tunc temporis urbis prefecto_: documento dell’anno +1148, n. 57, nel GALLETTI, _del Primic._). È assai strano caso che +tanti Prefetti si chiamassero tutti con nome Pietro. + +[433] PETR. DIACON., IV, c. 61: _Ptolemaeo illustr. Octavia stirpe +progenito, Ptolemei magnific. consulis Romanor. filio, Bertam filiam +suas in conjugio tradidit_. Nessun Cronista del resto narra di questo +maritaggio, quantunque PIETRO non possa averselo inventato di suo capo. +Tuttavolta, nell’anno 1141, Leone figliuolo di _Petrus Leonis_ compare +da suocero di Tolomeo (NERINI, n. 8, App.: _Dns Tholomeus Curie se +representavit cum Dno Leone Petri Leonis socero ejus_...): dunque Berta +doveva a quel tempo essere omai morta. Più tardi vedremo un Imperatore +bizantino dar la sua figliuola in isposa a un Frangipane. + +[434] Documento di Tolomeo I, dato per Gaeta, dei 9 Febbraio 1105 +(FEDERICI, p. 463). A Monte Cassino ne vidi l’originale che è notevole +per la duplice scrittura che contiene. Tolomeo II accordò anche al +monastero, libertà di traffici nei suoi possedimenti. _In nom. Dom. +anno ab Incarn. ejus 1130 mens. Jun. Ind. VIII. Ego Ptolemaeus dei +gr. Romanorum consul filius quondam bone mem. Ptolemaei — concedo — ut +cassinenses fratres et res eorum et homines pro utilitate monasterii +secure atque quiete eant atque redeant per terram et per mare hiis +locis, in quibus dominium habeam, et in portibus nostris ut secure ibi +applicare possint — — _(_Reg_. PETRI DIACONI, n. 604 nell’archivio di +M. Cassino). Uno dei porti di Tolomeo era Astura, che egli aveva tolta +al convento di san Bonifazio in Roma (NERINI, p. 190, 394). + +[435] Trecento cavalieri normanni occuparono _Pylium_ (Piglio), furono +respinti nel _Castrum Acutum_ (Monte Acuto presso Anagni) e tornarono a +casa malconci: PIETR. DIAC., VI, c. 61; PIETR. PISAN., c. 24. + +[436] _Cod. Vat. 1984: Postea vero fideles dicti pontificis insimul cum +comites scil. Petro Columpnae ac Raynaldo Sinebaldi clam revocaverunt +illum, sed non fuit ausus manere in civitate_. Il partito avverso era +padrone del Campidoglio, di dove era dato assalto alla _Ripa_ (case dei +Pierleoni presso al Tevere), e teneva in poter suo il san Pietro, donde +si moveva all’assalto del castel Sant’Angelo. + +[437] _Cod. Vat. 1984: cum festinatione perrexit per transtiberim +aput castellum S. Angeli et cepit pugnare contra basil. S. Petri, quia +praefectus cum consules illam retinebat cum balistis_...: PETR. PISAN., +c. 25. + +[438] PETR. PISAN., c. 25: _ut caverent dolos in execratione +Guibertinorum ac enormitatis Teutonicae. — Cod. Vat. 1984: octavo die +sue reversionis — obiit apud cast. S. Angeli in domum juxta eream +portam et sepultus est in basilica constantiniana, quia consules +non permiserunt eum in bas. b. Petri sepeliri — Obiit in vigilia b. +Vicentii et Anastasii nocti temporis_, ossia ai 21 di Gennaio. + +[439] PIETRO PISANO enumera alcuni edificî di Pasquale, fra cui _S. +Maria in regione Areolae_ (_Arenolae_, riva di sabbia, donde ebbe +origine il nome _Regola_), che si mutò nell’odierno _in Monticelli_. I +musaici del san Clemente e della santa Maria in Monticelli sono ancora +del tempo di Pasquale. + +[440] _Vita Gelasii II_ scritta da PANDOLFO PISANO, nel MURATORI, +III, 1, colle aride postille di COSTANTINO CAJETANI; edita indi +più correttamente dal PAPEBROCH, _Propyl. Maji_, VI. Se si stia +al CAJETANI, padre di Gelasio fu Crescenzio duce di Fundi; egli fa +risalire la famiglia fino a Docibile di Gaeta, e avventuratamente ancor +più in su, fino agli inevitabili Anicî ed ai Giulii. + +[441] _Credentes locum tutissimum, veluti qui Curiae cedit, in +monasterio quodam, quod Palladium dicitur, infra domos Leonis et Cencii +Frangipanis — convenerunt: Vita_, c. 5. + +[442] PANDOLFO fu testimone di questo fatto, e lo descrisse +vivacemente. Cencio, sbuffante come un drago, _more draconis +immanissimi sibilans — accinctus tetro gladio — valvas ac fores +confregit, ecclesiam furibundus introiit: inde custode remoto Papam +per gulam accepit, distraxit, pugnis calcibusque percussit, et tamquam +brutum animal intra limen ecclesiae acriter calcaribus cruentavit; +et latro tantum dominum per capellos et brachia, Jesu bono interim +dormiente, detraxit, ad domum usque deduxit, inibi catenavit et +clausit_ (c. 6). Probabilmente nella _turris cartularia_, presso l’arco +di Tito. + +[443] Eccone il passo degno di nota: _Petrus Praefectus Urbis, Petrus +Leonis cum suis, Stephanus Normannus cum suis, Stephanus de Petro cum +suis, Stephanus de Theobaldo cum suis, Stephanus de Berizone cum suis, +Stephanus Quatrale cum suis, Bucca Pecorini cum suis, Bonesci cum suis, +Berizasi cum suis, Regiones XII Romanae civitatis, Transtiberini et +Insulani arma arripiunt cum ingenti strepitu Capitolium ascendunt_ +(_Vita_, c. 6). + +[444] _S. Papa levatur, niveum ascendit equum, coronatur, et tota +Civitas coronatur: per viam sacram_ (la odierna via Lateranense che +sale dal Colosseo) _gradiens, Lateranum ascendit..._ (c. 7). Cencio +se la levò liscia, _pedes ejus amplexans, clamat irremissius: Domine +miserere. Et sic peccatis nimiis exigentibus, ut iterum ecclesiam +elatis cornibus ventilaret, evasit_. + +[445] FALCO, a. 1118. — _Cod. Vat. 1984: cum festinatione Romam petit +cum paucis militibus, die veneris ante quadragesima misit nuntios +ad consules ut exirent obviam ei. Sabbatum vero ante quadragesima +ingressus est porticum S. Petri_. L’iscrizione posta sulla tomba di +Gelasio dice assai giustamente dell’Imperatore: + + _Sed quia rege fuit non praecipiente levatus_ + _Horrendum fremuit princeps..._ + (MURAT., III, I, 416). + +[446] L’antica famiglia dei Bulgamini deve per conseguenza aver +dimorato in uno dei portici che erano in quel luogo. Epitaffî di +persone _De_ VVLGAMINEIS trovansi ancora in _S. Barbara Librariorum_, +dell’anno 1496, e nel Panteon, dell’anno 1530 (GALLETTI, _Inscript. +Class._, XVI, 8, 48). + +[447] Ed anche nobiluomini romani, fra’ quali PIETRO DIACONO (IV, c. +64) nomina financo il Prefetto della Città: di questo io dubito. + +[448] Pregevolissima è a questo punto la descrizione che dà PANDOLFO, +il quale da _Ostiarius_ accompagnò il Papa; nell’angustia del suo +animo, ei credette che i Tedeschi avessero avvelenato il ferro delle +frecce. _Ad portum usque descendimus. Coelum et terra et mare ubique +— adversum nos conjuraverunt — mare ac Tiberis — Petri vicario +rebellabant — Alamanorum barbaries tela contra nos mixto toxico +jaciebant: minitabantur etiam, nos intra aquas natantes pinnaci +(piceo?) igne cremare, nisi Papam et nos in eorum manibus redderemus_. + +[449] _Cepit Dom. Hugo Cardinalis — Papam nostrum in collo, et ad +castrum S. Pauli Ardeam de nocte sic portavit_. L’antica Ardea di re +Turno apparteneva adesso per una metà all’Abazia di san Paolo: nel 1130 +Anacleto II la cedette a questo convento per intiero. + +[450] Settecentoventinove anni dopo tale fuga a Gaeta si ripetè anche +da Pio IX. + +[451] Stando a LANDULPH. JUNIOR, _Hist. Mediol._, c. 32, Burdino fu +eletto addì 9 Marzo. Gelasio, nella sua lettera ai Vescovi delle +Gallie (MANSI, XXI, 166), dice che fullo quarantaquattro giorni +dopo l’elezione di sè scrivente, locchè corrisponderebbe ai 10 di +Marzo. Questo giorno (_VI Id. Martii_) è fissato eziandio dal _Chron. +Fossanovae. — Cod. Vat. 1984: consecrarunt eum romanum antistitem in +die veneris de quatuor tempora quae sunt de mense martio_. — Burdino +era probabilmente nativo di Limoges in Aquitania. Vedi la _Vita_ di lui +scritta dal BALLUZIO (_Miscell._, III, 471), pregevole apologia di un +Antipapa: GUGL. MALMSB. (V, 169) loda le doti del suo animo. + +[452] PANDOLFO gli pone in bocca questo lamento: _ecce de recidivo +vulnere recidimus in typum antiquum_. Leggasi la lettera che Gelasio +scriveva a Conone di Preneste. _dat. Capuae Id. April, Cod. Udalr._, +293; MANSI, XXI, 173. + +[453] PIETRO DIACONO e PANDOLFO scrivono _Turricula_ (così +indubbiamente trovasi nel _Cod. Vat. 3762_, fol. 165): io reputo che +sia Torrice presso a Frosinone, e non già Torricella nella Sabina +o vicino al Trasimeno, siccome suppone il WATTENBACH in nota alla +_Cronica di Monte Cassino_ (_Mon. Germ._, IX, 792). Anche il PLATINA +lesse in alcune antiche Croniche che l’Imperatore pose a guasto la +Campagna latina, ed in questo luogo egli trapiantò _Turriculum_. La +mossa di Enrico non potè toccare che il Lazio, dove andava per incutere +temenza ai Normanni. + +[454] Io credo che in ciò avesse parte la questione riguardante la +rocca Circea. Gelasio aveva comandato ad Ugo cardinale di restituirla +a quelli di Terracina. Ma LANDOLFO a questo proposito dice: _Tunc Papa +vellet multum, quam reddi nimis inconsulto praecepit, Circaeam arcem +habere. Igitur dux et principes cum baronibus rediere_. Probabilmente +il Duca di Gaeta aveva voluto impossessarsi della rocca. + +[455] _Latuit dom. Papa melius quam hospitatus est in ecclesiola +quadam, quae S. Maria in Secundocerio dicitur, intra domos illustr. +viror. Stephani Normanni, Pandulphi fratris ejus, et Petri Latronis +Corsorum_ (c. 12). Quella chiesa era situata nella Regione detta Ponte; +però il GALLETTI (_del Prim._, p. 89) la pone nei pressi di santa Maria +_in Gradellis_, non lungi dal Palatino, dappoichè così sembri denotarlo +un documento che è nel NERINI, n. 27. + +[456] Predicati di Papi scismatici erano questi: _statua in Ecclesia; +monstrum in cathedra Petri; testaceum idolum in cruentis manibus +plasmatum; bestia de apocalypsi_... + +[457] Il padre di questo Crescenzio era (se si stia a COSTANTINO +CAJETANI, p. 370) Marino duce e console di Fundi, fratello di Gelasio. +Il JAFFÉ inesattamente determina l’Agosto o il Settembre per il +tempo in cui avvenne l’assalimento. La festa di santa Prassede cade +precisamente ai 21 di Luglio. + +[458] PANDOLFO fa che le fazioni combattano intorno al povero Papa, +come i Greci e i Trojani attorno al cadavere di Patroclo: _Papam cupit +iste tenere, iste tuetur eum: miles utrumque cadit. Turbae ruunt, +pedites saliunt muros_... (c. 13). + +[459] Le donne avevano visto il Papa _solum, tamquam scurram, per +campos — quantus equus poterat, fugientem. — Demum intra campos S. +Pauli Ecclesiae adiacentes fessus tristis, et ejulans inventus est et +reductus_. + +[460] Nota il BARONIO a questo proposito, che i Papi, trovandosi in +angustie, furono sempre soliti a fuggire in Francia: _adeo ut si quis +dicat, portum Rom. Ecclesiae fluctuantis naviculae Petri Galliam esse, +non mentietur_. + +[461] _Princeps et clypeus omnium pariter Curialium, Stephanus +Normannus, collaudantibus omnibus Protector et Vexillifer — nimis +efficaciter ordinatur, et ad urbis custodiam cum jam dictis aptatur_ +(c. 15). Vedasi come d’un tratto l’acerbo nemico di Pasquale si fosse +mutato da quello di un tempo; nè per fermo tal cosa accadde senza che +lo si satollasse con molti beni della Chiesa. + +[462] Questo stesso Bello torno a trovare nella notevole _Charta +plenariae securitatis inter Cajetanos et Bellum Romanum_, a. 1124: ma +di ciò più tardi. + +[463] FALCONE DI BENEVENTO dice essere stata immensa la copia d’oro +e d’argento che in Francia gli fu donata. — Anche oggidì non passa +giorno, che, sotto nome di denaro di san Pietro, non affluisca oro +ed argento nei forzieri di Pio IX; e molto di quello contribuisce la +Francia meridionale, che è di parte legittimista. + +[464] Le lettere del clero romano sono registrate nel _Cod. Udalr._, +294-299, e nel MARTENE, _Veter. Scriptor. Collectio_, I. 644 segg., +massimamente al 647. Gli avvenimenti sono narrati nella _Vita Calixti_ +di PANDOLFO (PAPEBROCH, c. 1) e da FALCONE, p. 92: _Illico cardinales +cum eo_ (ossia con Pietro vicario) _manentes, pluresque Romanorum +fidelium convocans, Capitolium ascendit, ibique literas missas +ostendit, et legi praecepit_. Mandarono la loro adesione anche Ugo +cardinale, legato a Benevento, e quell’arcivescovo Landolfo. + +[465] Il PAGI e il JAFFÉ credono che la consecrazione avvenisse di già +ai 9 di Febbraio, come per fermo dicono i Cronisti: ma può essersi mai +data una tal cosa, se prima si aspettarono i messaggi da Roma? + +[466] La relazione del Concilio, compilata da HESSONE SCOLASTICO, fu +da ultimo edita nei _Mon. Germ._, XIV, 422. Il Papa sciolse financo i +sudditi dal loro giuramento. + +[467] Lettera di Brunone all’Imperatore (nel BOWER, _Annal. Trevir._, +II, lib. XIII, 14): _Jam vero cum urbe relicta ad oppida Romani +territorii tu arma transtulisti, et Robertus Capuae princeps pro +Gelasio armatus Romam iniisset, ego cum Domino meo Maximo_ (Burdino) +_noctes et dies excubans, in tuo servitio, sub armarum pondere +steti_... Roberto non può essere entrato in Roma che dopo fuggito +Gelasio. + +[468] _Cod. Vat. 1984: Accepta pecunia tradiderunt eam (basilicam S. +Petri) Petro Leonis, qui fidelis erat Calixti pape, cum omnibus ejus +munitionibus_. Ne è incerta la data. + +[469] Così ne è descritta l’entrata da Egino abate di santo Ulrico in +Augusta, che accompagnò il Papa da Rosella a Roma (CANISIUS, _Antiquae +Lection._, II, 240). _Jam enim quis illius terrae concursus? Quantus +omnis sexus et aetatis apparatus — Caesar, si superesset indignans +miraretur, Tullius forsitan attraheretur — Coronatus — per medium +deducitur civitatis, plateis auro, gemmis pretiosissimis undique +adornatis_. La data è dei _III Nonas Junii_, come nella lettera di +Calisto, indiritta a Stefano suo legato a Treviri (BROWER, II, 16), +nella quale il Papa in brevi tratti descrive il ricevimento che +ebbe. Anche FALCONE parla del giubilo di Roma, e ANSELMO, _Contin. +Sigeberti_, dice: _Ab omni Senatu et populari turba gloriose +excipitur_. + +[470] Nella lettera detta di sopra Calisto nomina fra coloro che +prestarono omaggio a lui e alla Chiesa (_clientelaribus sacramentis_), +queste persone: _Petrus Leonis in magno hominum omnis ordinis coetu_, +il Prefetto e i suoi fratelli, Leone Frangipani, Stefano Normanno. +_Neque ab horum sese studiis impigra parendi voluntate, Petrus Columna, +caeterique nobiles Romanorum secrevere._ + +[471] FALCONE vide e descrisse l’entrata del Papa a Benevento. I ricchi +Amalfitani avevano ornato tutte le vie di tappeti e di cose preziose: +_infra ornamenta vero thuribula aurea et argentea cum odoribus et +cinnamomo posuerunt_. E facevasi gazzarra con _tympana, cymbala, lyras +sonantes_. + +[472] _Cod. Vat. 1984._ FALCONE, a. 1121, pone per data i _IX Kal. +Majas_. La lettera con cui Calisto annuncia ai Vescovi di Gallia la +caduta di Burdino, è data da Sutri, ai 27 di Aprile. SUGERII, _Vita +Ludovici Regis_ (DUCHESNE, IV, 310). ANON. CASSINENSIS, _Chron._, a. +1121. La _Vita Calixti ex_ CARD. ARAG. dice esplicitamente che Burdino, +montato sul cammello, precedette il Papa; però EKKEHARDO celebra a +gloria di questo, che salvasse la vita del prigioniero. Da Janula, +Onorio II, nell’anno 1124, lo fe’ tradurre a Fumone: PIETRO DIACONO, +IV, 86. Non è probabile che Gregorio VIII tuttavia promulgasse Bolle +dalla sua prigione; è poi affatto dubbia la cronologia di quelle che +sono riferite dal LIVERANI, _Opere_, vol. 4, 467. + +[473] _Hic pro servanda pace turres Centii, domus tyrannidis et +iniquitatis, diruit et ibidem non reparari praecepit; Vita di Calisto_ +scritta da PANDOLFO, c. 4. Dei Conti di Ceccano egli parla al c. 5. + +[474] I due celebri documenti: _Ego Henricus — dimitto; Ego Callistus +— concedo_, sono registrati nel _Cod. Udalrici_, 305, 306, nella +_Cronica_ di EKKEHARDO, a. 1122, nel BARONIO (con qualche variante; +però egli trasse la carta imperiale dall’autografo vaticano, sul quale +da ultimo la stampò il THEINER, _Cod. Diplom. Temp._, I, n. XII), ed in +molti altri luoghi. + +[475] Potrebbesi chiedere quale delle due parti fosse la vincente, ma +ben deesi rispondere coll’HALLAM: _It is manifest from the events that +followed the settlement of this great controversy about investitures, +that the see of Rome had conquered_ (_Europe during the middle ages_, +I, c. 7). La storia della questione delle investiture fu per la prima +volta scritta dal celebre ex gesuita MAIMBOURG, nella sua _Histoire +de la decadence de l’Empire après Charles Magne et des differends des +Empereurs avec le Papes au sujet des Investitures_ (Paris 1679): e a +confutarlo in seguito di tempo il NORIS, che fu più tardi cardinale, +compilò la sua _Istoria delle Investiture_ (Mantova 1741). + +[476] _Comperivi tale, tantumque pacis firmamentum infra Romanam +urbem temporibus praedicti Apostolici advenisse, quod nemo civium, vel +alienigena arma sicut consueverat, ferre ausus est_: FALCO, p. 99. Così +similmente ROMUALDO, a. 1121, e GUGLIELMO DI MALMESBURY, lib. V, 169. + +[477] _Hic etiam derivavit aquam de antiquis Formis, et ad portam +Lateranensem conduxit, ibique lacum pro adaquandis equis fieri fecit: +Vita ex_ CARD. ARAGON. Quanto meschine fossero in Roma a questo tempo +le opere di lavori publici si pare da ciò, che vien qui celebrato come +impresa grande l’aver costruito fuor di porta Lateranense una vasca da +abbeverar cavalli. Il solo PLATINA dice: _moenia urbis instaurat_. + +[478] _Concil. Lateran. I, Canon. XIV (Ecclesias a laicis +incastellari). Canon. XVI (Si quis Romipetas)_: MANSI, XXI, 285. + +[479] Non erano che figure isolate, senza che avessero fra loro +un’azione composta. Il PANVINIO (_de 7 Ecclesiis Urbis_, pag. 173) +chiama addirittura _foedissima pictura_ i dipinti della cappella: così +parimenti nella sua inedita _Descrizione del Laterano, Mscr. Vatican. +6110_. Tutte le notizie relative a questa cappella furono raccolte +insieme dal GATTULA, _Hist. Cassin._, I, 362. I versi posti sotto di +Burdino, dicevano così: + + _Ecce Calixtus honor patriae, decus imperiale,_ + _Burdinum nequam damnat, pacemque reformat._ + +[480] Così le favole raccolte nel _Mscr. Vatican. Ottobon. n. 2570_ +(del sec. XVI), che contiene un opuscolo di CASTALLO METALLINO, _De +nobilibus Romanis_. Quell’autore si giovò del mscr. del PANVINIO, +_De Gente Fregepana lib. IV_ (di cui esiste un esemplare nella bibl. +Angelica). Anche il PANVINIO gitta via il suo tempo a voler dimostrare +che i Frangipani scendevano dalla gente Anicia; e ALBERTO CASSIO, +uomo d’altra parte pregevole per assai meriti, ha con ridevole audacia +compilato l’albero genealogico degli Anicî, dai primissimi inizî fino +giù a Mario, ultimo dei Frangipani (1654). Vedansi le sue _Memorie di +S. Silvia_, cap. VI. + +[481] Scrivevasi _Fregapane, Frayapanus, Frajapanis, Frajampane, +Phrigepanius, Frangipane, Frangenspanem_. Nella donazione di Matilde +vien detto: _in praesentia Centii Frajapanis_, che è il figliuolo +di Leone. In santa Cecilia nel Transtevere esiste un’antica lapida +mortuaria coll’iscrizione: S. IOHIS FRAIAPANIS (marito di donna Bona +e padre di Cencio secondo). Un’altra lapida, che è in quella stessa +chiesa (vi sono rappresentati l’imagine del morto e lo stemma con +quattro leoni rampanti, disposti in quattro quarti, ma senza il pane), +dice: HIC IACET GVIDVTIVS FRAYAPANVS CVIVS AIA REQVIESCAT IN PACE. Da +Cencio il PANVINIO fa derivare il ramo della famiglia _De Gradellis_; +nel NERINI (n. XXVIII) compare, nell’anno 1243, un _Oddo Frejapanis de +Gradelle_, e vien detto: _in porticu Gallatorum ante Eccl. S. Mariae +de Gradellis_. Nei MIRABILIA si nota: _Ad Gradellas fuit Templum +solis_; ed è possibile che ivi s’intenda parlare del _Septizonium_. Il +_Porticus Gallatorum_ del medio evo ben è il _Porticus Gallae_, di cui +parla PIETRO PISANO (_Vita Paschalis II_, c. 16): incerto è poi se lo +si debba far derivare dalla chiesa di santa Galla. + +[482] Nel secolo duodecimo i Frangipani signoreggiarono la Regione del +Colosseo. In un documento dei 10 Marzo 1177 (che esiste nell’archivio +lateranese) si sottoscrivono: _Bernardus Gregorii de Gregorio, Petrus +Roberti, Joannes Mancinus, Andreas Scriniarius, Sasso Oddonis de Saxo, +Joannes Cincii, Joannes Judex, Romanus de Bonella, Joannes Adulterinus, +Gregorius Lovaci, Jordanus Albertucius, Nicolaus della Scotta, Nicolaus +Sarracenus, Cencius Vetulus, Stephanus Pelliparius, Laurentius Caput +Vacae, Joannes Capocius, Nicolaus Octaviani, Bovacianus Romani de +Ranucio, Petrus Romani, Nicolaus Joannis Micini, Bovo Todorelli, +Joannes Tinessus Gaudens. Dicono: nos omnes suprascripti homines pro +nobis et aliis hominibus regionis Colossei — auctoritate dominor. +de Frangenspanibus quicquid juris — habemus in coena domini in +oblationibus altaris majoris Eccl. Lateran._, e precisamente ne fanno +cessione ad alcuni canonici di quella basilica (_Mscr._ PANVINII, p. +254). + +[483] Di questi fatti narra PANDOLFO, da testimonio oculare, nella +_Vita Honorii_, c. 2. Vedi eziandio il CARD. ARAGON. e PIETRO DIACON., +IV, c. 83. + +[484] PIETR. DIACON., IV, 83. Sull’origine e sulla patria di Onorio +II vedasi il LIVERANI, _Lamberto da Fagnano_ (Macerata, 1859), +pregevolissima monografia. + +[485] _Lothario ill. et glor. Romanor. regi, consules romani et alii +principes salutem et prosperitatem. Nos in servitio et fidelitate b. +Petri et domini P. Honorii persistimus, et quod placet ei amamus_ (è +l’ultima volta che i Romani parlano così)... _Nos interim diligenti +studio operam dabimus, quatenus — pop. Rom. ad te sicut decet +honorifice suscipiendum sit paratus_ (senza data); _Cod. Udalr._, n. +351. Indarno tentò Corrado di avvicinarsi a Roma: vedine il JAFFÉ, +_Storia dell’Imp. tedesco sotto di Lotario_, Berlino, 1843, p. 71. + +[486] GIANNONE, II, X, c. 10. Della morte di Guglielmo (_VIII. Kal. +Aug. 1127_) parla FALCONE, p. 101, il quale con ingenuità e con vivezza +descrive eziandio l’arrivo di Rogero e gli avvenimenti che vennero +dopo. Vedi anche ALEXANDRI ABBATIS TELESINI, _Historia de rebus gestis +Rogerii Siciliae Regis_, lib. I, c. 4 (MURATORI, V). + +[487] Così fin d’ora i Papi protestarono, lor guerre politiche esser +guerre sante, e perciò di autorità divina ne impartirono indulgenze. +_Ex auctoritate et B. M. virginis, et Sanctor. Apostolor. meritis, +talem eis impendit retributionem, eorum videlicet, qui delictorum +suorum poenitentiam sumpserint, si in expeditione illa morientur, +peccata remisit, illorum autem, qui ibi mortui non fuerint, et confessi +sunt, medietatem remisit_: FALCO, p. 104. + +[488] ROMUALD. SALERNIT., p. 264 (MURAT., VII). + +[489] La preziosa _Cronica di Fossanova_ sparge luce su queste piccole +guerre combattute nella Campagna. Essa nomina terre che ancor durano +in quel paese de’ Volsci, _Supino, Magentia_ (Maenza presso Piperno), +_Aqueputia_ (Torre Acquapuzza), _Roccasecca, Julianum, S. Stephanum, +Prosseum_ (Prossedi), _Tertium_ (Pisterzo), _S. Laurentum_. Onorio +conquistò questi luoghi, ed eziandio Trevi e Segni (CARD. ARAGON.). + +[490] Così ne dà notizia la lettera degli Anacletani a Didaco di +Compostella (FLOREZ, _España Sagrada_, XX, 513), ed è facile che sia +cosa vera: _per laicorum manus mortuus miserabiliter defertur sicut +vilissima bestia in claustrum trahitur, et in vilissimum sepulcrum +immergitur_. Di Onorio non v’ha in Roma monumento alcuno. San Crisogono +nel Transtevere, edificato a nuovo nel 1128, è monumento di Giovanni +di Crema, cardinale, che fu il vincitore di Burdino, ed ebbe da quella +chiesa il suo titolo. SEVERANO, _Memorie_, p. 314. + +[491] BENIAMINO DI TUDELA, _Itinerarium_ (Lugduni, 1633, p. 10): _Hic +ducenti ferme Judaei viri honorati, nemini tributum pendentes, inter +quos suos habet magistros Papa Alexander_. Egli appella il rabbino +Geiele (_trans Tiberim habitans_) _Papae minister, juvenis formosus, +prudens ac sapiens — in aula Papae — ipsius facultatum administrator_: +e dice che Natano, zio di lui, aveva scritto un libro «Aruch». Vedi +da ciò che gli Israeliti in Roma si occupavano anche di lettere. — +Beniamino trovò a Marsiglia 300 Ebrei di sesso maschile, a Capua 300, a +Napoli 500, a Salerno 600, ad Amalfi 20, a Benevento 200, a Melfi 200, +a Taranto 300, ad Otranto 500, a Messina 200, a Palermo 1500, e 2000 +nel sobborgo di Pera a Bisanzio. + +[492] Nell’anno 1020, a causa di un terremoto. Il Papa fece impiccare +alcuni Ebrei: ADEMARO, _Hist._, III, c. 52. — L’_Ordo Romanus_ +di CENCIO (_saec. XII_) nomina la loro _Schola_ per ultima fra le +diciassette, che nei dì festivi ricevevano un donativo di denaro: +_Judaeis viginti solidos provesinorum_. Nelle processioni pontificie +eglino si postavano _juxta palacium Cromacii, ubi Judaei faciunt +laudem_, non lungi da Monte Giordano (MABILLON, _Mus. It._, II, 143). + +[493] La invettiva di ARNOLFO (_Mon. Germ_., XII, 711) contro di +Anacleto II, indiritta a Girardo legato del Papa nelle Gallie, dice: +_Cujus avus cum inaestimabilem pecuniam multiplici corrogasset usura — +circumcisionem baptismatis unda dampnavit. — Factus dignitate Romanus +— dum genus et formam regina pecunia donat, alternis matrimoniis omnes +sibi nobiles civitatis ascivit_. Anche BENZONE (II, c. 4), che di +persona conobbe a Roma Leone, scrive: _Leone, originaliter procedente +de Judaica congregatione_. SAN BERNARDO, _Ep_. 139: _Judaicam sobolem +sedem Petri occupasse_. E così la lettera di Gualtiero arcivescovo +di Ravenna (MANSI, XXI, 434) chiama lo scisma di Anacleto: _Judaicae +perfidiae heresis_. — Il BARONIO (a. 1111, n. 3) trasse da un Codice di +Monte Cassino (che contiene i poemi di ALFANO) un epitaffio che questo +Arcivescovo compose pel nobile romano Leone, fondatore della casa +Pierleona: + + _Hic jacet in tumulo Leo vir per cuncta fidelis_ + _Sedis Apostolicae tempore quo viguit._ + _Romae natus, opum dives, probus et satis alto_ + _Sanguine materno nobilitatus erat._ + _Prudens et sapiens, et coelo pene sub omni_ + _Agnitus et celebris semper in Urbe manens._ + _Virgo ter senis fuerat cum sole diebus_ + _Quando suum vitae finierat spatium_. + +Forse questo Leone fu sepolto in santo Alessio, ed è sua la iscrizione +(nel GALLETTI, VII, n. 4): HIC REQVIESCIT CORPVS DOP[=N]I LEONIS +CONSVL’ ROMANORUM. Il Rotschild del medio evo, creato barone romano dal +Papa indebitato! + +[494] Il _Chron. Maurin_. (DUCHESNE, IV, 376): _Leo a Judaismo pascha +facient ad Christum, a Leone baptizari et ejus nomine meruit intignati. +Hic vir — in Curia Romana magnificus, genuit filium Petrum, magnae +famae, magnaeque potentiae post futurum_. — ORDERICO VITALE (p. 861) +motteggia sulle fattezze ebraiche di un nipote di Leone, che nell’anno +1119 intervenne al Sinodo di Reims: _nigrum et pallidum adolescentem, +magis Judaeo vel Agareno, quam Christiano similem_: era fratello di +Anacleto, il quale pure, se si creda ad ARNOLDO, aveva faccia di ebreo. + +[495] Soltanto allora che il figliuolo di Pier Leone diventò papa i +Cronisti cominciarono a parlare di sua origine israelitica. Le _Vitae_ +dei Papi non ne fanno parola, e BENIAMINO di TUDELA, cui senza dubbio +avranno parlato in Roma di Anacleto, ne tace per ragioni facili a +comprendersi — ANSELMO, continuatore di Sigberto, appella Pietro: +_altitudine sanguinis glorians_. I _Gesta Treveror._ (_Mon. Germ., +X_, 200): _facione nobilium Romanorum, quorum ipse propinquitate +pollebat_. EADMERO, _Hist. Novor._, VI, 137: _erat enim filius Petri +praeclarissimi Principis Romanor_. ROMUALDO lo chiama: _filium Petri +Leonis nobilem civem Romanum_. + +[496] I favoleggiati _Comites Montis Aventini_ (tradotto ii nome in +tedesco) diventarono i conti di Absburgo. Sono ghiribizzi dei tempi del +SANSOVINO, del VOLATERRANO, del CRESCENZI, dello ZAZZERA, di ARNOLDO +WION, del PANVINIO, del KIRCHER ecc. I Pierleoni credettero con fermo +convincimento alla loro parentela con casa d’Austria. Nella chiesa di +santa Maria della Consolazione v’è una iscrizione dell’anno 1582, che +dice: _Lucretia de Pierleonibus Luce de Pierleonibus J. V. D. Filia +nobilissima Romanorum et Austriae gentis sola relicta_ etc. In questo +modo l’ultima erede del casato strombettava tuttavia le glorie de’ suoi +avi. Ella pose in san Paolo una pomposa epigrafe anche al fondatore +della sua famiglia, e vi è detto: _Sepulcrum Petri Leonis Montis +Aventini Comitis ex Anicia mox Pierleonia stirpe_ etc. + +[497] + + _Te Petrus et Paulus servent Petre Leonis,_ + _Dent animam coelo quos tam devotus amasti,_ + _Et quibus est idem tumulus sit gloria tecum._ + +L’UGONIO lesse tuttavia a’ suoi dì un’altra iscrizione assai +caratteristica di quel tempo; io non la rinvenni più: + + _Praeterit ut fumus princeps seu rex opulentus,_ + _Et nos ut fumus pulvis et ossa sumus._ + _In tantisque bonis pollens Petrus ecce Leonis,_ + _Respice quam modico nunc tegitur tumulo._ + _Vir fuit immensus quem proles, gloria, census_ + _Sustulit in vita, non sit ut alter ita._ + _Legum servator, patrie decus, urbis amator,_ + _Extruxit celsis turribus astra poli._ + _Omnia praeclara mors obtenebravit amara,_ + _Nominis ergo Dei gratia pareat ei._ + _Junius in mundo fulgebat sole secundo,_ + _Separat hunc nobis cum polus hicque lapis._ + +La iscrizione di Lucrezia Pierleonia (NERINI, p. 395) fissa l’anno +della morte di lui al 1128: erroneamente il BARONIO al 1144, chè omai, +in una lettera del 1130, Anacleto chiama il padre suo _bone memorie_. +Più tardi i sepolcri della famiglia furono collocati in parte nella +chiesa di san Nicola _in Carcere_, e in parte nel sant’Angelo _in +Pescaria_, dove, prima che questa chiesa fosse demolita, io vidi +fuor della sua porta un sasso, con sopra in musaico lo stemma della +famiglia, che rappresentava un leone rampante, a scacchi e con tre +fasce. + +[498] Vedi EADMERO, VI, 137 e ERNALDO ABATE (_Vita S. Bernardi, Opera_, +II, c. 1, 1107, ed. MABILLON): la invettiva di ARNOLFO lo taccia +perfino d’incesto colla sorella Tropea. Vedansi altresì le pari accuse +nella lettera di Manfredo vescovo di Mantova a Lotario (nel WATTERICH, +II, 275, che la trasse dal NEUGART, _Cod. Dipl. Alem._, II, 63). Da +altra parte, SAN BERNARDO indirisse ad Anacleto, quand’era tuttavia +cardinale, una lettera in cui loda le sue virtù di ecclesiastico: +trovasi nel JAFFÈ, _Stor. dell’Imp. ted. sotto di Lotario_, p. 89. + +[499] _Cod. Udalr._, 346. La lettera degli Anacletani a Didaco afferma +che dapprima si avesse convenuto di far l’elezione dentro della chiesa +di santo Adriano; ciò essendo stato impedito dai raggiri di certi +vescovi, s’avrebbe deliberato di unirsi per l’elezione nel san Marco, +ma poi in secreto quella si compieva nel san Gregorio. Il SUGERIO +(_Vita Lodovici Grossi_, p. 317) dice solamente, che s’avesse deciso +di congregarsi insieme nel san Marco. _Qui locus quasi umbilicus +Romae est_, nota l’annuncio che gli Anacletani ne diedero a Lotario +(BARON., a. 1130, n. 17). Troppo prossime al san Marco erano le +torri dei Pierleoni; il partito avverso ne stava in temenza, e Pietro +manifestamente metteva in giuoco tutti i mezzi, massime il suo denaro, +per essere eletto. Da ambe le parti si agì disonestamente. + +[500] Pietro di Porto gridò agli avversarî: _Siccine didicistis Papam +eligere? in angulo, in abscondito, in tenebris, in umbra mortis — +contempto canone — me inconsulto Priore vestro_, laddove gli Anacletani +avrebbero fatto la elezione _in luce, in manifesto_ (lettera ai quattro +vescovi suburbicarî che avevano votato per Innocenzo: BARON., n. +IX). In termini opposti parlano il _Cod. Udalr._, n. 346, l’annuncio +dell’elezione che gli Innocenziani spedirono a Lotario (n. 352) e +il manifesto d’Innocenzo stesso (n. 353: MANSI, XXI, 428), nel quale +Anacleto è dipinto come un tiranno sitibondo di sangue. + +[501] ANSELMO, _Contin. di Sigberto: Gregorius privilegium electionis +ab Honorio papa adhuc vivente consensu quorundam cardinalium sibi +usurpat; Petrus altitudine sanguinis glorians, domum Crescentii +invadit, caedibus, hominum rapinis, incendiis grassatur_. Il _Chron. +Maurin._ dice del partito di Innocenzo: _Nimis festinanter, ut a +quibusdam dicitur, pontificalibus induunt insignibus_, precisamente +perchè Pietro manifestamente aspirava al papato (p. 376). + +[502] _Palladium_ (_Pallara_), e i Cardinali appongono questa data: +_Apud Palladium XII Kal. Mart._ (18 Febbraio) — _post haec palladium, +in quo Dom. noster, P. Innocentius — resiedebat, aggreditur_ (_Cod. +Udalr._, 352). Fu consecrato papa in santa Maria Nuova, ai 23 di +Febbrajo (PAGI, a. 1130, n. V, e JAFFÈ); e in quello stesso giorno +fullo Anacleto in san Pietro. + +[503] I nemici di Anacleto dissero che egli saccheggiasse le chiese, e +_Judaeos ajunt esse quaesitos, qui sacra vasa, et imagines deo dicatas +audacter comminuerent_ (_Vita S. Bern._, II, c. 1). Le lettere della +parte contraria sono registrate nel _Cod. Udalr._, 345, 352, 353 e nel +CARD. ARAGON. I biografi posteriori de’ Papi dicono che si corrompesse +il popolo mercè di quella rapina. Certo che di siffatti eccessi +furono commessi, sebbene Pietro di Porto neghi: _depraedationem illam +et crudelitatem, quam pretenditis, non videmus_ (lettera ai quattro +Cardinali vescovi). + +[504] Prima annunciò al Re tedesco il suo esaltamento, e gli chiese che +venisse a Roma: _Trans Tyberim V Id. Maji_ (_Cod. Udalr._, 353). + +[505] Le Biografie pontificie appellano il padre suo con nome di +Giovanni di Transtevere; il suo epitaffio posteriore dice: _de domo +Paparescorum_. Una famiglia _De Papa_ o _Paparoni_ trovasi omai nel +secolo decimo; nell’anno 975 un _Johes de Papa de septem viis_; +nel 1079 un _Oddo de Papa_. E al tempo di Benedetto VIII: _Joh. +qui Paparone vocor_ (GALLETTI, _Mscr. Vatic. 8042_, ove discorre di +questa famiglia). Pertanto io dubito delle considerazioni del PANVINIO +(_Storia della famiglia Mattei_, mscr. nell’archivio della famiglia +dei principi di santa Croce), il quale soltanto da Innocenzo II fa +derivare il nome della famiglia _De Papa_: e precisamente egli dice +che fondatore di essa sia stato Guido, il cui figlio Giovanni fu +padre di Innocenzo II. Quella famiglia s’avrebbe chiamato anche col +nome Romani, e da dopo il 1300 ne sarebbero stato un ramo i Mattei. +— Le tombe dei Papareschi erano in _S. Jacobus de Septimiano_. — +Cortigiano di Innocenzo II fu _Romanus de Papa_ (documento dei 4 di +Aprile 1139, MANSI, XXI, n. 542), figlio di cui fu _Cencius Romani +de Papa_, con molta discendenza (MURAT., _Ant. It._, II, 809). Le +torri dei Papareschi erano, tuttavia nel secolo decimoquinto, in +vicinanza di santa Maria in Transtevere, la quale Innocenzo II con +molta magnificenza aveva restaurato. A. 1442: _contrata quae dicitur li +Papareschi in parochia S. Calisti_ (_Mscr. Vat. 8051_, 125). + +[506] Le trentotto lettere di Anacleto sono contenute nel bel Codice a +pergamena che si conserva a M. Cassino (n. 159 del _saec. XIV_). Da un +altro Codice le pubblicò CRISTIANO LUPO (T. VII, _Oper._, Venet. 1724). +Ad eccezione delle prime, questi frammenti di lettere (la più parte +senza data) non hanno valore storico. + +[507] _Dat. Romae apud S. Petr. Kal. Maji_, come sta scritto nel Codice +di Monte Cassino. Invoca la ricordanza dell’antica amicizia del Re, +massime fra questo _et b. m. patrem meum. — Sane clerus omnis Rom. +individua nobis charitate cohaeret; Praefectus urbis, Leo Fraiapanis +cum filio et Cencio Fraiapane et nobiles omnes ac plebs omnis Romana +consuetam nobis fidelitatem fecerunt_. Nella lettera dei Romani, data +ai 18 Maggio, e nella seconda di Anacleto il Prefetto è appellato +Ugo: al tempo di Onorio prefetto era ancora Pietro (GALLETTI, _del +Prim._, n. 57). Può darsi che Ugo fosse il fratello di Anacleto, oppure +un Frangipane, ma ciò non si può rettamente chiarire. Siccome dal +documento che trassi dal CONTELORIUS, il Prefetto che era in officio +nel primo anno di Anacleto II è chiamato Uguccio, io preferisco credere +che fosse Uguccione fratello di Anacleto. + +[508] La seconda lettera, _apud S. Petrum Idib. Maji_, dice che +egli possiede tutta Roma in beata pace, e che nel giovedì santo ha +pronunciato la scomunica contro di Corrado. Fa seguito una lettera +indiritta alla Regina, zeppa di nauseante unzione, nel tempo stesso che +vi si caricano di villanie i cardinali Almerico e Giovanni di Crema. +Pari contumelie contiene la lettera de’ Cardinali. + +[509] _Domino Lothario glorioso ac triumphatori Romanorum regi, Hugo +prefectus urbis, et fratres ejus_ (così e non già _frater_ è scritto +nel _Cod. M. Casin._ ed in LUPO), _Leo Frejapane, et Cencius frater +ejus, Stephanus de Tebaldo, Albertus Johannis de Stephano, Stephanus +de Berizo, Berizo frater ejus, Henricus fil. Henrici de sco Eustachio, +Octavianus frater ejus, et reliqui Rom. urbis potentes, sacri quoque +palacii judices et nostri consules et plebs omnis Romana salutem et +gloriam et de hostibus universis victoriam... Acta Romae feliciter +XV Kal. Junii_. Reputo perciò che _Hugo prefectus urbis et fratres +ejus_ qui significhino i Pierleoni, i quali altrimenti sarebbero stati +ommessi in questa enumerazione. + +[510] FALCO, a. 1130; PETR. DIACON. IV, c. 99. Il Diploma di +investitura è dato: _Benevent., per man. Saxonis S. R. E. presbyteri +Cardinalis, V Kal. Octobr. Ind. IX, anno Dom. Incarn. 1130, Pont. +Dom. Anacleti II Papae anno I_ (BARONIO, n. LII). Vi si sottoscrivono +fratelli e parenti di Anacleto: _signum man. Petr. Leonis Romanor. +Consulis... Rogerii fratris ejus... Peter Uguiccionis filii... et Petri +Leonis de Fundis_. Uguccione era fratello di Anacleto. Se si creda a +ORDERICO VITALE, XIII, p. 898, re Rogero avrebbe benanco sposato una +sorella di Anacleto: _filiam Petri Leonis, sororem Anacleti Pontificis +uxorem duxit_. Però può darsi che ciò non sia vero; Rogero ebbe mogli +parecchie. Anacleto addirittura lo investì anche di Capua e di Napoli. + +[511] L’età di Gregorio VII e delle Crociate fu feconda di ordini +monastici. Fo cenno della fondazione dei Certosini, avvenuta per +opera di Brunone di Colonia, canonico di Reims (la _Chartreuse_ vicino +Grenoble, 1084): chiamato da Urbano II in Italia, Brunone si ritirò in +una solitudine delle Calabrie, dove morì nel 1101: la sua istituzione +fu favorita dal grande conte Rogero. — Norberto fondò i Premonstratesi +(Premontré presso a Laon) intorno al 1120; Bertoldo, calabrese, in sul +1156, costituì i Carmelitani sul monte Carmelo. — Ordini cavallereschi: +i Gioanniti fondati da mercanti amalfitani e confermati da Pasquale II +nel 1113; i Templarî fondati intorno al 1118 e confermati da Onorio II; +i cavalieri teutonici fondati nel 1190. + +[512] _Plenitudinem imperii in eadem Romana civitate, sicut decebat, +offerens_: DODECHINO, nel PISTORIO, a. 1131. + +[513] _Pisani et Januenses — cum navali exercitu Romam venientes, +Civitatem veterem, Turrim de Pulverejo, et totam Marmoratam eidem Pont. +subjugarunt_: CARD. ARAGON., p. 435. Il _tota_ si confà tanto poco +al piccolo luogo della Marmorata (sì come effettivamente sta scritto +nell’originale _Cod. Vat. 1437_), che io correggo in _Maritimam_. Che +Pulverejo o Pulverea sia forse un corrotto di San Severo, oppure che +sia Palo? — _Civitas vetus_ ed anche _vetula_ (_Reg. Farf._, n. 1098, +a. 1084), ed ormai nell’anno 1072: _civitas Veccla_ (_Reg. Farfa_, n. +1097). + +[514] _Vita S. Norberti_ (_Mon. Germ._, XII, 701), e la Enciclica di +Lotario (MANSI, XXI, 483; _Mon. Germ._, IV, 81; PAGI ad a. 1133. n. +VII). + +[515] FALCO, a. 1133. — _In manu non magna — tantillum exercitum_, dice +SAN BERNARDO, _Ep._ 139. + +[516] _Apud Eccl. S. Agnetis castrametati sunt. Occurrentibus autem +ei Theobaldo Urbis praefecto, ac Petro Latronis cum aliis nobilibus_: +CARD. ARAGON., p. 435. Ugo dunque era morto o uscito d’officio. +La _Vita di san Norberto_ dice: _Castra primum in monte Latronum — +collocavit_; e dev’essere stato un colle fuor di porta Nomentana, forse +dove oggidì si va a cerca del _Mons sacer_. D’altronde io non mi so che +d’una sola _Fossa Latronis_ vicino al san Paolo, dove, non dapprima +ma più tardi, accampò l’esercito. Oltracciò: _in monte Aventino +castrametati fuimus_, dice Lotario stesso nella sua Enciclica, la quale +fa conoscere dei negoziati prolungati che si tennero con Anacleto. + +[517] Il _Nonas Junii_, secondo il CARD. ARAGON. Si tenne convito +sull’Aventino, precisamente nel palazzo di Ottone, presso a san +Bonifazio. La _Cronica di Reichersperg_ perciò erroneamente dice di +Lotario e di Richenza: _ordinati sunt ab Innocentio P. in eccl. S. +Bonifacii_. Di lì mosse la processione. Il giuramento che fu prestato, +assistenti Cencio Frangipane, Ottone nipote suo ed altri, è registrato +nel BARONIO (a. 1133, n. II) e nel THEINER (_Cod. Dipl._, I, n. XIV) +che lo trassero da CENCIO. In segno di gratitudine, Innocenzo fece più +tardi dipingere nel Laterano il quadro della coronazione, e arditamente +vi scrisse sotto questi versi: + + _Rex stetit ante fores jurans prius urbis honores,_ + _Post homo fit Papae, sumit quo dante coronam._ + +[518] Il _Pactum_ (tratto da CENCIO) trovasi nel MANSI (XXI, 392) e nel +THEINER, _Cod. Diplom._ (I, n. XIII): _dat. Laterani VI Id. Junii_. Il +Papa si stipulò il reddito annuo di cento libre d’argento. + +[519] Solevasi allora dire de’ Papi: _pulsus ab Urbe, ab Orbe +excipitur._ San Bernardo scrisse ai Pisani congratulandosene con +loro: _Assumitur Pisa in locum Romae, et de cunctis nobilibus terrae +ad Apostolicae sedis culmen eligitur — Tyranni siculi malitiae Pisana +constantia non cedit_ (_Ep._ 130). Vedasi anche il TRONCI, _Annali di +Pisa_, a questo anno. + +[520] _Vita S. Bernardi_, lib. II, c. 2. Non v’era miracolo, per quanto +fosse difficile, che desse imbarazzo a un santo di questa fatta: e una +volta, annojato da uno sciame di mosche che non volevano sbrattare una +chiesa, le scomunicò, ond’esse caddero morte tutte: _Muscas dedicatione +ecclesiae (Fusniacum) molestas excommunicavit, et omnes extinctae sunt_ +(l. c. XI). + +[521] _Inventa sunt privilegia_ (nel campo di Rogero), _in quibus +Petrus Leonis ipsam Romam et ab inde usque Siciliam totam ei terram +concesserat, et advocatum Rom., Ecc., et Patricium Romanorum et Regem +illum statuerat: Cod. Udalr._, n. 380. — Nel JAFFÉ, n. 5972, che la +trasse dal FLOREZ, _España Sagrada_, XX, 550, trovasi la lettera di +Anacleto, data ai 22 Aprile 1134 dal Laterano, nella quale scrive che +Innocenzo, dopo ritiratosi Lotario, era fuggito nottetempo a Pisa, +e ch’egli coll’ajuto di Rogero si apprestava a esterminare _illos +perjuros nostros, Leo Fraiapanem_ ecc. + +[522] _Est Caesaris propriam vendicare coronam ab usurpatore Siculo_: +S. BERN., _Ep._ 139. + +[523] Perciò si venne a disputa fra Enrico e il Papa, come, ad esempio, +per conto di Viterbo, di cui una metà aderiva ad Innocenzo, l’altra +metà ad Anacleto. Sutri, come residenza antica di Guiberto e di +Burdino, teneva le parti di Anacleto. Vedasi l’ANNAL. SAXO, p 773, il +quale dà alla Tuscia romana il nome di _Romania_, e la distingue dalla +Campania. + +[524] OTTONE DI FRISINGA. _Chr._ VII, 19: _apud Albam suburbia +civitatis sibi resistere nitentis, ante expugnaverat_ (intendesi +_Henricus dux_). — _Romam quidem ingredi noluit ne in Romanor. negotiis +impediretur_: FALCO, p. 120. Degna di esser letta è la narrazione di +questo Cronista, che tornò allora a Benevento dopo tre anni di esilio. +Neanche in Benevento entrò Innocenzo, poichè egli stavasi in tema. — +Probabilmente avvenne in questo tempo la impresa dei conti di Ceccano. +Il conte Giovanni prestò al Papa il giuramento feudale (_fecit et +ligium hominium_), e ne fu investito col simbolo di un calice (_cum +cuppa argentea deaurata_). Questo atto degno di nota è registrato nella +_Storia de’ Frangipani_ del PANVINIO, p 217: manca nel _Cod. Diplom._ +del THEINER. + +[525] Trenta giorni stettero fra loro disputando l’Imperatore ed il +Papa per l’investitura delle Puglie; alla fine quegli tolse in mano +la bandiera dall’asta questi dalla lancia, e la porsero a Rainolfo: +scenata indecorosa per l’Imperatore. FALCO, a. 1137, p. 122; ROMUALDO, +p. 189; OTTONE DI FRISINGA, _Chr._, VII, 20. + +[526] _Ipse in civitate (S. Germani) coronam circuli patricialis +accepturus remansit_: PETR. DIACON., IV, c. 119. — _Rex Lotharius +— ab ingressu abstinuit urbis Romae, quia duorum de sede Apost. +contendentium prelia et seditiones nequivit compescere_: SIGEB., +_Contin. Gembl._, ad a. 1137. — Ai 3 di Ottobre Innocenzo fu a Tivoli, +indi accompagnò Lotario a Farfa: _post hec data et accepta honorifice +ab imperatore et principibus licentia, papa remeavit in sua_ (ANNAL. +SAXO, a. 1137, p. 775). + +[527] SAN BERNARDO, _Ep._ 147. — _Cadaver ejus in latebris sepelitur, +et usque hodie fovea illa a catholicis ignoratur: Vita S. Bern._, II, +7. — _Occulte sepultus_: CARD. ARAGON., p. 436. — Di lui tiene tuttavia +ricordanza in Roma un’iscrizione che esiste in san Lorenzo in Lucina: +_Anno Dni M.CXXX anno vero Dompni Anacleti Sedi Pape Primo Indict. VIII +Mense Madio D. XX quinta dedicata est haec Ecla_... Più tardi riferirò +di una Bolla di Anacleto concernente il Campidoglio; faccio qui nota +di un’altra, finora non conosciuta, riflettente la basilica dei XII +Apostoli, cui egli concede la chiesa di santo Abbaciro: _datum Romae +apud S. Petrum per manum Saxonis S. R. E. Praesbr. Card. et Cancellar. +VIII Kal. Maji in die octava. Anno dnicae Incarn. M.CXXX Pontificatus +autem Anacleti Papae II anno primo_. Questa Bolla, sottoscritta da +diciassette Cardinali, trovasi nel _Mscr. Vatican. 5560_ (_Storia della +basilica dei XII Apostoli_, del VOLATERANO). + +[528] _In octavis Pentecostes ipsa die complevit Deus desiderium +nostrum: Ecclesiae unitatem, et urbi dando pacem. Nam illa die filii +Petri Leonis omnes simul humiliaverunt se ad pedes D. Papae, et facti +homines ejus ligii etc._: S. BERN., _Ep._ 320. — VITA S. BERN., II, +c. 7. — FALCO, p. 125: _fratres Anacleti — cum D. Innoc. Papa pacis +firmamentum composuerunt_. — CARD. ARAGON., p. 436. — _Innocentius +autem immensa in filios Petri Leonis et in his qui eis adhaerebant +pecunia profligata illos ad suam partem attraxit_: PETR. DIACON., IV, +ultimo capitolo. + +[529] Nel 1142, Leone Pierleone e Pietro figliuol suo furono i delegati +del Papa in Sutri: _Ego Caccialupus Sutrine civitatis dei gr. judex +auctoritate et precepto domni Leonis Petri Leonis et Petri filii ejus +civitatis Sutrine presidis, a domno Innocentio II Papa delegatorum, in +quorum presentia populus Sutrinus causa justitiam faciendi congregatus +erat_... (MITTARELLI, III, n. 257). Qui viene a galla l’officio dei +Delegati: ma allora erano nobiluomini romani, non monsignori. + +[530] _Vita S. Bern._, II, c. 7, e MANRIQUE, _Annales Cistercienses_, +a. 1140, c. VIII. Una inscrizione più moderna posta nel portico della +chiesa del convento chiama Innocenzo II _ex Familia Anicia Papia et +Paparesca nunc Mathaeia_. — Agli Anicî in Roma non si rinuncia; sono +la idea fissa di alcune famiglie romane. — Vorrebbesi che di già Carlo +Magno avesse donato all’Abazia dodici città della maremma Tusca; e di +esse leggonsi i nomi sotto le loro imagini, cadute dal tempo, presso la +porta d’entrata. Il monastero appartiene ancora oggidì ai Cisterciensi. +L’Ughelli, che fu un tempo colà da abate, ed è l’autore dell’opera +intitolata _Italia Sacra_, è sepolto in quel vaghissimo eremo. + +[531] Questo monastero, celebrato più tardi per la sua bella chiesa +di stile romano-gotico, fu fondato intorno al 1036 dai Verulani, e +vuole la tradizione che si edificasse sopra terre appartenute a C. +Mario (perciò appellato _Casa Marii_). Forse a’ tempi di Eugenio III +ebbe monaci Cisterciensi di Chiaravalle. RONDININI, _Brevis Historia +Monasterii S. Mariae et Sanctor. Johis et Pauli de Casaemario_, 1707. +— L’anno 1861 posero quartiere nel convento le bande del Chiavone; lo +presero d’assalto i Piemontesi, ma per felice ventura la chiesa ne uscì +salva. + +[532] OTTONE DI FRISINGA, _Chr._, VII, c. 23. È appena credibile che +i Vescovi raccoltivi giungessero a mille. Fra i Decreti del Concilio +(MANSI, XXI, 523) comprendesi la proibizione data ai preti _leges +temporales, et medicinam gracia lucri temporalis addiscere_; il +principio dell’inviolabilità del clero dalla mano de’ laici; il divieto +dei tornei di cui allora incominciava l’andazzo: _detestabiles autem +illas nundinas vel ferias, in quibus milites e condicto convenire +solent, et ad ostentationem virium suarum et audaciae temerariae +congrediuntur, unde mortes hominum_... (n. XIV). Ai morti in torneo si +negava sepoltura cristiana (Concilio di Reims, a. 1157, _Canon. IV_). + +[533] Dirittamente dice a questo proposito il MURATORI: «A cui +(Innocenzo) e agli altri suoi successori volle Dio dare un nuovo +ricordo di quel versetto del Salmo: _Hi in curribus et hi in equis: nos +autem in nomine Dei nostri invocavimus_». + +[534] La _Cronica di Fossa Nova_ parla anche del Prefetto; _tunc Papa +et praefectus, et Dux Robertus cum multis venientes apud S. Germanum +— et facta est redemptio tacenda_. Ai 4 Aprile 1139 Teobaldo si nomina +ancora come prefetto, in un documento nel quale l’Abate di san Gregorio +cita Odone de Polo a presentarsi davanti il Concilio (MANSI, XXI, +542). Ivi pure si parla del figlio del Prefetto che fu noto a’ tempi +di Pasquale; infatti vi è detto: _Oddo misit ad dom. Papam Petrum de +Antegia, et Petrum Petri praefecti filium_. + +[535] Questi fatti sono narrati esattamente da FALCONE: se si +stia a lui, avrebbesi condotto il Papa prigioniero _X die stante +mensis Julii_; dunque, a conto suo, nel dì 22 Luglio. La Bolla +dell’investitura: _Quos dispensatio_, è data ai _VI Kal. Aug._ (MANSI, +XXI, 396). + +[536] I documenti raccolti nei _Monum. Regii Neapol. Archivii_ +registrano, ancora fino alle ultime, l’êra imperiale bizantina. +L’ultimo Duca di Napoli era morto, vassallo di Rogero, omai nell’anno +1137, in vicinanza di Ragnano. Nell’Agosto 1139 vennero a Benevento gli +ambasciatori di Napoli a far soggezione a Rogero: FALCONE, a. 1139; +GIANNONE, XI, c. 3. — Rogero fece misurare la periferia di Napoli; +allora il suo circuito contava 2363 passi (FALCONE, p. 132). — Gaeta, +da dopo il 1062, dipendeva da Capua, sebbene avesse Duchi suoi proprî +fino a Riccardo Bartolomei in sul 1135, quando duca di Capua diventò +Anfuso, figlio di Rogero. + +[537] _Utinam, inquam, miserabilis atque infelicis Tusciae partes +felici vestro imperio cum adjacentibus provinciis adjungerentur, et res +perditissimae pacifico regni vestri corpori unirentur_: pari discorso +di quello che fu tenuto ai dì nostri; e re Vittorio Emanuele può con +qualche compiacimento specchiarsi nella storia di Rogero. Le parole +riferite, scriveva a Rogero l’abate Piero di Cluny (BARON., a. 1139, n. +20), irritato perciocchè, tornando in patria nel 1134 dal Concilio di +Pisa, fosse stato svaligiato da ladri in vicinanza di Luni. — Rogero, +da quell’astuto che era, si guadagnò le buone grazie degli Ordini +religiosi francesi, financo di san Bernardo, poichè fece venire in +Sicilia monaci Cisterciensi. + +[538] Questo, com’è naturale, andavano sfringuellando i Cardinali, +sebbene FALCONE in generale lo dica del popolo romano. — Si avrà notato +che da lungo tempo Benevento era amministrato da Cardinali; così sorse +l’officio dei Cardinali legati in qualità di governatori. + +[539] Egli stabilì un formale onorario per giudici e per notai (di +cento libbre all’anno): CARD. ARAGON., p. 436. — La procedura delle +liti serba la forma antica. Nell’anno 1139, Innocenzo in persona tiene +la presidenza del tribunale in un giudizio promosso contro Odone +de Polo, un che rubava beni di monasteri: giudici e assessori sono +Vescovi, Cardinali, Teobaldo prefetto della Città, Cencio e Odone +Frajapane, _Leo Petri Leonis_ coi suoi fratelli, e altri nobiluomini +(MANSI, XXI, 542). + +[540] Il felice stato di Roma è lodato nella _Vita S. Bern._, II, c. 7: +_Post multifarias egestates in brevi civitas opulenta refloret_... + +[541] Ancora Tivoli aveva nome di comitato; la Contea s’era +unita insieme col Vescovato, ma il Papa vi teneva un Rettore. In +un’iscrizione dell’anno 1140 si parla di adunanze di popolo per regioni +(_publica contio regionum_), e si discorre del _Populus Tiburtinus_: +Consoli non compaiono. Le condizioni di maggiore independenza che +possedevano le città della provincia romana, sono poste in aperto da +un trattato di commercio conchiuso fra Gaeta e Marino di _Circeum_ +nell’anno 1132, dove quest’ultimo si obliga così: _Cum Terracinensibus +pacem et treguam non faciemus sine vestra licentia, et si aliquando vos +Gaetani guerram vel pugnam cum Terracinensibus habueritis, adjuvabimus +vos — cum armis, equis et personis nostris_. Qui il popolo di Terracina +apparisce independente al paro di quello di Gaeta: del Papa neanche +si piglian pensiero. È un documento registrato nel GIORGI, _Dissert. +Historica de Cathedra Episcopali Setiae Civitatis_, Roma, 1727, App. V. + +[542] _Chron. Fossae Novae: Ind. III venit rex Siciliae, et filii +ejus mense Julio ceperunt Soram, Arcem et usque Ceperanum_. — Vi +hanno riferimento due iscrizioni, sol di poco difettose, originarie di +Sant’Angelo in Valle Arcese, che oggidì sono nell’atrio di santa Maria +in Cosmedin, infisse nel muro. La prima: _Regis itaque Siculi Rogeri +potestas immoderate crescens — — — Tiburtinus deprendens PP. (populus) +valde timuit. Et munire infirmiora loca civitatis etc. etc._ La seconda +in cui compare _Tebaldus Rector_, ha la data: _Anno Dni MCXL Anno XI +Papatus Dni Innocentii Sedi PP. M. Aug. D. IIII_. Le iscrizioni sono +riferite nel CRESCIMBENI, _Storia di S. M. in Cosmedin_, p. 48 e 54, e +nel VIOLA, _Storia di Tivoli_, II, 160. La seconda è registrata anche +nel GALLETTI, _Inscript_., Ap. ad Class. I, n. 9. + +[543] La guerra con Tivoli incominciò omai nel 1140; lo si rileva dal +_Placitum_ concernente Odone de Polo (MANSI, XXI, 542), dove sulla +conchiusione è detto: _Sed quia inter dominum Papam ac Tiburtinos +controversia emerserit_... + +[544] È una leggenda cittadina (ed il VIOLA per carità di patria la +adorna di fiori), che a quest’occasione il corso dell’Anio deviato, +si rovesciasse addosso del campo romano. Le Croniche italiane fanno +diffalta allo Storico, e di sì memorandi avvenimenti, Roma per +erudirsi deve mendicar notizie da un Vescovo tedesco. OTTONE DI +FRISINGA, _Chron._, VII, c. 27: _Dum cum pontifice suo in obsidione +praefatae civitatis morarentur, civibus egressis, et cum ipsis manibus +conserentibus, multis amissis spoliis, turpiter in fugam conversi +sunt_. + +[545] Una Bolla di Innocenzo II è data ai 19 di Maggio _in monte +Tiburtino_ (JAFFÈ, n. 5853), probabilmente durante il secondo assedio. +La _Cronica di_ SICARDO (_Murat._, VII, 598) dice giustamente: _A. dom. +1142 Innocentius — Tiburtum obsedit_. + +[546] Il _Juramentum Tiburtinorum_, sventuratamente senza data e senza +sottoscrizioni, è nel MURATORI (_Antiq. It._, VI, 251), che lo trasse +da CENCIO (nel THEINER manca): _Ego ille ab hac hora in antea fidelis +ero b. Petro et dno meo Pp. Innocentio ejusque successoribus canonice +intrantibus. Non ero in facto neque in consilio aut in consensu ut +vitam perdant aut membrum vel capiantur mala captione... Papatum +romanum, civitatem Tiburtinam, Donnicaturas_ (dominî) _et regalia que +romani pontifices etc._ Le terre nominate nel testo erano tributarie +alla Curia. — _Comitatum quoque et rectoriam ejusdem civitatis +tiburtine in potestate dni [=pp] Innocentii, et successorum ejus libere +dimittam._ Non ci si conservò il patto di sicurtà che era dato da parte +del Papa. + +[547] OTTONE DI FRISINGA, VII, c. 27: _Dum — tam inhumanae petitioni +annuere nollet, seditionem iidem Romani movent — in Capitolio +convenientes, antiquam Urbis dignitatem renovare cupientes, +ordinem senatorum, qui jam per multa curricula temporum deperierat, +constituunt, et rursus cum Tiburtinis bellum innovant_. Le stesse +cose su quelle orme dicono con altre parole il GOTTFRIED, _Pantheon_ +(MURAT., VII, 460) e gli HERMANNI ALTAHENSIS _Annales_ (_Mon. Germ._, +XVII, 381). — CARD. ARAGON.: _Circa finem vero sui pontificatus Pop. +Rom. novitatis amator sub velamento utilitatis Respublicae contra +ipsius voluntatem in Capitolium Senatum erexit_. Non una parola di più. + +[548] Fu sepolto nel Laterano _in conca porphyretica, quae fuit Adriani +Imperatoris sepultura_ (JOH. DIACON; MABILLON, _Mus._, II, 568). Più +tardi, essendo crollata una parte della basilica, ruinò il monumento; +e perciò le ceneri di Innocenzo furono trasferite a santa Maria in +Transtevere. La iscrizione che ivi si trova, dice: _Hic Requiescunt +Venerabilia Ossa Sanctissimae Memoriae Domini Innocentii Papae Secundi +De Domo Paparescorum Qui Praesentem Ecclesiam Ad Honorem Dei Genitricis +Mariae Sicut Est A Fundamentis Sumptibus Propriis Renovavit_: GALLETTI, +_Inscript._, Class, n. 46, n. 47. Al n. 43 è un’iscrizione tratta da +san Tomaso in Parione, la qual chiesa il Papa ebbe consecrato ai 21 +Dicembre 1139. + +[549] Per ciò che riguarda le democrazie italiche il lettore può +consultare le opere, spesso citate del LEO, dell’HEGEL, del TROYA, del +BETHMANN-HOLLWEG, del SAVIGNY. Ma nè questi autori, nè gli Storici che +scrissero del Senato romano, hanno posto mente allo svolgimento della +costituzione civica di Roma. Io ne raccolgo qui il primo tentativo, +ricavato dalle fonti della storia. + +[550] Tenni già nota dei trattati di commercio conchiusi da Tolomeo di +Tusculo, ed eziandio di quello fra Bello ed i Consoli di Gaeta, i quali +diedero sicurtà ai bastimenti di lui. _Confirmare facimus tibi Bello +Romano — et tuis rebus, vestrisque navidiis, cum omnibus bonis vestris, +que in ipsis navidiis habebitis, vel que a Romanis super vos ad usuras +accipietis_... (GEORGII _Dissertatio — Setiae Civit., App._ V). + +[551] _Bonofilium jure matrificum aurificem_, a. 1035 (il GALLETTI, +_del Prim._, p. 274, lo spiega per «orefice matricolato»). _Bovo +prior Oleariorum_, a. 1029 (_Mscr. Vatic._ del GALLETTI, n. 7931, +p. 42). _Rainerius patronus scole sandalariorum_ (navicellai) _pro +Petro de Rosa priore dicte scole, et pro omnibus scolensibus_: questa +corporazione dà a Farfa la conferma del porto di Correse (_Reg. Farfa_, +fol. 1180). Un documento notevole, di stile assai barbarico, derivante +da santa Maria in via Lata, a. 1031, contiene il patto (_stipulum +obligationis_) conchiuso tra una corporazione di ortolani (_ortulani_) +ed il suo priore: _Vobis Amatum magnificum virum vite tue diebus +eligimus tibi ad priorem nostrum. Id est spondimus — tibi ut vite tue +diebus sicut bonum priorem tibi tenemus et non disrumpimus scolam, quod +tecum facta habemus_. Lo fanno giudice degli _scolenses_ nei piati fra +loro; seconda istanza è la assemblea riunita dei Priori delle altre +corporazioni di ortolani. — _Et per singulos annos singulus unus ex +nobis tibi dare spondimus hopera una manuale_ (_Mscr. Vatican._ del +GALLETTI, 8048, p. 97). + +[552] L’antica formula _numerus militum seu bandus_ è usata sempre, +parimente delle denominazioni dei presidî. Nell’anno 1145 una _Scola +Militum_ dà in affitto al convento di santo Alessio un pezzo di terra +vicino alla piramide (_Meta_) di C. Cestio: _Tholomaeus qd. fil. Pauli +Johannis de Guiniczo, Prior scole Militum — cum Tedelgario — ejusd. +scole secundo, et Aminadab Tertio ejusd. scole_ (NERINI, App. IX). + +[553] Si rammenti come le dodici Regioni della Città, l’isola e +il Transtevere accorressero al Campidoglio per salvare Gelasio. In +un documento proveniente da santa Maria in Transtevere, a. 1037, è +detto: _Regione quartadecima Transtiberini_ (_Mscr. Vatic. 8051_, del +GALLETTI, p. 6). Forse che questa indicazione sia stata soltanto di +tradizione, e non la officiale? Poichè la Città propriamente detta +aveva dodici Regioni, la decimaterza e la decimaquarta dovevano +riferirsi all’isola ed al Transtevere: e il numero di cinquantasei +Senatori (di ciò a più tardi) corrisponde ai quattordici rioni +elettivi. Invece è difficile che la città Leonina, disprezzata dai +Romani, e abitata da stranieri e dalle genti pontificie, avesse allora +diritto di mandar suoi deputati al Senato. Al tempo di Rienzo vi furono +tredici sole Regioni officiali, e nel 1586 per la prima volta vi si +aggiunse la Leonina (Borgo), come decimaquarta. + +[554] I Massimi compaiono la prima volta nel 1012 con _Leo de Maximus_ +(NERINI, p. 320); così nel _Chron. Farf._ p. 560: _Leo Dativus jud. de +Maximo_. — I Sant’Eustachio, del quartiere prossimo a quella chiesa, +compaiono primamente nell’anno 987 con _Leo Sancti Stati_ (NERINI, +p. 383). In documenti del secolo undecimo i Saraceni e i De Franco +appellavansi _de Eustatio_: assai di spesso incontrasi _Henricus de S. +Eustachio_. — Coi Papa erano congiunti per via di maritaggi gli Scotti +e i Romani. Anche i Brazuti (da Giovanni _Bracziutus_ del tempo di +Gregorio VII) erano parenti degli Scotti. Le loro torri s’ergevano in +vicinanza di ponte Sisto. _A parte Transtiberim ad pontem Antonini non +multum longe a Turre heredum Johannis Brazuti_ (a. 1073, _Mscr. Vat._ +8051, p. 13). _A. 1227 Johannes Braczuti de Scotto et Comitisse filie +ejus_ (ibid., p. 40). — Da parte loro i Tebaldi e gli Stefani formavano +un parentado; spesso trovasi _Stefanus de Tebaldo — Stefanus Stefani de +Tebaldo_. + +[555] La _Ep. IX_ di Anacleto parla in prima di nobiluomini +nominatamente, indi dice: _reliqui Rom. Urb. potentes, sacri quoque +Palatii judices, et nostri consules, et plebs_. Il documento dell’anno +1139 (MANSI, XXI, 542) specifica così i maggiorenti: _Praefecto, +consulibus, et majoribus civitatis_. Nella lettera a Lotario (_Cod. +Udalr._, 351): _Consules Romani, et alii principes salutem_. Ei si +vede che qui, dappertutto, «Console» significa il più eletto grado +officiale. A torto C. HEGEL reputa che questo titolo prettamente romano +fosse preso ad imitazione dei Consoli lombardi. Roma fu fino al 1143 +una Repubblica (consolare) di nobili; soltanto che ignota ce n’è la +forma. + +[556] La _Ep. XVI_ di Anacleto distingue così: _Nobiles omnes et plebs +omnis Romana, Capitanei et Comites qui extra sunt_. Anche nella pace +conchiusa a Venezia nel 1177, è detto espressamente: _Plures etiam +de nobilibus Romanis_ (nobiltà cittadina), _et Capitaneis Campaniae_ +(nobiltà provinciale) _hanc pacem firmabunt_. — La _Ep. Petri +Portuensis_ (nel BARON., a. 1130, n. IX) dice: _Principes, Capitanei, +Barones_. + +[557] Parecchi documenti della metà del secolo duodecimo parlano di +questi _milites_, ad esempio: _Civitatis Alatrinae, milites Frosinonis, +milites civitatis Verule etc._ Gli uomini liberi nella Campagna +erano scesi tanto in basso da essere diventati, per la massima parte, +fittavoli a tempo delle chiese o dei capitani. + +[558] Di già intorno all’anno 1130 trovansi sessanta senatori e +una deputazione di sei nobiluomini, che concedono a Monte Cassino +franchigia di dazî nel porto di Roma. _Nos Leo Romanor. Consul, et +Leo Frangipane, et Cincio Frangip., Petrus Frangipane, Filippus de +Alberico, Henricus de S. Eustachio una cum sexaginta Senatoribus, +et cuncto populo romanae urbis concedimus in perpetuum — ut monachi +cum navibus secure pergant — Tempore Honorii ppe. II. Militantibus +dignitates, hobedientibus pacem, rebellibus anatema_. Il frammento è +raccolto nel _Registro_ di PIET. DIACON., n. 605. + +[559] Documento dei 29 Aprile 1084 (_Reg. Farf._, n. 1098). Vedasi +a carte 281 di questo Volume, nota 2. La dizione _apud Capitolium_ +significa, cred’io, il convento di Araceli. + +[560] _Aurea nunc etc. Ut quidem is versus merito possit converti: +Aurea quondam etc._ Così nell’anno 1431 dai ruderi del Campidoglio +sclamava POGGIO (_Historiae de Varietate Fortunae_, I, 6). + +[561] Il _Privilegium_ dato per santa Maria _in Capitolio_, senza +data, è aggiunto ad una Bolla di Innocenzo IV, e stampato nel WADDING +(_Annal. Minor._, II, 255), fu illustrato dal CASIMIRO, p. 431, +sull’esempio del VALESIO (T. XX della _Collezione_ del CALOGERA, p. +103): e trovasi anche nel FEA, _sulle Rovine_, p. 358, e nel PRELLER, +_Philologus_, 1846. Della sua autenticità non dubito; fin la frase +_hortos quos haeredes Johannis di Guinizo tenuerunt_, fa fede di quel +tempo (vedemmo di uno degli eredi di questo Romano, più sopra a pag. +524, nota 2). _Confirmamus totum Montem Capitolii in integrum eum +casis, cryptis, cellis, curtibus, hortis, arboribus — cum parietibus, +petris et columpnis._ + +[562] _Cum terra ante Monasterium, qui locum Nundinarum vocatur_ +(Bolla di Anacleto); e più sotto: _argasteria in Mercato_. Il mercato +si estendeva tuttavia da piazza Araceli fin giù basso a san Venanzio, +detto primamente san Giovanni in Mercato. Soltanto nell’anno 1477 il +mercato fu trasferito in piazza Navona. + +[563] Oggidì ancora sotto del Campidoglio vedonsi molti avanzi di +antico. In via della Bufala, al n. 35, un portico ruinato forma il +fondo di una botteguccia, e, appoggiato col dorso alle colonne, vi +lavora entro un solitario ciabattino. + +[564] _Liber de mirabilibus Romae._ Similmente la _Graphia_, che +aggiunge: _In Capitolio fuerunt imagines fusiles omnium regum +trojanorum et imperatorum_: e dice che fosse stato coperto di vetro e +d’oro, _ut esset speculum omnibus gentibus_. Anche per questi libri di +leggende tutto è omai antichità e indovinello. + +[565] La Bolla non ne descrive che i confini. Nomina dessa il +_Porticus Camellariae_ (non _Cancellariae_, come scrivono il FEA ed +il BUNSEN; infatti trovasi usato l’egual nome anche per altri luoghi +in cui esistevano spaziose _Camerae_); il _Clivus Argentarii, qui +nunc descensus Leonis Prothi appellatur_ (vedi il Vol. III, p. 424); +il _Templum majus quod respicit super Alephantum_ (l’_Elephantus +herbarius_). Ancora si tien nota financo dei _gradus centum: exinde +discendit per hortum S. Sergii usque in hortum, qui est sub Camellaria, +veniens per gradus centum usque ad primum affinem_. Quest’era ancora +l’antica scalea dei cento gradini, di cui fa cenno TACITO ad occasione +dell’assalto dei Vitelliani (_qua Tarpeja rupe centum gradibus +aditur_): della sua positura contrastano fra loro gli archeologi. +Si accenna eziandio ad una _cavea in qua est petra versificata_. Per +l’intiero documento vedasi l’_Ordo Rom._, XI (MABILLON, _Mus. It._, II, +143). + +[566] Soltanto dopo del NARDINI gli Italiani lo collocarono sull’altura +di Araceli (da nord-est), e i topografi tedeschi (BECKER, I, 387, con +assai asseveranza) sulla cima di Caffarelli. — Pare che la controversia +voglia ancora durare un buon pezzo, ma una volta o l’altra giova +sperare che andrà decisa. Può mai darsi che omai nel secolo duodecimo +s’avesse dimenticato la positura del _Saxum Tarpeum_? Anche oggidì v’è +la «Via di rupe Tarpea» presso a «Tor de’ Specchi», e colà esisteva +la chiesa di santa Caterina _sub Tarpeio_ (MARTINELLI, p. 352). FAUNO, +III, c. 6; MAURO, c. 5, p. 40; GAMUCCI, p. 64. Nella _Vita Paschalis_ +sta scritto: _Qua Capitolii rupes aedibus Petri Leonis imminet_; e +queste case erano prossime al teatro di Marcello. + +[567] ANON. MAGLIAB. (del tempo di Giovanni XXIII): _Fuit templum +Jov. Opt. Maximi i. e. supra cortem domna mitima quod adhuc satis +de eo apparet: et introitus vocatur Salvator in Maximis_. Lo stesso +affermano il BLONDO, il MARLIANI, il MARTINELLI. Quella chiesa durò +fino al 1587, sopra Monte Caprino, dalla parte della Montanara. — È +argomento di dubbio che cosa fosse il _templum majus, quod respicit +super Alephantum_: può ben darsi che fosse il teatro di Marcello. Il +_templum Jovis_ dell’ANON. DI EINSIEDELN (_Inscrizioni_, n. 72: _Usque +ad S. Angelum et templum Jovis_) non era, siccome opina il PRELLER, il +tempio Capitolino, ma la _basilica Jovis_ nel _Porticus_ di Ottavia +(detto nel medio evo _templum Severianum_), dove si trova la chiesa +di sant’Angelo. Gli è perciò che nel secolo duodecimo questa chiesa +veniva appellata _S. Angeli juxta templum Jovis_ (lettere dei Cardinali +partigiani di Anacleto a Lotario). + +[568] Vedi il Vol. III, p. 658, nota 1: _Teuzo abb. ven. Monas. +S. Mariae Dei Gen. Virg. in Capitolio_... a. 882. Più tardi questa +chiesa dei Benedettini fu detta addirittura _Monaster. S. Mariae in +Capitolio_, oppure _Monasterium Capitolii_. Nell’anno 1015 un abate +si sottoscrive perfino così: _Ego Dominicus Abbas Capitolii_ (nel +CASIMIRO, p. 7). Il significato di _Capitolium_ da lunghissimo tempo +si attagliava massimamente a tutto quanto il colle; nè dalla dizione +_in Capitolio_ può argomentarsi che se ne denoti il tempio di Giove: +in pari guisa dicevasi eziandio _S. Maria in Palladio_ (Palatino), e +_in Aventino_. I più recenti escavi fatti vicino al palazzo Caffarelli +(nel 1865) non hanno dato alcun resultato che convalidi l’opinione ivi +essere stato posto il tempio di Giove, e questo fatto negativo torna +oggi calzante a pro dell’altra opinione, che fosse situato sull’altura +di Araceli. + +[569] La _Graphia_ raccolse questa leggenda; essa non associa la +visione con Virgilio, ma a quel tempo era omai ben noto il nesso in +cui vi si trovava la Egloga IV. Così vi si ebbe riferito Innocenzo III +(_Sermo II_, Op., 88, nel PIPER, _Virgilio, teologo e profeta_, 1862). +La leggenda è assai antica e viene di Grecia; la si trova in SUIDAS, +dove, al nome _Augustus_, vien narrato che questi interpellasse la +Pitia, per sapere chi regnerebbe dopo di lui; _cui illa respondit_: + + _Puer Hebraeus jubet me, diis beatis imperans,_ + _Hanc aedem relinquere, et in orcum redire._ + _Jam abito tacitus ab aris nostris._ + +E Augusto avrebbe allora tosto edificato sul Campidoglio un altare +colla iscrizione: _Haec ara est Primogeniti Dei_. La leggenda più +tardi fu registrata da NICEFORO (_Hist. Eccl._, I, 17); e la riferisce +eziandio un’antica Cronica latina, edita dal MAI col titolo di +_Chronicon Palatinum_ (_Spicileg. Roman._, IX, 118): l’editore la +fa risalire, per ragione de’ caratteri della sua scrittura, almeno +al secolo ottavo, se non più in là, come reputa il BETHMANN, che +la attribuisce al settimo secolo (_Bullettino Arch._, 1852, p. +38). GOFFREDO DI VITERBO, che scrisse intorno al 1180, conosce la +leggenda (_Pantheon_, XV): il MURATORI la trasse da un Codice modenese +(_Antiq._, III, 879). Una grossolana scultura, posta sul vecchio altare +della cappella di sant’Elena in Araceli, rappresenta la visione, con +questa epigrafe: + + _Luminis hanc almam matris qui scandis ad aulam,_ + _Cunctarum prima quae fuit orbe sita;_ + _Noscas quod Caesar tunc struxit Octavianus_ + _Hanc. Ara Coeli sacra proles cum patet ei._ + +[570] Il _Catalogo delle Abazie romane_, compilato da PIETRO MALLIO +e da GIOVANNI DIACONO (sulla fine del sec. XII), dice: _S. M. in +Capitolio, ubi est ara Filii Dei_. Più tardi scrive MARTINO POLONO: +_Haec visio fuit in Camera Octaviani Imp., ubi nunc est Eccl. B. M. +in Capitolio. Ideo dicta est Eccl. S. M. Arae Coeli_. Il NIEBUHR +e il BECKER credono, contrariamente affatto alla leggenda, che +l’appellazione _in Araceli_ sia derivata da quella _in Arce_. Piuttosto +il nome può esser venuto da _Aurocoelo_ (_coelo Aureo_), sì come ne +furono chiamate altre chiese, di cui una a Pavia. — È strano che fino +il tempio di Giunone Moneta avesse ricevuto il suo nome addiettivo da +una voce divina che ivi s’era intesa risonare: CICERO, _De divin._, I, +45, nel BECKER, I, 409. Se questo tempio abbia esistito sull’altura +di Araceli, acconciamente sarebbevi andata Maria, regina del cielo, +a cacciarne Giunone. — Gli archeologi italiani pongono sulla cima di +Araceli anche il tempio di Giove Feretrio, e l’ANON. MAGLIAB. dice: +_Palatium Octaviani fuit, ubi nunc est S. M. araceli; et vocatus est +locus ferferum, quia ibi fuit templum jovis Feretrii_. + +[571] La leggenda dei Mirabilia dice che la visione occorresse nel +_Palatium_ di Ottaviano, non già nel tempio di Giove. Ed anche il +_Chronicon Palatinum_ del MAI, narra soltanto che _Oct. abiit in +Capitolium, quod est in medio urbis_, dove la _Pythonia_ gli avrebbe +annunciato, _quod infans hebraeus jubente Deo e coelo beator. +descendens, in hoc domicilium statim veniet — quare exiens inde +Aug. Caesar a divinatione, aedificavit in Capitolio aram magnam in +sublimiori loco, in qua et scripsit latinis literis dicens: Haec +ara filii Dei est. Ubi factum est, post tot annos, domicilium atque +basilica b. et s. virginis Mariae usque in praesentem diem sicut et +Timotheus chronographus commemorat_ (TIMOTEO, riferito dal MALALAS, p. +98, dice solamente della _ara_ che Augusto edificò). Vedasi dunque che +assoluto silenzio si tenga del tempio di Giove, onde s’era smarrita +ogni traccia al tempo dei _Mirabilia_; e questi non fanno menzione +della leggenda che in modo fuggevole: _In loco ubi nunc est S. Maria +fuerunt duo templa simul juncta cum palatio, Phebi et Carmentis, ubi +Octavianus imp. vidit visionem in celo_. + +[572] Il _Palatium Octaviani ad S. Laurentium in Lucina_, di cui essi +parlano, è l’avanzo dell’_Orologium_ di Augusto: ma nel testo mostrano +saperne del _palatium Octaviani_ sul Campidoglio. + +[573] 1) _Infra arcem fuit palatium, quod erat pro magna parte aureum +— ubi tot statue erant etc._ — 2) _Ubi nunc est S. Maria fuerunt duo +templa simul juncta cum Palatio, Phoebi et Carmentis, ubi Octavian +Imp. vidit visionem in coelo._ — 3) _Capitolium vel Tarpeus, ubi est +palatium Senatorum._ Il concetto di _Arx_, che è indeterminato anche +per l’antichità, non può accertarsi che cosa significasse all’epoca dei +_Mirabilia_: lo stesso dicasi del _Tarpeus_ e del _Capitolium_. + +[574] Le investigazioni sul Campidoglio daranno sempre argomento di +novelle ipotesi. Arnaldo da Brescia esortò i Romani a restaurare il +Campidoglio: che cosa voleva dir ciò, se non che la massima ruina, +il _Tabularium_, si riparasse per porvi le residenze del Senato, e +forse anche che si rinnovasse la _Arx_? Che nel medio evo si desse +al _Tabellarium_ nome di _Camellaria_? Un Breve di Innocenzo III +(_Ep. II_, 101, a. 1199) dice che sulla pendice del Campidoglio la +_Camellaria_ avesse un appartamento alto ed un basso, e ne fossero +comproprietarî il convento di santa Maria e quello di santo Sergio. +_Inferioris vero camellariae parochiam et ejusd. camell. proprietatem; +ita quod nulla injuria inferatur habitatoribus, ipsius camellariae +ab abitatortbus superioris camellarie._ I _Mirabilia_ pongono +la _Camellariae_ presso al _templum Jani_, (il _Cod. Pragensis_ +dell’HÖFLER dice financo _subtus capitolium_), ed hanno ottima +conoscenza dell’_aerarium publicum, quod erat templum Saturni_. Per +tutte le quali ragioni io respingo l’opinione del BUNSEN e di altri, +che la _Camellaria_ fosse l’archivio di Stato ossia _Tabularium_; e +reputo piuttosto che essa fosse la _basilica Argentaria_ od un edificio +prossimo, fornito di portico. + +[575] Cade in siffatto anacronismo il FRANKE nel libro: _Arnaldo da +Brescia e il suo tempo_, Zurigo, 1825, scrittura amena a leggersi, ma +che troppo spesso devia dalla verità storica. Per scrivere a fondo la +storia di Arnaldo mancano le fonti. Ne fece tentativo nell’anno 1861 +il dotto FEDERICO ODORICI nel suo _Arnaldo da Brescia_ (Brescia 1861), +e più tardi vi si accinse un Francese del mezzodì, GEORGES GUIBAL +(_Arnould de Brescia et les Hohenstaufen, ou la question du pouvoir +temporel de la Papauté au moyen age_, Paris 1868). — Però, nello stesso +anno 1868 si stampò per la prima volta la _Historia pontificalis_ +(_Monum. Germaniae_, Vol. XX, p. 517-545); e questa Cronica, scritta da +un contemporaneo di Arnaldo (nel quale a buona ragione si ravvisa il +celebre Giovanni da Salisbury), getta una nuova luce su alcuni punti +della storia del famoso riformatore da Brescia, che pur troppo rimane +sempre oscura. Vedi _Arnaldo da Brescia_, Discorso accademico del +GIESEBRECHT, Monaco 1873. + +[576] _Quis mihi det, antequam moriar, videre Ecclesiam Dei, sicut in +diebus antiquis, quando apostoli laxabant retia in capturam, non in +capturam auri vel argenti, sed — animarum?_ Ep. 238, ad Eugenio III — +Cent’anni più tardi il _Meister Freigedank_ (a) diceva: «Le reti romane +chiappano argento, oro e terre: e san Pietro lo sapeva» (lo cita il +RAUMER). + +(a) È una raccolta di proverbî popolari, di motti, di sentenze su cose +politiche, sociali ed ecclesiastiche, compilata in Germania nell’anno +1229, e per la sua eccellenza chiamata «bibbia delle cose profane.» +Vedasi il VILMAR, _Storia della letteratura tedesca_ (Vol. I, p. 961, +Marburg, 1857), che giudica quel libro essere la gemma insuperata delle +lettere alemanne antiche e moderne. (N. del T.) + +[577] OTTONE DI FRISINGA, _De gestis Fried._, lib. II, c. 21. La sua +narrazione fu raccolta nei noti versi del poema del GUNTERO, intitolato +_Ligurinus_. + +[578] SAN BERNARDO, Vol I, Ep. 195: _Accusatus apud D. Papam schismate +pessimo._ OTT. DI FRISINGA, II, c. 21. Di vera eresia non fu tacciato, +sebbene intorno all’eucaristia ed al battesimo non la pensasse +cattolicamente: lo prova la sua adesione alle idee di Berengario, +di Abelardo, dei Pietrobrusiani ecc. Vedansi i diciannove articoli +dello _Scito te ipsum_ e della _Theologia Christiana_ di ABELARDO, nel +_Tractatus de erroribus Abaelardi_ di SAN BERNARDO. + +[579] Le sentenze di san Bernardo contro il dominio temporale (e ai +giorni nostri se ne richiamò la ricordanza) non ammettono disputa. +Alcune ne traggo dal suo libro _De Consideratione: Nemo militans Deo +implicat se negotiis saecularibus. — Quid fines alienos invaditis? — +Disce, sarculo tibi opus esse, non sceptro, ut opus facias Prophetae. — +Esto ut alia quacunque ratione, haec tibi vendices, sed non Apostolico +jure. — Planum est: Apostolis interdicitur dominatus. — Forma +apostolica haec est: dominatio interdicitur: indicitur ministratio. — +In his successistis non Petro, sed Constantino._ — Queste dottrine di +san Bernardo sono agli antipodi de’ principî gerarchici di Gregorio +VII. + +[580] _Procedit Golias procero corpore nobili illo suo bellico apparatu +circummunitus: antecedente quoque ejus armigero Arnaldo de Brixia_: +_Ep._ 189. Vedasi anche la _Ep._ 330. + +[581] Con molta verità dice il Tosti (_Storia di Abelardo_, Napoli, +1851): «egli era di quegli uomini che hanno il coraggio del pensiero, +non quello dell’azione.» + +[582] Vedi la _Historia pontificalis_. + +[583] _Ep._ 195: _Arnaldum loquor de Brixia, qui utinam tam sanae +esset doctrinae, quam districtae est vitae — Homo est neque manducans, +neque bibens, solo cum diabolo esuriens et sitiens sanguinem +animarum — videbitis hominem aperte insurgere in clerum, fretum +tyrannide militari, insurgere in ipsos episcopos, et in omnem passim +ecclesiasticum ordinem desaevire_: è un formale atto d’accusa scritto +da un Santo. Egli appella altresì Abelardo _intus Herodes, foris +Johannes_: _Ep._ 193. + +[584] _Ep._ 196. Financo OTTONE DI FRISINGA dà a Bernardo del +credenzone e dello _zelotypus_ (_De Gestis_, I, c. 47). + +[585] Che insegnasse a Zurigo, lo dice OTTONE DI FRISINGA (II, c. 21): +_In oppido Alemanniae Turego officium doctoris assumens, perniciosum +dogma aliquot diebus seminavit_. È certamente esagerato ciò che il +FRANKE (sulle orme di GIOVANNI MÜLLER, che attinse a Croniche di +tempo posteriore), afferma dell’influenza esercitata da Arnaldo sulle +Republiche svizzere. Fa poi meraviglia che pochi contemporanei suoi +parlino di Arnaldo; nè di lui tiene alcun ricordo neppure la _Cronica +di Brescia_ del MALVEZZI. Anche san Bernardo più tardi ne tace del +tutto. + +[586] _Chron. Mauriniac._, p. 387: _Celestinus qui alio nomine Magister +de Castellis nominatus est_ (era il _Castrum Felicitatis_ nello Stato +della Chiesa). Tre cose l’avevano messo in rinomanza: _nobilitas +generis, mentis industria in omni statu aequalis, literarum scientia +multiformis_. Della sua elezione pacifica e concorde fa fede la lettera +del venerabile Pietro di Cluny (BARON., ad ann. 1143, n. XII), e la +_Ep._ I _Coelestini ad Cluniacenses_ (MANSI, XXI, 592). + +[587] Con Celestino II hanno incominciamento le note profezie di +Malachia, arcivescovo di Armagh in Irlanda (morto nel 1148), libri +sibillini del Papato, che forse furono una goffa invenzione dell’anno +1590: vedi il NOVAES, a quel Papa. A Pio IX del resto si attaglia +perfettamente il _Crux de Cruce_ (croce dalla croce di Savoja). + +[588] Questi oscuri avvenimenti narra ROMUALDO, p. 192. ANON. CASIN., +ad a. 1144. _Treugam cum eo (sc. rege) composuimus_, dice il Papa +nella sua lettera a Pietro di Cluny, _dat. Laterani X Kal. Oct._ (22 +Settembre 1144). MANSI, XXI, 608. + +[589] Documento dei 31 Gennaio 1145: _Lucius dilectis Filiis, nobilibus +viris Oddoni et Cencio Frajapanibus fratribus — fidelitatem vestram +erga B. Petrum et nos ipsos attendentes, custodiam Circi vobis +committimus — dat. Romae II Kal. Febr._ (nel NERINI, App., p. 407, +che lo trasse da CENCIO). — Ai 18 Marzo 1145 l’abate di sant’Andrea dà +in affitto a Cencio Frangipane _turrim quae vocatur de Arco — Rome in +Caput Circli Maximi — e Trullum unum in integrum quod vocatur Septem +Solia_. Questo documento è sottoscritto: _Cencius de Arco_. Era un arco +di trionfo ridotto a torre, vicino al Circo (MITTARELLI, III, n. 271). + +[590] _Non multo autem post_ (dopo il ritorno del Papa dalla Campania) +_Popul. Rom., contra voluntatem ejusd. Papae Jordanum filium Petri +Leonis in Patricium promovit, et Senatores de novo in Urbe creavit_: +ROMUALDO. La nuova êra si conta dall’anno 1144. Lo dimostrano documenti +del Senato: il primo che ci è conservato, è dato ai 23 Dicembre 1148, +_renovationis autem sacri Senatus [=an]. V_. Addì 23 Gennaio 1160, si +conta _[=an]. XVI_; ai 27 Marzo 1162, _[=an]. XVIII_; ai 30 Marzo 1188, +_[=an]. XLIV_; ai 28 Maggio 1191, _[=an]. XLVII_. Da tutto ciò parrebbe +che il primo anno cadesse nel Maggio 1145, e che la costituzione del +Patriziato avvenisse nell’autunno dell’anno 1144. + +[591] OTTONE DI FRISINGA, _Chron._, VII, c. 31: _omnia regalia ejus — +ad jus Patricii reposcunt; eumque more antiquorum sacerdotum de decimis +tantum et oblationibus sustentari oportere dicentes_. E più sopra: +_Senatoribus — Patricium adjiciunt — Jordanum Petri Leonis filium +eligentes omnes ei tamquam principi subjiciuntur_. — ANON. CASIN.: +_Jordanus fil. Petri Leonis cum Senatoribus et parte totius populi +minoris contra papam rebellat_. Qui la parola _parte_ devesi prendere +nel significato che essa esprime in italiano. + +[592] GOFFREDO DI VITERBO, che scrisse intorno al 1180 (MURAT., XII, +461): _intendens Senatum extinguere cum ingenti militia Capitolium +Romae conscendit — Senatus autem Populusq. Roman. — Papam — in momento +repellunt. Ubi Papa (sicut audivimus) lapidibus magnis percussus, +usque ad obitus sui diem, qui proxime secutus est, non sedit in sede_. +SICARDO (MURAT., VII, 598): _armata manu ascendit Capitolium; sed +Romani inde ejecerunt eum_. SIGBERTO, _Cont. Praemonstr.: sed inde_ +(dal Campidoglio) _per Jordanum — perturbatus, infirmitate correptus, +infra annum — moritur_. Il giorno della morte è determinato dal CARD. +ARAGON., p. 437, il quale dice soltanto: _repentina morte praeventus_; +ed erra affermando che egli costringesse i Romani a rinnegare il +Senato. OTTONE DI FRISINGA, VII, c. 31, narra solamente: _quotidianis +cruciatibus ac taedio vitae affectus, infra anni spatium pontificatus +sui diem obiit_. + +[593] _Hunc cum antea simplex fuerit, Deus mirabili gratia, et +eloquentia perfudit_ (BERNARD. GUIDONIS, nel MURAT., III, 1, 437). +Delle perplessità di san Bernardo sull’elezione del suo discepolo +danno dimostrazione l’_Ep._ 237 agli elettori, e l’_Ep._ 238 +all’eletto. _Dabit tibi dominus intellectum_, dice a lui il Santo; e a’ +Cardinali: _quid fecistis? Sepultura hominem revocastis ad homines_. +E lo chiama _rusticanum — pannosum homuncionem_. I cinque libri _De +Consideratione_, di cui Pio V si faceva ogni giorno leggere dei passi, +intanto che sedeva a mensa, furono scritti da BERNARDO, in parecchi +anni, ne’ suoi momenti d’ozio. + +[594] OTTONE DI FRISINGA, _Chron._, VII, c. 31: _Eccl. b. Petri — +profanissime incastellare non metuunt_. — GEROH DI REICHERSBERG (_liber +de currupto Eccles. statu_, nel BALUZIO, _Miscell._, V, 114) lamentava: +_quod adhuc in domo b. Petri — desolationis abominationem stare +videmus, positis etiam propugnaculis et aliis bellorum instrumentis in +altitudine sanctuarii supra corpus b. Petri_. Fin da allora i Cardinali +possedevano in Roma bei palazzi: _ut Cardinalium diruerentur — +splendida palatia_ (OTTONE DI FRISINGA, _De Gestis Frid._, II, c. 21). + +[595] _Praefecturae dignitatem abolentes, omnes principes ac nobiles ex +civibus ad subjectionem Patricii compellunt_: OTTONE DI FRISINGA, VII. +c. 31. + +[596] _Circa principia Pontificatus Eugenii pestifer Arnaldus Romam +ingressus — proponens antiquorum Romanor. exempla — reaedificandum +Capitolium, renovandam dignitatem Senatoriam, reformandum equestrem +ordinem docuit_: OTTONE DI FRIS., _de Gestis_, II, c. 21. E sulle +dottrine di Arnaldo, riguardo alle attenenze del Papa colla Città: +_nihil in dispositione Urbis ad Romanum spectare Pontificem, sufficere +sibi ecclesiasticum judicium_: ibid. + +[597] Documento dato da Corneto, ai 20 Nov. 1144 (CENCIUS, fol. CXIII): +_Nos quidem — Gottofredus de Pinz[=on] et Vezo Franconis consules una +cum Egidio vicecomite et Ranutio de Guittone ex mandato et voluntate +alior. Consulum et Populi Cornetanae civitatis_. Dunque, fin da +allora, il Papa accettava nelle città di provincia la costituzione +di municipio. Nel 1157 trovansi Consoli a Orvieto; e, giusta una +iscrizione riferita dal MURATORI (_Antiq. It._, II, 331), v’erano +Consoli a Nepi, financo nell’anno 1131; nell’anno 1198 (e naturalmente +anche prima) v’erano dodici Consoli e un _Consilium_ a Narni, +dove tutto il Comitato apparteneva al Comune: _Narnienses Consules +universales Civitatis et Comitatus Narniae_ (MURAT., _Antiq._, IV, p. +60). + +[598] Una notizia antica di quel tempo (MARTINELLI, _Roma ex Ethn._, p. +171), dice: _Post haec vero, ipso. D. Papa mandante, contra Senatum et +Pop. Rom. quibus modis poterant comites pugnare coeperunt._ Del Senato +narra il CARD. ARAG., p. 439: _civitatis et castra. B. Petri assiduis +rapinis et gravibus guerris persequi non cessabant_. + +[599] _Quos — Pontifex — adjuncta Tiburtinis Romanor. antiquis hostibus +militia coercuit, tandemque pacem petere coegit_: OTT. DI FRIS., VII, +c. 31; CARD. ARAG., p. 439. + +[600] _Patriciatus dignitatum exfestucarent, et praefectum in pristinam +dignitatem reciperent. Senatores vero ex ejus auctoritate tenerent_: +OTT. DI FRIS., VII, c. 34. — Nel 1139, prefetto era Teobaldo, e di già +nel 1145 era _Jacobus praefectus urbis_ (BONINCONTR., ap. LAMIUM, VI, +144). L’ingresso trionfale del Papa è descritto dal CARD. ARAGON., p. +439. + +[601] Laonde il documento dei 23 dicembre 1148 dice: _Nos Senatores +— a domino nostro Papa Eugenio totaque veneranda apostolica curia +et reverendo populo Romano pro regimine urbis annuatim in Capitolio +constituti_: e similmente il trattato fra Pisa e Roma, nella _Cronica +pisana_ del MARANGONE, a. 1151. + +[602] Vi si sottoscrivono: _Et nos Senatores: Joh. Berardi. Petrus +plangens spatulam. Uguicio gentis. Petrus Enrici. Romanus petri +milluli. Astaldus David. Jordanus brutii. Gregorius gaudentis. Nicolaus +philippi. Petrus romani sperantis in deo. Sebastianus gualtrade. +Stephanus falconis. Grisoctus Cencii. Grecus. Nicolaus berizonis. +Dompnicus. Parentius. Petrus baffolini. Falco carozie. Rusticus nicolai +rustici. Petrus rabie. Stephanus cizaronis. Bonum tibi veniat h. e. +bentivenga pictor. Johannes bonifilioli. Petrus demetrii pro nobis +et omnibus aliis consenatoribus nostris quorum nomina non sunt hic +descripta_ (GALLETTI, _del Prim._, p. 306; lite che fu sostenuta per +alcuni beni della chiesa di santa Maria in via Lata). I Berardi, gli +Astaldi, i Berizoni, i Rustici, i Bonifilioli erano _nobiles_. Può +darsi che _Grisoctus Cencii_ appartenesse alla famiglia de’ Baruncî; +perlomeno nell’anno 1131 troviamo _Grisottus de Stefano Centii de +Baruntio_ (MITTARELLI, III, n. 224). + +[603] Nel trattato di pace fra Pisa e Roma, dell’anno 1151, viene +per verità detto: _nos quidem Senatores numero L_, ma forse per un +caso si smarrì la cifra _VI_. Dimostrerò più tardi che il numero di +cinquantasei era quello normale. + +[604] I tre Scrittori romani che trattarono del Senato, il VENDETTINI, +il VITALE, l’OLIVIERI, e l’accurato tedesco CURTIUS non avvertirono +in alcun modo queste mutazioni. Nell’Aprile del 1191 un documento è +sottoscritto da _Consiliatores_ diversi da quelli che erano stati nel +Maggio dello stesso anno. Di essi troviamo or nove, or undici o dodici, +ed or financo quattordici. Sempre si sottoscrivono prima de’ Senatori. +Il patto conchiuso col Papa nel 1188, è sottoscritto: _jussu Senatorum +Consiliatorum_ (seguono dodici nomi) _et Senatorum_ (succedono i nomi). +Io li reputo _procuratores_ della Republica, corrispondenti ai Consoli +governanti nelle altre città, nè penso col PAPENCORDT e coll’HEGEL +che fossero soltanto consiglieri assistenti. Nel 1164, a Pisa, sono +eletti ventiquattro _Consiliatores_ colla condizione espressa _qui nec +consules nec senatores hoc anno fuerint_ (BONAINI, _Statuti di Pisa_, +I, 25); ma in Roma eglino erano veramente il Consiglio rettore del +Senato. + +[605] Per noi i denari pontificî cessano con Benedetto VII (morto +nel 984). In tutto il secolo undecimo non v’ha che un solo denaro +di Leone IX, ed un altro attribuito a Pasquale II. Per la qual cosa +nella lacuna delle monete pontificie fino a Benedetto XI (morto nel +1304) subentrano (secondo il FLORAVANTE, _Antiqui Romanor. Pontificum +Denarii_) le monete del Senato. Tuttavolta in documenti posteriori alla +costituzione del Senato io trovo _solidi papae_ distinti da _denari +Senatus_ (MITTARELLI, IV, n. 53, n. 98); ed io credo che anche i Papi +in sulle prime battessero moneta. I denari del Senato erano allora +chiamati _solidi bonorum provisinorum Senatus_ (il nome non deesi far +derivare da _provisiones_ o _redditus_, bensì dalla città di Provins +in Sciampagna), ossia si contava a _librae bonorum_, o _parvorum, +parvensium Senatus_. Ritiene il FLORAVANTE che i denari del Senato +antichissimi sieno quelli colla leggenda ROMAN. PRINCIPE (che faceva +contorno all’effigie di san Pietro), e dall’altra faccia colla scritta +SENAT. POPUL. Q. R., attorno all’effigie di san Paolo. Altre monete +di quell’età erano dette _affortiati_ (d’oro forte, ossia puro), +_Scyphati, Marabotini_ (maravedis), _Malechini_ (nome arabo che deriva +da Malech), _Romanati_ (nome bizantino) ecc. Vedasene il DUCANGE. + +[606] Vedi l’_Ep._ 239 di Innoc. III, lib. II; lettera assai importante +a chiarire i rapporti giuridici di quel tempo. + +[607] Che esistessero l’una accanto dell’altra le due Curie lo provano +molte carte: e di già il primo documento del Senato (dell’anno 1148) +chiama gli antichi giudici Palatini con nome di Consiglieri aggiunti. +Vedi anche l’Atto senatorio del 1160 (GALLETTI, _Del Prim._, p. 314). + +[608] Giustamente il CURTIUS ha interpretato questo passo dell’ANON. +CASIN.: _facem cum Romanis reformans, muros Tiburtinae civitatis +destrui praecepit_. — OTT. DI FRIS., VII, c. 34: _a pop. Rom. pro +excidio Tiburtinorum in tantum de die in diem sollicitatur, ut +improbitatem eorum non sustinens ad transtyberinam regionem migrans, +animam suam vitae suae taedere confideretur_. Il BONINCONTRIUS (nel +LAMIUS, _Delic._, V, 144) dice financo, che fosse stato discacciato +della Città. Forse egli disciolse il Senato, sì come oggidì i Re +disciolgono le Camere, e ordinò nuove elezioni. + +[609] Lo dimostra il documento dei 28 Dicembre 1148 (già citato) quando +Eugenio non si trovava nella Città. + +[610] _Chron. Fossae Novae_, ad a. 1146: _Romani venerunt super +Tiburim, et multos ex eis decollaverunt_. A qualche anno prima +appartiene la notizia del _Chron. Sublacense_ (MURAT., _Antiq._, IV, +797): _cum Romani tempore Thebaldi Prefecti supra Tiburtinos venerint_. + +[611] BONINCONTRIUS, p. 148: Guido Colonna s’insignorì di Norba e di +Frosinone; _Jacobus_, prefetto urbano, investito dell’officio dal Papa, +si pigliò Civitavecchia e Viterbo; Nicolò di Anguillara fece sue Tolfa +e Santa Severa; Pietro Frangipane, Terracina e Sezza. Celestino II +aveva donato ai Frangipani soltanto i redditi di Terracina, ma eglino +vi si eressero a tiranni. Vedi nel CONTATORE, _Historia di Terracina_, +I, c. 6, le notizie attinte dall’archivio di quella città. I Frangipani +soffocarono il Comune di Terracina, perlochè ivi trovansi Consoli +soltanto al principio del secolo decimoterzo, quando Innocenzo III +soggiogò i Baroni. + +[612] _Histor. pontifical._, l. c., p. 538. + +[613] _Fallax et invidus humani generis inimicus per Arnaldum +schismaticum — hoc effecit, ut quidam capellani unitatem Ecclesiae — +dividentes, ipsius Arnaldi sequantur errorem: et Cardinalibus atque +Archipresbyteris suis obedientiam — exhibere debitam contradicant — +dat. Brixiae Idib. — Julii_. Il commovimento del clero inferiore durò +tuttavia sotto di Adriano IV e di Alessandro III (vedi i Brevi di +questi due Papi nel MANSI, XXI, 628, 803). Dalla lettera di Alessandro +III emerge tuttavia l’esistenza di ventotto titoli cardinalizî per +quell’età. + +[614] _Ep._ 243: _Nobilib. et optimatib. et universo pop. Romano, +frater Bern. Claraevallis vocatus Abbas, declinare a malo, et facere +quod bonum est. — Ad omnem itaque spectat Christianum injuria +Apostolorum — apostolicam Sedem divinis regalibusque privilegiis +sublimatam auso sacrilego incessere, suoque minuere honore contenditis +— Patres vestri Urbi Orbem subjugaverunt, vos Urbem properatis orbi +facere fabulam — Quid ergo nunc Roma nisi sine capite truncum corpus, +sine oculis frons effossa, facies tenebrosa?_ Così anche oggidì dicono +i Vescovi di Francia e di tutto il mondo; e la lettera di san Bernardo +fu citata dai difensori di Pio IX, tanto spesso quanto gli avversarî +suoi hanno per parte loro accampato le opinioni, che in generale quello +stesso Santo espresse per conto delle condizioni politiche del clero. +Nè alcun Vescovo ai nostri giorni seppe sostenere che il Papa dovesse +conservare Roma con tanta enfasi quale fu quella onde usò il vecchio +Abate. + +[615] _Quid de populo loquar? Populus Romanus est. Quid tam notum +saeculis, quam protervia et fastus Romanorum? Gens insueta pacis, +tumultui assueta; gens immitis et intractabilis usque adhuc subdi +nescia, nisi cum non valeat resistere. Hi impii in Deum, temerarii in +sancta, seditiosi in inxicem, aemuli in vicinos, inhumani in extraneos. +Docuerunt linguam suam grandia loqui, cum opererentur exigua._ E della +proverbiale avarizia dei Romani dice: _quem dabis mihi, vel de tota +maxima Urbe, qui te in Papam receperis, precio, seu spe precii non +interveniente? De Consideratione_, IV, c. II. Il quarto e il quinto +libro di questo celebre trattato destinato ad Eugenio III furono da san +Bernardo scritti negli anni 1152, 1153. Più tardi il PETRARCA difese +Roma contro questa invettiva di san Bernardo nella sua scrittura: +_Contra Galli calumnias, Op._, ed Basil., p. 1075. + +[616] _Ep._ 244, _ad Conradum_; e la lettera dell’amico (MARTENE, T. +II, 299, _Ep._ 212). + +[617] Di questo dà notizia il notaio GIOVANNI: _Ep._ 239, fra le +lettere di Guibaldo (nel MARTENE, _Ampl. Collectio_, II). Erroneamente +il MARTENE pone la lettera all’anno 1151; fu scritta prima della +battaglia di Flochberg, dove, agli 8 di Febbraio 1150, Guelfo fu vinto. + +[618] Le Bolle raccolte nel JAFFÉ stabiliscono che il suo soggiorno a +Tusculo avvenne fra gli 8 di Aprile e i 7 di Novembre del 1149. ANON. +CASIN., _Chron._, a. 1148: _Eugenius P. Tusculanum ingressus, fultus +auxilio Rogerii Regis, Romanos sibi rebelles expugnat_. Similmente +ROMUALDO, p. 193. ROBERTO DE MONTE: _P. Eugenius in Italiam regressus, +cum Romanis vario eventu confligit_. + +[619] _Ep._ 212 (fra quelle di Guibaldo): _Eccellent. et Magnif. Dom. +Urbis et Orbis Conrado etc. Sixtus, Nicolaus et Guido consiliatores +Curiae sacri Senatus et communis salutis reipublicae procuratores — ut +jam per plures litteras regiae significatam est majestati etc. etc._ + +[620] Un manifesto dei Romani, nel carnovale dell’anno 1862, diceva +quasi alla parola così: «Romani! chi ama la dignità di sè stesso, chi +sente la grandezza dei destini che la Provvidenza ha serbato a Italia +e alla sua città capitale, trova bastevole di tutti i diletti la vista +del Foro antico di Roma e di tutti gli altri luoghi che rammentano le +glorie antiche. Là il vero cittadino di Roma, ricordando la grandezza +degli avi, mira il fondamento del nostro prossimo rinascimento dopo +tanti secoli di obbrobrio. Viva il Pontefice non Re! Roma, ai 20 +Febbraio 1862.» + +[621] _Excell. atque praeclaro Urbis et Orbis totius Domino, Conrado +Dei grat. Romanor. Regi, semper Augusto, S. P. Q. R. salutem et +Rom. Imp. felicem et inclytam gubernationem_ (OTTONE DI FRISINGA, +_De gestis_, I, c. 28). Questa lettera non ripongo io col MARTENE e +col MANSI all’anno 1150, ma al 1149, allorchè Eugenio, da Tusculo, +angustiava Roma. Gli ambasciatori sono appellati _nobiles viri_ +della vera nobiltà. Gli esametri di barbaro stile esprimono bene +l’intendimento politico de’ Romani. La lettera è povera troppo +d’ingegno perchè io possa attribuirla ad Arnaldo. + +[622] _Christianissimus princeps hujusmodi verbis sive naeniis praebere +aures abnuit_, dice conciso OTTONE DI FRISINGA, in occasione della +lettera dei Romani. + +[623] _Ep_. 213 (nelle lettere di Guibaldo) di un _fidelis Senatus +servorum regis fidelissimus_. + +[624] _Eugenius P. pacem cum Romanis reformans Romam reversus est:_ +ANON. CASIN., _Chron._ — ROMUALDO, p. 193. — Una Bolla di Eugenio è +data: _Laterani 28 Nov. 1149_ (JAFFÉ). + +[625] La vita errabonda del Papa può seguirsi sulla scorta del JAFFÉ. +L’anno 1151 egli dimorò a Segni sotto la protezione dei Conti di +Ceccano. Ai 27 Ottobre egli consecrò la chiesa di Casamari presso a +Veroli (Chron. _Fossae Novae_, ad a. 1152). + +[626] _Ep._ 214 _Guidonis Card. et Cancellarii ad Wibaldum Abatem_. +Nell’_Ep._ 218, Guibaldo tranquilla Eugenio: è scritta dopo la disfatta +di Guelfo VI. — La _Ep._ 225 di Guibaldo al cardinale Guidone. + +[627] _Promissa Romanor._ (_Mon. Germ._, IV, 88): restituzione di +tutti i diritti della corona e di tutti gli scrigni delle chiese, +eccettuata la moneta che aveva costato la guerra di Viterbo; resa di +tutte le castella fuor della Città. _Munitiones S. Gregorii et turrem +de Sclaceis dabunt_. In un documento dell’anno 1393 la _Turris de +Schiaciis_ è detta esistere _extra portam Appiam et portam Laterani_, +ed appartenere al _Casale Statuarium_ (nel COPPI, T. XV delle +_Dissertaz. dell’Accad. pontif. di Archeologia_, p. 132). San Gregorio +era un castello presso a Tivoli; ma qui può darsi che s’intendesse +dire della fortezza sul Celio, che in una Bolla di Onorio III (del +1217) è appellata _clausura in castro S. Gregorii_ (_Bull. Vat._, +I, 100). Stabilivasi che soltanto a Recano e a Magliano sulla via +Flaminia non potesse edificarsi castello alcuno. I Romani vollero +giurare vassallaggio _cum beneficio quingentarum librarum secundum +quod consueverunt Romani jurare pontificibus Romanis. Inter predictos +jurabunt Nicolaus, Syxtus, et Guido recuperata gratia vestra, precibus +Senatorum_. Costoro dunque erano stati accolti dal Re con mal garbo. + +[628] _Conradus dei gr. Rex et semper Augustus praefecto urbis, +consulibus, capitaneis et omni populo Romano tam minoribus, quam +majoribus gratiam suam et bonam voluntatem_ (se ne togli il Prefetto, +la è la formula eguale che s’usava con altre città: così per Pisa, +_Ep._ 324). _Post reditum nostrum a Jerosolimitana expeditione litteras +universitatis vestrae frequenter accepimus_ (_Ep._ 322). + +[629] _Ep._ 327: _dat. Signiae V Id. Januar_. — _Ep._ 339 ai Tedeschi. +L’_Ep._ 323 del Re al Papa. + +[630] «Non mai gli Italiani furono tanto discordevoli e fieramente +avversi fra loro quanto in quei quindici anni, nei quali avrebbero +potuto rompere la catena tedesca, e rivendicarsi in indipendenza; ma +lo spirito nazionale non era ancor nato»: LA FARINA, _Storia d’Italia_, +III, 392. + +[631] _Carissimo Dei gr. F. Wetzel ad summa animae et corporis laeta +undique proficere_: _Ep._ 384 (nel MARTENE, II). Wetzel era forse +svizzero, e venuto a Roma con Arnaldo. Se nella lettera si parla +di _gens vestra_, non è questo buon motivo per argomentare che egli +fosse romano. _Ceterum quod consilio clericorum et monachorum, quorum +doctrina divina et humana confusa sunt_: è in tutto e per tutto il +linguaggio che udimmo ai dì nostri. Financo le parole, citate nella +lettera, che san Pietro disse nella ordinazione di san Clemente, e +le sentenze di san Girolamo, furono anche al nostro tempo allegate +nuovamente allo stesso scopo. Però la breve lettera di Wetzel è più +penetrativa che tutta la pedantesca dissertazione (_Pro causa italica_, +Firenze, 1860) di un ex gesuita, il quale ha scritto tre volumi in +folio sul dogma della Immacolata Concezione. Ciò che Wetzel dice della +donazione di Costantino (_mendacium illud et fabula haeretica — ita +detecta est, ut mercenarii et mulierculae quoslibet etiam doctissimos +super hoc concludant_) dimostra che a quel tempo si disputava del +dominio temporale anche in piazza del mercato. + +[632] Il _Pactum_ di Costanza (in GUIBALDO, n. 385, in ALBINO e in +CENCIO) è dato: _Constantiae X Kl. April. Ind. XV A. D. Incarn. MCLII +Regnante Dno Frederico Romanor. Rege glorioso A. vero regni ejus I_. +Deve riporsi alla primavera del 1153 (PERTZ, _Leges_, II, 92). _Et pro +viribus regni laborabit Romanos subjugare domino Papae et Rom. Eccl., +sicut melius unquam a centum annis et retro_. + +[633] A Guibaldo, _Ep._ 383, _dat. Signiae XII Kal. Oct.: notificamus +quae faciente Arnaldo haeretico rusticana quaedam turba absque nobilium +et majorum scientia nuper est in Urbe molita. Circiter enim duo millia +— sunt secretius conjurati, et in proximis Kalendis Novembris centum +senatores — et duos consules — unum autem, quem volunt Imperatorem +dicere creare disponunt_. + +[634] Sul tempo del ritorno vedasi il JAFFÉ. L’espressione _cum Romanis +pace facta_ (oppure _paciscens_) dimostra che il Papa accettò la +costituzione. SIGEB., _Cont. Praemonstr._ — ROMUALDO. — ANON. CASIN., +_Chron._, dove l’anno devesi correggere in quello 1152. + +[635] Documento del 29 Maggio 1153, dove il Papa sottoscrive un +trattato relativo a Radicofani. Testimonî sono i suoi servitori, +_sapracoquus, dapifer, marescalcus equorum alborum_. Prima vengono: +_Cencius Frajapanis egregius Romanor. Consul; Johes Petri Leonis egreg. +Rom. con.; Odo Frajapanis stren. Rom. Con.; Gratianus fil. Ovitionis +Petri de Leone Rom. Con.; Johes Frajapanis fil. Dom. Centii Rom. +Con.; Petrus Leonis de Leone. Rom. Con.; Obitio Leonis Petri de Leone +Rom. Con.; Stephanus de Tebaldo etc._ (MURATORI, _Ant._, IV, 793). +Simili sottoscrizioni sono apposte ad un documento dei 29 Agosto 1153 +(GALLETTI, _Del Prim._, n. 59). Se ne rileva che la nobiltà discacciata +aveva fatto ritorno. Il VENDETTINI, che si riferisce al primo dei detti +documenti, reputa erroneamente che quei cortigiani del Papa fossero +consiliatori del Senato. + +[636] BONINCONTR., p. 148 e 150. Omai ai 26 Novembre 1150 il Papa +aveva conquistato Terracina, certo coll’ajuto di Rogero (_Chron. Fossae +Novae_). Ne restaurò la rocca, ponendovi l’iscrizione registrata dal +BARONIO: _Quia mira animi virtute et honesti studio praeditus regalia +multa lungo tempore amissa b. Petro restituit_. CENCIO serba memoria +di parecchi trattati di Eugenio III, i quali dimostrano, con quanta +prudenza ei tenesse raccolti i beni ecclesiastici e acquistasse +castella. + +[637] ROMUALDO, p. 193. E parimenti dice Ugo di Ostia nella sua lettera +bella e accalorata, con cui annuncia al Capitolo dei Cisterciensi la +morte di Eugenio: _jam fere Senatum annihilaverat_ (S. BERNARDI _Op._, +I, ep. 440). + +[638] Di Eugenio III non v’hanno monumenti in Roma. — Poco tempo prima +del Papa, ai 25 Febbraio, moriva Tolomeo di Tusculo: _obiit Ptolemaeus +Tusculanus 5 Kal. Martii_ (_Chron. Fossae Novae_). + +[639] Anastasio IV si fece seppellire nel sarcofago di porfido di +sant’Elena, che, tolto al mausoleo dell’Imperatrice (posto presso la +via Labicana), si aveva fatto allestire nel Laterano: Innocenzo II +aveva destinato a sua arca il sarcofago di porfido dell’imperatore +Adriano: JOH. DIACON., _De Eccles. Lateran._ (MABILLON, _Mus. Ital._, +569). — Pio VI ebbe collocato l’urna di santa Elena nel Vaticano, dove +adesso la si mira come opera d’arte, dopochè ebbe primamente servito di +tomba ad un’Imperatrice e ad un Papa. + +[640] Andava egli questuando presso al convento di sant’Albano, e +suo padre vergognandosene lo ributtò: _Ille vero sibi relictus, et +forti necessitate aliquid audere coactus, Gallicanas adiit regiones, +ingenue erubescens in Anglia vel fodere vel mendicare_. Così dice il +suo compatriotto e contemporaneo GUILIELM. NEUBRIGENSIS, _De rebus +Anglicis_, II, 6. + +[641] L’aspro esordire di Adriano è notato dagli _Annali di Würzburg: +Adrianus qui dum post aliquot menses a cepto apostolatu insolenter in +Romanos ageret, grave odium incurrit_. + +[642] _Girardum Card. tit. P. Pudentiane ad praesentiam ipsius +Pontificis euntem, quidam ex ipsis haereticis — in via sacra — ad +interitum vulneraverunt_: CARD. ARAG. Le due parti si guardavano in +cagnesco con tanta acerbità come ai dì nostri si fa tra liberali e +legittimisti, combattentisi ad ogni opportunità con «dimostrazioni». +_Propter vulnerationem unius Cardinalis totam Urbem usque ad condignam +satisfactionem supposuit ecclesiastico interdicto_, dice, biasimando, +PTOLEM. LUCENSIS, XX, c. 20. + +[643] L’HURTER (_Storia di Innocenzo III_, Tom. I) ha descritto +minutamente cos’erano l’interdetto e le sue conseguenze. Rettamente +ei dice: _quidquid delirant reges plectuntur Achivi_; però, accanto +dell’Agamennone, egli obblia di porre il furibondo Calcante del medio +evo. + +[644] _Tunc vero praedicti Senatores compulsi a clero et popolo romano +— juraverunt quod saepe dictum haereticum et reliquos ipsius sectatores +de tota urbe Roma et ejus finibus sine mora expellerent_: CARD. ARAGON. + +[645] _Redderet eisdem Cardinalibus Arnaldum Haereticum, quem +vicecomites de Campania abstulerant Magistro O. Diacono S. Nicolai +apud Briculas, ubi eum ceperat: quem tamquam Prophetam in terra sua cum +honore habebant. Rex vero — continuo, missis apparitoribus, cepit unum +de comitibus illis, qui valde perterritus eundem haereticum in manibus +cardinalium statim restituit_: CARD. ARAGON., p. 442. — In alcuni +codici dell’op. citata, invece di _Briculas_ si legge _Otriculas_. Quel +sito però non è Otricoli, ma sì Bricole in Val d’Orcia, dove esisteva +un ospizio di Camaldolesi. Ne erano padroni i Visconti di Campagnatico, +ossiano quegli stessi _vicecomites_, che il testo sovrastato nomina +_De Campania_. E qui fa d’uopo accogliere una lezione più accurata, +che si trova in un miglior cod. mscr. (il Ricc. 228), il quale dice +_Vicecomites de Campani[=an]_. Questa rettificazione del testo, in +quanto ai nomi di Bricole e di Campagnatico, dobbiamo al TROYA, come ci +vien dimostrato dall’ODERICI nelle _Storie Bresciane_, IV, 281. + +[646] Il ministro Kaunitz strinse a Pio VI la mano che il Papa gli +tendeva perchè la baciasse. — La controversia della staffa, episodio +comico di una grande epopea, è registrato autenticamente in CENCIO +(nel MURATORI, _Antiq. Ital._, I, 117). Il luogo ove avvenne fu il +piccolo lago di Janula, vicin Nepi. _Rex Fridericus descendit de equo, +et occurrent ei quantum jactus est lapidis, in conspectu exercitus +officium stratoris cum jucunditate implevit, et streugam fortiter +tenuit._ Il _fortiter_ scolpisce tutta una scena: Adriano smorto in +viso, e l’Imperatore sorridente, ironico, che tira forte la staffa. + +[647] Il discorso è dettatura dello Storico tedesco, ma corrisponde +all’indole del tempo. _Orbis imperium affectas, coronam praebitura +gratanter assurgo, jocanter occurro — Cur enim suum visitaturus popolum +non pacifice adveniret — qui indebitum clericorum excussurus jugum, +ipsius magna ac diutina expectatione praestolatus est adventum? — Orbis +Urbs sub hoc principe recipiat gubernacula, refraenetur hoc imperatore, +ac ad Urbis reducatur monarchiam orbis insolentia._ Di simile v’ha in +ELMOLDO contemporaneo (_Chron. Slavor._, I, c. 79) con esagerazioni +fantastiche. Vedasi eziandio SIGEB., _Auctar. Affigemense_, a. 1155, e +la lettera scritta da Federico stesso a Ottone di Frisinga, prima che +questi compilasse la sua Storia. + +[648] A questo tratto, OTTONE DI FRISINGA descrive con rilievo +scultorio l’Imperatore: _rex, tam superlo quam inusitato orationis +tenore justa indignatione inflammatus, cursum verborum illorum — +more italico longa continuatione periodorumque circuitibus_ (così +usano anche oggidì) _sermonem producturum interrupit, et cum corporis +modestia, orisque venustate regalem servans animum ex improviso non +improvise respondit_. Il Barbarossa parlava per interprete, come più +tardi fece nella pace di Venezia. Siccome la maggior parte dei Senatori +di Roma non sapeva più parlare latino, così anche l’Imperatore poteva +confortarsi della sua colla loro ignoranza. + +[649] Dice l’Imperatore stesso nella sua lettera, scritta prima della +Storia di Ottone di Frisinga: _Imperium emere noluimus, et sacramenta +vulgo praestare non debuimus_. + +[650] Il discorso, cui OTTONE DI FRISINGA veste del suo stile, spira +un’aura di classicismo, come quello de’ Romani medesimi. — _Penes nos +sunt consules tui: penes nos est senatus tuus; penes nos est miles tuus +— Legitimus possessor sum. Eripiat quis, si potest, clavam de manu +Herculis_. Questo superbo motto alla Virgiliana in bocca del despoto +significa: non v’ha ragione più legittima della clava di Ercole. + +[651] Ho già citato questi versi. Venuto Federico a Roma, si offese +di essi e del quadro: Adriano promise tutto cancellare, ma sembra che +non ne facesse nulla. RADEVICO, I, c. 10; e al c. 16 i Vescovi vi si +riferiscono ancora nella loro lettera al Papa, a. 1156. + +[652] _Quomodo Imperii mei sedem, usque ad periculum capitis non +defenderem, qui et ipsius terminos — quantum est in me, restaurare +cogitaverim._ Più tardi, il Barbarossa scriveva a Saladino: «Non sai +che le due Etiopie, la Mauritania, la Persia, la Siria, il paese +de’ Parti dove il nostro dittatore Crasso soccombette al destino, +la Giudea, la Samaritana, l’Arabia, ed altre terre innumerevoli sono +soggette alla signoria Nostra?» La lettera, dell’anno 1188 (registrata +da ROGERO HOVEDEN, _Annal._, p. 650) potrà essere apocrifa o falsata, +ma vero e genuino è lo spirito che la informa. + +[653] _Praemittantur — qui eccl. B. Petri, Leoninumque occupent +castrum_ (OTT. DI FRISINGA e la lettera di Federico). Questo _castrum_ +non è già il castel Sant’Angelo, ma la città Leonina stessa. Più in là +è detto: _Summoque diluculo Leoninam intrantes urbem, eccl. B. Petri, +vestibulum et gradus occupaturi, observant_. + +[654] _Statim tam vehemens et fortis Teutonicorum vox conclamantium — +concrepuit, ut orribile tonitrum crederetur de coelis cecidisse_: CARD. +ARAGON. + +[655] OTT. DI FRISINGA, II, c. 23: _Dura haec agerentur, romanus +populus cum Senatoribus suis in Capitolio convenerat. Audientes autem +imperatorem sine sua adstipulatione coronam Imperii accepisse, in +furorem versi_... E GOFFREDO DI VITERBO (_Carmen de Gestis Frider._, p. +24, ed. Ficker, 1853): + + _Romanus populus antiquos expedit usus,_ + _Rex despexit eum primatum, milite tutus._ + _Nil petit imo jubet, Roma furore tumet._ + _Spe mala frustatus discedit abinde senatus,_ + _Acriter iratus Romanus ad arma paratur — —_ + _Roma dolens plorat, rumor in Urbe sonat._ + +[656] OTTONE DI FRISINGA e la lettera di Federico: _Romani de +ponte Tyberino prosiluerunt — Cardinalibus spoliatis, Papam capere +intendebant_. + +[657] _Accipe nunc, Roma, pro auro arabico teutonicum ferrum. — Sic +emitur a Francis imperium._ È difficile che Federico avesse dapprima +occupato il ponte del Tevere; soltanto che contro il castello aveva +spiccato un grosso stuolo di milizie. I Romani passarono anche di +là di quel ponte (_de ponte Tyberino prosiluerunt_); altri vennero +dall’isola per il Transtevere (OTTONE MORENA, nel MURATORI, VI, 987). +Il CARD. ARAGON.: _Populus, qui clausis portis apud Castrum Crescentii +resiedebat armatus_ — e dappoi, alla fine del combattimento: _infra +portas ipsius castri se ipsum recepit_. Forse nel castel Sant’Angelo +risiedevano tuttavia i Pierleoni. OTTONE DI FRISINGA: _Pugna +conseritur — juxta castrum Crescentii cum Romanis, juxta piscinam cum +Transtyberinis_ (dov’è oggidì san Benedetto _in Piscinula_). SIGEB., +_Auctar. Aquicinct._, ad a. 1155, ed ELMOLDO, _Chron. Slavor._, c. 80, +il quale attribuisce il merito maggiore ad Enrico il Leone, perlochè +il Papa lo avrebbe poi premiato con donativi. Così anche gli _Annal. +Palidenses_ (_Mon. Germ._, XVI) ed una completa narrazione che è negli +_Annal._ di VINCENZO DA PRAGA (_Mon. Germ._, XVII, 655). + +[658] GEROH DI REICHERSBERG, _De Investig. Antichr._, I (GRETSER, +_Prolegom. ad scriptor. adv. Waldenses_, c. 4), accagiona espressamente +il Prefetto urbano della morte di Arnaldo: _A praefecto Urbis Romae +de sub eorum custodia — ereptus ac pro speciali causa occisus ab ejus +servis est. Maximam siquidem cladem ex occasione ejusdem doctrinae +idem Praef. a Romanis civibus perpessus fuerat_. Io interpreto questo +passo (di cui vo debitore al PAPENCORDT) mercè un documento dei 17 +Luglio 1158: il Prefetto (Pietro) e Giovanni e Ottaviano fratelli suoi, +da Viterbo, fanno quitanza al Papa di averne ricevuto 1000 marchi, +e dicono averne conseguito in pegno i redditi di Civita Castellana +ecc., a compenso _de damno castrorum, domorum — occasione guerrae quam +habuimus cum Pop. Romano pro Roman. Ecclesia_ (ne è informato anche +VINCENZO DI PRAGA): il Papa promette eziandio di far restaurare le loro +case nella Città. Il _Praefectus, Johannes Praefecti et Octavianus +germani fratres, Petrus, Johannis, Johannes Caparrone_ (tutti +proprietarî di beni a Viterbo) e _Petrus de Atteja_ (a Nepi) compongono +la famiglia dei Prefetti di Vico e di Viterbo (MURAT., _Antiq._, IV, +31; THEINER, I, XXV). + +[659] OTTONE DI FRISINGA: _in Tusciae finibus captus, principis examini +reservatus est, et ad ultimum a praefecto Urbis ligno adactus, ac rogo +in pulverem funere redacto, ne a stolida plebe corpus ejus venerationi +haberetur, in Tyberim sparsus_. + +Così i contemporanei, GOTTFRIED (_Pantheon_, nel MURATORI, VII, 464): +_Strangulat hunc laqueus, ignis et unda vehunt_, e GEROH: _suspendio +neci traditus, quin et post mortem incendio crematus atque in Tyberim +projectus est, ne videlicet Rom. popul. quem sua doctrina illexerat, +sibi eum martyrem dedicaret_. — Gli Atti romani nel CARD. ARAG. ne +tacciono. — _Annal. Einsiedel._ (_Mon. Germ._, V), a. 1155: _hereticus +suspensus est. — Annal. Palidenses_ (_Mon. Germ._, XVI) _prefecto +traditur et suspendio adjudicatur, qui per mala quae moriens pertulit, +erroris debita solvit_. Il SISMONDI, il LEO ed il RAUMER, del paro +che il poeta NICCOLINI, imaginano che il luogo del supplizio fosse la +piazza del Popolo, di dove Arnaldo avrebbe potuto misurare col suo +occhio le tre strade di Roma: ma esse a quel tempo non esistevano, +come non esisteva la piazza (allora ivi erano orti); e d’altronde +l’esecuzione non potè avvenire dentro di Roma che teneva sbarrate le +porte. Non è dato di fare che tre ipotesi: o Arnaldo fu giustiziato +prima che Federico entrasse, o subito dopo la sua coronazione e la +battaglia, o dopo che l’Imperatore si ritirò a Soratte. Senza esitare, +io mi appiglio all’opinione che dichiaro nel testo. + +[660] Questo dico a confutazione del RAUMER che si esprime così: +«Egli non seppe porre i suoi disegni in armonia con alcuno dei grandi +principî di quell’età, ma s’atteggiò ostilmente del pari contro lo +Stato e contro la Chiesa di quel tempo, mentre s’accese di entusiasmi +per cosa che era allora tutto morta, e a cui resuscitare invano +s’affaticò.» + +[661] Mi rallegra che un Tedesco abbia biasimato il barbaro supplizio +di Arnaldo: fu GEROH, priore di Reichersberg (morto nel 1169), il quale +consentiva nelle opinioni di Arnaldo, che i preti non si dovessero +intromettere nelle podestà temporali. _Quem ego vellem pro tali +doctrina_ (le sue massime politiche) _tua quamvis prava, vel exilio, +vel carcere, aut alia poena, praeter mortem, punitum esse, vel saltem +taliter occisum, ut Rom. Eccl. seu curia, ejus necis quaestione careret +— quare non saltem ab occisi crematione et submersione ejus occisores +metuerent, quatenus a domo sacerdotali sanguinis quaestio remota +esset, sed de his ipsi viderint_. E dice che l’operosità di Arnaldo fu +nobile e generosa. — _Zelo forte bono, sed minori scientia_...: il suo +supplizio _nex perperam acta_. + +[662] Due mesi dopo che io aveva scritto (nella prima edizione) questa +pagina, lessi in una relazione da Loreto, dei 18 Febbraio 1862: «Ai +13 di Febbraio pei canti della città si appiccarono dei manifesti ne’ +quali era detto: «Viva il Papa non Re! Viva Arnaldo da Brescia! Viva +il clero liberale!» Due scritte «Viva Arnaldo da Brescia», a gran +caratteri, si affissero financo sulla facciata del duomo.» Questo era +avvenuto in conseguenza della risposta data dal cardinale Antonelli a +certi dispacci francesi; e in parecchie città d’Italia n’erano stati +provocati segni di protesta contro il dominio temporale. — Intorno alla +Pasqua del 1862 leggeva poi che a Firenze si aveva fatto proposta di +erigere un monumento ad Arnaldo (a). — Forse il solo dramma nazionale +che possiedano gli Italiani è l’_Arnaldo da Brescia_ del fiorentino +GIOVANNI BATTISTA NICCOLINI. + +(a) Ed uno gliene fu innalzato nell’anno 1868 a Desio, nella villa +Antona-Traversa. (N. del T.) + +[663] SICARD., _Chron._, p. 599: _in quorum (sc. Romanorum) acrimoniam +et Imperialem ultionem Tiburtinum censuit municipium restaurari_. — +L’atto della restituzione di Tivoli al Papa, _salvo tamen per omnia +jure imperiali_, è registrato in CENCIO e nel CARD. ARAG.; nel THEINER, +I, n. XXI. Sventuratamente manca di data. + +[664] In data dei 9 Luglio 1155 Gionata figlio di Tolomeo riceve in +feudo dalla Chiesa la metà di Tusculo: CENCIO, fol. 112; THEINER, I, n. +20. + +[665] Sulla ritirata di Federico vedasi OTTONE DI FRISINGA, II, c. +24, dov’è bene descritta la mal’aria di Roma: _e vicinis stagnis, +cavernosisque, ac ruinosis circa Urbem locis tristibus erumpentibus +et exhalantibus nebulis, totus vicinus crassatur aër, ad hauriendum +mortalibus lethifer, ac pestilens. Urgebatur hoc incommodo in Urbe +civis, hoc tempore ad montana consuetus fugere_: proprio come oggidì. +— Per quel che concerne Spoleto, vedasi la dotta annotazione nel +PAPENCORDT, p. 267. In quel palazzo del Comune io copiai questa +epigrafe che vi si conserva incisa in pietra: + + _Hoc est Spoletum censu populoque repletum_ + _Quod debellavit Fridericus et igne cremavit._ + _Si queris quando post partum Virginis anno_ + _MCLV. Tres novies soles Julius tunc mensis habebat._ + +[666] L’esercito di Adriano era composto di vassalli della Chiesa: +_comitum et aliorum nobilium tam de Urbe, quam de Campania_: CARD. +ARAGON. — ROMUALDO: _Terram Laboris ingressus, eam violenter obtinuit_. + +[667] _Romam praeterea, quae tunc adversabatur Pontifici, dominio +ipsius armis vel pecunia subjugavit_: CARD. ARAGON. + +[668] Odone Frangipane disdisse il giuramento prestato al Re (CARD. +ARAGON.). _Ligius homo papae devenit_; è l’espressione usata a quel +tempo. Vedasi il linguaggio orgoglioso di Guglielmo nell’istromento di +pace (BARON., ad a. 1156, n. IV); l’investitura del Papa al n. VII: +e si consulti eziandio il WATTERICH, II, 352. Soltanto adesso i Re +di Sicilia furono infeudati di Salerno, di Amalfi, di Napoli e degli +Abruzzi (Marsia). Il Concordato costituiva quasi independente da Roma +la Chiesa sicula. Leggansi il GIANNONE, lib. XII, e il contemporaneo +ROMUALDO, p. 197. + +[669] + + _Hostibus imperii presul Romanus adhesit,_ + _Federa dat Siculis, pariter dat federa Grecis,_ + _Fit modo materies mortis et hora necis._ + +(GOTFRIED, _de Gestis Frid._, ed. FICKER, p. 28). + +[670] La _Conventio inter Adrianum IV et Urbevetanos_ (nel MURATORI, +_Antiq. It._, IV, 36) è data: _A. 1157 Ind. VI Mense Febr._ Il Papa è +rappresentato da sette Cardinali; la città da un Abate, da due Consoli +e da due nobiluomini: _fecerunt siquidem praefati consules ligium +dominium domino Pp._ Sulle edificazioni di Adriano in Orvieto vedasi +MONALDO MONALDESCHI, _Commentarii Historici_, Venet., 1584, 35. + +[671] _Ad amoenum et populosum Viterbii castrum descendit, et exinde +ad Urbem et Lateranense Consistorium cum gloria et honore debito +remeavit_: CARD. ARAGON., p. 445. Il JAFFÉ mostra Adriano reduce in +Laterano ai 12 Novembre 1156. + +[672] Precisamente dell’anno 1157 v’ha un’iscrizione del Senato, posta +sulle mura della Città: di ciò più tardi. + +[673] La nota frase: _si majora beneficia excellentia tua de manu +nostra suscepisset_... RADEVICH, I, c. 8. — OTTONE DI SAN BLASIO, c. 8. +— Uno dei legati, Rolando cardinale, che ebbe più tardi rinnomanza come +papa Alessandro III, disse conciso e ardito: _A quo ergo habet, si a +dom. Papa non habet imperium?_ Ottone, conte palatino, si scagliò colla +spada ignuda sopra i preti, ma l’Imperatore impedì che si uccidessero: +così ebbe suo riscontro quel che era avvenuto nel celebre Sinodo di +Gregorio VII (RADEVICH, I, c. 10). — Vi fanno seguito la lettera di +lamentanza che il Papa scrive al Vescovi tedeschi (I, c. 15), e la +loro vivace risposta (I, c. 16), in cui si chiariscono aderenti alle +idee dell’Imperatore: _liberam Imperii nostri coronam divino tantum +beneficio adscribimus. In capite orbis Deus per Imperium exaltavit +Ecclesiam, in capite orbis Ecclesia (non per Deum ut credimus) nunc +demolitur Imperium_. + +[674] _Cumque per electionem principum, a solo Deo Regnum et Imperium +nostrum sit — quicunque nos Imperialem Coronam pro beneficio a D. Papa +suscepisse dixerit, divinae istitutioni, et doctrinae Petri contrarius +est, et mendacii reus erit_: RADEV., I, c. 10. — I Papi dicevano che +gli Imperatori erano tali per grazia del Papa; gli Imperatori dicevano +sè esserlo per grazia di Dio (_gratia Dei_ oppure _divino beneficio_) +mercè l’elezione del parlamento. Nel medio evo la «grazia di Dio» +non aveva alcun mistico significato; per gli Imperatori aveva pari +significazione che pei Prefetti della Città. + +[675] _Sic et apud Ligures pacta nociva movet_ (GOTFRIED, p. 29). + +[676] Di questo fondavasi titolo nelle statuizioni di Roncaglia, per +le quali, come regalie di diritto, si aveva attribuito all’Imperatore: +_Ducatus, Marchiae, Comitatus, Consulatus, Telonia, Foderum, +Vectigalia, Portus, Pedatica, Molendina, Piscariae_. RADEV., II, c. 5, +c. 10. Che cosa restava al popolo dissanguato? + +[677] Si rammenti questo essere precisamente il discorso onde avevano +usato i Romani nella loro lettera a Corrado. + +[678] Le due lettere sono in SIGEBERTO, _Cont. Aquicinctin._, ad a. +1157 (_Mon. Germ._, VIII, 408). Però quella del Papa è data ai 24 +Giugno 1159, da Preneste. Fin nell’indirizzo la lettera di Federico +doveva offendere l’orgoglioso Papa: _Fridericus Dei Gr. Rom. Imp. +Semper Aug. Adriano Eccles. Catholicae Summo Pontifici omnibus +adhaerere, quae cepit Jesus facere et docere_. Adriano si dolse benanco +che l’Imperatore nelle lettere ponesse il nome suo innanzi a quello del +Papa: _in quo insolentiae, ne dicam arrogantiae, notam incurris_. + +[679] _Nam cum divina ordinatione ego Rom. Imp. et dicar et sim, +speciem tantum dominantis effingo — si Urbis Romae de manu nostra +fuerit excussa._ — Papa e Vescovi dicevano: _Quid mihi et regi?_ e +l’Imperatore chiedeva al Papa e ai Vescovi: _Quid tibi et possessioni?_ +RADEV., II, c. 30. In tutto e per tutto la cosa andava come fu ai dì +nostri. + +[680] La narrazione esatta ne è data in RADEV., II, c. 41. Federico +incarica i suoi ambasciatori _ut ea, quae cum Pop. Rom. seu de +stabiliendo Senatu, seu de recipiendo Praefecto agenda forent +terminarent etc. etc._ + +[681] L’antico fanciullo mendicante d’Inghilterra scriveva a re Enrico +II con ingenua concisione: _sane Hiberniam, et omnes insulas, quibus +sol Justitiae Christus illuxit — ad jus b. Petri et S. R. E. — non est +dubium pertinere_: MANSI, XXI, 788. + +[682] Ne tengono nota gli _Atti_ di BOSONE suo camerario, nel CARD. +ARAGON., p. 445. Maggiori notizie trassero da quelli ALBINO e CENCIO. +— Odone De Poli, parente dei conti de’ Marsi, cedette al Papa tutte le +sue castella, che erano beni rubati alla Chiesa, e li riebbe in feudo +da essa, diventandone vassallo. Erano queste terre: Poli, Faustiniano, +Anticuli, Rocca de Nibli, Monte Manno, Gadabiolo (Guadagnolo), +Sarracinisco, Rocca de Muri, _Castellus Novus_; vedasi qual cumulo di +beni fino da allora mettessero insieme i Baroni (Doc. in CENCIO, fol. +107, dei 7 Gennaio 1157; nel MURAT., _Antiq._, I, 676; nel THEINER, I, +n. XXII). — Simili contratti di natura feudale concernono Tusculo ed +il _Castrum Mons Sci Johis in territorio Campanino_ (Monte san Giovanni +sul Liri), che ancora era posseduto da Longobardi della casa di Aquino: +di più, Raiano, Sculgola, _Corclanum_, Orvieto. Di pochi Pontefici come +di questo CENCIO conservò tanti documenti. + +[683] Così diceva Adriano, rammaricandosi, al suo celebre conterraneo +GIOVANNI DI SALISBURY (_De Nugis Curialium_, VIII, c. 23). _In +incudine, inquit, et malleo semper dilatavit me Dominus_: motto arguto +e bello. — In tutti i secoli il mondo ad una sol voce sferzò l’avarizia +de’ Romani. _Romae Deus non est trinus, sed quattrinus_, dicevasi nel +medio evo. + +[684] Così rappresenta la cosa la _Epistola Canonicorum b. Petri pro +parte Victoris_ (RADEV., II, c. 66). Ancor vivente Adriano, Bosone +camerario s’era impadronito della _munitio S. Petri_ (ossia del +Vaticano fortificato). Rolando stesso dice _munitio Ecclesiae_ (lettere +indiritte a Genova, nel CAFFARO, _Annal. Gen._, I, 274, ed a Bologna, +in RADEV., II, c. 51). + +[685] Probabilmente il cappellano di ogni Cardinale recava il manto +preparato pel suo signore. L’_immantare_ era il primo simbolo del +conseguito Papato, e si die’ peso a ciò che la _immantatio_ di +Ottaviano avvenne prima di quella di Rolando (RADEV., II, 71). Più +tardi la plebaglia gridò ad Ottaviano: _Fili maledicte dismanta! non +eris Papa_. Così nel manifesto dell’elezione di Rolando (RADEV., II, c. +51), che è trascritto dal CARD. ARAGON. + +[686] E si gridava in italiano: «Papa Victore santo Pietro l’elegge» +(_Relazione del Capitolo di san Pietro_). + +[687] Egli passò per Cisterna, dove vuole la leggenda che Nerone si +sia nascosto. Perciò i Canonici di san Pietro dicono: _Pervenerunt ad +cisternam Neronis, in qua latuit Nero fugiens Romanos insequentes. +Juste Cisternam adierunt, quia dereliquerunt fontem aquae vivae, et +foderunt sibi cisternas_. I Vittoriani (in RADEV. II, c. 52): _In +castro — Cisterna, intra Aritiam et Terracinam, Rolandum Cancellarium +immantaverunt_. ROMUALDO, p. 200: _Nimphas venit, et ibi ab Ubaldo +Ostiensi Ep. — solemniter consecratus, et postea Terracinam venit_. +Rolando stesso narra che a Ninfa fu consecrato (RADEV., I, c. 51). + +[688] Nel Concilio di Pavia produssero testimonianza per lui: _Petrus +Urbis Praef., Stephanus de Tebaldo, Steph. Nortmannus, et Johs de S. +Stephano, et Johs Cajetanus, et Wolferaminus de Gidocica, et Gimundus +de domo Petrileonis_ (_Actio Concilii_, RADEV., II, 67). Alcuni +moderni affermano che Ottaviano fosse de’ Tusculani; ma il _Catalogo +dei Papi_ nel _Chron._ RICCARDI CLUN. (MUR., _Ant. It._ IV, 1112) dice +esattamente: _Octavianus, natione Sabinensis_. — Che egli fosse di +Monticelli nella Sabina lo nota l’ANON. CASIN., ad a. 1159: _Octavianus +de Monticelio_: il BARONIO ed il CARDELLA erroneamente intesero che vi +si parlasse della Regione Montecelio di Roma. — Conte di Monticelli +era allora Ottone. Questa famiglia discendeva dai Crescenzî, ed era +congiunta di parentela colla casa Palombara, dalla quale SIGEBERTO +(_Auctar. Acquicinct._, ann. 1158) sembra far derivare Ottaviano: ed +era pure imparentata coi Prefetti di Vico e di Viterbo. Da un Diploma +conservato nell’Archivio di Terni, l’ANGELONI (_Historia di Terni_, +Roma, 1646) vuole argomentare che Federico I, nel 1162, desse Terni in +feudo ad Ottaviano, e dice che in quella carta sieno nominati Ottone, +Goffredo e Solimano, fratelli di Ottaviano. Poichè però quell’Autore +non ne diede il documento alle stampe, non posso prender per buona +moneta le sue dubbie notizie. + +[689] + + _Roma nec explorat, cui jura favent pociora,_ + _Sed quis majora dona det absque mora._ + +(GOTFRIED, _De Gestis Frid._, p. 30). + +[690] Lettera di questi Vittoriani, in RADEV. II, 52. — Rolando ebbe +il maggior numero di voti: il suo partito voleva contare quattordici +Cardinali, e attribuirne agli avversarî due soli, Guido e Giovanni: due +altri dei Vittoriani erano assenti. Però i Vittoriani affermarono di +aver avuto nove voti. In tutto devono esser stati in Roma da venti a +ventidue Cardinali. Vedi le lettere nel MANSI, XXI, nel PERTZ, _Leges_, +II, nel BARONIO ecc. Inoltre un’importante scrittura de’ Rolandisti +trovasi nel THEINER, _Disquisit. Criticae_, p. 212, n. XXIII. Quasi +tutte le chiese e i conventi di Roma riconobbero Ottaviano per papa: +vedi le sottoscrizioni agli Atti del Concilio di Pavia (MANSI, XXI, +1113); fra le altre: _Magister fratrum templi Hierosolymitani in +monte Aventino cum suis fratribus obedivit_. Dunque fino da allora +quest’ordine possedeva la sua casa sul monte Aventino. + +[691] A questo tempo appartiene il _Decretum Ottonis Comitis Palatini +pro congruis alimentis praestandis a Rustico abbate Farfensi etc_., +dato nell’anno 1159 a Farfa (sulla fine della _Cronica_): vi si +sottoscrivono _Petrus Praefectus Urbis, Jonathas Comes Tusculanus, Otto +Comes Monticellensis, Octavianus Comes Palumbariae, Rainerius Comes +Tyburtinus, Stephanus Tebaldi, Raynerius et Gentilis illustres._ Se ne +ricava notizia quai fossero i Conti della provincia romana aderenti +dell’Impero. È difficile che l’antico Conte di Tivoli conservasse +ancora la sua podestà. + +[692] Di già Adriano IV da Anagni aveva conchiuso la lega coi Lombardi: +SIR RAUL, _De Rebus gestis Friderici_, p. 1183, C. — Vedi la _Epistola +Concilii_ (_Papiensis_) alla Cristianità, nel WATTERICH, II, 483. + +[693] _Chron. Fossae Novae_; ad a. 1160: _Hic venit Anagniam, et +acquisivit totam Campaniam, et misit in suo jure._ Nella scrittura +dei Rolandisti (nel THEINER) è detto che Ottaviano corruppe i primi +Senatori colla moneta di dugento libbre, ma che i nuovi eletti li +costrinsero a depositare quel denaro in Campidoglio: _in Capitolium +deportata, et qualiter de communi voce populi muri urbis exinde +repariantur_. + +[694] Venne nella Città ai 6 di Giugno, e ai 27 era tornato a Preneste. +MANSI, XXI, 1036: lettera di Alessandro ad Enrico di Grado: _Nos — VIII +Id. Junii Urbem tenuisse et a clero et pop. Rom. apud eccl. de S. M. +Novae cum psalmis, hymnis — fuisse receptos_. Alla domenica successiva +egli avrebbe celebrato pacificamente la messa in Laterano: _Data Romae +apud S. M. Novam XVIII Kal. Junii_. — CARD. ARAGON., p. 451: _Quia +vero diutius ibidem propter magnam schismaticor. seditionem quiete +non potuit remanere, precibus P. Romani seductus, ad partes Campanie +remeavit_. + +[695] Gli _Annali di Erfurt_ (_Mon. Germ._, XVI): _de Urbe quinque +Senatores missi a Romanis erant_. + +[696] _Cum omne patrimonium S. Petri — ab Aquapendente usque ad +Ceperanum_ (confini che allora aveva lo Stato della Chiesa) _per +Imp. et schismaticos occupatum vidisset_: CARD. ARAG., p. 451; BERN. +GUIDONIS, p. 446. — E Federico stesso dice: _Rollandus — propter +fideles nostros circa Romam non habet — ubi caput suum reclinet_; +perlochè egli sarebbe fuggito: ed eziandio dice che era indebitato fino +agli occhi. GOLDAST, _Constit Imp._, I, 279. + +[697] Vedi J. FICKER, _Rainaldo di Dassel, cancelliere dell’Impero +e arciv. di Colonia_ (1156-1167), giusta le fonti storiche, Colonia, +1850. + +[698] _A. 1162: Nos Senatores pro justitia cuique tribuenda a reverendo +atque magnifico populo Romano in Capitolio constituti_ — (GALLETTI, +_Del Prim._, n. LXI). — Ai 14 di Ottobre 1163 v’è questa data: _Anno. +Pontif. Dompni Victoris IV pape_ (GALLETTI, n. LXII). + +[699] Noto che Federico agli 8 Novembre 1163 diede una lettera di +franchigia per Gubbio: _Dat. VI yd. Nov. A. D. J. MCLXIII Ind. XII — +Act. Laud. in d. n. fel. Am. — Ego Rainald etc._ L’originale non esiste +più nell’Archivio di Gubbio. + +[700] Roma fu da Cristiano messa a gravi strette; vedi la lettera 33 di +GIOVANNI DI SALISBURY a san Tomaso (ediz. di LUPO, _Oper._, T. X, 81). +Questi avvenimenti sono dell’anno 1165. Sotto la data di _Indict. XIV_, +ne narra la _Cronica di Fossa Nova_. — SIGEB., _Cont. Aquicinct._, +li registra all’anno 1165, e il CARD. ARAG., scombuiato in fatto di +cronologia, li pone dopo il ritorno del Papa. + +[701] CARD. ARAGON., p. 456: _Pecunia non modica mediante — et Senatum +juxta voluntatem et arbitrium ejus innovando constituit_. + +[702] _Acta sunt haec A. D. Inc. MCLXV Ind. XIII IX Kal. Dec. Pontif. +vero ipsius Papae [=an]. VI_: così dicono gli Atti nel CARD. ARAG., p. +457. Vi concorda ROMUALDO, p. 205; e la stessa data pone Alessandro +nella lettera ad Enrico di Reims, _Lateran. VIII Kal. Dec._ (24 +Novemb.): MANSI, XXI, 1042. + +[703] _Cum illo populo habitamus, qui tempore omnimodae pacis, nedum +turbationis, ad Romanor. pontif. consuevit manus respicere_: lettera +all’Arcivescovo di Reims, _Laterani XV Kal. Febr._ (_Ep._ 96, nel +MARTENE, II, 721). Qua e altrove egli si duole dei suoi debiti e degli +usurai: _tanta namque sunt onera debitorum et creditorum instantia, +ut nisi ecclesiae dei a tua fuerit modo liberalitate subventum, vix +aut numquam nobis statum urbis in ea pace, in qua nunc est, poterimus +conservare_. Soltanto in grazia del denaro Roma aderiva ai Papi. Vedi +eziandio l’_Ep._ 109 del Papa allo stesso Arcivescovo. + +[704] L’_Ep._ 140 di GIOVANNI DI SALISBURY dice che Guglielmo morendo +mandò 40,000 lire sterline al Papa: altrettante il figlio di lui +(LUPUS, _Op._, T. X, 150). + +[705] _Et quia Roma, si inveniret emptorem, se venalem praeberet — +nihil cum eo (populo) potuit efficere, qui se utrique parti simulabat +placere, et cum nulla fideliter ambulabat_: CARD. ARAGON., p. 457. + +[706] Alcuni documenti fanno apparire che, prima Gionata, indi +Raino fossero signori di Tusculo. In CENCIO trovasi nel 1155 Gionata +che conchiude un patto concernente Tusculo, ed ancora nel 1150 ei +sottoscrive a Farfa il decreto di Ottone conte palatino; nel 1163 +l’Abate di santo Alessio gli dà in feudo Astura (NERINI, n. XIII). Nel +1167 si nomina il solo Raino come conte di Tusculo; nel 1171 è Raino +che cede Tusculo al Papa: pertanto Gionata morì prima del 1167. Io non +credo col CURTIUS che Gionata e Raino formassero una persona sola; i +documenti non confondono i nomi. + +[707] I trattati concernenti Tusculo sono nel MURATORI (_Ant. It._, +III, 777), che li trasse da CENCIO: quello conchiuso con Odone _de +Columpna_ è dato ai 10 Dicembre 1151. Addì 28 Dicembre 1152 Odone +Frangipane fa quitanza di trenta libbre ricevute dal Papa per la +liberazione del pegno. Ai 9 Luglio 1155 _Jonathas fil. quond. Ptolomei +de Tusculana giura fedeltà al Papa excepto contra Imperatorem — hanc +fidelitatem facio quia dedisti mihi in feudum totam partem vestram +supradicte civitatis Tusculanae_. Ed a cauzione del Papa gli consegna +_Montisfortini_ e Faiola, _usque in terminum duor. annor. incipiendor., +postquam vera pax fuerit facta inter vos et Romanos_ (CENCIUS, fol. +CXII). + +[708] La _Cronica_ del MARANGONE narra questo fatto sotto la data +dell’_Ind. XV_. A Civitavecchia erano Pietro Latro e quaranta Romani: +furon fatti prigionieri. Ottimo chiarimento di questi casi dà la +lettera di Rainaldo al Coloniensi e al duca Enrico di Limburg: _Nos cum +sola et domini cancellarii Philippi militia Tusculanum ingressi sumus, +ne civitas illa, imperio summe necessaria, perderetur_ (SUDENDORF, +_Regist._, n. LXII). ROMUALDO (p. 208) nomina oltre a Rainaldo anche +l’esiliato Andrea _de Rupe Canina_. Vedi anche OTTONE DE S. BLASIO, c. +20. Che fosse Raino a chiamar gli Imperiali lo dice soltanto il CARD. +ARAGON. + +[709] OTTONE DE S. BLASIO conta _500 milites et 800 Caesarianos_, e +trecento uomini a Tusculo. ACERBO MORENA udì da’ combattenti che tutta +l’oste tedesca non giungeva a mille cavalieri. Con Cristiano, dic’egli, +erano eziandio Roberto di Bassavilla (esiliato dalle Puglie), il Conte +dei Marsi, _et Braibenzones, qui erant fortissimi_ (p. 1143, sq.). Se +si stia a SIGB., _Auctar. Aquicinct._, vi si trovava presente anche +Alessandro vescovo di Liegi. Gli _Annal. Coloniens. Maximi_ (_Mon. +Germ._ XVII, 766) non danno a Cristiano che cinquecento uomini. + +[710] Della battaglia di Monte Porzio: SICARDO (_Chron._, p. 599, nota +18): _Theotonici — apud Montem Portum invadunt_; GOTTFRIED (_De Gestis +Frider._, p. 41): _in monte de Porcu; Chron. Urspergens._, p. 224: +_apud Montem Porcum_. Anche GIOV. VILLANI scrive: Monte del Porco. +Del giorno, _4 Kal. Junii, dies lunae Pentecostis_ oppur _Feria 2_, +danno conferma la lettera di Rainaldo, la _Cronica_ del MARANGONE, le +postille marginali del _Cod. Farf. Vatican. 6808_, gli _Acta Pontif._ +in CENCIO, gli _Annali di Erfurt, di Magdeburgo_ ecc. I Romani uscirono +la domenica di Pentecoste a porsi in ordine di battaglia. Gli _Annal. +di Magdeburgo_ dicono che fu fatto prigioniero _filium cujusd. Ottonis +Frangepanis quem multis pecuniis redimere volentibus non reddiderunt_. +Rainaldo scrive: _Romani miserabiles a Tusculano usque Romam per omnes +vias, per omnes agros, sicut pecora, tanta strage jugulati sunt, ut +occisorum numerus supra IX aestimetur millia_. Egli e l’Arcivescovo di +Magonza avrebbero fatto soltanto cinquemila prigionieri; e i Romani +medesimi avrebbero detto: _de XXX millibus vix duo millia in urbem +rediisse_. Gli Imperialisti (come OTTONE DE S. BLASIO e SIGEB., _Auct. +Aquicinct._) esagerano il numero de’ morti fino a quindicimila. Sono +più esatti gli Italiani, i quali variano dai sei ai duemila. + +[711] ACERBO MORENA dice sprezzevolmente: _vilissimi sunt — non sicut +sui majores fecere faciunt_. Il CARD. ARAGON.: _in primo congressus +Popul. Rom. irrecuperabiliter corruit, et per campestria, atque +convallium devia ita impie contritus, atque delapsus est, quod de tanto +agmine tertia vix pars evasit_. Il contemporaneo GOTTFRIED, _de Gest. +Frid._: + + _Roma cadit fugiens, cecedit pars magna Senatus_ — + _Hii duo presbiteri, quos pretulit ordine Cesar,_ + _Tam male cantabant requiem super agmina cesa,_ + _Cesa per arva necant et tumulanda vetant._ + _Milia bis bina per prata jacent resupina,_ + _Pluraque captiva retinent in carcere viva._ + +[712] _Ab eo tempore, quo Annibal Romanos apud Cannas devicit, tantam +Romanorum stragem nullus recolit extitisse_: CARD. ARAGON. — Il +VILLANI, lib. V, c. I, registra la leggenda che la battaglia andasse +perduta per il tradimento dei Colonnesi, i quali perciò sarebbero stati +cacciati di Roma. Il MATTEI, _Memorie di Tusculo_, s’inventa di suo +capo i nomi dei duci romani: che i morti si seppellissero a san Lorenzo +e a san Sebastiano, è cosa probabile; però nessuna iscrizione funeraria +ne giunse fino a noi. Solamente SICARDO, p. 599, dice: _quorum multi +apud S. Stephanum sepulti sunt, et habent hoc epitaphium: Mille decem +decies et sex decies quoque seni_. + +[713] Il CARD. ARAG. nota al 19 di Luglio l’arrivo di Federico; il +MORENA, testimonio oculare, più determinatamente: _in die lunae, +quae fuit IX die ante Calendas Aug. de Ind. XV in Monte Gaudio — +castrametatus est_. Il monte è dai Cronisti chiamato _Gaudius_ oppure +_Malus_. Il MARANGONE ha questa data: _XI Kal. Aug._ + +[714] Sopra queste porte, a lettere d’argento, era fatto nota della +donazione di Costantino. Il MALLIO, nella _Descrizione del san +Pietro_, n. 160 (intorno al 1180), dice: _Argenteis literis (sicut nos +vidimus, et cum fratribus saepissime legimus) adnotata fuere, videlicet +Perusium, Fesulae, Clusium, Bulsinum, Assisium etc._ Nell’anno 1200 i +Viterbesi furono costretti a restituire le porte. — ACERBUS MORENA, p. +1149: _exarsa est — mirabilis imago — in muro ipsius Ecclesiae versus +eccl. S. Petri super atrium ipsius Eccl. S. Petri, ex auro purissimo +atque splendidissimo decorata, cujus similis in Italia nunquam fuit +amplius visa_: rappresentava Cristo e san Pietro. Il MORENA chiama la +_S. Maria in Turri_ anche col nome _de Laborario_. Molti altri Cronisti +parlano dell’incendio, e il _Chron._ MAGNI PRESBITERI (_Mon. Germ._, +XVIII, 489) ne rovescia la colpa sulla plebaglia che era nell’esercito +dell’imperatore (_per viles personas_). + +[715] _Infesta signa usque ad altare ferentes, occisione multorum +polluerunt_ (OTTO DE S. BLASIO, c. 20). — _Et replevit aedem +interfectis_: ELMOLD, _Chron. Slavor._, II, c. 10. + +[716] Se si stia ad ACERBO MORENA, il duomo fu preso di sabato, +poichè egli pone in martedì il giorno 1 Agosto. Del 30 Luglio, +ch’era domenica, è il Diploma dato da Federico (_apud S. Petrum_) a +ricompensa della gloriosa vittoria riportata sui Romani da Rainaldo +e dai vassalli del Vescovo di Colonia; gli fa dono dei redditi +di Andernach, _specialiter quia deo auctore, Romanis in conflictu +publico per invictam ejus et illustris Coloniensis ecclesie militie +virtutem gloriosissime superatis, sacratissimum nostrum imperium +inexplicabiliter est exaltatum_ (BOHMER, n. 2526). Pochi dì dopo +Rainaldo moriva. + +[717] Vedi il REUTER, _Storia di Aless. III_, Lipsia 1860, II, 262. + +[718] _Una galea — usque ad romeam ripam prope pontem cum vexillis +multis erectis applicuit_: MARANGONE. La _riparmea_ ossia _ripa romana_ +sarebbe quella che più tardi ebbe nome di «ripa grande». + +[719] ... _quod Senatum non nisi per eum vel per nuntium suum +ordinabunt. — D. Imp. confirmabit Senatum perpetuo in eo vigore, in quo +nunc est, et augebit cum tali tenore, ut Senatus — ei subjectus fiat, +et faciet inde privilegium cum sigillo auri, in quo contineantur haec, +videl. confirmatio Senatus, et quod faciet salva omnia justa testamenta +populi Romani_: GODEFRIDI MONACHI _Annal._, a. 1167; GOLDAST, I, 283; +_Annal. Colon. Maximi_ (_Mon. Germ._, XVII, 781). + +[720] Di queste particolarità narra soltanto la vecchia _Cronica_ +del MARANGONE: _CCCC obsides, quos Imp. antea habere non poterat, ei +dederunt, et L Senatores ex praecepto Augusti constituerunt_. Tuttavia +dovettero pur essere cinquantasei Senatori. + +[721] GOFFREDO, testimonio oculare (_De Gestis Frid._), ne la descrive +(_sic ubi Roma tacet, gloria nostra jacet_), e parimenti fa il MORENA. +La _Cronica Piacentina_ (ediz. dell’HUILLARD, Parigi 1856): _descendit +pluvia, quae appellatur Basobo mense augusti_. La mal’aria (_intemperie +aëris_) parve allo Scrittore degli _Ann. Cameracens._ (_Mon. Germ._, +XVI) esser simile ad un’immane nube nera, che di repente coperse la +vallata vicina a Monte Mario: in quella valle sarebbero morti Rainaldo +(passò di vita al 14 di Agosto, e gli _Annales Egmundani_, a. 1167, +gli dedicano un eccellente elogio) e settemila Tedeschi; in Roma ne +sarebbero morti ventimila. Anche gli _Annal. Palidenses_ dicono: +_Innumeram moltitudinem praecipue Romanor. stravit, quippe muris +inclusi_. Alla siccità dell’estate susseguì un inverno tanto crudo, che +ne gelò il lago Fucino (_Chron. Fossae Novae_). + +[722] Fra gli altri morirono Daniele vescovo di Praga, Eberardo di +Regensburg, Goffredo di Spira, Alessandro di Liegi, Erminio di Verdun, +Enrico conte di Nassau, Burcardo conte di Alremont, Enrico conte +di Lippa, il duca Federico di Rothenburg, Guelfo duca, Berengario +di Sulzbach, Rainaldo di Colonia, i maggiori capitani e consiglieri +dell’Imperatore. Vedi il REUTER, II, 267. + +[723] «E ’l Signore mandò un Angelo, il quale distrusse ogni valente +uomo ed ogni capo e capitano ch’era nel campo del Re degli Assiri: +laonde egli se ne ritornò svergognato al suo paese» (2, _Chroniche_, +XXXII, 21). A questo passo della Bibbia s’inspirava TOMASO DI +CANTERBURY allorquando si congratulava con Alessandro III che +Sennacheribbo se ne fosse andato, e Dio ne avesse distrutto l’esercito: +_consumpsit eos morte famosissima_ (_Ep._ XXII, lib. II in LUPO). Quasi +tutti i Cronisti, massimamente quando sono preti, la prendono per una +punizione divina. CARD. ARAG.: _Tunc idem Fridericus divina se manu +percussum fore intelligens, cum Romanis utcumque composuit, et VIII +Id. Aug., non sine manifesta confusione, recessit_. Sto in dubbio della +data, 6 di Agosto. A quel giorno l’Imperatore ancor detta una scrittura +_juxta Romam in Monte Gaudii_ (STUMPF, II, 364). Ai 4 di Settembre era +a Pontremoli. GIOVANNI DI SALISBURY (_Ep._ 159, in LUPO): _Imperator — +quasi torris raptus de incendio, confusus ab Urbe recessit._ + +[724] «Beato Alessandro, che non vide Italia: felice me, se in Asia +fossi trapassato»: RICOBALDO DI FERRARA, p. 372, citato dal RAUMER. + +[725] La lega Lombarda si conchiuse nell’anno 1167. Vedi i recentissimi +studî e i documenti della sua storia, in CESARE VIGNATI, _Storia +diplom. della Lega Lombarda_, Milano 1866. + +[726] _Cod. Farfensis Vatican. 6808: [=an]. dni MCLXVIII V Idus Aprilis +Albanensis civitas destructa est a Romanis_. Il _Catalogo_ in CENCIO: +_Albanum a Romanis concrematum est VI Idus Aprilis_. Più esattamente +nel _Chron. Foss. Nov._, ad [=an]. 1168, e nel CARD. ARAGON., p. 460. + +[727] _Clausus est in turre Stephani Theobaldi, nec audet egredi, +timetque usq. ad mortem innovationem Senatorum, qui in Cal. Novembr. +Urbis regimen accepturi sunt: Ep._ 108, Lib. II, di GIOVANNI DI +SALISBURY, nel Tom. X di LUPO. Vedasi anche la _Ep._ 66. + +[728] _Chron. Fossae Novae_, ad [=an]. 1168. È meraviglioso veder +combattere l’un contro l’altro nel Lazio due arcivescovi di Magonza, +Cristiano e Corrado. + +[729] CARD. ARAGON., p. 462, e ROMUALDO, p. 210, il quale erroneamente +scrive Gionata a vece di Raino. Raino aveva prima ricevuto in permuta +Monte Fiascone e san Flaviano da Giovanni prefetto, cui tempo innanzi +gli aveva dati in pegno il Papa: ma in quelle terre Raino non fu +accolto. Il documento degli 8 Agosto 1170 (in CENCIO, fol. 261) dice: +_Ego Rayno fil. quond. Tholomei de Tusculana — dimitto vobis d[=no] +meo Alex. Pp. — et S. R. E. — civitatem Tusculanam cum arce ejusdem +civitatis — Et ab hac hora in antea potestatem habeatis in ea intrandi, +tenendi, possidendi, disponendi, laborandi, fruendi, placitandi, +infeudandi_. Vedi anche il WATTERICH, II, 415. — Nell’anno 1174 lo +stesso Raino diede il _Castrum Algidi_ in ipoteca al Papa che gli aveva +dato duecento libbre a prestito (CENCIO, fol. 115). Si noti quanto +prestamente cadde in rovina la casa dei Tusculani. + +[730] _Domno vero Papae obtulit, quia data pecunia liberaret eum ab +exactionibus omnium Romanorum — repulsam passus est: Ep._ 80, lib. II, +in LUPO, Tom. X, e più addietro nell’_Ep._ 79. + +[731] _Hoc autem [=ano] misit Imp. Constantinopolitanus nepotem suam +cum Episcopis Grecis et cum comitibus, et cum multis militibus — ut +daret eam in conjugio Odoni Frajapanis de Roma, qui (Alexand.) apud +Verulas eum conjugavit, et tunc ipse Odon cum ea reversus est Romam: +Chron. Foss. Nov._, ad [=an]. 1170. Alessandro venne a Veroli ai 18 +Marzo. Delle altre trattattive vedasi il CARD. ARAG., p. 461. + +[732] _Cod._ CENCII, fol. 262: _Celebrata nativitate b. Mariae cum +fratribus suis de Verulis exiens — in Vigilia Sct. Lucie_ (_s. Luce_, +vedi il JAFFÉ, p. 735) _cum gloria et honore civitatem ipsam (Tuscul.) +intravit, et in palatio ipsius arcis tamquam dominus per XVI_ (leggi +col JAFFÉ _XXVI_) _menses resedit_. + +[733] Sull’impressione che Alessandro risentì dall’assassinio del +Becket, e sulle ambascerie inglesi venute a Tusculo, vedi il REUTER, +III, 116 + +[734] CENCIO e ROMUALDO ad [=an]. 1171. Cronologicamente più esatto è +senza dubbio il _Chron. Foss. Nov._ ad [=an]. 1172: _Ind. V Alexand. +P. fecit finem cum Romanis, qui destruxerunt muros civitatis Tusculanae +mense Nov._ Vedi la _Vita Alexand._ nel WATTERICH, II, 417. Il JAFFÉ fa +conoscere che sulla fine del Gennaio 1173 Alessandro andò da Tusculo a +Segni. Quivi, addì 4 Febbraio, canonizzò Tomaso di Canterbury. + +[735] La pace di Venezia, conchiusa il giorno 1 di Agosto fu confermata +solennemente in san Marco ai 15 di quel mese (gli Atti ne sono +registrati nel MURAT., _Antiq. Ital._, IV, 285 e nel PERTZ, _Leges_, +II). Il trattato colle città fu raffermato soltanto nella pace di +Costanza, ai 25 Giugno 1183. + +[736] Su di ciò vedasi la profonda analisi che ne fa il FICKER, nei +suoi _Studî sulla storia dell’Impero e della Chiesa_, Inspruck, 1869, +II, p. 307, ecc., p. 469. Nel _Pactum Anagninum_ (PERTZ, _Leges_, II, +147) gli ambasciatori promettono al Papa che l’Imperatore _praefecturam +Urbis et terram comitisse Mathildae restituet_, ossia ciò che si +comprendeva nel concetto di _Patrimonium_. + +[737] _Totius populi Romani consilio et deliberatione statutum est, ut +Senatores qui fieri solent, fidelitatem et hominium D. Papae facerent, +et B. Petri Ecclesiam, atque regalia, quae ab eis fuerunt occupata, +libere in manibus et potestate sua restituerunt_: CARD. ARAGON., p. +475. + +[738] _Exierunt obviam sibi in longum Clerus Romanus cum vexillis et +crucibus, quod nulli Romanorum Pontifici recolitur factum, Senatores +et Magistratus, Populi cum concrepantibus tubis, nobiles cum militia +in apparatu decoro, et pedestris populositas cum ramis olivarum, laudes +Pontificis consuetas vociferans_: CARD. ARAG., p. 475. — ANDREA DANDOLO +(_Chron_., pars 36) dice che i Romani gli andarono incontro _cum tubis +argenteis, et octo vexillis diversorum colorum_; e questi il Doge +avrebbe mandato al Papa, in memoria del suo trionfo. + +[739] San Bernardo avrebbe detto al trionfante Alessandro ciò che +scrisse a papa Eugenio III: _In his successisti, non Petro sed +Constantino. — Petrus sic est, qui nescitur procesisse aliquando, vel +gemmis ornatus, vel sericis, non tectus auro, non vectus equo albo; +nec stipatus milite, nec circumstrepentibus septus ministris: De +Consideratione_, lib. IV, cap. 3. + +[740] Così era anche delle città vescovili del Lazio, dove i Papi +tenevano corte. Nell’anno 1164 il Vescovo di Anagni si duole che quel +Comune aggravi d’imposta le genti vescovili al paro dei cittadini; +risponde il Papa che lo proibirà: _vestra petitio continebat, quod +potestas, concilium, populus civitatis Anagninae familiares et +servientes vestros ad solvendum, contribuendum cum aliis civibus Anagn. +in datiis, collectis, angariis et parangariis, expensis, et aliis +oneribus supradictae civitatis propria temeritate compellunt in vestrum +prejudicium — — dat. Anagn. Id. Junii pont. nostri an. V_ (LABBÉ, +_Concil._, XII, col. 252). In Anagni vediamo dunque esistere le tre +podestà civiche, ed è assai notevole che ivi nell’anno 1164 compaia il +Podestà. — Fino una terra piccola e decaduta com’era la vescovile Ostia +aveva il suo municipio. In un documento dell’anno 1159 il _populus +Ostiensis_ si obliga di dare al Papa annualmente due _platratae_ di +legno; vi interviene il Procurator del Comune coi _boni viri cives +Ostienses_ (MURAT., _Ant._, I, 675). + +[741] Vedi più addietro a carte 620, nota 1, dove è detto di questa +famiglia. + +[742] ROMUALDO, ad a. 1178 (p. 241); il tempo fu prima dell’Agosto. +_Ad pedes Alessandri Papae accedens, confirmata sibi Praefectura, +ejus homo devenit._ Il REUTER (III, 763) nota a questo argomento che, +conformemente ai patti di Anagni e di Venezia, l’Imperatore restituisse +al Papa la _Praefectura_ solamente _salvo omni jure imperii_, e +dichiara non potersi credere che cessasse ogni rapporto di obligo del +Prefetto verso l’Imperatore. + +[743] Calisto si sottomise a Tusculo nel dì 29 Agosto: ANON. CASINENS., +ad a. 1178; _Chron. Foss. Nov._; ROMUALDO sulla fine della _Cronica_. + +[744] _3 Kal. Oct. quidam de secta schismatica — Landum Pitinum +elegerunt in Pap. Innocentium: Chr. Foss. Nov._, ad an. 1178. — +SIGEB., _Auctar. Aquicinct._, reputa erroneamente che Lando fosse +un Frangipani: da documenti si rileva che i Landi erano baroni del +Lazio. — ANON. CASIN., a. 1180: _apud Palumbariam cum sociis captus_. +Lo stesso _Continuatore_ di SIGEBERTO non fa parola di Palombara, +ma dice che protettore di Lando, in un castello prossimo a Roma, sia +stato un fratello di Ottaviano antipapa. Signori di Palombara erano +Filippo e Odone, figli di quell’Ottaviano _comes Palumbariae_, che è +nominato in una carta Farfense dell’anno 1159. Intorno a Palombara ed +a quei Baroni, vedi l’_Analisi_ del NIBBY. Lando fu consegnato al Papa +sull’incominciamento del 1180, in quello che un’inondazione del Tevere +devastò Roma e vi scoppiò una pestilenza (_Chr. Foss. Nov._, ad [=an]. +1180). + +[745] _Cujus obitu quidam insipientes Romani audito, ei non, ut +debuerant, obviam cum ad urbem deferretur venerunt; et ei maledicentes, +luto etiam et lapidibus lecticam, in qua portabatur lapidantes, vix +eum in patriarchio Lateranensi sepeliri permiserunt_: SIGB., _Cont. +Aquicinct._, ad [=an]. 1181. Perì il suo mausoleo. + +[746] _Tres tantum praecesserunt eum in numero annorum, quo Roman. +Eccl. praefuerunt, b. Petrus sed. 25 annis, Silvester I 23, Adrianus +totidem_: ROBERTUS DE MONTE, ad [=an]. 1181. — Dopo di Alessandro III +solamente Pio VII toccò i ventitrè anni di reggimento. È noto che +nessun Papa aveva raggiunto i venticinque anni (cui si favoleggiò +aver durato il pontificato di san Pietro), ma Pio IX li superò, +essendo pervenuto oggidì ai suoi ventisette anni di regno in mezzo ai +grandissimi avvenimenti ch’ei vide compiersi. + +[747] La storia migliore e più profonda del pontificato di Alessandro +III è data nell’Opera più volte citata del REUTER (Lipsia, 1864, in 3 +vol.). Vedasi segnatamente nell’ultimo volume il capitolo che tratta +delle idee gerarchiche e delle conquiste di questo Pontefice. + +[748] Mostra il JAFFÈ che ai 2 Novembre 1181 egli era in Laterano, e +che vi rimase fino al Marzo 1182. Ai 13 Marzo era di nuovo a Velletri. + +[749] _Ortum est grave dissidium inter Romanos et P. Lucium super +consuetudinibus quibusdam, quas praedecessores sui facere solebant, +quos supradictus Papa juravit, se nunquam facturum_: ROGERO HOVEDEN, +_Annales_, pars poster., p. 621 (citato dal CURTIUS, p. 271). + +[750] _Chron. Foss. Nov._, ad an. 1183. Esso pone a _Kal. Julii_ +l’assedio di Tusculo fatto da’ Romani. Più esattamente una postilla +marginale nel _Cod. Vat. 1984_ dice: _in vigilia b. Petri apostolici +a[=n]o 2 Lucii III papae Ind. I_. Lo stesso Codice: _interea Roma a +XXV senatoribus administrabatur_; ma non si può guarentire che questo +numero sia giusto. + +[751] ROGERO HOVEDEN, p. 62, dice che i Romani avessero ucciso +Cristiano avvelenando una fontana. — Papa Lucio invitò mediante un +Breve, il clero tedesco a fare orazioni pel defunto (SCHANNAT, _Vindem. +liter._, II, 118, nel MANSI, XXII, 480). Il Papa lo chiama _vir valde +providus et magnificus_. Della morte di Cristiano parla anche il +_Chron. Mogunt._ CONRADI EP., p. 573 (nell’URSTISIUS). Il suo elogio +fanno gli ANNALES STADENSES (_Mon. Germ._, XVI, a. 1173): _disertus +extitit et facundus, vir largus et illustris_. Parlava parecchie +lingue. _Nulla civitas, nulla urbs ei resistere audebat._ Nel suo +esercito i somieri erano pasciuti meglio che le genti di servizio +dell’Imperatore. + +[752] ROGERO HOVEDEN (p. 622) dice erroneamente che il Papa, mercè di +questo denaro, ottenesse di far pace coi Romani. + +[753] _Chr. Foss. Nov._, a. 1184: _13 Kal. Maji incenderunt Palianum, +et Serronem, Penestrum, et sic Romam reversi sunt_. + +[754] Lo narra SIGEB., _Auct. Aquicinct._, ad [=an]. 1184: _Romani +Lucium papam parvipendentes — in contumeliam cardinalium excogitant +inauditum flagitium_. E parimenti gli _Annales Stadenses_, a. 1183, +i quali dicono che i Romani fecero crudele trattamento di ventisei +Tusculani ridotti prigionieri: cose che ricordano gli orrori delle +venture guerre contro gli Albigesi. + +[755] _Chron. Foss. Nov: postea dom. Papa ivit in Lombardiam, et misit +Comitem Bertoldum legatum Imperatoris Fried. pro defensione Tusculanae, +et ad recolligendam Roccam de Papa, quam ipse callide et dolose +expugnavit_; prima volta che si menzioni Rocca di Papa, fondazione +pontificia. — Affine di completare i Regesti di Federico faccio nota +del suo _Privilegium_ per Fuligno cui egli dona Bevania e _Cocoratium_. +Fra i testimonî sono _Gottfrid. patriar. Aquil. Conradus Archiep. +Mogunt. Otto eps. Babenberg. Gerardus com. de. hon. Heinr. comes de +Altendorf. Olricus de Lucelinhardt... Dat Tervisii A. D. J. MCLXXXIIII +Ind. III. VIII. Kal. Dec. fel. Amen._ Originale senza suggelli +nell’Archivio comunale di Fuligno, credenza IV, n. 3. + +[756] Il LA FARINA (_Storia d’Italia_, IV, 138) dice egregiamente +che questo Concilio di Verona piantò le fondamenta della mostruosa +Inquisizione. Il Decreto di Lucio III (_Ad abolendam diversarum +haeresum pravitatem, quae in plerisq. mundi partibus, modernis coepit +temporibus pullulare_) è più feroce degli editti di Alessandro III: +ordina che si denunci e si stermini per opera del braccio secolare +tutte le eresie, sotto minaccia delle più gravi censure ecclesiastiche: +MANSI, XXII, 476. + +[757] Delle ragioni di questo mal animo fra Federico e i papi Lucio ed +Urbano parla chiaro il _Chronicon Slavorum_ di ARNOLDO, III, c. 10, c. +16, sqq. Vedasi inoltre la monografia dello SCHEFFER-BOICHORST: _Ultima +controversia dell’imperatore Federico I colla Curia_, Berlino, 1866. + +[758] _Rex H. subjugavit sibi totam Campaniam praeter Fummonem, et +castrum Ferentinum obsedit per novem dies, et ivit super Guarcinum_: +_Chron. Foss. Nov._, ad [=an]. 1186. Anche coi Frangipani Enrico +se l’era intesa, chè in uno dei suoi Diplomi (_A. 1186 Ind. IV die +Dominico, qui fuit Sestus intrante mense Julii_) si sottoscrive _Otto +Frangenspanem_ in qualità di _praefectus Romae_. MURAT., _Ant. It._, +IV, 471 — _actum sub temporio Regis H. feliciter, quando erat in +obsidione Urbis Veteris_. + +[759] Il _Cod. Vat._, fol. 200 b, porge notizie di Urbano III e di +Gregorio VIII. — _Mox dictus pontifex cum tota curia praecedentibus +Leone Monumenti et Anselmo ad Pisanam civitatem pervenit._ Leone di +quel cognome s’incontra già prima dell’anno 1177; chè il _Chron. +Altinate_ (_Arch. Stor._, VIII, 183) annovera nel catalogo dei +presenti alla pace di Venezia: _Leo de Monumento, Romanus Princeps, +cum hominibus XVIII_. I _Gesta Innocenti III_, c. 23, lo chiamano +parente di Ottaviano vescovo di Ostia, che (secondo l’UGHELLI, I, 67) +era della famiglia Poli e congiunto di Innocenzo III. Indi ne parla, +nell’anno 1207, il testamento del cardinale Gregorio _de Crescentio_ +(GALLETTI, _Prim._, p. 335). Un casale dava il cognome alla famiglia +_de Monumento_, ma l’origine ce n’è ignota. Nel 1226 trovasi il _Comes +Octavianus de Monumento_ nella Bolla data da Onorio III pel Vescovato +di Ostia, _dat. Lateran. Nov. April. A. X_ (_Mscr. Vat. 6223_). Lo +stesso Onorio concede nell’anno 1217 al convento di san Tomaso sul +Celio, _Turrim quae dicitur Monumentum, ubi dicitur Statuarium_ (ch’era +vicin Sette Bassi, presso la via Appia): _Bullar. Vat._, I, 100 sgg. +Il TÖCHE, _l’imperatore Enrico VI_, Lipsia 1867, p. 61, conchiude +da un Diploma di Enrico VI, dato a favore di Leone _de Anguillara_, +che questi formi una sola persona con Leone _de Monumento_; ma è +un’asserzione non comprovata: i documenti non confondono mai i nomi. I +_De Monumento_ erano una famiglia a sè. Così nell’anno 1221 vien detto: +_Petrus Frajapanis Romanor. Consul Almae Urbis, et Maria de Monumento +quond. Enrici Frajapanis uxor_ (BORGIA, _Velletri_, p. 263). Ancora nel +1279 io trovo _Angelus de Monumento_ (Archiv. Flor. Rocc. di Fiesole). + +[760] _Sanctiss. Patri et Dom. Clementi dei gr. summo Pontif. et +univers. Ppe. S. P. Q. R. salutem et fidele cum subjectione servitium_ +— — Sulla fine è detto, che nessuno osasse di rompere quella pace, +_alioquin iram amplissimi Senatus et metuendi populi Romani gravissimi +incurrat et odium. Actum XLIIII [=ano] Senatus Ind. VI mense Madii die +ultimo, jussu Senatorum_: seguono le sottoscrizioni. Questo atto fu +stampato la prima volta dal BARONIO che lo trasse da CENCIO; indi, più +correttamente, dal MURATORI, _Ant. It._, III, 785: trovasi anche nel +CURTIUS, nel VITALE, nel VENDETTINI ecc. + +[761] _Ad praesens reddimus vobis Senatum, et Urbem, et Monetam._ — +— I Pontefici riacquistarono il diritto di batter moneta; tuttavia +di quell’età non possediamo un solo denaro che mostri aver eglino +esercitato un tale diritto. + +[762] Il VENDETTINI, p. 175 (traendola dall’Archivio del castel +Sant’Angelo), registra una quietanza dei 27 Ottobre 1188, riferibile +a risarcimento di danni dato ad alcuni Senatori: così il VITALE, +che erroneamente pone il documento all’anno 1187. Quello che ne dice +l’OLIVIERI non è che parole e parole. + +[763] _Dabitis Senatoribus_ — _beneficia et presbyteria_ (donativi in +occasione di grandi festività) _consueta_. Stando all’_Ord. Roman._, +XII, n. II, il Prefetto riceveva _40 Solidos den._; ogni Senatore, +giudice, avvocato, _unum melequinum_ e qualche _solidi_. Un _malachino_ +valeva _8 grossi_, il _grossus_ corrispondeva a _6 denarii_; così dice +una valuta del tempo di Innocenzo VI, che è registrata sur una delle +prime pagine del _Cod._ CENCII (nella Riccardiana, n. 228). Invece che +_dare presbyterium_ usavasi anche dire: _dare manum_, donde è venuta +la parola «mancia». La spesa ne era assai rilevante, perocchè tutti i +preti e molte scholae ricevevano il _presbyterium_ (_Ordo Roman._, XII, +n. 16). Nelle grandi solennità la metà dei Senatori desinava dal Papa +(ibid., p. 170). Però egli era solamente obligato a far donativi ai +cinquantasei Senatori; se erano in numero maggiore, quello ch’ei faceva +di più era _mera liberalitas_. Lo dicono gli stessi Senatori in un +istromento dei 28 Maggio 1191 (MURAT., _Ant. It._, IV, 36). + +[764] _Pro restauratione murorum hujus excellentissimae urbis centum +libras bonorum provenientium._ + +[765] _Quodst hinc usque ad Kal. Jan. dictum Tusculanum ad manus +nostras non venerit, tunc excommunicabitis Tusculanum._ Non si può +concepire abuso delle censure ecclesiastiche che fosse più obbrobrioso +di questo per il Papa. Delle condizioni di Tusculo dà ampia notizia +ROGERO HOVEDEN, p. 689: ci è d’uopo attingere le nostre notizie da un +Cronista inglese, poichè tacciono le fonti romane. + +[766] _De Capitaneis sit salvum urbi et populo Romano, quicquid ab +eis conventum est, et promissum Romae per scriptum et juramenta, +ac plenaria et stajarias, ac presones_: vocaboli inesplicabili; +_plenariae_ (meglio così che _plejariae_) significano forse «mandato di +piena facoltà.» + +[767] Di simiglianti patti giurati da moltitudine di popolo trovasi un +esempio notevole nella convenzione conchiusa fra Pisa e Genova l’anno +1188, ai 13 di Febbrajo (FLAMINIO DAL BORGO, _Diplomi Pisani_, 114). + +[768] Tengo fermo il numero di cinquantasei, sebbene dai testi ne +emergano cinquantasette o cinquantotto: mancando le interpunzioni, +poterono facilmente farsi, di uno, due nomi. Vi è detto primamente: +_Jussu Senatorum Consiliariorum: Angeli Ser Romani de Pinea; Bobonis +Stephani de Octaviano; Petri Stephani de Transtisberim; Romani +Senebaldi; Rainerii Rinaldi de Ranucio; Johannis de Schinando; Cafari +Bartholomei; Petri Nicolai Fusconis de Berta; Bobonis Donnae Scottae, +et Ilperini Donnici_. Di questi, i Boboni, gli Stefani, i Tebaldi, +i Romani, i Rainerii appartenevano a famiglie antiche. Seguono i +Senatori, fra’ quali non evvi uno solo de’ Pierleoni, de’ Frangipani, +dei Colonna, ma un _Petrus Leonis_. Ei si può così poco comporre la +storia de’ fasti del Senato medioevale, come di quelli dell’antico. Se +ne fece un tentativo di già nel secolo decimosettimo: GIACINTO GIGLI +(caporione di Campitelli intorno al 1655) scrisse una _Cronologia dei +Consoli, Priori e Magistrati di Roma_ (mscr. nella Bibliot. di Santa +Croce in Gerusalemme); ma il suo lavoro privo di luce critica è quasi +senza valore: tuttavia ancora il VITALE ebbe accettato le sue notizie. +Un’altra _Series Senatorum_ (1220-1712) raccolse il CRESCIMBENI da +una _Storia del Senato_ di CARLO CARTARI (mscr.) e da un Catalogo dei +Senatori negli _Statuti dei Mercatanti di panni_ (del sec. XVI, nella +Bibl. Chigi), il quale comincia coll’anno 1296 (_Basilica di santa +Maria in Cosmedin nel 1719_, c. IV). + +[769] Vedi la lettera _Domno Papae Theobaldus praefectus et Petrus +Leonis_ (in RADULFO DE DICETO, p. 648), dove descrivono la battaglia di +Acri, combattuta ai 4 Ottobre 1189. + +[770] ROGERI DE WENDOWER, _Chronica_, ed. Coxe, III, 26. + +[771] Il viaggio di Riccardo è descritto con nomi storpiati da ROGERO +HOVEDEN, p. 667. Da Pisa a _Talemude_ (capo Telamone), a _Porte Kere_ +(Cere), avanti a _Cornet Civitatem_ (Corneto) a _Senes la veile_ +(significa Civitavecchia, quantunque sia mal chiamata con quel nome, +onde il VILLANI appella Siena), a _Le far de Rume_ (faro di Roma), poi +nel Tevere. Alla sua foce il Cronista tiene nota di una bella torre +solitaria e di grandi ruine di mura antiche (di Ostia e del porto di +Trajano). — Ai 26 di Agosto, per terra, lungo un bosco _quod dictur +Selve dene_ (di Ardea); lo attraversa per ventiquattro miglia, una +_via marmorea ad modum pavimenti facta_ (la via Severiana, che a quel +tempo era ancora conservata in buono stato): indi il viaggio prosegue +per _Castel Lettun_ (Nettuno e Anzio) dov’è un porto che in antico fu +coperto di rame: poi vicin _Cap de Cercel_ (Circello) sulla cui cima +è una rocca di pirati; finalmente a _Terracene_ ed a _Garilla_ (Castel +Garigliano) ed al _Castel Le Cap del Espurun_ (forse Sperlonga). _Hic +est divisio terrae Romanorum, et terrae regis Siciliae in illa parte, +quae dicitur principatus Capuae._ Pertanto a quel tempo lo Stato della +Chiesa si spingeva dentro nel Napoletano più di ciò che fosse negli +ultimi tempi. + +[772] ROGERO HOVEDEN, p. 680: _H. — misit nuntios suos ad Clementem +Papam, et ad Cardinales, et Senatores urbis: petens Romanum imperium, +et promittens, se in omnibus leges et dignitates Romanorum servaturum +illaesas._ + +[773] I _Filii Ursi, quondam Coelestini Papae Nepotes_, s’incontrano +nella _Vita Innoc. III_ (MURAT., _Antiq. It._, III, 784). Anche il +GRIMALDI (_Cod. Vat. 6437_, fol. 175) fa conoscere la parentela che +passava fra i Boboni e gli Ursini. + +[774] _Romani supplicarunt D. Coelestino, ut antequam Regem in Imp. +ungeret, obtineret ab ipso, ut civit. Tusculanensium sibi redderet +— Ad ipsum enim se converterant — ex quo Clemens exposuit — illos +Romanis_: ROGERO HOVEDEN, p. 690. Espressamente dice GODEFRID. MONACH. +(nel FREHER, I, 259): _Consecratio procedere non potuit, donec Imp. +castrum Tusculanum in potestatem Papae et Romanorum contradidit_. +SIGEB., _Cont. Aquicinct._, ad [=an]. 1191. — ARNOLDO DI LUBECCA, +_Cron. Slavor._, IV, c. 4, narra che il Papa avrebbe voluto trarre in +lungo la coronazione, ma che i Romani mandassero dire al Re: _Fac nobis +justitiam de castellis tuis, quae sunt in Tusculano, — et erimus pro te +ad D. Papam, ut coronam Imperii super caput tuum ponat_; e così sarebbe +avvenuta la cosa. + +[775] Ai 2 Aprile 1191, _H. VI juxta locum Anguillariae_ ratificò +il giuramento di sicurtà prestato in sua presenza dai Principi +dell’Impero al Papa ed ai Cardinali: _Rouleaux de Cluny_, nei _Notices +et extraits des Manuscrits de la Bibl. Imp._, t. XXI, p. 326 (riferito +dall’HUILLARD-BRÉHOLLES). + +[776] Il MURATORI ha sbertato la fiaba onde ROGERO HOVEDEN narra che il +Papa, tenuta prima la corona fra’ piedi, la gettasse poi col calcio giù +di capo dell’Imperatore. ROGERO dice: _Romani vero clauserunt portas +urbis, et custodierunt eas in manu forti et armata, non permittentes +eos intrare_. La descrizione del rito ceremoniale della coronazione +è nei _Mon. Germ. Leges_, II, 187, e nel VATTERICH, II, 711, che +la trassero da CENCIO. Ivi, e nel TÖCHE, p. 187, è significato che +l’Imperatore e il Papa mossero al Laterano, attraversando tutta Roma. + +[777] Se si stia a ROGERO HOVEDEN, l’Imperatore la cedette al Papa +il dì dopo della coronazione, e il Papa ai Romani il terzo giorno +da quella: _atque a Romanis destructum ita quod lapis supra lapidem +non remansit_. Il BÖHMER, n. 2761, dimostra che Enrico, ai 17 di +Aprile, era _in campestribus inter Urbem et Tusculanum_; ai 19, _in +silva Libertina_ (vicino Ferentino); ai 29, _in Ceperano_. — TÖCHE, +App. I. — RADULFO DE DICETO, _Ymagines Histor._, p. 659: _Paschali +feria IV Romani civit. Tuscul. funditus diruerunt_. — SICARDO, p. +615: _Tusculanos alios excaecantes, et alios deformiter mutilantes_. +Similmente l’ABBAS URSPERG., p. 232: _Pro qua re imperatori +improperatum est a multis_. GODFRIED, _Annal._, p. 259: _Quod illi +statim expulsis et caesis habitatoribus destruxerunt_. — ANON. CASIN. +_Chron._ — Il MATTEI, _Memorie di Tusculo_, p. 194, favoleggia che i +Romani colle pietre di Tusculo restaurassero il Campidoglio: di pietre +ne avevano a Roma il bisogno. Più probabile è quello che narrano il +PLATINA, il BLONDUS (_Hist. Decad._ II, lib. VI, 264) e il SIGONIO, che +i Romani trasportassero alcuni ruderi di Tusculo, e li collocassero +come trofei in Campidoglio. Le chiavi di Tusculo avrebbero appeso +all’arco di Gallieno. Queste e simiglianti cose narrano gli Storici di +Tivoli, che peccano d’inesattezza (VIOLA, II, 173). + +[778] Quasi tutte quelle ruine appartengono all’antichità romana. Della +rocca e delle chiese medioevali non rimase traccia. + +[779] Agli 11 Ottobre 1179 Raino cedette Lariano al Pontefice, e n’ebbe +in cambio Norma e Vicolo (MURATORI, _Antiq. It._, I, 141). I Tusculani +perdettero anche Astura, chè già intorno al 1193 ne erano signori i +Frangipani (CENCIO, fol. 121). Il GIGLI vuol avere, nell’anno 1197, +scoperto il figliuolo di Raino, in _Ottolinus Domini Rainonis Tusculani +de S. Eustachio Senator_: non è credibile che ciò sia una trovata di +suo capo, ma non me ne fido, giacchè non vidi documenti che parlino +di Ottolino. Un ramo dei Tusculani aveva residenza a Gavignano, nella +terra dei Volsci, e discendeva da Giordano, figliuolo di Tolomeo di +Tusculo (docum. dell’a. 1181, nel BORGIA, _Histor. di Velletri_, p. +247). + +[780] Lo dichiara in un documento il Senato ai 19 Aprile 1191. _Actum +XLVII [=ano] Senatus Ind. IX mense Aprili die XIX_ (MURAT., _Antiq. +It._, III, 788). Vi si sottoscrivono _Senatores Consiliarii_ e ventotto +Senatori. + +[781] Il BORGIA (_St. di Velletri_, p. 253) reputa che in allora si +popolassero La Molara, Rocca di Papa, Rocca Pergiura (oggidì Priora) +e Castel di san Cesario. È omai confutata quella bubbola che Frascati +sorgesse dalle capanne coperte di frasche, sotto cui riparassero i +Tusculani privi di tetto. Frascati esisteva di già nel secolo ottavo. + +[782] A complemento del BÖHMER, noto il Diploma in cui Enrico assolve +Gubbio: _Acta sunt haec A. D. MCXCI Ind. IX Reg. D. Henrico Sex. +invict. A. Reg. ejus XXII Imp. primo Dat. ante Neapolim per man. +magni Henrici prothonot. Nonas Junii_. L’originale con bolla d’oro è +nell’Archivio di Gubbio. + +[783] Le maestranze non si costituirono da corpi politici che soltanto +più tardi; prima degli altri forse i mercatanti. _Nos Pallo judex +mercatorum Urbis et Thomas de Oderiscis ejus consilarius_... (_Mscr. +Vat._ del GALLETTI, n. 8051, p. 35). Il GALLETTI pone quell’istromento +senza data, alla fine del secolo duodecimo. Qui _Judex_ corrisponde a +quello che in altre città era il _Consul mercatorum_. + +[784] Se in alcune castella v’erano ancora dei signori ereditarî, i +debiti e altre necessità presto li riducevano a vassallaggio della +Chiesa: si ricordi Tusculo. Altro esempio ne dà Falbateria, vicino +al confine meridionale del Lazio. Agli 11 Gennaio 1178 quei signori, +Adinolfo e Landolfo, cedono tutti i loro diritti al Papa, che loro +accorda per ventinove anni quel castello in feudo, al prezzo di +trecento libbre. Così di signori diventavano fittavoli a tempo. CENCIO, +fol. 113. + +[785] Gli Atti fanno conoscere che a quell’età la più parte de’ +Senatori erano di famiglie antiche: Sassoni, Astaldi, Astolfi, +Anibaldi, Oddi, Tebaldi, Senebaldi, Franconi, Rainerii, Gulferani, +Farulfi, Berardi, Roffredi, Gerardi, Bulgamini (tutti questi sono +di origine germanica); Mancini, Sarraceni, Romani, Rustici, Sergii +(forse di derivazione bizantina); Boboni, Ursini, Scotti, Cafarelli, +Curtebraca, Muti, Tosti, Ottaviani, Parenzii, Buonfiglioli, Capoccia, +Manetti, Papazurri, Pierleoni, Frangipani, Stefani, Malebranca, +Latroni, Paparoni, Crescencî, Cencî. Soltanto non v’è cenno nei +documenti che facessero parte del Senato a quell’età i Corsi, i +Massimi, i Normanni ed i Conti; ma noi reputiamo che ciò sia un puro +caso. Fino dal 1188 i Frangipani riverirono il Senato; del 1191 trovasi +fra’ Consilatori _Petrus Johannis Frajapane_. + +[786] _Senatoribus, qui sunt supra numerum quinquaginta sex Senatorum. +Qui numerus in fine praedecessorum ejusd. Coelestini summi Pont. +diffinitus continetur_: istrom. dei 28 Maggio 1191 (MURAT., _Ant. It._, +IV, 36). + +[787] _Et status Rom. Eccl. pessimus erat pro eo, quod a tempore +Benedicti Cariscum_ (sic!) _Senatum Urbis perdiderat, et idem +Benedictus, se ipsum faciens Senatorem, subtraxerat illi Maritimam et +Sabiniam, suos Justiciarios in illis constituens: Gesta Innoc. III_, +nel BALLUZIO, I, c. 8. Oltracciò l’_Ep. Innoc._, lib. II, n. 239: +_saepefatus enim B. cum seipsum intruserit in senatoriam dignitatem, +nec apost. sedis favorem habuerit, ad quam institutio pertinet +Senatorum, — tamen ab ea fuit tempore procedente receptus_. + +[788] Questo emerge, come considera il VENDETTINI, dalle parole della +lettera di Innocenzo citata più sopra: _Dictus autem B. Carosomi, +quoniam statutum quoddam emiserat, a populo Rom. approbatum_... e +segue il tenore dello Statuto, concernente un caso giuridico: senza +dubbio v’era di quelli una serie. Genova possiede Statuti dal 1143; +quelli di Pistoja sono forse ancora più antichi. Vedi i _Mon. Historica +ad provincias Parmensem et Placentinam pertinentia_, Parma, 1855, I, +Prefaz., o la Prefazione del RAGGI agli _Statuti di Genova_, nei _Mon. +Histor. Patriae, Leggi Municipali_, p. 236. I primi Statuti dei Consoli +di Pisa datano dal 1162: BONAINI, _Statuti inediti della città di Pisa +dal XII al XIV secolo_, Fir. 1859, Tom. I e III; non fu ancor publicato +il II. + +[789] _Dum se magnificentius ageret, invidiam contra se excitat +Romanorum — in Capitolio obsidetur et capitur, captusque diu in +custodia tenetur_ (Racc. XVIII, _ex Chronologia Rob. Altissiodorensis +ad S. Maxian. Canonic._, p. 260). + +[790] Ei fa da testimonio ai 28 Ottobre 1196 in Monte Fiascone ad un +Diploma di Enrico VI, ove c’entra _Petrus alme urbis Praefectus_. +È sottoscritto: _Joannes Capuaheus_ (leggi _Capoccius_) _Senator +Romanus_. Vedi le _Memorie civili di Città di Castello_ del MUZZI, I, +19. + +[791] ROG. HOV., p. 746: _Benedictus Carushomo, qui regnavit super +eos duobus annis, et deinde habuerunt alium Senatorem, qui vocatus +est Johannes Capuche, qui similiter regnavit super eos aliis duobus +annis, in quorum temporib. melius regebatur Roma, quam nunc temporib. +56 Senatorum_. — Il _Mscr. Vat. 7934_ contiene la storia dei Capocci, +scritta da GIOVANNI VINCENZO CAPOCCIO nel 1623; per i primi tempi poco +giova. In Roma non compare prima del 1073 quella famiglia, che l’Autore +dice oriunda di Firenze. + +[792] Che a Capoccio sia succeduto Pierleone si può argomentare +dall’_Ep. 239 Innocentii III_, dove si parla in siffatta stretta +connessione dei _tempora Johannis Petri Leonis Senatoris Urbis_. +Secondo la istessa lettera, a Pierleone succedettero parecchi Senatori: +_ejus jurisdictio erat in proximo desitura, supplicatum fuit ob eandem +causam successoribus ejus Senatoribus jam electis_. + +[793] Inesattamente ROGERO HOVEDEN pone all’anno 1194 la restaurazione +de’ cinquantasei Senatori: _Eodem [=ano] cives Romani elegerunt 56 +Senatores, et constituerunt eos supra se_. Indi avvenne ben presto una +nuova mutazione, e fu posto un solo Senatore; infatti i _Gesta Innoc._, +c. VII, dimostrano che allorquando fu ordinato Innocenzo III v’era un +solo Senatore: _Comitantibus praefecto et Senatore cum magnatibus et +nobilibus urbis_. + +[794] Si può ammirare la grandezza dei disegni e l’energia di Enrico +VI, senza per questo modificare il giudizio morale sul giovine +Imperatore. Infatti, anche scrittori amanti della patria, come +il Tüche, furono costretti a giudicarlo così. Nè il Tüche stesso +può purgare Enrico VI dalla correità nell’assassinio del vescovo +Alberto, e deve notare di infamia l’orribile modo ond’ei trattò +Salerno (a. 1194) e i Siciliani (ne fu spinta a sedizione la stessa +moglie dell’Imperatore), e l’immane comportamento che contro lealtà +cavalleresca tenne con re Riccardo. Enrico VI operava soltanto secondo +quella dottrina, onde il fine giustifica i mezzi. Del turpe trattamento +usato a Riccardo, fra gli altri discorse diffusamente e con molta +discrezione CARLO LOHMEYER, _De Richardo Angliae Rege cum in Sicilia +commorante, tum in Germania detento_, Konigsberg, 1857. + +[795] _Gesta Innoc. III_, c. 8: _Henricus — occupaverat totum regnum +Siciliae, totumq. patrimonium Eccl. usque ad portas Urbis, praeter +solam Campaniam, in qua tamen plus timebatur ipse quam Papa._ — ROGERO +HOV., p. 773, sa di una guerra fra i Romani e Markwaldo nella _Marchia +Guarnerii_ (all’anno 1197). — Già fin dal 1185 trovasi in documenti +_Conradus Dux Spoleti et Comes Assisii_ (vedi il FATTESCHI, _Mem. di +Spoleto_, p. 124). Così lo chiama un’iscrizione nel duomo di Terni +dell’anno 1187, e parla di _Consules Terannenses_ (ANGELONI, _Historia +di Terni_, p. 85). + +[796] Vedi la pace conchiusa fra loro e Terracina ai 28 Giugno 1185 +(docum. dell’Archivio di Terracina nel CONTATORE, II, c. 1): per +verità vi è detto _salva fidelitate et mandato Domini Papae et Romanae +Curiae videlicet Cardinalium_; ma erano parole senza gran significato. +I Terracinesi: _nos Terracinenses juramus vobis Domino Leoni, et D. +Roberto, et D. Henrico, et D. Manueli et vestris haeredibus quod ab +hoc die in antea erimus vestri recti fideles_. — — Il CONTATORE, I, +c. 6, dimostra che Enrico VI conservò i Frangipani nella signoria +di Terracina. Pare che quei Consoli dei Romani fossero allora Conti +palatini ereditarî del Laterano; così eglino si sottoscrivono in alcuni +documenti. + +[797] Ai 16 di Novembre egli era a Tivoli; ai 27, a Palestrina; ai +4 Dicembre, a Ferentino: TÖCHE, App. I. Nel 1191 prefetto era Pietro +(MIRAEUS., _Op. diplom._, I, c. 68, dove _Petrus Urbis Romae Praef._ +si sottoscrive a un Diploma di Enrico VI dato _ante Neapolim XV +Kal. Julii_). Se si stia a GODEFRID. MONACH., nel 1192 prefetto era +Ottone, poichè quegli dice che Costanza _per Ottonem illust. Romanor. +praefectum Imperatori redditur_. Di già nel 1186 si nota che prefetto +era Ottone Frangipane. Nella Crociata del 1189 trovammo il prefetto +Teobaldo; lui dell’officio aveva investito il Papa nel 1188, e Ottone +rimaneva da antiprefetto nel campo di Enrico. Nel 1195 torna ad essere +prefetto Pietro (MURAT., _Ant. It._, II, 809), il quale compare nel +Diploma di Enrico VI, del 1 Novembre 1196, _apud Fulgineum: Petrus +praef. urbis et Tebaldus frater ejus, et Marquardus dapifer Marchio +Anconae_ (_Memorie Lucchesi_, III, 134). — A fianco di Tancredi +guerreggiò Giordano _Petri Leonis_ da capitano contro Bertoldo conte +(_Chron. Foss. Nov._, a. 1190): forse era quello stesso _Petrus Leonis_ +che combattè vicino ad Acri. Nobili romani incominciavano a militare +agli stipendî di paesi forestieri. + +[798] TÖCHE, p. 436. + +[799] Colla morte di Celestino III tocca fine l’opera gigantesca degli +_Annali_ del BARONIO, dal quale prendo commiato. — Comincierò il Volume +quinto con Innocenzo III. Poichè potei scrivere tutte le pagine di +quest’Opera nei profondi silenzî di Roma, io mi estimo beato di averlo +fatto precisamente in questo tempo memorabile, che diè un indirizzo +nuovo alle sorti della illustre Città. + +[800] _Roma tibi tuos docendos trasmittebat alumnos, ei quae olim +omnium artium scientiam solebat infundere, sapientiorem te esse +sapiente etc._: così scrive FULCO ad Abelardo (nel TIRABOSCHI, III, +275). E lo stesso è anche pei tempi successivi. + +[801] _Concil. Lateran._, a. 1179, _Capit. XVIII_ (TIRABOSCHI, III, +248). + +[802] GRAZIANO compilò la _Concordia discordantium Canonum_ +nel convento di san Felice a Bologna; e vi raccolse le vecchie +e turpi menzogne della donazione di Costantino e le Decretali +pseudo-Isidoriane, insieme con altre favole di tempi posteriori e +dell’età sua. Predecessori di lui erano stati REGINO, BURCARDO DI +WORMS, IVONE DI CHARTRES e i gregoriani DEUSDEDIT e ANSELMO DI LUCCA. +Vedi il SARTI, _De Claris Archigymnas. Bononiensis professoribus_, +I, 247. BERNARDO DI PAVIA, al tempo di Alessandro III, vi aggiunse i +_Decretalia Pontificum_; finalmente alla Collezione diede compimento +Gregorio IX. + +[803] _Gesta pauperis Scholaris_ ALBINI (_Cod. Ottobonianus 3057_, +bella scrittura in pergamena). Egli aveva raccolto nove libri di +_Canones_ a completamento di Graziano, quando, venuto a Roma, Lucio III +lo fece diacono, com’egli stesso dice sul principio della sua Opera. Su +di lui vedasi il CENNI, _Monumenta_, t. I, praefat., n. 25, e tom. II. + +[804] Il Codice di CENCIO principia: _Incipit liber censuum Rom. Eccl. +a Centio Camerario compositus, secundum antiquorum patrum Regesta et +memorialia diversa. Anno incarn. dni MCXCII Pont. Celestini Pp. III +[=ano] II_. — Il _Liber Censuum_ di ALBINO (_De redditibus omnium +Provinciarum et Ecclesiar., qui debentur Rom. Eccl._) insieme col +_Provinciale_ fu edito dal CENNI nel tom. II dei _Monumenta_; il _Liber +Censuum_ di CENCIO fu stampato dal MURATORI, _Antiq. It._, V, 852-908. +Non si die’ opera mai ad un’edizione completa di Cencio. + +[805] La sola Inghilterra pagava ad ogni anno trecento marchi _de +denario b. Petri_. — Svezia e Norvegia: _Singuli lares, monetam +ejusdem terre_. — _Rex Sicilie debet pro Apulia, Calabria et Marcia +1000 scifatos._ — Genova pagava per Corsica una libbra d’oro all’anno. +— Il regno di Aragona, cinquecento mancusi d’oro. — I redditi che +paga Roma sono assai tenui; non si tien nota che del censo pagato +da cinque chiese, e di un _Marabotinus_ che deve la torre vicina al +_Pons Judaeorum_. — Nella Campagna (_Campania Terra Domini Papae_) i +Vescovi di Anagni, di Ferentino, di Alatri e di Veroli soddisfanno +ad ogni coronazione del Papa, sessanta braccia di panno e dugento +scodelle (_Scutellas_): anche oggidì la sola industria che v’abbia +colà è quella dei panni e delle stoviglie d’argilla. — Ostia fornisce +due carichi di legname. — I terrieri di Anticoli hanno obbligo di +cinquanta prosciutti, di venti _solidi_ e di cinquanta focacce a +Natale (_L Scapulae porcinas, et solidos XX, et L placentas in festo +Nativitatis_). Molte chiese d’Italia pagano (in natura) cera, pepe, +panno, legno, focacce, incenso, olio: erano le calendae pontificie in +grande. Non si tiene qui nota delle rendite provenienti dai _feuda_ dei +Baroni: anch’esse erano poca cosa. + +[806] Vi si pone incominciamento col noto: _Hadrianus papa optinuit +a Karolo rege Francorum et patricio Romanor._ — La donazione di +Costantino viene per ultima: nè manca la donazione di Matilde. + +[807] Parecchi di questi Libri rituali furono editi dal Mabillon nel +_Museum Italicum_, e sono di altissimo pregio per la storia del rito +ecclesiastico: sopra tutti sta massimamente l’_Ordo_ di BENEDETTO, che +fu un canonico di san Pietro ai tempi di Innocenzo II. Vengono soltanto +dopo gli _Ordines_ di ALBINO e di CENCIO. + +[808] La Collezione di ALBINO non oltrepassa il tempo di Adriano IV; +quella di Cencio continua fino al secolo decimoquarto; fu il CARDINALE +DI ARAGONA (morto nel 1362) che ne ripigliò il lavoro. — Il Codice +originale di Cencio non si trova più; l’antichissimo e migliore è il +Riccardiano n. 228, a Firenze, del secolo decimoterzo, con addizioni +del secolo decimoquarto; ivi se ne conserva un secondo, che data dal +1388. — Roma possiede tre Codici di Cencio. — Il _Cod. Diplom. Dominii +Temporalis S. Sedis_ del THEINER (incominciato nel 1861, in tre volumi) +fu fatto per simili necessità di tempi, e principia dalla donazione di +Pipino. Quantunque incompleto, esso offre l’inestimabile vantaggio che +per la prima volta ordina cronologicamente una gran serie di documenti; +infatti un simile lavoro intrapreso dal PLATINA all’età di Sisto IV +rimase inedito. + +[809] Vedi il _Giorn. mens. univ. di scienza e letterat._ (Aprile +1852), nel quale il GIESEBRECHT in un eccellente articolo ha trattato +di queste fonti della storia de’ Papi. + +[810] PAPEBROCH, l. c., p. 207. PIETRO DI PISA fu uno dei tre cardinali +che difesero Anacleto innanzi a re Rogero. Più tardi Bernardo lo +riconciliò con Innocenzo: MANRIQUE, _Annal. cisterciens._, ad a. 1137, +1138, c. 1. + +[811] Per la prima volta il BARONIO stampò queste _Vitae_ nei suoi +_Annali_, con titolo di _Acta Vaticana_ (_Cod. Vatican. 1437_); ed +è quell’istesso libro pontificale che il MURATORI ebbe edito sotto +il nome del CARDINALE DI ARAGONA: è un lavoro che sta da sè, in +continuazione della Storia dei Papi, da Stefano V fino ad Alessandro +III. Una parte di esso fu trascritta da CENCIO con titolo di _Chronica +Romanor. Pontificum_. Il GIESEBRECHT ha dimostrato esserne autore +l’inglese BOSONE, nipote di Adriano IV, che scrisse la biografia di +quel Papa e di Alessandro III: nell’anno 1159, Bosone fu cardinale dei +santi Cosma e Damiano e _Magister Camerarius_ (MURAT., _Antiq._, I, +675). Il CARDINALE ARAGONENSE (siccome dimostra la _Vita Adriani_) ne +continuò l’opera ma incompletamente. Dopo di Alessandro III il _Liber +Pontificalis_ torna ad interrompersi. + +[812] Gli _Annal. Romani_, che il PERTZ publicò nei _Mon. Germ._, +VII, traendoli dal _Cod. Vat. 1984_, sono opera di scrittori in +parte aderenti all’Impero, e meritano a mala pena che vi si dia nome +di Annali. Non toccano pur della rivoluzione di Roma, massime dopo +il tempo di Calisto II, all’infuori di un frammento che concerne il +Barbarossa. Intorno a questo Codice vedasi il BETHMANN, _Archiv. della +società di stor. tedesca_, XI, 841. + +[813] Per primo il DE ANGELIS pubblicò la scrittura del MALLIO col +titolo di _Descriptio Basil. Veteris Vaticanae_, Roma, 1646; indi più +correttamente il JANNING col titolo di _Historia Basil. Antiquae S. +Petri Apost. in Vat_. (T. VII, _mens. Jun. Acta. Sctor._, p. 37-56). +Soltanto nel secolo decimoquinto la descrizione del san Pietro fu +continuata da MAFFEO VEGIO, _De Rebus antiquis memorabil. Basilicae +S. Petri Romae_. D’allora in poi le scritture composte intorno a quel +duomo son tante, che potrebbero riempiere gli scaffali di una piccola +biblioteca. + +[814] JOHANNIS DIACONI, _Liber de ecclesia Lateranensi_ (MABILLON, +_Mus. Ital._, II, 560). Vi furono aggiunte alcune appendici fino al +secolo decimoterzo, e vi si inserì anche una Descrizione della santa +Maria Maggiore: probabilmente Alessandro III avrà fatto compilare di +questi libri per tutte e cinque le basiliche. In molte cose concorda +col MALLIO; così è nell’enumerazione dei Cardinali preti, delle +Diaconie e delle Abazie. Secondo il MALLIO v’erano allora queste +diciotto Diaconie: _S. Adrian.; Agatha in equo Marmoreo; S. Angelus; +Cosma et Damianus; Eustachius; Georgius; Lucia in Circo juxta Septa +solis; Lucia in capite Suburae_ (ovvero _juxta Orphea_); _Maria Nova, +in Dominica, in Scola Greca, in Porticu, in Aquiro, in Via Lata; +Nicolaus in Carcere; Quiricus, Sergius et Bacchus; Theodorus_. Delle +Abazie ve n’erano venti: _Alexius; Agatha in Subura; Anastasius; +Basilius juxta Palatium Trajani Imp.; Blasius, in Cantu secuta; +Caesarius in Palatio; Cosma et Damianus in Vico Aureo_ (Trastevere); +_Gregorius in Clivo Scauri; Laurentius in Panisperna; S. Maria in +Aventino, in Monasterio ad S. Petr. ad Vinc., in Capitolio, in Pallara, +in Castro Aureo; Pancratius in Via Aurelii; Saba; Silvester inter duos +hortos; Thomas juxta Formam Claudiam; Trinitatis Scottorum; Valentinus +in Via Flaminia_. Oltracciò v’erano conventi minori, che trovansi +specificati nell’_Ordo Rom._ XII, perlochè, sulla fine del secolo +duodecimo, in tutto v’erano a Roma da trecento circa fra chiese e +monasteri. + +[815] La pigna di bronzo e due dei pavoni vedonsi ancora oggidì nel +giardino degli aranci in Vaticano. + +[816] Il testo originale dei _Mirabilia_ non esiste più: tutti i +codici che di essi possediamo sono copie, e spesso assai scorrette; +scorretti sono anche i _Mirabilia_ raccolti in BENEDETTO, in ALBINO e +in ROMUALDO. + +[817] Sembra che GUGL. DI MALMESBURY (_De gestis reg. Anglor._, III, c. +2) non abbia avuto conoscenza dei _Mirabilia_. Egli riferisce soltanto +di un vecchio Catalogo dei sepolcri de’ Martiri, sotto la rubrica +delle quattordici porte e delle vie; e già questi luoghi si erano tutti +rimutati nella prima metà del secolo duodecimo, quand’egli scriveva. +— Il concetto _Mirabilia_ reputo che sia assolutamente peculiare del +secolo duodecimo; è cosa popolare, laddove il concetto _Graphia_ è cosa +di eruditi e affatto scolastico. + +[818] Uno di questi lettucci era anche presso il ponte sant’Angelo. +In certe chiese s’apprestava un bagno, perchè il Papa rinfrescasse le +piante. Vedasi l’_Ordo Romanus_. + +[819] _Subintrat arcum Nerviae inter templum ejusdem Deae et templum +Jani._ Vuolsi dire del tempio di Minerva nel _Forum_ di Nerva, cui +aveva dato incominciamento Domiziano. La grande rovina di quel tempio +fu smantellata soltanto ai giorni di Paolo V. Ivi era un arco di Giano +edificato da Domiziano, e il popolo lo chiamava «Arca di Noè.» Il +BUNSEN, _Descr. della Città_, III, ha dimostrato che l’_Ordo Rom._, pel +_Forum_ di Trajano intende dire di quello di Nerva: ed è certo così. + +[820] _Ordo Rom. XI_, _auctore Benedicto_ (MABILLON, _Mus. It._, II, +143). Questo passo è una delle più preziose notizie dell’archeologia +medioevale. La processione doveva muoversi a zigzag pei _Fora_, e +questo dimostra che alcuni tratti non potevano percorrersi a cagione +dei cumuli di ruine. Il tempio di Romolo, che il BECKER, I, 377, spiega +per _aedes Penatium_, e il BUNSEN con più verosimiglianza pel tempio di +Venere e di Roma, può significare qui la _Basilica nova_ di Costantino. + +[821] _Ad S. Stephanum in Piscina palatium Chromatii praefecti. Templum +quod dicebatur olovitreum, totum factum ex crystallo et auro per artem +mathematicam, ubi erat astronomia cum omnibus signis coeli..._ Questo i +_Mirabilia (Cod. Vat. 3973)_ trassero dagli _Acta S. Tiburtii Martir. +ac Chromatii_: vedi gli _Acta Sanctor._, 11 di Agosto, t. II, 622, e +23 Febbrajo, p. 372, dove Cromazio dice: _Habeo cubiculum holovitreum, +in quo omnis disciplina stellarum ac mathesis est mechanica arte +constructa, in cujus fabrica pater meus Tarquinius amplius quam ducenta +pondo auri dignoscitur expendisse._ Quando si demolì la chiesa di san +Sebastiano nella via Santa Lucia, si scopersero avanzi di questo antico +palazzo: _Descriz. della città di Roma_, III, 3, 84. + +[822] _Murus civitatis Rome habet turres 361, castella 49, propugnacula +6900, portas XII sine Transtiberim. Posterule V_ (ALBINO, e _Cod. +Vat. 3973_): circuito, ventidue miglia; locchè è errore. I numeri +variano da quelli dell’ANON. DI EINSIEDELN e di BENED. DI SORATTE, +ma concordano quasi in tutto colla _Graphia_. L’esemplare di Praga, +di tempo posteriore (edito dall’HÖFLER, nel PAPENCORDT, _Storia della +città di Roma nel medio evo_), inserisce il catalogo dei _Campi_, delle +_Basilicae_, delle _Viae_ e delle statue, con varianti dalla _Notitia_ +e con appendici. I compilatori dei _Mirabilia_ erano a conoscenza dei +breviarî antichi. + +[823] Il numero dei palazzi romani cresce di assai nelle Continuazioni +dei _Mirabilia_, compilate al secolo decimoquinto. I _Mirabilia_ non +tengono conto di tutti gli _Arcus triumphales_. + +[824] _Sicut reperitur in marthirologio Ovidii de fastis._ Il copista +di ALBINO dice: _marthirologio ovidii de faustis_; e quell’altro in +ROMUALDO storpia così: _marthiplogio ovidii de faustis_. Ei si vede +che anche di là di questi migliori esemplari deve esistere un originale +più corretto. La goffaggine spesse volte induce al riso, massime nelle +spiegazioni che vi son date dei nomi. I _Mirabilia_ illustrano così +la _Porta septimiana_: _ubi septem laudes fuerunt factae Octaviano_. +La _Graphia_: _septem Naydes juncte Jano_ (parimenti i _Mirab._ di +ALBINO). La _Graphia_ dà questa etimologia del nome Laterano: _In +palatio Neronis, quod ex latere et rana dicis Lateranum_; e una copia +aggiunge alla _rana: quam latenter peperit Nero_. Del nome Quirinale: +_quia ibi stabant Quirites_. Di Nerva si foggiava una dea Nervia. + +[825] _De judicibus Imperatorum in Roma_: non è che il frammento di +un maggior capitolo della _Graphia_. I _Mirabilia_ non hanno raccolto, +come cosa antiquata, l’ultima parte della _Graphia_, che è un rituale +imperiale del tempo degli Ottoni. + +[826] _Palatium majus in Pallanteo monte_; e la _Graphia: Palatium +magnum monarchie orbis: in quo sedes et caput totius mundi est, et +palatium Caesarianum in Palanteo_. Di tutti i colli di Roma il Palatino +è quello che meno sofferse dal medio evo; e colà hannovi ancor molte +scoperte a fare, come ci lascia sperare la sollecitudine di Pietro +Rosa, intendente di questi escavi sul Palatino. + +[827] Forse era quello che oggidì si noma tempio di Vesta ovvero della +_Fortuna Virilis_. Il _templum Lentuli_ (la _Graphia_ dice _Lentis_) +era l’arco di Publio Lentulo Scipione, fra il Tevere e l’Aventino; così +tuttavia POGGIO ve ne lesse sopra l’iscrizione. + +[828] Il _templum Jovis_ e il _Severianum_ facevano parte del +_Porticus_ di Ottavia. In altro luogo ho già tenuto nota delle rovine +vicine al san Nicola _in Carcere Tulliano_. + +[829] _Si purus erat a crimine ille qui electus erat Consul, +confirmabatur ei Consulatus._ Il mscr. di Praga aggiunge, ed è +notevolissima cosa: _propter quod factum multi adhuc consules romanorum +vocantur_. + +[830] Parimenti anche la _Graphia_. Un grande bacino antico, ossia +_Conca_, esisteva allora, come in altre piazze, ad ornamento di quella +di santo Eustachio. È noto eziandio della _Conca Parionis_ presso il +teatro di Pompeo. + +[831] Questo periodo, che manca nella _Graphia_ ed in altri esemplari, +leggesi nel _Cod. Vat. 3973: haec et alia multa templa et palatia +imperatorum, consulum, senatorum, praefectorumque tempore paganorum in +hac romana urbe, sicut in priscis annalibus legimus et oculis nostris +vidimus, et ab antiquis audivimus: quantae etiam essent pulchritudinis +auri et argenti, heris et eboris pretiosorum lapidum, scriptis ad +posterum memoriam quanto melius potuimus reducere curavimus_. I +_Mirabilia_ del MONTFAUCON nol contengono. + +[832] Io comparai e in parte copiai i migliori Codici dei _Mirabilia_, +ma mi astengo da investigazioni archeologiche. Il signor DE ROSSI, +profondamente versato in cotali studî, promette di fare un lavoro +critico dei _Mirabilia_ in un _Codex Topographicus Urbis_: è opera +che manca affatto e sarà di gran merito. — Le edizioni di quell’antica +descrizione della Città incominciarono con quella fattane a Roma sulla +fine del secolo decimoquinto; indi essa fu stampata innumerevoli volte +e in parecchie lingue. L’edizione, tanto consultata, del MONTFAUCON +è dell’anno 1702; indi v’ebbe quella delle _Effemeridi literarie di +Roma_, I, e le altre del GRAESSE e dell’HÖFLER. L’ultima romana fu +publicata nel 1864. Più tardi GUSTAVO PARTHEY, dell’Accademia delle +scienze di Berlino, ne diede la recentissima delle edizioni: _Mirabilia +Romae e codicib. vaticanis emendata_, Berlino 1869. Poichè il signor +PARTHEY volle farmi l’onore di intitolarla a me, tengo a dover mio +di esprimere qui la riconoscenza che sento per quel benemerito e +infaticabile erudito, e mi congratulo che la sua edizione abbia ridotto +il testo dei _Mirabilia_ alla ottima delle lezioni che possediamo. — +Il migliore esemplare dei _Mirabilia_ contengono i _Codices romani_ +di BENEDETTO canonico (_Liber Politicus_ nella Vallicellana), il +_Cod. Vatican. n. 3973_ (_Cronica_ di ROMUALDO), il _Cod. Ottobon., +n. 3057_ (ALBINO, donde CENCIO attinse). Secondo l’opinione del DE +ROSSI, fra quelli dovrebbe esistere il primo esemplare del libro, ma io +sono costretto di affermare che eziandio i detti _Codices_ accennano +ad una migliore scrittura originale che non troviamo più. — Ve ne +hanno eziandio molti altri Codici, anche fuori d’Italia, massime di +tempo posteriore al secolo decimoterzo. L’ANONIMUS MAGLIABECCHIANUS +del secolo decimoquinto, edito da L. MERKLIN, Dorpat 1852, è una +compilazione tratta dal _Regionarium_, dai _Mirabilia_ e da altre +notizie topografiche. + +[833] La narra con molta grazia GUGLIELMO DI MALMESBURY, _De Gestis +reg. Anglor._, II, c. 13. La favola diede argomento al melodramma +_Zampa_, ossia la «Fidanzata di marmo.» + +[834] GUGL. DI MALMESBURY, c. 10. Gerberto scavò nel luogo dove si +disegnava sul suolo l’ombra del dito, e discese in un incantato palagio +sotterraneo. La leggenda ha un’audacia pagana, poichè spoglia i Papi +della loro aureola, e li veste dell’abito di negromanti. + +[835] _Palatium Romuli inter S. Mariam Novam et S. Cosmatem, ubi sunt +due edes Pietatis et Concordie, ubi posuit Romulus statuam suam auream +dicens: Non cadet, donec virgo pariet. Statim ut peperit virgo, statua +illa corruit_ (_Mirabilia_, ed. PARTHEY, p. 5). Nei _Mirabilia_, sotto +nome di palazzo di Romolo or s’intende la _Basilica Nova_ (così è +manifestamente nel passo citato, conforme alla positura accennatavi), +ed or il duplice tempio di Venere e di Roma, che nel medio evo +propriamente chiamavasi _aedes pietatis et concordiae_. + +[836] _Ad S. Mariam in fontana_ (sull’Esquilino) _fuit templum Fauni, +quod simulacrum locutum est Juliano et decepit eum_. Non so che di +questa leggenda si parli altrove. I _Mirabilia_ del _Cod. Vat. 4265_ +(assai scorretti) contengono la leggenda che il simulacro della +Veronica parlasse a Carlo Magno. + +[837] Fuor di Roma, nel secolo decimoterzo ed anche prima, si +componevano dei florilegi raccogliendo passi di Virgilio, di Ovidio e +di Orazio, e si appellavano _flosculi_. Vedine nel tom. IV della _Bibl. +Mundi_ o nello _Speculum Historiale_, lib. VI, c. 63, di VINCENTIUS +BURGUNDUS (in sul 1240). + +[838] GUGL. DI MALMESB., II, c. 13: _Tunc corpus Pallantis filii +Evandri, de quo Virgilius narrat, Romae repertum est illibatum +ingenti stupore omnium — Hiatus vulneris quod in medio pectore Turnus +fecerat, quatuor pedibus et semis mensuratum est_. Se ne rinvenne fin +l’epitaffio: + + _Filius Evandri Pallans, quem lancea Turni_ + _Militis occidit, more suo jacet hic._ + +Però l’Annalista pensava che l’inscrizione non appartenesse all’età di +Pallante, ma a quella di Ennio o di qualche altro poeta. Si imagini +quanta fosse la moltitudine delle antichità allora scoperte in Roma, +e come si maltrattassero. Soltanto i metalli o i marmi preziosi non +si gettavano via. In un contratto di affittanza di santa Maria in +Transtevere, a. 1175, si poneva ai fittavoli questo patto: _et si +aliquod metallum sive de majoribus lapidibus plus valens XII denarios +[=pp]. ibi inveniens, devano darne medietatem dicte nostre ecclesiae +etc._ + +[839] Sono quei celebri versi dell’_Egloga IV_: + + _Ultima Cumaei venit jam carminis aetas;_ + _Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo._ + _Jam redit et Virgo: redeunt Saturnia regna,_ + _Jam nova progenies coelo demittitur alto..._ + +Dicendo della _virgo_, Virgilio intendeva parlare di Astrea ossia +della giustizia, e il _puer_ era il figliuolo di Asinio Pollione suo +protettore, che il poeta adula con tanto sfarzo. Di già DANTE disse: +_Virgo namque vocabatur Justitia, quam et Astraeam vocabant_ (_De +Monarchia_, I, c. 10). Anche Cola di Rienzo riprovò l’interpretazione +che quei versi alludessero al Messia: _quanquam hoc carmen nonnulli +magistrones erronei Apostolicas prophetias deserentes, pro virgine +matre Dei a Hieronymo in proemio super Genesi redarguti, duxerunt fore +dictum_ (_Nicolai Tribuni Romani ad Guidon. Bonon. Card. Oratio_, nel +PETRARCA, _Op._, p. 1126). + +[840] Ei sa di strano che nessuno dei grandi pittori abbia impreso a +dipingere questa visione. Che soggetto sarebbe stato per Raffaello! + +[841] MARANGONI, _Memorie dell’Anfiteatro Romano_, p. 51. La _Salvatio +Romae_ è conosciuta per opera dei «Sette savî maestri», oppure del +«mago Virgilio». I _Mirabilia_ nulla dicono assolutamente di Virgilio, +ma registrano soltanto la vecchia leggenda dell’ANON. DI SALERNO (vedi +nel Vol. III, pag. 631, nota 1, di questa Storia). Anche ELINANDO, +nello _Speculum Historiale_, T. IV, s’attiene quasi parola per parola +all’ANONIMO, e non fa pur cenno del Campidoglio. Intorno alla leggenda +vedasi il GENTHE, _Vita e memoria durevole di Virgilio poeta e mago_, +Lipsia, 1857, pag. 72. Il RUFINI (_Dizionario delle strade di Roma_) +erroneamente associa la «Via di Tor dei Specchi» vicina al Campidoglio, +colla torre dello specchio di Virgilio. Io son persuaso che quella +strada tragga il nome dalla famiglia _De Speculo_ o De’ Specchi, la +quale forse colà aveva le sue torri. Le sue case antiche esistono +ancora oggidì in un’altra «Via Specchi», non lungi dal palazzo Santa +Croce. + +[842] Nel romanzo francese _Virgilius_ l’effigie è un serpente di +bronzo; però nei _Dialoghi ameni_, Francoforte, 1503, la cosa si +narra come viene detto nella posteriore leggenda romana: «Virgilio +ha composto in Roma un’imagine, e vi si mettono a prova coloro che +prestano giuramento. E colà l’uomo deve porre la mano dentro della +bocca. Se uno ha giurato il falso la faccia gli tronca col morso la +mano» (GENTHE, p. 75). + +[843] _Viminalis ubi est ecclesia S. Agathes, ubi Virgilius captus a +Romanis, invisibiliter exiit, ivitque Neapolim; unde dicitur: vado ad +Napulum_ (nel Breviario _de montibus_; può darsi che sia una glossa: si +trova soltanto nell’esemplare del MONTFAUCON). Ho già dato spiegazione +del nome della via Magnanapoli (vedi il vol. III, a carte 658). +Vorrebbesi che in quel luogo avesse dimorato Virgilio, e colà si andò +in cerca dei giardini di Mecenate. + +[844] GERVASIUS, _Otia Imperialia_ (LEIBN., _Rer. Brunsvicar._, I, 963, +nel Capitolo: _mirabilia unius cujusque provinciae_, donde si vede +la universalità che allora aveva assunto il concetto _mirabilia_). +Egli scrisse intorno al 1211, e narra di aver veduto questi portenti +a Napoli nell’anno 1191. Il LEIBNITZ, sdegnato di lui, dice senza +alcun intelletto delle leggende popolari: _Vixit eo seculo, quod ego +cum proximo omnium seculorum post Christum natum ineptissimum esse +comperi_. + +[845] _Vidimus etiam operosum opus Virgilii Neapolin, de qua nobis +mirabiliter Parcarum pensio dispensaverunt, ut muros civitatis ejusd., +quos tantus fundavit et erexit philosophus, imperialis jussionis +mandato destruere deberemus. Non profuit civibus illis civitatis ejusd. +imago, in ampulla vitrea magica arte ab eodem Virgilio inclusa — quam +ampullam sicut et civitatem in nostra habemus potestate — sed quia +ampulla modicum fissa est, civitati nocuit_. Oggidì il palladio di +Napoli è l’ampolla col sangue di san Gennaro. — Dei serpenti: _quam +solam (sc. portam ferream) — destruere timebamus, ne serpentes inclusi +de carcere egredientes, terram et indigenas molestarent_: lettera di +Corrado al Prevosto di Hildesheim (in ARNOLDO, _Chron. Slavor._, IV, c. +XIX). + +[846] _Vidimus ibidem saracenos, qui solo sputo venenosa interficiunt +animalia_. Vi si rivela l’età della Cronica di Turpino, dei viaggi del +duca Ernesto, del cavaliere Tundalo, di Apollonio di Tyrland, della +Cronica imperiale ecc. Omai v’ha gran copia di scritture intorno al +Virgilio del medio evo. Se ne consulti F. PIPER, _Virgilio teologo e +profeta_, Berlino 1862. Lo ZAPPERT, _Vita di Virgilio nel medio evo_ +(_Accademia delle scienze_, vol. II, Vienna 1851), induce confusione a +causa delle strabocchevoli citazioni; ed il lettore potrà bastevolmente +erudirsi nel GENTHE, in L. ROTH, _Virgilio mago_, Vienna 1859, e +massimamente nella dotta e più recente opera di DOMENICO COMPARETTI, +_Virgilio nel medio evo_, Livorno 1872, in due volumi. + +[847] BENJAMINI DE TUDELA _Itinerarium,_ Lugduni 1633, Elzevir; in +ebraico colla versione latina. + +[848] Precisamente come nei _Mirabilia_: _palatium Julii Caesaris_. Vi +s’intende l’obelisco vaticano, con intorno i ruderi del Circo ed altri +avanzi. + +[849] _Ibi extra Romam est palatium Titi_, ossia il Circo di Massenzio, +che anche in un esemplare dei _Mirabilia_ appellasi _palatium Titi et +Vespasiani foris Romam ad catacumbas_. Il _Palatium_ di Vespasiano è +il Colosseo. È un tratto notevole che l’Ebreo nulla dica dell’arco di +trionfo di Tito. + +[850] _Palatium Galbini_ ([lettere ebraiche] nel testo). + +[851] Stando alla _Graphia_, erano veramente in Laterano gli avanzi +del colosso dell’anfiteatro, _cujus caput et manus nunc sunt ante +Lateranum:_ e i _Mirabilia_ stampati nel 1511 dicono, che Silvestro +avesse fatto distruggere il colosso di Febo: _caput vero et manus +praedicti idoli cum pomo ad palatium in Laterano fecit poni — quae +palma et caput Sampsonis falsae vocantur a vulgo_. Oggidì quella +mano colossale si vede nel cortile del palazzo del Conservatori. — +BENIAMINO non tien nota della leggenda secondo la quale Noè venne a +Roma, ma sa della guerra ch’ei ruppe contro a Romolo, ed è a giorno di +altre leggende che trovansi nel falso Gioseffo (Goriodines, un ebreo +di Gallia del tempo forse dei Carolingi): a credere di questo, Romolo +per temenza della venuta di Davide, fe’ cinger Roma di mura: JOSEPHUS +HEBRAICUS etc., Lipsiae 1710, I, c. 4. + +[852] _In muro S. Basilii fuit magna tabula erta infixa, ubi fuit +scripta amicitia in loco bono et notabili, que fuit inter Romanos +et Judeos, tempore Jude Macchabaei_ (_Mirab., Cod. Vat., n. 3973_). +S’interpreta col Lib. I de’ _Maccabei_, c. VIII, 22: «E fecero (i +Romani) incidere il rescritto su tavole di bronzo, e lo mandarono a +Gerusalemme, affinchè ivi fosse monumento della conchiusa pace» Per +certo gli esemplari romani del documento erano custoditi nell’archivio +di Stato. + +[853] _Hoc solum mente laborantibus et animo supererat, ut ab urbe +(Romae enim in Palatio Diocletiani, et aliis termis saepe mirabiles +conspeximus) ut per mare mediterraneum tuta classe — conductu +haberemus_: SUGERIUS, _De Consecratione Eccl. S. Dionysii_ (DUCHESNE, +IV, 352), in GIACOMO BURCKHARDT, _La cultura del rinascimento in +Italia_, Basilea 1860. — Le magnifiche colonne di granito, che l’Abate +per buona ventura non portò via, adornano oggidì la santa Maria degli +Angeli nelle terme di Diocleziano. + +[854] _Medietatem arcus triumphalis, qui totus in tribus arcubus +constat, de quo unus de minoribus arcubus propinquior est vestrae +ecelesiae, supra quem una ex turribus aedificata esse videtur — Ep. +Innoc. III_, lib. II, n. 101, _dat. VI Non. Julii A. 1199_. + +[855] R . . . S. AG. (sigle cassate) † A[=NO] MCLVII INCAR[=NS] D[=NI] +N[=RI] I[=HV] XR[=I] SPQR HEC MENIA VETVSTATE DILAPSA RESTAURAVIT +SENATORES SASSO JO[=HS] DE ALBERICO ROIERI BVCCA CANE PINZO FILIPPO +JOHS DE PARENZO PETRVS D[=S] TESALVI CENCIO DE ANSOINO RAINALDO ROMANO +NICOLA MANETTO. È iscrizione unica di questo genere in Roma. + +[856] + + BENEDICTVS ALME + VRBIS SVMM’ SENATO + R RESTAVRAVIT HVN + C. PONTEM FERE DIRV + TVM. + +[857] _Restituimus salvo jure parochiali ecclesie SS. Apostolorum Phil. +et Jacobi et salvo honore publico urbis eidem colomne, ne unquam per +aliquam personam obtentu investimenti hujus restitutionis diruatur +aut minuatur, sed ut est ad honorem ipsius ecclesie et totius populi +Romani integra et incorrupta permaneat dum mundus durat, sic ejus +stante figura. Qui vero eam minuere temptaverit persona ejus ultimum +patiatur supplicium et bona ejus omnia fisco applicentur... Actum a +dom. incarn. MCLXII, Ind. X etc._ (docum. da santa Maria _in via Lata_, +nel GALLETTI, _Primic._, n. LXI). + +[858] QM. COL[=VP]NA ANTONINI JVRIS MÕN SC[=I] SILV[=RI] ET ECC[=LA] +S ANDREE Q: CIRCA [=EA] SITA [=E] [=CV] OBLATIONIBVS.... MALEDICIMVS +ET VINCVLO LIGAMVS ANATHEMATIS ABBATE ET MONACHOS Q[=CV]Q. COL[=VP]NA +ET ECC[=LA]M LOCARE [=VL] BENEFICIO DARE [=P]S[=V]PSERIT.... PETRVS DĨ +G[=RA] HVMILIS ABBAS HVIVS S[=C]I CENOBII [=CV] FR[=IB]. SVIS FECIT ET +CONFIRMAVIT ANN. DNĨ MĨL CXVIIII INDĨC XII. + +[859] + + _Adsum Romani grandis honor populis._ + _Indicat effigies qui me perfecerit auctor._ + +TEODORO AMEIDEN, _De Rom. Famil._, § 100 (Mscr. nella Bibl. +Casanatens., n. 283), notò un altro distico: + + _Vos qui transitis secus optima tecta Quirites,_ + _Hac pensate domo, quis Nicolaus homo._ + +[860] + + _Non fuit ignarus cujus domus haec Nicolaus_ + _Quod nil momenti sibi mundi gloria sentit._ + _Verum quod fecit hanc non tam vana coegit_ + _Gloria quam Rome veterem renovare decorem._ + +Sulla fine: + + _Surgit in astra domus sublimis — Culmina cujus_ + _Primus de primis magnus Nicolaus ab imis_ + _Erexit Patrum decus ob renovare suorum._ + _Stat patris Crescens matrisque Theodorae nomen._ + _Hoc culmen clarum caro pro pignere gessit._ + _Davidi tribuit qui pater exhibuit._ + +All’intorno dell’iscrizione sono stranamente poste molte sigle +enigmatiche, che si vollero spiegare in modo ridicolo. L’intiera +iscrizione è registrata nel NERINI, p. 318, e in altri luoghi. + +[861] Per amore di brevità non m’accingo a confutare quelli che danno a +quest’edificazione un tempo or troppo antico, or troppo moderno. Coloro +che s’appigliano alla prima opinione potrebbero appellarsi al costume +ancor più antico, secondo cui i padri dedicavano edificî ai loro +figliuoli. Giovanni duce di Gaeta, nel secolo nono edificò una torre, +e vi scrisse sopra: _Hanc venerabilem inclitam domum etiamdiu turre +dilecto filio meo Docibili Ypata donavi_ (FEDERICI, _Duchi di Gaeta_, +p. 154). Il GIESEBRECHT ha fatto alcune ipotesi assai giuste sul +Monzone (SCHMIDT, _Gazz. univers. di Storia_, VII, 137). Io non ispreco +tempo in queste cose, che tornano qui soltanto accessorie. + +[862] _Ideo dicitur Chartularium, quia fuit ibi bibliotheca publica, +de quibus XXVI fuere in Urbe._ Gli avanzi di questa torre durarono fino +all’anno 1829. Ancora ne sono visibili le antiche fondamenta. + +[863] La chiesa ha gran dovizia di iscrizioni medioevali. Nell’atrio, +sulla tomba di Alfano (opera di quella età), è scritto: + + _Vir probus Alphanus cernens quia cuncta perirent,_ + _Hoc sibi sarcofagum statuit ne totus obiret._ + _Fabrica delectat pollet quia penitus extra_ + _Sed monet interius quia post hec tristia restant._ + +Sul parapetto dell’altar maggiore (una vasca di rosso granito): _a[=n]o +D. MCXXIII Ind. I. dedicatum fuit hoc Altare per manus DD. Calixti +Papae Secundi V sui Pontif. A[=n]o M. Maio die VI Alfano Camerarius +plurima dona largiente_. + +[864] Da dopo l’anno 1868 santa Maria in Transtevere ebbe a ricevere un +restauro fondamentale. Sparve il pavimento antico, ne furono rimossi +sepolcri e monumenti; e pitture a gran colori, condotte sulle pareti +della navata di mezzo, hanno per sempre distrutto la mesta severità di +questa basilica antica. + +[865] Il soggetto del musaico della nicchia s’interpreta col passo +di SAN MATTEO, c. 25, 1-23. Sventuratamente ebbe a subire un pesante +restauro. Anche lo SCHNAASE, _Storia delle arti del disegno_, IV, 2, +loda i musaici, specialmente quelli dell’abside. + +[866] _Chron. Casin._, c. 29; passo ben noto. + +[867] Sotto un affresco che rappresenta parecchi santi è posta +quest’iscrizione: EGO BENO DE RAPIZA C[=V] MARIA VXORE MEA PRO +AMORE DEI ET BEATI CLEMENTIS PGRFC. Il priore Mullooly, che +diresse gli escavi della chiesa sotterranea, vuole che il quadro +appartenga all’epoca delle catacombe; ma l’iscrizione contraddice a +quell’opinione. Il nome longobardo _Rapizo_ (_Radpert_) trovasi assai +di sovente ai secoli undecimo e duodecimo nel Registro di Farfa; al +tempo di Gregorio VII, un _Rapizo_ era _comes_ di Todi. — Di questi +importanti escavi e degli affreschi numerosi che ne vennero alla luce +vedasi J. MULLOOLY, _Notice of the ancient paintings — of S. Clement in +Rome_, Roma 1866. + +[868] Un _Nicolaus de Angelo_ e Pietro Fassa di Tito fecero pel san +Paolo il grande candelabro di pesantezza barbarica. — Sul tabernacolo +che è nel san Lorenzo (dell’anno 1148) è scritto a bei caratteri: +_Jo[=hs] Petrus Angelus et Sasso Filii Pauli marmorarii hujus operis +magistri fuerunt_. Di tale fatta sono gli inizî della nuova scultura, +che poco a poco venne sorgendo dalle opere di chiesa. — L’antichissima +menzione che sia fatta dei Cosmati è dell’anno 1180: _Jacobus Laurentii +fecit has XIX columnas cum capitellis suis_ (_Descriz. della città +di Roma_, III, 3, 572). — Sopra un ambone in Araceli: _Laurentius cum +Jacobo filio suo hujus operis magister fuit_. La genealogia dei Cosmati +è data dal GAYE (_Giorn. di arti_, 1839, n. 61, sgg.). _Rivista delle +«Notizie epigrafiche degli artefici marmorarii romani dal X al XV +secolo, di Carlo Promis»_ (Torino 1836). + +[869] Questa erronea notizia dà RICOBALDO, _Histor. Pontif. Rom._, p. +178 (MURATORI, IX). + +[870] Il CARD. ARAGON., p. 439, dice di Eugenio III: _Hic fecit +unum palatium apud S. Petrum, et Signiae alterum_. — PLATINA, _Vita +Celestini III_. + +[871] PLATINA, _Vita Clement. III: claustrum S. Laurentii extra +muros aedificavit, et Laterani aedes non mediocri impensa restituit: +templumque vermiculato opere ac musivo exornavit._ — Celestino III +consecrò il san Giovanni _a Porta Latina_, il santo Eustachio (1196) e +il san Lorenzo in Lucina, come qui ancora ne dice l’inscrizione antica. +Del tempo di Adriano IV è il portico dei santi Giovanni e Paolo sul +Celio. Meravigliosa cosa è, che del lungo reggimento di Alessandro III +non si menzioni alcun edificio. + +[872] L’illustre Autore si compiacque di rivedere la versione di +questo Volume, e in alcuni luoghi ritoccò il testo originale, in altri +introdusse importantissime aggiunte. Ne facciamo nota come di cosa che +torna a gran pregio della nostra edizione italiana. (N. del T.) + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + +La notazione [=xx] indica che le lettere specificate sono sormontate da +una barra. + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78188 *** diff --git a/78188-h/78188-h.htm b/78188-h/78188-h.htm new file mode 100755 index 0000000..23a740c --- /dev/null +++ b/78188-h/78188-h.htm @@ -0,0 +1,31201 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <meta name="viewport" content="width=device-width, initial-scale=1"> + <title>Storia della città di Roma nel medio evo, vol. IV | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.blockquote {margin: 1em 10%; font-size: 95%;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} +.title {text-align: center; font-size: 130%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} +div.verso p {text-align: inherit;} +div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +h1,h2,h3,h4 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} +h3 {font-size: 120%;} +h4 {font-size: 110%; margin-bottom: 1em;} + +span.smaller {display: block; font-size: 85%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} +div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} +.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} +div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} +div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} +div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad4 {margin-top: 4em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} +.pad1 {margin-top: 1em;} + +.x-small {font-size: 70%;} +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.smcap {font-variant: small-caps;} +.lowercase {text-transform: lowercase;} +.nospace {white-space: nowrap;} +.over {text-decoration: overline;} + +table {margin: auto; border-collapse: collapse;} +.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em; font-size: 90%;} +.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;} +.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} + +.ag {width: 90%; font-size: 85%; line-height: 1em; margin-top: 1em;} +.ag td {padding-left: 0.3em;} +.bl {border-left: thin solid black;} +.w5 {width: 5%;} + +img {border: 0;} +.lett {width: auto; height: 1.4em; vertical-align: -0.4em;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} + +.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;} +.stanza {margin: 1em auto;} +.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} +.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;} +.poem p.i03 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -1em;} +.poem p.i08 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 4em;} +.poem p.i09 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 5em;} +.poem p.i12 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 8em;} +</style> +</head> +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78188 ***</div> + +<div class="booktitle"> +<h1> +STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA<br> +NEL MEDIO EVO +<span class="smaller">VOLUME IV.</span> +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="main-t"> +STORIA<br> +<span class="x-small">DELLA</span><br> +CITTÀ DI ROMA<br> +<span class="x-small">NEL MEDIO EVO</span> +</p> + +<p class="pad1 small"> +DAL SECOLO V AL XVI +</p> + +<p class="pad2 small">DI</p> + +<p class="large"> +FERDINANDO GREGOROVIUS. +</p> + +<p class="pad2 small"> +PRIMA TRADUZIONE ITALIANA SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA</p> + +<p> +DELL’AVV. RENATO MANZATO. +</p> + +<p class="pad2"> +VOLUME IV. +</p> + +<p class="pad4"> +VENEZIA,<br> +<span class="small">GIUSEPPE ANTONELLI<br> +1873.</span> +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid"> +<p> +PROPRIETÀ LETTERARIA. +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="somm"> +<hr> +<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> +<hr> +</div> + +<div class="chapter"> +<p class="title"> +STORIA<br> +DELLA CITTÀ DI ROMA<br> +NEL MEDIO EVO. +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span></p> + +<h2 id="libro7">LIBRO SETTIMO. +<span class="smaller">STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO UNDECIMO.</span></h2> +</div> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span></p> + +<h3 id="cap1-7">CAPITOLO PRIMO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap1-7-1">§ 1. +<span class="smaller">Stato che la città di Roma tiene nella storia universale +durante il secolo undecimo. — Influenza che gli +elementi civici esercitano sopra il Papato. — I Lombardi +eleggono Arduino a loro re; i Romani eleggono Giovanni +Crescenzio a patrizio. — Silvestro II muore nel 1003. — Giovanni +XVII e Giovanni XVIII. — Tusculo e i suoi Conti. — Sergio +IV. — Fine di Giovanni Crescenzio, nel 1012.</span></h4> + +<p> +Il secolo undecimo fu una delle età che ebbero +massimo rilievo nella storia del Papato; in nessun altro +luogo fece mai mostra di sè un contrapposto così vivo +di decadenza profonda e di repentino risorgimento di +una stessa podestà. Spenti gli Ottoni, si rinnovellarono +in Roma condizioni di cose pari a quelle che s’erano +composte dopo la caduta dell’Impero de’ Carolingi; la +potenza pontificia decadde nell’ordine morale e in quello +politico, e la Città si adoperò con gran lena affine di +levarsela di dosso per sempre. Non arrivò essa peraltro +a questo intento, poichè il Papato non cedè pur di un +passo, ma durò principio indestruttibile ed ostile allo +svolgimento degli elementi cittadini; soltanto di qualche +<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> +tratto passeggiero se ne potè reprimere la forza, ma a +rimuoverlo non si giunse mai, avvegnachè il Papato col +soccorso di potenze straniere tornasse sempre a sollevarsi +gagliardo. In Roma non v’aveva una cittadinanza che +prestasse solide fondamenta ad una costituzione civica; +solo v’erano ancor sempre le possenti famiglie di nobili, +i capitani ossiano i grandi vassalli feudali della Chiesa, +sedenti nella Città e nella provincia, i quali strappavano +ai Pontefici il potere, e per ragione di questo combattevano +gli uni contro gli altri. Nella prima metà del +secolo undecimo imperarono costoro da patrizî su Roma, +elessero papi del grembo di loro famiglie, ridussero la +santa Sede a loro retaggio famigliare, ed il Pontificato +precipitò in una barbarie tanto orribile da far sembrare +che fossero tornati i tempi dei più infamati Imperatori +dell’antichità. Tuttavolta, a questo stato di cose succedette +tosto quella reazione memoranda, che con meravigliosa +prestezza rialzò la Chiesa romana dal suo decadimento, +e fece di essa una potenza dominante nel +mondo. +</p> + +<p> +Le attenenze civiche cooperarono a ciò assai efficacemente, +giacchè la Città medesima ministrava le più +prossime cause a’ moti della storia universale: le continue +relazioni in cui la Città si trovava cogli Imperatori +e coi Papi, financo gli avvenimenti che accadevano +entro la cerchia ristretta delle sue mura, la contrarietà +che opponeva contro la signoria pontificia, la pressura +che i Pontefici sofferivano da parte della nobiltà cittadina, +il loro bisogno perdurante di ajuti, la incessante +distretta che gli angustiava e la vigilanza con cui +dovevano spiare i loro nemici; in una parola tutte queste +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +cose unite insieme produssero conseguenze che influirono +fino sui luoghi più remoti, e diedero origine +ad amplissimi rapporti politici. Ei v’ha ragione di affermare, +che se non fosse stata quella costante opposizione +che la città di Roma mosse contro il reggimento pontificio, +la storia del Papato non sarebbe entrata nelle +vie per cui procedette prima e dopo di Gregorio VII. +</p> + +<p> +Posteriormente all’inizio del secolo undecimo il +concetto del Patriziato romano conseguì rilevanza nella +storia universale: quando i Re tedeschi ebbero tolto +questo Patriziato alle mani dell’aristocrazia di Roma +e l’ebbero aggiunto alla corona germanica, esso fu che +diede, unitamente alla podestà sulla Città, anche il diritto +di disporre della cattedra santa; fu giusto perciò +che il Patriziato diventò la più prossima causa della +pugna la quale si combattè fra la Chiesa che si andava +liberando e la podestà dello Stato. Quella ebbe posto +appena il piede nel sentiero della riformazione interna, +che si sforzò con tutta la sua energia a scuotere il giogo +dei Patrizî. Non più dovevanvi essere Papi nobiliari, +nè Papi regi; l’elezione pontificia doveva esser libera, +e appartenere soltanto al clero. Così avvenne che il +Patriziato della Città diede cagione alla celebre legge +di Nicolò II sulla elezione pontificia, e alla creazione del +Collegio cardinalizio; così, alla fine, avvenne che la +lotta dei Papi contro al Patriziato si allargò massimamente +in quella universale del diritto d’investitura. +</p> + +<p> +La grande controversia delle investiture domina +eziandio la storia della Città nell’ultima metà del secolo +undecimo. Roma continua ad essere l’origine di quella +disputa, e si serba teatro dove il genio di Ildebrando +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +svolge la sua ammirabile operosità, non soltanto per +fondare un nuovo Stato della Chiesa con province vassalle, +ma per plasmare il Pontificato, fatto libero dal +Patriziato, in una potenza signoreggiante il mondo. +Guerre civili lunghe e sorti terribili sofferse Roma sventurata +in conseguenza della grande battaglia che si +accese fra la Chiesa e l’Impero; e noi vedremo prolungarsene +le lotte anche nel secolo duodecimo, fino a +che la Città stessa, all’età delle Republiche cittadine +d’Italia sorgenti in fiore, esce da così grandi tempeste +in forma nuova di republica. +</p> + +<p> +Morto Ottone III, Italia si vide liberata dal suo Re, +Roma dal suo Imperatore. Non v’era erede alcuno che +potesse pretendere ai titoli del primo Ottone, laonde sarebbe +stato questo un momento prospero per gli Italiani +a dichiarare estinta nella loro terra la potenza regia e +imperiale dei Tedeschi, e a conseguire la loro independenza. +L’Italia settentrionale dava tosto la corona dei +Lombardi ad un Principe del suo paese, sì come fatto +aveva al tempo di Berengario; chè omai il giorno 15 di +Febbraio dell’anno 1002, si levava a re Arduino, margravio +d’Ivrea, un potente signore che Ottone III aveva +messo al bando dell’Impero. +</p> + +<p> +I Romani ponevano il diadema di patrizio in capo +al figlio del celebre Crescenzio, e d’allora in poi Giovanni +imperò dieci anni da signore della Città‍<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. La +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +famiglia di lui, nemica della signoria tedesca, era cara +ai Romani, come quella che si era sacrificata a pro della +libertà cittadina; perciò il popolo si distolse dai Conti +di Tusculo e si diede ai Crescenzî. I parenti del Patrizio, +Giovanni e Crescenzio figliuoli di Benedetto e di +Teodoranda, dominavano da conti sulla Sabina; e Giovanni +benanco si appellava duca e margravio, forse +perchè reggeva anche Spoleto e Camerino. Il Patrizio +creava un altro Crescenzio a prefetto della Città‍<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, e la +sorella sua Rogata, adesso senatrice dei Romani, aveva +egli congiunta in matrimonio con Ottaviano, figlio di +Giuseppe, che era un duce longobardo nel Sabinate‍<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +</p> + +<p> +Frattanto, ancor per lo spazio di un anno il vecchio +Silvestro lamentava l’abbandono in cui era lasciato nel +solitario Laterano, dove può darsi ch’ei cercasse il conforto +dell’animo fra le sue dilette pergamene: finalmente +la morte, e forse era violenta, lo toglieva di pena, +addì 11 di Maggio dell’anno 1003. Il suo terzo succeditore +gli eresse un monumento in san Giovanni, ed +oggidì ancora puossi ivi leggere l’elogio dell’illustre +Pontefice, e rammemorare le leggende molte, di cui il +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +medio evo ha ornato la vita di questo «mago», che +sedette sulla cattedra di san Pietro‍<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>. +</p> + +<p> +L’epitaffio ivi posto deplora che, morto lui, la pace +sparve dal mondo, e la Chiesa precipitò nella confusione +di tutte cose. Però il reggimento di due Papi succeduti +a Silvestro, è involto in profonda oscurità; Giovanni +XVII dal nome di Sicone, moriva sette mesi +dopo la sua esaltazione; indi, nel 25 Dicembre 1003, +Giovanni XVIII saliva alla cattedra santa: furono uomini +romani ambidue, parenti o per lo meno creature +del Patrizio, che li levò in potere‍<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. +</p> + +<p> +Alcuni documenti soltanto tengono in Roma memoria +del reggimento di Giovanni XVIII‍<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. Durante +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +il suo pontificato, che durò più di cinque anni, rimase +egli suddito al Patrizio, e appena fu se osò di volgere +qualche timido sguardo al lontano Re di Germania. Enrico +duca di Baviera, che ivi era pervenuto al trono, si +struggeva di desiderio di rinnovare l’Impero della nazione +tedesca, ma di mezzo alla corona imperiale e lui +s’inframmetteva tuttavia il lombardo Arduino, che era +re, se non altro, nelle sue Alpi. Nell’anno 1004 Enrico +II lo aveva cacciato indietro, ma non lo aveva disfatto +per sempre; nella ribelle Pavia, che tosto dopo faceva +dare alle fiamme, s’aveva egli bensì preso la corona +d’Italia, ma era tornato indietro ad Alemagna, lasciando +Roma al reggimento dei Crescenzî. Può darsi che la +sconfitta di Arduino, la coronazione di Enrico e l’aspettazione +ch’egli movesse contro Roma ispirassero qualche +forza al partito tedesco della Città e che allentassero +la fede nei Crescenzî. Quella fazione stava allora sotto la +capitananza dei Conti di Tusculo, avvegnachè costoro, +in odio dei Crescenzî, fingessero di nutrir simpatie verso +il regno germanico. +</p> + +<p> +Quindici miglia distanti da Roma, più sopra di Frascati, +durano oggidì ancora le meste ruine di Tusculo +antico e medioevale. La vecchiezza di questa città +aveva superato quella di Roma, perocchè l’origine sua +si perda fra i miti di Ulisse, il cui figlio Telegono, nato +di Circe, dicevasi esserne stato il fondatore. Terra della +gente latina, aveva essa pugnato a luogo contro Roma; +il capo suo Mamilio Ottavio aveva dato entro a quelle +mura un asilo all’ultimo dei Tarquinî suocero suo, ed +era caduto dappoi nella battaglia combattuta presso +il lago Regillo, lasciando alla città la tradizione gloriosa +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +e durevole del suo nome. Da Tusculo erano derivate +alcune celebri famiglie, i Mamilî, i Fulvî, i Fonteiani, +gli Juvenzî e soprattutti i Porcî, avvegnaddio quel tetro +castello fosse stato culla dei severi Catoni‍<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>. A chi +visita le rovine di Tusculo sembra che da esse si rizzino +le ombre di parecchi uomini celebrati al florido tempo +della sapienza romana, e il pellegrino ricerca il luogo ove +si elevavano l’accademia di Cicerone e la sua villa, dove +furono scritte le «Disputazioni tusculane». Marco +Bruto, Ortensio, Lucullo, Crasso, Metello, Cesare, alcuni +Imperatori de’ tempi più tardi, ebbero posseduto colà +loro ville, poichè la fiorente pendice di quel monte era, +a’ tempi de’ Romani, coperta di magnifiche case di +campagna, similmente come oggidì ancora i grandi di +Roma possedono loro ville bellissime a Frascati, vaga +terra edificata nel medio evo, ancor prima che Tusculo +cadesse‍<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. Nel secolo decimo Tusculo durava in vita ed +aveva fama di città quasi inespugnabile, piena di ruine +della magnificenza antica. Chi ne possedeva il castello +dominava i monti Latini ed una parte della Campagna; +e la positura dava a Tusculo importanza maggiore di +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +quella che potesse aver mai qualunque altra rocca del +territorio romano. +</p> + +<p> +La famiglia di Conti che ivi dominava (<i>de Tusculana</i>) +discendeva da Marozia e da Teodora, ed il nome +famigliare di Teofilatto che in essa si manteneva dimostra +che il «Senatore dei Romani» era stato uno degli +antenati di quella casa. Può darsi che Alberico figlio +di Marozia avesse posseduto Tusculo per eredità venutagli +dalla madre, però nessun documento ne discorre. +Noi potremmo con qualche arditezza far derivare i Tusculani +da Teofilatto, ma disdegniamo di darci ai balocchi +di alberi genealogici, i quali ci farebbero risalire +nientemeno che a Mamilio Ottavio‍<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>. Decorato del +titolo <i>de Tusculana</i>, ai tempi di Ottone III per la prima +volta nella storia, fa sua comparsa Gregorio, senatore +de’ Romani, favorito di quell’imperatore, e senza dubbio +conte di Tusculo‍<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. La Biografia di santo Nilo lo descrive +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +per un despoto dovizioso, astuto, destro in opere +di violenza, e ne narra che allorquando il Santo venne +a Roma nell’anno 1002, Gregorio gli donò un pezzo +di terra sopra cui fu edificato il convento basiliano appellato +di Grotta Ferrata‍<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>. +</p> + +<p> +Gregorio, figlio o nipote che fosse di Alberico, aveva +sposato Maria, ed era padre di tre figli, Alberico, Romano +e Teofilatto. Questi feroci baroni tenevano loro +residenza sull’erta di Tusculo, e di là, come falchi predatori, +intendevano lo sguardo in giù su Roma, dove +adesso Giovanni Crescenzio dominava da patrizio, e +dove il loro avo Alberico, cinquant’anni prima, aveva +signoreggiato da re. Pertanto essi volgevano l’animo a +impadronirsi di Roma, come se s’avesse trattato di un +possedimento di loro famiglia: nè l’occasione propizia +si fece molto aspettare; probabilmente, allorquando Giovanni +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +XVIII venne a morire nel Giugno 1009, riuscì ai +Tusculani di condurre a buon fine un’elezione pontificia +secondo che meglio loro giovava‍<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>. Succeditore +di quel Pontefice fu Sergio IV, vescovo di Albano, forse +tusculano egli medesimo, durante il cui reggimento i +Crescenzî sempre più perdettero terreno di sotto al +piede‍<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>. Tuttavolta Giovanni Crescenzio continuò a +tenere il governo, e gli atti di quel tempo ci fanno +conoscere che l’epoca di lui, senatore dei Romani e +patrizio, continuava ancor nell’anno 1011 ad essere +registrata con nota officiale‍<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>. I documenti cel mostrano +con veste di magistrato supremo di Roma e +del territorio della Città, quando raccoglie «placiti» +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +nel suo palazzo (parimenti come in antico aveva fatto +Alberico), circondato dei suoi giudici che si appellavano +senatori, e con accosto Crescenzio, prefetto della +Città‍<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>. +</p> + +<p> +Però la ricordanza delle sorti che avevano colpito lo +sventurato padre suo era il tormento di Giovanni, e sul +capo di lui pendeva minacciosa la spedizione che Enrico II +meditava su di Roma. Il Papa faceva voti che a Roma +venisse; cercava il Patrizio di tenernelo lontano, ed i suoi +messaggeri trattavano con Arduino ed anche con Boleslao +di Polonia, affichè di là delle Alpi dessero faccenda al +Re‍<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>. In quello che Crescenzio dominava in Roma colla +violenza, che derubava il san Pietro, che incamerava +beni ecclesiastici, adulava egli re Enrico come a signor +suo, e se lo ingraziava per via di lettere e di donativi; +però in ogni maniera cercava di impedire che scendesse +a torsi la corona. Il suo reggimento, che poteva mantenere +soltanto finchè un Imperatore non v’era, riempiè +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +l’intervallo di tempo che trascorse fino alla prossima +coronazione imperiale: però Crescenzio morì nella primavera +dell’anno 1012, innanzi che Enrico movesse +in Italia, e la sua morte ridonò al Papato qualche libertà, +in quello che spianò al Re tedesco la via di Roma‍<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>. +Ella è colpa unicamente dei Cronisti manchevoli di +notizie se possiamo dir così poco di un Patrizio, il +quale per dieci anni possedette la signoria della Città, +tenne lontani i Papi dal poter temporale e restituì a +Roma per tempo sì lungo la sua libertà civile. Il figlio +dell’illustre Crescenzio deve essere stato uomo di spiriti +gagliardi, ma nulla sappiamo delle istituzioni che desse +alla Città. La morte di lui (tosto dopo avvenne quella +di papa Sergio) gettò nel precipizio i Crescenzî‍<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>. +Questa famiglia, che nel ferreo medio evo si adorna +di splendore, similmente ad una stirpe di Gracchi o di +Bruti imbarbariti, ed ebbe ognor dato uomini che furono +campioni di libertà e guerrieri animosi contro a Papi e +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +ad Imperatori, durò ancora gran tempo nel Sabinate; ma +in Roma, dove tuttavia per un buon secolo s’incontra +spesso il nome Crescenzio, più non tenne alto luogo‍<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>. +Questa famiglia lasciò padroni del campo i Conti di +Tusculo, i quali tosto adesso si levano a tiranneggiare +lungamente su Roma, ed a tramutare la cattedra di san +Pietro in loro possedimento ereditario. +</p> + +<h4 id="cap1-7-2">§ 2. +<span class="smaller">Gregorio eletto papa, è cacciato da Teofilatto ossia +Benedetto VIII. — Enrico si dichiara in favore del Papa tusculano. — Enrico +II viene a Roma ed è coronato imperatore +(1014). — Condizioni di Roma e del suo territorio, in cui +sono sorti Conti ereditarî. — La nobiltà romana in qualità +di Senato. — Romano, senatore di tutti i Romani. — Tribunale +imperiale. — È repressa una sollevazione dei Romani. — Enrico +II ritorna. — Fine di Arduino re nazionale.</span></h4> + +<p> +Il partito dei Crescenzî elevava bensì un Gregorio +romano alla cattedra pontificia, ma il candidato che i +Tusculani vi opponevano contro, ne lo sbalzava abbasso. +Teofilatto, figlio di Gregorio di Tusculo, penetrava coi +suoi fratelli nella Città; le due fazioni venivano a combattimento, +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +disputandosi il possedimento della tiara e +della podestà cittadina, e finalmente Teofilatto discacciava +il suo emulo, s’impadroniva colla violenza del +Laterano, e per mano di un laico si faceva consecrare +papa, con nome di Benedetto VIII. Tutto questo avveniva +nel Maggio dell’anno 1012. +</p> + +<p> +Da dopo che non v’era più Imperatore alcuno la +nobiltà romana si aveva ripigliato il diritto di elezione; +ma l’espulso Gregorio s’affrettava di andarne al Re +in Alemagna, per chiedere giustizia del suo diritto, a +lui come a giudice supremo di Roma. Enrico si prendeva +le sue insegne pontificie, e lo confortava accertandolo +che sarebbe andato a Roma, e colà avrebbe +ordinato che in forma canonica si sottoponesse ad +esame la controversia‍<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>. +</p> + +<p> +Messaggi di Benedetto VIII erano omai giunti alla +corte del Re, poichè quel Pontefice tusculano non chiudeva +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +in petto sentimento alcuno della libertà di Roma +o d’Italia; più gli stava a cuore di rendersi securamente +padrone della cattedra di san Pietro, offerendo +di bel nuovo la sua patria al giogo degli stranieri. A +ricompensa della confermazione sua prometteva ad +Enrico il Patriziato e la continuazione dell’<i>Imperium</i> +nella nazione tedesca. Non è forse dissennatezza di ingiuriare +i Re germanici perchè si prendevano quello +che gli Italiani stessi loro andavano sempre nuovamente +offerendo? +</p> + +<p> +Enrico II abbandonò al suo destino Gregorio, che +forse era stato eletto giusta il rito dei canoni, e consentì +che un Conte tusculano continuasse ad esser papa‍<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>. +Egli stesso assunse allora nome di «Re dei +Romani», e con questo novello titolo, onde si fregiarono, +di quel tempo in poi, tutti i Re di Germania, +pronunciò spettarsi alla corona tedesca l’Impero e la +signoria suprema su di Roma‍<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>. Benedetto VIII si +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +afforzò per conseguenza di ciò nel pontificato, discacciò +i Crescenzî; il Prefetto urbano di questo nome fu +deposto, e il suo officio dato ad un altro romano Giovanni; +gli officî più rilevanti cascarono in mano della +fazione tusculana‍<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>. Soltanto la dignità di patrizio +niuno osava più di arrogarsi, poichè essa competeva al +Re alemanno; però il Pontefice poneva i suoi fratelli +a capo delle cose di amministrazione e di giustizia. +«L’eminentissimo console e duce» Alberico, che di +già sotto di Ottone III era stato maestro del «palazzo» +imperiale, dimorava nelle case del suo antenato in +vicinanza dei santi Apostoli, e colà teneva tornate +giudiziarie, come prima aveva fatto il patrizio Giovanni‍<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>. +</p> + +<p> +Frattanto Enrico ponevasi in cammino alla volta di +Roma, celebrava a Pavia le feste natalizie dell’anno 1013, +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +e costringeva Arduino a ritirarsi nella sua marca d’Ivrea. +Mentre in Roma colla morte del Patrizio il partito +nazionale soccombeva l’animoso Piemontese s’ornava +tuttavia della porpora di re d’Italia. Questo illustre titolo +aveva corrisposto al suo concetto, soltanto allora che la +bella contrada era stata veramente unita sotto allo scettro +dei Goti, ma tutti i Re che dappoi se ne decorarono +s’appellarono così da uno Stato che intero non possedevano. +Tuttavolta il fiero Arduino, il quale non d’altro +poteva dirsi padrone che di un paio di città e di poche +montagne, può pretendere alla gloria di essere stato +l’ultimo re nazionale che Italia abbia avuto fino a +Vittorio Emanuele II di Sardegna. Fece egli il tentativo +glorioso di chiudere Italia in faccia agli stranieri, ma +questa terra lacerata di divisioni, era allora (e lo fu fino +alla ricostituzione violenta che s’ebbe ai giorni nostri) +incapace di ispirarsi a pensiero di nazione. Arduino +vide il Re tedesco muovere a Roma, e impedirnelo +non potè. +</p> + +<p> +A Ravenna Enrico s’incontrò col Papa e deliberò +con lui di restaurare l’Impero germanico; indi s’incamminò +a Roma, dove l’altro lo precedette. Qui la fazione +dei Crescenzî era tuttavia numerosa e aveva per capitani +Giovanni e Crescenzio, nipoti del Patrizio. Per +verità, gli agenti di Arduino eccitavano il popolo affinchè +si opponesse alla rinnovazione dell’Impero che +pur da soli quindici anni avevasi bandito da Roma, +ma la vista delle corazze d’Enrico reprimeva gli sforzi +del partito nazionale romano, e le voci dell’odio erano +coperte dai cantici di lode officiale, con cui il Re tedesco +alla sua venuta era salutato, secondo la costumanza +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +antica‍<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>. Presso alla porta della città Leonina +le Scuole erano andate ad accogliere lui e la sua consorte +Cunigonda; li toglievano in mezzo a sè dodici +Senatori, sei dei quali portavano lunga barba, gli altri +avevano raso il volto, e tutti incedevano «misticamente», +recando in mano bastoni‍<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>. Addì 14 di +Febbraio dell’anno 1014, si celebrò nel san Pietro la +coronazione di Enrico e della sua sposa colle forme +solite. Il novello Imperatore consecrò al Principe degli +Apostoli la corona regale di cui fino allora s’era cinto +il capo, e dedicò al convento di Cluny un donativo +che aveva ricevuto dal Pontefice a simbolo della sua +podestà d’impero. Era un pomo imperiale composto +in oro, sormontato di croce e ornato di diamanti; +secondo il mistico intendimento di quell’età, il globo +significava il mondo, le pietre preziose collocate ai +quattro lati esprimevano le virtù cardinali, la croce +denotava i doveri che l’Imperatore avea assunto verso +Cristo ed eziandio verso il Papa che, come vicario suo, +si attribuiva la podestà di promuovere i Re a +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +imperatori‍<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>. Un convito tenuto nel Laterano poneva fine +alla festività, e da entrambe le parti potevano andarne +contenti; Enrico aveva restaurato nella sua nazione +l’<i>Imperium</i>, Benedetto ne aspettava la restaurazione +dello Stato ecclesiastico. +</p> + +<p> +Durante la torbida età di Ottone III, le terre di +san Pietro, quante di esse ancora possedeva la Chiesa, +erano state abbandonate a nuovi saccheggi, e la dominazione +del patrizio Giovanni aveva anche da ultimo +strappato ai Pontefici ogni briciola di potenza politica. +Da un lato e dall’altro del Tevere erano sorti dei Conti, +con possedimenti ereditarî‍<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. I Tusculani dominavano +nei monti Latini; nella Campagna signoreggiavano i +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +Conti di Ceccano o di Segni, appellati, a preferenza +di altro nome, conti della Campagna; nella Sabina imperavano +i Crescenzî; la casa dei Conti di Galeria espandeva +la sua potenza nella Tuscia; dalle terre Marsie fino +a Subiaco s’andava omai dilatando la famiglia franca +di Trasimondo, di Berardo e di Oderisio‍<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>. Il sistema +feudale metteva in pezzi lo Stato antico della Chiesa; +i Vescovi avevano conseguito diritti di conti, e del +dominio che un tempo i Carolingi avevano fondato a +pro di loro, i Pontefici possedevano poco più che le +ingiallite carte di donazione, conservate nei loro archivî. +Benedetto VIII accrebbe quelle pergamene con una +scrittura di confermazione, data dall’imperatore Enrico, +che nella serie dei Privilegî va conosciuta sotto il nome +di diploma di Enrico I. Questo documento somiglia per +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +tutto a quello di Ottone, se si faccia eccezione di alcune +addizioni concernenti Fulda e Bamberga; la scritta originale +peraltro non può esibirsi a mostra, e la copia, che +desta non pochi dubbî, manca di data; per molte ragioni +poi si rende verosimile che il Diploma non appartenga +all’anno 1014‍<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>. +</p> + +<p> +Più rilevante sarebbe per noi se avessimo notizia +della costituzione onde allora si reggeva la città di +Roma, della quale Benedetto VIII riprendeva il possedimento +temporale. Ma un buio fitto ricopre anche +in questa epoca l’organamento di Roma. Poichè in documenti +romani compare il nome di «Senatori», preso in +modo collettivo sebbene nol sia in singolare; poichè +dodici uomini fregiati di quel titolo ebbero parte a salutare +solennemente Enrico, ciò solo può dimostrare che +la ricordanza del Senato antico erasi fatta, da dopo di +Ottone III, sempre più viva, fino a che condusse alla +sua effettiva ripristinazione. I nobili di Roma che continuavano +a ornarsi di un titolo illustre, formavano +tuttavia fin d’allora un ceto senatorio da cui gli altri +erano esclusi, e possedevano le cariche della magistratura +e gli officî giudiziari della Città. +</p> + +<p> +La nobiltà pretendeva al diritto di elezione dell’Imperatore +parimente di quella pontificia, e, fuor di +dubbio, prima che avenisse la coronazione di Enrico II, +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +s’avevano guadagnati e uditi i voti dei Senatori. Nessuna +novella abbiamo dei comizî che tenessero, o dello stato +politico onde si reggessero questi rozzi nobiluomini, che +sull’incominciamento del secolo undecimo andavano +con titolo senatorio aggirandosi in mezzo alle ruine +di Roma. Di qua e di colà nei documenti giunsero +fino a noi gli elenchi dei loro nomi, ed in essi incontriamo +alcune note famiglie del tempo degli Ottoni; +ma d’altra parte non ci occorre di trovare pur un solo +Romano che si sottoscriva «Senatore». Infatti, la dignità +speciale di «Senatore dei Romani» durava anche +adesso, e dimostra che gli istituti di questa età erano +rimasti eguali a quelli del secolo decimo. Fossero i Papi +o no signori del <i>Dominium</i>, Roma temporale era pur +sempre una republica nobiliare sotto la presidenza di +un capo, che, a seconda delle circostanze, i Romani stessi +si eleggevano, o che era imposto loro dal Pontefice. +</p> + +<p> +Benedetto VIII pose il fratel suo Romano alla testa +di questa Republica, e lo creò senatore di tutti i Romani; +o forse fu l’Imperatore che volle lusingare il +Tusculano impartendogli quella dignità, egli che era +patrizio di Roma, sebbene con questo nome non si appellasse‍<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>. +Il Senatore dei Romani era principe della +nobiltà che congregava in assemblea, i voti della quale +indirizzava o forzava quando avveniva di eleggere il +Papa; era altresì condottiero delle milizie e, soprattutto, +capo della giustizia civile. Vedemmo Alberico essere +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +stato nell’anno 1013 console e duce, e lo vedemmo +tenere giudizî da presidente di tribunale civile; però, +due anni dopo il fratello suo compare investito della +magistratura civica con dignità «di senatore di tutti i +Romani», ed Alberico invece ci si fa innanzi semplicemente +da console; soltanto più tardi ripiglia a far +mostra di sè con qualità di conte palatino‍<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>. Infatti +qualche tempo ancora durarono in Roma e nel territorio +romano i titoli antichi di console e di duce. +</p> + +<p> +Del rimanente, l’Imperatore poneva il suo proprio +tribunale nella Città, sì come fatto avevano i suoi predecessori. +Innanzi a quello Ugo di Farfa denunciò il conte +Crescenzio, che tuttavia sempre importunava l’Abazia, +come era stato suo costume di fare al tempo di Ottone III. +Durante la signoria del Patrizio aveva egli rapito nuovamente +al monastero alcune castella, e Giovanni fratel +suo s’irrideva del Pontefice dalla sua rocca di Palestrina, +che le milizie di Benedetto VIII vanamente +cingevano d’assedio. Sedette dunque l’Imperatore a +giudizio, e secondo la consuetudine del tempo aggiudicò +all’Abate querelante le castella, dandogli un bastone +in simbolo del suo diritto; indi richiese il Papa affinchè +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +riunisse la milizia romana alle sue soldatesche, e movessero +assieme nella Sabina. Però una sollevazione che +avveniva in Roma faceva scampare dall’aula del tribunale +le parti litiganti‍<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>. L’odio dei Romani, i quali +probabilmente se l’erano intesa con Arduino e coi Margravî +di Este, scoppiava violentemente l’ottavo giorno +dacchè erasi celebrata la coronazione: speravano essi di +trucidare i Tedeschi o di cacciarli cogliendoli con assalimento +improvviso, e il ponte di Adriano diventava il +campo di una feroce carneficina, colla quale tutto, come +al solito, finì. Da dopo il tempo di Ottone I questi tumulti +si ripeterono quasi ad ogni coronazione, per modo +che avrebbero potuto considerarsi come l’ultima scenata +della festività. Le quante volte gli Imperatori designati +entravano in Roma, erano salutati cogli inni officiali, ma +non appena si allontanavano dal san Pietro o dalla +mensa del Laterano, che il popolo romano si levava +furibondo per discacciare dalla Città gli stranieri; e gli +Imperatori di Roma soventi volte ne partivano a precipizio +come gente fuggitiva, dopo di aver trascinato la +loro recente porpora in mezzo a torrenti di sangue‍<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>. +</p> + +<p> +Enrico fece condurre in catene al di là delle Alpi +i caporioni del tumulto, ed egli stesso fece ritorno in +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +Alemagna carico delle maledizioni e dei tesori delle città +italiche, o dei beni tolti a’ suoi nemici. Molti Conti dell’Italia +media e settentrionale sostenne in ostaggio, +e molti di loro aveva posto sotto custodia in Roma +dove erano stati invitati ad assistere alla coronazione: +però, non sì tosto egli fu partito, che si apersero le loro +prigioni, e quei vassalli sitibondi di vendetta sguainarono +nuovamente la spada per combattere, uniti ad +Arduino, contro l’Imperatore straniero. Sennonchè a +nulla approdarono gli sforzi di quel partito degli Italiani +che intendeva a rovesciare la podestà imperiale tedesca, +dappoichè l’Italia settentrionale, frastagliata in piccoli +e in grandi margraviati, in contee ed in vescovati forniti +di immunità, non possedeva adesso più la forza che aveva +avuto a’ tempi di Berengario. L’ultimo Re nazionale +d’Italia si vide ristretto ad un angusto dominio in +Piemonte, sostenne la guerra di Conti e di Vescovi parteggianti +per Alemagna, e finalmente, abbandonato dai +suoi vassalli, sprezzato dall’Imperatore, gettò la spada +e vestì la cocolla di san Benedetto per isparire dietro la +soglia del convento Fructuaria (1015)‍<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +</p> + +<h4 id="cap1-7-3">§ 3. +<span class="smaller">Benedetto VIII domina robustamente in Roma. — Sua +impresa contro i Saraceni. — Pisa e Genova vengono +in fiore. — Italia meridionale. — Ribellione di Melo contro +a Bisanzio. — Prime bande di Normanni (1017). — Fine sventurata +di Melo. — Benedetto VIII esorta l’Imperatore ad una +guerra nell’Italia inferiore. — Spedizione di Enrico II nelle +Puglie (1022).</span></h4> + +<p> +Anche in Roma Benedetto VIII conseguiva forza e +sicurezza dal suo partito che ivi adesso dominava. Mentre +divideva colla famiglia sua la podestà civica, gli riusciva +di assoggettarsi gli ottimati romani ed i capitani, +ossiano i vassalli feudali della Campagna. Romano, +per lungo tempo capo del governo cittadino, ajutò il +fratello a conservarsi il possedimento della cattedra +apostolica‍<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>. I Crescenzî nella Sabina si sottomisero +al Pontefice, il quale in persona condusse contro a loro +le sue milizie, ed a lui obbedirono come a principe del +territorio. Benedetto era uomo massimamente fornito +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +d’intelletto e di gagliardia; viveva in lui l’indole guerriera +della sua casa, e, al paro di Giovanni VIII e di +Giovanni X, possedeva egli altresì abbastanza mente +politica per sollevare novellamente al grado di potenza +italica il Pontificato, che i suoi predecessori avevano +ristretto ad una cerchia angustissima di operosità. +</p> + +<p> +In questo tempo i Saraceni erano di bel nuovo +divenuti formidabili; nell’Italia inferiore tenevano in +pressura Salerno, e nel mare Tusco flagellavano il +continente e le isole; sbarcavano in Toscana e vi incendiavano +Pisa; indi s’impadronivano di Luni. Nell’anno +1016 Benedetto VIII si dava cura di raccogliere +un naviglio di collegati, ed egli stesso in persona +guidava un esercito contro gli Infedeli. Si conseguì una +grande vittoria e si raccolse un ricco bottino; tuttavia +poichè il condottiero dei Musulmani (Istorie arabe lo +appellano Abu Hosein Mogêhid, Istorie cristiane gli +danno nome di Musetto) s’era, dopo della battaglia di +Luni, ricoverato in Sardegna, il Papa si fe’ mediatore +di una lega colle città marittime di Pisa e di Genova: +Mogêhid fu cacciato dall’isola, e questa tosto dopo diventò +colonia pisana‍<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>. +</p> + +<p> +Tempo innanzi, allorquando minacciava pericolo da +parte dei Saraceni, i Papi avevano stretto alleanza colle +Republiche meridionali di Amalfi, di Napoli e di Gaeta; +ora col secolo undecimo emergono tutt’a un tratto Pisa +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +e Genova, uscendo fiorenti da una lunga tenebra di loro +infanzia; e se ancor non sono pienamente libere, nondimeno +iniziano ormai l’età splendida delle Republiche +cittadine dell’Italia settentrionale‍<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>. +</p> + +<p> +In pari tempo, nell’Italia meridionale si andavano +preparando avvenimenti che dovevano esercitare una +influenza gravissima sul Papato e su Roma. La dominazione +antichissima di Bisanzio, retaggio di Belisario +e di Giustiniano, doveva ivi finalmente spegnersi; e +doveva altresì sgomberarsi il terreno dalle rovine che il +vecchio ducato dei Longobardi aveva seminato a Benevento, +a Capua ed a Salerno: occorreva che questi ruderi +cedessero il luogo ad uno Stato costituito da alcuni +avventurieri predoni, chiamati a congiungere per la +prima volta in unità politica quelle belle provincie. Dopo +la sconfitta di Ottone II i Greci s’erano nuovamente +impadroniti delle Calabrie e delle Puglie, e vittoriosi +s’erano avanzati nella Campania. Il loro governatore, +chiamato «katapan», risiedeva in Bari, ed era un +vampiro che dissanguava quelle terre sventurate, languenti +nella disastrosa miseria cui le avevano ridotte +le eterne scorrerie dei Musulmani e le eterne battaglie +combattute fra questi, i Greci, i Longobardi e le città +marittime. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +</p> + +<p> +Però la gente longobarda, che viveva nell’Italia meridionale, +faceva uno sforzo repentino, inteso a scuotere +il giogo dei Greci. Melo, un longobardo illustre di Bari, +si sollevò unitamente a Datto, genero suo, nell’anno +1010‍<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>. Andò cercando guerrieri e alleati contro a +Bisanzio; presso al monte Gargano trovò dei pellegrini +di Normandia, fe’ lor vedere in che stato fosse ridotta la +terra, e gli invitò a prendere stipendio coi loro prodi +compatriotti sotto il suo stendardo ribelle: pari voto +espressero i cittadini di Salerno, che quaranta pellegrini +ed eroi normanni avevano liberata dall’assedio mossovi +contro dai Saraceni. Così accadde che Melo nell’anno 1017 +potè condurre in campo contro a’ Greci una schiera di +Normanni di fresco assoldata. Questi avventurieri erano +venuti sotto la capitananza di Gisalberto, un cavaliere +che aveva emigrato dal suo paese a cagione di un assassinio +commesso; Benedetto VIII avevali accolti assai +orrevolmente in Roma, e gli aveva confermati nel proposito +di servire sotto di Melo, contro a’ Greci. Così +per un evento casuale dava egli omai principio a quella +associazione di Roma e dei Normanni, che più tardi +doveva essere feconda di tante conseguenze. +</p> + +<p> +Quanto a Melo, neppur egli presagiva che in quei +valorosi da lui arrolati aveva chiamato altrettanti conquistatori +nella sua patria; e la sua ribellione fervidamente +favorita dal Pontefice cadde a vuoto, ad onta +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +della più eroica prodezza. Sull’incominciamento dell’Ottobre +1019 fu egli disfatto completamente da Bugiano +«katapan», in vicinanza dell’antico Canne, lasciò +Italia, corse in fretta dall’Imperatore a Bamberga chiedendogli +ajuto, e morì colà «duca d’Italia», nell’Aprile +dell’anno 1020‍<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>. +</p> + +<p> +I progressi dei Greci, al cui fianco s’era adesso +schierato anche Pandolfo IV, principe longobardo di +Capua, sbigottirono il Papa, il quale temeva la restaurazione +della potenza bizantina, pericolosa alla independenza +del Papato e ai disegni che questo volgeva +sull’Italia inferiore. Anch’egli andò a Bamberga nella +Pasqua dell’anno 1020, ed esortò Enrico a discendere +in Italia, a respingere i Greci dalle frontiere di Roma +ed a ristabilire la podestà dell’Impero nella Longobardia +meridionale. Compiute le splendide festività che +si tennero per la consecrazione del suo duomo favorito, +Enrico congedò il Pontefice promettendogli che sarebbe +fra breve venuto, e dandogli un diploma in cui confermava +alla Chiesa i suoi possedimenti. +</p> + +<p> +Frattanto Benedetto invocava la venuta dell’Imperatore +con insistenza sempre maggiore. Di già il «katapan» +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +minacciava di entrare nella Campagna e di castigare +il Pontefice, che aveva con tanto ardore secondato +la ribellione di Melo. Assistito da Atenulfo abate di Monte +Cassino, fratello di Pandolfo di Capua, assalì egli all’improvviso, +nel Giugno dell’anno 1021, la torre prossima +al Garigliano, nella quale il Papa aveva collocato +a presidio gli avanzi della legione normanna, sotto gli +ordini di Datto; e questo capitano fu condotto prigioniero +a Bari, e, chiuso in un sacco, fu gettato in mare‍<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>. +Pareva che i Greci avessero affermato la loro +signoria nelle Puglie: i Principi longobardi professavano +di essere vassalli di Bisanzio; in vicinanza di +Benevento i Greci perfino edificavano una città munita, +cui davano il nome immortale di Troja, e Benevento +istesso, dove aveva signoria Landolfo V, minacciava di +cadere in loro balìa. Con un movimento ardito i Bizantini +sarebbero giunti nientemeno che a Roma, se la +loro mente fosse stata capace di accogliere un pensiero +di genio; per lo contrario, il generale greco sostò presso +al Garigliano, e nell’autunno Enrico comparve in Italia. +</p> + +<p> +La spedizione contro il mezzogiorno, cui l’Imperatore +diè opera al principio del successivo anno 1022, fu +presta e vittoriosa. Entrò egli in persona dalle Marche +col nerbo maggiore dell’esercito; altre schiere condotte +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +dai vescovi Pilgrimo di Colonia e Poppone di Aquileja +vennero dalla via di Roma e dal territorio Marsio nella +Campania; le città e le fortezze dei Greci e dei Longobardi, +ed eziandio Troja, cui l’Imperatore in persona cinse +di assedio, si arresero. Pandolfo di Capua fu mandato in +esilio in Alemagna, in vece di lui fu messo Pandolfo di +Teano, e l’abazia di Monte Cassino fu data a Teobaldo +abate che era aderente di Germania, dopo che Atenulfo +ebbe trovato morte fuggendo per mare. Anche la piccola +schiera dei Normanni sopravvissuti, che stavano sotto +il comando di Torstaino, ricevette ricompensa con beni +posti nella Campania, in quello che i nipoti del duca +Melo erano nominati conti e vassalli dell’Impero. Dopo +di avere così restaurata la podestà imperiale in una parte +delle Puglie, e dopo di avere impreso un pellegrinaggio +sul Gargano e fattevi preghiere, Enrico ritornò in quel +medesimo estate in Germania passando da Roma; però lo +seguivano soltanto scarsi avanzi del suo esercito, avvegnachè +le febbri e la pestilenza lo avessero quasi tutto +distrutto‍<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +</p> + +<h4 id="cap1-7-4">§ 4. +<span class="smaller">Principî della riforma sotto di Benedetto VIII. — Muore +(1024). — Suo fratello Romano si prende la tiara con +nome di Giovanni XIX. — Enrico II passa di vita nel 1024. — Stato +d’Italia dopo la morte di lui. — Giovanni XIX chiama +Corrado II di Germania a Roma. — Spettacolo che presentano +le spedizioni di Roma a questa età. — Coronazione imperiale +(1027). — I Romani si sollevano con gran furore. — Re +Canuto a Roma.</span></h4> + +<p> +Benedetto VIII fe’ vedere di essere un papa fornito di +fortezza d’animo non comune. Contraddicendo alle tradizioni +della sua casa, aveva egli ristabilito una stretta +lega del Papato coll’Impero, affine di raffermare sè medesimo +nel possedimento di Roma, e di vincere le potenze +che gli erano ostili in Italia. Per opera di quest’uomo +il Pontificato riconquistò le sue attenenze col mondo, e +si studiò di recuperare la influenza perduta sulle Chiese +provinciali. La Storia ecclesiastica può eziandio celebrare +Benedetto VIII come uno dei primi riformatori che +operarono secondo le idee di Leone IX e di Nicolò II; +fu egli infatti che incominciò ad opporsi con decreti +sinodali contro al concubinato dei cherici e contro alla +simonia, ossia commercio delle dignità ecclesiastiche‍<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>. +Tuttavolta, il vigore che egli ispirò alla Chiesa romana +fu dovuto soltanto alla fortezza personale sua; e non appena +trapassò di vita, che Roma ed il Papato precipitarono +in istato di gravissima barbarie. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +</p> + +<p> +Come morte lo ebbe rapito nella primavera dell’anno +1024, il possedimento della cattedra pontificia non +uscì di mano della sua famiglia. Romano fratello di lui, +che fino a questo tempo era stato «senatore di tutti i +Romani», si spogliò delle vestimenta laicali, e indossò +gli abiti pontificî, dopo che ebbe comperato o imposto +per violenza i voti della sua elezione: così quel Conte tusculano +fu ordinato nella primavera dell’anno 1024, con +nome di Giovanni XIX‍<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>. Ei sembra che anche da papa +abbia conservato la dignità di senatore sì come prima +l’aveva tenuta; ed infatti non v’ha documento alcuno da +cui si paia che ne venisse investito il fratel suo Alberico, +quantunque a questo avrebbe dovuto essere trasmessa: +Alberico continuò come dianzi ad appellarsi +soltanto conte palatino e console‍<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +</p> + +<p> +Pareva che il novello Pontefice non avesse in mente +alcun concetto dei doveri che il ministero suo gli imponeva. +Era uomo di animo tanto semplice od altrimenti +sì avaro che, avendogli l’Imperatore di Bisanzio spediti +a Roma dei ricchi donativi, intendeva di accordare al +Patriarca greco il titolo di vescovo ecumenico. Ma i Vescovi +d’Italia e la Congregazione di Cluny si sollevarono +vivamente contro siffatto proposito, e si fu allora soltanto +che il Papa riuscì a comprendere la gravità di ciò che +era stato in procinto di fare: nella sua beata ignoranza +il Senatore di tutti i Romani non aveva conosciuto più +in là che di nome l’esistenza delle Decretali pseudo-Isidoriane, +ed aveva avuto assai poca opportunità di +studiare le decisioni conciliari dei suoi predecessori‍<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>. +</p> + +<p> +Tosto dopo la sua esaltazione moriva Enrico II +ai 13 Luglio nell’anno 1024. Non si sapeva a chi sarebbe +toccata la corona tedesca, e questa incertezza +per brevi istanti rialzò le speranze d’Italia. Però gli +ottimati non osavano più di eleggere dal loro seno un re +nazionale; e, senza risultamento alcuno, offerivano la corona +ad Ugo, figlio di Roberto re di Francia, e financo +a Guglielmo duca di Aquitania. Infatti, il matrimonio +che questo Principe possente aveva contratto con Agnese, +nipote di Adalberto antico re d’Italia, dava a lui +una sembianza di diritto legittimo. Italia era frastagliata +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +in tante signorie e in tante fazioni, che non poteva più +indirizzarsi all’intento di un’utilità generale della nazione. +La parte tedesca durava gagliarda anche in Lombardia, +dove trovava aderenti nei Vescovi, creature o +favoriti degli Imperatori; d’altro canto gli ottimati che +gli Imperatori avevano reso deboli per la cresciuta potenza +vescovile, erano fra sè disuniti, al paro delle città +che allora venivano in bel fiore, che odiavano bensì +l’Impero tedesco, ma non peranco potevano liberarsene +unendosi in lega fra loro. +</p> + +<p> +Pertanto, Corrado II il Salico, eletto re dei Tedeschi +agli 8 di Settembre, si ebbe subito gli omaggi dei Vescovi +lombardi, e, sopra tutti, quelli del potente Eriberto +di Milano: Corrado teneva alta in mente sua +l’idea fondamentale che ciascun Re tedesco fosse altresì +signore d’Italia e designato imperatore dei Romani; +ed in siffatta idea i Vescovi lo confermavano. Anche +Giovanni XIX lo chiamò a Roma, e gli mandò il Vescovo +di Porto e Berizone, nobile romano della Marmorata, +col vessillo di san Pietro, perchè lo inalberasse +nella guerra che combatteva in Ungheria; e le lettere +del Pontefice lo facevano certo del possedimento pacifico +della corona imperiale, che lo stava attendendo‍<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>. +Italia dunque mentre non aveva potenza di opporre +contrarietà alcuna alle pretese di Re stranieri, si condannava +da sè medesima ad essere provincia soggetta +ad Alemagna. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +</p> + +<p> +Nella primavera dell’anno 1026 Corrado II ricevette +in Milano la corona di ferro dalle mani di Eriberto. Per +vendicarsi, secondo la durezza barbarica di quel tempo, +dell’animosa Pavia che aveva distrutto il «palazzo» di +Enrico II e chiuse a lui in faccia le porte, ne poneva +a guasto il territorio: andato indi a Ravenna, ivi il +popolo si sollevava con gran furore per trucidare gli +odiati stranieri, ma quello scoppio di odio era soffocato +in mezzo a fiumi di sangue. Nel nostro secolo neppure +i Tedeschi possono considerare con ischietta gioia +lo spettacolo delle spedizioni colle quali i loro avi movevano +su di Roma; essi devono dar compianto a Italia +che di quelle imprese ebbe sì la colpa, ma ne sofferse +il danno per più di trecento anni. Allorquando +i Re alemanni scendevano dalle Alpi coi loro eserciti +e colle loro splendide comitive le città erano condannate +a nutrire e ad alloggiare quelle moltitudini, e a far +le spese della corte imperiale; financo la giurisdizione +dei tribunali ordinarî cessava tosto che compariva il +giudice supremo. Dentro ai vuoti forzieri dell’Imperatore +colavano, a titolo di donativi o per violenza di estorsioni, +i tesori delle città, il sudore dei coloni angariati dai +vassalli ecclesiastici e laicali, e le sostanze incamerate +di centinaia di ribelli. La soldatesca imperiale composta +di rozzi uomini d’arme, raccolti da’ paesi settentrionali +e financo dalle terre slave, era il terrore dei sobrî +Italiani, che la natura meridionale dotava di più +finezza, e che in ogni età superarono tutti i popoli per +pulitura di costume. Non deve far meraviglia se mirando +le orgie di quei soldati che tenevano Italia in +conto di provincia schiava del loro Re, gli Italiani +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +chiedevano a sè medesimi con ira amara perchè mai la +loro contrada dovesse essere condannata a eterna servitù +sotto gli stranieri; nè fa stupore se con odio feroce +si sollevavano ad ogni momento nelle città per cui +passava l’esercito che s’incamminava su Roma. Però la +maestà brutale di un Imperatore del medio evo a mala +pena degnava di volgere uno sguardo di compassione +alle città fumanti d’incendio, ai poveri campi devastati, +alle vie coperte di cadaveri, alle carceri riboccanti +di rei di tradimento. Reputava piuttosto essere necessità +inseparabile dalle imprese di Roma vedere i cittadini +più ragguardevoli di una città prostrarsi innanzi al suo +trono, tremanti, a piè scalzi, con appesa una spada nuda +al collo, di quello che il riflesso delle fiamme onde ancora +ardeva la loro città, ne illuminava i pallidi volti. +</p> + +<p> +Innanzi alle armi del valoroso Corrado si piegavano +finalmente le città nemiche e Pavia stessa; i Margravî +di Este, di Susa e di Toscana aveva egli ridotti a obbedienza, +e senza trovare impedimento alcuno entrò in +Roma. Addì 26 di Marzo dell’anno 1027 Giovanni XIX +celebrò nel san Pietro la coronazione di lui e della sposa +sua con grandissima pompa e alla presenza di due Re, +che furono Rodolfo III di Borgogna e Canuto d’Inghilterra +e di Danimarca‍<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>. Tuttavia la solennità fu conturbata +dall’ambizione puerile degli Arcivescovi di Milano +e di Ravenna, ciascuno dei quali pretendeva di avere +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +la preminenza; la dissensione di quegli altieri prelati si +appiccò alle loro comitive, e Roma fu messa a terrore +da una mischia che fu combattuta per le vie fra Ravennati +e Milanesi, senza che ancora vi avesse preceduto +l’ultima scenata onde per solito si poneva termine +alle feste dell’incoronazione. Nè mancò pur essa: una +rissa accidentale, che s’accendeva per una miserabile pelle +di bue fra un Romano ed un Tedesco, bastò a mettere in +furia il popolo. Però, dopo un massacro orribile di «innumerevoli» +Romani, i più eletti uomini della Città +tornarono innanzi al trono dell’Imperatore, che dimorava +nel palazzo prossimo al san Pietro, e tremanti, a piè +scalzi, tenendo una nuda spada al collo, pregarono ai +piedi di lui misericordia‍<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>. +</p> + +<p> +Può darsi che la vista di cotali orrori mettesse sbigottimento +nel cuore pio del grande re Canuto, non già +perchè la cultura di lui si levasse al di sopra di quel +suo tempo, ma perchè ne andava distrutto un bel sogno +che egli aveva accolto in mente. Indotto da lungo desiderio +e da un voto pio, era venuto alla Città santa pellegrinandovi +con bisaccia e bordone, ed in vece di un +asilo di amore e di pace, come Roma avrebbe dovuto +essere a seconda del suo concetto ideale, trovava soltanto +una sede selvaggia di tumulti aperti a tutte le fazioni +ed a tutte le furie: la città di Roma, occorre pur dirlo, +non fu durante il medio evo che la orribile sconciatura +di una idea sublime. Nella sua lettera indiritta di colà +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +al popolo inglese, Canuto lasciò un ingenuo ricordo del +soggiorno che tenne in Roma. Vi annunciava con molta +letizia di averne venerato tutti i santuarî, e di essere +stato tanto più avventurato, dacchè i savî (ossiano i +preti) lo avevano ammaestrato qualmente Pietro avesse +ricevuto dal Signore la podestà di legare e di sciogliere; +perlochè molto profittava all’uomo di avere il guardiano +delle chiavi celesti a suo avvocato appo Dio. Con gioia infantile +narrava le onorevoli accoglienze ricevute da tutti +i Principi che dal Gargano al mar Tusco erano convenuti +attorno al Pontefice ed all’Imperatore; e diceva che +gli era stata concessa immunità di pedaggio per tutti +gli Inglesi e i Danesi, pellegrini e mercanti, che fossero +andati a Roma. L’intelligente Principe affrancava altresì +gli Arcivescovi dei suoi Stati dalle gravi contribuzioni +che ne erano dovute per ragione del <i>Pallium</i>; egli +poi prometteva da parte sua che sarebbe stato puntualmente +pagato a Roma il denaro di san Pietro‍<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>. Neppure +gli orrori di cui era stato co’ suoi proprî occhi +testimonio riuscirono a diminuire la venerazione di un +barbaro Re per la santa Città. Nel religioso fervore dell’animo +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +suo protestava ai suoi sudditi, che in Roma +aveva fatto voto di governare i suoi popoli con giustizia, +e di espiare i falli della giovinezza coll’intelletto +de’ suoi anni maturi. Lettera eccellente e dimostrazione +memoranda della immensa potenza morale, che il concetto +di Roma esercitava in quell’età. Se una pari influenza +benefica si fosse appresa all’animo di tutti i despoti +che peregrinavano alla eterna Città, questa avrebbe +conseguito, nella credenza de’ popoli riconoscenti, diritti +ancor maggiori alla venerazione della gente umana. +</p> + +<h4 id="cap1-7-5">§ 5. +<span class="smaller">Rescritto di Corrado II sull’uso del diritto romano +nel territorio pontificio. — Sua impresa gloriosa nell’Italia +meridionale; suo ritorno. — Muore Giovanni, e si eleva al +pontificato Benedetto IX, fanciullo della famiglia tusculana. — Vita +scellerata di quest’uomo. — Condizioni orribili del +mondo tutto. — La <i>Treuga Dei</i>. — Benedetto IX fugge +presso l’Imperatore a Cremona. — Notevole rivolgimento +sociale che avviene in Lombardia. — Eriberto di Milano. — L’Imperatore +riconduce a Roma Benedetto IX. — Muove nell’Italia +inferiore, e passa di vita nell’anno 1039.</span></h4> + +<p> +Nel breve soggiorno tenuto in Roma Corrado non +si ristrinse a dare soltanto dei soliti privilegî, quali +leggiamo di lui, a favore di monasteri‍<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>. Probabilmente +a questo stesso tempo appartiene un rescritto imperiale, +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +nel quale, a cagione della continua lotta che durava +fra’ giudici longobardi e quelli romani, l’Imperatore +statuiva che d’allora in poi, così in Roma che nello Stato +romano, dovessero giudicarsi secondo il codice di Giustiniano +tutte le controversie alle quali fin là s’era +applicato il diritto longobardico. Così cessò di avere +esistenza la Costituzione imperiale data da Lotario nell’anno +827, e il giure romano si elevò quindi a vera +legge territoriale: fu una vittoria completa che la nazione +romana riportò sopra gli elementi germanici che si +erano infiltrati entro di essa; massimamente in quest’età, +cominciarono siffatti elementi a disciogliersi dappertutto +in Italia, in quello che le forme romane dell’antichissimo +municipio risorgevano sotto a consoli eletti annualmente, +e cacciavano in bando le istituzioni franche e +longobarde‍<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>. +</p> + +<p> +Corrado lasciò Roma sul principio del mese di Aprile, +per andarne nell’Italia inferiore, dove rassodò la reverenza +all’Impero che ivi ricominciava a vacillare. Indi +fece ritorno, passando per Roma, e di già ai 24 di Maggio +fu a Verona. Il suo braccio potente in guerra, la +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +sua severità imperatoria, la sua giustizia costringevano +Italia ad avere temenza ed estimazione del dominatore, +la cui rapida impresa era stata pari al trionfo di un +Cesare. Lo stesso popolo suo lo accolse coll’orgoglioso +sentimento che la turbolenta Italia era diventata provincia +suddita all’Impero‍<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>. +</p> + +<p> +Da allora in poi Giovanni XIX signoreggiò tranquillamente +in Roma. Il Papato e la Città furono dominio +della famiglia di lui, la quale, anche dopo la morte di +Giovanni, occupò la cattedra santa con uno dei suoi: +però la Cristianità dovette essere indotta a spavento, mirando +un fanciullo che l’arbitrio del padre fasciava nelle +vestimenta pontificie, che era coronato solennemente dai +Cardinali vescovi e adagiato sul seggio dell’Apostolo, +da vicario di Cristo. L’infame Giovanni XII era diventato +papa a dieciotto anni; Benedetto IX della sua +stessa famiglia lo fu appena a dodici. Che mondo doveva +essere allora quello, se i popoli tolleravano in buona +pace un ragazzo per reggitore della Chiesa, se i Re lo +riverivano per tale, e i Vescovi non avevano rossore +di riceverne la consecrazione, e le insegne della loro +dignità, e le bolle! Pareva che si smarrisse il concetto +ecclesiastico del Papato, e che la cattedra vescovile di +san Pietro si tramutasse nello scanno di un conte: +per lo meno, nulla v’era più che la distinguesse da +quella vergognosa costituzione che reggeva i Vescovati +di questo tempo in tutti i paesi, sulle cui cattedre le +grandi famiglie di principi e di nobiluomini ponevano +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +uomini di loro stirpe o loro creati, e talvolta perfino dei +giovanetti, veri bambini. Una fitta tenebra morale scendeva +a coprire la Chiesa. Se in addietro erano stati tempi +nei quali Cristo aveva dormito nel suo tempio, sembrava +adesso che egli fosse fuggito a volo dal suo santuario +profanato, e lo avesse lasciato in balìa dell’audace Simon +Mago. +</p> + +<p> +Teofilatto era nipote dei suoi due predecessori, e figlio +di Alberico conte palatino e console‍<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>. Il padre suo, +tosto che fu morto Giovanni XIX, si affrettò ad assicurare +alla sua casa le due somme podestà: armi e denaro +facilmente lo ajutarono a venirne a capo in Roma, dove +tutto era venale, dove il clero, per dirla colle parole +di papa Vittore III, viveva immerso in una barbarie +senza limite. Il fanciullo Benedetto IX tolse, senza alcun +impedimento, possesso del Laterano sul principio dell’anno +1033‍<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>. Aveva tre fratelli, Gregorio, Pietro e +Ottaviano; il primo dei tre doveva essere più attempato +di lui, perciocchè tosto si prendesse la podestà di patrizio. +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +Potrebbesi far le meraviglie perchè papa non +diventasse Gregorio, ma forse può darsi che i Romani +sofferissero più facilmente di riverire un ragazzo per +loro Vescovo, anzichè per capo del loro reggimento civile. +Gli stessi Conti di Tusculo facevano sì poco conto +dell’officio pontificale, che credevano potesse reggerlo +un bimbo ancora ineducato; però questa audacia fu il +precipizio della potenza di loro casa, che un Papa fanciullo +non potè tener sollevata a convenevole altezza. +Gregorio fratel suo fu pertanto posto alla testa del +reggimento civico; ad ogni modo, per temenza dell’Imperatore, +non prese egli nome di <i>Patricius</i>, ma si +appellò soltanto <i>Consul</i>, e probabilmente eziandio «senatore +di tutti i Romani»‍<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>. +</p> + +<p> +Tosto che il giovane Papa sentì ribollire nel sangue +quelle forze e quegli istinti che andavano svegliandosi +in lui seduto sulla cattedra di san Pietro, diè principio +a una vita svergognata. Uno dei suoi successori nel +pontificato, Vittore III, narra che Benedetto IX empiè +Roma di ruberie e di assassinî, e confessa di raccapricciare +a dover dire quanto scellerata e laida fosse stata +la sua vita. Un altro contemporaneo, Rodolfo Glaber, +monaco di Cluny, dipinse l’esosa figura di questo mostro +nel fondo del quadro che ei colorì della sua età, in +cui peste e fame andarono devastando Europa intiera. +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +Il mondo era infermo di un’epidemia morale del paro +che fisica; per farsene un’idea occorre leggere i Cronisti +di quell’età. Fra quegli orrori peraltro, appunto allora +ebbe origine la umana legge della pace di Dio, la <i>Treuga +Dei</i>, che fu primamente promulgata dai Vescovi della +Francia meridionale. Questo trovato benefico, conforto +massimo degli uomini di quell’età, torna a bellissima +gloria della Chiesa, la quale diè prova così, che anche +in mezzo a condizioni tanto terribili di cose non s’era +spento sul suo altare il fuoco sacro della carità e dell’amore. +Però l’abbondanza dei ricolti che succedevano +dopo l’anno 1033 fece sì che i popoli dimenticassero +abbastanza presto i flagelli sofferti; e il buon frate deplora +la fralezza dell’umana natura che, appena uscita +delle prove onde con giustizia l’aveva punita il Signore, +ritornava alle crapule e agli assassinî, agl’incesti +e ai delitti, nei quali i Principi e il Papa erano i più +operosi fra tutti‍<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>. +</p> + +<p> +Con Benedetto IX il Papato toccò nel costume quell’apice +estremo di decadimento che, secondo le leggi della +morale natura, genera il ritorno a condizioni migliori. +La barbarie in cui Roma era involta a questo tempo +probabilmente mitigherebbe il giudizio che cade sull’età +di Giovanni XII, o supererebbe d’infamia quella più +tarda dei Borgia, se l’una epoca colle altre esattamente +si paragonasse. Però, soltanto un incerto chiarore scende +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +a dar luce su questo tempo disastroso, in cui un Papa, +fanciullo del taglio di Caligola, e vizioso come Eliogabalo, +faceva da vicario di Cristo. Vediamo in confuso i +capitani di Roma congiurare di uccidere il giovane scellerato +nella festa dell’Apostolo presso all’altare, ma nel +momento stabilito oscurarsi il sole, ed il terrore che se +ne spandeva impedire forse che il fatto si compiesse: +Benedetto così aveva tempo di scamparne dandosi alla +fuga‍<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>. Può essere che in questo tumulto la fazione dei +Crescenzî s’avesse adoperato più di tutte le altre‍<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>; +ma l’intendimento falliva, ed il Pontefice sfuggitone +doveva vivere ancora lunghi anni a danno di Roma e a +vitupero della Chiesa. Quindi nell’anno 1037 correva +egli presso l’Imperatore a Cremona per assicurarsi +della protezione sua. +</p> + +<p> +Corrado era infatti disceso in Italia nell’inverno +dell’anno 1036, dappoichè qui lo richiamava un gravissimo +moto che ribolliva in Lombardia. Il sistema +feudale subiva un rivolgimento interiore. I piccoli vassalli, +ossiano valvassori, che avevano avuto i loro beni +in feudo dai maggiori signori, Duchi, Conti, Vescovi e +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +Abati, si ribellavano contro l’arbitrio e la tirannide di +costoro, chiedendo uno stabile ordinamento della proprietà. +Ad essi si associavano i piccoli signori, che senza +vincolo feudale liberamente sedevano sopra beni di loro +retaggio ma la cui libertà era continuamente minacciata +dai Vescovi, entro le cui giurisdizioni immuni dimoravano. +Il lombardo Eriberto, arcivescovo di Milano, +era il principe più potente dell’Italia settentrionale, e +signore feudale di città e di vassalli molti: uomo superbo +e d’indole ferma, era cagione che scoppiasse questa +rivoluzione sociale, la quale si propagava bentosto fra +tutti i ceti, e traeva nella lotta l’Impero tedesco. Gli +uomini liberi e i cavalieri feudali si sollevavano contro +all’Arcivescovo e conchiudevano una lega lombarda; +Eriberto alla fine faceva appello all’Imperatore. Può darsi +che Corrado da lunghissimo tempo vagheggiasse di +trovare un’opportunità per umiliare il gran Vescovo, il +quale possedeva in Lombardia una potenza tanto grande, +che all’Impero poteva diventare più perniciosa di quello +che fosse stata la potenza del re nazionale Arduino. +Nella Dieta di Pavia Eriberto si rifiutò di obbedire alla +sentenza di Corrado, e l’Imperatore, preso d’imprudente +collera, fece incarcerare lui e tre altri Vescovi, +senza sottoporli nemmanco a inquisizione. Il repentino +imprigionamento del maggiore prelato d’Italia destò un +chiasso incredibile, e inasprì profondamente gli animi +contro l’Imperatore, la cui opera adesso parve agli Italiani +esser efferatezza di tiranno. Il prigioniero potè fuggire +a Milano, e l’odio che questa e altre città nutrivano +contro alla podestà dell’Impero tedesco lui prese tosto +a rappresentante della idea di nazione. Di tal guisa +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +ebbe origine la prima guerra vittoriosa che con intento +nazionale la città di Milano e le sue collegate mossero +contro ai Re tedeschi. +</p> + +<p> +Fu durante questo moto dell’Italia settentrionale, e +dopo che Corrado ebbe promulgata la legge feudale che +ai vassalli concedeva la trasmissione ereditaria dei loro +beni, fu allora che Benedetto IX venne a lui a Cremona‍<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>. +Il primo monarca dell’Occidente dovette scender +tanto basso da prestare onore ad un ragazzaccio scapestrato, +poichè era papa, e poichè egli di un Papa abbisognava. +Benedetto, ossiano i suoi consiglieri, esortarono +l’Imperatore a venire a Roma e a rimetterlo sulla +sedia pontificia: in ricambio di questa domanda, ben +poteva Benedetto pronunciare la scomunica contro il +proscritto Arcivescovo milanese, sì come Corrado richiedeva. +Non erano soltanto le cose di Roma che inducevano +l’Imperatore all’impresa, ma altresì il malo +ordine che dominava nelle Puglie, dove Pandolfo IV di +Capua, che era stato restituito nel principato, soggiogava +da ogni parte città, metteva a sacco il convento +imperiale di Monte Cassino, e minacciava la Campagna +di Roma. +</p> + +<p> +Corrado pertanto mosse nell’inverno dell’anno 1037 +più verso mezzogiorno; di Parma, che s’era ribellata e +ch’ei lasciava dietro ai suoi passi cumulo di ruine fumanti, +andava a Perugia, e celebrava la Pasqua dell’anno +1038 a Spello in compagnia del Papa. È incerta +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +cosa se Benedetto IX, dopo di essere partito di Cremona, +tornasse a Roma, oppure se, giusto allora scacciato, andasse +in cerca dell’Imperatore, oppure se già fuggitivo +lo aspettasse. Ci basta sapere che Corrado lo riconduceva, +ovvero lo rimandava a Roma‍<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>. Se l’Imperatore +avesse avuto orecchio da comprendere il peso delle querimonie +che i Romani levavano contro di Benedetto IX, +avrebbe dovuto rifiutarsi di prestare il suo braccio a +questo giovane malvagio, ma egli era ben lungi dal +pensiero di liberare la Chiesa romana da condizioni di +cose tanto desolate: era tutto assorto negl’intendimenti +politici; massimamente gli tornava a buon conto che il +partito dei Tusculani favorevole a Germania mantenesse +il suo potere su Roma, e assai più gli premeva di giovarsi +a’ suoi scopi della marionetta papale. Benedetto, +come lo induceva riconoscenza, scagliò un anatema sul +capo dell’orgoglioso Eriberto, il quale, tenendosi a riparo +delle trecento torri di Milano, si rise di quello scherzo +puerile: Corrado poi, il quale forse lasciava un presidio a +protezione del miserabile Papa, procedette innanzi fino a +Monte Cassino. Addì 13 di Maggio fu a Capua, donde +Pandolfo era fuggito; diede questo ducato a Guaimaro +principe di Salerno, e infeudò al normanno Rainolfo la +contea di Aversa. Questa città, fondata nell’anno 1030 +da quel condottiero di bande venute agli stipendî di +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +Sergio duca di Napoli, diventò l’embrione dello Stato +normanno, che venne sorgendo nell’Italia inferiore. La +peste scoppiò nell’esercito di Corrado, e fece sì che nell’estate +istesso l’Imperatore movesse a ritorno: egli medesimo +portò con sè in Alemagna il germe della morte, +ed ivi passò di vita ai 4 di Giugno dell’anno 1039. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span></p> + +<h3 id="cap2-7">CAPITOLO SECONDO</h3> +</div> + +<h4 id="cap2-7-1">§ 1. +<span class="smaller">I Romani cacciano via Benedetto IX, e fanno papa +Silvestro III. — Benedetto a sua volta lo discaccia. — Egli +vende la cattedra santa a Gregorio VI. — Roma ha tre Papi. — Un +Sinodo romano delibera di chiamare Enrico III, perchè ne +liberi Roma.</span></h4> + +<p> +Parecchi anni trascorsero prima che il novello Re +tedesco venisse in Italia: questo Re era Enrico III succeduto +al padre, giovane, energico, pio, principe magnifico; +a lui, come a Carlo magno e ad Ottone il grande, +si spettava la missione di restaurare Roma a dignità, +di purgarla dalla barbarie e di introdurre riforma nella +Chiesa che era lì lì per sommergere. Infatti Benedetto IX +continuava pur sempre ad essere il disonore del Papato; +pareva che un demonio d’inferno, sotto la maschera +del prete, sedesse sulla cattedra di san Pietro, e colle +sue arti oscene profanasse i misteri santi della religione. +</p> + +<p> +Benedetto IX, riposto sulla sedia pontificia nell’anno +1038, protetto da Gregorio fratello suo, che, +da senatore dei Romani, reggeva ossia malmenava la +città, conduceva senza impedimento in Laterano la vita +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +di un sultano turchesco; egli e la famiglia sua empievano +Roma di ruberie e di assassinî; ogni ordine +giuridico cessato aveva‍<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>. Finalmente, ai 7 Gennaio +1044, il popolo si levò a furibonda rivoluzione; +il Papa fuggì, ma i suoi vassalli si sostennero nella +città Leonina contro gli assalimenti dei Romani. Al Pontefice +aderivano le genti del Trastevere, ed egli chiamava +suoi amici e partigiani dalla Campagna; Gerardo +conte di Galeria veniva con molti cavalieri alla porta +dei Sassoni, e respingeva i Romani battendoli, in quello +che un terremoto si univa ad accrescere la desolazione +della ribellata Città. La Cronica antica che narra di +questi fatti non dice se dopo tre giorni di battaglia +il Trastevere fosse preso di assalto; essa offre soltanto +notizia che i Romani concordemente dichiararono di +non volerne saper più di Benedetto, ed a loro papa +elessero Giovanni vescovo della Sabina, che prese nome +di Silvestro III‍<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +</p> + +<p> +Anche questi dovette la sua esaltazione alla forza +dell’oro con cui seppe corrompere i sediziosi e il loro +capitano Girardo <i>de Saxo</i>. Questo potente Romano con +grande astuzia aveva dapprima promessa in moglie a +Benedetto IX la sua figliuola, indi gliela aveva negata‍<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>, +avvegnaddio il Papa non avesse provato ritegno di qualunque +cosa per grave che fosse, pur di conseguire la +mano di quella Romana cui era congiunto di parentela. +Il padre di lei lo sedusse colla speranza di farla sua, e +poichè gli ebbe chiesto che primamente deponesse la +tiara, Benedetto, il quale bruciava di desiderio della +donzella, non si oppose, e durante la rivolta di Roma +fecelo. Lo agitava il demonio della lussuria, e fra il +popolo superstizioso si andava vociando che nel cupo +delle foreste avesse commercio coi diavoli, e con arti +magiche inducesse le donne a fare il piacer suo; si +voleva che in Laterano si fossero trovati i libri d’incantesimi +coi quali egli scongiurava i demonî‍<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>. +Frattanto la cacciata di lui faceva inviperire l’orgogliosa +famiglia sua, e l’odio del Papa vieppiù bramava +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +di vendicarsi del giuoco onde l’aveva falsamente raggirato +Girardo; la sua fazione numerosa teneva ancor +fermo nel castel Sant’Angelo, e il suo magico oro ammaliava +Roma; dopo quarantanove giorni Silvestro III +era gettato giù della cattedra apostolica, e vi risaliva il +Tusculano anelante vendetta: questo accadeva ai 10 di +Aprile dell’anno 1044‍<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>. +</p> + +<p> +Dappoi Benedetto IX dominò ancora per il periodo +di un anno e ventun giorno, mentre Silvestro III trovava +riparo in una rocca nel Sabinate, se pure non +si ricoverava entro qualche ben munito monumento di +Roma, e continuava ad appellarsi papa. Una tenebra +per noi benefica ci tien celati gli orrori che s’ebbero +visti in quest’anno. Odiato dai Romani, malsicuro del +trono, angustiato continuamente dalla paura che la +rivoluzione nuovamente scoppiasse, Benedetto si trovò +costretto ad abdicare. Bartolomeo abate di Grotta Ferrata +lo esortò a farlo, ma egli, senza sentirne scrupolo +o vergogna, vendette il Papato a denaro, tal quale +fosse stato una balla di mercanzia. Stipulò un contratto +formale, in cui per il prezzo di un cospicuo reddito, +e precisamente del denaro di san Pietro proveniente +dall’Inghilterra, cedette, addì 1 Maggio 1045, +la sua dignità di pontefice a Giovanni Graziano, che +era il ricco arciprete della chiesa di san Giovanni, +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +posta presso a porta Latina‍<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>. Poteva mai la profanazione +dell’officio santissimo della Cristianità andar +più in là di quello cui fosse tratta con questa vendita? +eppure il commercio delle dignità ecclesiastiche era +divenuto di uso così universale in Roma e nel mondo +tutto, che non potè reputarsi troppo grave enormezza se +alla fin fine anche un Papa vendeva la cattedra di san +Pietro. +</p> + +<p> +Giovanni Graziano, ossia Gregorio VI, si gettò dietro +le spalle i canoni, e fecelo con arditezza di animo tale, +che forse fu compresa da pochissimi dei suoi contemporanei; +uomo degno di ricordanza, comperò il Papato per +torlo da mani inique, eppure in quel suo orribile tempo +fu tenuto per idiota, laddove forse ebbe mente capace +di serî intendimenti e magnanimi. Tuttavolta è difficile +cosa che Pier Damiani, il quale fu in quell’età il monaco +più di tutti fervente del bene, avesse contezza di quel +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +mercato allorquando, dopo l’esaltamento di Gregorio VI, +scrivevagli giubilando, che finalmente fosse tornata all’arca +santa la colomba recante il ramo d’ulivo‍<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>. Può +darsi che il Santo pio lo conoscesse di persona e avesse +in lui notato qualche virtù; financo le aride Croniche +del tempo, le quali certamente a torto lo dipingono +per rozzo e inesperto, tanto che dovette torsi un vicario, +non hanno saputo attribuirgli a colpa vizio alcuno. I +Cluniacensi di Francia e le congregazioni d’Italia salutarono +tutti il suo avvenimento al pontificato come principio +di giorni migliori; e in quella bujissima epoca di +Roma tutt’a un tratto si colloca a’ fianchi di questo +Papa simoniaco un frate giovine e ardito che, dopo +eroici sforzi di un’intiera età d’uomo, rialza il Papato +caduto in tanto stremo ad una grandezza che non s’avrebbe +potuto presagir mai. Per la prima volta esce +adesso fuori della sua oscurità Ildebrando, che vediamo a +lato di Gregorio VI diventarne cappellano; e questo solo +dimostra che Gregorio non era un idiota. Non sappiamo +fino a che punto fin d’allora si estendesse l’operosità di +Ildebrando, e s’egli abbia avuto parte alla illegale esaltazione +di Gregorio; però nel «vicario», di cui parlano +i Cronisti, può darsi facilmente che si celasse quel giovane +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +frate pieno di genio e di ambiziosi disegni che fu +consigliero di Gregorio VI, e che più tardi, in grata +memoria di lui, si appellò Gregorio VII. Del resto un +fatto così straordinario come fu l’innalzamento di Gregorio +VI al soglio pontificio non era troppo repugnante +all’indole di Ildebrando. +</p> + +<p> +Mentre adesso Benedetto IX continuava in Tusculo, +oppure in Roma, a menare la sua scapigliata vita di +piaceri, Gregorio VI fu papa per quasi due anni colla +buona volontà di salvare la Chiesa, che chiedeva una +riformazione fondamentale e che tosto dopo la ebbe. Il +Papato, che fino adesso era stato un feudo ereditario dei +Conti tusculani era andato tutto a soqquadro; il <i>Dominium +Temporale</i>, dono fatale dei Carolingi che in mano +dei Pontefici diventò un vero vaso di Pandora, donde si +rovesciarono mille e mille malanni a ruina di Roma, +questo Dominium era scomparso, poichè appena era +se la Chiesa imperava ancora sulle più prossime castella, +poste nel territorio della Città‍<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>. Cento piccoli +signori, capitani ossiano vassalli della Chiesa appartenenti +all’alta nobiltà, stavano pronti a dare l’assalto a +Roma; tutte le vie erano infestate di masnadieri, tutti i +pellegrini erano spogliati d’ogni loro roba; dentro la +Città le chiese erano in ruina, in quello che i preti +tripudiavano in loro baccanali. Non v’era giorno che +non avvenissero assassinî a rendere mal sicure le strade; +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +nobili romani si scagliavano financo dentro il san Pietro +colla spada in pugno per rubarne i donativi che mani +pietose andavano forse ancora deponendo su quell’altare. +Il Cronista che descrive questo stato di cose celebra a +gloria di Gregorio che egli vi pose un argine. I capitani +feroci cinsero bensì di assedio la Città, ma egli +ragunò animosamente la milizia, vi ristabilì qualche +ordine, e perfino conquistò molte castella nel territorio +della Città: ed è verosimile che Silvestro avesse osato +di tentare un’impresa contro Roma, ma soccombesse +di contro all’energia spiegata da Gregorio. Tumultuario +e orribile fu il breve e oscuro periodo del pontificato di +quest’uomo, e ben presto, a cagione della severità da lui +usata contro la ladronaja, venne in odio degli ottimati +ed eziandio dei Cardinali, che non meno di quegli altri +erano avidi di predare‍<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>. +</p> + +<p> +Per quanto pur Gregorio VI facesse sotto l’influenza +di monaci francesi e italiani affine di torre la Chiesa da +così barbarico abbrutimento, non v’era tuttavia che la +dittatura germanica la quale potesse salvarla, sì come +era avvenuto a’ tempi di Ottone magno. Poco andò che gli +sforzi del Papa non ebbero più alcun risultamento; esaurite +erano le sue forze, e i suoi avversarî poco a poco presero +il sopravvento. Tanto insanabile anarchia durava in +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +Roma, che si narra qualmente tutti e tre i Pontefici vi +risiedessero ad un tempo, l’uno in san Pietro, l’altro +nel Laterano, il terzo in santa Maria Maggiore. Alla fine +gli sguardi dei migliori uomini romani si volsero al Re di +Alemagna; l’arcidiacono Pietro, senza pur consultare +Gregorio, congregò un Sinodo in Roma, ed in esso fu +risoluto di muovere fervente istanza ad Enrico perchè +venisse a prendere la corona imperiale, e a resuscitare la +Chiesa dalla sua ruina‍<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>. +</p> + +<h4 id="cap2-7-2">§ 2. +<span class="smaller">Enrico III scende in Italia. — Raccoglie a Sutri un +Concilio (1046). — Gregorio VI abdica. — Enrico III eleva al +papato Suidgero di Bamberga con nome di Clemente II: questi +lo corona imperatore. — Descrizione della coronazione imperiale. — Traslazione +del Patriziato a Enrico III ed a’ suoi +succeditori.</span></h4> + +<p> +Enrico III venne nell’autunno dell’anno 1046 alla +testa di un grande esercito, con fervida volontà di +diventar signore di Roma e di farsi riformatore della +Chiesa romana. Il decadimento di essa, che omai trascendeva +ogni limite, era cagione che crescesse anche in tutti +gli altri paesi la corruttela del clero; la sua restaurazione +doveva essere pertanto un beneficio per l’universale. +Nessuno fuvvi che si levasse da nemico contro il Re; +Vescovi e Duchi (fra i quali Bonifacio, potente margravio +di Toscana) gli prestarono omaggio; Gregorio VI, anch’egli, +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +mossegli incontro fino a Piacenza, nella speranza +di guadagnarlo alla sua causa: però il Re lo congedò, +protestando che il destino di lui e degli Antipapi sarebbe +deciso da un’assemblea della Chiesa, che avrebbe +giudicato a tenore dei canoni. +</p> + +<p> +Poco tempo prima del Natale dell’anno 1046 congregò +egli infatti a Sutri, in mezzo alle buone lance +del suo esercito, un concilio solenne di Vescovi: ivi +Silvestro III fu deposto dal pontificato e condannato +a far penitenza in un chiostro, ma quanto a Gregorio VI +il Concilio stette dubbioso se avesse autorità di giudicarlo. +Gregorio, che era uomo sincero od altrimenti s’affidava +alla coscienza de’ suoi buoni intendimenti, accondiscese +a narrare in publico la storia del suo esaltamento, e +pertanto fu tratto a giudicarsi di sua propria bocca colpevole +di simonia ed indegno del papato‍<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>. Egli allora +depose le insegne di quella dignità, e siffatta abnegazione +di sè tornò a grande onore suo. Allora Enrico, insieme +coi Vescovi e con Bonifacio margravio, mosse alla Città, +la quale non gli chiuse in faccia le porte, perciocchè Benedetto +IX si fosse nascosto a Tusculo, e i suoi fratelli non +osassero di opporre resistenza. Roma, stanca degli orrori +dei Tusculani, accolse giubilando il Re tedesco come suo +liberatore. Mai più da quel tempo in poi Re alcuno di +Germania fu ricevuto dal popolo romano con sì liete acclamazioni; +non mai altro Re operò cose parimente +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +grandi di quelle ch’ei fece, nè fu apportatore di eguali +mutazioni di cose. Colla spedizione di Enrico III su Roma +incomincia un’epoca nuova nella storia della Città e +massimamente in quella della Chiesa; sembra che le +acque del diluvio si ritraggano, e che, approdata l’arca +al monte di san Pietro, uomini ne scendano che ad un +nuovo mondo diano genti nuove e nuove leggi. Che +significato poi abbia nelle cose umane la legge, potenza +terribile e severa che uccide, lega e raccoglie ad unità, +ben poche età ne fecero esperienza al paro di quelle che +adesso si verranno succedendo. +</p> + +<p> +Un Sinodo tosto adunato dichiarò ancora una volta +destituiti tutti e tre i Papi‍<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>; pertanto era necessario +eleggere un Pontefice canonicamente. +</p> + +<p> +Come già aveva fatto Ottone III prima della sua coronazione, +così anche Enrico conduceva con sè l’uomo +che doveva conseguire la tiara, e che a lui doveva porgere +la corona. Avrebbe bastato un cenno di comando +per far crear papa il Vescovo di Bamberga, ma Enrico +non volle offendere nessuna delle forme legali. Come re +di Germania non possedeva egli alcun diritto sulla +Città, nè sulla elezione pontificia; perciò primamente +dovette farsi attribuire questo diritto, e la cosa senza +dubbio avvenne per via di un trattato, che fin da +Sutri aveva conchiuso coi Romani. «Signori romani», +disse l’accorto Enrico con accento di sprezzo nel parlamento +che convocò in san Pietro addì 24 di Dicembre, +«Signori romani, per quanto insensati sieno sempre +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +stati finora i vostri comportamenti, io vi lascio tuttavia +libertà di eleggere il Pontefice secondo il costume +antico; fra i qui congregati prendetevi quel Papa che +più vi grada». Ed i Romani sommessamente risposero: +«Quando è presente la maestà del Re non ci +compete decidere dell’elezione; quando essa non è presente, +fatevi Voi rappresentare dal Vostro Patrizio. Questi +infatti non del Papa, ma dell’Imperatore è patrizio +nelle cose della republica. Noi confessiamo di essere +stati abbastanza malaccorti da aver creato papi degli +uomini idioti. La regia autorità vostra è quella cui si +spetta di dare alla Republica romana il beneficio delle +leggi e l’ornamento dei costumi, e di prestare alla +Chiesa braccio di difensore‍<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>.» +</p> + +<p> +I Senatori dell’anno 1046, che con tanta umiliazione +cedevano al Re tedesco il preziosissimo dei diritti, +serrarono gli occhi per non vedere le ombre di Alberico +e dei tre Crescenzî, avvegnachè questi loro Patrizî gli +avrebbero accusati di tradimento verso di Roma. I Romani +di quei giorni, miserabili e indegni, malvagi e +divisi, masnada piuttosto che popolo, meritavano più che +mai di essere gli schiavi di una volontà straniera: d’altronde +erano parati ad ogni sacrificio, pur di liberarsi +dalla tirannide dei Tusculani. Nulla dimostra l’estremo +esaurimento di loro forze e le gravissime loro sofferenze, +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +più di questa facile rinunzia di un diritto, che altra volta +aveva costato tanta fatica a Ottone magno, quando lo +aveva voluto torre alla Città. Roma faceva vergognosa +confessione di non avere fra’ suoi alcun ecclesiastico il +quale fosse degno o capace del Papato, perocchè il clero +cittadino fosse rozzo e tutto impeciato di simonia. Oltracciò +tutte le altre circostanze di cose esigevano che +si eleggesse a papa un uomo che non fosse romano e +neppure italiano. I Romani richiesero Enrico che loro +desse un buon Papa, ed egli presentò alla consenziente +adunanza Snidgero vescovo di Bamberga, e lo condusse +alla sedia apostolica, quantunque quegli accettar non +volesse. Clemente II, consecrato nel giorno di Natale +dell’anno 1046, pose tosto la corona imperiale in capo +di Enrico e della moglie sua. V’erano ancora a sufficienza +Romani che coi loro proprî occhi avevano anticamente +visto, ai giorni di Ottone III e di Gregorio V, +succedersi immediatamente il simigliante avvenimento +di un’elezione pontificia e di una coronazione imperiale: +adesso che il secondo Papa di nazione tedesca saliva alla +cattedra di san Pietro può darsi che in cupo odio ricordassero, +come il primo avesse vissuto pochi e tristi anni +in Roma, e sventurato fosse morto‍<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>. +</p> + +<p> +La coronazione di Enrico III si compiè fra condizioni +di cose tanto rilevanti e con calma sì perfetta, che +qui ne si offre la più acconcia opportunità di descrivere +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +in brevi tratti la solennità che in generale occorreva +per le coronazioni imperiali. Da dopo di Carlo magno +queste ripetute ceremonie formarono il più splendido +spettacolo che in Roma si celebrasse, accosto alle coronazioni +o processioni lateranensi dei Papi che avvenivano +con maggiore frequenza, e delle quali più tardi +daremo un’idea‍<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>. +</p> + +<p> +Quando l’Imperatore eletto moveva colla moglie sua +e colla sua comitiva alla coronazione, era accolto dal +clero e dalle corporazioni della Città presso a santa Maria +Traspontina, in vicinanza di un monumento denominato +<i>Terebinthus</i> di Nerone‍<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>. Ivi, prossimamente al castel +Sant’Angelo, era la <i>Porta Castelli</i>, dove il Re romano +soleva giurare ai Romani di voler mantenere in vigore +le leggi e le consuetudini della Città: questo stesso giuramento +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +ei prestava fin da quando giungeva ad un piccolo +ponte che era nei prati di Nerone‍<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>. Dalla porta +il corteo procedeva fino alla scalea del duomo; alcuni +Senatori camminavano a’ fianchi del Re; lo precedeva il +Prefetto della Città recando la spada nuda, e i suoi valletti +andavano gettando denaro. Giunto alla gradinata, +scendeva di cavallo, e saliva col suo seguito sulla piattaforma, +dove sedeva il Papa circondato dell’alto clero, +aspettandolo: il Re gli baciava il piede e faceva sacramento +che sarebbe retto difensore della Chiesa; riceveva +dal Papa l’osculo di pace ed era da lui adottato per +figliuolo della Chiesa. In mezzo a cantici solenni entravano +ambidue nella chiesa di santa Maria <i>in Turri</i>, che +era presso alla scalea del san Pietro, ed ivi il Re era formalmente +ordinato canonico della basilica‍<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>. Indi, condotto +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +dal Conte palatino del Laterano e dal Primicerio +dei giudici, veniva fino alla porta d’argento del duomo, +vi faceva preghiera, e il Vescovo di Albano pronunciava +su di lui la prima orazione. Anche dentro del +san Pietro un numero infinito di mistiche ceremonie +era preparato al Re. Colà, non lungi dall’ingresso, si +trovava la <i>Rota Porphyretica</i>, ossia una pietra di porfido +di forma circolare, infissa nel pavimento; lì presso sedevano +il Re ed il Papa, ed il candidato imperiale vi pronunciava +la sua professione di fede; dipoi il Cardinale +vescovo di Porto si collocava nel mezzo della <i>Rota</i>, e diceva +la seconda orazione. Fatto ciò, il Re veniva coperto +di nuovi abiti, e dentro della sacristia era creato cherico +dal Papa e vestito della tunica e della dalmatica, +del piviale, della mitra e dei sandali; indi era condotto +all’altare di san Maurizio dove lo seguiva la sua consorte, +che aveva anch’ella compiuto ceremonie simiglianti +ma meno faticose. Colà il Vescovo di Ostia ungeva +del crisma l’Imperatore sul braccio destro e sulla nuca, +e diceva la terza orazione solenne‍<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>. +</p> + +<p> +Se il Principe che s’incoronava era compreso veramente +della eccellenza della sua missione, certo è +che la solennità della funzione, la pompa mistica e pesante, +la grandiosa monotonia delle preci e dei cantici +che risonavano sotto il soffitto dell’antichissimo duomo +santificato di sublimi ricordanze, dovevano scuoterlo +nel più profondo dell’anima. La meta sublime +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +di tutte le ambizioni umane, la corona di Carlo magno +posava sull’altare del Principe degli Apostoli e +mandava raggi di luce all’occhio ansioso di lui. Ma +prima il Papa metteva in dito del Re consecrato l’anello +d’oro, a simbolo della fede, della costanza e della +potenza del suo reggimento cattolico; con simile significato +lo cingeva della spada, e allora finalmente gli +poneva in capo la corona. «Ricevi», diceva, «il segno +della gloria, il diadema del regno, la corona dell’impero, +nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito +Santo; sgombra l’animo dal nemico capitale e da ogni +sorte di peccata; sii giusto e pietoso; vivi in amore +pio, così che un giorno tu possa ricevere la corona eterna +dalla mano del Signor nostro Gesù Cristo, in unione dei +beati.» La chiesa allora risonava del «Gloria» e della +laude: «Vita e vittoria sia all’Imperatore e agli eserciti +di Roma e di Germania»; e rimbombava delle grida +giubilanti e senza fine dei fieri uomini d’arme che +salutavano imperatore il loro Re nelle barbariche favelle +tedesche, slave e romanesche‍<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +</p> + +<p> +L’avventurato Imperatore deponeva indi le insegne +dell’impero, e serviva in officio di suddiacono la +messa che il Papa celebrava: finita questa, il Conte palatino +gli traeva di piede i sandali e gli calzava i rossi +stivali usati dagl’Imperatori, cogli sproni di san Maurizio: +allora tutto il corteo usciva col Pontefice dalla +chiesa e moveva al Laterano lungo la via appellata +Trionfale, per Roma tutta addobbata a festa, in mezzo +allo scampanio di tutte le chiese‍<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>. Presso certe stazioni +eranvi preti che cantavano laudi, e le Scuole ossiano +corporazioni ivi stavano disposte a salutare l’Imperatore +che passava. Innanzi e dietro di lui andavano i valletti +spargendo a larghe mani il denaro, e parimente tutte le +Scuole e tutti gli officiali del palazzo ricevevano il <i>Presbyterium</i>, +ossia consueto donativo di denaro. Si chiudeva +la solennità con un banchetto servito nel palazzo +pontificio. Se le circostanze lo consentivano, il dì seguente +l’Imperatore andava processionalmente a udir la +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +messa in Laterano; nel terzo giorno veniva coronato +al san Paolo; nel quarto giorno a santa Croce in Gerusalemme. +</p> + +<p> +Questi che abbiam dato non sono che i tocchi più +scarsi di una coronazione imperiale di quell’età; le ceremonie +derivate dalle pompe bizantine s’erano stabilite +da dopo di Carlo magno, e nell’essenziale rimasero sempre +eguali, sebbene col procedere del tempo molto vi si +mutasse e di nuovo si aggiungesse. Non v’ha alcuna +pompa dell’età nostra che giunga più allo splendore ed +alla grandezza di quegli spettacoli. La moltitudine di +duchi e di conti, di vescovi e di abati, di cavalieri e di signori +che vi assistevano colle loro comitive, la ricchezza +dei loro abiti, la stranezza de’ loro volti e delle loro lingue, +le schiere marziali degli uomini di guerra, la mistica +magnificenza del Papato romano con tutti i suoi ordinamenti +di forma pittoresca, le fogge dei Romani laici, dei +giudici, dei senatori, dei consoli, dei duci, delle milizie +raccolte sotto i loro gonfaloni, le vestimenta mirabili, +variopinte, fantastiche, finalmente, teatro sublime del +dramma, Roma severa, tetra, piena di ruine, traverso +cui il corteo della coronazione incedeva solennemente; +tutto questo doveva presentare un quadro sì poderoso e +seducente nei suoi colori attinti alla storia mondiale, che +perfino un Romano avvezzo alle magnificenze dei tempi +di Trajano, lo avrebbe mirato con occhio attonito. Le +coronazioni tornavano a dare a Roma il carattere di città +universale. Allorchè i Romani di quel tempo ne erano +spettatori, potevano ben dire a sè medesimi che Roma +aveva ancora Imperatori eletti o acclamati da essa, e +coronati da’ suoi Vescovi, affinchè in nome di Roma, +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +almeno nel dominio dell’idea, signoreggiassero il mondo. +Le migliaia di stranieri che accorrevano alla Città vi +lasciavano oro in gran copia, e il popolo affamato poteva +satollarsi qualche settimana col guadagno fatto nella +coronazione. Ma se patriotti degli spiriti di Alberico +e di Crescenzio pensavano che questi Imperatori, i quali +entravano con tanta pompa, non erano romani, nè +italiani, ma tedeschi, che neppure intendevano motto +di loro lingua, che a proprio arbitrio creavano i loro +Papi, che, mentre venivano con loro eserciti a Roma, +lasciavano dietro di sè in ceneri le città d’Italia, furibondi +cacciavano tutt’a un tratto le spade celate di +sotto ai fiori, e la plebaglia inferocita si scagliava sul +Vaticano per trucidarvi l’Imperatore poc’anzi coronato: +così il quadro bellissimo e imponente della storia universale +in pochi istanti si tramutava nel tumulto della +battaglia che si appiccava per le vie, e che alla fine +era soffocata in mezzo a fiumi di sangue. +</p> + +<p> +Però Enrico III, in mezzo a condizioni di cose tanto +fauste per lui, non doveva temere questo consueto scoppio +di odio nazionale. Ben anzi, subito dopo della coronazione, +i Romani lo investirono eziandio di quella podestà +di patrizio che tenuta avevano Carlo ed Ottone: +financo, dovevano andarne per sempre forniti i suoi +succeditori nell’Impero. Nobili, cittadini e clero con +romorosa acclamazione confermarono questo importante +decreto, mercè cui la Città e la Sedia apostolica andavano +assoggettate onninamente alla corona germanica. +Senza muovere contrarietà di sorte, i Romani si spogliarono +dell’esercizio della volontà loro propria, e tutt’al più +provarono il vano contentamento che una sì alta podestà +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +fosse attribuita all’Imperatore, per mandato del popolo +romano. Con solenne ceremonia Enrico fu coronato patrizio +nel san Pietro; una clamide di color verde, un +anello e un aereo diadema furono le insegne della sua +podestà cittadina‍<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. Il potente Imperatore accondiscese +a fregiarsi dei segni di una magistratura che ottimati romani +avevano prima di lui tenuto, e benanco si espose +alla censura di essere disceso a livello dei Conti di Tusculo‍<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>. +Tutta volta potè egli acconciamente paragonarsi +ad Augusto, il quale s’aveva fatto attribuire la +podestà tribunizia ed altre cariche della Città; d’altronde +ben sapeva egli eziandio che agli occhi di Roma +il Patrizio rappresentava le prerogative sovrane del Senato +e del popolo. Per tal guisa, quella dignità acquistò +rilevanza maggiore di quanta ne avesse avuto ai tempi +di Ottone III; ed è massimamente degno di nota considerare +come nel medio evo un titolo romano antico ottenesse +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +forza sì grande, da diventare finalmente una delle +maggiori cagioni delle guerre lunghe e terribili che +furono combattute nell’Impero fra la podestà civile e +quella ecclesiastica. Lo stesso Cronista, che mirava di +mal genio il Patriziato di Enrico, avvertiva che questo +titolo vano non si trovava nei fasti di Roma pagana, e +neppure in quelli di Roma cristiana, ma derivava dal +bizantino Narsete; e aggiungeva che i capitani di Roma +si erano di esso serviti per arrogarsi il diritto della elezione +pontificia. Da dopo del secolo decimo vi si era +più efficacemente associata l’idea che racchiudesse in sè +la podestà di eleggere Papi; sennonchè questa podestà +si faceva discendere non già dagli Esarchi, ma da Carlo +magno, cui, anticamente, Adriano insieme col Patriziato +avrebbe ceduto la elezione e la investitura de’ Pontefici e +de’ Vescovi. Perciò nelle rivoluzioni di Roma, i capi +temporali della Città si nomavano tosto anche patrizî, e, +come tali, eleggevano eziandio Pontefici‍<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>. Ora il forte +Enrico, il quale oltracciò comprendeva che avrebbe +potuto condurre a salvamento la Chiesa soltanto allora +che avesse sottoposto del tutto al voler suo la Sedia pontificia +e la Città, non disdegnava di riunire all’Impero +quella podestà con legittimo vincolo. Nè arrossir doveva +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +di un titolo, onde lo stesso Carlo magno aveva fatto uso +in alcuni diplomi, avvegnaddio anzi così ragguardevole +paresse al tempo suo quel titolo di patrizio dei Romani, +che Enrico III in documenti romani si denota effettivamente +con esso‍<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>. +</p> + +<p> +Il popolo romano aveva ceduto al Re tedesco il solo +diritto che possedeva. Forse che non avrà avuto sua parte +anche il clero per indurlo a far ciò? Infatti, tanto grande +reputavasi il vero servigio che Enrico aveva prestato alla +Chiesa con distruggere la tirannide nobiliare e con far +cessare lo scisma, che a quel tempo non pareva di averlo +comperato troppo caro al prezzo estremo della libertà di +elezione del Pontefice. I pochi uomini generosi che si +trovavano in mezzo al clero dicevano senza reticenze, +avere Enrico conseguito quella podestà in compenso +dei meriti suoi, parimenti come Davide, in premio di +aver vinto Golia, aveva ottenuto la mano della figlia +del re‍<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>. +</p> + +<p> +Tornava la Chiesa a respirare: in questo momento +di liberazione sembrava che essa si rallegrasse +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +soltanto dei dì presenti, nè pareva che scorgesse i danni +venturi di quell’altra tirannide che essa medesima aveva +evocato. Pochi soltanto erano quelli che nel dubbio e +nella costernazione prevedevano un fosco avvenire. La +podestà imperatoria s’era restaurata in Roma senza +limiti, sì come al tempo di Ottone I; il diritto di elezione +e d’investitura era per sempre trasferito all’Impero +tedesco, e il capo di questo riceveva giuramento di sudditanza +dai Romani di tutti i ceti. Tuttavolta, grandi +rivoluzioni e lotte che dovevano agitare in tutte le viscere +il mondo, furono le conseguenze di questo patriziato +attribuito alla corona germanica. Può darsi che il +presentimento di esse si facesse strada nell’animo di Ildebrando, +oscuro cappellano del deposto papa Gregorio VI, +allorquando vide coronarsi la fronte di Enrico III col +serto di patrizio; però è difficile cosa che egli a questo +tempo presagisse qualmente, trentun anno più tardi, il +figliuolo del potente Imperatore, deposta la corona nella +polvere, piegherebbe le ginocchia innanzi a lui, divenuto +Gregorio VII. +</p> + +<h4 id="cap2-7-3">§ 3. +<span class="smaller">Incomincia la riforma della Chiesa. — Enrico III +muove nell’Italia inferiore, indi per Roma torna in Alemagna. — Clemente +II muore (1047). — Benedetto IX s’impadronisce +della santa Sede. — Bonifacio di Toscana. — Enrico +innalza Damaso II al pontificato. — Fine di Benedetto IX. — Morte +di Damaso. — Brunone di Toul è nominato papa.</span></h4> + +<p> +Non appena che un Vescovo tedesco fu salito alla +cattedra di san Pietro, uno spirito di riformazione incominciò +ad alitare nella Chiesa; infatti dai Pontefici +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +germanici ebbe principio il grande riorganamento di +cui a quest’epoca Gregorio VII fu l’eroe. Quel medesimo +Enrico III, il quale assoggettava all’arbitrio suo la +elezione pontificia, e poneva un dopo dell’altro quattro +Pontefici tedeschi sulla cattedra apostolica, apriva con +zelo fervente le vie a questa riforma. Alemagna e Italia +dovevano adesso andar purgate della piaga onde le travagliava +il commercio degli officî ecclesiastici. +</p> + +<p> +Colla cooperazione di Enrico Clemente II tenne, di +già nel Gennaio dell’anno 1047, il suo primo Concilio +contro gli abusi della simonia; indi, sul finire di quel mese +stesso, accompagnò nell’Italia meridionale l’imperatore. +Mosse questi per la via Latina nella Campania, dove, nel +suo cammino, ridusse a obbedienza alcuni capitani, senza +che però si assoggettasse i Tusculani‍<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>. Noi seguiremo +nella sua andata a monte Cassino, a Benevento e a +Capua; ivi dappertutto il gran Principe colla sola sua +presenza ristabilì l’autorità dell’Impero. Omai sul principio +della primavera fece ritorno per Roma, e qui tolse +con sè Gregorio VI, cui Ildebrando seguì nel suo esilio +in Alemagna. Non fu senza buona ragione che il Papa +deposto venne allontanato di Roma, perocchè la sua +dimora colà avrebbe potuto diventar fomite di divisioni +nuove. Anche Clemente andò col seguito dell’Imperatore, +il quale volle condurre seco in Germania il suo servigevole +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +Vescovo perchè vi operasse la riforma ecclesiastica. +Se il Papa tedesco sfuggì alla sorte di Gregorio V, lo +dovette alla sua lontananza; avvegnaddio i Romani, +quantunque per necessità si fossero sottomessi all’autorità +imperiale, continuassero a odiarla come si odia la +pressura di un giogo; neppure il più potente fra gli Imperatori +giunse a domare una città in cui non teneva +residenza, in cui non lasciava presidio, che gli si ribellava +non appena che l’aveva perduta di vista. +</p> + +<p> +Nel frattempo Benedetto IX teneva sua dimora a +Tusculo, di dove mirava con rabbia la mutazione di cose +avvenuta in Roma. I suoi agenti in gran segreto andavano +preparandogli il terreno fra il popolo venale. Odio +e invidia lo spingevano ad aspirare novellamente al +manto pontificio, e, «mago alleato del diavolo», faceva +mescere a Clemente II un veleno: così almeno narrano +i Cronisti, e il dubitarne sarebbe follia. Il Papa tedesco +morì repentinamente a Pesaro nel giorno 9 di Ottobre +1047, forse mentre tornava di Germania a Roma‍<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>. +Allora Benedetto IX corse tosto nella Città, e con ghigno +di scherno si assise nuovamente sulla cattedra +apostolica. +</p> + +<p> +Bonifacio di Toscana aveva sotto mano ajutato la +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +sua restaurazione. Questo despota ambizioso, il più potente +dei signori che allora fossero in Italia, aveva a +furia di ruberie raccolto insieme un dominio di terre che +lui, creatura di Germania, doveva render nemico degli +intenti tedeschi. L’opera cavalleresca di Azzo, castellano +di Canossa e avo suo, che ivi aveva accolta e protetta +la fuggente regina Adelaide, aveva dato origine alla +prosperità della sua famiglia longobarda, che s’adoperò +a sollevarsi in alto luogo, ma fiorì breve tempo. Il figlio +di Azzo, che fu Tedaldo margravio, era diventato padrone +di Mantova, di Ferrara, di Brescia, di Reggio e di Modena, +e godeva il favore di Enrico II, come quegli che +era stato suo vassallo fedelissimo in Italia duranti le +lotte combattute con Arduino re nazionale‍<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>. Così Tedaldo +potè lasciare ricchi possedimenti in retaggio al suo +figliuolo Bonifacio, il quale sulle prime si tenne aderente +a Germania non meno strettamente del padre. Posto +dall’imperatore Corrado nel luogo del ribelle Rainerio +margravio di Toscana, Bonifacio d’allora in poi dominò +anche su questa Marca, e così aggiunse province a province, +e ammassò dovizie immense. Mortagli poi la +moglie Richilda senza avergli lasciato figliuoli, sposò +egli Beatrice figlia di Federico, duca dell’alta Lotaringia, +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +e celebrò in Italia le sue nozze con pompa più +che regia. +</p> + +<p> +Beatrice partorì al marito, che già invecchiava, Federico +e Beatrice, e, nell’anno 1046, Matilde, quella che +più tardi diventò sua erede, e celebre contessa di Toscana, +e proteggitrice della gerarchia romana. +</p> + +<p> +Enrico mirava con sospetto la grande potenza del +Margravio; infatti essa gli era minacciosa di pericolo più +che non fosse la potenza di Milano, la quale, morto Eriberto, +aveva fatto sommessione ed accolto l’arcivescovo +Guido, creatura regia. Nel suo ritorno l’Imperatore fe’ +tentativo di impadronirsi del Margravio, ma questi gli si +sottrasse fuggendo. Odiava egli il regime tedesco, tendeva +a ottenere durevole influenza su Roma, vagheggiava +il Patriziato, e sapevagli male che Enrico si fosse preso +anche questa podestà. Tuttavolta, in Roma aveva egli +incensato la potenza regia, largheggiando di omaggi, e +può darsi che l’Imperatore, per guadagnarlo alla sua +causa e per porre sotto la protezione di lui il papa suo +Clemente se lo avesse effettivamente nominato vicario +nelle cose di Roma. In antico i Duchi di Spoleto erano +stati i <i>Missi</i> dei Carolingi per Roma, ed Enrico, dopo la +sua coronazione, deve aver concesso al margravio Bonifacio +la medesima autorità, quantunque non v’abbia +documento alcuno il quale provi che lo fregiasse del +titolo di patrizio dei Romani. +</p> + +<p> +Bonifazio dunque favorì il rivolgimento di Roma affine +di ferire al cuore la influenza tedesca, e tollerò che +per la terza volta Benedetto IX togliesse possedimento +del Papato. Però alcuni ambasciatori romani forniti di +pieni poteri erano di già andati celeremente all’Imperatore, +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +per richiedergli quali fossero le sue volontà +nella novella elezione, e gli facevano proposta di Alinardo +arcivescovo di Lione, che in Roma era amato e possedeva +una rara cognizione della lingua italiana. Tuttavolta, +trovandosi addì 25 Dicembre 1047 in Pölthe, Enrico fece +eleggere a papa il vescovo Poppone di Bressanone, e lo +mandò a Bonifacio, ordinando a questo <i>Missus</i> suo di +condurre a Roma il designato Pontefice. Il Margravio +rifiutossi di farlo, Poppone dovette ritornarsene all’Imperatore, +e non ci volle altro che la minaccia risoluta +di Enrico per indurre il vecchio Bonifacio all’obbedienza. +Le sue soldatesche cacciarono allora Benedetto IX +fuor di Roma, ed egli stesso guidò il Papa tedesco in +Laterano, dove Damaso salì, ai 17 di Luglio dell’anno +1048, sulla cattedra santa‍<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>. +</p> + +<p> +Dopo di essere stato papa un’ultima volta, occupando +la sedia apostolica per il periodo di otto mesi e +nove giorni, Benedetto IX si ritrasse nel suo castello di +Tusculo. Ignoto è il modo in cui finisse. Vien detto che +sazio fino alla nausea della vita, ei si chiudesse nel convento +di Grotta Ferrata, e quivi, di quel gran pagano +che era, si convertisse a santo costume: chiunque conosca +l’indole di quei tempi non terrà la cosa per impossibile; +però altri racconti meno benevoli dichiarano che +egli continuasse a vivere «da bestia» fino a’ suoi ultimi +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +giorni‍<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>. Con lui ebbe termine la tirannide dei Conti +di Tusculo, ma questa famiglia, che ebbe dato a Roma +cinque e forse più Papi, Giovanni XI, Giovanni XII, +Benedetto VIII, Giovanni XIX, Benedetto IX, conservò +ancora, fin giù nel secolo duodecimo, influenza sulla storia +della Città, a cagione della ricchezza onde la sua +casa era potente. +</p> + +<p> +Il novello Papa tedesco abbandonò la Città, non appena +che s’ebbe fatto vedere ai Romani. Sia che lo affannasse +il calore estivo o che lo travagliasse angustia dell’animo, +il povero Damaso sentì bisogno di uscirne, dacchè +più felice s’era trovato vivendo da vescovo in una cittaduzza +del Tirolo, vero luogo d’idillio, di quello che esser +potesse felice papa in Roma imbarbarita. Si ricoverò dunque +a Palestrina, ossia Preneste. Questa città era tuttavia +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +un feudo della Chiesa, posseduto dai successori di +Benedetto e di Stefania senatrice; morto era il margravio +Giovanni, ma il feudo era adesso tenuto da Emilia sorella +di lui‍<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>. Sopite erano le controversie colla curia romana, +i posseditori di Palestrina erano dei Crescenzî, cioè nemici +dei Tusculani; laonde Damaso II poteva abitarvi con +gran sicurezza. Sennonchè morte repentina lo toglieva +del mondo, addì 8 Agosto del 1048, ventitre soli giorni +dopo la sua ordinazione‍<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>. +</p> + +<p> +Può darsi che morisse di febbre, ma la rapidità della +sua fine, come di quella del suo predecessore, destò dei +sospetti giustamente concepibili‍<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>. Forse che il terribile +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +Benedetto IX gli aveva propinato un veleno? o i Romani +avevano assassinato il Papa tedesco? Quando i +loro legati andarono nel Natale a Frisinga, per chiedere +al Patrizio di Roma il suo terzo Pontefice, i Tedeschi li +mirarono con occhio di avversione, e non fuvvi alcun +Vescovo che agognasse alla mortifera tiara. Finalmente +il Vescovo di Toul trasse Enrico di difficoltà, perocchè +quell’uomo illustre sentisse non tanto un desiderio ambizioso, +quanto uno zelo pio di cimentare la sua vita +per la riformazione della Chiesa. Egli accettò la dignità +che gli veniva offerta, ma a patto che la sua elezione +dovesse compiersi in Roma, affinchè non gli si potesse +dar rimprovero di intrusione. +</p> + +<p> +Brunone, figlio di Eberardo conte, nativo dell’Alsazia +e prossimo congiunto di Corrado imperatore, viveva nel +suo vescovato una vita quale veramente a sacerdote si +addiceva, e per rare virtù apostoliche e per cultura si +era acquistato rinomanza. Questo quarto Pontefice di +nazione tedesca fu uno dei più splendidi ornamenti +della cattedra santa, e sgombrò la via ad un periodo +nuovo della storia di Roma. Avvenne infatti una riformazione +che foggiò a novello stato la Chiesa e le sue +attenenze colla podestà civile; e il tempo che adesso +succedette, grande e memorando per mutazioni politiche +e sociali d’Italia, rialzò il Papato dal suo deplorevole +decadimento, e con rapidità quasi vertiginosa lo ridusse +a potenza universale del mondo nell’ordine spirituale. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +</p> + +<h4 id="cap2-7-4">§ 4. +<span class="smaller">Leone IX sale alla cattedra apostolica (1049). — Sua +operosità riformatrice. — Corruttela della Chiesa. — Libro del +Damiani intitolato <i>Gomorrhianus</i>. — Simonia. — Ildebrando. — Il +Papa difetta di redditi. — Macbeth viene a Roma. — L’Italia +meridionale. — Leone IX s’impadronisce di Benevento. — Combatte +contro i Normanni. — È sconfitto presso +a Civita; muore (1054).</span></h4> + +<p> +Allorchè, nel Febbrajo dell’anno 1049, i Romani +videro il loro novello Papa entrare nella Città con poca +accompagnatura, a piè scalzi ed in preghiera, dovettero +meravigliare di una così insolita vista. Pareva che nella +imbarbarita Roma entrasse un Apostolo. Non armate +schiere di Tedeschi o di Toscani, non ottimati potenti +conducevano questo Vescovo, che in aspetto di pellegrino +bussava alla porta della Città, per chiedere ai Romani se +in nome di Cristo lui volessero accettare per papa. Però +lo accompagnava un uomo che più pregio aveva della +possanza di un Re, un genio ancora ignoto al mondo, che +si celava sotto la tonaca modesta di frate cluniacense. +Questi era Ildebrando, quel desso che era stato cappellano +dell’esiliato Gregorio VI. Il novello Papa lo aveva +tolto in Francia con sè, e vien detto che per sollecitazione +sua Brunone di Toul avesse indossato abito di +pellegrino e protestato di non salire alla cattedra santa, +se prima non l’avessero eletto in Roma colle forme +volute dai canoni. Ildebrando, che silenzioso e senza +pompa entrava in Roma al fianco del Papa designato, +era veramente il genio di un’età novella che adduceva +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +dentro della Città eterna il Papato, guidandolo per vie +affatto nuove. +</p> + +<p> +I Romani andarono con processioni a levare presso +porta Leonina lo straniero pellegrino. Questi, venuto in +san Pietro, disse loro che l’Imperatore lo aveva scelto +a papa, ma ch’egli farebbe ritorno al suo vescovato, se +la elezione concorde del popolo non gliene conferisse la +dignità‍<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>. Siffatta elezione non poteva essere che cosa +di mera apparenza; però il principio che egli professava +publicamente guadagnò alla sua causa il popolo e gli +guarentì anni tranquilli in Roma. Poichè chiedeva l’assentimento +dei Romani, pareva che anch’egli condannasse +la dittatura imperiale, e d’ora in poi doveva +essere continuo intendimento della Chiesa riconquistarsi +la libertà della elezione pontificia. +</p> + +<p> +Appena che Leone IX, uomo pio ma tenace di propositi, +si fu seduto (da dopo il giorno 12 di Febbraio) +sulla cattedra di san Pietro, tutta la Chiesa sentì spirare +un vento acuto e settentrionale, apportatore di stagione +nuova e di riformazione severa. Gli annali della storia +ecclesiastica descrivono l’operosità quasi febbrile con +cui Leone attese a purgar la Chiesa per via di Concilî +che flagellavano la simonia e il concubinato dei preti, +per via di pratici ordinamenti di amministrazione, per +mezzo finalmente dell’Episcopato che rialzava in dignità‍<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>: +ma la storia della Città non può volgere più +che una occhiata passeggiera a quegli sforzi del Papa ed +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +alla celebre controversia della eucarestia, combattuta a +lungo coll’intelligente eretico Berengario. Se, vinta la +repugnanza, un moralista volesse scendere nella lordura +di quell’età, ei troverebbe bastante argomento per dipingere +i delitti del clero di Roma; e a tal’uopo potrebbe +prendere in mano il libro intitolato <i>Gomorrhianus</i>, in +cui un Santo di quell’istesso tempo, Pier Damiani, +descrisse con generosa ira, ma con nauseabonda schiettezza, +i quattro peccati contro natura onde s’imbrattavano +i preti: ed era a Leone IX medesimo che il +Santo dedicava il suo scritto‍<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>. Tutti i contemporanei +rappresentano coi più oscuri colori la immoralità del +clero; nè più corrotto poteva essere nella voluttuosa +Milano, di quello che fosse in Roma imbarbarita. Tuttavolta +il Baal di Sodoma e di Gomorra era forse alla +Chiesa meno pernicioso che Simon Mago, avvegnachè +quest’ultimo incatenasse il clero alla balìa dei potenti +laici, dai quali esso comperava a contanti le sue dignità. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +</p> + +<p> +In questo tempo s’erano vendute quasi tutte le +cariche ecclesiastiche che recavano lucro. Ne avevano +tolto possesso le famiglie di nobili, e a forza di denaro ne +avevano investito i loro figliuoli o i loro congiunti, tutta +rozza gente. All’età dei Patrizî o dei «Senatori di tutti +i Romani», gli officî ecclesiastici, a cominciare da quello +di lettore e salendo fino alla dignità di cardinal vescovo, +erano stati posti in commercio al migliore offerente, +e alla perfine lo stesso Papato era stato barattato al prezzo +di una rendita annuale. Allorchè dunque, nell’Aprile +dell’anno 1049, Leone IX tenne il suo primo Concilio, +ebbe egli di che spaventarsi quando gli venne in chiaro +che le chiese di Roma sarebbero rimaste vuote di preti, +se avesse voluto procedere con rigore. Ed i preti si rivoltarono +violentemente contro le deliberazioni del Concilio, +e costrinsero il Papa ad usare indulgenza e mitezza; +ma parecchi Vescovi e cherici furono puniti colla destituzione +dal loro officio. Dietro di Leone IX s’alzava +a sorreggerlo, quasi che fosse il genio della riforma, Ildebrando, +il monaco e priore di Cluny, quegli che lo +aveva accompagnato nel suo pellegrinaggio a Roma, +e adesso era diventato suddiacono suo e abate di san +Paolo: da questo tempo in poi, durante il reggimento di +sei Papi, fu egli in Roma onnipossente ministro, ossia, +se ci corra la dicitura moderna, segretario di Stato. +</p> + +<p> +Le lotte che gli toccava sostenere per cagione della +riforma, e il suo continuo andare e venire d’Italia e +Germania, impedirono sulle prime che Leone IX desse +opera alle cose politiche dello Stato ecclesiastico. Diventato +papa, trovava ridotti al verde gli scrigni; e, se pur +ancora erano affluiti alla camera pontificia proventi dei +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +patrimonî o redditi di altra maniera, Benedetto IX se +gli aveva mangiati fino all’ultimo quattrinello. Leone +IX pertanto sofferse grande penuria di finanze, a tale +da non sapere in che modo cibare la sua piccola corte, +da dover financo pensare a vendere le sue vesti: e se non +fosse stato un inaspettato donativo di denaro che gli capitava +da Benevento, quelli del suo seguito se ne sarebbero +fuggiti in Alemagna‍<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>. Grande era la miseria di +Roma; il popolo infingardo non aveva industria; i poveri +numerosissimi erano avvezzi a ricevere elemosina dalla +Chiesa o ad andar questuando dai pellegrini stranieri, sì +come anche ai dì nostri accade. I Cronisti notano che +nell’anno 1050 veniva a Roma in pellegrinaggio Macbeth +re di Scozia, e vi dispensava generose elemosine. +Così dunque anche in questo tempo Re carichi di delitti +continuavano a venir peregrinando in Roma, dove alleggerivano +il fardello della loro coscienza ossia dei loro sacchetti +di denaro; e l’avida Città accoglieva tutti questi +stranieri con onori e con mani sporte. Nell’accorrenza +di quei tiranni pellegrini, chi pensa alla venuta di Macbeth +a Roma vi trova non poca attrattiva‍<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +</p> + +<p> +La Città rimase cheta, poichè Leone fe’ sussistere le +forme del reggimento civico. Il buon accordo che regnava +fra lui e l’Imperatore teneva i Romani in timore, +e la verace religione del Papa li costringeva a venerarlo. +Benedetto IX aveva fatto del Laterano un ridotto +di disonestà; Leone IX lo tramutò in ospitale. Però di +buon grado ei lasciava spesso Roma solitaria, e solo ad +intervalli di tempo vi si soffermava; viaggiava instancabile +per l’Italia, per le Gallie, per l’Alemagna, raccogliendo +Concilî, sempre intento al grande scopo di risollevare +la Chiesa al buon costume e di raffermare la potenza +della santa Sede. Tuttavia, una volta che aveva +indossato la porpora, neppure quest’uomo così dedito +alle cose sacerdotali, poteva tenersi remoto dalle bisogne +temporali. Andato in pellegrinaggio a monte Gargano, +di quell’altezza aveva tosto gettato l’occhio suo, con +intendimenti di statista, sull’Italia del mezzodì; ed un +giorno doveva venire in cui lo avrebbe colpito la censura +di alcuni Santi, perciocchè anch’egli, come Giovanni +VIII, sarebbe entrato in quel paese alla testa di un +esercito: in sì strane contraddizioni la miscela della +podestà spirituale e di quella temporale trascinò quelli +stessi che furono i più religiosi fra i Pontefici. Sennonchè +sarebbe follia di vituperarli per ciò, o di riprovare +la Chiesa perchè possedeva lo stato temporale, se quello +era un tempo in cui una signoria cotale possedeva ogni +Vescovato, in cui la Chiesa aveva bisogno di un corpo +politico per serbarsi in vita. +</p> + +<p> +Da dopo di Carlo magno la Curia romana aveva +agognato al possedimento della Campania e delle Puglie. +Le pretese degli antichi dominî che il Vescovo di Roma +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +aveva ivi perduto durante la controversia delle imagini, +il Vescovo aveva ampliato in veri diritti sulle province; +ed a siffatta estensione gli avevano servito di fondamento +la così appellata donazione di Costantino ed altri +diplomi falsificati. I Papi, gli Imperatori d’Oriente, +quelli di Occidente pretendevano tutti alla signoria sull’Italia +inferiore; però, mentre gli Imperatori ivi pugnavano +colla spada alla mano, i Papi non potevano far +altro che guizzarvi dentro di soppiatto, industriandosi +a loro pro in mezzo ai leoni combattenti. In pari tempo +i Principi longobardi continuavano ad esser signori nel +paese, e continuavano le città marittime a godere di +libertà quasi assoluta, in quello che i Normanni alla loro +volta servivano tutte le parti, per tradirle tutte. Al tempo +di Leone IX in Salerno dominava Guaimaro IV principe +magnifico; in Capua imperavano Pandolfo IV e Pandolfo +V padre e figliuolo; signoreggiavano in Benevento +Pandolfo III e Landolfo figlio suo. Da loro canto, dopo +eroiche lotte contro a’ Greci, sostenute sotto la capitananza +di Guglielmo braccio di ferro, figlio di Tancredi +di Hauteville, i Normanni avevano, fino dal 1043, fondato +una republica militare nelle Puglie, con Melfi a città +capitale, e, prima ancora, altri di loro, sotto il comando +di Rainolfo, s’erano stabiliti in Aversa. Le due bande +dapprincipio avevano riverito il Principe di Salerno per +loro signore feudale; ed Enrico III, per vendicarsi di +Benevento che un tempo gli si era ribellata, aveva dato +ai Normanni eziandio alcune parti di quel Ducato. Però, +giusto al possesso di Benevento aspiravano da lunga +pezza i Papi. Leone IX vi andava in persona omai nell’anno +1050, vi negoziava con quei cittadini, e poteva +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +accertarsi co’ suoi proprî occhi dei guasti barbarici che +i Normanni davano a quel territorio. I Beneventani, ristucchi +dei loro Principi longobardi, temevano di cadere +in balìa di quelle bande che avrebbero distrutto il loro +municipio; invece pareva ad essi che di tutti i signori +il Papa sarebbe stato per loro il più sopportabile, a cagione +di sua lontananza. Cacciarono pertanto i loro Principi, +che allora si gettarono in braccio ai Normanni, e +addì 25 di Giugno dell’anno 1051 si elessero a signore +territoriale il Pontefice. +</p> + +<p> +Nell’anno seguente l’Imperatore lo confermò nel +governo di quella città, perciocchè Enrico gliene cedesse +il reggimento in cambio del vescovato di Bamberga, che +in tempo passato Enrico II aveva donato alla Chiesa romana. +Di tal guisa i Papi colla loro accortezza si conquistarono +la città antica e celebre di residenza dei signori +Longobardi, e se la conservarono fino al tempo nostro‍<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>. +</p> + +<p> +Di già nell’estate dell’anno 1051 Leone IX aveva +tentato di tenere i Normanni lontani da quel gioiello +prezioso di paese; perciò aveva affidato la tutela di +Benevento al principe Guaimaro ed eziandio a Drogone, +che era successo a Guglielmo nella contea delle Puglie: +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +sperava così di renderlo devoto a’ suoi servigi. Ma Drogone +e Guaimaro caddero poco tempo dopo sotto pugnali +assassini, e i Normanni avidi di preda continuarono +ad assediare Benevento e a devastare il territorio +circostante. I Vescovi e le città scongiuravano il Papa +affinchè li liberasse da omicidî stranieri, che di soldati +s’erano tramutati in despoti veri dell’Italia meridionale. +Il pio Leone accoglieva fiducia di giungervi a +capo, e a quest’uopo ne andava all’Imperatore, nell’estate +dell’anno 1052. +</p> + +<p> +Tuttavolta non altro gli fu dato che di assoldare +qualche centinaio di Tedeschi e di raccozzare una torma +di avventurieri d’ogni maniera: li condusse con sè di +qua delle Alpi nel Febbraio del 1053, quando tornò +accompagnato da Goffredo di Lotaringia e dal fratel +suo Federico, che era cancelliere della Chiesa. Ragunò +altresì l’eribanno di alcune province d’Italia, andò +indi a Roma e mosse nella Campania, dove parecchi +Dinasti longobardi e Conti delle Puglie condussero sotto +alle sue bandiere i loro vassalli‍<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>. Gli Italiani del suo +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +esercito stavano sotto gli ordini dei figliuoli di Burello +conte, di Trasimondo e di Azzo, che erano i due conti +del territorio de’ Marsi; però tutta la soldatesca, che +giungeva a un numero di uomini non dispregevole, era +posta sotto la capitananza di due cavalieri tedeschi, +dello svevo Guarniero e di Rodolfo. Sa di strano vedere +il pio Leone IX cambiarsi in duce d’eserciti; tuttavolta +nella sua giovinezza, quand’era ancor diacono, egli +aveva condotto in Italia, nel nome di Corrado II, i vassalli +del Vescovo di Toul; d’altronde scendeva egli di +una stirpe di Conti guerrieri, e, massimamente, or che +si trattava di difendere o di ampliare il suo dominio +temporale, neppur questo Papa poteva rinnegare il duplice +carattere di prete e di principe, che i Vescovi di +quel tempo riunivano in sè. Le imprese guerriere dei +Pontefici delle epoche feudali non possono pertanto +essere giudicate che alla misura datane dall’indole del +loro tempo. +</p> + +<p> +Leone se l’era intesa anche coi Greci, il cui «katapan» +era a quel tempo Argiro, figliuolo di Melo, +entrato adesso ai servigî di Bisanzio, e adorno dei titoli +pomposi di duca d’Italia, delle Calabrie, di Sicilia e di +Paflagonia‍<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>. Leone aveva sperato di giungere all’intento +che altra volta Giovanni X aveva conseguito, di +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +riunire cioè una lega dei due Imperatori, degli Italiani e +dei Longobardi, e di esterminare così i temuti Normanni. +Fallì nulladimeno il suo proposito, giacchè Argiro non gli +fe’ giungere mai un soldato. Ad ogni modo la forza della +spedizione impensierì i Normanni, e gli angustiò la presenza +personale del Pontefice, che loro aveva scagliato +l’anatema. Mandarono perciò messaggeri, e richiesero +che in buona pace si dessero loro in feudo le terre che aveva +già loro concesso l’Imperatore; in cambio promisero +che presterebbero omaggio e tributo alla Chiesa romana. +Conquistatori arditi, avrebbero potuto pretendere al possedimento +delle città che si avevano guadagnato mercè +la lama delle loro spade, con ben maggiore diritto di +quello che i Papi derivavano da’ Diplomi, o che gli Imperatori +tedeschi traevano dal titolo astratto della signoria +dello Stato. Ma il Papa acciecato fidava nel numero +dei suoi soldati, e prestava troppo inclinevole orecchio +alle grida dei prodi Svevi, i quali irridevano alle minute +corporature dei Normanni e contavano di sperdere tutti +quei masnadieri senza lasciar pur traccia di un solo di +loro. I Normanni si ritirarono costernati della ripulsa +subita, e si prepararono a combattere il Padre santo, +come si conveniva con un capitano nemico. +</p> + +<p> +La battaglia che fu combattuta a Civita nella Capitanata +il 18 di Giugno dell’anno 1053, è forse la più +memoranda che registrino gli annali del Papato temporale. +Oggidì ancora, e sono scorsi ottocento sette +anni da quel giorno‍<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>, la sua ricordanza vive scolpita +nella mente degli uomini, e va paragonata alla disfatta +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +di Castel Fidardo avvenuta ai 18 Settembre 1860, +quando gli scomunicati Piemontesi (arditi conquistatori +dei patrimoni di san Pietro, sì come furonlo i Normanni +colpiti di anatema al tempo di Leone IX) hanno schiacciato, +nel nome dell’unità d’Italia, le deboli legioni +straniere raccolte da Pio IX sotto gli ordini del Lamoricière. +Così è: lo Stato della Chiesa ha durato fino ai +giorni nostri; fino ai giorni nostri è rimasto sempre +eguale a sè stesso negli assalimenti che gli hanno mosso +i Principi, e nella difesa che i Papi hanno opposto con +mercenarî stranieri e con bolle di scomunica; fino ai +giorni nostri il medio evo ordì sempre a nuovo le istesse +fila dei suoi casi. +</p> + +<p> +Le schiere dei Normanni si ordinarono sotto il comando +di tre valenti eroi, che furono Riccardo conte di +Aversa, e i figliuoli di Tancredi di Hauteville, Umfredo +conte delle Puglie e Roberto Guiscardo, l’Ulisse di +quell’età eroica. La loro forza di guerra non contava +che tremila cavalli e qualche poco di fanteria, ma quei +piccoli e destri cavalieri erano veri demonî in sella, fulmini +alla carica e presti alla ritirata. Quando il Papa, +dai merli di Civita, benedisse il suo esercito, il suo animo +non trepidava, ma aveva fede di certa vittoria. I +Tedeschi, imbracciando forte lo scudo colla sinistra e +brandendo la spada di battaglia colla dritta, ributtarono +trionfalmente l’assalto dei Normanni condotti da Umfredo, +che si scagliarono su di loro saettandoli colle +frecce e impugnando le aste‍<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>; per lo contrario gli +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +Italiani, smarritisi al primo assalimento di Riccardo, si +gittarono in fuga scompigliata, e Guiscardo prese allora +di fianco i pochi Tedeschi. Questi valorosi Svevi si serrarono +in battaglia quadrata, pugnarono e caddero fino +all’ultimo uomo‍<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>. Allora i vincitori cinsero il castello +di Civita, dove il Papa e i Cardinali in grande angustia +si tenevano chiusi. Il sobborgo era in fiamme, di fuori +i Normanni venivano furibondi all’assalto, di dentro i +terrazzani saccheggiavano le salmerie pontificie, minacciavano +di dare il Papa in mano ai nemici, e finalmente +lui e i Cardinali cacciavano fuori della città. In +tanta difficoltà Leone mandò a negoziare coi Normanni, +e questi vennero reverenti a invitare il santo prigioniero +che accettasse la loro protezione. Di buon diritto +avrebbero essi potuto trascinare in una delle loro castella +quella preziosa preda di guerra, ma il dolente Leone +era difeso dall’usbergo di Pietro santo. Cambiò quindi +le parti di cattivo capitano in quelle del buon pastore, +e i feroci guerrieri piegarono le ginocchia innanzi al +loro prigioniero, e umilmente gli baciarono i piedi apostolici‍<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>. +Indi, con garbo cavalleresco lo presero in +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +mezzo di loro, e gli promisero di condurlo liberamente +a Benevento. +</p> + +<p> +Il Pontefice avvilito stette in orazione due giorni +pregando pei morti in battaglia, e li fe’ seppellire con +solennità. Sebbene il suo Biografo ci assicuri che si +confortasse poichè trovava i cadaveri dei suoi guerrieri +illesi da insulto di animali rapaci, laddove i corvi avevano +divorato gli occhi dei morti Normanni, tuttavolta +la vista del campo di battaglia dovrà avergli predicato +in cuore, non essere il Papa chiamato a versare, per intendimenti +politici, il sangue dei credenti; non essere +missione sua di cambiare la palma dei Santi colla spada +dei capitani. La furba superstizione di quella età bandì +che dal suo letto di morte Leone IX scorgesse i caduti +di Civita, vestiti di abiti d’oro, fargli cenno colle palme +che tenevano in mano; ma in verità questi «martiri», +fra cui del resto si trovava buon numero di assassini +e di ladroni, erano accusatori della sua coscienza apostolica, +e trassero in breve alla tomba l’uomo generoso +afflitto di rimorso‍<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>. O si dovrebbe credere che i Papi, +per ciò che erano eziandio principi temporali, avessero +due nature e due coscienze? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +</p> + +<p> +La novella della accaduta battaglia corse rapida +come il vento per tutte le terre. Un Papa santo e venerato, +dicevasi, aveva sguainato la spada non contro +a’ Saraceni, ma contro a credenti cristiani, ed era caduto +in potere dei nemici. Se in quella guerra egli avesse +esterminati i Normanni, tutto il mondo lo avrebbe celebrato +liberatore d’Italia da quelle bande brigantesche; +poichè invece aveva soccombuto diventò oggetto di +acerbo biasimo. Alcune voci s’alzarono altamente a dichiarare +che la sua sorte era stata castigo di Dio, «avvegnachè +al sacerdote convenga combattere soltanto colle +armi dello spirito, e non sguainare una spada di ferro +per cose mondane: non ebbe il Salvatore comandato ai +successori suoi di assalire i popoli alla paro di Principi +secolari, ma di far guerra alle loro peccata mercè di ammonimenti +pii‍<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>». Se poi i difensori di Leone IX avessero +voluto disarmare queste giuste accuse, obiettando +che erano stati i Normanni a muover assalimento contro +il territorio della Chiesa, uomini pii avrebbero imposto +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +loro silenzio con queste parole di san Girolamo: «Se +la colomba vede un altro augello che toglie nutrimento +dal suo nido, non gli strappa essa le piume, o il becco, +o le zampe, e neppure ne mormora. Parimenti la Chiesa +di Dio, colomba vera, non chiede la restituzione di ciò +che le fu rapito, ma simile ad agnella, offre essa il suo +vello a chi la tosa: così la Chiesa non deve ritogliere +al ladro la roba sua, ma pazientemente lasciargliela. +Per fermo di quanto essa perde in beni terreni, d’altrettanto +si arricchisce in quelli del cielo‍<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>». +</p> + +<p> +Non sappiamo se quel gran Padre ecclesiastico +avrebbe pronunciato cotale sentenza, ove uno Stato della +Chiesa ai suoi giorni fosse esistito. Una massima di +pietà spinta a questo estremo è troppo angelica per +uomini di qualunque fatta, così che diventa malpratica +nella vita, e casca nel ridicolo. Tuttavolta, il concetto +formatosi ai tempi di Leone IX sul rapporto in cui la +Chiesa stava col dominio temporale era ancora assai +remoto dal punto di veduta sotto cui oggidì si considera +quella grave questione. Il santo Damiani biasimò con +franchezza e acerbamente l’opera del Pontefice, che pure +era amico suo. Come prima di lui aveva fatto sant’Agostino, +come dappoi fece Dante, anch’egli stabilì un confine +tra lo Stato e la Chiesa, tra il pastorale e la spada. +«Se nella causa della fede», sclamava, «per la quale +la Chiesa universale vive, non è lecito ad alcun uomo +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +privato di brandire la spada, in che modo è mai permesso +che pei possedimenti temporali e transitori della +Chiesa una soldatesca coperta di corazza infellonisca, +impugnando le spade? Com’è lecito che per la perdita +di vilissimi beni il Cristiano uccida il Cristiano? Si lesse +mai che Gregorio intraprendesse o comandasse cosa +alcuna di simigliante, egli che pur sofferse tante violenze +e depredazioni dai Longobardi feroci? Un Papa +santo si è mai levato in arme? Le controversie della +Chiesa ben possono essere decise colla legge del foro o +con editto dei Concilî, ma quel che appartiene a tribunale +giudiziario od a sentenze pontificie non può, ad +obbrobrio della Chiesa, venir deciso con violenza di armi‍<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>.» +Ben si vede che il Damiani non aveva peranco +<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> +alcuna idea di quel che si fosse lo Stato della Chiesa o +il regno temporale del Papa; la sua mente non si faceva +altro concetto che di possedimenti mondani e caduchi, di +vilissimi beni, in paragone di quegli eterni pei quali il +Papa veramente era papa. +</p> + +<p> +Colla loro vittoria i Normanni si ebbero conseguito +la consistenza giuridica delle loro conquiste. Leone gli +assolse della scomunica, ed è probabile che promettesse +di riconoscere i possedimenti che erano venuti in loro +padronanza; la sua sconfitta pose il primo fondamento +di posteriori investiture feudali, donde i Papi (così meravigliose +erano le loro fortune) ottennero la signoria +feudale del reame di Napoli. +</p> + +<p> +Con cavalleresca cortesia e con accortezza pratica i +vincitori condussero i loro prigionieri a Benevento, dove +il Papa giunse cinque giorni dopo della battaglia, infermo +di corpo e affranto di dolore. Lo splendido accoglimento +ch’ei s’ebbe in quella città non potè confortarlo; +ma ei rimase colà tutto l’inverno, mentre i +Normanni forse lo sollecitavano all’adempimento di patti +che ci sono ignoti‍<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>. Del resto l’idea di conchiudere +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +con loro un trattato durevole entrava sì poco nel pensiero +di Leone IX, che piuttosto ei pensava di raccogliere +una nuova lega contro di loro. Da Benevento +spedì egli a Bisanzio i cardinali Federico di Lotaringia +e Umberto con una sua lettera, nella quale, in modo +velato e con dissimulazione dei fatti avvenuti, narrava +al greco Imperatore la sua sventura, lo eccitava a combattere +i Normanni procedendo di conserva coll’imperatore +Enrico, e in pari tempo gli richiedeva che restituisse +alla Chiesa romana i suoi antichi dominî nell’Italia +meridionale, od anzi che le desse tutto ciò che donato +le avevano Costantino e i successori di lui‍<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>. Per tal +guisa, anche questo Papa invocava a suo pro una donazione +favoleggiata, che alla santa Sede avrebbe dato in +possedimento Roma, Italia e l’Occidente. +</p> + +<p> +Umfredo conte gli fu scorta nel dì 12 Marzo del 1054 +a Capua, di dove, ai 3 dell’Aprile successivo, Leone +fe’ ritorno a Roma, non trionfante come in antico Giovanni +X era tornato dal Garigliano, ma da uomo avvilito +che non ebbe più un’ora lieta di vita. Tosto infermò +gravemente, e comprendendo che s’appressava la +sua fine, si fece trasportare, addì 13 di Aprile, nel san +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +Pietro: appena n’ebbero i Romani contezza, che corsero +al Laterano per volervi dare saccheggio, ma i meriti di +Leone, dice un credulo Cronista, tanto grandi erano, che +quei ribaldi uomini, giunti innanzi al palazzo, non poterono +più muover passo, come se i loro piedi avessero profondata +radice nel suolo. Leone IX morì ai 19 di Aprile, +quando aveva raggiunto soltanto il suo cinquantesimo +anno di età. Il dominio temporale della Chiesa fu causa +della sua morte immatura, come fullo di molti Pontefici. +La sventura di Civita oscura lo splendore della sua persona +che fu ornamento della cattedra santa; essa per +verità non cancella l’aureola di santità onde la Chiesa +riconoscente ha retribuito i grandi meriti di quel pio +riformatore, ma, come avviene di tutte le virtù umane, +molto vi mesce di natura terrena‍<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span></p> + +<h3 id="cap3-7">CAPITOLO TERZO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap3-7-1">§ 1. +<span class="smaller">Genio politico di Ildebrando. — Piano di lui. — L’Imperatore +elegge Gebardo di Eichstadt a pontefice. — Goffredo +di Lotaringia sposa Beatrice di Toscana. — Enrico +III viene in Italia. — Vittore II, papa. — Muore l’Imperatore +(1056). — Reggenza dell’imperatrice Agnese. — Vittore +II, vicario dell’Impero in Italia. — Potenza di Goffredo. — Il +cardinale Federico, fratello suo. — Muore Vittore II. — Stefano +VI, papa.</span></h4> + +<p> +Il grande moto in cui si travaglia a questa età la +Chiesa, mette nell’ombra anche la storia della città +di Roma, o per lo meno vi predomina. Da lungo tempo +la Città era stata teatro e centro delle battaglie combattute +fra la Chiesa e lo Stato, laonde soltanto con +gravissima difficoltà poteva essa costituire le sue proprie +forme di municipio, e cadeva in servitù or del Pontefice +or dell’Imperatore, dividendosi in fazioni che seguivano +l’uno o l’altro dei due. +</p> + +<p> +Trascorsa l’età degli Ottoni, la nobiltà romana s’aveva +reso suddito il Papato, e non senza tumulti aveva +tenuto un tratto il Patriziato; ma la sua potenza cittadina, +che non aveva ottenuto ordinamento durevole, +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +decadde le quante volte l’Impero oppure il Papato +presero ad operare con impulso vigoroso. Enrico III, +che abbattè la tirannide dei Tusculani, trasferì a Germania +insieme col Patriziato anche la elezione pontificia, +e coi suoi Papi tedeschi ispirò una novella forza +vitale alla Chiesa; ma non appena, coll’ajuto di Alemagna, +s’ebbe essa affermato nuovamente a gagliardìa, ridomandò +al suo salvatore il diritto di elezione e finalmente +pienezza di libertà. Ildebrando fu allora non soltanto +l’uomo di maggior intelletto che vivesse in Roma, ma +fu eziandio uno dei più grandi ingegni politici che abbiano +fiorito fra tutti i popoli ed in tutti i tempi. Con +questo statista in cocolla, Cesare benanco e Ottaviano +alla loro età sarebbero stati costretti a entrar in lizza, +per disputargli il massimo luogo. Guidatore del moto di +riformazione, ridusse ben presto tutti gli altri uomini a +non essere dappiù che stromenti in mano sua: tali furono +i santi e i frati di cui egli infiammava il fervore +fanatico, i Papi cui dava indirizzo, i Paterini di Lombardia +che con intento democratico spingeva a combattere +l’aristocrazia e l’Episcopato arrogante, le fantastiche +e potenti Contesse di Toscana di cui s’acquistava +l’amicizia, i predatori Normanni, nei quali si +guadagnava altrettanti vassalli e difensori della Chiesa +romana. Sulla bandiera che quel prete audace inalberava, +stavano scritte dapprincipio due sentenze attinte +al canone di disciplina, la condanna del concubinato e +quella della simonia: entrambe mettevano al nudo due +vere piaghe di quell’età, ma alla fine con grande accortezza +tramutavansi in armi, che spalancavano una +breccia dalla quale il Papato penetrava entro ai campi +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +dell’autorità dello Stato, e ritoglieva alla corona tedesca +il Patriziato, e si conquistava la dominazione +morale del mondo. +</p> + +<p> +Nei suoi disegni, Ildebrando non poneva allora peranco +in primo luogo quella libertà di elezione pontificia, +che da tempo antico la podestà civile aveva saputo restringere +ad angusti limiti. Infatti la temenza in cui +s’era di un Imperatore potente, e le condizioni mal +secure di Roma, dove la nobiltà si sarebbe nuovamente +impadronita dell’elezione, costringevano la parte sacerdotale +a chinare il capo pazientemente sotto al diritto +imperiale. Così eziandio era pensiero lontano dalla mente +di tutti di romperla con Alemagna. +</p> + +<p> +Se Ildebrando, cui Leone IX morendo aveva raccomandato +di provvedere al bene della Chiesa, avesse +ambito la tiara, l’avrebbe egli ben conseguita, perocchè +tutti gli occhi fossero omai volti a questo solo frate, e +lui gli zelatori ad alta voce richiedessero pontefice. Per +lo contrario, egli andava alla corte dell’Imperatore, affine, +se eragli possibile, di trarre di Germania un nuovo +Papa, che ajutato dall’Imperatore, sincero e fervido +promotore della riforma, fosse utile a’ suoi piani. Gli +ottimati della corte d’Enrico guardavano con gran meraviglia +quel monaco che veniva, deputato del clero romano, +ad immischiarsi nella elezione pontificia; ma +non tutti coloro potevano fin d’allora imaginare che +quell’uomo sarebbe divenuto capo di una lega sacerdotale +ampiamente diffusa, potente e ostile a Germania. +Dopo che alla corte del Patrizio furono giunti anche +i legati romani del partito nobiliare aderente ad Alemagna, +Enrico, indottovi dalle urgenti istanze di Ildebrando, +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +elevò il Vescovo di Eichstädt al papato‍<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>. +Gebardo che apparteneva alla famiglia dei conti di +Calw, congiunta di parentela coll’Imperatore, era uomo +esperto nelle cose di Stato, quantunque ancor giovine +fosse, e consigliere fidato di Enrico; perciò a quest’ultimo +costava grave sacrificio il partirselo del fianco, ma +sperava che l’accorgimento d’un amico fedele gli tornerebbe +di buon profitto in Italia, dove adesso aveva +conseguito stato potente un uomo ribelle all’Impero. +</p> + +<p> +Bonifacio di Toscana era caduto, addì 6 di Maggio +dell’anno 1052, per mano di un assassino; e due anni +dopo, Beatrice vedova di lui aveva sposato Goffredo duca +di Lotaringia. Nemico dell’Impero era questi, e, venuto +esulando in Italia, ora s’impadroniva, a dispetto dell’Imperatore, +delle grandi province prima soggette a Bonifacio, +e le governava in nome dei tre figliuoli che il morto +aveva lasciato ancora in età minore. Così diventava +il principe più forte che fosse in tutta Italia. Questa +terra teneva porta sempre aperta alle fortune degli stranieri: +stranieri erano i suoi Imperatori e i suoi Duchi, +stranieri i suoi Papi e molti de’ maggiori Vescovi suoi, +stranieri erano i Normanni che giusto adesso raccozzavano +a forza di ruberie il loro Stato nell’Italia meridionale. +Se un uomo prode e astuto come era Goffredo, +si fosse unito con loro, se fosse giunto a riunire +sotto il suo scettro tutta l’Italia di mezzo, non +avrebbe egli forse potuto conquistarsi la corona d’Italia +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +e di Roma, ed elevare al Papato chi più gli fosse talentato? +</p> + +<p> +Fu per questa ragione che Enrico scese in Italia; +condusse a Verona il Papa designato, e di là lo mandò +a Roma, dove Gebardo di Eichstädt salì con nome di +Vittore II alla cattedra apostolica: da un anno essa vacava, +poichè erasi omai giunti al dì 13 Aprile del 1055. +L’Imperatore non venne a Roma; ordinò colla solita +energia le cose dell’Impero nell’Italia superiore, ed ivi +prestamente i maggiorenti gli si sottomisero a obbedienza. +Anche Beatrice comparve innanzi a lui per patrocinare +la causa del matrimonio che aveva contratto +con uno, il quale anticamente s’era ribellato contro la +tirannica legge di Stato. L’Imperatore irritato la sostenne +prigioniera insieme con Matilde figlia di lei; +ma il suo sposo fuggendo si sottrasse alla collera del +Principe che raggiungerlo non potè, ed anzi costrinse +l’Imperatore a far subito ritorno, poichè riprese le armi +in Lotaringia. Enrico andò tuttavia insieme col Pontefice +al Sinodo congregato a Firenze, indi riprese la +via di Germania, dopo di aver conferito a Vittore II +pienezza di poteri, come a suo vicario nelle cose d’Italia; +qui il Papa doveva tenere in riga Goffredo duca. Federico, +fratello di questo, s’era posto al servigio della Chiesa +ancora a’ tempi di Leone IX, affine di sgomberarvisi +la via ad alto stato, e quel Papa lo aveva sollevato +alle dignità di cardinale diacono e di cancelliere, e da +ultimo lo aveva mandato da legato suo a Bisanzio, +dove Federico si era acquistato rinomanza per suo ingegno +diplomatico e per grande fortezza di animo. Ritornato +adesso con dovizie molte, l’Imperatore aveva +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +comandato al Papa che lo ritenesse in custodia, ma +Federico posto sull’avviso scampava alla disgrazia, ricoverando +a Monte Cassino dove vestiva cocolla, ed ivi, +oppure nell’isola di Tremiti, si celava al corruccio del +lontano Imperatore. +</p> + +<p> +Vittore II visse un anno in Roma, tutto consecrandolo +alla riforma della Chiesa. Anch’egli come i predecessori +suoi provava gran disagio a rimanere colà, +e si struggeva di desiderio della sua Germania‍<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>. A +questo paese andò nell’estate dell’anno 1056, chiamatovi +dalle cose della Chiesa e della sua patria; ma +presto, presso al cadavere dell’Imperatore suo amico, +ebbe il dolore di vedere innanzi a’ suoi occhi spente +gloria, vigoria di forze, potenza di dominio, fortuna. Il +grande Enrico III morì addì 5 Ottobre del 1056, quando +aveva soltanto trentanove anni, e con lui finì la serie +dei potenti Imperatori di stirpe franca che avevano +elevato Germania all’apice della sua potenza universale. +La morte immatura di questo Principe scosse, +trasformò il mondo, e fu massima sventura eziandio per +Alemagna. Vicino alla sua tomba rimanevano un bambino +re e una donna tutrice sua; le terre tedesche e +Italia piombavano nel disordine dell’anarchia, ma la +Chiesa, che intendeva ad elevare sè stessa, si vedeva +tutt’a un tratto libera dalla dittatura imperiale. Mentre +Vittore II piangeva presso la bara del suo amico, sì +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +come un tempo Silvestro II aveva pianto accanto al +letto di morte di Ottone III, il monaco Ildebrando aveva +di che predire a sè stesso i trionfi che riporterebbe sul +derelitto erede dell’Imperatore di Alemagna e d’Italia. +</p> + +<p> +L’imperatrice Agnese, figlia di quel grande duca +Guglielmo di Aquitania cui in passato i Lombardi +avevano offerto la loro corona, tenne la reggenza a pro +del figliuol suo Enrico IV, che toccava appena i sedici +anni; però fecelo con maggiori difficoltà e con minor +ingegno di quello che anticamente avesse avuto Teofania. +Consigliere suo doveva anzi tutti essere papa +Vittorio, perciocchè a lui l’Imperatore morendo avesse +raccomandato lo Stato e il suo erede: pieno di buona +volontà diè egli opera a ordinare le cose di Germania, +e raffermò la successione del giovinetto Principe, ma +ben presto dovette tornarsene a Roma, dove fu mandato +da vicario imperiale d’Italia. Quivi in nome dell’Imperatore +il Papa governò (strano caso!) tutti i territorî +appartenenti alla corona, e fin tanto che visse +resse eziandio Spoleto e Camerino con pienezza di autorità +ducale‍<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>: non v’era adesso altro che la potenza +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +di Goffredo, che tenesse in bilico una podestà di cui a +mala pena s’era mai visto la maggiore. Vittore dovette +pertanto non frammettere indugio a guadagnarlo +a sè, chè anzi, omai nella dieta tenuta a Colonia nel +Dicembre dell’anno 1056, lo ebbe riconciliato coll’Imperatrice. +</p> + +<p> +Goffredo potè ricondurre in Italia la moglie sua e +la figliastra Matilde, riconosciuto dall’Impero per posseditore +di tutti i feudi di Bonifacio margravio. La +sua potenza pari a quella di un Re, gli concesse d’allora +in poi un’influenza grande sulle cose della Chiesa, +maggiore di quella che in antico avessero avuto i Duchi +di Spoleto. Egli teneva sè medesimo in conto di patrizio +di Roma, cui spettava di indirizzare la elezione +pontificia o di addurvi i Papi; e senza dubbio l’imperatrice +Agnese a Colonia gli aveva veramente conferito +se non titolo di patrizio, almeno autorità durevole +di <i>Missus</i> per Roma e la tutela del Papato: tempo prima +il duca Bonifacio aveva esercitato pari officio‍<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>. +</p> + +<p> +Allorquando Vittore II, nella primavera dell’anno +1057, venne una seconda volta a Firenze tentò +di rendere a sè affezionata questa famiglia lotaringia. +Federico fratello di Goffredo era già stato da lui confermato +ad abate di Monte Cassino, e adesso, al 14 di +Giugno, da Firenze lo creava eziandio cardinale prete +di san Crisogono nel Transtevere. Ildebrando aveva +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +disposto che il Lotaringio sarebbe futuro papa; frammezzo +a Roma ed a Germania poneva egli questa famiglia +potente, che soltanto d’apparenza s’era conciliata +coll’Impero tedesco, e col soccorso di essa sperava di +conquistare la independenza della Chiesa. +</p> + +<p> +Con grande pompa venne il novello Cardinale a +Roma, dove ricevette orrevoli accoglienze, come al fratello +del primo Principe d’Italia si conveniva: tolse +possedimento della sua chiesa titolare, e pose dimora +sul ruinoso Palatino, nella chiesa ossia nel monastero +di santa Maria <i>in Pallara</i>, dove fin d’allora avevano +loro residenza Benedettini di Monte Cassino‍<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>. Appena +era arrivato, che capitava novella della morte di Vittore +II: cadeva così il solo appoggio che l’Impero +avesse in Italia, e la casa lotaringia tutt’a un tratto +si vedeva presso all’apogeo di sua potenza. Adesso, +morto l’ultimo Papa imperiale mentre durava la reggenza +di una debole donna, potevasi osare di mettere a +prova la libertà dell’elezione pontificia; e, com’è ben +naturale, questa non poteva cadere che sul Cardinale +lotaringio, poichè egli solo era l’uomo potente che fosse +da tanto di sfidare la corona germanica. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +</p> + +<p> +Federico, nato al principato, aveva animo prudente, +severo, vigoroso; lui tutt’a un tratto e ad una sol voce +Roma chiedeva per papa, quantunque Ildebrando, che +l’altro, per serbare convenevoli apparenze, aveva proposto +a candidato, non fosse ancor giunto. Nobili, clero, +popolo corsero impazienti nel giorno 2 di Agosto al +Palatino; ne condussero il potente uomo a san Pietro +<i>in Vincula</i>, dove con massima prestezza lo si elesse e +proclamò papa con nome di Stefano IX; quindi fu tratto +trionfalmente a prender possesso del Laterano, e, omai +ai 3 di Agosto, ordinato in san Pietro. Così i voti di +molti Romani si raccolsero di buon grado sopra un +uomo di spiriti principeschi, perseguitato dall’Imperatore +tedesco; con lui poterono compiere di bel nuovo +liberamente un atto di elezione pontificia, il primo dopo +tanto tempo dacchè fu loro dato poterlo fare‍<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>. +</p> + +<p> +L’esaltamento di Stefano sciolse anche dell’ultima +pastoia l’influenza dei Lotaringi in Italia. Il Margravio +di Toscana si prendeva adesso anche Spoleto e Camerino, +e riuniva pertanto sotto il suo dominio quasi tutte +le terre che si stendono da Mantova e da Ferrara +fin giù basso al territorio romano. Che cos’è più naturale +del pensiero che il novello Papa avesse destinato +di dare al fratel suo la corona imperiale, e che soltanto +con questo scopo Goffredo lo avesse levato alla dignità +pontificia? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +</p> + +<p> +Con dolore la corte tedesca udì della morte di Vittore, +con ira udì della libera elezione di Stefano; ma +troppo debole era dessa per rivendicare colla forza i +perduti diritti del Patriziato, che ad ogni modo il popolo +romano non soltanto ad Enrico III, ma eziandio +ai suoi succeditori aveva trasferito. Qualche tempo dopo, +Stefano IX mandò a Germania, da nunzio suo, Ildebrando, +dove questo valente diplomatico doveva giustificarlo +e ottenerne pacificazione. Il Papa lo aveva eletto +ad arcidiacono (già era abate di san Paolo presso di +Roma), e gli aveva così impartito il primo officio della +curia; poichè poi vedeva pendere imminente la discordia +fra la corte alemanna e la santa Sede non frapponeva +tempo a radunare intorno a sè campioni animosissimi. +Ildebrando fu il vero capitano del partito che voleva la +riforma, e Pier Damiani, che Stefano trasse a Roma +facendolo cardinal vescovo di Ostia, fu suo profeta zelantissimo. +L’indole di questo monaco, il suo indirizzo +e le sue opere ben si meritano qualche attenzione, perocchè +rappresentino un grande elemento di vita, da cui +non può tenersi separata nemmanco la storia della Città, +quale fu a questo tempo. +</p> + +<h4 id="cap3-7-2">§ 2. +<span class="smaller">Gli eremiti e san Pier Damiani. — Disciplina di +penitenza. — Stefano IX raccoglie intorno a sè uomini illustri, +eleggendoli a cardinali.</span></h4> + +<p> +Le quante volte si corruppe la disciplina ecclesiastica, +sempre abbiamo veduto sorgere uomini santi, e porre +un argine alla ruina della Chiesa. Di tal fatta persone +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +vedemmo quando parlammo di Odone di Cluny, di Romualdo +e di santo Nilo, e la serie di lor gente continuò +nel secolo undecimo. Per necessità naturale delle cose +Benedetto IX trovò l’antitesi di sè in santi della sua +medesima età, e la storia del monacato a quel tempo è +ricca di meravigliosi rilievi. Mentre Vescovi dimentichi +di Dio celebravano loro orgie pagane, monaci convulsamente +assorti in devozioni pie dimoravano entro a celle +romite in montagne inaccessibili, e anacoreti ferventi, +nell’abnegazione di sè stessi, intraprendevano a espiare +le colpe degli uomini peccatori con penitenze di sè incolpevoli. +In quelle celle ossiano caverne del pietismo viveva +la famiglia ignota al mondo dei minori profeti, +del cui zelo di vita, condotta nelle campagne e nelle +foreste, erano soli testimoni gli abitatori dei monti +e de’ campi. Però queste migliaia di eremiti non formano +che i bassi gradini di una piramide; a quelli +superiori s’elevano uomini di più eletta indole, che in +cerchia sociale più ampia si acquistarono potenza, e +dirizzarono l’animo e i patrimonî degli uomini alle +fonti, donde scendevano i rivi che andavano poi nutrendo +la Chiesa di Roma. La stessa età vide fiorire +Domenico di Sora, Brunone di Segni, Gualberto di +Vallombrosa, Guido di Pomposa e Pier Damiani; quest’ultimo, +intelletto eccellente nel monacato, non ingegno +creatore e pratico secondo il genio antico, ma fornito +di grandi forze di mistica fantasia: e di queste accortamente +seppe giovarsi Ildebrando per accendere di +estasi il mondo, in quello che egli con freddo raziocinio +e con prudenti calcoli poneva le fondamenta del suo +sistema gerarchico. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +</p> + +<p> +Lo spirito di Romualdo sembra aver continuato a +vivere in petto di Pier Damiani. Al pari del primo, nato +anch’egli a Ravenna (nell’anno 1007), ebbe sventurata +fanciullezza, e dovette attendere a guardia dei majali, +fino a che alcuni parenti suoi lo tolsero a educare. Datosi +agli studî della grammatica diventò uomo erudito, +e financo insegnò a Ravenna, ma il suo animo inclinevole +alla mestizia lo trasse ai silenzî della vita solitaria. +Si fece monaco e finalmente eremita a Fonte +Avellana, che era un convento di solitarî istituito da +Romualdo, nelle vicinanze di Gubbio. In tempi andati +l’ordine di Benedetto, republica monastica socievole e +dedicata al lavoro, aveva esercitato influenza benefica +sulla barbarie; più tardi s’era abbandonata l’idea cardinale +che quello s’aveva preso a legge, e da dopo di +Romualdo erano venuti sorgendo i romitaggi. Intorno +alla metà del secolo undecimo per tutta Italia si trovavano +sparsi anacoreti, ma ordinati erano in congregazioni, +come in quella di Romualdo a Camaldoli e nell’altra +ancor più severa di Gualberto a Vallombrosa. Quei solitarî, +alleati nello stesso principio di mistica penitenza +rivolta a combattere la corruttela della Chiesa, rappresentavano +un esercito sparpagliato, eppur combattente di +conserva, che si trincerava in campo non per la riformazione +della società, ma per quella della Chiesa e +per la signoria di Roma. L’influenza che gli eremiti +esercitarono su tutte cose, financo sulle condizioni politiche +di quell’età, tocca quasi il mistero, e forse non +può paragonarsi altrimenti che colle scuole dei Profeti +dell’antico Testamento. +</p> + +<p> +Al pari di Romualdo, anche san Pier Damiani fondò +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +romitaggi, raccolse discepoli che da apostoli della vita +solitaria mandò nelle province; e la rinomanza del +priore di Fonte Avellana si sparse per tutta Italia. +Bentosto diventò egli uno dei più operosi campioni che +facevano guerra ai vizî ecclesiastici della sua età, alla +vita immodesta del clero e alla simonia. Se qualche +scrittore di satire avesse voluto dipingere un quadro +della Chiesa, ne avrebbe allora trovato tema più abbondante +di quello che avuto aveva san Girolamo; e lo +stesso Pier Damiani in alcune scritture, sì come prima +di lui fece Raterio, descrisse la lussuria dei Cardinali e +dei Vescovi, degna di altrettanti satrapi‍<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>. Anzi tutto +cominciò egli a correggere il costume del monacato, +ma la sua riforma ebbe natura diversa dalla regola di +Benedetto che s’inspirò a principî liberali e pratici. Sua +intima sostanza si era la penitenza; essa dava pertanto +origine ad un sistema di mortificazione, che oggidì +parer deve puerile e mette repugnanza. +</p> + +<p> +Il monaco pio, che si flagellava a furia di disciplina, +riusciva a mitigare il dolore delle percosse, poichè nel +suo vaneggiamento credeva che gli angeli plaudissero +dal cielo ad ognuno de’ suoi colpi; ma le sue battiture +certo non contribuivano alla felicità sociale, sì come +invece avrebbe fatto un lavoro fornito con opera intelligente. +Lo spirito umano s’era nuovamente abbuiato così +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +tanto, fino ad illudersi che l’uomo si avvicinasse massimamente +all’imagine di Dio in quella forma di dolorosa +imbecillità. Il Damiani stesso ci ha abbozzato il ritratto +di siffatto genere di penitenti. «In una delle nostre +celle», così narra egli, «abbiamo un selvaggio idiota, +che balbetta cinquanta salmi, e li ripete sette volte al +giorno. Sono quindici anni che egli non esce della +sua cella; i capelli gli sono cresciuti fino alla caviglia, +la sua barba è tutta irta che mette paura. Per +tre giorni alla settimana non accosta alla bocca cibo +di sorte, per tre altri prende qualche po’ di pane e di +acqua. Alla domenica ei si cuoce una vivanda che dovrebbe +essere una specie di ghiottoneria; il gustarla o +soltanto l’annasarla teniamo essere una buona prova di +penitenza. La sua cella ammorba di puzzo, l’acqua che +ei beve somiglia a feccia, e d’abito non muta mai. Sollazzo +dei suoi giorni e delle sue notti sono due serpi, i +quali, mentre canta i suoi salmi, accarezzandolo gli cingono +il capo‍<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>». Noi che viviamo a questi nostri giorni +guardiamo al povero idiota Martino Storace con un senso +di penosa compassione qual’è quella che desta la vista +di un pazzo; anche il Damiani dichiara non essere buona +questa specie di mortificazione; la sua coltura e lo spirito +della musa poetica che gli scaldava il petto gliene +mettevano repugnanza, ma non gli impedivano di raccomandare +la disciplina come strumento essenziale di +santificazione; laonde diventò quasi maestro e padre +dei flagellatori. +</p> + +<p> +Fin da’ tempi antichi una delle armi più potenti +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +che la Chiesa abbia tenuto in mano sua si furono le penitenze +che essa imponeva al peccatore. Una generazione +ineducata di uomini non vergognava di sottomettersi +alla pena dei proprî trascorsi, sostenendola nella forma +puerile di castighi corporali; benanco un Imperatore, +qual si fu Enrico III, soventi volte adoperò sulle sue +carni il flagello, e per il corso di alcuni secoli, genti di +tutti i ceti e di tutte le famiglie, financo nobili donne, +offerivano il dorso nudato ai colpi di disciplina che loro +somministrava qualche monaco o qualche diacono dalla +fronte fanatica o dal labbro sorridente. Nel secolo undecimo +s’era introdotto un formale computo aritmetico in +riferimento al numero ed al valore dei colpi di flagello. +Ad ogni peccato corrispondeva un periodo di tempo di +penitenza, ma le colpe, delle quali la natura umana si +caricava, assai più erano che le epoche di penitenza onde +potevasi disporre; laonde parecchi peccatori avevano +notato a taccuino tanto grave numero di debiti, che +avrebbero dovuto vivere dei secoli per mondarsi e diventar +giusti secondo il canone di penitenza. Or dunque +la Chiesa veniva loro in ajuto, concedendo alla gente +ricca di commutare il numero degli anni di penitenza +in somme di denaro destinate a pii scopi ed ai poveri, +accordando di sostituirvi corrispondenti colpi di disciplina, +digiuni e canto dei salmi. Un patrimonio veramente +immenso di denaro, di possedimenti e di terre, che +offerto era per il riscatto dell’anima (<i>pro redemptione +animae</i>), affluiva di tal maniera negli scrigni della +Chiesa, fino a che il rimborso a moneta contante, che +contro all’insegnamento cristiano si faceva della colpa +morale, diè occasione alla riforma di Lutero. Nel medio +<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> +evo l’anima dell’uomo era serva assoluta del sacerdozio +e dipendenza della Chiesa (<i>ecclesiae adscripta</i>), la quale +sopra questo rapporto di colpa e di espiazione fondò +quel suo potere, che pare quasi meraviglioso. +</p> + +<p> +Giusta il canone, un anno di penitenza era pari a +<i>solidi</i> ventisei, ossiano talleri trenta pei ricchi, e a <i>solidi</i> +tre pei poveri; però un giorno di penitenza corrispondeva +eziandio a venti colpi somministrati sulla +palma della mano, oppure a cinquanta salmi; un anno +di penitenza si parificava con conto tondo a tremila +colpi di frusta, purchè vi si accompagnasse per soprappiù +il canto de’ salmi. Pertanto il peccatore poteva +fornire in termine corto, mercè di determinati esercizî, +alcuni secoli di penitenza. La bravura tutto propria del +Damiani era superata dalla maestria del corazzato Domenico, +il quale con furibonda prestezza sapeva mediante +la frusta purgarsi di secoli. Costui indossava +costantemente sulla nuda persona una corazza di scaglie +di ferro, armatura che lo muniva nella lotta contro +gli impuri spiriti della lussuria; nè la svestiva se non +quando prendeva in ciascuna mano un flagello, e cantando +salmi si batteva quel tanto che corrispondeva +ad un secolo e più di penitenza. Dapprincipio il Damiani +compieva in un anno l’opera di un secolo, ma il +corazzato lo accertava che poteva giungerne a capo +in sei brevi giorni. Infatti tremila colpi fanno un anno; +nel canto di dieci salmi (così ne aveva fatto esperto +conto) si occupa uno spazio di tempo durante il quale +con gran comodità un uomo può somministrarsi mille +colpi; il salterio ha cencinquanta salmi e quindi inchiude +cinque anni di penitenza; questi cinque moltiplicati +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +per venti fanno cento; dunque chi recita venti +volte il salterio accompagnandosi con colpi di disciplina, +compie un secolo di penitenza‍<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>. Il Damiani propose +a modello l’energia del suo amico, e difese fervidamente +il valore della disciplina contro un altro monaco +Pietro, il quale ebbe il coraggio e l’intelletto di +condannare lo spaventoso istituto della flagellazione‍<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>. +</p> + +<p> +Se si guardi al ributtante spettacolo che presentano +siffatti martiri di un delirio, senza tener conto dell’oscuro +tempo in cui eglino vivevano, non si può che +metterli in derisione come vere figure da baia; ma +se si pongono in relazione colla loro età diventano +anch’essi vere persone di tragica natura, al pari di +tutte quelle altre vittime che, sebbene in forma differente, +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +la gente umana in ogni epoca deve sagrificare +per conseguire la sua libertà morale. +</p> + +<p> +Però se il Damiani non avesse avuto altri meriti, +fuor di un cotal zelo per la sferza, nessuna celebrità +avrebbe acquistata a sè stesso. Per lo contrario ei fu +dappiù che un semplice asceta. Romualdo era stato +uomo ignorante; il Damiani fu erudito, tenne relazioni +con tutti i personaggi più cospicui del suo tempo, +e sui grandi e sui piccoli esercitò influenza con sue +lettere. La corruttela del clero lo accorava sinceramente +e nel profondo dell’anima: Ildebrando era la +testa politica della Chiesa, ma il Damiani era il cuore +che con sentimento d’amore batteva in petto ad essa. +Aveva intelletto debole, ma grande semplicità monastica, +natura lirica, fantasia che si pasceva di imagini +mistiche: appunto per tutto questo esercitò influenza +sulla moltitudine del popolo. Ingegno cotale, in cui +esuberava l’entusiasmo della fede, non era fatto per +rimanersi sepolto nella solitudine, e Stefano IX lo +costrinse a venire a Roma. L’eremita si dibattè contro +alla vita che era costretto a condurre in mezzo +ai Cardinali ed a’ maggiorenti; chè, per quanto allora +nell’universale l’alto clero mancasse di cultura, tuttavia, +da dopo di Leone IX, contava esso in Roma alcuni +uomini illustri per dottrina e per intelligenza. Le attenenze +di Roma col mondo, parimenti come il grande +còmpito ecclesiastico che loro si spettava, davano fin +d’allora a questi Cardinali una maestà quasi principesca. +«Allorchè mi trovo», così deplorava il Damiani, +«in mezzo a quei Vescovi, mi si sopraffà di facezie e +di sali attici, di urbane parole e di mille questioni che +<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> +fanno di noi preti altrettanti retori o buffoni. E se a +tutto questo oppongo un viso ingenuo o vergognoso, +mi si dà dell’inumano, dello zelante, della tigre ircana, +dell’uomo di sasso»‍<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>. Il frate severo aveva sufficienti +ragioni di tenere il broncio ai Cardinali che col +falcone in pugno correvano a caccia per la campagna, +o come altrettanti lanzichenecchi sedevano giocando ai +bossoli; ed eglino alla loro volta avevano di che celiare +della sua ruvidità anacoretica, quando vietava loro benanco +l’innocente giuoco degli scacchi‍<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>. Il Damiani +obbedì al comando che lo chiamava ad Ostia e a Roma, +e dappoi fu adoperato in servigio della Chiesa da nunzio, +da paciero, da mediatore di partiti, da apostolo del celibato +e da oratore popolare. +</p> + +<p> +Oltre a lui vivevano allora altri ingegni forniti di +maggior senso pratico e di più grande energia, che +Stefano IX chiamò intorno a sè, oppure trovò di già in +Roma. Umberto borgognone, cardinale vescovo di Silva +Candida, Stefano cardinale di san Crisogono e monaco di +Cluny, Anselmo di Badagio vescovo di Lucca, Desiderio +abate di Monte Cassino e cardinale di santa Cecilia, finalmente +Ildebrando, erano a quel tempo gli uomini che +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +alla Chiesa imprimevano più o meno forti impulsi di vita +nuova. Da tempo lungo Roma non aveva raccolto entro +di sè tanti illustri Cardinali, e questo collegio di consiglieri +del Pontefice andava pertanto procedendo verso +un nuovo e splendido avvenire. Roma civile rimaneva +qual era, ma Roma ecclesiastica in brevissimo tempo s’era +tanto mutata da non potersi più riconoscere. Uomini di +gran levatura attorniavano un Papa di gran levatura; al +pari di questo erano anch’essi stranieri ed educati nell’ordine +di Cluny e nella regola di san Benedetto. Forse +che la Chiesa poteva sommergere sì come sarebbe avvenuto +di uno Stato temporale, essa che all’esausto suolo +di Roma non era ristretta con angusto legame, ma +assorbiva forze fresche e rigogliose da tutti i paesi della +terra per ringiovanirsi sempre novellamente? +</p> + +<h4 id="cap3-7-3">§ 3. +<span class="smaller">Progetti di Stefano IX e sua morte. — Benedetto X +è elevato dai nobili al pontificato. — Gerardo di Firenze, con +nome di Nicolò II. — Ildebrando trae soccorso dai Normanni. — Nuovo +decreto sulla elezione. — Progressi dei Normanni. — Eglino +prestano al Papa giuramento di vassallaggio. — Caduta +di Benedetto X.</span></h4> + +<p> +Mentre Stefano IX con tutte le sue forze dava opera +alla riforma, andava egli in pari tempo ravvolgendo in +mente disegni arditi di ordine temporale. Voleva cacciare +d’Italia la dominazione tedesca, fondare un impero +italico sotto di Goffredo, ampliare lo Stato della +Chiesa. La mente principesca di Stefano si mostra +chiara nella leggenda <i>Felix Roma</i>, che è incisa sopra +una delle sue bolle di piombo: così, dopo lungo periodo +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +di tempo, un Papa tornava ad ornare la canuta +Roma di quel titolo onde per l’ultima volta la aveva +decorata il goto Teodorico‍<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>. Stefano odiava i Normanni, +perciocchè fosse stato compagno di Leone IX a Civita +e ne avesse divisa la sventura; sperava egli di +poterne torre vendetta colle armi del fratel suo, e +di conseguire indi il compimento delle pretese che la +Chiesa moveva sull’Italia meridionale. Sennonchè egli +difettava di nerbo di denaro, e perciò chiedeva che gli +fossero restituiti i donativi che aveva ricevuti dall’imperatore +Costantino e, portati con sè da Bisanzio, lasciati +in deposito a Monte Cassino; benanco gli stava a +cuore di impadronirsi del tesoro dell’Abazia e lo domandava. +I monaci piagnucolando portarono a Roma il +loro argento e il loro oro; tuttavia il Pontefice non +toccò queste ricchezze del monastero e le restituì. Il +concitamento dell’animo suo, che si travagliava in +giganteschi progetti, limò la sua vita; volle andare +dal fratel suo a Firenze, e, prima di partire, si fe’ promettere +dai Romani che, in caso di sua morte, non imprenderebbero +ad eleggere chicchessia se prima Ildebrando +non fosse tornato di Germania. E appena fu +giunto a Firenze, vi passò di vita ai 22 di Marzo dell’anno +1058‍<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>. Se Stefano IX, uomo d’indole eletta, +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +avesse retto più a lungo il pontificato, facilmente sarebbe +egli giunto a capo, in unione col fratel suo, di dare un +assetto differente all’Italia. Con lui si chiuse la serie di +cinque Papi tedeschi che, da dopo di Clemente II, furono +ascesi alla cattedra di san Pietro‍<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>. +</p> + +<p> +Questa morte diè tosto opportunità ad una reazione +della nobiltà nella Città e nel suo territorio. La fazione +tusculana afferrò l’occasione propizia per trarre a sè +novellamente il patriziato e la elezione pontificia; financo +i Crescenzî si allearono con quella; tutti i partiti, +cui la severità riformatrice dei Papi stranieri aveva +chiamato in vita, tutti gl’instizziti nemici d’Ildebrando, +schierandosi sotto gli ordini del clero donnaiuolo e +simoniaco, si sollevarono in pari tratto. A capo della +famiglia tusculana era allora tuttavia Gregorio, figlio +di Alberico e fratello di Benedetto IX; a lui si aggiunsero +Gerardo conte di Galeria e figlio di Rainero, i figliuoli +di Crescenzio conte di Monticelli (presso a Tivoli), e +illustri Romani in gran numero. Costoro penetrarono +nottetempo nella Città, e sollevarono con grande violenza +Giovanni Mincio, cardinale vescovo di Velletri, alla +sedia pontificia con nome di Benedetto X‍<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>. I Cardinali +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +volsero in fuga con Pier Damiani alla loro testa, nè +potendo altro fare, scagliarono il loro anatema contro +agli invasori; Roma risonò di tumulto in mezzo a quell’assalimento +armato e il popolo, letificato coll’oro ed +eziandio col sacco dato allo scrigno di san Pietro, prestò +nuovamente omaggio al Papa della nobiltà tusculana‍<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>. +</p> + +<p> +Per tal guisa l’opera laboriosa di tanti Concilî cadeva +tutt’a un tratto distrutta; nuovamente i capitani +della Campagna erano tornati in possesso della podestà +patrizia, Benedetto X sedeva sulla cattedra santa +tutto l’anno 1058 senza che alcuno lo combattesse, ed +era riverito papa in Laterano. Goffredo di Toscana non +gli opponeva impedimento di sorta, ma nell’Aprile l’imperatrice +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +Agnese mandava Ildebrando a Firenze da suo +legato, fornito di pieni poteri; e questi in un Sinodo tenuto +a Siena ai 18 Dicembre, conveniva con Goffredo e +con Beatrice nella scelta di Gerardo vescovo di Firenze. +La necessità di quel tempo costringeva il partito clericale +a implorare la confermazione della Reggenza tedesca; +e financo la nobiltà romana che apparteneva alla +fazione ostile dei Tusculani aveva mandato ambasciatori +a Germania, e protestato di volere in ogni circostanza +serbar ligia fede al giuramento prestato in antico ad +Enrico III‍<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>. L’Imperatrice allora incaricava Goffredo +di condurre l’eletto a Roma; il Margravio armava a tal +uopo un esercito, ma, come era avvenuto al tempo di +Enrico III, dovevasi primamente tenere un Concilio in +Sutri. +</p> + +<p> +Guiberto, cancelliere dell’Impero e, dopo la morte +di Vittore II, vicario imperiale in Italia, accompagnò il +Duca a Sutri, dove, sulla fine dell’anno, fu pronunciata +la deposizione di Benedetto, e per papa fu riconosciuto +con tutte le valide forme Gerardo. Tosto dopo si mosse +contro a Roma, dove i capitani erano risoluti a difendere +prodemente il loro Pontefice. Però Ildebrando riusciva a +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +corrompere una parte dei Romani e benanco alcuni dei +Conti ribelli, laonde ancor prima che l’esercito si avvicinasse +alla Città, le fazioni erano colà venute a lotta fra +loro con rabbia feroce. I Transteverini, ossia il loro capo +Leone <i>de Benedicto Christiano</i>, uomo di origine ebrea, +apersero la porta, per modo che le soldatesche di Goffredo +occuparono la città Leonina e l’isola‍<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>. Ildebrando +di sua propria autorità espulse dall’officio Pietro, +che fin adesso era stato prefetto, e ne affidò la carica +ad un nobile di Transtevere, appellato Giovanni Tinioso, +in quello che le milizie del Margravio cingevano di +assedio il Laterano‍<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>. Allora Benedetto X se ne fuggì +al castello di Passarano, possedimento di Regetello, +figlio di Crescenzio prefetto; e poco tempo dopo, partendo +di colà, si ricoverò presso il Conte di Galeria‍<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +</p> + +<p> +Fu conseguenza di tutto ciò, che Gerardo di Firenze, +oriundo borgognone salì alla cattedra santa nel Gennaio +dell’anno 1059 con nome di Nicolò II, senza che +chicchessia gli movesse contrarietà: nel tempo istesso +Ildebrando andava affrettatamente nella Campania, conchiudeva +una lega temporanea coi Normanni, e conduceva +indi con sè a Roma trecento dei loro cavalieri. Si +congiunsero questi coi soldati pontificî, e assalirono +l’Antipapa in Galeria, ma dovettero levar l’assedio per +tornarsene più tardi con rinforzi‍<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>. +</p> + +<p> +Il rovescio repentino che il suo sistema aveva subìto +per opera della nobiltà cittadina fece sì che il partito +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +riformatore raddoppiasse di energia sotto la capitananza +di Ildebrando, che adesso era ministro onnipossente +in Roma. Or dunque volevasi affermare la libertà +della elezione pontificia, in modo da sottrarla a qualsiasi +influenza della nobiltà romana, e (se si poteva giungerne +a capo) anche a quella della corona germanica. Pertanto +Nicolò II congregò, nell’Aprile del 1059, centotredici +Vescovi al suo primo Concilio solenne: in esso il Papa dei +nobili, Benedetto X, fu condannato; si rinnovò il divieto +del concubinato dei preti e della simonia; finalmente +una novella legge si promulgò sulla elezione pontificia. +</p> + +<p> +Questo decreto celebre, che fu creazione della mano +e della mente di Ildebrando, elevò il collegio dei Cardinali +romani a vero senato ecclesiastico, dal cui seno solamente, +col procedere del tempo, dovevano uscire i Papi. +Nel decreto si statuiva che la vera e propria elezione +avrebbe spettato ad essi, i quali, a seconda de’ loro gradi, +erano vescovi del territorio della Città, e preti e diaconi +delle chiese titolari di Roma; ordinavasi che alla loro +scelta, d’allora in poi, clero e popolo non avrebbero +potuto far altro che assentire‍<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +</p> + +<p> +Mentre dunque la nobiltà cittadina pretendeva di +esser essa pur sempre il Senato romano, il Papa contrapponeva +a quei Consoli e a quei Senatori il Collegio +cardinalizio, e omai, dopo di quel decreto sull’elezione, +il Damiani paragonava i sette Cardinali vescovi del Laterano +al Senato di Roma antica‍<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>. Uno spirito di monarchia +s’apprendeva alla Chiesa, la quale, più e più +sempre, assunse forma esclusiva di corporazione politica. +Per verità il decreto non bandiva tutto affatto dal diritto +di elezione i tre antichi ordini elettivi (<i>Clerus, Ordo, +Populus</i>), ma il loro assentimento tenuto per accessorio +altro non fu quindi in poi, che una forma tradizionale. +Il popolo fu escluso dall’elezione; l’antichissimo fondamento +democratico ne andò demolito, e la nomina del +Vescovo massimo diventò privilegio di una minoranza +aristocratica di preti residenti in Roma. Finalmente, all’uopo +di sottrarre la elezione pontificia alla violenza +di rivoluzioni cittadine, fu statuito non esservi più obligo +che avvenir dovesse entro le mura della Città, ma fu +consentito che eziandio un piccolo numero di Cardinali +potesse eleggere con rito canonico il Papa in qualche +luogo diverso: si dichiarava che il Papa potrebbe benanco +appartenere a qualche chiesa fuori di Roma. +</p> + +<p> +Non si osò dar di frego al diritto patriziale della +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +corona tedesca, poichè Guiberto cancelliere nol volle +lasciar attenuare; però con accortezza se ne restrinse il +limite, fino a ridurlo soltanto un diritto onorifico personale. +Con parole ambigue fu detto, che l’elezione +avverrebbe per opera dei Cardinali, «salvo il debito +onore e la reverenza già assicurata al nostro diletto figlio +Enrico, attuale Re, e, così Dio conceda, futuro Imperatore, +ed ai successori di lui che avranno conseguito +personalmente questo diritto dalla Sede apostolica‍<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>». +</p> + +<p> +Dopo che col proceder del tempo la cerchia degli +eligenti s’era andata ognor più restringendo, l’elezione +del maggior Vescovo della Cristianità venne posta di +tal maniera in mano di pochi Vescovi e preti elettori, +di uomini cioè che allora non peranco indossavano la +porpora, ma col correr del tempo dovevano dividere la +signoria temporale del Papa in qualità di pari suoi, e, +più orgogliosi dei Senatori antichi, pretendere alla dignità +di nati principi. Fra tutte le metamorfosi che la +Chiesa subì, la costituzione di questo Collegio fu forse ciò +che massimamente ne fece deviare l’organamento dalla +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +sua origine evangelica. Quantunque un principio naturale +suffraghi l’idea che il diritto elettivo debba essere +esteso all’universale, tuttavolta il pratico adempimento +di siffatta regola presuppone condizioni di popolo primitive +od altrimenti intelligenza diffusa anch’essa all’universale; +effettivamente però quelli che veramente eleggono +ed anche imperano saranno in tutti i tempi i pochi +potenti o i pochi savî. Un buon Patrizio, ossia un buon +Imperatore come era Enrico III, avrebbe potuto eleggere +dei Papi buoni; un’intelligente aristocrazia elettrice +avrebbe potuto fare lo stesso: in breve, il decreto sull’elezione +promulgato da Nicolò II, non potè premunire +la Chiesa d’avere Papi cattivi, ma fu d’immensa +rilevanza per la libertà del Papato. Esso tolse per sempre +il più considerevole fattore della storia cittadina di +Roma dalle mani del popolo romano, e presto assai +anche da quelle della podestà imperiale. Finchè visse +Enrico III nessun Papa avrebbe saputo arrischiarne il +grave passo, ma i Cardinali, con maggiore accortezza +dei Patrizî e dei Senatori di tutti i Romani, seppero +profittare di ogni periodo di assopimento dell’Impero +tedesco; e il sistema ammirabile della gerarchia somigliò +ben presto ad una fortezza gigantesca munita di +cento muri concentrici, che a vicenda si coprivano l’un +l’altro. +</p> + +<p> +L’arditezza del disegno avrebbe reso più trepidi +Nicolò e Ildebrando, se omai non si avessero assicurato +soccorso di alleati. In questo tempo la Chiesa romana +capiva di dover combattere una battaglia di vita e di +morte col reame tedesco, e trovavasi in condizioni pari a +quelle cui erano venute le cose durante la controversia +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +con Bisanzio per ragione del culto delle imagini. Affine +di resistere ai Longobardi ed agli Esarchi, la Chiesa +un dì aveva confermato sul loro trono Pipino e Carlo, +uomini nuovi e usurpatori, gli aveva chiamati in Italia +e costituiti avvocati della santa Sede. Adesso che sono +minacciati in pari tempo dai Patrizî tedeschi e dalla +nobiltà romana, i Papi ripongono le loro speranze precisamente +in quei Normanni che ancora sono legati +nell’anatema della Chiesa. L’occhio perspicace di Ildebrando +vedeva infatti bene addentro che questa stirpe, +la quale mirava ad alzarsi in potenza, avrebbe formato +in Italia una dinastia, e che da essa, se la si avesse +riconosciuta sotto certe condizioni, si avrebbe tratto di +due maniere guadagno; se ne avrebbe avuto uno Stato +vassallo della Chiesa ed un ajuto potente contro la città +di Roma e contro l’Impero tedesco. +</p> + +<p> +Dopo la loro vittoria riportata su di Leone IX i +Normanni avevano fatto rapide conquiste, e già ad essi +prestavano obbedienza quasi tutte le Puglie e le Calabrie. +Il progetto di Stefano IX, che mirava a cacciarli +d’Italia, fallì colla sua morte; l’anarchia che travagliava +il Papato favorì le imprese dell’ardito Roberto +Guiscardo; e costui, sorto dai bassi inizî di predare +lungo le strade, reggeva da dopo il 1056 la republica +militare normanna in qualità di conte, essendovi succeduto +ad Umfredo fratel suo, i cui figli aveva soppiantato +contrariamente ad ogni fede. La impotenza di Bisanzio, +la debolezza in cui Germania era caduta sotto la reggenza, +le necessità del Papato, quelle proprie dei Normanni, +tutto s’accordava per farne costituire uno Stato. +Nell’anno 1058 Riccardo di Aversa toglieva la celebre +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +città di Capua a quell’ultimo Principe longobardo, +che fu Landolfo V‍<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a>. Poco dipoi Roberto Guiscardo +s’impadroniva della forte Troja su di cui il Papa +levava sue pretese; e Nicolò II lo colpiva d’anatema +come spogliatore di beni della Chiesa. I Pontefici, che +rade volte avevano potenza di difendere con milizie i loro +possedimenti, dopo il secolo nono cominciarono a metter +mano alla inesauribile armeria lateranense delle scomuniche; +e le pene spirituali che colpir dovevano soltanto le +colpe morali, conversero arditamente in armi della loro +politica mondana. Sebbene una scomunica non sempre +fosse pari ad un cherubino che colla spada fiammeggiante +si ponesse a guardia del patrimonio minacciato, tuttavolta +essa metteva spavento all’assalitore, perocchè +fra le genti di questo tempo la sua mistica efficacia recasse +angustia d’animo per lo meno eguale a quella +che destava un’eclisse di sole‍<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>. Sennonchè un eroe +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +guerriero, avido di dominare, meno forse temeva per +la salute dell’anima sua, che per la sicurezza delle +province rapite e riluttanti al suo giogo, le quali il +Papa avrebbe potuto facilmente commovergli contro, se +avesse da parte di Dio posto fuor del diritto il rapitore. +Oltracciò, le conquiste di Roberto erano grandi +abbastanza perchè se ne costituisse uno Stato, cui, secondo +la fede di quell’età, il riconoscimento pontificio +imprimeva carattere di validità e di giure divino. Entrambi +le parti pertanto andarono in cerca l’una dell’altra, +e si raccostarono. I vincitori di Civita, Riccardo +di Aversa e Roberto Guiscardo, si presentarono a Nicolò +in Melfi, dove questo Papa nell’anno 1059 raccolse un +Concilio; entrambi uomini audacissimi, senza fede e +coscienza, capitani di ladronaie, tutto coperti di sangue, +predoni grandi, sani e salvi a dispetto di molti anatemi +ecclesiastici, eroi invincibili. Colà eglino ricevettero in +feudo dalla santa Sede le terre conquistate, eccezion fatta +di Benevento. Si tennero così in non cale i diritti dei +principi spodestati, parimenti come non si diè bada alla +così detta sovranità suprema dell’Impero tedesco; fu +vista così un’autorità legittima d’impero sparire e +un’altra sorgere da una ladreria. In tutti i tempi la +legittimità ha dovuto chinare il capo e cedere all’interesse +personale, e lo stesso Stato della Chiesa è sorto +soltanto per ciò che i Pipini calpestarono i diritti dei +Merovingi ed i Papi soppiantarono quelli dei Bizantini: +unicamente ciò che può parere strano si è la fidanza di +un Papa, il quale a stranieri dispensò province straniere +come se fossero roba sua, e financo confermò preventivamente +in loro possedimento terre che erano ancora da +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +conquistare‍<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>. Riccardo fu riconosciuto per principe +di Capua; il Guiscardo con titolo di conte e di duca fu +infeudato delle Puglie e delle Calabrie, e gli fu eziandio +promessa la Sicilia, una volta ch’egli avesse tolta l’isola +di mano degli Arabi e dei Greci. I Normanni prestarono +al Papa giuramento di vassallaggio coll’obligo di un +annuo tributo; giurarono di soccorrere la Chiesa affinchè +conservasse i suoi possedimenti, e di ajutare nelle +cose del pontificato i Papi eletti giusta i canoni dai +migliori Cardinali‍<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>. Per tal guisa il decreto di Nicolò +II circa la elezione venne posto sotto la tutela +armata dei Normanni, e fu riconosciuto da questi nuovi +principi primamente che da altri. +</p> + +<p> +Fu in conseguenza del trattato di Melfi, che Nicolò e +Ildebrando condussero con sè a Roma un esercito di +Normanni. I Conti di Tusculo, di Preneste e della Sabina +<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> +furono tosto ridotti a obbedienza, e l’Antipapa fu per +la seconda volta assediato in Galeria‍<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>. Questo castello, +discosto quindici miglia da Roma, stava presso +al fiume Arrone nella diocesi di Silva Candida, e dal +secolo undecimo in poi era possedimento di Conti, i +quali se ne avevano fatto un dominio ereditario‍<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>. Gerardo +conte, che ivi dava ricetto a Benedetto X, era +uno dei più potenti tirannelli della Tuscia romana; capo +del partito avverso a Ildebrando, era stato scomunicato +da parecchi Papi, e per ultimo anche da Nicolò colle +maledizioni più tremende. Ei si difese prodemente nella +sua rocca, e soltanto dopo parecchi assalti fu costretto +a consegnare l’Antipapa. Benedetto X venne a’ negoziati +dall’alto delle mura; trenta nobili romani gli +giurarono che sarebbe rispettata la sicurezza della sua +persona, ed egli venne nella Città e vi pose dimora nelle +case della madre sua, che erano in vicinanza alla +santa Maria Maggiore. Un Concilio, sopra del quale Ildebrando +esercitò le sue arti d’intrigo volte a precipitare +Benedetto, depose ancora una volta quest’ultimo, lo +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +espulse dall’ordine sacerdotale, e lo confinò per tutta la +vita nel monastero di sant’Agnese presso a Roma‍<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>. +</p> + +<h4 id="cap3-7-4">§ 4. +<span class="smaller">Irritazione che desta in Roma il decreto sull’elezione. — I +nemici del sistema d’Ildebrando cospirano. — Nicolò II +muore nel 1061. — I Romani ed i Lombardi domandano a +re Enrico che elegga un papa. — Condizioni di Milano. — I +Paterini. — I Cotta e Arialdo. — In Roma la fazione di +Ildebrando elegge Anselmo di Lucca a pontefice. — La corte +germanica solleva al papato Cadalo di Parma.</span></h4> + +<p> +Lo scisma era superato e vinta la contrarietà dell’aristocrazia. +D’ora in poi, in istrettissima vicinanza, +la spada normanna s’avrebbe librato minacciosa su di +Roma, laonde, non appena s’ebbero di ciò accorto i +Romani, che diventarono partigiani risoluti della corte +germanica. S’aveva questa offeso del decreto sull’elezione +e della infeudazione che il Papa s’era arrogato di +dare ai Normanni; pareva che i diritti dello scettro tedesco +e i diritti della città di Roma fossero stati parimente +e d’un istesso tratto lesi. Gli interessi dell’una +e dell’altra parte convenivano ad associarsi in una +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +lotta comune contro il novello Papato, e da ora avanti, +per tre secoli, Roma si scisse in fazione imperiale e +pontificia. Ildebrando raccolse intorno al suo vessillo +tutti gli aderenti della riforma, ma il partito avverso +era più numeroso. A questo appartenevano i Conti di +Tusculo, di Galeria, di Segni e di Ceccano, i discendenti +dei Crescenzî, antichi nemici di Tusculo, e quasi +tutti i capitani d’origine germanica che erano nella +Tuscia e nel Lazio: nel tempo medesimo la nobiltà +cittadina era guidata dal feroce Cencio figlio di Stefano +prefetto, e fra il clero stesso si accoglieva una +fazione nemica, la quale aveva per duce Ugo Candido, +cardinale di san Clemente, alsaziano di nascita. +La unione con Alemagna e la grande scissura che tosto +scoppiava nella Chiesa davano alla nobiltà romana una +forza momentanea; molti di quei signori scendevano di +origine germanica, e perciò tenevano le parti dell’Impero +tedesco; altri, sebbene di razza latina, combattevano +con eguale fervore la signoria del Papa sulla città di +Roma. Tanto minor potenza finalmente avevano i Pontefici +di vincerla su quei Baroni, perocchè da tempo +lungo i primi non uscissero più delle grandi famiglie di +Roma, e perciò in queste più non trovassero alcun sicuro +appoggio: per tenersi soggetta Roma erano costretti +di servirsi del braccio di odiati stranieri, dei Normanni‍<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +</p> + +<p> +Come Nicolò II fu morto a Firenze nel giorno 27 +Luglio del 1061, le cose volsero alla catastrofe. Tutti i +nemici della riforma si strinsero insieme; volevasi +adesso tor vendetta della spedizione dei Normanni che +molte nobili castella avevano distrutto, volevasi abolire +il decreto sull’elezione, rinnovare il Patriziato. I Conti +della Campagna, i nobili della Città, Cencio co’ suoi +fratelli, i figli di Baruncio, Cencio e Romano, Berizone +ed altri, Ugo cardinale con alcuni Vescovi si raccolsero +<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> +a parlamento in Roma, e si accordarono di conferire +formalmente al giovine re Enrico il Patriziato e i +diritti consueti dell’elezione pontificia‍<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>. Pertanto i +congiurati contro il nuovo Papato avevano intendimenti +conservativi, e nutrivano sentimenti contrarî +all’idea nazionale. Al Re mandavano i simboli del Patriziato, +la clamide di color verde, la mitra, l’anello e il +diadema, e, riferendosi in pari tempo al decreto di Nicolò +II sull’elezione, giusta il quale non potevasi eleggere +alcun papa senza la cooperazione di Enrico, lo richiesero +che desse a Roma un pontefice‍<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>. Ad istigazione di +Guiberto cancelliere s’aggiunsero ai Romani molti Vescovi +di Lombardia e ambasciatori di Milano, i quali +sollecitarono l’Imperatrice affinchè non permettesse +che al figliuol suo si rapissero i diritti della corona, e +chiesero per Papa un uomo delle terre lombarde, del paradiso +d’Italia, come essi le appellavano, ed un tale +che fosse aperto avversario del celibato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +</p> + +<p> +Il profondo commovimento destato dalla riforma, +non fu in nessun luogo maggiore di quello che agitava +Milano. Questa città ricca di traffichi superava allora +per isplendore tutte le altre, e la sua importanza politica +per qualche tratto di tempo gettò nell’ombra +eziandio Roma. Non peranco infatti Roma s’era elevata +all’altezza di vere lotte sociali, così come era avvenuto di +Milano, dove esisteva una cittadinanza media potente, e +dove s’era ordinata una costituzione republicana‍<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>. +Già in secoli anteriori quegli Arcivescovi avevano combattuto +gagliardamente la podestà assoluta del Papato: +il diritto cui pretendevano di coronare i Re d’Italia li +rendeva omai emuli dei Pontefici, i quali coronavano +questi Re a imperatori. Il clero milanese era immensamente +ricco, e «innumerevole come le arene del mare»‍<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>. +Pertanto giusto là i decreti di riforma avevano +cagionata la più acerba irritazione, poichè ivi gli officî +ecclesiastici andavano a compera dei figli della nobiltà, +e nel maggior numero i preti vivevano accasati con +donne. Ma la dissolutezza del clero nobile per contrapposto +educava il più ardente fervore della riforma nella +parte democratica del popolo, e la controversia ecclesiastica +vieppiù veemente diventava, perocchè in pari +tempo sortisse indole politica e sociale. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +</p> + +<p> +Guido di Velate, da dopo il 1045 succeditore di Eriberto +nell’arcivescovato e creatura dell’Impero, tornò +perciò in odio dei riformatori: intorno a lui si schierarono +tutti gli aderenti del sistema antico, mentre dall’altro +canto, il partito della riforma, che appellavasi dei +Paterini, trovò suoi capi anche in alcuni nobiluomini‍<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>. +Due fratelli della nobile famiglia dei Cotta, Landolfo e +Erlembaldo, diventarono un dopo dell’altro capitani +del popolo, e, presso a loro, il fanatico diacono Arialdo +conseguì rinomanza con sue prediche‍<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>. Questi uomini +avevano stretto relazioni vivissime con Ildebrando, per +guisa che Milano, parimente come Roma, venne a dividersi +in due fazioni, l’una delle quali teneva per l’Imperatore, +l’altra per il Pontefice; l’una voleva mantenere +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +gli abusi nella Chiesa, l’altra intendeva a introdurre +la riformazione senza badare a checchessia. Per verità +Guido arcivescovo era stato costretto da decisioni conciliari +a far sommessione, allorchè Nicolò II nell’anno +1059 avea mandato da suoi legati in quella città il +Damiani e Anselmo di Badagio, vescovo di Lucca e milanese +di nascita. Però la conciliazione non fu di lunga +durata; la scissura dei partiti eruppe di bel nuovo, e la +morte di Nicolò II precipitò Milano e Roma in eguali +guai di disordine. +</p> + +<p> +Gli Imperiali di Lombardia si collegarono pertanto +coi Romani affine di levare a papa un uomo che non fosse +della parte di Ildebrando. I riformatori romani da +canto proprio mandarono il cardinale Stefano alla corte +tedesca; ma quando questo legato, che ivi non ottenne +accoglienze, si fu tornato a Roma senza risultamento +alcuno, Ildebrando si fe’ cuore di farla del tutto finita +colla corte di Germania. Congregò egli i Cardinali addì +1 Ottobre del 1061, e, conformemente a quel che +disponeva la legge nuova sull’elezione, fece eleggere a +pontefice il Vescovo di Lucca. Sebbene questo zelante +prelato fosse uno dei patroni dei Paterini, tuttavia stava +egli da lungo tempo in rapporti di buona amicizia +colla corte germanica, perlochè Ildebrando poteva ancora +sperare di giungere per mezzo suo ad un equo accomodamento. +La elezione di Anselmo non avrebbe violato il +decreto di Nicolò II, se dal Re si avesse per lo meno +ricavato la confermazione; ma questo non avvenne, e +così Ildebrando aizzò apertamente la podestà regia. Uno +scisma lungo e guerre civili sanguinose dovevano essere +le conseguenze di questo fatto audace. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +</p> + +<p> +Anselmo di Lucca, nominato Alessandro II, fu posto +sulla sedia pontificia colla forza delle armi di Riccardo +di Capua: infatti, Desiderio abate aveva guadagnato +questo Principe affinchè conducesse il novello Papa a +Roma, dove alcuni nobili, Leone <i>de Benedicto</i>, Cencio +Frangipane e Giovanni Brazuto stavano a’ fianchi di +Ildebrando‍<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>. Però, soltanto dopo una violenta battaglia +cogli Imperiali Anselmo potè di notte tempo e +per rigiri di vie meno frequentate mettersi dentro al +Laterano. +</p> + +<p> +Mentre adesso Riccardo, da vero Normanno, s’era +fatto di casa a Roma, e vi mozzava parecchie teste +di Conti o di Consoli suoi nemici, giungeva alla Città +la novella che in Alemagna s’era eletto un Papa. I Vescovi +tedeschi e alcuni di Lombardia, sotto la presidenza +dello zelante Guiberto, s’erano congregati a Basilea; +ivi gli ambasciatori dei Romani, con Gerardo di Galeria +e con Cencio alla loro testa, avevano formalmente coronato +a patrizio il decenne re Enrico. Il Concilio poi +aveva cassato i decreti di Nicolò II e la elezione di +Alessandro II come illegali, ed in unione coi deputati +<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> +romani, addì 28 di Ottobre, aveva eletto a pontefice il +veronese Cadalo, vescovo di Parma‍<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>. Sciaguratissimo +errore fu l’esaltamento di questo prelato; un uomo che +avesse avuto genio, energia e rigido costume avrebbe +potuto mandare facilmente a vuoto i disegni di Ildebrando; +invece l’animo fiacco di Cadalo non seppe giungerne +a capo. +</p> + +<p> +Ancora una volta stavansi di fronte due Papi, l’uno +in Roma, l’altro di là dalle Alpi, donde si apprestava a +scendere in armi per discacciare il suo avversario dal +Laterano. Rare fiate il mondo aveva atteso con pari +ansietà ad una lotta simigliante, avvegnaddio le parti, +che si schieravano dietro ai due Papi, non più fossero +semplicemente di uomini faziosi, ma fossero le +due podestà mondiali, la Chiesa romana e l’Impero +romano. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span></p> + +<h3 id="cap4-7">CAPITOLO QUARTO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap4-7-1">§ 1. +<span class="smaller">Alessandro II. — Cadalo scende in Italia. — Benzone +viene a Roma con un’ambasciata della Reggente. — Parlamenti +tenuti nel Circo e sul Campidoglio. — Cadalo, ossia +Onorio II, conquista la città Leonina. — Muove a Tusculo. — Goffredo +di Toscana impone un armistizio. — Repentino mutamento +delle cose in Alemagna. — Per opera di Annone +di Colonia Alessandro II è riverito per papa (1062). — Entra +in Roma.</span></h4> + +<p> +Prima che Cadalo movesse contro Roma, Ildebrando +attese con instancabile operosità ad acquistarsi aderenti, +ed a negoziare con Goffredo di Toscana, cogli ottimati di +Lombardia e coi Normanni. Alessandro II, animo fiacco +cui mancava independenza di volontà, si rincantucciava +dietro la persona del suo Arcidiacono, in cui riponeva +tutta la fiducia, e ch’egli tosto elevava alla dignità +di cancelliere. Accanto di Ildebrando stava il Damiani, +della cui penna enfatica quegli si giovava a combattere +con opuscoli acconci, in pro della causa di Roma. Cadalo +non diè bada alla focosa filippica con cui l’eremita +lo scongiurava a desistere dalla sua usurpazione, e +gli vaticinava (fu però falso profeta) che sarebbe morto +<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> +nel termine di un anno. Il Vescovo di Parma, dapprima +cancelliere dell’Impero sotto di Enrico III, era +uomo di corte di qualche ingegno, nè raccapezzava +motivo alcuno per credersi un usurpatore, chè anzi trovava +egli a sufficienza motivi di chiamar così l’avversario +suo. Le doti personali di lui troppo scarse erano +perchè mettessero in temenza il partito d’Ildebrando, +ma le sue dovizie erano di principe, laonde sperava di +schiudere con chiavi d’oro il san Pietro, facilmente +sì come le porte di Roma venale. Armava soldatesche, +e nella primavera dell’anno 1062 scendeva in Italia, +dove il partito imperiale con grandi onori lo conduceva +di città in città, mentre Beatrice di Toscana indarno +gli frapponeva ostacoli nel suo cammino. Fece sosta a +Parma per afforzare il suo esercito coi vassalli del suo +Vescovato, per congiungersi coi Romani ribelli e per +muovere indi contro la Città. +</p> + +<p> +Benzone, vescovo di Alba in Piemonte, gli era stato +posto a’ fianchi perchè andasse ambasciatore della Imperatrice +a’ Romani. Questo furibondo nemico di Ildebrando +e de’ suoi Papi, contro i quali aveva armeggiato +con satire abbastanza efficaci di punta, non si faceva +scrupolo di calunnia o di menzogna; l’audacia con cui +assaliva le persone de’ suoi avversari, la sua arguzia e +il suo ingegno potevano fare impressione sugli Italiani, +se per soprassello ei loro avesse promesso monti d’oro +in compenso della parte che prendessero a pro di Cadalo‍<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>. +Cominciò egli dunque con fargli degli aderenti in +<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> +Toscana, indi andò fra i Romani per indurli ad abbandonare +la causa di un Papa eletto contrariamente alla +legge. I partigiani della corte germanica andarono a +levare presso alla porta di san Pancrazio il vivace ambasciatore, +e festanti lo addussero in Campidoglio, dove fu +albergato nel palazzo di Ottaviano‍<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>. Al Vescovo compiacentesi +della magnificenza pomposa sembrò d’essere +eguale al legato di un qualche Imperatore antico; i rozzi +Consoli di Roma e gli officiali del palazzo con loro alte +e bianche mitre in capo gli parvero altrettanti <i>Patres +conscripti</i>, e allorchè si fece a parlare dai ruderi del +Campidoglio può darsi che paragonasse sè stesso per lo +manco a Cicerone‍<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>. La nobiltà si radunò a parlamento +fra gli avanzi di un circo, ossia ippodromo. Il Circo massimo +(se ne torna ad incontrare qualche volta menzione +<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> +ne’ documenti) aveva perso la figura antica, chè la ruina +era andata rodendolo per cinquecento anni, dacchè un +Re dei Goti ivi dentro aveva dato gli ultimi giuochi +di carri. I suoi due obelischi giacevano a terra franti, +i suoi archi di trionfo erano fatti a pezzi, e nel mezzo +dell’arena cresceva l’erba, sì come avviene anche oggidì: +però i suoi ordini di gradini potevano pur sempre servire +da sedili ad un’assemblea. Questo antichissimo +teatro dei più splendidi sollazzi di Roma si rianimò di +nuova vita nell’anno 1062, quando vi entrarono a frotte +i barbarici nepoti, ispidi d’armi; e là dove un tempo le +fazioni dei Verdi e degli Azzurri s’erano accapigliate per +i loro guidatori di cocchi, altre fazioni venivano adesso +ad azzuffarsi con pari fanatismo pei loro Papi‍<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>. Ei può +parere cosa degna di nota per la Roma di quel tempo, +che un parlamento si congregasse in luogo profano; e +questo giova ad apprenderci che gli elementi cittadini +erano sorti vieppiù gagliardi, dopo che la costituzione di +un Senato ecclesiastico e i disegni monarchici del Papato +gli avevano massimamente allettati a resistenza più +fiera. Benzone destramente diede all’adunanza il carattere +di comizio del popolo romano; papa Alessandro si +vide costretto a presentarsi ivi in persona, e questo +fu un trionfo per il partito laicale. Allorquando il Pontefice +<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> +entrò a cavallo entro l’arena, circondato di Cardinali +e di suoi partigiani armati, fu accolto con tumulto, +e Benzone ebbe la bella ventura di potergli scagliar contro +un’orazione tonante. Lo chiamò traditore spergiuro +della corte tedesca cui andava debitore del Vescovato di +Lucca, lo appellò intruso che aveva assalito Roma con +armi normanne, e finalmente in nome del Re gli comandò +di scendere dalla cattedra di san Pietro e di +chiedere perdonanza a’ piedi di Enrico. Applausi romorosi +accolsero il suo discorso; invece grida feroci fecero +seguito alla risposta di Alessandro, il quale protestò che +per fedeltà al Re aveva accettato la elezione, e che a lui +avrebbe mandato un’ambasceria. Tosto dopo il Papa +cavalcò fuori del circo colla sua fazione, e Benzone fu +ricondotto da’ suoi al palazzo di Ottaviano. +</p> + +<p> +Al dì vegnente Benzone convocò un’altra volta il +partito imperiale: di questa «tornata del Senato» egli +ci ha dipinto un pomposo quadro parlamentare, e ci ha +registrato alcuni discorsi dei Padri congregati, i quali +presero posto a seconda che alla loro dignità si spettava; +primo Nicolò, maestro del «sacro palazzo», illustre +e dovizioso Romano, discendente (così almeno a +creder suo) dei Trebazî antichi; indi Sassone <i>de Helpiza</i> +presidente de’ giudici, Giovanni figlio di Berardo, Pietro +<i>de Via</i>, Bulgamino e il fratel suo, Berardo <i>de Ciza</i>, Gennario, +Cencio Francolini, Bonifilio, e ottimati altri di +ordine senatorio‍<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a>. Nicolò, maestro del «palazzo», +<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> +analizzò con quali mezzi Ildebrando avesse elevato Anselmo +al papato‍<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>; indi con un’ambasceria spiccata +«dal Campidoglio» si fe’ invito a Cadalo affinchè venisse +prestamente a tor possedimento del pontificato; e +Benzone, che stava aspettandolo, si diè vigile cura di +tener raccolti i Romani sotto la sua bandiera, perocchè +gli avesse trovati più mutabili di «Proteo». +</p> + +<p> +Cadalo, ossia Onorio II, accompagnato da Guiberto +cancelliere, compatriota suo, che come capo del partito +imperiale era stato propriamente quello che lo aveva +creato papa, partì di Parma; per Bologna s’avviò a +Sutri, dove giunse addì 25 Marzo e dove trovavansi a +salutarlo Benzone, molti nobili romani ed i Conti di Galeria‍<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>. +Mossero indi tutti verso Roma, e posero campo +presso a Monte Mario. Dopo che si ebbe senza alcun +profitto negoziato con Leone <i>de Benedicto</i>, che aveva +pieni poteri da Alessandro, gli aderenti di Ildebrando +<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> +uscirono ad assalto; la battaglia fu fiera e sanguinosa, +ma Cadalo entrò da vincitore nella città Leonina addì 14 +di Aprile. I prati di Nerone furono coperti di centinaja di +morti, molti Romani annegarono nel fiume, la Città risonò +di lai dolenti, in quello che i vincitori strombazzavano +lietamente che, da Evandro in poi, Roma non +aveva subìto una sconfitta eguale. Anche il Damiani, +che tosto dopo indirisse a Cadalo una lettera tutta acre +di collera, fu tratto a invocare le reminiscenze delle +guerre civili combattute fra Cesare e Pompeo, e rammentò +eziandio la mitezza di Totila che, presa Roma, +aveva risparmiato i cittadini: così la memoria di un Re +goto trovò ancora onoranza in un’età, nella quale delle +sue geste obliate leggevasi novella soltanto nel Libro +Pontificale. +</p> + +<p> +Però Cadalo non potè entrare in Roma per il ponte +di Adriano o dal Transtevere; e neppure ardì di soffermarsi +nella città Leonina, ma riprese quartiere nei prati +di Nerone. Cinque giorni rimase egli colà, poi, udendo +che Goffredo era in cammino, levò atterrito le tende, +e, traghettato il Tevere presso al castello Flajano‍<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>, +ricevette un sussidio di mille uomini che gli vennero +<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> +condotti dai figliuoli del conte Burello della Campania; +indi si congiunse ai Conti di Tusculo e pose campo presso +a quella rocca, di cui era allora a capo uno dei figli o dei +nipoti di Alberico, appellati Gregorio, Ottaviano o Pietro +e Tolomeo. Questi signori continuavano ad attribuirsi +diritti legittimi su di Roma, e perciò s’appellavano +sempre consoli o senatori dei Romani‍<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>. +</p> + +<p> +Colà venivano anche legati dell’Imperatore greco a +rianimare le speranze di Onorio II: il Bizantino lo riveriva, +e avidamente coglieva l’occasione dello scisma +romano perchè intendeva a cacciare dalle Puglie i Normanni, +alleati di Alessandro, coll’ajuto dell’antagonista +suo. Ancor prima, Costantino Ducas aveva negoziato, per +mezzo di Pantaleone prefetto di Amalfi, coi Romani ossia +con Benzone, e gli aveva richiesti che inducessero la +Reggenza tedesca ad associarsi in una comune impresa +contro ai Normanni. E adesso rinnovava quelle sue proposte, +ma indarno, poichè la venuta di Goffredo recava +una subita mutazione di cose. +</p> + +<p> +Se lo sposo di Beatrice fosse stato uomo di genio, +egli si sarebbe giovato di quelle opportunità propizie per +<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> +impadronirsi del Patriziato e per fondare un regno italico; +ei si restrinse invece a far le parti di mediatore +autorevole, perocchè a lui, così dichiarava, si competesse +di condurre a Roma i Papi. Venuto presso a ponte +Milvio, impose ai partiti di dar tregua alle armi, indi da +Tusculo dettò un accomodamento, giusta il quale i due +Papi dovevano tornarsene ai loro Vescovati, finchè egli +fosse andato in persona alla corte tedesca per farvi pronunziare +sentenza di loro controversia. Cadalo si rallegrò +di aver potuto comperare a prezzo di una grande moneta +questa intromissione e l’agio di ritirarsi a Parma; Alessandro +anch’egli docilmente se ne andò a Lucca‍<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>. +</p> + +<p> +Il Duca pose presidio in Roma, ma la fazione di +Cadalo teneva in poter suo la fortezza di san Paolo e +la città Leonina, dove Cencio figlio di Stefano era padrone +del castel Sant’Angelo. D’ambo le parti si cercò +adesso di guadagnar in proprio favore la corte di Germania; +colà andò Goffredo, e il cardinale Damiani mandò +una scrittura apologetica. Ristucco della vita che menava +in Roma, questo santo aveva rinunciato al Vescovato +di Ostia e s’era ritirato a Fonte Avellana; però +non cessava di servire alla Chiesa, che parecchie volte +usonne da suo legato‍<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>: e quando Goffredo era entrato +<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> +in negoziati collo scomunicato Cadalo, il Damiani +gli aveva scritto una lettera donde schizzava lo sdegno; +adesso poi difendeva la causa della Chiesa romana con +una scrittura dettata in forma di dialogo‍<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>. +</p> + +<p> +Frattanto i casi che di repente avvenivano in Germania, +e nei quali non era estranea l’arte politica di +Ildebrando, favorivano la causa di Alessandro II. Annone +arcivescovo di Colonia, d’intesa col duca Goffredo, +giusto in quello cacciata l’Imperatrice dal governo, +aveva con violenza trascinato seco il giovine +Enrico nel suo Vescovato, e usurpato la reggenza. Quel +prelato, anima avara e falsa, era nato a far la disgrazia +di Alemagna e dell’Impero; sperdette i diritti della +corona facendo accettare il decreto promulgato da Nicolò +<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> +II sull’elezione, e ottenne facilmente che un Concilio, +raccolto ad Augusta nel dì 28 di Ottobre del 1062, +riprovasse la elezione di Cadalo, e dichiarasse Alessandro +II essere pontefice legittimo. Completa fu la vittoria +del partito di Ildebrando, il quale potè trionfare +soltanto per opera di Annone, chè anche Guiberto, il più +intelligente uomo che la parte imperiale contasse fra i +suoi e di cui era l’anima, fu cacciato, e l’officio di cancelliere +d’Italia affidato a Gregorio vescovo di Vercelli. +In pari tempo il doca Goffredo fu nominato <i>Missus</i> +per Roma, dove egli fu incaricato di ricondurre Alessandro +II, che andò a levare da Lucca. In conseguenza +di ciò la parte d’Ildebrando ricevette con molta allegrezza +il Papa suo nel Gennaio del 1063; le soldatesche +di Goffredo si congiunsero coi Normanni e tennero occupate +Roma, la Sabina e la Campagna, dove assediarono +o devastarono le castella dei Conti, ma non furono +capaci di sgombrare la Giovannipoli e la città Leonina +dai Romani che parteggiavano per l’Impero: Alessandro +II venne in possedimento soltanto della Città propriamente +detta, e con animo trepidante pose dimora +nel Laterano. +</p> + +<h4 id="cap4-7-2">§ 2. +<span class="smaller">Annone è rovesciato in Germania. — Cadalo ritorna +a Roma. — Scoppia nella Città una seconda guerra a cagione +del Papato. — Cadalo cade. — Alla fine si riconosce Alessandro +II per papa.</span></h4> + +<p> +I Tedeschi avevano rinunciato a Cadalo, ma i Romani +si mantenevano costantemente fedeli alla sua bandiera, +e indirizzavano fervide istanze all’imperatrice +<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> +Agnese, chiedendo che il loro papa Onorio tornasse. +Questo sventurato pretendente che s’aveva visto tradire +dalla stessa corte di Germania, dava fondo in Parma ai +suoi tesori per assoldare milizie con cui voleva tentare +una nuova impresa contro Roma. Molti Vescovi lombardi +gli davano appoggio, ed una reazione che succedeva alla +corte tedesca gli dava benanco promessa di presto +vincere. Il traditore Annone perdeva il favore del giovine +Re, presso al quale lo soppiantava il magnifico e +ambizioso vescovo Alberto di Brema, e il partito dell’Imperatrice +s’impadroniva di bel nuovo del reggimento. +Allora Alberto cercava di minare anche in +Roma l’opera di Annone, esortava i Romani a perseverare +con coraggio, incorava Cadalo a porsi in possesso +della cattedra pontificia, e dava incarico a Benzone di +ricondurlo a Roma. +</p> + +<p> +Lo scisma scoppiava una seconda volta; il mondo +cristiano mirava con gran malcontento queste ripetute +lotte che si combattevano fra due Papi per cagione della +tiara, lotte che insozzavano Roma di sangue, ma che +erano sostenute con sì povere forze d’armi da destare +più meraviglia che sollecitudine. Riccardo di Capua e +Roberto Guiscardo avevano continua faccenda nell’Italia +inferiore; non potevano mandare a Roma forti soldatesche, +nè soprattutto lo volevano fare, perciocchè dall’anarchia +di Roma quei Principi astuti avessero tutto +da guadagnare, e già intendessero cupidi sguardi alla +Campagna romana. Goffredo di Toscana seguiva un +pari indirizzo politico, nel tempo istesso che d’altra +parte la confusione delle cose di Germania e la giovinezza +del Re impedivano che s’imprendesse una spedizione +<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> +su Roma. Pertanto Cadalo poteva contare soltanto +sui suoi vassalli e sulle genti da lui stipendiate, che +egli riuniva co’ suoi aderenti romani. +</p> + +<p> +La guerra civile si riappiccò nell’anno 1063, allorchè +Cadalo comparve innanzi a Roma. Di nottetempo s’impadronì +egli del san Pietro, e pose sede nel castel sant’Angelo +sotto la protezione di Cencio‍<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>; indi le sue +soldatesche tentarono di aprirsi la via al Laterano, e si +pugnò con furore. La salvezza di Alessandro II, «idolo +dei Normanni», era riposta nelle spade di quei cavalieri, +dei quali Ildebrando animava il coraggio, ma eglino, +dopo una violenta mischia combattuta per le vie, venivano +ricacciati sul Celio. Sperò adesso Cadalo di insignorirsi +veramente del Laterano, ma l’esaurimento di forze fece +sì che le armi posassero per un lungo mese, in capo al +quale i Conti della Campagna osarono finalmente di +muovere all’assalto contro il palazzo pontificio. Però +l’impresa fallì, quantunque i Normanni subissero gravi +perdite a cagione di una imboscata in cui davano dentro +dappresso all’<i>opus Praxitelis</i>, nelle terme di Costantino, +là dove erano i due colossi di marmo. L’Antipapa con +grato animo presentò i Conti di pellicce preziose e di +abiti di seta, regalò le milizie splendidamente, e i Romani +giubilando intrecciarono danze intorno a Cadalo, +che per loro faceva da vitello d’oro. Or disponevasi che +le città circostanti dovessero a vicenda fornire Roma di +<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> +un presidio di armigeri‍<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>, ma dall’altra parte rinforzi +di Normanni ed eziandio di Toscani venivano a dar +nerbo alla fazione di Ildebrando. La battaglia ardeva +senza fine e acerbamente per le strade. Nessun altro +luogo al mondo più di Roma offeriva così grande opportunità +per le guerre cittadine; ivi i monumenti degli +antichi erano altrettante fortezze formate tali per loro +natura o tali ridotte coll’arte. Infatti, da più di un +secolo maggiorenti e abati avevano edificato torri, od a +munimento di torri avevano elevato edificî romani: se +potessimo dare un’occhiata a ciò che Roma era in quel +tempo vedremmo un labirinto di oscuri palazzi saldamente +fortificati e una foresta di torri alzate ad ogni +ponte, e in piazze e in vie molte. +</p> + +<p> +Più di un anno Roma sofferse di questa orrenda +guerra civile, in quello che i due Papi, a cui beneficio +era combattuta, sedevano l’uno nel Laterano, l’altro +nel castel Sant’Angelo, ambidue tremanti, e intenti a +cantar messe, a promulgar bolle e decreti, ed a scagliarsi +l’uno contro l’altro anatemi. I Conti della Campagna +che derivavano da origine tedesca (fra loro era +Rapizo di Todi), avevano promesso a Cadalo di sostenere +a vicenda per ogni mese l’officio di capitano in Roma, +ma egli rabbrividiva al solo pensare che l’incostanza dei +Romani potesse tradirlo; perciò senza posa dispensava +<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> +oro a piene mani, e acconciamente il Damiani poteva +paragonare lui a Giove, Roma a Danae, nel cui grembo +scendeva in figura di pioggia d’oro. Cadalo, «tribolo +della Chiesa, ruina della disciplina apostolica, nemico del +genere umano, radice di peccato, araldo del diavolo, apostolo +dell’Anticristo, freccia dell’arco di Satana, verga +di Assur, naufragio della castità, uomo di fango, fango +del secolo, pasto ammannito per l’inferno», Cadalo in +una parola, «verme orribile e ravvolto nelle sue spire», +s’appiattava nel sepolcro di Adriano, e a proprio beneficio +poneva il mondo a soqquadro, in quello che Alessandro, +o, come Benzone lo appellava, Asinandro, accoglieva +nel Laterano i Paterini, continuava a compilare +decreti contro il concubinato dei preti, e seminava il +mondo di «ortiche e di vepri». Con questo garbo grottesco +i partiti avversi si pungevano a furia di opuscoli‍<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>. +</p> + +<p> +Frattanto una fresca milizia di Normanni assediava +porta Appia e il san Paolo. Perciò Benzone in nome dei +Romani scriveva a re Enrico e ad Alberto lettere piene di +querimonie, nelle quali rammentava loro le gloriose imprese +compiute dagli Ottoni, da Corrado e da Enrico, +<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> +quando questi Principi erano venuti a Roma‍<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>. «Gli +apostoli Pietro e Paolo», diceva lo stravagante Vescovo, +«hanno conquistato Roma, rocca del romano Impero, +strappandola ai pagani, l’uno armato di croce, l’altro +di spada; l’hanno data ai Greci, ai Galli ed ai Longobardi, +ma da ultimo e per sempre l’hanno posta in +mano ad Alemagna. E voi, consiglieri dell’impero tedesco, +voi tradite ora questo possedimento che non volete +conservare all’Impero; invece di mantenervi padroni +d’Italia come hanno fatto i padri vostri, la lasciate alla +balìa dei Normanni, e voi, Tedeschi, biascicate questa +strana orazione: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Ab omni bono libera nos Domine,</i></p> +<p class="i01"><i>Ab arce imperii libera nos Domine,</i></p> +<p class="i01"><i>Ab Apulia et Calabria libera nos Domine,</i></p> +<p class="i01"><i>A Benevento et Capua libera nos Domine,</i></p> +<p class="i01"><i>A Salerno et Malfia libera nos Domine,</i></p> +<p class="i01"><i>A Neapoli et Gerentia libera nos Domine,</i></p> +<p class="i01"><i>A felice Sicilia libera nos Domine,</i></p> +<p class="i01"><i>A Corsica et Sicilia libera nos Domine‍<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>».</i></p> +</div></div> + +<p> +Il messaggiero apportatore di queste lettere tornò +colla inane parola che si imprenderebbe una spedizione +contro a Roma. Fu un andirivieni continuo di negoziatori +e di ambascerie. Anche Costantino Ducas promise +<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> +un naviglio e un esercito; deputati dei Greci e dei +Longobardi di Bari, furono condotti da Pantaleone di +Amalfi dentro del castel sant’Angelo, e a Cadalo parvero +messaggieri del cielo. Tosto dopo egli mandò a Quedlinburg +Benzone, che parlava il tedesco, affinchè scongiurasse +il giovine Re di venire a Roma. Benzone andò, +tornò con mari e monti di promesse, e con magniloquenza +ampollosa ne fece annunzio ai Romani nel san +Pietro: ma che giovava che gli adulasse con accertarli +che degnissimi erano dei loro avi, che Scipione e Catone +e Fabio e Cicerone erano risorti in mezzo a loro, che +il Re eleggerebbe senatori d’infra i loro militi, e principi +d’infra i loro Senatori‍<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>? Continuavano le condizioni +disperate di Onorio II; la parte d’Ildebrando ripigliava +il sopravvento anche in Alemagna, Annone discacciava +Alberto, e i Romani, che inutilmente erano stati +aspettando la venuta di Enrico, si staccavano finalmente +da un Papa di cui erano sazi fino alla noia. Per più di +un anno Cadalo s’ebbe soffermato dentro il sepolcro di +Adriano a riempierlo di suoi sospiri, ma dovette finalmente +partirne in fuga con miserabile accompagnatura, +dopo che in ultima era stato per giunta svaligiato dal suo +protettore Cencio‍<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>. +</p> + +<p> +Annone riportò vittoria completa sui suoi avversarî. +<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> +In un Concilio tenuto in Germania aveva chiesto che +si ponesse fine allo scisma, e adesso domandava ad Alessandro +II che per formalità comparisse innanzi ad un +Sinodo raccolto a Mantova, dove era citato anche Onorio +II. Questi dapprima non si presentò, e più tardi +fallì un assalto da lui mosso contro Mantova, laonde +(addì 31 Maggio 1064) fa deposto, ed Alessandro II conseguì +reverenza di pontefice legittimo. Onorio II visse +ancora alcuni anni da vescovo di Parma. Fu così posto +fine alla divisione della Chiesa; Alessandro II sotto la +protezione di Goffredo venne a Roma, e il partito avverso +chinò il capo sotto il reggimento d’Ildebrando‍<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>. +</p> + +<h4 id="cap4-7-3">§ 3. +<span class="smaller">Cresce la potenza di Ildebrando. — Sforzi di riforma. — I +Normanni. — Defezione di Riccardo che muove contro +Roma. — Goffredo e il Papa conducono un esercito contro +di lui. — Nuovo trattato. — L’imperatrice Agnese prende +il velo in Roma. — Lotte a Milano. — Erlembaldo Cotta, +milite di san Pietro. — Arialdo muore.</span></h4> + +<p> +Ildebrando aveva raggiunto lo scopo che s’era prefisso +in mente: or che si prestava reverenza ad Alessandro, +ne andavano delusi i deboli tentativi che la +Reggenza tedesca aveva fatto per conservare il Patriziato; +adesso con più energia di prima potevansi combattere +le pretensioni che la corona di Germania moveva +sull’elezione pontificia. Il mirabile frate fu dai suoi contemporanei +paragonato a Mario, a Scipione od a Cesare; +<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> +stupivano essi che quell’uomo sorto di basso stato, +avesse animo sì potente, e lo celasse in una personcina +minuta‍<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>. Pier Damiani, spirito fiacco e privo di intelletto +politico, innamorato di un concetto di Chiesa che +non era l’idea di Ildebrando, sollevava a lui «suo santo +Satana» lo sguardo pieno di rispettoso timore; diceva +di essere più obbediente a quest’uomo che non a Dio e +a san Pietro, anzi lui appellava signore e dio del Papa +istesso, che gli andava debitore della tiara‍<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>: e la +<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> +Chiesa pendeva dal cenno di quell’uomo misterioso il +quale spirava in essa una vita nuova. +</p> + +<p> +Frattanto il divieto del matrimonio de’ preti precipitava +tutta Cristianità in una rivoluzione sociale. +Troncavansi i legami del sodalizio civile, per istrapparne +al suo corpo umano la moltitudine del clero, e per foggiarla +in esercito monastico ai servigî del Papa. Il Pontefice +scagliava anatemi sopra anatemi contro ai Vescovi +ed ai preti ribelli, i quali un po’ alla volta andavano +sottomettendosi, parimenti di quello che faceva eziandio +l’incostante cardinale Ugo Candido, il quale, come gli +suggeriva l’interesse suo proprio, tornava in seno alla +Chiesa. Mai più s’aveva visto nel Laterano un’operosità +eguale a questa; il palazzo pontificio riboccava di legati +di tutto il mondo cristiano, di Vescovi, di Principi, di +uomini della più alta rinomanza e dei primi gradi, che +vi accorrevano per assistere ai Concilî. Dopo che Roma, +all’età dei Crescenzî e dei Tusculani, aveva cessato di +essere centro della Cristianità, tutt’a un tratto la vigoria +di Ildebrando le restituiva il valor suo di città capitale +del mondo. +</p> + +<p> +La nobiltà romana per adesso non osava più maneggiarsi +affine di riprendere la podestà temporale; schiacciati +erano i Crescenzî e i Tusculani; ogni tentativo di +rivolta era imbrigliato dalla temenza dei Normanni e di +Goffredo. Questo Principe, ossia la moglie sua, proteggeva +Roma dalla parte di settentrione; al mezzodì dovevano +servirle di baluardo i vassalli normanni. Grandi +servigî avevano essi ormai prestato alla Chiesa; per +opera di loro s’era condotta a termine la prima elezione +pontificia tornata a libertà, nè senza le buone lame +<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> +delle loro spade, Alessandro II avrebbe potuto resistere +a Cadalo. Pertanto i Pontefici avevano grandi oblighi +di riconoscenza verso queste genti vassalle, e l’obligo +era maggiore del sentimento che per loro ne provavano. +Forse la ricompensa data a Riccardo di Capua non era +stata pari alle fattegli promesse, forse si ponevano impedimenti +alle sue mire; certo è che del tempo dello +scisma egli aveva saputo accortamente profittare a sue +ruberie, e i prosperi risultamenti ottenuti in breve tempo +lo rendevano più audace. Tutto a un tratto (nell’anno +1066) ruppe egli il suo giuramento di vassallaggio, +e di protettore si mutò in nemico della Chiesa. Può +darsi che lo avessero secretamente chiamato i Conti +della Campagna ed i Romani, i quali, colla caduta di +Onorio II, avevano perduta la speranza di una intervenzione +tedesca. Rapidamente passava egli il Liri, +prendeva Ceperano, traversava e devastava il Lazio, +poneva campo in vicinanza di Roma, e chiedeva per sè +la dignità di patrizio: senza dubbio questa podestà gli +era stata promessa dagli avversarî di Ildebrando‍<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>. +Tanto oltre erano venuti i Normanni nei soli tredici +anni trascorsi dalla battaglia di Civita! +</p> + +<p> +Le conquiste di Riccardo nella Campania, dove nell’anno +1063 aveva diggià assalito all’improvviso Gaeta, +mettevano del resto grande spavento alla corte di Germania, +cui erano tornati inutili gli ammonimenti onde +finora l’avevano esortata Cadalo e Benzone. Il giovine +<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> +Enrico s’era messo in cammino alla volta d’Italia, +ancor prima che udisse della spedizione di Riccardo +contro a Roma; ma, giunto in Augusta, tornavasi indietro, +perciocchè Goffredo non si fosse ivi congiunto con +lui, sì come era stato stabilito‍<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>. Però il Margravio di +Toscana, che teneva sè stesso in conto di patrizio di Roma, +scese in gran fretta chiamato da Ildebrando; e con +lui andò la giovine contessa Matilde figliastra sua, che +forse per la prima volta entrava nelle mura di Roma, +e prestava così il primo suo servigio alla Chiesa‍<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>. +All’avvicinarsi di Goffredo, i Normanni diedero di volta; +Riccardo si gettò dentro di Capua, e Giordano figliuol +suo si accampò nella pianura di Aquino per tagliare la +strada ai nemici. Allorquando Goffredo, accompagnato +dal Papa e dai Cardinali, mosse nel Maggio 1067 con +grande oste contro di Aquino, sembrò che certa fosse la +disfatta dei Normanni, ma Giordano con gran valore +tenne fermo dieciotto giorni presso a quella città‍<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>: la +fame e la febbre menarono grande strage nell’esercito +di Goffredo, e finalmente l’oro operò quello che stava nei +<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> +voti degli accorti Normanni. L’avaro Margravio tradì +di buona voglia le speranze della Curia romana; negoziò +con Giordano presso al ponte di sant’Angelo di +Todici, in vicinanza di Aquino, e, con grande doglianza +del Papa, voltate le fronti dell’esercito tornò indietro. +Certo che egli aveva restituito alla Chiesa la Campagna +e costretto i Normanni a conchiudere un nuovo patto +feudale, ma Roma non otteneva guarentigie che la premunissero +da un nuovo assalimento di questi pessimi +vicini suoi‍<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>. +</p> + +<p> +Come fu abbonacciata questa tempesta, Ildebrando +potè nuovamente ripigliare il corso dei suoi disegni, +senza che cosa alcuna ne lo disturbasse. In questo istesso +anno 1067 ebbe financo il contento di veder venire +a Roma l’imperatrice Agnese in aspetto umile di penitente. +La madre di Enrico, quella donna che aveva +messo sossopra il mondo cristiano con uno scisma, era +stata tocca nel fondo della coscienza dagli ammonimenti +di monaci cluniacensi. La lotta onde s’erano combattuti +i partiti per ragione della Reggenza la aveva spossata; +aveva perduto ogni influenza sul suo figliuolo datosi al +libertinaggio, e la vita le era venuta a nausea. La +caduta Imperatrice giunse a Roma, coperta di vesti di +tela, tenendo in mano un libro di preghiere e cavalcando +<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> +un triste ronzino. Volle cambiare il diadema col velo +monastico, si prostrò con pianti presso alla tomba dell’Apostolo, +e si confessò a frate Damiani, il quale con +gran letizia sclamò che la regina Saba era andata a +Gerusalemme per apprendervi da Salomone la sapienza, +ma che l’imperatrice Agnese veniva a Roma per impararvi +la semplicità del pescatore. Il pio Cardinale confortò +con avvertimenti la illustre donna, usando lo stile +di san Girolamo; parecchie lettere le scrisse che noi +possediamo ancora; le citò ad esempio le tragiche sorti +di Imperatori romani, il breve regno o la fine spaventosa +de’ quali ci insegna qual sia la labilità di tutte +le cose umane, e le additò lo stesso sposo di lei, che nel +bel fiore delle sue forze era precipitato dal trono nella +sepoltura‍<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>. La penitenza e la venuta dell’Imperatrice +a Roma furono però qualche cosa di più che un argomento +di trionfo e di pia edificazione per gli uomini +fanatici; chè Ildebrando potè servirsi dell’antica Reggente, +facendosene uno strumento politico influente su +di Enrico e di Germania. +</p> + +<p> +A questo tempo le battaglie della riforma divamparono +con nuova veemenza a Milano. Due uomini ardimentosi +tenevano colà le parti di Roma; però, mentre il +diacono Arialdo zelava unicamente per il compimento +della riformazione, il fratello di Landolfo coltivava eziandio +intendimenti politici. Erlembaldo Cotta, animo saldamente +<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> +temprato, uno degli uomini di maggior rilevanza +che siano stati a questa età, era acceso di furibondo +odio contro i preti licenziosi che avevano oltraggiato il +suo letto nuziale: tornato di un pellegrinaggio a Gerusalemme, +avrebbe voluto vestire la tonaca, ma Arialdo +lo induceva a servire la Chiesa colle armi in pugno, sì +come aveva fatto Giuda Maccabeo‍<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>. Erlembaldo entrò +pertanto nel luogo del suo defunto fratello Landolfo; +dopo che i nobili ebbero fatto cadere Lanzo <i>de Curte</i>, il +popolo milanese (che sembra si avesse allora dato una +costituzione democratica) lo elesse a capitano: ed egli +si levò a signore della città, e in mezzo ad eroiche +lotte coll’arcivescovo Guido, colla nobiltà e col clero +maggiore, la dominò per alcuni anni con mano robusta. +</p> + +<p> +Stretti in amicizia con Alessandro II, anch’esso milanese, +Erlembaldo e Arialdo andavano spesso a Roma e ne +tornavano per concertarsi nei comuni disegni. Il Papa +diede appoggio alla tirannide dell’ambizioso Capitano, +il cui pietismo monastico non gli impediva di sfoggiare +una pompa magnifica, come se fosse stato un potente +duca. Ove Erlembaldo avesse potuto, con pari fortuna +de’ Normanni, farsi signore dell’Italia settentrionale, +il Pontefice avrebbelo tollerato, purchè soltanto da vassallo +suo gli avesse tratto a soggezione il clero e i +nobili lombardi. Nell’anno 1066, Alessandro II accolse +<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> +quei due uomini a Roma in pieno concistoro, quivi creò +Erlembaldo a cavaliere della Chiesa, e gli affidò un +bianco vessillo adorno di croce rossa‍<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>. +</p> + +<p> +L’età nostra, in cui sempre più rari si vanno facendo +i bollori delle indomite indoli primitive e la ragione +individuale scolpita di maschia fortezza dell’animo dura +fatica a formarsi il concetto di siffatte nature fiere, +e potentemente infiammate agli odî e agli amori. In +quelle indoli risiede uno dei caratteri che rende attrattivo +il medio evo; e nella grande lotta che ora incomincia +fra la Chiesa e l’Impero emergono molte e strane persone +di questa maniera. A capo di tutte vengono Erlembaldo +e Arialdo, eroe che ha del monastico il primo, diacono +fanatico l’altro. Entrambi giunsero a capo che il +Pontefice scomunicasse l’arcivescovo Guido, e, appena +che furono tornati a Milano, succedette un’acerrima lotta, +nella quale cadde vittima Arialdo. Questo entusiasta +pio fu colto dalla parte avversa mentre fuggiva, e con +crudelissime barbarità martirizzato; presto però Erlembaldo +riprese il sopravvento, tanto che discacciò l’Arcivescovo, +e benanco pose un altro in sua vece. Tali +<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> +erano le condizioni di Milano a questo tempo; ne abbiamo +parlato, perchè molte cose che avvennero in +Roma sarebbero incomprensibili se delle prime non si +avesse contezza. +</p> + +<h4 id="cap4-7-4">§ 4. +<span class="smaller">Debolezza del Papa in Roma. — Dissoluzione dello +Stato della Chiesa. — La Prefettura urbana. — Cencio, caporione +de’ malcontenti in Roma. — Cinzio, riformatore fervente, +diventa prefetto della Città. — Goffredo di Toscana muore; +Beatrice conserva il possesso dei feudi imperiali. — Muore +Pier Damiani. — L’Abazia di Monte Cassino. — Festività +magnifica della dedicazione della sua basilica, nuovamente +edificata da Desiderio (1071).</span></h4> + +<p> +Le lotte per cagione della riforma commossero +tutto intiero il reggimento di Alessandro II con travaglio +febbrile; massimamente da dopo la controversia +delle imagini il Papato non era passato per età alcuna più +torbida di questa. Il Pontefice volgeva continuamente +la sua operosità fuor di Roma, principalmente in Toscana +e nel suo vescovato di Lucca, cui, neppur dopo +di esser diventato papa, aveva rinunciato, per non +perderne i redditi. Quantunque s’avesse messo il bavaglio +alle fazioni aristocratiche di Roma, tuttavolta lo +stato della commossa Città era mal sicuro, e Alessandro +di buon grado ne partiva le quante volte poteva farlo. +La sua podestà temporale era ristretta a minimi termini, +ed il Papato mancava di forze per lottare contro +i Conti della Campagna. Laddove, al tempo dei Carolingi, +i Papi avevano mandato i loro Rettori, i loro Consoli +e Duci da giudici, da generali, da officiali delle +<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> +finanze nelle più remote castella, fino nella Pentapoli e +nella Romagna, a questa età invece appena era se una +siffatta autorità di comando possedessero nelle vicinanze +di Roma‍<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a>. Lo Stato della Chiesa, nell’ampiezza che +aveva avuto sotto a’ Carolingi, s’era sfasciato; Conti +che in antico erano stati officiali o fittavoli della Chiesa +erano diventati signori ereditarî delle città, nelle quali +ponevano loro <i>Vicecomites</i>; nei Vescovati e nelle Abazie +forniti di esenzione, i prelati possedevano financo +banno di conti, ed eleggevano loro proprî officiali nelle +cose dell’amministrazione e loro giudici‍<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>. Tutto +quello che s’aveva potuto allora conservare dello Stato +ecclesiastico, il Lazio, la Marittima, una parte della Sabina +e della Tuscia romana, era dominio della Chiesa +soltanto nel campo dell’idea; in realtà queste province +s’erano frastagliate in cento piccole baronie e in cento +dinastie. +</p> + +<p> +Anche in Roma le grandi famiglie irridevano alla signoria +territoriale del Pontefice. La nobiltà, ossia Senato, +esercitava nelle forme tradizionali l’amministrazione +<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> +delle faccende cittadine e teneva gli officî degli ordini +giudiziarî, sebbene per certo adesso come per lo passato, +ancor si vedesse il Papa occupare la presidenza nei giudizi +civili, o mandarvi chi lo rappresentasse. Il Prefetto +urbano a questa età non soltanto aveva una gran parte +nelle cose della giustizia civile, ma possedeva la giurisdizione +punitiva in Roma e nel territorio della Città, +come presidente dei giudizî criminali‍<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>. L’officio suo +era più rilevante che mai; gli ottimati facevano cupidamente +ressa per ottenerlo, e Roma di consueto s’empieva +di tumulto allorquando trattavasi di surrogare +taluno in quella dignità. I Romani, nobili e plebei, ai +quali da dopo di Nicolò II era stata tolta la elezione del +Pontefice, conservarono ostinatamente il diritto di elezione +alla massima delle loro magistrature cittadine; +eleggevano essi in un loro parlamento il Prefetto; ma +l’Imperatore, quante volte poteva far valere la sua autorità +di patrizio, all’eletto dava l’investitura, o consentiva +che gliela concedesse il Papa in vece sua. Naturalmente +che i Pontefici facevano ogni sforzo per ridurre +la Prefettura urbana di officio imperiale in officio papale; +<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> +per lo meno riuscì loro a questo tempo di porre spesse +volte in carica alcuni Prefetti senza prendersi riguardo +alcuno della investitura imperiale. +</p> + +<p> +Negli ultimi anni del reggimento di Alessandro II +l’elezione di questo magistrato diede occasione ad una +scissura gravissima. Il romano Cencio, ch’era figlio di +un Prefetto, aveva continuato, anche dopo la caduta +di Cadalo, a provocare con sue braverie il Papa: quell’uomo +doveva essere uno della famiglia dei Crescenzî, +in cui possedimento era pervenuto il castel Sant’Angelo +(detto torre dei Crescenzî); però non teneva egli più +in mano sua questa fortezza importante, avvegnachè +dopo la sconfitta di Cadalo gliela avessero tolta. S’agitava +Cencio con grandi maneggiamenti per conseguire +la podestà civica, ma non aveva ereditato la forza, nè le +buone fortune, tuttochè passeggiere, dei suoi antenati. Il +padre di lui, Stefano, era stato prefetto della Città; nè il +partito d’Ildebrando lo aveva espulso dell’officio, chè +anzi, giunto a morte, aveva desiderato che in quello gli +succedesse il figliuolo: sennonchè la fazione della riforma +elevava alla prefettura un religiosissimo uomo, Cencio +ovvero Cinzio, figlio di quel Giovanni Tinioso che +Ildebrando aveva creato prefetto nell’anno 1058‍<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>. Le +<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> +narrazioni contemporanee dipingono in Cencio, figliuolo +di Stefano, nè più nè meno che un mostro morale, un +empio, assassino e ladro e adultero, un Catilina redivivo; +ed è probabile che esse non aggravino di tinte fosche +più del vero le malvagità di questo capo della fazione +di Cadalo. Poichè dunque colui non riesce a ottenere la +prefettura, che fa? sbarra dalla parte della Città il +ponte di Adriano per via di una torre che vi edifica, e vi +colloca guardiani i quali levano pedaggio da tutti i +passanti‍<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>. Se un ottimate romano, seguendo il costume +de’ Conti malandrini, poteva taglieggiare lungo la +via, proprio alle porte del san Pietro, ei si può di leggieri +giudicare quanto poca forza possedessero i Pontefici +nella Città. Se eglino avessero potuto rendere presta ai +loro servigî la milizia, avrebbero spazzato la Città da +quei nobili briganteschi; per lo contrario non sempre +della milizia erano eglino padroni, ma queste soldatesche +cittadine spesso trovavansi in condizione di independenza +assoluta, e servivano agli intendimenti +<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> +delle loro fazioni, ovverossia ai maggiorenti che ne rappresentavano +le idee. Il Pontefice non teneva in mano +sua le briglie di un reggimento disciplinato ed energico, +chè anzi Roma, precisamente come Milano, trovavasi +divisa in due grandi campi, e scissa in parti di +illustri famiglie, attorniate da’ loro vassalli. I Papi non +avevano altri aderenti fuor di quelli che con buone persuasioni +o a forza d’oro attiravano dalla loro, o fuor +dei vassalli cui davano in feudo i beni ecclesiastici: e +poichè i patrimonî di san Pietro, a questa età erano +andati pressochè tutti mangiati, così anche il numero +dei loro <i>Milites</i> parati a combattere non poteva esser +che minimo. +</p> + +<p> +È probabile che Ildebrando avesse posto in opera ogni +mezzo, affine di metter la Prefettura della Città in mano +di un amico della riforma. Cinzio, figliuolo di Giovanni, +era destinato a fare in Roma le parti di cavaliere della +croce, quello che Erlembaldo faceva a Milano; <i>miles</i> +della Chiesa doveva tenere in riga la nobiltà e il popolo, +e sgombrare la via alla riformazione. Laddove Cencio +avversario di lui vien dipinto come un vero demonio, i +contemporanei del suo partito lo hanno invece azzimato +delle virtù di un santo‍<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>. Il pio Prefetto era stretto di +intima amicizia con Ildebrando, con Alessandro e coi +due campioni milanesi della riforma: al paro di questi +ferveva di zelo, ma non ne aveva l’oscuro fanatismo, avvegnachè +Roma fosse, per i martiri, un suolo infecondo. +I Romani miravano con occhio stupito il loro Prefetto +<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> +urbano, che nel san Pietro publicamente predicava penitenza +al popolo; fino il Damiani era costretto a meravigliare +che un officiale laico della Republica predicasse +e restituisse in onore la dottrina dei primi cristiani, +i quali avevano reputato che ogni cristiano fosse anche +sacerdote; massima che difficilmente si conciliava col +sistema di Ildebrando‍<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>. Di quello strano predicatore +diceva il Damiani che era un duplice operaio nella vigna +del Signore, Mosè ed Aronne ad un tempo istesso; +ma aggiungeva che il popolo voleva un Prefetto che +gli desse sentenze, non un giudice che attendesse a +edificarlo nelle cose di religione; e il generoso frate +era costretto ad ammonire l’amico che, per salute dell’anima +sua, non negligesse il bene temporale del popolo, +poichè, sclamava, il rendere giustizia non è altro che +fare orazione‍<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>. Nulla dipinge meglio i contrapposti +che s’accoglievano in Roma a quell’età, più del contrasto +in cui vediamo posti due uomini romani; Cencio +da una torre vicina al ponte di Sant’Angelo ruba e +assassina, Cinzio predica in san Pietro e dimentica di +render giustizia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> +</p> + +<p> +L’ultimo tempo di Alessandro II fu illustrato da +altri notevoli avvenimenti. Due celebri uomini, Goffredo +di Toscana e Pier Damiani precedettero quel Papa +nella tomba. Il Margravio morì in Lotaringia nell’anno +1069. Erede dei suoi dominî lorenesi fu il suo figliuolo, +natogli di un primo matrimonio, Goffredo il Gobbo; però +questi sposò Matilde, figlia unica di Beatrice, per guisa +che perdurarono in mano della stessa famiglia la Lotaringia +e il retaggio italico del margravio Bonifacio‍<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>. +Così grande era la debolezza del Re tedesco che non fe’ +valere il diritto che gli competeva di riprendersi il margraviato +di Toscana; tacitamente dunque fu consentito il +principio che la eredità si trasfondesse anche nella linea +femminina; alla vedova rimasero i titoli e i feudi imperiali +del suo primo marito, e più tardi li trasmise alla +sua figliuola: quanto alla Chiesa romana, cui sarebbe +riuscito assai pernicioso un Margravio di Toscana, di +Spoleto e di Camerino che fosse stato aderente di Alemagna, +continuò essa accortamente a godere della protezione +delle due eminenti donne Beatrice e Matilde. +</p> + +<p> +In quest’età così grandemente commossa a’ sensi +religiosi emersero in Italia alcune illustri femmine. +<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> +Un secolo addietro abbiamo notato le persone di una +Teodora e di una Marozia, di una Berta e di una Irmengarda, +le quali, alla testa di fazioni, contribuirono a decidere +delle sorti d’Italia e di Roma. Sulla metà del +secolo undecimo torniamo a vedere alcune donne che +esercitano una grande influenza sul loro tempo, ma la +cui rilevanza differisce nel fondo da quella delle femmine +che le precedettero. Oltre a Beatrice e alla figlia +sua, e omai da tempo più lungo, la marchesana Adelaide +di Susa splende in Piemonte, per ingegno, per +ricchezza e per potenza‍<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>. Parimenti come Beatrice, +aveva anch’ella preso due volte marito, e tutte le due +volte era rimasta vedova, primamente di Erminio duca +di Svevia, indi di Odone margravio; nell’anno 1065 +aveva sposato sua figlia col giovane Enrico. Sazio di lei, +voleva questi più tardi ripudiarla, ma la Chiesa romana +impedì che la separazione avvenisse; Pier Damiani andò +nell’anno 1069 da legato suo a Worms, ed il Re, per +la prima volta, chinò il capo al comando pontificio. +</p> + +<p> +Fu questa l’ultima ambasceria che il Damiani sostenne +fuori d’Italia in servigio di Roma. Morì a Faenza, +addì 22 di Febbrajo dell’anno 1072, a sessantasei +<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> +anni di età, lasciando fama di essere stato il più religioso +uomo della Chiesa a questa età sua, ed uno dei +più fervidi campioni della riforma, cui dedicò tutto sè +stesso colle più pure intenzioni‍<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>. Poco tempo innanzi +di morire aveva assistito alla più splendida festività +ecclesiastica che finora fosse stata celebrata in Italia: +infatti al 1 di Ottobre dell’anno 1071 si era consecrata +la basilica di Monte Cassino, cui Desiderio aveva dato +l’ultimo compimento. +</p> + +<p> +Quell’Abazia era allora la magnifica d’Italia. Vivevano +in essa raccolti duecento monaci, molti dei quali +coltivavano assiduamente gli studî di scienze profane +non meno che di sacre discipline; e il convento aveva +dato degli uomini celebri. Ivi Stefano IX era stato abate +nell’anno 1057, ma Desiderio successore suo splendette +più chiaramente di lui per il suo ingegno letterario, ovvero +per la dottrina di quegli eruditi che egli congregava +nella sua accademia monastica. Mentre gli Stati longobardi +andavano decadendo, Monte Cassino ricettava +tuttavia nel suo seno l’ultimo fiore degli intelletti di +quella nazione germanica. Desiderio stesso, altrimenti +detto Dauferio, discendeva della casa longobarda di Benevento. +<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> +La più parte dei monasteri d’Italia impoveriva, +laddove smisuratamente grandi erano le dovizie +di Monte Cassino, e il dominio territoriale di questa republica +monacale che sedeva come in trono sopra uno +sterile monte di suolo calcareo, era un vero Stato fiorente +nel mezzo dei giovani Stati dei Normanni e di +quelli morenti degli ultimi Longobardi. Sebbene e Longobardi +e Normanni di quando in quando mettessero a +sacco i patrimonî dell’Abazia, eglino erano tuttavia costretti +di restituirli, e gli audaci conquistatori meno forse +temevano le censure del Laterano di quello che tremassero +della scomunica dell’Abate che la brandiva in mano, +simile ad un piccolo Giove, dall’alto del suo monte Cassino +o Cairo, per iscagliarla tratto tratto sulle loro teste +«indegne a nomarsi». Monte Cassino era la Mecca +così dei Longobardi meridionali che dei fieri Normanni; +eglino derubavano san Benedetto, ma lo veneravano nel +profondo del cuore, e cantando salmi peregrinavano +alla sua tomba. Colà accorrevano per purgarsi di tutte +le loro colpe d’ordine morale e politico, e cambiavano +in oro e in argento i secoli di penitenza, il cui cumulo +pesava sulla loro coscienza: per tal guisa il convento +accortamente ammassava nelle camere arcuate in cui +custodiva il suo scrigno le costose peccata di loro e di +altri Principi, insieme coi donativi degli Imperatori +greci‍<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>. I Pontefici e i Cardinali non potevano che +<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> +guardare con occhio invidioso i forzieri da cui rigurgitavano +i bizantini d’oro, o che ammirare le pietre preziose +ed i tappeti damaschini i quali erano ivi conservati: e con +gran dolore dovevano paragonare l’impoverimento del +Laterano con questa ricchezza favolosa, per via della +quale Desiderio in cinque anni aveva tirato su la nuova +basilica, meraviglia dell’Italia meridionale di quella età. +</p> + +<p> +Principi, signori e prelati convennero d’ogni parte +alla festa della consecrazione. Vi andò il Papa con Ildebrando, +col Damiani e con molti altri Cardinali; e vi +furono presenti dieci Arcivescovi dell’Italia meridionale +e quarantaquattro Vescovi. V’intervennero anche +i Conti normanni e gli ultimi Principi longobardi; vi +furono Riccardo di Capua col figliuol suo Giordano, e +Rainolfo suo fratello, poco prima nemici di Roma, adesso +vassalli riconciliati con essa; Gisulfo di Salerno, Landolfo, +che era pur sempre signore di Benevento, Sergio duca +di Napoli, Sergio di Sorrento, i Conti de’ Marsi, innumerevoli +cavalieri e nobiluomini: non vi mancarono che +Rogero e Roberto Guiscardo, perocchè giusto in quei +giorni fossero occupati ad assediare Palermo. La splendida +assemblea somigliò ad un grande parlamento di +Roma e dell’Italia meridionale, quale rade volte si fu +raccolto in tanta moltitudine di personaggi così illustri. +Lo sguardo di tutti poteva qui saziarsi ad ammirare gli +eroi della lotta ecclesiastica, i cui decreti tenevano ancora +<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> +il mondo in fiamme; e l’uno poteva di leggieri +susurrare all’orecchio dell’altro, che fra non molto all’infermo +Alessandro sarebbe succeduto nel pontificato +il grande Ildebrando: tuttavolta difficilmente avrebbe +alcuno mai potuto presagire che eziandio all’abate Desiderio +sarebbe toccata la tiara. +</p> + +<p> +La festività durò otto giorni; Italia non aveva mai +veduto cosa alcuna di simile, ed oggidì ancora lo studioso +non può scansarsi da un senso di pietà, allorchè +a Monte Cassino, dove non dura più in piedi la basilica +celebre di Desiderio, prende in mano la grande pergamena, +sulla quale, nel giorno della dedicazione, Alessandro +II, Pier Damiani, Ildebrando, Desiderio, Riccardo +di Capua, Giordano, Rainulfo, Landolfo di Benevento, +Gisulfo di Salerno apposero i loro nomi, in parte scrivendoli +di loro mano‍<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>. +</p> + +<p> +La solennità di Monte Cassino fu una festa di politica +alleanza conchiusa fra Roma e i Normanni, e in +pari tempo una festa della Chiesa nazionale italica: in +qualunque modo fu un segno di grave significazione +<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> +contro l’Impero tedesco. In essa gl’intendimenti d’Ildebrando +celebrarono, come in un simbolo, i primi trionfi +dell’età nuova che aveva posto i suoi inizî nella storia +della Chiesa romana‍<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span></p> + +<h3 id="cap5-7">CAPITOLO QUINTO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap5-7-1">§ 1. +<span class="smaller">Alessandro II muore. — Ildebrando sale alla cattedra +pontificia. — Sua vita, sua meta. — È ordinato papa, +addì 29 Giugno 1073.</span></h4> + +<p> +Alessandro II passò di vita nel giorno 21 di Aprile +dell’anno 1073; a lui succedette il celebre Ildebrando. +In quest’uomo, che ebbe genio vero e forte di monarca, +rivissero gli spiriti serii, arditi, grandiosi, stoici dei +Romani antichi, ed egli s’asside in luogo, dove s’alza +la pietra di confine di due epoche sociali, l’una che +tramonta, l’altra che sorge. Nel fondo, l’animo suo +non ha indole ecclesiastica ma politica; a mala pena +pare che il vestimento sacerdotale si attagli al suo dosso, +e la rilevanza di lui sta in questo, che con una delle +maggiori rivoluzioni, di cui la storia conosca, foggiò +a nuovo le attenenze che fin adesso s’erano composte +fra la Chiesa, il mondo e la podestà civile. Fu il Cesare +di Roma pontificia; sua meta politica fu la onnipotenza +del Papato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> +</p> + +<p> +Ildebrando però non fu romano nè latino di nascimento. +Vuolsi che Bonizone, padre di lui, sia stato un +povero falegname di Saona, paese tosco, laonde il massimo +Papa di Roma uscì di quella stirpe longobardica, +onde Toscana era fittamente popolata‍<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>. Fanciullo, +venne a Roma sotto le cure di un suo zio, che era abate +del convento di santa Maria sull’Aventino; e qui può +darsi che vestisse l’abito dei Benedettini, poichè diventò +monaco, e più tardi entrò nell’ordine di Cluny, alle cui +idee gerarchiche il suo genio diede vita di dominio. +Tuttavia la sua indole fervida non si seppellì nel misticismo +ascetico di quell’età; la sua anima ne emerse +ribollente di una forza fanatica, ma sana e robusta; +imparò a sprezzare il mondo, ma gliene rimase l’ambizione +di dominarlo. +</p> + +<p> +L’idea gretta di una santità claustrale non alitava +<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> +nello spirito d’Ildebrando, ch’era nato a stringere rapporti +operosi col mondo nell’ordine politico. La vista di +una società profondamente corrotta aveva messo schifo +nell’animo lirico del Damiani e l’aveva spinto alla vita +eremitica; più gran dolore provò l’anima di fuoco di +Ildebrando, scorgendo il decadimento gerarchico della +Chiesa di Roma. Occorre pensare che durante la sua +giovinezza, in quell’età quando più l’uomo è smanioso +di farsi strada, aveva veduto un mostro morale assiso +sulla cattedra di san Pietro; occorre pensare che la +Chiesa romana era allora discesa al basso grado di un +vescovato provinciale, ed una feroce famiglia di Conti +la teneva in conto di investitura de’ suoi figliuoli cadetti. +Uno spirito riflessivo, invasato del compito che +si spettava al Papato nella storia universale, doveva ben +presto farsi ragione delle cause della sua ruina, e cercare +i modi della sua restaurazione. Cause ne erano la +preponderanza della podestà civile sopra il clero diventato +corporazione feudale, e la dissoluzione della disciplina +ecclesiastica; per ripararvi faceva mestieri riformare +quella disciplina, unificar tutta la Chiesa sotto +l’autorità suprema di Roma, svincolare il Papato primieramente +dalla supremazia della nobiltà cittadina, +indi dal Patriziato regio, affrancare finalmente il clero +dalla investitura laicale. +</p> + +<p> +Nei tempi in cui più s’aggravava la loro pressura per +ragioni di scismi e di fazioni cittadine i Pontefici erano +soliti di chiamare a Roma i Re tedeschi, e di coronarli +a imperatori; ed ogni volta ne pagavano il servigio +passeggiero, rinnovando il proprio vassallaggio sotto +la podestà dell’Impero. Il giovane Ildebrando era stato +<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> +spettatore del Sinodo di Sutri, in conseguenza del quale +Enrico III aveva avvilito il Papato riducendolo a un +vescovado, ed investendone i suoi favoriti Tedeschi, istessamente +come usava fare per le diocesi di Bamberga o +di Magonza. Quell’Imperatore dietro sè aveva tratto prigione +Gregorio VI; e Ildebrando, intanto che seguiva +in esilio a Colonia quel suo Pontefice, aveva avuto agio +di meditare quanto dura fosse la servitù in cui il Papato +era stato travolto dall’Imperatore liberator suo. Occorreva +dunque trasportare la battaglia fuor del recinto +della Città, combatterla sopra un campo universale, +farne teatro tutto quanto l’Impero. Volevasi liberare il +Papato dalla podestà imperiale, e questo poteva conseguirsi +soltanto allora che la Chiesa si fosse svincolata +dalla legge dello Stato. Da secoli il feudalismo aveva +in modo strettissimo intrecciato fra loro i due ordinamenti; +volevasi dunque proibire che le investiture +fossero concedute dalla mano dei laici, e liberare così +la Chiesa dalle pastoje feudali dell’Impero; il celibato +doveva separare tutto il clero dalla società laicale, dai +suoi doveri, da’ suoi interessi; oblighi il clero non +doveva averne verso altri che il Papa, e allora soltanto +questi, sollevato sopra tutti i Metropoliti e sopra tutte +le Chiese provinciali in qualità di loro capo imperante, +avrebbe potuto tentar di fiaccare eziandio la podestà +regia e di renderla sua vassalla. +</p> + +<p> +Questi grandi disegni andarono poco a poco assumendo +forma e figura nell’intelletto d’Ildebrando. +Abbiamo veduto l’infaticabile operosità che egli mise +in moto dopo l’esaltamento di Leone IX; divenuto +cardinale e cancelliere dopo il decreto sull’elezione, +<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> +lo abbiamo veduto conquistare passo passo libertà e +potenza al Pontificato. Le anime grandi nascono e si +educano in mezzo a rivoluzioni violente, e Ildebrando, +prima di diventar papa, formò sè stesso nel lavorio +della riformazione, durante il reggimento di sei Papi. +Lungo e difficile fu il tirocinio della sua dominazione; +però mai nessun monarca prese come lui le redini dell’autorità +con tanto profonda cognizione delle cose del +mondo, degli uomini e delle sue proprie forze, nè ebbe +mai una sì chiara coscienza della meta cui doveva +raggiungere. +</p> + +<p> +Il partito della riforma aveva bello e stabilito il +piano della nuova elezione pontificia, nè in esso era +rimasta estranea Beatrice di Toscana. In foga tempestosa, +qualmente Iddio ispirasse il popolo, dovevasi +elevare l’arcidiacono al pontificato. Non ancora, ai 22 +di Aprile, il morto Alessandro era stato calato nel suo +sepolcro in Laterano, che voci entusiastiche gridarono +papa Ildebrando; i Cardinali lo tolsero in mezzo a +sè con gran giubilo, e lo condussero fra grida popolari +di gioia in san Pietro in Vincoli, dove fu eletto ossia +acclamato papa. I Cardinali lessero il decreto elettivo +già in precedenza compilato, e il popolo ivi raccolto +in fitta calca, potè giustamente plaudire alle lodi, che, +senza ombra di adulazione, celebravano le virtù dell’eletto‍<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> +</p> + +<p> +Il primo Gregorio, allorchè era stato creato papa, +aveva tentato di scansare colla foga la missione che +gli era affidata; a Gregorio VII, all’abile ministro +di Stato di cinque Papi, non s’avrebbe acconciato +un’umiltà restìa. Egli non brogliò per la elezione; +della sua riuscita viveva sicuro, e senza temenza poteva +rispondere all’appello, al paro di un capitano vincitore +di venti battaglie, che le legioni salutano imperatore. +Eppure quest’uomo dalle grandi fortune s’arretrò +per un istante, spaventato di quel culmine di potenza +che, spesse volte, anime volgari avevano salito con gioconda +fretta, inette com’erano di misurarne la fatale +altezza‍<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>. +</p> + +<p> +Gli avversarî di Ildebrando, ai quali molto stava a +cuore di poter mostrare che l’elezione di un tal Papa +era macchiata di simonia, sorsero a dire che era stata +il parto del raggiro e della corruzione. Il detto era +menzogna: la gran moltitudine dei Romani aveva votato +per lui, perciocchè fosse l’uomo voluto dal tempo; +la sua vita irreprensibile metteva rispetto, ammirazione +il suo genio. E nella sua previdente accortezza Ildebrando +<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> +s’avrebbe forse preso la tiara, se un’elezione +contraria ai canoni lo avesse immantinente esposto alle +frecciate de’ suoi innumerevoli nemici? +</p> + +<p> +Il nuovo decreto sull’elezione aveva espressamente +serbato a Enrico il diritto di confermazione; nè Gregorio +poteva farne senza. Egli die’ pertanto l’annuncio +della sua elezione anche al Re; non ne ricercò il consentimento, +ma con prudenza differì la sua consecrazione +finchè di quello si fosse assicurato o avesse potuto +farne senza. La severità con cui un tal uomo doveva +senza riguardi umani condurre a compimento i +decreti della riforma poneva in angustie i Vescovi simoniaci +delle Gallie e di Alemagna, laonde si consigliò +ad Enrico che non confermasse l’elezione. Se, invece di +un giovine Principe traviato dalle passioni, un uomo +energico fosse seduto sul trono tedesco, non avrebbe +ei tollerato l’esaltamento di Gregorio, ma, prima che +acquistasse potenza, avrebbe rovesciato uno che inevitabilmente +gli sarebbe stato avversario. Però questo Papa, +al pari di molti grandi reggitori, ebbe la felice ventura +di salire a potenza in un’età, nella quale i forti uomini +erano morti, e i nemici viventi erano gente debole. Le +sue grandiose vittorie, che oggidì ancora formano la +meraviglia dei posteri, poterono avverarsi soltanto perchè +il reame tedesco era sbalestrato nel disordine; e +così durò la cosa, fino a tanto che un giovine scapestrato +occupò il trono di Alemagna. +</p> + +<p> +La sedizione dei popoli di Sassonia opponeva ogni +maniera di ostacoli alla podestà regia di un Principe immaturo +al governo, nè Enrico osava di peggiorare le +sue condizioni mal secure, provocando contro di sè il +<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> +più terribile di tutti i nemici. Mandò pertanto il conte +Eberardo a Roma, perchè tutelasse il diritto della corona +e disaminasse il procedimento tenuto nella elezione; +ma questa fu una formalità di convenienza, nulla più. +Gregorio VII fu consecrato papa addì 29 di Giugno, +che era il giorno del principe degli Apostoli: intervennero +alla ceremonia il cancelliere imperiale d’Italia, +la marchesana Beatrice e l’imperatrice Agnese‍<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>. +</p> + +<h4 id="cap5-7-2">§ 2. +<span class="smaller">Gregorio VII riceve giuramento di vassallaggio dai +Principi di Benevento e di Capua. — Roberto Guiscardo rifiutasi +di prestarlo. — Disegni di Gregorio rivolti a rendere i +Principi e i loro regni vassalli della Chiesa romana. — Bandisce +una crociata universale. — Matilde di Toscana e Gregorio +VII. — Suo primo Concilio in Roma; suoi decreti di +riforma.</span></h4> + +<p> +La Storia ecclesiastica narra diffusamente delle lotte +che Gregorio VII sostenne per procacciare onnipotenza +al Papato; la Storia nostra deve restringersi a più sobrî +limiti. Quantunque non possa fare a meno di gettare +uno sguardo all’indirizzo generale di quest’età ed alle +sue attenenze prese in grandi proporzioni, essa deve +tuttavia attenersi soltanto alle cose di ordine politico, +e mostrare quali sorti subisse la città di Roma in mezzo +<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> +alla contesa che divampò fra la corona e la tiara; quale +fu la sua parte in questa controversia che agitò l’universo +mondo: avvegnaddio anche l’opera della Città non +vi restasse estranea; le relazioni che tenne a ciascun +tempo cogli Imperatori e coi Papi fecero di essa una +potenza vitale nella storia del mondo. +</p> + +<p> +Prima di congregare il suo primo Concilio Gregorio +andò nelle Puglie per definire nuovamente i doveri +che i Normanni avevano verso il Papato; capitano +prudente, voleva innanzi d’ogni altra cosa assicurarsi +un buon terreno di battaglia. Poichè riuscì loro impossibile +di scacciare i Normanni, i Papi cercarono se non +altro di distogliere quei pericolosi vicini dagli obblighi +feudali che gli avvincevano all’Impero, di adoperarli +in servigio della Chiesa, e in pari tempo, usando l’arte +politica di Roma antica, d’indebolire quei vassalli colla +scissura e colle gelosie. Nell’Agosto dell’anno 1073 +Gregorio ricevette giuramento di sudditanza dal longobardo +Landolfo VI di Benevento, e nel Settembre ottenne +l’omaggio del Principe di Capua. Riccardo si fece tributario, +promise di non prestare giuramento di vassallaggio +all’Impero, se non ne avesse il beneplacito del +Papa, e si obligò di difendere lo Stato della Chiesa e la +validità della legge sull’elezione‍<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>. Il Guiscardo non +<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> +volle seguire l’esempio di un rivale; il vincitore di Sicilia +si scansò eziandio di ricevere in feudo dal Papa +quelle terre che egli già possedeva per propria conquista; +capiva quali ne fossero gl’intendimenti monarchici; +pretendeva patti migliori e maggior guadagno +di territorî. Non giurò dunque vassallaggio, e +allora Gregorio con astuta arte tenne diviso lui da Riccardo‍<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>: +nè destava più meraviglia l’affaccendarsi +con cui il Papa tentava di far dell’Italia meridionale una +provincia vassalla di Roma; però meravigliosa era la +schiettezza con cui prestamente manifestava altre e +maggiori pretensioni della santa Sede. +</p> + +<p> +Se oggidì un Pontefice promulgasse che Principi +stranieri gli devono vassallaggio, tutto il mondo lo guarderebbe +collo stesso stupore onde si guarda un pazzo; +eppure fu un tempo in cui i Papi con gran serietà affermarono +di essere eziandio signori supremi politici di +mezzo il mondo; e popoli udirono queste pretese senza +impensierirsene, e Re li temettero, oppure bassarono la +testa innanzi a loro. La donazione di Costantino fu +il suolo da cui in origine germogliarono idee così audaci; +più tardi i feudi normanni servirono di titolo ulteriore +a richieste più ample. Appena fu divenuto papa, che +Gregorio mise a terrore i Re, esprimendo l’intendimento +suo di fondare una seconda dominazione universale +<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> +romana. Le terre dell’Occidente dovevano diventare +Stati vassalli di Roma ecclesiastica; i loro Principi, +uomini feudali di san Pietro. I predecessori di Gregorio +avevano esaurito le loro forze per riconquistare i patrimonî +perduti, ma quest’uomo potente mirò assai +più in là che ai brandelli dello Stato ecclesiastico, mirò +alla signoria del mondo; laonde è ancora con istupore +che leggiamo le sue lettere, scritte in buona parte subito +dopo il suo esaltamento al pontificato, nelle quali chetamente +dichiara a’ Principi stranieri che i loro regni sono +proprietà della santa Sede. +</p> + +<p> +Queste idee tanto esagerate derivavano eziandio dal +concetto che Cristo fosse signore del mondo, e che il +Papa, da vicario suo, partecipasse al suo privilegio: +però i Pontefici non avrebbero osato di esprimere quelle +pretese, se non ve li avessero incoraggiati il concetto +mistico in cui si teneva la natura del Papato e la confusione +immane che sconvolgeva i rapporti politici degli +Stati. Conquistatori accorrevano a Roma per imprimere +alle loro ruberie un titolo giuridico, per chiedere al +Vicario di Cristo che a prezzo del giuramento di vassallagio +loro concedesse la «grazia di Dio»; pretendenti +offerivano al Papa in feudo i loro regni, perchè così mettevano +al sicuro la loro corona. Furberia e sentimento +religioso spingevano i Principi a porsi sotto la protezione +morale della Chiesa; Re coperti di delitti o animati di +spiriti pii le offerivano annue contribuzioni, spremendole +dalle tasche dei loro popoli che nulla sapevano +del negozio, e il Laterano di Roma tramutava i donativi +pii in tributi obbligatorî. La Chiesa era avvezza che +proprietarî angariati da maggiori potenti le donavano i +<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> +loro beni allodiali, e da essa li riavevano in feudo ecclesiastico; +parimenti dunque la Chiesa cercava di estendere +gli stessi rapporti giuridici, dalle piccole proprietà ampliandoli +ai reami, e intendeva a rendersi tributarî tutti +questi. I suoi titoli erano innumerevoli, e spesse volte +dei più stravaganti: Gregorio VII pretese alla signoria +feudale sulla Boemia, perciocchè Alessandro II avesse +accordato al duca Wratislao l’uso di una mitra; sulla +Russia, perchè il principe di Nowogorod, venuto fuggitivo +a Roma, aveva visitato la tomba di san Pietro e +gli aveva offerto in feudo il suo paese; sull’Ungheria, +perchè Enrico III aveva appeso in san Pietro qual dono +votivo la lancia regia e la corona di quella contrada +conquistata. Appena fu eletto papa, Gregorio mandò in +Ispagna il cardinale Ugo acciocchè vegliasse a guardia +della signoria suprema della Chiesa, dacchè su quel regno +il Pontefice vantava diritto fino da tempo antico‍<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>. +Eguali esigenze professò sulla Corsica e sulla Sardegna, +sulla Dalmazia e sulla Croazia, sulla Polonia, sulla Scandinavia, +sull’Inghilterra, e colla più grande serietà +tenne tutte queste terre in conto di proprietà di Pietro +santo‍<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> +</p> + +<p> +L’audacia prettamente romana di siffatte pretensioni +ci parrebbe oggidì cosa incredibile, se essa precisamente +non avesse posato sopra di un criterio religioso onde +allora si concepivano le cose del tempo e del mondo; essa +pertanto vuol essere considerata secondo lo spirito che +dominava nel medio evo. La calma convinzione con cui +Gregorio VII esprimeva quei vanti, adorna perfino di +una certa grandiosità il mistico pensiero ch’ei si foggiava +in mente, sul rapporto che intercedeva fra le cose +passeggiere e caduche della terra e il principio eterno +della religione. Per lui il mondo non era che la forma +dell’idea cristiana, forma transitoria e accidentale nella +sua figura politica, eterna invece nella Chiesa che reputava +essere l’ordinamento mondiale, ossia il regno di +Dio, il quale raccoglieva in sè tutti gli altri instituti, da +stromenti destinati a servirlo. +</p> + +<p> +Tuttavolta il regno della realità non corrispondeva +a quello ch’ei s’era figurato secondo le idee che primamente +cercò di mandare a compimento nell’Italia meridionale. +Travagliava egli l’intelletto in serî disegni di +guerra contro a’ Normanni; temeva la crescente grandezza +di Roberto Guiscardo, il quale, ardito e accorto, +<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> +procedeva verso il bello intento di riunire in un reame +l’Italia meridionale. Gregorio VII non poteva tollerare +che un conquistatore di tanto genio gli stesse dappresso +come nemico; bisognava o annientarlo o ridurselo vassallo. +Dapprima sperò di esser più fortunato di Leone IX, +e di poter condurre a buon termine una lega meridionale, +ma il suo animo, soverchiamente esaltato dal possedimento +della tiara, fu trascinato ben presto fuor degli +scopi veri dell’impresa. Se uno di più prossimo raggiunse, +questo non fu che parte di un intiero sistema +grandioso. Aveva infatti composto disegno di porsi a capo +di un esercito europeo, e di cacciare in prima d’Italia +Normanni, Greci e Saraceni, indi di salvare Bisanzio +dalla mezzaluna, di assoggettarla alla Chiesa romana, e +finalmente di piantare la croce a Gerusalemme. Così +scrisse lettere a’ Principi d’Italia, a Guglielmo di Borgogna, +e (ancor nel Dicembre dell’anno 1074) ad Enrico, +cui diceva che voleva prendere la capitananza della crociata, +e lasciare a lui la difesa della Chiesa romana‍<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>. +Progetto fantastico, e in che tempi! Ciò che avrebbe +<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> +dovuto avvenire alla fine del suo pontificato egli pose +arditamente a suo incominciamento come se, presagendo +le formidabili lotte che lo aspettavano in Italia, avesse +pensato di evitarle, trascinando dietro di sè in Oriente il +mondo infervorato. Sperava forse con una spedizione +violenta, favorita dagli entusiasmi della Cristianità, di +compiere i suoi progetti gerarchici in Europa con minori +impedimenti? o con quel piano voleva egli celare il suo +vero intendimento di rendersi soggetta l’Italia meridionale? +chè ei doveva pur comprendere di non potersi cacciare +a capo fitto nella guerra religiosa d’Oriente, se +prima la Chiesa non avesse conseguito independenza +nell’Occidente. In tal caso Gregorio VII s’avrebbe posto +a capo della crociata, e forse avrebbe rapito la sua nominanza +immortale a Goffredo di Buglione, che a questo +tempo era ancor giovinetto. Però, nella storia universale +restò vuota una pagina, che avrebbe descritto il maggiore +di tutti i Papi movere alla testa di miriadi d’uomini +fanatici, simile ad un entusiastico Alessandro o +Trajano coronato di tiara. +</p> + +<p> +Fallì l’idea della crociata; il piano colossale sfumò +cambiandosi in una meschina parodia. Per verità si raccolsero +cinquantamila uomini di soldatesche italiane ed +eziandio ultramontane, e il Papa (il quale nel Sinodo tenuto +in Marzo dell’anno 1074 aveva scomunicato Roberto) +li passò in rassegna, insieme con Gisulfo di Salerno, in +vicinanza di monte Cimino, presso a Viterbo: tuttavia +poco stette che le Contesse di Toscana rimasero sole nel +loro fervore. Può darsi che Roberto Guiscardo, a cui +danno Gregorio aveva aizzato Riccardo di Capua e Gisulfo +di Salerno, mandasse a vuoto con sue arti siffatta +<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> +alleanza: così andò a monte anche la spedizione contro +ai Normanni‍<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>. +</p> + +<p> +In tal guisa Gregorio non ebbe ancora la bella ventura +di assicurarsi completamente il vassallaggio dell’Italia +meridionale; ma per compenso trovò in Toscana +devozione senza limite. Potè egli tenere questa terra in +conto di una ben munita trincera, che dalla parte di +settentrione lo copriva dagli assalimenti di Alemagna; +ivi volse dunque i suoi sguardi con miglior senno pratico; +il sogno di dominazione universale svanì in aria; +ma Gregorio del retaggio di Matilde compose ai Papi +uno Stato ecclesiastico. La Contessa, allevata alla scuola +di sua madre, donna pia e coraggiosa, diventò amica +sua, e fu l’anima proteggitrice della gerarchia pontificia. +La celebre Principessa aveva comune con Gregorio la +nazione, imperocchè anch’ella fosse discesa da’ padri di +origine longobarda‍<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>: aveva allora ventotto anni. Era +<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> +come se non fosse maritata, causa la continua assenza +del suo sposo, Goffredo il Gobbo, il quale, uomo valoroso +e prudente, non divideva i fanatismi religiosi, nè le idee +politiche della moglie: sempre si tenne egli stretto alla +bandiera di Enrico, in quello che Gregorio s’avvantaggiava +dell’antipatia di Matilde per il marito, affine di +incatenarla corpo e anima ai suoi disegni. Le dava a +consigliero spirituale il pio vescovo di Lucca, Anselmo +cluniacense, e rade volte mai un confessore ha raccolto +i voti confidenti di un’anima sì timorosa di Dio, e nel +tempo stesso così energica, com’era quella di Matilde. +Il rapporto di amicizia personale che si contrasse fra +Gregorio e lei esercitò grave efficacia nella storia universale, +ed è in essa eziandio esempio unico, avvegnachè +nessun’altra volta si abbia visto un Papa stringere +vincoli così rilevanti con una donna giovane e di forte +volontà. Invano l’odio e la sospettosa malignità ebbero +cercato di contaminare i legami di quelle due anime: +chi giudica con calmo intelletto rifiuterà sempre di +strappare un Gregorio VII fuor della cerchia sublime +del suo animo che comprendeva il mondo, per immergerlo +nei piaceri di un amorazzo; peraltro facilmente +può darsi che nella sua amicizia ammiratrice la Contessa +mettesse tutto il sentimento onde il suo cuore di +donna era capace. Matilde, dotata di spiriti gagliardi, +orgogliosa, superiore per cultura al suo tempo, ebbe +animo compiutamente regio, ma, ammaliata dal genio +di Gregorio, servì a’ disegni di lui, dedicandovi mente +virile, cuore di donna, e fede sincera nell’ideale che di +lui s’era formata. Non aveva figli, e questo basta a +spiegar tutto. Se ella non fosse stata altro che una monachella +<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> +fanatica, una Marcella o una Scolastica del suo +secolo, tutt’al più la avrebbe posta in rilevanza l’amicizia +di un Gregorio: ma invece, questa Debora guerriera +del Papato avrebbe, per pratiche virtù di governo, pareggiato +in ogni tempo le poche regine che per grandezza +furono illustri‍<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>. +</p> + +<p> +Matilde volle consecrare la sua operosità a pro delle +idee di Gregorio intervenendo al primo Concilio, in +cui il Papa (nella prima settimana di quaresima dell’anno +1074) congregò molti Vescovi e Principi. Ivi +con grande energia egli promulgò nuovamente i decreti +di riformazione banditi dai suoi predecessori, e destituì +senza remissione i preti ammogliati e simoniaci. Con sue +lettere comandò ai Vescovi di tutto Occidente di adempiere, +ogni eccezione rimossa, a quelle deliberazioni, e +omai l’Episcopato s’era avvezzato ai dettami dittatorî +del Papato romano. Parimente come Leone l’Isaurico +aveva voluto con un solo editto mondare la Chiesa dai +simulacri idolatri, così Gregorio voleva finalmente mondarla +dai sacerdoti ribelli ai canoni; così adesso come +<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> +allora, tutta Cristianità ne andò commossa profondamente. +Nel secolo ottavo un despota bizantino aveva +inalberato il vessillo della sana ragione, e un Papa, per +nome Gregorio, si era frapposto in mezzo a lui ed alle +imagini de’ santi; adesso, nel secolo undecimo, un Papa +sorgeva in nome della legge morale e della disciplina +ecclesiastica, e un Imperatore tedesco si frapponeva in +mezzo a lui ed alle passioni umane: però sventuratamente +dietro al suo scudo regio si ricoveravano troppi abusi e +troppi vizî. Ogni qual volta la Chiesa venne a lotta +contro l’Impero, vi si mescolarono sempre scopi di +politica mondana; ma nel secolo undecimo non era più +il debole avanzo del despotismo romano contro cui la +Chiesa, avida di sorgere a potenza, conquistasse l’autonomia +dogmatica e il dominio temporale; erano invece due +sistemi omai divenuti grandi e antichi, i quali combattevano +l’un contro all’altro; seguivano entrambi un errato +indirizzo, in quanto ciascuno di essi voleva conseguire +la supremazia, tuttavolta uno di ragionevole entrambi +ne avevano, in quanto miravano a delimitare i confini +che loro naturalmente competevano. La feudalità aveva +intrecciato quasi inestricabilmente i limiti della podestà +ecclesiastica e della podestà civile; era uno stato di cose +reso omai intollerabile; l’ordinamento ecclesiastico cercava +con una rivoluzione violenta di svincolarsi da +quello politico, ma questo non poteva nè voleva prosciogliere +l’altro dall’obbligo feudale. Una guerra più +lunga e più terribile di quella dei trent’anni, una +guerra che ne durò cinquanta, fu la conseguenza di +questa rivoluzione, e Roma, sede dei Papi, fu parecchie +volte sventurato teatro di questa lotta di varia fortuna, +<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> +continuò sempre ad esser l’origine donde essa scaturì, e +si mantenne santuario in cui si conservavano i due +simboli della pugna combattuta, la corona imperiale e +la tiara. +</p> + +<h4 id="cap5-7-3">§ 3. +<span class="smaller">Condizioni di Roma. — Gli avversarî di Gregorio. — Guiberto +di Ravenna. — Enrico IV. — Contrarietà che si oppone +in Alemagna contro a’ decreti di Gregorio. — Suo decreto +che proibisce ai laici di dare le investiture. — Il romano Cencio +attenta contro la vita di Gregorio.</span></h4> + +<p> +Anche in Roma era grande la contrarietà che si +opponeva a Gregorio. Colà centinaja di preti, in onta +alle decisioni dei Sinodi, vivevano in concubinato; i loro +figliuoli o i loro nepoti erano avvezzi ad arricchire coi +beni della Chiesa, e ad ereditare le prebende dei padri o +degli zii. Un Cronista, in quello che dà una sguardata +alla basilica di san Pietro, ci descrive le condizioni di +tutta la Chiesa romana. V’erano in quella basilica sessanta +mansionarî, laici conjugati, guardiani del tempio; +di giorno solevano ingannare i forestieri celebrando la +messa travestiti da cardinali e beccandosi le offerte dei +gonzi; di nottetempo poi gavazzavano nella chiesa in +orgie sfrenate, e i gradini degli altari erano profanati di +turpezze, di ruberie e di assassinî. Gregorio durò fatica +a cacciarne quell’immondo sciame‍<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> +</p> + +<p> +Tutti i preti deposti, i loro clienti e la loro parentela +lo odiavano a morte, e perciò si alleavano colla nobiltà +cittadina che gli era avversa. Anche l’Arcivescovo di +Ravenna se la intendeva in secreto coi malcontenti. Era +insignito allora di quella dignità Guiberto, antico cancelliere +e vicario d’Italia, ch’era stato anima dello scisma +di Cadalo, oppositore dichiarato d’Ildebrando e de’ suoi +progetti, uomo giovine, pieno di ambizione, accorto e +coraggioso. Sulla fine del pontificato di Alessandro II +era giunto con finissimi artificî a ottenere la cattedra +arcivescovile di Ravenna; aveva assistito personalmente +al Sinodo dell’anno 1074, e, fatta in apparenza sottomessione, +aveva acconsentito a riceverne il seggio, che +a lui di già competeva, per concessione giuridica del +nuovo Papa da lui odiato. Però ei si rifiutava di armare +i suoi vassalli alla guerra progettata contro a’ Normanni, +nè volle fornirli per punire il Conte di Bagnorea +che s’era ribellato; teneva misteriosi convegni con +Cencio, e probabilmente la corte tedesca gli aveva dato +incarico di informarla su quali e quanti partigiani potesse +fare assegnamento in Roma‍<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>. +</p> + +<p> +Era a prevedersi una rottura col Papa. Finchè trionfò +la ribellione dei Sassoni il giovine Enrico fece l’umile, +<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> +e promise a Gregorio di sottomettersi ai decreti +di riforma, ma la compassionevole lettera che in questi +sensi scriveva era dettata soltanto dalla necessità onde +in quel momento era angustiato‍<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>. Da altra parte, svelatamente +e senza riguardo alcuno, continuava a vendere +gli officî ecclesiastici; la Chiesa di Germania, come +quelle di tutti gli altri paesi, era bruttata di simonia, e +nella massima parte i preti vivevano accasati con donne. +Perciò ella doveva sembrare veramente opera temeraria +l’impresa di ridurre ad obbedienza sotto i decreti di +Roma tanti prelati che avevano potenza di principi, +tante migliaia di sacerdoti che erano sparsi nell’Impero. +Allorchè dunque, dopo il suo primo Concilio, Gregorio +mandò suoi legati in Germania in compagnia dell’Imperatrice +madre, i suoi decreti sollevarono colà una tempesta +indescrivibile. L’opinione publica era costretta +a condannare il commercio degli officî ecclesiastici; i +Vescovi non raccapezzavano ragione alcuna per iscusare +la simonia, ma a sufficienza ne trovavano per combattere +il divieto monastico del matrimonio, dicendo che +era contrario alla dottrina cristiana‍<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>. In questa tragica +lotta, nella quale l’istituto del matrimonio diventò +argomento che travagliò la storia universale, la ragione +<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> +di natura soccombette, e vinse l’oscuro spirito del monachismo: +a favor suo combattevano le mistiche idee +del secolo, ed il decreto del celibato fu molto abilmente +associato col salutifero divieto della simonia. +</p> + +<p> +I legati pontificî (giova considerare che l’uso dei +legati dall’età di Gregorio assunse un carattere affatto +nuovo, poichè adesso, pari a’ proconsoli di Roma antica, +questi nunzî andavano per le province della Chiesa universale), +i legati pontificî chiesero ad Enrico che dimettesse +i consiglieri già scomunicati da Alessandro II, ai +quali massimamente si dava colpa del commercio di officî +spirituali, e gli intimarono comando che fosse data esecuzione +in Alemagna alle decisioni sinodali. Tuttavolta +l’animoso Liemaro, arcivescovo di Brema, fu quegli che +salvò l’onore della Chiesa germanica, rifiutando, insieme +con altri Vescovi, di riconoscere per autorevole un Sinodo +che doveva celebrarsi in Germania davanti a legati +romani. +</p> + +<p> +Alemagna, Francia e Italia erano tutte in fiamme, +pro e contro del Papa. La immane lotta che vedeva +dichiararsegli contro riempì Gregorio stesso di inquietudini‍<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>. +I nemici che aveva in Roma, i Vescovi di +Lombardia, i Normanni gli davano gravi pensieri; cercò +<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> +alleanze, e nelle difficoltà disperate in cui si trovava +involto indirizzò i suoi voti financo alla Danimarca, +ed esortò quel re Sueno di venire in ajuto alla Chiesa, +promettendogli in ricambio il possedimento di una provincia +nell’Italia meridionale. Similmente come gli +Imperatori bizantini toglievano a’ loro stipendi genti +del settentrione, Sarmati e Unni, per adoperarli nelle +loro guerre d’Italia, così Gregorio avrebbe voluto trascinare +i campioni del Jutland e del Seeland contro i +Normanni, loro affini di stirpe, e contro altri nemici, +e, senza scrupoleggiare di amore per l’Italia patria +sua, avrebbe loro dato in feudo le costiere da questi +ultimi occupate‍<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>. +</p> + +<p> +Nel suo secondo Concilio (tenuto sulla fine di Febbraio +dell’anno 1075) proibì che il clero ricevesse investitura +dai laici; d’ora in poi nessun Vescovo o +Abate avrebbe potuto più essere insignito da Re o da +Imperatori, da Duchi o da Conti, di anello e di pastorale: +così gettava arditamente il guanto di sfida a tutte +le podestà civili. Quando i Papi riformatori avevano +divietato il traffico degli officî ecclesiastici, avevano colpito +un condannevole abuso, ma adesso Gregorio dava +<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> +di cozzo contro un privilegio antichissimo dei Re, i +quali decoravano i Vescovi, prima ancora che fossero consecrati, +dell’anello e del pastorale, a distintivo dei beni +che ricevevano in feudo dallo Stato. Quel rapporto feudale +fra laici e preti, che era divenuto istituzione di diritto +publico, doveva adesso tutt’a un tratto disciorsi; +il clero doveva uscire del sistema feudale. Fu questo +celebre decreto la favilla che accese una guerra di +cinquant’anni; e in tal modo la Cristianità pagò la +pena di quelle religiose debolezze per cui s’aveva donato +alle Chiese beni e città, e di quella insania per +cui i Re avevano dotato i preti di potenza principesca. +Per verità il possedimento di beni regî inoculò +orribili mali nella Chiesa; chè senza riguardo a intelligenza +dell’eletto, perfino senza preventiva elezione, +la podestà civile vendeva o donava officî ecclesiastici +alle più sozze creature del favore di corte. Spesse volte +il Re nominava Vescovi e Abati seguendo il capriccio +che gli frullava in un breve istante pel capo, e lo faceva +mettendo loro in mano un bastone; diventavano allora +vassalli della corona, servivano da capitani nelle guerre +e in persona combattevano nelle battaglie: appena era +se il vestimento sacerdotale li distingueva da’ Duchi o +da’ Conti, coi quali avevano nello Stato comunanza di +diritti e di doveri, di bisogni e di ogni sorte di vizî. Occorreva +mondare il clero da condizioni secolaresche tanto +contrarie alla missione apostolica; così esigevano religione +e umanità. Gregorio VII volle svincolare la Chiesa da +quella dipendenza in cui lo Stato la teneva, eppure volle +conservarne gli immensurati possedimenti; nè avrebbe +compreso verità di ragione, se qualche pensatore di buone +<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> +intenzioni gli avesse detto che la più diritta via per +liberare il clero dalla soggezione all’autorità politica, +sarebbe stata quella di ridurlo nuovamente povero e +religioso, sì come erano stati gli Apostoli‍<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a>. Il suo +pensiero audace questo era: guarentire alle Chiese di +tutti i paesi il loro dovizioso dominio temporale, affrancarle +dovunque del loro obligo feudale verso la corona, +assoggettarle soltanto al Pontefice, tramutare così mezza +Europa in uno Stato ecclesiastico romano. +</p> + +<p> +Pareva che fosse giunto il tempo propizio per togliere +ai Re il diritto di investitura, chè infatti Enrico +trovavasi in male strette, premuto com’era dai Sassoni. +Però la vittoria ch’ei ne riportava nel Giugno 1075 +presso la Unstrut gli lasciava libere le mani, e adesso +cominciava a sentirsi re. Milano, Ravenna, Roma, i Normanni +gli offerivano un’alleanza naturale; e un buon +indirizzo che s’avesse dato alle cose, meglio di quello +che sapessero fare Cencio, Guiberto e Ugo cardinale +(il quale aveva nuovamente disertato la causa della +Chiesa), avrebbe riunito una lega formidabile a danno di +Gregorio. La podestà regia s’era restaurata a Milano. +Dopo che per lunghi anni questa città era stata dilaniata +dalla guerra dei Paterini, nobili e popolo s’erano sollevati +<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> +contro alla tirannide insopportabile di Erlembaldo. +Questo capitano era caduto combattendo per le vie di +Milano, col gonfalone di san Pietro in pugno; i Milanesi +avevano chiesto ed ottenuto da Enrico un arcivescovo, +e Gregorio, alla cui corte erasi ricoverato il discacciato +arcivescovo Attone, non potè impedire che Tedaldo ne +ricevesse l’investitura‍<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a>. Lo destituì dell’officio, ma +non pertanto, insieme colla caduta di Erlembaldo, ruinò +l’influenza di lui a Milano. +</p> + +<p> +Il suo nemico più operoso era Cencio, capo di tutti i +malcontenti di Roma. Il Prefetto della Città ebbe il coraggio +di sottoporre questo prepotente uomo a inquisizione, +ma non si osò di eseguire la sentenza di morte +pronunciata su di lui; Matilde stessa perorò a suo +favore. Cencio diede ostaggi; la sua torre fu smantellata, +ed egli rimase un tratto di tempo tranquillo‍<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a>: +era la calma di chi medita vendetta. Allorchè la rottura +con Enrico fu resa inevitabile, Cencio combinò il suo +piano per rovesciare Gregorio; richiese il Re in nome +dei Romani, che assumesse la podestà cittadina, e gli +promise di dargli in suo potere il Papa prigioniero‍<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a>. +Un attentato contro la vita o contro la podestà del Pontefice, +<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> +similmente che al tempo della prima controversia +delle imagini, doveva (così almeno si sperava) +metter un termine alla lotta. È incerto se Enrico prendesse +parte in ciò; ad ogni modo, la cospirazione non +ebbe effettivo ajuto dai Lombardi, nè dai Normanni, nè +dal Re, e si ridusse solamente ad un atto di violenza di +un bandito, la cui odiosità s’accrebbe per circostanze +di luogo e di tempo. +</p> + +<p> +Ciò che avvenne nel Natale dell’anno 1075 è uno +dei più lucenti episodî che emergano fuor della storia di +Roma nel medio evo. Nella vigilia di quel giorno santo +il Papa celebrava, come di solito, la messa presso all’altare +del presepio in santa Maria Maggiore: tutto ad un +tratto s’alza tumulto di grida e d’armi, e Cencio si +scaglia entro la chiesa colla spada in pugno seguito +dalla nobiltà congiurata. Va all’altare, afferra il Papa +per le chiome, lo trascina seco sanguinoso di percosse, +lo gitta sul suo cavallo, e via lo porta per Roma in +mezzo alla tenebra notturna, e lo serra nel suo palazzo +ch’era posto nella regione detta Parione‍<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a>. La Città +<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> +si commuove, le campane suonano a stormo, il popolo +brandisce le armi, i preti con gemiti velano gli altari, +le milizie sbarrano le porte, si corrono le vie portando +fiaccole: nessuno ha visto il Papa. Al mattino successivo +il popolo si raccoglie sull’antico Campidoglio +per consultare che sia a farsi; paiono tornati i giorni +della congiura di Catilina. Finalmente si ha avviso +che il Papa è prigioniero nella torre di Cencio. Ivi infatti +Gregorio si trovava ferito e solo. Lo si aveva sottoposto +a gravi maltrattamenti; il malandrino, che non +aveva potuto condurlo fuori della Città, aveva chiesto +d’essere infeudato dei migliori beni della Chiesa; i suoi +vassalli avevano coperto il Papa di scherni, le sue feroci +sorelle simili a furie lo avevano subissato di un torrente +d’invettive, nelle quali probabilmente non era risparmiato +il nome di Matilde: però Gregorio in mezzo a +tutto questo non aveva ismarrita la sua dignità‍<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a>. Se +anche la fazione di Cencio avrà tentato di suscitare Roma +a libertà, la sua voce non fu intesa; la sua breve resistenza +fu prestamente domata, e il popolo diede furibondo +assalto al palazzo per liberare Gregorio. +</p> + +<p> +Come Cencio si vide perduto, supplicò grazia, od a +spada tratta la impose; gli perdonò il Papa, e promise +che gli avrebbe concesso assoluzione, se dopo di aver +<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> +peregrinato a Gerusalemme, fosse tornato pentito a’ suoi +piedi‍<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a>. Forse mai in nessun’altra occasione più chiaramente +che in quella notte e dopo il suo salvamento, +Gregorio rivelò il suo coraggio e la generosa indole +sua; mantenne fede financo al suo assassino che protesse +dal furore popolare. Lo si ricondusse in trionfo a +santa Maria, dove l’uomo meraviglioso, più avventurato +di Leone III, ripigliò a dire la messa interrotta. Il +popolo distrusse le case di Cencio e della sua fazione, +e frattanto il feroce capitano co’ suoi parenti pigliava il +largo‍<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a>, ma era appena giunto alla prima pietra miliare, +che gli sbolliva l’idea di peregrinare a Gerusalemme, +e preferiva di gettarsi ghignando in uno de’ suoi +castelli nella Campagna; vi raccoglieva vassalli e uomini +malcontenti, e devastava impunemente i dominî della +Chiesa‍<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a>. +</p> + +<p> +Questo destino irto di contrasti subì il maggiore di +tutti i Papi; innanzi a lui tremava il mondo, a’ suoi +piedi si prostravano Re, ma i ribelli Romani ponevano +<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> +le mani su di lui e lo trascinavano pei capelli. Egli +seppe umiliare i suoi nemici coronati, ma non giunse a +punire i più disprezzabili de’ suoi avversari, onde nel +silenzio del cuor suo dovette ripensare alle considerazioni +di Salomone, quando meditava sulla vanità di tutte +le umane grandezze. +</p> + +<p> +Gregorio uscì del bujo di quella notte collo splendore +di uomo invitto e di martire. Anche il popolo aveva +splendidamente dato prova che lo amava e che venerava +il genio suo; e questa era per lui cosa di grave +rilievo e lo innalzava molto. Può darsi che i suoi nemici +accusassero Enrico di complicità nel delitto; certo è che +solo frutto del forsennato attentato si fu di mandare a +vuoto anche l’ultima speranza di una conciliazione. +Gregorio, concitato a ira, gettò adesso lungi da sè anche +l’ultimo rispetto di timore umano, se qualche cosa +pur v’era che ancor lo rattenesse, e volle mover tosto +in campo contro il massimo de’ suoi nemici fra’ Principi. +Trattavasi adesso di far curvar la podestà civile +dell’Impero romano sotto ai decreti della Chiesa; e la +lotta che si combattè fra Enrico IV e Gregorio VII, rappresentanti +della Chiesa e dello Stato, è forse il più +gran dramma cui la storia politica abbia mai dato vita. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> +</p> + +<h4 id="cap5-7-4">§ 4. +<span class="smaller">Gregorio VII la rompe con Enrico IV. — Il Re fa +deporre il Papa in un Concilio raccolto a Worms. — Lettere di +lui a Gregorio. — Enrico IV è scomunicato e deposto in un +Concilio raccolto a Roma. — Agitazione che se ne sparge nel +mondo. — Rapporti fra i due antagonisti. — I ventisette Articoli +attribuiti a Gregorio VII.</span></h4> + +<p> +Poichè Enrico, giovine e imbaldanzito della vittoria +riportata sui Sassoni, non adempieva più ad alcuna +delle sue promesse, e adesso come per lo innanzi andava +vendendo officî ecclesiastici, e teneva alla sua corte i +consiglieri scomunicati, l’animo impetuoso di Gregorio +ne traeva ragione di operare in modo, che spingeva il +Re agli eccessi estremi. L’ultima lettera che il Papa indirizzava +ad Enrico, era la provocazione di un avversario +accorto e prudente, che nella quiete e nel silenzio s’era +armato in guerra: chiedevagli che facesse una penitente +confessione delle sue peccata, esigeva financo la malleveria +di qualche Vescovo che attestasse essere sincero +il pentimento del Re, ed arditamente faceva capire ad +Enrico che avrebbe potuto toccargli la fine di Saule‍<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a>. +Legati romani erano anche partiti per Goslar ad ammonire +il Re di far ammenda delle sue colpe e de’ suoi +<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> +vizî, e gli annunciavano l’anatema della Chiesa se si +fosse rifiutato di obbedire. +</p> + +<p> +Con giusta ira il figlio di Enrico III, che era il primo +principe della Cristianità, raccolse quella intimazione; +sennonchè, in vece di opporre al Pontefice un’ironia +temperata, il suo bollore giovanile scoppiò in furie, e diè +di contra al suo avversario con veemenza e con grosse +armi. Rimandò vergognosamente i legati, e con gran +collera convocò a Worms un Concilio: in esso, ai 24 di +Gennaio, i Vescovi tedeschi, senza molto pensarci su, dichiararono +esser il Papa deposto. Ogni statista di soda +mente avrebbe dovuto condannare il giovine Re, che con +questo comportamento malaccorto manifestava una così +grande mancanza d’intelletto politico. Credeva egli che +il Papa fosse debole, perciocchè coi suoi decreti avesse +concitato contro di sè tutti i maggiorenti laici ed ecclesiastici +dell’Impero; ma s’ingannava della forza che +credeva di avere pronta a’ suoi servigi, e i nemici di +Gregorio lo ingannavano, dandogli a credere che il Papa +si trovasse in condizioni disastrose a Roma, per ciò solo +che il cardinale Ugo, scomunicato e irrequieto, erane il +più acerbo accusatore innanzi al Sinodo di Worms, cui +si dava l’aria di assistere con autorità di ambasciatore +dei Romani‍<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a>. Può darsi che delle lunghe e puerili +<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> +litanie di delitti che si apponevano a carico di Gregorio +dubitassero gli stessi più fieri nemici del Papa; nondimeno +il sentimento di libertà commoveva la Chiesa nazionale +tedesca contro a un Papa avido d’impero, che +privava l’Episcopato dell’ultimo avanzo di sua independenza, +destituiva Vescovi senza inquisizioni sinodali, eccitava +le comunità stesse a ricusar loro obbedienza ecclesiastica; +a un Papa che fuor della sua persona pareva +non iscorgere nel mondo altro che sudditi. Prima d’ogni +altra cosa dunque Enrico chiamò in armi contro il +Pontefice la Chiesa nazionale minacciata ed i Vescovi. +</p> + +<p> +Oggidì il Papato non è che la ruina di quello che +fu: la sua podestà teocratica sopra i Re ci sembra una +leggenda meravigliosa; eppure oggidì ancora, quando +leggiamo gli atti di quel tempo, noi, freddi e calmi +spettatori dei fatti delle età trascorse, respiriamo qualche +poco dei suoi bollori, delle sue passioni. Il Re scriveva +così al Papa: +</p> + +<p> +«Enrico, re non per usurpazione ma per volontà +santa di Dio, a Ildebrando non papa, ma infinto frate. +</p> + +<p> +»Questo saluto ti meriti, seminatore di zizzania, tu +che maledici ogni gente della Chiesa, invece di benedirla. +Ti dirò brevi parole: gli Arcivescovi, i Vescovi e i preti +calpestasti sotto a’ tuoi piedi, come schiavi privi di +volontà. Li tratti tutti da ignoranti, te solo tieni per +sapiente. Ogni cosa tollerammo per reverenza della cattedra +apostolica; ma tu scambiasti reverenza per tema, +e ti ribellasti perfino contro la podestà regia che Dio ci +concesse, e minacciasti torcela, quasi che la signoria e +l’impero stessero non nelle mani di Dio, ma nelle tue. +Cristo chiamò noi all’Impero, non te al Papato. Te lo +<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> +guadagnasti con cabale e con falsità; disprezzasti la +tua tonaca monastica, e con denaro ti procacciasti favore, +con favore armi, con armi la cattedra di pace, e +la pace ne bandisti, poichè armasti i sudditi contro ai +signori, predicasti lo sprezzo contro ai Vescovi ordinati +da Dio, e desti facoltà perfino agli uomini secolari di +deporli e di condannarli. E tu vuoi deporre me, re incolpevole +cui Dio solo giudica, se i Vescovi dichiararono +che a Dio solo si spettava di pronunciare sentenza sopra +un Giuliano apostata? Non è Pietro, pontefice vero, +che dice: Temete Iddio, riverite il Re? Ma tu non temi +Dio, e perciò non riverisci me che sono ordinato da lui. +Te colpisce l’anatema di san Paolo, te condanna il +giudizio di tutti i nostri Vescovi, e ti dice: Scendi della +sedia apostolica che usurpasti, acciocchè altri la occupi +che non faccia violenza alla religione, ma insegni la +pura dottrina di Pietro. Io, Enrico, re per grazia di +Dio, ti grido con tutti i nostri Vescovi: scendi, scendi»‍<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a>! +</p> + +<p> +Così diceva Enrico a Gregorio in quella lettera che +è prezioso documento di quest’età. La deposizione del +Pontefice decretata da un Sinodo tedesco, illegale perocchè +pronunciata da una sola parte senza che l’altra si +ascoltasse, fu un fatto inaudito negli annali della Chiesa; +tutto l’Occidente ne fu commosso. Frattanto i legati regî +<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> +valicavano le Alpi; gli ottimati e i Vescovi lombardi +gli accoglievano con giubilo grande, si congregavano +a Piacenza, aderivano alle deliberazioni di Worms, e +anche da parte loro deponevano il Papa. +</p> + +<p> +Rolando, ch’era un prete del basso clero di Parma, fu +incaricato di recare a Roma i decreti di Worms e di Piacenza: +quanto ai Romani, eziandio ad essi Enrico aveva +indiritto un bando, in cui, da loro patrizio, gli ammoniva +a disertar la fede di Gregorio e ad eleggere un novello +papa‍<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a>. E giova considerare che, sebbene Enrico non +fosse imperatore, la dignità del Patriziato romano gli +offeriva un apparente fondamento giuridico a procedere +contro il Papa, perocchè, anche nella deposizione che +faceva promulgare contro di Gregorio egli facesse appello +a quella sua podestà. Il messaggiero arrivò il +giorno innanzi alla riunione (addì 22 Febbraio) di un +Concilio, che s’aveva ordinato raccogliersi in Laterano. +Aperta la sua prima tornata col solito canto di un inno, +si presentò Rolando, e impavidamente disse al Papa: +«Il signor mio, il Re, e tutti i Vescovi di là dai monti, +ti comandano di scendere incontanente dalla cattedra +usurpata, avvegnaddio senza la volontà di loro e dell’Imperatore +nessuno possa pervenire a siffatta dignità. +Voi tutti, o fratelli», e qui l’oratore si rivolse al clero, +«cito a comparire per le future Pentecoste al cospetto +del Re, e ivi dalla sua mano riceverete un Pontefice, +<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> +poichè questi qui presente non è papa, ma lupo vorace.» +Cotali parole furono accolte da grida d’indignazione; +i congregati s’alzarono furibondi dai loro scanni; il +Cardinale di Porto gridò che si pigliasse il mariuolo; +e il Prefetto della Città si scagliò colla spada nuda su +Rolando. Forse un fanatico colpo di spada avrebbe +mandato a rotoli l’audace edificio di Gregorio, ma il +Papa si frappose prestamente, e impedì l’uccisione dell’ambasciatore. +</p> + +<p> +Tornata la calma, il Sinodo si mise all’opera con +energia. I Vescovi lombardi e tedeschi, che avevano sottoscritto +i decreti onde dicemmo, furono scomunicati, +e Gregorio, fin da quando incominciò il Concilio, ebbe +il contento di accogliere alcuni di quei prelati tedeschi, +che pieni di temenza erano corsi di qua delle Alpi a gettarglisi +ai piedi. Quanto al Re, il Sinodo chiese che si +punisse colla massima pena della scomunica ecclesiastica; +e frattanto l’imperatrice Agnese assisteva nella +basilica alle sessioni di un Concilio, di cui ogni parola +che v’era pronunciata, parve scendere grave grave a +trafiggerle il cuore. La vedova del forte Enrico, allontanatasi +dal suo figliuolo, s’era data in balìa dei preti +romani; però il fumo degl’incensi che ella respirava +in Roma, non poteva averle intieramente assopito i suoi +sentimenti di madre‍<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> +</p> + +<p> +L’anatema di Gregorio corse il mondo come un fulmine +vero, e come fulmine colpì la testa del primo +monarca della Cristianità. Giammai la folgore di una +scomunica operò effetto pari. Tutte le censure de’ Papi +sono state inerte cosa rimpetto a questa di Gregorio +ch’ebbe tanta efficacia nella storia universale, da metter +in fuoco l’Occidente: spettacolo orribilmente sublime +di quel tetro medio evo, e diverrà sempre più meraviglioso +quanto più la gente umana, progredendo nel suo +cammino, si discosterà da quell’età. +</p> + +<p> +La fede universale poneva in grembo al capo della +Chiesa la podestà di benedire e di maledire, e nessuna +potenza mondana gli contestava il diritto delle censure +ecclesiastiche. I Re, come tutti gli altri laici, erano soggetti +alla disciplina della Chiesa, e il superbo Gregorio +poteva sclamare: «Quando Cristo disse a Pietro, pasci le +mie pecorelle, ne ha forse eccettuato i Re?» Anatemi +erano le armi dei Pontefici reputate legittime; or doveva +un Gregorio tenere a schivo di adoperarle contro un +Principe che con abusi metteva a soqquadro la Chiesa, +e aveva deposto il Papa? Tuttavolta l’audacia inaudita +di questo anatema commosse il mondo. Infatti non s’era +ancora sollevata tanto alto l’idea dell’autorità del Papa +che non mettesse spavento l’opera sua onde aveva scomunicato +il Re dei Romani; e più meraviglia metteva +l’arroganza, finora senza esempio, per cui il Vescovo +romano promulgava essere il capo dell’Impero decaduto +<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> +delle sue corone, e ne scioglieva i sudditi del loro giuramento, +e seminava così per le terre odio e ribellione‍<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a>. +Potranno i secoli venturi farsi un’idea adeguata che +furonvi tempi in cui il Papa derivò da un pacifico e +poveretto Apostolo una potenza così simile a quella di +Dio? L’età nostra, che in qualche modo non si discosta +ancor molto dal medio evo, omai stupisce gravemente +allorchè pensa che usurpazione tanto enorme +della maestà divina s’arrogò un meschino mortale, +figlio fugace di un’ora brevissima, un uomo che benedicendo +o condannando vuole imperare all’eternità, lui, +l’uomo che il soffio di un minuto incerto può schiacciare, +senza che pur traccia ne resti. La è pur mostruosa +la grandezza di quel sacerdozio dei tempi di mezzo, che +si elevò così temerariamente sopra i limiti del finito! +</p> + +<p> +La novella che il Re romano era deposto destò per +tutto Occidente una sensazione grande, da non potersi +credere. Tutto l’Impero romano (dice un Cronista di +quell’età) ne tremò; il giudizio degli uomini andò stravolto +da un’azione così inaudita, in quello che i preti +rovistavano gli annali del Papato per trovarne di che +giustificare Gregorio con somiglianti avvenimenti dei +tempi trascorsi, e speravano di acchetare il malcontento +<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> +e le meraviglie con qualche esempio di autorità +vescovile, che per verità a questo caso mal si acconciava‍<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a>. +</p> + +<p> +Enrico e Gregorio, adesso nemici a vita e a morte, +erano entrambi entrati nella stessa lizza per assalirsi; +entrambi s’erano l’un l’altro deposti; entrambi avevano +abbandonato il terreno del diritto, e s’erano arrogata +un’autorità che non avevano. Però non combattevano +ad armi eguali. Un Re di quel tempo, se anche +impugnava una spada di eroe, era un inerme contro un +Papa che impugnava il dardo della scomunica. Un Re +che combatteva contro un Papa, era un uomo di forze +ordinarie alle prese con un mago. Enrico s’era cacciato +in questa mischia con impeto cieco; Gregorio invece +aveva combinato con savia arte il suo piano di guerra; +e il Papa, che apparentemente non aveva alleati, poteva +alla fine schierarne in campo più, e più forti che il suo +regale nemico. +</p> + +<p> +Entrambi avevano indole despotica; ma l’arbitrio +del Re si frangeva di contro all’opposizione costituzionale +<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> +che gli movevano gli Stati dell’Impero, laddove la +possanza gerarchica che il Papa esercitava su’ Vescovi +e su’ Concilî, non avea più limiti. L’animo leggiero di +un Principe vizioso attenua la sollecitudine che sentiremmo +delle sue sorti; ed i veri abusi onde la Chiesa +verminava e ch’egli proteggeva rendevano desiderato il +trionfo del Pontefice, fino a tanto che ei prendeva quelli +di mira. Tuttavolta l’intemperante disegno dell’infallibilità +e dell’onnipotenza pontificia che Gregorio scriveva +sul suo vessillo, è cosa che spaventa la mente di chi +deve giudicarne, e affievolisce la nostra sollecitudine per +quella salutare riforma, anche se sia duopo riconoscere +che era necessità di liberare la Chiesa dalla servitù politica. +Sebbene v’abbiano dei dubbî sul vero tenore dei +ventisette Articoli che furono inseriti nei Regesti di +Gregorio, ad ogni modo ci giova fermarci sui più notevoli, +avvegnachè corrispondano in tutto e per tutto allo +scopo che Gregorio VII si propose, e a ciò che egli +stesso professò apertamente nelle sue lettere. +</p> + +<p> +«Dio solo fondò la Chiesa romana. Non altri che il +Papa ha diritto di promulgare nuove leggi, di fondare +nuove comunità, di deporre Vescovi senza bisogno di +decisioni sinodali. Egli solo ha diritto di servirsi delle +insegne imperiali. Ei solo porge il piede al bacio di +tutti i Principi. Soltanto il suo nome è invocato in tutte +le Chiese. Il suo nome, papa, è uno al mondo. Ha diritto +di deporre Imperatori. Ei può sciogliere i sudditi +dalla loro fede verso reggitori ingiusti. Senza della sua +autorità nessun capitolo, nessun libro è canonico. Le +sue sentenze non ammettono sindacato. A nessuno è +lecito di giudicarlo. La Chiesa romana non errò mai, nè +<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> +fallirà mai in tutta la eternità, come attesta la sacra +Scrittura. Tosto che il Papa è consecrato secondo i +canoni, diventa santo pei meriti di san Pietro. Quegli +soltanto è cattolico che crede colla Chiesa romana»‍<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a>. +</p> + +<h4 id="cap5-7-5">§ 5. +<span class="smaller">Gli Stati dell’Impero in Germania si staccano da +Enrico IV. — Egli si sveste della podestà regia. — Valica +le Alpi per mendicare l’assoluzione dalla scomunica. — Suo +suicidio morale a Canossa (1077). — Grandezza morale di Gregorio +VII. — I Lombardi disertano il Re. — Questi si riaccosta +ad essi. — Muore Cencio. — Muore Cinzio. — Muore in Roma +l’imperatrice Agnese.</span></h4> + +<p> +Enrico ricambiò l’anatema coll’anatema, ma presto +conobbe quale e quanta fosse la potenza del suo avversario +romano, che destramente gli seminava nella stessa +sua terra la ribellione, offeriva ai maggiorenti la prospettiva +attraente del trono, armava fanatismo e superstizione, +quei due alleati formidabili della podestà sacerdotale, +seduceva clero, nobili e popolo di Alemagna a +disertare la bandiera di un despota scomunicato, ed a +<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> +scegliersi un altro Re, cui egli, papa, tostochè l’avesse +trovato uomo degno, voleva impartire la consecrazione +apostolica. Se Enrico avesse posseduto forza vera di monarca +avrebbe sopportato senza gran danno l’anatema; +per lo contrario la sua podestà d’impero non riposava +che sopra il fondamento mal securo della feudalità, ed +era soltanto a questo organamento che i Papi andavano +debitori della buona riuscita dei loro disegni‍<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a>. +</p> + +<p> +La storia dell’Impero tedesco descrive qualmente +Principi, Vescovi e non tutto ma molto popolo abbandonassero +un Re ch’era temuto e odiato se non pure sprezzato; +a noi basta osservare che fu precisamente il +partito tedesco a lui avverso, che gittò nell’obbrobrio +umiliante di Canossa questo Re fornito di alti pregi e +valoroso in guerra, ma roso da passioni scapigliate. +Alemagna, ribellantesi per motivi politici, gli era per +due buoni terzi ostile, e parteggiava per Roma; i suoi +nemici potenti, Guelfo di Baviera, Rodolfo di Svevia e +Bertoldo di Carinzia disprezzavano l’invito con cui gli +aveva chiamati a Worms, ed anzi eglino stessi convenivano +a Treviri coi legati pontificî. I Principi s’impaurivano +dei suoi intendimenti monarchici, e questa temenza +e la sciagurata loro smania di parteggiare gli alleavano +a Roma. A nulla valevano le istanze del Re, che gli scongiurava +affinchè nella sua persona non insultassero alla +dignità della patria e dell’Impero. L’assemblea di Treviri +tradì la patria, poichè riconobbe come di buon diritto +le audacie del Pontefice che aveva scomunicato il Re, +<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> +e conseguentemente riverì in lui la podestà di farsi +giudice e arbitro dell’Impero. Essa protestò che Enrico +sarebbe destituito se per il giorno 2 Febbraio 1077 non +fosse prosciolto dalla scomunica; in quel dì un parlamento +raccolto in Augusta sotto la presidenza del Papa +avrebbe pronunciato giudizio di lui: fino a quel tempo +doveva egli vivere a Spira in condizione di uomo privato. +Il Principe scoraggito subì un vitupero quale appena +un Carlo il Calvo avrebbe tollerato; ritrattò i decreti +pronunciati contro il Papa, e si ritirò a Spira. +</p> + +<p> +Gregorio, che i Tedeschi avevano invitato ad andare +ad Augusta, annunciò loro che si sarebbe ivi recato. +Ma mentre quegli attraversava le terre della sua amica, +Enrico veniva a cerca dell’assoluzione, e con poca accompagnatura, +arrampicandosi per sentieri battuti dai +banditi, valicò i ghiacciai del Moncenisio, orrenda via +in quella stagione invernale. Il Re era uomo cui mancava +fermezza di propositi, laonde si buttava d’uno +in altro eccesso: trovatosi abbandonato, gettò lungi da +sè le armi, e dal culmine della superbia regia si lanciò +nel vortice della più profonda vergogna, nè più nè +meno di un suicida, e si prostrò alle ginocchia del nemico +suo, che, stupefatto egli stesso di quel che avveniva, +gli impose il piede sul collo. Udendo che Gregorio era +in procinto di venire in Germania, il suo intelletto gli +suggerì di impedirnelo: un uomo di cuore avrebbe raccolto +un esercito e si sarebbe gettato fra il Pontefice e +l’Alemagna, ma Enrico avea dell’astuzia, non genio. +La prima spedizione che imprendeva in Italia il figliuolo +di quell’Enrico III, le cui soldatesche coperte di ferro +avevano fatto tremar tutto il paese, offre il gramo spettacolo +<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> +di un esule scomunicato, di un peccatore mendico +che viene in pellegrinaggio penitente; è il trionfo della +superstizione che la vince sull’intelletto e sul sentimento +di onore, però è eziandio una grande vittoria che +la forza morale, rappresentata dalla Chiesa, consegue +sopra despoti rozzi. Quel po’ di bello che si mesce in +tanto brutto a mitigare il vitupero della venuta di Enrico +si è la commovente tenerezza della sua sposa, la +ripudiata di un tempo, che adesso con grande amore +divide seco lui le traversie e i pericoli. +</p> + +<p> +Come Enrico comparve in Italia, Lombardia lo salutò +con gran giubilo. Gli Italiani del settentrione +avevano veduto Re tedeschi scender dalle Alpi soltanto +per muovere a Roma da prepotenti a intronizzarvi o a +deporvi Papi, ed a prendersi l’Impero; laonde eglino +credettero ch’ei fosse venuto per rovesciare dalla sua +cattedra Gregorio «nemico dell’uman genere». Da +molte città dell’una sponda e dell’altra del Po numerosi +vassalli accorsero a lui, e Gregorio, facendo sosta a +Mantova, si ricoverò a Canossa, che era un castello di +Matilde, e vi si rinchiuse. Frattanto il Re ascoltava i +discorsi dei Conti e dei Vescovi, e il suo cuore trambasciato +ondeggiava fra l’orgoglio e la paura che in pari +tempo se lo disputavano. Però, indicibile cecità era la +sua; e, simile ad uomo accalappiato dagli incantesimi +di un mago, il giovine ributtò i Lombardi, e si gettò in +braccio ad una vera morte morale. Lo spaventava la +Dieta di Augusta che era prossima a radunarsi; la +vergogna gli inceppava il piede, ma l’angustia lo spronava +a correre a Canossa, le cui torri fatali finalmente +gli apparivano in vista. Colà, dietro una triplice cinta +<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> +di mura, stavansi un prete che lo aveva maledetto, e +una femmina che copriva quel prete sotto lo scudo della +sua protezione, nel tempo stesso che ogni giorno Vescovi +di Germania, affranti dai rimorsi, arrivavano al +castello per implorare la assoluzione. Enrico entrò in +negoziati per ottenerla; e alcune donne, la contessa +Matilde e la contessa Adelaide suocera di lui, si frapposero +paciere da sorelle pietose. +</p> + +<p> +Nella storia del Papato vivranno eternamente splendidi +due episodî, monumento della grandezza spirituale +dei Pontefici; Leone innanzi cui indietreggia Attila terribile +conquistatore, e Gregorio avanti cui s’inginocchia +Enrico IV in abito di penitente. Però chi consideri +questi due avvenimenti celebri nel mondo, ne proverà +sentimento diverso; il primo lo indurrà a venerazione +di una grandezza morale purissima, il secondo non gli +desterà altro senso che di meraviglia di un animo +quasi sovrumano. Tuttavolta la vittoria del monaco +inerme ha più diritti all’ammirazione del mondo che +tutte le vittorie di Alessandro, di Cesare o di Napoleone. +Le battaglie che i Papi del medio evo combatterono +non furono guadagnate con ferro e con piombo, ma con +potenza morale; ed è appunto l’uso o l’efficacia di +mezzi così sottili e morali che talvolta rendono il medio +evo più grande dell’età nostra. Rincontro a Gregorio +Napoleone non è che un barbaro. +</p> + +<p> +Tre giorni stette lo sventurato Re aspettando fuor +della porta più riposta della rocca, a piè nudi nella +neve, coll’abito di penitente gettato sulle sue vestimenta, +supplicando di essere accolto, e amaramente piangendo. +Gregorio traeva in lungo, non fidandosi di un Principe +<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> +incostante; ed era cosa naturale: tuttavolta l’umiliazione +che subiva, rendeva il Re oggetto di commiserazione, +e la durezza del Papa dovette sembrare crudele +financo a Matilde‍<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a>. Finalmente il Pontefice assolse +l’avvilito Re (questo avvenne a’ 18 di Gennaio), ma in +quell’istesso punto ne fece a brani la dignità regia: +comandò che deponesse nelle sue mani la corona, vivesse +da uomo privato fino a tanto che un Concilio lo giudicasse, +promettesse con giuramento che, ove fosse riposto +in trono, sempre avrebbe obbedito al volere del Papa‍<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a>. +Gregorio comprendeva che il Papato per mezzo suo celebrava +in quell’istante un fasto imperituro nella storia +del mondo; tuttavia gli è in cosiffatti momenti di +trionfo che un animo ben fatto rammenta la inanità +di ogni grandezza, onde lo incoglie un sentimento mesto +di pietà e di perdono. Un dì Ottone I aveva versato +lagrime vedendo un Papa dappoco, che supplichevole +gli tendeva le braccia; ed anche Gregorio pianse +di commozione vedendo il Re dei Tedeschi, il capo +supremo dell’Occidente, gettarsi lacrimoso ai suoi piedi +sul nudo terreno. Però nell’animo di bronzo del frate +<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> +romano le tenerezze non durarono che un volger di +ciglia, e la calma maestosa in cui si ravvolse compiendo +il suo giudizio su di Enrico, lo circonda di sublimità +tremenda. +</p> + +<p> +«Se io», diceva mentre spezzava l’ostia, «se io +son colpevole di quel che mi si accusa, mi uccida in +questo istante quest’ostia»; e la consumò fra le grida +di giubilo del popolo commosso a fanatismo; e freddo e +calmo offerse l’altra metà al Re perchè si assoggettasse +a pari giudizio di Dio. Dinanzi questa orribile prova +che sostenne senza dignità, Enrico si accasciò in un deplorevole +nulla. Buon per lui che non diventò spergiuro +come Lotario; e forse tuttavia la vergogna di questo +istante risvegliò nel fondo del suo cuore spiriti virili, e +moralmente lo ritemprò. +</p> + +<p> +Tutte le cose umane hanno un limite di altezza e di +decadenza, donde poi scendono e si rialzano. Quello stesso +momento vide Gregorio all’apogeo della sua fortuna, +Enrico nella profondità della sua miseria; quegli lentamente +andò declinando a proporzioni ordinarie, questi +lentamente andò risorgendo. Come uomo che si risveglia +da un sogno spaventoso, il Re uscì di quel castello +in cui aveva spogliato la dignità dell’Impero e la grandezza +de’ suoi padri, ed un silenzio glaciale come di +tomba, fu tutto quel che trovò in Lombardia. I prodi +Lombardi che erano ancora in armi, si distolsero da lui +con isprezzo; i Conti, i Vescovi gli voltarono le spalle o +lo accolsero freddamente; le città in cui germogliavano +vigorosi gli spiriti republicani, si rifiutarono di dargli +albergo, ovvero con lentezze sprezzanti gli sporsero +provvigioni fuor delle loro mura. Un sentimento di mal +<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> +animo serpeggiava per l’Italia settentrionale; Enrico +aveva esposto la corona a un obbrobrio incancellabile; +essi erano stati pronti a combattere il nemico comune +uniti con lui, ed egli aveva traditorescamente fatto la +sua pace vergognosa: volevasi dunque porre il piccolo +Corrado nel luogo del suo imbelle padre, con quello +volevasi muovere a Roma, coronarvelo imperatore, discacciare +Gregorio, eleggere un altro Papa‍<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a>. +</p> + +<p> +Enrico aveva appena lasciato Canossa, che diventò +lo zimbello di un nuovo conflitto. Se egli, come protestò +ai Lombardi, abbia cercato l’assoluzione non +per altro che per riacquistar libertà e vendicarsi del +Papa, non v’ha alcuno che non deva condannarne la +falsità e scusare la severità del Pontefice. Soltanto che +un profondo conoscitore del cuore umano qual si era +Gregorio, doveva predire a sè medesimo che egli avrebbe +potuto bensì infliggere la massima onta ad un Principe +fervido di passioni, ma non costringerlo a tollerarla +per tutta la vita: la intemperanza della vittoria +si ritorse naturalmente a danno di Gregorio. Colla sua +buona ragione rifiutò al Re ciò che questi gli chiedeva, +di torre in Monza la corona d’Italia; Enrico tenne +ancora un tratto i Lombardi lontani da sè, indi cercò di +riconciliarsi con loro, ed a Piacenza ricevette i suoi +partigiani che con maschia dignità avevano respinto +l’assoluzione che il Papa loro aveva offerto da Canossa. +Guiberto di Ravenna gli si avvicinò, e così anche Cencio. +<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> +Questo Romano doveva meravigliare d’un Re che +s’era gittato nella polvere innanzi a quello stesso Papa, +che egli poco tempo prima aveva trascinato per i capelli +fuor di una chiesa; e adesso ei veniva a Pavia per +ritentare la sua buona fortuna contro Gregorio, ma +Enrico, così almeno pare, si faceva scrupolo di accoglierlo. +Il Romano sitibondo di vendetta si poneva a +sentinella fuor delle porte di Canossa, ed era infaticabile +a combinar piani e a ordire congiure, quando di repente +moriva a Pavia. I Gregoriani fecero grandi allegrezze +che l’inferno s’avesse inghiottito Catilina, ma i banditi +dal Papa, coll’arcivescovo Guiberto alla testa, accompagnarono +con ostentazione di pompe il loro amico alla +sepoltura‍<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a>. +</p> + +<p> +Se l’inferno avrà fatto un boccone dell’empio Cencio, +il paradiso avrà dischiuso le sue porte al pio Cinzio. +Il Prefetto della Città, cui Gregorio durante la sua assenza +aveva confidato il governo di Roma, morì sul +finire dell’estate di questo stesso anno 1077, trucidato +in un agguato che Stefano, fratello di Cencio, gli aveva +teso nella Campagna. I Romani del suo partito lamentarono +la morte del loro Prefetto e la vendicarono; +presero d’assalto la rocca di Stefano, s’impadronirono +di lui, piantarono innanzi al san Paolo la sua mozza +<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> +testa, e i socî che lo avevano ajutato a commettere +l’assassinio, punirono di morte o di bando‍<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a>. Così +Cinzio divise la sorte di Arialdo e di Erlembaldo, amici +suoi. Anche alla tomba di lui accorsero in gran folla +i credenti, e il Prefetto, che vivente gli aveva talvolta +edificati con prediche, operò adesso in morte miracoli, +come a un martire si conveniva. I suoi avanzi mortali, +deposti in un sarcofago di marmo nel «paradiso» +del san Pietro, furono colà venerati per tempo lungo‍<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>. +</p> + +<p> +Addì 14 Dicembre, lo seguì nella fossa la sventurata +madre di Enrico. Ella morì in Laterano, angosciata +del figliuolo ch’era caduto in tanto profonde miserie. Il +suo cadavere fu sepolto presso al san Pietro, nella cappella +di Petronilla; ella ed Ottone II furono i soli Re +di nazione tedesca che abbiano avuto tomba in Roma‍<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> +</p> + +<h4 id="cap5-7-6">§ 6. +<span class="smaller">Enrico IV prende animo a restaurare la dignità del +regno. — Rodolfo di Svevia, antirè. — Enrico torna ad Alemagna, +Gregorio a Roma. — Entrambi cercano l’amicizia +di Roberto Guiscardo. — Cadono gli ultimi Dinasti longobardi +nell’Italia meridionale. — Uno sguardo al passato del +popolo longobardo. — Roberto presta in Ceprano giuramento +di vassallaggio a Gregorio VII. — Guglielmo il Conquistatore +e Gregorio VII. — Il Papa riconosce Rodolfo per re, e +scomunica una seconda volta Enrico IV. — Guiberto di Ravenna, +antipapa. — Mutazione di fortuna.</span></h4> + +<p> +Il maschio pensiero di restaurare nuovamente la +dignità del regno si afforzò nell’animo di Enrico, dai +cui occhi cadde adesso il magico velo. Ei comprese chiaramente +qual fosse la missione sua, e la intraprese con +coraggio di eroe, laonde vediamo questo Principe nella +seconda metà della sua vita lottare da guerriero valoroso +contro la podestà del Pontefice romano, sì come dopo +di lui la combatterono gli Hohenstaufen, alla cui celebre +famiglia fu egli che concesse la duchea di Svevia. +</p> + +<p> +I ribelli tedeschi avevano invitato il Pontefice ad +andarne a Forcheim, dove, nel mese di Marzo, volevasi +pronunciare giudizio sul Re. Lui pertanto Gregorio ammoniva +che si presentasse, e che gli desse salvocondotto +a Germania, conformemente al patto conchiuso a Canossa. +Ma Enrico, rispondendo in termini ambigui, cercò +di impedire quell’andata, e il Pontefice spedì allora legati +suoi proprî ad Alemagna. Intenzione di lui doveva essere +non già di schiacciare il Re umiliato, bensì di farne un +vassallo della santa Sede, di costringerlo a rinunciare al +<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> +diritto di investitura ed a riverire tutti gli altri comandamenti +di Roma. Però la repentina elezione di un Antirè +sconvolgeva tutti i suoi piani; chè, ai 13 di Marzo +dell’anno 1077, Rodolfo di Svevia era eletto re di Germania +alla presenza dei legati pontificî, e promulgavasi +essere Enrico destituito. L’esaltazione dell’Antirè, alla +quale Gregorio più tardi con giuramento solenne protestò +di non aver avuto parte alcuna, addusse un’imprevista +mutazione di tutte cose, e restituì un novello impulso +di corrente agli avvenimenti che fin qua s’erano arrestati +ristagnando. Quell’elezione mandò a monte il trattato di +Canossa, e fece che gli avversarî di Enrico in Germania +si tramutassero in gente ribellata a quel Re, che il +Papa aveva pur dianzi assolto‍<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a>. Prudenza imponeva +per certo a Gregorio di tenersi qualche tratto indeciso, +affine di trar profitto di quella condizione privilegiata +di arbitro fra due Re, nessuno dei quali egli riconosceva +per tali: così infatti un cambiamento quasi meraviglioso +di potenza, aveva tratto l’Impero tedesco in quelle stesse +condizioni nelle quali s’era trovato il Papato a’ tempi +di Enrico III. Enrico fu costretto a correre in Alemagna, +a combattervi per difendere la sua corona; pose Tebaldo +arcivescovo di Milano e Dionisio di Piacenza da suoi +vicarî in Italia, e nell’Aprile valicò le Alpi per tornarsene +al suo paese. Questa patria che aveva lasciata con +sì poca dignità regia, rivide adesso da re, ed è mirabile +cosa contemplare quest’uomo scapestrato rialzarsi dell’umiliazione +<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> +sofferta in Italia, rifatto forte guerriero. +La sua persona bella e maestosa, i suoi modi regî, la +sua energia e il suo ardimento si rivelano adesso per la +prima volta, uscendo dell’oscurità in cui s’erano occultati, +e provano che nelle sue vene scorreva il sangue dei +più gloriosi Principi dell’Impero tedesco. +</p> + +<p> +Frattanto dalle castella di Matilde, Gregorio udiva le +grida di battaglia e di sfida che gettavano i Lombardi, +coi quali Enrico s’era del tutto pacificato. Privilegî +dati da lui rafforzavano le giovani libertà delle città, e +Italia temeva l’ambizione di regno di un grande Pontefice, +più che la supremazia d’impero di un Re indebolito. +I Lombardi di ogni città e tutta Romagna +inalberarono la bandiera di Enrico‍<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a>, interchiusero a +Gregorio i passi delle Alpi, imprigionarono i suoi legati, +e ormai nel Maggio poco mancò che in una dieta +di Roncaglia rinnovassero i decreti pronunciati a Piacenza, +e deponessero il Papa. Soltanto le soldatesche di +Matilde impedirono che colle armi lo assalissero. +</p> + +<p> +Gregorio rimase ancora qualche mese nell’Italia +settentrionale, indi conobbe che gli era impossibile di +toccare il suolo di Germania. Tornato nel Settembre a +Roma, dovette capire d’aver posto il piede in un avvillupato +labirinto, e che soltanto adesso sarebbe cominciata +quella lotta colla monarchia germanica, che egli +aveva sperato in sì breve tempo di condurre a termine. +<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> +Per verità trovava la Città tranquilla, ma quello che +lo angustiava era il progredire de’ Normanni. Enrico +faceva a tutt’uomo di ridurlo a mal punto con questi +formidabili nemici, ma l’astuto Roberto Guiscardo con +grande abilità non si dichiarava per lui, nè per il Papa. +Non imprese del Re su di Roma, non spedizioni guerresche +del Papa turbavano più i suoi disegni, laonde +imprendeva a sottomettere la Campania, dove Amalfi gli +dava opportunità di volgere le sue armi contro Gisulfo di +Salerno suo cognato, ch’era un despota crudele e amico +fervidissimo di Gregorio‍<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a>. Indarno cercò il Papa di +impedirne la caduta, chè Roberto strinse alleanza con +Riccardo di Capua, fin adesso rivale suo, indi nel Maggio +1077 assediò Salerno, conquistò la città, e costrinse +eziandio Gisulfo, ch’era chiuso nella cittadella, ad arrendersi. +L’ultimo Principe longobardo, figlio di quel +Guaimaro che in antico era stato un sì magnifico signore, +ne trasse salve la miserabile vita e la libertà; +il Papa con gran dolore lo ospitò in Roma; quivi lo +adoperò a’ suoi servigi, e, come vien detto, lo pose da +rettore della Campagna romana‍<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> +</p> + +<p> +In siffatto modo scomparvero gli Stati longobardi +dell’Italia meridionale, dove per trecento anni avevano +tenuto testa agli Imperatori d’Oriente e d’Occidente, +ai Papi ed ai Saraceni. Meravigliosa fu la tenacia con +cui si mantenne la razza del popolo longobardico; +quantunque la sua lingua antica si perdesse nell’idioma +romano, il suo sangue si conservò tuttavia in alcune +famiglie, che con grande orgoglio derivarono la loro +origine dai conquistatori discesi con Alboino. Ancor giù +nel secolo duodecimo, i documenti dell’Italia meridionale +sono pieni di questi nomi longobardi antichi, Machenolfo, +Landolfo, Pandolfo, Adenolfo, Gisulfo, ovvero +di questi altri, Maraldo, Castelmanno, Romualdo, Audoaldo, +Musando, Ademaro, Litto, Arechi, Radelgrimo, +Adelberto, Adelfaro, Radelchi, Guiselgardo, Roderico‍<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a>. +È bella gloria del popolo longobardo di aver avuto una +nobile ed efficace parte a comporre la nazione italiana. +La sua razza s’ebbe ostinatamente conservata da dominatrice, +<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> +e per un cinquecento anni fu la veramente libera +d’Italia, protetta dal giure longobardico, che Re savî in +mezzo alla barbarie, diedero un tempo all’Italia a vece +del codice di Giustiniano: quella legislazione non cessò +che dopo la prima metà del secolo duodecimo. Nei libri +di questa Storia abbiamo spesse volte notato che in un +periodo lungo di tempo furono pur sempre uomini longobardi +i quali stettero a capo degli avvenimenti e della +cultura d’Italia; e la cosa durò fino alla contessa Matilde, +a Gregorio VII ed a Vittore III, illustri ornamenti +del popolo longobardico in questa sì tarda età‍<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a>. +</p> + +<p> +Roberto volle adesso far suo anche il pontificio Benevento, +in quello che Riccardo, conformemente a’ patti, +cingeva Napoli di assedio. Gliene dava pretesto l’asilo +che Gisulfo aveva trovato a Roma; e la morte di Landolfo +VI, ultimo principe che non lasciava discendenza +e che avevane tenuto il trono solo perchè era stato +vassallo feudale del Papa, lo allettava a conquistare la +città. Sulla fine dell’anno 1077 pose campo innanzi a +Benevento, e mandò sue milizie di scorridori nella Campagna +<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> +romana, nella Marca di Ancona, sulle coste di +Tuscia, nel territorio de’ Marsi, nella Marca di Spoleto. +Però la resistenza gagliarda di Benevento gli fu d’intoppo; +lui non iscosse la scomunica di Gregorio, sibbene +l’arte politica del Papa rese vacillanti i Principi di Capua‍<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a>. +Riccardo morì davanti a Napoli nell’Aprile 1078, +riconciliato colla Chiesa; il figliuol suo Giordano capì +ciò che il Papa gli fece rappresentare, che alla fine i +buoni successi di Roberto lui pure avrebbero precipitato +in ruina; quindi fu che egli levò l’assedio di Napoli, +giurò in Roma vassallaggio al Papa, si alleò coi Beneventani, +pose il guasto al campo di Roberto, chiamò a +rivolta i Baroni delle Puglie e delle Calabrie, e costrinse +così il Guiscardo a venir col Papa a’ patti. Gregorio, da +<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> +quell’uomo prudente ch’era, si fe’ vedere condiscendente, +chè gli bisognava adesso la protezione de’ Normanni +contro ad Enrico, avvegnachè proprio adesso +fosse apertamente venuto con lui a una seconda rottura, +ed il Re già s’apparecchiasse a muovere contro di Roma. +Non è che una favola che egli adescasse il temuto Normanno +colla prospettiva della corona imperiale; ad ogni +modo gli conferiva abbastanza vantaggi. Andò in persona +a Ceperano sul Liri, ed ivi ricevette, addì 29 Giugno 1080, +il giuramento feudale di Roberto Guiscardo. Il Duca si +staccò di Benevento, che adesso diventò per sempre +possedimento pontificio, ma Gregorio non insistette per +la restaurazione di Gisulfo, ed anzi lasciò provvisoriamente +in mano del conquistatore le città di Salerno e +di Amalfi, ed anche alcune parti della Marca di Fermo, +tutti possedimenti di san Pietro; poi lo infeudò delle +Puglie, delle Calabrie e di Sicilia. In cambio, Roberto +si obbligò di pagare un tributo annuo, e di difendere la +Chiesa, sì come aveva giurato tempo prima a Nicolò +II‍<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a>. +</p> + +<p> +Di tal guisa, Gregorio in mezzo alle sue condizioni +<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> +difficili, s’era fatto di un inimico un amico e un avvocato +della Chiesa. L’orgoglio del Normanno cedette alla ragione +politica ed ai suoi grandi disegni indiritti alla conquista +di Grecia; egli si sottopose alla investitura pontificia +che gli fu concessa «per grazia di Dio e di san +Pietro»; e da quell’ora, per più di seicent’anni, i Re +delle due Sicilie dovettero confessarsi vassalli della santa +Sede. Gregorio chiese una simile professione di vassallaggio +anche a Guglielmo il Conquistatore, re d’Inghilterra, +il quale, nel tempo medesimo in cui le genti +di sua istessa stirpe s’impadronivano dell’Italia meridionale, +aveva fatto sua la Britannia. Speravano i Papi +di guadagnare in Inghilterra la partita, parimenti come +in Italia la avevano vinta, perocchè volessero che anche +ivi i predatori normanni conquistassero la terra, per +riceverla indi da Roma in feudo. Guglielmo aveva assalito +Inghilterra col beneplacito pontificio, inalberando +il vessillo di san Pietro; di qui la Curia romana faceva +derivare i suoi diritti di alta signoria su quel paese, ma +il Re si rideva delle pretensioni di Gregorio, e in una +lettera laconica le mandava come stracci all’aria‍<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a>. +</p> + +<p> +Nel frattempo il Papa era stato costretto a prendere +<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> +una risoluzione rispetto ad Enrico, che Bernardo cardinale, +legato in Germania, aveva novellamente scomunicato +nel Novembre 1077. I Sassoni inveleniti avevano +assediato d’istanze il Papa affinchè riconoscesse una +buona volta Rodolfo per re, e ripudiasse finalmente Enrico. +Così dunque ei fece nel Sinodo tenuto a Roma nel +Marzo 1080; bandì che Enrico era decaduto dell’Impero +di Germania e d’Italia, maledisse le sue armi come +avrebbe fatto un incantatore, riconobbe solennemente +Rodolfo come re, e invocò gli apostoli Pietro e Paolo +affinchè mostrassero al mondo che possedevano la potenza +non soltanto di legare e di sciogliere in cielo, ma eziandio +di dare e di torre anche in terra, imperi, principati, +contee e d’ogni maniera possedimenti. L’intemperanza +della passione disfigura omai le fattezze di Gregorio‍<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a>. +</p> + +<p> +Sennonchè l’efficacia di questo secondo anatema +non fu eguale a quella del primo, chè Enrico adesso, da +principe ferrato in guerra, raccolse lo strale della scomunica +sul suo scudo, mentre tutta l’Italia settentrionale +si sollevava in favor suo. Raccolse i diecinove Vescovi +del suo partito, a Magonza, nel dì 13 di Maggio, +ed ivi eglino dichiararono per la seconda volta destituito +<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> +Pontefice‍<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a>. Così da una parte e dall’altra si +ripetevano gli stessi fatti d’altra volta; soltanto che +Enrico con buona ragione andava adesso più oltre, ed +ai 25 di Giugno 1080, faceva che molti Vescovi d’Italia, +congregati a Bressanone, eleggessero Guiberto di Ravenna +a pontefice. La sua lotta contro di Gregorio assumeva +eziandio indole di controversia ecclesiastica; +nell’istesso modo che il Papa lo insidiava in Alemagna +con un Antirè, parimenti da parte sua traeva in campo +a combatterlo un Antipapa. Oltracciò Ravenna era paese +tale che grande reverenza poteva trarne un Antipapa. +Da dopo del secolo decimo, quei Patriarchi, nemici antichi +de’ Papi, avevano conseguito potenza degna di +principi; l’Esarcato, provincia ricca e vecchissima dello +Stato ecclesiastico, qual era composto all’età dei Carolingi, +s’aveva nel corso del tempo svincolato completamente +da Roma; era diventato possedimento degli Arcivescovi +ravennati, e questi nelle singole città ponevano +Conti loro proprî, e presto infeudavano terre a vassalli +ereditarî, mentre eglino stessi tenevano in feudo l’antico +possedimento dei Papi, non per investitura di questi, +sibbene degli Imperatori. +</p> + +<p> +Un avversario così antico di Gregorio, qual era Guiberto +di Ravenna, iniziato profondamente in tutti i +rapporti allora esistenti fra la Chiesa e lo Stato, doveva +necessariamente scendere in lizza da antipapa, ed era +più pericoloso di quello che un tempo avesse potuto +esser Cadalo. Nascita illustre, dottrina, intelletto politico +<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> +lo rendevano chiaro; da lungo tempo la sua ambizione +aveva inteso alla tiara e pensato di torla a +Gregorio; e adesso aveva titolo di papa e doveva conquistarsi +dal lontano san Pietro consecrazione e potenza‍<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a>. +Di Bressanone andò diffilato in Lombardia; e il +Re, che pel venturo anno aveva deliberato di imprendere +la sua spedizione su Roma, si volse dapprima contro +ai Sassoni. Nell’Ottobre perdette la sanguinosa battaglia +combattuta sull’Elster, ma fu in pari tempo +liberato dal suo avversario. Rodolfo cadde morto; l’inverno +passò, e la primavera dell’anno 1081 vide Enrico +calare dalle Alpi con un esercito, per venire a Roma a +castigarvi il suo nemico‍<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a>. +</p> + +<p> +Qui accade una grande mutazione di sorti nella +storia fortunosa di Enrico e di Gregorio. Imperocchè al +flusso del destino che finora aveva sollevato al sommo +dell’onda l’audace Pontefice, succedano adesso un tragico +<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> +reflusso, la lunga e grave pressura che Gregorio +sofferse in Roma, la sua caduta, la sua morte in esilio. +Però il genio meraviglioso di quest’uomo eroico, se non +ha più la potenza di prima, rifulge forse di luce più +viva nel periodo della decadenza, fino a che la sua stella +scompare dall’orizzonte della storia per tuffarsi solitaria +e grande nel mare del tempo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span></p> + +<h3 id="cap6-7">CAPITOLO SESTO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap6-7-1">§ 1. +<span class="smaller">Gregorio VII s’arma contro a’ suoi nemici che s’avvicinano. — Enrico +IV per Ravenna muove su Roma (1081). — Assedia +per la prima volta la Città. — Dopo quaranta +giorni ne leva le tende. — Assedia Roma per la seconda volta +nella primavera del 1082. — Si ritira a Farfa. — Va a Tivoli, +dove Clemente III pone residenza. — Devasta le terre della +grande Contessa.</span></h4> + +<p> +La città di Roma diventò il teatro della guerra +lunghi anni combattuta fra i due acerbi nemici, Imperatore +e Papa; in quei frangenti essa quasi sommerse, +e piombò in siffatta ruina, che se ne segna un’epoca +nuova nella storia del suo decadimento. Questa battaglia +memoranda, di cui Roma fu l’oggetto, non +isplende per gesta eroiche come le anteriori di egual +fatta, chè le forze e gli eserciti messi in moto non +erano grandi; tutta volta la importanza della pugna, +i casi del Principe che vi dava assedio e la grandezza +morale dell’uomo che era assediato, le danno un’insolita +attrattiva. Enrico IV, Gregorio VII, Roberto Guiscardo, +la grande Contessa sono gli eroi di questa tragedia +medioevale. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> +</p> + +<p> +Fino dall’estate dell’anno 1080 Guiberto fu a +Ravenna dove raccolse milizie, in quello che Gregorio +faceva a tutt’uomo per riunire prestamente una crociata +contro di lui. Ma i Normanni lo lasciarono in +asso. Quantunque Guiscardo rifiutasse di unirsi in lega +con Enrico, non pure per questo dava bada agli ammonimenti +del Papa, anzi andava armandosi ad una +spedizione contro di Grecia, dove voleva condurre un +impostore bizantino sotto la maschera del detronato +Michele Ducas; ed il Papa per necessità era costretto ad +approvare siffatto proposito, sebbene proprio adesso lo +privasse dell’ajuto dei Normanni. Giordano di Capua +si metteva dalla parte di Enrico, laonde Gregorio non +poteva contare che sul solo soccorso di Matilde. +</p> + +<p> +Però, all’avvicinarsi del suo nemico, il Pontefice +stette aspettandolo con cuore intrepido degno di un +Belisario, e dietro le vecchie mura di Roma volle imitare +l’esempio di quell’antico. Caduto l’Antirè si aveva sollecitato +Gregorio a conciliarsi con Enrico; gli si diceva +che di Germania nulla poteva sperare, e che i vassalli +della Contessa reputavano follia la resistenza di lei; +tuttavia egli non cedette, esortò i Tedeschi ad eleggersi +un novello Re, ma ricordò loro che questo esser +doveva vassallo obbediente della Chiesa. +</p> + +<p> +Enrico discese nella primavera dell’anno 1081, dietro +a sè lasciando la patria non ancora messa a dovere; +ad ogni modo il suo partito era colà abbastanza forte +per tener testa alla fazione romana. Tre anni di battaglie +combattute con armi di guerriero e di politico, +avevano temprato a virtù d’uomo questo Principe fornito +di grandi pregî; e adesso ei veniva a lavar l’onta +<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> +di Canossa, a torsi la corona imperiale, a rendere il +Papato nuovamente prono a’ servigi dell’Impero. Facevano +mestieri tre altri anni di acre lavoro, perchè +egli giungesse ai suoi intenti; soltanto l’ultimo di +essi non potè condurre a compimento, avvegnadio il +Papato, che il genio di Gregorio aveva affrancato dalla +podestà imperiale, non ricadesse mai più sotto il giogo +di quella. +</p> + +<p> +Aveva il Re un esercito scarso; sperava di afforzarlo +a Ravenna e di guadagnare alla sua causa il Guiscardo, +ma gliene fallì la speranza, giacchè l’astuto Duca, sordo +eziandio alle instanze di Gregorio, fece vela, dopo la +Pasqua dell’anno 1081, per Durazzo. Tuttavolta Enrico +cinse la corona d’Italia, ottenne che in un Concilio radunato +a Pavia i Lombardi riverissero Guiberto per papa +Clemente III, e finalmente mosse su Roma, senza che +la Contessa potesse impedirnelo. +</p> + +<p> +Quando ai 22 di Maggio ei pose campo nei prati +di Nerone Gregorio potè benedire alla saviezza dei +suoi predecessori che avevano munito la città Leonina‍<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a>. +Normanni, Toscani, milizie cittadine stavano +a guardia dei suoi baluardi; d’altronde il partito +regio era in Roma debole, o mancava di condottiero. +Dopo di Totila Roma non aveva sofferto più ostinato +assedio di quello onde Enrico veniva adesso a +cingerla; però le esigue forze di lui non erano degne +d’imperatore, e la sua prima impresa cadde vuota di +<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> +buon risultamento. Nel suo campo raccolse i Romani +dell’antica fazione di Cadalo, ed insieme con loro Benzone; +a lui vennero alcuni Conti del territorio romano, +massime i Tusculani, ed egli compose un senato o curia +che rivaleggiasse con quello di Roma; dispensò officî +palatini, ed elesse nuovi giudici ed un Prefetto nuovo. +Questo faceva col suo bravo scopo, poichè in siffatta +maniera metteva saldo fondamento al suo partito; nondimeno +la Città restava fedele a Gregorio e respingeva +le sue profferte‍<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a>. I Pontificî avevano di che far +grosse risate, mirando le processioni con cui Enrico +celebrava le feste della Pentecoste nel suo campo, guidandole +egli stesso col diadema in capo; tanto egli che +il Papa suo figgevano senza speranza i loro sguardi al +san Pietro, entro cui stavano rinchiuse le due corone +che a vicenda bramavano di porgersi. Quaranta giorni +dopo Enrico levò le tende e s’avviò a Toscana. Mancava +di forze, laonde aveva per adesso mostrato al suo +avversario il lampo della sua spada, nulla più. +</p> + +<p> +Le floride città di Pisa, di Lucca e di Siena non +indugiarono a scuotere il giogo della Marchesana, e +convalidarono le loro libertà civiche con autorità di +diplomi imperiali; sola Firenze respinse gli assalti di Enrico. +In Ravenna, dove svernò, il Re ricevette messaggi +di Alessio imperatore che, premuto dal Guiscardo, sperava +<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> +indurlo con grandi donativi di denaro a recargli +pronto soccorso‍<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a>. Con lui Enrico conchiuse un trattato +di alleanza, e i sussidî bizantini gli furono i benvenuti, +poichè Roma pareva più espugnabile coll’oro +che non col ferro. Ma neanche nella primavera dell’anno +1082 la sorte sorrise al Re innanzi a Roma. +I Pontificî tenevano fermo nella città Leonina; non si +cavò profitto di una breccia aperta; un incendio, che +uomini traditori avevano appiccato al san Pietro, fu in +pochi momenti spento. Enrico dovette ritirarsi nella +Campagna, voltò dietro monte Soratte, traghettò ivi +con molta difficoltà il Tevere, e addì 17 di Marzo +posò a Farfa. +</p> + +<p> +Quest’Abazia, che stava in dipendenza immediata +dell’Impero, era bensì decaduta dall’antico stato, ma +serviva al Re di eccellente punto d’appoggio nella Sabina. +I frati erano sempre in cozzo coi Crescenzî della +famiglia di Ottaviano, dal cui figliuolo Crescenzio (natogli +del suo matrimonio con Rogata) discendevano +Giovanni, Guido, Cencio e Rustico: e i frati vivevano +in nimicizia co’ Papi, perocchè questi intendessero a +ferire le libertà, che al monastero competevano per +forza di documenti. Berardo abate rimase fedele ad +Enrico, celebrò l’arrivo del suo Principe supremo con +festività e con cuore sincero, e lo soccorse di provvisioni +e di denaro‍<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> +</p> + +<p> +La mossa con cui Enrico entrò nella Sabina doveva +coprirlo da quella parte contro gli attacchi della +Marchesana e condurlo più vicino al Lazio, dove i Tusculani +gli guardavano la via Latina. Egli occupò +Tivoli, poichè ivi l’Antipapa doveva porre sua residenza +per bloccare Roma e nel tempo medesimo per +fomentare la sollevazione che s’era desta nelle prossime +terre normanne. I nemici di Roberto profittavano +della sua assenza per isbocconcellarsi i suoi dominî +italici; colà i Longobardi si dolevano sotto il pugno +dei loro aguzzini normanni, e vivevano in uno stato +parimente misero di quello che gli Anglosassoni sofferivano +sotto la tirannide di Guglielmo il Conquistatore; +speravano in Enrico, ed egli si prendeva l’oro +greco, ma ciò non ostante non andava più oltre di +Tivoli. L’Imperatore bizantino non vedeva di meglio che +d’indurre il Re suo alleato ad un’impresa nelle Puglie +la quale gli togliesse di dosso Roberto, però, da canto +del Re, questi nulla vedeva di meglio che il Duca +stesse lontano, e si trattenesse in Grecia. Ciascuno dei +due alleati cercava che l’altro gli servisse di parafulmine, +laonde Enrico da parte sua nulla operava. Frattanto +la ribellione che scoppiava nelle Puglie, attizzata +caldamente da Giordano di Capua, assumeva grandi +proporzioni; il Guiscardo erane costretto a ritornare, e +pertanto, lasciato all’eroico figliuol suo Boemondo l’incarico +<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> +della guerra greca, veniva nelle Puglie, e riusciva, +sebbene a forza di lunghe fatiche, a padroneggiare +la rivolta. +</p> + +<p> +Trascorsa la Pasqua, Enrico andò in Lombardia. Per +quanto fu lunga la sua vita, volle il destino che fosse +costretto a combattere contro un prete ed un’amazzone. +Infatti, nell’Italia superiore era sempre di nuovo Matilde +che lo costringeva a sostenere una guerra minuta +e difficile negli Apennini e sul Po, dove ella +possedeva molte fortezze. Ed ivi pure non si venne +a cosa alcuna di decisivo; le città furono devastate, +arse le chiese, il fanatismo scoppiò colle furie di una +guerra di religione. Un Cronista di quell’età potè +paragonare il palazzo della grande Contessa ad un porto +entro cui si ricoverava tutto il mondo cattolico; chè in +esso correvano a rifugio preti, monaci, esuli di ogni +ceto che scampavano alla spada del Re; e il patrimonio +di lei, cui mezza Italia pretendeva, era sempre abbastanza +grande per torre anche Gregorio VII dalle sue +angustie‍<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> +</p> + +<h4 id="cap6-7-2">§ 2. +<span class="smaller">Enrico IV assedia Roma per la terza volta (1082-1083). — Prende +la città Leonina. — Gregorio VII fugge in castel +Sant’Angelo. — Enrico IV tratta coi Romani. — Fermezza +del Papa. — Giordano di Capua presta omaggio al Re. — Desiderio +si fa mediatore di pace. — Trattato segreto fra +Enrico e i Romani. — Il Re va in Toscana. — Mal’esito del +Sinodo di Novembre raccolto da Gregorio. — I Romani rompono +il giuramento fatto al Re.</span></h4> + +<p> +Stanca seguire le mosse che di qua e di colà andò +facendo Enrico: sulla fine dell’anno 1082 lo troviamo +innanzi a Roma per la terza volta, incaponito a volerla +prendere, sì come il suo angustiato avversario era ostinato +a resistergli. +</p> + +<p> +Ei trovava le cose allo stato di prima, giacchè +durante l’estate Clemente III, suo papa ed eziandio +suo generale, aveva bensì da Tivoli tribolato Roma +con assalimenti e devastato la Campagna, ma senza +conseguirne effetto alcuno. Nuovamente il Re s’accampava +nei prati di Nerone, e la sua pazienza era ancor +posta a prova per sette lunghi mesi‍<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a>. Nulla forse +dimostra la influenza che il genio di Gregorio esercitava +sugli uomini, più splendidamente che non lo provi la +devozione mantenutagli dai Romani in quei tre anni di +assedio, sebbene egli pur fosse loro papa e loro principe. +</p> + +<p> +Fastidito di più aspettare, il suo nemico investiva +<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> +adesso con gran vigore il Vaticano e la fortezza del san +Paolo, ma i suoi assalti fallivano. Però nel frattempo le +necessità durate da lunga pezza diventavano insopportabili +tanto, che Gregorio impediva la defezione di Roma +soltanto a furia dell’oro che il Guiscardo gli aveva +mandato, in vece di soccorso di uomini d’arme‍<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a>. Alla +fine, approfittando che le scolte cadevano di stanchezza, +il Re potè prendere la città Leonina; alcuni Milanesi +vassalli di Tedaldo, e Sassoni condotti da Wigberto di +Turingia, scalarono le mura, uccisero le sentinelle addormentate, +e s’impadronirono di una torre‍<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a>. Gettando +grida di gioia, le milizie di Enrico calarono dal +muro smantellato nella città Leonina, e vien detto che +Goffredo di Buglione fosse il primo ad entrarvi (addì 2 +di Giugno 1083). Allora si combattè con furore per +conquistare il san Pietro; ivi fuggivano i Gregoriani, +ivi contro facevano impeto i Tedeschi, e il sacro tempio +diventava il teatro di un massacro sanguinosissimo. I +Romani premuti tennero ancor fermo trincerandosi nel +portico, e al dì vegnente i vincitori diedero l’assalto +anche a questo. Irritati e anelando vendetta cercavano +di Gregorio, avvegnaddio farlo prigioniero sarebbe stato +il gran trionfo di quella giornata, il termine di tutta la +<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> +guerra; ma il Papa sotto la protezione di Pierleone si +era ricoverato nel castel Sant’Angelo‍<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a>. +</p> + +<p> +Così, dopo tanto lunghi sforzi, Enrico entrò nel san +Pietro, sapendo che vicinissimo a lui il suo formidabile +nemico stava serrato nel castello, dalle cui feritoie ei +forse guardava il penitente di Canossa, allorchè circondato +di cavalieri, di vescovi e di nobili romani, con a +fianco l’Antipapa, moveva trionfalmente alla basilica, +passando in mezzo a ruine ancor fumanti. I canti del +«Te Deum» ricrearono l’anima di Enrico; dolce era quel +suono alla sua vendetta, ma non lo contentava che a +<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> +metà. Il Papa suo (una marionetta che ad ogni istante +ei poteva rovesciare con un buffetto) non era stato peranco +consecrato, nè s’era egli peranco posto in capo la +corona imperiale. Bene avrebbe potuto prendersela in +san Pietro, ma prudenza glielo divietava, chè per farlo +gli occorreva il voto favorevole della città di Roma, con +cui stava negoziando; oltracciò sperava adesso di costringere +Gregorio stesso a coronarlo, ed a conchiudere +una pace vantaggiosa al regno. +</p> + +<p> +Colla Leonina il Re teneva in mano la chiave della +Città, dove la sua vittoria aveva fatto impressione profonda. +L’assedio senza fine, la fame che incominciava a +far sentire i suoi guai, la collera minacciosa di Enrico, +erano altrettanti terrori per il popolo; ogni adito era +guardato; niuno osava entrare nè uscire. I patti che +Enrico offeriva sembravano accettabili; da quell’astuto +che era, pensando alienare gli animi dei Romani dalla +fede del Papa, diceva loro di voler ricevere la corona +soltanto dalle mani di Gregorio, con lui voler riconciliarsi, +dovere eglino ajutarlo a questo buon intento, un +Sinodo poter metter buon fine alla lotta che pendeva per +aria. Con ferventissime rimostranze i Romani e financo i +suoi più fidi partigiani del clero scongiurarono a ginocchi +Gregorio, affinchè in quelle condizioni disperate +di cose volesse entrare in trattative col Re, e salvare +la patria; ma Gregorio si chiudeva muto nella sua +calma impassibile. La sua anima pareva di bronzo; non +timore umano, non capriccio di fortuna lo piegava; +uomo ammirabile, con cuore di eroe sfidava il destino +nel sepolcro di Adriano, sì come lo aveva sfidato altra volta +nella torre di Cencio. Non voleva riconoscere Enrico +<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> +per re nè per imperatore; lasciarsi vincere non voleva; +insistette pertanto affinchè quegli si sottomettesse ai +comandamenti che gli darebbe, giusta il patto conchiuso +a Canossa; dichiarò finalmente di voler congregare +a Novembre un Sinodo ecumenico. +</p> + +<p> +I Romani nella Città, Enrico nella Leonina, Gregorio +nel castel Sant’Angelo formavano in Roma tre +campi separati; ivi le armi avevano tregua e si negoziava +con gran calore. Venivano anche ambasciatori di +Alessio ad esortare Enrico che movesse alla promessa +spedizione nelle Puglie; e propizio abbastanza pareva +esserne il momento‍<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a>. Giordano di Capua, che non +cessava di combattere coraggiosamente e con buona +fortuna contro il reduce Guiscardo, sperava adesso di +scacciare il suo rivale e d’impadronirsi del trono ducale +delle Puglie; laonde, dappoichè la caduta di Roma pareva +certa, volle senza indugio prestar reverenza al Re, e +chiese con insistenza all’abate di Monte Cassino che con +lui si accompagnasse a frapporsi paciero in mezzo al Re +ed al Papa. Anche Enrico desiderava che ciò avvenisse, +e Desiderio, quantunque non ne avesse punto voglia, dovette +cedere a’ suoi ripetuti inviti. Con animo disperante +partiva l’abate assieme col Principe di Capua, e dopo lunga +titubanza si presentava in Albano al Re scomunicato. +Ivi Giordano fece atto di omaggio, pagò una grande +moneta di tributo, e ricevette Capua in feudo imperiale; +ma l’intrepido abate protestò che ne avrebbe potuto +ricevere l’investitura da Enrico, sol quando questi fosse +<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> +stato coronato imperatore. Il Re però accondiscese alle +istanze di Giordano, e quanto a Desiderio, gli confermò +benevolmente con una bolla d’oro i possedimenti del +suo magnifico monastero. Quantunque fosse riconoscente +di tal favore, il cocciuto abate non vedeva l’ora di +uscire della tana di quegli eretici; tuttavolta dovette per +lunghi dì trattenersi in corrispondenza con loro, e perfino +disputare coll’anticristo Guiberto intorno alle ardenti +questioni del giorno. Gregorio, che avrebbe dovuto +scomunicare l’amico suo, come quello che s’era infetto +del contatto di scomunicati, fu costretto a chiuder un +occhio su ciò che dai canoni sarebbe stato imposto‍<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a>. +</p> + +<p> +I deputati dei Romani, del Papa e di Enrico si riunirono +a negoziati nella chiesa di santa Maria in Pallara +sul Palatino. Si giurò un patto, giusta cui il Papa +nel mese di Novembre avrebbe congregato un Sinodo che +decidesse della causa del Re, e questi prometteva con +sacramento di non impedire a qualsiasi Vescovo di assistervi‍<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a>. +Però fuvvi un convegno secreto, nel quale i +Romani s’impegnarono di ajutare Enrico, affinchè entro +un tempo determinato venisse coronato, sia che Gregorio +fosse fuggito, sia che fosse morto. In quest’ultimo caso +<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> +lo avrebbe coronato un Papa che sarebbesi eletto nuovamente, +ed il popolo romano gli avrebbe giurato fedeltà‍<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a>. +</p> + +<p> +Lieto di tenere i Romani nel laccio Enrico si prese +loro statichi e andò in Toscana; una parte delle mura +leonine aveva fatto atterrare, e lasciava non più di +quattrocento cavalleggieri sotto gli ordini di Ulrico di +Godesheim, chiusi entro una trincera eretta sul monte +Palaciolo, nella città Leonina‍<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a>. In Toscana la Marchesana +brandiva pur sempre le armi per la causa di +Gregorio. La angustiavano i consigli degli stessi Vescovi +de’ suoi dominî, le rimostranze della contessa Adelaide, +e le grida di dolore delle sue città devastate; tutto le +diceva di cedere, poichè inevitabile era la caduta del +Papa. Ella stette dubbiosa un istante, poi respinse ogni +accomodamento. La coraggiosa donna non volle aver +di che arrossire dinanzi al suo grande amico, che, circondato +di nemici e di traditori, mirava dal castel Sant’Angelo +con occhio impavido il suo destino. Matilde +provò un gran dolore di non poter liberare Gregorio; +a fatica potè difendersi dagli attacchi di Enrico, e fu +contenta che il Re, dopo di aver corso le sue terre, per +<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> +punizione mettendole a guasto, tornasse nei paesi romagnuoli: +infatti s’avvicinava il tempo per cui era +bandito il Sinodo. +</p> + +<p> +Gregorio aveva invitato ad intervenirvi tutti i Vescovi +che non erano stati colpiti di scomunica; nella sua +lettera circolare aveva dichiarato che voleva smascherare +i veri autori della malaugurata controversia e distruggere +le mossegli accuse, che sperava di comporre +pace coll’Impero. Aveva invocato Dio a testimonio che +Rodolfo era stato eletto re contro sua volontà; finalmente +la colpa d’ogni male aveva rovesciato su Enrico, +perciocchè costui avesse rotto i patti di Canossa‍<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a>. +Non poteva il Papa invitare al Concilio altri Vescovi +fuor di quelli che erano mondi di anatema; non poteva +d’altra parte Enrico acconciarsi alla sentenza che dessero +questi tali, necessariamente partigiani di Gregorio, +senza dar vinta la sua causa prima ancora che si giudicasse. +Comprese quale fosse l’intenzione del Papa, e +infranse il trattato; impedì ai Vescovi di andare a +Roma, massime ai più zelanti seguaci di Gregorio, +come erano Ugo di Lione, Anselmo di Lucca e Reginaldo +di Como; fe’ metter sotto custodia anche i legati +dell’Antirè tedesco, e imprigionò Ottone cardinale di +Ostia, che a quello era spacciato come messaggiero di +Gregorio. +</p> + +<p> +Pochissimi vennero al Concilio di Novembre, il +<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> +quale pertanto non conseguì lo scopo desiderato; e +Gregorio ne fu siffattamente irritato che poco mancò +non iscomunicasse un’altra volta Enrico; però scagliò +l’anatema contro tutti coloro che mettevano inciampo +all’andata dei Vescovi. +</p> + +<p> +Verso il Natale dell’anno 1083 Enrico si avvicinò +nuovamente a Roma, dove la sua causa sembrava volgere +a male. Le febbri avevano fatto strage del presidio +lasciato a Palaciolo, e n’era morto anche il prode Ulrico +di Godesheim; da canto loro poi i Romani avevano +minato la trincera, chè Gregorio se li aveva riguadagnati +con oro normanno. S’avvicinava il termine entro +cui avevano promesso la corona al Re, e questi possedeva +i loro ostaggi: pertanto eglino si videro costretti +di manifestare al Papa il patto secreto. Si scusarono +con una bugia, asserendo che al Re avevano promesso, +non già che Gregorio lo consecrerebbe solennemente, ma +che gli porgerebbe soltanto la corona. Però un uomo +di serio intelletto avrebbe mai accondisceso alla puerile +commedia di cui i Romani facevano la bella trovata? +Enrico respinse la loro proposta, giusta cui pretendevano +che egli si prendesse la corona con una solennità in cui +avrebbe fatto comparsa di servitore devoto del Papa, od +altrimenti che se la lasciasse porgere dai merli del castel +Sant’Angelo, appesa ad una pertica‍<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a>. Così ogni trattativa +si sciolse in aria, fallirono i negoziati pacifici, e il +<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> +Re potè protestare ai Romani che non egli, il quale +era stato inchinevole a pace, ma l’ostinazione del Papa +e il tradimento della nobiltà erano cagione che la guerra +proseguisse. +</p> + +<h4 id="cap6-7-3">§ 3. +<span class="smaller">Enrico muove nella Campania. — I Romani disertano +Gregorio, e fanno la dedizione della Città (1084). — Gregorio +si chiude nel castel Sant’Angelo. — Un parlamento +romano lo depone, ed eleva Clemente III al papato. — L’Antipapa +corona Enrico IV. — L’Imperatore prende d’assalto +il <i>Septizonium</i> e il Campidoglio. — I Romani assediano il +Papa nel castel Sant’Angelo. — Pressura di Gregorio. — Il +Duca dei Normanni viene a liberarlo. — Enrico si ritira. — Roberto +Guiscardo prende Roma. — Ruina orribile della Città.</span></h4> + +<p> +Se Enrico avesse potuto spargere maggior copia +d’oro, egli s’avrebbe prestamente guadagnato la Città, +giacchè tutto stava che traesse nuovamente il popolo +dalla sua. Mentre gli agenti di lui erano a Roma in gran +moto, dispensandovi oro bizantino, il Re moveva in persona +nella Campagna (era la primavera dell’anno 1084) +e la devastava, indi imprendeva sul serio una spedizione +nelle Puglie. Ma aveva appena oltrepassato la frontiera +normanna, che gli capitavano da Roma messaggi, e lo +invitavano a torre possedimento della Città, la quale, +volte le spalle a Gregorio, desiderava ardentemente di +vederlo coronare e di levare Clemente III al pontificato. +Questa repentina mutazione delle cose non tanto veniva +dai nobili, quanto dal popolo che desiderava por fine alle +sue tribolazioni, e già cominciava con maggiore independenza +<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> +a mostrar la faccia al ceto de’ capitani‍<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a>. Da +lungo tempo i Romani s’avevano battuto prodemente +per il Papa, ma adesso, che nessuna speranza di pace +loro sorrideva, erano stufi di sacrificarsi per gli intendimenti +proprî di lui, i quali non facevano il vantaggio +di loro. Il maggior dolore di Gregorio fu veder che lo +abbandonavano; la sua caduta era adesso irreparabile, +ma la forte anima del Papa durò inconcussa in mezzo +alle ruine della sua fortuna. Tempo prima già udimmo +che il concorde giudizio degli uomini infliggeva a Roma +il marchio di città venale; fin dall’antichità tutto il +mondo gettava il suo oro nella voragine di questa Città +insaziata sempre, nella quale tutto a peso d’oro si comperava. +È a meravigliarsene? Roma era povera e mancava +di autonomia; tutto l’Occidente del continuo correva +alle sue mura, non più ad offrirle tributi, ma a recarle +<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> +donativi, coi quali la corrompeva per ottenere mille intenti +grandi e piccini. Un frate normanno di questa +età, il quale non volle aver occhi per vedere le orrendità +che poco tempo dopo commise in Roma il Guiscardo, +s’arrogò il diritto di colmare di contumelie questi avidi +Romani, vittime del Papa e dell’Imperatore: però non +per questo li calunniava, sì come non li aveva calunniati +Giugurta in antico. «Roma», esclamava Gaufrido, +«tu marcisci nella tua dispregevole perfidia: +niuno ti teme, e tu presenti il dorso ad ogni frusta +che s’alza su di te. Spuntate sono le tue armi, le +tue leggi falsate. Sei tutta piena di menzogna, di crapule +e di avarizia. Non fede, non modestia hai, nulla che +simonia pestifera non sia. In te tutto è venale. Invece +d’uno, hai bisogno di due Papi; finchè uno dà, tu cacci +l’altro; quando quegli smette di dare, e tu richiami +questo. Coll’uno minacci l’altro, e così empi le tasche. +Origine un giorno di tutte le virtù, oggi sei baratro di +tutti i vituperî. Non hai più nobili costumi, ma con +fronte che non sa arrossire corri dietro a spregevoli artificî +di guadagno‍<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a>.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> +</p> + +<p> +Enrico a grandi giornate tornò a Roma; addì 21 di +Marzo dell’anno 1084 entrò, come Totila, da porta +san Giovanni, e adesso coll’Antipapa pose residenza +nel Laterano; aveva seco la sposa e molti Vescovi e +signori tedeschi e italiani. Quanto poco avesse sperato +di ottenere un sì prospero risultamento cel dimostra +la lettera che dopo la sua coronazione scriveva a Dietrich +vescovo di Verdun: «Nel giorno di san Benedetto +entrammo in Roma, è vero; ma pur mi pare un +sogno: potrei dire che con dieci uomini di noi Dio ha +operato ciò che i nostri antenati non avrebbero fatto +con diecimila. Disperando di prendere Roma io era in +procinto di tornarmene in Alemagna, quando i messaggieri +romani ci appellarono nella Città, la quale ci accolse +festante‍<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a>.» +</p> + +<p> +L’addolorato Gregorio avrebbe voluto morire piuttosto +che piegarsi innanzi al Re; ma fino a tanto che +sedeva nel castel Sant’Angelo, difeso dagli scudi e dalle +lance di un manipolo d’uomini risoluti e fedeli, tutto +non era peranco perduto. Ancora una gran parte della +nobiltà stava per lui, i luoghi più muniti di Roma duravano +tuttavia in suo potere; Rustico, nipote suo, teneva +il Celio ed il Palatino, la famiglia dei Corsi era padrona +del Campidoglio, i Pierleoni s’accampavano nell’isola +<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> +Tiberina, tutti i ponti massimamente erano occupati dai +Gregoriani‍<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a>. Però adesso Enrico, senza por tempo +in mezzo, intese a schiacciare in Roma medesima il suo +nemico per via di un atto politico: raccolto un parlamento +dei Romani, degli ottimati e dei Vescovi del suo +campo, questa assemblea diffidò Gregorio a comparire a +sè innanzi, e, poichè non si presentò, lo dichiarò deposto +e riconobbe con tutte le forme Guiberto per papa. Nella +domenica delle Palme Clemente III fu messo dentro in +Laterano, e consecrato da alcuni Vescovi lombardi; indi, +nel giorno di Pasqua, che cadde ai 31 di Marzo, dopo +una fiacca resistenza del partito di Gregorio, egli coronò +Enrico e Berta sua moglie nella chiesa di san Pietro: +in pari tempo i Romani conferirono al loro Imperatore +anche la podestà di patrizio‍<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a>. Imperatore e +Papa diedero indi tosto assestamento all’amministrazione +delle cose ecclesiastiche e temporali; fu costituito +un ministero lateranense ed un tribunale di giudici, e +fu nominato il Prefetto; Clemente III si circondò di un +senato di anticardinali, ed elesse a nuovo i sette Vescovi +del Laterano. Quasi dappertutto Roma e il suo territorio +<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> +obbedirono al comando di lui, ed atti giudiziarî +furono segnati colla data del suo pontificato‍<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a>. +</p> + +<p> +Allora Enrico strinse prestamente di assedio le fortezze +di Roma; cadere dovevano, e il castel Sant’Angelo +abbandonare la preziosissima preda: forse che +anche Ottone III non aveva conquistato il castello? Il +nipote di Gregorio si difese disperatamente nel <i>Septizonium</i>, +monumento dell’imperatore Settimio Severo, +situato all’estremità del Palatino dalla parte di mezzogiorno, +che i frati del convento di san Gregorio sul Clivo +Scauro avevano tramutato in fortezza saldissima‍<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a>. +Enrico lo assediò con tutte le regole di guerra, come se +fosse stato una rocca; ed infatti tanto grandioso era +tutto quello che i Romani antichi avevano edificato, che +perfino le loro opere di arti belle superavano in solidità +le castella della gente nuova. Gli ordini di colonne magnifiche +sovrapposte le une alle altre caddero in frantumi +sotto l’urto delle macchine belliche, ed uno dei più +bei monumenti di Roma ne andò mezzo distrutto; finalmente +Rustico si arrese‍<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a>. Fu preso d’assalto anche +<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> +il Campidoglio, dove entro a torri si appiattavano i Corsi, +una famiglia partigiana di Gregorio, la quale forse derivava +dalla colonia di gente corsa, ch’era stata fondata +ai tempi di Leone IV‍<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a>. Ne furono smantellate e bruciate +le case, ed Enrico con un senso di orgoglio potè +per breve tempo prendere albergo sul Campidoglio venerando +di antichità‍<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a>. +</p> + +<p> +Ora al castel Sant’Angelo, dove si nascondeva il +Papa! I Romani stessi lo assediarono e lo cinsero di +muro per isolarlo e per affamarlo; ma frattanto i messaggeri +di Gregorio correvano a perdifiato traverso la +Campania, per andarsi a gettare a’ piedi di Roberto +Guiscardo, ed esortarlo che s’affrettasse a portargli +<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> +liberazione‍<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a>. Nello stesso castello, dove novant’anni +prima un Romano aveva difeso la libertà della Città +contro un Imperatore, adesso un Imperatore stringeva +d’assedio un Papa, che combatteva per riscattare la +Chiesa dalla podestà civile. Può darsi che innanzi all’animo +dolente di Gregorio trasvolassero come fantasime +le ricordanze della tragica storia di questo sepolcro +di Adriano, e che gli sovvenisse dei tempi di Belisario e +di Totila, di quelli di Alberico e di Marozia, di Crescenzio +e dei Papi che ivi dentro erano stati uccisi: forse cotali +lugubri imagini gli passavano per la mente in quello +che stavasi rimpiattato nelle oscure stanze arcuate del +castello, e dal di fuori risonavano le grida furibonde dei +Romani e dei Tedeschi. Che sorte lo aspettava se fosse +caduto fra le mani di Enrico? Come un tempo il padre +di questo aveva fatto di Gregorio VI, così il vendicatore +di Canossa lo avrebbe trascinato dietro a sè di là delle +Alpi, e il massimo di tutti i Papi avrebbe finito prigione +in qualche torre della Selva Nera, o sulle rive +del Reno. Dall’alto dei merli di quel sepolcro Gregorio +mirava le rovine della città Leonina e Roma venale; +indi affisava lo sguardo per la pianura toscana, e non +vedeva indizî che giungessero soldatesche della sua +amica; allora si volgeva con petto ansante dalla parte +della Campagna latina, e guardava, guardava se apparissero +gli squadroni del Duca normanno: finalmente +un giorno vide luccicare le loro lancie di là di Palestrina. +<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> +Come il Guiscardo ebbe udito della pressura del +Papa, deliberò di muovere incontanente a liberarlo; +chè, caduto Gregorio, Enrico contro di lui avrebbe +rivolto le armi, e ne sarebbe conseguita una terribile +colleganza di tutti i nemici suoi. Sul principio di Maggio +si pose dunque in cammino con seimila cavalli e +trentamila fanti, fra’ quali si trovavano genti calabresi +avide di saccheggio, e Saraceni di Sicilia ancor più +feroci delle prime‍<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a>. Dell’avvicinarsi di lui Desiderio +diè annuncio al Papa, ma ne informò altresì l’Imperatore; +comportamento ambiguo che lo espose a severa +censura, perocchè fosse giudicato che l’abate accortamente +facesse da servitore a due padroni nemici +fra loro. La fortuna non aveva per Enrico che ironici +sorrisi; questo Tantalo del medio evo non conseguì +mai completo trionfo. Non poteva scagliarsi contro all’oste +che veniva, composta dei più formidabili guerrieri +di quel tempo, giacchè egli aveva esercito esiguo; +non poteva tenersi fermo in Roma, dappoichè +i Romani erano gente mutabile e i Gregoriani tenevano +tuttavia in mano alcune fortezze della Città. Poichè +dunque era costretto a cederla prima ancora di +esservi assediato, fe’ smantellare le torri del Campidoglio +e le mura della Leonina; raccolse un parlamento +dei Romani, sì come aveva fatto Vitige all’appressarsi +di Belisario; dichiarò ad essi che le cose dell’Impero +<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> +lo richiamavano in Lombardia, esortò quegli +uomini costernati a resistere, fe’ loro sperare che sarebbe +presto ritornato, e gli abbandonò alla loro sorte. +Addì 22 Maggio si mise in via con Clemente III per la +strada Flaminia, e andò a Civita Castellana, per muovere +indi ancor più verso settentrione‍<a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a>. +</p> + +<p> +Intanto che Enrico se ne andava i cavalieri del +Guiscardo picchiavano omai alla porta lateranense. Il +Normanno era venuto a passo forzato dalla via che un +tempo aveva preso Belisario, passando per la valle del +Sacco; ed ai 24 di Maggio giungeva innanzi Roma, +tre dì dopo che l’Imperatore ne era partito. Ei pose +primamente il suo campo presso all’<i>Aqua Martia</i>, dove +prudentemente sostò tre giorni, avvegnaddio non fosse +certo se Enrico, ritirandosi, avesse fatto che una finta, +<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> +per piombargli d’un tratto alle spalle‍<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a>. I Romani +tenevano la città barricata, e la loro virile resistenza +opposta contro Roberto Guiscardo empie splendidamente +un breve capitolo della loro storia medioevale. +Forse la loro incostanza attenua la pietà onde potrebbero +avere diritto; però le loro angustievoli necessità +erano pur degne di vero compianto; l’Imperatore, +cui avevano reso la Città, gli aveva lasciati in balìa +del loro destino, e Roma sventurata, dopo i tormenti +di un assedio di tre anni, si vedeva esposta all’avidità +depredatrice di genti normanne e saracene chiamate +dal Papa. Roberto trattò coi traditori e coi Gregoriani +che erano nella Città, ed a capo de’ quali stava il console +Cencio Frangipane. Sull’alba del 28 Maggio i suoi +cavalieri salirono da porta san Lorenzo; entrati corsero +a porta Flaminia, la abbatterono, e per di là penetrò +in Roma l’esercito che stava in sull’avviso. Allorchè +i Romani udirono risonare dentro delle mura il terribile +grido di battaglia: Guiscardo! Guiscardo! si gettarono +con grande impeto contro i Normanni; ma il +Duca, venendo dal Campo di Marte in preda alle fiamme, +passò di gran corsa il ponte del Tevere, liberò il +Papa fuor del castel Sant’Angelo, e fra le acclamazioni +de’ suoi soldati lo condusse in Laterano‍<a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> +</p> + +<p> +La liberazione del Papa e la presa di Roma, gloria +della quale sol pochi eroi si adornarono, risplendono +chiari nella storia del celebre Principe guerriero, cui più +di Cesare e di Pompeo fu fida la fortuna. In Albania aveva +distrutto gli eserciti dell’Imperatore d’Oriente, ed aveva +pur testè fugato l’Imperatore d’Occidente e riposto sul +trono della Cristianità il massimo di tutti i Pontefici. +Meraviglioso spettacolo, di quei tali onde pochissimi la +storia mostra di eguali, è vedere Gregorio VII accanto +al Guiscardo salvatore suo. Allorchè il Papa riconoscente +strinse fra le sue braccia l’eroe di Palermo e di Durazzo +può darsi che egli scorgesse farglisi innanzi lo +spirito pacificato di Leone IX: e il Guiscardo da parte +sua poteva riflettere con mente attonita alla instabilità +delle sorti umane, ricordando il campo di battaglia di +Civita dove s’era genuflesso innanzi a un Papa che +aveva fatto prigioniero, mentre adesso s’inginocchiava +innanzi ad un altro Papa che aveva salvo dalle mani +dei suoi acerbi nemici. +</p> + +<p> +Ma Roma infelice, abbandonata al saccheggio degli +<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> +uomini d’arme normanni, fu teatro di orrori che non si +possono descrivere, e tali da superare tutte le efferatezze +de’ Vandali. Al terzo giorno i Romani si sollevarono, e +con rabbia furibonda si scagliarono sui barbari vincitori; +il partito imperiale si tornò a raccozzare e tentò +liberarsi con un assalto impetuoso, sennonchè il giovane +Ruggero corse dal campo con mille cavalieri e venne +in soccorso del padre che era ridotto a male strette. La +Città combattè con gran furia, ma non a lungo, e soccombette; +il tentativo disperato dei Romani fu soffocato +nel sangue e domato col fuoco, chè Roberto per salvarsi +fe’ incendiare una parte della Città. Chetate le fiamme e +la strage, Roma apparve agli occhi di Gregorio cumulo +di macerie fumanti; dalle chiese bruciate, dalle rovine +che s’ammonticchiavano per le vie, dai cadaveri de’ Romani, +mille voci si alzavano ad accusarlo; e Gregorio +avrà dovuto torcer la faccia per non vedere i Musulmani +trarre al campo i Romani, cacciandoseli dinanzi a stormi, +legati con funi. Donne vituperate, uomini che si ornavano +del nome di senatori, fanciulli, giovani, erano publicamente +venduti in ischiavitù come si fa del bestiame; +altri, fra’ quali il Prefetto imperiale, conducevansi nelle +Calabrie prigionieri di Stato‍<a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a>. +</p> + +<p> +Tuttavolta, Goti e Vandali erano stati più avventurati +dei Normanni del Guiscardo, poichè quelli avevano +<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> +trovato Roma ancor piena di tesori immensi, +laddove il bottino che facevano i Maomettani venuti +agli stipendî del Duca non pareggiava più pur quel +tanto che, dugento trent’anni prima, i loro antenati +avevano raccolto nel san Pietro e nel san Paolo. Roma +era caduta adesso in gravissima povertà, e perfino +le chiese erano vuote di ornamenti. Statue mutilate e +senza pregio erano abbandonate per le vie ingombre +di rottami, o giacevano atterrate nella polvere in mezzo +a ruderi giganteschi di terme e di templi, entro cui +appena era se il nemico poneva il piede, avvegnachè ne +lo respingesse un senso di orrore, o la temenza d’esservi +ucciso a tradimento. Tratto tratto, entro a chiese, le quali +andavano anch’esse ruinando, si rinvenivano bruttissimi +simulacri di Santi, e il Saraceno ne strappava sghignazzando +l’oro dei doni votivi, che forse v’erano ancora +appesi. +</p> + +<p> +I conquistatori sbramarono per alcuni giorni la loro +libidine bestiale di ruba e di sangue, finchè i Romani, +con una corda ed una spada nuda al collo, si gettarono +a’ piedi del Duca: e il corrucciato vincitore +sentì pietà di essi, ma non potè più in alcun modo riparare +alle loro perdite‍<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a>. La devastazione di Roma deturpa +<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> +di più oscura macchia la storia di Gregorio, che quella +del Guiscardo; era Nemesi che aveva costretto questo +Papa, se anche abbrividendo o di malincuore, a fissare +lo sguardo sulla fiamma onde Roma ardeva. Forse +che Gregorio VII in mezzo all’incendio di Roma +(ed era per cagion sua che bruciava) non pare uomo +fatale e terribile, pari a Napoleone che tranquillo cavalca +lungo i campi di battaglia bagnati di sangue? +Che contrasto fra lui e la bella immagine di Leon +magno che salva dal ferro di Attila la santa Città, +e ne addolcisce le sorti contro alla collera di Genserico! +Non uno dei suoi contemporanei nota che Gregorio abbia +tentato di salvare Roma dal saccheggio, o che abbia sparso +una lacrima pietosa sulla caduta della Città‍<a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a>. Tuttavolta +può darsi che chi lo avvicinava abbia raccolto i sospiri +che egli versasse in quei terribili giorni; ma +d’altronde per quest’uomo del destino, che cos’era la +distruzione di mezza Roma in paragone all’idea per cui +aveva sacrificato la pace del mondo? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> +</p> + +<h4 id="cap6-7-4">§ 4. +<span class="smaller">Ildeberto lamenta la caduta di Roma. — Ruina della +Città al tempo di Gregorio VII.</span></h4> + +<p> +Lacrime versò, alcuni anni dopo, un Vescovo straniero, +Ildeberto di Tours. Ecco il commovente carme di +lai, che egli dedicò alle ruine di Roma deserta: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">«<i>Par tibi, Roma, nihil, cum sis prope tota ruina,</i></p> +<p class="i02"> <i>Quam magna fueris integra, fracta doces.</i></p> +<p class="i01"><i>Longa tuos fastus aetas destruxit, et arces</i></p> +<p class="i02"> <i>Caesaris, et superum templa palude jacent.</i></p> +<p class="i01"><i>Ille labor, labor ille ruit, quo dirus Araxes</i></p> +<p class="i02"> <i>Et stantem tremuit, et diruisse dolet.</i></p> +<p class="i01"><i>Quem gladii Regum, quem provida jura Senatus,</i></p> +<p class="i02"> <i>Quem superi rerum constituere caput,</i></p> +<p class="i01"><i>Quem magis optavit cum scelere solus habere</i></p> +<p class="i02"> <i>Caesar, quam socius, et pius esse socer.</i></p> +<p class="i01"><i>Qui crescens studiis tribus, hostes, crimen, amicos</i></p> +<p class="i02"> <i>Vi domuit, secuit legibus, emit ope.</i></p> +<p class="i01"><i>In quem dum fieret vigilavit cura priorum,</i></p> +<p class="i02"> <i>Juvit opus pietas, hospitis unda locum.</i></p> +<p class="i01"><i>Expendere duces thesauros, fata favorem,</i></p> +<p class="i02"> <i>Artifices studium, totus et orbis opes.</i></p> +<p class="i01"><i>Proh dolor! urbs cecidit, cujus dum specto ruinas,</i></p> +<p class="i02"> <i>Penso statum, solitus dicere: Roma fuit.</i></p> +<p class="i01"><i>Non tamen armorum series, non flamma, nec ensis</i></p> +<p class="i02"> <i>Ad plenum potuit hoc abolere decus.</i></p> +<p class="i01"><i>Tantum restat adhuc, tantum ruit, ut neque pars stans</i></p> +<p class="i02"> <i>Aequari possit, diruta nec refici.</i></p> +<p class="i01"><i>Confer opes, ebur et marmor, superumque</i></p> +<p class="i02"> <i>Artificum vigilent in nova facta manus.</i></p> +<p class="i01"><i>Non tamen aut fieri par stanti fabrica muro,</i></p> +<p class="i02"> <i>Aut restaurari sola ruina potest.</i></p> +<p class="i01"><i>Cura hominum potuit tantam componere Romam,</i></p> +<p class="i02"> <i>Quantam non potuit solvere cura deum.</i></p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span></p> +<p class="i01"><i>Hic superum formas superi mirantur et ipsi,</i></p> +<p class="i02"> <i>Et cupiunt fictis vultibus esse pares:</i></p> +<p class="i01"><i>Non potuit natura deos hoc ore creare</i></p> +<p class="i02"> <i>Quo miranda deum signa creavit homo.</i></p> +<p class="i01"><i>Vultus adest his numinibus, potiusque coluntur</i></p> +<p class="i02"> <i>Artificum studio, quam deitate sua.</i></p> +<p class="i01"><i>Urbs felix, si vel dominis urbs illa careret,</i></p> +<p class="i02"> <i>Vel dominis esset turpe carere fide</i>»‍<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a>.</p> +</div></div> + +<p> +Ildeberto di Tours fu a Roma sull’incominciamento +del secolo duodecimo, vide la devastazione della Città, le +sue ruine antiche e nuove, e trovò ancor fresche le tracce +dell’inimico. Il buon cantore si sgomentò delle idee pagane +che Roma gli faceva rampollar per la mente, laonde +le cancellò con una seconda elegia, nella quale mette in +bocca alla mesta Roma parole di conforto. «Quand’io», +così fa dire alla sventurata Sibilla, «quand’io mi allegrava +degl’idoli, mio orgoglio erano i miei eserciti, il mio +popolo, la magnificenza dei miei marmi. Crollarono gli +idoli, crollarono i palazzi, popolo e cavalieri caddero +in servitù, ed appena è che Roma ancor si ricordi di +Roma; però adesso io ho cambiato l’aquila colla croce, +Cesare con Pietro, la terra col cielo»‍<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> +</p> + +<p> +Tutte belle idee, ma non potevano confortare i Romani +della rovina della loro Città, traverso cui si trascinavano +tapini, accattoni. Roma s’era stremata di parecchie +migliaia di abitatori, causa la guerra, le fughe, le +morti e le schiavitù. Da secoli essa non aveva sofferto +un guasto così orrido come a’ tempi di Gregorio VII. I +ruderi onde s’era sparsa per vent’anni di guerre combattute +fra le fazioni, per assalti sofferti di dentro +e di fuori, per incendî, crescevano adesso in questa +devastazione nemica, la prima che veramente subisse +da dopo che Totila aveva atterrato le sue mura. Possiamo +noverare una serie di monumenti che allora +caddero distrutti. +</p> + +<p> +Gli assalti dati da Enrico al san Paolo fecero probabilmente +in pezzi il portico antico che adduceva +dalla porta alla basilica; quanto al portico vaticano, +esso ruinò allorchè fu preso il borgo. Il fuoco aveva devastato +la città Leonina, e il san Pietro stesso ebbe a +risentirne danno. Nella Città andarono in guasto il +Palatino e il Campidoglio; altri monumenti muniti dovettero +aver diviso la sorte del <i>Septizonium</i>, che allora +era parte bellissima dei palazzi imperiali‍<a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a>. Tuttavolta +il danno recato da Cadalo e da Enrico fu di poco +rilievo, se si paragoni con quello dell’incendio appiccato +dai Normanni‍<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a>. Infatti il Guiscardo gettò due +<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> +volte il fuoco nella Città, primamente quando entrò +da porta Flaminia, indi quando i Romani lo assalirono. +L’incendio devastò il Campo di Marte forse fino al +ponte di Adriano; perirono gli avanzi dei portici di +questo quartiere e molti altri monumenti; soltanto il +mausoleo di Augusto andò illeso, grazie alla sua struttura, +e la colonna di Marco Aurelio fu salva per via del +luogo isolato in cui era collocata, sopra una piazza +d’ogni lato aperta‍<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a>. Le fiamme distrussero tutto il +quartiere ancora inabitato, che si stendeva dal Laterano +al Colosseo, e la stessa porta Lateranense d’ora in +poi ebbe nome di porta «bruciata.» La chiesa antica +dei «Quattro Coronati» cadde in cenere; il Laterano +e molte chiese forse ne soffersero gravemente; difficilmente +ne saranno rimasti immuni il Colosseo, gli +archi trionfali, gli avanzi del Circo Massimo‍<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> +Quanti sono Cronisti, che con narrazione fugace e con +noncurante apatia descrivono questa orribile catastrofe, +tutti ad una voce affermano che una gran parte della +Città ne andò distrutta; ed uno Storico del secolo decimoquinto +a ragione pronunciò giudizio che, massimamente +fra tutto, l’ira normanna ebbe gettato Roma +nello stato deplorevole in cui al tempo suo era ridotta‍<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a>. +Il Celio (la regione del Colosseo), altra volta +fittamente popolato, continuò bensì ad essere abitato, +ma ognor meno, finchè diventò deserto; egual sorte +subì l’Aventino, che ancora al tempo di Ottone III +era abbellito di tanta splendidezza. Chi oggidì, visitando +Roma, trascorre per questi due colli sepolti nei loro silenzî +profondi, e non vi vede sparse che chiese antichissime +e ruine romane dall’aspetto malinconico, può ben dire a +sè stesso che il deserto deriva dai guasti normanni. Poco +a poco quei luoghi di Roma furono abbandonati, e +il popolo gradatamente andò addensandosi nel Campo +di Marte, là dove sorse Roma nuova. +</p> + +<p> +La ruina della Città cresceva del resto a questa età +<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> +rapidamente, anche per cause interiori. Se più in antico +vi aveva contribuito massimamente l’edificazione di +chiese, or vi recava gravissima ragione il costume che +s’era preso di tramutare monumenti antichi in rocche +e in torri. Per giunta, anche città forestiere mandavano +a Roma, come ad una miniera, per raccoglierne marmi +e colonne. Il bel duomo di Pisa edificato nel secolo +undecimo, e la celebre cattedrale di Lucca consecrata +da Alessandro II, furono senza dubbio adorni di colonne +che s’avevano avuto da Roma in dono o a vendita. +Quando Desiderio costruì la sua basilica, comperò in +Roma colonne e marmi che fece trasportare per mare +dalla via di Porto, e ben può darsi che fra il bottino da +Roberto tratto con sè a Salerno, si trovassero, se non +statue pagane, certamente ornati preziosi e colonne che +il Duca adoperava nell’edificazione del duomo di san Matteo +in quella città‍<a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a>. Tuttavia anch’egli, sì come Genserico +aveva fatto, avrebbe potuto condur seco dei veri capolavori +d’arte, chè alcune considerazioni di Ildeberto +nella sua prima elegia fanno conchiudere qualmente in +<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> +Roma restassero statue di marmo o di bronzo, anche +dopo del guasto datole dai Normanni. +</p> + +<h4 id="cap6-7-5">§ 5. +<span class="smaller">Gregorio VII lascia Roma, e va esulando. — Sua +caduta. — Muore a Salerno. — Rilievo della sua persona +nella storia universale.</span></h4> + +<p> +Gli orrori commessi dai suoi liberatori condannarono +Gregorio VII a perpetuo esilio, e questa, se guardar si +voglia ai destini umani da un punto di vista elevato, ne +fu sorte meritata: la sua vita politica finì fra i ruderi di +Roma. Quantunque i Romani gli avessero promesso soggezione, +ei si doveva però imaginare che sarebbe caduto +vittima della loro ira, tosto che i Normanni fossero partiti‍<a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a>. +Roberto prese ostaggi, pose un presidio nel castel +Sant’Angelo, e nel mese di Giugno partì col Papa per +la Campagna, dove assalì inutilmente Tivoli, ma distrusse +altre castella‍<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a>. Con gran dolore Gregorio +avrà gettato da qualche altura per l’ultima volta lo +sguardo su Roma, e avrà preso commiato dal teatro +<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> +delle sue lotte, dalla Città che abbandonava in ruine. +Egli poteva ben dire a sè stesso che, da eroe, non aveva +soccombuto, ma altresì che vinto non aveva; e tristissimi +pensieri dovevano essere i suoi allorchè correva colla +mente ad Enrico, che dal Po faceva ritorno trionfalmente +in patria, dopo di aver conquistato la Città, preso +la corona imperiale, elevato al soglio il suo Antipapa, +costretto Gregorio a caricarsi della maledizione di Roma, +ed a fuggire in esilio. Mentre l’uno dei due avversarî +moveva a settentrione, l’altro era costretto a +volgere verso il mezzogiorno, condannato alla riconoscenza +verso un vassallo, che seco lo conduceva in terra +straniera, seguito da turbe di Romani prigionieri e di +carri carichi di bottino. La partenza di questo gran +Papa da Roma devastata, la comitiva che gli fanno le +torme di Normanni e Saraceni, contro i cui correligionari +altra volta egli aveva predicato la croce, la sua +triste andata a Monte Cassino ed a Salerno, il pane +dell’esilio che ivi gli porge l’amico suo Desiderio, tutto +questo pone un tragico termine al dramma della sua +vita: e qui, come nella fine di Napoleone, che muore +solitario a sant’Elena, la giustizia eterna celebra uno +de’ suoi magnifici trionfi. +</p> + +<p> +Mentre a Salerno volgeva in mente il progetto di +tornare a Roma alla testa di un esercito, Gregorio vi +passò di vita, addì 25 Maggio dell’anno 1085, senza +che neppur morte curvasse la sua tempra indomita. +Nell’agonia sclamava: «Amai la giustizia e odiai la +colpa, perciò muoio in esilio»‍<a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a>: parole rivelatrici di +<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> +questa mestissima verità, che gli uomini veramente +grandi non trovano che martirio e solitudine; e in bocca +di Gregorio mettevano in rilievo le più riposte fibre dell’indole +sua grande e fiera. Ma quella forza di potentissimi +spiriti, quell’animo vasto che quasi non ha pari, non +tiene suo luogo nella bella schiera dei savî e dei riformatori, +cui tutti i popoli senza distinzione onorano +come benefattori del mondo. La ricordanza di lui sveglia +ammirazione, ma non accende il fuoco dell’entusiasmo, +quale è quello che desta un ideale creatore, nè conforta, +colla dolce simpatia che s’accompagna agli uomini i +quali composero a pace il mondo. A lui compete un +posto fra i potenti della terra che hanno commosso il +mondo con opera violenta ma salutare; solo l’elemento +religioso lo sublima ad una sfera assai più elevata di +quella che è propria dei monarchi secolari. Accosto a +lui Napoleone cade in una grande povertà d’idee. +</p> + +<p> +Anche Gregorio VII fu l’erede di antichi intendimenti +del Papato. Però tutto suo è l’incomparabile +genio di dominatore e di statista, e nessun uomo di +Roma antica o del tempo moderno ebbe le sue audacie +rivoluzionarie‍<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a>. Questo mirabile frate non tremò al +pensiero di scardinare l’ordinamento che fino alla sua +età aveva retto Europa, e di elevare su quei ruderi il +trono del Papa. Però la sua vera grandezza fu prima +<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> +che giungesse al pontificato; da papa travalicò, perocchè +nel fugace momento della sua potenza abbia voluto +raccogliere insieme l’opera cui sarebbero occorsi dei +secoli. Chi vuol giungere l’impossibile, non può parere +che un visionario, e tale fu il suo tentativo di signoreggiare +il mondo politico. +</p> + +<p> +Stupenda è la potenza di genio con cui Gregorio VII +conquistò la libertà della Chiesa, e fondò la dominazione +della gerarchia. Il regno de’ preti, che non brandivano altre +armi fuor di una croce e di un vangelo, di una benedizione +e di un anatema, merita più ammirazione che tutti +i regni insieme uniti de’ conquistatori romani od asiatici. +Questo impero spirituale potrà condannarsi, potrà +odiarsi, ma, finchè duri la terra, sarà sempre un fenomeno +di potenza morale che non ha riscontro d’esempî. +Gregorio VII fu eroe soltanto in siffatto regno sacerdotale. +La sua mente per verità non concepì il genere umano +che sotto la forma della Chiesa, e la Chiesa solamente +in forma di monarchia pontificia. Strana e spaventosa, e +tale che desterà le meraviglie anche delle generazioni +venture, fu l’idea di porre avanti gli occhi del mondo +peccaminoso un uomo mortale che fosse infallibile e simile +a Dio, di mettergli in mano le chiavi del cielo e dell’inferno, +di assoggettare il mondo al dominio assoluto +di questo sol uomo, apostolo di umiltà, ma in pari tempo +vicario di Dio‍<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a>. Quell’idea fu il sogno mistico di un’età +<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> +di schiavitù, d’ignoranza, e di necessità violente, in cui il +genere umano, non peranco tratto dalla scienza in discordia +con sè stesso e col mondo, ma puerilmente credulo, +voleva, a conforto suo, vedere e toccare l’eterno principio +del bene incarnato in una persona. Forse il più sorprendente +fatto che la storia conosca è questo, che ad un +uomo fu conferita la podestà di legare e di sciogliere +nell’ordine morale; ma la cosa si spiega quando si sappia +che per tempo lungo la Chiesa fu passione suprema, +podestà santissima, idea universale della gente umana. +Solo dalla sua cornucopia scaturiva tutto ciò che di +profondo v’aveva nelle cose di fede e di scienza; da essa +avevano origine l’armonia, la bellezza, tutte le felicità +dell’anima nelle cose celesti e terrene. Fu per la prima +volta, dopo le lotte che ebbero principio con Gregorio VII, +che anche le classi secolaresche, fino allora rozze, materiali, +abbrutite, incominciarono a fiorire nella coltura +dello spirito. +</p> + +<p> +Nessuna meraviglia dunque che la forza e la grandezza +della Chiesa militante assumessero siffatta natura +audace in Gregorio. Ma la storia non ha confermato +l’idea che ei s’era foggiata contrariamente alla +dottrina cristiana, perciocchè essa andasse a ritroso +del concetto più grande cui il genere umano s’inspira. +Gli insegnamenti degli Apostoli durano; per lo +contrario il tempo, da un pezzo, ha roso i principî +<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> +gerarchici di Gregorio, od altrimenti la coltura fatta +universale li mette in derisione come sogni antiquati +di gente retrograda e fanatica. A Gregorio può farsi +rimprovero che egli ebbe diviso la Chiesa in due campi; +la Chiesa profana, dei laici privati del loro diritto +di elettori, e la Chiesa sacra, casta dei preti elettori di +sè stessi: e invero il grande concetto della republica +cristiana fu falsato dai principî di Gregorio, avvegnaddio +la gerarchia usurpasse il luogo della Chiesa‍<a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a>. Gli +avanzi della forma antichissima che avevano avuto le +comunità cristiane andarono distrutti per opera di Gregorio +VII; nell’istituto gerarchico della Chiesa egli introdusse +uno spirito di burocrazia, nel Papato infuse uno +spirito cesareo. Quantunque questo sistema in sè perfetto +riunisse nella sua costituzione tutte le forme politiche, +democrazia, aristocrazia, monarchia, nondimeno il suo +meccanismo posto in moto dalla volontà di un uomo +solo, e l’accentramento di tutte le forze dogmatiche in +una casta, educarono i mali tutti dell’arbitrio religioso e +della tirannide: quindi è facile comprendere che l’opera +di Gregorio VII doveva trarre dietro a sè la riforma +tedesca. Poichè Ildebrando per primo separò veramente +la Chiesa dal popolo, fu egli che distrusse il concetto +evangelico; più tardi dal suo principio derivò, come conseguenza +necessaria, anche la sua separazione dalla +civiltà, e contro di questa la Chiesa, che è soltanto gerarchia, +<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> +oggidì combatte con repugnanza ostile, sempre +intesa al difettoso passato del medio evo, sempre +incapace di accogliere entro di sè lo spirito di libertà, +che è spirito di giovinezza novella. +</p> + +<p> +Il meglio che Gregorio abbia fatto (ed egli non lo +presagì) fu di aver rotto nel mondo il sonno delle menti, +mercè una lotta che per la prima volta ricercò tutte le +intime fibre della vita morale. Da quest’unico uomo +sparse in ogni cerchia della Chiesa e dello Stato un +impulso immenso. La lotta gigantesca di queste due +forme che rappresentano l’universo sociale, la miscela +barbaramente feudale in cui dapprima si confusero, la +loro separazione progressiva, il loro antagonismo durevole, +composero la grandiosa vita morale del medio evo. +E oggidì ancora si fatica a volere ordinare la Chiesa e lo +Stato completamente liberi l’uno dall’altro, a guarire +la Chiesa dall’ultima sua rigidezza gerarchica, a guidarla +ai principî universali della libertà e dell’amore, +a renderla socievole, a comporre una volta finalmente il +regno universale della cultura e della pace. Nell’età +della barbarie, quando valeva il diritto del più forte, +gli uomini non furono capaci di comprendere il concetto +sublime del Cristianesimo. Forse che la Chiesa di +Gregorio VII e del medio evo attuò gli insegnamenti del +Cristianesimo? forse che le chiare idee di questo, espressione +della natura eterna dell’uomo e della società, sono +attuate oggidì? Finì lo Stato feudale franco, sparve la +potenza della Chiesa gregoriana, ma dopo la loro caduta +non ha che incominciato ad albeggiare l’aurora di una +stagione novella nella vita degli uomini. I nostri occhi +vedono i ruderi ancor giganteschi del medio evo, un dopo +<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> +l’altro smuoversi e cadere nel gran fiume dell’armonia +sociale, che dopo innumerevoli impedimenti scorre attraverso +questo duro e pigro mondo, e ci avvia verso +una felicità, il cui solo presagio fa beate le anime generose‍<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span></p> + +<h3 id="cap7-7">CAPITOLO SETTIMO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap7-7-1">§ 1. +<span class="smaller">Desiderio, eletto papa, rifiuta la tiara. — È per forza +elevato in Roma al pontificato, con nome di Vittore III. — Fugge +a Monte Cassino. — Riprende a Capua la dignità pontificia +(1087). — È consecrato in Roma. — Condizioni della +Città. — Vittore III fugge a Monte Cassino, e vi muore (1087). — Ottone +di Ostia è eletto e ordinato a Terracina con nome +di Urbano II (1088).</span></h4> + +<p> +Caduto Gregorio, Roma somiglia ad un palco scenico +vuoto, che soltanto a rilento va nuovamente popolandosi +di personaggi minori. Le opere ed eziandio la +caduta di un uomo grande esercitano influenza anche +dopo che egli è scomparso dal mondo, e lasciano segno +nel mare del tempo in mille cerchi di onde che vanno facendosi +sempre più chete, e finalmente si perdono nella +vastità. Attorno al feretro di Gregorio stavano ritti gli +uomini della gerarchia, che avevano incanutito nelle lotte +per essa combattute; così forse in antico i generali di +Alessandro magno avevano fatto cerchio al suo cadavere. +Chi doveva raccogliere l’eredità dell’impero religioso? +le piccole passioni della gelosia e dell’ambizione dovevano +<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> +adesso mandarlo in ruina? Questo sarebbe accaduto +di uno Stato secolare, ma nel regno de’ preti, i quali +non avevano dinastie famigliari da fondare, era ad ogni +tempo erede l’eguale spirito gerarchico, che si conservava +principio indestruttibile. +</p> + +<p> +Gregorio, morendo, aveva designato quattro candidati +all’elezione pontificia, ed erano Desiderio di Monte +Cassino, cardinale di santa Cecilia in Transtevere, Anselmo +di Lucca, Ottone di Ostia, Ugo di Lione. I voti +dei Cardinali si raccolsero su Desiderio. La ricchezza +dell’abate, la reverenza in cui lo tenevano i Principi +di quell’età, le sue attenenze coi Normanni, financo i +suoi rapporti coll’imperatore Enrico, rendevano desideratissima +la elezione di lui. Giusto adesso la morte di +Roberto Guiscardo privava il papato di un appoggio +potente; quell’uomo straordinario, sorto come Gregorio +dalla polve, come lui ornamento e splendore eroico +della storia d’Italia, moriva a Cefalonia poco tempo +dopo del Papa, addì 17 di Luglio‍<a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a>. Credevasi dunque +non esservi adesso altri che Desiderio, il quale potesse +scongiurare le calamità minaccianti nel caso in cui gli +eredi del Duca fossero venuti a dissidio e avessero mancato +di fede. Ma l’ambizione dell’abate avrebbe dovuto +essere immane, se in questo tempo gli fosse parsa +<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> +gradevole la tiara. La pace onde godeva a Monte Cassino +lo ammoniva che v’avrebbe potuto finire i suoi giorni +tranquillo e felice, rallegrato dalle dolcezze delle muse, +sfogliando manoscritti adorni di miniature porporine, o +disputando lietamente con uomini dotti; capiva che +sarebbe stata follia voler mutare il bello e ricco monastero +con Roma selvaggia, gettarsi in lotte senza fine col +mondo, mettersi in balìa delle cabale di Cardinali tutti +invidia e ambizione, stuzzicare, in una parola, il destino +a farlo segno de’ suoi colpi mortali. I due anni che +succedettero tosto dopo la morte di Gregorio offrono +lo spettacolo di una vera contesa che si combattè per +ragione della corona papale, non per farne conquista, +ma per iscansarla. Si può dire che questo fatto +mirabile sia il migliore elogio funebre della grandezza +di Gregorio; pareva che il morto Papa stendesse la mano +fuor della sua sepoltura, e vi tenesse inchiovata la +tiara. Desiderio, uomo di sangue principesco (scendeva +della casa longobarda di Benevento), ripetutamente +sospinto verso il trono pontificio da Cardinali e da Principi, +ne indietreggiava, ne tremava, come se in quello +avesse veduto qualche cosa di orribile. Bello era il sentimento +umano della sua repugnanza, se anche fosse +indizio di debolezza; però la natura dell’uomo è sempre +e dappertutto eguale a sè stessa, e anche qui non manca +un prelato, il quale pieno di invidiosa avidità, dietro alla +spalla di Desiderio, fa l’occhiolino alla corona dei Papi. +</p> + +<p> +L’anno 1085 trascorse senza che potessero mettersi +d’accordo: l’abate dichiarò il suo rifiuto a Giordano +principe di Capua, alla contessa Matilde, ai Cardinali, e +protestò volere influire affinchè un Concilio si raccogliesse +<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> +in Roma a nominare un pontefice degno del grande officio. +Tuttavolta ei venne a Roma col principe Gisulfo soltanto +alla Pasqua dell’anno dopo. La deserta Città era +pur sempre divisa in due campi armati, gli Imperiali +uniti fra loro, i Gregoriani angustiati e in aspettative, +condotti dal console Cencio Frangipane, capo della +Republica‍<a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a>. Sperava Desiderio che s’avessero tutti +acchetati al suo rifiuto; per lo contrario i Cardinali e +gli ottimati, congregatisi in santa Lucia presso il Septizonio, +gli si gettarono a’ piedi, pregandolo di esser papa. +Egli si consultò con Cencio, propose il Vescovo di Ostia, +offerse, fino a tanto che la Chiesa riavesse pace, di mantenere +del proprio il Papa, chiunque ei fosse. Ma il popolo +proruppe in grida furiose acclamando al suo nome, i +Cardinali irritati proclamarono lui pontefice (ai 24 maggio), +e disperato vide gettarglisi sulle spalle la porpora, +con nome di Vittore III; soltanto non fu possibile d’indurlo +a indossare il bianco vestimento, detto <i>alba</i>‍<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a>. +</p> + +<p> +Non pertanto l’elezione di Vittore III non avvenne +senza contrasto; un tumulto che s’appiccava nella +Città gli era lezione di ciò che a lui, papa, si aspettava. +Il partito di Enrico, che possedeva pur sempre +fortezze parecchie in Roma, aveva da qualche tempo +trovato il suo capitano nel Prefetto imperiale. Costui +era stato condotto prigione da Roberto Guiscardo, ma +<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> +ne lo aveva liberato Ruggero, succeduto nella duchea, +poichè era venuto in gran collera contro al collegio +de’ Cardinali che aveva rifiutato di confermare l’Arcivescovo +di Salerno. Tostochè il suo proprio vantaggio +glielo suggerì, il vassallo della santa Sede cessò di +darle assistenza; il Prefetto di Enrico venne, raccolse +armi in Campidoglio, ed impedì che Vittore fosse consecrato +in Vaticano. Il neo-eletto Papa, quattro soli +giorni dopo, scivolò di mano ai nemici e agli amici +con una partenza che seppe di fuga; e poichè i Conti +della Campagna parteggiavano per l’Imperatore, dovette +tor la via di mare da Ardea, arrivò a Terracina, vi +spogliò le insegne del papato, e corse di botto a chiudersi +nel suo diletto convento‍<a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a>. +</p> + +<p> +Qui rimase un intiero anno, sordo alle instanze dei +Vescovi e de’ Principi e alla voce di san Pietro che lo +ammoniva di prendere il governo della sua nave senza +nocchiero, sbattuta dalle procelle dei tempi. Cardinali, +nobili romani col loro capo Cencio, e Vescovi dell’Italia +meridionale, vennero a Capua nella quaresima dell’anno +1087 per provvedere all’elezione pontificia, e si raccolsero +intorno al principe Giordano, che era stato creato +avvocato della Chiesa. V’erano presenti anche Ruggero, +duca delle Puglie, e il detronato principe Gisulfo. Parvero +ambigui la condotta ed i sentimenti dell’abate, e +il partito gregoriano, a lui fortemente nemico, con Ugo +<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> +di Lione e Ottone di Ostia alla testa, cercò di impedirne +la rielezione. Bastò questo perchè Desiderio (addì 21 di +Marzo) riprendesse volontariamente le insegne pontificie. +Se v’aveva ambizione umana che potesse scuoterlo +gli era il pensiero insopportabile di vedere la tiara posarsi +in capo di uno dei suoi avversarî, massime di Ugo +di Lione‍<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a>. +</p> + +<p> +Passata Pasqua, Vittore III si mise in cammino per +Roma colla accompagnatura di Giordano e di Gisulfo. +Il piccolo esercito venne per mare, da Ostia risalì il +Tevere, e s’accampò fuor della città Leonina, giacchè +il san Pietro, entro cui dovevasi consecrare il Papa, era +in potere dell’inimico. Infatti, fuggito Vittore, il Prefetto +imperiale s’era impadronito di Roma, e in gran fretta +aveva richiamato Clemente III. Però la continua anarchia +non consentiva a questo di sperare gran fatto bene; +universale era la spossatezza, Enrico lontano, Roma indisciplinata, +straziata, piena di ruina, e le soldatesche +di Matilde stavano ancora in armi. Che aspetto +presentasse allora la Città, e quali fossero le sue condizioni, +si può più presto imaginare che dire. Clemente III +venne, raccolse i suoi partigiani, e pose residenza in +Vaticano. È meraviglioso il pensare che la basilica di +san Pietro d’allora in poi servì di propugnacolo vero +<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> +alle fazioni; la basilica santissima della Cristianità +fu nei secoli undecimo e duodecimo assediata e difesa +alla paro del <i>Septizonium</i> o del castel Sant’Angelo; +sotto a’ suoi portici il soldato combattè ferocemente +come dai merli di qualunque rocca. I Normanni presero +d’assalto la basilica; Clemente fuggì e riparò nella +Città, dove si trincerò in un’altra chiesa fortissima, nel +Panteon antico, e Vittore III fu consecrato addì 9 Marzo +in san Pietro dal cardinale vescovo di Ostia. Chi avrebbe +potuto biasimare Desiderio, quando sbigottito rifiutava +di ascendere al papato? +</p> + +<p> +Solo otto giorni dopo, ei lasciò Roma, tratto da ardente +desiderio di rivedere il suo convento, ma era colà +appena arrivato, che messaggieri della contessa Matilde +vi capitavano a richiamarlo, perocchè ella fosse venuta +coll’intento di rendere forte la signoria del Papa in Roma. +Sospirando, Vittore assecondò al loro invito, e le milizie +della Contessa gli sgombrarono financo l’entrata in +una parte della Città, dove egli pose dimora insieme con +Matilde nell’isola Tiberina: però non possedeva che il +Transtevere, il castel Sant’Angelo, il san Pietro, Ostia e +Porto. Il maggior numero dei Romani teneva dalla +parte di Clemente e ferveva di odio contro il papato +gregoriano, come quello che aveva dovuto gettarsi +in braccio de’ Normanni, e traeva sempre novellamente +questi demoni devastatori nella sventurata Città. +Oltracciò la venuta di un legato imperiale infondeva +novello coraggio ai partigiani di Guiberto; in mezzo +ad orribili battaglie or si perdeva, or si riconquistava +il san Pietro, e Vittore III, caduto infermo, partiva di +Roma nel Luglio per la terza volta. Ancora nell’Agosto +<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> +raccoglieva a Benevento un Concilio nel quale confermava +i decreti di Gregorio e scomunicava di bel +nuovo Clemente III; indi, sentendosi presso a morire, si +faceva trasportare al suo monastero. Colà nominò Oderisio +ad abate, chè anche da papa aveva continuato +a tenere il governo del convento; raccomandò che si +eleggesse a suo successore nella sedia apostolica Ottone +cardinal vescovo di Ostia, e addì 16 di Settembre passò +di vita, vittima tragica del papato, al cui pondo invano +aveva tentato di scampare. Desiderio abate fu +uomo grande e di nominanza imperitura; papa Vittore +III non fu che un’ombra ingloriosa. Come egli +aveva desiderato, i frati diedero sepoltura al restauratore +della loro abazia nell’abside della sala del «Capitolo», +e colà sulla pietra sepolcrale gli scrissero un +bello e toccante epigramma‍<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a>. +</p> + +<p> +Di tutti i più celebri campioni della riforma, che +un tempo si avevano raccolto intorno al vessillo di +Gregorio, Desiderio è l’ultimo che sparisce del mondo: +infatti un anno prima di lui era morto Anselmo di +Lucca. Sorgono adesso una novella generazione di uomini +<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> +e tendenze nuove, in mezzo alle quali Matilde, +Enrico e Clemente, superstiti di una grande età passata, +incominciano a trovarsi soli e a disagio. +</p> + +<p> +Ottone di Ostia era stato dapprima rivale di Vittore +III, indi s’era con esso lealmente pacificato. La +voce del morente aveva eletto lui a papa, e d’altronde +era stato uno dei quattro candidati designati da Gregorio +VII. Ugo di Lione, sebbene anch’egli di quei quattro, +non poteva più gareggiare con Ottone, avvegnachè +Vittore III lo avesse scomunicato, come nemico +della Chiesa. Però l’elezione di Ottone s’andò procrastinando; +Roma si trovava in potere dell’Antipapa, i +Cardinali venivano fra loro a disputa, ed erano dispersi +chi da una banda, chi dall’altra. Messaggi dei Tedeschi +seguaci della parte gregoriana, e messaggi di Matilde +li richiedevano ripetutamente che dessero un capo alla +Chiesa abbandonata nell’anarchia: alla fine parecchi di +loro, che s’erano raccolti intorno a Oderisio abate, bandirono +un Concilio per l’elezione. +</p> + +<p> +Addì 8 Marzo 1088 quaranta fra Vescovi, Cardinali +ed Abati si congregarono a Terracina; Giovanni di +Porto rappresentava il clero romano, Benedetto prefetto +pontificio ne rappresentava il popolo, e vi intervenivano +legati di Germania e della contessa Matilde‍<a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> +Ai 12 di Marzo Ottone fu gridato papa con nome di +Urbano II. Fu il primo pontefice, che, conformemente +al decreto di Nicolò II, ricevesse l’ordinazione fuori di +Roma, in una città di provincia. +</p> + +<h4 id="cap7-7-2">§ 2. +<span class="smaller">Urbano II. — Incominciamento della sua vita, suo +stato. — Clemente III è in possesso di Roma. — Urbano II si +gitta in braccio ai Normanni che lo conducono a Roma. — Sue +condizioni infelici nella Città. — Matilde sposa Guelfo V. — Enrico +IV torna in Italia (1090). — Sue nuove lotte. — I +Romani chiamano di nuovo Clemente III nella Città. — Ribellione +del giovine Corrado. — Condizioni infelici dell’Imperatore. — Urbano +II s’impadronisce di Roma. — Uno +sguardo a ciò che erano il Papa e l’Imperatore in questa età.</span></h4> + +<p> +Urbano II, francese, era nato a Chatillon, in vicinanza +di Reims, ed era stato monaco di Cluny: lo zelo +della riforma e la soda coltura teologica apparati in quel +convento gli avevano procacciato la cattedra di Ostia. +Enrico IV lo aveva sostenuto qualche tratto di tempo +prigioniero, ma pare che il Re non trovasse in lui +un’opposizione troppo acerba. Era stato in Germania, +da legato, nel tempo in cui Gregorio VII aveva potuto +uscir libero di Roma, e in quel suo officio s’era iniziato +profondamente in tutti i rapporti delle cose ecclesiastiche +e politiche: possedeva intelletto più potente +di Desiderio, abilità grande di oratore e finezza diplomatica +molta; in lui il partito cattolico vedeva l’uomo +che avrebbe battuto le vie di Gregorio VII, e con accortezza +trovato nuovi modi di combattimento, or che +esauriti s’erano gli antichi. Così annunciò tosto egli +<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> +stesso alla Cristianità che voleva reggere il Papato secondo +le idee di Gregorio‍<a class="tag" id="tag312" href="#note312">[312]</a>: però trovavasi in condizioni +difficili; in Germania, dove dopo il ritorno di +Enrico la guerra civile non aveva mai posato, era morto +testè (nell’anno 1088) Erminio secondo antirè, dopo +di aver fatto sottomessione all’Imperatore; i Sassoni, +ed eziandio quasi tutti i Vescovi di parte pontificia, +s’andavano sempre più accostando a quest’ultimo. Dal +1087 il giovine re Corrado, figlio di Enrico, trovavasi +in Lombardia; finalmente l’Imperatore minacciava di +tornare in persona, di schiacciare Matilde e di affermare +il potere di Clemente III durevolmente in Roma. +</p> + +<p> +Clemente teneva in suo possesso la Città, venale a +tutti i partiti; durante questo tempo di governo di +antipapi e di antiprefetti vi dominava la più spaventosa +anarchia; non v’era giorno che per le vie di Roma +non si combattesse; la Città era quasi una montagna +di ruine, entro cui non si scorgeva che tirannide di +ottimati feroci, e miseria di popolo mendico. +</p> + +<p> +Pareva che Gregorio VII avesse lasciato sorti di +esilio in retaggio ad una lunga serie di successori suoi, +chè dopo di lui molti di essi troviamo quasi sempre +fuggenti ed esuli da Roma: strano caso di cui finora +non s’era mai visto l’eguale nella storia de’ Papi. Urbano +II dovette trattenersi quasi tutto intiero l’anno +1088 nell’Italia meridionale, dove i fratelli Ruggero +e Boemondo erano venuti a un’acerba guerra di successione, +fino a che riusciva fatto al loro zio Ruggero +<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> +di Sicilia ed al Papa di comporli a pace. Il papato trascinava +la vita sotto la dubbia protezione di Principi +normanni; ed era altresì un esercito normanno che nel +Novembre 1088 conduceva Urbano II a Roma. Così la +Città tornava ad essere il campo di battaglia di due +Papi che per le vie combattevano l’un contro l’altro, +scambievolmente si maledicevano, e con voce alterna +si discacciavano. +</p> + +<p> +Urbano pose dimora nell’isola Tiberina, difeso da +Pierleone: impotente era e povero tanto che le matrone +di Roma gli mandavano elemosine; però con sottili +accorgimenti e senza posa tesseva trame d’inganni, +entro cui faceva cadere i suoi nemici. Clemente, per lo +contrario, dominava la massima parte della Città, ma +doveva deplorare il suo destino sventurato che lo condannava +a sostenere un titolo a prezzo di sforzi sovrumani‍<a class="tag" id="tag313" href="#note313">[313]</a>; +e forse in cuor suo faceva voti sinceri di poter +finire i giorni che gli rimanevano di vita nella modesta +cerchia del suo arcivescovato. Urbano II, Enrico IV, +Matilde, il mondo desideravano pace, pace; ma la forza +della fatalità che pesava sul capo di tutti i partiti, e che +senza tregua aveva messo sossopra un’intiera generazione, +li spingeva ciecamente avanti nel loro sentiero, e cumulava +astuzie sopra astuzie, colpe su colpe. Enrico stesso +<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span> +sarebbe stato omai inchinevole a pacificarsi colla Chiesa, +e soltanto i Vescovi scomunicati, i quali non potevano +che sostenersi in piedi o cadere con Clemente III, gliene +mettevano impedimenti: frattanto casi di gran rilevanza +lo costringevano perfino a scendere nuovamente +a guerra in Italia. +</p> + +<p> +Come Urbano II conobbe che il partito di Matilde, +fatto debole, diventava più propenso a patteggiare con +Enrico, e come ebbe ragion di temere che l’Imperatore +fosse per tornare e per vincere, mise in moto tutte le +sue astuzie, e giunse destramente a dare alla Contessa +un novello marito, alla Chiesa un campione ispirato a +intendimenti egoisti. Guelfo IV, figlio di Azzone II margravio +di Este e di Conigonda sorella dell’ultimo Duca +svevo della famiglia de’ Guelfi, era diventato nell’anno +1055 l’erede di quella casa, e aveva cambiato la +sua patria Italia con Alemagna, mentre colà Fulco fratel +suo continuava la linea d’Este. Guelfo aveva sposato +la figlia di Ottone duca di Baviera, e nell’anno 1071 +aveva ricevuto in feudo da Enrico questa duchea, tolta +al suocero suo che s’era ribellato. Però aveva più tardi +disertato le bandiere dell’Imperatore, ed era divenuto +uno dei più fervidi seguaci di Gregorio: fino negli +ultimi tempi era stato il caporione e l’anima del partito +romano in Germania, e agli 11 Agosto 1086, a Bleichfeld, +non lungi da Würzburg, aveva battuto Enrico. Tuttavia +anche quel valoroso guerriero, affranto della lotta, +sarebbe venuto ad un accomodamento coll’Imperatore, +se tutt’a un tratto non s’avesse dato esca alla sua ambizione, +che mirava a ingrandire la potenza della sua +famiglia in Italia. Il suo giovine figliuolo Guelfo V fu +<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> +scelto ad essere vittima dell’arte politica di un padre, +avido di possedimenti, e di un furbo Papa, chè entrambi +lo destinarono sposo della contessa Matilde. Non erano +i vezzi della Principessa, giunta ai quarantadue anni, +ma i suoi beni che destavano desiderio, e benanco Roberto, +erede di Guglielmo d’Inghilterra, vagheggiava la +mano della donna: ella la porse al giovine Guelfo. Lo +sponsalizio si celebrò nell’anno 1089; Guelfo infuse tosto +novelle forze nel partito cattolico d’Italia, ed Enrico +fu costretto a discendere ancora una volta in questa +contrada‍<a class="tag" id="tag314" href="#note314">[314]</a>. +</p> + +<p> +Quando quest’uomo dalle cento battaglie, accompagnato +dai due Hohenstaufen, Federico e Corrado, calò +dalle Alpi nella primavera del 1090, ei trovò contro a +sè quella stessa contessa Matilde, cui aveva combattuta +da sì lunghi anni. La grande Principessa, la cui bandiera +teneva adesso in mano un giovinetto diciottenne +sposo suo, era, come l’Imperatore, condannata a una +vita irrequieta, sempre in guerra; e se ci desta meraviglia +vedere l’operosità istancabile di un Principe che +pugnava per il suo Impero, ci riesce quasi un mistero +la tenacia fanatica di una donna che non aveva figli. +Non andremo descrivendo le guerre energiche che Enrico +sostenne in Lombardia, nè la resistenza ostinata di +Matilde, la quale, quantunque i suoi vassalli mormorando +<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> +la sollecitassero a far pace, con caparbietà femminile +sdegnolla: l’attenzione nostra è rivolta alla città di +Roma, sebbene le sue condizioni non escano della solita +monotonia. Clemente III era stato discacciato dai Romani +incostanti; ma Urbano non poteva tuttavia +diventar signore della Città, ed anzi era costretto ad +andar girovago nell’Italia meridionale, dove cercava +conservarsi l’amicizia dei Normanni‍<a class="tag" id="tag315" href="#note315">[315]</a>. Anche Giordano +di Capua profittava del disordine per farsi padrone +di terre romane, e quando morte il colpiva a Piperno, +nel paese de’ Volsci, s’era impossessato di quasi tutta +la Campagna‍<a class="tag" id="tag316" href="#note316">[316]</a>. Frattanto, mentre Urbano raccoglieva +Sinodi a Melfi, a Troja e a Benevento, eziandio i +Romani si staccavano da lui: infatti, fallito un tentativo +di pace cui aveva inteso il vecchio Guelfo, Enrico veniva +avanzandosi, e i Romani, subendo la sua influenza, +si voltavano alla sua parte. Nell’anno 1091 s’impadronivano +con assalimento repentino del castel Sant’Angelo, +ne cacciavano il presidio pontificio, e soltanto a +gran fatica s’impediva che radessero al suolo la rocca: +indi nella Città chiamavano nuovamente Clemente III, +che si trovava al campo di Enrico‍<a class="tag" id="tag317" href="#note317">[317]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span> +</p> + +<p> +Le quante volte era in Roma, l’antipapa aveva +agio di congregare alcuni Cardinali scismatici e i Vescovi +suburbani da lui eletti, per celebrarne Sinodi che +nondimeno restavano privi di efficacia. Antivescovi desolavano +il territorio di Roma, e quasi tutti i Conti della +Campagna riverivano Clemente III, perciocchè quei signori +profittassero dello scisma per rubacchiare a man +salva la Chiesa‍<a class="tag" id="tag318" href="#note318">[318]</a>. Nel frattempo l’amministrazione delle +cose ecclesiastiche e secolari per la massima parte trovavasi +in mano di Guiberto: per verità anche Urbano aveva +i suoi ministri, i suoi giudici, i suoi prefetti, ma loro difettava +potenza, e di dentro e di fuori della Città, atti giudiziarî +venivano pur sempre segnati coll’epoca di Clemente +III. Urbano dovevasi star contento a scomunicare il +suo avversario da Benevento, dove nel Marzo dell’anno +1091 riuniva un Concilio, ma nella Città non poteva +entrare, e in questo anno e nel successivo era costretto +a celebrare fuori delle sue mura le feste Natalizie, laddove +Clemente pontificava in san Pietro. +</p> + +<p> +La caduta di Mantova (avvenne in Aprile dell’anno +1091) e di altre città, lo scoraggiamento del partito di +Matilde, la defezione di Roma, misero sbigottimento +<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> +nell’animo dei Cattolici, laonde lambiccarono il cervello +a sollevare contro l’Imperatore un nemico nuovo e +formidabile. Le astuzie dei preti, l’odio di una femmina +degenerato adesso in vero fanatismo, e l’avarizia +del vecchio Guelfo, combinarono il più malvagio di +tutti i disegni. Da parecchi anni il giovine Corrado, +maggiore dei figli di Enrico, era suo vicario in Italia: +dissimile per indole dal padre, ne aveva ereditato soltanto +la tempra incostante, non la foga appassionata. +Tutti i contemporanei lo dipingono bello della persona, +d’animo mite, propenso alle arti di pace. Può darsi che +da lungo tempo i preti avessero avviluppato nei loro +lacciuoli il cuore del giovine, che, atterrito di quella +lotta smisurata, sentiva repugnanza dei rozzi uomini +onde Enrico si circondava, e crucciavasi dell’anatema +della Chiesa. Probabile è che il figliuolo non approvasse +i principî del padre, e le dissolutezze, cui questi si dava +in braccio, distruggevano il rispetto figliale che l’altro +gli avrebbe dovuto. Corrado si lasciò sedurre a ribellione; +il padre ebbe sentore del suo proponimento, e lo fece imprigionare, +ma il giovine scappò, e si rifuggì presso +Matilde, che l’accolse con gran gioia. La ribellione cui +ella lo sospinse spogliò la illustre donna di tutto lo +splendore che fino a questo momento ne aveva abbellito +la vita. Spenti s’erano i sentimenti geniali, inspiratori +della sua giovinezza: a Canossa, a fianco del suo amico +Gregorio, quando intercede a pro dell’avvilito +re Enrico, Matilde è un profilo di donna che induce +a reverenza; sedici anni più tardi, a fianco del +suo sposo, che non è dappiù di un ragazzo, mentre ricovera +sotto le sue «grandi ali» il figlio ribelle di +<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> +quello stesso re Matilde non è che una femmina fanatica‍<a class="tag" id="tag319" href="#note319">[319]</a>. +Ella mandò Corrado al Papa, e questi assolse +il giovine traditore del padre. Nel tempo stesso +Guelfo non oziò, ma intese a raccogliere una lega lombarda +contro di Enrico; la defezione di Corrado trasse +con sè quella di molte città; Milano, sede un dì del +partito imperiale, Lodi, Piacenza, Cremona si dichiararono +a favore di lui, e conchiusero una lega di vent’anni +col giovine duca Guelfo e colla contessa Matilde: +indi, nell’anno 1093, Corrado fu coronato a Milano re +d’Italia‍<a class="tag" id="tag320" href="#note320">[320]</a>. +</p> + +<p> +Allorchè sull’animo dello sciagurato re scese il +cumulo di tanti dolori, la fuga, la deserzione e la coronazione +del suo figliuolo, colto di mestizia si chiuse +in un solitario castello, e disperato brandì un ferro, e fu +per uccidersi‍<a class="tag" id="tag321" href="#note321">[321]</a>. Qualunque siano stati i falli che commise +(i suoi fieri nemici molto senza dubbio inventarono +ed esagerarono), qualunque colpa abbia avuto della +defezione del figliuolo, la sua sorte fu delle più crudeli. +<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> +Anche la sua seconda moglie, Prassede o Adelaide di +Russia, fuggì di Verona, corse a Matilde, e adescata +dai preti, da quella povera barbara ch’ella era, in due +adunanze ecclesiastiche svelò innanzi all’universo mondo, +senza vergogna, ma non senza colpa, i misteri del suo +letto nuziale‍<a class="tag" id="tag322" href="#note322">[322]</a>. +</p> + +<p> +L’avvenuta mutazione delle cose concedeva agio ad +Urbano II di venire adesso a Roma, sulla fine di Novembre +del 1093. Il suo antagonista non si trovava più +nella Città, ma s’era ricoverato nel campo di Enrico; +tuttavia le genti di Guiberto tenevano in loro mano il +Laterano, il castel Sant’Angelo ed altri luoghi muniti; +perciò Urbano era costretto a rinchiudersi nelle case dei +Frangipani. Questa famiglia aderiva costantemente ai +Pontefici legittimi; essa aveva fortificato di munimenti +il suo palazzo in prossimità di santa Maria Nova, sulle +ruine della «Casa aurea» di Nerone, e vi aveva eretta +una torre, che si appellava <i>Turris Cartularia</i>: l’arco di +Tito era compreso dentro di quella fortezza baronale, ed +apriva ovvero chiudeva il suo ingresso dalla via Sacra‍<a class="tag" id="tag323" href="#note323">[323]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> +Ivi dunque pose dimora Urbano sotto la protezione di +Giovanni console, figlio di Cencio e nipote di quel Leone +Frangipane, che intorno al mille aveva dato origine alla +celebre famiglia. In deplorevoli condizioni stavasi il Papa, +poichè era crivellato di debiti; l’abate Goffredo di Vendôme, +venuto in questo tempo nella Città per faccende +del suo convento, fu commosso a pietà delle sorti di lui, +vendette tutto ciò che possedeva, lo trasse di difficoltà +e gli diede copia di denaro con cui potè corrompere +Ferrucio, che Clemente III aveva posto da comandante +del Laterano. In sulla Pasqua dell’anno 1094 Urbano +entrò nella residenza dei Pontefici, e per la prima volta +sedette sul trono lateranense, che, secondo la sentenza +dell’Abate, da tempo lungo era stato vedovo di Papi +cattolici‍<a class="tag" id="tag324" href="#note324">[324]</a>. +</p> + +<p> +Una tetra imagine del decadimento di Roma offre +Urbano II, afflitto vecchio, che compera la residenza +pontificia col denaro di un Abate straniero, e siede nel +deserto Laterano, circondato da partigiani rozzi e da +Vescovi, che per barbarie non sono da meno di quelli: di +là guarda al cumulo di ruine cui, monumento di Gregorio +VII, son ridotte chiese e vie, e contempla Roma desolata +e squallida, abitata da un popolo immerso nelle miserie +e agitato da passioni fiere. Nella storia v’hanno forse +molti esempî di sventure quali son quelle che pesano sul +<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> +capo di Enrico IV a questo medesimo tempo? divorando +l’affanno del figliuolo ribelle, e coltivando in mente +pensieri suicidi, ei vive obliato in un castello lombardo, +mentre tutto all’intorno le province sono devastate dal +ferro e dal fuoco, sì come all’età delle guerre gotiche: +e tutto questo è conseguenza della controversia delle +investiture, e monumento del settimo Gregorio. +</p> + +<h4 id="cap7-7-3">§ 3. +<span class="smaller">Condizioni cui è ridotto il mondo, causa la controversia +fra la Chiesa e lo Stato. — Le Crociate. — Il loro commovimento +universale infonde fortezza al Papato. — Urbano II +predica la crociata a Piacenza e a Clermont (1095). — Attenenze +della città di Roma colle Crociate e colla cavalleria. — I +Normanni d’Italia prendono la croce. — L’esercito +crociato, condotto da Ugo di Vermandois, passa per Roma, +donde è cacciato Clemente III. — Urbano II ritorna nella Città.</span></h4> + +<p> +La lunga guerra che s’era combattuta fra la corona +e la tiara aveva precipitato tutto l’Impero in miserie +così grandi che non si possono descrivere; il furore +dei partiti aveva riempiuto tutti i ceti sociali di odii +contro natura, di divisioni, di colpe. La ribellione di +Corrado contro al padre non era che il simbolo chiarissimo +in cui la gente umana di quell’età scorgeva riflettersi +lo stato suo proprio, chè nel mondo vedevansi +padri combattere contro figliuoli, fratelli contro fratelli, +Principe contro Principe, Vescovo contro Vescovo, Papa +contro Papa. Una divisione così acerba della vita sociale, +quale dapprima non s’era vista mai nella storia, +sembrava dilaniare lo stesso Cristianesimo, e distruggere +la veneranda maestà dei suoi misteri. La tenebra di una +maledizione mortifera aveva velato la faccia del mondo; +<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> +dov’era il Salvatore, tutto benedizione e carità? Se in +quel tempo Cristo fosse tornato in terra, avrebbe visto +con gran meraviglia che la religione d’amore fondata +da lui s’era sviata dalle fonti purissime della sua origine +fino a non riconoscersi più; e Pietro con istupore +avrebbe trovato che i suoi successori nell’officio apostolico +erano affaccendati ad erigersi un trono di Cesari sulle +ruine di Roma, sul sepolcro di lui, e appellavansi «pontefici +massimi,» come s’erano in antico chiamati gli +Imperatori di Roma. +</p> + +<p> +Sul finire di questo secolo il mondo europeo somigliava +ad un campo di battaglia su cui era calata l’ombra +della notte; gli eserciti, spossati di forze, ma non +satolli di odio; desideranti in cuore la pace, ma condannati +da colpe ancora inespiate a continuare la guerra +fratricida, aspettavano il novello mattino per iscagliarsi +ferocemente l’uno contro all’altro. Però, all’albeggiare +del giorno, credevano di vedere un cherubino librarsi nel +cielo, accennar loro di seguirlo verso Oriente, e comandare +che conchiudessero la pace di Dio e muovessero +in armi alla santa Gerusalemme, dove si conveniva che +presso al sepolcro del Redentore facessero penitenza delle +peccata loro e del mondo. +</p> + +<p> +Ei si vede chiaro che il fenomeno meraviglioso delle +Crociate riceve spiegazione dall’indole di questo tempo. +Se anche molte altre cause v’abbiano avuto loro parte, +la controversia delle investiture fu certo una delle leve +di questo moto smisurato. Tutti i risultamenti della +storia sono conseguenza dell’occulto lavorìo degli impulsi +e delle necessità degli uomini; colpe, follie, errori, +istessamente che virtù, intelletto e genio, sono le ragioni +<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> +che rimestano la storia e la spingono innanzi nel suo +cammino. Dopo la corruzione profonda del secolo decimoquinto, +di cui caddero martiri Giovanni Huss, Geronimo +e il Savonarola, gli uomini arsero del desiderio +di farne espiazione, e dalle sacre Scritture la Riforma +resuscitò Cristo di cui si aveva perduto la memoria. Nel +secolo undecimo, la gente umana era di quattro interi +secoli più fanciulla e più rozza, ed essa andò a cercare +il Salvatore nella sua tomba materiale. Laonde le Crociate +rappresentarono il ritorno degli uomini alle fonti +della salute, in una spedizione vera che s’avviò all’Oriente, +culla della religione cristiana. +</p> + +<p> +Non era Cristo quasi obliato nel mondo? Il culto +della Vergine, degli Apostoli, e di una legione di Santi +non l’aveva cacciato in bando? Roma non aveva vestito +il simulacro di un principe degli Apostoli col manto di +patrizio secolaresco? di lui, nel secolo ottavo, un Papa +non aveva potuto dire che tutto Occidente lo venerava +come Dio in terra? Pietro era simbolo della gerarchia +romana, dell’unità della Chiesa universale, ma non +della salute che ogni anima cristiana invocava. Non +era forse meglio di andare a cerca del figliuolo di +Dio, anzichè di volgersi al portinaio del cielo? Dalle +porte di Roma (così s’aveva insegnato al mondo di credere) +passava la via che conduceva diritta al paradiso, +ma di quelle porte era pure uscita e s’era rovesciata +per le terre la maledizione di Gregorio VII, e le aveva +riempiuto di flagelli. I vizî del clero, molti Papi di vita +riprovevole, gli orrori di guerre partigiane eterne, avevano +diminuito la venerazione di Roma, e nell’età di +Enrico IV appena era se pellegrini giungevano ancora +<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> +alla Città, e appena se entravano nel profanato san Pietro, +ch’s’era tramutato in fortezza delle genti di Guiberto. +Mentre da tempo omai lungo schiere sempre più rade di +pellegrini venivano al sepolcro del principe degli Apostoli, +sempre più numerose erano quelle che movevano alla +tomba di Cristo; e Roma aveva trovato un’emula di santità +in una città israelitica situata nella remota Asia‍<a class="tag" id="tag325" href="#note325">[325]</a>. +</p> + +<p> +Se ci avranno pensato un po’ sopra, può darsi che i +Romani abbiano maledetto le Crociate che traevano i +pellegrini pii e fiumi di denaro ad un indirizzo diverso da +quello della loro Città; però se questa dovette far amara +esperienza che quelle fonti di guadagno s’erano inaridite, +la Chiesa romana attinse invece forze nuove dal +nuovo entusiasmo. In un tempo nel quale le loro sorti +erano ancor dubbie nella lotta che tuttavia durava con +Enrico IV i Pontefici si misero, senza frapporre indugio, +alla testa di un immane movimento, e progredirono colle +idee del tempo; dalle divisioni a minuzzoli e dagli interessi +meschini, cui era discesa la controversia della riforma, +si levarono ad un’idea cristiana universale, ad un +subbietto sublime di religiosa fantasia; si tolsero di dosso +nemici remoti e prossimi, e argomenti di eresia e di +scisma, e li cacciarono in Siria; congiunsero nuovamente +la Chiesa ad unità in una grande passione che +scaldava tutta Europa, e così si crearono una novella +altezza nella storia universale. +</p> + +<p> +La nostra generazione contempla con meraviglia un +<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> +secolo nel quale un eremita in luride vesti, a cavalcione +di un asino, correva il mondo, ed era accolto come +messaggiero di Dio; un’età in cui la descrizione dei +mali ond’erano oppressi i Cristiani nella remota Gerusalemme +infiammava mezzi i popoli a furore religioso, +e dalla loro patria li traeva nella tomba spalancata +che gli aspettava in Asia. L’oppressione dei Cristiani +di Siria non era dura oltre misura, nè gli Storici di +quella età hanno potuto riferire di massacri di venticinquemila +persone, quale fu quello che avvenne a Damasco +nell’anno di civiltà 1860. Se avesse avuto un +simil fatto a predicare, Pietro di Amiens avrebbe probabilmente +spinto mezza Europa contro Asia; oggidì +invece lo si avrebbe per un cervel malato e sarebbe accolto +con beffa. La gente umana per buona ventura non +è più capace d’imprendere guerre omicide per idee religiose, +ma forse ha anche perduto il sentimento bollente +e giovanile per ciò che v’ha di grande e di sublime +nell’umanità. Dopo otto secoli sarebbe insania affermare +che le Crociate sieno state conseguenza di una follia religiosa; +furono una manifestazione dell’idealità di quei +tempi, un parto della intiera indole del medio evo, una +grande epoca nella vita stessa degli uomini. Chi pensa +all’efficacia elettrica di quell’impulso, ed alla forza operosa +che dentro di esso riuniva popoli di schiatte diverse, +i quali prima non s’erano mai congiunti in uno scopo +comune, vi ravvisa lo spettacolo di una grandezza che +umilia le divisioni e le ingenerose debolezze della moderna +arte politica‍<a class="tag" id="tag326" href="#note326">[326]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span> +</p> + +<p> +Urbano II ornò di gloria il suo pontificato colla +prima Crociata che egli stesso predicò. Invitato dalla +contessa Matilde ad andare in Toscana, indisse un +Concilio a Piacenza. Le allegrezze con cui lo accolse +Lombardia, la moltitudine di chierici e di laici che si +riunirono colà (in sul principio di Marzo del 1093), gli +diedero a divedere che la causa di Enrico era perduta, +che egli aveva vinto la sua. Non vi fu chiesa abbastanza +grande per capire la moltitudine accorsa a quel parlamento; +fu duopo congregarsi a cielo aperto. Una commozione +profonda agitava il mondo, che Gregorio VII +aveva scosso in tutte le fibre; un nuovo spirito lo animava. +Innanzi al Concilio si presentò la prima ambasceria +di Bisanzio che venisse a chieder soccorso, e +fu confortata con promessa di assistenza: però una +seconda assemblea universale fu bandita a Clermont per +il mese di Novembre, dove un Papa francese avrebbe +fatto appello ai Franchi cavallereschi di muovere a sostegno +della guerra di Oriente. Prima che Urbano andasse +colà, ricevette a Cremona l’omaggio del giovine +Corrado, e, a patto che rinunciasse al diritto d’investitura, +gli fe’ balenare la prospettiva che otterrebbe +l’Impero. Il ribelle acciecato andò indi a Pisa ad incontrare +la sua ricca fidanzata ch’era figliuola di Rogero di +Sicilia; quanto al Papa, egli partì per Francia, ov’era +aspettato al Concilio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span> +</p> + +<p> +Nella pianura di Clermont lo salutarono tredici Arcivescovi +e dugento cinque Vescovi commossi a fervore, +gli prestarono omaggio molti maggiorenti delle terre +francesi, e lo applaudirono le grida febbrili delle migliaia +di uomini accorsi che accampavano intorno alla città, +simili a una nube gravida di forze elettriche, la quale +attendeva la scintilla della sua parola per divampare in +fuoco e in fiamme. Tutti gli oratori di Grecia e di Roma +avrebbero portato invidia ad Urbano non soltanto per la +grandiosissima delle missioni, ma eziandio per la simpatia +che trovava negli uditori convenuti a questo parlamento +celebre nella storia universale: appena v’ha altro +luogo da questo in fuori, in cui la parola abbia sortito +pari potenza di affascinare le moltitudini. Ancora in tempo +sì tardo la lingua di Cicerone prestava all’oratore la +sua magnifica e sonante maestà per infiammare turbe, +nella cui bocca da lunghissima età s’era corrotto il +latino antico. Altrove, quando parlatori vollero infervorare +i loro uditorî in una grande idea, adoperarono +l’adulazione, lodandone le più belle virtù, di cui per lo +meno facevano supposto che fossero forniti i loro ascoltatori; +l’oratore sacerdote vedeva invece quei mille e +mille composti per massima parte di ladri e di assassini, +e questi predicati ben lungi che attenuarne l’entusiasmo, +gliene davano una foga più vigorosa. Strano contrasto! +una meta sublime è additata al sentimento del +mondo; e ladri e assassini, appunto perchè tali, sono +chiamati a salirne le cime eccelse. Urbano non tenne un +discorso, ma una predica, e la più potente spinta s’ebbe +quella moltitudine udendo parlare della penitenza dei +peccati, della Crociata considerata come opera di disciplina, +<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span> +e volta a ottener di quelli l’assoluzione. Il Papa dipinse +in brevi parole la cattività della remota città del +Re dei Re, dov’egli aveva operato, sofferto la passione ed +era morto: per dar poi maggior peso a’ suoi ammonimenti, +Urbano trasse in suo soccorso lacrime, gemiti e sentenze +dei Profeti, ed esortò la Cristianità a cingere tutta concorde +la spada, e a liberare Cristo dalle catene turchesche. +«Levatevi, volgete le vostre armi, intrise di sangue +fraterno, contro i nemici della fede cristiana. Voi +oppressori di orfani e di vedove, voi uccisori e profanatori +di chiese, voi predoni degli altrui beni, voi che ricevete +denaro per isparger sangue cristiano, voi che simili +ad avoltoi correte dietro al lezzo dei campi di battaglia, +affrettatevi: se amate l’anima vostra, movete con Cristo +duce alla difesa di Gerusalemme. Voi tutti che foste +rei di tai delitti che vi dividono dal regno di Dio, +riscattatevi a questo prezzo; così vuol Dio...» +</p> + +<p> +Spesse volte la più focosa eloquenza non giunse a capo +di indurre una moltitudine al partito conforme a’ suoi +più prossimi vantaggi: invece Urbano trasse a entusiasmo +il parlamento di Clermont per lontani confratelli +di fede, e per una lontana città, che terre e mari e +mille anni di età separavano d’Europa. Il suo uditorio, +stretto in fitta calca (poca gente onesta poteva contarsi +in esso) interruppe spesse volte il Papa col grido fanatico: +<i>Deus lo volt, Deus lo volt</i>‍<a class="tag" id="tag327" href="#note327">[327]</a>. Principi, cavalieri, +<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> +vescovi, servi attaccarono con mani tremanti di +fretta una rossa croce all’abito; ambizione, genio di +avventure, delitti di ogni maniera potevano ricoverarsi +sotto di quel segno; tutti gli uomini di stato servile, +genti oppresse, delinquenti, banditi potevano raccogliersi +intorno alla bandiera dell’impresa, coll’animo +fidente di guadagnarne assoluzione delle peccata in vita, +paradiso in morte, e, prima, d’impadronirsi in Siria di +monti d’oro. L’esito fu ancor più completo di quello +che Urbano avesse potuto aspettarsi. Sebbene alcuni +Vescovi lo spronassero a mettersi lui stesso alla testa +della spedizione, egli se ne scansò, ma nominò Ademaro +vescovo di Puy a suo vicario. +</p> + +<p> +Lo Storico della città di Roma guarda intorno a sè +per cercare quai Romani sieno accorsi a schierarsi sotto +il vessillo del Redentore, e a portare un contingente romano +nel campo storico delle Crociate, chè sarebbe suo +còmpito di descrivere i <i>Gesta Dei per Romanos</i>: però +neppur uno ei ne discerne. Probabilmente il Senato e il +popolo avrebbero fatto le grasse risate, se Urbano avesse +loro chiesto di animarsi a santo furore, di abbandonare +le rovine di Roma, di muovere alla liberazione della +città di Gerusalemme, che in antico Imperatori romani +avevano distrutta: era pur della sua caduta che l’arco di +Tito serbava ancora ricordanza, e il Laterano celebrava +a sua gloria di custodirne l’arca dell’alleanza, e i tardi +nepoti di quel popolo israelita fin dai tempi di Pompeo +abitavano presso il ponte del Tevere, disprezzata scuola di +stranieri. Rade volte i Romani s’accesero di entusiasmo +per idee grandi, e al sentimento romantico della cavalleria +stettero tutti muti. Ovunque alitò lo spirito dei +<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span> +Germani e dei Normanni, la cavalleria spiegò la sua +potenza d’eroismo coi suoi arbitrii, coi suoi sollazzi, colle +sue violenze, colla sua operosità che la traeva errante per +terre e per mari; al contrario, in questo periodo di tempo +la massima parte d’Italia non ebbe indole che la ponesse +a paro di quelle altre genti. Le città operose trassero dalle +Crociate una fonte di guadagni con traffichi e con navi +da trasporto; Roma n’ebbe ragione di decadenza più +grande. Nè in questa Città la cavalleria poteva acquistar +forma e figura; la Chiesa, che tarpava lo svolgimento +d’ogni floridezza secolaresca (e molto per essa +contribuiscono le donne), non concesse che quella mettesse +radice; e del resto le tradizioni dell’antichità facevano +dei nobili romani altrettanti senatori e consoli, +ma cavaliere nessuno. Ad un torneo che s’avesse dato +in Roma nell’arena del Circo antico tutta sparsa d’erba, +avrebbero fatto contorno, vicinanza piena di contrasti +acerbi, chiese e chiostri e rovine della vecchia Roma; +e sui gradini del Colosseo s’avrebbero dovuto congregare +a mirarne lo spettacolo, più monache piagnolose +che donne sorridenti, più frati e preti che nobiluomini +e cittadini. Per verità il feudalismo era penetrato dentro +delle terre romane, ma il sistema del vassallaggio, +composto di parecchi elementi che posavano sull’ordinamento +della cavalleria, poteva aver vita soltanto in +una corte secolare, non in una corte di ecclesiastici. I +nobili romani di questa età erano genti rozze, dimoravano +fra monumenti antichi, divisi in fazioni, combattenti +in lotte continue fra di sè, coi Papi e cogl’Imperatori, +tutti avidi d’oro, poveri tutti. Da altra parte nella +Campagna albergavano Conti, predoni grandi e piccoli, +<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> +annidati in castella, sopra greppi montani, la cui vista +era orrida allora come è oggidì, avvegnachè nessuna +opera di coltivazione, in nessun tempo, abbia avvivato le +terre, antiche residenze di Conti, quai sono Segni, Ceccano, +Monterotondo, Palestrina, Civita Castellana, Galeria. +Non trovatori vaganti visitavano i manieri di quei +signori feroci; nè in essi, nè in Roma si radunava mai +una corte di dame leggiadre a coronare di fiori un +cavaliere vincitore della lizza. La vaga poesia del medio +evo non raccolse mai il volo sulle meste ruine di Roma, +dove, sopra le riverse colonne di granito, pareva che sedessero +le ombre severe di Senatori antichi, ploranti la +caduta della loro Città. +</p> + +<p> +La cosa andò diversamente alla corte dei Principi +normanni dell’Italia meridionale. Nati cavalieri, avevano +conquistato arditamente le loro belle contrade +dov’erano venuti da avventurieri; colle loro robuste +lance avevano discacciato di Sicilia i Musulmani, e incusso +spavento all’Imperatore greco: perciò allo squillo +della tromba santa saltavano in piedi lietamente, correvano +all’armi per compiere nuove imprese, per conquistar +paesi nuovi; e l’Italia normanna decorava la +prima Crociata colle geste di Tancredi e di Boemondo, +eroi immortali. Tancredi, fiore della cavalleria, seguì le +bandiere di Boemondo congiunto suo, poichè questo +figliuolo del Guiscardo, maggiore di età, ma posposto al +suo più giovane fratello Rogero, rovesciava la tenda che +spiegava innanzi ad Amalfi assediata, e moveva anche +egli nell’anno 1096 a Gerusalemme. Sotto quei due +capitani si raccolsero genti italiane, forse anche delle +province romane, ma il Cronista che, poeta precursore +<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> +del Tasso, ne passa in rassegna l’esercito, non fa menzione +di uomini di Roma, che fossero in mezzo a +loro‍<a class="tag" id="tag328" href="#note328">[328]</a>. +</p> + +<p> +Il passaggio di un esercito crociato diede impulso ai +Normanni di prendervi parte. I Francesi settentrionali, +i Normanni francesi ed inglesi venivano sotto la capitananza +di Ugo di Vermandois fratello del re di Francia, +di Roberto di Fiandra, di Roberto di Normandia figlio +di Guglielmo il Conquistatore, e di Stefano di Chartres +e Blois: passavano di Toscana, e per Roma andavano +nelle Puglie, poichè ivi dovevano imbarcarsi a Bari‍<a class="tag" id="tag329" href="#note329">[329]</a>. +Quei Principi s’incontrarono a Lucca col Papa, il quale +tornava a Roma; colà egli li benedì, affidò ad Ugo il +gonfalone di san Pietro, e potè indi servirsi di loro, +facendosene conquistar Roma e cacciare le genti di Guiberto +fuor del san Pietro. Colle fresche memorie del +<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> +sacco che avevano sofferto per opera di Guiscardo, può +darsi che i Romani stessero in gran trepidanza vedendo +avvicinarsi i Normanni di Francia e d’Inghilterra; e +fortunati potevano reputarsi che quell’esercito magnificamente +armato fosse composto di soldatesche disciplinate, +cui comandavano i più splendidi Principi dell’Occidente. +Se i Cronisti ci avessero detto qualche cosa +di più sul soggiorno che quei Crociati fecero a Roma, +noi forse li vedremmo dar l’assalto ad alcuni monumenti +dove si appiattavano a riparo i Guibertisti. Le soldatesche +di Francia e d’Inghilterra meravigliarono di +dovere, nel loro cammino a Gerusalemme, sguainare le +spade in mezzo di Roma santa contro i fieri nemici del +Papa, e intriderle nel sangue di scismatici che neppur +giungevano a domare: e dovettero sentire un brivido +di spavento omai in Roma trovando i Turchi, e vedendo +Cristiani omicidi minacciar loro, i sacri pellegrini, perfino +dentro del santuario di san Pietro, mentre oravano +presso alla «confessione» dell’Apostolo. «Quando fummo +entrati nella basilica», così narra un testimonio +oculare che fu fra quei Crociati, «vi trovammo le genti +dell’imbecille papa Guiberto colla spada in pugno; ed +eglino si ciuffavano le offerte votive che noi deponevamo +sugli altari; si arrampicavano sulle travi della chiesa +e di là ci scagliavano addosso pietre, in quello che noi +ce ne stavamo ginocchioni in orazione, perocchè volessero +trucidare chiunque loro sembrava che parteggiasse +per Urbano.» Fulchero confessa che i Crociati mirarono +con orrore lo stato spaventoso della città capitale della +Cristianità, ma lasciarono a Dio di farne le vendette; +chè molti di essi di Roma se ne tornarono vilmente alle +<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> +loro case, e gli altri continuarono il loro cammino alla +volta di Bari, passando da Monte Cassino‍<a class="tag" id="tag330" href="#note330">[330]</a>. +</p> + +<p> +Queste furono le attenenze che la città di Roma +s’ebbe colle Crociate: l’energica dipintura che dà Fulchero +risparmia allo Storico di dire una sola parola di +più. Del rimanente, Urbano trovò il suo profitto nel passaggio +che fecero i Crociati. Eglino obligarono Guiberto +ad abbandonare la Città; probabilmente conquistarono +qualche torre e fortezza; e il Papa, che entrò in Roma +in coda ad essi, potè almeno celebrarvi tranquillamente +le feste natalizie. Adesso egli era padrone di quasi tutta +la Città, chè soltanto il castel Sant’Angelo (ad assediare +il quale i Crociati non avevano voluto far sosta) restava +ancora in potere dei Guibertisti‍<a class="tag" id="tag331" href="#note331">[331]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> +</p> + +<h4 id="cap7-7-4">§ 4. +<span class="smaller">Attenenze di Enrico IV colla prima Crociata. — Il +Papa si pone a capo del movimento universale. — Guelfo V si +separa da Matilde. — I Guelfi passano dalla parte di Enrico, +nonpertanto la causa di questo è perduta in Italia. — Enrico IV +ritorna in Alemagna (1097). — Conclusione delle sue tragiche +lotte. — Muore Urbano II (1099). — Muore re Corrado +(1101). — Enrico IV muore miseramente (1106). — La +persona di lui innanzi al giudizio dei posteri.</span></h4> + +<p> +La prima Crociata fe’ palese la debolezza dell’Impero, +il quale restò al di sotto della missione che era propria di +esso. Non si spettava forse a còmpito dell’Imperatore, +come capo secolare della Cristianità, di porsi alla testa +di questo grande commovimento, di spiegarne lo stendardo, +e di guidare Principi e popoli alla guerra santa? +Per colpa delle circostanze e di Enrico IV, l’Impero +lasciò trascorrere e perdette un momento di tanta rilevanza, +che l’eguale non fece più ritorno. In tutta la +storia del medio evo non v’è altro tempo pari a questo +del cominciamento delle Crociate, donde possa vedersi, +meraviglioso fatto, il fenomeno di una corrente spirituale +che invade e trascina tutta la gente umana; in +nessun’altra occasione mai si sente tanto grande ammirazione +della potenza degl’impulsi religiosi, e delle +fortune o del genio dei Papi. Mentre il Pontificato +toglieva in mano sua la missione che incombeva all’Impero, +esso balzava quest’ultimo dalle cime della storia +universale, e vi si assideva esso. Gregorio VII +aveva chiaramente compreso la rilevanza della pugna +che si doveva accendere fra Europa ed Asia, e aveva +<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span> +inteso a farsene duce; questo pensiero ei lasciava ai suoi +succeditori in eredità, e il sottile Urbano la raccoglieva. +Non importava che il Papa in persona si prendesse +o no la capitananza della spedizione, chè il mondo +è dominio delle idee, e di queste i Papi erano guidatori. +Poichè le Crociate erano creazione della Chiesa, la Chiesa +mostrava al mondo sè esser quella che riuniva i popoli +ad unità. Enrico IV oscuramente s’accovacciava in un +castello dell’Italia superiore, in quel mentre che, senza di +lui, i parlamenti di Piacenza e di Clermont iniziavano +nella storia universale un’epoca nuova: Enrico IV, che +se ne fa spettatore inoperoso, ci pare quasi caduto più in +basso di quello che fosse allorchè correva penitente a +Canossa; l’anatema del Papa lo ebbe, per così dire, +scomunicato fuor del grembo della storia. +</p> + +<p> +Abbiamo veduto Enrico accasciarsi in Italia sotto il +peso della rivolta del suo figliuolo; colà la sua causa +pareva perduta, e altresì in Germania volgeva a grave +pericolo. Ma il capriccio del destino che lo palleggiava, +lo rialzò tutt’a un tratto dalla sua caduta. Una discordia +famigliare forma uno strano episodio della gran +guerra fra la Chiesa e lo Stato, che proprio adesso pareva +andarsene smarrita in mezzo al maggiore movimento +delle Crociate. Le idee spingono il mondo verso un avvenire +remoto, laddove sono gli interessi che guidano i più +prossimi fatti degli uomini; e la «sacra fame dell’oro,» +la quale nelle cose umane ha la sua brava parte come +i più idealistici impulsi di religione, ci farà mai sempre +ricordevoli che metà della storia è dominata dalla materia. +Il matrimonio di Matilde con Guelfo era forse stato +un legame puramente platonico, e ciò era avvenuto +<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span> +per volontà della donna e per arte politica di Roma; +la Contessa non aveva voluto un marito, ma un uomo +che impugnasse la sua bandiera nella lotta contro +Enrico; non un erede dei suoi dominî, ma un servitore +dei suoi intenti. I meriti conseguiti e la più matura età +davano però al giovine Guelfo il coraggio di uscire della +sommessione in cui s’era fino adesso tenuto verso la moglie +sua, laonde le faceva capire di voler egli governare +e possederete sue terre: sennonchè Matilde gli rispondeva +trattandolo da ragazzo arrogante. Probabilmente questo +dissenso fe’ venire in aperto ciò che ai due Guelfi s’era +tenuto celato, ossia che il retaggio di Matilde era omai +donato alla Chiesa, avvegnadio la Contessa in un istromento +avesse promesso tutte le sue terre al suo amico +Gregorio‍<a class="tag" id="tag332" href="#note332">[332]</a>. Quantunque le più prossime ragioni della +rottura fra i due sposi ci restino buie, ei si può tuttavia +accogliere per vero, che quella donazione v’avesse grande +influenza. Dopo il Concilio di Piacenza il giovane +Guelfo si divise apertamente da Matilde, ed è difficile +che ciò avvenisse senza la cooperazione di Urbano; il +furbo Papa discioglieva un matrimonio che di tale non +aveva che l’apparenza, dopochè da quel legame s’era +avvantaggiato a servigio suo; anzi gli tornava il conto +che ciò accadesse, perchè così s’allontanava uno che +pretendeva ai beni di Matilde. Il mondo aveva testè +<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span> +udito le rivelazioni di una Regina che accusava il marito +delle più abbominevoli colpe conjugali, ed ora ascoltava +le confessioni di un Principe, il quale o avrà accusato +la sua illustre moglie per ciò che non adempieva al +debito conjugale, o avrà messo in piazza un cotale platonismo, +qualunque di esso fossero le ragioni, per velare +i veri motivi della separazione‍<a class="tag" id="tag333" href="#note333">[333]</a>. +</p> + +<p> +Il vecchio Guelfo venne a fretta e a furia in Italia: +come vide che del suo figliuolo non s’era fatto che un +fantoccio di marito, e che lo si aveva giuntato del retaggio +di Matilde, lo prese seco, e andò, smaniante d’indignazione, +al campo di Enrico. L’avarizia dei Guelfi si +gettò d’un tratto dietro alle spalle qualunque rispetto +religioso e politico; lo scomunicato nemico diventò ad un +volger d’occhi l’amico più caro. Allora Enrico uscì della +solitudine per tornar a combattere contro Matilde, e i +Guelfi corsero a Germania dove, con meraviglia di tutti, +rafforzarono con gran fervore il partito dell’Imperatore. +</p> + +<p> +Tuttavia Italia andò perduta per Enrico. La grande +Contessa ebbe la gloria durevole di aver resistito dodici +anni contro le armi dell’Imperatore, e di avere efficacemente +difeso sotto il suo scudo il Papato. L’Imperatore +dovette lasciarla padrona del campo, poichè, nell’anno +1097 tornò in Alemagna, e questa volta per sempre; +per vero dire il papa suo Clemente III continuò ad opporre +una debole resistenza dalle sue castella, ma rimase +uomo impotente nel suo arcivescovato di Ravenna, mentre +<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span> +Urbano II finalmente veniva in possesso di tutta +Roma. Pierleone protettor suo s’impadroniva, ai 24 di +Agosto 1098, del castel Sant’Angelo, che prendeva a tradimento; +e allora il Papa potè dirsi padrone vero di +Roma‍<a class="tag" id="tag334" href="#note334">[334]</a>. Urbano fu più astuto e più fortunato di Gregorio +VII; se questi può paragonarsi a Cesare, Urbano +rispetto a lui fu Augusto: dopo tempeste cotanto violente, +dopo una vita trascorsa in esilio ossia in peregrinazioni +occupate in grandissima operosità, questo Papa +potè finalmente godere di un breve periodo di quiete e +di trionfo. Nell’Italia meridionale egli avvalorò la sua alleanza +coi Normanni, coi quali era in rapporti di intima +amicizia, e benanco (da Salerno ai 5 Luglio del 1098) +nominò il conte Rogero di Sicilia e i suoi successori a +legati apostolici nell’isola‍<a class="tag" id="tag335" href="#note335">[335]</a>. Dopo la Pasqua dell’anno +1099 congregò a Roma un grande Concilio, ed in +questo rinnovò tutti i decreti suoi e dei suoi predecessori‍<a class="tag" id="tag336" href="#note336">[336]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span> +</p> + +<p> +Dopo di aver riferito delle tragiche battaglie che +Enrico IV combattè contro i Papi, allo Storico non +resta quasi altro a dire, fuorchè informare della morte +degli uomini maggiori. Urbano passò di vita addì 29 +di Luglio del 1099. Se sia giunta al suo orecchio la +novella che Gerusalemme era caduta, ai 15 del Luglio, +in mano dei Crociati, ben potè egli chiudere con letizia +gli occhi all’ultimo sonno. Non morì in Laterano, chè +il palazzo pontificio era allora in ruina, e la Città era +pur sempre piena di scismatici ardenti di fanatismo e +di nemici omicidi‍<a class="tag" id="tag337" href="#note337">[337]</a>. Il Papa avventurato, che ebbe +dato principio alle Crociate, fu costretto a dimorare nelle +tetre case di uno dei suoi difensori; morì nel munito palazzo +di Pierleone in vicinanza della chiesa di san Nicola +in Carcere, e financo il suo cadavere dovette trasportarsi +al san Pietro per rigiri di vie solitarie del Transtevere‍<a class="tag" id="tag338" href="#note338">[338]</a>. +</p> + +<p> +Anche Clemente III doveva in breve, e prima di Enrico, +essere sciolto dalle cure della vita, laddove la grande +<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span> +Contessa sopravvisse a tutti i suoi illustri contemporanei: +quanto al giovine Corrado morì disprezzato e in abbandono +a Firenze, omai nell’anno 1101. La Storia della +Città non può seguitare più oltre in Alemagna i passi +del suo infelice padre; non le è consentito descrivere le +sue nuove lotte, nè la scellerata sedizione di Enrico suo +secondo figliuolo, nè finalmente la sua tragica fine; +maledetto dalla Chiesa, deposto dai Principi tedeschi, +maltrattato dallo snaturatissimo figliuolo, morì a Liegi, +addì 7 Agosto dell’anno 1106, fra le braccia di alcuni +amici che gli rimasero a tutta prova fedeli‍<a class="tag" id="tag339" href="#note339">[339]</a>. Non faremo +altro che volgere un mesto sguardo al sarcofago +di Enrico, la cui salma, dissotterrata da preti fanatici +nella chiesa di Liegi dov’era stata deposta, fu tramutata +in un’isola deserta della Mosa, dove vediamo un +solitario frate, pellegrino di Gerusalemme, sedervi accanto +e recitargli le preci dei morti. L’uomo deposto in +quella tomba era stato un peccatore geniale, ma altresì +un prode guerriero; e chi giudica spassionatamente deplora +che la prima metà della sua vita sia stata quella di +uno scapestrato e di un despoto, ma la ragione de’ suoi +falli in parte spiega da sventuratissimi casi in cui fu +travolta la sua giovinezza orbata della guida di un padre, +e che lo fecero subbietto di contrasto delle fazioni e delle +loro abiette avidità. La lotta che sostenne contro il più +violento dei Papi manifesta tutte le contraddizioni di un +<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span> +animo tentennante; se cadde a Canossa non bisogna +accusarlo troppo feramente, perciocchè occorra riflettere +all’indole di quell’età di superstizione, paurosa degli +anatemi ecclesiastici, reverente degli esercizî esterni di +penitenza; età di avvilimento della dignità umana che +si curvava sotto alla sferza dei preti. Mancò di fermezza +contro alla calma energia di Gregorio, e questo è insegnamento +a’ Re ed anche a’ cittadini che l’uomo somiglia +ad una nave sbattuta qua e là da’ venti, se non si afforzi +proponendosi nell’intima coscienza una legge del diritto +e del dovere, e se uno scopo determinato non indirizzi +l’uomo alla conseguenza delle sue proprie opere. Senza +dire di tutte le altre armi che gli mettevano in pugno +l’indole dell’animo, il suo genio, la forza della Chiesa, +ciò che diede a Gregorio VII una grande superiorità, si +fu lo scopo fermo e tradizionale cui mirò; tardi soltanto +a re Enrico diventò pienamente chiaro lo scopo cui doveva +mirar egli; e anche allora gli restò sempre oscurato +da condizioni tali di cose, in cui la potenza della +fede religiosa gli opponeva ostile contrarietà. Tuttavolta +grande e gloriosa fu la sua lotta instancabile contro il +despotismo romano, e gli fruttò eterna gratitudine del +suo paese natìo, chè, senza il suo eroico coraggio, Alemagna +sarebbe caduta vassalla della tirannide ecclesiastica. +Enrico IV fu precursore degli Hohenstaufen; +grande e tragico atleta, vivrà immortale nei fasti della +nazione tedesca‍<a class="tag" id="tag340" href="#note340">[340]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span> +</p> + +<h4 id="cap7-7-5">§ 5. +<span class="smaller">Coltura di Roma nel secolo undecimo. — Il clero +romano è inoperoso. — Guido di Arezzo inventa le note musicali. — Condizioni +delle biblioteche in Roma e fuori. — La +Pomposa. — Monte Cassino e gli Istoriografi che vi fioriscono. — Farfa. — Il +<i>Registrum</i> di Gregorio di Catino. — Subiaco. — Principiano +le collezioni di Regesti romani. — Deusdedit. — Continuazione +difettosa delle Storie de’ Pontefici. — I +Regesti di Gregorio VII. — Pier Damiani. — Bonizone. — Anselmo +di Lucca. — Scritture polemiche sulla +questione delle investiture.</span></h4> + +<p> +Porremo termine alla storia della Città nel secolo +undecimo, dando un’occhiata allo stato in cui vi si trovava +a quel tempo la coltura dello spirito: però poco +in verità ne avremo a dire. +</p> + +<p> +Nel secolo decimo non riuscimmo a scoprire in +Roma un sol uomo fornito d’ingegno letterario; neanche +in tutto il secolo undecimo uno solo ne troviamo +che si elevi fra quei cittadini. Un sì lungo deserto nelle +cose scientifiche ha qualche cosa di spaventoso, seppur +vogliasene trovare spiegazione nei casi di un’età tanto +bruttata di sangue. Quantunque, dopo la prima metà +del secolo undecimo, nel resto d’Italia si svolgano i +germi della coltura nuova, Roma sola continua ad avvolgersi +in un solitario silenzio. Le città incominciano +a fiorire di libertà, e queste spronano i cittadini all’opera +intellettuale; le scuole di scienze profane fanno le +loro prime armi per svincolarsi dalla Chiesa; si attende +allo studio delle discipline giuridiche; i commerci +creano e diffondono cognizioni, i grandi avvenimenti +<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span> +fanno sentir bisogno di chi ne dia narrazione. Non v’ha +che Roma su cui non iscendano cosiffatte influenze a fecondarla; +qui tutte le forze sono assorbite nella grande +lotta della riformazione; i Papi che ne sono alla testa, +educati in Alemagna o nelle Gallie, si affaticano a mondare +chiese e conventi dalla corruttela dei costumi, ma +non hanno tempo di allevare un clero colto. La serie +dei Papi, in parte degni di riprovazione, che si succedono +fino al Sinodo di Sutri (benanco i Romani ebbero +ad appellarli «idioti»), può denotare il periodo della +barbarie più profonda, insino a che Roma si rianima a +vita nuova per l’influenza della coltura germanica e +gallica, istessamente di quel che avvenne al tempo +di Silvestro II e di Gregorio V. I Papi riformatori sono +stranieri, e straniero è il meglio dei Cardinali che li +circondano. +</p> + +<p> +Nulla sappiamo delle condizioni in cui fossero le +scuole romane a questo tempo. Negli altri paesi documenti +ci fanno conoscere che v’erano dottori di leggi, +scolasti e maestri; non così a Roma. Guipone richiedeva +ad Enrico III che s’imitasse l’esempio degl’Italiani, +e che s’ordinasse ai nobili tedeschi di mandare i +loro figliuoli alle scuole; però è difficile che un tal +costume lodevole egli avesse appreso in Roma‍<a class="tag" id="tag341" href="#note341">[341]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span> +Qui la nobiltà e il ceto de’ cittadini mediocri erano meno +istruiti che quelli di Bologna e di Pisa, di Pavia e di Milano, +quantunque in Roma dovessero pur sempre esservi +scuole di grammatica, nelle quali si apparava la dottrina +degli scrittori antichi: infatti lo studio della grammatica +era allora in Italia diffuso assai, e molto si pregiava +uno stile artificiato e composto con colori rettorici‍<a class="tag" id="tag342" href="#note342">[342]</a>. +</p> + +<p> +Nelle belle lettere e nelle scienze profane Roma restava +addietro della restante Italia; duravano le condizioni +stesse che abbiam visto nel secolo decimo. Le +Croniche rimate di frate Donizone da Canossa, che +descrisse in versi (quantunque per certo sieno barbara +cosa) la vita della grande contessa Matilde, le altre di +Guglielmo pugliese, in cui le geste eroiche di Roberto +Guiscardo trovarono, se non un Virgilio, almeno un narratore +intelligente, non invaghirono alcun frate romano +a farsene imitatore: e neppur giovò l’esempio delle +poesie liriche del Damiani e di Alfano di Salerno; a +questa età perfino non v’hanno che poche epigrafi od +epigrammi. Però il canto ecclesiastico avrebbe potuto +venire in nuovo fiore, dopo che Guido di Arezzo, benedettino +nel convento della Pomposa presso a Ravenna, +ebbe trovato le note della musica, e dischiuso così la +serie di quelle invenzioni di genio, che dalla fronte della +<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span> +gente umana cancellarono la barbarie. L’invidia de’ suoi +confratelli tonsurati cacciò Guido fuor del chiostro, +laonde quest’uomo, da cui deriva la prima scoperta che +si celebri nella storia della civiltà umana, ne fu anche +il martire, e potè paragonare sè medesimo a quell’artefice +che Tiberio mandò a morte perchè aveva trovato +un vetro che nessun urto riusciva a infrangere. +Tedaldo, vescovo di Arezzo, gli diè ricetto presso di +sè, e presto Giovanni XIX, quantunque ignorante fosse, +lo chiamò a Roma. Il Papa si fe’ dare la spiegazione +dell’Antifonario di Guido, imparò in breve tempo a +cantare una strofa, e comandò che quel metodo meraviglioso +s’introducesse nella scuola di canto ch’era in +Laterano. Ancor leggiamo la lettera in cui Guido narra +beatamente del suo trionfo; e il monaco partì di Roma, +ma promise ritornarvi, per dare insegnamento della +sua invenzione‍<a class="tag" id="tag343" href="#note343">[343]</a>. Forse Roma non si diè cura di +trattenere l’illustre uomo, od altrimenti fu egli (come +per verità confessa) che fuggì di quel deserto desolato +di febbri. Fra le cause dell’ignoranza de’ preti romani +un Cardinale del tempo di Gregorio VII reputava +che, oltre alla povertà la quale impediva loro di andare +a studio in iscuole straniere, v’entrasse eziandio l’insalubrità +di Roma che ne teneva lontani i maestri forestieri: +infatti la ruina in cui erano caduti molti quartieri +della Città doveva averla ridotta una catacomba +<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span> +vera‍<a class="tag" id="tag344" href="#note344">[344]</a>. Oltre a questo, era povera, piena di fazioni, e la +corte pontificia non si curava allora di scienze. Nè Lanfranco +di Pavia, precettore di Alessandro II, nè Anselmo +di Aosta, discepolo di Lanfranco, più celebre del maestro +e padre della teologia scolastica, furono tratti ad +andare a Roma. Dal convento di Bec in Normandia +quegli astri massimi del secolo decimo, lombardi amendue, +gettarono, un dopo l’altro, il loro lume in Francia +e nell’Occidente, e si succedettero nell’Arcivescovato +di Canterbury, dove morirono. +</p> + +<p> +Neppur dei Papi riformatori si tiene nota, che promulgassero +decreti, i quali espressamente togliessero +cura delle scuole; soltanto Gregorio VII nell’anno 1078 +rinnovò il comandamento che presso ad ogni chiesa si +fondassero scuole per il clero‍<a class="tag" id="tag345" href="#note345">[345]</a>. +</p> + +<p> +Le biblioteche di Roma a quest’età sono per noi un +ignoto; tuttavia può darsi che si desse provvedimento +alla loro conservazione, avvegnachè neppur nel secolo +undecimo s’interrompa la serie dei bibliotecarî, +laddove neppur uno di questi ci venga citato per nome +<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span> +nel secolo successivo e in quello decimoterzo‍<a class="tag" id="tag346" href="#note346">[346]</a>. La +decadenza degli studî scientifici tarpava il fervore a ciò +che si desse compimento alla biblioteca Lateranense, +e in conventi romani appena v’erano monaci, i quali +s’intendessero di scrivere codici. Il Damiani deplora perfino +la mancanza di copisti, e dichiara pochi essere stati +quelli che sapessero leggere correntemente le scritture +ch’ei metteva in carta‍<a class="tag" id="tag347" href="#note347">[347]</a>. Roma del continuo aveva +ragione di coprirsi il volto per vergogna, se poneva sè +stessa a raffronto con monasteri italiani che di qua e di +colà attendevano a discipline scientifiche. Di quell’età +pervenne a noi un catalogo dei libri che si conservavano +nella biblioteca della Pomposa, e il compilatore si +fa tutto tronfio, considerando che essa era più ricca +di quella di Roma. Guido e Geronimo abati vi avevano, +a forza di grave dispendio, raccolto libri da ogni parte +del mondo, e il numero di essi per quel tempo era grande +assai. A vero dire erano poche le opere di soggetto profano; +ed Eutropio e la <i>Historia Miscella</i>, Plinio, Solino +e Giustino, Seneca, Donato e Livio (omai mutilato) sono +posti a mazzo cogli scrittori di teologia‍<a class="tag" id="tag348" href="#note348">[348]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span> +</p> + +<p> +Ancor più pregevole fu l’operosità dei frati di Monte +Cassino ad ammassare ed a trascrivere codici. L’età +d’oro di questa abazia si associa al nome di Desiderio; +molti codici ei fece raccogliere e compilare, e fra questi +si potevano colà rinvenire più autori profani che in tutti +gli altri luoghi: oggidì ancora lo studioso sfoglia con +reverenza religiosa parecchi bei codici in pergamena a +caratteri longobardi, che l’abate fece copiare. Monte +Cassino si adorna di elettissima gloria nella storia letteraria +dei secoli undecimo e duodecimo; delle poesie +di Alberico, di Alfano, di Desiderio, di Oderisio e di +Amato potremmo senza alcun pregiudizio far senza, ma, +per lo contrario, sono grandi e imperituri i meriti che +si acquistò Amato (intorno al 1080) colla sua storia dei +Normanni, e quelli che si ebbe conseguito Leone Marsicano +(più tardi cardinale di Ostia, sotto a Pasquale II) +colla sua Cronica di Monte Cassino‍<a class="tag" id="tag349" href="#note349">[349]</a>. Benanco la +medicina, che per influenza degli Arabi fioriva nella +prossima Salerno, era studiata nel convento, e come +uno dei suoi più caldi cultori vi splendeva l’africano +<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span> +Costantino, che tradusse in latino scritti arabici e greci, +vero portento di sapienza caldaica, che aveva appreso +viaggiando in Oriente. +</p> + +<p> +Mentre Monte Cassino si procacciava benemerenze +tante, per nessuno di siffatti pregi splendevano i Benedettini +di Farfa e di Subiaco, che dimoravano in vicinanza +di Roma. Monte Cassino tenne con fervore grande +le parti di Roma, ed anzi due Pontefici riformatori +uscirono del suo convento; Farfa invece difese costantemente +i diritti della podestà imperiale. L’operosità +letteraria dei frati farfensi ebbe soltanto indole locale e +monastica. Notammo già a’ tempi di Ottone III lo zelante +operare di Ugo abate, del quale possediamo alcune +scritture che descrivono il decadimento del suo chiostro‍<a class="tag" id="tag350" href="#note350">[350]</a>: +difendere le libertà di questo fu l’intendimento +continuo e massimo dei suoi successori. In corrispondenza +a questa necessità ebbe pertanto origine, sulla +fine del secolo undecimo, il celebre <i>Registrum</i> dei documenti +giuridici che Farfa possedeva. Frate Gregorio +di Catino, nobile sabinate, fu richiesto dall’abate Berardo +II di raccogliere in una collezione tutti gl’istromenti +concernenti Farfa, ed egli fornì questa laboriosa +opera fra l’anno 1092 e il 1099; il suo discepolo Todino +men bene la proseguì fino al 1125, nel quale anno +ebbero anche fine i documenti, e l’abazia cadde in +podestà del Papa. Quella pregiata raccolta di Regesti è +una fonte delle maggiori per la storia del medio evo +<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span> +romano; ed ivi essa attinge notizie fin per le cose del +secolo antecedente, e ne ha attinto anche questa nostra +Storia della Città‍<a class="tag" id="tag351" href="#note351">[351]</a>. Degna di ammirazione è la cura +onde i monaci riunirono insieme e trascrissero in pergamena +i diplomi di Principi, di Imperatori e di Papi, +i registri dei loro possedimenti, gl’istromenti di enfiteusi, +gli atti di liti, carte tutte che s’erano andate +ammassando da più di tre secoli. Quello stesso Gregorio +archivista raccolse in un codice separato i contratti di +affittanze, e oltracciò accumulò ancora diplomi, istromenti +e date istoriche nella informe, anzi mostruosa +«Cronica di Farfa»‍<a class="tag" id="tag352" href="#note352">[352]</a>. Non alle considerazioni dello +storico si appartengono tutti questi lavori, ma a quelle +degli studiosi d’archivî e dei giureconsulti, perocchè +Gregorio non abbia voluto comporne un’opera storica, +ma piuttosto documentarne i diritti di Farfa: e con +buona ragione a lui si attribuì eziandio un componimento +intitolato: «Difesa dei diritti imperiali,» che si +riferì alla questione delle investiture, ed è uno degli +<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span> +scritti polemici che furono compilati all’età della controversia +sulla riformazione‍<a class="tag" id="tag353" href="#note353">[353]</a>. +</p> + +<p> +Anche Subiaco compose nel secolo undecimo un <i>Registrum</i> +eguale, ma senza convertirlo in una cronica‍<a class="tag" id="tag354" href="#note354">[354]</a>. +Questo monastero antichissimo non salì in rilevanza, +quantunque arricchisse e poco a poco assoggettasse al +suo dominio le terre circostanti. Al tempo di Leone IX +l’abate Umberto, francese, abbellì il convento con edificî, +ne costruì il cortile, e ne incominciò la mirabile cripta +detta il «Santo Speco»‍<a class="tag" id="tag355" href="#note355">[355]</a>. Però l’abazia si spossò di +forze, causa divisioni continue, e sostenne eterne lotte +col vescovato di Tivoli, coi Conti delle terre de’ Marsi, +coi Crescenzî della Sabina, e con altri tirannelli che +erano nel suo vicinato. +</p> + +<p> +Se quei conventi raccoglievano con cure tanto assidue +i loro Regesti, maggior ragione di fare il somigliante, +avrebbe dovuto avere la chiesa in Roma. Gli +archivî dei conventi delle città erano zeppi di documenti, +eppure niuno li trascrisse in collezione. Duranti +<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span> +i torbidi del secolo decimo e dell’undecimo, senza dubbio +una parte dell’archivio Lateranense periva, ma anche +quello che ne avanzava avrebbe ricompensato ad usura +le fatiche di un raccoglitore. Effettivamente sulla fine +del secolo undecimo a un cotal lavoro si diede incominciamento, +avvegnachè si volesse avvalorare con documenti +i diritti di libertà della Chiesa romana contro +alla podestà imperatoria. Deusdedit, cardinale di parte +gregoriana, nativo di Todi e in origine monaco, riunì +nella sua Collezione di Canoni, i diplomi degl’Imperatori, +le scritture di donazioni, le carte d’investiture +feudali, financo vecchi contratti di locazioni ancor dei +tempi dei primi Gregorî e cataloghi di Papi‍<a class="tag" id="tag356" href="#note356">[356]</a>. Tuttavia +questi Regesti romani ricevettero forme più perfette +soltanto dopo la fine del secolo duodecimo, allorquando +i cardinali Albino e Cencio v’ebbero rivolto +cure diligenti. +</p> + +<p> +Poichè il Papato rifioriva, sembra che avrebbe dovuto +rianimarsi anche la lena di chi ne dettasse la storia; +per lo contrario, anche in questo secolo la continuazione +fatta a Roma delle Storie de’ pontefici, consiste +soltanto in cataloghi officiali e barbarici, oppure in notizie +informi a modo di croniche‍<a class="tag" id="tag357" href="#note357">[357]</a>. Nulla v’ha che +<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span> +tanto sveli la barbarie crassa del clero romano, quanto +il fatto che esso non fu capace di tramandare ai posteri +la narrazione dei grandi eventi di quell’età. Roma dovette +lasciare ai paesi forestieri la cura di tessere le +biografie dei maggiori Papi riformatori; un Arcidiacono +di Toul scrisse la Vita di Leone IX, e per desiderio di +Gregorio VII la scrisse eziandio san Brunone di Segni, +il quale tuttavia non potè farne che una meschina cosa: +un Tedesco, canonico a Regensburg, Paolo di Bernried, +compilò la Biografia di Gregorio VII, quantunque +anch’egli non ne abbia fatto che un’opera difettosa e +goffa‍<a class="tag" id="tag358" href="#note358">[358]</a>. +</p> + +<p> +In un’età nella quale la Storiografia italiana dava +vita alle opere dei milanesi Arnolfo e Landolfo, alle +Storie di Amato, alle Croniche di Gaufrido Malaterra, +di Guglielmo di Puglia e di Leone Marsicano, in questa +età sarebbe rimasta buja una delle più rilevanti epoche +<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span> +della storia pontificia, se non si fossero per buona ventura +conservate le numerose lettere di Gregorio VII. +Questa celebre collezione, appellata <i>Registrum</i> di Gregorio +VII, che fa riscontro all’epistolario di Gregorio I, +fu a diritta ragione considerata come vera opera della +letteratura romana del secolo undecimo. Chi scrive di +storia letteraria può cavarne un giudizio dello stile latino +che in questo tempo era usato dalla cancelleria romana; +lo storico delle cose politiche ne trae materia inapprezzabile, +e il biografo vede riflettersi in quello specchio +fedele l’intelletto grande, inflessibile, freddo di un monarca, +la cui anima non iscaldò, nè abbellì mai spiro +alcuno di poesia‍<a class="tag" id="tag359" href="#note359">[359]</a>. +</p> + +<p> +Il contrapposto di Gregorio fu Pier Damiani, ma +quest’uomo che ebbe talento vivace, sebbene sia degli +ingegni di secondo ordine, non appartenne a Roma che +di tratto passeggiero. Di quel che operò abbiam detto, e +de’ suoi scritti ci siam giovati parecchie volte; in essi si +trovano associati il sentimento mistico e un generoso +spirito cristiano. Il Damiani raccolse in sè gran parte +della cultura del secolo decimo; le sue scritture, omelie, +trattati teologici ed esegetici, biografie di Santi, apologie +<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span> +del monachismo, lettere ai contemporanei, poesie, rivelano +un uomo che aveva ricevuto una soda istruzione +grammaticale e teologica, un amabile sognatore, ma non +mai un pensatore filosofo‍<a class="tag" id="tag360" href="#note360">[360]</a>. +</p> + +<p> +Appena è se nella angusta cerchia della storia letteraria +di Roma possiamo comprendere un altro scrittore +che abbia avuto nominanza all’età di Gregorio: questi +è Bonizone, che intorno al 1075 fu vescovo di Sutri. +Partigiano di Gregorio dei più zelanti, sofferse persecuzione +da Enrico, e, dopo casi che ci sono ignoti, vuolsi +che fosse ucciso dagli Imperiali. Egli fu benemerito della +storia pontificia a lui contemporanea. Nella sua maggiore +opera intitolata: «Della persecuzione della Chiesa», +egli ne abbozzò alla breve e con nessuna scienza +gli eventi fino ad Enrico II, indi ne descrisse diffusamente +i fatti fino alla morte di Gregorio VII. La sua +dicitura è abbastanza chiara; ombra non ha di fanatismo; +ad onta di errori non pochi e di fatti travisati, +l’opera sua è inestimabile; nei suoi libri abbiamo il +primo tentativo che s’abbia fatto di scrivere la storia +del Papato, se pur sia come lavoro di tendenze partigiane. +Le notizie di Bonizone trapassarono in molte +altre raccolte di Biografie pontificie e di Croniche‍<a class="tag" id="tag361" href="#note361">[361]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span> +</p> + +<p> +Eziandio l’erudito Anselmo, vescovo di Lucca, direttore +spirituale di Matilde, non appartenne a Roma, della +cui causa fu tanto zelante e operoso. La grande controversia +della riforma infuse massimamente un impulso +gagliardo e di lunga durata nella letteratura di Alemagna +e d’Italia: anche ai dì nostri in cui, dopo quasi +otto secoli, la rivoluzione italiana del 1859 trascinò +il Papato in una lotta mortale contro il sentimento di +nazione, vedemmo sorgere una letteratura di opuscoli +(<i>brochures</i>) di egual fatta, la quale per parecchi rispetti +ci fa sovvenire del tempo in cui s’agitò la controversia +delle investiture. Ma, anche oggidì, la città di Roma fu +quella che meno d’ogni altro paese contribuì a quel +torrente di libricciatoli e di scritture, prò e contro all’unità +d’Italia, prò e contro al dominio temporale, +prò e contro alla sovranità mondana dei Papi, ossia al +diritto di possedere Roma città capitale, che Italia, +riunita adesso a nazione per la prima volta dopo la caduta +dell’Impero romano, ebbe conseguito opportunità +di rivendicare a sè medesima‍<a class="tag" id="tag362" href="#note362">[362]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span></p> + +<h2 id="libro8">LIBRO OTTAVO. +<span class="smaller">STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO.</span></h2> +</div> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span></p> + +<h3 id="cap1-8">CAPITOLO PRIMO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap1-8-1">§ 1. +<span class="smaller">Pasquale II. — Guiberto muore. — Antipapi nuovi. — Nobiltà +sediziosa. — Origine della famiglia Colonna. — Ribellione +dei Corsi. — Maginolfo antipapa. — Guarnerio, conte +di Ancona, muove contro Roma. — Pasquale II negozia con +Enrico V. — Concilio di Guastalla. — Il Papa va in Francia. — Nuova +sollevazione nello Stato della Chiesa.</span></h4> + +<p> +Successore di Urbano II fu Rainero, nativo di Bleda +in Tuscia, monaco cluniacense, che Gregorio VII aveva +fatto cardinale di san Clemente: in questa chiesa lo si +elesse, e lo si consecrò, addì 14 di Agosto dell’anno 1099, +con nome di Pasquale II‍<a class="tag" id="tag363" href="#note363">[363]</a>. Avvenimenti rilevanti fuor +dell’ordinario, dovevano illustrare il suo reggimento tempestoso. +Lo scisma durava tuttavia, nè a Clemente III, il +quale era sopravvissuto a tre celebri Papi suoi avversarî, +mancò il cuore di combattere anche contro questo +quarto. Clemente pose dimora in Albano sotto la protezione +<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span> +dei Conti della Campagna, ma ben presto Pasquale, +coll’ajuto di soldatesche normanne, potè discacciarnelo‍<a class="tag" id="tag364" href="#note364">[364]</a>, +e l’Antipapa fuggì a Civita Castellana, dove +morì nell’autunno dell’anno 1100. I suoi stessi nemici +dovettero confessare ch’ebbe doti pregevoli, e serbò +fermezza d’animo in mezzo alla sventura; quanto agli +amici, lo piansero altamente come un santo, e si divulgò +che sulla sua tomba avvenissero miracoli (quantunque +scismatici fossero), istessamente che miracoli cattolici +s’erano compiuti sul sepolcro di Gregorio VII o su +quello di Leone IX‍<a class="tag" id="tag365" href="#note365">[365]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span> +</p> + +<p> +Frattanto la fazione imperiale continuava ancora a +levare degli Antipapi, e ciò avveniva anche dentro di +Roma, dove quella teneva in mano sua il san Pietro; ma +cotali idoli di un quarto d’ora, primamente Teodoro di +santa Rufina, indi Alberto vescovo sabinate, ruzzolarono +in breve tempo giù del trono usurpato‍<a class="tag" id="tag366" href="#note366">[366]</a>. Di così rapidi +risultamenti Pasquale andò debitore alle spade de’ Normanni +e alla potenza irresistibile dell’oro; però l’eterna +guerra minuta che contro di lui movevano i piccoli ribelli +fece a minuzzoli le sue forze. I Papi d’allora, alla +paro di tutti gli altri Vescovi, erano costretti a difendere +il loro dominio temporale da mille avidi nemici, e allorquando +Pasquale, ch’era un frate di mite animo, pensava +alla parte che doveva sostenere il santo capo della +Chiesa in quelle continue lotte combattute per ragioni +di beni mondani, gli conveniva deplorare che se ne fossero +iti i tempi apostolici, in cui i Vescovi non avevano +posseduto sulla terra che le cose del cielo. +</p> + +<p> +Non andremo citando per nome tutte le castella, nè +<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span> +tutti i baroni contro ai quali il Papa guerreggiò; bensì +diremo che con Pietro Colonna, nell’anno 1101, fa sua +prima comparsa nella storia la famiglia di nobili che +in Roma medioevale fu celeberrima di tutte‍<a class="tag" id="tag367" href="#note367">[367]</a>. Il nome +dei Colonna non deriva, come si voleva far credere, +dalla famosa colonna di Trajano, ma proviene da un +castello che ancora oggidì si eleva nei monti Latini, +di sopra della via Labicanense‍<a class="tag" id="tag368" href="#note368">[368]</a>. Il castello Colonna +era distante cinque sole miglia da Tusculo; può darsi +che fino dal tempo antico avesse appartenuto ai Conti +di quelle terre, e fu esso che diede ad un ramo di +loro famiglia il nome <i>de Columpna</i>, ossia <i>de Colonna</i>. +Pietro che nominammo di sopra, fu probabilmente un +figliuolo di Gregorio di Tusculo, fratello di +<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span> +Benedetto IX‍<a class="tag" id="tag369" href="#note369">[369]</a>; e quell’antenato di Martino V si faceva +notare come un barone del Lazio che saccheggiava +Papi e Vescovi, e predava lungo le vie. I fondatori delle +case patrizie medioevali non s’acquistarono gloria o +potenza sui campi di battaglia o nelle curie giudiziarie, +ma come falchi vivevano annidati in loro torri, e come +quegli uccelli rapaci assassinavano e rubavano; indi, a +forza di orazioni biascicate in compagnia di monaci +regalati riccamente, pregavano e ripregavano, che non +fossero loro serrate in faccia le porte del paradiso. Pietro +<i>de Colonna</i> possedeva eziandio Monte Porzio e Zagarolo, +e cercava di ampliare i suoi possedimenti in quelle belle +terre del Lazio: così può darsi che la parentela ond’era +congiunto cogli ultimi signori di Palestrina, della famiglia +di Stefania senatrice, gli desse di che pretendere a +quella città; ma più antichi erano i diritti del Papa, e +questi seppe farli valere colle armi‍<a class="tag" id="tag370" href="#note370">[370]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span> +</p> + +<p> +In tal maniera Pasquale s’affaticò per anni ed anni +a domare la nobiltà feroce. In Roma gli erano di martello +i Corsi, amici un tempo, avversarî adesso della Chiesa, +e la loro famiglia si rimpiattava ancora fra le ruine che +stavano presso al Campidoglio. Allorchè Pasquale ne fece +demolire le torri, Stefano Corso s’impadronì della fortezza +del san Paolo, e di là, non dissimile da un Saraceno, +imprese scorrerie brigantesche contro di Roma: cacciatone +finalmente, si afforzò nella Marittima superiore, +dove s’impadronì di città pontificie. Nel medio evo, un +Sallustio avrebbe giorno per giorno scovato fuori il suo +Catilina, dappoichè Roma null’altro era che un’oscura +catacomba in rovina, entro cui nobili e popolani cospiravano +a far cadere uno Stato, di cui il più povero tribuno +militare dell’antichità avrebbe forse ripudiato la +signoria. +</p> + +<p> +La sedizione dei Corsi si associava coll’esaltamento +di un terzo Antipapa, che era eletto dagli ostinati Guibertisti. +<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span> +La famiglia dei Normanni (ond’era a capo un +altro Stefano), i Baruncî, i Romani, i Sant’Eustachio, i +Berizoni di Santa Maria in Aquiro, trassero nel loro +complotto il margravio Guarnerio, che in quel tempo era +signore di Spoleto e di Ancona. Un Conte svevo, che +altra volta era stato da capitano di Leone IX a Civita, +si aveva avventurosamente conquistato una bella signoria +sul mare Adriatico, e financo poteva lasciare in eredità +ai suoi discendenti la Pentapoli, ora dal nome suo appellata +Marca di Guarnerio. Enrico IV aveva favorito le +sue buone fortune, e infatti, come gli avi di quel Principe +avevano fondato la potenza di Tedaldo, parimenti +egli sollevava ben alto la famiglia di Guarnerio, acciocchè +gli fornisse appoggio nella lotta contro Matilde: ed +al figliuolo del primo Margravio di Ancona dava in +investitura anche i feudi imperiali di Spoleto e di Camerino, +che in vecchio aveva posseduto la casa della +grande Contessa‍<a class="tag" id="tag371" href="#note371">[371]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span> +</p> + +<p> +Nel Novembre dell’anno 1105 Guarnerio venne +con milizie tedesche a Roma, chiamatovi da’ cospiratori, +che dentro del Panteon avevano eletto a papa un arciprete +Maginolfo; ed allora Pasquale si ricoverò nell’isola +Tiberina‍<a class="tag" id="tag372" href="#note372">[372]</a>. Silvestro IV, idolo tremante di paura, +fu condotto a mano armata nel Laterano; colà lo assediarono +i Pontificî condotti da Pietro prefetto, e lo +difesero gli Imperiali guidati da Bertone capitano di +milizia, e soccorsi da Guarnerio. Si combattè sul Celio, +presso al Septizonio e financo dentro del Circo Massimo‍<a class="tag" id="tag373" href="#note373">[373]</a>. +Però Maginolfo stava male a quattrini, laonde +pochi giorni dopo si vide abbandonato e solo; fuggì a +Tivoli dove Guarnerio era accampato, e il Margravio, +<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span> +che tornò a casa sua senza aver conseguito risultamenti +di sorta, se lo prese seco e lo condusse a Osimo. +</p> + +<p> +Pasquale, molestato ma non discacciato da antipapi +di questa fatta, potè di già sulla fine di Novembre +dell’anno 1105, ripigliar dimora nel Laterano. +Una parte della nobiltà era ritornata a soggezione, +nondimeno il Papa trovavasi ridotto a condizioni insopportabili +di cose. Se mai v’abbia avuto al mondo +un trono fatale al Principe che lo possedette, tal fu la +cattedra di marmo del san Pietro su cui sedevano i Papi +tenenti in mano quel segno di croce che non avrebbe +dovuto mutarsi mai in iscettro: colà fra ruine decrepite +di vecchiezza, fra chiese divenute antiche come +le ruine, volevano reggere un popolo incorreggibile, +che era ancor più superbo e più feroce di quello che +fossero stati i suoi antenati a’ tempi di Silla e di Mario. +La storia civile de’ Pontefici venuti dopo di Gregorio +VII, è una scena meravigliosa di stile altamente +tragico, sulla quale eternamente si ripetono gli stessi +fatti, gli stessi conturbamenti; scoppi d’ira popolare, +fughe ed esilî di Papi, loro ritorni trionfali, loro cadute +nuove e più tristi, loro nuovi ritorni. Pasquale si partì +di quella tremenda Roma, e andò a congregare un +Concilio sotto la protezione della contessa Matilde. +Avvenimenti occorsi in Alemagna facevano giusto in +adesso creder probabile la fine dello scisma, chè l’Imperatore +era stato rovesciato del trono per la ribellione del +suo secondo figliuolo, e questi, Enrico V, fingeva ipocritamente +di piegare il capo al divieto pontificio delle +investiture: perciò i legati romani avevano dato appoggio +alla sua sedizione; il Papa stesso lo proscioglieva +<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span> +del giuramento che prima aveva prestato in Aquisgrana +di esser fedele al padre e di non voler aspirare mai, +come aveva fatto Corrado, alla corona di quello‍<a class="tag" id="tag374" href="#note374">[374]</a>. Nel +Gennaio del 1106 la Dieta di Magonza aveva invitato +Pasquale ad andare a Germania, dove s’avrebbe posto +termine alla divisione della Chiesa; e già la morte dello +sventurato Enrico IV sembrava sgomberare le vie alla +conciliazione. Sennonchè nel Concilio di Guastalla (tenuto +nell’Ottobre del 1106), Pasquale poteva rilevare +dal fermo contegno di ambasciatori tedeschi intervenutivi, +che il novello re non si avrebbe lasciato mai strappare +la rinuncia al diritto d’investitura. Infatti, tosto +che Enrico V s’ebbe rafforzato sul suo trono, egli trasse +in campo risolutamente i diritti della corona, e il Pontefice, +che non aveva voluto assolvere l’infelice imperatore, +si vide presto ripagato, con ricompensa meritata, +dell’egual trattamento che Enrico IV aveva ricevuto +dal suo scellerato figliuolo. +</p> + +<p> +A Guastalla si promulgarono decreti che confermarono +il divieto delle investiture; tuttavia si fece benigna +accoglienza ai Vescovi eletti contrariamente ai canoni, +ai Guibertisti, purchè lealmente si riconciliassero colla +Chiesa: e questa fu arrendevolezza che i Gregoriani +severi non seppero perdonare a Pasquale‍<a class="tag" id="tag375" href="#note375">[375]</a>. Enrico V +<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span> +mostrò indi desiderio che si raccogliesse nel Natale un +Sinodo ad Augusta, e che in quello si definisse la controversia +tuttora accanita delle investiture; ma il Papa, +che avrebbe voluto recarsi colà, temette di un tradimento, +e andò in Francia per chiedere che quel re Filippo +e Lodovico suo figliuolo si facessero mediatori. Si +negoziò cogli ambasciatori di Enrico che s’abboccarono +nell’anno seguente a Chalons col Papa, ma non si venne +a capo di cosa alcuna; insisteva il Re a voler conservare +il diritto d’investitura, e Pasquale, raccolto +nel Maggio un Concilio a Troyes, vi rinnovava la proibizione +che chierici ricevessero feudi di mano de’ laici. +Alla fine, malcontento dei risultamenti del suo viaggio, +il Papa deliberò di tornarsene in Italia, e ormai nel +Settembre dell’anno 1107 fu a Fiesole vicin Firenze. +</p> + +<p> +Durante la sua assenza Pietro prefetto, i Pierleoni, +i Frangipani, uniti a Gualfredo nipote del Papa, avevano +con gran fatica tenuto alta in Roma un’ombra di +autorità. La nobiltà romana non aveva che una passione +sola, crescere la sua potenza famigliare a spese della +Chiesa; laonde ad ogni Papa che tornava a Roma +s’aspettava sempre l’istesso compito meschino, condurre +vassalli e milizie assoldate a combattere i predoni +dei beni ecclesiastici. Appena reduce, Pasquale fu costretto +<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span> +a guerreggiare contro Stefano Corso nella Marittima +tusca, dove, a Montalto, questo Romano s’era +fortificato‍<a class="tag" id="tag376" href="#note376">[376]</a>; ma il Papa a nulla riusciva, e, per confessione +del suo Biografo, Roma durò ad essere covo di +sedizioni, che si ripetevano ad ogni nuovo dì che scendeva +in terra. +</p> + +<p> +Ei sarebbe un tema desolato se volessimo tener dietro +a Pasquale per gli avvolgimenti delle ribellioni +continue che miseramente dovette sopportare. Andato +nell’anno 1108 a Benevento, affidò il reggimento della +Città ai consoli Pierleone e Leone Frangipani; diede a +Gualfredo la capitananza suprema delle soldatesche, e +lasciò Tolomeo di Tusculo a guardia della Campagna. +Di questa maniera la necessità dei tempi poneva la +podestà politica in mano delle nobili famiglie romane, +che adesso formavano la oligarchia dominatrice. Poichè +il Papa era lontano, nelle Puglie, i nobiluomini ne +trassero tosto vantaggio per insorgere; la Sabina ed +il Lazio disertarono dall’autorità del Papa, e Tolomeo, +rompendo fede e collegandosi con Beraldo abate di +Farfa e con Pietro Colonna, piantò la bandiera della rivolta +financo a Tusculo. Pasquale capitò allora accompagnato +da lance normanne che gli veniva prestando +Riccardo di Aquila, duca allora di Gaeta; entrò in Roma, +conquistò castella ribelli, e Tivoli stessa, sede antica +dei Guibertisti, gli si arrese dopo una resistenza ostinata, +mentre paura e oro facevan cadere le armi di +<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span> +mano a Roma venale. Pasquale si recò in persona al +Campidoglio dove il Senato della nobiltà soleva congregarsi, +e chiese a questo parlamento che proscrivesse +Stefano Corso; finalmente le milizie romane costrinsero +i Corsi nella diroccata Montalto a sottomettersi. Così i +Papi di quel tempo erano costretti a conquistar con +gran fatica piccole rocche annidate su dirupi, e spesso +a muover qua e là da capitani, alla testa di genti assoldate. +Nell’Agosto dell’anno 1109 Pasquale assediò +Ponzia e Affile, antichissime colonie romane nella diocesi +di Subiaco, e le infeudò a questa abazia‍<a class="tag" id="tag377" href="#note377">[377]</a>; e, intorno +a questo istesso tempo, può darsi ch’egli abbia +preso d’assalto Ninfa, in vicinanza di Velletri. Le servitù, +di cui queste terre avevano debito verso la Chiesa, +consistevano in prestazioni dipendenti da accordi stabiliti, +e in ispecie si nota l’obligazione di fornire armigeri +le quante volte il Papa lo comandasse; chè anche i +Pontefici, come tutti gli altri Vescovi, ricavavano le +loro genti d’arme soltanto da’ luoghi che per ispecial +patto erano soggetti all’eribanno‍<a class="tag" id="tag378" href="#note378">[378]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span> +</p> + +<h4 id="cap1-8-2">§ 2. +<span class="smaller">Enrico viene a Roma. — Condizioni misere di Pasquale +II. — Difficoltà di risolvere la questione delle investiture. — Il +Papa prende la risoluzione disperata di obligare +i Vescovi a restituire i possedimenti avuti dall’Impero; in +cambio l’Imperatore deve rinunciare al diritto d’investitura. — Si +negozia e si conchiudono trattati. — Enrico V entra +nella città Leonina; suo audace colpo di stato.</span></h4> + +<p> +Breve era il respiro di pace che Pasquale s’aveva +conquistato con tanta fatica; durò fino a tanto che +venne il Re tedesco. Questi fu preceduto dall’apparizione +di una cometa, fenomeno apportatore di spaventi, +nuncio agli uomini pii e superstiziosi, di guerra, di peste +<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span> +e di ruina. L’Impero già profondamente avvilito, +risorgeva adesso col figliuolo di Enrico IV a vendicare +l’onta della sua sconfitta, e a soggiogare il Papato +gregoriano. Dopo lunghi negoziati Enrico V, nell’anno +1109, aveva ottenuto che l’angustiato Papa gli concederebbe +la corona imperiale senza imporgli altre condizioni, +fuor di questa, che usasse pietà religiosa alla +Chiesa. Pasquale non potè impedire la spedizione cui +per decreto di una Dieta tedesca s’era ordinato movere +su di Roma, ma in un Concilio lateranense, celebrato ai 7 +Marzo 1110, rinnovò il divieto del diritto d’investitura: +gli era soltanto sopra questa base che dovevasi comporre +la pace. Indi il Papa andò a Monte Cassino, e scongiurò +i Principi normanni, affinchè, se ne avesse bisogno, accorressero +ad ajutarlo contro di Enrico V; poi, tornato +a Roma, radunò quegli ottimati e li fe’ giurare che in +tanto pericolo gli presterebbero soccorso. +</p> + +<p> +L’impresa di Enrico V su di Roma mise in mostra +il magnifico apparato di forze onde Alemagna, ad onta +di lunghe guerre civili, poteva disporre: per l’Italia e pel +Papato fu cosa di grave umiliazione. In quel formidabile +esercito contavansi trentamila uomini a cavallo, +vassalli di cento province di favelle tedesche, slave e +romanesche, ed erano condotti da Vescovi e da Principi, +che di mal animo oppur volonterosi s’erano raccolti +intorno al Re: a lui si accompagnavano financo giurisperiti +e letterati, i primi per commentarne i diritti, gli +altri per eternare colla loro penna la memoria delle sue +geste. Le città dell’Italia settentrionale, che duranti +le guerre delle investiture s’avevano dato costituzione +di republica, mirarono con isguardi d’odio quelle soldatesche +<span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span> +straniere che discesero dalle Alpi nell’autunno +dell’anno 1110, ed alle quali loro toccava dare fodero e +albergo, e far donativi. Novara ridotta in cenere espiò +la sua disobbedienza, e altre castella furono schiacciate +con egual ferocia. Se ne spaventarono i Lombardi, e i +loro Consoli corsero al Re, offerendogli tributi; soltanto +Milano non mandò doni, non soprattutto ambasciatori: +se l’odio di parte non le avesse nimicate le une contro +le altre, le città più deboli avrebbero trovato in quella +fiorente l’appoggio di lor comune libertà‍<a class="tag" id="tag379" href="#note379">[379]</a>. Dei vassalli +italici dell’Impero non uno fuvvi che ad Enrico +non prestasse omaggio, allorchè egli per tre settimane +s’attendò nei campi di Roncaglia, dove tenne la solita +Dieta, e, pari a un Serse, vi passò in rassegna il suo +splendido esercito, ostentando disprezzo per le città. Fin +la contessa Matilde si curvò innanzi alla potenza di lui; +molti Principi dell’accompagnatura di Enrico visitarono +la illustre donna, gloria del suo tempo, e ne partirono +compresi tutti di reverenza. Ma la Principessa non andò +in persona dal figliuolo del suo nemico; trattò soltanto +cogli ambasciatori di Enrico in uno dei castelli che ella +possedeva vicino Canossa; gli giurò vassallaggio in +quanto s’avesse trattato di combattere i nemici dell’Impero, +ad eccezione del Papa; nè il Re osò di chiedere +che la proteggitrice de’ Pontefici unisse i suoi vassalli +all’esercito di lui per muovere a Roma. +</p> + +<p> +Che cosa poteva aspettarsi il Papa da un giovine +<span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span> +Principe che aveva ereditato l’astuzia del padre, ed +aveva saputo ingannare questo padre istesso coll’astuzia +sua? da un Principe che con molto maggiore energia +aveva risoluto di continuare la lotta a pro dei diritti della +corona, poichè la sorte di Enrico IV gli poneva in chiaro +che dessa era condizione indispensabile dell’esistenza +dell’Impero? Come i suoi messaggieri ne avevano fatto +minaccia a Chalons, Enrico V veniva per affermare +colla spada il diritto d’investitura, e per ischiantare +l’audace edificio d’Ildebrando. Le condizioni di Pasquale +II erano più difficili che non fossero state quelle +di Gregorio; ed invero, indebolimento interiore e paura +mettevano inciampo ai Normanni di dargli ajuto; Matilde +era invecchiata e restava neutrale; le passioni +religiose, un tempo alleate vigorose della gerarchia, +erano sbollite, e la Cristianità chiedeva che a qualunque +costo si ponesse fine alle discordie. +</p> + +<p> +Da Arezzo scrisse Enrico ai Romani, dicendo, essere +stato fino allora impedito di prestare onoranza alla città +capitale del suo Impero; venire adesso; mandassero +eglino ambasciatori ad incontrarlo‍<a class="tag" id="tag380" href="#note380">[380]</a>. Suoi messaggi +andarono a Roma per trattar della coronazione, e colà +s’abboccarono in santa Maria in Turri, presso al san Pietro, +con Pier Leone, cui il Papa aveva fornito di facoltà +piene. La coronazione doveva essere l’ultimo atto che +suggellerebbe un accomodamento; però gran difficoltà +trovavasi a conchiudere questo primo di tutti i Concordati. +<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span> +Enrico doveva insistere in quel diritto d’investitura +che tutti i suoi predecessori avevano esercitato; +doveva il Papa insistere nei decreti degli antecessori suoi +che avevano proibito le investiture di mano dei laici, e +de’ quali aveva egli stesso solennemente confermato le +decisioni. Poteva il Re concedere che il Papa solo desse +l’investitura ai Vescovi, dappoichè questi ricevevano +principati in feudo dall’Impero? Se i potenti Vescovi +ed Abati si fossero compiutamente svincolati dallo +Stato, se fossero diventati vassalli della Chiesa romana, +forniti da essa dell’investitura, non sarebbe cresciuto +il loro potere all’infinito? Non avrebbe dappoi questo +potere inghiottito lo Stato, sì come Gregorio VII s’era +proposto? Le conseguenze della investitura di diritto +regio erano d’altra parte ruina della Chiesa che continuava +ad essere la vassalla della corona, ma questo male +innegabile avrebbe potuto guarirsi una volta che i Vescovi +avessero rinunciato alla potenza temporale, e massimamente +ad ogni grado politico‍<a class="tag" id="tag381" href="#note381">[381]</a>. +</p> + +<p> +La questione delle investiture era cinta a quel +tempo di altrettante difficoltà, quante a’ nostri giorni, +in mezzo all’Italia unita, resero avviluppata la questione +del dominio temporale dei Papi, ultimo avanzo del corpo +che la Chiesa vestì nel medio evo. Infatti entrambe le +controversie si rassomigliarono nell’indole loro; in entrambe +dominò l’eguale concatenazione di elementi morali +e politici; entrambe furono pertanto nodi gordiani +<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span> +che si sciolsero soltanto colla spada. Degno di ricordanza +eterna sarà ad ogni modo questo fatto, che un Papa +del secolo duodecimo con grandioso ardimento bandì +un principio, la cui attuazione avrebbe infuso alla +Chiesa più elette forze morali: sennonchè quell’idea +aveva troppo dell’etereo in una età che era dominata +dall’arbitrio del potente. Pasquale II conobbe che il +diritto della corona era chiaro come la luce del sole; e +confessò che, senza il privilegio d’investitura, l’Impero +non avrebbe potuto sussistere, dappoichè esso aveva +prodigato alle Chiese il dono di redditi così immensi. +Mentre il giovine e sleale figliuolo di Enrico IV procedeva +nel cammino verso Roma, lasciando dietro i suoi +passi città smantellate, può darsi che al Papa tremante +ei facesse l’istesso effetto di un animale di rapina, la +cui ferocia dovesse ammansarsi a furia di pasto. In +quelle estreme necessità ei gli gettò dunque fra le ugne +i beni della Chiesa per salvar di questa la vita e la +libertà, e fece proposta così: i Vescovi restituirebbero +all’Impero tutti i loro beni provenienti dalla corona, +e vivrebbero di decime; rinunciasse l’Imperatore per +sempre al diritto d’investitura, e desse di tal modo alla +Chiesa in ricambio (beneficio superiore ad ogni pregio) +libertà dallo Stato‍<a class="tag" id="tag382" href="#note382">[382]</a>. Se Pasquale II avesse condotto a +<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span> +compimento questa idea pura ed apostolica, ben sarebbe +egli stato più grande di Gregorio VII, e riformatore +vero fra tutti i Pontefici. L’intelletto di un monaco +virtuoso, assiso sul trono dei Papi e aborrente dalle +cose mondane, avrebbe dovuto comprendere che la corruttela +del clero e la schiavitù della Chiesa erano soltanto +conseguenze della sua secolarizzazione contraria +alle dottrine apostoliche; ma Pasquale diè a divedere +di non essere pur egli stato uomo di animo così grande, +che il suo disegno si possa attribuire ad una idea riformatrice +improntata di genio: esso piuttosto era dettato +dalla disperazione‍<a class="tag" id="tag383" href="#note383">[383]</a>. Il secolo duodecimo non poteva +possedere maturità per cotale idea anticipata della libertà +della Chiesa; questo istituto santo, che avrebbe dovuto +solamente essere regno incorporeo di luce, di amore, di +virtù, continuava, a pari di un sole offuscato da vapori e +velato da nubi terrene; e forse i suoi raggi, se avessero +dardeggiato in tutta la loro purezza, sarebbero +discesi senza frutto, od anche con danno, sul suolo selvaggio +di secoli mezzo barbarici. L’associazione feudale +della potenza secolare e di quella ecclesiastica gravò +ancora per secoli le spalle alla società, e soltanto nel +decimosesto risorse poderosa e con coscienza matura +quell’idea che in Pasquale II non era forse stata altro +che l’espressione dell’ingenua semplicità del suo animo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span> +</p> + +<p> +La proposta di lui dovè parere condanna di privazione +enorme pel clero che era avvezzo al potere ed alle +splendidezze; i prelati avrebbero dovuto dimettere dominî +immensi, città, diritti di gabella, di mercati, di +zecca, podestà giudiziaria, autorità di margravî. Certo +che non per questo sarebbero diventati sì poveri come +erano stati gli Apostoli, avvegnachè ogni vescovato +possedesse ancora patrimonî privati, e financo avrebbero +bastato le decime e le offerte a formar doviziose +fonti di uno stato assai agiato‍<a class="tag" id="tag384" href="#note384">[384]</a>. Ma colla perdita della +potenza principesca, i Vescovi cadevano senza riparo in +balìa della podestà politica e perdevano rilevanza nel +mondo, dove si rispetta solamente il potere, come quello +che può dare e può torre, e in mezzo alle magnificenze +diffonde timore. Ogni Vescovo si sarebbe rifiutato di +scendere del grado ragguardevole che aveva nel parlamento +dell’Impero per cambiarsi in servo di Dio, +libero e virtuoso sì, ma modesto; e tutti loro avrebbero +potuto rimproverare a Pasquale che egli facesse da +uomo disinteressato a spese altrui, poichè, papa, non +pensava a deporre lo scettro del suo Stato ecclesiastico, +ed anzi espressamente prefiggeva condizione ad Enrico +che lo restaurasse nell’ampiezza delle donazioni antiche‍<a class="tag" id="tag385" href="#note385">[385]</a>. +Se la signoria secolaresca non si acconciava +<span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span> +a’ Vescovi, era forse più convenevole al Papa? Se ad +un Abate non si confaceva muovere alla testa de’ suoi +vassalli, tutto chiuso nella corazza e montato sopra un +cavallo di battaglia, non era ancor più contrario alla +dottrina cristiana vedere il Padre santo sui campi di +guerra? I possedimenti dei loro feudi imperiali traevano +i Vescovi in continui commercî col mondo, ma che +non era da secoli la storia dello Stato ecclesiastico +romano? Tuttavolta, la esistenza di uno Stato tale, +benanco in così misero assetto, era a quel tempo condizione +essenziale della independenza spirituale del Papa. +L’ironia fatale che s’avviticchiava senza posa al principio +suo rendeva il dominio temporale in pari tempo +scudo e tallone di Achille del Papa, e lui faceva in +pari tempo re e martire, possessore di uno Stato ed +esule. Era piccola ma sempre ribelle la zolla di Roma, e +invischiando il piede del sommo sacerdote della Cristianità +aveva bastante peso per impedirgli di sollevarsi a +regioni troppo sublimi, dove, fatto quasi divino, si sarebbe +sottratto alle idee del suo tempo, oppure, tiranno +del mondo morale, inaccessibile alle cose mondane, si +sarebbe sottratto alle esigenze di quello. Pasquale a +mala pena indirizzava a sè medesimo la domanda, se +in lui fosse salutare la mescolanza di prete e di re; e +se un qualche Vescovo malignando avesse mosso dubbio +del principio su cui si fondava lo Stato di san +Pietro, egli gli avrebbe a miglior ragione risposto ciò +che Pio IX oggidì risponde agli usurpatori teorici e +pratici dei dominio temporale, e v’avrebbe aggiunto +che le province di san Pietro non erano feudi dell’Impero. +Da dopo l’anno 1862, dacchè una delle più +<span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span> +meravigliose rivoluzioni andò distruggendo il vecchio +e fragile Stato della Chiesa, è cosa attrattiva pensare, +che l’assentimento a quella rinuncia, di cui Pasquale +con sì grande ingenuità faceva richiesta ai Vescovi, +avrebbe avuto per conseguenza eziandio la fine dello +Stato pontificio: e ben si può stupire che, ancor settecent’anni +dopo di Pasquale, tutta Europa si sia affaticata +a discutere di cotali questioni antichissime con +fervore pari a quello del loro tempo remoto‍<a class="tag" id="tag386" href="#note386">[386]</a>. +</p> + +<p> +Se Enrico V avesse accettato la proposta del Papa, +ne avrebbe potuto raddoppiare tutto d’un tratto la dovizia +della corona; un monarca avaro avrebbe, senza pur +pensarci su, steso il braccio a prendersela, ma un Principe +prudente doveva prima riflettervi sopra per bene. +Rinunciando all’investitura, la monarchia perdeva massimamente +tutta la sua influenza sulla Chiesa, grandissima +delle podestà che allora vi avessero nel mondo. I +beni restituiti dalla Chiesa, sarebbe pure stato necessario +<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span> +di nuovamente concedere in feudo ad altri; alla fin fine +sarebbero colati ad accrescere la potenza famigliare di +maggiorenti ereditarî; le città, che erano tenute dai vescovati +soltanto in un lasso legame, avrebbero ottenuto +pienezza di libertà. Ma soprattutto poteva Enrico credere +che Vescovi e Principi avrebbero consentito alla proposta +del Papa? che specialmente sarebbe stato possibile, +senza una immane rivoluzione dei rapporti della +proprietà, di riprender possesso di tanti beni, che mille +vassalli alla lor volta tenevano in feudo dalle Chiese? +</p> + +<p> +Enrico desiderava veracemente di far pace colla +Chiesa; accettò dunque il patto, senza però confidare +che fosse possibile di condurlo ad effettuazione. +</p> + +<p> +Furono compilati due trattati; l’uno della rinuncia +del Re al diritto d’investitura; l’altro della rinuncia +che per decreto pontificio il clero avrebbe fatto dei beni +della corona: dopo lo scambio delle pergamene, il Re +sarebbe stato coronato. Le gelose cautele che vi furono +introdotte fan parere il Re ed il Papa simili a due +nemici che negoziassero, di cui l’uno temeva tradimento +e assassinio dall’altro. Non si dee dirittamente chiamar +barbara un’età, in cui il capo secolare dell’Occidente +doveva giurare per patto che non s’impadronirebbe a +tradimento del sommo sacerdote della Cristianità, che +non lo mutilerebbe nel corpo, nè lo ucciderebbe‍<a class="tag" id="tag387" href="#note387">[387]</a>? +<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span> +Ambasciatori s’affrettarono di andare a Sutri, fin dove +era giunto il Re; approvò questi i due istromenti, ma +sotto condizione che tutti i Vescovi e i Principi dell’Impero +aderirebbero a quella rinuncia, la qual cosa (così +nota il Cronista che ne dà il racconto) si reputava essere +impossibile‍<a class="tag" id="tag388" href="#note388">[388]</a>. Addì 9 di Febbraio Enrico e i suoi +ottimati, i Duchi e i Conti di Baviera, di Sassonia e di +Carinzia, Alberto cancellier suo, Federico di Svevia suo +nipote e il Vescovo di Spira giurarono sicurtà al Papa e +adempimento del trattato, purchè il Papa da canto suo +vi desse esecuzione entro il prossimo giorno di domenica: +indi l’esercito si avviò alla volta di Roma, e il +sabato 11 di Febbraio pose campo in vicinanza di Monte +Mario. +</p> + +<p> +Enrico V trovavasi a fronte della città Leonina e +del castel Sant’Angelo, dove, ventisette anni prima, il +padre suo aveva assediato l’autore della formidabile +controversia. L’ombra melanconica di Enrico IV doveva +turbare l’animo di un tal figliuolo, e comandargli +vendetta: il cadavere di quell’Imperatore stava ancora +insepolto, chiuso com’era da sett’anni in una cappella +non consecrata del duomo di Spira, poichè Pasquale +con durezza romana avea respinto la preghiera che gli +si concedesse tumulo cristiano. Possiamo imaginare +<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span> +che sentimenti provassero i cavalieri orgogliosi di Germania +in vista di Roma, o di che cuore stessero i Romani +sulle cui teste pendeva quella nube gravida di +tempesta, o a che meditasse il Papa il quale sapeva di +esser preso nei lacciuoli di un nemico spergiuro, nel +tempo istesso che messaggieri suoi, come in passato +quelli di Gregorio VII, correvano la Campania in cerca +di un novello Guiscardo. Il domani avrebbe potuto +esser giorno di una grande opera di pace o di orrenda +ruina. +</p> + +<p> +Ambasciatori de’ Romani andarono al campo di Enrico, +e vi chiesero ch’egli giurasse le leggi di Roma: +il Re romano fecelo, ma sprezzantemente pronunciò la +promessa in lingua tedesca, di che offesi, molti de’ maggiorenti +se ne tornarono alla Città. Vennero i legati +del Pontefice, si scambiarono ostaggi, ed Enrico nuovamente +giurò al Papa sicurtà e conservazione dello Stato +della Chiesa. +</p> + +<p> +Il dì dopo, ai 12 di Febbraio, dovevasi compiere la +ceremonia della coronazione. Le corporazioni di Roma, i +collegî di giudici, le scuole della corte pontificia, le milizie +coi loro segnacoli di draghi, di lupi, di leoni, e di +aquile inalberati sull’asta delle lance, il popolo con fiori +e con palme, andarono a levare il Re presso a Monte Mario. +Il figliuolo di Enrico IV entrò a cavallo nella città +Leonina colla sua magnifica comitiva, fra le acclamazioni, +sincere o adulatorie che fossero, onde lo salutavano +mille e mille voci, gridando: «Pietro santo elesse +Enrico a re.» Secondo l’uso di tradizione, prima presso +ad un piccolo ponte, indi vicino alla porta, Enrico +giurò che obbedirebbe alle leggi di Roma; sorrise con +<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span> +disprezzo agli inni degli Ebrei, e accolse con ciera di +ostentata degnazione gli applausi della scuola de’ Greci. +Nella città Leonina lo ricevettero cori di frati e di monache +con cerei accesi in mano, e letanie di preti, i quali +anch’essi gridavano: <i>Heinricum Regem Sanctus Petrus +elegit</i>. Così lo splendido corteo procedette a lenti passi +fino alla scalea del san Pietro. Non s’aveva mai aspettato +con dubbiezze tanto grandi un Imperatore designato, +come avveniva adesso del figliuolo di Enrico IV; la pompa +solenne delle accoglienze, degli omaggi e dell’adozione +da parte del Papa non potevano che lievemente palliare +le gravi diffidenze in cui si stava, ed Enrico prudentemente +non volle entrare nel san Pietro, se le sue soldatesche +non l’ebbero prima occupato‍<a class="tag" id="tag389" href="#note389">[389]</a>. +</p> + +<p> +Il Re ed il Papa avevano preso posto sulla <i>Rota</i> di +porfido nella basilica parata a festa; colà doveva compiersi +la grande opera di pace, dovevansi giurare i trattati +e scambiarsi le pergamene. Fu letto il <i>Pactum</i> del +Re e l’altro del Papa, ma i Vescovi e i Principi accolsero +con mormorii la lettura del documento pontificio, il +quale diceva: essere contrario ai canoni il grado politico +del clero; illecito essere che i preti prestassero servigio +negli eserciti, perchè la era cosa inseparabile dalle uccisioni +e dalle rapine; non poter i servi dell’altare fare +altresì da servitori della corte; voler necessità che +eglino diventassero cortigiani fino a tanto che ricevessero +beni in feudo dalla corona: così esser nato che +<span class="pagenum" id="Page_392">[392]</span> +Vescovi eletti conseguissero la consecrazione soltanto +dopo di avere ottenuto la investitura regia, e questo averlo +proibito i decreti di molti Concilî; egli, Pasquale, +comandare sotto pena di scomunica che i Vescovi restituissero +per sempre all’imperatore Enrico i feudi +della corona, quanti di essi erano pervenuti alle Chiese +da Carlo magno in poi‍<a class="tag" id="tag390" href="#note390">[390]</a>. +</p> + +<p> +Il malcontento scoppiò colla violenza di un turbine. +Dovevano i Vescovi assoggettarsi ad un semplice decreto +del Papa, e riconoscer questo per signore assoluto e padrone +della Chiesa? Contro il professato principio evangelico +si ribellava l’orgoglio mondano di preti, i quali, di +nuncî del Vangelo ai popoli, s’erano tramutati in loro +baroni; e se Cristo fosse apparso all’assemblea per sorreggere +l’autorità del suo vicario con quel suo detto: +«Date a Cesare ciò ch’è di Cesare», la voce di lui sarebbe +stata soffocata da grida furibonde. Convien mai +credere che Pasquale confidasse che Principi e Vescovi +avrebbero accettato il suo decreto? Non è possibile: +egli poteva soltanto sperare di venire ad un aggiustamento +momentaneo coll’Imperatore; il resto sarebbe +stato argomento da trattarsi con negoziati e nei Sinodi. +Re e Papa, sedenti sulla <i>Rota</i> di porfido e tenenti in mano +ciascuno la scrittura sua, senza che alcun di loro credesse +alla possibilità di recarne in essere il patto, rassomigliano +a due attori di un gran dramma, dei quali +l’uno fa la sua parte tutta astuzie e violenze, l’altro recita +<span class="pagenum" id="Page_393">[393]</span> +la sua di soggezione disperata. Sennonchè, accosto +a Pasquale v’era una riforma prematura al suo tempo, +laddove non si può disconoscere che Enrico coltivava +l’idea di un colpo di Stato: e infatti tosto ei lo compieva +in modo che rimarrà esempio di uno dei più arditi e +violenti onde tenga ricordanza la storia. +</p> + +<p> +Il Papa faceva una concessione tanto grande e tanto +ampia, che Enrico v’intravvide soltanto un laccio con cui +quegli intendesse d’impadronirsi della sua rinuncia, per +lasciarlo poi in balìa delle contrarietà dei Vescovi e dei +Principi. Nel san Pietro ancora una volta protestò che +da lui non derivava il progetto di torre alle Chiese i loro +beni; così ne lasciò al Papa solo la responsabilità, e già +in Sutri egli aveva posto a condizione del suo trattato, +che tutti i Principi dell’Impero vi dessero il loro +assentimento. Chiestagli dal Papa la rinuncia al diritto +d’investitura, il Re si ritirò per consultarsi coi Vescovi; +ed i suoi ottimati, sclamando a voci alte, che l’idea del +Papa era eresia e spogliazione delle chiese, recisamente +si rifiutarono di dar accoglienza al trattato‍<a class="tag" id="tag391" href="#note391">[391]</a>. Così +discutendo si venne a sera; Pasquale domandò che si ponesse +fine al lungo consigliare, ma i Vescovi strillarono +<span class="pagenum" id="Page_394">[394]</span> +che il trattato non si poteva mandare ad esecuzione; il +Re allora chiese che lo si coronasse, ma il Papa rispose +negando. Un cavaliere infiammato di collera, si fe’ avanti, +e: «A che occorrono», proruppe, «tante ciarle? +alle corte, il signor mio vuol esser coronato, come Lodovico +e come Carlo!» Alcuni Cardinali impauriti proposero +che si coronasse il Re, e che si differisse alla +dimane la conchiusione del Concordato, ma i prelati non +vollero più saperne di trattati. Alcuni Vescovi, segnatamente +Burcardo di Münster e Alberto cancelliere, +soffiarono nelle ire fiammeggianti del giovine Re, e lo +indussero a rompere il suo giuramento e ad impadronirsi +della persona del Papa. Armigeri si postarono intorno +al Papa e all’altar maggiore, e aveva quegli finito +appena di celebrar la messa, che i cavalieri, i quali +lo tenevano d’occhio, minacciandolo colla punta delle +loro spade, lo costrinsero a collocarsi nella tribuna. Ne +nacque un gran tumulto; Norberto cappellano di Enrico +si gittò piangendo a’ piedi del Papa, e Corrado di +Salisburgo gridò forte al Re, che l’azione sua era un +empio delitto. Soldati colle spade nude si gettarono +sull’ardito Vescovo; querele e grida di preti e di signori, +strepito d’armi, grida d’ajuto, preti atterriti che fuggivano +od erano presi a picchiate, misero a fierissimo +scompiglio la basilica già ottenebrata: intanto il Papa +e i Cardinali, insieme raccolti, tremavano sotto le alabarde +dei soldati; turbe di genti ansiose di vendetta +s’accalcavano nel san Pietro, e di là del Tevere tutta +la Città andava omai commovendosi a furore. +</p> + +<p> +Scese la notte, e Pasquale e la sua corte furono tradotti +in un edificio prossimo al san Pietro, e confidati +<span class="pagenum" id="Page_395">[395]</span> +alla guardia di Udalrico patriarca di Aquileja. La prigionia +del Papa sciolse qualunque freno di disciplina; +preti e laici senza distinzione furono spogliati e atterrati +a colpi di spada; si rapirono i vasi sacri e i paramenti +della chiesa: chiunque poteva fuggire correva +alla Città gettando grida di spavento. +</p> + +<h4 id="cap1-8-3">§ 3. +<span class="smaller">I Romani insorgono per liberar Pasquale. — Si dà +l’assalto alla città Leonina e si appicca battaglia. — Enrico +V si ritira col suo prigioniero. — Pone campo presso a +Tivoli. — Costringe il Papa ad accordargli il privilegio dell’investitura. — Coronazione +imperiale. — Enrico V parte +di Roma. — Svegliarsi orribile di Pasquale II nel Laterano.</span></h4> + +<p> +Due Cardinali vescovi, Giovanni di Tusculo e Leone +di Ostia (l’istoriografo di Monte Cassino) erano fuggiti +di là del ponte Sant’Angelo, travestiti. Raccolgono il +popolo; da ogni torre si suona a stormo; il più fiero fermento +agita Roma da un capo all’altro; quanti Tedeschi +senza alcun sospetto sono venuti nella Città cadono uccisi: +quest’è la scena di terrore in cui si tramuta ancora +una volta la festa di una coronazione imperiale. Dacchè +un governatore bizantino aveva tratto in esilio papa +Martino il Pontificato non aveva subìto violenze così +gravi come questa da parte della suprema podestà +dello Stato. I Romani si sentirono punti di quel vitupero, +dimenticarono le loro nimistà contro ai Papi, si +sovvennero del giuramento che avevano prestato a Pasquale, +e, uniti nel sentimento comune dell’odio contro la +podestà imperiale straniera, allo spuntar del sole entrarono +nella città Leonina per liberare il Papa. Un orgoglioso +<span class="pagenum" id="Page_396">[396]</span> +disprezzo aveva fatto sì che il Re non s’avesse +tenuto in guardia, perlochè poco mancò che l’assalimento +non gli costasse vita e trono. Spoglio di vestimenta +e scalzo, saltò a cavallo nell’atrio della basilica, +e, gettatosi di un lancio giù dei gradini di marmo della +scalea, si scagliò ove più ferveva la zuffa: cinque Romani +caddero sotto i colpi della sua asta, ma anch’egli ferito +precipitò di sella. Ottone viceconte di Milano gli prestò +il suo cavallo sacrificandogli la vita, chè quel suo +magnanimo salvatore fu preso, trascinato nella Città +e fatto a pezzi. Grande era il furore de’ Romani; il +loro assalto si tramutò in vera battaglia, e le milizie di +Enrico, battute e cacciate fuori del portico, stavano +per soccombere‍<a class="tag" id="tag392" href="#note392">[392]</a>. Il valore de’ Romani, di cui non +avevano dato mai così splendida prova, avrebbe meritato +in ricompensa che eglino potessero liberarsi dall’Impero, +ma l’avidità di saccheggiare tolse loro di +mano la vittoria, più presto che non avrebbero fatto +gli sforzi de’ Tedeschi; alla fine, in mezzo a orrendo +massacro, furono ricacciati di là del ponte, ossia furon +volti in fuga; soltanto poterono proteggerli alcune sortite +che fecero le genti del castel Sant’Angelo. +</p> + +<p> +Considerevoli perdite subirono gli Imperiali; si capì +che una città sollevata diventava formidabile anche +contro ad eserciti ordinati, laonde Enrico di nottetempo +<span class="pagenum" id="Page_397">[397]</span> +partì della Leonina. Due giorni rimase egli nel campo +sotto alle armi, in quello che i Romani, spossati ma pur +ansiosi di vendetta, si raccoglievano insieme di nuovo. +Il Cardinale di Tusculo, che faceva adesso da vicario +del Papa, gli scongiurò di tornare alle armi. «Romani», +diss’egli, «si tratta di combattere per la vostra libertà, +per le vostre vite, per la gloria vostra, per la difesa +della Chiesa. Il santo Padre, i Cardinali, i vostri fratelli, +i figli vostri languiscono nei ceppi dello sleale +nemico; mille generosi cittadini giacciono distesi morti +sotto il portico; la basilica dell’Apostolo, il duomo +venerando della Cristianità, ammorba del lezzo di cadaveri +e di sangue; la Chiesa profanata vi sta appiedi +lacrimosa, e a mani giunte chiede pietà e soccorso al +popolo romano, il quale solo può salvarla.» Tutta Roma +giurò di combattere a vita e a morte‍<a class="tag" id="tag393" href="#note393">[393]</a>, ma nella +notte dai 15 ai 16 di Febbraio Enrico levò le tende e +mosse nel Sabinate. Mentre egli conduceva con sè prigionieri +il Papa e sedici Cardinali, i suoi soldati traevano +avvinti in ceppi Consoli romani e preti, e da cavallo, +picchiandoli colle aste delle loro lance, se li cacciavano +innanzi per le vie fangose in cui si sprofondavano a +mezza gamba: era uno spettacolo che faceva ricordare +del tempo dei Vandali‍<a class="tag" id="tag394" href="#note394">[394]</a>. A Fiano l’esercito guadò il +<span class="pagenum" id="Page_398">[398]</span> +Tevere, e finalmente s’accampò in vicinanza di ponte +Lucano, sotto di Tivoli. Enrico aveva intendimento di +unirsi coi Conti tusculani, e di tagliar fuori, se mai venissero, +le milizie normanne, che Giovanni cardinale con +ferventi istanze aveva chiamato in ajuto: lasciava il +Papa con alcuni Cardinali nel castello di Trevi, e gli altri +prigionieri confinava a <i>Corcodilum</i>, tenendo tutti in custodia +strettissima‍<a class="tag" id="tag395" href="#note395">[395]</a>. +</p> + +<p> +In tal guisa, il figliuolo di Enrico IV infliggeva a +quella Chiesa stessa che un tempo lo aveva confermato +nella sua empia ribellione, un’onta quale essa non aveva +sofferto mai neppur dal quarto Enrico. In qualunque +modo si voglia considerare l’audace colpo di Stato da lui +commesso, esso fu giustizia di Nemesi che se ne fece esecutrice; +le intemperanze di Canossa trovarono adesso in +Roma il loro riscontro. Il massimo degli anatemi avrebbe +dovuto colpire il Re che caricava di catene il Vicario di +Cristo, od anzi, simile a Salmanassar, traeva in cattività +la Chiesa romana; invece Pasquale non fe’ che piangere +e tacque. Sappiamo del commovimento che agitò il mondo +ecclesiastico, ma non di quello che possa avere scosso +il mondo politico quando udì della prigionia del Papa; +certo che esso si die’ tanto poca briga di liberarlo, quanto +<span class="pagenum" id="Page_399">[399]</span> +poco se ne curò settecent’anni più tardi, allorchè Napoleone +ebbe imitato l’esempio di Enrico V. La contessa +Matilde dovè sentire dolore dell’avvenuto, come della più +grave sconfitta che ella avesse tocca; eppure non si +mosse. Messaggi sopra messaggi erano corsi nelle Puglie; +eppur nessun Guiscardo comparve. Soltanto Roberto +di Capua mandò trecento cavalieri nelle terre +romane, tanto per darsi apparenza di soddisfare al suo +dovere di vassallaggio, ma a Ferentino quelle genti diedero +di volta, perciocchè trovassero il Lazio disposto a +favore dell’Impero, e fra loro e Roma si frapponesse +l’esercito di Enrico. La morte repentina di Rogero duca +delle Puglie e di Boemondo fratel suo, aveva messo a +scompiglio gli Stati normanni; temevasi che i Longobardi +si sollevassero e che Enrico vi imprendesse qualche +spedizione, per lo che i Principi di quelle terre erano +costretti a spacciar in gran fretta ambasciatori al Re, e +per mezzo di loro gli prestavano omaggio‍<a class="tag" id="tag396" href="#note396">[396]</a>. +</p> + +<p> +Sessantaun giorno Enrico sostenne Cardinali e Papa +in durissima prigionia, primamente nelle castella di +cui dicemmo, indi nel suo campo. Contemporaneamente +minacciava egli ogni giorno di assalto la Città; con +fame, con devastazione di terre, con crudel trattamento +<span class="pagenum" id="Page_400">[400]</span> +de’ carcerati, volle piegar tutti al voler suo. Però stavolta +i Romani resistettero financo all’oro, e dichiararono +che non accondiscenderebbero ad aprir le porte se +prima non fossero stati riposti in libertà i prigionieri. +Sennonchè, per far questo, Enrico esigeva che il Papa lo +coronasse, e senza condizioni di sorta riconoscesse che +le investiture erano dritto della corona: e poichè quegli +rispose con un rifiuto, spazientito minacciò che farebbe +passare a fil di spada tutti i prigionieri, se Pasquale +non avesse ceduto. I maggiorenti del Re, i prigionieri, +i Romani dalla Città, gli afflitti Cardinali si gettarono +a’ piedi del Pontefice, e lo scongiurarono che acconsentisse, +per riguardo della sventura universale, per amore +della oppressa Città e della Chiesa deserta, per impedire +lo scisma che romoreggiava per aria. È bello a +imaginare che, invece di Pasquale II, prigioniero fosse +stato Gregorio VII, e chiedersi se quest’uomo eroico, +che nel castel Sant’Angelo aveva risposto un calmo +no a coloro che lo supplicavano ginocchioni di più +mite consiglio, neppur in questi frangenti avesse ceduto. +«Ebbene», sclamò lo sventurato Pasquale con gran +sospiri, «per la liberazione della Chiesa sono costretto +ad accordare ciò che altrimenti non mi si avrebbe strappato +neanche a prezzo della mia vita»‍<a class="tag" id="tag397" href="#note397">[397]</a>. Nuovi trattati +si compilarono, ma il conte Alberto di Blandrate +non volle saperne che l’adempimento del giuramento da +<span class="pagenum" id="Page_401">[401]</span> +parte del Papa si vincolasse ad alcuna condizione scritta; +e Pasquale, volgendosi al Re con dolcezza piena di rimprovero +e con un sorriso amaro, gli disse: «Io presto +questo giuramento affinchè voi adempiate al vostro.» Il +campo tedesco trovavasi di là dell’Anio, nella «pianura +dei sette fratelli», mentre di qua di ponte Mammolo +stavano i Romani‍<a class="tag" id="tag398" href="#note398">[398]</a>. Ivi sedici Cardinali con sacramento +dichiararono in nome del Papa che si concedeva amnistia +di quanto era avvenuto, promisero che re Enrico +non sarebbe mai scomunicato, che sarebbe coronato imperatore, +che gli si presterebbe soccorso nelle cose dell’Impero +e del Patriziato, che finalmente non si recherebbe +mai molestia al suo diritto d’investitura. Quattordici +maggiorenti del Re giurarono per conto di lui +che, entro un tempo determinato, il Papa, tutti i prigionieri +e gli ostaggi sarebbero condotti liberi in Transtevere, +che non si torcerebbe pur un capello ai partigiani +pontificî, che si darebbe sicurtà alla città di Roma, al +Transtevere ed all’isola Tiberina, che si restituirebbero +alla Chiesa i suoi beni‍<a class="tag" id="tag399" href="#note399">[399]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_402">[402]</span> +</p> + +<p> +Il Re insistette affinchè il privilegio della investitura +si confermasse prima di entrare nella Città; perciò +la scrittura ne fu compilata da un notajo che in +gran fretta si fe’ venire di Roma. Il dì dopo l’esercito +si pose in via, e, poichè allora ponte Milvio era +in ruina, si traghettò il Tevere non lungi dallo sbocco +dell’Anio, e si pose campo presso la via Flaminia. Qui +il memorabile documento fu messo in ordine, e il Papa +sventurato con grevi sospiri vi appose la sua sottoscrizione. +</p> + +<p> +«Così volle Iddio che il Tuo Impero sia in ispecial +modo associato colla Chiesa, laonde i predecessori Tuoi +ottennero colla potenza e colla saviezza la corona della +città di Roma e il regno imperiale. A questa dignità +di diadema e d’impero la Maestà di Dio per l’officio +Nostro sacerdotale elevò benanco la Tua persona, o +amatissimo figlio Enrico. Perlochè i privilegi dell’Impero, +che i predecessori nostri accordarono ai Tuoi +antecessori, imperatori cattolici, Noi accordiamo anche +alla Dilezion Tua, e li confermiamo con questo Privilegio, +siccome segue: Tu impartirai l’investitura coll’anello +e col pastorale ai Vescovi ed agli Abati del +Tuo Impero che saranno eletti, mondi di violenza e di +simonia; e dopo la loro installazione canonica eglino +riceveranno la consecrazione dal Vescovo, cui si compete +<span class="pagenum" id="Page_403">[403]</span> +di darla. Chi sarà eletto dal clero e dal popolo +senza l’assenso Tuo non potrà esser da chicchessia +consecrato, se da Te in prima non abbia ricevuto l’investitura; +ai Vescovi ed agli Arcivescovi sarà concesso +di consecrar canonicamente Vescovi e Abati investiti +da Te. Siccome poi i Tuoi antecessori hanno dotato le +Chiese dell’Impero con tanti beneficî dei loro diritti +regî, così è necessario che si contribuisca alla solidità +dell’Impero stesso, massimamente coll’assistenza dei +Vescovi e degli Abati, e che si sopiscano per opera della +Maestà regia i dissensi che potessero intromettersi nel +popolo a causa delle elezioni. Pertanto la Tua prudenza +e la Tua podestà devono provvedere affinchè col soccorso +Divino s’abbiano a conservare per via di feudi +e di grazie regie la grandezza della Chiesa romana +e la floridezza di tutte le altre. E se podestà o persona +alcuna ecclesiastica o secolare oserà disprezzare questo +Privilegio nostro o contraddirvi, cada su quella l’anatema, +e sia privata de’ suoi onori. Chi poi lo rispetterà, +benedetto sia dalla pietà Divina, la quale voglia concedere +alla Maestà Tua un Impero felice»‍<a class="tag" id="tag400" href="#note400">[400]</a>. +</p> + +<p> +Allorchè Enrico tenne in mano questa Bolla, che +faceva in pezzi tutti i divieti pronunciati da Gregorio +VII e dai suoi successori contro il diritto d’investitura, +a stento potè egli stesso credere alla vittoria conseguita, +<span class="pagenum" id="Page_404">[404]</span> +e lasciò tosto andarsene il Papa che gli impartì +la benedizione: così fu che un arguto Cronista tedesco +potè paragonare il poderoso Principe al patriarca Giacobbe, +il quale non levò le mani dall’angelo con cui +lottava, finchè questi non l’ebbe benedetto‍<a class="tag" id="tag401" href="#note401">[401]</a>. Addì 13 +di Aprile Enrico rifece il suo ingresso nella città Leonina, +ma la coronazione avvenne in fretta e in furia, +e non fu salutata da alcun accento di gioia. Tutte le +porte di Roma rimasero sbarrate, così che la moltitudine +dei Romani non prese parte alla ceremonia; vi assistettero +soltanto i loro deputati, ed Enrico V, anch’egli come +l’avo suo, fu vestito delle insegne del Patriziato‍<a class="tag" id="tag402" href="#note402">[402]</a>. +Il Re costrinse il Papa a riprendere in mano la scritta +del Privilegio acciocchè indi alla vista di tutti gliela +porgesse nuovamente, in prova che quell’atto non gli +era stato imposto, ma che lo aveva dettato di sua libera +volontà. Lo scherno ferì sul vivo il clero, tuttavia il +Papa volle lealmente mantener pace; spezzò l’ostia per +<span class="pagenum" id="Page_405">[405]</span> +sè e per Enrico, e mentre entrambi la consumavano, +disse con accento d’intimo convincimento: «Sia separato +dal regno d’Iddio chi vuol frangere questo patto.» +</p> + +<p> +Enrico V fu primo di tutti gli Imperatori romani +che ricevesse in Roma la corona, senza aver posto +piede nella Città propriamente detta. Di là delle mura +di questa i Romani accompagnavano la coronazione sua +con maledizioni e con voti di vendetta; e ben potevano +essi paragonarlo a un ladro che erasi cacciato dentro +al san Pietro e, appuntato il coltello al petto del Papa, +era fuggito in gran furia, portandone via il diadema rubato. +Appena coronato, Enrico, sempre diffidente, si +prese statichi, andò al suo campo, levò le tende, trionfalmente +mosse verso Tuscia per la stessa via che un +tempo avevano battuto suo padre e l’avo suo, lasciò +dietro di sè Roma che non aveva conquistato, ma che +pur aveva domato al voler suo, e lasciò il clero vituperato +e sbigottito, con sè recando il bottino della sua rapina, +la pergamena pontificia che confermava il diritto di investitura. +L’audacia di questo colpo di Stato spicca con +luce chiara dal fondo tetro e oscuro della storia del quarto +Enrico, ma non monda il suo figliuolo dalla macchia di +spergiuro. Invertì egli le parti di Enrico IV e di Gregorio +VII; il figlio di colui che meschinamente s’era +prostrato nella polvere innanzi a un prete, avvinghiava +il Papa con mano armata, lo sforzava a curvare il collo +sotto la maestà regia, e in un breve istante otteneva +ciò cui Enrico IV non aveva potuto giungere in sessanta +battaglie. Per quanto la sua opera di violenza +paia essere stata un fatto meramente casuale, essa fu +invece conseguenza logica di ragioni istoriche; tuttavolta +<span class="pagenum" id="Page_406">[406]</span> +risultamenti in così rapido modo conseguiti non +potevano essere di lunga durata, e l’avvilimento che +Pasquale sofferse, non ebbe, come quello di Enrico IV, +indole morale. +</p> + +<p> +Allorchè il misero Papa, ancora sbalordito di quanto +era avvenuto, rientrò nella Città, il popolo lo salutò con +gioia fanatica, perocchè la testa di lui fosse cinta dell’aureola +di martirio sofferto per la causa nazionale: +così similmente, settecento anni più tardi, i Romani +salutarono il loro Papa, allorquando tornò libero dalla +prigionia in cui lo aveva tenuto un conquistatore straniero. +Tanto fitta moltitudine di gente ingombrava le +vie, che Pasquale giunse appena verso sera al Laterano‍<a class="tag" id="tag403" href="#note403">[403]</a>. +Lo sventurato poteva confortarsi di quell’apparenza +ingannatrice che faceva credere a un rappacificamento +di Roma col governo pontificio‍<a class="tag" id="tag404" href="#note404">[404]</a>; ma quando +fu rinsensato dal suo stordimento, nelle facce meste o +imbroncite di coloro che lo circondavano lesse scritto +l’avviso della lotta formidabile che adesso lo aspettava +nel grembo istesso della Chiesa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_407">[407]</span> +</p> + +<h4 id="cap1-8-4">§ 4. +<span class="smaller">I Vescovi si rivoltano contro Pasquale II e contro il +Privilegio. — Un Concilio raccolto in Laterano annulla questo +ultimo. — I legati scomunicano l’Imperatore. — Alessio +Comneno e i Romani. — Infeudazione data a Guglielmo duca +normanno. — Muore la contessa Matilde. — Donazione di +Matilde.</span></h4> + +<p> +Un turbine d’indignazione si sollevò nel partito +gregoriano. Vedeva esso crollata, per debolezza di un +Papa, la grande opera che Gregorio VII aveva tirato su +a forza di tante fatiche; i Cardinali, che non avevano +diviso la prigionia di Pasquale, lo disprezzavano perciocchè +non avesse preferito morire da martire anzichè +sottomettersi al comando dell’Imperatore; addirittura +chiamavano eresia ciò che il Pontefice aveva fatto, quantunque +egli pur non fosse uscito della cerchia della +disciplina ecclesiastica; chiedevano finalmente che si +rompesse il trattato. Pasquale vide sorgere tutt’intorno +a sè una discordia funesta; gli uomini zelanti lo minacciavano +col dito teso, come se fosse stato un traditore +di Dio, laonde l’infelice andava a nascondere il suo +disperato dolore nelle solitudini di Terracina e dell’isola +di Ponza. +</p> + +<p> +La Chiesa trovavasi rispetto a Pasquale nelle eguali +condizioni in cui sarebbe uno Stato moderno di contro +a un Principe che rompesse fede alla costituzione del +regno; però nessun popolo ha mai combattuto le infrazioni +commesse dal suo Re contro lo Statuto della nazione +con pari energia e con forme rigidamente costituzionali +e concesse dalla legge, sì come allora fecero la +<span class="pagenum" id="Page_408">[408]</span> +Chiesa e i suoi parlamenti. Giovanni di Tusculo e Leone +di Ostia congregarono a Roma un Sinodo, nel quale +si rinnovarono i decreti di Urbano e di Gregorio, e +si protestò che il Privilegio dato ad Enrico V era nullo: +a questo giudizio si associò con grande veemenza Brunone +vescovo di Segni, che allora era in pari tempo +abate di Monte Cassino‍<a class="tag" id="tag405" href="#note405">[405]</a>. Si chiese a Pasquale che +ritrattasse il Privilegio e che scomunicasse il Re; Vescovi +forestieri alzarono incolleriti le loro voci; Giovanni +di Lione bandì un Concilio della Chiesa gallica; +i Legati pontificî congregarono Sinodi, e l’irritazione +giunse a tanto veleno, che già si teneva discorso di destituire +il Papa. Minacciava uno scisma, giacchè Pasquale +non soltanto aveva per difensori tutti que’ Cardinali che +avevano avuto parte ai suoi casi ed all’opera sua, ma +tutti gli aderenti dell’Imperatore e finalmente quelli dei +Vescovi, che pur essendo ortodossi, avevano animo temperato +a moderazione: alla loro testa stava il celebre +Ivone di Chartres‍<a class="tag" id="tag406" href="#note406">[406]</a>. Pasquale, debole, impaurito, mal +<span class="pagenum" id="Page_409">[409]</span> +securo di sè stesso, scriveva lettere ai Vescovi fiammeggianti +di zelo, procurando di ridurli alla calma; biasimava +gli attacchi che Cardinali fanatici volgevano +contro il capo supremo della Chiesa, e protestava penitente +che stava studiando il modo di poter cancellare +tutto quello che era avvenuto. +</p> + +<p> +Addì 18 Marzo del 1112 radunò in Laterano un Concilio; +descrisse ciò che sofferto aveva, disse come fosse +stato astretto ad accettar quella transazione; confessò +che il Privilegio era stato cosa contraria al giusto, +ma protestò che ei doveva lasciare al Concilio le cure +di porvi riparo, avvegnaddio egli non iscomunicherebbe +mai l’Imperatore, nè a cagion delle investiture gli +darebbe molestia. Nell’ultima tornata ei si purgò eziandio +della taccia che gli veniva data di eresia, facendo +una solenne professione di fede e riconoscendo per giusti +i decreti dei suoi antecessori: allora il Sinodo ad una +sol voce, lui silente, protestò che il Privilegio era contrario +ai canoni, e lo dichiarò annullato‍<a class="tag" id="tag407" href="#note407">[407]</a>. +</p> + +<p> +La storia di Enrico V e di Pasquale II offre un notevolissimo +esempio della facilità con cui nelle cose politiche +si conchiudono e si infrangono i patti, quand’anche +sieno muniti di tutti i suggelli della religione. +<span class="pagenum" id="Page_410">[410]</span> +Non v’ha che la preponderanza di forza, la quale possa +mantener fermo un trattato che sia dannoso all’una od +all’altra delle parti contraenti, laonde, perchè abbia saldo +cemento, si converrà sempre ch’esso possa ad entrambe +recar profitto. Chi giudica con severa sentenza si chiederà +quale fosse azione più biasimevole del Papa, se la +prima in cui per paura o per compassione si lasciò strappare +un trattato contrario ai canoni, oppure la seconda +in cui paura e contrizione lo obligarono a infrangerlo. +Se prima di far quest’ultima cosa Pasquale fosse disceso +del trono, ei sarebbe stato pontefice men grande, ma +più grand’uomo: rimasto papa, seguì la via più decorosa, +ma che era cinta di pericoli gravissimi; diede al +Concilio l’arbitrio di deliberare, e all’autorità di quello +sottomise il Papato. Più non possiamo legger dentro al +cuore di Pasquale per vedere qual miscela vi si contenesse +di umiltà cristiana, di vergogna, di contrizioni, +di debolezze umane, di collere; tuttavolta questo sappiamo, +che egli resistette lunga pezza alle seduzioni del +fanatismo, per il quale nessun giuramento è sacro. Il +comportamento scevro di odio che adoperò verso lo +spergiuro Enrico, durante la sua prigionia e dopo, gli +dà diritto al titolo, ed è così raro! di sacerdote vero; +laonde noi osiamo credere che quel suo comportamento +derivasse altresì da sentimento cristiano, non soltanto +da paura‍<a class="tag" id="tag408" href="#note408">[408]</a>. I decreti del Concilio furono trasmessi all’Imperatore +<span class="pagenum" id="Page_411">[411]</span> +coll’invito che prestasse rinuncia alle investiture; +Enrico V si rifiutò di darla, e nondimeno +Pasquale si tenne lungo tempo in corrispondenza epistolare +con lui‍<a class="tag" id="tag409" href="#note409">[409]</a>. +</p> + +<p> +Ciò che Pasquale ricusò di fare, fecero i suoi nunzî. +I legati <i>a latere</i>, che i Pontefici mandavano da loro +<i>alter ego</i> in tutte le province della Chiesa, conseguirono, +da dopo di Nicolò II e di Gregorio VII, una potenza +inaudita. Temuti da tutti, da’ Principi del paro che dai +Vescovi e dalle comunità, superbi e avari, furono (secondo +l’aperta confessione che ne fa san Bernardo) il +flagello de’ paesi, dai quali smungevano denaro, istessamente +di quello che avevano fatto i Proconsoli di Roma +antica; ma ajutarono i Papi ad assoggettarsi le corti +dei Re e i Concilii delle Chiese nazionali. Il loro officio +diventò scuola della finissima arte politica di Roma, ed +eglino furono i veri e propri uomini di Stato di quella +età. Conone di Preneste, appena che a Gerusalemme +ricevette nuova dei casi di Roma, ebbe, nella sua dignità +di legato pontificio, la temerità di scomunicare l’Imperatore. +Guido, arcivescovo di Vienne e vassallo di Enrico, +<span class="pagenum" id="Page_412">[412]</span> +congregò nell’Ottobre 1112 un Concilio, dichiarò che +la concessione delle investiture per mano de’ laici era +cosa ereticale, condannò il privilegio, scagliò l’anatema +contro Enrico V come contro un novello Giuda, e +chiese a Pasquale che confermasse siffatte decisioni, se +no minacciando rifiutargli obbedienza‍<a class="tag" id="tag410" href="#note410">[410]</a>. L’irritazione +del clero contro di Enrico, alla quale prendevano parte +anche molti Romani, incoraggì in questo tempo l’Imperatore +greco a tentare di trar nuovamente in campo +le pretese antiche di Bisanzio. Alessio Comneno, monarca +avventurato e prudente, vedeva consolidato adesso +il suo Impero per opera delle Crociate, le quali, colla +fondazione del Regno di Gerusalemme e di altri Stati +di Siria, gli avevano eretto un baluardo di difesa contro +a’ Turchi: mandò dunque suoi ambasciatori a Roma, si +dolse della disgrazia del Papa, felicitò i Romani della +loro resistenza contro un ladro usurpatore, ed espresse +il desiderio che gli fosse conferita la corona secondo il +diritto antico. I Romani vollero dare un segno di protesta +politica contro ad Enrico, mandando effettivamente a +Bisanzio con magnificenze grandi un’ambasceria, affine +di trattarvi della coronazione: però il Papa non prese +parte a questo atto, e fu soltanto la nobiltà romana, ancora +independente e dominatrice, la quale colse questa +opportunità per far mostra pomposa di sè‍<a class="tag" id="tag411" href="#note411">[411]</a>. +. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_413">[413]</span> +</p> + +<p> +Pasquale II del resto potè godere in Roma di qualche +anno di tranquillità; solamente andò parecchie volte +nelle Puglie, per vigilare colà a guardia dei diritti della +Chiesa. Addì 15 Ottobre 1114 tenne un Concilio a Ceperano, +e in questo luogo, dove Gregorio VII aveva un +tempo investito di possedimenti Roberto Guiscardo, egli +diede le Puglie, le Calabrie e la Sicilia in feudo a Guglielmo +duca, ch’era succeduto a Rogero di Puglia‍<a class="tag" id="tag412" href="#note412">[412]</a>. +Di questa guisa la Chiesa, nelle sue condizioni ognor +più malagevoli, cercava di conservarsi l’appoggio dell’Italia +normanna, di cui continuava ad essere sovrana +territoriale, e frattanto la morte che avveniva della +grande Contessa le sgombrava la prospettiva di tor +possedimento di altre terre che già le erano state lasciate +in legato. +</p> + +<p> +Nel giorno 24 Luglio dell’anno 1115 Matilde morì +a’ suoi sessant’anni nel castello di Bondeno dei Roncori, +vicin Canossa, avendo fatto erede de’ suoi beni il Pontefice. +<span class="pagenum" id="Page_414">[414]</span> +La celebre donazione di Matilde, uno dei più fatali +doni di cui la storia registri ricordanza, fu a’ suoi tempi +il pomo della discordia che una femmina gittò fra i +Papi e gli Imperatori. Da dopo di Pipino nessun’altra +donazione ha avuto importanza eguale di questa; e +sull’una e sull’altra si avvolge un egual buio. Mai non +si giunse a capo di definire i suoi veri confini geografici +o politici, e a buona ragione induce a meraviglia il fatto +che il documento in cui s’ebbe compilato la donazione +di Matilde non contenga pur una sola determinazione +di luoghi, laddove negl’istromenti di donazione di quel +tempo i territorî sieno descritti con esattezza scrupolosa‍<a class="tag" id="tag413" href="#note413">[413]</a>. +Una prima donazione Matilde aveva fatto a +Gregorio VII, ma la seconda scrittura nota che quella +<span class="pagenum" id="Page_415">[415]</span> +antica carta era andata smarrita, e perciò Matilde, +ai 17 Novembre dell’anno 1102, in Canossa, consegnava +in mano di Bernardo, cardinale legato, una +nuova pergamena, nella quale lasciava alla Chiesa romana +tutti i beni che ella possedeva di qua e di là dei +monti, a suffragio dell’anima sua e di quelle de’ suoi parenti‍<a class="tag" id="tag414" href="#note414">[414]</a>. +La critica assennata ha da lunghissimo tempo +ripudiato la opinione che Matilde abbia potuto tenere in +non cale tutti i concetti giuridici che dominavano al +tempo suo, e ch’ella donasse al Papa anche i grandi +feudi imperiali che i suoi antenati avevano posseduto, +quali erano i Margraviati di Tuscia, di Spoleto e di Camerino, +<span class="pagenum" id="Page_416">[416]</span> +e Mantova, Modena, Reggio, Brescia, Parma‍<a class="tag" id="tag415" href="#note415">[415]</a>. +Ma se la donazione si sia pur soltanto ristretta ai soli +beni allodiali di lei, che si stendevano dal Po fin giù +basso al Liri, non era a quel tempo sempre possibile di +definire i limiti che distinguevano allodio da feudo; +laonde la Chiesa potè ben giovarsi di siffatte incertezze +per dar maggiore ampiezza ai suoi titoli. +</p> + +<p> +L’accortezza di Gregorio VII aveva destinato ai +Papi il retaggio di Matilde; nè soltanto doveva con +esso restaurarsi il decaduto Stato della Chiesa, ma dovevasi, +per via di quello, porre una larga base alla sua +signoria sull’Italia. Se i Papi, che avevano fatto dell’Italia +meridionale un feudo di san Pietro, avessero potuto +porsi eziandio in possesso dei beni di Matilde, e far +trasmettere a sè anche i suoi feudi imperiali, pressochè +tutta Italia sarebbe diventata loro vassalla, e il dono +di Costantino si sarebbe quasi tramutato di favola in +realtà. La donazione di Matilde, qualunque abbia potuto +esserne il tenore, sarà sempre un capolavoro dell’arte +politica de’ Papi; sennonchè lunghi anni trascorsero +prima che eglino potessero impadronirsi soltanto della +più piccola parte di quella eredità. Tre pretendenti ne +disputarono ad essi la successione. Anzi tutti furono le +città che avventuratamente conseguirono la loro autonomia; +quelle di Tuscia, Pisa, Lucca, Siena, Firenze, +<span class="pagenum" id="Page_417">[417]</span> +Arezzo (che ancor durante il reggimento di Matilde +erano giunte a darsi costituzione di republica) diventarono +più tardi pienamente libere; nè Papa alcuno mosse +pretensioni su di esse, nè vantò diritti sopra Modena, +Reggio, Mantova, Parma, laddove Ferrara continuò ad +essere feudo vero della Chiesa, dacchè questa ne aveva +investito Tedaldo avo di Matilde. Gli altri pretendenti +furono Guelfo V di Baviera, come marito di Matilde, ed +Enrico V, come imperatore e parente della casa di Lotaringia. +Appena Enrico ebbe l’annunzio che la Contessa +era morta, egli si apprestò a scendere in Italia per prendersi +i beni di lei: quanto a Pasquale, non potè egli +impadronirsi mai di una sol zolla delle terre di Matilde, +e l’eredità della celebre Contessa per lunga pezza continuò +ad essere fra i successori di quel Papa e gli Imperatori +il subbietto pratico della lotta, nella quale la grande +controversia combattuta fra la podestà spirituale e +la podestà civile, trovò indefessamente esca novella‍<a class="tag" id="tag416" href="#note416">[416]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_419">[419]</span></p> + +<h3 id="cap2-8">CAPITOLO SECONDO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap2-8-1">§ 1. +<span class="smaller">Pasquale II condanna il Privilegio. — I Romani si +sollevano, causa l’elezione del Prefetto urbano. — Pier Leone. — Sua +rocca presso al teatro di Marcello. — La diaconia di +san Nicola in Carcere. — Defezione della Campagna. — Enrico +V viene a Roma. — Pasquale fugge. — Burdino di Braga. — Tolomeo +di Tusculo. — Pasquale II ritorna e muore. — Monumenti +di lui nella Città.</span></h4> + +<p> +La pace fu rotta in Roma di già nell’anno 1116: +Enrico V calò in Lombardia, e Pasquale, premuto dalla +contrarietà di tutti quanti i Vescovi, nel Concilio tenuto +in Laterano addì 6 di Marzo, condannò con solenne +anatema il Privilegio delle investiture, protestando che +gli era stato sorretto colla violenza‍<a class="tag" id="tag417" href="#note417">[417]</a>. Fallì la conciliazione +<span class="pagenum" id="Page_420">[420]</span> +cui l’Imperatore aveva cercato di giungere colla +mediazione di Ponzio abate di Cluny: per vero dire il +Papa ricusò di far sì che il Concilio scomunicasse Enrico, +ma non si oppose che i suoi legati gli scagliassero +contro l’anatema, e tollerò che Giovanni arcivescovo di +Milano annunciasse nel duomo di questa città che l’Imperatore +era scomunicato: per parte sua non fe’ che dichiarare +come soltanto un Concilio potrebbe cancellare +quelle censure dei Vescovi‍<a class="tag" id="tag418" href="#note418">[418]</a>. +</p> + +<p> +Mentre adesso gli ambasciatori di Enrico negoziavano +col Papa, eglino in gran secreto se la intendevano +coi Romani, i quali (tanta era l’incostanza di questo +popolo!) facevano voti che l’Imperatore venisse. I +Romani erano presi da accessi momentanei di collera +contro l’Impero, laddove eterno era il loro maltalento +contro la podestà pontificia; e la morte del Prefetto urbano +offeriva loro, giusto in adesso, opportunità di venire +ad aperta ribellione. I maggiorenti romani a questa età +intendevano con avido occhio alla Prefettura, sì come +i loro antenati avevano ambito il Consolato, avvegnaddio +il giudice criminale di Roma fosse persona fornita +di influenza massima. Gli occhi di tutti si figgevano sul +Prefetto della Città, allorquando nelle processioni solenni, +circondato da’ suoi giudici, moveva a’ fianchi del Papa, +vestito con abiti di foggia fantastica, dalmatica di seta +rossa ad ampie maniche, mantello magnifico trapunto +<span class="pagenum" id="Page_421">[421]</span> +in oro, mitra di velluto porporino in capo, brache che +da una gamba erano di panni d’oro, dall’altra di panni +rossi‍<a class="tag" id="tag419" href="#note419">[419]</a>. Per solito l’elezione di quel magistrato, come +quella del Papa, dava occasione a furibonde lotte di +partiti. Dopo che l’eletto s’era fatto vedere dall’alto +di una cattedra al popolo plaudente, ed aveva giurato +le leggi di Roma, era costume di condurlo processionalmente +al Papa, il quale lo confermava; finalmente +un legato dell’Imperatore, fornito di pieni poteri, gli +concedeva l’investitura, dandogli per insegne l’aquila +imperiale e la spada nuda. L’imperatore lo teneva in +conto di vicario suo nella Città, ma eziandio i Papi +avevano il diritto di confermarlo; desideravano essi fervidamente +di togliere all’Imperatore l’investitura del +più importante officio cittadino, e ogni qual volta i +tempi ne diedero loro agio, nominarono il Prefetto di +loro propria autorità‍<a class="tag" id="tag420" href="#note420">[420]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_422">[422]</span> +</p> + +<p> +Quando, sulla fine di Marzo dell’anno 1116, venne +a morte Pietro prefetto della Città, Pasquale volle dare +quella dignità a un figliuolo di Pier Leone, ma la fazione +imperiale e il popolo, il quale odiava questo ricco +ottimate, levò a prefetto il figliuolo di Pietro, ch’era in +pari tempo nipote di Tolomeo di Tusculo‍<a class="tag" id="tag421" href="#note421">[421]</a>. Il Papa +si prese le insegne della Prefettura e volle mettere in +carica il suo candidato; ma nel giovedì santo, mentre +Pasquale pontificava in Laterano, il partito popolare si +cacciò dentro della chiesa, gli presentò Pietro suo giovine +candidato, e con alte grida chiese che lo confermasse. La +audace invasione sturbò la santa funzione, e una fiera +disputa si appiccò tutt’all’intorno di un ragazzo arrogante +vestito a gramaglia, il quale domandava di diventar +prefetto di Roma. Il Papa congedò i tumultuanti +rimettendoli a un altro dì; eglino uscirono del Laterano +con rumori e con minacce, e Roma si divise in due +fazioni, per le quali presero parte financo i Conti della +Campagna‍<a class="tag" id="tag422" href="#note422">[422]</a>. La sollevazione crebbe duranti le feste, +<span class="pagenum" id="Page_423">[423]</span> +e si tramutò in guerra civile. Allorquando il Papa nella +domenica di Pasqua stava movendo al san Pietro, incontrò +presso al ponte di Sant’Angelo i Romani, che con +grandi clamori gli presentarono nuovamente il figliuolo +del Prefetto e ripeterono la domanda che gli desse l’investitura. +Accesi di furore, minacciarono di scagliarsi +sulla comitiva del Pontefice, e la processione, tornando +al Laterano, donde era partita, fu dal Campidoglio perseguitata +a sassate. Il giovine candidato vestì i distintivi +della Prefettura‍<a class="tag" id="tag423" href="#note423">[423]</a>; s’attaccò zuffa per le vie; torri e +case furono distrutte, chiese saccheggiate; eccessi d’ogni +fatta furono commessi‍<a class="tag" id="tag424" href="#note424">[424]</a>. +</p> + +<p> +Il popolo pose assedio alla rocca di Pier Leone, ma +essa era una delle più salde della Città. Il grande teatro +di Marcello, nella cui strettissima vicinanza stavano le +torri dei Pierleoni, s’acconciava mirabilmente ad uso di +castello, e la prossimità del Tevere, e i ruderi di grandi +portici, precisamente di quello chiamato <i>Octavia</i>, rendevano +<span class="pagenum" id="Page_424">[424]</span> +ancor più munito quel luogo, ch’era situato fra il +fiume e il Campidoglio‍<a class="tag" id="tag425" href="#note425">[425]</a>. È cosa degna di nota che i +Pierleoni, uomini nuovi di origine ebraica, avessero conservato +od altrimenti avessero posto le loro residenze nel +Transtevere, presso l’antico ghetto, accanto del ponte +che univa la Città all’isola ed era appellato <i>Pons Judaeorum</i> +dagli Israeliti i quali allora abitavano vicino di +quello. Nocciolo di mezzo della loro rocca era il teatro, +ma le loro case edificate a foggia di torri, si stendevano +lungo il fiume fino a san Nicola <i>in Carcere</i>, diaconia +antica, che era stata costruita sopra ruine di un bellissimo +tempio‍<a class="tag" id="tag426" href="#note426">[426]</a>. Questa chiesa dura ancora oggidì, ma +i palazzi dei Pierleoni sparvero; le loro torri si tramutarono +<span class="pagenum" id="Page_425">[425]</span> +in case di abitazione, e nelle parti che tuttavia +ne avanzano trovansi oggidì collocati il macello di +bufali e i fondachi di ferravecchi che vi tengono gli +Ebrei del prossimo ghetto. Così le dimore di una famiglia +di superbi Senatori e di Consoli dei Romani tornarono +(mirabile ironia della sorte!) all’uso cui quel luogo aveva +in origine servito; e là, dove sotto la protezione di +signori potenti, ebrei di origine, morì il celebre Papa +che predicò le Crociate, là dove dalla casa stessa dei Pierleoni +uscì un Pontefice, oggidì gli Israeliti tornano ad +ammonticchiare la loro mercanzia di ciarpami, parimenti +di quello che ebbero fatto gli antenati di Pietro +Leone e di Anacleto II: così ei sembra che oggidì ancora +quelle genti tolgano vendetta dell’antica famiglia +la quale ebbe rinnegato la fede del loro popolo‍<a class="tag" id="tag427" href="#note427">[427]</a>. +</p> + +<p> +Pier Leone con grandi instanze invocò il Pontefice +che tornasse, affine di aiutarlo: infatti dopo una seria +sconfitta toccata al suo partito, Pasquale era fuggito ad +Albano, e in quelle sue difficoltà aveva profuso beni ecclesiastici, +<span class="pagenum" id="Page_426">[426]</span> +regalandone i Baroni, e specialmente dando +Aricia in feudo a Tolomeo‍<a class="tag" id="tag428" href="#note428">[428]</a>. Le milizie del Papa pertanto +entrarono adesso in Roma; la fazione avversa fu +battuta, si fece prigioniero il giovine Prefetto, e già lo +si aveva tratto a Castel Fumone, quando l’infido Tolomeo +repentinamente prendeva d’assalto sull’Algido i Pontificî, +riponeva in libertà il nipote, e faceva prigioniere le genti +stesse del Papa. Le defezione di Tolomeo diè il segno +della insurrezione alla Campagna; i Romani con nuovo +accanimento posero assedio alla rocca di Pier Leone, e +papa Pasquale cercò sicurezza nelle torri di Sezza, sui +monti Volsci. Gli ottimati ribelli invitarono allora Enrico +a venirsene a Roma, ed egli mandò loro lettere e regali, +sperando che, in tanta angustia, il Pontefice si sarebbe +fatto più pieghevole verso di lui. La sollevazione di Roma +fu veramente così impetuosa, che si dee meravigliare +come allora non venisse fatto ai Romani di darsi una +costituzione di libertà; per lo contrario la guerra delle +fazioni cessò col finire dell’estate, e Pasquale, che era +venuto di Benevento con soldatesche, potè, se non altro, +entrare nel Transtevere‍<a class="tag" id="tag429" href="#note429">[429]</a>. È incerto se conchiudesse +<span class="pagenum" id="Page_427">[427]</span> +un accordo coi Romani, poichè riconobbe Pietro per +prefetto; certo si è che la città di Roma, ossia la nobiltà +che vi teneva dominio, s’era allora in sostanza +resa independente dal Papato. +</p> + +<p> +Però adesso veniva l’Imperatore, e l’afflitto Papa, +simile ad una fiera che senza posa è perseguitata in caccia, +dovette prendere nuovamente la fuga. Enrico V, irritato +per ciò che gli sforzi dei suoi ambasciatori erano +caduti a vuoto, voleva ancora una volta costringere il +Pontefice a prestargli obbedienza, avvegnaddio Pasquale +avesse chiesto che l’Imperatore si assoggettasse alla +sentenza di un Concilio, e il figliuolo di Enrico IV fosse +ammaestrato abbastanza per bene di quel che valessero +cotali artificî. Sulla Pasqua dell’anno 1117 capitò egli, +ma non coll’aspetto di nemico della Chiesa, sibbene +di uno che con grande umiltà cercava di porre termine +in buona amicizia alla controversia dell’investitura; +tuttavolta il Papa sbigottito se la diè a gambe, +ricoverandosi a Monte Cassino e a Benevento. Beraldo +abate di Farfa, Giovanni Frangipane e Tolomeo si posero +subito dalla parte di Enrico; egli conquistò alcune +città pontificie, e i Romani, festanti o impauriti che +fossero, spalancarono le porte al loro nemico d’altro +tempo. I suoi aderenti gli avevano preparato un vero +ingresso trionfale; e l’Imperatore a cavallo traversò +colla moglie sua le vie di Roma messe a feste, plaudito +dal popolo, accolto da processioni scismatiche: però non +un Cardinale, non un Vescovo solo furono a salutarlo‍<a class="tag" id="tag430" href="#note430">[430]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_428">[428]</span> +</p> + +<p> +Fece egli ogni sua possa per guadagnare a sè il +clero: alcuni Cardinali e Bardino arcivescovo di Braga, +legato di Pasquale, vennero con lui a negoziati, ma ogni +conciliazione fallì, poichè egli si rifiutò di dar rinuncia +al diritto di investitura. Nel giorno di Pasqua +l’Imperatore si recò al san Pietro, ma non passò dal +ponte di Adriano, di cui il castello era tenuto dai Pontificî, +sibbene traghettò il fiume per barca. Congregò un +parlamento, cui intervennero eziandio alcuni Cardinali; +si dolse dell’assenza del Papa, e manifestò i voti che +egli faceva, acciocchè si ricomponesse pace fra la Chiesa +e lo Stato. Con un discorso magniloquente celebrò i +beneficî che recherebbe la concordia fra i due Principi +della Cristianità; la gloria dell’uno, diceva, sarebbe +gloria dell’altro; l’unione delle loro forze incuterebbe +terrore a tutti; a loro volgerebbero lietamente lo +sguardo il Senato, i Consoli, la nobiltà, tutti i buoni +abitatori della Città e del mondo; «i Goti, i Galli, gli +Spagnuoli, gli Africani, i Greci, i Latini, i Parti, gli +Indi, gli Arabi, o ci temerebbero o ci amerebbero. Ma +ahimè! d’altra fatta sono le azioni nostre, e d’altra +specie frutto ne raccogliamo»‍<a class="tag" id="tag431" href="#note431">[431]</a>. Risposero i Cardinali +con un coraggioso discorso, nel quale contrapposero come +veramente stessero le cose, e tratteggiarono il quadro +delle violenze da lui commesse. Detto ciò, ricusarono di +<span class="pagenum" id="Page_429">[429]</span> +coronarlo per la festività, avvegnachè giovi sapere che +le quante volte gli Imperatori erano a Roma nei giorni +delle maggiori feste religiose solevano farsi mettere in +capo dal Papa il diadema, per andare indi in processione +attraverso la Città. Sennonchè Burdino, come l’ambizione +lo sospingeva, compiè, da legato pontificio, una +tale ceremonia, ed Enrico potè festeggiare la Pasqua con +grandissima pompa. Quasi tutta Roma ei si guadagnò a +forza d’oro, confermò nell’officio il giovine Prefetto‍<a class="tag" id="tag432" href="#note432">[432]</a>, +e financo avvinse a sè con vincoli di parentela la più +potente famiglia del ceto de’ Capitani. Tolomeo tenne +ad alto onor suo, che l’Imperatore gli desse in moglie +la sua illegittima figliuola Berta. Quel Conte, figlio di +Tolomeo I di Tusculo, mirava con orgoglio ai duecento +anni di gloria della sua famiglia, la quale, come attestava +Pietro nipote di lui, diacono a Monte Cassino, +discendeva per diritta linea dalla gente Giulia e dagli +Ottavî‍<a class="tag" id="tag433" href="#note433">[433]</a>. Enrico confermò al Conte, mercè una pergamena +<span class="pagenum" id="Page_430">[430]</span> +imperiale, il possedimento di tutti i beni che +egli aveva avuto in eredità dal suo avo Gregorio; lo +pose quasi sotto la dipendenza diretta dell’Impero, +e di tal maniera collocò minaccioso alle porte del Papato +il Tusculano avversario antico di questo. Grande +era la potenza di Tolomeo rispetto allo Stato della +Chiesa, chè il suo dominio si stendeva dalla Sabina al +mare, per modo che il «Dittatore di Tusculo», duca +e console di tutti i Romani, ha apparenza di principe +vero del Lazio. E i Tusculani guerreggiarono per loro +proprio conto contro i cittadini di Gaeta, e da principi +independenti conchiusero indi con essi de’ trattati, giusta +i quali concessero a quella Repubblica sicurezza di traffici +nel loro territorio‍<a class="tag" id="tag434" href="#note434">[434]</a>. +</p> + +<p> +Frattanto Pasquale teneva a Benevento un Concilio, +<span class="pagenum" id="Page_431">[431]</span> +in cui scomunicava Burdino. A sue instanze, il Principe +di Capua mandò milizie nelle terre romane; ma quantunque, +omai intorno alle Pentecoste, l’Imperatore fosse +partito per la Toscana, bastarono i vassalli di Tusculo +ed alcuni Tedeschi a far voltar loro le calcagna‍<a class="tag" id="tag435" href="#note435">[435]</a>. +Soltanto nell’autunno Pasquale potè muovere di Benevento +con un esercito maggiore, e avanzarsi fino ad +Anagni. Il Papa, vecchio e infermo, celebrò le feste di +Natale a Palestrina, sotto la protezione di Pietro Colonna, +cui può darsi che, costrettovi da necessità, avesse confermato +il possesso di quella città. Il suo partito andò +rafforzandosi, e alcuni Baroni ch’egli si amicava lo +ricondussero a Roma, dove le fazioni ferocemente combattevano +le une contro alle altre‍<a class="tag" id="tag436" href="#note436">[436]</a>. Al giungere di lui, +che entrò in Transtevere con milizie fresche, n’ebbero +spavento l’Abate di Farfa e Tolomeo; i Romani stesero +le braccia a Pasquale, e già si aveano volte le macchine +di guerra contro il san Pietro, nel quale il Prefetto stavasi +trincerato con molti Consoli, allorquando il Papa +sentì mancarsi le forze, e venne in fin di vita‍<a class="tag" id="tag437" href="#note437">[437]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_432">[432]</span> +</p> + +<p> +E morendo, esortò i Cardinali alla concordia, alla +prudenza, ed a resistere contro le «oltracotanze dei Tedeschi»; +indi, nella notte del 21 Gennaio 1118, otto dì +dopo il suo ritorno, esalò l’ultimo fiato: morì in un +edificio prossimo alla porta di bronzo del castel Sant’Angelo‍<a class="tag" id="tag438" href="#note438">[438]</a>, +e poichè i nemici s’accampavano nel san +Pietro come in una trincea, il morto dovette esser sepolto +in Laterano. Il pontificato di Pasquale II fu pieno +di miserie, e sconvolto di tumulti tali, onde furono funestati +pochi reggimenti prima del suo: non soltanto egli +venne tratto in lotta contro l’Imperatore, ma sofferse +costantemente di ribellioni, e vide financo sollevata +contro di sè tutta la Chiesa. Nessun mausoleo serba più +ricordanza dello sventuratissimo Papa, il quale fu angustiato +fin nella tomba dal figliuolo di quell’Imperatore, +che Gregorio VII aveva cacciato entro la fossa colla +sua maledizione in fronte. A monumento di lui esiste +oggidì ancora in Roma qualche chiesa che egli restaurò: +san Bartolomeo nell’isola Tiberina e santo Adriano +nel Foro (pur sempre chiamato anche a questo tempo <i>in +tribus Fatis</i>). Vi si aggiunge santa Maria in Monticelli, +e probabilmente eziandio san Clemente, di cui Pasquale +<span class="pagenum" id="Page_433">[433]</span> +era stato cardinale. La sua opera migliore fu la rinnovata +chiesa dei Quattro Coronati sul Celio, che l’incendio +normanno aveva distrutta; ed egli la consecrò +ai 20 di Gennaio, poco tempo prima che fuggisse davanti +a Enrico V: tuttavia, la forma che essa ha odiernamente +deriva da tempo più tardo. +</p> + +<p> +Di tal guisa Pasquale, ad onta di tante difficoltà che +lo premettero, fu il primo Pontefice che, dopo un periodo +lungo di inoperosità, intraprendesse a edificare in Roma +in un tempo nel quale non andava giorno che la guerra +delle fazioni non devastasse monumenti antichi e +chiese‍<a class="tag" id="tag439" href="#note439">[439]</a>. +</p> + +<h4 id="cap2-8-2">§ 2. +<span class="smaller">Elezione di Gelasio II. — I Frangipani prendono di +assalto il Conclave. — Prigionia e salvamento del Papa. — Enrico +V viene a Roma. — Gelasio fugge. — L’Imperatore +eleva al pontificato Burdino, con nome di Gregorio VIII. — Fa +ritorno al settentrione. — Gelasio II viene a Roma, per +chiedervi protezione. — I Frangipani lo assalgono una seconda +volta. — Egli fugge in Francia. — L’infelice vecchio +muore a Cluny.</span></h4> + +<p> +Il Cardinale di santa Maria in Cosmedin fu in gran +fretta chiamato di Monte Cassino a Roma, per esservi +fatto papa. Giovanni di Gaeta, nato di illustre famiglia, +monaco sotto il governo di Oderisio abate, si era ornato +di sì eletta dottrina in quella scuola di Benedettini, e +<span class="pagenum" id="Page_434">[434]</span> +vi aveva conseguito tanta fama di eloquenza e di bello +stile, che Urbano II l’aveva fatto venire a Roma e +tolto per suo cancelliere: al tempo di Pasquale II era +stato nominato arcidiacono. Colla sua temperanza d’animo +aveva difeso questo Papa dai zelatori, e forse fu +egli il quale impedì che scoppiasse lo scisma, e che si +venisse ad un’aperta rottura coll’Imperatore; tuttavolta +dalla fortezza di un uomo che s’era educato all’insegnamento +dei grandi tempi di Gregorio VII e +di Urbano, il partito cattolico poteva confidare che +nella controversia delle investiture avrebbe sostenuto a +spada tratta il principio della libertà di elezione‍<a class="tag" id="tag440" href="#note440">[440]</a>. Il +Conclave si raccolse in santa Maria in Pallara, sul Palatino: +questo convento, che era a tiro della rocca dei +Frangipani, apparteneva alla Curia, la quale lo aveva +concesso a Monte Cassino; ed in esso dimorava Giovanni +di Gaeta, sì come prima di lui vi aveva abitato Federico +di Lotaringia, innanzi che fosse assunto a papa‍<a class="tag" id="tag441" href="#note441">[441]</a>. +L’elezione avvenne in gran secreto; volevasi mandare +a esecuzione ciò che aveva prescritto il decreto di Nicolò +II; l’elezione doveva avvenire per opera dei Cardinali, +<span class="pagenum" id="Page_435">[435]</span> +nè si doveva aver riguardo a diritti imperiali +qualsiansi. +</p> + +<p> +Ai 24 Gennaio dell’anno 1118 Giovanni fu acclamato +papa, unanimi tutti, e ricevette nome di Gelasio +II. Invano il vecchio infermiccio fe’ tutto quanto +stava in lui per iscansare la tiara, chè essa era cosa poco +ambita in un tempo nel quale non vi aveva quasi un sol +Papa che non diventasse persona di tragedia: però egli +non potè venir subito consecrato, poichè, essendo diacono, +dovevano prima ordinarlo prete, e, per far questo era +mestieri che trascorressero le tempora di Marzo. Il neoeletto +aveva appena rivolto la mente a meditare tristamente +sulle sciagure cui andava incontro, che già le +porte del Conclave cadono abbattute; Romani furibondi +si cacciano dentro di quelle stanze colle spade nude +in mano; un novello Cencio afferra il vecchio per la gola, +lo atterra, lo calpesta colle calcagna armate di sproni, +e fra oscene bestemmie lo trascina fuor della chiesa, +intanto che i suoi vassalli accalappiano con funi Cardinali +fuggenti, oppure li gettano abbasso dei loro muletti. +Il Conclave s’era raccolto proprio dentro il covo della +belva; forse meglio gli elettori avrebbero fatto a porsi +sotto la protezione di Pier Leone, ma essi non si fidavano +più di questo potente Console, poichè può darsi +che fin d’allora egli vagheggiasse di por la tiara in +capo del figliuol suo. Nessuna famiglia di nobili si manteneva +lunga pezza fedele ad una stessa bandiera; nemici +acerbi del Papa, si tramutavano in vassalli suoi +fervidissimi, e in breve tempo, con altrettanta prestezza, +già dimenticavano di esserlo mai stati. Forse i Cardinali +avevano promesso ai Frangipani, aderenti dell’Impero, +<span class="pagenum" id="Page_436">[436]</span> +che eleggerebbero un candidato della loro fazione; e +conseguenza di vedersene ingannata era l’opera brutale +che una famiglia di Consoli romani compieva, ad imitazione +del colpo di Stato di Enrico V‍<a class="tag" id="tag442" href="#note442">[442]</a>. +</p> + +<p> +Gelasio fu gettato in una torre di Cencio Frangipane, +carico di catene, tutto sanguinoso, più morto che vivo: +e forse l’afflitto vecchio avrà invocato veramente la morte. +Ma il popolo si sollevò, le milizie delle dodici Regioni, +le genti del Transtevere e dell’isola corsero all’armi: +il prefetto Pietro, che or s’era riconciliato con Pier +Leone, questi colla sua numerosa famiglia, Stefano dei +Normanni, ed altri nobiluomini parteggianti pel Papa, +si congregarono in Campidoglio, seguiti da’ loro clienti‍<a class="tag" id="tag443" href="#note443">[443]</a>. +Chiesero che Giovanni fosse loro reso, ed allora il +<span class="pagenum" id="Page_437">[437]</span> +malandrino sciolse i ceppi del suo prigioniero, gli si gettò +a’ piedi e ne ottenne l’assoluzione. Si ripetè così quasi +a pennello la scena selvaggia della vita di Gregorio VII, +e rapidamente come allora era avvenuto, la tragedia +si cambiò in giorno di esultanza. Roma si parò a festa; +fecero montare sopra un bianco muletto il Papa liberato, +e fra grida di giubilo lo condussero in Laterano, dove +ricevette gli omaggi dei Romani. Ne avrà egli pianto +di commozione, o ne avrà sorriso con amarezza‍<a class="tag" id="tag444" href="#note444">[444]</a>? +la storia ha essa mai registrato di qualsiansi altri Principi +un accoppiamento eguale di debolezza e di onnipotenza, +com’è questo che si incontra nei Papi del medio +evo? +</p> + +<p> +Dopo di un cominciamento così orribile del suo pontificato, +Gelasio II godette appena di un mese di pace in +Roma. I Frangipani non posero tempo in mezzo, fecero +noto all’Imperatore che, senza il consentimento suo, +era stato assunto un Papa, e gli chiesero che venisse +a Roma. Enrico V, cui per tutte le ragioni premeva di +affermare precisamente adesso la efficacia del suo diritto +regio nell’elezione pontificia, cui stava molto a cuore di +porre sulla cattedra apostolica uno che avesse riconosciuto +per valido il Privilegio di Pasquale, partì in fretta +e in furia del suo campo del Po con poca soldatesca, e +<span class="pagenum" id="Page_438">[438]</span> +nella notte dei 2 di Marzo Gelasio si destò in sussulto +all’annunzio che il formidato Imperatore era smontato nel +portico del Vaticano‍<a class="tag" id="tag445" href="#note445">[445]</a>. Un panico terrore s’impadronì +della Curia, e il Papa che in passato aveva diviso anch’egli +con Pasquale la prigionia, ora si vedeva minacciato +di pari sorte. Lo si adagiò a cavallo, ed egli +fuggì del Laterano, e corse a nascondersi nella torre del +romano Bulgamino, posta a santa Maria, nella Regione +di Sant’Angelo‍<a class="tag" id="tag446" href="#note446">[446]</a>. Messaggieri di Enrico lo andarono +a cercare, ma egli, non fidandosi di loro inviti, decise +di ricoverarsi a Gaeta sua patria, e la sua corte, i Cardinali, +i Vescovi lo accompagnarono‍<a class="tag" id="tag447" href="#note447">[447]</a>, imbarcandosi +in due navi sul vicin Tevere. Però contro dei fuggenti +si sollevava anche la furia degli elementi; un uragano +impediva che le barche potessero entrare in mare +<span class="pagenum" id="Page_439">[439]</span> +presso a Porto, e dalle sponde i Tedeschi, che davano +loro la caccia, bersagliavano di dardi le galere sbattute +dall’onde, e, in mezzo allo scoppio dei tuoni ed al chiarore +de’ lampi, con bestemmie gridavano che le incendierebbero +con palle di bitume, se non s’avesse dato loro +in mano il Papa‍<a class="tag" id="tag448" href="#note448">[448]</a>. Tutta volta le tenebre della notte e +l’imperversare del turbine salvarono i fuggenti, e impedirono +che Enrico V facesse la presa di un secondo Papa. +Sbarcarono non visti; il Cardinale Ugo di Alatri, tornato +in quel mentre dal Capo Circeo, dov’era stato da +prevosto di Pasquale, si prese, nuovo Enea, sulle robuste +spalle il debole Gelasio, e in mezzo al diluviare e +al vento impetuoso lo portò di peso al castello di San +Paolo, vicino Ardea‍<a class="tag" id="tag449" href="#note449">[449]</a>. Quando al mattino appresso i +Tedeschi frugarono le barche e non vi trovarono entro +il Papa, se ne tornarono a Roma, ma la notte stessa le +galee accolsero di bel nuovo i fuggitivi, e per Terracina +condussero a Gaeta quella afflitta turba di Cardinali +<span class="pagenum" id="Page_440">[440]</span> +affranti dal mal di mare: colà alla fine Gelasio potè +trovar riposo. E allora le sorti subito mutarono; chè tostamente +i Vescovi e i maggiorenti dell’Italia meridionale, +Guglielmo di Puglia, Roberto di Capua, Riccardo +di Gaeta, e cavalieri e Conti molti accorsero ivi pieni di +reverenza, e appena che Gelasio fu (addì 10 di Marzo) +ordinato Papa, gli prestarono omaggio di vassalli‍<a class="tag" id="tag450" href="#note450">[450]</a>. +</p> + +<p> +La fuga di lui aveva deluso l’intenzione di Enrico, +e n’era stata così troncata la via dei trattati; perciò +l’Imperatore levava un Antipapa. Gelasio aveva rifiutato +l’invito di venire a un accordo con Enrico e di farsi consecrare +in presenza sua nel san Pietro; e al rifiuto aveva +aggiunto dichiarazione che, per definire la controversia +tuttavia pendente, sarebbesi raccolto in Settembre un Concilio +a Milano oppure a Cremona. Or queste città erano +nemiche dell’Imperatore; e se questi adesso protestava +che la elezione di Gelasio era stata nulla, ed eleggere faceva +un Papa nuovo, egli non varcava per nulla le facoltà +che su di ciò a quel tempo gli davano i diritti della corona +imperiale. Congregati pertanto in san Pietro i Romani, +fe’ loro conoscere la risposta data dal fuggitivo, ed allora +s’alzò fra quelli un grido d’indignazione, vera che fosse +o infinta, dicendosi che Gelasio voleva trasferire a Milano +la sede del Papato: si finì reclamando un’elezione +nuova. Giurisperiti che Enrico aveva con sè condotti +(fra essi era il celebre Irnerio di Bologna) spiegarono +dalla cattedra l’ordine di costituzione onde si reggeva +la elezione pontificia: dopo di ciò Maurizio Burdino, +<span class="pagenum" id="Page_441">[441]</span> +arcivescovo di Braga in Portogallo, fu acclamato papa, +e condotto in processione al Laterano. Nel dì seguente, +ch’era il 10 di Marzo, preti scismatici lo consacrarono +con nome di Gregorio VIII‍<a class="tag" id="tag451" href="#note451">[451]</a>. +</p> + +<p> +Così, nel luogo istesso che era stato teatro della loro +accanita battaglia contro Enrico V, i Romani ricevevano +adesso dalle mani di lui un Antipapa, straniero di nazione. +La storia di Roma nel medio evo mette brivido +colla ferocia de’ suoi avvenimenti, ma più ancora induce +a meraviglia per l’incostanza senza esempio del suo +popolo. Perciò è che in mezzo al fluttuare sempre vario +e sempre agitato delle fazioni, il Papato offre uno spettacolo +unico al mondo, e tale che non avrà mai più +ripetizione di eguali casi, avvegnaddio la roccia di san +Pietro, l’<i>immobile saxum</i>, vi sia rimasta per mezzo +sempre salda e incrollabile. Tuttavia ingiustizia sarebbe +se si volesse biasimare i Romani per loro mancanza di +fermi propositi, senza che la ragione se ne spiegasse: +e infatti soltanto l’autonomia politica inspira vita e +dignità ad un popolo, laddove la Republica di Roma, +<span class="pagenum" id="Page_442">[442]</span> +vera chimera, non faceva che ondeggiare ad altalena +fra il Papato e l’Impero. Un solo sentimento costantemente +durava nella Città, ed era la repugnanza contro +la podestà civile del Pontefice. +</p> + +<p> +Burdino era uomo ambizioso, ma probo e di bella +mente; il partito cattolico aveva bel dire che egli +era soltanto un creato dell’Imperatore, e Gelasio l’eletto +di tutti i Cardinali; l’Antipapa si appoggiava +al diritto imperatorio, e presto era riverito da molte +province d’Italia e di Alemagna e perfino di Inghilterra. +Gelasio confortava sè medesimo perciocchè appena +fosse se due o tre preti cattolici avevano abbracciato +la parte di Burdino, ma egli vedeva Roma +piena di Guibertisti, e la Chiesa ricaduta nelle miserie +antiche, come a’ tempi di Clemente III‍<a class="tag" id="tag452" href="#note452">[452]</a>. Continuava +a durare il principio politico della orribile divisione, e i +modi di combattimento erano pur sempre eguali a quelli +di un tempo. Gelasio, il quale sette anni prima aveva sottoscritto +al Privilegio dato ad Enrico, lo scomunicava +adesso da Capua, nella domenica delle Palme; scongiurava +i Principi normanni acciocchè lo riconducessero a +Roma e discacciassero i «Barbari», che avevano con +sè pochissima forza di soldatesche. Enrico s’era omai +avanzato fin verso a Ceperano, e assediava il castello di +Torrice, vicin Frosinone, allorchè gli giunse novella che i +Normanni si avvicinavano‍<a class="tag" id="tag453" href="#note453">[453]</a>; allora battè in ritirata, +<span class="pagenum" id="Page_443">[443]</span> +lasciò a Roma Burdino, e andò in Lombardia. Peraltro i +Principi normanni, che avevano fatto scorta al Papa fino +a Monte Cassino, qui lo abbandonarono a sè solo, forse +perchè egli non accontentavali in tutte le loro richieste‍<a class="tag" id="tag454" href="#note454">[454]</a>. +Gelasio, per poter passare dalla Campagna, dovette +comperarsene la licenza da que’ Conti, e in sul principio +del Luglio attraversò le sue proprie terre non dissimile +da un povero pellegrino: entrato in Roma, dovette +picchiare alle porte di alcuni Consoli che gli erano amici, +implorando la loro protezione. Egli dimorò in vicinanza +di santa Maria <i>in Secundicerio</i>, fra le torri di Stefano +Normanno, di Pandolfo fratello di questo, e di Pietro +Latro che era della famiglia de’ Corsi‍<a class="tag" id="tag455" href="#note455">[455]</a>. Roma pertanto +<span class="pagenum" id="Page_444">[444]</span> +stava in attesa che si ripetesse lo spettacolo di +due Pontefici che a vicenda si maledicessero, e l’un contro +all’altro pugnassero, scambievolmente chiamandosi, +secondo il rude linguaggio di quell’età, plasma, statua +fabbricata con mani lorde di sangue, idolo di argilla, +bestia dell’Apocalisse‍<a class="tag" id="tag456" href="#note456">[456]</a>. +</p> + +<p> +Burdino teneva in possesso suo la maggior parte +della Città; più che mezza Roma lo riconosceva per pontefice, +ed egli senza impedimento occupava la chiesa di +san Pietro, propugnacolo de’ Papi scismatici: da parte +sua Gelasio poteva tutt’al più farsi franco di andare al +san Paolo, dove i suoi partigiani stavano in armi. Ma +su di questo Papa il martello della sventura senza posa +avventava colpi sopra colpi. Invitato dal Cardinale del +titolo di santa Prassede ad assistere alla festa di quella +patrona, la cui solennità cadeva ai 21 di Luglio, egli vi +andava, sebbene la chiesa fosse situata in prossimità delle +torri dei Frangipani: Stefano de’ Normanni, e Crescenzio +Gaetano nipote del Papa, uomini di gran valore, ve lo accompagnavano +con una mano di armigeri‍<a class="tag" id="tag457" href="#note457">[457]</a>. La messa +non era ancor pervenuta al suo termine, allorchè i feroci +<span class="pagenum" id="Page_445">[445]</span> +Frangipani si cacciarono nella chiesa con impeto, empiendola +di una gragnuola di sassi e di saette; la quiete +del tempio si tramutò tutt’a un tratto in tumulto di +battaglia; il Papa non visto fuggì, intanto che i suoi +fieramente continuavano ad azzuffarsi cogli Imperiali. +«Che fate o Frangipani?», proruppe alla fine Stefano, +«dove correte? Il Papa che voi cercate fuggì. Volete +anche la ruina nostra? non siamo al paro di voi Romani, +e vostri congiunti di sangue? Indietro! indietro! +che anche noi, lassi, ce ne possiamo tornare alle nostre +case!» Il truce Cencio, e Leone Frangipani, entrambi +figliuoli di donna Bona ch’era sorella di Stefano, cedettero +alla voce dello zio; ringuainarono con repressa +rabbia le spade, e le due parti si separarono‍<a class="tag" id="tag458" href="#note458">[458]</a>. +Allora si andò frugando per tutta Roma, e fuor delle +porte, in cerca del Papa. Alcune donne lo avevano visto +montare a cavallo, mezzo spoglio delle sue vesti pontificie, +e fuggire seguito soltanto dal suo crocifero. In +sulla sera lo si rinvenne. Lo sventurato vecchio, diserto +come Edipo, stava seduto nel prato del san Paolo, +circondato da pietose femmine: chi se lo imagina in +quello stato, vede disegnarsi uno dei quadri più commoventi +cui la storia del Papato metta in rilievo‍<a class="tag" id="tag459" href="#note459">[459]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_446">[446]</span> +</p> + +<p> +«Fratelli e figli miei», disse Gelasio nel dì seguente, +«noi dobbiamo andarcene di Roma, poichè qui +è impossibile viver più a lungo. Fuggiamo di questa +Sodoma, di questo Egitto, di questa Babilonia, città di +sangue. Lo dico innanzi a Dio che vede il dolor mio: +meglio vale un Imperatore che tanti di costoro; ed invero +un cattivo distruggerà i peggiori, fino a che anche +lui coglierà colla sua punizione l’Imperatore di tutti +gli Imperatori»‍<a class="tag" id="tag460" href="#note460">[460]</a>. Nominò Pietro di Porto a suo +vicario, Ugo cardinale a legato per Benevento, confermò +Pietro nell’officio di prefetto, e fece Stefano dei Normanni +gonfaloniere della Chiesa in Roma‍<a class="tag" id="tag461" href="#note461">[461]</a>. Con sè +prese sei Cardinali, fra’ quali quel figliuolo di Pier Leone +che presto doveva diventar celebre, ed alcuni Consoli, +fra cui furono Pietro Latro e Giovanni Bello fratello +del Prefetto‍<a class="tag" id="tag462" href="#note462">[462]</a>: indi, addì 2 di Settembre, s’imbarcò +per andarne a Francia, dove in passato Pasquale e Urbano +avevano tratto a sicuro porto la navicella di san +<span class="pagenum" id="Page_447">[447]</span> +Pietro. Con gran solennità lo accolse Pisa, la città ricca +di traffichi, ed egli elevò quel Vescovato a Chiesa metropolitana +cui rese soggetta la Corsica, ne consecrò il +magnifico duomo, e vi predicò con eloquenza degna di +«un Origene»: per fermo la sua sventura gli doveva +essere ispiratrice di sagge considerazioni. Nell’Ottobre +fece vela per Genova, e alla fine toccò terra non lungi +dalle foci del Rodano, presso al convento di santo Egidio +nell’Occitania. +</p> + +<p> +I Vescovi, i Principi di Francia, e ambasciatori di +re Luigi vennero a salutare con loro solenni omaggi il +venerando esule, a Maguelone, a Monpellieri, ad Avignone +e in altre città: nella Francia meridionale, calda +ancora dell’entusiasmo delle Crociate, fuvvi ressa di +gente che a gran torme accorreva sul suo sentiero per +vedervi il Vicario di Cristo, cui non i Saraceni ma i +Romani avevano discacciato dalla tomba di san Pietro: +e offerte spontanee e oboli di san Pietro piovvero a soccorrerne +la povertà‍<a class="tag" id="tag463" href="#note463">[463]</a>. I Pontefici di quel tempo dovevano +partire di Roma e muovere ne’ paesi forestieri, se +volevano acquistare la consapevolezza che ancora si +prestava loro reverenza vera di vicarî di Cristo. Re +detronati, in qualunque luogo cercassero asilo, perdevano +insieme colla corona anche l’onoranza che a quella +va congiunta; per lo contrario la persona di un Papa +<span class="pagenum" id="Page_448">[448]</span> +era cinta di splendore tanto meraviglioso, che la fuga +e l’inopia mendica non facevano altro che porlo in +maggiore rilievo ed esaltarlo ognor più. Le emozioni +che or provava in Francia si aggiunsero alle angustie +sofferte in Roma, per accorciare la vita del vecchio. +Gelasio II morì, addì 29 Gennaio dell’anno 1119, nel +convento di Cluny, circondato da monaci, da Cardinali +e da Vescovi, vestito di una povera tonaca, disteso sul +nudo terreno. Non più di un anno e quattro giorni +aveva durato il suo pontificato, e in questo breve tratto +di tempo si erano accumulati sopra di lui i dolori d’una +lunga e intiera vita d’uomo. Allorquando vien detto che, +sulle eccelse cime della grandezza umana, i Papi non +sono che martiri, la vita di Gelasio, più di quella di ogni +altro, può far fede di cosiffatta parola. Per lo meno non +vi è uomo di animo pietoso, il quale, volgendo il pensiero +a quel vecchio sventurato, ultima vittima della controversia +delle investiture, non si senta tratto a gravi e +serie meditazioni. +</p> + +<h4 id="cap2-8-3">§ 3. +<span class="smaller">Calisto II. — Negoziati con Enrico V. — Concilio +di Reims. — Calisto viene in Italia. — Entra in Roma. — L’Antipapa +cade a Sutri. — Mostruose pompe trionfali del +medio evo. — Il Concordato di Worms. — Influenza salutare +che la controversia delle investiture esercitò sul mondo. — Calisto +II regna pacificamente in Roma. — Monumenti in +Laterano eternano la definizione della grande controversia. — Calisto +II muore.</span></h4> + +<p> +Voto di Gelasio era stato che gli succedesse nel pontificato +il Cardinale di Palestrina, ma Conone proponeva +che si facesse papa l’Arcivescovo di Vienne. In così grande +difficoltà di tempi non v’era uomo alcuno che ne fosse +<span class="pagenum" id="Page_449">[449]</span> +adatto più di questo prelato, principe vero. Guido, figlio +del conte Guglielmo Testardita, discendente della casa +di Borgogna, congiunto in parentela col Re francese +e altresì coll’Imperatore, era il più magnifico Vescovo +di Francia; orgoglioso, accorto, d’animo fermo, celebre +dappertutto per l’arditezza dimostrata nella questione +delle investiture. Era cosa naturale che in Francia, +asilo dell’esule Pontefice, si eleggesse un Francese, +ed era manifesto che questi troverebbe protezione da +Luigi VI. Per conseguenza avvenne un caso strano; +i sei Cardinali che avevano accompagnato Gelasio, e +con loro i pochi altri Romani, da terra straniera elessero +a papa uno straniero. Questo atto si compiè nel celebre +convento di Cluny sull’incominciamento del Febbraio; +peraltro Guido ricusò di vestire la porpora, se prima i +Cardinali non avessero dato in Roma conferma all’elezione. +Al Cardinale vicario, Pietro di Porto, fu dunque +mandata di Francia la scrittura dell’elezione; egli congregò +i Romani nella chiesa di san Giovanni nell’isola +Tiberina, indi nel Campidoglio; ed i Cardinali, i maggiorenti +di parte cattolica (segnatamente Pier Leone, il +cui figliuolo era stato uno degli elettori dell’arcivescovo +Guido), il Prefetto, il clero ed il popolo approvarono +tutti concordi. I grandi vantaggi che prometteva +il pontificato di Guido temperarono nei Romani il sentimento +dell’orgoglio offeso; tuttavia nella lettera di risposta +aggiunsero nota, che l’elezione avrebbe dovuto +essere fatta nella Città, ovvero nel suo territorio, e per +opera dei Cardinali romani‍<a class="tag" id="tag464" href="#note464">[464]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_450">[450]</span> +</p> + +<p> +Guido, riconosciuto per papa quasi in ogni luogo, +fu consecrato in Vienne, sulla fine di Marzo dell’anno +1119, con nome di Calisto II‍<a class="tag" id="tag465" href="#note465">[465]</a>. Tosto in Francia +manifestò egli una grande energia; scopo suo si era +di por fine allo scisma e al lungo piatire sulle investiture. +Con Papi deboli o mal destri Enrico V aveva +avuto buon giuoco, ma la cosa correva differente con +Calisto II che stava all’altezza sua: infatti questi era +l’ardito legato che da Vienne aveva scomunicato lui e +minacciato papa Pasquale che gli disdirebbe obbedienza; +era uomo infine di spiriti principeschi in tutta l’estensione +della parola. Disordine travagliava le terre di Alemagna, +e la sedizione de’ principi e del clero (alla testa +dei quali erano l’Arcivescovo di Magonza, l’ingrato Alberto, +Federico di Colonia e Corrado di Salisburgo) sembrava +prendere proporzioni tanto ampie, quanto ai tempi +di Enrico IV. Minacciava una seconda dieta di Treviri; +un’assemblea di principi colà raccoltasi riveriva Calisto +per papa, e abili negoziatori s’impadronivano dell’indirizzo +della controversia, la cui pacificazione era desiderio +di tutto il mondo: Enrico V pertanto, vista la mala +<span class="pagenum" id="Page_451">[451]</span> +parata, fece capire che era disposto a conchiudere un +accordo sopra basi pratiche. Tuttavolta, sempre pieno +di astuzie, l’Imperatore trasse la cosa in lungo, nè intervenne +al grande concilio che in Ottobre si celebrò a +Reims, e nel quale, secondo l’intesa, ogni dissensione +doveva esser sopita: quel nemico raggiratore stavasi +nelle vicinanze di Reims, tendendo agguati, perocchè +ei volgesse in mente una nuova caccia di Papi. Così +fallirono anche questa volta i negoziati, ed allora, ai 29 +di Ottobre, Calisto II confermò il divieto delle investiture, +innanzi a quattrocentoventiquattro vescovi della +Cristianità, congregati a Reims: il dì dopo si bandì la +scomunica ancora una volta contro di Enrico V e del +Papa suo, e, pronunciandola, i quattrocentoventiquattro +prelati rovesciarono a terra i cerei ardenti che tenevano +in mano, quali con ira fiera, quali a malincuore, quali +ghignando. Fu questa l’ultima fiamma che divampò +dalla celeberrima controversia che fra non molto doveva +spegnersi‍<a class="tag" id="tag466" href="#note466">[466]</a>. +</p> + +<p> +Nella primavera successiva Calisto potè imprendere +il suo viaggio a Roma. Di Provenza e dalle Alpi scese +in Lombardia, e passò per Tuscia, salutato con festività +grandi lungo tutta la via. Anche in Roma il partito +cattolico gli aveva apparecchiato un grande ingresso +trionfale. Ivi con istento Gregorio VIII aveva tenuto testa +contro il vessillifero della Chiesa, suo solo sostegno essendo +Brunone di Treviri, che l’Imperatore gli aveva posto +<span class="pagenum" id="Page_452">[452]</span> +a fianco con una schiera di Tedeschi. E quell’Arcivescovo +insieme coi Frangipani aveva difeso virilmente Roma +contro i Normanni di Roberto di Capua, ma poichè l’oro +colava a centellini troppo minuti nelle mani sporte dei +Romani, il partito imperiale, dopo alcuni assalti, era costretto +a ritirarsi nel Transtevere: nè altro suolo che +questo più rimaneva a Gregorio VIII‍<a class="tag" id="tag467" href="#note467">[467]</a>. Finalmente, +all’avvicinarsi di Calisto, egli partì di Roma traditrice +per irne a chiudersi nella ben munita Sutri; prima +di andarsene scongiurò i suoi partigiani di tener fermo +nel castel Sant’Angelo e nel san Pietro, ma Pier Leone +con una chiave d’oro riuscì ad aprirne le porte‍<a class="tag" id="tag468" href="#note468">[468]</a>. +</p> + +<p> +Addì 3 Giugno 1120 Calisto II tenne la sua entrata +solenne in Roma, ed è strana cosa, subito dopo del debole +Gelasio, imagine della sventura, vedere ergersi la persona +maestosa di un Re vero, che incede per Roma, vestito +degli abiti pontificî: di cosiffatti contrasti non potevano +darsi che a Roma, dentro della Chiesa. Le milizie gli +andarono incontro a tre giornate di distanza dalla Città; +fuor di questa lo salutarono i fanciulli romani recanti +fiori e palme; alle porte lo aspettavano i nobili, il popolo +ed il clero. Il Papa, montato sopra un bianco palafreno, +<span class="pagenum" id="Page_453">[453]</span> +mosse coronato al Laterano, per le vie che erano addobbate +di palii di seta, di corone e di arredi preziosi‍<a class="tag" id="tag469" href="#note469">[469]</a>. +Queste feste straordinarie ben s’acconciavano +a fare accoglimento all’avventurato successore di due +Papi umili e senza fasto, perciocchè in lui l’origine +principesca e la ricchezza sublimassero ancor più lo +splendore della ecclesiastica dignità. Ben potè Calisto +andar contento di Roma; la fazione di Burdino fu guadagnata +facilmente colla corruzione, e la nobiltà accorse +desiderosa a porgere i suoi omaggi‍<a class="tag" id="tag470" href="#note470">[470]</a>. +</p> + +<p> +Frattanto il Papa andò subito nel mezzogiorno; chè +da tempo omai lungo erasi fatta consuetudine che i +neo-eletti Papi visitassero le Puglie, per affermarsi nel +<span class="pagenum" id="Page_454">[454]</span> +possesso del loro prezioso Benevento, per far rinnovare +il giuramento di vassallaggio ai Normanni, e, le quante +volte erane bisogno, per tornarne con un esercito. Due +mesi rimase Calisto a Monte Cassino; addì 8 di Agosto +ricevette professione di vassallaggio da Benevento, e +tosto dopo il giuramento feudale dei principi delle Puglie‍<a class="tag" id="tag471" href="#note471">[471]</a>. +Raccolse soldatesche, e, prima della Pasqua dell’anno +1121, tornò a Roma, dove ne celebrò le feste +con magnificenze splendide oltre all’usato; indi mandò +Giovanni di Crema, cardinale, a stringere d’assedio +Sutri, e poco stante mosse egli stesso a raggiungerlo. +Burdino, caduto d’ogni speranza, dopo di aver sostenuto +una guerra minuta nella Campagna e assediato le vie +che mettevano a Roma, non potè difendersi che per soli +otto giorni. L’idolo imperiale fu lasciato in abbandono +più presto ancora di quello che in tempi anteriori fosse +avvenuto di Cadalo; e dopo i primi assalti, omai ai 22 +di Aprile, i cittadini di Sutri diedero Burdino in mano +a’ suoi nemici. I mercenarî di Giovanni di Crema maltrattarono +il prigioniero con feroce brutalità, ed il Papa +abusò di una vittoria ingloriosa, facendo che l’Arcivescovo +di Braga con buffonesco ingresso precedesse la +entrata sua in Roma. Gregorio VIII, avviluppato in una +villosa pelle di becco, e posto a rovescio sopra il cammello +che trasportava gli arnesi di cucina del Papa, fu tratto +come bestia feroce per le strade di Roma, in mezzo alla +<span class="pagenum" id="Page_455">[455]</span> +plebaglia, sotto una tempesta di frustate e di sassate: +chiuso in carcere nel Septizonio, fu dappoi condannato a +eterno esilio, e, da una all’altra torre della Campagna, +fu trascinato a Passerano, alla rocca di Gianula presso +a San Germano ed al convento della Cava, finchè ivi +o a Fumone, trovò la fine dei suoi giorni. Erano queste +le brutali pompe di trionfo che il Papato del medio evo +celebrava in Roma‍<a class="tag" id="tag472" href="#note472">[472]</a>. +</p> + +<p> +La caduta dell’Antipapa recò con sè la conseguenza +che molti capitani facessero soggezione. I conti +potenti di Ceccano e di Segni (discendevano di origine +germanica), Lando, Goffredo e Rainaldo si sottomisero; +e dopo che Calisto ebbe anche in Roma fatto abbattere +le torri di Cencio Frangipane, un Papa, dopo tempo sì +lungo, potè nuovamente chiamarsi padrone della Città +e dimorarvi in pace‍<a class="tag" id="tag473" href="#note473">[473]</a>. Questi rapidi risultamenti esercitarono +influenza anche in Germania; il trionfo riportato +<span class="pagenum" id="Page_456">[456]</span> +sopra il Pontefice imperiale fu un greve colpo eziandio +per l’Imperatore e per le pretensioni sue di eleggere +o di confermare i Papi. La mostruosa caduta di Gregorio +VIII fu additata agli occhi del mondo, come se +caduto fosse Simon Mago, e fu essa che affrettò la fine +della controversia delle investiture. +</p> + +<p> +Enrico V, che serbava ricordanza della sorte del +padre, volle finalmente comporre a pace l’Impero fremente +di malcontento, e deliberò di cedere: Calisto II +dall’altra parte era uomo di vedute più larghe dei suoi +predecessori grettamente ligi a idee fratesche; come il +suo avversario, faceva anch’egli tesoro degli ammaestramenti +dei casi andati, e come lui era inclinevole a conciliazione. +Le basi di una pace fra l’Impero e la Chiesa +vennero poste in parecchie conferenze tenute in Germania +fra i Principi e i Cardinali legati, i quali furono Lamberto +di Ostia, Gregorio e Sasso. Come già a’ tempi di +Pasquale, si compilarono anche adesso due trattati: +l’Imperatore rinunciò a dare l’investitura coll’anello e +col pastorale, assentì alla libertà di elezione e di ordinazione +del clero, e promise la ristorazione di tutti i beni +ecclesiastici: per parte sua il Papa aderì acciò che nell’Impero +tedesco l’elezione dei Vescovi avvenisse alla +presenza dei messi dell’Imperatore; che in Germania +l’eletto ricevesse l’investitura dei beni della corona col +simbolo dello scettro; che, fuori di Germania, dovesse +prima avvenirne la consecrazione, indi, entro i sei mesi +successivi, fosse a darsi la investitura collo scettro‍<a class="tag" id="tag474" href="#note474">[474]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_457">[457]</span> +La Chiesa riportò una vittoria più decisiva di quello +che ne ritraesse vantaggio lo Stato, il quale per forza +aveva dovuto lasciarsi imporre la gran legge della +libera elezione del clero. Soltanto la Chiesa non si immischiò +più nel rapporto secolaresco di sudditanza dei +vescovi; la Chiesa gli installava nell’officio ecclesiastico, +e il Sovrano li poneva in possesso del principato, +ossia della signoria di ordine feudale‍<a class="tag" id="tag475" href="#note475">[475]</a>. +</p> + +<p> +Allorchè, ai 23 Settembre 1122, i due documenti +compilati con intendimento leale, furono letti presso a +Worms sul Reno, innanzi a immensa moltitudine di +popolo, e allorchè Lamberto cardinale riaccolse solennemente +nel grembo della Chiesa il figliuolo dello sventurato +Enrico, grandissima gioja si diffuse da questo +avvenimento; rimarginavansi le ferite di una guerra +mortifera, il mondo desolato recuperava pace. Se bello +e toccante era stato lo spettacolo delle migliaja d’uomini +<span class="pagenum" id="Page_458">[458]</span> +di razza romana, che accesi d’entusiasmo avevano preso +vicino a Clermont la croce, non è meno commovente +contemplare quelle migliaja di Tedeschi, che presso a +Worms accolsero festanti la pacificazione della disputa +sulle investiture. La loro fantasia eccitata avrebbe potuto +scorgere le ombre de’ caduti in quella guerra perturbatrice +del mondo, cercarsi l’una l’altra nel campo di +Worms, e avvicinarsi a riconciliazione; e avrebbe potuto +veder vagare lì in mezzo quei celebri defunti, che erano +Enrico IV, Gregorio VII coi suoi sventurati successori, +Guiberto cogli sventurati suoi, Matilde, Guelfo, Rodolfo +di Svevia, Corrado e tutta la tragica gente che s’era +schierata intorno a que’ capitani. Mezzo secolo durò la +controversia delle investiture; ferocemente del paro +che la guerra dei trent’anni, desolò Germania e Italia, +e sacrificò il fiore del popolo di quell’età. Potrà forse +qualche ingegno mordace levar alto colla mano due +bollate pergamene e mostrarle al mondo come unico +risultamento di cinquant’anni di una guerra di distruzione? +Potrà egli forse dar la berta alla gente umana, +che aveva davanti a’ suoi occhi una soluzione (in apparenza +tanto facile) dei suoi ardui problemi, ma che +nel suo furor cieco non ebbe saputo vederla, e vi incappò +dentro soltanto dopo un orrendo delirare di mezzo secolo, +durante cui si smarrì per vie tortuose e lunghe? Che +sì che bisognava sparger tanto sangue per cambiare +l’anello e il pastorale collo scettro? o per discoprire questa +semplice verità, che le ingerenze dello Stato toccar +dovevano soltanto le cose dello Stato, quelle della Chiesa +soltanto gli affari di Chiesa? Tristissima verità è questa, +che il mondo, l’animale politico di Aristotele, debba +<span class="pagenum" id="Page_459">[459]</span> +conquistarsi il suo lento progresso per via di scosse +violente di guerra, e che quello che si guadagna a forza +di secoli, altro non paia nel cosmo umano che un frammento +dappoco: tuttavolta le pergamene sottoscritte a +Worms non furono i soli risultamenti della controversia +delle investiture. Nelle grandi lotte che agitano il +mondo l’oggetto primitivo della disputa scompare di +vista, ed uno più morale e più eletto subentra a quel +primo con tutta la vigoria della giovanezza. Come +lotta dei due principî che componevano l’anima della +umanità, quella grandissima controversia del medio evo +fu uno dei commovimenti più salutari che Europa abbia +provato mai. Colla potenza de’ contrasti e col fervore +appassionato che costringeva ogni ordine di gente a +prendervi parte essa ebbe veramente liberato da’ ceppi +lo spirito degli uomini, bandì la rigida grettezza e +l’apatia dell’età barbarica, pose benanco fine a questa +età, e, associata alle Crociate, aperse le vie di una civiltà +nuova. Ei fu durante questa lotta che si destò il pensiero +indagatore in filosofia, protestante ed eretico in +religione; per essa la scienza del diritto romano risorse +coll’amore all’antichità, venne in fiore la libertà republicana +dei comuni, e la società civile assunse una forma +nuova, autonoma e umanamente più mansueta. Così è +che Enrico IV e Gregorio VII, eroi di tragiche sorti, ed +Enrico V e Calisto II, avventurati fondatori di pace in +questa lotta onde vivrà eternamente memoria, ebbero +ottenuto splendidissimo luogo negli annali della storia. +</p> + +<p> +Calisto II, al Marzo dell’anno 1123, fece annunciare +e confermare la conchiusione della pace nel primo +Concilio ecumenico lateranense: Roma da secoli non +<span class="pagenum" id="Page_460">[460]</span> +aveva visto una così grande assemblea conciliare, e +questa pose suggello alla vittoria della Chiesa ed alla +attuazione della riforma gregoriana. Il Papato s’aveva +conquistata la sua independenza giuridica dall’Impero, +e adesso, sopra questo sodo fondamento dei suoi diritti +accettati da Europa, ben poteva essa svolgere la sua +podestà ecclesiastica, e farne una potenza del mondo. +La pace di Worms (allora alcun uomo non lo presagì) +fu soltanto un armistizio fra i due principî dello Stato +e della Chiesa, che la prima volta allora si riconobbero +vicendevolmente per le due podestà cardinali su cui il +mondo posava. +</p> + +<p> +Nè da secoli sulla cattedra di san Pietro era seduto +Papa alcuno, che fosse e sentisse di essere così avventurato +come Calisto: e merito ne aveva la sua prudenza +del paro che la sua energia. La Città obbedì reverente +all’autore della pace; s’acchetarono le lotte dei partiti, +e, finchè ei visse, per le ruinose vie di Roma +non sonarono più grida di battaglia‍<a class="tag" id="tag476" href="#note476">[476]</a>. In questo bel +periodo di pace il Pontefice potè perfino pensare al +bene della Città, chè dopo tempo tanto lungo torniamo +a udire di restaurazione di acquedotti e di mura, e di +edificazione e di ornamento di alcune chiese‍<a class="tag" id="tag477" href="#note477">[477]</a>. Deplorevole +<span class="pagenum" id="Page_461">[461]</span> +era la condizione di Roma dopo la lotta delle +investiture; la Città era mezzo in ruina; i templi di +pace e di amore s’erano con massima profanazione tramutati +in castella belliche, e di veri arnesi di guerra +avevano provato le sorti. Calisto in un Concilio dovette +espressamente proibire che chiese si munissero come +altrettante rocche; vietò ai laici di spiccare le offerte +votive dagli altari, e bandì anatema a chi maltrattasse +le genti che venivano a Roma peregrinando‍<a class="tag" id="tag478" href="#note478">[478]</a>. Forse +con una solenne festività avrà purificato il duomo del +principe degli Apostoli dal suo orrendo passato; lo abbellì +di novelli doni votivi, ne fece il pavimento, restaurò +l’altar maggiore, e dotò di possedimenti di terre +la basilica. +</p> + +<p> +In pari decadenza, fino dal tempo di Roberto Guiscardo, +era andato il Laterano. Da dopo di Leone IV non +vi era stato più Papa alcuno che avesse atteso a edificare +in quel palazzo; soltanto Calisto II incominciò a +recarvi riparazioni, e vi costruì una nuova cappella dedicata +a san Nicolò di Bari, nella cui tribuna fece dipingere +a colori le imagini dei celebri suoi predecessori, +che da Alessandro II in poi erano stati i campioni della +gran pugna. Quell’oratorio poteva servire di monumento +di tutti i Papi che avevano combattuto contro all’Impero, +ma Calisto rappresentò il trionfo della Chiesa +eziandio in una nuova sala delle case lateranensi destinata +<span class="pagenum" id="Page_462">[462]</span> +alle udienze, nella quale si vedevano dipinti lui, +Gelasio, Pasquale, Urbano, Vittore III, Gregorio VII e +Alessandro II, con sotto gli Antipapi che facevano da +sgabello ai loro piedi. Alcuni distici di cattivo stile illustravano +le pitture, nel tempo stesso che sulla parete si +leggeva scritto il tenore degli articoli del Concordato +Wormacense. Da secoli l’arte non aveva tolto a trattare +soggetto sì grandioso com’era questo della guerra dei +cinquanta anni e della sua pacificazione; tuttavia era +ancor troppo presto perchè all’altezza dell’argomento +riuscisse pari la potenza della pittura di storia, la quale +prima di Giotto pose appena i germi primi: quel quadro +pomposo poteva soltanto denotare la barbarie di un’età, +nella quale i Papi si tenevano contenti di vedere rappresentate +le grandissime geste della Chiesa medianti +figure di dimensioni pigmee e in dipinti di fattura bruttamente +rozza‍<a class="tag" id="tag479" href="#note479">[479]</a>. +</p> + +<p> +Fortunato anche in questo, Calisto II morì poco tempo +dopo della sua vittoria; la febbre romana lo portò via +ai 13 di Dicembre dell’anno 1124 nella sua dimora in +Laterano. Acconciamente fu sepolto presso a Pasquale II, +l’autore della pace presso alla vittima della guerra: e +<span class="pagenum" id="Page_463">[463]</span> +cinque mesi dopo di lui ebbe tomba in luogo acconcio +anche Enrico V, allorchè lo si seppellì nel duomo di +Spira a fianco del padre, trattato sì crudelmente da lui +che era anch’egli ridotto adesso sterile polvere. E questi +due Imperatori, entrambi travolti e sopraffatti dal +turbine delle passioni che ebbero agitato quell’età fiera +e grande, appartengono massimamente agli uomini più +memorabili del medio evo. +</p> + +<h4 id="cap2-8-4">§ 4. +<span class="smaller">Discordia per ragion dell’elezione. — La famiglia +dei Frangipani. — Onorio II è fatto papa. — Enrico V muore. — Il +Papa riconosce Lotario per re di Germania. — Gli +Hohenstaufen prendono le armi. — Rogero di Sicilia s’impadronisce +delle Puglie. — Costringe Onorio a concedergli +l’infeudazione. — Onorio II muore.</span></h4> + +<p> +Tutto a un tratto la novella elezione fu a un pelo +di porre Roma a divisione, avvegnaddio i Frangipani +cercassero adesso di far salire al papato un Cardinale +amico dell’Imperatore: e dopo il Concordato di Worms +la cosa non soltanto era possibile, ma naturale. Così si +rileva che quegli audaci capitani non avevano rimesso +un punto delle loro antiche arti di violenza, e che il +castigo inflitto loro da Calisto non aveva per nulla diminuito +la loro influenza. I Papi non possedevano tanta +potenza da cacciare quei maggiorenti in bando; tratto +tratto facevano loro guerra, tratto tratto ne smantellavano +le torri, ma di bel nuovo venivano dipoi sempre +conchiudendo con essi pace e trattati. D’altronde l’odio +che un Pontefice nutriva contro nemici i quali lo avevano +maltrattato non poteva nell’impero papale, ch’era +elettivo, trasmettersi in eredità ai successori di quello. +<span class="pagenum" id="Page_464">[464]</span> +Il rapido mutarsi de’ Papi, ciascuno de’ quali seguiva un +suo proprio indirizzo politico ed era costretto di guadagnare +a favor suo le famiglie nobili, dà sufficiente spiegazione +di cotale stato di cose. +</p> + +<p> +Per la prima volta in documenti dell’anno 1014 +incontrammo, nel suo antenato Leone, la famiglia dei +Frangipani, fin d’allora potente. Il nome strano di essa, +che suona «rompere il pane», vollesi illustrare mercè +una leggenda, la quale narrava che in tempi antichi +uno degli avi di quelle genti aveva dispensato pane +ai poverelli, in momenti di grandissima carestia: e lo +stemma della famiglia rappresenta due leoni rampanti +in campo rosso, che tengono un pane nell’artiglio e sono +volti l’uno verso l’altro‍<a class="tag" id="tag480" href="#note480">[480]</a>. Cencio, figlio di Leone, fu +un potente Console a’ tempi di Gregorio VII, e Giovanni, +figliuolo di Cencio, sposò donna Bona, sorella +di Stefano Normanno, e fu padre di quell’altro Cencio +che vedemmo assalire papa Gelasio. Anche de’ suoi fratelli +Leone e Roberto abbiamo fatto menzione‍<a class="tag" id="tag481" href="#note481">[481]</a>, e +<span class="pagenum" id="Page_465">[465]</span> +notammo altresì che le loro torri e i loro palazzi erano +situati presso all’arco di Tito, vicino al Palatino e al +Colosseo‍<a class="tag" id="tag482" href="#note482">[482]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_466">[466]</span> +</p> + +<p> +I Frangipani e i Pierleoni erano dunque le due case +che si disputavano l’una all’altra il Patriziato, e, caporioni +delle parti imperiale e pontificia, tenevano in loro +potere il Collegio de’ Cardinali. Si aveva stabilito d’accordo +che procederebbesi all’elezione, tre giorni dopo +la morte di Calisto, senza proporsi prima in mente candidato +alcuno. Tuttavolta i Frangipani avevano designato +Lamberto di Ostia per papa, laddove il popolo +desiderava che assunto fosse il cardinale Sasso di Anagni: +entrambi quei prelati erano gli uomini del Concordato +di Worms. Però, a forza di astuzie, essendo +riuscito a Leone Frangipane di far sì che tutti i Cardinali +intervenissero all’elezione, e nell’assemblea congregata +avendo una voce buttato fuori che Teobaldo +Boccadipecora fosse fatto papa con nome di Celestino, +quelli dei congregati che erano di parte neutrale, accondiscesero. +Ma Roberto Frangipane furiosamente gridò il +nome di Lamberto di Ostia, e la sua fazione lo proclamò +pontefice e lo mise dentro in Laterano. Inutilmente +si opposero gli altri; Teobaldo, sia che ve lo consigliasse +paura o generosità d’animo, svestì la porpora, +e Lamberto fu riconosciuto per papa Onorio II. Però, +comprendendo egli che la sua esaltazione non era avvenuta +validamente secondo il rito canonico, depose le +insegne del pontificato, nell’intento di farsi con voti +unanimi confermare; ed infatti i Cardinali avversarî, +come prudenza loro suggeriva, desistettero dalla loro +contrarietà. Or vedasi qualmente i decreti di Nicolò II +e dei suoi successori non avessero punto affrancato +l’elezione pontificia dall’influenza della nobiltà cittadina; +i Re romani avevano bensì rinunciato al loro diritto +<span class="pagenum" id="Page_467">[467]</span> +antico, ma i Consoli romani continuavano ad elevar +papi a furia di astuzie o di violenze‍<a class="tag" id="tag483" href="#note483">[483]</a>. +</p> + +<p> +Lamberto vescovo di Ostia, fatto cardinale al tempo +di Pasquale, aveva accompagnato Gelasio nel suo esilio, +e, abilissimo ministro di Calisto II, aveva conchiuso la +pace di Worms: questo eletto merito gli dava buon diritto +di diventar papa, ed ai 21 di Dicembre 1124 fu +consecrato tale, con nome di Onorio II. Soltanto la +bassa origine, da cui aveva avuto nascimento nella piccola +terra di Fagnano presso Imola, era una macchia +agli occhi di coloro che in Calisto avevano pregiato la +stirpe principesca. «Io non so», diceva l’abate di Monte +Cassino ai messaggieri del novello Papa, «non so di chi +Sua Santità sia figlio; questo solo so che è nutrito di +belle lettere dal capo alle piante»‍<a class="tag" id="tag484" href="#note484">[484]</a>. +</p> + +<p> +Nondimeno Onorio, da uomo accorto, seppe acquistarsi +tostamente rispetto. Nessuna insurrezione turbò in +Roma il suo pontificato, che durò cinque anni, giacchè +la sua stretta alleanza coi Frangipani gli procacciava +buona sicurezza. Il Papato prese nuove forze dalla morte +di Enrico V, che partì del mondo senza lasciar figliuoli; +ed infatti, spenta adesso la forte casa Salica, non si levò +al trono alcuno degli Hohenstaufen eredi suoi, ma per +influenza romana si fece re il sassone Lotario, che, addì +13 di Settembre, fu anche coronato. Per verità, Corrado +<span class="pagenum" id="Page_468">[468]</span> +e Federico, come figli di Agnese che era sorella del +morto Enrico, impugnarono le armi, ma non giunsero +a capo di far trionfare le loro pretese. Anche Onorio +non fu lento a riconoscere Lotario II per re romano, e +di tanto s’erano andate intieramente rimutando le opinioni +nel corso dei tempi, che il Papa, la cui elezione +dapprima era stata soggetta al beneplacito della monarchia, +adesso poteva torsi il diritto di dar conferma al +Re romano ossia tedesco: così si converrà massimamente +notare come e quanto, per opera di Gregorio VII, il +Papato fosse salito in concetto di sublime giudice morale, +eziandio nelle cose del mondo politico. +</p> + +<p> +Onorio II scomunicò gli Hohenstaufen, chè già egli +presentiva come quei principi avrebbero raccolto eziandio +l’eredità della controversia sulle investiture: e una +seconda volta pronunciò l’anatema nell’anno 1128, +perocchè allora Corrado fosse venuto a Milano da pretendente +della corona. Molte città lombarde prestarono +omaggio a questo Principe, e ai 29 di Giugno fu benanco +coronato a Monza dall’arcivescovo Anselmo; però il regno +di lui non ebbe consistenza, e non fece che sconvolgere +per brevi istanti le cose dell’Italia settentrionale: quanto +ai Romani, di cui egli aveva cercato acquistarsi il favore, +non ne vollero sapere, e, insieme con Onorio, invitarono +Lotario affinchè venisse a coronarsi in Roma‍<a class="tag" id="tag485" href="#note485">[485]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_469">[469]</span> +</p> + +<p> +Più rilevanti casi avvennero nell’Italia meridionale, +dove vi erano precedute gravi mutazioni di cose. Guglielmo, +figlio di Rogero e duca delle Puglie, era morto +a Salerno nel Luglio dell’anno 1127, fra il rammarichìo +di tutto il popolo; e anch’egli, come Enrico V, non +lasciava figli. Rogero conte di Sicilia, congiunto di lui, +poteva tener sè stesso in conto di naturale erede suo, ed +infatti affermava che Guglielmo lo aveva riconosciuto +per tale. Quel principe giovane e ardito, che, fanciullo +ancora, era fino dal 1101 succeduto a Rogero I padre +suo, colse l’occasione per raccogliere ad unità tutta +l’Italia del mezzodì, avvegnaddio di tutti gli Stati di +un tempo avessero ivi conservato autonomia soltanto +Capua sotto di Giordano II, e Napoli governata da +Sergio duca‍<a class="tag" id="tag486" href="#note486">[486]</a>. Come dunque il conte Rogero s’affrettò +a venire nelle Puglie, e s’insignorì di Salerno e di +Amalfi, e ricevette l’omaggio di molte città, il Papa +deliberò di impedire la fondazione di una monarchia +dell’Italia meridionale: e alle pretese di Rogero oppose +la sovranità feudale che ne aveva il Pontefice, protestando +che le terre di Guglielmo tornate erano nel pieno +dominio della santa Sede. In questo intento andò Onorio +sollecitamente a Benevento, e Rogero, da lui scomunicato, +<span class="pagenum" id="Page_470">[470]</span> +essendosi acceso di grande ira che gli si negasse +d’investirlo delle Puglie, fosse pure come vassallo +della Chiesa, mise a guasto il territorio beneventano. +Allora il Papa, nel Dicembre dell’anno 1127, congregò +in Capua i Vescovi e i Baroni a parlamento; investì di +quel principato Roberto II, figlio di Giordano che giusto +in questo tempo era morto, e chiese a quei congregati +che movessero guerra contro l’usurpatore siciliano. +</p> + +<p> +Nondimeno questo Principe, ch’era uomo di genio, +potè prendersi in giuoco la crociata che Onorio predicò +contro di lui, e attese chetamente finchè l’esercito dei +Baroni s’ebbe sbandato‍<a class="tag" id="tag487" href="#note487">[487]</a>. Si ripeterono i casi di +Leone IX; Rogero inseguì alle calcagna il Papa abbandonato +che si ritirò a Benevento, gli offerse pace, +costrinse il Padre santo a uscir delle mura della città, +e venuto insieme con lui sul ponte del fiume Calore +(correva allora l’Agosto dell’anno 1128), ne ricevette in +feudo il Ducato delle Puglie e delle Calabrie‍<a class="tag" id="tag488" href="#note488">[488]</a>. +</p> + +<p> +Così fu che la Chiesa non potè impedire la fondazione +della monarchia napoletana; fu questo un avvenimento +importante, il quale, come in seguito vedremo, +mutò l’indirizzo politico d’Italia e dei Papi; tuttavia +<span class="pagenum" id="Page_471">[471]</span> +Onorio raccolse dalla sua pace con Rogero il profitto, +per quanto momentaneo fosse, di conservarsi la signoria +feudale sull’Italia meridionale. +</p> + +<p> +Queste furono le bisogne che tennero il Papa in faccenda +continua, ed egli non fece che andare e venire +di Roma nelle Puglie, e s’ingolfò in negozî mondani +e in affari politici, per modo che si deve chiamarlo piuttosto +uomo di Stato che prete. I Frangipani provvedevano +in Roma alla sua sicurezza, e gli davano modo +di tenere in rispetto i capitani della Campagna, massime +i Conti di Segni e di Ceccano‍<a class="tag" id="tag489" href="#note489">[489]</a>. Anche Onorio II, +non meno di Pasquale, seppe per prova di che pondo +gravassero le spalle del Papa i possedimenti temporali; +e noi dovremmo dipingere un quadro stucchevole e repugnante, +se volessimo descrivere le minute guerre che +ripetutamente ei mosse contro i castellani e i Conti +di campagna nel Lazio. Venuto in fin di vita, lo si +trasportò al convento di san Gregorio, fortemente munito, +ch’era posto sul <i>Clivus Scauri</i>: i Papi di quei +tempi morivano rimpiattati entro torri, fra le spade dei +loro partigiani. Da una finestra, presso cui lo si aveva +adagiato, il morente sporse il suo pallido volto, e con +gran dolore guardò ancora una volta il popolo che di +sotto tumultuava e lo credeva di già morto; e vide i +<span class="pagenum" id="Page_472">[472]</span> +partiti azzuffarsi per la sua corona pontificia prima +ancora che gli fosse caduta di capo: così, gravemente +angustiato, trapassò ai 14 Febbraio dell’anno 1130. +Quando moriva un Papa non avrebbe potuto eleggersi +il suo successore prima che quegli fosse sepolto; però +spesse volte le sommosse che avvenivano nel regno pontificio +elettivo ponevano impedimento che siffatta consuetudine +si osservasse. Il cadavere di Onorio era ancor +tiepido, che a fretta e a furia lo si gettò in una fossa, +la quale trovavasi apparecchiata nel convento, tanto +perchè la fazione quivi raccolta potesse procedere all’elezione; +indi a precipizio si trasportò quella salma al +san Giovanni, e il Papa morto e il Papa nuovamente +eletto entrarono in pari tempo nel Laterano‍<a class="tag" id="tag490" href="#note490">[490]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_473">[473]</span></p> + +<h3 id="cap3-8">CAPITOLO TERZO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap3-8-1">§ 1. +<span class="smaller">I Pierleoni. — Loro origine ebraica. — Sinagoga degli +Israeliti in Roma nel secolo duodecimo. — Pietro Leone +e il figliuol suo Pietro cardinale. — Scisma fra Innocenzo II +e Anacleto II. — Innocenzo fugge in Francia. — Lettera dei +Romani a Lotario. — Anacleto II concede a Rogero I il titolo +di re di Sicilia.</span></h4> + +<p> +Uno scisma di origine e d’indole puramente civiche +doveva far conoscere al mondo che delle divisioni ecclesiastiche +non sempre avevano colpa i Re tedeschi. La +ricchezza e la potenza dei Pierleoni, e più ancora i +meriti grandi che avevano conseguito verso la Chiesa, +davano ad essi buona speranza di levare al papato +uno della loro famiglia. Scendeva questa, or divenuta +illustre tanto, di origine ebraica, e cotal fatto strano ci +porge opportunità di dare un’occhiata alla sinagoga +di Roma. +</p> + +<p> +La comunità degli Israeliti aveva, fino da’ tempi di +Pompeo, posto sue dimore nel Transtevere e intorno ai +ponti dell’isola; in mezzo a tutti gli uragani della +storia essa aveva durato in Roma, dove una piccola +<span class="pagenum" id="Page_474">[474]</span> +congregazione di Ebrei si tollerava quasi a simbolo +monumentale delle radici che il Cristianesimo teneva +nel vecchio Testamento. Quelle genti non s’erano mescolate +con Romani o con Barbari, e, maritandosi fra +loro, avevano trasmesso il puro sangue della loro razza +ai loro figli e ai figli dei figli: intorno a sè avevano +visto disfarsi in polvere l’antica Republica romana, e +la monarchia romana dei Cesari, e la immensa città +marmorea di Roma, e un secondo Impero franco; ma +eglino, più incrollabili delle statue di bronzo, erano sopravvissuti +alla Nemesi formidabile dei secoli; ed oggidì +ancora, nei vicoli vicini al Tevere, innalzano le loro orazioni +a Gehova, al dio di Abramo e di Mosè. Il numero +di essi (che dal tempo delle persecuzioni spagnuole +avvenute sotto di Filippo II fino ad oggidì è salito +in Roma a cinquemila anime) giungeva nel secolo duodecimo +a soli duecento di sesso maschile; chè tanti ne +contò il rabbino Beniamino di Tudela, allorquando visitò +Roma all’età di Alessandro III: però egli accerta che +fra’ suoi socî di religione aveva trovato uomini di influenza +grande benanco alla corte pontificia, e rabbini sapientissimi, +quali erano Daniele, Geiele, Joab, Natano, Menahem, +ed altri Ebrei di Transtevere‍<a class="tag" id="tag491" href="#note491">[491]</a>. Fuor del bujo +<span class="pagenum" id="Page_475">[475]</span> +che involge questa scuola di Israeliti, noi la vedemmo +uscire soltanto all’occasione di cantare i suoi inni di +laude nelle festività di omaggio; e una sol volta ci si +narra che gli Ebrei sofferissero in Roma persecuzione‍<a class="tag" id="tag492" href="#note492">[492]</a>. +Quella razza ridotta in servitù seppe difendersi contro i +suoi tribolatori mercè di astuzia, d’ingegno e della potenza +dell’oro ammassato in segreto: i migliori medici, +i più ricchi banchieri erano ebrei; e nelle loro meschine +case prestavano denaro a usura, e fra i loro debitori +scrivevano nei loro libracci i nomi degli illustrissimi +Consoli dei Romani e financo dei Papi angustiati a pecunia. +</p> + +<p> +Or da quella disprezzata sinagoga ebraica uscì una +famiglia senatoria, che alle laute usure andava debitrice +della sua fortuna e della sua potenza. L’avo di quel <i>Petrus +Leonis</i>, che durante la controversia delle investiture +sostenne in Roma una parte tanto ragguardevole, +aveva fatto negozî di banchiere colla corte pontificia, ne +aveva spesse volte soccorso le strettezze finanziarie, e +da ultimo s’era fatto battezzare, prendendo nome di +<i>Benedictus Christianus</i>. Ben presto il figliuol suo Leone, +<span class="pagenum" id="Page_476">[476]</span> +che aveva tolto il nome di battesimo da quello di papa +Leone IX, potè aprirsi una splendidissima via, come si +conveniva a uomo ricchissimo, fornito d’ingegno, audace, +ambizioso. Egli s’imparentò con ottimati romani che +ambivano di dare le aurate figlie d’Israello in mogli ai +loro figliuoli, o che sposavano le lor proprie figlie coi battezzati +figliuoli d’Ebrei‍<a class="tag" id="tag493" href="#note493">[493]</a>. L’usurajo Leone si strinse +<span class="pagenum" id="Page_477">[477]</span> +a Ildebrando ed ai Papi riformatori col fervore che gli +davano il suo fanatismo di rinnegato e l’accortezza politica; +e il vigoroso figlio suo, <i>Petrus Leonis</i> ossia Pierleone, +diventò dappoi in Roma uomo di altissima influenza +politica, tanto che di lui non si poteva far senza‍<a class="tag" id="tag494" href="#note494">[494]</a>. +Oltre alla sua rocca posta presso al teatro di Marcello +(indubbiamente la aveva di già eretta il padre suo Leone), +egli dominava eziandio la prossima isola Tiberina: +Urbano II gli aveva confidato financo la guardia del +castel Sant’Angelo, e quel Papa moriva nelle case del +creditore e protettor suo, ed i successori di Urbano si +sbracciavano per ottenere il patrocinio del potente Pierleone. +Ma il popolo lo aborriva perchè era un usurajo, +la nobiltà lo odiava perchè uomo nuovo, e noi vedemmo +che questo forte amico di Pasquale non potè ottenere la +Prefettura per il suo figliuolo. L’amicizia de’ Pontefici, +lo splendore delle parentele, le dovizie e la potenza cancellarono +tanto presto la macchia dell’origine ebrea di +questi signori potenti, che in brevissimo tempo i Pierleoni +furono celebrati come il più illustre dei casati +principeschi di Roma; omai da dopo di Leone si fregiarono +<span class="pagenum" id="Page_478">[478]</span> +del titolo di «Console dei Romani», e lo sostennero +con orgoglio e con maestrevole dignità, quasi che fossero +dei patrizî antichissimi‍<a class="tag" id="tag495" href="#note495">[495]</a>. Vennero quindi in cozzo coi +Frangipani, perocchè questi fossero adesso ghibellini +ossia di parte imperiale, eglino guelfi ossia di parte +pontificia; ed è cosa mirabile vedere in Roma l’una +presso dell’altra queste due famiglie, entrambe le quali +avevano per istipite uno di nome Leone, ed erano sorte +in fiore intorno allo stesso tempo. Poichè poi anche i +Frangipani s’imparentarono coi Pierleoni, si favoleggiò +più tardi che entrambe le famiglie traessero origine +dalla gente Anicia: nel secolo decimoquinto si narrò +che due fratelli di un Pierleone Massimo, così detti Conti +dell’Aventino, fossero emigrati in Germania, e colà +avessero fondato la casa di Absburgo; e benanco gli +Imperatori d’Austria tennero ad onor loro di esser +congiunti dei Pierleoni, infino a che scoversero che, in +caso tale, eglino avrebbero dovuto andar cercando i loro +avi nel ghetto di Roma‍<a class="tag" id="tag496" href="#note496">[496]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_479">[479]</span> +</p> + +<p> +Pietro Leone morì addì 2 di Giugno dell’anno 1128, +coperto di onoranze che più non avrebbe potuto capirne +un Console di Roma antica. Perirono i sepolcri de’ Papi +di quel tempo, ma il caso tenne saldo in piedi il mausoleo +di questo Crasso israelita, con pari cure di quelle che il +destino prodigò a conservare il sarcofago di Cecilia +Metella. Nel chiostro del san Paolo dura una grande +arca di marmo del pessimo tempo romano, ed è adorna +di figure che rappresentano Apollo, Marsia e le Muse: +fu questa la tomba di Pier Leone, e l’epigrafe, di gusto +veramente ebreo, lo pregia come «uomo senza pari, +immenso di ricchezze e di figliuolanza»‍<a class="tag" id="tag497" href="#note497">[497]</a>. Molta discendenza +<span class="pagenum" id="Page_480">[480]</span> +ei lasciò, e così meravigliose, e come di favola, +furono le fortune di questi rampolli del ghetto, che uno +dei suoi figliuoli diventò papa, un altro fu fatto patrizio +dei Romani, ed una figlia, vien detto, andò sposa di +Rogero di Sicilia. +</p> + +<p> +Il figlio suo Pietro aveva quel potente signore destinato +ad un officio di Chiesa. Forse che a lui si poteva +negare la cappa violetta di cardinale? forse che il rosso +paludamento pontificio era desiderio troppo temerario +per il ricco figliuolo di Pier Leone? Il giovine Pietro fu +mandato a Parigi perchè compiesse di erudirsi, e ivi +senza dubbio fu degli uditori di Abelardo; finiti gli studi, +vestì a Cluny la tonaca monastica, che pur sempre era +il più commendevole abito per i candidati pontefici. +Accondiscendendo al desiderio del padre suo, Pasquale +<span class="pagenum" id="Page_481">[481]</span> +se lo chiamò a Roma, e lo fece cardinale dei santi +Cosma e Damiano. Insieme col fratello Pietro accompagnò +dappoi Gelasio in Francia, tornò con Calisto e +divenne cardinale prete di santa Maria, in quello stesso +Transtevere dal quale la sua famiglia aveva tratto l’origine: +indi sostenne l’incarico di legato in Francia dove +congregò Concilî, e in Inghilterra dove, accolto solennemente +da re Enrico, entrò con magnificenza da principe. +Al figliuolo del potente Pier Leone non difettarono +dignità, cultura, ingegno, e se, come gli rimproverarono +gli avversarî suoi, da nunzio s’abbia grancito +immensi tesori, egli non avrà fatto che seguire l’esempio +di quasi tutti gli altri suoi colleghi Cardinali legati. +I fieri nemici di lui lo colmarono più tardi di contumelie, +ma nulla v’ha che giustifichi la mala dipintura +che eglino fecero dell’indole sua‍<a class="tag" id="tag498" href="#note498">[498]</a>. +</p> + +<p> +La famiglia di lui sperava di vedergli posare in +capo la corona pontificia; dei voti di numerosi clienti +egli era omai certo in grazia delle sue dovizie; financo +il cardinale Pietro di Porto capitanava nel sacro Collegio +il partito che a lui era favorevole, laddove gli avversarî +<span class="pagenum" id="Page_482">[482]</span> +suoi, condotti da Aimerico cancelliere e da Giovanni di +Crema, scrivevano sulle schede dell’elezione il nome di +Gregorio di Sant’Angelo. Dapprincipio s’aveva deliberato +di rimettere l’elezione all’arbitrato di otto Cardinali, +e fra questi era anche Pietro, che da tempo lungo +intendeva al papato. Sennonchè, era spirato appena +Onorio, che cinque degli elettori si unirono con gran +secretezza in san Gregorio sul <i>Clivus Scauri</i>, ed ivi, ai 15 +di Febbraio, convennero di far papa il cardinale Gregorio +con nome di Innocenzo II: subito dopo il suo partito, +ch’era in tutto e per tutto composto soltanto dei +sedici Cardinali più giovani, di alcuni cittadini, dei +Frangipani e dei Corsi, lui acclamò pontefice‍<a class="tag" id="tag499" href="#note499">[499]</a>. Gli +avversarî a buona ragione istizziti, corsero di lì a poche +ore nel san Marco; il maggior numero de’ Cardinali, la +parte più grande de’ cittadini e quasi tutta la nobiltà, i +Tebaldi, gli Stefani, i Berizoni, i Sant’Eustachio, i giudici +«del palazzo», presieduti dal decano de’ Cardinali, +<span class="pagenum" id="Page_483">[483]</span> +elessero il figlio di Pier Leone con nome di Anacleto +II‍<a class="tag" id="tag500" href="#note500">[500]</a>. +</p> + +<p> +I due pretendenti stavano uno di contra all’altro, +come Giacobbe ed Esaù disputanti pel diritto di primogenitura. +Il cardinale Gregorio aveva strappato alla +fazione sua la benedizione del primogenito, ma quasi +tutta Roma e le terre prestavano omaggio ad Anacleto +II‍<a class="tag" id="tag501" href="#note501">[501]</a>. Non sapeva di novità lo spettacolo di due Papi +fra sè nemici, che un dopo l’altro si siedevano sulla cattedra +santa, non appena che l’uno oppur l’altro aveva +dovuto scenderne a precipizio: si venne dunque con +grande ira alle armi. Innocenzo II, che per verità in +gran fretta era stato messo dentro nel Laterano, si ricoverò, +il giorno stesso della sua elezione, nel Palladio, +ossia nella chiesa di santa Maria <i>in Pallara</i>, che era difesa +<span class="pagenum" id="Page_484">[484]</span> +dalla fortezza dei Frangipani presso al Palatino‍<a class="tag" id="tag502" href="#note502">[502]</a>. +Anacleto II, assistito da’ suoi fratelli Leone, Giordano, +Rogero, Uguccione, e da numerosi clienti, mosse al san +Pietro, ne schiuse con violenza le porte, si fece consecrare +papa da Pietro di Porto, prese d’assalto il Laterano, +si sedette sulle cattedre papali che erano in +quella chiesa, andò a santa Maria Maggiore e sequestrò +i tesori della Chiesa. Tutta Roma risonò dello strepito +della guerra civile in quello che migliaia di mani si facevano +avidamente sporte per raccogliere nel loro cavo +stille di quel ben di Dio che faceva piovere Anacleto, +vera meteora d’oro. E nelle tumultuose processioni +ch’ei celebrò da papa il nostro occhio può discernere la +Sinagoga degli Ebrei, postata vicino al favoloso palazzo +di Cromazio, avendo a capo il suo rabbino col gran +volume velato del Pentateuco; e ci possiamo imaginare +se i figliuoli d’Israello avranno mai come allora salutato +il Papa con inni tanto sinceri di voti maligni, ovverossia +con tante maledizioni borbottate a bassa voce‍<a class="tag" id="tag503" href="#note503">[503]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_485">[485]</span> +</p> + +<p> +Anacleto si aveva guadagnato Roma, ed anzi l’adesione +che a lui facevano tanti e così illustri Cardinali +e ottimati gli dava pieno diritto di essere papa. Per +fermo fallì l’assalto dato al Palladio, ma Innocenzo vide +l’oro del suo nemico penetrare dai pertugi di quelle +muraglie: perlochè nell’Aprile o nel Maggio fuggì in +Transtevere, dove si nascose nelle torri della sua famiglia, +mentre Anacleto tranquillamente celebrava nel san +Pietro le feste di Pasqua, scomunicava il suo antagonista, +deponeva i Cardinali che gli erano avversi, ed +altri in loro vece ne creava. L’aperta defezione dei +Frangipani lasciò Innocenzo allo scoperto e senza difesa; +nessun’altra via a scegliere gli restava fuor della +fuga. Egli s’imbarcò pertanto con gran mistero sul +Tevere, e per Pisa e per Genova fuggì a Francia, +come aveva fatto Gelasio‍<a class="tag" id="tag504" href="#note504">[504]</a>. +</p> + +<p> +Ei si trattava adesso vedere quale dei due pretendenti +sarebbe riconosciuto per pontefice. Innocenzo (transteverino +di origine come il nemico suo, ma discendente +dell’antica casa de’ Papareschi, cardinale legato a’ tempi +di Urbano II e mediatore della pace di Worms) si +raccomandava per bella nominanza di uomo erudito e +culto, e per religione sincera‍<a class="tag" id="tag505" href="#note505">[505]</a>. L’anteriorità della sua +<span class="pagenum" id="Page_486">[486]</span> +elezione lo avvantaggiava sopra di Anacleto; la sua +fuga nell’asilo de’ Papi cattolici dava apparenza a lui di +uomo discacciato, all’altro di usurpatore: senza lunghe +titubanze, Alemagna, Inghilterra, Francia, una gran +parte d’Italia, tutti gli ordini monastici riverirono Innocenzo +II. Tutt’a un tratto il mondo si risovvenne +con isprezzo della semenza dei Pierleoni, e dimenticò i +meriti che costoro s’avevano acquistato verso la Chiesa +romana: eppure le fattezze ebraiche del viso non avrebbero +dovuto tornare a disdoro di un Papa, per poco +che si avesse pensato che Pietro e Paolo avevano avuto +faccia di ebreo più di Anacleto. Del resto, può darsi +financo che il favore della città di Roma, cui egli aveva +senza dubbio offerto grandi franchigie, tornasse piuttosto +a sua condanna che a commendazione. Leggiamo +<span class="pagenum" id="Page_487">[487]</span> +ancora le lettere che in ogni verso del mondo egli mandò +affine che lo si accettasse per pontefice‍<a class="tag" id="tag506" href="#note506">[506]</a>; di già nel +primo giorno di Maggio scrisse a Lotario‍<a class="tag" id="tag507" href="#note507">[507]</a>, ma il Re +non rispose; sperò guadagnarselo pronunciando la scomunica +contro a Corrado antirè, ma anche questo fallì; +il Re non rispose‍<a class="tag" id="tag508" href="#note508">[508]</a>, nè alcuna bada diede agli accalorati +scritti dei Cardinali e dei Romani. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_488">[488]</span> +</p> + +<p> +E i Romani con molta urbanità pregarono acciocchè +si desse la confermazione al loro Papa, ma biasimarono il +Re che a quello non avesse porto risposta, e protestarono +che gli negherebbero la corona imperiale se più a lungo +avesse tentennato a riconoscere Anacleto per pontefice. +«Se tu», così gli scrivevano, «se tu voglia ricevere i +gloriosi fasci del romano impero devi acconciarti alle +leggi di Roma, non già turbare la concordia de’ cittadini +tuoi. E per fermo non è ancor sì grande la nostra affezione +per te da far che si attribuisca tanta rilevanza alla +coronazione tua: solamente perciocchè abbiamo conosciuto +la benevolenza del Papa per la tua persona, anche +noi ti vogliam bene, e desideriamo di decorare la tua +porpora con degne onoranze»‍<a class="tag" id="tag509" href="#note509">[509]</a>. I Romani avevano +la coscienza di parlare da uomini liberi a un Re tedesco, +che non per eredità era succeduto alla casa Salica, e cui +un antirè tuttora combatteva: a vero dire lo riconoscevano +per «Re dei Romani», chè questo omai era +divenuto titolo tradizionale, mercè cui i monarchi germanici +<span class="pagenum" id="Page_489">[489]</span> +giungevano ad acquistare la corona imperiale, +ma affermavano con risolutezza che soltanto la elezione +del popolo romano conferiva quella corona. Di già il loro +linguaggio orgoglioso s’inspirava al genio republicano, +che andava diventando sempre più poderoso nelle città +lombarde, e cominciava ad alitare anche in Roma. +</p> + +<p> +Allorchè il silenzio freddo del mondo ebbe fatto accorto +Anacleto che aveva di quello le repulse, ei guardò +tutt’intorno a sè per cercarsi qualche confederato potente. +Dopo del Concordato di Worms i partiti antichi +subirono un mutamento strano: il re di Germania e i +suoi antichi aderenti d’Italia si schierarono intorno al +vessillo cattolico e francese; i Normanni, che un tempo +ne erano stati sostenitori, lo disertarono, essendo eglino +nemici naturali dell’impero. Però Anacleto seguitò il +vecchio indirizzo dei Papi, facendo lega col duca delle +Puglie. Alla monarchia di Rogero non mancava altro +fuorchè si desse sanzione a quel titolo di reame, che +già le avevano attribuito i suoi parlamenti: or dunque +Anacleto, a patto che lo riconoscesse per pontefice, +offerse al duca la consecrazione pontificia; e Rogero +accettò di gran cuore l’offerta, perocchè le idee di quel +tempo facessero credere necessaria una confermazione +tale. Nel Settembre Anacleto conchiuse con lui a Benevento +e ad Avellino un’alleanza difensiva ed offensiva; +indi un cardinal legato andò tosto a Palermo, e nel +giorno di Natale dell’anno 1130 consecrò Rogero I a +re di Sicilia, della quale Roberto di Capua gli porse la +corona. Così, cooperante un Papa scismatico, fu composto +il regno di Sicilia: quel bel principato durò settecento +trent’anni in mezzo alle più meravigliose mutazioni +<span class="pagenum" id="Page_490">[490]</span> +di fortuna, finchè ai dì nostri cadde in quella +stessa guisa avventurosa con cui in antico eroi normanni +lo avevano fondato‍<a class="tag" id="tag510" href="#note510">[510]</a>. +</p> + +<h4 id="cap3-8-2">§ 2. +<span class="smaller">Bernardo di Chiaravalle s’adopera in Francia affinchè +Innocenzo II sia riconosciuto per papa. — Lotario promette +di condurlo a Roma. — Il Papa e Lotario muovono +a Roma. — Coraggio di Anacleto II. — Lotario è coronato +imperatore. — Torna in patria. — Innocenzo è cacciato una +seconda volta. — Concilio di Pisa. — Rogero I mette a dovere +le Puglie. — Seconda impresa di Lotario in Italia. — Controversie +fra il Papa e l’Imperatore. — Lotario torna in +patria e muore.</span></h4> + +<p> +Nel frattempo Innocenzo II stavasene in Francia, +dove quasi dappertutto lo si riveriva come pontefice; +ed ivi aveva a protettore un santo di nominanza chiara +nel mondo, Bernardo abate di Chiaravalle. A buona ragione +la Chiesa può ire superba della gagliardia delle +forze che essa seppe spiegare le une dopo le altre per +<span class="pagenum" id="Page_491">[491]</span> +condurre a compimento il laborioso edificio della sua gerarchia; +e massimamente Bernardo, il genio che a quel +tempo ne fu l’anima, appartiene a’ suoi uomini maggiori. +Trascorso il periodo di Cluny, il monacato trovò +in lui un novello riformatore, e ciò avvenne in una +età nella quale, per via degli ordini cavallereschi di Palestina, +il monachismo diventò eziandio una potenza +politica. Bernardo nacque nell’anno 1091 a Fontaine, +presso Digione; nel 1113 vestì cocolla nel prossimo convento +dei Benedettini di Citeaux ossia <i>Cistercium</i>, che +era stato fondato intorno all’anno 1098. L’austerità +ascetica dei Cisterciesi si confaceva all’animo del giovane, +ed egli contribuì ad erigere il chiostro di Chiaravalle +presso a Chalons sulla Marna; nel 1115 ne diventò +abate, e d’allora in poi, venerato come taumaturgo, +diventò l’oracolo e l’apostolo del monacato più rigido. +In progresso di tempo andò istituendo centosessanta +monasteri della sua regola in tutte le terre di Europa; +ma il suo ingegno vivace non potè seppellirsi in solitudine +selvaggia, laonde con operosità pratica esercitò +influenza su tutti i negozî del mondo politico ed ecclesiastico +dell’età sua‍<a class="tag" id="tag511" href="#note511">[511]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_492">[492]</span> +</p> + +<p> +Fu Bernardo che guadagnò il favore di Luigi di +Francia alla causa di Innocenzo; ed eziandio il Re tedesco, +che questo Papa andò a trovare a Liegi nel Marzo +dell’anno 1131, gli concesse dopo qualche incertezza +l’adesione sua. Un Principe che fosse stato fornito di +ambizione e di genio avrebbe dovuto andare a rilento +prima di riconoscere Innocenzo per papa, chè egli si +sarebbe assiso arbitro fra due Pontefici e avrebbe ridotto +la santa Sede in quelle stesse condizioni, che in addietro +Gregorio VII aveva apparecchiato alla monarchia: uno +statista sottile avrebbe profittato di questa opportunità +per impadronirsi di bel nuovo delle investiture che Lotario +s’era lasciato menomare dai Vescovi tedeschi, fin +oltre a quello che stabilivano gli articoli di Worms. Ma +il Re non fece suo pro delle tradizioni della casa di Franconia +a lui ostile; non volle cimentarsi a lotta contro la +gerarchia, promise anzi al Papa di condurlo a Roma, e, +in ricambio, Innocenzo lo fe’ sicuro dei titoli della podestà +imperatoria‍<a class="tag" id="tag512" href="#note512">[512]</a>. Nel Concilio tenuto in Ottobre a +Reims Innocenzo ebbe omaggio dall’Inghilterra e dalla +Spagna, ed Anacleto vi fu solennemente scomunicato. +Non senza corrucciarsene le chiese di Francia apprestarono +i modi di far ritorno a lui che era affatto al verde +di moneta, dopo di che, nella primavera dell’anno 1132, +egli partì per Lombardia. Quasi tutti i vescovi e i +signori di questa terra lo riconobbero per pontefice nel +<span class="pagenum" id="Page_493">[493]</span> +Concilio celebrato a Piacenza il giorno 10 di Aprile; +non così Milano. Tuttavia l’avvicinarsi di Lotario, che +scese in Italia nel Settembre del 1132, costrinse l’antirè +Corrado a partirsi di Lombardia, dove prestamente ei +si vide lasciato in abbandono. Allora Innocenzo andò a +Pisa, la riconciliò con Genova, e indusse entrambe +quelle republiche a prestargli i loro navigli per sottomettere +Roma. Nella primavera successiva Lotario +e il Papa mossero da Viterbo, per Orta e per Farfa, +contro di Roma, mentre i Pisani e i Genovesi conquistavano +Civitavecchia, e sottomettevano la Marittima tutta +quanta‍<a class="tag" id="tag513" href="#note513">[513]</a>. +</p> + +<p> +Ambasciatori di Anacleto erano andati a trovare +il Re a Viterbo, e gli avevano chiesto che un Sinodo +con consiglio imparziale dovesse giudicare qual dei due +Papi fosse stato eletto in buona regola. I Principi tedeschi +s’erano ben capacitati della giustizia di questa +domanda, e avevano compreso i vantaggi ch’essa offriva, +affidandone al Re l’arbitrato. Nè Lotario poteva esser +dimentico che i suoi predecessori di casa Salica avevano +primamente citato i Papi contendenti a comparire davanti +un Concilio raccolto a Sutri, e dopo che da questo +<span class="pagenum" id="Page_494">[494]</span> +era stato pronunciato giudizio, aveano condotto a Roma +quello dei Pontefici che ne aveva ottenuto omaggio: +sennonchè san Norberto, arcivescovo di Magdeburgo, +e insieme con lui i Cardinali, dissiparono le dubbiezze +del Re, appellandosi alle deliberazioni già prese a Reims +ed a Piacenza; così l’impacciato Lotario cedette alle +loro rimostranze, e si lasciò fuggir di mano un’occasione +che poteva dargli una formidabile potenza contro +alla Chiesa‍<a class="tag" id="tag514" href="#note514">[514]</a>. Anacleto trovavasi minacciato di pericolo +gravissimo, perocchè quegli che era suo solo alleato +non gli potesse prestare assistenza di sorta, avendo egli +una matassa arruffata a sbrogliare per conto suo proprio +nelle Puglie: ed invero qui era avvenuta un’insurrezione +in cui ne avevano avuto la meglio i sediziosi; e Roberto +di Capua, Rainolfo di Alife e altri baroni molti stavano +in arme e afforzavano adesso la parte di Innocenzo. +In condizioni tali di cose Anacleto pareva perduto; tuttavia +ne andò salvo, poichè teneva in mano sua quasi +tutte le fortezze di Roma, propizio luogo a chi si difendeva, +e poichè scarse erano le forze dell’esercito nemico: +infatti Lotario era venuto in Italia con sì poche +soldatesche, che le città si beffarono di lui, ed a Roma +giungeva seguito solamente da duemila cavalieri‍<a class="tag" id="tag515" href="#note515">[515]</a>. +</p> + +<p> +Sulla fine di Aprile egli pose campo presso a santa +Agnese, fuor di porta Nomentana; e tosto si presentarono +a fargli omaggio alcuni ottimati romani, aderenti +<span class="pagenum" id="Page_495">[495]</span> +antichi di Innocenzo o traditori nuovi di Anacleto, i +Frangipani, Teobaldo prefetto, Pietro Latro della famiglia +de’ Corsi‍<a class="tag" id="tag516" href="#note516">[516]</a>. Lotario entrò nella Città addì 30 +di Aprile 1133 senza trovare opposizione alcuna; condusse +Innocenzo nel Laterano, pose dimora sull’Aventino +(che da dopo di Ottone III non aveva più albergato un +Imperatore), e fece che le sue milizie piantassero le tende +presso al san Paolo, intanto che le navi pisane risalivano +il Tevere. Nondimeno Innocenzo fu deluso nella +sua speranza di superare prestamente lo scisma in buona +pace oppure colla forza delle armi, avvegnaddio Anacleto, +che si vedeva già condannato prima d’essere giudicato, +rifiutasse con maschio coraggio di far dedizione delle sue +rocche: allora fu che la Curia di Lotario lo pose al bando +come nemico dell’Impero. Ad onta di ciò, munito sicuramente +dietro il Tevere, Anacleto potè dal castel Sant’Angelo +ridersi dei fiacchi assalimenti dei suoi nemici, ed +ebbe ragione di motteggiarne, dacchè il Re tedesco fu +costretto, contrariamente a quello che disponeva il rito, a +torre la corona nella basilica Lateranense. La processione +<span class="pagenum" id="Page_496">[496]</span> +festiva dovette stavolta incamminarsi soltanto per la via +che s’apriva fra l’Aventino e il Laterano; le accoglienze +solenni avvennero sulla scalea lateranese, e il solito +giuramento non potè essere prestato che fuor delle +porte di questa basilica. Innocenzo II coronò Lotario e +Richenza moglie di lui, addì 4 Giugno 1133, con pompe +modeste, alla presenza di vescovi e maggiorenti molti +d’Italia‍<a class="tag" id="tag517" href="#note517">[517]</a>. Il novello Imperatore fece qualche debole +tentativo di riacquistare il diritto d’investitura, ma, se +non altro, un trattato concernente gli allodî della contessa +Matilde afforzò la pace colla Chiesa, chè Innocenzo +diede a vita quelle terre in feudo a Lotario e al +genero suo Enrico di Baviera della casa dei Guelfi‍<a class="tag" id="tag518" href="#note518">[518]</a>. +</p> + +<p> +Fu questo il povero frutto che s’ebbe a risultamento +la impresa di Lotario contro Roma. Invano vennero a +<span class="pagenum" id="Page_497">[497]</span> +lui Roberto di Capua e Rainolfo di Alife, chiedendo che +loro prestasse soccorso contro a Rogero, cui soltanto +adesso eglino avevano ricacciato in Sicilia. L’Imperatore +soffriva penuria di denaro e di altre cose, per cui +dovette tornarsene al settentrione; partiti i Tedeschi, +Innocenzo e Anacleto capirono che le loro condizioni +non s’erano in essenza mutate da quelle che erano +state nell’anno 1130. +</p> + +<p> +Anacleto però riprese bentosto vigore, perciocchè +Rogero sbarcasse nelle Puglie e la vittoria tornasse a lui; +laonde, omai nell’Agosto, Innocenzo fuggì di Roma, e fu +accolto una seconda volta ospitevolmente da Pisa, poichè +questa città florida di commerci mirava con occhio +di gelosia la crescente potenza marittima di Sicilia, e, al +paro di Genova, durava nemica della monarchia normanna‍<a class="tag" id="tag519" href="#note519">[519]</a>. +Il tempo passava, e non si veniva a un fine +di cosa alcuna: Roma, che in mezzo a circostanze così +favorevoli era governata dai nobili con independenza +assoluta, aderiva in gran parte ad Anacleto, ma il Concilio +tenuto a Pisa nel Maggio dell’anno 1134 assodava +la podestà d’Innocenzo, e financo Milano disertava la +causa del suo avversario. La conquista pacifica di +questa città era opera di Bernardo, e splendidissimo +de’ suoi trionfi. Le accoglienze che a lui si apprestarono +colà, è uno degli spettacoli più insigni di questa +<span class="pagenum" id="Page_498">[498]</span> +età, e dà prova della immane influenza che esercitavano +allora sul mondo le idee religiose. Tutto il popolo di +Milano andò ad incontrare il santo diplomatico a qualche +miglio fuor della città; gli baciarono i piedi, fecero ressa +per portarsi via brandelli della sua tonaca; poco mancò +che a furia di carezze non lo soffocassero‍<a class="tag" id="tag520" href="#note520">[520]</a>. Tutta Italia +fino al Tevere prestava adesso reverenza a Innocenzo II; +soltanto Roma, la Campagna e le terre del mezzodì +stavano dalla parte di Anacleto, laonde, se prima non +s’infrangeva la potenza di Rogero, neppure si poteva +sperare di spazzare fuor della via l’antipapa, che sempre +vittorioso resisteva in Roma contro ai Frangipani. +Il fondatore della monarchia sicula aveva represso con +ferocia da barbaro e con mano poderosa la sollevazione +delle Puglie; Roberto di Capua, discacciatone, si ricoverava +a Pisa, e induceva questa Republica ad armare una +flotta contro di Rogero. Si combattè poco e senza risultati +decisivi. Per verità i Pisani nell’anno 1136 fecero +la conquista di Amalfi, loro antica rivale, e distrussero +una volta per sempre l’ultimo fiore di questa celebre +città mercantile; ma Roberto fu costretto tornarsene +ad Innocenzo, senza d’altro aver fatto guadagno, che +del bottino ond’erano cariche le navi. Allora Anacleto +nominò re Rogero ad avvocato della Chiesa ed a patrizio +<span class="pagenum" id="Page_499">[499]</span> +dei Romani, e in quelle sue strettezze gli fece larghe +concessioni di diritti, che nocquero alla independenza +del Papato‍<a class="tag" id="tag521" href="#note521">[521]</a>. +</p> + +<p> +Per lo contrario, Innocenzo II da altro non aspettava +salute fuorchè da una nuova spedizione dell’Imperatore +contro di Roma; e Lotario fu tanto dabben uomo +da servire a intenti che a’ suoi interessi tornavano estranei. +Ai legati pontificî che andarono in Germania si +accompagnò anche l’ultimo Duca di Capua, e tutti +domandarono all’Imperatore che movesse contro il nemico +comune, il quale adesso assediava anche Napoli con +molta gagliardia. Le instanze del Papa e dei Principi +pugliesi furono avvalorate da quelle di san Bernardo, +il quale gli diè a credere che fosse dover suo di torre +l’Italia meridionale ad un usurpatore, e di riunirla all’Impero‍<a class="tag" id="tag522" href="#note522">[522]</a>: +in tal modo, ogni volta che le tornava +il conto, la Chiesa riconosceva per giuste le pretensioni +dell’Impero sulle Puglie e sulle Calabrie; le negava +quando le tornava il conto di negarle. Fu stabilito di +intraprendere una guerra di distruzione contro la monarchia +<span class="pagenum" id="Page_500">[500]</span> +di Sicilia; nè Rogero aveva potenza di resistere +a questa formidabile lega dell’Imperatore e del Papa, +dei Pisani, dei Genovesi e dei Principi delle Puglie. +Lotario, riconciliato adesso cogli Hohenstaufen, potè +condurre di qua delle Alpi un grande esercito. Alcune +città lombarde seppero ora di che filo fosse aguzzata la +lama della sua spada; altre impaurite si chinarono a +prestargli omaggio, ed egli, nella primavera dell’anno +1137, passando dalle Marche e costeggiando il mare, +venne nelle Puglie, in quello che Enrico suo genero +con un’oste minore giungeva a Viterbo, passando per +Firenze. Quei due eserciti, assediando o schiacciando +città, devastando terre, sgomberandosi il sentiero col +ferro e col fuoco, rassomigliarono (come sempre fu delle +imprese che mossero contro di Roma), a torrenti di lava +che scorressero crepitando attraverso Italia, per indi +prestamente fermarsi e affreddare. Enrico il superbo, che +aveva adesso titolo di duca di Toscana, condusse Innocenzo, +per Sutri, nel Lazio, in mezzo a continua desolazione +dei luoghi che parteggiavano per Anacleto‍<a class="tag" id="tag523" href="#note523">[523]</a>. +Ma l’Antipapa, dai merli del castel Sant’Angelo, vide +con gran meraviglia quelle soldatesche minacciose passar +oltre senza far sosta a Roma; il suo antagonista, che +or tornava dopo quattro anni di esilio, non poteva perder +<span class="pagenum" id="Page_501">[501]</span> +tempo nelle pastoje che gli avrebbe opposto la Città; +non fece che mandar Bernardo abate, perchè colla sua +religiosa eloquenza gli conquistasse Roma; quanto a sè, +procedette innanzi col duca Enrico per Albano e per la +Campagna, che gli si sottomise, e capitò a San Germano +e a Benevento, dove pose il piede ai 23 di Maggio‍<a class="tag" id="tag524" href="#note524">[524]</a>. +Dopo breve resistenza questa città gli si diede a soggezione; +Capua riaperse le porte al suo legittimo signore, +ed Enrico, Innocenzo, Lotario poterono lietamente stringersi +la mano dentro a Bari inondata di sangue. +</p> + +<p> +Indarno Rogero offerse pace a buoni patti; fu respinta +in allora che egli non poteva più impedire la +caduta di quasi tutte le città delle Puglie, avvegnaddio i +vascelli di Pisa e di Genova dessero man forte agli eserciti +di terra. Rogero fuggì a Sicilia, e i trionfi momentanei +di Lotario estesero la podestà imperiale per la prima +volta veramente su tutta l’Italia del mezzodì. In Capua +si restaurò il principato di Roberto; il prode Rainolfo +fu fatto duca delle Puglie, e Sergio trasse nuovamente +<span class="pagenum" id="Page_502">[502]</span> +respiro di libertà in Napoli. Tutta volta i più trionfali +successi di Imperatori tedeschi non potevano essere in +Italia che cosa di durata passeggiera, perocchè queglino +facessero presto ritorno alle terre loro, nè lasciassero +presidî di milizie: il profitto de’ loro sforzi lo raccoglieva +tutt’al più l’accortezza de’ Papi, posto che gli +Imperatori con sì poco raziocinio facevano da avvocati +d’arme in pro di essi. I valorosi soldati tedeschi capirono +l’abuso che di loro si faceva; chiesero impetuosamente +di ritornare alle proprie case, e ad alta voce e +con parole aperte imprecarono il malanno addosso del +Papa, le cui sole utilità avevano dato occasione a questa +guerra omicida e infruttuosa. Abbastanza Lotario aveva +fatto per Innocenzo, e di già nelle Puglie e a Salerno +(su cui il Papa pretendeva ad esclusiva signoria feudale), +aveva capito che nessun titolo di riconoscenza +si avrebbe potuto appresso di quello accaparrare, poichè +il Pontefice voleva servirsi di lui non altrimenti che di +un capitano devoto a’ suoi interessi‍<a class="tag" id="tag525" href="#note525">[525]</a>. Fu soltanto +per temenza di Rogero se non ne venne a rottura; ad +ogni modo, omai nel mese di Settembre l’Imperatore +mosse a Farfa, passando da Monte Cassino, da Ceperano, +da Palestrina e da Tivoli. In Roma non pose piede; +però la fazione imperiale era andata a San Germano, +recandogli le insegne del Patriziato, e Tolomeo di Tusculo, +<span class="pagenum" id="Page_503">[503]</span> +potentissimo dei signori del Lazio, aveva fatto +omaggio a lui ed al Papa, ed in ricambio ne era stato +riconosciuto per principe dell’Impero, ottenendo la confermazione +dei suoi possedimenti. Quanto al Papa, l’Imperatore +lo raccomandò alla Provvidenza, e proseguì il +cammino suo verso il settentrione‍<a class="tag" id="tag526" href="#note526">[526]</a>. +</p> + +<p> +Aveva Lotario voltato appena le fronti, che re Rogero +tornò di Sicilia col sangue bollente di vendetta, e i +suoi armigeri saraceni si gettarono sulle Puglie e sulle +Calabrie con devastazioni orribili: in quel primo sbigottimento +gli si arresero Capua, Benevento, Salerno, Napoli +e molte castella; Roberto di Capua fuggì; Sergio +di Napoli giurò fede di vassallo; l’eroico Rainolfo pugnò +ancora qualche tempo con coraggio e con buona +fortuna, ma, ad onta della splendida vittoria che riportava +ai 30 di Ottobre presso di Ragnano, ei non potè +mantenersi padrone che di alcune città forti del suo +Ducato. La gloriosa impresa dell’Imperatore fu simile +ad un uragano che passa e non dura; le vittorie, comperate +a sì caro prezzo, furono opera perduta appena che +fatta, e solamente ornarono la generosa vecchiezza di +Lotario con verdi ma infecondi allori. Questo Imperatore, +<span class="pagenum" id="Page_504">[504]</span> +di cui amici e nemici laudarono la mansuetudine, +la saviezza e il valore, portò con sè d’Italia il germe +della morte, parimente di quello che avvenne di parecchi +altri Tedeschi predecessori e succeditori suoi, e +passò da questa vita in una capanna delle Alpi tirolesi, +addì 3 Dicembre dell’anno 1137. +</p> + +<h4 id="cap3-8-3">§ 3. +<span class="smaller">Innocenzo II torna a Roma. — Anacleto II muore. — Vittore +IV antipapa. — Roma si sottomette ad Innocenzo II. — Il +convento dei Cisterciensi <i>ad Aquas Salvias</i>, monumento +di san Bernardo a Roma. — Concilio Lateranense +dell’anno 1139. — Innocenzo II guerreggia contro Rogero I. — Fatto +prigioniero, approva la monarchia sicula. — Operosità +del Pontefice a Roma dopo la pace. — I Romani +guerreggiano contro Tivoli. — Innocenzo raccoglie Tivoli +sotto la protezione della Chiesa. — I Romani si sollevano, +restaurano in Campidoglio il Senato, e Innocenzo II muore.</span></h4> + +<p> +Innocenzo trovò Roma veramente ben disposta a +favor suo per influenza di san Bernardo; bensì Anacleto +possedeva sempre il san Pietro e il castel Sant’Angelo, +ma il suo partito si scemava e si sperdeva. Non v’era che +Rogero il quale non volesse riconoscere Innocenzo II +per papa. L’accorto Principe si prendeva la parte che +Lotario aveva rifiutato; e, per trarre a profitto suo lo +scisma che egli solo teneva ancor desto, si assideva giudice +dei due Pontefici. Ascoltava a Salerno con esemplare +pazienza le esortazioni di san Bernardo, faceva che +per una serie di giorni i Cardinali delle due fazioni alla +presenza sua disputassero accaloratamente; quanto a +sè teneva le sue deliberazioni in serbo. Però adesso la +morte di Anacleto liberava Innocenzo dalle sue difficoltà: +<span class="pagenum" id="Page_505">[505]</span> +il figliuolo di Pier Leone trapassò ai 25 Gennaio +del 1138, dopo di aver coraggiosamente occupato per +quasi otto anni la cattedra di san Pietro, e dopo di aver +benanco resistito a due imprese mosse dal settentrione +contro a Roma, l’ultima delle quali era stata uno dei +più splendidi trionfi degli Imperatori alemanni. I seguaci +di san Bernardo fecero allegrezze grandi della +sua morte; tuttavia non udiamo pur una voce d’uomo +imparziale, la quale rimproveri ad Anacleto le peccata +che disonorarono molti Papi legittimi: e il pontificato +di lui, legale nella sua origine, sebbene stato non lo sia +secondo il rigore dei canoni, era trascorso in mezzo ai +terrori ed alle angustie‍<a class="tag" id="tag527" href="#note527">[527]</a>. +</p> + +<p> +La fazione di Anacleto non tardò a chiedere che Rogero +le desse un novello Antipapa; e col suo consenso +levò a tale, nel Marzo, il cardinale Gregorio, con nome +<span class="pagenum" id="Page_506">[506]</span> +di Vittore IV: però lo scisma non posava più su solide +basi. L’esaltamento di un Antipapa servì ai Romani solamente +di ragione per cui ottenere potessero condizioni +di pace più favorevoli; poco andò che santo Bernardo +potè condurre quel Cardinale da peccatore penitente ai +piedi del protetto suo; e, omai a Pentecoste, i fratelli di +Anacleto, istessamente di tutti gli altri Romani, presi +all’esca di molto denaro, fecero omaggio a Innocenzo II +come a loro papa e signore‍<a class="tag" id="tag528" href="#note528">[528]</a>. Colla famiglia de’ Pierleoni +fu conchiusa una pace durevole; conservò essa il +suo ragguardevole grado e la sua potenza alla corte +pontificia, e Innocenzo medesimo la illustrò con onoranze +e con officî‍<a class="tag" id="tag529" href="#note529">[529]</a>. Bernardo potè adesso partir di Roma +in trionfo; era per massima parte merito suo se si aveva +vinto lo scisma dei Pierleoni, domato la <i>rabies leonina</i>, +<span class="pagenum" id="Page_507">[507]</span> +restaurato la unità della Chiesa; laonde i suoi devoti +lo appellarono, come Cicerone, padre della patria. A monumento +di questo celebre Santo può in Roma vedersi, +dietro al san Paolo, il convento detto <i>ad Aquas Salvias</i>, +chè Innocenzo II lo edificò a nuovo, e vi pose entro +Cisterciensi di Chiaravalle, sotto il governo di Bernardo +abate, discepolo del grande mistico‍<a class="tag" id="tag530" href="#note530">[530]</a>. Poco tempo +dopo i Cisterciensi misero loro sede anche nella Campagna +di Roma, dove tolsero possedimento del convento +di Casamari, in vicinanza del Liri‍<a class="tag" id="tag531" href="#note531">[531]</a>. +</p> + +<p> +Nella prima settimana di quaresima dell’anno 1139, +<span class="pagenum" id="Page_508">[508]</span> +un Concilio ecumenico lateranese annunciò solennemente +che finito era lo scisma; si annullarono gli atti +di Anacleto; Rogero di Sicilia fu novellamente scomunicato, +e condannate furono le dottrine di Arnaldo +da Brescia, che presto doveva far sua comparsa sulla +scena di Roma‍<a class="tag" id="tag532" href="#note532">[532]</a>. Tuttavia la pace della Chiesa non +poteva essere completa fino a tanto che non vi dava +suggello il poderoso Re di Sicilia. Nessun altro nemico +dava molestia ad Innocenzo fuor di questo accorto Principe, +la cui ostinatezza mandava a vuoto d’ogni specie +trattative. Egli librava la sua spada su di Roma affine +di strappare al Papa la parola che desse accoglienza +alla sua monarchia; falliva la speranza che un ultimo +moto di reazione potesse fare a pezzi la potenza sicula, +perocchè Rainaldo duca, uno dei più chiari uomini di +quella età, solo avversario che potesse per ragione di +natali competere col Re, moriva repentinamente in +Troja ai 30 di Aprile 1139. Tosto Rogero si gettò sulle +città di Rainolfo; queste tutte, fino a Troja ed a Bari, +fecero a lui dedizione, ed Innocenzo allora deliberò di +<span class="pagenum" id="Page_509">[509]</span> +romper guerra. Raccolto un esercito, e accompagnato dal +profugo Roberto di Capua mosse il Papa a San Germano, +più sconsigliato di Leone IX e di Onorio II, cimentandosi +ad una lotta disuguale. E sorti pari di quei suoi +antecessori ebbe Innocenzo; sentenza stupenda che la +mano di Nemesi scrisse nella storia dei Pontefici, le cui +imprese mondane così ebbero giustissima punizione‍<a class="tag" id="tag533" href="#note533">[533]</a>. +Da San Germano trattò il Papa con Rogero, ma questi +ricusò di ristorare i Principi di Capua nei loro dominî, +e finalmente si propose di por termine alle lunghe discussioni +mercè un colpo maestro, alla foggia di quello +che Enrico V aveva fatto. Mentre i Pontificî cingevano +Galuzzo d’assedio, egli comandò a suo figlio Rogero di +tendere un agguato a Innocenzo con un mille de’ suoi +cavalieri, e l’evoluzione riuscì presto e bene. Dopo una +scena fiera di saccheggio, di fuga e di cattura, il Papa fu +condotto con Eimerico cancellier suo e con molti nobili +romani e Cardinali, nella tenda di Rogero; solo Roberto +di Capua si potè salvare grazie alla velocità del suo buon +cavallo‍<a class="tag" id="tag534" href="#note534">[534]</a>. Il Re e i suoi figli con umiltà tutto normanna +<span class="pagenum" id="Page_510">[510]</span> +si gettarono a’ piedi del loro prigioniero, e, componendo +a sorriso la faccia, impetrarono pietà e pace; laonde, +dopo una breve lotta che s’appiccò fra la vergogna +restia e la paura maestra di persuasione, il Papa confermò +nel regno «l’illustre e chiarissimo Re di Sicilia» +ed i suoi eredi, e, fatta eccezione di Benevento, confermò +il possedimento di tutte le terre da lui conquistate: questo +avvenne addì 27 Luglio del 1139‍<a class="tag" id="tag535" href="#note535">[535]</a>. In tal guisa +il Papa di bocca propria bandì insania essere stati i +valorosi sforzi di Lotario, che avevano pur inteso alla +distruzione dell’usurpato reame di Sicilia; e pertanto il +solo atto di Anacleto, che Innocenzo riconobbe per valido, +fu la fondazione di quella nuova monarchia. Indarno +vi oppose proteste l’ultimo e legittimo Duca di Capua; +il suo bel principato toccò ad Anfuso figlio di Rogero; le +Puglie furono date in feudo a Rogero erede del trono; e, +dopochè anche l’antichissimo Ducato bizantino di Napoli +s’ebbe arreso, un Principe savio e fortunato imperò +sulle magnifiche di tutte le province d’Italia, che per lui, +la prima volta dopo del tempo de’ Goti, furono ridotte ad +unità di regno‍<a class="tag" id="tag536" href="#note536">[536]</a>. La costituzione di questa monarchia +<span class="pagenum" id="Page_511">[511]</span> +fece grande impressione nel mondo; poichè con tanta +astuzia e con tanta energia s’avevano distrutto interamente +degli Stati vissuti un tempo con loro propria +autonomia, se ne dedusse la conseguenza che l’usurpatore +aguzzasse l’ingegno a disegni ancor maggiori. Nei +paesi di fuori si salutò l’audace conquistatore col voto +che eziandio all’«infelice Toscana» potesse toccar la +bella sorte di unirsi al dominio di quel Re‍<a class="tag" id="tag537" href="#note537">[537]</a>; tuttavia +nel resto d’Italia non una voce s’udì che motivasse +il desiderio di annettersi alla monarchia di Sicilia. +Se l’esistenza dello Stato ecclesiastico romano abbia mai +potuto essere un beneficio per Italia, lo fu in quell’età, +perciocchè opponesse un baluardo al genio di conquista +de’ Re normanni. Italia presentava uno spettacolo strano +di acerbe contraddizioni politiche: spente le antiche +Republiche marittime di Amalfi, di Gaeta, di Napoli, di +<span class="pagenum" id="Page_512">[512]</span> +Salerno e di Sorrento, il mezzogiorno cadeva per sempre +negli ugnoli di una monarchia feudale, e diventava +vittima della tirannide, nel tempo istesso che al settentrione, +rilassatosi felicemente il legame che avvinceva +quelle terre all’Impero, le Republiche cittadine venivano +in fiore rigoglioso, e davano a Italia una seconda civiltà +e una seconda vita di ricordanza imperitura. +</p> + +<p> +Al suo ritorno Innocenzo fu accolto in Roma, come +un tempo Leone IX, con onoranze sì, ma eziandio con +censure. Non mancarono istanze affinchè si dichiarasse +esser nullo il trattato che Rogero gli aveva strappato; +sennonchè il Papa umilmente s’acchetò al pensiero, che +a Dio era piaciuto di comperare questa pace a prezzo +della vergogna di lui Pontefice‍<a class="tag" id="tag538" href="#note538">[538]</a>: nè il suo avvilimento +era affatto scevro di frutto, avvegnaddio il reame +di Sicilia sè stesso riconoscesse d’ora in poi per feudo +non dell’Imperatore, ma del Papa. +</p> + +<p> +Innocenzo II, riverito adesso in santa pace come capo +della Chiesa, protetto da Rogero I financo in Roma, potè +per la prima volta attendere a cura della Città. Egli diè +opera a restaurare i rapporti della proprietà che erano +andati tutti scombussolati, a ristabilire l’ordine nell’amministrazione +della giustizia, a raffermare la pace +di Dio; in breve, fu il benefico Principe di Roma, dove, +durante lo scisma, si aveva disimparato dal credere +<span class="pagenum" id="Page_513">[513]</span> +all’autorità temporale del Papa‍<a class="tag" id="tag539" href="#note539">[539]</a>. Tuttavolta quella +unica voce che s’ode lodare le felici condizioni di Roma, +o disse una parola di adulazione, o abbastanza presto +fu messa a silenzio dall’insorgere di avvenimenti, che, +tutto al rovescio, con rapidità meravigliosa addussero +un’epoca nuova nella storia della Città‍<a class="tag" id="tag540" href="#note540">[540]</a>. Una guerra +cittadina ve ne diede occasione. +</p> + +<p> +La piccola Tivoli animata a spiriti di libertà, e dotata +di fermo coraggio, faceva sbassare a Roma per +rossore la faccia: da lunghissimo tempo il Vescovo di +Tivoli aveva conseguito esenzione dal banno del Conte, +e soltanto, a tutela dei diritti signorili del Papa, in quell’antico +Comitato vegliava un Rettore eletto da lui, +istessamente come usavasi per Benevento. I Tivolesi possedevano +omai una costituzione civica abbastanza independente; +sostenevano financo guerre coi loro vicini, +segnatamente coll’Abate di Subiaco, ed è difficile che +ciò sempre avvenisse sotto l’autorità del loro Vescovo‍<a class="tag" id="tag541" href="#note541">[541]</a>. +Durante la controversia delle investiture vedemmo +<span class="pagenum" id="Page_514">[514]</span> +questa città schierarsi dalla parte degli Antipapi; +Pasquale II non la aveva assoggettata che a fatica; Innocenzo +II la aveva tolta ad Anacleto probabilmente colle +armi di Lotario, e nondimeno essa ben presto di nuovo si +sollevava. Allorchè i figliuoli di Rogero, nell’anno 1140, +mossero negli Abruzzi, e sottomisero le città del confine +sul Liri, i Tivolesi afforzarono il loro territorio di munimenti +per difendersi da un assalto‍<a class="tag" id="tag542" href="#note542">[542]</a>. Tuttavia Innocenzo +<span class="pagenum" id="Page_515">[515]</span> +n’ebbe rassicurazioni pacifiche da Rogero, e i +figliuoli di lui non oltrepassarono la frontiera; ma nell’anno +1141 troviamo Tivoli in piena rivolta contro +del Papa e in furibonda guerra con Roma.‍<a class="tag" id="tag543" href="#note543">[543]</a>. Ignote +ne sono le cause; forse il Papa aveva desiderato di collocare +in Tivoli un presidio romano, e certamente egli +a ciò pretendeva, affine di infrenare gli impulsi di libertà +republicane, che andavano facendosi vivi in Roma, del +paro che in tutte le città dello Stato ecclesiastico. +</p> + +<p> +Le guerre di città, che in Lombardia e in Toscana +riarsero con furia incessante, trovarono adesso loro imitazione +anche nelle terre romane; sennonchè la fu poco +onorevol cosa per la città capitale del mondo vedersi +tratta in lotta con piccole terre latine, siccome era avvenuto +nella sua infanzia, al tempo di Coriolano e di Decio; +e fu per essa una grave onta d’essere perfino battuta dai +Tivolesi. Gli assediati erano protetti dalla saldezza della +loro città, posta sopra la gran gola formata dall’Anio; +e una coraggiosa sortita fatta contro il campo de’ Romani, +dove forse trovavasi Innocenzo in persona, mise in +vilissima fuga gl’illustri Consoli che scrivevano di sì +orgogliose lettere agli Imperatori. Colla perdita di moltissima +preda che lasciava dietro a sè, la milizia romana +fu inseguita dai cittadini di Tivoli fin sotto le mura di +<span class="pagenum" id="Page_516">[516]</span> +Roma‍<a class="tag" id="tag544" href="#note544">[544]</a>. Furiosi del vitupero subito, e frementi d’ira, +tornarono i Romani all’attacco nell’anno seguente, e +lo stesso Innocenzo II rinfocolò i loro sforzi contro il +castello ribelle‍<a class="tag" id="tag545" href="#note545">[545]</a>. Cinti d’ogni parte e sotto la pressura +degli assalti, i Tivolesi finalmente si arresero, ma +non ai Romani, bensì al Papa, parimenti di ciò che un +tempo avevano fatto con Silvestro II; però anche adesso +si ripeterono i fatti accaduti all’età di Ottone III. Ci si +conserva ancora l’istromento di pace, nel quale i cittadini +di Tivoli giurarono di mantenere fede a san +Pietro ed ai Papi canonici; di non contribuire col consiglio +nè colle opere a che il Papa perdesse vita, membra, +libertà; di svelare le male congiure che contro di lui +si ordissero; di custodire il secreto dei suoi messaggi; +di volergli prestare ajuto per la conservazione del Papato +in Roma, della città di Tivoli e degli aggiuntivi dominî, +della fortezza prossima a Ponte Lucano, delle castella +di Vicovaro, di San Polo, di Boverano, di Cantalupo, di +<span class="pagenum" id="Page_517">[517]</span> +Burdello, di Ciciliano e di altre regalie di san Pietro; +di dare finalmente il Comitato e il Rettorato di Tivoli +in podestà dei Papi‍<a class="tag" id="tag546" href="#note546">[546]</a>. +</p> + +<p> +Come i Romani ebbero contezza di questo trattato, +si accesero a impetuosissima collera; il Papa toglieva +loro di mano una città da essi conquistata, a imperar +sulla quale aveva diritto il popolo romano: che più? +egli si arrogava colà il potere di conte. Volevano essi +far pagar cara la loro sconfitta anteriore, mettendo Tivoli +a distruzione; chiedevano pertanto che Innocenzo +lasciasse far la loro volontà, ma quegli coraggiosamente +negava. Allorchè, centoquarantatre anni prima, Silvestro +II aveva rejetto la eguale domanda dei Romani, ne +era stata conseguenza una ferocissima ribellione di cui +erano cadute vittime la podestà imperiale e quella pontificia: +conseguenza del rifiuto di Innocenzo era adesso +un’insurrezione ancor più fiera di Roma, nella quale +andava a rotoli la signoria temporale dei Papi. In nessun +luogo di questa Storia deploriamo noi che si sieno inaridite +<span class="pagenum" id="Page_518">[518]</span> +tutte le fonti di notizie, più che noi facciamo a +questo punto, in cui si tratta di una mutazione tanto +memoranda di cose. Nessun Annalista romano vi ha +gittato sopra un sol filo di luce; la Storia di Monte +Cassino s’interrompe coll’anno 1138; la Cronica del +notaio Falcone termina coll’anno 1140; Romualdo di +Salerno, il Cronista di Fossa Nova non fanno pur motto +di questi avvenimenti di Roma; e soltanto alcuni Storici +narrano con cenno fuggevole, che i Romani in gran +furia corsero al Campidoglio per restaurarvi il Senato, +il quale da lungo tempo aveva cessato di esistere, e +tosto dopo ripigliarono la guerra contro Tivoli. E raccontano +che il Papa, pauroso di perdere per sempre la +podestà temporale tramandatagli da dopo il tempo di +Costantino, adoperasse minacce, preghiere e oro per +acchetare l’insurrezione, e che morte lo togliesse di +pena in mezzo al tumulto della indomabile sollevazione +popolare‍<a class="tag" id="tag547" href="#note547">[547]</a>. +</p> + +<p> +Innocenzo II, dopo di aver passato mezzo il suo pontificato +nell’esilio, oppure da capitano in imprese di +<span class="pagenum" id="Page_519">[519]</span> +guerra, vide ruinare la signoria terrena di san Pietro: lo +scettro di Roma cadde della sua mano irrigidita dalla +morte, ed egli trapassò ai 24 Settembre dell’anno 1143, +causa la concitazione dell’animo o il dolore, in quello +che il vecchio Campidoglio risonava delle grida festanti +dei Republicani. Con questo Papa ebbe fine il periodo +della storia cittadina di Roma, che puossi chiamare +epoca di Gregorio: una di nuova e di insigne se ne apre +adesso; descriverne i caratteri sarà còmpito del Capitolo +che succede‍<a class="tag" id="tag548" href="#note548">[548]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_521">[521]</span></p> + +<h3 id="cap4-8">CAPITOLO QUARTO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap4-8-1">§ 1. +<span class="smaller">Condizioni interiori della città di Roma. — Ceto dei +cittadini. — I gonfaloni della milizia. — Nobiltà popolana. — Nobiltà +patrizia. — Nobiltà della provincia. — Decadimento +dei Conti della provincia romana. — Oligarchia dei <i>Consules +Romanorum</i>. — Il ceto dei cittadini sale in potenza. — Fondazione +del Comune civico. — La grande nobiltà feudale tiene +le parti del Papa.</span></h4> + +<p> +L’instaurazione del Senato era conseguenza della +libertà omai fiorente di città lombarde, parimenti che +delle condizioni proprie di Roma. Fino dal secolo undecimo, +a poco a poco si avevano quelle acquistato la loro +autonomia, all’ombra della Chiesa che da principio le +aveva tenute in sua tutela. Di già gli Ottoni, e più ancora +gli Imperatori di casa Salica, erano andati via via +trasfondendo nei Vescovi la podestà di Conti, ed in +pari tempo avevano donato privilegî parecchi alle città; +dappoi queste tolsero ai Vescovi la giurisdizione di Conti, +e diventarono Comuni con loro proprî magistrati. Gli +abitatori di città agiate e saldamente munite fecero loro +pro della lotta combattuta fra la Chiesa e lo Stato, che +indebolì i Vescovati e allentò eziandio il vincolo all’Impero: +<span class="pagenum" id="Page_522">[522]</span> +così in mezzo alle due podestà scrollate sorsero +essi, terza potenza dotata di robustezza giovanile. In +sull’incominciamento del secolo duodecimo la più parte +delle città in Lombardia, in Tuscia, nelle Romagne, +nelle Marche, si reggeva sotto il governo di due Consoli +eletti ad ogni anno, ed ai quali adesso era venuto +in mano l’antico banno dei Conti, colla massima parte +delle publiche entrate‍<a class="tag" id="tag549" href="#note549">[549]</a>. +</p> + +<p> +I Romani s’invaghirono dell’esemplare di Republiche +libere e potenti. Roma trovavasi ancora soggetta al +diritto di signoria di un Vescovo, quando già tante altre +città ne avevano scosso il giogo: trattavasi dunque +che lo scotesse anch’essa del pari. Senonchè questo vescovo +era il Papa; la sua signoria territoriale non era +sorta, come quella vescovile in altre città, da privilegî +di esenzione, nè come quella era cosa di fresca data; +essa per lo manco faceva derivare sè medesima dalle +costituzioni franche. Guerre di fazioni, scismi, esilî lunghi +l’avevano indebolita al paro della podestà imperiale; +eppure, ad onta di ripetute perdite subìte nelle cose +temporali, il Vescovo di Roma poteva sempre nuovamente +schierare in campo difensori potenti del suo dominio +politico: tali erano la santità del suo pontificato, +le imprese degli Imperatori contro di Roma, i Normanni, +<span class="pagenum" id="Page_523">[523]</span> +il denaro della Cristianità. Per tal ragione, città lombarde +diventarono libere e Roma no, quantunque prima +di quelle abbia essa combattuto, sotto di Alberico e dei +Crescenzî, per le sue libertà. +</p> + +<p> +Abbiamo notato eziandio gl’impedimenti interiori +che si opponevano a ciò che la Città conseguisse la sua +autonomia. Milano, Pisa, Firenze, Genova, attingevano +libertà e ricchezza da una nobiltà amatrice della patria, +e dalla forza di un grande ceto di cittadini minori, i +quali costringevano i nobili a cercare il loro posto +d’onore, assidendosi con essi loro negli ordini consultivi. +In Roma i laici erano distinti in due moltitudini, nobiltà +e popolo; quella partecipava insieme col clero agli +onori e alla potenza; questo, colpa la natura non industre +della Città, era condannato ad una vita estranea +alle cose politiche. Nel secolo duodecimo non esisteva +alcuna associazione difensiva di liberi cittadini romani, +come si dava in altre città. Vediamo da documenti esservi +stati maggiorenti che caricavano bastimenti e conchiudevano +contratti di commercio, ma un ceto di mercanti +non compare ancora; soltanto che di trafficanti +e di banchieri si fa cenno nelle carte di tutti i tempi, +e si denotano col predicato triviale di <i>Magnificus</i>‍<a class="tag" id="tag550" href="#note550">[550]</a>. +Per verità continuavano ad esistere le scuole di artigiani +<span class="pagenum" id="Page_524">[524]</span> +colle antiche forme, ma esse stavano pur sempre +sotto la clientela dei maggiorenti‍<a class="tag" id="tag551" href="#note551">[551]</a>. +</p> + +<p> +La sola associazione politica defensiva che unisse i +cittadini di Roma era la milizia coi suoi sodalizî di armigeri +raccolti a mo’ di maestranze, e co’ suoi vessilliferi‍<a class="tag" id="tag552" href="#note552">[552]</a>. +La cittadinanza atta alle armi, fornita di proprietà +libere e della naturalità secondo la pienezza del diritto +romano, era ripartita per Regioni: dodici della Città, ed +una decimaterza, e un’altra decimaquarta evidentemente +<span class="pagenum" id="Page_525">[525]</span> +dell’isola e del Transtevere, esclusa essendone la città +Leonina, ch’era pontificia‍<a class="tag" id="tag553" href="#note553">[553]</a>. Noi possiamo tenere per +fermo che soltanto questi gonfaloni avessero diritto di +dare voto nelle faccende publiche; prendevano parte +all’elezione del Prefetto, acclamavano all’elezione del +Papa, e tratto tratto la nobiltà dominante ed anche il +Pontefice li congregavano nel Campidoglio ad assemblea, +affinchè in qualità di <i>Populus Romanus</i> aderissero +col loro suffragio alle deliberazioni. In una città povera +il cittadino non poteva ottenere preponderanza per ricchezza +di patrimonio, ma soltanto colle armi; ed in un’età +così travagliata di guerre com’era questa, anche la milizia +romana era una vera potenza. Da questi sodalizî raccolti +sotto una bandiera, il ceto de’ cittadini mediocri +(<i>bandus</i>) trasse diritti politici e forza di resistere contro il +reggimento feudale della nobiltà. Oltracciò, fin d’adesso +emergevano dalla moltitudine dei liberi cittadini alcune +<span class="pagenum" id="Page_526">[526]</span> +famiglie che per antica origine e per agiatezza rivaleggiavano +colla nobiltà: formarono una più eletta classe +di cittadini, e poco a poco vennero frammettendosi all’aristocrazia, +ossia diventando famiglie senatorie nuove. +Poichè la nobiltà romana non fu mai, come quella di +Venezia, racchiusa entro un grembo che serrava le sue +file agli altri uomini, così è massimamente impossibile +di distinguer sempre illustri case popolane dalle famiglie +patrizie. E infatti famiglie antiche cadevano; di +nuove venivan su, e d’un tratto, come avvenne dei Pierleoni, +prendevano posto nell’ordine dei Capitani e dei +<i>Principes</i>. Così ancora oggidì va la cosa in Roma; qui +era ed è il feudo che creava uno, e tuttavia adesso lo +crea, duca e barone. +</p> + +<p> +In Roma v’aveva dunque un’aristocrazia vecchia ed +una più recente di case molte, le quali coi loro clienti e coi +loro famigliari formavano ciascuna una gente strettamente +congiunta. Non era più che quei Patrizî mostrassero +ai loro ospiti i simulacri in cera di illustri antenati; +nondimeno pretendevano sempre di derivare le loro origini +dagli Anicî e dai Massimi, da Giulio Cesare e da +Ottaviano: ma forse può darsi che pochi di essi fossero +ruderi trasposti di antiche famiglie romane, simili alle +moli marmoree di ruinati palagi del vecchio tempo, dai +quali erano state rappezzate le tetre torri di questi barbari +Consoli. Le famiglie patrizie che avevano maggior +nominanza nel secolo duodecimo erano queste: i Tusculani +e i Colonna, i Crescenzî, i Frangipani, i Pierleoni, i +Normanni, i Sassi, i Latroni e i Corsi, i Massimi; le famiglie +dei Sant’Eustachio, fra cui i Franchi e i Saraceni; +gli Astaldi, i Senebaldi, i Duranti, gli Scotti, gli Ursini; +<span class="pagenum" id="Page_527">[527]</span> +le case lentamente sorte dal ceto della media cittadinanza, +i Buccapecora, i Curtabraca, i Bulgamini, i Boboni, +i Berardi, i Bonfilioli, i Boneschi, i Berizoni; nel +Transtevere i Papa, i Papazurri e i Muti, i Barunzî e i +Romani, i Tebaldi e gli Stefani, i Tiniosi, i Franculini, i +Brazuti ed altri‍<a class="tag" id="tag554" href="#note554">[554]</a>. I nomi rivelano che molte famiglie +avessero tratto origine da’ Longobardi, da’ Franchi e dai +Sassoni, discesi cogli Imperatori: poco a poco il tempo +e il diritto comune avevano cancellato le differenze di +stirpi; tuttavia può essere che il partito, il quale fra’ Romani +aderiva all’Impero, posasse in principio il suo fondamento +su quella nobiltà che era di razza germanica e venuta +immigrando, laddove la parte devota a sentimento +di nazione (e che più tardi fu la republicana), capitanata +un tempo da’ Crescenzî, aveva conservato la coscienza +del suo sangue romano. Non più era usato il titolo antico +<span class="pagenum" id="Page_528">[528]</span> +di <i>Dux</i>; però sempre gli ottimati si appellavano +«Consoli», e precisamente nel secolo duodecimo questo +antico titolo romano era tenuto con gran lustro. Adesso +essenzialmente significava la magistratura giudiziaria e +dominatrice, ma nemmeno remotamente era tolto ad +imitazione de’ Consoli lombardi, perocchè di esso, aggiuntovi +il nome <i>Romanorum</i>, personaggi si fregiassero +ad ogni tempo in Roma, ancor prima che in altre città +italiche si adoperasse: con quel titolo la nobiltà chiamava +i potentissimi suoi, i capi della Republica aristocratica‍<a class="tag" id="tag555" href="#note555">[555]</a>. +Eziandio del predicato di <i>Capitaneus</i>, che era +consueto nell’Italia settentrionale, trovansi in Roma ornati +i maggiorenti che avevano feudi del Papa. I Capitani +erano la grande aristocrazia della provincia, i <i>Comites</i> e +i <i>Vicecomites</i> della Campagna, cui il giuramento di vassallaggio +obbligava all’eribanno del Papa‍<a class="tag" id="tag556" href="#note556">[556]</a>. Però anche +<span class="pagenum" id="Page_529">[529]</span> +la nobiltà cittadina entrava nell’ordine dei Capitani, +una volta che il Papa la infeudava di castella; più si +noti che essa aveva escluso dalle cose civiche la nobiltà di +provincia, la quale altra volta era stata di tanto potente: +i Conti di Nepi e di Galeria, i Crescenzî nella Sabina, i +Conti della famiglia di Amato nella Campagna, financo +i patrizî Tusculani erano adesso decaduti, o se ne rimanevano +rincantucciati in bando nella loro città di provincia, +laddove più recenti famiglie consolari, come +i Frangipani e i Pierleoni, venute su in guerre di fazioni, +s’erano impadronite della potenza politica. +</p> + +<p> +Presso a’ capitani v’era finalmente il ceto dei feudatarî +minori (<i>milites</i>), vassalli dei maggiorenti o delle +chiese. In Roma, e massime nelle città della Campagna +dove la maggior parte dei beni allodiali era venuta in +mano delle chiese, formavano quelli una nobiltà di cavalieri, +che può paragonarsi a ciò che in Lombardia e in +Romagna erano i Valvassori‍<a class="tag" id="tag557" href="#note557">[557]</a>. +</p> + +<p> +Pertanto la nobiltà, che aveva fondato famiglie al paro +dei Patrizî di Roma antica, teneva in poter suo (omai +fino dal secolo undecimo e specialmente dopo la controversia +delle investiture) il reggimento della Città. Cornelî +e Claudî avrebbero con intenta meraviglia guardato +questi uomini che dimoravano entro ad archi di trionfo +ed a portici muniti di torri, e appellavansi Consoli de’ Romani, +<span class="pagenum" id="Page_530">[530]</span> +e in forma di Senato si radunavano ad assemblea +in mezzo delle ruine del Campidoglio. Qui infatti si congregava +la nobiltà ancor prima che si componesse il +nuovo Senato del popolo; e, uscendo del grembo di quella +nobiltà, i <i>Consules Romanorum</i> erano i presidî di un’oligarchia, +la quale, senza ordine di costituzione ma con moti +di tumulto, reggeva ossia angariava Roma‍<a class="tag" id="tag558" href="#note558">[558]</a>. Alla fine +il popolo sbalzava d’arcione la onnipotenza di questi +ottimati, e in ciò sta la importanza della rivoluzione avvenuta +nell’anno 1143. Laddove in Lombardia i Consoli +erano sorti insieme coi Comuni, il Comune, che soltanto +adesso si veniva formando in Roma, distruggeva il +reggimento consolare della nobiltà, e nel luogo di questa +metteva il consiglio comunale, e gli imponeva il +nome romano di Senato (<i>Sacer Senatus</i>). +</p> + +<p> +Alla rivoluzione del resto avevano dato impulso i +nobili allorchè erano venuti, per cagione di Tivoli, a +dissenso col Papa; e fu soltanto durante quell’insurrezione +che la cittadinanza mediocre alzò il capo. Per +quanto repentina possa parerne la sollevazione, era questa +da lunga mano preparata, giacchè le bandiere della +milizia, acquistatasi forza duranti le lotte del secolo undecimo, +<span class="pagenum" id="Page_531">[531]</span> +formavano omai proprie corporazioni politiche, +agognavano di prendersi la loro parte nel reggimento, e +meditavano costituire una Republica democratica. La +tirannide delle fazioni aveva reso intollerabile al popolo +la signoria feudale, che il Papato per sua fiacchezza +era andato favorendo. E fra gli aristocratici v’era un +partito papale che ostilmente avversava quello imperiale, +e teneva il Pontefice in conto di signore territoriale, anzi +di principe vero di Roma, cui si spettava di concedere +ai Re l’Impero. La nobiltà ispirata a questi sentimenti +era la vera aristocrazia feudale dei Papi, loro sostegno +politico in Roma, splendore laicale della loro corte: a +questi vassalli devoti e cortigiani i Pontefici dispensavano +beni dello Stato e gabelle, e conferivano cariche di +prevosti, dignità della Curia, officî giudiziarî ossiano +Consolati nella Città e nella provincia; peraltro destramente +ne compartivano i vantaggi, vale a dire, tenevano +quelle genti fra sè divise colla gelosia; e preferivano le +infedeltà dei «Consoli», piuttosto che essere costretti +a cercare un appoggio in mezzo alla cittadinanza, nella +quale i Papi temevano che si destasse vaghezza delle +istituzioni comunali. Ed in vero, ove ciò fosse avvenuto, +la sorte dei Pontefici sarebbe stata pari a quella +di tutti gli altri Vescovi, che col sorgere dei Comuni +avevano perduto la loro podestà civile. +</p> + +<p> +Poca scintilla bastò alla fine per accendere la grande +fiamma di quel rivolgimento civico, che forse per +secrete fila, a noi ignote, aveva stretto relazioni coll’Italia +settentrionale. Nell’anno 1143 Roma fece tentativo +di accomunare le varie classi, ciò che Milano, +Pisa, Genova ed altre città avevano omai tratto ad effettuazione. +<span class="pagenum" id="Page_532">[532]</span> +La nobiltà minore, per l’invidia che nutriva +contro a’ «Consoli», si associò coi cittadini; il novello +Comune s’impadronì del Campidoglio, si costituì da +Senato vero, e combattè, ossia discacciò tutti quei maggiorenti +che non vollero entrare nel Comune. Allora fu +che i Capitani, quelli eziandio di parte imperiale, si +schierarono sotto il vessillo del Papa, e Roma si partì +in due campi politici combattenti uno avverso l’altro; +l’antico consolare dell’aristocrazia, il senatorio nuovo +del Comune popolare, raccolto in Campidoglio. +</p> + +<p> +La fondazione di una cittadinanza libera ben meritò +di denotare da sè un’êra novella di Roma: lo studioso, +che con tranquilla mente svolge le pagine della storia, +contempla con occhio meravigliato le ruine del Campidoglio, +divenuto cosa leggendaria, dove tumultuosamente +si asside un popolo fiero e ignorante, e chiama i suoi capi +con nome di Senatori: uomini questi che nulla ne sanno +più delle orazioni di Cicerone e di Ortensio, di Catone e +di Cesare, ma, come i plebei antichi, combattono anche +essi una razza orgogliosa di Patrizî discesi di origini o di +mescolanze barbariche; e strappano la corona temporale +dal capo del sommo sacerdote di Roma, domandano che +l’Imperatore di nazione tedesca confessi sè esser tale +perciocchè la maestà del popolo romano lo abbia investito +della sua autorità, e dai ruderi di vetusti templi +romani bandiscono che l’aurea Roma è regina dell’orbe. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_533">[533]</span> +</p> + +<h4 id="cap4-8-2">§ 2. +<span class="smaller">Il Campidoglio nei secoli bui. — Suo graduale risorgimento +politico. — Uno sguardo alle sue ruine. — Dov’era +posto il tempio di Giove. — Santa Maria in Araceli. — Leggenda +della visione di Ottaviano. — Il <i>Palatium Octaviani</i>. — Il +primo palazzo senatorio del medio evo in Campidoglio.</span></h4> + +<p> +È cosa per noi attrattiva di volgere uno sguardo al +tragico mondo di ruine che si raccoglieva nel Campidoglio, +e di scorrere la storia che s’ebbe nei secoli bui +questa residenza veneranda del vecchio Impero romano. +Però in un periodo di più che cinquecento anni una +tenebra spaventosa ravvolge nella sua cupa oscurità il +sublime di tutti i luoghi che abbiano avuto una storia; +e questo è il più mesto fatto onde ci offra esempio il +decadimento non soltanto di Roma, ma di ogni terrena +grandezza. Dopo l’ultimo Senatore di Roma antica, +Cassiodoro, nessuno storico ha fatto più menzione del +Campidoglio. Solamente l’Anonimo di Einsiedeln ne ha +registrato nota fuggevole; solamente tradizioni e leggende +discorrono in confuso di questa meraviglia del +mondo, e nel secolo nono, in mezzo ai ruderi di templi +senza nome, vi si erige, strano contrapposto! il monastero +della Vergine Maria <i>in Capitolio</i>. Le ruine di tanti +templi e di tanti portici non furono mai adoperate a +formare una rocca della Città; nè s’ode che l’Arce +antica colle sue rupi tarpee si usasse da arnese di +maggior fortezza, com’era del Septizonio e del castel +Sant’Angelo. Il Campidoglio non dominava più alcuna +delle grandi vie animate un tempo di tanta vita operosa, +chè quel quartiere, soprattutto il Foro antico, s’era +<span class="pagenum" id="Page_534">[534]</span> +fatto deserto, e la popolazione sempre più fittamente si +andava addensando nel Campo di Marte, giù verso il +Tevere, che diventava importante anche dal punto di +vista strategico. Fu solamente la incancellata tradizione +della significanza che un tempo aveva avuto il +Campidoglio venerando, la quale nuovamente lo suscitò +dal suo silenzio sepolcrale, e ancora una volta lo pose a +capo politico della Città, non appena che s’ebbe ridestato +il sentimento della libertà municipale: così è che +omai nel secolo undecimo il Campidoglio compare esser +la sede, entro cui si compongono tutti i negozî d’indole +puramente civica. Al tempo di Ottone III e dei Patrizî +nobili, era risorta la ricordanza del luogo santo ove +s’avevano tenute le assemblee del romano Impero; i +ruderi del Campidoglio si rianimarono a vita colle adunanze +dei nobili e del popolo, e presero allora le veci +dei <i>Tria Fata</i>. Ai tempi di Benzone, a quelli di Gregorio +VII, poi al tempo di Gelasio II, nei tumulti per +l’elezione del Prefetto, all’assentimento dell’elezione di +Calisto II, fu daccapo il Campidoglio, dove si chiamarono +a parlamento o alle armi i Romani. Probabilmente sul +Campidoglio dimorava eziandio il Prefetto urbano, chè +risiedeva colà il Prefetto di Enrico IV, per opera del +quale Vittore III fu discacciato di Roma; e forse un +palazzo che ivi era serviva di luogo in cui raccoglievansi +i tribunali, dappoichè i loro atti erano segnati +con questa formula: <i>actum civitate Romana apud Capitolium</i>‍<a class="tag" id="tag559" href="#note559">[559]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_535">[535]</span> +</p> + +<p> +Per quanto ardente imaginativa uomo posseda, ei +non potrà mai riuscire a pingersi in mente la melanconica +grandezza di quelle rovine, intorno cui l’edera +s’attortigliava. Sulle crollate colonne del tempio di +Giove, o sotto le volte dell’Archivio publico, in mezzo +a frammenti di statue o di pietre epigrafiche, ben +poteva assidersi qualche monaco del convento capitolino, +o qualche Console rapace, o talun Senatore ignorante, +e far le meraviglie di quei ruderi, e meditare ai +capricci mutevoli della fortuna. E la vista di quei luoghi +di rovina avrebbe potuto richiamargli alla memoria +quel verso di Virgilio, in cui dice del Campidoglio: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Aurea nunc, olim silvestribus horrida dumis;</i></p> +</div></div> + +<p> +ma adesso, che il Campidoglio era ricaduto nello stato +desolato delle origini primitive, ben avrebbe potuto inverterne +l’idea, sclamando: <i>Aurea quondam, nunc squallida +spinetis vepribusque referta</i>‍<a class="tag" id="tag560" href="#note560">[560]</a>. Tuttavolta il numero +maggiore dei Romani di allora non conosceva Virgilio +per altri che per un mago, il quale in antico era fuggito +di Roma a Napoli, ed aveva avvolto le due città +nelle sue arti di stupenda magia. I Senatori, che adesso +movevano attraverso quelle rovine, coperti il capo di +alte mitre e vestiti di mantelli di broccato, sapevano +soltanto in confuso che ivi un tempo gli uomini di +Stato avevano composto le leggi, e gli oratori tonato +<span class="pagenum" id="Page_536">[536]</span> +colle loro arringhe, che ivi s’erano celebrati i trionfi +conseguiti su’ popoli, che di là decise s’erano le sorti +del mondo. Ironia non v’ha di tutte le cose sublimi +più acerba di questa, che in Roma v’ebbe un tempo, +nel quale il suo Campidoglio fu donato in proprietà a +monaci, i quali sopra i suoi ruderi piantavano cavoli, +pregavano, cantavano salmi, e si flagellavano le schiene +a suon di frusta. Anacleto II confermava il possedimento +del colle capitolino all’abate di santa Maria in Araceli; +e la Bolla di lui gitta uno scarso filo di luce in questo +labirinto di grotte e di celle, di cortili e di giardini, di +case ossia di capanne, di ruine di muraglie, di marmi +e di colonne‍<a class="tag" id="tag561" href="#note561">[561]</a>. +</p> + +<p> +Ancora ad esso si saliva per l’antico <i>Clivus</i>, chè +durante il medio evo, quanto fu lungo, il Campidoglio +tenne la fronte volta verso il Foro; fu soltanto dopo +il 1536, quando Michelangelo edificò il suo ingresso da +settentrione (apposta per l’entrata fattavi da Carlo V), +che il Campidoglio volse il suo prospetto dalla banda +del Campo di Marte, ov’era la città nuova di Roma. +<span class="pagenum" id="Page_537">[537]</span> +Le sue ruine, cresciute negli assalti dati da Enrico IV, +dal Guiscardo e da Pasquale II, giacevano nel più selvaggio +abbandono; del paro che sul Palatino, vi si coltivavano +orti, e di già mandre di capre si andavano +inerpicando erranti fra quei ruderi di marmo: ragione +per cui una parte del Campidoglio ha ricevuto il nome +triviale di «Monte Caprino», alla stessa guisa che il +nome del Foro si mutò in quello di «Campo Vaccino». +Ancor tuttavia nella piazza del Campidoglio +esistevano botteghe di rivenditori, e da lungo tempo +il popolo romano vi teneva il suo mercato‍<a class="tag" id="tag562" href="#note562">[562]</a>. Ma fuor +dei frati di santa Maria, dei preti de’ santi Sergio e +Bacco, o degli abitatori delle torri de’ Corsi, scarsissima +era la popolazione che colà aveva residenza: per +lo contrario, strade antiche rigiravano attorno del monte; +così era del <i>Clivus Argentarius</i> (salita di Marforio), e +benanco del <i>Vicus Jugarius</i>; più in là poi stavano la +Cannapara e il <i>Forum Olitorium</i> (l’odierna piazza Montanara), +laddove chiese e cappelle, edificate sopra le +ruine, coronavano a tondo tutta quella montagna di +frammenti di marmo‍<a class="tag" id="tag563" href="#note563">[563]</a>. +</p> + +<p> +I ruderi de’ templi e de’ portici che coprivano le +<span class="pagenum" id="Page_538">[538]</span> +cime del Campidoglio, oggi sono scomparsi; sopra del +clivo esistono ancora soltanto gli ultimi avanzi dei +templi di Saturno e di Vespasiano, le fondamenta di +quello della Concordia, le volte indestruttibili dell’Archivio, +le camere della <i>Schola Xantha</i>, il resto della +tribuna degli oratori e della colonna miliare, finalmente +l’arco di Settimio Severo, che nella sua tranquilla +robustezza trionfò di tutte le tempeste delle età. Ma nel +secolo duodecimo tutti quei monumenti ed altri ancora +mostravano tuttavia il magnifico aspetto di un’acropoli +deserta, e dai suoi cumuli di rottami maestosamente +s’ergeva sopra Roma una foresta di colonne schiantate. +La fugace descrizione che ne danno i <i>Mirabilia</i> tocca +di questi ruderi soltanto con lume indistinto, pari al +chiarore dei rosati crepuscoli della sera; nè di quel tempo +abbiamo altre notizie. Egli è dunque prezzo dell’opera +udire ciò che essi ne dicono: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="center"> +«Del Campidoglio di Roma.» +</p> + +<p> +«<i>Capitolium</i> ha nome perciocchè fosse il capo (<i>caput</i>) +di tutto il mondo, e vi dimorassero i Consoli ed i +Senatori a governare la Città e il mondo. La sua faccia +era coperta di mura alte e forti, rivestite di vetro e +d’oro, e di opere mirabilmente intarsiate. Entro alla +rocca era un palagio, il più fatto di oro, e adorno di +gemme, che solo avrebbe bastato a comprare la terza +parte del mondo; e ivi erano statue tante, quante sono +del mondo le province, e ciascuna aveva un campanello +appeso al collo. Arte magica aveva disposto la cosa +in maniera, che se una qualche regione nell’Impero +<span class="pagenum" id="Page_539">[539]</span> +romano si ribellava, tosto il simulacro suo mutava di +fronte; allora sonava il campanello che la statua teneva +al collo, e allora gli spettori del Campidoglio, che ivi +facevano da guardiani, ne riferivano al Senato... Colà +erano eziandio parecchi templi; ed invero nell’alto della +rocca, sopra del <i>Porticus Crinorum</i>, s’ergeva il tempio di +Giove e della Moneta, e dalla parte del Foro, il tempio +di Vesta e di Cesare: e colà conservavasi la cattedra dei +pontefici pagani, su cui i Senatori facevan vedere assiso +Giulio Cesare, il sesto giorno del mese di Marzo. Dall’altra +parte del Campidoglio, sopra della <i>Cannapara</i>, +era il tempio di Giunone, e in vicinanza il Foro publico +di Ercole: nel Tarpejo v’aveva il tempio dell’Asilo, in cui +Giulio Cesare fu trucidato da’ Senatori. Dov’è adesso +santa Maria esistevano due templi uniti ad un palazzo; +erano dedicati a Febo ed a Carmente, e colà era apparsa +ad Ottaviano imperatore la visione del cielo: presso la +<i>Camelaria</i> sta il tempio di Giano, che era il guardiano del +Campidoglio. Aureo Campidoglio appellavasi, perciocchè +sopra tutti gli altri Imperi del mondo per sapienza e +per bellezza splendesse‍<a class="tag" id="tag564" href="#note564">[564]</a>». +</p> +</div> + +<p> +La Bolla di Anacleto, documento singolare e curioso, +alletta la nostra fantasia più di quello che soddisfaccia +alla nostra brama di sapere‍<a class="tag" id="tag565" href="#note565">[565]</a>. Ancora oggidì +<span class="pagenum" id="Page_540">[540]</span> +lo studio degli antiquarî è messo a disperazione da un +problema pienissimo di attrattiva e oscurissimo della +topografia di Roma, ed è di investigare in qual luogo +fosse posto il tempio di Giove Capitolino: ma così difettiva +è la nostra scienza, che quel celeberrimo monumento +rimane un enigma per gli eruditi, ad onta delle +indagini più pazienti. Dopochè i Vandali ebbero saccheggiato +questo santuario e derubatone il tetto, esso +s’avvolge in un silenzio tale, che non s’ode più storico +alcuno nominarlo. Una maledizione del cielo sembra +essere discesa sul Campidoglio; perfino il Cristianesimo, +che nel corso delle età era penetrato entro a tanti delubri +pagani, ebbe raccapriccio di tor possesso del tempio di +Giove Capitolino, e di edificare una chiesa nelle sue +ruine. Solamente i <i>Mirabilia</i> tornano a rammentare +questo tempio, dopo che omai la leggenda ha reso sacro +il Campidoglio con una delle più vaghe e meste poesie; +però rimarrà sempre cosa meravigliosa che il tempio +<span class="pagenum" id="Page_541">[541]</span> +maggiore di Roma, residenza da centinaia di anni del +culto de’ numi pagani, non fosse di buon’ora, e ancor +prima del Panteon, tramutato in una grande basilica del +Dio cristiano; mirabile fatto, quando pure lo si voglia +spiegare dalle contrarietà patriottiche degli ultimi Senatori, +dall’abbominio in cui i Cristiani tenevano il sito +in cui il Paganesimo romano s’era raccolto come nella +sua sede maggiore, e dal diritto di proprietà che di +quel luogo avevano gl’Imperatori bizantini. Il culto +che meglio di ogni altro avrebbe cacciato in bando la +divozione del Giove antico, sarebbe stato il culto del +Salvatore; e la chiesa madre <i>Urbis et Orbis</i> che in origine +era stata a lui consecrata, la Lateranense, avrebbe +avuto il suo posto più acconcio nel Campidoglio. +</p> + +<p> +Allorchè la <i>Graphia</i> dice: «Nella cima della rocca, +sopra del <i>Porticus Crinorum</i>, esisteva il tempio di Giove +e della Moneta, dove la statua d’oro di Giove stavasene +assisa sur un trono d’oro», noi non possiamo +più determinare i luoghi ond’essa intende parlare. +Nomi medioevali suffragano, fievolmente a dir vero, +l’opinione che il tempio di Giove s’ergesse sull’altura +che emerge dalla parte di ovest (Caffarelli); e un pajo +di chiese sembra esser indice che probabilmente la postura +della rupe Tarpea e financo la località del tempio +fossero dalla banda di ovest: così credevasi di già nel +secolo decimoquinto‍<a class="tag" id="tag566" href="#note566">[566]</a>. Poichè la ricordanza del <i>Saxum +<span class="pagenum" id="Page_542">[542]</span> +Tarpeum</i> si raccomandò alla chiesa di santa Caterina +<i>sub Tarpeio</i>, andossi cercando il tempio di <i>Jupiter Maximus</i> +nella chiesa di san Salvatore <i>in Maximis</i>, oppure +nelle sue vicinanze‍<a class="tag" id="tag567" href="#note567">[567]</a>. Ad ogni modo altri sostenne che +nel luogo di quello sia sorta la chiesa di santa Maria +<i>in Ara Coeli</i>, e giacchè questa è la sola chiesa che siasi +edificata sul Campidoglio, e vi sorge in una posizione +che tutto lo domina, cotale opinione non manca certo +di assai attrattiva. La nominazione sua antichissima +che ci sia nota, quella di <i>Monasterium S. Mariae Dei +<span class="pagenum" id="Page_543">[543]</span> +Genitricis Virginis in Capitolio</i>, rimonta soltanto all’anno +882, ma ciò non ne torrebbe di credere che omai +prima d’allora esistesse‍<a class="tag" id="tag568" href="#note568">[568]</a>. Tuttavolta, se anche potessimo +ammettere una tale origine anteriore, rimarrebbe pur +sempre strano che non se ne facesse cenno nel diligente +catalogo delle chiese e dei conventi del tempo di Leone +III (compilato intorno all’850); laonde se ne rileva +che, sotto il pontificato di quel Papa, o la chiesa non +esistesse, o fosse un oratorio dappoco. +</p> + +<p> +Il predicato aggiuntovi, che significa «nell’altare +del cielo», non s’ode accennare prima del secolo decimoquarto, +ma è associato ad una leggenda antica, +d’origine greca, che è registrata nei <i>Mirabilia</i> e nella +<i>Graphia</i> di Roma. Allorquando i Senatori, compresi di +ammirazione della bellezza eletta di Ottaviano, ebbero +visto il suo avventurato dominio spandersi in tutto il +mondo, dissero a lui: «Adorarti vogliamo, poichè in +<span class="pagenum" id="Page_544">[544]</span> +te alberga un Dio». Costernato, l’Imperatore domanda +che attendano, fa venire a sè da Tivoli la Sibilla, e le +rende noto il divisamento del Senato. Ella chiede tre +giorni a rispondere, e dopo di averli passati in digiuni, +così vaticina ad Ottaviano: «V’hanno segni che giustizia +sarà fatta; presto di sudore si bagnerà la terra, e dal +cielo scenderà il Re dei secoli». E mentre Ottaviano +sta con orecchio intento ad ascoltar la Sibilla, ecco che +di repente si spalanca il cielo, e balenano raggi che lo +abbarbagliano, ed egli scorge la Vergine nel cielo, vestita +di luce, posare sopra un altare con Cristo bambino +fra le braccia. E una voce del cielo esclama: «Quest’è +la Vergine, che accorrà in grembo il Salvatore del +mondo!» Ed un’altra: «Quest’è l’altare del figliuolo +di Dio!» Allora Ottaviano si prostra al suolo in preghiera; +narra indi ai Senatori della visione; e quando +un altro dì il popolo lo chiama «sire», ei gli impone +silenzio col cenno della mano e colla voce. Infatti, egli +non volle mai esser appellato così da’ suoi figli, perocchè +dicesse: «Uomo mortale son io; e perciò non mi si +addice il nome di Signore»‍<a class="tag" id="tag569" href="#note569">[569]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_545">[545]</span> +</p> + +<p> +L’arguta leggenda continua a narrare che Ottaviano +erigesse sul Campidoglio un altare al «primogenito +figlio di Dio»; laonde nel secolo duodecimo la +chiesa di santa Maria fu denotata con aggiungervi questa +dizione: <i>ubi est ara filii Dei</i>, donde più tardi sembra +esser derivato il nome «Araceli»‍<a class="tag" id="tag570" href="#note570">[570]</a>. Tuttavolta ella +<span class="pagenum" id="Page_546">[546]</span> +è cosa assai sorprendente che la vecchia leggenda non +abbia in alcuna guisa posto l’altare in relazione col +tempio di Giove, ma soltanto narri che Ottaviano erigesse +quell’altare sul Campidoglio, ossia sopra un’altura +che ivi era. Pertanto noi restiamo sempre nello +stesso buio per riguardo al sito, e dobbiamo far le meraviglie +che, pur parlandosi della chiesa di Araceli (se +veramente sia subentrata nel luogo del tempio antico), +non si faccia mai cenno nella leggenda, nè nella storia +vera del tempio Capitolino‍<a class="tag" id="tag571" href="#note571">[571]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_547">[547]</span> +</p> + +<p> +Così è che nel medio evo non rompono il silenzio +sepolcrale del Campidoglio altre voci che lo squillo della +campana di un convento e l’eco di una leggenda poetica. +Sul vôto palco scenico delle geste e dei trionfi, +degli Scipioni e dei Gracchi, di Mario e di Silla, di Pompeo +e di Cesare, or non prendono posto altri che le persone +fantastiche della Vergine Maria con Gesù bambino, +di Ottaviano orante, e di quella canuta Sibilla cui un +tempo il Campidoglio aveva custodito i libri misteriosi! +</p> + +<p> +Omai nel secolo undecimo la leggenda onde dicemmo +si associava a quel luogo: ne toglie qualsiasi dubbiezza +ciò che si narra, che Benzone ponesse dimora nel «palazzo +di Ottaviano», e questo devesi cercare non in altro +sito che sul Campidoglio. Sarebbe pregevolissima cosa +se si potesse determinare con precisione dove e cosa +fosse questo tale «palazzo», il quale ad ogni modo +devesi reputare che esistesse in vicinanza del convento +di Araceli. Nella breve analisi che fanno dei palazzi i +<i>Mirabilia</i> non ne annoverano pur un solo nel Campidoglio‍<a class="tag" id="tag572" href="#note572">[572]</a>, +ma più innanzi tengono discorso indeterminato +di un palazzo del Campidoglio che «aveva esistito» +dentro della rocca, preziosamente ornato di oro +e di gemme, e dove erano le statue sonanti, simulacri +<span class="pagenum" id="Page_548">[548]</span> +delle province. Espressamente poi vi si parla di un +<i>Palatium</i>, «dove Ottaviano ebbe la visione del cielo», +e viene dai <i>Mirabilia</i> messo in riferimento colla chiesa +di santa Maria, per modo da far conchiudere che formasse +una parte dell’edificio del convento. Finalmente +nel <i>Summarium</i> dei colli di Roma si trova fatta speciale +menzione del «palazzo dei Senatori posto sopra +il Campidoglio o Tarpeo»; e precisamente il compilatore +dice che esisteva al tempo in cui egli scriveva‍<a class="tag" id="tag573" href="#note573">[573]</a>. +È cosa difficile che discorrendo di questi tre +palazzi si volesse denotarne uno solo ed unico, avvegnachè +molte ruine coprissero il Campidoglio, e nel medio +evo si desse nome di <i>Palatium</i> alle più differenti specie +di ruderi. Se ancora nel secolo duodecimo si conservavano +gli avanzi del tempio di Giove Capitolino, può darsi +che allora si denotassero col nome di <i>Palatium</i>; ma che +la cosa veramente fosse così non ci è più dato di poter +giudicare. Pertanto dei tre palazzi onde parlano i <i>Mirabilia</i>, +il <i>Palatium</i> del Campidoglio era già perito e diventato +argomento di mito; il <i>Palatium</i> di Ottaviano, abitazione +di Benzone, era una parte del convento di Araceli, +costruito su ruderi antichi; finalmente il <i>Palatium</i> dei +Senatori esisteva veramente, ed è il solo che noi possiamo +<span class="pagenum" id="Page_549">[549]</span> +determinare, essere stato il palazzo senatorio del +medio evo. Delle ruine di monumenti antichi, su cui +l’occhio si posava nel Campidoglio, non v’erano le più +poderose degli avanzi (oggidì ancora sì mirabili) dell’antico +archivio di Stato ossia del così detto <i>Tabularium</i> +del tempo republicano, colle loro gigantesche +muraglie costruite in peperino, coi loro magnifici portici +e colle camere fatte a vôlta. L’erudito, che nel secolo +duodecimo descrisse la Città, e nella breve enumerazione +de’ suoi colli tenne nota, per rispetto al Campidoglio, +soltanto del <i>Palatium</i> dei Senatori, non potè intendere +di specificare con questo nome altra cosa fuor di +quel grande edificio. Alla vista di un’opera tanto meravigliosa, +la fantasia del popolo poteva farsi l’idea che ivi +avessero abitato i Consoli od i Senatori antichi; e la nobiltà +del secolo duodecimo, oltre alla chiesa di Araceli, +non trovava luogo più opportuno di quello alle sue +tornate, nè uno più acconcio trovonne il popolo allorquando +restituì in vita il Senato. Laonde noi pensiamo +che fin d’allora il così detto <i>Tabularium</i> (che diventò +più tardi il vero palazzo senatorio) fosse composto, come +chiedeva il bisogno, a quell’uopo: ivi fu dove nell’anno +1143 risorse l’ombra della Republica romana, librandosi +a volo con fantastiche forme sopra que’ ruderi; ed +essa medesima non altro era che leggenda o visione +dell’antichità, la cui ricordanza scaldava i petti dei fiacchi +nepoti‍<a class="tag" id="tag574" href="#note574">[574]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_550">[550]</span> +</p> + +<h4 id="cap4-8-3">§ 3. +<span class="smaller">Arnaldo da Brescia. — Sua vita prima; sue relazioni +con Abelardo. — Dottrina di lui sulla secolarizzazione degli +Stati ecclesiastici. — Il Papa lo condanna. — Fugge e scompare. — Celestino +II. — Lucio II. — Il Papa e i Consoli combattono +contro il Senato. — Giordano Pierleone, patrizio. — L’êra +senatoria. — Lucio II e Corrado III. — Fine sventurata +di Lucio II.</span></h4> + +<p> +La restaurazione del Senato non fu assolutamente +un fantasima, fu un fatto di verità, e pei Romani del +medio evo glorioso tanto, quanto pei loro antenati era +stata la secessione sul monte Sacro. Un celebre riformatore +vissuto a questo tempo, Arnaldo da Brescia, +è a torto considerato come eroe maggiore di una rivoluzione, +la quale doveva necessariamente avvenire, causa +<span class="pagenum" id="Page_551">[551]</span> +gli impulsi che agitavano nell’universale quella età, +causa poi le condizioni particolari di Roma. Far cadere +il despotismo de’ nobili, torre al clero i suoi possedimenti +di terre, strappare al Papa il principato, trasferire +nel Comune popolare i diritti sovrani di quello: tali +erano gli intendimenti storici del tempo, chiari tanto +da non abbisognare che uomo alcuno gli insegnasse +con precetti di dottrina. Da dopo la controversia delle +investiture la cittadinanza media aveva combattuto +contro il sistema feudale laico e ecclesiastico; l’amore +appassionato di libertà che ferveva nelle Republiche +italiche aveva divorato il feudalismo dell’antico Impero +franco, e il soffio della ragione critica degli eretici +commoveva la morta gora della scienza monacale. Però +insania massima sarebbe, voler affermare che il secolo +duodecimo coltivasse l’intento (assumendolo ad altezza +di principio) di distruggere la feudalità, o pretendere +che demagogo alcuno di quell’età sognasse formare di +Europa una republica federale‍<a class="tag" id="tag575" href="#note575">[575]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_552">[552]</span> +</p> + +<p> +Taluno, ignaro dell’indole del medio evo, attribuì +siffatte idee ad Arnaldo da Brescia, il quale per fermo ha +esercitato una grande influenza in qualche cerchia della +vita politica di allora. Arnaldo, Abelardo, san Bernardo +sono contemporanei insigni, e attori di un grande dramma +che s’agitò nella storia della civiltà. Tosto che +sorsero le giovani democrazie, ancor dubbiose e mal +secure di sè, ancora avvolte nell’ombra della Chiesa e +dell’Impero, era destino che pur sorgesse precisamente +in Lombardia un uomo tale quale Arnaldo fu, amatore +sviscerato delle pratiche libertà cittadine, demagogo e +tribuno di popolo: e tuttavia egli vestì la tonaca di frate, +perciocchè il suo spirito severo vagheggiasse l’idealità +di mondare la Chiesa dalle cose secolaresche che la traviavano +fuor del suo sentiero, e di rinnovare l’insegnamento +antico del Cristianesimo. Abelardo eretico in filosofia, +Arnaldo eretico in politica, si trovavano d’accordo +colla cittadinanza che veniva conquistando le sue libertà. +Dopo le tetre persone degli eroi che ebbero combattuto +per la onnipotenza dogmatica, dopo Papi come Gregorio, +dopo Imperatori come Enrico, ricrea l’animo veder sorgere +martiri di libertà che sollevano nelle loro mani il +vessillo di più generose idee umane, e brandiscono +l’arma incruenta, ma potentissima, del libero esame e +del libero volere. +</p> + +<p> +Assai buia è la vita di Arnaldo: nato a Brescia in +sul principio del secolo decimosecondo, emigrò giovinetto +<span class="pagenum" id="Page_553">[553]</span> +e cherico in Francia, vi studiò dialettica e teologia +avendo Abelardo a maestro, e per alcuni anni gli fu compagno. +Tornato a Brescia egli si fece canonico regolare, +e poi prese parte con gran fervore alla lotta che i cittadini +combattevano contro il loro vescovo Manfredo. I +consoli Rebaldo e Persico erano guidatori del popolo, e +l’animo ardente di Arnaldo, tutto ispirato alle dottrine +dei Paterini, lo seppe infiammare con discorsi nei quali +flagellava la vita secolaresca onde il Papa ed i Vescovi +contraddicevano alla dottrina apostolica. Poneva per canone, +essere non cristiana cosa che il clero possedesse +terre; diceva ogni podestà civile competere a’ Principi +ed alle Republiche; il clero doversi ridur nuovamente +a vivere di decime. Si ripeterono gli avvenimenti di +Milano, e l’accalorato orator popolare faceva ricordare +la persona di Arialdo, sebbene di questo egli non seguisse +l’indirizzo. Invero anche adesso il clero era corrotto +tanto, da parere che infruttuosamente Gregorio VII fosse +venuto al mondo. La lunga controversia delle investiture, +e scismi e fazioni nei quali Vescovi avevano combattuto +contro Vescovi, or parteggiando per Roma, or +per Germania, avevano educato i prelati a tal costume +fiero, che mancano parole atte a descriverlo. Chi cercasse +argomento di satira, udendo le querimonie dei santi di +quell’età, potrebbe chiedere motteggiando in che avessero +consistito le riforme per le quali un secolo intiero +s’era andato travagliando, se san Bernardo o sant’Anselmo, +ancor nell’anno 1140, erano costretti a torre a +prestito dal Damiani i più vivi colori per dipingere i vizî +dei preti. «Potessi almeno», sclamava l’Abate di Chiaravalle, +«potessi prima di morire, veder la Chiesa qual +<span class="pagenum" id="Page_554">[554]</span> +fu ai tempi antichi, allora che gli Apostoli gettavano le +loro reti, non per pigliar oro o argento, ma per far presa +di anime!»‍<a class="tag" id="tag576" href="#note576">[576]</a> +</p> + +<p> +Da lunghissimo tempo gli uomini di chiaro intelletto +avevano capito in che stesse la radice di cosiffatti mali; +non Concilî, nè istituzioni di ordini monastici potevano +esserne medicina che li guarisse; ogni rimedio di salute +si compendiava in poche parole: dimettessero i Vescovi +i loro possedimenti temporali. La scoperta di questo +grande principio fu uno dei risultamenti delle lotte avvenute +per ragion delle investiture, e benanco un Papa, +messo alle strette da massime necessità, lo aveva tradotto +in un suo decreto. Arnaldo da Brescia fece sua +la idea di Pasquale II, e arditamente andò predicandola +per le strade di libere città con discorsi attinti all’indole +del suo tempo e del popolo. In ciò stette il progresso +che in pratica aveva fatto quella disputa antica, perocchè +dalle aule regie fosse essa trapassata nelle curie +civiche e discesa nelle piazze. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_555">[555]</span> +</p> + +<p> +Grandi assai erano i passi che la società umana aveva +fatto nel suo cammino, grazie massimamente alle +lotte dello Stato contro la gerarchia della Chiesa gregoriana; +il commovimento politico e sociale de’ popoli; +l’impulso che svegliava a vita le industrie, i traffici, la +scienza; l’amore che tornava a fervere per l’antichità +classica, trascinarono tutt’a un tratto il mondo in un +antagonismo acerbo colla Chiesa romana; e i Romani, +che nel secolo duodecimo combatterono il dominio temporale +dei Papi, ne giudicarono chiaramente e con eguale +fermezza di quello che ai dì nostri fecero i loro nepoti. +</p> + +<p> +L’eco delle dottrine di Arnaldo risonò possente in +Lombardia e a Roma, avvegnaddio ciò ch’ei predicava, +la secolarizzazione degli Stati ecclesiastici, fosse un bisogno +sentito da quell’età‍<a class="tag" id="tag577" href="#note577">[577]</a>. Ma il popolo di Brescia +non sempre con buona fortuna combattè le forze associate +del clero e dei capitani; Manfredo denunciava innanzi +al concilio lateranense i principî sovversivi di +Arnaldo, e Innocenzo II, comprendendo di che danno +potessero esserne le conseguenze per Roma (dove la +parte republicana non aspettava che l’opportunità propizia +per prorompere), condannò Arnaldo come eretico, +e gli impose silenzio: ciò avvenne nell’anno 1139‍<a class="tag" id="tag578" href="#note578">[578]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_556">[556]</span> +Cacciato di Brescia, il frate andò ad Abelardo, il quale +nella primavera dell’anno 1140 si proponeva di vincere +il mistico Bernardo in una disputazione scolastica che +dovevasi sostenere a Sens. Quivi Arnaldo difese in publico +il suo maestro, onde si vide poi involto anch’egli +nella inquisizione che contro di quello si instituì. La +condanna del Concilio romano lo aveva messo in rinomanza, +la sua amicizia con Abelardo lo rendeva ancor +più odiato al clero, e Bernardo adesso si armava delle +armi della disciplina per ischiacciarlo. Eppure v’erano +alcuni punti nei quali anche il Santo si trovava d’accordo +col suo abborrito nemico; chè, con veemenza non +minore di quella del demagogo bresciano, Bernardo flagellava +i vizî mondani dei Vescovi, e, nel suo libro «<i>De +Consideratione</i>», chiariva ad un Papa discepolo suo, di +essere anch’egli fermamente avverso allo stato politico +del clero. Egli poneva a fondamento delle sue dottrine +evangeliche quel motto dell’Apostolo che dice: Chi serve +il Signore non può impacciarsi di brighe secolaresche. +E rammentava al Pontefice che la sua dignità era un +officio religioso non un principato; che gli faceva mestieri +maneggiare il sarchio del coltivatore, non impugnare +lo scettro di re; che il dominio suo forse era di +diritto mondano, ma non di diritto apostolico, perocchè +agli Apostoli fosse stata interdetta qualsiasi dominazione. +E ispirato ai sentimenti del Cristianesimo antico, +lamentava che Vescovi e Papi con mondano orgoglio +<span class="pagenum" id="Page_557">[557]</span> +pompeggiassero vestiti di seta e di porpora e d’oro, +tutte cose che Pietro santo non aveva saputo di che +colore fossero fatte; e finalmente diceva al Papa che, +con quell’abito secolaresco in dosso, non di Pietro era +successore ma di Costantino‍<a class="tag" id="tag579" href="#note579">[579]</a>. Se il Santo perseguitò +un riformatore di costume illibatissimo, di cui non +poteva condannare ma approvare doveva le idee sulla +signoria temporale del clero, ciò avvenne perchè Arnaldo +non quella soltanto combatteva, ma altresì l’autorità +della cattedra romana e la gerarchia gregoriana; perciò +Bernardo lo teneva in conto di eretico degno di abbominazione. +Il grande Abate deplorava che la Chiesa, +giglio purissimo in mezzo alle spine, fosse tutta attorniata +da settarî, e che pur mo strappata alle zanne +del leone (Pierleone), fosse incappata negli ugnoli del +dragone (Abelardo). Scrisse dunque Bernardo al Papa, +dicendogli che Arnaldo era l’armigero di Abelardo, novello +Golia, ed entrambi accusò di eresia‍<a class="tag" id="tag580" href="#note580">[580]</a>. Il Papa +<span class="pagenum" id="Page_558">[558]</span> +comandò che si chiudessero in un convento; l’amico +di Eloisa, infiacchito e stanco della vita, trovò un asilo +cui ricoverarsi in pace, si riconciliò colla Chiesa, e due +anni dopo morì tranquillamente a Cluny‍<a class="tag" id="tag581" href="#note581">[581]</a>; laddove +Arnaldo, dotato di più viril tempra, ardito e d’indole +battagliera e pronta ad operare, rimase in Parigi da +professore di teologia, continuandovi a combattere la +correzione del clero. Ma le instanze di san Bernardo +tanto commossero il re di Francia, che, dietro un suo +comando, l’eretico dovette lasciare Parigi‍<a class="tag" id="tag582" href="#note582">[582]</a>. Arnaldo +fuggì traendo pel mondo una vita randagia. L’ostello +che lo raccolse fu la piccola Zurigo, la quale perciò, +quattrocent’anni prima dell’età di Zuinglio, ne conseguì +un bel titolo alla riconoscenza degli uomini amanti +del libero pensiero. L’Abate di Chiaravalle chiese al +metropolita di Costanza che prendesse l’eretico, e lo +tenesse prigione; però nella sua lettera piena di unzione +dovette confessare che Arnaldo conduceva vita costumata +e severa, ed era «uomo», per dirla colle sue +parole, «che non mangia, nè beve, ma in compagnia +del demonio patisce fame, nè d’altro ha sete che del +sangue delle anime»‍<a class="tag" id="tag583" href="#note583">[583]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_559">[559]</span> +</p> + +<p> +Il tribolato trovò protezione ancor più potente presso +il cardinale Guido, che era allora legato in Alemagna, +avvegnachè questo culto prelato fosse stato un tempo +suo condiscepolo a Parigi. Lo ricoverò egli a Costanza +od anche in Zurigo stesso, fino a che l’infaticabile +uomo, che dalla rupe di san Pietro spiava i passi degli +eretici, scrisse incollerito anche a Guido: «Arnaldo +da Brescia», diceva, «la cui parola è mele, ma la dottrina +è veleno, che ha di colomba il capo ma di scorpione +il pungiglione, l’uomo cui Brescia vomitò, Roma +abborrì, Francia cacciò, Germania maledisse e Italia si +rifiuta d’accorre, quell’uomo (così si narra) trovasi appo +te: bada che questo non nuoca alla dignità del tuo officio; +farsi benevolo a lui è lo stesso che contraddire +al comando del Papa e di Dio»‍<a class="tag" id="tag584" href="#note584">[584]</a>. Non sappiamo che +effetto producesse questa esortazione; ignoriamo se Arnaldo +andasse nuovamente errando, forse nelle silenziose +vallate delle Alpi, nido di mistici Catari, oppure se a +lungo continuasse a guadagnarsi il pane da maestro di +scolastica a Zurigo, ovvero se si celasse in Alemagna: +fatto è che per alcuni anni egli sparisce di vista, finchè +tutt’a un tratto ricompare in mezzo ai Republicani +di Roma‍<a class="tag" id="tag585" href="#note585">[585]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_560">[560]</span> +</p> + +<p> +Frattanto alla cattedra di san Pietro saliva Guido di +Castello, cardinale, probabilmente altr’uomo dal Guido +legato, che fu patrono di Arnaldo: era quegli fornito +di non comune cultura, e lo dimostra l’onorifico titolo +di <i>Magister</i> che Guido aveva conseguito in Francia‍<a class="tag" id="tag586" href="#note586">[586]</a>. +Addì 26 Settembre 1143, ascendeva egli dunque alla +santa Sede con nome di Celestino II, ma il suo pontificato +durava cinque soli mesi; e poichè si nota che morì nel +Palladio, è facil cosa che neppur egli stesse coi Romani +in buona concordia, ed anzi che fosse costretto, duranti +violente battaglie, a porsi sotto la protezione dei +Frangipani‍<a class="tag" id="tag587" href="#note587">[587]</a>. +</p> + +<p> +Addì 12 di Marzo, con nome di Lucio II, gli succedette +Gerardo Caccianemici di Bologna, che era stato +<span class="pagenum" id="Page_561">[561]</span> +un tempo cancelliere di Innocenzo. Breve e sventurato +fu il reggimento di lui, che cadde vittima della rivoluzione. +Mentre il nuovo Comune andava nel Campidoglio +costituendosi in mezzo a lotte sanguinose, il mal +consigliato Pontefice si gettò fra le braccia dei suoi +grandi feudatarî, e cercò benanco l’ajuto dei Re di Sicilia, +di cui nei tempi andati era stato amico. Rogero I, +che omai con Celestino II aveva appiccato controversia +pei diritti d’investitura concessigli da Innocenzo II, +volle con Lucio aggiustarsi; s’abboccarono insieme a +Ceperano, ma invece d’intendersi vennero a dissenso: +allora il Re comandò a suo figlio di entrare nel Lazio, +ed il Papa fu costretto a conchiudere un trattato, nel +quale Rogero da canto suo s’impegnò di dargli soccorso +contro a’ Romani‍<a class="tag" id="tag588" href="#note588">[588]</a>. Coll’ajuto del Re e dei +nobili sperò Lucio di abbattere il Comune di Roma, chè +quasi tutti i Consoli si posero dalla sua banda, avvegnaddio +comprendessero che, caduto lo Stato ecclesiastico, il +Comune s’avrebbe preso anche i loro feudi. Da allora in +poi le nobili famiglie patrizie formarono una parte Guelfa +contro al popolo; financo i Frangipani, capi antichi +della fazione tedesca, fecero lega col Papa; e un documento +dimostra in qual modo Lucio II abbia tentato di +guadagnare alla sua causa questa famiglia. Con frasi +adulatrici lodandone la fedeltà, egli raccomandò alla +guardia di essa il Circo Massimo; i Frangipani raccolsero +<span class="pagenum" id="Page_562">[562]</span> +quel monumento entro la cerchia della rocca +che possedevano sul Palatino, e così, oltre al Circo, tennero +in loro mano il Colosseo, il Septizonio, gli archi +di Tito e di Costantino, omai muniti da torrioni elevati, +il <i>Janus Quadrifrons</i>, e altre torri della Città‍<a class="tag" id="tag589" href="#note589">[589]</a>. +</p> + +<p> +Premuto di angustie, il Comune cercò frattanto di +dare maggior nerbo a sè stesso, ed a capo della Republica +innalzò un Patrizio. Conseguì tale dignità Giordano +Pierleone, uno de’ fratelli di Anacleto antipapa, solo della +sua famiglia che per ambizione o per diversi motivi avesse +sposato la causa del popolo. Perciò il Comune di Roma +non andò imitando altre città; non si diede dei Consoli, +perciocchè questo titolo fosse essenzialmente aristocratico, +e i maggiorenti avversarî suoi continuassero +a fregiarsene. Da altro canto, poichè allora non v’era +Imperatore alcuno, neppure il Patrizio poteva aver sembianza +di vicario di questo, e la parte popolare, come +prudenza politica richiedeva, accettava l’alta signoria +del Re romano. La prima costituzione della Città fu raffermata +sotto di Giordano Pierleone nell’anno 1144, e da +<span class="pagenum" id="Page_563">[563]</span> +quella si cominciò a contare l’êra senatoria‍<a class="tag" id="tag590" href="#note590">[590]</a>. Fu allora +che il Comune decretò, essere il Pontefice decaduto dalle +cose temporali, poichè gli fe’ richiesta che dimettesse +tutti i suoi diritti di principato nelle mani del Patrizio, e +vivesse di decime ovvero di una pensione che gli avrebbe +pagato lo Stato‍<a class="tag" id="tag591" href="#note591">[591]</a>. La Città rinnovò il tentativo di +detronizzare il Papa, sì come era avvenuto a’ tempi di +Alberico, e un siffatto tentativo da allora in poi essa +andò ripetendo spessissime volte, fino al trionfo che se +n’ebbe riportato ai dì nostri. Non è egli vero che Roma +può dirittamente chiamarsi città eterna, dappoichè le +sue sorti rimasero così immutabilmente le stesse? +</p> + +<p> +Nelle sue distrette Lucio II si rivolse per ajuto a +<span class="pagenum" id="Page_564">[564]</span> +Corrado III re romano, con cui la grande famiglia degli +Hohenstaufen era salita al trono di Alemagna, nel giorno +22 Febbrajo del 1138. Anche i Romani mossero instanze +a Corrado affinchè accettasse la loro Republica; +ma egli neanche rispose loro, forse perchè teneva ancora il +broncio alle città d’Italia che lo avevano così obbrobriosamente +abbandonato, allorchè da antirè era venuto combattendo +contro di Lotario. Quanto ai legati del Papa, +i quali gli chiesero che confermasse alla Chiesa il suo +Stato, gli accolse con molte finezze, ma lasciò che l’Italia +e Roma provvedessero come potevano a sè medesime. +</p> + +<p> +Lucio II volle fare uno sforzo disperato di riconquistarsi +la sua podestà civile: e allora si vide un Papa, da +pari di Brenno o di Vitellio, assediare il Campidoglio e +darvi assalto; ma i Senatori del medio evo, alla cui fantasia +accesa avrà forse paruto di vedere le ombre degli +antichi sorgere dalle ruine del Tarpeo, lo difesero con +eguale valore de’ loro antenati. Un fiero colpo di sasso +stese a terra ferito il Vicario di Cristo, ond’è che la +storia associa a Manlio ed a Gracco eziandio un Pontefice +che cadde bagnato nel suo sangue sul clivo capitolino. +</p> + +<p> +Pochi dì dopo, ai 15 Febbrajo 1145, Lucio II morì +nel convento di san Gregorio sul Celio, dove lo si aveva +trasportato‍<a class="tag" id="tag592" href="#note592">[592]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_565">[565]</span> +</p> + +<h4 id="cap4-8-4">§ 4. +<span class="smaller">Eugenio III. — Fugge la prima volta da Roma. — Si +abolisce l’officio della Prefettura. — Arnaldo da Brescia. — È +costituito l’ordine de’ cavalieri. — Influenza che gli +avvenimenti di Roma esercitano sulle città di provincia. — Eugenio +III accetta la Republica. — Indole della costituzione +civica romana. — Seconda fuga di Eugenio. — Il popolo combatte +contro la nobiltà. — Il clero inferiore si ribella contro ai +maggiorenti ecclesiastici. — San Bernardo scrive lettere a’ Romani. — Attenenze +di Corrado III con Roma. — Eugenio III +a Tusculo.</span></h4> + +<p> +I Cardinali si raccolsero paurosamente nella chiesa +di san Cesario, e, con voto concorde, a papa elessero Bernardo, +abate di santo Anastasio <i>ad Aquas Salvias</i>: così +le idee del Santo di Chiaravalle vennero con quel +discepolo suo a prender possedimento della cattedra +pontificia. Bernardo di Pisa non era uomo di genio; lo +stesso maestro di lui in sulle prime sentì rossore e +dispetto che in tempi tanto fortunosi si avesse posto un +frate semplicetto sul trono della Cristianità. Però può +darsi che gli elettori avessero scoperto in lui sufficiente +intelligenza ed energia di volere; la grazia soccorritrice +<span class="pagenum" id="Page_566">[566]</span> +di Dio (così dissero gli amici suoi) infuse al semplice +fortezza di spirito, dolcezza, eloquenza; e il maestro santo +intitolò al suo timido discepolo, cui adesso con vera abnegazione +baciava i piedi apostolici, l’aureo libricciuolo +<i>De Consideratione</i>, che oggidì ancora è il più utile +catechismo de’ Papi, se vogliano reggere il loro officio +con umiltà e con prudenza‍<a class="tag" id="tag593" href="#note593">[593]</a>. +</p> + +<p> +I Senatori impedirono al neo-eletto Papa la via del +san Pietro, dove avrebbe dovuto essere consecrato, e gli +domandarono che rinunciasse alla podestà civile ed accettasse +la Republica. Roma tumultuava in armi; al +terzo giorno dopo della sua elezione il Papa fuggì, e +si ricoverò nel castello di Monticelli nel Sabinate, dove +lo seguirono i Cardinali: mossero indi tutti a Farfa, ed +Eugenio III vi fu consecrato nel Febbrajo dell’anno 1145. +</p> + +<p> +Egli pose sua residenza a Viterbo, dove rimase otto +mesi, mentre Roma era turbata da fierissime zuffe. Si +saccheggiavano e si ruinavano palazzi e torri dei maggiorenti +e dei Cardinali, la plebaglia s’abbandonava ad +eccessi di ferocia, perfino s’aggredivano pellegrini, e il +san Pietro era nuovamente munito con macchine di +<span class="pagenum" id="Page_567">[567]</span> +guerra‍<a class="tag" id="tag594" href="#note594">[594]</a>. Adesso il reggimento popolare abolì eziandio +la Prefettura urbana; e poichè quest’officio rappresentava +in Roma la podestà imperiale, l’abolizione sua non +poteva esser d’altro indizio fuor di questo, che i Romani, +irritati dello sprezzo di Corrado, minacciavano di sciorsi +dai vincoli dell’Impero. Soltanto il Patrizio doveva rappresentare +la maestà del popolo romano, laonde si cacciarono +tutti i nobili che a lui rifiutarono reverenza‍<a class="tag" id="tag595" href="#note595">[595]</a>. +</p> + +<p> +Giusto adesso venne a Roma Arnaldo, uscendo del +suo oscuro esilio. Se si voglia prestar fede a quel che +asserisce l’Autore della <i>Historia Pontificalis</i>, egli sarebbe +tornato in Italia dopo la morte di Innocenzo II, e +avrebbe fatto sottomissione alla Chiesa e a papa Eugenio +in Viterbo, giurandogli solennemente obbedienza, e +dappoi sarebbe andato a Roma, per visitarvi i luoghi +sacri, in atto di penitenza. Nulla di tutto questo dice +Ottone di Frisinga, il quale però afferma, esser venuto +Arnaldo a Roma nei primordî del pontificato di Eugenio +III. Ve lo attraeva certamente l’avvenuta mutazione +<span class="pagenum" id="Page_568">[568]</span> +di cose; amici suoi lo esortavano affinchè dedicasse +la sua opera alla causa del popolo, ed egli accorreva +tutto fervore per mandare ad effetto la sua idea sociale, +mercè la distruzione del dominio temporale. Cosa non +v’era che più potesse allettarlo della fondazione del Comune +romano; se a questo riusciva fatto di torre al Pontefice +la podestà civile, la sarebbe stata finita anche per +tutti gli altri principati ecclesiastici, e l’umana società +si sarebbe riaccostata alle condizioni democratiche della +Chiesa primitiva, ch’era stata estranea alle cose politiche. +Ei doveva pertanto essere còmpito massimo di Arnaldo +erigere in Roma una Republica sopra fondamenta +di costituzione municipale; sennonchè, sventuratamente +una fitta tenebra ravvolge quello ch’egli abbia operato. +Forse la avvedutezza pratica del Lombardo si smarrì in +mezzo ai ruderi di Roma, e si immerse troppo profondamente +in tradizioni antiche. Lo studio rinascente della +legislazione giustinianea si associava con monumenti e +con reminiscenze tali, che tenevano serrati i Romani +entro un circolo magico, donde non era loro fattibile di +uscire. E laddove le altre democrazie ottenevano uno +svolgimento conforme all’ordine naturale delle cose, i +Romani si davano gran faccenda di restaurare ruine, e si +perdevano in sogni di dominazione universale. Arnaldo +stesso dava loro consiglio di riedificare il Campidoglio, di +rinnovare l’antico ordine senatorio e financo la classe +de’ cavalieri: tuttavolta nella fondazione di un cotale +ordine equestre non puossi ravvisare cosa alcuna che +avesse del fantastico; anche altre città creavano allora +cavalieri, e intendimento di Arnaldo si era di raccozzare +una nobiltà minore, amica del popolo, per contrapporla +<span class="pagenum" id="Page_569">[569]</span> +come forza d’armi all’aristocrazia de’ Consoli +e de’ Capitani‍<a class="tag" id="tag596" href="#note596">[596]</a>. +</p> + +<p> +Eugenio III frattanto raccoglieva a Viterbo i vassalli +della Chiesa, chè la maggior parte dei Conti della +Campagna erano ostili alla Città, cui nessun vincolo li +congiungeva. In alcune città risiedevano ancora, fino dal +tempo antico, de’ <i>Comites</i>; altre erano governate da +delegati del Papa, che si fregiavano del titolo romano +di Presidi e di Rettori; e Roma intendeva a soggiogare +Conti e città di provincia, in pari guisa che Milano ed +altre Republiche sottomettevano al loro dominio le terre +di loro vicinato. A propria volta le città pontificie pretendevano +conquistarsi anch’esse libertà, ma pochissime +di loro avevano forza bastante per imitare l’esempio di +Roma; ebbela Corneto, dove nell’anno 1144 trovasi eretto +un Comune con suoi Consoli‍<a class="tag" id="tag597" href="#note597">[597]</a>. Eziandio i nobili +<span class="pagenum" id="Page_570">[570]</span> +della provincia cercavano di ottenere independenza, in +quello che il Senato romano faceva tutti gli sforzi per +costringerli a ricevere l’investitura feudale in Campidoglio +anzi che in Laterano, ad abitare nella Città ossequienti +alle leggi della Republica, o, se non altro, a +riverire quest’ultima. Eugenio III potè prestamente raccogliere +molti vassalli che a Narni gli avevano prestato +omaggio, potè unirli insieme cogli acerbi nemici di +Roma, i Tivolesi, e farli muovere contro la Città, dove in +pari tempo il partito pontificio combatteva contro al +Senato‍<a class="tag" id="tag598" href="#note598">[598]</a>. Può darsi che esercitasse influenza altresì la +scomunica da lui scagliata contro Giordano patrizio; +fatto è che, finalmente stancatosi, il popolo chiese che +tornasse il Papa, cui prestar voleva omaggio‍<a class="tag" id="tag599" href="#note599">[599]</a>. Aderì +Eugenio accortamente ad un aggiustamento, poichè +forse ei diceva a sè stesso, meglio essere per lui di +ridurre la Republica romana sotto l’autorità della santa +Sede, anzichè l’Imperatore la raccogliesse sotto la sua. Fu +in conseguenza di ciò che i Romani disfecero il Patrizio, +<span class="pagenum" id="Page_571">[571]</span> +riposero in officio il Prefetto, e rinnovarono la reverenza +alla signoria suprema del Papa, mentre questi accondiscendeva +che il Comune continuasse ad esistere sotto la +investitura sua. Così, innanzi al giorno di Natale dell’anno +1145, Eugenio III potè fare la sua entrata in +Laterano‍<a class="tag" id="tag600" href="#note600">[600]</a>. +</p> + +<p> +Il Comune civico aveva strappato al Papa la sua +approvazione, e questi per propria parte aveva conservato +il principio della sua signoria, perocchè dal Pontefice +il Senato ricevesse la investitura‍<a class="tag" id="tag601" href="#note601">[601]</a>. Nondimeno +quel simulacro meraviglioso de’ vecchi tempi non era +romano che di nome; l’indole sua era nuova. L’antichissimo +documento che conserviamo degli <i>Acta Senatus</i> +del medio evo su venticinque Senatori ci dà quasi tutti +nomi di cittadini mediocri, che nei tempi passati appena +notammo in questa nostra Istoria; fra essi v’ha perfino uno +di professione pittore‍<a class="tag" id="tag602" href="#note602">[602]</a>. Il ceto medio, che adesso per +<span class="pagenum" id="Page_572">[572]</span> +la prima volta otteneva preponderanza, dava al Senato +un’impronta plebea, quantunque fin da allora molti nobili +fossero entrati a far parte del Comune. Ad ogni +anno, nel mese di Settembre o in quello di Novembre, +rieleggevasi il Senato; e probabilmente quest’elezione si +faceva alla presenza di legati pontificî forniti di pieni +poteri. Ignoto è il numero di membri che in origine lo +componessero, ed anche più tardi fu variabile; tuttavia, +siccome tosto dopo l’anno 1144 fu assunto per norma +il numero di cinquantasei Senatori, se ne chiarisce che +Roma fosse, come ne’ tempi antichi, divisa in quattordici +circondarî, per ciascuno de’ quali si eleggevano quattro +Senatori, laonde il Senato era tratto dai quattordici gonfaloni +ossiano Regioni‍<a class="tag" id="tag603" href="#note603">[603]</a>. Il Senato completo formava +il maggior Consiglio o <i>Consistorium</i>, e una giunta di +<i>Consiliatores</i>, ossiano procuratori della Republica, era +<span class="pagenum" id="Page_573">[573]</span> +posta alla sua testa. Consiliatori troviamo a Genova e a +Pisa in qualità di consiglio aggiunto a’ Consoli, ma in +Roma, mentre il Senato teneva il potere legislativo, +eglino avevano la podestà esecutiva da Consiglio supremo +di governo; erano eletti d’infra i Senatori, e +si mutavano di carica parecchie volte all’anno‍<a class="tag" id="tag604" href="#note604">[604]</a>. I +<i>Consiliatores</i> e il <i>Consistorium</i> formavano dunque il +Consiglio minore e quello maggiore, e tutti i cittadini +liberi ed elettori del Senato costituivano il comizio popolare, +che si congregava in Campidoglio per approvare le +deliberazioni, e per udire la relazione che rendevano i +magistrati uscenti d’officio. Difficil cosa è poter dire +quali redditi possedesse il Senato e quali regalie esso +si prendesse. Fin da allora ei convien dire che avesse tolto +al Papa il diritto di zecca, laonde, dopo un’interruzione +di lunghi secoli, per le mani de’ Romani tornavano a correre +denari d’argento, sui quali era inscritta la leggenda +<span class="pagenum" id="Page_574">[574]</span> +antica <i>Senatus Populusque Romanus</i>; però adesso +vi si vedeva impressa l’effigie di un Apostolo colle parole: +«Principe de’ Romani»‍<a class="tag" id="tag605" href="#note605">[605]</a>. +</p> + +<p> +Al Senato spettava la giustizia nelle cose civili; ma +la corte giudiziaria Capitolina (<i>Curia Senatus</i>), composta +di Senatori e di uomini periti nel diritto, si riuniva spesso +in comune coi tribunali ordinarî pontificî, perciocchè, +in qualità di «assessori», raccogliesse nel suo grembo +i giudici Palatini e i Dativi, e in parecchi <i>Placita</i> si +trovino accoppiati insieme gli ordini giudiziarî del Senato +e del Papa. E il Senato tentò di trarre alla competenza +del suo tribunale, al <i>Forum Senatorium</i>, anche i negozî +<span class="pagenum" id="Page_575">[575]</span> +civili di natura ecclesiastica, nei quali cioè, attori o convenuti +fossero preti, ma contro a questo intendimento i +Pontefici si opposero con gran gagliardia‍<a class="tag" id="tag606" href="#note606">[606]</a>. Infatti, +oltre al Senato, continuava ad esistere la Curia papale, e +in litigî di chiese trovansi pur sempre i <i>Placita</i> che essa +pronunciava, tolta qualsiasi dependenza dagli ordini +giudiziarî del Senato: e delle sentenze di questo i partiti +spesse volte appellavano al Papa, come per altro verso +delle sentenze pontificie ricorrevano al Senato‍<a class="tag" id="tag607" href="#note607">[607]</a>. Sono +questi i punti cardinali della costituzione che allora i Romani +si diedero: ed essa torna ad onore della loro +energica operosità cittadina, perocchè, sebbene in via +di principio riverissero la signoria suprema del Papa, +tuttavolta eglino affermarono la loro autonomia politica; +Roma quindi in poi diventò di diritto una Republica +che si governava a forme democratiche, e imprendeva +guerre, e stipulava paci senza darsi mente d’interpellare +la volontà del Papa. +</p> + +<p> +Tuttavolta, il trattato conchiuso con Eugenio III +non acchetò il profondo commovimento che ribolliva +nella Città e nel territorio suo. Nobili e clero miravano +astiosamente il Senato che cercava di estendere la sua +autorità sopra tutta la Campagna. Tivoli dava occasione +di tumulti nuovi; i Romani domandavano che +<span class="pagenum" id="Page_576">[576]</span> +quella città si smantellasse, e il Papa messo fra l’uscio +e il muro tollerava che si abbattessero i suoi bastioni, +ma neppur questo bastava ai Romani. Eugenio III si +sottrasse ai suoi tribolatori, ricoverandosi nel Transtevere, +ossia nel castel Sant’Angelo, che i Pierleoni tenevano +del continuo in loro mano. Nauseato della vita, +anch’egli come Gelasio, lamentava le angustie che gli +conveniva sopportare, e colle parole di san Bernardo +deplorava che in Roma il pastore fosse destinato a pascere +non già le agnelle di san Pietro, ma lupi, draghi +e scorpioni. Nella primavera dell’anno 1146 se la battè +a Viterbo, indi a Pisa; e per Lombardia, nel Marzo +del 1147, se ne andò a Francia, dove re Luigi stava +armandosi per la seconda Crociata‍<a class="tag" id="tag608" href="#note608">[608]</a>. +</p> + +<p> +Eugenio III fuggì di sua volontà, non fu cacciato +con violenza d’armi; e invero i Romani, anche durante +l’assenza di lui, che durò due anni, continuarono ad +osservare i patti con lui stipulati, e considerarono il +Senato come investito del suo officio dal Pontefice‍<a class="tag" id="tag609" href="#note609">[609]</a>. +Sennonchè eglino si sentivano adesso libere affatto le +<span class="pagenum" id="Page_577">[577]</span> +mani; diedero tosto assalto a Tivoli, e la punirono col +supplizio di molti cittadini‍<a class="tag" id="tag610" href="#note610">[610]</a>. Roma, per via del suo +Senato, pareva tornata ai suoi vetusti tempi, ed eziandio +sembravalo per le guerre che adesso come allora moveva +contro a terre latine e tusche, le quali di bel +nuovo facevano fra sè lega contro la Città: e adesso +anche la grande nobiltà dava l’assalto a parecchi patrimonî +della Chiesa, tanto per uscirne pari di danni; +ognuno rubacchiava tutto quanto gli capitava sotto +mano‍<a class="tag" id="tag611" href="#note611">[611]</a>. Lo Stato ecclesiastico si frastagliava in piccole +baronie, che, ostili in egual tempo al Papa e al Senato, +indebolivano l’autonomia di Roma, o ne le mettevano +impedimento. Quei tirannetti della nobiltà facevano +alto e basso massimamente nel Lazio, sventurato +paese dove non erano ricchi Comuni, come nella Tuscia +e nell’Umbria, che loro opponessero un contrappeso. Così +la forza del popolo romano si estenuava nella lotta contro +<span class="pagenum" id="Page_578">[578]</span> +città e contro Capitani, in quello che Roma stessa +era dilaniata da guerra interiore. Qui Giordano Pierleone, +da gonfaloniere, teneva in mano sua la podestà cittadina, +e Arnaldo da Brescia metteva la sua facondia a servigio +della Republica, perciocchè paja che egli approfittasse +massimamente dell’assenza di Eugenio per predicare +ai Romani le sue nobili dottrine. Un uomo vestito di +tonaca monastica, pallido e scarno da’ digiuni, posava +come un fantasima sui ruderi del Campidoglio, e arringava +i <i>Patres Conscripti</i> in quel luogo medesimo, di dove +un tempo avevano tenuto discorso Senatori crapuloni, +padroni di cento ville e di cento palazzi: e il suo fervido +parlare, la cui sostanza era un miscuglio attinto dai Padri +ecclesiastici e da Virgilio, dai Codici di Giustiniano +e dalla Bibbia, risonava in un corrotto latino, lingua +rustica o contadinesca. Se l’avessero udito, quell’eloquio +avrebbe messo raccapriccio a Cicerone e a Varrone, eppure, +un secolo più tardi, Virgilio doveva con ammirazione +ascoltarlo nel linguaggio della «Divina Commedia». +Arnaldo inveiva coraggiosamente contro i vizî +dei Cardinali, che il tempio del Signore avevano tramutato +in una bottega da cambî, in una spelonca di ladri, +mentre lo stesso Papa (diceva) si era fatto uomo rapace +e sanguinario, tiranno delle chiese, oppressore dell’innocenza: +e protestava non dover più i Romani tollerare +fra di sè una gente, la quale non mirava ad altro, che +a porre in servitù la città di Roma, sede dell’Impero +e sorgente della libertà‍<a class="tag" id="tag612" href="#note612">[612]</a>. +</p> + +<p> +Parimente come la nobiltà minore era entrata nel +<span class="pagenum" id="Page_579">[579]</span> +Comune, sì anche il clero inferiore s’inspirava alle idee +democratiche dell’eguaglianza dei preti, sì come Arnaldo +gli andava predicando. Da ogni banda e in tutti i +modi possibili si assaliva la gerarchia Gregoriana, e vi si +contrapponeva l’esemplare del Cristianesimo primitivo, +da lunga pezza traboccato in ruina. Il chericato delle chiese +minori si ribellava contro l’aristocrazia de’ Cardinali, +i quali (al paro della grande nobiltà, delle cui famiglie +spesse volte uscivano) possedevano nella Città palagi +turriti, ed erano avvezzi a tener vita con splendidezze +da principi. Eugenio fu spaventato delle conseguenze +di questo inaudito commovimento, e perciò indirizzò una +lettera al clero di Roma‍<a class="tag" id="tag613" href="#note613">[613]</a>. +</p> + +<p> +Mentre Arnaldo, i cui aderenti si chiamavano la setta +dei Lombardi, infiammava popolo e minor clero per +la democrazia, Bernardo, il suo vecchio avversario, +era tutto in faccenda per ismorzare quell’incendio. Il +Santo avrebbe dovuto andarne grato ai Romani che +mettevano in pratica le sue dottrine, ond’egli, togliendo +a modello l’insegnamento antico del Cristianesimo, +aveva protestato male acconciarsi ai Vescovi la signoria +politica; sennonchè il Santo, per quanto pur gli +<span class="pagenum" id="Page_580">[580]</span> +tornassero indifferenti le forme del governo, difficilmente +poteva formarsi della città di Roma idea diversa +da ciò che ella fosse possedimento legittimo del Papa. +Dopo la seconda fuga di Eugenio, scrisse Bernardo +a’ Romani; chiese indulgenza all’«illustre e preclaro» +popolo, se egli, ometto dappoco, osava indirizzargli lettere, +ma protestò (parimenti come oggidì non v’ha +Vescovo alcuno che non protesti egualmente), che la +violenza fatta al Pontefice offendeva tutto il mondo +cattolico. «I padri vostri», diceva, «hanno sottomesso +alla Città il mondo, ma voi volete farne la favola del +mondo. Avete espulso il Papato fuori della Città; ma non +vedete che Roma ne diverrà un tronco senza testa, una +faccia orbata degli occhi? Pecorelle smarrite, tornate al +vostro pastore, al vostro Vescovo! Illustre città di eroi, +torna a riconciliarti con Pietro e con Paolo, tuoi principi +veri»‍<a class="tag" id="tag614" href="#note614">[614]</a>. Così con acerbezza, ma con diplomatico +<span class="pagenum" id="Page_581">[581]</span> +rispetto del nome di Roma, parlava a quest’occasione il +Santo; peraltro, dentro dell’animo, disprezzava i Romani; +e infatti, altrove sbozzandone il ritratto, quell’«illustre» +popolo appellava superbo, avaro, vano, sedizioso, +inumano, falso. «Hanno gran parolone, ma ad opere son +piccini. Promettono tutto, e mantengono nulla. Ti adulano +con discorsi melati, ma sono calunniatori pungenti; +in una parola, traditori indegni»‍<a class="tag" id="tag615" href="#note615">[615]</a>. +</p> + +<p> +Eugenio III non doveva andar riconoscente al Santo, +maestro suo, di ciò che in altri tempi gli aveva dovuto +gratitudine Innocenzo II; e neppur in Corrado trovò il +Papa un Lotario. Da ambe le parti si chiedeva al Re che +venisse a Roma; entrambe adoperavano lo stesso motto: +venisse Cesare a torsi quello che era di Cesare; però +diversi ne erano i significati e l’intenzione‍<a class="tag" id="tag616" href="#note616">[616]</a>. Corrado +III era trattenuto lungi d’Italia dalla malaugurata +<span class="pagenum" id="Page_582">[582]</span> +Crociata, cui indotto lo avevano le instanze e le false +profezie del santo Abate, ma allorchè, sul principio dell’anno +1149, ebbe, per la via di Aquileja, fatto ritorno +in patria, decise di muovere a Roma. Ve lo chiamava +urgentemente l’alleanza di Rogero col ribelle Guelfo +duca di Baviera, in quello che d’altro canto Rogero, +memore delle vittorie di Lotario, metteva ogni molla +in moto per tenerlo lontano‍<a class="tag" id="tag617" href="#note617">[617]</a>. Corrado aveva stretto +lega con Emanuele imperatore greco, e i Pisani anche +stavolta dovevano prestare il loro naviglio: per lo contrario +il Papa aveva da Sicilia bisogno di ajuto contro +ai Romani, e temeva che Corrado accettasse il trattato +che questi ripetute volte erano andati offerendogli. +</p> + +<p> +Reduce di Francia nel Giugno del 1148, Eugenio, +verso la fine di quest’anno, si recò primamente a Viterbo, +contro cui i Romani avevano di già intrapreso delle +spedizioni guerresche; indi, sull’incominciamento del +1149, venne nelle vicinanze di Roma. Tolomeo conte lo +ricettò a Tusculo, dove il Pontefice ricevette i saluti di +Luigi di Francia, allorquando questo Re vi passò, tornando +dalla Crociata. Colà il Papa raccolse i vassalli della +Chiesa; vi mandò soldatesche anche Rogero, e Roma +adesso venne in durissime angustie‍<a class="tag" id="tag618" href="#note618">[618]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_583">[583]</span> +</p> + +<h4 id="cap4-8-5">§ 5. +<span class="smaller">Lettere del Senato a Corrado III. — Idee politiche +de’ Romani. — Ritorna Eugenio III. — Suo nuovo esilio. — Proposte +dei Romani a Corrado. — Questi si appresta a muovere +a Roma, e muore. — Federico I sale al trono di Germania. — Lettera +che un Romano scrive a questo Re. — Roma, +il diritto romano e l’Impero. — Patti di Costanza. — Irritazione +dei democratici in Roma. — Eugenio torna nella +Città. — Muore.</span></h4> + +<p> +Il Senato a questo tempo mandava lettere sopra lettere +a re Corrado, invitandolo a che venisse a Roma per +torvi autorità di comando sull’Impero e sulla Città. Sisto, +Nicolò e Guido, che erano allora consiliatori della Republica, +gli significarono di aver cacciato i Frangipani ed i +Pierleoni, e lo esortarono affinchè concedesse la sua protezione +al Comune di Roma‍<a class="tag" id="tag619" href="#note619">[619]</a>. Non vedendone risposta +e crescendo le difficoltà, il Senato gli scrisse nell’anno +1149 una nuova lettera. Degno di nota ne è il tenore, +e dimostra che l’abisso il quale separava i Romani del +secolo duodecimo dal Papato temporale, s’era omai fatto +profondo, e palesavasi con chiara consapevolezza delle +cose: nè maggiormente lo fu ai nostri giorni, quando i +nepoti venuti tanti anni dopo, adesso disarmati e silenziosi, +<span class="pagenum" id="Page_584">[584]</span> +andavano pur sempre congregandosi in mezzo gli +stessi ruderi antichissimi del Foro e del Campidoglio, e, +pur sempre protestando contro la podestà civile del Pontefice, +di nottetempo appiccavano pei canti delle vie manifesti +che finivano col grido: «Viva il Pontefice non +Re!»‍<a class="tag" id="tag620" href="#note620">[620]</a> +</p> + +<p> +Seicentosettantre anni erano passati dacchè i Senatori, +postergata la lor dignità, s’erano presentati a +Bisanzio davanti a Zenone, e vi avevano dichiarato che +Roma non bisognava più di un Imperatore d’Occidente, +ma era contenta che Odoacre comandasse sull’Italia, in +qualità di patrizio bizantino: seicentoquattordici ne +erano trascorsi dacchè il Senato aveva indirizzato la +sua ultima lettera a Giustiniano, supplicandolo di non +torre la sua grazia a Roma e al goto re Teodato: e adesso +innanzi al trono di un Re tedesco comparivano Romani +non più togati, cui l’ignoranza, il vestimento, il linguaggio +davano un’impronta barbarica; e venendo dalle +deserte ruine del Campidoglio, e dandosi ancor nome di +Senatori, significavano di avere restaurato il vetusto Senato +romano, e invitavano il Re d’Alemagna a voler +essere il successore di Costantino e di Giustiniano. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_585">[585]</span> +</p> + +<p> +«Al preclaro Signore della Città e del mondo, a +Corrado, per grazia di Dio, Re dei Romani sempre +Augusto, il Senato e il popolo di Roma, salute, e felice e +gloriosa dominazione dell’Impero romano! Alla Eccellenza +Vostra noi abbiamo con parecchie lettere significato +ciò che facemmo; protestammo volervi restare fedeli, +e desiderio d’ogni giorno nostro essere il lustro +ognor più fulgido della Vostra corona. Però ci fa meraviglia +che Voi non abbiate degnato di darne mai risposta. +Intendimento concorde di tutti noi questo è: restituire +l’Impero de’ Romani, che Dio confidò al Vostro +governo, alla potenza che esso possedette sotto di Costantino +e di Giustiniano, i quali, per mandato del Senato e +del popolo romano, ebbero signoreggiato il mondo. A +tal uopo abbiamo, coll’ajuto del Signore, restaurato il +Senato, e abbattuto molti dei nemici Vostri, affinchè di +Voi sia quel che a Cesare s’appartiene. Noi abbiamo +gettato solide fondamenta. Noi malleviamo giustizia e +pace a tutti quelli che ne hanno buona volontà. Le rocche +dei nobili, i quali insieme con Sicilia e con papa Eugenio +speravano di resistere a Voi, abbiamo conquistato, ed a +ragion Vostra teniamo, oppur demolimmo. Per le quali +cose, d’ogni parte ci premono il Papa, i Frangipani, i +figli di Pierleone (Giordano eccettuato, che è il nostro +gonfaloniere), ed eziandio Tolomeo, ed altri parecchi. Essi +vogliono impedirci di coronar Voi a imperatore; e frattanto +soffriamo molte avversità per amor Vostro, perocchè +nulla sia grave cosa a chi ama; e Voi darete +ricompensa degna di padre a noi, pena meritata ai nemici +dell’Impero. Chiudete l’orecchio Vostro ai calunniatori +del Senato; costoro gioiscono di mettere dissensione fra +<span class="pagenum" id="Page_586">[586]</span> +Voi e noi, perchè intendono alla ruina Vostra e nostra. +Memore siate di quanti mali la corte Pontificia e quei +nostri concittadini di un tempo abbiano fatto agli antecessori +Vostri, e rammentate come adesso con ajuti di +Sicilia coloro tentassero di nuocere ancor più alla Città. +Nondimeno, coll’assistenza di Cristo, noi perduriamo +virilmente nella fede Vostra, e di già abbiamo cacciati +della Città i nemici pessimi dell’Impero. Affrettatevi +di venire a noi colla Vostra Imperiale potenza; la Città +è agli ordini Vostri; Voi potrete poderosamente dimorare +in Roma capo del mondo, e di qua imperare, +con maggior balìa di quasi tutti i predecessori Vostri, +sulle terre tutte d’Italia e d’Alemagna, dappoichè +ogni impedimento di pretume sia sgombrato. Noi Vi +preghiamo di non tardare; degnatevi con lettere e +con messaggieri di rassicurare della salute Vostra, noi +che siamo Vostri servitori di buona volontà. Siamo intenti +adesso con grande alacrità a restaurare il ponte +Milvio, che da tempo lungo giacque distrutto a danno +degli Imperatori, e abbiamo speranza di compiere prestamente +il lavoro con opere di salda muratura. Così +potrà passare di là il Vostro esercito, e scansare il +castel Sant’Angelo, dove i Pierleoni, d’accordo con +Sicilia e col Papa, meditano a nocumento Vostro. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Rex valeat, quidquid cupit obtineat super hostes,</i></p> +<p class="i01"><i>Imperium teneat, Romae sedeat, regat orbem,</i></p> +<p class="i01"><i>Princeps terrarum, ceu fecit Justinianus.</i></p> +<p class="i01"><i>Caesaris accipiat Caesar quae sunt, sua Praesul,</i></p> +<p class="i01"><i>Ut Christus jussit, Petro solvente tributum.</i></p> +</div></div> + +<p> +Poniamo fine chiedendovi di far buone accoglienze ai +nostri ambasciatori, e di prestare ad essi fede, chè tutto +<span class="pagenum" id="Page_587">[587]</span> +scriver non possiamo. Sono eglino nobiluomini; Guido +senatore, Giacomo figliuolo di Sisto procuratore, e Nicolò +loro compagno»‍<a class="tag" id="tag621" href="#note621">[621]</a>. +</p> + +<p> +Gli è pur un fenomeno raro del medio evo questa +magica influenza che esercitava la tradizione dell’antico +Impero de’ Romani! Una grande reminiscenza bastava +da sola a diventare potenza politica; gli Imperatori romani +dal trono di Alemagna, i Papi romani dalla cattedra +di san Pietro, i Senatori romani dai ruderi del Campidoglio, +sognavano tutti di aver legittimi diritti alla dominazione +del mondo! Corrado III or vedeva combattersi +fra loro due parti che pretendevano aver ciascuna diritto +di dispensare la corona imperiale; però senza titubare +egli preferiva riceverla dalle mani del Pontefice romano, +anzi che da quelle di un Senatore romano‍<a class="tag" id="tag622" href="#note622">[622]</a>. Ma se +anche abbia riso dei sogni de’ romani, egli dovette pur +capire che, da dopo di Enrico III, non s’era offerta ad +alcun Re occasione più propizia di questa per restaurare +in Roma la podestà imperiale, e per torre al Papato ogni +<span class="pagenum" id="Page_588">[588]</span> +frutto delle vittorie di Gregorio VII, distruggendone il +dominio temporale. Anche uomini privati Romani gli +scrissero ammonendolo, che accortezza gli comandava di +farsi mediatore fra il Papa e Roma, e di porre la novella +Republica sotto il patronato dell’Impero: se così avesse +fatto, gli dicevano, nell’avvenire egli avrebbe tenuto +in mano sua la elezione pontificia‍<a class="tag" id="tag623" href="#note623">[623]</a>. +</p> + +<p> +Sennonchè Corrado, trattenuto dalle cose di Germania, +nè avendo un chiaro concetto delle condizioni di +Roma, non diè bada ai desiderî del Senato romano. +L’influenza che parecchi amici della libertà romana +esercitavano alla sua corte era vinta da quella del celebre +Guibaldo, abate di Stablo e di Corveia; chè Eugenio III +aveva guadagnato alla sua causa questo onnipotente +Cancelliere dell’Impero, il quale guidava le idee del Re. +Così avvenne che, sulla fine dell’anno 1149, i Romani +furono costretti a riaccogliere il Papa nella Città‍<a class="tag" id="tag624" href="#note624">[624]</a>. +Essi però stavano saldi nelle promesse fatte ad Arnaldo, +giacchè il generoso propugnatore della libertà di Roma +rimase libero ed illeso nella Città, ivi protetto dal Senato +e dal popolo romano. Si conchiuse dunque pace +col Papa, ma non poteva avere che corta durata, e difatti, +omai nel Giugno dell’anno 1150, Eugenio III +tornò nel Lazio, dove pose dimora or nella munita Segni +ed ora a Ferentino. Tre anni la corte pontificia andò +girovagando per la Campagna, in vicinanza di Roma, ma +<span class="pagenum" id="Page_589">[589]</span> +pur sempre in esilio‍<a class="tag" id="tag625" href="#note625">[625]</a>. Temeva adesso Eugenio che +Corrado accettasse la democrazia romana, e che la lega +del Re col Comune, con Pisa e con Bisanzio abbattesse +il trono temporale dei Papi; però Guibaldo lo confortò +rassicurandolo, che nulla egli aveva a temere‍<a class="tag" id="tag626" href="#note626">[626]</a>. +</p> + +<p> +Rinnovarono i Romani le loro proposte anteriori, e +offersero a Corrado la podestà imperiale. Dall’Impero +non sapevano liberare la mente; necessità imponeva +ai Republicani di riverire il diritto storico de’ Re tedeschi +su Roma‍<a class="tag" id="tag627" href="#note627">[627]</a>. Ed or che la disfatta di Guelfo, avvenuta +<span class="pagenum" id="Page_590">[590]</span> +nell’anno 1150, gli lasciava le mani sciolte, il +Re volle infatti muovere veramente a Roma. Le pressanti +rimostranze di Guibaldo dissiparono le sue primitive +titubanze; la spedizione di Roma fu deliberata nel +Settembre 1151 in due Diete dell’Impero, ed allora fu +che Corrado degnossi rispondere ai Romani: ad arte +tacque del Senato, ma la sua lettera indiritta al Prefetto +della Città, ai Consoli, ai Capitani ed al popolo +romano, significava loro con parole cortesi che accettava +il loro invito, e ch’egli sarebbe venuto per ricomporre +a pace le città d’Italia, per dar ricompensa ai fedeli e +punizione ai ribelli‍<a class="tag" id="tag628" href="#note628">[628]</a>. Mandò ambasciatori così ai Romani, +che al Papa, il quale, nel Gennaio dell’anno 1152, +gli accolse a Segni. Furono subito d’accordo; Eugenio +III abbandonò la causa di Rogero, ed ora financo +esortò i Principi d’Alemagna, affinchè con tutte le loro +forze assistessero il Re nella sua impresa di Roma‍<a class="tag" id="tag629" href="#note629">[629]</a>. +</p> + +<p> +Però la sorte risparmiò una pagina oscura alla storia +del primo degli Hohenstaufen, nella quale egli avrebbe +<span class="pagenum" id="Page_591">[591]</span> +fatto comparsa di nemico inglorioso della Republica romana, +e di uomo ligio ai servigi del Papa. Quel forte +Principe morì nel dì 15 Febbrajo dell’anno 1152, mentre +stava allestendosi alla spedizione: da dopo di Ottone +I fu il solo Re tedesco che non abbia portato la corona +imperiale; nè questo scemò per nulla la potenza +sua. Le migliaia di morti che la nazione tedesca solè +sempre sacrificare ad ogni coronazione d’imperatori a +Roma furono invece questa fiata immolate nei deserti +di Siria. E in tal guisa gli Italiani amanti della patria +potranno, almeno una volta, celebrare a gloria di un Re +tedesco che, ad onta delle pressanti instanze d’Italia +(d’ordinario si dimenticano siffatti inviti), non sia disceso +dalle Alpi, Attila devastatore: ed eglino potrebbero congratularsi +colla loro terra, che in quindici anni nei quali +nessun esercito tedesco la attraversò, avesse goduto di +felice stato, se sventuratamente non dovessero essi stessi +confessare, che mai Italia non fu così disunita e travagliata +da feroce guerra civile, quanto in questi quindici +anni di storia prettamente italiana‍<a class="tag" id="tag630" href="#note630">[630]</a>. +</p> + +<p> +Morto Corrado, al trono tedesco salì, nel giorno 5 +di Marzo, il nipote suo Federico, quell’immortale eroe +Barbarossa, che diventar doveva gloria di Alemagna, +spavento d’Italia. Così Eugenio che i Romani furono +pronti a sollecitare l’amicizia del nuovo Principe, ma +la Republica tosto vide con occhio geloso che al solo +<span class="pagenum" id="Page_592">[592]</span> +Pontefice erano mandati ambasciatori regî. Una lettera +espresse il malumore dei Romani e le idee che essi +si facevano delle attenenze giuridiche esistenti fra l’Imperatore +e Roma. «Io mi rallegro», così scriveva a +Federico un aderente di Arnaldo, «che Voi siate stato +eletto dal Vostro popolo a re, ma lamento che seguiate +i consigli di preti e di frati, le cui dottrine hanno sconvolto +ogni divina e umana cosa, e che della elezione +Vostra non interroghiate, come pur dovreste fare, la +mente della Città santa, signora del mondo, fattrice +di tutti gl’Imperatori». Chi scriveva, deplorava che +Federico volesse ricevere, come avevano fatto i suoi antecessori, +la corona imperiale dalle mani di fratacci infinti, +eretici, apostati, cui chiamava seguaci di Giuliano; +e colle sentenze di san Pietro e di san Girolamo alla +mano, gli dimostrava che il clero non s’aveva ad impacciare +di diritti secolari; sbertava la donazione di Costantino, +stupida fiaba, di cui ridevano fin le vecchie +comari; dichiarava che l’Impero e ogni officio di magistrati +erano emanazione della maestà del popolo romano, +cui solo pertanto si spettava di creare Imperatori; +gli chiedeva finalmente che mandasse a Roma suoi ambasciatori +insieme a dei giureconsulti, per comporvi +l’Impero sulla base del diritto, conformemente alla legge +di Giustiniano, e per impedire che vi avvenisse una +rivoluzione‍<a class="tag" id="tag631" href="#note631">[631]</a>. Gran passi per buona ventura aveva pur +fatto l’intelletto umano nelle vie del progresso! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_593">[593]</span> +</p> + +<p> +I Romani de’ nostri giorni, combattendo la signoria +temporale del Papa, ricavarono le loro ragioni dalla maestà +della nazione italiana, di cui Roma doveva essere la +città capitale, e innanzi al cui diritto naturale doveva +cedere quello puramente storico de’ Pontefici: queste ragioni +anch’eglino, come i loro antenati, suffragarono +argomentando, che il Papato doveva essere soltanto un +officio spirituale, e ciò affermarono coll’autorità della +Bibbia e dei Padri ecclesiastici. Ma i loro avi dell’età di +Arnaldo non ci capivano verbo del principio di unità +della nazione; eglino si assidevano sul piedistallo dell’antichità. +Per loro la maestà del popolo romano era +la fonte di ogni specie di podestà; l’Impero romano, +un’idea indestruttibile; l’Imperatore, il magistrato della +Republica, eletto dal popolo, e da questo messo in officio. +Rigettato come una fandonia, che Costantino avesse trasferito +nei Papi la podestà imperatoria, misero in derisione +quel che si diceva, che i Pontefici misticamente derivassero +<span class="pagenum" id="Page_594">[594]</span> +da Cristo o da san Pietro il loro diritto d’investitura; +e, seguendo l’ampio progredimento delle idee +democratiche, pronunciarono questa verità di ragione: +non darsi reame alcuno per la grazia di Dio; la podestà +della corona essere soltanto officio che emana dal popolo. +Tuttavolta, i Romani del secolo duodecimo composero +l’Impero sul fondamento tradizionale, e per loro +legittimo, del giure romano: e accarezzarono i gusti di +un monarca spasimante di dominazione, allorchè gli +vennero dicendo che, conforme al diritto Giustinianeo, +l’Imperatore era la massima podestà legislatrice del +mondo; però chiesero che questa podestà ei tenesse di +averla per mandato del Senato e del popolo. In tal guisa +crearono una mescolanza del despotismo cesareo di Giustiniano +e dei diritti fondamentali della democrazia. +</p> + +<p> +Federico I doveva pertanto scegliere quale dei due, +Papa o Comune romano, ei volesse avere per iscaturigini +del suo Impero: approvò egli tutte le ragioni che avevano +i Romani contro il sommo diritto d’investitura +che il Pontefice attribuiva a sè stesso; si beffò dell’arroganza +del Senato che gli parve assurda cosa, e, come tutti +i suoi predecessori, deliberò anch’esso di farsi, «per la +grazia di Dio», coronare dal Papa. Negli inizî del suo +regno si attenne a prudenza e ad un indirizzo conservativo; +senza darsi per inteso della nuova Republica di +Roma, proseguì nei negoziati cominciati da Corrado, e, +di già nella primavera dell’anno 1153, un trattato fu +conchiuso a Costanza col Papa: Federico in quello si +obligò di non far senza di lui pace con Roma, nè colla +Sicilia, ma di voler dar opera che la Città tornasse +suddita alla santa Sede, quel tanto che eralo stata +<span class="pagenum" id="Page_595">[595]</span> +cent’anni addietro. Promise che conserverebbe al Pontefice +il dominio temporale, ed in cambio Eugenio lo +fe’ certo che lo coronerebbe imperatore, e che presterebbe +ogni specie di aiuti al trono di lui‍<a class="tag" id="tag632" href="#note632">[632]</a>. +</p> + +<p> +Questi trattati destarono un commovimento veemente +a Roma. Il partito de’ moderati soccombette; i democratici +non vollero saperne più di autorità del Papa, +nè di quella dell’Imperatore, ma chiesero che si abolisse +la costituzione convenuta con Eugenio, e che si +componesse un Senato di cento membri, con due Consoli +da eleggersi ad ogni anno. Eugenio mise Federico +a parte di questi fatti, e vi diè colore che fossero tumulti +della plebe, la quale da sè volesse eleggersi adesso +un Imperatore. E per fermo i Romani minacciavano +di respingere l’Impero tedesco come un’usurpazione, e +di darsi un Imperatore loro proprio e nazionale; sennonchè +evvi soltanto una lettera di Eugenio che sopra +questi notevoli avvenimenti getta una fievole luce‍<a class="tag" id="tag633" href="#note633">[633]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_596">[596]</span> +</p> + +<p> +Tuttavolta, omai nell’autunno del 1152, il Papa +potè muovere di Segni a Roma, e sulla fine di quell’anno +entrare nella Città, dove gli eccessi dei democratici +avevano reso tutti i moderati inclinevoli ad un +aggiustamento con lui. Senato e popolo lo accolsero +con dimostrazioni d’onoranza, dopochè egli, così vuolsi +supporre, ebbe accettato il Comune‍<a class="tag" id="tag634" href="#note634">[634]</a>. E può darsi +che si concedesse anche ai nobili discacciati di fare +ritorno; però questi maggiorenti continuarono ad avversare +il Senato, dacchè erano consoli dei Romani +e cortigiani del Papa‍<a class="tag" id="tag635" href="#note635">[635]</a>. Eugenio III potè finire +in pace i suoi giorni a Roma, e coll’ajuto del popolo +financo soggiogare alcuni Baroni ribelli nella +<span class="pagenum" id="Page_597">[597]</span> +provincia‍<a class="tag" id="tag636" href="#note636">[636]</a>. La mitezza accorta giunse a ottenere ciò che +colle armi non avrebbesi potuto conseguire. «Con beneficî +e con donativi Eugenio s’affezionò tutto il popolo, +in modo tale che egli governò la Città quasi a suo +volere assoluto; e se morte non l’avesse rapito, coll’ajuto +del popolo avrebbe tolto ai Senatori di nuovo +impianto la dignità da loro usurpata»‍<a class="tag" id="tag637" href="#note637">[637]</a>. +</p> + +<p> +Eugenio III morì a Tivoli il dì 8 di Luglio 1153, +e con magnifiche festività fu sepolto nel san Pietro. +Questo discepolo non fastoso, ma prudente, di san Bernardo +(anche il Santo morì poco dopo di lui, addì 20 di +Agosto) non cessò mai di vestire sotto alla porpora +il cilicio di Chiaravalle: le stoiche virtù del monacato +gli furono compagne nella sua vita tempestosa, e gli +infusero quella forza di resistenza passiva, che sempre +fu l’arma più efficace de’ Papi‍<a class="tag" id="tag638" href="#note638">[638]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_599">[599]</span></p> + +<h3 id="cap5-8">CAPITOLO QUINTO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap5-8-1">§ 1. +<span class="smaller">Anastasio IV. — Adriano IV. — Questi scaglia su +Roma l’interdetto. — Arnaldo da Brescia è discacciato. — Federico +I viene a Roma per torsi la corona. — Prigionia +di Arnaldo. — Controversia della staffa. — Discorso dei +Senatori al Re, e risposta di questo. — Il Re muove a Roma.</span></h4> + +<p> +Corrado, cardinale della Sabina, romano della Suburra, +salì alla cattedra pontificia nel giorno 12 Luglio +dell’anno 1153, con nome di Anastasio IV: concordi +furono tutti nella sua elezione, nè il Senato la turbò +con inciampi. Sebbene i Senatori assistessero colla loro +presenza agli atti elettivi, non per questo si ingerirono +nelle cose di ordine ecclesiastico; però i Papi, che +s’avevano tolto dai piedi la confermazione imperiale, +videro contro a sè estollersi una potenza nuova, la quale +rifiutava di riconoscer loro per pontefici, se eglino non +riconoscevano quella per autorevole. Pare che il vecchio +Anastasio non si prendesse licenza di attaccar briga colla +costituzione di Roma: egli visse tranquillo nella Città, +e in essa morì, ai 3 Dicembre 1154‍<a class="tag" id="tag639" href="#note639">[639]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_600">[600]</span> +</p> + +<p> +Papa diventò allora un uomo di rara energia, Nicolò +Breakspear, anglosassone, nativo di Sant’Albano +in Inghilterra. Nato di un povero prete, fame, vergogna +della sua miseria, desiderio d’istruirsi lo avevano costretto +ad andarne in Francia, e colà finalmente, dopo +casi molti, era diventato priore di san Rufo, vicino ad +Arles‍<a class="tag" id="tag640" href="#note640">[640]</a>. La sua coltura, i suoi talenti oratorî, la bella +persona avevano attirato su di lui gli occhi di Eugenio +III, allorchè per negozî del suo convento Nicolò era +venuto a Roma; il Papa lo aveva fatto cardinale di +Albano, e lo aveva mandato da suo legato in Norvegia. +Nicolò ordinava con molta fermezza gli affari ecclesiastici +di quel paese, e, tornato proprio adesso dalla sua +missione, era eletto pontefice con voti unanimi, per +guisa che ai 5 Dicembre 1154 saliva alla santa Sede con +nome di Adriano IV. Una sol volta gli Inglesi tennero +la cattedra di san Pietro con uno di lor gente, e questo +unico loro Papa fu uomo che da fanciullo aveva peregrinato +in terra straniera, per torsi all’onta di andare +<span class="pagenum" id="Page_601">[601]</span> +elemosinando nella sua patria. Anni trascorsero, e l’accattone +di Sant’Albano salì tanto alto da scrivere al Re +d’Inghilterra, che Irlanda ed altre isole a buon diritto +erano proprietà di sè, pontefice. +</p> + +<p> +Adriano IV s’inalberò tosto con aria di padrone +contro al Comune romano; il Senato negò a lui reverenza, +egli negolla al Senato. Volle il Papa rovesciare +la costituzione del Campidoglio e sperò giungerne a +capo colle armi di Federico, che omai nell’Ottobre era +sceso in Italia. Chiese che Arnaldo fosse bandito, sì +come i suoi antecessori avevano domandato, senza che +mai fosse loro riuscito di ottenere. Il più pericoloso di +tutti gli eretici aveva potuto per una serie di anni predicare +le sue dottrine per le chiese e per le vie di +Roma, in faccia dei Papi, perocchè il Senato lo proteggesse +ed il popolo lo idolatrasse. Confidava Adriano IV +che, colla caduta di quel solo demagogo, sarebbene ita +spacciata e sepolta la Republica; e i Romani, che poco +potevano aspettarsi da Federico, si volgevano in secreto +a Guglielmo I, il quale nel Febbraio dell’anno 1154 era +succeduto al suo celebre padre Rogero sul trono di +Sicilia, ed era tosto venuto a controversia col Papa: +può darsi che lo si invitasse ad occupare colle armi lo +Stato della Chiesa prima che a Roma venisse il Re tedesco‍<a class="tag" id="tag641" href="#note641">[641]</a>. +</p> + +<p> +Non peranco Adriano aveva potuto prender possesso +<span class="pagenum" id="Page_602">[602]</span> +del Laterano, ma dimorava nel san Pietro munito di +castello. Ciò che ai dì nostri si propose al Papa, che +stesse contento della città Leonina, e come un grande +abate vi abitasse in libertà monastica, i Romani a quel +tempo avevano effettuato; ed invero Adriano IV era +ristretto al possedimento della Leonina sola. Cresceva +l’odio contro ai preti, e le necessità civili dei Romani +venivano a dar di cozzo nella contrarietà che quelli +opponevano loro: le cose precipitarono ad una catastrofe; +un Cardinale era preso nella via Sacra a pugnalate +e ferito a morte, e Adriano, tenendo questo fatto +in conto di un delitto perpetrato contro la maestà della +Chiesa, scagliava su Roma l’interdetto. Quantunque +altri Papi fossero stati insidiati da’ Romani nella persona, +tutta volta non uno d’essi, prima di Adriano, +aveva osato di adoperare contro la Città quella ch’era +la più formidabile di tutte le spaventose armi usate +a quell’età‍<a class="tag" id="tag642" href="#note642">[642]</a>. Non se ne arretrò il risoluto Inglese, +e gettò la sua maledizione su di Roma, affine di strappare +alle angustie superstiziose del popolo la cacciata +di Arnaldo. L’interdetto era, per così dire, un modo di +affamare moralmente il popolo, e convien pensare agli +<span class="pagenum" id="Page_603">[603]</span> +effetti che esso produceva sugli animi credenti d’allora, +per darsi un’idea della sua influenza. L’interdetto faceva +cessare tutte le ceremonie del culto; non più s’udiva +squilla di campana; non più messe, non sacramenti, +se si eccettuino il battesimo e la comunione data ai +moribondi, e anche questi cinti di forme terribili. I +morti non si seppellivano più in terra consecrata, e la +benedizione nuziale s’impartiva nei cimiteri. Mai la +scaltrezza umana non ha saputo inventare un’arma sì +incruenta e pur sì terribile di potenza come questa fu; +nè in età di superstizione v’ebbe alcun altro modo più +di questo efficace a domare financo Principi poderosi, +poichè una parola pronunciata dalla bocca di un prete +possedeva la forza di commuovere a sommossa i popoli +messi a disperazione. Prima del secolo duodecimo, si +aveva posto in opera l’interdetto soltanto rarissime +volte; dappoi i Pontefici lo pronunciarono sovente contro +a città ed a paesi intieri: sennonchè il crudele partito +di punire pochi rei col tormento d’innumerevoli innocenti, +si ritorse a danno della Chiesa stessa, giacchè +diminuì l’amore per essa e ne ebbero fomite le eresie; +alla fine l’efficacia scemò collo spesso uso e colla cultura +crescente‍<a class="tag" id="tag643" href="#note643">[643]</a>. +</p> + +<p> +Poco tempo i Romani affrontarono l’interdetto con +braveria sprezzante; la gente pia e debole, le donne +ed i preti misero fine alla resistenza, massime dacchè +<span class="pagenum" id="Page_604">[604]</span> +correva il quarto giorno della settimana santa senza che +si celebrasse la messa. Al mercoledì, il popolo si sollevò +con grida tempestose; i Senatori messi alle strette da +quel tumulto, si gettarono ai piedi del Papa invocandone +mercè‍<a class="tag" id="tag644" href="#note644">[644]</a>, ed egli consentì a levare l’anatema, purchè +Arnaldo fosse subito discacciato. Lo sventurato riformatore +subì la sorte di tutti i profeti; il popolo ch’egli +aveva ammaliato per sì lungo tempo, lo rinnegò all’istante; +ed egli fuggì di Roma dopo di avervi per +nove anni dedicato tutto il suo ingegno a pro della +libertà cittadina. Ramingando dal ricovero di uno a +quello di un altro aderente, di castello in castello, sperava +il proscritto di giungere a rifuggirsi presso una +delle Republiche dell’Italia di mezzo, dove giungerlo +non potesse il braccio del Papa. Nel mercoledì santo, +che fu il giorno 23 di Marzo, Adriano tolse l’interdetto; +si rimosse da Roma la tenebra morale, e con processioni +festanti fu condotto il Papa per la prima volta in +Laterano. +</p> + +<p> +Frattanto Guglielmo I premeva di guerra la Chiesa; +il suo esercito assediava primamente Benevento, indi +passava il Liri, incendiava Ceperano, Babuco, Pofi ed +altre castella del Lazio, ma tosto dopo con orribili devastamenti +tornava indietro da Frosinone ad Aquino, +poichè il Re tedesco veniva avvicinandosi, e Roma se +ne stava cheta. Già Federico I era in Toscana, ed esortava +<span class="pagenum" id="Page_605">[605]</span> +Pisa ad allestire la sua flotta per la guerra che +egli pensava di rompere adesso contro a’ Normanni, mettendosi +in lega col Papa, coi fuorusciti Pugliesi e coll’imperatore +Emanuele. Precedeva i passi di Federico lo +spavento delle geste di guerra che egli aveva compiuto +in Lombardia; veniva, più formidabile di Enrico V, dalla +via Tusca, nè il Papa sapeva se in lui gli sarebbe per capitare +un amico o un nemico. La sorte di Pasquale aveva +fatto un’impressione incancellabile sulla Curia, e nessun +trattato bastava ad attenuare le diffidenze che duravano +fra la podestà civile e quella ecclesiastica. Allorchè i Re +tedeschi si avanzavano contro di Roma, ne tremavano +i Papi inermi, come innanzi a nemici che venissero per +trucidarli; quanto ai Re, li turbava il pensiero se forse +non era loro serbata la sorte di perire a Roma di coltello +o di veleno: e sotto ai palii di seta ed ai fiori si celavano +omai le spade affilate, che i Romani senza fallo avrebbero +brandito per dare addosso al nemico di lor nazione. +Quando poi la coronazione si celebrava, i Papi erano +altrettanti Danielli nella fossa dei leoni; sennonchè +eglino sapevano destramente cingere di un incantesimo +morale i corrucciati Re romani, e lieti finalmente respiravano, +una volta che quei terribili avvocati della Chiesa, +ottenuta la corona, lasciate pergamene, combattuta la +solita pugna che nella città Leonina succedeva alla +coronazione, si partivano di Roma. +</p> + +<p> +Sui primi di Giugno andò Adriano a Viterbo, accompagnandolo +Pietro prefetto, Odone Frangipane e altri +maggiorenti della sua corte. Lo poneva in angustia la +venuta di Federico che s’avanzava a passi rapidi oltre +l’usato; laonde mandava ad incontrarlo tre Cardinali +<span class="pagenum" id="Page_606">[606]</span> +che s’avvennero col Re presso a San Quirico in Toscana. +Volle il Papa tastarne l’animo, e perciò chiese che gli +si desse in mano l’eretico Arnaldo. Questo sventurato, +poco tempo prima, a Bricole in Val d’Orcia, era caduto +in potere di Odone cardinale, ma i Visconti di Campagnatico +lo avevano liberato, e, condottolo in buona +sicurezza ad un castello, quivi lo onoravano «come +profeta»‍<a class="tag" id="tag645" href="#note645">[645]</a>. Desiderava Federico di rimuovere qualsiasi +ostacolo alla sua coronazione, e pertanto non esitò di +dar prova del suo buon volere; mandò soldatesche contro +quella rocca, fece imprigionare uno dei Visconti, e, costrettolo +a dargli in balìa Arnaldo, l’amico di Abelardo +fu consegnato ai legati del Papa, per esser giudicato +a Roma come ne fosse venuto tempo. +</p> + +<p> +Con trepide cautele si negoziò della coronazione: +<span class="pagenum" id="Page_607">[607]</span> +Adriano, diffidando, s’era ritirato a Civita Castellana, +ma tranquillavalo Federico, facendogli nuovamente giurare +che adempirebbe al patto di Costanza. L’esercito +tedesco s’era attendato a Campo Grasso vicin Sutri, e là +il Papa doveva scendere da Nepi, e scambiare i saluti coll’Imperatore. +Allorchè Adriano, nel giorno 9 di Luglio, +cavalcò verso il padiglione del Re avvenne uno stranissimo +caso al cospetto di tutto l’esercito. Il Monarca, +giovine e orgoglioso, non mosse un sol passo incontro al +Papa, volendo iscansare l’umiliazione di tenergli la +staffa, perciocchè da lungo tempo i Pontefici pretendessero +a siffatto omaggio, e parecchi Principi prestato lo +avessero. Per verità, a ricordanza della umiltà di Cristo, +i Papi s’appellavano «servi dei servi di Dio», ma in +pari tempo esigevano che gl’Imperatori servissero loro +da staffieri. La è cosa comica vedere il terror panico +che l’inosservanza di una siffatta ceremonia spargeva +fra i Cardinali; voltate le briglie dei loro cavalli, essi +se la batterono a Civita Castellana, piantando il loro +Papa solo in quell’imbroglio. Sbigottito, discese questi +di sella per porsi a sedere sopra una scranna; soltanto +allora gli venne innanzi il giovine eroe, e gli si prostrò +a’ piedi, ma il Pontefice, punto dell’offesa, negò di dargli +il bacio della pace. Una miserabile staffa diventò l’argomento +di lunghe e serie discussioni fra i due sommi +capi della Cristianità, fino a che alcuni Principi, i quali +nei tempi andati avevano accompagnato Lotario a Roma, +indussero il Re a cedere in quella disputa puerile. Il +dì dopo, il poderosissimo Imperatore si mutò nello scudiere +del Vicario di Cristo, poichè per uno spazio di via +quanto misura un trar di pietra, camminò presso al +<span class="pagenum" id="Page_608">[608]</span> +palafreno dell’antico mendicante di Sant’Albano, e gli +resse fortemente la staffa‍<a class="tag" id="tag646" href="#note646">[646]</a>. +</p> + +<p> +Non ancora Federico aveva adito la voce della città +e del popolo dei Romani, seconda podestà che aveva diritto +legittimo di prender parte all’elezione dell’Imperatore. +Ancor stavasi in dubbio da una banda e dall’altra +del comportamento che dovessero tenere, ed incerto era +se Roma avesse ad aprire le porte oppur a chiuderle: +soprattutto nessun Re era peranco stato coronato imperatore, +dacchè in Campidoglio s’era costituito il Senato, +nè Imperatore alcuno aveva finora dato al Senato la +conferma. Di qua di Sutri ambasciatori della Republica +si presentarono a Federico. Le loro richieste, il loro +discorso, la risposta che vi diede l’Hohenstaufen, sono +preziosi documenti di quell’età. +</p> + +<p> +«Noi, ambasciatori della Città», così dissero superbamente +quei Romani del Campidoglio, «uomini +di Roma non minimi, siamo spacciati dal Senato e dal +popolo alla eccellenza tua, o Re ottimo. Ascolta benevolo +quel che ti offre l’illustre signora del mondo, di cui +tu, coll’ajuto divino, presto sarai imperatore. Se vieni +recando pace, ne godo. Tu chiedi l’impero dell’orbe, ed +<span class="pagenum" id="Page_609">[609]</span> +io mi levo lieta, e ti corro incontro a portartene la corona. +Perchè infatti non dovresti venire con pace e con +grazie al popolo tuo, che, inteso a scuotere l’indegno +giogo dei preti, ha avuto così lunga e ansiosa aspettazione +della tua venuta? Torni lo splendore dei tempi +vetusti, torni libertade alla Città illustre; riprenda Roma +sotto un tanto Imperatore le briglie della dominazione +universale sul mondo ribelle; accoppii il suo reggitore +insieme col nome anche la gloria di Augusto! Tu sai +come la città di Roma colla saviezza del suo Senato e +col valore dei suoi cavalieri ebbe steso il braccio poderoso +dall’uno all’altro mare, fino agli ultimi confini +delle terre, che dico? fino alle isole oltre l’orbe. Non +le onde dell’Oceano, non le Alpi inaccessibili poterono +proteggere i popoli; la prodezza romana tutti loro conquise. +Ma ahimè! (così la colpa punisce sè stessa), la +gloriosa nobiltà principesca del nostro vecchio tempo +(dico del Senato) sparve d’infra noi, sonnecchiò in +pigrizia non più valida alle armi, e insieme colla cadente +saviezza perì anche la forza. Allora assursi io; per +rinnovare la gloria tua e quella della divina Republica +restaurai il Senato e l’ordine equestre, affinchè, col +consiglio di quello e colle armi di questo, al romano +Impero e a te ritornasse la maestà antica. Non dovrà +sentirne letizia l’eccellenza tua? un’opera tanto gloriosa +e profittevole alla tua dignità, non ti parrà degna +di ricompensa? Odi dunque, o Principe, con benigna +pazienza quel poco che devo dirti dei tuoi e dei miei +doveri; ma prima de’ tuoi che de’ miei: <i>Ab Jove principium!</i> +Mio ospite eri, ed ora cittadino mio ti ho fatto. +Ciò che mio era di diritto, a te diedi. Perciò obligo hai +<span class="pagenum" id="Page_610">[610]</span> +primieramente di mantenere le mie buone consuetudini, +e di giurare le vecchie leggi sancite con istromenti +scritti da’ tuoi predecessori, affinchè furore barbarico ad +esse non nuoca. Ai miei officiali, cui si spetta gridarti +imperatore dal Campidoglio, pagherai cinquemila libbre; +a prezzo del tuo sangue impedirai che sia tesa insidia alla +Republica: tutto ciò convaliderai con giuramento e con +scritture»‍<a class="tag" id="tag647" href="#note647">[647]</a>. A questo punto Federico fieramente sdegnato +troncò la parola in bocca agli oratori, i quali con +magniloquenza italiana proseguivano ad arringare. Sbigottiti +tacquero, e, mentre tutto ciò avveniva, l’uomo +il quale aveva acceso nel loro animo gli spiriti arditi +espressi nel discorso, stava incatenato dentro di +una tenda, aspettando la decisione del suo destino, che +un’orazione di questa specie doveva render più presta. +</p> + +<p> +Infiammato di collera, il giovine Principe si rizzò +davanti ai Senatori; udendo l’ampolloso discorso di +quegli uomini di una città decaduta e oppressa da’ preti, +che si arrogavano un linguaggio quale l’antico Senato +<span class="pagenum" id="Page_611">[611]</span> +non aveva mai osato di adoperare innanzi ai Cesari, +forse ei credette vedersi innanzi dei forsennati o degli +spettri sorti dai sepolcri di Roma. Non v’era contrapposto +più vivo di quello in cui un Imperatore di nazione +tedesca, massime Federico I, si trovava coi Romani; nè +l’Hohenstaufen, tronfio della coscienza della sua forza, +capiva che cosa fosse il sentimento nuovo che inspiravano +le città d’Italia: tuttavolta, il nome di Roma imponeva +ancora così tanta reverenza, che egli degnossi +di rispondere‍<a class="tag" id="tag648" href="#note648">[648]</a>. +</p> + +<p> +«Molto», diss’egli con accento di sprezzo, «molto +udii celebrare il valore dei Romani, ma più assai la loro +saggezza. Perciò mi reca meraviglia che il vostro discorso +sia tanto rigonfio di sciocca arroganza e tanto +scipito di buon senso. Tu mi poni davanti agli occhi +la nobiltà della tua vecchia Città, ed esalti fino alle +stelle il passato della tua Republica. Lo so, lo so, e col +tuo Storico dico anch’io: un dì v’ebbe virtù in questa +Republica. Ma Roma conobbe quanto mutino le sorti +delle cose sotto la luna; forse che questa sola Città +poteva scampare al destino che regge tutte le cose +<span class="pagenum" id="Page_612">[612]</span> +umane? Noto è al mondo che primamente il fiore della +tua nobiltà, di questa Città nostra, fu trasportato a +Bisanzio, ed è noto quanto a lungo il Greco degenere +abbia succhiato le tue midolle preziose. Più tardi su di +essa piombò il Franco, per geste preclaro come lo dice +il nome; ed egli ti tolse fin l’ultima reliquia che ti avanzava +di nobile ed eletta natura. Vuoi tu sapere dove +si ricoverarono la gloria antica della tua Roma, la +dignità severa del Senato, la valorosa disciplina dei +cavalieri, l’arte della guerra, l’invitto coraggio nelle +battaglie? Appo noi Tedeschi adesso tutto questo si +trova; a noi venne tutto questo insieme coll’Impero. Da +noi sono i tuoi Consoli, da noi il tuo Senato, nostre sono +le tue legioni. Alla saviezza dei Franchi ed alla spada +dei suoi cavalieri devi andar grata se vivi. Dica la storia +se i nostri defunti illustri, Carlo ed Ottone, ricevessero +la Città per grazia di uomo qualsiasi, oppure +se mercè la loro spada la togliessero col resto d’Italia +di mano ai Greci ed ai Longobardi, e indi la annettessero +all’Impero de’ Franchi. Lo seppero i tuoi tiranni +Desiderio e Berengario; vecchi morirono in prigionia +de’ Franchi, e la nostra terra ne serba ancora le ceneri. +Ma tu dirai: i novelli Imperatori furono da me chiamati. +Furono; e che perciò? te opprimevano nemici, +e nemmanco dei molli Greci potevi col solo tuo braccio +liberarti. Allora chiedesti l’ajuto dei Franchi; e supplichevole +invocazione fu, non richiesta: misera, invocasti +chi era felice; debole, invocasti il forte; angustiata, +supplicasti il potente securo di sè. Così chiamato venni +anch’io. Il tuo signore diventò mio vassallo, e tu fino +ad oggi fosti mia suddita. Legittimo possessore sono. +<span class="pagenum" id="Page_613">[613]</span> +Or chi oserà strappare all’Ercole la sua clava? Forse +il Siciliano in cui tu speri? Siagli maestro il passato, +perciocchè il braccio dei Tedeschi non si sia fatto debole. +Tu mi chiedi di tre specie giuramento; ma odi: +o la tua domanda è giusta, o no: se non è, nè tu +chieder puoi, nè io accordare; se è, io non farei che +confessare un obligo assunto di mia spontanea volontà; +dunque superfluo sarebbe legarlo ad un giuramento‍<a class="tag" id="tag649" href="#note649">[649]</a>. +Com’è che io potrei ledere il giusto, io che mallevarlo +voglio ai più meschini uomini? Com’è che non +dovrei difendere la sede del mio Impero, io che ho +risoluto di restaurarne l’ampiezza? Lo prova la Danimarca +testè soggiogata, e ancor più terre ne farebbero +fede, se quest’impresa di Roma non me ne avesse +distolto. Tu chiedi per ultimo promessa di moneta. Ma +Roma non si vergogna di tirar mercato col suo Imperatore +come si suol fare con un sensale? Dunque ei deve +essere pagatore del primo che capita, piuttosto che dispensatore +di grazie? Alla gente minore si chiede l’adempimento +di un obligo; i maggiori non fanno che largire +beneficî. Perchè dovrei io non mantenere ai tuoi cittadini +l’usanza tramandata dai miei padri illustri? +No! la mia entrata dev’essere festa di gioia per la +Città, ma a coloro che ingiustamente chiedono ingiuste +cose, io per giustizia tutto ricuserò»‍<a class="tag" id="tag650" href="#note650">[650]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_614">[614]</span> +</p> + +<p> +La risposta di Federico (nella forma che le dà lo +storico Ottone di Frisinga, zio di lui) era tale da schiacciare +i Romani sotto il suo peso; era l’espressione dell’orgoglio +nazionale tedesco giunto all’apogeo di splendore +dei suoi trecento anni di dominazione del mondo: +però eccessiva cosa sarebbe stato, se il Re lo avesse +indiritto soltanto ai deboli Senatori di Roma; piuttosto +era il manifesto in cui l’Hohenstaufen prima della +coronazione bandiva le sue idee di regno. L’Ercole, +colla clava della sua podestà despotica, sfracellava le +pretensioni di tutti gli altri; atterrava a un tratto +anche il Papa, che affermava sè essere solo e vero facitore +di Imperatori. Ed invero non s’aveva forse osato +dipingere in Laterano il condiscendente Lotario che +ginocchioni riceveva la corona dalle mani del Papa? +e intorno al quadro s’era posta questa audace scritta: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Rex stetit ante fores jurans prius urbis honores,</i></p> +<p class="i01"><i>Post homo fit Papae, sumit quo dante coronam</i>‍<a class="tag" id="tag651" href="#note651">[651]</a>.</p> +</div></div> + +<p> +L’imprudenza dei Senatori di provocare con tanta +millanteria un potente s’addiceva tutta al concetto +fanatico che di Roma eglino si avevano foggiato. Ma +se allora, dentro alla tenda imperiale, si fosse trovato un +uomo maggiore per intelletto delle idee di quell’età sua, +<span class="pagenum" id="Page_615">[615]</span> +avrebbe dovuto far le risate che eziandio Federico coltivasse +in mente, con pari esaltazione dei Senatori, il +fantastico concetto che l’Imperatore romano tenesse +podestà legittima sul mondo‍<a class="tag" id="tag652" href="#note652">[652]</a>. +</p> + +<p> +Gli ambasciatori romani montarono a cavallo e tornarono +stizziti a Roma; nè Federico altro adesso poteva +aspettarsi fuorchè la Republica gli chiuderebbe in faccia +le porte della Città, e si difenderebbe. Il Papa lo consigliò +che alla chetichella facesse occupare il san Pietro e la +città Leonina da milizie scelte, le quali vi sarebbero state +accolte dalle genti pontificie. E consigliò che a quella +schiera si aggiungesse il cardinale Ottaviano favorevole +alla parte tedesca, e ambizioso rivale suo: in tal modo +egli lo allontanava dalla tenda dell’Imperatore. Furono +così pertanto mandati innanzi mille uomini a cavallo, i +quali, senza contrarietà, sull’alba del giorno 18 di +Giugno, presero possedimento della città Leonina‍<a class="tag" id="tag653" href="#note653">[653]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_616">[616]</span> +</p> + +<h4 id="cap5-8-2">§ 2. +<span class="smaller">Coronazione di Federico I. — Il popolo romano si solleva. — Battaglia +nella città Leonina. — Supplizio di Arnaldo +da Brescia. — Indole e influenza di lui. — Federico +si ritira nella Campagna. — Ritorna in Germania.</span></h4> + +<p> +In quel dì stesso Federico mosse in ordinanza di +battaglia, e, senza che i Romani venissero a salutarlo, +da Monte Mario entrò nella città Leonina, dove lo attendeva +il Papa che ve lo aveva preceduto. La coronazione +si celebrò subito nel san Pietro che era occupato dalle +milizie. Le grida di giubilo dei Tedeschi risonarono +come scrosci di tuono per l’alto duomo, allorchè il Barbarossa, +eroe favorito del popolo alemanno, ricevette la +spada, lo scettro e la corona dell’Impero‍<a class="tag" id="tag654" href="#note654">[654]</a>. Ma Roma +non lo riconosceva per suo imperatore; la città teneva +sbarrate le porte, e il popolo romano stava raccolto in +armi sul Campidoglio. L’Impero del medio evo era una +ombra vana anche in Roma, e nulla lo dimostra meglio +di queste coronazioni che in fretta e in furia si compievano +nel sobborgo pontificio, mentre con grande ansietà +si aspettava che i Romani (dai quali gl’Imperatori traevano +il loro titolo) piombassero con ispade sguainate +di qua del Tevere. Un abisso profondo nelle opinioni, +nei bisogni, nell’origine di stirpe, separava gl’Imperatori +di nazione germanica dai Romani. Benchè questi +odiassero lo straniero Adriano IV come loro principe +<span class="pagenum" id="Page_617">[617]</span> +territoriale, tuttavia lo potevano ancora come papa rispettare, +laddove per Federico, giusto in questo tempo, +non potevano avere che acerba antipatia. Le leggi della +Città, che tutti gl’Imperatori solevano promettere di +riverire, egli non aveva giurato; i voti dei Romani non +aveva ascoltato, nemmeno udito le consuete loro acclamazioni, +nè con donativi le aveva pagate: a buona +ragione eglino si sentivano lesi nei loro diritti‍<a class="tag" id="tag655" href="#note655">[655]</a>. Giusta +era la domanda che egli confermasse la loro costituzione; +non avervi accondisceso era stato malcauto, e +tempo venne in cui l’Imperatore se ne pentì, e a quei +disprezzati cittadini prestò giuramento. Dopochè i Papi +avevano cessato di essere candidati del voto elettivo del +popolo romano il popolo si era visto rapire anche la +parte che gli spettava nell’elezione del suo Imperatore; +e in questa età, in cui le idee dell’antichità romana erano +venute innestandosi in tutti i concetti giuridici delle +cose civili e politiche, i Romani non si potevano indurre +a confessare che Roma non fosse più altro che il luogo in +cui l’Imperatore ed il Papa celebrassero la ceremonia +<span class="pagenum" id="Page_618">[618]</span> +della loro inaugurazione. Mentre altre città splendevano +per ricchezza e per potenza, unico orgoglio della povera +Roma questo era: essere Roma. Durava come tradizione il +concetto universale ch’essa fosse la città capitale del mondo; +in Roma Gregorio VII aveva assegnato al Papato +il còmpito di rappresentare l’unità del mondo, e adesso +i Romani fantasticavano di fare lo stesso per via della +maestà del popolo e della magistratura imperiale dal popolo +istituita. +</p> + +<p> +La pretensione continua de’ Romani di possedere ancora +l’importanza antica di Senato e di popolo, le loro +contese contro ai Papi, i quali intendevano a cancellare +il concetto politico e civile di Roma, tutto questo impresse +per secoli lunghi nella storia della Città un’orma +profonda di stile tragico, che il pari non si diede in +tutta la vita della gente umana. In questa lotta (continuò +fino ai dì nostri, e sotto le sue impressioni stemmo +scrivendo questa Storia) in questa lotta contro un +destino sempre eguale, soli alleati dei Romani furono le +mura Aureliane, il Tevere, la mal’aria, le ombre e i +monumenti degli avi. Solamente al nostro tempo, poichè +Roma non altro desiderò che discendere alle condizioni +ordinarie di metropoli di un paese, d’Italia, la Città +ebbe trovato la sua confederata nella nazione italiana. +</p> + +<p> +L’imperatore Federico, tenendo in capo il diadema +di Carlo, si recò con poca accompagnatura al suo campo +posto nei prati di Nerone, mentre il Papa rimase in Vaticano. +Ma poco andò che, subito dopo il meriggio, i Romani +fieramente si scagliarono contro la città Leonina, +valicando il ponte del Tevere. Quanti nemici alla spicciolata +trovarono, tanti uccisero; assaltarono il Vaticano, e +<span class="pagenum" id="Page_619">[619]</span> +piombarono sul campo di Federico, dove forse speravano +riporre il loro profeta in libertà. L’Imperatore e l’esercito +sorsero dalle mense, cui assisi festeggiavano la coronazione: +corse il grido che Papa e Cardinali fossero caduti in mano +del popolo‍<a class="tag" id="tag656" href="#note656">[656]</a>; Enrico il Leone passò per la breccia che +un tempo Enrico V aveva aperto nelle mura, entrò nella +Leonina, e si gettò in men che non dico alle spalle dei +Romani. Tuttavia a quel valorosissimo esercito costò +non poca fatica di mettere a dovere i cittadini romani; +la loro prodezza dimostrò che la costituzione del nuovo +ordine dei cavalieri non era stata cosa puramente fantastica. +Vicino al ponte Sant’Angelo, e coi Transteverini +presso all’antica Piscina, si combattè fino a notte con +varia fortuna; finalmente gli sventurati Romani soccombettero +schiacciati dalla forza maggiore. «Bisognava», +scrive lo Storico tedesco, «bisognava vedere i nostri con +che eroismo, con che ardimento picchiavano addosso ai +Romani, quasi volessero dire: Qua su, pigliati, o Roma, +ferro tedesco in cambio di oro arabico; di tal moneta +Alemagna si compra l’Impero!» Pressochè mille Romani +furono uccisi od annegarono nel fiume; più furono +i feriti; da dugento caddero prigionieri; gli altri in +rapida fuga si salvarono dentro al castel Sant’Angelo +ed alla Città‍<a class="tag" id="tag657" href="#note657">[657]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_620">[620]</span> +</p> + +<p> +Notizie di origine romana dichiarano che il Papa +intercedesse a pro dei prigionieri, i quali erano dati in +custodia di Pietro prefetto, rabido nemico della Republica. +Tacciono quelle del supplizio di Arnaldo; pure +puossi metter pegno che si compiesse subito dopo della +battaglia combattuta nella città Leonina, mentre l’Imperatore +era ancor bollente dell’ira. La fine del celebre +Republicano è più oscura che quella di Crescenzio, perciocchè +i contemporanei vi passino oltre lesti lesti, +come se gli stimoli vergogna ovvero paura. Dopo che +Arnaldo era stato consegnato in mano del Papa, questi lo +aveva affidato alla guardia del Prefetto urbano, il quale +colla sua potente famiglia di Capitani, ricca posseditrice +di beni nella contea di Viterbo, aveva a lungo +sostenuto guerra contro il Comune romano, e, gravi +danni avendone sofferto, odiava fieramente Arnaldo‍<a class="tag" id="tag658" href="#note658">[658]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_621">[621]</span> +Come ribelle, il Prefetto lo condannò, dopo che forse un +tribunale ecclesiastico aveva su di lui pronunciato sentenza +di eresia; e lo sventurato morì sul rogo, dove +prima fu appiccato ad un palo, poi arso. Le sue ceneri si +sparsero nel Tevere, poichè non si volle che i Romani +se ne facessero reliquie e le venerassero; e questo dimostra +fino a che segno il popolo lo adorava. Non v’è +alcuno che dica del luogo ove il supplizio si eseguisse; +tuttavolta devesi supporre che, piuttosto di altri siti, +avvenisse nei prati di Nerone presso al Tevere, dove era +stato ucciso anche Crescenzio‍<a class="tag" id="tag659" href="#note659">[659]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_622">[622]</span> +</p> + +<p> +Il fumo che s’alzò dal rogo di Arnaldo bruttò la +maestà dell’Imperatore, giovine ancora ma omai macchiato +di sangue: il Lombardo cadde vittima delle necessità +momentanee e dell’errato indirizzo politico di lui; +ma di quell’uomo vivevano i vendicatori, i cittadini +delle città lombarde, i quali avrebbero un dì costretto +l’Imperatore a curvare il capo dinanzi alla gloriosa opera +della libertà, cui lo spirito di Arnaldo aveva infuso così +gagliardo impulso. Spesso la mano del potente, senza pur +che la sua mente lo preveda, spezza le molle di grandi +commovimenti, che lui stesso più tardi travolgono e +signoreggiano. Però agli occhi di Federico Arnaldo da +Brescia non si mostrava in quel rilievo ond’egli compare +<span class="pagenum" id="Page_623">[623]</span> +oggidì avanti noi, e può darsi che poco di lui avesse +udito parlare. Che poteva calergli della vita di un eretico? +E, se anche sarà stato ben informato dei fatti suoi, +entrato una volta in lotta colle città dell’Italia settentrionale +ed eziandio con Roma, poteva Federico dar +favore a questo Lombardo, novatore politico e republicano? +Comunque sia, Federico distrusse una forza +rigogliosa che più tardi gli avrebbe potuto prestare di +grandi servigi. Poca previdenza mostrò a Roma l’Imperatore: +invece di comporre con serio benvolere la +democrazia romana ad una giusta misura (e ciò gli +sarebbe stato agevol cosa di fare), invece di ritorla +poi all’influenza del Papa e di ridurla sotto l’autorità +dell’Impero, egli la respinse da sè con disprezzo +cieco, e si inimicò molte altre città; però all’ultima +fine vide disfarsi e crollare tutti i suoi stravaganti +disegni. +</p> + +<p> +Con Arnaldo da Brescia s’apre la schiera di quei +martiri illustri della libertà che morirono sui roghi, ma +i cui spiriti arditi sempre resuscitarono come la fenice +dalle fiamme, per vivere di continua vita attraverso i +secoli. Ben potè egli chiamarsi profeta, tanto chiaramente +discernè l’indole del suo tempo, tanto lungi seppe +prevedere una meta che Roma e Italia poterono raggiungere +soltanto settecento anni dopo di lui. La sua +età che aveva conseguito coscienza omai matura de’ suoi +bisogni e delle sue forze, s’incarnò in lui, persona geniale +di riformatore; così fu che il primo eretico politico +del medio evo sbucciò dalla semenza che aveva posto la +controversia delle investiture. La lotta delle due podestà +e la forma nuova onde si costituirono le città, furono +<span class="pagenum" id="Page_624">[624]</span> +i grandi fenomeni pratici che a lui servirono di piedistallo +storico‍<a class="tag" id="tag660" href="#note660">[660]</a>. Un impulso intimo della sua coscienza +doveva attrarlo là dove s’accoglieva la radice di tutti i +mali; se Arnaldo da Brescia non fosse stato a Roma, +se a Roma non avesse finito la vita, ei sarebbe stato soltanto +una persona incompiuta del suo tempo. Ma Roma +non aveva un patrimonio di operosità popolare, continua +e grande; ell’era sopraffatta dalla grandezza antica e +in pari tempo premuta dalla soma delle due massime +podestà del mondo, nè poteva a lungo mantenere la sua +libertà civica. Tuttavia, ancora gran tempo dopo di +Arnaldo, durò in Roma la costituzione cui può darsi che +anch’egli abbia preso molta parte come legislatore; +nè colà si spense mai la scuola degli Arnaldisti ossia +de’ politici. Le quante volte in tesi filosofica o in ordine +pratico s’ebbe combattuto lo stato secolaresco del clero, +sempre fu Arnaldo che vi prestò un esempio di idealità +storica; e questo a più forte ragione avvenne, dacchè +il forte volere di lui non si lordò mai di bassi intenti‍<a class="tag" id="tag661" href="#note661">[661]</a>: +<span class="pagenum" id="Page_625">[625]</span> +invero gli stessi nemici suoi confessarono che quel che +egli operò fece soltanto perchè convinzioni entusiastiche +lo ispiravano. Per la grandezza del suo tempo, come per +la potenza sociale delle idee, Arnaldo eccelse sopra tutti +coloro che sorsero dopo di lui nel medio evo a combattere +per la libertà di Roma. Fu paragonato al Savonarola; ma +ogni animo temprato a sensi virili sente repugnanza dell’indole +monastica del domenicano e delle tendenze sue +alle visioni ed al meraviglioso, laddove non oracoli, non +portenti si narrino dell’amico di Abelardo; chè anzi egli +pare d’intelletto sano e gagliardo, e di mente lucidissima, +sia perchè egli veramente fu tale, sia perchè molto +di lui ha taciuto la storia. Le sue dottrine erano rigogliose +di tanta vita, che ancora si sarebbero attagliate +all’indole di questi nostri giorni; ancora oggidì Arnaldo +da Brescia sarebbe il più popolare uomo d’Italia. +Avvegnaddio le barriere alzate dal medio evo abbiano +durato così ostinatamente a tener cinte Roma e Italia, +che appena adesso potè trovar pace l’irato spirito di un +eretico del secolo duodecimo, laddove l’ombra di Gregorio +VII nulla possa più con ragione legittima chiedere +al mondo‍<a class="tag" id="tag662" href="#note662">[662]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_626">[626]</span> +</p> + +<p> +Il supplizio dell’uomo che era stato loro profeta, +uomo di Stato, e legislatore, dovette accrescere smisuratamente +l’odio dei Romani contro i due stranieri +Adriano IV e Federico I. Però così incompleta fu la vittoria +sanguinosa di Federico, che anche questo grande +Imperatore, il quale sè medesimo teneva in conto di +padrone legittimo dell’Occidente e dell’Oriente, dovette +partirsi senza pur aver posto piede in Roma. I Romani +a questo tempo si mostrarono veramente degni della +loro libertà; con animo virile resistettero all’Imperatore, +rifiutarono di vendergli viveri e volevano continuare la +lotta; perciò Federico levò il campo omai nel giorno +19 di Giugno. Presi con sè Papa e Cardinali fuggiaschi, +mosse a monte Soratte, tragittò il Tevere presso a +Magliano, e, come Enrico V aveva fatto, passando da +Farfa, giunse al ponte Lucano. Quivi con gran pompa +celebrarono nelle tende la festività dei santi Pietro e +Paolo, e il Papa vi assolse le soldatesche alemanne di +ogni peccato del sangue sparso in Roma. Le città della +<span class="pagenum" id="Page_627">[627]</span> +Campagna furono pronte a prestare all’Imperatore il +gravissimo tributo del <i>foderum</i>; altre gli fecero omaggio +per ottenerne la protezione, e Tivoli (la quale per +l’astio che nutriva contro a’ Romani s’era posta dalla +parte del Papa) sperò adesso di potersi affrancare eziandio +della podestà pontificia. Il Comune (alla cui testa adesso +erano per certo dei Consoli) mandò infatti un’ambasceria +che prestò omaggio all’Imperatore e gli consegnò +le chiavi della città, come a suo principe: e Federico, +per vendicarsi di Roma, coltivava in mente di render +forte una terra che era fieramente avversa al Senato +romano; ma Adriano reclamò invocando i diritti della +Chiesa, e l’Imperatore, prosciolti i Tivolesi dal giuramento +di sudditanza che testè prestato gli avevano, +restituì la città al Papa‍<a class="tag" id="tag663" href="#note663">[663]</a>. La reddizione di Tivoli +fu meschino ristoro dato al Pontefice, verso cui Federico +non adempieva la prestatagli promessa di farlo +signore di Roma. +</p> + +<p> +L’Imperatore, procedendo più in là, giunse a Tusculo, +e fino alla metà del Luglio soggiornò ancora +insieme con Adriano nei monti di Albano‍<a class="tag" id="tag664" href="#note664">[664]</a>. Di là ei +davasi aria di voler combattere contro a Roma, ma +<span class="pagenum" id="Page_628">[628]</span> +la sua impresa tentennava senza uno scopo prefisso: +non poteva acconsentire alle instanze che gli si facevano +di muovere nelle Puglie contro di Guglielmo I, +perocchè a ragione i suoi grandi vassalli si rifiutassero +di secondarlo in quella guerra; nè alla stagione che +correva poteva egli imprendere cosa alcuna contro di +Roma. Le febbri estive scoppiarono nel suo campo; i +soldati mormoravano di malcontento; laonde Federico +abbandonò il Papa al suo destino, gli diè in mano i +prigionieri, si congedò da lui a Tivoli, e per la via +di Farfa tornò addietro. Nel suo cammino al settentrione +ridusse in cenere con atrocissima ferocia Spoleto, +la città longobarda di vetusta rinomanza: come l’antichità +aveva chiamato Demetrio, così anche questo +grande Hohenstaufen potè a ragione essere appellato +lo «sterminatore di città»‍<a class="tag" id="tag665" href="#note665">[665]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_629">[629]</span> +</p> + +<h4 id="cap5-8-3">§ 3. +<span class="smaller">Adriano IV guerreggia contro re Guglielmo. — È +costretto ad accordargli l’infeudazione. — Orvieto diventa +città pontificia. — Adriano fa la pace con Roma. — Disaccordo +fra il Papa e l’Imperatore. — Le città lombarde. — Adriano +negozia con esse, e si disgusta con Federico. — I +Romani si raccostano all’Imperatore. — Adriano IV muore. — Sua +operosità. — Lamenta la sventura di esser papa.</span></h4> + +<p> +La partenza dell’Imperatore deluse il Papa in tutte +le sue speranze. Non gli si aveva conquistato Roma, sì +come stabilito s’era nel patto di Costanza; andava +esule, e financo era fallita l’impresa di Sicilia. Presa +dunque una forte risoluzione, Adriano raccolse vassalli +e genti mercenarie, e nell’autunno andò a Capua e a +Benevento. Di già aveva egli scomunicato Guglielmo +I e sciolti del loro giuramento i popoli delle Puglie, +e adesso veniva in persona ad afforzare la loro ribellione, +e univasi ai Baroni sediziosi ed ai fuorusciti che capitavano +a Benevento per prestargli omaggio‍<a class="tag" id="tag666" href="#note666">[666]</a>. La sollevazione +di tutte le province, i moti vigorosi dei Greci, la +fortuna che in breve tempo favoriva i Baroni, l’attività +di un Papa avido di conquiste, che era l’anima della +ribellione e ne raccoglieva i frutti, tutto questo indusse +il fiacco figliuolo di Rogero a fare offerte favorevolissime +al Papa; fra le altre v’era questa ch’ei si obligava di +<span class="pagenum" id="Page_630">[630]</span> +ridargli Roma a soggezione‍<a class="tag" id="tag667" href="#note667">[667]</a>. Però la pace non si +conchiuse, avvegnachè vi ponesse impedimento la contrarietà +di quelli fra i Cardinali che avevano sposato le +parti dell’Impero; e allora, datosi tutt’a un tratto +animo di sforzi vigorosi, riusciva a Guglielmo di portar +via quasi di foga le Calabrie e le Puglie ai Greci ed ai +Baroni; indi il Re moveva a Benevento, dove i profughi +s’erano ricoverati presso al Papa. Fu la terza volta che +la fortuna arrise ai Normanni cogli stessi prosperi risultamenti; +Adriano in quelle angustie dovè abbandonare +i suoi alleati e implorare pace. Dettolla il vincitore (era +il Giugno dell’anno 1156) nei dintorni di Benevento, e +quivi egli ottenne la triplice investitura di Sicilia, delle +Puglie e di Capua; la ottenne bensì nuovamente come +in feudo pontificio, ma molti diritti si riservò, per patto +espresso, verso la Chiesa‍<a class="tag" id="tag668" href="#note668">[668]</a>. La pace fu conchiusa senza +l’intervento dell’Imperatore che v’era interessato, ed il +Papa infeudò un nemico dell’Impero con terre di cui +Federico protestava esser sovrano: se ne irritò questi, e +<span class="pagenum" id="Page_631">[631]</span> +presto sorvennero altre ragioni ad aumentare la ruggine +che già fra lui e il Pontefice s’era intromessa‍<a class="tag" id="tag669" href="#note669">[669]</a>. +</p> + +<p> +Nell’estate Adriano tornò nello Stato della Chiesa, +ma non risicò di andare a Roma. Egli accrebbe la +potenza pontificia concludendo trattati con grandi vassalli +e financo con città; così nell’Ottobre ei prese formalmente +possesso di Orvieto‍<a class="tag" id="tag670" href="#note670">[670]</a>. Indi andò a Viterbo, +dove d’allora in poi i Papi tennero frequente e gradita +dimora, e nel Novembre entrò in Laterano‍<a class="tag" id="tag671" href="#note671">[671]</a>. La +sua pacificazione con Roma era conseguenza del trattato +stabilito con Sicilia; a forza di oro e di minacce re +Guglielmo indusse i Romani ad arrendevolezza, ed eglino, +sì come li sospingeva il loro odio contro Federico, +vennero ad un aggiustamento. Anche questa pace fu +atto arbitrario del Papa, e dovette mettere la stizza in +corpo all’Imperatore: era appunto quello che gli astuti +Romani bramavano. Ignoto è il tenore del patto conchiuso +<span class="pagenum" id="Page_632">[632]</span> +con Roma, ma certamente esso aveva le stesse +fondamenta che erano state poste nell’anteriore convegno +con Eugenio III‍<a class="tag" id="tag672" href="#note672">[672]</a>. +</p> + +<p> +Poco stante, il cozzo cui vennero fra loro le pretensioni +che accampavano (ciascuno per parte propria) il +Papato, l’Impero e il Senato, fu ragione di una scissura +profonda fra l’Imperatore e Adriano. Da dopo di Ottone +magno nessuna mano più vigorosa di quella di Federico +I aveva brandito la spada dell’Impero. Conscio +della forza di Germania, per via soltanto della quale +protestava che sua era la corona di Costantino, egli +fiaccò le corna alla tracotanza del Papa, il quale gli +opponeva le idee esagerate di Gregorio VII. Il principio +della monarchia despotica s’inalberò rudemente di +contra a quello della Chiesa despotica. Il contrasto di +due anime energiche, quali erano quelle di Federico e +di Adriano, minacciava pericolo che si rinnovellasse la +lotta antica, perciocchè ad un Imperatore grande ed +eroico stesse di fronte la superbia eccessiva di un prete, +nella cui persona s’incarnava l’idea smoderata del Papato. +A ciò contribuivano d’ogni specie cause, il retaggio +della contessa Matilde, i rapporti delle investiture, +la pace conchiusa dal Papa con Sicilia, le condizioni di +Roma e dello Stato ecclesiastico. Nei tempi andati non +s’era mai scambiato fra i Papi e gl’Imperatori un linguaggio +così violento come adesso; e con discorso aperto +e chiaro, e senza ambagi entrambe le parti posavano +la questione in quegli stessi termini che una lotta mondiale +<span class="pagenum" id="Page_633">[633]</span> +aveva definito nettamente. Avveniva per un caso +che alcuni cavalieri borgognoni svaligiassero un Vescovo +svedese; l’Imperatore non li puniva, e questo fatto +dava opportunità ad Adriano IV di ammonire Federico +che soltanto alla buona grazia del Papa egli andava debitore +del suo diadema. E poichè usava della parola <i>beneficium</i> +che aveva duplice significato (in linguaggio +giuridico voleva dir feudo), se ne accendevano a collera +l’Imperatore e la sua corte. Poco mancò che a Besanzone +i Cardinali legati, latori delle lettere pontificie, non +fossero ammazzati dai cavalieri tedeschi; cacciatine vituperevolmente, +tornarono queglino a Roma‍<a class="tag" id="tag673" href="#note673">[673]</a>. Federico +fece appello al suo Impero, dichiarò che la superba +idea onde i preti spiegavano le attenenze dell’Impero e +del Papato era arroganza e mendacio, protestò aver +ricevuto la podestà imperiale soltanto da Dio per la +elezione fattane dai Principi, disse voler morire piuttosto +<span class="pagenum" id="Page_634">[634]</span> +che invilir la sua dignità sotto ai preti‍<a class="tag" id="tag674" href="#note674">[674]</a>. Non +erano più i tempi di Enrico IV; per tutto l’Impero +tedesco sonarono con eco di giubilo le parole dell’Imperatore; +i Principi e i Vescovi, infervorati di amor di +nazione, si dichiararono concordi contro al Papa; e +Adriano, cui toccava lottare contro un partito tedesco +financo nel Collegio dei Cardinali, dovette prestamente +chetare la collera dell’Hohenstaufen: una novella ambasceria +con modestia addicevole recò una lettera di scusa, +nella quale Adriano con sottigliezze degne di un grammatico +pedante, asseriva, il concetto di <i>beneficium</i> non +avere adoperato nella significazione di feudo. +</p> + +<p> +Quei nunzî trovarono Federico di già arrivato in +Augusta, donde, nel Giugno dell’anno 1158, egli era +in procinto di tornare con grandi forze in Italia per +ischiacciarvi le città reluttanti al suo dominio, e per +ridurre tutta la contrada sotto la sua spada imperiale. +L’eroica Milano prestò soggezione nel mese di Settembre, +ed allora l’Impero celebrò nella Dieta di Roncaglia +il più decisivo dei suoi trionfi; ma fu anche l’ultimo. +Financo i celeberrimi giureconsulti di Bologna, adulatori +e schiavi della loro idolatria per l’antico giure imperiale +<span class="pagenum" id="Page_635">[635]</span> +romano, accrebbero l’orgoglio del potente, perciocchè +la monarchia degli Hohenstaufen eglino vestissero di +tutto il manto despotico di Giustiniano, e protestassero +in esso risiedere per diritto legittimo la signoria universale +del mondo. In questa età, nella quale le cose civili e +politiche, rimutandosi in un ordinamento nuovo, andavano +cercando un solido fondamento giuridico, così le +città che l’Imperatore facevano ricorso alle leggi romane, +e pertanto venivano fra sè a veementissimo cozzo. +Ma il mondo è commosso da forze vive e cammina; +e perciò le città, ad eccezione di Roma sola, si svincolarono +con poderoso sforzo dalle tradizioni dell’antichità, +laddove l’Imperatore si appigliava con ambo le mani +al passato, or prendendo ad esemplare il despotismo romano +ed or l’Impero teocratico di Carlo; nella sua +cecità reputava di poter impedire le tendenze democratiche +del secolo, stringendone i polsi colle manette della +tirannide onnipotente di Giustiniano. Nell’acre lotta che +si dichiarava fra la cittadinanza e l’autorità imperiale +non si poteva lungamente dubitare, che colla prima +avrebbe fatto sua alleanza il Papato. La questione delle +investiture (quest’è il concetto politico che domina una +intiera epoca storica) fu l’idea mediatrice fra entrambi; +vale a dire, la controversia antica, dopo che il Concordato +di Worms la ebbe pacificata dentro della Chiesa, +riarse con nuova foga nella cerchia delle cose civili. +Anche per le città or si trattava di torre all’Imperatore +i diritti regali, l’amministrazione della giustizia, la +elezione de’ magistrati: così avvenne che la celebre lotta +di Federico I contro le città lombarde fu la seconda +controversia delle investiture, ma di ordine civile; e da +<span class="pagenum" id="Page_636">[636]</span> +essa alla fine le Republiche uscirono vincitrici, sì come +era stato della Chiesa, e conseguirono la loro independenza +giuridica nelle cose di Stato. +</p> + +<p> +Omai Adriano IV in gran segreto andava annodando +negoziati colle città, nel tempo medesimo in cui zelava +a stringersi meglio nell’amicizia della monarchia feudale +di Sicilia: del principio di libertà la Chiesa non si +impacciava‍<a class="tag" id="tag675" href="#note675">[675]</a>. Dopo tanti trionfi, anche Federico, come +Carlo Magno, intendeva a comandare su di Roma e dei +Vescovi dell’Impero, tenendoli in conto di altrettanti +vassalli; laonde egli mandava suoi legati per le terre di +Italia, affinchè, con asprezza scevra d’ogni riguardo, levassero +il tributo del <i>foderum</i> e di altri diritti fiscali, +anche nelle province ond’era composto il retaggio della +contessa Matilde, e nello Stato della Chiesa‍<a class="tag" id="tag676" href="#note676">[676]</a>. In una +lettera accalorata il Papa si dolse che Federico esigesse +oneri feudali da’ Vescovi, e che impedisse l’adito nelle +province ai Cardinali legati. Rispose l’Imperatore con +tono sprezzevole, la Chiesa non aver posseduto diritti +principeschi prima di Costantino; ogni possedimento +della santa Sede esser dono dei Re; nondimeno, i Vescovi +(che soltanto dovrebbero essere eredi delle cose di +Dio) possedere eccelsi officî temporali dello Stato: dirittamente +aver eglino pertanto oblighi feudali verso +<span class="pagenum" id="Page_637">[637]</span> +l’Imperatore, perciocchè anche Cristo avesse per sè e +per Pietro pagato tributo all’Imperatore‍<a class="tag" id="tag677" href="#note677">[677]</a>. E proseguiva +Federico dicendo che pertanto, o i Vescovi si spogliassero +dei loro beni temporali, o dessero all’Imperatore +ciò che dell’Imperatore era; che se ai Cardinali +s’avevano serrate in viso le porte delle chiese, lo si +aveva fatto per proteggere le comunità dalla loro avidità +depredatrice; che il Papa faceva oltraggio alla umiltà +cristiana una volta che al cospetto del mondo discuteva +di vantaggi terreni, i quali nulla avevano a fare colle +cose di religione. Protestava avergli dovuto dichiarare +tutto questo, perciocchè ei vedesse che la abbominanda +bestia della superbia s’era accovacciata fin sulla cattedra +di san Pietro‍<a class="tag" id="tag678" href="#note678">[678]</a>. +</p> + +<p> +In tal guisa Federico faceva risorgere la controversia +delle investiture dal lato delle cose temporali: adesso +parlava colle parole dei Romani, e pareva essersi tramutato +in quell’Arnaldo da Brescia, che pochi anni prima +egli aveva fatto morire. Almeno per un momento la +podestà imperiale era entrata in un periodo di restaurazione; +<span class="pagenum" id="Page_638">[638]</span> +quella pontificia s’era invece infiacchita. Punto +sul vivo, Adriano IV mandò a Federico suoi legati per +vedere ciò che potesse aspettarsi di guadagnare con +negoziati. Le sue richieste intemperanti significarono +che il Papato si ergeva contro l’Impero colle stesse +idee che le città coltivavano: domandava che gli si +desse emancipazione completa dall’Impero nelle bisogne +temporali, ovverossia che a lui si cedessero i diritti +regali. Chiedeva che i Vescovi d’Italia dovessero +prestare all’Imperatore soltanto in generale il giuramento +di fedeltà, ma non essergli tenuti di oblighi feudali: +non potesse l’Imperatore esigere il <i>foderum</i> nello Stato +della Chiesa, eccettuato il caso di coronazione; alla santa +Sede si attribuissero i redditi del retaggio di Matilde +e di tutte le terre che si estendono da Aquapendente a +Roma, i redditi di Spoleto, della Sardegna e della Corsica, +di Ferrara e di Massa; nessun messaggio potesse l’Imperatore +mandare a Roma senza il beneplacito del Papa, +avvegnadio colà appartenessero alla santa Sede la magistratura +e le regalie di ogni specie. Ma se di questo modo +Adriano domandava di serrare lo Stato ecclesiastico in +faccia alla podestà imperiale, e di essere riconosciuto per +sovrano assoluto, rispondevagli di rimando l’Imperatore: +«Poichè per volontà Divina imperatore romano sono e +mi appello, non terrei che un titolo vano, se mi lasciassi +fuggir di mani la signoria della città di Roma»‍<a class="tag" id="tag679" href="#note679">[679]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_639">[639]</span> +</p> + +<p> +Ambasciatori del Senato romano furono presenti a +questi negoziati, chè i Romani, allorchè ebbero visto +l’Imperatore torcere fermamente contro al Papa le dottrine +di Arnaldo, a lui si ravvicinarono. Lo riconobbero +adesso per imperatore, gli mandarono, nella primavera +dell’anno 1159, dei messaggi di riconciliazione; e poichè +a questi Federico ebbe fatto in publico orrevoli accoglienze, +il Senato gli spedì una legazione di uomini ragguardevoli, +i quali vennero al campo che l’Imperatore +aveva posto innanzi a Crema. I Romani, fatti più moderati, +gli chiesero la sua buona grazia imperiale, domandarono +che concedesse indulto, promisero di restaurare +la podestà dell’Impero in Roma; e Federico trattò col +Comune, e dichiarò di voler accettarne il Senato, ma +con certe norme che egli stesso prefiggerebbe, e che sarebbero +state pari alle condizioni imposte a Milano +assoggettatasi. Congedò così gli ambasciatori con ricchi +donativi, e in loro compagnia mandò a Roma Ottone di +Wittelsbach conte palatino, Guido conte di Blandrate +e il prevosto Eriberto di Aqui: colà costoro avrebbero +dovuto intendersela sull’ordinamento del Senato e sulla +investitura del Prefetto, e in pari tempo (se la cosa +avesse potuto condursi a buon fine) conchiudere un Concordato +col Papa. I messaggieri furono ricevuti in Roma +con molti onori, ma le superbe esigenze del Senato, che +adesso assunse un atteggiamento baldanzoso, resero impossibile +che si conchiudesse cosa alcuna: frattanto +insorgeva un altro ostacolo; era la morte del Papa‍<a class="tag" id="tag680" href="#note680">[680]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_640">[640]</span> +</p> + +<p> +Adriano IV passò da questa vita nel dì 1.º Settembre +dell’anno 1159, ad Anagni, in piena discordia coll’Imperatore, +e mentre gli tenzonava in mente il pensiero +di scomunicarlo. Questo prete, sorto di basso stato, +ebbe animo maschio e forte, e stette avverso al potentissimo +dei Monarchi con tanto orgoglio, come se +non soltanto gli fosse stato pari, ma superiore. Pregevolissima +energia di volontà, grandezza conseguita per +meriti suoi proprî, scienza esperta della vita, accrebbero +in lui le doti naturali dell’animo, cui in mezzo +all’orgoglio non fe’ difetto, a tempo debito, l’accorta +moderatezza: Adriano fu uomo prudente, di pratiche +idee e di tempra indomita, come sogliono essere gli +Anglosassoni. Pari a Gregorio VII, volle condurre a +effettuazione l’idea della signoria universale pontificia‍<a class="tag" id="tag681" href="#note681">[681]</a>; +però in mezzo ai suoi sogni arditi non neglesse +di coltivare quegli intenti meno remoti, che gli +capitarono sotto la mano. Fortificò eziandio a nuovo +con munimenti alcune città, come fece di Orta e di Radicofani; +altre ne acquistò, e gli Atti del <i>Dominium Temporale</i> +fanno fede delle cure attente ch’ei diede a conservare +patrimonî alla santa Sede o a fondarne, a indebolire +i signori della Campagna, a renderli pronti a’ suoi +servigî. La nobiltà della provincia era allora caduta in +<span class="pagenum" id="Page_641">[641]</span> +basso, causa le guerre cogl’Imperatori e col Comune +civico; i Baroni, in conseguenza della rivoluzione democratica, +avevano perduto il loro potere, erano impoveriti +e carichi di debiti; laonde molti cedettero del tutto o +per una metà le loro castella ad Adriano, che le restituì +loro quali feudi della Chiesa: per tal guisa, nobiluomini +diventarono tributarî (<i>homines</i>) del Pontefice. Precisamente +in questo grandissima fu l’operosità di Adriano +IV‍<a class="tag" id="tag682" href="#note682">[682]</a>. Soltanto la Republica di Roma egli non aveva +potuto abbattere: durava in Campidoglio il Senato, e +Federico, invece di essere per Adriano un imperatore +benevolo, erane divenuto nemico violento, che mandava +rotoloni tutti i suoi piani. «Ah! non avess’io», così +un uomo del suo paese udì Adriano dolersi, «non avessi +io mai abbandonato l’Inghilterra patria mia, od il convento +di san Rufo! In qual luogo del mondo evvi uomo +sventurato come il Papa? Sulla cattedra santa ho +<span class="pagenum" id="Page_642">[642]</span> +trovato tante angustie, che tutte le amaritudini della +mia vita passata mi paiono dolcezze al paragone. Sia +pur l’eletto pontefice ricco come Creso; domani ei sarà +povero e indebitato a innumerevoli creditori. Rettamente +il Papa si chiama servo de’ servi, perocchè l’avarizia +cupida lo renda schiavo delle servili anime romane, e, +s’egli non le attalenta, gli è pur mestieri che lasci +trono e Roma, e se ne vada fuggiasco»‍<a class="tag" id="tag683" href="#note683">[683]</a>. Così Adriano +IV descriveva le condizioni del Papato, tal quale era +allora; ed è la confessione di un savio esperto del mondo, +che morì in esilio. +</p> + +<p> +Di quel valoroso uomo straniero Roma non conserva +altro monumento che la sua urna custodita nelle +grotte del Vaticano; un’arca antica cui la solidità indestruttibile +tramandò fino a noi. E acconciamente quel +grossolano sarcofago di rosso granito, spoglio di fregi, +racchiude le ceneri del solo Pontefice che sia stato di +nazione inglese, ed ebbe indole vigorosa e soda come +granito. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_643">[643]</span> +</p> + +<h4 id="cap5-8-4">§ 4. +<span class="smaller">Scisma fra Vittore IV e Alessandro III. — Il Concilio +di Pavia riconosce Vittore IV per papa. — Resistenza +animosa di Alessandro III. — Egli s’imbarca per Francia. — Distruzione +di Milano. — Vittore IV muore nel 1164. — Pasquale +III. — Cristiano di Magonza. — Alessandro III +torna a Roma. — Guglielmo I muore. — L’Imperatore +greco. — Federico viene di nuovo in Italia. — Lega delle +città lombarde. — Rainaldo di Colonia s’avanza in prossimità +di Roma.</span></h4> + +<p> +Alla morte di Adriano tenne subito dietro uno scisma. +Da lungo tempo il Collegio de’ Cardinali era diviso in +due fazioni, aderente l’una alla gerarchia, l’altra all’Impero; +ma ancora in Anagni le due parti avevano fra +sè pattuito di eleggere uno che raccogliesse i loro voti +concordi. Sennonchè il partito di Adriano, capitanato +da Bosone nipote del Papa, aveva in secreto fatto occupare +il munito palazzo che era presso al san Pietro, ed +ivi congregava sue adunanze‍<a class="tag" id="tag684" href="#note684">[684]</a>: nel tempo medesimo +la minor fazione tedesca s’era messa con gran calore in +accordi cogli ambasciatori imperiali che tuttavia trovavansi +a Roma, e a forza di denaro si aveva guadagnato +aderenti in Senato. +</p> + +<p> +Nel san Pietro si riunirono per l’elezione i Cardinali, +gli ambasciatori dell’Imperatore, il clero, i nobili, il popolo +<span class="pagenum" id="Page_644">[644]</span> +e i Senatori, i quali ultimi s’erano tolto l’incarico +della guardia del duomo, e ne tenevano chiuse le porte. +In tre giorni non giunsero a intendersi, e alla fine, nel +dì 7 Settembre, il partito più forte acclamò papa il cancelliere +Rolando Bandinelli, sanese. Stavano per porre il +manto rosso sulle spalle di lui, che se ne schermiva +restìo, quando il cardinale Ottaviano, capo della parte +tedesca, gli strappa di dosso la porpora; un Senatore +indignato gliela toglie di mano, ma il cappellano del +Cardinale accorre con un altro manto; Ottaviano se lo +gitta sugli omeri, e nella esaltazione che lui tremante +tutto invade, lo indossa a rovescio‍<a class="tag" id="tag685" href="#note685">[685]</a>. Però l’assemblea +non aveva pur tempo di ridere della goffa figura +del Cardinale il quale con tanta ansietà s’era ammantellato, +chè il tumulto si fece grande. Colla spada +in pugno entrarono nel san Pietro genti d’arme che già +stavano preste; la parte di Ottaviano lui salutò papa; il +clero minore (massime il Capitolo del san Pietro), il popolo, +il numero maggiore de’ Senatori, molti Capitani gli +diedero con voci di plauso il loro beneplacito; s’intonò +il <i>Te Deum</i>, e l’acclamato, assunto nome di Vittore IV, +fu subito condotto processionalmente al Laterano‍<a class="tag" id="tag686" href="#note686">[686]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_645">[645]</span> +</p> + +<p> +Frattanto Rolando e i suoi s’erano ricoverati nel +Vaticano abbertescato. Quivi entro stettero serrati nove +giorni dal Senato, che l’altra parte si aveva con corruzione +guadagnato; indi furono tradotti in più stretta +prigionia nel Transtevere, di dove, tre dì dopo, li liberò +Odone Frangipani, il quale da lungo tempo era il più +illustre vassallo della Chiesa e acerbissimo nemico della +Republica. Subentrò un moto di reazione; Rolando fu +condotto per Roma in mezzo a un grande scampanìo +e colle bandiere delle chiese spiegate al vento; ma poi, +seguìto da tutto il clero a lui devoto, da molti del popolo +e della nobiltà in armi, dal collegio dei giudici, e dalla +scuola dei cantori, immantinente si partì per la Campagna. +Secessioni mirabili di quei Romani; strani spettacoli +che dava di sè l’elezione pontificia a quell’età! +</p> + +<p> +A’ piedi de’ monti Volsci, presso al margine delle +paludi Pontine, è posta Ninfa, allora mediocre città, +oggi incantevole Pompei del Cristianesimo, colle sue +annerite mura che stanno ancor ritte, colle sue vie, colle +sue leggendarie chiese cadute, cui l’edera tutte ricopre, +e par che quasi soffochi nelle sue braccia. In quella terra, +ai 20 di Settembre, uno dei più valorosi Pontefici che +sieno stati, il grande avversario dell’imperatore Barbarossa, +fu consecrato con nome di Alessandro III; poi egli +si recò a Terracina, in prossimità dello Stato siculo, il +cui Re più presto che in fretta gli prestò reverenza‍<a class="tag" id="tag687" href="#note687">[687]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_646">[646]</span> +</p> + +<p> +Per un momento, Ottaviano fu padrone di una gran +parte della Città. Quel Cardinale apparteneva alla nobiltà +romana; era de’ Conti di Monticelli e discendeva +dai Crescenzî: bello di persona e liberale di mano, +poteva contare su numerosa aderenza in Roma. Pietro +prefetto della Città, il nipote di lui, i Tebaldi e gli Stefani, +alcuni dei Gaetani, i Pierleoni ed altri ottimati +potenti stavano dalla sua parte‍<a class="tag" id="tag688" href="#note688">[688]</a>. Anche ai vantaggi +<span class="pagenum" id="Page_647">[647]</span> +del Senato pareva che fosse desiderabile un Pontefice +devoto a’ Tedeschi; quanto al popolo romano, non credeva +egli mai qual fosse il Papa legittimo, ma soltanto +qual era che prodigasse di più denaro‍<a class="tag" id="tag689" href="#note689">[689]</a>. Lo avevano, +come lo bramavano, romano; e il basso clero, che da +dopo di Arnaldo astiava i Cardinali seguaci delle dottrine +antiche, quasi tutto si dichiarò per lui. Del clero maggiore +però Ottaviano contava fra i suoi fautori soltanto +il Vescovo di Ferentino, Imaro vescovo di Tusculo che +aveva rinnegato Rolando, l’Abate di Subiaco, e quattro +Cardinali, dei quali Guido di Crema e Giovanni +erano stati quelli che lui veramente avevano sollevato al +trono‍<a class="tag" id="tag690" href="#note690">[690]</a>; oltre a loro, Ottone conte palatino e Guido di +<span class="pagenum" id="Page_648">[648]</span> +Blandrate erano stati gli operosi a farlo eleggere. Sotto +la protezione di questi ultimi, anche Ottaviano si partì +di Roma che tempestava in tumulto; ai 4 di Ottobre +fu consecrato a Farfa dal Vescovo di Tusculo, assumendo +nome di Vittore IV‍<a class="tag" id="tag691" href="#note691">[691]</a>, e di lì se ne andò a Segni +nei monti Volsci. Per tal guisa entrambi i Papi avevano +stanza nella Campagna, l’uno in faccia dell’altro, perciocchè +da Segni ad occhio nudo si scerna chiaramente, +giù basso nella valle, Anagni dove adesso aveva residenza +Alessandro III. +</p> + +<p> +Non era pur dubbio di quale fra i due pretendenti +avrebbe l’Imperatore accettato; se Rolando, l’orgoglioso +Cardinale legato che, un tempo, Ottone conte palatino +era stato là là per uccidere, oppure Ottaviano, l’antico +rivale di Adriano IV. Entrambi gli emuli fecero appello +al mondo cristiano, e Federico colse questa buona occasione +per assidersi arbitro da avvocato della Chiesa. In +una lettera scritta dal suo campo innanzi a Crema, l’Imperatore +comandò al «cardinale Rolando» di presentarsi +in persona davanti a un Concilio, che egli aveva +bandito raccogliersi a Pavia, e che su di lui pronuncierebbe +<span class="pagenum" id="Page_649">[649]</span> +sentenza: l’esempio d’Imperatori antichi e +moderni gli conferiva il diritto di congregarlo. Ma +Alessandro III, che aveva omai scomunicato Ottaviano, +teneva sè stesso in conto di papa legittimo, e però +respinse l’ammonimento, siccome quello che era contrario +ai canoni. Il Concilio si riunì nel Febbrajo dell’anno +1160, breve tempo dopo che Federico aveva +schiacciato l’eroica Crema. Comparve Ottaviano, baldo +e sicuro della vittoria; molti testimoni, sopra tutti il +Capitolo del duomo di san Pietro, anzi la parte maggiore +di Roma ecclesiastica e laicale, si chiarirono in +favore di lui; il Sinodo, che soggiaceva all’influenza +imperiale, dichiarò agli 11 di Febbrajo, che Vittore IV +era papa legittimo, e tosto l’Imperatore lo venerò per +tale, facendogliene publico omaggio. Rolando fu scomunicato +come cospiratore contro l’Impero e come scismatico; +a quest’ora avevasi potuto mettere facilmente in +chiaro la stretta lega che il suo partito aveva conchiuso +con Sicilia, con Milano, con Brescia e con Piacenza‍<a class="tag" id="tag692" href="#note692">[692]</a>. +</p> + +<p> +Coraggioso al pari di Gregorio VII, Alessandro III +entrò in guerra con un formidabile avversario: e la +lotta equivaleva a quella dell’independenza della Chiesa, +che Federico voleva far curvare sotto ai Concilî dei suoi +Vescovi, e sotto al giogo imperiale. La partita del +giuoco era grave, poichè aveva per posta tutto quanto +s’era guadagnato all’età di Gregorio e di Calisto. E in +questa seconda grande controversia del Papato coll’Impero, +<span class="pagenum" id="Page_650">[650]</span> +si ripeterono molti de’ casi antichi, anche per +quello che concerne la città di Roma, sebbene ella +avesse assunta una forma così nuova: però, laddove +Gregorio VII aveva avuto per alleati il fanatismo religioso, +la ribellione dei Paterini, la potenza famigliare +di una femmina pinzochera, l’arte politica di un usurpatore, +adesso invece il Papato doveva avere per confederata +la libertà, a cui conquistare alcune città strenuamente +combattevano. Nel giovedì santo, ai 2 di Marzo, +Alessandro dal duomo di Anagni scagliò l’anatema +contro il grande Imperatore; oramai la scomunica non +significava altro che dichiarazione di guerra. E mandò +legati ai Re della Cristianità, sperando che alcuni, tementi +la grandezza di Federico, lui riconoscerebbero +per papa; nè s’ingannò: esortò i Lombardi a tener forte +resistenza, ma il suo comportamento politico verso le +Republiche tenne sempre in limiti di accortezza e di +circospezione. Fu sua buona ventura che all’Imperatore +desse molto a fare la guerra veemente con Milano; e +mentre Vittore IV se ne andava in compagnia della +corte imperiale, Alessandro III, ajutato dai Siciliani, +riusciva a soggiogare il Lazio: financo nella incostante +Roma cresceva il partito per lui, avvegnaddio l’Antipapa +non venisse nella Città‍<a class="tag" id="tag693" href="#note693">[693]</a>. A favore di Alessandro +<span class="pagenum" id="Page_651">[651]</span> +difatti dichiararonsi i Senatori di nuova elezione; e i +Frangipani disposero le cose in modo che di già nel +Giugno dell’anno 1161 ei potè entrare in Roma; quivi +consecrò la chiesa di santa Maria Nova attigua alle +rocche di quella famiglia, che erano poste vicino all’arco +di Tito; sennonchè, forse un quattordici giorni dopo, egli +abbandonò la mal secura Città, per tornare a cercarsi +ricovero a Preneste e a Ferentino‍<a class="tag" id="tag694" href="#note694">[694]</a>. +</p> + +<p> +La potenza di Federico mandò così a rovescio le speranze +di Alessandro; e Vittore IV potè celebrare ai 19 +di Giugno un numeroso Concilio a Lodi, cui assistettero +eziandio cinque Senatori romani‍<a class="tag" id="tag695" href="#note695">[695]</a>: ad Alessandro, +che si vide abbandonato da quasi tutto lo Stato della +Chiesa, non rimase altro a scegliere che l’esilio‍<a class="tag" id="tag696" href="#note696">[696]</a>. +<span class="pagenum" id="Page_652">[652]</span> +Intorno al Natale egli s’imbarcò a Capo Circeo su galee +siciliane, toccò Genova ai 21 del Gennaio 1162, e, come i +suoi antecessori, andò ad invocare l’ospitalità di Francia. +</p> + +<p> +Mentre egli riceveva in questa terra l’omaggio dei +maggiorenti, Federico tripudiava nei suoi spaventosi +trionfi di Lombardia. Ai 26 di Marzo egli fece la sua +entrata nella vinta Milano che ordinò si smantellasse; +ed al cenno suo i terrieri di altre città italiche si gettarono +con insana rabbia di vendetta su quella vittima +magnanima, la cui caduta scosse di un tremito +tutta quanta Italia. Anche a Roma egli incusse terrore; +la Città riverì il Papa imperiale, ma Federico (che nel +Giugno s’era avanzato fino a Bologna) ad Agosto +partì per la Borgogna, passando da Torino, e dietro a +sè lasciando un paese devastato, che adesso non aveva +che un santo dovere da compiere: riscattarsi da un +despota straniero. Conformemente ad un patto convenuto +con Luigi VII, voleva egli raccogliere a Besanzone +un Concilio, innanzi cui avrebbero dovuto comparire +i due Papi e udire la loro sentenza; però l’arte di +Alessandro ed altri ostacoli mandavano a monte la cosa. +Senza aver raggiunto il suo intento l’Imperatore dovette +tornarsene in Germania, e poichè quivi Vittore IV non +trovava simpatie, egli lo rimandò tosto in Italia ponendogli +ai fianchi, come da vicario, Rainaldo, eletto arcivescovo +di Colonia. Quest’uomo di forte animo, che dall’anno +1156 era cancelliere dell’Impero, s’ispirava +ad un indirizzo differente da quello che un dì aveva +seguito Guibaldo: più imperiale dell’Imperatore, era +entusiasta della monarchia di nazione germanica, cui +voleva nuovamente rendere suddito il Papato. L’intelletto +<span class="pagenum" id="Page_653">[653]</span> +sagace e l’ardita energia di questo Arcivescovo, +che vestiva corazza ed era ministro dell’Impero, s’accordavano +pienamente coll’eroica grandezza del Barbarossa‍<a class="tag" id="tag697" href="#note697">[697]</a>. +</p> + +<p> +Mentre adesso Alessandro, sicuro che Francia e Inghilterra +lo riconoscevano per pontefice, dimorava il +più del tempo a Sens, il Senato governava Roma in +pace. Gli Atti di quella università, «costituita in Campidoglio +dal venerando e magnifico popolo dei Romani», +non fanno più menzione del Pontefice, e in carte +giudiziarie di allora viene posta nelle date l’êra di +Vittore IV‍<a class="tag" id="tag698" href="#note698">[698]</a>. Frattanto questo Papa moriva a Lucca +ai 20 Aprile dell’anno 1164, e Rainaldo, senza pur +interpellarne la mente dell’Imperatore, faceva che i Cardinali +scismatici eleggessero Guido di Crema con nome +di Pasquale III. Federico, il quale trovavasi a Pavia, +approvò tosto l’opera che il suo Cancelliere aveva compiuto +di suo arbitrio‍<a class="tag" id="tag699" href="#note699">[699]</a>; tuttavolta neanche Pasquale +giunse a insignorirsi di Roma: qui il magnifico Ottaviano, +<span class="pagenum" id="Page_654">[654]</span> +da quel nobile romano ch’egli era, ben aveva +avuto moltissimi aderenti, ma Guido non si guadagnava +alcun partito. Piuttosto avveniva una mutazione di cose +favorevole ad Alessandro, poichè i Romani sentivano di +che danno fosse per loro la perdita dei vantaggi che ad +essi concedeva la presenza della Curia pontificia, e poichè +il reggimento tentennante mutava di andazzo politico +col cambiare di magistrati. Per verità nella primavera +dell’anno 1165 sembrò che la fortuna sorridesse +a Pasquale, ma non fu che un’apparenza menzognera. +Egli aveva posto residenza a Viterbo. Questa città, +secondo i disegni dell’Imperatore, doveva essere la base +di tutte le imprese contro di Roma; e, dopo le deliberazioni +da lui decretate a Würzburg nella Pentecoste dell’anno +1165, non si dovevano prendere più mezze misure; +volevasi procedere dirittamente all’intento di sottomettere +il Papato all’autorità dell’Imperatore, nè più nè +meno di ciò che s’era fatto a’ tempi di Ottone I. Cristiano +di Magonza e Gotelino conte avevano la capitananza +degl’Imperiali; eglino si misero bene addentro nel Lazio, +e angustiarono con tanta gravezza i Romani, che questi +comperarono una tregua d’armi e protestarono esser +pronti a riconoscere Pasquale per papa se Alessandro +(che avevano invitato a tornare) tornato non fosse. Le +soldatesche di Cristiano devastarono Anagni, ma rifecero +indi la via di Tuscia, ed allora milizie sicule e romane +occuparono per qualche momento il Lazio‍<a class="tag" id="tag700" href="#note700">[700]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_655">[655]</span> +</p> + +<p> +Frattanto Giovanni cardinale, nuovo vicario di Alessandro +in Roma, aveva con grande accortezza lavorato +a pro del Papa suo; ed era riuscito a guadagnargli con +denaro i Romani, irritati delle esterminazioni cui Federico +metteva le città e stizziti dei devastamenti che le +imprese di Cristiano avevano menato per le loro terre: +e Giovanni aveva benanco potuto ficcar lo zampino +della sua influenza nella novella elezione dei Senatori, +s’era impadronito del san Pietro, e aveva restituito +la Sabina al suo obligo di soggezione verso il Papa‍<a class="tag" id="tag701" href="#note701">[701]</a>. +Quasi tutta Roma si dichiarò a favore di Alessandro, +nelle mani del suo vicario prestandogli giuramento +di fedeltà; ambasciatori erano corsi a Francia, lo avevano +invitato in nome di Roma a farvi ritorno, e Alessandro +s’imbarcava nell’Agosto dell’anno 1165 a Maguelonne. +La galea su cui egli navigava sfuggì felicemente +alle insidie dei pirati e dei Pisani, e lo condusse +in terra amica, a Messina, di dove re Guglielmo lo +fece per Salerno condurre a Roma. Il giorno in cui ricorreva +la festa di santa Cecilia egli arrivò alla foce +del Tevere, e accompagnato dal Senato, che ve l’era +andato a levare, tenne la sua solenne entrata in Laterano +addì 23 Novembre del 1165. In tal maniera i +Papi ebbero a Roma, fino ai dì nostri, sorti tanto irte +<span class="pagenum" id="Page_656">[656]</span> +di contraddizioni, fatti essendo segno or di odii feroci, +or di saluti festanti‍<a class="tag" id="tag702" href="#note702">[702]</a>. +</p> + +<p> +Tuttavolta erano ben tristi le condizioni del Papa, +gravato com’ei si trovava di debiti: elemosine e +imprestiti tolti in Francia (massime dall’Arcivescovo +di Reims) non gli davano che da vivere in Roma a +stecchetto; ed aveva intorno a sè un popolo avido, il +quale, per dirla colle sue parole, anche in tempo di pace +non guardava ad altro che alle mani del Pontefice‍<a class="tag" id="tag703" href="#note703">[703]</a>. +La morte di Guglielmo I il Malvagio (avveniva nel +Maggio dell’anno 1166), e l’esaltamento al trono di +Guglielmo II figliuol suo, che ancor era in età minore, +rendevano ad Alessandro assai dubbio l’ajuto di Sicilia, +eccetto in ciò che ei di là traeva denaro‍<a class="tag" id="tag704" href="#note704">[704]</a>. Pericoloso +<span class="pagenum" id="Page_657">[657]</span> +da altro canto tornavagli un novello alleato che or gli +si offeriva: era questi Emanuele di Bisanzio, che venuto +in nimicizia con Federico, proponeva al Papa una +lega. Come tanti altri Imperatori greci, anche Emanuele +sperava ricavar vantaggio dallo scisma per restaurare +la sua signoria in Italia, dove aveva già posto +piè forte in Ancona. Fe’ dunque egli balenare agli occhi +del Papa la prospettiva di ricomporre ad unione le due +Chiese, gli profferse ricchi sussidî, promise di ridurgli +in sudditanza Roma e Italia, e in cambio chiese la +corona romana. Bisanzio ad ogni momento ricordava +le sue pretensioni su Roma, e infatti non v’ha gente +che abbia buona memoria più dei legittimisti. Alessandro +ricevette con molte onorifiche accoglienze l’ambasciatore +greco, che fu il sebasto Giordano, figlio dello sventurato +Roberto di Capua; però, se fece le viste di aderire ai voti +bizantini e se mandò suoi legati a Bisanzio, fecelo soltanto +per incutere timore all’Imperator tedesco, e per +tenersi in qualunque ventura sgombrata la via ad un’alleanza +greca. +</p> + +<p> +Di già nel mese di Novembre 1166 Federico tornava +in Italia; la Lombardia ribolliva di odio contro lo +straniero e ferveva di amore della libertà, ed omai le +città (che l’Imperatore così incautamente aveva ridotto +in servitù) si collegavano fra loro per combattere a vita +e a morte: in esse fu che il Papa trovò i suoi veri +alleati. Non prevedeva l’Imperatore che formidabile +destino gli si preparasse in Lombardia; suo progetto era +discacciare d’Ancona i Greci, di Roma il Papa, installare +Pasquale III nel san Pietro, farla finita a Roma con +qualche colpo maestro, incatenare tutta Italia. Intanto +<span class="pagenum" id="Page_658">[658]</span> +che egli, sul principio di Gennaio dell’anno 1167, moveva +di Lodi, per conquistar prima di tutto Ancona +(locchè reputava agevol cosa) e per incamminarsi poi a +Roma, Rainaldo di Colonia con un’oste minore doveva +venire dalla parte di Tuscia, e sgombrare la via a Pasquale +III. Rainaldo s’avanzò vittorioso fino in vicinanza +di Roma, e quasi tutte le castella disertarono la +parte di Alessandro, il quale profondeva ammonimenti +e tesori per tenere il popolo stretto alla sua bandiera: il +popolo granciva allegramente oro da ambe le parti‍<a class="tag" id="tag705" href="#note705">[705]</a>. +Tuttavia il numero maggiore dei Romani stava per +Alessandro; uno dei motivi ne era l’odio quasi puerile +che nutrivano per alcune cittaduzze loro vicine, come +erano Albano, Tivoli, Tusculo, le quali non volevano +riverire l’autorità del Senato, e si collegavano cogli +Imperiali. Tutto questo doveva partorire una catastrofe. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_659">[659]</span> +</p> + +<h4 id="cap5-8-5">§ 5. +<span class="smaller">Tusculo. — Decadenza del Conti di quella famiglia. — Rainaldo +di Colonia entra in Tusculo. — I Romani lo assediano. — Cristiano +di Magonza muove a liberarlo. — Battaglia +presso Monte Porzio. — Gravissima sconfitta de’ Romani. — Federico +assedia la Leonina e la prende di assalto. — Assalimento +del san Pietro. — Negoziati coi Romani. — Alessandro +III fugge a Benevento. — Pace fra l’Imperatore +e la Republica di Roma. — La peste miete l’esercito di +Federico. — Questi parte di Roma.</span></h4> + +<p> +Signore di Tusculo era allora Raino, uno dei figliuoli +di quel Tolomeo II ch’era morto nell’anno 1153‍<a class="tag" id="tag706" href="#note706">[706]</a>. +La casa dei Tusculani omai s’avvicinava alla sua caduta; +divisioni del patrimonio famigliare, debiti, guerre, la +costituzione del Comune romano avevano sbassato la +potenza antica di questa famiglia. Neppur Tusculo era +più in mano di un sol padrone: ai tempi di Eugenio +III Odone Colonna aveva dato in pegno a Odone +Fragipane la parte che gliene spettava, fino a che +quel Papa ne aveva fatto compera e l’aveva affrancata +dell’ipoteca; in tal guisa i Pontefici erano giunti ad +<span class="pagenum" id="Page_660">[660]</span> +acquistar dei diritti su di un castello il quale aveva per +sì lungo tempo tiranneggiato la santa Sede. Adriano IV +aveva concesso in feudo a Gionata, figlio maggiore di +Tolomeo II, la parte ch’era dei Pontefici, e lo aveva ridotto +così vassallo suo‍<a class="tag" id="tag707" href="#note707">[707]</a>. Ma il Senato romano aveva +visto di mal animo che la Chiesa facesse da patrona di +quel castello che rifiutava obbedienza e tributo alla Città, +e Alessandro III aveva predicato al deserto, quando +aveva dissuaso il Senato da che assalisse Tusculo. Raino, +premuto da’ Romani, chiamò in ajuto gl’Imperiali; +venne il pro’ Rainaldo, che giusto ai 18 Maggio col +soccorso dei Pisani aveva conquistato Civitavecchia, ed +entrò colle genti Coloniensi dentro di Tusculo, dove i +Romani inferociti lo assediarono‍<a class="tag" id="tag708" href="#note708">[708]</a>. Così il grosso della +guerra si addensò tutto su Roma. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_661">[661]</span> +</p> + +<p> +I Romani armarono un’oste numerosa; si fece una +levata delle milizie civiche e di tutti i vassalli della Tuscia +e del Lazio ch’erano fedeli al Senato od al Papa; e +fu questa la prima volta che cittadini e Capitani s’unirono +insieme. Allora Rainaldo e Raino mandarono a chiedere +soccorsi al campo di Ancona, e Cristiano di Magonza, +raccolti milletrecento uomini d’arme di gente tedesca +e di feroci mercenarî brabanzesi, corse in assistenza dei +suoi amici‍<a class="tag" id="tag709" href="#note709">[709]</a>. Cristiano conte di Buch (che l’Imperatore +nell’anno 1165 aveva fatto arcivescovo di Magonza +mettendolo in luogo di Corrado di Wittelsbach) era uno +dei migliori generali di Federico. Con provvido accorgimento +egli pose campo presso Monte Porzio in vicinanza +di Tusculo, e, per concedere ai suoi guerrieri un giorno +di riposo, mandò messaggi ai Romani; risposero questi +con disprezzo, e, usciti della Città con tutte le loro soldatesche, +diedero addosso al nemico nel lunedì della Pentecoste, +essendo, così vien detto, in numero di quarantamila +uomini. Nessun Cronista nota chi fosse il duce del +<span class="pagenum" id="Page_662">[662]</span> +massimo esercito che da secoli i Romani schierassero +in campo; forse ei fu Odone Frangipani, il più ragguardevole +ottimate di Roma a quell’età. Quantunque +i Romani stessero contro a’ Tedeschi nella proporzione +di venti contr’uno, questi valorosi guerrieri non disperarono; +l’inno tedesco di battaglia rinvigorì gli spiriti +della loro piccola schiera; Cristiano spiegò la bandiera +imperiale, e la disuguale battaglia incominciò. I Brabanzesi +furono tosto ricacciati indietro dalla forza maggiore +nemica, ma la cavalleria dei Coloniensi, poca sì ma +robustamente serrata nelle sue ordinanze, sortì a tempo +opportuno da Tusculo con una carica veemente, ed uno +squadrone di cavalli che Cristiano teneva in pronto, +colse le milizie nemiche di fianco: un urto ferrato e +irresistibile squarciò nel centro la fronte di battaglia dei +Romani; la gente a cavallo diè volta, la fanteria si +sciolse in fuga scompigliata, e i Brabanzesi si gettarono +sul campo romano. Inseguiti colle spade alle reni, i +fuggenti furono uccisi o si arrendettero; appena una +terza parte di tutto l’esercito giunse nella sgomentata +Città, e soltanto le salde mura di Aureliano e la notte +che cadeva obligarono i persecutori a far sosta. I campi +e le strade erano sparsi di cadaveri e di armi; a migliaia +erano stati i massacrati; altre migliaia venivano +condotte prigioniere a Viterbo, e fra questi trovossi +anche un figlio di Odone Frangipane, per il quale il +padre inutilmente offerse un ricco riscatto. Fu il giorno +29 Maggio dell’anno 1167, che si combattè questa +memoranda battaglia fra Monte Porzio e Tusculo‍<a class="tag" id="tag710" href="#note710">[710]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_663">[663]</span> +</p> + +<p> +Coloro che in faccia del Papa avevano ottenuto +questa gloriosa vittoria sopra una forza tanto preponderante, +erano, meraviglioso caso! due Arcivescovi tedeschi, +nobilissimi uomini per natali, per doti dell’animo, +per coraggio. La loro piccola oste era formata dei più +valorosi soldati del mondo, gente che aveva appreso il +mestier della guerra in Lombardia: quanto ai Romani, +che erano avvezzi a combattere dietro a’ monumenti e +sotto il riparo delle mura, o solevano da quelle far loro +sortite, perdettero il primo combattimento, che, a prova +delle armi del loro governo di fresca data, avessero +appiccato in campo aperto contro le soldatesche imperiali: +e doveva pur esser gravissima la loro vergogna, +<span class="pagenum" id="Page_664">[664]</span> +al memore pensiero dei loro gran padri, di cui vaneggiavano +aver rinnovata in Campidoglio la Republica‍<a class="tag" id="tag711" href="#note711">[711]</a>! La +tradizione andò divulgando leggende di quella sconfitta, +ma in Roma non v’ha più pietra che indiscretamente +narri di cotale orrenda giornata, che potè dirsi la Canne +del medio evo‍<a class="tag" id="tag712" href="#note712">[712]</a>. +</p> + +<p> +Infatti il terrore, i pianti, le angustie furono nella +Città grandi, come dopo della vittoria di Annibale. Per +le vie, vecchi e matrone alzavano lunghe voci di gemito, +<span class="pagenum" id="Page_665">[665]</span> +o con strida lamentose ricevevano i convogli dei morti, +cui alla fine il nemico concesse che si seppellissero. Il +Papa ne pianse di dolore; e, vivendo in sospetto, si ricoverò +sotto la protezione de’ Frangipani presso al Colosseo, +con attenta cura provvedendo che si vigilasse +alle mura e che venissero in Città milizie, avvegnaddio +i Tedeschi già avessero posto campo innanzi a Roma, +afforzati di genti levate nelle città della Campagna. Chi +avesse dato libero volo alla fantasia avrebbe potuto +credere di esser tornato a’ tempi di Manlio Torquato o +di Coriolano, allorquando s’erano alleati contro Roma +Ernici ed Equi, Latini e Volsci, ed avevano rizzato le +loro tende sulle falde dell’Algido. Erano pur sempre +quelle stesse antiche città, Tivoli, Alba, Tusculo, Viterbo +ed altre, che nuovamente assediavano Roma, tornata +per gran vecchiezza fanciulla. Quelle piccole terre speravano +adesso di dare addosso all’avvilita Città, parimente +come Cremona e Pavia avevano assalito Milano. +E adesso Cristiano esortava l’Imperatore a venire, per +dar l’ultimo crollo alla cadente Roma: s’affrettava Federico, +dopo aver conchiusa una capitolazione con Ancona, +e poteva, ai 22 di Luglio, piantare le sue aquile imperiali +in prossimità di Monte Mario‍<a class="tag" id="tag713" href="#note713">[713]</a>. +</p> + +<p> +Alessandro III si vide ridotto alle dure condizioni +di Gregorio VII, e senza neanche speranza di ajuti +<span class="pagenum" id="Page_666">[666]</span> +normanni; chè un esercito siciliano, cui la Reggente +aveva mandato contro di Federico, era stato ributtato. +I Romani difendevano Alessandro come avevano difeso +Gregorio, o, per dir meglio, il Papa stava sotto la protezione +di loro, fino a tanto che la necessità o il loro profitto +non li costringesse a trattare con Federico. Un +assalto mosso contro porta Viridaria sgombrò all’Imperatore +l’ingresso della città Leonina, dove Romani non +trovavansi, ma soltanto genti pontificie che prodemente +tennero ancor fermo nel san Pietro. Il duomo era cinto +tutt’all’intorno di trincee; il suo atrio e il campanile +di santa Maria <i>in Turri</i>, sopra la scalea maggiore, erano +muniti come fortezze; sul tetto s’avevano piantate macchine +fromboliere; l’interno, fino la tomba in cui il +santo Apostolo dormiva il suo sonno senza che ne lo +destasse lo strepito di questi orrendi tumulti, era tutto +irto di arnesi bellici e di serragli, nè più nè meno che +se fosse stato una rocca. E poichè il castel Sant’Angelo, +causa le sue mura laterali, era staccato dalla +Leonina, e serviva di testa di ponte alla città di Roma, +a questo tempo non più il castello, ma il san Pietro +era della Leonina cittadella vera. +</p> + +<p> +Otto giorni la Mecca della Cristianità resistette agli +assalti di Tedeschi arnaldisti e di soldatesche viterbesi. +Muraglie, torri, il portico restaurato da Innocenzo II +caddero infranti; tutto il borgo traboccò al suolo, cumulo +di rovine. Soltanto il duomo teneva ancor fermo, +però a un tratto era gettato fuoco nel suo atrio; santa +Maria <i>in Turri</i> ne arse, e un testimonio oculare potè +deplorare la distruzione di un magnifico musaico che +sopra dell’atrio decorava il muro di quella chiesa: nè +<span class="pagenum" id="Page_667">[667]</span> +perdevano tempo i Viterbesi, ma ne strappavano via le +porte di bronzo, per recarle, secondo il costume di +quell’età, in patria, da spoglie opime della vittoria‍<a class="tag" id="tag714" href="#note714">[714]</a>. Il +san Pietro minacciava di andar tutto in fiamme, allorchè +il presidio abbassò le armi. Fu Federico di Rotenburg, +figlio dell’imperatore Corrado, il più bel cavaliere +dell’esercito, che durante il fiero assalto fe’ abbattere a +colpi di ascia le porte del duomo. Il sangue degli uccisi +insozzava gli altari polluti e la stessa tomba dell’Apostolo; +sul pavimento di marmi finamente lavorati del +tempio, come sopra un campo di battaglia, giacevano +distesi i cadaveri degli estinti, chiusi nelle loro armature‍<a class="tag" id="tag715" href="#note715">[715]</a>. +Poteronsi chiamare empi i Musulmani del secolo +nono, se, tre secoli dopo di loro, battagliarono alla conquista +<span class="pagenum" id="Page_668">[668]</span> +di quella medesima basilica l’Imperatore della +Cristianità e i suoi Vescovi coperti di corazze d’acciaio? +Il duomo fu preso il sabato 29 di Luglio; e lo si ebbe +appena nettato del sangue, che sotto ai suoi portici s’intonò +a Dio il canto del <i>Tedeum</i>, orazione no, ma canzone +di scherno. Al dì seguente l’Imperatore mise dentro +al san Pietro il Papa suo ch’era venuto di Viterbo, +istessamente come aveva fatto Enrico IV dopo la presa +della città Leonina. Anche Federico in quella festività +cinse il serto d’oro di patrizio in segno di protesta +così contro ai Romani che al Papa; indi, addì 1 di Agosto, +che era il giorno in cui si celebrava la festa delle +catene di san Pietro, ei fece che Pasquale III coronasse +a imperatrice la moglie sua Beatrice: egli assistette +alla ceremonia col diadema in capo‍<a class="tag" id="tag716" href="#note716">[716]</a>. +</p> + +<p> +Quelli dei Romani che parteggiavano per l’Impero +gli si fecero attorno, ma ogni successo suo rimase +ristretto alla Leonina. Il popolo romano, ancora istizzito +della sua disfatta, teneva testa nella Città, e ivi esso +era più formidabile che sul campo di Tusculo. Nel frattempo +Alessandro III, crucciandosi nei suoi pensieri, +<span class="pagenum" id="Page_669">[669]</span> +dimorava nelle torri dei Frangipani presso l’arco di +Tito; due galee siciliane vennero fino al san Paolo per +torlo seco, se avesse voluto fuggire; ma il Papa, preso il +denaro che i Siciliani gli portavano, lo distribuì ai Frangipani, +ai Pierleoni ed alle guardie che vigilavano alle +porte, e rimandò indietro le navi. Ancora i Romani resistettero +virilmente, tuttavia nè essi nè il Papa potevano +schivare di venire a trattative. A Roma trovavasi Corrado +conte palatino e parente di Federico; era egli stato +arcivescovo di Magonza, ma avendo abbracciato le parti +di Alessandro III, della sua dignità l’Imperatore aveva +investito Cristiano: Corrado dunque fu spacciato al +campo di Federico. Imitando l’esempio di Enrico IV, +anche questi tentò di tirare i Romani dalla sua, protestando +che solo ostacolo alla pace era il Papa. Propose +lor dunque così: abdicassero entrambi i Papi; un terzo +si eleggesse colle forme canoniche; non volere indi egli +pretendere più all’elezione pontificia, voler dar la pace +alla Chiesa, ristorare i Romani delle loro perdite. Com’è +naturale, Alessandro e i suoi Cardinali respinsero proposte +cotali, ma i Romani le accettarono: per salvare +le sue pecorelle, sclamavano, il Papa è tenuto a far maggiori +sacrificî che non sia quello di deporre la tiara. Il +popolo tumultuò, si chiese che il Papa rinunciasse alla +sua dignità, ed allora egli sparve della Città. Tre dì dopo +lo si vide in abito di pellegrino sedere presso al Capo +Circeo, e co’ suoi compagni dividere il mesto pane del +fuggiasco accosto a una fonte, che più tardi ne fu chiamata +fontana del Papa. A Terracina vestì di bel nuovo +la porpora, e mosse poi a Benevento, dove entrò nel mese +di Agosto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_670">[670]</span> +</p> + +<p> +La sua fuga tolse all’Imperatore la speranza di un +aggiustamento colla Chiesa, ma agevolò la pace colla +Città, e in ciò diede una vittoria decisiva all’Imperatore, +poichè quei medesimi Romani, i quali avevano sì lungamente +difeso Alessandro III, adesso discacciato lo avevano +di Roma‍<a class="tag" id="tag717" href="#note717">[717]</a>. Intorno a questo tempo i Pisani avevano +con otto galee risalito il corso del Tevere; distruggevano +le ville poste sulle due sponde, ed uno dei loro +bastimenti giungeva fino alla <i>Ripa Romea</i>‍<a class="tag" id="tag718" href="#note718">[718]</a>. I Romani +caddero d’animo, e Federico, il quale nella stagione che +correva, poco poteva operare, nè aveva speranza di +conquistare le torri dei nobili, quando pure Roma gli +avesse aperte le porte, era inchinevole ad equi patti. +I suoi ambasciatori, fra’ quali fu il notaro e storico Acerbo +Morena di Lodi, conchiusero la pace con Roma: +Senato e popolo giurarono all’Imperatore di essergli +fedeli e di difendere i diritti della corona romana dentro +della Città e fuori; l’Imperatore confermò il Senato nell’autorità +che allora aveva, ma come se investito ne fosse +da lui; confermò con una Bolla d’oro la validità de’ testamenti +e di tutti i contratti d’affittanze de’ Romani; +finalmente concesse franchigia da ogni specie di imposte +e di gabelle‍<a class="tag" id="tag719" href="#note719">[719]</a>. Così dopo guerre sanguinose si +<span class="pagenum" id="Page_671">[671]</span> +giunse a quello che Federico avrebbe dovuto fare al momento +della sua coronazione; la Republica romana fu +posta sotto la dipendenza immediata dell’Impero. I suoi +messi forniti di pieni poteri ricevettero da Roma giuramento +di vassallaggio; però egli non pose mai piede +nella Città, avvegnaddio quivi i grandi Capitani non +avessero preso parte al trattato, ma stessero minacciosamente +in armi nelle loro torri. Federico adesso ripristinò +la Prefettura come officio imperiale, e ne investì +Giovanni, figlio dell’antico prefetto Pietro; indi fe’ eleggere +il novello consiglio comunale, e tolse quattrocento +statichi de’ Romani‍<a class="tag" id="tag720" href="#note720">[720]</a>. +</p> + +<p> +In questi giorni era egli pervenuto al culmine della +sua potenza; aveva restaurato in Roma i diritti dell’Impero, +messo in san Pietro il suo Papa, abbattuta la +gerarchia gregoriana, e adesso, coll’assoggettamento +completo d’Italia, poteva di bel nuovo costituire l’Impero +universale romano. Sennonchè in mezzo a tutti +questi fausti successi, d’un tratto apparvero gli angeli +sterminatori, armati del flagello delle febbri: a creder dei +Santi, vennero per salvare il Pontefice, ma a creder nostro +fu Nemesi che sorse a fermare il braccio dell’oltrepotente +<span class="pagenum" id="Page_672">[672]</span> +monarca, per dar tempo e forza alle città di spezzare +le loro catene. La mano del destino colse Federico parimenti +come ebbe colto Serse e Napoleone; spettacolo +triste e sublime, che par simile a un turbine orrendo, +incalzante, che si spande attraverso la natura, e la devasta. +Roma di repente si tramutò in Gerusalemme, +e l’imperatore Federico fu annientato come Sennacheribbo. +Negre nubi calarono ai 2 di Agosto su di Roma, +e si sciolsero in diluvii di pioggia; indi succedette un’ardente +caldura, e la mal’aria, che a Roma nell’Agosto +è mortifera, produsse febbri pestilenziali. Morte ingloriosa +mietè il fiore dell’esercito invitto; cavalieri, fanti, +scudieri caddero oscuramente, spesso morivano di repente, +cavalcando o camminando per le vie: poco andò +che non si potè più dar sepoltura ai morti. In sette +giorni Federico vide un dopo l’altro morire i suoi +migliori eroi, Rainaldo di Colonia, Goffredo di Spira, +Eberardo di Regensburg, i Conti di Nassau e di Lippa, +Federico di Rotenburg; Vescovi e signori molti; innumerevoli +nobiluomini e soldati volgari furono rapiti +dalla moria. L’angelo di Gregorio magno non fu visto +ricomparire sul castel Sant’Angelo, e ringuainare la +spada; sembrava anzi che ei si librasse a volo sopra il +duomo profanato dell’Apostolo, agitando irato il suo +dardo fiammeggiante. Anche Roma fu desolata orribilmente +dal morbo; gli uomini morivano a migliaia, e ai +loro cadaveri si dava tomba nel fiume. Da secoli la Città +non aveva sofferto più spaventose sorti della battaglia di +Monte Porzio, e subito dopo, della peste‍<a class="tag" id="tag721" href="#note721">[721]</a>. I Tedeschi +<span class="pagenum" id="Page_673">[673]</span> +ne ebbero terrore, come se la mano di Dio li castigasse +di aver tormentato la Città santa, incendiato le chiese, +polluti di sangue i templi della Cristianità. +</p> + +<p> +Ai sei di Agosto l’Imperatore levò le tende, e sbigottito +partì col resto dell’oste, che aveva l’aspetto di +un esercito di ombre. Lasciò a Viterbo Pasquale III e +gli ostaggi romani, e andò avanti a Pisa; ma per via +gli caddero ancora più di duemila uomini, ed altri, +esangui e sparuti come altrettante larve, portarono con +sè in Germania la morte, oppure passarono di vita in +Italia: così avvenne di Acerbo Morena e del giovine +duca Guelfo, ultimo della casa di Este che avesse ereditato +i possedimenti di Spoleto, di Toscana e di Sardegna, +del patrimonio della contessa Matilde‍<a class="tag" id="tag722" href="#note722">[722]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_674">[674]</span> +</p> + +<p> +Questa orribile fine sortì la guerra di Federico intorno +alla fatale Roma, presso le cui mura, dai Goti in +poi, intieri popoli di Alemagna piombarono nelle loro +tombe senza nome. E allorquando l’uomo tedesco cammina +lungo quelle alte mura di Aureliano, gli è con +grave dolore che egli rimembra le sventure orrende di +Roma e tutto il sangue sparsovi dai suoi padri, di cui +s’imbevve ogni zolla di quel terreno‍<a class="tag" id="tag723" href="#note723">[723]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_675">[675]</span></p> + +<h3 id="cap6-8">CAPITOLO SESTO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap6-8-1">§ 1. +<span class="smaller">Guerra delle città lombarde contro di Federico. — Pasquale +III in Roma. — Calisto III. — Tusculo s’arrende +alla Chiesa. — I Romani non lasciano entrare Alessandro III +nella Città. — I Lombardi vincono a Legnano. — Negoziati +di Federico col Papa. — Congresso e pace di Venezia. — Alessandro +III conchiude pace con Roma. — Sua entrata +trionfale in Laterano.</span></h4> + +<p> +Tanti colpi fatali non piegarono l’animo eroico +dell’Imperatore, ma ne fransero la potenza. Degno di +ammirazione è il coraggio indomito con cui Federico I, +subito dopo la sventura toccata in Roma, proseguì la sua +guerra contro le città: però deplorevole fu il suo acciecamento, +e di lì a non molto avvenne che l’eroe con +parole dolenti invidiasse la sorte di Alessandro magno, +cui reputava beato perchè non avea mai visto Italia, e si +rammaricasse di non aver piuttosto combattuto per la +remota Asia‍<a class="tag" id="tag724" href="#note724">[724]</a>. Omai nella primavera dell’anno 1168 +<span class="pagenum" id="Page_676">[676]</span> +gli conveniva partirsi di Lombardia come un fuggiasco, +e mentre esauriva le forze dell’Impero lottando contro +gli impulsi del suo tempo, che di lui erano più forti, +con quelli il Papa si alleava. Uno strano accordo di +circostanze poneva la libertà delle Republiche sotto il +patrocinio della Chiesa, sì come la libertà di questa adduceva +sotto la protezione delle Republiche. Sarebbe +eletta gloria della Chiesa se ella, di sua spontanea opera +e per principio religioso, avesse promosso le libertà +civili: ma i Papi combattevano a Roma la democrazia, +perchè là questa cercava soccorsi dall’Imperatore contro +il Papato, ed in pari tempo la favorivano in Lombardia, +avvegnaddio quivi essa trovasse nel Pontefice un appoggio +contro all’Imperatore. La potenza morale della +Chiesa afforzò l’energia delle città, e la vittoria gloriosa +della democrazia salvò il Papato, nemico di tutte +le libertà, dallo scisma e dalla dittatura imperiale‍<a class="tag" id="tag725" href="#note725">[725]</a>. +</p> + +<p> +La lotta della lega Lombarda contro di Federico è +uno dei più magnifici episodî della storia; per lunghi +secoli essa ebbe ornato Italia di uno splendore vivissimo, +che ha qualche cosa del nobile genio ellenico. Dopo età +così buie trascorse, il fiore rigoglioso della libertà civile +è bello e confortevolissimo fenomeno del medio evo. Soltanto +la città di Roma rimase condannata a voltolare il +sasso di Sisifo, e a pugnare dolorosamente contro un +destino che era di lei più possente. Se si paragonano ai +Lombardi intenti all’eroica loro lotta, è cosa che fa pena +<span class="pagenum" id="Page_677">[677]</span> +vedere i Romani combattere del continuo contro le cittaduzze +del loro vicinato, sulle quali volevano tor vendetta +della sofferta sconfitta, il cui obbrobrio era una spina al +loro cuore. Nell’Aprile 1168 distruggevano Albano, e +ve li ajutavano Cristiano di Magonza e il Prefetto imperiale‍<a class="tag" id="tag726" href="#note726">[726]</a>, +perocchè entrambi questi uomini, ad onta delle +disgrazie sofferte in Agosto, capitanassero ancora il partito +tedesco in Roma, dove l’Antipapa, lasciato Viterbo, +aveva fatto ritorno. Pasquale III potè dimorare per qualche +tempo nel Vaticano; i Senatori gli avevano prestato +reverenza, tanto per ottenere la liberazione degli ostaggi +romani, ma ponendogli divieto di entrare nella Città: ed +egli era costretto a cercar ricovero in Transtevere, nelle +torri di Stefano Tebaldi, poichè stava in grande paura +della rinnovazione del Senato, le cui nuove elezioni dovevano +avvenire al primo giorno del Novembre 1168‍<a class="tag" id="tag727" href="#note727">[727]</a>. +Però nel frattempo moriva egli in Vaticano ai 20 di +Settembre, e Giovanni abate di Struma subentrava in +vece di lui, con nome di Calisto III. +</p> + +<p> +I Romani s’irridevano di un Papa e dell’altro; +pure, quantunque vedessero volontieri Alessandro III +<span class="pagenum" id="Page_678">[678]</span> +in esilio, tolleravano che il Cardinale vicario di lui abitasse +nella Città. Questi si dava faccenda a guadagnargli +la benevolenza dei Romani, in pari tempo che +Corrado di Wittelsbach, generale di Alessandro, minacciava +da Benevento il Lazio‍<a class="tag" id="tag728" href="#note728">[728]</a>, e prendeva Tusculo per +meta della sua impresa. Al solo udir pronunciare il nome +di quel paese i Romani montavano in furore, e pertanto +vollero distruggerne il castello, come avevano fatto di +Albano. Corrado, respinto dai Conti di Ceccano, non potè +giungere a gettarvisi dentro, ed allora Raino, ultimo dei +signori di Tusculo, consegnò la angustiata città in mano +di Giovanni prefetto, e la permutò con altre terre +senza darsi un pensiero al mondo dei diritti del Papa. +Giovanni ne prese possesso, ma i Romani assaltarono +fieramente il castello. Fuggì il Prefetto e volle tornarvi +Raino; però i cittadini di Tusculo, non ve lo accolsero +più, e preferirono far dedizione di sè al Papa, che, speravano, +gli avrebbe protetti contro ai Romani: in pari +tempo anche Raino con una publica scrittura cedette +tutti i suoi diritti alla Chiesa. Per tal guisa, agli 8 di +Agosto 1170, il celebre Tusculo venne in proprietà del +Pontefice‍<a class="tag" id="tag729" href="#note729">[729]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_679">[679]</span> +</p> + +<p> +Alessandro III risiedeva allora a Veroli nella Campagna, +e per cagione di Tomaso arcivescovo di Canterbury +era entrato in veemente controversia col Re d’Inghilterra; +infruttuosamente questi aveva corrotto a forza +di denaro i maggiorenti romani affinchè gli acquistassero +il favore del Papa, e non meno vane erano state le +profferte che aveva fatto a lui dei suoi tesori e di ajuti +valevoli ad assoggettargli Roma‍<a class="tag" id="tag730" href="#note730">[730]</a>. A Veroli riceveva +Alessandro messaggieri dell’Imperatore che bramava la +pace, e delle città Lombarde di cui il Papa aveva invocato +il soccorso. Anche legati greci vennero rinnovandogli +proposte di alleanza, ed Emanuele Comneno +spingeva tant’oltre la degnazione fino a dare una sua +nipote in moglie al maggior vassallo del Papa, a Odone +Frangipane. Le feste nuziali si celebrarono a Veroli con +sontuosa magnificenza, tuttavolta Alessandro III non +aderì alle offerte dei Greci‍<a class="tag" id="tag731" href="#note731">[731]</a>. A nulla approdarono +<span class="pagenum" id="Page_680">[680]</span> +neanche i suoi negoziati con Federico, ma il Papa sperò +adesso di ottenere accoglienza a Roma. Ai 17 di Ottobre +dell’anno 1170 entrò con genti d’arme in Tusculo; però +il grande Pontefice dovette restar più di due anni rimpiattato +in quella meschina rocca montana, proprio dirimpetto +a Roma, perciocchè i Romani nol lasciassero +entrare nella Città‍<a class="tag" id="tag732" href="#note732">[732]</a>. Ivi, a Tusculo, gli capitò la novella +(e penosissima impressione fece al suo animo) che +l’arcivescovo Tomaso Becket era stato assassinato a +Canterbury: presto quel fatto di sangue doveva diventare +potentissima leva della sua podestà pontificia; nondimeno +in quello stesso tempo, in cui a Tusculo riceveva +i messaggi del clero inglese e di re Enrico, e si occupava +di questioni assai rilevanti della Chiesa e della gerarchia, +Alessandro trovavasi confinato in quel castello latino, +involto egli stesso in difficoltà gravissime, che formavano +un acerbo contrasto colla sua dignità e coi negozî +che aveva per mano‍<a class="tag" id="tag733" href="#note733">[733]</a>. Lo angustiava Cristiano +di Magonza, di cui i Tusculani comperavano la ritirata a +<span class="pagenum" id="Page_681">[681]</span> +peso di denaro; lo angustiavano i Romani, irritati che +il Papa tenesse Tusculo sotto il suo patrocinio. Alla fine +costoro maliziosamente gli proposero un aggiustamento; +accondiscendesse a ciò che si smantellasse una parte delle +mura di quella rocca, e allora sarebbe a Roma il bene +accolto. Ottocento Romani giurarono il patto, ma, contro +il suo chiaro tenore, il furente popolo romano distrusse +affatto tutti i munimenti dell’odiato castello. +Il Papa ingannato non volle tornare a Roma; rimase a +Tusculo ch’era così ridotto una terra aperta, indi, sul +principio dell’anno 1173, ne partì, e senza speranza alcuna +che lo confortasse, andò a continuare il suo esilio +a Segni‍<a class="tag" id="tag734" href="#note734">[734]</a>. +</p> + +<p> +Così trascorsero ancora alcuni anni, ma finalmente +una grande vittoria dei Lombardi fe’ mutar faccia a +tutte le cose. Nel Settembre del 1174 Federico era +tornato a guerra contro le città, e stavolta doveva questa +esser la lotta decisiva: l’eroica difesa di Ancona e +quella della nuova Alessandria infiammarono gli arditi +cittadini all’entusiasmo, infino a che una battaglia di +ricordanza imperitura assicurò ad essi la libertà. La +giornata di Legnano (combattuta ai 29 Maggio dell’anno +1176) nella quale le milizie cittadine alleate +sconfissero il poderoso Imperatore, fu la Maratona delle +<span class="pagenum" id="Page_682">[682]</span> +Republiche lombarde; le giovani città celebrarono uno +dei più splendidi trionfi che registri la storia; sè liberarono +e la patria. Primo frutto di quella vittoria fu certo +la convenzione secreta che fra loro conchiusero l’Imperatore +ed il Papa, cui Federico mandava messaggi +di pace ad Anagni, sperando staccarlo dalla causa delle +città. Ad ottener ciò il Barbarossa rinunciò ai più vitali +diritti dell’Impero su di Roma, ossia concesse tutto quello +che ei s’era rifiutato di cedere in tempo andato ad Adriano +IV. Così avvenne che alla podestà imperatoria su +Roma (l’autorità ne era già andata decadendo da dopo di +Lotario) fu rinunciato da quel grande Imperatore medesimo +che s’era preteso di voler restaurare i confini dell’antico +Impero romano. Non fu pigro Alessandro di +trarre tutti i possibili vantaggi da una vittoria cui per +nulla aveva contribuito, laonde le città sospettarono un +tradimento. Dopo di essere andato a Venezia sopra navi +siciliane, il Papa le acchetò in una Dieta raccolta a +Ferrara, e vi die’ promessa solenne che non conchiuderebbe +senza di loro la pace definitiva. I Consoli lombardi +avrebbero potuto cantargli a chiare note che egli aveva +combattuto il potente nemico a parolone ed a Bolle, laddove +eglino lo avevano vinto per virtù di geste insigni; +tuttavia fu necessità che per adesso si accontentassero +di aver tratto un mezzano vantaggio dai loro eroici +conati. +</p> + +<p> +Allora fu conchiuso il primo dei Congressi che sopra +tutti sia di nota degnissimo e confortevole a chi lo +ricorda; nè peranco diplomatici, assisi intorno a una +tavola coperta del solito panno verde, vi arbitrarono le +sorti dei popoli, ma per la prima volta, ambasciatori di +<span class="pagenum" id="Page_683">[683]</span> +libere città, da uomini independenti, trattarono alla paro +coll’Imperatore e col Papa. Nel famoso Congresso di +Venezia, addì 1 Agosto 1177, fu conchiusa la pace fra +Alessandro III, Federico I, le città, l’Imperatore greco +e Guglielmo di Sicilia‍<a class="tag" id="tag735" href="#note735">[735]</a>. Calisto III fu deposto, Alessandro +III riverito per papa, assicurato a lui il possedimento +dello Stato ecclesiastico. Rinunciò l’Imperatore +alla Prefettura, e così ammise che d’allora in poi il +Pontefice sarebbe stato principe independente di Roma +e del <i>Patrimonium</i>; e questo, nella estensione che allora +aveva lo Stato della Chiesa, da Aquapendente a Ceperano, +l’Imperatore restituì al Papa: quanto a Spoleto, +alla marca di Ancona, ed alla Romagna, il Pontefice da +parte sua dichiarò che erano terre indubbiamente pertinenti +all’Impero‍<a class="tag" id="tag736" href="#note736">[736]</a>. Alle collegate città lombarde fu +acconsentita una tregua di sei anni, che precedette la +conferma del loro stato di diritto publico. La pace di Venezia +segnò una grande epoca nella storia d’Italia, dove +la cittadinanza venne in fiore rigoglioso; decise anche +della sorte di Roma, ma precisamente le condizioni di +<span class="pagenum" id="Page_684">[684]</span> +questa Città posero le attenenze del Papa e dell’Imperatore +in un assetto di cose meno favorevoli di quello +che sortissero in Lombardia. Federico, posto in non cale +qualsiasi riguardo, sacrificò la Republica che aveva dianzi +accettata, e il suo generale Cristiano di Magonza senza +ombra di pudore prestò adesso le sue armi alla Chiesa +per assoggettarle, conformemente ai patti, la Città e il +<i>Patrimonium</i>. Abbandonati a sè soli in un tempo in cui +tutta Italia invocava pace, i Romani non ebbero coraggio +di combattere più a lungo contro il Papa, cui +l’Imperatore riconosceva adesso per padrone di Roma. +Alessandro III, coperto di gloria, era tornato intorno +alla metà di Dicembre ad Anagni; omai egli sapeva +che il suo esilio sarebbe finito. Sette nobili romani gli +recarono lettere del clero, del Senato e del popolo per +invitarlo a far ritorno. Diffidando, e memore dei torti +patiti, il Papa procrastinò, e spedì a Roma Cardinali e +uomini del medio ceto affinchè conchiudessero trattati +col popolo. Dopo negoziati lunghi si venne ad accordi: i +Senatori da eleggersi ogni anno al dì primo di Settembre +presterebbero giuramento di fedeltà al Pontefice; +sarebbersi restituiti alla Chiesa il san Pietro e i redditi +d’ogni maniera; sarebbe mallevata sicurezza a tutti i +vegnenti a Roma. Raffermate queste condizioni, ambasciatori +romani andarono ad Anagni, si prostrarono ai +piedi del Papa, e giurarono il patto‍<a class="tag" id="tag737" href="#note737">[737]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_685">[685]</span> +</p> + +<p> +Dopo un esilio lungo di dieci anni, che aveva trascorsi +ramingando nella Campagna, Alessandro III finalmente +andò per la via di Tusculo a Roma. Vi giunse addì +12 Marzo del 1178, che era la festa di san Gregorio: +con grandissima pompa uscirono ad incontrarlo le processioni +del clero, il Senato e i magistrati, i cavalieri +e le milizie, a suono di tromba, fra i saluti del popolo, +che recava in mano rami d’olivo e cantava inni a onore +di lui. Il suo bianco palafreno non potè muovere che +a lento passo in mezzo alla gente che gli si serrava +addosso per baciare le piante al Vicario di Cristo; soltanto +sull’imbrunire Alessandro toccò porta Lateranense, +indi fra gli applausi del popolo entrò nella residenza +antichissima dei Papi, di dove diede ai Romani +la benedizione. Così le feste pasquali si chiusero con +uno dei più splendidi trionfi che Pontefice alcuno abbia +mai celebrato‍<a class="tag" id="tag738" href="#note738">[738]</a>. +</p> + +<p> +In nessun altro luogo del mondo si videro spettacoli +pari a questi, che abbiano avuto così tragiche attenenze +colla natura umana, colle sue debolezze, coi suoi +bisogni, colla sua instabilità, colla sua perseveranza. Le +fughe dei Papi in mezzo allo strepito d’armi di fazioni +<span class="pagenum" id="Page_686">[686]</span> +feroci, si alternavano colle accoglienze che ricevevano fra +cori di giubilo; e la ripetizione continua di questo andare +e venire dei Pontefici veste la storia della Città di +un’indole severa, componendone una grande epopea: +e qual potrebbe esserne maggiore? Pareva adesso che +Roma tornasse a cambiarsi in Gerusalemme, e che il +Papa, il quale vi entrava, fosse simile al Salvatore di cui +si appellava vicario: però la mescolanza di umiltà sacerdotale +e di magnificenze mondane non poteva cancellare +di mente l’idea che quel Vicario di Cristo rinnovasse +i trionfi pagani degl’Imperatori antichi‍<a class="tag" id="tag739" href="#note739">[739]</a>. Nel giorno +12 Marzo 1178 Trajano o Severo, se fossero tornati +in vita, avrebbero stupito vedendo l’aspetto così cambiato +del Senato romano e del popolo, plaudenti ad un +trionfatore che veniva cavalcando un bianco muletto, +un trionfatore che non era dappiù di un prete vestito in +lunghi abiti di seta a foggia donnesca, e che al fianco +non portava spada. Eppure quel prete, come un generale +d’eserciti, tornava da guerre lunghe; i potenti del mondo +s’erano prostrati alle sue ginocchia più umilmente che +Principi non avessero fatto genuflessi davanti agli Imperatori +antichi. Un Re di terre remote aveva per suo +comando chinato le spalle ai colpi di frusta che frati gli +avevano assestato sulla tomba di un Vescovo assassinato; +e fin l’Imperatore romano, un eroe della taglia de’ vecchi +<span class="pagenum" id="Page_687">[687]</span> +Cesari, toccando colla fronte il suolo, aveva baciato i +piedi di Alessandro, confessando che quel prete lo aveva +vinto. +</p> + +<h4 id="cap6-8-2">§ 2. +<span class="smaller">Continua lo scisma per conto dei Baroni della provincia. — Giovanni +prefetto della Città tiene le parti di Calisto +III. — Guerra de’ Romani contro Viterbo. — Calisto III +fa soggezione. — Lando di Sezza antipapa. — Concilio in +Roma. — Alessandro III muore (1181).</span></h4> + +<p> +Di tutto i Papi potevano fidarsi, eccetto che delle +allegrezze di questa città di Roma: oggi i Romani +spargevano fiori sul loro sentiero, e stendevano tappeti +sotto le zampe del loro cavallo; domani si rimpiattavano +nuovamente con un cachinno schernitore nelle tetre +rovine dell’antichità, o correvano fieramente alle armi. +Popolo e Senato avevano riconosciuto Alessandro III per +papa, giacchè ve li spronavano cupidigia di denaro e +necessità; ma insieme colla costituzione municipale durava +il contrasto fra i diritti della Republica e quelli del +suo Principe sacerdote. Si odiava la podestà pontificia +senza temerla; correva tutt’intorno un mormorio, e già +ogni uomo era pronto ad una nuova rivoluzione, non +soltanto nella Città ma in tutta quanta la provincia. +Ciascuna terra romana ferveva di desiderio di imitare +i Lombardi; ciascuna aveva un municipio suo proprio, +con Consoli o con altri magistrati alla testa del Consiglio +comunale‍<a class="tag" id="tag740" href="#note740">[740]</a>. Molti Baroni scismatici della Tuscia +<span class="pagenum" id="Page_688">[688]</span> +e della Sabina, quasi abituati a independenza, s’atteggiavano +con aria di sfida; non volevano riverire il Senato +romano, nel quale dopo della pace entravano ognor più +nobiluomini a farne parte, nè volevano assoggettarsi al +Papa: pertanto essi continuavano per conto proprio lo +scisma. L’Antipapa, primo di tutti, ricusò obbedire ai +decreti pronunziati a Venezia; Viterbo, focolare adesso +della scissura ecclesiastica, come un tempo era stato +Sutri o Tivoli, gli serviva di residenza; e difesa aveva +dalla famiglia dei Prefetti di Vico, cui apparteneva +Giovanni prefetto urbano‍<a class="tag" id="tag741" href="#note741">[741]</a>. Questi, che aveva ricchi +possedimenti in quei dintorni ed era nemico di Alessandro +III, non voleva cambiarsi di magistrato imperiale +in officiale pontificio, sebbene nei trattati di Anagni +fosse stata ceduta al Papa la investitura del Prefetto +della Città. Ma il partito popolare di Viterbo alla fine +<span class="pagenum" id="Page_689">[689]</span> +si stancò di servire all’ambizione dei nobili, e dichiarò +di accettare la pace di Venezia. Come dunque Cristiano +di Magonza, fornito di pieni poteri dall’Imperatore, ebbe +ricevuto in nome di Alessandro il giuramento di sudditanza +dei Viterbesi, gli si fe’ contro la nobiltà aizzata +dal Prefetto; ed essa negoziò con Corrado, figlio del Margravio +di Monferrato, cui voleva dar la podestà di Viterbo, +e alzò le armi contro il popolo e l’Arcivescovo +di Magonza. Messi a mal punto, que’ Baroni di provincia +(così li consigliava il Prefetto) invocarono il soccorso +della Republica romana, che già parecchie volte aveva +guerreggiato contro di Viterbo; e i Romani, ridendosi +del trattato conchiuso col Papa, mossero contro la terra, +che al Papa giusto in adesso aveva reso omaggio. +</p> + +<p> +Allora Alessandro comandò all’Arcivescovo di Magonza +e ai Viterbesi di schivare ogni battaglia, e conseguenza +ne fu che i Romani, dopo aver devastato le +campagne, se ne tornarono a casa loro, nè altro rimase al +prefetto Giovanni di fare, fuorchè di prestare reverenza +al Papa, e di prendersi da lui l’investitura‍<a class="tag" id="tag742" href="#note742">[742]</a>. Allora +anche al protetto suo Calisto III cadde il coraggio; per +verità ei tenne fermo ancora un tratto di tempo a castel +Monte Albano vicino Nomentum, ma le soldatesche di +<span class="pagenum" id="Page_690">[690]</span> +Cristiano lo costrinsero a far sommessione. A Tusculo +(dove Alessandro s’era nuovamente ritirato) l’Antipapa +si gittò a piedi del suo nemico: si mostrò questi più +grande di lui; gli perdonò, com’era stato pattuito nella +pace di Venezia, e più tardi gli diede il Rettorato di +Benevento per ristorarlo di ogni danno‍<a class="tag" id="tag743" href="#note743">[743]</a>. +</p> + +<p> +Eppure, omai nel mese di Settembre, i Conti della +provincia levarono un novello Antipapa, Lando di Sezza, +che nasceva di una delle famiglie germaniche dei tanti +tirannelli della Campagna; ed egli si appellò Innocenzo +III. A Palombara presso Tivoli trovò dapprima riparo, +indi finì tradito, perocchè i signori del castello, congiunti +prossimi dell’antico antipapa Ottaviano, ossia +Vittore IV, lo vendettero per una somma di denaro, ed +ei fu confinato nel convento della Cava‍<a class="tag" id="tag744" href="#note744">[744]</a>. Già nel mese +<span class="pagenum" id="Page_691">[691]</span> +di Marzo 1179, Alessandro aveva congregato trecento +Vescovi della Cristianità in un Concilio ecumenico in +Laterano, per rimarginare le piaghe onde il lunghissimo +scisma aveva esulcerato la Chiesa; ed ivi s’era decretato +che da allora in poi la maggioranza di due terzi dei +Cardinali avrebbe bastato a decidere dell’elezione pontificia. +Ancora una volta si pronunciò come legge della +Chiesa, che la elezione del Papa dovesse essere indipendente +da qualsiasi podestà temporale, e avvenir dovesse +per opera del solo collegio cardinalizio: questa indipendenza +Alessandro aveva di nuovo conquistato effettivamente +combattendo contro lo scisma e l’Imperatore. +</p> + +<p> +Così, dopo lotte lunghe, Alessandro III era riconosciuto +per solo capo della Chiesa; soltanto che a Roma +e nello Stato ecclesiastico ei continuava ad essere impotente +come prima. Più e più sempre lo premevano i +capitani; questi baldanzosi vassalli combattevano la +santa Sede, con cui conchiudevano patti feudali, e parimenti +osteggiavano la Republica romana, che non aveva +forza bastevole da costringerli a farsi cittadini romani ed +a vivere sotto le leggi municipali di Roma. Da altra parte +il Senato non riceveva che di solo nome l’investitura +dal Papa; veramente erane indipendente, e lo proteggevano +le armi della sua milizia, la quale costantemente +combatteva contro Cristiano di Magonza, che sempre +accampava in Tuscia o a Camerino, e, per ragione di +Viterbo, guerreggiava contro Corrado di Monferrato, di +cui era anzi tenuto lungo tempo prigioniero. Un Papa +come Alessandro III, cui la fortuna aveva concesso +così meravigliose vittorie, rimase in Roma perpetuamente +attendato come in terra nemica. Omai nell’estate +<span class="pagenum" id="Page_692">[692]</span> +dell’anno 1179 egli aveva lasciato la Città, e quindi +era vissuto nelle terre del Lazio, oppure a Tusculo in +nuovo esilio. Di là, nel Giugno 1181, andava a Viterbo +per trovarvisi col suo protettore Cristiano di Magonza, e +poco tempo dipoi, ai 30 di Agosto, moriva a Civita Castellana. +La plebaglia romana, che al trionfatore vivente +aveva sparso fiori lungo la sua via, gittò adesso sulla +bara di lui morto maledizioni, pietre e fango; soltanto +a fatica i Cardinali poterono conquistare una tomba in +Laterano a quello che fu uno dei maggiori Pontefici‍<a class="tag" id="tag745" href="#note745">[745]</a>. +</p> + +<p> +Da dopo di Adriano I nessun Papa ebbe seduto sulla +cattedra santa più lungo tempo di Alessandro III; ma dei +suoi ventidue anni di reggimento egli ne passò diciotto +in mezzo allo scisma della Chiesa, e più della metà in +esilio‍<a class="tag" id="tag746" href="#note746">[746]</a>. La sua lunga lotta con Federico lo ornò di +eletta gloria; rese egli secure ed ampliò le conquiste di +Gregorio VII e di Calisto II, fiaccò ancor più l’Impero +<span class="pagenum" id="Page_693">[693]</span> +la cui stella impallidì, e se lo vide genuflesso a’ piedi +nella persona di un eroe implorante pace. Dopo del +Congresso di Venezia e delle penitenze cui si assoggettò +Enrico d’Inghilterra la reverenza del mondo +crebbe pel Papa oltre la misura fin qui usata; e ciò +a più forte ragione poichè Alessandro III fu uomo che +possedette dignità vera. La persona di questo Pontefice +fu irradiata eziandio bellamente dalla luce mattutina +delle libertà civiche d’Italia: tutto fortuna di lui, non +merito! Le necessità del tempo combinarono la non naturale +associazione della libertà e del sacerdozio; comunque +sia, rallegra che la Chiesa (quasi sempre alleata +del despotismo) possa almeno una volta essere vista a +capo dell’uman genere, lungo le vie della libertà morale +e della coltura: così avrebbe dovuto sempre essere, se +la Chiesa avesse adempiuto al suo officio! E solo quante +volte lo fu, splendette essa di una luce celeste e sublime, +laddove, quando per iscopi di ambizioni e di avidità +pretesche combattè i generosi impulsi dei popoli, essa +raccolse l’odio in vece dell’amore del mondo. Alessandro +III ebbe animo più temperato e più tranquillo di +Gregorio VII: se non fosse stato il suo dissidio colla +Republica romana, lo si avrebbe potuto chiamare felicissimo +di tutti i Papi‍<a class="tag" id="tag747" href="#note747">[747]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_694">[694]</span> +</p> + +<h4 id="cap6-8-3">§ 3. +<span class="smaller">Lucio III. — Guerra dei Romani contro Tusculo. — Cristiano +di Magonza muore. — Lucio III viene a dissidio +coll’Imperatore, e muore a Verona. — Urbano III. — Matrimonio +di Costanza di Sicilia. — Enrico VI si avanza nella +Campagna. — Gregorio VIII. — Clemente III. — Pace colla +Republica romana (1188).</span></h4> + +<p> +Il fatto che tre succeditori di Alessandro dovettero +passar la vita in esilio significa di che fatta relazioni +continuassero ad esistere fra i Papi e la Città. Perciò la +persona del grande avversario di Federico si solleva +con taglia poderosa di eroe sopra le meschine figure +di questi tre Papi, i quali, atterrati dal soffio della sventura, +piombarono prestamente nella tomba. Al flusso +succede il reflusso; quest’è legge ricorrente nella storia +del Papato. +</p> + +<p> +Lucio III, Ubaldo Allucingoli di Lucca, finora cardinale +vescovo di Ostia e di Velletri, non fu eletto in +Roma, ma levato alla santa Sede dal Collegio cardinalizio +raccolto a Velletri; e fu ordinato addì 6 Settembre +1181. Però, dopo un convegno conchiuso co’ Romani, +egli venne in Novembre nella Città, dove gli fu concesso +dimorare alcuni mesi‍<a class="tag" id="tag748" href="#note748">[748]</a>. Alitava in Roma sempre lo +spirito di Arnaldo da Brescia; colà ogni Pontefice o +doveva conquistarsi una condizione tollerabile di cose, od +altrimenti partirne in bando. Sembra che i Romani tosto +<span class="pagenum" id="Page_695">[695]</span> +si inimicassero con Lucio, avvegnaddio egli non volesse +dar loro ciò che Papi suoi antecessori avevano accordato‍<a class="tag" id="tag749" href="#note749">[749]</a>. +Continuo pomo della discordia era Tusculo, poichè +i Romani perseguitavano quel castello con un astio tale +che toccava la manìa; così forse i Fiorentini avevano +odiato Fiesole prima che nell’anno 1125 distruggessero +questa città loro vicina. Indarno i Tusculani avevano +cercato ripararsi sotto al vessillo del Papa; a furia di +sforzi riedificarono eglino le loro mura, e si difesero disperatamente +contro gli assalti ripetuti dei loro nemici. +Ai 28 di Giugno 1183 i Romani cinsero nuovamente +Tusculo con forza molta di soldatesche; Lucio III, che si +teneva chiuso in Segni, chiamonne di Tuscia Cristiano +di Magonza per ajuto, e questi venne, e bastò la ricordanza +della battaglia di Monte Porzio perchè i Romani +dessero addietro due volte‍<a class="tag" id="tag750" href="#note750">[750]</a>. L’Arcivescovo guerriero +s’avanzò fin sotto le mura della Città, ma la febbre +dell’Agosto che aveva ucciso il suo celebre socio Rainaldo, +lui pure colpì. Quell’uomo valoroso, un tempo +veementissimo nemico della santa Sede, poi suo difensore, +recò seco nella tomba la benedizione del Papa; e morì +<span class="pagenum" id="Page_696">[696]</span> +nel luogo delle sue geste, a Tusculo, dove ebbe anche +sepoltura‍<a class="tag" id="tag751" href="#note751">[751]</a>. Cristiano di Magonza, uno de’ Principi +maggiori del suo tempo, era la satira vivente di tutti +quei religiosi sforzi onde s’aveva inteso a spogliare i +Vescovi del repugnante carattere di uomini secolari: +infatti egli, arcivescovo di Magonza (e per tale era stato +riconosciuto dopo la pace di Venezia), tenne fino al termine +de’ suoi giorni gioconda vita di cavaliere; aveva +un aremme di belle donne, montava cavalli di gran valore, +vestiva una corruscante armatura, e col robusto +braccio roteava nelle zuffe la sua mazza, sfracellando +elmi e cranî ai nemici. +</p> + +<p> +La morte di lui fu un fiero colpo pel Papa, che +adesso invocò a suo soccorso i Principi, ma non ne conseguì +che buone parole e qualche denaro‍<a class="tag" id="tag752" href="#note752">[752]</a>; e i Romani +con cresciuta audacia si volsero adesso contro tutte +le terre della Campagna, che ancora erano aderenti del +<span class="pagenum" id="Page_697">[697]</span> +Papa. In Aprile del 1184 devastarono nuovamente il +territorio di Tusculo, e fecero una punta nel Lazio, devastandolo‍<a class="tag" id="tag753" href="#note753">[753]</a>. +Fiero e barbaro era il loro odio contro il +clero; colto un dì uno stuolo di preti nella Campagna, +strapparono gli occhi a tutti, fuor d’uno; li misero a +bisdosso di tanti asini, e poste loro in capo delle mitre +di carta con suvvi scritti nomi di Cardinali, comandarono +a quello che avevano risparmiato di condurre al +Papa quel triste corteo‍<a class="tag" id="tag754" href="#note754">[754]</a>. Lucio III, non trovando più +sicurezza in alcuna terra romana, fuggì chiedendo protezione +all’Imperatore, il quale trovavasi a Verona, dopo +di aver conchiuso a Costanza, nel dì 30 Aprile 1183, la +pace definitiva colle città. Venuti lui ed il Papa ad abboccamento, +in questo si sollevò più d’una controversia +per ragione dell’investitura e dell’eredità di Matilde; +d’altronde Lucio ricusò di dar la corona imperiale a re +Enrico, figliuolo di Federico, con che s’avrebbe rinnovellata +una costumanza dei Carolingi. Della richiesta +dell’Imperatore si discusse con calore a Verona, e +finalmente Federico si partì dal Papa con gran collera: +ad ogni modo, tempo già prima, quegli aveva eletto il +<span class="pagenum" id="Page_698">[698]</span> +conte Bertoldo di Künsberg da comandante nella Campania, +sostituendolo nell’officio di Cristiano; e Bertoldo +era anche andato in quel paese per difendere Tusculo +contro a’ Romani‍<a class="tag" id="tag755" href="#note755">[755]</a>. Lucio scomunicò questi ultimi nel +Concilio di Verona, perocchè i ribelli contro il dominio +temporale, come Arnaldisti, fossero messi tutti a un +fascio colle sette di eretici che a quel tempo si facevano +ognor più poderose, co’ Valdesi, co’ Catari, cogli Umiliati, +coi Poveri di Lione e con altri; come tutti costoro, +furono eglino colpiti di solenne anatema‍<a class="tag" id="tag756" href="#note756">[756]</a>. Poco tempo +dopo, ai 25 Novembre 1185, moriva a Verona Lucio III. +I mesti e arguti distici che si scrissero sul suo sepolcro, +<span class="pagenum" id="Page_699">[699]</span> +dipingono mirabilmente le sorti di lui e dei Papi +d’allora: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Lucius, Luca tibi dedit ortum, Pontificatum</i></p> +<p class="i02"> <i>Ostia, Papatum Roma, Verona mori.</i></p> +<p class="i01"><i>Immo Verona dedit verum tibi vivere, Roma</i></p> +<p class="i02"> <i>Exilium, curas Ostia, Luca mori.</i></p> +</div></div> + +<p> +Il suo succeditore, persona di meste sembianze come +quelle di Lucio, rimase a Verona esule; fu egli Umberto +Crivelli arcivescovo di Milano, nemico dichiarato di Federico; +fu consecrato il giorno primo del Dicembre +1185, con nome di Urbano III. Il mal’animo coll’Imperatore +si mutò in aperta nimicizia‍<a class="tag" id="tag757" href="#note757">[757]</a>; e massima +delle ragioni funne il rifiuto che oppose Federico di restituire +i beni contesi dell’eredità di Matilde. Oltracciò +la Curia romana era sgomentata dello splendido successo +che l’arte politica dei Tedeschi aveva ottenuto in +Sicilia. Quivi, dopo breve ma rigoglioso fiore, la dinastia +di Rogero era prossima a spegnersi; Guglielmo II non +aveva figliuoli, e perciò acconsentiva che Costanza erede +e zia sua, figlia di re Rogero, si sposasse con Enrico VI +figliuolo di Federico. Senza che si togliessero pensiero +del Papa, signore feudale di Sicilia, e ad onta delle +sue proteste, il matrimonio fatale fu conchiuso a Milano, +addì 27 Gennaio 1186; e colà Federico formalmente +creò Cesare il figlio suo. Negò il Papa di dare ad +<span class="pagenum" id="Page_700">[700]</span> +Enrico la corona imperiale, e siccome continuava ad +essere arcivescovo di Milano, rifiutò di porgergli eziandio +il diadema dei Lombardi; Federico fece allora che +quella ceremonia si celebrasse per mano del Patriarca +di Aquileja. Sicilia, quel feudo così ansiosamente vigilato +della santa Sede, cui tanto spesso aveva servito di +ajuto contro ai Re tedeschi, doveva pertanto, alla morte +di Guglielmo, capitare precisamente in balìa di questo +Impero alemanno. Il gravissimo avvenimento era la +maggiore sconfitta che potesse toccare la politica romana, +e per allora fu splendidissima vittoria della corte +tedesca, avvegnaddio Germania avesse or conseguito +con trattati diplomatici ciò che fin là tanti Imperatori +inutilmente s’erano sforzati di ottenere colle armi. +L’acquisto di Sicilia era destinato a ristorare la perdita di +Lombardia fatta libera, ed ivi e nelle terre di Matilde avevasi +a fondare la potenza famigliare degli Hohenstaufen. +Però questi grandi guadagni dovevano fra breve esser +la maledizione d’Italia ed eziandio di Alemagna, condannata +ad espiare così amaramente la politica non +nazionale degli Hohenstaufen. +</p> + +<p> +Enrico adesso, per comandamento del padre suo, +entrò da nemico nello Stato della Chiesa, dove i Romani +di buon grado si congiunsero a lui: le terre del Lazio +che tuttavia erano fedeli alla santa Sede furono messe a +guasto, e tolta venne al Papa ogni speranza di far ritorno‍<a class="tag" id="tag758" href="#note758">[758]</a>. +In questo, Urbano III moriva a Ferrara, il giorno +<span class="pagenum" id="Page_701">[701]</span> +20 Ottobre 1187: onorevole fu la causa della sua fine; +ai 2 di Ottobre Gerusalemme era caduta in potere di +Saladino, e siffatta novella fulminava con ambascia da +morirne il cuore di un Pontefice, che portava il nome di +quel suo avventurato predecessore, sotto il cui reggimento +la santa città aveva conseguito liberazione. La +caduta di Gerusalemme scosse Europa con tali un’angustia +e un dolore, che la nostra generazione data più +al sodo può a mala pena farsene un’idea. Quel solo avvenimento +impose silenzio ad ogni più grave negozio +che si discuteva nell’Occidente, e indirizzò ancora una +volta verso Oriente l’attività del Papa e dell’Imperatore, +di Re e di Vescovi. +</p> + +<p> +Subito ai 25 Ottobre dell’anno 1187 Alberto di Mora, +beneventano, cancelliere della Chiesa, fu consecrato pontefice +a Ferrara, con nome di Gregorio VIII: questo vecchio +non altro desiderava che far la pace coll’Impero e mandare +una crociata a Gerusalemme. Dopo le guerre combattute +sotto Alessandro III spossato era il Papato, salito +in forze l’Impero; la pace di Venezia e quella di Costanza +avevano posto fine alla guerra delle città; l’alleanza con +Sicilia aveva d’un tratto accresciuto la potenza imperiale. +In tutta Italia nessun nemico s’erigeva contro a +Federico, laddove i Papi banditi di Roma si crucciavano +in esilio amaro. Perciò neppur Urbano III aveva osato di +scagliar l’anatema contro l’Imperatore, e il mite Gregorio +<span class="pagenum" id="Page_702">[702]</span> +VIII non metteva tempo in mezzo a patteggiare +con re Enrico. Gli promise che non porrebbe inciampi +alle sue pretensioni sulla Sicilia, e massimamente che +rispetterebbe di buon animo tutti i diritti imperiali in +Italia: Enrico VI sospese pertanto le ostilità, e mandò +Anselmo conte e Leone <i>De Monumento</i> console dei Romani +a negoziare col Papa. Costoro lo accompagnarono +a Pisa, dove Gregorio andò per riconciliare quella Republica +con Genova e per infervorarla alla Crociata; ma +ivi egli morì ai 17 Dicembre 1187‍<a class="tag" id="tag759" href="#note759">[759]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_703">[703]</span> +</p> + +<p> +Allora, cooperante Leone console, i Cardinali elessero +a papa il Vescovo di Palestrina; e questi, Paolino +Scolari, romano della regione detta della Pigna, fu consecrato +nel duomo di Pisa, ai 20 Dicembre 1187, con +nome di Clemente III. A lui, romano di nascita, riuscì +fatto di conchiuder pace col Campidoglio, che Gregorio +VIII aveva omai scomunicato. Dopo trattative coronate +di prospero risultamento Clemente III, accompagnato +da Leone console, venne a Roma nel Febbrajo dell’anno +1188, e vi fu accolto con ogni specie di onori. +Da quarantaquattr’anni dacchè esisteva il Senato romano +i Pontefici erano stati quasi incessantemente vittime +di questa rivoluzione civica; vedemmo Innocenzo II +e Celestino II finir tristemente la vita; Lucio II morir +di una sassata, Eugenio, Alessandro, Lucio, Urbano III, +Gregorio VIII passar la vita raminghi, esuli. Adesso +finalmente Clemente III riconduceva felicemente il Papato +a Roma, ma pur conchiudeva una pace in tutte le +regole colla Città, come con una potenza autonoma che +egli per tale riconosceva. Quest’era il frutto delle vittorie +lombarde ed eziandio dell’energica resistenza opposta +da’ Romani contro l’Imperatore e contro il Papa. +La confermazione della democrazia romana è un avvenimento +rilevante di questa età; ed infatti, quantunque +mancassero delle buone fortune e dei solidi ordinamenti +che conseguito avevano città di Lombardia o di Toscana, +<span class="pagenum" id="Page_704">[704]</span> +tuttavia i Romani d’allora diedero prova di dignità, di +fortitudine e di circospetta accortezza. +</p> + +<p> +Nel complesso, Roma si pose col Papa in quelle medesime +attenenze che le città lombarde avevano stabilito +fra sè e l’Imperatore, ossia si tornò ai trattati conchiusi +nel tempo di Eugenio III e di Alessandro III. +L’istromento che compilò e giurò il Senato nell’anno +quadragesimo quarto dalla sua istituzione, l’ultimo giorno +di Maggio del 1188, ci fu per buona ventura conservato‍<a class="tag" id="tag760" href="#note760">[760]</a>. +Negli articoli di quella pace decretata con +robusto linguaggio per autorità del sacro Senato, il +Papa fu riconosciuto per principe supremo; ed egli investì +nel Campidoglio della dignità sua il Senato, che +dovette prestargli giuramento di fedeltà. Si riprese il +Pontefice il diritto di coniar moneta, ma la terza parte +di essa fu assegnata al Senato‍<a class="tag" id="tag761" href="#note761">[761]</a>: tornarono al Papa +tutti i redditi che in antico erano stati proprietà +pontificia; solamente il Senato si tenne il ponte Lucano, +<span class="pagenum" id="Page_705">[705]</span> +di cui abbisognava alle sue guerre con Tivoli. Per la +restituzione di tutto ciò che competeva giuridicamente +alla santa Sede fu stabilito che si stipulerebbero altri +istromenti. Inoltre c’era quest’altro: il Papa ristorava +i Romani dei danni sofferti nella guerra‍<a class="tag" id="tag762" href="#note762">[762]</a>; assumeva +obligo di fare i soliti donativi di denaro ai Senatori, agli +officiali del Senato, a’ giudici ed a’ notai‍<a class="tag" id="tag763" href="#note763">[763]</a>; prometteva +pagare cento libbre all’anno per la restaurazione delle +mura della Città‍<a class="tag" id="tag764" href="#note764">[764]</a>; si statuiva che la milizia romana +<span class="pagenum" id="Page_706">[706]</span> +avrebbe potuto adoperarsi dal Papa alla difesa dei +suoi patrimonî, purchè egli le facesse le spese. Non v’era +alcun articolo che definisse se la Republica avesse il diritto +di far guerra o pace co’ suoi nemici, senza intervento +del Papa; ma questo s’intendeva di per sè, chè +Roma era libera e il santo Padre nella sua città trovavasi +in condizioni eguali a quelle di altri Vescovi nelle +città libere, sebbene con gran reverenza gli fossero tributati +titoli e onori di podestà temporale. Una formale +convenzione fu conchiusa anche per rapporto alle città +di Tusculo e di Tivoli, che adesso erano divenute di ragione +pontificia; infatti l’astio de’ Romani contro di +quelle era il motivo essenziale del loro patto col Papa. +Al prezzo del suo ritorno pacifico a Roma Clemente III +sacrificò inonestamente Tusculo che s’era ricoverata +sotto le ali della Chiesa. Non soltanto die’ libertà ai Romani +di muover guerra contro quel castello, ma promise +loro di ajutarli co’ suoi vassalli; anzi si obligò di scomunicare +i Tusculani se entro il giorno primo di Gennaio +non si fossero arresi ai Romani loro carnefici. La +sventurata città doveva smantellarsi; i suoi beni e il suo +popolo li conserverebbe il Papa‍<a class="tag" id="tag765" href="#note765">[765]</a>. +</p> + +<p> +Uno speciale trattato co’ Capitani stabilì le loro relazioni +col Comune romano. Del tenore de’ suoi articoli +<span class="pagenum" id="Page_707">[707]</span> +non abbiamo precisa notizia, ma senza dubbio le grandi +famiglie della nobiltà furono costrette a riverire il Senato, +a far parte del Comune in qualità di <i>Cives</i>, ed a +contribuire così a formare in grande l’istituto municipale‍<a class="tag" id="tag766" href="#note766">[766]</a>. +</p> + +<p> +Il Papa scelse dieci uomini per ogni «contrada» di +ciascuna Regione di Roma, e cinque di quelli su dieci +giurarono la pace; tutto il Senato giurò l’osservanza +de’ patti raccolti nell’istromento‍<a class="tag" id="tag767" href="#note767">[767]</a>. Se ne rileva che il +Senato era composto di cinquantasei membri, alcuni +de’ quali componevano la giunta reggitrice dei <i>Consiliarii</i>‍<a class="tag" id="tag768" href="#note768">[768]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_708">[708]</span> +</p> + +<p> +In tal guisa la costituzione dell’anno 1188 segnò +un rilevante progresso del Comune romano; fu così +spazzata via la podestà imperatoria dell’età de’ Carolingi, +parimenti della podestà patriziale del tempo dei +Franchi. A’ diritti imperiali non si dava più bada. +Sciolto era ogni vincolo di Roma coll’Impero, dacchè +i Papi avevano conseguito libertà di elezione. Federico I +nell’elezione sua propria aveva disprezzato i voti dei +Romani, ma finalmente nel trattato di Anagni, con rinunciare +alla Prefettura, aveva eziandio rinunciato alla +podestà imperatoria. La Città era uscita dalla cerchia +delle attenenze antiche; in essa il Papa non aveva più +potere di governo nè di legislazione; il suo stato temporale +era ristretto al possedimento di regalie e di beni +ecclesiastici, ed a’ rapporti feudali. Potente era il Pontefice, +perchè continuava ad essere il maggior possidente +di terre, perchè dispensava i maggiori feudi, perchè +poteva chiamare in armi numerosi vassalli. Ma la sua +autorità di principe territoriale consisteva soltanto nella +investitura ch’egli impartiva ai magistrati della Republica, +<span class="pagenum" id="Page_709">[709]</span> +liberamente eletti dal Comune, e nella associazione +dei suoi ordini giudiziarî con quelli civici, nelle controversie +di natura mista. Pertanto la cessazione della +podestà pontificia, che avvenne mercè la sola forza del +Comune romano, è uno dei fatti più gloriosi nella storia +di Roma a’ tempi di mezzo; soltanto adesso la Città potè +nuovamente pretendere all’estimazione del mondo civile. +</p> + +<h4 id="cap6-8-4">§ 4. +<span class="smaller">La Crociata. — Riccardo Cuor di Leone passa davanti +a Roma. — Federico I muore. — Celestino III. — Enrico +VI chiede la corona imperiale. — È coronato. — I Romani +distruggono Tusculo. — Caduta de’ Conti tusculani. — Attenenze +della nobiltà colla Republica di Roma. — Mutamento +di costituzione. — Benedetto <i>Carushomo</i>, senatore. — Giovanni +Capoccio, senatore. — Giovanni Pierleone, senatore. — Enrico +VI distrugge la dinastia normanna in Sicilia. — Sua +morte immatura. — Muore Celestino III.</span></h4> + +<p> +Clemente III volse tutta la sua attività alle cose +della grande Crociata, cui diede opera dapprima il solo +vecchio imperatore Federico, indi presero parte il re Filippo +Augusto di Francia e Riccardo re d’Inghilterra. +Anche nobiluomini romani questa volta erano andati +in Oriente, un Pierleone ed eziandio Teobaldo prefetto, +i quali ambidue combatterono con Corrado di Monferrato +ad Acri contro di Saladino‍<a class="tag" id="tag769" href="#note769">[769]</a>. Non uno degli +eserciti crociati passò per Roma; il solo Riccardo Cuor +di Leone, sul principio dell’Agosto 1190, imbarcatosi +a Marsiglia, toccò terra ad Ostia, ma colà congedò con +<span class="pagenum" id="Page_710">[710]</span> +un rifiuto il Cardinale che era andato officiosamente a +invitarlo in nome del Papa, affinchè onorasse con una +sua visita la città capitale della Cristianità. Secoli prima +nessun Re avrebbe ricusato di obbedire a quella esortazione; +ciascuno s’avrebbe estimato beato di entrare +in abito dimesso di pellegrino per le porte della santa +Città e di muovere alle tombe degli Apostoli; ma i +tempi s’erano, e quanto! mutati, e il fiero Riccardo, +successore di religiosissimi Re anglossassoni, che in antico +avevano toccato il colmo della felicità vestendovi la +cocolla, protestò sprezzevolmente al Cardinale, che non +francava la spesa di andare alla corte pontificia, dove +null’altro si trovava che avarizia e corruttela‍<a class="tag" id="tag770" href="#note770">[770]</a>. Per la +via di terra il suo esercito passò davanti a Roma, e +procedette fino a Terracina luogo la costiera coperta di +boschi e di paludi‍<a class="tag" id="tag771" href="#note771">[771]</a>; indi veleggiò a Messina, dove +<span class="pagenum" id="Page_711">[711]</span> +s’impacciò in fieri negozî coi Siciliani. Infatti, ai 16 +Novembre 1189 era morto Guglielmo II, marito di Giovanna +ch’era sorella di Riccardo, ed allora quel partito +siciliano, che s’inspirava a sentimento di nazione, aveva +dato la corona al conte Tancredi, figlio naturale di quel +Rogero di Puglia, che era stato primogenito di Rogero +re. Enrico VI marito di Costanza si era armato per discacciare +quell’«usurpatore», cui del resto il Pontefice +aveva dato l’infeudazione: però alcuni torbidi che avvenivano +in Alemagna e l’annunzio della morte del padre +suo ne l’avevano impedito di dar seguito all’impresa. +Il vecchio Federico, il quale un tempo s’era augurato +che il destino lo avesse tratto, come Alessandro magno, +in Asia anzichè in Italia, moriva colà in un fiume di +Siria, ai 10 di Giugno dell’anno 1190. +</p> + +<p> +La memoria dell’eroe Barbarossa, vero colosso degli +Imperatori del medio evo, dura splendidissima nella +storia di Germania, che la tiene ad orgoglio di sua nazione, +nè mai perirà: le leggende popolari degli Alemanni +lo celebrano come principe che simboleggia la +maestà dell’Impero tedesco da ripristinarsi nell’avvenire; +ma in Italia le sue imprese devastatrici e le ruine +di generose città sono altrettanti titoli di odio contro di +lui, quand’anche l’astio potesse diminuirsi, se si pensasse +all’indole di quel suo tempo ed alla sua eroica persona. +L’ostinata lotta dell’Impero contro le città, ossia la controversia +<span class="pagenum" id="Page_712">[712]</span> +delle investiture civiche, non fu meno rilevante, +nè meno benefica della controversia delle investiture ecclesiastiche +che combatterono gli Enrichi. Se non fossero +stati gli intenti despotici e le guerre di Federico la +libertà delle città non s’avrebbe svolto mai così rapidamente; +nè sì presto la si avrebbe accettata negli ordinamenti +di diritto publico. Se non fu altro, il Barbarossa, +contro intenzion sua, prestò un siffatto servigio ad Italia, +che lo combattè così prodemente. Al lungo e fatale +legame che avvinse Germania e Italia per via dell’«Impero» +imprecherà soltanto chi considera la storia +mondiale colle grette vedute di una specie di felicità +casalinga e patriarcale; ma fuor di quell’angusto orizzonte +ogni lamento è senza valore ed insano. Questo solo +può dirsi, che, dopo la pace di Venezia, Italia e Alemagna +erano omai giunte ad abbastanza maturità perchè potessero +disgiungersi l’una dall’altra; però sventuratamente +Federico col matrimonio della Siciliana riannodò un vincolo +che in ordine di principî s’era sciolto: così l’unità +e la fortezza di Germania furono sacrificate senza pro +alla politica dinastica degl’Imperatori, e condannate a +sostener lunghe lotte di quà dalle Alpi. +</p> + +<p> +Il giovine Enrico VI si struggeva del desiderio di +ottenere la corona imperiale; e perciò i suoi ambasciatori +corsero al Papa ed eziandio al Senato, di cui or +nuovamente dovevasi attendere al voto, e cui il Re prometteva +di riconoscere giuridicamente‍<a class="tag" id="tag772" href="#note772">[772]</a>. Clemente III, +<span class="pagenum" id="Page_713">[713]</span> +sgomentato dalle minacce di Enrico, il quale se l’era +legata al dito che avesse concesso Sicilia in feudo a +Tancredi, stabiliva che la coronazione dovesse avvenire +nelle prossime feste di Pasqua, ma egli moriva sulla +fine del Marzo 1191. +</p> + +<p> +Tosto i Cardinali elessero a papa il vecchio cardinale +Giacinto, figlio di Pietro Bobone, romano della +famiglia degli Orsini: e l’eletto assunse nome di Celestino +III‍<a class="tag" id="tag773" href="#note773">[773]</a>. Già s’avvicinava Enrico con grande +oste, già era prossima la Pasqua, e il novello Pontefice +procrastinava la sua ordinazione per menare in lungo +la coronazione, intorno cui ancor si negoziò. Potevala +eziandio impedire l’atteggiamento ostile del Senato, +laonde Enrico VI ne faceva ricerca con grande pressura, +perchè gli tardava muovere prestamente contro Sicilia. +Di queste circostanze accidentali s’approfittarono i +Romani per ridurre finalmente Tusculo in loro balìa. +La tribolata città s’era per tre anni difesa contro gli +assalimenti del Papa e del Senato uniti; nella sua estrema +angustia ella si era rivolta ad Enrico che venivasi +avvicinando, gli aveva chiesto soccorso, e ottenutone un +presidio tedesco che il Re di gran cuore le concedeva. +Ma gli ambasciatori romani protestarono a Enrico che +si opporrebbero alla sua coronazione se loro non desse +in mano Tusculo; che, per lo contrario, se così avesse +fatto, avrebbero eglino costretto da parte loro il Papa a +<span class="pagenum" id="Page_714">[714]</span> +coronarlo immantinente. Enrico accondiscese all’obbrobriosissimo +mercato, ma scaricò ogni colpa sul Pontefice, +il quale si lasciava vincolare da patti inonesti: subito +dopo della coronazione Enrico avrebbe consegnato Tusculo +al Papa, e questi l’avrebbe data ai Romani‍<a class="tag" id="tag774" href="#note774">[774]</a>. +</p> + +<p> +Soltanto allora che Enrico VI s’ebbe avvicinato con +grande oste a Roma Celestino III si fece ordinar papa +ai 14 di Aprile nel san Pietro, per potere all’indomane, +sebbene di contraggenio, compiere la ceremonia della +coronazione‍<a class="tag" id="tag775" href="#note775">[775]</a>. Dai prati di Nerone mosse il Re alla +città Leonina; ai 15 di Aprile, nel san Pietro, Celestino +pose il diadema in capo di Enrico e di Costanza moglie +sua‍<a class="tag" id="tag776" href="#note776">[776]</a>, e il dì dopo i Tedeschi piantarono il loro campo +<span class="pagenum" id="Page_715">[715]</span> +sulle pendici di Tusculo. La sventurata città ebbe presto +una tragica fine; restituita al Papa, fu da questo +abbandonata ai carnefici suoi, e i Romani con furore da +demoni si scagliarono sulla vittima inerme; a Tusculo +non rimase pietra su pietra; senza coscienza nè fede si +scannarono i cittadini o si cacciarono in miserando stato. +Fu questa una sconcia e scellerata imitazione delle celebri +distruzioni di Lodi, di Milano e di Crema; tratto che +denota l’indole di quel tempo di liberazione di città e di +loro sterminî. Causa il duplice tradimento dell’Imperatore +e del Papa perì per sempre una delle città antichissime +del Lazio: il fatto avvenne ai 17 Aprile dell’anno +1191‍<a class="tag" id="tag777" href="#note777">[777]</a>. Nell’età antica Tusculo aveva donato a +<span class="pagenum" id="Page_716">[716]</span> +Roma (tanto più giovine di essa) quegl’illustri cittadini +che furono i Catoni; nel medio evo le aveva dato a +tiranni i Conti tuscolani, quei suoi fieri consoli e patrizî +e papi; tutti uomini che per la più parte erano stati +malvagi, ed alcuni d’intelletto e di fortezza grandi. Il +nome di Tusculo si associa strettamente coll’epoca più +oscura di Roma medioevale; nè su quella sua altura +sempre benedetta di sole si possono mirarne le meste +ruine senza che la mente sia ricondotta alle memorie +di Marozia, degli Alberici e dei Teofilatti‍<a class="tag" id="tag778" href="#note778">[778]</a>. Sparve la +potente famiglia dei Conti de <i>Tusculana</i>, ossia, più esattamente, +si propagò nella Campagna e a Roma in rami di +famiglie, fra le quali fu celeberrima la casa dei Colonna. +Questi signori vennero in possesso dell’antichissimo palazzo +che la famiglia stipite dei Tusculani aveva posseduto +in Roma, prossimamente ai santi Apostoli, e dove +quei Conti, da consoli de’ Romani, avevano un tempo, +tanto spesso tenuto il loro tribunale‍<a class="tag" id="tag779" href="#note779">[779]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_717">[717]</span> +</p> + +<p> +I beni della distrutta città andarono, secondo il patto, +al Pontefice‍<a class="tag" id="tag780" href="#note780">[780]</a>, le reliquie degli abitanti si dispersero +ad ingrossare Frascati, oppure ad accrescere le popolazioni +dei luoghi circonvicini‍<a class="tag" id="tag781" href="#note781">[781]</a>. +</p> + +<p> +Il novello Imperatore, senza far sosta, andò di Roma +nelle Puglie per sbalzarvi re Tancredi dal trono; e il +debole Celestino non oppose che impotenti preghiere a +quel suo proponimento. Lo affannava la unione di Sicilia +coll’Impero, che mandava a rovescio tutta la politica +tradizionale dei Papi, ma impedir la cosa non poteva. +Dopo rapide vittorie, conseguite peraltro a prezzo di perdite +gravi nelle Puglie, Enrico VI fu costretto a tornarsene +nel Settembre dell’anno 1191 ad Alemagna, e il +Papa, che ne ebbe gran contentezza, osò ancora meno di +<span class="pagenum" id="Page_718">[718]</span> +ledere il trattato conchiuso coi Romani‍<a class="tag" id="tag782" href="#note782">[782]</a>: dopo tanti +anni Celestino III fu pertanto il solo Pontefice che passasse +in Roma l’intiero tempo del suo pontificato. E in +Roma tutte le attenenze esteriori favorivano la durata della +Republica, ma le condizioni interne impedivano che +si rafforzasse con robusto svolgimento. Roma cristiana +non fu capace che di ribollimenti passeggieri in ogni cosa +che fosse libertà e grandezza; alle vere e forti virtù +civiche fu essa ad ogni tempo inetta. Città dominata dai +Papi, non produsse mai più un sol cittadino che avesse +la taglia degli antichi. A quel popolo sfortunato ed ozioso, +che in un anno contava più feste di chiesa che giornate +di lavoro, mancava coll’attività la proprietà; coll’una +e coll’altra difettavano la forza e la dignità conscia +di sè. Manifeste sono le ragioni dello stato deplorevole +dei Romani, e nessun popolo del mondo sarebbe +stato tanto forte da potere alla lunga resistere a quelle +influenze funeste. Il ceto de’ cittadini mediocri di Roma, +povero e debole troppo, non aveva associazioni di +maestranze che gli desse fortezza, o, se ne aveva, erano +soltanto cosa di pochissima rilevanza: pertanto non potè +mettere briglia ai Patrizî ed ai Capitani, che, uniti al +Papa o soli, presto indebolirono la Republica, e presto la +fecero a pezzi‍<a class="tag" id="tag783" href="#note783">[783]</a>. Se la nobiltà avesse avuto l’animo di +<span class="pagenum" id="Page_719">[719]</span> +quella di Genova o di Venezia, allora sì che di contra +ai Pontefici s’avrebbe potuto comporre un durevole +governo aristocratico; ma gl’innumerevoli nobiluomini +romani, che non accudivano a negozî di commerci, nè si +occupavano di agricoltura nella selvatica Campagna, +erano per la massima parte illustri accattoni, ossiano +uomini feudali del Papa, dei Vescovi e dei luoghi pii di +Roma. Poco a poco la Chiesa aveva ridotto quegli ottimati +a suoi vassalli, e, per quanto poteva fare, essa impediva +che accumulassero o rendessero stabili le proprietà +famigliari‍<a class="tag" id="tag784" href="#note784">[784]</a>. Perlochè i patrimonî dei maggiorenti +erano sempre di durata incerta, passavano da mani a +mani; e quando si leggono le carte di quell’età convien +meravigliare, vedendo quanto spesso feudi e castella +cambiassero padrone per ragione di permute. Soltanto a +un pajo di famiglie, ai Colonna ed agli Orsini, riuscì fatto +di fondare nella Campagna dei veri patrimonî liberi +di loro case. +</p> + +<p> +Allorchè le paci di Venezia, di Costanza e di Roma +<span class="pagenum" id="Page_720">[720]</span> +ebbero fatto accorta la nobiltà che il Comune romano +otteneva consistenza, mutò essa il sistema che fino allora +aveva adottato. I Consoli entrarono allora nel Comune +per cambiarlo in aristocratico; la nobiltà empiè de’ suoi +il Senato, e le fu agevole cosa farveli eleggere. Da dopo +l’anno 1143 in poi la preponderanza nel Senato era +stata dei plebei; indi, poco a poco, v’erano entrati i +maggiorenti; dal tempo di Clemente III e di Celestino +III vi si trovarono più patrizî di antiche stirpi, che +cittadini o cavalieri‍<a class="tag" id="tag785" href="#note785">[785]</a>. La pressa di entrare in Senato +diventò tanta, che presto quel corpo superò il numero di +cinquantasei membri che era stato il normale, ossia stabilito +per patto‍<a class="tag" id="tag786" href="#note786">[786]</a>. +</p> + +<p> +Ell’era conseguenza di queste attenenze nuove, se +<span class="pagenum" id="Page_721">[721]</span> +omai nell’anno 1191 avveniva una mutazione di cose; il +popolo si sollevava contro l’aristocrazia, rovesciava la costituzione, +e, come ne’ primi tempi, poneva un sol uomo +a capo del governo. Può darsi che ciò si facesse ad imitazione +di altre città, le quali verso la fine di questo secolo, +a vece dei Consoli che finora erano stati loro governatori, +avevano affidato il potere in mano di un solo reggitore. Non +più i Romani diedero nome di <i>Patricius</i> al capo della +loro Republica, e nemmanco quello di «Podestà» usato +nelle città italiane, ma chiamaronlo <i>Senator</i> o <i>Summus +Senator</i>; e di questa dignità investirono Benedetto <i>Carissimus</i> +o <i>Carushomo</i>, uomo di stirpe ignota e certo +cittadinesca, il quale durante una sommossa s’impadroniva +del potere. Il governo poliarchico s’era mostrato +debole; il reggimento d’un solo diè subito saggio di +fortezza, perocchè il senatore Benedetto togliesse al Pontefice +tutti i redditi nella Città e fuori, e ponesse suoi +giudici (<i>Justitiarii</i>) anche nelle terre di provincia‍<a class="tag" id="tag787" href="#note787">[787]</a>. +Da principio il Papa nol volle riconoscere, indi cedette, +e accondiscese al mutamento della costituzione. Tuttavia +neppur col governo di un solo Senatore l’ordinamento +republicano ebbe cessato, e il Senato e il parlamento del +popolo continuarono ad esistere come prima. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_722">[722]</span> +</p> + +<p> +Forse a quel Senatore Roma andò debitrice del suo +primo statuto municipale che da lui emanò e l’intiero +popolo confermò‍<a class="tag" id="tag788" href="#note788">[788]</a>; sennonchè dell’attività di Benedetto +non pervennero a noi che poche notizie, e mozze anche +queste, laddove egli, chi il sa? fu uomo valente e ben +meritevole forse, che la sua memoria si conservasse anche +oggidì a Roma in una iscrizione monumentale. Il suo officio +durò all’incirca due anni; indi ei cadde, precipitato da +una sollevazione, e lungo tempo fu sostenuto prigioniero +in Campidoglio‍<a class="tag" id="tag789" href="#note789">[789]</a>, solo Senatore facendosi allora Giovanni +Capoccio‍<a class="tag" id="tag790" href="#note790">[790]</a>. Questo Romano era di una famiglia +di nobili minori che possedevano le loro torri presso ai +<span class="pagenum" id="Page_723">[723]</span> +santi Martino e Silvestro, dove una oggidì ancora ne +avanza ritta in piedi. Anch’egli tenne man forte di governo‍<a class="tag" id="tag791" href="#note791">[791]</a>. +Uscito di carica, gli succedette Giovanni di +Pierleone‍<a class="tag" id="tag792" href="#note792">[792]</a>, ma, intorno all’anno 1197, una nuova +mutazione restituì l’antico ordinamento di cinquantasei +Senatori colla giunta esecutrice dei Consiliatori: e, poichè +in quel tempo il Senato era essenzialmente composto di +Capitani, l’innovazione non potè venire da altri che +dalla nobiltà feudale‍<a class="tag" id="tag793" href="#note793">[793]</a>. +</p> + +<p> +La lotta delle fazioni combattentisi nel Comune e la +<span class="pagenum" id="Page_724">[724]</span> +smania di novità (vizio comune di tutte le democrazie) +erano la sola speranza del Papa, il quale accortamente +lasciò che i Romani si sbizzarrissero a lor talento. Giusto +in questo tempo il Papato era seriamente minacciato, +chè, morto re Tancredi, Enrico VI nell’anno 1194, +aveva soggiogato la Sicilia. La perfidia con cui questo +Principe avaro e senza coscienza sterminò gli ultimi +discendenti della dinastia de’ Normanni e la nobiltà +normanna irritò il sentimento nazionale degli Italiani‍<a class="tag" id="tag794" href="#note794">[794]</a>. +I Lombardi, minacciati di un nuovo despotismo +imperiale, andavano a pericolo di veder crollare la loro +libertà, conquistata a forza di eroismi. Enrico VI, come +già aveva fatto suo padre, investiva Tedeschi dei publici +officî; suo fratello Filippo veniva chiamato duca +di Toscana ed otteneva in feudo i beni della contessa +Matilde; ancor prima Corrado Lützelhard aveva avuto +Spoleto, e al generale Markwaldo erano state date in +<span class="pagenum" id="Page_725">[725]</span> +feudo la Romagna e le Marche. La potenza di Enrico +cingeva tutto lo Stato della Chiesa come dentro a un +cerchio di ferro; ed egli occupava il patrimonio della +Chiesa quasi fino alle porte di Roma‍<a class="tag" id="tag795" href="#note795">[795]</a>. Il figlio del +Barbarossa concepiva l’idea dell’Impero con baldanza +giovanile; sognava già restaurare la dominazione imperiale +sul mondo, sottomettere Italia al suo comando, +distruggere il Papato gregoriano. In Roma voleva ripristinare +i diritti imperiali cui il padre suo aveva rinunciato; +e senza dubbio colla sua potenza d’animo grande +ed energica Enrico VI sarebbe riuscito in questo intento, +se più a lungo avesse vivuto. Il Prefetto urbano +continuamente resisteva al Pontefice, di cui non acconsentiva +ad essere l’officiale; l’investitura imperiale fino +adesso gli aveva dato uno stato libero, illustre e temuto +troppo, perchè egli ne potesse tollerare facilmente la perdita; +laond’è che, giusto adesso, vediamo tanto spesso i +Prefetti mettersi al codazzo di Enrico, cui eglino con +gran fervore aderivano. Anche i Frangipani Enrico VI +traeva dalla sua. Quei vassalli della Chiesa, allora potentissimi, +bravavano del continuo i Papi che erano costretti +a lasciar loro il possedimento della marittima città di +<span class="pagenum" id="Page_726">[726]</span> +Terracina, dove la facevano da despoti, e con cui tratto +tratto si rappacificavano mercè di trattati conchiusi con +quel Comune, che ripetutamente si ribellava contro di +loro‍<a class="tag" id="tag796" href="#note796">[796]</a>. +</p> + +<p> +Nel Novembre dell’anno 1196 l’Imperatore mosse +alla sua ultima impresa in Sicilia: seguito da Pietro +prefetto, da Markwaldo e da Corrado di Spoleto passò per +le terre romane, e venne a Tivoli, a Palestrina e a Ferentino‍<a class="tag" id="tag797" href="#note797">[797]</a>. +Roma non toccò, ma da Tivoli trattò col +<span class="pagenum" id="Page_727">[727]</span> +Papa, cui chiese che coronasse il bambino Federico +suo figlio‍<a class="tag" id="tag798" href="#note798">[798]</a>. Contro la sua abbominevole tirannia si sollevarono +in Sicilia la nazione maltrattata e la stessa +moglie di lui che passò dalla parte dei sediziosi. L’Imperatore +soffocò la ribellione con una ferocia e con +un’inumanità, di cui non si possono trovare esempî che +nella storia de’ Sultani asiatici; però egli stesso, dopo che +ebbe ridotto la ridente Sicilia a un deserto, fu rapito da +fatal morte. Enrico VI, nella cui indole si accoppiavano +grandi qualità di statista e di principe con disonestà +senza fede nè coscienza, con avarizia e con crudezza, +morì a soli trentadue anni di età, ai 28 Settembre +1197, in Messina. Addì 8 di Gennaio dell’anno 1198, +anche Celestino III lo seguì nella tomba. Erede della +formidabile potenza dell’Imperatore fu un fanciullo abbandonato +alla tutela di una bigotta femmina siciliana; +ma erede del debole Papa fu uno dei maggiori uomini +che la Chiesa abbia avuto. +</p> + +<p> +Le buone fortune del Papato non avevano limite‍<a class="tag" id="tag799" href="#note799">[799]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_729">[729]</span></p> + +<h3 id="cap7-8">CAPITOLO SETTIMO.</h3> +</div> + +<h4 id="cap7-8-1">§ 1. +<span class="smaller">Roma nel secolo duodecimo difetta di coltura. — Diritto +giustinianeo. — Diritto canonico. — Collezione di +Albino. — Il <i>Liber censuum</i> di Cencio. — Continuazione del +<i>Liber Pontificalis</i>. — Non v’hanno storiografi romani. — Descrizione +del san Pietro compilata da Pietro Mallio; descrizione +del Laterano di Giovanni Diacono.</span></h4> + +<p> +Anche durante tutto il secolo duodecimo la vita +intellettuale di Roma continuò ad essere mezzo barbarica, +come a’ tempi prima era stata: le perpetue lotte +della Chiesa cogl’Imperatori o col popolo romano, e +l’esilio quasi costante dei Papi, in quello che veementissime +rivoluzioni agitavano la Città, danno sufficiente +spiegazione di un tal fatto. +</p> + +<p> +Nel secolo decimosecondo sedettero sulla cattedra +di san Pietro alcuni uomini illustri; ma di sedici Papi +(che tanti ne contò questo periodo di anni) quattro soli, +e non i maggiori, furono romani di nascita. Parecchi di +essi avevano ricevuto educazione in paesi forestieri, e +precisamente in Francia, dove Parigi, al tempo di Abelardo, +era divenuta la reputatissima delle scuole di dialettica +e di teologia. Fin dall’età di Urbano II, francese, +<span class="pagenum" id="Page_730">[730]</span> +abbiamo notato lo stretto vincolo che associava Roma +con Francia: se tempi innanzi erane stato anello di congiunzione +l’ordine di Cluny, il grande riorganamento del +monacato che avveniva per opera di Bernardo di Chiaravalle, +lo rendeva nel secolo duodecimo ancor più sodo +e durevole. Relazioni politiche ed ecclesiastiche univano +di stretti nodi il Papato con una terra che del continuo +prestava a quello un asilo ospitale; tutta Italia, ostilmente +avversa ad Alemagna, era in commercio intellettuale +con Francia, e per quest’epoca è cosa assai significativa +che il massimo fra gli Italiani, Pietro Lombardo, +teologo scolastico, non soltanto studiasse e poi insegnasse +a Parigi, ma colà ne morisse vescovo (1160). +</p> + +<p> +In Roma abbiamo veduto l’influenza che esercitarono +le tendenze fra sè ostili di due Francesi di questa età: +un discepolo di san Bernardo saliva alla cattedra santa, +ed uno scolare di Abelardo prestava ai Republicani della +Città i suoi lumi e il suo entusiasmo di nuove idee politiche. +Se tempo addietro un Cardinale lamentava che la +povertà impedisse ai Romani di andare a studio in paesi +stranieri, e che perciò fossero privi di coltura, la cosa si +era fatta ben diversa nella prima metà del secolo duodecimo: +infatti molti Romani, chierici e laici e giovani +della nobiltà, andavano a Parigi per erudirsi a quelle +scuole‍<a class="tag" id="tag800" href="#note800">[800]</a>. Ma di tal fatta influenze in Roma erano cosa +d’indole accidentale. Non la presenza dell’erudito Bernardo, +<span class="pagenum" id="Page_731">[731]</span> +non la fondazione del suo monastero <i>ad Aquas +Salvias</i>, non la coltura francese di parecchi Pontefici +seppero infondervi uno spirito di vita scientifica. Gli Atti +de’ Concilî e tutte le notizie di altra specie, in tutto intiero +questo secolo nulla significano che espressamente +si facesse per dare impulso alla dottrina delle lettere; ed +ha caratteri troppo generali un commendevole Decreto +che Alessandro III promulgava nel concilio Lateranense +dell’anno 1179, dove ordinava che in ogni chiesa cattedrale +si fondassero scuole gratuite pei preti e pei +discepoli poveri‍<a class="tag" id="tag801" href="#note801">[801]</a>. +</p> + +<p> +Da un Pontefice culto e di animo principesco, qual +si fu Calisto II, potevasi aspettare che provvedesse ad +istituti letterarî, ma nulla questo udiamo neanche di lui; +e si può imaginar di leggieri che egli trovasse Roma immersa +in una barbarie tale, da doverlo mettere a disperazione. +Altri Papi eruditi, come lo furono quasi tutti insino +alla fine del secolo, ebbero impedimento o dalla brevità +del loro pontificato o dall’esilio o dalle condizioni +di Roma, di volgere cure un po’ durevoli a discipline di +istruzione. Fin dal tempo de’ Papi riformatori la santa +Sede si era circondata delle forze migliori della Chiesa; +il Collegio cardinalizio contò sempre nel suo seno uomini +che per scienza teologica furono nella loro età facilmente +principi, ma pochissimi di quei Cardinali furono romani. +Nessun chiaro ingegno, in nessuna classe di cultura, la +Città educò nel corso del secolo decimosecondo, nè vi +fiorì scuola alcuna di rinomanza. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_732">[732]</span> +</p> + +<p> +Quest’epoca diventò insigne, perchè in essa rivisse +la scienza del giure romano. Certo è una novella che i +Pisani conquistassero ad Amalfi nell’anno 1135 quell’unico +codice delle Pandette che in Italia si conservasse, +e che una siffatta scoperta desse opportunità a far restaurare +lo studio del diritto romano. In Italia non s’erano +mai smarriti nè la contezza delle leggi di Giustiniano, +nè l’uso del giure romano; tuttavia, fino dal secolo undecimo +e compiutamente durante il decimosecondo, la novella +costituzione delle città destò un grande fervore +per gli studî di giurisprudenza. Abbiamo veduto Imperatori +e Republiche far appello alle leggi di Giustiniano +per suffragarne i loro diritti; ed eziandio l’ordinamento +dei municipî italiani (che però soltanto nell’apparenza +toglievano ad imitare l’antichità) rinnegava la sua origine +istorica, per andar cercando la sua fonte nel diritto +romano. Converrebbe credere che Roma avesse dovuto +essere, secondo l’ordine naturale delle cose, il suolo dove +lo studio di questa scienza mettesse più forte radice; +eppure fu altrimenti. Giusto nella Città la invasione germanica +non aveva mai dato di frego al diritto romano; +la Costituzione di Lotario dell’anno 824 aveva raccolto +entro di quello la cittadinanza romana; sotto gli Ottoni +le leggi nazionali straniere avevano perduto nella Città +ognor più di vigore, finchè, al tempo di Corrado imperatore, +il diritto romano era divenuto il solo che prevalesse. +Il <i>Judex Romanus</i> riceveva il suo nome appunto dal diritto +romano; forza era dunque che del continuo questo +si insegnasse nelle scuole, ma il suo studio si faceva sopra +alcuni scarsi compendî compilati fino da tempi antichi: +ed è meraviglioso il pensare, che Roma, scaturigine della +<span class="pagenum" id="Page_733">[733]</span> +giurisprudenza, venisse a condizioni siffatte, che nelle +sue biblioteche non si conservasse un solo codice delle +Pandette, o neppur si sapesse della sua esistenza. Se +altre città italiche davano opera fervidissima allo studio +delle leggi di Giustiniano, non avrebbe dovuto offrirne +maggiore opportunità il Senato che s’era restaurato in +Campidoglio? Forse che all’età di Arnaldo da Brescia +non avrebbe dovuto questa scienza prender voga proprio +in Roma? I Senatori che scrivevano all’imperatore Corrado +mostravano di essere bene addentro negli antichi +concetti giuridici; senza dubbio la giurisprudenza si +coltivava adesso in Roma con maggiore zelo; e par quasi +impossibile che ivi allora non fossero degli eruditi glossatori +eziandio delle Pandette, se omai sul principio +del secolo duodecimo in quelle dottrine rifulgeva Irnerio +di Bologna. Però di tal fatta erano le condizioni di +Roma, che ivi non si venne formando nemmanco una +grande scuola di giuristi. La città dei Romani ne lasciò +la gloria a Bologna, dove omai nel secolo duodecimo si +fondò un’università cui diede protezione Federico I: +v’insegnarono gl’insigni dottori Bulgaro, Martino, Jacopo +ed Ugo, e attrassero scolari da tutti i paesi, e diedero +vita ad una scienza nuova. +</p> + +<p> +La recisa divisione di Roma in due corpi giuridici, +civile l’uno, canonico l’altro, potrebbe far credere che il +grande predominio degli elementi ecclesiastici e il cozzo +cui quelli venivano colla cittadinanza, tenessero in luogo +angusto la scuola del diritto romano; sennonchè, ad onta +eziandio della protezione de’ Papi, Roma non educò nemmanco +una scuola di diritto canonico. Anche questo si +insegnava a preferenza a Bologna, dove frate Graziano, +<span class="pagenum" id="Page_734">[734]</span> +toscano, aveva composto intorno al 1140 la più +completa compilazione dei <i>Canones</i>, ossiano leggi ecclesiastiche. +Ai dì nostri, che la ragione critica ne ha da +lungo tempo smascherato le favole e le menzogne, quel +Codice celebre del medio evo pare essere il colosso giuridico +della barbarie e delle tenebre, in mezzo alle quali +l’uman genere andò per lunghi secoli errando tentoni. +Fu quel libro di leggi che gli gravò le spalle di pondo +opprimente; esso falsò i concetti giuridici della Chiesa +e dello Stato, e annebbiò il giudizio di tutte le età, sol +per l’intento di assicurare al sacerdozio, e soprattutto +al Papato, la signoria del mondo‍<a class="tag" id="tag802" href="#note802">[802]</a>. +</p> + +<p> +Altre collezioni di natura diversa tornano a grande +importanza per farci conoscere le condizioni della signoria +temporale della Chiesa. Giusto allora si provava +vivamente il bisogno di determinar con certezza tutto +quello che apparteneva alle regalie della santa Sede, che +da tante parti le si contrastavano. I Papi fecero raccogliere +insieme tutti i documenti che si riferivano al +loro <i>Dominium Temporale</i>, incominciando dalla sua fondazione +sotto di Pipino. Gli Archivî del Laterano, e collezioni +<span class="pagenum" id="Page_735">[735]</span> +antiche e moderne lasciavano per certo fra quei +documenti delle grandi lacune, perocchè molte carte fossero +scomparse, altre falsate. Degli antichissimi registri +dell’amministrazione de’ dominî ecclesiastici, a’ tempi +prima di Pipino, nulla s’era conservato: notammo la +prima collezione di quella specie che ebbe compilato il +cardinale Deusdedit; e poichè adesso (causa la controversia +per il retaggio di Matilde e le pretensioni della +città di Roma sulle regalie di san Pietro) il Papato vedeva +messo in pericolo il suo possedimento, si riunirono +in maggiori proporzioni i documenti su cui fondavansi +i diritti della cattedra pontificia: ad opera siffatta diè +mano primamente un chierico nominato Albino, all’età +di Lucio III‍<a class="tag" id="tag803" href="#note803">[803]</a>. +</p> + +<p> +Il suo ampio lavoro fu ripigliato nell’anno 1192 da +Cencio, romano della famiglia dei Savelli, che fu camerario +della Chiesa sotto di Clemente III e di Celestino +III, e diventò più tardi papa Onorio III. La sua compilazione +è un’arida raccolta, la quale poco a poco si +accrebbe, e tratta di materie di varia natura. Primieramente +egli compose il registro delle rendite della Chiesa, +dove sono notate tutte le entrate che la «Camera» +lateranense ricavava da tutte le province: istessamente +l’antico <i>Liber Censuum</i> di Albino incominciava col <i>Provinciale</i>, +ossia col catalogo geografico delle province e +<span class="pagenum" id="Page_736">[736]</span> +delle città del vecchio Impero romano, per guisa che +l’<i>Orbis Romanus</i> della <i>Notitia</i> si tramutava nell’<i>Orbis +Ecclesiasticus</i>, e il Laterano pontificio veniva continuando +i registri geografici dell’antica Roma imperiale‍<a class="tag" id="tag804" href="#note804">[804]</a>. +</p> + +<p> +Dal «Libro delle entrate» si rileva qualmente i canoni +fossero meravigliosamente tenui; però il numero stragrande +di quelli che erano obligati a pagare il tributo, +rendeva ragguardevole la somma. Il Papa ricavava la +massima parte delle sue rendite dirette dalle chiese e dai +monasteri di tutto il mondo che erano tenuti sotto lo +speciale patronato e diritto di lui, e perciò ne pagavano +una pensio annua; rendite poi traeva da Vescovi, da +Principi, da signori, che per differenti titoli erano tenuti +a soddisfargli canoni. Pertanto il grande registro +di siffatte imposte dirette è in massimo grado instruttivo‍<a class="tag" id="tag805" href="#note805">[805]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_737">[737]</span> +</p> + +<p> +Oltracciò il <i>Liber Censuum</i> trascrive contratti di fitti +a cominciare dal secolo ottavo, raccoglie la serie delle +donazioni e dei privilegi dai Carolingi in poi‍<a class="tag" id="tag806" href="#note806">[806]</a>, i giuramenti +feudali dei Normanni, patti stabiliti con Principi, +con signori, con città, trattati de’ Papi cogli Imperatori +e colla città di Roma, formule parecchie di giuramenti +de’ Vescovi, di officiali, di giudici, di senatori, di +prevosti di castella; contiene l’<i>Ordo Romanus</i>, ossia il +Libro rituale di tutte le ceremonie e di tutte le statuizioni +che hanno riferimento a feste di chiesa, all’elezione +ed alla consecrazione de’ Papi e de’ Vescovi, alla coronazione +degli Imperatori e dei Re‍<a class="tag" id="tag807" href="#note807">[807]</a>; riporta passi +<span class="pagenum" id="Page_738">[738]</span> +dei Regesti de’ Papi; vi aggiunge una Cronica de’ Pontefici: +finalmente Benedetto, Albino e Cencio danno posto, +nelle loro raccolte, ai <i>Mirabilia</i> ossiano descrizioni +della città di Roma. +</p> + +<p> +Pertanto in cotali lavori di archivisti si contiene +una gran dovizia di materie; spesse volte queste sono +malamente copiate, mancano di un criterio di trattazione +ordinata, e vanno accumulate insieme in un ammasso +informe. Ma per la storia di Roma cosiffatte compilazioni +sono di valore inestimabile: dacchè andarono perduti i +Regesti dei Papi di que’ secoli, e dacchè anche questi +(come ne fanno dimostrazione le lettere di Gregorio VII) +non si occupavano che di argomenti di chiesa, ne viene +che, senza la collezione onde parliamo, i rapporti del Papato +collo Stato ecclesiastico sarebbero rimasti per la +massima parte al buio. Soltanto per via di quella ci è posto +in aperto come fosse ordinata l’economia del palazzo pontificio, +quali fossero gli organamenti dell’amministrazione +e gli ordini feudali; per via di essa molte altre cose +di soggetto pratico e storico ci sono chiarite. Laonde le +collezioni di Albino e di Cencio prestano le fondamenta +più rilevanti al codice diplomatico del <i>Dominium Temporale</i> +dei Papi, e perciò sono di massimo pregio, tale che +non verrà mai meno‍<a class="tag" id="tag808" href="#note808">[808]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_739">[739]</span> +</p> + +<p> +Anche in questo secolo a Roma non si discorre +di proprî storiografi suoi; tutto si restringe alla continuazione +officiale dei noti Cataloghi dei Papi. Tuttavia, +quantunque grettamente vi sieno descritte le vite dei +Pontefici del secolo duodecimo, quei lavori sono preziosa +cosa in grazia della loro compilazione officiale, cui tratto +tratto diedero opera testimonî oculari, oppure uomini +della Curia ch’ebbero parte agli avvenimenti onde raccontano. +Talvolta i grandi casi inspirano la mente di +questi storiografi pontificî, per modo che eglino abbandonano +il metodo tradizionale dei cataloghi, e danno +maggiore ampiezza alle loro scritture. Le vite dei Papi +da Vittore III ad Onorio II, furono narrate da Pietro +e da Pandolfo di Pisa, loro contemporanei, i quali di +gran lunga stan sopra a tutti i loro predecessori che +posero mano al <i>Liber Pontificalis</i>: segnatamente le +Biografie di Pasquale II e di Gelasio II, se anche non +s’elevano a vero spirito storico, sono pur illustrate da +un gran numero di date, e talvolta nella loro semplice +concisione hanno tratti veramente drammatici e assai +<span class="pagenum" id="Page_740">[740]</span> +attrattivi, avvegnaddio gli autori si commovano alla +memoria dei fatti di cui discorrono‍<a class="tag" id="tag809" href="#note809">[809]</a>. +</p> + +<p> +Lo scisma di Anacleto II pose un termine ai lavori di +que’ due istoriografi, perciocchè eglino abbracciassero la +causa dell’Antipapa‍<a class="tag" id="tag810" href="#note810">[810]</a>. Laonde con Innocenzo II, anche +la continuazione del <i>Liber Pontificalis</i> riprende il suo +antico carattere di catalogo; e solamente la vita di +Adriano IV e il reggimento tanto notevole del successor +suo Alessandro III (soltanto però fino alla pace di Venezia) +sono descritti con maggior diffusione da un loro +contemporaneo ben noto‍<a class="tag" id="tag811" href="#note811">[811]</a>. +</p> + +<p> +La storiografia romana in tutto il secolo duodecimo +<span class="pagenum" id="Page_741">[741]</span> +non produsse dunque altro che questi frammenti +di un’età agitata di tanti e sì fieri casi. Nè i conventi +di Roma, nè quelli del territorio romano (fatta eccezione +del monastero di Fossa Nuova nel paese dei Volsci +e di quello di Subiaco) composero allora cronica +alcuna; e Goffredo di Viterbo, che in un suo poema +cantò delle geste di Federico e scrisse una Cronica +universale con titolo di <i>Pantheon</i>, come nato tedesco +si schiera fra i letterati di Alemagna. Ei deve perciò +gravemente deplorarsi che un periodo di tempo così +fecondo di avvenimenti, e massime la rivoluzione avvenuta +nella Città, non abbiano trovato pur un Romano +che ne dettasse gli annali‍<a class="tag" id="tag812" href="#note812">[812]</a>. E vieppiù oscurata +di barbarie Roma si pare in questa età, dacchè +il rimanente d’Italia produsse importanti opere di +storia, lavori in parte di culti uomini di Stato, che +vissero nelle città allora sorgenti in fiore. Intorno al +1140 il giudice Falcone scriveva la Cronica di Benevento; +il console Caffaro per incarico della sua Republica +compilava i celebri Annali di Genova; Bernardo +Marangone componeva la Cronica antichissima di Pisa; +due giudici di Lodi, Ottone ed Acerbo Morena, e il +milanese Sir Raul raccontavano le geste di Federico; +Ugo Falcando si faceva autore di un prezioso frammento +<span class="pagenum" id="Page_742">[742]</span> +della storia normanna di Sicilia (dal 1154 al 1169). +A Roma nessun laico emulò quegli uomini, nè la gloria +di Ottone di Frisinga e di Romualdo di Salerno allettò +ecclesiastico alcuno a scrivere la storia di questo tempo. +</p> + +<p> +Preti composero invece delle scritture storiche, o a +meglio dire, raccolsero documenti intorno ad alcune chiese +di Roma. Le antichissime basiliche della Città nel corso +del tempo ebbero trovato loro storiografi, nè più nè meno +che reami ne ebbero; e quali di esse dovevano offrir +attrattiva ad uno scrittore più del san Pietro e del Laterano? +Pietro Mallio, canonico del san Pietro, dettò una +descrizione di questa basilica, e la intitolò ad Alessandro +III. Un esatto lavoro che ci desse ragguaglio di questo +tempio, quale esso era nel secolo duodecimo, sarebbe preziosissima +cosa, ma il componimento del Mallio non è che +una arida collezione di notizie. Egli rimonta alla storia +della fondazione del san Pietro sotto di Costantino, e con +gran predilezione si ferma a dire di Carlo magno e della +sua donazione dello Stato ecclesiastico. L’intento maggiore +del Mallio si fu suffragare per via di documenti i +diritti del suo duomo e quelli del paro dell’enumerazione +di edificî e di doni votivi ch’egli trasse dalla Cronica +e dai Regesti dei Papi. La sua scrittura di piccola mole +raccoglie insieme memorie storiche e statistiche, rituali, +descrizioni, specificazione dei sepolcri dei Papi (di cui egli +ci ha conservato le epigrafi); ed anche nella sua imperfezione +è degna di nota e instruttiva, come quella che è la +prima monografia che tratti del san Pietro e stia da sè‍<a class="tag" id="tag813" href="#note813">[813]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_743">[743]</span> +</p> + +<p> +Ad essa fa riscontro l’antichissima descrizione della +basilica Lateranense, dettata da Giovanni, canonico di +quella chiesa: anch’egli la compose per comandamento +di Alessandro III, ed ha gran pregio per la storia del +Laterano, segnatamente dopo la riedificazione cui attese +Sergio III‍<a class="tag" id="tag814" href="#note814">[814]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_744">[744]</span> +</p> + +<p> +Queste monografie del resto hanno fondamento in +un duplice genere di componimenti letterarî di quell’età, +negli <i>Ordines Romani</i>, ossiano Libri rituali della +Chiesa e nei <i>Mirabilia</i>. Il Mallio attinse dagli uni e +dagli altri, e sulle loro tracce descrive il borgo Vaticano +e il sepolcro di Adriano. «Nella <i>Naumachia</i>», dic’egli, +«presso a santa Maria in <i>Transpontina</i>, evvi la tomba di +Romolo che si appella <i>Meta</i>; era tutta rivestita di marmi +magnifici, coi quali fu costruita la scalea del san +Pietro. Tutt’all’intorno, per una misura di venti piedi, +aveva essa un pavimento di pietra travertina, con una +cloaca e col suo giardino. In vicinanza il <i>Terebinthus</i> di +Nerone si alzava tant’alto, quant’è il castello di Adriano +imperatore, ed era incrostato di finissimi marmi. L’edificio +aveva figura rotonda a due cerchi, come il castello; +i suoi orli erano coperti di lamine di pietra che facevano +officio di gocciolatoi del tetto. Vicino a questo edificio +fu crocifisso l’apostolo Pietro.» +</p> + +<p> +«Ivi si trova eziandio il castello che fu la <i>Memoria</i> +di Adriano imperatore, come può leggersi nell’omelia +che il santo pontefice Leone compose per la festività di +san Pietro, dove dice: la <i>Memoria</i> dell’imperatore +Adriano. È un tempio di meravigliosa grandezza, tutto +rivestito di pietre, e ornato di parecchie istorie; all’intorno +lo circondano sbarre di metallo, con grandi pavoni +e con un toro di bronzo; due di quei pavoni oggi +si trovano nel pozzo del «Paradiso»‍<a class="tag" id="tag815" href="#note815">[815]</a>. Ai quattro +<span class="pagenum" id="Page_745">[745]</span> +angoli del tempio eran posti quattro cavalli di bronzo +dorato; ad ogni facciata v’aveano porte di bronzo; in +mezzo al cerchio stava la tomba di porfido che oggidì è +custodita in Laterano, e nella quale fu deposta la salma +di papa Innocenzo II. Il suo coperchio è nel «Paradiso +del san Pietro, sopra il sepolcro del Prefetto» (ossia di +Cinzio, l’amico di Gregorio VII). +</p> + +<p> +Quasi alla lettera il Mallio trascrisse questa descrizione +dai <i>Mirabilia</i>. +</p> + +<h4 id="cap7-8-2">§ 2. +<span class="smaller">I <i>Mirabilia Urbis Romae</i>.</span></h4> + +<p> +Il secolo duodecimo favorì i primi studî di archeologia +romana. I Senatori, che deliravano di avere restaurato +in Campidoglio la Republica antica, si risovvennero +eziandio della magnificenza monumentale della vecchia +Roma, e nella loro fantasia si ricomposero la città di +meraviglie dei loro antenati. Ad onta di tutto il rovinio +violento recatovi dall’opera devastatrice di secoli, Roma +era la terra più vetusta del mondo, e, sebbene anch’esso +ruinoso, alitava in petto ai Romani uno spirito antico, +che in mezzo al popolo veniva acquistando una viva coscienza +di sè, e rompeva veementissima guerra contro +la Chiesa. Al tempo in cui si rinnovellò il Senato la +<i>Graphia</i> e i <i>Mirabilia</i> assunsero la forma sotto cui pervennero +fino a noi; d’allora in poi si diffusero essi ognor +più per via di copie che se ne ricavarono, quantunque +ignoranti scrivani li deturpassero coi più assurdi farfalloni. +E l’una e gli altri in sostanza sono la stessa cosa, +ma ebbero compilatori diversi; e se anche non facciano a +<span class="pagenum" id="Page_746">[746]</span> +bella posta di escludere da sè le cose di Roma ecclesiastica, +certo è che trattano a preferenza con fervido amore +della Città pagana. E questo carattere di antichità repugnava +tanto poco in Roma cristiana, che precisamente +gli Archivisti pontificî, come furono Benedetto, Albino +e Cencio, innestarono i <i>Mirabilia</i> nelle loro collezioni +officiali. La menzione che vi si fa della tomba d’Innocenzo +II e di quella di Anastasio IV, delle torri dei +Frangipani e dei Pierleoni, finalmente del palazzo dei +Senatori in Campidoglio, dimostra che questa Descrizione +della Città ebbe compimento nella seconda metà +del secolo duodecimo. Per riguardo poi alla <i>Graphia</i>, +sebbene vi siano aggiunte delle parti più antiche, e cioè +il Libro ceremoniale degli imperatori all’età degli Ottoni, +nondimeno anche la sua composizione appartiene a +quello istesso tempo; nè abbiamo codice alcuno dei <i>Mirabilia</i> +che risalga più in là del secolo decimosecondo‍<a class="tag" id="tag816" href="#note816">[816]</a>. +</p> + +<p> +Pertanto una lacuna di secoli s’inframmette tra il +<i>Curiosum Urbis</i> (od almeno l’Anonimo di Einsiedeln) e +i <i>Mirabilia</i>; nè ci si conservò alcun anello intermedio, +prima che quel <i>Curiosum</i>, onde non si perdette mai contezza +in Roma, si trasmutasse nei <i>Mirabilia</i>. Certamente +che questa ampliata Descrizione della Città gittò le sue +fondamenta poco a poco; alcune delle sue parti erano +note al Cronista di Soratte, e può darsi che finalmente +nel secolo duodecimo tutte si congiungessero insieme +<span class="pagenum" id="Page_747">[747]</span> +ad unità. Negar non si può per lo meno che i <i>Mirabilia</i> +venissero su raffazzonati a forza di frammenti; ma tuttavolta +ci manca la loro scrittura originale; nè prima +del secolo duodecimo si trovano autori romani e italiani +(il canonico Benedetto, Albino, Cencio, Goffredo di Viterbo, +Pietro Mallio, Romualdo di Salerno e più tardi +Martino Polono), che abbiano attinto dai <i>Mirabilia</i>, o li +abbiano intieramente raccolti nelle loro compilazioni‍<a class="tag" id="tag817" href="#note817">[817]</a>. +</p> + +<p> +In quel componimento, che un ignoto scolastico dettava +intorno alle «cose meravigliose della città di Roma», +l’archeologia romana, la quale ai dì nostri ebbe +raggiunta un’ampiezza che può dirsi spaventosa, fa sbocciare +il suo primo fiore da germi già svolti in tempi addietro; +e lo fa usando di forme barbariche e rozze, e +di un latino ruinoso sì come il soggetto che descrive. Il +buon senso e le assurdità, la retta scienza e i perdonabili +errori che colà dentro si mescolano insieme, non hanno +di che arrossire soverchiamente innanzi alla pretensiosa +erudizione di Archeologi venuti più tardi (ed anche di +quelli dei nostri giorni), i quali, se si raccolgano tutte +insieme le loro opinioni, fanno di Roma un vero labirinto +che mette nausea a chi la contempla con occhio di storico. +<span class="pagenum" id="Page_748">[748]</span> +Ella è cosa sommamente attrattiva pensarsi qual +dovesse esser l’aspetto di Roma nel secolo duodecimo, +quando le sue ruine maestose non erano peranco ridotte a +scheletri illustrati dalla scienza, ripulite artisticamente, +dissotterrate e incorniciate, ma erano tramutate in torri +gravide d’armi di consoli feroci, e in case dalle forme +pittoresche, oppure si celavano alle indagini dello studioso, +abbandonate allo stato selvaggio di natura, misteriose, +leggendarie, e vagamente coperte di edera. +Molte rovine, che oggidì sparvero o che hanno perduto +l’ornato dei loro marmi, nel secolo duodecimo +stavano ritte in piedi nel mezzo delle vie, e il popolo +le appellava con nomi or tratti dalla leggenda ed ora +storicamente esatti. Chi legge il libro dei <i>Mirabilia</i>, +deve stupire che tanto grande fosse il loro numero anche +dopo l’incendio appiccato dai Normanni; chè, quantunque +la descrizione della città parli ancora di luoghi +e di monumenti che nel secolo duodecimo avevano cambiato +di forma od erano periti, pure assai spesso ne dipinge +e ne denomina di quelli che veramente tuttavia +esistevano. +</p> + +<p> +Della esattezza dei <i>Mirabilia</i> possiamo a più luoghi +aver prova col raffronto dei Libri rituali contemporanei; +infatti anche questi danno precisamente gli stessi nomi +popolari ai monumenti. I Rituali ci descrivono una volta +il cammino che solevano seguire i Papi quando percorrevano +Roma in processione, e lo denotano chiaramente +dagli edificî presso cui passavano e dalle strade che battevano. +A quel tempo, allorchè ricorrevano certe feste, +i Papi movevano per la città, non trascinati in cocchi +d’oro, ma umilmente pedestri e scalzi; e quei vecchi +<span class="pagenum" id="Page_749">[749]</span> +deboli solevano riposare la persona stanca a certe stazioni +fisse, dove era loro apparecchiato, alla vista di tutti, +un lettucio (<i>lectus</i>)‍<a class="tag" id="tag818" href="#note818">[818]</a>; oppure, circondati dalle pompe +della loro corte, procedevano coronati del <i>Regnum</i>, a cavallo +di un bianco muletto (<i>albus palafredus</i>), che aveva +il freno d’argento ed era coperto di gualdrappe di +porpora. +</p> + +<p> +L’<i>Ordo</i> di Benedetto canonico, scritto nell’anno +1143, e nel cui codice si trovano aggiunti i <i>Mirabilia</i>, +fa conoscere così la via che la processione seguiva: «Il +Papa esce per il campo (Lateranense) vicin san Gregorio +in <i>Martio</i>, passa sotto l’arco dell’acquedotto (l’<i>Aqua +Martia</i>, da cui il san Gregorio riceveva nome), prende +per la via grande, costeggia a man destra il san Clemente, +e piega a sinistra verso il <i>Coliseum</i>. Traversa +l’<i>Arcus Aureae</i> (un arco che metteva al <i>Forum</i> di +Nerva), trascorre innanzi al Foro di Trajano (ossia quello +di Nerva), e giunge fino a san Basilio (oggidì delle Annunziatine); +indi sale il monte presso alle <i>Militiae</i> di +Tiberio (Torre delle Milizie), viene giù per santo Abbaciro, +passa davanti ai santi Apostoli, piglia a mancina per la +via Lata, gira per la via Quirinale, muove a santa Maria +<i>in Aquiro</i> fino all’arco della Pietà, capita al campo +di Marte, tocca san Trifone presso le <i>Posterulae</i> e arriva +al ponte di Adriano. Traghetta il ponte, esce per la +porta Collina lasciandosi addietro il tempio e il castello +di Adriano, passa avanti dell’obelisco (vuol dire a questo +<span class="pagenum" id="Page_750">[750]</span> +luogo del <i>Terebinthus</i>) di Nerone, attraversa il <i>Porticus</i> +presso al sepolcro di Romolo, indi sale al Vaticano e +alla basilica dell’apostolo Pietro. +</p> + +<p> +»Finita la messa, il Papa cinge fuor della basilica +la corona, monta a cavallo, e, coronato, fa ritorno in +processione per questa «sacra via»: traversato il <i>Porticus</i>, +valicato il ponte detto di sopra, e superato l’arco +trionfale degl’imperatori Teodosio, Valentiniano e Graziano, +viene rasente il palazzo di Cromazio dove gli Ebrei +cantano le laudi; poi percorre il Parione fra il Circo di +Alessandro (oggidì piazza Navona) e il teatro di Pompeo, +scende per il <i>Porticus</i> di Agrippina (vicino al Panteon), +risale per la <i>Pinea</i> (Regione o piazza della Pigna) vicino +alla <i>Palatina</i> (il luogo antico detto <i>ad Pallacenas</i> presso +il san Marco), passa dal san Marco; indi per l’arco +della «mano di carne» (<i>Manus Carneae</i>) e per il <i>Clivus +Argentarius</i> fra «l’isola» di quello stesso nome (<i>Basilica +Argentaria</i>) ed il Campidoglio, tira giù innanzi alla +carcere Mamertina (<i>privata Mamertini</i>); viene per l’arco +trionfale (di Severo) in mezzo al <i>Templum Fatale</i> (l’arco +di Giano) e il tempio della Concordia, procede oltre tra +il Foro di Trajano (di Nerva) e il Foro di Cesare; passa +sotto l’arco della «Nervia,» in mezzo al tempio di quella +Dea e il tempio di Giano‍<a class="tag" id="tag819" href="#note819">[819]</a>: rimonta innanzi all’«Asilo» +<span class="pagenum" id="Page_751">[751]</span> +per la via lastricata dove cadde Simon Mago +(l’antica via Sacra), vicino al tempio di Romolo (basilica +di Costantino); poi trascorre dall’arco trionfale di Tito e +di Vespasiano, che ivi è chiamato <i>VII Lucernarum</i>; +discende fino alla <i>Meta Sudans</i> innanzi all’arco trionfale +di Costantino, piega a manca davanti all’anfiteatro, e +per la via santa (<i>Sancta Via</i>) vicino al Colosseo torna +al Laterano‍<a class="tag" id="tag820" href="#note820">[820]</a>.» +</p> + +<p> +Di questa maniera s’era formata anche una novella +«via sacra» dei pomposi cortei cristiani che movevano +per Roma; e la sua ultima parte, dal Colosseo +al Laterano, era appellata <i>Sancta Via</i>: così è che le processioni +pontificie con ispeciale accorgimento movevano +attraverso gli antichi archi di trionfo del Paganesimo. +Lungo la «via santa» pontificia, monumenti +cristiani si alternavano con ruine pagane; ma anche +i Libri rituali allora tenevano nota con decisa predilezione +di queste ultime. Non una v’ha di esse che +il libro dei <i>Mirabilia</i> non registri, nè vi manca +avvertimento del palazzo del prefetto Cromazio nella +Regione detta Parione, dove si postavano gli Israeliti. +Descrive quell’edificio romano, che allora durava tuttavia +<span class="pagenum" id="Page_752">[752]</span> +in istato ruinoso presso a santo Stefano <i>in Piscina</i>, +e lo appella <i>Templum Olovitreum</i>, ossia «tutto composto +di musaico, tutto fatto di cristalli e di oro con magica +arte, e ornato di un’astronomia coi segni del cielo»; e +sa che Sebastiano, unito a Tiburzio figlio del prefetto +Cromazio, aveva distrutto quelle case meravigliose‍<a class="tag" id="tag821" href="#note821">[821]</a>. +</p> + +<p> +L’<i>Ordo Romanus</i> mette pertanto in rilievo la esattezza +topografica dei <i>Mirabilia</i>; e, anche senza di ciò, questa +Descrizione della Città, ad onta del suo stile barbarico, +dimostra nella massima parte una giustezza di vedute che +l’odierna archeologia è costretta a confermare. Il suo +compilatore, oltre che dalle tradizioni locali, attinse da +fonti parecchie. Le antichissime informazioni gli ebbero +porto il <i>Curiosum</i> e la <i>Notitia</i>; egli non toglie a seguirne +la ripartizione regionale, come quella che ai suoi tempi +non poteva adoperarsi più, ma egli passa ancora in rassegna +le mura, le porte, i colli ed i ponti di Roma, in ciò +seguendo le tracce di quelle vecchie indicazioni‍<a class="tag" id="tag822" href="#note822">[822]</a>. Soltanto +<span class="pagenum" id="Page_753">[753]</span> +nelle rubriche, pur sempre importanti, dei palazzi, +delle terme, degli archi trionfali e dei teatri, lo scrittore +non registra dati numerici, e tratta l’argomento +con molto amore, ma con gran confusione‍<a class="tag" id="tag823" href="#note823">[823]</a>. Indi, forse +soltanto per giovare e per compiacere ai pii desiderî dei +pellegrini, vi compone il catalogo dei cimiteri e dei luoghi +di Roma che sono celebri per istorie di martiri, ricavandone +le notizie dai Libri delle «Stazioni», dal <i>Pontificale</i> +e dai Martirologî: ed uno degli ingenui copisti del +libro dei <i>Mirabilia</i>, approfonditosi nello studio dei Calendarî +dei Santi, scambiava financo i Fasti di Ovidio per +un martirologio di Ovidio‍<a class="tag" id="tag824" href="#note824">[824]</a>. Seguono dappoi alcune +<span class="pagenum" id="Page_754">[754]</span> +appendici, e, secondo i varî esemplari, sono in diverso +ordine disposte: parlano «della pigna che era in Roma», +«del Campidoglio di Roma», «del tempio di +Marte in Roma», «dei cavalli marmorei in Roma», «dei +giudici imperiali in Roma»‍<a class="tag" id="tag825" href="#note825">[825]</a>, «della colonna di Antonino +in Roma». Finalmente in quella congerie aridamente +raccolta insieme e azzeppata di ripetizioni parecchie, +viene data la descrizione del Vaticano e del castel +Sant’Angelo, del sepolcro di Augusto, del Campidoglio, +dei <i>Fora</i>, del Palatino e di altri colli; e vi si aggiungono +le storie del cavallo di bronzo ch’era innanzi al Laterano, +dell’edificazione del Panteon e della visione di +Agrippa. +</p> + +<p> +Per dare un’idea della forma che in generale usano i +<i>Mirabilia</i> nelle loro descrizioni basteranno questi brani +che ne togliamo: «Qui (di fianco al <i>Forum</i>) è il tempio +di Vesta, entro cui vuolsi che dorma il drago, sì +come leggiamo nella Biografia di san Silvestro; e colà +stanno il tempio di Pallade e il <i>Forum</i> di Cesare e il +tempio di Giano, il quale dal principio e dalla fine è indovino +dell’anno, siccome dice Ovidio nei Fasti; ma +adesso si appella torre di Cencio Frangipane.» Delle +<span class="pagenum" id="Page_755">[755]</span> +ruine del Palatino, che chiamavasi eziandio <i>Palatinus +mons</i>, viene detto brevemente: «Dentro del <i>Palatium</i> è +il tempio di Giulio; nella fronte del <i>Palatium</i>, il tempio +del Sole; sovra dello stesso <i>Palatium</i>, il tempio di Giove, +che ha nome di <i>Casa major</i>»‍<a class="tag" id="tag826" href="#note826">[826]</a>. Del Circo Massimo: +«Il <i>Circus</i> di Prisco Tarquinio era di bellezza meravigliosa, +e così veniva giù degradando che nessun Romano +impediva all’altro la veduta: sulla cima posavano +archi che erano rivestiti di vetro e di giallo oro; in alto +erano le case del <i>Palatium</i>, dove a tondo sedevano le +donne per mirare il giuoco ai 14 di Maggio, quando +si celebrava; nel mezzo stavano due guglie (obelischi); +la minore aveva ottantasette piedi; la più grande, +centoventidue. Sul vertice dell’arco di trionfo, che è +vicino alla porta d’ingresso, era collocato un cavallo di +bronzo dorato, che pareva slanciarsi alla corsa, quasi +volesse trascinare con sè un guerriero; sull’arco che +si erige all’estremità vi aveva un secondo cavallo di +bronzo dorato. Nell’alto del <i>Palatium</i>, donde si miravano +i giuochi, erano gli scanni dell’Imperatore e della Regina.» — «Innanzi +al tempio di Trajano, là dove oggidì +ancora ne durano le porte, era il tempio di Giove.» — «Vicino +alla <i>Schola Graeca</i> era il tempio di Lentulo; +dall’altro lato, ove s’alza adesso la torre di <i>Centius de +<span class="pagenum" id="Page_756">[756]</span> +Origo</i>, trovavasi il tempio di Bacco‍<a class="tag" id="tag827" href="#note827">[827]</a>. Nell’<i>Elephantus</i> +erano il tempio della Sibilla, e il tempio di Cicerone <i>in +Tulliano</i>, e il tempio di Giove dov’era il pergolato d’oro, +e il <i>Templum Severianum</i>»‍<a class="tag" id="tag828" href="#note828">[828]</a>. — Nel campo di Marte +era il tempio di Marte, dove alle calende di Luglio eleggevansi +i Consoli che duravano fino alle calende di Gennaio; +se l’eletto Console era mondo di delitti, lo si +confermava nel consolato‍<a class="tag" id="tag829" href="#note829">[829]</a>. In questo tempio i vincitori +romani deponevano i rostri delle navi, de’ quali +componevansi opere a spettacolo di tutti i popoli. — «Sulla +cima del frontone del Panteon posavano due +tori di bronzo dorato. Davanti al palazzo di Alessandro +erano due templi di Flora e di Febo. Dietro al palazzo, +dove adesso è la «conca», esisteva il tempio di +Bellona, e v’era scritto: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Roma vetusta fui: sed nunc nova Roma vocabor;</i></p> +<p class="i02"> <i>Eruta ruderibus culmen ad alta fero</i>»‍<a class="tag" id="tag830" href="#note830">[830]</a>.</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_757">[757]</span> +</p> + +<p> +Spesso i <i>Mirabilia</i> denotano opportunamente gli +edificî antichi dalle chiese che erano state costruite nei +ruderi di quelli, ma ei si scorge che quasi esclusivamente +si occupano dei vecchi monumenti, per modo +che il libro racchiude addirittura quanta scienza in +fatto di archeologia Roma possedeva a questa età, +nella quale Italia pose mano all’ardita impresa di +affrancarsi tutt’ad una volta dalla barbarie del medio +evo, dalla signoria dei preti e dalla dominazione straniera. +Pertanto con una stretta e bella coincidenza +il libro dei <i>Mirabilia</i> pare essere la ricostruzione archeologica +della vecchia Roma, giusto nel tempo in cui +si restaura a libertà il municipio; e possiamo credere +che quello scritto fosse allora la lettura favorita dei +Senatori. Il suo compilatore non potè essere altr’uomo +che romano. Egli infatti esprimeva con chiara consapevolezza +lo scopo essenzialmente archeologico del +suo lavoro, così dicendo: «Questi ed altri molti templi +e palagi degli Imperatori, de’ Consoli, de’ Senatori e dei +Prefetti, esistettero al tempo dei Pagani, siccome negli +annali antichi leggemmo, e cogli occhi nostri abbiam +visto, e da’ vecchi udimmo: e di quanta bellezza d’oro e +d’argento, di bronzo e di avorio e di preziose pietre fossero +ornati, curammo manifestare con questa scrittura, il +meglio che potemmo, a memoria dei posteri»‍<a class="tag" id="tag831" href="#note831">[831]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_758">[758]</span> +</p> + +<p> +Laonde è che ancora oggidì lo studioso dell’antichità +deve serbar gratitudine a quell’ingenuo scolastico. Da +quel libro di barbarico stile egli può ritrarre profitto +vero, purchè non si sgomenti di andar laboriosamente +cercando la verità, mondandola dalla scorza dell’errore +e dalle scipitaggini che la involgono. Quello stranissimo +di tutti i libri somiglia ad una caverna entro cui sta sepolto +un tesoro, e dove conviene entrare con in mano la +lampada della critica per trarne tuttavia molte cognizioni. +Ed anche l’Autore dei <i>Mirabilia</i>, precursore di +Flavio Biondo, fu uno studioso che, ispiratone di mesta +vaghezza, fece il primo e audace tentativo di andar a +cerca di Roma in mezzo ai cumuli delle sue ruine e +di mettere in mostra i suoi monumenti storici. Però +(e, confessiamolo pure, così è anche in tutti gli altri +libri di archeologia), la maestosa realtà dell’antica città +dei Romani si trova nei <i>Mirabilia</i> quasi velata tetramente +da un pallido raggio di luna. Quel libro c’insegna +quanto sia grande la tragica potenza del tempo, +che nell’animo umano abbuia tutte le grandezze della +storia, e agguaglia a un racconto di leggende, e copre +di grossi strati di polvere tutti gli splendori delle età +passate. Più tardi la gente umana, che ne conserva una +vaga ricordanza, scava e scava tutt’intorno; e a forza +di fatiche immani, plaudendo arrogantemente alle sue +scoperte, non giunge a conoscer la metà di quello che +<span class="pagenum" id="Page_759">[759]</span> +ogni bambolo ai tempi andati e sulla faccia del luogo +sapeva a menadito‍<a class="tag" id="tag832" href="#note832">[832]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_760">[760]</span> +</p> + +<h4 id="cap7-8-3">§ 3. +<span class="smaller">Leggende delle statue romane. — Virgilio nel +medio evo. — Virgilio profeta e negromante. — Il mago +Virgilio a Roma e a Napoli. — Racconti che se ne foggiarono +sulla fine del secolo duodecimo. — Descrizione di Roma +che il rabbino Beniamino di Tudela compone nel secolo duodecimo.</span></h4> + +<p> +Il libro archeologico di Roma medioevale porge opportunità +eziandio di altre considerazioni. Fa stupore che +ad un’età di leggende romantiche e di poesie predomini +nei <i>Mirabilia</i> il carattere archeologico; difatti in essi la +leggenda poetica è tenuta in poco conto. La Chiesa di +Roma coltivava massimamente le storie dei martiri, ma +non si curava delle leggende profane; soprattutto poi +occorre notare che l’ingegno dei popoli italici non è inchinevole +ai racconti favolosi, perocchè il loro suolo sia +stracarico di storia, e la luce chiara del loro cielo non +blandisca quella vita di sogni che è propria della leggenda. +I <i>Mirabilia</i> contengono tanto poche leggende che +par quasi strano; a poche vi si accenna di volo; poche +altre sono sbozzate a metà; alcune sono storie di Chiesa; +quasi tutte (e questo notevole carattere è prettamente +romano) si riferiscono a statue. +</p> + +<p> +In un tempo nel quale l’arte statuaria s’era spenta +erano propriamente le sue nobili reliquie che commuovere +dovevano ad ammirazione gli uomini: segnatamente +i pellegrini stranieri, se possedevano la coltura +d’Ildeberto di Tours vescovo poeta, ne erano tratti ad +un entusiasmo quasi pagano; se poi erano gente grossa +le statue dovevano ai loro occhi parere opere di magica +<span class="pagenum" id="Page_761">[761]</span> +arte, cui un demone arcano aveva infuso la vita. Più +strettamente e più vivamente di tutti gli altri avanzi +dell’antichità erano soltanto le statue che davano un’idea +del mondo classico al popolo, il quale aveva obliato l’antica +poesia e non l’intendeva più. Non v’era in alcuna +terra del mondo un artista che avesse saputo plasmare una +figura di marmo pari a quelle che, cittadine di un mondo +diverso e geniale, erano rimaste in mezzo a’ ruderi +di terme e di templi. Con occhi misteriosi le divinità di +Grecia dalle loro statue solitarie parevano guardare e +ammaliare quegli uomini barbari del medio evo, che +s’erano infervorati delle Crociate e dell’Oriente, e che al +tempo in cui risorgevano il diritto romano e la republica +romana tornavano a ricordarsi con timidi desiderî delle +bellezze del paganesimo. Di questa tendenza dà un’idea +assai espressiva quella leggiadra novella della Venere di +marmo, cui un giovinetto scherzando poneva in dito +un anello, ed ella sel riteneva, e lo serrava forte come +fosse anello suo nuziale. Favola preziosa, che tutt’a un +tratto manifesta quella consapevolezza, che s’accoglieva +dormiente nei petti umani, del nesso indestruttibile che +associava l’età nuova alla cultura antica; vaticinio di un +tempo lontano in cui s’avrebbe fatto fervido ritorno alla +scienza ed alle vaghe forme dell’arte pagana‍<a class="tag" id="tag833" href="#note833">[833]</a>. Però le +leggende che correvano sulle statue di Roma altro allora +veramente non significavano se non che quelle figlie +<span class="pagenum" id="Page_762">[762]</span> +smarrite del genio greco non trovavano fra gli uomini +imbarbariti chi le comprendesse più. Vedersene allora non +si poteva che a Roma, perocchè in nessun altro luogo, +prima che si cominciasse a fare escavi, non vi fossero tante +statue di marmo e di bronzo, quante là erano. Le favole +delle statue romane possono essere state invenzioni +così dei Romani che di stranieri, e in parecchi casi fu +certo la fantasia fervente e più poetica dei pellegrini +nordici che ne compose le novelle. Per fermo era un pellegrino +che sognava di tesori magici nascosti sotto il +suolo di Roma, quegli che inventava la storia portentosa +della statua di bronzo nel Campo di Marte: +col dito accennava essa a terra; sul capo teneva scritte +queste parole: <i>hic percute!</i>, e il celebre papa Gerberto +ne scioglieva l’enigma‍<a class="tag" id="tag834" href="#note834">[834]</a>. In verità questa leggenda +addita con senso arguto e bello ai misteri onde nelle +profondità del suolo di Roma si celava il mondo caduto +dell’antichità; e oggidì ancora chi s’aggira per Roma +potrebbe spesso fermarsi sopra i ruderi del Foro, o nel +Campo di Marte, o nelle terme deserte, e sclamare: +<i>hic percute!</i> Giacchè anche adesso dormono ivi sotto +innumerevoli statue dell’antichità, e aspettano la magica +parola che le risvegli dal loro sonno, oppure il caso +che sollevi il pesante coperchio della loro sepoltura. +</p> + +<p> +I <i>Mirabilia</i> notano una fiata che Romolo collocasse +nel suo palazzo una statua d’oro in cui egli era effigiato, +<span class="pagenum" id="Page_763">[763]</span> +con questo motto: «Non cadrà fino a tanto che +una vergine non partorirà»; e dicono che il simulacro +traboccò al suolo allorchè la Vergine ebbe partorito‍<a class="tag" id="tag835" href="#note835">[835]</a>. +E fanno menzione dell’arguta e bellissima +leggenda di un’altra statua che parlò all’apostata imperatore +Giuliano, e tanto seppe ammaliarlo ch’egli +ritornò al Paganesimo‍<a class="tag" id="tag836" href="#note836">[836]</a>. Anche le loro maggiori leggende +profane si riferiscono a statue; e il leggitore di +questa storia conosce omai i portentosi racconti della +statua equestre di Marc’Aurelio, dei due colossi di +marmo e delle statue equestri del Campidoglio. +</p> + +<p> +L’antica favola delle statue del Campidoglio fu più +tardi associata col ciclo leggendario del «mago Virgilio», +e ci fa stupore che l’Autore dei <i>Mirabilia</i> abbia +sdegnato di raccogliere nelle sue scritture le leggende +che di Virgilio narravansi. Non più si recitavano fra i +ruderi del Foro di Trajano i versi del massimo poeta +di Roma, che (lungo tempo ancora dopo la caduta +<span class="pagenum" id="Page_764">[764]</span> +dell’Impero romano) retori erano andati declamando in +publico: L’uso della lingua italiana di già rendeva difficile +l’intelligenza di quei versi; la musa latina, fin +l’epigramma, nel secolo duodecimo era quasi morta in +Roma, laddove nei paesi di fuori metteva fiori olezzanti, +come nei carmi degli scolastici vaganti. Noi dovremmo +fare grande fatica a scaturir fuori la scuola celata di +qualche grammatico che spiegasse ai suoi discepoli +l’Eneide o le Egloghe; tuttavia non abbiamo punto dubbio +che sempre in Roma si conservasse la conoscenza +di Virgilio, ed eziandio di Ovidio che era peranco noto +all’Autore dei <i>Mirabilia</i>; laddove Orazio, troppo elegante +e vissuto nella società del bel mondo, s’era fatto +meno intelligibile a quella rozza gente‍<a class="tag" id="tag837" href="#note837">[837]</a>. Scoperte degli +antiquarî si decifravano a Roma con Virgilio alla +mano; lo dimostra ciò che racconta Guglielmo di Malmesbury, +che intorno al 1045 s’era rinvenuto a Roma +il sepolcro di Pallante, figliuolo di Evandro. Il corpo +del gigante, così dic’egli, fu trovato ancora incorrotto, +con una ferita larga quattro piedi che gli aveva aperta +in petto re Turno. E nella tomba ardeva tuttora una +torcia, nè spegnerla si era potuto che facendo una fessura +sotto la fiamma. Sarebbe stato impossibile che si +desse in cotal forma notizia all’Annalista inglese di questa +scoperta, se non fossero stati gli stessi antiquarî +<span class="pagenum" id="Page_765">[765]</span> +romani che avessero proposto una siffatta spiegazione +alla tomba rinvenuta‍<a class="tag" id="tag838" href="#note838">[838]</a>. +</p> + +<p> +Ai nostri giorni si tenne dietro con grande amore alla +memoria che durò di Virgilio nel medio evo; se ne studiarono +le ragioni, e s’interpretarono. Convien sapere che +dopo il tempo di Costantino alcuni passi delle poesie di +Virgilio, massime dell’Egloga quarta, si ebbero in conto +di vaticinî cristiani. A questo poeta vissuto sul limitare +di due epoche mondiali la musa aveva dettato alcuni +versi geniali, che per uno strano caso ebbero apparenza +di essere la predizione ispirata della nascita di Gesù Cristo‍<a class="tag" id="tag839" href="#note839">[839]</a>; +nè mai come in Virgilio la fina adulazione di un +<span class="pagenum" id="Page_766">[766]</span> +poeta, o la sua speranza ideale di una futura età dell’oro, +conseguirono più splendida ricompensa. Quel pagano fu +levato al grado di profeta del Messia, diventò il poeta favorito +della Chiesa e del credulo medio evo; e per secoli +lunghi si andò aprendo a sorte i suoi libri per cercarvi +gli oracoli di un veggente sibillino, nello istesso +modo che suolsi oggidì sfogliare le carte della Bibbia +in cerca pur di oracoli. La trasfigurazione poetica della +musa virgiliana è uno dei più singolari fatti della +storia dello spirito umano, ed è dimostrazione notevole +della stupenda concatenazione mercè cui la potenza della +poesia intreccia fra loro le epoche intellettuali. Vi fa accompagnatura +la più leggiadra di tutte le leggende, che +uniscono l’una coll’altra le due età; quella visione, dico, +del patrono di Virgilio, di Ottaviano imperatore, cui la +Sibilla, sul punto di prendere commiato dagli uomini, +mostra la Vergine che tiene in braccio Gesù bambino‍<a class="tag" id="tag840" href="#note840">[840]</a>. +</p> + +<p> +Mentre la Chiesa onorava Virgilio come una specie +di Jesaia cristiano, il popolo invece (e questo già era +<span class="pagenum" id="Page_767">[767]</span> +avvenuto in tempo mirabilmente antico) lo mutava in +filosofo, in matematico ossia in un mago di prima forza. +In forma siffatta ei doveva esser noto anche ai Romani +del tempo dei <i>Mirabilia</i>; però la leggenda del mago +Virgilio non sbucciò dal suolo di Roma; quivi fu solamente +trapiantata. È cosa sorprendente che i <i>Mirabilia</i> +non facciano parola di Virgilio, là dove narrano della +visione di Ottaviano; e neppur la leggenda delle statue +sonanti, di cui toccano soltanto di volo, non è +in verun modo associata con lui. La <i>Salvatio Romae</i> +in Campidoglio, dove le statue collo squillo di loro +campanelli manifestavano la ribellione di ogni provincia, +non compare assolutamente in Roma con quelle +forme che ebbe assunto più tardi. Infatti il romanzo +francese <i>Virgilius</i> narra che l’incantatore, a salvamento +di Roma fabbricasse una torre con istatue di quella +specie: e un’altra leggenda descrive l’edificio per +modo, che durante il giorno fosse tutto scintillante +d’oro, e di nottetempo una lampada luminosa lo segnalasse +alla vista dei naviganti; e inoltre aggiunge che uno +specchio posto ivi dentro svelasse tutto ciò che avveniva +nel mondo ed ogni moto ostile a Roma. Questa favola +dello specchio magico che si trova nelle epopee cavalleresche, +com’è nel «Percivallo,» non ha origine romana, +ma può darsi che a Roma fosse nota nell’età dei <i>Mirabilia</i>. +E antiquarî affermano, che gli avanzi della torre +dei Frangipani posta sull’arco di Tito, dopochè Gregorio +IX l’ebbe fatta demolire nel secolo decimoterzo, +erano dal popolo chiamati «torre di Virgilio»‍<a class="tag" id="tag841" href="#note841">[841]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_768">[768]</span> +</p> + +<p> +Ai portenti di Virgilio in Roma apparteneva eziandio +la così detta «Bocca della verità», ma non furono +i Romani che posero Virgilio in relazione con +questa leggenda, che aveva il suo luogo a santa Maria +in Cosmedin; può anzi essere che nel secolo duodecimo +i Romani neppure avessero contezza d’intreccio +siffatto. Nell’atrio di quella basilica esiste ancora +oggidì una grande maschera di cloaca, e il popolo diceva +nel medio evo, che i Romani antichi, allorchè +pronunciavano un giuramento, dovevano ficcar la mano +nella sua bocca aperta, la quale avrebbe azzannato lo +spergiuro: tanto sarebbe durata la cosa, finchè lo scaltrimento +di un’adultera femmina distruggeva la potenza +portentosa di quell’effigie‍<a class="tag" id="tag842" href="#note842">[842]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_769">[769]</span> +</p> + +<p> +Di tutte queste opere portentose di Virgilio tacciono +i <i>Mirabilia</i>, e una sola volta fanno parola di lui a +questo modo: «Sul Viminale è la chiesa di sant’Agata, +donde Virgilio imprigionato dai Romani prese forme invisibili, +uscì e andò a Napoli; da ciò derivò il detto: +<i>vado ad Napulum</i>»‍<a class="tag" id="tag843" href="#note843">[843]</a>. Ei sembra che ciò si riferisca a +quella favola la quale raccontava come l’Imperatore +incarcerasse Virgilio a causa della bizzarra vendetta che +ei si toglieva di una sdegnosa Romana, e come il poeta, +montando su un aerostato, se la battesse nelle Puglie: +la notizia che ne danno i soli <i>Mirabilia</i> mette in aperto +che i Romani dei secoli duodecimo e decimoterzo sapevano +non soltanto di questa ma eziandio di altre leggende +virgiliane. +</p> + +<p> +Tuttavia la patria vera del «mago Virgilio» fu +Napoli, sua città prediletta e suo mitico sepolcro; e +noi seguiteremmo colà con grande onoranza il negromante +sul suo pallone, se non temessimo di allontanarci +soverchiamente dal suolo storico di Roma. Il serio amico +di Asinio Pollione, il poeta che ebbe natura sì timida da +sbassare gli occhi davanti ogni sguardo curioso o scrutatore, +<span class="pagenum" id="Page_770">[770]</span> +sarebbe rimasto di stucco se avesse potuto presagire +di che novelle, in gran parte puerili, la fantasia +degli imbarbariti Napoletani avrebbe circondato la sua +memoria. Ed è infatti meravigliosa cosa vedere con che +fede ingenua gli stessi uomini più gravi, sulla fine del +secolo duodecimo, ricantavano cotai favole. L’inglese +Gervasio di Tillbury, maresciallo del regno di Arles, +nella sua opera intitolata: <i>Otia Imperialia</i> dedicata a +Ottone IV imperatore, registra con ispeciale predilezione +fra i molti <i>mirabilia</i> del mondo eziandio i portenti +che fece Virgilio a Napoli. Chi sa che il poeta +dell’epopea nazionale romana avesse potuto in qualche +modo compiacersi che lo si onorasse come mago per la +sua edificazione della <i>Salvatio Romae</i> (quello che era +l’officio generale di polizia dell’Impero), ma a Napoli +certamente non avrebbe tenuto per cosa lusinghiera il +vedersi attribuite le arti di un Cagliostro o propriamente +di un ciarlatano: ei vi inventa una mosca di bronzo +fatta con bell’arte che pone in fuga tutte le mosche +vive; serra dentro di porta Capuana tutti i serpenti; +con un cavallo di bronzo divezza i cavalli che sbassino +le terga; con un pezzo di carne apprestato con magiche +virtù tiene costantemente ventilato e fresco il mercato +delle carni; sul monte delle Vergini riduce un giardino +di erbe mediche, dove la pianta di Lucia ridona la vista +alle pecore cieche; con una statua di bronzo di un trombettiere +o di un arciero piglia in rete il vento di mezzodì, +oppure accheta il Vesuvio. Cose più degne di lui +forse potevano essere queste: aver costruito sopra una +base di uova il castel dell’Uovo, traforato la grotta di +Posilippo, scoperto i bagni curativi di Puteoli, l’uso dei +<span class="pagenum" id="Page_771">[771]</span> +quali gli invidiosi medici di Salerno mandarono a male, +cancellando le epigrafi che ne denotavano il sito‍<a class="tag" id="tag844" href="#note844">[844]</a>. +</p> + +<p> +Però alle mura di Napoli non giovò l’artificiosissimo +palladio che Virgilio aveva con magica virtù chiuso +entro ad un’ampollina di vetro; chè Enrico VI, senza +averne alcun impedimento, le fe’ smantellare nell’anno +1196. Corrado, cancelliere suo ed eletto vescovo di +Hildesheim, che accompagnò l’Imperatore come legato +del reame di Sicilia, afferma con credula serietà +che, ad onta di quel palladio, le mura di Napoli furono +atterrate dai prodi Tedeschi, ma protesta pieno di reverenza +pel grande negromante, che una fessura aveva +nociuto alla magica fiala; e confessa che gli Alemanni +non osarono di abbattere la così detta «porta di ferro», +per paura che ne uscissero i serpenti cui Virgilio con +suoi sortilegi aveva chiuso lì entro‍<a class="tag" id="tag845" href="#note845">[845]</a>. E quell’uomo +<span class="pagenum" id="Page_772">[772]</span> +posto in luogo insigne accertava con profonda convinzione +(onde certo partecipava anche l’imperatore Enrico) +di aver posto a prova i portenti di Virgilio, e di aver +visto coi suoi proprî occhi che quando si esponevano +all’aria le ossa del poeta oscuravasi di repente il cielo +e il mare si agitava in burrasca. La sua romanzesca +lettera indiritta ad Erbordo di Hildesheim (e incastonata +come una gemma preziosa nella «Cronica degli Slavi» +scritta da Arnoldo) schiude la serie immensa di quelle +relazioni che fino ai dì nostri vennero componendo i +Tedeschi dei loro viaggi in Italia. È cosa assai amena +vedere quante cose apprendeva nell’Italia meridionale +la fantasia del Cancelliere, scaldata allo spettacolo di +un mondo nuovo e bello, e nutrita di studî classici. Colà +egli scopriva financo il Parnasso e l’Olimpo, si rallegrava +che il fonte ispiratore d’Ipprocrene venisse allora +a scorrer dentro dei confini dell’Impero tedesco, navigava +con mitologico ribrezzo fra Scilla e Cariddi, passava con +gran letizia davanti a qualche luogo appellato Sciro, dove +Teti aveva tenuto nascosto l’eroico figliuolo suo Achille, +con sommo diletto vedeva nel teatro di Tauromenio lo +spaventoso labirinto del Minotauro, e in Sicilia faceva +la conoscenza dei Saraceni, i quali possedevano l’invidiabile +potenza, ereditata dall’apostolo Paolo, di ammazzare +col solo sputo i serpi velenosi‍<a class="tag" id="tag846" href="#note846">[846]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_773">[773]</span> +</p> + +<p> +Lasciamo queste sollazzevoli leggende, che avvivano +di un colorito tanto vivace l’età credula di portenti, nella +quale venne in fiore appo i Tedeschi la poesia cavalleresca, +e conchiudiamo questi <i>mirabilia</i> registrando le +notizie di un altro viaggiatore, che prima dell’anno +1173 vide e brevemente descrisse quella Roma, dove +Corrado non ebbe posto il piede. Ai <i>mirabilia</i> di Roma +aggiunse qualche cosa Beniamino di Tudela, ebreo spagnuolo, +il quale, precursore di Giovanni di Mandeville, +scrisse, in lingua ebraica e secondo il genio del suo secolo, +una relazione favolosa del viaggio che egli fece fin +giù nelle Indie e in China‍<a class="tag" id="tag847" href="#note847">[847]</a>. +</p> + +<p> +L’erudito Rabbino vide Roma soltanto con occhio +d’ebreo, giacchè naturalmente quel che più lo allettava +si erano le attenenze della città mondiale con Israello e +colla caduta di Gerusalemme avvenuta sotto di Tito e di +Vespasiano. Diamo accoglienza qui alla sua meravigliosa +descrizione, avvegnaddio essa sia la sola narrazione di +un viaggio a Roma, che noi possediamo dell’epoca medioevale +fino ad ora percorsa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_774">[774]</span> +</p> + +<p> +«Roma», dice Beniamino, «consta di due parti +che il fiume Tevere traversa per modo, che l’una, stando +dall’altra, si vede. Nella prima è il massimo tempio, +che romanamente si appella il san Pietro; e colà +havvi eziandio il palazzo del grande Giulio Cesare, +con molti edificî ed opere che assai diversi sono da +quelli del rimanente mondo‍<a class="tag" id="tag848" href="#note848">[848]</a>. La Città qua ruinosa, +là abitata, ha un circuito di ventiquattro miglia. Contiene +ottanta palazzi degli ottanta re, che tutti appellansi +imperatori, dall’impero di Tarquinio all’impero di +Pipino padre di Carlo, che per il primo tolse le Spagne +agli Ismaeliti e le assoggettò al suo giogo. Ivi, fuor di +Roma, è il palazzo di Tito, cui i trecento senatori non +vollero fare accoglienze perchè disobbedì al loro comando; +infatti, invece che in due anni di tempo, solamente dopo +il terzo egli conquistò Gerusalemme. Oltracciò mirasi il +palazzo di re Vespasiano, edificio poderoso e saldo che +pare un tempio‍<a class="tag" id="tag849" href="#note849">[849]</a>. Di più evvi il palazzo di re Galbino +con trecentosessanta portici; tanti sono quanti ha giorni +un anno, e misurano tre miglia di circuito. E un tempo in +cui vennero fra loro a guerra, più di centomila Edomei +furono uccisi in quel palazzo, e le loro ossa ancora +oggidì si vedono colà appese. E il re fece da ogni parte +<span class="pagenum" id="Page_775">[775]</span> +ritrarre in iscultura tutta quella guerra; battaglie e +battaglie, uomini con armi e con cavalli, tutto vi fu +inciso in marmo: così egli volle che anche dopo lunghi +secoli quella guerra antica stesse raffigurata innanzi +agli occhi dei posteri‍<a class="tag" id="tag850" href="#note850">[850]</a>. Là evvi la grotta sotterranea +dove siedono il re e la regina in trono, e all’incirca +cento principi dell’Impero, tutti scolpiti in simulacri; +e vengono giù fino ad oggi. Nella chiesa di +santo Stefano, vicino la sua statua dentro del santuario, +sono due colonne di bronzo, opera di re Salomone, +che dorme in pace. Su ciascuna colonna sta scritto: +Salomone figlio di Davide; e mi raccontavano gli Ebrei +che ivi sono, qualmente ogni anno, ai 9 di Luglio, ne +trasuda un umore che par acqua. Havvi colà la spelonca +dove Tito figlio di Vespasiano depose i sacri vasi del +tempio, che egli trasportò con sè di Gerusalemme. Nel +monte, vicino al Tevere, v’è ancora un’altra grotta, +dove riposano i dieci giusti (benedetta ne sia la memoria!) +che furono uccisi sotto il regno dei tiranni. +Arrogi che innanzi al tempio dell’imagine Lateranense è +rappresentato Sansone, il quale tiene in mano il globo di +marmo; e v’è Assalonne figlio di Davide, e Costantino +che edificò Costantina, da lui Costantinopoli appellata. +La sua statua e quella del cavallo sono di bronzo, ma in +antico erano coperte d’oro»‍<a class="tag" id="tag851" href="#note851">[851]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_776">[776]</span> +</p> + +<p> +Anche in Beniamino si rivela lo spirito dei <i>Mirabilia</i>, +ed è cosa amena imaginare il Rabbino, che, vestito +della lunga veste talare ed accompagnato dai suoi +correligionari di Transtevere timidi ma servizievoli, +va girando per la solitaria città, e se ne fa narrare le +meraviglie leggendarie. Anche il ghetto di Roma aveva +i suoi archeologi e la sua archeologia, la quale raccontava +di attenenze favoleggiate od anche isteriche, che +la Città aveva avuto col popolo di Davide. Simiglianti +leggende erano abbastanza antiche: di già nel sesto +secolo Zaccaria vescovo armeno pretendeva sapere che +Vespasiano avesse rizzato in Roma venticinque statue +in bronzo dei re ebrei; e la <i>Graphia</i> narra che in +Laterano si custodiva l’Arca santa dell’alleanza, il candelabro +dalle sette braccia, e reliquie di Mosè e di Aronne. +Però Beniamino passa tutto questo in silenzio, +e gli archeologi ebrei gli mostravano soltanto una mitica +grotta, nella quale sarebbero stati deposti gli arredi +del tempio. Del resto, anche pei Romani erano +divenute cosa di alta rilevanza le relazioni con Gerusalemme, +segnatamente dopo le Crociate; e i <i>Mirabilia</i> +<span class="pagenum" id="Page_777">[777]</span> +affermano che, vicino san Basilio (nella muraglia del +Foro di Augusto), fosse infitta una gran tavola di +bronzo, sulla quale a caratteri greci e latini era scritto +il patto d’amicizia che in antico i Romani avevano +conchiuso con Giuda Maccabeo‍<a class="tag" id="tag852" href="#note852">[852]</a>. Beniamino non si +sofferma neanche su di questa tradizione locale; e noi +deploriamo massimamente che egli s’abbia trattenuto +a Roma soltanto breve tempo, e che ancor più brevemente +egli abbia narrato di ciò che vi vide. Se egli +ci avesse lasciato della Roma di quel tempo tante notizie, +quante di Palermo ne tramandò Ibn-Djobeïr contemporaneo +suo, forse sarebbero state di gran pregio. +Ma la grandezza della Città e delle sue rovine intorbidava +la vista financo a’ cristiani educati negli studî +classici; e assai acconciamente il Rabbino di Tudela +poneva fine ai suoi abbozzi con queste parole: «In +Roma vi sono ancora altri edificî ed opere, che nessun +uomo è capace di numerare». +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_778">[778]</span> +</p> + +<h4 id="cap7-8-4">§ 4. +<span class="smaller">I monumenti e i loro proprietarî nel secolo duodecimo. — Il +Senato romano incomincia a dare provvedimenti +per la loro conservazione. — La colonna di Trajano. — La +colonna di Marc’Aurelio. — Architettura degli edificî privati +nel secolo duodecimo. — La torre di Nicolò. — Le torri +di Roma.</span></h4> + +<p> +Allorchè abbiamo parlato degli sventurati avvenimenti +del secolo undecimo abbiamo anche fatto la storia +delle rovine della Città: ed eziandio nel duodecimo +Roma fu così piena di guerre, ch’ei si può di leggieri +imaginare quanti vetusti monumenti ne andassero distrutti. +Le battaglie avvenute al tempo di Enrico IV +e l’incendio devastatore appiccato da Roberto Guiscardo +annientarono una gran parte dei monumenti dell’antichità. +Allorchè poi Roma risorse da quelle ceneri gli +avanzi di edificî provvidero materiali per la sua restaurazione. +Nessun magistrato vegliava più per la conservazione +delle vecchie fabbriche, donde si strappavano +pietre sopra pietre, in quello che allora, come in passato, +marmi squisiti e perfino statue si gettavano nelle +fosse da calce. Roma continuava a far da miniera di +preziosi materiali; chi ne voleva ne pigliava, anche la +gente forestiera; e, come un tempo Desiderio aveva +portato a Monte Cassino colonne tolte a Roma, lo stesso +anche adesso per certo facevano Principi e Vescovi stranieri. +Venivano nella Città, miravano con occhi desiderosi +magnifici ornati dell’antichità, e l’abbandono in +cui erano lasciati gli allettava a servirsi di essi. Il +celebre Sugero, abate di san Dionigi e contemporaneo +<span class="pagenum" id="Page_779">[779]</span> +di san Bernardo, confessa di aver visto nei bagni di +Diocleziano e nelle altre terme di Roma delle colonne +meravigliose, e di avere avuto bramosia di portarle per +nave in Francia, dove, giusto allora, egli era affaccendato +a riedificare la sua Abazia: e se la difficoltà del trasporto +ed altre circostanze a lui impedivano di farlo, ei si può +facilmente argomentare che altri Vescovi e città non +trovassero di cosiffatti ostacoli‍<a class="tag" id="tag853" href="#note853">[853]</a>. +</p> + +<p> +Tuttavolta gli edificî pubblici appartenevano di diritto +allo Stato; e trovansi documenti di questo tempo, +in cui Pontefici concedono a uomini privati od a chiese +il possedimento di monumenti. Nella massima parte le +rovine antiche erano trapassate in possesso cotale; +così poterono salvarsi dalla distruzione completa che le +avrebbe colpite se fossero state senza padrone; e lo stesso +uso che ne facevano i loro proprietarî le danneggiava sì +ma non le annientava. Un esempio del modo come andava +la cosa ce lo porge l’arco trionfale di Settimio +Severo. Nell’anno 1199 Innocenzo III conferma alla +chiesa dei santi Sergio e Bacco il possesso di una parte +di esso. «Confermiamo», così dice la sua Bolla, «in +possesso vostro la metà dell’arco trionfale, che consta +<span class="pagenum" id="Page_780">[780]</span> +di tre archi, dei quali uno fra’ minori sta presso alla vostra +chiesa (sopra v’è edificata una torre), e la metà di +tutto l’arco di mezzo, colle camere vicine all’arco +minore;» e vi si soggiunge che l’altra metà del monumento +appartiene agli eredi di un tal Cimino. Perciò +l’arco trionfale spettava a due proprietarî; sopra e +tutt’all’intorno v’avevano fabbriche; era fortemente +munito, e sulla sua piattaforma posava una torre‍<a class="tag" id="tag854" href="#note854">[854]</a>. +</p> + +<p> +I Pontefici continuavano pertanto a tenere antichi +edificî in conto di beni dello Stato; si ricorderà che +Lucio II dava ai Frangipani il Circo Massimo, e che la +Chiesa pretendeva eziandio alla proprietà del castel +Sant’Angelo e del Panteon. Ma come i Romani ebbero +conseguito la loro libertà, anche la Città pretese essere +proprietaria dei monumenti publici, quanti di essi famiglie +romane non avevano omai tramutato in loro turriti +palagi. Il Senato si tolse cura di mantenere in assetto +le mura della Città, ed anzi il Papa fu costretto a contribuirvi +con una moneta annuale. Perciò è che sulle +venerande mura di Aureliano, presso ai nomi di Imperatori +e di Consoli antichi, leggonsi quelli di Senatori +del medio evo, proprio del tempo del Barbarossa. Nell’anno +1157 il Senato restaurò una parte delle mura +che era prossima alla <i>Porta Metronis</i>; ed oggidì ancora +sulla torre «della Marana» vedesi una lapide commemorativa, +che discorre di quel restauro, e registra i nomi +<span class="pagenum" id="Page_781">[781]</span> +dei Senatori allora in reggimento, senza pur fare +menzione del Pontefice‍<a class="tag" id="tag855" href="#note855">[855]</a>. +</p> + +<p> +Nessuna iscrizione annuncia che Senatori ovvero +Papi restaurassero un solo acquedotto; un profondo +silenzio ricopre queste grandi e preziose opere di Roma +antica. Ma il nome di un Senatore del medio evo fa tuttavia +bella mostra di sè sopra uno dei ponti dell’isola. +Sul ponte Cestio leggesi questa scritta: «Benedetto +senatore eccelso dell’illustre Città restaurò questo +ponte quasi ruinato;» senza dubbio fu Benedetto +<i>Carushomo</i> che compiè quel lavoro‍<a class="tag" id="tag856" href="#note856">[856]</a>. Anche ponte +Milvio, che i Romani avevano distrutto al tempo di +Enrico V, fu riparato dal Comune; lo si rammenterà +pensando alla lettera che il Senato indirisse a Corrado. +</p> + +<p> +Ancor più glorioso è un documento dell’alacrità +onde si curava questa specie d’imprese. Ai 27 Marzo +1162, un giorno dopo l’entrata che il Barbarossa fece +nella sventurata Milano, e, vedi caso! precisamente il +dì stesso in cui cominciò la barbara distruzione di +quella città, il Senato romano decretò provvedimenti +per la conservazione della colonna di Trajano, «affinchè +<span class="pagenum" id="Page_782">[782]</span> +non vada distrutta nè mutilata, ma, finchè duri il +mondo, si mantenga intera e senza danno, nella figura +che adesso si trova avere, ad onore di tutto il popolo +romano. Chi tenterà recarvi guasto sarà punito di +morte, e i suoi beni saranno confiscati»‍<a class="tag" id="tag857" href="#note857">[857]</a>. Quello +splendido monumento delle grandi geste belliche di +Trajano apparteneva allora (veh! ironia delle cose +umane) alle vergini monache di san Ciriaco; e il Senato +romano, neppur pensando alla sconvenevolezza di +cosiffatta cosa, confermò precisamente a quel monastero +il possedimento della colonna e della piccola chiesa +di san Nicolò posta ai suoi piedi. Anche la colonna +di Marco Aurelio spettava pur sempre ai frati di san +Silvestro <i>in Capite</i>. Un’iscrizione posta nell’atrio di +questo convento dice così: «Poichè la <i>Columna Antonini</i>, +pertinente al monastero di san Silvestro, e la +sua attigua chiesa di sant’Andrea passarono da lungo +tempo per ragione di affittanze in altrui mani, insieme +colle oblazioni onde i pellegrini presentano l’altare superiore +e quello inferiore; affinchè questo fatto non +s’abbia mai più a ripetere, per autorità di Pietro principe +degli Apostoli e dei santi Stefano, Dionisio e Silvestro, +<span class="pagenum" id="Page_783">[783]</span> +malediciamo e con vincolo di anatema leghiamo +l’Abate e i monaci, le quante volte si arrogassero di +dare la colonna e la chiesa in affittanza o in beneficio. +Se poi taluno con violenza fosse per togliere la colonna +al nostro monastero maledetto sia in eterno come predone +di templi; anatema eterno lo avvinca. Così sia. +Questo fu decretato per podestà dei Vescovi, dei Cardinali +e di molti preti e laici intervenuti. Pietro per +la grazia di Dio, umile abate di questo cenobio, coi +fratelli suoi, fece e confermò nell’anno del Signore 1119, +indizione XII»‍<a class="tag" id="tag858" href="#note858">[858]</a>. +</p> + +<p> +Insieme colla libertà crebbero l’amore per l’antichità, +la venerazione dei suoi monumenti e il sentimento +dello splendore imperituro, che Roma conseguiva dalle +opere d’arte degli avi. Omai anche i maggiorenti provavano +il bisogno di acquistarsi decoro con edificazioni +e di accrescere l’ornamento della Città. A cotale intento +fu fabbricata la torre vicina al ponte dei Senatori (ponte +Rotto), alla quale più tardi nel medio evo si diè nome di +Monzone, e che il popolo, da quel novellatore ch’egli è, +ancora oggidì appella «casa di Pilato», oppure «di Cola +di Rienzo». Questo mirabile edificio, testa di ponte, +donde si esigeva tributo di pedaggio (e presso ai ponti di +Roma, quasi tutti, erano erette torri), ebbe a quell’età la +<span class="pagenum" id="Page_784">[784]</span> +pretesa di palazzo sontuoso. Le sue rovine di solida muratura +a mattoni sono ancora oggidì il più notevole +monumento della bizzarra architettura delle fabbriche +private di Roma medioevale. Era tutto disposto a cornici +ed a piccoli loggiati, e vi si entrava dalla via per una +porta fatta a volta. Nell’interno aveva stanze fatte con +solide volte a crociera, e dal pianterreno si saliva ad un +appartamento superiore per una scala di pietra. L’esterno +era ornato di frammenti antichi; mezze colonne di rozzo +ammattonato sostenevano un fregio rappezzato di varî +ornati, dove fanno comparsa qua rosette di marmo, là +arabeschi e piccoli rilievi di figure mitologiche. Il busto +del suo costruttore (tornavasi dunque in Roma a scolpire +ritratti in marmo) era in origine collocato in una nicchia, +presso la porta; sparve esso, ma rimase il distico pomposo +che vi si accompagnava‍<a class="tag" id="tag859" href="#note859">[859]</a>. Un’altra iscrizione lunga +e di stile barbarico in versi leonini dice il nome dell’edificatore +e della sua famiglia. La sua tronfiezza prettamente +romana fa risovvenire dei discorsi ampollosi dei +Romani a Corrado e a Federico, ma la cristiana mestizia +che in stile d’epigrafe deplora il nulla di ogni grandezza +terrena non manca certo di poetica leggiadria. +Vi è detto: «Nicolò, padrone di questa casa, seppe bene +che inane è la gloria del mondo. A edificarla, non tanto +<span class="pagenum" id="Page_785">[785]</span> +lo indusse ambizione vana, quanto il desiderio di rinnovare +la magnificenza antica di Roma. Dentro di una +bella magione non ti scordare del sepolcro; rammenta +che non vi devi dimorar lungo tempo. La morte ha +le ali. Nessun uomo eternamente vive; il nostro soggiorno +in terra è breve, e la nostra corsa rapida come +leggera è piuma. Guardati pur dal soffio dell’aria, +serra pur la tua porta a cento giri di chiavi, falla guardare +da mille scolte; tanto e tanto la morte siede al tuo +capezzale. Se anche tu ti chiudessi in un castello che toccasse +il cielo, la morte non farebbe che più ratto coglier +te, preda sua. Sublime s’eleva alle stelle questa casa. +Dalle fondamenta alle cime la eresse il primo fra i primi, +Nicolò magno, per rinnovellare le glorie de’ suoi avi. Il +padre suo ebbe nome Crescente; Teodora, la madre. +Questa casa famosa edificò per il suo diletto figliuolo; +a David lasciolla egli, padre»‍<a class="tag" id="tag860" href="#note860">[860]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_786">[786]</span> +</p> + +<p> +Senza fondamento di sorta, nell’edificatore si volle +ravvisare uno dei Crescenzî, anzi il celebre Crescenzio +dell’età di Ottone III, laddove, a nostra saputa, in quella +famiglia non v’ebbe alcuno di nome Nicolò. L’arte romana, +che creò un edificio sì strambo di forme, era a tanta +distanza da quella che costruì la torre fiorentina di Giotto, +quanto la Cronica di Benedetto da Soratte si discosta +da quella di Dino Compagni. Della fabbricazione è incerto +il tempo; però, senza dire dei rapporti storici, lo +stile dell’inscrizione palesa il secolo undecimo oppure il +duodecimo‍<a class="tag" id="tag861" href="#note861">[861]</a>. Il gusto di quel palazzo baronale pare cosa +tanto più barbarica, quanto che vicinissimo esistono due +piccoli templi romani ben conservati e di semplice bellezza. +Se a questi avesse paragonato il suo lavoro, l’architetto +del medio evo avrebbe dovuto sentirsi vergognato; +eppure può darsi che l’opera sua quando fu compiuta, +fosse reputata la magnifica di tutta Roma, e che +non mancasse di un’apparenza di pompa grandiosa: +quest’è certo, che un tal quale effetto pittoresco doveva +avere. Del sontuoso edificio, che il Console romano provvide +<span class="pagenum" id="Page_787">[787]</span> +di un’iscrizione, la quale si avrebbe acconciato ad +un’opera di Rampsinito, non esiste oggidì che un piccolissimo +avanzo, la rovina della torre; e alla vanità dell’edificatore +fa insulto una stalla ed un fenile, che ora +sono collocati nella sublime magione del «primo fra i +primi.» +</p> + +<p> +Se oggidì durassero in Roma i palazzi dei Pierleoni +e dei Frangipani avremmo davanti a’ nostri occhi fabbriche +fantastiche di eguale specie. Giusto in questa età +sorgevano a Roma d’ogni parte torri, o edificate a nuovo +dalle fondamenta, oppur costruite a muratura di mattoni +sopra monumenti antichi. Non v’era più un arco di +trionfo, che non fosse reso turrito. I soli Frangipani +avevano adoperato a loro fortezze gli archi di Tito e di +Costantino, e parecchi archi di Giano. Vicin l’arco di +Tito era la maggior torre della loro rocca palatina, la +<i>Turris Cartularia</i>, della quale i <i>Mirabilia</i> dicono che +fosse stata edificata sul tempio di Esculapio‍<a class="tag" id="tag862" href="#note862">[862]</a>. Anche +il Circo Massimo sarà stato irto delle lor torri, ed un +arco colà esistente, che eglino in simil modo guarnivano, +diede a un ramo di loro famiglia il nome <i>De Arco</i>. +</p> + +<p> +In tutte le città d’Italia dominava allora il fervore +(facilmente se ne comprende la ragione) di edificare di +queste torri. Pisa ne possedeva tante, che Beniamino di +Tudela poteva esagerarne il numero fino a diecimila. +Monumenti di quel tempo di libertà e di guerre di città, +durano ancora l’alto campanile di san Marco a Venezia; +<span class="pagenum" id="Page_788">[788]</span> +la celebre torre degli Asinelli e quella inclinata che è +detta la Garisenda a Bologna; la magnifica torre pendente +della cattedrale di Pisa. Gli architetti Buonanno +e Guglielmo il Tedesco riempierono Italia della loro nominanza +e delle loro opere; a Roma invece non si parla +di alcun architetto rinomato. Le torri che qui si fabbricavano +avevano or qua, or là degli ornati eccellenti o di +forma pretensiosa, come è di quella di Nicolò; ma generalmente +erano costruzioni di rozzi mattoni, tirate su in +fretta, facili a distruggersi, e facili con altrettanta prestezza +a restaurarsi. In parecchi quartieri della Città si +vedono torri medioevali ancora abbastanza conservate; +sono tutte composte di pietra cotta, quadrangolari, non +rastremate in cima, senza compartimenti; ora erano isolate, +or s’alzavano da palazzi che dirsi potevano vere +castella. Se sia vero che le mura della Città, giusta il +conto dei <i>Mirabilia</i>, avessero più di trecentosessanta +torri; se si aggiungano gl’innumerevoli campanili delle +chiese, e le torri dei palazzi famigliari, e i pinnacoli delle +ruine antiche, ei si può imaginare che mirabile veduta +dovesse produrre di sè questa città di Roma, che anche +oggidì par tanto bella e maestosa all’occhio di chi la +contempla, nell’ammasso di tutte le sue cupole grandiose. +Quella foresta di oscure torri, che levavano il loro +capo con un aspetto minaccioso, le dava allora un carattere +selvaggio, melanconico, guerriero, che doveva +commuovere di grave impressione anche l’animo dei +potentissimi Imperatori. +</p> + +<p> +Però nel secolo duodecimo la città di Roma mostrava +uno spettacolo confuso di ruina, di disordine e di stato +barbarico, cui la più vivace fantasia non ha forza sufficiente +<span class="pagenum" id="Page_789">[789]</span> +di ideare. Dopo l’incendio dei Normanni, i colli +diventavano ognor più deserti; presto la rigogliosa vegetazione +del mezzodì li ricopriva di piante e di erbe; antichi +quartieri della Città diventavano terreni campestri. +La popolazione si andò addensando dalla parte del Tevere +e del Campo di Marte, appiedi del Campidoglio mesto +nell’aspetto, ma or nuovamente fatto libero: e colà, +in labirinti di regioni e di chiassuoli, ne’ quali i cumuli di +ruine, e templi, e monumenti crollati interrompevano ad +ogni tratto il passaggio, sedeva il fiero popolo dei Romani, +scarso di numero, ma pur forte abbastanza per +discacciare i Papi e per ributtare gli Imperatori dalle +vetuste mora di Aureliano. +</p> + +<h4 id="cap7-8-5">§ 5. +<span class="smaller">Architettura ecclesiastica. — Suo risorgimento nel +secolo duodecimo. — Santa Maria in Cosmedin. — Santa +Maria in Transtevere. — La pittura in Roma. — Incominciamenti +della scultura. — I primi Cosmati. — Eugenio III +e Celestino III danno principio all’edificazione del palazzo +Vaticano.</span></h4> + +<p> +Come fu posto fine alla controversia delle investiture, +Roma ebbe un periodo di calma, nel quale la Città +potè lentamente sollevarsi dalla sua ruina. Ma troppo +breve fu quel tempo di quiete, e grande troppo l’inopia +di Roma perchè i Pontefici riuscissero a restaurare la +Città, quand’anche posseduto ne avessero il buon genio +e il fervore di Calisto II. Quando si dice di opera che i +Papi diedero a restaurazioni, non si può intendere d’altro +che della edificazione di chiese; vi si provvedeva con +denaro publico, e per necessità que’ lavori s’imprendevano, +dappoichè il culto esigeva che si riparassero le basiliche +<span class="pagenum" id="Page_790">[790]</span> +danneggiate dai guasti di così orribili guerre. L’esempio +di magnifiche opere di architettura che altre +città andavano erigendo allettava ad emulazione, e col +secolo duodecimo l’arte si risvegliava in Italia a nuova +vita. Però un’attività siffatta in Roma fu lenta lenta, +e andò tanto alla cheta che appena la si avvertì. Laddove +nella più parte delle republiche italiane si costruivano +chiese sontuose di uno stile ch’era nuovo in parte, +l’architettura romana per qualche secolo si restrinse +a rinnovare e a rendere adorne quelle che già esistevano. +</p> + +<p> +La chiesa di santa Maria in Cosmedin porge testimonianza +che omai sul principio del secolo duodecimo +s’era fatto vivo un più fervido sentimento del bello. +Quel vago tesoretto dell’arte medioevale fu restaurato +sotto di Calisto II, e con pio amore Alfano camerario di +questo Papa lo rese abbellito. La chiesa conserva ancora +molti ornati di quell’età, sculture di stile semplice che +egregiamente denotano un’epoca nella quale, in mezzo +a una ferrea barbarie, la musa comincia a far capolino +con leggiadro viso infantile e con timidi vezzi. Chi visita +la chiesa sente spirarsi pel volto un alito di quel secolo +allorchè vi mira il grazioso e variopinto musaico del +pavimento, gli eleganti amboni di marmo, i pilastri della +porta, la cattedra vescovile a musaico che è nell’abside, +e parecchie altre opere del tempo di Alfano‍<a class="tag" id="tag863" href="#note863">[863]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_791">[791]</span> +</p> + +<p> +Già più addietro notammo che Calisto II edificò nel +san Pietro e nel Laterano, dove fece rappresentare con +povere pitture le vittorie della Chiesa. Salvo qualche +interruzione, anche i suoi succeditori ripresero l’alacre +opera di lui; segnatamente vi si illustrò Innocenzo II. Il +vero monumento del pontificato di questo Papa è la +santa Maria in Transtevere. L’antichissima basilica, che +oggidì ancora è una di quelle che destano più attrattiva +in Roma, fu da lui riedificata a nuovo dopo la morte di +Anacleto. Il Papa era transteverino di nascita, e le torri +della sua famiglia si erigevano nel circondario di quella +parrocchia. Però egli non giunse a compiere la chiesa; +fecelo soltanto Innocenzo III, ma, ad onta di parecchi mutamenti +introdottivi nel corso dei tempi, essenzialmente +essa è pur sempre monumento di lui. Colle sue ventiquattro +colonne di granito bruno, i cui capitelli contengono +ancora tanto classicismo pagano, coll’antica travatura +che posa su di esse, col vecchio suo pavimento, col tabernacolo +sostenuto da colonne di porfido, co’ suoi musaici, +questa chiesa è tuttavia ripiena del vetusto spirito +cristiano che proprio era del medio evo di Roma‍<a class="tag" id="tag864" href="#note864">[864]</a>. +Molti dei musaici dell’abside e dell’arco, quantunque +<span class="pagenum" id="Page_792">[792]</span> +restaurati, appartengono a quel tempo. Non hanno +gusto tutt’affatto barbarico, e mentre pure s’attengono +alle vecchie tradizioni palesano un fare più sciolto. +Massimamente le figure del Cristo e della Vergine, sedenti +sopra un trono dorato, sono imagini degne della +maestà di un tempio, nè hanno stile soverchiamente +pesante. Gli altri quadri collocati di sotto sono di +età più moderna, ma il notevole musaico della nicchia +vicino alla fronte della basilica (rappresenta la Madonna +con dieci vergini donne) risale alla metà del secolo +duodecimo, e dimostra che l’arte del musaico tornava +a fiorire. Forse, gli artisti che vi lavorarono vennero +di Monte Cassino‍<a class="tag" id="tag865" href="#note865">[865]</a>. +</p> + +<p> +Allorchè Desiderio edificò la bella chiesa del suo +convento, ei se ne procacciò materiali in Roma, ma non +ne tolse alcun maestro, perciocchè ivi si fosse infiacchita +ogni attività di arte. La Cronica di Monte Cassino +espressamente dice, che egli andò a cercare musaicisti +a Bisanzio, e indi fondò una scuola di quell’arte nel +suo monastero, acciocchè essa non perisse in Italia, +dove da cinquecent’anni non la si coltivava più‍<a class="tag" id="tag866" href="#note866">[866]</a>. +Sennonchè la durata dell’arte de’ musaici in Italia confuta +quel detto, che è un’esagerazione del Cronista; +questo solo è verosimile che la scuola di Monte Cassino +esercitasse molta influenza in Roma; e all’età nella quale +<span class="pagenum" id="Page_793">[793]</span> +si composero le strette relazioni coi Re di Sicilia, edificatori +di duomi magnifici, può darsi che venissero artisti +da Palermo e che lavorassero per conto dei Papi. +Però nè la pittura a fresco, nè il musaico cessarono +mai di aver cultori a Roma. Nella chiesa dei «Quattro +Coronati», rifabbricata da Pasquale II, trovansi +mirabili affreschi che adornano le pareti della cappella +di san Silvestro <i>in Porticu</i>, che Innocenzo II fe’ erigere. +Anche nella basilica di san Clemente (può darsi che +la restaurasse Pasquale II, il quale eravi prima stato +da cardinale), essendosi fatti nell’anno 1862 escavi +nella chiesa sotterranea, vi si rinvennero pitture che +devono appartenere al secolo undecimo od al duodecimo‍<a class="tag" id="tag867" href="#note867">[867]</a>. +</p> + +<p> +Pertanto la pittura era al servizio delle chiese, e pare +che omai i suoi artisti ne traessero uno stato di agiatezza +e di estimazione dal momento che nell’anno 1148 +fra i Senatori trovasi un Bentivenga pittore. E sulla +metà del secolo duodecimo si tiene nota dei Cosmati, +famiglia romana di artisti, i quali con molte opere in +<span class="pagenum" id="Page_794">[794]</span> +marmo, che fornirono per Roma e pel suo territorio, +s’ebbero acquistato grande rinomanza. A vero dire, la +scultura di quel tempo si restringeva soltanto a comporre +sepolcri, cattedre ossiano amboni, giganteschi candelabri +di marmo destinati ai cerei pasquali, e tabernacoli, +dei quali Roma può mostrarne alcuni di quel vecchio +stile nel san Clemente, nella santa Maria in Cosmedin +e nel san Lorenzo fuori delle mura‍<a class="tag" id="tag868" href="#note868">[868]</a>. Già da lungo +tempo sulla piazza lateranense trovavasi collocata la +statua equestre di Marco Aurelio, chè ve la vide anche +Beniamino di Tudela; innanzi ad essa Clemente III +faceva costruire una fontana, dal che ebbe origine quell’errore +onde fu detto, facesse egli fondere una statua +equestre di bronzo e la collocasse nel Laterano. Come +mai l’arte a questa età avrebbe saputo produrre in +Roma cotali opere in metallo‍<a class="tag" id="tag869" href="#note869">[869]</a>? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_795">[795]</span> +</p> + +<p> +In mezzo ai tumulti guerreschi della Città artisti +sedevano dunque nelle loro solitarie officine, proprio in +quei primi albori dell’arte, e orgogliosamente appellavansi +«maestri romani» (<i>doctissimi magistri Romani</i>), +e con fervore pio prestavano la loro opera per le chiese +che ad essi allogavano commissioni. Dai padri l’arte si +tramandava ai figli e ai nepoti, e veniva così formando +delle scuole. Dalla metà del secolo duodecimo in poi quei +maestri romani avevano ognor più a lavorare, perocchè +or più quasi non vi avesse un solo Papa, che non +restaurasse chiese o che non le abbellisse. +</p> + +<p> +Lucio II costruì a nuovo quella della santa Croce; +Eugenio III restaurò la basilica di santa Maria Maggiore, +e la provvide di portico. Papi e Cardinali incominciarono +a innalzare palazzi: uno ne erigeva Anastasio +IV vicino al Panteon, ed Eugenio III fabbricava a +Segni una casa di residenza pontificia. Ampliò egli +eziandio il Vaticano, e probabilmente rizzò un edificio +nuovo, di cui Celestino III continuò la costruzione. Infatti +i detti due Pontefici sono reputati per quelli che +posero le fondamenta del palazzo vaticano‍<a class="tag" id="tag870" href="#note870">[870]</a>. +</p> + +<p> +Clemente III e Celestino III edificarono anche presso +al palazzo lateranense. Dal primo ha origine eziandio +il chiostro del san Lorenzo, la più antica opera di quella +specie che v’abbia in Roma; ed esso ormai accenna +allo stile del secolo seguente, nel quale si seppe comporre +<span class="pagenum" id="Page_796">[796]</span> +chiostri graziosi con piccoli portici rivestiti di +mosaici‍<a class="tag" id="tag871" href="#note871">[871]</a>. +</p> + +<p> +Sulla fine del secolo duodecimo pertanto anche in +Roma si scorge un’alacrità operosa per l’arte, che si +accorda coll’impulso universale che ne commuove tutta +Italia. Però a Roma l’arte non conseguì mai uno splendore +nazionale. Piuttosto essa andò in cerca del suolo +vergine di quelle città, nelle quali non era angustiata +dalle leggi tiranniche della tradizione: e nell’anno 1200 +nasceva quel Nicola Pisano, genio meraviglioso di una +nuova epoca di coltura, che venne in fiore nel secolo +decimoterzo. +</p> + +<p class="pad2 center large"> +FINE DEL VOLUME QUARTO. +</p> + +<div class="somm"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_797">[797]</span> +</p> + +<h2><a id="indice" href="#indfront"> +INDICE</a> +<span class="smaller">DEL QUARTO VOLUME‍<a class="tag" id="tag872" href="#note872">[872]</a></span></h2> + +<table class="indice"> + <tr> + <td colspan="2" class="center">LIBRO SETTIMO.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="center">STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO UNDECIMO.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo primo</span>. — § 1. Stato che la città di Roma tiene nella gloria universale durante il secolo undecimo. — Influenza che gli elementi civici esercitano sopra il Papato. — I Lombardi eleggono Arduino a loro re; i Romani eleggono Giovanni Crescenzio a patrizio. — Silvestro II muore nel 1003. — Giovanni XVII e Giovanni XVIII. — Tusculo e i suoi Conti. — Sergio IV. — Fine di Giovanni Crescenzio, nel 1012</td> <td class="pag"><a href="#cap1-7">Facc. 3</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Gregorio eletto papa, è cacciato da Teofilatto ossia Benedetto VIII. — Enrico si dichiara in favore del Papa tusculano. — Enrico II viene a Roma ed è coronato imperatore (1014). — Condizioni di Roma e del suo territorio, in cui sono sorti Conti ereditarî. — La nobiltà romana in qualità di Senato. — Romano, senatore di tutti i Romani. — Tribunale imperiale. — È repressa una sollevazione dei Romani. — Enrico II ritorna. — Fine di Arduino re nazionale</td> <td class="pag"><a href="#cap1-7-2">17</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="pagenum" id="Page_798">[798]</span> § 3. Benedetto VIII domina robustamente in Roma. — Sua impresa contro i Saraceni. — Pisa e Genova vengono in fiore. — Italia meridionale. — Ribellione di Melo contro a Bisanzio. — Prime bande di Normanni (1017). — Fine sventurata di Melo. — Benedetto VIII esorta l’Imperatore ad una guerra nell’Italia inferiore. — Spedizione di Enrico II nelle Puglie (1022)</td> <td class="pag"><a href="#cap1-7-3">30</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Principî della riforma sotto di Benedetto VIII. — Muore (1024). — Suo fratello Romano si prende la tiara con nome di Giovanni XIX. — Enrico II passa di vita nel 1024. — Stato d’Italia dopo la morte di lui. — Giovanni XIX chiama Corrado II di Germania a Roma. — Spettacolo che presentano le spedizioni di Roma a questa età. — Coronazione imperiale (1027). — I Romani si sollevano con gran furore. — Re Canuto a Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap1-7-4">37</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 5. Rescritto di Corrado II sull’uso del diritto romano nel territorio pontificio. — Sua impresa gloriosa nell’Italia meridionale: suo ritorno. — Muore Giovanni, e si eleva al pontificato Benedetto IX, fanciullo della famiglia tusculana. — Vita scellerata di quest’uomo. — Condizioni orribili del mondo tutto. — La <i>Treuga Dei</i>. — Benedetto IX fugge presso l’Imperatore a Cremona. — Notevole rivolgimento sociale che avviene in Lombardia. — Eriberto di Milano. — L’Imperatore riconduce a Roma Benedetto IX. — Muove nell’Italia inferiore, e passa di vita nell’anno 1039</td> <td class="pag"><a href="#cap1-7-5">45</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo secondo.</span> — § 1. I Romani cacciano via Benedetto IX, e fanno papa Silvestro III. — Benedetto a sua volta lo discaccia. — Egli vende la cattedra santa a Gregorio VI. — Roma ha tre Papi. — Un Sinodo romano delibera di chiamare Enrico III, perchè ne liberi Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap2-7">57</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Enrico III scende in Italia. — Raccoglie a Sutri un Concilio (1046). — Gregorio VI abdica. — Enrico III eleva al papato Suidgero di Bamberga con <span class="pagenum" id="Page_799">[799]</span> nome di Clemente II: questi lo corona imperatore. — Descrizione della coronazione imperiale. — Traslazione del Patriziato a Enrico III ed a’ suoi succeditori</td> <td class="pag"><a href="#cap2-7-2">65</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Incomincia la riforma della Chiesa. — Enrico III muove nell’Italia inferiore, indi per Roma torna in Alemagna. — Clemente II muore (1047). — Benedetto IX s’impadronisce della santa Sede. — Bonifacio di Toscana. — Enrico innalza Damaso II al pontificato. — Fine di Benedetto IX. — Morte di Damaso. — Brunone di Toul è nominato papa</td> <td class="pag"><a href="#cap2-7-3">80</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Leone IX sale alla cattedra apostolica (1049). — Sua operosità riformatrice. — Corruttela della Chiesa. — Libro del Damiani intitolato <i>Gomorrhianus</i>. — Simonia. — Ildebrando. — Il Papa difetta di redditi. — Macbeth viene a Roma. — L’Italia meridionale. — Leone IX s’impadronisce di Benevento. — Combatte contro i Normanni. — È sconfitto presso a Civita; muore (1054)</td> <td class="pag"><a href="#cap2-7-4">89</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo terzo.</span> — § 1. Genio politico di Ildebrando. — Piano di lui. — L’Imperatore elegge Gebardo di Eichstädt a pontefice. — Goffredo di Lotaringia sposa Beatrice di Toscana. — Enrico III viene in Italia. — Vittore II, papa. — Muore l’imperatore (1056). — Reggenza dell’imperatrice Agnese. — Vittore II, vicario dell’Impero in Italia. — Potenza di Goffredo. — Il cardinale Federico, fratello suo. — Muore Vittore II. — Stefano VI, papa</td> <td class="pag"><a href="#cap3-7">109</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Gli eremiti e san Pier Damiani. — Disciplina di penitenza. — Stefano IX raccoglie intorno a sè uomini illustri, eleggendoli a cardinali</td> <td class="pag"><a href="#cap3-7-2">119</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Progetti di Stefano IX e sua morte. — Benedetto X è elevato dai nobili al pontificato. — Gerardo di Firenze, con nome di Nicolò II. — Ildebrando trae soccorso dai Normanni. — Nuovo decreto sulla elezione. — Progressi dei Normanni. — Eglino prestano al Papa giuramento di vassallaggio. — Caduta di Benedetto X</td> <td class="pag"><a href="#cap3-7-3">129</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="pagenum" id="Page_800">[800]</span> § 4. Irritazione che desta in Roma il decreto sull’elezione. — I nemici del sistema d’Ildebrando cospirano. — Nicolò II muore nel 1061. — I Romani ed i Lombardi domandano a re Enrico che elegga un papa. — Condizioni di Milano. — I Paterini. — I Cotta e Arialdo. — In Roma la fazione di Ildebrando elegge Anselmo di Lucca a pontefice. — La corte germanica solleva al papato Cadalo di Parma</td> <td class="pag"><a href="#cap3-7-4">145</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo quarto.</span> — § 1. Alessandro II. — Cadalo scende in Italia. — Benzone viene a Roma con un’ambasciata della Reggente. — Parlamenti tenuti nel Circo e sul Campidoglio. — Cadalo, ossia Onorio II, conquista la città Leonina. — Muove a Tusculo. — Goffredo di Toscana impone un armistizio. — Repentino mutamento delle cose in Alemagna. — Per opera di Annone di Colonia, Alessandro II è riverito per papa (1062). — Entra in Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap4-7">155</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Annone è rovesciato in Germania. — Cadalo ritorna a Roma. — Scoppia nella Città una seconda guerra a cagione del Papato. — Cadalo cade. — Alla fine si riconosce Alessandro II per papa</td> <td class="pag"><a href="#cap4-7-2">165</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Cresce la potenza d’Ildebrando. — Sforzi di riforma. — I Normanni. — Defezione di Riccardo che muove contro Roma. — Goffredo e il Papa conducono un esercito contro di lui. — Nuovo trattato. — L’imperatrice Agnese prende il velo in Roma. — Lotte a Milano. — Erlembaldo Cotta, milite di san Pietro. — Arialdo muore</td> <td class="pag"><a href="#cap4-7-3">172</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Debolezza del Papa in Roma. — Dissoluzione dello Stato della Chiesa. — La Prefettura urbana. — Cencio, caporione de’ malcontenti in Roma. — Cinzio, riformatore fervente, diventa prefetto della Città. — Goffredo di Toscana muore; Beatrice conserva il possesso dei feudi imperiali. — Muore Pier Damiani. — L’Abazia di Monte Cassino. — Festività magnifica della dedicazione della sua basilica, nuovamente edificata da Desiderio (1071)</td> <td class="pag"><a href="#cap4-7-4">181</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo quinto.</span> — § 1. Alessandro II muore. — Ildebrando <span class="pagenum" id="Page_801">[801]</span> sale alla cattedra pontificia. — Sua vita, sua meta. — È ordinato papa, addì 29 Giugno 1073</td> <td class="pag"><a href="#cap5-7">195</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Gregorio VII riceve giuramento di vassallaggio dai Principi di Benevento e di Capua. — Roberto Guiscardo rifiutasi di prestarlo. — Disegni di Gregorio rivolti a rendere i Principi e i loro regni vassalli della Chiesa romana. — Bandisce una crociata universale. — Matilde di Toscana e Gregorio VII. — Suo primo Concilio in Roma; suoi decreti di riforma</td> <td class="pag"><a href="#cap5-7-2">202</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Condizioni di Roma. — Gli avversarî di Gregorio. — Guiberto di Ravenna. — Enrico IV. — Contrarietà che si oppone in Alemagna contro a’ decreti di Gregorio. — Suo decreto che proibisce ai laici di dare le investiture. — Il romano Cencio attenta contro la vita di Gregorio</td> <td class="pag"><a href="#cap5-7-3">214</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Gregorio VII la rompe con Enrico IV. — Il Re fa deporre il Papa in un Concilio raccolto a Worms. — Lettere di lui a Gregorio. — Enrico IV è scomunicato e deposto in un Concilio raccolto a Roma. — Agitazione che se ne sparge nel mondo. — Rapporti fra i due antagonisti. — I ventisette Articoli attribuiti a Gregorio VII</td> <td class="pag"><a href="#cap5-7-4">226</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 5. Gli Stati dell’Impero in Germania si staccano da Enrico IV. — Egli si sveste della podestà regia. — Valica le Alpi per mendicare l’assoluzione dalla scomunica. — Suo suicidio morale a Canossa (1077). — Grandezza morale di Gregorio VII. — I Lombardi disertano il Re. — Questi si riaccosta ad essi. — Muore Cencio. — Muore Cinzio. — Muore in Roma l’imperatrice Agnese</td> <td class="pag"><a href="#cap5-7-5">236</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 6. Enrico IV prende animo a restaurare la dignità del regno. — Rodolfo di Svevia, antirè. — Enrico torna ad Alemagna, Gregorio a Roma. — Entrambi cercano l’amicizia di Roberto Guiscardo. — Cadono gli ultimi Dinasti longobardi nell’Italia meridionale. — Uno sguardo al passato del popolo longobardo. — Roberto presta in Ceperano <span class="pagenum" id="Page_802">[802]</span> giuramento di vassallaggio a Gregorio VII. — Guglielmo il Conquistatore e Gregorio VII. — Il Papa riconosce Rodolfo per re, e scomunica una seconda volta Enrico IV. — Guiberto di Ravenna, antipapa. — Mutazione di fortuna</td> <td class="pag"><a href="#cap5-7-6">246</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo sesto.</span> — § 1. Gregorio VII s’arma contro a’ suoi nemici che s’avvicinano. — Enrico IV per Ravenna muove su Roma (1081). — Assedia per la prima volta la Città. — Dopo quaranta giorni ne leva le tende. — Assedia Roma per la seconda volta nella primavera del 1082. — Si ritira a Farfa. — Va a Tivoli, dove Clemente III pone residenza. — Devasta le terre della grande Contessa</td> <td class="pag"><a href="#cap6-7">259</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Enrico IV assedia Roma per la terza volta (1082-1083). — Prende la città Leonina. — Gregorio VII fugge in castel Sant’Angelo. — Enrico IV tratta coi Romani. — Fermezza del Papa. — Giordano di Capua presta omaggio al Re. — Desiderio si fa mediatore di pace. — Trattato segreto fra Enrico e i Romani. — Il Re va in Toscana. — Malo esito del Sinodo di Novembre raccolto da Gregorio. — I Romani rompono il giuramento fatto al Re</td> <td class="pag"><a href="#cap6-7-2">266</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Enrico muove nella Campania. — I Romani disertano Gregorio, e fanno la dedizione della Città (1084). — Gregorio si chiude nel castel Sant’Angelo. — Un parlamento romano lo depone, ed eleva Clemente III al papato. — L’Antipapa corona Enrico IV. — L’Imperatore prende d’assalto il <i>Septizonium</i> e il Campidoglio. — I Romani assediano il Papa nel castel Sant’Angelo. — Pressura di Gregorio. — Il Duca dei Normanni viene a liberarlo. — Enrico si ritira. — Roberto Guiscardo prende Roma. — Ruina orribile della Città</td> <td class="pag"><a href="#cap6-7-3">275</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Ildeberto lamenta la caduta di Roma. — Ruina della Città al tempo di Gregorio VII</td> <td class="pag"><a href="#cap6-7-4">290</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 5. Gregorio VII lascia Roma, e va esulando. — Sua caduta. — Muore a Salerno. — Rilievo della sua persona nella storia universale</td> <td class="pag"><a href="#cap6-7-5">296</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="pagenum" id="Page_803">[803]</span> <span class="smcap">Capitolo settimo.</span> — § 1. Desiderio, eletto papa, rifiuta la tiara. — È per forza elevato in Roma al pontificato, con nome di Vittore III. — Fugge a Monte Cassino. — Riprende a Capua la dignità pontificia (1067). — È consecrato in Roma. — Condizioni della Città. — Vittore III fugge a Monte Cassino, e vi muore (1087). — Ottone di Ostia è eletto e ordinato a Terracina con nome di Urbano II (1088)</td> <td class="pag"><a href="#cap7-7">305</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Urbano II. — Incominciamento della sua vita, suo stato. — Clemente III è in possesso di Roma. — Urbano II si gitta in braccio ai Normanni che lo conducono a Roma. — Sue condizioni infelici nella Città. — Matilde sposa Guelfo V. — Enrico IV torna in Italia (1090). — Sue nuove lotte. — I Romani chiamano di nuovo Clemente III nella Città. — Ribellione del giovine Corrado. — Condizioni infelici dell’Imperatore. — Urbano II s’impadronisce di Roma. — Uno sguardo a ciò che erano il Papa e l’Imperatore in questa età</td> <td class="pag"><a href="#cap7-7-2">314</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Condizioni cui è ridotto il mondo, causa la controversia fra la Chiesa e lo Stato. — Le Crociate. — Il loro commovimento universale infonde fortezza al Papato. — Urbano II predica la crociata a Piacenza e a Clermont (1095). — Attenenze della città di Roma colle Crociate e colla cavalleria. — I Normanni d’Italia prendono la croce. — L’esercito crociato, condotto da Ugo di Vermandois, passa per Roma, donde è cacciato Clemente III. — Urbano II ritorna nella Città</td> <td class="pag"><a href="#cap7-7-3">325</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Attenenze di Enrico IV colla prima Crociata. — Il Papa si pone a capo del movimento universale. — Guelfo V si separa da Matilde. — I Guelfi passano dalla parte di Enrico; nonpertanto la causa di questo è perduta in Italia. — Enrico IV ritorna in Alemagna (1097). — Conchiusione delle sue tragiche lotte. — Muore Urbano II (1099). — Muore re Corrado (1101). — Enrico IV muore miseramente <span class="pagenum" id="Page_804">[804]</span> (1106). — La persona di lui innanzi al giudizio dei posteri</td> <td class="pag"><a href="#cap7-7-4">339</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 5. Coltura di Roma nel secolo undecimo. — Il clero romano è inoperoso. — Guido di Arezzo inventa le note musicali. — Condizioni delle biblioteche in Roma e fuori. — La Pomposa. — Monte Cassino e gli Istoriografi che vi fioriscono. — Farfa. — Il <i>Registrum</i> di Gregorio di Catino. — Subiaco. — Principiano le collezioni di Regesti romani. — Deusdedit. — Continuazione difettosa delle Storie de’ Pontefici. — I Regesti di Gregorio VII. — Pier Damiani. — Bonizone. — Anselmo di Lucca. — Scritture polemiche sulla questione delle investiture</td> <td class="pag"><a href="#cap7-7-5">347</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="center">LIBRO OTTAVO.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="center">STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo primo.</span> — § 1. Pasquale II. — Guiberto muore. — Antipapi nuovi. — Nobiltà sediziosa. — Origine della famiglia Colonna. — Ribellione dei Corsi. — Maginolfo antipapa. — Guarnerio, conte di Ancona, muove contro Roma. — Pasquale II negozia con Enrico V. — Concilio di Guastalla. — Il Papa va in Francia. — Nuova sollevazione nello Stato della Chiesa</td> <td class="pag"><a href="#cap1-8">365</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Enrico viene a Roma. — Condizioni misere di Pasquale II. — Difficoltà di risolvere la questione delle investiture. — Il Papa prende la risoluzione disperata di obligare i Vescovi a restituire i possedimenti avuti dall’Impero; in cambio l’Imperatore deve rinunciare al diritto d’investitura. — Si negozia e si conchiudono trattati. — Enrico V entra nella città Leonina; suo audace colpo di Stato</td> <td class="pag"><a href="#cap1-8-2">378</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. I Romani insorgono per liberar Pasquale. — Si dà l’assalto alla città Leonina e si appicca battaglia. — Enrico <span class="pagenum" id="Page_805">[805]</span> V si ritira col suo prigioniero. — Pone campo presso a Tivoli. — Costringe il Papa ad accordargli il privilegio dell’investitura. — Coronazione Imperiale. — Enrico V parte di Roma. — Svegliarsi orribile di Pasquale II nel Laterano</td> <td class="pag"><a href="#cap1-8-3">895</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. I Vescovi si rivoltano contro Pasquale II e contro il Privilegio. — Un Concilio raccolto in Laterano annulla quest’ultimo. — I legati scomunicano l’Imperatore. — Alessio Comneno e i Romani. — Infeudazione data a Guglielmo duca normanno. — Muore la contessa Matilde. — Donazione di Matilde</td> <td class="pag"><a href="#cap1-8-4">407</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo secondo.</span> — § 1. Pasquale II condanna il Privilegio. — I Romani si sollevano, causa l’elezione del Prefetto urbano. — Pier Leone. — Sua rocca presso al teatro di Marcello. — La diaconìa di san Nicola in Carcere. — Defezione della Campagna. — Enrico V viene a Roma. — Pasquale fugge. — Burdino di Braga. — Tolomeo di Tusculo. — Pasquale II ritorna e muore. — Monumenti di lui nella Città</td> <td class="pag"><a href="#cap2-8">419</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Elezione di Gelasio II. — I Frangipani prendono di assalto il Conclave. — Prigionia e salvamento del Papa. — Enrico V viene a Roma. — Gelasio fugge. — L’Imperatore eleva al pontificato Burdino, con nome di Gregorio VIII. — Fa ritorno al settentrione. — Gelasio II viene a Roma per chiedervi protezione. — I Frangipani lo assalgono una seconda volta. — Egli fugge in Francia. — L’infelice vecchio muore a Cluny</td> <td class="pag"><a href="#cap2-8-2">433</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Calisto II. — Negoziati con Enrico V. — Concilio di Reims. — Calisto viene in Italia. — Entra in Roma. — L’Antipapa cade a Sutri. — Mostruose pompe trionfali del medio evo. — Il Concordato di Worms. — Influenza salutare che la controversia delle investiture esercitò sul mondo. — Calisto II regna pacificamente in Roma. — Monumenti in Laterano eternano la definizione della grande controversia. — Calisto II muore</td> <td class="pag"><a href="#cap2-8-3">448</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="pagenum" id="Page_806">[806]</span> § 4. Discordia per ragion dell’elezione. — La famiglia dei Frangipani. — Onorio II è fatto papa. — Enrico V muore. — Il Papa riconosce Lotario per re di Germania. — Gli Hohenstaufen prendono le armi. — Rogero di Sicilia s’impadronisce delle Puglie. — Costringe Onorio a concedergli l’infeudazione. — Onorio II muore</td> <td class="pag"><a href="#cap2-8-4">463</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo terzo.</span> — § 1. I Pierleoni. — Loro origine ebraica. — Sinagoga degli Israeliti in Roma nel secolo duodecimo. — Pietro Leone e il figliuol suo Pietro cardinale. — Scisma fra Innocenzo II e Anacleto II. — Innocenzo fugge in Francia. — Lettera dei Romani a Lotario. — Anacleto II concede a Rogero I il titolo di re di Sicilia</td> <td class="pag"><a href="#cap3-8">473</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Bernardo di Chiaravalle s’adopera in Francia affinchè Innocenzo II sia riconosciuto per papa. — Lotario promette di condurlo a Roma. — Il Papa e Lotario muovono a Roma. — Coraggio di Anacleto II. — Lotario è coronato imperatore. — Torna in patria. — Innocenzo è cacciato una seconda volta. — Concilio di Pisa. — Rogero I mette a dovere le Puglie. — Seconda impresa di Lotario in Italia. — Controversie fra il Papa e l’Imperatore. — Lotario torna in patria e muore</td> <td class="pag"><a href="#cap3-8-2">490</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Innocenzo II torna a Roma. — Anacleto II muore. — Vittore IV antipapa. — Roma si sottomette ad Innocenzo II. — Il convento del Cisterciensi <i>ad Aquas Salvias</i>, monumento di san Bernardo a Roma. — Concilio Lateranense dell’anno 1139. — Innocenzo II guerreggia contro Rogero I. — Fatto prigioniero, approva la monarchia sicula. — Operosità del Pontefice a Roma dopo la pace. — I Romani guerreggiano contro Tivoli. — Innocenzo raccoglie Tivoli sotto la protezione della Chiesa. — I Romani si sollevano, restaurano in Campidoglio il Senato, e Innocenzo II muore</td> <td class="pag"><a href="#cap3-8-3">504</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo quarto.</span> — § 1. Condizioni interiori della città di Roma. — Ceto dei cittadini. — I gonfaloni <span class="pagenum" id="Page_807">[807]</span> della milizia. — Nobiltà popolana. — Nobiltà patrizia. — Nobiltà della provincia. — Decadimento dei Conti della provincia romana. — Oligarchia dei <i>Consules Romanorum</i>. — Il ceto dei cittadini sale in potenza. — Fondazione del Comune civico. — La grande nobiltà feudale tiene le parti del Papa</td> <td class="pag"><a href="#cap4-8">521</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Il Campidoglio nei secoli bui. — Suo graduale risorgimento politico. — Uno sguardo alle sue ruine. — Dov’era posto il tempio di Giove. — Santa Maria in Araceli. — Leggenda della visione di Ottaviano. — Il <i>Palatium Octaviani</i>. — Il primo palazzo senatorio del medio evo in Campidoglio</td> <td class="pag"><a href="#cap4-8-2">533</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Arnaldo da Brescia. — Sua vita prima; sue relazioni con Abelardo. — Dottrina di lui sulla secolarizzazione degli Stati ecclesiastici. — Il Papa lo condanna. — Fugge e scompare. — Celestino II. — Lucio II. — Il Papa e i Consoli combattono contro il Senato. — Giordano Pierleone, patrizio. — L’êra senatoria. — Lucio II e Corrado III. — Fine sventurata di Lucio II</td> <td class="pag"><a href="#cap4-8-3">550</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Eugenio III. — Fugge la prima volta da Roma. — Si abolisce l’officio della Prefettura. — Arnaldo da Brescia. — È costituito l’ordine de’ cavalieri. — Influenza che gli avvenimenti di Roma esercitano sulle città di provincia. — Eugenio III accetta la Republica. — Indole della costituzione civica romana. — Seconda fuga di Eugenio. — Il popolo combatte contro la nobiltà. — Il clero inferiore si ribella contro ai maggiorenti ecclesiastici. — San Bernardo scrive lettere a’ Romani. — Attenenze di Corrado III con Roma. — Eugenio III a Tusculo</td> <td class="pag"><a href="#cap4-8-4">565</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 5. Lettere del Senato a Corrado III. — Idee politiche de’ Romani. — Ritorna Eugenio III. — Suo nuovo esilio. — Proposte dei Romani a Corrado. — Questi si appresta a muovere a Roma, e muore. — Federico I sale al trono di Germania. — Lettera che un Romano scrive a questo Re. — Roma, il diritto romano e l’Impero. — Patti di Costanza. — Irritazione <span class="pagenum" id="Page_808">[808]</span> dei democratici in Roma. — Eugenio torna nella Città. — Muore</td> <td class="pag"><a href="#cap4-8-5">583</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo quinto.</span> — § 1. Anastasio IV. — Adriano IV. — Questi scaglia su Roma l’interdetto. — Arnaldo da Brescia è discacciato. — Federico I viene a Roma per torsi la corona. — Prigionia di Arnaldo. — Controversia della staffa. — Discorso dei Senatori al Re, e risposta di questo. — Il Re muove a Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap5-8">599</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Coronazione di Federico I. — Il popolo romano si solleva. — Battaglia nella città Leonina. — Supplizio di Arnaldo da Brescia. — Indole e influenza di lui. — Federico si ritira nella Campagna. — Ritorna in Germania</td> <td class="pag"><a href="#cap5-8-2">616</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Adriano IV guerreggia contro re Guglielmo. — È costretto ad accordargli l’infeudazione. — Orvieto diventa città pontificia. — Adriano fa la pace con Roma. — Disaccordo fra il Papa e l’Imperatore. — Le città lombarde. — Adriano negozia con esse, e si disgusta con Federico. — I Romani si raccostano all’Imperatore. — Adriano IV muore. — Sua operosità. — Lamenta la sventura di esser papa</td> <td class="pag"><a href="#cap5-8-3">629</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. Scisma fra Vittore IV e Alessandro III. — Il Concilio di Pavia riconosce Vittore IV per papa. — Resistenza animosa di Alessandro III. — Egli s’imbarca per Francia. — Distruzione di Milano. — Vittore IV muore nel 1164. — Pasquale III. — Cristiano di Magonza. — Alessandro III torna a Roma. — Guglielmo I muore. — L’Imperatore greco. — Federico viene di nuovo in Italia. — Lega delle città lombarde. — Rainaldo di Colonia s’avanza in prossimità di Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap5-8-4">643</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 5. Tusculo. — Decadenza dei Conti di quella famiglia. — Rainaldo di Colonia entra in Tusculo. — I Romani lo assediano. — Cristiano di Magonza muove a liberarlo. — Battaglia presso Monte Porzio. — Gravissima sconfitta de’ Romani. — Federico <span class="pagenum" id="Page_809">[809]</span> assedia la Leonina e la prende di assalto. — Assalimento del san Pietro. — Negoziati coi Romani. — Alessandro III fugge a Benevento. — Pace fra l’Imperatore e la Republica di Roma. — La peste miete l’esercito di Federico. — Questi parte di Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap5-8-5">659</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo sesto.</span> — § 1. Guerra delle città lombarde contro di Federico. — Pasquale III in Roma. — Calisto III. — Tusculo s’arrende alla Chiesa. — I Romani non lasciano entrare Alessandro III nella Città. — I Lombardi vincono a Legnano. — Negoziati di Federico col Papa. — Congresso e pace di Venezia. — Alessandro III conchiude pace con Roma. — Sua entrata trionfale in Laterano</td> <td class="pag"><a href="#cap6-8">675</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. Continua lo scisma per conto dei Baroni della provincia. — Giovanni prefetto della Città tiene le parti di Calisto III. — Guerra dei Romani contro Viterbo. — Calisto III fa soggezione. — Lando di Sezza, antipapa. — Concilio in Roma. — Alessandro III muore (1181)</td> <td class="pag"><a href="#cap6-8-2">687</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Lucio III. — Guerra dei Romani contro Tusculo. — Cristiano di Magonza muore. — Lucio III viene a dissidio coll’Imperatore, e muore a Verona. — Urbano III. — Matrimonio di Costanza di Sicilia. — Enrico VI si avanza nella Campagna. — Gregorio VIII. — Clemente III. — Pace colla Republica romana (1188)</td> <td class="pag"><a href="#cap6-8-3">694</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. La Crociata. — Riccardo Cuor di Leone passa davanti a Roma. — Federico I muore. — Celestino III. — Enrico VI chiede la corona imperiale. — È coronato. — I Romani distruggono Tusculo. — Caduta dei Conti tusculani. — Attenenze della nobiltà colla Republica di Roma. — Mutamento di costituzione. — Benedetto Carushomo, senatore. — Giovanni Capoccio, senatore. — Giovanni Pierleone, senatore. — Enrico VI distrugge la dinastia normanna di Sicilia. — Sua morte immatura. — Muore Celestino III</td> <td class="pag"><a href="#cap6-8-4">709</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td><span class="pagenum" id="Page_810">[810]</span> <span class="smcap">Capitolo settimo.</span> — § 1. Roma nel secolo duodecimo difetta di cultura. — Diritto giustinianeo. — Diritto canonico. — Collezione di Albino. — Il <i>Liber censuum</i> di Cencio. — Continuazione del <i>Liber Pontificalis</i>. — Non v’hanno storiografi romani. — Descrizione del san Pietro compilata da Pietro Mallio; descrizione del Laterano, di Giovanni Diacono</td> <td class="pag"><a href="#cap7-8">729</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 2. I <i>Mirabilia Urbis Romae</i></td> <td class="pag"><a href="#cap7-8-2">745</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 3. Leggende delle statue romane. — Virgilio nel medio evo. — Virgilio profeta e negromante. — Il mago Virgilio a Roma e a Napoli. — Racconti che se ne foggiarono sulla fine del secolo duodecimo. — Descrizione di Roma nel secolo duodecimo data dal rabbino Beniamino di Tudela</td> <td class="pag"><a href="#cap7-8-3">760</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 4. I monumenti e i loro proprietarii nel secolo duodecimo. — Il Senato romano incomincia a provvedere per la loro conservazione. — La colonna di Trajano. — La colonna di Marco Aurelio. — Architettura degli edificî privati nel secolo duodecimo. — La torre di Nicolò. — Le torri di Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap7-8-4">778</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>§ 5. Architettura ecclesiastica. — Suo risorgimento nel secolo duodecimo. — Santa Maria in Cosmedin. — Santa Maria in Trastevere. — La pittura in Roma. — Incominciamenti della scultura. — I primi Cosmati. — Eugenio III e Celestino III danno principio all’edificazione del palazzo vaticano</td> <td class="pag"><a href="#cap7-8-5">789</a></td> + </tr> +</table> +<hr> +</div> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span><i>Mortuo vero ipso Imp. Johannes Crescentius fil. ordinatus +est patricius, qui Johannem et Crescentium filios praedicti +comitis (Benedicti) ut dilectos consanguineos amare +coepit: Chron. Farf.</i>, p. 541. Egli compare da <i>Patricius Urbis +Romae</i> nell’anno 1003 (<i>Reg. Farf.</i>, n. 649). Quasi tutti i +moderni credono, che Ottone III eleggesse questo Crescenzio +a prefetto, per amore della madre di lui; nulla v’ha però +che dia conferma a tal cosa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note2"> +<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.  </span>Ancor nell’anno 1002 Stefano era prefetto (Docum. +da santo Cosma, <i>Mscr. Vatican.</i> 7931, p. 30). Crescenzio prefetto +emerge in documenti da dopo il 1003. <span class="smcap">Contelorius</span>, +<i>de Praefect. Urb.</i>, lo chiama erroneamente col predicato <i>de +Turre</i>; così si appella invece il fratello di lui: <i>Marinus qui +vocor de Turre... Crescentio olim prefecto germano meo</i>: +a. 1036, 15 Nov., <i>Reg. Farf.</i>, n. 620. Crescenzio prefetto non +era fratello di Giovanni patrizio, chè altrimenti Marino avrebbe +celebrato a suo onore di essere fratello del Patrizio anzichè +del Prefetto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note3"> +<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.  </span>Ve n’ha due notevoli documenti nei <i>Reg. Farf.</i>, n. 504 +(Ottobre 1007) e n. 523 (Ottobre 1013). Il primo incomincia: +<i>In nom. D. D. Salv. N. Jesu Chr. Temporib. Dni Johis +Summi Pontif. et XVIII PP. et Dni Johis Patricii Romanor. +et Ven. Rainerii Epi, et Dni Oddonis et Crescentii inclitorum +Comitum Territor. Sabine. In Mense Octbr. Ind. V. Constat +nos dom. Octavianum Vir. magnif. filium cujusd. Joseph, +seu et Domna Rogatam illustrem jugalem filiam cujusd. Crescentii +bone mem. — pro anima Dni. Crescentii genitoris mei, +et Domne Theodore genitricis mee supte Rogate, et pro anima +Johannis Patricii Romanor. germani mei et Senioris nostri...</i> +Nel n. 523 Ottaviano nomina <i>Dominam Rogatam Senatricem +conjugem meam</i>. Intorno al 1024 Oddo e Crescenzio, figli di +Ottaviano, erano conti della Sabina, e questa contea durò +nella loro famiglia fino al principio del secolo duodecimo. +Noto che l’albero genealogico di questa casa, composto dallo +Sperandio (<i>Sabina Sacra</i>, p. 131) è affatto contrario alla esattezza +storica; da’ documenti risulta piuttosto essere il seguente: +</p> + +<table class="ag"> + <tr> + <td colspan="5">Crescentius Dux † 998 — Theodora</td> + </tr> + <tr> + <td class="w5"> </td> <td colspan="4" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="4" class="bl"> Rogata — Octavianus figlio di Joseph Dux nella Sabina</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl w5"> </td> <td colspan="3" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="3" class="bl"> Oddo Comes marito a Doda (1022)</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl w5"> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="2" class="bl"> Johannes . Crescentius (a. 1049)</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl w5"> </td> <td class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> Octavianus . Oddo (a. 1093)</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="3" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="3" class="bl"> Crescentius marito a Theodora vedova nel 1060</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="2" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="2" class="bl"> Johannes . Cencius . Guido</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="3" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td class="bl"> </td> <td colspan="3" class="bl"> Marozia moglie a Gregorius figlio di Amatus Comes Campaniae</td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="4" class="bl"> </td> + </tr> + <tr> + <td> </td> <td colspan="4" class="bl"> Joh. Crescentius Patricius † 1012</td> + </tr> +</table> + +</div> + +<div class="footnote" id="note4"> +<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Iste locus mundi Silvestri membra sepulti</i></p> +<p class="i01"><i>Venturo Domino conferet ad sonitum...</i></p> +</div></div> + +<p> +Vedi i miei <i>Sepolcri dei Pontefici romani</i>. — Vorrebbesi che +Stefania o Teodora, avvelenatrice di Ottone III, lui eziandio +avesse avvelenato; e di già Sigberto (m. 1113) credeva che +il diavolo s’avesse portato a casa sua il negromante. <span class="smcap">Orderico +Vitale</span>, <span class="smcap">Guglielmo di Malmesbury</span>, <span class="smcap">Martino Polono</span>, +<span class="smcap">Gualtiero Map</span>, <i>de nugis curialium, Dist.</i> IV, c. 11, ecc. +hanno narrato di Silvestro le più preziose leggende.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note5"> +<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.  </span><i>Cod. Vatican. 3764: Johs qui vocatur Sicco nat. Rom. +de regione biberatica sed. m. V d. XX V. — Johs qui voc. Fasanus +de regione secus porta metrovi sed. a. I</i>, locchè il <i>Cod. +Vatican. 1437</i> corregge in <i>V</i>. La <i>Regio Biberatica</i> devesi cercare +nella <i>Regio Montium</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note6"> +<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.  </span>La sua epoca prima è data in un istromento da santo Cosma +in <i>Mica Aurea</i> (<i>Mscr. Vat. 7931</i>, p. 33): <i>Anno Pontif. +Dn. Johis octabidecimi pape in sede anno primo mense madius +Ind. II</i>; dunque nell’anno 1004. Della sua epoca ultima +fa menzione il <i>Reg. Sublacense</i>, fol. 88: <i>anno VI Johis XVIII +Ind. VII mense Januar. die XI</i>; dunque nell’anno 1009.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note7"> +<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.  </span>Tuttavolta, il nome medioevale del prossimo Monte +Porzio deriva da’ majali. <i>Montem Porculi</i>, documento dell’anno +1151, <i>Cod. Albini Vatican.</i> 3057, fol. 1151. Così anche +nell’anno 1074 (<span class="smcap">Nibby</span>, <i>Analisi</i>, II, 357).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note8"> +<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.  </span>Da dopo il 269 compajono i Vescovi di Tusculo, che +indi fecero parte de’ Cardinali vescovi del Laterano: <span class="smcap">Ughelli</span>, +<i>Italia S.</i>, I, 225. La storia di Tusculo e di Frascati fu scritta +dal <span class="smcap">Mattei</span>, <i>Memorie Istoriche dell’antico Tusculo oggi Frascati</i>, +Roma 1711: questo autore vi diede accoglimento a tutte +le favole narrate dallo <span class="smcap">Zazzera</span>, dal <span class="smcap">Kircher</span>, da <span class="smcap">Arnoldo +Vion</span>, ecc.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note9"> +<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.  </span>Nel <i>Reg. Petri Diaconi</i> (n. 257 di Monte Cassino), sul +principio del secolo duodecimo un Conte di Tusculo scrive, +forse per celia, al nipote suo: <i>Ptolemaeus Julia stirpe progenitus +romanorq. consul excellentiss. Petro nepoti</i>. Se fin dai +suoi dì Alberico abbia preteso a questo albero genealogico, a +buon diritto potè egli dar nome di Ottaviano al figliuol suo +Giovanni XII. Il più antico istromento che io mi conosca concernere +Tusculo contiene il contratto di un mulino dato in +affitto da Alberico conte palatino (a. 1028): pergamena da +santa Maria Nova (<i>Mscr. Vat.</i> 8043). Vengono dopo alcuni +documenti della metà del secolo undecimo nel <i>Reg. Petr. +Diac.</i>; del secolo duodecimo sonvene in <span class="smcap">Albinus</span> ed in +<span class="smcap">Cencius</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note10"> +<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.  </span>Primamente menzionato con nome di <i>Dom. Gregorius +Romanor. Senator.</i> a. 986 (<i>Mscr. Vat.</i> 8042); indi nell’a. 999: +<i>Gregorio excell. viro, qui de tusculano, atque praefecto navali</i> +(<i>Reg. Farf.</i>, n. 470). Il <span class="smcap">Galletti</span> confessa non sapere di +chi Gregorio fosse figliuolo. Il <span class="smcap">Coppi</span> (<i>Mem. Colonn.</i>) lo dichiara +figlio del celebre Alberico; altri gli dà a padre Deodato. +Non è dappiù che una finzione il testamento di un <i>Patricius +Romanor. Albericus</i>, raccolto dallo <span class="smcap">Sperandio</span> nella +<i>Sabina S.</i>, p. 327.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note11"> +<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.  </span><i>Mscr. Vatican.</i> 8042. Da un’inscrizione il <span class="smcap">Galletti</span> +trasse l’idea di studiare la storia dei Conti di Tusculo; i documenti +ne esistono nella Vaticana. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Aurea progenies iacet hic vocitata</i> <span class="smcap">Johs...</span></p> +</div></div> + +<p> +(Vol. III, a pag. 399 di questa Storia). Il fanciullo morto +nell’anno 1030, vien chiamato <i>nepos</i> ossia discendente del gran +principe Alberico, ma il padre suo Gregorio era nipote di Gregorio +di Tusculo (secondo documenti morto prima del 1012). +Suo zio fu Giovanni XIX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note12"> +<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.  </span><i>Catalog.</i> <span class="smcap">Eccardi</span>: <i>Phasianus Cardinalis s. Petri, qui +et Johannes de patre Urso Presbytero, matre Stephania, post +annos V et dimidium in S. Paulo monachus discessit</i>. Forse +che dalla cattedra santa sia stato cacciato e rinchiuso nella +cella di un convento?</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note13"> +<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.  </span>Il <span class="smcap">Jaffé</span> dimostra che egli fu consecrato fra il 20 di +Giugno e il 24 di Agosto. Il suo nome famigliare era <i>Bucca +Porci. — Catalog.</i> <span class="smcap">Eccard</span>.: <i>ex patre Petro, matre Stephania, +cognomento Bucca porca</i>. Il <i>Bucca</i> si trova assai spesso nel +composto di nomi romani del secolo undecimo e di quello +duodecimo: <i>Bucca di pecora, Buccalupo, Buccafusco, Buccacane, +Buccamazza, Buccapiscis, Buccazonca, Buccamola, +Buccabella</i>. — <span class="smcap">Thietmar</span>., <i>Chron.</i> VI, c. 61: <i>Sergius, qui vocabatur +buccaporci, atque Benedictus, ambo preclari et consolidatores +nostri</i>, ossia della parte tedesca.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note14"> +<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.  </span><i>Reg. Farf.</i>, n. 651: <i>Temporib. Sergii IV Pp. et Johannis +patricii Romanor., et Crescentii et Ottonis insimul comitum +rectorumq. territor. Sabin. m. Aug. per Ind. IX</i>, e <i>Reg. +Sublac.</i>, fol. 115: <i>Temporib. Domni. Johis Senat. Rom. patricii</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note15"> +<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.  </span><i>Reg. Farf.</i>, n. 649, 689, 690. Nel n. 649 il Patrizio +comanda al Prefetto di citare le parti litiganti. Un <i>memoratorium</i> +viene ordinato <i>per patricialem preceptionem</i>; tutto +questo <i>dum resideret infra domum suam predictus dom. patricius +una cum... domino prefecto, simulque cum eis optimates +et judices Romanorum</i>. Primo si sottoscrive <i>Johannes +Dni gra. Romanor. patricius</i>, indi <i>Crescentius Dni gra. Urbis +rome prefectus</i>. I <i>Judices</i> sono gli <i>ordinarii</i>, inoltre havvene +dei <i>dativi</i>, poi sonovi Conti e nobili in qualità di assidenti. +Nel n. 689: <i>In presentia domni patricii et judicum atque +nobilium Senatorum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note16"> +<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.  </span>Vedi gli <i>Annali dell’Impero tedesco sotto di Enrico II</i>, +di <span class="smcap">Sigfredo Hirsch</span>, Vol. II, reso completo da <span class="smcap">Erm. Pabst</span>, +Berlino 1864, p. 383.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note17"> +<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.  </span><span class="smcap">Thietmar</span>, VII, c. 51, narra che egli mandò al Re +(<i>seniori suo</i>) dell’olio miracoloso. Lo appella <i>apost. sedis +destructor... qui cum non longe post obiret... papae securitas, +regi nostro amplior potestas asseritur</i>. Al 1 di Giugno 1011 +(<i>Reg. Farf.</i>, 649) e agli 11 Dicembre 1011 (<i>Reg. Farf.</i>, 689) si +fa per l’ultima volta menzione di Giovanni patrizio. Ai 27 +Marzo 1012 (<i>Reg. Farf.</i>, 690) di lui non si parla più, ben +compare invece il prefetto Marino, fratello suo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note18"> +<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.  </span>L’epitaffio di Sergio IV, senza indicazione di data, +leggesi ancora nel Laterano. Un documento di lui (investitura +del <i>Castrum Scuriae</i>), <i>dat. III Kal. Aprilis A. MX</i> (nel <span class="smcap">Theiner</span>, +<i>Cod. Diplom. Domini Temp. S. Sedis</i>, I, n. VI), dimostra +che anche sotto il reggimento del Patrizio, i Papi continuavano +ad amministrare i beni ecclesiastici.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note19"> +<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.  </span>V’hanno parecchie iscrizioni sepolcrali di Crescenzî +di quest’età; così havvene una dai santi Cosma e Damiano +dei 6 di Aprile 1000 (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Inscr.</i> III, 271); un’altra da +Araceli: <i>Hic jacet in parvo magnus Crescentius antro</i> etc., +che al morto figliuolo poneva, nell’anno 1028, Mizina moglie +di Orazio console (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 326; <span class="smcap">Casimiri</span>, p. 272). Il <i>magnus</i> +è giuoco di antitesi rispetto al <i>parvus</i>; nè occorre che +perciò si pensi trattarsi del Prefetto della città. Di un Orazio +Crescenzio non si fa mai nome in altro luogo. La iscrizione di +Mizina, tolta da santo Alessio, è nel <span class="smcap">Nerini</span>, p. 325.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note20"> +<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.  </span><span class="smcap">Thietmar</span>, VI, c. 61. È già noto l’equivoco che si +prende dal <span class="smcap">Baronio</span> e dal <span class="smcap">Muratori</span>, scambiando Benedetto +col fuggente Gregorio: anche la cronologia ne fu corretta dal +<span class="smcap">Pagi</span> e dal <span class="smcap">Mansi</span>. L’opinione del <span class="smcap">Jaffé</span>, che Benedetto VIII +fosse consecrato addì 22 di Giugno, non è sostenibile, sebbene +un diploma di Sergio IV sia dato ancora ai 16 Giugno del 1012 +(nel <span class="smcap">Baron.</span>). In alcuni atti di Subiaco Benedetto VIII fa sua +comparsa da pontefice di già nel Maggio 1012: <i>Bened. VIII +A. 1 m. Madio d. V</i>; e nel 1016: <i>A. V Bened. VIII Ind. XIV +m. madio d. XXI</i> (<i>Cod. Sessor.</i>, CCXVII, p. 263). Nel <i>Reg. +Farf.</i>, n. 670, il suo anno secondo è omai fissato ai 23 Maggio +del 1013: <i>Bened. VIII Pape in S. Sede II Ind. XI mense +Maji d. XXIII</i>. — Il <i>Chron. Farf.</i>, p. 542, dice: <i>Patricio... +mortuo, ordinatus est dom. Benedictus papa, qui contrarius +extitit filiis Benedicti comitis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note21"> +<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.  </span>I Cataloghi dei Papi denotano Benedetto VIII per <i>frater +Alberici majoris</i>, oppure <i>natione tusculanus ex patre Gregorio</i>. — <span class="smcap">Benno</span>, +<i>vita Hildebr.</i>, 83: <i>Bened. VIII</i>, <i>laicus frater +Albrici Tusculanensis, patruus Theophylacti</i> (ossia Benedetto +IX). Tuttavia il <i>Catal. Eccard.</i> dà anche a Benedetto VIII +il nome di Teofilatto: <i>Theophilactus qui et Benedictus ex patre +nobili Gregorio tusculano, matre Maria</i>. Un documento +dei 2 Agosto 1014 (<i>Reg. Farf.</i>, n. 525) è sottoscritto così: +<i><span class="nospace">T h f p f k l b c t k c</span> qui Benedictus papa vocor interfui +et subscripsi</i>; ed il <span class="smcap">Muratori</span> a buona ragione legge in +quelle lettere il nome <i>Theophylactus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note22"> +<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.  </span><i>Henricus divina favente clementia Rex Romanorum: +dat. 17 Kal. Jan. Ind. XI</i>, nel <span class="smcap">Curtius</span>, <i>de Senatu</i>, p. 207: +le sue considerazioni sono assai giudiziose.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note23"> +<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.  </span>Ai 4 Dicembre 1015, accanto ad Alberico console, +compare un <i>Joh. dni gr. Urbis Romae praefectus</i> (<i>Reg. Farf.</i>, +n. 535); ma nel 1017, ai 20 di Agosto, torna un Crescenzio in +qualità di prefetto (<i>Reg. Farf.</i>, n. 537). Io non posso reputarlo +fratello di Marino. Addì 9 Giugno 1019 si sottoscrive: <i>Marinus +german. Crescentii olim urbis rome prefecti</i> (<i>Reg. Farf.</i>, +n. 557), laddove un documento dei 23 Novembre 1019 dice: +<i>Crescentius dni gr. urbis rome praefectus</i> (<span class="smcap">Mittarelli</span>, I, +n. CIV). Ai 17 Giugno 1036 compare nuovamente un Crescenzio +da prefetto della Città (<i>Reg. Sublac.</i>, fol. 73), mentre anche +ai 15 Novembre 1036, Marino dice precisamente come nell’anno +1019: <i>Crescentio olim prefecto germano meo</i> (<i>Reg. +Farf.</i> n. 620). V’aveva, proprio a quest’età, una moltitudine +innumerevole di Crescenzî.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note24"> +<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.  </span><i>Reg. Farf.</i> n. 670; lite sostenuta da Farfa, ai 23 Maggio +1013, <i>intra domum Alberici eminentissimi Consulis et Ducis +juxta Ss. Apostolos</i> (dove esiste oggidì il palazzo Colonna).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note25"> +<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.  </span><i>Ivit obviam tota civitas; licet dissono voto, tamen, ut +par erat, suo domino dant laudum praeconia, extollentes ad +sidera: Annal. Quedlinb.</i>, a. 1014 (<i>Mon. Germ.</i>, V).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note26"> +<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.  </span><i>A Senatoribus duodecim vallatus, quorum sex rasi +barba, alii prolixa mistice incedebant cum baculis</i>: <span class="smcap">Thietmar</span>, +VII, c. 1. Io reputo che gli sbarbati fossero dignitarî +cherici del «palazzo», poichè allora i preti andavano +rasi; i barbuti appartenevano all’aristocrazia laicale. <span class="smcap">Benzo</span>, +<i>ad Henr. IV</i>, 1, c. 9 (<i>Mon. Germ.</i>, XIII, 602) nota in mezzo +alla gente della processione imperiale <i>quinque viri, diversa +clamide et patricialibus circulis redimiti</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note27"> +<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.  </span><span class="smcap">Rodolphus</span>, <i>Historiar.</i>, I, c. 5 (<span class="smcap">Duchesne</span>, Tom. IV). Il +pomo imperiale vedesi di già inciso sui suggelli degli Ottoni; +era da lunghissimo tempo in uso a Bisanzio, ed anche presso +ai Longobardi. Nel Registro di Farfa io vidi un <i>Sigillum +Haistolfi Regis</i>, nel quale questo Re porta scettro e pomo +imperiale (senza croce sovrapposta).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note28"> +<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.  </span>Quasi ogni terra considerevole ha adesso il suo conte. +Qua e colà il Conte s’appellava ancora <i>Consul et Dux</i>; +così nella Campania: <i>Roffredo Consul et Dux Campanie — habitatori +de Civitate Berulana</i> (Veroli), <i>a. 1012</i> (<i>Reg.</i> <span class="smcap">Petri +Diaconi</span>, n. 273). Nel 1013 <i>Ubertus Consul et Dux</i>, e <i>Amatus +Comes Campanie</i>. Nel 1015 <i>Ubberto Comes</i> (ibid. n. 331, n. 268). +In <span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 32 (a. 1015): <i>Landuino et Raterio +consulibus Campanie</i>. Il titolo di Consul durava ancora a +Gaeta oltre a quello di <i>Dux</i>; così anche in Fundi. Istromenti +dati dal Lazio, da Ceccano, da Veroli, da Ferentino, +da Pofi, da Ceperano (conservati a Monte Cassino) fanno conoscere +che nel secolo undecimo pur sempre esistevano molti +Longobardi nel Lazio: tali erano Umberto, Rofredo, Lando, +Landolfo, Grimone, ecc.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note29"> +<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.  </span>La Cronica di Farfa nomina spesso, da dopo il secolo +undecimo, i Conti dei Marsi. Erano franchi, e favoleggiando +si facevano derivare da Berardo o Bernardo primo re d’Italia, +nipote di Carlo magno. Portavano per loro stemma sei verdi +monti in campo d’oro. Vedi <span class="smcap">Mutius Phoebonius</span>, <i>Historiae +Marsorum</i>, Napoli 1678; <span class="smcap">Corsignani</span>, <i>Reggia Marsicana</i>, +Napoli 1737 (lib. II, 262); e <span class="smcap">Antinori</span>, <i>Memorie Storiche degli +Abruzzi</i>, Napoli 1781. La terra de’ Marsi antichi, detta in prima +Valeria, indi Abruzzo, apparteneva al ducato di Spoleto. — I +<i>Comites Campaniae</i> datano già dal tempo di Alberico; +intorno al 1010 Amato era <i>Comes Campaniae</i> (<i>Reg. Farf.</i>, +n. 649). La sua famiglia s’imparentò con quella dei Crescenzî, +chè suo figlio Gregorio sposò Maroza, figlia di Ottaviano e di +Rogata (testamento di Maroza del Novembre 1056, dov’ella +lega a Farfa i suoi beni <i>positas in comitatu campaniae: +Reg. Farf.</i>, n. 960). — V’erano Conti di Tuscana, di Civitavecchia, +di Civita Castellana, di Galeria, dove, nel 1027, <i>Comes</i> +era <i>Johannes Tocco</i> (<span class="smcap">Marini</span>, n. 45).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note30"> +<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.  </span>Il diploma <i>Ego Henricus</i> (in <span class="smcap">Deusdedit</span>, in <span class="smcap">Albino</span>, +in <span class="smcap">Cencio</span> e da ultimo nel <span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. Diplom. Dominii +Temp.</i>, I, n. VII) fu giustamente riferito dal <span class="smcap">Cenni</span> all’anno +1020. Vedi anche <i>Mon. Germ. Leges</i>, II, 173. <span class="smcap">Bonizone</span> +(nell’<span class="smcap">Oefele</span>, p. 800) dice: <i>Romanae Eccl. privilegia multa +concessit et dona amplissima dedit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note31"> +<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.  </span><span class="smcap">Thietmar</span>, VI, sulla fine: <i>m. Februario in Urbe Romulea +cum ineffabili honore suscipitur, et advocatus S. Petri +meruit fieri</i>: senza dubbio corrisponde a <i>Patricius</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note32"> +<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.  </span>Alberico compare da conte palatino nell’anno 1027 (<span class="smcap">Marini</span>, +n. XLV) e nel 1028 (Istrom. da santa Maria Nova, <i>Mscr. +Vat.</i> 8043, senza numerazione di pagine). La <i>Graphia</i> dice +non senza buon fondamento: <i>comes autem Cesariani palatii +dictator Tusculanensis est</i>. I Tusculani si arrogarono questo +officio da dopo il tempo di Ottone III. Ai 4 Dicembre dell’anno +1015, nella lite fra Ugo abate <i>et Dom. Romanum Cons. +et Ducem, et omn. Rom. Senatorem atque germanum Dom. +Pontificis</i>, intervengono nel tribunale <i>Albericus Consul</i> e <i>Johannes +dni gr. Urbis Rome Praefectus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note33"> +<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.  </span>Così narra <span class="smcap">Ugo</span> abate nel <i>Chron. Farf.</i>, p. 519.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note34"> +<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.  </span><span class="smcap">Thietmar</span>, VI, 61. Tre fratelli lombardi che erano nell’esercito +imperiale, Ugo, Azzo, Ezzelino, furono i promotori +del tumulto. Può darsi, come cerca di stabilire il <span class="smcap">Provana</span> +che eglino fossero i figliuoli (di egual nome) di Uberto II +di Este: così ebbe reputato anche il <span class="smcap">Leibnitz</span>, <i>Rer. Brunsvicar.</i>, +III, 26. Il <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Antich. Esten.</i>, I, c. 13, 14, non +li pone in siffatto rapporto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note35"> +<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.  </span>Sarebbe cosa di grande attrattiva se in Arduino si potesse +scorgere un antenato di Vittorio Emanuele II, il quale, +860 anni dopo di quell’antico, fu eletto dagli Italiani a loro +re nazionale: ma la genealogia della famiglia, certo franca, +di Arduino, risale soltanto fino al padre suo Dado, che fu un +piccolo Conte nelle terre di Piemonte. Vedi il <span class="smcap">Provana</span>, <i>Studî +critici sovra la storia d’Italia a’ tempi del re Ardoino</i> (Torino, +1844) e il <span class="smcap">Pabst</span>, <i>Sulla famiglia di Arduino</i>, negli <i>Ann. +dell’Imp. tedesco</i>, II, 458.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note36"> +<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.  </span>Il <span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Annal.</i>, IV, riferisce una lettera di Alinardo +abate di Digione: <i>Domno illo s. palatii vestarario primo +senatori nec non unico Romanorum Duci Equivoco</i>: presso +a poco la lettera appartiene all’anno 1030. Il <span class="smcap">Curtius</span> crede +perciò che un <i>Equivocus</i> fosse succeditore di <i>Romanus</i> senatore, +e il <span class="smcap">Galletti</span>, <i>del Vestar.</i>, p. 54, registra arditamente un +<i>Equivocus vestararius</i>. Entrambi non compresero il senso +dello scrittore, il quale volle esprimere così il nome <i>Romanus</i> +(<i>aequivocum</i> de’ <i>Romani</i>). La lettera è indiritta a <i>Romanus</i>, +fratello del Papa, vestarario di palazzo e capo della Republica +nobiliare di Roma.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note37"> +<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.  </span><span class="smcap">Amari</span>, <i>Storia dei Musulmani in Sicilia</i>, Vol. III, 2 +e segg. Secondo le fonti arabe Mogêhid (rinnegato cristiano) +fu cacciato di Sardegna nel Giugno del 1016. Dopo d’allora, +così dichiara l’<span class="smcap">Amari</span>, i Saraceni non hanno più occupato +questa isola.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note38"> +<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.  </span>Ha grande esattezza <span class="smcap">Thietmar</span>, VII, c. 31. La Cronica +antichissima di Pisa (<span class="smcap">Bernardi Marangonis</span> <i>vetus Chron. +Pisan., Archiv. stor.</i>, VI, p. 1) dice: <i>A. 1016 fecerunt Pisani +et Januenses bellum cum Mugieto in Sardiniam, et gr. Dei +vicerunt illum</i>. Del Papa nemmanco parola. Si paragoni il +<span class="smcap">Tronci</span>, <i>Annali Pisani</i>, la <i>Cronaca Pisana</i> del <span class="smcap">Sardo</span>, e il +<span class="smcap">Roncioni</span> edito dal <span class="smcap">Bonaini</span> (<i>Archiv. stor., VI</i>, 1, 2).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note39"> +<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.  </span>Intorno a questa notevole rivoluzione vedasi la diligente +scrittura del napoletano <span class="smcap">De Blasiis</span>, intitolata: <i>La insurrezione +Pugliese e la conquista Normanna nel sec. XI</i>, Napoli, +1864, Vol. I, 45 segg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note40"> +<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.  </span><i>Annal. Barens.</i>; <span class="smcap">Lupus Protospata</span>, ad a 1019. +Sulla venuta dei Normanni vedasi <span class="smcap">Rodolfo Glaber</span> (III, +c. 1) e sopra tutti l’<span class="smcap">Aimé</span>, l’<i>Ystoire de li Normant</i>, c. 17 e +segg.: Giselberto venne con quattro fratelli <i>Raynolfe, Aséligime, +Osmude et Lofulde</i>; eglino aderirono all’invito del +Principe di Salerno... <i>et passèrent la cité Rome, et vindrent +à Capua</i> etc. Secondo il documento n. 279 (nel Vol. IV +<i>Monum. Regii Neapolit. Archivii</i>) v’avevano però fino dal 1008 +dei Normanni residenti nella Campania: <i>Sansguala dominus +planisi qui sum ex genere normannorum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note41"> +<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.  </span><span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 37, 38, che trasse giovamento +da <span class="smcap">Amato</span>. La <i>Turris de Gariliano</i> era stata edificata da +Pandolfo di Capua dopo la disfatta dei Saraceni. Così diceva la +iscrizione ivi posta: <i>Princeps hanc turrim, Pandulfus condidit +heros etc.</i> — <i>Heros</i>, in significato di signore, è spesso +adoperato in Croniche dell’Italia meridionale.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note42"> +<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.  </span><span class="smcap">Herm. Contr.</span>, a. 1022: <span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, 39. Atenulfo +abate sommerse presso <i>Hydruntum</i>. Degli eroi normanni +ne sopravvissero ancora ventiquattro, sotto ai loro capitani +Gosman (Guzman), Stigand, Torstain, Balbo, Gualtiero +di Canosa e Ugo Fallucca: <span class="smcap">Amatus</span>, I, c. 28.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note43"> +<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.  </span>Così nel Concilio di Pavia, dell’anno 1018 o del 1022. +<span class="smcap">Mansi</span>, XIX, 343. <i>Mon. Germ. Leges</i>, II, 561. Di già il Sinodo +di Nicea aveva condannato il concubinato dei preti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note44"> +<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.  </span>Quasi tutti i Cataloghi denotano Giovanni XIX per +<i>fil. Gregorii patricii</i>, oppure per <i>frater Alberici majoris</i>. <span class="smcap">Bonizo</span>, +<i>ad Amic.</i>, p. 801: <i>uno eodemque die praefectus fuit et +Papa</i>. Il <i>praefectus</i> è un errore. — <i>Uno eod. die et laicus +fuit et Pontifex</i>: <span class="smcap">Romual. Salernit.</span>, p. 167. — <span class="smcap">Glaber</span>, IV, +c. 1: <i>Largitione pecuniae repente ex laicali ordine neophytus +constitutus praesul</i>. Il <span class="smcap">Jaffé</span> pone la sua consecrazione +fra il 24 di Giugno ed il 25 di Luglio, ed eziandio il Pagi +s’appiglia al Giugno. Io so di un documento che omai conta +il suo nono anno al dì primo di Maggio del 1032: <i>anno +Joh. XIX in sede IX Imp. Chuonrado a. VI Ind. XV mense +madio die I</i> (Monte Cassino, <i>Ex dipl. Princ., Caps.</i> 12, n. 24).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note45"> +<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.  </span>Nell’anno 1027, Bolla di Giovanni XIX per Silva +Candida: <i>Fratre nro Dno Alberico Comite Palatii</i>: <span class="smcap">Marini</span>, +n. XLV; <span class="smcap">Mansi</span>, XIX, 487. Nel notato istromento del giorno +8 Gennaio 1028: <i>Albericus ill. et clar. comes s. Lateran. +Palatii</i>. Non pertanto i Cataloghi dei Papi lo appellano impropriamente +<i>Patricius</i>, parimenti che Gregorio padre di lui.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note46"> +<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.  </span>Su di ciò, all’anno 1024, dice <span class="smcap">Rodolfo Glaber</span>, IV, +c. 1: <i>At licet pro tempore Philargyria mundi regina queat +appellari, in Romanis tamen inexplebile cubile locavit</i>. Ivi +trovasi eziandio la lettera di Guglielmo, abate di san Benigno +di Digione, indiritta a Giovanni XIX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note47"> +<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.  </span><span class="smcap">Bonizo</span>, p. 801: <i>Belinzo nobilissimus Romanus de +Marmorata</i>; ne’ documenti il nome suona <i>Berizo</i> oppure +<i>Belizo</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note48"> +<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.  </span><i>Vita Meinwerci Ep.</i>, p. 153. <i>Mon. Germ.</i>, XIII. <span class="smcap">Wipo</span>, +<i>Vita Chuonradi</i>, n. 16. <span class="smcap">Arnulfo</span>, <i>Gesta Archiep. Mediol.</i>, II +c. 3, e nota 70. <i>Mon. Germ.</i>, X, 12. La <i>basilica apostolorum</i> +qui non può esser altro che il san Pietro, il quale era altresì +consecrato ai due Apostoli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note49"> +<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.  </span><span class="smcap">Wipo</span>, <i>Vita Chuonr.</i>, n. 16. Berengario, figlio di Liutboldo +conte, cadde in battaglia. L’Imperatore lo fece seppellire +accanto a Ottone II.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note50"> +<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.  </span><i>Et denarii, quos Romam ad s. Petrum debetis</i>: lettera +di <i>Cnuto Rex</i> in <span class="smcap">Wilh. Malmsbur.</span>, <i>de gest. Reg. Anglor.</i>, II, +c. XI. L’odierna penuria delle finanze di Roma ha richiamato +in vita l’imposta e il nome del «denaro di san Pietro» in forma +di un pio contributo di moneta. La commissione che in +Roma è destinata a raccoglierlo fu nel Novembre dell’anno +1860 elevata da Pio IX a dignità di <i>Archiconfraternitas</i>, e +Roma ha insaccato a quest’ora (1860) tre milioni di scudi raccolti +dai paesi di tutto il mondo come obolo di san Pietro. Lo +Storico ha ragione di meravigliare vedendo con quanta ostinatezza +si conservino le tradizioni ecclesiastiche.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note51"> +<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.  </span>Nel <i>Cod. Amiatinus</i>, p. 646 (Sessoriana di Roma) il Privilegio +concesso a Monte Amiata è dato <i>ann. D. Incarn. MXXVII +Regni vero Dom. Chuonradi secundi regnantis III Imperii +ejus primo Ind. X Acta in civitate Leonina Non. April.</i> Egli +dunque dimorava nel palazzo prossimo al san Pietro.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note52"> +<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.  </span><i>Mon. Germ. Leges</i>, II, 40: <i>Chuonradus Aug. Romanis +judicibus: Audita controversia quae hactenus inter vos et +Langobardos judices versabatur, nulloque termino quiescebat, +sancimus, ut quaecumque admodum negotia mota fuerint, tam +inter Romanae urbis menia, quam etiam de foris in Romanis +pertinentiis, actore Langobardo vel reo, a vobis dumtaxat Romanis +legibus terminentur, nulloq. tempore reviviscant</i>. Vedasi +anche da ciò come l’Imperatore avesse piena podestà di dominio +supremo sopra lo Stato della Chiesa. Nonostante, i +giudici longobardi non cessarono di esistere, e di qua e di là +nella provincia alcuni Conti conservarono il giure franco.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note53"> +<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.  </span><span class="smcap">Herm. Contractus</span> dice concisamente e bene: <i>Subactaque +Italia tota reversus</i>: ad a. 1027.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note54"> +<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.  </span><i>Cod. Amiatin.</i>, p. 652, a. 1036: <i>Tempore S. Papae +Benedicti nati de Tusculana ex patre Alberico</i>. La <i>Cronica +Romanor. Pontif.</i> in <span class="smcap">Cencio</span>, i <i>Cataloghi dei Papi</i> e <span class="smcap">Bonizone</span> +determinano parimenti la origine di lui. <span class="smcap">Rodolfo Glaber</span>, IV, +c. 5, lo chiama una fiata perfino <i>puer fere decennis</i>, e aggiunge +tutti i governanti essere stati allora fanciulli. Senza +dubbio un ragazzo era stato fatto arcivescovo di Reims.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note55"> +<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.  </span><span class="smcap">Victor</span> III, <i>Dialog.</i>, lib. III. dice: <i>non parva a patre +in populum profligata pecunia, summum sibi sacerdotium +vendicavit</i>. — Incerto è il giorno in cui fu consecrato. Che +Benedetto IX fosse papa di già nel Marzo dell’anno 1033 +lo prova un documento dato da Fabriano (<i>anno deo propiciu +pontificatu Domno Tufelatu</i>: <span class="smcap">Mittarelli</span>, II, app. XXII, 48).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note56"> +<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.  </span><i>Cum successisset ei (sc. Johanni XII) Theophylactus +Gregorius frater ejus nomen sibi vendicabat Patriciatus.</i> <span class="smcap">Bonizo</span>, +<i>ad Am.</i>, p. 801. È difficile che egli si fregiasse di questo +titolo; documenti lo chiamano soltanto <i>Consul Romanor.</i>, ed +altresì <i>lateranensis et tusculanensis comes</i>: <span class="smcap">Coppi</span>, <i>Memor. +Colonn.</i>, p. 18 e segg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note57"> +<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.  </span><span class="smcap">Glaber</span>, <i>Histor.</i>, IV, c. 5. La <i>Treuga Dei</i> fu, nell’anno +1041, fissata dal tramonto del mercoledì al levar del +sole del lunedì; in quell’intervallo di tempo niuno poteva +sguainare la spada sotto pena di scomunica. — <span class="smcap">Pagi</span>, <i>Critica</i>, +ad a. 1034.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note58"> +<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.  </span><span class="smcap">R. Glaber</span>, IV, c. 9, lo narra come avvenuto ai 29 +di Giugno. — Le date sono tutte confuse. La <i>Vita Benedicti +ex</i> <span class="smcap">Amal. Auger., Mur.</span> III, 2, 340, accoglie perfino il racconto +di una cacciata <i>post suam promotionem</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note59"> +<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.  </span>Noto omai, qualmente in documenti posteriori al 1017 +si rilevi che i Crescenzî sorgono in potenza. Ai 17 di Giugno +del 1036 Crescenzio ed altri nobili di sua parentela cedono +il <i>Castrum Apolloni</i> (<i>Empulum</i> presso Tivoli) al monastero +di Subiaco. Per figliuoli di Crescenzio sono nominati +<i>Regetellus</i> e <i>Raino</i> o <i>Rainuccius</i> (<i>Reg. Sublac.</i>, 73).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note60"> +<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.  </span><span class="smcap">Herm. Contr.</span>, a. 1037, e <span class="smcap">Wipo</span>, <i>Vita Conradi</i>, il quale +dice: <i>Papa Cremonae occurrebat Imperatori, et honorifice +receptus et dimissus, Romam reversus est</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note61"> +<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.  </span><span class="smcap">R. Glaber</span> sembra rappresentare così la cosa, là dove +parla della cospirazione dei Romani...: <i>a sede tamen propria +expulerunt. Sed — tam pro hac re, quam aliis insolenter +patratis, Imperator illuc proficiscens propria sedi restituit</i>. +È incerto se l’Imperatore andasse in persona a Roma; la moglie +di lui Gisela aveva peregrinato alla Città (<span class="smcap">Wipo</span>, c. 37).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note62"> +<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.  </span>In un documento romano dei 22 Agosto 1043 si sottoscrive +<i>Gregorius Consul, frater supradicti Dni Pape, interfui</i>: +<span class="smcap">Nerini</span>, p. 387.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note63"> +<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.  </span><i>Cod. Vat.</i> 1984, fol. 201: <i>Cum ejecissent pontificem — orta +est inter Romanos et Transtiberinos grandis seditio — VII +die m. Jan. Romani in fugam versi sunt propter comites +qui veniebant per montanam sc. Girardo rainerii et ceteri +cum multis equitibus, qui erant fideles dicti pontificis</i>. Le +notizie barbaramente scritte in quell’importante Codice furono +edite dal <span class="smcap">Pertz</span> (<i>Mon. Germ.</i>, VII, 468-480) con titolo di +<i>Annales Romani</i>. Io cito dal Codice. Gli avvenimenti sono +narrati eziandio da <span class="smcap">Herm. Contr.</span>, a. 1044, da <span class="smcap">Victor</span>, III, +<i>Dialog. III</i>, da <span class="smcap">Bonizo</span>, <i>ad Amic.</i>, p. 801, il quale vuole che +la esaltazione di Silvestro III derivasse dalla elezione di Girardo +<i>de Saxo</i> e di altri Capitani. — <span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 79.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note64"> +<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.  </span><i>Gerardus Rainerii</i> era conte di Galeria; persona +diversa era Girardo <i>de Saxo</i>. A’ tempi di Silvestro II un +Rainero era vescovo ed un Gerardo conte della Sabina (<span class="smcap">Fatteschi</span>, +<i>Serie</i>, p. 253): nel 1003 <i>Rainerius</i> e <i>Crescentius</i> +erano conti e rettori della Sabina (ibid., p. 254); di quello +sarà stato figliuolo Gerardo. Era una famiglia franca dimorante +nella Sabina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note65"> +<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.  </span><span class="smcap">Benno</span>, <i>Vita Hildebrandi</i>, p. 82. Gli dà per maestro +nelle arti magiche l’arcivescovo Lorenzo di Amalfi, che sarebbe +stato discepolo di Silvestro II. Da loro anche Gregorio +VII avrebbe imparato la magia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note66"> +<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.  </span><span class="smcap">Murat.</span>, III, 2, 341. Il <i>Cod. Vat.</i> 1984 dice di Silvestro +III: <i>Obtinuit pontificatum diebus XLVIII, quo ejecto benedictum +pont. reduxerunt in sede sua</i>. <span class="smcap">Bonizo</span>, p. 801: <i>Gregorius +Patricius et Petrus germani Theophylactum spe conjugis +deceptum ad Pontificalia iterum sublevant fastigia</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note67"> +<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.  </span>Un documento dell’anno 1013 lo chiama <i>Dn. Johannes +Archicanonicus s. Johannis intra portam Latinam</i> (<span class="smcap">Nerini</span>, +app. n. V, 388). <i>Cod. Vat.</i> 1984: <i>per cartulam refutavit +Johanni archipbr. s. Johis ad portam latinam suo patrino +in die kal. Majas, cui posuerunt nomen Gregorius, qui etiam +pontificatum tenuit ann. I et m. VIII minus d. XI</i>. <span class="smcap">Bennone</span>, +<i>Vita Hildebr.</i>, p. 83, determina il prezzo di vendita in libbre +1500; il Cod. Vat. 1840 lo stabilisce in libbre 2000. Anche +<span class="smcap">Vittore</span> III dice: <i>non parva ab eo accepta pecunia</i>. Il +<span class="smcap">Pagi</span> si riferì, di contro al <span class="smcap">Baronio</span>, all’<i>Epitome</i> di <span class="smcap">Bonizone</span>, +senza conoscerne il <i>Liber ad Amicum. Nefando ambitu seductus</i> +(dice qui <span class="smcap">Bonizone</span>) <i>per turpissimam venalitatem omnemq. +Rom. popul. ingentibus pecuniis datis sibi jurare coegit</i> +(p. 801). <span class="smcap">Bonizone</span> fu contemporaneo, sebbene più giovine; fu +vescovo di Sutri nel 1075. Contemporanee sono eziandio le +notizie del <i>Cod. Vat.</i> 1984.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note68"> +<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.  </span><i>Nunc aureum Apostolorum saeculum, et praesidente +vestra prudentia, ecclesiastica reflorent disciplina</i>: <span class="smcap">Damiani</span>, +<i>Ep. I</i> a Gregorio VI (sonvene due delle lettere), <i>Oper.</i> Tom. I +<i>Ep.</i>, lib. I. Nel lib. VIII sono raccolte anche due lettere senza +importanza (la quarta e la quinta), indiritte <i>Dom. Alberico +Senatoriae dignitatis viro e D. Petro Senator, dign. viro</i>. Il +frate trovavasi dunque in corrispondenza eziandio coi Tusculani. +La moglie di Alberico nomavasi Ermilina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note69"> +<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.  </span><i>S. R. Ecclesia — terrenas opes majori ex parte amisit</i>: +così lamentava Gregorio VI. Per restaurare le chiese di +san Pietro e di san Paolo si raccoglieva denaro in Aquitania. +Vedi la lettera di Gregorio nel <span class="smcap">Mansi</span>, XIX, 611.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note70"> +<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.  </span><span class="smcap">Gugl. Malmesbur.</span>, II, c. 13, che lo chiama uomo +<i>magnae religionis et severitatis</i>. — <i>Catalog.</i> <span class="smcap">Eccardi</span>: <i>Fuit factus +homo armorum</i>. Le narrazioni confondono insieme storia e +leggende. <span class="smcap">Rod. Glaber</span>, V, c. 5: <i>Cujus bona fama, quidquid +prior foedaverat, in melius reformavit</i>. Gli Annali del <span class="smcap">Baronio</span> +per quest’epoca oscura sono incompleti, e mancano di +ragione critica.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note71"> +<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.  </span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span> (<i>Chron.</i>, VI, 32) si fe’ in Roma +narrare che tutti e tre i Papi avessero risieduto dentro della +Città. Tuttavolta v’ha in ciò poca somiglianza di vero.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note72"> +<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.  </span><span class="smcap">Bonizo</span>, p. 801. Addirittura lo appella <i>idiota et mirae +simplicitatis vir</i>. <span class="smcap">Victor III</span>, <i>Dial.</i>, III. <span class="smcap">Benzo</span> <i>ad Heinr. IV</i>, +VII, 671. <span class="smcap">Herm. Contr.</span> a. 1046. <i>Chron. S. Benigni Divion.</i> +(<span class="smcap">D’Achery</span>, VI, 446). <i>Cod. Vat. 1984</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note73"> +<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.  </span><i>Annal. Corbeiens.</i>, a. 1046 (<i>Mon. Germ.</i>, V); nella +terza e nella quarta feria innanzi al Natale.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note74"> +<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.  </span><span class="smcap">Benzo</span> VII, p. 670: <i>Seniores</i> (ossiano signori) <i>Romani, +licet hactenus sive salsum sive insulsum degistis — Ecce solito +more sit in vestra electione</i> etc. Il passo intiero spiega +qual fosse il concetto del Patriziato a’ tempi di Enrico III e +di Enrico IV, e chiarisce, per via del <i>Liber Pontificalis</i>, il +diritto regale della elezione pontificia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note75"> +<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.  </span>Vedi la lettera di congedo che il novello Papa rivolge +a Bamberga: è nel <span class="smcap">Pagi</span> (a. 1046), il quale ritorce contro il +<span class="smcap">Baronio</span> il passo <i>explosis tribus illis quibus idem nomen +papatus rapina dederat</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note76"> +<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.  </span>La più completa descrizione è data dal noto <i>Ordo +Coronationis</i> in <span class="smcap">Cencius</span>, che il <span class="smcap">Cenni</span> (<i>Mon.</i>, II, 261) riferisce +a Enrico III, e il <span class="smcap">Pertz</span> (<i>Mon. Germ.</i>, IV, 187) riferisce +ad Enrico VI. Tuttavia esso contiene delle parti assai +più antiche di quello che sia il tempo di Enrico VI. Mi giovo +eziandio dell’<i>Ordo</i> del secolo decimoquarto, che è nel <span class="smcap">Mabillon</span>, +<i>Mus. It.</i>, II, 397. Del tempo franco e di quello degli +Staufen v’hanno parecchi <i>Ordines</i>. Vedi <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Ant. +It.</i>, I, 99; <span class="smcap">Hittorp</span>, nella <i>Biblioth. max. Patr.</i>, XIII; <span class="smcap">Martene, +Raynald, Cenni</span> e <span class="smcap">Pertz</span>. Vedi altresì nel <i>Chron. Altinate +juxta Cod. Dresd., Archiv. storico</i>, App. V, e <span class="smcap">Benzo</span>, <i>ad +Heinr. IV</i>, 1, 9.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note77"> +<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.  </span>Il <i>Terebinthus Neronis</i> dei <i>Mirabilia</i>, di <span class="smcap">Pietro Mallio</span>, +degli <i>Ordines</i>, sepolcro assai grande e antico, era situato +presso la <i>Meta Romuli</i>, che era una piramide come quella +di C. Cestio. <i>Usque in Meta, quae vocatur Memoria Romuli</i> +(<i>Bullar. Vat.</i>, I, 27, Bolla di Leone IX, a. 1053). Reputavasi +che la piramide di Cestio fosse la tomba di Remo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note78"> +<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.  </span><i>Ego N. futurus Imperator juro, me servaturum Romanis +bonas consuetudines, et firmo chartas tercii generis, et libelli +sine fraude et malo ingenio</i> (<i>Ordo</i> nel <span class="smcap">Cenni</span>). Il <i>Cod. Vat.</i> 1984 +narra della coronazione di Enrico V: <i>Duo juramenta ex more +fecit, unum juxta ponticulum, alterum ante porticus portam</i>; +nè questa può essere altra che la <i>porta Castelli</i>, di cui gli +<i>Ordines</i> del medio evo, secondo la consuetudine del linguaggio +popolare, hanno fatto una <i>Porta Collina. Cum Rex in +Imp. electus pervenerit ad portam Collinam, quae est juxta +castellum Crescentii</i>: così l’<i>Ordo Coronationis</i> dell’anno 1311, +nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. X. Forse, il ponte prossimo a Monte Mario +segnava il confine della Città.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note79"> +<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.  </span>La piazza di san Pietro era detta <i>platea, quae vocatur +Cortina</i> (<i>Bullar. Vat.</i>, p. 31, a. 1053). La santa Maria <i>in Turri</i>, +che sorgeva accosta alla gradinata del san Pietro, apparteneva +al convento di santo Stefano presso il san Pietro. Sembra +però che non prima di Federico I fosse consuetudine di +compiervi la detta ceremonia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note80"> +<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.  </span>Le orazioni che si pronunciavano sul Re e sulla Regina +sono piene di grandiosa dignità, ed hanno veramente +elevatezza di stile.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note81"> +<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.  </span>Talvolta negli <i>Ordines</i> havvi divario nella successione +delle funzioni: così eziandio per gli altari, poichè sembra +che la coronazione non sempre avvenisse innanzi all’altare +di san Pietro, ma talora davanti quello di san Maurizio, nella +navata a sinistra. Assai commoventi dovevano essere le formule +usate: <i>Accipe anulum, signaculum s. Fidei, soliditatem +Regni, augmentum potentiae, per quam scias triumphali +potentia hostes depellere, haereses destruere, subditos coadunare, +et catholicae Fidei perseverabilitati connettere. — Accipe +hunc gladium cum Dei benedictione tibi collatum, in +quo per virtutem Spiritus Sancti resistere, et ejicere omnes +inimicos tuos valeas, et cunctos s. Ecclesiae Dei adversarios, +Regnumque tibi commissum tutari, ac protegere castra Dei +per auxilium invictissimi triumphatoris D. N. J. Christi, +qui cum Patre in unitate Spiritus Sancti vivit, et regnat in +saecula saeculorum. Amen. — Accipe signum gloriae</i> etc. Le +parecchie formule variano secondo l’epoca.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note82"> +<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.  </span>Non sempre avveniva la processione lateranense. Più +tardi, allorchè i Papi non risiedettero più nel Laterano, il +corteo, compiuta la coronazione, andava soltanto fino alla +piazza di santa Maria Traspontina, dove l’Imperatore si separava +dal Papa. Però l’<i>Ordo</i> raccolto nel <span class="smcap">Cenni</span> (e il <span class="smcap">Cenni</span> +stesso non ne fece attenzione) fa che il corteo muova ancora +fino al Laterano, poichè ivi soltanto devonsi cercare il <i>Palatium +majus</i> (la <i>Casa major</i> di papa Zaccaria) e la <i>Camera +Juliae Imperatricis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note83"> +<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.  </span><i>Indutus igitur rex viridissima clamide, desponsatur +patriciali anulo, coronatur ejusd. prelaturae aureo circulo.</i> +<span class="smcap">Benzo</span>, l. c.:... <i>decretum est</i> (da tutte le classi dei Romani) +<i>ut rex H. cum universis in monarchia imperii sibi succedentibus +fieret patricius, sicuti de Karolo factum legimus</i>. +<span class="smcap">Damiani</span>, <i>Disceptatio synodalis</i> (<i>Op.</i>, t. III, 23, ed. Paris, 1663): +<i>H. Imp. factus est patricius Romanorum, a quibus etiam +accepit in electione semper ordinandi pontificis principatum.</i> +<span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 77. Tutto ciò dovette essersi convenuto +in Sutri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note84"> +<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.  </span><span class="smcap">Bonizo</span>, p. 802: <i>Rumoribus populi illectus — tyrannidem +Patriciatus arripuit, quasi aliqua esset in laicali ordine +dignitas constituta, quae privilegii possideret plus imperatoria +majestate</i>. Egli tuttavia conosce per bene le ragioni +cui s’inspirava Enrico: <i>Credidit per Patriciatus ordinem se +Romanum posse ordinare Pontificem</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note85"> +<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.  </span>Così il <i>Cod. Vat. 1984</i> denota la podestà di patrizio +tenuta da Enrico: <i>Ordinationem pontificum ei concessit et +eorum episcoporum regalia abentium: ut a nemine consecretur +nisi prius a rege investiatur, almus pontifex una cum +romanis et religiosis patribus sicut s. Adrianus papa et alii +pontifices confirmaverunt per privilegij detestationem in potestate +regis H., qui in praesentia habetur et futurorum regum +patriciatum et cetera, ut supra dictum est, sancivit et +firmavit et posuit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note86"> +<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.  </span>Benanco alcuni Tedeschi lo appellano <i>Romanorum +patricius: Vita Annonis, Mon. Germ.</i> XIII, 469. Ancor nell’anno +1049, durante la vacanza della sede, un documento +romano nota: <i>Ann. dei prop. domno Henrigo rex francorum +et patritio Romanorum Ind. II m. Jan. d. XV: Reg. Sublac.</i>, +fol. 81.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note87"> +<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.  </span>Il <span class="smcap">Damiani</span> con ingenuità antipolitica lo loda nel <i>Lib. +Gratissimus</i>, c. 36 (<i>Op.</i>, I, ed. Cajetani): <i>Hoc sibi non ingrata +divina dispensatio contulit — ut videlicet ad ejus nutum +S. R. E. nunc ordinetur, ac praeter ejus autoritatem Ap. +Sedi nemo prorsus eligat sacerdotem. E più indietro: Post +Deum scilicet ipse nos eo insatiabilis ore draconis eripuit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note88"> +<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.  </span><span class="smcap">Herm. Contr.</span>: <i>Imp. vero Romae egressus nonnulla +castella sibi rebellantia cepit</i>. Uno dei suoi diplomi a favore +della <i>Casa aurea</i> è dato: <i>Kal. Januarii actum ad Columna +Civitatem</i>, che è l’odierna Colonna nei monti Latini. <span class="smcap">Böhmer</span>, +1552. Dubito dell’esattezza della data, perciocchè l’Imperatore +rescriva nuovamente da Roma ai 3 di Gennaio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note89"> +<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.  </span><span class="smcap">Romualdo</span> e <span class="smcap">Lupo</span> tutti e due d’una sol voce: <i>Benedictus +per poculum veneni occidit P. Clementem</i>. <span class="smcap">Herm. +Contr.</span>: <i>In Romanis partibus nono mense promotionis suae +diem obiens, ad episcopatum suum Babenberg reportatus tumulatur</i>. — È +il solo de’ Papi che sia sepolto in Alemagna. +Il <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Annal.</i>, ad a. 1047, significa che morisse in +vicinanza di Pesaro, e il <span class="smcap">Jaffé</span> accoglie per data il dì 9 di +Ottobre.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note90"> +<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.  </span>Il Codice di <span class="smcap">Donizone</span> (esiste in Vaticano) contiene +imagini miniate di persone di tutta la famiglia; le riproduce +in bella incisione a colori l’edizione fattane dal <span class="smcap">Bethmann</span>, +nei <i>Mon. Germ.</i> Non vi si può cercare esattezza di ritratti, ma +giovano assai per conoscere le fogge. Azzo e Ildegarde moglie +sua sono sepolti a Canossa, dove Tedaldo tenne quasi sempre +residenza.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note91"> +<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.  </span>Esatta notizia ne dà il <i>Cod. Vat. 1984</i>, che per questa +età è una fonte di grande importanza. Il Papa fu ordinato +ai 17 di Luglio, <i>Ind. I</i>, e sedette in cattedra ventitre giorni. +Sull’ambasceria dei Romani, vedasi <span class="smcap">Bonizone</span>, p. 803. Esso +dice eziandio che Bonifacio condusse il Papa a Roma, ma +soltanto il <i>Cod. Vat.</i> sa dei raggiri del Margravio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note92"> +<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.  </span>Un viandante vide il morto Papa correre i monti Latini +in figura di mostro: <span class="smcap">Amal. Auger.</span> — Il <span class="smcap">Placentini</span> +(<i>de Sepulcro Bened. IX</i>, Romae 1747) vuol dimostrare che +appartenga a quel Papa un sepolcro trovato a Grotta Ferrata. +Io ne vidi colà la tavola sepolcrale, che è una curiosità +senza pregio. — Terzo succeditore di santo Nilo nella dignità +di abate fu il discepolo suo (vedine la <i>Vita</i> nel <span class="smcap">Martene</span>, +<i>Vet. Script.</i>, VI, 933). Nel convento v’hanno ancora parecchie +cose antiche che ricordano di quel tempo. Sopra la porta sta +scritta quest’antica sentenza: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Οῖκου Θεοῦ μέλλοντες. εἰσβαίνειν πύλην</p> +<p class="i01">ἴξω γένοισθε τῆς μέθης τῶν φροντίδων</p> +<p class="i01">ἰν’ εὐμενῶς εὖροιτε τὸν κριθτὴν ἔσω.</p> +</div></div> + +<p> +In quel chiostro continuarono a vivere lingua e uomini greci; +così nell’anno 1153 l’Abate sottoscrive un documento romano: +† εγο νηκολαως ηγουμενος Κρηπτα Φερρατ ἠπεγραφψα: <span class="smcap">Galletti</span>, +<i>Del Prim.</i>, app. n. 59, dall’archivio di santa Prassede.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note93"> +<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.  </span>Istromento dell’anno 1053, <i>Reg. Subl.</i>, fol. 78, nel <span class="smcap">Petrini</span>, +p. 400. <i>Anno Leonis IX in sede IV m. Decbr. Ind. VII. +Quoniam certum est me domina Imilia nobil. Comitissa que +olim Dni Donadei conjunx fuit habitatrice in Palestrina</i>: ella +dona dei beni a Subiaco <i>pro redemptione animae meae, et +quond. Johannis qui vocabatur de Benedicto, et Donadei, et +Domina Itta</i> (giusta documenti moglie del <i>marchio Johannes</i>) +<i>et de Joanne filio, et — pro heredibus nostris</i> etc. Il <span class="smcap">Petrini</span> +(p. 111) ha notato i rapporti in cui stavano fra loro i membri +della famiglia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note94"> +<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.  </span><span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 81. — Il Pontefice fu sepolto +in san Lorenzo fuori le mura, in un sarcofago degli antichi +tempi cristiani, che ivi ancor si vede.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note95"> +<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.  </span>Sulla febbre romana, che oggidì ancora è crudelmente +mortifera, il <span class="smcap">Damiani</span> compose questo tetrastico: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Roma vorax hominum, domat ardua colla virorum</i>,</p> +<p class="i01"><i>Roma ferax febrium, necis est uberrima frugum</i>.</p> +<p class="i01"><i>Romanae febres stabili sunt jure fideles</i>;</p> +<p class="i01"><i>Quem semel invadunt, vix a vivente recedunt</i>.</p> +</div></div> + +<p> +<i>Opuscul.</i>, XIX, cap. 5.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note96"> +<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.  </span>Vedi il <span class="smcap">Watterich</span>, I, 102.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note97"> +<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.  </span><i>A quo omnia ecclesiastica studia renovata ac restaurata, +novaque lux visa est exoriri</i>: così dice papa Vittore III +di lui (<i>Dial.</i>, III, lib. 3).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note98"> +<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.  </span><i>Liber Gomorrhianus, de diversitate peccantium contra +naturam</i> etc. <i>Op.</i>, t. I, colla dedicazione a Leone IX e colla +lettera in cui questi ne lo ringrazia: è un componimento +nauseante della letteratura di quella età. Alessandro II condannò +il libro, e ciò fece assai stizzire l’autore. I vizî del +clero dovevano essere laidi per benino, una volta che si +reputava necessario di interrogare ogni Vescovo, prima della +consecrazione, se era mondo di quattro delitti: <i>Id est arsenochita +q. e. masculo; pro ancilla Dei sacrata, quae a Francis +Nonnata dicitur; pro quatuor pedes; et pro muliere viro +alio conjuncta; aut si conjugem habuit ex alio viro, quod +Graecis dicitur deuterogamia. Et dum nulli horum ipse vir +conscius fuerit, evangeliis ad medium deductis jurat ipse +electus Archidiacono: Ordo Roman.</i>, VIII; <span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus. +Ital.</i>, T. II, 86.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note99"> +<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.  </span><span class="smcap">Wibert</span>, II, c. 3. Da Benedetto VIII (m. 984) fino a +Leone IX non ci fu conservata alcuna moneta pontificia: non +è che un puro caso, giacchè dovettero pure essersene battute. +Infatti leggo in un istromento dell’anno 1021 (<i>Reg. Sublac.</i>, +fol. 127): <i>Denarios bonos novos Romane monete</i>. Di Leone IX +abbiamo un solo denaro: † <span class="smcap">Henricvs imp. Romanorv</span>; dal +rovescio: † <span class="smcap">scs Petrvs Leo P.</span> Più sorprendente ancora si +è, che nessuna moneta di Gregorio VII sia pervenuta fino a noi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note100"> +<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.  </span><span class="smcap">Marian. Scotus</span>, ad a. 1050: <i>Rex Scotiae Macbeth ad +Romae argentum pauperibus seminando distribuit.</i> Il nome +di questo Re suona in diversa maniera: <i>Rex Maccabaeus</i>, +<i>Macbothus</i>, <i>Macbetka</i>, <i>Mabbetha</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note101"> +<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.  </span>Salto a piè pari un periodo di ottocento dieci anni, +e noto la relazione in cui il dì odierno si trova coll’anno 1051. +Addì 25 Ottobre 1860 un Prodittatore del Garibaldi per Napoli, +decreta: «L’antico ducato di Benevento è dichiarato +provincia del Regno Italiano. Napoli 25 Ottobre 1860.» — I +Papi non possedettero mai tutto intiero il ducato di Benevento. +Soltanto nel 1077 andarono eglino al possesso della +città e del suo territorio. — Sulla permuta fatta coll’Imperatore +vedansi <span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 84 ed <span class="smcap">Herm. Contr.</span>, +ad a. 1053.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note102"> +<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.  </span><span class="smcap">Herm. Contr.</span>, ad a. 1053, specifica come fosse composto +l’esercito di Leone IX: <i>Plurimi Theutonicorum, partim +jussu dominorum, partim spe quaestus adducti, nonnulli +etiam scelerati et protervi, diversasque ob noxias patria pulsi</i>. +<span class="smcap">Guill. Apulus</span>, lib. II, conta settecento valorosi Svevi, inoltre +Romani, Sanniti, Capuani, Spoletini, Sabinati, Fermani, e +il vigliacco popolo della Marca (<i>gens Marchana probis digne +reprobata latinis... his erat innatus pavor et fuga luxuriesque</i>). +<span class="smcap">Leone di Ostia</span> numera cinquecento, e <span class="smcap">Amatus</span> +soltanto <i>CCC Todesque</i>. Da lui si pare (III, c. 25) che ancor +prima Leone conducesse contro ai Normanni un piccolo esercito, +e che questo si sbandasse nella Campania.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note103"> +<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.  </span>Leggiamo tuttora una sua lettera indiritta al convento +di Farfa, nel quale si fece accogliere da confrater verso un +donativo di tremila bizantini. <i>Argiros pronia theu Magistros +Bestis, Kae Dux Italias, Calabrias, Sichelias, Kae Paphlagonias, +Kae Cabeon, Kedulon, Ematon ti Despini Kae agia +Theotoco Maria ti en ti agemoni tis Farfa</i> etc. (così allora +pronunciavasi il greco): <i>Chron. Farf.</i>, p. 620.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note104"> +<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.  </span>L’Autore scriveva questa pagina sulla fine dell’anno 1860. +(N. del T.)</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note105"> +<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.  </span><i>Et li Thodeschi se metent l’escu en bras et crollent +l’espée; et li Normant hardi coment lyon prenent la haste...</i> +<span class="smcap">Amatus</span>, III, c. 37.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note106"> +<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.  </span><i>Facto tamen de se quasi muro in modum corone</i> (in +quadrato), <i>mortem expectantes... Vita Leonis IX</i>, nel <span class="smcap">Borgia</span>, +<i>Mem. di Benev.</i>, II, 318. Al pari di <span class="smcap">Romualdo</span>, la <i>Vita</i> +chiama la città con nome di Civitas. La <i>Chronique de</i> <span class="smcap">Robert +Viscard</span> scrive <i>Civite</i>; <span class="smcap">Goffredo Malaterra</span> scrive <i>Civitata</i>. +In vicinanza era situata Dragonara.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note107"> +<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.  </span><i>Denotement o grandissime plor et larmes: Chronique +de</i> <span class="smcap">Robert Viscard</span>, c. XI. <i>Cum magna devotione ejus provolvuntur +pedibus, veniam et benedictionem ejus postulantes</i>: +<span class="smcap">Malaterra</span>, I, c. 14.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note108"> +<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.  </span>La <i>Vita</i> nel <span class="smcap">Borgia</span> descrive il campo di battaglia +e le esequie; la <i>Vita</i> negli <i>Acta Sctor.</i>, Aprile, II, 666, dice +che i morti apparvero in aspetto di martiri. Ottocento sette +anni dopo quell’età fu visto un simile campo di battaglia, +su cui, fuggiti con pari rapidità gli Italiani, la legione straniera +di Tedeschi e di Belgi si immolò per il dominio temporale: +ed oggidì ancora i caduti di Castel Fidardo son detti +«martiri» (<i>Civiltà Cattolica</i> dei 20 Ottobre 1860). In fatto è +che le condizioni di Roma sono eternamente le stesse.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note109"> +<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.  </span>Così giudicò il pio <i>Herm. Contractus</i>, essere morti +i Tedeschi <i>occulto Dei judicio — sive quia tantum sacerdotem +spiritalis potius quam pro caducis rebus carnalis pugna decebat</i>, +oppure perchè tanta gente infame s’era raccolta sotto +allo stendardo pontificio. Similmente dice <span class="smcap">Romualdo</span>, e quasi +colle istesse parole la <i>Cron. di Amalfi</i> (<span class="smcap">Murat</span>., <i>Ant. It</i>., I, +212): <i>Non enim dominus discipulis suis et successoribus +suis praeceperat ut seculares veluti principes secuti materiales +gradus, in populum corruerent, sed verbo et dicto monerent +pie</i> etc. Anche il contemporaneo <span class="smcap">Brunone di Segni</span> biasima il +Papa: <i>Super Normannos praeliaturus vadit, zelum quidem +Dei habens sed non fortasse scientiam</i>; e deplora che in persona +movesse alla guerra.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note110"> +<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.  </span><i>Quanto terrenis ecclesia minuitur, tanto spiritualibus +augetur</i>. È tal motto che parrebbe uscito della bocca del +Cavour. <span class="smcap">Wido Ferrariensis</span> compendia il passo di san Girolamo +insieme con altre sentenze dei Padri ecclesiastici che +indirizza contro Gregorio VII: <i>Mon. Germ</i>., XIV, 169.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note111"> +<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.  </span>Al dì d’oggi è cosa assai istruttiva di por mente al +giudizio datone dal <span class="smcap">Damiani</span> (<i>Ep.</i> IX, lib. IV, indiritta ad Ulrico +di Fermo): <i>Si ergo pro fide... nusquam ferrea corripere +arma conceditur: quomodo pro terrenis et transitoriis Ecclesiae +facultatibus loricatae acies in gladiis debacchantur? — Quomodo +ergo pro rerum vilium detrimento fidelis fidelem gladio +petat</i>. Di riscontro a questa sentenza del Cardinale piacemi +porre il giudizio che oggi si fa in Roma di siffatte cose. +La <i>Civiltà Cattolica</i>, organo dei Gesuiti, dice (Disp. dei 20 +Ottobre 1860; <i>I morti per la Chiesa a Dragonara il</i> 1053 <i>e +nel Piceno il</i> 1860): «All’età di Leone IX poteva per avventura +esser degna di scusa l’opinione che il dominio temporale +della Chiesa fosse soltanto di ordine mondano, ma oggi +sarebbe stolidezza arbitrare che la sua causa sia altro che +causa della religione e di Cristo. Forse nemmeno a’ tempi +delle Crociate non si è venuto alle armi da militi cristiani +per causa più supremamente divina di quella in cui pro caddero +i soldati del Lamoricière.» — Precursore della <i>Civiltà +Cattolica</i> è stato di già il <span class="smcap">Baronio</span>, che in questo argomento +marchia il Santo di tal censura come farebbe di un grande +eretico. — È pur cosa assai meravigliosa di vedere adesso +rinnovarsi dopo ottocento anni le antichissime controversie +per ragione del piccolo Stato della Chiesa; in questo periodo +di tempo tutto il mondo si trasformò, all’infuori di Roma.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note112"> +<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.  </span>Stando alla <i>Cronique de</i> <span class="smcap">Robert Viscard</span>, Leone diede +al conte <i>Unfroi et à li subcessor toute Puille et Calabre de la +fin de Granière jusque à lo Faro</i>. Il Conte tornò a Melfi, +raccolse i Normanni e Longobardi, <i>et fist dui de ses frères +console</i>. Vedasi anche il <span class="smcap">De Meo</span>, <i>Annali di Napoli</i>, ad a. 1054, +che ancor non conobbe i libri di <span class="smcap">Amato</span>. — Gli <i>Annales</i> +<span class="smcap">Lamberti</span> dicono, ad a. 1053: <i>Leo IX cunctos dies, quibus +supervixit tantae calamitati, in luctu et moerore egit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note113"> +<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.  </span><i>Leo Ep. serv. Servor. Dei glorioso et religioso Imp. +novae Romae Constantino Monomacho dilecto filio salutem.</i> +Egli allega la donazione di Costantino in termini di convinzione +recisa. <i>Tu ergo magnus successor Magni Constantini +sanguine, nomine, et Imperio factus, ut fias etiam imitator +devotionis ejus erga Ap. sedem, exhortamur: et quae ille mirabilis +vir post Christum eidem sedi contulit, confirmavit, +atque defendit; tu juxta tui nominis etymologiam constanter +adjuva recuperare, retinere, et difendere</i>: <span class="smcap">Baron.</span>, ad a. 1054.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note114"> +<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.  </span><i>Historia Mortis Leonis IX Acta Sctor.</i>, April., II, 666. +Il popolo sempre tenero del meraviglioso, accorse ben presto +a venerare la tomba di Leone: <span class="smcap">Herm. Contr.</span> ad a. 1054. +Leone IX fu di bella persona e di nobile aspetto. <i>Cestui Lion +estoit moult bel et estoit rouz, et estoit de stature seignoriable, +et estoit de letre bon maistre</i>: <span class="smcap">Aimé</span>, III, c. 15. Sulla sua +tomba leggevasi questo buon distico: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Victrix Roma dolet nono viduata Leone,</i></p> +<p class="i02"> <i>Ex multis talem vix habitura patrem.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note115"> +<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.  </span>Lo <span class="smcap">Stenzel</span> ha omai confutato la notizia data da <span class="smcap">Bonizone</span>, +che Enrico per ammonimento di Ildebrando rinunciasse +al patriziato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note116"> +<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.  </span>I Romani gli amareggiarono la vita. <span class="smcap">Radulphi</span> <i>vita +S. Lietberti</i> (<span class="smcap">Bouquet</span>, <i>Reg.</i>, XI, 481): <i>Victore, qui pro causis +papatus per Romanos male tractatus apud ipsum (Imper.) conquesturus +venerat (Jul. 1056)</i>. Nel <span class="smcap">Jaffé</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note117"> +<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.  </span><span class="smcap">Damiani</span>, <i>Ep. I ad Vict.</i>, dov’egli fa che Cristo dica: +<i>Sublato rege de medio, totius Romani Imperii vacantis tibi +jura permisi</i> (citato dal <span class="smcap">Giesebrecht</span>, II, 597). — Documenti +assai errati per quel che riguarda la cronologia trovansi riferiti +nel <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Annal.</i>, a. 1056; nel <span class="smcap">Fatteschi</span>, p. 112 +segg., e nell’<span class="smcap">Ughelli</span>, I, 352 segg. Uno dato da Fabriano: +<i>Ab Incarn. D. N. J. Christi sunt anni Mille quinquaginta octo, +et regnante domnu Enrigo Imp. et Papa Victore Dux Marchio +etc.</i> Da dopo il 1057 Goffredo era <i>Dux</i> e <i>Marchio</i> di +Spoleto e di Camerino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note118"> +<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.  </span>Il <span class="smcap">Gfrörer</span>, <i>Gregorio VII</i>, I, p. 10, afferma affatto di +sua testa che Goffredo avesse ricevuto a Colonia, nel 1056, il +patriziato per opera di Annone. Non v’ha un solo istromento +che certifichi la cosa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note119"> +<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.  </span>A vece di <i>Pallara</i> dicevasi eziandio <i>Palladio</i>. Corrisponde +oggidì al san Sebastiano sul Palatino (Vedi il Vol. III +di questa Istoria, a pag. 652). <i>Abbacia scor. martirum Sebastiani +et Zosimi, quae vulgariter Pallara solet nuncupari</i>; +così un <i>Privilegium</i> dato da Alessandro II (<i>Reg.</i> <span class="smcap">Petri Diaconi</span> +a M. Cassino, fol. XX). Questo Pontefice cedette il convento +a Monte Cassino, ricevendone in cambio santa Croce in Gerusalemme, +la cui abazia Leone IX aveva concessa all’Abate +di M. Cassino (<span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 81).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note120"> +<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.  </span><span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 92. <i>Annales</i> <span class="smcap">Lamberti</span> ad a. +1057: <i>Uno animo pari voluntate in electione consenserunt Friederici. — Nec +quisquam sane multis retro annis laetioribus +suffragii majori omnium expectatione ad regnum processerat +R. E.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note121"> +<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.  </span>Sua epistola indiritta ai Cardinali vescovi (<span class="smcap">Baron.</span>, +a. 1061, n. L). La dissolutezza non era dammeno in Germania; +perfino nel pellegrinaggio che Sigfredo di Magonza ed altri +Vescovi fecero nell’anno 1056 a Gerusalemme, questi signori +si trassero dietro un lusso, di cui l’eguale è appena credibile. +<span class="smcap">Wilken</span>, <i>Storia delle Crociate</i>, I, 39.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note122"> +<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.  </span><span class="smcap">Petr. Dam.</span>, <i>De vita eremitica, opusc.</i> LI, c. 5.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note123"> +<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.  </span>Ibid., c. 8. Domenico entrò una volta nella cella del +Damiani orrendamente stravolto in viso, <i>tamquam si pila fuerit +ptisanarum more contusus</i>, e sclamò con aria di trionfo, che +in quella serata era giunto alla fine nientemeno che di otto +salterî. Però il Damiani confessa che il corazzato recitava i +salterî soltanto mentalmente. Il santo gli eresse un monumento +in una breve biografia che ne scrisse (tom. II, 483). +Davasi nome di <i>disciplina</i> eziandio alla flagellazione; i colpi +sulla mano dicevansi <i>palmatae</i>, i flagelli <i>scopae</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note124"> +<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.  </span>Ep. 27, lib. VI. <i>Petro cerebroso monacho Petrus peccator +et monachus.</i> Con fanciullesca fantasia paragonava la pelle +umana ad un timpano sul quale deesi picchiare ad onore di Dio, +secondo che dice il salmo 150: «lodate il Signore al suon del +timpano». <i>Quia tympanum est pellis arida, ille juxta Prophetam, +in tympano Dominum veraciter laudat, qui confectum +jejunio corpus per disciplinam verberat.</i> Vedasi altresì l’<i>Opuscul.</i> +XLIII, <i>de laude flagellorum</i>, indiritto ai Benedettini di +Monte Cassino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note125"> +<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.  </span><i>Ecce sales, ecce facetiae, lepores, urbanitates, dicacitates, +volumina questionum</i>... Lettera del <span class="smcap">Damiani</span> ad Alessandro +e a Ildebrando, nel <span class="smcap">Baron.</span> ad a. 1061, n. XI.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note126"> +<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.  </span><i>Alearum insuper furiae, vel scachorum, quae nimirum +de toto quidem sacerdote exhibent mimum</i>: Ibid. Egli stesso +narra, che avendo un vescovo giocato a scacchi (<i>ludo praefuerat +schacorum</i>), e difendendosi con dire che questo giuoco +era diverso da quello dei dadi, gli impose la disciplina di tre +salterî e l’obligo di lavare i piedi a dodici poverelli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note127"> +<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.  </span><span class="smcap">Muratori</span>, <i>Ant. It.</i>, V, 975; Bolla di piombo di Stefano +IV: v’è incisa la figura di una porta di città; sopra è +scritto <span class="smcap">Felix Roma</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note128"> +<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.  </span>Il <i>Cod. Vat. 1984</i> favoleggia che i Romani gli mandassero +dietro dei sicarî: <i>Direxerunt post eum Braczutum +Transtiberinum Johannem, qui in dicto itinere, ut fertur, +venenum dedisse</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note129"> +<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.  </span><span class="smcap">Amato</span>, III, c. 50, dice sdegnosamente dei Pontefici +che vennero dopo: <i>Or non parlons plus de la fama et de la +subcession de li pontefice de Rome, quar l’onor défailli à +Rome puiz que faillirent li Thodesque, quar se je voill dire +la costume et lo élection lor, ou me covient mentir, et se je +di la vérité, aurai-je l’yre de li Romain</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note130"> +<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.  </span><i>Cod. Vat. 1984</i>, fol. 201 <i>b: Comites — Gerardo Raynerii +filio comes galeriae, et Albericus comes tusculanense et filii +Crescentii de monticelly</i>. <span class="smcap">Leone di Ostia</span> e <span class="smcap">Bonizone</span> nominano +i medesimi Conti. <span class="smcap">Lamberto</span>: <i>Adjutus factione popularium, +quos pecunia corruperat. — Cod. Vat. 3764: Natione +Romanus ex Patre Guidone; Cod. Vat. 1984: De regione +S. Maria Majoris</i>. Parmi che Benedetto sia stato romano +della Città; la madre sua si nota per dimorante in vicinanza +della santa Maria Maggiore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note131"> +<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.  </span>Autentica notizia ne è data dal <span class="smcap">Damiani</span>, <i>Ep. IV</i>, 90 +(dal <span class="smcap">Cajetani</span> erroneamente riferita a Cadulo). Forse con linguaggio +esagerato egli chiama Benedetto X <i>homo stolidus, +deses ac nullius ingenii</i>. Leone IX aveva eletto Mincio nell’anno +1050 a cardinale, siccome pone in rilievo il <span class="smcap">Borgia</span>. +È cosa degna di considerazione che Benedetto X nel secolo +decimoterzo fu reputato papa legittimo. Il <span class="smcap">Theiner</span> (<i>Cod. +Dipl. Domin. Temporalis</i>, I, Prefaz., p. V, e n. VIII e IX) registra +due delle sue infeudazioni, alle quali Onorio III si riporta +così: <i>In autentico b. m. Benedicti Pape predecessoris nostri +perspeximus contineri</i> etc., e segue il documento di Benedetto +X. Per un anno fu papa senza che trovasse opposizione, +e i suoi <i>acta</i> di ordine temporale furono tenuti per validi. Il +suo ritratto (fatto a invenzione) è posto fra i medaglioni dei +Papi collocati nel san Paolo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note132"> +<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.  </span><span class="smcap">Lamberto</span>, ad a. 1059. <span class="smcap">Benzo</span> <i>ad Heinr. IV</i>, lib. VII, +671, dice che Ildebrando, senza che i Romani ne sapessero +cosa alcuna, imprese la elezione del Papa, d’intesa con Beatrice: +<i>Erexit alterum idolum — legavit illum miserrimum, +quod nil ageret, nisi per ejus jussionis verbum</i>. Tutte esagerazioni +fuor di misura. — Alcuni documenti contenuti nel +<i>Reg. Farf.</i> (n. 904, 906) hanno la data di Benedetto X all’anno +1058. Nel Luglio 1059 vien detto soltanto: <i>ab Incarnatione</i> +etc. (n. 905).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note133"> +<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.  </span>Nella edizione degli <i>Annales Romani</i>, fattane nei <i>Mon. +Germ.</i>, che li trassero dal <i>Cod. Vat. 1984</i>, è scritto erroneamente +<i>a comite de Benedicto Christiano</i>; il codice dice <i>a +Leoni</i>. Lo scrittore era bene informato; lo dimostra un documento +dell’anno 1060, dove si sottoscrive <i>Leo de Benedicto +Christiano</i> (<i>Reg. Farf.</i>, n. 935). Quel codice descrive con esattezza +gli avvenimenti. Anche qui l’isola Tiberina è tuttavia +chiamata <i>insula Lycaonia</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note134"> +<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.  </span>Addì 28 Aprile 1060 Giovanni era ancora prefetto; +nel <i>Reg. Farf.</i>, n. 935 si sottoscrive: <i>Johanne dom. gr. Romanorum +praefectus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note135"> +<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.  </span><i>Ad castellum Passarani apud regem qui fuit fil. Crescentii +praefecti: Cod. Vat. 1984</i>. Il <span class="smcap">Gfrörer</span> (<i>Gregorio VII</i>, +I, c. 21) se ne crea «un luogotenente del Re nominato dall’Imperatrice». +Sennonchè, giusta documenti, a quest’epoca +il figlio di un Crescenzio prefetto si chiamava <i>Regetellus</i>, il +qual nome alcuni istromenti accorciano in <i>Rege</i>. Così il <i>Reg. +Subl.</i>, fol. 71 <i>Rege et Rainuciu germanis filii de domno +Crescentio... Seniores</i>, i quali nel 1038 tenevano Sant’Angelo +presso Monticelli in affitto dal convento di Subiaco. Anche a +fogli 73, nell’anno 1036, i figli di Crescenzio prefetto sono +appellati <i>Regetellu</i> e <i>Raino</i>. Vedasi con che facilità possa +falsarsi la storia. Cosa somigliante accadde al <span class="smcap">Gfrörer</span> col +nome romano <i>Petrus de Imperatore</i> o <i>Imperiola</i>, di cui egli +si foggiò un Imperatore cittadino. — Passarano, non molto +distante da Palestrina, apparteneva, del paro che Monticelli, al +monastero di san Paolo, da cui i Crescenzî l’ebbero in feudo. +In un catalogo dei beni che il san Paolo possedeva al tempo +di <i>Gregorius de Tusculana</i>, vien detto: <i>Castellum Passarani +cum rocha sua</i> (<i>Archiv. S. Pauli de Urbe</i>, Vol. 241, fol. 4; +copia ne contiene il <i>Mscr. Vatic. 7930</i>, p. 203-207).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note136"> +<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.  </span><i>Cod. Vat. 1984.</i> Ildebrando andò tosto nelle Puglie +<i>ad Riczardum agarenorum comitem et ordinavit eum principem +et pepigit cum illo foedus — Tunc dictus princeps +misit tres comites suos cum nominato archidiacono rome cum +300 militibus agarenorum in auxilium Nykol. pont.</i> — Come +talvolta fa <span class="smcap">Benzone</span>, così lo scrittore di questi Annali, +partigiano dell’Impero, chiama per bile i Normanni con nome +di <i>Agareni</i>. La loro prima spedizione puossi col <span class="smcap">Jaffè</span> fissare +giustamente al Febbrajo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note137"> +<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.  </span>I sette Cardinali vescovi (<i>Episcopi collaterales</i>) di Ostia, +di Porto, di santa Rufina o Silva Candida, di Albano, della +Sabina, di Tusculo e di Preneste celebravano funzione nel Laterano; +sette Cardinali preti erano ripartiti nelle basiliche di +san Pietro, di san Paolo, di santa Maria Maggiore e di san +Lorenzo. Gli Abati di san Paolo e di san Lorenzo erano altresì +cardinali. Oltracciò, su dieciotto Diaconie v’avevano allora +dodici Cardinali diaconi e sei Diaconi palatini. Vedi il Registro +rituale nel <span class="smcap">Baronio</span>, <i>Annal.</i>, ad a. 1057, n. XIX, e il frammento +nel <span class="smcap">Mabillon</span>, che di qualche poco se ne discosta +(<i>Mus. It.</i>, II, 574).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note138"> +<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.  </span><i>Ep. ad Card. Episcopos</i>, nel <span class="smcap">Baron.</span>, ad a. 1061, n. L: +<i>ita nunc ap. sedis aeditui, qui spirituales sunt universalis +Eccl. Senatores, huic soli studio debent solenter insistere, ut +humanum genus veri Imperatoris Christi valeant legibus subjugare</i>. +Nell’<i>Ep.</i> XX, lib. I, indiritta a Cadulo egli pone i +sette Cardinali vescovi al di sopra di tutti i Patriarchi della +Chiesa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note139"> +<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.  </span><i>Salvo debito honore et reverentia dilecti filii nostri +Henrici, qui in presentiarum rex habetur, et futurus imp. +Deo concedente speratur, et sicut jam mediante ejus nuntio +Longobardie Cancellario Wiberto concessimus, et successoribus +illius, qui ab Ap. Sede personaliter hoc jus impetraverint</i>. Il +decreto è riportato completamente nel <i>Chron.</i> <span class="smcap">Hugonis</span>, II, 408, +indi con qualche divario nel <i>Chron. Farf.</i>, p. 645. <span class="smcap">Mansi</span>, XIX, +903; <i>Mon. Germ. Leges</i>, II, 177, app. Può darsi che il decreto +fosse publicato soltanto dopo avvenuta l’infeudazione normanna. +Contrariamente affatto alla verità storica, nel privilegio +onorifico del Re tedesco il <span class="smcap">Gfrörer</span>, p. 581, ravvisa il diritto +esclusivo di proporre i candidati all’elezione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note140"> +<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.  </span>Riccardo ottenne il completo dominio della città soltanto +ai 26 Maggio del 1062 (<span class="smcap">De Meo</span>, <i>Annali di Napoli</i>). +Vittore III vide i figli dell’ultimo Principe longobardo di +Capua andar mendicando per la campagna. — <span class="smcap">Giannone</span>, +lib. IX, sulla fine. Landolfo (m. 842) aveva tolto a Salerno +l’antico castaldato di Capua: suo figlio Lando nell’anno 856 +edificò Nuova Capua presso al <i>Pons Casilinus</i>. Sotto a Pandolfo +«testa di ferro» Capua era diventata principato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note141"> +<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.  </span>Il <span class="smcap">Giannone</span> (lib. X, 190) si meraviglia della grande +efficacia che avevano le scomuniche a quell’età, e chi scrive +questa Storia della città di Roma le vide usate anche oggidì +ai medesimi intendimenti. Vedi la Bolla di Pio IX <i>contra +invasores et usurpatores aliquot provinciarum pontificiae ditionis. +Datum Romae apud S. Petrum d. 26 Martii A. 1860.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note142"> +<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.  </span>I Pontefici derivarono il loro diritto dalle donazioni +degli Imperatori, da Costantino ad Enrico II, e il <span class="smcap">Muratori</span> +pensa che precisamente in quest’età s’introducessero nei +Diplomi di Lodovico, di Ottone e di Enrico le addizioni riguardanti +Benevento, le Calabrie e la Sicilia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note143"> +<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.  </span><span class="smcap">Deusdedit, Albino</span> e <span class="smcap">Cencio</span> riferiscono, senza data, +il giuramento di Roberto. Un secondo giuramento, più lungo, +registrato da <span class="smcap">Albino</span>, incomincia: <i>Ego Robertus Dei gr. et +sci. Petri Dux Apulie et Calabrie et utroque subveniente futurus +Sicilie ab hac hora et deinceps ero fidelis S. R. Eccl. +et Tibi Domino meo Nicol. Ppe. etc. etc.</i> — Era allora in uso +la formula: <i>Fidelis ero S. R. E. et Dno. meo N. N. Ppe. +suisque successoribus qui meliorum cardinalium electione intraverint</i>. +Così giurava ogni uomo feudale, ogni rettore di +un <i>Patrimonium</i>. <span class="smcap">Albinus</span>, <i>Vatican.</i> fol. 136 a, e <span class="smcap">Cencius</span>, +<i>Riccardian.</i>, fol. CXX: <i>Juramentum Rectoris patrimonii</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note144"> +<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.  </span><i>Nam non solum Tusculanorum, et Praenestinor. et +Numentanor. superbiam calcaverunt, sed et Romam transeuntes +Galeriam et omnia castra Comitis Gerardi usque Sutrium +vastaverunt, quae res Romanam urbem a Capitaneorum liberavit +dominatu</i>: <span class="smcap">Bonizo</span>, p. 806.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note145"> +<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.  </span>Il conte Gerardo morì prima del 1068. Il suo figliuolo, +mi cred’io, fu <i>Comes</i> della Marittima, come allora s’appellava +il tratto della costiera tusco-romana. <i>Ego Girardus inclitus +comes filius bon. mem. Gyrardi incliti comitis, habitator +in Territorio Maritimano</i> (<i>Reg. Farf.</i>, n. 995, a. 1068). +Ei vi dona a Farfa la chiesa, il castello e mezzo il porto di +santa Severa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note146"> +<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.  </span><i>Cod. Vat. 1984</i>, il cui barbarico compilatore è meglio +informato di quello che siano <span class="smcap">Leone di Ostia</span> e <span class="smcap">Bonizone</span>. +È pertanto da accogliersi per vero che la sottomissione assoluta +di Benedetto X avvenisse nell’autunno dell’anno 1059. +I Cataloghi dei Papi gli attribuiscono nove mesi e venti o +ventidue giorni di reggimento, e ne pongono la fine al Gennaio +1059, quando Nicolò lo cacciò di Roma. Il <span class="smcap">Jaffé</span> conta +la sua assoluta cessazione (a mio credere è errore) di già +nell’Aprile: così fa eziandio il <span class="smcap">Giesebrecht</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note147"> +<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.  </span>È prezzo dell’opera di conoscere quali fossero i Romani +più ragguardevoli di questa età. Un placito di Nicolò II +per Farfa, dei 28 Aprile 1060, gli specifica in qualità di giudici +o <i>boni homines</i>. Alcuni di loro erano signori di campagna; +pochissimi abitatori di città. Si sottoscrivono dopo del +Papa, dopo dei Cardinali e dei Vescovi, e dopo di Giovanni +prefetto della Città e dei giudici palatini. Eccoli: † <i>Cencius +de Pf.</i> (<i>Praefecto</i>). † <i>Leo de Benedicto Christiano</i>, † <i>Albertus +de Otto Curso</i>, † <i>Johannes Braciuto</i>. † <i>Conte de Johanne Guidone</i>. +† <i>Bertramo frater ejus</i>, † <i>Benedictus de episcopo</i>. † <i>Cencius +Frajampane subscripsi</i>, † <i>Petrus de Beno de Maroza</i>. +† <i>Berardus de Rainerio de Curte</i>, † <i>Johannes de Balduino +subscripsi</i>. † <i>Leo de Azo</i>. † <i>Petrus de Alberico</i>. † <i>Octavianus +filius Alberici</i>. † <i>Gregorius filius Gregorii</i> (questi tre sono +tusculani). † <i>Bernardus de Torena</i>. † <i>Johannes de Tusculano</i>. +† <i>Ratterius Adulterinus</i>. † <i>Genzo de Siginulfo</i>. † <i>Monticellus</i>. +† <i>Piro de Hermerardo</i>. † <i>Johannes de Faida</i>. † <i>Durantus +de Johannis de Atria</i>. † <i>Petrus de Anastasio</i>. † <i>Johannes de +Petro Vitioso</i>. † <i>Berardus filius Johannis de Berardo</i>. † <i>Johannes +de Stefano Rifice</i> (forse <i>Orefice</i>). † <i>Baroncellus gener +de Maiza</i>. † <i>Petrus Obledanus</i>. † <i>Guittimanus</i>. † <i>Conte Tigrinus +de Tuscana</i>. † <i>Guido neptus ejus</i>. † <i>Sarracenus de +Sancto Eustatio</i>. † <i>Ego Defranco de Sancto Eustatio</i>. † <i>Bonofilius +Lanista. Ego Alexius scrinarius S. R. E. complevi et +absolvi</i> (<i>Reg. Farfa</i>, 935, edito dal <span class="smcap">Galletti</span>, <i>Gabio</i>, p. 154). +Il maggior numero di questi nobiluomini è di parte decisamente +pontificia, quantunque nell’istromento compajano +<i>Cencius de Praefecto</i> e alcuni Tusculani. Non si dimentichi +che la carta rimonta all’anno 1061, quando Roma era in istato +tranquillo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note148"> +<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.  </span>Il <i>Cod. Vat. 1984</i> nomina questi Romani partigiani dell’Impero; +alla loro testa trovasi <i>Cencius</i>, il quale, tempo prima, +aveva sottoscritto l’istromento più sopra detto: <i>Cencius +Stephani praefecti cum suis germanis, nec non et Cencio et +Romano germani, Barunci filii, hac Belizzon Titonis de Caro, +et Cencio Crescentii Denilla erant cum dicto Cadulo, eo quod +erant fideles imperatoris</i>. Da quest’epoca il nome <i>Cencius</i> +diventa così usato, come per lo innanzi era stato quello di +<i>Crescentius</i>, di cui il primo è l’abbreviazione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note149"> +<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.  </span><i>Mittunt ei clamidem, mitram, anulum, et patricialem +circulum per episcopos, per cardinales, atque per senatores, +et per eos qui in populo videbantur praestantiores</i>: <span class="smcap">Benzo</span>, +<i>ad Heinr. IV</i>, lib. VII, 672. <i>Cod. Vat.</i> 1984; <span class="smcap">Bertholdi</span> +<i>Annal.</i>, ad a. 1061; <span class="smcap">Bernoldi</span>, <i>Chron.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note150"> +<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.  </span>Gli incominciamenti republicani di Milano possono +prender partenza dall’anno 1056, quando avvenne la morte +di Enrico III; e il <span class="smcap">Giulini</span>, <i>Memorie di Milano</i> (lib. XXIII), +dice: «non comparisce mai più dopo quest’anno l’epoca reale +o imperiale nelle carte milanesi.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note151"> +<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.  </span><i>Multitudo clericorum quae in ead. Eccl. innumerabilis +ut harena maris:</i> <span class="smcap">Bonizo</span>, p. 805.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note152"> +<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.  </span><i>Eisque paupertatem improperantes Paterinos i. e. pannosos +vocabant</i>: <span class="smcap">Bonizo</span>, pr. 805. Il nome significa, presso a +poco, canaglia di straccioni, ma <span class="smcap">Bonizone</span> gli appella <i>gloriosum +genus Paterinorum</i>. Il concetto ricompare nei <i>Gueux</i> dei +Paesi Bassi. Sugli incominciamenti dei Paterini vedasi il +<span class="smcap">Giesebrecht</span>, <i>Storia dell’Impero germanico</i>, III, c. 2.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note153"> +<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.  </span>Il <span class="smcap">Puricelli</span> (<i>de SS. Martyr. Arialdo et Herlembaldo</i>) +ha dedicato un capitolo alla famiglia dei Cotta (p. 168 e segg.). +Adesso per la prima volta campeggia essa in Milano, dove, +secondo la tradizione, avrebbe immigrato con santo Ambrogio, +venendo di Roma. Quando i Re d’Italia si coronavano +a Milano, era consuetudine che due dei Cotta di Porta Nuova +<i>induti cottis albis debent imperatorem ponere super cathedram +marmoream, quae est post altare S. Ambrosii</i>. In che +tempo i Cotta siano migrati in Germania, m’è ignoto. Questo +nome antico, romano e milanese, adorna il frontespizio +di questa «Storia della città di Roma» (a). +</p> + +<p> +(a) Il suo testo originale escì in Germania coi tipi di <span class="smcap">J. G. Cotta</span>, +rinomato editore e libraio di Stuttgardt. (N. del T.)</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note154"> +<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.  </span><span class="smcap">Benzone</span>, VII, 672, dice che Riccardo di Capua ricevesse +un migliaio di libbre, e al lib. II, c. 3, cita per nome i +Romani che aderivano alla parte di Ildebrando: <i>Cum Leone +procedenti de judaica congregatione, simulque cum Cencio +Frajapane atque Brachiuto Johanne</i> (<i>Braciuto, Braczutus,</i> +uomo di Transtevere: <i>Reg. Farf.</i>, n. 935 e <i>Cod. Vat. 1984</i>). +Qui per la prima volta emerge la famiglia <i>Frajapane</i>. Nei +documenti principia a trovarsi nel 1014 con <i>Leo qui vocatur +Frajapane</i>: sottoscrizione apposta ad un istromento riportato +nel <span class="smcap">Mittarelli</span>, n. XCIII, e nel <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Ant. It.</i>, IV, 797.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note155"> +<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.  </span><span class="smcap">Bernoldi</span> <i>Chron.</i>, ad a. 1061: <i>Chadelo Parmensis Ep. 7 +Kal. Nov. Papa eligitur et Honorius appellatur, papatum +nunquam possessurus. Sed vicesima septima die ante ejus promotionem +Lucensis Ep.... ordinatus.</i> La <i>Discept. Syn.</i>, (<span class="smcap">Dam.</span> +<i>Op.</i>., III, 28) dichiara essere stato presente all’elezione di Onorio +anche l’Abate di santo Andrea <i>Clivi Scauri.</i> <span class="smcap">Paolo +Bernried</span>, <i>Vita Gregor. VII</i>, c. 46, nomina Cencio, Nicolò, +e Bertramo quali ambasciatori dei Romani. — Sulle condizioni +in cui trovavasi a quel tempo Parma vedasi <span class="smcap">Ireneo +Affò</span>, <i>Storia della città di Parma</i> (Parma, 1792, II, 76).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note156"> +<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.  </span>Benzone era un adulatore della corte tedesca, come +prima di lui vedemmo essere stato Liudprando, la cui <i>Legatio</i> +forse gli stava fitta in mente a modello. È un ampolloso e +triviale spaccone, ma il suo latino, barbaramente misto di +prosa e di versi, riesce sì comico e spesso anche inventore di +nuove forme di lingua, da far ricordare il <span class="smcap">Rabelais</span>. Forse +che sarebbero sue alcune delle poesie raccolte fra i <i>Carmina +Burana</i>? <span class="smcap">Benzonis</span> <i>Episcopi Albensis ad Heinricum Imp. +libri VII, Mon. Germ.</i> XIII, 591-681. Vedi su di ciò le ricerche +del <span class="smcap">Linderer</span>, nel Vol. VI degli <i>Studî di storia tedesca</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note157"> +<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.  </span><i>Ad palacium Octaviani</i> (<span class="smcap">Benzo</span>, II, c. 1). Lo <span class="smcap">Stenzel</span> +colloca inesattamente il palazzo sull’Aventino, e nello stesso +errore cade anche il <span class="smcap">Watterich</span>, I, 271. Era posto sul Campidoglio, +vicino a santa Maria <i>in ara Coeli</i>, dove aveva suo +luogo la leggenda di Ottaviano e della Sibilla.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note158"> +<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.  </span>Anche officiali laici, benanco Conti e Duchi portavano +allora in capo mitre alte simili a quelle dei Vescovi. La loro +forma può vedersi nelle miniature del Codice di <span class="smcap">Donizone</span>, +dove <i>Tedaldus Marchio</i>, rappresentato in atto di sedere, tiene +una mitra rotonda in testa: la contessa Matilde ne porta una +alta che ha la forma di un pan di zucchero.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note159"> +<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.  </span><i>Ad quoddam hypodromium, quia ibi regiae mandatelae +videbantur esse competens auditorium.</i> Non ho cosa alcuna +da opporre se qui, a vece del Circo Massimo, voglia credermi +che fosse quello Flaminio, poichè era situato sotto al Campidoglio. +Intorno a questo stesso tempo l’antico teatro dei +Milanesi era il luogo dove si raccoglievano i loro parlamenti +cittadini: <span class="smcap">Giulini</span>, II, XXI, 314.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note160"> +<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.  </span><span class="smcap">Benzo</span>, lib. II, c. 3: <i>Nicolaus magister s. Palatii, +oriundus de genere antiquo Trebatii</i>. Sebbene il <i>Trebatius</i> +possa essere una trovata per accontentare la rima, è tuttavia +meravigliosa la smania crescente dei Romani di voler discendere +da famiglie antiche. Alcuni di questi nomi, come quelli +<i>Saxo, Bulgaminus</i> (<span class="smcap">Benzone</span> scrive erroneamente <i>Bulgamenes</i>), +<i>Berardus, Bonfilius</i> s’incontrano in documenti; e questi guarentiscono +l’esattezza del racconto di <span class="smcap">Benzone</span>, il quale di cose +romane è bene informato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note161"> +<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.  </span>Dove s’udì mai, dic’egli, che l’elezione pontificia sia +riposta in mano di frati accattoni? <i>heri venerunt mendicantes — eorum +panniculi erant sine utraque manica, in dextro latere +pendebat cucurbita, in sinistro mantica, barbata vero genitalia +nesciebant sarabara</i> (brache): <i>et hodie coram elevato simulacro +resonantibus tubis perstrepunt taratantara</i> (II, 4)? +È veramente un <span class="smcap">Rabelais</span> in diminutivo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note162"> +<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.  </span>L’editore di <span class="smcap">Benzone</span>, nei <i>Mon. Germ.</i>, dichiara in +nota erroneamente, che questa Galeria etrusca, presso all’Arrone, +sia lo stesso che ponte Galera fra Ostia e Roma.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note163"> +<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.  </span><i>Transivimus Tyberim ad portum Flaiani</i>, dice <span class="smcap">Benzone</span>. +Il <span class="smcap">Giesebrecht</span> (<i>Annales Altahens.</i>, p. 217, not. 1) +corregge malamente in <i>portam Flaminii</i>. È il guado del +Tevere presso a <i>Castrum Flajanum</i> (il <i>Flavianum</i> antico), +ventisei miglia distante da Roma. <i>Chron. Farf.</i>, p. 618: <i>S. Mariae +quae est ad pontem de Flajano in territorio Collinesi +infra Castellum, quod dicitur Flajanum</i> (p. 559, 574). Il <i>Territorium +Collinense</i> era posto <i>suptus montem Soractem</i> (<i>Reg. +Farf.</i>, n. 702 e fol. 1197). Da <i>Flajanum</i> derivò l’odierno Fiano +in vicinanza del Tevere.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note164"> +<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.  </span>Così sono registrati i loro titoli nel <i>Reg.</i> <span class="smcap">Petri Diaconi</span>, +che appartenne alla famiglia medesima. Gregorio, figlio di +Alberico III e fratello di Benedetto IX, si appella nel 1063 +<i>consul romanor.</i> In un documento del 26 Dicembre 1066 (nel +<span class="smcap">Coppi</span>, <i>Memor. Colonn.</i>, p. 24, tolto dal <span class="smcap">Gattula</span>, <i>Hist. abbat. +Casin.</i>, I, 235), il fratello suo si chiama <i>Dom. Petrus excellentiss. +vir Consul et Dux atque omnium Romanor. Senator.</i> +Non si può conchiudere col <span class="smcap">Curtius</span> che egli effettivamente +avesse podestà nella Città: quel titolo era ereditario nei Tusculani.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note165"> +<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.  </span>Il <span class="smcap">Fiorentini</span>, <i>Memorie di Matilde</i>, I, 72, non descrive +del tutto esattamente questi avvenimenti, perocchè taccia dei +negoziati corsi fra Goffredo e Cadalo, che pur sono fatti manifesti +dalla lettera di Pier Damiani indiritta al Duca.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note166"> +<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.  </span>Secondo gli <i>Annal. Camald.</i>, II, XVII, 236, il Damiani +tornò alla vita eremitica nell’Ottobre 1060. Nella sua <i>Apologetica</i> +ad Ildebrando e ad Alessandro egli dipinge con amara +arguzia, ma con grandissima verità l’animo dispotico del +primo: <i>blandus ille tyrannus, qui mihi Neroniana semper +pietate condoluit, qui me colaphizando demulsit — hanc querulus +erumpet in vocem: Ecce latibulum petit, et sub colore +poenitentiae Romae subterfugere quaerit</i> etc. Il bizzarro frate +fabbricava cucchiai di legno, che mandava in dono al Papa +con questi versi: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Dent alii fulvum trutina librante metallum;</i></p> +<p class="i01"><i>Sed mundus vivit, quia ligno vita pependit;</i></p> +<p class="i01"><i>Sic modicum magno lignum pretiosius auro...</i></p> +</div></div> + +<p> +(IV, p. 49).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note167"> +<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.  </span><i>Dom. Godefredo excell. Duci et Marchioni Petrus peccator +monachus, zeli ferventis obsequium</i>; dal <span class="smcap">Baronio</span> erroneamente +registrata all’anno 1064. La sua scrittura apologetica +sulla elezione di Alessandro è intitolata: <i>Disceptatio +synodalis inter Regis advocatum et S. E. Defensorem</i>. Qui +sofisticando rinnega l’opinione anteriormente professata sul +diritto regio di Enrico III.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note168"> +<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.  </span><span class="smcap">Bonizo</span>, <i>ad Am.</i>, p. 807: <i>Adjuvantibus Capitaneis et +quibusd. pestiferis Romanis noctu civitatem Leoninam intravit +et Ecc. b. Petri invadit — consilio Cencii cujusd. pestiferi +Romani castrum s. Angeli intravit, ibiq. se tutatus est.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note169"> +<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.  </span><i>Decretum est post hec ex consulto senatus, ut per vices +custodirent urbem ex contiguis civitatibus sufficiens comitatus</i>: +<span class="smcap">Benzo</span>, II, c. 18. Ogni podestà in Roma era tenuta allora +dai capitani, ossia dall’alta nobiltà de’ feudatari pontificî +che erano nella provincia e nella Città: doveva essersi costituita +una republica formale con parlamenti della nobiltà.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note170"> +<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.  </span>Il <span class="smcap">Damiani</span> ad Annone, <i>Ep.</i> VI, lib. III; e al giovine +Re, <i>Ep.</i> III, lib. VII: <i>Serpens lubricus, coluber tortuosus, stercus +hominum, latrina criminum, sentina vitiorum, abominatio +coeli, naufragium castitatis</i> etc. I Santi sapevano muover +a forbice la lingua, e imitavano per bene il Pulcinella <span class="smcap">Benzone</span>, +il quale (V, 648) diceva: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Sed Prandelli Asinander, asinus haereticus,</i></p> +<p class="i01"><i>Congregavit Patarinos ex viis et sepibus,</i></p> +<p class="i01"><i>Et replevit totam terram urticis et vepribus.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note171"> +<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.  </span><i>Ep.</i> III, c. 1. E dice argutamente: <i>Romani perdiderunt +unum ex Apostolis. Normanni enim — castrum s. Pauli, +altera pars imperii, aspirant sibi subjicere — et cito perventuri +in Capitolium, quod erit Suevis in alterum obprobium</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note172"> +<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.  </span>Se egli vivesse oggidì, in quest’anno 1862, nel quale +sta per iscomparire l’ultima reliquia dell’Impero tedesco in +Italia, Benzone udrebbe risonare in Germania anche questa +invocazione: <i>a Lombardia et Venetia libera nos Domine</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note173"> +<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.  </span><i>Dignus est ergo, ut de militibus Romanis faciat dominus +noster rex senatores, de senatoribus exaltet ad principum +honores</i> (III, 24). A meno che queste parole non siano +altro che pure frasi, potrebbero esse dimostrare che l’Imperatore +continuava ad eleggere Romani a dignità cittadine.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note174"> +<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.  </span><span class="smcap">Bonizo</span>, <i>ad Am.</i>, p. 807: <i>Unoque clientulo contentus, +unius jumenti adjumento inter oratores Bercetum aegre pervenit</i>. +Questo avveniva nell’anno 1066.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note175"> +<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.  </span>Cotali avvenimenti sono descritti negli <i>Annales Altahens.</i>, +p. 105, 183 segg. (ed. <span class="smcap">Giesebrecht</span>). Cadalo viveva +ancora addì 5 Aprile 1071. Vedi i documenti n. 29 e 30 nel +Vol. II della <i>Storia di Parma</i> dell’<span class="smcap">Affò</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note176"> +<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.  </span><i>Homuncionem exilis staturae, despiciabilis parentelae</i>: +<span class="smcap">Gugl. di Malmsb.</span>, III, <i>de gest. Anglor.</i>, nel <span class="smcap">Baronio</span> +<i>Annal.</i>, ad a. 1061, n. 31. <i>Residens in palatio, militiam +Romanam quasi imperator regebat</i>, dice <span class="smcap">Landolfo</span>, <i>Hist. +Med.</i>, III, c. 15. <span class="smcap">Alfano</span>, arcivescovo di Salerno, cantò di +lui in un’ode, nella quale esclama: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Roma quid Scipionibus</i></p> +<p class="i01"><i>Caeterisque Quiritibus</i></p> +<p class="i01"><i>Debuit mage quam tibi?</i></p> +<p class="i01"><i>Cuius est studiis suae</i></p> +<p class="i01"><i>Nacta via potentiae.</i></p> +</div></div> + +<p> +A questo può paragonarsi il carme panegirico di <span class="smcap">Benzone</span> +su Enrico IV (IV, lib. 6), che non è meno azzeppato di reminiscenze +romane: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Tantus es, o Caesar, quantus et orbis;</i></p> +<p class="i01"><i>Cis mare vel citra tu leo fortis,</i></p> +<p class="i01"><i>Presso namque tua calce dracone,</i></p> +<p class="i01"><i>Victor habes palmam cum Scipione.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note177"> +<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.  </span><i>Ad Hildebrandum</i>. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Papam rite colo, sed te prostratus adoro:</i></p> +<p class="i01"><i>Tu facis hunc dominum, te facis ipse deum.</i></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Vivere vis Romae, clara depromito voce:</i></p> +<p class="i01"><i>Plus domino Papae, quam domno pareo Papae.</i></p> + +</div><div class="stanza"> +<p class="i09"> (<i>Carmina</i>, nel tom. IV.)</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note178"> +<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.  </span><span class="smcap">Lupus Protospata</span>, ad a. 1066. <span class="smcap">Leone di Ostia</span>, III, +c. 23: <i>cum — subjugata Campania, ad Romae jam se viciniam +porrexisset, ipsiusque jam urbis patriciatum omnibus +modis ambiret</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note179"> +<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.  </span><span class="smcap">Leone di Ostia</span>, III, c. 25.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note180"> +<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.  </span><i>Et hoc primum servitium excellentissima Bonifacii +filia b. Apostolor. Principi obtulit</i>: <span class="smcap">Bonizo</span>, <i>ad Am.</i>, p. 809.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note181"> +<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.  </span>Aquino, terra nativa di Giuvenale, appartenne fin dal +secolo decimo a Conti longobardi della famiglia di Landolfo. +Nell’anno 1045 Gaeta scelse per duce quel conte Adenolfo. +Riccardo era signore supremo di Aquino; però vi rimanevano +i Conti, dalla cui discendenza sortì i natali Tomaso di Aquino. +Il <i>Cod. Diplom. Aquinas</i>, che si conserva a Monte Cassino, +va dal 950 al 1548. La storia di quella città fu scritta da D. +<span class="smcap">Pasquale Cairo</span> (<i>Storia sacra e profana d’Aquino</i>, Napoli +1808).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note182"> +<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.  </span><span class="smcap">Bonizo</span>, <i>ad Am.</i>, p. 809. <span class="smcap">Amatus</span>, III, c. 10. <span class="smcap">Leone +di Ostia</span>, III, c. 25. La <i>Cronica di Amalfi</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq. +It.</i>, I, 213) dice perfino: <i>Riccardus fugavit Gotfridum</i>. Gli +<i>Annales Beneventani: A. 1066 Dux Cottefrydus venit in +Campania</i>, ma gli <i>Annal. Cavenses</i> registrano esattamente +all’anno 1067: <i>Gotfridus dux cum valido exercitu in Campaniam +venit usque Aquinum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note183"> +<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.  </span>Lettera prima del <span class="smcap">Damiani</span> a lei indiritta: <i>Opuscul.</i> +50, tom. III, 854. Agnese andò a Roma soltanto nell’anno +1067. Vedi la nota 31 al <i>Chron.</i> di <i>Sigberto</i>, a. 1062, +nei <i>Mon. Germ.</i>, VIII, 361. Nell’anno 1072 tornò ella a +Germania per breve tempo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note184"> +<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.  </span><span class="smcap">Landulf. Senior.</span>, III, c. 14, ne dipinge la persona: +<i>Herlembaldus — ex magna prosapia capitaneorum oriundus, +miles ut natura dabat strenuissimus, barbam ut usus antiquus +exigebat, quasi purpuream gerens, tenui vultu, oculis +aquilinis, pectore leonino, anima admirabili</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note185"> +<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.  </span><i>Acta Sctor. 27 Jun.</i>, p. 291: <i>Alexander in pubblico +Consistorio vexillum s. quod nominavit vexillum s. Petri, +Herlembaldo dedit; eumque Romanae et universalis Ecclesiae +vexilliferum fecit</i>. Il milanese <span class="smcap">Arnolfo</span> a questo soggetto +nota malignamente, che san Pietro non aveva mai inalberato +una bandiera assassina di quella fatta, ma per sua impresa +aveva tolto questo motto: <i>Qui vult post me venire abneget +se ipsum</i>. Gli <i>Acta Sctor.</i>, p. 279, tengono memoria di un +quadro antico esistente in san Babila a Milano, dove accanto +a santo Ambrogio era raffigurato Erlembaldo da <i>miles armatus</i>, +col vessillo in pugno.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note186"> +<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.  </span>Parecchie volte il Papa delegava tuttavia de’ giudici +per luoghi lontani, affinchè vegliassero ai diritti della Camera +pontificia. Così nel <span class="smcap">Damiani</span> (<i>De vita s. Rudolphi</i>, II, 497) +compare un romano Stefano da <i>judex s. Palatii</i> in Osimo: +la cosa certo rimonta al tempo di Vittore II, quando questi +governava Spoleto, Fermo e la marca di Ancona in nome +dell’Imperatore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note187"> +<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.  </span>Così in Ostia, il banno di Conte spettava al Vescovo. +Il Damiani, che aveva in animo di rinunciare al suo Vescovato, +ringrazia Alessandro II di averlo già sbarazzato del +comitato: <i>Vos Ostiensem comitatum mihi subtraxisse et alii +tradidisse</i> ecc. (<i>Ep.</i> XV, 30).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note188"> +<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.  </span>Il <i>Reg. Farf.</i>, n. 935 (28 Aprile 1060) dimostra che il +procedimento dei giudizî era pari affatto a quello del secolo +decimo. Ivi Nicolò II restituisce a Farfa i beni rapiti dai +Crescenzî, dopo di avere incaricato il prefetto Giovanni di +esaminare i titoli giuridici. Un istromento degli 8 Ottobre +1072 (<i>Reg. Farf.</i>, n. 1010) ci fa conoscere che il tribunale +era composto di Ildebrando in qualità di <i>Viceregens</i> +del Pontefice, <i>assidentibus episcopis et presbyteris, cardinalibus +nec non praefecto, judicibus ac Romanor. majoribus</i>. +La sentenza è pronunciata secondo il giure giustinianeo; +de’ giudici longobardi di Farfa non si discorre più.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note189"> +<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.  </span>Se si stia a <span class="smcap">Bonizone</span>, p. 811, Stefano fu prefetto al +tempo di Alessandro II; del figliuol suo Cencio dice poi che +voleva diventare prefetto, <i>defuncto patre temporibus Papae +Alexandri</i> (non <i>Nicolai</i>, come crede lo <span class="smcap">Stenzel</span>, p. 203). +Nel <i>Reg. Farf.</i>, n. 935, Cencio si sottoscrive coll’addiettivo +<i>de Praefecto</i>. <span class="smcap">Lamberto</span> (<i>Annal.</i>, ad a. 1076) lo chiama <i>generis +claritate et opum gloria eminens</i>, però erroneamente +lo appella prefetto. <span class="smcap">Bertoldo</span> una volta lo denota non inesattamente +col nome <i>Crescentius</i>, e <span class="smcap">Bennone</span> (<i>Vita Gregorii +VII</i>, 78) lo nomina <i>Cencius judicum primicerius</i>, locchè +può essere giusto. Il candidato avverso a lui è da <span class="smcap">Bonizone</span> +espressamente appellato suo <i>aequivocus, Cencium cujusd. Johannis +Praefecti filiu</i>s. <span class="smcap">Lamberto</span> e <span class="smcap">Bertoldo</span> scrivono <i>Quintius</i>; +<span class="smcap">Paolo Bernried</span>, <i>Cencius</i>; il <span class="smcap">Damiani</span>, <i>Cinthius</i>, come +io vo’ denominarlo, soltanto per distinguerlo da quell’altro.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note190"> +<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.  </span><i>Nam in s. Petri ponte turrim mirae magnitudinis +aedificans omnes transeuntes reddidit tributarios</i>: <span class="smcap">Bonizo</span>, ib. — <span class="smcap">Paolo +Bernried</span>, c. 46: <i>Ut in ipsa turri, quam mirae +magnitudinis supra pontem s. Petri construxerat viros sicarios +poneret</i>. Non già per questo deesi credere che la torre +fosse rizzata proprio sopra del ponte.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note191"> +<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.  </span><span class="smcap">Bonizone</span> paragona Cinzio, prefetto della Città, ad +Erlembaldo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note192"> +<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.  </span><i>Constat ergo quemlibet christianum esse per gratiam +Christi sacerdotem</i>: così il <span class="smcap">Damiani</span> osava ancora di dire. +V’hanno due lettere di lui indiritte a <i>Cinthio Urbis praefecto</i>, +e dice: <i>Dum concinaremur ad populum, ita locutus es, non +ut praefectum reipublicae, sed potius ut sacerdotem decebat +ecclesiae</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note193"> +<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.  </span><i>Multas siquid. advers. te fieri querelas audio ab his, +qui negotiorum causas habent; quia videlicet legalis judicii +sanctionem a te obtinere non praevalent. — Justitiam ergo +facere, quid est aliud quam orare: Ep.</i> II.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note194"> +<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.  </span>Sembra che Beatrice, la quale non ebbe figli da Goffredo, +sia vissuta in casta continenza. A lei scriveva il <span class="smcap">Damiani</span>: +<i>De mysterio mutuae continentiae, quam inter vos, Deo +teste, servatis</i> etc.; e Goffredo, presso alla tomba dell’Apostolo, +gli avrebbe fatto conoscere esser suo desiderio <i>pudicitiae +perpetuo conservandae</i> (<i>Ep.</i> 14, lib. 7). La storia arcana +delle due donne rivelerebbe di molti intrighi. Se si stia al +<span class="smcap">Fiorentini</span>, p. 103, il matrimonio di Matilde non sarebbe +avvenuto prima del 1069 o del 1070.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note195"> +<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.  </span>Anche a lei scriveva il <span class="smcap">Damiani</span>: <i>Adelaidi excellent. +Duci, Opusc.</i> XVIII, 412, e la paragona a Debora. Dice che +Dio ama soltanto tre specie di donna, <i>virgines cum Maria, +viduas cum Anna, conjuges cum Susanna</i>. — <span class="smcap">Benzone</span>, V, 11, +le scrive financo: <i>Domnae Adelegidae Romani Senatus Patriciae</i>, +di che fa omai le meraviglie il <span class="smcap">Curtius</span>, <i>de Senatu</i>, +p. 217. Questo titolo, che dopo di Marozia era divenuto inusato, +è forse un trovato dell’adulazione di <span class="smcap">Benzone</span>? oppure +i Romani accoglievano nella loro aristocrazia nobili donne?</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note196"> +<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.  </span>Fu egli stesso che compose il suo epitaffio (<i>Opera</i>, +T. IV, p. 51): +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Quod nunc es, fuimus; es, quod sumus, ipse futurus.</i></p> +<p class="i02"> <i>His sit nulla fides, quae peritura vides.</i></p> +<p class="i01"><i>Frivola sinceris praecurrunt somnia veris,</i></p> +<p class="i02"> <i>Succedunt brevibus secula temporibus.</i></p> +<p class="i01"><i>Vive memor mortis, quo semper vivere possis;</i></p> +<p class="i02"> <i>Quidquid adest transit, quod manet, ecce venit...</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note197"> +<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.  </span>Le porte in bronzo della chiesa (appartengono al tempo +di Desiderio) sono coperte dei nomi delle terre che allora +possedeva l’Abazia. Fra gli altri io vi lessi questi: <i>S. Angelus +de Algido, S. Agata de Toscolana, in Roma S. Maria +de Palava cum pertinentiis illorum</i>. Per tutto il resto basta +scorrere nella <i>Cronica</i> il catalogo dei donativi d’oro e d’argento +che vi affluirono di mano del Guiscardo e della eroica +sua moglie Sigelgaita, la quale si fece ivi seppellire. Anche +l’imperatrice Agnese visse colà un sei mesi, esercitandosi in +opere di penitenza.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note198"> +<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.  </span>Ho veduto coi miei occhi la pergamena originale (stampata +nel <span class="smcap">Tosti</span>, I, p. 408). Alessandro II dichiara in essa che +gli fu mostrato il corpo di san Benedetto, trovato durante +la riedificazione della chiesa, illeso da qualsiasi danno. Per +tal modo i frati contestarono la credenza che i Franchi lo +avessero rubato. Gregorio scriveva con caratteri netti e belli: +<i>Ego Yldibrandus qualiscumque Romanae Ecclesie Archidiaconus +ss.</i>; egualmente vidi anche in una bolla di Vittore II, +la quale ei segna tuttavia in qualità di cardinale suddiacono: +<i>Heldibrandus cardinalis subd. sce. romane eccle. dando +consensit et subscripsit</i>. Pertanto scriveva egli il suo nome +in forma varia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note199"> +<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.  </span><span class="smcap">Leone di Ostia</span> descrive minutamente la edificazione +e la consecrazione della novella basilica (III, c. 28). <span class="smcap">Alfano</span>, +amico di Desiderio, intervenuto anch’egli alla festa, magnificò +l’avvenimento in un poema (edito dall’<span class="smcap">Ozanam</span>, <i>Documents +inédits</i> etc., p. 261, segg.); altri poeti non furono meno +affaccendati a cantarne (<i>Cod. Mont. Casin.</i>, 47, fol. 22).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note200"> +<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.  </span>I <i>Cataloghi</i> dicono: <i>nat. Tuscus</i>; il <i>Cod. Vat. 1437</i> +aggiunge: <i>Patria suanensis opido Ronato</i>; le Biografie pontificie +scrivono; <i>Patria Suanensis oppido Rovaco</i> (vedansi il +<span class="smcap">Watterich</span>, I, 293 e 308, e il <span class="smcap">Giesebrecht</span>, III, 1049): soltanto +<span class="smcap">Ugo Flavign.</span>, <i>Chron.</i>, II, 122, lo appella erroneamente romano +di Roma. Il nome Ildebrando trovasi spesso usato fra +i Longobardi; Bonizone è un abbreviato di Bonifacio ossia +Boniperto. Sono speciali d’Italia, nel secolo undecimo, i diminutivi +di nomi longobardi, colla terminazione <i>izo</i> a vece di +quella <i>bert</i>: così troviamo Rapizo, Roizo, Berizo, Albizo, +Gepizo, Guinizo, Gunizo, Ingizo, Herizo (Heribert). Le famiglie +longobardiche di Gregorio VII e di Napoleone (Bonipert) +appartengono allo stesso paese, istessamente come si somiglia +la specie dell’indole loro. La leggenda bandì che Ildebrando +facesse portenti fin da fanciullo; dalla sua testa divampò +fuoco, e, bambino, avrebbe composto con fuscelli di +legno queste parole: <i>Dominabitur a mari usque ad mare</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note201"> +<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.  </span><span class="smcap">Wido di Ferrara</span>, nemico di Gregorio, descrive vivacemente +la scenata dell’elezione, che s’aveva prima di +lunga mano combinato: <i>Concursus factus est populi, Ildebrandus +capitur, Ild. discerpitur, Ild. distraitur, Ild. eligitur</i>. +Il decreto di elezione trovasi al principio dei Regesti di Gregorio. +Gli aderenti di Enrico, quali sono <span class="smcap">Wido, Benzo</span> ecc., +attribuiscono la sua elezione a broglio, e <span class="smcap">Landolfo Seniore</span>, +<i>Hist. Mediol.</i>, III, c. 31, dice che fu opera di Matilde: <i>Pacto +secretissimo cum Oldeprando — nec non qui plurimis Romanis +ossibus Albini et Rufini sparsis</i> etc. (espressione bernesca +usata a quel tempo per significare l’argento e l’oro).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note202"> +<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.  </span><i>Terribilis, terribilis iste locus</i>, disse Bernardo a Eugenio +III, quando questi salì alla santa sede. — <i>Nimis expavit, +et quasi extra se raptus cucurrit ad pulpitum, cupiens +populum ipsum frequentem sedare, et a sua intentione retrahere</i>: +<span class="smcap">Card. Aragon</span>, p. 304.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note203"> +<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.  </span>È quasi fuor di dubbio che Gregorio non ricercò l’assentimento +di Enrico. Che questi l’abbia dato lo afferma +soltanto <span class="smcap">Bonizone</span>; altri lo negano. Vedi <span class="smcap">Floto</span>, <i>Storia di +Enrico IV</i>, Vol. II, nel principio. Di un formale assentimento +non puossi pur pensare.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note204"> +<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.  </span><i>Constitutio inter D. Gregorium Pp. VII et Landulphum +Beneventanum Princip.</i> dei 12 Agosto: <i>Reg. Greg. I, ep.</i> 18 +a, ed. <span class="smcap">Jaffé</span> nella <i>Bibl. rer. German.</i>, II, <i>Monumenta Gregoriana</i>. +<span class="smcap">Landolfo</span> professa di essere assolutamente vassallo, +e protesta che, se non manterrà obbedienza al Papa, <i>amittat +suum honorem</i>. — L’altro trattato di Capua ai <i>18 Kal. Octbr.</i>, +è contenuto nel <i>Reg. Greg. I, ep.</i> 21 a, ibid. p. 36.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note205"> +<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.  </span><i>Reg. I, ep.</i> 25, ad Erlembaldo: <i>Normanni, qui ad confusionem +et periculum reipublicae et S. E. unum fieri meditabantur, +in perturbatione in qua eos invenimus nimis obstinate +perseverant, nullo modo, nisi nobis volentibus, pacem +habituri</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note206"> +<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.  </span><i>G. in Rom. Pontif. electus omnib. Principib. in terram +Hispaniae proficisci volentibus... non latere vos credimus, +regnum Hyspaniae ab antiquo proprii juris S. Petri fuisse: +Reg. I, ep.</i> 7.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note207"> +<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.  </span>Per la Boemia, <i>Reg. I</i>, 38; <i>II</i>, 7. Per la Sardegna, +<i>Reg. I</i>, 29, 41. — Così ammonisce egli Salomone re di Ungheria: +<i>Sceptrum regni quod tenes, correcto errore tuo, apostolicae +non regiae majestatis beneficium recognoscas</i>. Chi legge +crede appena a’ proprii occhi. <i>Reg. II</i>, 13. — A Geisa, +<i>Reg. II</i>, 63, 70. — A Demetrio (<i>rex Ruscorum</i>), <i>quod regnum +illud dono s. Petri per manus nostras vellet obtinere eidem Petro +ap. principi debita fidelitate exhibita, devotis precibus postulavit</i>; +locchè sarebbe anche avvenuto: <i>Reg. II</i>, 74. — Demetrio +re di Croazia e di Dalmazia prestò alla Chiesa giuramento +di vassallaggio, e diede un annuo tributo di duecento +bizantini <i>de mihi concesso regno</i>. Il giuramento, dell’Ottobre +1076, Ind. XIV, è registrato nel <i>Cod. Albin.</i>, fol. 133, donde +<span class="smcap">Cencio</span> lo trasse.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note208"> +<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.  </span>A Guglielmo di Borgogna, dei 2 Febbrajo 1074: <i>Reg. +I</i>, 46. — Alla Cristianità, del dì 1 Marzo 1074: <i>Reg. I</i>, 49. — Agli +Ultramontani, dei 26 Dicembre 1074: <i>Reg. II</i>, 37. — Ad +Enrico, dei 7 Dicembre 1074; <i>Reg. II</i>, 31: <i>Si illuc, favente +deo, ivero, post Deum tibi Rom. Eccl. relinquo, ut eam +et sicut sanctam matrem custodias, et ad ejus honorem defendas</i>: +così il testo registrato nel <span class="smcap">Jaffè</span>, ut supra, pag. 145. +La lettera è zeppa di proteste d’amore. Ricordevole del biasimo +inflitto a Leone IX, Gregorio diceva di non volere spargere +il sangue de’ cristiani, ma di voler con terrore indurre i +Normanni a pace.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note209"> +<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.  </span><span class="smcap">Bonizo</span>, p. 812. Il <i>Reg. I</i>. 84, è dato: <i>in expeditione +ad montem Cimini,</i> 2 <i>Id. Junii, Ind XII</i>. — Il <i>Reg. I</i>, 85 all’Imperatrice: +<i>data in expeditione ad s. Flavianum 17 Kal. +Julii Ind. XII</i>. — <span class="smcap">Amatus</span>, IV, c. 13: <i>Et un lieu qui se clame +mont Cymino fu assemblé lo pape, et Gisolfe prince de +Salerne</i>... Intorno a queste cose dell’Italia meridionale vedasi +fra altro la Dissertazione di <span class="smcap">G. Weinreich</span>, <i>De conditione +Italiae inferioris Gregorio VII Pont.</i>, Königsberg, 1864, n. II.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note210"> +<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.  </span>Che i padri di Matilde fossero longobardi, lo si apprende +da documenti (nel <span class="smcap">Bacchini</span> e nel <span class="smcap">Fiorentini</span>). Da +parte del padre professava ella diritto longobardico; da parte +di suo marito Goffredo professava legge salica: <i>Ego qui supra +Matilda Marchionissa professa sum ex natione mea legem +vivere videor Lantgobardorum, sed nunc modo pro parte suprascripti +Gottifredi qui fuit viro meo legem vivere videor +Saligam</i> (docum. dell’a. 1079, nel <span class="smcap">Fiorentini</span>, app. VII).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note211"> +<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.  </span>Sua madre morì ai 18 Aprile del 1076 in Pisa: in quel +Camposanto se ne vede il sarcofago, con suvvi un rilievo che +rappresenta Ippolito e Fedra, e con questa iscrizione: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Quamvis peccatrix sum domna vocata Beatrix;</i></p> +<p class="i01"><i>In tumulo missa iaceo quae comitissa.</i></p> +</div></div> + +<p> +<span class="smcap">Alfredo Reumont</span>, <i>Tavole cronologiche e sincrone della Storia +Fiorentina</i>, all’anno 1076. In questo stesso anno Goffredo fu +in orribil guisa assassinato, e Matilde d’allora in poi governò +da sola i suoi dominî. Spesso presiedette in persona a’ tribunali, +parimente come aveva fatto Teofania. I suoi suggelli +hanno questa scritta: <span class="smcap">Mathilda dei gratia si quid est</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note212"> +<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.  </span><span class="smcap">Bonizo</span>, p. 811. Anche i Cardinali sapevano rubare per +benino. L’officiatura settimanale del san Pietro era ripartita +fra i Cardinali di s. Maria, di s. Crisogono, di s. Cecilia, di +s. Anastasia, di s. Lorenzo, di s. Marco e dei ss. Martino e Silvestro. +Bolle pontificie avevano regolato la distribuzione delle +offerte che pervenivano all’altare di san Pietro. Le oblazioni +che ivi si deponevano, non fosse altro quelle che si raccoglievano +in tempo di Pasqua, erano tanto grandi, che alcuni Re +avrebbero potuto invidiarne ai preti il reddito. Bolle di Vittore +II e di Leone IX, nel <i>Bullarium Vaticanum</i>, I.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note213"> +<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.  </span><span class="smcap">Bonizo</span>, p. 811, e il <span class="smcap">Cardinal Aragon.</span>, che copia dal +primo. Dei Conti di Galeria adesso non si fa più nota.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note214"> +<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.  </span><i>Reg. I</i>, 29 a.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note215"> +<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.  </span><i>Melius est nubere, quam uri</i> dicevano i Vescovi tedeschi +coll’Apostolo, e affermavano: <i>Violenta exactione homines +vivere cogeret ritu angelorum, et dum consuetum cursum +naturae negaret; fornicationi frena laxaret</i>. Chiamavano il +Papa <i>hominem plane haereticum et vesani dogmatis</i>. <span class="smcap">Lambert</span>, +<i>Annal.</i>, a. 1074. In Francia e in Ispagna divampava la stessa +lotta violenta contro il celibato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note216"> +<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>.  </span>Ancor leggiamo le sue lettere concitate, scritte a quel +tempo: una a Ugo di Cluny, da Roma, ai 22 Gennaio, <i>Reg. II</i>, +49, dove esamina lo stato sconfortante del mondo: <i>Si non sperarem +ad meliorem vitam, et utilitatem S. E. venire, nullo +modo Romae, quam coactus, Deo teste, jam a viginti annis +inhabitavi, remanerem</i>. Crederebbesi di udire le lamentazioni +di Gregorio I. Così anche la lettera indiritta a Beatrice ed +a Matilde, <i>18 Kal Nov Ind. XIII</i> (<i>Reg. II</i>, 9).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note217"> +<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>.  </span><i>Reg. II</i>, 51: <i>Est etiam non longe a nobis provincia +quaedam opulentissima juxta mare, quam viles et ignavi +tenent haeretici, in qua unum de filiis tuis, si eum sicut +quidam episcopus terrae tuae in animo tibi fore nuntiavit, +apostolicae aulae militandum dares, cum aliquanta multitudine +eorum qui sibi fidi milites essent, ducem ac principem +et defensorem christianitatis fieri optamus. Dat. Romae 8 Kal. +Feb. Ind. XIII</i> (intendeva dire della Sicilia, di Napoli o della +Sardegna?)</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note218"> +<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>.  </span>Gli Atti di questo notevole Sinodo (dai 24 ai 28 Febbraio) +andarono perduti; il breve sommario di essi (<span class="smcap">Mansi</span>, +XX, 443) non fa cenno della questione delle investiture; +però di già il <span class="smcap">Pagi</span> ha indicato il decreto che vi è concernente +(ad a. 1075), traendolo dal <i>Reg. III</i>, 10: così giusta +quanto dicono <span class="smcap">Ugo Flavin.</span>, <i>Chron Verdunense</i>, ad a. 1074, +ed <span class="smcap">Arnulfo</span>, <i>Hist. Med.</i>, IV, c. 3: <i>palam interdicit Regi jus +deinde habere in dandis Episcopatibus; omnesque laicas ab +Investituris ecclesiarum summovet personas</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note219"> +<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>.  </span>Nel Luglio o nell’Agosto dell’anno 1075. <span class="smcap">Giulini</span>, +XXVI, 525.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note220"> +<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>.  </span>Io ripongo questi fatti all’anno 1074, al tempo del primo +Sinodo. <span class="smcap">Bonizone</span>, p. 814, dice che Cencio ebbe grazia per +istanza di Matilde, e questa fu presente al primo Concilio. +<span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 45 e segg., è il più diffuso a parlare di Cencio. +<span class="smcap">Bennone</span> favoleggia che il Romano imprigionato fosse sottoposto +a orrendi tormenti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note221"> +<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>.  </span><i>Promittens eundem Patrem regio conspectui repraesentandum</i>: +<span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 48.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note222"> +<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>.  </span><span class="smcap">Berthold</span>, <i>Annal.</i>, ad a. 1076: <i>ab altari rapuit, vulneratum +cepit, et in turrim suam tanquam latronem sacrilegum +cum maximo ludibrio tractum, et miserabiliter coartatum +incarceravit</i>. Così anche <span class="smcap">Bonizone</span>, p. 814; <span class="smcap">Lamberto</span>; +<span class="smcap">Arnolfo</span>, <i>Gest. Med.</i>, V, c. 6. Se si stia a <span class="smcap">Pandolfo Pisan.</span> +(<span class="smcap">Muratori</span>, III, 1, 305), la casa di Cencio era situata <i>in loco +qui vocatur Parrioni</i>; e infatti ancora ne’ tempi posteriori ci +sarà dato incontrarvi la «Torre di Cencio». <span class="smcap">P. Bernried</span>, +c. 49, narra nientemeno che si avesse voluto mozzare la testa +al Papa: <i>quorum unus educto gladio caput ejus abscindere +voluit — percussum tamen in fronte</i> (a). +</p> + +<p> +(a) L’illustre Autore ci fornì una breve aggiunta a questa nota. (N. del T.)</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note223"> +<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>.  </span><span class="smcap">Bertoldo</span> descrive Cencio nè più nè meno che un brigante +di qualche romanzo: <i>gladio super collum illius furialiter +stricto, torvus, minax, et omnifariam terrificus(!) Thesaurum +et firmissima s. Petri castella in beneficia sibi extorquere non +cessavit ab eo; sed omnino non potuit</i>. Buona assai è la descrizione +delle due furiose sorelle, e sicuramente conforme a +verità. <span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 51.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note224"> +<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>.  </span><span class="smcap">P. Bernried</span> colora enfaticamente la predica del +Papa. Però tutta la cosa sarà andata più per le brevi e con +meno commozioni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note225"> +<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>.  </span><span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 52. <span class="smcap">Bertoldo</span>: <i>Noctu urbe fuga lapsus +evasit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note226"> +<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>.  </span><span class="smcap">Bertoldo</span>: <i>Castellum — ibi contiguum occupavit, ubi — rapinis +et sanguine victitabat</i>. Dacchè Gregorio incaricava +il Vescovo di Preneste di scomunicare Cencio, il castello era +forse quello di Preneste stesso. Se si creda a <span class="smcap">Lamberto</span> ed +a <span class="smcap">P. Bernried</span> i Romani devastarono i beni di Cencio, e giustiziarono +i suoi partigiani: nove di loro appiccarono per la +gola davanti al san Pietro. <span class="smcap">Bennone</span> perciò ingiuria il Pontefice +chiamandolo spergiuro; ma ciò sa di ridicolo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note227"> +<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>.  </span><i>In mente habeas, quid Sauli post adeptam victoriam — de +suo triumpho glorianti, et ejusd. prophetae monita non +exequenti acciderit, et qualiter a Domino reprobatus sit: +Reg. III</i>, 10 (di Roma, agli 8 Gennaio 1076, o più esattamente +agli 8 Dicembre 1075). Gli Ebrei insultano sempre al +despotismo gerarchico della Chiesa romana, eppure del continuo +essa altro non fece che torre a prestanza i simboli dal +loro sacerdozio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note228"> +<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>.  </span>Secondo <span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 67, egli vi andò con lettere +false <i>sub omnium cardinalium, senatusque, ac populi nomine +titulatis — ubi etiam continebantur postulatio novi pontificis, +et abjectio legitimi pastoris</i>. <span class="smcap">Lamberto</span>, <i>Annal.</i>, a. 1076: +<i>Deferens secum de vita et institutione papae scenicis figmentis +consimilem tragediam</i> (ossia una solenne pasquinata). Sul +Concilio di Worms vedasi <span class="smcap">Hugo Flavin.</span>, II, 431.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note229"> +<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>.  </span><i>H. non usurpatione, sed pia Dei ordinatione Rex Hildebrando +jam non apostolico, sed falso Monaco.</i> — La lettera, +che io compendio, leggesi nel <i>Cod. Udal.</i> (<span class="smcap">Eccard</span>, II, +n. CLXIII), in <span class="smcap">Brunone</span>, <i>De bello Saxon.</i>, n. 66 e segg., e fu +spesso stampata anche altrove.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note230"> +<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>.  </span>Diceva che soltanto potevano risparmiare la vita di +Gregorio: <i>Exsurgite igitur in eum, fidelissimi, et sit primus +in fide primus in ejus damnaptione</i>: <span class="smcap">Bruno</span>, n. 66. Enrico +fe’ nota ai Romani la lettera da lui indiritta al Papa, ma compilata +diversamente, come in compendio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note231"> +<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>.  </span><i>His omnibus Agnes Imp. mater regis intererat, cujus +animam ipsius gladius damnationis non parum sauciaverat</i>: +<span class="smcap">Bertoldo</span>, a. 1076. Ella stessa annunciò la scomunica del +suo figliuolo, scrivendone ad Altmann di Passavia, con brevi +parole e senza rivelare qual fosse il suo sentimento (<span class="smcap">Hugo +Flav.</span>, <i>Chron.</i>, II, 435). Ella vi narrava che i legati di Enrico +erano stati imprigionati dai Romani; ed Enrico scriveva +ad Annone di Colonia del barbaro trattamento che ne +avevano ricevuto (<span class="smcap">Urstisius</span>, I, 393).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note232"> +<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>.  </span><i>Depositio Regis H.</i>, in <span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 76. <span class="smcap">Mansi</span>, XX, +n. 467. Il Papa dice a san Pietro: <i>Mihi tua gratia est potestas +a Deo data ligandi atque solvendi in coelo et in terra — per +tuam potestatem et auctoritatem, H. regi filio H. Imp., +qui contra tuam Ecc. inaudita superbia insurrexit, totius +regni Teutonicor. et Italiae gubernacula contradico, et omnes +Christianos a vinculo juramenti, quod sibi fecere vel facient, +absolvo, et nullus ei sicut regi serviat interdico</i>...</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note233"> +<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>.  </span><span class="smcap">Hugo Flav.</span>, <i>Chron.</i>, II, 437: <i>Prae admiratione se +ipsos non capiebant, impossibile hoc esse proclamabant</i>. <span class="smcap">Bonizo</span>, +p. 815: <i>Postquam de banno regis ad aures personuit +vulgi, universus noster Romanus orbis tremuit</i>. Il celebre +vescovo <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>Chron.</i>, VI, c. 35, dice: <i>Lego +et relego Romanor. Regum et Imperatorum gesta, et nusquam +invenio quemquam eorum ante hunc a Romano Pontifice +excommunicatum, vel regno privatum</i>. Gregorio medesimo, +scrivendo ai Tedeschi, analizzò il suo diritto di scomunicare +il Re (<span class="smcap">Bernried</span>, c. 78). Lettera di lui a tutti i fedeli, nel +<i>Reg. III</i>, 6. Vedi anche il <i>Reg. VIII</i>, 21.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note234"> +<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>.  </span><i>Dictatus papae</i> (oggi direbbesi <i>Syllabus</i>) nel <span class="smcap">Baronio</span>, +ad a. 1076, e altrove stampato spesse volte; <i>Reg. II</i>, 55 a. +Vi si confronti quello che il <span class="smcap">Voigt</span> (<i>Ildebrando</i> ecc., p. 172) +ha raccolto dalle lettere del Papa. Noto di buon grado che +la descrizione dell’epoca di Gregorio VII, data dal <span class="smcap">Plank</span> (<i>Costituzione +della società cristiano-ecclesiastica</i>, IV, 1), mi sembra +essere quanto di più eccellente possediamo intorno a quest’argomento. +Dopo di lui, il <span class="smcap">Giesebrecht</span> (nel Vol. III della +sua <i>Storia dell’Impero germanico</i>) ha con ottima critica illustrato +nuovamente questa stessa epoca, con quella dovizia di +documenti e di scienza ond’egli poteva disporre.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note235"> +<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>.  </span>Il <span class="smcap">Floto</span> ha analizzato egregiamente queste condizioni +di Enrico IV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note236"> +<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>.  </span><span class="smcap">P. Bernreid</span>, c. 81, descrive l’irritazione che nell’universale +si aveva contro Gregorio, il quale giungeva a dire: +<i>Ut pro eo precibus intercedentes, omnes quidem insolitam nostrae +mentis duritiam mirarentur, nonnulli vero in nobis non +apostolicae severitatis gravitatem, sed quasi tyrannicae feritatis +crudelitatem esse clamarent: Reg. IV</i>, 12, lettera ai Tedeschi, +cui dice in aria di trionfo: <i>Rex humiliatus ad poenitentiam</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note237"> +<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>.  </span><i>Subditus Romano Pontifici semper, dictoque obtemperans +foret</i>: <span class="smcap">Lamberto</span>, il quale, da frate qual è, non isvela +pur un briciolo di indignazione patriottica.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note238"> +<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>.  </span><span class="smcap">Lamberto</span> descrive vivacemente lo stato degli animi +in Lombardia. Malauguratamente questa egregia fonte storica +cessa coll’anno 1077.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note239"> +<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>.  </span>Cencio è una di quelle persone caratteristiche di cospiratori, +che sempre ricompajono nella storia d’Italia. Della +sua fine dice <span class="smcap">Bertoldo</span>, ad a. 1077: <i>Rege non viso et insalutato, +in puncto celerrimus descendit ad inferna</i>. Però <span class="smcap">Bonizone</span> +narra che il Re lo ricevette di nottetempo: <i>Cencius +amara morte mortuus est, cujus funus Guibertus cum aliis +excommunicatis mirabili pompa celebravit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note240"> +<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>.  </span><span class="smcap">Bonizo</span>, p. 817: <i>Per insidiam Stephani fratris Cencii — occisus +est</i>, e precisamente pochi dì prima che Gregorio +tornasse a Roma (nel Settembre). <span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 92: <i>Occisus +est ab apparitoribus Henricianae persecutionis</i>; e <span class="smcap">Bertoldo</span> +diffusamente narra della sua morte, delle sue virtù, +delle esequie che ebbe, e de’ miracoli che fece.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note241"> +<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>.  </span><span class="smcap">Bertoldo</span>: <i>In medio ipsius paradysi — devotissime +est tumbae marmoreae impositus</i>. Quest’è il <i>Sepulcrum Prefecti</i> +di cui parlano i <i>Mirabilia</i>, e che erroneamente fu tolto +per il sepolcro di Ottone II. La <i>Graphia: Cujus coopertorium</i> +(cioè il coperchio di porfido della tomba di Adriano) <i>in paradiso +b. Petri super sepulcrum prefecti</i>: così scrive eziandio +<span class="smcap">Pietro Mallio</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note242"> +<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>.  </span>La iscrizione che, stando a <span class="smcap">Maffeo Vegio</span>, avrebbe +appartenuto al sepolcro dell’Imperatrice (non lo si trova più), +leggesi nel <span class="smcap">Baronio</span>, ad a. 1077, ma non può aver appartenuto +a quel tempo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note243"> +<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>.  </span>Vedi il <span class="smcap">Floto</span>, II, 137 e 138: legati pontificî furono +presenti all’elezione dell’Antirè, e si maneggiarono eziandio +affinchè fosse riconosciuto per tale nell’Impero.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note244"> +<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>.  </span><i>Quotquot enim Latini (laici) sunt, omnes causam Heinrici, +praeter admodum paucos laudant ac defendunt</i>: così +Gregorio medesimo ai Tedeschi, a. 1078, <i>Reg. VII</i>, 3; e nell’anno +1081: <i>cui ferme omnes Italici favent: Reg. IX</i>, 3.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note245"> +<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>.  </span><span class="smcap">Amato</span> descrive Gisulfo come se fosse stato un secondo +Nerone. <i>Et lo pape qui amoit Gisolfe sur touz les autres +seignors, pourceque Gisolfe amoit tant lo pape et lui estoit +tant obédient</i> (VIII, c. 7).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note246"> +<p><span class="label"><a href="#tag246">246</a>.  </span><span class="smcap">Leone di Ostia</span>, III, 45. <span class="smcap">Romualdo</span>, a. 1075 (è un errore, +sì come è errata la cronologia degli <i>Annal. Benev.</i>). +Ancora nel Maggio dell’anno 1077, alcuni documenti sono +denotati coll’epoca di Gisulfo (<span class="smcap">Maria de Blasio</span>, <i>Serie Principum — Salerni</i>, +app., n. VIII). Il principato di Salerno incominciò +con Siconolfo nell’anno 840, e finì con Gisulfo ai +16 Dicembre 1077. <span class="smcap">Amato</span> descrive il modo onde il fuggitivo +fu ricevuto dal Papa: <i>Lo rechut come amor de père et monstra +à li Romain et toute manière de gent coment lui vouloit +bien, et lo fist prince de toutes les choses dell’Eglise, et lui +comist tout son secret et tout son conseill, et disponist les toutes +de l’Eglise les choses à soe libéralité et volonté</i> (VIII, c. 30). +Il <span class="smcap">De Blasio</span> dubita tuttavia del rettorato di Gisulfo, poichè +nell’anno 1088 si torna a trovare questo Principe da duce di +Amalfi (p. 117).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note247"> +<p><span class="label"><a href="#tag247">247</a>.  </span>Vedansi i molti documenti raccolti nel <span class="smcap">De Blasio</span>, nei +<i>Monum. Regii Archiv. Neap.</i>, ed a Monte Cassino. I nomi +longobardi nella Sabina, nelle Umbrie e nella Tuscia, tal +quali li conserva il <i>Reg. Farfense</i> del secolo undecimo e del +duodecimo, tornano a contenere qualche particolarità loro +propria.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note248"> +<p><span class="label"><a href="#tag248">248</a>.  </span>Il <span class="smcap">Bacchini</span>, <i>Istoria di S. Ben. di Polirone</i>, p. 5, chiama +la razza de’ Longobardi «il sangue più nobile dell’Italia, il +seminario delle case più illustri quindi originate». Le maggiori +famiglie d’Italia derivano da’ Longobardi e da’ Tedeschi +immigrati più tardi. Sulla durata di famiglie longobardiche +nel reame di Napoli, vedasi il <span class="smcap">Giannone</span>, X, c. 3. È cosa notevole +che oggidì ancora perdurino in Sicilia quattro delle +colonie longobarde ivi trapiantate da Roberto e da Rogero; +sono Piazza, Nicosia, san Fratello e Aidone, e nel dialetto, che +è ancora tutto ad esse speciale, dicono: <i>Parduoma à dumbard</i> +(lombardo). Vedasi <span class="smcap">Lionardo Vigo</span>, <i>Canti popolari siciliani</i>, +Catania, 1857, p. 47.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note249"> +<p><span class="label"><a href="#tag249">249</a>.  </span>Sinodo di Marzo del 1078: <i>Excommunicamus omnes +Northmannos, qui invadere terram s. Petri laborant, videlicet +Marciam Firmanam, Ducatum Spoletanum, et eos qui Beneventum +obsident, et qui invadere et depraedari nituntur Campaniam, +et Maritima, atque Sabinos, nec non et qui tentant +Urbem Romanam confundere</i>. Similmente nel Sinodo di Marzo +del 1080, dove vi si aggiunge eziandio il <i>comitatus tiburtinus</i> +(<span class="smcap">Pandolfo Pisano</span>, p. 310). Il lungo registro degli +scomunicati da Gregorio è repugnante a leggersi. Del continuo +malediva uomini nel corpo e nell’anima: <i>Et non solum +in spiritu, verum etiam in corpore, et omni prosperitate hujus +vitae apostolica potestate innodamus</i>; così sonava la formola. +Tutto il mondo coperse egli di maledizione, chè uno +scomunicato doveva scansarsi come un appestato. Perciò dovette +promulgare statuizioni più miti; si eccettuarono donne, +fanciulli, schiavi, servitori; ed ai pellegrini fu concesso di +comperare viveri nelle terre di scomunicati. Quel tempo ha +per noi, uomini di oggidì, qualche cosa di strano, come se +leggessimo di cose egiziane.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note250"> +<p><span class="label"><a href="#tag250">250</a>.  </span>Ai 29 di Giugno è dato il giuramento (in <span class="smcap">Albino</span>, +in <span class="smcap">Cencio</span>, nel <span class="smcap">Mansi</span>, XX. 313): <i>Ego Robertus, Dei gr. et +s. Petri, Apuliae et Calabriae, et Siciliae Dux, ab hac hora +et deinceps ero fidelis S. R. E. et Ap. Sedi... actum Ciprani +III Kal. Julii</i>. E la investitura: <i>Ego G. Papa investio te, +Roberte Dux, de terra quam tibi concesserunt antecessores +mei sanct. mem. Nicolaus et Alexander. De illa autem terra, +quam injuste tenes, sicut est Salernus, et Amalphia, et pars +marchiae Firmanae, nunc te patienter sustineo... Actum +ut supra</i>. Roberto promise un censo di dodici denari per ogni +paio di buoi del suo dominio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note251"> +<p><span class="label"><a href="#tag251">251</a>.  </span>Fin l’indirizzo della lettera fa capire qual fosse lo +spirito del Re: <i>Excellentissimo S. E. Pastori Gregorio, gratia +Dei Anglorum Rex et Dux Northmannorum Willelmus salutem +cum amicitia</i>. Sulla fine: <i>Fidelitatem facere nolui, nec volo: +quia nec ego promisi nec antecessores meos antecessoribus +tuis id fecisse comperio</i>. Leggasi nel <span class="smcap">Thierry</span> (<i>Histoire de la +conquête de l’Angleterre par les Normands</i>, II, 279 segg., 4 ed.) +delle cabale di Roma, e in qual modo l’interesse personale +de’ Papi si comportò colla legittimità dei Re anglo-sassoni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note252"> +<p><span class="label"><a href="#tag252">252</a>.  </span>Vedasi lo <span class="smcap">Stenzel</span>, I, 431, e la esposizione moderata +e chiara ch’ei ne dà nel Capitolo successivo; e vedasi in +ispecialità il <span class="smcap">Giesebrecht</span>., III, 480 e segg. Il secondo anatema +pronunciato contro di Enrico, è riferito da <span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 107, +e da <span class="smcap">Hugo Flavin.</span>, <i>Chron.</i>, II, 451. — <span class="smcap">Manzi</span>, XX, 534. La +scritta posta all’ingiro della corona mandata a Rodolfo (<i>Petra +dedit Petro, Petrus diadema Rodulpho</i>) è cognita a <span class="smcap">Sigberto</span>, +ad a. 1077.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note253"> +<p><span class="label"><a href="#tag253">253</a>.  </span>La lettera di sfida che l’assemblea di Magonza indirisse +al Papa, è registrata nel <i>Cod. Udalrici</i>, n. 162.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note254"> +<p><span class="label"><a href="#tag254">254</a>.  </span>Dell’elezione di Guiberto parla la <i>Vita Anselmi Ep. +Lucensis</i>, c. 19 (<i>Mon. Germ</i>., XIV), cavata quasi parola per +parola da <span class="smcap">Bonizone</span>, p. 817. <span class="smcap">Wido Ferrar</span>. lo loda, dicendolo +<i>virum nobilem non moribus minus quam genere</i>. Anche <span class="smcap">Donizone</span> +lo chiama <i>doctus, sapiens et nobilis ortus.</i> Il decreto +di deposizione pronunciato a Bressanone (<i>Cod. Udal.</i> I, 164) +ripete contro a Gregorio le puerili accuse che fosse un mago e +che avesse assassinato i suoi predecessori. Dopo l’elezione, +Enrico adorò Guiberto, e il cardinale <span class="smcap">Baronio</span> ne dice malignamente: +<i>Adoratur bestia</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note255"> +<p><span class="label"><a href="#tag255">255</a>.  </span>Rodolfo morendo sollevò il moncherino del suo braccio, +e sclamò: <i>ecce haec est manus, qua domino meo Henrico +fidem sacramento firmavi</i> (<span class="smcap">Ekkehardi</span> <i>Chron.</i>, a. 1080). Io +stetti presso al monumento dello sventurato Antirè nel duomo +di Merseburg, e colà ne vidi l’ossea mano, orrenda, nera.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note256"> +<p><span class="label"><a href="#tag256">256</a>.  </span><span class="smcap">Bonizo</span>, <i>ad Am.</i>, p. 818: <i>In vigilia Pentecostes in +prato Neronis castra metatus est</i>. Enrico indirizzò ai Romani +un manifesto, che fu stampato dal <span class="smcap">Giesebrecht</span>, III, n. 14, +in appendice.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note257"> +<p><span class="label"><a href="#tag257">257</a>.  </span><i>Fecit novam Romam ex tentoriis</i>, dice <span class="smcap">Benzone</span>, che +torna a venire a galla (lib. VI) ... <i>creavit novos centuriones, +tribunos ac senatores, praefectum et nomenclatorem, aliasq. +dignitates, secundum antiquum morem</i>. Nessun documento fa +cenno di centurioni e di tribuni; non sono che concettini di +<span class="smcap">Benzone</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note258"> +<p><span class="label"><a href="#tag258">258</a>.  </span><span class="smcap">Anna Comnena</span>, figlia di Alessio e di Irene (<i>Alexiad.</i>, +III, 93) narra di questi negoziati, e registra la lettera scritta +da suo padre ad Enrico.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note259"> +<p><span class="label"><a href="#tag259">259</a>.  </span>Gli istromenti raccolti nel <i>Reg. Farf.</i>, da dopo il 1080, +non sono segnati nella data coll’epoca di Gregorio VII; +talvolta vi è detto: <i>Regnante henrico rege. — Chr. Farf.</i>, +p. 616. Più tardi Enrico promulgò, a favore di Farfa, un +Diploma assai completo, <i>datum A. MLXXXIV; Chron. Farf.</i>, +p. 605. — Le ceremonie pel ricevimento di un Imperatore +sono specialmente determinate nell’<i>Ordo Farf.</i> (<i>Cod. Vat. 6808</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note260"> +<p><span class="label"><a href="#tag260">260</a>.  </span><span class="smcap">Donizo</span>, <i>Vita Math.</i>, II, v. 268 sq. e v. 300: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Mittere cui gratis crebro solet in Lateranis</i></p> +<p class="i01"><i>Xenia multa nimis; quam papa pie benedicit</i></p> +<p class="i01"><i>Bis centum libras domus argenti canusina</i></p> +<p class="i01"><i>Tunc misit papae: quam debet papa beare.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note261"> +<p><span class="label"><a href="#tag261">261</a>.  </span><i>Henricus rex — Romam tendens, castra posuit ubi et +prius, ad occidentalem partem castelli s. Petri</i>: <span class="smcap">Ekkehardi</span>, +<i>Chron.</i>, ad a. 1083.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note262"> +<p><span class="label"><a href="#tag262">262</a>.  </span><i>Dux hoc anticipans, direxit plus quam 30,000 solidorum +Romanis, quatenus sibi eos papaeque reconciliaret, +quod et factum est</i>: <span class="smcap">Lupus Protospata</span>; e, stando a lui, tutto +questo avveniva prima che si prendesse la città Leonina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note263"> +<p><span class="label"><a href="#tag263">263</a>.  </span><span class="smcap">Landulfo</span>, <i>Hist. Mediol.</i>, IV, 2; e dice che Enrico +aveva preso ad abitare <i>in palatio Caesariano</i>, ossia in vicinanza +al san Pietro.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note264"> +<p><span class="label"><a href="#tag264">264</a>.  </span>Nel modo più deciso lo afferma <span class="smcap">Ekkehardo</span>, <i>Chron.</i>, ad +a. 1083: <i>Captaque est urbi 4 non. Junii, feria 6 ante octavam +pentecostes</i>. Gli <i>Annal. Benevent.: Cepit porticum s. Petri 3 die +m. Junii</i>. Gli <i>Annal. Cavenses: Porticum s. P. per vim cepit, +et ex magna parte destruxit</i>; e così la <i>Cronica</i> di M. Cassino. +<span class="smcap">Benzone</span> (VI, 6) si stropiccia le mani, parlando della fuga +di Gregorio, che nel suo gergo triviale chiama coi nomi di +<i>Stercutius</i> e di <i>Stercorentius</i>: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Devolavit moriturus ad Crescentis jugulum,</i></p> +<p class="i01"><i>Quod indigne appellant Adriani tumulum.</i></p> +</div></div> + +<p> +Benzone fa l’arlecchino, e dà maggior rilevanza alla grandezza +di Gregorio. — Dalla caduta della città Leonina Enrico +segnò la data di una carta indiritta a Liemaro di Brema: <i>X Kal. +Julii ann. D. Incarn. MLXXXIII Ind. V ann. autem ordinat. +D. Heinrici IV Regis XXIX regni XXVII actum Romae post +urbem captam, feliciter. Amen</i> (nel <span class="smcap">Lindenbrog</span>, <i>Scriptor. +Rer. Germ.</i>, I, 144). L’espressione <i>urbem captam</i> non è certamente +acconcia. Un documento per Farfa: <i>XVII Kal. Jun. +A. D. Inc. MLXXXIII Ind. V A. aut. ordin. D. H. IV regis +XXVIIII Regni XXVII actum rome feliciter</i> (nel <i>Cod. Farf.</i>, +n. 1099).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note265"> +<p><span class="label"><a href="#tag265">265</a>.  </span><span class="smcap">Anna Comnena</span>, V, 130. I Greci appellavano pur sempre +l’Italia meridionale con nome di Λογγεβαρδία.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note266"> +<p><span class="label"><a href="#tag266">266</a>.  </span>Però egli minacciò di scomunica tutti quelli che farebbero +causa loro la causa del Re. Così interpreto io quello che +dice il <i>Chron. Casin.</i>, III, 49: <i>Hoc ubi Gregorio Papae nuntiatum +est</i> (cioè le trattative fra’ Normanni e Desiderio), <i>Imperatorem +cum suis fautoribus ab Ecclesiae communione separavit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note267"> +<p><span class="label"><a href="#tag267">267</a>.  </span>Questo trattato è registrato in <span class="smcap">Bernoldo</span>, e in <span class="smcap">Ekkehardo</span>, +ad a. 1083. Del luogo e dei mediatori pontificî è +detto nella nota al <i>Chron.</i> <span class="smcap">Hugonis</span>, <i>Mon. Germ.</i>, X, 460.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note268"> +<p><span class="label"><a href="#tag268">268</a>.  </span><i>Tibi dicimus, rex Henrice, quia nos infra terminum +illum, quem tecum ponemus ad 15 dies postquam Romam veneris +faciemus te coronare papam Gregorium si vivus est, vel +si forte de Roma non fugerit</i>... <span class="smcap">Hugo</span>, <i>Chron.</i>, ibid.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note269"> +<p><span class="label"><a href="#tag269">269</a>.  </span><span class="smcap">Bernoldo</span>: <i>Juxta s. Petrum quemdam monticulum nomine +Palaceolum incastellavit</i>. Anche <span class="smcap">Lupo</span> sa di quel castello. +Del Palaciolo fa parola la Bolla di Leone IX dei 20 Marzo 1053, +appresso ai <i>Burgura Frisonorum et Saxonorum: Bullar. Vatican.</i>, +I, 25.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note270"> +<p><span class="label"><a href="#tag270">270</a>.  </span><i>Greg. Ep. Serv. Servor. Dei clericis et laicis qui non tenentur +excommunicatione... Reg. IX</i>, 28; VIII, 51 nel <span class="smcap">Jaffé</span>, +dal <span class="smcap">Baronio</span> riferita erroneamente all’anno 1082. <span class="smcap">Bernoldo</span>, +ad a. 1083, dice: <i>Papa omnes religiosos Episcopos et Abbates +ad synodum literis suis vocavit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note271"> +<p><span class="label"><a href="#tag271">271</a>.  </span><span class="smcap">Bernoldo</span>: <i>Unde Romani mandaverunt Heinrico, ut +veniret ad accipiendam coronam cum justitia, si vellet; sin +autem, de castello S. Angeli per virgam sibi dimissam a papa +reciperet</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note272"> +<p><span class="label"><a href="#tag272">272</a>.  </span><span class="smcap">Bernoldo</span>, ad a. 1084, narra che causa della defezione +di Roma fu l’oro bizantino: <i>H. acceptam pecuniam non in +procinctum supra Roubertum, quod juramento promisit, sed +ad conciliandum sibi vulgus Romanum expendit, cujus adjutoria +Lateranense palatium feria V ante palmas cum suo +Ravennate Guiberto intravit</i>. Soltanto pochi degli ottimati +avrebbero disertato la fede del Papa; tutti gli altri gli avrebbero +dato quaranta ostaggi. Anche la <i>Vita Anselmi Lucensis +Ep.</i>, c. 22, dice: <i>permanserunt quoque nec corrupti nec decepti +aut devicti nobiliores quidam Romani</i>. Gli <i>Annales Parchenses</i> +(<i>M. Germ.</i>, XVI): <i>R. Urbis Senatus et populus cum +tota fere R. aecclesia Imperatori ejusq. pontifici manus tradunt</i>; +locchè è esagerato come questo detto di <span class="smcap">Ekkehardo</span>: +<i>Papam unanimiter abdicarunt</i>. Se si stia ad <span class="smcap">Ekkehardo</span>, ad +a. 1084, i messaggieri romani andarono ad Enrico veramente +nelle Puglie, e <span class="smcap">Anna Comnena</span>, V, p. 132, dice: ἤδη τὴν +Λογγεβαρδίκν ἠπείγετο.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note273"> +<p><span class="label"><a href="#tag273">273</a>.  </span><span class="smcap">Gaufrid. Malaterra</span>, <i>Hist. sicula</i>, III, c. 38. <i>Reprehensio +Romanorum</i>: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Roma quondam bellipotens toto orbe florida</i> — —</p> +<p class="i01"><i>In te cuncta prava vigent, luxus, avaritia,</i></p> +<p class="i01"><i>Fides nulla, nullus ordo, pestis simoniaca</i></p> +<p class="i01"><i>Gravat omnes fines suos, cuncta sunt venalia</i> —</p> +<p class="i01"><i>Non sufficit Papa unus, binis gaudes infulis;</i></p> +<p class="i01"><i>Cum dat ipse, pulsas illum, hoc cessante revocas.</i></p> +<p class="i01"><i>Illo istum minitaris, sic imples marsupias etc.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note274"> +<p><span class="label"><a href="#tag274">274</a>.  </span>La lettera manca di data (<i>Gesta Treveror., M. Germ.</i>, +X, 815): <i>Romam in die S. Benedicti intravimus</i>. È scritta +omai dopo la ritirata da Roma, ma Enrico tace dell’entrata +dei Normani. Erroneamente lo <span class="smcap">Stenzel</span> (I, 486) la riferisce +all’anno 1083. Il <span class="smcap">Sudendorf</span> (<i>Registr.</i>, Vol. I, 55, n. XVII) +riporta un carme che si compose sulla presa di Roma, ma è +privo affatto di valore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note275"> +<p><span class="label"><a href="#tag275">275</a>.  </span><i>Papa autem in castellum S. Angeli se recepit, omnesq. +Tiberinos pontes et firmiores Romanor. munitiones in sua obtinuit +potestate</i>: <span class="smcap">Bernold.</span>, a. 1084. — Il <span class="smcap">Pagi</span>, il <span class="smcap">Muratori</span> +ed altri interpretano erroneamente questo passo, quasi che +Enrico, e non il Papa, avesse in suo potere queste fortezze.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note276"> +<p><span class="label"><a href="#tag276">276</a>.  </span>Enrico al Vescovo di Verdun: <i>Nosque a papa Clemente +ordinatum et consensu omnium Romanor. consecratum +in die s. paschae in imp. totius populi Romani exultatione. — Chron.</i> +<span class="smcap">Siegberti</span>: <i>H. rex patricius Romanor. constituitur</i>; +e parimenti gli <i>Annal. Parchenses</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note277"> +<p><span class="label"><a href="#tag277">277</a>.  </span>Così subito ai 29 Aprile 1084, <i>Reg. Farfa</i>, n. 1098: più +tardi un documento da santa Maria in Campo Marzo, dei 7 Giugno +1086: <i>A. II Clementis III Ind. IX</i> (<i>Mscr. Vat. 7931</i>, pag. 99). +Clemente elesse Ugo Candido a cardinale vescovo di Preneste.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note278"> +<p><span class="label"><a href="#tag278">278</a>.  </span>Una Bolla di Eugenio III, dei 18 Marzo 1145, si esprime +così: <i>Locamus trullum unum in integr. quod dicitur Septisolia</i>. +Il disegno del monumento, quale era poco prima che Sisto V +lo facesse demolire, si contiene nel <span class="smcap">Gamucci</span>, <i>Antichità di +Roma</i>, fol. 81.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note279"> +<p><span class="label"><a href="#tag279">279</a>.  </span><i>Septisolia in quibus Rusticus nepos praedicti Pontificis +considebat, obsidere cum multis machinamentis obtentavit, de +quibus quam plurimas columnas subvertit</i>: <span class="smcap">Pand. Pisan.</span>, p. 313.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note280"> +<p><span class="label"><a href="#tag280">280</a>.  </span><i>Rex Capitolium ascendit, domos omnes Corsorum subvertit</i>: +<span class="smcap">Pand. Pisan.</span> Alcune famiglie romane portavano nome +di nazioni; tali erano i Sassi, i Franchi, i Saraceni, che +leggonsi in carte dei secoli decimo ed undecimo. Oggidì +ancora sonvi in Roma popolani chiamati Corsi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note281"> +<p><span class="label"><a href="#tag281">281</a>.  </span>Notevole è la carta data dal Campidoglio ai 29 Aprile +1084, in cui il conte Sasso di Civitavecchia cede a Farfa +la metà di questa città. <i>Ann. D. prop. Pontif. D. Clementis +summi Pont. et univers. Pp. I. Et imperante D. Heinrico a D. +coronato summo Imp. ann. I Imperii ejus m. April. d. XXIX +Ind. VII.</i> Vi si sottoscrivono Conti palatini imperiali: <i>Ego Guillielmus +judex s. Palatii. Ego Johannes judex. Seniorictus jud. +dom. Imps. Ego Britto jud. Caro Urbanae causidicus prefecturae +quia interfui subscripsi. Ego Cencius urbis causidicus +hoc transactionis instrumentum confirmo</i>. Di uomini +della nobiltà: <i>Sign. manus Sarramcini a s. Eustatio testis. +Sign. m. Carbonis de Gregorio Latro. Astaldi filius Astaldi. +Gregorii. Adulterini. Horrigeni a s. Eustathio. Actum Civitate +Romana apud Capitolium</i> (<i>Reg. Farfa</i>, n. 1098).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note282"> +<p><span class="label"><a href="#tag282">282</a>.  </span>Il <span class="smcap">Card. Arag.</span>, p. 313, dice perfino: <i>Ad obsidionem +Castri Crescentii universos Romanos conduxit</i>, locchè è ricavato +parola per parola da <span class="smcap">Bonizone</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note283"> +<p><span class="label"><a href="#tag283">283</a>.  </span><span class="smcap">Landolfo</span>, <i>Hist. Med., III</i>, c. 33: <i>Gente coadunata +immensa et Saracenis omnibus, quos habere potuit</i>. <span class="smcap">Guill. +Apulus</span> (IV, 271) novera 6000 cavalieri e 30,000 pedoni. <span class="smcap">Wido</span> +(c. 20): <i>30 millia bellatorum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note284"> +<p><span class="label"><a href="#tag284">284</a>.  </span><span class="smcap">Card. Arag.</span>, p. 313: <i>Domo Capitolina, et Leoniana +civitate destructa, vale faciens Romanis, cum eodem Guiberto +non sine multo rubore aufugit</i>; e così narrano <span class="smcap">Amalr., Auger., +Ptolom. Lucensis</span> e il <span class="smcap">Dandolo</span>, venuti più tardi, che attinsero +tutti da <span class="smcap">Bonizone</span> — <span class="smcap">P. Bernried</span> nulla dice della lotta +sostenuta da Enrico per impadronirsi di Roma, nulla di Matilde, +che nomina una sola volta, nulla del Guiscardo: se non +fosse poi stato il Biografo di Gregorio! — <span class="smcap">Pietro Diacono</span>, III, +c. 53, racconta che Enrico andò a Civita Castellana. La <i>Chronique +de</i> <span class="smcap">Robert Viscart</span>, II, c. 6: <i>Et puiz que li empéreor de +Rome sot sanz doute que venoit lo duc, pour la fausseté de li +Romain, qui jamoiz non sont ferme à lor signor — ot grant +paor et se parti de Rome</i>. — La data della partenza è notata +dagli <i>Annal. Cavenses</i> e dal <i>Chron. Fossae Novae</i>, che si +copiano a vicenda: <i>H. rex a Romanis intromissus Romam 12 +Kal. Aprilis, et stetit usque 12 Kal. Junii. Et venit Robertus +dux</i>. — Ai 23 di Maggio è data una carta pel duomo di Pisa, +da Sutri: <span class="smcap">Böhmer</span>, n 1908.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note285"> +<p><span class="label"><a href="#tag285">285</a>.  </span><span class="smcap">Malaterra</span>, III, c. 37: <i>Ante portam qua via Tusculana +porrigitur, juxta aquaeductum castra metatur, ubi triduo +commoratur</i>. — <span class="smcap">Wido Ferrar.</span>, c. 20: <i>castra metatus +foris muros urbis prope Lateranense palatium in loco qui dicitur +ad Arcus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note286"> +<p><span class="label"><a href="#tag286">286</a>.  </span><span class="smcap">Wido</span> denota la <i>P. Pintiana</i>; <span class="smcap">Pand. Pisano</span> nomina, e +<span class="smcap">Gaufrido</span> intende quella <i>Flaminia</i>, poichè egli fa che l’esercito +attenda vicino a un ponte (P. Molle). — Il <span class="smcap">Montfaucon</span>, +<i>Diar. It.</i>, p. 336, riferisce la glossa di un Codice di Grotta +Ferrata: <i>Ann. Christi 1084 Ind. VII m. Maji 29 Feria III +hora III ingressus Dux Romam, ipsam depopulavit</i>. Per lo +contrario una glossa marginale apposta alla <i>Cronica pontificia</i> +di <span class="smcap">Cencio</span> (<i>Cod. Riccardian.</i>, fol. LVII) dice: <i>Normanni intraverunt +Romam m. Madii d. XXVIII</i>, locchè meglio s’accorda +con <span class="smcap">Gaufrido</span>. La <i>Cronique de</i> <span class="smcap">R. Viscart</span>, c. 27, ha questo +solo: <i>et quant li Thodesque s’en furent fouy, li duc rompi +le mur par force et entra en Rome, et contre la volonté de +li Romain o grant hardiesse traisi lo pape Gregoire de la tor +de Crescience</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note287"> +<p><span class="label"><a href="#tag287">287</a>.  </span><i>Multa millia Romanor. vendidit ut Judaeos, quosdam +vero captivos duxit usq. Calabriam</i>, dice <span class="smcap">Bonizone</span>, contemporaneo +e partigiano di Gregorio (p. 818). — <i>Mulieres conjugatas +et simplices, vinctis post tergum manibus, violenter +prius oppressas ad tabernacula adduci praecepit</i>: <span class="smcap">Wido</span>, c. 20. +<span class="smcap">Pand. Pisan.</span>: <i>vendens plurimos etc.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note288"> +<p><span class="label"><a href="#tag288">288</a>.  </span><span class="smcap">Wido</span> dice che si era pentito <i>quod tantis urbem affecisset +injuriis, primum simulans emendationem</i>: anche il +normanno <span class="smcap">Gaufrido</span>, che tace di quegli orrori, si commove +della ignominia di Roma (III, c. 38): +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Ni cessassent bonae artis in te prima studia</i></p> +<p class="i01"><i>Nulli regi de te cessisset victoria,</i></p> +<p class="i01"><i>Miles quidem est Normannus, qui te victam superat.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note289"> +<p><span class="label"><a href="#tag289">289</a>.  </span>Fu solo <span class="smcap">Orderico Vitale</span>, nel secolo duodecimo, a raccontare +che il Guiscardo voleva distruggere da capo a fondo +Roma venale, ma che il Papa, gettandosi a’ suoi piedi, lo rimoveva +da quel proposito: <i>Hist. Eccl.</i>, lib. VII, 643.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note290"> +<p><span class="label"><a href="#tag290">290</a>.  </span>Ildeberto fu a Roma intorno all’anno 1106. La elegia è riportata +nel <span class="smcap">Beaugendre</span>, <i>Op. Hildeb.</i>, col. 1334. <span class="smcap">Gugl. Malmsb.</span> +la riferisce (<i>De gestis Anglor.</i>, III, 134), e vi aggiunge questa +considerazione: <i>Roma, quae quondam domina orbis terrarum, +nunc ad comparationem antiquitatis videtur oppidum exiguum</i>. +Indi fa susseguire un compendio dei <i>Mirabilia</i> della Città.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note291"> +<p><span class="label"><a href="#tag291">291</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Vix scio, quae fuerim, vix Romae Roma recordor;</i></p> +<p class="i02"> <i>Vix sinit occasus vel meminisse mei.</i></p> +</div></div> + +<p> +Idee da poeta vero; ma nel suo terzo carme esclama: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Roma nocens, manifesta docens exempla nocendi,</i></p> +<p class="i01"><i>Scylla rapax, puteusque capax, avidusque tenendi.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note292"> +<p><span class="label"><a href="#tag292">292</a>.  </span>Quasi tutti i monumenti considerevoli erano ridotti allora +a luoghi muniti. Nel decreto di destituzione, dato da +Bressanone, si parla degli archi di trionfo, mettendoli a mazzo +colle torri: <i>portas Romanae urbis et pontes, turres, ac triumphales +arcus, armatorum cuneis munivit</i> (<i>Cod. Udalrici</i>, 164).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note293"> +<p><span class="label"><a href="#tag293">293</a>.  </span>Ancora a’ tempi di Leone IX e di Alessandro II +Roma era stata desolata da incendî; ne danno notizia i <i>Cataloghi</i> +che trovansi in <span class="smcap">Cencio</span>. Sotto di Leone IX, <i>magna +pars urbis cremata est in festo s. Eustachii</i>. Al tempo di +Alessandro II <i>fuit incendium a parione usque ad s. Felicem +in pincis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note294"> +<p><span class="label"><a href="#tag294">294</a>.  </span><span class="smcap">Pand. Pisan.</span>, p. 313: <i>totam regionem illam, in qua +eccles. S. Silvestri et S. Laurentii in Lucina sitae sunt, +penitus destruxit et fere ad nichilum redegit.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note295"> +<p><span class="label"><a href="#tag295">295</a>.  </span>Stando a <span class="smcap">Pandolfo Pisan.</span>, p. 313, andarono incendiate +le regioni <i>circa Lateranum et Coliseum</i>; secondo <span class="smcap">Romualdo</span>, +bruciò dal Laterano fino al castel Sant’Angelo: +se si creda a <span class="smcap">Bonizone</span> divampò l’incendio in quasi tutte le +regioni: quanto a <span class="smcap">Gotfriedo</span> (<i>Panteon</i>) ei dice che arse una +parte di Roma: <i>hinc Lateranensis porta perusta sonat</i>. <span class="smcap">Guglielmo +Apulo</span> parla soltanto di alcuni edificî; <span class="smcap">Lupo</span> tace. — <span class="smcap">Gaufrido</span>: +<i>Dux ignem exclamans, urbe accensa... urbs +maxima ex parte incendio, vento admixto accrescente, consumitur</i>. — L’<i>Anon. +Hist. Sicul.</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, VIII, 772): <i>civitate +in magna sua parte collisa</i>. — <span class="smcap">Petr. diacon.</span>, III, c. 53: <i>Ex +consilio Cencii Romanor. consulis ignem in Urbem imisit</i>; e +questo sarebbe avvenuto in vicinanza dei Quattro Coronati. — La +<i>Chron. de</i> <span class="smcap">Rob. Viscart</span>, c. 7: <i>une grant part de la cité +fu arse, et puiz mandèrent pour paiz à lo duc</i>. — <span class="smcap">Landolfo</span>, +<i>Hist. Med.</i>, III, c. 33, dice tre parti della Città essersi bruciate. +<span class="smcap">Bernoldo</span> e <span class="smcap">Wido</span>: <i>maximam urbis partem incendit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note296"> +<p><span class="label"><a href="#tag296">296</a>.  </span><span class="smcap">Flav. Blondus</span>, <i>Hist. Decad.</i> II, lib. III, 204: <i>Ea +nos et alia Henrici temporibus gesta considerantes, conjicimus +urbem Romam — tunc primum ad hanc quae nostris +inest temporibus rerum exiguitatem esse perductam</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note297"> +<p><span class="label"><a href="#tag297">297</a>.  </span>Dice <span class="smcap">Alfano</span>, nel suo poema sull’edificazione di Monte +Cassino: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i03"> <i>Hic tamen haud facile</i></p> +<p class="i01"><i>Ducta labore vel arte rudi</i></p> +<p class="i01"><i>Omnis ab urbe columna fuit.</i></p> +</div></div> + +<p> +La <i>urbs</i> è Roma, poichè <span class="smcap">Leone di Ostia</span> (III, 28) dice +espressamente che Desiderio comperò in Roma <i>columnas, bases +ac lilia</i> (ossiano capitelli), <i>nec non et diversorum colorum +marmora</i>. Questi materiali furono trasportati per barca sul +Tevere.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note298"> +<p><span class="label"><a href="#tag298">298</a>.  </span>Assai chiaramente lo dice <span class="smcap">Hugo</span>, <i>Chron.</i>, II, 462: <i>At +quia Normannorum insatiabilitas urbe capta et praedae data +multa mala perpetraverat, nobilium Romanor. filias stuprando — nullumq. +modum — in rapina, crudelitate, direptione habentes</i>: +perciò il Papa impaurito andava a Salerno.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note299"> +<p><span class="label"><a href="#tag299">299</a>.  </span>Secondo <span class="smcap">Wido</span>, Roberto assaltò Tivoli, <i>maxime ob +injuriam Clementis apostolici, qui tunc temporis morabatur +in illa</i>: di questo si deve per certo dubitare, quantunque +<span class="smcap">Romualdo</span> accetti il fatto. Più esattamente dice <span class="smcap">Bernoldo</span>, +a. 1084, senza far menzione di Tivoli: <i>Ipse ad recuperandam +terram s. Petri cum papa Gregorio de Roma exercitum promovit, +iterum Romam in festivitate s. Petri reversurus etc.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note300"> +<p><span class="label"><a href="#tag300">300</a>.  </span><i>Dilexi justitiam, et odivi iniquitatem, propterea morior +in exilio.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note301"> +<p><span class="label"><a href="#tag301">301</a>.  </span>Il suo terribile grido di battaglia contro la tirannide +secolare (in luogo di cui egli avrebbe posto la tirannide sacerdotale) +diceva: <i>maledictus homo, qui prohibet gladium suum +a sanguine</i>, e rivela la sua indole inflessibile. In una cerchia +minore fu questo il grido dei Giacobini e di Robespierre.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note302"> +<p><span class="label"><a href="#tag302">302</a>.  </span>Vicario di Dio, potrebbesi dire «Vicedio», come veramente +appellaronsi i Papi. Così in una solitaria chiesa, +che è presso a Guadagnolo e chiamasi Mentorella, less’io, +sotto di un quadro che rappresenta il battesimo di Costantino +imperatore, questi versi: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">con l’acque battesimal il Vicedio</p> +<p class="i01">lava l’imperator el rende pio.</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note303"> +<p><span class="label"><a href="#tag303">303</a>.  </span><i>Il faut le dire, le vice radical des relations de l’Eglise +avec les peuples, c’est la séparation des gouvernants et +des gouvernés, la non-influence des gouvernés sur leur gouvernement, +l’indépendence du clergé chrétien à l’égard des fidèles</i>: +<span class="smcap">Guizot</span>, <i>Civilisation en Europe</i>, VI leçon, p. 52.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note304"> +<p><span class="label"><a href="#tag304">304</a>.  </span>Anche il cadavere di Gregorio VII rimase in esilio a +Salerno. Roma non ha di lui monumento alcuno; egli nulla +edificò. Quando fu rettore del san Paolo ne restaurò la basilica, +e Pantaleone di Amalfi la ornò di porte che furono fuse +a Bisanzio. L’incendio dell’anno 1823 distrusse questo monumento +del tempo di Gregorio, il cui disegno si trova nell’Agincourt. +Del resto io vidi gli avanzi di queste porte raccolti +in due casse di legno nel chiostro del san Paolo; le figure +ivi incise e le iscrizioni si mantengono illese, ma manca il +niello in metallo, non già a cagione dell’incendio, ma dell’avidità +depredatrice dei Romani, venuti dopo il tempo normanno. +Ogni iscrizione che ancora ci si conservi dell’età di +Gregorio VII è oggidì preziosa. Una dopo l’altra ho frugato +per tutte le chiese di Roma, ma, che parli di Gregorio VII, +trovai una sola pietra in santa Pudenziana, murata nella +parete di una cappella. Vi è detto: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Tempore Gregorii Septeni Praesulis Almi</i></p> +<p class="i01"><i>Presbiter Eximius Praeclarus Vir Benedictus</i></p> +<p class="i01"><i>Moribus Ecclesiam Renovavit Funditus Istam</i>...</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note305"> +<p><span class="label"><a href="#tag305">305</a>.  </span>Roberto fu sepolto a Venosa, dove si scrissero questi +superbi distici sul suo sepolcro: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Hic terror mundi Guiscardus. Hic expulit urbe</i></p> +<p class="i02"> <i>Quem Ligures, Regem, Roma, Alemannus habent.</i></p> +<p class="i01"><i>Partus, Arabs, Macedumque phalanx non texit, Alexim,</i></p> +<p class="i02"> <i>At fuga; sed Venetum nec fuga, nec pelagus.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note306"> +<p><span class="label"><a href="#tag306">306</a>.  </span>Questo console Cencio, cui le Croniche non hanno aggiunto +il nome famigliare, era, senza alcun dubbio, Cencio +Frangipane.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note307"> +<p><span class="label"><a href="#tag307">307</a>.  </span><i>Cappam quidem rubeam induit, alba vero induere eum +numquam potuerunt.</i> La descrizione che ne dà <span class="smcap">Pietro Diacono</span>, +III, c. 66, è vivace e drammatica.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note308"> +<p><span class="label"><a href="#tag308">308</a>.  </span><span class="smcap">Petr. Diacon.</span>, III, c. 66, 67. Del Prefetto dice: <i>Die +noctuque cum aliquantis aere iniquo conductis in Capitolium +contra eumdem electum conveniens, persecutiones ei maximas +intulit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note309"> +<p><span class="label"><a href="#tag309">309</a>.  </span><span class="smcap">Hugo Flav.</span> (II, 466) descrive Desiderio per un raggiratore; +dice che si facesse eleggere colla violenza, che censurasse +le opere di Gregorio, e si gloriasse di aver procurato +ad Enrico la coronazione. Vedasi la veemente lettera +che Ugo di Lione scriveva a Matilde (<span class="smcap">Hugo</span>, <i>Chron.</i>, II, 466). +Egli e l’Abate di Marsiglia furono scomunicati da Desiderio: +deplorevoli discordie sorte dopo morto Gregorio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note310"> +<p><span class="label"><a href="#tag310">310</a>.  </span>Secondo la <i>Cronica di M. Cassino</i>, ei morì ai <i>XVI Kal. +Octobr.</i> Il suo epigramma dice: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Quis fuerim, vel quid, qualis, quantusque doceri</i></p> +<p class="i02"> <i>Si quis forte velit, aurea scripta docent.</i></p> +<p class="i01"><i>Stirps mihi magnatum, Beneventus patria, nomen</i></p> +<p class="i02"> <i>Est Desiderius, tuque Casine decus</i>...</p> +</div></div> + +<p> +Vedansi i miei <i>Sepolcri dei Pontefici romani</i>. Della vita e +dell’operosità di Desiderio tratta diffusamente <span class="smcap">F. Hirsch</span>, +<i>Desiderio di M. Cassino da papa Vittore III</i> (Vol. VII degli +<i>Studî di storia tedesca</i>, 1867).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note311"> +<p><span class="label"><a href="#tag311">311</a>.  </span><i>Ex urbe vero Rom. — — Benedictus praefectus universor. +laicor. fidelium consensum unanimem attulerunt</i>: <span class="smcap">Petr. +Diacon.</span>, IV, c. 2. Vi avevano antiprefetti, al paro di antipapi. +Nell’anno 1080 trovasi ancora Pietro prefetto imperiale +(<i>Reg. Farfa</i>, n. 1134). Il <span class="smcap">Contelorio</span>, le cui inesattezze +spesse volte ho potuto correggere, si crea nell’anno 1099 il +prefetto <i>Petrus de Vico</i>, oppure trae in iscena questa famiglia +omai nell’anno 1080.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note312"> +<p><span class="label"><a href="#tag312">312</a>.  </span>I Regesti di Urbano II andarono perduti, ad eccezione +di poche lettere; e questa è grave perdita.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note313"> +<p><span class="label"><a href="#tag313">313</a>.  </span>I Tedeschi composero un arguto epigramma su questi +due Papi (<i>Cod. Udalrici</i>, n. 2): +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Nomen habes Clemens, sed clemens non potes esse,</i></p> +<p class="i01"><i>Tradita solvendi cum sit tibi nulla potestas.</i></p> +<p class="i01"><i>Diceris Urbanus, cum sis projectus ab Urbe,</i></p> +<p class="i01"><i>Vel muta nomen, vel regrediaris ad Urbem.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note314"> +<p><span class="label"><a href="#tag314">314</a>.  </span><span class="smcap">Bernoldo</span>, ad. a. 1089: <i>In Italia nobil. Mathildis — Welfoni +duci filio Welfonis ducis conjugio copulatur — non +tam pro incontinentia, quam pro Rom. Pontificis obedientia, +videl. ut tanto virilius S. R. E. contra excommunicatos +posset subvenire</i>. Guelfo IV fu lo stipite della casa di +Brunswig.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note315"> +<p><span class="label"><a href="#tag315">315</a>.  </span><i>Guibertus — a Romanis turpiter expellitur, et ne +amplius ap. sedem invadere praesumat, juramento promittere +compellitur</i>: <span class="smcap">Bertoldo</span>, ad a. 1089.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note316"> +<p><span class="label"><a href="#tag316">316</a>.  </span><span class="smcap">Petr. Diaconus</span>, IV, c. 10: <i>cum universam fere +Campaniam a jure sedis Ap. subductam in deditionem accepisset, +apud Pipernum vita decedit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note317"> +<p><span class="label"><a href="#tag317">317</a>.  </span>Il Catalogo in <span class="smcap">Cencio</span>: <i>Tpe. Urbani PP. et Henrici +Imps. terremotus fuit Rome in festo sce. agnetis et castrum +sci. Angeli a Romanis captum est</i>. <span class="smcap">Bernoldo</span>, a. 1091: <i>Romani +quoque turrem Crescentii, quae eatenus d. papae obediebat, +dolo captam diruere temptaverunt. — Romani quoque +Guibertum haeresiarcham, quem jamdudum expulerunt iterum +Romae intrare permiserunt</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note318"> +<p><span class="label"><a href="#tag318">318</a>.  </span>Un Conte di Sutri fu nipote di Guiberto: <i>Odo — Comes +Sutriae nepos ejus erat, et ecclesiasticae pacis fautores pluribus +pressuris coercebat</i> (<span class="smcap">Ordericus</span>, VIII, nel <span class="smcap">Pagi</span>, <i>Critica</i>, +a. 1086). Ancor nell’anno 1093, Ugo Candido, da vescovo di +Preneste, consecrò un altare con questa iscrizione: <i>Romano +Pontifice III Clemente ab Hugone Praenestino Ep. dedicatum</i> +(<span class="smcap">Cecconi</span>, <i>Storia di Palestrina</i>, p. 141).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note319"> +<p><span class="label"><a href="#tag319">319</a>.  </span><span class="smcap">Donizone</span>, con freddo cinismo celebrò questo fatto di +Matilde (II, v. 848): +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Se dominae largis Mathildis subdidit alis;</i></p> +<p class="i01"><i>Quae veluti dignum valde carumque propinquum</i></p> +<p class="i01"><i>Mox suscepit eum, laudans ut rex vocitetur.</i></p> +<p class="i01"><i>Illus tractat patrem sic, Hister ut Aman;</i></p> +<p class="i01"><i>Abstulit uxorem sibi primitus, et modo prolem.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note320"> +<p><span class="label"><a href="#tag320">320</a>.  </span><i>Conradus — patri suo rebellans, venit ad P. Urbanum, +et solutus ab excommunicatione, in Longorbardia regnavit +contra Patrem.</i> <span class="smcap">Dodechin.</span>, a. 1093 (nel <span class="smcap">Pistorio</span>, I).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note321"> +<p><span class="label"><a href="#tag321">321</a>.  </span><i>Nimioq. dolore effectus, se ipsum, ut ajunt, morti +tradere voluit, sed a suis praeventus ad effectum pervenire +non potuit</i>: <span class="smcap">Bernoldo</span>, <i>Chron.</i>, a. 1093.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note322"> +<p><span class="label"><a href="#tag322">322</a>.  </span>Il <span class="smcap">Floto</span> reputa che i vizî attribuiti ad Enrico IV +sieno menzogne inventate da preti fanatici e da ribelli; certo +che non aveva fondamento tutto quello che si andò divulgando. +Il <span class="smcap">Giesebrecht</span> crede che l’imperatore sospettasse di +un adultero amore fra la sua donna e il figliuolo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note323"> +<p><span class="label"><a href="#tag323">323</a>.  </span><span class="smcap">Bernoldo</span>, a. 1094: <i>D. Papa Romae prope S. Mariam +novam in quadam firmissima munitione morabatur</i>; e +più esattamente la lettera dell’Abate di Vendôme (VIII, lib. I; +<span class="smcap">Sirmond</span>, <i>Op.</i>, III, 641): <i>Audivi — dom. P. Urbanum in domo +Joannis Fricapanem latitare, et contra Guitbertistam +haeresim viriliter laborare</i>. Da santa Maria Nova sono date +alcune Bolle di Urbano: <span class="smcap">Jaffé</span>, p. 459.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note324"> +<p><span class="label"><a href="#tag324">324</a>.  </span>Il celebre Abate ne scrive: <i>Eum pene omnibus temporalibus +bonis nudatum, et alieno aere nimis oppressum inveni</i>; +e si paragona a Nicodemo che in secreto visitò il Signore. +In ricompensa ebbe il cappello cardinalizio del titolo +di santa Prisca, e per tre secoli gli Abati di Vendôme si +appellarono cardinali. Vedansi anche le <i>Ep.</i> IX e XIV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note325"> +<p><span class="label"><a href="#tag325">325</a>.  </span>Fra i pellegrini che visitarono in questo tempo Roma, +si tien nota, nell’anno 1092, di Erico re di Danimarca. Ma +egli non venne per impulso religioso, bensì per una sua +lite contro l’arcivescovo di Amburgo: <span class="smcap">Baron.</span>, ad. a. 1092.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note326"> +<p><span class="label"><a href="#tag326">326</a>.  </span>È cosa sollazzevole, oggidì, attendere alla serietà +e alle elaborate ragioni con cui il <span class="smcap">Gibbon</span> afferma la inanità +delle Crociate. Assai bene dice il <span class="smcap">Milmam</span> in una nota che +egli appone a quel passo: <i>the crusades are monuments of human +folly! but to which of the more regular wars of civilised +Europe — will our calmer reason appeal as monuments either +of human justice or human wisdom</i>...</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note327"> +<p><span class="label"><a href="#tag327">327</a>.  </span>I brevi e disadorni discorsi di Urbano sono raccolti nel +<span class="smcap">Mansi</span>, XX, 821. Per l’importanza del loro argomento, onde +andò commossa la storia universale, superano le orazioni di +Demostene e di Cicerone.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note328"> +<p><span class="label"><a href="#tag328">328</a>.  </span>Quest’è il poema <i>Histor. Gestorum Viae Hierosol.</i> +(<span class="smcap">Duchesne</span>, IV, 892). Molti dei popoli italiani ivi citati non +sono che figure poetiche, e la rassegna dell’esercito vi è imitata +sul modello di Virgilio. Quantunque anche genti lombarde +abbiano seguito il vessillo di Raimondo, nessuno di nazione +italiana ottenne nominanza nella Crociata, e il Tasso inventò +di pianta il Rinaldo per adulare Alfonso di Este. <span class="smcap">Lupo</span> annovera +sotto la bandiera di Boemondo alcuni Conti e più di +cinquecento cavalieri, e in una dubbia lettera di Urbano ad +Alessio, vien detto che Boemondo fosse partito <i>cum septem +millibus delectae juventutis italicae</i> (<span class="smcap">Mansi</span>, XX, 660).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note329"> +<p><span class="label"><a href="#tag329">329</a>.  </span><span class="smcap">Petr. Diacon.</span>, IV, c. 11, descrive il cammino di +questa terza spedizione. <span class="smcap">Fulchero</span>, nel <span class="smcap">Duchesne</span>, IV, 820. +<span class="smcap">Tudebodus</span>, <i>Histor. de Hierosol. Itinere</i>, ibid. p. 778, e <i>Belli +Sacri Historia</i>, c. 5.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note330"> +<p><span class="label"><a href="#tag330">330</a>.  </span><span class="smcap">Fulcheri Carnotensis</span> <i>Histor. Hierosolymitana</i>, I, +820: <i>satis proinde doluimus, cum tantam nequitiam ibi fieri +vidimus. Sed nil aliud facere potuimus, nisi quod a Domino +vindictam inde fieri optavimus</i>. Il <span class="smcap">Wilken</span> è assai inesatto +quando narra di questa spedizione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note331"> +<p><span class="label"><a href="#tag331">331</a>.  </span><span class="smcap">Bernoldo</span>, ad a. 1097: <i>D. Papa — nativitatem Dom. +Romae cum suis cardinalibus gloriosissime celebravit, quippe +tota urbe Rom. pene sibi subjugata, praeter turrim Crescentii, +in qua adhuc latitabant Wibertini</i>. Vedasi eziandio +l’<span class="smcap">Anon. Zwetlensis</span>, nel <span class="smcap">Petz</span>, <i>Thesaurus</i>, I, p. III, 386.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note332"> +<p><span class="label"><a href="#tag332">332</a>.  </span>Ne fa oscuro cenno <span class="smcap">Donizone</span>; e <span class="smcap">Pietro Diacono</span>, +IV, c. 49, ne ebbe conoscenza: <i>Math. comitissa, H. Imperatoris +exercitum timens, Liguriam et Tusciam provincias +Gregorio papae et S. R. E. devotissime obtulit. Unde in primis +cauta seminandi inter pontificem et imp. odii initium +fuit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note333"> +<p><span class="label"><a href="#tag333">333</a>.  </span><span class="smcap">Bernoldo</span>. a. 1095. La leggenda che raccoglie il +<span class="smcap">Villani</span> (lib. IV, c. 21) intorno a Guelfo ed a Matilde, ha assai +dell’ameno, ma anch’egli direbbe essere stata Matilde a +ripudiar Guelfo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note334"> +<p><span class="label"><a href="#tag334">334</a>.  </span><span class="smcap">Bernoldo</span>, a. 1099 (egli comincia l’anno dal Natale): +<i>D. Papa nativitat. Dom. cum magna pace celebravit; nam +et castellum s. Angeli cum aliis munitionib. in sua potestate +detinuit, omnesq. emulos suos in civitate — satis viriliter +aut placavit aut vi perdomuit</i>. Il Catalogo di <span class="smcap">Cencio</span> dice: +<i>castrum sci. Angeli a Romanis captum est in festo s. Laurentii; +castrum ipsum traditum est Petro Leonis in vigilia +s. Bartholomaei</i>: dunque ai 24 di Agosto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note335"> +<p><span class="label"><a href="#tag335">335</a>.  </span>La Bolla è data: <i>Salerni 3 Non. Junii, Ind. VII</i> +(piuttosto dev’essere VI) <i>Pont. D. Urbani II, XI</i> (<span class="smcap">Mansi</span>, +XX, 659). Da essa deriva la così detta monarchia di Sicilia, +che, com’è noto, fu soggetto di controversia fra i Papi ed i +Re di Napoli e di Spagna.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note336"> +<p><span class="label"><a href="#tag336">336</a>.  </span><span class="smcap">Florentii Wigorniensis</span> <i>Histor.</i> (<i>M. Germ.</i>, VII, 565): +<i>Urbanus P. 3 hebdomada paschae magnum concilium tenuit +Romae — Eos quoque anathematis vinculo colligavit, qui +pro ecclesiasticis honorib. laicor. hominum homines fierent</i>. +Egli divietò dunque qualsiasi rapporto feudale ai cherici. I +canoni del Sinodo sono raccolti nel <span class="smcap">Mansi</span> (XX, 962).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note337"> +<p><span class="label"><a href="#tag337">337</a>.  </span><i>Nonnullos cives urbis, quorum ingens multitudo propter +fidelitatem Imperatoris ipsi Papae erat infesta</i>: così dice +(<span class="smcap">Baronio</span>, ad a. 1098) Eadmero, compagno di Anselmo di +Canterbury, il quale fu a Roma negli ultimi tempi di Urbano, +e alla cui vita i Romani attentarono in odio al Papa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note338"> +<p><span class="label"><a href="#tag338">338</a>.  </span><span class="smcap">Pand. Pisan.</span>, p. 352; <i>Urbanus — apud eccl. s. Nicolai +in carcere in domo Petri Leonis IV Kal. Aug. animam +deo reddidit, atque per Transtyberim propter insidias inimicorum +in eccl. B. Petri — corpus ejus delatum est</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note339"> +<p><span class="label"><a href="#tag339">339</a>.  </span>Liemaro di Brema, Dietrich di Verdun, Rapotone +conte palatino di Baviera, il boemo Wratislao, Bennone di +Osnabrück sono questi amici, i cui nomi la storia registra +con menzione gloriosa. Vedi lo <span class="smcap">Stenzel</span>, I, 609.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note340"> +<p><span class="label"><a href="#tag340">340</a>.  </span>La fedeltà tedesca dedicò alle sue tristi sorti un toccante +lamento nella ben nota <i>Vita Heinrici IV</i> (ed. <span class="smcap">Wattenbach</span>, +<i>Mon. Germ.</i>, XIV).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note341"> +<p><span class="label"><a href="#tag341">341</a>.  </span>Nel <i>Tetralogus</i> <span class="smcap">Wiponis</span> (<i>M. Germ.</i>, XIII, 251; <span class="smcap">Wattenbach</span>, +<i>Fonti storiche di Germania</i>, p. 223): +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Tunc fac edictum per terram Teutonicorum,</i></p> +<p class="i01"><i>Quilibet ut dives sibi natos instruat omnes</i></p> +<p class="i01"><i>Litterulis, Legemque suam persuadeat illis</i> —</p> +<p class="i01"><i>Hoc servant Itali post prima crepundia cuncti,</i></p> +<p class="i01"><i>Et sudare scholis mandatur tota juventus.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note342"> +<p><span class="label"><a href="#tag342">342</a>.  </span><span class="smcap">Damiani</span>, <i>Ep.</i> 8, <i>lib. VIII, ad Bonumhominem legis +peritum Caenatensem: non ignoro quia cum mea epistola +grammaticorum saecularium manibus traditur... rhetoricae +venustatis color inquiritur, et capitosos syllogismorum atque +enthymematum circulos mens curiosa rimatur</i>. Ben potrebbe +questo solo dimostrare, che la rettorica e la dialettica non +erano studî ignoti agli Italiani di quell’età.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note343"> +<p><span class="label"><a href="#tag343">343</a>.  </span><i>Ep. beatissimo fratri Michaeli Guido per anfractus +multos dejectus et anctus</i>, nel <span class="smcap">Mabill.</span>, <i>Annal. Bened.</i> IV, 324, +e nel <span class="smcap">Mittarelli</span>, <i>Annal. Camald.</i>, II, p. 4, App. — Tedaldo +vescovo, che die’ ricetto a Guido, era fratello di Bonifacio +margravio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note344"> +<p><span class="label"><a href="#tag344">344</a>.  </span>Guido dice: <i>Roma morari non poteram vel modicum, +aestivo fervore in locis maritimis ac palustribus nobis minante +excidium</i>. E un Cardinale scriveva: <i>scio — quod duae +causae sunt ignorantiae vestrae, una quod aegritudo loci +extraneos, qui vos doceant, hic habitare non sinit, alia quod +paupertas vos ad extranea loca ad discendum non permittat +abire</i> (<span class="smcap">Atto Card.</span>, <i>prooem. Capitularis ad canonicos eccl. +s. Marci</i>, nel <span class="smcap">Mai</span>, <i>Scriptor. vet. nov. Collect.</i>, VI, 60, II, e +nel <span class="smcap">Giesebrecht</span>, <i>de Litter. stud.</i>, p. 17).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note345"> +<p><span class="label"><a href="#tag345">345</a>.  </span><i>Concil. Harduin.</i>, T. VI, p. I, 1580: <i>ut omnes episcopi +artes litterarum in suis ecclesiis doceri faciant</i>. <span class="smcap">Tiraboschi</span>, +III, 248.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note346"> +<p><span class="label"><a href="#tag346">346</a>.  </span><span class="smcap">Tiraboschi</span>, III, 255: egli lo dimostra fondandosi +sull’<span class="smcap">Assemanno</span>, <i>Praefat. ad vol. I Catal. Bibl. Vatican. LVI</i>. +Nel secolo undecimo trovasi il primo Tedesco che sia stato +bibliotecario della Chiesa romana: fu Pilgrimo arcivescovo +di Colonia, nel 1026.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note347"> +<p><span class="label"><a href="#tag347">347</a>.  </span><i>Deest antiquarius</i> (con questo nome di già Cassiodoro +appellava i copisti) <i>qui transcribat. Sed cur — queror incuriam, +cum non modo quispiam quae scribo transferre, sed nec celeri +quidem vacet lectione percurrere</i>... <span class="smcap">Baron.</span>, ad a. 1061, n 47.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note348"> +<p><span class="label"><a href="#tag348">348</a>.  </span><i>Ep. Henrici Clerici ad Stephanum</i>: nel <span class="smcap">Montfaucon</span>, +<i>Diar. Ital.</i>, p. 81.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note349"> +<p><span class="label"><a href="#tag349">349</a>.  </span>Amato, che fiorì sotto Desiderio, scrisse la Storia +dei Normanni, conservatasi soltanto in una traduzione di +francese antico, ed edita dal <span class="smcap">Champollion-Figèac</span>, a Parigi, +nel 1835, con questo titolo: <i>L’ystoire de li Normant et +la Chronique de Robert Viscard par Aimé moine de Mont-Cassin</i>. +Di tale opera si giovò Leone, che, nato della casa dei +Conti de’ Marsi, fu frate sotto di Desiderio, e morì da cardinale +vescovo di Ostia, dopo il 1115. Per suggerimento di +Oderisio abate, egli scrisse la Cronica di Monte Cassino, dagli +incominciamenti fino al 1075. La publicò per primo <span class="smcap">Angelo +della Noce</span> (a. 1665); indi fu edita dal <span class="smcap">Muratori</span>, finalmente +con grande accuratezza dal <span class="smcap">Wattenbach</span>, <i>Mon. Germ.</i>, IX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note350"> +<p><span class="label"><a href="#tag350">350</a>.  </span><i>Destructio Farfensis; De diminutione Monasterii; +Quaerimonium ad Imperatorem</i>: furono scampate dal <span class="smcap">Bethmann</span> +nelle <i>Historiae Farfenses, Mon. Germ.</i>, XIII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note351"> +<p><span class="label"><a href="#tag351">351</a>.  </span>Quest’è il celebre Codice (<i>Vatican. 8487</i>), che, caduto +Napoleone, tornò felicemente di Parigi. Per valore istorico non +v’ha che lo pareggi se non se il <i>Registrum</i> di <span class="smcap">Pietro Diacono</span> +che si conserva a Monte Cassino; diffusamente tratta +di esso il <span class="smcap">Bethmann</span> (l. c.). La Sessoriana di Roma ne possiede +copie imperfette di mano del <span class="smcap">Fatteschi</span>. Questo abate, +che insieme col <span class="smcap">Galletti</span> fu assai benemerito della storia di +Roma nel medio evo, vi attinse in parte la sua opera eccellente +sui Duchi di Spoleto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note352"> +<p><span class="label"><a href="#tag352">352</a>.  </span>La <i>Chronica Farfensis</i> (il cui originale esiste a Farfa +parimenti del <i>Liber Emphiteuseos seu Largitorium</i>) trovasi +nel <span class="smcap">Muratori</span>, II, 2. Gregorio la condusse fino all’anno 1105.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note353"> +<p><span class="label"><a href="#tag353">353</a>.  </span><i>Orthodoxa defensio imperialis, de investitura, scripta +nomine congregationis Farfensis sub Heinr. Imp.</i> (<span class="smcap">Bethmann</span> +l. c., p. 558. Egli ne vide la scrittura soltanto in un <i>Cod. +Saec. XV</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note354"> +<p><span class="label"><a href="#tag354">354</a>.  </span>Il <i>Registrum Sublacense</i> conservasi in quell’abazia: +La Sessoriana di Roma ne possiede un apografo del <span class="smcap">Fatteschi</span>. +I frati di Subiaco non sono gente amica delle scienze, e da +dopo la rivoluzione del 1859 il loro archivio è tornato del +tutto inaccessibile, perocchè essi abbiano rimpiattato tutti i +loro documenti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note355"> +<p><span class="label"><a href="#tag355">355</a>.  </span><i>Fecit in specu ecclesiam pulcherrimam et firmam cooperta +cripta: Chron. Sublacense</i>, p. 932; <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Scriptor.</i>, +XXIV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note356"> +<p><span class="label"><a href="#tag356">356</a>.  </span><i>Cod. Vatican. 3833</i> (unicum) dell’incominciamento +del secolo duodecimo. In otto pagine comprende la prefazione +già stampata dal <span class="smcap">Ballerini</span>: <i>beatissimo atque aplico viro +Pont. D. Papae Victori III. Deusdedit exiguus prbr. titulus +apostolorum in eudoxia</i>. Questo Codice fu testè edito da monsignor +<span class="smcap">Pio Martinucci</span>, secondo prefetto della Vaticana: +<i>Deusdedit presbyteris cardlis Tit. apostolor. in Eudoxia Collectio +canonum e cod. Vat. edita</i>, Venet., 1869.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note357"> +<p><span class="label"><a href="#tag357">357</a>.  </span>Cataloghi in mscr. parecchi; e di essi per la maggior +parte ho già fatto nota nel Vol. III. Il <i>Cod. Vatican. 1984</i> torna +di maggior giovamento per il principio del secolo duodecimo. +Su di esso vedasi il <span class="smcap">Pertz</span>, <i>Archiv.</i>, V, 80 e diffusamente il +<span class="smcap">Bethmann</span>, <i>Archiv.</i>, XI, 841. Le sue varie parti derivano da +compilatori partigiani dell’Impero de’ tempi di Enrico III, di +Enrico IV e di Enrico V, che difesero i diritti della corona. — Di +gran pregio è il lavoro del <span class="smcap">Watterich</span>, il quale ha +nuovamente edito le <i>Vitae Pontificum Romanor.</i>, dalla fine +del secolo nono al termine del secolo decimoterzo (Lipsia, 1862).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note358"> +<p><span class="label"><a href="#tag358">358</a>.  </span><i>Vita Gregorii PP. VII</i>, con note del <span class="smcap">Mabillon</span> (ed. +<span class="smcap">Muratori</span>, III, p. I, 314-351). L’Autore, discacciato di Regensburg +da Enrico IV, visse in Roma, ma scrisse soltanto +intorno al 1128; il suo componimento è cosa assai mediocre. +La scrittura dello scismatico cardinale <span class="smcap">Bennone</span>, intitolata +<i>Vita et Gesta Hildebrandi</i> (del principio del secolo duodecimo), +non è che un opuscolo (<i>pamphlet</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note359"> +<p><span class="label"><a href="#tag359">359</a>.  </span>L’originale dei Regesti di Gregorio è conservato nell’archivio +Vaticano. Stampati da dopo l’anno 1591, ricevettero +soltanto al tempo nostro emendamenti critici per opera +del <span class="smcap">Giesebrecht</span>; indi furono corretti su quel fondamento +colla egregia edizione che ne fece il <span class="smcap">Jaffè</span>, nel Vol. II della +sua <i>Bibliotheca</i>. I Regesti di Gregorio VII non sono che il +piccolo avanzo delle sue lettere, e ne comprendono quattrocento. — Dei +Regesti dei Papi fino ad Innocenzo III si conservarono +soltanto quelli di Leone I, di Gregorio I, di Giovanni VIII +e di Gregorio VII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note360"> +<p><span class="label"><a href="#tag360">360</a>.  </span>Il Damiani medesimo condannò, come Gregorio I, le +regole di Donato, e ammonì i monaci che non istudiassero la +grammatica. Vedi gli <i>Opuscula</i>, XIII, c. II; <i>Ep.</i> VIII, lib. VIII, +dove dice: <i>mea grammatica Christus est</i>; e sì ch’egli era un +grammatico addottrinato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note361"> +<p><span class="label"><a href="#tag361">361</a>.  </span><span class="smcap">Bonizonis</span> <i>ad Amicum sive de persecutione ecclesiae +libri 9</i>, edito dall’<span class="smcap">Oefele</span>, <i>Rer. Boicar. Scriptor.</i>, II, 794, indi +dal <span class="smcap">Jaffè</span>, nel Vol. II della sua <i>Bibliotheca rer. Germanicar.</i> +<span class="smcap">Bonizone</span> raccolse anche le Decretali in dieci libri, cui prepose +come introduzione uno schizzo della storia pontificia, che +lo <span class="smcap">Zaccagni</span> (<i>Mscr. Vatic. 7143</i>) erroneamente intitolò <i>Chronica +de Rom. Pontif. Gestis</i>, donde il <span class="smcap">Mai</span> ne fece publicazione. +Su di <span class="smcap">Bonizone</span> hanno scritto diffusamente lo <span class="smcap">Stenzel</span> +e il <span class="smcap">Giesebrecht</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note362"> +<p><span class="label"><a href="#tag362">362</a>.  </span>La lettura di opuscoli (<i>brochures</i>) del tempo nostro +(da dopo il 1859) servirà di documento a’ nostri nepoti, sì come +per l’epoca della controversia delle investiture noi usiamo delle +scritture intorno a quella compilate. Dopo l’opuscolo <i>Le Pape +et Le Congrès</i> videro la luce di tali libricciatoli a centinaja, +la più gran parte in Francia. Nessuno di quegli scritti potè +dir cosa alcuna che sapesse di novità.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note363"> +<p><span class="label"><a href="#tag363">363</a>.  </span>Ingiustamente il partito avverso tacciò Pasquale di +simonia. Le accuse ne sono contenute nell’<i>Excerptum Epistolae +directae Heinrico Imp. a Guarnerio principe Anconitano</i> +(nella <i>Cronica</i> di <span class="smcap">Sigberto</span>, a. 1105).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note364"> +<p><span class="label"><a href="#tag364">364</a>.  </span><i>Vita</i> di Pasquale scritta da <span class="smcap">Pietro Pisano</span> (<span class="smcap">Papebroch</span>, +<i>Propyl. Maji</i>, VI, c. 6, p. 203): <i>expulit eum ab Alba; +defectio Albae exterruit eum ab urbe</i>. Intendasi Albano, non +già Alba nel Piceno, ed anche <span class="smcap">Pietro Pisano</span> manifestamente +vuol dire di Albano, e non di Alba. Nel duomo di Albano +si conserva il frammento di un’iscrizione, in cui è detto che +Pasquale die’ premio alla città per la sua fedeltà: è stampato +nel <span class="smcap">Ricci</span>, <i>Memorie di Albano</i> (Roma, 1787, p. 198) e nel +<span class="smcap">Giorni</span>, <i>Storia di Albano</i> (Roma, 1844, p. 232). Parimenti +Urbano II ricompensò Velletri confermando la giurisdizione +della Città sul suo territorio (Bolla segnata: <i>Rom. VIII Id. +Julii Ind. XII, A. 1089</i>; trovasi nel <span class="smcap">Borgia</span>, <i>Velletri</i>, p. 204).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note365"> +<p><span class="label"><a href="#tag365">365</a>.  </span>Documenti raccolti nel <i>Reg. Farf.</i> segnano l’era di +Clemente III ancor nel mese di Gennaio 1100; nell’Ottobre +non più. In <span class="smcap">Orderico Vitale</span> (<span class="smcap">Duchesne</span>, <i>Histor. Normannorum +Scriptores</i>, p. 762) sono riferiti questi versi che Pietro +Leone, cardinale, componeva contro di Guiberto: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Nec tibi Roma locum, nec dat Wiberte, Ravenna;</i></p> +<p class="i02"> <i>In neutra positus, nunc ab utraque vacas.</i></p> +<p class="i01"><i>Qui Sutriae vivens male dictus Papa fuisti,</i></p> +<p class="i02"> <i>In Castellana mortuus urbe jaces.</i></p> +<p class="i01"><i>Sed quia nomen eras sine re, pro nomine vano</i></p> +<p class="i02"> <i>Cerberus inferni jam tibi claustra parat.</i></p> +</div></div> + +<p> +Il Cardinale non pronosticava allora che sarebbe anch’esso +divenuto antipapa (Anacleto II). <span class="smcap">Amadesi</span>, <i>Chronotax.</i>, II, +193. — La scrittura <i>De miraculis Wiberti Papae qui et Clemens</i> +trovasi nel <i>Cod. Udalrici</i>, in <span class="smcap">Ekkardo</span>, n. 173. Più +tardi Pasquale II fece dissotterrare le ossa di Guiberto e gettarle +nel Tevere, per farla finita co’ suoi miracoli: <span class="smcap">Dodechini</span>, +<i>Appendix</i>, nel <span class="smcap">Pistorio</span>, I.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note366"> +<p><span class="label"><a href="#tag366">366</a>.  </span><i>Cod. Vat. 1984</i>. Alberto fu dapprima difeso dal romano +<i>Johannes Ocdoline filius</i> e dal cardinal Romano, in un palazzo +presso a san Marcello; indi fu tradito. Questi fatti +avvennero durante la prima metà dell’anno 1101. Uno de’ due +Antipapi fu tradotto in bando alla Cava, l’altro a san Lorenzo +presso Aversa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note367"> +<p><span class="label"><a href="#tag367">367</a>.  </span><i>Petrus de Columna Cavas oppidum de jure b. Petri +invaserat</i> (<span class="smcap">Petrus Pisanus</span>, c. 8, p. 203).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note368"> +<p><span class="label"><a href="#tag368">368</a>.  </span>Di questo castello è fatta menzione primamente in +un Diploma di Enrico III, a. 1047. In una carta di donazione +data da Pietro di Tusculo, ai 26 Dicembre 1066, v’è questa +sottoscrizione: <i>Amato vir magnus judex de Castello de la Colonia</i> +(<span class="smcap">Gattula</span>, <i>Hist. Casin.</i>, I, 235). — Nel 1074, ai 13 di Marzo, +Gregorio VII cedette al convento di san Paolo <i>medietatem +Castelli quod vocatur Columpna</i> (<i>Bullar. Casin.</i>, T. II, +108). Il <span class="smcap">Nibby</span> reputa che l’odierno Colonna sia l’antico +<i>Labicum</i>, ma il signor <span class="smcap">Pietro Rosa</span> di Roma, che è il più profondo +conoscitore della topografia del Lazio, onde egli sta componendo +una carta eccellente, m’assicura che <i>Labicum</i> deva +essere l’odierna Rocca Compatri. — L’<span class="smcap">Ughelli</span> (T. X, 119) +registra i Vescovi di <i>Labicum</i> dall’anno 619 fino all’anno +1111 soltanto, ma il <span class="smcap">Giorgi</span>, <i>De Cathedra Episcopali Setina</i> +(p. 18) afferma, che il Vescovato di <i>Labicum</i> fu unito a quello +di Tusculo soltanto nel 1231.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note369"> +<p><span class="label"><a href="#tag369">369</a>.  </span>Il <span class="smcap">Coppi</span> lo spiega acconciamente (<i>Mem. Colonn.</i>, +p. 28) valendosi di un documento dei 24 Settembre 1078 +(<span class="smcap">Gattula</span>, I, 236), in cui <i>Petrus fil. Dom. Gregorii nobiliss. +Romanor. Consulis piae memoriae</i> dona a M. Cassino una +chiesa prossima a Monte Porzio; ed egli dimostra che Colonna +e M. Porzio appartenevano ad un solo signore. È +manifestamente questo Pietro, cui Pasquale tolse Colonna.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note370"> +<p><span class="label"><a href="#tag370">370</a>.  </span><i>Dom. Papa Cavas recepit: Columna et Zagarolum +oppida juris illius (cioè Petri) sapienter expugnata, prudenter +sunt capta</i>: <span class="smcap">Petr. Pisan.</span>, c. 8. — Il <span class="smcap">Petrini</span> (p. 111) si +vale di un documento dell’anno 1053 (<i>Reg. Subl.</i>, fol. 78), +in cui la contessa Imilia, <i>habitatrix in Palestrina</i>, dona dei +beni a Subiaco per la salute spirituale dei suoi eredi, del suo +defunto sposo Donadeo, del <i>quondam Joannis qui vocabatur +de Benedicto</i>, e della <i>domina Hitta</i> (già moglie di quel margravio +Giovanni). Il detto scrittore crede, senza alcun fondamento, +che Imilia fosse sorella di Giovanni, e la fa madre di +Pietro Colonna, che le sarebbe nato di un secondo marito: di +ciò il <span class="smcap">Coppi</span> dubita. Stando a documenti conservati a Subiaco, +Donadeo era della famiglia di Crescenzio prefetto (a. 1036). +Con Giovanni margravio, nipote di Stefania (morto prima +del 1053) si sciolse il <i>Pactum</i> conchiuso nel 970 (Vol. III, +pag. 454). Certamente Pietro Colonna, qual parente di Emilia, +vantò pretese su di Palestrina, di cui più tardi s’impadronì. — In +tempi posteriori si favoleggiò che i Colonna +venissero di Germania a Roma: in un manoscritto che si +conserva nella biblioteca Chigi (n. II, 31, p. 154) il favoloso +capostipite della famiglia riceve nome di Stefano, e il compilatore +dice: «la contessa Emilia donna de Palestrina sello +piglio per marito.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note371"> +<p><span class="label"><a href="#tag371">371</a>.  </span>Nicolò II aveva scomunicato gli Anconetani, che +nel 1060 erano già iti in decadenza, e il Damiani implorò +che si assolvessero (<i>Ep.</i> I, VI). Sulla signoria di Guarnerio +vedasi il <span class="smcap">Peruzzi</span>, <i>Storia di Ancona</i>, I, 267, 275. Il <span class="smcap">Fatteschi</span> +fa vedere che Guarnerio nell’anno 1095 era duce di +Spoleto e margravio di Camerino. — <i>Reg. Farf.</i>, fol. 1177: +<i>anno IV Heinrico IV imperante et Guarnerio Marchione +mense Jun. Ind. IV</i> (deve dire VII, A. 1114). Al fol. 1179, +l’abate Beraldo ricorre al <i>Dux et Marchio Guarnerius</i> contro +rapitori di beni del monastero. Viene poi un editto di Guarnerio; +il suo suggello lo rappresenta a cavallo, armato di +spada e col berretto frigio. I suggelli degli antichi <i>Duces</i> +longobardi di Spoleto li rappresentano per la più parte che +impugnano la bandiera.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note372"> +<p><span class="label"><a href="#tag372">372</a>.  </span>La <i>Cronica</i> di Fossa Nova (nel Lazio) dice (<i>ad an. 1105, +Ind. XIII</i>): <i>Marchion venit Romam consentientibus quibusd. +Romanis, et elegit Adanulphum in Papam Silvestrum ad S. M. +Rotundam infra Octavam S. Martini, sed sine effectu reversus +est</i>. <span class="smcap">Ekkehardo</span>, ad a. 1106, cade in errore, e di poco +s’accorda <span class="smcap">Sigberto</span> (a. 1105), il quale però offre buone notizie +particolareggiate, riportando il frammento di una lettera +di Guarnerio. Esattissimo è il <i>Cod. Vat. 1984</i>, il quale sa +anche dell’elezione di «Maginulfo», avvenuta nel Panteon. +Giusta la lettera di Pasquale indiritta ai Francesi, in data +dei 26 Settembre, dal Laterano (<i>Cod. Udalr.</i>, n. 239), il <span class="smcap">Jaffè</span> +dimostra che Maginulfo fu eletto ai 18 di Novembre, e fuggì +ai 20.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note373"> +<p><span class="label"><a href="#tag373">373</a>.  </span><i>Berto caput et rector Romanae miliciae</i>, dice <span class="smcap">Sigberto</span>, +ed è quegli stesso che il <i>Cod. Vat. 1984</i> chiama Berizone. Ad +occasione di questa pugna, si tien nota del <i>templum romuly +ante domum judicis Mathilde</i> (che probabilmente è la basilica +di Costantino), dell’<i>arcum aure</i> (secondo l’<i>Ordo Romanus</i> +è un arco di entrata nel foro di Nerva), dell’<i>arcum +triumfale</i> (di Costantino), della <i>sedem solis — circlo majore</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note374"> +<p><span class="label"><a href="#tag374">374</a>.  </span><i>Callidus Papa, Henricum adolescentem filium Henrici +Imp. adversus patrem concitat, et ut Ecclesiae Dei auxilietur +admonet</i>: <span class="smcap">Herimanus</span> <i>in narratione restaurationis Abbatiae +S. Martini Tornacensis</i> (<span class="smcap">D’Achery</span>, <i>Spicileg.</i>, XII, n. 83; +<span class="smcap">Pagi</span>, <i>Critica</i>, a. 1106, n. 1).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note375"> +<p><span class="label"><a href="#tag375">375</a>.  </span>Si sottomise anche Parma donde erano sorti due Antipapi. +Affine di indebolire l’arcivescovo di Ravenna, furono +tolti alla sua giurisdizione i cinque Vescovati dell’Emilia, +di Piacenza, di Parma, di Reggio, di Modena e di Bologna. +La potenza di Ravenna cadde con Guiberto, quantunque +Gelasio II nell’anno 1119 abrogasse il decreto di Guastalla +(<span class="smcap">Rubeus</span>, <i>Hist. Rav.</i>, V, 321). Nel <span class="smcap">Fantuzzi</span> (IV, 247) trovasi +un notevole documento del 1130, in cui l’Arcivescovo +di Ravenna ricompare nella pienezza della sua autorità sopra +del Vescovo di Bologna.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note376"> +<p><span class="label"><a href="#tag376">376</a>.  </span><span class="smcap">Pietro Pisano</span>, c. 11. Quelle città erano Ponte Celle +e Montalto (vicin Corneto nella <i>Maritima superior</i>). Fu grave +errore andar cercando quest’ultima sul mare Adriatico, invece +che sul mare di Tuscia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note377"> +<p><span class="label"><a href="#tag377">377</a>.  </span>Il <i>Chron. Sublacense</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, XXIV, 939) scrive <i>Effidis</i> +a vece di <i>Affile</i>. Intorno ad Affile (in <span class="smcap">Plinio</span> e in <span class="smcap">Frontino</span>) +vedasi l’<i>Analisi</i> del <span class="smcap">Nibby</span>. Nel <i>Cod. Albini</i>, fol. 138, e in +<span class="smcap">Cencio</span>, fol. 115, vi si riferisce un compendio dei perduti +Regesti di Pasquale: contratto di cessione di <i>pontie et effides</i>, +dato ai 7 <i>Id. Sept.</i>; testimonî: <i>Raynaldus Senebaldi. Octavianus. +Oddo fil. Johis de Oddone</i> (entrambi Crescenzî discendenti +di Ottaviano e di Rogata). <i>Petrus de Rofrido. +Rofridus de Ceperano. Romanus de Scotto. Huguizon fil. Petrus +de Leone. Cincius Johis de Crescentio</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note378"> +<p><span class="label"><a href="#tag378">378</a>.  </span>Dai Regesti di Pasquale, <span class="smcap">Cencio</span> trasse il <i>pactum cum +Ninfesinis</i>, senza data. Ne tengo nota a causa de’ rapporti +feudali dei quali vi si parla: <i>Hec sunt que facient Nimphesini. +Fidelitatem scil. B. Petro et Dno PP. Paschali ejusq. Successoribus. — Hostem +et parlamentum, cum Curia preceperit. Servitium +quod assueti fuerunt facere, et placitum et bannum faciant +B. Petro et PP.</i> Pagano la <i>Quarta</i> a misura del <i>Modius</i> +romano; a san Martino son soggetti al <i>Glandaticum</i> (servitù +di pascolo pei majali); alla festa di san Tomaso contribuiscono +<i>bonos bradones</i> (pagnotte di sugne e di grasso). <i>De +carico uniuscuiusque Sandali solvant denarios VI. Fidantiam</i> +(tributo) <i>in unoquoque anno in mense Madji libr. XXX +de papia bonas</i>. Vengono dopo statuizioni sul <i>plateaticum</i> o +tributo di mercato, che gli stranieri devono pagare alla +Curia (del ministero pontificio); indi sul <i>Foderum</i> ecc. Devono +demolire le mura, nè possono costruirne di nuove senza +permesso della Curia. Testimoni: <i>Petrus Leonis. Petrus de +Franco. Leo de dno petro Leonis. Ubicio. Seniorictus. Benincasa +piscatore. Constantinus dapifer. Zoffo de caiaze. Gisalfo. +Romanus de Calvo. Vgizzonius de Joha<span class="over">n</span>e Tinioso. Paganus</i>. — A +torto questo documento non fu registrato nel <i>Cod. +Diplom.</i> del <span class="smcap">Theiner</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note379"> +<p><span class="label"><a href="#tag379">379</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Nobilis urbs sola Mediolanum populosa</i></p> +<p class="i01"><i>Non servivit ei; nummum neque contulit aeris</i></p> +<p class="i12"> (<span class="smcap">Donizo</span> II, 18).</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note380"> +<p><span class="label"><a href="#tag380">380</a>.  </span><i>Heinricus Dei gr. Romanorum Rex Consulibus et Senatui, +Populo Romano, majoribus et minoribus gratiam suam +cum bona voluntate: Cod. Udalr.</i>, n. 257.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note381"> +<p><span class="label"><a href="#tag381">381</a>.  </span>La lettera di Federico arcivescovo di Colonia, indiritta +a Ottone di Bamberga, analizza assai bene le conseguenze +delle investiture: <i>Cod. Udalr.</i>, n. 277.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note382"> +<p><span class="label"><a href="#tag382">382</a>.  </span>Il trattato dato ai <i>II Non. Febr. in atrio B. Petri in +eccl. b. Mariae quae dicitur in Turri</i> (<i>Cod. Vat. 1984</i>) denota +così le regalie: <i>civitates, ducatus, marchias, comitatus, monetam, +teloneum, mercatum, advocatias regni, jura centurionum +et curtes que manifeste regni erant cum pertinentiis +suis, militia et castra regni</i>. Similmente il <i>Cod. Udalr.</i>, n. 262, +263, e il <i>Chron.</i> <span class="smcap">Ekkehardi</span>, a. 1111. Il <i>Cod. Vat. 1984</i> trasse +le <i>Cartulae Conventionis</i> dal Registro di Pasquale, e quasi +testualmente le riferì <span class="smcap">Pietro Diacono</span>. Parimenti <span class="smcap">Albino, +Cencio</span> e il Card. Aragon. compendiarono tutti questi istromenti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note383"> +<p><span class="label"><a href="#tag383">383</a>.  </span>Per suggerimento dell’Autore, abbiamo ommesso, nella traduzione +di questa pagina, una nota che trovasi qui posta nell’originale. (N. del T.)</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note384"> +<p><span class="label"><a href="#tag384">384</a>.  </span><i>Dimittat ecclesias liberas cum oblationibus et possessionibus, +quae ad regnum manifeste non pertinebant</i>. Il Papa chiedeva +dunque a quel tempo «libera Chiesa» accanto allo Stato; +oggidì vien detto: «libera Chiesa in libero Stato.» Il secondo +<i>Pactum</i> è registrato nel <i>Cod. Vat. 1984</i>, e nel <i>Cod. Udalr.</i>, 263.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note385"> +<p><span class="label"><a href="#tag385">385</a>.  </span><i>Patrimonia et possessiones b. Petri restituet et concedet +sicuti a Carolo, Lodovico, Heinrico et aliis imperatoribus +factum est, et tenere adjuvabit secundum suum posse</i>: ibid.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note386"> +<p><span class="label"><a href="#tag386">386</a>.  </span>Senza saperlo, il conte Cavour ha indiritto contro a +Pio IX le ragioni di Pasquale II: «Se la Chiesa potrà una +buona volta liberarsi da tutte le pastoie delle cose secolari, +e separarsi mediante certi confini dallo Stato, non solo la +sua indipendenza diverrà meglio assicurata, ma la sua autorità +più efficace, poichè non sarà più vincolata dai molteplici +Concordati, da tutti quei patti che erano e sono una +necessità finchè il Pontefice riunisce nelle sue mani, oltre +alla podestà spirituale, l’autorità temporale. Il principio +della reciproca indipendenza della Chiesa e dello Stato deve +essere inscritto in modo formale nel nostro Statuto, deve far +parte integrante del patto fondamentale del nuovo regno di +Italia.» <i>Discorso</i> del <span class="smcap">Cavour</span>, detto ai 25 Marzo 1861, ad +occasione di un’interpellanza sulla questione romana.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note387"> +<p><span class="label"><a href="#tag387">387</a>.  </span><i>Non erit in facto aut consilio, ut dom. Papa perdat +papatum romanum vel vitam, vel membra, vel capiatur mala +captione, aut per se aut per submissam personam</i>: formula +d’uso, a quel tempo, nei trattati con Principi, con città, con +vassalli, come lo dimostrano le formule giuratorie raccolte +in <span class="smcap">Cencio</span>. Mallevadori del Papa furono Gualfredo, nipote +suo, e i Pierleoni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note388"> +<p><span class="label"><a href="#tag388">388</a>.  </span><i>Praebuit rex assensum, sed eo pacto, quatinus haec +transmutatio firma et autentica ratione, consilioque vel concordia +totius ecclesiae ac regni principum assensu stabiliretur; +quod etiam vix autem nullo modo fieri posse credebatur</i>: +<span class="smcap">Ekkehardo</span>. — <i>Quod tamen nullo modo posse fieri +sciebat</i>, dice Enrico del Papa in una lettera raccolta nel <i>Cod. +Udalr.</i>, n. 261 (<span class="smcap">Dodechini</span>, <i>Append.</i>, p. 668).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note389"> +<p><span class="label"><a href="#tag389">389</a>.  </span><i>Deliberata est itaque ei ecclesia, et omnes munitiones +circumquaque sitae</i>: <span class="smcap">Petr. Pisan.</span>, c. 14. — Il san Pietro +era munito di trincee; il castel Sant’Angelo era sempre in +mano dei Pontificî.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note390"> +<p><span class="label"><a href="#tag390">390</a>.  </span><span class="smcap">Sigberto</span>, a. 1111; <span class="smcap">Dodechini</span> <i>Append.</i> p. 668. <i>Cod. +Udalr.</i>, n. 263: <i>Privilegium Pascalis Papae. Et divinae +legis</i> etc.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note391"> +<p><span class="label"><a href="#tag391">391</a>.  </span><i>Lectis publice privilegiis, tumultuantibus in infinitum +princibus pre aecclesiarum spoliatione ac pre hac beneficiorum +suorum ablatione</i>: <span class="smcap">Ekkehardo</span>. E vedasi la vivace +descrizione che ne dà la <i>Cronica di Reichersberg</i>, p. 239 +(nel <span class="smcap">Ludewig</span>, T. II). Così essa, quanto <span class="smcap">Sigberto, Ottone +di Frisinga</span> (<i>Cron.</i>, VII, 14), la <i>Ep. Heinrici</i> (<i>Cod. Udalr.</i>, +262) e <span class="smcap">Dodechino</span> non fanno menzione che de’ soli Vescovi: +<i>Universis in faciem ejus resistentibus, et decreto suo palam +haeresim inclamantibus, scil. episcopis, abbatibus, tam suis +quam nostris et omnibus ecclesiae filiis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note392"> +<p><span class="label"><a href="#tag392">392</a>.  </span><i>Habent enim aliquid simile cum nivibus suis; nam +statim ut tacti calore fuerint, in sudorem conversi deficiunt, +et quasi a sole solvuntur</i>, dice a questo proposito <span class="smcap">Pietro +Diacono</span> (IV, c. 39) dell’indole germanica, con giudizio +strano e contrario al vero. Per lo contrario i Tedeschi si +pregiano di tempra virile e ferma nei propositi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note393"> +<p><span class="label"><a href="#tag393">393</a>.  </span><span class="smcap">Petrus Diacon.</span>, c. 39. <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 59. Lettera di +Giovanni cardinale (<i>agens vice Domini Pascalis Papae vincti +Jesu Christi</i>) a Riccardo vescovo di Albano: <i>post haec omnes +unanimes contra eum juraverunt, uno animo, una voluntate +pugnare</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note394"> +<p><span class="label"><a href="#tag394">394</a>.  </span>Così ne lo descrive con vivi colori la <i>Cronica di Reichersberg: +Clerici tenere educati funibus trahebantur ab equitibus, +quos illi, ut poterant, sequebantur per plateas, luto +profundo ac tenaci vix emergentes</i>. È senza dubbio un’esagerazione +quel che dice <span class="smcap">Pietro Diacono</span>, che il Papa fosse +tratto in catene.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note395"> +<p><span class="label"><a href="#tag395">395</a>.  </span><span class="smcap">Petr. Diacon.</span> e il <i>Cod. Vat. 1984</i>, che lo ricavano +dal Registro di Pasquale: <i>aput castellum Trebicum; aput +Corcodilum</i>, che certo è Corcollo o <i>Corcurulum</i>, l’antica Querquetula, +Corcotula, nel Lazio. Vedi il <span class="smcap">Nibby</span>, <i>Analisi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note396"> +<p><span class="label"><a href="#tag396">396</a>.  </span><span class="smcap">Petr. Diac.</span> — Non è che una favola la narrazione di +<span class="smcap">Orderico Vitale</span> (X, 762) che duemila Normanni venissero in +aiuto di Roma, e battendo Enrico lo cacciassero. In questo tempo +principi de’ Normanni erano Roberto di Capua (1106-1120) +succeduto a Riccardo II fratel suo, e Guglielmo di Puglia +figlio di Rogero, che era morto a Salerno in Febbraio dell’anno +1111. In Sicilia era morto nel 1101 il gran conte Rogero, +fratello del Guiscardo, e gli era successo Rogero II.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note397"> +<p><span class="label"><a href="#tag397">397</a>.  </span><i>En cogor — pro Ecclesiae pace ac liberatione id perpeti, +quod ne paterer, vitam quoque cum sanguine profundere +paratus eram.</i> In condizioni pari Pio IX s’avrebbe anch’egli +doluto cogli stessi lamenti? o avrebbe continuato a ricantare +il suo <i>non possumus</i>?</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note398"> +<p><span class="label"><a href="#tag398">398</a>.  </span><i>In agro juxta pontem Mammeum: Cod. Vat. 1984</i>. +Di già nell’anno 1030, questo ponte aveva nome di <i>pons +Mammi</i> (<span class="smcap">Nibby</span>, <i>Analisi</i>, II, 579); ed è incerto se si chiamasse +così da Mammea, madre di Alessandro Severo. Ivi è il confine +fra il Lazio e la Sabina. Il campo <i>Septem Fratrum</i> deve corrispondere +all’odierno Castell’Arcione, nove miglia distante +da Roma, dove un tempo esisteva la chiesa di santa Sinforosa, +madre di sette figliuoli ch’ebbero martirio al tempo dell’imperatore +Adriano. <span class="smcap">Eschinardi</span>, <i>Agro romano</i>, p. 236; +<span class="smcap">Viola</span>, <i>Storia di Tivoli</i>, II, 125.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note399"> +<p><span class="label"><a href="#tag399">399</a>.  </span><i>Actum 3 Idus Aprilis 3 feria post Octava Paschae +Ind. IV.</i> Entrambe le formule giuratorie, tratte dal Registro +di Pasquale, sono riferite nel <i>Cod. Vat. 1984</i>, in <span class="smcap">Cencio</span>, nel +<span class="smcap">Card. Arag.</span>, nel <i>Cod. Udalr.</i> n. 264, nei <i>Mon. Germ. Leges</i>, +II, 71. Fra i mallevadori del Re si trova eziandio <i>Guarnerius +comes. Et regnum et Imperium officii sui auxilio tenere bona +fide adjuvabit</i>. <span class="smcap">Pietro Diacono</span>, c. 40. vi aggiunge benanco +<i>patriciatum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note400"> +<p><span class="label"><a href="#tag400">400</a>.  </span><i>Regnum vestrum sanctae Ecclesiae singulariter cohaerere, +dispositio divina constituit. — Cod. Udalr.</i>, n. 265; +<i>Mon. Germ. Leges</i>, II, 72; <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 65. <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span> +dichiara addiritura che il Privilegio fu <i>extortum per +vim</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note401"> +<p><span class="label"><a href="#tag401">401</a>.  </span><i>In exemplum patriarchae Jacob dicentis ad angelum: +Non dimittam te nisi benedixeris mihi</i>: <span class="smcap">Ekkehardo</span>. Sembra +che la comparazione fosse tolta dalla perduta Istoria di <span class="smcap">David +Scoto</span>, come si rileva da <span class="smcap">Guglielmo Malmesbury</span> (<i>De Gestis +Reg. Anglor.</i> V, 166); infatti egli usò delle notizie date da +<span class="smcap">David</span>, dicendo però che questi non fu dappiù di un semplice +panegirista. A tale proposito il <span class="smcap">Baronio</span> grettamente sbriglia +la sua stizza contro il vivace Cronista. — Enrico adesso +volle ed ottenne che fosse data sepoltura cristiana al padre +suo: <span class="smcap">Ekkehardi</span> <i>Chron.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note402"> +<p><span class="label"><a href="#tag402">402</a>.  </span><i>Romani patricii occurrerunt cum aureo circulo, quem +imposuerunt imperatori in capite et per eum dederunt sibi +summum patriciatum Romanae urbis, communi consensu +omnium.</i> <span class="smcap">W. Malmsb.</span> v. 167.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note403"> +<p><span class="label"><a href="#tag403">403</a>.  </span>Ne abbiamo notizia da questo documento: <i>Actum Idibus +Aprilis 5 feria post octavas Paschae, Ind. IV. Haec sicut passi +sumus, et oculis nostris vidimus, et auribus nostris audivimus, +mera veritate conscripsimus</i>. Così dal Registro di Pasquale +nel <i>Cod. Vat. 1984</i>, donde lo ricavò il <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, 363.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note404"> +<p><span class="label"><a href="#tag404">404</a>.  </span><span class="smcap">Pietro Pisano</span> esagera: <i>discedente — Henrico Romam +pax rediit — viguit autem pax annis plus minus novem, +posteris vix credenda, quam profecto vidi tantam, quantam +et timidus bubulcus exoptat, et audax perhorrescit latro, +ut quisque locum depositum tueretur</i>. Questi furono anni di +tranquillità per Italia, ma non per Roma che presto tornò in +fiamme.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note405"> +<p><span class="label"><a href="#tag405">405</a>.  </span>Lettera violenta di Brunone a Pasquale, in <span class="smcap">Pietro +Diacono</span>, c. 42, e nel <span class="smcap">Baronio</span>, ad a. 1111, n. 30. Ivi è registrata +anche la sua lettera al Vescovo di Porto. Pasquale lo costrinse +a deporre la sua dignità di abate. Brunone morì a Segni +nel 1123, ed è sepolto in quel duomo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note406"> +<p><span class="label"><a href="#tag406">406</a>.  </span>Il mansueto Ivone respinse l’opinione che l’investitura +fosse eresia, poichè non era <i>error in fide</i>. Difese il Papa +contro di Giovanni di Lione, ricordando argutamente di Noè: +<i>Potius pudenda patris nostri nudabitis, quae publicanda non +essent in Gath, nec in compitis Assalonis, deridenda exponetis, +quam post dorsum ea velando benedictionem paternam nobis +acquiratis — — Sic Petrus trinam negationem trina confessione +purgavit, et Apostolus mansit: Cod. Udalr.</i>, n. 281: +<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 78.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note407"> +<p><span class="label"><a href="#tag407">407</a>.  </span>Gerardo di Angoulême, che compilò la sentenza definitiva, +protestò il <i>Privilegium</i> essere un <i>pravilegium</i>. Gli atti +ne sono registrati nel <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 50. <span class="smcap">Florentii Vigorn.</span> +<i>Hist.</i> (<i>Mon. Germ.</i>, VII, 566). Notizie staccate v’hanno nel +<span class="smcap">Pagi</span>, a. 1112, n. II. — <span class="smcap">Falcone</span> dice senza sutterfugi: <i>Papa +Paschalis faciens Romae synodum fregit pactum, quod fecerat +cum Henrico Rege</i>. Soltanto il Concilio non osò di pronunciare +la scomunica.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note408"> +<p><span class="label"><a href="#tag408">408</a>.  </span>Pasquale pensava più nobilmente del <span class="smcap">Baronio</span>, il quale +non gli sa perdonare che non ispergiurasse subito: <i>Apostolicae +constantiae succisis nervis — nimis tenax custos praestiti, immo +per vim et metum extorti, juramenti — magnam ipse sibi +notam inussit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note409"> +<p><span class="label"><a href="#tag409">409</a>.  </span>Addì 3 Maggio, lamenta che Civita Castellana, Corcollo, +Montalto, Montacuto, Narni rifiutassero obbedienza, e +spera che gli sieno ristorati <i>Perusia</i>, Gubbio, <i>Tuder</i>, Orvieto, +<i>Castellum Felicitatis</i>, il Ducato di Spoleto e la Marca di Fermo +(<i>Cod. Udalr.</i>, n. 266). Ai 26 Ottobre 1111 si duole de’ suoi persecutori: +<i>Cervicem adversus nos erexerunt, et intestinis bellis +viscera nostra collacerant, et multo faciem nostram rubore +profundunt</i>: biasima le violenze di Enrico contro alle Chiese, +e il modo tirannico onde si trattavano gli ostaggi. Questa +lettera dà una chiara idea delle lotte che si combattevano +nell’animo del Papa: <i>Cod. Udalr.</i>, n. 271.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note410"> +<p><span class="label"><a href="#tag410">410</a>.  </span>Il Concilio di Vienne senza tanti riguardi dà del +sempliciotto al Papa: <i>Scriptum illud, quod rex a vestra simplicitate +extorsit, damnavimus</i>. La epistola sinodale mette +in aperto tutta la collera infiammata de’ Vescovi: <span class="smcap">Baron.</span>, +ad a. 1112</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note411"> +<p><span class="label"><a href="#tag411">411</a>.  </span>È una fiaba che i Romani mandassero seicento ambasciatori +a Bisanzio; il tempo fu nel Maggio dell’anno 1112: +<span class="smcap">Pietr. Diacon.</span>, IV, 46. Della legazione fa cenno anche la +lettera dell’Abate di Farfa, in cui questi avvisa Enrico delle +astuzie del Papa: <i>Cod. Udalr.</i>, n. 256.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note412"> +<p><span class="label"><a href="#tag412">412</a>.  </span>Primamente andò nell’inverno del 1112 a Benevento, +dove elesse Landolfo <i>de Graeca</i> a contestabile. Qui è la prima +volta che nelle terre pontificie s’oda menzionare il titolo di +<i>Comestabulus</i>. <span class="smcap">Falcone</span> dà a questo officio anche nome di +<i>Rectoraticum, aut aliquam Baliam publicam</i> (p. 84). — Riguardo +alla infeudazione normanna vedansi il <i>Chron. Fossae +Novae</i>, a. 1114, e <span class="smcap">Romualdo</span>, ad a. 1115: <i>apud Ciperanum +in eccl. S. Paterni Guilielmus Dux devenit ligius homo Papae +Paschalis</i>. Se si stia a <span class="smcap">Falcone</span>, l’infeudazione si estese al +<i>Ducatus Apuliae, Calabriae et Siciliae</i>: <span class="smcap">Pietro Diacono</span>, +c. 49, non parla più di Sicilia, ma probabilmente il Duca delle +Puglie teneva ancora quest’isola in conto di feudo suo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note413"> +<p><span class="label"><a href="#tag413">413</a>.  </span>Le terre di Matilde erano state per la massima parte +già comprese nella donazione di Pipino. Da dopo di Carlo la +Chiesa pretese a Spoleto, ed al tempo de’ Carolingi possedette +la Tuscia romana, ma questa nel secolo decimo fu per la +maggior parte congiunta al Margraviato di Toscana. Corneto +e <i>Tuscana</i> appartenevano omai all’Impero, dacchè i +Margravî e Matilde, o loro <i>Missi</i>, tennero dei <i>Placita</i> in +quelle terre. <i>Reg. Farf.</i>, n. 579 e n. 799: <i>in castello et turre +de Corgnito in finibus maritimanis territorii et comitatus +Tuscanensis</i>. Anche Civitavecchia fu soggetta al governo di +Goffredo di Toscana (<span class="smcap">Annovazzi</span>, <i>Storia di Civitavecchia</i>, +Roma, 1853, cap. II, 224). Soltanto nel secolo decimoquarto +si usò il nome <i>Patrimonium</i> per denotare la Tuscia romana, +ma in prima, col nome di <i>Patrimonium S. Rom. Eccl.</i> era +appellato tutto il territorio da Radicofani a Ceperano (<span class="smcap">Cenni</span>, +<i>Monum.</i>, II, 210). Erroneamente si fecero derivare dall’eredità +di Matilde quelle terre, che più tardi furono chiamate +<i>Patrimonium</i>. Chi soprattutto sa dire che cosa fosse siffatta +eredità?</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note414"> +<p><span class="label"><a href="#tag414">414</a>.  </span>Fuor di <span class="smcap">Donizone</span>, in alcuni versi di concetto indeterminato, +e di <span class="smcap">Pietro Diacono</span> (III, c. 49), in una fugace +considerazione, nessun contemporaneo fece nota di questa +donazione, della quale d’altronde non si può muover dubbio. +<span class="smcap">Petr. Diacon.</span>, <i>ann.</i> 1077 — <i>Mathilda comitissa — Henrici +imp. exercitum timens Liguriam</i> (così puranco chiamavasi la +Lombardia) <i>et Tusciam provincias Gregorio papae et R. E. +devotissime obtulit. Unde inprimis causa seminandi inter +pontificem et imp. odii initium fuit</i>. — Il documento della +donazione fu stampato in prima dal <span class="smcap">Leibnitz</span>, <i>Rer. Brunsw.</i>, +I, 687, indi diligentissimamente dal <span class="smcap">Cenni</span> (<i>Mon.</i>, II, 238), che +lo trasse da <span class="smcap">Albino</span> e da <span class="smcap">Cencio</span>, e lo illustrò con una dissertazione +di aridissima erudizione. L’originale non esiste, ma +nelle cripte del Vaticano si conserva il suo frammento marmoreo, +chè la donazione fu incisa in una lapide, e questa +collocata nel san Pietro. L’importante frammento fu ricomposto +egregiamente dal <span class="smcap">Sarti</span> e dal <span class="smcap">Settele</span> (<i>App.</i> a <span class="smcap">Dionisio</span>, +<i>Sacrar. Vat. Basilicae Criptar. Monum.</i>, Tab. VII). Il <span class="smcap">Sarti</span> +crede che la inscrizione in marmo abbia servito di originale +non soltanto al codice di <span class="smcap">Albino</span> (è nella biblioteca Ottoboni), +ma a tutti gli altri esemplari di scritto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note415"> +<p><span class="label"><a href="#tag415">415</a>.  </span>La Bolla di Innocenzo II, degli 8 Giugno 1133, che +investì Lotario II, sua vita durante, dei beni componenti la +eredità di Matilde, parla soltanto dell’<i>allodium bon. mem. +Comitisse Mathildae, quod utique ab ea b. Petro constat esse +collatum</i>. E soltanto agli allodî (chiamati <i>Terra, Domus, +Podere, Comitatus</i>) deesi riferire la donazione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note416"> +<p><span class="label"><a href="#tag416">416</a>.  </span>Solamente più tardi i Papi osarono di muover pretesa +sui feudi imperiali. Ancor prima Spoleto e Camerino erano +stati dall’Imperatore dati in feudo a Guarnerio II. Rabodone +per primo ottenne il Margraviato di Toscana; indi, nel 1119, +lo ricevette Corrado di Svevia (<span class="smcap">Cianelli</span>, <i>Memorie e documenti +del Principato lucchese</i>, I, 159). Nel 1136 ebbelo in +feudo Enrico il Superbo della casa de’ Guelfi; coll’assentimento +del Papa, egli ricevette anche gli allodî di Matilde.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note417"> +<p><span class="label"><a href="#tag417">417</a>.  </span><i>Feci autem ut homo, quia sum pulvis et cinis!</i> sclamò +lo sventurato Papa nel Concilio. Ma Brunone di Segni si sdegnò +perciocchè egli svelasse la nudità del Papato, e incollerito +gli diè dell’eretico. Allora Giovanni di Gaeta, che più tardi +diventò Gelasio II, proruppe con grande ira: <i>Tunc hic et +in concilio, nobis audientibus, Romanum Pontificem appellas +hereticum? — Ad hoc patientia domini Papae, horrendo heresis +nomine pulsata, expergefacta est</i>. — In <span class="smcap">Ekkehardo</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note418"> +<p><span class="label"><a href="#tag418">418</a>.  </span>Gli atti del Concilio sono registrati in <span class="smcap">Ekkehardo</span>. +Il Papa fu trattato prettamente da <i>simplex</i>. Il tragico stato +di lui ch’era avvinto da un giuramento e le cabale o le collere +dei Cardinali che lo attorniavano, ne formano uno dei più +commoventi episodî della storia del Papato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note419"> +<p><span class="label"><a href="#tag419">419</a>.  </span><i>Praefectus — indutus manto precioso, et calceatus +zanca una aurea, i. e. una caliga, altera rubea — juxta +dom. Papam collateraliter nullo medio equitante incedit: +Ordo Roman.</i> di <span class="smcap">Cencio</span>, nel <span class="smcap">Mabillon</span>, p. 170. Qui si usa +dei nomi di <i>zanca</i> e di <i>caliga</i>, in pari senso di calzatura e +di panni di gamba, nella foggia che spesso si vede usata in +quadri fiorentini antichi. Riguardo al vestimento del Prefetto +vedasi il <span class="smcap">Contelorius</span>, <i>de Praefecto urbis</i>, p. 3. La figura +che è disegnata sulla tomba di <i>Petrus de Vico</i>, a Viterbo, +porta in capo una mitra che somiglia ad una pina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note420"> +<p><span class="label"><a href="#tag420">420</a>.  </span>Dell’importanza della Prefettura a questo tempo discorre +<span class="smcap">Geroh di Reichersberg</span>: <i>Grandiora urbis et orbis +negotia — spectant ad Rom. Pontificem sive illius vicarios — itemque +ad Rom. Imperatorem sive illius vicarium urbis +Praefectum, qui de sua dignitate respicit utrumque, videlicet +Dominum Papam, cui facit hominum et Dom. Imperatorem, +a quo accipit suae potestatis insigne, scilicet exertum gladium</i> +(<span class="smcap">Balluzius</span>, <i>Miscell.</i>, V, 64. <span class="smcap">Geroh</span> scriveva intorno +al 1150).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note421"> +<p><span class="label"><a href="#tag421">421</a>.  </span>Stando a <span class="smcap">Falcone</span> ed a <span class="smcap">Pietro Pisano</span>, il Prefetto +morì nel Marzo; soltanto una glossa marginale di antica +data, apposta al <i>Cod. Vat. 1984</i>, dice: <i>A. XVII Pontif. Paschalis +secundi PP. Ind. VIII</i> (piuttosto IX) <i>mense aprilis +die II obiit Petrus prefectus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note422"> +<p><span class="label"><a href="#tag422">422</a>.  </span><span class="smcap">Pietro Pisano</span>, c. 18, narra vivacemente di cotali +fatti, come quegli che vi prese parte. E <span class="smcap">Falcone</span>, p. 90: +<i>Praefectus urbis Romae mense quidem Martio obiit, post +cujus mortem civile bellum terribiliter exortum est, eo quod +Romani audierant, quod Petrus filius Leonis Apostolici consilio +filium suum Praefectum ordinare vellet</i>. <span class="smcap">Orderico Vitale</span> +(XII, 861) dice che il vecchio Pierleone era odiatissimo +(<i>quem iniquissimum foenatorem noverunt</i>, cioè i Franchi nel +Sinodo di Reims).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note423"> +<p><span class="label"><a href="#tag423">423</a>.  </span><i>At ille non contentus termino, ea die Praefecturalia, +a quibus potuit, in se compleri fecit</i>: ossia si fece installare +in officio da’ Magistrati (<span class="smcap">Petr. Pisan.</span>, c. 19); e così si parla +di <i>laudes praefectoriae</i> e di <i>applausus comitiorum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note424"> +<p><span class="label"><a href="#tag424">424</a>.  </span>Scene eguali di quelle che <span class="smcap">Dino Compagni</span> descriveva +avvenire a Firenze, <i>Cod. Vat. 1984: unde orte fuerunt pugne +multe et omicidia et pestilentiae magne, turres a fundamentis +dirute; hac plures domora dissipate, et ecclesiae depredate, +ac clerici capti</i>. <span class="smcap">Petr. Diacon.</span>, IV, c. 60, e <span class="smcap">Falcone +di Benevento</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note425"> +<p><span class="label"><a href="#tag425">425</a>.  </span>Del teatro di Marcello ho fatto nota anche in documenti +del secolo decimo (Vol. III, pag. 461): durava ancora +il <i>Forum Olitorium</i>, e financo ivi esisteva tuttavia l’elefante +di bronzo o di marmo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note426"> +<p><span class="label"><a href="#tag426">426</a>.  </span>In queste ruine si cerca il tempio della Pietà, che +Roma republicana ebbe edificato ad onore di una donna romana, +la quale nutrì col suo petto il padre condannato. <span class="smcap">Plinio</span>, +VII, c. 36: <i>Et locus ille eidem consecratus Deae C. +Quinctio, M. Acilio Coss. Templo Pietatis exstructo in illius +carceris sede ubi nunc Marcelli theatrum est</i>. <span class="smcap">Becker</span>, <i>Manuale</i> +ecc., p. 603. — Il <span class="smcap">Nardini</span>, il <span class="smcap">Venuti</span>, il <span class="smcap">Nibby</span>, il +<span class="smcap">Canina</span>, il <span class="smcap">Bunsen</span> hanno fatto studio della antichità di quel +luogo, fra loro disputando. — La diaconia era appellata <i>in +Carcere</i> dalla prigione di Stato del decemviro Appio Claudio. +Diggià sul principio del secolo duodecimo si disse <i>in carcere +Tulliano</i>, e ciò erroneamente, avvegnachè la prigione +edificata da Servio Tullio fosse in vicinanza del Campidoglio. +La Storia di questa diaconia compilata dal <span class="smcap">Crescimbeni</span> (è +in manoscritto che si conserva dal Cardinale di quel titolo) +mi ha prestato di poco ajuto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note427"> +<p><span class="label"><a href="#tag427">427</a>.  </span>La <i>Graphia: In elephanto templum Sibille, et templum +Ciceronis, ubi nunc est domus filiorum Petri Leonis. Ibi est +carcer Tullianus, ubi est Eccl. s. Nicholai</i>. Ivi nelle vicinanze +evvi il ponte dell’isola (<i>pons judaeorum</i>); al di là +esisteva il ghetto antico. In questo vecchio quartiere dei +Pierleoni s’entra per un arco d’ingresso che è di fronte al +palazzo Savelli; la strada «Porta Leone» è forse così appellata +dal nome dei Pierleoni. La fornace che trovasi in quel +sito (sta scritto sopra alla sua porta: <i>n. VIII, Prioratus del +sole</i>) era in origine una torre, ed ha ancora una finestra +medioevale. Nelle case si rilevano tracce di torri antiche; così +in quelle ai numeri 122, 137, 130, dove oggidì gli Ebrei macellano +bufali.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note428"> +<p><span class="label"><a href="#tag428">428</a>.  </span><i>Ptolemaeo donavit Ariciam, caeteris aurum et argentum</i>: +<span class="smcap">Petr. Pisan.</span>, c. 19. Il <span class="smcap">Jaffè</span> (n. 3489 a) dice che Alessandro +II infeudasse Aricia ai Malabranca, ma quest’è un +errore. Fu Alessandro III che, nel dì 9 Giugno 1178, a <i>Conrado +Gregorio et Petro fidelibus nostris filiis bone memorie +Malebrance</i>, confermò l’investitura di Aricia, già posseduta +dal padre loro: <span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. diplomat. dominii Temporal.</i>, I, +n. XXXI.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note429"> +<p><span class="label"><a href="#tag429">429</a>.  </span><i>Sicque Apostolicus ipse tranquillitate inventa Romam +securus habitavit</i>, dice <span class="smcap">Falcone di Benevento</span>: su di che +possono vedersi le considerazioni del <span class="smcap">Giesebrecht</span>, III, p. 1164.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note430"> +<p><span class="label"><a href="#tag430">430</a>.  </span>È degnissimo di nota ciò che narra <span class="smcap">Pietro Pisano</span> +(c. 21): <i>Plebs, populusque Rom. triumphum tibi instituit. +Coronata urbe Rex et Regina transivit per medium: magnus +apparatus, parva gloria. Huic nullus Patrum, nullus Episcoporum, +nullus catholicus sacerdos occurrit; fit ei processio, +empta potius, quam indicta</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note431"> +<p><span class="label"><a href="#tag431">431</a>.  </span><span class="smcap">Pietro Pisano</span> (c. 22), che toglie frasi a prestito da +Sallustio e da Livio. — Egual concetto dell’Impero ebbe il +Barbarossa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note432"> +<p><span class="label"><a href="#tag432">432</a>.  </span><i>Et praefecturam per aquilam confirmavit dudum nominato +praefecto: Cod. Vat. 1984</i>. Il giovine Prefetto, come +il padre suo, aveva nome Pietro, e durò in carica fino al +tempo di Onorio II (<i>Papa Honorio et Petro tunc temporis urbis +prefecto</i>: documento dell’anno 1148, n. 57, nel <span class="smcap">Galletti</span>, +<i>del Primic.</i>). È assai strano caso che tanti Prefetti si chiamassero +tutti con nome Pietro.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note433"> +<p><span class="label"><a href="#tag433">433</a>.  </span><span class="smcap">Petr. Diacon.</span>, IV, c. 61: <i>Ptolemaeo illustr. Octavia +stirpe progenito, Ptolemei magnific. consulis Romanor. filio, +Bertam filiam suas in conjugio tradidit</i>. Nessun Cronista del +resto narra di questo maritaggio, quantunque <span class="smcap">Pietro</span> non +possa averselo inventato di suo capo. Tuttavolta, nell’anno +1141, Leone figliuolo di <i>Petrus Leonis</i> compare da suocero +di Tolomeo (<span class="smcap">Nerini</span>, n. 8, App.: <i>Dns Tholomeus Curie se representavit +cum Dno Leone Petri Leonis socero ejus</i>...): dunque +Berta doveva a quel tempo essere omai morta. Più tardi vedremo +un Imperatore bizantino dar la sua figliuola in isposa +a un Frangipane.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note434"> +<p><span class="label"><a href="#tag434">434</a>.  </span>Documento di Tolomeo I, dato per Gaeta, dei 9 Febbraio +1105 (<span class="smcap">Federici</span>, p. 463). A Monte Cassino ne vidi l’originale +che è notevole per la duplice scrittura che contiene. +Tolomeo II accordò anche al monastero, libertà di traffici +nei suoi possedimenti. <i>In nom. Dom. anno ab Incarn. ejus +1130 mens. Jun. Ind. VIII. Ego Ptolemaeus dei gr. Romanorum +consul filius quondam bone mem. Ptolemaei — concedo — ut +cassinenses fratres et res eorum et homines pro utilitate +monasterii secure atque quiete eant atque redeant per terram +et per mare hiis locis, in quibus dominium habeam, +et in portibus nostris ut secure ibi applicare possint — — </i>(<i>Reg</i>. +<span class="smcap">Petri Diaconi</span>, n. 604 nell’archivio di M. Cassino). +Uno dei porti di Tolomeo era Astura, che egli aveva tolta al +convento di san Bonifazio in Roma (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 190, 394).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note435"> +<p><span class="label"><a href="#tag435">435</a>.  </span>Trecento cavalieri normanni occuparono <i>Pylium</i> (Piglio), +furono respinti nel <i>Castrum Acutum</i> (Monte Acuto +presso Anagni) e tornarono a casa malconci: <span class="smcap">Pietr. Diac.</span>, VI, +c. 61; <span class="smcap">Pietr. Pisan.</span>, c. 24.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note436"> +<p><span class="label"><a href="#tag436">436</a>.  </span><i>Cod. Vat. 1984: Postea vero fideles dicti pontificis +insimul cum comites scil. Petro Columpnae ac Raynaldo +Sinebaldi clam revocaverunt illum, sed non fuit ausus manere +in civitate</i>. Il partito avverso era padrone del Campidoglio, +di dove era dato assalto alla <i>Ripa</i> (case dei Pierleoni +presso al Tevere), e teneva in poter suo il san Pietro, donde +si moveva all’assalto del castel Sant’Angelo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note437"> +<p><span class="label"><a href="#tag437">437</a>.  </span><i>Cod. Vat. 1984: cum festinatione perrexit per transtiberim +aput castellum S. Angeli et cepit pugnare contra +basil. S. Petri, quia praefectus cum consules illam retinebat +cum balistis</i>...: <span class="smcap">Petr. Pisan.</span>, c. 25.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note438"> +<p><span class="label"><a href="#tag438">438</a>.  </span><span class="smcap">Petr. Pisan.</span>, c. 25: <i>ut caverent dolos in execratione +Guibertinorum ac enormitatis Teutonicae. — Cod. Vat. 1984: +octavo die sue reversionis — obiit apud cast. S. Angeli in +domum juxta eream portam et sepultus est in basilica constantiniana, +quia consules non permiserunt eum in bas. b. +Petri sepeliri — Obiit in vigilia b. Vicentii et Anastasii +nocti temporis</i>, ossia ai 21 di Gennaio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note439"> +<p><span class="label"><a href="#tag439">439</a>.  </span><span class="smcap">Pietro Pisano</span> enumera alcuni edificî di Pasquale, +fra cui <i>S. Maria in regione Areolae</i> (<i>Arenolae</i>, riva di sabbia, +donde ebbe origine il nome <i>Regola</i>), che si mutò nell’odierno +<i>in Monticelli</i>. I musaici del san Clemente e della santa Maria +in Monticelli sono ancora del tempo di Pasquale.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note440"> +<p><span class="label"><a href="#tag440">440</a>.  </span><i>Vita Gelasii II</i> scritta da <span class="smcap">Pandolfo Pisano</span>, nel <span class="smcap">Muratori</span>, +III, 1, colle aride postille di <span class="smcap">Costantino Cajetani</span>; +edita indi più correttamente dal <span class="smcap">Papebroch</span>, <i>Propyl. Maji</i>, +VI. Se si stia al <span class="smcap">Cajetani</span>, padre di Gelasio fu Crescenzio +duce di Fundi; egli fa risalire la famiglia fino a Docibile +di Gaeta, e avventuratamente ancor più in su, fino agli inevitabili +Anicî ed ai Giulii.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note441"> +<p><span class="label"><a href="#tag441">441</a>.  </span><i>Credentes locum tutissimum, veluti qui Curiae cedit, +in monasterio quodam, quod Palladium dicitur, infra domos +Leonis et Cencii Frangipanis — convenerunt: Vita</i>, c. 5.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note442"> +<p><span class="label"><a href="#tag442">442</a>.  </span><span class="smcap">Pandolfo</span> fu testimone di questo fatto, e lo descrisse +vivacemente. Cencio, sbuffante come un drago, <i>more draconis +immanissimi sibilans — accinctus tetro gladio — valvas ac +fores confregit, ecclesiam furibundus introiit: inde custode +remoto Papam per gulam accepit, distraxit, pugnis calcibusque +percussit, et tamquam brutum animal intra limen +ecclesiae acriter calcaribus cruentavit; et latro tantum dominum +per capellos et brachia, Jesu bono interim dormiente, +detraxit, ad domum usque deduxit, inibi catenavit et clausit</i> +(c. 6). Probabilmente nella <i>turris cartularia</i>, presso l’arco +di Tito.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note443"> +<p><span class="label"><a href="#tag443">443</a>.  </span>Eccone il passo degno di nota: <i>Petrus Praefectus +Urbis, Petrus Leonis cum suis, Stephanus Normannus cum +suis, Stephanus de Petro cum suis, Stephanus de Theobaldo +cum suis, Stephanus de Berizone cum suis, Stephanus Quatrale +cum suis, Bucca Pecorini cum suis, Bonesci cum suis, +Berizasi cum suis, Regiones XII Romanae civitatis, Transtiberini +et Insulani arma arripiunt cum ingenti strepitu +Capitolium ascendunt</i> (<i>Vita</i>, c. 6).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note444"> +<p><span class="label"><a href="#tag444">444</a>.  </span><i>S. Papa levatur, niveum ascendit equum, coronatur, +et tota Civitas coronatur: per viam sacram</i> (la odierna via +Lateranense che sale dal Colosseo) <i>gradiens, Lateranum ascendit...</i> +(c. 7). Cencio se la levò liscia, <i>pedes ejus amplexans, +clamat irremissius: Domine miserere. Et sic peccatis nimiis +exigentibus, ut iterum ecclesiam elatis cornibus ventilaret, +evasit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note445"> +<p><span class="label"><a href="#tag445">445</a>.  </span><span class="smcap">Falco</span>, a. 1118. — <i>Cod. Vat. 1984: cum festinatione +Romam petit cum paucis militibus, die veneris ante quadragesima +misit nuntios ad consules ut exirent obviam ei. +Sabbatum vero ante quadragesima ingressus est porticum +S. Petri</i>. L’iscrizione posta sulla tomba di Gelasio dice assai +giustamente dell’Imperatore: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Sed quia rege fuit non praecipiente levatus</i></p> +<p class="i01"><i>Horrendum fremuit princeps...</i></p> +<p class="i08"> (<span class="smcap">Murat</span>., III, I, 416).</p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note446"> +<p><span class="label"><a href="#tag446">446</a>.  </span>L’antica famiglia dei Bulgamini deve per conseguenza +aver dimorato in uno dei portici che erano in quel luogo. +Epitaffî di persone <i>De</i> VVLGAMINEIS trovansi ancora in +<i>S. Barbara Librariorum</i>, dell’anno 1496, e nel Panteon, +dell’anno 1530 (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Inscript. Class.</i>, XVI, 8, 48).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note447"> +<p><span class="label"><a href="#tag447">447</a>.  </span>Ed anche nobiluomini romani, fra’ quali <span class="smcap">Pietro +Diacono</span> (IV, c. 64) nomina financo il Prefetto della Città: +di questo io dubito.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note448"> +<p><span class="label"><a href="#tag448">448</a>.  </span>Pregevolissima è a questo punto la descrizione che +dà <span class="smcap">Pandolfo</span>, il quale da <i>Ostiarius</i> accompagnò il Papa; +nell’angustia del suo animo, ei credette che i Tedeschi avessero +avvelenato il ferro delle frecce. <i>Ad portum usque descendimus. +Coelum et terra et mare ubique — adversum nos conjuraverunt — mare +ac Tiberis — Petri vicario rebellabant — Alamanorum +barbaries tela contra nos mixto toxico jaciebant: +minitabantur etiam, nos intra aquas natantes pinnaci (piceo?) +igne cremare, nisi Papam et nos in eorum manibus +redderemus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note449"> +<p><span class="label"><a href="#tag449">449</a>.  </span><i>Cepit Dom. Hugo Cardinalis — Papam nostrum in +collo, et ad castrum S. Pauli Ardeam de nocte sic portavit</i>. +L’antica Ardea di re Turno apparteneva adesso per una +metà all’Abazia di san Paolo: nel 1130 Anacleto II la cedette +a questo convento per intiero.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note450"> +<p><span class="label"><a href="#tag450">450</a>.  </span>Settecentoventinove anni dopo tale fuga a Gaeta si +ripetè anche da Pio IX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note451"> +<p><span class="label"><a href="#tag451">451</a>.  </span>Stando a <span class="smcap">Landulph. Junior</span>, <i>Hist. Mediol.</i>, c. 32, +Burdino fu eletto addì 9 Marzo. Gelasio, nella sua lettera +ai Vescovi delle Gallie (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 166), dice che fullo +quarantaquattro giorni dopo l’elezione di sè scrivente, locchè +corrisponderebbe ai 10 di Marzo. Questo giorno (<i>VI Id. +Martii</i>) è fissato eziandio dal <i>Chron. Fossanovae. — Cod. +Vat. 1984: consecrarunt eum romanum antistitem in die veneris +de quatuor tempora quae sunt de mense martio</i>. — Burdino +era probabilmente nativo di Limoges in Aquitania. +Vedi la <i>Vita</i> di lui scritta dal <span class="smcap">Balluzio</span> (<i>Miscell.</i>, III, 471), +pregevole apologia di un Antipapa: <span class="smcap">Gugl. Malmsb.</span> (V, 169) +loda le doti del suo animo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note452"> +<p><span class="label"><a href="#tag452">452</a>.  </span><span class="smcap">Pandolfo</span> gli pone in bocca questo lamento: <i>ecce de +recidivo vulnere recidimus in typum antiquum</i>. Leggasi la +lettera che Gelasio scriveva a Conone di Preneste. <i>dat. Capuae +Id. April, Cod. Udalr.</i>, 293; <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 173.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note453"> +<p><span class="label"><a href="#tag453">453</a>.  </span><span class="smcap">Pietro Diacono</span> e <span class="smcap">Pandolfo</span> scrivono <i>Turricula</i> (così +indubbiamente trovasi nel <i>Cod. Vat. 3762</i>, fol. 165): io reputo +che sia Torrice presso a Frosinone, e non già Torricella +nella Sabina o vicino al Trasimeno, siccome suppone il +<span class="smcap">Wattenbach</span> in nota alla <i>Cronica di Monte Cassino</i> (<i>Mon. +Germ.</i>, IX, 792). Anche il <span class="smcap">Platina</span> lesse in alcune antiche +Croniche che l’Imperatore pose a guasto la Campagna latina, +ed in questo luogo egli trapiantò <i>Turriculum</i>. La mossa +di Enrico non potè toccare che il Lazio, dove andava per incutere +temenza ai Normanni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note454"> +<p><span class="label"><a href="#tag454">454</a>.  </span>Io credo che in ciò avesse parte la questione riguardante +la rocca Circea. Gelasio aveva comandato ad Ugo cardinale +di restituirla a quelli di Terracina. Ma <span class="smcap">Landolfo</span> a +questo proposito dice: <i>Tunc Papa vellet multum, quam reddi +nimis inconsulto praecepit, Circaeam arcem habere. Igitur +dux et principes cum baronibus rediere</i>. Probabilmente il +Duca di Gaeta aveva voluto impossessarsi della rocca.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note455"> +<p><span class="label"><a href="#tag455">455</a>.  </span><i>Latuit dom. Papa melius quam hospitatus est in ecclesiola +quadam, quae S. Maria in Secundocerio dicitur, intra +domos illustr. viror. Stephani Normanni, Pandulphi fratris +ejus, et Petri Latronis Corsorum</i> (c. 12). Quella chiesa era +situata nella Regione detta Ponte; però il <span class="smcap">Galletti</span> (<i>del +Prim.</i>, p. 89) la pone nei pressi di santa Maria <i>in Gradellis</i>, +non lungi dal Palatino, dappoichè così sembri denotarlo un +documento che è nel <span class="smcap">Nerini</span>, n. 27.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note456"> +<p><span class="label"><a href="#tag456">456</a>.  </span>Predicati di Papi scismatici erano questi: <i>statua in +Ecclesia; monstrum in cathedra Petri; testaceum idolum in +cruentis manibus plasmatum; bestia de apocalypsi</i>...</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note457"> +<p><span class="label"><a href="#tag457">457</a>.  </span>Il padre di questo Crescenzio era (se si stia a <span class="smcap">Costantino +Cajetani</span>, p. 370) Marino duce e console di Fundi, fratello +di Gelasio. Il <span class="smcap">Jaffé</span> inesattamente determina l’Agosto o il +Settembre per il tempo in cui avvenne l’assalimento. La +festa di santa Prassede cade precisamente ai 21 di Luglio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note458"> +<p><span class="label"><a href="#tag458">458</a>.  </span><span class="smcap">Pandolfo</span> fa che le fazioni combattano intorno al povero +Papa, come i Greci e i Trojani attorno al cadavere di +Patroclo: <i>Papam cupit iste tenere, iste tuetur eum: miles +utrumque cadit. Turbae ruunt, pedites saliunt muros</i>... +(c. 13).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note459"> +<p><span class="label"><a href="#tag459">459</a>.  </span>Le donne avevano visto il Papa <i>solum, tamquam scurram, +per campos — quantus equus poterat, fugientem. — Demum +intra campos S. Pauli Ecclesiae adiacentes fessus tristis, +et ejulans inventus est et reductus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note460"> +<p><span class="label"><a href="#tag460">460</a>.  </span>Nota il <span class="smcap">Baronio</span> a questo proposito, che i Papi, trovandosi +in angustie, furono sempre soliti a fuggire in Francia: +<i>adeo ut si quis dicat, portum Rom. Ecclesiae fluctuantis naviculae +Petri Galliam esse, non mentietur</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note461"> +<p><span class="label"><a href="#tag461">461</a>.  </span><i>Princeps et clypeus omnium pariter Curialium, Stephanus +Normannus, collaudantibus omnibus Protector et Vexillifer — nimis +efficaciter ordinatur, et ad urbis custodiam +cum jam dictis aptatur</i> (c. 15). Vedasi come d’un tratto +l’acerbo nemico di Pasquale si fosse mutato da quello di un +tempo; nè per fermo tal cosa accadde senza che lo si satollasse +con molti beni della Chiesa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note462"> +<p><span class="label"><a href="#tag462">462</a>.  </span>Questo stesso Bello torno a trovare nella notevole +<i>Charta plenariae securitatis inter Cajetanos et Bellum Romanum</i>, +a. 1124: ma di ciò più tardi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note463"> +<p><span class="label"><a href="#tag463">463</a>.  </span><span class="smcap">Falcone di Benevento</span> dice essere stata immensa la +copia d’oro e d’argento che in Francia gli fu donata. — Anche +oggidì non passa giorno, che, sotto nome di denaro di san Pietro, +non affluisca oro ed argento nei forzieri di Pio IX; e +molto di quello contribuisce la Francia meridionale, che è di +parte legittimista.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note464"> +<p><span class="label"><a href="#tag464">464</a>.  </span>Le lettere del clero romano sono registrate nel <i>Cod. +Udalr.</i>, 294-299, e nel <span class="smcap">Martene</span>, <i>Veter. Scriptor. Collectio</i>, I. +644 segg., massimamente al 647. Gli avvenimenti sono narrati +nella <i>Vita Calixti</i> di <span class="smcap">Pandolfo</span> (<span class="smcap">Papebroch</span>, c. 1) e da <span class="smcap">Falcone</span>, +p. 92: <i>Illico cardinales cum eo</i> (ossia con Pietro vicario) +<i>manentes, pluresque Romanorum fidelium convocans, Capitolium +ascendit, ibique literas missas ostendit, et legi praecepit</i>. +Mandarono la loro adesione anche Ugo cardinale, legato +a Benevento, e quell’arcivescovo Landolfo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note465"> +<p><span class="label"><a href="#tag465">465</a>.  </span>Il <span class="smcap">Pagi</span> e il <span class="smcap">Jaffé</span> credono che la consecrazione avvenisse +di già ai 9 di Febbraio, come per fermo dicono i Cronisti: +ma può essersi mai data una tal cosa, se prima si aspettarono +i messaggi da Roma?</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note466"> +<p><span class="label"><a href="#tag466">466</a>.  </span>La relazione del Concilio, compilata da <span class="smcap">Hessone Scolastico</span>, +fu da ultimo edita nei <i>Mon. Germ.</i>, XIV, 422. Il Papa +sciolse financo i sudditi dal loro giuramento.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note467"> +<p><span class="label"><a href="#tag467">467</a>.  </span>Lettera di Brunone all’Imperatore (nel <span class="smcap">Bower</span>, <i>Annal. +Trevir.</i>, II, lib. XIII, 14): <i>Jam vero cum urbe relicta ad +oppida Romani territorii tu arma transtulisti, et Robertus +Capuae princeps pro Gelasio armatus Romam iniisset, ego +cum Domino meo Maximo</i> (Burdino) <i>noctes et dies excubans, +in tuo servitio, sub armarum pondere steti</i>... Roberto non +può essere entrato in Roma che dopo fuggito Gelasio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note468"> +<p><span class="label"><a href="#tag468">468</a>.  </span><i>Cod. Vat. 1984: Accepta pecunia tradiderunt eam +(basilicam S. Petri) Petro Leonis, qui fidelis erat Calixti +pape, cum omnibus ejus munitionibus</i>. Ne è incerta la data.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note469"> +<p><span class="label"><a href="#tag469">469</a>.  </span>Così ne è descritta l’entrata da Egino abate di santo +Ulrico in Augusta, che accompagnò il Papa da Rosella a Roma +(<span class="smcap">Canisius</span>, <i>Antiquae Lection.</i>, II, 240). <i>Jam enim quis illius +terrae concursus? Quantus omnis sexus et aetatis apparatus — Caesar, +si superesset indignans miraretur, Tullius forsitan +attraheretur — Coronatus — per medium deducitur civitatis, +plateis auro, gemmis pretiosissimis undique adornatis</i>. La data +è dei <i>III Nonas Junii</i>, come nella lettera di Calisto, indiritta +a Stefano suo legato a Treviri (<span class="smcap">Brower</span>, II, 16), nella quale +il Papa in brevi tratti descrive il ricevimento che ebbe. Anche +<span class="smcap">Falcone</span> parla del giubilo di Roma, e <span class="smcap">Anselmo</span>, <i>Contin. Sigeberti</i>, +dice: <i>Ab omni Senatu et populari turba gloriose excipitur</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note470"> +<p><span class="label"><a href="#tag470">470</a>.  </span>Nella lettera detta di sopra Calisto nomina fra coloro +che prestarono omaggio a lui e alla Chiesa (<i>clientelaribus +sacramentis</i>), queste persone: <i>Petrus Leonis in magno hominum +omnis ordinis coetu</i>, il Prefetto e i suoi fratelli, Leone +Frangipani, Stefano Normanno. <i>Neque ab horum sese studiis +impigra parendi voluntate, Petrus Columna, caeterique nobiles +Romanorum secrevere.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note471"> +<p><span class="label"><a href="#tag471">471</a>.  </span><span class="smcap">Falcone</span> vide e descrisse l’entrata del Papa a Benevento. +I ricchi Amalfitani avevano ornato tutte le vie di tappeti +e di cose preziose: <i>infra ornamenta vero thuribula aurea +et argentea cum odoribus et cinnamomo posuerunt</i>. E facevasi +gazzarra con <i>tympana, cymbala, lyras sonantes</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note472"> +<p><span class="label"><a href="#tag472">472</a>.  </span><i>Cod. Vat. 1984.</i> <span class="smcap">Falcone</span>, a. 1121, pone per data i <i>IX +Kal. Majas</i>. La lettera con cui Calisto annuncia ai Vescovi +di Gallia la caduta di Burdino, è data da Sutri, ai 27 di Aprile. +<span class="smcap">Sugerii</span>, <i>Vita Ludovici Regis</i> (<span class="smcap">Duchesne</span>, IV, 310). <span class="smcap">Anon. +Cassinensis</span>, <i>Chron.</i>, a. 1121. La <i>Vita Calixti ex</i> <span class="smcap">Card. Arag.</span> +dice esplicitamente che Burdino, montato sul cammello, precedette +il Papa; però <span class="smcap">Ekkehardo</span> celebra a gloria di questo, +che salvasse la vita del prigioniero. Da Janula, Onorio II, nell’anno +1124, lo fe’ tradurre a Fumone: <span class="smcap">Pietro Diacono</span>, IV, +86. Non è probabile che Gregorio VIII tuttavia promulgasse +Bolle dalla sua prigione; è poi affatto dubbia la cronologia di +quelle che sono riferite dal <span class="smcap">Liverani</span>, <i>Opere</i>, vol. 4, 467.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note473"> +<p><span class="label"><a href="#tag473">473</a>.  </span><i>Hic pro servanda pace turres Centii, domus tyrannidis +et iniquitatis, diruit et ibidem non reparari praecepit; Vita +di Calisto</i> scritta da <span class="smcap">Pandolfo</span>, c. 4. Dei Conti di Ceccano +egli parla al c. 5.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note474"> +<p><span class="label"><a href="#tag474">474</a>.  </span>I due celebri documenti: <i>Ego Henricus — dimitto; +Ego Callistus — concedo</i>, sono registrati nel <i>Cod. Udalrici</i>, +305, 306, nella <i>Cronica</i> di <span class="smcap">Ekkehardo</span>, a. 1122, nel <span class="smcap">Baronio</span> +(con qualche variante; però egli trasse la carta imperiale +dall’autografo vaticano, sul quale da ultimo la stampò il +<span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. Diplom. Temp.</i>, I, n. XII), ed in molti altri +luoghi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note475"> +<p><span class="label"><a href="#tag475">475</a>.  </span>Potrebbesi chiedere quale delle due parti fosse la vincente, +ma ben deesi rispondere coll’<span class="smcap">Hallam</span>: <i>It is manifest +from the events that followed the settlement of this great controversy +about investitures, that the see of Rome had conquered</i> +(<i>Europe during the middle ages</i>, I, c. 7). La storia della +questione delle investiture fu per la prima volta scritta dal +celebre ex gesuita <span class="smcap">Maimbourg</span>, nella sua <i>Histoire de la decadence +de l’Empire après Charles Magne et des differends des +Empereurs avec le Papes au sujet des Investitures</i> (Paris 1679): +e a confutarlo in seguito di tempo il <span class="smcap">Noris</span>, che fu più tardi +cardinale, compilò la sua <i>Istoria delle Investiture</i> (Mantova +1741).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note476"> +<p><span class="label"><a href="#tag476">476</a>.  </span><i>Comperivi tale, tantumque pacis firmamentum infra Romanam +urbem temporibus praedicti Apostolici advenisse, quod +nemo civium, vel alienigena arma sicut consueverat, ferre +ausus est</i>: <span class="smcap">Falco</span>, p. 99. Così similmente <span class="smcap">Romualdo</span>, a. 1121, +e <span class="smcap">Guglielmo di Malmesbury</span>, lib. V, 169.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note477"> +<p><span class="label"><a href="#tag477">477</a>.  </span><i>Hic etiam derivavit aquam de antiquis Formis, et ad +portam Lateranensem conduxit, ibique lacum pro adaquandis +equis fieri fecit: Vita ex</i> <span class="smcap">Card. Aragon.</span> Quanto meschine +fossero in Roma a questo tempo le opere di lavori publici si +pare da ciò, che vien qui celebrato come impresa grande l’aver +costruito fuor di porta Lateranense una vasca da abbeverar +cavalli. Il solo <span class="smcap">Platina</span> dice: <i>moenia urbis instaurat</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note478"> +<p><span class="label"><a href="#tag478">478</a>.  </span><i>Concil. Lateran. I, Canon. XIV (Ecclesias a laicis incastellari). +Canon. XVI (Si quis Romipetas)</i>: <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 285.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note479"> +<p><span class="label"><a href="#tag479">479</a>.  </span>Non erano che figure isolate, senza che avessero fra +loro un’azione composta. Il <span class="smcap">Panvinio</span> (<i>de 7 Ecclesiis Urbis</i>, +pag. 173) chiama addirittura <i>foedissima pictura</i> i dipinti +della cappella: così parimenti nella sua inedita <i>Descrizione +del Laterano, Mscr. Vatican. 6110</i>. Tutte le notizie relative +a questa cappella furono raccolte insieme dal <span class="smcap">Gattula</span>, <i>Hist. +Cassin.</i>, I, 362. I versi posti sotto di Burdino, dicevano così: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Ecce Calixtus honor patriae, decus imperiale,</i></p> +<p class="i01"><i>Burdinum nequam damnat, pacemque reformat.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note480"> +<p><span class="label"><a href="#tag480">480</a>.  </span>Così le favole raccolte nel <i>Mscr. Vatican. Ottobon. +n. 2570</i> (del sec. XVI), che contiene un opuscolo di <span class="smcap">Castallo +Metallino</span>, <i>De nobilibus Romanis</i>. Quell’autore si giovò +del mscr. del <span class="smcap">Panvinio</span>, <i>De Gente Fregepana lib. IV</i> (di cui +esiste un esemplare nella bibl. Angelica). Anche il <span class="smcap">Panvinio</span> +gitta via il suo tempo a voler dimostrare che i Frangipani +scendevano dalla gente Anicia; e <span class="smcap">Alberto Cassio</span>, uomo +d’altra parte pregevole per assai meriti, ha con ridevole +audacia compilato l’albero genealogico degli Anicî, dai primissimi +inizî fino giù a Mario, ultimo dei Frangipani (1654). +Vedansi le sue <i>Memorie di S. Silvia</i>, cap. VI.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note481"> +<p><span class="label"><a href="#tag481">481</a>.  </span>Scrivevasi <i>Fregapane, Frayapanus, Frajapanis, Frajampane, +Phrigepanius, Frangipane, Frangenspanem</i>. Nella +donazione di Matilde vien detto: <i>in praesentia Centii Frajapanis</i>, +che è il figliuolo di Leone. In santa Cecilia nel Transtevere +esiste un’antica lapida mortuaria coll’iscrizione: <span class="smcap lowercase">S. IOHIS +FRAIAPANIS</span> (marito di donna Bona e padre di Cencio secondo). +Un’altra lapida, che è in quella stessa chiesa (vi sono +rappresentati l’imagine del morto e lo stemma con quattro +leoni rampanti, disposti in quattro quarti, ma senza il pane), +dice: <span class="smcap lowercase">HIC IACET GVIDVTIVS FRAYAPANVS CVIVS AIA REQVIESCAT +IN PACE</span>. Da Cencio il <span class="smcap">Panvinio</span> fa derivare il ramo +della famiglia <i>De Gradellis</i>; nel <span class="smcap">Nerini</span> (n. XXVIII) compare, +nell’anno 1243, un <i>Oddo Frejapanis de Gradelle</i>, e +vien detto: <i>in porticu Gallatorum ante Eccl. S. Mariae de +Gradellis</i>. Nei <span class="smcap">Mirabilia</span> si nota: <i>Ad Gradellas fuit Templum +solis</i>; ed è possibile che ivi s’intenda parlare del <i>Septizonium</i>. +Il <i>Porticus Gallatorum</i> del medio evo ben è il <i>Porticus +Gallae</i>, di cui parla <span class="smcap">Pietro Pisano</span> (<i>Vita Paschalis II</i>, c. 16): +incerto è poi se lo si debba far derivare dalla chiesa di santa +Galla.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note482"> +<p><span class="label"><a href="#tag482">482</a>.  </span>Nel secolo duodecimo i Frangipani signoreggiarono +la Regione del Colosseo. In un documento dei 10 Marzo 1177 +(che esiste nell’archivio lateranese) si sottoscrivono: <i>Bernardus +Gregorii de Gregorio, Petrus Roberti, Joannes Mancinus, +Andreas Scriniarius, Sasso Oddonis de Saxo, Joannes +Cincii, Joannes Judex, Romanus de Bonella, Joannes Adulterinus, +Gregorius Lovaci, Jordanus Albertucius, Nicolaus +della Scotta, Nicolaus Sarracenus, Cencius Vetulus, Stephanus +Pelliparius, Laurentius Caput Vacae, Joannes Capocius, +Nicolaus Octaviani, Bovacianus Romani de Ranucio, Petrus +Romani, Nicolaus Joannis Micini, Bovo Todorelli, Joannes +Tinessus Gaudens. Dicono: nos omnes suprascripti homines +pro nobis et aliis hominibus regionis Colossei — auctoritate +dominor. de Frangenspanibus quicquid juris — habemus in +coena domini in oblationibus altaris majoris Eccl. Lateran.</i>, +e precisamente ne fanno cessione ad alcuni canonici di quella +basilica (<i>Mscr.</i> <span class="smcap">Panvinii</span>, p. 254).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note483"> +<p><span class="label"><a href="#tag483">483</a>.  </span>Di questi fatti narra <span class="smcap">Pandolfo</span>, da testimonio oculare, +nella <i>Vita Honorii</i>, c. 2. Vedi eziandio il <span class="smcap">Card. Aragon.</span> +e <span class="smcap">Pietro Diacon.</span>, IV, c. 83.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note484"> +<p><span class="label"><a href="#tag484">484</a>.  </span><span class="smcap">Pietr. Diacon.</span>, IV, 83. Sull’origine e sulla patria di +Onorio II vedasi il <span class="smcap">Liverani</span>, <i>Lamberto da Fagnano</i> (Macerata, +1859), pregevolissima monografia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note485"> +<p><span class="label"><a href="#tag485">485</a>.  </span><i>Lothario ill. et glor. Romanor. regi, consules romani +et alii principes salutem et prosperitatem. Nos in servitio et +fidelitate b. Petri et domini P. Honorii persistimus, et quod placet +ei amamus</i> (è l’ultima volta che i Romani parlano così)... +<i>Nos interim diligenti studio operam dabimus, quatenus — pop. +Rom. ad te sicut decet honorifice suscipiendum sit paratus</i> +(senza data); <i>Cod. Udalr.</i>, n. 351. Indarno tentò Corrado di avvicinarsi +a Roma: vedine il <span class="smcap">Jaffé</span>, <i>Storia dell’Imp. tedesco +sotto di Lotario</i>, Berlino, 1843, p. 71.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note486"> +<p><span class="label"><a href="#tag486">486</a>.  </span><span class="smcap">Giannone</span>, II, X, c. 10. Della morte di Guglielmo +(<i>VIII. Kal. Aug. 1127</i>) parla <span class="smcap">Falcone</span>, p. 101, il quale con +ingenuità e con vivezza descrive eziandio l’arrivo di Rogero +e gli avvenimenti che vennero dopo. Vedi anche <span class="smcap">Alexandri +Abbatis Telesini</span>, <i>Historia de rebus gestis Rogerii Siciliae +Regis</i>, lib. I, c. 4 (<span class="smcap">Muratori</span>, V).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note487"> +<p><span class="label"><a href="#tag487">487</a>.  </span>Così fin d’ora i Papi protestarono, lor guerre politiche +esser guerre sante, e perciò di autorità divina ne impartirono +indulgenze. <i>Ex auctoritate et B. M. virginis, et Sanctor. +Apostolor. meritis, talem eis impendit retributionem, eorum +videlicet, qui delictorum suorum poenitentiam sumpserint, +si in expeditione illa morientur, peccata remisit, illorum +autem, qui ibi mortui non fuerint, et confessi sunt, medietatem +remisit</i>: <span class="smcap">Falco</span>, p. 104.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note488"> +<p><span class="label"><a href="#tag488">488</a>.  </span><span class="smcap">Romuald. Salernit.</span>, p. 264 (<span class="smcap">Murat.</span>, VII).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note489"> +<p><span class="label"><a href="#tag489">489</a>.  </span>La preziosa <i>Cronica di Fossanova</i> sparge luce su queste +piccole guerre combattute nella Campagna. Essa nomina +terre che ancor durano in quel paese de’ Volsci, <i>Supino, Magentia</i> +(Maenza presso Piperno), <i>Aqueputia</i> (Torre Acquapuzza), +<i>Roccasecca, Julianum, S. Stephanum, Prosseum</i> (Prossedi), +<i>Tertium</i> (Pisterzo), <i>S. Laurentum</i>. Onorio conquistò questi +luoghi, ed eziandio Trevi e Segni (<span class="smcap">Card. Aragon.</span>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note490"> +<p><span class="label"><a href="#tag490">490</a>.  </span>Così ne dà notizia la lettera degli Anacletani a Didaco +di Compostella (<span class="smcap">Florez</span>, <i>España Sagrada</i>, XX, 513), ed +è facile che sia cosa vera: <i>per laicorum manus mortuus miserabiliter +defertur sicut vilissima bestia in claustrum trahitur, +et in vilissimum sepulcrum immergitur</i>. Di Onorio non +v’ha in Roma monumento alcuno. San Crisogono nel Transtevere, +edificato a nuovo nel 1128, è monumento di Giovanni +di Crema, cardinale, che fu il vincitore di Burdino, ed ebbe +da quella chiesa il suo titolo. <span class="smcap">Severano</span>, <i>Memorie</i>, p. 314.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note491"> +<p><span class="label"><a href="#tag491">491</a>.  </span><span class="smcap">Beniamino di Tudela</span>, <i>Itinerarium</i> (Lugduni, 1633, +p. 10): <i>Hic ducenti ferme Judaei viri honorati, nemini tributum +pendentes, inter quos suos habet magistros Papa Alexander</i>. +Egli appella il rabbino Geiele (<i>trans Tiberim habitans</i>) <i>Papae +minister, juvenis formosus, prudens ac sapiens — in aula +Papae — ipsius facultatum administrator</i>: e dice che Natano, +zio di lui, aveva scritto un libro «Aruch». Vedi da ciò che +gli Israeliti in Roma si occupavano anche di lettere. — Beniamino +trovò a Marsiglia 300 Ebrei di sesso maschile, a Capua +300, a Napoli 500, a Salerno 600, ad Amalfi 20, a Benevento +200, a Melfi 200, a Taranto 300, ad Otranto 500, a Messina +200, a Palermo 1500, e 2000 nel sobborgo di Pera a Bisanzio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note492"> +<p><span class="label"><a href="#tag492">492</a>.  </span>Nell’anno 1020, a causa di un terremoto. Il Papa fece +impiccare alcuni Ebrei: <span class="smcap">Ademaro</span>, <i>Hist.</i>, III, c. 52. — L’<i>Ordo +Romanus</i> di <span class="smcap">Cencio</span> (<i>saec. XII</i>) nomina la loro <i>Schola</i> per ultima +fra le diciassette, che nei dì festivi ricevevano un donativo +di denaro: <i>Judaeis viginti solidos provesinorum</i>. Nelle processioni +pontificie eglino si postavano <i>juxta palacium Cromacii, +ubi Judaei faciunt laudem</i>, non lungi da Monte Giordano +(<span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus. It.</i>, II, 143).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note493"> +<p><span class="label"><a href="#tag493">493</a>.  </span>La invettiva di <span class="smcap">Arnolfo</span> (<i>Mon. Germ</i>., XII, 711) contro +di Anacleto II, indiritta a Girardo legato del Papa nelle Gallie, +dice: <i>Cujus avus cum inaestimabilem pecuniam multiplici corrogasset +usura — circumcisionem baptismatis unda dampnavit. — Factus +dignitate Romanus — dum genus et formam regina +pecunia donat, alternis matrimoniis omnes sibi nobiles civitatis +ascivit</i>. Anche <span class="smcap">Benzone</span> (II, c. 4), che di persona conobbe +a Roma Leone, scrive: <i>Leone, originaliter procedente de +Judaica congregatione</i>. <span class="smcap">San Bernardo</span>, <i>Ep</i>. 139: <i>Judaicam +sobolem sedem Petri occupasse</i>. E così la lettera di Gualtiero +arcivescovo di Ravenna (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 434) chiama lo scisma di +Anacleto: <i>Judaicae perfidiae heresis</i>. — Il <span class="smcap">Baronio</span> (a. 1111, +n. 3) trasse da un Codice di Monte Cassino (che contiene i +poemi di <span class="smcap">Alfano</span>) un epitaffio che questo Arcivescovo compose +pel nobile romano Leone, fondatore della casa Pierleona: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Hic jacet in tumulo Leo vir per cuncta fidelis</i></p> +<p class="i02"> <i>Sedis Apostolicae tempore quo viguit.</i></p> +<p class="i01"><i>Romae natus, opum dives, probus et satis alto</i></p> +<p class="i02"> <i>Sanguine materno nobilitatus erat.</i></p> +<p class="i01"><i>Prudens et sapiens, et coelo pene sub omni</i></p> +<p class="i02"> <i>Agnitus et celebris semper in Urbe manens.</i></p> +<p class="i01"><i>Virgo ter senis fuerat cum sole diebus</i></p> +<p class="i02"> <i>Quando suum vitae finierat spatium</i>.</p> +</div></div> + +<p> +Forse questo Leone fu sepolto in santo Alessio, ed è sua la iscrizione +(nel <span class="smcap">Galletti</span>, VII, n. 4): <span class="smcap">HIC REQVIESCIT CORPVS DOP<span class="over">N</span>I +LEONIS CONSVL’ ROMANORUM</span>. Il Rotschild del medio evo, creato +barone romano dal Papa indebitato!</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note494"> +<p><span class="label"><a href="#tag494">494</a>.  </span>Il <i>Chron. Maurin</i>. (<span class="smcap">Duchesne</span>, IV, 376): <i>Leo a Judaismo +pascha facient ad Christum, a Leone baptizari et ejus +nomine meruit intignati. Hic vir — in Curia Romana magnificus, +genuit filium Petrum, magnae famae, magnaeque +potentiae post futurum</i>. — <span class="smcap">Orderico Vitale</span> (p. 861) motteggia +sulle fattezze ebraiche di un nipote di Leone, che nell’anno +1119 intervenne al Sinodo di Reims: <i>nigrum et pallidum +adolescentem, magis Judaeo vel Agareno, quam Christiano similem</i>: +era fratello di Anacleto, il quale pure, se si creda ad +<span class="smcap">Arnoldo</span>, aveva faccia di ebreo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note495"> +<p><span class="label"><a href="#tag495">495</a>.  </span>Soltanto allora che il figliuolo di Pier Leone diventò +papa i Cronisti cominciarono a parlare di sua origine israelitica. +Le <i>Vitae</i> dei Papi non ne fanno parola, e <span class="smcap">Beniamino</span> +di <span class="smcap">Tudela</span>, cui senza dubbio avranno parlato in Roma di +Anacleto, ne tace per ragioni facili a comprendersi — <span class="smcap">Anselmo</span>, +continuatore di Sigberto, appella Pietro: <i>altitudine +sanguinis glorians</i>. I <i>Gesta Treveror.</i> (<i>Mon. Germ., X</i>, 200): +<i>facione nobilium Romanorum, quorum ipse propinquitate pollebat</i>. +<span class="smcap">Eadmero</span>, <i>Hist. Novor.</i>, VI, 137: <i>erat enim filius Petri +praeclarissimi Principis Romanor</i>. <span class="smcap">Romualdo</span> lo chiama: +<i>filium Petri Leonis nobilem civem Romanum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note496"> +<p><span class="label"><a href="#tag496">496</a>.  </span>I favoleggiati <i>Comites Montis Aventini</i> (tradotto ii +nome in tedesco) diventarono i conti di Absburgo. Sono ghiribizzi +dei tempi del <span class="smcap">Sansovino</span>, del <span class="smcap">Volaterrano</span>, del <span class="smcap">Crescenzi</span>, +dello <span class="smcap">Zazzera</span>, di <span class="smcap">Arnoldo Wion</span>, del <span class="smcap">Panvinio</span>, del +<span class="smcap">Kircher</span> ecc. I Pierleoni credettero con fermo convincimento +alla loro parentela con casa d’Austria. Nella chiesa di santa +Maria della Consolazione v’è una iscrizione dell’anno 1582, +che dice: <i>Lucretia de Pierleonibus Luce de Pierleonibus J. V. D. +Filia nobilissima Romanorum et Austriae gentis sola relicta</i> +etc. In questo modo l’ultima erede del casato strombettava +tuttavia le glorie de’ suoi avi. Ella pose in san Paolo una pomposa +epigrafe anche al fondatore della sua famiglia, e vi è +detto: <i>Sepulcrum Petri Leonis Montis Aventini Comitis ex +Anicia mox Pierleonia stirpe</i> etc.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note497"> +<p><span class="label"><a href="#tag497">497</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Te Petrus et Paulus servent Petre Leonis,</i></p> +<p class="i01"><i>Dent animam coelo quos tam devotus amasti,</i></p> +<p class="i01"><i>Et quibus est idem tumulus sit gloria tecum.</i></p> +</div></div> + +<p> +L’<span class="smcap">Ugonio</span> lesse tuttavia a’ suoi dì un’altra iscrizione assai +caratteristica di quel tempo; io non la rinvenni più: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Praeterit ut fumus princeps seu rex opulentus,</i></p> +<p class="i02"> <i>Et nos ut fumus pulvis et ossa sumus.</i></p> +<p class="i01"><i>In tantisque bonis pollens Petrus ecce Leonis,</i></p> +<p class="i02"> <i>Respice quam modico nunc tegitur tumulo.</i></p> +<p class="i01"><i>Vir fuit immensus quem proles, gloria, census</i></p> +<p class="i02"> <i>Sustulit in vita, non sit ut alter ita.</i></p> +<p class="i01"><i>Legum servator, patrie decus, urbis amator,</i></p> +<p class="i02"> <i>Extruxit celsis turribus astra poli.</i></p> +<p class="i01"><i>Omnia praeclara mors obtenebravit amara,</i></p> +<p class="i02"> <i>Nominis ergo Dei gratia pareat ei.</i></p> +<p class="i01"><i>Junius in mundo fulgebat sole secundo,</i></p> +<p class="i02"> <i>Separat hunc nobis cum polus hicque lapis.</i></p> +</div></div> + +<p> +La iscrizione di Lucrezia Pierleonia (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 395) fissa +l’anno della morte di lui al 1128: erroneamente il <span class="smcap">Baronio</span> +al 1144, chè omai, in una lettera del 1130, Anacleto chiama +il padre suo <i>bone memorie</i>. Più tardi i sepolcri della famiglia +furono collocati in parte nella chiesa di san Nicola <i>in Carcere</i>, +e in parte nel sant’Angelo <i>in Pescaria</i>, dove, prima che +questa chiesa fosse demolita, io vidi fuor della sua porta +un sasso, con sopra in musaico lo stemma della famiglia, che +rappresentava un leone rampante, a scacchi e con tre fasce.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note498"> +<p><span class="label"><a href="#tag498">498</a>.  </span>Vedi <span class="smcap">Eadmero</span>, VI, 137 e <span class="smcap">Ernaldo abate</span> (<i>Vita S. +Bernardi, Opera</i>, II, c. 1, 1107, ed. <span class="smcap">Mabillon</span>): la invettiva +di <span class="smcap">Arnolfo</span> lo taccia perfino d’incesto colla sorella Tropea. +Vedansi altresì le pari accuse nella lettera di Manfredo vescovo +di Mantova a Lotario (nel <span class="smcap">Watterich</span>, II, 275, che la +trasse dal <span class="smcap">Neugart</span>, <i>Cod. Dipl. Alem.</i>, II, 63). Da altra parte, +<span class="smcap">san Bernardo</span> indirisse ad Anacleto, quand’era tuttavia +cardinale, una lettera in cui loda le sue virtù di ecclesiastico: +trovasi nel <span class="smcap">Jaffè</span>, <i>Stor. dell’Imp. ted. sotto di Lotario</i>, +p. 89.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note499"> +<p><span class="label"><a href="#tag499">499</a>.  </span><i>Cod. Udalr.</i>, 346. La lettera degli Anacletani a Didaco +afferma che dapprima si avesse convenuto di far l’elezione +dentro della chiesa di santo Adriano; ciò essendo stato impedito +dai raggiri di certi vescovi, s’avrebbe deliberato di unirsi +per l’elezione nel san Marco, ma poi in secreto quella si compieva +nel san Gregorio. Il <span class="smcap">Sugerio</span> (<i>Vita Lodovici Grossi</i>, +p. 317) dice solamente, che s’avesse deciso di congregarsi insieme +nel san Marco. <i>Qui locus quasi umbilicus Romae est</i>, +nota l’annuncio che gli Anacletani ne diedero a Lotario +(<span class="smcap">Baron.</span>, a. 1130, n. 17). Troppo prossime al san Marco erano +le torri dei Pierleoni; il partito avverso ne stava in temenza, +e Pietro manifestamente metteva in giuoco tutti i mezzi, +massime il suo denaro, per essere eletto. Da ambe le parti si +agì disonestamente.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note500"> +<p><span class="label"><a href="#tag500">500</a>.  </span>Pietro di Porto gridò agli avversarî: <i>Siccine didicistis +Papam eligere? in angulo, in abscondito, in tenebris, in +umbra mortis — contempto canone — me inconsulto Priore +vestro</i>, laddove gli Anacletani avrebbero fatto la elezione <i>in +luce, in manifesto</i> (lettera ai quattro vescovi suburbicarî +che avevano votato per Innocenzo: <span class="smcap">Baron.</span>, n. IX). In termini +opposti parlano il <i>Cod. Udalr.</i>, n. 346, l’annuncio dell’elezione +che gli Innocenziani spedirono a Lotario (n. 352) +e il manifesto d’Innocenzo stesso (n. 353: <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 428), +nel quale Anacleto è dipinto come un tiranno sitibondo di +sangue.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note501"> +<p><span class="label"><a href="#tag501">501</a>.  </span><span class="smcap">Anselmo</span>, <i>Contin. di Sigberto: Gregorius privilegium +electionis ab Honorio papa adhuc vivente consensu quorundam +cardinalium sibi usurpat; Petrus altitudine sanguinis +glorians, domum Crescentii invadit, caedibus, hominum rapinis, +incendiis grassatur</i>. Il <i>Chron. Maurin.</i> dice del partito +di Innocenzo: <i>Nimis festinanter, ut a quibusdam dicitur, +pontificalibus induunt insignibus</i>, precisamente perchè Pietro +manifestamente aspirava al papato (p. 376).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note502"> +<p><span class="label"><a href="#tag502">502</a>.  </span><i>Palladium</i> (<i>Pallara</i>), e i Cardinali appongono questa +data: <i>Apud Palladium XII Kal. Mart.</i> (18 Febbraio) — <i>post +haec palladium, in quo Dom. noster, P. Innocentius — resiedebat, +aggreditur</i> (<i>Cod. Udalr.</i>, 352). Fu consecrato papa +in santa Maria Nuova, ai 23 di Febbrajo (<span class="smcap">Pagi</span>, a. 1130, n. V, e +<span class="smcap">Jaffè</span>); e in quello stesso giorno fullo Anacleto in san Pietro.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note503"> +<p><span class="label"><a href="#tag503">503</a>.  </span>I nemici di Anacleto dissero che egli saccheggiasse +le chiese, e <i>Judaeos ajunt esse quaesitos, qui sacra vasa, et +imagines deo dicatas audacter comminuerent</i> (<i>Vita S. Bern.</i>, +II, c. 1). Le lettere della parte contraria sono registrate nel +<i>Cod. Udalr.</i>, 345, 352, 353 e nel <span class="smcap">Card. Aragon.</span> I biografi +posteriori de’ Papi dicono che si corrompesse il popolo mercè +di quella rapina. Certo che di siffatti eccessi furono commessi, +sebbene Pietro di Porto neghi: <i>depraedationem illam et crudelitatem, +quam pretenditis, non videmus</i> (lettera ai quattro +Cardinali vescovi).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note504"> +<p><span class="label"><a href="#tag504">504</a>.  </span>Prima annunciò al Re tedesco il suo esaltamento, e +gli chiese che venisse a Roma: <i>Trans Tyberim V Id. Maji</i> +(<i>Cod. Udalr.</i>, 353).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note505"> +<p><span class="label"><a href="#tag505">505</a>.  </span>Le Biografie pontificie appellano il padre suo con +nome di Giovanni di Transtevere; il suo epitaffio posteriore +dice: <i>de domo Paparescorum</i>. Una famiglia <i>De Papa</i> o <i>Paparoni</i> +trovasi omai nel secolo decimo; nell’anno 975 un <i>Johes +de Papa de septem viis</i>; nel 1079 un <i>Oddo de Papa</i>. E al tempo +di Benedetto VIII: <i>Joh. qui Paparone vocor</i> (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Mscr. +Vatic. 8042</i>, ove discorre di questa famiglia). Pertanto io dubito +delle considerazioni del <span class="smcap">Panvinio</span> (<i>Storia della famiglia Mattei</i>, +mscr. nell’archivio della famiglia dei principi di santa +Croce), il quale soltanto da Innocenzo II fa derivare il nome +della famiglia <i>De Papa</i>: e precisamente egli dice che fondatore +di essa sia stato Guido, il cui figlio Giovanni fu padre di +Innocenzo II. Quella famiglia s’avrebbe chiamato anche col +nome Romani, e da dopo il 1300 ne sarebbero stato un ramo +i Mattei. — Le tombe dei Papareschi erano in <i>S. Jacobus de +Septimiano</i>. — Cortigiano di Innocenzo II fu <i>Romanus de +Papa</i> (documento dei 4 di Aprile 1139, <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, n. 542), +figlio di cui fu <i>Cencius Romani de Papa</i>, con molta discendenza +(<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant. It.</i>, II, 809). Le torri dei Papareschi +erano, tuttavia nel secolo decimoquinto, in vicinanza di +santa Maria in Transtevere, la quale Innocenzo II con molta +magnificenza aveva restaurato. A. 1442: <i>contrata quae dicitur +li Papareschi in parochia S. Calisti</i> (<i>Mscr. Vat. 8051</i>, 125).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note506"> +<p><span class="label"><a href="#tag506">506</a>.  </span>Le trentotto lettere di Anacleto sono contenute nel bel +Codice a pergamena che si conserva a M. Cassino (n. 159 del +<i>saec. XIV</i>). Da un altro Codice le pubblicò <span class="smcap">Cristiano Lupo</span> +(T. VII, <i>Oper.</i>, Venet. 1724). Ad eccezione delle prime, questi +frammenti di lettere (la più parte senza data) non hanno +valore storico.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note507"> +<p><span class="label"><a href="#tag507">507</a>.  </span><i>Dat. Romae apud S. Petr. Kal. Maji</i>, come sta scritto +nel Codice di Monte Cassino. Invoca la ricordanza dell’antica +amicizia del Re, massime fra questo <i>et b. m. patrem meum. — Sane +clerus omnis Rom. individua nobis charitate cohaeret; +Praefectus urbis, Leo Fraiapanis cum filio et Cencio Fraiapane +et nobiles omnes ac plebs omnis Romana consuetam nobis +fidelitatem fecerunt</i>. Nella lettera dei Romani, data ai 18 Maggio, +e nella seconda di Anacleto il Prefetto è appellato Ugo: +al tempo di Onorio prefetto era ancora Pietro (<span class="smcap">Galletti</span>, +<i>del Prim.</i>, n. 57). Può darsi che Ugo fosse il fratello di Anacleto, +oppure un Frangipane, ma ciò non si può rettamente +chiarire. Siccome dal documento che trassi dal <span class="smcap">Contelorius</span>, +il Prefetto che era in officio nel primo anno di Anacleto II è +chiamato Uguccio, io preferisco credere che fosse Uguccione +fratello di Anacleto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note508"> +<p><span class="label"><a href="#tag508">508</a>.  </span>La seconda lettera, <i>apud S. Petrum Idib. Maji</i>, dice +che egli possiede tutta Roma in beata pace, e che nel giovedì +santo ha pronunciato la scomunica contro di Corrado. Fa +seguito una lettera indiritta alla Regina, zeppa di nauseante +unzione, nel tempo stesso che vi si caricano di villanie i cardinali +Almerico e Giovanni di Crema. Pari contumelie contiene +la lettera de’ Cardinali.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note509"> +<p><span class="label"><a href="#tag509">509</a>.  </span><i>Domino Lothario glorioso ac triumphatori Romanorum +regi, Hugo prefectus urbis, et fratres ejus</i> (così e non +già <i>frater</i> è scritto nel <i>Cod. M. Casin.</i> ed in <span class="smcap">Lupo</span>), <i>Leo +Frejapane, et Cencius frater ejus, Stephanus de Tebaldo, Albertus +Johannis de Stephano, Stephanus de Berizo, Berizo +frater ejus, Henricus fil. Henrici de sco Eustachio, Octavianus +frater ejus, et reliqui Rom. urbis potentes, sacri +quoque palacii judices et nostri consules et plebs omnis Romana +salutem et gloriam et de hostibus universis victoriam... +Acta Romae feliciter XV Kal. Junii</i>. Reputo perciò che +<i>Hugo prefectus urbis et fratres ejus</i> qui significhino i Pierleoni, +i quali altrimenti sarebbero stati ommessi in questa +enumerazione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note510"> +<p><span class="label"><a href="#tag510">510</a>.  </span><span class="smcap">Falco</span>, a. 1130; <span class="smcap">Petr. Diacon.</span> IV, c. 99. Il Diploma +di investitura è dato: <i>Benevent., per man. Saxonis S. R. E. +presbyteri Cardinalis, V Kal. Octobr. Ind. IX, anno Dom. +Incarn. 1130, Pont. Dom. Anacleti II Papae anno I</i> (<span class="smcap">Baronio</span>, +n. LII). Vi si sottoscrivono fratelli e parenti di Anacleto: +<i>signum man. Petr. Leonis Romanor. Consulis... Rogerii +fratris ejus... Peter Uguiccionis filii... et Petri Leonis +de Fundis</i>. Uguccione era fratello di Anacleto. Se si creda a +<span class="smcap">Orderico Vitale</span>, XIII, p. 898, re Rogero avrebbe benanco +sposato una sorella di Anacleto: <i>filiam Petri Leonis, sororem +Anacleti Pontificis uxorem duxit</i>. Però può darsi che ciò +non sia vero; Rogero ebbe mogli parecchie. Anacleto addirittura +lo investì anche di Capua e di Napoli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note511"> +<p><span class="label"><a href="#tag511">511</a>.  </span>L’età di Gregorio VII e delle Crociate fu feconda di +ordini monastici. Fo cenno della fondazione dei Certosini, +avvenuta per opera di Brunone di Colonia, canonico di Reims +(la <i>Chartreuse</i> vicino Grenoble, 1084): chiamato da Urbano II +in Italia, Brunone si ritirò in una solitudine delle Calabrie, +dove morì nel 1101: la sua istituzione fu favorita dal grande +conte Rogero. — Norberto fondò i Premonstratesi (Premontré +presso a Laon) intorno al 1120; Bertoldo, calabrese, in sul 1156, +costituì i Carmelitani sul monte Carmelo. — Ordini cavallereschi: +i Gioanniti fondati da mercanti amalfitani e confermati +da Pasquale II nel 1113; i Templarî fondati intorno +al 1118 e confermati da Onorio II; i cavalieri teutonici fondati +nel 1190.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note512"> +<p><span class="label"><a href="#tag512">512</a>.  </span><i>Plenitudinem imperii in eadem Romana civitate, sicut +decebat, offerens</i>: <span class="smcap">Dodechino</span>, nel <span class="smcap">Pistorio</span>, a. 1131.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note513"> +<p><span class="label"><a href="#tag513">513</a>.  </span><i>Pisani et Januenses — cum navali exercitu Romam +venientes, Civitatem veterem, Turrim de Pulverejo, et totam +Marmoratam eidem Pont. subjugarunt</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, +p. 435. Il <i>tota</i> si confà tanto poco al piccolo luogo della Marmorata +(sì come effettivamente sta scritto nell’originale <i>Cod. +Vat. 1437</i>), che io correggo in <i>Maritimam</i>. Che Pulverejo o +Pulverea sia forse un corrotto di San Severo, oppure che sia +Palo? — <i>Civitas vetus</i> ed anche <i>vetula</i> (<i>Reg. Farf.</i>, n. 1098, +a. 1084), ed ormai nell’anno 1072: <i>civitas Veccla</i> (<i>Reg. Farfa</i>, +n. 1097).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note514"> +<p><span class="label"><a href="#tag514">514</a>.  </span><i>Vita S. Norberti</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XII, 701), e la Enciclica +di Lotario (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 483; <i>Mon. Germ.</i>, IV, 81; +<span class="smcap">Pagi</span> ad a. 1133. n. VII).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note515"> +<p><span class="label"><a href="#tag515">515</a>.  </span><span class="smcap">Falco</span>, a. 1133. — <i>In manu non magna — tantillum +exercitum</i>, dice <span class="smcap">san Bernardo</span>, <i>Ep.</i> 139.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note516"> +<p><span class="label"><a href="#tag516">516</a>.  </span><i>Apud Eccl. S. Agnetis castrametati sunt. Occurrentibus +autem ei Theobaldo Urbis praefecto, ac Petro Latronis +cum aliis nobilibus</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 435. Ugo dunque +era morto o uscito d’officio. La <i>Vita di san Norberto</i> +dice: <i>Castra primum in monte Latronum — collocavit</i>; +e dev’essere stato un colle fuor di porta Nomentana, forse +dove oggidì si va a cerca del <i>Mons sacer</i>. D’altronde io +non mi so che d’una sola <i>Fossa Latronis</i> vicino al san +Paolo, dove, non dapprima ma più tardi, accampò l’esercito. +Oltracciò: <i>in monte Aventino castrametati fuimus</i>, dice Lotario +stesso nella sua Enciclica, la quale fa conoscere dei negoziati +prolungati che si tennero con Anacleto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note517"> +<p><span class="label"><a href="#tag517">517</a>.  </span>Il <i>Nonas Junii</i>, secondo il <span class="smcap">Card. Aragon.</span> Si tenne +convito sull’Aventino, precisamente nel palazzo di Ottone, +presso a san Bonifazio. La <i>Cronica di Reichersperg</i> perciò +erroneamente dice di Lotario e di Richenza: <i>ordinati sunt +ab Innocentio P. in eccl. S. Bonifacii</i>. Di lì mosse la processione. +Il giuramento che fu prestato, assistenti Cencio +Frangipane, Ottone nipote suo ed altri, è registrato nel <span class="smcap">Baronio</span> +(a. 1133, n. II) e nel <span class="smcap">Theiner</span> (<i>Cod. Dipl.</i>, I, n. XIV) +che lo trassero da <span class="smcap">Cencio</span>. In segno di gratitudine, Innocenzo +fece più tardi dipingere nel Laterano il quadro della +coronazione, e arditamente vi scrisse sotto questi versi: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Rex stetit ante fores jurans prius urbis honores,</i></p> +<p class="i01"><i>Post homo fit Papae, sumit quo dante coronam.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note518"> +<p><span class="label"><a href="#tag518">518</a>.  </span>Il <i>Pactum</i> (tratto da <span class="smcap">Cencio</span>) trovasi nel <span class="smcap">Mansi</span> +(XXI, 392) e nel <span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. Diplom.</i> (I, n. XIII): <i>dat. +Laterani VI Id. Junii</i>. Il Papa si stipulò il reddito annuo di +cento libre d’argento.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note519"> +<p><span class="label"><a href="#tag519">519</a>.  </span>Solevasi allora dire de’ Papi: <i>pulsus ab Urbe, ab Orbe +excipitur.</i> San Bernardo scrisse ai Pisani congratulandosene +con loro: <i>Assumitur Pisa in locum Romae, et de cunctis +nobilibus terrae ad Apostolicae sedis culmen eligitur — Tyranni +siculi malitiae Pisana constantia non cedit</i> (<i>Ep.</i> 130). +Vedasi anche il <span class="smcap">Tronci</span>, <i>Annali di Pisa</i>, a questo anno.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note520"> +<p><span class="label"><a href="#tag520">520</a>.  </span><i>Vita S. Bernardi</i>, lib. II, c. 2. Non v’era miracolo, +per quanto fosse difficile, che desse imbarazzo a un santo +di questa fatta: e una volta, annojato da uno sciame di mosche +che non volevano sbrattare una chiesa, le scomunicò, +ond’esse caddero morte tutte: <i>Muscas dedicatione ecclesiae +(Fusniacum) molestas excommunicavit, et omnes extinctae sunt</i> +(l. c. XI).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note521"> +<p><span class="label"><a href="#tag521">521</a>.  </span><i>Inventa sunt privilegia</i> (nel campo di Rogero), <i>in +quibus Petrus Leonis ipsam Romam et ab inde usque Siciliam +totam ei terram concesserat, et advocatum Rom., Ecc., +et Patricium Romanorum et Regem illum statuerat: Cod. +Udalr.</i>, n. 380. — Nel <span class="smcap">Jaffé</span>, n. 5972, che la trasse dal +<span class="smcap">Florez</span>, <i>España Sagrada</i>, XX, 550, trovasi la lettera di +Anacleto, data ai 22 Aprile 1134 dal Laterano, nella quale +scrive che Innocenzo, dopo ritiratosi Lotario, era fuggito nottetempo +a Pisa, e ch’egli coll’ajuto di Rogero si apprestava +a esterminare <i>illos perjuros nostros, Leo Fraiapanem</i> ecc.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note522"> +<p><span class="label"><a href="#tag522">522</a>.  </span><i>Est Caesaris propriam vendicare coronam ab usurpatore +Siculo</i>: <span class="smcap">S. Bern.</span>, <i>Ep.</i> 139.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note523"> +<p><span class="label"><a href="#tag523">523</a>.  </span>Perciò si venne a disputa fra Enrico e il Papa, come, +ad esempio, per conto di Viterbo, di cui una metà aderiva +ad Innocenzo, l’altra metà ad Anacleto. Sutri, come residenza +antica di Guiberto e di Burdino, teneva le parti di +Anacleto. Vedasi l’<span class="smcap">Annal. Saxo</span>, p 773, il quale dà alla +Tuscia romana il nome di <i>Romania</i>, e la distingue dalla +Campania.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note524"> +<p><span class="label"><a href="#tag524">524</a>.  </span><span class="smcap">Ottone di Frisinga.</span> <i>Chr.</i> VII, 19: <i>apud Albam +suburbia civitatis sibi resistere nitentis, ante expugnaverat</i> +(intendesi <i>Henricus dux</i>). — <i>Romam quidem ingredi noluit +ne in Romanor. negotiis impediretur</i>: <span class="smcap">Falco</span>, p. 120. Degna +di esser letta è la narrazione di questo Cronista, che tornò +allora a Benevento dopo tre anni di esilio. Neanche in Benevento +entrò Innocenzo, poichè egli stavasi in tema. — Probabilmente +avvenne in questo tempo la impresa dei conti di Ceccano. +Il conte Giovanni prestò al Papa il giuramento feudale +(<i>fecit et ligium hominium</i>), e ne fu investito col simbolo di +un calice (<i>cum cuppa argentea deaurata</i>). Questo atto degno +di nota è registrato nella <i>Storia de’ Frangipani</i> del <span class="smcap">Panvinio</span>, +p 217: manca nel <i>Cod. Diplom.</i> del <span class="smcap">Theiner</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note525"> +<p><span class="label"><a href="#tag525">525</a>.  </span>Trenta giorni stettero fra loro disputando l’Imperatore +ed il Papa per l’investitura delle Puglie; alla fine +quegli tolse in mano la bandiera dall’asta questi dalla +lancia, e la porsero a Rainolfo: scenata indecorosa per l’Imperatore. +<span class="smcap">Falco</span>, a. 1137, p. 122; <span class="smcap">Romualdo</span>, p. 189; <span class="smcap">Ottone +di Frisinga</span>, <i>Chr.</i>, VII, 20.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note526"> +<p><span class="label"><a href="#tag526">526</a>.  </span><i>Ipse in civitate (S. Germani) coronam circuli patricialis +accepturus remansit</i>: <span class="smcap">Petr. Diacon.</span>, IV, c. 119. — <i>Rex +Lotharius — ab ingressu abstinuit urbis Romae, quia +duorum de sede Apost. contendentium prelia et seditiones +nequivit compescere</i>: <span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Contin. Gembl.</i>, ad a. 1137. — Ai +3 di Ottobre Innocenzo fu a Tivoli, indi accompagnò +Lotario a Farfa: <i>post hec data et accepta honorifice ab imperatore +et principibus licentia, papa remeavit in sua</i> (<span class="smcap">Annal. +Saxo</span>, a. 1137, p. 775).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note527"> +<p><span class="label"><a href="#tag527">527</a>.  </span><span class="smcap">San Bernardo</span>, <i>Ep.</i> 147. — <i>Cadaver ejus in latebris +sepelitur, et usque hodie fovea illa a catholicis ignoratur: +Vita S. Bern.</i>, II, 7. — <i>Occulte sepultus</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, +p. 436. — Di lui tiene tuttavia ricordanza in Roma un’iscrizione +che esiste in san Lorenzo in Lucina: <i>Anno Dni M.CXXX +anno vero Dompni Anacleti Sedi Pape Primo Indict. VIII +Mense Madio D. XX quinta dedicata est haec Ecla</i>... Più +tardi riferirò di una Bolla di Anacleto concernente il Campidoglio; +faccio qui nota di un’altra, finora non conosciuta, +riflettente la basilica dei XII Apostoli, cui egli concede la +chiesa di santo Abbaciro: <i>datum Romae apud S. Petrum per +manum Saxonis S. R. E. Praesbr. Card. et Cancellar. VIII +Kal. Maji in die octava. Anno dnicae Incarn. M.CXXX +Pontificatus autem Anacleti Papae II anno primo</i>. Questa +Bolla, sottoscritta da diciassette Cardinali, trovasi nel <i>Mscr. +Vatican. 5560</i> (<i>Storia della basilica dei XII Apostoli</i>, del +<span class="smcap">Volaterano</span>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note528"> +<p><span class="label"><a href="#tag528">528</a>.  </span><i>In octavis Pentecostes ipsa die complevit Deus desiderium +nostrum: Ecclesiae unitatem, et urbi dando pacem. +Nam illa die filii Petri Leonis omnes simul humiliaverunt +se ad pedes D. Papae, et facti homines ejus ligii etc.</i>: <span class="smcap">S. +Bern.</span>, <i>Ep.</i> 320. — <span class="smcap">Vita S. Bern.</span>, II, c. 7. — <span class="smcap">Falco</span>, p. 125: +<i>fratres Anacleti — cum D. Innoc. Papa pacis firmamentum +composuerunt</i>. — <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 436. — <i>Innocentius +autem immensa in filios Petri Leonis et in his qui eis adhaerebant +pecunia profligata illos ad suam partem attraxit</i>: +<span class="smcap">Petr. Diacon.</span>, IV, ultimo capitolo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note529"> +<p><span class="label"><a href="#tag529">529</a>.  </span>Nel 1142, Leone Pierleone e Pietro figliuol suo furono i +delegati del Papa in Sutri: <i>Ego Caccialupus Sutrine civitatis +dei gr. judex auctoritate et precepto domni Leonis Petri Leonis +et Petri filii ejus civitatis Sutrine presidis, a domno Innocentio +II Papa delegatorum, in quorum presentia populus +Sutrinus causa justitiam faciendi congregatus erat</i>... (<span class="smcap">Mittarelli</span>, +III, n. 257). Qui viene a galla l’officio dei Delegati: +ma allora erano nobiluomini romani, non monsignori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note530"> +<p><span class="label"><a href="#tag530">530</a>.  </span><i>Vita S. Bern.</i>, II, c. 7, e <span class="smcap">Manrique</span>, <i>Annales Cistercienses</i>, +a. 1140, c. VIII. Una inscrizione più moderna +posta nel portico della chiesa del convento chiama Innocenzo +II <i>ex Familia Anicia Papia et Paparesca nunc Mathaeia</i>. — Agli +Anicî in Roma non si rinuncia; sono la +idea fissa di alcune famiglie romane. — Vorrebbesi che +di già Carlo Magno avesse donato all’Abazia dodici città +della maremma Tusca; e di esse leggonsi i nomi sotto le loro +imagini, cadute dal tempo, presso la porta d’entrata. Il +monastero appartiene ancora oggidì ai Cisterciensi. L’Ughelli, +che fu un tempo colà da abate, ed è l’autore +dell’opera intitolata <i>Italia Sacra</i>, è sepolto in quel vaghissimo +eremo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note531"> +<p><span class="label"><a href="#tag531">531</a>.  </span>Questo monastero, celebrato più tardi per la sua bella +chiesa di stile romano-gotico, fu fondato intorno al 1036 dai +Verulani, e vuole la tradizione che si edificasse sopra terre +appartenute a C. Mario (perciò appellato <i>Casa Marii</i>). Forse +a’ tempi di Eugenio III ebbe monaci Cisterciensi di Chiaravalle. +<span class="smcap">Rondinini</span>, <i>Brevis Historia Monasterii S. Mariae et +Sanctor. Johis et Pauli de Casaemario</i>, 1707. — L’anno 1861 +posero quartiere nel convento le bande del Chiavone; lo presero +d’assalto i Piemontesi, ma per felice ventura la chiesa +ne uscì salva.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note532"> +<p><span class="label"><a href="#tag532">532</a>.  </span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>Chr.</i>, VII, c. 23. È appena credibile +che i Vescovi raccoltivi giungessero a mille. Fra i Decreti +del Concilio (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 523) comprendesi la proibizione +data ai preti <i>leges temporales, et medicinam gracia lucri +temporalis addiscere</i>; il principio dell’inviolabilità del clero +dalla mano de’ laici; il divieto dei tornei di cui allora incominciava +l’andazzo: <i>detestabiles autem illas nundinas vel ferias, +in quibus milites e condicto convenire solent, et ad ostentationem +virium suarum et audaciae temerariae congrediuntur, +unde mortes hominum</i>... (n. XIV). Ai morti in torneo si negava +sepoltura cristiana (Concilio di Reims, a. 1157, <i>Canon. +IV</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note533"> +<p><span class="label"><a href="#tag533">533</a>.  </span>Dirittamente dice a questo proposito il <span class="smcap">Muratori</span>: «A +cui (Innocenzo) e agli altri suoi successori volle Dio dare un +nuovo ricordo di quel versetto del Salmo: <i>Hi in curribus et +hi in equis: nos autem in nomine Dei nostri invocavimus</i>».</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note534"> +<p><span class="label"><a href="#tag534">534</a>.  </span>La <i>Cronica di Fossa Nova</i> parla anche del Prefetto; +<i>tunc Papa et praefectus, et Dux Robertus cum multis venientes +apud S. Germanum — et facta est redemptio tacenda</i>. Ai 4 +Aprile 1139 Teobaldo si nomina ancora come prefetto, in un +documento nel quale l’Abate di san Gregorio cita Odone de +Polo a presentarsi davanti il Concilio (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 542). Ivi +pure si parla del figlio del Prefetto che fu noto a’ tempi di Pasquale; +infatti vi è detto: <i>Oddo misit ad dom. Papam Petrum +de Antegia, et Petrum Petri praefecti filium</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note535"> +<p><span class="label"><a href="#tag535">535</a>.  </span>Questi fatti sono narrati esattamente da <span class="smcap">Falcone</span>: se +si stia a lui, avrebbesi condotto il Papa prigioniero <i>X die +stante mensis Julii</i>; dunque, a conto suo, nel dì 22 Luglio. +La Bolla dell’investitura: <i>Quos dispensatio</i>, è data ai <i>VI Kal. +Aug.</i> (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 396).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note536"> +<p><span class="label"><a href="#tag536">536</a>.  </span>I documenti raccolti nei <i>Monum. Regii Neapol. Archivii</i> +registrano, ancora fino alle ultime, l’êra imperiale bizantina. +L’ultimo Duca di Napoli era morto, vassallo di Rogero, +omai nell’anno 1137, in vicinanza di Ragnano. Nell’Agosto +1139 vennero a Benevento gli ambasciatori di Napoli +a far soggezione a Rogero: <span class="smcap">Falcone</span>, a. 1139; <span class="smcap">Giannone</span>, XI, +c. 3. — Rogero fece misurare la periferia di Napoli; allora il +suo circuito contava 2363 passi (<span class="smcap">Falcone</span>, p. 132). — Gaeta, +da dopo il 1062, dipendeva da Capua, sebbene avesse Duchi +suoi proprî fino a Riccardo Bartolomei in sul 1135, quando +duca di Capua diventò Anfuso, figlio di Rogero.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note537"> +<p><span class="label"><a href="#tag537">537</a>.  </span><i>Utinam, inquam, miserabilis atque infelicis Tusciae +partes felici vestro imperio cum adjacentibus provinciis adjungerentur, +et res perditissimae pacifico regni vestri corpori +unirentur</i>: pari discorso di quello che fu tenuto ai dì +nostri; e re Vittorio Emanuele può con qualche compiacimento +specchiarsi nella storia di Rogero. Le parole riferite, scriveva +a Rogero l’abate Piero di Cluny (<span class="smcap">Baron.</span>, a. 1139, n. 20), irritato +perciocchè, tornando in patria nel 1134 dal Concilio +di Pisa, fosse stato svaligiato da ladri in vicinanza di Luni. — Rogero, +da quell’astuto che era, si guadagnò le buone grazie +degli Ordini religiosi francesi, financo di san Bernardo, +poichè fece venire in Sicilia monaci Cisterciensi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note538"> +<p><span class="label"><a href="#tag538">538</a>.  </span>Questo, com’è naturale, andavano sfringuellando i +Cardinali, sebbene <span class="smcap">Falcone</span> in generale lo dica del popolo +romano. — Si avrà notato che da lungo tempo Benevento era +amministrato da Cardinali; così sorse l’officio dei Cardinali +legati in qualità di governatori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note539"> +<p><span class="label"><a href="#tag539">539</a>.  </span>Egli stabilì un formale onorario per giudici e per +notai (di cento libbre all’anno): <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 436. — La +procedura delle liti serba la forma antica. Nell’anno 1139, +Innocenzo in persona tiene la presidenza del tribunale in un +giudizio promosso contro Odone de Polo, un che rubava beni +di monasteri: giudici e assessori sono Vescovi, Cardinali, +Teobaldo prefetto della Città, Cencio e Odone Frajapane, +<i>Leo Petri Leonis</i> coi suoi fratelli, e altri nobiluomini (<span class="smcap">Mansi</span>, +XXI, 542).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note540"> +<p><span class="label"><a href="#tag540">540</a>.  </span>Il felice stato di Roma è lodato nella <i>Vita S. Bern.</i>, II, +c. 7: <i>Post multifarias egestates in brevi civitas opulenta +refloret</i>...</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note541"> +<p><span class="label"><a href="#tag541">541</a>.  </span>Ancora Tivoli aveva nome di comitato; la Contea +s’era unita insieme col Vescovato, ma il Papa vi teneva un +Rettore. In un’iscrizione dell’anno 1140 si parla di adunanze +di popolo per regioni (<i>publica contio regionum</i>), e si discorre +del <i>Populus Tiburtinus</i>: Consoli non compaiono. Le condizioni +di maggiore independenza che possedevano le città +della provincia romana, sono poste in aperto da un trattato +di commercio conchiuso fra Gaeta e Marino di <i>Circeum</i> nell’anno +1132, dove quest’ultimo si obliga così: <i>Cum Terracinensibus +pacem et treguam non faciemus sine vestra licentia, +et si aliquando vos Gaetani guerram vel pugnam cum Terracinensibus +habueritis, adjuvabimus vos — cum armis, equis +et personis nostris</i>. Qui il popolo di Terracina apparisce independente +al paro di quello di Gaeta: del Papa neanche +si piglian pensiero. È un documento registrato nel <span class="smcap">Giorgi</span>, +<i>Dissert. Historica de Cathedra Episcopali Setiae Civitatis</i>, +Roma, 1727, App. V.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note542"> +<p><span class="label"><a href="#tag542">542</a>.  </span><i>Chron. Fossae Novae: Ind. III venit rex Siciliae, et +filii ejus mense Julio ceperunt Soram, Arcem et usque Ceperanum</i>. — Vi +hanno riferimento due iscrizioni, sol di poco +difettose, originarie di Sant’Angelo in Valle Arcese, che +oggidì sono nell’atrio di santa Maria in Cosmedin, infisse +nel muro. La prima: <i>Regis itaque Siculi Rogeri potestas +immoderate crescens — — — Tiburtinus deprendens PP. +(populus) valde timuit. Et munire infirmiora loca civitatis +etc. etc.</i> La seconda in cui compare <i>Tebaldus Rector</i>, ha la +data: <i>Anno Dni MCXL Anno XI Papatus Dni Innocentii +Sedi PP. M. Aug. D. IIII</i>. Le iscrizioni sono riferite nel <span class="smcap">Crescimbeni</span>, +<i>Storia di S. M. in Cosmedin</i>, p. 48 e 54, e nel +<span class="smcap">Viola</span>, <i>Storia di Tivoli</i>, II, 160. La seconda è registrata anche +nel <span class="smcap">Galletti</span>, <i>Inscript</i>., Ap. ad Class. I, n. 9.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note543"> +<p><span class="label"><a href="#tag543">543</a>.  </span>La guerra con Tivoli incominciò omai nel 1140; lo si +rileva dal <i>Placitum</i> concernente Odone de Polo (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, +542), dove sulla conchiusione è detto: <i>Sed quia inter dominum +Papam ac Tiburtinos controversia emerserit</i>...</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note544"> +<p><span class="label"><a href="#tag544">544</a>.  </span>È una leggenda cittadina (ed il <span class="smcap">Viola</span> per carità +di patria la adorna di fiori), che a quest’occasione il corso +dell’Anio deviato, si rovesciasse addosso del campo romano. +Le Croniche italiane fanno diffalta allo Storico, e di sì memorandi +avvenimenti, Roma per erudirsi deve mendicar notizie +da un Vescovo tedesco. <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>Chron.</i>, VII, +c. 27: <i>Dum cum pontifice suo in obsidione praefatae civitatis +morarentur, civibus egressis, et cum ipsis manibus conserentibus, +multis amissis spoliis, turpiter in fugam conversi sunt</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note545"> +<p><span class="label"><a href="#tag545">545</a>.  </span>Una Bolla di Innocenzo II è data ai 19 di Maggio <i>in +monte Tiburtino</i> (<span class="smcap">Jaffè</span>, n. 5853), probabilmente durante il +secondo assedio. La <i>Cronica di</i> <span class="smcap">Sicardo</span> (<i>Murat.</i>, VII, 598) +dice giustamente: <i>A. dom. 1142 Innocentius — Tiburtum +obsedit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note546"> +<p><span class="label"><a href="#tag546">546</a>.  </span>Il <i>Juramentum Tiburtinorum</i>, sventuratamente senza +data e senza sottoscrizioni, è nel <span class="smcap">Muratori</span> (<i>Antiq. It.</i>, VI, 251), +che lo trasse da <span class="smcap">Cencio</span> (nel <span class="smcap">Theiner</span> manca): <i>Ego ille ab hac +hora in antea fidelis ero b. Petro et dno meo Pp. Innocentio +ejusque successoribus canonice intrantibus. Non ero in facto +neque in consilio aut in consensu ut vitam perdant aut membrum +vel capiantur mala captione... Papatum romanum, civitatem +Tiburtinam, Donnicaturas</i> (dominî) <i>et regalia que romani +pontifices etc.</i> Le terre nominate nel testo erano tributarie +alla Curia. — <i>Comitatum quoque et rectoriam ejusdem +civitatis tiburtine in potestate dni <span class="over">pp</span> Innocentii, et successorum +ejus libere dimittam.</i> Non ci si conservò il patto di sicurtà +che era dato da parte del Papa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note547"> +<p><span class="label"><a href="#tag547">547</a>.  </span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, VII, c. 27: <i>Dum — tam inhumanae +petitioni annuere nollet, seditionem iidem Romani +movent — in Capitolio convenientes, antiquam Urbis dignitatem +renovare cupientes, ordinem senatorum, qui jam per +multa curricula temporum deperierat, constituunt, et rursus +cum Tiburtinis bellum innovant</i>. Le stesse cose su quelle +orme dicono con altre parole il <span class="smcap">Gottfried</span>, <i>Pantheon</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, +VII, 460) e gli <span class="smcap">Hermanni Altahensis</span> <i>Annales</i> (<i>Mon. +Germ.</i>, XVII, 381). — <span class="smcap">Card. Aragon.</span>: <i>Circa finem vero sui +pontificatus Pop. Rom. novitatis amator sub velamento utilitatis +Respublicae contra ipsius voluntatem in Capitolium +Senatum erexit</i>. Non una parola di più.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note548"> +<p><span class="label"><a href="#tag548">548</a>.  </span>Fu sepolto nel Laterano <i>in conca porphyretica, quae +fuit Adriani Imperatoris sepultura</i> (<span class="smcap">Joh. Diacon; Mabillon</span>, +<i>Mus.</i>, II, 568). Più tardi, essendo crollata una parte della basilica, +ruinò il monumento; e perciò le ceneri di Innocenzo +furono trasferite a santa Maria in Transtevere. La iscrizione +che ivi si trova, dice: <i>Hic Requiescunt Venerabilia Ossa Sanctissimae +Memoriae Domini Innocentii Papae Secundi De +Domo Paparescorum Qui Praesentem Ecclesiam Ad Honorem +Dei Genitricis Mariae Sicut Est A Fundamentis Sumptibus +Propriis Renovavit</i>: <span class="smcap">Galletti</span>, <i>Inscript.</i>, Class, n. 46, n. 47. +Al n. 43 è un’iscrizione tratta da san Tomaso in Parione, +la qual chiesa il Papa ebbe consecrato ai 21 Dicembre 1139.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note549"> +<p><span class="label"><a href="#tag549">549</a>.  </span>Per ciò che riguarda le democrazie italiche il lettore +può consultare le opere, spesso citate del <span class="smcap">Leo</span>, dell’<span class="smcap">Hegel</span>, +del <span class="smcap">Troya</span>, del <span class="smcap">Bethmann-Hollweg</span>, del <span class="smcap">Savigny</span>. Ma nè +questi autori, nè gli Storici che scrissero del Senato romano, +hanno posto mente allo svolgimento della costituzione civica +di Roma. Io ne raccolgo qui il primo tentativo, ricavato dalle +fonti della storia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note550"> +<p><span class="label"><a href="#tag550">550</a>.  </span>Tenni già nota dei trattati di commercio conchiusi +da Tolomeo di Tusculo, ed eziandio di quello fra Bello ed i +Consoli di Gaeta, i quali diedero sicurtà ai bastimenti di lui. +<i>Confirmare facimus tibi Bello Romano — et tuis rebus, vestrisque +navidiis, cum omnibus bonis vestris, que in ipsis +navidiis habebitis, vel que a Romanis super vos ad usuras +accipietis</i>... (<span class="smcap">Georgii</span> <i>Dissertatio — Setiae Civit., App.</i> V).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note551"> +<p><span class="label"><a href="#tag551">551</a>.  </span><i>Bonofilium jure matrificum aurificem</i>, a. 1035 (il <span class="smcap">Galletti</span>, +<i>del Prim.</i>, p. 274, lo spiega per «orefice matricolato»). +<i>Bovo prior Oleariorum</i>, a. 1029 (<i>Mscr. Vatic.</i> del <span class="smcap">Galletti</span>, +n. 7931, p. 42). <i>Rainerius patronus scole sandalariorum</i> +(navicellai) <i>pro Petro de Rosa priore dicte scole, et pro omnibus +scolensibus</i>: questa corporazione dà a Farfa la conferma del +porto di Correse (<i>Reg. Farfa</i>, fol. 1180). Un documento notevole, +di stile assai barbarico, derivante da santa Maria in +via Lata, a. 1031, contiene il patto (<i>stipulum obligationis</i>) +conchiuso tra una corporazione di ortolani (<i>ortulani</i>) ed il +suo priore: <i>Vobis Amatum magnificum virum vite tue diebus +eligimus tibi ad priorem nostrum. Id est spondimus — tibi +ut vite tue diebus sicut bonum priorem tibi tenemus et non +disrumpimus scolam, quod tecum facta habemus</i>. Lo fanno +giudice degli <i>scolenses</i> nei piati fra loro; seconda istanza è la +assemblea riunita dei Priori delle altre corporazioni di ortolani. — <i>Et +per singulos annos singulus unus ex nobis tibi +dare spondimus hopera una manuale</i> (<i>Mscr. Vatican.</i> del +<span class="smcap">Galletti</span>, 8048, p. 97).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note552"> +<p><span class="label"><a href="#tag552">552</a>.  </span>L’antica formula <i>numerus militum seu bandus</i> è usata +sempre, parimente delle denominazioni dei presidî. Nell’anno +1145 una <i>Scola Militum</i> dà in affitto al convento di santo +Alessio un pezzo di terra vicino alla piramide (<i>Meta</i>) di C. +Cestio: <i>Tholomaeus qd. fil. Pauli Johannis de Guiniczo, Prior +scole Militum — cum Tedelgario — ejusd. scole secundo, et +Aminadab Tertio ejusd. scole</i> (<span class="smcap">Nerini</span>, App. IX).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note553"> +<p><span class="label"><a href="#tag553">553</a>.  </span>Si rammenti come le dodici Regioni della Città, l’isola +e il Transtevere accorressero al Campidoglio per salvare Gelasio. +In un documento proveniente da santa Maria in Transtevere, +a. 1037, è detto: <i>Regione quartadecima Transtiberini</i> +(<i>Mscr. Vatic. 8051</i>, del <span class="smcap">Galletti</span>, p. 6). Forse che questa indicazione +sia stata soltanto di tradizione, e non la officiale? Poichè +la Città propriamente detta aveva dodici Regioni, la decimaterza +e la decimaquarta dovevano riferirsi all’isola ed al Transtevere: +e il numero di cinquantasei Senatori (di ciò a più +tardi) corrisponde ai quattordici rioni elettivi. Invece è difficile +che la città Leonina, disprezzata dai Romani, e abitata +da stranieri e dalle genti pontificie, avesse allora diritto di +mandar suoi deputati al Senato. Al tempo di Rienzo vi furono +tredici sole Regioni officiali, e nel 1586 per la prima volta +vi si aggiunse la Leonina (Borgo), come decimaquarta.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note554"> +<p><span class="label"><a href="#tag554">554</a>.  </span>I Massimi compaiono la prima volta nel 1012 con <i>Leo +de Maximus</i> (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 320); così nel <i>Chron. Farf.</i> p. 560: +<i>Leo Dativus jud. de Maximo</i>. — I Sant’Eustachio, del quartiere +prossimo a quella chiesa, compaiono primamente nell’anno +987 con <i>Leo Sancti Stati</i> (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 383). In documenti +del secolo undecimo i Saraceni e i De Franco appellavansi +<i>de Eustatio</i>: assai di spesso incontrasi <i>Henricus +de S. Eustachio</i>. — Coi Papa erano congiunti per via di maritaggi +gli Scotti e i Romani. Anche i Brazuti (da Giovanni +<i>Bracziutus</i> del tempo di Gregorio VII) erano parenti degli +Scotti. Le loro torri s’ergevano in vicinanza di ponte Sisto. +<i>A parte Transtiberim ad pontem Antonini non multum longe +a Turre heredum Johannis Brazuti</i> (a. 1073, <i>Mscr. Vat.</i> 8051, +p. 13). <i>A. 1227 Johannes Braczuti de Scotto et Comitisse filie +ejus</i> (ibid., p. 40). — Da parte loro i Tebaldi e gli Stefani +formavano un parentado; spesso trovasi <i>Stefanus de Tebaldo — Stefanus +Stefani de Tebaldo</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note555"> +<p><span class="label"><a href="#tag555">555</a>.  </span>La <i>Ep. IX</i> di Anacleto parla in prima di nobiluomini +nominatamente, indi dice: <i>reliqui Rom. Urb. potentes, sacri +quoque Palatii judices, et nostri consules, et plebs</i>. Il documento +dell’anno 1139 (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 542) specifica così i +maggiorenti: <i>Praefecto, consulibus, et majoribus civitatis</i>. Nella +lettera a Lotario (<i>Cod. Udalr.</i>, 351): <i>Consules Romani, et alii +principes salutem</i>. Ei si vede che qui, dappertutto, «Console» +significa il più eletto grado officiale. A torto <span class="smcap">C. Hegel</span> reputa +che questo titolo prettamente romano fosse preso ad imitazione +dei Consoli lombardi. Roma fu fino al 1143 una Repubblica +(consolare) di nobili; soltanto che ignota ce n’è la forma.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note556"> +<p><span class="label"><a href="#tag556">556</a>.  </span>La <i>Ep. XVI</i> di Anacleto distingue così: <i>Nobiles omnes +et plebs omnis Romana, Capitanei et Comites qui extra sunt</i>. +Anche nella pace conchiusa a Venezia nel 1177, è detto espressamente: +<i>Plures etiam de nobilibus Romanis</i> (nobiltà cittadina), +<i>et Capitaneis Campaniae</i> (nobiltà provinciale) <i>hanc +pacem firmabunt</i>. — La <i>Ep. Petri Portuensis</i> (nel <span class="smcap">Baron.</span>, +a. 1130, n. IX) dice: <i>Principes, Capitanei, Barones</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note557"> +<p><span class="label"><a href="#tag557">557</a>.  </span>Parecchi documenti della metà del secolo duodecimo +parlano di questi <i>milites</i>, ad esempio: <i>Civitatis Alatrinae, milites +Frosinonis, milites civitatis Verule etc.</i> Gli uomini liberi +nella Campagna erano scesi tanto in basso da essere diventati, +per la massima parte, fittavoli a tempo delle chiese o dei +capitani.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note558"> +<p><span class="label"><a href="#tag558">558</a>.  </span>Di già intorno all’anno 1130 trovansi sessanta senatori +e una deputazione di sei nobiluomini, che concedono a Monte +Cassino franchigia di dazî nel porto di Roma. <i>Nos Leo Romanor. +Consul, et Leo Frangipane, et Cincio Frangip., Petrus +Frangipane, Filippus de Alberico, Henricus de S. Eustachio +una cum sexaginta Senatoribus, et cuncto populo romanae +urbis concedimus in perpetuum — ut monachi cum navibus +secure pergant — Tempore Honorii ppe. II. Militantibus dignitates, +hobedientibus pacem, rebellibus anatema</i>. Il frammento +è raccolto nel <i>Registro</i> di <span class="smcap">Piet. Diacon.</span>, n. 605.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note559"> +<p><span class="label"><a href="#tag559">559</a>.  </span>Documento dei 29 Aprile 1084 (<i>Reg. Farf.</i>, n. 1098). +Vedasi a carte 281 di questo Volume, nota 2. La dizione <i>apud +Capitolium</i> significa, cred’io, il convento di Araceli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note560"> +<p><span class="label"><a href="#tag560">560</a>.  </span><i>Aurea nunc etc. Ut quidem is versus merito possit +converti: Aurea quondam etc.</i> Così nell’anno 1431 dai ruderi +del Campidoglio sclamava <span class="smcap">Poggio</span> (<i>Historiae de Varietate +Fortunae</i>, I, 6).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note561"> +<p><span class="label"><a href="#tag561">561</a>.  </span>Il <i>Privilegium</i> dato per santa Maria <i>in Capitolio</i>, senza +data, è aggiunto ad una Bolla di Innocenzo IV, e stampato +nel <span class="smcap">Wadding</span> (<i>Annal. Minor.</i>, II, 255), fu illustrato dal <span class="smcap">Casimiro</span>, +p. 431, sull’esempio del <span class="smcap">Valesio</span> (T. XX della <i>Collezione</i> +del <span class="smcap">Calogera</span>, p. 103): e trovasi anche nel <span class="smcap">Fea</span>, <i>sulle +Rovine</i>, p. 358, e nel <span class="smcap">Preller</span>, <i>Philologus</i>, 1846. Della sua +autenticità non dubito; fin la frase <i>hortos quos haeredes Johannis +di Guinizo tenuerunt</i>, fa fede di quel tempo (vedemmo +di uno degli eredi di questo Romano, più sopra a pag. 524, +nota 2). <i>Confirmamus totum Montem Capitolii in integrum +eum casis, cryptis, cellis, curtibus, hortis, arboribus — cum +parietibus, petris et columpnis.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note562"> +<p><span class="label"><a href="#tag562">562</a>.  </span><i>Cum terra ante Monasterium, qui locum Nundinarum +vocatur</i> (Bolla di Anacleto); e più sotto: <i>argasteria in +Mercato</i>. Il mercato si estendeva tuttavia da piazza Araceli +fin giù basso a san Venanzio, detto primamente san Giovanni +in Mercato. Soltanto nell’anno 1477 il mercato fu trasferito +in piazza Navona.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note563"> +<p><span class="label"><a href="#tag563">563</a>.  </span>Oggidì ancora sotto del Campidoglio vedonsi molti +avanzi di antico. In via della Bufala, al n. 35, un portico +ruinato forma il fondo di una botteguccia, e, appoggiato col +dorso alle colonne, vi lavora entro un solitario ciabattino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note564"> +<p><span class="label"><a href="#tag564">564</a>.  </span><i>Liber de mirabilibus Romae.</i> Similmente la <i>Graphia</i>, +che aggiunge: <i>In Capitolio fuerunt imagines fusiles +omnium regum trojanorum et imperatorum</i>: e dice che fosse +stato coperto di vetro e d’oro, <i>ut esset speculum omnibus +gentibus</i>. Anche per questi libri di leggende tutto è omai +antichità e indovinello.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note565"> +<p><span class="label"><a href="#tag565">565</a>.  </span>La Bolla non ne descrive che i confini. Nomina dessa il +<i>Porticus Camellariae</i> (non <i>Cancellariae</i>, come scrivono il <span class="smcap">Fea</span> +ed il <span class="smcap">Bunsen</span>; infatti trovasi usato l’egual nome anche per +altri luoghi in cui esistevano spaziose <i>Camerae</i>); il <i>Clivus Argentarii, +qui nunc descensus Leonis Prothi appellatur</i> (vedi il +Vol. III, p. 424); il <i>Templum majus quod respicit super Alephantum</i> +(l’<i>Elephantus herbarius</i>). Ancora si tien nota financo +dei <i>gradus centum: exinde discendit per hortum S. Sergii usque +in hortum, qui est sub Camellaria, veniens per gradus centum +usque ad primum affinem</i>. Quest’era ancora l’antica +scalea dei cento gradini, di cui fa cenno <span class="smcap">Tacito</span> ad occasione +dell’assalto dei Vitelliani (<i>qua Tarpeja rupe centum gradibus +aditur</i>): della sua positura contrastano fra loro gli archeologi. +Si accenna eziandio ad una <i>cavea in qua est petra versificata</i>. +Per l’intiero documento vedasi l’<i>Ordo Rom.</i>, XI +(<span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus. It.</i>, II, 143).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note566"> +<p><span class="label"><a href="#tag566">566</a>.  </span>Soltanto dopo del <span class="smcap">Nardini</span> gli Italiani lo collocarono +sull’altura di Araceli (da nord-est), e i topografi tedeschi (<span class="smcap">Becker</span>, +I, 387, con assai asseveranza) sulla cima di Caffarelli. — Pare +che la controversia voglia ancora durare un buon pezzo, +ma una volta o l’altra giova sperare che andrà decisa. Può +mai darsi che omai nel secolo duodecimo s’avesse dimenticato +la positura del <i>Saxum Tarpeum</i>? Anche oggidì v’è la +«Via di rupe Tarpea» presso a «Tor de’ Specchi», e colà +esisteva la chiesa di santa Caterina <i>sub Tarpeio</i> (<span class="smcap">Martinelli</span>, +p. 352). <span class="smcap">Fauno</span>, III, c. 6; <span class="smcap">Mauro</span>, c. 5, p. 40; <span class="smcap">Gamucci</span>, p. 64. +Nella <i>Vita Paschalis</i> sta scritto: <i>Qua Capitolii rupes aedibus +Petri Leonis imminet</i>; e queste case erano prossime al teatro +di Marcello.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note567"> +<p><span class="label"><a href="#tag567">567</a>.  </span><span class="smcap">Anon. Magliab.</span> (del tempo di Giovanni XXIII): <i>Fuit +templum Jov. Opt. Maximi i. e. supra cortem domna mitima +quod adhuc satis de eo apparet: et introitus vocatur Salvator +in Maximis</i>. Lo stesso affermano il <span class="smcap">Blondo</span>, il <span class="smcap">Marliani</span>, il +<span class="smcap">Martinelli</span>. Quella chiesa durò fino al 1587, sopra Monte +Caprino, dalla parte della Montanara. — È argomento di +dubbio che cosa fosse il <i>templum majus, quod respicit super +Alephantum</i>: può ben darsi che fosse il teatro di Marcello. +Il <i>templum Jovis</i> dell’<span class="smcap">Anon. di Einsiedeln</span> (<i>Inscrizioni</i>, +n. 72: <i>Usque ad S. Angelum et templum Jovis</i>) non era, siccome +opina il <span class="smcap">Preller</span>, il tempio Capitolino, ma la <i>basilica +Jovis</i> nel <i>Porticus</i> di Ottavia (detto nel medio evo <i>templum +Severianum</i>), dove si trova la chiesa di sant’Angelo. Gli è perciò +che nel secolo duodecimo questa chiesa veniva appellata +<i>S. Angeli juxta templum Jovis</i> (lettere dei Cardinali partigiani +di Anacleto a Lotario).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note568"> +<p><span class="label"><a href="#tag568">568</a>.  </span>Vedi il Vol. III, p. 658, nota 1: <i>Teuzo abb. ven. Monas. +S. Mariae Dei Gen. Virg. in Capitolio</i>... a. 882. Più tardi +questa chiesa dei Benedettini fu detta addirittura <i>Monaster. +S. Mariae in Capitolio</i>, oppure <i>Monasterium Capitolii</i>. Nell’anno +1015 un abate si sottoscrive perfino così: <i>Ego Dominicus +Abbas Capitolii</i> (nel <span class="smcap">Casimiro</span>, p. 7). Il significato di +<i>Capitolium</i> da lunghissimo tempo si attagliava massimamente +a tutto quanto il colle; nè dalla dizione <i>in Capitolio</i> +può argomentarsi che se ne denoti il tempio di Giove: in pari +guisa dicevasi eziandio <i>S. Maria in Palladio</i> (Palatino), e <i>in +Aventino</i>. I più recenti escavi fatti vicino al palazzo Caffarelli +(nel 1865) non hanno dato alcun resultato che convalidi l’opinione +ivi essere stato posto il tempio di Giove, e questo fatto +negativo torna oggi calzante a pro dell’altra opinione, che +fosse situato sull’altura di Araceli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note569"> +<p><span class="label"><a href="#tag569">569</a>.  </span>La <i>Graphia</i> raccolse questa leggenda; essa non associa +la visione con Virgilio, ma a quel tempo era omai ben +noto il nesso in cui vi si trovava la Egloga IV. Così vi si +ebbe riferito Innocenzo III (<i>Sermo II</i>, Op., 88, nel <span class="smcap">Piper</span>, +<i>Virgilio, teologo e profeta</i>, 1862). La leggenda è assai antica +e viene di Grecia; la si trova in <span class="smcap">Suidas</span>, dove, al nome <i>Augustus</i>, +vien narrato che questi interpellasse la Pitia, per +sapere chi regnerebbe dopo di lui; <i>cui illa respondit</i>: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Puer Hebraeus jubet me, diis beatis imperans,</i></p> +<p class="i01"><i>Hanc aedem relinquere, et in orcum redire.</i></p> +<p class="i01"><i>Jam abito tacitus ab aris nostris.</i></p> +</div></div> + +<p> +E Augusto avrebbe allora tosto edificato sul Campidoglio un +altare colla iscrizione: <i>Haec ara est Primogeniti Dei</i>. La leggenda +più tardi fu registrata da <span class="smcap">Niceforo</span> (<i>Hist. Eccl.</i>, I, 17); +e la riferisce eziandio un’antica Cronica latina, edita dal <span class="smcap">Mai</span> +col titolo di <i>Chronicon Palatinum</i> (<i>Spicileg. Roman.</i>, IX, 118): +l’editore la fa risalire, per ragione de’ caratteri della sua +scrittura, almeno al secolo ottavo, se non più in là, come +reputa il <span class="smcap">Bethmann</span>, che la attribuisce al settimo secolo (<i>Bullettino +Arch.</i>, 1852, p. 38). <span class="smcap">Goffredo di Viterbo</span>, che scrisse +intorno al 1180, conosce la leggenda (<i>Pantheon</i>, XV): il +<span class="smcap">Muratori</span> la trasse da un Codice modenese (<i>Antiq.</i>, III, 879). +Una grossolana scultura, posta sul vecchio altare della cappella +di sant’Elena in Araceli, rappresenta la visione, con +questa epigrafe: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Luminis hanc almam matris qui scandis ad aulam,</i></p> +<p class="i02"> <i>Cunctarum prima quae fuit orbe sita;</i></p> +<p class="i01"><i>Noscas quod Caesar tunc struxit Octavianus</i></p> +<p class="i02"> <i>Hanc. Ara Coeli sacra proles cum patet ei.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note570"> +<p><span class="label"><a href="#tag570">570</a>.  </span>Il <i>Catalogo delle Abazie romane</i>, compilato da <span class="smcap">Pietro +Mallio</span> e da <span class="smcap">Giovanni Diacono</span> (sulla fine del sec. XII), +dice: <i>S. M. in Capitolio, ubi est ara Filii Dei</i>. Più tardi +scrive <span class="smcap">Martino Polono</span>: <i>Haec visio fuit in Camera Octaviani +Imp., ubi nunc est Eccl. B. M. in Capitolio. Ideo dicta est +Eccl. S. M. Arae Coeli</i>. Il <span class="smcap">Niebuhr</span> e il <span class="smcap">Becker</span> credono, +contrariamente affatto alla leggenda, che l’appellazione <i>in +Araceli</i> sia derivata da quella <i>in Arce</i>. Piuttosto il nome può +esser venuto da <i>Aurocoelo</i> (<i>coelo Aureo</i>), sì come ne furono +chiamate altre chiese, di cui una a Pavia. — È strano che fino +il tempio di Giunone Moneta avesse ricevuto il suo nome +addiettivo da una voce divina che ivi s’era intesa risonare: +<span class="smcap">Cicero</span>, <i>De divin.</i>, I, 45, nel <span class="smcap">Becker</span>, I, 409. Se questo tempio +abbia esistito sull’altura di Araceli, acconciamente sarebbevi +andata Maria, regina del cielo, a cacciarne Giunone. — Gli +archeologi italiani pongono sulla cima di Araceli anche il +tempio di Giove Feretrio, e l’<span class="smcap">Anon. Magliab.</span> dice: <i>Palatium +Octaviani fuit, ubi nunc est S. M. araceli; et vocatus est +locus ferferum, quia ibi fuit templum jovis Feretrii</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note571"> +<p><span class="label"><a href="#tag571">571</a>.  </span>La leggenda dei Mirabilia dice che la visione occorresse +nel <i>Palatium</i> di Ottaviano, non già nel tempio di Giove. +Ed anche il <i>Chronicon Palatinum</i> del <span class="smcap">Mai</span>, narra soltanto +che <i>Oct. abiit in Capitolium, quod est in medio urbis</i>, dove +la <i>Pythonia</i> gli avrebbe annunciato, <i>quod infans hebraeus +jubente Deo e coelo beator. descendens, in hoc domicilium statim +veniet — quare exiens inde Aug. Caesar a divinatione, aedificavit +in Capitolio aram magnam in sublimiori loco, in qua +et scripsit latinis literis dicens: Haec ara filii Dei est. Ubi +factum est, post tot annos, domicilium atque basilica b. et +s. virginis Mariae usque in praesentem diem sicut et Timotheus +chronographus commemorat</i> (<span class="smcap">Timoteo</span>, riferito dal <span class="smcap">Malalas</span>, +p. 98, dice solamente della <i>ara</i> che Augusto edificò). +Vedasi dunque che assoluto silenzio si tenga del +tempio di Giove, onde s’era smarrita ogni traccia al tempo +dei <i>Mirabilia</i>; e questi non fanno menzione della leggenda +che in modo fuggevole: <i>In loco ubi nunc est S. Maria +fuerunt duo templa simul juncta cum palatio, Phebi et Carmentis, +ubi Octavianus imp. vidit visionem in celo</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note572"> +<p><span class="label"><a href="#tag572">572</a>.  </span>Il <i>Palatium Octaviani ad S. Laurentium in Lucina</i>, +di cui essi parlano, è l’avanzo dell’<i>Orologium</i> di Augusto: +ma nel testo mostrano saperne del <i>palatium Octaviani</i> sul +Campidoglio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note573"> +<p><span class="label"><a href="#tag573">573</a>.  </span>1) <i>Infra arcem fuit palatium, quod erat pro magna +parte aureum — ubi tot statue erant etc.</i> — 2) <i>Ubi nunc est +S. Maria fuerunt duo templa simul juncta cum Palatio, Phoebi +et Carmentis, ubi Octavian Imp. vidit visionem in coelo.</i> — 3) +<i>Capitolium vel Tarpeus, ubi est palatium Senatorum.</i> Il concetto +di <i>Arx</i>, che è indeterminato anche per l’antichità, non +può accertarsi che cosa significasse all’epoca dei <i>Mirabilia</i>: +lo stesso dicasi del <i>Tarpeus</i> e del <i>Capitolium</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note574"> +<p><span class="label"><a href="#tag574">574</a>.  </span>Le investigazioni sul Campidoglio daranno sempre +argomento di novelle ipotesi. Arnaldo da Brescia esortò i +Romani a restaurare il Campidoglio: che cosa voleva dir ciò, +se non che la massima ruina, il <i>Tabularium</i>, si riparasse per +porvi le residenze del Senato, e forse anche che si rinnovasse +la <i>Arx</i>? Che nel medio evo si desse al <i>Tabellarium</i> nome di +<i>Camellaria</i>? Un Breve di Innocenzo III (<i>Ep. II</i>, 101, a. 1199) +dice che sulla pendice del Campidoglio la <i>Camellaria</i> avesse +un appartamento alto ed un basso, e ne fossero comproprietarî +il convento di santa Maria e quello di santo Sergio. <i>Inferioris +vero camellariae parochiam et ejusd. camell. proprietatem; +ita quod nulla injuria inferatur habitatoribus, ipsius +camellariae ab abitatortbus superioris camellarie.</i> I <i>Mirabilia</i> +pongono la <i>Camellariae</i> presso al <i>templum Jani</i>, (il <i>Cod. Pragensis</i> +dell’<span class="smcap">Höfler</span> dice financo <i>subtus capitolium</i>), ed hanno +ottima conoscenza dell’<i>aerarium publicum, quod erat templum +Saturni</i>. Per tutte le quali ragioni io respingo l’opinione +del <span class="smcap">Bunsen</span> e di altri, che la <i>Camellaria</i> fosse l’archivio +di Stato ossia <i>Tabularium</i>; e reputo piuttosto che essa fosse +la <i>basilica Argentaria</i> od un edificio prossimo, fornito di +portico.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note575"> +<p><span class="label"><a href="#tag575">575</a>.  </span>Cade in siffatto anacronismo il <span class="smcap">Franke</span> nel libro: +<i>Arnaldo da Brescia e il suo tempo</i>, Zurigo, 1825, scrittura +amena a leggersi, ma che troppo spesso devia dalla verità +storica. Per scrivere a fondo la storia di Arnaldo mancano le +fonti. Ne fece tentativo nell’anno 1861 il dotto <span class="smcap">Federico +Odorici</span> nel suo <i>Arnaldo da Brescia</i> (Brescia 1861), e più tardi +vi si accinse un Francese del mezzodì, <span class="smcap">Georges Guibal</span> (<i>Arnould +de Brescia et les Hohenstaufen, ou la question du pouvoir +temporel de la Papauté au moyen age</i>, Paris 1868). — Però, +nello stesso anno 1868 si stampò per la prima volta la +<i>Historia pontificalis</i> (<i>Monum. Germaniae</i>, Vol. XX, p. 517-545); +e questa Cronica, scritta da un contemporaneo di Arnaldo +(nel quale a buona ragione si ravvisa il celebre Giovanni +da Salisbury), getta una nuova luce su alcuni punti +della storia del famoso riformatore da Brescia, che pur troppo +rimane sempre oscura. Vedi <i>Arnaldo da Brescia</i>, Discorso +accademico del <span class="smcap">Giesebrecht</span>, Monaco 1873.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note576"> +<p><span class="label"><a href="#tag576">576</a>.  </span><i>Quis mihi det, antequam moriar, videre Ecclesiam Dei, +sicut in diebus antiquis, quando apostoli laxabant retia in +capturam, non in capturam auri vel argenti, sed — animarum?</i> +Ep. 238, ad Eugenio III — Cent’anni più tardi il +<i>Meister Freigedank</i> (a) diceva: «Le reti romane chiappano +argento, oro e terre: e san Pietro lo sapeva» (lo cita il +<span class="smcap">Raumer</span>). +</p> + +<p> +(a) È una raccolta di proverbî popolari, di motti, di sentenze su +cose politiche, sociali ed ecclesiastiche, compilata in Germania nell’anno +1229, e per la sua eccellenza chiamata «bibbia delle cose profane.» +Vedasi il <span class="smcap">Vilmar</span>, <i>Storia della letteratura tedesca</i> (Vol. I, p. 961, Marburg, +1857), che giudica quel libro essere la gemma insuperata delle +lettere alemanne antiche e moderne. (N. del T.)</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note577"> +<p><span class="label"><a href="#tag577">577</a>.  </span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>De gestis Fried.</i>, lib. II, c. 21. +La sua narrazione fu raccolta nei noti versi del poema del +<span class="smcap">Guntero</span>, intitolato <i>Ligurinus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note578"> +<p><span class="label"><a href="#tag578">578</a>.  </span><span class="smcap">San Bernardo</span>, Vol I, Ep. 195: <i>Accusatus apud D. +Papam schismate pessimo.</i> <span class="smcap">Ott. di Frisinga</span>, II, c. 21. Di +vera eresia non fu tacciato, sebbene intorno all’eucaristia +ed al battesimo non la pensasse cattolicamente: lo prova la +sua adesione alle idee di Berengario, di Abelardo, dei Pietrobrusiani +ecc. Vedansi i diciannove articoli dello <i>Scito te +ipsum</i> e della <i>Theologia Christiana</i> di <span class="smcap">Abelardo</span>, nel <i>Tractatus +de erroribus Abaelardi</i> di <span class="smcap">san Bernardo</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note579"> +<p><span class="label"><a href="#tag579">579</a>.  </span>Le sentenze di san Bernardo contro il dominio temporale +(e ai giorni nostri se ne richiamò la ricordanza) non +ammettono disputa. Alcune ne traggo dal suo libro <i>De Consideratione: +Nemo militans Deo implicat se negotiis saecularibus. — Quid +fines alienos invaditis? — Disce, sarculo +tibi opus esse, non sceptro, ut opus facias Prophetae. — Esto +ut alia quacunque ratione, haec tibi vendices, sed non Apostolico +jure. — Planum est: Apostolis interdicitur dominatus. — Forma +apostolica haec est: dominatio interdicitur: +indicitur ministratio. — In his successistis non Petro, sed +Constantino.</i> — Queste dottrine di san Bernardo sono agli +antipodi de’ principî gerarchici di Gregorio VII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note580"> +<p><span class="label"><a href="#tag580">580</a>.  </span><i>Procedit Golias procero corpore nobili illo suo bellico +apparatu circummunitus: antecedente quoque ejus armigero +Arnaldo de Brixia</i>: <i>Ep.</i> 189. Vedasi anche la <i>Ep.</i> 330.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note581"> +<p><span class="label"><a href="#tag581">581</a>.  </span>Con molta verità dice il Tosti (<i>Storia di Abelardo</i>, +Napoli, 1851): «egli era di quegli uomini che hanno il coraggio +del pensiero, non quello dell’azione.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note582"> +<p><span class="label"><a href="#tag582">582</a>.  </span>Vedi la <i>Historia pontificalis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note583"> +<p><span class="label"><a href="#tag583">583</a>.  </span><i>Ep.</i> 195: <i>Arnaldum loquor de Brixia, qui utinam tam +sanae esset doctrinae, quam districtae est vitae — Homo est +neque manducans, neque bibens, solo cum diabolo esuriens et +sitiens sanguinem animarum — videbitis hominem aperte +insurgere in clerum, fretum tyrannide militari, insurgere in +ipsos episcopos, et in omnem passim ecclesiasticum ordinem +desaevire</i>: è un formale atto d’accusa scritto da un Santo. +Egli appella altresì Abelardo <i>intus Herodes, foris Johannes</i>: +<i>Ep.</i> 193.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note584"> +<p><span class="label"><a href="#tag584">584</a>.  </span><i>Ep.</i> 196. Financo <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span> dà a Bernardo +del credenzone e dello <i>zelotypus</i> (<i>De Gestis</i>, I, c. 47).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note585"> +<p><span class="label"><a href="#tag585">585</a>.  </span>Che insegnasse a Zurigo, lo dice <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span> +(II, c. 21): <i>In oppido Alemanniae Turego officium doctoris +assumens, perniciosum dogma aliquot diebus seminavit</i>. +È certamente esagerato ciò che il <span class="smcap">Franke</span> (sulle orme di +<span class="smcap">Giovanni Müller</span>, che attinse a Croniche di tempo posteriore), +afferma dell’influenza esercitata da Arnaldo sulle Republiche +svizzere. Fa poi meraviglia che pochi contemporanei +suoi parlino di Arnaldo; nè di lui tiene alcun ricordo neppure +la <i>Cronica di Brescia</i> del <span class="smcap">Malvezzi</span>. Anche san Bernardo +più tardi ne tace del tutto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note586"> +<p><span class="label"><a href="#tag586">586</a>.  </span><i>Chron. Mauriniac.</i>, p. 387: <i>Celestinus qui alio nomine +Magister de Castellis nominatus est</i> (era il <i>Castrum Felicitatis</i> +nello Stato della Chiesa). Tre cose l’avevano messo in rinomanza: +<i>nobilitas generis, mentis industria in omni statu +aequalis, literarum scientia multiformis</i>. Della sua elezione +pacifica e concorde fa fede la lettera del venerabile Pietro di +Cluny (<span class="smcap">Baron.</span>, ad ann. 1143, n. XII), e la <i>Ep.</i> I <i>Coelestini +ad Cluniacenses</i> (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 592).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note587"> +<p><span class="label"><a href="#tag587">587</a>.  </span>Con Celestino II hanno incominciamento le note profezie +di Malachia, arcivescovo di Armagh in Irlanda (morto +nel 1148), libri sibillini del Papato, che forse furono una +goffa invenzione dell’anno 1590: vedi il <span class="smcap">Novaes</span>, a quel Papa. +A Pio IX del resto si attaglia perfettamente il <i>Crux de Cruce</i> +(croce dalla croce di Savoja).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note588"> +<p><span class="label"><a href="#tag588">588</a>.  </span>Questi oscuri avvenimenti narra <span class="smcap">Romualdo</span>, p. 192. +<span class="smcap">Anon. Casin.</span>, ad a. 1144. <i>Treugam cum eo (sc. rege) composuimus</i>, +dice il Papa nella sua lettera a Pietro di Cluny, <i>dat. +Laterani X Kal. Oct.</i> (22 Settembre 1144). <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 608.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note589"> +<p><span class="label"><a href="#tag589">589</a>.  </span>Documento dei 31 Gennaio 1145: <i>Lucius dilectis Filiis, +nobilibus viris Oddoni et Cencio Frajapanibus fratribus — fidelitatem +vestram erga B. Petrum et nos ipsos attendentes, +custodiam Circi vobis committimus — dat. Romae II +Kal. Febr.</i> (nel <span class="smcap">Nerini</span>, App., p. 407, che lo trasse da <span class="smcap">Cencio</span>). — Ai +18 Marzo 1145 l’abate di sant’Andrea dà in affitto a +Cencio Frangipane <i>turrim quae vocatur de Arco — Rome in +Caput Circli Maximi — e Trullum unum in integrum quod +vocatur Septem Solia</i>. Questo documento è sottoscritto: <i>Cencius +de Arco</i>. Era un arco di trionfo ridotto a torre, vicino +al Circo (<span class="smcap">Mittarelli</span>, III, n. 271).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note590"> +<p><span class="label"><a href="#tag590">590</a>.  </span><i>Non multo autem post</i> (dopo il ritorno del Papa dalla +Campania) <i>Popul. Rom., contra voluntatem ejusd. Papae Jordanum +filium Petri Leonis in Patricium promovit, et Senatores +de novo in Urbe creavit</i>: <span class="smcap">Romualdo</span>. La nuova êra si +conta dall’anno 1144. Lo dimostrano documenti del Senato: +il primo che ci è conservato, è dato ai 23 Dicembre 1148, +<i>renovationis autem sacri Senatus <span class="over">an</span>. V</i>. Addì 23 Gennaio 1160, +si conta <i><span class="over">an</span>. XVI</i>; ai 27 Marzo 1162, <i><span class="over">an</span>. XVIII</i>; ai 30 +Marzo 1188, <i><span class="over">an</span>. XLIV</i>; ai 28 Maggio 1191, <i><span class="over">an</span>. XLVII</i>. Da +tutto ciò parrebbe che il primo anno cadesse nel Maggio 1145, +e che la costituzione del Patriziato avvenisse nell’autunno +dell’anno 1144.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note591"> +<p><span class="label"><a href="#tag591">591</a>.  </span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>Chron.</i>, VII, c. 31: <i>omnia regalia +ejus — ad jus Patricii reposcunt; eumque more antiquorum +sacerdotum de decimis tantum et oblationibus sustentari +oportere dicentes</i>. E più sopra: <i>Senatoribus — Patricium +adjiciunt — Jordanum Petri Leonis filium eligentes omnes +ei tamquam principi subjiciuntur</i>. — <span class="smcap">Anon. Casin.</span>: <i>Jordanus +fil. Petri Leonis cum Senatoribus et parte totius populi +minoris contra papam rebellat</i>. Qui la parola <i>parte</i> devesi +prendere nel significato che essa esprime in italiano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note592"> +<p><span class="label"><a href="#tag592">592</a>.  </span><span class="smcap">Goffredo di Viterbo</span>, che scrisse intorno al 1180 +(<span class="smcap">Murat.</span>, XII, 461): <i>intendens Senatum extinguere cum ingenti +militia Capitolium Romae conscendit — Senatus autem +Populusq. Roman. — Papam — in momento repellunt. Ubi +Papa (sicut audivimus) lapidibus magnis percussus, usque ad +obitus sui diem, qui proxime secutus est, non sedit in sede</i>. +<span class="smcap">Sicardo</span> (<span class="smcap">Murat.</span>, VII, 598): <i>armata manu ascendit Capitolium; +sed Romani inde ejecerunt eum</i>. <span class="smcap">Sigberto</span>, <i>Cont. +Praemonstr.: sed inde</i> (dal Campidoglio) <i>per Jordanum — perturbatus, +infirmitate correptus, infra annum — moritur</i>. Il +giorno della morte è determinato dal <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 437, il +quale dice soltanto: <i>repentina morte praeventus</i>; ed erra affermando +che egli costringesse i Romani a rinnegare il Senato. +<span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, VII, c. 31, narra solamente: <i>quotidianis +cruciatibus ac taedio vitae affectus, infra anni spatium +pontificatus sui diem obiit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note593"> +<p><span class="label"><a href="#tag593">593</a>.  </span><i>Hunc cum antea simplex fuerit, Deus mirabili gratia, +et eloquentia perfudit</i> (<span class="smcap">Bernard. Guidonis</span>, nel <span class="smcap">Murat.</span>, III, +1, 437). Delle perplessità di san Bernardo sull’elezione del +suo discepolo danno dimostrazione l’<i>Ep.</i> 237 agli elettori, e +l’<i>Ep.</i> 238 all’eletto. <i>Dabit tibi dominus intellectum</i>, dice a +lui il Santo; e a’ Cardinali: <i>quid fecistis? Sepultura hominem +revocastis ad homines</i>. E lo chiama <i>rusticanum — pannosum +homuncionem</i>. I cinque libri <i>De Consideratione</i>, +di cui Pio V si faceva ogni giorno leggere dei passi, intanto +che sedeva a mensa, furono scritti da <span class="smcap">Bernardo</span>, in parecchi +anni, ne’ suoi momenti d’ozio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note594"> +<p><span class="label"><a href="#tag594">594</a>.  </span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>Chron.</i>, VII, c. 31: <i>Eccl. b. Petri — profanissime +incastellare non metuunt</i>. — <span class="smcap">Geroh di +Reichersberg</span> (<i>liber de currupto Eccles. statu</i>, nel <span class="smcap">Baluzio</span>, +<i>Miscell.</i>, V, 114) lamentava: <i>quod adhuc in domo b. +Petri — desolationis abominationem stare videmus, positis +etiam propugnaculis et aliis bellorum instrumentis in altitudine +sanctuarii supra corpus b. Petri</i>. Fin da allora i Cardinali +possedevano in Roma bei palazzi: <i>ut Cardinalium diruerentur — splendida +palatia</i> (<span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>De +Gestis Frid.</i>, II, c. 21).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note595"> +<p><span class="label"><a href="#tag595">595</a>.  </span><i>Praefecturae dignitatem abolentes, omnes principes +ac nobiles ex civibus ad subjectionem Patricii compellunt</i>: +<span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, VII. c. 31.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note596"> +<p><span class="label"><a href="#tag596">596</a>.  </span><i>Circa principia Pontificatus Eugenii pestifer Arnaldus +Romam ingressus — proponens antiquorum Romanor. exempla — reaedificandum +Capitolium, renovandam dignitatem +Senatoriam, reformandum equestrem ordinem docuit</i>: <span class="smcap">Ottone +di Fris.</span>, <i>de Gestis</i>, II, c. 21. E sulle dottrine di Arnaldo, riguardo +alle attenenze del Papa colla Città: <i>nihil in dispositione +Urbis ad Romanum spectare Pontificem, sufficere sibi +ecclesiasticum judicium</i>: ibid.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note597"> +<p><span class="label"><a href="#tag597">597</a>.  </span>Documento dato da Corneto, ai 20 Nov. 1144 (<span class="smcap">Cencius</span>, +fol. CXIII): <i>Nos quidem — Gottofredus de Pinz<span class="over">on</span> et +Vezo Franconis consules una cum Egidio vicecomite et Ranutio +de Guittone ex mandato et voluntate alior. Consulum +et Populi Cornetanae civitatis</i>. Dunque, fin da allora, il Papa +accettava nelle città di provincia la costituzione di municipio. +Nel 1157 trovansi Consoli a Orvieto; e, giusta una iscrizione +riferita dal <span class="smcap">Muratori</span> (<i>Antiq. It.</i>, II, 331), v’erano Consoli +a Nepi, financo nell’anno 1131; nell’anno 1198 (e +naturalmente anche prima) v’erano dodici Consoli e un <i>Consilium</i> +a Narni, dove tutto il Comitato apparteneva al Comune: +<i>Narnienses Consules universales Civitatis et Comitatus +Narniae</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq.</i>, IV, p. 60).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note598"> +<p><span class="label"><a href="#tag598">598</a>.  </span>Una notizia antica di quel tempo (<span class="smcap">Martinelli</span>, <i>Roma +ex Ethn.</i>, p. 171), dice: <i>Post haec vero, ipso. D. Papa mandante, +contra Senatum et Pop. Rom. quibus modis poterant +comites pugnare coeperunt.</i> Del Senato narra il <span class="smcap">Card. Arag.</span>, +p. 439: <i>civitatis et castra. B. Petri assiduis rapinis et gravibus +guerris persequi non cessabant</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note599"> +<p><span class="label"><a href="#tag599">599</a>.  </span><i>Quos — Pontifex — adjuncta Tiburtinis Romanor. antiquis +hostibus militia coercuit, tandemque pacem petere coegit</i>: +<span class="smcap">Ott. di Fris.</span>, VII, c. 31; <span class="smcap">Card. Arag.</span>, p. 439.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note600"> +<p><span class="label"><a href="#tag600">600</a>.  </span><i>Patriciatus dignitatum exfestucarent, et praefectum +in pristinam dignitatem reciperent. Senatores vero ex ejus +auctoritate tenerent</i>: <span class="smcap">Ott. di Fris.</span>, VII, c. 34. — Nel 1139, +prefetto era Teobaldo, e di già nel 1145 era <i>Jacobus praefectus +urbis</i> (<span class="smcap">Bonincontr.</span>, ap. <span class="smcap">Lamium</span>, VI, 144). L’ingresso +trionfale del Papa è descritto dal <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 439.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note601"> +<p><span class="label"><a href="#tag601">601</a>.  </span>Laonde il documento dei 23 dicembre 1148 dice: <i>Nos +Senatores — a domino nostro Papa Eugenio totaque veneranda +apostolica curia et reverendo populo Romano pro regimine +urbis annuatim in Capitolio constituti</i>: e similmente +il trattato fra Pisa e Roma, nella <i>Cronica pisana</i> del <span class="smcap">Marangone</span>, +a. 1151.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note602"> +<p><span class="label"><a href="#tag602">602</a>.  </span>Vi si sottoscrivono: <i>Et nos Senatores: Joh. Berardi. +Petrus plangens spatulam. Uguicio gentis. Petrus Enrici. Romanus +petri milluli. Astaldus David. Jordanus brutii. Gregorius +gaudentis. Nicolaus philippi. Petrus romani sperantis +in deo. Sebastianus gualtrade. Stephanus falconis. Grisoctus +Cencii. Grecus. Nicolaus berizonis. Dompnicus. Parentius. +Petrus baffolini. Falco carozie. Rusticus nicolai rustici. Petrus +rabie. Stephanus cizaronis. Bonum tibi veniat h. e. bentivenga +pictor. Johannes bonifilioli. Petrus demetrii pro nobis +et omnibus aliis consenatoribus nostris quorum nomina +non sunt hic descripta</i> (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>del Prim.</i>, p. 306; lite che +fu sostenuta per alcuni beni della chiesa di santa Maria in +via Lata). I Berardi, gli Astaldi, i Berizoni, i Rustici, i Bonifilioli +erano <i>nobiles</i>. Può darsi che <i>Grisoctus Cencii</i> appartenesse +alla famiglia de’ Baruncî; perlomeno nell’anno 1131 +troviamo <i>Grisottus de Stefano Centii de Baruntio</i> (<span class="smcap">Mittarelli</span>, +III, n. 224).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note603"> +<p><span class="label"><a href="#tag603">603</a>.  </span>Nel trattato di pace fra Pisa e Roma, dell’anno 1151, +viene per verità detto: <i>nos quidem Senatores numero L</i>, ma +forse per un caso si smarrì la cifra <i>VI</i>. Dimostrerò più tardi +che il numero di cinquantasei era quello normale.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note604"> +<p><span class="label"><a href="#tag604">604</a>.  </span>I tre Scrittori romani che trattarono del Senato, il <span class="smcap">Vendettini</span>, +il <span class="smcap">Vitale</span>, l’<span class="smcap">Olivieri</span>, e l’accurato tedesco <span class="smcap">Curtius</span> +non avvertirono in alcun modo queste mutazioni. Nell’Aprile +del 1191 un documento è sottoscritto da <i>Consiliatores</i> diversi +da quelli che erano stati nel Maggio dello stesso anno. Di +essi troviamo or nove, or undici o dodici, ed or financo quattordici. +Sempre si sottoscrivono prima de’ Senatori. Il patto +conchiuso col Papa nel 1188, è sottoscritto: <i>jussu Senatorum +Consiliatorum</i> (seguono dodici nomi) <i>et Senatorum</i> (succedono +i nomi). Io li reputo <i>procuratores</i> della Republica, corrispondenti +ai Consoli governanti nelle altre città, nè penso col +<span class="smcap">Papencordt</span> e coll’<span class="smcap">Hegel</span> che fossero soltanto consiglieri +assistenti. Nel 1164, a Pisa, sono eletti ventiquattro <i>Consiliatores</i> +colla condizione espressa <i>qui nec consules nec senatores +hoc anno fuerint</i> (<span class="smcap">Bonaini</span>, <i>Statuti di Pisa</i>, I, 25); ma in +Roma eglino erano veramente il Consiglio rettore del Senato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note605"> +<p><span class="label"><a href="#tag605">605</a>.  </span>Per noi i denari pontificî cessano con Benedetto VII +(morto nel 984). In tutto il secolo undecimo non v’ha che un +solo denaro di Leone IX, ed un altro attribuito a Pasquale II. +Per la qual cosa nella lacuna delle monete pontificie fino a +Benedetto XI (morto nel 1304) subentrano (secondo il <span class="smcap">Floravante</span>, +<i>Antiqui Romanor. Pontificum Denarii</i>) le monete del +Senato. Tuttavolta in documenti posteriori alla costituzione +del Senato io trovo <i>solidi papae</i> distinti da <i>denari Senatus</i> +(<span class="smcap">Mittarelli</span>, IV, n. 53, n. 98); ed io credo che anche i Papi +in sulle prime battessero moneta. I denari del Senato erano +allora chiamati <i>solidi bonorum provisinorum Senatus</i> (il nome +non deesi far derivare da <i>provisiones</i> o <i>redditus</i>, bensì dalla +città di Provins in Sciampagna), ossia si contava a <i>librae bonorum</i>, +o <i>parvorum, parvensium Senatus</i>. Ritiene il <span class="smcap">Floravante</span> +che i denari del Senato antichissimi sieno quelli colla +leggenda <span class="smcap lowercase">ROMAN. PRINCIPE</span> (che faceva contorno all’effigie +di san Pietro), e dall’altra faccia colla scritta <span class="smcap lowercase">SENAT. POPUL. +Q. R.</span>, attorno all’effigie di san Paolo. Altre monete di quell’età +erano dette <i>affortiati</i> (d’oro forte, ossia puro), <i>Scyphati, +Marabotini</i> (maravedis), <i>Malechini</i> (nome arabo che deriva +da Malech), <i>Romanati</i> (nome bizantino) ecc. Vedasene il +<span class="smcap">Ducange</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note606"> +<p><span class="label"><a href="#tag606">606</a>.  </span>Vedi l’<i>Ep.</i> 239 di Innoc. III, lib. II; lettera assai +importante a chiarire i rapporti giuridici di quel tempo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note607"> +<p><span class="label"><a href="#tag607">607</a>.  </span>Che esistessero l’una accanto dell’altra le due Curie +lo provano molte carte: e di già il primo documento del +Senato (dell’anno 1148) chiama gli antichi giudici Palatini +con nome di Consiglieri aggiunti. Vedi anche l’Atto senatorio +del 1160 (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Del Prim.</i>, p. 314).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note608"> +<p><span class="label"><a href="#tag608">608</a>.  </span>Giustamente il <span class="smcap">Curtius</span> ha interpretato questo passo +dell’<span class="smcap">Anon. Casin.</span>: <i>facem cum Romanis reformans, muros +Tiburtinae civitatis destrui praecepit</i>. — <span class="smcap">Ott. di Fris.</span>, VII, +c. 34: <i>a pop. Rom. pro excidio Tiburtinorum in tantum de +die in diem sollicitatur, ut improbitatem eorum non sustinens +ad transtyberinam regionem migrans, animam suam vitae suae +taedere confideretur</i>. Il <span class="smcap">Bonincontrius</span> (nel <span class="smcap">Lamius</span>, <i>Delic.</i>, +V, 144) dice financo, che fosse stato discacciato della Città. +Forse egli disciolse il Senato, sì come oggidì i Re disciolgono +le Camere, e ordinò nuove elezioni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note609"> +<p><span class="label"><a href="#tag609">609</a>.  </span>Lo dimostra il documento dei 28 Dicembre 1148 (già +citato) quando Eugenio non si trovava nella Città.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note610"> +<p><span class="label"><a href="#tag610">610</a>.  </span><i>Chron. Fossae Novae</i>, ad a. 1146: <i>Romani venerunt +super Tiburim, et multos ex eis decollaverunt</i>. A qualche +anno prima appartiene la notizia del <i>Chron. Sublacense</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, +<i>Antiq.</i>, IV, 797): <i>cum Romani tempore Thebaldi Prefecti +supra Tiburtinos venerint</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note611"> +<p><span class="label"><a href="#tag611">611</a>.  </span><span class="smcap">Bonincontrius</span>, p. 148: Guido Colonna s’insignorì di +Norba e di Frosinone; <i>Jacobus</i>, prefetto urbano, investito dell’officio +dal Papa, si pigliò Civitavecchia e Viterbo; Nicolò +di Anguillara fece sue Tolfa e Santa Severa; Pietro Frangipane, +Terracina e Sezza. Celestino II aveva donato ai Frangipani +soltanto i redditi di Terracina, ma eglino vi si eressero +a tiranni. Vedi nel <span class="smcap">Contatore</span>, <i>Historia di Terracina</i>, I, +c. 6, le notizie attinte dall’archivio di quella città. I Frangipani +soffocarono il Comune di Terracina, perlochè ivi +trovansi Consoli soltanto al principio del secolo decimoterzo, +quando Innocenzo III soggiogò i Baroni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note612"> +<p><span class="label"><a href="#tag612">612</a>.  </span><i>Histor. pontifical.</i>, l. c., p. 538.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note613"> +<p><span class="label"><a href="#tag613">613</a>.  </span><i>Fallax et invidus humani generis inimicus per Arnaldum +schismaticum — hoc effecit, ut quidam capellani unitatem +Ecclesiae — dividentes, ipsius Arnaldi sequantur errorem: +et Cardinalibus atque Archipresbyteris suis obedientiam — exhibere +debitam contradicant — dat. Brixiae Idib. — Julii</i>. +Il commovimento del clero inferiore durò tuttavia sotto di +Adriano IV e di Alessandro III (vedi i Brevi di questi due +Papi nel <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 628, 803). Dalla lettera di Alessandro +III emerge tuttavia l’esistenza di ventotto titoli cardinalizî +per quell’età.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note614"> +<p><span class="label"><a href="#tag614">614</a>.  </span><i>Ep.</i> 243: <i>Nobilib. et optimatib. et universo pop. Romano, +frater Bern. Claraevallis vocatus Abbas, declinare a +malo, et facere quod bonum est. — Ad omnem itaque spectat +Christianum injuria Apostolorum — apostolicam Sedem divinis +regalibusque privilegiis sublimatam auso sacrilego incessere, +suoque minuere honore contenditis — Patres vestri Urbi Orbem +subjugaverunt, vos Urbem properatis orbi facere fabulam — Quid +ergo nunc Roma nisi sine capite truncum corpus, +sine oculis frons effossa, facies tenebrosa?</i> Così anche +oggidì dicono i Vescovi di Francia e di tutto il mondo; e la +lettera di san Bernardo fu citata dai difensori di Pio IX, tanto +spesso quanto gli avversarî suoi hanno per parte loro accampato +le opinioni, che in generale quello stesso Santo espresse +per conto delle condizioni politiche del clero. Nè +alcun Vescovo ai nostri giorni seppe sostenere che il Papa +dovesse conservare Roma con tanta enfasi quale fu quella +onde usò il vecchio Abate.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note615"> +<p><span class="label"><a href="#tag615">615</a>.  </span><i>Quid de populo loquar? Populus Romanus est. Quid +tam notum saeculis, quam protervia et fastus Romanorum? +Gens insueta pacis, tumultui assueta; gens immitis et intractabilis +usque adhuc subdi nescia, nisi cum non valeat resistere. +Hi impii in Deum, temerarii in sancta, seditiosi in inxicem, +aemuli in vicinos, inhumani in extraneos. Docuerunt +linguam suam grandia loqui, cum opererentur exigua.</i> E +della proverbiale avarizia dei Romani dice: <i>quem dabis mihi, +vel de tota maxima Urbe, qui te in Papam receperis, precio, +seu spe precii non interveniente? De Consideratione</i>, IV, c. II. +Il quarto e il quinto libro di questo celebre trattato destinato ad +Eugenio III furono da san Bernardo scritti negli anni 1152, 1153. +Più tardi il <span class="smcap">Petrarca</span> difese Roma contro questa invettiva +di san Bernardo nella sua scrittura: <i>Contra Galli calumnias, +Op.</i>, ed Basil., p. 1075.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note616"> +<p><span class="label"><a href="#tag616">616</a>.  </span><i>Ep.</i> 244, <i>ad Conradum</i>; e la lettera dell’amico (<span class="smcap">Martene</span>, +T. II, 299, <i>Ep.</i> 212).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note617"> +<p><span class="label"><a href="#tag617">617</a>.  </span>Di questo dà notizia il notaio <span class="smcap">Giovanni</span>: <i>Ep.</i> 239, fra +le lettere di Guibaldo (nel <span class="smcap">Martene</span>, <i>Ampl. Collectio</i>, II). Erroneamente +il <span class="smcap">Martene</span> pone la lettera all’anno 1151; fu +scritta prima della battaglia di Flochberg, dove, agli 8 di +Febbraio 1150, Guelfo fu vinto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note618"> +<p><span class="label"><a href="#tag618">618</a>.  </span>Le Bolle raccolte nel <span class="smcap">Jaffé</span> stabiliscono che il suo +soggiorno a Tusculo avvenne fra gli 8 di Aprile e i 7 di Novembre +del 1149. <span class="smcap">Anon. Casin.</span>, <i>Chron.</i>, a. 1148: <i>Eugenius +P. Tusculanum ingressus, fultus auxilio Rogerii Regis, Romanos +sibi rebelles expugnat</i>. Similmente <span class="smcap">Romualdo</span>, p. 193. +<span class="smcap">Roberto de Monte</span>: <i>P. Eugenius in Italiam regressus, cum +Romanis vario eventu confligit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note619"> +<p><span class="label"><a href="#tag619">619</a>.  </span><i>Ep.</i> 212 (fra quelle di Guibaldo): <i>Eccellent. et Magnif. +Dom. Urbis et Orbis Conrado etc. Sixtus, Nicolaus et +Guido consiliatores Curiae sacri Senatus et communis salutis +reipublicae procuratores — ut jam per plures litteras +regiae significatam est majestati etc. etc.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note620"> +<p><span class="label"><a href="#tag620">620</a>.  </span>Un manifesto dei Romani, nel carnovale dell’anno 1862, +diceva quasi alla parola così: «Romani! chi ama la dignità +di sè stesso, chi sente la grandezza dei destini che la Provvidenza +ha serbato a Italia e alla sua città capitale, trova +bastevole di tutti i diletti la vista del Foro antico di Roma +e di tutti gli altri luoghi che rammentano le glorie antiche. +Là il vero cittadino di Roma, ricordando la grandezza degli +avi, mira il fondamento del nostro prossimo rinascimento +dopo tanti secoli di obbrobrio. Viva il Pontefice non Re! +Roma, ai 20 Febbraio 1862.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note621"> +<p><span class="label"><a href="#tag621">621</a>.  </span><i>Excell. atque praeclaro Urbis et Orbis totius Domino, +Conrado Dei grat. Romanor. Regi, semper Augusto, S. P. Q. R. +salutem et Rom. Imp. felicem et inclytam gubernationem</i> +(<span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>De gestis</i>, I, c. 28). Questa lettera non +ripongo io col <span class="smcap">Martene</span> e col <span class="smcap">Mansi</span> all’anno 1150, ma +al 1149, allorchè Eugenio, da Tusculo, angustiava Roma. Gli +ambasciatori sono appellati <i>nobiles viri</i> della vera nobiltà. +Gli esametri di barbaro stile esprimono bene l’intendimento +politico de’ Romani. La lettera è povera troppo d’ingegno +perchè io possa attribuirla ad Arnaldo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note622"> +<p><span class="label"><a href="#tag622">622</a>.  </span><i>Christianissimus princeps hujusmodi verbis sive naeniis +praebere aures abnuit</i>, dice conciso <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, +in occasione della lettera dei Romani.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note623"> +<p><span class="label"><a href="#tag623">623</a>.  </span><i>Ep</i>. 213 (nelle lettere di Guibaldo) di un <i>fidelis Senatus +servorum regis fidelissimus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note624"> +<p><span class="label"><a href="#tag624">624</a>.  </span><i>Eugenius P. pacem cum Romanis reformans Romam +reversus est:</i> <span class="smcap">Anon. Casin.</span>, <i>Chron.</i> — <span class="smcap">Romualdo</span>, p. 193. — Una +Bolla di Eugenio è data: <i>Laterani 28 Nov. 1149</i> (<span class="smcap">Jaffé</span>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note625"> +<p><span class="label"><a href="#tag625">625</a>.  </span>La vita errabonda del Papa può seguirsi sulla scorta +del <span class="smcap">Jaffé</span>. L’anno 1151 egli dimorò a Segni sotto la protezione +dei Conti di Ceccano. Ai 27 Ottobre egli consecrò +la chiesa di Casamari presso a Veroli (Chron. <i>Fossae Novae</i>, +ad a. 1152).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note626"> +<p><span class="label"><a href="#tag626">626</a>.  </span><i>Ep.</i> 214 <i>Guidonis Card. et Cancellarii ad Wibaldum +Abatem</i>. Nell’<i>Ep.</i> 218, Guibaldo tranquilla Eugenio: è scritta +dopo la disfatta di Guelfo VI. — La <i>Ep.</i> 225 di Guibaldo +al cardinale Guidone.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note627"> +<p><span class="label"><a href="#tag627">627</a>.  </span><i>Promissa Romanor.</i> (<i>Mon. Germ.</i>, IV, 88): restituzione +di tutti i diritti della corona e di tutti gli scrigni +delle chiese, eccettuata la moneta che aveva costato la guerra +di Viterbo; resa di tutte le castella fuor della Città. <i>Munitiones +S. Gregorii et turrem de Sclaceis dabunt</i>. In un +documento dell’anno 1393 la <i>Turris de Schiaciis</i> è detta +esistere <i>extra portam Appiam et portam Laterani</i>, ed appartenere +al <i>Casale Statuarium</i> (nel <span class="smcap">Coppi</span>, T. XV delle <i>Dissertaz. +dell’Accad. pontif. di Archeologia</i>, p. 132). San Gregorio +era un castello presso a Tivoli; ma qui può darsi +che s’intendesse dire della fortezza sul Celio, che in una +Bolla di Onorio III (del 1217) è appellata <i>clausura in castro +S. Gregorii</i> (<i>Bull. Vat.</i>, I, 100). Stabilivasi che soltanto a +Recano e a Magliano sulla via Flaminia non potesse edificarsi +castello alcuno. I Romani vollero giurare vassallaggio +<i>cum beneficio quingentarum librarum secundum quod consueverunt +Romani jurare pontificibus Romanis. Inter predictos +jurabunt Nicolaus, Syxtus, et Guido recuperata gratia vestra, +precibus Senatorum</i>. Costoro dunque erano stati accolti dal +Re con mal garbo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note628"> +<p><span class="label"><a href="#tag628">628</a>.  </span><i>Conradus dei gr. Rex et semper Augustus praefecto +urbis, consulibus, capitaneis et omni populo Romano tam minoribus, +quam majoribus gratiam suam et bonam voluntatem</i> +(se ne togli il Prefetto, la è la formula eguale che s’usava con +altre città: così per Pisa, <i>Ep.</i> 324). <i>Post reditum nostrum a +Jerosolimitana expeditione litteras universitatis vestrae frequenter +accepimus</i> (<i>Ep.</i> 322).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note629"> +<p><span class="label"><a href="#tag629">629</a>.  </span><i>Ep.</i> 327: <i>dat. Signiae V Id. Januar</i>. — <i>Ep.</i> 339 ai +Tedeschi. L’<i>Ep.</i> 323 del Re al Papa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note630"> +<p><span class="label"><a href="#tag630">630</a>.  </span>«Non mai gli Italiani furono tanto discordevoli e +fieramente avversi fra loro quanto in quei quindici anni, nei +quali avrebbero potuto rompere la catena tedesca, e rivendicarsi +in indipendenza; ma lo spirito nazionale non era +ancor nato»: <span class="smcap">La Farina</span>, <i>Storia d’Italia</i>, III, 392.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note631"> +<p><span class="label"><a href="#tag631">631</a>.  </span><i>Carissimo Dei gr. F. Wetzel ad summa animae et +corporis laeta undique proficere</i>: <i>Ep.</i> 384 (nel <span class="smcap">Martene</span>, II). +Wetzel era forse svizzero, e venuto a Roma con Arnaldo. +Se nella lettera si parla di <i>gens vestra</i>, non è questo buon +motivo per argomentare che egli fosse romano. <i>Ceterum quod +consilio clericorum et monachorum, quorum doctrina divina +et humana confusa sunt</i>: è in tutto e per tutto il linguaggio +che udimmo ai dì nostri. Financo le parole, citate nella +lettera, che san Pietro disse nella ordinazione di san Clemente, +e le sentenze di san Girolamo, furono anche al nostro tempo +allegate nuovamente allo stesso scopo. Però la breve lettera +di Wetzel è più penetrativa che tutta la pedantesca dissertazione +(<i>Pro causa italica</i>, Firenze, 1860) di un ex gesuita, il +quale ha scritto tre volumi in folio sul dogma della Immacolata +Concezione. Ciò che Wetzel dice della donazione di +Costantino (<i>mendacium illud et fabula haeretica — ita detecta +est, ut mercenarii et mulierculae quoslibet etiam doctissimos +super hoc concludant</i>) dimostra che a quel tempo si disputava +del dominio temporale anche in piazza del mercato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note632"> +<p><span class="label"><a href="#tag632">632</a>.  </span>Il <i>Pactum</i> di Costanza (in <span class="smcap">Guibaldo</span>, n. 385, in <span class="smcap">Albino</span> +e in <span class="smcap">Cencio</span>) è dato: <i>Constantiae X Kl. April. Ind. XV +A. D. Incarn. MCLII Regnante Dno Frederico Romanor. +Rege glorioso A. vero regni ejus I</i>. Deve riporsi alla primavera +del 1153 (<span class="smcap">Pertz</span>, <i>Leges</i>, II, 92). <i>Et pro viribus regni laborabit +Romanos subjugare domino Papae et Rom. Eccl., sicut +melius unquam a centum annis et retro</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note633"> +<p><span class="label"><a href="#tag633">633</a>.  </span>A Guibaldo, <i>Ep.</i> 383, <i>dat. Signiae XII Kal. Oct.: notificamus +quae faciente Arnaldo haeretico rusticana quaedam +turba absque nobilium et majorum scientia nuper est in Urbe +molita. Circiter enim duo millia — sunt secretius conjurati, +et in proximis Kalendis Novembris centum senatores — et +duos consules — unum autem, quem volunt Imperatorem dicere +creare disponunt</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note634"> +<p><span class="label"><a href="#tag634">634</a>.  </span>Sul tempo del ritorno vedasi il <span class="smcap">Jaffé</span>. L’espressione +<i>cum Romanis pace facta</i> (oppure <i>paciscens</i>) dimostra che il +Papa accettò la costituzione. <span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Cont. Praemonstr.</i> — <span class="smcap">Romualdo</span>. — <span class="smcap">Anon. +casin.</span>, <i>Chron.</i>, dove l’anno devesi correggere +in quello 1152.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note635"> +<p><span class="label"><a href="#tag635">635</a>.  </span>Documento del 29 Maggio 1153, dove il Papa sottoscrive +un trattato relativo a Radicofani. Testimonî sono i suoi +servitori, <i>sapracoquus, dapifer, marescalcus equorum alborum</i>. +Prima vengono: <i>Cencius Frajapanis egregius Romanor. +Consul; Johes Petri Leonis egreg. Rom. con.; Odo Frajapanis +stren. Rom. Con.; Gratianus fil. Ovitionis Petri de +Leone Rom. Con.; Johes Frajapanis fil. Dom. Centii Rom. +Con.; Petrus Leonis de Leone. Rom. Con.; Obitio Leonis Petri +de Leone Rom. Con.; Stephanus de Tebaldo etc.</i> (<span class="smcap">Muratori</span>, +<i>Ant.</i>, IV, 793). Simili sottoscrizioni sono apposte ad un documento +dei 29 Agosto 1153 (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Del Prim.</i>, n. 59). Se +ne rileva che la nobiltà discacciata aveva fatto ritorno. Il +<span class="smcap">Vendettini</span>, che si riferisce al primo dei detti documenti, +reputa erroneamente che quei cortigiani del Papa fossero consiliatori +del Senato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note636"> +<p><span class="label"><a href="#tag636">636</a>.  </span><span class="smcap">Bonincontr.</span>, p. 148 e 150. Omai ai 26 Novembre 1150 +il Papa aveva conquistato Terracina, certo coll’ajuto di Rogero +(<i>Chron. Fossae Novae</i>). Ne restaurò la rocca, ponendovi +l’iscrizione registrata dal <span class="smcap">Baronio</span>: <i>Quia mira animi +virtute et honesti studio praeditus regalia multa lungo tempore +amissa b. Petro restituit</i>. <span class="smcap">Cencio</span> serba memoria di parecchi +trattati di Eugenio III, i quali dimostrano, con quanta +prudenza ei tenesse raccolti i beni ecclesiastici e acquistasse +castella.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note637"> +<p><span class="label"><a href="#tag637">637</a>.  </span><span class="smcap">Romualdo</span>, p. 193. E parimenti dice Ugo di Ostia +nella sua lettera bella e accalorata, con cui annuncia al Capitolo +dei Cisterciensi la morte di Eugenio: <i>jam fere Senatum +annihilaverat</i> (<span class="smcap">S. Bernardi</span> <i>Op.</i>, I, ep. 440).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note638"> +<p><span class="label"><a href="#tag638">638</a>.  </span>Di Eugenio III non v’hanno monumenti in Roma. — Poco +tempo prima del Papa, ai 25 Febbraio, moriva Tolomeo +di Tusculo: <i>obiit Ptolemaeus Tusculanus 5 Kal. Martii</i> +(<i>Chron. Fossae Novae</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note639"> +<p><span class="label"><a href="#tag639">639</a>.  </span>Anastasio IV si fece seppellire nel sarcofago di porfido +di sant’Elena, che, tolto al mausoleo dell’Imperatrice +(posto presso la via Labicana), si aveva fatto allestire nel +Laterano: Innocenzo II aveva destinato a sua arca il sarcofago +di porfido dell’imperatore Adriano: <span class="smcap">Joh. Diacon.</span>, <i>De +Eccles. Lateran.</i> (<span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus. Ital.</i>, 569). — Pio VI ebbe +collocato l’urna di santa Elena nel Vaticano, dove adesso la +si mira come opera d’arte, dopochè ebbe primamente servito +di tomba ad un’Imperatrice e ad un Papa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note640"> +<p><span class="label"><a href="#tag640">640</a>.  </span>Andava egli questuando presso al convento di sant’Albano, +e suo padre vergognandosene lo ributtò: <i>Ille vero +sibi relictus, et forti necessitate aliquid audere coactus, +Gallicanas adiit regiones, ingenue erubescens in Anglia vel +fodere vel mendicare</i>. Così dice il suo compatriotto e contemporaneo +<span class="smcap">Guilielm. Neubrigensis</span>, <i>De rebus Anglicis</i>, II, 6.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note641"> +<p><span class="label"><a href="#tag641">641</a>.  </span>L’aspro esordire di Adriano è notato dagli <i>Annali +di Würzburg: Adrianus qui dum post aliquot menses a cepto +apostolatu insolenter in Romanos ageret, grave odium incurrit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note642"> +<p><span class="label"><a href="#tag642">642</a>.  </span><i>Girardum Card. tit. P. Pudentiane ad praesentiam +ipsius Pontificis euntem, quidam ex ipsis haereticis — in +via sacra — ad interitum vulneraverunt</i>: <span class="smcap">Card. Arag.</span> Le +due parti si guardavano in cagnesco con tanta acerbità come +ai dì nostri si fa tra liberali e legittimisti, combattentisi ad +ogni opportunità con «dimostrazioni». <i>Propter vulnerationem +unius Cardinalis totam Urbem usque ad condignam satisfactionem +supposuit ecclesiastico interdicto</i>, dice, biasimando, +<span class="smcap">Ptolem. Lucensis</span>, XX, c. 20.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note643"> +<p><span class="label"><a href="#tag643">643</a>.  </span>L’<span class="smcap">Hurter</span> (<i>Storia di Innocenzo III</i>, Tom. I) ha descritto +minutamente cos’erano l’interdetto e le sue conseguenze. +Rettamente ei dice: <i>quidquid delirant reges plectuntur +Achivi</i>; però, accanto dell’Agamennone, egli obblia di +porre il furibondo Calcante del medio evo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note644"> +<p><span class="label"><a href="#tag644">644</a>.  </span><i>Tunc vero praedicti Senatores compulsi a clero et +popolo romano — juraverunt quod saepe dictum haereticum +et reliquos ipsius sectatores de tota urbe Roma et ejus finibus +sine mora expellerent</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note645"> +<p><span class="label"><a href="#tag645">645</a>.  </span><i>Redderet eisdem Cardinalibus Arnaldum Haereticum, +quem vicecomites de Campania abstulerant Magistro O. Diacono +S. Nicolai apud Briculas, ubi eum ceperat: quem tamquam +Prophetam in terra sua cum honore habebant. Rex vero — continuo, +missis apparitoribus, cepit unum de comitibus +illis, qui valde perterritus eundem haereticum in manibus +cardinalium statim restituit</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 442. — In +alcuni codici dell’op. citata, invece di <i>Briculas</i> si legge +<i>Otriculas</i>. Quel sito però non è Otricoli, ma sì Bricole in +Val d’Orcia, dove esisteva un ospizio di Camaldolesi. Ne +erano padroni i Visconti di Campagnatico, ossiano quegli +stessi <i>vicecomites</i>, che il testo sovrastato nomina <i>De Campania</i>. +E qui fa d’uopo accogliere una lezione più accurata, +che si trova in un miglior cod. mscr. (il Ricc. 228), il quale +dice <i>Vicecomites de Campani<span class="over">an</span></i>. Questa rettificazione del +testo, in quanto ai nomi di Bricole e di Campagnatico, dobbiamo +al <span class="smcap">Troya</span>, come ci vien dimostrato dall’<span class="smcap">Oderici</span> nelle +<i>Storie Bresciane</i>, IV, 281.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note646"> +<p><span class="label"><a href="#tag646">646</a>.  </span>Il ministro Kaunitz strinse a Pio VI la mano che il +Papa gli tendeva perchè la baciasse. — La controversia della +staffa, episodio comico di una grande epopea, è registrato autenticamente +in <span class="smcap">Cencio</span> (nel <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Antiq. Ital.</i>, I, 117). +Il luogo ove avvenne fu il piccolo lago di Janula, vicin Nepi. +<i>Rex Fridericus descendit de equo, et occurrent ei quantum jactus +est lapidis, in conspectu exercitus officium stratoris cum +jucunditate implevit, et streugam fortiter tenuit.</i> Il <i>fortiter</i> +scolpisce tutta una scena: Adriano smorto in viso, e l’Imperatore +sorridente, ironico, che tira forte la staffa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note647"> +<p><span class="label"><a href="#tag647">647</a>.  </span>Il discorso è dettatura dello Storico tedesco, ma corrisponde +all’indole del tempo. <i>Orbis imperium affectas, coronam +praebitura gratanter assurgo, jocanter occurro — Cur +enim suum visitaturus popolum non pacifice adveniret — qui +indebitum clericorum excussurus jugum, ipsius magna ac +diutina expectatione praestolatus est adventum? — Orbis +Urbs sub hoc principe recipiat gubernacula, refraenetur hoc +imperatore, ac ad Urbis reducatur monarchiam orbis insolentia.</i> +Di simile v’ha in <span class="smcap">Elmoldo</span> contemporaneo (<i>Chron. +Slavor.</i>, I, c. 79) con esagerazioni fantastiche. Vedasi eziandio +<span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Auctar. Affigemense</i>, a. 1155, e la lettera scritta da +Federico stesso a Ottone di Frisinga, prima che questi compilasse +la sua Storia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note648"> +<p><span class="label"><a href="#tag648">648</a>.  </span>A questo tratto, <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span> descrive con +rilievo scultorio l’Imperatore: <i>rex, tam superlo quam inusitato +orationis tenore justa indignatione inflammatus, cursum verborum +illorum — more italico longa continuatione periodorumque +circuitibus</i> (così usano anche oggidì) <i>sermonem +producturum interrupit, et cum corporis modestia, orisque +venustate regalem servans animum ex improviso non improvise +respondit</i>. Il Barbarossa parlava per interprete, come più +tardi fece nella pace di Venezia. Siccome la maggior parte dei +Senatori di Roma non sapeva più parlare latino, così anche +l’Imperatore poteva confortarsi della sua colla loro ignoranza.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note649"> +<p><span class="label"><a href="#tag649">649</a>.  </span>Dice l’Imperatore stesso nella sua lettera, scritta +prima della Storia di Ottone di Frisinga: <i>Imperium emere +noluimus, et sacramenta vulgo praestare non debuimus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note650"> +<p><span class="label"><a href="#tag650">650</a>.  </span>Il discorso, cui <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span> veste del suo stile, +spira un’aura di classicismo, come quello de’ Romani medesimi. — <i>Penes +nos sunt consules tui: penes nos est senatus +tuus; penes nos est miles tuus — Legitimus possessor sum. +Eripiat quis, si potest, clavam de manu Herculis</i>. Questo +superbo motto alla Virgiliana in bocca del despoto significa: +non v’ha ragione più legittima della clava di Ercole.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note651"> +<p><span class="label"><a href="#tag651">651</a>.  </span>Ho già citato questi versi. Venuto Federico a Roma, +si offese di essi e del quadro: Adriano promise tutto cancellare, +ma sembra che non ne facesse nulla. <span class="smcap">Radevico</span>, I, c. 10; +e al c. 16 i Vescovi vi si riferiscono ancora nella loro lettera +al Papa, a. 1156.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note652"> +<p><span class="label"><a href="#tag652">652</a>.  </span><i>Quomodo Imperii mei sedem, usque ad periculum capitis +non defenderem, qui et ipsius terminos — quantum est in me, +restaurare cogitaverim.</i> Più tardi, il Barbarossa scriveva a +Saladino: «Non sai che le due Etiopie, la Mauritania, la +Persia, la Siria, il paese de’ Parti dove il nostro dittatore +Crasso soccombette al destino, la Giudea, la Samaritana, +l’Arabia, ed altre terre innumerevoli sono soggette alla signoria +Nostra?» La lettera, dell’anno 1188 (registrata da +<span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, <i>Annal.</i>, p. 650) potrà essere apocrifa o +falsata, ma vero e genuino è lo spirito che la informa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note653"> +<p><span class="label"><a href="#tag653">653</a>.  </span><i>Praemittantur — qui eccl. B. Petri, Leoninumque occupent +castrum</i> (<span class="smcap">Ott. di Frisinga</span> e la lettera di Federico). +Questo <i>castrum</i> non è già il castel Sant’Angelo, ma la città +Leonina stessa. Più in là è detto: <i>Summoque diluculo Leoninam +intrantes urbem, eccl. B. Petri, vestibulum et gradus +occupaturi, observant</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note654"> +<p><span class="label"><a href="#tag654">654</a>.  </span><i>Statim tam vehemens et fortis Teutonicorum vox conclamantium — concrepuit, +ut orribile tonitrum crederetur de +coelis cecidisse</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note655"> +<p><span class="label"><a href="#tag655">655</a>.  </span><span class="smcap">Ott. di Frisinga</span>, II, c. 23: <i>Dura haec agerentur, +romanus populus cum Senatoribus suis in Capitolio convenerat. +Audientes autem imperatorem sine sua adstipulatione +coronam Imperii accepisse, in furorem versi</i>... E <span class="smcap">Goffredo +di Viterbo</span> (<i>Carmen de Gestis Frider.</i>, p. 24, ed. Ficker, 1853): +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Romanus populus antiquos expedit usus,</i></p> +<p class="i01"><i>Rex despexit eum primatum, milite tutus.</i></p> +<p class="i02"> <i>Nil petit imo jubet, Roma furore tumet.</i></p> +<p class="i01"><i>Spe mala frustatus discedit abinde senatus,</i></p> +<p class="i01"><i>Acriter iratus Romanus ad arma paratur — —</i></p> +<p class="i02"> <i>Roma dolens plorat, rumor in Urbe sonat.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note656"> +<p><span class="label"><a href="#tag656">656</a>.  </span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span> e la lettera di Federico: <i>Romani +de ponte Tyberino prosiluerunt — Cardinalibus spoliatis, +Papam capere intendebant</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note657"> +<p><span class="label"><a href="#tag657">657</a>.  </span><i>Accipe nunc, Roma, pro auro arabico teutonicum ferrum. — Sic +emitur a Francis imperium.</i> È difficile che Federico +avesse dapprima occupato il ponte del Tevere; soltanto +che contro il castello aveva spiccato un grosso stuolo di milizie. +I Romani passarono anche di là di quel ponte (<i>de ponte +Tyberino prosiluerunt</i>); altri vennero dall’isola per il Transtevere +(<span class="smcap">Ottone Morena</span>, nel <span class="smcap">Muratori</span>, VI, 987). Il <span class="smcap">Card. +Aragon.</span>: <i>Populus, qui clausis portis apud Castrum Crescentii +resiedebat armatus</i> — e dappoi, alla fine del combattimento: +<i>infra portas ipsius castri se ipsum recepit</i>. Forse +nel castel Sant’Angelo risiedevano tuttavia i Pierleoni. <span class="smcap">Ottone +di Frisinga</span>: <i>Pugna conseritur — juxta castrum Crescentii +cum Romanis, juxta piscinam cum Transtyberinis</i> +(dov’è oggidì san Benedetto <i>in Piscinula</i>). <span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Auctar. +Aquicinct.</i>, ad a. 1155, ed <span class="smcap">Elmoldo</span>, <i>Chron. Slavor.</i>, c. 80, +il quale attribuisce il merito maggiore ad Enrico il Leone, +perlochè il Papa lo avrebbe poi premiato con donativi. Così +anche gli <i>Annal. Palidenses</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XVI) ed una completa +narrazione che è negli <i>Annal.</i> di <span class="smcap">Vincenzo da Praga</span> +(<i>Mon. Germ.</i>, XVII, 655).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note658"> +<p><span class="label"><a href="#tag658">658</a>.  </span><span class="smcap">Geroh di Reichersberg</span>, <i>De Investig. Antichr.</i>, I +(<span class="smcap">Gretser</span>, <i>Prolegom. ad scriptor. adv. Waldenses</i>, c. 4), accagiona +espressamente il Prefetto urbano della morte di Arnaldo: +<i>A praefecto Urbis Romae de sub eorum custodia — ereptus +ac pro speciali causa occisus ab ejus servis est. Maximam +siquidem cladem ex occasione ejusdem doctrinae idem +Praef. a Romanis civibus perpessus fuerat</i>. Io interpreto questo +passo (di cui vo debitore al <span class="smcap">Papencordt</span>) mercè un documento +dei 17 Luglio 1158: il Prefetto (Pietro) e Giovanni e Ottaviano +fratelli suoi, da Viterbo, fanno quitanza al Papa di averne ricevuto +1000 marchi, e dicono averne conseguito in pegno i redditi +di Civita Castellana ecc., a compenso <i>de damno castrorum, +domorum — occasione guerrae quam habuimus cum Pop. +Romano pro Roman. Ecclesia</i> (ne è informato anche <span class="smcap">Vincenzo +di Praga</span>): il Papa promette eziandio di far restaurare le +loro case nella Città. Il <i>Praefectus, Johannes Praefecti et Octavianus +germani fratres, Petrus, Johannis, Johannes Caparrone</i> +(tutti proprietarî di beni a Viterbo) e <i>Petrus de Atteja</i> (a +Nepi) compongono la famiglia dei Prefetti di Vico e di Viterbo +(<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq.</i>, IV, 31; <span class="smcap">Theiner</span>, I, XXV).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note659"> +<p><span class="label"><a href="#tag659">659</a>.  </span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>: <i>in Tusciae finibus captus, principis +examini reservatus est, et ad ultimum a praefecto Urbis +ligno adactus, ac rogo in pulverem funere redacto, ne a stolida +plebe corpus ejus venerationi haberetur, in Tyberim sparsus</i>. +</p> + +<p> +Così i contemporanei, <span class="smcap">Gottfried</span> (<i>Pantheon</i>, nel <span class="smcap">Muratori</span>, +VII, 464): <i>Strangulat hunc laqueus, ignis et unda vehunt</i>, +e <span class="smcap">Geroh</span>: <i>suspendio neci traditus, quin et post mortem incendio +crematus atque in Tyberim projectus est, ne videlicet Rom. +popul. quem sua doctrina illexerat, sibi eum martyrem dedicaret</i>. — Gli +Atti romani nel <span class="smcap">Card. Arag.</span> ne tacciono. — <i>Annal. +Einsiedel.</i> (<i>Mon. Germ.</i>, V), a. 1155: <i>hereticus suspensus +est. — Annal. Palidenses</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XVI) <i>prefecto traditur +et suspendio adjudicatur, qui per mala quae moriens pertulit, +erroris debita solvit</i>. Il <span class="smcap">Sismondi</span>, il <span class="smcap">Leo</span> ed il <span class="smcap">Raumer</span>, del +paro che il poeta <span class="smcap">Niccolini</span>, imaginano che il luogo del supplizio +fosse la piazza del Popolo, di dove Arnaldo avrebbe potuto +misurare col suo occhio le tre strade di Roma: ma esse +a quel tempo non esistevano, come non esisteva la piazza +(allora ivi erano orti); e d’altronde l’esecuzione non potè avvenire +dentro di Roma che teneva sbarrate le porte. Non è dato +di fare che tre ipotesi: o Arnaldo fu giustiziato prima che +Federico entrasse, o subito dopo la sua coronazione e la battaglia, +o dopo che l’Imperatore si ritirò a Soratte. Senza esitare, +io mi appiglio all’opinione che dichiaro nel testo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note660"> +<p><span class="label"><a href="#tag660">660</a>.  </span>Questo dico a confutazione del <span class="smcap">Raumer</span> che si esprime +così: «Egli non seppe porre i suoi disegni in armonia con +alcuno dei grandi principî di quell’età, ma s’atteggiò ostilmente +del pari contro lo Stato e contro la Chiesa di quel tempo, +mentre s’accese di entusiasmi per cosa che era allora tutto +morta, e a cui resuscitare invano s’affaticò.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note661"> +<p><span class="label"><a href="#tag661">661</a>.  </span>Mi rallegra che un Tedesco abbia biasimato il barbaro +supplizio di Arnaldo: fu <span class="smcap">Geroh</span>, priore di Reichersberg (morto +nel 1169), il quale consentiva nelle opinioni di Arnaldo, che +i preti non si dovessero intromettere nelle podestà temporali. +<i>Quem ego vellem pro tali doctrina</i> (le sue massime politiche) +<i>tua quamvis prava, vel exilio, vel carcere, aut alia poena, +praeter mortem, punitum esse, vel saltem taliter occisum, ut +Rom. Eccl. seu curia, ejus necis quaestione careret — quare non +saltem ab occisi crematione et submersione ejus occisores metuerent, +quatenus a domo sacerdotali sanguinis quaestio remota +esset, sed de his ipsi viderint</i>. E dice che l’operosità di Arnaldo +fu nobile e generosa. — <i>Zelo forte bono, sed minori scientia</i>...: +il suo supplizio <i>nex perperam acta</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note662"> +<p><span class="label"><a href="#tag662">662</a>.  </span>Due mesi dopo che io aveva scritto (nella prima edizione) +questa pagina, lessi in una relazione da Loreto, dei 18 Febbraio +1862: «Ai 13 di Febbraio pei canti della città si appiccarono +dei manifesti ne’ quali era detto: «Viva il Papa non +Re! Viva Arnaldo da Brescia! Viva il clero liberale!» Due +scritte «Viva Arnaldo da Brescia», a gran caratteri, si affissero +financo sulla facciata del duomo.» Questo era avvenuto +in conseguenza della risposta data dal cardinale Antonelli a +certi dispacci francesi; e in parecchie città d’Italia n’erano +stati provocati segni di protesta contro il dominio temporale. — Intorno +alla Pasqua del 1862 leggeva poi che a Firenze si +aveva fatto proposta di erigere un monumento ad Arnaldo (a). — Forse +il solo dramma nazionale che possiedano gli Italiani +è l’<i>Arnaldo da Brescia</i> del fiorentino <span class="smcap">Giovanni Battista +Niccolini</span>. +</p> + +<p> +(a) Ed uno gliene fu innalzato nell’anno 1868 a Desio, nella villa +Antona-Traversa. (N. del T.)</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note663"> +<p><span class="label"><a href="#tag663">663</a>.  </span><span class="smcap">Sicard.</span>, <i>Chron.</i>, p. 599: <i>in quorum (sc. Romanorum) +acrimoniam et Imperialem ultionem Tiburtinum censuit municipium +restaurari</i>. — L’atto della restituzione di Tivoli al +Papa, <i>salvo tamen per omnia jure imperiali</i>, è registrato in +<span class="smcap">Cencio</span> e nel <span class="smcap">Card. Arag.</span>; nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. XXI. Sventuratamente +manca di data.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note664"> +<p><span class="label"><a href="#tag664">664</a>.  </span>In data dei 9 Luglio 1155 Gionata figlio di Tolomeo +riceve in feudo dalla Chiesa la metà di Tusculo: <span class="smcap">Cencio</span>, +fol. 112; <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 20.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note665"> +<p><span class="label"><a href="#tag665">665</a>.  </span>Sulla ritirata di Federico vedasi <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, +II, c. 24, dov’è bene descritta la mal’aria di Roma: +<i>e vicinis stagnis, cavernosisque, ac ruinosis circa Urbem +locis tristibus erumpentibus et exhalantibus nebulis, totus +vicinus crassatur aër, ad hauriendum mortalibus lethifer, +ac pestilens. Urgebatur hoc incommodo in Urbe civis, hoc +tempore ad montana consuetus fugere</i>: proprio come oggidì. — Per +quel che concerne Spoleto, vedasi la dotta annotazione +nel <span class="smcap">Papencordt</span>, p. 267. In quel palazzo del Comune +io copiai questa epigrafe che vi si conserva incisa in pietra: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Hoc est Spoletum censu populoque repletum</i></p> +<p class="i01"><i>Quod debellavit Fridericus et igne cremavit.</i></p> +<p class="i01"><i>Si queris quando post partum Virginis anno</i></p> +<p class="i01"><i>MCLV. Tres novies soles Julius tunc mensis habebat.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note666"> +<p><span class="label"><a href="#tag666">666</a>.  </span>L’esercito di Adriano era composto di vassalli della +Chiesa: <i>comitum et aliorum nobilium tam de Urbe, quam de +Campania</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span> — <span class="smcap">Romualdo</span>: <i>Terram Laboris +ingressus, eam violenter obtinuit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note667"> +<p><span class="label"><a href="#tag667">667</a>.  </span><i>Romam praeterea, quae tunc adversabatur Pontifici, +dominio ipsius armis vel pecunia subjugavit</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note668"> +<p><span class="label"><a href="#tag668">668</a>.  </span>Odone Frangipane disdisse il giuramento prestato al +Re (<span class="smcap">Card. Aragon.</span>). <i>Ligius homo papae devenit</i>; è l’espressione +usata a quel tempo. Vedasi il linguaggio orgoglioso +di Guglielmo nell’istromento di pace (<span class="smcap">Baron.</span>, ad a. 1156, +n. IV); l’investitura del Papa al n. VII: e si consulti eziandio +il <span class="smcap">Watterich</span>, II, 352. Soltanto adesso i Re di Sicilia furono +infeudati di Salerno, di Amalfi, di Napoli e degli Abruzzi +(Marsia). Il Concordato costituiva quasi independente da Roma +la Chiesa sicula. Leggansi il <span class="smcap">Giannone</span>, lib. XII, e il contemporaneo +<span class="smcap">Romualdo</span>, p. 197.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note669"> +<p><span class="label"><a href="#tag669">669</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Hostibus imperii presul Romanus adhesit,</i></p> +<p class="i01"><i>Federa dat Siculis, pariter dat federa Grecis,</i></p> +<p class="i01"><i>Fit modo materies mortis et hora necis.</i></p> +</div></div> + +<p> +(<span class="smcap">Gotfried</span>, <i>de Gestis Frid.</i>, ed. <span class="smcap">Ficker</span>, p. 28).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note670"> +<p><span class="label"><a href="#tag670">670</a>.  </span>La <i>Conventio inter Adrianum IV et Urbevetanos</i> (nel +<span class="smcap">Muratori</span>, <i>Antiq. It.</i>, IV, 36) è data: <i>A. 1157 Ind. VI Mense +Febr.</i> Il Papa è rappresentato da sette Cardinali; la città +da un Abate, da due Consoli e da due nobiluomini: <i>fecerunt +siquidem praefati consules ligium dominium domino Pp.</i> +Sulle edificazioni di Adriano in Orvieto vedasi <span class="smcap">Monaldo +Monaldeschi</span>, <i>Commentarii Historici</i>, Venet., 1584, 35.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note671"> +<p><span class="label"><a href="#tag671">671</a>.  </span><i>Ad amoenum et populosum Viterbii castrum descendit, +et exinde ad Urbem et Lateranense Consistorium cum gloria +et honore debito remeavit</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 445. Il <span class="smcap">Jaffé</span> +mostra Adriano reduce in Laterano ai 12 Novembre 1156.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note672"> +<p><span class="label"><a href="#tag672">672</a>.  </span>Precisamente dell’anno 1157 v’ha un’iscrizione del +Senato, posta sulle mura della Città: di ciò più tardi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note673"> +<p><span class="label"><a href="#tag673">673</a>.  </span>La nota frase: <i>si majora beneficia excellentia tua de +manu nostra suscepisset</i>... <span class="smcap">Radevich</span>, I, c. 8. — <span class="smcap">Ottone di +san Blasio</span>, c. 8. — Uno dei legati, Rolando cardinale, che +ebbe più tardi rinnomanza come papa Alessandro III, disse +conciso e ardito: <i>A quo ergo habet, si a dom. Papa non habet imperium?</i> +Ottone, conte palatino, si scagliò colla spada ignuda +sopra i preti, ma l’Imperatore impedì che si uccidessero: così +ebbe suo riscontro quel che era avvenuto nel celebre Sinodo di +Gregorio VII (<span class="smcap">Radevich</span>, I, c. 10). — Vi fanno seguito la lettera +di lamentanza che il Papa scrive al Vescovi tedeschi (I, c. 15), +e la loro vivace risposta (I, c. 16), in cui si chiariscono aderenti +alle idee dell’Imperatore: <i>liberam Imperii nostri coronam +divino tantum beneficio adscribimus. In capite orbis Deus +per Imperium exaltavit Ecclesiam, in capite orbis Ecclesia +(non per Deum ut credimus) nunc demolitur Imperium</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note674"> +<p><span class="label"><a href="#tag674">674</a>.  </span><i>Cumque per electionem principum, a solo Deo Regnum +et Imperium nostrum sit — quicunque nos Imperialem Coronam +pro beneficio a D. Papa suscepisse dixerit, divinae +istitutioni, et doctrinae Petri contrarius est, et mendacii +reus erit</i>: <span class="smcap">Radev.</span>, I, c. 10. — I Papi dicevano che gli Imperatori +erano tali per grazia del Papa; gli Imperatori dicevano +sè esserlo per grazia di Dio (<i>gratia Dei</i> oppure <i>divino +beneficio</i>) mercè l’elezione del parlamento. Nel medio evo la +«grazia di Dio» non aveva alcun mistico significato; per gli +Imperatori aveva pari significazione che pei Prefetti della Città.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note675"> +<p><span class="label"><a href="#tag675">675</a>.  </span><i>Sic et apud Ligures pacta nociva movet</i> (<span class="smcap">Gotfried</span>, +p. 29).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note676"> +<p><span class="label"><a href="#tag676">676</a>.  </span>Di questo fondavasi titolo nelle statuizioni di Roncaglia, +per le quali, come regalie di diritto, si aveva attribuito +all’Imperatore: <i>Ducatus, Marchiae, Comitatus, Consulatus, +Telonia, Foderum, Vectigalia, Portus, Pedatica, +Molendina, Piscariae</i>. <span class="smcap">Radev.</span>, II, c. 5, c. 10. Che cosa restava +al popolo dissanguato?</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note677"> +<p><span class="label"><a href="#tag677">677</a>.  </span>Si rammenti questo essere precisamente il discorso +onde avevano usato i Romani nella loro lettera a Corrado.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note678"> +<p><span class="label"><a href="#tag678">678</a>.  </span>Le due lettere sono in <span class="smcap">Sigeberto</span>, <i>Cont. Aquicinctin.</i>, +ad a. 1157 (<i>Mon. Germ.</i>, VIII, 408). Però quella del Papa è +data ai 24 Giugno 1159, da Preneste. Fin nell’indirizzo la +lettera di Federico doveva offendere l’orgoglioso Papa: +<i>Fridericus Dei Gr. Rom. Imp. Semper Aug. Adriano Eccles. +Catholicae Summo Pontifici omnibus adhaerere, quae cepit +Jesus facere et docere</i>. Adriano si dolse benanco che l’Imperatore +nelle lettere ponesse il nome suo innanzi a quello +del Papa: <i>in quo insolentiae, ne dicam arrogantiae, notam +incurris</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note679"> +<p><span class="label"><a href="#tag679">679</a>.  </span><i>Nam cum divina ordinatione ego Rom. Imp. et dicar +et sim, speciem tantum dominantis effingo — si Urbis Romae +de manu nostra fuerit excussa.</i> — Papa e Vescovi dicevano: +<i>Quid mihi et regi?</i> e l’Imperatore chiedeva al Papa +e ai Vescovi: <i>Quid tibi et possessioni?</i> <span class="smcap">Radev.</span>, II, c. 30. +In tutto e per tutto la cosa andava come fu ai dì nostri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note680"> +<p><span class="label"><a href="#tag680">680</a>.  </span>La narrazione esatta ne è data in <span class="smcap">Radev.</span>, II, c. 41. +Federico incarica i suoi ambasciatori <i>ut ea, quae cum Pop. +Rom. seu de stabiliendo Senatu, seu de recipiendo Praefecto +agenda forent terminarent etc. etc.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note681"> +<p><span class="label"><a href="#tag681">681</a>.  </span>L’antico fanciullo mendicante d’Inghilterra scriveva +a re Enrico II con ingenua concisione: <i>sane Hiberniam, et +omnes insulas, quibus sol Justitiae Christus illuxit — ad jus +b. Petri et S. R. E. — non est dubium pertinere</i>: <span class="smcap">Mansi</span>, +XXI, 788.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note682"> +<p><span class="label"><a href="#tag682">682</a>.  </span>Ne tengono nota gli <i>Atti</i> di <span class="smcap">Bosone</span> suo camerario, +nel <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 445. Maggiori notizie trassero da +quelli <span class="smcap">Albino</span> e <span class="smcap">Cencio</span>. — Odone De Poli, parente dei conti +de’ Marsi, cedette al Papa tutte le sue castella, che erano beni +rubati alla Chiesa, e li riebbe in feudo da essa, diventandone +vassallo. Erano queste terre: Poli, Faustiniano, Anticuli, Rocca +de Nibli, Monte Manno, Gadabiolo (Guadagnolo), Sarracinisco, +Rocca de Muri, <i>Castellus Novus</i>; vedasi qual cumulo di beni +fino da allora mettessero insieme i Baroni (Doc. in <span class="smcap">Cencio</span>, +fol. 107, dei 7 Gennaio 1157; nel <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq.</i>, I, 676; +nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. XXII). — Simili contratti di natura feudale +concernono Tusculo ed il <i>Castrum Mons Sci Johis in +territorio Campanino</i> (Monte san Giovanni sul Liri), che ancora +era posseduto da Longobardi della casa di Aquino: +di più, Raiano, Sculgola, <i>Corclanum</i>, Orvieto. Di pochi Pontefici +come di questo <span class="smcap">Cencio</span> conservò tanti documenti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note683"> +<p><span class="label"><a href="#tag683">683</a>.  </span>Così diceva Adriano, rammaricandosi, al suo celebre +conterraneo <span class="smcap">Giovanni di Salisbury</span> (<i>De Nugis Curialium</i>, VIII, +c. 23). <i>In incudine, inquit, et malleo semper dilatavit me +Dominus</i>: motto arguto e bello. — In tutti i secoli il mondo +ad una sol voce sferzò l’avarizia de’ Romani. <i>Romae Deus +non est trinus, sed quattrinus</i>, dicevasi nel medio evo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note684"> +<p><span class="label"><a href="#tag684">684</a>.  </span>Così rappresenta la cosa la <i>Epistola Canonicorum +b. Petri pro parte Victoris</i> (<span class="smcap">Radev.</span>, II, c. 66). Ancor vivente +Adriano, Bosone camerario s’era impadronito della <i>munitio +S. Petri</i> (ossia del Vaticano fortificato). Rolando stesso dice +<i>munitio Ecclesiae</i> (lettere indiritte a Genova, nel <span class="smcap">Caffaro</span>, +<i>Annal. Gen.</i>, I, 274, ed a Bologna, in <span class="smcap">Radev.</span>, II, c. 51).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note685"> +<p><span class="label"><a href="#tag685">685</a>.  </span>Probabilmente il cappellano di ogni Cardinale recava +il manto preparato pel suo signore. L’<i>immantare</i> era il +primo simbolo del conseguito Papato, e si die’ peso a ciò che +la <i>immantatio</i> di Ottaviano avvenne prima di quella di Rolando +(<span class="smcap">Radev.</span>, II, 71). Più tardi la plebaglia gridò ad Ottaviano: +<i>Fili maledicte dismanta! non eris Papa</i>. Così nel +manifesto dell’elezione di Rolando (<span class="smcap">Radev.</span>, II, c. 51), che è +trascritto dal <span class="smcap">Card. Aragon.</span></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note686"> +<p><span class="label"><a href="#tag686">686</a>.  </span>E si gridava in italiano: «Papa Victore santo Pietro +l’elegge» (<i>Relazione del Capitolo di san Pietro</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note687"> +<p><span class="label"><a href="#tag687">687</a>.  </span>Egli passò per Cisterna, dove vuole la leggenda che +Nerone si sia nascosto. Perciò i Canonici di san Pietro dicono: +<i>Pervenerunt ad cisternam Neronis, in qua latuit Nero +fugiens Romanos insequentes. Juste Cisternam adierunt, quia +dereliquerunt fontem aquae vivae, et foderunt sibi cisternas</i>. +I Vittoriani (in <span class="smcap">Radev.</span> II, c. 52): <i>In castro — Cisterna, intra +Aritiam et Terracinam, Rolandum Cancellarium immantaverunt</i>. +<span class="smcap">Romualdo</span>, p. 200: <i>Nimphas venit, et ibi ab Ubaldo +Ostiensi Ep. — solemniter consecratus, et postea Terracinam +venit</i>. Rolando stesso narra che a Ninfa fu consecrato (<span class="smcap">Radev.</span>, +I, c. 51).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note688"> +<p><span class="label"><a href="#tag688">688</a>.  </span>Nel Concilio di Pavia produssero testimonianza per +lui: <i>Petrus Urbis Praef., Stephanus de Tebaldo, Steph. Nortmannus, +et Johs de S. Stephano, et Johs Cajetanus, et +Wolferaminus de Gidocica, et Gimundus de domo Petrileonis</i> +(<i>Actio Concilii</i>, <span class="smcap">Radev.</span>, II, 67). Alcuni moderni affermano +che Ottaviano fosse de’ Tusculani; ma il <i>Catalogo dei Papi</i> +nel <i>Chron.</i> <span class="smcap">Riccardi Clun.</span> (<span class="smcap">Mur.</span>, <i>Ant. It.</i> IV, 1112) dice +esattamente: <i>Octavianus, natione Sabinensis</i>. — Che egli +fosse di Monticelli nella Sabina lo nota l’<span class="smcap">Anon. Casin.</span>, +ad a. 1159: <i>Octavianus de Monticelio</i>: il <span class="smcap">Baronio</span> ed il +<span class="smcap">Cardella</span> erroneamente intesero che vi si parlasse della Regione +Montecelio di Roma. — Conte di Monticelli era allora +Ottone. Questa famiglia discendeva dai Crescenzî, ed era congiunta +di parentela colla casa Palombara, dalla quale <span class="smcap">Sigeberto</span> +(<i>Auctar. Acquicinct.</i>, ann. 1158) sembra far derivare +Ottaviano: ed era pure imparentata coi Prefetti di Vico e di +Viterbo. Da un Diploma conservato nell’Archivio di Terni, +l’<span class="smcap">Angeloni</span> (<i>Historia di Terni</i>, Roma, 1646) vuole argomentare +che Federico I, nel 1162, desse Terni in feudo ad +Ottaviano, e dice che in quella carta sieno nominati Ottone, +Goffredo e Solimano, fratelli di Ottaviano. Poichè però quell’Autore +non ne diede il documento alle stampe, non posso +prender per buona moneta le sue dubbie notizie.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note689"> +<p><span class="label"><a href="#tag689">689</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Roma nec explorat, cui jura favent pociora,</i></p> +<p class="i01"><i>Sed quis majora dona det absque mora.</i></p> +</div></div> + +<p> +(<span class="smcap">Gotfried</span>, <i>De Gestis Frid.</i>, p. 30).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note690"> +<p><span class="label"><a href="#tag690">690</a>.  </span>Lettera di questi Vittoriani, in <span class="smcap">Radev.</span> II, 52. — Rolando +ebbe il maggior numero di voti: il suo partito +voleva contare quattordici Cardinali, e attribuirne agli avversarî +due soli, Guido e Giovanni: due altri dei Vittoriani +erano assenti. Però i Vittoriani affermarono di aver avuto nove +voti. In tutto devono esser stati in Roma da venti a ventidue +Cardinali. Vedi le lettere nel <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, nel <span class="smcap">Pertz</span>, <i>Leges</i>, +II, nel <span class="smcap">Baronio</span> ecc. Inoltre un’importante scrittura +de’ Rolandisti trovasi nel <span class="smcap">Theiner</span>, <i>Disquisit. Criticae</i>, p. 212, +n. XXIII. Quasi tutte le chiese e i conventi di Roma riconobbero +Ottaviano per papa: vedi le sottoscrizioni agli Atti +del Concilio di Pavia (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 1113); fra le altre: <i>Magister +fratrum templi Hierosolymitani in monte Aventino cum +suis fratribus obedivit</i>. Dunque fino da allora quest’ordine +possedeva la sua casa sul monte Aventino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note691"> +<p><span class="label"><a href="#tag691">691</a>.  </span>A questo tempo appartiene il <i>Decretum Ottonis Comitis +Palatini pro congruis alimentis praestandis a Rustico +abbate Farfensi etc</i>., dato nell’anno 1159 a Farfa (sulla fine +della <i>Cronica</i>): vi si sottoscrivono <i>Petrus Praefectus Urbis, +Jonathas Comes Tusculanus, Otto Comes Monticellensis, Octavianus +Comes Palumbariae, Rainerius Comes Tyburtinus, Stephanus +Tebaldi, Raynerius et Gentilis illustres.</i> Se ne ricava +notizia quai fossero i Conti della provincia romana aderenti +dell’Impero. È difficile che l’antico Conte di Tivoli conservasse +ancora la sua podestà.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note692"> +<p><span class="label"><a href="#tag692">692</a>.  </span>Di già Adriano IV da Anagni aveva conchiuso la +lega coi Lombardi: <span class="smcap">Sir Raul</span>, <i>De Rebus gestis Friderici</i>, +p. 1183, C. — Vedi la <i>Epistola Concilii</i> (<i>Papiensis</i>) alla Cristianità, +nel <span class="smcap">Watterich</span>, II, 483.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note693"> +<p><span class="label"><a href="#tag693">693</a>.  </span><i>Chron. Fossae Novae</i>; ad a. 1160: <i>Hic venit Anagniam, +et acquisivit totam Campaniam, et misit in suo jure.</i> +Nella scrittura dei Rolandisti (nel <span class="smcap">Theiner</span>) è detto che +Ottaviano corruppe i primi Senatori colla moneta di dugento +libbre, ma che i nuovi eletti li costrinsero a depositare quel +denaro in Campidoglio: <i>in Capitolium deportata, et qualiter +de communi voce populi muri urbis exinde repariantur</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note694"> +<p><span class="label"><a href="#tag694">694</a>.  </span>Venne nella Città ai 6 di Giugno, e ai 27 era tornato +a Preneste. <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 1036: lettera di Alessandro ad Enrico +di Grado: <i>Nos — VIII Id. Junii Urbem tenuisse et a clero et +pop. Rom. apud eccl. de S. M. Novae cum psalmis, hymnis — fuisse +receptos</i>. Alla domenica successiva egli avrebbe celebrato +pacificamente la messa in Laterano: <i>Data Romae apud +S. M. Novam XVIII Kal. Junii</i>. — <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 451: +<i>Quia vero diutius ibidem propter magnam schismaticor. seditionem +quiete non potuit remanere, precibus P. Romani seductus, +ad partes Campanie remeavit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note695"> +<p><span class="label"><a href="#tag695">695</a>.  </span>Gli <i>Annali di Erfurt</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XVI): <i>de Urbe +quinque Senatores missi a Romanis erant</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note696"> +<p><span class="label"><a href="#tag696">696</a>.  </span><i>Cum omne patrimonium S. Petri — ab Aquapendente +usque ad Ceperanum</i> (confini che allora aveva lo Stato della +Chiesa) <i>per Imp. et schismaticos occupatum vidisset</i>: <span class="smcap">Card. +Arag.</span>, p. 451; <span class="smcap">Bern. Guidonis</span>, p. 446. — E Federico stesso +dice: <i>Rollandus — propter fideles nostros circa Romam non +habet — ubi caput suum reclinet</i>; perlochè egli sarebbe +fuggito: ed eziandio dice che era indebitato fino agli occhi. +<span class="smcap">Goldast</span>, <i>Constit Imp.</i>, I, 279.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note697"> +<p><span class="label"><a href="#tag697">697</a>.  </span>Vedi <span class="smcap">J. Ficker</span>, <i>Rainaldo di Dassel, cancelliere dell’Impero +e arciv. di Colonia</i> (1156-1167), giusta le fonti storiche, +Colonia, 1850.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note698"> +<p><span class="label"><a href="#tag698">698</a>.  </span><i>A. 1162: Nos Senatores pro justitia cuique tribuenda +a reverendo atque magnifico populo Romano in Capitolio constituti</i> — (<span class="smcap">Galletti</span>, +<i>Del Prim.</i>, n. LXI). — Ai 14 di Ottobre +1163 v’è questa data: <i>Anno. Pontif. Dompni Victoris IV +pape</i> (<span class="smcap">Galletti</span>, n. LXII).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note699"> +<p><span class="label"><a href="#tag699">699</a>.  </span>Noto che Federico agli 8 Novembre 1163 diede una +lettera di franchigia per Gubbio: <i>Dat. VI yd. Nov. A. D. J. +MCLXIII Ind. XII — Act. Laud. in d. n. fel. Am. — Ego +Rainald etc.</i> L’originale non esiste più nell’Archivio di +Gubbio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note700"> +<p><span class="label"><a href="#tag700">700</a>.  </span>Roma fu da Cristiano messa a gravi strette; vedi la +lettera 33 di <span class="smcap">Giovanni di Salisbury</span> a san Tomaso (ediz. +di <span class="smcap">Lupo</span>, <i>Oper.</i>, T. X, 81). Questi avvenimenti sono dell’anno +1165. Sotto la data di <i>Indict. XIV</i>, ne narra la <i>Cronica +di Fossa Nova</i>. — <span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Cont. Aquicinct.</i>, li registra +all’anno 1165, e il <span class="smcap">Card. Arag.</span>, scombuiato in fatto di +cronologia, li pone dopo il ritorno del Papa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note701"> +<p><span class="label"><a href="#tag701">701</a>.  </span><span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 456: <i>Pecunia non modica mediante — et +Senatum juxta voluntatem et arbitrium ejus innovando +constituit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note702"> +<p><span class="label"><a href="#tag702">702</a>.  </span><i>Acta sunt haec A. D. Inc. MCLXV Ind. XIII IX Kal. +Dec. Pontif. vero ipsius Papae <span class="over">an</span>. VI</i>: così dicono gli Atti +nel <span class="smcap">Card. Arag.</span>, p. 457. Vi concorda <span class="smcap">Romualdo</span>, p. 205; +e la stessa data pone Alessandro nella lettera ad Enrico di +Reims, <i>Lateran. VIII Kal. Dec.</i> (24 Novemb.): <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, +1042.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note703"> +<p><span class="label"><a href="#tag703">703</a>.  </span><i>Cum illo populo habitamus, qui tempore omnimodae +pacis, nedum turbationis, ad Romanor. pontif. consuevit manus +respicere</i>: lettera all’Arcivescovo di Reims, <i>Laterani XV +Kal. Febr.</i> (<i>Ep.</i> 96, nel <span class="smcap">Martene</span>, II, 721). Qua e altrove egli +si duole dei suoi debiti e degli usurai: <i>tanta namque sunt +onera debitorum et creditorum instantia, ut nisi ecclesiae dei +a tua fuerit modo liberalitate subventum, vix aut numquam +nobis statum urbis in ea pace, in qua nunc est, poterimus conservare</i>. +Soltanto in grazia del denaro Roma aderiva ai Papi. +Vedi eziandio l’<i>Ep.</i> 109 del Papa allo stesso Arcivescovo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note704"> +<p><span class="label"><a href="#tag704">704</a>.  </span>L’<i>Ep.</i> 140 di <span class="smcap">Giovanni di Salisbury</span> dice che Guglielmo +morendo mandò 40,000 lire sterline al Papa: altrettante +il figlio di lui (<span class="smcap">Lupus</span>, <i>Op.</i>, T. X, 150).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note705"> +<p><span class="label"><a href="#tag705">705</a>.  </span><i>Et quia Roma, si inveniret emptorem, se venalem praeberet — nihil +cum eo (populo) potuit efficere, qui se utrique +parti simulabat placere, et cum nulla fideliter ambulabat</i>: <span class="smcap">Card. +Aragon.</span>, p. 457.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note706"> +<p><span class="label"><a href="#tag706">706</a>.  </span>Alcuni documenti fanno apparire che, prima Gionata, +indi Raino fossero signori di Tusculo. In <span class="smcap">Cencio</span> trovasi +nel 1155 Gionata che conchiude un patto concernente Tusculo, +ed ancora nel 1150 ei sottoscrive a Farfa il decreto di Ottone +conte palatino; nel 1163 l’Abate di santo Alessio gli dà in +feudo Astura (<span class="smcap">Nerini</span>, n. XIII). Nel 1167 si nomina il solo +Raino come conte di Tusculo; nel 1171 è Raino che cede +Tusculo al Papa: pertanto Gionata morì prima del 1167. Io +non credo col <span class="smcap">Curtius</span> che Gionata e Raino formassero una +persona sola; i documenti non confondono i nomi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note707"> +<p><span class="label"><a href="#tag707">707</a>.  </span>I trattati concernenti Tusculo sono nel <span class="smcap">Muratori</span> +(<i>Ant. It.</i>, III, 777), che li trasse da <span class="smcap">Cencio</span>: quello conchiuso +con Odone <i>de Columpna</i> è dato ai 10 Dicembre 1151. Addì 28 +Dicembre 1152 Odone Frangipane fa quitanza di trenta libbre +ricevute dal Papa per la liberazione del pegno. Ai 9 Luglio +1155 <i>Jonathas fil. quond. Ptolomei de Tusculana giura +fedeltà al Papa excepto contra Imperatorem — hanc fidelitatem +facio quia dedisti mihi in feudum totam partem vestram +supradicte civitatis Tusculanae</i>. Ed a cauzione del Papa gli +consegna <i>Montisfortini</i> e Faiola, <i>usque in terminum duor. +annor. incipiendor., postquam vera pax fuerit facta inter vos +et Romanos</i> (<span class="smcap">Cencius</span>, fol. CXII).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note708"> +<p><span class="label"><a href="#tag708">708</a>.  </span>La <i>Cronica</i> del <span class="smcap">Marangone</span> narra questo fatto sotto +la data dell’<i>Ind. XV</i>. A Civitavecchia erano Pietro Latro +e quaranta Romani: furon fatti prigionieri. Ottimo chiarimento +di questi casi dà la lettera di Rainaldo al Coloniensi +e al duca Enrico di Limburg: <i>Nos cum sola et domini cancellarii +Philippi militia Tusculanum ingressi sumus, ne civitas +illa, imperio summe necessaria, perderetur</i> (<span class="smcap">Sudendorf</span>, +<i>Regist.</i>, n. LXII). <span class="smcap">Romualdo</span> (p. 208) nomina oltre a Rainaldo +anche l’esiliato Andrea <i>de Rupe Canina</i>. Vedi anche +<span class="smcap">Ottone de S. Blasio</span>, c. 20. Che fosse Raino a chiamar gli +Imperiali lo dice soltanto il <span class="smcap">Card. Aragon.</span></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note709"> +<p><span class="label"><a href="#tag709">709</a>.  </span><span class="smcap">Ottone de S. Blasio</span> conta <i>500 milites et 800 Caesarianos</i>, +e trecento uomini a Tusculo. <span class="smcap">Acerbo Morena</span> udì +da’ combattenti che tutta l’oste tedesca non giungeva a +mille cavalieri. Con Cristiano, dic’egli, erano eziandio Roberto +di Bassavilla (esiliato dalle Puglie), il Conte dei Marsi, +<i>et Braibenzones, qui erant fortissimi</i> (p. 1143, sq.). Se si stia +a <span class="smcap">Sigb.</span>, <i>Auctar. Aquicinct.</i>, vi si trovava presente anche +Alessandro vescovo di Liegi. Gli <i>Annal. Coloniens. Maximi</i> +(<i>Mon. Germ.</i> XVII, 766) non danno a Cristiano che cinquecento +uomini.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note710"> +<p><span class="label"><a href="#tag710">710</a>.  </span>Della battaglia di Monte Porzio: <span class="smcap">Sicardo</span> (<i>Chron.</i>, +p. 599, nota 18): <i>Theotonici — apud Montem Portum invadunt</i>; +<span class="smcap">Gottfried</span> (<i>De Gestis Frider.</i>, p. 41): <i>in monte de +Porcu; Chron. Urspergens.</i>, p. 224: <i>apud Montem Porcum</i>. Anche +<span class="smcap">Giov. Villani</span> scrive: Monte del Porco. Del giorno, <i>4 Kal. +Junii, dies lunae Pentecostis</i> oppur <i>Feria 2</i>, danno conferma +la lettera di Rainaldo, la <i>Cronica</i> del <span class="smcap">Marangone</span>, le postille +marginali del <i>Cod. Farf. Vatican. 6808</i>, gli <i>Acta Pontif.</i> in +<span class="smcap">Cencio</span>, gli <i>Annali di Erfurt, di Magdeburgo</i> ecc. I Romani +uscirono la domenica di Pentecoste a porsi in ordine di battaglia. +Gli <i>Annal. di Magdeburgo</i> dicono che fu fatto prigioniero <i>filium +cujusd. Ottonis Frangepanis quem multis pecuniis redimere +volentibus non reddiderunt</i>. Rainaldo scrive: <i>Romani +miserabiles a Tusculano usque Romam per omnes vias, per +omnes agros, sicut pecora, tanta strage jugulati sunt, ut occisorum +numerus supra IX aestimetur millia</i>. Egli e l’Arcivescovo +di Magonza avrebbero fatto soltanto cinquemila prigionieri; +e i Romani medesimi avrebbero detto: <i>de XXX millibus +vix duo millia in urbem rediisse</i>. Gli Imperialisti (come <span class="smcap">Ottone +de S. Blasio</span> e <span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Auct. Aquicinct.</i>) esagerano il +numero de’ morti fino a quindicimila. Sono più esatti gli +Italiani, i quali variano dai sei ai duemila.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note711"> +<p><span class="label"><a href="#tag711">711</a>.  </span><span class="smcap">Acerbo Morena</span> dice sprezzevolmente: <i>vilissimi sunt — non +sicut sui majores fecere faciunt</i>. Il <span class="smcap">Card. Aragon.</span>: +<i>in primo congressus Popul. Rom. irrecuperabiliter corruit, +et per campestria, atque convallium devia ita impie contritus, +atque delapsus est, quod de tanto agmine tertia vix pars +evasit</i>. Il contemporaneo <span class="smcap">Gottfried</span>, <i>de Gest. Frid.</i>: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Roma cadit fugiens, cecedit pars magna Senatus</i> —</p> +<p class="i01"><i>Hii duo presbiteri, quos pretulit ordine Cesar,</i></p> +<p class="i01"><i>Tam male cantabant requiem super agmina cesa,</i></p> +<p class="i01"><i>Cesa per arva necant et tumulanda vetant.</i></p> +<p class="i01"><i>Milia bis bina per prata jacent resupina,</i></p> +<p class="i01"><i>Pluraque captiva retinent in carcere viva.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note712"> +<p><span class="label"><a href="#tag712">712</a>.  </span><i>Ab eo tempore, quo Annibal Romanos apud Cannas +devicit, tantam Romanorum stragem nullus recolit extitisse</i>: +<span class="smcap">Card. Aragon.</span> — Il <span class="smcap">Villani</span>, lib. V, c. I, registra la leggenda +che la battaglia andasse perduta per il tradimento +dei Colonnesi, i quali perciò sarebbero stati cacciati di Roma. +Il <span class="smcap">Mattei</span>, <i>Memorie di Tusculo</i>, s’inventa di suo +capo i nomi dei duci romani: che i morti si seppellissero +a san Lorenzo e a san Sebastiano, è cosa probabile; però +nessuna iscrizione funeraria ne giunse fino a noi. Solamente +<span class="smcap">Sicardo</span>, p. 599, dice: <i>quorum multi apud S. Stephanum sepulti +sunt, et habent hoc epitaphium: Mille decem decies et +sex decies quoque seni</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note713"> +<p><span class="label"><a href="#tag713">713</a>.  </span>Il <span class="smcap">Card. Arag.</span> nota al 19 di Luglio l’arrivo di Federico; +il <span class="smcap">Morena</span>, testimonio oculare, più determinatamente: +<i>in die lunae, quae fuit IX die ante Calendas Aug. de Ind. XV +in Monte Gaudio — castrametatus est</i>. Il monte è dai Cronisti +chiamato <i>Gaudius</i> oppure <i>Malus</i>. Il <span class="smcap">Marangone</span> ha +questa data: <i>XI Kal. Aug.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note714"> +<p><span class="label"><a href="#tag714">714</a>.  </span>Sopra queste porte, a lettere d’argento, era fatto nota +della donazione di Costantino. Il <span class="smcap">Mallio</span>, nella <i>Descrizione +del san Pietro</i>, n. 160 (intorno al 1180), dice: <i>Argenteis literis +(sicut nos vidimus, et cum fratribus saepissime legimus) +adnotata fuere, videlicet Perusium, Fesulae, Clusium, Bulsinum, +Assisium etc.</i> Nell’anno 1200 i Viterbesi furono costretti +a restituire le porte. — <span class="smcap">Acerbus Morena</span>, p. 1149: +<i>exarsa est — mirabilis imago — in muro ipsius Ecclesiae +versus eccl. S. Petri super atrium ipsius Eccl. S. Petri, ex +auro purissimo atque splendidissimo decorata, cujus similis in +Italia nunquam fuit amplius visa</i>: rappresentava Cristo e +san Pietro. Il <span class="smcap">Morena</span> chiama la <i>S. Maria in Turri</i> anche +col nome <i>de Laborario</i>. Molti altri Cronisti parlano dell’incendio, +e il <i>Chron.</i> <span class="smcap">Magni Presbiteri</span> (<i>Mon. Germ.</i>, XVIII, 489) +ne rovescia la colpa sulla plebaglia che era nell’esercito dell’imperatore +(<i>per viles personas</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note715"> +<p><span class="label"><a href="#tag715">715</a>.  </span><i>Infesta signa usque ad altare ferentes, occisione multorum +polluerunt</i> (<span class="smcap">Otto de S. Blasio</span>, c. 20). — <i>Et replevit +aedem interfectis</i>: <span class="smcap">Elmold</span>, <i>Chron. Slavor.</i>, II, c. 10.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note716"> +<p><span class="label"><a href="#tag716">716</a>.  </span>Se si stia ad <span class="smcap">Acerbo Morena</span>, il duomo fu preso di +sabato, poichè egli pone in martedì il giorno 1 Agosto. Del +30 Luglio, ch’era domenica, è il Diploma dato da Federico +(<i>apud S. Petrum</i>) a ricompensa della gloriosa vittoria riportata +sui Romani da Rainaldo e dai vassalli del Vescovo di +Colonia; gli fa dono dei redditi di Andernach, <i>specialiter +quia deo auctore, Romanis in conflictu publico per invictam +ejus et illustris Coloniensis ecclesie militie virtutem gloriosissime +superatis, sacratissimum nostrum imperium inexplicabiliter +est exaltatum</i> (<span class="smcap">Bohmer</span>, n. 2526). Pochi dì dopo +Rainaldo moriva.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note717"> +<p><span class="label"><a href="#tag717">717</a>.  </span>Vedi il <span class="smcap">Reuter</span>, <i>Storia di Aless. III</i>, Lipsia 1860, +II, 262.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note718"> +<p><span class="label"><a href="#tag718">718</a>.  </span><i>Una galea — usque ad romeam ripam prope pontem +cum vexillis multis erectis applicuit</i>: <span class="smcap">Marangone</span>. La <i>riparmea</i> +ossia <i>ripa romana</i> sarebbe quella che più tardi ebbe +nome di «ripa grande».</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note719"> +<p><span class="label"><a href="#tag719">719</a>.  </span>... <i>quod Senatum non nisi per eum vel per nuntium +suum ordinabunt. — D. Imp. confirmabit Senatum perpetuo +in eo vigore, in quo nunc est, et augebit cum tali tenore, ut +Senatus — ei subjectus fiat, et faciet inde privilegium cum +sigillo auri, in quo contineantur haec, videl. confirmatio +Senatus, et quod faciet salva omnia justa testamenta populi +Romani</i>: <span class="smcap">Godefridi Monachi</span> <i>Annal.</i>, a. 1167; <span class="smcap">Goldast</span>, I, +283; <i>Annal. Colon. Maximi</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XVII, 781).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note720"> +<p><span class="label"><a href="#tag720">720</a>.  </span>Di queste particolarità narra soltanto la vecchia <i>Cronica</i> +del <span class="smcap">Marangone</span>: <i>CCCC obsides, quos Imp. antea habere +non poterat, ei dederunt, et L Senatores ex praecepto Augusti +constituerunt</i>. Tuttavia dovettero pur essere cinquantasei +Senatori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note721"> +<p><span class="label"><a href="#tag721">721</a>.  </span><span class="smcap">Goffredo</span>, testimonio oculare (<i>De Gestis Frid.</i>), ne la +descrive (<i>sic ubi Roma tacet, gloria nostra jacet</i>), e parimenti +fa il <span class="smcap">Morena</span>. La <i>Cronica Piacentina</i> (ediz. dell’<span class="smcap">Huillard</span>, +Parigi 1856): <i>descendit pluvia, quae appellatur Basobo mense +augusti</i>. La mal’aria (<i>intemperie aëris</i>) parve allo Scrittore +degli <i>Ann. Cameracens.</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XVI) esser simile ad +un’immane nube nera, che di repente coperse la vallata vicina +a Monte Mario: in quella valle sarebbero morti Rainaldo +(passò di vita al 14 di Agosto, e gli <i>Annales Egmundani</i>, +a. 1167, gli dedicano un eccellente elogio) e settemila Tedeschi; +in Roma ne sarebbero morti ventimila. Anche gli +<i>Annal. Palidenses</i> dicono: <i>Innumeram moltitudinem praecipue +Romanor. stravit, quippe muris inclusi</i>. Alla siccità +dell’estate susseguì un inverno tanto crudo, che ne gelò il +lago Fucino (<i>Chron. Fossae Novae</i>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note722"> +<p><span class="label"><a href="#tag722">722</a>.  </span>Fra gli altri morirono Daniele vescovo di Praga, +Eberardo di Regensburg, Goffredo di Spira, Alessandro di +Liegi, Erminio di Verdun, Enrico conte di Nassau, Burcardo +conte di Alremont, Enrico conte di Lippa, il duca Federico +di Rothenburg, Guelfo duca, Berengario di Sulzbach, +Rainaldo di Colonia, i maggiori capitani e consiglieri dell’Imperatore. +Vedi il <span class="smcap">Reuter</span>, II, 267.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note723"> +<p><span class="label"><a href="#tag723">723</a>.  </span>«E ’l Signore mandò un Angelo, il quale distrusse +ogni valente uomo ed ogni capo e capitano ch’era nel campo +del Re degli Assiri: laonde egli se ne ritornò svergognato +al suo paese» (2, <i>Chroniche</i>, XXXII, 21). A questo passo +della Bibbia s’inspirava <span class="smcap">Tomaso di Canterbury</span> allorquando +si congratulava con Alessandro III che Sennacheribbo +se ne fosse andato, e Dio ne avesse distrutto l’esercito: +<i>consumpsit eos morte famosissima</i> (<i>Ep.</i> XXII, lib. II in +<span class="smcap">Lupo</span>). Quasi tutti i Cronisti, massimamente quando sono preti, +la prendono per una punizione divina. <span class="smcap">Card. Arag.</span>: <i>Tunc +idem Fridericus divina se manu percussum fore intelligens, +cum Romanis utcumque composuit, et VIII Id. Aug., non sine +manifesta confusione, recessit</i>. Sto in dubbio della data, 6 di +Agosto. A quel giorno l’Imperatore ancor detta una scrittura +<i>juxta Romam in Monte Gaudii</i> (<span class="smcap">Stumpf</span>, II, 364). Ai 4 di +Settembre era a Pontremoli. <span class="smcap">Giovanni di Salisbury</span> (<i>Ep.</i> 159, +in <span class="smcap">Lupo</span>): <i>Imperator — quasi torris raptus de incendio, confusus +ab Urbe recessit.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note724"> +<p><span class="label"><a href="#tag724">724</a>.  </span>«Beato Alessandro, che non vide Italia: felice me, +se in Asia fossi trapassato»: <span class="smcap">Ricobaldo di Ferrara</span>, p. 372, +citato dal <span class="smcap">Raumer</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note725"> +<p><span class="label"><a href="#tag725">725</a>.  </span>La lega Lombarda si conchiuse nell’anno 1167. Vedi +i recentissimi studî e i documenti della sua storia, in <span class="smcap">Cesare +Vignati</span>, <i>Storia diplom. della Lega Lombarda</i>, Milano 1866.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note726"> +<p><span class="label"><a href="#tag726">726</a>.  </span><i>Cod. Farfensis Vatican. 6808: <span class="over">an</span>. dni MCLXVIII +V Idus Aprilis Albanensis civitas destructa est a Romanis</i>. +Il <i>Catalogo</i> in <span class="smcap">Cencio</span>: <i>Albanum a Romanis concrematum +est VI Idus Aprilis</i>. Più esattamente nel <i>Chron. Foss. Nov.</i>, +ad <span class="over">an</span>. 1168, e nel <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 460.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note727"> +<p><span class="label"><a href="#tag727">727</a>.  </span><i>Clausus est in turre Stephani Theobaldi, nec audet +egredi, timetque usq. ad mortem innovationem Senatorum, qui +in Cal. Novembr. Urbis regimen accepturi sunt: Ep.</i> 108, +Lib. II, di <span class="smcap">Giovanni di Salisbury</span>, nel Tom. X di <span class="smcap">Lupo</span>. Vedasi +anche la <i>Ep.</i> 66.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note728"> +<p><span class="label"><a href="#tag728">728</a>.  </span><i>Chron. Fossae Novae</i>, ad <span class="over">an</span>. 1168. È meraviglioso +veder combattere l’un contro l’altro nel Lazio due arcivescovi +di Magonza, Cristiano e Corrado.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note729"> +<p><span class="label"><a href="#tag729">729</a>.  </span><span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 462, e <span class="smcap">Romualdo</span>, p. 210, il quale +erroneamente scrive Gionata a vece di Raino. Raino aveva +prima ricevuto in permuta Monte Fiascone e san Flaviano da +Giovanni prefetto, cui tempo innanzi gli aveva dati in pegno +il Papa: ma in quelle terre Raino non fu accolto. Il documento +degli 8 Agosto 1170 (in <span class="smcap">Cencio</span>, fol. 261) dice: <i>Ego +Rayno fil. quond. Tholomei de Tusculana — dimitto vobis d<span class="over">no</span> +meo Alex. Pp. — et S. R. E. — civitatem Tusculanam cum +arce ejusdem civitatis — Et ab hac hora in antea potestatem +habeatis in ea intrandi, tenendi, possidendi, disponendi, laborandi, +fruendi, placitandi, infeudandi</i>. Vedi anche il <span class="smcap">Watterich</span>, +II, 415. — Nell’anno 1174 lo stesso Raino diede il +<i>Castrum Algidi</i> in ipoteca al Papa che gli aveva dato duecento +libbre a prestito (<span class="smcap">Cencio</span>, fol. 115). Si noti quanto prestamente +cadde in rovina la casa dei Tusculani.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note730"> +<p><span class="label"><a href="#tag730">730</a>.  </span><i>Domno vero Papae obtulit, quia data pecunia liberaret +eum ab exactionibus omnium Romanorum — repulsam passus +est: Ep.</i> 80, lib. II, in <span class="smcap">Lupo</span>, Tom. X, e più addietro +nell’<i>Ep.</i> 79.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note731"> +<p><span class="label"><a href="#tag731">731</a>.  </span><i>Hoc autem <span class="over">ano</span> misit Imp. Constantinopolitanus nepotem +suam cum Episcopis Grecis et cum comitibus, et cum +multis militibus — ut daret eam in conjugio Odoni Frajapanis +de Roma, qui (Alexand.) apud Verulas eum conjugavit, et +tunc ipse Odon cum ea reversus est Romam: Chron. Foss. Nov.</i>, +ad <span class="over">an</span>. 1170. Alessandro venne a Veroli ai 18 Marzo. Delle +altre trattattive vedasi il <span class="smcap">Card. Arag.</span>, p. 461.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note732"> +<p><span class="label"><a href="#tag732">732</a>.  </span><i>Cod.</i> <span class="smcap">Cencii</span>, fol. 262: <i>Celebrata nativitate b. Mariae +cum fratribus suis de Verulis exiens — in Vigilia Sct. Lucie</i> +(<i>s. Luce</i>, vedi il <span class="smcap">Jaffé</span>, p. 735) <i>cum gloria et honore civitatem +ipsam (Tuscul.) intravit, et in palatio ipsius arcis tamquam +dominus per XVI</i> (leggi col <span class="smcap">Jaffé</span> <i>XXVI</i>) <i>menses +resedit</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note733"> +<p><span class="label"><a href="#tag733">733</a>.  </span>Sull’impressione che Alessandro risentì dall’assassinio +del Becket, e sulle ambascerie inglesi venute a Tusculo, vedi +il <span class="smcap">Reuter</span>, III, 116</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note734"> +<p><span class="label"><a href="#tag734">734</a>.  </span><span class="smcap">Cencio</span> e <span class="smcap">Romualdo</span> ad <span class="over">an</span>. 1171. Cronologicamente +più esatto è senza dubbio il <i>Chron. Foss. Nov.</i> ad <span class="over">an</span>. 1172: +<i>Ind. V Alexand. P. fecit finem cum Romanis, qui destruxerunt +muros civitatis Tusculanae mense Nov.</i> Vedi la <i>Vita Alexand.</i> +nel <span class="smcap">Watterich</span>, II, 417. Il <span class="smcap">Jaffé</span> fa conoscere che sulla fine +del Gennaio 1173 Alessandro andò da Tusculo a Segni. Quivi, +addì 4 Febbraio, canonizzò Tomaso di Canterbury.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note735"> +<p><span class="label"><a href="#tag735">735</a>.  </span>La pace di Venezia, conchiusa il giorno 1 di Agosto +fu confermata solennemente in san Marco ai 15 di quel mese +(gli Atti ne sono registrati nel <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq. Ital.</i>, IV, 285 +e nel <span class="smcap">Pertz</span>, <i>Leges</i>, II). Il trattato colle città fu raffermato +soltanto nella pace di Costanza, ai 25 Giugno 1183.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note736"> +<p><span class="label"><a href="#tag736">736</a>.  </span>Su di ciò vedasi la profonda analisi che ne fa il <span class="smcap">Ficker</span>, +nei suoi <i>Studî sulla storia dell’Impero e della Chiesa</i>, +Inspruck, 1869, II, p. 307, ecc., p. 469. Nel <i>Pactum Anagninum</i> +(<span class="smcap">Pertz</span>, <i>Leges</i>, II, 147) gli ambasciatori promettono +al Papa che l’Imperatore <i>praefecturam Urbis et terram comitisse +Mathildae restituet</i>, ossia ciò che si comprendeva nel +concetto di <i>Patrimonium</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note737"> +<p><span class="label"><a href="#tag737">737</a>.  </span><i>Totius populi Romani consilio et deliberatione statutum +est, ut Senatores qui fieri solent, fidelitatem et hominium +D. Papae facerent, et B. Petri Ecclesiam, atque regalia, +quae ab eis fuerunt occupata, libere in manibus et potestate +sua restituerunt</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 475.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note738"> +<p><span class="label"><a href="#tag738">738</a>.  </span><i>Exierunt obviam sibi in longum Clerus Romanus cum +vexillis et crucibus, quod nulli Romanorum Pontifici recolitur +factum, Senatores et Magistratus, Populi cum concrepantibus +tubis, nobiles cum militia in apparatu decoro, et pedestris +populositas cum ramis olivarum, laudes Pontificis consuetas +vociferans</i>: <span class="smcap">Card. Arag.</span>, p. 475. — <span class="smcap">Andrea Dandolo</span> (<i>Chron</i>., +pars 36) dice che i Romani gli andarono incontro <i>cum tubis +argenteis, et octo vexillis diversorum colorum</i>; e questi il +Doge avrebbe mandato al Papa, in memoria del suo trionfo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note739"> +<p><span class="label"><a href="#tag739">739</a>.  </span>San Bernardo avrebbe detto al trionfante Alessandro +ciò che scrisse a papa Eugenio III: <i>In his successisti, +non Petro sed Constantino. — Petrus sic est, qui nescitur +procesisse aliquando, vel gemmis ornatus, vel sericis, non tectus +auro, non vectus equo albo; nec stipatus milite, nec circumstrepentibus +septus ministris: De Consideratione</i>, lib. IV, cap. 3.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note740"> +<p><span class="label"><a href="#tag740">740</a>.  </span>Così era anche delle città vescovili del Lazio, dove i +Papi tenevano corte. Nell’anno 1164 il Vescovo di Anagni +si duole che quel Comune aggravi d’imposta le genti vescovili +al paro dei cittadini; risponde il Papa che lo proibirà: +<i>vestra petitio continebat, quod potestas, concilium, populus +civitatis Anagninae familiares et servientes vestros ad +solvendum, contribuendum cum aliis civibus Anagn. in datiis, +collectis, angariis et parangariis, expensis, et aliis oneribus +supradictae civitatis propria temeritate compellunt in vestrum +prejudicium — — dat. Anagn. Id. Junii pont. nostri an. V</i> +(<span class="smcap">Labbé</span>, <i>Concil.</i>, XII, col. 252). In Anagni vediamo dunque +esistere le tre podestà civiche, ed è assai notevole che ivi +nell’anno 1164 compaia il Podestà. — Fino una terra piccola +e decaduta com’era la vescovile Ostia aveva il suo municipio. +In un documento dell’anno 1159 il <i>populus Ostiensis</i> si +obliga di dare al Papa annualmente due <i>platratae</i> di legno; +vi interviene il Procurator del Comune coi <i>boni viri cives +Ostienses</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant.</i>, I, 675).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note741"> +<p><span class="label"><a href="#tag741">741</a>.  </span>Vedi più addietro a carte 620, nota 1, dove è detto di +questa famiglia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note742"> +<p><span class="label"><a href="#tag742">742</a>.  </span><span class="smcap">Romualdo</span>, ad a. 1178 (p. 241); il tempo fu prima +dell’Agosto. <i>Ad pedes Alessandri Papae accedens, confirmata +sibi Praefectura, ejus homo devenit.</i> Il <span class="smcap">Reuter</span> (III, 763) +nota a questo argomento che, conformemente ai patti di +Anagni e di Venezia, l’Imperatore restituisse al Papa la +<i>Praefectura</i> solamente <i>salvo omni jure imperii</i>, e dichiara +non potersi credere che cessasse ogni rapporto di obligo del +Prefetto verso l’Imperatore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note743"> +<p><span class="label"><a href="#tag743">743</a>.  </span>Calisto si sottomise a Tusculo nel dì 29 Agosto: +<span class="smcap">Anon. Casinens.</span>, ad a. 1178; <i>Chron. Foss. Nov.</i>; <span class="smcap">Romualdo</span> +sulla fine della <i>Cronica</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note744"> +<p><span class="label"><a href="#tag744">744</a>.  </span><i>3 Kal. Oct. quidam de secta schismatica — Landum +Pitinum elegerunt in Pap. Innocentium: Chr. Foss. Nov.</i>, ad +an. 1178. — <span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Auctar. Aquicinct.</i>, reputa erroneamente +che Lando fosse un Frangipani: da documenti si rileva che +i Landi erano baroni del Lazio. — <span class="smcap">Anon. Casin.</span>, a. 1180: +<i>apud Palumbariam cum sociis captus</i>. Lo stesso <i>Continuatore</i> +di <span class="smcap">Sigeberto</span> non fa parola di Palombara, ma dice che protettore +di Lando, in un castello prossimo a Roma, sia stato un +fratello di Ottaviano antipapa. Signori di Palombara erano +Filippo e Odone, figli di quell’Ottaviano <i>comes Palumbariae</i>, +che è nominato in una carta Farfense dell’anno 1159. Intorno +a Palombara ed a quei Baroni, vedi l’<i>Analisi</i> del <span class="smcap">Nibby</span>. +Lando fu consegnato al Papa sull’incominciamento del 1180, +in quello che un’inondazione del Tevere devastò Roma e vi +scoppiò una pestilenza (<i>Chr. Foss. Nov.</i>, ad <span class="over">an</span>. 1180).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note745"> +<p><span class="label"><a href="#tag745">745</a>.  </span><i>Cujus obitu quidam insipientes Romani audito, ei +non, ut debuerant, obviam cum ad urbem deferretur venerunt; +et ei maledicentes, luto etiam et lapidibus lecticam, in +qua portabatur lapidantes, vix eum in patriarchio Lateranensi +sepeliri permiserunt</i>: <span class="smcap">Sigb.</span>, <i>Cont. Aquicinct.</i>, ad +<span class="over">an</span>. 1181. Perì il suo mausoleo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note746"> +<p><span class="label"><a href="#tag746">746</a>.  </span><i>Tres tantum praecesserunt eum in numero annorum, +quo Roman. Eccl. praefuerunt, b. Petrus sed. 25 annis, Silvester +I 23, Adrianus totidem</i>: <span class="smcap">Robertus de Monte</span>, ad <span class="over">an</span>. 1181. — Dopo +di Alessandro III solamente Pio VII toccò i ventitrè +anni di reggimento. È noto che nessun Papa aveva raggiunto i +venticinque anni (cui si favoleggiò aver durato il pontificato di +san Pietro), ma Pio IX li superò, essendo pervenuto oggidì ai +suoi ventisette anni di regno in mezzo ai grandissimi avvenimenti +ch’ei vide compiersi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note747"> +<p><span class="label"><a href="#tag747">747</a>.  </span>La storia migliore e più profonda del pontificato di +Alessandro III è data nell’Opera più volte citata del <span class="smcap">Reuter</span> +(Lipsia, 1864, in 3 vol.). Vedasi segnatamente nell’ultimo +volume il capitolo che tratta delle idee gerarchiche e delle +conquiste di questo Pontefice.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note748"> +<p><span class="label"><a href="#tag748">748</a>.  </span>Mostra il <span class="smcap">Jaffè</span> che ai 2 Novembre 1181 egli era in +Laterano, e che vi rimase fino al Marzo 1182. Ai 13 Marzo +era di nuovo a Velletri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note749"> +<p><span class="label"><a href="#tag749">749</a>.  </span><i>Ortum est grave dissidium inter Romanos et P. Lucium +super consuetudinibus quibusdam, quas praedecessores +sui facere solebant, quos supradictus Papa juravit, se nunquam +facturum</i>: <span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, <i>Annales</i>, pars poster., +p. 621 (citato dal <span class="smcap">Curtius</span>, p. 271).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note750"> +<p><span class="label"><a href="#tag750">750</a>.  </span><i>Chron. Foss. Nov.</i>, ad an. 1183. Esso pone a <i>Kal. +Julii</i> l’assedio di Tusculo fatto da’ Romani. Più esattamente +una postilla marginale nel <i>Cod. Vat. 1984</i> dice: <i>in vigilia +b. Petri apostolici a<span class="over">n</span>o 2 Lucii III papae Ind. I</i>. Lo stesso +Codice: <i>interea Roma a XXV senatoribus administrabatur</i>; +ma non si può guarentire che questo numero sia giusto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note751"> +<p><span class="label"><a href="#tag751">751</a>.  </span><span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, p. 62, dice che i Romani avessero +ucciso Cristiano avvelenando una fontana. — Papa Lucio +invitò mediante un Breve, il clero tedesco a fare orazioni +pel defunto (<span class="smcap">Schannat</span>, <i>Vindem. liter.</i>, II, 118, nel <span class="smcap">Mansi</span>, +XXII, 480). Il Papa lo chiama <i>vir valde providus et magnificus</i>. +Della morte di Cristiano parla anche il <i>Chron. Mogunt.</i> +<span class="smcap">Conradi Ep.</span>, p. 573 (nell’<span class="smcap">Urstisius</span>). Il suo elogio +fanno gli <span class="smcap">Annales Stadenses</span> (<i>Mon. Germ.</i>, XVI, a. 1173): <i>disertus +extitit et facundus, vir largus et illustris</i>. Parlava parecchie +lingue. <i>Nulla civitas, nulla urbs ei resistere audebat.</i> +Nel suo esercito i somieri erano pasciuti meglio che le +genti di servizio dell’Imperatore.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note752"> +<p><span class="label"><a href="#tag752">752</a>.  </span><span class="smcap">Rogero Hoveden</span> (p. 622) dice erroneamente che il +Papa, mercè di questo denaro, ottenesse di far pace coi Romani.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note753"> +<p><span class="label"><a href="#tag753">753</a>.  </span><i>Chr. Foss. Nov.</i>, a. 1184: <i>13 Kal. Maji incenderunt +Palianum, et Serronem, Penestrum, et sic Romam reversi +sunt</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note754"> +<p><span class="label"><a href="#tag754">754</a>.  </span>Lo narra <span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Auct. Aquicinct.</i>, ad <span class="over">an</span>. 1184: <i>Romani +Lucium papam parvipendentes — in contumeliam cardinalium +excogitant inauditum flagitium</i>. E parimenti gli +<i>Annales Stadenses</i>, a. 1183, i quali dicono che i Romani fecero +crudele trattamento di ventisei Tusculani ridotti prigionieri: +cose che ricordano gli orrori delle venture guerre contro gli +Albigesi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note755"> +<p><span class="label"><a href="#tag755">755</a>.  </span><i>Chron. Foss. Nov: postea dom. Papa ivit in Lombardiam, +et misit Comitem Bertoldum legatum Imperatoris Fried. +pro defensione Tusculanae, et ad recolligendam Roccam de +Papa, quam ipse callide et dolose expugnavit</i>; prima volta che +si menzioni Rocca di Papa, fondazione pontificia. — Affine di +completare i Regesti di Federico faccio nota del suo <i>Privilegium</i> +per Fuligno cui egli dona Bevania e <i>Cocoratium</i>. Fra i +testimonî sono <i>Gottfrid. patriar. Aquil. Conradus Archiep. +Mogunt. Otto eps. Babenberg. Gerardus com. de. hon. Heinr. +comes de Altendorf. Olricus de Lucelinhardt... Dat Tervisii +A. D. J. MCLXXXIIII Ind. III. VIII. Kal. Dec. fel. Amen.</i> +Originale senza suggelli nell’Archivio comunale di Fuligno, +credenza IV, n. 3.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note756"> +<p><span class="label"><a href="#tag756">756</a>.  </span>Il <span class="smcap">La Farina</span> (<i>Storia d’Italia</i>, IV, 138) dice egregiamente +che questo Concilio di Verona piantò le fondamenta +della mostruosa Inquisizione. Il Decreto di Lucio III (<i>Ad abolendam +diversarum haeresum pravitatem, quae in plerisq. +mundi partibus, modernis coepit temporibus pullulare</i>) è più +feroce degli editti di Alessandro III: ordina che si denunci +e si stermini per opera del braccio secolare tutte le eresie, +sotto minaccia delle più gravi censure ecclesiastiche: <span class="smcap">Mansi</span>, +XXII, 476.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note757"> +<p><span class="label"><a href="#tag757">757</a>.  </span>Delle ragioni di questo mal animo fra Federico e i +papi Lucio ed Urbano parla chiaro il <i>Chronicon Slavorum</i> di +<span class="smcap">Arnoldo</span>, III, c. 10, c. 16, sqq. Vedasi inoltre la monografia +dello <span class="smcap">Scheffer-Boichorst</span>: <i>Ultima controversia dell’imperatore +Federico I colla Curia</i>, Berlino, 1866.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note758"> +<p><span class="label"><a href="#tag758">758</a>.  </span><i>Rex H. subjugavit sibi totam Campaniam praeter +Fummonem, et castrum Ferentinum obsedit per novem dies, +et ivit super Guarcinum</i>: <i>Chron. Foss. Nov.</i>, ad <span class="over">an</span>. 1186. +Anche coi Frangipani Enrico se l’era intesa, chè in uno +dei suoi Diplomi (<i>A. 1186 Ind. IV die Dominico, qui fuit +Sestus intrante mense Julii</i>) si sottoscrive <i>Otto Frangenspanem</i> +in qualità di <i>praefectus Romae</i>. <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant. It.</i>, IV, +471 — <i>actum sub temporio Regis H. feliciter, quando erat +in obsidione Urbis Veteris</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note759"> +<p><span class="label"><a href="#tag759">759</a>.  </span>Il <i>Cod. Vat.</i>, fol. 200 b, porge notizie di Urbano III +e di Gregorio VIII. — <i>Mox dictus pontifex cum tota curia +praecedentibus Leone Monumenti et Anselmo ad Pisanam civitatem +pervenit.</i> Leone di quel cognome s’incontra già +prima dell’anno 1177; chè il <i>Chron. Altinate</i> (<i>Arch. Stor.</i>, VIII, +183) annovera nel catalogo dei presenti alla pace di Venezia: +<i>Leo de Monumento, Romanus Princeps, cum hominibus XVIII</i>. +I <i>Gesta Innocenti III</i>, c. 23, lo chiamano parente di Ottaviano +vescovo di Ostia, che (secondo l’<span class="smcap">Ughelli</span>, I, 67) era della +famiglia Poli e congiunto di Innocenzo III. Indi ne parla, +nell’anno 1207, il testamento del cardinale Gregorio <i>de Crescentio</i> +(<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Prim.</i>, p. 335). Un casale dava il cognome +alla famiglia <i>de Monumento</i>, ma l’origine ce n’è ignota. +Nel 1226 trovasi il <i>Comes Octavianus de Monumento</i> nella +Bolla data da Onorio III pel Vescovato di Ostia, <i>dat. Lateran. +Nov. April. A. X</i> (<i>Mscr. Vat. 6223</i>). Lo stesso Onorio concede +nell’anno 1217 al convento di san Tomaso sul Celio, +<i>Turrim quae dicitur Monumentum, ubi dicitur Statuarium</i> +(ch’era vicin Sette Bassi, presso la via Appia): <i>Bullar. +Vat.</i>, I, 100 sgg. Il <span class="smcap">Töche</span>, <i>l’imperatore Enrico VI</i>, Lipsia 1867, +p. 61, conchiude da un Diploma di Enrico VI, dato a favore +di Leone <i>de Anguillara</i>, che questi formi una sola persona +con Leone <i>de Monumento</i>; ma è un’asserzione non comprovata: +i documenti non confondono mai i nomi. I <i>De Monumento</i> +erano una famiglia a sè. Così nell’anno 1221 vien +detto: <i>Petrus Frajapanis Romanor. Consul Almae Urbis, et +Maria de Monumento quond. Enrici Frajapanis uxor</i> (<span class="smcap">Borgia</span>, +<i>Velletri</i>, p. 263). Ancora nel 1279 io trovo <i>Angelus de Monumento</i> +(Archiv. Flor. Rocc. di Fiesole).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note760"> +<p><span class="label"><a href="#tag760">760</a>.  </span><i>Sanctiss. Patri et Dom. Clementi dei gr. summo Pontif. +et univers. Ppe. S. P. Q. R. salutem et fidele cum subjectione +servitium</i> — — Sulla fine è detto, che nessuno osasse +di rompere quella pace, <i>alioquin iram amplissimi Senatus +et metuendi populi Romani gravissimi incurrat et odium. +Actum XLIIII <span class="over">ano</span> Senatus Ind. VI mense Madii die ultimo, +jussu Senatorum</i>: seguono le sottoscrizioni. Questo atto fu +stampato la prima volta dal <span class="smcap">Baronio</span> che lo trasse da <span class="smcap">Cencio</span>; +indi, più correttamente, dal <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Ant. It.</i>, III, 785: +trovasi anche nel <span class="smcap">Curtius</span>, nel <span class="smcap">Vitale</span>, nel <span class="smcap">Vendettini</span> ecc.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note761"> +<p><span class="label"><a href="#tag761">761</a>.  </span><i>Ad praesens reddimus vobis Senatum, et Urbem, et +Monetam.</i> — — I Pontefici riacquistarono il diritto di batter +moneta; tuttavia di quell’età non possediamo un solo denaro +che mostri aver eglino esercitato un tale diritto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note762"> +<p><span class="label"><a href="#tag762">762</a>.  </span>Il <span class="smcap">Vendettini</span>, p. 175 (traendola dall’Archivio del +castel Sant’Angelo), registra una quietanza dei 27 Ottobre +1188, riferibile a risarcimento di danni dato ad alcuni +Senatori: così il <span class="smcap">Vitale</span>, che erroneamente pone il documento +all’anno 1187. Quello che ne dice l’<span class="smcap">Olivieri</span> non è che parole +e parole.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note763"> +<p><span class="label"><a href="#tag763">763</a>.  </span><i>Dabitis Senatoribus</i> — <i>beneficia et presbyteria</i> (donativi +in occasione di grandi festività) <i>consueta</i>. Stando all’<i>Ord. +Roman.</i>, XII, n. II, il Prefetto riceveva <i>40 Solidos den.</i>; +ogni Senatore, giudice, avvocato, <i>unum melequinum</i> e qualche +<i>solidi</i>. Un <i>malachino</i> valeva <i>8 grossi</i>, il <i>grossus</i> corrispondeva +a <i>6 denarii</i>; così dice una valuta del tempo di +Innocenzo VI, che è registrata sur una delle prime pagine +del <i>Cod.</i> <span class="smcap">Cencii</span> (nella Riccardiana, n. 228). Invece che <i>dare +presbyterium</i> usavasi anche dire: <i>dare manum</i>, donde è venuta +la parola «mancia». La spesa ne era assai rilevante, +perocchè tutti i preti e molte scholae ricevevano il <i>presbyterium</i> +(<i>Ordo Roman.</i>, XII, n. 16). Nelle grandi solennità la +metà dei Senatori desinava dal Papa (ibid., p. 170). Però egli +era solamente obligato a far donativi ai cinquantasei Senatori; +se erano in numero maggiore, quello ch’ei faceva di +più era <i>mera liberalitas</i>. Lo dicono gli stessi Senatori in un +istromento dei 28 Maggio 1191 (<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant. It.</i>, IV, 36).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note764"> +<p><span class="label"><a href="#tag764">764</a>.  </span><i>Pro restauratione murorum hujus excellentissimae +urbis centum libras bonorum provenientium.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note765"> +<p><span class="label"><a href="#tag765">765</a>.  </span><i>Quodst hinc usque ad Kal. Jan. dictum Tusculanum ad +manus nostras non venerit, tunc excommunicabitis Tusculanum.</i> +Non si può concepire abuso delle censure ecclesiastiche +che fosse più obbrobrioso di questo per il Papa. Delle +condizioni di Tusculo dà ampia notizia <span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, +p. 689: ci è d’uopo attingere le nostre notizie da un Cronista +inglese, poichè tacciono le fonti romane.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note766"> +<p><span class="label"><a href="#tag766">766</a>.  </span><i>De Capitaneis sit salvum urbi et populo Romano, +quicquid ab eis conventum est, et promissum Romae per scriptum +et juramenta, ac plenaria et stajarias, ac presones</i>: +vocaboli inesplicabili; <i>plenariae</i> (meglio così che <i>plejariae</i>) +significano forse «mandato di piena facoltà.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note767"> +<p><span class="label"><a href="#tag767">767</a>.  </span>Di simiglianti patti giurati da moltitudine di popolo +trovasi un esempio notevole nella convenzione conchiusa +fra Pisa e Genova l’anno 1188, ai 13 di Febbrajo (<span class="smcap">Flaminio +Dal Borgo</span>, <i>Diplomi Pisani</i>, 114).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note768"> +<p><span class="label"><a href="#tag768">768</a>.  </span>Tengo fermo il numero di cinquantasei, sebbene dai +testi ne emergano cinquantasette o cinquantotto: mancando +le interpunzioni, poterono facilmente farsi, di uno, due nomi. +Vi è detto primamente: <i>Jussu Senatorum Consiliariorum: +Angeli Ser Romani de Pinea; Bobonis Stephani de Octaviano; +Petri Stephani de Transtisberim; Romani Senebaldi; Rainerii +Rinaldi de Ranucio; Johannis de Schinando; Cafari Bartholomei; +Petri Nicolai Fusconis de Berta; Bobonis Donnae Scottae, +et Ilperini Donnici</i>. Di questi, i Boboni, gli Stefani, i +Tebaldi, i Romani, i Rainerii appartenevano a famiglie antiche. +Seguono i Senatori, fra’ quali non evvi uno solo de’ Pierleoni, +de’ Frangipani, dei Colonna, ma un <i>Petrus Leonis</i>. Ei si può +così poco comporre la storia de’ fasti del Senato medioevale, come +di quelli dell’antico. Se ne fece un tentativo di già nel secolo +decimosettimo: <span class="smcap">Giacinto Gigli</span> (caporione di Campitelli +intorno al 1655) scrisse una <i>Cronologia dei Consoli, Priori e +Magistrati di Roma</i> (mscr. nella Bibliot. di Santa Croce in +Gerusalemme); ma il suo lavoro privo di luce critica è quasi +senza valore: tuttavia ancora il <span class="smcap">Vitale</span> ebbe accettato le sue +notizie. Un’altra <i>Series Senatorum</i> (1220-1712) raccolse il +<span class="smcap">Crescimbeni</span> da una <i>Storia del Senato</i> di <span class="smcap">Carlo Cartari</span> +(mscr.) e da un Catalogo dei Senatori negli <i>Statuti dei Mercatanti +di panni</i> (del sec. XVI, nella Bibl. Chigi), il quale +comincia coll’anno 1296 (<i>Basilica di santa Maria in Cosmedin +nel 1719</i>, c. IV).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note769"> +<p><span class="label"><a href="#tag769">769</a>.  </span>Vedi la lettera <i>Domno Papae Theobaldus praefectus et +Petrus Leonis</i> (in <span class="smcap">Radulfo de Diceto</span>, p. 648), dove descrivono +la battaglia di Acri, combattuta ai 4 Ottobre 1189.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note770"> +<p><span class="label"><a href="#tag770">770</a>.  </span><span class="smcap">Rogeri de Wendower</span>, <i>Chronica</i>, ed. Coxe, III, 26.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note771"> +<p><span class="label"><a href="#tag771">771</a>.  </span>Il viaggio di Riccardo è descritto con nomi storpiati +da <span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, p. 667. Da Pisa a <i>Talemude</i> (capo Telamone), +a <i>Porte Kere</i> (Cere), avanti a <i>Cornet Civitatem</i> +(Corneto) a <i>Senes la veile</i> (significa Civitavecchia, quantunque +sia mal chiamata con quel nome, onde il <span class="smcap">Villani</span> appella +Siena), a <i>Le far de Rume</i> (faro di Roma), poi nel Tevere. +Alla sua foce il Cronista tiene nota di una bella torre solitaria +e di grandi ruine di mura antiche (di Ostia e del porto di +Trajano). — Ai 26 di Agosto, per terra, lungo un bosco +<i>quod dictur Selve dene</i> (di Ardea); lo attraversa per ventiquattro +miglia, una <i>via marmorea ad modum pavimenti facta</i> +(la via Severiana, che a quel tempo era ancora conservata in +buono stato): indi il viaggio prosegue per <i>Castel Lettun</i> (Nettuno +e Anzio) dov’è un porto che in antico fu coperto di +rame: poi vicin <i>Cap de Cercel</i> (Circello) sulla cui cima è +una rocca di pirati; finalmente a <i>Terracene</i> ed a <i>Garilla</i> +(Castel Garigliano) ed al <i>Castel Le Cap del Espurun</i> (forse +Sperlonga). <i>Hic est divisio terrae Romanorum, et terrae regis +Siciliae in illa parte, quae dicitur principatus Capuae.</i> Pertanto +a quel tempo lo Stato della Chiesa si spingeva dentro +nel Napoletano più di ciò che fosse negli ultimi tempi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note772"> +<p><span class="label"><a href="#tag772">772</a>.  </span><span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, p. 680: <i>H. — misit nuntios suos ad +Clementem Papam, et ad Cardinales, et Senatores urbis: petens +Romanum imperium, et promittens, se in omnibus leges et +dignitates Romanorum servaturum illaesas.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note773"> +<p><span class="label"><a href="#tag773">773</a>.  </span>I <i>Filii Ursi, quondam Coelestini Papae Nepotes</i>, s’incontrano +nella <i>Vita Innoc. III</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq. It.</i>, III, 784). +Anche il <span class="smcap">Grimaldi</span> (<i>Cod. Vat. 6437</i>, fol. 175) fa conoscere la +parentela che passava fra i Boboni e gli Ursini.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note774"> +<p><span class="label"><a href="#tag774">774</a>.  </span><i>Romani supplicarunt D. Coelestino, ut antequam Regem +in Imp. ungeret, obtineret ab ipso, ut civit. Tusculanensium +sibi redderet — Ad ipsum enim se converterant — ex +quo Clemens exposuit — illos Romanis</i>: <span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, +p. 690. Espressamente dice <span class="smcap">Godefrid. Monach.</span> (nel <span class="smcap">Freher</span>, +I, 259): <i>Consecratio procedere non potuit, donec Imp. castrum +Tusculanum in potestatem Papae et Romanorum contradidit</i>. +<span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Cont. Aquicinct.</i>, ad <span class="over">an</span>. 1191. — <span class="smcap">Arnoldo di Lubecca</span>, +<i>Cron. Slavor.</i>, IV, c. 4, narra che il Papa avrebbe +voluto trarre in lungo la coronazione, ma che i Romani +mandassero dire al Re: <i>Fac nobis justitiam de castellis tuis, +quae sunt in Tusculano, — et erimus pro te ad D. Papam, ut +coronam Imperii super caput tuum ponat</i>; e così sarebbe avvenuta +la cosa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note775"> +<p><span class="label"><a href="#tag775">775</a>.  </span>Ai 2 Aprile 1191, <i>H. VI juxta locum Anguillariae</i> +ratificò il giuramento di sicurtà prestato in sua presenza dai +Principi dell’Impero al Papa ed ai Cardinali: <i>Rouleaux de +Cluny</i>, nei <i>Notices et extraits des Manuscrits de la Bibl. +Imp.</i>, t. XXI, p. 326 (riferito dall’<span class="smcap">Huillard-Bréholles</span>).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note776"> +<p><span class="label"><a href="#tag776">776</a>.  </span>Il <span class="smcap">Muratori</span> ha sbertato la fiaba onde <span class="smcap">Rogero Hoveden</span> +narra che il Papa, tenuta prima la corona fra’ piedi, +la gettasse poi col calcio giù di capo dell’Imperatore. <span class="smcap">Rogero</span> +dice: <i>Romani vero clauserunt portas urbis, et custodierunt +eas in manu forti et armata, non permittentes eos intrare</i>. +La descrizione del rito ceremoniale della coronazione è +nei <i>Mon. Germ. Leges</i>, II, 187, e nel <span class="smcap">Vatterich</span>, II, 711, che +la trassero da <span class="smcap">Cencio</span>. Ivi, e nel <span class="smcap">Töche</span>, p. 187, è significato +che l’Imperatore e il Papa mossero al Laterano, attraversando +tutta Roma.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note777"> +<p><span class="label"><a href="#tag777">777</a>.  </span>Se si stia a <span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, l’Imperatore la cedette +al Papa il dì dopo della coronazione, e il Papa ai +Romani il terzo giorno da quella: <i>atque a Romanis destructum +ita quod lapis supra lapidem non remansit</i>. Il <span class="smcap">Böhmer</span>, +n. 2761, dimostra che Enrico, ai 17 di Aprile, era <i>in campestribus +inter Urbem et Tusculanum</i>; ai 19, <i>in silva Libertina</i> +(vicino Ferentino); ai 29, <i>in Ceperano</i>. — <span class="smcap">Töche</span>, App. I. — <span class="smcap">Radulfo +de Diceto</span>, <i>Ymagines Histor.</i>, p. 659: <i>Paschali +feria IV Romani civit. Tuscul. funditus diruerunt</i>. — <span class="smcap">Sicardo</span>, +p. 615: <i>Tusculanos alios excaecantes, et alios deformiter +mutilantes</i>. Similmente l’<span class="smcap">Abbas Ursperg.</span>, p. 232: <i>Pro +qua re imperatori improperatum est a multis</i>. <span class="smcap">Godfried</span>, <i>Annal.</i>, +p. 259: <i>Quod illi statim expulsis et caesis habitatoribus +destruxerunt</i>. — <span class="smcap">Anon. Casin.</span> <i>Chron.</i> — Il <span class="smcap">Mattei</span>, <i>Memorie +di Tusculo</i>, p. 194, favoleggia che i Romani colle pietre di +Tusculo restaurassero il Campidoglio: di pietre ne avevano +a Roma il bisogno. Più probabile è quello che narrano il <span class="smcap">Platina</span>, +il <span class="smcap">Blondus</span> (<i>Hist. Decad.</i> II, lib. VI, 264) e il <span class="smcap">Sigonio</span>, +che i Romani trasportassero alcuni ruderi di Tusculo, e li collocassero +come trofei in Campidoglio. Le chiavi di Tusculo +avrebbero appeso all’arco di Gallieno. Queste e simiglianti +cose narrano gli Storici di Tivoli, che peccano d’inesattezza +(<span class="smcap">Viola</span>, II, 173).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note778"> +<p><span class="label"><a href="#tag778">778</a>.  </span>Quasi tutte quelle ruine appartengono all’antichità +romana. Della rocca e delle chiese medioevali non rimase +traccia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note779"> +<p><span class="label"><a href="#tag779">779</a>.  </span>Agli 11 Ottobre 1179 Raino cedette Lariano al Pontefice, +e n’ebbe in cambio Norma e Vicolo (<span class="smcap">Muratori</span>, +<i>Antiq. It.</i>, I, 141). I Tusculani perdettero anche Astura, chè +già intorno al 1193 ne erano signori i Frangipani (<span class="smcap">Cencio</span>, +fol. 121). Il <span class="smcap">Gigli</span> vuol avere, nell’anno 1197, scoperto il +figliuolo di Raino, in <i>Ottolinus Domini Rainonis Tusculani de +S. Eustachio Senator</i>: non è credibile che ciò sia una trovata +di suo capo, ma non me ne fido, giacchè non vidi documenti +che parlino di Ottolino. Un ramo dei Tusculani aveva residenza +a Gavignano, nella terra dei Volsci, e discendeva da +Giordano, figliuolo di Tolomeo di Tusculo (docum. dell’a. 1181, +nel <span class="smcap">Borgia</span>, <i>Histor. di Velletri</i>, p. 247).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note780"> +<p><span class="label"><a href="#tag780">780</a>.  </span>Lo dichiara in un documento il Senato ai 19 Aprile 1191. +<i>Actum XLVII <span class="over">ano</span> Senatus Ind. IX mense Aprili die XIX</i> +(<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq. It.</i>, III, 788). Vi si sottoscrivono <i>Senatores +Consiliarii</i> e ventotto Senatori.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note781"> +<p><span class="label"><a href="#tag781">781</a>.  </span>Il <span class="smcap">Borgia</span> (<i>St. di Velletri</i>, p. 253) reputa che in allora +si popolassero La Molara, Rocca di Papa, Rocca Pergiura +(oggidì Priora) e Castel di san Cesario. È omai confutata +quella bubbola che Frascati sorgesse dalle capanne coperte +di frasche, sotto cui riparassero i Tusculani privi di tetto. +Frascati esisteva di già nel secolo ottavo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note782"> +<p><span class="label"><a href="#tag782">782</a>.  </span>A complemento del <span class="smcap">Böhmer</span>, noto il Diploma in cui +Enrico assolve Gubbio: <i>Acta sunt haec A. D. MCXCI Ind. IX +Reg. D. Henrico Sex. invict. A. Reg. ejus XXII Imp. primo +Dat. ante Neapolim per man. magni Henrici prothonot. Nonas +Junii</i>. L’originale con bolla d’oro è nell’Archivio di Gubbio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note783"> +<p><span class="label"><a href="#tag783">783</a>.  </span>Le maestranze non si costituirono da corpi politici +che soltanto più tardi; prima degli altri forse i mercatanti. +<i>Nos Pallo judex mercatorum Urbis et Thomas de Oderiscis +ejus consilarius</i>... (<i>Mscr. Vat.</i> del <span class="smcap">Galletti</span>, n. 8051, +p. 35). Il <span class="smcap">Galletti</span> pone quell’istromento senza data, alla fine +del secolo duodecimo. Qui <i>Judex</i> corrisponde a quello che in +altre città era il <i>Consul mercatorum</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note784"> +<p><span class="label"><a href="#tag784">784</a>.  </span>Se in alcune castella v’erano ancora dei signori +ereditarî, i debiti e altre necessità presto li riducevano a +vassallaggio della Chiesa: si ricordi Tusculo. Altro esempio +ne dà Falbateria, vicino al confine meridionale del Lazio. +Agli 11 Gennaio 1178 quei signori, Adinolfo e Landolfo, +cedono tutti i loro diritti al Papa, che loro accorda per ventinove +anni quel castello in feudo, al prezzo di trecento libbre. +Così di signori diventavano fittavoli a tempo. <span class="smcap">Cencio</span>, fol. 113.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note785"> +<p><span class="label"><a href="#tag785">785</a>.  </span>Gli Atti fanno conoscere che a quell’età la più parte +de’ Senatori erano di famiglie antiche: Sassoni, Astaldi, +Astolfi, Anibaldi, Oddi, Tebaldi, Senebaldi, Franconi, Rainerii, +Gulferani, Farulfi, Berardi, Roffredi, Gerardi, Bulgamini +(tutti questi sono di origine germanica); Mancini, Sarraceni, +Romani, Rustici, Sergii (forse di derivazione bizantina); +Boboni, Ursini, Scotti, Cafarelli, Curtebraca, Muti, +Tosti, Ottaviani, Parenzii, Buonfiglioli, Capoccia, Manetti, +Papazurri, Pierleoni, Frangipani, Stefani, Malebranca, Latroni, +Paparoni, Crescencî, Cencî. Soltanto non v’è cenno +nei documenti che facessero parte del Senato a quell’età +i Corsi, i Massimi, i Normanni ed i Conti; ma noi reputiamo +che ciò sia un puro caso. Fino dal 1188 i Frangipani riverirono +il Senato; del 1191 trovasi fra’ Consilatori <i>Petrus Johannis +Frajapane</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note786"> +<p><span class="label"><a href="#tag786">786</a>.  </span><i>Senatoribus, qui sunt supra numerum quinquaginta +sex Senatorum. Qui numerus in fine praedecessorum ejusd. +Coelestini summi Pont. diffinitus continetur</i>: istrom. dei 28 +Maggio 1191 (<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant. It.</i>, IV, 36).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note787"> +<p><span class="label"><a href="#tag787">787</a>.  </span><i>Et status Rom. Eccl. pessimus erat pro eo, quod a +tempore Benedicti Cariscum</i> (sic!) <i>Senatum Urbis perdiderat, +et idem Benedictus, se ipsum faciens Senatorem, subtraxerat +illi Maritimam et Sabiniam, suos Justiciarios in illis +constituens: Gesta Innoc. III</i>, nel <span class="smcap">Balluzio</span>, I, c. 8. Oltracciò +l’<i>Ep. Innoc.</i>, lib. II, n. 239: <i>saepefatus enim B. cum +seipsum intruserit in senatoriam dignitatem, nec apost. sedis +favorem habuerit, ad quam institutio pertinet Senatorum, — tamen +ab ea fuit tempore procedente receptus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note788"> +<p><span class="label"><a href="#tag788">788</a>.  </span>Questo emerge, come considera il <span class="smcap">Vendettini</span>, dalle +parole della lettera di Innocenzo citata più sopra: <i>Dictus autem +B. Carosomi, quoniam statutum quoddam emiserat, a +populo Rom. approbatum</i>... e segue il tenore dello Statuto, +concernente un caso giuridico: senza dubbio v’era di quelli +una serie. Genova possiede Statuti dal 1143; quelli di Pistoja +sono forse ancora più antichi. Vedi i <i>Mon. Historica +ad provincias Parmensem et Placentinam pertinentia</i>, Parma, +1855, I, Prefaz., o la Prefazione del <span class="smcap">Raggi</span> agli <i>Statuti di +Genova</i>, nei <i>Mon. Histor. Patriae, Leggi Municipali</i>, p. 236. +I primi Statuti dei Consoli di Pisa datano dal 1162: <span class="smcap">Bonaini</span>, +<i>Statuti inediti della città di Pisa dal XII al XIV secolo</i>, +Fir. 1859, Tom. I e III; non fu ancor publicato il II.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note789"> +<p><span class="label"><a href="#tag789">789</a>.  </span><i>Dum se magnificentius ageret, invidiam contra se excitat +Romanorum — in Capitolio obsidetur et capitur, captusque +diu in custodia tenetur</i> (Racc. XVIII, <i>ex Chronologia +Rob. Altissiodorensis ad S. Maxian. Canonic.</i>, p. 260).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note790"> +<p><span class="label"><a href="#tag790">790</a>.  </span>Ei fa da testimonio ai 28 Ottobre 1196 in Monte Fiascone +ad un Diploma di Enrico VI, ove c’entra <i>Petrus alme +urbis Praefectus</i>. È sottoscritto: <i>Joannes Capuaheus</i> (leggi +<i>Capoccius</i>) <i>Senator Romanus</i>. Vedi le <i>Memorie civili di Città +di Castello</i> del <span class="smcap">Muzzi</span>, I, 19.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note791"> +<p><span class="label"><a href="#tag791">791</a>.  </span><span class="smcap">Rog. Hov.</span>, p. 746: <i>Benedictus Carushomo, qui regnavit +super eos duobus annis, et deinde habuerunt alium Senatorem, +qui vocatus est Johannes Capuche, qui similiter regnavit +super eos aliis duobus annis, in quorum temporib. melius +regebatur Roma, quam nunc temporib. 56 Senatorum</i>. — Il +<i>Mscr. Vat. 7934</i> contiene la storia dei Capocci, scritta da +<span class="smcap">Giovanni Vincenzo Capoccio</span> nel 1623; per i primi tempi +poco giova. In Roma non compare prima del 1073 quella famiglia, +che l’Autore dice oriunda di Firenze.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note792"> +<p><span class="label"><a href="#tag792">792</a>.  </span>Che a Capoccio sia succeduto Pierleone si può argomentare +dall’<i>Ep. 239 Innocentii III</i>, dove si parla in siffatta +stretta connessione dei <i>tempora Johannis Petri Leonis Senatoris +Urbis</i>. Secondo la istessa lettera, a Pierleone succedettero +parecchi Senatori: <i>ejus jurisdictio erat in proximo desitura, +supplicatum fuit ob eandem causam successoribus ejus Senatoribus +jam electis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note793"> +<p><span class="label"><a href="#tag793">793</a>.  </span>Inesattamente <span class="smcap">Rogero Hoveden</span> pone all’anno 1194 +la restaurazione de’ cinquantasei Senatori: <i>Eodem <span class="over">ano</span> cives +Romani elegerunt 56 Senatores, et constituerunt eos supra +se</i>. Indi avvenne ben presto una nuova mutazione, e fu posto +un solo Senatore; infatti i <i>Gesta Innoc.</i>, c. VII, dimostrano che +allorquando fu ordinato Innocenzo III v’era un solo Senatore: +<i>Comitantibus praefecto et Senatore cum magnatibus et nobilibus +urbis</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note794"> +<p><span class="label"><a href="#tag794">794</a>.  </span>Si può ammirare la grandezza dei disegni e l’energia +di Enrico VI, senza per questo modificare il giudizio +morale sul giovine Imperatore. Infatti, anche scrittori amanti +della patria, come il Tüche, furono costretti a giudicarlo +così. Nè il Tüche stesso può purgare Enrico VI dalla correità +nell’assassinio del vescovo Alberto, e deve notare di +infamia l’orribile modo ond’ei trattò Salerno (a. 1194) e i +Siciliani (ne fu spinta a sedizione la stessa moglie dell’Imperatore), +e l’immane comportamento che contro lealtà cavalleresca +tenne con re Riccardo. Enrico VI operava soltanto +secondo quella dottrina, onde il fine giustifica i mezzi. Del +turpe trattamento usato a Riccardo, fra gli altri discorse diffusamente +e con molta discrezione <span class="smcap">Carlo Lohmeyer</span>, <i>De Richardo +Angliae Rege cum in Sicilia commorante, tum in Germania +detento</i>, Konigsberg, 1857.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note795"> +<p><span class="label"><a href="#tag795">795</a>.  </span><i>Gesta Innoc. III</i>, c. 8: <i>Henricus — occupaverat totum +regnum Siciliae, totumq. patrimonium Eccl. usque ad +portas Urbis, praeter solam Campaniam, in qua tamen plus +timebatur ipse quam Papa.</i> — <span class="smcap">Rogero Hov.</span>, p. 773, sa di +una guerra fra i Romani e Markwaldo nella <i>Marchia Guarnerii</i> +(all’anno 1197). — Già fin dal 1185 trovasi in documenti +<i>Conradus Dux Spoleti et Comes Assisii</i> (vedi il <span class="smcap">Fatteschi</span>, +<i>Mem. di Spoleto</i>, p. 124). Così lo chiama un’iscrizione +nel duomo di Terni dell’anno 1187, e parla di <i>Consules Terannenses</i> +(<span class="smcap">Angeloni</span>, <i>Historia di Terni</i>, p. 85).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note796"> +<p><span class="label"><a href="#tag796">796</a>.  </span>Vedi la pace conchiusa fra loro e Terracina ai 28 Giugno +1185 (docum. dell’Archivio di Terracina nel <span class="smcap">Contatore</span>, +II, c. 1): per verità vi è detto <i>salva fidelitate et mandato +Domini Papae et Romanae Curiae videlicet Cardinalium</i>; +ma erano parole senza gran significato. I Terracinesi: <i>nos +Terracinenses juramus vobis Domino Leoni, et D. Roberto, et +D. Henrico, et D. Manueli et vestris haeredibus quod ab +hoc die in antea erimus vestri recti fideles</i>. — — Il <span class="smcap">Contatore</span>, +I, c. 6, dimostra che Enrico VI conservò i Frangipani +nella signoria di Terracina. Pare che quei Consoli +dei Romani fossero allora Conti palatini ereditarî del Laterano; +così eglino si sottoscrivono in alcuni documenti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note797"> +<p><span class="label"><a href="#tag797">797</a>.  </span>Ai 16 di Novembre egli era a Tivoli; ai 27, a Palestrina; +ai 4 Dicembre, a Ferentino: <span class="smcap">Töche</span>, App. I. Nel 1191 +prefetto era Pietro (<span class="smcap">Miraeus</span>., <i>Op. diplom.</i>, I, c. 68, dove <i>Petrus +Urbis Romae Praef.</i> si sottoscrive a un Diploma di Enrico VI +dato <i>ante Neapolim XV Kal. Julii</i>). Se si stia a <span class="smcap">Godefrid. +Monach.</span>, nel 1192 prefetto era Ottone, poichè quegli dice +che Costanza <i>per Ottonem illust. Romanor. praefectum Imperatori +redditur</i>. Di già nel 1186 si nota che prefetto era +Ottone Frangipane. Nella Crociata del 1189 trovammo il prefetto +Teobaldo; lui dell’officio aveva investito il Papa nel 1188, +e Ottone rimaneva da antiprefetto nel campo di Enrico. +Nel 1195 torna ad essere prefetto Pietro (<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant. It.</i>, II, +809), il quale compare nel Diploma di Enrico VI, del 1 Novembre +1196, <i>apud Fulgineum: Petrus praef. urbis et Tebaldus +frater ejus, et Marquardus dapifer Marchio Anconae</i> +(<i>Memorie Lucchesi</i>, III, 134). — A fianco di Tancredi guerreggiò +Giordano <i>Petri Leonis</i> da capitano contro Bertoldo conte +(<i>Chron. Foss. Nov.</i>, a. 1190): forse era quello stesso <i>Petrus +Leonis</i> che combattè vicino ad Acri. Nobili romani incominciavano +a militare agli stipendî di paesi forestieri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note798"> +<p><span class="label"><a href="#tag798">798</a>.  </span><span class="smcap">Töche</span>, p. 436.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note799"> +<p><span class="label"><a href="#tag799">799</a>.  </span>Colla morte di Celestino III tocca fine l’opera gigantesca +degli <i>Annali</i> del <span class="smcap">Baronio</span>, dal quale prendo commiato. — Comincierò +il Volume quinto con Innocenzo III. Poichè potei +scrivere tutte le pagine di quest’Opera nei profondi silenzî +di Roma, io mi estimo beato di averlo fatto precisamente in +questo tempo memorabile, che diè un indirizzo nuovo alle +sorti della illustre Città.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note800"> +<p><span class="label"><a href="#tag800">800</a>.  </span><i>Roma tibi tuos docendos trasmittebat alumnos, ei quae +olim omnium artium scientiam solebat infundere, sapientiorem +te esse sapiente etc.</i>: così scrive <span class="smcap">Fulco</span> ad Abelardo (nel +<span class="smcap">Tiraboschi</span>, III, 275). E lo stesso è anche pei tempi successivi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note801"> +<p><span class="label"><a href="#tag801">801</a>.  </span><i>Concil. Lateran.</i>, a. 1179, <i>Capit. XVIII</i> (<span class="smcap">Tiraboschi</span>, III, +248).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note802"> +<p><span class="label"><a href="#tag802">802</a>.  </span><span class="smcap">Graziano</span> compilò la <i>Concordia discordantium Canonum</i> +nel convento di san Felice a Bologna; e vi raccolse le +vecchie e turpi menzogne della donazione di Costantino e le +Decretali pseudo-Isidoriane, insieme con altre favole di tempi +posteriori e dell’età sua. Predecessori di lui erano stati <span class="smcap">Regino</span>, +<span class="smcap">Burcardo di Worms</span>, <span class="smcap">Ivone di Chartres</span> e i gregoriani +<span class="smcap">Deusdedit</span> e <span class="smcap">Anselmo di Lucca</span>. Vedi il <span class="smcap">Sarti</span>, <i>De +Claris Archigymnas. Bononiensis professoribus</i>, I, 247. <span class="smcap">Bernardo +di Pavia</span>, al tempo di Alessandro III, vi aggiunse i +<i>Decretalia Pontificum</i>; finalmente alla Collezione diede compimento +Gregorio IX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note803"> +<p><span class="label"><a href="#tag803">803</a>.  </span><i>Gesta pauperis Scholaris</i> <span class="smcap">Albini</span> (<i>Cod. Ottobonianus 3057</i>, +bella scrittura in pergamena). Egli aveva raccolto nove +libri di <i>Canones</i> a completamento di Graziano, quando, venuto +a Roma, Lucio III lo fece diacono, com’egli stesso dice +sul principio della sua Opera. Su di lui vedasi il <span class="smcap">Cenni</span>, +<i>Monumenta</i>, t. I, praefat., n. 25, e tom. II.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note804"> +<p><span class="label"><a href="#tag804">804</a>.  </span>Il Codice di <span class="smcap">Cencio</span> principia: <i>Incipit liber censuum +Rom. Eccl. a Centio Camerario compositus, secundum antiquorum +patrum Regesta et memorialia diversa. Anno incarn. +dni MCXCII Pont. Celestini Pp. III <span class="over">ano</span> II</i>. — Il <i>Liber Censuum</i> +di <span class="smcap">Albino</span> (<i>De redditibus omnium Provinciarum et +Ecclesiar., qui debentur Rom. Eccl.</i>) insieme col <i>Provinciale</i> +fu edito dal <span class="smcap">Cenni</span> nel tom. II dei <i>Monumenta</i>; il <i>Liber +Censuum</i> di <span class="smcap">Cencio</span> fu stampato dal <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Antiq. It.</i>, V, +852-908. Non si die’ opera mai ad un’edizione completa di +Cencio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note805"> +<p><span class="label"><a href="#tag805">805</a>.  </span>La sola Inghilterra pagava ad ogni anno trecento marchi +<i>de denario b. Petri</i>. — Svezia e Norvegia: <i>Singuli lares, +monetam ejusdem terre</i>. — <i>Rex Sicilie debet pro Apulia, Calabria +et Marcia 1000 scifatos.</i> — Genova pagava per Corsica +una libbra d’oro all’anno. — Il regno di Aragona, cinquecento +mancusi d’oro. — I redditi che paga Roma sono assai +tenui; non si tien nota che del censo pagato da cinque +chiese, e di un <i>Marabotinus</i> che deve la torre vicina al +<i>Pons Judaeorum</i>. — Nella Campagna (<i>Campania Terra Domini +Papae</i>) i Vescovi di Anagni, di Ferentino, di Alatri +e di Veroli soddisfanno ad ogni coronazione del Papa, +sessanta braccia di panno e dugento scodelle (<i>Scutellas</i>): +anche oggidì la sola industria che v’abbia colà è quella dei +panni e delle stoviglie d’argilla. — Ostia fornisce due carichi +di legname. — I terrieri di Anticoli hanno obbligo di +cinquanta prosciutti, di venti <i>solidi</i> e di cinquanta focacce +a Natale (<i>L Scapulae porcinas, et solidos XX, et L placentas +in festo Nativitatis</i>). Molte chiese d’Italia pagano (in natura) +cera, pepe, panno, legno, focacce, incenso, olio: erano +le calendae pontificie in grande. Non si tiene qui nota delle +rendite provenienti dai <i>feuda</i> dei Baroni: anch’esse erano +poca cosa.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note806"> +<p><span class="label"><a href="#tag806">806</a>.  </span>Vi si pone incominciamento col noto: <i>Hadrianus papa +optinuit a Karolo rege Francorum et patricio Romanor.</i> — La +donazione di Costantino viene per ultima: nè manca la +donazione di Matilde.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note807"> +<p><span class="label"><a href="#tag807">807</a>.  </span>Parecchi di questi Libri rituali furono editi dal Mabillon +nel <i>Museum Italicum</i>, e sono di altissimo pregio per +la storia del rito ecclesiastico: sopra tutti sta massimamente +l’<i>Ordo</i> di <span class="smcap">Benedetto</span>, che fu un canonico di san Pietro ai +tempi di Innocenzo II. Vengono soltanto dopo gli <i>Ordines</i> +di <span class="smcap">Albino</span> e di <span class="smcap">Cencio</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note808"> +<p><span class="label"><a href="#tag808">808</a>.  </span>La Collezione di <span class="smcap">Albino</span> non oltrepassa il tempo di +Adriano IV; quella di Cencio continua fino al secolo decimoquarto; +fu il <span class="smcap">Cardinale di Aragona</span> (morto nel 1362) +che ne ripigliò il lavoro. — Il Codice originale di Cencio non +si trova più; l’antichissimo e migliore è il Riccardiano +n. 228, a Firenze, del secolo decimoterzo, con addizioni del +secolo decimoquarto; ivi se ne conserva un secondo, che data +dal 1388. — Roma possiede tre Codici di Cencio. — Il <i>Cod. +Diplom. Dominii Temporalis S. Sedis</i> del <span class="smcap">Theiner</span> (incominciato +nel 1861, in tre volumi) fu fatto per simili necessità +di tempi, e principia dalla donazione di Pipino. Quantunque +incompleto, esso offre l’inestimabile vantaggio che per la +prima volta ordina cronologicamente una gran serie di documenti; +infatti un simile lavoro intrapreso dal <span class="smcap">Platina</span> +all’età di Sisto IV rimase inedito.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note809"> +<p><span class="label"><a href="#tag809">809</a>.  </span>Vedi il <i>Giorn. mens. univ. di scienza e letterat.</i> +(Aprile 1852), nel quale il <span class="smcap">Giesebrecht</span> in un eccellente +articolo ha trattato di queste fonti della storia de’ Papi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note810"> +<p><span class="label"><a href="#tag810">810</a>.  </span><span class="smcap">Papebroch</span>, l. c., p. 207. <span class="smcap">Pietro di Pisa</span> fu uno dei +tre cardinali che difesero Anacleto innanzi a re Rogero. Più +tardi Bernardo lo riconciliò con Innocenzo: <span class="smcap">Manrique</span>, <i>Annal. +cisterciens.</i>, ad a. 1137, 1138, c. 1.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note811"> +<p><span class="label"><a href="#tag811">811</a>.  </span>Per la prima volta il <span class="smcap">Baronio</span> stampò queste <i>Vitae</i> nei +suoi <i>Annali</i>, con titolo di <i>Acta Vaticana</i> (<i>Cod. Vatican. 1437</i>); +ed è quell’istesso libro pontificale che il <span class="smcap">Muratori</span> ebbe +edito sotto il nome del <span class="smcap">Cardinale di Aragona</span>: è un lavoro +che sta da sè, in continuazione della Storia dei Papi, da Stefano +V fino ad Alessandro III. Una parte di esso fu trascritta +da <span class="smcap">Cencio</span> con titolo di <i>Chronica Romanor. Pontificum</i>. Il +<span class="smcap">Giesebrecht</span> ha dimostrato esserne autore l’inglese <span class="smcap">Bosone</span>, +nipote di Adriano IV, che scrisse la biografia di quel Papa +e di Alessandro III: nell’anno 1159, Bosone fu cardinale dei +santi Cosma e Damiano e <i>Magister Camerarius</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, +<i>Antiq.</i>, I, 675). Il <span class="smcap">Cardinale Aragonense</span> (siccome dimostra +la <i>Vita Adriani</i>) ne continuò l’opera ma incompletamente. +Dopo di Alessandro III il <i>Liber Pontificalis</i> torna ad interrompersi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note812"> +<p><span class="label"><a href="#tag812">812</a>.  </span>Gli <i>Annal. Romani</i>, che il <span class="smcap">Pertz</span> publicò nei <i>Mon. +Germ.</i>, VII, traendoli dal <i>Cod. Vat. 1984</i>, sono opera di scrittori +in parte aderenti all’Impero, e meritano a mala pena che +vi si dia nome di Annali. Non toccano pur della rivoluzione +di Roma, massime dopo il tempo di Calisto II, all’infuori di +un frammento che concerne il Barbarossa. Intorno a questo +Codice vedasi il <span class="smcap">Bethmann</span>, <i>Archiv. della società di stor. +tedesca</i>, XI, 841.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note813"> +<p><span class="label"><a href="#tag813">813</a>.  </span>Per primo il <span class="smcap">De Angelis</span> pubblicò la scrittura del +<span class="smcap">Mallio</span> col titolo di <i>Descriptio Basil. Veteris Vaticanae</i>, +Roma, 1646; indi più correttamente il <span class="smcap">Janning</span> col titolo di +<i>Historia Basil. Antiquae S. Petri Apost. in Vat</i>. (T. VII, +<i>mens. Jun. Acta. Sctor.</i>, p. 37-56). Soltanto nel secolo decimoquinto +la descrizione del san Pietro fu continuata da <span class="smcap">Maffeo +Vegio</span>, <i>De Rebus antiquis memorabil. Basilicae S. Petri +Romae</i>. D’allora in poi le scritture composte intorno a quel +duomo son tante, che potrebbero riempiere gli scaffali di una +piccola biblioteca.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note814"> +<p><span class="label"><a href="#tag814">814</a>.  </span><span class="smcap">Johannis Diaconi</span>, <i>Liber de ecclesia Lateranensi</i> (<span class="smcap">Mabillon</span>, +<i>Mus. Ital.</i>, II, 560). Vi furono aggiunte alcune appendici +fino al secolo decimoterzo, e vi si inserì anche una +Descrizione della santa Maria Maggiore: probabilmente Alessandro +III avrà fatto compilare di questi libri per tutte e +cinque le basiliche. In molte cose concorda col <span class="smcap">Mallio</span>; così è +nell’enumerazione dei Cardinali preti, delle Diaconie e delle +Abazie. Secondo il <span class="smcap">Mallio</span> v’erano allora queste diciotto +Diaconie: <i>S. Adrian.; Agatha in equo Marmoreo; S. Angelus; +Cosma et Damianus; Eustachius; Georgius; Lucia in Circo +juxta Septa solis; Lucia in capite Suburae</i> (ovvero <i>juxta Orphea</i>); +<i>Maria Nova, in Dominica, in Scola Greca, in Porticu, +in Aquiro, in Via Lata; Nicolaus in Carcere; Quiricus, Sergius +et Bacchus; Theodorus</i>. Delle Abazie ve n’erano venti: +<i>Alexius; Agatha in Subura; Anastasius; Basilius juxta Palatium +Trajani Imp.; Blasius, in Cantu secuta; Caesarius in +Palatio; Cosma et Damianus in Vico Aureo</i> (Trastevere); +<i>Gregorius in Clivo Scauri; Laurentius in Panisperna; S. Maria +in Aventino, in Monasterio ad S. Petr. ad Vinc., in Capitolio, +in Pallara, in Castro Aureo; Pancratius in Via Aurelii; +Saba; Silvester inter duos hortos; Thomas juxta Formam +Claudiam; Trinitatis Scottorum; Valentinus in Via Flaminia</i>. +Oltracciò v’erano conventi minori, che trovansi specificati +nell’<i>Ordo Rom.</i> XII, perlochè, sulla fine del secolo duodecimo, +in tutto v’erano a Roma da trecento circa fra chiese e monasteri.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note815"> +<p><span class="label"><a href="#tag815">815</a>.  </span>La pigna di bronzo e due dei pavoni vedonsi ancora +oggidì nel giardino degli aranci in Vaticano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note816"> +<p><span class="label"><a href="#tag816">816</a>.  </span>Il testo originale dei <i>Mirabilia</i> non esiste più: tutti +i codici che di essi possediamo sono copie, e spesso assai +scorrette; scorretti sono anche i <i>Mirabilia</i> raccolti in <span class="smcap">Benedetto</span>, +in <span class="smcap">Albino</span> e in <span class="smcap">Romualdo</span>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note817"> +<p><span class="label"><a href="#tag817">817</a>.  </span>Sembra che <span class="smcap">Gugl. di Malmesbury</span> (<i>De gestis reg. Anglor.</i>, +III, c. 2) non abbia avuto conoscenza dei <i>Mirabilia</i>. +Egli riferisce soltanto di un vecchio Catalogo dei sepolcri +de’ Martiri, sotto la rubrica delle quattordici porte e delle vie; +e già questi luoghi si erano tutti rimutati nella prima metà +del secolo duodecimo, quand’egli scriveva. — Il concetto +<i>Mirabilia</i> reputo che sia assolutamente peculiare del secolo +duodecimo; è cosa popolare, laddove il concetto <i>Graphia</i> è +cosa di eruditi e affatto scolastico.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note818"> +<p><span class="label"><a href="#tag818">818</a>.  </span>Uno di questi lettucci era anche presso il ponte sant’Angelo. +In certe chiese s’apprestava un bagno, perchè il +Papa rinfrescasse le piante. Vedasi l’<i>Ordo Romanus</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note819"> +<p><span class="label"><a href="#tag819">819</a>.  </span><i>Subintrat arcum Nerviae inter templum ejusdem Deae +et templum Jani.</i> Vuolsi dire del tempio di Minerva nel <i>Forum</i> +di Nerva, cui aveva dato incominciamento Domiziano. La +grande rovina di quel tempio fu smantellata soltanto ai giorni +di Paolo V. Ivi era un arco di Giano edificato da Domiziano, +e il popolo lo chiamava «Arca di Noè.» Il <span class="smcap">Bunsen</span>, <i>Descr. +della Città</i>, III, ha dimostrato che l’<i>Ordo Rom.</i>, pel <i>Forum</i> +di Trajano intende dire di quello di Nerva: ed è certo così.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note820"> +<p><span class="label"><a href="#tag820">820</a>.  </span><i>Ordo Rom. XI</i>, <i>auctore Benedicto</i> (<span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus. +It.</i>, II, 143). Questo passo è una delle più preziose notizie +dell’archeologia medioevale. La processione doveva muoversi +a zigzag pei <i>Fora</i>, e questo dimostra che alcuni tratti +non potevano percorrersi a cagione dei cumuli di ruine. Il +tempio di Romolo, che il <span class="smcap">Becker</span>, I, 377, spiega per <i>aedes +Penatium</i>, e il <span class="smcap">Bunsen</span> con più verosimiglianza pel tempio +di Venere e di Roma, può significare qui la <i>Basilica nova</i> di +Costantino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note821"> +<p><span class="label"><a href="#tag821">821</a>.  </span><i>Ad S. Stephanum in Piscina palatium Chromatii praefecti. +Templum quod dicebatur olovitreum, totum factum ex +crystallo et auro per artem mathematicam, ubi erat astronomia +cum omnibus signis coeli...</i> Questo i <i>Mirabilia (Cod. +Vat. 3973)</i> trassero dagli <i>Acta S. Tiburtii Martir. ac Chromatii</i>: +vedi gli <i>Acta Sanctor.</i>, 11 di Agosto, t. II, 622, e 23 +Febbrajo, p. 372, dove Cromazio dice: <i>Habeo cubiculum holovitreum, +in quo omnis disciplina stellarum ac mathesis est +mechanica arte constructa, in cujus fabrica pater meus Tarquinius +amplius quam ducenta pondo auri dignoscitur expendisse.</i> +Quando si demolì la chiesa di san Sebastiano nella via +Santa Lucia, si scopersero avanzi di questo antico palazzo: +<i>Descriz. della città di Roma</i>, III, 3, 84.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note822"> +<p><span class="label"><a href="#tag822">822</a>.  </span><i>Murus civitatis Rome habet turres 361, castella 49, +propugnacula 6900, portas XII sine Transtiberim. Posterule V</i> +(<span class="smcap">Albino</span>, e <i>Cod. Vat. 3973</i>): circuito, ventidue miglia; locchè +è errore. I numeri variano da quelli dell’<span class="smcap">Anon. di Einsiedeln</span> +e di <span class="smcap">Bened. di Soratte</span>, ma concordano quasi in tutto +colla <i>Graphia</i>. L’esemplare di Praga, di tempo posteriore (edito +dall’<span class="smcap">Höfler</span>, nel <span class="smcap">Papencordt</span>, <i>Storia della città di Roma nel +medio evo</i>), inserisce il catalogo dei <i>Campi</i>, delle <i>Basilicae</i>, +delle <i>Viae</i> e delle statue, con varianti dalla <i>Notitia</i> e con +appendici. I compilatori dei <i>Mirabilia</i> erano a conoscenza +dei breviarî antichi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note823"> +<p><span class="label"><a href="#tag823">823</a>.  </span>Il numero dei palazzi romani cresce di assai nelle +Continuazioni dei <i>Mirabilia</i>, compilate al secolo decimoquinto. +I <i>Mirabilia</i> non tengono conto di tutti gli <i>Arcus +triumphales</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note824"> +<p><span class="label"><a href="#tag824">824</a>.  </span><i>Sicut reperitur in marthirologio Ovidii de fastis.</i> Il +copista di <span class="smcap">Albino</span> dice: <i>marthirologio ovidii de faustis</i>; e +quell’altro in <span class="smcap">Romualdo</span> storpia così: <i>marthiplogio ovidii de +faustis</i>. Ei si vede che anche di là di questi migliori esemplari +deve esistere un originale più corretto. La goffaggine spesse +volte induce al riso, massime nelle spiegazioni che vi son date +dei nomi. I <i>Mirabilia</i> illustrano così la <i>Porta septimiana</i>: <i>ubi +septem laudes fuerunt factae Octaviano</i>. La <i>Graphia</i>: <i>septem +Naydes juncte Jano</i> (parimenti i <i>Mirab.</i> di <span class="smcap">Albino</span>). La <i>Graphia</i> +dà questa etimologia del nome Laterano: <i>In palatio +Neronis, quod ex latere et rana dicis Lateranum</i>; e una copia +aggiunge alla <i>rana: quam latenter peperit Nero</i>. Del nome +Quirinale: <i>quia ibi stabant Quirites</i>. Di Nerva si foggiava +una dea Nervia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note825"> +<p><span class="label"><a href="#tag825">825</a>.  </span><i>De judicibus Imperatorum in Roma</i>: non è che il frammento +di un maggior capitolo della <i>Graphia</i>. I <i>Mirabilia</i> +non hanno raccolto, come cosa antiquata, l’ultima parte +della <i>Graphia</i>, che è un rituale imperiale del tempo degli +Ottoni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note826"> +<p><span class="label"><a href="#tag826">826</a>.  </span><i>Palatium majus in Pallanteo monte</i>; e la <i>Graphia: +Palatium magnum monarchie orbis: in quo sedes et caput +totius mundi est, et palatium Caesarianum in Palanteo</i>. Di +tutti i colli di Roma il Palatino è quello che meno sofferse +dal medio evo; e colà hannovi ancor molte scoperte a fare, +come ci lascia sperare la sollecitudine di Pietro Rosa, intendente +di questi escavi sul Palatino.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note827"> +<p><span class="label"><a href="#tag827">827</a>.  </span>Forse era quello che oggidì si noma tempio di Vesta +ovvero della <i>Fortuna Virilis</i>. Il <i>templum Lentuli</i> (la <i>Graphia</i> +dice <i>Lentis</i>) era l’arco di Publio Lentulo Scipione, fra il Tevere +e l’Aventino; così tuttavia <span class="smcap">Poggio</span> ve ne lesse sopra l’iscrizione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note828"> +<p><span class="label"><a href="#tag828">828</a>.  </span>Il <i>templum Jovis</i> e il <i>Severianum</i> facevano parte del +<i>Porticus</i> di Ottavia. In altro luogo ho già tenuto nota delle +rovine vicine al san Nicola <i>in Carcere Tulliano</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note829"> +<p><span class="label"><a href="#tag829">829</a>.  </span><i>Si purus erat a crimine ille qui electus erat Consul, +confirmabatur ei Consulatus.</i> Il mscr. di Praga aggiunge, ed +è notevolissima cosa: <i>propter quod factum multi adhuc consules +romanorum vocantur</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note830"> +<p><span class="label"><a href="#tag830">830</a>.  </span>Parimenti anche la <i>Graphia</i>. Un grande bacino antico, +ossia <i>Conca</i>, esisteva allora, come in altre piazze, ad +ornamento di quella di santo Eustachio. È noto eziandio della +<i>Conca Parionis</i> presso il teatro di Pompeo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note831"> +<p><span class="label"><a href="#tag831">831</a>.  </span>Questo periodo, che manca nella <i>Graphia</i> ed in altri +esemplari, leggesi nel <i>Cod. Vat. 3973: haec et alia multa templa +et palatia imperatorum, consulum, senatorum, praefectorumque +tempore paganorum in hac romana urbe, sicut in priscis +annalibus legimus et oculis nostris vidimus, et ab antiquis +audivimus: quantae etiam essent pulchritudinis auri et +argenti, heris et eboris pretiosorum lapidum, scriptis ad posterum +memoriam quanto melius potuimus reducere curavimus</i>. +I <i>Mirabilia</i> del <span class="smcap">Montfaucon</span> nol contengono.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note832"> +<p><span class="label"><a href="#tag832">832</a>.  </span>Io comparai e in parte copiai i migliori Codici dei +<i>Mirabilia</i>, ma mi astengo da investigazioni archeologiche. +Il signor <span class="smcap">De Rossi</span>, profondamente versato in cotali +studî, promette di fare un lavoro critico dei <i>Mirabilia</i> in un +<i>Codex Topographicus Urbis</i>: è opera che manca affatto e sarà +di gran merito. — Le edizioni di quell’antica descrizione +della Città incominciarono con quella fattane a Roma sulla fine +del secolo decimoquinto; indi essa fu stampata innumerevoli +volte e in parecchie lingue. L’edizione, tanto consultata, +del <span class="smcap">Montfaucon</span> è dell’anno 1702; indi v’ebbe quella delle +<i>Effemeridi literarie di Roma</i>, I, e le altre del <span class="smcap">Graesse</span> e +dell’<span class="smcap">Höfler</span>. L’ultima romana fu publicata nel 1864. Più +tardi <span class="smcap">Gustavo Parthey</span>, dell’Accademia delle scienze di Berlino, +ne diede la recentissima delle edizioni: <i>Mirabilia Romae +e codicib. vaticanis emendata</i>, Berlino 1869. Poichè il signor +<span class="smcap">Parthey</span> volle farmi l’onore di intitolarla a me, tengo +a dover mio di esprimere qui la riconoscenza che sento per +quel benemerito e infaticabile erudito, e mi congratulo che +la sua edizione abbia ridotto il testo dei <i>Mirabilia</i> alla ottima +delle lezioni che possediamo. — Il migliore esemplare dei +<i>Mirabilia</i> contengono i <i>Codices romani</i> di <span class="smcap">Benedetto</span> canonico +(<i>Liber Politicus</i> nella Vallicellana), il <i>Cod. Vatican. +n. 3973</i> (<i>Cronica</i> di <span class="smcap">Romualdo</span>), il <i>Cod. Ottobon., n. 3057</i> +(<span class="smcap">Albino</span>, donde <span class="smcap">Cencio</span> attinse). Secondo l’opinione del <span class="smcap">De +Rossi</span>, fra quelli dovrebbe esistere il primo esemplare del +libro, ma io sono costretto di affermare che eziandio i detti +<i>Codices</i> accennano ad una migliore scrittura originale che +non troviamo più. — Ve ne hanno eziandio molti altri Codici, +anche fuori d’Italia, massime di tempo posteriore al +secolo decimoterzo. L’<span class="smcap">Anonimus Magliabecchianus</span> del secolo +decimoquinto, edito da <span class="smcap">L. Merklin</span>, Dorpat 1852, è una +compilazione tratta dal <i>Regionarium</i>, dai <i>Mirabilia</i> e da altre +notizie topografiche.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note833"> +<p><span class="label"><a href="#tag833">833</a>.  </span>La narra con molta grazia <span class="smcap">Guglielmo di Malmesbury</span>, +<i>De Gestis reg. Anglor.</i>, II, c. 13. La favola diede +argomento al melodramma <i>Zampa</i>, ossia la «Fidanzata di +marmo.»</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note834"> +<p><span class="label"><a href="#tag834">834</a>.  </span><span class="smcap">Gugl. di Malmesbury</span>, c. 10. Gerberto scavò nel +luogo dove si disegnava sul suolo l’ombra del dito, e discese +in un incantato palagio sotterraneo. La leggenda ha un’audacia +pagana, poichè spoglia i Papi della loro aureola, e li +veste dell’abito di negromanti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note835"> +<p><span class="label"><a href="#tag835">835</a>.  </span><i>Palatium Romuli inter S. Mariam Novam et S. Cosmatem, +ubi sunt due edes Pietatis et Concordie, ubi posuit Romulus +statuam suam auream dicens: Non cadet, donec virgo +pariet. Statim ut peperit virgo, statua illa corruit</i> (<i>Mirabilia</i>, +ed. <span class="smcap">Parthey</span>, p. 5). Nei <i>Mirabilia</i>, sotto nome di palazzo di +Romolo or s’intende la <i>Basilica Nova</i> (così è manifestamente +nel passo citato, conforme alla positura accennatavi), ed or il +duplice tempio di Venere e di Roma, che nel medio evo propriamente +chiamavasi <i>aedes pietatis et concordiae</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note836"> +<p><span class="label"><a href="#tag836">836</a>.  </span><i>Ad S. Mariam in fontana</i> (sull’Esquilino) <i>fuit templum +Fauni, quod simulacrum locutum est Juliano et decepit +eum</i>. Non so che di questa leggenda si parli altrove. I <i>Mirabilia</i> +del <i>Cod. Vat. 4265</i> (assai scorretti) contengono la +leggenda che il simulacro della Veronica parlasse a Carlo +Magno.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note837"> +<p><span class="label"><a href="#tag837">837</a>.  </span>Fuor di Roma, nel secolo decimoterzo ed anche prima, +si componevano dei florilegi raccogliendo passi di Virgilio, di +Ovidio e di Orazio, e si appellavano <i>flosculi</i>. Vedine nel +tom. IV della <i>Bibl. Mundi</i> o nello <i>Speculum Historiale</i>, +lib. VI, c. 63, di <span class="smcap">Vincentius Burgundus</span> (in sul 1240).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note838"> +<p><span class="label"><a href="#tag838">838</a>.  </span><span class="smcap">Gugl. di Malmesb.</span>, II, c. 13: <i>Tunc corpus Pallantis +filii Evandri, de quo Virgilius narrat, Romae repertum est +illibatum ingenti stupore omnium — Hiatus vulneris quod +in medio pectore Turnus fecerat, quatuor pedibus et semis +mensuratum est</i>. Se ne rinvenne fin l’epitaffio: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Filius Evandri Pallans, quem lancea Turni</i></p> +<p class="i02"> <i>Militis occidit, more suo jacet hic.</i></p> +</div></div> + +<p> +Però l’Annalista pensava che l’inscrizione non appartenesse +all’età di Pallante, ma a quella di Ennio o di qualche altro +poeta. Si imagini quanta fosse la moltitudine delle antichità +allora scoperte in Roma, e come si maltrattassero. Soltanto +i metalli o i marmi preziosi non si gettavano via. In un +contratto di affittanza di santa Maria in Transtevere, a. 1175, +si poneva ai fittavoli questo patto: <i>et si aliquod metallum +sive de majoribus lapidibus plus valens XII denarios <span class="over">pp</span>. ibi +inveniens, devano darne medietatem dicte nostre ecclesiae etc.</i></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note839"> +<p><span class="label"><a href="#tag839">839</a>.  </span>Sono quei celebri versi dell’<i>Egloga IV</i>: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Ultima Cumaei venit jam carminis aetas;</i></p> +<p class="i01"><i>Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo.</i></p> +<p class="i01"><i>Jam redit et Virgo: redeunt Saturnia regna,</i></p> +<p class="i01"><i>Jam nova progenies coelo demittitur alto...</i></p> +</div></div> + +<p> +Dicendo della <i>virgo</i>, Virgilio intendeva parlare di Astrea +ossia della giustizia, e il <i>puer</i> era il figliuolo di Asinio +Pollione suo protettore, che il poeta adula con tanto sfarzo. +Di già <span class="smcap">Dante</span> disse: <i>Virgo namque vocabatur Justitia, +quam et Astraeam vocabant</i> (<i>De Monarchia</i>, I, c. 10). Anche +Cola di Rienzo riprovò l’interpretazione che quei versi +alludessero al Messia: <i>quanquam hoc carmen nonnulli magistrones +erronei Apostolicas prophetias deserentes, pro virgine +matre Dei a Hieronymo in proemio super Genesi redarguti, +duxerunt fore dictum</i> (<i>Nicolai Tribuni Romani ad +Guidon. Bonon. Card. Oratio</i>, nel <span class="smcap">Petrarca</span>, <i>Op.</i>, p. 1126).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note840"> +<p><span class="label"><a href="#tag840">840</a>.  </span>Ei sa di strano che nessuno dei grandi pittori abbia +impreso a dipingere questa visione. Che soggetto sarebbe +stato per Raffaello!</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note841"> +<p><span class="label"><a href="#tag841">841</a>.  </span><span class="smcap">Marangoni</span>, <i>Memorie dell’Anfiteatro Romano</i>, p. 51. +La <i>Salvatio Romae</i> è conosciuta per opera dei «Sette +savî maestri», oppure del «mago Virgilio». I <i>Mirabilia</i> +nulla dicono assolutamente di Virgilio, ma registrano soltanto +la vecchia leggenda dell’<span class="smcap">Anon. di Salerno</span> (vedi nel Vol. III, +pag. 631, nota 1, di questa Storia). Anche <span class="smcap">Elinando</span>, nello +<i>Speculum Historiale</i>, T. IV, s’attiene quasi parola per parola +all’<span class="smcap">Anonimo</span>, e non fa pur cenno del Campidoglio. Intorno +alla leggenda vedasi il <span class="smcap">Genthe</span>, <i>Vita e memoria durevole +di Virgilio poeta e mago</i>, Lipsia, 1857, pag. 72. Il <span class="smcap">Rufini</span> +(<i>Dizionario delle strade di Roma</i>) erroneamente associa la +«Via di Tor dei Specchi» vicina al Campidoglio, colla +torre dello specchio di Virgilio. Io son persuaso che quella +strada tragga il nome dalla famiglia <i>De Speculo</i> o De’ Specchi, +la quale forse colà aveva le sue torri. Le sue case antiche +esistono ancora oggidì in un’altra «Via Specchi», +non lungi dal palazzo Santa Croce.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note842"> +<p><span class="label"><a href="#tag842">842</a>.  </span>Nel romanzo francese <i>Virgilius</i> l’effigie è un serpente +di bronzo; però nei <i>Dialoghi ameni</i>, Francoforte, 1503, +la cosa si narra come viene detto nella posteriore leggenda +romana: «Virgilio ha composto in Roma un’imagine, e vi si +mettono a prova coloro che prestano giuramento. E colà +l’uomo deve porre la mano dentro della bocca. Se uno ha +giurato il falso la faccia gli tronca col morso la mano» +(<span class="smcap">Genthe</span>, p. 75).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note843"> +<p><span class="label"><a href="#tag843">843</a>.  </span><i>Viminalis ubi est ecclesia S. Agathes, ubi Virgilius +captus a Romanis, invisibiliter exiit, ivitque Neapolim; unde +dicitur: vado ad Napulum</i> (nel Breviario <i>de montibus</i>; può +darsi che sia una glossa: si trova soltanto nell’esemplare del +<span class="smcap">Montfaucon</span>). Ho già dato spiegazione del nome della via +Magnanapoli (vedi il vol. III, a carte 658). Vorrebbesi che in +quel luogo avesse dimorato Virgilio, e colà si andò in cerca +dei giardini di Mecenate.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note844"> +<p><span class="label"><a href="#tag844">844</a>.  </span><span class="smcap">Gervasius</span>, <i>Otia Imperialia</i> (<span class="smcap">Leibn.</span>, <i>Rer. Brunsvicar.</i>, +I, 963, nel Capitolo: <i>mirabilia unius cujusque provinciae</i>, +donde si vede la universalità che allora aveva assunto +il concetto <i>mirabilia</i>). Egli scrisse intorno al 1211, e narra +di aver veduto questi portenti a Napoli nell’anno 1191. Il +<span class="smcap">Leibnitz</span>, sdegnato di lui, dice senza alcun intelletto delle +leggende popolari: <i>Vixit eo seculo, quod ego cum proximo +omnium seculorum post Christum natum ineptissimum esse +comperi</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note845"> +<p><span class="label"><a href="#tag845">845</a>.  </span><i>Vidimus etiam operosum opus Virgilii Neapolin, de +qua nobis mirabiliter Parcarum pensio dispensaverunt, ut +muros civitatis ejusd., quos tantus fundavit et erexit philosophus, +imperialis jussionis mandato destruere deberemus. Non +profuit civibus illis civitatis ejusd. imago, in ampulla vitrea +magica arte ab eodem Virgilio inclusa — quam ampullam sicut +et civitatem in nostra habemus potestate — sed quia ampulla +modicum fissa est, civitati nocuit</i>. Oggidì il palladio di Napoli +è l’ampolla col sangue di san Gennaro. — Dei serpenti: +<i>quam solam (sc. portam ferream) — destruere timebamus, ne +serpentes inclusi de carcere egredientes, terram et indigenas +molestarent</i>: lettera di Corrado al Prevosto di Hildesheim (in +<span class="smcap">Arnoldo</span>, <i>Chron. Slavor.</i>, IV, c. XIX).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note846"> +<p><span class="label"><a href="#tag846">846</a>.  </span><i>Vidimus ibidem saracenos, qui solo sputo venenosa +interficiunt animalia</i>. Vi si rivela l’età della Cronica di Turpino, +dei viaggi del duca Ernesto, del cavaliere Tundalo, di +Apollonio di Tyrland, della Cronica imperiale ecc. Omai v’ha +gran copia di scritture intorno al Virgilio del medio evo. Se +ne consulti <span class="smcap">F. Piper</span>, <i>Virgilio teologo e profeta</i>, Berlino 1862. +Lo <span class="smcap">Zappert</span>, <i>Vita di Virgilio nel medio evo</i> (<i>Accademia delle +scienze</i>, vol. II, Vienna 1851), induce confusione a causa +delle strabocchevoli citazioni; ed il lettore potrà bastevolmente +erudirsi nel <span class="smcap">Genthe</span>, in <span class="smcap">L. Roth</span>, <i>Virgilio mago</i>, Vienna 1859, +e massimamente nella dotta e più recente opera di <span class="smcap">Domenico +Comparetti</span>, <i>Virgilio nel medio evo</i>, Livorno 1872, in due +volumi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note847"> +<p><span class="label"><a href="#tag847">847</a>.  </span><span class="smcap">Benjamini de Tudela</span> <i>Itinerarium,</i> Lugduni 1633, +Elzevir; in ebraico colla versione latina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note848"> +<p><span class="label"><a href="#tag848">848</a>.  </span>Precisamente come nei <i>Mirabilia</i>: <i>palatium Julii +Caesaris</i>. Vi s’intende l’obelisco vaticano, con intorno i ruderi +del Circo ed altri avanzi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note849"> +<p><span class="label"><a href="#tag849">849</a>.  </span><i>Ibi extra Romam est palatium Titi</i>, ossia il Circo +di Massenzio, che anche in un esemplare dei <i>Mirabilia</i> appellasi +<i>palatium Titi et Vespasiani foris Romam ad catacumbas</i>. +Il <i>Palatium</i> di Vespasiano è il Colosseo. È un tratto +notevole che l’Ebreo nulla dica dell’arco di trionfo di Tito.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note850"> +<p><span class="label"><a href="#tag850">850</a>.  </span><i>Palatium Galbini</i> (<img class="lett" src="images/ill-ebr.jpg" alt="lettere ebraiche"> nel testo).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note851"> +<p><span class="label"><a href="#tag851">851</a>.  </span>Stando alla <i>Graphia</i>, erano veramente in Laterano +gli avanzi del colosso dell’anfiteatro, <i>cujus caput et manus +nunc sunt ante Lateranum:</i> e i <i>Mirabilia</i> stampati nel 1511 +dicono, che Silvestro avesse fatto distruggere il colosso di +Febo: <i>caput vero et manus praedicti idoli cum pomo ad palatium +in Laterano fecit poni — quae palma et caput Sampsonis +falsae vocantur a vulgo</i>. Oggidì quella mano colossale +si vede nel cortile del palazzo del Conservatori. — <span class="smcap">Beniamino</span> +non tien nota della leggenda secondo la quale Noè +venne a Roma, ma sa della guerra ch’ei ruppe contro a +Romolo, ed è a giorno di altre leggende che trovansi nel falso +Gioseffo (Goriodines, un ebreo di Gallia del tempo forse dei +Carolingi): a credere di questo, Romolo per temenza della +venuta di Davide, fe’ cinger Roma di mura: <span class="smcap">Josephus +Hebraicus</span> etc., Lipsiae 1710, I, c. 4.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note852"> +<p><span class="label"><a href="#tag852">852</a>.  </span><i>In muro S. Basilii fuit magna tabula erta infixa, +ubi fuit scripta amicitia in loco bono et notabili, que fuit +inter Romanos et Judeos, tempore Jude Macchabaei</i> (<i>Mirab., +Cod. Vat., n. 3973</i>). S’interpreta col Lib. I de’ <i>Maccabei</i>, +c. VIII, 22: «E fecero (i Romani) incidere il rescritto su +tavole di bronzo, e lo mandarono a Gerusalemme, affinchè +ivi fosse monumento della conchiusa pace» Per certo gli +esemplari romani del documento erano custoditi nell’archivio +di Stato.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note853"> +<p><span class="label"><a href="#tag853">853</a>.  </span><i>Hoc solum mente laborantibus et animo supererat, ut +ab urbe (Romae enim in Palatio Diocletiani, et aliis termis +saepe mirabiles conspeximus) ut per mare mediterraneum tuta +classe — conductu haberemus</i>: <span class="smcap">Sugerius</span>, <i>De Consecratione +Eccl. S. Dionysii</i> (<span class="smcap">Duchesne</span>, IV, 352), in <span class="smcap">Giacomo Burckhardt</span>, +<i>La cultura del rinascimento in Italia</i>, Basilea 1860. — Le +magnifiche colonne di granito, che l’Abate per buona +ventura non portò via, adornano oggidì la santa Maria degli +Angeli nelle terme di Diocleziano.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note854"> +<p><span class="label"><a href="#tag854">854</a>.  </span><i>Medietatem arcus triumphalis, qui totus in tribus +arcubus constat, de quo unus de minoribus arcubus propinquior +est vestrae ecelesiae, supra quem una ex turribus aedificata +esse videtur — Ep. Innoc. III</i>, lib. II, n. 101, <i>dat. VI +Non. Julii A. 1199</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note855"> +<p><span class="label"><a href="#tag855">855</a>.  </span><span class="smcap lowercase">R . . . S. AG.</span> (sigle cassate) † <span class="smcap lowercase">A<span class="over">NO</span> MCLVII INCAR<span class="over">NS</span> +D<span class="over">NI</span> N<span class="over">RI</span> I<span class="over">HV</span> XR<span class="over">I</span> SPQR HEC MENIA VETVSTATE DILAPSA RESTAURAVIT +SENATORES SASSO JO<span class="over">HS</span> DE ALBERICO ROIERI +BVCCA CANE PINZO FILIPPO JOHS DE PARENZO PETRVS D<span class="over">S</span> TESALVI +CENCIO DE ANSOINO RAINALDO ROMANO NICOLA MANETTO.</span> +È iscrizione unica di questo genere in Roma.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note856"> +<p><span class="label"><a href="#tag856">856</a>.  </span></p> + +<p class="center"> +<span class="smcap lowercase">BENEDICTVS ALME<br> +VRBIS SVMM’ SENATO<br> +R RESTAVRAVIT HVN<br> +C. PONTEM FERE DIRV<br> +TVM.</span> +</p> + +</div> + +<div class="footnote" id="note857"> +<p><span class="label"><a href="#tag857">857</a>.  </span><i>Restituimus salvo jure parochiali ecclesie SS. Apostolorum +Phil. et Jacobi et salvo honore publico urbis eidem +colomne, ne unquam per aliquam personam obtentu investimenti +hujus restitutionis diruatur aut minuatur, sed ut est +ad honorem ipsius ecclesie et totius populi Romani integra +et incorrupta permaneat dum mundus durat, sic ejus stante +figura. Qui vero eam minuere temptaverit persona ejus ultimum +patiatur supplicium et bona ejus omnia fisco applicentur... +Actum a dom. incarn. MCLXII, Ind. X etc.</i> (docum. da santa +Maria <i>in via Lata</i>, nel <span class="smcap">Galletti</span>, <i>Primic.</i>, n. LXI).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note858"> +<p><span class="label"><a href="#tag858">858</a>.  </span><span class="smcap lowercase">QM. COL<span class="over">VP</span>NA ANTONINI JVRIS MÕN SC<span class="over">I</span> SILV<span class="over">RI</span> ET ECC<span class="over">LA</span> +S ANDREE Q: CIRCA <span class="over">EA</span> SITA <span class="over">E</span> <span class="over">CV</span> OBLATIONIBVS.... +MALEDICIMVS ET VINCVLO LIGAMVS ANATHEMATIS ABBATE ET +MONACHOS Q<span class="over">CV</span>Q. COL<span class="over">VP</span>NA ET ECC<span class="over">LA</span>M LOCARE <span class="over">VL</span> BENEFICIO +DARE <span class="over">P</span>S<span class="over">V</span>PSERIT.... PETRVS DĨ G<span class="over">RA</span> HVMILIS ABBAS HVIVS +S<span class="over">C</span>I CENOBII <span class="over">CV</span> FR<span class="over">IB</span>. SVIS FECIT ET CONFIRMAVIT ANN. DNĨ +MĨL CXVIIII INDĨC XII.</span></p> +</div> + +<div class="footnote" id="note859"> +<p><span class="label"><a href="#tag859">859</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Adsum Romani grandis honor populis.</i></p> +<p class="i01"><i>Indicat effigies qui me perfecerit auctor.</i></p> +</div></div> + +<p> +<span class="smcap">Teodoro Ameiden</span>, <i>De Rom. Famil.</i>, § 100 (Mscr. nella Bibl. +Casanatens., n. 283), notò un altro distico: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Vos qui transitis secus optima tecta Quirites,</i></p> +<p class="i02"> <i>Hac pensate domo, quis Nicolaus homo.</i></p> +</div></div> +</div> + +<div class="footnote" id="note860"> +<p><span class="label"><a href="#tag860">860</a>.  </span></p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Non fuit ignarus cujus domus haec Nicolaus</i></p> +<p class="i01"><i>Quod nil momenti sibi mundi gloria sentit.</i></p> +<p class="i01"><i>Verum quod fecit hanc non tam vana coegit</i></p> +<p class="i01"><i>Gloria quam Rome veterem renovare decorem.</i></p> +</div></div> + +<p> +Sulla fine: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Surgit in astra domus sublimis — Culmina cujus</i></p> +<p class="i02"> <i>Primus de primis magnus Nicolaus ab imis</i></p> +<p class="i02"> <i>Erexit Patrum decus ob renovare suorum.</i></p> +<p class="i02"> <i>Stat patris Crescens matrisque Theodorae nomen.</i></p> +<p class="i01"><i>Hoc culmen clarum caro pro pignere gessit.</i></p> +<p class="i02"> <i>Davidi tribuit qui pater exhibuit.</i></p> +</div></div> + +<p> +All’intorno dell’iscrizione sono stranamente poste molte sigle +enigmatiche, che si vollero spiegare in modo ridicolo. L’intiera +iscrizione è registrata nel <span class="smcap">Nerini</span>, p. 318, e in altri +luoghi.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note861"> +<p><span class="label"><a href="#tag861">861</a>.  </span>Per amore di brevità non m’accingo a confutare quelli +che danno a quest’edificazione un tempo or troppo antico, +or troppo moderno. Coloro che s’appigliano alla prima opinione +potrebbero appellarsi al costume ancor più antico, secondo +cui i padri dedicavano edificî ai loro figliuoli. Giovanni +duce di Gaeta, nel secolo nono edificò una torre, e vi scrisse +sopra: <i>Hanc venerabilem inclitam domum etiamdiu turre dilecto +filio meo Docibili Ypata donavi</i> (<span class="smcap">Federici</span>, <i>Duchi di +Gaeta</i>, p. 154). Il <span class="smcap">Giesebrecht</span> ha fatto alcune ipotesi assai +giuste sul Monzone (<span class="smcap">Schmidt</span>, <i>Gazz. univers. di Storia</i>, VII, +137). Io non ispreco tempo in queste cose, che tornano qui +soltanto accessorie.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note862"> +<p><span class="label"><a href="#tag862">862</a>.  </span><i>Ideo dicitur Chartularium, quia fuit ibi bibliotheca +publica, de quibus XXVI fuere in Urbe.</i> Gli avanzi di questa +torre durarono fino all’anno 1829. Ancora ne sono visibili le +antiche fondamenta.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note863"> +<p><span class="label"><a href="#tag863">863</a>.  </span>La chiesa ha gran dovizia di iscrizioni medioevali. Nell’atrio, +sulla tomba di Alfano (opera di quella età), è scritto: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Vir probus Alphanus cernens quia cuncta perirent,</i></p> +<p class="i01"><i>Hoc sibi sarcofagum statuit ne totus obiret.</i></p> +<p class="i01"><i>Fabrica delectat pollet quia penitus extra</i></p> +<p class="i01"><i>Sed monet interius quia post hec tristia restant.</i></p> +</div></div> + +<p> +Sul parapetto dell’altar maggiore (una vasca di rosso granito): +<i>a<span class="over">n</span>o D. MCXXIII Ind. I. dedicatum fuit hoc Altare +per manus DD. Calixti Papae Secundi V sui Pontif. A<span class="over">n</span>o M. +Maio die VI Alfano Camerarius plurima dona largiente</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note864"> +<p><span class="label"><a href="#tag864">864</a>.  </span>Da dopo l’anno 1868 santa Maria in Transtevere ebbe +a ricevere un restauro fondamentale. Sparve il pavimento +antico, ne furono rimossi sepolcri e monumenti; e pitture +a gran colori, condotte sulle pareti della navata di mezzo, +hanno per sempre distrutto la mesta severità di questa basilica +antica.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note865"> +<p><span class="label"><a href="#tag865">865</a>.  </span>Il soggetto del musaico della nicchia s’interpreta col +passo di <span class="smcap">san Matteo</span>, c. 25, 1-23. Sventuratamente ebbe a +subire un pesante restauro. Anche lo <span class="smcap">Schnaase</span>, <i>Storia delle +arti del disegno</i>, IV, 2, loda i musaici, specialmente quelli +dell’abside.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note866"> +<p><span class="label"><a href="#tag866">866</a>.  </span><i>Chron. Casin.</i>, c. 29; passo ben noto.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note867"> +<p><span class="label"><a href="#tag867">867</a>.  </span>Sotto un affresco che rappresenta parecchi santi è posta +quest’iscrizione: <span class="smcap lowercase">EGO BENO DE RAPIZA C<span class="over">V</span> MARIA VXORE +MEA PRO AMORE DEI ET BEATI CLEMENTIS PGRFC</span>. Il priore +Mullooly, che diresse gli escavi della chiesa sotterranea, +vuole che il quadro appartenga all’epoca delle catacombe; +ma l’iscrizione contraddice a quell’opinione. Il nome longobardo +<i>Rapizo</i> (<i>Radpert</i>) trovasi assai di sovente ai secoli +undecimo e duodecimo nel Registro di Farfa; al tempo di +Gregorio VII, un <i>Rapizo</i> era <i>comes</i> di Todi. — Di questi importanti +escavi e degli affreschi numerosi che ne vennero +alla luce vedasi <span class="smcap">J. Mullooly</span>, <i>Notice of the ancient paintings — of +S. Clement in Rome</i>, Roma 1866.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note868"> +<p><span class="label"><a href="#tag868">868</a>.  </span>Un <i>Nicolaus de Angelo</i> e Pietro Fassa di Tito fecero +pel san Paolo il grande candelabro di pesantezza barbarica. — Sul +tabernacolo che è nel san Lorenzo (dell’anno 1148) +è scritto a bei caratteri: <i>Jo<span class="over">hs</span> Petrus Angelus et Sasso Filii +Pauli marmorarii hujus operis magistri fuerunt</i>. Di tale +fatta sono gli inizî della nuova scultura, che poco a poco +venne sorgendo dalle opere di chiesa. — L’antichissima menzione +che sia fatta dei Cosmati è dell’anno 1180: <i>Jacobus +Laurentii fecit has XIX columnas cum capitellis suis</i> (<i>Descriz. +della città di Roma</i>, III, 3, 572). — Sopra un ambone +in Araceli: <i>Laurentius cum Jacobo filio suo hujus operis magister +fuit</i>. La genealogia dei Cosmati è data dal <span class="smcap">Gaye</span> +(<i>Giorn. di arti</i>, 1839, n. 61, sgg.). <i>Rivista delle «Notizie +epigrafiche degli artefici marmorarii romani dal X al XV secolo, +di Carlo Promis»</i> (Torino 1836).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note869"> +<p><span class="label"><a href="#tag869">869</a>.  </span>Questa erronea notizia dà <span class="smcap">Ricobaldo</span>, <i>Histor. Pontif. +Rom.</i>, p. 178 (<span class="smcap">Muratori</span>, IX).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note870"> +<p><span class="label"><a href="#tag870">870</a>.  </span>Il <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 439, dice di Eugenio III: <i>Hic +fecit unum palatium apud S. Petrum, et Signiae alterum</i>. — <span class="smcap">Platina</span>, +<i>Vita Celestini III</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note871"> +<p><span class="label"><a href="#tag871">871</a>.  </span><span class="smcap">Platina</span>, <i>Vita Clement. III: claustrum S. Laurentii +extra muros aedificavit, et Laterani aedes non mediocri impensa +restituit: templumque vermiculato opere ac musivo +exornavit.</i> — Celestino III consecrò il san Giovanni <i>a Porta +Latina</i>, il santo Eustachio (1196) e il san Lorenzo in Lucina, +come qui ancora ne dice l’inscrizione antica. Del tempo di +Adriano IV è il portico dei santi Giovanni e Paolo sul Celio. +Meravigliosa cosa è, che del lungo reggimento di Alessandro +III non si menzioni alcun edificio.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note872"> +<p><span class="label"><a href="#tag872">872</a>.  </span>L’illustre Autore si compiacque di rivedere la versione di +questo Volume, e in alcuni luoghi ritoccò il testo originale, in altri +introdusse importantissime aggiunte. Ne facciamo nota come di cosa +che torna a gran pregio della nostra edizione italiana. (N. del T.)</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78188 ***</div> +</body> +</html> diff --git a/78188-h/images/cover.jpg b/78188-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100755 index 0000000..499081c --- /dev/null +++ b/78188-h/images/cover.jpg diff --git a/78188-h/images/ill-ebr.jpg b/78188-h/images/ill-ebr.jpg Binary files differnew file mode 100755 index 0000000..21895b4 --- /dev/null +++ b/78188-h/images/ill-ebr.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6c72794 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This book, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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