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+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78188 ***
+
+ STORIA
+ DELLA
+ CITTÀ DI ROMA
+ NEL MEDIO EVO
+
+ DAL SECOLO V AL XVI
+
+
+ DI
+ FERDINANDO GREGOROVIUS
+
+
+ PRIMA TRADUZIONE ITALIANA SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA
+ DELL’AVV. RENATO MANZATO.
+
+ VOLUME IV.
+
+
+
+ VENEZIA,
+ GIUSEPPE ANTONELLI
+ 1873.
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA.
+
+
+
+
+STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL MEDIO EVO.
+
+
+
+
+LIBRO SETTIMO.
+
+STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO UNDECIMO.
+
+
+
+
+CAPITOLO PRIMO.
+
+
+§ 1.
+
+Stato che la città di Roma tiene nella storia universale durante il
+secolo undecimo. — Influenza che gli elementi civici esercitano sopra
+il Papato. — I Lombardi eleggono Arduino a loro re; i Romani eleggono
+Giovanni Crescenzio a patrizio. — Silvestro II muore nel 1003. —
+Giovanni XVII e Giovanni XVIII. — Tusculo e i suoi Conti. — Sergio IV.
+— Fine di Giovanni Crescenzio, nel 1012.
+
+Il secolo undecimo fu una delle età che ebbero massimo rilievo
+nella storia del Papato; in nessun altro luogo fece mai mostra
+di sè un contrapposto così vivo di decadenza profonda e di
+repentino risorgimento di una stessa podestà. Spenti gli Ottoni, si
+rinnovellarono in Roma condizioni di cose pari a quelle che s’erano
+composte dopo la caduta dell’Impero de’ Carolingi; la potenza
+pontificia decadde nell’ordine morale e in quello politico, e la Città
+si adoperò con gran lena affine di levarsela di dosso per sempre. Non
+arrivò essa peraltro a questo intento, poichè il Papato non cedè pur di
+un passo, ma durò principio indestruttibile ed ostile allo svolgimento
+degli elementi cittadini; soltanto di qualche tratto passeggiero
+se ne potè reprimere la forza, ma a rimuoverlo non si giunse mai,
+avvegnachè il Papato col soccorso di potenze straniere tornasse sempre
+a sollevarsi gagliardo. In Roma non v’aveva una cittadinanza che
+prestasse solide fondamenta ad una costituzione civica; solo v’erano
+ancor sempre le possenti famiglie di nobili, i capitani ossiano i
+grandi vassalli feudali della Chiesa, sedenti nella Città e nella
+provincia, i quali strappavano ai Pontefici il potere, e per ragione
+di questo combattevano gli uni contro gli altri. Nella prima metà del
+secolo undecimo imperarono costoro da patrizî su Roma, elessero papi
+del grembo di loro famiglie, ridussero la santa Sede a loro retaggio
+famigliare, ed il Pontificato precipitò in una barbarie tanto orribile
+da far sembrare che fossero tornati i tempi dei più infamati Imperatori
+dell’antichità. Tuttavolta, a questo stato di cose succedette tosto
+quella reazione memoranda, che con meravigliosa prestezza rialzò la
+Chiesa romana dal suo decadimento, e fece di essa una potenza dominante
+nel mondo.
+
+Le attenenze civiche cooperarono a ciò assai efficacemente, giacchè la
+Città medesima ministrava le più prossime cause a’ moti della storia
+universale: le continue relazioni in cui la Città si trovava cogli
+Imperatori e coi Papi, financo gli avvenimenti che accadevano entro la
+cerchia ristretta delle sue mura, la contrarietà che opponeva contro
+la signoria pontificia, la pressura che i Pontefici sofferivano da
+parte della nobiltà cittadina, il loro bisogno perdurante di ajuti, la
+incessante distretta che gli angustiava e la vigilanza con cui dovevano
+spiare i loro nemici; in una parola tutte queste cose unite insieme
+produssero conseguenze che influirono fino sui luoghi più remoti, e
+diedero origine ad amplissimi rapporti politici. Ei v’ha ragione di
+affermare, che se non fosse stata quella costante opposizione che la
+città di Roma mosse contro il reggimento pontificio, la storia del
+Papato non sarebbe entrata nelle vie per cui procedette prima e dopo di
+Gregorio VII.
+
+Posteriormente all’inizio del secolo undecimo il concetto del
+Patriziato romano conseguì rilevanza nella storia universale: quando i
+Re tedeschi ebbero tolto questo Patriziato alle mani dell’aristocrazia
+di Roma e l’ebbero aggiunto alla corona germanica, esso fu che diede,
+unitamente alla podestà sulla Città, anche il diritto di disporre
+della cattedra santa; fu giusto perciò che il Patriziato diventò la
+più prossima causa della pugna la quale si combattè fra la Chiesa che
+si andava liberando e la podestà dello Stato. Quella ebbe posto appena
+il piede nel sentiero della riformazione interna, che si sforzò con
+tutta la sua energia a scuotere il giogo dei Patrizî. Non più dovevanvi
+essere Papi nobiliari, nè Papi regi; l’elezione pontificia doveva
+esser libera, e appartenere soltanto al clero. Così avvenne che il
+Patriziato della Città diede cagione alla celebre legge di Nicolò II
+sulla elezione pontificia, e alla creazione del Collegio cardinalizio;
+così, alla fine, avvenne che la lotta dei Papi contro al Patriziato si
+allargò massimamente in quella universale del diritto d’investitura.
+
+La grande controversia delle investiture domina eziandio la storia
+della Città nell’ultima metà del secolo undecimo. Roma continua ad
+essere l’origine di quella disputa, e si serba teatro dove il genio di
+Ildebrando svolge la sua ammirabile operosità, non soltanto per fondare
+un nuovo Stato della Chiesa con province vassalle, ma per plasmare il
+Pontificato, fatto libero dal Patriziato, in una potenza signoreggiante
+il mondo. Guerre civili lunghe e sorti terribili sofferse Roma
+sventurata in conseguenza della grande battaglia che si accese fra
+la Chiesa e l’Impero; e noi vedremo prolungarsene le lotte anche nel
+secolo duodecimo, fino a che la Città stessa, all’età delle Republiche
+cittadine d’Italia sorgenti in fiore, esce da così grandi tempeste in
+forma nuova di republica.
+
+Morto Ottone III, Italia si vide liberata dal suo Re, Roma dal suo
+Imperatore. Non v’era erede alcuno che potesse pretendere ai titoli
+del primo Ottone, laonde sarebbe stato questo un momento prospero per
+gli Italiani a dichiarare estinta nella loro terra la potenza regia e
+imperiale dei Tedeschi, e a conseguire la loro independenza. L’Italia
+settentrionale dava tosto la corona dei Lombardi ad un Principe del
+suo paese, sì come fatto aveva al tempo di Berengario; chè omai il
+giorno 15 di Febbraio dell’anno 1002, si levava a re Arduino, margravio
+d’Ivrea, un potente signore che Ottone III aveva messo al bando
+dell’Impero.
+
+I Romani ponevano il diadema di patrizio in capo al figlio del celebre
+Crescenzio, e d’allora in poi Giovanni imperò dieci anni da signore
+della Città[1]. La famiglia di lui, nemica della signoria tedesca, era
+cara ai Romani, come quella che si era sacrificata a pro della libertà
+cittadina; perciò il popolo si distolse dai Conti di Tusculo e si diede
+ai Crescenzî. I parenti del Patrizio, Giovanni e Crescenzio figliuoli
+di Benedetto e di Teodoranda, dominavano da conti sulla Sabina; e
+Giovanni benanco si appellava duca e margravio, forse perchè reggeva
+anche Spoleto e Camerino. Il Patrizio creava un altro Crescenzio a
+prefetto della Città[2], e la sorella sua Rogata, adesso senatrice dei
+Romani, aveva egli congiunta in matrimonio con Ottaviano, figlio di
+Giuseppe, che era un duce longobardo nel Sabinate[3].
+
+Frattanto, ancor per lo spazio di un anno il vecchio Silvestro
+lamentava l’abbandono in cui era lasciato nel solitario Laterano, dove
+può darsi ch’ei cercasse il conforto dell’animo fra le sue dilette
+pergamene: finalmente la morte, e forse era violenta, lo toglieva
+di pena, addì 11 di Maggio dell’anno 1003. Il suo terzo succeditore
+gli eresse un monumento in san Giovanni, ed oggidì ancora puossi ivi
+leggere l’elogio dell’illustre Pontefice, e rammemorare le leggende
+molte, di cui il medio evo ha ornato la vita di questo «mago», che
+sedette sulla cattedra di san Pietro[4].
+
+L’epitaffio ivi posto deplora che, morto lui, la pace sparve dal
+mondo, e la Chiesa precipitò nella confusione di tutte cose. Però il
+reggimento di due Papi succeduti a Silvestro, è involto in profonda
+oscurità; Giovanni XVII dal nome di Sicone, moriva sette mesi dopo la
+sua esaltazione; indi, nel 25 Dicembre 1003, Giovanni XVIII saliva alla
+cattedra santa: furono uomini romani ambidue, parenti o per lo meno
+creature del Patrizio, che li levò in potere[5].
+
+Alcuni documenti soltanto tengono in Roma memoria del reggimento di
+Giovanni XVIII[6]. Durante il suo pontificato, che durò più di cinque
+anni, rimase egli suddito al Patrizio, e appena fu se osò di volgere
+qualche timido sguardo al lontano Re di Germania. Enrico duca di
+Baviera, che ivi era pervenuto al trono, si struggeva di desiderio
+di rinnovare l’Impero della nazione tedesca, ma di mezzo alla corona
+imperiale e lui s’inframmetteva tuttavia il lombardo Arduino, che era
+re, se non altro, nelle sue Alpi. Nell’anno 1004 Enrico II lo aveva
+cacciato indietro, ma non lo aveva disfatto per sempre; nella ribelle
+Pavia, che tosto dopo faceva dare alle fiamme, s’aveva egli bensì preso
+la corona d’Italia, ma era tornato indietro ad Alemagna, lasciando Roma
+al reggimento dei Crescenzî. Può darsi che la sconfitta di Arduino,
+la coronazione di Enrico e l’aspettazione ch’egli movesse contro
+Roma ispirassero qualche forza al partito tedesco della Città e che
+allentassero la fede nei Crescenzî. Quella fazione stava allora sotto
+la capitananza dei Conti di Tusculo, avvegnachè costoro, in odio dei
+Crescenzî, fingessero di nutrir simpatie verso il regno germanico.
+
+Quindici miglia distanti da Roma, più sopra di Frascati, durano oggidì
+ancora le meste ruine di Tusculo antico e medioevale. La vecchiezza
+di questa città aveva superato quella di Roma, perocchè l’origine sua
+si perda fra i miti di Ulisse, il cui figlio Telegono, nato di Circe,
+dicevasi esserne stato il fondatore. Terra della gente latina, aveva
+essa pugnato a luogo contro Roma; il capo suo Mamilio Ottavio aveva
+dato entro a quelle mura un asilo all’ultimo dei Tarquinî suocero suo,
+ed era caduto dappoi nella battaglia combattuta presso il lago Regillo,
+lasciando alla città la tradizione gloriosa e durevole del suo nome.
+Da Tusculo erano derivate alcune celebri famiglie, i Mamilî, i Fulvî,
+i Fonteiani, gli Juvenzî e soprattutti i Porcî, avvegnaddio quel tetro
+castello fosse stato culla dei severi Catoni[7]. A chi visita le rovine
+di Tusculo sembra che da esse si rizzino le ombre di parecchi uomini
+celebrati al florido tempo della sapienza romana, e il pellegrino
+ricerca il luogo ove si elevavano l’accademia di Cicerone e la sua
+villa, dove furono scritte le «Disputazioni tusculane». Marco Bruto,
+Ortensio, Lucullo, Crasso, Metello, Cesare, alcuni Imperatori de’ tempi
+più tardi, ebbero posseduto colà loro ville, poichè la fiorente pendice
+di quel monte era, a’ tempi de’ Romani, coperta di magnifiche case
+di campagna, similmente come oggidì ancora i grandi di Roma possedono
+loro ville bellissime a Frascati, vaga terra edificata nel medio evo,
+ancor prima che Tusculo cadesse[8]. Nel secolo decimo Tusculo durava
+in vita ed aveva fama di città quasi inespugnabile, piena di ruine
+della magnificenza antica. Chi ne possedeva il castello dominava i
+monti Latini ed una parte della Campagna; e la positura dava a Tusculo
+importanza maggiore di quella che potesse aver mai qualunque altra
+rocca del territorio romano.
+
+La famiglia di Conti che ivi dominava (_de Tusculana_) discendeva da
+Marozia e da Teodora, ed il nome famigliare di Teofilatto che in essa
+si manteneva dimostra che il «Senatore dei Romani» era stato uno degli
+antenati di quella casa. Può darsi che Alberico figlio di Marozia
+avesse posseduto Tusculo per eredità venutagli dalla madre, però nessun
+documento ne discorre. Noi potremmo con qualche arditezza far derivare
+i Tusculani da Teofilatto, ma disdegniamo di darci ai balocchi di
+alberi genealogici, i quali ci farebbero risalire nientemeno che a
+Mamilio Ottavio[9]. Decorato del titolo _de Tusculana_, ai tempi di
+Ottone III per la prima volta nella storia, fa sua comparsa Gregorio,
+senatore de’ Romani, favorito di quell’imperatore, e senza dubbio
+conte di Tusculo[10]. La Biografia di santo Nilo lo descrive per un
+despoto dovizioso, astuto, destro in opere di violenza, e ne narra che
+allorquando il Santo venne a Roma nell’anno 1002, Gregorio gli donò un
+pezzo di terra sopra cui fu edificato il convento basiliano appellato
+di Grotta Ferrata[11].
+
+Gregorio, figlio o nipote che fosse di Alberico, aveva sposato Maria,
+ed era padre di tre figli, Alberico, Romano e Teofilatto. Questi
+feroci baroni tenevano loro residenza sull’erta di Tusculo, e di là,
+come falchi predatori, intendevano lo sguardo in giù su Roma, dove
+adesso Giovanni Crescenzio dominava da patrizio, e dove il loro avo
+Alberico, cinquant’anni prima, aveva signoreggiato da re. Pertanto essi
+volgevano l’animo a impadronirsi di Roma, come se s’avesse trattato
+di un possedimento di loro famiglia: nè l’occasione propizia si fece
+molto aspettare; probabilmente, allorquando Giovanni XVIII venne a
+morire nel Giugno 1009, riuscì ai Tusculani di condurre a buon fine
+un’elezione pontificia secondo che meglio loro giovava[12]. Succeditore
+di quel Pontefice fu Sergio IV, vescovo di Albano, forse tusculano egli
+medesimo, durante il cui reggimento i Crescenzî sempre più perdettero
+terreno di sotto al piede[13]. Tuttavolta Giovanni Crescenzio continuò
+a tenere il governo, e gli atti di quel tempo ci fanno conoscere
+che l’epoca di lui, senatore dei Romani e patrizio, continuava ancor
+nell’anno 1011 ad essere registrata con nota officiale[14]. I documenti
+cel mostrano con veste di magistrato supremo di Roma e del territorio
+della Città, quando raccoglie «placiti» nel suo palazzo (parimenti
+come in antico aveva fatto Alberico), circondato dei suoi giudici
+che si appellavano senatori, e con accosto Crescenzio, prefetto della
+Città[15].
+
+Però la ricordanza delle sorti che avevano colpito lo sventurato padre
+suo era il tormento di Giovanni, e sul capo di lui pendeva minacciosa
+la spedizione che Enrico II meditava su di Roma. Il Papa faceva voti
+che a Roma venisse; cercava il Patrizio di tenernelo lontano, ed i suoi
+messaggeri trattavano con Arduino ed anche con Boleslao di Polonia,
+affichè di là delle Alpi dessero faccenda al Re[16]. In quello che
+Crescenzio dominava in Roma colla violenza, che derubava il san Pietro,
+che incamerava beni ecclesiastici, adulava egli re Enrico come a signor
+suo, e se lo ingraziava per via di lettere e di donativi; però in ogni
+maniera cercava di impedire che scendesse a torsi la corona. Il suo
+reggimento, che poteva mantenere soltanto finchè un Imperatore non
+v’era, riempiè l’intervallo di tempo che trascorse fino alla prossima
+coronazione imperiale: però Crescenzio morì nella primavera dell’anno
+1012, innanzi che Enrico movesse in Italia, e la sua morte ridonò al
+Papato qualche libertà, in quello che spianò al Re tedesco la via di
+Roma[17]. Ella è colpa unicamente dei Cronisti manchevoli di notizie
+se possiamo dir così poco di un Patrizio, il quale per dieci anni
+possedette la signoria della Città, tenne lontani i Papi dal poter
+temporale e restituì a Roma per tempo sì lungo la sua libertà civile.
+Il figlio dell’illustre Crescenzio deve essere stato uomo di spiriti
+gagliardi, ma nulla sappiamo delle istituzioni che desse alla Città.
+La morte di lui (tosto dopo avvenne quella di papa Sergio) gettò nel
+precipizio i Crescenzî[18]. Questa famiglia, che nel ferreo medio evo
+si adorna di splendore, similmente ad una stirpe di Gracchi o di Bruti
+imbarbariti, ed ebbe ognor dato uomini che furono campioni di libertà e
+guerrieri animosi contro a Papi e ad Imperatori, durò ancora gran tempo
+nel Sabinate; ma in Roma, dove tuttavia per un buon secolo s’incontra
+spesso il nome Crescenzio, più non tenne alto luogo[19]. Questa
+famiglia lasciò padroni del campo i Conti di Tusculo, i quali tosto
+adesso si levano a tiranneggiare lungamente su Roma, ed a tramutare la
+cattedra di san Pietro in loro possedimento ereditario.
+
+
+§ 2.
+
+Gregorio eletto papa, è cacciato da Teofilatto ossia Benedetto VIII.
+— Enrico si dichiara in favore del Papa tusculano. — Enrico II viene
+a Roma ed è coronato imperatore (1014). — Condizioni di Roma e del suo
+territorio, in cui sono sorti Conti ereditarî. — La nobiltà romana in
+qualità di Senato. — Romano, senatore di tutti i Romani. — Tribunale
+imperiale. — È repressa una sollevazione dei Romani. — Enrico II
+ritorna. — Fine di Arduino re nazionale.
+
+Il partito dei Crescenzî elevava bensì un Gregorio romano alla cattedra
+pontificia, ma il candidato che i Tusculani vi opponevano contro, ne lo
+sbalzava abbasso. Teofilatto, figlio di Gregorio di Tusculo, penetrava
+coi suoi fratelli nella Città; le due fazioni venivano a combattimento,
+disputandosi il possedimento della tiara e della podestà cittadina, e
+finalmente Teofilatto discacciava il suo emulo, s’impadroniva colla
+violenza del Laterano, e per mano di un laico si faceva consecrare
+papa, con nome di Benedetto VIII. Tutto questo avveniva nel Maggio
+dell’anno 1012.
+
+Da dopo che non v’era più Imperatore alcuno la nobiltà romana si aveva
+ripigliato il diritto di elezione; ma l’espulso Gregorio s’affrettava
+di andarne al Re in Alemagna, per chiedere giustizia del suo diritto, a
+lui come a giudice supremo di Roma. Enrico si prendeva le sue insegne
+pontificie, e lo confortava accertandolo che sarebbe andato a Roma, e
+colà avrebbe ordinato che in forma canonica si sottoponesse ad esame la
+controversia[20].
+
+Messaggi di Benedetto VIII erano omai giunti alla corte del Re, poichè
+quel Pontefice tusculano non chiudeva in petto sentimento alcuno
+della libertà di Roma o d’Italia; più gli stava a cuore di rendersi
+securamente padrone della cattedra di san Pietro, offerendo di bel
+nuovo la sua patria al giogo degli stranieri. A ricompensa della
+confermazione sua prometteva ad Enrico il Patriziato e la continuazione
+dell’_Imperium_ nella nazione tedesca. Non è forse dissennatezza di
+ingiuriare i Re germanici perchè si prendevano quello che gli Italiani
+stessi loro andavano sempre nuovamente offerendo?
+
+Enrico II abbandonò al suo destino Gregorio, che forse era stato
+eletto giusta il rito dei canoni, e consentì che un Conte tusculano
+continuasse ad esser papa[21]. Egli stesso assunse allora nome di «Re
+dei Romani», e con questo novello titolo, onde si fregiarono, di quel
+tempo in poi, tutti i Re di Germania, pronunciò spettarsi alla corona
+tedesca l’Impero e la signoria suprema su di Roma[22]. Benedetto
+VIII si afforzò per conseguenza di ciò nel pontificato, discacciò
+i Crescenzî; il Prefetto urbano di questo nome fu deposto, e il suo
+officio dato ad un altro romano Giovanni; gli officî più rilevanti
+cascarono in mano della fazione tusculana[23]. Soltanto la dignità
+di patrizio niuno osava più di arrogarsi, poichè essa competeva al
+Re alemanno; però il Pontefice poneva i suoi fratelli a capo delle
+cose di amministrazione e di giustizia. «L’eminentissimo console e
+duce» Alberico, che di già sotto di Ottone III era stato maestro del
+«palazzo» imperiale, dimorava nelle case del suo antenato in vicinanza
+dei santi Apostoli, e colà teneva tornate giudiziarie, come prima aveva
+fatto il patrizio Giovanni[24].
+
+Frattanto Enrico ponevasi in cammino alla volta di Roma, celebrava
+a Pavia le feste natalizie dell’anno 1013, e costringeva Arduino a
+ritirarsi nella sua marca d’Ivrea. Mentre in Roma colla morte del
+Patrizio il partito nazionale soccombeva l’animoso Piemontese s’ornava
+tuttavia della porpora di re d’Italia. Questo illustre titolo aveva
+corrisposto al suo concetto, soltanto allora che la bella contrada era
+stata veramente unita sotto allo scettro dei Goti, ma tutti i Re che
+dappoi se ne decorarono s’appellarono così da uno Stato che intero
+non possedevano. Tuttavolta il fiero Arduino, il quale non d’altro
+poteva dirsi padrone che di un paio di città e di poche montagne,
+può pretendere alla gloria di essere stato l’ultimo re nazionale che
+Italia abbia avuto fino a Vittorio Emanuele II di Sardegna. Fece egli
+il tentativo glorioso di chiudere Italia in faccia agli stranieri,
+ma questa terra lacerata di divisioni, era allora (e lo fu fino alla
+ricostituzione violenta che s’ebbe ai giorni nostri) incapace di
+ispirarsi a pensiero di nazione. Arduino vide il Re tedesco muovere a
+Roma, e impedirnelo non potè.
+
+A Ravenna Enrico s’incontrò col Papa e deliberò con lui di restaurare
+l’Impero germanico; indi s’incamminò a Roma, dove l’altro lo
+precedette. Qui la fazione dei Crescenzî era tuttavia numerosa e aveva
+per capitani Giovanni e Crescenzio, nipoti del Patrizio. Per verità,
+gli agenti di Arduino eccitavano il popolo affinchè si opponesse alla
+rinnovazione dell’Impero che pur da soli quindici anni avevasi bandito
+da Roma, ma la vista delle corazze d’Enrico reprimeva gli sforzi del
+partito nazionale romano, e le voci dell’odio erano coperte dai cantici
+di lode officiale, con cui il Re tedesco alla sua venuta era salutato,
+secondo la costumanza antica[25]. Presso alla porta della città Leonina
+le Scuole erano andate ad accogliere lui e la sua consorte Cunigonda;
+li toglievano in mezzo a sè dodici Senatori, sei dei quali portavano
+lunga barba, gli altri avevano raso il volto, e tutti incedevano
+«misticamente», recando in mano bastoni[26]. Addì 14 di Febbraio
+dell’anno 1014, si celebrò nel san Pietro la coronazione di Enrico e
+della sua sposa colle forme solite. Il novello Imperatore consecrò al
+Principe degli Apostoli la corona regale di cui fino allora s’era cinto
+il capo, e dedicò al convento di Cluny un donativo che aveva ricevuto
+dal Pontefice a simbolo della sua podestà d’impero. Era un pomo
+imperiale composto in oro, sormontato di croce e ornato di diamanti;
+secondo il mistico intendimento di quell’età, il globo significava
+il mondo, le pietre preziose collocate ai quattro lati esprimevano
+le virtù cardinali, la croce denotava i doveri che l’Imperatore avea
+assunto verso Cristo ed eziandio verso il Papa che, come vicario
+suo, si attribuiva la podestà di promuovere i Re a imperatori[27]. Un
+convito tenuto nel Laterano poneva fine alla festività, e da entrambe
+le parti potevano andarne contenti; Enrico aveva restaurato nella sua
+nazione l’_Imperium_, Benedetto ne aspettava la restaurazione dello
+Stato ecclesiastico.
+
+Durante la torbida età di Ottone III, le terre di san Pietro, quante
+di esse ancora possedeva la Chiesa, erano state abbandonate a nuovi
+saccheggi, e la dominazione del patrizio Giovanni aveva anche da
+ultimo strappato ai Pontefici ogni briciola di potenza politica. Da un
+lato e dall’altro del Tevere erano sorti dei Conti, con possedimenti
+ereditarî[28]. I Tusculani dominavano nei monti Latini; nella Campagna
+signoreggiavano i Conti di Ceccano o di Segni, appellati, a preferenza
+di altro nome, conti della Campagna; nella Sabina imperavano i
+Crescenzî; la casa dei Conti di Galeria espandeva la sua potenza nella
+Tuscia; dalle terre Marsie fino a Subiaco s’andava omai dilatando
+la famiglia franca di Trasimondo, di Berardo e di Oderisio[29]. Il
+sistema feudale metteva in pezzi lo Stato antico della Chiesa; i
+Vescovi avevano conseguito diritti di conti, e del dominio che un tempo
+i Carolingi avevano fondato a pro di loro, i Pontefici possedevano
+poco più che le ingiallite carte di donazione, conservate nei loro
+archivî. Benedetto VIII accrebbe quelle pergamene con una scrittura
+di confermazione, data dall’imperatore Enrico, che nella serie dei
+Privilegî va conosciuta sotto il nome di diploma di Enrico I. Questo
+documento somiglia per tutto a quello di Ottone, se si faccia eccezione
+di alcune addizioni concernenti Fulda e Bamberga; la scritta originale
+peraltro non può esibirsi a mostra, e la copia, che desta non pochi
+dubbî, manca di data; per molte ragioni poi si rende verosimile che il
+Diploma non appartenga all’anno 1014[30].
+
+Più rilevante sarebbe per noi se avessimo notizia della costituzione
+onde allora si reggeva la città di Roma, della quale Benedetto VIII
+riprendeva il possedimento temporale. Ma un buio fitto ricopre anche in
+questa epoca l’organamento di Roma. Poichè in documenti romani compare
+il nome di «Senatori», preso in modo collettivo sebbene nol sia in
+singolare; poichè dodici uomini fregiati di quel titolo ebbero parte a
+salutare solennemente Enrico, ciò solo può dimostrare che la ricordanza
+del Senato antico erasi fatta, da dopo di Ottone III, sempre più
+viva, fino a che condusse alla sua effettiva ripristinazione. I nobili
+di Roma che continuavano a ornarsi di un titolo illustre, formavano
+tuttavia fin d’allora un ceto senatorio da cui gli altri erano esclusi,
+e possedevano le cariche della magistratura e gli officî giudiziari
+della Città.
+
+La nobiltà pretendeva al diritto di elezione dell’Imperatore parimente
+di quella pontificia, e, fuor di dubbio, prima che avenisse la
+coronazione di Enrico II, s’avevano guadagnati e uditi i voti dei
+Senatori. Nessuna novella abbiamo dei comizî che tenessero, o dello
+stato politico onde si reggessero questi rozzi nobiluomini, che
+sull’incominciamento del secolo undecimo andavano con titolo senatorio
+aggirandosi in mezzo alle ruine di Roma. Di qua e di colà nei documenti
+giunsero fino a noi gli elenchi dei loro nomi, ed in essi incontriamo
+alcune note famiglie del tempo degli Ottoni; ma d’altra parte non ci
+occorre di trovare pur un solo Romano che si sottoscriva «Senatore».
+Infatti, la dignità speciale di «Senatore dei Romani» durava anche
+adesso, e dimostra che gli istituti di questa età erano rimasti
+eguali a quelli del secolo decimo. Fossero i Papi o no signori del
+_Dominium_, Roma temporale era pur sempre una republica nobiliare sotto
+la presidenza di un capo, che, a seconda delle circostanze, i Romani
+stessi si eleggevano, o che era imposto loro dal Pontefice.
+
+Benedetto VIII pose il fratel suo Romano alla testa di questa
+Republica, e lo creò senatore di tutti i Romani; o forse fu
+l’Imperatore che volle lusingare il Tusculano impartendogli quella
+dignità, egli che era patrizio di Roma, sebbene con questo nome non
+si appellasse[31]. Il Senatore dei Romani era principe della nobiltà
+che congregava in assemblea, i voti della quale indirizzava o forzava
+quando avveniva di eleggere il Papa; era altresì condottiero delle
+milizie e, soprattutto, capo della giustizia civile. Vedemmo Alberico
+essere stato nell’anno 1013 console e duce, e lo vedemmo tenere giudizî
+da presidente di tribunale civile; però, due anni dopo il fratello suo
+compare investito della magistratura civica con dignità «di senatore di
+tutti i Romani», ed Alberico invece ci si fa innanzi semplicemente da
+console; soltanto più tardi ripiglia a far mostra di sè con qualità di
+conte palatino[32]. Infatti qualche tempo ancora durarono in Roma e nel
+territorio romano i titoli antichi di console e di duce.
+
+Del rimanente, l’Imperatore poneva il suo proprio tribunale nella
+Città, sì come fatto avevano i suoi predecessori. Innanzi a quello Ugo
+di Farfa denunciò il conte Crescenzio, che tuttavia sempre importunava
+l’Abazia, come era stato suo costume di fare al tempo di Ottone
+III. Durante la signoria del Patrizio aveva egli rapito nuovamente
+al monastero alcune castella, e Giovanni fratel suo s’irrideva del
+Pontefice dalla sua rocca di Palestrina, che le milizie di Benedetto
+VIII vanamente cingevano d’assedio. Sedette dunque l’Imperatore a
+giudizio, e secondo la consuetudine del tempo aggiudicò all’Abate
+querelante le castella, dandogli un bastone in simbolo del suo diritto;
+indi richiese il Papa affinchè riunisse la milizia romana alle sue
+soldatesche, e movessero assieme nella Sabina. Però una sollevazione
+che avveniva in Roma faceva scampare dall’aula del tribunale le parti
+litiganti[33]. L’odio dei Romani, i quali probabilmente se l’erano
+intesa con Arduino e coi Margravî di Este, scoppiava violentemente
+l’ottavo giorno dacchè erasi celebrata la coronazione: speravano essi
+di trucidare i Tedeschi o di cacciarli cogliendoli con assalimento
+improvviso, e il ponte di Adriano diventava il campo di una feroce
+carneficina, colla quale tutto, come al solito, finì. Da dopo il tempo
+di Ottone I questi tumulti si ripeterono quasi ad ogni coronazione,
+per modo che avrebbero potuto considerarsi come l’ultima scenata della
+festività. Le quante volte gli Imperatori designati entravano in Roma,
+erano salutati cogli inni officiali, ma non appena si allontanavano dal
+san Pietro o dalla mensa del Laterano, che il popolo romano si levava
+furibondo per discacciare dalla Città gli stranieri; e gli Imperatori
+di Roma soventi volte ne partivano a precipizio come gente fuggitiva,
+dopo di aver trascinato la loro recente porpora in mezzo a torrenti di
+sangue[34].
+
+Enrico fece condurre in catene al di là delle Alpi i caporioni
+del tumulto, ed egli stesso fece ritorno in Alemagna carico delle
+maledizioni e dei tesori delle città italiche, o dei beni tolti a’
+suoi nemici. Molti Conti dell’Italia media e settentrionale sostenne in
+ostaggio, e molti di loro aveva posto sotto custodia in Roma dove erano
+stati invitati ad assistere alla coronazione: però, non sì tosto egli
+fu partito, che si apersero le loro prigioni, e quei vassalli sitibondi
+di vendetta sguainarono nuovamente la spada per combattere, uniti ad
+Arduino, contro l’Imperatore straniero. Sennonchè a nulla approdarono
+gli sforzi di quel partito degli Italiani che intendeva a rovesciare
+la podestà imperiale tedesca, dappoichè l’Italia settentrionale,
+frastagliata in piccoli e in grandi margraviati, in contee ed in
+vescovati forniti di immunità, non possedeva adesso più la forza che
+aveva avuto a’ tempi di Berengario. L’ultimo Re nazionale d’Italia si
+vide ristretto ad un angusto dominio in Piemonte, sostenne la guerra di
+Conti e di Vescovi parteggianti per Alemagna, e finalmente, abbandonato
+dai suoi vassalli, sprezzato dall’Imperatore, gettò la spada e vestì
+la cocolla di san Benedetto per isparire dietro la soglia del convento
+Fructuaria (1015)[35].
+
+
+§ 3.
+
+Benedetto VIII domina robustamente in Roma. — Sua impresa contro i
+Saraceni. — Pisa e Genova vengono in fiore. — Italia meridionale. —
+Ribellione di Melo contro a Bisanzio. — Prime bande di Normanni (1017).
+— Fine sventurata di Melo. — Benedetto VIII esorta l’Imperatore ad una
+guerra nell’Italia inferiore. — Spedizione di Enrico II nelle Puglie
+(1022).
+
+Anche in Roma Benedetto VIII conseguiva forza e sicurezza dal suo
+partito che ivi adesso dominava. Mentre divideva colla famiglia sua la
+podestà civica, gli riusciva di assoggettarsi gli ottimati romani ed i
+capitani, ossiano i vassalli feudali della Campagna. Romano, per lungo
+tempo capo del governo cittadino, ajutò il fratello a conservarsi il
+possedimento della cattedra apostolica[36]. I Crescenzî nella Sabina si
+sottomisero al Pontefice, il quale in persona condusse contro a loro
+le sue milizie, ed a lui obbedirono come a principe del territorio.
+Benedetto era uomo massimamente fornito d’intelletto e di gagliardia;
+viveva in lui l’indole guerriera della sua casa, e, al paro di Giovanni
+VIII e di Giovanni X, possedeva egli altresì abbastanza mente politica
+per sollevare novellamente al grado di potenza italica il Pontificato,
+che i suoi predecessori avevano ristretto ad una cerchia angustissima
+di operosità.
+
+In questo tempo i Saraceni erano di bel nuovo divenuti formidabili;
+nell’Italia inferiore tenevano in pressura Salerno, e nel mare Tusco
+flagellavano il continente e le isole; sbarcavano in Toscana e vi
+incendiavano Pisa; indi s’impadronivano di Luni. Nell’anno 1016
+Benedetto VIII si dava cura di raccogliere un naviglio di collegati,
+ed egli stesso in persona guidava un esercito contro gli Infedeli. Si
+conseguì una grande vittoria e si raccolse un ricco bottino; tuttavia
+poichè il condottiero dei Musulmani (Istorie arabe lo appellano Abu
+Hosein Mogêhid, Istorie cristiane gli danno nome di Musetto) s’era,
+dopo della battaglia di Luni, ricoverato in Sardegna, il Papa si
+fe’ mediatore di una lega colle città marittime di Pisa e di Genova:
+Mogêhid fu cacciato dall’isola, e questa tosto dopo diventò colonia
+pisana[37].
+
+Tempo innanzi, allorquando minacciava pericolo da parte dei Saraceni,
+i Papi avevano stretto alleanza colle Republiche meridionali di Amalfi,
+di Napoli e di Gaeta; ora col secolo undecimo emergono tutt’a un tratto
+Pisa e Genova, uscendo fiorenti da una lunga tenebra di loro infanzia;
+e se ancor non sono pienamente libere, nondimeno iniziano ormai l’età
+splendida delle Republiche cittadine dell’Italia settentrionale[38].
+
+In pari tempo, nell’Italia meridionale si andavano preparando
+avvenimenti che dovevano esercitare una influenza gravissima sul
+Papato e su Roma. La dominazione antichissima di Bisanzio, retaggio
+di Belisario e di Giustiniano, doveva ivi finalmente spegnersi; e
+doveva altresì sgomberarsi il terreno dalle rovine che il vecchio
+ducato dei Longobardi aveva seminato a Benevento, a Capua ed a Salerno:
+occorreva che questi ruderi cedessero il luogo ad uno Stato costituito
+da alcuni avventurieri predoni, chiamati a congiungere per la prima
+volta in unità politica quelle belle provincie. Dopo la sconfitta
+di Ottone II i Greci s’erano nuovamente impadroniti delle Calabrie e
+delle Puglie, e vittoriosi s’erano avanzati nella Campania. Il loro
+governatore, chiamato «katapan», risiedeva in Bari, ed era un vampiro
+che dissanguava quelle terre sventurate, languenti nella disastrosa
+miseria cui le avevano ridotte le eterne scorrerie dei Musulmani e
+le eterne battaglie combattute fra questi, i Greci, i Longobardi e le
+città marittime.
+
+Però la gente longobarda, che viveva nell’Italia meridionale, faceva
+uno sforzo repentino, inteso a scuotere il giogo dei Greci. Melo, un
+longobardo illustre di Bari, si sollevò unitamente a Datto, genero
+suo, nell’anno 1010[39]. Andò cercando guerrieri e alleati contro a
+Bisanzio; presso al monte Gargano trovò dei pellegrini di Normandia,
+fe’ lor vedere in che stato fosse ridotta la terra, e gli invitò a
+prendere stipendio coi loro prodi compatriotti sotto il suo stendardo
+ribelle: pari voto espressero i cittadini di Salerno, che quaranta
+pellegrini ed eroi normanni avevano liberata dall’assedio mossovi
+contro dai Saraceni. Così accadde che Melo nell’anno 1017 potè condurre
+in campo contro a’ Greci una schiera di Normanni di fresco assoldata.
+Questi avventurieri erano venuti sotto la capitananza di Gisalberto, un
+cavaliere che aveva emigrato dal suo paese a cagione di un assassinio
+commesso; Benedetto VIII avevali accolti assai orrevolmente in Roma,
+e gli aveva confermati nel proposito di servire sotto di Melo, contro
+a’ Greci. Così per un evento casuale dava egli omai principio a quella
+associazione di Roma e dei Normanni, che più tardi doveva essere
+feconda di tante conseguenze.
+
+Quanto a Melo, neppur egli presagiva che in quei valorosi da lui
+arrolati aveva chiamato altrettanti conquistatori nella sua patria; e
+la sua ribellione fervidamente favorita dal Pontefice cadde a vuoto,
+ad onta della più eroica prodezza. Sull’incominciamento dell’Ottobre
+1019 fu egli disfatto completamente da Bugiano «katapan», in vicinanza
+dell’antico Canne, lasciò Italia, corse in fretta dall’Imperatore a
+Bamberga chiedendogli ajuto, e morì colà «duca d’Italia», nell’Aprile
+dell’anno 1020[40].
+
+I progressi dei Greci, al cui fianco s’era adesso schierato anche
+Pandolfo IV, principe longobardo di Capua, sbigottirono il Papa, il
+quale temeva la restaurazione della potenza bizantina, pericolosa alla
+independenza del Papato e ai disegni che questo volgeva sull’Italia
+inferiore. Anch’egli andò a Bamberga nella Pasqua dell’anno 1020,
+ed esortò Enrico a discendere in Italia, a respingere i Greci dalle
+frontiere di Roma ed a ristabilire la podestà dell’Impero nella
+Longobardia meridionale. Compiute le splendide festività che si
+tennero per la consecrazione del suo duomo favorito, Enrico congedò il
+Pontefice promettendogli che sarebbe fra breve venuto, e dandogli un
+diploma in cui confermava alla Chiesa i suoi possedimenti.
+
+Frattanto Benedetto invocava la venuta dell’Imperatore con insistenza
+sempre maggiore. Di già il «katapan» minacciava di entrare nella
+Campagna e di castigare il Pontefice, che aveva con tanto ardore
+secondato la ribellione di Melo. Assistito da Atenulfo abate di Monte
+Cassino, fratello di Pandolfo di Capua, assalì egli all’improvviso,
+nel Giugno dell’anno 1021, la torre prossima al Garigliano, nella quale
+il Papa aveva collocato a presidio gli avanzi della legione normanna,
+sotto gli ordini di Datto; e questo capitano fu condotto prigioniero
+a Bari, e, chiuso in un sacco, fu gettato in mare[41]. Pareva che i
+Greci avessero affermato la loro signoria nelle Puglie: i Principi
+longobardi professavano di essere vassalli di Bisanzio; in vicinanza
+di Benevento i Greci perfino edificavano una città munita, cui davano
+il nome immortale di Troja, e Benevento istesso, dove aveva signoria
+Landolfo V, minacciava di cadere in loro balìa. Con un movimento
+ardito i Bizantini sarebbero giunti nientemeno che a Roma, se la loro
+mente fosse stata capace di accogliere un pensiero di genio; per lo
+contrario, il generale greco sostò presso al Garigliano, e nell’autunno
+Enrico comparve in Italia.
+
+La spedizione contro il mezzogiorno, cui l’Imperatore diè opera al
+principio del successivo anno 1022, fu presta e vittoriosa. Entrò
+egli in persona dalle Marche col nerbo maggiore dell’esercito; altre
+schiere condotte dai vescovi Pilgrimo di Colonia e Poppone di Aquileja
+vennero dalla via di Roma e dal territorio Marsio nella Campania; le
+città e le fortezze dei Greci e dei Longobardi, ed eziandio Troja,
+cui l’Imperatore in persona cinse di assedio, si arresero. Pandolfo
+di Capua fu mandato in esilio in Alemagna, in vece di lui fu messo
+Pandolfo di Teano, e l’abazia di Monte Cassino fu data a Teobaldo abate
+che era aderente di Germania, dopo che Atenulfo ebbe trovato morte
+fuggendo per mare. Anche la piccola schiera dei Normanni sopravvissuti,
+che stavano sotto il comando di Torstaino, ricevette ricompensa con
+beni posti nella Campania, in quello che i nipoti del duca Melo erano
+nominati conti e vassalli dell’Impero. Dopo di avere così restaurata la
+podestà imperiale in una parte delle Puglie, e dopo di avere impreso
+un pellegrinaggio sul Gargano e fattevi preghiere, Enrico ritornò in
+quel medesimo estate in Germania passando da Roma; però lo seguivano
+soltanto scarsi avanzi del suo esercito, avvegnachè le febbri e la
+pestilenza lo avessero quasi tutto distrutto[42].
+
+
+§ 4.
+
+Principî della riforma sotto di Benedetto VIII. — Muore (1024). — Suo
+fratello Romano si prende la tiara con nome di Giovanni XIX. — Enrico
+II passa di vita nel 1024. — Stato d’Italia dopo la morte di lui. —
+Giovanni XIX chiama Corrado II di Germania a Roma. — Spettacolo che
+presentano le spedizioni di Roma a questa età. — Coronazione imperiale
+(1027). — I Romani si sollevano con gran furore. — Re Canuto a Roma.
+
+Benedetto VIII fe’ vedere di essere un papa fornito di fortezza
+d’animo non comune. Contraddicendo alle tradizioni della sua casa,
+aveva egli ristabilito una stretta lega del Papato coll’Impero, affine
+di raffermare sè medesimo nel possedimento di Roma, e di vincere le
+potenze che gli erano ostili in Italia. Per opera di quest’uomo il
+Pontificato riconquistò le sue attenenze col mondo, e si studiò di
+recuperare la influenza perduta sulle Chiese provinciali. La Storia
+ecclesiastica può eziandio celebrare Benedetto VIII come uno dei primi
+riformatori che operarono secondo le idee di Leone IX e di Nicolò II;
+fu egli infatti che incominciò ad opporsi con decreti sinodali contro
+al concubinato dei cherici e contro alla simonia, ossia commercio delle
+dignità ecclesiastiche[43]. Tuttavolta, il vigore che egli ispirò alla
+Chiesa romana fu dovuto soltanto alla fortezza personale sua; e non
+appena trapassò di vita, che Roma ed il Papato precipitarono in istato
+di gravissima barbarie.
+
+Come morte lo ebbe rapito nella primavera dell’anno 1024, il
+possedimento della cattedra pontificia non uscì di mano della sua
+famiglia. Romano fratello di lui, che fino a questo tempo era stato
+«senatore di tutti i Romani», si spogliò delle vestimenta laicali,
+e indossò gli abiti pontificî, dopo che ebbe comperato o imposto
+per violenza i voti della sua elezione: così quel Conte tusculano fu
+ordinato nella primavera dell’anno 1024, con nome di Giovanni XIX[44].
+Ei sembra che anche da papa abbia conservato la dignità di senatore sì
+come prima l’aveva tenuta; ed infatti non v’ha documento alcuno da cui
+si paia che ne venisse investito il fratel suo Alberico, quantunque a
+questo avrebbe dovuto essere trasmessa: Alberico continuò come dianzi
+ad appellarsi soltanto conte palatino e console[45].
+
+Pareva che il novello Pontefice non avesse in mente alcun concetto
+dei doveri che il ministero suo gli imponeva. Era uomo di animo
+tanto semplice od altrimenti sì avaro che, avendogli l’Imperatore di
+Bisanzio spediti a Roma dei ricchi donativi, intendeva di accordare al
+Patriarca greco il titolo di vescovo ecumenico. Ma i Vescovi d’Italia
+e la Congregazione di Cluny si sollevarono vivamente contro siffatto
+proposito, e si fu allora soltanto che il Papa riuscì a comprendere
+la gravità di ciò che era stato in procinto di fare: nella sua beata
+ignoranza il Senatore di tutti i Romani non aveva conosciuto più in là
+che di nome l’esistenza delle Decretali pseudo-Isidoriane, ed aveva
+avuto assai poca opportunità di studiare le decisioni conciliari dei
+suoi predecessori[46].
+
+Tosto dopo la sua esaltazione moriva Enrico II ai 13 Luglio nell’anno
+1024. Non si sapeva a chi sarebbe toccata la corona tedesca, e
+questa incertezza per brevi istanti rialzò le speranze d’Italia.
+Però gli ottimati non osavano più di eleggere dal loro seno un re
+nazionale; e, senza risultamento alcuno, offerivano la corona ad
+Ugo, figlio di Roberto re di Francia, e financo a Guglielmo duca di
+Aquitania. Infatti, il matrimonio che questo Principe possente aveva
+contratto con Agnese, nipote di Adalberto antico re d’Italia, dava a
+lui una sembianza di diritto legittimo. Italia era frastagliata in
+tante signorie e in tante fazioni, che non poteva più indirizzarsi
+all’intento di un’utilità generale della nazione. La parte tedesca
+durava gagliarda anche in Lombardia, dove trovava aderenti nei Vescovi,
+creature o favoriti degli Imperatori; d’altro canto gli ottimati che
+gli Imperatori avevano reso deboli per la cresciuta potenza vescovile,
+erano fra sè disuniti, al paro delle città che allora venivano in bel
+fiore, che odiavano bensì l’Impero tedesco, ma non peranco potevano
+liberarsene unendosi in lega fra loro.
+
+Pertanto, Corrado II il Salico, eletto re dei Tedeschi agli 8 di
+Settembre, si ebbe subito gli omaggi dei Vescovi lombardi, e, sopra
+tutti, quelli del potente Eriberto di Milano: Corrado teneva alta in
+mente sua l’idea fondamentale che ciascun Re tedesco fosse altresì
+signore d’Italia e designato imperatore dei Romani; ed in siffatta idea
+i Vescovi lo confermavano. Anche Giovanni XIX lo chiamò a Roma, e gli
+mandò il Vescovo di Porto e Berizone, nobile romano della Marmorata,
+col vessillo di san Pietro, perchè lo inalberasse nella guerra
+che combatteva in Ungheria; e le lettere del Pontefice lo facevano
+certo del possedimento pacifico della corona imperiale, che lo stava
+attendendo[47]. Italia dunque mentre non aveva potenza di opporre
+contrarietà alcuna alle pretese di Re stranieri, si condannava da sè
+medesima ad essere provincia soggetta ad Alemagna.
+
+Nella primavera dell’anno 1026 Corrado II ricevette in Milano la corona
+di ferro dalle mani di Eriberto. Per vendicarsi, secondo la durezza
+barbarica di quel tempo, dell’animosa Pavia che aveva distrutto il
+«palazzo» di Enrico II e chiuse a lui in faccia le porte, ne poneva
+a guasto il territorio: andato indi a Ravenna, ivi il popolo si
+sollevava con gran furore per trucidare gli odiati stranieri, ma quello
+scoppio di odio era soffocato in mezzo a fiumi di sangue. Nel nostro
+secolo neppure i Tedeschi possono considerare con ischietta gioia lo
+spettacolo delle spedizioni colle quali i loro avi movevano su di Roma;
+essi devono dar compianto a Italia che di quelle imprese ebbe sì la
+colpa, ma ne sofferse il danno per più di trecento anni. Allorquando
+i Re alemanni scendevano dalle Alpi coi loro eserciti e colle loro
+splendide comitive le città erano condannate a nutrire e ad alloggiare
+quelle moltitudini, e a far le spese della corte imperiale; financo
+la giurisdizione dei tribunali ordinarî cessava tosto che compariva il
+giudice supremo. Dentro ai vuoti forzieri dell’Imperatore colavano, a
+titolo di donativi o per violenza di estorsioni, i tesori delle città,
+il sudore dei coloni angariati dai vassalli ecclesiastici e laicali, e
+le sostanze incamerate di centinaia di ribelli. La soldatesca imperiale
+composta di rozzi uomini d’arme, raccolti da’ paesi settentrionali e
+financo dalle terre slave, era il terrore dei sobrî Italiani, che la
+natura meridionale dotava di più finezza, e che in ogni età superarono
+tutti i popoli per pulitura di costume. Non deve far meraviglia se
+mirando le orgie di quei soldati che tenevano Italia in conto di
+provincia schiava del loro Re, gli Italiani chiedevano a sè medesimi
+con ira amara perchè mai la loro contrada dovesse essere condannata a
+eterna servitù sotto gli stranieri; nè fa stupore se con odio feroce
+si sollevavano ad ogni momento nelle città per cui passava l’esercito
+che s’incamminava su Roma. Però la maestà brutale di un Imperatore del
+medio evo a mala pena degnava di volgere uno sguardo di compassione
+alle città fumanti d’incendio, ai poveri campi devastati, alle vie
+coperte di cadaveri, alle carceri riboccanti di rei di tradimento.
+Reputava piuttosto essere necessità inseparabile dalle imprese di Roma
+vedere i cittadini più ragguardevoli di una città prostrarsi innanzi al
+suo trono, tremanti, a piè scalzi, con appesa una spada nuda al collo,
+di quello che il riflesso delle fiamme onde ancora ardeva la loro
+città, ne illuminava i pallidi volti.
+
+Innanzi alle armi del valoroso Corrado si piegavano finalmente le città
+nemiche e Pavia stessa; i Margravî di Este, di Susa e di Toscana aveva
+egli ridotti a obbedienza, e senza trovare impedimento alcuno entrò
+in Roma. Addì 26 di Marzo dell’anno 1027 Giovanni XIX celebrò nel san
+Pietro la coronazione di lui e della sposa sua con grandissima pompa
+e alla presenza di due Re, che furono Rodolfo III di Borgogna e Canuto
+d’Inghilterra e di Danimarca[48]. Tuttavia la solennità fu conturbata
+dall’ambizione puerile degli Arcivescovi di Milano e di Ravenna,
+ciascuno dei quali pretendeva di avere la preminenza; la dissensione di
+quegli altieri prelati si appiccò alle loro comitive, e Roma fu messa
+a terrore da una mischia che fu combattuta per le vie fra Ravennati e
+Milanesi, senza che ancora vi avesse preceduto l’ultima scenata onde
+per solito si poneva termine alle feste dell’incoronazione. Nè mancò
+pur essa: una rissa accidentale, che s’accendeva per una miserabile
+pelle di bue fra un Romano ed un Tedesco, bastò a mettere in furia il
+popolo. Però, dopo un massacro orribile di «innumerevoli» Romani, i più
+eletti uomini della Città tornarono innanzi al trono dell’Imperatore,
+che dimorava nel palazzo prossimo al san Pietro, e tremanti, a piè
+scalzi, tenendo una nuda spada al collo, pregarono ai piedi di lui
+misericordia[49].
+
+Può darsi che la vista di cotali orrori mettesse sbigottimento nel
+cuore pio del grande re Canuto, non già perchè la cultura di lui si
+levasse al di sopra di quel suo tempo, ma perchè ne andava distrutto un
+bel sogno che egli aveva accolto in mente. Indotto da lungo desiderio
+e da un voto pio, era venuto alla Città santa pellegrinandovi con
+bisaccia e bordone, ed in vece di un asilo di amore e di pace, come
+Roma avrebbe dovuto essere a seconda del suo concetto ideale, trovava
+soltanto una sede selvaggia di tumulti aperti a tutte le fazioni ed a
+tutte le furie: la città di Roma, occorre pur dirlo, non fu durante
+il medio evo che la orribile sconciatura di una idea sublime. Nella
+sua lettera indiritta di colà al popolo inglese, Canuto lasciò un
+ingenuo ricordo del soggiorno che tenne in Roma. Vi annunciava con
+molta letizia di averne venerato tutti i santuarî, e di essere stato
+tanto più avventurato, dacchè i savî (ossiano i preti) lo avevano
+ammaestrato qualmente Pietro avesse ricevuto dal Signore la podestà di
+legare e di sciogliere; perlochè molto profittava all’uomo di avere
+il guardiano delle chiavi celesti a suo avvocato appo Dio. Con gioia
+infantile narrava le onorevoli accoglienze ricevute da tutti i Principi
+che dal Gargano al mar Tusco erano convenuti attorno al Pontefice
+ed all’Imperatore; e diceva che gli era stata concessa immunità di
+pedaggio per tutti gli Inglesi e i Danesi, pellegrini e mercanti,
+che fossero andati a Roma. L’intelligente Principe affrancava altresì
+gli Arcivescovi dei suoi Stati dalle gravi contribuzioni che ne erano
+dovute per ragione del _Pallium_; egli poi prometteva da parte sua che
+sarebbe stato puntualmente pagato a Roma il denaro di san Pietro[50].
+Neppure gli orrori di cui era stato co’ suoi proprî occhi testimonio
+riuscirono a diminuire la venerazione di un barbaro Re per la santa
+Città. Nel religioso fervore dell’animo suo protestava ai suoi sudditi,
+che in Roma aveva fatto voto di governare i suoi popoli con giustizia,
+e di espiare i falli della giovinezza coll’intelletto de’ suoi anni
+maturi. Lettera eccellente e dimostrazione memoranda della immensa
+potenza morale, che il concetto di Roma esercitava in quell’età. Se
+una pari influenza benefica si fosse appresa all’animo di tutti i
+despoti che peregrinavano alla eterna Città, questa avrebbe conseguito,
+nella credenza de’ popoli riconoscenti, diritti ancor maggiori alla
+venerazione della gente umana.
+
+
+§ 5.
+
+Rescritto di Corrado II sull’uso del diritto romano nel territorio
+pontificio. — Sua impresa gloriosa nell’Italia meridionale; suo
+ritorno. — Muore Giovanni, e si eleva al pontificato Benedetto IX,
+fanciullo della famiglia tusculana. — Vita scellerata di quest’uomo.
+— Condizioni orribili del mondo tutto. — La _Treuga Dei_. — Benedetto
+IX fugge presso l’Imperatore a Cremona. — Notevole rivolgimento
+sociale che avviene in Lombardia. — Eriberto di Milano. — L’Imperatore
+riconduce a Roma Benedetto IX. — Muove nell’Italia inferiore, e passa
+di vita nell’anno 1039.
+
+Nel breve soggiorno tenuto in Roma Corrado non si ristrinse a dare
+soltanto dei soliti privilegî, quali leggiamo di lui, a favore di
+monasteri[51]. Probabilmente a questo stesso tempo appartiene un
+rescritto imperiale, nel quale, a cagione della continua lotta che
+durava fra’ giudici longobardi e quelli romani, l’Imperatore statuiva
+che d’allora in poi, così in Roma che nello Stato romano, dovessero
+giudicarsi secondo il codice di Giustiniano tutte le controversie alle
+quali fin là s’era applicato il diritto longobardico. Così cessò di
+avere esistenza la Costituzione imperiale data da Lotario nell’anno
+827, e il giure romano si elevò quindi a vera legge territoriale: fu
+una vittoria completa che la nazione romana riportò sopra gli elementi
+germanici che si erano infiltrati entro di essa; massimamente in
+quest’età, cominciarono siffatti elementi a disciogliersi dappertutto
+in Italia, in quello che le forme romane dell’antichissimo municipio
+risorgevano sotto a consoli eletti annualmente, e cacciavano in bando
+le istituzioni franche e longobarde[52].
+
+Corrado lasciò Roma sul principio del mese di Aprile, per andarne
+nell’Italia inferiore, dove rassodò la reverenza all’Impero che ivi
+ricominciava a vacillare. Indi fece ritorno, passando per Roma, e di
+già ai 24 di Maggio fu a Verona. Il suo braccio potente in guerra,
+la sua severità imperatoria, la sua giustizia costringevano Italia ad
+avere temenza ed estimazione del dominatore, la cui rapida impresa era
+stata pari al trionfo di un Cesare. Lo stesso popolo suo lo accolse
+coll’orgoglioso sentimento che la turbolenta Italia era diventata
+provincia suddita all’Impero[53].
+
+Da allora in poi Giovanni XIX signoreggiò tranquillamente in Roma.
+Il Papato e la Città furono dominio della famiglia di lui, la quale,
+anche dopo la morte di Giovanni, occupò la cattedra santa con uno dei
+suoi: però la Cristianità dovette essere indotta a spavento, mirando
+un fanciullo che l’arbitrio del padre fasciava nelle vestimenta
+pontificie, che era coronato solennemente dai Cardinali vescovi e
+adagiato sul seggio dell’Apostolo, da vicario di Cristo. L’infame
+Giovanni XII era diventato papa a dieciotto anni; Benedetto IX della
+sua stessa famiglia lo fu appena a dodici. Che mondo doveva essere
+allora quello, se i popoli tolleravano in buona pace un ragazzo per
+reggitore della Chiesa, se i Re lo riverivano per tale, e i Vescovi non
+avevano rossore di riceverne la consecrazione, e le insegne della loro
+dignità, e le bolle! Pareva che si smarrisse il concetto ecclesiastico
+del Papato, e che la cattedra vescovile di san Pietro si tramutasse
+nello scanno di un conte: per lo meno, nulla v’era più che la
+distinguesse da quella vergognosa costituzione che reggeva i Vescovati
+di questo tempo in tutti i paesi, sulle cui cattedre le grandi famiglie
+di principi e di nobiluomini ponevano uomini di loro stirpe o loro
+creati, e talvolta perfino dei giovanetti, veri bambini. Una fitta
+tenebra morale scendeva a coprire la Chiesa. Se in addietro erano stati
+tempi nei quali Cristo aveva dormito nel suo tempio, sembrava adesso
+che egli fosse fuggito a volo dal suo santuario profanato, e lo avesse
+lasciato in balìa dell’audace Simon Mago.
+
+Teofilatto era nipote dei suoi due predecessori, e figlio di Alberico
+conte palatino e console[54]. Il padre suo, tosto che fu morto Giovanni
+XIX, si affrettò ad assicurare alla sua casa le due somme podestà: armi
+e denaro facilmente lo ajutarono a venirne a capo in Roma, dove tutto
+era venale, dove il clero, per dirla colle parole di papa Vittore III,
+viveva immerso in una barbarie senza limite. Il fanciullo Benedetto
+IX tolse, senza alcun impedimento, possesso del Laterano sul principio
+dell’anno 1033[55]. Aveva tre fratelli, Gregorio, Pietro e Ottaviano;
+il primo dei tre doveva essere più attempato di lui, perciocchè tosto
+si prendesse la podestà di patrizio. Potrebbesi far le meraviglie
+perchè papa non diventasse Gregorio, ma forse può darsi che i Romani
+sofferissero più facilmente di riverire un ragazzo per loro Vescovo,
+anzichè per capo del loro reggimento civile. Gli stessi Conti di
+Tusculo facevano sì poco conto dell’officio pontificale, che credevano
+potesse reggerlo un bimbo ancora ineducato; però questa audacia fu il
+precipizio della potenza di loro casa, che un Papa fanciullo non potè
+tener sollevata a convenevole altezza. Gregorio fratel suo fu pertanto
+posto alla testa del reggimento civico; ad ogni modo, per temenza
+dell’Imperatore, non prese egli nome di _Patricius_, ma si appellò
+soltanto _Consul_, e probabilmente eziandio «senatore di tutti i
+Romani»[56].
+
+Tosto che il giovane Papa sentì ribollire nel sangue quelle forze e
+quegli istinti che andavano svegliandosi in lui seduto sulla cattedra
+di san Pietro, diè principio a una vita svergognata. Uno dei suoi
+successori nel pontificato, Vittore III, narra che Benedetto IX empiè
+Roma di ruberie e di assassinî, e confessa di raccapricciare a dover
+dire quanto scellerata e laida fosse stata la sua vita. Un altro
+contemporaneo, Rodolfo Glaber, monaco di Cluny, dipinse l’esosa figura
+di questo mostro nel fondo del quadro che ei colorì della sua età,
+in cui peste e fame andarono devastando Europa intiera. Il mondo era
+infermo di un’epidemia morale del paro che fisica; per farsene un’idea
+occorre leggere i Cronisti di quell’età. Fra quegli orrori peraltro,
+appunto allora ebbe origine la umana legge della pace di Dio, la
+_Treuga Dei_, che fu primamente promulgata dai Vescovi della Francia
+meridionale. Questo trovato benefico, conforto massimo degli uomini di
+quell’età, torna a bellissima gloria della Chiesa, la quale diè prova
+così, che anche in mezzo a condizioni tanto terribili di cose non s’era
+spento sul suo altare il fuoco sacro della carità e dell’amore. Però
+l’abbondanza dei ricolti che succedevano dopo l’anno 1033 fece sì che
+i popoli dimenticassero abbastanza presto i flagelli sofferti; e il
+buon frate deplora la fralezza dell’umana natura che, appena uscita
+delle prove onde con giustizia l’aveva punita il Signore, ritornava
+alle crapule e agli assassinî, agl’incesti e ai delitti, nei quali i
+Principi e il Papa erano i più operosi fra tutti[57].
+
+Con Benedetto IX il Papato toccò nel costume quell’apice estremo
+di decadimento che, secondo le leggi della morale natura, genera il
+ritorno a condizioni migliori. La barbarie in cui Roma era involta a
+questo tempo probabilmente mitigherebbe il giudizio che cade sull’età
+di Giovanni XII, o supererebbe d’infamia quella più tarda dei Borgia,
+se l’una epoca colle altre esattamente si paragonasse. Però, soltanto
+un incerto chiarore scende a dar luce su questo tempo disastroso,
+in cui un Papa, fanciullo del taglio di Caligola, e vizioso come
+Eliogabalo, faceva da vicario di Cristo. Vediamo in confuso i capitani
+di Roma congiurare di uccidere il giovane scellerato nella festa
+dell’Apostolo presso all’altare, ma nel momento stabilito oscurarsi
+il sole, ed il terrore che se ne spandeva impedire forse che il fatto
+si compiesse: Benedetto così aveva tempo di scamparne dandosi alla
+fuga[58]. Può essere che in questo tumulto la fazione dei Crescenzî
+s’avesse adoperato più di tutte le altre[59]; ma l’intendimento
+falliva, ed il Pontefice sfuggitone doveva vivere ancora lunghi anni a
+danno di Roma e a vitupero della Chiesa. Quindi nell’anno 1037 correva
+egli presso l’Imperatore a Cremona per assicurarsi della protezione
+sua.
+
+Corrado era infatti disceso in Italia nell’inverno dell’anno 1036,
+dappoichè qui lo richiamava un gravissimo moto che ribolliva in
+Lombardia. Il sistema feudale subiva un rivolgimento interiore. I
+piccoli vassalli, ossiano valvassori, che avevano avuto i loro beni
+in feudo dai maggiori signori, Duchi, Conti, Vescovi e Abati, si
+ribellavano contro l’arbitrio e la tirannide di costoro, chiedendo
+uno stabile ordinamento della proprietà. Ad essi si associavano i
+piccoli signori, che senza vincolo feudale liberamente sedevano sopra
+beni di loro retaggio ma la cui libertà era continuamente minacciata
+dai Vescovi, entro le cui giurisdizioni immuni dimoravano. Il
+lombardo Eriberto, arcivescovo di Milano, era il principe più potente
+dell’Italia settentrionale, e signore feudale di città e di vassalli
+molti: uomo superbo e d’indole ferma, era cagione che scoppiasse questa
+rivoluzione sociale, la quale si propagava bentosto fra tutti i ceti,
+e traeva nella lotta l’Impero tedesco. Gli uomini liberi e i cavalieri
+feudali si sollevavano contro all’Arcivescovo e conchiudevano una lega
+lombarda; Eriberto alla fine faceva appello all’Imperatore. Può darsi
+che Corrado da lunghissimo tempo vagheggiasse di trovare un’opportunità
+per umiliare il gran Vescovo, il quale possedeva in Lombardia una
+potenza tanto grande, che all’Impero poteva diventare più perniciosa di
+quello che fosse stata la potenza del re nazionale Arduino. Nella Dieta
+di Pavia Eriberto si rifiutò di obbedire alla sentenza di Corrado, e
+l’Imperatore, preso d’imprudente collera, fece incarcerare lui e tre
+altri Vescovi, senza sottoporli nemmanco a inquisizione. Il repentino
+imprigionamento del maggiore prelato d’Italia destò un chiasso
+incredibile, e inasprì profondamente gli animi contro l’Imperatore, la
+cui opera adesso parve agli Italiani esser efferatezza di tiranno. Il
+prigioniero potè fuggire a Milano, e l’odio che questa e altre città
+nutrivano contro alla podestà dell’Impero tedesco lui prese tosto a
+rappresentante della idea di nazione. Di tal guisa ebbe origine la
+prima guerra vittoriosa che con intento nazionale la città di Milano e
+le sue collegate mossero contro ai Re tedeschi.
+
+Fu durante questo moto dell’Italia settentrionale, e dopo che
+Corrado ebbe promulgata la legge feudale che ai vassalli concedeva la
+trasmissione ereditaria dei loro beni, fu allora che Benedetto IX venne
+a lui a Cremona[60]. Il primo monarca dell’Occidente dovette scender
+tanto basso da prestare onore ad un ragazzaccio scapestrato, poichè era
+papa, e poichè egli di un Papa abbisognava. Benedetto, ossiano i suoi
+consiglieri, esortarono l’Imperatore a venire a Roma e a rimetterlo
+sulla sedia pontificia: in ricambio di questa domanda, ben poteva
+Benedetto pronunciare la scomunica contro il proscritto Arcivescovo
+milanese, sì come Corrado richiedeva. Non erano soltanto le cose di
+Roma che inducevano l’Imperatore all’impresa, ma altresì il malo ordine
+che dominava nelle Puglie, dove Pandolfo IV di Capua, che era stato
+restituito nel principato, soggiogava da ogni parte città, metteva a
+sacco il convento imperiale di Monte Cassino, e minacciava la Campagna
+di Roma.
+
+Corrado pertanto mosse nell’inverno dell’anno 1037 più verso
+mezzogiorno; di Parma, che s’era ribellata e ch’ei lasciava dietro ai
+suoi passi cumulo di ruine fumanti, andava a Perugia, e celebrava la
+Pasqua dell’anno 1038 a Spello in compagnia del Papa. È incerta cosa
+se Benedetto IX, dopo di essere partito di Cremona, tornasse a Roma,
+oppure se, giusto allora scacciato, andasse in cerca dell’Imperatore,
+oppure se già fuggitivo lo aspettasse. Ci basta sapere che Corrado lo
+riconduceva, ovvero lo rimandava a Roma[61]. Se l’Imperatore avesse
+avuto orecchio da comprendere il peso delle querimonie che i Romani
+levavano contro di Benedetto IX, avrebbe dovuto rifiutarsi di prestare
+il suo braccio a questo giovane malvagio, ma egli era ben lungi dal
+pensiero di liberare la Chiesa romana da condizioni di cose tanto
+desolate: era tutto assorto negl’intendimenti politici; massimamente
+gli tornava a buon conto che il partito dei Tusculani favorevole a
+Germania mantenesse il suo potere su Roma, e assai più gli premeva
+di giovarsi a’ suoi scopi della marionetta papale. Benedetto, come
+lo induceva riconoscenza, scagliò un anatema sul capo dell’orgoglioso
+Eriberto, il quale, tenendosi a riparo delle trecento torri di Milano,
+si rise di quello scherzo puerile: Corrado poi, il quale forse lasciava
+un presidio a protezione del miserabile Papa, procedette innanzi
+fino a Monte Cassino. Addì 13 di Maggio fu a Capua, donde Pandolfo
+era fuggito; diede questo ducato a Guaimaro principe di Salerno, e
+infeudò al normanno Rainolfo la contea di Aversa. Questa città, fondata
+nell’anno 1030 da quel condottiero di bande venute agli stipendî di
+Sergio duca di Napoli, diventò l’embrione dello Stato normanno, che
+venne sorgendo nell’Italia inferiore. La peste scoppiò nell’esercito
+di Corrado, e fece sì che nell’estate istesso l’Imperatore movesse a
+ritorno: egli medesimo portò con sè in Alemagna il germe della morte,
+ed ivi passò di vita ai 4 di Giugno dell’anno 1039.
+
+
+
+
+CAPITOLO SECONDO
+
+
+§ 1.
+
+I Romani cacciano via Benedetto IX, e fanno papa Silvestro III. —
+Benedetto a sua volta lo discaccia. — Egli vende la cattedra santa
+a Gregorio VI. — Roma ha tre Papi. — Un Sinodo romano delibera di
+chiamare Enrico III, perchè ne liberi Roma.
+
+Parecchi anni trascorsero prima che il novello Re tedesco venisse in
+Italia: questo Re era Enrico III succeduto al padre, giovane, energico,
+pio, principe magnifico; a lui, come a Carlo magno e ad Ottone il
+grande, si spettava la missione di restaurare Roma a dignità, di
+purgarla dalla barbarie e di introdurre riforma nella Chiesa che era lì
+lì per sommergere. Infatti Benedetto IX continuava pur sempre ad essere
+il disonore del Papato; pareva che un demonio d’inferno, sotto la
+maschera del prete, sedesse sulla cattedra di san Pietro, e colle sue
+arti oscene profanasse i misteri santi della religione.
+
+Benedetto IX, riposto sulla sedia pontificia nell’anno 1038, protetto
+da Gregorio fratello suo, che, da senatore dei Romani, reggeva ossia
+malmenava la città, conduceva senza impedimento in Laterano la vita di
+un sultano turchesco; egli e la famiglia sua empievano Roma di ruberie
+e di assassinî; ogni ordine giuridico cessato aveva[62]. Finalmente,
+ai 7 Gennaio 1044, il popolo si levò a furibonda rivoluzione; il Papa
+fuggì, ma i suoi vassalli si sostennero nella città Leonina contro gli
+assalimenti dei Romani. Al Pontefice aderivano le genti del Trastevere,
+ed egli chiamava suoi amici e partigiani dalla Campagna; Gerardo
+conte di Galeria veniva con molti cavalieri alla porta dei Sassoni,
+e respingeva i Romani battendoli, in quello che un terremoto si univa
+ad accrescere la desolazione della ribellata Città. La Cronica antica
+che narra di questi fatti non dice se dopo tre giorni di battaglia
+il Trastevere fosse preso di assalto; essa offre soltanto notizia
+che i Romani concordemente dichiararono di non volerne saper più di
+Benedetto, ed a loro papa elessero Giovanni vescovo della Sabina, che
+prese nome di Silvestro III[63].
+
+Anche questi dovette la sua esaltazione alla forza dell’oro con cui
+seppe corrompere i sediziosi e il loro capitano Girardo _de Saxo_.
+Questo potente Romano con grande astuzia aveva dapprima promessa in
+moglie a Benedetto IX la sua figliuola, indi gliela aveva negata[64],
+avvegnaddio il Papa non avesse provato ritegno di qualunque cosa per
+grave che fosse, pur di conseguire la mano di quella Romana cui era
+congiunto di parentela. Il padre di lei lo sedusse colla speranza
+di farla sua, e poichè gli ebbe chiesto che primamente deponesse la
+tiara, Benedetto, il quale bruciava di desiderio della donzella, non
+si oppose, e durante la rivolta di Roma fecelo. Lo agitava il demonio
+della lussuria, e fra il popolo superstizioso si andava vociando che
+nel cupo delle foreste avesse commercio coi diavoli, e con arti magiche
+inducesse le donne a fare il piacer suo; si voleva che in Laterano
+si fossero trovati i libri d’incantesimi coi quali egli scongiurava i
+demonî[65]. Frattanto la cacciata di lui faceva inviperire l’orgogliosa
+famiglia sua, e l’odio del Papa vieppiù bramava di vendicarsi del
+giuoco onde l’aveva falsamente raggirato Girardo; la sua fazione
+numerosa teneva ancor fermo nel castel Sant’Angelo, e il suo magico
+oro ammaliava Roma; dopo quarantanove giorni Silvestro III era gettato
+giù della cattedra apostolica, e vi risaliva il Tusculano anelante
+vendetta: questo accadeva ai 10 di Aprile dell’anno 1044[66].
+
+Dappoi Benedetto IX dominò ancora per il periodo di un anno e ventun
+giorno, mentre Silvestro III trovava riparo in una rocca nel Sabinate,
+se pure non si ricoverava entro qualche ben munito monumento di Roma,
+e continuava ad appellarsi papa. Una tenebra per noi benefica ci
+tien celati gli orrori che s’ebbero visti in quest’anno. Odiato dai
+Romani, malsicuro del trono, angustiato continuamente dalla paura che
+la rivoluzione nuovamente scoppiasse, Benedetto si trovò costretto
+ad abdicare. Bartolomeo abate di Grotta Ferrata lo esortò a farlo, ma
+egli, senza sentirne scrupolo o vergogna, vendette il Papato a denaro,
+tal quale fosse stato una balla di mercanzia. Stipulò un contratto
+formale, in cui per il prezzo di un cospicuo reddito, e precisamente
+del denaro di san Pietro proveniente dall’Inghilterra, cedette, addì
+1 Maggio 1045, la sua dignità di pontefice a Giovanni Graziano, che
+era il ricco arciprete della chiesa di san Giovanni, posta presso a
+porta Latina[67]. Poteva mai la profanazione dell’officio santissimo
+della Cristianità andar più in là di quello cui fosse tratta con
+questa vendita? eppure il commercio delle dignità ecclesiastiche era
+divenuto di uso così universale in Roma e nel mondo tutto, che non potè
+reputarsi troppo grave enormezza se alla fin fine anche un Papa vendeva
+la cattedra di san Pietro.
+
+Giovanni Graziano, ossia Gregorio VI, si gettò dietro le spalle i
+canoni, e fecelo con arditezza di animo tale, che forse fu compresa da
+pochissimi dei suoi contemporanei; uomo degno di ricordanza, comperò il
+Papato per torlo da mani inique, eppure in quel suo orribile tempo fu
+tenuto per idiota, laddove forse ebbe mente capace di serî intendimenti
+e magnanimi. Tuttavolta è difficile cosa che Pier Damiani, il quale
+fu in quell’età il monaco più di tutti fervente del bene, avesse
+contezza di quel mercato allorquando, dopo l’esaltamento di Gregorio
+VI, scrivevagli giubilando, che finalmente fosse tornata all’arca santa
+la colomba recante il ramo d’ulivo[68]. Può darsi che il Santo pio lo
+conoscesse di persona e avesse in lui notato qualche virtù; financo
+le aride Croniche del tempo, le quali certamente a torto lo dipingono
+per rozzo e inesperto, tanto che dovette torsi un vicario, non hanno
+saputo attribuirgli a colpa vizio alcuno. I Cluniacensi di Francia
+e le congregazioni d’Italia salutarono tutti il suo avvenimento al
+pontificato come principio di giorni migliori; e in quella bujissima
+epoca di Roma tutt’a un tratto si colloca a’ fianchi di questo
+Papa simoniaco un frate giovine e ardito che, dopo eroici sforzi di
+un’intiera età d’uomo, rialza il Papato caduto in tanto stremo ad una
+grandezza che non s’avrebbe potuto presagir mai. Per la prima volta
+esce adesso fuori della sua oscurità Ildebrando, che vediamo a lato di
+Gregorio VI diventarne cappellano; e questo solo dimostra che Gregorio
+non era un idiota. Non sappiamo fino a che punto fin d’allora si
+estendesse l’operosità di Ildebrando, e s’egli abbia avuto parte alla
+illegale esaltazione di Gregorio; però nel «vicario», di cui parlano i
+Cronisti, può darsi facilmente che si celasse quel giovane frate pieno
+di genio e di ambiziosi disegni che fu consigliero di Gregorio VI, e
+che più tardi, in grata memoria di lui, si appellò Gregorio VII. Del
+resto un fatto così straordinario come fu l’innalzamento di Gregorio
+VI al soglio pontificio non era troppo repugnante all’indole di
+Ildebrando.
+
+Mentre adesso Benedetto IX continuava in Tusculo, oppure in Roma, a
+menare la sua scapigliata vita di piaceri, Gregorio VI fu papa per
+quasi due anni colla buona volontà di salvare la Chiesa, che chiedeva
+una riformazione fondamentale e che tosto dopo la ebbe. Il Papato,
+che fino adesso era stato un feudo ereditario dei Conti tusculani era
+andato tutto a soqquadro; il _Dominium Temporale_, dono fatale dei
+Carolingi che in mano dei Pontefici diventò un vero vaso di Pandora,
+donde si rovesciarono mille e mille malanni a ruina di Roma, questo
+Dominium era scomparso, poichè appena era se la Chiesa imperava ancora
+sulle più prossime castella, poste nel territorio della Città[69].
+Cento piccoli signori, capitani ossiano vassalli della Chiesa
+appartenenti all’alta nobiltà, stavano pronti a dare l’assalto a Roma;
+tutte le vie erano infestate di masnadieri, tutti i pellegrini erano
+spogliati d’ogni loro roba; dentro la Città le chiese erano in ruina,
+in quello che i preti tripudiavano in loro baccanali. Non v’era giorno
+che non avvenissero assassinî a rendere mal sicure le strade; nobili
+romani si scagliavano financo dentro il san Pietro colla spada in pugno
+per rubarne i donativi che mani pietose andavano forse ancora deponendo
+su quell’altare. Il Cronista che descrive questo stato di cose celebra
+a gloria di Gregorio che egli vi pose un argine. I capitani feroci
+cinsero bensì di assedio la Città, ma egli ragunò animosamente la
+milizia, vi ristabilì qualche ordine, e perfino conquistò molte
+castella nel territorio della Città: ed è verosimile che Silvestro
+avesse osato di tentare un’impresa contro Roma, ma soccombesse di
+contro all’energia spiegata da Gregorio. Tumultuario e orribile fu il
+breve e oscuro periodo del pontificato di quest’uomo, e ben presto, a
+cagione della severità da lui usata contro la ladronaja, venne in odio
+degli ottimati ed eziandio dei Cardinali, che non meno di quegli altri
+erano avidi di predare[70].
+
+Per quanto pur Gregorio VI facesse sotto l’influenza di monaci francesi
+e italiani affine di torre la Chiesa da così barbarico abbrutimento,
+non v’era tuttavia che la dittatura germanica la quale potesse
+salvarla, sì come era avvenuto a’ tempi di Ottone magno. Poco andò che
+gli sforzi del Papa non ebbero più alcun risultamento; esaurite erano
+le sue forze, e i suoi avversarî poco a poco presero il sopravvento.
+Tanto insanabile anarchia durava in Roma, che si narra qualmente tutti
+e tre i Pontefici vi risiedessero ad un tempo, l’uno in san Pietro,
+l’altro nel Laterano, il terzo in santa Maria Maggiore. Alla fine
+gli sguardi dei migliori uomini romani si volsero al Re di Alemagna;
+l’arcidiacono Pietro, senza pur consultare Gregorio, congregò un Sinodo
+in Roma, ed in esso fu risoluto di muovere fervente istanza ad Enrico
+perchè venisse a prendere la corona imperiale, e a resuscitare la
+Chiesa dalla sua ruina[71].
+
+
+§ 2.
+
+Enrico III scende in Italia. — Raccoglie a Sutri un Concilio (1046). —
+Gregorio VI abdica. — Enrico III eleva al papato Suidgero di Bamberga
+con nome di Clemente II: questi lo corona imperatore. — Descrizione
+della coronazione imperiale. — Traslazione del Patriziato a Enrico III
+ed a’ suoi succeditori.
+
+Enrico III venne nell’autunno dell’anno 1046 alla testa di un grande
+esercito, con fervida volontà di diventar signore di Roma e di farsi
+riformatore della Chiesa romana. Il decadimento di essa, che omai
+trascendeva ogni limite, era cagione che crescesse anche in tutti gli
+altri paesi la corruttela del clero; la sua restaurazione doveva essere
+pertanto un beneficio per l’universale. Nessuno fuvvi che si levasse da
+nemico contro il Re; Vescovi e Duchi (fra i quali Bonifacio, potente
+margravio di Toscana) gli prestarono omaggio; Gregorio VI, anch’egli,
+mossegli incontro fino a Piacenza, nella speranza di guadagnarlo alla
+sua causa: però il Re lo congedò, protestando che il destino di lui e
+degli Antipapi sarebbe deciso da un’assemblea della Chiesa, che avrebbe
+giudicato a tenore dei canoni.
+
+Poco tempo prima del Natale dell’anno 1046 congregò egli infatti a
+Sutri, in mezzo alle buone lance del suo esercito, un concilio solenne
+di Vescovi: ivi Silvestro III fu deposto dal pontificato e condannato
+a far penitenza in un chiostro, ma quanto a Gregorio VI il Concilio
+stette dubbioso se avesse autorità di giudicarlo. Gregorio, che era
+uomo sincero od altrimenti s’affidava alla coscienza de’ suoi buoni
+intendimenti, accondiscese a narrare in publico la storia del suo
+esaltamento, e pertanto fu tratto a giudicarsi di sua propria bocca
+colpevole di simonia ed indegno del papato[72]. Egli allora depose
+le insegne di quella dignità, e siffatta abnegazione di sè tornò a
+grande onore suo. Allora Enrico, insieme coi Vescovi e con Bonifacio
+margravio, mosse alla Città, la quale non gli chiuse in faccia le
+porte, perciocchè Benedetto IX si fosse nascosto a Tusculo, e i suoi
+fratelli non osassero di opporre resistenza. Roma, stanca degli orrori
+dei Tusculani, accolse giubilando il Re tedesco come suo liberatore.
+Mai più da quel tempo in poi Re alcuno di Germania fu ricevuto dal
+popolo romano con sì liete acclamazioni; non mai altro Re operò cose
+parimente grandi di quelle ch’ei fece, nè fu apportatore di eguali
+mutazioni di cose. Colla spedizione di Enrico III su Roma incomincia
+un’epoca nuova nella storia della Città e massimamente in quella della
+Chiesa; sembra che le acque del diluvio si ritraggano, e che, approdata
+l’arca al monte di san Pietro, uomini ne scendano che ad un nuovo mondo
+diano genti nuove e nuove leggi. Che significato poi abbia nelle cose
+umane la legge, potenza terribile e severa che uccide, lega e raccoglie
+ad unità, ben poche età ne fecero esperienza al paro di quelle che
+adesso si verranno succedendo.
+
+Un Sinodo tosto adunato dichiarò ancora una volta destituiti tutti
+e tre i Papi[73]; pertanto era necessario eleggere un Pontefice
+canonicamente.
+
+Come già aveva fatto Ottone III prima della sua coronazione, così
+anche Enrico conduceva con sè l’uomo che doveva conseguire la tiara,
+e che a lui doveva porgere la corona. Avrebbe bastato un cenno di
+comando per far crear papa il Vescovo di Bamberga, ma Enrico non
+volle offendere nessuna delle forme legali. Come re di Germania non
+possedeva egli alcun diritto sulla Città, nè sulla elezione pontificia;
+perciò primamente dovette farsi attribuire questo diritto, e la cosa
+senza dubbio avvenne per via di un trattato, che fin da Sutri aveva
+conchiuso coi Romani. «Signori romani», disse l’accorto Enrico con
+accento di sprezzo nel parlamento che convocò in san Pietro addì
+24 di Dicembre, «Signori romani, per quanto insensati sieno sempre
+stati finora i vostri comportamenti, io vi lascio tuttavia libertà di
+eleggere il Pontefice secondo il costume antico; fra i qui congregati
+prendetevi quel Papa che più vi grada». Ed i Romani sommessamente
+risposero: «Quando è presente la maestà del Re non ci compete decidere
+dell’elezione; quando essa non è presente, fatevi Voi rappresentare
+dal Vostro Patrizio. Questi infatti non del Papa, ma dell’Imperatore
+è patrizio nelle cose della republica. Noi confessiamo di essere stati
+abbastanza malaccorti da aver creato papi degli uomini idioti. La regia
+autorità vostra è quella cui si spetta di dare alla Republica romana
+il beneficio delle leggi e l’ornamento dei costumi, e di prestare alla
+Chiesa braccio di difensore[74].»
+
+I Senatori dell’anno 1046, che con tanta umiliazione cedevano al Re
+tedesco il preziosissimo dei diritti, serrarono gli occhi per non
+vedere le ombre di Alberico e dei tre Crescenzî, avvegnachè questi loro
+Patrizî gli avrebbero accusati di tradimento verso di Roma. I Romani di
+quei giorni, miserabili e indegni, malvagi e divisi, masnada piuttosto
+che popolo, meritavano più che mai di essere gli schiavi di una volontà
+straniera: d’altronde erano parati ad ogni sacrificio, pur di liberarsi
+dalla tirannide dei Tusculani. Nulla dimostra l’estremo esaurimento
+di loro forze e le gravissime loro sofferenze, più di questa facile
+rinunzia di un diritto, che altra volta aveva costato tanta fatica
+a Ottone magno, quando lo aveva voluto torre alla Città. Roma faceva
+vergognosa confessione di non avere fra’ suoi alcun ecclesiastico il
+quale fosse degno o capace del Papato, perocchè il clero cittadino
+fosse rozzo e tutto impeciato di simonia. Oltracciò tutte le altre
+circostanze di cose esigevano che si eleggesse a papa un uomo che
+non fosse romano e neppure italiano. I Romani richiesero Enrico che
+loro desse un buon Papa, ed egli presentò alla consenziente adunanza
+Snidgero vescovo di Bamberga, e lo condusse alla sedia apostolica,
+quantunque quegli accettar non volesse. Clemente II, consecrato nel
+giorno di Natale dell’anno 1046, pose tosto la corona imperiale in
+capo di Enrico e della moglie sua. V’erano ancora a sufficienza Romani
+che coi loro proprî occhi avevano anticamente visto, ai giorni di
+Ottone III e di Gregorio V, succedersi immediatamente il simigliante
+avvenimento di un’elezione pontificia e di una coronazione imperiale:
+adesso che il secondo Papa di nazione tedesca saliva alla cattedra
+di san Pietro può darsi che in cupo odio ricordassero, come il
+primo avesse vissuto pochi e tristi anni in Roma, e sventurato fosse
+morto[75].
+
+La coronazione di Enrico III si compiè fra condizioni di cose tanto
+rilevanti e con calma sì perfetta, che qui ne si offre la più acconcia
+opportunità di descrivere in brevi tratti la solennità che in generale
+occorreva per le coronazioni imperiali. Da dopo di Carlo magno queste
+ripetute ceremonie formarono il più splendido spettacolo che in Roma si
+celebrasse, accosto alle coronazioni o processioni lateranensi dei Papi
+che avvenivano con maggiore frequenza, e delle quali più tardi daremo
+un’idea[76].
+
+Quando l’Imperatore eletto moveva colla moglie sua e colla sua comitiva
+alla coronazione, era accolto dal clero e dalle corporazioni della
+Città presso a santa Maria Traspontina, in vicinanza di un monumento
+denominato _Terebinthus_ di Nerone[77]. Ivi, prossimamente al castel
+Sant’Angelo, era la _Porta Castelli_, dove il Re romano soleva giurare
+ai Romani di voler mantenere in vigore le leggi e le consuetudini
+della Città: questo stesso giuramento ei prestava fin da quando
+giungeva ad un piccolo ponte che era nei prati di Nerone[78]. Dalla
+porta il corteo procedeva fino alla scalea del duomo; alcuni Senatori
+camminavano a’ fianchi del Re; lo precedeva il Prefetto della Città
+recando la spada nuda, e i suoi valletti andavano gettando denaro.
+Giunto alla gradinata, scendeva di cavallo, e saliva col suo seguito
+sulla piattaforma, dove sedeva il Papa circondato dell’alto clero,
+aspettandolo: il Re gli baciava il piede e faceva sacramento che
+sarebbe retto difensore della Chiesa; riceveva dal Papa l’osculo di
+pace ed era da lui adottato per figliuolo della Chiesa. In mezzo a
+cantici solenni entravano ambidue nella chiesa di santa Maria _in
+Turri_, che era presso alla scalea del san Pietro, ed ivi il Re era
+formalmente ordinato canonico della basilica[79]. Indi, condotto dal
+Conte palatino del Laterano e dal Primicerio dei giudici, veniva fino
+alla porta d’argento del duomo, vi faceva preghiera, e il Vescovo di
+Albano pronunciava su di lui la prima orazione. Anche dentro del san
+Pietro un numero infinito di mistiche ceremonie era preparato al Re.
+Colà, non lungi dall’ingresso, si trovava la _Rota Porphyretica_,
+ossia una pietra di porfido di forma circolare, infissa nel pavimento;
+lì presso sedevano il Re ed il Papa, ed il candidato imperiale vi
+pronunciava la sua professione di fede; dipoi il Cardinale vescovo
+di Porto si collocava nel mezzo della _Rota_, e diceva la seconda
+orazione. Fatto ciò, il Re veniva coperto di nuovi abiti, e dentro
+della sacristia era creato cherico dal Papa e vestito della tunica
+e della dalmatica, del piviale, della mitra e dei sandali; indi era
+condotto all’altare di san Maurizio dove lo seguiva la sua consorte,
+che aveva anch’ella compiuto ceremonie simiglianti ma meno faticose.
+Colà il Vescovo di Ostia ungeva del crisma l’Imperatore sul braccio
+destro e sulla nuca, e diceva la terza orazione solenne[80].
+
+Se il Principe che s’incoronava era compreso veramente della eccellenza
+della sua missione, certo è che la solennità della funzione, la pompa
+mistica e pesante, la grandiosa monotonia delle preci e dei cantici
+che risonavano sotto il soffitto dell’antichissimo duomo santificato
+di sublimi ricordanze, dovevano scuoterlo nel più profondo dell’anima.
+La meta sublime di tutte le ambizioni umane, la corona di Carlo magno
+posava sull’altare del Principe degli Apostoli e mandava raggi di
+luce all’occhio ansioso di lui. Ma prima il Papa metteva in dito del
+Re consecrato l’anello d’oro, a simbolo della fede, della costanza e
+della potenza del suo reggimento cattolico; con simile significato lo
+cingeva della spada, e allora finalmente gli poneva in capo la corona.
+«Ricevi», diceva, «il segno della gloria, il diadema del regno, la
+corona dell’impero, nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito
+Santo; sgombra l’animo dal nemico capitale e da ogni sorte di peccata;
+sii giusto e pietoso; vivi in amore pio, così che un giorno tu possa
+ricevere la corona eterna dalla mano del Signor nostro Gesù Cristo,
+in unione dei beati.» La chiesa allora risonava del «Gloria» e della
+laude: «Vita e vittoria sia all’Imperatore e agli eserciti di Roma e di
+Germania»; e rimbombava delle grida giubilanti e senza fine dei fieri
+uomini d’arme che salutavano imperatore il loro Re nelle barbariche
+favelle tedesche, slave e romanesche[81].
+
+L’avventurato Imperatore deponeva indi le insegne dell’impero, e
+serviva in officio di suddiacono la messa che il Papa celebrava: finita
+questa, il Conte palatino gli traeva di piede i sandali e gli calzava
+i rossi stivali usati dagl’Imperatori, cogli sproni di san Maurizio:
+allora tutto il corteo usciva col Pontefice dalla chiesa e moveva al
+Laterano lungo la via appellata Trionfale, per Roma tutta addobbata
+a festa, in mezzo allo scampanio di tutte le chiese[82]. Presso
+certe stazioni eranvi preti che cantavano laudi, e le Scuole ossiano
+corporazioni ivi stavano disposte a salutare l’Imperatore che passava.
+Innanzi e dietro di lui andavano i valletti spargendo a larghe mani il
+denaro, e parimente tutte le Scuole e tutti gli officiali del palazzo
+ricevevano il _Presbyterium_, ossia consueto donativo di denaro. Si
+chiudeva la solennità con un banchetto servito nel palazzo pontificio.
+Se le circostanze lo consentivano, il dì seguente l’Imperatore andava
+processionalmente a udir la messa in Laterano; nel terzo giorno veniva
+coronato al san Paolo; nel quarto giorno a santa Croce in Gerusalemme.
+
+Questi che abbiam dato non sono che i tocchi più scarsi di una
+coronazione imperiale di quell’età; le ceremonie derivate dalle pompe
+bizantine s’erano stabilite da dopo di Carlo magno, e nell’essenziale
+rimasero sempre eguali, sebbene col procedere del tempo molto vi si
+mutasse e di nuovo si aggiungesse. Non v’ha alcuna pompa dell’età
+nostra che giunga più allo splendore ed alla grandezza di quegli
+spettacoli. La moltitudine di duchi e di conti, di vescovi e di abati,
+di cavalieri e di signori che vi assistevano colle loro comitive,
+la ricchezza dei loro abiti, la stranezza de’ loro volti e delle
+loro lingue, le schiere marziali degli uomini di guerra, la mistica
+magnificenza del Papato romano con tutti i suoi ordinamenti di forma
+pittoresca, le fogge dei Romani laici, dei giudici, dei senatori,
+dei consoli, dei duci, delle milizie raccolte sotto i loro gonfaloni,
+le vestimenta mirabili, variopinte, fantastiche, finalmente, teatro
+sublime del dramma, Roma severa, tetra, piena di ruine, traverso cui
+il corteo della coronazione incedeva solennemente; tutto questo doveva
+presentare un quadro sì poderoso e seducente nei suoi colori attinti
+alla storia mondiale, che perfino un Romano avvezzo alle magnificenze
+dei tempi di Trajano, lo avrebbe mirato con occhio attonito. Le
+coronazioni tornavano a dare a Roma il carattere di città universale.
+Allorchè i Romani di quel tempo ne erano spettatori, potevano ben dire
+a sè medesimi che Roma aveva ancora Imperatori eletti o acclamati da
+essa, e coronati da’ suoi Vescovi, affinchè in nome di Roma, almeno nel
+dominio dell’idea, signoreggiassero il mondo. Le migliaia di stranieri
+che accorrevano alla Città vi lasciavano oro in gran copia, e il popolo
+affamato poteva satollarsi qualche settimana col guadagno fatto nella
+coronazione. Ma se patriotti degli spiriti di Alberico e di Crescenzio
+pensavano che questi Imperatori, i quali entravano con tanta pompa,
+non erano romani, nè italiani, ma tedeschi, che neppure intendevano
+motto di loro lingua, che a proprio arbitrio creavano i loro Papi,
+che, mentre venivano con loro eserciti a Roma, lasciavano dietro di sè
+in ceneri le città d’Italia, furibondi cacciavano tutt’a un tratto le
+spade celate di sotto ai fiori, e la plebaglia inferocita si scagliava
+sul Vaticano per trucidarvi l’Imperatore poc’anzi coronato: così il
+quadro bellissimo e imponente della storia universale in pochi istanti
+si tramutava nel tumulto della battaglia che si appiccava per le vie, e
+che alla fine era soffocata in mezzo a fiumi di sangue.
+
+Però Enrico III, in mezzo a condizioni di cose tanto fauste per lui,
+non doveva temere questo consueto scoppio di odio nazionale. Ben anzi,
+subito dopo della coronazione, i Romani lo investirono eziandio di
+quella podestà di patrizio che tenuta avevano Carlo ed Ottone: financo,
+dovevano andarne per sempre forniti i suoi succeditori nell’Impero.
+Nobili, cittadini e clero con romorosa acclamazione confermarono
+questo importante decreto, mercè cui la Città e la Sedia apostolica
+andavano assoggettate onninamente alla corona germanica. Senza muovere
+contrarietà di sorte, i Romani si spogliarono dell’esercizio della
+volontà loro propria, e tutt’al più provarono il vano contentamento
+che una sì alta podestà fosse attribuita all’Imperatore, per mandato
+del popolo romano. Con solenne ceremonia Enrico fu coronato patrizio
+nel san Pietro; una clamide di color verde, un anello e un aereo
+diadema furono le insegne della sua podestà cittadina[83]. Il potente
+Imperatore accondiscese a fregiarsi dei segni di una magistratura
+che ottimati romani avevano prima di lui tenuto, e benanco si espose
+alla censura di essere disceso a livello dei Conti di Tusculo[84].
+Tutta volta potè egli acconciamente paragonarsi ad Augusto, il quale
+s’aveva fatto attribuire la podestà tribunizia ed altre cariche della
+Città; d’altronde ben sapeva egli eziandio che agli occhi di Roma il
+Patrizio rappresentava le prerogative sovrane del Senato e del popolo.
+Per tal guisa, quella dignità acquistò rilevanza maggiore di quanta ne
+avesse avuto ai tempi di Ottone III; ed è massimamente degno di nota
+considerare come nel medio evo un titolo romano antico ottenesse forza
+sì grande, da diventare finalmente una delle maggiori cagioni delle
+guerre lunghe e terribili che furono combattute nell’Impero fra la
+podestà civile e quella ecclesiastica. Lo stesso Cronista, che mirava
+di mal genio il Patriziato di Enrico, avvertiva che questo titolo
+vano non si trovava nei fasti di Roma pagana, e neppure in quelli di
+Roma cristiana, ma derivava dal bizantino Narsete; e aggiungeva che
+i capitani di Roma si erano di esso serviti per arrogarsi il diritto
+della elezione pontificia. Da dopo del secolo decimo vi si era più
+efficacemente associata l’idea che racchiudesse in sè la podestà di
+eleggere Papi; sennonchè questa podestà si faceva discendere non già
+dagli Esarchi, ma da Carlo magno, cui, anticamente, Adriano insieme col
+Patriziato avrebbe ceduto la elezione e la investitura de’ Pontefici
+e de’ Vescovi. Perciò nelle rivoluzioni di Roma, i capi temporali
+della Città si nomavano tosto anche patrizî, e, come tali, eleggevano
+eziandio Pontefici[85]. Ora il forte Enrico, il quale oltracciò
+comprendeva che avrebbe potuto condurre a salvamento la Chiesa soltanto
+allora che avesse sottoposto del tutto al voler suo la Sedia pontificia
+e la Città, non disdegnava di riunire all’Impero quella podestà con
+legittimo vincolo. Nè arrossir doveva di un titolo, onde lo stesso
+Carlo magno aveva fatto uso in alcuni diplomi, avvegnaddio anzi così
+ragguardevole paresse al tempo suo quel titolo di patrizio dei Romani,
+che Enrico III in documenti romani si denota effettivamente con
+esso[86].
+
+Il popolo romano aveva ceduto al Re tedesco il solo diritto che
+possedeva. Forse che non avrà avuto sua parte anche il clero per
+indurlo a far ciò? Infatti, tanto grande reputavasi il vero servigio
+che Enrico aveva prestato alla Chiesa con distruggere la tirannide
+nobiliare e con far cessare lo scisma, che a quel tempo non pareva
+di averlo comperato troppo caro al prezzo estremo della libertà di
+elezione del Pontefice. I pochi uomini generosi che si trovavano in
+mezzo al clero dicevano senza reticenze, avere Enrico conseguito quella
+podestà in compenso dei meriti suoi, parimenti come Davide, in premio
+di aver vinto Golia, aveva ottenuto la mano della figlia del re[87].
+
+Tornava la Chiesa a respirare: in questo momento di liberazione
+sembrava che essa si rallegrasse soltanto dei dì presenti, nè pareva
+che scorgesse i danni venturi di quell’altra tirannide che essa
+medesima aveva evocato. Pochi soltanto erano quelli che nel dubbio
+e nella costernazione prevedevano un fosco avvenire. La podestà
+imperatoria s’era restaurata in Roma senza limiti, sì come al
+tempo di Ottone I; il diritto di elezione e d’investitura era per
+sempre trasferito all’Impero tedesco, e il capo di questo riceveva
+giuramento di sudditanza dai Romani di tutti i ceti. Tuttavolta, grandi
+rivoluzioni e lotte che dovevano agitare in tutte le viscere il mondo,
+furono le conseguenze di questo patriziato attribuito alla corona
+germanica. Può darsi che il presentimento di esse si facesse strada
+nell’animo di Ildebrando, oscuro cappellano del deposto papa Gregorio
+VI, allorquando vide coronarsi la fronte di Enrico III col serto di
+patrizio; però è difficile cosa che egli a questo tempo presagisse
+qualmente, trentun anno più tardi, il figliuolo del potente Imperatore,
+deposta la corona nella polvere, piegherebbe le ginocchia innanzi a
+lui, divenuto Gregorio VII.
+
+
+§ 3.
+
+Incomincia la riforma della Chiesa. — Enrico III muove nell’Italia
+inferiore, indi per Roma torna in Alemagna. — Clemente II muore (1047).
+— Benedetto IX s’impadronisce della santa Sede. — Bonifacio di Toscana.
+— Enrico innalza Damaso II al pontificato. — Fine di Benedetto IX. —
+Morte di Damaso. — Brunone di Toul è nominato papa.
+
+Non appena che un Vescovo tedesco fu salito alla cattedra di san
+Pietro, uno spirito di riformazione incominciò ad alitare nella Chiesa;
+infatti dai Pontefici germanici ebbe principio il grande riorganamento
+di cui a quest’epoca Gregorio VII fu l’eroe. Quel medesimo Enrico
+III, il quale assoggettava all’arbitrio suo la elezione pontificia,
+e poneva un dopo dell’altro quattro Pontefici tedeschi sulla cattedra
+apostolica, apriva con zelo fervente le vie a questa riforma. Alemagna
+e Italia dovevano adesso andar purgate della piaga onde le travagliava
+il commercio degli officî ecclesiastici.
+
+Colla cooperazione di Enrico Clemente II tenne, di già nel Gennaio
+dell’anno 1047, il suo primo Concilio contro gli abusi della simonia;
+indi, sul finire di quel mese stesso, accompagnò nell’Italia
+meridionale l’imperatore. Mosse questi per la via Latina nella
+Campania, dove, nel suo cammino, ridusse a obbedienza alcuni capitani,
+senza che però si assoggettasse i Tusculani[88]. Noi seguiremo nella
+sua andata a monte Cassino, a Benevento e a Capua; ivi dappertutto il
+gran Principe colla sola sua presenza ristabilì l’autorità dell’Impero.
+Omai sul principio della primavera fece ritorno per Roma, e qui tolse
+con sè Gregorio VI, cui Ildebrando seguì nel suo esilio in Alemagna.
+Non fu senza buona ragione che il Papa deposto venne allontanato di
+Roma, perocchè la sua dimora colà avrebbe potuto diventar fomite di
+divisioni nuove. Anche Clemente andò col seguito dell’Imperatore, il
+quale volle condurre seco in Germania il suo servigevole Vescovo perchè
+vi operasse la riforma ecclesiastica. Se il Papa tedesco sfuggì alla
+sorte di Gregorio V, lo dovette alla sua lontananza; avvegnaddio i
+Romani, quantunque per necessità si fossero sottomessi all’autorità
+imperiale, continuassero a odiarla come si odia la pressura di un
+giogo; neppure il più potente fra gli Imperatori giunse a domare una
+città in cui non teneva residenza, in cui non lasciava presidio, che
+gli si ribellava non appena che l’aveva perduta di vista.
+
+Nel frattempo Benedetto IX teneva sua dimora a Tusculo, di dove mirava
+con rabbia la mutazione di cose avvenuta in Roma. I suoi agenti in gran
+segreto andavano preparandogli il terreno fra il popolo venale. Odio
+e invidia lo spingevano ad aspirare novellamente al manto pontificio,
+e, «mago alleato del diavolo», faceva mescere a Clemente II un veleno:
+così almeno narrano i Cronisti, e il dubitarne sarebbe follia. Il Papa
+tedesco morì repentinamente a Pesaro nel giorno 9 di Ottobre 1047,
+forse mentre tornava di Germania a Roma[89]. Allora Benedetto IX corse
+tosto nella Città, e con ghigno di scherno si assise nuovamente sulla
+cattedra apostolica.
+
+Bonifacio di Toscana aveva sotto mano ajutato la sua restaurazione.
+Questo despota ambizioso, il più potente dei signori che allora fossero
+in Italia, aveva a furia di ruberie raccolto insieme un dominio di
+terre che lui, creatura di Germania, doveva render nemico degli intenti
+tedeschi. L’opera cavalleresca di Azzo, castellano di Canossa e avo
+suo, che ivi aveva accolta e protetta la fuggente regina Adelaide,
+aveva dato origine alla prosperità della sua famiglia longobarda, che
+s’adoperò a sollevarsi in alto luogo, ma fiorì breve tempo. Il figlio
+di Azzo, che fu Tedaldo margravio, era diventato padrone di Mantova,
+di Ferrara, di Brescia, di Reggio e di Modena, e godeva il favore
+di Enrico II, come quegli che era stato suo vassallo fedelissimo in
+Italia duranti le lotte combattute con Arduino re nazionale[90]. Così
+Tedaldo potè lasciare ricchi possedimenti in retaggio al suo figliuolo
+Bonifacio, il quale sulle prime si tenne aderente a Germania non meno
+strettamente del padre. Posto dall’imperatore Corrado nel luogo del
+ribelle Rainerio margravio di Toscana, Bonifacio d’allora in poi dominò
+anche su questa Marca, e così aggiunse province a province, e ammassò
+dovizie immense. Mortagli poi la moglie Richilda senza avergli lasciato
+figliuoli, sposò egli Beatrice figlia di Federico, duca dell’alta
+Lotaringia, e celebrò in Italia le sue nozze con pompa più che regia.
+
+Beatrice partorì al marito, che già invecchiava, Federico e Beatrice,
+e, nell’anno 1046, Matilde, quella che più tardi diventò sua erede, e
+celebre contessa di Toscana, e proteggitrice della gerarchia romana.
+
+Enrico mirava con sospetto la grande potenza del Margravio; infatti
+essa gli era minacciosa di pericolo più che non fosse la potenza di
+Milano, la quale, morto Eriberto, aveva fatto sommessione ed accolto
+l’arcivescovo Guido, creatura regia. Nel suo ritorno l’Imperatore fe’
+tentativo di impadronirsi del Margravio, ma questi gli si sottrasse
+fuggendo. Odiava egli il regime tedesco, tendeva a ottenere durevole
+influenza su Roma, vagheggiava il Patriziato, e sapevagli male che
+Enrico si fosse preso anche questa podestà. Tuttavolta, in Roma aveva
+egli incensato la potenza regia, largheggiando di omaggi, e può darsi
+che l’Imperatore, per guadagnarlo alla sua causa e per porre sotto la
+protezione di lui il papa suo Clemente se lo avesse effettivamente
+nominato vicario nelle cose di Roma. In antico i Duchi di Spoleto
+erano stati i _Missi_ dei Carolingi per Roma, ed Enrico, dopo la sua
+coronazione, deve aver concesso al margravio Bonifacio la medesima
+autorità, quantunque non v’abbia documento alcuno il quale provi che lo
+fregiasse del titolo di patrizio dei Romani.
+
+Bonifazio dunque favorì il rivolgimento di Roma affine di ferire al
+cuore la influenza tedesca, e tollerò che per la terza volta Benedetto
+IX togliesse possedimento del Papato. Però alcuni ambasciatori romani
+forniti di pieni poteri erano di già andati celeremente all’Imperatore,
+per richiedergli quali fossero le sue volontà nella novella elezione,
+e gli facevano proposta di Alinardo arcivescovo di Lione, che in Roma
+era amato e possedeva una rara cognizione della lingua italiana.
+Tuttavolta, trovandosi addì 25 Dicembre 1047 in Pölthe, Enrico
+fece eleggere a papa il vescovo Poppone di Bressanone, e lo mandò
+a Bonifacio, ordinando a questo _Missus_ suo di condurre a Roma il
+designato Pontefice. Il Margravio rifiutossi di farlo, Poppone dovette
+ritornarsene all’Imperatore, e non ci volle altro che la minaccia
+risoluta di Enrico per indurre il vecchio Bonifacio all’obbedienza. Le
+sue soldatesche cacciarono allora Benedetto IX fuor di Roma, ed egli
+stesso guidò il Papa tedesco in Laterano, dove Damaso salì, ai 17 di
+Luglio dell’anno 1048, sulla cattedra santa[91].
+
+Dopo di essere stato papa un’ultima volta, occupando la sedia
+apostolica per il periodo di otto mesi e nove giorni, Benedetto IX si
+ritrasse nel suo castello di Tusculo. Ignoto è il modo in cui finisse.
+Vien detto che sazio fino alla nausea della vita, ei si chiudesse nel
+convento di Grotta Ferrata, e quivi, di quel gran pagano che era,
+si convertisse a santo costume: chiunque conosca l’indole di quei
+tempi non terrà la cosa per impossibile; però altri racconti meno
+benevoli dichiarano che egli continuasse a vivere «da bestia» fino a’
+suoi ultimi giorni[92]. Con lui ebbe termine la tirannide dei Conti
+di Tusculo, ma questa famiglia, che ebbe dato a Roma cinque e forse
+più Papi, Giovanni XI, Giovanni XII, Benedetto VIII, Giovanni XIX,
+Benedetto IX, conservò ancora, fin giù nel secolo duodecimo, influenza
+sulla storia della Città, a cagione della ricchezza onde la sua casa
+era potente.
+
+Il novello Papa tedesco abbandonò la Città, non appena che s’ebbe
+fatto vedere ai Romani. Sia che lo affannasse il calore estivo o che
+lo travagliasse angustia dell’animo, il povero Damaso sentì bisogno
+di uscirne, dacchè più felice s’era trovato vivendo da vescovo
+in una cittaduzza del Tirolo, vero luogo d’idillio, di quello che
+esser potesse felice papa in Roma imbarbarita. Si ricoverò dunque a
+Palestrina, ossia Preneste. Questa città era tuttavia un feudo della
+Chiesa, posseduto dai successori di Benedetto e di Stefania senatrice;
+morto era il margravio Giovanni, ma il feudo era adesso tenuto da
+Emilia sorella di lui[93]. Sopite erano le controversie colla curia
+romana, i posseditori di Palestrina erano dei Crescenzî, cioè nemici
+dei Tusculani; laonde Damaso II poteva abitarvi con gran sicurezza.
+Sennonchè morte repentina lo toglieva del mondo, addì 8 Agosto del
+1048, ventitre soli giorni dopo la sua ordinazione[94].
+
+Può darsi che morisse di febbre, ma la rapidità della sua fine,
+come di quella del suo predecessore, destò dei sospetti giustamente
+concepibili[95]. Forse che il terribile Benedetto IX gli aveva
+propinato un veleno? o i Romani avevano assassinato il Papa tedesco?
+Quando i loro legati andarono nel Natale a Frisinga, per chiedere
+al Patrizio di Roma il suo terzo Pontefice, i Tedeschi li mirarono
+con occhio di avversione, e non fuvvi alcun Vescovo che agognasse
+alla mortifera tiara. Finalmente il Vescovo di Toul trasse Enrico
+di difficoltà, perocchè quell’uomo illustre sentisse non tanto un
+desiderio ambizioso, quanto uno zelo pio di cimentare la sua vita per
+la riformazione della Chiesa. Egli accettò la dignità che gli veniva
+offerta, ma a patto che la sua elezione dovesse compiersi in Roma,
+affinchè non gli si potesse dar rimprovero di intrusione.
+
+Brunone, figlio di Eberardo conte, nativo dell’Alsazia e prossimo
+congiunto di Corrado imperatore, viveva nel suo vescovato una vita
+quale veramente a sacerdote si addiceva, e per rare virtù apostoliche
+e per cultura si era acquistato rinomanza. Questo quarto Pontefice
+di nazione tedesca fu uno dei più splendidi ornamenti della cattedra
+santa, e sgombrò la via ad un periodo nuovo della storia di Roma.
+Avvenne infatti una riformazione che foggiò a novello stato la Chiesa
+e le sue attenenze colla podestà civile; e il tempo che adesso
+succedette, grande e memorando per mutazioni politiche e sociali
+d’Italia, rialzò il Papato dal suo deplorevole decadimento, e con
+rapidità quasi vertiginosa lo ridusse a potenza universale del mondo
+nell’ordine spirituale.
+
+
+§ 4.
+
+Leone IX sale alla cattedra apostolica (1049). — Sua operosità
+riformatrice. — Corruttela della Chiesa. — Libro del Damiani
+intitolato _Gomorrhianus_. — Simonia. — Ildebrando. — Il Papa difetta
+di redditi. — Macbeth viene a Roma. — L’Italia meridionale. — Leone
+IX s’impadronisce di Benevento. — Combatte contro i Normanni. — È
+sconfitto presso a Civita; muore (1054).
+
+Allorchè, nel Febbrajo dell’anno 1049, i Romani videro il loro novello
+Papa entrare nella Città con poca accompagnatura, a piè scalzi ed in
+preghiera, dovettero meravigliare di una così insolita vista. Pareva
+che nella imbarbarita Roma entrasse un Apostolo. Non armate schiere
+di Tedeschi o di Toscani, non ottimati potenti conducevano questo
+Vescovo, che in aspetto di pellegrino bussava alla porta della Città,
+per chiedere ai Romani se in nome di Cristo lui volessero accettare per
+papa. Però lo accompagnava un uomo che più pregio aveva della possanza
+di un Re, un genio ancora ignoto al mondo, che si celava sotto la
+tonaca modesta di frate cluniacense. Questi era Ildebrando, quel desso
+che era stato cappellano dell’esiliato Gregorio VI. Il novello Papa lo
+aveva tolto in Francia con sè, e vien detto che per sollecitazione sua
+Brunone di Toul avesse indossato abito di pellegrino e protestato di
+non salire alla cattedra santa, se prima non l’avessero eletto in Roma
+colle forme volute dai canoni. Ildebrando, che silenzioso e senza pompa
+entrava in Roma al fianco del Papa designato, era veramente il genio
+di un’età novella che adduceva dentro della Città eterna il Papato,
+guidandolo per vie affatto nuove.
+
+I Romani andarono con processioni a levare presso porta Leonina lo
+straniero pellegrino. Questi, venuto in san Pietro, disse loro che
+l’Imperatore lo aveva scelto a papa, ma ch’egli farebbe ritorno al suo
+vescovato, se la elezione concorde del popolo non gliene conferisse
+la dignità[96]. Siffatta elezione non poteva essere che cosa di mera
+apparenza; però il principio che egli professava publicamente guadagnò
+alla sua causa il popolo e gli guarentì anni tranquilli in Roma. Poichè
+chiedeva l’assentimento dei Romani, pareva che anch’egli condannasse la
+dittatura imperiale, e d’ora in poi doveva essere continuo intendimento
+della Chiesa riconquistarsi la libertà della elezione pontificia.
+
+Appena che Leone IX, uomo pio ma tenace di propositi, si fu seduto
+(da dopo il giorno 12 di Febbraio) sulla cattedra di san Pietro, tutta
+la Chiesa sentì spirare un vento acuto e settentrionale, apportatore
+di stagione nuova e di riformazione severa. Gli annali della storia
+ecclesiastica descrivono l’operosità quasi febbrile con cui Leone
+attese a purgar la Chiesa per via di Concilî che flagellavano la
+simonia e il concubinato dei preti, per via di pratici ordinamenti di
+amministrazione, per mezzo finalmente dell’Episcopato che rialzava
+in dignità[97]: ma la storia della Città non può volgere più che
+una occhiata passeggiera a quegli sforzi del Papa ed alla celebre
+controversia della eucarestia, combattuta a lungo coll’intelligente
+eretico Berengario. Se, vinta la repugnanza, un moralista volesse
+scendere nella lordura di quell’età, ei troverebbe bastante argomento
+per dipingere i delitti del clero di Roma; e a tal’uopo potrebbe
+prendere in mano il libro intitolato _Gomorrhianus_, in cui un Santo
+di quell’istesso tempo, Pier Damiani, descrisse con generosa ira, ma
+con nauseabonda schiettezza, i quattro peccati contro natura onde
+s’imbrattavano i preti: ed era a Leone IX medesimo che il Santo
+dedicava il suo scritto[98]. Tutti i contemporanei rappresentano
+coi più oscuri colori la immoralità del clero; nè più corrotto
+poteva essere nella voluttuosa Milano, di quello che fosse in Roma
+imbarbarita. Tuttavolta il Baal di Sodoma e di Gomorra era forse
+alla Chiesa meno pernicioso che Simon Mago, avvegnachè quest’ultimo
+incatenasse il clero alla balìa dei potenti laici, dai quali esso
+comperava a contanti le sue dignità.
+
+In questo tempo s’erano vendute quasi tutte le cariche ecclesiastiche
+che recavano lucro. Ne avevano tolto possesso le famiglie di nobili,
+e a forza di denaro ne avevano investito i loro figliuoli o i loro
+congiunti, tutta rozza gente. All’età dei Patrizî o dei «Senatori di
+tutti i Romani», gli officî ecclesiastici, a cominciare da quello di
+lettore e salendo fino alla dignità di cardinal vescovo, erano stati
+posti in commercio al migliore offerente, e alla perfine lo stesso
+Papato era stato barattato al prezzo di una rendita annuale. Allorchè
+dunque, nell’Aprile dell’anno 1049, Leone IX tenne il suo primo
+Concilio, ebbe egli di che spaventarsi quando gli venne in chiaro che
+le chiese di Roma sarebbero rimaste vuote di preti, se avesse voluto
+procedere con rigore. Ed i preti si rivoltarono violentemente contro le
+deliberazioni del Concilio, e costrinsero il Papa ad usare indulgenza e
+mitezza; ma parecchi Vescovi e cherici furono puniti colla destituzione
+dal loro officio. Dietro di Leone IX s’alzava a sorreggerlo, quasi
+che fosse il genio della riforma, Ildebrando, il monaco e priore
+di Cluny, quegli che lo aveva accompagnato nel suo pellegrinaggio a
+Roma, e adesso era diventato suddiacono suo e abate di san Paolo: da
+questo tempo in poi, durante il reggimento di sei Papi, fu egli in
+Roma onnipossente ministro, ossia, se ci corra la dicitura moderna,
+segretario di Stato.
+
+Le lotte che gli toccava sostenere per cagione della riforma, e il suo
+continuo andare e venire d’Italia e Germania, impedirono sulle prime
+che Leone IX desse opera alle cose politiche dello Stato ecclesiastico.
+Diventato papa, trovava ridotti al verde gli scrigni; e, se pur
+ancora erano affluiti alla camera pontificia proventi dei patrimonî
+o redditi di altra maniera, Benedetto IX se gli aveva mangiati fino
+all’ultimo quattrinello. Leone IX pertanto sofferse grande penuria
+di finanze, a tale da non sapere in che modo cibare la sua piccola
+corte, da dover financo pensare a vendere le sue vesti: e se non fosse
+stato un inaspettato donativo di denaro che gli capitava da Benevento,
+quelli del suo seguito se ne sarebbero fuggiti in Alemagna[99]. Grande
+era la miseria di Roma; il popolo infingardo non aveva industria; i
+poveri numerosissimi erano avvezzi a ricevere elemosina dalla Chiesa
+o ad andar questuando dai pellegrini stranieri, sì come anche ai dì
+nostri accade. I Cronisti notano che nell’anno 1050 veniva a Roma
+in pellegrinaggio Macbeth re di Scozia, e vi dispensava generose
+elemosine. Così dunque anche in questo tempo Re carichi di delitti
+continuavano a venir peregrinando in Roma, dove alleggerivano il
+fardello della loro coscienza ossia dei loro sacchetti di denaro; e
+l’avida Città accoglieva tutti questi stranieri con onori e con mani
+sporte. Nell’accorrenza di quei tiranni pellegrini, chi pensa alla
+venuta di Macbeth a Roma vi trova non poca attrattiva[100].
+
+La Città rimase cheta, poichè Leone fe’ sussistere le forme del
+reggimento civico. Il buon accordo che regnava fra lui e l’Imperatore
+teneva i Romani in timore, e la verace religione del Papa li
+costringeva a venerarlo. Benedetto IX aveva fatto del Laterano un
+ridotto di disonestà; Leone IX lo tramutò in ospitale. Però di buon
+grado ei lasciava spesso Roma solitaria, e solo ad intervalli di tempo
+vi si soffermava; viaggiava instancabile per l’Italia, per le Gallie,
+per l’Alemagna, raccogliendo Concilî, sempre intento al grande scopo di
+risollevare la Chiesa al buon costume e di raffermare la potenza della
+santa Sede. Tuttavia, una volta che aveva indossato la porpora, neppure
+quest’uomo così dedito alle cose sacerdotali, poteva tenersi remoto
+dalle bisogne temporali. Andato in pellegrinaggio a monte Gargano, di
+quell’altezza aveva tosto gettato l’occhio suo, con intendimenti di
+statista, sull’Italia del mezzodì; ed un giorno doveva venire in cui lo
+avrebbe colpito la censura di alcuni Santi, perciocchè anch’egli, come
+Giovanni VIII, sarebbe entrato in quel paese alla testa di un esercito:
+in sì strane contraddizioni la miscela della podestà spirituale e di
+quella temporale trascinò quelli stessi che furono i più religiosi
+fra i Pontefici. Sennonchè sarebbe follia di vituperarli per ciò, o di
+riprovare la Chiesa perchè possedeva lo stato temporale, se quello era
+un tempo in cui una signoria cotale possedeva ogni Vescovato, in cui la
+Chiesa aveva bisogno di un corpo politico per serbarsi in vita.
+
+Da dopo di Carlo magno la Curia romana aveva agognato al possedimento
+della Campania e delle Puglie. Le pretese degli antichi dominî che
+il Vescovo di Roma aveva ivi perduto durante la controversia delle
+imagini, il Vescovo aveva ampliato in veri diritti sulle province;
+ed a siffatta estensione gli avevano servito di fondamento la così
+appellata donazione di Costantino ed altri diplomi falsificati. I
+Papi, gli Imperatori d’Oriente, quelli di Occidente pretendevano tutti
+alla signoria sull’Italia inferiore; però, mentre gli Imperatori ivi
+pugnavano colla spada alla mano, i Papi non potevano far altro che
+guizzarvi dentro di soppiatto, industriandosi a loro pro in mezzo ai
+leoni combattenti. In pari tempo i Principi longobardi continuavano
+ad esser signori nel paese, e continuavano le città marittime a
+godere di libertà quasi assoluta, in quello che i Normanni alla
+loro volta servivano tutte le parti, per tradirle tutte. Al tempo di
+Leone IX in Salerno dominava Guaimaro IV principe magnifico; in Capua
+imperavano Pandolfo IV e Pandolfo V padre e figliuolo; signoreggiavano
+in Benevento Pandolfo III e Landolfo figlio suo. Da loro canto,
+dopo eroiche lotte contro a’ Greci, sostenute sotto la capitananza
+di Guglielmo braccio di ferro, figlio di Tancredi di Hauteville, i
+Normanni avevano, fino dal 1043, fondato una republica militare nelle
+Puglie, con Melfi a città capitale, e, prima ancora, altri di loro,
+sotto il comando di Rainolfo, s’erano stabiliti in Aversa. Le due bande
+dapprincipio avevano riverito il Principe di Salerno per loro signore
+feudale; ed Enrico III, per vendicarsi di Benevento che un tempo gli
+si era ribellata, aveva dato ai Normanni eziandio alcune parti di quel
+Ducato. Però, giusto al possesso di Benevento aspiravano da lunga
+pezza i Papi. Leone IX vi andava in persona omai nell’anno 1050, vi
+negoziava con quei cittadini, e poteva accertarsi co’ suoi proprî
+occhi dei guasti barbarici che i Normanni davano a quel territorio. I
+Beneventani, ristucchi dei loro Principi longobardi, temevano di cadere
+in balìa di quelle bande che avrebbero distrutto il loro municipio;
+invece pareva ad essi che di tutti i signori il Papa sarebbe stato
+per loro il più sopportabile, a cagione di sua lontananza. Cacciarono
+pertanto i loro Principi, che allora si gettarono in braccio ai
+Normanni, e addì 25 di Giugno dell’anno 1051 si elessero a signore
+territoriale il Pontefice.
+
+Nell’anno seguente l’Imperatore lo confermò nel governo di quella
+città, perciocchè Enrico gliene cedesse il reggimento in cambio del
+vescovato di Bamberga, che in tempo passato Enrico II aveva donato
+alla Chiesa romana. Di tal guisa i Papi colla loro accortezza si
+conquistarono la città antica e celebre di residenza dei signori
+Longobardi, e se la conservarono fino al tempo nostro[101].
+
+Di già nell’estate dell’anno 1051 Leone IX aveva tentato di tenere
+i Normanni lontani da quel gioiello prezioso di paese; perciò aveva
+affidato la tutela di Benevento al principe Guaimaro ed eziandio
+a Drogone, che era successo a Guglielmo nella contea delle Puglie:
+sperava così di renderlo devoto a’ suoi servigi. Ma Drogone e Guaimaro
+caddero poco tempo dopo sotto pugnali assassini, e i Normanni avidi di
+preda continuarono ad assediare Benevento e a devastare il territorio
+circostante. I Vescovi e le città scongiuravano il Papa affinchè li
+liberasse da omicidî stranieri, che di soldati s’erano tramutati
+in despoti veri dell’Italia meridionale. Il pio Leone accoglieva
+fiducia di giungervi a capo, e a quest’uopo ne andava all’Imperatore,
+nell’estate dell’anno 1052.
+
+Tuttavolta non altro gli fu dato che di assoldare qualche centinaio di
+Tedeschi e di raccozzare una torma di avventurieri d’ogni maniera: li
+condusse con sè di qua delle Alpi nel Febbraio del 1053, quando tornò
+accompagnato da Goffredo di Lotaringia e dal fratel suo Federico, che
+era cancelliere della Chiesa. Ragunò altresì l’eribanno di alcune
+province d’Italia, andò indi a Roma e mosse nella Campania, dove
+parecchi Dinasti longobardi e Conti delle Puglie condussero sotto
+alle sue bandiere i loro vassalli[102]. Gli Italiani del suo esercito
+stavano sotto gli ordini dei figliuoli di Burello conte, di Trasimondo
+e di Azzo, che erano i due conti del territorio de’ Marsi; però tutta
+la soldatesca, che giungeva a un numero di uomini non dispregevole,
+era posta sotto la capitananza di due cavalieri tedeschi, dello svevo
+Guarniero e di Rodolfo. Sa di strano vedere il pio Leone IX cambiarsi
+in duce d’eserciti; tuttavolta nella sua giovinezza, quand’era ancor
+diacono, egli aveva condotto in Italia, nel nome di Corrado II, i
+vassalli del Vescovo di Toul; d’altronde scendeva egli di una stirpe di
+Conti guerrieri, e, massimamente, or che si trattava di difendere o di
+ampliare il suo dominio temporale, neppur questo Papa poteva rinnegare
+il duplice carattere di prete e di principe, che i Vescovi di quel
+tempo riunivano in sè. Le imprese guerriere dei Pontefici delle epoche
+feudali non possono pertanto essere giudicate che alla misura datane
+dall’indole del loro tempo.
+
+Leone se l’era intesa anche coi Greci, il cui «katapan» era a
+quel tempo Argiro, figliuolo di Melo, entrato adesso ai servigî di
+Bisanzio, e adorno dei titoli pomposi di duca d’Italia, delle Calabrie,
+di Sicilia e di Paflagonia[103]. Leone aveva sperato di giungere
+all’intento che altra volta Giovanni X aveva conseguito, di riunire
+cioè una lega dei due Imperatori, degli Italiani e dei Longobardi,
+e di esterminare così i temuti Normanni. Fallì nulladimeno il suo
+proposito, giacchè Argiro non gli fe’ giungere mai un soldato. Ad ogni
+modo la forza della spedizione impensierì i Normanni, e gli angustiò la
+presenza personale del Pontefice, che loro aveva scagliato l’anatema.
+Mandarono perciò messaggeri, e richiesero che in buona pace si dessero
+loro in feudo le terre che aveva già loro concesso l’Imperatore;
+in cambio promisero che presterebbero omaggio e tributo alla
+Chiesa romana. Conquistatori arditi, avrebbero potuto pretendere al
+possedimento delle città che si avevano guadagnato mercè la lama delle
+loro spade, con ben maggiore diritto di quello che i Papi derivavano
+da’ Diplomi, o che gli Imperatori tedeschi traevano dal titolo astratto
+della signoria dello Stato. Ma il Papa acciecato fidava nel numero dei
+suoi soldati, e prestava troppo inclinevole orecchio alle grida dei
+prodi Svevi, i quali irridevano alle minute corporature dei Normanni e
+contavano di sperdere tutti quei masnadieri senza lasciar pur traccia
+di un solo di loro. I Normanni si ritirarono costernati della ripulsa
+subita, e si prepararono a combattere il Padre santo, come si conveniva
+con un capitano nemico.
+
+La battaglia che fu combattuta a Civita nella Capitanata il 18 di
+Giugno dell’anno 1053, è forse la più memoranda che registrino gli
+annali del Papato temporale. Oggidì ancora, e sono scorsi ottocento
+sette anni da quel giorno[104], la sua ricordanza vive scolpita nella
+mente degli uomini, e va paragonata alla disfatta di Castel Fidardo
+avvenuta ai 18 Settembre 1860, quando gli scomunicati Piemontesi
+(arditi conquistatori dei patrimoni di san Pietro, sì come furonlo i
+Normanni colpiti di anatema al tempo di Leone IX) hanno schiacciato,
+nel nome dell’unità d’Italia, le deboli legioni straniere raccolte da
+Pio IX sotto gli ordini del Lamoricière. Così è: lo Stato della Chiesa
+ha durato fino ai giorni nostri; fino ai giorni nostri è rimasto sempre
+eguale a sè stesso negli assalimenti che gli hanno mosso i Principi,
+e nella difesa che i Papi hanno opposto con mercenarî stranieri e con
+bolle di scomunica; fino ai giorni nostri il medio evo ordì sempre a
+nuovo le istesse fila dei suoi casi.
+
+Le schiere dei Normanni si ordinarono sotto il comando di tre valenti
+eroi, che furono Riccardo conte di Aversa, e i figliuoli di Tancredi di
+Hauteville, Umfredo conte delle Puglie e Roberto Guiscardo, l’Ulisse
+di quell’età eroica. La loro forza di guerra non contava che tremila
+cavalli e qualche poco di fanteria, ma quei piccoli e destri cavalieri
+erano veri demonî in sella, fulmini alla carica e presti alla ritirata.
+Quando il Papa, dai merli di Civita, benedisse il suo esercito, il
+suo animo non trepidava, ma aveva fede di certa vittoria. I Tedeschi,
+imbracciando forte lo scudo colla sinistra e brandendo la spada
+di battaglia colla dritta, ributtarono trionfalmente l’assalto dei
+Normanni condotti da Umfredo, che si scagliarono su di loro saettandoli
+colle frecce e impugnando le aste[105]; per lo contrario gli Italiani,
+smarritisi al primo assalimento di Riccardo, si gittarono in fuga
+scompigliata, e Guiscardo prese allora di fianco i pochi Tedeschi.
+Questi valorosi Svevi si serrarono in battaglia quadrata, pugnarono
+e caddero fino all’ultimo uomo[106]. Allora i vincitori cinsero il
+castello di Civita, dove il Papa e i Cardinali in grande angustia
+si tenevano chiusi. Il sobborgo era in fiamme, di fuori i Normanni
+venivano furibondi all’assalto, di dentro i terrazzani saccheggiavano
+le salmerie pontificie, minacciavano di dare il Papa in mano ai
+nemici, e finalmente lui e i Cardinali cacciavano fuori della città.
+In tanta difficoltà Leone mandò a negoziare coi Normanni, e questi
+vennero reverenti a invitare il santo prigioniero che accettasse la
+loro protezione. Di buon diritto avrebbero essi potuto trascinare in
+una delle loro castella quella preziosa preda di guerra, ma il dolente
+Leone era difeso dall’usbergo di Pietro santo. Cambiò quindi le parti
+di cattivo capitano in quelle del buon pastore, e i feroci guerrieri
+piegarono le ginocchia innanzi al loro prigioniero, e umilmente gli
+baciarono i piedi apostolici[107]. Indi, con garbo cavalleresco lo
+presero in mezzo di loro, e gli promisero di condurlo liberamente a
+Benevento.
+
+Il Pontefice avvilito stette in orazione due giorni pregando pei
+morti in battaglia, e li fe’ seppellire con solennità. Sebbene il suo
+Biografo ci assicuri che si confortasse poichè trovava i cadaveri dei
+suoi guerrieri illesi da insulto di animali rapaci, laddove i corvi
+avevano divorato gli occhi dei morti Normanni, tuttavolta la vista del
+campo di battaglia dovrà avergli predicato in cuore, non essere il Papa
+chiamato a versare, per intendimenti politici, il sangue dei credenti;
+non essere missione sua di cambiare la palma dei Santi colla spada dei
+capitani. La furba superstizione di quella età bandì che dal suo letto
+di morte Leone IX scorgesse i caduti di Civita, vestiti di abiti d’oro,
+fargli cenno colle palme che tenevano in mano; ma in verità questi
+«martiri», fra cui del resto si trovava buon numero di assassini e di
+ladroni, erano accusatori della sua coscienza apostolica, e trassero
+in breve alla tomba l’uomo generoso afflitto di rimorso[108]. O si
+dovrebbe credere che i Papi, per ciò che erano eziandio principi
+temporali, avessero due nature e due coscienze?
+
+La novella della accaduta battaglia corse rapida come il vento per
+tutte le terre. Un Papa santo e venerato, dicevasi, aveva sguainato
+la spada non contro a’ Saraceni, ma contro a credenti cristiani,
+ed era caduto in potere dei nemici. Se in quella guerra egli avesse
+esterminati i Normanni, tutto il mondo lo avrebbe celebrato liberatore
+d’Italia da quelle bande brigantesche; poichè invece aveva soccombuto
+diventò oggetto di acerbo biasimo. Alcune voci s’alzarono altamente a
+dichiarare che la sua sorte era stata castigo di Dio, «avvegnachè al
+sacerdote convenga combattere soltanto colle armi dello spirito, e non
+sguainare una spada di ferro per cose mondane: non ebbe il Salvatore
+comandato ai successori suoi di assalire i popoli alla paro di Principi
+secolari, ma di far guerra alle loro peccata mercè di ammonimenti
+pii[109]». Se poi i difensori di Leone IX avessero voluto disarmare
+queste giuste accuse, obiettando che erano stati i Normanni a muover
+assalimento contro il territorio della Chiesa, uomini pii avrebbero
+imposto loro silenzio con queste parole di san Girolamo: «Se la colomba
+vede un altro augello che toglie nutrimento dal suo nido, non gli
+strappa essa le piume, o il becco, o le zampe, e neppure ne mormora.
+Parimenti la Chiesa di Dio, colomba vera, non chiede la restituzione di
+ciò che le fu rapito, ma simile ad agnella, offre essa il suo vello a
+chi la tosa: così la Chiesa non deve ritogliere al ladro la roba sua,
+ma pazientemente lasciargliela. Per fermo di quanto essa perde in beni
+terreni, d’altrettanto si arricchisce in quelli del cielo[110]».
+
+Non sappiamo se quel gran Padre ecclesiastico avrebbe pronunciato
+cotale sentenza, ove uno Stato della Chiesa ai suoi giorni fosse
+esistito. Una massima di pietà spinta a questo estremo è troppo
+angelica per uomini di qualunque fatta, così che diventa malpratica
+nella vita, e casca nel ridicolo. Tuttavolta, il concetto formatosi
+ai tempi di Leone IX sul rapporto in cui la Chiesa stava col dominio
+temporale era ancora assai remoto dal punto di veduta sotto cui oggidì
+si considera quella grave questione. Il santo Damiani biasimò con
+franchezza e acerbamente l’opera del Pontefice, che pure era amico
+suo. Come prima di lui aveva fatto sant’Agostino, come dappoi fece
+Dante, anch’egli stabilì un confine tra lo Stato e la Chiesa, tra il
+pastorale e la spada. «Se nella causa della fede», sclamava, «per la
+quale la Chiesa universale vive, non è lecito ad alcun uomo privato
+di brandire la spada, in che modo è mai permesso che pei possedimenti
+temporali e transitori della Chiesa una soldatesca coperta di corazza
+infellonisca, impugnando le spade? Com’è lecito che per la perdita
+di vilissimi beni il Cristiano uccida il Cristiano? Si lesse mai che
+Gregorio intraprendesse o comandasse cosa alcuna di simigliante, egli
+che pur sofferse tante violenze e depredazioni dai Longobardi feroci?
+Un Papa santo si è mai levato in arme? Le controversie della Chiesa ben
+possono essere decise colla legge del foro o con editto dei Concilî, ma
+quel che appartiene a tribunale giudiziario od a sentenze pontificie
+non può, ad obbrobrio della Chiesa, venir deciso con violenza di
+armi[111].» Ben si vede che il Damiani non aveva peranco alcuna idea di
+quel che si fosse lo Stato della Chiesa o il regno temporale del Papa;
+la sua mente non si faceva altro concetto che di possedimenti mondani
+e caduchi, di vilissimi beni, in paragone di quegli eterni pei quali il
+Papa veramente era papa.
+
+Colla loro vittoria i Normanni si ebbero conseguito la consistenza
+giuridica delle loro conquiste. Leone gli assolse della scomunica, ed
+è probabile che promettesse di riconoscere i possedimenti che erano
+venuti in loro padronanza; la sua sconfitta pose il primo fondamento di
+posteriori investiture feudali, donde i Papi (così meravigliose erano
+le loro fortune) ottennero la signoria feudale del reame di Napoli.
+
+Con cavalleresca cortesia e con accortezza pratica i vincitori
+condussero i loro prigionieri a Benevento, dove il Papa giunse cinque
+giorni dopo della battaglia, infermo di corpo e affranto di dolore.
+Lo splendido accoglimento ch’ei s’ebbe in quella città non potè
+confortarlo; ma ei rimase colà tutto l’inverno, mentre i Normanni forse
+lo sollecitavano all’adempimento di patti che ci sono ignoti[112]. Del
+resto l’idea di conchiudere con loro un trattato durevole entrava sì
+poco nel pensiero di Leone IX, che piuttosto ei pensava di raccogliere
+una nuova lega contro di loro. Da Benevento spedì egli a Bisanzio
+i cardinali Federico di Lotaringia e Umberto con una sua lettera,
+nella quale, in modo velato e con dissimulazione dei fatti avvenuti,
+narrava al greco Imperatore la sua sventura, lo eccitava a combattere i
+Normanni procedendo di conserva coll’imperatore Enrico, e in pari tempo
+gli richiedeva che restituisse alla Chiesa romana i suoi antichi dominî
+nell’Italia meridionale, od anzi che le desse tutto ciò che donato le
+avevano Costantino e i successori di lui[113]. Per tal guisa, anche
+questo Papa invocava a suo pro una donazione favoleggiata, che alla
+santa Sede avrebbe dato in possedimento Roma, Italia e l’Occidente.
+
+Umfredo conte gli fu scorta nel dì 12 Marzo del 1054 a Capua, di
+dove, ai 3 dell’Aprile successivo, Leone fe’ ritorno a Roma, non
+trionfante come in antico Giovanni X era tornato dal Garigliano, ma
+da uomo avvilito che non ebbe più un’ora lieta di vita. Tosto infermò
+gravemente, e comprendendo che s’appressava la sua fine, si fece
+trasportare, addì 13 di Aprile, nel san Pietro: appena n’ebbero i
+Romani contezza, che corsero al Laterano per volervi dare saccheggio,
+ma i meriti di Leone, dice un credulo Cronista, tanto grandi erano, che
+quei ribaldi uomini, giunti innanzi al palazzo, non poterono più muover
+passo, come se i loro piedi avessero profondata radice nel suolo.
+Leone IX morì ai 19 di Aprile, quando aveva raggiunto soltanto il suo
+cinquantesimo anno di età. Il dominio temporale della Chiesa fu causa
+della sua morte immatura, come fullo di molti Pontefici. La sventura
+di Civita oscura lo splendore della sua persona che fu ornamento della
+cattedra santa; essa per verità non cancella l’aureola di santità
+onde la Chiesa riconoscente ha retribuito i grandi meriti di quel pio
+riformatore, ma, come avviene di tutte le virtù umane, molto vi mesce
+di natura terrena[114].
+
+
+
+
+CAPITOLO TERZO.
+
+
+§ 1.
+
+Genio politico di Ildebrando. — Piano di lui. — L’Imperatore elegge
+Gebardo di Eichstadt a pontefice. — Goffredo di Lotaringia sposa
+Beatrice di Toscana. — Enrico III viene in Italia. — Vittore II, papa.
+— Muore l’Imperatore (1056). — Reggenza dell’imperatrice Agnese. —
+Vittore II, vicario dell’Impero in Italia. — Potenza di Goffredo. —
+Il cardinale Federico, fratello suo. — Muore Vittore II. — Stefano VI,
+papa.
+
+Il grande moto in cui si travaglia a questa età la Chiesa, mette
+nell’ombra anche la storia della città di Roma, o per lo meno vi
+predomina. Da lungo tempo la Città era stata teatro e centro delle
+battaglie combattute fra la Chiesa e lo Stato, laonde soltanto con
+gravissima difficoltà poteva essa costituire le sue proprie forme di
+municipio, e cadeva in servitù or del Pontefice or dell’Imperatore,
+dividendosi in fazioni che seguivano l’uno o l’altro dei due.
+
+Trascorsa l’età degli Ottoni, la nobiltà romana s’aveva reso suddito
+il Papato, e non senza tumulti aveva tenuto un tratto il Patriziato;
+ma la sua potenza cittadina, che non aveva ottenuto ordinamento
+durevole, decadde le quante volte l’Impero oppure il Papato presero
+ad operare con impulso vigoroso. Enrico III, che abbattè la tirannide
+dei Tusculani, trasferì a Germania insieme col Patriziato anche la
+elezione pontificia, e coi suoi Papi tedeschi ispirò una novella forza
+vitale alla Chiesa; ma non appena, coll’ajuto di Alemagna, s’ebbe
+essa affermato nuovamente a gagliardìa, ridomandò al suo salvatore il
+diritto di elezione e finalmente pienezza di libertà. Ildebrando fu
+allora non soltanto l’uomo di maggior intelletto che vivesse in Roma,
+ma fu eziandio uno dei più grandi ingegni politici che abbiano fiorito
+fra tutti i popoli ed in tutti i tempi. Con questo statista in cocolla,
+Cesare benanco e Ottaviano alla loro età sarebbero stati costretti
+a entrar in lizza, per disputargli il massimo luogo. Guidatore del
+moto di riformazione, ridusse ben presto tutti gli altri uomini a
+non essere dappiù che stromenti in mano sua: tali furono i santi e
+i frati di cui egli infiammava il fervore fanatico, i Papi cui dava
+indirizzo, i Paterini di Lombardia che con intento democratico spingeva
+a combattere l’aristocrazia e l’Episcopato arrogante, le fantastiche
+e potenti Contesse di Toscana di cui s’acquistava l’amicizia, i
+predatori Normanni, nei quali si guadagnava altrettanti vassalli e
+difensori della Chiesa romana. Sulla bandiera che quel prete audace
+inalberava, stavano scritte dapprincipio due sentenze attinte al canone
+di disciplina, la condanna del concubinato e quella della simonia:
+entrambe mettevano al nudo due vere piaghe di quell’età, ma alla
+fine con grande accortezza tramutavansi in armi, che spalancavano una
+breccia dalla quale il Papato penetrava entro ai campi dell’autorità
+dello Stato, e ritoglieva alla corona tedesca il Patriziato, e si
+conquistava la dominazione morale del mondo.
+
+Nei suoi disegni, Ildebrando non poneva allora peranco in primo luogo
+quella libertà di elezione pontificia, che da tempo antico la podestà
+civile aveva saputo restringere ad angusti limiti. Infatti la temenza
+in cui s’era di un Imperatore potente, e le condizioni mal secure di
+Roma, dove la nobiltà si sarebbe nuovamente impadronita dell’elezione,
+costringevano la parte sacerdotale a chinare il capo pazientemente
+sotto al diritto imperiale. Così eziandio era pensiero lontano dalla
+mente di tutti di romperla con Alemagna.
+
+Se Ildebrando, cui Leone IX morendo aveva raccomandato di provvedere
+al bene della Chiesa, avesse ambito la tiara, l’avrebbe egli ben
+conseguita, perocchè tutti gli occhi fossero omai volti a questo
+solo frate, e lui gli zelatori ad alta voce richiedessero pontefice.
+Per lo contrario, egli andava alla corte dell’Imperatore, affine, se
+eragli possibile, di trarre di Germania un nuovo Papa, che ajutato
+dall’Imperatore, sincero e fervido promotore della riforma, fosse
+utile a’ suoi piani. Gli ottimati della corte d’Enrico guardavano con
+gran meraviglia quel monaco che veniva, deputato del clero romano, ad
+immischiarsi nella elezione pontificia; ma non tutti coloro potevano
+fin d’allora imaginare che quell’uomo sarebbe divenuto capo di una lega
+sacerdotale ampiamente diffusa, potente e ostile a Germania. Dopo che
+alla corte del Patrizio furono giunti anche i legati romani del partito
+nobiliare aderente ad Alemagna, Enrico, indottovi dalle urgenti istanze
+di Ildebrando, elevò il Vescovo di Eichstädt al papato[115]. Gebardo
+che apparteneva alla famiglia dei conti di Calw, congiunta di parentela
+coll’Imperatore, era uomo esperto nelle cose di Stato, quantunque ancor
+giovine fosse, e consigliere fidato di Enrico; perciò a quest’ultimo
+costava grave sacrificio il partirselo del fianco, ma sperava che
+l’accorgimento d’un amico fedele gli tornerebbe di buon profitto in
+Italia, dove adesso aveva conseguito stato potente un uomo ribelle
+all’Impero.
+
+Bonifacio di Toscana era caduto, addì 6 di Maggio dell’anno 1052,
+per mano di un assassino; e due anni dopo, Beatrice vedova di lui
+aveva sposato Goffredo duca di Lotaringia. Nemico dell’Impero era
+questi, e, venuto esulando in Italia, ora s’impadroniva, a dispetto
+dell’Imperatore, delle grandi province prima soggette a Bonifacio,
+e le governava in nome dei tre figliuoli che il morto aveva lasciato
+ancora in età minore. Così diventava il principe più forte che fosse
+in tutta Italia. Questa terra teneva porta sempre aperta alle fortune
+degli stranieri: stranieri erano i suoi Imperatori e i suoi Duchi,
+stranieri i suoi Papi e molti de’ maggiori Vescovi suoi, stranieri
+erano i Normanni che giusto adesso raccozzavano a forza di ruberie
+il loro Stato nell’Italia meridionale. Se un uomo prode e astuto come
+era Goffredo, si fosse unito con loro, se fosse giunto a riunire sotto
+il suo scettro tutta l’Italia di mezzo, non avrebbe egli forse potuto
+conquistarsi la corona d’Italia e di Roma, ed elevare al Papato chi più
+gli fosse talentato?
+
+Fu per questa ragione che Enrico scese in Italia; condusse a Verona
+il Papa designato, e di là lo mandò a Roma, dove Gebardo di Eichstädt
+salì con nome di Vittore II alla cattedra apostolica: da un anno essa
+vacava, poichè erasi omai giunti al dì 13 Aprile del 1055. L’Imperatore
+non venne a Roma; ordinò colla solita energia le cose dell’Impero
+nell’Italia superiore, ed ivi prestamente i maggiorenti gli si
+sottomisero a obbedienza. Anche Beatrice comparve innanzi a lui per
+patrocinare la causa del matrimonio che aveva contratto con uno, il
+quale anticamente s’era ribellato contro la tirannica legge di Stato.
+L’Imperatore irritato la sostenne prigioniera insieme con Matilde
+figlia di lei; ma il suo sposo fuggendo si sottrasse alla collera del
+Principe che raggiungerlo non potè, ed anzi costrinse l’Imperatore
+a far subito ritorno, poichè riprese le armi in Lotaringia. Enrico
+andò tuttavia insieme col Pontefice al Sinodo congregato a Firenze,
+indi riprese la via di Germania, dopo di aver conferito a Vittore
+II pienezza di poteri, come a suo vicario nelle cose d’Italia; qui
+il Papa doveva tenere in riga Goffredo duca. Federico, fratello di
+questo, s’era posto al servigio della Chiesa ancora a’ tempi di Leone
+IX, affine di sgomberarvisi la via ad alto stato, e quel Papa lo
+aveva sollevato alle dignità di cardinale diacono e di cancelliere,
+e da ultimo lo aveva mandato da legato suo a Bisanzio, dove Federico
+si era acquistato rinomanza per suo ingegno diplomatico e per grande
+fortezza di animo. Ritornato adesso con dovizie molte, l’Imperatore
+aveva comandato al Papa che lo ritenesse in custodia, ma Federico posto
+sull’avviso scampava alla disgrazia, ricoverando a Monte Cassino dove
+vestiva cocolla, ed ivi, oppure nell’isola di Tremiti, si celava al
+corruccio del lontano Imperatore.
+
+Vittore II visse un anno in Roma, tutto consecrandolo alla riforma
+della Chiesa. Anch’egli come i predecessori suoi provava gran disagio
+a rimanere colà, e si struggeva di desiderio della sua Germania[116].
+A questo paese andò nell’estate dell’anno 1056, chiamatovi dalle
+cose della Chiesa e della sua patria; ma presto, presso al cadavere
+dell’Imperatore suo amico, ebbe il dolore di vedere innanzi a’ suoi
+occhi spente gloria, vigoria di forze, potenza di dominio, fortuna. Il
+grande Enrico III morì addì 5 Ottobre del 1056, quando aveva soltanto
+trentanove anni, e con lui finì la serie dei potenti Imperatori di
+stirpe franca che avevano elevato Germania all’apice della sua potenza
+universale. La morte immatura di questo Principe scosse, trasformò
+il mondo, e fu massima sventura eziandio per Alemagna. Vicino alla
+sua tomba rimanevano un bambino re e una donna tutrice sua; le terre
+tedesche e Italia piombavano nel disordine dell’anarchia, ma la Chiesa,
+che intendeva ad elevare sè stessa, si vedeva tutt’a un tratto libera
+dalla dittatura imperiale. Mentre Vittore II piangeva presso la bara
+del suo amico, sì come un tempo Silvestro II aveva pianto accanto
+al letto di morte di Ottone III, il monaco Ildebrando aveva di che
+predire a sè stesso i trionfi che riporterebbe sul derelitto erede
+dell’Imperatore di Alemagna e d’Italia.
+
+L’imperatrice Agnese, figlia di quel grande duca Guglielmo di Aquitania
+cui in passato i Lombardi avevano offerto la loro corona, tenne la
+reggenza a pro del figliuol suo Enrico IV, che toccava appena i sedici
+anni; però fecelo con maggiori difficoltà e con minor ingegno di
+quello che anticamente avesse avuto Teofania. Consigliere suo doveva
+anzi tutti essere papa Vittorio, perciocchè a lui l’Imperatore morendo
+avesse raccomandato lo Stato e il suo erede: pieno di buona volontà diè
+egli opera a ordinare le cose di Germania, e raffermò la successione
+del giovinetto Principe, ma ben presto dovette tornarsene a Roma, dove
+fu mandato da vicario imperiale d’Italia. Quivi in nome dell’Imperatore
+il Papa governò (strano caso!) tutti i territorî appartenenti alla
+corona, e fin tanto che visse resse eziandio Spoleto e Camerino con
+pienezza di autorità ducale[117]: non v’era adesso altro che la potenza
+di Goffredo, che tenesse in bilico una podestà di cui a mala pena s’era
+mai visto la maggiore. Vittore dovette pertanto non frammettere indugio
+a guadagnarlo a sè, chè anzi, omai nella dieta tenuta a Colonia nel
+Dicembre dell’anno 1056, lo ebbe riconciliato coll’Imperatrice.
+
+Goffredo potè ricondurre in Italia la moglie sua e la figliastra
+Matilde, riconosciuto dall’Impero per posseditore di tutti i feudi
+di Bonifacio margravio. La sua potenza pari a quella di un Re, gli
+concesse d’allora in poi un’influenza grande sulle cose della Chiesa,
+maggiore di quella che in antico avessero avuto i Duchi di Spoleto.
+Egli teneva sè medesimo in conto di patrizio di Roma, cui spettava di
+indirizzare la elezione pontificia o di addurvi i Papi; e senza dubbio
+l’imperatrice Agnese a Colonia gli aveva veramente conferito se non
+titolo di patrizio, almeno autorità durevole di _Missus_ per Roma e la
+tutela del Papato: tempo prima il duca Bonifacio aveva esercitato pari
+officio[118].
+
+Allorquando Vittore II, nella primavera dell’anno 1057, venne una
+seconda volta a Firenze tentò di rendere a sè affezionata questa
+famiglia lotaringia. Federico fratello di Goffredo era già stato da
+lui confermato ad abate di Monte Cassino, e adesso, al 14 di Giugno,
+da Firenze lo creava eziandio cardinale prete di san Crisogono nel
+Transtevere. Ildebrando aveva disposto che il Lotaringio sarebbe
+futuro papa; frammezzo a Roma ed a Germania poneva egli questa famiglia
+potente, che soltanto d’apparenza s’era conciliata coll’Impero tedesco,
+e col soccorso di essa sperava di conquistare la independenza della
+Chiesa.
+
+Con grande pompa venne il novello Cardinale a Roma, dove ricevette
+orrevoli accoglienze, come al fratello del primo Principe d’Italia si
+conveniva: tolse possedimento della sua chiesa titolare, e pose dimora
+sul ruinoso Palatino, nella chiesa ossia nel monastero di santa Maria
+_in Pallara_, dove fin d’allora avevano loro residenza Benedettini di
+Monte Cassino[119]. Appena era arrivato, che capitava novella della
+morte di Vittore II: cadeva così il solo appoggio che l’Impero avesse
+in Italia, e la casa lotaringia tutt’a un tratto si vedeva presso
+all’apogeo di sua potenza. Adesso, morto l’ultimo Papa imperiale mentre
+durava la reggenza di una debole donna, potevasi osare di mettere
+a prova la libertà dell’elezione pontificia; e, com’è ben naturale,
+questa non poteva cadere che sul Cardinale lotaringio, poichè egli solo
+era l’uomo potente che fosse da tanto di sfidare la corona germanica.
+
+Federico, nato al principato, aveva animo prudente, severo, vigoroso;
+lui tutt’a un tratto e ad una sol voce Roma chiedeva per papa,
+quantunque Ildebrando, che l’altro, per serbare convenevoli apparenze,
+aveva proposto a candidato, non fosse ancor giunto. Nobili, clero,
+popolo corsero impazienti nel giorno 2 di Agosto al Palatino; ne
+condussero il potente uomo a san Pietro _in Vincula_, dove con massima
+prestezza lo si elesse e proclamò papa con nome di Stefano IX; quindi
+fu tratto trionfalmente a prender possesso del Laterano, e, omai
+ai 3 di Agosto, ordinato in san Pietro. Così i voti di molti Romani
+si raccolsero di buon grado sopra un uomo di spiriti principeschi,
+perseguitato dall’Imperatore tedesco; con lui poterono compiere di bel
+nuovo liberamente un atto di elezione pontificia, il primo dopo tanto
+tempo dacchè fu loro dato poterlo fare[120].
+
+L’esaltamento di Stefano sciolse anche dell’ultima pastoia l’influenza
+dei Lotaringi in Italia. Il Margravio di Toscana si prendeva adesso
+anche Spoleto e Camerino, e riuniva pertanto sotto il suo dominio quasi
+tutte le terre che si stendono da Mantova e da Ferrara fin giù basso al
+territorio romano. Che cos’è più naturale del pensiero che il novello
+Papa avesse destinato di dare al fratel suo la corona imperiale, e
+che soltanto con questo scopo Goffredo lo avesse levato alla dignità
+pontificia?
+
+Con dolore la corte tedesca udì della morte di Vittore, con ira udì
+della libera elezione di Stefano; ma troppo debole era dessa per
+rivendicare colla forza i perduti diritti del Patriziato, che ad ogni
+modo il popolo romano non soltanto ad Enrico III, ma eziandio ai suoi
+succeditori aveva trasferito. Qualche tempo dopo, Stefano IX mandò a
+Germania, da nunzio suo, Ildebrando, dove questo valente diplomatico
+doveva giustificarlo e ottenerne pacificazione. Il Papa lo aveva eletto
+ad arcidiacono (già era abate di san Paolo presso di Roma), e gli
+aveva così impartito il primo officio della curia; poichè poi vedeva
+pendere imminente la discordia fra la corte alemanna e la santa Sede
+non frapponeva tempo a radunare intorno a sè campioni animosissimi.
+Ildebrando fu il vero capitano del partito che voleva la riforma, e
+Pier Damiani, che Stefano trasse a Roma facendolo cardinal vescovo di
+Ostia, fu suo profeta zelantissimo. L’indole di questo monaco, il suo
+indirizzo e le sue opere ben si meritano qualche attenzione, perocchè
+rappresentino un grande elemento di vita, da cui non può tenersi
+separata nemmanco la storia della Città, quale fu a questo tempo.
+
+
+§ 2.
+
+Gli eremiti e san Pier Damiani. — Disciplina di penitenza. — Stefano IX
+raccoglie intorno a sè uomini illustri, eleggendoli a cardinali.
+
+Le quante volte si corruppe la disciplina ecclesiastica, sempre
+abbiamo veduto sorgere uomini santi, e porre un argine alla ruina
+della Chiesa. Di tal fatta persone vedemmo quando parlammo di Odone di
+Cluny, di Romualdo e di santo Nilo, e la serie di lor gente continuò
+nel secolo undecimo. Per necessità naturale delle cose Benedetto IX
+trovò l’antitesi di sè in santi della sua medesima età, e la storia del
+monacato a quel tempo è ricca di meravigliosi rilievi. Mentre Vescovi
+dimentichi di Dio celebravano loro orgie pagane, monaci convulsamente
+assorti in devozioni pie dimoravano entro a celle romite in montagne
+inaccessibili, e anacoreti ferventi, nell’abnegazione di sè stessi,
+intraprendevano a espiare le colpe degli uomini peccatori con penitenze
+di sè incolpevoli. In quelle celle ossiano caverne del pietismo
+viveva la famiglia ignota al mondo dei minori profeti, del cui zelo di
+vita, condotta nelle campagne e nelle foreste, erano soli testimoni
+gli abitatori dei monti e de’ campi. Però queste migliaia di eremiti
+non formano che i bassi gradini di una piramide; a quelli superiori
+s’elevano uomini di più eletta indole, che in cerchia sociale più ampia
+si acquistarono potenza, e dirizzarono l’animo e i patrimonî degli
+uomini alle fonti, donde scendevano i rivi che andavano poi nutrendo la
+Chiesa di Roma. La stessa età vide fiorire Domenico di Sora, Brunone
+di Segni, Gualberto di Vallombrosa, Guido di Pomposa e Pier Damiani;
+quest’ultimo, intelletto eccellente nel monacato, non ingegno creatore
+e pratico secondo il genio antico, ma fornito di grandi forze di
+mistica fantasia: e di queste accortamente seppe giovarsi Ildebrando
+per accendere di estasi il mondo, in quello che egli con freddo
+raziocinio e con prudenti calcoli poneva le fondamenta del suo sistema
+gerarchico.
+
+Lo spirito di Romualdo sembra aver continuato a vivere in petto di Pier
+Damiani. Al pari del primo, nato anch’egli a Ravenna (nell’anno 1007),
+ebbe sventurata fanciullezza, e dovette attendere a guardia dei majali,
+fino a che alcuni parenti suoi lo tolsero a educare. Datosi agli studî
+della grammatica diventò uomo erudito, e financo insegnò a Ravenna,
+ma il suo animo inclinevole alla mestizia lo trasse ai silenzî della
+vita solitaria. Si fece monaco e finalmente eremita a Fonte Avellana,
+che era un convento di solitarî istituito da Romualdo, nelle vicinanze
+di Gubbio. In tempi andati l’ordine di Benedetto, republica monastica
+socievole e dedicata al lavoro, aveva esercitato influenza benefica
+sulla barbarie; più tardi s’era abbandonata l’idea cardinale che quello
+s’aveva preso a legge, e da dopo di Romualdo erano venuti sorgendo
+i romitaggi. Intorno alla metà del secolo undecimo per tutta Italia
+si trovavano sparsi anacoreti, ma ordinati erano in congregazioni,
+come in quella di Romualdo a Camaldoli e nell’altra ancor più severa
+di Gualberto a Vallombrosa. Quei solitarî, alleati nello stesso
+principio di mistica penitenza rivolta a combattere la corruttela della
+Chiesa, rappresentavano un esercito sparpagliato, eppur combattente
+di conserva, che si trincerava in campo non per la riformazione
+della società, ma per quella della Chiesa e per la signoria di Roma.
+L’influenza che gli eremiti esercitarono su tutte cose, financo sulle
+condizioni politiche di quell’età, tocca quasi il mistero, e forse non
+può paragonarsi altrimenti che colle scuole dei Profeti dell’antico
+Testamento.
+
+Al pari di Romualdo, anche san Pier Damiani fondò romitaggi, raccolse
+discepoli che da apostoli della vita solitaria mandò nelle province; e
+la rinomanza del priore di Fonte Avellana si sparse per tutta Italia.
+Bentosto diventò egli uno dei più operosi campioni che facevano guerra
+ai vizî ecclesiastici della sua età, alla vita immodesta del clero e
+alla simonia. Se qualche scrittore di satire avesse voluto dipingere un
+quadro della Chiesa, ne avrebbe allora trovato tema più abbondante di
+quello che avuto aveva san Girolamo; e lo stesso Pier Damiani in alcune
+scritture, sì come prima di lui fece Raterio, descrisse la lussuria dei
+Cardinali e dei Vescovi, degna di altrettanti satrapi[121]. Anzi tutto
+cominciò egli a correggere il costume del monacato, ma la sua riforma
+ebbe natura diversa dalla regola di Benedetto che s’inspirò a principî
+liberali e pratici. Sua intima sostanza si era la penitenza; essa dava
+pertanto origine ad un sistema di mortificazione, che oggidì parer deve
+puerile e mette repugnanza.
+
+Il monaco pio, che si flagellava a furia di disciplina, riusciva a
+mitigare il dolore delle percosse, poichè nel suo vaneggiamento credeva
+che gli angeli plaudissero dal cielo ad ognuno de’ suoi colpi; ma le
+sue battiture certo non contribuivano alla felicità sociale, sì come
+invece avrebbe fatto un lavoro fornito con opera intelligente. Lo
+spirito umano s’era nuovamente abbuiato così tanto, fino ad illudersi
+che l’uomo si avvicinasse massimamente all’imagine di Dio in quella
+forma di dolorosa imbecillità. Il Damiani stesso ci ha abbozzato il
+ritratto di siffatto genere di penitenti. «In una delle nostre celle»,
+così narra egli, «abbiamo un selvaggio idiota, che balbetta cinquanta
+salmi, e li ripete sette volte al giorno. Sono quindici anni che
+egli non esce della sua cella; i capelli gli sono cresciuti fino alla
+caviglia, la sua barba è tutta irta che mette paura. Per tre giorni
+alla settimana non accosta alla bocca cibo di sorte, per tre altri
+prende qualche po’ di pane e di acqua. Alla domenica ei si cuoce una
+vivanda che dovrebbe essere una specie di ghiottoneria; il gustarla
+o soltanto l’annasarla teniamo essere una buona prova di penitenza.
+La sua cella ammorba di puzzo, l’acqua che ei beve somiglia a feccia,
+e d’abito non muta mai. Sollazzo dei suoi giorni e delle sue notti
+sono due serpi, i quali, mentre canta i suoi salmi, accarezzandolo gli
+cingono il capo[122]». Noi che viviamo a questi nostri giorni guardiamo
+al povero idiota Martino Storace con un senso di penosa compassione
+qual’è quella che desta la vista di un pazzo; anche il Damiani dichiara
+non essere buona questa specie di mortificazione; la sua coltura e lo
+spirito della musa poetica che gli scaldava il petto gliene mettevano
+repugnanza, ma non gli impedivano di raccomandare la disciplina come
+strumento essenziale di santificazione; laonde diventò quasi maestro e
+padre dei flagellatori.
+
+Fin da’ tempi antichi una delle armi più potenti che la Chiesa
+abbia tenuto in mano sua si furono le penitenze che essa imponeva
+al peccatore. Una generazione ineducata di uomini non vergognava
+di sottomettersi alla pena dei proprî trascorsi, sostenendola nella
+forma puerile di castighi corporali; benanco un Imperatore, qual si
+fu Enrico III, soventi volte adoperò sulle sue carni il flagello, e
+per il corso di alcuni secoli, genti di tutti i ceti e di tutte le
+famiglie, financo nobili donne, offerivano il dorso nudato ai colpi
+di disciplina che loro somministrava qualche monaco o qualche diacono
+dalla fronte fanatica o dal labbro sorridente. Nel secolo undecimo
+s’era introdotto un formale computo aritmetico in riferimento al numero
+ed al valore dei colpi di flagello. Ad ogni peccato corrispondeva un
+periodo di tempo di penitenza, ma le colpe, delle quali la natura umana
+si caricava, assai più erano che le epoche di penitenza onde potevasi
+disporre; laonde parecchi peccatori avevano notato a taccuino tanto
+grave numero di debiti, che avrebbero dovuto vivere dei secoli per
+mondarsi e diventar giusti secondo il canone di penitenza. Or dunque la
+Chiesa veniva loro in ajuto, concedendo alla gente ricca di commutare
+il numero degli anni di penitenza in somme di denaro destinate a pii
+scopi ed ai poveri, accordando di sostituirvi corrispondenti colpi di
+disciplina, digiuni e canto dei salmi. Un patrimonio veramente immenso
+di denaro, di possedimenti e di terre, che offerto era per il riscatto
+dell’anima (_pro redemptione animae_), affluiva di tal maniera negli
+scrigni della Chiesa, fino a che il rimborso a moneta contante, che
+contro all’insegnamento cristiano si faceva della colpa morale, diè
+occasione alla riforma di Lutero. Nel medio evo l’anima dell’uomo era
+serva assoluta del sacerdozio e dipendenza della Chiesa (_ecclesiae
+adscripta_), la quale sopra questo rapporto di colpa e di espiazione
+fondò quel suo potere, che pare quasi meraviglioso.
+
+Giusta il canone, un anno di penitenza era pari a _solidi_ ventisei,
+ossiano talleri trenta pei ricchi, e a _solidi_ tre pei poveri; però un
+giorno di penitenza corrispondeva eziandio a venti colpi somministrati
+sulla palma della mano, oppure a cinquanta salmi; un anno di penitenza
+si parificava con conto tondo a tremila colpi di frusta, purchè vi si
+accompagnasse per soprappiù il canto de’ salmi. Pertanto il peccatore
+poteva fornire in termine corto, mercè di determinati esercizî, alcuni
+secoli di penitenza. La bravura tutto propria del Damiani era superata
+dalla maestria del corazzato Domenico, il quale con furibonda prestezza
+sapeva mediante la frusta purgarsi di secoli. Costui indossava
+costantemente sulla nuda persona una corazza di scaglie di ferro,
+armatura che lo muniva nella lotta contro gli impuri spiriti della
+lussuria; nè la svestiva se non quando prendeva in ciascuna mano un
+flagello, e cantando salmi si batteva quel tanto che corrispondeva
+ad un secolo e più di penitenza. Dapprincipio il Damiani compieva in
+un anno l’opera di un secolo, ma il corazzato lo accertava che poteva
+giungerne a capo in sei brevi giorni. Infatti tremila colpi fanno un
+anno; nel canto di dieci salmi (così ne aveva fatto esperto conto)
+si occupa uno spazio di tempo durante il quale con gran comodità un
+uomo può somministrarsi mille colpi; il salterio ha cencinquanta
+salmi e quindi inchiude cinque anni di penitenza; questi cinque
+moltiplicati per venti fanno cento; dunque chi recita venti volte il
+salterio accompagnandosi con colpi di disciplina, compie un secolo di
+penitenza[123]. Il Damiani propose a modello l’energia del suo amico, e
+difese fervidamente il valore della disciplina contro un altro monaco
+Pietro, il quale ebbe il coraggio e l’intelletto di condannare lo
+spaventoso istituto della flagellazione[124].
+
+Se si guardi al ributtante spettacolo che presentano siffatti martiri
+di un delirio, senza tener conto dell’oscuro tempo in cui eglino
+vivevano, non si può che metterli in derisione come vere figure da
+baia; ma se si pongono in relazione colla loro età diventano anch’essi
+vere persone di tragica natura, al pari di tutte quelle altre vittime
+che, sebbene in forma differente, la gente umana in ogni epoca deve
+sagrificare per conseguire la sua libertà morale.
+
+Però se il Damiani non avesse avuto altri meriti, fuor di un cotal
+zelo per la sferza, nessuna celebrità avrebbe acquistata a sè stesso.
+Per lo contrario ei fu dappiù che un semplice asceta. Romualdo era
+stato uomo ignorante; il Damiani fu erudito, tenne relazioni con tutti
+i personaggi più cospicui del suo tempo, e sui grandi e sui piccoli
+esercitò influenza con sue lettere. La corruttela del clero lo accorava
+sinceramente e nel profondo dell’anima: Ildebrando era la testa
+politica della Chiesa, ma il Damiani era il cuore che con sentimento
+d’amore batteva in petto ad essa. Aveva intelletto debole, ma grande
+semplicità monastica, natura lirica, fantasia che si pasceva di imagini
+mistiche: appunto per tutto questo esercitò influenza sulla moltitudine
+del popolo. Ingegno cotale, in cui esuberava l’entusiasmo della fede,
+non era fatto per rimanersi sepolto nella solitudine, e Stefano IX lo
+costrinse a venire a Roma. L’eremita si dibattè contro alla vita che
+era costretto a condurre in mezzo ai Cardinali ed a’ maggiorenti; chè,
+per quanto allora nell’universale l’alto clero mancasse di cultura,
+tuttavia, da dopo di Leone IX, contava esso in Roma alcuni uomini
+illustri per dottrina e per intelligenza. Le attenenze di Roma col
+mondo, parimenti come il grande còmpito ecclesiastico che loro si
+spettava, davano fin d’allora a questi Cardinali una maestà quasi
+principesca. «Allorchè mi trovo», così deplorava il Damiani, «in mezzo
+a quei Vescovi, mi si sopraffà di facezie e di sali attici, di urbane
+parole e di mille questioni che fanno di noi preti altrettanti retori
+o buffoni. E se a tutto questo oppongo un viso ingenuo o vergognoso,
+mi si dà dell’inumano, dello zelante, della tigre ircana, dell’uomo di
+sasso»[125]. Il frate severo aveva sufficienti ragioni di tenere il
+broncio ai Cardinali che col falcone in pugno correvano a caccia per
+la campagna, o come altrettanti lanzichenecchi sedevano giocando ai
+bossoli; ed eglino alla loro volta avevano di che celiare della sua
+ruvidità anacoretica, quando vietava loro benanco l’innocente giuoco
+degli scacchi[126]. Il Damiani obbedì al comando che lo chiamava ad
+Ostia e a Roma, e dappoi fu adoperato in servigio della Chiesa da
+nunzio, da paciero, da mediatore di partiti, da apostolo del celibato e
+da oratore popolare.
+
+Oltre a lui vivevano allora altri ingegni forniti di maggior senso
+pratico e di più grande energia, che Stefano IX chiamò intorno a sè,
+oppure trovò di già in Roma. Umberto borgognone, cardinale vescovo di
+Silva Candida, Stefano cardinale di san Crisogono e monaco di Cluny,
+Anselmo di Badagio vescovo di Lucca, Desiderio abate di Monte Cassino e
+cardinale di santa Cecilia, finalmente Ildebrando, erano a quel tempo
+gli uomini che alla Chiesa imprimevano più o meno forti impulsi di
+vita nuova. Da tempo lungo Roma non aveva raccolto entro di sè tanti
+illustri Cardinali, e questo collegio di consiglieri del Pontefice
+andava pertanto procedendo verso un nuovo e splendido avvenire. Roma
+civile rimaneva qual era, ma Roma ecclesiastica in brevissimo tempo
+s’era tanto mutata da non potersi più riconoscere. Uomini di gran
+levatura attorniavano un Papa di gran levatura; al pari di questo erano
+anch’essi stranieri ed educati nell’ordine di Cluny e nella regola di
+san Benedetto. Forse che la Chiesa poteva sommergere sì come sarebbe
+avvenuto di uno Stato temporale, essa che all’esausto suolo di Roma
+non era ristretta con angusto legame, ma assorbiva forze fresche
+e rigogliose da tutti i paesi della terra per ringiovanirsi sempre
+novellamente?
+
+
+§ 3.
+
+Progetti di Stefano IX e sua morte. — Benedetto X è elevato dai
+nobili al pontificato. — Gerardo di Firenze, con nome di Nicolò II. —
+Ildebrando trae soccorso dai Normanni. — Nuovo decreto sulla elezione.
+— Progressi dei Normanni. — Eglino prestano al Papa giuramento di
+vassallaggio. — Caduta di Benedetto X.
+
+Mentre Stefano IX con tutte le sue forze dava opera alla riforma,
+andava egli in pari tempo ravvolgendo in mente disegni arditi di
+ordine temporale. Voleva cacciare d’Italia la dominazione tedesca,
+fondare un impero italico sotto di Goffredo, ampliare lo Stato della
+Chiesa. La mente principesca di Stefano si mostra chiara nella leggenda
+_Felix Roma_, che è incisa sopra una delle sue bolle di piombo: così,
+dopo lungo periodo di tempo, un Papa tornava ad ornare la canuta
+Roma di quel titolo onde per l’ultima volta la aveva decorata il
+goto Teodorico[127]. Stefano odiava i Normanni, perciocchè fosse
+stato compagno di Leone IX a Civita e ne avesse divisa la sventura;
+sperava egli di poterne torre vendetta colle armi del fratel suo,
+e di conseguire indi il compimento delle pretese che la Chiesa
+moveva sull’Italia meridionale. Sennonchè egli difettava di nerbo
+di denaro, e perciò chiedeva che gli fossero restituiti i donativi
+che aveva ricevuti dall’imperatore Costantino e, portati con sè da
+Bisanzio, lasciati in deposito a Monte Cassino; benanco gli stava a
+cuore di impadronirsi del tesoro dell’Abazia e lo domandava. I monaci
+piagnucolando portarono a Roma il loro argento e il loro oro; tuttavia
+il Pontefice non toccò queste ricchezze del monastero e le restituì.
+Il concitamento dell’animo suo, che si travagliava in giganteschi
+progetti, limò la sua vita; volle andare dal fratel suo a Firenze,
+e, prima di partire, si fe’ promettere dai Romani che, in caso di sua
+morte, non imprenderebbero ad eleggere chicchessia se prima Ildebrando
+non fosse tornato di Germania. E appena fu giunto a Firenze, vi
+passò di vita ai 22 di Marzo dell’anno 1058[128]. Se Stefano IX, uomo
+d’indole eletta, avesse retto più a lungo il pontificato, facilmente
+sarebbe egli giunto a capo, in unione col fratel suo, di dare un
+assetto differente all’Italia. Con lui si chiuse la serie di cinque
+Papi tedeschi che, da dopo di Clemente II, furono ascesi alla cattedra
+di san Pietro[129].
+
+Questa morte diè tosto opportunità ad una reazione della nobiltà nella
+Città e nel suo territorio. La fazione tusculana afferrò l’occasione
+propizia per trarre a sè novellamente il patriziato e la elezione
+pontificia; financo i Crescenzî si allearono con quella; tutti i
+partiti, cui la severità riformatrice dei Papi stranieri aveva chiamato
+in vita, tutti gl’instizziti nemici d’Ildebrando, schierandosi sotto
+gli ordini del clero donnaiuolo e simoniaco, si sollevarono in pari
+tratto. A capo della famiglia tusculana era allora tuttavia Gregorio,
+figlio di Alberico e fratello di Benedetto IX; a lui si aggiunsero
+Gerardo conte di Galeria e figlio di Rainero, i figliuoli di Crescenzio
+conte di Monticelli (presso a Tivoli), e illustri Romani in gran
+numero. Costoro penetrarono nottetempo nella Città, e sollevarono con
+grande violenza Giovanni Mincio, cardinale vescovo di Velletri, alla
+sedia pontificia con nome di Benedetto X[130]. I Cardinali volsero
+in fuga con Pier Damiani alla loro testa, nè potendo altro fare,
+scagliarono il loro anatema contro agli invasori; Roma risonò di
+tumulto in mezzo a quell’assalimento armato e il popolo, letificato
+coll’oro ed eziandio col sacco dato allo scrigno di san Pietro, prestò
+nuovamente omaggio al Papa della nobiltà tusculana[131].
+
+Per tal guisa l’opera laboriosa di tanti Concilî cadeva tutt’a un
+tratto distrutta; nuovamente i capitani della Campagna erano tornati
+in possesso della podestà patrizia, Benedetto X sedeva sulla cattedra
+santa tutto l’anno 1058 senza che alcuno lo combattesse, ed era
+riverito papa in Laterano. Goffredo di Toscana non gli opponeva
+impedimento di sorta, ma nell’Aprile l’imperatrice Agnese mandava
+Ildebrando a Firenze da suo legato, fornito di pieni poteri; e questi
+in un Sinodo tenuto a Siena ai 18 Dicembre, conveniva con Goffredo
+e con Beatrice nella scelta di Gerardo vescovo di Firenze. La
+necessità di quel tempo costringeva il partito clericale a implorare
+la confermazione della Reggenza tedesca; e financo la nobiltà romana
+che apparteneva alla fazione ostile dei Tusculani aveva mandato
+ambasciatori a Germania, e protestato di volere in ogni circostanza
+serbar ligia fede al giuramento prestato in antico ad Enrico III[132].
+L’Imperatrice allora incaricava Goffredo di condurre l’eletto a Roma;
+il Margravio armava a tal uopo un esercito, ma, come era avvenuto al
+tempo di Enrico III, dovevasi primamente tenere un Concilio in Sutri.
+
+Guiberto, cancelliere dell’Impero e, dopo la morte di Vittore II,
+vicario imperiale in Italia, accompagnò il Duca a Sutri, dove, sulla
+fine dell’anno, fu pronunciata la deposizione di Benedetto, e per
+papa fu riconosciuto con tutte le valide forme Gerardo. Tosto dopo
+si mosse contro a Roma, dove i capitani erano risoluti a difendere
+prodemente il loro Pontefice. Però Ildebrando riusciva a corrompere
+una parte dei Romani e benanco alcuni dei Conti ribelli, laonde ancor
+prima che l’esercito si avvicinasse alla Città, le fazioni erano colà
+venute a lotta fra loro con rabbia feroce. I Transteverini, ossia
+il loro capo Leone _de Benedicto Christiano_, uomo di origine ebrea,
+apersero la porta, per modo che le soldatesche di Goffredo occuparono
+la città Leonina e l’isola[133]. Ildebrando di sua propria autorità
+espulse dall’officio Pietro, che fin adesso era stato prefetto, e
+ne affidò la carica ad un nobile di Transtevere, appellato Giovanni
+Tinioso, in quello che le milizie del Margravio cingevano di assedio il
+Laterano[134]. Allora Benedetto X se ne fuggì al castello di Passarano,
+possedimento di Regetello, figlio di Crescenzio prefetto; e poco tempo
+dopo, partendo di colà, si ricoverò presso il Conte di Galeria[135].
+
+Fu conseguenza di tutto ciò, che Gerardo di Firenze, oriundo borgognone
+salì alla cattedra santa nel Gennaio dell’anno 1059 con nome di Nicolò
+II, senza che chicchessia gli movesse contrarietà: nel tempo istesso
+Ildebrando andava affrettatamente nella Campania, conchiudeva una
+lega temporanea coi Normanni, e conduceva indi con sè a Roma trecento
+dei loro cavalieri. Si congiunsero questi coi soldati pontificî, e
+assalirono l’Antipapa in Galeria, ma dovettero levar l’assedio per
+tornarsene più tardi con rinforzi[136].
+
+Il rovescio repentino che il suo sistema aveva subìto per opera della
+nobiltà cittadina fece sì che il partito riformatore raddoppiasse di
+energia sotto la capitananza di Ildebrando, che adesso era ministro
+onnipossente in Roma. Or dunque volevasi affermare la libertà della
+elezione pontificia, in modo da sottrarla a qualsiasi influenza della
+nobiltà romana, e (se si poteva giungerne a capo) anche a quella della
+corona germanica. Pertanto Nicolò II congregò, nell’Aprile del 1059,
+centotredici Vescovi al suo primo Concilio solenne: in esso il Papa
+dei nobili, Benedetto X, fu condannato; si rinnovò il divieto del
+concubinato dei preti e della simonia; finalmente una novella legge si
+promulgò sulla elezione pontificia.
+
+Questo decreto celebre, che fu creazione della mano e della mente
+di Ildebrando, elevò il collegio dei Cardinali romani a vero senato
+ecclesiastico, dal cui seno solamente, col procedere del tempo,
+dovevano uscire i Papi. Nel decreto si statuiva che la vera e propria
+elezione avrebbe spettato ad essi, i quali, a seconda de’ loro gradi,
+erano vescovi del territorio della Città, e preti e diaconi delle
+chiese titolari di Roma; ordinavasi che alla loro scelta, d’allora in
+poi, clero e popolo non avrebbero potuto far altro che assentire[137].
+
+Mentre dunque la nobiltà cittadina pretendeva di esser essa pur
+sempre il Senato romano, il Papa contrapponeva a quei Consoli e a
+quei Senatori il Collegio cardinalizio, e omai, dopo di quel decreto
+sull’elezione, il Damiani paragonava i sette Cardinali vescovi del
+Laterano al Senato di Roma antica[138]. Uno spirito di monarchia
+s’apprendeva alla Chiesa, la quale, più e più sempre, assunse forma
+esclusiva di corporazione politica. Per verità il decreto non bandiva
+tutto affatto dal diritto di elezione i tre antichi ordini elettivi
+(_Clerus, Ordo, Populus_), ma il loro assentimento tenuto per
+accessorio altro non fu quindi in poi, che una forma tradizionale. Il
+popolo fu escluso dall’elezione; l’antichissimo fondamento democratico
+ne andò demolito, e la nomina del Vescovo massimo diventò privilegio
+di una minoranza aristocratica di preti residenti in Roma. Finalmente,
+all’uopo di sottrarre la elezione pontificia alla violenza di
+rivoluzioni cittadine, fu statuito non esservi più obligo che avvenir
+dovesse entro le mura della Città, ma fu consentito che eziandio un
+piccolo numero di Cardinali potesse eleggere con rito canonico il Papa
+in qualche luogo diverso: si dichiarava che il Papa potrebbe benanco
+appartenere a qualche chiesa fuori di Roma.
+
+Non si osò dar di frego al diritto patriziale della corona tedesca,
+poichè Guiberto cancelliere nol volle lasciar attenuare; però
+con accortezza se ne restrinse il limite, fino a ridurlo soltanto
+un diritto onorifico personale. Con parole ambigue fu detto, che
+l’elezione avverrebbe per opera dei Cardinali, «salvo il debito
+onore e la reverenza già assicurata al nostro diletto figlio Enrico,
+attuale Re, e, così Dio conceda, futuro Imperatore, ed ai successori
+di lui che avranno conseguito personalmente questo diritto dalla Sede
+apostolica[139]».
+
+Dopo che col proceder del tempo la cerchia degli eligenti s’era
+andata ognor più restringendo, l’elezione del maggior Vescovo della
+Cristianità venne posta di tal maniera in mano di pochi Vescovi e preti
+elettori, di uomini cioè che allora non peranco indossavano la porpora,
+ma col correr del tempo dovevano dividere la signoria temporale del
+Papa in qualità di pari suoi, e, più orgogliosi dei Senatori antichi,
+pretendere alla dignità di nati principi. Fra tutte le metamorfosi
+che la Chiesa subì, la costituzione di questo Collegio fu forse ciò
+che massimamente ne fece deviare l’organamento dalla sua origine
+evangelica. Quantunque un principio naturale suffraghi l’idea che il
+diritto elettivo debba essere esteso all’universale, tuttavolta il
+pratico adempimento di siffatta regola presuppone condizioni di popolo
+primitive od altrimenti intelligenza diffusa anch’essa all’universale;
+effettivamente però quelli che veramente eleggono ed anche imperano
+saranno in tutti i tempi i pochi potenti o i pochi savî. Un buon
+Patrizio, ossia un buon Imperatore come era Enrico III, avrebbe potuto
+eleggere dei Papi buoni; un’intelligente aristocrazia elettrice avrebbe
+potuto fare lo stesso: in breve, il decreto sull’elezione promulgato
+da Nicolò II, non potè premunire la Chiesa d’avere Papi cattivi, ma fu
+d’immensa rilevanza per la libertà del Papato. Esso tolse per sempre il
+più considerevole fattore della storia cittadina di Roma dalle mani del
+popolo romano, e presto assai anche da quelle della podestà imperiale.
+Finchè visse Enrico III nessun Papa avrebbe saputo arrischiarne il
+grave passo, ma i Cardinali, con maggiore accortezza dei Patrizî e
+dei Senatori di tutti i Romani, seppero profittare di ogni periodo
+di assopimento dell’Impero tedesco; e il sistema ammirabile della
+gerarchia somigliò ben presto ad una fortezza gigantesca munita di
+cento muri concentrici, che a vicenda si coprivano l’un l’altro.
+
+L’arditezza del disegno avrebbe reso più trepidi Nicolò e Ildebrando,
+se omai non si avessero assicurato soccorso di alleati. In questo
+tempo la Chiesa romana capiva di dover combattere una battaglia
+di vita e di morte col reame tedesco, e trovavasi in condizioni
+pari a quelle cui erano venute le cose durante la controversia con
+Bisanzio per ragione del culto delle imagini. Affine di resistere ai
+Longobardi ed agli Esarchi, la Chiesa un dì aveva confermato sul loro
+trono Pipino e Carlo, uomini nuovi e usurpatori, gli aveva chiamati
+in Italia e costituiti avvocati della santa Sede. Adesso che sono
+minacciati in pari tempo dai Patrizî tedeschi e dalla nobiltà romana,
+i Papi ripongono le loro speranze precisamente in quei Normanni che
+ancora sono legati nell’anatema della Chiesa. L’occhio perspicace di
+Ildebrando vedeva infatti bene addentro che questa stirpe, la quale
+mirava ad alzarsi in potenza, avrebbe formato in Italia una dinastia,
+e che da essa, se la si avesse riconosciuta sotto certe condizioni, si
+avrebbe tratto di due maniere guadagno; se ne avrebbe avuto uno Stato
+vassallo della Chiesa ed un ajuto potente contro la città di Roma e
+contro l’Impero tedesco.
+
+Dopo la loro vittoria riportata su di Leone IX i Normanni avevano fatto
+rapide conquiste, e già ad essi prestavano obbedienza quasi tutte le
+Puglie e le Calabrie. Il progetto di Stefano IX, che mirava a cacciarli
+d’Italia, fallì colla sua morte; l’anarchia che travagliava il Papato
+favorì le imprese dell’ardito Roberto Guiscardo; e costui, sorto dai
+bassi inizî di predare lungo le strade, reggeva da dopo il 1056 la
+republica militare normanna in qualità di conte, essendovi succeduto
+ad Umfredo fratel suo, i cui figli aveva soppiantato contrariamente
+ad ogni fede. La impotenza di Bisanzio, la debolezza in cui Germania
+era caduta sotto la reggenza, le necessità del Papato, quelle proprie
+dei Normanni, tutto s’accordava per farne costituire uno Stato.
+Nell’anno 1058 Riccardo di Aversa toglieva la celebre città di Capua a
+quell’ultimo Principe longobardo, che fu Landolfo V[140]. Poco dipoi
+Roberto Guiscardo s’impadroniva della forte Troja su di cui il Papa
+levava sue pretese; e Nicolò II lo colpiva d’anatema come spogliatore
+di beni della Chiesa. I Pontefici, che rade volte avevano potenza
+di difendere con milizie i loro possedimenti, dopo il secolo nono
+cominciarono a metter mano alla inesauribile armeria lateranense delle
+scomuniche; e le pene spirituali che colpir dovevano soltanto le colpe
+morali, conversero arditamente in armi della loro politica mondana.
+Sebbene una scomunica non sempre fosse pari ad un cherubino che colla
+spada fiammeggiante si ponesse a guardia del patrimonio minacciato,
+tuttavolta essa metteva spavento all’assalitore, perocchè fra le genti
+di questo tempo la sua mistica efficacia recasse angustia d’animo per
+lo meno eguale a quella che destava un’eclisse di sole[141]. Sennonchè
+un eroe guerriero, avido di dominare, meno forse temeva per la salute
+dell’anima sua, che per la sicurezza delle province rapite e riluttanti
+al suo giogo, le quali il Papa avrebbe potuto facilmente commovergli
+contro, se avesse da parte di Dio posto fuor del diritto il rapitore.
+Oltracciò, le conquiste di Roberto erano grandi abbastanza perchè
+se ne costituisse uno Stato, cui, secondo la fede di quell’età, il
+riconoscimento pontificio imprimeva carattere di validità e di giure
+divino. Entrambi le parti pertanto andarono in cerca l’una dell’altra,
+e si raccostarono. I vincitori di Civita, Riccardo di Aversa e
+Roberto Guiscardo, si presentarono a Nicolò in Melfi, dove questo
+Papa nell’anno 1059 raccolse un Concilio; entrambi uomini audacissimi,
+senza fede e coscienza, capitani di ladronaie, tutto coperti di sangue,
+predoni grandi, sani e salvi a dispetto di molti anatemi ecclesiastici,
+eroi invincibili. Colà eglino ricevettero in feudo dalla santa Sede
+le terre conquistate, eccezion fatta di Benevento. Si tennero così
+in non cale i diritti dei principi spodestati, parimenti come non
+si diè bada alla così detta sovranità suprema dell’Impero tedesco;
+fu vista così un’autorità legittima d’impero sparire e un’altra
+sorgere da una ladreria. In tutti i tempi la legittimità ha dovuto
+chinare il capo e cedere all’interesse personale, e lo stesso Stato
+della Chiesa è sorto soltanto per ciò che i Pipini calpestarono i
+diritti dei Merovingi ed i Papi soppiantarono quelli dei Bizantini:
+unicamente ciò che può parere strano si è la fidanza di un Papa, il
+quale a stranieri dispensò province straniere come se fossero roba
+sua, e financo confermò preventivamente in loro possedimento terre
+che erano ancora da conquistare[142]. Riccardo fu riconosciuto per
+principe di Capua; il Guiscardo con titolo di conte e di duca fu
+infeudato delle Puglie e delle Calabrie, e gli fu eziandio promessa la
+Sicilia, una volta ch’egli avesse tolta l’isola di mano degli Arabi e
+dei Greci. I Normanni prestarono al Papa giuramento di vassallaggio
+coll’obligo di un annuo tributo; giurarono di soccorrere la Chiesa
+affinchè conservasse i suoi possedimenti, e di ajutare nelle cose del
+pontificato i Papi eletti giusta i canoni dai migliori Cardinali[143].
+Per tal guisa il decreto di Nicolò II circa la elezione venne posto
+sotto la tutela armata dei Normanni, e fu riconosciuto da questi nuovi
+principi primamente che da altri.
+
+Fu in conseguenza del trattato di Melfi, che Nicolò e Ildebrando
+condussero con sè a Roma un esercito di Normanni. I Conti di Tusculo,
+di Preneste e della Sabina furono tosto ridotti a obbedienza, e
+l’Antipapa fu per la seconda volta assediato in Galeria[144]. Questo
+castello, discosto quindici miglia da Roma, stava presso al fiume
+Arrone nella diocesi di Silva Candida, e dal secolo undecimo in poi
+era possedimento di Conti, i quali se ne avevano fatto un dominio
+ereditario[145]. Gerardo conte, che ivi dava ricetto a Benedetto
+X, era uno dei più potenti tirannelli della Tuscia romana; capo del
+partito avverso a Ildebrando, era stato scomunicato da parecchi Papi,
+e per ultimo anche da Nicolò colle maledizioni più tremende. Ei si
+difese prodemente nella sua rocca, e soltanto dopo parecchi assalti
+fu costretto a consegnare l’Antipapa. Benedetto X venne a’ negoziati
+dall’alto delle mura; trenta nobili romani gli giurarono che sarebbe
+rispettata la sicurezza della sua persona, ed egli venne nella Città e
+vi pose dimora nelle case della madre sua, che erano in vicinanza alla
+santa Maria Maggiore. Un Concilio, sopra del quale Ildebrando esercitò
+le sue arti d’intrigo volte a precipitare Benedetto, depose ancora una
+volta quest’ultimo, lo espulse dall’ordine sacerdotale, e lo confinò
+per tutta la vita nel monastero di sant’Agnese presso a Roma[146].
+
+
+§ 4.
+
+Irritazione che desta in Roma il decreto sull’elezione. — I nemici del
+sistema d’Ildebrando cospirano. — Nicolò II muore nel 1061. — I Romani
+ed i Lombardi domandano a re Enrico che elegga un papa. — Condizioni
+di Milano. — I Paterini. — I Cotta e Arialdo. — In Roma la fazione di
+Ildebrando elegge Anselmo di Lucca a pontefice. — La corte germanica
+solleva al papato Cadalo di Parma.
+
+Lo scisma era superato e vinta la contrarietà dell’aristocrazia. D’ora
+in poi, in istrettissima vicinanza, la spada normanna s’avrebbe librato
+minacciosa su di Roma, laonde, non appena s’ebbero di ciò accorto i
+Romani, che diventarono partigiani risoluti della corte germanica.
+S’aveva questa offeso del decreto sull’elezione e della infeudazione
+che il Papa s’era arrogato di dare ai Normanni; pareva che i diritti
+dello scettro tedesco e i diritti della città di Roma fossero stati
+parimente e d’un istesso tratto lesi. Gli interessi dell’una e
+dell’altra parte convenivano ad associarsi in una lotta comune contro
+il novello Papato, e da ora avanti, per tre secoli, Roma si scisse
+in fazione imperiale e pontificia. Ildebrando raccolse intorno al suo
+vessillo tutti gli aderenti della riforma, ma il partito avverso era
+più numeroso. A questo appartenevano i Conti di Tusculo, di Galeria,
+di Segni e di Ceccano, i discendenti dei Crescenzî, antichi nemici di
+Tusculo, e quasi tutti i capitani d’origine germanica che erano nella
+Tuscia e nel Lazio: nel tempo medesimo la nobiltà cittadina era guidata
+dal feroce Cencio figlio di Stefano prefetto, e fra il clero stesso
+si accoglieva una fazione nemica, la quale aveva per duce Ugo Candido,
+cardinale di san Clemente, alsaziano di nascita. La unione con Alemagna
+e la grande scissura che tosto scoppiava nella Chiesa davano alla
+nobiltà romana una forza momentanea; molti di quei signori scendevano
+di origine germanica, e perciò tenevano le parti dell’Impero tedesco;
+altri, sebbene di razza latina, combattevano con eguale fervore la
+signoria del Papa sulla città di Roma. Tanto minor potenza finalmente
+avevano i Pontefici di vincerla su quei Baroni, perocchè da tempo lungo
+i primi non uscissero più delle grandi famiglie di Roma, e perciò in
+queste più non trovassero alcun sicuro appoggio: per tenersi soggetta
+Roma erano costretti di servirsi del braccio di odiati stranieri, dei
+Normanni[147].
+
+Come Nicolò II fu morto a Firenze nel giorno 27 Luglio del 1061,
+le cose volsero alla catastrofe. Tutti i nemici della riforma si
+strinsero insieme; volevasi adesso tor vendetta della spedizione dei
+Normanni che molte nobili castella avevano distrutto, volevasi abolire
+il decreto sull’elezione, rinnovare il Patriziato. I Conti della
+Campagna, i nobili della Città, Cencio co’ suoi fratelli, i figli
+di Baruncio, Cencio e Romano, Berizone ed altri, Ugo cardinale con
+alcuni Vescovi si raccolsero a parlamento in Roma, e si accordarono
+di conferire formalmente al giovine re Enrico il Patriziato e i
+diritti consueti dell’elezione pontificia[148]. Pertanto i congiurati
+contro il nuovo Papato avevano intendimenti conservativi, e nutrivano
+sentimenti contrarî all’idea nazionale. Al Re mandavano i simboli del
+Patriziato, la clamide di color verde, la mitra, l’anello e il diadema,
+e, riferendosi in pari tempo al decreto di Nicolò II sull’elezione,
+giusta il quale non potevasi eleggere alcun papa senza la cooperazione
+di Enrico, lo richiesero che desse a Roma un pontefice[149]. Ad
+istigazione di Guiberto cancelliere s’aggiunsero ai Romani molti
+Vescovi di Lombardia e ambasciatori di Milano, i quali sollecitarono
+l’Imperatrice affinchè non permettesse che al figliuol suo si rapissero
+i diritti della corona, e chiesero per Papa un uomo delle terre
+lombarde, del paradiso d’Italia, come essi le appellavano, ed un tale
+che fosse aperto avversario del celibato.
+
+Il profondo commovimento destato dalla riforma, non fu in nessun
+luogo maggiore di quello che agitava Milano. Questa città ricca di
+traffichi superava allora per isplendore tutte le altre, e la sua
+importanza politica per qualche tratto di tempo gettò nell’ombra
+eziandio Roma. Non peranco infatti Roma s’era elevata all’altezza di
+vere lotte sociali, così come era avvenuto di Milano, dove esisteva
+una cittadinanza media potente, e dove s’era ordinata una costituzione
+republicana[150]. Già in secoli anteriori quegli Arcivescovi avevano
+combattuto gagliardamente la podestà assoluta del Papato: il diritto
+cui pretendevano di coronare i Re d’Italia li rendeva omai emuli dei
+Pontefici, i quali coronavano questi Re a imperatori. Il clero milanese
+era immensamente ricco, e «innumerevole come le arene del mare»[151].
+Pertanto giusto là i decreti di riforma avevano cagionata la più acerba
+irritazione, poichè ivi gli officî ecclesiastici andavano a compera dei
+figli della nobiltà, e nel maggior numero i preti vivevano accasati con
+donne. Ma la dissolutezza del clero nobile per contrapposto educava il
+più ardente fervore della riforma nella parte democratica del popolo,
+e la controversia ecclesiastica vieppiù veemente diventava, perocchè in
+pari tempo sortisse indole politica e sociale.
+
+Guido di Velate, da dopo il 1045 succeditore di Eriberto
+nell’arcivescovato e creatura dell’Impero, tornò perciò in odio dei
+riformatori: intorno a lui si schierarono tutti gli aderenti del
+sistema antico, mentre dall’altro canto, il partito della riforma,
+che appellavasi dei Paterini, trovò suoi capi anche in alcuni
+nobiluomini[152]. Due fratelli della nobile famiglia dei Cotta,
+Landolfo e Erlembaldo, diventarono un dopo dell’altro capitani del
+popolo, e, presso a loro, il fanatico diacono Arialdo conseguì
+rinomanza con sue prediche[153]. Questi uomini avevano stretto
+relazioni vivissime con Ildebrando, per guisa che Milano, parimente
+come Roma, venne a dividersi in due fazioni, l’una delle quali teneva
+per l’Imperatore, l’altra per il Pontefice; l’una voleva mantenere gli
+abusi nella Chiesa, l’altra intendeva a introdurre la riformazione
+senza badare a checchessia. Per verità Guido arcivescovo era stato
+costretto da decisioni conciliari a far sommessione, allorchè Nicolò II
+nell’anno 1059 avea mandato da suoi legati in quella città il Damiani
+e Anselmo di Badagio, vescovo di Lucca e milanese di nascita. Però la
+conciliazione non fu di lunga durata; la scissura dei partiti eruppe
+di bel nuovo, e la morte di Nicolò II precipitò Milano e Roma in eguali
+guai di disordine.
+
+Gli Imperiali di Lombardia si collegarono pertanto coi Romani affine
+di levare a papa un uomo che non fosse della parte di Ildebrando. I
+riformatori romani da canto proprio mandarono il cardinale Stefano
+alla corte tedesca; ma quando questo legato, che ivi non ottenne
+accoglienze, si fu tornato a Roma senza risultamento alcuno, Ildebrando
+si fe’ cuore di farla del tutto finita colla corte di Germania.
+Congregò egli i Cardinali addì 1 Ottobre del 1061, e, conformemente
+a quel che disponeva la legge nuova sull’elezione, fece eleggere
+a pontefice il Vescovo di Lucca. Sebbene questo zelante prelato
+fosse uno dei patroni dei Paterini, tuttavia stava egli da lungo
+tempo in rapporti di buona amicizia colla corte germanica, perlochè
+Ildebrando poteva ancora sperare di giungere per mezzo suo ad un equo
+accomodamento. La elezione di Anselmo non avrebbe violato il decreto di
+Nicolò II, se dal Re si avesse per lo meno ricavato la confermazione;
+ma questo non avvenne, e così Ildebrando aizzò apertamente la podestà
+regia. Uno scisma lungo e guerre civili sanguinose dovevano essere le
+conseguenze di questo fatto audace.
+
+Anselmo di Lucca, nominato Alessandro II, fu posto sulla sedia
+pontificia colla forza delle armi di Riccardo di Capua: infatti,
+Desiderio abate aveva guadagnato questo Principe affinchè conducesse il
+novello Papa a Roma, dove alcuni nobili, Leone _de Benedicto_, Cencio
+Frangipane e Giovanni Brazuto stavano a’ fianchi di Ildebrando[154].
+Però, soltanto dopo una violenta battaglia cogli Imperiali Anselmo potè
+di notte tempo e per rigiri di vie meno frequentate mettersi dentro al
+Laterano.
+
+Mentre adesso Riccardo, da vero Normanno, s’era fatto di casa a Roma, e
+vi mozzava parecchie teste di Conti o di Consoli suoi nemici, giungeva
+alla Città la novella che in Alemagna s’era eletto un Papa. I Vescovi
+tedeschi e alcuni di Lombardia, sotto la presidenza dello zelante
+Guiberto, s’erano congregati a Basilea; ivi gli ambasciatori dei
+Romani, con Gerardo di Galeria e con Cencio alla loro testa, avevano
+formalmente coronato a patrizio il decenne re Enrico. Il Concilio poi
+aveva cassato i decreti di Nicolò II e la elezione di Alessandro II
+come illegali, ed in unione coi deputati romani, addì 28 di Ottobre,
+aveva eletto a pontefice il veronese Cadalo, vescovo di Parma[155].
+Sciaguratissimo errore fu l’esaltamento di questo prelato; un uomo che
+avesse avuto genio, energia e rigido costume avrebbe potuto mandare
+facilmente a vuoto i disegni di Ildebrando; invece l’animo fiacco di
+Cadalo non seppe giungerne a capo.
+
+Ancora una volta stavansi di fronte due Papi, l’uno in Roma, l’altro di
+là dalle Alpi, donde si apprestava a scendere in armi per discacciare
+il suo avversario dal Laterano. Rare fiate il mondo aveva atteso
+con pari ansietà ad una lotta simigliante, avvegnaddio le parti, che
+si schieravano dietro ai due Papi, non più fossero semplicemente di
+uomini faziosi, ma fossero le due podestà mondiali, la Chiesa romana e
+l’Impero romano.
+
+
+
+
+CAPITOLO QUARTO.
+
+
+§ 1.
+
+Alessandro II. — Cadalo scende in Italia. — Benzone viene a Roma con
+un’ambasciata della Reggente. — Parlamenti tenuti nel Circo e sul
+Campidoglio. — Cadalo, ossia Onorio II, conquista la città Leonina.
+— Muove a Tusculo. — Goffredo di Toscana impone un armistizio. —
+Repentino mutamento delle cose in Alemagna. — Per opera di Annone di
+Colonia Alessandro II è riverito per papa (1062). — Entra in Roma.
+
+Prima che Cadalo movesse contro Roma, Ildebrando attese con
+instancabile operosità ad acquistarsi aderenti, ed a negoziare con
+Goffredo di Toscana, cogli ottimati di Lombardia e coi Normanni.
+Alessandro II, animo fiacco cui mancava independenza di volontà, si
+rincantucciava dietro la persona del suo Arcidiacono, in cui riponeva
+tutta la fiducia, e ch’egli tosto elevava alla dignità di cancelliere.
+Accanto di Ildebrando stava il Damiani, della cui penna enfatica quegli
+si giovava a combattere con opuscoli acconci, in pro della causa di
+Roma. Cadalo non diè bada alla focosa filippica con cui l’eremita
+lo scongiurava a desistere dalla sua usurpazione, e gli vaticinava
+(fu però falso profeta) che sarebbe morto nel termine di un anno. Il
+Vescovo di Parma, dapprima cancelliere dell’Impero sotto di Enrico III,
+era uomo di corte di qualche ingegno, nè raccapezzava motivo alcuno per
+credersi un usurpatore, chè anzi trovava egli a sufficienza motivi di
+chiamar così l’avversario suo. Le doti personali di lui troppo scarse
+erano perchè mettessero in temenza il partito d’Ildebrando, ma le
+sue dovizie erano di principe, laonde sperava di schiudere con chiavi
+d’oro il san Pietro, facilmente sì come le porte di Roma venale. Armava
+soldatesche, e nella primavera dell’anno 1062 scendeva in Italia, dove
+il partito imperiale con grandi onori lo conduceva di città in città,
+mentre Beatrice di Toscana indarno gli frapponeva ostacoli nel suo
+cammino. Fece sosta a Parma per afforzare il suo esercito coi vassalli
+del suo Vescovato, per congiungersi coi Romani ribelli e per muovere
+indi contro la Città.
+
+Benzone, vescovo di Alba in Piemonte, gli era stato posto a’ fianchi
+perchè andasse ambasciatore della Imperatrice a’ Romani. Questo
+furibondo nemico di Ildebrando e de’ suoi Papi, contro i quali aveva
+armeggiato con satire abbastanza efficaci di punta, non si faceva
+scrupolo di calunnia o di menzogna; l’audacia con cui assaliva le
+persone de’ suoi avversari, la sua arguzia e il suo ingegno potevano
+fare impressione sugli Italiani, se per soprassello ei loro avesse
+promesso monti d’oro in compenso della parte che prendessero a pro
+di Cadalo[156]. Cominciò egli dunque con fargli degli aderenti in
+Toscana, indi andò fra i Romani per indurli ad abbandonare la causa
+di un Papa eletto contrariamente alla legge. I partigiani della corte
+germanica andarono a levare presso alla porta di san Pancrazio il
+vivace ambasciatore, e festanti lo addussero in Campidoglio, dove fu
+albergato nel palazzo di Ottaviano[157]. Al Vescovo compiacentesi della
+magnificenza pomposa sembrò d’essere eguale al legato di un qualche
+Imperatore antico; i rozzi Consoli di Roma e gli officiali del palazzo
+con loro alte e bianche mitre in capo gli parvero altrettanti _Patres
+conscripti_, e allorchè si fece a parlare dai ruderi del Campidoglio
+può darsi che paragonasse sè stesso per lo manco a Cicerone[158].
+La nobiltà si radunò a parlamento fra gli avanzi di un circo, ossia
+ippodromo. Il Circo massimo (se ne torna ad incontrare qualche volta
+menzione ne’ documenti) aveva perso la figura antica, chè la ruina
+era andata rodendolo per cinquecento anni, dacchè un Re dei Goti ivi
+dentro aveva dato gli ultimi giuochi di carri. I suoi due obelischi
+giacevano a terra franti, i suoi archi di trionfo erano fatti a pezzi,
+e nel mezzo dell’arena cresceva l’erba, sì come avviene anche oggidì:
+però i suoi ordini di gradini potevano pur sempre servire da sedili
+ad un’assemblea. Questo antichissimo teatro dei più splendidi sollazzi
+di Roma si rianimò di nuova vita nell’anno 1062, quando vi entrarono a
+frotte i barbarici nepoti, ispidi d’armi; e là dove un tempo le fazioni
+dei Verdi e degli Azzurri s’erano accapigliate per i loro guidatori di
+cocchi, altre fazioni venivano adesso ad azzuffarsi con pari fanatismo
+pei loro Papi[159]. Ei può parere cosa degna di nota per la Roma
+di quel tempo, che un parlamento si congregasse in luogo profano; e
+questo giova ad apprenderci che gli elementi cittadini erano sorti
+vieppiù gagliardi, dopo che la costituzione di un Senato ecclesiastico
+e i disegni monarchici del Papato gli avevano massimamente allettati
+a resistenza più fiera. Benzone destramente diede all’adunanza il
+carattere di comizio del popolo romano; papa Alessandro si vide
+costretto a presentarsi ivi in persona, e questo fu un trionfo per
+il partito laicale. Allorquando il Pontefice entrò a cavallo entro
+l’arena, circondato di Cardinali e di suoi partigiani armati, fu
+accolto con tumulto, e Benzone ebbe la bella ventura di potergli
+scagliar contro un’orazione tonante. Lo chiamò traditore spergiuro
+della corte tedesca cui andava debitore del Vescovato di Lucca, lo
+appellò intruso che aveva assalito Roma con armi normanne, e finalmente
+in nome del Re gli comandò di scendere dalla cattedra di san Pietro e
+di chiedere perdonanza a’ piedi di Enrico. Applausi romorosi accolsero
+il suo discorso; invece grida feroci fecero seguito alla risposta di
+Alessandro, il quale protestò che per fedeltà al Re aveva accettato la
+elezione, e che a lui avrebbe mandato un’ambasceria. Tosto dopo il Papa
+cavalcò fuori del circo colla sua fazione, e Benzone fu ricondotto da’
+suoi al palazzo di Ottaviano.
+
+Al dì vegnente Benzone convocò un’altra volta il partito imperiale:
+di questa «tornata del Senato» egli ci ha dipinto un pomposo quadro
+parlamentare, e ci ha registrato alcuni discorsi dei Padri congregati,
+i quali presero posto a seconda che alla loro dignità si spettava;
+primo Nicolò, maestro del «sacro palazzo», illustre e dovizioso
+Romano, discendente (così almeno a creder suo) dei Trebazî antichi;
+indi Sassone _de Helpiza_ presidente de’ giudici, Giovanni figlio
+di Berardo, Pietro _de Via_, Bulgamino e il fratel suo, Berardo _de
+Ciza_, Gennario, Cencio Francolini, Bonifilio, e ottimati altri di
+ordine senatorio[160]. Nicolò, maestro del «palazzo», analizzò con
+quali mezzi Ildebrando avesse elevato Anselmo al papato[161]; indi
+con un’ambasceria spiccata «dal Campidoglio» si fe’ invito a Cadalo
+affinchè venisse prestamente a tor possedimento del pontificato; e
+Benzone, che stava aspettandolo, si diè vigile cura di tener raccolti i
+Romani sotto la sua bandiera, perocchè gli avesse trovati più mutabili
+di «Proteo».
+
+Cadalo, ossia Onorio II, accompagnato da Guiberto cancelliere,
+compatriota suo, che come capo del partito imperiale era stato
+propriamente quello che lo aveva creato papa, partì di Parma; per
+Bologna s’avviò a Sutri, dove giunse addì 25 Marzo e dove trovavansi
+a salutarlo Benzone, molti nobili romani ed i Conti di Galeria[162].
+Mossero indi tutti verso Roma, e posero campo presso a Monte Mario.
+Dopo che si ebbe senza alcun profitto negoziato con Leone _de
+Benedicto_, che aveva pieni poteri da Alessandro, gli aderenti di
+Ildebrando uscirono ad assalto; la battaglia fu fiera e sanguinosa,
+ma Cadalo entrò da vincitore nella città Leonina addì 14 di Aprile.
+I prati di Nerone furono coperti di centinaja di morti, molti Romani
+annegarono nel fiume, la Città risonò di lai dolenti, in quello che i
+vincitori strombazzavano lietamente che, da Evandro in poi, Roma non
+aveva subìto una sconfitta eguale. Anche il Damiani, che tosto dopo
+indirisse a Cadalo una lettera tutta acre di collera, fu tratto a
+invocare le reminiscenze delle guerre civili combattute fra Cesare e
+Pompeo, e rammentò eziandio la mitezza di Totila che, presa Roma, aveva
+risparmiato i cittadini: così la memoria di un Re goto trovò ancora
+onoranza in un’età, nella quale delle sue geste obliate leggevasi
+novella soltanto nel Libro Pontificale.
+
+Però Cadalo non potè entrare in Roma per il ponte di Adriano o dal
+Transtevere; e neppure ardì di soffermarsi nella città Leonina, ma
+riprese quartiere nei prati di Nerone. Cinque giorni rimase egli colà,
+poi, udendo che Goffredo era in cammino, levò atterrito le tende, e,
+traghettato il Tevere presso al castello Flajano[163], ricevette un
+sussidio di mille uomini che gli vennero condotti dai figliuoli del
+conte Burello della Campania; indi si congiunse ai Conti di Tusculo
+e pose campo presso a quella rocca, di cui era allora a capo uno dei
+figli o dei nipoti di Alberico, appellati Gregorio, Ottaviano o Pietro
+e Tolomeo. Questi signori continuavano ad attribuirsi diritti legittimi
+su di Roma, e perciò s’appellavano sempre consoli o senatori dei
+Romani[164].
+
+Colà venivano anche legati dell’Imperatore greco a rianimare le
+speranze di Onorio II: il Bizantino lo riveriva, e avidamente coglieva
+l’occasione dello scisma romano perchè intendeva a cacciare dalle
+Puglie i Normanni, alleati di Alessandro, coll’ajuto dell’antagonista
+suo. Ancor prima, Costantino Ducas aveva negoziato, per mezzo di
+Pantaleone prefetto di Amalfi, coi Romani ossia con Benzone, e gli
+aveva richiesti che inducessero la Reggenza tedesca ad associarsi in
+una comune impresa contro ai Normanni. E adesso rinnovava quelle sue
+proposte, ma indarno, poichè la venuta di Goffredo recava una subita
+mutazione di cose.
+
+Se lo sposo di Beatrice fosse stato uomo di genio, egli si sarebbe
+giovato di quelle opportunità propizie per impadronirsi del Patriziato
+e per fondare un regno italico; ei si restrinse invece a far le
+parti di mediatore autorevole, perocchè a lui, così dichiarava, si
+competesse di condurre a Roma i Papi. Venuto presso a ponte Milvio,
+impose ai partiti di dar tregua alle armi, indi da Tusculo dettò
+un accomodamento, giusta il quale i due Papi dovevano tornarsene
+ai loro Vescovati, finchè egli fosse andato in persona alla corte
+tedesca per farvi pronunziare sentenza di loro controversia. Cadalo si
+rallegrò di aver potuto comperare a prezzo di una grande moneta questa
+intromissione e l’agio di ritirarsi a Parma; Alessandro anch’egli
+docilmente se ne andò a Lucca[165].
+
+Il Duca pose presidio in Roma, ma la fazione di Cadalo teneva in
+poter suo la fortezza di san Paolo e la città Leonina, dove Cencio
+figlio di Stefano era padrone del castel Sant’Angelo. D’ambo le parti
+si cercò adesso di guadagnar in proprio favore la corte di Germania;
+colà andò Goffredo, e il cardinale Damiani mandò una scrittura
+apologetica. Ristucco della vita che menava in Roma, questo santo aveva
+rinunciato al Vescovato di Ostia e s’era ritirato a Fonte Avellana;
+però non cessava di servire alla Chiesa, che parecchie volte usonne
+da suo legato[166]: e quando Goffredo era entrato in negoziati collo
+scomunicato Cadalo, il Damiani gli aveva scritto una lettera donde
+schizzava lo sdegno; adesso poi difendeva la causa della Chiesa romana
+con una scrittura dettata in forma di dialogo[167].
+
+Frattanto i casi che di repente avvenivano in Germania, e nei quali
+non era estranea l’arte politica di Ildebrando, favorivano la causa
+di Alessandro II. Annone arcivescovo di Colonia, d’intesa col duca
+Goffredo, giusto in quello cacciata l’Imperatrice dal governo, aveva
+con violenza trascinato seco il giovine Enrico nel suo Vescovato, e
+usurpato la reggenza. Quel prelato, anima avara e falsa, era nato
+a far la disgrazia di Alemagna e dell’Impero; sperdette i diritti
+della corona facendo accettare il decreto promulgato da Nicolò II
+sull’elezione, e ottenne facilmente che un Concilio, raccolto ad
+Augusta nel dì 28 di Ottobre del 1062, riprovasse la elezione di
+Cadalo, e dichiarasse Alessandro II essere pontefice legittimo.
+Completa fu la vittoria del partito di Ildebrando, il quale potè
+trionfare soltanto per opera di Annone, chè anche Guiberto, il più
+intelligente uomo che la parte imperiale contasse fra i suoi e di
+cui era l’anima, fu cacciato, e l’officio di cancelliere d’Italia
+affidato a Gregorio vescovo di Vercelli. In pari tempo il doca
+Goffredo fu nominato _Missus_ per Roma, dove egli fu incaricato di
+ricondurre Alessandro II, che andò a levare da Lucca. In conseguenza
+di ciò la parte d’Ildebrando ricevette con molta allegrezza il Papa
+suo nel Gennaio del 1063; le soldatesche di Goffredo si congiunsero
+coi Normanni e tennero occupate Roma, la Sabina e la Campagna,
+dove assediarono o devastarono le castella dei Conti, ma non furono
+capaci di sgombrare la Giovannipoli e la città Leonina dai Romani
+che parteggiavano per l’Impero: Alessandro II venne in possedimento
+soltanto della Città propriamente detta, e con animo trepidante pose
+dimora nel Laterano.
+
+
+§ 2.
+
+Annone è rovesciato in Germania. — Cadalo ritorna a Roma. — Scoppia
+nella Città una seconda guerra a cagione del Papato. — Cadalo cade. —
+Alla fine si riconosce Alessandro II per papa.
+
+I Tedeschi avevano rinunciato a Cadalo, ma i Romani si mantenevano
+costantemente fedeli alla sua bandiera, e indirizzavano fervide istanze
+all’imperatrice Agnese, chiedendo che il loro papa Onorio tornasse.
+Questo sventurato pretendente che s’aveva visto tradire dalla stessa
+corte di Germania, dava fondo in Parma ai suoi tesori per assoldare
+milizie con cui voleva tentare una nuova impresa contro Roma. Molti
+Vescovi lombardi gli davano appoggio, ed una reazione che succedeva
+alla corte tedesca gli dava benanco promessa di presto vincere. Il
+traditore Annone perdeva il favore del giovine Re, presso al quale lo
+soppiantava il magnifico e ambizioso vescovo Alberto di Brema, e il
+partito dell’Imperatrice s’impadroniva di bel nuovo del reggimento.
+Allora Alberto cercava di minare anche in Roma l’opera di Annone,
+esortava i Romani a perseverare con coraggio, incorava Cadalo a porsi
+in possesso della cattedra pontificia, e dava incarico a Benzone di
+ricondurlo a Roma.
+
+Lo scisma scoppiava una seconda volta; il mondo cristiano mirava con
+gran malcontento queste ripetute lotte che si combattevano fra due
+Papi per cagione della tiara, lotte che insozzavano Roma di sangue,
+ma che erano sostenute con sì povere forze d’armi da destare più
+meraviglia che sollecitudine. Riccardo di Capua e Roberto Guiscardo
+avevano continua faccenda nell’Italia inferiore; non potevano
+mandare a Roma forti soldatesche, nè soprattutto lo volevano fare,
+perciocchè dall’anarchia di Roma quei Principi astuti avessero tutto
+da guadagnare, e già intendessero cupidi sguardi alla Campagna romana.
+Goffredo di Toscana seguiva un pari indirizzo politico, nel tempo
+istesso che d’altra parte la confusione delle cose di Germania e la
+giovinezza del Re impedivano che s’imprendesse una spedizione su Roma.
+Pertanto Cadalo poteva contare soltanto sui suoi vassalli e sulle genti
+da lui stipendiate, che egli riuniva co’ suoi aderenti romani.
+
+La guerra civile si riappiccò nell’anno 1063, allorchè Cadalo comparve
+innanzi a Roma. Di nottetempo s’impadronì egli del san Pietro, e pose
+sede nel castel sant’Angelo sotto la protezione di Cencio[168]; indi
+le sue soldatesche tentarono di aprirsi la via al Laterano, e si pugnò
+con furore. La salvezza di Alessandro II, «idolo dei Normanni», era
+riposta nelle spade di quei cavalieri, dei quali Ildebrando animava il
+coraggio, ma eglino, dopo una violenta mischia combattuta per le vie,
+venivano ricacciati sul Celio. Sperò adesso Cadalo di insignorirsi
+veramente del Laterano, ma l’esaurimento di forze fece sì che le armi
+posassero per un lungo mese, in capo al quale i Conti della Campagna
+osarono finalmente di muovere all’assalto contro il palazzo pontificio.
+Però l’impresa fallì, quantunque i Normanni subissero gravi perdite
+a cagione di una imboscata in cui davano dentro dappresso all’_opus
+Praxitelis_, nelle terme di Costantino, là dove erano i due colossi
+di marmo. L’Antipapa con grato animo presentò i Conti di pellicce
+preziose e di abiti di seta, regalò le milizie splendidamente, e i
+Romani giubilando intrecciarono danze intorno a Cadalo, che per loro
+faceva da vitello d’oro. Or disponevasi che le città circostanti
+dovessero a vicenda fornire Roma di un presidio di armigeri[169], ma
+dall’altra parte rinforzi di Normanni ed eziandio di Toscani venivano
+a dar nerbo alla fazione di Ildebrando. La battaglia ardeva senza
+fine e acerbamente per le strade. Nessun altro luogo al mondo più di
+Roma offeriva così grande opportunità per le guerre cittadine; ivi i
+monumenti degli antichi erano altrettante fortezze formate tali per
+loro natura o tali ridotte coll’arte. Infatti, da più di un secolo
+maggiorenti e abati avevano edificato torri, od a munimento di torri
+avevano elevato edificî romani: se potessimo dare un’occhiata a ciò
+che Roma era in quel tempo vedremmo un labirinto di oscuri palazzi
+saldamente fortificati e una foresta di torri alzate ad ogni ponte, e
+in piazze e in vie molte.
+
+Più di un anno Roma sofferse di questa orrenda guerra civile, in
+quello che i due Papi, a cui beneficio era combattuta, sedevano l’uno
+nel Laterano, l’altro nel castel Sant’Angelo, ambidue tremanti, e
+intenti a cantar messe, a promulgar bolle e decreti, ed a scagliarsi
+l’uno contro l’altro anatemi. I Conti della Campagna che derivavano
+da origine tedesca (fra loro era Rapizo di Todi), avevano promesso a
+Cadalo di sostenere a vicenda per ogni mese l’officio di capitano in
+Roma, ma egli rabbrividiva al solo pensare che l’incostanza dei Romani
+potesse tradirlo; perciò senza posa dispensava oro a piene mani, e
+acconciamente il Damiani poteva paragonare lui a Giove, Roma a Danae,
+nel cui grembo scendeva in figura di pioggia d’oro. Cadalo, «tribolo
+della Chiesa, ruina della disciplina apostolica, nemico del genere
+umano, radice di peccato, araldo del diavolo, apostolo dell’Anticristo,
+freccia dell’arco di Satana, verga di Assur, naufragio della castità,
+uomo di fango, fango del secolo, pasto ammannito per l’inferno»,
+Cadalo in una parola, «verme orribile e ravvolto nelle sue spire»,
+s’appiattava nel sepolcro di Adriano, e a proprio beneficio poneva
+il mondo a soqquadro, in quello che Alessandro, o, come Benzone lo
+appellava, Asinandro, accoglieva nel Laterano i Paterini, continuava a
+compilare decreti contro il concubinato dei preti, e seminava il mondo
+di «ortiche e di vepri». Con questo garbo grottesco i partiti avversi
+si pungevano a furia di opuscoli[170].
+
+Frattanto una fresca milizia di Normanni assediava porta Appia e il
+san Paolo. Perciò Benzone in nome dei Romani scriveva a re Enrico e
+ad Alberto lettere piene di querimonie, nelle quali rammentava loro
+le gloriose imprese compiute dagli Ottoni, da Corrado e da Enrico,
+quando questi Principi erano venuti a Roma[171]. «Gli apostoli Pietro e
+Paolo», diceva lo stravagante Vescovo, «hanno conquistato Roma, rocca
+del romano Impero, strappandola ai pagani, l’uno armato di croce,
+l’altro di spada; l’hanno data ai Greci, ai Galli ed ai Longobardi,
+ma da ultimo e per sempre l’hanno posta in mano ad Alemagna. E voi,
+consiglieri dell’impero tedesco, voi tradite ora questo possedimento
+che non volete conservare all’Impero; invece di mantenervi padroni
+d’Italia come hanno fatto i padri vostri, la lasciate alla balìa dei
+Normanni, e voi, Tedeschi, biascicate questa strana orazione:
+
+ _Ab omni bono libera nos Domine,_
+ _Ab arce imperii libera nos Domine,_
+ _Ab Apulia et Calabria libera nos Domine,_
+ _A Benevento et Capua libera nos Domine,_
+ _A Salerno et Malfia libera nos Domine,_
+ _A Neapoli et Gerentia libera nos Domine,_
+ _A felice Sicilia libera nos Domine,_
+ _A Corsica et Sicilia libera nos Domine[172]»._
+
+Il messaggiero apportatore di queste lettere tornò colla inane parola
+che si imprenderebbe una spedizione contro a Roma. Fu un andirivieni
+continuo di negoziatori e di ambascerie. Anche Costantino Ducas promise
+un naviglio e un esercito; deputati dei Greci e dei Longobardi di Bari,
+furono condotti da Pantaleone di Amalfi dentro del castel sant’Angelo,
+e a Cadalo parvero messaggieri del cielo. Tosto dopo egli mandò a
+Quedlinburg Benzone, che parlava il tedesco, affinchè scongiurasse il
+giovine Re di venire a Roma. Benzone andò, tornò con mari e monti di
+promesse, e con magniloquenza ampollosa ne fece annunzio ai Romani
+nel san Pietro: ma che giovava che gli adulasse con accertarli che
+degnissimi erano dei loro avi, che Scipione e Catone e Fabio e Cicerone
+erano risorti in mezzo a loro, che il Re eleggerebbe senatori d’infra
+i loro militi, e principi d’infra i loro Senatori[173]? Continuavano
+le condizioni disperate di Onorio II; la parte d’Ildebrando ripigliava
+il sopravvento anche in Alemagna, Annone discacciava Alberto, e i
+Romani, che inutilmente erano stati aspettando la venuta di Enrico, si
+staccavano finalmente da un Papa di cui erano sazi fino alla noia. Per
+più di un anno Cadalo s’ebbe soffermato dentro il sepolcro di Adriano
+a riempierlo di suoi sospiri, ma dovette finalmente partirne in fuga
+con miserabile accompagnatura, dopo che in ultima era stato per giunta
+svaligiato dal suo protettore Cencio[174].
+
+Annone riportò vittoria completa sui suoi avversarî. In un Concilio
+tenuto in Germania aveva chiesto che si ponesse fine allo scisma, e
+adesso domandava ad Alessandro II che per formalità comparisse innanzi
+ad un Sinodo raccolto a Mantova, dove era citato anche Onorio II.
+Questi dapprima non si presentò, e più tardi fallì un assalto da lui
+mosso contro Mantova, laonde (addì 31 Maggio 1064) fa deposto, ed
+Alessandro II conseguì reverenza di pontefice legittimo. Onorio II
+visse ancora alcuni anni da vescovo di Parma. Fu così posto fine alla
+divisione della Chiesa; Alessandro II sotto la protezione di Goffredo
+venne a Roma, e il partito avverso chinò il capo sotto il reggimento
+d’Ildebrando[175].
+
+
+§ 3.
+
+Cresce la potenza di Ildebrando. — Sforzi di riforma. — I Normanni.
+— Defezione di Riccardo che muove contro Roma. — Goffredo e il Papa
+conducono un esercito contro di lui. — Nuovo trattato. — L’imperatrice
+Agnese prende il velo in Roma. — Lotte a Milano. — Erlembaldo Cotta,
+milite di san Pietro. — Arialdo muore.
+
+Ildebrando aveva raggiunto lo scopo che s’era prefisso in mente: or
+che si prestava reverenza ad Alessandro, ne andavano delusi i deboli
+tentativi che la Reggenza tedesca aveva fatto per conservare il
+Patriziato; adesso con più energia di prima potevansi combattere le
+pretensioni che la corona di Germania moveva sull’elezione pontificia.
+Il mirabile frate fu dai suoi contemporanei paragonato a Mario, a
+Scipione od a Cesare; stupivano essi che quell’uomo sorto di basso
+stato, avesse animo sì potente, e lo celasse in una personcina
+minuta[176]. Pier Damiani, spirito fiacco e privo di intelletto
+politico, innamorato di un concetto di Chiesa che non era l’idea di
+Ildebrando, sollevava a lui «suo santo Satana» lo sguardo pieno di
+rispettoso timore; diceva di essere più obbediente a quest’uomo che
+non a Dio e a san Pietro, anzi lui appellava signore e dio del Papa
+istesso, che gli andava debitore della tiara[177]: e la Chiesa pendeva
+dal cenno di quell’uomo misterioso il quale spirava in essa una vita
+nuova.
+
+Frattanto il divieto del matrimonio de’ preti precipitava tutta
+Cristianità in una rivoluzione sociale. Troncavansi i legami del
+sodalizio civile, per istrapparne al suo corpo umano la moltitudine del
+clero, e per foggiarla in esercito monastico ai servigî del Papa. Il
+Pontefice scagliava anatemi sopra anatemi contro ai Vescovi ed ai preti
+ribelli, i quali un po’ alla volta andavano sottomettendosi, parimenti
+di quello che faceva eziandio l’incostante cardinale Ugo Candido, il
+quale, come gli suggeriva l’interesse suo proprio, tornava in seno
+alla Chiesa. Mai più s’aveva visto nel Laterano un’operosità eguale
+a questa; il palazzo pontificio riboccava di legati di tutto il mondo
+cristiano, di Vescovi, di Principi, di uomini della più alta rinomanza
+e dei primi gradi, che vi accorrevano per assistere ai Concilî.
+Dopo che Roma, all’età dei Crescenzî e dei Tusculani, aveva cessato
+di essere centro della Cristianità, tutt’a un tratto la vigoria di
+Ildebrando le restituiva il valor suo di città capitale del mondo.
+
+La nobiltà romana per adesso non osava più maneggiarsi affine di
+riprendere la podestà temporale; schiacciati erano i Crescenzî e i
+Tusculani; ogni tentativo di rivolta era imbrigliato dalla temenza
+dei Normanni e di Goffredo. Questo Principe, ossia la moglie sua,
+proteggeva Roma dalla parte di settentrione; al mezzodì dovevano
+servirle di baluardo i vassalli normanni. Grandi servigî avevano essi
+ormai prestato alla Chiesa; per opera di loro s’era condotta a termine
+la prima elezione pontificia tornata a libertà, nè senza le buone lame
+delle loro spade, Alessandro II avrebbe potuto resistere a Cadalo.
+Pertanto i Pontefici avevano grandi oblighi di riconoscenza verso
+queste genti vassalle, e l’obligo era maggiore del sentimento che per
+loro ne provavano. Forse la ricompensa data a Riccardo di Capua non
+era stata pari alle fattegli promesse, forse si ponevano impedimenti
+alle sue mire; certo è che del tempo dello scisma egli aveva saputo
+accortamente profittare a sue ruberie, e i prosperi risultamenti
+ottenuti in breve tempo lo rendevano più audace. Tutto a un tratto
+(nell’anno 1066) ruppe egli il suo giuramento di vassallaggio,
+e di protettore si mutò in nemico della Chiesa. Può darsi che lo
+avessero secretamente chiamato i Conti della Campagna ed i Romani,
+i quali, colla caduta di Onorio II, avevano perduta la speranza di
+una intervenzione tedesca. Rapidamente passava egli il Liri, prendeva
+Ceperano, traversava e devastava il Lazio, poneva campo in vicinanza
+di Roma, e chiedeva per sè la dignità di patrizio: senza dubbio questa
+podestà gli era stata promessa dagli avversarî di Ildebrando[178].
+Tanto oltre erano venuti i Normanni nei soli tredici anni trascorsi
+dalla battaglia di Civita!
+
+Le conquiste di Riccardo nella Campania, dove nell’anno 1063 aveva
+diggià assalito all’improvviso Gaeta, mettevano del resto grande
+spavento alla corte di Germania, cui erano tornati inutili gli
+ammonimenti onde finora l’avevano esortata Cadalo e Benzone. Il
+giovine Enrico s’era messo in cammino alla volta d’Italia, ancor
+prima che udisse della spedizione di Riccardo contro a Roma; ma,
+giunto in Augusta, tornavasi indietro, perciocchè Goffredo non si
+fosse ivi congiunto con lui, sì come era stato stabilito[179]. Però
+il Margravio di Toscana, che teneva sè stesso in conto di patrizio di
+Roma, scese in gran fretta chiamato da Ildebrando; e con lui andò la
+giovine contessa Matilde figliastra sua, che forse per la prima volta
+entrava nelle mura di Roma, e prestava così il primo suo servigio alla
+Chiesa[180]. All’avvicinarsi di Goffredo, i Normanni diedero di volta;
+Riccardo si gettò dentro di Capua, e Giordano figliuol suo si accampò
+nella pianura di Aquino per tagliare la strada ai nemici. Allorquando
+Goffredo, accompagnato dal Papa e dai Cardinali, mosse nel Maggio 1067
+con grande oste contro di Aquino, sembrò che certa fosse la disfatta
+dei Normanni, ma Giordano con gran valore tenne fermo dieciotto giorni
+presso a quella città[181]: la fame e la febbre menarono grande strage
+nell’esercito di Goffredo, e finalmente l’oro operò quello che stava
+nei voti degli accorti Normanni. L’avaro Margravio tradì di buona
+voglia le speranze della Curia romana; negoziò con Giordano presso al
+ponte di sant’Angelo di Todici, in vicinanza di Aquino, e, con grande
+doglianza del Papa, voltate le fronti dell’esercito tornò indietro.
+Certo che egli aveva restituito alla Chiesa la Campagna e costretto i
+Normanni a conchiudere un nuovo patto feudale, ma Roma non otteneva
+guarentigie che la premunissero da un nuovo assalimento di questi
+pessimi vicini suoi[182].
+
+Come fu abbonacciata questa tempesta, Ildebrando potè nuovamente
+ripigliare il corso dei suoi disegni, senza che cosa alcuna ne lo
+disturbasse. In questo istesso anno 1067 ebbe financo il contento di
+veder venire a Roma l’imperatrice Agnese in aspetto umile di penitente.
+La madre di Enrico, quella donna che aveva messo sossopra il mondo
+cristiano con uno scisma, era stata tocca nel fondo della coscienza
+dagli ammonimenti di monaci cluniacensi. La lotta onde s’erano
+combattuti i partiti per ragione della Reggenza la aveva spossata;
+aveva perduto ogni influenza sul suo figliuolo datosi al libertinaggio,
+e la vita le era venuta a nausea. La caduta Imperatrice giunse a
+Roma, coperta di vesti di tela, tenendo in mano un libro di preghiere
+e cavalcando un triste ronzino. Volle cambiare il diadema col velo
+monastico, si prostrò con pianti presso alla tomba dell’Apostolo, e
+si confessò a frate Damiani, il quale con gran letizia sclamò che la
+regina Saba era andata a Gerusalemme per apprendervi da Salomone la
+sapienza, ma che l’imperatrice Agnese veniva a Roma per impararvi la
+semplicità del pescatore. Il pio Cardinale confortò con avvertimenti
+la illustre donna, usando lo stile di san Girolamo; parecchie lettere
+le scrisse che noi possediamo ancora; le citò ad esempio le tragiche
+sorti di Imperatori romani, il breve regno o la fine spaventosa de’
+quali ci insegna qual sia la labilità di tutte le cose umane, e le
+additò lo stesso sposo di lei, che nel bel fiore delle sue forze
+era precipitato dal trono nella sepoltura[183]. La penitenza e la
+venuta dell’Imperatrice a Roma furono però qualche cosa di più che un
+argomento di trionfo e di pia edificazione per gli uomini fanatici;
+chè Ildebrando potè servirsi dell’antica Reggente, facendosene uno
+strumento politico influente su di Enrico e di Germania.
+
+A questo tempo le battaglie della riforma divamparono con nuova
+veemenza a Milano. Due uomini ardimentosi tenevano colà le parti
+di Roma; però, mentre il diacono Arialdo zelava unicamente per il
+compimento della riformazione, il fratello di Landolfo coltivava
+eziandio intendimenti politici. Erlembaldo Cotta, animo saldamente
+temprato, uno degli uomini di maggior rilevanza che siano stati a
+questa età, era acceso di furibondo odio contro i preti licenziosi che
+avevano oltraggiato il suo letto nuziale: tornato di un pellegrinaggio
+a Gerusalemme, avrebbe voluto vestire la tonaca, ma Arialdo lo induceva
+a servire la Chiesa colle armi in pugno, sì come aveva fatto Giuda
+Maccabeo[184]. Erlembaldo entrò pertanto nel luogo del suo defunto
+fratello Landolfo; dopo che i nobili ebbero fatto cadere Lanzo _de
+Curte_, il popolo milanese (che sembra si avesse allora dato una
+costituzione democratica) lo elesse a capitano: ed egli si levò a
+signore della città, e in mezzo ad eroiche lotte coll’arcivescovo
+Guido, colla nobiltà e col clero maggiore, la dominò per alcuni anni
+con mano robusta.
+
+Stretti in amicizia con Alessandro II, anch’esso milanese, Erlembaldo
+e Arialdo andavano spesso a Roma e ne tornavano per concertarsi nei
+comuni disegni. Il Papa diede appoggio alla tirannide dell’ambizioso
+Capitano, il cui pietismo monastico non gli impediva di sfoggiare una
+pompa magnifica, come se fosse stato un potente duca. Ove Erlembaldo
+avesse potuto, con pari fortuna de’ Normanni, farsi signore dell’Italia
+settentrionale, il Pontefice avrebbelo tollerato, purchè soltanto
+da vassallo suo gli avesse tratto a soggezione il clero e i nobili
+lombardi. Nell’anno 1066, Alessandro II accolse quei due uomini a Roma
+in pieno concistoro, quivi creò Erlembaldo a cavaliere della Chiesa, e
+gli affidò un bianco vessillo adorno di croce rossa[185].
+
+L’età nostra, in cui sempre più rari si vanno facendo i bollori
+delle indomite indoli primitive e la ragione individuale scolpita
+di maschia fortezza dell’animo dura fatica a formarsi il concetto
+di siffatte nature fiere, e potentemente infiammate agli odî e agli
+amori. In quelle indoli risiede uno dei caratteri che rende attrattivo
+il medio evo; e nella grande lotta che ora incomincia fra la Chiesa
+e l’Impero emergono molte e strane persone di questa maniera. A capo
+di tutte vengono Erlembaldo e Arialdo, eroe che ha del monastico il
+primo, diacono fanatico l’altro. Entrambi giunsero a capo che il
+Pontefice scomunicasse l’arcivescovo Guido, e, appena che furono
+tornati a Milano, succedette un’acerrima lotta, nella quale cadde
+vittima Arialdo. Questo entusiasta pio fu colto dalla parte avversa
+mentre fuggiva, e con crudelissime barbarità martirizzato; presto però
+Erlembaldo riprese il sopravvento, tanto che discacciò l’Arcivescovo,
+e benanco pose un altro in sua vece. Tali erano le condizioni di Milano
+a questo tempo; ne abbiamo parlato, perchè molte cose che avvennero in
+Roma sarebbero incomprensibili se delle prime non si avesse contezza.
+
+
+§ 4.
+
+Debolezza del Papa in Roma. — Dissoluzione dello Stato della Chiesa.
+— La Prefettura urbana. — Cencio, caporione de’ malcontenti in Roma. —
+Cinzio, riformatore fervente, diventa prefetto della Città. — Goffredo
+di Toscana muore; Beatrice conserva il possesso dei feudi imperiali. —
+Muore Pier Damiani. — L’Abazia di Monte Cassino. — Festività magnifica
+della dedicazione della sua basilica, nuovamente edificata da Desiderio
+(1071).
+
+Le lotte per cagione della riforma commossero tutto intiero il
+reggimento di Alessandro II con travaglio febbrile; massimamente
+da dopo la controversia delle imagini il Papato non era passato per
+età alcuna più torbida di questa. Il Pontefice volgeva continuamente
+la sua operosità fuor di Roma, principalmente in Toscana e nel suo
+vescovato di Lucca, cui, neppur dopo di esser diventato papa, aveva
+rinunciato, per non perderne i redditi. Quantunque s’avesse messo il
+bavaglio alle fazioni aristocratiche di Roma, tuttavolta lo stato
+della commossa Città era mal sicuro, e Alessandro di buon grado ne
+partiva le quante volte poteva farlo. La sua podestà temporale era
+ristretta a minimi termini, ed il Papato mancava di forze per lottare
+contro i Conti della Campagna. Laddove, al tempo dei Carolingi, i Papi
+avevano mandato i loro Rettori, i loro Consoli e Duci da giudici, da
+generali, da officiali delle finanze nelle più remote castella, fino
+nella Pentapoli e nella Romagna, a questa età invece appena era se una
+siffatta autorità di comando possedessero nelle vicinanze di Roma[186].
+Lo Stato della Chiesa, nell’ampiezza che aveva avuto sotto a’
+Carolingi, s’era sfasciato; Conti che in antico erano stati officiali o
+fittavoli della Chiesa erano diventati signori ereditarî delle città,
+nelle quali ponevano loro _Vicecomites_; nei Vescovati e nelle Abazie
+forniti di esenzione, i prelati possedevano financo banno di conti, ed
+eleggevano loro proprî officiali nelle cose dell’amministrazione e loro
+giudici[187]. Tutto quello che s’aveva potuto allora conservare dello
+Stato ecclesiastico, il Lazio, la Marittima, una parte della Sabina
+e della Tuscia romana, era dominio della Chiesa soltanto nel campo
+dell’idea; in realtà queste province s’erano frastagliate in cento
+piccole baronie e in cento dinastie.
+
+Anche in Roma le grandi famiglie irridevano alla signoria territoriale
+del Pontefice. La nobiltà, ossia Senato, esercitava nelle forme
+tradizionali l’amministrazione delle faccende cittadine e teneva gli
+officî degli ordini giudiziarî, sebbene per certo adesso come per lo
+passato, ancor si vedesse il Papa occupare la presidenza nei giudizi
+civili, o mandarvi chi lo rappresentasse. Il Prefetto urbano a questa
+età non soltanto aveva una gran parte nelle cose della giustizia
+civile, ma possedeva la giurisdizione punitiva in Roma e nel territorio
+della Città, come presidente dei giudizî criminali[188]. L’officio suo
+era più rilevante che mai; gli ottimati facevano cupidamente ressa
+per ottenerlo, e Roma di consueto s’empieva di tumulto allorquando
+trattavasi di surrogare taluno in quella dignità. I Romani, nobili
+e plebei, ai quali da dopo di Nicolò II era stata tolta la elezione
+del Pontefice, conservarono ostinatamente il diritto di elezione
+alla massima delle loro magistrature cittadine; eleggevano essi in un
+loro parlamento il Prefetto; ma l’Imperatore, quante volte poteva far
+valere la sua autorità di patrizio, all’eletto dava l’investitura, o
+consentiva che gliela concedesse il Papa in vece sua. Naturalmente che
+i Pontefici facevano ogni sforzo per ridurre la Prefettura urbana di
+officio imperiale in officio papale; per lo meno riuscì loro a questo
+tempo di porre spesse volte in carica alcuni Prefetti senza prendersi
+riguardo alcuno della investitura imperiale.
+
+Negli ultimi anni del reggimento di Alessandro II l’elezione di questo
+magistrato diede occasione ad una scissura gravissima. Il romano
+Cencio, ch’era figlio di un Prefetto, aveva continuato, anche dopo la
+caduta di Cadalo, a provocare con sue braverie il Papa: quell’uomo
+doveva essere uno della famiglia dei Crescenzî, in cui possedimento
+era pervenuto il castel Sant’Angelo (detto torre dei Crescenzî); però
+non teneva egli più in mano sua questa fortezza importante, avvegnachè
+dopo la sconfitta di Cadalo gliela avessero tolta. S’agitava Cencio
+con grandi maneggiamenti per conseguire la podestà civica, ma non
+aveva ereditato la forza, nè le buone fortune, tuttochè passeggiere,
+dei suoi antenati. Il padre di lui, Stefano, era stato prefetto della
+Città; nè il partito d’Ildebrando lo aveva espulso dell’officio, chè
+anzi, giunto a morte, aveva desiderato che in quello gli succedesse il
+figliuolo: sennonchè la fazione della riforma elevava alla prefettura
+un religiosissimo uomo, Cencio ovvero Cinzio, figlio di quel Giovanni
+Tinioso che Ildebrando aveva creato prefetto nell’anno 1058[189]. Le
+narrazioni contemporanee dipingono in Cencio, figliuolo di Stefano,
+nè più nè meno che un mostro morale, un empio, assassino e ladro e
+adultero, un Catilina redivivo; ed è probabile che esse non aggravino
+di tinte fosche più del vero le malvagità di questo capo della fazione
+di Cadalo. Poichè dunque colui non riesce a ottenere la prefettura,
+che fa? sbarra dalla parte della Città il ponte di Adriano per via
+di una torre che vi edifica, e vi colloca guardiani i quali levano
+pedaggio da tutti i passanti[190]. Se un ottimate romano, seguendo il
+costume de’ Conti malandrini, poteva taglieggiare lungo la via, proprio
+alle porte del san Pietro, ei si può di leggieri giudicare quanto
+poca forza possedessero i Pontefici nella Città. Se eglino avessero
+potuto rendere presta ai loro servigî la milizia, avrebbero spazzato
+la Città da quei nobili briganteschi; per lo contrario non sempre
+della milizia erano eglino padroni, ma queste soldatesche cittadine
+spesso trovavansi in condizione di independenza assoluta, e servivano
+agli intendimenti delle loro fazioni, ovverossia ai maggiorenti che ne
+rappresentavano le idee. Il Pontefice non teneva in mano sua le briglie
+di un reggimento disciplinato ed energico, chè anzi Roma, precisamente
+come Milano, trovavasi divisa in due grandi campi, e scissa in parti
+di illustri famiglie, attorniate da’ loro vassalli. I Papi non avevano
+altri aderenti fuor di quelli che con buone persuasioni o a forza
+d’oro attiravano dalla loro, o fuor dei vassalli cui davano in feudo i
+beni ecclesiastici: e poichè i patrimonî di san Pietro, a questa età
+erano andati pressochè tutti mangiati, così anche il numero dei loro
+_Milites_ parati a combattere non poteva esser che minimo.
+
+È probabile che Ildebrando avesse posto in opera ogni mezzo, affine
+di metter la Prefettura della Città in mano di un amico della riforma.
+Cinzio, figliuolo di Giovanni, era destinato a fare in Roma le parti di
+cavaliere della croce, quello che Erlembaldo faceva a Milano; _miles_
+della Chiesa doveva tenere in riga la nobiltà e il popolo, e sgombrare
+la via alla riformazione. Laddove Cencio avversario di lui vien dipinto
+come un vero demonio, i contemporanei del suo partito lo hanno invece
+azzimato delle virtù di un santo[191]. Il pio Prefetto era stretto
+di intima amicizia con Ildebrando, con Alessandro e coi due campioni
+milanesi della riforma: al paro di questi ferveva di zelo, ma non ne
+aveva l’oscuro fanatismo, avvegnachè Roma fosse, per i martiri, un
+suolo infecondo. I Romani miravano con occhio stupito il loro Prefetto
+urbano, che nel san Pietro publicamente predicava penitenza al popolo;
+fino il Damiani era costretto a meravigliare che un officiale laico
+della Republica predicasse e restituisse in onore la dottrina dei
+primi cristiani, i quali avevano reputato che ogni cristiano fosse
+anche sacerdote; massima che difficilmente si conciliava col sistema
+di Ildebrando[192]. Di quello strano predicatore diceva il Damiani che
+era un duplice operaio nella vigna del Signore, Mosè ed Aronne ad un
+tempo istesso; ma aggiungeva che il popolo voleva un Prefetto che gli
+desse sentenze, non un giudice che attendesse a edificarlo nelle cose
+di religione; e il generoso frate era costretto ad ammonire l’amico
+che, per salute dell’anima sua, non negligesse il bene temporale del
+popolo, poichè, sclamava, il rendere giustizia non è altro che fare
+orazione[193]. Nulla dipinge meglio i contrapposti che s’accoglievano
+in Roma a quell’età, più del contrasto in cui vediamo posti due
+uomini romani; Cencio da una torre vicina al ponte di Sant’Angelo
+ruba e assassina, Cinzio predica in san Pietro e dimentica di render
+giustizia.
+
+L’ultimo tempo di Alessandro II fu illustrato da altri notevoli
+avvenimenti. Due celebri uomini, Goffredo di Toscana e Pier Damiani
+precedettero quel Papa nella tomba. Il Margravio morì in Lotaringia
+nell’anno 1069. Erede dei suoi dominî lorenesi fu il suo figliuolo,
+natogli di un primo matrimonio, Goffredo il Gobbo; però questi sposò
+Matilde, figlia unica di Beatrice, per guisa che perdurarono in
+mano della stessa famiglia la Lotaringia e il retaggio italico del
+margravio Bonifacio[194]. Così grande era la debolezza del Re tedesco
+che non fe’ valere il diritto che gli competeva di riprendersi il
+margraviato di Toscana; tacitamente dunque fu consentito il principio
+che la eredità si trasfondesse anche nella linea femminina; alla
+vedova rimasero i titoli e i feudi imperiali del suo primo marito, e
+più tardi li trasmise alla sua figliuola: quanto alla Chiesa romana,
+cui sarebbe riuscito assai pernicioso un Margravio di Toscana, di
+Spoleto e di Camerino che fosse stato aderente di Alemagna, continuò
+essa accortamente a godere della protezione delle due eminenti donne
+Beatrice e Matilde.
+
+In quest’età così grandemente commossa a’ sensi religiosi emersero
+in Italia alcune illustri femmine. Un secolo addietro abbiamo notato
+le persone di una Teodora e di una Marozia, di una Berta e di una
+Irmengarda, le quali, alla testa di fazioni, contribuirono a decidere
+delle sorti d’Italia e di Roma. Sulla metà del secolo undecimo torniamo
+a vedere alcune donne che esercitano una grande influenza sul loro
+tempo, ma la cui rilevanza differisce nel fondo da quella delle femmine
+che le precedettero. Oltre a Beatrice e alla figlia sua, e omai da
+tempo più lungo, la marchesana Adelaide di Susa splende in Piemonte,
+per ingegno, per ricchezza e per potenza[195]. Parimenti come Beatrice,
+aveva anch’ella preso due volte marito, e tutte le due volte era
+rimasta vedova, primamente di Erminio duca di Svevia, indi di Odone
+margravio; nell’anno 1065 aveva sposato sua figlia col giovane Enrico.
+Sazio di lei, voleva questi più tardi ripudiarla, ma la Chiesa romana
+impedì che la separazione avvenisse; Pier Damiani andò nell’anno 1069
+da legato suo a Worms, ed il Re, per la prima volta, chinò il capo al
+comando pontificio.
+
+Fu questa l’ultima ambasceria che il Damiani sostenne fuori d’Italia
+in servigio di Roma. Morì a Faenza, addì 22 di Febbrajo dell’anno
+1072, a sessantasei anni di età, lasciando fama di essere stato il più
+religioso uomo della Chiesa a questa età sua, ed uno dei più fervidi
+campioni della riforma, cui dedicò tutto sè stesso colle più pure
+intenzioni[196]. Poco tempo innanzi di morire aveva assistito alla più
+splendida festività ecclesiastica che finora fosse stata celebrata
+in Italia: infatti al 1 di Ottobre dell’anno 1071 si era consecrata
+la basilica di Monte Cassino, cui Desiderio aveva dato l’ultimo
+compimento.
+
+Quell’Abazia era allora la magnifica d’Italia. Vivevano in essa
+raccolti duecento monaci, molti dei quali coltivavano assiduamente
+gli studî di scienze profane non meno che di sacre discipline; e
+il convento aveva dato degli uomini celebri. Ivi Stefano IX era
+stato abate nell’anno 1057, ma Desiderio successore suo splendette
+più chiaramente di lui per il suo ingegno letterario, ovvero per la
+dottrina di quegli eruditi che egli congregava nella sua accademia
+monastica. Mentre gli Stati longobardi andavano decadendo, Monte
+Cassino ricettava tuttavia nel suo seno l’ultimo fiore degli intelletti
+di quella nazione germanica. Desiderio stesso, altrimenti detto
+Dauferio, discendeva della casa longobarda di Benevento. La più parte
+dei monasteri d’Italia impoveriva, laddove smisuratamente grandi
+erano le dovizie di Monte Cassino, e il dominio territoriale di questa
+republica monacale che sedeva come in trono sopra uno sterile monte
+di suolo calcareo, era un vero Stato fiorente nel mezzo dei giovani
+Stati dei Normanni e di quelli morenti degli ultimi Longobardi.
+Sebbene e Longobardi e Normanni di quando in quando mettessero a
+sacco i patrimonî dell’Abazia, eglino erano tuttavia costretti di
+restituirli, e gli audaci conquistatori meno forse temevano le censure
+del Laterano di quello che tremassero della scomunica dell’Abate che
+la brandiva in mano, simile ad un piccolo Giove, dall’alto del suo
+monte Cassino o Cairo, per iscagliarla tratto tratto sulle loro teste
+«indegne a nomarsi». Monte Cassino era la Mecca così dei Longobardi
+meridionali che dei fieri Normanni; eglino derubavano san Benedetto, ma
+lo veneravano nel profondo del cuore, e cantando salmi peregrinavano
+alla sua tomba. Colà accorrevano per purgarsi di tutte le loro colpe
+d’ordine morale e politico, e cambiavano in oro e in argento i secoli
+di penitenza, il cui cumulo pesava sulla loro coscienza: per tal
+guisa il convento accortamente ammassava nelle camere arcuate in
+cui custodiva il suo scrigno le costose peccata di loro e di altri
+Principi, insieme coi donativi degli Imperatori greci[197]. I Pontefici
+e i Cardinali non potevano che guardare con occhio invidioso i forzieri
+da cui rigurgitavano i bizantini d’oro, o che ammirare le pietre
+preziose ed i tappeti damaschini i quali erano ivi conservati: e con
+gran dolore dovevano paragonare l’impoverimento del Laterano con questa
+ricchezza favolosa, per via della quale Desiderio in cinque anni aveva
+tirato su la nuova basilica, meraviglia dell’Italia meridionale di
+quella età.
+
+Principi, signori e prelati convennero d’ogni parte alla festa della
+consecrazione. Vi andò il Papa con Ildebrando, col Damiani e con molti
+altri Cardinali; e vi furono presenti dieci Arcivescovi dell’Italia
+meridionale e quarantaquattro Vescovi. V’intervennero anche i Conti
+normanni e gli ultimi Principi longobardi; vi furono Riccardo di Capua
+col figliuol suo Giordano, e Rainolfo suo fratello, poco prima nemici
+di Roma, adesso vassalli riconciliati con essa; Gisulfo di Salerno,
+Landolfo, che era pur sempre signore di Benevento, Sergio duca di
+Napoli, Sergio di Sorrento, i Conti de’ Marsi, innumerevoli cavalieri
+e nobiluomini: non vi mancarono che Rogero e Roberto Guiscardo,
+perocchè giusto in quei giorni fossero occupati ad assediare Palermo.
+La splendida assemblea somigliò ad un grande parlamento di Roma e
+dell’Italia meridionale, quale rade volte si fu raccolto in tanta
+moltitudine di personaggi così illustri. Lo sguardo di tutti poteva
+qui saziarsi ad ammirare gli eroi della lotta ecclesiastica, i cui
+decreti tenevano ancora il mondo in fiamme; e l’uno poteva di leggieri
+susurrare all’orecchio dell’altro, che fra non molto all’infermo
+Alessandro sarebbe succeduto nel pontificato il grande Ildebrando:
+tuttavolta difficilmente avrebbe alcuno mai potuto presagire che
+eziandio all’abate Desiderio sarebbe toccata la tiara.
+
+La festività durò otto giorni; Italia non aveva mai veduto cosa alcuna
+di simile, ed oggidì ancora lo studioso non può scansarsi da un senso
+di pietà, allorchè a Monte Cassino, dove non dura più in piedi la
+basilica celebre di Desiderio, prende in mano la grande pergamena,
+sulla quale, nel giorno della dedicazione, Alessandro II, Pier Damiani,
+Ildebrando, Desiderio, Riccardo di Capua, Giordano, Rainulfo, Landolfo
+di Benevento, Gisulfo di Salerno apposero i loro nomi, in parte
+scrivendoli di loro mano[198].
+
+La solennità di Monte Cassino fu una festa di politica alleanza
+conchiusa fra Roma e i Normanni, e in pari tempo una festa della
+Chiesa nazionale italica: in qualunque modo fu un segno di grave
+significazione contro l’Impero tedesco. In essa gl’intendimenti
+d’Ildebrando celebrarono, come in un simbolo, i primi trionfi
+dell’età nuova che aveva posto i suoi inizî nella storia della Chiesa
+romana[199].
+
+
+
+
+CAPITOLO QUINTO.
+
+
+§ 1.
+
+Alessandro II muore. — Ildebrando sale alla cattedra pontificia. — Sua
+vita, sua meta. — È ordinato papa, addì 29 Giugno 1073.
+
+Alessandro II passò di vita nel giorno 21 di Aprile dell’anno 1073;
+a lui succedette il celebre Ildebrando. In quest’uomo, che ebbe
+genio vero e forte di monarca, rivissero gli spiriti serii, arditi,
+grandiosi, stoici dei Romani antichi, ed egli s’asside in luogo, dove
+s’alza la pietra di confine di due epoche sociali, l’una che tramonta,
+l’altra che sorge. Nel fondo, l’animo suo non ha indole ecclesiastica
+ma politica; a mala pena pare che il vestimento sacerdotale si attagli
+al suo dosso, e la rilevanza di lui sta in questo, che con una delle
+maggiori rivoluzioni, di cui la storia conosca, foggiò a nuovo le
+attenenze che fin adesso s’erano composte fra la Chiesa, il mondo e la
+podestà civile. Fu il Cesare di Roma pontificia; sua meta politica fu
+la onnipotenza del Papato.
+
+Ildebrando però non fu romano nè latino di nascimento. Vuolsi che
+Bonizone, padre di lui, sia stato un povero falegname di Saona,
+paese tosco, laonde il massimo Papa di Roma uscì di quella stirpe
+longobardica, onde Toscana era fittamente popolata[200]. Fanciullo,
+venne a Roma sotto le cure di un suo zio, che era abate del convento
+di santa Maria sull’Aventino; e qui può darsi che vestisse l’abito dei
+Benedettini, poichè diventò monaco, e più tardi entrò nell’ordine di
+Cluny, alle cui idee gerarchiche il suo genio diede vita di dominio.
+Tuttavia la sua indole fervida non si seppellì nel misticismo ascetico
+di quell’età; la sua anima ne emerse ribollente di una forza fanatica,
+ma sana e robusta; imparò a sprezzare il mondo, ma gliene rimase
+l’ambizione di dominarlo.
+
+L’idea gretta di una santità claustrale non alitava nello spirito
+d’Ildebrando, ch’era nato a stringere rapporti operosi col mondo
+nell’ordine politico. La vista di una società profondamente corrotta
+aveva messo schifo nell’animo lirico del Damiani e l’aveva spinto alla
+vita eremitica; più gran dolore provò l’anima di fuoco di Ildebrando,
+scorgendo il decadimento gerarchico della Chiesa di Roma. Occorre
+pensare che durante la sua giovinezza, in quell’età quando più l’uomo
+è smanioso di farsi strada, aveva veduto un mostro morale assiso
+sulla cattedra di san Pietro; occorre pensare che la Chiesa romana
+era allora discesa al basso grado di un vescovato provinciale, ed
+una feroce famiglia di Conti la teneva in conto di investitura de’
+suoi figliuoli cadetti. Uno spirito riflessivo, invasato del compito
+che si spettava al Papato nella storia universale, doveva ben presto
+farsi ragione delle cause della sua ruina, e cercare i modi della sua
+restaurazione. Cause ne erano la preponderanza della podestà civile
+sopra il clero diventato corporazione feudale, e la dissoluzione della
+disciplina ecclesiastica; per ripararvi faceva mestieri riformare
+quella disciplina, unificar tutta la Chiesa sotto l’autorità suprema di
+Roma, svincolare il Papato primieramente dalla supremazia della nobiltà
+cittadina, indi dal Patriziato regio, affrancare finalmente il clero
+dalla investitura laicale.
+
+Nei tempi in cui più s’aggravava la loro pressura per ragioni di scismi
+e di fazioni cittadine i Pontefici erano soliti di chiamare a Roma i
+Re tedeschi, e di coronarli a imperatori; ed ogni volta ne pagavano
+il servigio passeggiero, rinnovando il proprio vassallaggio sotto la
+podestà dell’Impero. Il giovane Ildebrando era stato spettatore del
+Sinodo di Sutri, in conseguenza del quale Enrico III aveva avvilito
+il Papato riducendolo a un vescovado, ed investendone i suoi favoriti
+Tedeschi, istessamente come usava fare per le diocesi di Bamberga o
+di Magonza. Quell’Imperatore dietro sè aveva tratto prigione Gregorio
+VI; e Ildebrando, intanto che seguiva in esilio a Colonia quel suo
+Pontefice, aveva avuto agio di meditare quanto dura fosse la servitù
+in cui il Papato era stato travolto dall’Imperatore liberator suo.
+Occorreva dunque trasportare la battaglia fuor del recinto della
+Città, combatterla sopra un campo universale, farne teatro tutto quanto
+l’Impero. Volevasi liberare il Papato dalla podestà imperiale, e questo
+poteva conseguirsi soltanto allora che la Chiesa si fosse svincolata
+dalla legge dello Stato. Da secoli il feudalismo aveva in modo
+strettissimo intrecciato fra loro i due ordinamenti; volevasi dunque
+proibire che le investiture fossero concedute dalla mano dei laici, e
+liberare così la Chiesa dalle pastoje feudali dell’Impero; il celibato
+doveva separare tutto il clero dalla società laicale, dai suoi doveri,
+da’ suoi interessi; oblighi il clero non doveva averne verso altri che
+il Papa, e allora soltanto questi, sollevato sopra tutti i Metropoliti
+e sopra tutte le Chiese provinciali in qualità di loro capo imperante,
+avrebbe potuto tentar di fiaccare eziandio la podestà regia e di
+renderla sua vassalla.
+
+Questi grandi disegni andarono poco a poco assumendo forma e figura
+nell’intelletto d’Ildebrando. Abbiamo veduto l’infaticabile operosità
+che egli mise in moto dopo l’esaltamento di Leone IX; divenuto
+cardinale e cancelliere dopo il decreto sull’elezione, lo abbiamo
+veduto conquistare passo passo libertà e potenza al Pontificato. Le
+anime grandi nascono e si educano in mezzo a rivoluzioni violente, e
+Ildebrando, prima di diventar papa, formò sè stesso nel lavorio della
+riformazione, durante il reggimento di sei Papi. Lungo e difficile fu
+il tirocinio della sua dominazione; però mai nessun monarca prese come
+lui le redini dell’autorità con tanto profonda cognizione delle cose
+del mondo, degli uomini e delle sue proprie forze, nè ebbe mai una sì
+chiara coscienza della meta cui doveva raggiungere.
+
+Il partito della riforma aveva bello e stabilito il piano della nuova
+elezione pontificia, nè in esso era rimasta estranea Beatrice di
+Toscana. In foga tempestosa, qualmente Iddio ispirasse il popolo,
+dovevasi elevare l’arcidiacono al pontificato. Non ancora, ai 22
+di Aprile, il morto Alessandro era stato calato nel suo sepolcro
+in Laterano, che voci entusiastiche gridarono papa Ildebrando; i
+Cardinali lo tolsero in mezzo a sè con gran giubilo, e lo condussero
+fra grida popolari di gioia in san Pietro in Vincoli, dove fu eletto
+ossia acclamato papa. I Cardinali lessero il decreto elettivo già
+in precedenza compilato, e il popolo ivi raccolto in fitta calca,
+potè giustamente plaudire alle lodi, che, senza ombra di adulazione,
+celebravano le virtù dell’eletto[201].
+
+Il primo Gregorio, allorchè era stato creato papa, aveva tentato di
+scansare colla foga la missione che gli era affidata; a Gregorio VII,
+all’abile ministro di Stato di cinque Papi, non s’avrebbe acconciato
+un’umiltà restìa. Egli non brogliò per la elezione; della sua riuscita
+viveva sicuro, e senza temenza poteva rispondere all’appello, al paro
+di un capitano vincitore di venti battaglie, che le legioni salutano
+imperatore. Eppure quest’uomo dalle grandi fortune s’arretrò per un
+istante, spaventato di quel culmine di potenza che, spesse volte,
+anime volgari avevano salito con gioconda fretta, inette com’erano di
+misurarne la fatale altezza[202].
+
+Gli avversarî di Ildebrando, ai quali molto stava a cuore di poter
+mostrare che l’elezione di un tal Papa era macchiata di simonia,
+sorsero a dire che era stata il parto del raggiro e della corruzione.
+Il detto era menzogna: la gran moltitudine dei Romani aveva votato
+per lui, perciocchè fosse l’uomo voluto dal tempo; la sua vita
+irreprensibile metteva rispetto, ammirazione il suo genio. E nella sua
+previdente accortezza Ildebrando s’avrebbe forse preso la tiara, se
+un’elezione contraria ai canoni lo avesse immantinente esposto alle
+frecciate de’ suoi innumerevoli nemici?
+
+Il nuovo decreto sull’elezione aveva espressamente serbato a Enrico
+il diritto di confermazione; nè Gregorio poteva farne senza. Egli die’
+pertanto l’annuncio della sua elezione anche al Re; non ne ricercò il
+consentimento, ma con prudenza differì la sua consecrazione finchè di
+quello si fosse assicurato o avesse potuto farne senza. La severità
+con cui un tal uomo doveva senza riguardi umani condurre a compimento
+i decreti della riforma poneva in angustie i Vescovi simoniaci delle
+Gallie e di Alemagna, laonde si consigliò ad Enrico che non confermasse
+l’elezione. Se, invece di un giovine Principe traviato dalle passioni,
+un uomo energico fosse seduto sul trono tedesco, non avrebbe ei
+tollerato l’esaltamento di Gregorio, ma, prima che acquistasse
+potenza, avrebbe rovesciato uno che inevitabilmente gli sarebbe stato
+avversario. Però questo Papa, al pari di molti grandi reggitori,
+ebbe la felice ventura di salire a potenza in un’età, nella quale
+i forti uomini erano morti, e i nemici viventi erano gente debole.
+Le sue grandiose vittorie, che oggidì ancora formano la meraviglia
+dei posteri, poterono avverarsi soltanto perchè il reame tedesco era
+sbalestrato nel disordine; e così durò la cosa, fino a tanto che un
+giovine scapestrato occupò il trono di Alemagna.
+
+La sedizione dei popoli di Sassonia opponeva ogni maniera di ostacoli
+alla podestà regia di un Principe immaturo al governo, nè Enrico osava
+di peggiorare le sue condizioni mal secure, provocando contro di sè
+il più terribile di tutti i nemici. Mandò pertanto il conte Eberardo
+a Roma, perchè tutelasse il diritto della corona e disaminasse il
+procedimento tenuto nella elezione; ma questa fu una formalità di
+convenienza, nulla più. Gregorio VII fu consecrato papa addì 29 di
+Giugno, che era il giorno del principe degli Apostoli: intervennero
+alla ceremonia il cancelliere imperiale d’Italia, la marchesana
+Beatrice e l’imperatrice Agnese[203].
+
+
+§ 2.
+
+Gregorio VII riceve giuramento di vassallaggio dai Principi di
+Benevento e di Capua. — Roberto Guiscardo rifiutasi di prestarlo.
+— Disegni di Gregorio rivolti a rendere i Principi e i loro regni
+vassalli della Chiesa romana. — Bandisce una crociata universale. —
+Matilde di Toscana e Gregorio VII. — Suo primo Concilio in Roma; suoi
+decreti di riforma.
+
+La Storia ecclesiastica narra diffusamente delle lotte che Gregorio
+VII sostenne per procacciare onnipotenza al Papato; la Storia nostra
+deve restringersi a più sobrî limiti. Quantunque non possa fare a meno
+di gettare uno sguardo all’indirizzo generale di quest’età ed alle sue
+attenenze prese in grandi proporzioni, essa deve tuttavia attenersi
+soltanto alle cose di ordine politico, e mostrare quali sorti subisse
+la città di Roma in mezzo alla contesa che divampò fra la corona
+e la tiara; quale fu la sua parte in questa controversia che agitò
+l’universo mondo: avvegnaddio anche l’opera della Città non vi restasse
+estranea; le relazioni che tenne a ciascun tempo cogli Imperatori e coi
+Papi fecero di essa una potenza vitale nella storia del mondo.
+
+Prima di congregare il suo primo Concilio Gregorio andò nelle Puglie
+per definire nuovamente i doveri che i Normanni avevano verso il
+Papato; capitano prudente, voleva innanzi d’ogni altra cosa assicurarsi
+un buon terreno di battaglia. Poichè riuscì loro impossibile di
+scacciare i Normanni, i Papi cercarono se non altro di distogliere
+quei pericolosi vicini dagli obblighi feudali che gli avvincevano
+all’Impero, di adoperarli in servigio della Chiesa, e in pari tempo,
+usando l’arte politica di Roma antica, d’indebolire quei vassalli
+colla scissura e colle gelosie. Nell’Agosto dell’anno 1073 Gregorio
+ricevette giuramento di sudditanza dal longobardo Landolfo VI di
+Benevento, e nel Settembre ottenne l’omaggio del Principe di Capua.
+Riccardo si fece tributario, promise di non prestare giuramento di
+vassallaggio all’Impero, se non ne avesse il beneplacito del Papa,
+e si obligò di difendere lo Stato della Chiesa e la validità della
+legge sull’elezione[204]. Il Guiscardo non volle seguire l’esempio
+di un rivale; il vincitore di Sicilia si scansò eziandio di ricevere
+in feudo dal Papa quelle terre che egli già possedeva per propria
+conquista; capiva quali ne fossero gl’intendimenti monarchici;
+pretendeva patti migliori e maggior guadagno di territorî. Non giurò
+dunque vassallaggio, e allora Gregorio con astuta arte tenne diviso
+lui da Riccardo[205]: nè destava più meraviglia l’affaccendarsi con cui
+il Papa tentava di far dell’Italia meridionale una provincia vassalla
+di Roma; però meravigliosa era la schiettezza con cui prestamente
+manifestava altre e maggiori pretensioni della santa Sede.
+
+Se oggidì un Pontefice promulgasse che Principi stranieri gli devono
+vassallaggio, tutto il mondo lo guarderebbe collo stesso stupore onde
+si guarda un pazzo; eppure fu un tempo in cui i Papi con gran serietà
+affermarono di essere eziandio signori supremi politici di mezzo il
+mondo; e popoli udirono queste pretese senza impensierirsene, e Re
+li temettero, oppure bassarono la testa innanzi a loro. La donazione
+di Costantino fu il suolo da cui in origine germogliarono idee così
+audaci; più tardi i feudi normanni servirono di titolo ulteriore a
+richieste più ample. Appena fu divenuto papa, che Gregorio mise a
+terrore i Re, esprimendo l’intendimento suo di fondare una seconda
+dominazione universale romana. Le terre dell’Occidente dovevano
+diventare Stati vassalli di Roma ecclesiastica; i loro Principi, uomini
+feudali di san Pietro. I predecessori di Gregorio avevano esaurito le
+loro forze per riconquistare i patrimonî perduti, ma quest’uomo potente
+mirò assai più in là che ai brandelli dello Stato ecclesiastico, mirò
+alla signoria del mondo; laonde è ancora con istupore che leggiamo le
+sue lettere, scritte in buona parte subito dopo il suo esaltamento al
+pontificato, nelle quali chetamente dichiara a’ Principi stranieri che
+i loro regni sono proprietà della santa Sede.
+
+Queste idee tanto esagerate derivavano eziandio dal concetto che
+Cristo fosse signore del mondo, e che il Papa, da vicario suo,
+partecipasse al suo privilegio: però i Pontefici non avrebbero osato
+di esprimere quelle pretese, se non ve li avessero incoraggiati il
+concetto mistico in cui si teneva la natura del Papato e la confusione
+immane che sconvolgeva i rapporti politici degli Stati. Conquistatori
+accorrevano a Roma per imprimere alle loro ruberie un titolo giuridico,
+per chiedere al Vicario di Cristo che a prezzo del giuramento di
+vassallagio loro concedesse la «grazia di Dio»; pretendenti offerivano
+al Papa in feudo i loro regni, perchè così mettevano al sicuro la
+loro corona. Furberia e sentimento religioso spingevano i Principi a
+porsi sotto la protezione morale della Chiesa; Re coperti di delitti o
+animati di spiriti pii le offerivano annue contribuzioni, spremendole
+dalle tasche dei loro popoli che nulla sapevano del negozio, e il
+Laterano di Roma tramutava i donativi pii in tributi obbligatorî.
+La Chiesa era avvezza che proprietarî angariati da maggiori potenti
+le donavano i loro beni allodiali, e da essa li riavevano in feudo
+ecclesiastico; parimenti dunque la Chiesa cercava di estendere gli
+stessi rapporti giuridici, dalle piccole proprietà ampliandoli ai
+reami, e intendeva a rendersi tributarî tutti questi. I suoi titoli
+erano innumerevoli, e spesse volte dei più stravaganti: Gregorio VII
+pretese alla signoria feudale sulla Boemia, perciocchè Alessandro II
+avesse accordato al duca Wratislao l’uso di una mitra; sulla Russia,
+perchè il principe di Nowogorod, venuto fuggitivo a Roma, aveva
+visitato la tomba di san Pietro e gli aveva offerto in feudo il suo
+paese; sull’Ungheria, perchè Enrico III aveva appeso in san Pietro qual
+dono votivo la lancia regia e la corona di quella contrada conquistata.
+Appena fu eletto papa, Gregorio mandò in Ispagna il cardinale Ugo
+acciocchè vegliasse a guardia della signoria suprema della Chiesa,
+dacchè su quel regno il Pontefice vantava diritto fino da tempo
+antico[206]. Eguali esigenze professò sulla Corsica e sulla Sardegna,
+sulla Dalmazia e sulla Croazia, sulla Polonia, sulla Scandinavia,
+sull’Inghilterra, e colla più grande serietà tenne tutte queste terre
+in conto di proprietà di Pietro santo[207].
+
+L’audacia prettamente romana di siffatte pretensioni ci parrebbe
+oggidì cosa incredibile, se essa precisamente non avesse posato sopra
+di un criterio religioso onde allora si concepivano le cose del tempo
+e del mondo; essa pertanto vuol essere considerata secondo lo spirito
+che dominava nel medio evo. La calma convinzione con cui Gregorio
+VII esprimeva quei vanti, adorna perfino di una certa grandiosità
+il mistico pensiero ch’ei si foggiava in mente, sul rapporto che
+intercedeva fra le cose passeggiere e caduche della terra e il
+principio eterno della religione. Per lui il mondo non era che la forma
+dell’idea cristiana, forma transitoria e accidentale nella sua figura
+politica, eterna invece nella Chiesa che reputava essere l’ordinamento
+mondiale, ossia il regno di Dio, il quale raccoglieva in sè tutti gli
+altri instituti, da stromenti destinati a servirlo.
+
+Tuttavolta il regno della realità non corrispondeva a quello ch’ei
+s’era figurato secondo le idee che primamente cercò di mandare a
+compimento nell’Italia meridionale. Travagliava egli l’intelletto
+in serî disegni di guerra contro a’ Normanni; temeva la crescente
+grandezza di Roberto Guiscardo, il quale, ardito e accorto, procedeva
+verso il bello intento di riunire in un reame l’Italia meridionale.
+Gregorio VII non poteva tollerare che un conquistatore di tanto genio
+gli stesse dappresso come nemico; bisognava o annientarlo o ridurselo
+vassallo. Dapprima sperò di esser più fortunato di Leone IX, e di
+poter condurre a buon termine una lega meridionale, ma il suo animo,
+soverchiamente esaltato dal possedimento della tiara, fu trascinato
+ben presto fuor degli scopi veri dell’impresa. Se uno di più prossimo
+raggiunse, questo non fu che parte di un intiero sistema grandioso.
+Aveva infatti composto disegno di porsi a capo di un esercito europeo,
+e di cacciare in prima d’Italia Normanni, Greci e Saraceni, indi
+di salvare Bisanzio dalla mezzaluna, di assoggettarla alla Chiesa
+romana, e finalmente di piantare la croce a Gerusalemme. Così scrisse
+lettere a’ Principi d’Italia, a Guglielmo di Borgogna, e (ancor nel
+Dicembre dell’anno 1074) ad Enrico, cui diceva che voleva prendere la
+capitananza della crociata, e lasciare a lui la difesa della Chiesa
+romana[208]. Progetto fantastico, e in che tempi! Ciò che avrebbe
+dovuto avvenire alla fine del suo pontificato egli pose arditamente
+a suo incominciamento come se, presagendo le formidabili lotte che lo
+aspettavano in Italia, avesse pensato di evitarle, trascinando dietro
+di sè in Oriente il mondo infervorato. Sperava forse con una spedizione
+violenta, favorita dagli entusiasmi della Cristianità, di compiere i
+suoi progetti gerarchici in Europa con minori impedimenti? o con quel
+piano voleva egli celare il suo vero intendimento di rendersi soggetta
+l’Italia meridionale? chè ei doveva pur comprendere di non potersi
+cacciare a capo fitto nella guerra religiosa d’Oriente, se prima la
+Chiesa non avesse conseguito independenza nell’Occidente. In tal caso
+Gregorio VII s’avrebbe posto a capo della crociata, e forse avrebbe
+rapito la sua nominanza immortale a Goffredo di Buglione, che a questo
+tempo era ancor giovinetto. Però, nella storia universale restò vuota
+una pagina, che avrebbe descritto il maggiore di tutti i Papi movere
+alla testa di miriadi d’uomini fanatici, simile ad un entusiastico
+Alessandro o Trajano coronato di tiara.
+
+Fallì l’idea della crociata; il piano colossale sfumò cambiandosi in
+una meschina parodia. Per verità si raccolsero cinquantamila uomini
+di soldatesche italiane ed eziandio ultramontane, e il Papa (il quale
+nel Sinodo tenuto in Marzo dell’anno 1074 aveva scomunicato Roberto)
+li passò in rassegna, insieme con Gisulfo di Salerno, in vicinanza di
+monte Cimino, presso a Viterbo: tuttavia poco stette che le Contesse
+di Toscana rimasero sole nel loro fervore. Può darsi che Roberto
+Guiscardo, a cui danno Gregorio aveva aizzato Riccardo di Capua e
+Gisulfo di Salerno, mandasse a vuoto con sue arti siffatta alleanza:
+così andò a monte anche la spedizione contro ai Normanni[209].
+
+In tal guisa Gregorio non ebbe ancora la bella ventura di assicurarsi
+completamente il vassallaggio dell’Italia meridionale; ma per compenso
+trovò in Toscana devozione senza limite. Potè egli tenere questa terra
+in conto di una ben munita trincera, che dalla parte di settentrione
+lo copriva dagli assalimenti di Alemagna; ivi volse dunque i suoi
+sguardi con miglior senno pratico; il sogno di dominazione universale
+svanì in aria; ma Gregorio del retaggio di Matilde compose ai Papi uno
+Stato ecclesiastico. La Contessa, allevata alla scuola di sua madre,
+donna pia e coraggiosa, diventò amica sua, e fu l’anima proteggitrice
+della gerarchia pontificia. La celebre Principessa aveva comune con
+Gregorio la nazione, imperocchè anch’ella fosse discesa da’ padri di
+origine longobarda[210]: aveva allora ventotto anni. Era come se non
+fosse maritata, causa la continua assenza del suo sposo, Goffredo il
+Gobbo, il quale, uomo valoroso e prudente, non divideva i fanatismi
+religiosi, nè le idee politiche della moglie: sempre si tenne egli
+stretto alla bandiera di Enrico, in quello che Gregorio s’avvantaggiava
+dell’antipatia di Matilde per il marito, affine di incatenarla corpo
+e anima ai suoi disegni. Le dava a consigliero spirituale il pio
+vescovo di Lucca, Anselmo cluniacense, e rade volte mai un confessore
+ha raccolto i voti confidenti di un’anima sì timorosa di Dio, e nel
+tempo stesso così energica, com’era quella di Matilde. Il rapporto di
+amicizia personale che si contrasse fra Gregorio e lei esercitò grave
+efficacia nella storia universale, ed è in essa eziandio esempio unico,
+avvegnachè nessun’altra volta si abbia visto un Papa stringere vincoli
+così rilevanti con una donna giovane e di forte volontà. Invano l’odio
+e la sospettosa malignità ebbero cercato di contaminare i legami di
+quelle due anime: chi giudica con calmo intelletto rifiuterà sempre
+di strappare un Gregorio VII fuor della cerchia sublime del suo animo
+che comprendeva il mondo, per immergerlo nei piaceri di un amorazzo;
+peraltro facilmente può darsi che nella sua amicizia ammiratrice la
+Contessa mettesse tutto il sentimento onde il suo cuore di donna era
+capace. Matilde, dotata di spiriti gagliardi, orgogliosa, superiore per
+cultura al suo tempo, ebbe animo compiutamente regio, ma, ammaliata dal
+genio di Gregorio, servì a’ disegni di lui, dedicandovi mente virile,
+cuore di donna, e fede sincera nell’ideale che di lui s’era formata.
+Non aveva figli, e questo basta a spiegar tutto. Se ella non fosse
+stata altro che una monachella fanatica, una Marcella o una Scolastica
+del suo secolo, tutt’al più la avrebbe posta in rilevanza l’amicizia di
+un Gregorio: ma invece, questa Debora guerriera del Papato avrebbe, per
+pratiche virtù di governo, pareggiato in ogni tempo le poche regine che
+per grandezza furono illustri[211].
+
+Matilde volle consecrare la sua operosità a pro delle idee di Gregorio
+intervenendo al primo Concilio, in cui il Papa (nella prima settimana
+di quaresima dell’anno 1074) congregò molti Vescovi e Principi. Ivi
+con grande energia egli promulgò nuovamente i decreti di riformazione
+banditi dai suoi predecessori, e destituì senza remissione i preti
+ammogliati e simoniaci. Con sue lettere comandò ai Vescovi di tutto
+Occidente di adempiere, ogni eccezione rimossa, a quelle deliberazioni,
+e omai l’Episcopato s’era avvezzato ai dettami dittatorî del Papato
+romano. Parimente come Leone l’Isaurico aveva voluto con un solo
+editto mondare la Chiesa dai simulacri idolatri, così Gregorio voleva
+finalmente mondarla dai sacerdoti ribelli ai canoni; così adesso come
+allora, tutta Cristianità ne andò commossa profondamente. Nel secolo
+ottavo un despota bizantino aveva inalberato il vessillo della sana
+ragione, e un Papa, per nome Gregorio, si era frapposto in mezzo a
+lui ed alle imagini de’ santi; adesso, nel secolo undecimo, un Papa
+sorgeva in nome della legge morale e della disciplina ecclesiastica,
+e un Imperatore tedesco si frapponeva in mezzo a lui ed alle passioni
+umane: però sventuratamente dietro al suo scudo regio si ricoveravano
+troppi abusi e troppi vizî. Ogni qual volta la Chiesa venne a lotta
+contro l’Impero, vi si mescolarono sempre scopi di politica mondana;
+ma nel secolo undecimo non era più il debole avanzo del despotismo
+romano contro cui la Chiesa, avida di sorgere a potenza, conquistasse
+l’autonomia dogmatica e il dominio temporale; erano invece due sistemi
+omai divenuti grandi e antichi, i quali combattevano l’un contro
+all’altro; seguivano entrambi un errato indirizzo, in quanto ciascuno
+di essi voleva conseguire la supremazia, tuttavolta uno di ragionevole
+entrambi ne avevano, in quanto miravano a delimitare i confini che
+loro naturalmente competevano. La feudalità aveva intrecciato quasi
+inestricabilmente i limiti della podestà ecclesiastica e della podestà
+civile; era uno stato di cose reso omai intollerabile; l’ordinamento
+ecclesiastico cercava con una rivoluzione violenta di svincolarsi da
+quello politico, ma questo non poteva nè voleva prosciogliere l’altro
+dall’obbligo feudale. Una guerra più lunga e più terribile di quella
+dei trent’anni, una guerra che ne durò cinquanta, fu la conseguenza
+di questa rivoluzione, e Roma, sede dei Papi, fu parecchie volte
+sventurato teatro di questa lotta di varia fortuna, continuò sempre ad
+esser l’origine donde essa scaturì, e si mantenne santuario in cui si
+conservavano i due simboli della pugna combattuta, la corona imperiale
+e la tiara.
+
+
+§ 3.
+
+Condizioni di Roma. — Gli avversarî di Gregorio. — Guiberto di
+Ravenna. — Enrico IV. — Contrarietà che si oppone in Alemagna contro
+a’ decreti di Gregorio. — Suo decreto che proibisce ai laici di dare le
+investiture. — Il romano Cencio attenta contro la vita di Gregorio.
+
+Anche in Roma era grande la contrarietà che si opponeva a Gregorio.
+Colà centinaja di preti, in onta alle decisioni dei Sinodi, vivevano
+in concubinato; i loro figliuoli o i loro nepoti erano avvezzi ad
+arricchire coi beni della Chiesa, e ad ereditare le prebende dei padri
+o degli zii. Un Cronista, in quello che dà una sguardata alla basilica
+di san Pietro, ci descrive le condizioni di tutta la Chiesa romana.
+V’erano in quella basilica sessanta mansionarî, laici conjugati,
+guardiani del tempio; di giorno solevano ingannare i forestieri
+celebrando la messa travestiti da cardinali e beccandosi le offerte dei
+gonzi; di nottetempo poi gavazzavano nella chiesa in orgie sfrenate,
+e i gradini degli altari erano profanati di turpezze, di ruberie e di
+assassinî. Gregorio durò fatica a cacciarne quell’immondo sciame[212].
+
+Tutti i preti deposti, i loro clienti e la loro parentela lo odiavano
+a morte, e perciò si alleavano colla nobiltà cittadina che gli era
+avversa. Anche l’Arcivescovo di Ravenna se la intendeva in secreto
+coi malcontenti. Era insignito allora di quella dignità Guiberto,
+antico cancelliere e vicario d’Italia, ch’era stato anima dello scisma
+di Cadalo, oppositore dichiarato d’Ildebrando e de’ suoi progetti,
+uomo giovine, pieno di ambizione, accorto e coraggioso. Sulla fine
+del pontificato di Alessandro II era giunto con finissimi artificî
+a ottenere la cattedra arcivescovile di Ravenna; aveva assistito
+personalmente al Sinodo dell’anno 1074, e, fatta in apparenza
+sottomessione, aveva acconsentito a riceverne il seggio, che a lui
+di già competeva, per concessione giuridica del nuovo Papa da lui
+odiato. Però ei si rifiutava di armare i suoi vassalli alla guerra
+progettata contro a’ Normanni, nè volle fornirli per punire il Conte di
+Bagnorea che s’era ribellato; teneva misteriosi convegni con Cencio, e
+probabilmente la corte tedesca gli aveva dato incarico di informarla su
+quali e quanti partigiani potesse fare assegnamento in Roma[213].
+
+Era a prevedersi una rottura col Papa. Finchè trionfò la ribellione
+dei Sassoni il giovine Enrico fece l’umile, e promise a Gregorio di
+sottomettersi ai decreti di riforma, ma la compassionevole lettera che
+in questi sensi scriveva era dettata soltanto dalla necessità onde in
+quel momento era angustiato[214]. Da altra parte, svelatamente e senza
+riguardo alcuno, continuava a vendere gli officî ecclesiastici; la
+Chiesa di Germania, come quelle di tutti gli altri paesi, era bruttata
+di simonia, e nella massima parte i preti vivevano accasati con donne.
+Perciò ella doveva sembrare veramente opera temeraria l’impresa
+di ridurre ad obbedienza sotto i decreti di Roma tanti prelati che
+avevano potenza di principi, tante migliaia di sacerdoti che erano
+sparsi nell’Impero. Allorchè dunque, dopo il suo primo Concilio,
+Gregorio mandò suoi legati in Germania in compagnia dell’Imperatrice
+madre, i suoi decreti sollevarono colà una tempesta indescrivibile.
+L’opinione publica era costretta a condannare il commercio degli officî
+ecclesiastici; i Vescovi non raccapezzavano ragione alcuna per iscusare
+la simonia, ma a sufficienza ne trovavano per combattere il divieto
+monastico del matrimonio, dicendo che era contrario alla dottrina
+cristiana[215]. In questa tragica lotta, nella quale l’istituto del
+matrimonio diventò argomento che travagliò la storia universale, la
+ragione di natura soccombette, e vinse l’oscuro spirito del monachismo:
+a favor suo combattevano le mistiche idee del secolo, ed il decreto
+del celibato fu molto abilmente associato col salutifero divieto della
+simonia.
+
+I legati pontificî (giova considerare che l’uso dei legati dall’età
+di Gregorio assunse un carattere affatto nuovo, poichè adesso, pari
+a’ proconsoli di Roma antica, questi nunzî andavano per le province
+della Chiesa universale), i legati pontificî chiesero ad Enrico che
+dimettesse i consiglieri già scomunicati da Alessandro II, ai quali
+massimamente si dava colpa del commercio di officî spirituali, e gli
+intimarono comando che fosse data esecuzione in Alemagna alle decisioni
+sinodali. Tuttavolta l’animoso Liemaro, arcivescovo di Brema, fu quegli
+che salvò l’onore della Chiesa germanica, rifiutando, insieme con altri
+Vescovi, di riconoscere per autorevole un Sinodo che doveva celebrarsi
+in Germania davanti a legati romani.
+
+Alemagna, Francia e Italia erano tutte in fiamme, pro e contro del
+Papa. La immane lotta che vedeva dichiararsegli contro riempì Gregorio
+stesso di inquietudini[216]. I nemici che aveva in Roma, i Vescovi
+di Lombardia, i Normanni gli davano gravi pensieri; cercò alleanze,
+e nelle difficoltà disperate in cui si trovava involto indirizzò i
+suoi voti financo alla Danimarca, ed esortò quel re Sueno di venire
+in ajuto alla Chiesa, promettendogli in ricambio il possedimento di
+una provincia nell’Italia meridionale. Similmente come gli Imperatori
+bizantini toglievano a’ loro stipendi genti del settentrione, Sarmati
+e Unni, per adoperarli nelle loro guerre d’Italia, così Gregorio
+avrebbe voluto trascinare i campioni del Jutland e del Seeland contro
+i Normanni, loro affini di stirpe, e contro altri nemici, e, senza
+scrupoleggiare di amore per l’Italia patria sua, avrebbe loro dato in
+feudo le costiere da questi ultimi occupate[217].
+
+Nel suo secondo Concilio (tenuto sulla fine di Febbraio dell’anno
+1075) proibì che il clero ricevesse investitura dai laici; d’ora in poi
+nessun Vescovo o Abate avrebbe potuto più essere insignito da Re o da
+Imperatori, da Duchi o da Conti, di anello e di pastorale: così gettava
+arditamente il guanto di sfida a tutte le podestà civili. Quando i Papi
+riformatori avevano divietato il traffico degli officî ecclesiastici,
+avevano colpito un condannevole abuso, ma adesso Gregorio dava di
+cozzo contro un privilegio antichissimo dei Re, i quali decoravano
+i Vescovi, prima ancora che fossero consecrati, dell’anello e del
+pastorale, a distintivo dei beni che ricevevano in feudo dallo Stato.
+Quel rapporto feudale fra laici e preti, che era divenuto istituzione
+di diritto publico, doveva adesso tutt’a un tratto disciorsi; il clero
+doveva uscire del sistema feudale. Fu questo celebre decreto la favilla
+che accese una guerra di cinquant’anni; e in tal modo la Cristianità
+pagò la pena di quelle religiose debolezze per cui s’aveva donato
+alle Chiese beni e città, e di quella insania per cui i Re avevano
+dotato i preti di potenza principesca. Per verità il possedimento
+di beni regî inoculò orribili mali nella Chiesa; chè senza riguardo
+a intelligenza dell’eletto, perfino senza preventiva elezione, la
+podestà civile vendeva o donava officî ecclesiastici alle più sozze
+creature del favore di corte. Spesse volte il Re nominava Vescovi
+e Abati seguendo il capriccio che gli frullava in un breve istante
+pel capo, e lo faceva mettendo loro in mano un bastone; diventavano
+allora vassalli della corona, servivano da capitani nelle guerre e
+in persona combattevano nelle battaglie: appena era se il vestimento
+sacerdotale li distingueva da’ Duchi o da’ Conti, coi quali avevano
+nello Stato comunanza di diritti e di doveri, di bisogni e di ogni
+sorte di vizî. Occorreva mondare il clero da condizioni secolaresche
+tanto contrarie alla missione apostolica; così esigevano religione e
+umanità. Gregorio VII volle svincolare la Chiesa da quella dipendenza
+in cui lo Stato la teneva, eppure volle conservarne gli immensurati
+possedimenti; nè avrebbe compreso verità di ragione, se qualche
+pensatore di buone intenzioni gli avesse detto che la più diritta via
+per liberare il clero dalla soggezione all’autorità politica, sarebbe
+stata quella di ridurlo nuovamente povero e religioso, sì come erano
+stati gli Apostoli[218]. Il suo pensiero audace questo era: guarentire
+alle Chiese di tutti i paesi il loro dovizioso dominio temporale,
+affrancarle dovunque del loro obligo feudale verso la corona,
+assoggettarle soltanto al Pontefice, tramutare così mezza Europa in uno
+Stato ecclesiastico romano.
+
+Pareva che fosse giunto il tempo propizio per togliere ai Re il diritto
+di investitura, chè infatti Enrico trovavasi in male strette, premuto
+com’era dai Sassoni. Però la vittoria ch’ei ne riportava nel Giugno
+1075 presso la Unstrut gli lasciava libere le mani, e adesso cominciava
+a sentirsi re. Milano, Ravenna, Roma, i Normanni gli offerivano
+un’alleanza naturale; e un buon indirizzo che s’avesse dato alle cose,
+meglio di quello che sapessero fare Cencio, Guiberto e Ugo cardinale
+(il quale aveva nuovamente disertato la causa della Chiesa), avrebbe
+riunito una lega formidabile a danno di Gregorio. La podestà regia
+s’era restaurata a Milano. Dopo che per lunghi anni questa città era
+stata dilaniata dalla guerra dei Paterini, nobili e popolo s’erano
+sollevati contro alla tirannide insopportabile di Erlembaldo. Questo
+capitano era caduto combattendo per le vie di Milano, col gonfalone
+di san Pietro in pugno; i Milanesi avevano chiesto ed ottenuto da
+Enrico un arcivescovo, e Gregorio, alla cui corte erasi ricoverato
+il discacciato arcivescovo Attone, non potè impedire che Tedaldo
+ne ricevesse l’investitura[219]. Lo destituì dell’officio, ma non
+pertanto, insieme colla caduta di Erlembaldo, ruinò l’influenza di lui
+a Milano.
+
+Il suo nemico più operoso era Cencio, capo di tutti i malcontenti di
+Roma. Il Prefetto della Città ebbe il coraggio di sottoporre questo
+prepotente uomo a inquisizione, ma non si osò di eseguire la sentenza
+di morte pronunciata su di lui; Matilde stessa perorò a suo favore.
+Cencio diede ostaggi; la sua torre fu smantellata, ed egli rimase un
+tratto di tempo tranquillo[220]: era la calma di chi medita vendetta.
+Allorchè la rottura con Enrico fu resa inevitabile, Cencio combinò
+il suo piano per rovesciare Gregorio; richiese il Re in nome dei
+Romani, che assumesse la podestà cittadina, e gli promise di dargli
+in suo potere il Papa prigioniero[221]. Un attentato contro la vita o
+contro la podestà del Pontefice, similmente che al tempo della prima
+controversia delle imagini, doveva (così almeno si sperava) metter un
+termine alla lotta. È incerto se Enrico prendesse parte in ciò; ad ogni
+modo, la cospirazione non ebbe effettivo ajuto dai Lombardi, nè dai
+Normanni, nè dal Re, e si ridusse solamente ad un atto di violenza di
+un bandito, la cui odiosità s’accrebbe per circostanze di luogo e di
+tempo.
+
+Ciò che avvenne nel Natale dell’anno 1075 è uno dei più lucenti episodî
+che emergano fuor della storia di Roma nel medio evo. Nella vigilia di
+quel giorno santo il Papa celebrava, come di solito, la messa presso
+all’altare del presepio in santa Maria Maggiore: tutto ad un tratto
+s’alza tumulto di grida e d’armi, e Cencio si scaglia entro la chiesa
+colla spada in pugno seguito dalla nobiltà congiurata. Va all’altare,
+afferra il Papa per le chiome, lo trascina seco sanguinoso di percosse,
+lo gitta sul suo cavallo, e via lo porta per Roma in mezzo alla tenebra
+notturna, e lo serra nel suo palazzo ch’era posto nella regione detta
+Parione[222]. La Città si commuove, le campane suonano a stormo,
+il popolo brandisce le armi, i preti con gemiti velano gli altari,
+le milizie sbarrano le porte, si corrono le vie portando fiaccole:
+nessuno ha visto il Papa. Al mattino successivo il popolo si raccoglie
+sull’antico Campidoglio per consultare che sia a farsi; paiono tornati
+i giorni della congiura di Catilina. Finalmente si ha avviso che il
+Papa è prigioniero nella torre di Cencio. Ivi infatti Gregorio si
+trovava ferito e solo. Lo si aveva sottoposto a gravi maltrattamenti;
+il malandrino, che non aveva potuto condurlo fuori della Città, aveva
+chiesto d’essere infeudato dei migliori beni della Chiesa; i suoi
+vassalli avevano coperto il Papa di scherni, le sue feroci sorelle
+simili a furie lo avevano subissato di un torrente d’invettive,
+nelle quali probabilmente non era risparmiato il nome di Matilde:
+però Gregorio in mezzo a tutto questo non aveva ismarrita la sua
+dignità[223]. Se anche la fazione di Cencio avrà tentato di suscitare
+Roma a libertà, la sua voce non fu intesa; la sua breve resistenza fu
+prestamente domata, e il popolo diede furibondo assalto al palazzo per
+liberare Gregorio.
+
+Come Cencio si vide perduto, supplicò grazia, od a spada tratta
+la impose; gli perdonò il Papa, e promise che gli avrebbe concesso
+assoluzione, se dopo di aver peregrinato a Gerusalemme, fosse tornato
+pentito a’ suoi piedi[224]. Forse mai in nessun’altra occasione più
+chiaramente che in quella notte e dopo il suo salvamento, Gregorio
+rivelò il suo coraggio e la generosa indole sua; mantenne fede financo
+al suo assassino che protesse dal furore popolare. Lo si ricondusse
+in trionfo a santa Maria, dove l’uomo meraviglioso, più avventurato di
+Leone III, ripigliò a dire la messa interrotta. Il popolo distrusse le
+case di Cencio e della sua fazione, e frattanto il feroce capitano co’
+suoi parenti pigliava il largo[225], ma era appena giunto alla prima
+pietra miliare, che gli sbolliva l’idea di peregrinare a Gerusalemme,
+e preferiva di gettarsi ghignando in uno de’ suoi castelli nella
+Campagna; vi raccoglieva vassalli e uomini malcontenti, e devastava
+impunemente i dominî della Chiesa[226].
+
+Questo destino irto di contrasti subì il maggiore di tutti i Papi;
+innanzi a lui tremava il mondo, a’ suoi piedi si prostravano Re, ma
+i ribelli Romani ponevano le mani su di lui e lo trascinavano pei
+capelli. Egli seppe umiliare i suoi nemici coronati, ma non giunse a
+punire i più disprezzabili de’ suoi avversari, onde nel silenzio del
+cuor suo dovette ripensare alle considerazioni di Salomone, quando
+meditava sulla vanità di tutte le umane grandezze.
+
+Gregorio uscì del bujo di quella notte collo splendore di uomo invitto
+e di martire. Anche il popolo aveva splendidamente dato prova che lo
+amava e che venerava il genio suo; e questa era per lui cosa di grave
+rilievo e lo innalzava molto. Può darsi che i suoi nemici accusassero
+Enrico di complicità nel delitto; certo è che solo frutto del
+forsennato attentato si fu di mandare a vuoto anche l’ultima speranza
+di una conciliazione. Gregorio, concitato a ira, gettò adesso lungi
+da sè anche l’ultimo rispetto di timore umano, se qualche cosa pur
+v’era che ancor lo rattenesse, e volle mover tosto in campo contro il
+massimo de’ suoi nemici fra’ Principi. Trattavasi adesso di far curvar
+la podestà civile dell’Impero romano sotto ai decreti della Chiesa; e
+la lotta che si combattè fra Enrico IV e Gregorio VII, rappresentanti
+della Chiesa e dello Stato, è forse il più gran dramma cui la storia
+politica abbia mai dato vita.
+
+
+§ 4.
+
+Gregorio VII la rompe con Enrico IV. — Il Re fa deporre il Papa in un
+Concilio raccolto a Worms. — Lettere di lui a Gregorio. — Enrico IV
+è scomunicato e deposto in un Concilio raccolto a Roma. — Agitazione
+che se ne sparge nel mondo. — Rapporti fra i due antagonisti. — I
+ventisette Articoli attribuiti a Gregorio VII.
+
+Poichè Enrico, giovine e imbaldanzito della vittoria riportata sui
+Sassoni, non adempieva più ad alcuna delle sue promesse, e adesso come
+per lo innanzi andava vendendo officî ecclesiastici, e teneva alla
+sua corte i consiglieri scomunicati, l’animo impetuoso di Gregorio ne
+traeva ragione di operare in modo, che spingeva il Re agli eccessi
+estremi. L’ultima lettera che il Papa indirizzava ad Enrico, era la
+provocazione di un avversario accorto e prudente, che nella quiete
+e nel silenzio s’era armato in guerra: chiedevagli che facesse una
+penitente confessione delle sue peccata, esigeva financo la malleveria
+di qualche Vescovo che attestasse essere sincero il pentimento del Re,
+ed arditamente faceva capire ad Enrico che avrebbe potuto toccargli la
+fine di Saule[227]. Legati romani erano anche partiti per Goslar ad
+ammonire il Re di far ammenda delle sue colpe e de’ suoi vizî, e gli
+annunciavano l’anatema della Chiesa se si fosse rifiutato di obbedire.
+
+Con giusta ira il figlio di Enrico III, che era il primo principe
+della Cristianità, raccolse quella intimazione; sennonchè, in vece di
+opporre al Pontefice un’ironia temperata, il suo bollore giovanile
+scoppiò in furie, e diè di contra al suo avversario con veemenza e
+con grosse armi. Rimandò vergognosamente i legati, e con gran collera
+convocò a Worms un Concilio: in esso, ai 24 di Gennaio, i Vescovi
+tedeschi, senza molto pensarci su, dichiararono esser il Papa deposto.
+Ogni statista di soda mente avrebbe dovuto condannare il giovine Re,
+che con questo comportamento malaccorto manifestava una così grande
+mancanza d’intelletto politico. Credeva egli che il Papa fosse debole,
+perciocchè coi suoi decreti avesse concitato contro di sè tutti i
+maggiorenti laici ed ecclesiastici dell’Impero; ma s’ingannava della
+forza che credeva di avere pronta a’ suoi servigi, e i nemici di
+Gregorio lo ingannavano, dandogli a credere che il Papa si trovasse
+in condizioni disastrose a Roma, per ciò solo che il cardinale Ugo,
+scomunicato e irrequieto, erane il più acerbo accusatore innanzi
+al Sinodo di Worms, cui si dava l’aria di assistere con autorità di
+ambasciatore dei Romani[228]. Può darsi che delle lunghe e puerili
+litanie di delitti che si apponevano a carico di Gregorio dubitassero
+gli stessi più fieri nemici del Papa; nondimeno il sentimento di
+libertà commoveva la Chiesa nazionale tedesca contro a un Papa
+avido d’impero, che privava l’Episcopato dell’ultimo avanzo di sua
+independenza, destituiva Vescovi senza inquisizioni sinodali, eccitava
+le comunità stesse a ricusar loro obbedienza ecclesiastica; a un Papa
+che fuor della sua persona pareva non iscorgere nel mondo altro che
+sudditi. Prima d’ogni altra cosa dunque Enrico chiamò in armi contro il
+Pontefice la Chiesa nazionale minacciata ed i Vescovi.
+
+Oggidì il Papato non è che la ruina di quello che fu: la sua podestà
+teocratica sopra i Re ci sembra una leggenda meravigliosa; eppure
+oggidì ancora, quando leggiamo gli atti di quel tempo, noi, freddi e
+calmi spettatori dei fatti delle età trascorse, respiriamo qualche poco
+dei suoi bollori, delle sue passioni. Il Re scriveva così al Papa:
+
+«Enrico, re non per usurpazione ma per volontà santa di Dio, a
+Ildebrando non papa, ma infinto frate.
+
+»Questo saluto ti meriti, seminatore di zizzania, tu che maledici
+ogni gente della Chiesa, invece di benedirla. Ti dirò brevi parole:
+gli Arcivescovi, i Vescovi e i preti calpestasti sotto a’ tuoi piedi,
+come schiavi privi di volontà. Li tratti tutti da ignoranti, te solo
+tieni per sapiente. Ogni cosa tollerammo per reverenza della cattedra
+apostolica; ma tu scambiasti reverenza per tema, e ti ribellasti
+perfino contro la podestà regia che Dio ci concesse, e minacciasti
+torcela, quasi che la signoria e l’impero stessero non nelle mani di
+Dio, ma nelle tue. Cristo chiamò noi all’Impero, non te al Papato. Te
+lo guadagnasti con cabale e con falsità; disprezzasti la tua tonaca
+monastica, e con denaro ti procacciasti favore, con favore armi, con
+armi la cattedra di pace, e la pace ne bandisti, poichè armasti i
+sudditi contro ai signori, predicasti lo sprezzo contro ai Vescovi
+ordinati da Dio, e desti facoltà perfino agli uomini secolari di
+deporli e di condannarli. E tu vuoi deporre me, re incolpevole cui Dio
+solo giudica, se i Vescovi dichiararono che a Dio solo si spettava
+di pronunciare sentenza sopra un Giuliano apostata? Non è Pietro,
+pontefice vero, che dice: Temete Iddio, riverite il Re? Ma tu non temi
+Dio, e perciò non riverisci me che sono ordinato da lui. Te colpisce
+l’anatema di san Paolo, te condanna il giudizio di tutti i nostri
+Vescovi, e ti dice: Scendi della sedia apostolica che usurpasti,
+acciocchè altri la occupi che non faccia violenza alla religione, ma
+insegni la pura dottrina di Pietro. Io, Enrico, re per grazia di Dio,
+ti grido con tutti i nostri Vescovi: scendi, scendi»[229]!
+
+Così diceva Enrico a Gregorio in quella lettera che è prezioso
+documento di quest’età. La deposizione del Pontefice decretata da un
+Sinodo tedesco, illegale perocchè pronunciata da una sola parte senza
+che l’altra si ascoltasse, fu un fatto inaudito negli annali della
+Chiesa; tutto l’Occidente ne fu commosso. Frattanto i legati regî
+valicavano le Alpi; gli ottimati e i Vescovi lombardi gli accoglievano
+con giubilo grande, si congregavano a Piacenza, aderivano alle
+deliberazioni di Worms, e anche da parte loro deponevano il Papa.
+
+Rolando, ch’era un prete del basso clero di Parma, fu incaricato di
+recare a Roma i decreti di Worms e di Piacenza: quanto ai Romani,
+eziandio ad essi Enrico aveva indiritto un bando, in cui, da loro
+patrizio, gli ammoniva a disertar la fede di Gregorio e ad eleggere
+un novello papa[230]. E giova considerare che, sebbene Enrico non
+fosse imperatore, la dignità del Patriziato romano gli offeriva un
+apparente fondamento giuridico a procedere contro il Papa, perocchè,
+anche nella deposizione che faceva promulgare contro di Gregorio egli
+facesse appello a quella sua podestà. Il messaggiero arrivò il giorno
+innanzi alla riunione (addì 22 Febbraio) di un Concilio, che s’aveva
+ordinato raccogliersi in Laterano. Aperta la sua prima tornata col
+solito canto di un inno, si presentò Rolando, e impavidamente disse
+al Papa: «Il signor mio, il Re, e tutti i Vescovi di là dai monti, ti
+comandano di scendere incontanente dalla cattedra usurpata, avvegnaddio
+senza la volontà di loro e dell’Imperatore nessuno possa pervenire a
+siffatta dignità. Voi tutti, o fratelli», e qui l’oratore si rivolse
+al clero, «cito a comparire per le future Pentecoste al cospetto del
+Re, e ivi dalla sua mano riceverete un Pontefice, poichè questi qui
+presente non è papa, ma lupo vorace.» Cotali parole furono accolte
+da grida d’indignazione; i congregati s’alzarono furibondi dai loro
+scanni; il Cardinale di Porto gridò che si pigliasse il mariuolo; e
+il Prefetto della Città si scagliò colla spada nuda su Rolando. Forse
+un fanatico colpo di spada avrebbe mandato a rotoli l’audace edificio
+di Gregorio, ma il Papa si frappose prestamente, e impedì l’uccisione
+dell’ambasciatore.
+
+Tornata la calma, il Sinodo si mise all’opera con energia. I Vescovi
+lombardi e tedeschi, che avevano sottoscritto i decreti onde dicemmo,
+furono scomunicati, e Gregorio, fin da quando incominciò il Concilio,
+ebbe il contento di accogliere alcuni di quei prelati tedeschi, che
+pieni di temenza erano corsi di qua delle Alpi a gettarglisi ai piedi.
+Quanto al Re, il Sinodo chiese che si punisse colla massima pena della
+scomunica ecclesiastica; e frattanto l’imperatrice Agnese assisteva
+nella basilica alle sessioni di un Concilio, di cui ogni parola che
+v’era pronunciata, parve scendere grave grave a trafiggerle il cuore.
+La vedova del forte Enrico, allontanatasi dal suo figliuolo, s’era data
+in balìa dei preti romani; però il fumo degl’incensi che ella respirava
+in Roma, non poteva averle intieramente assopito i suoi sentimenti di
+madre[231].
+
+L’anatema di Gregorio corse il mondo come un fulmine vero, e come
+fulmine colpì la testa del primo monarca della Cristianità. Giammai
+la folgore di una scomunica operò effetto pari. Tutte le censure de’
+Papi sono state inerte cosa rimpetto a questa di Gregorio ch’ebbe tanta
+efficacia nella storia universale, da metter in fuoco l’Occidente:
+spettacolo orribilmente sublime di quel tetro medio evo, e diverrà
+sempre più meraviglioso quanto più la gente umana, progredendo nel suo
+cammino, si discosterà da quell’età.
+
+La fede universale poneva in grembo al capo della Chiesa la podestà
+di benedire e di maledire, e nessuna potenza mondana gli contestava
+il diritto delle censure ecclesiastiche. I Re, come tutti gli altri
+laici, erano soggetti alla disciplina della Chiesa, e il superbo
+Gregorio poteva sclamare: «Quando Cristo disse a Pietro, pasci le mie
+pecorelle, ne ha forse eccettuato i Re?» Anatemi erano le armi dei
+Pontefici reputate legittime; or doveva un Gregorio tenere a schivo
+di adoperarle contro un Principe che con abusi metteva a soqquadro
+la Chiesa, e aveva deposto il Papa? Tuttavolta l’audacia inaudita di
+questo anatema commosse il mondo. Infatti non s’era ancora sollevata
+tanto alto l’idea dell’autorità del Papa che non mettesse spavento
+l’opera sua onde aveva scomunicato il Re dei Romani; e più meraviglia
+metteva l’arroganza, finora senza esempio, per cui il Vescovo romano
+promulgava essere il capo dell’Impero decaduto delle sue corone, e
+ne scioglieva i sudditi del loro giuramento, e seminava così per le
+terre odio e ribellione[232]. Potranno i secoli venturi farsi un’idea
+adeguata che furonvi tempi in cui il Papa derivò da un pacifico e
+poveretto Apostolo una potenza così simile a quella di Dio? L’età
+nostra, che in qualche modo non si discosta ancor molto dal medio
+evo, omai stupisce gravemente allorchè pensa che usurpazione tanto
+enorme della maestà divina s’arrogò un meschino mortale, figlio fugace
+di un’ora brevissima, un uomo che benedicendo o condannando vuole
+imperare all’eternità, lui, l’uomo che il soffio di un minuto incerto
+può schiacciare, senza che pur traccia ne resti. La è pur mostruosa
+la grandezza di quel sacerdozio dei tempi di mezzo, che si elevò così
+temerariamente sopra i limiti del finito!
+
+La novella che il Re romano era deposto destò per tutto Occidente una
+sensazione grande, da non potersi credere. Tutto l’Impero romano (dice
+un Cronista di quell’età) ne tremò; il giudizio degli uomini andò
+stravolto da un’azione così inaudita, in quello che i preti rovistavano
+gli annali del Papato per trovarne di che giustificare Gregorio con
+somiglianti avvenimenti dei tempi trascorsi, e speravano di acchetare
+il malcontento e le meraviglie con qualche esempio di autorità
+vescovile, che per verità a questo caso mal si acconciava[233].
+
+Enrico e Gregorio, adesso nemici a vita e a morte, erano entrambi
+entrati nella stessa lizza per assalirsi; entrambi s’erano l’un l’altro
+deposti; entrambi avevano abbandonato il terreno del diritto, e s’erano
+arrogata un’autorità che non avevano. Però non combattevano ad armi
+eguali. Un Re di quel tempo, se anche impugnava una spada di eroe, era
+un inerme contro un Papa che impugnava il dardo della scomunica. Un
+Re che combatteva contro un Papa, era un uomo di forze ordinarie alle
+prese con un mago. Enrico s’era cacciato in questa mischia con impeto
+cieco; Gregorio invece aveva combinato con savia arte il suo piano di
+guerra; e il Papa, che apparentemente non aveva alleati, poteva alla
+fine schierarne in campo più, e più forti che il suo regale nemico.
+
+Entrambi avevano indole despotica; ma l’arbitrio del Re si frangeva
+di contro all’opposizione costituzionale che gli movevano gli Stati
+dell’Impero, laddove la possanza gerarchica che il Papa esercitava
+su’ Vescovi e su’ Concilî, non avea più limiti. L’animo leggiero
+di un Principe vizioso attenua la sollecitudine che sentiremmo
+delle sue sorti; ed i veri abusi onde la Chiesa verminava e ch’egli
+proteggeva rendevano desiderato il trionfo del Pontefice, fino a tanto
+che ei prendeva quelli di mira. Tuttavolta l’intemperante disegno
+dell’infallibilità e dell’onnipotenza pontificia che Gregorio scriveva
+sul suo vessillo, è cosa che spaventa la mente di chi deve giudicarne,
+e affievolisce la nostra sollecitudine per quella salutare riforma,
+anche se sia duopo riconoscere che era necessità di liberare la Chiesa
+dalla servitù politica. Sebbene v’abbiano dei dubbî sul vero tenore
+dei ventisette Articoli che furono inseriti nei Regesti di Gregorio, ad
+ogni modo ci giova fermarci sui più notevoli, avvegnachè corrispondano
+in tutto e per tutto allo scopo che Gregorio VII si propose, e a ciò
+che egli stesso professò apertamente nelle sue lettere.
+
+«Dio solo fondò la Chiesa romana. Non altri che il Papa ha diritto di
+promulgare nuove leggi, di fondare nuove comunità, di deporre Vescovi
+senza bisogno di decisioni sinodali. Egli solo ha diritto di servirsi
+delle insegne imperiali. Ei solo porge il piede al bacio di tutti i
+Principi. Soltanto il suo nome è invocato in tutte le Chiese. Il suo
+nome, papa, è uno al mondo. Ha diritto di deporre Imperatori. Ei può
+sciogliere i sudditi dalla loro fede verso reggitori ingiusti. Senza
+della sua autorità nessun capitolo, nessun libro è canonico. Le sue
+sentenze non ammettono sindacato. A nessuno è lecito di giudicarlo. La
+Chiesa romana non errò mai, nè fallirà mai in tutta la eternità, come
+attesta la sacra Scrittura. Tosto che il Papa è consecrato secondo
+i canoni, diventa santo pei meriti di san Pietro. Quegli soltanto è
+cattolico che crede colla Chiesa romana»[234].
+
+
+§ 5.
+
+Gli Stati dell’Impero in Germania si staccano da Enrico IV. —
+Egli si sveste della podestà regia. — Valica le Alpi per mendicare
+l’assoluzione dalla scomunica. — Suo suicidio morale a Canossa (1077).
+— Grandezza morale di Gregorio VII. — I Lombardi disertano il Re. —
+Questi si riaccosta ad essi. — Muore Cencio. — Muore Cinzio. — Muore in
+Roma l’imperatrice Agnese.
+
+Enrico ricambiò l’anatema coll’anatema, ma presto conobbe quale e
+quanta fosse la potenza del suo avversario romano, che destramente gli
+seminava nella stessa sua terra la ribellione, offeriva ai maggiorenti
+la prospettiva attraente del trono, armava fanatismo e superstizione,
+quei due alleati formidabili della podestà sacerdotale, seduceva
+clero, nobili e popolo di Alemagna a disertare la bandiera di un
+despota scomunicato, ed a scegliersi un altro Re, cui egli, papa,
+tostochè l’avesse trovato uomo degno, voleva impartire la consecrazione
+apostolica. Se Enrico avesse posseduto forza vera di monarca avrebbe
+sopportato senza gran danno l’anatema; per lo contrario la sua
+podestà d’impero non riposava che sopra il fondamento mal securo della
+feudalità, ed era soltanto a questo organamento che i Papi andavano
+debitori della buona riuscita dei loro disegni[235].
+
+La storia dell’Impero tedesco descrive qualmente Principi, Vescovi e
+non tutto ma molto popolo abbandonassero un Re ch’era temuto e odiato
+se non pure sprezzato; a noi basta osservare che fu precisamente il
+partito tedesco a lui avverso, che gittò nell’obbrobrio umiliante di
+Canossa questo Re fornito di alti pregi e valoroso in guerra, ma roso
+da passioni scapigliate. Alemagna, ribellantesi per motivi politici,
+gli era per due buoni terzi ostile, e parteggiava per Roma; i suoi
+nemici potenti, Guelfo di Baviera, Rodolfo di Svevia e Bertoldo di
+Carinzia disprezzavano l’invito con cui gli aveva chiamati a Worms,
+ed anzi eglino stessi convenivano a Treviri coi legati pontificî.
+I Principi s’impaurivano dei suoi intendimenti monarchici, e questa
+temenza e la sciagurata loro smania di parteggiare gli alleavano a
+Roma. A nulla valevano le istanze del Re, che gli scongiurava affinchè
+nella sua persona non insultassero alla dignità della patria e
+dell’Impero. L’assemblea di Treviri tradì la patria, poichè riconobbe
+come di buon diritto le audacie del Pontefice che aveva scomunicato
+il Re, e conseguentemente riverì in lui la podestà di farsi giudice e
+arbitro dell’Impero. Essa protestò che Enrico sarebbe destituito se
+per il giorno 2 Febbraio 1077 non fosse prosciolto dalla scomunica;
+in quel dì un parlamento raccolto in Augusta sotto la presidenza del
+Papa avrebbe pronunciato giudizio di lui: fino a quel tempo doveva egli
+vivere a Spira in condizione di uomo privato. Il Principe scoraggito
+subì un vitupero quale appena un Carlo il Calvo avrebbe tollerato;
+ritrattò i decreti pronunciati contro il Papa, e si ritirò a Spira.
+
+Gregorio, che i Tedeschi avevano invitato ad andare ad Augusta,
+annunciò loro che si sarebbe ivi recato. Ma mentre quegli attraversava
+le terre della sua amica, Enrico veniva a cerca dell’assoluzione,
+e con poca accompagnatura, arrampicandosi per sentieri battuti dai
+banditi, valicò i ghiacciai del Moncenisio, orrenda via in quella
+stagione invernale. Il Re era uomo cui mancava fermezza di propositi,
+laonde si buttava d’uno in altro eccesso: trovatosi abbandonato, gettò
+lungi da sè le armi, e dal culmine della superbia regia si lanciò nel
+vortice della più profonda vergogna, nè più nè meno di un suicida,
+e si prostrò alle ginocchia del nemico suo, che, stupefatto egli
+stesso di quel che avveniva, gli impose il piede sul collo. Udendo
+che Gregorio era in procinto di venire in Germania, il suo intelletto
+gli suggerì di impedirnelo: un uomo di cuore avrebbe raccolto un
+esercito e si sarebbe gettato fra il Pontefice e l’Alemagna, ma Enrico
+avea dell’astuzia, non genio. La prima spedizione che imprendeva
+in Italia il figliuolo di quell’Enrico III, le cui soldatesche
+coperte di ferro avevano fatto tremar tutto il paese, offre il gramo
+spettacolo di un esule scomunicato, di un peccatore mendico che viene
+in pellegrinaggio penitente; è il trionfo della superstizione che
+la vince sull’intelletto e sul sentimento di onore, però è eziandio
+una grande vittoria che la forza morale, rappresentata dalla Chiesa,
+consegue sopra despoti rozzi. Quel po’ di bello che si mesce in tanto
+brutto a mitigare il vitupero della venuta di Enrico si è la commovente
+tenerezza della sua sposa, la ripudiata di un tempo, che adesso con
+grande amore divide seco lui le traversie e i pericoli.
+
+Come Enrico comparve in Italia, Lombardia lo salutò con gran giubilo.
+Gli Italiani del settentrione avevano veduto Re tedeschi scender
+dalle Alpi soltanto per muovere a Roma da prepotenti a intronizzarvi
+o a deporvi Papi, ed a prendersi l’Impero; laonde eglino credettero
+ch’ei fosse venuto per rovesciare dalla sua cattedra Gregorio «nemico
+dell’uman genere». Da molte città dell’una sponda e dell’altra del
+Po numerosi vassalli accorsero a lui, e Gregorio, facendo sosta a
+Mantova, si ricoverò a Canossa, che era un castello di Matilde, e vi
+si rinchiuse. Frattanto il Re ascoltava i discorsi dei Conti e dei
+Vescovi, e il suo cuore trambasciato ondeggiava fra l’orgoglio e la
+paura che in pari tempo se lo disputavano. Però, indicibile cecità era
+la sua; e, simile ad uomo accalappiato dagli incantesimi di un mago,
+il giovine ributtò i Lombardi, e si gettò in braccio ad una vera morte
+morale. Lo spaventava la Dieta di Augusta che era prossima a radunarsi;
+la vergogna gli inceppava il piede, ma l’angustia lo spronava a correre
+a Canossa, le cui torri fatali finalmente gli apparivano in vista.
+Colà, dietro una triplice cinta di mura, stavansi un prete che lo
+aveva maledetto, e una femmina che copriva quel prete sotto lo scudo
+della sua protezione, nel tempo stesso che ogni giorno Vescovi di
+Germania, affranti dai rimorsi, arrivavano al castello per implorare
+la assoluzione. Enrico entrò in negoziati per ottenerla; e alcune
+donne, la contessa Matilde e la contessa Adelaide suocera di lui, si
+frapposero paciere da sorelle pietose.
+
+Nella storia del Papato vivranno eternamente splendidi due episodî,
+monumento della grandezza spirituale dei Pontefici; Leone innanzi cui
+indietreggia Attila terribile conquistatore, e Gregorio avanti cui
+s’inginocchia Enrico IV in abito di penitente. Però chi consideri
+questi due avvenimenti celebri nel mondo, ne proverà sentimento
+diverso; il primo lo indurrà a venerazione di una grandezza morale
+purissima, il secondo non gli desterà altro senso che di meraviglia
+di un animo quasi sovrumano. Tuttavolta la vittoria del monaco inerme
+ha più diritti all’ammirazione del mondo che tutte le vittorie di
+Alessandro, di Cesare o di Napoleone. Le battaglie che i Papi del medio
+evo combatterono non furono guadagnate con ferro e con piombo, ma con
+potenza morale; ed è appunto l’uso o l’efficacia di mezzi così sottili
+e morali che talvolta rendono il medio evo più grande dell’età nostra.
+Rincontro a Gregorio Napoleone non è che un barbaro.
+
+Tre giorni stette lo sventurato Re aspettando fuor della porta più
+riposta della rocca, a piè nudi nella neve, coll’abito di penitente
+gettato sulle sue vestimenta, supplicando di essere accolto, e
+amaramente piangendo. Gregorio traeva in lungo, non fidandosi di un
+Principe incostante; ed era cosa naturale: tuttavolta l’umiliazione
+che subiva, rendeva il Re oggetto di commiserazione, e la durezza del
+Papa dovette sembrare crudele financo a Matilde[236]. Finalmente il
+Pontefice assolse l’avvilito Re (questo avvenne a’ 18 di Gennaio), ma
+in quell’istesso punto ne fece a brani la dignità regia: comandò che
+deponesse nelle sue mani la corona, vivesse da uomo privato fino a
+tanto che un Concilio lo giudicasse, promettesse con giuramento che,
+ove fosse riposto in trono, sempre avrebbe obbedito al volere del
+Papa[237]. Gregorio comprendeva che il Papato per mezzo suo celebrava
+in quell’istante un fasto imperituro nella storia del mondo; tuttavia
+gli è in cosiffatti momenti di trionfo che un animo ben fatto rammenta
+la inanità di ogni grandezza, onde lo incoglie un sentimento mesto
+di pietà e di perdono. Un dì Ottone I aveva versato lagrime vedendo
+un Papa dappoco, che supplichevole gli tendeva le braccia; ed anche
+Gregorio pianse di commozione vedendo il Re dei Tedeschi, il capo
+supremo dell’Occidente, gettarsi lacrimoso ai suoi piedi sul nudo
+terreno. Però nell’animo di bronzo del frate romano le tenerezze
+non durarono che un volger di ciglia, e la calma maestosa in cui
+si ravvolse compiendo il suo giudizio su di Enrico, lo circonda di
+sublimità tremenda.
+
+«Se io», diceva mentre spezzava l’ostia, «se io son colpevole di
+quel che mi si accusa, mi uccida in questo istante quest’ostia»; e
+la consumò fra le grida di giubilo del popolo commosso a fanatismo;
+e freddo e calmo offerse l’altra metà al Re perchè si assoggettasse a
+pari giudizio di Dio. Dinanzi questa orribile prova che sostenne senza
+dignità, Enrico si accasciò in un deplorevole nulla. Buon per lui che
+non diventò spergiuro come Lotario; e forse tuttavia la vergogna di
+questo istante risvegliò nel fondo del suo cuore spiriti virili, e
+moralmente lo ritemprò.
+
+Tutte le cose umane hanno un limite di altezza e di decadenza, donde
+poi scendono e si rialzano. Quello stesso momento vide Gregorio
+all’apogeo della sua fortuna, Enrico nella profondità della sua
+miseria; quegli lentamente andò declinando a proporzioni ordinarie,
+questi lentamente andò risorgendo. Come uomo che si risveglia da un
+sogno spaventoso, il Re uscì di quel castello in cui aveva spogliato
+la dignità dell’Impero e la grandezza de’ suoi padri, ed un silenzio
+glaciale come di tomba, fu tutto quel che trovò in Lombardia. I prodi
+Lombardi che erano ancora in armi, si distolsero da lui con isprezzo;
+i Conti, i Vescovi gli voltarono le spalle o lo accolsero freddamente;
+le città in cui germogliavano vigorosi gli spiriti republicani, si
+rifiutarono di dargli albergo, ovvero con lentezze sprezzanti gli
+sporsero provvigioni fuor delle loro mura. Un sentimento di mal animo
+serpeggiava per l’Italia settentrionale; Enrico aveva esposto la corona
+a un obbrobrio incancellabile; essi erano stati pronti a combattere il
+nemico comune uniti con lui, ed egli aveva traditorescamente fatto la
+sua pace vergognosa: volevasi dunque porre il piccolo Corrado nel luogo
+del suo imbelle padre, con quello volevasi muovere a Roma, coronarvelo
+imperatore, discacciare Gregorio, eleggere un altro Papa[238].
+
+Enrico aveva appena lasciato Canossa, che diventò lo zimbello di un
+nuovo conflitto. Se egli, come protestò ai Lombardi, abbia cercato
+l’assoluzione non per altro che per riacquistar libertà e vendicarsi
+del Papa, non v’ha alcuno che non deva condannarne la falsità e scusare
+la severità del Pontefice. Soltanto che un profondo conoscitore del
+cuore umano qual si era Gregorio, doveva predire a sè medesimo che
+egli avrebbe potuto bensì infliggere la massima onta ad un Principe
+fervido di passioni, ma non costringerlo a tollerarla per tutta la
+vita: la intemperanza della vittoria si ritorse naturalmente a danno
+di Gregorio. Colla sua buona ragione rifiutò al Re ciò che questi gli
+chiedeva, di torre in Monza la corona d’Italia; Enrico tenne ancora
+un tratto i Lombardi lontani da sè, indi cercò di riconciliarsi
+con loro, ed a Piacenza ricevette i suoi partigiani che con maschia
+dignità avevano respinto l’assoluzione che il Papa loro aveva offerto
+da Canossa. Guiberto di Ravenna gli si avvicinò, e così anche Cencio.
+Questo Romano doveva meravigliare d’un Re che s’era gittato nella
+polvere innanzi a quello stesso Papa, che egli poco tempo prima aveva
+trascinato per i capelli fuor di una chiesa; e adesso ei veniva a Pavia
+per ritentare la sua buona fortuna contro Gregorio, ma Enrico, così
+almeno pare, si faceva scrupolo di accoglierlo. Il Romano sitibondo di
+vendetta si poneva a sentinella fuor delle porte di Canossa, ed era
+infaticabile a combinar piani e a ordire congiure, quando di repente
+moriva a Pavia. I Gregoriani fecero grandi allegrezze che l’inferno
+s’avesse inghiottito Catilina, ma i banditi dal Papa, coll’arcivescovo
+Guiberto alla testa, accompagnarono con ostentazione di pompe il loro
+amico alla sepoltura[239].
+
+Se l’inferno avrà fatto un boccone dell’empio Cencio, il paradiso avrà
+dischiuso le sue porte al pio Cinzio. Il Prefetto della Città, cui
+Gregorio durante la sua assenza aveva confidato il governo di Roma,
+morì sul finire dell’estate di questo stesso anno 1077, trucidato in un
+agguato che Stefano, fratello di Cencio, gli aveva teso nella Campagna.
+I Romani del suo partito lamentarono la morte del loro Prefetto e la
+vendicarono; presero d’assalto la rocca di Stefano, s’impadronirono
+di lui, piantarono innanzi al san Paolo la sua mozza testa, e i socî
+che lo avevano ajutato a commettere l’assassinio, punirono di morte o
+di bando[240]. Così Cinzio divise la sorte di Arialdo e di Erlembaldo,
+amici suoi. Anche alla tomba di lui accorsero in gran folla i credenti,
+e il Prefetto, che vivente gli aveva talvolta edificati con prediche,
+operò adesso in morte miracoli, come a un martire si conveniva. I suoi
+avanzi mortali, deposti in un sarcofago di marmo nel «paradiso» del san
+Pietro, furono colà venerati per tempo lungo[241].
+
+Addì 14 Dicembre, lo seguì nella fossa la sventurata madre di Enrico.
+Ella morì in Laterano, angosciata del figliuolo ch’era caduto in tanto
+profonde miserie. Il suo cadavere fu sepolto presso al san Pietro,
+nella cappella di Petronilla; ella ed Ottone II furono i soli Re di
+nazione tedesca che abbiano avuto tomba in Roma[242].
+
+
+§ 6.
+
+Enrico IV prende animo a restaurare la dignità del regno. — Rodolfo di
+Svevia, antirè. — Enrico torna ad Alemagna, Gregorio a Roma. — Entrambi
+cercano l’amicizia di Roberto Guiscardo. — Cadono gli ultimi Dinasti
+longobardi nell’Italia meridionale. — Uno sguardo al passato del popolo
+longobardo. — Roberto presta in Ceprano giuramento di vassallaggio a
+Gregorio VII. — Guglielmo il Conquistatore e Gregorio VII. — Il Papa
+riconosce Rodolfo per re, e scomunica una seconda volta Enrico IV. —
+Guiberto di Ravenna, antipapa. — Mutazione di fortuna.
+
+Il maschio pensiero di restaurare nuovamente la dignità del regno si
+afforzò nell’animo di Enrico, dai cui occhi cadde adesso il magico
+velo. Ei comprese chiaramente qual fosse la missione sua, e la
+intraprese con coraggio di eroe, laonde vediamo questo Principe nella
+seconda metà della sua vita lottare da guerriero valoroso contro la
+podestà del Pontefice romano, sì come dopo di lui la combatterono gli
+Hohenstaufen, alla cui celebre famiglia fu egli che concesse la duchea
+di Svevia.
+
+I ribelli tedeschi avevano invitato il Pontefice ad andarne a
+Forcheim, dove, nel mese di Marzo, volevasi pronunciare giudizio
+sul Re. Lui pertanto Gregorio ammoniva che si presentasse, e che gli
+desse salvocondotto a Germania, conformemente al patto conchiuso a
+Canossa. Ma Enrico, rispondendo in termini ambigui, cercò di impedire
+quell’andata, e il Pontefice spedì allora legati suoi proprî ad
+Alemagna. Intenzione di lui doveva essere non già di schiacciare il Re
+umiliato, bensì di farne un vassallo della santa Sede, di costringerlo
+a rinunciare al diritto di investitura ed a riverire tutti gli
+altri comandamenti di Roma. Però la repentina elezione di un Antirè
+sconvolgeva tutti i suoi piani; chè, ai 13 di Marzo dell’anno 1077,
+Rodolfo di Svevia era eletto re di Germania alla presenza dei legati
+pontificî, e promulgavasi essere Enrico destituito. L’esaltazione
+dell’Antirè, alla quale Gregorio più tardi con giuramento solenne
+protestò di non aver avuto parte alcuna, addusse un’imprevista
+mutazione di tutte cose, e restituì un novello impulso di corrente agli
+avvenimenti che fin qua s’erano arrestati ristagnando. Quell’elezione
+mandò a monte il trattato di Canossa, e fece che gli avversarî di
+Enrico in Germania si tramutassero in gente ribellata a quel Re, che
+il Papa aveva pur dianzi assolto[243]. Prudenza imponeva per certo a
+Gregorio di tenersi qualche tratto indeciso, affine di trar profitto
+di quella condizione privilegiata di arbitro fra due Re, nessuno dei
+quali egli riconosceva per tali: così infatti un cambiamento quasi
+meraviglioso di potenza, aveva tratto l’Impero tedesco in quelle stesse
+condizioni nelle quali s’era trovato il Papato a’ tempi di Enrico
+III. Enrico fu costretto a correre in Alemagna, a combattervi per
+difendere la sua corona; pose Tebaldo arcivescovo di Milano e Dionisio
+di Piacenza da suoi vicarî in Italia, e nell’Aprile valicò le Alpi per
+tornarsene al suo paese. Questa patria che aveva lasciata con sì poca
+dignità regia, rivide adesso da re, ed è mirabile cosa contemplare
+quest’uomo scapestrato rialzarsi dell’umiliazione sofferta in Italia,
+rifatto forte guerriero. La sua persona bella e maestosa, i suoi modi
+regî, la sua energia e il suo ardimento si rivelano adesso per la prima
+volta, uscendo dell’oscurità in cui s’erano occultati, e provano che
+nelle sue vene scorreva il sangue dei più gloriosi Principi dell’Impero
+tedesco.
+
+Frattanto dalle castella di Matilde, Gregorio udiva le grida di
+battaglia e di sfida che gettavano i Lombardi, coi quali Enrico
+s’era del tutto pacificato. Privilegî dati da lui rafforzavano le
+giovani libertà delle città, e Italia temeva l’ambizione di regno
+di un grande Pontefice, più che la supremazia d’impero di un Re
+indebolito. I Lombardi di ogni città e tutta Romagna inalberarono la
+bandiera di Enrico[244], interchiusero a Gregorio i passi delle Alpi,
+imprigionarono i suoi legati, e ormai nel Maggio poco mancò che in una
+dieta di Roncaglia rinnovassero i decreti pronunciati a Piacenza, e
+deponessero il Papa. Soltanto le soldatesche di Matilde impedirono che
+colle armi lo assalissero.
+
+Gregorio rimase ancora qualche mese nell’Italia settentrionale, indi
+conobbe che gli era impossibile di toccare il suolo di Germania.
+Tornato nel Settembre a Roma, dovette capire d’aver posto il piede in
+un avvillupato labirinto, e che soltanto adesso sarebbe cominciata
+quella lotta colla monarchia germanica, che egli aveva sperato in
+sì breve tempo di condurre a termine. Per verità trovava la Città
+tranquilla, ma quello che lo angustiava era il progredire de’ Normanni.
+Enrico faceva a tutt’uomo di ridurlo a mal punto con questi formidabili
+nemici, ma l’astuto Roberto Guiscardo con grande abilità non si
+dichiarava per lui, nè per il Papa. Non imprese del Re su di Roma, non
+spedizioni guerresche del Papa turbavano più i suoi disegni, laonde
+imprendeva a sottomettere la Campania, dove Amalfi gli dava opportunità
+di volgere le sue armi contro Gisulfo di Salerno suo cognato, ch’era un
+despota crudele e amico fervidissimo di Gregorio[245]. Indarno cercò il
+Papa di impedirne la caduta, chè Roberto strinse alleanza con Riccardo
+di Capua, fin adesso rivale suo, indi nel Maggio 1077 assediò Salerno,
+conquistò la città, e costrinse eziandio Gisulfo, ch’era chiuso nella
+cittadella, ad arrendersi. L’ultimo Principe longobardo, figlio di quel
+Guaimaro che in antico era stato un sì magnifico signore, ne trasse
+salve la miserabile vita e la libertà; il Papa con gran dolore lo
+ospitò in Roma; quivi lo adoperò a’ suoi servigi, e, come vien detto,
+lo pose da rettore della Campagna romana[246].
+
+In siffatto modo scomparvero gli Stati longobardi dell’Italia
+meridionale, dove per trecento anni avevano tenuto testa agli
+Imperatori d’Oriente e d’Occidente, ai Papi ed ai Saraceni.
+Meravigliosa fu la tenacia con cui si mantenne la razza del popolo
+longobardico; quantunque la sua lingua antica si perdesse nell’idioma
+romano, il suo sangue si conservò tuttavia in alcune famiglie, che con
+grande orgoglio derivarono la loro origine dai conquistatori discesi
+con Alboino. Ancor giù nel secolo duodecimo, i documenti dell’Italia
+meridionale sono pieni di questi nomi longobardi antichi, Machenolfo,
+Landolfo, Pandolfo, Adenolfo, Gisulfo, ovvero di questi altri, Maraldo,
+Castelmanno, Romualdo, Audoaldo, Musando, Ademaro, Litto, Arechi,
+Radelgrimo, Adelberto, Adelfaro, Radelchi, Guiselgardo, Roderico[247].
+È bella gloria del popolo longobardo di aver avuto una nobile ed
+efficace parte a comporre la nazione italiana. La sua razza s’ebbe
+ostinatamente conservata da dominatrice, e per un cinquecento anni fu
+la veramente libera d’Italia, protetta dal giure longobardico, che Re
+savî in mezzo alla barbarie, diedero un tempo all’Italia a vece del
+codice di Giustiniano: quella legislazione non cessò che dopo la prima
+metà del secolo duodecimo. Nei libri di questa Storia abbiamo spesse
+volte notato che in un periodo lungo di tempo furono pur sempre uomini
+longobardi i quali stettero a capo degli avvenimenti e della cultura
+d’Italia; e la cosa durò fino alla contessa Matilde, a Gregorio VII ed
+a Vittore III, illustri ornamenti del popolo longobardico in questa sì
+tarda età[248].
+
+Roberto volle adesso far suo anche il pontificio Benevento, in quello
+che Riccardo, conformemente a’ patti, cingeva Napoli di assedio.
+Gliene dava pretesto l’asilo che Gisulfo aveva trovato a Roma; e la
+morte di Landolfo VI, ultimo principe che non lasciava discendenza
+e che avevane tenuto il trono solo perchè era stato vassallo feudale
+del Papa, lo allettava a conquistare la città. Sulla fine dell’anno
+1077 pose campo innanzi a Benevento, e mandò sue milizie di scorridori
+nella Campagna romana, nella Marca di Ancona, sulle coste di Tuscia,
+nel territorio de’ Marsi, nella Marca di Spoleto. Però la resistenza
+gagliarda di Benevento gli fu d’intoppo; lui non iscosse la scomunica
+di Gregorio, sibbene l’arte politica del Papa rese vacillanti i
+Principi di Capua[249]. Riccardo morì davanti a Napoli nell’Aprile
+1078, riconciliato colla Chiesa; il figliuol suo Giordano capì ciò
+che il Papa gli fece rappresentare, che alla fine i buoni successi di
+Roberto lui pure avrebbero precipitato in ruina; quindi fu che egli
+levò l’assedio di Napoli, giurò in Roma vassallaggio al Papa, si alleò
+coi Beneventani, pose il guasto al campo di Roberto, chiamò a rivolta
+i Baroni delle Puglie e delle Calabrie, e costrinse così il Guiscardo
+a venir col Papa a’ patti. Gregorio, da quell’uomo prudente ch’era, si
+fe’ vedere condiscendente, chè gli bisognava adesso la protezione de’
+Normanni contro ad Enrico, avvegnachè proprio adesso fosse apertamente
+venuto con lui a una seconda rottura, ed il Re già s’apparecchiasse
+a muovere contro di Roma. Non è che una favola che egli adescasse
+il temuto Normanno colla prospettiva della corona imperiale; ad ogni
+modo gli conferiva abbastanza vantaggi. Andò in persona a Ceperano sul
+Liri, ed ivi ricevette, addì 29 Giugno 1080, il giuramento feudale di
+Roberto Guiscardo. Il Duca si staccò di Benevento, che adesso diventò
+per sempre possedimento pontificio, ma Gregorio non insistette per la
+restaurazione di Gisulfo, ed anzi lasciò provvisoriamente in mano del
+conquistatore le città di Salerno e di Amalfi, ed anche alcune parti
+della Marca di Fermo, tutti possedimenti di san Pietro; poi lo infeudò
+delle Puglie, delle Calabrie e di Sicilia. In cambio, Roberto si
+obbligò di pagare un tributo annuo, e di difendere la Chiesa, sì come
+aveva giurato tempo prima a Nicolò II[250].
+
+Di tal guisa, Gregorio in mezzo alle sue condizioni difficili, s’era
+fatto di un inimico un amico e un avvocato della Chiesa. L’orgoglio
+del Normanno cedette alla ragione politica ed ai suoi grandi disegni
+indiritti alla conquista di Grecia; egli si sottopose alla investitura
+pontificia che gli fu concessa «per grazia di Dio e di san Pietro»; e
+da quell’ora, per più di seicent’anni, i Re delle due Sicilie dovettero
+confessarsi vassalli della santa Sede. Gregorio chiese una simile
+professione di vassallaggio anche a Guglielmo il Conquistatore, re
+d’Inghilterra, il quale, nel tempo medesimo in cui le genti di sua
+istessa stirpe s’impadronivano dell’Italia meridionale, aveva fatto sua
+la Britannia. Speravano i Papi di guadagnare in Inghilterra la partita,
+parimenti come in Italia la avevano vinta, perocchè volessero che anche
+ivi i predatori normanni conquistassero la terra, per riceverla indi
+da Roma in feudo. Guglielmo aveva assalito Inghilterra col beneplacito
+pontificio, inalberando il vessillo di san Pietro; di qui la Curia
+romana faceva derivare i suoi diritti di alta signoria su quel paese,
+ma il Re si rideva delle pretensioni di Gregorio, e in una lettera
+laconica le mandava come stracci all’aria[251].
+
+Nel frattempo il Papa era stato costretto a prendere una risoluzione
+rispetto ad Enrico, che Bernardo cardinale, legato in Germania, aveva
+novellamente scomunicato nel Novembre 1077. I Sassoni inveleniti
+avevano assediato d’istanze il Papa affinchè riconoscesse una buona
+volta Rodolfo per re, e ripudiasse finalmente Enrico. Così dunque ei
+fece nel Sinodo tenuto a Roma nel Marzo 1080; bandì che Enrico era
+decaduto dell’Impero di Germania e d’Italia, maledisse le sue armi come
+avrebbe fatto un incantatore, riconobbe solennemente Rodolfo come re,
+e invocò gli apostoli Pietro e Paolo affinchè mostrassero al mondo che
+possedevano la potenza non soltanto di legare e di sciogliere in cielo,
+ma eziandio di dare e di torre anche in terra, imperi, principati,
+contee e d’ogni maniera possedimenti. L’intemperanza della passione
+disfigura omai le fattezze di Gregorio[252].
+
+Sennonchè l’efficacia di questo secondo anatema non fu eguale a
+quella del primo, chè Enrico adesso, da principe ferrato in guerra,
+raccolse lo strale della scomunica sul suo scudo, mentre tutta
+l’Italia settentrionale si sollevava in favor suo. Raccolse i diecinove
+Vescovi del suo partito, a Magonza, nel dì 13 di Maggio, ed ivi eglino
+dichiararono per la seconda volta destituito Pontefice[253]. Così da
+una parte e dall’altra si ripetevano gli stessi fatti d’altra volta;
+soltanto che Enrico con buona ragione andava adesso più oltre, ed
+ai 25 di Giugno 1080, faceva che molti Vescovi d’Italia, congregati
+a Bressanone, eleggessero Guiberto di Ravenna a pontefice. La sua
+lotta contro di Gregorio assumeva eziandio indole di controversia
+ecclesiastica; nell’istesso modo che il Papa lo insidiava in Alemagna
+con un Antirè, parimenti da parte sua traeva in campo a combatterlo
+un Antipapa. Oltracciò Ravenna era paese tale che grande reverenza
+poteva trarne un Antipapa. Da dopo del secolo decimo, quei Patriarchi,
+nemici antichi de’ Papi, avevano conseguito potenza degna di principi;
+l’Esarcato, provincia ricca e vecchissima dello Stato ecclesiastico,
+qual era composto all’età dei Carolingi, s’aveva nel corso del tempo
+svincolato completamente da Roma; era diventato possedimento degli
+Arcivescovi ravennati, e questi nelle singole città ponevano Conti
+loro proprî, e presto infeudavano terre a vassalli ereditarî, mentre
+eglino stessi tenevano in feudo l’antico possedimento dei Papi, non per
+investitura di questi, sibbene degli Imperatori.
+
+Un avversario così antico di Gregorio, qual era Guiberto di Ravenna,
+iniziato profondamente in tutti i rapporti allora esistenti fra
+la Chiesa e lo Stato, doveva necessariamente scendere in lizza
+da antipapa, ed era più pericoloso di quello che un tempo avesse
+potuto esser Cadalo. Nascita illustre, dottrina, intelletto politico
+lo rendevano chiaro; da lungo tempo la sua ambizione aveva inteso
+alla tiara e pensato di torla a Gregorio; e adesso aveva titolo di
+papa e doveva conquistarsi dal lontano san Pietro consecrazione e
+potenza[254]. Di Bressanone andò diffilato in Lombardia; e il Re,
+che pel venturo anno aveva deliberato di imprendere la sua spedizione
+su Roma, si volse dapprima contro ai Sassoni. Nell’Ottobre perdette
+la sanguinosa battaglia combattuta sull’Elster, ma fu in pari tempo
+liberato dal suo avversario. Rodolfo cadde morto; l’inverno passò, e la
+primavera dell’anno 1081 vide Enrico calare dalle Alpi con un esercito,
+per venire a Roma a castigarvi il suo nemico[255].
+
+Qui accade una grande mutazione di sorti nella storia fortunosa di
+Enrico e di Gregorio. Imperocchè al flusso del destino che finora aveva
+sollevato al sommo dell’onda l’audace Pontefice, succedano adesso un
+tragico reflusso, la lunga e grave pressura che Gregorio sofferse in
+Roma, la sua caduta, la sua morte in esilio. Però il genio meraviglioso
+di quest’uomo eroico, se non ha più la potenza di prima, rifulge forse
+di luce più viva nel periodo della decadenza, fino a che la sua stella
+scompare dall’orizzonte della storia per tuffarsi solitaria e grande
+nel mare del tempo.
+
+
+
+
+CAPITOLO SESTO.
+
+
+§ 1.
+
+Gregorio VII s’arma contro a’ suoi nemici che s’avvicinano. — Enrico
+IV per Ravenna muove su Roma (1081). — Assedia per la prima volta la
+Città. — Dopo quaranta giorni ne leva le tende. — Assedia Roma per
+la seconda volta nella primavera del 1082. — Si ritira a Farfa. — Va
+a Tivoli, dove Clemente III pone residenza. — Devasta le terre della
+grande Contessa.
+
+La città di Roma diventò il teatro della guerra lunghi anni combattuta
+fra i due acerbi nemici, Imperatore e Papa; in quei frangenti essa
+quasi sommerse, e piombò in siffatta ruina, che se ne segna un’epoca
+nuova nella storia del suo decadimento. Questa battaglia memoranda,
+di cui Roma fu l’oggetto, non isplende per gesta eroiche come le
+anteriori di egual fatta, chè le forze e gli eserciti messi in moto
+non erano grandi; tutta volta la importanza della pugna, i casi del
+Principe che vi dava assedio e la grandezza morale dell’uomo che era
+assediato, le danno un’insolita attrattiva. Enrico IV, Gregorio VII,
+Roberto Guiscardo, la grande Contessa sono gli eroi di questa tragedia
+medioevale.
+
+Fino dall’estate dell’anno 1080 Guiberto fu a Ravenna dove raccolse
+milizie, in quello che Gregorio faceva a tutt’uomo per riunire
+prestamente una crociata contro di lui. Ma i Normanni lo lasciarono in
+asso. Quantunque Guiscardo rifiutasse di unirsi in lega con Enrico,
+non pure per questo dava bada agli ammonimenti del Papa, anzi andava
+armandosi ad una spedizione contro di Grecia, dove voleva condurre un
+impostore bizantino sotto la maschera del detronato Michele Ducas; ed
+il Papa per necessità era costretto ad approvare siffatto proposito,
+sebbene proprio adesso lo privasse dell’ajuto dei Normanni. Giordano
+di Capua si metteva dalla parte di Enrico, laonde Gregorio non poteva
+contare che sul solo soccorso di Matilde.
+
+Però, all’avvicinarsi del suo nemico, il Pontefice stette aspettandolo
+con cuore intrepido degno di un Belisario, e dietro le vecchie mura
+di Roma volle imitare l’esempio di quell’antico. Caduto l’Antirè si
+aveva sollecitato Gregorio a conciliarsi con Enrico; gli si diceva
+che di Germania nulla poteva sperare, e che i vassalli della Contessa
+reputavano follia la resistenza di lei; tuttavia egli non cedette,
+esortò i Tedeschi ad eleggersi un novello Re, ma ricordò loro che
+questo esser doveva vassallo obbediente della Chiesa.
+
+Enrico discese nella primavera dell’anno 1081, dietro a sè lasciando
+la patria non ancora messa a dovere; ad ogni modo il suo partito
+era colà abbastanza forte per tener testa alla fazione romana. Tre
+anni di battaglie combattute con armi di guerriero e di politico,
+avevano temprato a virtù d’uomo questo Principe fornito di grandi
+pregî; e adesso ei veniva a lavar l’onta di Canossa, a torsi la
+corona imperiale, a rendere il Papato nuovamente prono a’ servigi
+dell’Impero. Facevano mestieri tre altri anni di acre lavoro, perchè
+egli giungesse ai suoi intenti; soltanto l’ultimo di essi non potè
+condurre a compimento, avvegnadio il Papato, che il genio di Gregorio
+aveva affrancato dalla podestà imperiale, non ricadesse mai più sotto
+il giogo di quella.
+
+Aveva il Re un esercito scarso; sperava di afforzarlo a Ravenna e di
+guadagnare alla sua causa il Guiscardo, ma gliene fallì la speranza,
+giacchè l’astuto Duca, sordo eziandio alle instanze di Gregorio, fece
+vela, dopo la Pasqua dell’anno 1081, per Durazzo. Tuttavolta Enrico
+cinse la corona d’Italia, ottenne che in un Concilio radunato a Pavia i
+Lombardi riverissero Guiberto per papa Clemente III, e finalmente mosse
+su Roma, senza che la Contessa potesse impedirnelo.
+
+Quando ai 22 di Maggio ei pose campo nei prati di Nerone Gregorio
+potè benedire alla saviezza dei suoi predecessori che avevano munito
+la città Leonina[256]. Normanni, Toscani, milizie cittadine stavano
+a guardia dei suoi baluardi; d’altronde il partito regio era in
+Roma debole, o mancava di condottiero. Dopo di Totila Roma non aveva
+sofferto più ostinato assedio di quello onde Enrico veniva adesso a
+cingerla; però le esigue forze di lui non erano degne d’imperatore, e
+la sua prima impresa cadde vuota di buon risultamento. Nel suo campo
+raccolse i Romani dell’antica fazione di Cadalo, ed insieme con loro
+Benzone; a lui vennero alcuni Conti del territorio romano, massime i
+Tusculani, ed egli compose un senato o curia che rivaleggiasse con
+quello di Roma; dispensò officî palatini, ed elesse nuovi giudici
+ed un Prefetto nuovo. Questo faceva col suo bravo scopo, poichè in
+siffatta maniera metteva saldo fondamento al suo partito; nondimeno la
+Città restava fedele a Gregorio e respingeva le sue profferte[257].
+I Pontificî avevano di che far grosse risate, mirando le processioni
+con cui Enrico celebrava le feste della Pentecoste nel suo campo,
+guidandole egli stesso col diadema in capo; tanto egli che il Papa
+suo figgevano senza speranza i loro sguardi al san Pietro, entro cui
+stavano rinchiuse le due corone che a vicenda bramavano di porgersi.
+Quaranta giorni dopo Enrico levò le tende e s’avviò a Toscana. Mancava
+di forze, laonde aveva per adesso mostrato al suo avversario il lampo
+della sua spada, nulla più.
+
+Le floride città di Pisa, di Lucca e di Siena non indugiarono a
+scuotere il giogo della Marchesana, e convalidarono le loro libertà
+civiche con autorità di diplomi imperiali; sola Firenze respinse gli
+assalti di Enrico. In Ravenna, dove svernò, il Re ricevette messaggi
+di Alessio imperatore che, premuto dal Guiscardo, sperava indurlo con
+grandi donativi di denaro a recargli pronto soccorso[258]. Con lui
+Enrico conchiuse un trattato di alleanza, e i sussidî bizantini gli
+furono i benvenuti, poichè Roma pareva più espugnabile coll’oro che non
+col ferro. Ma neanche nella primavera dell’anno 1082 la sorte sorrise
+al Re innanzi a Roma. I Pontificî tenevano fermo nella città Leonina;
+non si cavò profitto di una breccia aperta; un incendio, che uomini
+traditori avevano appiccato al san Pietro, fu in pochi momenti spento.
+Enrico dovette ritirarsi nella Campagna, voltò dietro monte Soratte,
+traghettò ivi con molta difficoltà il Tevere, e addì 17 di Marzo posò a
+Farfa.
+
+Quest’Abazia, che stava in dipendenza immediata dell’Impero, era
+bensì decaduta dall’antico stato, ma serviva al Re di eccellente punto
+d’appoggio nella Sabina. I frati erano sempre in cozzo coi Crescenzî
+della famiglia di Ottaviano, dal cui figliuolo Crescenzio (natogli
+del suo matrimonio con Rogata) discendevano Giovanni, Guido, Cencio
+e Rustico: e i frati vivevano in nimicizia co’ Papi, perocchè questi
+intendessero a ferire le libertà, che al monastero competevano per
+forza di documenti. Berardo abate rimase fedele ad Enrico, celebrò
+l’arrivo del suo Principe supremo con festività e con cuore sincero, e
+lo soccorse di provvisioni e di denaro[259].
+
+La mossa con cui Enrico entrò nella Sabina doveva coprirlo da quella
+parte contro gli attacchi della Marchesana e condurlo più vicino al
+Lazio, dove i Tusculani gli guardavano la via Latina. Egli occupò
+Tivoli, poichè ivi l’Antipapa doveva porre sua residenza per bloccare
+Roma e nel tempo medesimo per fomentare la sollevazione che s’era
+desta nelle prossime terre normanne. I nemici di Roberto profittavano
+della sua assenza per isbocconcellarsi i suoi dominî italici; colà i
+Longobardi si dolevano sotto il pugno dei loro aguzzini normanni, e
+vivevano in uno stato parimente misero di quello che gli Anglosassoni
+sofferivano sotto la tirannide di Guglielmo il Conquistatore; speravano
+in Enrico, ed egli si prendeva l’oro greco, ma ciò non ostante non
+andava più oltre di Tivoli. L’Imperatore bizantino non vedeva di
+meglio che d’indurre il Re suo alleato ad un’impresa nelle Puglie la
+quale gli togliesse di dosso Roberto, però, da canto del Re, questi
+nulla vedeva di meglio che il Duca stesse lontano, e si trattenesse
+in Grecia. Ciascuno dei due alleati cercava che l’altro gli servisse
+di parafulmine, laonde Enrico da parte sua nulla operava. Frattanto la
+ribellione che scoppiava nelle Puglie, attizzata caldamente da Giordano
+di Capua, assumeva grandi proporzioni; il Guiscardo erane costretto
+a ritornare, e pertanto, lasciato all’eroico figliuol suo Boemondo
+l’incarico della guerra greca, veniva nelle Puglie, e riusciva, sebbene
+a forza di lunghe fatiche, a padroneggiare la rivolta.
+
+Trascorsa la Pasqua, Enrico andò in Lombardia. Per quanto fu lunga la
+sua vita, volle il destino che fosse costretto a combattere contro
+un prete ed un’amazzone. Infatti, nell’Italia superiore era sempre
+di nuovo Matilde che lo costringeva a sostenere una guerra minuta e
+difficile negli Apennini e sul Po, dove ella possedeva molte fortezze.
+Ed ivi pure non si venne a cosa alcuna di decisivo; le città furono
+devastate, arse le chiese, il fanatismo scoppiò colle furie di una
+guerra di religione. Un Cronista di quell’età potè paragonare il
+palazzo della grande Contessa ad un porto entro cui si ricoverava tutto
+il mondo cattolico; chè in esso correvano a rifugio preti, monaci,
+esuli di ogni ceto che scampavano alla spada del Re; e il patrimonio
+di lei, cui mezza Italia pretendeva, era sempre abbastanza grande per
+torre anche Gregorio VII dalle sue angustie[260].
+
+
+§ 2.
+
+Enrico IV assedia Roma per la terza volta (1082-1083). — Prende la
+città Leonina. — Gregorio VII fugge in castel Sant’Angelo. — Enrico
+IV tratta coi Romani. — Fermezza del Papa. — Giordano di Capua presta
+omaggio al Re. — Desiderio si fa mediatore di pace. — Trattato segreto
+fra Enrico e i Romani. — Il Re va in Toscana. — Mal’esito del Sinodo di
+Novembre raccolto da Gregorio. — I Romani rompono il giuramento fatto
+al Re.
+
+Stanca seguire le mosse che di qua e di colà andò facendo Enrico: sulla
+fine dell’anno 1082 lo troviamo innanzi a Roma per la terza volta,
+incaponito a volerla prendere, sì come il suo angustiato avversario era
+ostinato a resistergli.
+
+Ei trovava le cose allo stato di prima, giacchè durante l’estate
+Clemente III, suo papa ed eziandio suo generale, aveva bensì da Tivoli
+tribolato Roma con assalimenti e devastato la Campagna, ma senza
+conseguirne effetto alcuno. Nuovamente il Re s’accampava nei prati
+di Nerone, e la sua pazienza era ancor posta a prova per sette lunghi
+mesi[261]. Nulla forse dimostra la influenza che il genio di Gregorio
+esercitava sugli uomini, più splendidamente che non lo provi la
+devozione mantenutagli dai Romani in quei tre anni di assedio, sebbene
+egli pur fosse loro papa e loro principe.
+
+Fastidito di più aspettare, il suo nemico investiva adesso con gran
+vigore il Vaticano e la fortezza del san Paolo, ma i suoi assalti
+fallivano. Però nel frattempo le necessità durate da lunga pezza
+diventavano insopportabili tanto, che Gregorio impediva la defezione di
+Roma soltanto a furia dell’oro che il Guiscardo gli aveva mandato, in
+vece di soccorso di uomini d’arme[262]. Alla fine, approfittando che le
+scolte cadevano di stanchezza, il Re potè prendere la città Leonina;
+alcuni Milanesi vassalli di Tedaldo, e Sassoni condotti da Wigberto
+di Turingia, scalarono le mura, uccisero le sentinelle addormentate,
+e s’impadronirono di una torre[263]. Gettando grida di gioia, le
+milizie di Enrico calarono dal muro smantellato nella città Leonina, e
+vien detto che Goffredo di Buglione fosse il primo ad entrarvi (addì
+2 di Giugno 1083). Allora si combattè con furore per conquistare il
+san Pietro; ivi fuggivano i Gregoriani, ivi contro facevano impeto
+i Tedeschi, e il sacro tempio diventava il teatro di un massacro
+sanguinosissimo. I Romani premuti tennero ancor fermo trincerandosi
+nel portico, e al dì vegnente i vincitori diedero l’assalto anche a
+questo. Irritati e anelando vendetta cercavano di Gregorio, avvegnaddio
+farlo prigioniero sarebbe stato il gran trionfo di quella giornata, il
+termine di tutta la guerra; ma il Papa sotto la protezione di Pierleone
+si era ricoverato nel castel Sant’Angelo[264].
+
+Così, dopo tanto lunghi sforzi, Enrico entrò nel san Pietro, sapendo
+che vicinissimo a lui il suo formidabile nemico stava serrato nel
+castello, dalle cui feritoie ei forse guardava il penitente di Canossa,
+allorchè circondato di cavalieri, di vescovi e di nobili romani, con
+a fianco l’Antipapa, moveva trionfalmente alla basilica, passando in
+mezzo a ruine ancor fumanti. I canti del «Te Deum» ricrearono l’anima
+di Enrico; dolce era quel suono alla sua vendetta, ma non lo contentava
+che a metà. Il Papa suo (una marionetta che ad ogni istante ei poteva
+rovesciare con un buffetto) non era stato peranco consecrato, nè s’era
+egli peranco posto in capo la corona imperiale. Bene avrebbe potuto
+prendersela in san Pietro, ma prudenza glielo divietava, chè per farlo
+gli occorreva il voto favorevole della città di Roma, con cui stava
+negoziando; oltracciò sperava adesso di costringere Gregorio stesso a
+coronarlo, ed a conchiudere una pace vantaggiosa al regno.
+
+Colla Leonina il Re teneva in mano la chiave della Città, dove la sua
+vittoria aveva fatto impressione profonda. L’assedio senza fine, la
+fame che incominciava a far sentire i suoi guai, la collera minacciosa
+di Enrico, erano altrettanti terrori per il popolo; ogni adito era
+guardato; niuno osava entrare nè uscire. I patti che Enrico offeriva
+sembravano accettabili; da quell’astuto che era, pensando alienare gli
+animi dei Romani dalla fede del Papa, diceva loro di voler ricevere la
+corona soltanto dalle mani di Gregorio, con lui voler riconciliarsi,
+dovere eglino ajutarlo a questo buon intento, un Sinodo poter
+metter buon fine alla lotta che pendeva per aria. Con ferventissime
+rimostranze i Romani e financo i suoi più fidi partigiani del clero
+scongiurarono a ginocchi Gregorio, affinchè in quelle condizioni
+disperate di cose volesse entrare in trattative col Re, e salvare la
+patria; ma Gregorio si chiudeva muto nella sua calma impassibile. La
+sua anima pareva di bronzo; non timore umano, non capriccio di fortuna
+lo piegava; uomo ammirabile, con cuore di eroe sfidava il destino nel
+sepolcro di Adriano, sì come lo aveva sfidato altra volta nella torre
+di Cencio. Non voleva riconoscere Enrico per re nè per imperatore;
+lasciarsi vincere non voleva; insistette pertanto affinchè quegli
+si sottomettesse ai comandamenti che gli darebbe, giusta il patto
+conchiuso a Canossa; dichiarò finalmente di voler congregare a Novembre
+un Sinodo ecumenico.
+
+I Romani nella Città, Enrico nella Leonina, Gregorio nel castel
+Sant’Angelo formavano in Roma tre campi separati; ivi le armi avevano
+tregua e si negoziava con gran calore. Venivano anche ambasciatori
+di Alessio ad esortare Enrico che movesse alla promessa spedizione
+nelle Puglie; e propizio abbastanza pareva esserne il momento[265].
+Giordano di Capua, che non cessava di combattere coraggiosamente e con
+buona fortuna contro il reduce Guiscardo, sperava adesso di scacciare
+il suo rivale e d’impadronirsi del trono ducale delle Puglie; laonde,
+dappoichè la caduta di Roma pareva certa, volle senza indugio prestar
+reverenza al Re, e chiese con insistenza all’abate di Monte Cassino che
+con lui si accompagnasse a frapporsi paciero in mezzo al Re ed al Papa.
+Anche Enrico desiderava che ciò avvenisse, e Desiderio, quantunque non
+ne avesse punto voglia, dovette cedere a’ suoi ripetuti inviti. Con
+animo disperante partiva l’abate assieme col Principe di Capua, e dopo
+lunga titubanza si presentava in Albano al Re scomunicato. Ivi Giordano
+fece atto di omaggio, pagò una grande moneta di tributo, e ricevette
+Capua in feudo imperiale; ma l’intrepido abate protestò che ne avrebbe
+potuto ricevere l’investitura da Enrico, sol quando questi fosse stato
+coronato imperatore. Il Re però accondiscese alle istanze di Giordano,
+e quanto a Desiderio, gli confermò benevolmente con una bolla d’oro i
+possedimenti del suo magnifico monastero. Quantunque fosse riconoscente
+di tal favore, il cocciuto abate non vedeva l’ora di uscire della tana
+di quegli eretici; tuttavolta dovette per lunghi dì trattenersi in
+corrispondenza con loro, e perfino disputare coll’anticristo Guiberto
+intorno alle ardenti questioni del giorno. Gregorio, che avrebbe dovuto
+scomunicare l’amico suo, come quello che s’era infetto del contatto
+di scomunicati, fu costretto a chiuder un occhio su ciò che dai canoni
+sarebbe stato imposto[266].
+
+I deputati dei Romani, del Papa e di Enrico si riunirono a negoziati
+nella chiesa di santa Maria in Pallara sul Palatino. Si giurò un patto,
+giusta cui il Papa nel mese di Novembre avrebbe congregato un Sinodo
+che decidesse della causa del Re, e questi prometteva con sacramento
+di non impedire a qualsiasi Vescovo di assistervi[267]. Però fuvvi un
+convegno secreto, nel quale i Romani s’impegnarono di ajutare Enrico,
+affinchè entro un tempo determinato venisse coronato, sia che Gregorio
+fosse fuggito, sia che fosse morto. In quest’ultimo caso lo avrebbe
+coronato un Papa che sarebbesi eletto nuovamente, ed il popolo romano
+gli avrebbe giurato fedeltà[268].
+
+Lieto di tenere i Romani nel laccio Enrico si prese loro statichi e
+andò in Toscana; una parte delle mura leonine aveva fatto atterrare,
+e lasciava non più di quattrocento cavalleggieri sotto gli ordini
+di Ulrico di Godesheim, chiusi entro una trincera eretta sul monte
+Palaciolo, nella città Leonina[269]. In Toscana la Marchesana brandiva
+pur sempre le armi per la causa di Gregorio. La angustiavano i
+consigli degli stessi Vescovi de’ suoi dominî, le rimostranze della
+contessa Adelaide, e le grida di dolore delle sue città devastate;
+tutto le diceva di cedere, poichè inevitabile era la caduta del Papa.
+Ella stette dubbiosa un istante, poi respinse ogni accomodamento. La
+coraggiosa donna non volle aver di che arrossire dinanzi al suo grande
+amico, che, circondato di nemici e di traditori, mirava dal castel
+Sant’Angelo con occhio impavido il suo destino. Matilde provò un
+gran dolore di non poter liberare Gregorio; a fatica potè difendersi
+dagli attacchi di Enrico, e fu contenta che il Re, dopo di aver corso
+le sue terre, per punizione mettendole a guasto, tornasse nei paesi
+romagnuoli: infatti s’avvicinava il tempo per cui era bandito il
+Sinodo.
+
+Gregorio aveva invitato ad intervenirvi tutti i Vescovi che non
+erano stati colpiti di scomunica; nella sua lettera circolare aveva
+dichiarato che voleva smascherare i veri autori della malaugurata
+controversia e distruggere le mossegli accuse, che sperava di comporre
+pace coll’Impero. Aveva invocato Dio a testimonio che Rodolfo era
+stato eletto re contro sua volontà; finalmente la colpa d’ogni male
+aveva rovesciato su Enrico, perciocchè costui avesse rotto i patti
+di Canossa[270]. Non poteva il Papa invitare al Concilio altri
+Vescovi fuor di quelli che erano mondi di anatema; non poteva d’altra
+parte Enrico acconciarsi alla sentenza che dessero questi tali,
+necessariamente partigiani di Gregorio, senza dar vinta la sua causa
+prima ancora che si giudicasse. Comprese quale fosse l’intenzione
+del Papa, e infranse il trattato; impedì ai Vescovi di andare a Roma,
+massime ai più zelanti seguaci di Gregorio, come erano Ugo di Lione,
+Anselmo di Lucca e Reginaldo di Como; fe’ metter sotto custodia anche i
+legati dell’Antirè tedesco, e imprigionò Ottone cardinale di Ostia, che
+a quello era spacciato come messaggiero di Gregorio.
+
+Pochissimi vennero al Concilio di Novembre, il quale pertanto non
+conseguì lo scopo desiderato; e Gregorio ne fu siffattamente irritato
+che poco mancò non iscomunicasse un’altra volta Enrico; però scagliò
+l’anatema contro tutti coloro che mettevano inciampo all’andata dei
+Vescovi.
+
+Verso il Natale dell’anno 1083 Enrico si avvicinò nuovamente a Roma,
+dove la sua causa sembrava volgere a male. Le febbri avevano fatto
+strage del presidio lasciato a Palaciolo, e n’era morto anche il
+prode Ulrico di Godesheim; da canto loro poi i Romani avevano minato
+la trincera, chè Gregorio se li aveva riguadagnati con oro normanno.
+S’avvicinava il termine entro cui avevano promesso la corona al
+Re, e questi possedeva i loro ostaggi: pertanto eglino si videro
+costretti di manifestare al Papa il patto secreto. Si scusarono con una
+bugia, asserendo che al Re avevano promesso, non già che Gregorio lo
+consecrerebbe solennemente, ma che gli porgerebbe soltanto la corona.
+Però un uomo di serio intelletto avrebbe mai accondisceso alla puerile
+commedia di cui i Romani facevano la bella trovata? Enrico respinse la
+loro proposta, giusta cui pretendevano che egli si prendesse la corona
+con una solennità in cui avrebbe fatto comparsa di servitore devoto
+del Papa, od altrimenti che se la lasciasse porgere dai merli del
+castel Sant’Angelo, appesa ad una pertica[271]. Così ogni trattativa
+si sciolse in aria, fallirono i negoziati pacifici, e il Re potè
+protestare ai Romani che non egli, il quale era stato inchinevole a
+pace, ma l’ostinazione del Papa e il tradimento della nobiltà erano
+cagione che la guerra proseguisse.
+
+
+§ 3.
+
+Enrico muove nella Campania. — I Romani disertano Gregorio, e fanno
+la dedizione della Città (1084). — Gregorio si chiude nel castel
+Sant’Angelo. — Un parlamento romano lo depone, ed eleva Clemente III al
+papato. — L’Antipapa corona Enrico IV. — L’Imperatore prende d’assalto
+il _Septizonium_ e il Campidoglio. — I Romani assediano il Papa nel
+castel Sant’Angelo. — Pressura di Gregorio. — Il Duca dei Normanni
+viene a liberarlo. — Enrico si ritira. — Roberto Guiscardo prende Roma.
+— Ruina orribile della Città.
+
+Se Enrico avesse potuto spargere maggior copia d’oro, egli s’avrebbe
+prestamente guadagnato la Città, giacchè tutto stava che traesse
+nuovamente il popolo dalla sua. Mentre gli agenti di lui erano a Roma
+in gran moto, dispensandovi oro bizantino, il Re moveva in persona
+nella Campagna (era la primavera dell’anno 1084) e la devastava,
+indi imprendeva sul serio una spedizione nelle Puglie. Ma aveva
+appena oltrepassato la frontiera normanna, che gli capitavano da
+Roma messaggi, e lo invitavano a torre possedimento della Città, la
+quale, volte le spalle a Gregorio, desiderava ardentemente di vederlo
+coronare e di levare Clemente III al pontificato. Questa repentina
+mutazione delle cose non tanto veniva dai nobili, quanto dal popolo
+che desiderava por fine alle sue tribolazioni, e già cominciava con
+maggiore independenza a mostrar la faccia al ceto de’ capitani[272].
+Da lungo tempo i Romani s’avevano battuto prodemente per il Papa, ma
+adesso, che nessuna speranza di pace loro sorrideva, erano stufi di
+sacrificarsi per gli intendimenti proprî di lui, i quali non facevano
+il vantaggio di loro. Il maggior dolore di Gregorio fu veder che lo
+abbandonavano; la sua caduta era adesso irreparabile, ma la forte anima
+del Papa durò inconcussa in mezzo alle ruine della sua fortuna. Tempo
+prima già udimmo che il concorde giudizio degli uomini infliggeva a
+Roma il marchio di città venale; fin dall’antichità tutto il mondo
+gettava il suo oro nella voragine di questa Città insaziata sempre,
+nella quale tutto a peso d’oro si comperava. È a meravigliarsene? Roma
+era povera e mancava di autonomia; tutto l’Occidente del continuo
+correva alle sue mura, non più ad offrirle tributi, ma a recarle
+donativi, coi quali la corrompeva per ottenere mille intenti grandi
+e piccini. Un frate normanno di questa età, il quale non volle aver
+occhi per vedere le orrendità che poco tempo dopo commise in Roma il
+Guiscardo, s’arrogò il diritto di colmare di contumelie questi avidi
+Romani, vittime del Papa e dell’Imperatore: però non per questo li
+calunniava, sì come non li aveva calunniati Giugurta in antico. «Roma»,
+esclamava Gaufrido, «tu marcisci nella tua dispregevole perfidia: niuno
+ti teme, e tu presenti il dorso ad ogni frusta che s’alza su di te.
+Spuntate sono le tue armi, le tue leggi falsate. Sei tutta piena di
+menzogna, di crapule e di avarizia. Non fede, non modestia hai, nulla
+che simonia pestifera non sia. In te tutto è venale. Invece d’uno, hai
+bisogno di due Papi; finchè uno dà, tu cacci l’altro; quando quegli
+smette di dare, e tu richiami questo. Coll’uno minacci l’altro, e così
+empi le tasche. Origine un giorno di tutte le virtù, oggi sei baratro
+di tutti i vituperî. Non hai più nobili costumi, ma con fronte che non
+sa arrossire corri dietro a spregevoli artificî di guadagno[273].»
+
+Enrico a grandi giornate tornò a Roma; addì 21 di Marzo dell’anno 1084
+entrò, come Totila, da porta san Giovanni, e adesso coll’Antipapa
+pose residenza nel Laterano; aveva seco la sposa e molti Vescovi e
+signori tedeschi e italiani. Quanto poco avesse sperato di ottenere
+un sì prospero risultamento cel dimostra la lettera che dopo la sua
+coronazione scriveva a Dietrich vescovo di Verdun: «Nel giorno di san
+Benedetto entrammo in Roma, è vero; ma pur mi pare un sogno: potrei
+dire che con dieci uomini di noi Dio ha operato ciò che i nostri
+antenati non avrebbero fatto con diecimila. Disperando di prendere
+Roma io era in procinto di tornarmene in Alemagna, quando i messaggieri
+romani ci appellarono nella Città, la quale ci accolse festante[274].»
+
+L’addolorato Gregorio avrebbe voluto morire piuttosto che piegarsi
+innanzi al Re; ma fino a tanto che sedeva nel castel Sant’Angelo,
+difeso dagli scudi e dalle lance di un manipolo d’uomini risoluti e
+fedeli, tutto non era peranco perduto. Ancora una gran parte della
+nobiltà stava per lui, i luoghi più muniti di Roma duravano tuttavia
+in suo potere; Rustico, nipote suo, teneva il Celio ed il Palatino,
+la famiglia dei Corsi era padrona del Campidoglio, i Pierleoni
+s’accampavano nell’isola Tiberina, tutti i ponti massimamente erano
+occupati dai Gregoriani[275]. Però adesso Enrico, senza por tempo in
+mezzo, intese a schiacciare in Roma medesima il suo nemico per via di
+un atto politico: raccolto un parlamento dei Romani, degli ottimati
+e dei Vescovi del suo campo, questa assemblea diffidò Gregorio a
+comparire a sè innanzi, e, poichè non si presentò, lo dichiarò deposto
+e riconobbe con tutte le forme Guiberto per papa. Nella domenica delle
+Palme Clemente III fu messo dentro in Laterano, e consecrato da alcuni
+Vescovi lombardi; indi, nel giorno di Pasqua, che cadde ai 31 di Marzo,
+dopo una fiacca resistenza del partito di Gregorio, egli coronò Enrico
+e Berta sua moglie nella chiesa di san Pietro: in pari tempo i Romani
+conferirono al loro Imperatore anche la podestà di patrizio[276].
+Imperatore e Papa diedero indi tosto assestamento all’amministrazione
+delle cose ecclesiastiche e temporali; fu costituito un ministero
+lateranense ed un tribunale di giudici, e fu nominato il Prefetto;
+Clemente III si circondò di un senato di anticardinali, ed elesse a
+nuovo i sette Vescovi del Laterano. Quasi dappertutto Roma e il suo
+territorio obbedirono al comando di lui, ed atti giudiziarî furono
+segnati colla data del suo pontificato[277].
+
+Allora Enrico strinse prestamente di assedio le fortezze di Roma;
+cadere dovevano, e il castel Sant’Angelo abbandonare la preziosissima
+preda: forse che anche Ottone III non aveva conquistato il castello?
+Il nipote di Gregorio si difese disperatamente nel _Septizonium_,
+monumento dell’imperatore Settimio Severo, situato all’estremità
+del Palatino dalla parte di mezzogiorno, che i frati del convento
+di san Gregorio sul Clivo Scauro avevano tramutato in fortezza
+saldissima[278]. Enrico lo assediò con tutte le regole di guerra,
+come se fosse stato una rocca; ed infatti tanto grandioso era tutto
+quello che i Romani antichi avevano edificato, che perfino le loro
+opere di arti belle superavano in solidità le castella della gente
+nuova. Gli ordini di colonne magnifiche sovrapposte le une alle altre
+caddero in frantumi sotto l’urto delle macchine belliche, ed uno dei
+più bei monumenti di Roma ne andò mezzo distrutto; finalmente Rustico
+si arrese[279]. Fu preso d’assalto anche il Campidoglio, dove entro a
+torri si appiattavano i Corsi, una famiglia partigiana di Gregorio, la
+quale forse derivava dalla colonia di gente corsa, ch’era stata fondata
+ai tempi di Leone IV[280]. Ne furono smantellate e bruciate le case, ed
+Enrico con un senso di orgoglio potè per breve tempo prendere albergo
+sul Campidoglio venerando di antichità[281].
+
+Ora al castel Sant’Angelo, dove si nascondeva il Papa! I Romani stessi
+lo assediarono e lo cinsero di muro per isolarlo e per affamarlo; ma
+frattanto i messaggeri di Gregorio correvano a perdifiato traverso
+la Campania, per andarsi a gettare a’ piedi di Roberto Guiscardo, ed
+esortarlo che s’affrettasse a portargli liberazione[282]. Nello stesso
+castello, dove novant’anni prima un Romano aveva difeso la libertà
+della Città contro un Imperatore, adesso un Imperatore stringeva
+d’assedio un Papa, che combatteva per riscattare la Chiesa dalla
+podestà civile. Può darsi che innanzi all’animo dolente di Gregorio
+trasvolassero come fantasime le ricordanze della tragica storia di
+questo sepolcro di Adriano, e che gli sovvenisse dei tempi di Belisario
+e di Totila, di quelli di Alberico e di Marozia, di Crescenzio e dei
+Papi che ivi dentro erano stati uccisi: forse cotali lugubri imagini
+gli passavano per la mente in quello che stavasi rimpiattato nelle
+oscure stanze arcuate del castello, e dal di fuori risonavano le
+grida furibonde dei Romani e dei Tedeschi. Che sorte lo aspettava se
+fosse caduto fra le mani di Enrico? Come un tempo il padre di questo
+aveva fatto di Gregorio VI, così il vendicatore di Canossa lo avrebbe
+trascinato dietro a sè di là delle Alpi, e il massimo di tutti i Papi
+avrebbe finito prigione in qualche torre della Selva Nera, o sulle
+rive del Reno. Dall’alto dei merli di quel sepolcro Gregorio mirava le
+rovine della città Leonina e Roma venale; indi affisava lo sguardo per
+la pianura toscana, e non vedeva indizî che giungessero soldatesche
+della sua amica; allora si volgeva con petto ansante dalla parte della
+Campagna latina, e guardava, guardava se apparissero gli squadroni del
+Duca normanno: finalmente un giorno vide luccicare le loro lancie di là
+di Palestrina. Come il Guiscardo ebbe udito della pressura del Papa,
+deliberò di muovere incontanente a liberarlo; chè, caduto Gregorio,
+Enrico contro di lui avrebbe rivolto le armi, e ne sarebbe conseguita
+una terribile colleganza di tutti i nemici suoi. Sul principio di
+Maggio si pose dunque in cammino con seimila cavalli e trentamila
+fanti, fra’ quali si trovavano genti calabresi avide di saccheggio, e
+Saraceni di Sicilia ancor più feroci delle prime[283]. Dell’avvicinarsi
+di lui Desiderio diè annuncio al Papa, ma ne informò altresì
+l’Imperatore; comportamento ambiguo che lo espose a severa censura,
+perocchè fosse giudicato che l’abate accortamente facesse da servitore
+a due padroni nemici fra loro. La fortuna non aveva per Enrico che
+ironici sorrisi; questo Tantalo del medio evo non conseguì mai completo
+trionfo. Non poteva scagliarsi contro all’oste che veniva, composta
+dei più formidabili guerrieri di quel tempo, giacchè egli aveva
+esercito esiguo; non poteva tenersi fermo in Roma, dappoichè i Romani
+erano gente mutabile e i Gregoriani tenevano tuttavia in mano alcune
+fortezze della Città. Poichè dunque era costretto a cederla prima
+ancora di esservi assediato, fe’ smantellare le torri del Campidoglio
+e le mura della Leonina; raccolse un parlamento dei Romani, sì come
+aveva fatto Vitige all’appressarsi di Belisario; dichiarò ad essi che
+le cose dell’Impero lo richiamavano in Lombardia, esortò quegli uomini
+costernati a resistere, fe’ loro sperare che sarebbe presto ritornato,
+e gli abbandonò alla loro sorte. Addì 22 Maggio si mise in via con
+Clemente III per la strada Flaminia, e andò a Civita Castellana, per
+muovere indi ancor più verso settentrione[284].
+
+Intanto che Enrico se ne andava i cavalieri del Guiscardo picchiavano
+omai alla porta lateranense. Il Normanno era venuto a passo forzato
+dalla via che un tempo aveva preso Belisario, passando per la valle
+del Sacco; ed ai 24 di Maggio giungeva innanzi Roma, tre dì dopo che
+l’Imperatore ne era partito. Ei pose primamente il suo campo presso
+all’_Aqua Martia_, dove prudentemente sostò tre giorni, avvegnaddio
+non fosse certo se Enrico, ritirandosi, avesse fatto che una finta,
+per piombargli d’un tratto alle spalle[285]. I Romani tenevano la
+città barricata, e la loro virile resistenza opposta contro Roberto
+Guiscardo empie splendidamente un breve capitolo della loro storia
+medioevale. Forse la loro incostanza attenua la pietà onde potrebbero
+avere diritto; però le loro angustievoli necessità erano pur degne
+di vero compianto; l’Imperatore, cui avevano reso la Città, gli aveva
+lasciati in balìa del loro destino, e Roma sventurata, dopo i tormenti
+di un assedio di tre anni, si vedeva esposta all’avidità depredatrice
+di genti normanne e saracene chiamate dal Papa. Roberto trattò coi
+traditori e coi Gregoriani che erano nella Città, ed a capo de’ quali
+stava il console Cencio Frangipane. Sull’alba del 28 Maggio i suoi
+cavalieri salirono da porta san Lorenzo; entrati corsero a porta
+Flaminia, la abbatterono, e per di là penetrò in Roma l’esercito
+che stava in sull’avviso. Allorchè i Romani udirono risonare dentro
+delle mura il terribile grido di battaglia: Guiscardo! Guiscardo! si
+gettarono con grande impeto contro i Normanni; ma il Duca, venendo
+dal Campo di Marte in preda alle fiamme, passò di gran corsa il ponte
+del Tevere, liberò il Papa fuor del castel Sant’Angelo, e fra le
+acclamazioni de’ suoi soldati lo condusse in Laterano[286].
+
+La liberazione del Papa e la presa di Roma, gloria della quale sol
+pochi eroi si adornarono, risplendono chiari nella storia del celebre
+Principe guerriero, cui più di Cesare e di Pompeo fu fida la fortuna.
+In Albania aveva distrutto gli eserciti dell’Imperatore d’Oriente,
+ed aveva pur testè fugato l’Imperatore d’Occidente e riposto sul
+trono della Cristianità il massimo di tutti i Pontefici. Meraviglioso
+spettacolo, di quei tali onde pochissimi la storia mostra di eguali,
+è vedere Gregorio VII accanto al Guiscardo salvatore suo. Allorchè
+il Papa riconoscente strinse fra le sue braccia l’eroe di Palermo e
+di Durazzo può darsi che egli scorgesse farglisi innanzi lo spirito
+pacificato di Leone IX: e il Guiscardo da parte sua poteva riflettere
+con mente attonita alla instabilità delle sorti umane, ricordando il
+campo di battaglia di Civita dove s’era genuflesso innanzi a un Papa
+che aveva fatto prigioniero, mentre adesso s’inginocchiava innanzi ad
+un altro Papa che aveva salvo dalle mani dei suoi acerbi nemici.
+
+Ma Roma infelice, abbandonata al saccheggio degli uomini d’arme
+normanni, fu teatro di orrori che non si possono descrivere, e tali da
+superare tutte le efferatezze de’ Vandali. Al terzo giorno i Romani
+si sollevarono, e con rabbia furibonda si scagliarono sui barbari
+vincitori; il partito imperiale si tornò a raccozzare e tentò liberarsi
+con un assalto impetuoso, sennonchè il giovane Ruggero corse dal campo
+con mille cavalieri e venne in soccorso del padre che era ridotto
+a male strette. La Città combattè con gran furia, ma non a lungo, e
+soccombette; il tentativo disperato dei Romani fu soffocato nel sangue
+e domato col fuoco, chè Roberto per salvarsi fe’ incendiare una parte
+della Città. Chetate le fiamme e la strage, Roma apparve agli occhi di
+Gregorio cumulo di macerie fumanti; dalle chiese bruciate, dalle rovine
+che s’ammonticchiavano per le vie, dai cadaveri de’ Romani, mille voci
+si alzavano ad accusarlo; e Gregorio avrà dovuto torcer la faccia per
+non vedere i Musulmani trarre al campo i Romani, cacciandoseli dinanzi
+a stormi, legati con funi. Donne vituperate, uomini che si ornavano
+del nome di senatori, fanciulli, giovani, erano publicamente venduti
+in ischiavitù come si fa del bestiame; altri, fra’ quali il Prefetto
+imperiale, conducevansi nelle Calabrie prigionieri di Stato[287].
+
+Tuttavolta, Goti e Vandali erano stati più avventurati dei Normanni
+del Guiscardo, poichè quelli avevano trovato Roma ancor piena di
+tesori immensi, laddove il bottino che facevano i Maomettani venuti
+agli stipendî del Duca non pareggiava più pur quel tanto che, dugento
+trent’anni prima, i loro antenati avevano raccolto nel san Pietro e nel
+san Paolo. Roma era caduta adesso in gravissima povertà, e perfino le
+chiese erano vuote di ornamenti. Statue mutilate e senza pregio erano
+abbandonate per le vie ingombre di rottami, o giacevano atterrate nella
+polvere in mezzo a ruderi giganteschi di terme e di templi, entro cui
+appena era se il nemico poneva il piede, avvegnachè ne lo respingesse
+un senso di orrore, o la temenza d’esservi ucciso a tradimento. Tratto
+tratto, entro a chiese, le quali andavano anch’esse ruinando, si
+rinvenivano bruttissimi simulacri di Santi, e il Saraceno ne strappava
+sghignazzando l’oro dei doni votivi, che forse v’erano ancora appesi.
+
+I conquistatori sbramarono per alcuni giorni la loro libidine bestiale
+di ruba e di sangue, finchè i Romani, con una corda ed una spada nuda
+al collo, si gettarono a’ piedi del Duca: e il corrucciato vincitore
+sentì pietà di essi, ma non potè più in alcun modo riparare alle loro
+perdite[288]. La devastazione di Roma deturpa di più oscura macchia
+la storia di Gregorio, che quella del Guiscardo; era Nemesi che aveva
+costretto questo Papa, se anche abbrividendo o di malincuore, a fissare
+lo sguardo sulla fiamma onde Roma ardeva. Forse che Gregorio VII in
+mezzo all’incendio di Roma (ed era per cagion sua che bruciava) non
+pare uomo fatale e terribile, pari a Napoleone che tranquillo cavalca
+lungo i campi di battaglia bagnati di sangue? Che contrasto fra lui e
+la bella immagine di Leon magno che salva dal ferro di Attila la santa
+Città, e ne addolcisce le sorti contro alla collera di Genserico! Non
+uno dei suoi contemporanei nota che Gregorio abbia tentato di salvare
+Roma dal saccheggio, o che abbia sparso una lacrima pietosa sulla
+caduta della Città[289]. Tuttavolta può darsi che chi lo avvicinava
+abbia raccolto i sospiri che egli versasse in quei terribili giorni; ma
+d’altronde per quest’uomo del destino, che cos’era la distruzione di
+mezza Roma in paragone all’idea per cui aveva sacrificato la pace del
+mondo?
+
+
+§ 4.
+
+Ildeberto lamenta la caduta di Roma. — Ruina della Città al tempo di
+Gregorio VII.
+
+Lacrime versò, alcuni anni dopo, un Vescovo straniero, Ildeberto di
+Tours. Ecco il commovente carme di lai, che egli dedicò alle ruine di
+Roma deserta:
+
+ «_Par tibi, Roma, nihil, cum sis prope tota ruina,_
+ _Quam magna fueris integra, fracta doces._
+ _Longa tuos fastus aetas destruxit, et arces_
+ _Caesaris, et superum templa palude jacent._
+ _Ille labor, labor ille ruit, quo dirus Araxes_
+ _Et stantem tremuit, et diruisse dolet._
+ _Quem gladii Regum, quem provida jura Senatus,_
+ _Quem superi rerum constituere caput,_
+ _Quem magis optavit cum scelere solus habere_
+ _Caesar, quam socius, et pius esse socer._
+ _Qui crescens studiis tribus, hostes, crimen, amicos_
+ _Vi domuit, secuit legibus, emit ope._
+ _In quem dum fieret vigilavit cura priorum,_
+ _Juvit opus pietas, hospitis unda locum._
+ _Expendere duces thesauros, fata favorem,_
+ _Artifices studium, totus et orbis opes._
+ _Proh dolor! urbs cecidit, cujus dum specto ruinas,_
+ _Penso statum, solitus dicere: Roma fuit._
+ _Non tamen armorum series, non flamma, nec ensis_
+ _Ad plenum potuit hoc abolere decus._
+ _Tantum restat adhuc, tantum ruit, ut neque pars stans_
+ _Aequari possit, diruta nec refici._
+ _Confer opes, ebur et marmor, superumque_
+ _Artificum vigilent in nova facta manus._
+ _Non tamen aut fieri par stanti fabrica muro,_
+ _Aut restaurari sola ruina potest._
+ _Cura hominum potuit tantam componere Romam,_
+ _Quantam non potuit solvere cura deum._
+ _Hic superum formas superi mirantur et ipsi,_
+ _Et cupiunt fictis vultibus esse pares:_
+ _Non potuit natura deos hoc ore creare_
+ _Quo miranda deum signa creavit homo._
+ _Vultus adest his numinibus, potiusque coluntur_
+ _Artificum studio, quam deitate sua._
+ _Urbs felix, si vel dominis urbs illa careret,_
+ _Vel dominis esset turpe carere fide_»[290].
+
+Ildeberto di Tours fu a Roma sull’incominciamento del secolo duodecimo,
+vide la devastazione della Città, le sue ruine antiche e nuove, e
+trovò ancor fresche le tracce dell’inimico. Il buon cantore si sgomentò
+delle idee pagane che Roma gli faceva rampollar per la mente, laonde
+le cancellò con una seconda elegia, nella quale mette in bocca alla
+mesta Roma parole di conforto. «Quand’io», così fa dire alla sventurata
+Sibilla, «quand’io mi allegrava degl’idoli, mio orgoglio erano i miei
+eserciti, il mio popolo, la magnificenza dei miei marmi. Crollarono gli
+idoli, crollarono i palazzi, popolo e cavalieri caddero in servitù, ed
+appena è che Roma ancor si ricordi di Roma; però adesso io ho cambiato
+l’aquila colla croce, Cesare con Pietro, la terra col cielo»[291].
+
+Tutte belle idee, ma non potevano confortare i Romani della rovina
+della loro Città, traverso cui si trascinavano tapini, accattoni. Roma
+s’era stremata di parecchie migliaia di abitatori, causa la guerra, le
+fughe, le morti e le schiavitù. Da secoli essa non aveva sofferto un
+guasto così orrido come a’ tempi di Gregorio VII. I ruderi onde s’era
+sparsa per vent’anni di guerre combattute fra le fazioni, per assalti
+sofferti di dentro e di fuori, per incendî, crescevano adesso in questa
+devastazione nemica, la prima che veramente subisse da dopo che Totila
+aveva atterrato le sue mura. Possiamo noverare una serie di monumenti
+che allora caddero distrutti.
+
+Gli assalti dati da Enrico al san Paolo fecero probabilmente in
+pezzi il portico antico che adduceva dalla porta alla basilica;
+quanto al portico vaticano, esso ruinò allorchè fu preso il borgo.
+Il fuoco aveva devastato la città Leonina, e il san Pietro stesso
+ebbe a risentirne danno. Nella Città andarono in guasto il Palatino
+e il Campidoglio; altri monumenti muniti dovettero aver diviso la
+sorte del _Septizonium_, che allora era parte bellissima dei palazzi
+imperiali[292]. Tuttavolta il danno recato da Cadalo e da Enrico fu
+di poco rilievo, se si paragoni con quello dell’incendio appiccato
+dai Normanni[293]. Infatti il Guiscardo gettò due volte il fuoco nella
+Città, primamente quando entrò da porta Flaminia, indi quando i Romani
+lo assalirono. L’incendio devastò il Campo di Marte forse fino al ponte
+di Adriano; perirono gli avanzi dei portici di questo quartiere e molti
+altri monumenti; soltanto il mausoleo di Augusto andò illeso, grazie
+alla sua struttura, e la colonna di Marco Aurelio fu salva per via
+del luogo isolato in cui era collocata, sopra una piazza d’ogni lato
+aperta[294]. Le fiamme distrussero tutto il quartiere ancora inabitato,
+che si stendeva dal Laterano al Colosseo, e la stessa porta Lateranense
+d’ora in poi ebbe nome di porta «bruciata.» La chiesa antica dei
+«Quattro Coronati» cadde in cenere; il Laterano e molte chiese forse
+ne soffersero gravemente; difficilmente ne saranno rimasti immuni
+il Colosseo, gli archi trionfali, gli avanzi del Circo Massimo[295].
+Quanti sono Cronisti, che con narrazione fugace e con noncurante apatia
+descrivono questa orribile catastrofe, tutti ad una voce affermano che
+una gran parte della Città ne andò distrutta; ed uno Storico del secolo
+decimoquinto a ragione pronunciò giudizio che, massimamente fra tutto,
+l’ira normanna ebbe gettato Roma nello stato deplorevole in cui al
+tempo suo era ridotta[296]. Il Celio (la regione del Colosseo), altra
+volta fittamente popolato, continuò bensì ad essere abitato, ma ognor
+meno, finchè diventò deserto; egual sorte subì l’Aventino, che ancora
+al tempo di Ottone III era abbellito di tanta splendidezza. Chi oggidì,
+visitando Roma, trascorre per questi due colli sepolti nei loro silenzî
+profondi, e non vi vede sparse che chiese antichissime e ruine romane
+dall’aspetto malinconico, può ben dire a sè stesso che il deserto
+deriva dai guasti normanni. Poco a poco quei luoghi di Roma furono
+abbandonati, e il popolo gradatamente andò addensandosi nel Campo di
+Marte, là dove sorse Roma nuova.
+
+La ruina della Città cresceva del resto a questa età rapidamente,
+anche per cause interiori. Se più in antico vi aveva contribuito
+massimamente l’edificazione di chiese, or vi recava gravissima ragione
+il costume che s’era preso di tramutare monumenti antichi in rocche e
+in torri. Per giunta, anche città forestiere mandavano a Roma, come
+ad una miniera, per raccoglierne marmi e colonne. Il bel duomo di
+Pisa edificato nel secolo undecimo, e la celebre cattedrale di Lucca
+consecrata da Alessandro II, furono senza dubbio adorni di colonne che
+s’avevano avuto da Roma in dono o a vendita. Quando Desiderio costruì
+la sua basilica, comperò in Roma colonne e marmi che fece trasportare
+per mare dalla via di Porto, e ben può darsi che fra il bottino
+da Roberto tratto con sè a Salerno, si trovassero, se non statue
+pagane, certamente ornati preziosi e colonne che il Duca adoperava
+nell’edificazione del duomo di san Matteo in quella città[297].
+Tuttavia anch’egli, sì come Genserico aveva fatto, avrebbe potuto
+condur seco dei veri capolavori d’arte, chè alcune considerazioni di
+Ildeberto nella sua prima elegia fanno conchiudere qualmente in Roma
+restassero statue di marmo o di bronzo, anche dopo del guasto datole
+dai Normanni.
+
+
+§ 5.
+
+Gregorio VII lascia Roma, e va esulando. — Sua caduta. — Muore a
+Salerno. — Rilievo della sua persona nella storia universale.
+
+Gli orrori commessi dai suoi liberatori condannarono Gregorio VII a
+perpetuo esilio, e questa, se guardar si voglia ai destini umani da
+un punto di vista elevato, ne fu sorte meritata: la sua vita politica
+finì fra i ruderi di Roma. Quantunque i Romani gli avessero promesso
+soggezione, ei si doveva però imaginare che sarebbe caduto vittima
+della loro ira, tosto che i Normanni fossero partiti[298]. Roberto
+prese ostaggi, pose un presidio nel castel Sant’Angelo, e nel mese
+di Giugno partì col Papa per la Campagna, dove assalì inutilmente
+Tivoli, ma distrusse altre castella[299]. Con gran dolore Gregorio
+avrà gettato da qualche altura per l’ultima volta lo sguardo su Roma,
+e avrà preso commiato dal teatro delle sue lotte, dalla Città che
+abbandonava in ruine. Egli poteva ben dire a sè stesso che, da eroe,
+non aveva soccombuto, ma altresì che vinto non aveva; e tristissimi
+pensieri dovevano essere i suoi allorchè correva colla mente ad Enrico,
+che dal Po faceva ritorno trionfalmente in patria, dopo di aver
+conquistato la Città, preso la corona imperiale, elevato al soglio
+il suo Antipapa, costretto Gregorio a caricarsi della maledizione di
+Roma, ed a fuggire in esilio. Mentre l’uno dei due avversarî moveva
+a settentrione, l’altro era costretto a volgere verso il mezzogiorno,
+condannato alla riconoscenza verso un vassallo, che seco lo conduceva
+in terra straniera, seguito da turbe di Romani prigionieri e di carri
+carichi di bottino. La partenza di questo gran Papa da Roma devastata,
+la comitiva che gli fanno le torme di Normanni e Saraceni, contro i
+cui correligionari altra volta egli aveva predicato la croce, la sua
+triste andata a Monte Cassino ed a Salerno, il pane dell’esilio che ivi
+gli porge l’amico suo Desiderio, tutto questo pone un tragico termine
+al dramma della sua vita: e qui, come nella fine di Napoleone, che
+muore solitario a sant’Elena, la giustizia eterna celebra uno de’ suoi
+magnifici trionfi.
+
+Mentre a Salerno volgeva in mente il progetto di tornare a Roma
+alla testa di un esercito, Gregorio vi passò di vita, addì 25 Maggio
+dell’anno 1085, senza che neppur morte curvasse la sua tempra indomita.
+Nell’agonia sclamava: «Amai la giustizia e odiai la colpa, perciò muoio
+in esilio»[300]: parole rivelatrici di questa mestissima verità, che
+gli uomini veramente grandi non trovano che martirio e solitudine; e in
+bocca di Gregorio mettevano in rilievo le più riposte fibre dell’indole
+sua grande e fiera. Ma quella forza di potentissimi spiriti,
+quell’animo vasto che quasi non ha pari, non tiene suo luogo nella
+bella schiera dei savî e dei riformatori, cui tutti i popoli senza
+distinzione onorano come benefattori del mondo. La ricordanza di lui
+sveglia ammirazione, ma non accende il fuoco dell’entusiasmo, quale è
+quello che desta un ideale creatore, nè conforta, colla dolce simpatia
+che s’accompagna agli uomini i quali composero a pace il mondo. A lui
+compete un posto fra i potenti della terra che hanno commosso il mondo
+con opera violenta ma salutare; solo l’elemento religioso lo sublima
+ad una sfera assai più elevata di quella che è propria dei monarchi
+secolari. Accosto a lui Napoleone cade in una grande povertà d’idee.
+
+Anche Gregorio VII fu l’erede di antichi intendimenti del Papato.
+Però tutto suo è l’incomparabile genio di dominatore e di statista,
+e nessun uomo di Roma antica o del tempo moderno ebbe le sue audacie
+rivoluzionarie[301]. Questo mirabile frate non tremò al pensiero di
+scardinare l’ordinamento che fino alla sua età aveva retto Europa,
+e di elevare su quei ruderi il trono del Papa. Però la sua vera
+grandezza fu prima che giungesse al pontificato; da papa travalicò,
+perocchè nel fugace momento della sua potenza abbia voluto raccogliere
+insieme l’opera cui sarebbero occorsi dei secoli. Chi vuol giungere
+l’impossibile, non può parere che un visionario, e tale fu il suo
+tentativo di signoreggiare il mondo politico.
+
+Stupenda è la potenza di genio con cui Gregorio VII conquistò la
+libertà della Chiesa, e fondò la dominazione della gerarchia. Il regno
+de’ preti, che non brandivano altre armi fuor di una croce e di un
+vangelo, di una benedizione e di un anatema, merita più ammirazione
+che tutti i regni insieme uniti de’ conquistatori romani od asiatici.
+Questo impero spirituale potrà condannarsi, potrà odiarsi, ma, finchè
+duri la terra, sarà sempre un fenomeno di potenza morale che non ha
+riscontro d’esempî. Gregorio VII fu eroe soltanto in siffatto regno
+sacerdotale. La sua mente per verità non concepì il genere umano
+che sotto la forma della Chiesa, e la Chiesa solamente in forma di
+monarchia pontificia. Strana e spaventosa, e tale che desterà le
+meraviglie anche delle generazioni venture, fu l’idea di porre avanti
+gli occhi del mondo peccaminoso un uomo mortale che fosse infallibile e
+simile a Dio, di mettergli in mano le chiavi del cielo e dell’inferno,
+di assoggettare il mondo al dominio assoluto di questo sol uomo,
+apostolo di umiltà, ma in pari tempo vicario di Dio[302]. Quell’idea fu
+il sogno mistico di un’età di schiavitù, d’ignoranza, e di necessità
+violente, in cui il genere umano, non peranco tratto dalla scienza in
+discordia con sè stesso e col mondo, ma puerilmente credulo, voleva,
+a conforto suo, vedere e toccare l’eterno principio del bene incarnato
+in una persona. Forse il più sorprendente fatto che la storia conosca
+è questo, che ad un uomo fu conferita la podestà di legare e di
+sciogliere nell’ordine morale; ma la cosa si spiega quando si sappia
+che per tempo lungo la Chiesa fu passione suprema, podestà santissima,
+idea universale della gente umana. Solo dalla sua cornucopia scaturiva
+tutto ciò che di profondo v’aveva nelle cose di fede e di scienza;
+da essa avevano origine l’armonia, la bellezza, tutte le felicità
+dell’anima nelle cose celesti e terrene. Fu per la prima volta, dopo
+le lotte che ebbero principio con Gregorio VII, che anche le classi
+secolaresche, fino allora rozze, materiali, abbrutite, incominciarono a
+fiorire nella coltura dello spirito.
+
+Nessuna meraviglia dunque che la forza e la grandezza della Chiesa
+militante assumessero siffatta natura audace in Gregorio. Ma la storia
+non ha confermato l’idea che ei s’era foggiata contrariamente alla
+dottrina cristiana, perciocchè essa andasse a ritroso del concetto più
+grande cui il genere umano s’inspira. Gli insegnamenti degli Apostoli
+durano; per lo contrario il tempo, da un pezzo, ha roso i principî
+gerarchici di Gregorio, od altrimenti la coltura fatta universale li
+mette in derisione come sogni antiquati di gente retrograda e fanatica.
+A Gregorio può farsi rimprovero che egli ebbe diviso la Chiesa in
+due campi; la Chiesa profana, dei laici privati del loro diritto di
+elettori, e la Chiesa sacra, casta dei preti elettori di sè stessi:
+e invero il grande concetto della republica cristiana fu falsato dai
+principî di Gregorio, avvegnaddio la gerarchia usurpasse il luogo
+della Chiesa[303]. Gli avanzi della forma antichissima che avevano
+avuto le comunità cristiane andarono distrutti per opera di Gregorio
+VII; nell’istituto gerarchico della Chiesa egli introdusse uno spirito
+di burocrazia, nel Papato infuse uno spirito cesareo. Quantunque
+questo sistema in sè perfetto riunisse nella sua costituzione tutte
+le forme politiche, democrazia, aristocrazia, monarchia, nondimeno
+il suo meccanismo posto in moto dalla volontà di un uomo solo, e
+l’accentramento di tutte le forze dogmatiche in una casta, educarono i
+mali tutti dell’arbitrio religioso e della tirannide: quindi è facile
+comprendere che l’opera di Gregorio VII doveva trarre dietro a sè la
+riforma tedesca. Poichè Ildebrando per primo separò veramente la Chiesa
+dal popolo, fu egli che distrusse il concetto evangelico; più tardi
+dal suo principio derivò, come conseguenza necessaria, anche la sua
+separazione dalla civiltà, e contro di questa la Chiesa, che è soltanto
+gerarchia, oggidì combatte con repugnanza ostile, sempre intesa al
+difettoso passato del medio evo, sempre incapace di accogliere entro di
+sè lo spirito di libertà, che è spirito di giovinezza novella.
+
+Il meglio che Gregorio abbia fatto (ed egli non lo presagì) fu di aver
+rotto nel mondo il sonno delle menti, mercè una lotta che per la prima
+volta ricercò tutte le intime fibre della vita morale. Da quest’unico
+uomo sparse in ogni cerchia della Chiesa e dello Stato un impulso
+immenso. La lotta gigantesca di queste due forme che rappresentano
+l’universo sociale, la miscela barbaramente feudale in cui dapprima
+si confusero, la loro separazione progressiva, il loro antagonismo
+durevole, composero la grandiosa vita morale del medio evo. E oggidì
+ancora si fatica a volere ordinare la Chiesa e lo Stato completamente
+liberi l’uno dall’altro, a guarire la Chiesa dall’ultima sua rigidezza
+gerarchica, a guidarla ai principî universali della libertà e
+dell’amore, a renderla socievole, a comporre una volta finalmente il
+regno universale della cultura e della pace. Nell’età della barbarie,
+quando valeva il diritto del più forte, gli uomini non furono capaci
+di comprendere il concetto sublime del Cristianesimo. Forse che la
+Chiesa di Gregorio VII e del medio evo attuò gli insegnamenti del
+Cristianesimo? forse che le chiare idee di questo, espressione della
+natura eterna dell’uomo e della società, sono attuate oggidì? Finì lo
+Stato feudale franco, sparve la potenza della Chiesa gregoriana, ma
+dopo la loro caduta non ha che incominciato ad albeggiare l’aurora
+di una stagione novella nella vita degli uomini. I nostri occhi
+vedono i ruderi ancor giganteschi del medio evo, un dopo l’altro
+smuoversi e cadere nel gran fiume dell’armonia sociale, che dopo
+innumerevoli impedimenti scorre attraverso questo duro e pigro mondo,
+e ci avvia verso una felicità, il cui solo presagio fa beate le anime
+generose[304].
+
+
+
+
+CAPITOLO SETTIMO.
+
+
+§ 1.
+
+Desiderio, eletto papa, rifiuta la tiara. — È per forza elevato in Roma
+al pontificato, con nome di Vittore III. — Fugge a Monte Cassino. —
+Riprende a Capua la dignità pontificia (1087). — È consecrato in Roma.
+— Condizioni della Città. — Vittore III fugge a Monte Cassino, e vi
+muore (1087). — Ottone di Ostia è eletto e ordinato a Terracina con
+nome di Urbano II (1088).
+
+Caduto Gregorio, Roma somiglia ad un palco scenico vuoto, che soltanto
+a rilento va nuovamente popolandosi di personaggi minori. Le opere
+ed eziandio la caduta di un uomo grande esercitano influenza anche
+dopo che egli è scomparso dal mondo, e lasciano segno nel mare del
+tempo in mille cerchi di onde che vanno facendosi sempre più chete, e
+finalmente si perdono nella vastità. Attorno al feretro di Gregorio
+stavano ritti gli uomini della gerarchia, che avevano incanutito
+nelle lotte per essa combattute; così forse in antico i generali di
+Alessandro magno avevano fatto cerchio al suo cadavere. Chi doveva
+raccogliere l’eredità dell’impero religioso? le piccole passioni della
+gelosia e dell’ambizione dovevano adesso mandarlo in ruina? Questo
+sarebbe accaduto di uno Stato secolare, ma nel regno de’ preti, i
+quali non avevano dinastie famigliari da fondare, era ad ogni tempo
+erede l’eguale spirito gerarchico, che si conservava principio
+indestruttibile.
+
+Gregorio, morendo, aveva designato quattro candidati all’elezione
+pontificia, ed erano Desiderio di Monte Cassino, cardinale di santa
+Cecilia in Transtevere, Anselmo di Lucca, Ottone di Ostia, Ugo di
+Lione. I voti dei Cardinali si raccolsero su Desiderio. La ricchezza
+dell’abate, la reverenza in cui lo tenevano i Principi di quell’età,
+le sue attenenze coi Normanni, financo i suoi rapporti coll’imperatore
+Enrico, rendevano desideratissima la elezione di lui. Giusto adesso la
+morte di Roberto Guiscardo privava il papato di un appoggio potente;
+quell’uomo straordinario, sorto come Gregorio dalla polve, come lui
+ornamento e splendore eroico della storia d’Italia, moriva a Cefalonia
+poco tempo dopo del Papa, addì 17 di Luglio[305]. Credevasi dunque
+non esservi adesso altri che Desiderio, il quale potesse scongiurare
+le calamità minaccianti nel caso in cui gli eredi del Duca fossero
+venuti a dissidio e avessero mancato di fede. Ma l’ambizione dell’abate
+avrebbe dovuto essere immane, se in questo tempo gli fosse parsa
+gradevole la tiara. La pace onde godeva a Monte Cassino lo ammoniva che
+v’avrebbe potuto finire i suoi giorni tranquillo e felice, rallegrato
+dalle dolcezze delle muse, sfogliando manoscritti adorni di miniature
+porporine, o disputando lietamente con uomini dotti; capiva che
+sarebbe stata follia voler mutare il bello e ricco monastero con Roma
+selvaggia, gettarsi in lotte senza fine col mondo, mettersi in balìa
+delle cabale di Cardinali tutti invidia e ambizione, stuzzicare, in una
+parola, il destino a farlo segno de’ suoi colpi mortali. I due anni che
+succedettero tosto dopo la morte di Gregorio offrono lo spettacolo di
+una vera contesa che si combattè per ragione della corona papale, non
+per farne conquista, ma per iscansarla. Si può dire che questo fatto
+mirabile sia il migliore elogio funebre della grandezza di Gregorio;
+pareva che il morto Papa stendesse la mano fuor della sua sepoltura, e
+vi tenesse inchiovata la tiara. Desiderio, uomo di sangue principesco
+(scendeva della casa longobarda di Benevento), ripetutamente
+sospinto verso il trono pontificio da Cardinali e da Principi, ne
+indietreggiava, ne tremava, come se in quello avesse veduto qualche
+cosa di orribile. Bello era il sentimento umano della sua repugnanza,
+se anche fosse indizio di debolezza; però la natura dell’uomo è sempre
+e dappertutto eguale a sè stessa, e anche qui non manca un prelato, il
+quale pieno di invidiosa avidità, dietro alla spalla di Desiderio, fa
+l’occhiolino alla corona dei Papi.
+
+L’anno 1085 trascorse senza che potessero mettersi d’accordo: l’abate
+dichiarò il suo rifiuto a Giordano principe di Capua, alla contessa
+Matilde, ai Cardinali, e protestò volere influire affinchè un Concilio
+si raccogliesse in Roma a nominare un pontefice degno del grande
+officio. Tuttavolta ei venne a Roma col principe Gisulfo soltanto alla
+Pasqua dell’anno dopo. La deserta Città era pur sempre divisa in due
+campi armati, gli Imperiali uniti fra loro, i Gregoriani angustiati
+e in aspettative, condotti dal console Cencio Frangipane, capo della
+Republica[306]. Sperava Desiderio che s’avessero tutti acchetati al suo
+rifiuto; per lo contrario i Cardinali e gli ottimati, congregatisi in
+santa Lucia presso il Septizonio, gli si gettarono a’ piedi, pregandolo
+di esser papa. Egli si consultò con Cencio, propose il Vescovo di
+Ostia, offerse, fino a tanto che la Chiesa riavesse pace, di mantenere
+del proprio il Papa, chiunque ei fosse. Ma il popolo proruppe in grida
+furiose acclamando al suo nome, i Cardinali irritati proclamarono lui
+pontefice (ai 24 maggio), e disperato vide gettarglisi sulle spalle la
+porpora, con nome di Vittore III; soltanto non fu possibile d’indurlo a
+indossare il bianco vestimento, detto _alba_[307].
+
+Non pertanto l’elezione di Vittore III non avvenne senza contrasto; un
+tumulto che s’appiccava nella Città gli era lezione di ciò che a lui,
+papa, si aspettava. Il partito di Enrico, che possedeva pur sempre
+fortezze parecchie in Roma, aveva da qualche tempo trovato il suo
+capitano nel Prefetto imperiale. Costui era stato condotto prigione da
+Roberto Guiscardo, ma ne lo aveva liberato Ruggero, succeduto nella
+duchea, poichè era venuto in gran collera contro al collegio de’
+Cardinali che aveva rifiutato di confermare l’Arcivescovo di Salerno.
+Tostochè il suo proprio vantaggio glielo suggerì, il vassallo della
+santa Sede cessò di darle assistenza; il Prefetto di Enrico venne,
+raccolse armi in Campidoglio, ed impedì che Vittore fosse consecrato in
+Vaticano. Il neo-eletto Papa, quattro soli giorni dopo, scivolò di mano
+ai nemici e agli amici con una partenza che seppe di fuga; e poichè i
+Conti della Campagna parteggiavano per l’Imperatore, dovette tor la via
+di mare da Ardea, arrivò a Terracina, vi spogliò le insegne del papato,
+e corse di botto a chiudersi nel suo diletto convento[308].
+
+Qui rimase un intiero anno, sordo alle instanze dei Vescovi e de’
+Principi e alla voce di san Pietro che lo ammoniva di prendere il
+governo della sua nave senza nocchiero, sbattuta dalle procelle
+dei tempi. Cardinali, nobili romani col loro capo Cencio, e Vescovi
+dell’Italia meridionale, vennero a Capua nella quaresima dell’anno
+1087 per provvedere all’elezione pontificia, e si raccolsero intorno al
+principe Giordano, che era stato creato avvocato della Chiesa. V’erano
+presenti anche Ruggero, duca delle Puglie, e il detronato principe
+Gisulfo. Parvero ambigui la condotta ed i sentimenti dell’abate, e il
+partito gregoriano, a lui fortemente nemico, con Ugo di Lione e Ottone
+di Ostia alla testa, cercò di impedirne la rielezione. Bastò questo
+perchè Desiderio (addì 21 di Marzo) riprendesse volontariamente le
+insegne pontificie. Se v’aveva ambizione umana che potesse scuoterlo
+gli era il pensiero insopportabile di vedere la tiara posarsi in capo
+di uno dei suoi avversarî, massime di Ugo di Lione[309].
+
+Passata Pasqua, Vittore III si mise in cammino per Roma colla
+accompagnatura di Giordano e di Gisulfo. Il piccolo esercito venne per
+mare, da Ostia risalì il Tevere, e s’accampò fuor della città Leonina,
+giacchè il san Pietro, entro cui dovevasi consecrare il Papa, era in
+potere dell’inimico. Infatti, fuggito Vittore, il Prefetto imperiale
+s’era impadronito di Roma, e in gran fretta aveva richiamato Clemente
+III. Però la continua anarchia non consentiva a questo di sperare
+gran fatto bene; universale era la spossatezza, Enrico lontano,
+Roma indisciplinata, straziata, piena di ruina, e le soldatesche di
+Matilde stavano ancora in armi. Che aspetto presentasse allora la
+Città, e quali fossero le sue condizioni, si può più presto imaginare
+che dire. Clemente III venne, raccolse i suoi partigiani, e pose
+residenza in Vaticano. È meraviglioso il pensare che la basilica di
+san Pietro d’allora in poi servì di propugnacolo vero alle fazioni;
+la basilica santissima della Cristianità fu nei secoli undecimo e
+duodecimo assediata e difesa alla paro del _Septizonium_ o del castel
+Sant’Angelo; sotto a’ suoi portici il soldato combattè ferocemente come
+dai merli di qualunque rocca. I Normanni presero d’assalto la basilica;
+Clemente fuggì e riparò nella Città, dove si trincerò in un’altra
+chiesa fortissima, nel Panteon antico, e Vittore III fu consecrato
+addì 9 Marzo in san Pietro dal cardinale vescovo di Ostia. Chi avrebbe
+potuto biasimare Desiderio, quando sbigottito rifiutava di ascendere al
+papato?
+
+Solo otto giorni dopo, ei lasciò Roma, tratto da ardente desiderio di
+rivedere il suo convento, ma era colà appena arrivato, che messaggieri
+della contessa Matilde vi capitavano a richiamarlo, perocchè ella
+fosse venuta coll’intento di rendere forte la signoria del Papa in
+Roma. Sospirando, Vittore assecondò al loro invito, e le milizie
+della Contessa gli sgombrarono financo l’entrata in una parte della
+Città, dove egli pose dimora insieme con Matilde nell’isola Tiberina:
+però non possedeva che il Transtevere, il castel Sant’Angelo, il san
+Pietro, Ostia e Porto. Il maggior numero dei Romani teneva dalla
+parte di Clemente e ferveva di odio contro il papato gregoriano,
+come quello che aveva dovuto gettarsi in braccio de’ Normanni, e
+traeva sempre novellamente questi demoni devastatori nella sventurata
+Città. Oltracciò la venuta di un legato imperiale infondeva novello
+coraggio ai partigiani di Guiberto; in mezzo ad orribili battaglie
+or si perdeva, or si riconquistava il san Pietro, e Vittore III,
+caduto infermo, partiva di Roma nel Luglio per la terza volta. Ancora
+nell’Agosto raccoglieva a Benevento un Concilio nel quale confermava
+i decreti di Gregorio e scomunicava di bel nuovo Clemente III; indi,
+sentendosi presso a morire, si faceva trasportare al suo monastero.
+Colà nominò Oderisio ad abate, chè anche da papa aveva continuato
+a tenere il governo del convento; raccomandò che si eleggesse a suo
+successore nella sedia apostolica Ottone cardinal vescovo di Ostia,
+e addì 16 di Settembre passò di vita, vittima tragica del papato, al
+cui pondo invano aveva tentato di scampare. Desiderio abate fu uomo
+grande e di nominanza imperitura; papa Vittore III non fu che un’ombra
+ingloriosa. Come egli aveva desiderato, i frati diedero sepoltura al
+restauratore della loro abazia nell’abside della sala del «Capitolo»,
+e colà sulla pietra sepolcrale gli scrissero un bello e toccante
+epigramma[310].
+
+Di tutti i più celebri campioni della riforma, che un tempo si avevano
+raccolto intorno al vessillo di Gregorio, Desiderio è l’ultimo che
+sparisce del mondo: infatti un anno prima di lui era morto Anselmo
+di Lucca. Sorgono adesso una novella generazione di uomini e tendenze
+nuove, in mezzo alle quali Matilde, Enrico e Clemente, superstiti di
+una grande età passata, incominciano a trovarsi soli e a disagio.
+
+Ottone di Ostia era stato dapprima rivale di Vittore III, indi s’era
+con esso lealmente pacificato. La voce del morente aveva eletto lui a
+papa, e d’altronde era stato uno dei quattro candidati designati da
+Gregorio VII. Ugo di Lione, sebbene anch’egli di quei quattro, non
+poteva più gareggiare con Ottone, avvegnachè Vittore III lo avesse
+scomunicato, come nemico della Chiesa. Però l’elezione di Ottone s’andò
+procrastinando; Roma si trovava in potere dell’Antipapa, i Cardinali
+venivano fra loro a disputa, ed erano dispersi chi da una banda, chi
+dall’altra. Messaggi dei Tedeschi seguaci della parte gregoriana, e
+messaggi di Matilde li richiedevano ripetutamente che dessero un capo
+alla Chiesa abbandonata nell’anarchia: alla fine parecchi di loro, che
+s’erano raccolti intorno a Oderisio abate, bandirono un Concilio per
+l’elezione.
+
+Addì 8 Marzo 1088 quaranta fra Vescovi, Cardinali ed Abati si
+congregarono a Terracina; Giovanni di Porto rappresentava il clero
+romano, Benedetto prefetto pontificio ne rappresentava il popolo, e
+vi intervenivano legati di Germania e della contessa Matilde[311].
+Ai 12 di Marzo Ottone fu gridato papa con nome di Urbano II. Fu il
+primo pontefice, che, conformemente al decreto di Nicolò II, ricevesse
+l’ordinazione fuori di Roma, in una città di provincia.
+
+
+§ 2.
+
+Urbano II. — Incominciamento della sua vita, suo stato. — Clemente III
+è in possesso di Roma. — Urbano II si gitta in braccio ai Normanni che
+lo conducono a Roma. — Sue condizioni infelici nella Città. — Matilde
+sposa Guelfo V. — Enrico IV torna in Italia (1090). — Sue nuove lotte.
+— I Romani chiamano di nuovo Clemente III nella Città. — Ribellione
+del giovine Corrado. — Condizioni infelici dell’Imperatore. — Urbano
+II s’impadronisce di Roma. — Uno sguardo a ciò che erano il Papa e
+l’Imperatore in questa età.
+
+Urbano II, francese, era nato a Chatillon, in vicinanza di Reims, ed
+era stato monaco di Cluny: lo zelo della riforma e la soda coltura
+teologica apparati in quel convento gli avevano procacciato la cattedra
+di Ostia. Enrico IV lo aveva sostenuto qualche tratto di tempo
+prigioniero, ma pare che il Re non trovasse in lui un’opposizione
+troppo acerba. Era stato in Germania, da legato, nel tempo in
+cui Gregorio VII aveva potuto uscir libero di Roma, e in quel suo
+officio s’era iniziato profondamente in tutti i rapporti delle cose
+ecclesiastiche e politiche: possedeva intelletto più potente di
+Desiderio, abilità grande di oratore e finezza diplomatica molta; in
+lui il partito cattolico vedeva l’uomo che avrebbe battuto le vie di
+Gregorio VII, e con accortezza trovato nuovi modi di combattimento,
+or che esauriti s’erano gli antichi. Così annunciò tosto egli stesso
+alla Cristianità che voleva reggere il Papato secondo le idee di
+Gregorio[312]: però trovavasi in condizioni difficili; in Germania,
+dove dopo il ritorno di Enrico la guerra civile non aveva mai posato,
+era morto testè (nell’anno 1088) Erminio secondo antirè, dopo di
+aver fatto sottomessione all’Imperatore; i Sassoni, ed eziandio quasi
+tutti i Vescovi di parte pontificia, s’andavano sempre più accostando
+a quest’ultimo. Dal 1087 il giovine re Corrado, figlio di Enrico,
+trovavasi in Lombardia; finalmente l’Imperatore minacciava di tornare
+in persona, di schiacciare Matilde e di affermare il potere di Clemente
+III durevolmente in Roma.
+
+Clemente teneva in suo possesso la Città, venale a tutti i partiti;
+durante questo tempo di governo di antipapi e di antiprefetti vi
+dominava la più spaventosa anarchia; non v’era giorno che per le vie
+di Roma non si combattesse; la Città era quasi una montagna di ruine,
+entro cui non si scorgeva che tirannide di ottimati feroci, e miseria
+di popolo mendico.
+
+Pareva che Gregorio VII avesse lasciato sorti di esilio in retaggio
+ad una lunga serie di successori suoi, chè dopo di lui molti di essi
+troviamo quasi sempre fuggenti ed esuli da Roma: strano caso di cui
+finora non s’era mai visto l’eguale nella storia de’ Papi. Urbano
+II dovette trattenersi quasi tutto intiero l’anno 1088 nell’Italia
+meridionale, dove i fratelli Ruggero e Boemondo erano venuti a
+un’acerba guerra di successione, fino a che riusciva fatto al loro zio
+Ruggero di Sicilia ed al Papa di comporli a pace. Il papato trascinava
+la vita sotto la dubbia protezione di Principi normanni; ed era altresì
+un esercito normanno che nel Novembre 1088 conduceva Urbano II a Roma.
+Così la Città tornava ad essere il campo di battaglia di due Papi
+che per le vie combattevano l’un contro l’altro, scambievolmente si
+maledicevano, e con voce alterna si discacciavano.
+
+Urbano pose dimora nell’isola Tiberina, difeso da Pierleone: impotente
+era e povero tanto che le matrone di Roma gli mandavano elemosine;
+però con sottili accorgimenti e senza posa tesseva trame d’inganni,
+entro cui faceva cadere i suoi nemici. Clemente, per lo contrario,
+dominava la massima parte della Città, ma doveva deplorare il suo
+destino sventurato che lo condannava a sostenere un titolo a prezzo
+di sforzi sovrumani[313]; e forse in cuor suo faceva voti sinceri
+di poter finire i giorni che gli rimanevano di vita nella modesta
+cerchia del suo arcivescovato. Urbano II, Enrico IV, Matilde, il mondo
+desideravano pace, pace; ma la forza della fatalità che pesava sul capo
+di tutti i partiti, e che senza tregua aveva messo sossopra un’intiera
+generazione, li spingeva ciecamente avanti nel loro sentiero, e
+cumulava astuzie sopra astuzie, colpe su colpe. Enrico stesso sarebbe
+stato omai inchinevole a pacificarsi colla Chiesa, e soltanto i Vescovi
+scomunicati, i quali non potevano che sostenersi in piedi o cadere
+con Clemente III, gliene mettevano impedimenti: frattanto casi di gran
+rilevanza lo costringevano perfino a scendere nuovamente a guerra in
+Italia.
+
+Come Urbano II conobbe che il partito di Matilde, fatto debole,
+diventava più propenso a patteggiare con Enrico, e come ebbe ragion
+di temere che l’Imperatore fosse per tornare e per vincere, mise in
+moto tutte le sue astuzie, e giunse destramente a dare alla Contessa
+un novello marito, alla Chiesa un campione ispirato a intendimenti
+egoisti. Guelfo IV, figlio di Azzone II margravio di Este e di
+Conigonda sorella dell’ultimo Duca svevo della famiglia de’ Guelfi,
+era diventato nell’anno 1055 l’erede di quella casa, e aveva cambiato
+la sua patria Italia con Alemagna, mentre colà Fulco fratel suo
+continuava la linea d’Este. Guelfo aveva sposato la figlia di Ottone
+duca di Baviera, e nell’anno 1071 aveva ricevuto in feudo da Enrico
+questa duchea, tolta al suocero suo che s’era ribellato. Però aveva
+più tardi disertato le bandiere dell’Imperatore, ed era divenuto
+uno dei più fervidi seguaci di Gregorio: fino negli ultimi tempi era
+stato il caporione e l’anima del partito romano in Germania, e agli
+11 Agosto 1086, a Bleichfeld, non lungi da Würzburg, aveva battuto
+Enrico. Tuttavia anche quel valoroso guerriero, affranto della lotta,
+sarebbe venuto ad un accomodamento coll’Imperatore, se tutt’a un tratto
+non s’avesse dato esca alla sua ambizione, che mirava a ingrandire la
+potenza della sua famiglia in Italia. Il suo giovine figliuolo Guelfo
+V fu scelto ad essere vittima dell’arte politica di un padre, avido
+di possedimenti, e di un furbo Papa, chè entrambi lo destinarono sposo
+della contessa Matilde. Non erano i vezzi della Principessa, giunta ai
+quarantadue anni, ma i suoi beni che destavano desiderio, e benanco
+Roberto, erede di Guglielmo d’Inghilterra, vagheggiava la mano della
+donna: ella la porse al giovine Guelfo. Lo sponsalizio si celebrò
+nell’anno 1089; Guelfo infuse tosto novelle forze nel partito cattolico
+d’Italia, ed Enrico fu costretto a discendere ancora una volta in
+questa contrada[314].
+
+Quando quest’uomo dalle cento battaglie, accompagnato dai due
+Hohenstaufen, Federico e Corrado, calò dalle Alpi nella primavera del
+1090, ei trovò contro a sè quella stessa contessa Matilde, cui aveva
+combattuta da sì lunghi anni. La grande Principessa, la cui bandiera
+teneva adesso in mano un giovinetto diciottenne sposo suo, era, come
+l’Imperatore, condannata a una vita irrequieta, sempre in guerra; e
+se ci desta meraviglia vedere l’operosità istancabile di un Principe
+che pugnava per il suo Impero, ci riesce quasi un mistero la tenacia
+fanatica di una donna che non aveva figli. Non andremo descrivendo le
+guerre energiche che Enrico sostenne in Lombardia, nè la resistenza
+ostinata di Matilde, la quale, quantunque i suoi vassalli mormorando
+la sollecitassero a far pace, con caparbietà femminile sdegnolla:
+l’attenzione nostra è rivolta alla città di Roma, sebbene le sue
+condizioni non escano della solita monotonia. Clemente III era stato
+discacciato dai Romani incostanti; ma Urbano non poteva tuttavia
+diventar signore della Città, ed anzi era costretto ad andar girovago
+nell’Italia meridionale, dove cercava conservarsi l’amicizia dei
+Normanni[315]. Anche Giordano di Capua profittava del disordine per
+farsi padrone di terre romane, e quando morte il colpiva a Piperno, nel
+paese de’ Volsci, s’era impossessato di quasi tutta la Campagna[316].
+Frattanto, mentre Urbano raccoglieva Sinodi a Melfi, a Troja e a
+Benevento, eziandio i Romani si staccavano da lui: infatti, fallito un
+tentativo di pace cui aveva inteso il vecchio Guelfo, Enrico veniva
+avanzandosi, e i Romani, subendo la sua influenza, si voltavano alla
+sua parte. Nell’anno 1091 s’impadronivano con assalimento repentino del
+castel Sant’Angelo, ne cacciavano il presidio pontificio, e soltanto
+a gran fatica s’impediva che radessero al suolo la rocca: indi nella
+Città chiamavano nuovamente Clemente III, che si trovava al campo di
+Enrico[317].
+
+Le quante volte era in Roma, l’antipapa aveva agio di congregare
+alcuni Cardinali scismatici e i Vescovi suburbani da lui eletti,
+per celebrarne Sinodi che nondimeno restavano privi di efficacia.
+Antivescovi desolavano il territorio di Roma, e quasi tutti i Conti
+della Campagna riverivano Clemente III, perciocchè quei signori
+profittassero dello scisma per rubacchiare a man salva la Chiesa[318].
+Nel frattempo l’amministrazione delle cose ecclesiastiche e secolari
+per la massima parte trovavasi in mano di Guiberto: per verità anche
+Urbano aveva i suoi ministri, i suoi giudici, i suoi prefetti, ma loro
+difettava potenza, e di dentro e di fuori della Città, atti giudiziarî
+venivano pur sempre segnati coll’epoca di Clemente III. Urbano dovevasi
+star contento a scomunicare il suo avversario da Benevento, dove nel
+Marzo dell’anno 1091 riuniva un Concilio, ma nella Città non poteva
+entrare, e in questo anno e nel successivo era costretto a celebrare
+fuori delle sue mura le feste Natalizie, laddove Clemente pontificava
+in san Pietro.
+
+La caduta di Mantova (avvenne in Aprile dell’anno 1091) e di altre
+città, lo scoraggiamento del partito di Matilde, la defezione di Roma,
+misero sbigottimento nell’animo dei Cattolici, laonde lambiccarono il
+cervello a sollevare contro l’Imperatore un nemico nuovo e formidabile.
+Le astuzie dei preti, l’odio di una femmina degenerato adesso in vero
+fanatismo, e l’avarizia del vecchio Guelfo, combinarono il più malvagio
+di tutti i disegni. Da parecchi anni il giovine Corrado, maggiore dei
+figli di Enrico, era suo vicario in Italia: dissimile per indole dal
+padre, ne aveva ereditato soltanto la tempra incostante, non la foga
+appassionata. Tutti i contemporanei lo dipingono bello della persona,
+d’animo mite, propenso alle arti di pace. Può darsi che da lungo tempo
+i preti avessero avviluppato nei loro lacciuoli il cuore del giovine,
+che, atterrito di quella lotta smisurata, sentiva repugnanza dei rozzi
+uomini onde Enrico si circondava, e crucciavasi dell’anatema della
+Chiesa. Probabile è che il figliuolo non approvasse i principî del
+padre, e le dissolutezze, cui questi si dava in braccio, distruggevano
+il rispetto figliale che l’altro gli avrebbe dovuto. Corrado si lasciò
+sedurre a ribellione; il padre ebbe sentore del suo proponimento,
+e lo fece imprigionare, ma il giovine scappò, e si rifuggì presso
+Matilde, che l’accolse con gran gioia. La ribellione cui ella lo
+sospinse spogliò la illustre donna di tutto lo splendore che fino a
+questo momento ne aveva abbellito la vita. Spenti s’erano i sentimenti
+geniali, inspiratori della sua giovinezza: a Canossa, a fianco del
+suo amico Gregorio, quando intercede a pro dell’avvilito re Enrico,
+Matilde è un profilo di donna che induce a reverenza; sedici anni più
+tardi, a fianco del suo sposo, che non è dappiù di un ragazzo, mentre
+ricovera sotto le sue «grandi ali» il figlio ribelle di quello stesso
+re Matilde non è che una femmina fanatica[319]. Ella mandò Corrado al
+Papa, e questi assolse il giovine traditore del padre. Nel tempo stesso
+Guelfo non oziò, ma intese a raccogliere una lega lombarda contro di
+Enrico; la defezione di Corrado trasse con sè quella di molte città;
+Milano, sede un dì del partito imperiale, Lodi, Piacenza, Cremona si
+dichiararono a favore di lui, e conchiusero una lega di vent’anni col
+giovine duca Guelfo e colla contessa Matilde: indi, nell’anno 1093,
+Corrado fu coronato a Milano re d’Italia[320].
+
+Allorchè sull’animo dello sciagurato re scese il cumulo di tanti
+dolori, la fuga, la deserzione e la coronazione del suo figliuolo,
+colto di mestizia si chiuse in un solitario castello, e disperato
+brandì un ferro, e fu per uccidersi[321]. Qualunque siano stati i
+falli che commise (i suoi fieri nemici molto senza dubbio inventarono
+ed esagerarono), qualunque colpa abbia avuto della defezione del
+figliuolo, la sua sorte fu delle più crudeli. Anche la sua seconda
+moglie, Prassede o Adelaide di Russia, fuggì di Verona, corse a
+Matilde, e adescata dai preti, da quella povera barbara ch’ella era,
+in due adunanze ecclesiastiche svelò innanzi all’universo mondo, senza
+vergogna, ma non senza colpa, i misteri del suo letto nuziale[322].
+
+L’avvenuta mutazione delle cose concedeva agio ad Urbano II di venire
+adesso a Roma, sulla fine di Novembre del 1093. Il suo antagonista non
+si trovava più nella Città, ma s’era ricoverato nel campo di Enrico;
+tuttavia le genti di Guiberto tenevano in loro mano il Laterano,
+il castel Sant’Angelo ed altri luoghi muniti; perciò Urbano era
+costretto a rinchiudersi nelle case dei Frangipani. Questa famiglia
+aderiva costantemente ai Pontefici legittimi; essa aveva fortificato
+di munimenti il suo palazzo in prossimità di santa Maria Nova, sulle
+ruine della «Casa aurea» di Nerone, e vi aveva eretta una torre,
+che si appellava _Turris Cartularia_: l’arco di Tito era compreso
+dentro di quella fortezza baronale, ed apriva ovvero chiudeva il suo
+ingresso dalla via Sacra[323]. Ivi dunque pose dimora Urbano sotto
+la protezione di Giovanni console, figlio di Cencio e nipote di
+quel Leone Frangipane, che intorno al mille aveva dato origine alla
+celebre famiglia. In deplorevoli condizioni stavasi il Papa, poichè
+era crivellato di debiti; l’abate Goffredo di Vendôme, venuto in
+questo tempo nella Città per faccende del suo convento, fu commosso a
+pietà delle sorti di lui, vendette tutto ciò che possedeva, lo trasse
+di difficoltà e gli diede copia di denaro con cui potè corrompere
+Ferrucio, che Clemente III aveva posto da comandante del Laterano.
+In sulla Pasqua dell’anno 1094 Urbano entrò nella residenza dei
+Pontefici, e per la prima volta sedette sul trono lateranense, che,
+secondo la sentenza dell’Abate, da tempo lungo era stato vedovo di Papi
+cattolici[324].
+
+Una tetra imagine del decadimento di Roma offre Urbano II, afflitto
+vecchio, che compera la residenza pontificia col denaro di un Abate
+straniero, e siede nel deserto Laterano, circondato da partigiani rozzi
+e da Vescovi, che per barbarie non sono da meno di quelli: di là guarda
+al cumulo di ruine cui, monumento di Gregorio VII, son ridotte chiese
+e vie, e contempla Roma desolata e squallida, abitata da un popolo
+immerso nelle miserie e agitato da passioni fiere. Nella storia v’hanno
+forse molti esempî di sventure quali son quelle che pesano sul capo di
+Enrico IV a questo medesimo tempo? divorando l’affanno del figliuolo
+ribelle, e coltivando in mente pensieri suicidi, ei vive obliato in un
+castello lombardo, mentre tutto all’intorno le province sono devastate
+dal ferro e dal fuoco, sì come all’età delle guerre gotiche: e tutto
+questo è conseguenza della controversia delle investiture, e monumento
+del settimo Gregorio.
+
+
+§ 3.
+
+Condizioni cui è ridotto il mondo, causa la controversia fra la Chiesa
+e lo Stato. — Le Crociate. — Il loro commovimento universale infonde
+fortezza al Papato. — Urbano II predica la crociata a Piacenza e a
+Clermont (1095). — Attenenze della città di Roma colle Crociate e colla
+cavalleria. — I Normanni d’Italia prendono la croce. — L’esercito
+crociato, condotto da Ugo di Vermandois, passa per Roma, donde è
+cacciato Clemente III. — Urbano II ritorna nella Città.
+
+La lunga guerra che s’era combattuta fra la corona e la tiara aveva
+precipitato tutto l’Impero in miserie così grandi che non si possono
+descrivere; il furore dei partiti aveva riempiuto tutti i ceti sociali
+di odii contro natura, di divisioni, di colpe. La ribellione di
+Corrado contro al padre non era che il simbolo chiarissimo in cui la
+gente umana di quell’età scorgeva riflettersi lo stato suo proprio,
+chè nel mondo vedevansi padri combattere contro figliuoli, fratelli
+contro fratelli, Principe contro Principe, Vescovo contro Vescovo,
+Papa contro Papa. Una divisione così acerba della vita sociale, quale
+dapprima non s’era vista mai nella storia, sembrava dilaniare lo stesso
+Cristianesimo, e distruggere la veneranda maestà dei suoi misteri. La
+tenebra di una maledizione mortifera aveva velato la faccia del mondo;
+dov’era il Salvatore, tutto benedizione e carità? Se in quel tempo
+Cristo fosse tornato in terra, avrebbe visto con gran meraviglia che
+la religione d’amore fondata da lui s’era sviata dalle fonti purissime
+della sua origine fino a non riconoscersi più; e Pietro con istupore
+avrebbe trovato che i suoi successori nell’officio apostolico erano
+affaccendati ad erigersi un trono di Cesari sulle ruine di Roma, sul
+sepolcro di lui, e appellavansi «pontefici massimi,» come s’erano in
+antico chiamati gli Imperatori di Roma.
+
+Sul finire di questo secolo il mondo europeo somigliava ad un campo di
+battaglia su cui era calata l’ombra della notte; gli eserciti, spossati
+di forze, ma non satolli di odio; desideranti in cuore la pace, ma
+condannati da colpe ancora inespiate a continuare la guerra fratricida,
+aspettavano il novello mattino per iscagliarsi ferocemente l’uno contro
+all’altro. Però, all’albeggiare del giorno, credevano di vedere un
+cherubino librarsi nel cielo, accennar loro di seguirlo verso Oriente,
+e comandare che conchiudessero la pace di Dio e muovessero in armi
+alla santa Gerusalemme, dove si conveniva che presso al sepolcro del
+Redentore facessero penitenza delle peccata loro e del mondo.
+
+Ei si vede chiaro che il fenomeno meraviglioso delle Crociate riceve
+spiegazione dall’indole di questo tempo. Se anche molte altre cause
+v’abbiano avuto loro parte, la controversia delle investiture fu
+certo una delle leve di questo moto smisurato. Tutti i risultamenti
+della storia sono conseguenza dell’occulto lavorìo degli impulsi e
+delle necessità degli uomini; colpe, follie, errori, istessamente che
+virtù, intelletto e genio, sono le ragioni che rimestano la storia e
+la spingono innanzi nel suo cammino. Dopo la corruzione profonda del
+secolo decimoquinto, di cui caddero martiri Giovanni Huss, Geronimo e
+il Savonarola, gli uomini arsero del desiderio di farne espiazione,
+e dalle sacre Scritture la Riforma resuscitò Cristo di cui si aveva
+perduto la memoria. Nel secolo undecimo, la gente umana era di quattro
+interi secoli più fanciulla e più rozza, ed essa andò a cercare il
+Salvatore nella sua tomba materiale. Laonde le Crociate rappresentarono
+il ritorno degli uomini alle fonti della salute, in una spedizione vera
+che s’avviò all’Oriente, culla della religione cristiana.
+
+Non era Cristo quasi obliato nel mondo? Il culto della Vergine, degli
+Apostoli, e di una legione di Santi non l’aveva cacciato in bando? Roma
+non aveva vestito il simulacro di un principe degli Apostoli col manto
+di patrizio secolaresco? di lui, nel secolo ottavo, un Papa non aveva
+potuto dire che tutto Occidente lo venerava come Dio in terra? Pietro
+era simbolo della gerarchia romana, dell’unità della Chiesa universale,
+ma non della salute che ogni anima cristiana invocava. Non era forse
+meglio di andare a cerca del figliuolo di Dio, anzichè di volgersi al
+portinaio del cielo? Dalle porte di Roma (così s’aveva insegnato al
+mondo di credere) passava la via che conduceva diritta al paradiso,
+ma di quelle porte era pure uscita e s’era rovesciata per le terre
+la maledizione di Gregorio VII, e le aveva riempiuto di flagelli. I
+vizî del clero, molti Papi di vita riprovevole, gli orrori di guerre
+partigiane eterne, avevano diminuito la venerazione di Roma, e nell’età
+di Enrico IV appena era se pellegrini giungevano ancora alla Città,
+e appena se entravano nel profanato san Pietro, ch’s’era tramutato in
+fortezza delle genti di Guiberto. Mentre da tempo omai lungo schiere
+sempre più rade di pellegrini venivano al sepolcro del principe degli
+Apostoli, sempre più numerose erano quelle che movevano alla tomba
+di Cristo; e Roma aveva trovato un’emula di santità in una città
+israelitica situata nella remota Asia[325].
+
+Se ci avranno pensato un po’ sopra, può darsi che i Romani abbiano
+maledetto le Crociate che traevano i pellegrini pii e fiumi di
+denaro ad un indirizzo diverso da quello della loro Città; però se
+questa dovette far amara esperienza che quelle fonti di guadagno
+s’erano inaridite, la Chiesa romana attinse invece forze nuove dal
+nuovo entusiasmo. In un tempo nel quale le loro sorti erano ancor
+dubbie nella lotta che tuttavia durava con Enrico IV i Pontefici si
+misero, senza frapporre indugio, alla testa di un immane movimento, e
+progredirono colle idee del tempo; dalle divisioni a minuzzoli e dagli
+interessi meschini, cui era discesa la controversia della riforma, si
+levarono ad un’idea cristiana universale, ad un subbietto sublime di
+religiosa fantasia; si tolsero di dosso nemici remoti e prossimi, e
+argomenti di eresia e di scisma, e li cacciarono in Siria; congiunsero
+nuovamente la Chiesa ad unità in una grande passione che scaldava tutta
+Europa, e così si crearono una novella altezza nella storia universale.
+
+La nostra generazione contempla con meraviglia un secolo nel quale un
+eremita in luride vesti, a cavalcione di un asino, correva il mondo, ed
+era accolto come messaggiero di Dio; un’età in cui la descrizione dei
+mali ond’erano oppressi i Cristiani nella remota Gerusalemme infiammava
+mezzi i popoli a furore religioso, e dalla loro patria li traeva nella
+tomba spalancata che gli aspettava in Asia. L’oppressione dei Cristiani
+di Siria non era dura oltre misura, nè gli Storici di quella età hanno
+potuto riferire di massacri di venticinquemila persone, quale fu quello
+che avvenne a Damasco nell’anno di civiltà 1860. Se avesse avuto un
+simil fatto a predicare, Pietro di Amiens avrebbe probabilmente spinto
+mezza Europa contro Asia; oggidì invece lo si avrebbe per un cervel
+malato e sarebbe accolto con beffa. La gente umana per buona ventura
+non è più capace d’imprendere guerre omicide per idee religiose, ma
+forse ha anche perduto il sentimento bollente e giovanile per ciò che
+v’ha di grande e di sublime nell’umanità. Dopo otto secoli sarebbe
+insania affermare che le Crociate sieno state conseguenza di una
+follia religiosa; furono una manifestazione dell’idealità di quei
+tempi, un parto della intiera indole del medio evo, una grande epoca
+nella vita stessa degli uomini. Chi pensa all’efficacia elettrica di
+quell’impulso, ed alla forza operosa che dentro di esso riuniva popoli
+di schiatte diverse, i quali prima non s’erano mai congiunti in uno
+scopo comune, vi ravvisa lo spettacolo di una grandezza che umilia le
+divisioni e le ingenerose debolezze della moderna arte politica[326].
+
+Urbano II ornò di gloria il suo pontificato colla prima Crociata
+che egli stesso predicò. Invitato dalla contessa Matilde ad andare
+in Toscana, indisse un Concilio a Piacenza. Le allegrezze con cui
+lo accolse Lombardia, la moltitudine di chierici e di laici che si
+riunirono colà (in sul principio di Marzo del 1093), gli diedero a
+divedere che la causa di Enrico era perduta, che egli aveva vinto
+la sua. Non vi fu chiesa abbastanza grande per capire la moltitudine
+accorsa a quel parlamento; fu duopo congregarsi a cielo aperto. Una
+commozione profonda agitava il mondo, che Gregorio VII aveva scosso
+in tutte le fibre; un nuovo spirito lo animava. Innanzi al Concilio
+si presentò la prima ambasceria di Bisanzio che venisse a chieder
+soccorso, e fu confortata con promessa di assistenza: però una seconda
+assemblea universale fu bandita a Clermont per il mese di Novembre,
+dove un Papa francese avrebbe fatto appello ai Franchi cavallereschi
+di muovere a sostegno della guerra di Oriente. Prima che Urbano
+andasse colà, ricevette a Cremona l’omaggio del giovine Corrado, e,
+a patto che rinunciasse al diritto d’investitura, gli fe’ balenare la
+prospettiva che otterrebbe l’Impero. Il ribelle acciecato andò indi a
+Pisa ad incontrare la sua ricca fidanzata ch’era figliuola di Rogero
+di Sicilia; quanto al Papa, egli partì per Francia, ov’era aspettato al
+Concilio.
+
+Nella pianura di Clermont lo salutarono tredici Arcivescovi e dugento
+cinque Vescovi commossi a fervore, gli prestarono omaggio molti
+maggiorenti delle terre francesi, e lo applaudirono le grida febbrili
+delle migliaia di uomini accorsi che accampavano intorno alla città,
+simili a una nube gravida di forze elettriche, la quale attendeva la
+scintilla della sua parola per divampare in fuoco e in fiamme. Tutti
+gli oratori di Grecia e di Roma avrebbero portato invidia ad Urbano
+non soltanto per la grandiosissima delle missioni, ma eziandio per
+la simpatia che trovava negli uditori convenuti a questo parlamento
+celebre nella storia universale: appena v’ha altro luogo da questo in
+fuori, in cui la parola abbia sortito pari potenza di affascinare le
+moltitudini. Ancora in tempo sì tardo la lingua di Cicerone prestava
+all’oratore la sua magnifica e sonante maestà per infiammare turbe,
+nella cui bocca da lunghissima età s’era corrotto il latino antico.
+Altrove, quando parlatori vollero infervorare i loro uditorî in una
+grande idea, adoperarono l’adulazione, lodandone le più belle virtù,
+di cui per lo meno facevano supposto che fossero forniti i loro
+ascoltatori; l’oratore sacerdote vedeva invece quei mille e mille
+composti per massima parte di ladri e di assassini, e questi predicati
+ben lungi che attenuarne l’entusiasmo, gliene davano una foga più
+vigorosa. Strano contrasto! una meta sublime è additata al sentimento
+del mondo; e ladri e assassini, appunto perchè tali, sono chiamati a
+salirne le cime eccelse. Urbano non tenne un discorso, ma una predica,
+e la più potente spinta s’ebbe quella moltitudine udendo parlare
+della penitenza dei peccati, della Crociata considerata come opera di
+disciplina, e volta a ottener di quelli l’assoluzione. Il Papa dipinse
+in brevi parole la cattività della remota città del Re dei Re, dov’egli
+aveva operato, sofferto la passione ed era morto: per dar poi maggior
+peso a’ suoi ammonimenti, Urbano trasse in suo soccorso lacrime,
+gemiti e sentenze dei Profeti, ed esortò la Cristianità a cingere
+tutta concorde la spada, e a liberare Cristo dalle catene turchesche.
+«Levatevi, volgete le vostre armi, intrise di sangue fraterno, contro i
+nemici della fede cristiana. Voi oppressori di orfani e di vedove, voi
+uccisori e profanatori di chiese, voi predoni degli altrui beni, voi
+che ricevete denaro per isparger sangue cristiano, voi che simili ad
+avoltoi correte dietro al lezzo dei campi di battaglia, affrettatevi:
+se amate l’anima vostra, movete con Cristo duce alla difesa di
+Gerusalemme. Voi tutti che foste rei di tai delitti che vi dividono dal
+regno di Dio, riscattatevi a questo prezzo; così vuol Dio...»
+
+Spesse volte la più focosa eloquenza non giunse a capo di indurre una
+moltitudine al partito conforme a’ suoi più prossimi vantaggi: invece
+Urbano trasse a entusiasmo il parlamento di Clermont per lontani
+confratelli di fede, e per una lontana città, che terre e mari e mille
+anni di età separavano d’Europa. Il suo uditorio, stretto in fitta
+calca (poca gente onesta poteva contarsi in esso) interruppe spesse
+volte il Papa col grido fanatico: _Deus lo volt, Deus lo volt_[327].
+Principi, cavalieri, vescovi, servi attaccarono con mani tremanti
+di fretta una rossa croce all’abito; ambizione, genio di avventure,
+delitti di ogni maniera potevano ricoverarsi sotto di quel segno;
+tutti gli uomini di stato servile, genti oppresse, delinquenti, banditi
+potevano raccogliersi intorno alla bandiera dell’impresa, coll’animo
+fidente di guadagnarne assoluzione delle peccata in vita, paradiso
+in morte, e, prima, d’impadronirsi in Siria di monti d’oro. L’esito
+fu ancor più completo di quello che Urbano avesse potuto aspettarsi.
+Sebbene alcuni Vescovi lo spronassero a mettersi lui stesso alla testa
+della spedizione, egli se ne scansò, ma nominò Ademaro vescovo di Puy a
+suo vicario.
+
+Lo Storico della città di Roma guarda intorno a sè per cercare quai
+Romani sieno accorsi a schierarsi sotto il vessillo del Redentore,
+e a portare un contingente romano nel campo storico delle Crociate,
+chè sarebbe suo còmpito di descrivere i _Gesta Dei per Romanos_:
+però neppur uno ei ne discerne. Probabilmente il Senato e il popolo
+avrebbero fatto le grasse risate, se Urbano avesse loro chiesto
+di animarsi a santo furore, di abbandonare le rovine di Roma, di
+muovere alla liberazione della città di Gerusalemme, che in antico
+Imperatori romani avevano distrutta: era pur della sua caduta che
+l’arco di Tito serbava ancora ricordanza, e il Laterano celebrava a
+sua gloria di custodirne l’arca dell’alleanza, e i tardi nepoti di
+quel popolo israelita fin dai tempi di Pompeo abitavano presso il
+ponte del Tevere, disprezzata scuola di stranieri. Rade volte i Romani
+s’accesero di entusiasmo per idee grandi, e al sentimento romantico
+della cavalleria stettero tutti muti. Ovunque alitò lo spirito dei
+Germani e dei Normanni, la cavalleria spiegò la sua potenza d’eroismo
+coi suoi arbitrii, coi suoi sollazzi, colle sue violenze, colla sua
+operosità che la traeva errante per terre e per mari; al contrario,
+in questo periodo di tempo la massima parte d’Italia non ebbe indole
+che la ponesse a paro di quelle altre genti. Le città operose trassero
+dalle Crociate una fonte di guadagni con traffichi e con navi da
+trasporto; Roma n’ebbe ragione di decadenza più grande. Nè in questa
+Città la cavalleria poteva acquistar forma e figura; la Chiesa, che
+tarpava lo svolgimento d’ogni floridezza secolaresca (e molto per essa
+contribuiscono le donne), non concesse che quella mettesse radice;
+e del resto le tradizioni dell’antichità facevano dei nobili romani
+altrettanti senatori e consoli, ma cavaliere nessuno. Ad un torneo che
+s’avesse dato in Roma nell’arena del Circo antico tutta sparsa d’erba,
+avrebbero fatto contorno, vicinanza piena di contrasti acerbi, chiese
+e chiostri e rovine della vecchia Roma; e sui gradini del Colosseo
+s’avrebbero dovuto congregare a mirarne lo spettacolo, più monache
+piagnolose che donne sorridenti, più frati e preti che nobiluomini e
+cittadini. Per verità il feudalismo era penetrato dentro delle terre
+romane, ma il sistema del vassallaggio, composto di parecchi elementi
+che posavano sull’ordinamento della cavalleria, poteva aver vita
+soltanto in una corte secolare, non in una corte di ecclesiastici. I
+nobili romani di questa età erano genti rozze, dimoravano fra monumenti
+antichi, divisi in fazioni, combattenti in lotte continue fra di sè,
+coi Papi e cogl’Imperatori, tutti avidi d’oro, poveri tutti. Da altra
+parte nella Campagna albergavano Conti, predoni grandi e piccoli,
+annidati in castella, sopra greppi montani, la cui vista era orrida
+allora come è oggidì, avvegnachè nessuna opera di coltivazione, in
+nessun tempo, abbia avvivato le terre, antiche residenze di Conti,
+quai sono Segni, Ceccano, Monterotondo, Palestrina, Civita Castellana,
+Galeria. Non trovatori vaganti visitavano i manieri di quei signori
+feroci; nè in essi, nè in Roma si radunava mai una corte di dame
+leggiadre a coronare di fiori un cavaliere vincitore della lizza. La
+vaga poesia del medio evo non raccolse mai il volo sulle meste ruine di
+Roma, dove, sopra le riverse colonne di granito, pareva che sedessero
+le ombre severe di Senatori antichi, ploranti la caduta della loro
+Città.
+
+La cosa andò diversamente alla corte dei Principi normanni dell’Italia
+meridionale. Nati cavalieri, avevano conquistato arditamente le loro
+belle contrade dov’erano venuti da avventurieri; colle loro robuste
+lance avevano discacciato di Sicilia i Musulmani, e incusso spavento
+all’Imperatore greco: perciò allo squillo della tromba santa saltavano
+in piedi lietamente, correvano all’armi per compiere nuove imprese, per
+conquistar paesi nuovi; e l’Italia normanna decorava la prima Crociata
+colle geste di Tancredi e di Boemondo, eroi immortali. Tancredi, fiore
+della cavalleria, seguì le bandiere di Boemondo congiunto suo, poichè
+questo figliuolo del Guiscardo, maggiore di età, ma posposto al suo
+più giovane fratello Rogero, rovesciava la tenda che spiegava innanzi
+ad Amalfi assediata, e moveva anche egli nell’anno 1096 a Gerusalemme.
+Sotto quei due capitani si raccolsero genti italiane, forse anche delle
+province romane, ma il Cronista che, poeta precursore del Tasso, ne
+passa in rassegna l’esercito, non fa menzione di uomini di Roma, che
+fossero in mezzo a loro[328].
+
+Il passaggio di un esercito crociato diede impulso ai Normanni di
+prendervi parte. I Francesi settentrionali, i Normanni francesi ed
+inglesi venivano sotto la capitananza di Ugo di Vermandois fratello
+del re di Francia, di Roberto di Fiandra, di Roberto di Normandia
+figlio di Guglielmo il Conquistatore, e di Stefano di Chartres e
+Blois: passavano di Toscana, e per Roma andavano nelle Puglie, poichè
+ivi dovevano imbarcarsi a Bari[329]. Quei Principi s’incontrarono a
+Lucca col Papa, il quale tornava a Roma; colà egli li benedì, affidò
+ad Ugo il gonfalone di san Pietro, e potè indi servirsi di loro,
+facendosene conquistar Roma e cacciare le genti di Guiberto fuor del
+san Pietro. Colle fresche memorie del sacco che avevano sofferto per
+opera di Guiscardo, può darsi che i Romani stessero in gran trepidanza
+vedendo avvicinarsi i Normanni di Francia e d’Inghilterra; e fortunati
+potevano reputarsi che quell’esercito magnificamente armato fosse
+composto di soldatesche disciplinate, cui comandavano i più splendidi
+Principi dell’Occidente. Se i Cronisti ci avessero detto qualche
+cosa di più sul soggiorno che quei Crociati fecero a Roma, noi forse
+li vedremmo dar l’assalto ad alcuni monumenti dove si appiattavano
+a riparo i Guibertisti. Le soldatesche di Francia e d’Inghilterra
+meravigliarono di dovere, nel loro cammino a Gerusalemme, sguainare
+le spade in mezzo di Roma santa contro i fieri nemici del Papa, e
+intriderle nel sangue di scismatici che neppur giungevano a domare:
+e dovettero sentire un brivido di spavento omai in Roma trovando i
+Turchi, e vedendo Cristiani omicidi minacciar loro, i sacri pellegrini,
+perfino dentro del santuario di san Pietro, mentre oravano presso alla
+«confessione» dell’Apostolo. «Quando fummo entrati nella basilica»,
+così narra un testimonio oculare che fu fra quei Crociati, «vi trovammo
+le genti dell’imbecille papa Guiberto colla spada in pugno; ed eglino
+si ciuffavano le offerte votive che noi deponevamo sugli altari; si
+arrampicavano sulle travi della chiesa e di là ci scagliavano addosso
+pietre, in quello che noi ce ne stavamo ginocchioni in orazione,
+perocchè volessero trucidare chiunque loro sembrava che parteggiasse
+per Urbano.» Fulchero confessa che i Crociati mirarono con orrore lo
+stato spaventoso della città capitale della Cristianità, ma lasciarono
+a Dio di farne le vendette; chè molti di essi di Roma se ne tornarono
+vilmente alle loro case, e gli altri continuarono il loro cammino alla
+volta di Bari, passando da Monte Cassino[330].
+
+Queste furono le attenenze che la città di Roma s’ebbe colle Crociate:
+l’energica dipintura che dà Fulchero risparmia allo Storico di dire
+una sola parola di più. Del rimanente, Urbano trovò il suo profitto
+nel passaggio che fecero i Crociati. Eglino obligarono Guiberto ad
+abbandonare la Città; probabilmente conquistarono qualche torre e
+fortezza; e il Papa, che entrò in Roma in coda ad essi, potè almeno
+celebrarvi tranquillamente le feste natalizie. Adesso egli era padrone
+di quasi tutta la Città, chè soltanto il castel Sant’Angelo (ad
+assediare il quale i Crociati non avevano voluto far sosta) restava
+ancora in potere dei Guibertisti[331].
+
+
+§ 4.
+
+Attenenze di Enrico IV colla prima Crociata. — Il Papa si pone a capo
+del movimento universale. — Guelfo V si separa da Matilde. — I Guelfi
+passano dalla parte di Enrico, nonpertanto la causa di questo è perduta
+in Italia. — Enrico IV ritorna in Alemagna (1097). — Conclusione delle
+sue tragiche lotte. — Muore Urbano II (1099). — Muore re Corrado
+(1101). — Enrico IV muore miseramente (1106). — La persona di lui
+innanzi al giudizio dei posteri.
+
+La prima Crociata fe’ palese la debolezza dell’Impero, il quale
+restò al di sotto della missione che era propria di esso. Non si
+spettava forse a còmpito dell’Imperatore, come capo secolare della
+Cristianità, di porsi alla testa di questo grande commovimento, di
+spiegarne lo stendardo, e di guidare Principi e popoli alla guerra
+santa? Per colpa delle circostanze e di Enrico IV, l’Impero lasciò
+trascorrere e perdette un momento di tanta rilevanza, che l’eguale
+non fece più ritorno. In tutta la storia del medio evo non v’è altro
+tempo pari a questo del cominciamento delle Crociate, donde possa
+vedersi, meraviglioso fatto, il fenomeno di una corrente spirituale
+che invade e trascina tutta la gente umana; in nessun’altra occasione
+mai si sente tanto grande ammirazione della potenza degl’impulsi
+religiosi, e delle fortune o del genio dei Papi. Mentre il Pontificato
+toglieva in mano sua la missione che incombeva all’Impero, esso balzava
+quest’ultimo dalle cime della storia universale, e vi si assideva
+esso. Gregorio VII aveva chiaramente compreso la rilevanza della pugna
+che si doveva accendere fra Europa ed Asia, e aveva inteso a farsene
+duce; questo pensiero ei lasciava ai suoi succeditori in eredità, e il
+sottile Urbano la raccoglieva. Non importava che il Papa in persona
+si prendesse o no la capitananza della spedizione, chè il mondo è
+dominio delle idee, e di queste i Papi erano guidatori. Poichè le
+Crociate erano creazione della Chiesa, la Chiesa mostrava al mondo
+sè esser quella che riuniva i popoli ad unità. Enrico IV oscuramente
+s’accovacciava in un castello dell’Italia superiore, in quel mentre
+che, senza di lui, i parlamenti di Piacenza e di Clermont iniziavano
+nella storia universale un’epoca nuova: Enrico IV, che se ne fa
+spettatore inoperoso, ci pare quasi caduto più in basso di quello che
+fosse allorchè correva penitente a Canossa; l’anatema del Papa lo ebbe,
+per così dire, scomunicato fuor del grembo della storia.
+
+Abbiamo veduto Enrico accasciarsi in Italia sotto il peso della rivolta
+del suo figliuolo; colà la sua causa pareva perduta, e altresì in
+Germania volgeva a grave pericolo. Ma il capriccio del destino che
+lo palleggiava, lo rialzò tutt’a un tratto dalla sua caduta. Una
+discordia famigliare forma uno strano episodio della gran guerra fra
+la Chiesa e lo Stato, che proprio adesso pareva andarsene smarrita in
+mezzo al maggiore movimento delle Crociate. Le idee spingono il mondo
+verso un avvenire remoto, laddove sono gli interessi che guidano i
+più prossimi fatti degli uomini; e la «sacra fame dell’oro,» la quale
+nelle cose umane ha la sua brava parte come i più idealistici impulsi
+di religione, ci farà mai sempre ricordevoli che metà della storia è
+dominata dalla materia. Il matrimonio di Matilde con Guelfo era forse
+stato un legame puramente platonico, e ciò era avvenuto per volontà
+della donna e per arte politica di Roma; la Contessa non aveva voluto
+un marito, ma un uomo che impugnasse la sua bandiera nella lotta contro
+Enrico; non un erede dei suoi dominî, ma un servitore dei suoi intenti.
+I meriti conseguiti e la più matura età davano però al giovine Guelfo
+il coraggio di uscire della sommessione in cui s’era fino adesso
+tenuto verso la moglie sua, laonde le faceva capire di voler egli
+governare e possederete sue terre: sennonchè Matilde gli rispondeva
+trattandolo da ragazzo arrogante. Probabilmente questo dissenso fe’
+venire in aperto ciò che ai due Guelfi s’era tenuto celato, ossia
+che il retaggio di Matilde era omai donato alla Chiesa, avvegnadio la
+Contessa in un istromento avesse promesso tutte le sue terre al suo
+amico Gregorio[332]. Quantunque le più prossime ragioni della rottura
+fra i due sposi ci restino buie, ei si può tuttavia accogliere per
+vero, che quella donazione v’avesse grande influenza. Dopo il Concilio
+di Piacenza il giovane Guelfo si divise apertamente da Matilde, ed è
+difficile che ciò avvenisse senza la cooperazione di Urbano; il furbo
+Papa discioglieva un matrimonio che di tale non aveva che l’apparenza,
+dopochè da quel legame s’era avvantaggiato a servigio suo; anzi gli
+tornava il conto che ciò accadesse, perchè così s’allontanava uno
+che pretendeva ai beni di Matilde. Il mondo aveva testè udito le
+rivelazioni di una Regina che accusava il marito delle più abbominevoli
+colpe conjugali, ed ora ascoltava le confessioni di un Principe, il
+quale o avrà accusato la sua illustre moglie per ciò che non adempieva
+al debito conjugale, o avrà messo in piazza un cotale platonismo,
+qualunque di esso fossero le ragioni, per velare i veri motivi della
+separazione[333].
+
+Il vecchio Guelfo venne a fretta e a furia in Italia: come vide che
+del suo figliuolo non s’era fatto che un fantoccio di marito, e che
+lo si aveva giuntato del retaggio di Matilde, lo prese seco, e andò,
+smaniante d’indignazione, al campo di Enrico. L’avarizia dei Guelfi
+si gettò d’un tratto dietro alle spalle qualunque rispetto religioso
+e politico; lo scomunicato nemico diventò ad un volger d’occhi l’amico
+più caro. Allora Enrico uscì della solitudine per tornar a combattere
+contro Matilde, e i Guelfi corsero a Germania dove, con meraviglia di
+tutti, rafforzarono con gran fervore il partito dell’Imperatore.
+
+Tuttavia Italia andò perduta per Enrico. La grande Contessa ebbe
+la gloria durevole di aver resistito dodici anni contro le armi
+dell’Imperatore, e di avere efficacemente difeso sotto il suo scudo
+il Papato. L’Imperatore dovette lasciarla padrona del campo, poichè,
+nell’anno 1097 tornò in Alemagna, e questa volta per sempre; per vero
+dire il papa suo Clemente III continuò ad opporre una debole resistenza
+dalle sue castella, ma rimase uomo impotente nel suo arcivescovato
+di Ravenna, mentre Urbano II finalmente veniva in possesso di tutta
+Roma. Pierleone protettor suo s’impadroniva, ai 24 di Agosto 1098, del
+castel Sant’Angelo, che prendeva a tradimento; e allora il Papa potè
+dirsi padrone vero di Roma[334]. Urbano fu più astuto e più fortunato
+di Gregorio VII; se questi può paragonarsi a Cesare, Urbano rispetto a
+lui fu Augusto: dopo tempeste cotanto violente, dopo una vita trascorsa
+in esilio ossia in peregrinazioni occupate in grandissima operosità,
+questo Papa potè finalmente godere di un breve periodo di quiete e
+di trionfo. Nell’Italia meridionale egli avvalorò la sua alleanza coi
+Normanni, coi quali era in rapporti di intima amicizia, e benanco (da
+Salerno ai 5 Luglio del 1098) nominò il conte Rogero di Sicilia e i
+suoi successori a legati apostolici nell’isola[335]. Dopo la Pasqua
+dell’anno 1099 congregò a Roma un grande Concilio, ed in questo rinnovò
+tutti i decreti suoi e dei suoi predecessori[336].
+
+Dopo di aver riferito delle tragiche battaglie che Enrico IV combattè
+contro i Papi, allo Storico non resta quasi altro a dire, fuorchè
+informare della morte degli uomini maggiori. Urbano passò di vita
+addì 29 di Luglio del 1099. Se sia giunta al suo orecchio la novella
+che Gerusalemme era caduta, ai 15 del Luglio, in mano dei Crociati,
+ben potè egli chiudere con letizia gli occhi all’ultimo sonno. Non
+morì in Laterano, chè il palazzo pontificio era allora in ruina, e
+la Città era pur sempre piena di scismatici ardenti di fanatismo e
+di nemici omicidi[337]. Il Papa avventurato, che ebbe dato principio
+alle Crociate, fu costretto a dimorare nelle tetre case di uno dei
+suoi difensori; morì nel munito palazzo di Pierleone in vicinanza
+della chiesa di san Nicola in Carcere, e financo il suo cadavere
+dovette trasportarsi al san Pietro per rigiri di vie solitarie del
+Transtevere[338].
+
+Anche Clemente III doveva in breve, e prima di Enrico, essere sciolto
+dalle cure della vita, laddove la grande Contessa sopravvisse a
+tutti i suoi illustri contemporanei: quanto al giovine Corrado morì
+disprezzato e in abbandono a Firenze, omai nell’anno 1101. La Storia
+della Città non può seguitare più oltre in Alemagna i passi del suo
+infelice padre; non le è consentito descrivere le sue nuove lotte, nè
+la scellerata sedizione di Enrico suo secondo figliuolo, nè finalmente
+la sua tragica fine; maledetto dalla Chiesa, deposto dai Principi
+tedeschi, maltrattato dallo snaturatissimo figliuolo, morì a Liegi,
+addì 7 Agosto dell’anno 1106, fra le braccia di alcuni amici che gli
+rimasero a tutta prova fedeli[339]. Non faremo altro che volgere un
+mesto sguardo al sarcofago di Enrico, la cui salma, dissotterrata
+da preti fanatici nella chiesa di Liegi dov’era stata deposta, fu
+tramutata in un’isola deserta della Mosa, dove vediamo un solitario
+frate, pellegrino di Gerusalemme, sedervi accanto e recitargli le
+preci dei morti. L’uomo deposto in quella tomba era stato un peccatore
+geniale, ma altresì un prode guerriero; e chi giudica spassionatamente
+deplora che la prima metà della sua vita sia stata quella di uno
+scapestrato e di un despoto, ma la ragione de’ suoi falli in parte
+spiega da sventuratissimi casi in cui fu travolta la sua giovinezza
+orbata della guida di un padre, e che lo fecero subbietto di contrasto
+delle fazioni e delle loro abiette avidità. La lotta che sostenne
+contro il più violento dei Papi manifesta tutte le contraddizioni di
+un animo tentennante; se cadde a Canossa non bisogna accusarlo troppo
+feramente, perciocchè occorra riflettere all’indole di quell’età di
+superstizione, paurosa degli anatemi ecclesiastici, reverente degli
+esercizî esterni di penitenza; età di avvilimento della dignità umana
+che si curvava sotto alla sferza dei preti. Mancò di fermezza contro
+alla calma energia di Gregorio, e questo è insegnamento a’ Re ed anche
+a’ cittadini che l’uomo somiglia ad una nave sbattuta qua e là da’
+venti, se non si afforzi proponendosi nell’intima coscienza una legge
+del diritto e del dovere, e se uno scopo determinato non indirizzi
+l’uomo alla conseguenza delle sue proprie opere. Senza dire di tutte
+le altre armi che gli mettevano in pugno l’indole dell’animo, il suo
+genio, la forza della Chiesa, ciò che diede a Gregorio VII una grande
+superiorità, si fu lo scopo fermo e tradizionale cui mirò; tardi
+soltanto a re Enrico diventò pienamente chiaro lo scopo cui doveva
+mirar egli; e anche allora gli restò sempre oscurato da condizioni tali
+di cose, in cui la potenza della fede religiosa gli opponeva ostile
+contrarietà. Tuttavolta grande e gloriosa fu la sua lotta instancabile
+contro il despotismo romano, e gli fruttò eterna gratitudine del suo
+paese natìo, chè, senza il suo eroico coraggio, Alemagna sarebbe caduta
+vassalla della tirannide ecclesiastica. Enrico IV fu precursore degli
+Hohenstaufen; grande e tragico atleta, vivrà immortale nei fasti della
+nazione tedesca[340].
+
+
+§ 5.
+
+Coltura di Roma nel secolo undecimo. — Il clero romano è inoperoso.
+— Guido di Arezzo inventa le note musicali. — Condizioni delle
+biblioteche in Roma e fuori. — La Pomposa. — Monte Cassino e gli
+Istoriografi che vi fioriscono. — Farfa. — Il _Registrum_ di Gregorio
+di Catino. — Subiaco. — Principiano le collezioni di Regesti romani.
+— Deusdedit. — Continuazione difettosa delle Storie de’ Pontefici. —
+I Regesti di Gregorio VII. — Pier Damiani. — Bonizone. — Anselmo di
+Lucca. — Scritture polemiche sulla questione delle investiture.
+
+Porremo termine alla storia della Città nel secolo undecimo, dando
+un’occhiata allo stato in cui vi si trovava a quel tempo la coltura
+dello spirito: però poco in verità ne avremo a dire.
+
+Nel secolo decimo non riuscimmo a scoprire in Roma un sol uomo
+fornito d’ingegno letterario; neanche in tutto il secolo undecimo
+uno solo ne troviamo che si elevi fra quei cittadini. Un sì lungo
+deserto nelle cose scientifiche ha qualche cosa di spaventoso, seppur
+vogliasene trovare spiegazione nei casi di un’età tanto bruttata di
+sangue. Quantunque, dopo la prima metà del secolo undecimo, nel resto
+d’Italia si svolgano i germi della coltura nuova, Roma sola continua ad
+avvolgersi in un solitario silenzio. Le città incominciano a fiorire
+di libertà, e queste spronano i cittadini all’opera intellettuale; le
+scuole di scienze profane fanno le loro prime armi per svincolarsi
+dalla Chiesa; si attende allo studio delle discipline giuridiche; i
+commerci creano e diffondono cognizioni, i grandi avvenimenti fanno
+sentir bisogno di chi ne dia narrazione. Non v’ha che Roma su cui
+non iscendano cosiffatte influenze a fecondarla; qui tutte le forze
+sono assorbite nella grande lotta della riformazione; i Papi che ne
+sono alla testa, educati in Alemagna o nelle Gallie, si affaticano a
+mondare chiese e conventi dalla corruttela dei costumi, ma non hanno
+tempo di allevare un clero colto. La serie dei Papi, in parte degni
+di riprovazione, che si succedono fino al Sinodo di Sutri (benanco i
+Romani ebbero ad appellarli «idioti»), può denotare il periodo della
+barbarie più profonda, insino a che Roma si rianima a vita nuova
+per l’influenza della coltura germanica e gallica, istessamente di
+quel che avvenne al tempo di Silvestro II e di Gregorio V. I Papi
+riformatori sono stranieri, e straniero è il meglio dei Cardinali che
+li circondano.
+
+Nulla sappiamo delle condizioni in cui fossero le scuole romane a
+questo tempo. Negli altri paesi documenti ci fanno conoscere che
+v’erano dottori di leggi, scolasti e maestri; non così a Roma. Guipone
+richiedeva ad Enrico III che s’imitasse l’esempio degl’Italiani, e che
+s’ordinasse ai nobili tedeschi di mandare i loro figliuoli alle scuole;
+però è difficile che un tal costume lodevole egli avesse appreso
+in Roma[341]. Qui la nobiltà e il ceto de’ cittadini mediocri erano
+meno istruiti che quelli di Bologna e di Pisa, di Pavia e di Milano,
+quantunque in Roma dovessero pur sempre esservi scuole di grammatica,
+nelle quali si apparava la dottrina degli scrittori antichi: infatti lo
+studio della grammatica era allora in Italia diffuso assai, e molto si
+pregiava uno stile artificiato e composto con colori rettorici[342].
+
+Nelle belle lettere e nelle scienze profane Roma restava addietro della
+restante Italia; duravano le condizioni stesse che abbiam visto nel
+secolo decimo. Le Croniche rimate di frate Donizone da Canossa, che
+descrisse in versi (quantunque per certo sieno barbara cosa) la vita
+della grande contessa Matilde, le altre di Guglielmo pugliese, in cui
+le geste eroiche di Roberto Guiscardo trovarono, se non un Virgilio,
+almeno un narratore intelligente, non invaghirono alcun frate romano
+a farsene imitatore: e neppur giovò l’esempio delle poesie liriche
+del Damiani e di Alfano di Salerno; a questa età perfino non v’hanno
+che poche epigrafi od epigrammi. Però il canto ecclesiastico avrebbe
+potuto venire in nuovo fiore, dopo che Guido di Arezzo, benedettino nel
+convento della Pomposa presso a Ravenna, ebbe trovato le note della
+musica, e dischiuso così la serie di quelle invenzioni di genio, che
+dalla fronte della gente umana cancellarono la barbarie. L’invidia
+de’ suoi confratelli tonsurati cacciò Guido fuor del chiostro, laonde
+quest’uomo, da cui deriva la prima scoperta che si celebri nella
+storia della civiltà umana, ne fu anche il martire, e potè paragonare
+sè medesimo a quell’artefice che Tiberio mandò a morte perchè aveva
+trovato un vetro che nessun urto riusciva a infrangere. Tedaldo,
+vescovo di Arezzo, gli diè ricetto presso di sè, e presto Giovanni XIX,
+quantunque ignorante fosse, lo chiamò a Roma. Il Papa si fe’ dare la
+spiegazione dell’Antifonario di Guido, imparò in breve tempo a cantare
+una strofa, e comandò che quel metodo meraviglioso s’introducesse nella
+scuola di canto ch’era in Laterano. Ancor leggiamo la lettera in cui
+Guido narra beatamente del suo trionfo; e il monaco partì di Roma, ma
+promise ritornarvi, per dare insegnamento della sua invenzione[343].
+Forse Roma non si diè cura di trattenere l’illustre uomo, od altrimenti
+fu egli (come per verità confessa) che fuggì di quel deserto desolato
+di febbri. Fra le cause dell’ignoranza de’ preti romani un Cardinale
+del tempo di Gregorio VII reputava che, oltre alla povertà la quale
+impediva loro di andare a studio in iscuole straniere, v’entrasse
+eziandio l’insalubrità di Roma che ne teneva lontani i maestri
+forestieri: infatti la ruina in cui erano caduti molti quartieri della
+Città doveva averla ridotta una catacomba vera[344]. Oltre a questo,
+era povera, piena di fazioni, e la corte pontificia non si curava
+allora di scienze. Nè Lanfranco di Pavia, precettore di Alessandro II,
+nè Anselmo di Aosta, discepolo di Lanfranco, più celebre del maestro e
+padre della teologia scolastica, furono tratti ad andare a Roma. Dal
+convento di Bec in Normandia quegli astri massimi del secolo decimo,
+lombardi amendue, gettarono, un dopo l’altro, il loro lume in Francia
+e nell’Occidente, e si succedettero nell’Arcivescovato di Canterbury,
+dove morirono.
+
+Neppur dei Papi riformatori si tiene nota, che promulgassero decreti,
+i quali espressamente togliessero cura delle scuole; soltanto Gregorio
+VII nell’anno 1078 rinnovò il comandamento che presso ad ogni chiesa si
+fondassero scuole per il clero[345].
+
+Le biblioteche di Roma a quest’età sono per noi un ignoto; tuttavia può
+darsi che si desse provvedimento alla loro conservazione, avvegnachè
+neppur nel secolo undecimo s’interrompa la serie dei bibliotecarî,
+laddove neppur uno di questi ci venga citato per nome nel secolo
+successivo e in quello decimoterzo[346]. La decadenza degli studî
+scientifici tarpava il fervore a ciò che si desse compimento alla
+biblioteca Lateranense, e in conventi romani appena v’erano monaci, i
+quali s’intendessero di scrivere codici. Il Damiani deplora perfino la
+mancanza di copisti, e dichiara pochi essere stati quelli che sapessero
+leggere correntemente le scritture ch’ei metteva in carta[347]. Roma
+del continuo aveva ragione di coprirsi il volto per vergogna, se poneva
+sè stessa a raffronto con monasteri italiani che di qua e di colà
+attendevano a discipline scientifiche. Di quell’età pervenne a noi un
+catalogo dei libri che si conservavano nella biblioteca della Pomposa,
+e il compilatore si fa tutto tronfio, considerando che essa era più
+ricca di quella di Roma. Guido e Geronimo abati vi avevano, a forza di
+grave dispendio, raccolto libri da ogni parte del mondo, e il numero di
+essi per quel tempo era grande assai. A vero dire erano poche le opere
+di soggetto profano; ed Eutropio e la _Historia Miscella_, Plinio,
+Solino e Giustino, Seneca, Donato e Livio (omai mutilato) sono posti a
+mazzo cogli scrittori di teologia[348].
+
+Ancor più pregevole fu l’operosità dei frati di Monte Cassino ad
+ammassare ed a trascrivere codici. L’età d’oro di questa abazia si
+associa al nome di Desiderio; molti codici ei fece raccogliere e
+compilare, e fra questi si potevano colà rinvenire più autori profani
+che in tutti gli altri luoghi: oggidì ancora lo studioso sfoglia con
+reverenza religiosa parecchi bei codici in pergamena a caratteri
+longobardi, che l’abate fece copiare. Monte Cassino si adorna di
+elettissima gloria nella storia letteraria dei secoli undecimo e
+duodecimo; delle poesie di Alberico, di Alfano, di Desiderio, di
+Oderisio e di Amato potremmo senza alcun pregiudizio far senza, ma,
+per lo contrario, sono grandi e imperituri i meriti che si acquistò
+Amato (intorno al 1080) colla sua storia dei Normanni, e quelli che si
+ebbe conseguito Leone Marsicano (più tardi cardinale di Ostia, sotto
+a Pasquale II) colla sua Cronica di Monte Cassino[349]. Benanco la
+medicina, che per influenza degli Arabi fioriva nella prossima Salerno,
+era studiata nel convento, e come uno dei suoi più caldi cultori
+vi splendeva l’africano Costantino, che tradusse in latino scritti
+arabici e greci, vero portento di sapienza caldaica, che aveva appreso
+viaggiando in Oriente.
+
+Mentre Monte Cassino si procacciava benemerenze tante, per nessuno di
+siffatti pregi splendevano i Benedettini di Farfa e di Subiaco, che
+dimoravano in vicinanza di Roma. Monte Cassino tenne con fervore grande
+le parti di Roma, ed anzi due Pontefici riformatori uscirono del suo
+convento; Farfa invece difese costantemente i diritti della podestà
+imperiale. L’operosità letteraria dei frati farfensi ebbe soltanto
+indole locale e monastica. Notammo già a’ tempi di Ottone III lo
+zelante operare di Ugo abate, del quale possediamo alcune scritture che
+descrivono il decadimento del suo chiostro[350]: difendere le libertà
+di questo fu l’intendimento continuo e massimo dei suoi successori. In
+corrispondenza a questa necessità ebbe pertanto origine, sulla fine
+del secolo undecimo, il celebre _Registrum_ dei documenti giuridici
+che Farfa possedeva. Frate Gregorio di Catino, nobile sabinate, fu
+richiesto dall’abate Berardo II di raccogliere in una collezione
+tutti gl’istromenti concernenti Farfa, ed egli fornì questa laboriosa
+opera fra l’anno 1092 e il 1099; il suo discepolo Todino men bene la
+proseguì fino al 1125, nel quale anno ebbero anche fine i documenti,
+e l’abazia cadde in podestà del Papa. Quella pregiata raccolta di
+Regesti è una fonte delle maggiori per la storia del medio evo romano;
+ed ivi essa attinge notizie fin per le cose del secolo antecedente,
+e ne ha attinto anche questa nostra Storia della Città[351]. Degna di
+ammirazione è la cura onde i monaci riunirono insieme e trascrissero in
+pergamena i diplomi di Principi, di Imperatori e di Papi, i registri
+dei loro possedimenti, gl’istromenti di enfiteusi, gli atti di liti,
+carte tutte che s’erano andate ammassando da più di tre secoli. Quello
+stesso Gregorio archivista raccolse in un codice separato i contratti
+di affittanze, e oltracciò accumulò ancora diplomi, istromenti e date
+istoriche nella informe, anzi mostruosa «Cronica di Farfa»[352]. Non
+alle considerazioni dello storico si appartengono tutti questi lavori,
+ma a quelle degli studiosi d’archivî e dei giureconsulti, perocchè
+Gregorio non abbia voluto comporne un’opera storica, ma piuttosto
+documentarne i diritti di Farfa: e con buona ragione a lui si attribuì
+eziandio un componimento intitolato: «Difesa dei diritti imperiali,»
+che si riferì alla questione delle investiture, ed è uno degli
+scritti polemici che furono compilati all’età della controversia sulla
+riformazione[353].
+
+Anche Subiaco compose nel secolo undecimo un _Registrum_ eguale, ma
+senza convertirlo in una cronica[354]. Questo monastero antichissimo
+non salì in rilevanza, quantunque arricchisse e poco a poco
+assoggettasse al suo dominio le terre circostanti. Al tempo di Leone
+IX l’abate Umberto, francese, abbellì il convento con edificî, ne
+costruì il cortile, e ne incominciò la mirabile cripta detta il
+«Santo Speco»[355]. Però l’abazia si spossò di forze, causa divisioni
+continue, e sostenne eterne lotte col vescovato di Tivoli, coi
+Conti delle terre de’ Marsi, coi Crescenzî della Sabina, e con altri
+tirannelli che erano nel suo vicinato.
+
+Se quei conventi raccoglievano con cure tanto assidue i loro Regesti,
+maggior ragione di fare il somigliante, avrebbe dovuto avere la
+chiesa in Roma. Gli archivî dei conventi delle città erano zeppi
+di documenti, eppure niuno li trascrisse in collezione. Duranti i
+torbidi del secolo decimo e dell’undecimo, senza dubbio una parte
+dell’archivio Lateranense periva, ma anche quello che ne avanzava
+avrebbe ricompensato ad usura le fatiche di un raccoglitore.
+Effettivamente sulla fine del secolo undecimo a un cotal lavoro
+si diede incominciamento, avvegnachè si volesse avvalorare con
+documenti i diritti di libertà della Chiesa romana contro alla podestà
+imperatoria. Deusdedit, cardinale di parte gregoriana, nativo di Todi
+e in origine monaco, riunì nella sua Collezione di Canoni, i diplomi
+degl’Imperatori, le scritture di donazioni, le carte d’investiture
+feudali, financo vecchi contratti di locazioni ancor dei tempi dei
+primi Gregorî e cataloghi di Papi[356]. Tuttavia questi Regesti
+romani ricevettero forme più perfette soltanto dopo la fine del secolo
+duodecimo, allorquando i cardinali Albino e Cencio v’ebbero rivolto
+cure diligenti.
+
+Poichè il Papato rifioriva, sembra che avrebbe dovuto rianimarsi anche
+la lena di chi ne dettasse la storia; per lo contrario, anche in questo
+secolo la continuazione fatta a Roma delle Storie de’ pontefici,
+consiste soltanto in cataloghi officiali e barbarici, oppure in
+notizie informi a modo di croniche[357]. Nulla v’ha che tanto sveli
+la barbarie crassa del clero romano, quanto il fatto che esso non fu
+capace di tramandare ai posteri la narrazione dei grandi eventi di
+quell’età. Roma dovette lasciare ai paesi forestieri la cura di tessere
+le biografie dei maggiori Papi riformatori; un Arcidiacono di Toul
+scrisse la Vita di Leone IX, e per desiderio di Gregorio VII la scrisse
+eziandio san Brunone di Segni, il quale tuttavia non potè farne che una
+meschina cosa: un Tedesco, canonico a Regensburg, Paolo di Bernried,
+compilò la Biografia di Gregorio VII, quantunque anch’egli non ne abbia
+fatto che un’opera difettosa e goffa[358].
+
+In un’età nella quale la Storiografia italiana dava vita alle opere
+dei milanesi Arnolfo e Landolfo, alle Storie di Amato, alle Croniche
+di Gaufrido Malaterra, di Guglielmo di Puglia e di Leone Marsicano, in
+questa età sarebbe rimasta buja una delle più rilevanti epoche della
+storia pontificia, se non si fossero per buona ventura conservate le
+numerose lettere di Gregorio VII. Questa celebre collezione, appellata
+_Registrum_ di Gregorio VII, che fa riscontro all’epistolario di
+Gregorio I, fu a diritta ragione considerata come vera opera della
+letteratura romana del secolo undecimo. Chi scrive di storia letteraria
+può cavarne un giudizio dello stile latino che in questo tempo era
+usato dalla cancelleria romana; lo storico delle cose politiche
+ne trae materia inapprezzabile, e il biografo vede riflettersi in
+quello specchio fedele l’intelletto grande, inflessibile, freddo di
+un monarca, la cui anima non iscaldò, nè abbellì mai spiro alcuno di
+poesia[359].
+
+Il contrapposto di Gregorio fu Pier Damiani, ma quest’uomo che
+ebbe talento vivace, sebbene sia degli ingegni di secondo ordine,
+non appartenne a Roma che di tratto passeggiero. Di quel che operò
+abbiam detto, e de’ suoi scritti ci siam giovati parecchie volte;
+in essi si trovano associati il sentimento mistico e un generoso
+spirito cristiano. Il Damiani raccolse in sè gran parte della cultura
+del secolo decimo; le sue scritture, omelie, trattati teologici ed
+esegetici, biografie di Santi, apologie del monachismo, lettere ai
+contemporanei, poesie, rivelano un uomo che aveva ricevuto una soda
+istruzione grammaticale e teologica, un amabile sognatore, ma non mai
+un pensatore filosofo[360].
+
+Appena è se nella angusta cerchia della storia letteraria di Roma
+possiamo comprendere un altro scrittore che abbia avuto nominanza
+all’età di Gregorio: questi è Bonizone, che intorno al 1075 fu vescovo
+di Sutri. Partigiano di Gregorio dei più zelanti, sofferse persecuzione
+da Enrico, e, dopo casi che ci sono ignoti, vuolsi che fosse ucciso
+dagli Imperiali. Egli fu benemerito della storia pontificia a lui
+contemporanea. Nella sua maggiore opera intitolata: «Della persecuzione
+della Chiesa», egli ne abbozzò alla breve e con nessuna scienza gli
+eventi fino ad Enrico II, indi ne descrisse diffusamente i fatti fino
+alla morte di Gregorio VII. La sua dicitura è abbastanza chiara; ombra
+non ha di fanatismo; ad onta di errori non pochi e di fatti travisati,
+l’opera sua è inestimabile; nei suoi libri abbiamo il primo tentativo
+che s’abbia fatto di scrivere la storia del Papato, se pur sia come
+lavoro di tendenze partigiane. Le notizie di Bonizone trapassarono in
+molte altre raccolte di Biografie pontificie e di Croniche[361].
+
+Eziandio l’erudito Anselmo, vescovo di Lucca, direttore spirituale
+di Matilde, non appartenne a Roma, della cui causa fu tanto zelante
+e operoso. La grande controversia della riforma infuse massimamente
+un impulso gagliardo e di lunga durata nella letteratura di Alemagna
+e d’Italia: anche ai dì nostri in cui, dopo quasi otto secoli, la
+rivoluzione italiana del 1859 trascinò il Papato in una lotta mortale
+contro il sentimento di nazione, vedemmo sorgere una letteratura di
+opuscoli (_brochures_) di egual fatta, la quale per parecchi rispetti
+ci fa sovvenire del tempo in cui s’agitò la controversia delle
+investiture. Ma, anche oggidì, la città di Roma fu quella che meno
+d’ogni altro paese contribuì a quel torrente di libricciatoli e di
+scritture, prò e contro all’unità d’Italia, prò e contro al dominio
+temporale, prò e contro alla sovranità mondana dei Papi, ossia al
+diritto di possedere Roma città capitale, che Italia, riunita adesso
+a nazione per la prima volta dopo la caduta dell’Impero romano, ebbe
+conseguito opportunità di rivendicare a sè medesima[362].
+
+
+
+
+LIBRO OTTAVO.
+
+STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO.
+
+
+
+
+CAPITOLO PRIMO.
+
+
+§ 1.
+
+Pasquale II. — Guiberto muore. — Antipapi nuovi. — Nobiltà sediziosa.
+— Origine della famiglia Colonna. — Ribellione dei Corsi. — Maginolfo
+antipapa. — Guarnerio, conte di Ancona, muove contro Roma. — Pasquale
+II negozia con Enrico V. — Concilio di Guastalla. — Il Papa va in
+Francia. — Nuova sollevazione nello Stato della Chiesa.
+
+Successore di Urbano II fu Rainero, nativo di Bleda in Tuscia,
+monaco cluniacense, che Gregorio VII aveva fatto cardinale di san
+Clemente: in questa chiesa lo si elesse, e lo si consecrò, addì 14
+di Agosto dell’anno 1099, con nome di Pasquale II[363]. Avvenimenti
+rilevanti fuor dell’ordinario, dovevano illustrare il suo reggimento
+tempestoso. Lo scisma durava tuttavia, nè a Clemente III, il quale
+era sopravvissuto a tre celebri Papi suoi avversarî, mancò il cuore di
+combattere anche contro questo quarto. Clemente pose dimora in Albano
+sotto la protezione dei Conti della Campagna, ma ben presto Pasquale,
+coll’ajuto di soldatesche normanne, potè discacciarnelo[364], e
+l’Antipapa fuggì a Civita Castellana, dove morì nell’autunno dell’anno
+1100. I suoi stessi nemici dovettero confessare ch’ebbe doti pregevoli,
+e serbò fermezza d’animo in mezzo alla sventura; quanto agli amici,
+lo piansero altamente come un santo, e si divulgò che sulla sua tomba
+avvenissero miracoli (quantunque scismatici fossero), istessamente che
+miracoli cattolici s’erano compiuti sul sepolcro di Gregorio VII o su
+quello di Leone IX[365].
+
+Frattanto la fazione imperiale continuava ancora a levare degli
+Antipapi, e ciò avveniva anche dentro di Roma, dove quella teneva
+in mano sua il san Pietro; ma cotali idoli di un quarto d’ora,
+primamente Teodoro di santa Rufina, indi Alberto vescovo sabinate,
+ruzzolarono in breve tempo giù del trono usurpato[366]. Di così rapidi
+risultamenti Pasquale andò debitore alle spade de’ Normanni e alla
+potenza irresistibile dell’oro; però l’eterna guerra minuta che contro
+di lui movevano i piccoli ribelli fece a minuzzoli le sue forze. I
+Papi d’allora, alla paro di tutti gli altri Vescovi, erano costretti
+a difendere il loro dominio temporale da mille avidi nemici, e
+allorquando Pasquale, ch’era un frate di mite animo, pensava alla parte
+che doveva sostenere il santo capo della Chiesa in quelle continue
+lotte combattute per ragioni di beni mondani, gli conveniva deplorare
+che se ne fossero iti i tempi apostolici, in cui i Vescovi non avevano
+posseduto sulla terra che le cose del cielo.
+
+Non andremo citando per nome tutte le castella, nè tutti i baroni
+contro ai quali il Papa guerreggiò; bensì diremo che con Pietro
+Colonna, nell’anno 1101, fa sua prima comparsa nella storia la famiglia
+di nobili che in Roma medioevale fu celeberrima di tutte[367]. Il
+nome dei Colonna non deriva, come si voleva far credere, dalla famosa
+colonna di Trajano, ma proviene da un castello che ancora oggidì
+si eleva nei monti Latini, di sopra della via Labicanense[368]. Il
+castello Colonna era distante cinque sole miglia da Tusculo; può darsi
+che fino dal tempo antico avesse appartenuto ai Conti di quelle terre,
+e fu esso che diede ad un ramo di loro famiglia il nome _de Columpna_,
+ossia _de Colonna_. Pietro che nominammo di sopra, fu probabilmente
+un figliuolo di Gregorio di Tusculo, fratello di Benedetto IX[369]; e
+quell’antenato di Martino V si faceva notare come un barone del Lazio
+che saccheggiava Papi e Vescovi, e predava lungo le vie. I fondatori
+delle case patrizie medioevali non s’acquistarono gloria o potenza sui
+campi di battaglia o nelle curie giudiziarie, ma come falchi vivevano
+annidati in loro torri, e come quegli uccelli rapaci assassinavano e
+rubavano; indi, a forza di orazioni biascicate in compagnia di monaci
+regalati riccamente, pregavano e ripregavano, che non fossero loro
+serrate in faccia le porte del paradiso. Pietro _de Colonna_ possedeva
+eziandio Monte Porzio e Zagarolo, e cercava di ampliare i suoi
+possedimenti in quelle belle terre del Lazio: così può darsi che la
+parentela ond’era congiunto cogli ultimi signori di Palestrina, della
+famiglia di Stefania senatrice, gli desse di che pretendere a quella
+città; ma più antichi erano i diritti del Papa, e questi seppe farli
+valere colle armi[370].
+
+In tal maniera Pasquale s’affaticò per anni ed anni a domare la
+nobiltà feroce. In Roma gli erano di martello i Corsi, amici un tempo,
+avversarî adesso della Chiesa, e la loro famiglia si rimpiattava ancora
+fra le ruine che stavano presso al Campidoglio. Allorchè Pasquale ne
+fece demolire le torri, Stefano Corso s’impadronì della fortezza del
+san Paolo, e di là, non dissimile da un Saraceno, imprese scorrerie
+brigantesche contro di Roma: cacciatone finalmente, si afforzò nella
+Marittima superiore, dove s’impadronì di città pontificie. Nel medio
+evo, un Sallustio avrebbe giorno per giorno scovato fuori il suo
+Catilina, dappoichè Roma null’altro era che un’oscura catacomba in
+rovina, entro cui nobili e popolani cospiravano a far cadere uno Stato,
+di cui il più povero tribuno militare dell’antichità avrebbe forse
+ripudiato la signoria.
+
+La sedizione dei Corsi si associava coll’esaltamento di un terzo
+Antipapa, che era eletto dagli ostinati Guibertisti. La famiglia dei
+Normanni (ond’era a capo un altro Stefano), i Baruncî, i Romani, i
+Sant’Eustachio, i Berizoni di Santa Maria in Aquiro, trassero nel
+loro complotto il margravio Guarnerio, che in quel tempo era signore
+di Spoleto e di Ancona. Un Conte svevo, che altra volta era stato da
+capitano di Leone IX a Civita, si aveva avventurosamente conquistato
+una bella signoria sul mare Adriatico, e financo poteva lasciare in
+eredità ai suoi discendenti la Pentapoli, ora dal nome suo appellata
+Marca di Guarnerio. Enrico IV aveva favorito le sue buone fortune, e
+infatti, come gli avi di quel Principe avevano fondato la potenza di
+Tedaldo, parimenti egli sollevava ben alto la famiglia di Guarnerio,
+acciocchè gli fornisse appoggio nella lotta contro Matilde: ed al
+figliuolo del primo Margravio di Ancona dava in investitura anche
+i feudi imperiali di Spoleto e di Camerino, che in vecchio aveva
+posseduto la casa della grande Contessa[371].
+
+Nel Novembre dell’anno 1105 Guarnerio venne con milizie tedesche
+a Roma, chiamatovi da’ cospiratori, che dentro del Panteon avevano
+eletto a papa un arciprete Maginolfo; ed allora Pasquale si ricoverò
+nell’isola Tiberina[372]. Silvestro IV, idolo tremante di paura, fu
+condotto a mano armata nel Laterano; colà lo assediarono i Pontificî
+condotti da Pietro prefetto, e lo difesero gli Imperiali guidati da
+Bertone capitano di milizia, e soccorsi da Guarnerio. Si combattè sul
+Celio, presso al Septizonio e financo dentro del Circo Massimo[373].
+Però Maginolfo stava male a quattrini, laonde pochi giorni dopo si vide
+abbandonato e solo; fuggì a Tivoli dove Guarnerio era accampato, e il
+Margravio, che tornò a casa sua senza aver conseguito risultamenti di
+sorta, se lo prese seco e lo condusse a Osimo.
+
+Pasquale, molestato ma non discacciato da antipapi di questa fatta,
+potè di già sulla fine di Novembre dell’anno 1105, ripigliar dimora
+nel Laterano. Una parte della nobiltà era ritornata a soggezione,
+nondimeno il Papa trovavasi ridotto a condizioni insopportabili di
+cose. Se mai v’abbia avuto al mondo un trono fatale al Principe che lo
+possedette, tal fu la cattedra di marmo del san Pietro su cui sedevano
+i Papi tenenti in mano quel segno di croce che non avrebbe dovuto
+mutarsi mai in iscettro: colà fra ruine decrepite di vecchiezza, fra
+chiese divenute antiche come le ruine, volevano reggere un popolo
+incorreggibile, che era ancor più superbo e più feroce di quello
+che fossero stati i suoi antenati a’ tempi di Silla e di Mario. La
+storia civile de’ Pontefici venuti dopo di Gregorio VII, è una scena
+meravigliosa di stile altamente tragico, sulla quale eternamente si
+ripetono gli stessi fatti, gli stessi conturbamenti; scoppi d’ira
+popolare, fughe ed esilî di Papi, loro ritorni trionfali, loro cadute
+nuove e più tristi, loro nuovi ritorni. Pasquale si partì di quella
+tremenda Roma, e andò a congregare un Concilio sotto la protezione
+della contessa Matilde. Avvenimenti occorsi in Alemagna facevano giusto
+in adesso creder probabile la fine dello scisma, chè l’Imperatore era
+stato rovesciato del trono per la ribellione del suo secondo figliuolo,
+e questi, Enrico V, fingeva ipocritamente di piegare il capo al
+divieto pontificio delle investiture: perciò i legati romani avevano
+dato appoggio alla sua sedizione; il Papa stesso lo proscioglieva
+del giuramento che prima aveva prestato in Aquisgrana di esser fedele
+al padre e di non voler aspirare mai, come aveva fatto Corrado, alla
+corona di quello[374]. Nel Gennaio del 1106 la Dieta di Magonza aveva
+invitato Pasquale ad andare a Germania, dove s’avrebbe posto termine
+alla divisione della Chiesa; e già la morte dello sventurato Enrico IV
+sembrava sgomberare le vie alla conciliazione. Sennonchè nel Concilio
+di Guastalla (tenuto nell’Ottobre del 1106), Pasquale poteva rilevare
+dal fermo contegno di ambasciatori tedeschi intervenutivi, che il
+novello re non si avrebbe lasciato mai strappare la rinuncia al diritto
+d’investitura. Infatti, tosto che Enrico V s’ebbe rafforzato sul suo
+trono, egli trasse in campo risolutamente i diritti della corona, e
+il Pontefice, che non aveva voluto assolvere l’infelice imperatore, si
+vide presto ripagato, con ricompensa meritata, dell’egual trattamento
+che Enrico IV aveva ricevuto dal suo scellerato figliuolo.
+
+A Guastalla si promulgarono decreti che confermarono il divieto
+delle investiture; tuttavia si fece benigna accoglienza ai Vescovi
+eletti contrariamente ai canoni, ai Guibertisti, purchè lealmente
+si riconciliassero colla Chiesa: e questa fu arrendevolezza che i
+Gregoriani severi non seppero perdonare a Pasquale[375]. Enrico V
+mostrò indi desiderio che si raccogliesse nel Natale un Sinodo ad
+Augusta, e che in quello si definisse la controversia tuttora accanita
+delle investiture; ma il Papa, che avrebbe voluto recarsi colà, temette
+di un tradimento, e andò in Francia per chiedere che quel re Filippo
+e Lodovico suo figliuolo si facessero mediatori. Si negoziò cogli
+ambasciatori di Enrico che s’abboccarono nell’anno seguente a Chalons
+col Papa, ma non si venne a capo di cosa alcuna; insisteva il Re a
+voler conservare il diritto d’investitura, e Pasquale, raccolto nel
+Maggio un Concilio a Troyes, vi rinnovava la proibizione che chierici
+ricevessero feudi di mano de’ laici. Alla fine, malcontento dei
+risultamenti del suo viaggio, il Papa deliberò di tornarsene in Italia,
+e ormai nel Settembre dell’anno 1107 fu a Fiesole vicin Firenze.
+
+Durante la sua assenza Pietro prefetto, i Pierleoni, i Frangipani,
+uniti a Gualfredo nipote del Papa, avevano con gran fatica tenuto
+alta in Roma un’ombra di autorità. La nobiltà romana non aveva che una
+passione sola, crescere la sua potenza famigliare a spese della Chiesa;
+laonde ad ogni Papa che tornava a Roma s’aspettava sempre l’istesso
+compito meschino, condurre vassalli e milizie assoldate a combattere i
+predoni dei beni ecclesiastici. Appena reduce, Pasquale fu costretto
+a guerreggiare contro Stefano Corso nella Marittima tusca, dove, a
+Montalto, questo Romano s’era fortificato[376]; ma il Papa a nulla
+riusciva, e, per confessione del suo Biografo, Roma durò ad essere covo
+di sedizioni, che si ripetevano ad ogni nuovo dì che scendeva in terra.
+
+Ei sarebbe un tema desolato se volessimo tener dietro a Pasquale per
+gli avvolgimenti delle ribellioni continue che miseramente dovette
+sopportare. Andato nell’anno 1108 a Benevento, affidò il reggimento
+della Città ai consoli Pierleone e Leone Frangipani; diede a Gualfredo
+la capitananza suprema delle soldatesche, e lasciò Tolomeo di Tusculo
+a guardia della Campagna. Di questa maniera la necessità dei tempi
+poneva la podestà politica in mano delle nobili famiglie romane, che
+adesso formavano la oligarchia dominatrice. Poichè il Papa era lontano,
+nelle Puglie, i nobiluomini ne trassero tosto vantaggio per insorgere;
+la Sabina ed il Lazio disertarono dall’autorità del Papa, e Tolomeo,
+rompendo fede e collegandosi con Beraldo abate di Farfa e con Pietro
+Colonna, piantò la bandiera della rivolta financo a Tusculo. Pasquale
+capitò allora accompagnato da lance normanne che gli veniva prestando
+Riccardo di Aquila, duca allora di Gaeta; entrò in Roma, conquistò
+castella ribelli, e Tivoli stessa, sede antica dei Guibertisti, gli
+si arrese dopo una resistenza ostinata, mentre paura e oro facevan
+cadere le armi di mano a Roma venale. Pasquale si recò in persona al
+Campidoglio dove il Senato della nobiltà soleva congregarsi, e chiese a
+questo parlamento che proscrivesse Stefano Corso; finalmente le milizie
+romane costrinsero i Corsi nella diroccata Montalto a sottomettersi.
+Così i Papi di quel tempo erano costretti a conquistar con gran fatica
+piccole rocche annidate su dirupi, e spesso a muover qua e là da
+capitani, alla testa di genti assoldate. Nell’Agosto dell’anno 1109
+Pasquale assediò Ponzia e Affile, antichissime colonie romane nella
+diocesi di Subiaco, e le infeudò a questa abazia[377]; e, intorno a
+questo istesso tempo, può darsi ch’egli abbia preso d’assalto Ninfa, in
+vicinanza di Velletri. Le servitù, di cui queste terre avevano debito
+verso la Chiesa, consistevano in prestazioni dipendenti da accordi
+stabiliti, e in ispecie si nota l’obligazione di fornire armigeri le
+quante volte il Papa lo comandasse; chè anche i Pontefici, come tutti
+gli altri Vescovi, ricavavano le loro genti d’arme soltanto da’ luoghi
+che per ispecial patto erano soggetti all’eribanno[378].
+
+
+§ 2.
+
+Enrico viene a Roma. — Condizioni misere di Pasquale II. — Difficoltà
+di risolvere la questione delle investiture. — Il Papa prende la
+risoluzione disperata di obligare i Vescovi a restituire i possedimenti
+avuti dall’Impero; in cambio l’Imperatore deve rinunciare al diritto
+d’investitura. — Si negozia e si conchiudono trattati. — Enrico V entra
+nella città Leonina; suo audace colpo di stato.
+
+Breve era il respiro di pace che Pasquale s’aveva conquistato con
+tanta fatica; durò fino a tanto che venne il Re tedesco. Questi fu
+preceduto dall’apparizione di una cometa, fenomeno apportatore di
+spaventi, nuncio agli uomini pii e superstiziosi, di guerra, di peste
+e di ruina. L’Impero già profondamente avvilito, risorgeva adesso
+col figliuolo di Enrico IV a vendicare l’onta della sua sconfitta,
+e a soggiogare il Papato gregoriano. Dopo lunghi negoziati Enrico V,
+nell’anno 1109, aveva ottenuto che l’angustiato Papa gli concederebbe
+la corona imperiale senza imporgli altre condizioni, fuor di questa,
+che usasse pietà religiosa alla Chiesa. Pasquale non potè impedire la
+spedizione cui per decreto di una Dieta tedesca s’era ordinato movere
+su di Roma, ma in un Concilio lateranense, celebrato ai 7 Marzo 1110,
+rinnovò il divieto del diritto d’investitura: gli era soltanto sopra
+questa base che dovevasi comporre la pace. Indi il Papa andò a Monte
+Cassino, e scongiurò i Principi normanni, affinchè, se ne avesse
+bisogno, accorressero ad ajutarlo contro di Enrico V; poi, tornato a
+Roma, radunò quegli ottimati e li fe’ giurare che in tanto pericolo gli
+presterebbero soccorso.
+
+L’impresa di Enrico V su di Roma mise in mostra il magnifico apparato
+di forze onde Alemagna, ad onta di lunghe guerre civili, poteva
+disporre: per l’Italia e pel Papato fu cosa di grave umiliazione.
+In quel formidabile esercito contavansi trentamila uomini a cavallo,
+vassalli di cento province di favelle tedesche, slave e romanesche,
+ed erano condotti da Vescovi e da Principi, che di mal animo oppur
+volonterosi s’erano raccolti intorno al Re: a lui si accompagnavano
+financo giurisperiti e letterati, i primi per commentarne i diritti,
+gli altri per eternare colla loro penna la memoria delle sue geste.
+Le città dell’Italia settentrionale, che duranti le guerre delle
+investiture s’avevano dato costituzione di republica, mirarono con
+isguardi d’odio quelle soldatesche straniere che discesero dalle
+Alpi nell’autunno dell’anno 1110, ed alle quali loro toccava dare
+fodero e albergo, e far donativi. Novara ridotta in cenere espiò
+la sua disobbedienza, e altre castella furono schiacciate con egual
+ferocia. Se ne spaventarono i Lombardi, e i loro Consoli corsero al Re,
+offerendogli tributi; soltanto Milano non mandò doni, non soprattutto
+ambasciatori: se l’odio di parte non le avesse nimicate le une contro
+le altre, le città più deboli avrebbero trovato in quella fiorente
+l’appoggio di lor comune libertà[379]. Dei vassalli italici dell’Impero
+non uno fuvvi che ad Enrico non prestasse omaggio, allorchè egli per
+tre settimane s’attendò nei campi di Roncaglia, dove tenne la solita
+Dieta, e, pari a un Serse, vi passò in rassegna il suo splendido
+esercito, ostentando disprezzo per le città. Fin la contessa Matilde si
+curvò innanzi alla potenza di lui; molti Principi dell’accompagnatura
+di Enrico visitarono la illustre donna, gloria del suo tempo, e ne
+partirono compresi tutti di reverenza. Ma la Principessa non andò
+in persona dal figliuolo del suo nemico; trattò soltanto cogli
+ambasciatori di Enrico in uno dei castelli che ella possedeva vicino
+Canossa; gli giurò vassallaggio in quanto s’avesse trattato di
+combattere i nemici dell’Impero, ad eccezione del Papa; nè il Re osò
+di chiedere che la proteggitrice de’ Pontefici unisse i suoi vassalli
+all’esercito di lui per muovere a Roma.
+
+Che cosa poteva aspettarsi il Papa da un giovine Principe che aveva
+ereditato l’astuzia del padre, ed aveva saputo ingannare questo
+padre istesso coll’astuzia sua? da un Principe che con molto maggiore
+energia aveva risoluto di continuare la lotta a pro dei diritti della
+corona, poichè la sorte di Enrico IV gli poneva in chiaro che dessa
+era condizione indispensabile dell’esistenza dell’Impero? Come i suoi
+messaggieri ne avevano fatto minaccia a Chalons, Enrico V veniva per
+affermare colla spada il diritto d’investitura, e per ischiantare
+l’audace edificio d’Ildebrando. Le condizioni di Pasquale II erano
+più difficili che non fossero state quelle di Gregorio; ed invero,
+indebolimento interiore e paura mettevano inciampo ai Normanni di
+dargli ajuto; Matilde era invecchiata e restava neutrale; le passioni
+religiose, un tempo alleate vigorose della gerarchia, erano sbollite,
+e la Cristianità chiedeva che a qualunque costo si ponesse fine alle
+discordie.
+
+Da Arezzo scrisse Enrico ai Romani, dicendo, essere stato fino allora
+impedito di prestare onoranza alla città capitale del suo Impero;
+venire adesso; mandassero eglino ambasciatori ad incontrarlo[380].
+Suoi messaggi andarono a Roma per trattar della coronazione, e colà
+s’abboccarono in santa Maria in Turri, presso al san Pietro, con Pier
+Leone, cui il Papa aveva fornito di facoltà piene. La coronazione
+doveva essere l’ultimo atto che suggellerebbe un accomodamento;
+però gran difficoltà trovavasi a conchiudere questo primo di tutti i
+Concordati. Enrico doveva insistere in quel diritto d’investitura che
+tutti i suoi predecessori avevano esercitato; doveva il Papa insistere
+nei decreti degli antecessori suoi che avevano proibito le investiture
+di mano dei laici, e de’ quali aveva egli stesso solennemente
+confermato le decisioni. Poteva il Re concedere che il Papa solo desse
+l’investitura ai Vescovi, dappoichè questi ricevevano principati
+in feudo dall’Impero? Se i potenti Vescovi ed Abati si fossero
+compiutamente svincolati dallo Stato, se fossero diventati vassalli
+della Chiesa romana, forniti da essa dell’investitura, non sarebbe
+cresciuto il loro potere all’infinito? Non avrebbe dappoi questo
+potere inghiottito lo Stato, sì come Gregorio VII s’era proposto? Le
+conseguenze della investitura di diritto regio erano d’altra parte
+ruina della Chiesa che continuava ad essere la vassalla della corona,
+ma questo male innegabile avrebbe potuto guarirsi una volta che i
+Vescovi avessero rinunciato alla potenza temporale, e massimamente ad
+ogni grado politico[381].
+
+La questione delle investiture era cinta a quel tempo di altrettante
+difficoltà, quante a’ nostri giorni, in mezzo all’Italia unita,
+resero avviluppata la questione del dominio temporale dei Papi,
+ultimo avanzo del corpo che la Chiesa vestì nel medio evo. Infatti
+entrambe le controversie si rassomigliarono nell’indole loro; in
+entrambe dominò l’eguale concatenazione di elementi morali e politici;
+entrambe furono pertanto nodi gordiani che si sciolsero soltanto colla
+spada. Degno di ricordanza eterna sarà ad ogni modo questo fatto,
+che un Papa del secolo duodecimo con grandioso ardimento bandì un
+principio, la cui attuazione avrebbe infuso alla Chiesa più elette
+forze morali: sennonchè quell’idea aveva troppo dell’etereo in una età
+che era dominata dall’arbitrio del potente. Pasquale II conobbe che
+il diritto della corona era chiaro come la luce del sole; e confessò
+che, senza il privilegio d’investitura, l’Impero non avrebbe potuto
+sussistere, dappoichè esso aveva prodigato alle Chiese il dono di
+redditi così immensi. Mentre il giovine e sleale figliuolo di Enrico
+IV procedeva nel cammino verso Roma, lasciando dietro i suoi passi
+città smantellate, può darsi che al Papa tremante ei facesse l’istesso
+effetto di un animale di rapina, la cui ferocia dovesse ammansarsi a
+furia di pasto. In quelle estreme necessità ei gli gettò dunque fra le
+ugne i beni della Chiesa per salvar di questa la vita e la libertà, e
+fece proposta così: i Vescovi restituirebbero all’Impero tutti i loro
+beni provenienti dalla corona, e vivrebbero di decime; rinunciasse
+l’Imperatore per sempre al diritto d’investitura, e desse di tal
+modo alla Chiesa in ricambio (beneficio superiore ad ogni pregio)
+libertà dallo Stato[382]. Se Pasquale II avesse condotto a compimento
+questa idea pura ed apostolica, ben sarebbe egli stato più grande di
+Gregorio VII, e riformatore vero fra tutti i Pontefici. L’intelletto
+di un monaco virtuoso, assiso sul trono dei Papi e aborrente dalle
+cose mondane, avrebbe dovuto comprendere che la corruttela del clero
+e la schiavitù della Chiesa erano soltanto conseguenze della sua
+secolarizzazione contraria alle dottrine apostoliche; ma Pasquale diè
+a divedere di non essere pur egli stato uomo di animo così grande, che
+il suo disegno si possa attribuire ad una idea riformatrice improntata
+di genio: esso piuttosto era dettato dalla disperazione[383]. Il secolo
+duodecimo non poteva possedere maturità per cotale idea anticipata
+della libertà della Chiesa; questo istituto santo, che avrebbe
+dovuto solamente essere regno incorporeo di luce, di amore, di virtù,
+continuava, a pari di un sole offuscato da vapori e velato da nubi
+terrene; e forse i suoi raggi, se avessero dardeggiato in tutta la
+loro purezza, sarebbero discesi senza frutto, od anche con danno, sul
+suolo selvaggio di secoli mezzo barbarici. L’associazione feudale della
+potenza secolare e di quella ecclesiastica gravò ancora per secoli
+le spalle alla società, e soltanto nel decimosesto risorse poderosa e
+con coscienza matura quell’idea che in Pasquale II non era forse stata
+altro che l’espressione dell’ingenua semplicità del suo animo.
+
+La proposta di lui dovè parere condanna di privazione enorme pel clero
+che era avvezzo al potere ed alle splendidezze; i prelati avrebbero
+dovuto dimettere dominî immensi, città, diritti di gabella, di mercati,
+di zecca, podestà giudiziaria, autorità di margravî. Certo che non per
+questo sarebbero diventati sì poveri come erano stati gli Apostoli,
+avvegnachè ogni vescovato possedesse ancora patrimonî privati, e
+financo avrebbero bastato le decime e le offerte a formar doviziose
+fonti di uno stato assai agiato[384]. Ma colla perdita della potenza
+principesca, i Vescovi cadevano senza riparo in balìa della podestà
+politica e perdevano rilevanza nel mondo, dove si rispetta solamente
+il potere, come quello che può dare e può torre, e in mezzo alle
+magnificenze diffonde timore. Ogni Vescovo si sarebbe rifiutato di
+scendere del grado ragguardevole che aveva nel parlamento dell’Impero
+per cambiarsi in servo di Dio, libero e virtuoso sì, ma modesto; e
+tutti loro avrebbero potuto rimproverare a Pasquale che egli facesse
+da uomo disinteressato a spese altrui, poichè, papa, non pensava a
+deporre lo scettro del suo Stato ecclesiastico, ed anzi espressamente
+prefiggeva condizione ad Enrico che lo restaurasse nell’ampiezza delle
+donazioni antiche[385]. Se la signoria secolaresca non si acconciava
+a’ Vescovi, era forse più convenevole al Papa? Se ad un Abate non si
+confaceva muovere alla testa de’ suoi vassalli, tutto chiuso nella
+corazza e montato sopra un cavallo di battaglia, non era ancor più
+contrario alla dottrina cristiana vedere il Padre santo sui campi di
+guerra? I possedimenti dei loro feudi imperiali traevano i Vescovi in
+continui commercî col mondo, ma che non era da secoli la storia dello
+Stato ecclesiastico romano? Tuttavolta, la esistenza di uno Stato
+tale, benanco in così misero assetto, era a quel tempo condizione
+essenziale della independenza spirituale del Papa. L’ironia fatale
+che s’avviticchiava senza posa al principio suo rendeva il dominio
+temporale in pari tempo scudo e tallone di Achille del Papa, e lui
+faceva in pari tempo re e martire, possessore di uno Stato ed esule.
+Era piccola ma sempre ribelle la zolla di Roma, e invischiando il
+piede del sommo sacerdote della Cristianità aveva bastante peso per
+impedirgli di sollevarsi a regioni troppo sublimi, dove, fatto quasi
+divino, si sarebbe sottratto alle idee del suo tempo, oppure, tiranno
+del mondo morale, inaccessibile alle cose mondane, si sarebbe sottratto
+alle esigenze di quello. Pasquale a mala pena indirizzava a sè medesimo
+la domanda, se in lui fosse salutare la mescolanza di prete e di re;
+e se un qualche Vescovo malignando avesse mosso dubbio del principio
+su cui si fondava lo Stato di san Pietro, egli gli avrebbe a miglior
+ragione risposto ciò che Pio IX oggidì risponde agli usurpatori
+teorici e pratici dei dominio temporale, e v’avrebbe aggiunto che le
+province di san Pietro non erano feudi dell’Impero. Da dopo l’anno
+1862, dacchè una delle più meravigliose rivoluzioni andò distruggendo
+il vecchio e fragile Stato della Chiesa, è cosa attrattiva pensare,
+che l’assentimento a quella rinuncia, di cui Pasquale con sì grande
+ingenuità faceva richiesta ai Vescovi, avrebbe avuto per conseguenza
+eziandio la fine dello Stato pontificio: e ben si può stupire che,
+ancor settecent’anni dopo di Pasquale, tutta Europa si sia affaticata
+a discutere di cotali questioni antichissime con fervore pari a quello
+del loro tempo remoto[386].
+
+Se Enrico V avesse accettato la proposta del Papa, ne avrebbe potuto
+raddoppiare tutto d’un tratto la dovizia della corona; un monarca
+avaro avrebbe, senza pur pensarci su, steso il braccio a prendersela,
+ma un Principe prudente doveva prima riflettervi sopra per bene.
+Rinunciando all’investitura, la monarchia perdeva massimamente tutta
+la sua influenza sulla Chiesa, grandissima delle podestà che allora vi
+avessero nel mondo. I beni restituiti dalla Chiesa, sarebbe pure stato
+necessario di nuovamente concedere in feudo ad altri; alla fin fine
+sarebbero colati ad accrescere la potenza famigliare di maggiorenti
+ereditarî; le città, che erano tenute dai vescovati soltanto in un
+lasso legame, avrebbero ottenuto pienezza di libertà. Ma soprattutto
+poteva Enrico credere che Vescovi e Principi avrebbero consentito alla
+proposta del Papa? che specialmente sarebbe stato possibile, senza una
+immane rivoluzione dei rapporti della proprietà, di riprender possesso
+di tanti beni, che mille vassalli alla lor volta tenevano in feudo
+dalle Chiese?
+
+Enrico desiderava veracemente di far pace colla Chiesa; accettò dunque
+il patto, senza però confidare che fosse possibile di condurlo ad
+effettuazione.
+
+Furono compilati due trattati; l’uno della rinuncia del Re al diritto
+d’investitura; l’altro della rinuncia che per decreto pontificio il
+clero avrebbe fatto dei beni della corona: dopo lo scambio delle
+pergamene, il Re sarebbe stato coronato. Le gelose cautele che vi
+furono introdotte fan parere il Re ed il Papa simili a due nemici
+che negoziassero, di cui l’uno temeva tradimento e assassinio
+dall’altro. Non si dee dirittamente chiamar barbara un’età, in cui
+il capo secolare dell’Occidente doveva giurare per patto che non
+s’impadronirebbe a tradimento del sommo sacerdote della Cristianità,
+che non lo mutilerebbe nel corpo, nè lo ucciderebbe[387]? Ambasciatori
+s’affrettarono di andare a Sutri, fin dove era giunto il Re; approvò
+questi i due istromenti, ma sotto condizione che tutti i Vescovi e
+i Principi dell’Impero aderirebbero a quella rinuncia, la qual cosa
+(così nota il Cronista che ne dà il racconto) si reputava essere
+impossibile[388]. Addì 9 di Febbraio Enrico e i suoi ottimati, i Duchi
+e i Conti di Baviera, di Sassonia e di Carinzia, Alberto cancellier
+suo, Federico di Svevia suo nipote e il Vescovo di Spira giurarono
+sicurtà al Papa e adempimento del trattato, purchè il Papa da canto
+suo vi desse esecuzione entro il prossimo giorno di domenica: indi
+l’esercito si avviò alla volta di Roma, e il sabato 11 di Febbraio pose
+campo in vicinanza di Monte Mario.
+
+Enrico V trovavasi a fronte della città Leonina e del castel
+Sant’Angelo, dove, ventisette anni prima, il padre suo aveva assediato
+l’autore della formidabile controversia. L’ombra melanconica di Enrico
+IV doveva turbare l’animo di un tal figliuolo, e comandargli vendetta:
+il cadavere di quell’Imperatore stava ancora insepolto, chiuso com’era
+da sett’anni in una cappella non consecrata del duomo di Spira,
+poichè Pasquale con durezza romana avea respinto la preghiera che
+gli si concedesse tumulo cristiano. Possiamo imaginare che sentimenti
+provassero i cavalieri orgogliosi di Germania in vista di Roma, o di
+che cuore stessero i Romani sulle cui teste pendeva quella nube gravida
+di tempesta, o a che meditasse il Papa il quale sapeva di esser preso
+nei lacciuoli di un nemico spergiuro, nel tempo istesso che messaggieri
+suoi, come in passato quelli di Gregorio VII, correvano la Campania in
+cerca di un novello Guiscardo. Il domani avrebbe potuto esser giorno di
+una grande opera di pace o di orrenda ruina.
+
+Ambasciatori de’ Romani andarono al campo di Enrico, e vi chiesero
+ch’egli giurasse le leggi di Roma: il Re romano fecelo, ma
+sprezzantemente pronunciò la promessa in lingua tedesca, di che offesi,
+molti de’ maggiorenti se ne tornarono alla Città. Vennero i legati del
+Pontefice, si scambiarono ostaggi, ed Enrico nuovamente giurò al Papa
+sicurtà e conservazione dello Stato della Chiesa.
+
+Il dì dopo, ai 12 di Febbraio, dovevasi compiere la ceremonia della
+coronazione. Le corporazioni di Roma, i collegî di giudici, le scuole
+della corte pontificia, le milizie coi loro segnacoli di draghi, di
+lupi, di leoni, e di aquile inalberati sull’asta delle lance, il popolo
+con fiori e con palme, andarono a levare il Re presso a Monte Mario.
+Il figliuolo di Enrico IV entrò a cavallo nella città Leonina colla
+sua magnifica comitiva, fra le acclamazioni, sincere o adulatorie che
+fossero, onde lo salutavano mille e mille voci, gridando: «Pietro santo
+elesse Enrico a re.» Secondo l’uso di tradizione, prima presso ad un
+piccolo ponte, indi vicino alla porta, Enrico giurò che obbedirebbe
+alle leggi di Roma; sorrise con disprezzo agli inni degli Ebrei, e
+accolse con ciera di ostentata degnazione gli applausi della scuola
+de’ Greci. Nella città Leonina lo ricevettero cori di frati e di
+monache con cerei accesi in mano, e letanie di preti, i quali anch’essi
+gridavano: _Heinricum Regem Sanctus Petrus elegit_. Così lo splendido
+corteo procedette a lenti passi fino alla scalea del san Pietro.
+Non s’aveva mai aspettato con dubbiezze tanto grandi un Imperatore
+designato, come avveniva adesso del figliuolo di Enrico IV; la pompa
+solenne delle accoglienze, degli omaggi e dell’adozione da parte del
+Papa non potevano che lievemente palliare le gravi diffidenze in cui si
+stava, ed Enrico prudentemente non volle entrare nel san Pietro, se le
+sue soldatesche non l’ebbero prima occupato[389].
+
+Il Re ed il Papa avevano preso posto sulla _Rota_ di porfido nella
+basilica parata a festa; colà doveva compiersi la grande opera di pace,
+dovevansi giurare i trattati e scambiarsi le pergamene. Fu letto il
+_Pactum_ del Re e l’altro del Papa, ma i Vescovi e i Principi accolsero
+con mormorii la lettura del documento pontificio, il quale diceva:
+essere contrario ai canoni il grado politico del clero; illecito
+essere che i preti prestassero servigio negli eserciti, perchè la era
+cosa inseparabile dalle uccisioni e dalle rapine; non poter i servi
+dell’altare fare altresì da servitori della corte; voler necessità che
+eglino diventassero cortigiani fino a tanto che ricevessero beni in
+feudo dalla corona: così esser nato che Vescovi eletti conseguissero
+la consecrazione soltanto dopo di avere ottenuto la investitura regia,
+e questo averlo proibito i decreti di molti Concilî; egli, Pasquale,
+comandare sotto pena di scomunica che i Vescovi restituissero per
+sempre all’imperatore Enrico i feudi della corona, quanti di essi erano
+pervenuti alle Chiese da Carlo magno in poi[390].
+
+Il malcontento scoppiò colla violenza di un turbine. Dovevano i Vescovi
+assoggettarsi ad un semplice decreto del Papa, e riconoscer questo per
+signore assoluto e padrone della Chiesa? Contro il professato principio
+evangelico si ribellava l’orgoglio mondano di preti, i quali, di nuncî
+del Vangelo ai popoli, s’erano tramutati in loro baroni; e se Cristo
+fosse apparso all’assemblea per sorreggere l’autorità del suo vicario
+con quel suo detto: «Date a Cesare ciò ch’è di Cesare», la voce di lui
+sarebbe stata soffocata da grida furibonde. Convien mai credere che
+Pasquale confidasse che Principi e Vescovi avrebbero accettato il suo
+decreto? Non è possibile: egli poteva soltanto sperare di venire ad
+un aggiustamento momentaneo coll’Imperatore; il resto sarebbe stato
+argomento da trattarsi con negoziati e nei Sinodi. Re e Papa, sedenti
+sulla _Rota_ di porfido e tenenti in mano ciascuno la scrittura sua,
+senza che alcun di loro credesse alla possibilità di recarne in essere
+il patto, rassomigliano a due attori di un gran dramma, dei quali l’uno
+fa la sua parte tutta astuzie e violenze, l’altro recita la sua di
+soggezione disperata. Sennonchè, accosto a Pasquale v’era una riforma
+prematura al suo tempo, laddove non si può disconoscere che Enrico
+coltivava l’idea di un colpo di Stato: e infatti tosto ei lo compieva
+in modo che rimarrà esempio di uno dei più arditi e violenti onde tenga
+ricordanza la storia.
+
+Il Papa faceva una concessione tanto grande e tanto ampia, che
+Enrico v’intravvide soltanto un laccio con cui quegli intendesse
+d’impadronirsi della sua rinuncia, per lasciarlo poi in balìa delle
+contrarietà dei Vescovi e dei Principi. Nel san Pietro ancora una
+volta protestò che da lui non derivava il progetto di torre alle
+Chiese i loro beni; così ne lasciò al Papa solo la responsabilità, e
+già in Sutri egli aveva posto a condizione del suo trattato, che tutti
+i Principi dell’Impero vi dessero il loro assentimento. Chiestagli
+dal Papa la rinuncia al diritto d’investitura, il Re si ritirò per
+consultarsi coi Vescovi; ed i suoi ottimati, sclamando a voci alte, che
+l’idea del Papa era eresia e spogliazione delle chiese, recisamente
+si rifiutarono di dar accoglienza al trattato[391]. Così discutendo
+si venne a sera; Pasquale domandò che si ponesse fine al lungo
+consigliare, ma i Vescovi strillarono che il trattato non si poteva
+mandare ad esecuzione; il Re allora chiese che lo si coronasse, ma
+il Papa rispose negando. Un cavaliere infiammato di collera, si fe’
+avanti, e: «A che occorrono», proruppe, «tante ciarle? alle corte,
+il signor mio vuol esser coronato, come Lodovico e come Carlo!»
+Alcuni Cardinali impauriti proposero che si coronasse il Re, e che si
+differisse alla dimane la conchiusione del Concordato, ma i prelati non
+vollero più saperne di trattati. Alcuni Vescovi, segnatamente Burcardo
+di Münster e Alberto cancelliere, soffiarono nelle ire fiammeggianti
+del giovine Re, e lo indussero a rompere il suo giuramento e ad
+impadronirsi della persona del Papa. Armigeri si postarono intorno al
+Papa e all’altar maggiore, e aveva quegli finito appena di celebrar la
+messa, che i cavalieri, i quali lo tenevano d’occhio, minacciandolo
+colla punta delle loro spade, lo costrinsero a collocarsi nella
+tribuna. Ne nacque un gran tumulto; Norberto cappellano di Enrico si
+gittò piangendo a’ piedi del Papa, e Corrado di Salisburgo gridò forte
+al Re, che l’azione sua era un empio delitto. Soldati colle spade
+nude si gettarono sull’ardito Vescovo; querele e grida di preti e di
+signori, strepito d’armi, grida d’ajuto, preti atterriti che fuggivano
+od erano presi a picchiate, misero a fierissimo scompiglio la basilica
+già ottenebrata: intanto il Papa e i Cardinali, insieme raccolti,
+tremavano sotto le alabarde dei soldati; turbe di genti ansiose di
+vendetta s’accalcavano nel san Pietro, e di là del Tevere tutta la
+Città andava omai commovendosi a furore.
+
+Scese la notte, e Pasquale e la sua corte furono tradotti in un
+edificio prossimo al san Pietro, e confidati alla guardia di Udalrico
+patriarca di Aquileja. La prigionia del Papa sciolse qualunque freno
+di disciplina; preti e laici senza distinzione furono spogliati e
+atterrati a colpi di spada; si rapirono i vasi sacri e i paramenti
+della chiesa: chiunque poteva fuggire correva alla Città gettando grida
+di spavento.
+
+
+§ 3.
+
+I Romani insorgono per liberar Pasquale. — Si dà l’assalto alla
+città Leonina e si appicca battaglia. — Enrico V si ritira col suo
+prigioniero. — Pone campo presso a Tivoli. — Costringe il Papa ad
+accordargli il privilegio dell’investitura. — Coronazione imperiale.
+— Enrico V parte di Roma. — Svegliarsi orribile di Pasquale II nel
+Laterano.
+
+Due Cardinali vescovi, Giovanni di Tusculo e Leone di Ostia
+(l’istoriografo di Monte Cassino) erano fuggiti di là del ponte
+Sant’Angelo, travestiti. Raccolgono il popolo; da ogni torre si suona a
+stormo; il più fiero fermento agita Roma da un capo all’altro; quanti
+Tedeschi senza alcun sospetto sono venuti nella Città cadono uccisi:
+quest’è la scena di terrore in cui si tramuta ancora una volta la
+festa di una coronazione imperiale. Dacchè un governatore bizantino
+aveva tratto in esilio papa Martino il Pontificato non aveva subìto
+violenze così gravi come questa da parte della suprema podestà dello
+Stato. I Romani si sentirono punti di quel vitupero, dimenticarono le
+loro nimistà contro ai Papi, si sovvennero del giuramento che avevano
+prestato a Pasquale, e, uniti nel sentimento comune dell’odio contro
+la podestà imperiale straniera, allo spuntar del sole entrarono nella
+città Leonina per liberare il Papa. Un orgoglioso disprezzo aveva fatto
+sì che il Re non s’avesse tenuto in guardia, perlochè poco mancò che
+l’assalimento non gli costasse vita e trono. Spoglio di vestimenta
+e scalzo, saltò a cavallo nell’atrio della basilica, e, gettatosi di
+un lancio giù dei gradini di marmo della scalea, si scagliò ove più
+ferveva la zuffa: cinque Romani caddero sotto i colpi della sua asta,
+ma anch’egli ferito precipitò di sella. Ottone viceconte di Milano gli
+prestò il suo cavallo sacrificandogli la vita, chè quel suo magnanimo
+salvatore fu preso, trascinato nella Città e fatto a pezzi. Grande era
+il furore de’ Romani; il loro assalto si tramutò in vera battaglia, e
+le milizie di Enrico, battute e cacciate fuori del portico, stavano per
+soccombere[392]. Il valore de’ Romani, di cui non avevano dato mai così
+splendida prova, avrebbe meritato in ricompensa che eglino potessero
+liberarsi dall’Impero, ma l’avidità di saccheggiare tolse loro di
+mano la vittoria, più presto che non avrebbero fatto gli sforzi de’
+Tedeschi; alla fine, in mezzo a orrendo massacro, furono ricacciati di
+là del ponte, ossia furon volti in fuga; soltanto poterono proteggerli
+alcune sortite che fecero le genti del castel Sant’Angelo.
+
+Considerevoli perdite subirono gli Imperiali; si capì che una città
+sollevata diventava formidabile anche contro ad eserciti ordinati,
+laonde Enrico di nottetempo partì della Leonina. Due giorni rimase egli
+nel campo sotto alle armi, in quello che i Romani, spossati ma pur
+ansiosi di vendetta, si raccoglievano insieme di nuovo. Il Cardinale
+di Tusculo, che faceva adesso da vicario del Papa, gli scongiurò di
+tornare alle armi. «Romani», diss’egli, «si tratta di combattere per
+la vostra libertà, per le vostre vite, per la gloria vostra, per la
+difesa della Chiesa. Il santo Padre, i Cardinali, i vostri fratelli, i
+figli vostri languiscono nei ceppi dello sleale nemico; mille generosi
+cittadini giacciono distesi morti sotto il portico; la basilica
+dell’Apostolo, il duomo venerando della Cristianità, ammorba del lezzo
+di cadaveri e di sangue; la Chiesa profanata vi sta appiedi lacrimosa,
+e a mani giunte chiede pietà e soccorso al popolo romano, il quale solo
+può salvarla.» Tutta Roma giurò di combattere a vita e a morte[393],
+ma nella notte dai 15 ai 16 di Febbraio Enrico levò le tende e mosse
+nel Sabinate. Mentre egli conduceva con sè prigionieri il Papa e sedici
+Cardinali, i suoi soldati traevano avvinti in ceppi Consoli romani
+e preti, e da cavallo, picchiandoli colle aste delle loro lance, se
+li cacciavano innanzi per le vie fangose in cui si sprofondavano
+a mezza gamba: era uno spettacolo che faceva ricordare del tempo
+dei Vandali[394]. A Fiano l’esercito guadò il Tevere, e finalmente
+s’accampò in vicinanza di ponte Lucano, sotto di Tivoli. Enrico aveva
+intendimento di unirsi coi Conti tusculani, e di tagliar fuori,
+se mai venissero, le milizie normanne, che Giovanni cardinale con
+ferventi istanze aveva chiamato in ajuto: lasciava il Papa con alcuni
+Cardinali nel castello di Trevi, e gli altri prigionieri confinava a
+_Corcodilum_, tenendo tutti in custodia strettissima[395].
+
+In tal guisa, il figliuolo di Enrico IV infliggeva a quella Chiesa
+stessa che un tempo lo aveva confermato nella sua empia ribellione,
+un’onta quale essa non aveva sofferto mai neppur dal quarto Enrico. In
+qualunque modo si voglia considerare l’audace colpo di Stato da lui
+commesso, esso fu giustizia di Nemesi che se ne fece esecutrice; le
+intemperanze di Canossa trovarono adesso in Roma il loro riscontro.
+Il massimo degli anatemi avrebbe dovuto colpire il Re che caricava di
+catene il Vicario di Cristo, od anzi, simile a Salmanassar, traeva
+in cattività la Chiesa romana; invece Pasquale non fe’ che piangere
+e tacque. Sappiamo del commovimento che agitò il mondo ecclesiastico,
+ma non di quello che possa avere scosso il mondo politico quando udì
+della prigionia del Papa; certo che esso si die’ tanto poca briga di
+liberarlo, quanto poco se ne curò settecent’anni più tardi, allorchè
+Napoleone ebbe imitato l’esempio di Enrico V. La contessa Matilde
+dovè sentire dolore dell’avvenuto, come della più grave sconfitta che
+ella avesse tocca; eppure non si mosse. Messaggi sopra messaggi erano
+corsi nelle Puglie; eppur nessun Guiscardo comparve. Soltanto Roberto
+di Capua mandò trecento cavalieri nelle terre romane, tanto per darsi
+apparenza di soddisfare al suo dovere di vassallaggio, ma a Ferentino
+quelle genti diedero di volta, perciocchè trovassero il Lazio disposto
+a favore dell’Impero, e fra loro e Roma si frapponesse l’esercito di
+Enrico. La morte repentina di Rogero duca delle Puglie e di Boemondo
+fratel suo, aveva messo a scompiglio gli Stati normanni; temevasi
+che i Longobardi si sollevassero e che Enrico vi imprendesse qualche
+spedizione, per lo che i Principi di quelle terre erano costretti a
+spacciar in gran fretta ambasciatori al Re, e per mezzo di loro gli
+prestavano omaggio[396].
+
+Sessantaun giorno Enrico sostenne Cardinali e Papa in durissima
+prigionia, primamente nelle castella di cui dicemmo, indi nel
+suo campo. Contemporaneamente minacciava egli ogni giorno di
+assalto la Città; con fame, con devastazione di terre, con crudel
+trattamento de’ carcerati, volle piegar tutti al voler suo. Però
+stavolta i Romani resistettero financo all’oro, e dichiararono che
+non accondiscenderebbero ad aprir le porte se prima non fossero
+stati riposti in libertà i prigionieri. Sennonchè, per far questo,
+Enrico esigeva che il Papa lo coronasse, e senza condizioni di sorta
+riconoscesse che le investiture erano dritto della corona: e poichè
+quegli rispose con un rifiuto, spazientito minacciò che farebbe passare
+a fil di spada tutti i prigionieri, se Pasquale non avesse ceduto. I
+maggiorenti del Re, i prigionieri, i Romani dalla Città, gli afflitti
+Cardinali si gettarono a’ piedi del Pontefice, e lo scongiurarono
+che acconsentisse, per riguardo della sventura universale, per amore
+della oppressa Città e della Chiesa deserta, per impedire lo scisma
+che romoreggiava per aria. È bello a imaginare che, invece di Pasquale
+II, prigioniero fosse stato Gregorio VII, e chiedersi se quest’uomo
+eroico, che nel castel Sant’Angelo aveva risposto un calmo no a coloro
+che lo supplicavano ginocchioni di più mite consiglio, neppur in
+questi frangenti avesse ceduto. «Ebbene», sclamò lo sventurato Pasquale
+con gran sospiri, «per la liberazione della Chiesa sono costretto ad
+accordare ciò che altrimenti non mi si avrebbe strappato neanche a
+prezzo della mia vita»[397]. Nuovi trattati si compilarono, ma il conte
+Alberto di Blandrate non volle saperne che l’adempimento del giuramento
+da parte del Papa si vincolasse ad alcuna condizione scritta; e
+Pasquale, volgendosi al Re con dolcezza piena di rimprovero e con un
+sorriso amaro, gli disse: «Io presto questo giuramento affinchè voi
+adempiate al vostro.» Il campo tedesco trovavasi di là dell’Anio, nella
+«pianura dei sette fratelli», mentre di qua di ponte Mammolo stavano i
+Romani[398]. Ivi sedici Cardinali con sacramento dichiararono in nome
+del Papa che si concedeva amnistia di quanto era avvenuto, promisero
+che re Enrico non sarebbe mai scomunicato, che sarebbe coronato
+imperatore, che gli si presterebbe soccorso nelle cose dell’Impero
+e del Patriziato, che finalmente non si recherebbe mai molestia al
+suo diritto d’investitura. Quattordici maggiorenti del Re giurarono
+per conto di lui che, entro un tempo determinato, il Papa, tutti i
+prigionieri e gli ostaggi sarebbero condotti liberi in Transtevere,
+che non si torcerebbe pur un capello ai partigiani pontificî, che
+si darebbe sicurtà alla città di Roma, al Transtevere ed all’isola
+Tiberina, che si restituirebbero alla Chiesa i suoi beni[399].
+
+Il Re insistette affinchè il privilegio della investitura si
+confermasse prima di entrare nella Città; perciò la scrittura ne fu
+compilata da un notajo che in gran fretta si fe’ venire di Roma. Il dì
+dopo l’esercito si pose in via, e, poichè allora ponte Milvio era in
+ruina, si traghettò il Tevere non lungi dallo sbocco dell’Anio, e si
+pose campo presso la via Flaminia. Qui il memorabile documento fu messo
+in ordine, e il Papa sventurato con grevi sospiri vi appose la sua
+sottoscrizione.
+
+«Così volle Iddio che il Tuo Impero sia in ispecial modo associato
+colla Chiesa, laonde i predecessori Tuoi ottennero colla potenza e
+colla saviezza la corona della città di Roma e il regno imperiale. A
+questa dignità di diadema e d’impero la Maestà di Dio per l’officio
+Nostro sacerdotale elevò benanco la Tua persona, o amatissimo figlio
+Enrico. Perlochè i privilegi dell’Impero, che i predecessori nostri
+accordarono ai Tuoi antecessori, imperatori cattolici, Noi accordiamo
+anche alla Dilezion Tua, e li confermiamo con questo Privilegio,
+siccome segue: Tu impartirai l’investitura coll’anello e col pastorale
+ai Vescovi ed agli Abati del Tuo Impero che saranno eletti, mondi
+di violenza e di simonia; e dopo la loro installazione canonica
+eglino riceveranno la consecrazione dal Vescovo, cui si compete di
+darla. Chi sarà eletto dal clero e dal popolo senza l’assenso Tuo non
+potrà esser da chicchessia consecrato, se da Te in prima non abbia
+ricevuto l’investitura; ai Vescovi ed agli Arcivescovi sarà concesso
+di consecrar canonicamente Vescovi e Abati investiti da Te. Siccome
+poi i Tuoi antecessori hanno dotato le Chiese dell’Impero con tanti
+beneficî dei loro diritti regî, così è necessario che si contribuisca
+alla solidità dell’Impero stesso, massimamente coll’assistenza dei
+Vescovi e degli Abati, e che si sopiscano per opera della Maestà
+regia i dissensi che potessero intromettersi nel popolo a causa delle
+elezioni. Pertanto la Tua prudenza e la Tua podestà devono provvedere
+affinchè col soccorso Divino s’abbiano a conservare per via di feudi
+e di grazie regie la grandezza della Chiesa romana e la floridezza di
+tutte le altre. E se podestà o persona alcuna ecclesiastica o secolare
+oserà disprezzare questo Privilegio nostro o contraddirvi, cada su
+quella l’anatema, e sia privata de’ suoi onori. Chi poi lo rispetterà,
+benedetto sia dalla pietà Divina, la quale voglia concedere alla Maestà
+Tua un Impero felice»[400].
+
+Allorchè Enrico tenne in mano questa Bolla, che faceva in pezzi tutti
+i divieti pronunciati da Gregorio VII e dai suoi successori contro
+il diritto d’investitura, a stento potè egli stesso credere alla
+vittoria conseguita, e lasciò tosto andarsene il Papa che gli impartì
+la benedizione: così fu che un arguto Cronista tedesco potè paragonare
+il poderoso Principe al patriarca Giacobbe, il quale non levò le mani
+dall’angelo con cui lottava, finchè questi non l’ebbe benedetto[401].
+Addì 13 di Aprile Enrico rifece il suo ingresso nella città Leonina, ma
+la coronazione avvenne in fretta e in furia, e non fu salutata da alcun
+accento di gioia. Tutte le porte di Roma rimasero sbarrate, così che la
+moltitudine dei Romani non prese parte alla ceremonia; vi assistettero
+soltanto i loro deputati, ed Enrico V, anch’egli come l’avo suo, fu
+vestito delle insegne del Patriziato[402]. Il Re costrinse il Papa
+a riprendere in mano la scritta del Privilegio acciocchè indi alla
+vista di tutti gliela porgesse nuovamente, in prova che quell’atto non
+gli era stato imposto, ma che lo aveva dettato di sua libera volontà.
+Lo scherno ferì sul vivo il clero, tuttavia il Papa volle lealmente
+mantener pace; spezzò l’ostia per sè e per Enrico, e mentre entrambi
+la consumavano, disse con accento d’intimo convincimento: «Sia separato
+dal regno d’Iddio chi vuol frangere questo patto.»
+
+Enrico V fu primo di tutti gli Imperatori romani che ricevesse in Roma
+la corona, senza aver posto piede nella Città propriamente detta. Di
+là delle mura di questa i Romani accompagnavano la coronazione sua con
+maledizioni e con voti di vendetta; e ben potevano essi paragonarlo
+a un ladro che erasi cacciato dentro al san Pietro e, appuntato il
+coltello al petto del Papa, era fuggito in gran furia, portandone via
+il diadema rubato. Appena coronato, Enrico, sempre diffidente, si prese
+statichi, andò al suo campo, levò le tende, trionfalmente mosse verso
+Tuscia per la stessa via che un tempo avevano battuto suo padre e l’avo
+suo, lasciò dietro di sè Roma che non aveva conquistato, ma che pur
+aveva domato al voler suo, e lasciò il clero vituperato e sbigottito,
+con sè recando il bottino della sua rapina, la pergamena pontificia
+che confermava il diritto di investitura. L’audacia di questo colpo
+di Stato spicca con luce chiara dal fondo tetro e oscuro della storia
+del quarto Enrico, ma non monda il suo figliuolo dalla macchia di
+spergiuro. Invertì egli le parti di Enrico IV e di Gregorio VII; il
+figlio di colui che meschinamente s’era prostrato nella polvere innanzi
+a un prete, avvinghiava il Papa con mano armata, lo sforzava a curvare
+il collo sotto la maestà regia, e in un breve istante otteneva ciò cui
+Enrico IV non aveva potuto giungere in sessanta battaglie. Per quanto
+la sua opera di violenza paia essere stata un fatto meramente casuale,
+essa fu invece conseguenza logica di ragioni istoriche; tuttavolta
+risultamenti in così rapido modo conseguiti non potevano essere di
+lunga durata, e l’avvilimento che Pasquale sofferse, non ebbe, come
+quello di Enrico IV, indole morale.
+
+Allorchè il misero Papa, ancora sbalordito di quanto era avvenuto,
+rientrò nella Città, il popolo lo salutò con gioia fanatica, perocchè
+la testa di lui fosse cinta dell’aureola di martirio sofferto per la
+causa nazionale: così similmente, settecento anni più tardi, i Romani
+salutarono il loro Papa, allorquando tornò libero dalla prigionia in
+cui lo aveva tenuto un conquistatore straniero. Tanto fitta moltitudine
+di gente ingombrava le vie, che Pasquale giunse appena verso sera al
+Laterano[403]. Lo sventurato poteva confortarsi di quell’apparenza
+ingannatrice che faceva credere a un rappacificamento di Roma col
+governo pontificio[404]; ma quando fu rinsensato dal suo stordimento,
+nelle facce meste o imbroncite di coloro che lo circondavano lesse
+scritto l’avviso della lotta formidabile che adesso lo aspettava nel
+grembo istesso della Chiesa.
+
+
+§ 4.
+
+I Vescovi si rivoltano contro Pasquale II e contro il Privilegio. —
+Un Concilio raccolto in Laterano annulla questo ultimo. — I legati
+scomunicano l’Imperatore. — Alessio Comneno e i Romani. — Infeudazione
+data a Guglielmo duca normanno. — Muore la contessa Matilde. —
+Donazione di Matilde.
+
+Un turbine d’indignazione si sollevò nel partito gregoriano. Vedeva
+esso crollata, per debolezza di un Papa, la grande opera che Gregorio
+VII aveva tirato su a forza di tante fatiche; i Cardinali, che non
+avevano diviso la prigionia di Pasquale, lo disprezzavano perciocchè
+non avesse preferito morire da martire anzichè sottomettersi al comando
+dell’Imperatore; addirittura chiamavano eresia ciò che il Pontefice
+aveva fatto, quantunque egli pur non fosse uscito della cerchia
+della disciplina ecclesiastica; chiedevano finalmente che si rompesse
+il trattato. Pasquale vide sorgere tutt’intorno a sè una discordia
+funesta; gli uomini zelanti lo minacciavano col dito teso, come se
+fosse stato un traditore di Dio, laonde l’infelice andava a nascondere
+il suo disperato dolore nelle solitudini di Terracina e dell’isola di
+Ponza.
+
+La Chiesa trovavasi rispetto a Pasquale nelle eguali condizioni in cui
+sarebbe uno Stato moderno di contro a un Principe che rompesse fede
+alla costituzione del regno; però nessun popolo ha mai combattuto le
+infrazioni commesse dal suo Re contro lo Statuto della nazione con
+pari energia e con forme rigidamente costituzionali e concesse dalla
+legge, sì come allora fecero la Chiesa e i suoi parlamenti. Giovanni
+di Tusculo e Leone di Ostia congregarono a Roma un Sinodo, nel quale
+si rinnovarono i decreti di Urbano e di Gregorio, e si protestò che il
+Privilegio dato ad Enrico V era nullo: a questo giudizio si associò
+con grande veemenza Brunone vescovo di Segni, che allora era in pari
+tempo abate di Monte Cassino[405]. Si chiese a Pasquale che ritrattasse
+il Privilegio e che scomunicasse il Re; Vescovi forestieri alzarono
+incolleriti le loro voci; Giovanni di Lione bandì un Concilio della
+Chiesa gallica; i Legati pontificî congregarono Sinodi, e l’irritazione
+giunse a tanto veleno, che già si teneva discorso di destituire il
+Papa. Minacciava uno scisma, giacchè Pasquale non soltanto aveva per
+difensori tutti que’ Cardinali che avevano avuto parte ai suoi casi
+ed all’opera sua, ma tutti gli aderenti dell’Imperatore e finalmente
+quelli dei Vescovi, che pur essendo ortodossi, avevano animo temperato
+a moderazione: alla loro testa stava il celebre Ivone di Chartres[406].
+Pasquale, debole, impaurito, mal securo di sè stesso, scriveva lettere
+ai Vescovi fiammeggianti di zelo, procurando di ridurli alla calma;
+biasimava gli attacchi che Cardinali fanatici volgevano contro il capo
+supremo della Chiesa, e protestava penitente che stava studiando il
+modo di poter cancellare tutto quello che era avvenuto.
+
+Addì 18 Marzo del 1112 radunò in Laterano un Concilio; descrisse ciò
+che sofferto aveva, disse come fosse stato astretto ad accettar quella
+transazione; confessò che il Privilegio era stato cosa contraria al
+giusto, ma protestò che ei doveva lasciare al Concilio le cure di porvi
+riparo, avvegnaddio egli non iscomunicherebbe mai l’Imperatore, nè a
+cagion delle investiture gli darebbe molestia. Nell’ultima tornata ei
+si purgò eziandio della taccia che gli veniva data di eresia, facendo
+una solenne professione di fede e riconoscendo per giusti i decreti
+dei suoi antecessori: allora il Sinodo ad una sol voce, lui silente,
+protestò che il Privilegio era contrario ai canoni, e lo dichiarò
+annullato[407].
+
+La storia di Enrico V e di Pasquale II offre un notevolissimo esempio
+della facilità con cui nelle cose politiche si conchiudono e si
+infrangono i patti, quand’anche sieno muniti di tutti i suggelli della
+religione. Non v’ha che la preponderanza di forza, la quale possa
+mantener fermo un trattato che sia dannoso all’una od all’altra delle
+parti contraenti, laonde, perchè abbia saldo cemento, si converrà
+sempre ch’esso possa ad entrambe recar profitto. Chi giudica con severa
+sentenza si chiederà quale fosse azione più biasimevole del Papa,
+se la prima in cui per paura o per compassione si lasciò strappare
+un trattato contrario ai canoni, oppure la seconda in cui paura e
+contrizione lo obligarono a infrangerlo. Se prima di far quest’ultima
+cosa Pasquale fosse disceso del trono, ei sarebbe stato pontefice men
+grande, ma più grand’uomo: rimasto papa, seguì la via più decorosa,
+ma che era cinta di pericoli gravissimi; diede al Concilio l’arbitrio
+di deliberare, e all’autorità di quello sottomise il Papato. Più non
+possiamo legger dentro al cuore di Pasquale per vedere qual miscela
+vi si contenesse di umiltà cristiana, di vergogna, di contrizioni,
+di debolezze umane, di collere; tuttavolta questo sappiamo, che egli
+resistette lunga pezza alle seduzioni del fanatismo, per il quale
+nessun giuramento è sacro. Il comportamento scevro di odio che adoperò
+verso lo spergiuro Enrico, durante la sua prigionia e dopo, gli dà
+diritto al titolo, ed è così raro! di sacerdote vero; laonde noi osiamo
+credere che quel suo comportamento derivasse altresì da sentimento
+cristiano, non soltanto da paura[408]. I decreti del Concilio furono
+trasmessi all’Imperatore coll’invito che prestasse rinuncia alle
+investiture; Enrico V si rifiutò di darla, e nondimeno Pasquale si
+tenne lungo tempo in corrispondenza epistolare con lui[409].
+
+Ciò che Pasquale ricusò di fare, fecero i suoi nunzî. I legati _a
+latere_, che i Pontefici mandavano da loro _alter ego_ in tutte le
+province della Chiesa, conseguirono, da dopo di Nicolò II e di Gregorio
+VII, una potenza inaudita. Temuti da tutti, da’ Principi del paro
+che dai Vescovi e dalle comunità, superbi e avari, furono (secondo
+l’aperta confessione che ne fa san Bernardo) il flagello de’ paesi,
+dai quali smungevano denaro, istessamente di quello che avevano fatto
+i Proconsoli di Roma antica; ma ajutarono i Papi ad assoggettarsi
+le corti dei Re e i Concilii delle Chiese nazionali. Il loro officio
+diventò scuola della finissima arte politica di Roma, ed eglino furono
+i veri e propri uomini di Stato di quella età. Conone di Preneste,
+appena che a Gerusalemme ricevette nuova dei casi di Roma, ebbe,
+nella sua dignità di legato pontificio, la temerità di scomunicare
+l’Imperatore. Guido, arcivescovo di Vienne e vassallo di Enrico,
+congregò nell’Ottobre 1112 un Concilio, dichiarò che la concessione
+delle investiture per mano de’ laici era cosa ereticale, condannò il
+privilegio, scagliò l’anatema contro Enrico V come contro un novello
+Giuda, e chiese a Pasquale che confermasse siffatte decisioni, se no
+minacciando rifiutargli obbedienza[410]. L’irritazione del clero contro
+di Enrico, alla quale prendevano parte anche molti Romani, incoraggì in
+questo tempo l’Imperatore greco a tentare di trar nuovamente in campo
+le pretese antiche di Bisanzio. Alessio Comneno, monarca avventurato
+e prudente, vedeva consolidato adesso il suo Impero per opera delle
+Crociate, le quali, colla fondazione del Regno di Gerusalemme e di
+altri Stati di Siria, gli avevano eretto un baluardo di difesa contro
+a’ Turchi: mandò dunque suoi ambasciatori a Roma, si dolse della
+disgrazia del Papa, felicitò i Romani della loro resistenza contro un
+ladro usurpatore, ed espresse il desiderio che gli fosse conferita la
+corona secondo il diritto antico. I Romani vollero dare un segno di
+protesta politica contro ad Enrico, mandando effettivamente a Bisanzio
+con magnificenze grandi un’ambasceria, affine di trattarvi della
+coronazione: però il Papa non prese parte a questo atto, e fu soltanto
+la nobiltà romana, ancora independente e dominatrice, la quale colse
+questa opportunità per far mostra pomposa di sè[411]. .
+
+Pasquale II del resto potè godere in Roma di qualche anno di
+tranquillità; solamente andò parecchie volte nelle Puglie, per vigilare
+colà a guardia dei diritti della Chiesa. Addì 15 Ottobre 1114 tenne
+un Concilio a Ceperano, e in questo luogo, dove Gregorio VII aveva
+un tempo investito di possedimenti Roberto Guiscardo, egli diede le
+Puglie, le Calabrie e la Sicilia in feudo a Guglielmo duca, ch’era
+succeduto a Rogero di Puglia[412]. Di questa guisa la Chiesa, nelle
+sue condizioni ognor più malagevoli, cercava di conservarsi l’appoggio
+dell’Italia normanna, di cui continuava ad essere sovrana territoriale,
+e frattanto la morte che avveniva della grande Contessa le sgombrava la
+prospettiva di tor possedimento di altre terre che già le erano state
+lasciate in legato.
+
+Nel giorno 24 Luglio dell’anno 1115 Matilde morì a’ suoi sessant’anni
+nel castello di Bondeno dei Roncori, vicin Canossa, avendo fatto
+erede de’ suoi beni il Pontefice. La celebre donazione di Matilde,
+uno dei più fatali doni di cui la storia registri ricordanza, fu a’
+suoi tempi il pomo della discordia che una femmina gittò fra i Papi
+e gli Imperatori. Da dopo di Pipino nessun’altra donazione ha avuto
+importanza eguale di questa; e sull’una e sull’altra si avvolge un
+egual buio. Mai non si giunse a capo di definire i suoi veri confini
+geografici o politici, e a buona ragione induce a meraviglia il fatto
+che il documento in cui s’ebbe compilato la donazione di Matilde non
+contenga pur una sola determinazione di luoghi, laddove negl’istromenti
+di donazione di quel tempo i territorî sieno descritti con esattezza
+scrupolosa[413]. Una prima donazione Matilde aveva fatto a Gregorio
+VII, ma la seconda scrittura nota che quella antica carta era andata
+smarrita, e perciò Matilde, ai 17 Novembre dell’anno 1102, in Canossa,
+consegnava in mano di Bernardo, cardinale legato, una nuova pergamena,
+nella quale lasciava alla Chiesa romana tutti i beni che ella possedeva
+di qua e di là dei monti, a suffragio dell’anima sua e di quelle
+de’ suoi parenti[414]. La critica assennata ha da lunghissimo tempo
+ripudiato la opinione che Matilde abbia potuto tenere in non cale
+tutti i concetti giuridici che dominavano al tempo suo, e ch’ella
+donasse al Papa anche i grandi feudi imperiali che i suoi antenati
+avevano posseduto, quali erano i Margraviati di Tuscia, di Spoleto e
+di Camerino, e Mantova, Modena, Reggio, Brescia, Parma[415]. Ma se la
+donazione si sia pur soltanto ristretta ai soli beni allodiali di lei,
+che si stendevano dal Po fin giù basso al Liri, non era a quel tempo
+sempre possibile di definire i limiti che distinguevano allodio da
+feudo; laonde la Chiesa potè ben giovarsi di siffatte incertezze per
+dar maggiore ampiezza ai suoi titoli.
+
+L’accortezza di Gregorio VII aveva destinato ai Papi il retaggio di
+Matilde; nè soltanto doveva con esso restaurarsi il decaduto Stato
+della Chiesa, ma dovevasi, per via di quello, porre una larga base
+alla sua signoria sull’Italia. Se i Papi, che avevano fatto dell’Italia
+meridionale un feudo di san Pietro, avessero potuto porsi eziandio in
+possesso dei beni di Matilde, e far trasmettere a sè anche i suoi feudi
+imperiali, pressochè tutta Italia sarebbe diventata loro vassalla, e
+il dono di Costantino si sarebbe quasi tramutato di favola in realtà.
+La donazione di Matilde, qualunque abbia potuto esserne il tenore,
+sarà sempre un capolavoro dell’arte politica de’ Papi; sennonchè lunghi
+anni trascorsero prima che eglino potessero impadronirsi soltanto della
+più piccola parte di quella eredità. Tre pretendenti ne disputarono ad
+essi la successione. Anzi tutti furono le città che avventuratamente
+conseguirono la loro autonomia; quelle di Tuscia, Pisa, Lucca, Siena,
+Firenze, Arezzo (che ancor durante il reggimento di Matilde erano
+giunte a darsi costituzione di republica) diventarono più tardi
+pienamente libere; nè Papa alcuno mosse pretensioni su di esse, nè
+vantò diritti sopra Modena, Reggio, Mantova, Parma, laddove Ferrara
+continuò ad essere feudo vero della Chiesa, dacchè questa ne aveva
+investito Tedaldo avo di Matilde. Gli altri pretendenti furono Guelfo
+V di Baviera, come marito di Matilde, ed Enrico V, come imperatore e
+parente della casa di Lotaringia. Appena Enrico ebbe l’annunzio che la
+Contessa era morta, egli si apprestò a scendere in Italia per prendersi
+i beni di lei: quanto a Pasquale, non potè egli impadronirsi mai di una
+sol zolla delle terre di Matilde, e l’eredità della celebre Contessa
+per lunga pezza continuò ad essere fra i successori di quel Papa e
+gli Imperatori il subbietto pratico della lotta, nella quale la grande
+controversia combattuta fra la podestà spirituale e la podestà civile,
+trovò indefessamente esca novella[416].
+
+
+
+
+CAPITOLO SECONDO.
+
+
+§ 1.
+
+Pasquale II condanna il Privilegio. — I Romani si sollevano, causa
+l’elezione del Prefetto urbano. — Pier Leone. — Sua rocca presso al
+teatro di Marcello. — La diaconia di san Nicola in Carcere. — Defezione
+della Campagna. — Enrico V viene a Roma. — Pasquale fugge. — Burdino di
+Braga. — Tolomeo di Tusculo. — Pasquale II ritorna e muore. — Monumenti
+di lui nella Città.
+
+La pace fu rotta in Roma di già nell’anno 1116: Enrico V calò in
+Lombardia, e Pasquale, premuto dalla contrarietà di tutti quanti i
+Vescovi, nel Concilio tenuto in Laterano addì 6 di Marzo, condannò
+con solenne anatema il Privilegio delle investiture, protestando che
+gli era stato sorretto colla violenza[417]. Fallì la conciliazione
+cui l’Imperatore aveva cercato di giungere colla mediazione di
+Ponzio abate di Cluny: per vero dire il Papa ricusò di far sì che il
+Concilio scomunicasse Enrico, ma non si oppose che i suoi legati gli
+scagliassero contro l’anatema, e tollerò che Giovanni arcivescovo di
+Milano annunciasse nel duomo di questa città che l’Imperatore era
+scomunicato: per parte sua non fe’ che dichiarare come soltanto un
+Concilio potrebbe cancellare quelle censure dei Vescovi[418].
+
+Mentre adesso gli ambasciatori di Enrico negoziavano col Papa,
+eglino in gran secreto se la intendevano coi Romani, i quali (tanta
+era l’incostanza di questo popolo!) facevano voti che l’Imperatore
+venisse. I Romani erano presi da accessi momentanei di collera contro
+l’Impero, laddove eterno era il loro maltalento contro la podestà
+pontificia; e la morte del Prefetto urbano offeriva loro, giusto in
+adesso, opportunità di venire ad aperta ribellione. I maggiorenti
+romani a questa età intendevano con avido occhio alla Prefettura,
+sì come i loro antenati avevano ambito il Consolato, avvegnaddio il
+giudice criminale di Roma fosse persona fornita di influenza massima.
+Gli occhi di tutti si figgevano sul Prefetto della Città, allorquando
+nelle processioni solenni, circondato da’ suoi giudici, moveva a’
+fianchi del Papa, vestito con abiti di foggia fantastica, dalmatica
+di seta rossa ad ampie maniche, mantello magnifico trapunto in oro,
+mitra di velluto porporino in capo, brache che da una gamba erano di
+panni d’oro, dall’altra di panni rossi[419]. Per solito l’elezione
+di quel magistrato, come quella del Papa, dava occasione a furibonde
+lotte di partiti. Dopo che l’eletto s’era fatto vedere dall’alto di una
+cattedra al popolo plaudente, ed aveva giurato le leggi di Roma, era
+costume di condurlo processionalmente al Papa, il quale lo confermava;
+finalmente un legato dell’Imperatore, fornito di pieni poteri, gli
+concedeva l’investitura, dandogli per insegne l’aquila imperiale e la
+spada nuda. L’imperatore lo teneva in conto di vicario suo nella Città,
+ma eziandio i Papi avevano il diritto di confermarlo; desideravano
+essi fervidamente di togliere all’Imperatore l’investitura del più
+importante officio cittadino, e ogni qual volta i tempi ne diedero loro
+agio, nominarono il Prefetto di loro propria autorità[420].
+
+Quando, sulla fine di Marzo dell’anno 1116, venne a morte Pietro
+prefetto della Città, Pasquale volle dare quella dignità a un figliuolo
+di Pier Leone, ma la fazione imperiale e il popolo, il quale odiava
+questo ricco ottimate, levò a prefetto il figliuolo di Pietro, ch’era
+in pari tempo nipote di Tolomeo di Tusculo[421]. Il Papa si prese le
+insegne della Prefettura e volle mettere in carica il suo candidato;
+ma nel giovedì santo, mentre Pasquale pontificava in Laterano, il
+partito popolare si cacciò dentro della chiesa, gli presentò Pietro
+suo giovine candidato, e con alte grida chiese che lo confermasse.
+La audace invasione sturbò la santa funzione, e una fiera disputa si
+appiccò tutt’all’intorno di un ragazzo arrogante vestito a gramaglia,
+il quale domandava di diventar prefetto di Roma. Il Papa congedò i
+tumultuanti rimettendoli a un altro dì; eglino uscirono del Laterano
+con rumori e con minacce, e Roma si divise in due fazioni, per le quali
+presero parte financo i Conti della Campagna[422]. La sollevazione
+crebbe duranti le feste, e si tramutò in guerra civile. Allorquando il
+Papa nella domenica di Pasqua stava movendo al san Pietro, incontrò
+presso al ponte di Sant’Angelo i Romani, che con grandi clamori gli
+presentarono nuovamente il figliuolo del Prefetto e ripeterono la
+domanda che gli desse l’investitura. Accesi di furore, minacciarono di
+scagliarsi sulla comitiva del Pontefice, e la processione, tornando
+al Laterano, donde era partita, fu dal Campidoglio perseguitata a
+sassate. Il giovine candidato vestì i distintivi della Prefettura[423];
+s’attaccò zuffa per le vie; torri e case furono distrutte, chiese
+saccheggiate; eccessi d’ogni fatta furono commessi[424].
+
+Il popolo pose assedio alla rocca di Pier Leone, ma essa era una
+delle più salde della Città. Il grande teatro di Marcello, nella cui
+strettissima vicinanza stavano le torri dei Pierleoni, s’acconciava
+mirabilmente ad uso di castello, e la prossimità del Tevere, e i
+ruderi di grandi portici, precisamente di quello chiamato _Octavia_,
+rendevano ancor più munito quel luogo, ch’era situato fra il fiume e il
+Campidoglio[425]. È cosa degna di nota che i Pierleoni, uomini nuovi
+di origine ebraica, avessero conservato od altrimenti avessero posto
+le loro residenze nel Transtevere, presso l’antico ghetto, accanto del
+ponte che univa la Città all’isola ed era appellato _Pons Judaeorum_
+dagli Israeliti i quali allora abitavano vicino di quello. Nocciolo
+di mezzo della loro rocca era il teatro, ma le loro case edificate
+a foggia di torri, si stendevano lungo il fiume fino a san Nicola
+_in Carcere_, diaconia antica, che era stata costruita sopra ruine
+di un bellissimo tempio[426]. Questa chiesa dura ancora oggidì, ma i
+palazzi dei Pierleoni sparvero; le loro torri si tramutarono in case
+di abitazione, e nelle parti che tuttavia ne avanzano trovansi oggidì
+collocati il macello di bufali e i fondachi di ferravecchi che vi
+tengono gli Ebrei del prossimo ghetto. Così le dimore di una famiglia
+di superbi Senatori e di Consoli dei Romani tornarono (mirabile ironia
+della sorte!) all’uso cui quel luogo aveva in origine servito; e là,
+dove sotto la protezione di signori potenti, ebrei di origine, morì
+il celebre Papa che predicò le Crociate, là dove dalla casa stessa
+dei Pierleoni uscì un Pontefice, oggidì gli Israeliti tornano ad
+ammonticchiare la loro mercanzia di ciarpami, parimenti di quello che
+ebbero fatto gli antenati di Pietro Leone e di Anacleto II: così ei
+sembra che oggidì ancora quelle genti tolgano vendetta dell’antica
+famiglia la quale ebbe rinnegato la fede del loro popolo[427].
+
+Pier Leone con grandi instanze invocò il Pontefice che tornasse, affine
+di aiutarlo: infatti dopo una seria sconfitta toccata al suo partito,
+Pasquale era fuggito ad Albano, e in quelle sue difficoltà aveva
+profuso beni ecclesiastici, regalandone i Baroni, e specialmente dando
+Aricia in feudo a Tolomeo[428]. Le milizie del Papa pertanto entrarono
+adesso in Roma; la fazione avversa fu battuta, si fece prigioniero il
+giovine Prefetto, e già lo si aveva tratto a Castel Fumone, quando
+l’infido Tolomeo repentinamente prendeva d’assalto sull’Algido i
+Pontificî, riponeva in libertà il nipote, e faceva prigioniere le
+genti stesse del Papa. Le defezione di Tolomeo diè il segno della
+insurrezione alla Campagna; i Romani con nuovo accanimento posero
+assedio alla rocca di Pier Leone, e papa Pasquale cercò sicurezza
+nelle torri di Sezza, sui monti Volsci. Gli ottimati ribelli invitarono
+allora Enrico a venirsene a Roma, ed egli mandò loro lettere e regali,
+sperando che, in tanta angustia, il Pontefice si sarebbe fatto più
+pieghevole verso di lui. La sollevazione di Roma fu veramente così
+impetuosa, che si dee meravigliare come allora non venisse fatto
+ai Romani di darsi una costituzione di libertà; per lo contrario la
+guerra delle fazioni cessò col finire dell’estate, e Pasquale, che
+era venuto di Benevento con soldatesche, potè, se non altro, entrare
+nel Transtevere[429]. È incerto se conchiudesse un accordo coi Romani,
+poichè riconobbe Pietro per prefetto; certo si è che la città di Roma,
+ossia la nobiltà che vi teneva dominio, s’era allora in sostanza resa
+independente dal Papato.
+
+Però adesso veniva l’Imperatore, e l’afflitto Papa, simile ad una
+fiera che senza posa è perseguitata in caccia, dovette prendere
+nuovamente la fuga. Enrico V, irritato per ciò che gli sforzi dei suoi
+ambasciatori erano caduti a vuoto, voleva ancora una volta costringere
+il Pontefice a prestargli obbedienza, avvegnaddio Pasquale avesse
+chiesto che l’Imperatore si assoggettasse alla sentenza di un Concilio,
+e il figliuolo di Enrico IV fosse ammaestrato abbastanza per bene
+di quel che valessero cotali artificî. Sulla Pasqua dell’anno 1117
+capitò egli, ma non coll’aspetto di nemico della Chiesa, sibbene di
+uno che con grande umiltà cercava di porre termine in buona amicizia
+alla controversia dell’investitura; tuttavolta il Papa sbigottito se
+la diè a gambe, ricoverandosi a Monte Cassino e a Benevento. Beraldo
+abate di Farfa, Giovanni Frangipane e Tolomeo si posero subito dalla
+parte di Enrico; egli conquistò alcune città pontificie, e i Romani,
+festanti o impauriti che fossero, spalancarono le porte al loro nemico
+d’altro tempo. I suoi aderenti gli avevano preparato un vero ingresso
+trionfale; e l’Imperatore a cavallo traversò colla moglie sua le vie
+di Roma messe a feste, plaudito dal popolo, accolto da processioni
+scismatiche: però non un Cardinale, non un Vescovo solo furono a
+salutarlo[430].
+
+Fece egli ogni sua possa per guadagnare a sè il clero: alcuni Cardinali
+e Bardino arcivescovo di Braga, legato di Pasquale, vennero con lui
+a negoziati, ma ogni conciliazione fallì, poichè egli si rifiutò
+di dar rinuncia al diritto di investitura. Nel giorno di Pasqua
+l’Imperatore si recò al san Pietro, ma non passò dal ponte di Adriano,
+di cui il castello era tenuto dai Pontificî, sibbene traghettò il
+fiume per barca. Congregò un parlamento, cui intervennero eziandio
+alcuni Cardinali; si dolse dell’assenza del Papa, e manifestò i
+voti che egli faceva, acciocchè si ricomponesse pace fra la Chiesa
+e lo Stato. Con un discorso magniloquente celebrò i beneficî che
+recherebbe la concordia fra i due Principi della Cristianità; la
+gloria dell’uno, diceva, sarebbe gloria dell’altro; l’unione delle loro
+forze incuterebbe terrore a tutti; a loro volgerebbero lietamente lo
+sguardo il Senato, i Consoli, la nobiltà, tutti i buoni abitatori della
+Città e del mondo; «i Goti, i Galli, gli Spagnuoli, gli Africani, i
+Greci, i Latini, i Parti, gli Indi, gli Arabi, o ci temerebbero o ci
+amerebbero. Ma ahimè! d’altra fatta sono le azioni nostre, e d’altra
+specie frutto ne raccogliamo»[431]. Risposero i Cardinali con un
+coraggioso discorso, nel quale contrapposero come veramente stessero
+le cose, e tratteggiarono il quadro delle violenze da lui commesse.
+Detto ciò, ricusarono di coronarlo per la festività, avvegnachè giovi
+sapere che le quante volte gli Imperatori erano a Roma nei giorni
+delle maggiori feste religiose solevano farsi mettere in capo dal
+Papa il diadema, per andare indi in processione attraverso la Città.
+Sennonchè Burdino, come l’ambizione lo sospingeva, compiè, da legato
+pontificio, una tale ceremonia, ed Enrico potè festeggiare la Pasqua
+con grandissima pompa. Quasi tutta Roma ei si guadagnò a forza d’oro,
+confermò nell’officio il giovine Prefetto[432], e financo avvinse a sè
+con vincoli di parentela la più potente famiglia del ceto de’ Capitani.
+Tolomeo tenne ad alto onor suo, che l’Imperatore gli desse in moglie
+la sua illegittima figliuola Berta. Quel Conte, figlio di Tolomeo I
+di Tusculo, mirava con orgoglio ai duecento anni di gloria della sua
+famiglia, la quale, come attestava Pietro nipote di lui, diacono a
+Monte Cassino, discendeva per diritta linea dalla gente Giulia e dagli
+Ottavî[433]. Enrico confermò al Conte, mercè una pergamena imperiale,
+il possedimento di tutti i beni che egli aveva avuto in eredità dal suo
+avo Gregorio; lo pose quasi sotto la dipendenza diretta dell’Impero,
+e di tal maniera collocò minaccioso alle porte del Papato il Tusculano
+avversario antico di questo. Grande era la potenza di Tolomeo rispetto
+allo Stato della Chiesa, chè il suo dominio si stendeva dalla Sabina
+al mare, per modo che il «Dittatore di Tusculo», duca e console di
+tutti i Romani, ha apparenza di principe vero del Lazio. E i Tusculani
+guerreggiarono per loro proprio conto contro i cittadini di Gaeta, e da
+principi independenti conchiusero indi con essi de’ trattati, giusta
+i quali concessero a quella Repubblica sicurezza di traffici nel loro
+territorio[434].
+
+Frattanto Pasquale teneva a Benevento un Concilio, in cui scomunicava
+Burdino. A sue instanze, il Principe di Capua mandò milizie nelle terre
+romane; ma quantunque, omai intorno alle Pentecoste, l’Imperatore fosse
+partito per la Toscana, bastarono i vassalli di Tusculo ed alcuni
+Tedeschi a far voltar loro le calcagna[435]. Soltanto nell’autunno
+Pasquale potè muovere di Benevento con un esercito maggiore, e
+avanzarsi fino ad Anagni. Il Papa, vecchio e infermo, celebrò le feste
+di Natale a Palestrina, sotto la protezione di Pietro Colonna, cui può
+darsi che, costrettovi da necessità, avesse confermato il possesso
+di quella città. Il suo partito andò rafforzandosi, e alcuni Baroni
+ch’egli si amicava lo ricondussero a Roma, dove le fazioni ferocemente
+combattevano le une contro alle altre[436]. Al giungere di lui, che
+entrò in Transtevere con milizie fresche, n’ebbero spavento l’Abate
+di Farfa e Tolomeo; i Romani stesero le braccia a Pasquale, e già si
+aveano volte le macchine di guerra contro il san Pietro, nel quale
+il Prefetto stavasi trincerato con molti Consoli, allorquando il Papa
+sentì mancarsi le forze, e venne in fin di vita[437].
+
+E morendo, esortò i Cardinali alla concordia, alla prudenza, ed a
+resistere contro le «oltracotanze dei Tedeschi»; indi, nella notte
+del 21 Gennaio 1118, otto dì dopo il suo ritorno, esalò l’ultimo
+fiato: morì in un edificio prossimo alla porta di bronzo del castel
+Sant’Angelo[438], e poichè i nemici s’accampavano nel san Pietro
+come in una trincea, il morto dovette esser sepolto in Laterano.
+Il pontificato di Pasquale II fu pieno di miserie, e sconvolto di
+tumulti tali, onde furono funestati pochi reggimenti prima del suo:
+non soltanto egli venne tratto in lotta contro l’Imperatore, ma
+sofferse costantemente di ribellioni, e vide financo sollevata contro
+di sè tutta la Chiesa. Nessun mausoleo serba più ricordanza dello
+sventuratissimo Papa, il quale fu angustiato fin nella tomba dal
+figliuolo di quell’Imperatore, che Gregorio VII aveva cacciato entro
+la fossa colla sua maledizione in fronte. A monumento di lui esiste
+oggidì ancora in Roma qualche chiesa che egli restaurò: san Bartolomeo
+nell’isola Tiberina e santo Adriano nel Foro (pur sempre chiamato
+anche a questo tempo _in tribus Fatis_). Vi si aggiunge santa Maria
+in Monticelli, e probabilmente eziandio san Clemente, di cui Pasquale
+era stato cardinale. La sua opera migliore fu la rinnovata chiesa dei
+Quattro Coronati sul Celio, che l’incendio normanno aveva distrutta;
+ed egli la consecrò ai 20 di Gennaio, poco tempo prima che fuggisse
+davanti a Enrico V: tuttavia, la forma che essa ha odiernamente deriva
+da tempo più tardo.
+
+Di tal guisa Pasquale, ad onta di tante difficoltà che lo premettero,
+fu il primo Pontefice che, dopo un periodo lungo di inoperosità,
+intraprendesse a edificare in Roma in un tempo nel quale non andava
+giorno che la guerra delle fazioni non devastasse monumenti antichi e
+chiese[439].
+
+
+§ 2.
+
+Elezione di Gelasio II. — I Frangipani prendono di assalto il Conclave.
+— Prigionia e salvamento del Papa. — Enrico V viene a Roma. — Gelasio
+fugge. — L’Imperatore eleva al pontificato Burdino, con nome di
+Gregorio VIII. — Fa ritorno al settentrione. — Gelasio II viene a
+Roma, per chiedervi protezione. — I Frangipani lo assalgono una seconda
+volta. — Egli fugge in Francia. — L’infelice vecchio muore a Cluny.
+
+Il Cardinale di santa Maria in Cosmedin fu in gran fretta chiamato di
+Monte Cassino a Roma, per esservi fatto papa. Giovanni di Gaeta, nato
+di illustre famiglia, monaco sotto il governo di Oderisio abate, si
+era ornato di sì eletta dottrina in quella scuola di Benedettini, e vi
+aveva conseguito tanta fama di eloquenza e di bello stile, che Urbano
+II l’aveva fatto venire a Roma e tolto per suo cancelliere: al tempo
+di Pasquale II era stato nominato arcidiacono. Colla sua temperanza
+d’animo aveva difeso questo Papa dai zelatori, e forse fu egli il
+quale impedì che scoppiasse lo scisma, e che si venisse ad un’aperta
+rottura coll’Imperatore; tuttavolta dalla fortezza di un uomo che
+s’era educato all’insegnamento dei grandi tempi di Gregorio VII e di
+Urbano, il partito cattolico poteva confidare che nella controversia
+delle investiture avrebbe sostenuto a spada tratta il principio della
+libertà di elezione[440]. Il Conclave si raccolse in santa Maria in
+Pallara, sul Palatino: questo convento, che era a tiro della rocca dei
+Frangipani, apparteneva alla Curia, la quale lo aveva concesso a Monte
+Cassino; ed in esso dimorava Giovanni di Gaeta, sì come prima di lui
+vi aveva abitato Federico di Lotaringia, innanzi che fosse assunto
+a papa[441]. L’elezione avvenne in gran secreto; volevasi mandare a
+esecuzione ciò che aveva prescritto il decreto di Nicolò II; l’elezione
+doveva avvenire per opera dei Cardinali, nè si doveva aver riguardo a
+diritti imperiali qualsiansi.
+
+Ai 24 Gennaio dell’anno 1118 Giovanni fu acclamato papa, unanimi tutti,
+e ricevette nome di Gelasio II. Invano il vecchio infermiccio fe’
+tutto quanto stava in lui per iscansare la tiara, chè essa era cosa
+poco ambita in un tempo nel quale non vi aveva quasi un sol Papa che
+non diventasse persona di tragedia: però egli non potè venir subito
+consecrato, poichè, essendo diacono, dovevano prima ordinarlo prete, e,
+per far questo era mestieri che trascorressero le tempora di Marzo. Il
+neoeletto aveva appena rivolto la mente a meditare tristamente sulle
+sciagure cui andava incontro, che già le porte del Conclave cadono
+abbattute; Romani furibondi si cacciano dentro di quelle stanze colle
+spade nude in mano; un novello Cencio afferra il vecchio per la gola,
+lo atterra, lo calpesta colle calcagna armate di sproni, e fra oscene
+bestemmie lo trascina fuor della chiesa, intanto che i suoi vassalli
+accalappiano con funi Cardinali fuggenti, oppure li gettano abbasso
+dei loro muletti. Il Conclave s’era raccolto proprio dentro il covo
+della belva; forse meglio gli elettori avrebbero fatto a porsi sotto
+la protezione di Pier Leone, ma essi non si fidavano più di questo
+potente Console, poichè può darsi che fin d’allora egli vagheggiasse
+di por la tiara in capo del figliuol suo. Nessuna famiglia di nobili si
+manteneva lunga pezza fedele ad una stessa bandiera; nemici acerbi del
+Papa, si tramutavano in vassalli suoi fervidissimi, e in breve tempo,
+con altrettanta prestezza, già dimenticavano di esserlo mai stati.
+Forse i Cardinali avevano promesso ai Frangipani, aderenti dell’Impero,
+che eleggerebbero un candidato della loro fazione; e conseguenza di
+vedersene ingannata era l’opera brutale che una famiglia di Consoli
+romani compieva, ad imitazione del colpo di Stato di Enrico V[442].
+
+Gelasio fu gettato in una torre di Cencio Frangipane, carico di catene,
+tutto sanguinoso, più morto che vivo: e forse l’afflitto vecchio avrà
+invocato veramente la morte. Ma il popolo si sollevò, le milizie delle
+dodici Regioni, le genti del Transtevere e dell’isola corsero all’armi:
+il prefetto Pietro, che or s’era riconciliato con Pier Leone, questi
+colla sua numerosa famiglia, Stefano dei Normanni, ed altri nobiluomini
+parteggianti pel Papa, si congregarono in Campidoglio, seguiti da’
+loro clienti[443]. Chiesero che Giovanni fosse loro reso, ed allora il
+malandrino sciolse i ceppi del suo prigioniero, gli si gettò a’ piedi
+e ne ottenne l’assoluzione. Si ripetè così quasi a pennello la scena
+selvaggia della vita di Gregorio VII, e rapidamente come allora era
+avvenuto, la tragedia si cambiò in giorno di esultanza. Roma si parò a
+festa; fecero montare sopra un bianco muletto il Papa liberato, e fra
+grida di giubilo lo condussero in Laterano, dove ricevette gli omaggi
+dei Romani. Ne avrà egli pianto di commozione, o ne avrà sorriso con
+amarezza[444]? la storia ha essa mai registrato di qualsiansi altri
+Principi un accoppiamento eguale di debolezza e di onnipotenza, com’è
+questo che si incontra nei Papi del medio evo?
+
+Dopo di un cominciamento così orribile del suo pontificato, Gelasio
+II godette appena di un mese di pace in Roma. I Frangipani non posero
+tempo in mezzo, fecero noto all’Imperatore che, senza il consentimento
+suo, era stato assunto un Papa, e gli chiesero che venisse a Roma.
+Enrico V, cui per tutte le ragioni premeva di affermare precisamente
+adesso la efficacia del suo diritto regio nell’elezione pontificia,
+cui stava molto a cuore di porre sulla cattedra apostolica uno che
+avesse riconosciuto per valido il Privilegio di Pasquale, partì in
+fretta e in furia del suo campo del Po con poca soldatesca, e nella
+notte dei 2 di Marzo Gelasio si destò in sussulto all’annunzio che il
+formidato Imperatore era smontato nel portico del Vaticano[445]. Un
+panico terrore s’impadronì della Curia, e il Papa che in passato aveva
+diviso anch’egli con Pasquale la prigionia, ora si vedeva minacciato
+di pari sorte. Lo si adagiò a cavallo, ed egli fuggì del Laterano, e
+corse a nascondersi nella torre del romano Bulgamino, posta a santa
+Maria, nella Regione di Sant’Angelo[446]. Messaggieri di Enrico lo
+andarono a cercare, ma egli, non fidandosi di loro inviti, decise
+di ricoverarsi a Gaeta sua patria, e la sua corte, i Cardinali, i
+Vescovi lo accompagnarono[447], imbarcandosi in due navi sul vicin
+Tevere. Però contro dei fuggenti si sollevava anche la furia degli
+elementi; un uragano impediva che le barche potessero entrare in mare
+presso a Porto, e dalle sponde i Tedeschi, che davano loro la caccia,
+bersagliavano di dardi le galere sbattute dall’onde, e, in mezzo allo
+scoppio dei tuoni ed al chiarore de’ lampi, con bestemmie gridavano che
+le incendierebbero con palle di bitume, se non s’avesse dato loro in
+mano il Papa[448]. Tutta volta le tenebre della notte e l’imperversare
+del turbine salvarono i fuggenti, e impedirono che Enrico V facesse
+la presa di un secondo Papa. Sbarcarono non visti; il Cardinale Ugo
+di Alatri, tornato in quel mentre dal Capo Circeo, dov’era stato da
+prevosto di Pasquale, si prese, nuovo Enea, sulle robuste spalle il
+debole Gelasio, e in mezzo al diluviare e al vento impetuoso lo portò
+di peso al castello di San Paolo, vicino Ardea[449]. Quando al mattino
+appresso i Tedeschi frugarono le barche e non vi trovarono entro il
+Papa, se ne tornarono a Roma, ma la notte stessa le galee accolsero
+di bel nuovo i fuggitivi, e per Terracina condussero a Gaeta quella
+afflitta turba di Cardinali affranti dal mal di mare: colà alla fine
+Gelasio potè trovar riposo. E allora le sorti subito mutarono; chè
+tostamente i Vescovi e i maggiorenti dell’Italia meridionale, Guglielmo
+di Puglia, Roberto di Capua, Riccardo di Gaeta, e cavalieri e Conti
+molti accorsero ivi pieni di reverenza, e appena che Gelasio fu (addì
+10 di Marzo) ordinato Papa, gli prestarono omaggio di vassalli[450].
+
+La fuga di lui aveva deluso l’intenzione di Enrico, e n’era stata così
+troncata la via dei trattati; perciò l’Imperatore levava un Antipapa.
+Gelasio aveva rifiutato l’invito di venire a un accordo con Enrico e
+di farsi consecrare in presenza sua nel san Pietro; e al rifiuto aveva
+aggiunto dichiarazione che, per definire la controversia tuttavia
+pendente, sarebbesi raccolto in Settembre un Concilio a Milano oppure
+a Cremona. Or queste città erano nemiche dell’Imperatore; e se questi
+adesso protestava che la elezione di Gelasio era stata nulla, ed
+eleggere faceva un Papa nuovo, egli non varcava per nulla le facoltà
+che su di ciò a quel tempo gli davano i diritti della corona imperiale.
+Congregati pertanto in san Pietro i Romani, fe’ loro conoscere la
+risposta data dal fuggitivo, ed allora s’alzò fra quelli un grido
+d’indignazione, vera che fosse o infinta, dicendosi che Gelasio voleva
+trasferire a Milano la sede del Papato: si finì reclamando un’elezione
+nuova. Giurisperiti che Enrico aveva con sè condotti (fra essi era
+il celebre Irnerio di Bologna) spiegarono dalla cattedra l’ordine
+di costituzione onde si reggeva la elezione pontificia: dopo di ciò
+Maurizio Burdino, arcivescovo di Braga in Portogallo, fu acclamato
+papa, e condotto in processione al Laterano. Nel dì seguente, ch’era
+il 10 di Marzo, preti scismatici lo consacrarono con nome di Gregorio
+VIII[451].
+
+Così, nel luogo istesso che era stato teatro della loro accanita
+battaglia contro Enrico V, i Romani ricevevano adesso dalle mani di
+lui un Antipapa, straniero di nazione. La storia di Roma nel medio
+evo mette brivido colla ferocia de’ suoi avvenimenti, ma più ancora
+induce a meraviglia per l’incostanza senza esempio del suo popolo.
+Perciò è che in mezzo al fluttuare sempre vario e sempre agitato delle
+fazioni, il Papato offre uno spettacolo unico al mondo, e tale che non
+avrà mai più ripetizione di eguali casi, avvegnaddio la roccia di san
+Pietro, l’_immobile saxum_, vi sia rimasta per mezzo sempre salda e
+incrollabile. Tuttavia ingiustizia sarebbe se si volesse biasimare i
+Romani per loro mancanza di fermi propositi, senza che la ragione se
+ne spiegasse: e infatti soltanto l’autonomia politica inspira vita e
+dignità ad un popolo, laddove la Republica di Roma, vera chimera, non
+faceva che ondeggiare ad altalena fra il Papato e l’Impero. Un solo
+sentimento costantemente durava nella Città, ed era la repugnanza
+contro la podestà civile del Pontefice.
+
+Burdino era uomo ambizioso, ma probo e di bella mente; il
+partito cattolico aveva bel dire che egli era soltanto un creato
+dell’Imperatore, e Gelasio l’eletto di tutti i Cardinali; l’Antipapa
+si appoggiava al diritto imperatorio, e presto era riverito da molte
+province d’Italia e di Alemagna e perfino di Inghilterra. Gelasio
+confortava sè medesimo perciocchè appena fosse se due o tre preti
+cattolici avevano abbracciato la parte di Burdino, ma egli vedeva
+Roma piena di Guibertisti, e la Chiesa ricaduta nelle miserie antiche,
+come a’ tempi di Clemente III[452]. Continuava a durare il principio
+politico della orribile divisione, e i modi di combattimento erano
+pur sempre eguali a quelli di un tempo. Gelasio, il quale sette anni
+prima aveva sottoscritto al Privilegio dato ad Enrico, lo scomunicava
+adesso da Capua, nella domenica delle Palme; scongiurava i Principi
+normanni acciocchè lo riconducessero a Roma e discacciassero i
+«Barbari», che avevano con sè pochissima forza di soldatesche. Enrico
+s’era omai avanzato fin verso a Ceperano, e assediava il castello di
+Torrice, vicin Frosinone, allorchè gli giunse novella che i Normanni
+si avvicinavano[453]; allora battè in ritirata, lasciò a Roma Burdino,
+e andò in Lombardia. Peraltro i Principi normanni, che avevano fatto
+scorta al Papa fino a Monte Cassino, qui lo abbandonarono a sè solo,
+forse perchè egli non accontentavali in tutte le loro richieste[454].
+Gelasio, per poter passare dalla Campagna, dovette comperarsene la
+licenza da que’ Conti, e in sul principio del Luglio attraversò le
+sue proprie terre non dissimile da un povero pellegrino: entrato in
+Roma, dovette picchiare alle porte di alcuni Consoli che gli erano
+amici, implorando la loro protezione. Egli dimorò in vicinanza di
+santa Maria _in Secundicerio_, fra le torri di Stefano Normanno, di
+Pandolfo fratello di questo, e di Pietro Latro che era della famiglia
+de’ Corsi[455]. Roma pertanto stava in attesa che si ripetesse lo
+spettacolo di due Pontefici che a vicenda si maledicessero, e l’un
+contro all’altro pugnassero, scambievolmente chiamandosi, secondo il
+rude linguaggio di quell’età, plasma, statua fabbricata con mani lorde
+di sangue, idolo di argilla, bestia dell’Apocalisse[456].
+
+Burdino teneva in possesso suo la maggior parte della Città; più che
+mezza Roma lo riconosceva per pontefice, ed egli senza impedimento
+occupava la chiesa di san Pietro, propugnacolo de’ Papi scismatici:
+da parte sua Gelasio poteva tutt’al più farsi franco di andare al san
+Paolo, dove i suoi partigiani stavano in armi. Ma su di questo Papa
+il martello della sventura senza posa avventava colpi sopra colpi.
+Invitato dal Cardinale del titolo di santa Prassede ad assistere alla
+festa di quella patrona, la cui solennità cadeva ai 21 di Luglio, egli
+vi andava, sebbene la chiesa fosse situata in prossimità delle torri
+dei Frangipani: Stefano de’ Normanni, e Crescenzio Gaetano nipote
+del Papa, uomini di gran valore, ve lo accompagnavano con una mano
+di armigeri[457]. La messa non era ancor pervenuta al suo termine,
+allorchè i feroci Frangipani si cacciarono nella chiesa con impeto,
+empiendola di una gragnuola di sassi e di saette; la quiete del tempio
+si tramutò tutt’a un tratto in tumulto di battaglia; il Papa non
+visto fuggì, intanto che i suoi fieramente continuavano ad azzuffarsi
+cogli Imperiali. «Che fate o Frangipani?», proruppe alla fine Stefano,
+«dove correte? Il Papa che voi cercate fuggì. Volete anche la ruina
+nostra? non siamo al paro di voi Romani, e vostri congiunti di sangue?
+Indietro! indietro! che anche noi, lassi, ce ne possiamo tornare alle
+nostre case!» Il truce Cencio, e Leone Frangipani, entrambi figliuoli
+di donna Bona ch’era sorella di Stefano, cedettero alla voce dello
+zio; ringuainarono con repressa rabbia le spade, e le due parti si
+separarono[458]. Allora si andò frugando per tutta Roma, e fuor delle
+porte, in cerca del Papa. Alcune donne lo avevano visto montare a
+cavallo, mezzo spoglio delle sue vesti pontificie, e fuggire seguito
+soltanto dal suo crocifero. In sulla sera lo si rinvenne. Lo sventurato
+vecchio, diserto come Edipo, stava seduto nel prato del san Paolo,
+circondato da pietose femmine: chi se lo imagina in quello stato, vede
+disegnarsi uno dei quadri più commoventi cui la storia del Papato metta
+in rilievo[459].
+
+«Fratelli e figli miei», disse Gelasio nel dì seguente, «noi dobbiamo
+andarcene di Roma, poichè qui è impossibile viver più a lungo. Fuggiamo
+di questa Sodoma, di questo Egitto, di questa Babilonia, città di
+sangue. Lo dico innanzi a Dio che vede il dolor mio: meglio vale un
+Imperatore che tanti di costoro; ed invero un cattivo distruggerà
+i peggiori, fino a che anche lui coglierà colla sua punizione
+l’Imperatore di tutti gli Imperatori»[460]. Nominò Pietro di Porto a
+suo vicario, Ugo cardinale a legato per Benevento, confermò Pietro
+nell’officio di prefetto, e fece Stefano dei Normanni gonfaloniere
+della Chiesa in Roma[461]. Con sè prese sei Cardinali, fra’ quali
+quel figliuolo di Pier Leone che presto doveva diventar celebre, ed
+alcuni Consoli, fra cui furono Pietro Latro e Giovanni Bello fratello
+del Prefetto[462]: indi, addì 2 di Settembre, s’imbarcò per andarne
+a Francia, dove in passato Pasquale e Urbano avevano tratto a sicuro
+porto la navicella di san Pietro. Con gran solennità lo accolse Pisa,
+la città ricca di traffichi, ed egli elevò quel Vescovato a Chiesa
+metropolitana cui rese soggetta la Corsica, ne consecrò il magnifico
+duomo, e vi predicò con eloquenza degna di «un Origene»: per fermo la
+sua sventura gli doveva essere ispiratrice di sagge considerazioni.
+Nell’Ottobre fece vela per Genova, e alla fine toccò terra non
+lungi dalle foci del Rodano, presso al convento di santo Egidio
+nell’Occitania.
+
+I Vescovi, i Principi di Francia, e ambasciatori di re Luigi vennero
+a salutare con loro solenni omaggi il venerando esule, a Maguelone, a
+Monpellieri, ad Avignone e in altre città: nella Francia meridionale,
+calda ancora dell’entusiasmo delle Crociate, fuvvi ressa di gente
+che a gran torme accorreva sul suo sentiero per vedervi il Vicario di
+Cristo, cui non i Saraceni ma i Romani avevano discacciato dalla tomba
+di san Pietro: e offerte spontanee e oboli di san Pietro piovvero a
+soccorrerne la povertà[463]. I Pontefici di quel tempo dovevano partire
+di Roma e muovere ne’ paesi forestieri, se volevano acquistare la
+consapevolezza che ancora si prestava loro reverenza vera di vicarî di
+Cristo. Re detronati, in qualunque luogo cercassero asilo, perdevano
+insieme colla corona anche l’onoranza che a quella va congiunta;
+per lo contrario la persona di un Papa era cinta di splendore tanto
+meraviglioso, che la fuga e l’inopia mendica non facevano altro che
+porlo in maggiore rilievo ed esaltarlo ognor più. Le emozioni che
+or provava in Francia si aggiunsero alle angustie sofferte in Roma,
+per accorciare la vita del vecchio. Gelasio II morì, addì 29 Gennaio
+dell’anno 1119, nel convento di Cluny, circondato da monaci, da
+Cardinali e da Vescovi, vestito di una povera tonaca, disteso sul
+nudo terreno. Non più di un anno e quattro giorni aveva durato il suo
+pontificato, e in questo breve tratto di tempo si erano accumulati
+sopra di lui i dolori d’una lunga e intiera vita d’uomo. Allorquando
+vien detto che, sulle eccelse cime della grandezza umana, i Papi non
+sono che martiri, la vita di Gelasio, più di quella di ogni altro,
+può far fede di cosiffatta parola. Per lo meno non vi è uomo di animo
+pietoso, il quale, volgendo il pensiero a quel vecchio sventurato,
+ultima vittima della controversia delle investiture, non si senta
+tratto a gravi e serie meditazioni.
+
+
+§ 3.
+
+Calisto II. — Negoziati con Enrico V. — Concilio di Reims. — Calisto
+viene in Italia. — Entra in Roma. — L’Antipapa cade a Sutri. —
+Mostruose pompe trionfali del medio evo. — Il Concordato di Worms.
+— Influenza salutare che la controversia delle investiture esercitò
+sul mondo. — Calisto II regna pacificamente in Roma. — Monumenti in
+Laterano eternano la definizione della grande controversia. — Calisto
+II muore.
+
+Voto di Gelasio era stato che gli succedesse nel pontificato il
+Cardinale di Palestrina, ma Conone proponeva che si facesse papa
+l’Arcivescovo di Vienne. In così grande difficoltà di tempi non
+v’era uomo alcuno che ne fosse adatto più di questo prelato, principe
+vero. Guido, figlio del conte Guglielmo Testardita, discendente della
+casa di Borgogna, congiunto in parentela col Re francese e altresì
+coll’Imperatore, era il più magnifico Vescovo di Francia; orgoglioso,
+accorto, d’animo fermo, celebre dappertutto per l’arditezza dimostrata
+nella questione delle investiture. Era cosa naturale che in Francia,
+asilo dell’esule Pontefice, si eleggesse un Francese, ed era manifesto
+che questi troverebbe protezione da Luigi VI. Per conseguenza avvenne
+un caso strano; i sei Cardinali che avevano accompagnato Gelasio,
+e con loro i pochi altri Romani, da terra straniera elessero a papa
+uno straniero. Questo atto si compiè nel celebre convento di Cluny
+sull’incominciamento del Febbraio; peraltro Guido ricusò di vestire
+la porpora, se prima i Cardinali non avessero dato in Roma conferma
+all’elezione. Al Cardinale vicario, Pietro di Porto, fu dunque mandata
+di Francia la scrittura dell’elezione; egli congregò i Romani nella
+chiesa di san Giovanni nell’isola Tiberina, indi nel Campidoglio;
+ed i Cardinali, i maggiorenti di parte cattolica (segnatamente Pier
+Leone, il cui figliuolo era stato uno degli elettori dell’arcivescovo
+Guido), il Prefetto, il clero ed il popolo approvarono tutti concordi.
+I grandi vantaggi che prometteva il pontificato di Guido temperarono
+nei Romani il sentimento dell’orgoglio offeso; tuttavia nella lettera
+di risposta aggiunsero nota, che l’elezione avrebbe dovuto essere
+fatta nella Città, ovvero nel suo territorio, e per opera dei Cardinali
+romani[464].
+
+Guido, riconosciuto per papa quasi in ogni luogo, fu consecrato
+in Vienne, sulla fine di Marzo dell’anno 1119, con nome di Calisto
+II[465]. Tosto in Francia manifestò egli una grande energia; scopo suo
+si era di por fine allo scisma e al lungo piatire sulle investiture.
+Con Papi deboli o mal destri Enrico V aveva avuto buon giuoco, ma la
+cosa correva differente con Calisto II che stava all’altezza sua:
+infatti questi era l’ardito legato che da Vienne aveva scomunicato
+lui e minacciato papa Pasquale che gli disdirebbe obbedienza; era
+uomo infine di spiriti principeschi in tutta l’estensione della
+parola. Disordine travagliava le terre di Alemagna, e la sedizione
+de’ principi e del clero (alla testa dei quali erano l’Arcivescovo
+di Magonza, l’ingrato Alberto, Federico di Colonia e Corrado di
+Salisburgo) sembrava prendere proporzioni tanto ampie, quanto ai tempi
+di Enrico IV. Minacciava una seconda dieta di Treviri; un’assemblea di
+principi colà raccoltasi riveriva Calisto per papa, e abili negoziatori
+s’impadronivano dell’indirizzo della controversia, la cui pacificazione
+era desiderio di tutto il mondo: Enrico V pertanto, vista la mala
+parata, fece capire che era disposto a conchiudere un accordo sopra
+basi pratiche. Tuttavolta, sempre pieno di astuzie, l’Imperatore trasse
+la cosa in lungo, nè intervenne al grande concilio che in Ottobre si
+celebrò a Reims, e nel quale, secondo l’intesa, ogni dissensione doveva
+esser sopita: quel nemico raggiratore stavasi nelle vicinanze di Reims,
+tendendo agguati, perocchè ei volgesse in mente una nuova caccia di
+Papi. Così fallirono anche questa volta i negoziati, ed allora, ai 29
+di Ottobre, Calisto II confermò il divieto delle investiture, innanzi a
+quattrocentoventiquattro vescovi della Cristianità, congregati a Reims:
+il dì dopo si bandì la scomunica ancora una volta contro di Enrico V
+e del Papa suo, e, pronunciandola, i quattrocentoventiquattro prelati
+rovesciarono a terra i cerei ardenti che tenevano in mano, quali con
+ira fiera, quali a malincuore, quali ghignando. Fu questa l’ultima
+fiamma che divampò dalla celeberrima controversia che fra non molto
+doveva spegnersi[466].
+
+Nella primavera successiva Calisto potè imprendere il suo viaggio
+a Roma. Di Provenza e dalle Alpi scese in Lombardia, e passò per
+Tuscia, salutato con festività grandi lungo tutta la via. Anche in
+Roma il partito cattolico gli aveva apparecchiato un grande ingresso
+trionfale. Ivi con istento Gregorio VIII aveva tenuto testa contro
+il vessillifero della Chiesa, suo solo sostegno essendo Brunone di
+Treviri, che l’Imperatore gli aveva posto a fianco con una schiera
+di Tedeschi. E quell’Arcivescovo insieme coi Frangipani aveva difeso
+virilmente Roma contro i Normanni di Roberto di Capua, ma poichè l’oro
+colava a centellini troppo minuti nelle mani sporte dei Romani, il
+partito imperiale, dopo alcuni assalti, era costretto a ritirarsi
+nel Transtevere: nè altro suolo che questo più rimaneva a Gregorio
+VIII[467]. Finalmente, all’avvicinarsi di Calisto, egli partì di
+Roma traditrice per irne a chiudersi nella ben munita Sutri; prima
+di andarsene scongiurò i suoi partigiani di tener fermo nel castel
+Sant’Angelo e nel san Pietro, ma Pier Leone con una chiave d’oro riuscì
+ad aprirne le porte[468].
+
+Addì 3 Giugno 1120 Calisto II tenne la sua entrata solenne in Roma, ed
+è strana cosa, subito dopo del debole Gelasio, imagine della sventura,
+vedere ergersi la persona maestosa di un Re vero, che incede per Roma,
+vestito degli abiti pontificî: di cosiffatti contrasti non potevano
+darsi che a Roma, dentro della Chiesa. Le milizie gli andarono incontro
+a tre giornate di distanza dalla Città; fuor di questa lo salutarono
+i fanciulli romani recanti fiori e palme; alle porte lo aspettavano
+i nobili, il popolo ed il clero. Il Papa, montato sopra un bianco
+palafreno, mosse coronato al Laterano, per le vie che erano addobbate
+di palii di seta, di corone e di arredi preziosi[469]. Queste feste
+straordinarie ben s’acconciavano a fare accoglimento all’avventurato
+successore di due Papi umili e senza fasto, perciocchè in lui l’origine
+principesca e la ricchezza sublimassero ancor più lo splendore della
+ecclesiastica dignità. Ben potè Calisto andar contento di Roma; la
+fazione di Burdino fu guadagnata facilmente colla corruzione, e la
+nobiltà accorse desiderosa a porgere i suoi omaggi[470].
+
+Frattanto il Papa andò subito nel mezzogiorno; chè da tempo omai lungo
+erasi fatta consuetudine che i neo-eletti Papi visitassero le Puglie,
+per affermarsi nel possesso del loro prezioso Benevento, per far
+rinnovare il giuramento di vassallaggio ai Normanni, e, le quante volte
+erane bisogno, per tornarne con un esercito. Due mesi rimase Calisto a
+Monte Cassino; addì 8 di Agosto ricevette professione di vassallaggio
+da Benevento, e tosto dopo il giuramento feudale dei principi delle
+Puglie[471]. Raccolse soldatesche, e, prima della Pasqua dell’anno
+1121, tornò a Roma, dove ne celebrò le feste con magnificenze splendide
+oltre all’usato; indi mandò Giovanni di Crema, cardinale, a stringere
+d’assedio Sutri, e poco stante mosse egli stesso a raggiungerlo.
+Burdino, caduto d’ogni speranza, dopo di aver sostenuto una guerra
+minuta nella Campagna e assediato le vie che mettevano a Roma, non potè
+difendersi che per soli otto giorni. L’idolo imperiale fu lasciato in
+abbandono più presto ancora di quello che in tempi anteriori fosse
+avvenuto di Cadalo; e dopo i primi assalti, omai ai 22 di Aprile, i
+cittadini di Sutri diedero Burdino in mano a’ suoi nemici. I mercenarî
+di Giovanni di Crema maltrattarono il prigioniero con feroce brutalità,
+ed il Papa abusò di una vittoria ingloriosa, facendo che l’Arcivescovo
+di Braga con buffonesco ingresso precedesse la entrata sua in Roma.
+Gregorio VIII, avviluppato in una villosa pelle di becco, e posto a
+rovescio sopra il cammello che trasportava gli arnesi di cucina del
+Papa, fu tratto come bestia feroce per le strade di Roma, in mezzo
+alla plebaglia, sotto una tempesta di frustate e di sassate: chiuso in
+carcere nel Septizonio, fu dappoi condannato a eterno esilio, e, da una
+all’altra torre della Campagna, fu trascinato a Passerano, alla rocca
+di Gianula presso a San Germano ed al convento della Cava, finchè ivi o
+a Fumone, trovò la fine dei suoi giorni. Erano queste le brutali pompe
+di trionfo che il Papato del medio evo celebrava in Roma[472].
+
+La caduta dell’Antipapa recò con sè la conseguenza che molti
+capitani facessero soggezione. I conti potenti di Ceccano e di Segni
+(discendevano di origine germanica), Lando, Goffredo e Rainaldo si
+sottomisero; e dopo che Calisto ebbe anche in Roma fatto abbattere
+le torri di Cencio Frangipane, un Papa, dopo tempo sì lungo, potè
+nuovamente chiamarsi padrone della Città e dimorarvi in pace[473].
+Questi rapidi risultamenti esercitarono influenza anche in Germania;
+il trionfo riportato sopra il Pontefice imperiale fu un greve colpo
+eziandio per l’Imperatore e per le pretensioni sue di eleggere o di
+confermare i Papi. La mostruosa caduta di Gregorio VIII fu additata
+agli occhi del mondo, come se caduto fosse Simon Mago, e fu essa che
+affrettò la fine della controversia delle investiture.
+
+Enrico V, che serbava ricordanza della sorte del padre, volle
+finalmente comporre a pace l’Impero fremente di malcontento, e deliberò
+di cedere: Calisto II dall’altra parte era uomo di vedute più larghe
+dei suoi predecessori grettamente ligi a idee fratesche; come il suo
+avversario, faceva anch’egli tesoro degli ammaestramenti dei casi
+andati, e come lui era inclinevole a conciliazione. Le basi di una
+pace fra l’Impero e la Chiesa vennero poste in parecchie conferenze
+tenute in Germania fra i Principi e i Cardinali legati, i quali furono
+Lamberto di Ostia, Gregorio e Sasso. Come già a’ tempi di Pasquale,
+si compilarono anche adesso due trattati: l’Imperatore rinunciò a
+dare l’investitura coll’anello e col pastorale, assentì alla libertà
+di elezione e di ordinazione del clero, e promise la ristorazione
+di tutti i beni ecclesiastici: per parte sua il Papa aderì acciò che
+nell’Impero tedesco l’elezione dei Vescovi avvenisse alla presenza dei
+messi dell’Imperatore; che in Germania l’eletto ricevesse l’investitura
+dei beni della corona col simbolo dello scettro; che, fuori di
+Germania, dovesse prima avvenirne la consecrazione, indi, entro i sei
+mesi successivi, fosse a darsi la investitura collo scettro[474]. La
+Chiesa riportò una vittoria più decisiva di quello che ne ritraesse
+vantaggio lo Stato, il quale per forza aveva dovuto lasciarsi imporre
+la gran legge della libera elezione del clero. Soltanto la Chiesa non
+si immischiò più nel rapporto secolaresco di sudditanza dei vescovi;
+la Chiesa gli installava nell’officio ecclesiastico, e il Sovrano
+li poneva in possesso del principato, ossia della signoria di ordine
+feudale[475].
+
+Allorchè, ai 23 Settembre 1122, i due documenti compilati con
+intendimento leale, furono letti presso a Worms sul Reno, innanzi
+a immensa moltitudine di popolo, e allorchè Lamberto cardinale
+riaccolse solennemente nel grembo della Chiesa il figliuolo dello
+sventurato Enrico, grandissima gioja si diffuse da questo avvenimento;
+rimarginavansi le ferite di una guerra mortifera, il mondo desolato
+recuperava pace. Se bello e toccante era stato lo spettacolo delle
+migliaja d’uomini di razza romana, che accesi d’entusiasmo avevano
+preso vicino a Clermont la croce, non è meno commovente contemplare
+quelle migliaja di Tedeschi, che presso a Worms accolsero festanti
+la pacificazione della disputa sulle investiture. La loro fantasia
+eccitata avrebbe potuto scorgere le ombre de’ caduti in quella guerra
+perturbatrice del mondo, cercarsi l’una l’altra nel campo di Worms,
+e avvicinarsi a riconciliazione; e avrebbe potuto veder vagare lì
+in mezzo quei celebri defunti, che erano Enrico IV, Gregorio VII coi
+suoi sventurati successori, Guiberto cogli sventurati suoi, Matilde,
+Guelfo, Rodolfo di Svevia, Corrado e tutta la tragica gente che s’era
+schierata intorno a que’ capitani. Mezzo secolo durò la controversia
+delle investiture; ferocemente del paro che la guerra dei trent’anni,
+desolò Germania e Italia, e sacrificò il fiore del popolo di quell’età.
+Potrà forse qualche ingegno mordace levar alto colla mano due bollate
+pergamene e mostrarle al mondo come unico risultamento di cinquant’anni
+di una guerra di distruzione? Potrà egli forse dar la berta alla gente
+umana, che aveva davanti a’ suoi occhi una soluzione (in apparenza
+tanto facile) dei suoi ardui problemi, ma che nel suo furor cieco non
+ebbe saputo vederla, e vi incappò dentro soltanto dopo un orrendo
+delirare di mezzo secolo, durante cui si smarrì per vie tortuose e
+lunghe? Che sì che bisognava sparger tanto sangue per cambiare l’anello
+e il pastorale collo scettro? o per discoprire questa semplice verità,
+che le ingerenze dello Stato toccar dovevano soltanto le cose dello
+Stato, quelle della Chiesa soltanto gli affari di Chiesa? Tristissima
+verità è questa, che il mondo, l’animale politico di Aristotele,
+debba conquistarsi il suo lento progresso per via di scosse violente
+di guerra, e che quello che si guadagna a forza di secoli, altro non
+paia nel cosmo umano che un frammento dappoco: tuttavolta le pergamene
+sottoscritte a Worms non furono i soli risultamenti della controversia
+delle investiture. Nelle grandi lotte che agitano il mondo l’oggetto
+primitivo della disputa scompare di vista, ed uno più morale e più
+eletto subentra a quel primo con tutta la vigoria della giovanezza.
+Come lotta dei due principî che componevano l’anima della umanità,
+quella grandissima controversia del medio evo fu uno dei commovimenti
+più salutari che Europa abbia provato mai. Colla potenza de’ contrasti
+e col fervore appassionato che costringeva ogni ordine di gente a
+prendervi parte essa ebbe veramente liberato da’ ceppi lo spirito degli
+uomini, bandì la rigida grettezza e l’apatia dell’età barbarica, pose
+benanco fine a questa età, e, associata alle Crociate, aperse le vie di
+una civiltà nuova. Ei fu durante questa lotta che si destò il pensiero
+indagatore in filosofia, protestante ed eretico in religione; per essa
+la scienza del diritto romano risorse coll’amore all’antichità, venne
+in fiore la libertà republicana dei comuni, e la società civile assunse
+una forma nuova, autonoma e umanamente più mansueta. Così è che Enrico
+IV e Gregorio VII, eroi di tragiche sorti, ed Enrico V e Calisto II,
+avventurati fondatori di pace in questa lotta onde vivrà eternamente
+memoria, ebbero ottenuto splendidissimo luogo negli annali della
+storia.
+
+Calisto II, al Marzo dell’anno 1123, fece annunciare e confermare
+la conchiusione della pace nel primo Concilio ecumenico lateranense:
+Roma da secoli non aveva visto una così grande assemblea conciliare,
+e questa pose suggello alla vittoria della Chiesa ed alla attuazione
+della riforma gregoriana. Il Papato s’aveva conquistata la sua
+independenza giuridica dall’Impero, e adesso, sopra questo sodo
+fondamento dei suoi diritti accettati da Europa, ben poteva essa
+svolgere la sua podestà ecclesiastica, e farne una potenza del mondo.
+La pace di Worms (allora alcun uomo non lo presagì) fu soltanto un
+armistizio fra i due principî dello Stato e della Chiesa, che la
+prima volta allora si riconobbero vicendevolmente per le due podestà
+cardinali su cui il mondo posava.
+
+Nè da secoli sulla cattedra di san Pietro era seduto Papa alcuno, che
+fosse e sentisse di essere così avventurato come Calisto: e merito
+ne aveva la sua prudenza del paro che la sua energia. La Città obbedì
+reverente all’autore della pace; s’acchetarono le lotte dei partiti, e,
+finchè ei visse, per le ruinose vie di Roma non sonarono più grida di
+battaglia[476]. In questo bel periodo di pace il Pontefice potè perfino
+pensare al bene della Città, chè dopo tempo tanto lungo torniamo a
+udire di restaurazione di acquedotti e di mura, e di edificazione e
+di ornamento di alcune chiese[477]. Deplorevole era la condizione di
+Roma dopo la lotta delle investiture; la Città era mezzo in ruina; i
+templi di pace e di amore s’erano con massima profanazione tramutati
+in castella belliche, e di veri arnesi di guerra avevano provato le
+sorti. Calisto in un Concilio dovette espressamente proibire che chiese
+si munissero come altrettante rocche; vietò ai laici di spiccare le
+offerte votive dagli altari, e bandì anatema a chi maltrattasse le
+genti che venivano a Roma peregrinando[478]. Forse con una solenne
+festività avrà purificato il duomo del principe degli Apostoli dal
+suo orrendo passato; lo abbellì di novelli doni votivi, ne fece il
+pavimento, restaurò l’altar maggiore, e dotò di possedimenti di terre
+la basilica.
+
+In pari decadenza, fino dal tempo di Roberto Guiscardo, era andato
+il Laterano. Da dopo di Leone IV non vi era stato più Papa alcuno
+che avesse atteso a edificare in quel palazzo; soltanto Calisto II
+incominciò a recarvi riparazioni, e vi costruì una nuova cappella
+dedicata a san Nicolò di Bari, nella cui tribuna fece dipingere a
+colori le imagini dei celebri suoi predecessori, che da Alessandro II
+in poi erano stati i campioni della gran pugna. Quell’oratorio poteva
+servire di monumento di tutti i Papi che avevano combattuto contro
+all’Impero, ma Calisto rappresentò il trionfo della Chiesa eziandio
+in una nuova sala delle case lateranensi destinata alle udienze, nella
+quale si vedevano dipinti lui, Gelasio, Pasquale, Urbano, Vittore III,
+Gregorio VII e Alessandro II, con sotto gli Antipapi che facevano da
+sgabello ai loro piedi. Alcuni distici di cattivo stile illustravano le
+pitture, nel tempo stesso che sulla parete si leggeva scritto il tenore
+degli articoli del Concordato Wormacense. Da secoli l’arte non aveva
+tolto a trattare soggetto sì grandioso com’era questo della guerra dei
+cinquanta anni e della sua pacificazione; tuttavia era ancor troppo
+presto perchè all’altezza dell’argomento riuscisse pari la potenza
+della pittura di storia, la quale prima di Giotto pose appena i germi
+primi: quel quadro pomposo poteva soltanto denotare la barbarie di
+un’età, nella quale i Papi si tenevano contenti di vedere rappresentate
+le grandissime geste della Chiesa medianti figure di dimensioni pigmee
+e in dipinti di fattura bruttamente rozza[479].
+
+Fortunato anche in questo, Calisto II morì poco tempo dopo della sua
+vittoria; la febbre romana lo portò via ai 13 di Dicembre dell’anno
+1124 nella sua dimora in Laterano. Acconciamente fu sepolto presso
+a Pasquale II, l’autore della pace presso alla vittima della guerra:
+e cinque mesi dopo di lui ebbe tomba in luogo acconcio anche Enrico
+V, allorchè lo si seppellì nel duomo di Spira a fianco del padre,
+trattato sì crudelmente da lui che era anch’egli ridotto adesso sterile
+polvere. E questi due Imperatori, entrambi travolti e sopraffatti dal
+turbine delle passioni che ebbero agitato quell’età fiera e grande,
+appartengono massimamente agli uomini più memorabili del medio evo.
+
+
+§ 4.
+
+Discordia per ragion dell’elezione. — La famiglia dei Frangipani. —
+Onorio II è fatto papa. — Enrico V muore. — Il Papa riconosce Lotario
+per re di Germania. — Gli Hohenstaufen prendono le armi. — Rogero di
+Sicilia s’impadronisce delle Puglie. — Costringe Onorio a concedergli
+l’infeudazione. — Onorio II muore.
+
+Tutto a un tratto la novella elezione fu a un pelo di porre Roma a
+divisione, avvegnaddio i Frangipani cercassero adesso di far salire
+al papato un Cardinale amico dell’Imperatore: e dopo il Concordato di
+Worms la cosa non soltanto era possibile, ma naturale. Così si rileva
+che quegli audaci capitani non avevano rimesso un punto delle loro
+antiche arti di violenza, e che il castigo inflitto loro da Calisto non
+aveva per nulla diminuito la loro influenza. I Papi non possedevano
+tanta potenza da cacciare quei maggiorenti in bando; tratto tratto
+facevano loro guerra, tratto tratto ne smantellavano le torri, ma di
+bel nuovo venivano dipoi sempre conchiudendo con essi pace e trattati.
+D’altronde l’odio che un Pontefice nutriva contro nemici i quali lo
+avevano maltrattato non poteva nell’impero papale, ch’era elettivo,
+trasmettersi in eredità ai successori di quello. Il rapido mutarsi de’
+Papi, ciascuno de’ quali seguiva un suo proprio indirizzo politico
+ed era costretto di guadagnare a favor suo le famiglie nobili, dà
+sufficiente spiegazione di cotale stato di cose.
+
+Per la prima volta in documenti dell’anno 1014 incontrammo, nel suo
+antenato Leone, la famiglia dei Frangipani, fin d’allora potente. Il
+nome strano di essa, che suona «rompere il pane», vollesi illustrare
+mercè una leggenda, la quale narrava che in tempi antichi uno degli
+avi di quelle genti aveva dispensato pane ai poverelli, in momenti
+di grandissima carestia: e lo stemma della famiglia rappresenta due
+leoni rampanti in campo rosso, che tengono un pane nell’artiglio e
+sono volti l’uno verso l’altro[480]. Cencio, figlio di Leone, fu un
+potente Console a’ tempi di Gregorio VII, e Giovanni, figliuolo di
+Cencio, sposò donna Bona, sorella di Stefano Normanno, e fu padre di
+quell’altro Cencio che vedemmo assalire papa Gelasio. Anche de’ suoi
+fratelli Leone e Roberto abbiamo fatto menzione[481], e notammo altresì
+che le loro torri e i loro palazzi erano situati presso all’arco di
+Tito, vicino al Palatino e al Colosseo[482].
+
+I Frangipani e i Pierleoni erano dunque le due case che si disputavano
+l’una all’altra il Patriziato, e, caporioni delle parti imperiale e
+pontificia, tenevano in loro potere il Collegio de’ Cardinali. Si aveva
+stabilito d’accordo che procederebbesi all’elezione, tre giorni dopo
+la morte di Calisto, senza proporsi prima in mente candidato alcuno.
+Tuttavolta i Frangipani avevano designato Lamberto di Ostia per papa,
+laddove il popolo desiderava che assunto fosse il cardinale Sasso di
+Anagni: entrambi quei prelati erano gli uomini del Concordato di Worms.
+Però, a forza di astuzie, essendo riuscito a Leone Frangipane di far
+sì che tutti i Cardinali intervenissero all’elezione, e nell’assemblea
+congregata avendo una voce buttato fuori che Teobaldo Boccadipecora
+fosse fatto papa con nome di Celestino, quelli dei congregati che erano
+di parte neutrale, accondiscesero. Ma Roberto Frangipane furiosamente
+gridò il nome di Lamberto di Ostia, e la sua fazione lo proclamò
+pontefice e lo mise dentro in Laterano. Inutilmente si opposero gli
+altri; Teobaldo, sia che ve lo consigliasse paura o generosità d’animo,
+svestì la porpora, e Lamberto fu riconosciuto per papa Onorio II. Però,
+comprendendo egli che la sua esaltazione non era avvenuta validamente
+secondo il rito canonico, depose le insegne del pontificato,
+nell’intento di farsi con voti unanimi confermare; ed infatti i
+Cardinali avversarî, come prudenza loro suggeriva, desistettero dalla
+loro contrarietà. Or vedasi qualmente i decreti di Nicolò II e dei
+suoi successori non avessero punto affrancato l’elezione pontificia
+dall’influenza della nobiltà cittadina; i Re romani avevano bensì
+rinunciato al loro diritto antico, ma i Consoli romani continuavano ad
+elevar papi a furia di astuzie o di violenze[483].
+
+Lamberto vescovo di Ostia, fatto cardinale al tempo di Pasquale,
+aveva accompagnato Gelasio nel suo esilio, e, abilissimo ministro di
+Calisto II, aveva conchiuso la pace di Worms: questo eletto merito
+gli dava buon diritto di diventar papa, ed ai 21 di Dicembre 1124 fu
+consecrato tale, con nome di Onorio II. Soltanto la bassa origine,
+da cui aveva avuto nascimento nella piccola terra di Fagnano presso
+Imola, era una macchia agli occhi di coloro che in Calisto avevano
+pregiato la stirpe principesca. «Io non so», diceva l’abate di Monte
+Cassino ai messaggieri del novello Papa, «non so di chi Sua Santità
+sia figlio; questo solo so che è nutrito di belle lettere dal capo alle
+piante»[484].
+
+Nondimeno Onorio, da uomo accorto, seppe acquistarsi tostamente
+rispetto. Nessuna insurrezione turbò in Roma il suo pontificato, che
+durò cinque anni, giacchè la sua stretta alleanza coi Frangipani gli
+procacciava buona sicurezza. Il Papato prese nuove forze dalla morte
+di Enrico V, che partì del mondo senza lasciar figliuoli; ed infatti,
+spenta adesso la forte casa Salica, non si levò al trono alcuno degli
+Hohenstaufen eredi suoi, ma per influenza romana si fece re il sassone
+Lotario, che, addì 13 di Settembre, fu anche coronato. Per verità,
+Corrado e Federico, come figli di Agnese che era sorella del morto
+Enrico, impugnarono le armi, ma non giunsero a capo di far trionfare
+le loro pretese. Anche Onorio non fu lento a riconoscere Lotario II
+per re romano, e di tanto s’erano andate intieramente rimutando le
+opinioni nel corso dei tempi, che il Papa, la cui elezione dapprima era
+stata soggetta al beneplacito della monarchia, adesso poteva torsi il
+diritto di dar conferma al Re romano ossia tedesco: così si converrà
+massimamente notare come e quanto, per opera di Gregorio VII, il Papato
+fosse salito in concetto di sublime giudice morale, eziandio nelle cose
+del mondo politico.
+
+Onorio II scomunicò gli Hohenstaufen, chè già egli presentiva come quei
+principi avrebbero raccolto eziandio l’eredità della controversia sulle
+investiture: e una seconda volta pronunciò l’anatema nell’anno 1128,
+perocchè allora Corrado fosse venuto a Milano da pretendente della
+corona. Molte città lombarde prestarono omaggio a questo Principe, e ai
+29 di Giugno fu benanco coronato a Monza dall’arcivescovo Anselmo; però
+il regno di lui non ebbe consistenza, e non fece che sconvolgere per
+brevi istanti le cose dell’Italia settentrionale: quanto ai Romani, di
+cui egli aveva cercato acquistarsi il favore, non ne vollero sapere, e,
+insieme con Onorio, invitarono Lotario affinchè venisse a coronarsi in
+Roma[485].
+
+Più rilevanti casi avvennero nell’Italia meridionale, dove vi erano
+precedute gravi mutazioni di cose. Guglielmo, figlio di Rogero e
+duca delle Puglie, era morto a Salerno nel Luglio dell’anno 1127,
+fra il rammarichìo di tutto il popolo; e anch’egli, come Enrico V,
+non lasciava figli. Rogero conte di Sicilia, congiunto di lui, poteva
+tener sè stesso in conto di naturale erede suo, ed infatti affermava
+che Guglielmo lo aveva riconosciuto per tale. Quel principe giovane e
+ardito, che, fanciullo ancora, era fino dal 1101 succeduto a Rogero I
+padre suo, colse l’occasione per raccogliere ad unità tutta l’Italia
+del mezzodì, avvegnaddio di tutti gli Stati di un tempo avessero ivi
+conservato autonomia soltanto Capua sotto di Giordano II, e Napoli
+governata da Sergio duca[486]. Come dunque il conte Rogero s’affrettò a
+venire nelle Puglie, e s’insignorì di Salerno e di Amalfi, e ricevette
+l’omaggio di molte città, il Papa deliberò di impedire la fondazione di
+una monarchia dell’Italia meridionale: e alle pretese di Rogero oppose
+la sovranità feudale che ne aveva il Pontefice, protestando che le
+terre di Guglielmo tornate erano nel pieno dominio della santa Sede.
+In questo intento andò Onorio sollecitamente a Benevento, e Rogero,
+da lui scomunicato, essendosi acceso di grande ira che gli si negasse
+d’investirlo delle Puglie, fosse pure come vassallo della Chiesa,
+mise a guasto il territorio beneventano. Allora il Papa, nel Dicembre
+dell’anno 1127, congregò in Capua i Vescovi e i Baroni a parlamento;
+investì di quel principato Roberto II, figlio di Giordano che giusto in
+questo tempo era morto, e chiese a quei congregati che movessero guerra
+contro l’usurpatore siciliano.
+
+Nondimeno questo Principe, ch’era uomo di genio, potè prendersi
+in giuoco la crociata che Onorio predicò contro di lui, e attese
+chetamente finchè l’esercito dei Baroni s’ebbe sbandato[487]. Si
+ripeterono i casi di Leone IX; Rogero inseguì alle calcagna il Papa
+abbandonato che si ritirò a Benevento, gli offerse pace, costrinse il
+Padre santo a uscir delle mura della città, e venuto insieme con lui
+sul ponte del fiume Calore (correva allora l’Agosto dell’anno 1128), ne
+ricevette in feudo il Ducato delle Puglie e delle Calabrie[488].
+
+Così fu che la Chiesa non potè impedire la fondazione della monarchia
+napoletana; fu questo un avvenimento importante, il quale, come
+in seguito vedremo, mutò l’indirizzo politico d’Italia e dei Papi;
+tuttavia Onorio raccolse dalla sua pace con Rogero il profitto, per
+quanto momentaneo fosse, di conservarsi la signoria feudale sull’Italia
+meridionale.
+
+Queste furono le bisogne che tennero il Papa in faccenda continua, ed
+egli non fece che andare e venire di Roma nelle Puglie, e s’ingolfò in
+negozî mondani e in affari politici, per modo che si deve chiamarlo
+piuttosto uomo di Stato che prete. I Frangipani provvedevano in
+Roma alla sua sicurezza, e gli davano modo di tenere in rispetto i
+capitani della Campagna, massime i Conti di Segni e di Ceccano[489].
+Anche Onorio II, non meno di Pasquale, seppe per prova di che pondo
+gravassero le spalle del Papa i possedimenti temporali; e noi dovremmo
+dipingere un quadro stucchevole e repugnante, se volessimo descrivere
+le minute guerre che ripetutamente ei mosse contro i castellani e i
+Conti di campagna nel Lazio. Venuto in fin di vita, lo si trasportò
+al convento di san Gregorio, fortemente munito, ch’era posto sul
+_Clivus Scauri_: i Papi di quei tempi morivano rimpiattati entro torri,
+fra le spade dei loro partigiani. Da una finestra, presso cui lo si
+aveva adagiato, il morente sporse il suo pallido volto, e con gran
+dolore guardò ancora una volta il popolo che di sotto tumultuava e lo
+credeva di già morto; e vide i partiti azzuffarsi per la sua corona
+pontificia prima ancora che gli fosse caduta di capo: così, gravemente
+angustiato, trapassò ai 14 Febbraio dell’anno 1130. Quando moriva un
+Papa non avrebbe potuto eleggersi il suo successore prima che quegli
+fosse sepolto; però spesse volte le sommosse che avvenivano nel regno
+pontificio elettivo ponevano impedimento che siffatta consuetudine si
+osservasse. Il cadavere di Onorio era ancor tiepido, che a fretta e a
+furia lo si gettò in una fossa, la quale trovavasi apparecchiata nel
+convento, tanto perchè la fazione quivi raccolta potesse procedere
+all’elezione; indi a precipizio si trasportò quella salma al san
+Giovanni, e il Papa morto e il Papa nuovamente eletto entrarono in pari
+tempo nel Laterano[490].
+
+
+
+
+CAPITOLO TERZO.
+
+
+§ 1.
+
+I Pierleoni. — Loro origine ebraica. — Sinagoga degli Israeliti in
+Roma nel secolo duodecimo. — Pietro Leone e il figliuol suo Pietro
+cardinale. — Scisma fra Innocenzo II e Anacleto II. — Innocenzo fugge
+in Francia. — Lettera dei Romani a Lotario. — Anacleto II concede a
+Rogero I il titolo di re di Sicilia.
+
+Uno scisma di origine e d’indole puramente civiche doveva far conoscere
+al mondo che delle divisioni ecclesiastiche non sempre avevano colpa i
+Re tedeschi. La ricchezza e la potenza dei Pierleoni, e più ancora i
+meriti grandi che avevano conseguito verso la Chiesa, davano ad essi
+buona speranza di levare al papato uno della loro famiglia. Scendeva
+questa, or divenuta illustre tanto, di origine ebraica, e cotal fatto
+strano ci porge opportunità di dare un’occhiata alla sinagoga di Roma.
+
+La comunità degli Israeliti aveva, fino da’ tempi di Pompeo, posto sue
+dimore nel Transtevere e intorno ai ponti dell’isola; in mezzo a tutti
+gli uragani della storia essa aveva durato in Roma, dove una piccola
+congregazione di Ebrei si tollerava quasi a simbolo monumentale delle
+radici che il Cristianesimo teneva nel vecchio Testamento. Quelle
+genti non s’erano mescolate con Romani o con Barbari, e, maritandosi
+fra loro, avevano trasmesso il puro sangue della loro razza ai loro
+figli e ai figli dei figli: intorno a sè avevano visto disfarsi in
+polvere l’antica Republica romana, e la monarchia romana dei Cesari,
+e la immensa città marmorea di Roma, e un secondo Impero franco; ma
+eglino, più incrollabili delle statue di bronzo, erano sopravvissuti
+alla Nemesi formidabile dei secoli; ed oggidì ancora, nei vicoli
+vicini al Tevere, innalzano le loro orazioni a Gehova, al dio di
+Abramo e di Mosè. Il numero di essi (che dal tempo delle persecuzioni
+spagnuole avvenute sotto di Filippo II fino ad oggidì è salito in Roma
+a cinquemila anime) giungeva nel secolo duodecimo a soli duecento di
+sesso maschile; chè tanti ne contò il rabbino Beniamino di Tudela,
+allorquando visitò Roma all’età di Alessandro III: però egli accerta
+che fra’ suoi socî di religione aveva trovato uomini di influenza
+grande benanco alla corte pontificia, e rabbini sapientissimi, quali
+erano Daniele, Geiele, Joab, Natano, Menahem, ed altri Ebrei di
+Transtevere[491]. Fuor del bujo che involge questa scuola di Israeliti,
+noi la vedemmo uscire soltanto all’occasione di cantare i suoi inni di
+laude nelle festività di omaggio; e una sol volta ci si narra che gli
+Ebrei sofferissero in Roma persecuzione[492]. Quella razza ridotta in
+servitù seppe difendersi contro i suoi tribolatori mercè di astuzia,
+d’ingegno e della potenza dell’oro ammassato in segreto: i migliori
+medici, i più ricchi banchieri erano ebrei; e nelle loro meschine case
+prestavano denaro a usura, e fra i loro debitori scrivevano nei loro
+libracci i nomi degli illustrissimi Consoli dei Romani e financo dei
+Papi angustiati a pecunia.
+
+Or da quella disprezzata sinagoga ebraica uscì una famiglia senatoria,
+che alle laute usure andava debitrice della sua fortuna e della sua
+potenza. L’avo di quel _Petrus Leonis_, che durante la controversia
+delle investiture sostenne in Roma una parte tanto ragguardevole,
+aveva fatto negozî di banchiere colla corte pontificia, ne aveva
+spesse volte soccorso le strettezze finanziarie, e da ultimo s’era
+fatto battezzare, prendendo nome di _Benedictus Christianus_. Ben
+presto il figliuol suo Leone, che aveva tolto il nome di battesimo da
+quello di papa Leone IX, potè aprirsi una splendidissima via, come si
+conveniva a uomo ricchissimo, fornito d’ingegno, audace, ambizioso.
+Egli s’imparentò con ottimati romani che ambivano di dare le aurate
+figlie d’Israello in mogli ai loro figliuoli, o che sposavano le
+lor proprie figlie coi battezzati figliuoli d’Ebrei[493]. L’usurajo
+Leone si strinse a Ildebrando ed ai Papi riformatori col fervore che
+gli davano il suo fanatismo di rinnegato e l’accortezza politica;
+e il vigoroso figlio suo, _Petrus Leonis_ ossia Pierleone, diventò
+dappoi in Roma uomo di altissima influenza politica, tanto che di
+lui non si poteva far senza[494]. Oltre alla sua rocca posta presso
+al teatro di Marcello (indubbiamente la aveva di già eretta il padre
+suo Leone), egli dominava eziandio la prossima isola Tiberina: Urbano
+II gli aveva confidato financo la guardia del castel Sant’Angelo,
+e quel Papa moriva nelle case del creditore e protettor suo, ed i
+successori di Urbano si sbracciavano per ottenere il patrocinio del
+potente Pierleone. Ma il popolo lo aborriva perchè era un usurajo, la
+nobiltà lo odiava perchè uomo nuovo, e noi vedemmo che questo forte
+amico di Pasquale non potè ottenere la Prefettura per il suo figliuolo.
+L’amicizia de’ Pontefici, lo splendore delle parentele, le dovizie
+e la potenza cancellarono tanto presto la macchia dell’origine ebrea
+di questi signori potenti, che in brevissimo tempo i Pierleoni furono
+celebrati come il più illustre dei casati principeschi di Roma; omai
+da dopo di Leone si fregiarono del titolo di «Console dei Romani», e
+lo sostennero con orgoglio e con maestrevole dignità, quasi che fossero
+dei patrizî antichissimi[495]. Vennero quindi in cozzo coi Frangipani,
+perocchè questi fossero adesso ghibellini ossia di parte imperiale,
+eglino guelfi ossia di parte pontificia; ed è cosa mirabile vedere in
+Roma l’una presso dell’altra queste due famiglie, entrambe le quali
+avevano per istipite uno di nome Leone, ed erano sorte in fiore intorno
+allo stesso tempo. Poichè poi anche i Frangipani s’imparentarono coi
+Pierleoni, si favoleggiò più tardi che entrambe le famiglie traessero
+origine dalla gente Anicia: nel secolo decimoquinto si narrò che due
+fratelli di un Pierleone Massimo, così detti Conti dell’Aventino,
+fossero emigrati in Germania, e colà avessero fondato la casa di
+Absburgo; e benanco gli Imperatori d’Austria tennero ad onor loro di
+esser congiunti dei Pierleoni, infino a che scoversero che, in caso
+tale, eglino avrebbero dovuto andar cercando i loro avi nel ghetto di
+Roma[496].
+
+Pietro Leone morì addì 2 di Giugno dell’anno 1128, coperto di
+onoranze che più non avrebbe potuto capirne un Console di Roma antica.
+Perirono i sepolcri de’ Papi di quel tempo, ma il caso tenne saldo
+in piedi il mausoleo di questo Crasso israelita, con pari cure di
+quelle che il destino prodigò a conservare il sarcofago di Cecilia
+Metella. Nel chiostro del san Paolo dura una grande arca di marmo del
+pessimo tempo romano, ed è adorna di figure che rappresentano Apollo,
+Marsia e le Muse: fu questa la tomba di Pier Leone, e l’epigrafe, di
+gusto veramente ebreo, lo pregia come «uomo senza pari, immenso di
+ricchezze e di figliuolanza»[497]. Molta discendenza ei lasciò, e così
+meravigliose, e come di favola, furono le fortune di questi rampolli
+del ghetto, che uno dei suoi figliuoli diventò papa, un altro fu fatto
+patrizio dei Romani, ed una figlia, vien detto, andò sposa di Rogero di
+Sicilia.
+
+Il figlio suo Pietro aveva quel potente signore destinato ad un
+officio di Chiesa. Forse che a lui si poteva negare la cappa violetta
+di cardinale? forse che il rosso paludamento pontificio era desiderio
+troppo temerario per il ricco figliuolo di Pier Leone? Il giovine
+Pietro fu mandato a Parigi perchè compiesse di erudirsi, e ivi senza
+dubbio fu degli uditori di Abelardo; finiti gli studi, vestì a Cluny
+la tonaca monastica, che pur sempre era il più commendevole abito per
+i candidati pontefici. Accondiscendendo al desiderio del padre suo,
+Pasquale se lo chiamò a Roma, e lo fece cardinale dei santi Cosma
+e Damiano. Insieme col fratello Pietro accompagnò dappoi Gelasio
+in Francia, tornò con Calisto e divenne cardinale prete di santa
+Maria, in quello stesso Transtevere dal quale la sua famiglia aveva
+tratto l’origine: indi sostenne l’incarico di legato in Francia dove
+congregò Concilî, e in Inghilterra dove, accolto solennemente da re
+Enrico, entrò con magnificenza da principe. Al figliuolo del potente
+Pier Leone non difettarono dignità, cultura, ingegno, e se, come gli
+rimproverarono gli avversarî suoi, da nunzio s’abbia grancito immensi
+tesori, egli non avrà fatto che seguire l’esempio di quasi tutti
+gli altri suoi colleghi Cardinali legati. I fieri nemici di lui lo
+colmarono più tardi di contumelie, ma nulla v’ha che giustifichi la
+mala dipintura che eglino fecero dell’indole sua[498].
+
+La famiglia di lui sperava di vedergli posare in capo la corona
+pontificia; dei voti di numerosi clienti egli era omai certo in grazia
+delle sue dovizie; financo il cardinale Pietro di Porto capitanava
+nel sacro Collegio il partito che a lui era favorevole, laddove gli
+avversarî suoi, condotti da Aimerico cancelliere e da Giovanni di
+Crema, scrivevano sulle schede dell’elezione il nome di Gregorio di
+Sant’Angelo. Dapprincipio s’aveva deliberato di rimettere l’elezione
+all’arbitrato di otto Cardinali, e fra questi era anche Pietro, che
+da tempo lungo intendeva al papato. Sennonchè, era spirato appena
+Onorio, che cinque degli elettori si unirono con gran secretezza in san
+Gregorio sul _Clivus Scauri_, ed ivi, ai 15 di Febbraio, convennero di
+far papa il cardinale Gregorio con nome di Innocenzo II: subito dopo il
+suo partito, ch’era in tutto e per tutto composto soltanto dei sedici
+Cardinali più giovani, di alcuni cittadini, dei Frangipani e dei Corsi,
+lui acclamò pontefice[499]. Gli avversarî a buona ragione istizziti,
+corsero di lì a poche ore nel san Marco; il maggior numero de’
+Cardinali, la parte più grande de’ cittadini e quasi tutta la nobiltà,
+i Tebaldi, gli Stefani, i Berizoni, i Sant’Eustachio, i giudici «del
+palazzo», presieduti dal decano de’ Cardinali, elessero il figlio di
+Pier Leone con nome di Anacleto II[500].
+
+I due pretendenti stavano uno di contra all’altro, come Giacobbe ed
+Esaù disputanti pel diritto di primogenitura. Il cardinale Gregorio
+aveva strappato alla fazione sua la benedizione del primogenito, ma
+quasi tutta Roma e le terre prestavano omaggio ad Anacleto II[501]. Non
+sapeva di novità lo spettacolo di due Papi fra sè nemici, che un dopo
+l’altro si siedevano sulla cattedra santa, non appena che l’uno oppur
+l’altro aveva dovuto scenderne a precipizio: si venne dunque con grande
+ira alle armi. Innocenzo II, che per verità in gran fretta era stato
+messo dentro nel Laterano, si ricoverò, il giorno stesso della sua
+elezione, nel Palladio, ossia nella chiesa di santa Maria _in Pallara_,
+che era difesa dalla fortezza dei Frangipani presso al Palatino[502].
+Anacleto II, assistito da’ suoi fratelli Leone, Giordano, Rogero,
+Uguccione, e da numerosi clienti, mosse al san Pietro, ne schiuse con
+violenza le porte, si fece consecrare papa da Pietro di Porto, prese
+d’assalto il Laterano, si sedette sulle cattedre papali che erano in
+quella chiesa, andò a santa Maria Maggiore e sequestrò i tesori della
+Chiesa. Tutta Roma risonò dello strepito della guerra civile in quello
+che migliaia di mani si facevano avidamente sporte per raccogliere nel
+loro cavo stille di quel ben di Dio che faceva piovere Anacleto, vera
+meteora d’oro. E nelle tumultuose processioni ch’ei celebrò da papa il
+nostro occhio può discernere la Sinagoga degli Ebrei, postata vicino
+al favoloso palazzo di Cromazio, avendo a capo il suo rabbino col gran
+volume velato del Pentateuco; e ci possiamo imaginare se i figliuoli
+d’Israello avranno mai come allora salutato il Papa con inni tanto
+sinceri di voti maligni, ovverossia con tante maledizioni borbottate a
+bassa voce[503].
+
+Anacleto si aveva guadagnato Roma, ed anzi l’adesione che a lui
+facevano tanti e così illustri Cardinali e ottimati gli dava pieno
+diritto di essere papa. Per fermo fallì l’assalto dato al Palladio, ma
+Innocenzo vide l’oro del suo nemico penetrare dai pertugi di quelle
+muraglie: perlochè nell’Aprile o nel Maggio fuggì in Transtevere,
+dove si nascose nelle torri della sua famiglia, mentre Anacleto
+tranquillamente celebrava nel san Pietro le feste di Pasqua,
+scomunicava il suo antagonista, deponeva i Cardinali che gli erano
+avversi, ed altri in loro vece ne creava. L’aperta defezione dei
+Frangipani lasciò Innocenzo allo scoperto e senza difesa; nessun’altra
+via a scegliere gli restava fuor della fuga. Egli s’imbarcò pertanto
+con gran mistero sul Tevere, e per Pisa e per Genova fuggì a Francia,
+come aveva fatto Gelasio[504].
+
+Ei si trattava adesso vedere quale dei due pretendenti sarebbe
+riconosciuto per pontefice. Innocenzo (transteverino di origine
+come il nemico suo, ma discendente dell’antica casa de’ Papareschi,
+cardinale legato a’ tempi di Urbano II e mediatore della pace di
+Worms) si raccomandava per bella nominanza di uomo erudito e culto,
+e per religione sincera[505]. L’anteriorità della sua elezione lo
+avvantaggiava sopra di Anacleto; la sua fuga nell’asilo de’ Papi
+cattolici dava apparenza a lui di uomo discacciato, all’altro di
+usurpatore: senza lunghe titubanze, Alemagna, Inghilterra, Francia,
+una gran parte d’Italia, tutti gli ordini monastici riverirono
+Innocenzo II. Tutt’a un tratto il mondo si risovvenne con isprezzo
+della semenza dei Pierleoni, e dimenticò i meriti che costoro s’avevano
+acquistato verso la Chiesa romana: eppure le fattezze ebraiche del
+viso non avrebbero dovuto tornare a disdoro di un Papa, per poco che
+si avesse pensato che Pietro e Paolo avevano avuto faccia di ebreo
+più di Anacleto. Del resto, può darsi financo che il favore della
+città di Roma, cui egli aveva senza dubbio offerto grandi franchigie,
+tornasse piuttosto a sua condanna che a commendazione. Leggiamo ancora
+le lettere che in ogni verso del mondo egli mandò affine che lo si
+accettasse per pontefice[506]; di già nel primo giorno di Maggio
+scrisse a Lotario[507], ma il Re non rispose; sperò guadagnarselo
+pronunciando la scomunica contro a Corrado antirè, ma anche questo
+fallì; il Re non rispose[508], nè alcuna bada diede agli accalorati
+scritti dei Cardinali e dei Romani.
+
+E i Romani con molta urbanità pregarono acciocchè si desse la
+confermazione al loro Papa, ma biasimarono il Re che a quello non
+avesse porto risposta, e protestarono che gli negherebbero la corona
+imperiale se più a lungo avesse tentennato a riconoscere Anacleto
+per pontefice. «Se tu», così gli scrivevano, «se tu voglia ricevere
+i gloriosi fasci del romano impero devi acconciarti alle leggi di
+Roma, non già turbare la concordia de’ cittadini tuoi. E per fermo
+non è ancor sì grande la nostra affezione per te da far che si
+attribuisca tanta rilevanza alla coronazione tua: solamente perciocchè
+abbiamo conosciuto la benevolenza del Papa per la tua persona, anche
+noi ti vogliam bene, e desideriamo di decorare la tua porpora con
+degne onoranze»[509]. I Romani avevano la coscienza di parlare da
+uomini liberi a un Re tedesco, che non per eredità era succeduto
+alla casa Salica, e cui un antirè tuttora combatteva: a vero dire lo
+riconoscevano per «Re dei Romani», chè questo omai era divenuto titolo
+tradizionale, mercè cui i monarchi germanici giungevano ad acquistare
+la corona imperiale, ma affermavano con risolutezza che soltanto la
+elezione del popolo romano conferiva quella corona. Di già il loro
+linguaggio orgoglioso s’inspirava al genio republicano, che andava
+diventando sempre più poderoso nelle città lombarde, e cominciava ad
+alitare anche in Roma.
+
+Allorchè il silenzio freddo del mondo ebbe fatto accorto Anacleto che
+aveva di quello le repulse, ei guardò tutt’intorno a sè per cercarsi
+qualche confederato potente. Dopo del Concordato di Worms i partiti
+antichi subirono un mutamento strano: il re di Germania e i suoi
+antichi aderenti d’Italia si schierarono intorno al vessillo cattolico
+e francese; i Normanni, che un tempo ne erano stati sostenitori,
+lo disertarono, essendo eglino nemici naturali dell’impero. Però
+Anacleto seguitò il vecchio indirizzo dei Papi, facendo lega col duca
+delle Puglie. Alla monarchia di Rogero non mancava altro fuorchè si
+desse sanzione a quel titolo di reame, che già le avevano attribuito
+i suoi parlamenti: or dunque Anacleto, a patto che lo riconoscesse
+per pontefice, offerse al duca la consecrazione pontificia; e Rogero
+accettò di gran cuore l’offerta, perocchè le idee di quel tempo
+facessero credere necessaria una confermazione tale. Nel Settembre
+Anacleto conchiuse con lui a Benevento e ad Avellino un’alleanza
+difensiva ed offensiva; indi un cardinal legato andò tosto a Palermo, e
+nel giorno di Natale dell’anno 1130 consecrò Rogero I a re di Sicilia,
+della quale Roberto di Capua gli porse la corona. Così, cooperante un
+Papa scismatico, fu composto il regno di Sicilia: quel bel principato
+durò settecento trent’anni in mezzo alle più meravigliose mutazioni di
+fortuna, finchè ai dì nostri cadde in quella stessa guisa avventurosa
+con cui in antico eroi normanni lo avevano fondato[510].
+
+
+§ 2.
+
+Bernardo di Chiaravalle s’adopera in Francia affinchè Innocenzo II sia
+riconosciuto per papa. — Lotario promette di condurlo a Roma. — Il
+Papa e Lotario muovono a Roma. — Coraggio di Anacleto II. — Lotario
+è coronato imperatore. — Torna in patria. — Innocenzo è cacciato una
+seconda volta. — Concilio di Pisa. — Rogero I mette a dovere le Puglie.
+— Seconda impresa di Lotario in Italia. — Controversie fra il Papa e
+l’Imperatore. — Lotario torna in patria e muore.
+
+Nel frattempo Innocenzo II stavasene in Francia, dove quasi dappertutto
+lo si riveriva come pontefice; ed ivi aveva a protettore un santo di
+nominanza chiara nel mondo, Bernardo abate di Chiaravalle. A buona
+ragione la Chiesa può ire superba della gagliardia delle forze che
+essa seppe spiegare le une dopo le altre per condurre a compimento
+il laborioso edificio della sua gerarchia; e massimamente Bernardo,
+il genio che a quel tempo ne fu l’anima, appartiene a’ suoi uomini
+maggiori. Trascorso il periodo di Cluny, il monacato trovò in lui un
+novello riformatore, e ciò avvenne in una età nella quale, per via
+degli ordini cavallereschi di Palestina, il monachismo diventò eziandio
+una potenza politica. Bernardo nacque nell’anno 1091 a Fontaine, presso
+Digione; nel 1113 vestì cocolla nel prossimo convento dei Benedettini
+di Citeaux ossia _Cistercium_, che era stato fondato intorno all’anno
+1098. L’austerità ascetica dei Cisterciesi si confaceva all’animo del
+giovane, ed egli contribuì ad erigere il chiostro di Chiaravalle presso
+a Chalons sulla Marna; nel 1115 ne diventò abate, e d’allora in poi,
+venerato come taumaturgo, diventò l’oracolo e l’apostolo del monacato
+più rigido. In progresso di tempo andò istituendo centosessanta
+monasteri della sua regola in tutte le terre di Europa; ma il suo
+ingegno vivace non potè seppellirsi in solitudine selvaggia, laonde
+con operosità pratica esercitò influenza su tutti i negozî del mondo
+politico ed ecclesiastico dell’età sua[511].
+
+Fu Bernardo che guadagnò il favore di Luigi di Francia alla causa di
+Innocenzo; ed eziandio il Re tedesco, che questo Papa andò a trovare
+a Liegi nel Marzo dell’anno 1131, gli concesse dopo qualche incertezza
+l’adesione sua. Un Principe che fosse stato fornito di ambizione e di
+genio avrebbe dovuto andare a rilento prima di riconoscere Innocenzo
+per papa, chè egli si sarebbe assiso arbitro fra due Pontefici e
+avrebbe ridotto la santa Sede in quelle stesse condizioni, che in
+addietro Gregorio VII aveva apparecchiato alla monarchia: uno statista
+sottile avrebbe profittato di questa opportunità per impadronirsi di
+bel nuovo delle investiture che Lotario s’era lasciato menomare dai
+Vescovi tedeschi, fin oltre a quello che stabilivano gli articoli
+di Worms. Ma il Re non fece suo pro delle tradizioni della casa
+di Franconia a lui ostile; non volle cimentarsi a lotta contro la
+gerarchia, promise anzi al Papa di condurlo a Roma, e, in ricambio,
+Innocenzo lo fe’ sicuro dei titoli della podestà imperatoria[512].
+Nel Concilio tenuto in Ottobre a Reims Innocenzo ebbe omaggio
+dall’Inghilterra e dalla Spagna, ed Anacleto vi fu solennemente
+scomunicato. Non senza corrucciarsene le chiese di Francia apprestarono
+i modi di far ritorno a lui che era affatto al verde di moneta, dopo
+di che, nella primavera dell’anno 1132, egli partì per Lombardia.
+Quasi tutti i vescovi e i signori di questa terra lo riconobbero per
+pontefice nel Concilio celebrato a Piacenza il giorno 10 di Aprile; non
+così Milano. Tuttavia l’avvicinarsi di Lotario, che scese in Italia nel
+Settembre del 1132, costrinse l’antirè Corrado a partirsi di Lombardia,
+dove prestamente ei si vide lasciato in abbandono. Allora Innocenzo
+andò a Pisa, la riconciliò con Genova, e indusse entrambe quelle
+republiche a prestargli i loro navigli per sottomettere Roma. Nella
+primavera successiva Lotario e il Papa mossero da Viterbo, per Orta e
+per Farfa, contro di Roma, mentre i Pisani e i Genovesi conquistavano
+Civitavecchia, e sottomettevano la Marittima tutta quanta[513].
+
+Ambasciatori di Anacleto erano andati a trovare il Re a Viterbo, e
+gli avevano chiesto che un Sinodo con consiglio imparziale dovesse
+giudicare qual dei due Papi fosse stato eletto in buona regola. I
+Principi tedeschi s’erano ben capacitati della giustizia di questa
+domanda, e avevano compreso i vantaggi ch’essa offriva, affidandone
+al Re l’arbitrato. Nè Lotario poteva esser dimentico che i suoi
+predecessori di casa Salica avevano primamente citato i Papi
+contendenti a comparire davanti un Concilio raccolto a Sutri, e dopo
+che da questo era stato pronunciato giudizio, aveano condotto a Roma
+quello dei Pontefici che ne aveva ottenuto omaggio: sennonchè san
+Norberto, arcivescovo di Magdeburgo, e insieme con lui i Cardinali,
+dissiparono le dubbiezze del Re, appellandosi alle deliberazioni già
+prese a Reims ed a Piacenza; così l’impacciato Lotario cedette alle
+loro rimostranze, e si lasciò fuggir di mano un’occasione che poteva
+dargli una formidabile potenza contro alla Chiesa[514]. Anacleto
+trovavasi minacciato di pericolo gravissimo, perocchè quegli che era
+suo solo alleato non gli potesse prestare assistenza di sorta, avendo
+egli una matassa arruffata a sbrogliare per conto suo proprio nelle
+Puglie: ed invero qui era avvenuta un’insurrezione in cui ne avevano
+avuto la meglio i sediziosi; e Roberto di Capua, Rainolfo di Alife e
+altri baroni molti stavano in arme e afforzavano adesso la parte di
+Innocenzo. In condizioni tali di cose Anacleto pareva perduto; tuttavia
+ne andò salvo, poichè teneva in mano sua quasi tutte le fortezze di
+Roma, propizio luogo a chi si difendeva, e poichè scarse erano le
+forze dell’esercito nemico: infatti Lotario era venuto in Italia con sì
+poche soldatesche, che le città si beffarono di lui, ed a Roma giungeva
+seguito solamente da duemila cavalieri[515].
+
+Sulla fine di Aprile egli pose campo presso a santa Agnese, fuor
+di porta Nomentana; e tosto si presentarono a fargli omaggio alcuni
+ottimati romani, aderenti antichi di Innocenzo o traditori nuovi di
+Anacleto, i Frangipani, Teobaldo prefetto, Pietro Latro della famiglia
+de’ Corsi[516]. Lotario entrò nella Città addì 30 di Aprile 1133
+senza trovare opposizione alcuna; condusse Innocenzo nel Laterano,
+pose dimora sull’Aventino (che da dopo di Ottone III non aveva più
+albergato un Imperatore), e fece che le sue milizie piantassero le
+tende presso al san Paolo, intanto che le navi pisane risalivano il
+Tevere. Nondimeno Innocenzo fu deluso nella sua speranza di superare
+prestamente lo scisma in buona pace oppure colla forza delle armi,
+avvegnaddio Anacleto, che si vedeva già condannato prima d’essere
+giudicato, rifiutasse con maschio coraggio di far dedizione delle sue
+rocche: allora fu che la Curia di Lotario lo pose al bando come nemico
+dell’Impero. Ad onta di ciò, munito sicuramente dietro il Tevere,
+Anacleto potè dal castel Sant’Angelo ridersi dei fiacchi assalimenti
+dei suoi nemici, ed ebbe ragione di motteggiarne, dacchè il Re tedesco
+fu costretto, contrariamente a quello che disponeva il rito, a torre
+la corona nella basilica Lateranense. La processione festiva dovette
+stavolta incamminarsi soltanto per la via che s’apriva fra l’Aventino e
+il Laterano; le accoglienze solenni avvennero sulla scalea lateranese,
+e il solito giuramento non potè essere prestato che fuor delle porte
+di questa basilica. Innocenzo II coronò Lotario e Richenza moglie di
+lui, addì 4 Giugno 1133, con pompe modeste, alla presenza di vescovi
+e maggiorenti molti d’Italia[517]. Il novello Imperatore fece qualche
+debole tentativo di riacquistare il diritto d’investitura, ma, se
+non altro, un trattato concernente gli allodî della contessa Matilde
+afforzò la pace colla Chiesa, chè Innocenzo diede a vita quelle terre
+in feudo a Lotario e al genero suo Enrico di Baviera della casa dei
+Guelfi[518].
+
+Fu questo il povero frutto che s’ebbe a risultamento la impresa di
+Lotario contro Roma. Invano vennero a lui Roberto di Capua e Rainolfo
+di Alife, chiedendo che loro prestasse soccorso contro a Rogero, cui
+soltanto adesso eglino avevano ricacciato in Sicilia. L’Imperatore
+soffriva penuria di denaro e di altre cose, per cui dovette tornarsene
+al settentrione; partiti i Tedeschi, Innocenzo e Anacleto capirono che
+le loro condizioni non s’erano in essenza mutate da quelle che erano
+state nell’anno 1130.
+
+Anacleto però riprese bentosto vigore, perciocchè Rogero sbarcasse
+nelle Puglie e la vittoria tornasse a lui; laonde, omai nell’Agosto,
+Innocenzo fuggì di Roma, e fu accolto una seconda volta ospitevolmente
+da Pisa, poichè questa città florida di commerci mirava con occhio
+di gelosia la crescente potenza marittima di Sicilia, e, al paro
+di Genova, durava nemica della monarchia normanna[519]. Il tempo
+passava, e non si veniva a un fine di cosa alcuna: Roma, che in mezzo a
+circostanze così favorevoli era governata dai nobili con independenza
+assoluta, aderiva in gran parte ad Anacleto, ma il Concilio tenuto
+a Pisa nel Maggio dell’anno 1134 assodava la podestà d’Innocenzo, e
+financo Milano disertava la causa del suo avversario. La conquista
+pacifica di questa città era opera di Bernardo, e splendidissimo de’
+suoi trionfi. Le accoglienze che a lui si apprestarono colà, è uno
+degli spettacoli più insigni di questa età, e dà prova della immane
+influenza che esercitavano allora sul mondo le idee religiose. Tutto
+il popolo di Milano andò ad incontrare il santo diplomatico a qualche
+miglio fuor della città; gli baciarono i piedi, fecero ressa per
+portarsi via brandelli della sua tonaca; poco mancò che a furia di
+carezze non lo soffocassero[520]. Tutta Italia fino al Tevere prestava
+adesso reverenza a Innocenzo II; soltanto Roma, la Campagna e le
+terre del mezzodì stavano dalla parte di Anacleto, laonde, se prima
+non s’infrangeva la potenza di Rogero, neppure si poteva sperare di
+spazzare fuor della via l’antipapa, che sempre vittorioso resisteva in
+Roma contro ai Frangipani. Il fondatore della monarchia sicula aveva
+represso con ferocia da barbaro e con mano poderosa la sollevazione
+delle Puglie; Roberto di Capua, discacciatone, si ricoverava a Pisa,
+e induceva questa Republica ad armare una flotta contro di Rogero. Si
+combattè poco e senza risultati decisivi. Per verità i Pisani nell’anno
+1136 fecero la conquista di Amalfi, loro antica rivale, e distrussero
+una volta per sempre l’ultimo fiore di questa celebre città mercantile;
+ma Roberto fu costretto tornarsene ad Innocenzo, senza d’altro aver
+fatto guadagno, che del bottino ond’erano cariche le navi. Allora
+Anacleto nominò re Rogero ad avvocato della Chiesa ed a patrizio dei
+Romani, e in quelle sue strettezze gli fece larghe concessioni di
+diritti, che nocquero alla independenza del Papato[521].
+
+Per lo contrario, Innocenzo II da altro non aspettava salute fuorchè
+da una nuova spedizione dell’Imperatore contro di Roma; e Lotario fu
+tanto dabben uomo da servire a intenti che a’ suoi interessi tornavano
+estranei. Ai legati pontificî che andarono in Germania si accompagnò
+anche l’ultimo Duca di Capua, e tutti domandarono all’Imperatore che
+movesse contro il nemico comune, il quale adesso assediava anche Napoli
+con molta gagliardia. Le instanze del Papa e dei Principi pugliesi
+furono avvalorate da quelle di san Bernardo, il quale gli diè a credere
+che fosse dover suo di torre l’Italia meridionale ad un usurpatore,
+e di riunirla all’Impero[522]: in tal modo, ogni volta che le tornava
+il conto, la Chiesa riconosceva per giuste le pretensioni dell’Impero
+sulle Puglie e sulle Calabrie; le negava quando le tornava il conto
+di negarle. Fu stabilito di intraprendere una guerra di distruzione
+contro la monarchia di Sicilia; nè Rogero aveva potenza di resistere
+a questa formidabile lega dell’Imperatore e del Papa, dei Pisani, dei
+Genovesi e dei Principi delle Puglie. Lotario, riconciliato adesso
+cogli Hohenstaufen, potè condurre di qua delle Alpi un grande esercito.
+Alcune città lombarde seppero ora di che filo fosse aguzzata la lama
+della sua spada; altre impaurite si chinarono a prestargli omaggio,
+ed egli, nella primavera dell’anno 1137, passando dalle Marche e
+costeggiando il mare, venne nelle Puglie, in quello che Enrico suo
+genero con un’oste minore giungeva a Viterbo, passando per Firenze.
+Quei due eserciti, assediando o schiacciando città, devastando terre,
+sgomberandosi il sentiero col ferro e col fuoco, rassomigliarono (come
+sempre fu delle imprese che mossero contro di Roma), a torrenti di lava
+che scorressero crepitando attraverso Italia, per indi prestamente
+fermarsi e affreddare. Enrico il superbo, che aveva adesso titolo di
+duca di Toscana, condusse Innocenzo, per Sutri, nel Lazio, in mezzo a
+continua desolazione dei luoghi che parteggiavano per Anacleto[523]. Ma
+l’Antipapa, dai merli del castel Sant’Angelo, vide con gran meraviglia
+quelle soldatesche minacciose passar oltre senza far sosta a Roma; il
+suo antagonista, che or tornava dopo quattro anni di esilio, non poteva
+perder tempo nelle pastoje che gli avrebbe opposto la Città; non fece
+che mandar Bernardo abate, perchè colla sua religiosa eloquenza gli
+conquistasse Roma; quanto a sè, procedette innanzi col duca Enrico per
+Albano e per la Campagna, che gli si sottomise, e capitò a San Germano
+e a Benevento, dove pose il piede ai 23 di Maggio[524]. Dopo breve
+resistenza questa città gli si diede a soggezione; Capua riaperse le
+porte al suo legittimo signore, ed Enrico, Innocenzo, Lotario poterono
+lietamente stringersi la mano dentro a Bari inondata di sangue.
+
+Indarno Rogero offerse pace a buoni patti; fu respinta in allora che
+egli non poteva più impedire la caduta di quasi tutte le città delle
+Puglie, avvegnaddio i vascelli di Pisa e di Genova dessero man forte
+agli eserciti di terra. Rogero fuggì a Sicilia, e i trionfi momentanei
+di Lotario estesero la podestà imperiale per la prima volta veramente
+su tutta l’Italia del mezzodì. In Capua si restaurò il principato di
+Roberto; il prode Rainolfo fu fatto duca delle Puglie, e Sergio trasse
+nuovamente respiro di libertà in Napoli. Tutta volta i più trionfali
+successi di Imperatori tedeschi non potevano essere in Italia che cosa
+di durata passeggiera, perocchè queglino facessero presto ritorno alle
+terre loro, nè lasciassero presidî di milizie: il profitto de’ loro
+sforzi lo raccoglieva tutt’al più l’accortezza de’ Papi, posto che gli
+Imperatori con sì poco raziocinio facevano da avvocati d’arme in pro
+di essi. I valorosi soldati tedeschi capirono l’abuso che di loro si
+faceva; chiesero impetuosamente di ritornare alle proprie case, e ad
+alta voce e con parole aperte imprecarono il malanno addosso del Papa,
+le cui sole utilità avevano dato occasione a questa guerra omicida
+e infruttuosa. Abbastanza Lotario aveva fatto per Innocenzo, e di
+già nelle Puglie e a Salerno (su cui il Papa pretendeva ad esclusiva
+signoria feudale), aveva capito che nessun titolo di riconoscenza si
+avrebbe potuto appresso di quello accaparrare, poichè il Pontefice
+voleva servirsi di lui non altrimenti che di un capitano devoto a’ suoi
+interessi[525]. Fu soltanto per temenza di Rogero se non ne venne a
+rottura; ad ogni modo, omai nel mese di Settembre l’Imperatore mosse
+a Farfa, passando da Monte Cassino, da Ceperano, da Palestrina e da
+Tivoli. In Roma non pose piede; però la fazione imperiale era andata
+a San Germano, recandogli le insegne del Patriziato, e Tolomeo di
+Tusculo, potentissimo dei signori del Lazio, aveva fatto omaggio a
+lui ed al Papa, ed in ricambio ne era stato riconosciuto per principe
+dell’Impero, ottenendo la confermazione dei suoi possedimenti. Quanto
+al Papa, l’Imperatore lo raccomandò alla Provvidenza, e proseguì il
+cammino suo verso il settentrione[526].
+
+Aveva Lotario voltato appena le fronti, che re Rogero tornò di
+Sicilia col sangue bollente di vendetta, e i suoi armigeri saraceni
+si gettarono sulle Puglie e sulle Calabrie con devastazioni orribili:
+in quel primo sbigottimento gli si arresero Capua, Benevento, Salerno,
+Napoli e molte castella; Roberto di Capua fuggì; Sergio di Napoli giurò
+fede di vassallo; l’eroico Rainolfo pugnò ancora qualche tempo con
+coraggio e con buona fortuna, ma, ad onta della splendida vittoria che
+riportava ai 30 di Ottobre presso di Ragnano, ei non potè mantenersi
+padrone che di alcune città forti del suo Ducato. La gloriosa impresa
+dell’Imperatore fu simile ad un uragano che passa e non dura; le
+vittorie, comperate a sì caro prezzo, furono opera perduta appena che
+fatta, e solamente ornarono la generosa vecchiezza di Lotario con verdi
+ma infecondi allori. Questo Imperatore, di cui amici e nemici laudarono
+la mansuetudine, la saviezza e il valore, portò con sè d’Italia il
+germe della morte, parimente di quello che avvenne di parecchi altri
+Tedeschi predecessori e succeditori suoi, e passò da questa vita in una
+capanna delle Alpi tirolesi, addì 3 Dicembre dell’anno 1137.
+
+
+§ 3.
+
+Innocenzo II torna a Roma. — Anacleto II muore. — Vittore IV antipapa.
+— Roma si sottomette ad Innocenzo II. — Il convento dei Cisterciensi
+_ad Aquas Salvias_, monumento di san Bernardo a Roma. — Concilio
+Lateranense dell’anno 1139. — Innocenzo II guerreggia contro Rogero
+I. — Fatto prigioniero, approva la monarchia sicula. — Operosità del
+Pontefice a Roma dopo la pace. — I Romani guerreggiano contro Tivoli. —
+Innocenzo raccoglie Tivoli sotto la protezione della Chiesa. — I Romani
+si sollevano, restaurano in Campidoglio il Senato, e Innocenzo II
+muore.
+
+Innocenzo trovò Roma veramente ben disposta a favor suo per influenza
+di san Bernardo; bensì Anacleto possedeva sempre il san Pietro e
+il castel Sant’Angelo, ma il suo partito si scemava e si sperdeva.
+Non v’era che Rogero il quale non volesse riconoscere Innocenzo II
+per papa. L’accorto Principe si prendeva la parte che Lotario aveva
+rifiutato; e, per trarre a profitto suo lo scisma che egli solo teneva
+ancor desto, si assideva giudice dei due Pontefici. Ascoltava a Salerno
+con esemplare pazienza le esortazioni di san Bernardo, faceva che per
+una serie di giorni i Cardinali delle due fazioni alla presenza sua
+disputassero accaloratamente; quanto a sè teneva le sue deliberazioni
+in serbo. Però adesso la morte di Anacleto liberava Innocenzo dalle sue
+difficoltà: il figliuolo di Pier Leone trapassò ai 25 Gennaio del 1138,
+dopo di aver coraggiosamente occupato per quasi otto anni la cattedra
+di san Pietro, e dopo di aver benanco resistito a due imprese mosse dal
+settentrione contro a Roma, l’ultima delle quali era stata uno dei più
+splendidi trionfi degli Imperatori alemanni. I seguaci di san Bernardo
+fecero allegrezze grandi della sua morte; tuttavia non udiamo pur una
+voce d’uomo imparziale, la quale rimproveri ad Anacleto le peccata che
+disonorarono molti Papi legittimi: e il pontificato di lui, legale
+nella sua origine, sebbene stato non lo sia secondo il rigore dei
+canoni, era trascorso in mezzo ai terrori ed alle angustie[527].
+
+La fazione di Anacleto non tardò a chiedere che Rogero le desse
+un novello Antipapa; e col suo consenso levò a tale, nel Marzo, il
+cardinale Gregorio, con nome di Vittore IV: però lo scisma non posava
+più su solide basi. L’esaltamento di un Antipapa servì ai Romani
+solamente di ragione per cui ottenere potessero condizioni di pace più
+favorevoli; poco andò che santo Bernardo potè condurre quel Cardinale
+da peccatore penitente ai piedi del protetto suo; e, omai a Pentecoste,
+i fratelli di Anacleto, istessamente di tutti gli altri Romani, presi
+all’esca di molto denaro, fecero omaggio a Innocenzo II come a loro
+papa e signore[528]. Colla famiglia de’ Pierleoni fu conchiusa una pace
+durevole; conservò essa il suo ragguardevole grado e la sua potenza
+alla corte pontificia, e Innocenzo medesimo la illustrò con onoranze
+e con officî[529]. Bernardo potè adesso partir di Roma in trionfo; era
+per massima parte merito suo se si aveva vinto lo scisma dei Pierleoni,
+domato la _rabies leonina_, restaurato la unità della Chiesa; laonde
+i suoi devoti lo appellarono, come Cicerone, padre della patria.
+A monumento di questo celebre Santo può in Roma vedersi, dietro al
+san Paolo, il convento detto _ad Aquas Salvias_, chè Innocenzo II lo
+edificò a nuovo, e vi pose entro Cisterciensi di Chiaravalle, sotto
+il governo di Bernardo abate, discepolo del grande mistico[530]. Poco
+tempo dopo i Cisterciensi misero loro sede anche nella Campagna di
+Roma, dove tolsero possedimento del convento di Casamari, in vicinanza
+del Liri[531].
+
+Nella prima settimana di quaresima dell’anno 1139, un Concilio
+ecumenico lateranese annunciò solennemente che finito era lo scisma;
+si annullarono gli atti di Anacleto; Rogero di Sicilia fu novellamente
+scomunicato, e condannate furono le dottrine di Arnaldo da Brescia,
+che presto doveva far sua comparsa sulla scena di Roma[532]. Tuttavia
+la pace della Chiesa non poteva essere completa fino a tanto che
+non vi dava suggello il poderoso Re di Sicilia. Nessun altro nemico
+dava molestia ad Innocenzo fuor di questo accorto Principe, la cui
+ostinatezza mandava a vuoto d’ogni specie trattative. Egli librava
+la sua spada su di Roma affine di strappare al Papa la parola che
+desse accoglienza alla sua monarchia; falliva la speranza che un
+ultimo moto di reazione potesse fare a pezzi la potenza sicula,
+perocchè Rainaldo duca, uno dei più chiari uomini di quella età,
+solo avversario che potesse per ragione di natali competere col Re,
+moriva repentinamente in Troja ai 30 di Aprile 1139. Tosto Rogero si
+gettò sulle città di Rainolfo; queste tutte, fino a Troja ed a Bari,
+fecero a lui dedizione, ed Innocenzo allora deliberò di romper guerra.
+Raccolto un esercito, e accompagnato dal profugo Roberto di Capua
+mosse il Papa a San Germano, più sconsigliato di Leone IX e di Onorio
+II, cimentandosi ad una lotta disuguale. E sorti pari di quei suoi
+antecessori ebbe Innocenzo; sentenza stupenda che la mano di Nemesi
+scrisse nella storia dei Pontefici, le cui imprese mondane così ebbero
+giustissima punizione[533]. Da San Germano trattò il Papa con Rogero,
+ma questi ricusò di ristorare i Principi di Capua nei loro dominî, e
+finalmente si propose di por termine alle lunghe discussioni mercè
+un colpo maestro, alla foggia di quello che Enrico V aveva fatto.
+Mentre i Pontificî cingevano Galuzzo d’assedio, egli comandò a suo
+figlio Rogero di tendere un agguato a Innocenzo con un mille de’ suoi
+cavalieri, e l’evoluzione riuscì presto e bene. Dopo una scena fiera
+di saccheggio, di fuga e di cattura, il Papa fu condotto con Eimerico
+cancellier suo e con molti nobili romani e Cardinali, nella tenda di
+Rogero; solo Roberto di Capua si potè salvare grazie alla velocità del
+suo buon cavallo[534]. Il Re e i suoi figli con umiltà tutto normanna
+si gettarono a’ piedi del loro prigioniero, e, componendo a sorriso
+la faccia, impetrarono pietà e pace; laonde, dopo una breve lotta che
+s’appiccò fra la vergogna restia e la paura maestra di persuasione, il
+Papa confermò nel regno «l’illustre e chiarissimo Re di Sicilia» ed i
+suoi eredi, e, fatta eccezione di Benevento, confermò il possedimento
+di tutte le terre da lui conquistate: questo avvenne addì 27 Luglio
+del 1139[535]. In tal guisa il Papa di bocca propria bandì insania
+essere stati i valorosi sforzi di Lotario, che avevano pur inteso alla
+distruzione dell’usurpato reame di Sicilia; e pertanto il solo atto
+di Anacleto, che Innocenzo riconobbe per valido, fu la fondazione di
+quella nuova monarchia. Indarno vi oppose proteste l’ultimo e legittimo
+Duca di Capua; il suo bel principato toccò ad Anfuso figlio di Rogero;
+le Puglie furono date in feudo a Rogero erede del trono; e, dopochè
+anche l’antichissimo Ducato bizantino di Napoli s’ebbe arreso, un
+Principe savio e fortunato imperò sulle magnifiche di tutte le province
+d’Italia, che per lui, la prima volta dopo del tempo de’ Goti, furono
+ridotte ad unità di regno[536]. La costituzione di questa monarchia
+fece grande impressione nel mondo; poichè con tanta astuzia e con
+tanta energia s’avevano distrutto interamente degli Stati vissuti
+un tempo con loro propria autonomia, se ne dedusse la conseguenza
+che l’usurpatore aguzzasse l’ingegno a disegni ancor maggiori. Nei
+paesi di fuori si salutò l’audace conquistatore col voto che eziandio
+all’«infelice Toscana» potesse toccar la bella sorte di unirsi al
+dominio di quel Re[537]; tuttavia nel resto d’Italia non una voce s’udì
+che motivasse il desiderio di annettersi alla monarchia di Sicilia. Se
+l’esistenza dello Stato ecclesiastico romano abbia mai potuto essere
+un beneficio per Italia, lo fu in quell’età, perciocchè opponesse
+un baluardo al genio di conquista de’ Re normanni. Italia presentava
+uno spettacolo strano di acerbe contraddizioni politiche: spente le
+antiche Republiche marittime di Amalfi, di Gaeta, di Napoli, di Salerno
+e di Sorrento, il mezzogiorno cadeva per sempre negli ugnoli di una
+monarchia feudale, e diventava vittima della tirannide, nel tempo
+istesso che al settentrione, rilassatosi felicemente il legame che
+avvinceva quelle terre all’Impero, le Republiche cittadine venivano in
+fiore rigoglioso, e davano a Italia una seconda civiltà e una seconda
+vita di ricordanza imperitura.
+
+Al suo ritorno Innocenzo fu accolto in Roma, come un tempo Leone
+IX, con onoranze sì, ma eziandio con censure. Non mancarono istanze
+affinchè si dichiarasse esser nullo il trattato che Rogero gli aveva
+strappato; sennonchè il Papa umilmente s’acchetò al pensiero, che a
+Dio era piaciuto di comperare questa pace a prezzo della vergogna di
+lui Pontefice[538]: nè il suo avvilimento era affatto scevro di frutto,
+avvegnaddio il reame di Sicilia sè stesso riconoscesse d’ora in poi per
+feudo non dell’Imperatore, ma del Papa.
+
+Innocenzo II, riverito adesso in santa pace come capo della Chiesa,
+protetto da Rogero I financo in Roma, potè per la prima volta attendere
+a cura della Città. Egli diè opera a restaurare i rapporti della
+proprietà che erano andati tutti scombussolati, a ristabilire l’ordine
+nell’amministrazione della giustizia, a raffermare la pace di Dio; in
+breve, fu il benefico Principe di Roma, dove, durante lo scisma, si
+aveva disimparato dal credere all’autorità temporale del Papa[539].
+Tuttavolta quella unica voce che s’ode lodare le felici condizioni di
+Roma, o disse una parola di adulazione, o abbastanza presto fu messa
+a silenzio dall’insorgere di avvenimenti, che, tutto al rovescio,
+con rapidità meravigliosa addussero un’epoca nuova nella storia della
+Città[540]. Una guerra cittadina ve ne diede occasione.
+
+La piccola Tivoli animata a spiriti di libertà, e dotata di fermo
+coraggio, faceva sbassare a Roma per rossore la faccia: da lunghissimo
+tempo il Vescovo di Tivoli aveva conseguito esenzione dal banno
+del Conte, e soltanto, a tutela dei diritti signorili del Papa, in
+quell’antico Comitato vegliava un Rettore eletto da lui, istessamente
+come usavasi per Benevento. I Tivolesi possedevano omai una
+costituzione civica abbastanza independente; sostenevano financo guerre
+coi loro vicini, segnatamente coll’Abate di Subiaco, ed è difficile che
+ciò sempre avvenisse sotto l’autorità del loro Vescovo[541]. Durante
+la controversia delle investiture vedemmo questa città schierarsi
+dalla parte degli Antipapi; Pasquale II non la aveva assoggettata che
+a fatica; Innocenzo II la aveva tolta ad Anacleto probabilmente colle
+armi di Lotario, e nondimeno essa ben presto di nuovo si sollevava.
+Allorchè i figliuoli di Rogero, nell’anno 1140, mossero negli Abruzzi,
+e sottomisero le città del confine sul Liri, i Tivolesi afforzarono
+il loro territorio di munimenti per difendersi da un assalto[542].
+Tuttavia Innocenzo n’ebbe rassicurazioni pacifiche da Rogero, e i
+figliuoli di lui non oltrepassarono la frontiera; ma nell’anno 1141
+troviamo Tivoli in piena rivolta contro del Papa e in furibonda guerra
+con Roma.[543]. Ignote ne sono le cause; forse il Papa aveva desiderato
+di collocare in Tivoli un presidio romano, e certamente egli a ciò
+pretendeva, affine di infrenare gli impulsi di libertà republicane, che
+andavano facendosi vivi in Roma, del paro che in tutte le città dello
+Stato ecclesiastico.
+
+Le guerre di città, che in Lombardia e in Toscana riarsero con furia
+incessante, trovarono adesso loro imitazione anche nelle terre romane;
+sennonchè la fu poco onorevol cosa per la città capitale del mondo
+vedersi tratta in lotta con piccole terre latine, siccome era avvenuto
+nella sua infanzia, al tempo di Coriolano e di Decio; e fu per essa
+una grave onta d’essere perfino battuta dai Tivolesi. Gli assediati
+erano protetti dalla saldezza della loro città, posta sopra la gran
+gola formata dall’Anio; e una coraggiosa sortita fatta contro il
+campo de’ Romani, dove forse trovavasi Innocenzo in persona, mise in
+vilissima fuga gl’illustri Consoli che scrivevano di sì orgogliose
+lettere agli Imperatori. Colla perdita di moltissima preda che
+lasciava dietro a sè, la milizia romana fu inseguita dai cittadini di
+Tivoli fin sotto le mura di Roma[544]. Furiosi del vitupero subito,
+e frementi d’ira, tornarono i Romani all’attacco nell’anno seguente,
+e lo stesso Innocenzo II rinfocolò i loro sforzi contro il castello
+ribelle[545]. Cinti d’ogni parte e sotto la pressura degli assalti,
+i Tivolesi finalmente si arresero, ma non ai Romani, bensì al Papa,
+parimenti di ciò che un tempo avevano fatto con Silvestro II; però
+anche adesso si ripeterono i fatti accaduti all’età di Ottone III.
+Ci si conserva ancora l’istromento di pace, nel quale i cittadini di
+Tivoli giurarono di mantenere fede a san Pietro ed ai Papi canonici;
+di non contribuire col consiglio nè colle opere a che il Papa perdesse
+vita, membra, libertà; di svelare le male congiure che contro di lui
+si ordissero; di custodire il secreto dei suoi messaggi; di volergli
+prestare ajuto per la conservazione del Papato in Roma, della città
+di Tivoli e degli aggiuntivi dominî, della fortezza prossima a Ponte
+Lucano, delle castella di Vicovaro, di San Polo, di Boverano, di
+Cantalupo, di Burdello, di Ciciliano e di altre regalie di san Pietro;
+di dare finalmente il Comitato e il Rettorato di Tivoli in podestà dei
+Papi[546].
+
+Come i Romani ebbero contezza di questo trattato, si accesero a
+impetuosissima collera; il Papa toglieva loro di mano una città da essi
+conquistata, a imperar sulla quale aveva diritto il popolo romano:
+che più? egli si arrogava colà il potere di conte. Volevano essi far
+pagar cara la loro sconfitta anteriore, mettendo Tivoli a distruzione;
+chiedevano pertanto che Innocenzo lasciasse far la loro volontà, ma
+quegli coraggiosamente negava. Allorchè, centoquarantatre anni prima,
+Silvestro II aveva rejetto la eguale domanda dei Romani, ne era stata
+conseguenza una ferocissima ribellione di cui erano cadute vittime
+la podestà imperiale e quella pontificia: conseguenza del rifiuto di
+Innocenzo era adesso un’insurrezione ancor più fiera di Roma, nella
+quale andava a rotoli la signoria temporale dei Papi. In nessun luogo
+di questa Storia deploriamo noi che si sieno inaridite tutte le fonti
+di notizie, più che noi facciamo a questo punto, in cui si tratta
+di una mutazione tanto memoranda di cose. Nessun Annalista romano
+vi ha gittato sopra un sol filo di luce; la Storia di Monte Cassino
+s’interrompe coll’anno 1138; la Cronica del notaio Falcone termina
+coll’anno 1140; Romualdo di Salerno, il Cronista di Fossa Nova non
+fanno pur motto di questi avvenimenti di Roma; e soltanto alcuni
+Storici narrano con cenno fuggevole, che i Romani in gran furia corsero
+al Campidoglio per restaurarvi il Senato, il quale da lungo tempo aveva
+cessato di esistere, e tosto dopo ripigliarono la guerra contro Tivoli.
+E raccontano che il Papa, pauroso di perdere per sempre la podestà
+temporale tramandatagli da dopo il tempo di Costantino, adoperasse
+minacce, preghiere e oro per acchetare l’insurrezione, e che morte lo
+togliesse di pena in mezzo al tumulto della indomabile sollevazione
+popolare[547].
+
+Innocenzo II, dopo di aver passato mezzo il suo pontificato
+nell’esilio, oppure da capitano in imprese di guerra, vide ruinare
+la signoria terrena di san Pietro: lo scettro di Roma cadde della sua
+mano irrigidita dalla morte, ed egli trapassò ai 24 Settembre dell’anno
+1143, causa la concitazione dell’animo o il dolore, in quello che il
+vecchio Campidoglio risonava delle grida festanti dei Republicani.
+Con questo Papa ebbe fine il periodo della storia cittadina di Roma,
+che puossi chiamare epoca di Gregorio: una di nuova e di insigne se
+ne apre adesso; descriverne i caratteri sarà còmpito del Capitolo che
+succede[548].
+
+
+
+
+CAPITOLO QUARTO.
+
+
+§ 1.
+
+Condizioni interiori della città di Roma. — Ceto dei cittadini. —
+I gonfaloni della milizia. — Nobiltà popolana. — Nobiltà patrizia.
+— Nobiltà della provincia. — Decadimento dei Conti della provincia
+romana. — Oligarchia dei _Consules Romanorum_. — Il ceto dei cittadini
+sale in potenza. — Fondazione del Comune civico. — La grande nobiltà
+feudale tiene le parti del Papa.
+
+L’instaurazione del Senato era conseguenza della libertà omai fiorente
+di città lombarde, parimenti che delle condizioni proprie di Roma.
+Fino dal secolo undecimo, a poco a poco si avevano quelle acquistato
+la loro autonomia, all’ombra della Chiesa che da principio le aveva
+tenute in sua tutela. Di già gli Ottoni, e più ancora gli Imperatori di
+casa Salica, erano andati via via trasfondendo nei Vescovi la podestà
+di Conti, ed in pari tempo avevano donato privilegî parecchi alle
+città; dappoi queste tolsero ai Vescovi la giurisdizione di Conti, e
+diventarono Comuni con loro proprî magistrati. Gli abitatori di città
+agiate e saldamente munite fecero loro pro della lotta combattuta fra
+la Chiesa e lo Stato, che indebolì i Vescovati e allentò eziandio
+il vincolo all’Impero: così in mezzo alle due podestà scrollate
+sorsero essi, terza potenza dotata di robustezza giovanile. In
+sull’incominciamento del secolo duodecimo la più parte delle città in
+Lombardia, in Tuscia, nelle Romagne, nelle Marche, si reggeva sotto
+il governo di due Consoli eletti ad ogni anno, ed ai quali adesso era
+venuto in mano l’antico banno dei Conti, colla massima parte delle
+publiche entrate[549].
+
+I Romani s’invaghirono dell’esemplare di Republiche libere e potenti.
+Roma trovavasi ancora soggetta al diritto di signoria di un Vescovo,
+quando già tante altre città ne avevano scosso il giogo: trattavasi
+dunque che lo scotesse anch’essa del pari. Senonchè questo vescovo
+era il Papa; la sua signoria territoriale non era sorta, come quella
+vescovile in altre città, da privilegî di esenzione, nè come quella
+era cosa di fresca data; essa per lo manco faceva derivare sè medesima
+dalle costituzioni franche. Guerre di fazioni, scismi, esilî lunghi
+l’avevano indebolita al paro della podestà imperiale; eppure, ad onta
+di ripetute perdite subìte nelle cose temporali, il Vescovo di Roma
+poteva sempre nuovamente schierare in campo difensori potenti del
+suo dominio politico: tali erano la santità del suo pontificato, le
+imprese degli Imperatori contro di Roma, i Normanni, il denaro della
+Cristianità. Per tal ragione, città lombarde diventarono libere e Roma
+no, quantunque prima di quelle abbia essa combattuto, sotto di Alberico
+e dei Crescenzî, per le sue libertà.
+
+Abbiamo notato eziandio gl’impedimenti interiori che si opponevano a
+ciò che la Città conseguisse la sua autonomia. Milano, Pisa, Firenze,
+Genova, attingevano libertà e ricchezza da una nobiltà amatrice della
+patria, e dalla forza di un grande ceto di cittadini minori, i quali
+costringevano i nobili a cercare il loro posto d’onore, assidendosi
+con essi loro negli ordini consultivi. In Roma i laici erano distinti
+in due moltitudini, nobiltà e popolo; quella partecipava insieme col
+clero agli onori e alla potenza; questo, colpa la natura non industre
+della Città, era condannato ad una vita estranea alle cose politiche.
+Nel secolo duodecimo non esisteva alcuna associazione difensiva
+di liberi cittadini romani, come si dava in altre città. Vediamo
+da documenti esservi stati maggiorenti che caricavano bastimenti
+e conchiudevano contratti di commercio, ma un ceto di mercanti non
+compare ancora; soltanto che di trafficanti e di banchieri si fa cenno
+nelle carte di tutti i tempi, e si denotano col predicato triviale
+di _Magnificus_[550]. Per verità continuavano ad esistere le scuole
+di artigiani colle antiche forme, ma esse stavano pur sempre sotto la
+clientela dei maggiorenti[551].
+
+La sola associazione politica defensiva che unisse i cittadini di
+Roma era la milizia coi suoi sodalizî di armigeri raccolti a mo’
+di maestranze, e co’ suoi vessilliferi[552]. La cittadinanza atta
+alle armi, fornita di proprietà libere e della naturalità secondo la
+pienezza del diritto romano, era ripartita per Regioni: dodici della
+Città, ed una decimaterza, e un’altra decimaquarta evidentemente
+dell’isola e del Transtevere, esclusa essendone la città Leonina,
+ch’era pontificia[553]. Noi possiamo tenere per fermo che soltanto
+questi gonfaloni avessero diritto di dare voto nelle faccende publiche;
+prendevano parte all’elezione del Prefetto, acclamavano all’elezione
+del Papa, e tratto tratto la nobiltà dominante ed anche il Pontefice
+li congregavano nel Campidoglio ad assemblea, affinchè in qualità di
+_Populus Romanus_ aderissero col loro suffragio alle deliberazioni.
+In una città povera il cittadino non poteva ottenere preponderanza
+per ricchezza di patrimonio, ma soltanto colle armi; ed in un’età così
+travagliata di guerre com’era questa, anche la milizia romana era una
+vera potenza. Da questi sodalizî raccolti sotto una bandiera, il ceto
+de’ cittadini mediocri (_bandus_) trasse diritti politici e forza di
+resistere contro il reggimento feudale della nobiltà. Oltracciò, fin
+d’adesso emergevano dalla moltitudine dei liberi cittadini alcune
+famiglie che per antica origine e per agiatezza rivaleggiavano colla
+nobiltà: formarono una più eletta classe di cittadini, e poco a poco
+vennero frammettendosi all’aristocrazia, ossia diventando famiglie
+senatorie nuove. Poichè la nobiltà romana non fu mai, come quella
+di Venezia, racchiusa entro un grembo che serrava le sue file agli
+altri uomini, così è massimamente impossibile di distinguer sempre
+illustri case popolane dalle famiglie patrizie. E infatti famiglie
+antiche cadevano; di nuove venivan su, e d’un tratto, come avvenne dei
+Pierleoni, prendevano posto nell’ordine dei Capitani e dei _Principes_.
+Così ancora oggidì va la cosa in Roma; qui era ed è il feudo che creava
+uno, e tuttavia adesso lo crea, duca e barone.
+
+In Roma v’aveva dunque un’aristocrazia vecchia ed una più recente
+di case molte, le quali coi loro clienti e coi loro famigliari
+formavano ciascuna una gente strettamente congiunta. Non era più
+che quei Patrizî mostrassero ai loro ospiti i simulacri in cera di
+illustri antenati; nondimeno pretendevano sempre di derivare le loro
+origini dagli Anicî e dai Massimi, da Giulio Cesare e da Ottaviano:
+ma forse può darsi che pochi di essi fossero ruderi trasposti di
+antiche famiglie romane, simili alle moli marmoree di ruinati palagi
+del vecchio tempo, dai quali erano state rappezzate le tetre torri
+di questi barbari Consoli. Le famiglie patrizie che avevano maggior
+nominanza nel secolo duodecimo erano queste: i Tusculani e i Colonna, i
+Crescenzî, i Frangipani, i Pierleoni, i Normanni, i Sassi, i Latroni e
+i Corsi, i Massimi; le famiglie dei Sant’Eustachio, fra cui i Franchi
+e i Saraceni; gli Astaldi, i Senebaldi, i Duranti, gli Scotti, gli
+Ursini; le case lentamente sorte dal ceto della media cittadinanza,
+i Buccapecora, i Curtabraca, i Bulgamini, i Boboni, i Berardi, i
+Bonfilioli, i Boneschi, i Berizoni; nel Transtevere i Papa, i Papazurri
+e i Muti, i Barunzî e i Romani, i Tebaldi e gli Stefani, i Tiniosi,
+i Franculini, i Brazuti ed altri[554]. I nomi rivelano che molte
+famiglie avessero tratto origine da’ Longobardi, da’ Franchi e dai
+Sassoni, discesi cogli Imperatori: poco a poco il tempo e il diritto
+comune avevano cancellato le differenze di stirpi; tuttavia può essere
+che il partito, il quale fra’ Romani aderiva all’Impero, posasse
+in principio il suo fondamento su quella nobiltà che era di razza
+germanica e venuta immigrando, laddove la parte devota a sentimento
+di nazione (e che più tardi fu la republicana), capitanata un tempo
+da’ Crescenzî, aveva conservato la coscienza del suo sangue romano.
+Non più era usato il titolo antico di _Dux_; però sempre gli ottimati
+si appellavano «Consoli», e precisamente nel secolo duodecimo questo
+antico titolo romano era tenuto con gran lustro. Adesso essenzialmente
+significava la magistratura giudiziaria e dominatrice, ma nemmeno
+remotamente era tolto ad imitazione de’ Consoli lombardi, perocchè di
+esso, aggiuntovi il nome _Romanorum_, personaggi si fregiassero ad ogni
+tempo in Roma, ancor prima che in altre città italiche si adoperasse:
+con quel titolo la nobiltà chiamava i potentissimi suoi, i capi della
+Republica aristocratica[555]. Eziandio del predicato di _Capitaneus_,
+che era consueto nell’Italia settentrionale, trovansi in Roma ornati
+i maggiorenti che avevano feudi del Papa. I Capitani erano la grande
+aristocrazia della provincia, i _Comites_ e i _Vicecomites_ della
+Campagna, cui il giuramento di vassallaggio obbligava all’eribanno
+del Papa[556]. Però anche la nobiltà cittadina entrava nell’ordine dei
+Capitani, una volta che il Papa la infeudava di castella; più si noti
+che essa aveva escluso dalle cose civiche la nobiltà di provincia, la
+quale altra volta era stata di tanto potente: i Conti di Nepi e di
+Galeria, i Crescenzî nella Sabina, i Conti della famiglia di Amato
+nella Campagna, financo i patrizî Tusculani erano adesso decaduti,
+o se ne rimanevano rincantucciati in bando nella loro città di
+provincia, laddove più recenti famiglie consolari, come i Frangipani e
+i Pierleoni, venute su in guerre di fazioni, s’erano impadronite della
+potenza politica.
+
+Presso a’ capitani v’era finalmente il ceto dei feudatarî minori
+(_milites_), vassalli dei maggiorenti o delle chiese. In Roma, e
+massime nelle città della Campagna dove la maggior parte dei beni
+allodiali era venuta in mano delle chiese, formavano quelli una nobiltà
+di cavalieri, che può paragonarsi a ciò che in Lombardia e in Romagna
+erano i Valvassori[557].
+
+Pertanto la nobiltà, che aveva fondato famiglie al paro dei Patrizî
+di Roma antica, teneva in poter suo (omai fino dal secolo undecimo
+e specialmente dopo la controversia delle investiture) il reggimento
+della Città. Cornelî e Claudî avrebbero con intenta meraviglia guardato
+questi uomini che dimoravano entro ad archi di trionfo ed a portici
+muniti di torri, e appellavansi Consoli de’ Romani, e in forma di
+Senato si radunavano ad assemblea in mezzo delle ruine del Campidoglio.
+Qui infatti si congregava la nobiltà ancor prima che si componesse il
+nuovo Senato del popolo; e, uscendo del grembo di quella nobiltà, i
+_Consules Romanorum_ erano i presidî di un’oligarchia, la quale, senza
+ordine di costituzione ma con moti di tumulto, reggeva ossia angariava
+Roma[558]. Alla fine il popolo sbalzava d’arcione la onnipotenza di
+questi ottimati, e in ciò sta la importanza della rivoluzione avvenuta
+nell’anno 1143. Laddove in Lombardia i Consoli erano sorti insieme coi
+Comuni, il Comune, che soltanto adesso si veniva formando in Roma,
+distruggeva il reggimento consolare della nobiltà, e nel luogo di
+questa metteva il consiglio comunale, e gli imponeva il nome romano di
+Senato (_Sacer Senatus_).
+
+Alla rivoluzione del resto avevano dato impulso i nobili allorchè
+erano venuti, per cagione di Tivoli, a dissenso col Papa; e fu
+soltanto durante quell’insurrezione che la cittadinanza mediocre alzò
+il capo. Per quanto repentina possa parerne la sollevazione, era
+questa da lunga mano preparata, giacchè le bandiere della milizia,
+acquistatasi forza duranti le lotte del secolo undecimo, formavano
+omai proprie corporazioni politiche, agognavano di prendersi la
+loro parte nel reggimento, e meditavano costituire una Republica
+democratica. La tirannide delle fazioni aveva reso intollerabile
+al popolo la signoria feudale, che il Papato per sua fiacchezza era
+andato favorendo. E fra gli aristocratici v’era un partito papale che
+ostilmente avversava quello imperiale, e teneva il Pontefice in conto
+di signore territoriale, anzi di principe vero di Roma, cui si spettava
+di concedere ai Re l’Impero. La nobiltà ispirata a questi sentimenti
+era la vera aristocrazia feudale dei Papi, loro sostegno politico in
+Roma, splendore laicale della loro corte: a questi vassalli devoti
+e cortigiani i Pontefici dispensavano beni dello Stato e gabelle, e
+conferivano cariche di prevosti, dignità della Curia, officî giudiziarî
+ossiano Consolati nella Città e nella provincia; peraltro destramente
+ne compartivano i vantaggi, vale a dire, tenevano quelle genti fra
+sè divise colla gelosia; e preferivano le infedeltà dei «Consoli»,
+piuttosto che essere costretti a cercare un appoggio in mezzo alla
+cittadinanza, nella quale i Papi temevano che si destasse vaghezza
+delle istituzioni comunali. Ed in vero, ove ciò fosse avvenuto, la
+sorte dei Pontefici sarebbe stata pari a quella di tutti gli altri
+Vescovi, che col sorgere dei Comuni avevano perduto la loro podestà
+civile.
+
+Poca scintilla bastò alla fine per accendere la grande fiamma di quel
+rivolgimento civico, che forse per secrete fila, a noi ignote, aveva
+stretto relazioni coll’Italia settentrionale. Nell’anno 1143 Roma
+fece tentativo di accomunare le varie classi, ciò che Milano, Pisa,
+Genova ed altre città avevano omai tratto ad effettuazione. La nobiltà
+minore, per l’invidia che nutriva contro a’ «Consoli», si associò coi
+cittadini; il novello Comune s’impadronì del Campidoglio, si costituì
+da Senato vero, e combattè, ossia discacciò tutti quei maggiorenti
+che non vollero entrare nel Comune. Allora fu che i Capitani, quelli
+eziandio di parte imperiale, si schierarono sotto il vessillo del Papa,
+e Roma si partì in due campi politici combattenti uno avverso l’altro;
+l’antico consolare dell’aristocrazia, il senatorio nuovo del Comune
+popolare, raccolto in Campidoglio.
+
+La fondazione di una cittadinanza libera ben meritò di denotare da sè
+un’êra novella di Roma: lo studioso, che con tranquilla mente svolge
+le pagine della storia, contempla con occhio meravigliato le ruine del
+Campidoglio, divenuto cosa leggendaria, dove tumultuosamente si asside
+un popolo fiero e ignorante, e chiama i suoi capi con nome di Senatori:
+uomini questi che nulla ne sanno più delle orazioni di Cicerone e di
+Ortensio, di Catone e di Cesare, ma, come i plebei antichi, combattono
+anche essi una razza orgogliosa di Patrizî discesi di origini o di
+mescolanze barbariche; e strappano la corona temporale dal capo del
+sommo sacerdote di Roma, domandano che l’Imperatore di nazione tedesca
+confessi sè esser tale perciocchè la maestà del popolo romano lo abbia
+investito della sua autorità, e dai ruderi di vetusti templi romani
+bandiscono che l’aurea Roma è regina dell’orbe.
+
+
+§ 2.
+
+Il Campidoglio nei secoli bui. — Suo graduale risorgimento politico. —
+Uno sguardo alle sue ruine. — Dov’era posto il tempio di Giove. — Santa
+Maria in Araceli. — Leggenda della visione di Ottaviano. — Il _Palatium
+Octaviani_. — Il primo palazzo senatorio del medio evo in Campidoglio.
+
+È cosa per noi attrattiva di volgere uno sguardo al tragico mondo di
+ruine che si raccoglieva nel Campidoglio, e di scorrere la storia che
+s’ebbe nei secoli bui questa residenza veneranda del vecchio Impero
+romano. Però in un periodo di più che cinquecento anni una tenebra
+spaventosa ravvolge nella sua cupa oscurità il sublime di tutti i
+luoghi che abbiano avuto una storia; e questo è il più mesto fatto
+onde ci offra esempio il decadimento non soltanto di Roma, ma di ogni
+terrena grandezza. Dopo l’ultimo Senatore di Roma antica, Cassiodoro,
+nessuno storico ha fatto più menzione del Campidoglio. Solamente
+l’Anonimo di Einsiedeln ne ha registrato nota fuggevole; solamente
+tradizioni e leggende discorrono in confuso di questa meraviglia del
+mondo, e nel secolo nono, in mezzo ai ruderi di templi senza nome, vi
+si erige, strano contrapposto! il monastero della Vergine Maria _in
+Capitolio_. Le ruine di tanti templi e di tanti portici non furono
+mai adoperate a formare una rocca della Città; nè s’ode che l’Arce
+antica colle sue rupi tarpee si usasse da arnese di maggior fortezza,
+com’era del Septizonio e del castel Sant’Angelo. Il Campidoglio non
+dominava più alcuna delle grandi vie animate un tempo di tanta vita
+operosa, chè quel quartiere, soprattutto il Foro antico, s’era fatto
+deserto, e la popolazione sempre più fittamente si andava addensando
+nel Campo di Marte, giù verso il Tevere, che diventava importante anche
+dal punto di vista strategico. Fu solamente la incancellata tradizione
+della significanza che un tempo aveva avuto il Campidoglio venerando,
+la quale nuovamente lo suscitò dal suo silenzio sepolcrale, e ancora
+una volta lo pose a capo politico della Città, non appena che s’ebbe
+ridestato il sentimento della libertà municipale: così è che omai
+nel secolo undecimo il Campidoglio compare esser la sede, entro cui
+si compongono tutti i negozî d’indole puramente civica. Al tempo di
+Ottone III e dei Patrizî nobili, era risorta la ricordanza del luogo
+santo ove s’avevano tenute le assemblee del romano Impero; i ruderi
+del Campidoglio si rianimarono a vita colle adunanze dei nobili e del
+popolo, e presero allora le veci dei _Tria Fata_. Ai tempi di Benzone,
+a quelli di Gregorio VII, poi al tempo di Gelasio II, nei tumulti per
+l’elezione del Prefetto, all’assentimento dell’elezione di Calisto II,
+fu daccapo il Campidoglio, dove si chiamarono a parlamento o alle armi
+i Romani. Probabilmente sul Campidoglio dimorava eziandio il Prefetto
+urbano, chè risiedeva colà il Prefetto di Enrico IV, per opera del
+quale Vittore III fu discacciato di Roma; e forse un palazzo che ivi
+era serviva di luogo in cui raccoglievansi i tribunali, dappoichè i
+loro atti erano segnati con questa formula: _actum civitate Romana apud
+Capitolium_[559].
+
+Per quanto ardente imaginativa uomo posseda, ei non potrà mai riuscire
+a pingersi in mente la melanconica grandezza di quelle rovine, intorno
+cui l’edera s’attortigliava. Sulle crollate colonne del tempio di
+Giove, o sotto le volte dell’Archivio publico, in mezzo a frammenti di
+statue o di pietre epigrafiche, ben poteva assidersi qualche monaco
+del convento capitolino, o qualche Console rapace, o talun Senatore
+ignorante, e far le meraviglie di quei ruderi, e meditare ai capricci
+mutevoli della fortuna. E la vista di quei luoghi di rovina avrebbe
+potuto richiamargli alla memoria quel verso di Virgilio, in cui dice
+del Campidoglio:
+
+ _Aurea nunc, olim silvestribus horrida dumis;_
+
+ma adesso, che il Campidoglio era ricaduto nello stato desolato delle
+origini primitive, ben avrebbe potuto inverterne l’idea, sclamando:
+_Aurea quondam, nunc squallida spinetis vepribusque referta_[560].
+Tuttavolta il numero maggiore dei Romani di allora non conosceva
+Virgilio per altri che per un mago, il quale in antico era fuggito di
+Roma a Napoli, ed aveva avvolto le due città nelle sue arti di stupenda
+magia. I Senatori, che adesso movevano attraverso quelle rovine,
+coperti il capo di alte mitre e vestiti di mantelli di broccato,
+sapevano soltanto in confuso che ivi un tempo gli uomini di Stato
+avevano composto le leggi, e gli oratori tonato colle loro arringhe,
+che ivi s’erano celebrati i trionfi conseguiti su’ popoli, che di là
+decise s’erano le sorti del mondo. Ironia non v’ha di tutte le cose
+sublimi più acerba di questa, che in Roma v’ebbe un tempo, nel quale il
+suo Campidoglio fu donato in proprietà a monaci, i quali sopra i suoi
+ruderi piantavano cavoli, pregavano, cantavano salmi, e si flagellavano
+le schiene a suon di frusta. Anacleto II confermava il possedimento
+del colle capitolino all’abate di santa Maria in Araceli; e la Bolla
+di lui gitta uno scarso filo di luce in questo labirinto di grotte e di
+celle, di cortili e di giardini, di case ossia di capanne, di ruine di
+muraglie, di marmi e di colonne[561].
+
+Ancora ad esso si saliva per l’antico _Clivus_, chè durante il medio
+evo, quanto fu lungo, il Campidoglio tenne la fronte volta verso il
+Foro; fu soltanto dopo il 1536, quando Michelangelo edificò il suo
+ingresso da settentrione (apposta per l’entrata fattavi da Carlo
+V), che il Campidoglio volse il suo prospetto dalla banda del Campo
+di Marte, ov’era la città nuova di Roma. Le sue ruine, cresciute
+negli assalti dati da Enrico IV, dal Guiscardo e da Pasquale II,
+giacevano nel più selvaggio abbandono; del paro che sul Palatino, vi
+si coltivavano orti, e di già mandre di capre si andavano inerpicando
+erranti fra quei ruderi di marmo: ragione per cui una parte del
+Campidoglio ha ricevuto il nome triviale di «Monte Caprino», alla
+stessa guisa che il nome del Foro si mutò in quello di «Campo Vaccino».
+Ancor tuttavia nella piazza del Campidoglio esistevano botteghe
+di rivenditori, e da lungo tempo il popolo romano vi teneva il suo
+mercato[562]. Ma fuor dei frati di santa Maria, dei preti de’ santi
+Sergio e Bacco, o degli abitatori delle torri de’ Corsi, scarsissima
+era la popolazione che colà aveva residenza: per lo contrario,
+strade antiche rigiravano attorno del monte; così era del _Clivus
+Argentarius_ (salita di Marforio), e benanco del _Vicus Jugarius_;
+più in là poi stavano la Cannapara e il _Forum Olitorium_ (l’odierna
+piazza Montanara), laddove chiese e cappelle, edificate sopra le ruine,
+coronavano a tondo tutta quella montagna di frammenti di marmo[563].
+
+I ruderi de’ templi e de’ portici che coprivano le cime del
+Campidoglio, oggi sono scomparsi; sopra del clivo esistono ancora
+soltanto gli ultimi avanzi dei templi di Saturno e di Vespasiano,
+le fondamenta di quello della Concordia, le volte indestruttibili
+dell’Archivio, le camere della _Schola Xantha_, il resto della tribuna
+degli oratori e della colonna miliare, finalmente l’arco di Settimio
+Severo, che nella sua tranquilla robustezza trionfò di tutte le
+tempeste delle età. Ma nel secolo duodecimo tutti quei monumenti ed
+altri ancora mostravano tuttavia il magnifico aspetto di un’acropoli
+deserta, e dai suoi cumuli di rottami maestosamente s’ergeva sopra Roma
+una foresta di colonne schiantate. La fugace descrizione che ne danno
+i _Mirabilia_ tocca di questi ruderi soltanto con lume indistinto, pari
+al chiarore dei rosati crepuscoli della sera; nè di quel tempo abbiamo
+altre notizie. Egli è dunque prezzo dell’opera udire ciò che essi ne
+dicono:
+
+ «Del Campidoglio di Roma.»
+
+ «_Capitolium_ ha nome perciocchè fosse il capo (_caput_) di tutto
+ il mondo, e vi dimorassero i Consoli ed i Senatori a governare la
+ Città e il mondo. La sua faccia era coperta di mura alte e forti,
+ rivestite di vetro e d’oro, e di opere mirabilmente intarsiate.
+ Entro alla rocca era un palagio, il più fatto di oro, e adorno
+ di gemme, che solo avrebbe bastato a comprare la terza parte del
+ mondo; e ivi erano statue tante, quante sono del mondo le province,
+ e ciascuna aveva un campanello appeso al collo. Arte magica aveva
+ disposto la cosa in maniera, che se una qualche regione nell’Impero
+ romano si ribellava, tosto il simulacro suo mutava di fronte;
+ allora sonava il campanello che la statua teneva al collo, e allora
+ gli spettori del Campidoglio, che ivi facevano da guardiani, ne
+ riferivano al Senato... Colà erano eziandio parecchi templi; ed
+ invero nell’alto della rocca, sopra del _Porticus Crinorum_,
+ s’ergeva il tempio di Giove e della Moneta, e dalla parte del
+ Foro, il tempio di Vesta e di Cesare: e colà conservavasi la
+ cattedra dei pontefici pagani, su cui i Senatori facevan vedere
+ assiso Giulio Cesare, il sesto giorno del mese di Marzo. Dall’altra
+ parte del Campidoglio, sopra della _Cannapara_, era il tempio di
+ Giunone, e in vicinanza il Foro publico di Ercole: nel Tarpejo
+ v’aveva il tempio dell’Asilo, in cui Giulio Cesare fu trucidato da’
+ Senatori. Dov’è adesso santa Maria esistevano due templi uniti ad
+ un palazzo; erano dedicati a Febo ed a Carmente, e colà era apparsa
+ ad Ottaviano imperatore la visione del cielo: presso la _Camelaria_
+ sta il tempio di Giano, che era il guardiano del Campidoglio. Aureo
+ Campidoglio appellavasi, perciocchè sopra tutti gli altri Imperi
+ del mondo per sapienza e per bellezza splendesse[564]».
+
+La Bolla di Anacleto, documento singolare e curioso, alletta la
+nostra fantasia più di quello che soddisfaccia alla nostra brama
+di sapere[565]. Ancora oggidì lo studio degli antiquarî è messo a
+disperazione da un problema pienissimo di attrattiva e oscurissimo
+della topografia di Roma, ed è di investigare in qual luogo fosse posto
+il tempio di Giove Capitolino: ma così difettiva è la nostra scienza,
+che quel celeberrimo monumento rimane un enigma per gli eruditi, ad
+onta delle indagini più pazienti. Dopochè i Vandali ebbero saccheggiato
+questo santuario e derubatone il tetto, esso s’avvolge in un silenzio
+tale, che non s’ode più storico alcuno nominarlo. Una maledizione del
+cielo sembra essere discesa sul Campidoglio; perfino il Cristianesimo,
+che nel corso delle età era penetrato entro a tanti delubri pagani,
+ebbe raccapriccio di tor possesso del tempio di Giove Capitolino, e di
+edificare una chiesa nelle sue ruine. Solamente i _Mirabilia_ tornano
+a rammentare questo tempio, dopo che omai la leggenda ha reso sacro
+il Campidoglio con una delle più vaghe e meste poesie; però rimarrà
+sempre cosa meravigliosa che il tempio maggiore di Roma, residenza da
+centinaia di anni del culto de’ numi pagani, non fosse di buon’ora,
+e ancor prima del Panteon, tramutato in una grande basilica del Dio
+cristiano; mirabile fatto, quando pure lo si voglia spiegare dalle
+contrarietà patriottiche degli ultimi Senatori, dall’abbominio in cui i
+Cristiani tenevano il sito in cui il Paganesimo romano s’era raccolto
+come nella sua sede maggiore, e dal diritto di proprietà che di quel
+luogo avevano gl’Imperatori bizantini. Il culto che meglio di ogni
+altro avrebbe cacciato in bando la divozione del Giove antico, sarebbe
+stato il culto del Salvatore; e la chiesa madre _Urbis et Orbis_ che
+in origine era stata a lui consecrata, la Lateranense, avrebbe avuto il
+suo posto più acconcio nel Campidoglio.
+
+Allorchè la _Graphia_ dice: «Nella cima della rocca, sopra del
+_Porticus Crinorum_, esisteva il tempio di Giove e della Moneta,
+dove la statua d’oro di Giove stavasene assisa sur un trono d’oro»,
+noi non possiamo più determinare i luoghi ond’essa intende parlare.
+Nomi medioevali suffragano, fievolmente a dir vero, l’opinione che
+il tempio di Giove s’ergesse sull’altura che emerge dalla parte di
+ovest (Caffarelli); e un pajo di chiese sembra esser indice che
+probabilmente la postura della rupe Tarpea e financo la località
+del tempio fossero dalla banda di ovest: così credevasi di già nel
+secolo decimoquinto[566]. Poichè la ricordanza del _Saxum Tarpeum_
+si raccomandò alla chiesa di santa Caterina _sub Tarpeio_, andossi
+cercando il tempio di _Jupiter Maximus_ nella chiesa di san Salvatore
+_in Maximis_, oppure nelle sue vicinanze[567]. Ad ogni modo altri
+sostenne che nel luogo di quello sia sorta la chiesa di santa Maria
+_in Ara Coeli_, e giacchè questa è la sola chiesa che siasi edificata
+sul Campidoglio, e vi sorge in una posizione che tutto lo domina,
+cotale opinione non manca certo di assai attrattiva. La nominazione
+sua antichissima che ci sia nota, quella di _Monasterium S. Mariae Dei
+Genitricis Virginis in Capitolio_, rimonta soltanto all’anno 882, ma
+ciò non ne torrebbe di credere che omai prima d’allora esistesse[568].
+Tuttavolta, se anche potessimo ammettere una tale origine anteriore,
+rimarrebbe pur sempre strano che non se ne facesse cenno nel diligente
+catalogo delle chiese e dei conventi del tempo di Leone III (compilato
+intorno all’850); laonde se ne rileva che, sotto il pontificato di quel
+Papa, o la chiesa non esistesse, o fosse un oratorio dappoco.
+
+Il predicato aggiuntovi, che significa «nell’altare del cielo», non
+s’ode accennare prima del secolo decimoquarto, ma è associato ad una
+leggenda antica, d’origine greca, che è registrata nei _Mirabilia_
+e nella _Graphia_ di Roma. Allorquando i Senatori, compresi di
+ammirazione della bellezza eletta di Ottaviano, ebbero visto il
+suo avventurato dominio spandersi in tutto il mondo, dissero a
+lui: «Adorarti vogliamo, poichè in te alberga un Dio». Costernato,
+l’Imperatore domanda che attendano, fa venire a sè da Tivoli la
+Sibilla, e le rende noto il divisamento del Senato. Ella chiede tre
+giorni a rispondere, e dopo di averli passati in digiuni, così vaticina
+ad Ottaviano: «V’hanno segni che giustizia sarà fatta; presto di sudore
+si bagnerà la terra, e dal cielo scenderà il Re dei secoli». E mentre
+Ottaviano sta con orecchio intento ad ascoltar la Sibilla, ecco che di
+repente si spalanca il cielo, e balenano raggi che lo abbarbagliano,
+ed egli scorge la Vergine nel cielo, vestita di luce, posare sopra un
+altare con Cristo bambino fra le braccia. E una voce del cielo esclama:
+«Quest’è la Vergine, che accorrà in grembo il Salvatore del mondo!» Ed
+un’altra: «Quest’è l’altare del figliuolo di Dio!» Allora Ottaviano si
+prostra al suolo in preghiera; narra indi ai Senatori della visione; e
+quando un altro dì il popolo lo chiama «sire», ei gli impone silenzio
+col cenno della mano e colla voce. Infatti, egli non volle mai esser
+appellato così da’ suoi figli, perocchè dicesse: «Uomo mortale son io;
+e perciò non mi si addice il nome di Signore»[569].
+
+L’arguta leggenda continua a narrare che Ottaviano erigesse sul
+Campidoglio un altare al «primogenito figlio di Dio»; laonde nel secolo
+duodecimo la chiesa di santa Maria fu denotata con aggiungervi questa
+dizione: _ubi est ara filii Dei_, donde più tardi sembra esser derivato
+il nome «Araceli»[570]. Tuttavolta ella è cosa assai sorprendente
+che la vecchia leggenda non abbia in alcuna guisa posto l’altare
+in relazione col tempio di Giove, ma soltanto narri che Ottaviano
+erigesse quell’altare sul Campidoglio, ossia sopra un’altura che ivi
+era. Pertanto noi restiamo sempre nello stesso buio per riguardo al
+sito, e dobbiamo far le meraviglie che, pur parlandosi della chiesa di
+Araceli (se veramente sia subentrata nel luogo del tempio antico), non
+si faccia mai cenno nella leggenda, nè nella storia vera del tempio
+Capitolino[571].
+
+Così è che nel medio evo non rompono il silenzio sepolcrale del
+Campidoglio altre voci che lo squillo della campana di un convento e
+l’eco di una leggenda poetica. Sul vôto palco scenico delle geste e dei
+trionfi, degli Scipioni e dei Gracchi, di Mario e di Silla, di Pompeo e
+di Cesare, or non prendono posto altri che le persone fantastiche della
+Vergine Maria con Gesù bambino, di Ottaviano orante, e di quella canuta
+Sibilla cui un tempo il Campidoglio aveva custodito i libri misteriosi!
+
+Omai nel secolo undecimo la leggenda onde dicemmo si associava a quel
+luogo: ne toglie qualsiasi dubbiezza ciò che si narra, che Benzone
+ponesse dimora nel «palazzo di Ottaviano», e questo devesi cercare
+non in altro sito che sul Campidoglio. Sarebbe pregevolissima cosa
+se si potesse determinare con precisione dove e cosa fosse questo
+tale «palazzo», il quale ad ogni modo devesi reputare che esistesse
+in vicinanza del convento di Araceli. Nella breve analisi che
+fanno dei palazzi i _Mirabilia_ non ne annoverano pur un solo nel
+Campidoglio[572], ma più innanzi tengono discorso indeterminato di
+un palazzo del Campidoglio che «aveva esistito» dentro della rocca,
+preziosamente ornato di oro e di gemme, e dove erano le statue
+sonanti, simulacri delle province. Espressamente poi vi si parla di
+un _Palatium_, «dove Ottaviano ebbe la visione del cielo», e viene
+dai _Mirabilia_ messo in riferimento colla chiesa di santa Maria,
+per modo da far conchiudere che formasse una parte dell’edificio del
+convento. Finalmente nel _Summarium_ dei colli di Roma si trova fatta
+speciale menzione del «palazzo dei Senatori posto sopra il Campidoglio
+o Tarpeo»; e precisamente il compilatore dice che esisteva al tempo
+in cui egli scriveva[573]. È cosa difficile che discorrendo di questi
+tre palazzi si volesse denotarne uno solo ed unico, avvegnachè molte
+ruine coprissero il Campidoglio, e nel medio evo si desse nome di
+_Palatium_ alle più differenti specie di ruderi. Se ancora nel secolo
+duodecimo si conservavano gli avanzi del tempio di Giove Capitolino,
+può darsi che allora si denotassero col nome di _Palatium_; ma che
+la cosa veramente fosse così non ci è più dato di poter giudicare.
+Pertanto dei tre palazzi onde parlano i _Mirabilia_, il _Palatium_ del
+Campidoglio era già perito e diventato argomento di mito; il _Palatium_
+di Ottaviano, abitazione di Benzone, era una parte del convento di
+Araceli, costruito su ruderi antichi; finalmente il _Palatium_ dei
+Senatori esisteva veramente, ed è il solo che noi possiamo determinare,
+essere stato il palazzo senatorio del medio evo. Delle ruine di
+monumenti antichi, su cui l’occhio si posava nel Campidoglio, non
+v’erano le più poderose degli avanzi (oggidì ancora sì mirabili)
+dell’antico archivio di Stato ossia del così detto _Tabularium_
+del tempo republicano, colle loro gigantesche muraglie costruite in
+peperino, coi loro magnifici portici e colle camere fatte a vôlta.
+L’erudito, che nel secolo duodecimo descrisse la Città, e nella breve
+enumerazione de’ suoi colli tenne nota, per rispetto al Campidoglio,
+soltanto del _Palatium_ dei Senatori, non potè intendere di specificare
+con questo nome altra cosa fuor di quel grande edificio. Alla vista di
+un’opera tanto meravigliosa, la fantasia del popolo poteva farsi l’idea
+che ivi avessero abitato i Consoli od i Senatori antichi; e la nobiltà
+del secolo duodecimo, oltre alla chiesa di Araceli, non trovava luogo
+più opportuno di quello alle sue tornate, nè uno più acconcio trovonne
+il popolo allorquando restituì in vita il Senato. Laonde noi pensiamo
+che fin d’allora il così detto _Tabularium_ (che diventò più tardi il
+vero palazzo senatorio) fosse composto, come chiedeva il bisogno, a
+quell’uopo: ivi fu dove nell’anno 1143 risorse l’ombra della Republica
+romana, librandosi a volo con fantastiche forme sopra que’ ruderi; ed
+essa medesima non altro era che leggenda o visione dell’antichità, la
+cui ricordanza scaldava i petti dei fiacchi nepoti[574].
+
+
+§ 3.
+
+Arnaldo da Brescia. — Sua vita prima; sue relazioni con Abelardo. —
+Dottrina di lui sulla secolarizzazione degli Stati ecclesiastici. — Il
+Papa lo condanna. — Fugge e scompare. — Celestino II. — Lucio II. — Il
+Papa e i Consoli combattono contro il Senato. — Giordano Pierleone,
+patrizio. — L’êra senatoria. — Lucio II e Corrado III. — Fine
+sventurata di Lucio II.
+
+La restaurazione del Senato non fu assolutamente un fantasima,
+fu un fatto di verità, e pei Romani del medio evo glorioso tanto,
+quanto pei loro antenati era stata la secessione sul monte Sacro. Un
+celebre riformatore vissuto a questo tempo, Arnaldo da Brescia, è a
+torto considerato come eroe maggiore di una rivoluzione, la quale
+doveva necessariamente avvenire, causa gli impulsi che agitavano
+nell’universale quella età, causa poi le condizioni particolari di
+Roma. Far cadere il despotismo de’ nobili, torre al clero i suoi
+possedimenti di terre, strappare al Papa il principato, trasferire
+nel Comune popolare i diritti sovrani di quello: tali erano gli
+intendimenti storici del tempo, chiari tanto da non abbisognare
+che uomo alcuno gli insegnasse con precetti di dottrina. Da dopo
+la controversia delle investiture la cittadinanza media aveva
+combattuto contro il sistema feudale laico e ecclesiastico; l’amore
+appassionato di libertà che ferveva nelle Republiche italiche aveva
+divorato il feudalismo dell’antico Impero franco, e il soffio della
+ragione critica degli eretici commoveva la morta gora della scienza
+monacale. Però insania massima sarebbe, voler affermare che il secolo
+duodecimo coltivasse l’intento (assumendolo ad altezza di principio) di
+distruggere la feudalità, o pretendere che demagogo alcuno di quell’età
+sognasse formare di Europa una republica federale[575].
+
+Taluno, ignaro dell’indole del medio evo, attribuì siffatte idee
+ad Arnaldo da Brescia, il quale per fermo ha esercitato una grande
+influenza in qualche cerchia della vita politica di allora. Arnaldo,
+Abelardo, san Bernardo sono contemporanei insigni, e attori di un
+grande dramma che s’agitò nella storia della civiltà. Tosto che
+sorsero le giovani democrazie, ancor dubbiose e mal secure di sè,
+ancora avvolte nell’ombra della Chiesa e dell’Impero, era destino che
+pur sorgesse precisamente in Lombardia un uomo tale quale Arnaldo fu,
+amatore sviscerato delle pratiche libertà cittadine, demagogo e tribuno
+di popolo: e tuttavia egli vestì la tonaca di frate, perciocchè il suo
+spirito severo vagheggiasse l’idealità di mondare la Chiesa dalle cose
+secolaresche che la traviavano fuor del suo sentiero, e di rinnovare
+l’insegnamento antico del Cristianesimo. Abelardo eretico in filosofia,
+Arnaldo eretico in politica, si trovavano d’accordo colla cittadinanza
+che veniva conquistando le sue libertà. Dopo le tetre persone degli
+eroi che ebbero combattuto per la onnipotenza dogmatica, dopo Papi come
+Gregorio, dopo Imperatori come Enrico, ricrea l’animo veder sorgere
+martiri di libertà che sollevano nelle loro mani il vessillo di più
+generose idee umane, e brandiscono l’arma incruenta, ma potentissima,
+del libero esame e del libero volere.
+
+Assai buia è la vita di Arnaldo: nato a Brescia in sul principio del
+secolo decimosecondo, emigrò giovinetto e cherico in Francia, vi studiò
+dialettica e teologia avendo Abelardo a maestro, e per alcuni anni gli
+fu compagno. Tornato a Brescia egli si fece canonico regolare, e poi
+prese parte con gran fervore alla lotta che i cittadini combattevano
+contro il loro vescovo Manfredo. I consoli Rebaldo e Persico erano
+guidatori del popolo, e l’animo ardente di Arnaldo, tutto ispirato
+alle dottrine dei Paterini, lo seppe infiammare con discorsi nei
+quali flagellava la vita secolaresca onde il Papa ed i Vescovi
+contraddicevano alla dottrina apostolica. Poneva per canone, essere
+non cristiana cosa che il clero possedesse terre; diceva ogni podestà
+civile competere a’ Principi ed alle Republiche; il clero doversi ridur
+nuovamente a vivere di decime. Si ripeterono gli avvenimenti di Milano,
+e l’accalorato orator popolare faceva ricordare la persona di Arialdo,
+sebbene di questo egli non seguisse l’indirizzo. Invero anche adesso
+il clero era corrotto tanto, da parere che infruttuosamente Gregorio
+VII fosse venuto al mondo. La lunga controversia delle investiture,
+e scismi e fazioni nei quali Vescovi avevano combattuto contro
+Vescovi, or parteggiando per Roma, or per Germania, avevano educato i
+prelati a tal costume fiero, che mancano parole atte a descriverlo.
+Chi cercasse argomento di satira, udendo le querimonie dei santi di
+quell’età, potrebbe chiedere motteggiando in che avessero consistito
+le riforme per le quali un secolo intiero s’era andato travagliando,
+se san Bernardo o sant’Anselmo, ancor nell’anno 1140, erano costretti
+a torre a prestito dal Damiani i più vivi colori per dipingere i vizî
+dei preti. «Potessi almeno», sclamava l’Abate di Chiaravalle, «potessi
+prima di morire, veder la Chiesa qual fu ai tempi antichi, allora che
+gli Apostoli gettavano le loro reti, non per pigliar oro o argento, ma
+per far presa di anime!»[576]
+
+Da lunghissimo tempo gli uomini di chiaro intelletto avevano capito in
+che stesse la radice di cosiffatti mali; non Concilî, nè istituzioni
+di ordini monastici potevano esserne medicina che li guarisse; ogni
+rimedio di salute si compendiava in poche parole: dimettessero i
+Vescovi i loro possedimenti temporali. La scoperta di questo grande
+principio fu uno dei risultamenti delle lotte avvenute per ragion
+delle investiture, e benanco un Papa, messo alle strette da massime
+necessità, lo aveva tradotto in un suo decreto. Arnaldo da Brescia fece
+sua la idea di Pasquale II, e arditamente andò predicandola per le
+strade di libere città con discorsi attinti all’indole del suo tempo
+e del popolo. In ciò stette il progresso che in pratica aveva fatto
+quella disputa antica, perocchè dalle aule regie fosse essa trapassata
+nelle curie civiche e discesa nelle piazze.
+
+Grandi assai erano i passi che la società umana aveva fatto nel suo
+cammino, grazie massimamente alle lotte dello Stato contro la gerarchia
+della Chiesa gregoriana; il commovimento politico e sociale de’ popoli;
+l’impulso che svegliava a vita le industrie, i traffici, la scienza;
+l’amore che tornava a fervere per l’antichità classica, trascinarono
+tutt’a un tratto il mondo in un antagonismo acerbo colla Chiesa romana;
+e i Romani, che nel secolo duodecimo combatterono il dominio temporale
+dei Papi, ne giudicarono chiaramente e con eguale fermezza di quello
+che ai dì nostri fecero i loro nepoti.
+
+L’eco delle dottrine di Arnaldo risonò possente in Lombardia e a
+Roma, avvegnaddio ciò ch’ei predicava, la secolarizzazione degli
+Stati ecclesiastici, fosse un bisogno sentito da quell’età[577]. Ma
+il popolo di Brescia non sempre con buona fortuna combattè le forze
+associate del clero e dei capitani; Manfredo denunciava innanzi al
+concilio lateranense i principî sovversivi di Arnaldo, e Innocenzo II,
+comprendendo di che danno potessero esserne le conseguenze per Roma
+(dove la parte republicana non aspettava che l’opportunità propizia
+per prorompere), condannò Arnaldo come eretico, e gli impose silenzio:
+ciò avvenne nell’anno 1139[578]. Cacciato di Brescia, il frate andò
+ad Abelardo, il quale nella primavera dell’anno 1140 si proponeva di
+vincere il mistico Bernardo in una disputazione scolastica che dovevasi
+sostenere a Sens. Quivi Arnaldo difese in publico il suo maestro,
+onde si vide poi involto anch’egli nella inquisizione che contro di
+quello si instituì. La condanna del Concilio romano lo aveva messo in
+rinomanza, la sua amicizia con Abelardo lo rendeva ancor più odiato
+al clero, e Bernardo adesso si armava delle armi della disciplina per
+ischiacciarlo. Eppure v’erano alcuni punti nei quali anche il Santo
+si trovava d’accordo col suo abborrito nemico; chè, con veemenza
+non minore di quella del demagogo bresciano, Bernardo flagellava i
+vizî mondani dei Vescovi, e, nel suo libro «_De Consideratione_»,
+chiariva ad un Papa discepolo suo, di essere anch’egli fermamente
+avverso allo stato politico del clero. Egli poneva a fondamento
+delle sue dottrine evangeliche quel motto dell’Apostolo che dice:
+Chi serve il Signore non può impacciarsi di brighe secolaresche. E
+rammentava al Pontefice che la sua dignità era un officio religioso
+non un principato; che gli faceva mestieri maneggiare il sarchio del
+coltivatore, non impugnare lo scettro di re; che il dominio suo forse
+era di diritto mondano, ma non di diritto apostolico, perocchè agli
+Apostoli fosse stata interdetta qualsiasi dominazione. E ispirato ai
+sentimenti del Cristianesimo antico, lamentava che Vescovi e Papi con
+mondano orgoglio pompeggiassero vestiti di seta e di porpora e d’oro,
+tutte cose che Pietro santo non aveva saputo di che colore fossero
+fatte; e finalmente diceva al Papa che, con quell’abito secolaresco
+in dosso, non di Pietro era successore ma di Costantino[579]. Se il
+Santo perseguitò un riformatore di costume illibatissimo, di cui non
+poteva condannare ma approvare doveva le idee sulla signoria temporale
+del clero, ciò avvenne perchè Arnaldo non quella soltanto combatteva,
+ma altresì l’autorità della cattedra romana e la gerarchia gregoriana;
+perciò Bernardo lo teneva in conto di eretico degno di abbominazione.
+Il grande Abate deplorava che la Chiesa, giglio purissimo in mezzo
+alle spine, fosse tutta attorniata da settarî, e che pur mo strappata
+alle zanne del leone (Pierleone), fosse incappata negli ugnoli del
+dragone (Abelardo). Scrisse dunque Bernardo al Papa, dicendogli che
+Arnaldo era l’armigero di Abelardo, novello Golia, ed entrambi accusò
+di eresia[580]. Il Papa comandò che si chiudessero in un convento;
+l’amico di Eloisa, infiacchito e stanco della vita, trovò un asilo cui
+ricoverarsi in pace, si riconciliò colla Chiesa, e due anni dopo morì
+tranquillamente a Cluny[581]; laddove Arnaldo, dotato di più viril
+tempra, ardito e d’indole battagliera e pronta ad operare, rimase
+in Parigi da professore di teologia, continuandovi a combattere la
+correzione del clero. Ma le instanze di san Bernardo tanto commossero
+il re di Francia, che, dietro un suo comando, l’eretico dovette
+lasciare Parigi[582]. Arnaldo fuggì traendo pel mondo una vita
+randagia. L’ostello che lo raccolse fu la piccola Zurigo, la quale
+perciò, quattrocent’anni prima dell’età di Zuinglio, ne conseguì un
+bel titolo alla riconoscenza degli uomini amanti del libero pensiero.
+L’Abate di Chiaravalle chiese al metropolita di Costanza che prendesse
+l’eretico, e lo tenesse prigione; però nella sua lettera piena di
+unzione dovette confessare che Arnaldo conduceva vita costumata e
+severa, ed era «uomo», per dirla colle sue parole, «che non mangia, nè
+beve, ma in compagnia del demonio patisce fame, nè d’altro ha sete che
+del sangue delle anime»[583].
+
+Il tribolato trovò protezione ancor più potente presso il cardinale
+Guido, che era allora legato in Alemagna, avvegnachè questo culto
+prelato fosse stato un tempo suo condiscepolo a Parigi. Lo ricoverò
+egli a Costanza od anche in Zurigo stesso, fino a che l’infaticabile
+uomo, che dalla rupe di san Pietro spiava i passi degli eretici,
+scrisse incollerito anche a Guido: «Arnaldo da Brescia», diceva,
+«la cui parola è mele, ma la dottrina è veleno, che ha di colomba
+il capo ma di scorpione il pungiglione, l’uomo cui Brescia vomitò,
+Roma abborrì, Francia cacciò, Germania maledisse e Italia si rifiuta
+d’accorre, quell’uomo (così si narra) trovasi appo te: bada che questo
+non nuoca alla dignità del tuo officio; farsi benevolo a lui è lo
+stesso che contraddire al comando del Papa e di Dio»[584]. Non sappiamo
+che effetto producesse questa esortazione; ignoriamo se Arnaldo andasse
+nuovamente errando, forse nelle silenziose vallate delle Alpi, nido di
+mistici Catari, oppure se a lungo continuasse a guadagnarsi il pane da
+maestro di scolastica a Zurigo, ovvero se si celasse in Alemagna: fatto
+è che per alcuni anni egli sparisce di vista, finchè tutt’a un tratto
+ricompare in mezzo ai Republicani di Roma[585].
+
+Frattanto alla cattedra di san Pietro saliva Guido di Castello,
+cardinale, probabilmente altr’uomo dal Guido legato, che fu patrono
+di Arnaldo: era quegli fornito di non comune cultura, e lo dimostra
+l’onorifico titolo di _Magister_ che Guido aveva conseguito in
+Francia[586]. Addì 26 Settembre 1143, ascendeva egli dunque alla santa
+Sede con nome di Celestino II, ma il suo pontificato durava cinque
+soli mesi; e poichè si nota che morì nel Palladio, è facil cosa che
+neppur egli stesse coi Romani in buona concordia, ed anzi che fosse
+costretto, duranti violente battaglie, a porsi sotto la protezione dei
+Frangipani[587].
+
+Addì 12 di Marzo, con nome di Lucio II, gli succedette Gerardo
+Caccianemici di Bologna, che era stato un tempo cancelliere di
+Innocenzo. Breve e sventurato fu il reggimento di lui, che cadde
+vittima della rivoluzione. Mentre il nuovo Comune andava nel
+Campidoglio costituendosi in mezzo a lotte sanguinose, il mal
+consigliato Pontefice si gettò fra le braccia dei suoi grandi
+feudatarî, e cercò benanco l’ajuto dei Re di Sicilia, di cui nei
+tempi andati era stato amico. Rogero I, che omai con Celestino II
+aveva appiccato controversia pei diritti d’investitura concessigli
+da Innocenzo II, volle con Lucio aggiustarsi; s’abboccarono insieme
+a Ceperano, ma invece d’intendersi vennero a dissenso: allora il Re
+comandò a suo figlio di entrare nel Lazio, ed il Papa fu costretto a
+conchiudere un trattato, nel quale Rogero da canto suo s’impegnò di
+dargli soccorso contro a’ Romani[588]. Coll’ajuto del Re e dei nobili
+sperò Lucio di abbattere il Comune di Roma, chè quasi tutti i Consoli
+si posero dalla sua banda, avvegnaddio comprendessero che, caduto lo
+Stato ecclesiastico, il Comune s’avrebbe preso anche i loro feudi. Da
+allora in poi le nobili famiglie patrizie formarono una parte Guelfa
+contro al popolo; financo i Frangipani, capi antichi della fazione
+tedesca, fecero lega col Papa; e un documento dimostra in qual modo
+Lucio II abbia tentato di guadagnare alla sua causa questa famiglia.
+Con frasi adulatrici lodandone la fedeltà, egli raccomandò alla guardia
+di essa il Circo Massimo; i Frangipani raccolsero quel monumento entro
+la cerchia della rocca che possedevano sul Palatino, e così, oltre
+al Circo, tennero in loro mano il Colosseo, il Septizonio, gli archi
+di Tito e di Costantino, omai muniti da torrioni elevati, il _Janus
+Quadrifrons_, e altre torri della Città[589].
+
+Premuto di angustie, il Comune cercò frattanto di dare maggior
+nerbo a sè stesso, ed a capo della Republica innalzò un Patrizio.
+Conseguì tale dignità Giordano Pierleone, uno de’ fratelli di Anacleto
+antipapa, solo della sua famiglia che per ambizione o per diversi
+motivi avesse sposato la causa del popolo. Perciò il Comune di Roma
+non andò imitando altre città; non si diede dei Consoli, perciocchè
+questo titolo fosse essenzialmente aristocratico, e i maggiorenti
+avversarî suoi continuassero a fregiarsene. Da altro canto, poichè
+allora non v’era Imperatore alcuno, neppure il Patrizio poteva aver
+sembianza di vicario di questo, e la parte popolare, come prudenza
+politica richiedeva, accettava l’alta signoria del Re romano. La prima
+costituzione della Città fu raffermata sotto di Giordano Pierleone
+nell’anno 1144, e da quella si cominciò a contare l’êra senatoria[590].
+Fu allora che il Comune decretò, essere il Pontefice decaduto dalle
+cose temporali, poichè gli fe’ richiesta che dimettesse tutti i suoi
+diritti di principato nelle mani del Patrizio, e vivesse di decime
+ovvero di una pensione che gli avrebbe pagato lo Stato[591]. La Città
+rinnovò il tentativo di detronizzare il Papa, sì come era avvenuto a’
+tempi di Alberico, e un siffatto tentativo da allora in poi essa andò
+ripetendo spessissime volte, fino al trionfo che se n’ebbe riportato
+ai dì nostri. Non è egli vero che Roma può dirittamente chiamarsi città
+eterna, dappoichè le sue sorti rimasero così immutabilmente le stesse?
+
+Nelle sue distrette Lucio II si rivolse per ajuto a Corrado III re
+romano, con cui la grande famiglia degli Hohenstaufen era salita al
+trono di Alemagna, nel giorno 22 Febbrajo del 1138. Anche i Romani
+mossero instanze a Corrado affinchè accettasse la loro Republica;
+ma egli neanche rispose loro, forse perchè teneva ancora il broncio
+alle città d’Italia che lo avevano così obbrobriosamente abbandonato,
+allorchè da antirè era venuto combattendo contro di Lotario. Quanto ai
+legati del Papa, i quali gli chiesero che confermasse alla Chiesa il
+suo Stato, gli accolse con molte finezze, ma lasciò che l’Italia e Roma
+provvedessero come potevano a sè medesime.
+
+Lucio II volle fare uno sforzo disperato di riconquistarsi la sua
+podestà civile: e allora si vide un Papa, da pari di Brenno o di
+Vitellio, assediare il Campidoglio e darvi assalto; ma i Senatori del
+medio evo, alla cui fantasia accesa avrà forse paruto di vedere le
+ombre degli antichi sorgere dalle ruine del Tarpeo, lo difesero con
+eguale valore de’ loro antenati. Un fiero colpo di sasso stese a terra
+ferito il Vicario di Cristo, ond’è che la storia associa a Manlio ed a
+Gracco eziandio un Pontefice che cadde bagnato nel suo sangue sul clivo
+capitolino.
+
+Pochi dì dopo, ai 15 Febbrajo 1145, Lucio II morì nel convento di san
+Gregorio sul Celio, dove lo si aveva trasportato[592].
+
+
+§ 4.
+
+Eugenio III. — Fugge la prima volta da Roma. — Si abolisce l’officio
+della Prefettura. — Arnaldo da Brescia. — È costituito l’ordine de’
+cavalieri. — Influenza che gli avvenimenti di Roma esercitano sulle
+città di provincia. — Eugenio III accetta la Republica. — Indole della
+costituzione civica romana. — Seconda fuga di Eugenio. — Il popolo
+combatte contro la nobiltà. — Il clero inferiore si ribella contro ai
+maggiorenti ecclesiastici. — San Bernardo scrive lettere a’ Romani. —
+Attenenze di Corrado III con Roma. — Eugenio III a Tusculo.
+
+I Cardinali si raccolsero paurosamente nella chiesa di san Cesario, e,
+con voto concorde, a papa elessero Bernardo, abate di santo Anastasio
+_ad Aquas Salvias_: così le idee del Santo di Chiaravalle vennero con
+quel discepolo suo a prender possedimento della cattedra pontificia.
+Bernardo di Pisa non era uomo di genio; lo stesso maestro di lui in
+sulle prime sentì rossore e dispetto che in tempi tanto fortunosi
+si avesse posto un frate semplicetto sul trono della Cristianità.
+Però può darsi che gli elettori avessero scoperto in lui sufficiente
+intelligenza ed energia di volere; la grazia soccorritrice di Dio
+(così dissero gli amici suoi) infuse al semplice fortezza di spirito,
+dolcezza, eloquenza; e il maestro santo intitolò al suo timido
+discepolo, cui adesso con vera abnegazione baciava i piedi apostolici,
+l’aureo libricciuolo _De Consideratione_, che oggidì ancora è il più
+utile catechismo de’ Papi, se vogliano reggere il loro officio con
+umiltà e con prudenza[593].
+
+I Senatori impedirono al neo-eletto Papa la via del san Pietro, dove
+avrebbe dovuto essere consecrato, e gli domandarono che rinunciasse
+alla podestà civile ed accettasse la Republica. Roma tumultuava in
+armi; al terzo giorno dopo della sua elezione il Papa fuggì, e si
+ricoverò nel castello di Monticelli nel Sabinate, dove lo seguirono i
+Cardinali: mossero indi tutti a Farfa, ed Eugenio III vi fu consecrato
+nel Febbrajo dell’anno 1145.
+
+Egli pose sua residenza a Viterbo, dove rimase otto mesi, mentre Roma
+era turbata da fierissime zuffe. Si saccheggiavano e si ruinavano
+palazzi e torri dei maggiorenti e dei Cardinali, la plebaglia
+s’abbandonava ad eccessi di ferocia, perfino s’aggredivano pellegrini,
+e il san Pietro era nuovamente munito con macchine di guerra[594].
+Adesso il reggimento popolare abolì eziandio la Prefettura urbana;
+e poichè quest’officio rappresentava in Roma la podestà imperiale,
+l’abolizione sua non poteva esser d’altro indizio fuor di questo, che
+i Romani, irritati dello sprezzo di Corrado, minacciavano di sciorsi
+dai vincoli dell’Impero. Soltanto il Patrizio doveva rappresentare la
+maestà del popolo romano, laonde si cacciarono tutti i nobili che a lui
+rifiutarono reverenza[595].
+
+Giusto adesso venne a Roma Arnaldo, uscendo del suo oscuro esilio.
+Se si voglia prestar fede a quel che asserisce l’Autore della
+_Historia Pontificalis_, egli sarebbe tornato in Italia dopo la
+morte di Innocenzo II, e avrebbe fatto sottomissione alla Chiesa
+e a papa Eugenio in Viterbo, giurandogli solennemente obbedienza,
+e dappoi sarebbe andato a Roma, per visitarvi i luoghi sacri, in
+atto di penitenza. Nulla di tutto questo dice Ottone di Frisinga,
+il quale però afferma, esser venuto Arnaldo a Roma nei primordî del
+pontificato di Eugenio III. Ve lo attraeva certamente l’avvenuta
+mutazione di cose; amici suoi lo esortavano affinchè dedicasse la
+sua opera alla causa del popolo, ed egli accorreva tutto fervore
+per mandare ad effetto la sua idea sociale, mercè la distruzione del
+dominio temporale. Cosa non v’era che più potesse allettarlo della
+fondazione del Comune romano; se a questo riusciva fatto di torre al
+Pontefice la podestà civile, la sarebbe stata finita anche per tutti
+gli altri principati ecclesiastici, e l’umana società si sarebbe
+riaccostata alle condizioni democratiche della Chiesa primitiva, ch’era
+stata estranea alle cose politiche. Ei doveva pertanto essere còmpito
+massimo di Arnaldo erigere in Roma una Republica sopra fondamenta di
+costituzione municipale; sennonchè, sventuratamente una fitta tenebra
+ravvolge quello ch’egli abbia operato. Forse la avvedutezza pratica
+del Lombardo si smarrì in mezzo ai ruderi di Roma, e si immerse
+troppo profondamente in tradizioni antiche. Lo studio rinascente della
+legislazione giustinianea si associava con monumenti e con reminiscenze
+tali, che tenevano serrati i Romani entro un circolo magico, donde
+non era loro fattibile di uscire. E laddove le altre democrazie
+ottenevano uno svolgimento conforme all’ordine naturale delle cose, i
+Romani si davano gran faccenda di restaurare ruine, e si perdevano in
+sogni di dominazione universale. Arnaldo stesso dava loro consiglio
+di riedificare il Campidoglio, di rinnovare l’antico ordine senatorio
+e financo la classe de’ cavalieri: tuttavolta nella fondazione di un
+cotale ordine equestre non puossi ravvisare cosa alcuna che avesse del
+fantastico; anche altre città creavano allora cavalieri, e intendimento
+di Arnaldo si era di raccozzare una nobiltà minore, amica del popolo,
+per contrapporla come forza d’armi all’aristocrazia de’ Consoli e de’
+Capitani[596].
+
+Eugenio III frattanto raccoglieva a Viterbo i vassalli della Chiesa,
+chè la maggior parte dei Conti della Campagna erano ostili alla
+Città, cui nessun vincolo li congiungeva. In alcune città risiedevano
+ancora, fino dal tempo antico, de’ _Comites_; altre erano governate
+da delegati del Papa, che si fregiavano del titolo romano di Presidi e
+di Rettori; e Roma intendeva a soggiogare Conti e città di provincia,
+in pari guisa che Milano ed altre Republiche sottomettevano al loro
+dominio le terre di loro vicinato. A propria volta le città pontificie
+pretendevano conquistarsi anch’esse libertà, ma pochissime di loro
+avevano forza bastante per imitare l’esempio di Roma; ebbela Corneto,
+dove nell’anno 1144 trovasi eretto un Comune con suoi Consoli[597].
+Eziandio i nobili della provincia cercavano di ottenere independenza,
+in quello che il Senato romano faceva tutti gli sforzi per costringerli
+a ricevere l’investitura feudale in Campidoglio anzi che in Laterano,
+ad abitare nella Città ossequienti alle leggi della Republica, o,
+se non altro, a riverire quest’ultima. Eugenio III potè prestamente
+raccogliere molti vassalli che a Narni gli avevano prestato omaggio,
+potè unirli insieme cogli acerbi nemici di Roma, i Tivolesi, e farli
+muovere contro la Città, dove in pari tempo il partito pontificio
+combatteva contro al Senato[598]. Può darsi che esercitasse influenza
+altresì la scomunica da lui scagliata contro Giordano patrizio; fatto
+è che, finalmente stancatosi, il popolo chiese che tornasse il Papa,
+cui prestar voleva omaggio[599]. Aderì Eugenio accortamente ad un
+aggiustamento, poichè forse ei diceva a sè stesso, meglio essere per
+lui di ridurre la Republica romana sotto l’autorità della santa Sede,
+anzichè l’Imperatore la raccogliesse sotto la sua. Fu in conseguenza
+di ciò che i Romani disfecero il Patrizio, riposero in officio il
+Prefetto, e rinnovarono la reverenza alla signoria suprema del Papa,
+mentre questi accondiscendeva che il Comune continuasse ad esistere
+sotto la investitura sua. Così, innanzi al giorno di Natale dell’anno
+1145, Eugenio III potè fare la sua entrata in Laterano[600].
+
+Il Comune civico aveva strappato al Papa la sua approvazione, e questi
+per propria parte aveva conservato il principio della sua signoria,
+perocchè dal Pontefice il Senato ricevesse la investitura[601].
+Nondimeno quel simulacro meraviglioso de’ vecchi tempi non era romano
+che di nome; l’indole sua era nuova. L’antichissimo documento che
+conserviamo degli _Acta Senatus_ del medio evo su venticinque Senatori
+ci dà quasi tutti nomi di cittadini mediocri, che nei tempi passati
+appena notammo in questa nostra Istoria; fra essi v’ha perfino uno
+di professione pittore[602]. Il ceto medio, che adesso per la prima
+volta otteneva preponderanza, dava al Senato un’impronta plebea,
+quantunque fin da allora molti nobili fossero entrati a far parte del
+Comune. Ad ogni anno, nel mese di Settembre o in quello di Novembre,
+rieleggevasi il Senato; e probabilmente quest’elezione si faceva alla
+presenza di legati pontificî forniti di pieni poteri. Ignoto è il
+numero di membri che in origine lo componessero, ed anche più tardi
+fu variabile; tuttavia, siccome tosto dopo l’anno 1144 fu assunto per
+norma il numero di cinquantasei Senatori, se ne chiarisce che Roma
+fosse, come ne’ tempi antichi, divisa in quattordici circondarî, per
+ciascuno de’ quali si eleggevano quattro Senatori, laonde il Senato
+era tratto dai quattordici gonfaloni ossiano Regioni[603]. Il Senato
+completo formava il maggior Consiglio o _Consistorium_, e una giunta
+di _Consiliatores_, ossiano procuratori della Republica, era posta
+alla sua testa. Consiliatori troviamo a Genova e a Pisa in qualità di
+consiglio aggiunto a’ Consoli, ma in Roma, mentre il Senato teneva il
+potere legislativo, eglino avevano la podestà esecutiva da Consiglio
+supremo di governo; erano eletti d’infra i Senatori, e si mutavano
+di carica parecchie volte all’anno[604]. I _Consiliatores_ e il
+_Consistorium_ formavano dunque il Consiglio minore e quello maggiore,
+e tutti i cittadini liberi ed elettori del Senato costituivano il
+comizio popolare, che si congregava in Campidoglio per approvare le
+deliberazioni, e per udire la relazione che rendevano i magistrati
+uscenti d’officio. Difficil cosa è poter dire quali redditi possedesse
+il Senato e quali regalie esso si prendesse. Fin da allora ei convien
+dire che avesse tolto al Papa il diritto di zecca, laonde, dopo
+un’interruzione di lunghi secoli, per le mani de’ Romani tornavano a
+correre denari d’argento, sui quali era inscritta la leggenda antica
+_Senatus Populusque Romanus_; però adesso vi si vedeva impressa
+l’effigie di un Apostolo colle parole: «Principe de’ Romani»[605].
+
+Al Senato spettava la giustizia nelle cose civili; ma la corte
+giudiziaria Capitolina (_Curia Senatus_), composta di Senatori e di
+uomini periti nel diritto, si riuniva spesso in comune coi tribunali
+ordinarî pontificî, perciocchè, in qualità di «assessori», raccogliesse
+nel suo grembo i giudici Palatini e i Dativi, e in parecchi _Placita_
+si trovino accoppiati insieme gli ordini giudiziarî del Senato e del
+Papa. E il Senato tentò di trarre alla competenza del suo tribunale,
+al _Forum Senatorium_, anche i negozî civili di natura ecclesiastica,
+nei quali cioè, attori o convenuti fossero preti, ma contro a questo
+intendimento i Pontefici si opposero con gran gagliardia[606]. Infatti,
+oltre al Senato, continuava ad esistere la Curia papale, e in litigî
+di chiese trovansi pur sempre i _Placita_ che essa pronunciava, tolta
+qualsiasi dependenza dagli ordini giudiziarî del Senato: e delle
+sentenze di questo i partiti spesse volte appellavano al Papa, come
+per altro verso delle sentenze pontificie ricorrevano al Senato[607].
+Sono questi i punti cardinali della costituzione che allora i Romani
+si diedero: ed essa torna ad onore della loro energica operosità
+cittadina, perocchè, sebbene in via di principio riverissero la
+signoria suprema del Papa, tuttavolta eglino affermarono la loro
+autonomia politica; Roma quindi in poi diventò di diritto una Republica
+che si governava a forme democratiche, e imprendeva guerre, e stipulava
+paci senza darsi mente d’interpellare la volontà del Papa.
+
+Tuttavolta, il trattato conchiuso con Eugenio III non acchetò il
+profondo commovimento che ribolliva nella Città e nel territorio suo.
+Nobili e clero miravano astiosamente il Senato che cercava di estendere
+la sua autorità sopra tutta la Campagna. Tivoli dava occasione di
+tumulti nuovi; i Romani domandavano che quella città si smantellasse,
+e il Papa messo fra l’uscio e il muro tollerava che si abbattessero
+i suoi bastioni, ma neppur questo bastava ai Romani. Eugenio III si
+sottrasse ai suoi tribolatori, ricoverandosi nel Transtevere, ossia nel
+castel Sant’Angelo, che i Pierleoni tenevano del continuo in loro mano.
+Nauseato della vita, anch’egli come Gelasio, lamentava le angustie che
+gli conveniva sopportare, e colle parole di san Bernardo deplorava che
+in Roma il pastore fosse destinato a pascere non già le agnelle di san
+Pietro, ma lupi, draghi e scorpioni. Nella primavera dell’anno 1146 se
+la battè a Viterbo, indi a Pisa; e per Lombardia, nel Marzo del 1147,
+se ne andò a Francia, dove re Luigi stava armandosi per la seconda
+Crociata[608].
+
+Eugenio III fuggì di sua volontà, non fu cacciato con violenza d’armi;
+e invero i Romani, anche durante l’assenza di lui, che durò due anni,
+continuarono ad osservare i patti con lui stipulati, e considerarono
+il Senato come investito del suo officio dal Pontefice[609]. Sennonchè
+eglino si sentivano adesso libere affatto le mani; diedero tosto
+assalto a Tivoli, e la punirono col supplizio di molti cittadini[610].
+Roma, per via del suo Senato, pareva tornata ai suoi vetusti tempi,
+ed eziandio sembravalo per le guerre che adesso come allora moveva
+contro a terre latine e tusche, le quali di bel nuovo facevano fra sè
+lega contro la Città: e adesso anche la grande nobiltà dava l’assalto
+a parecchi patrimonî della Chiesa, tanto per uscirne pari di danni;
+ognuno rubacchiava tutto quanto gli capitava sotto mano[611]. Lo
+Stato ecclesiastico si frastagliava in piccole baronie, che, ostili
+in egual tempo al Papa e al Senato, indebolivano l’autonomia di Roma,
+o ne le mettevano impedimento. Quei tirannetti della nobiltà facevano
+alto e basso massimamente nel Lazio, sventurato paese dove non erano
+ricchi Comuni, come nella Tuscia e nell’Umbria, che loro opponessero
+un contrappeso. Così la forza del popolo romano si estenuava nella
+lotta contro città e contro Capitani, in quello che Roma stessa era
+dilaniata da guerra interiore. Qui Giordano Pierleone, da gonfaloniere,
+teneva in mano sua la podestà cittadina, e Arnaldo da Brescia metteva
+la sua facondia a servigio della Republica, perciocchè paja che egli
+approfittasse massimamente dell’assenza di Eugenio per predicare ai
+Romani le sue nobili dottrine. Un uomo vestito di tonaca monastica,
+pallido e scarno da’ digiuni, posava come un fantasima sui ruderi
+del Campidoglio, e arringava i _Patres Conscripti_ in quel luogo
+medesimo, di dove un tempo avevano tenuto discorso Senatori crapuloni,
+padroni di cento ville e di cento palazzi: e il suo fervido parlare,
+la cui sostanza era un miscuglio attinto dai Padri ecclesiastici e
+da Virgilio, dai Codici di Giustiniano e dalla Bibbia, risonava in un
+corrotto latino, lingua rustica o contadinesca. Se l’avessero udito,
+quell’eloquio avrebbe messo raccapriccio a Cicerone e a Varrone,
+eppure, un secolo più tardi, Virgilio doveva con ammirazione ascoltarlo
+nel linguaggio della «Divina Commedia». Arnaldo inveiva coraggiosamente
+contro i vizî dei Cardinali, che il tempio del Signore avevano
+tramutato in una bottega da cambî, in una spelonca di ladri, mentre lo
+stesso Papa (diceva) si era fatto uomo rapace e sanguinario, tiranno
+delle chiese, oppressore dell’innocenza: e protestava non dover più i
+Romani tollerare fra di sè una gente, la quale non mirava ad altro, che
+a porre in servitù la città di Roma, sede dell’Impero e sorgente della
+libertà[612].
+
+Parimente come la nobiltà minore era entrata nel Comune, sì anche il
+clero inferiore s’inspirava alle idee democratiche dell’eguaglianza
+dei preti, sì come Arnaldo gli andava predicando. Da ogni banda e in
+tutti i modi possibili si assaliva la gerarchia Gregoriana, e vi si
+contrapponeva l’esemplare del Cristianesimo primitivo, da lunga pezza
+traboccato in ruina. Il chericato delle chiese minori si ribellava
+contro l’aristocrazia de’ Cardinali, i quali (al paro della grande
+nobiltà, delle cui famiglie spesse volte uscivano) possedevano nella
+Città palagi turriti, ed erano avvezzi a tener vita con splendidezze
+da principi. Eugenio fu spaventato delle conseguenze di questo inaudito
+commovimento, e perciò indirizzò una lettera al clero di Roma[613].
+
+Mentre Arnaldo, i cui aderenti si chiamavano la setta dei Lombardi,
+infiammava popolo e minor clero per la democrazia, Bernardo, il suo
+vecchio avversario, era tutto in faccenda per ismorzare quell’incendio.
+Il Santo avrebbe dovuto andarne grato ai Romani che mettevano in
+pratica le sue dottrine, ond’egli, togliendo a modello l’insegnamento
+antico del Cristianesimo, aveva protestato male acconciarsi ai Vescovi
+la signoria politica; sennonchè il Santo, per quanto pur gli tornassero
+indifferenti le forme del governo, difficilmente poteva formarsi
+della città di Roma idea diversa da ciò che ella fosse possedimento
+legittimo del Papa. Dopo la seconda fuga di Eugenio, scrisse Bernardo
+a’ Romani; chiese indulgenza all’«illustre e preclaro» popolo, se egli,
+ometto dappoco, osava indirizzargli lettere, ma protestò (parimenti
+come oggidì non v’ha Vescovo alcuno che non protesti egualmente), che
+la violenza fatta al Pontefice offendeva tutto il mondo cattolico.
+«I padri vostri», diceva, «hanno sottomesso alla Città il mondo,
+ma voi volete farne la favola del mondo. Avete espulso il Papato
+fuori della Città; ma non vedete che Roma ne diverrà un tronco senza
+testa, una faccia orbata degli occhi? Pecorelle smarrite, tornate al
+vostro pastore, al vostro Vescovo! Illustre città di eroi, torna a
+riconciliarti con Pietro e con Paolo, tuoi principi veri»[614]. Così
+con acerbezza, ma con diplomatico rispetto del nome di Roma, parlava a
+quest’occasione il Santo; peraltro, dentro dell’animo, disprezzava i
+Romani; e infatti, altrove sbozzandone il ritratto, quell’«illustre»
+popolo appellava superbo, avaro, vano, sedizioso, inumano, falso.
+«Hanno gran parolone, ma ad opere son piccini. Promettono tutto, e
+mantengono nulla. Ti adulano con discorsi melati, ma sono calunniatori
+pungenti; in una parola, traditori indegni»[615].
+
+Eugenio III non doveva andar riconoscente al Santo, maestro suo, di
+ciò che in altri tempi gli aveva dovuto gratitudine Innocenzo II;
+e neppur in Corrado trovò il Papa un Lotario. Da ambe le parti si
+chiedeva al Re che venisse a Roma; entrambe adoperavano lo stesso
+motto: venisse Cesare a torsi quello che era di Cesare; però diversi
+ne erano i significati e l’intenzione[616]. Corrado III era trattenuto
+lungi d’Italia dalla malaugurata Crociata, cui indotto lo avevano
+le instanze e le false profezie del santo Abate, ma allorchè, sul
+principio dell’anno 1149, ebbe, per la via di Aquileja, fatto ritorno
+in patria, decise di muovere a Roma. Ve lo chiamava urgentemente
+l’alleanza di Rogero col ribelle Guelfo duca di Baviera, in quello che
+d’altro canto Rogero, memore delle vittorie di Lotario, metteva ogni
+molla in moto per tenerlo lontano[617]. Corrado aveva stretto lega con
+Emanuele imperatore greco, e i Pisani anche stavolta dovevano prestare
+il loro naviglio: per lo contrario il Papa aveva da Sicilia bisogno di
+ajuto contro ai Romani, e temeva che Corrado accettasse il trattato che
+questi ripetute volte erano andati offerendogli.
+
+Reduce di Francia nel Giugno del 1148, Eugenio, verso la fine di
+quest’anno, si recò primamente a Viterbo, contro cui i Romani
+avevano di già intrapreso delle spedizioni guerresche; indi,
+sull’incominciamento del 1149, venne nelle vicinanze di Roma.
+Tolomeo conte lo ricettò a Tusculo, dove il Pontefice ricevette i
+saluti di Luigi di Francia, allorquando questo Re vi passò, tornando
+dalla Crociata. Colà il Papa raccolse i vassalli della Chiesa; vi
+mandò soldatesche anche Rogero, e Roma adesso venne in durissime
+angustie[618].
+
+
+§ 5.
+
+Lettere del Senato a Corrado III. — Idee politiche de’ Romani. —
+Ritorna Eugenio III. — Suo nuovo esilio. — Proposte dei Romani a
+Corrado. — Questi si appresta a muovere a Roma, e muore. — Federico
+I sale al trono di Germania. — Lettera che un Romano scrive a questo
+Re. — Roma, il diritto romano e l’Impero. — Patti di Costanza. —
+Irritazione dei democratici in Roma. — Eugenio torna nella Città. —
+Muore.
+
+Il Senato a questo tempo mandava lettere sopra lettere a re Corrado,
+invitandolo a che venisse a Roma per torvi autorità di comando
+sull’Impero e sulla Città. Sisto, Nicolò e Guido, che erano allora
+consiliatori della Republica, gli significarono di aver cacciato i
+Frangipani ed i Pierleoni, e lo esortarono affinchè concedesse la sua
+protezione al Comune di Roma[619]. Non vedendone risposta e crescendo
+le difficoltà, il Senato gli scrisse nell’anno 1149 una nuova lettera.
+Degno di nota ne è il tenore, e dimostra che l’abisso il quale separava
+i Romani del secolo duodecimo dal Papato temporale, s’era omai fatto
+profondo, e palesavasi con chiara consapevolezza delle cose: nè
+maggiormente lo fu ai nostri giorni, quando i nepoti venuti tanti anni
+dopo, adesso disarmati e silenziosi, andavano pur sempre congregandosi
+in mezzo gli stessi ruderi antichissimi del Foro e del Campidoglio,
+e, pur sempre protestando contro la podestà civile del Pontefice, di
+nottetempo appiccavano pei canti delle vie manifesti che finivano col
+grido: «Viva il Pontefice non Re!»[620]
+
+Seicentosettantre anni erano passati dacchè i Senatori, postergata
+la lor dignità, s’erano presentati a Bisanzio davanti a Zenone, e
+vi avevano dichiarato che Roma non bisognava più di un Imperatore
+d’Occidente, ma era contenta che Odoacre comandasse sull’Italia, in
+qualità di patrizio bizantino: seicentoquattordici ne erano trascorsi
+dacchè il Senato aveva indirizzato la sua ultima lettera a Giustiniano,
+supplicandolo di non torre la sua grazia a Roma e al goto re Teodato:
+e adesso innanzi al trono di un Re tedesco comparivano Romani non
+più togati, cui l’ignoranza, il vestimento, il linguaggio davano
+un’impronta barbarica; e venendo dalle deserte ruine del Campidoglio,
+e dandosi ancor nome di Senatori, significavano di avere restaurato il
+vetusto Senato romano, e invitavano il Re d’Alemagna a voler essere il
+successore di Costantino e di Giustiniano.
+
+«Al preclaro Signore della Città e del mondo, a Corrado, per grazia
+di Dio, Re dei Romani sempre Augusto, il Senato e il popolo di Roma,
+salute, e felice e gloriosa dominazione dell’Impero romano! Alla
+Eccellenza Vostra noi abbiamo con parecchie lettere significato
+ciò che facemmo; protestammo volervi restare fedeli, e desiderio
+d’ogni giorno nostro essere il lustro ognor più fulgido della Vostra
+corona. Però ci fa meraviglia che Voi non abbiate degnato di darne
+mai risposta. Intendimento concorde di tutti noi questo è: restituire
+l’Impero de’ Romani, che Dio confidò al Vostro governo, alla potenza
+che esso possedette sotto di Costantino e di Giustiniano, i quali,
+per mandato del Senato e del popolo romano, ebbero signoreggiato
+il mondo. A tal uopo abbiamo, coll’ajuto del Signore, restaurato il
+Senato, e abbattuto molti dei nemici Vostri, affinchè di Voi sia quel
+che a Cesare s’appartiene. Noi abbiamo gettato solide fondamenta. Noi
+malleviamo giustizia e pace a tutti quelli che ne hanno buona volontà.
+Le rocche dei nobili, i quali insieme con Sicilia e con papa Eugenio
+speravano di resistere a Voi, abbiamo conquistato, ed a ragion Vostra
+teniamo, oppur demolimmo. Per le quali cose, d’ogni parte ci premono il
+Papa, i Frangipani, i figli di Pierleone (Giordano eccettuato, che è
+il nostro gonfaloniere), ed eziandio Tolomeo, ed altri parecchi. Essi
+vogliono impedirci di coronar Voi a imperatore; e frattanto soffriamo
+molte avversità per amor Vostro, perocchè nulla sia grave cosa a chi
+ama; e Voi darete ricompensa degna di padre a noi, pena meritata ai
+nemici dell’Impero. Chiudete l’orecchio Vostro ai calunniatori del
+Senato; costoro gioiscono di mettere dissensione fra Voi e noi, perchè
+intendono alla ruina Vostra e nostra. Memore siate di quanti mali
+la corte Pontificia e quei nostri concittadini di un tempo abbiano
+fatto agli antecessori Vostri, e rammentate come adesso con ajuti di
+Sicilia coloro tentassero di nuocere ancor più alla Città. Nondimeno,
+coll’assistenza di Cristo, noi perduriamo virilmente nella fede Vostra,
+e di già abbiamo cacciati della Città i nemici pessimi dell’Impero.
+Affrettatevi di venire a noi colla Vostra Imperiale potenza; la Città
+è agli ordini Vostri; Voi potrete poderosamente dimorare in Roma
+capo del mondo, e di qua imperare, con maggior balìa di quasi tutti i
+predecessori Vostri, sulle terre tutte d’Italia e d’Alemagna, dappoichè
+ogni impedimento di pretume sia sgombrato. Noi Vi preghiamo di non
+tardare; degnatevi con lettere e con messaggieri di rassicurare della
+salute Vostra, noi che siamo Vostri servitori di buona volontà. Siamo
+intenti adesso con grande alacrità a restaurare il ponte Milvio, che
+da tempo lungo giacque distrutto a danno degli Imperatori, e abbiamo
+speranza di compiere prestamente il lavoro con opere di salda muratura.
+Così potrà passare di là il Vostro esercito, e scansare il castel
+Sant’Angelo, dove i Pierleoni, d’accordo con Sicilia e col Papa,
+meditano a nocumento Vostro.
+
+ _Rex valeat, quidquid cupit obtineat super hostes,_
+ _Imperium teneat, Romae sedeat, regat orbem,_
+ _Princeps terrarum, ceu fecit Justinianus._
+ _Caesaris accipiat Caesar quae sunt, sua Praesul,_
+ _Ut Christus jussit, Petro solvente tributum._
+
+Poniamo fine chiedendovi di far buone accoglienze ai nostri
+ambasciatori, e di prestare ad essi fede, chè tutto scriver non
+possiamo. Sono eglino nobiluomini; Guido senatore, Giacomo figliuolo di
+Sisto procuratore, e Nicolò loro compagno»[621].
+
+Gli è pur un fenomeno raro del medio evo questa magica influenza che
+esercitava la tradizione dell’antico Impero de’ Romani! Una grande
+reminiscenza bastava da sola a diventare potenza politica; gli
+Imperatori romani dal trono di Alemagna, i Papi romani dalla cattedra
+di san Pietro, i Senatori romani dai ruderi del Campidoglio, sognavano
+tutti di aver legittimi diritti alla dominazione del mondo! Corrado
+III or vedeva combattersi fra loro due parti che pretendevano aver
+ciascuna diritto di dispensare la corona imperiale; però senza titubare
+egli preferiva riceverla dalle mani del Pontefice romano, anzi che da
+quelle di un Senatore romano[622]. Ma se anche abbia riso dei sogni de’
+romani, egli dovette pur capire che, da dopo di Enrico III, non s’era
+offerta ad alcun Re occasione più propizia di questa per restaurare
+in Roma la podestà imperiale, e per torre al Papato ogni frutto delle
+vittorie di Gregorio VII, distruggendone il dominio temporale. Anche
+uomini privati Romani gli scrissero ammonendolo, che accortezza gli
+comandava di farsi mediatore fra il Papa e Roma, e di porre la novella
+Republica sotto il patronato dell’Impero: se così avesse fatto, gli
+dicevano, nell’avvenire egli avrebbe tenuto in mano sua la elezione
+pontificia[623].
+
+Sennonchè Corrado, trattenuto dalle cose di Germania, nè avendo un
+chiaro concetto delle condizioni di Roma, non diè bada ai desiderî
+del Senato romano. L’influenza che parecchi amici della libertà romana
+esercitavano alla sua corte era vinta da quella del celebre Guibaldo,
+abate di Stablo e di Corveia; chè Eugenio III aveva guadagnato alla
+sua causa questo onnipotente Cancelliere dell’Impero, il quale guidava
+le idee del Re. Così avvenne che, sulla fine dell’anno 1149, i Romani
+furono costretti a riaccogliere il Papa nella Città[624]. Essi però
+stavano saldi nelle promesse fatte ad Arnaldo, giacchè il generoso
+propugnatore della libertà di Roma rimase libero ed illeso nella Città,
+ivi protetto dal Senato e dal popolo romano. Si conchiuse dunque pace
+col Papa, ma non poteva avere che corta durata, e difatti, omai nel
+Giugno dell’anno 1150, Eugenio III tornò nel Lazio, dove pose dimora
+or nella munita Segni ed ora a Ferentino. Tre anni la corte pontificia
+andò girovagando per la Campagna, in vicinanza di Roma, ma pur sempre
+in esilio[625]. Temeva adesso Eugenio che Corrado accettasse la
+democrazia romana, e che la lega del Re col Comune, con Pisa e con
+Bisanzio abbattesse il trono temporale dei Papi; però Guibaldo lo
+confortò rassicurandolo, che nulla egli aveva a temere[626].
+
+Rinnovarono i Romani le loro proposte anteriori, e offersero a Corrado
+la podestà imperiale. Dall’Impero non sapevano liberare la mente;
+necessità imponeva ai Republicani di riverire il diritto storico de’
+Re tedeschi su Roma[627]. Ed or che la disfatta di Guelfo, avvenuta
+nell’anno 1150, gli lasciava le mani sciolte, il Re volle infatti
+muovere veramente a Roma. Le pressanti rimostranze di Guibaldo
+dissiparono le sue primitive titubanze; la spedizione di Roma fu
+deliberata nel Settembre 1151 in due Diete dell’Impero, ed allora fu
+che Corrado degnossi rispondere ai Romani: ad arte tacque del Senato,
+ma la sua lettera indiritta al Prefetto della Città, ai Consoli, ai
+Capitani ed al popolo romano, significava loro con parole cortesi che
+accettava il loro invito, e ch’egli sarebbe venuto per ricomporre
+a pace le città d’Italia, per dar ricompensa ai fedeli e punizione
+ai ribelli[628]. Mandò ambasciatori così ai Romani, che al Papa,
+il quale, nel Gennaio dell’anno 1152, gli accolse a Segni. Furono
+subito d’accordo; Eugenio III abbandonò la causa di Rogero, ed ora
+financo esortò i Principi d’Alemagna, affinchè con tutte le loro forze
+assistessero il Re nella sua impresa di Roma[629].
+
+Però la sorte risparmiò una pagina oscura alla storia del primo
+degli Hohenstaufen, nella quale egli avrebbe fatto comparsa di nemico
+inglorioso della Republica romana, e di uomo ligio ai servigi del Papa.
+Quel forte Principe morì nel dì 15 Febbrajo dell’anno 1152, mentre
+stava allestendosi alla spedizione: da dopo di Ottone I fu il solo
+Re tedesco che non abbia portato la corona imperiale; nè questo scemò
+per nulla la potenza sua. Le migliaia di morti che la nazione tedesca
+solè sempre sacrificare ad ogni coronazione d’imperatori a Roma furono
+invece questa fiata immolate nei deserti di Siria. E in tal guisa gli
+Italiani amanti della patria potranno, almeno una volta, celebrare a
+gloria di un Re tedesco che, ad onta delle pressanti instanze d’Italia
+(d’ordinario si dimenticano siffatti inviti), non sia disceso dalle
+Alpi, Attila devastatore: ed eglino potrebbero congratularsi colla
+loro terra, che in quindici anni nei quali nessun esercito tedesco
+la attraversò, avesse goduto di felice stato, se sventuratamente non
+dovessero essi stessi confessare, che mai Italia non fu così disunita e
+travagliata da feroce guerra civile, quanto in questi quindici anni di
+storia prettamente italiana[630].
+
+Morto Corrado, al trono tedesco salì, nel giorno 5 di Marzo, il nipote
+suo Federico, quell’immortale eroe Barbarossa, che diventar doveva
+gloria di Alemagna, spavento d’Italia. Così Eugenio che i Romani furono
+pronti a sollecitare l’amicizia del nuovo Principe, ma la Republica
+tosto vide con occhio geloso che al solo Pontefice erano mandati
+ambasciatori regî. Una lettera espresse il malumore dei Romani e le
+idee che essi si facevano delle attenenze giuridiche esistenti fra
+l’Imperatore e Roma. «Io mi rallegro», così scriveva a Federico un
+aderente di Arnaldo, «che Voi siate stato eletto dal Vostro popolo
+a re, ma lamento che seguiate i consigli di preti e di frati, le cui
+dottrine hanno sconvolto ogni divina e umana cosa, e che della elezione
+Vostra non interroghiate, come pur dovreste fare, la mente della
+Città santa, signora del mondo, fattrice di tutti gl’Imperatori». Chi
+scriveva, deplorava che Federico volesse ricevere, come avevano fatto i
+suoi antecessori, la corona imperiale dalle mani di fratacci infinti,
+eretici, apostati, cui chiamava seguaci di Giuliano; e colle sentenze
+di san Pietro e di san Girolamo alla mano, gli dimostrava che il clero
+non s’aveva ad impacciare di diritti secolari; sbertava la donazione
+di Costantino, stupida fiaba, di cui ridevano fin le vecchie comari;
+dichiarava che l’Impero e ogni officio di magistrati erano emanazione
+della maestà del popolo romano, cui solo pertanto si spettava di
+creare Imperatori; gli chiedeva finalmente che mandasse a Roma suoi
+ambasciatori insieme a dei giureconsulti, per comporvi l’Impero sulla
+base del diritto, conformemente alla legge di Giustiniano, e per
+impedire che vi avvenisse una rivoluzione[631]. Gran passi per buona
+ventura aveva pur fatto l’intelletto umano nelle vie del progresso!
+
+I Romani de’ nostri giorni, combattendo la signoria temporale del Papa,
+ricavarono le loro ragioni dalla maestà della nazione italiana, di cui
+Roma doveva essere la città capitale, e innanzi al cui diritto naturale
+doveva cedere quello puramente storico de’ Pontefici: queste ragioni
+anch’eglino, come i loro antenati, suffragarono argomentando, che il
+Papato doveva essere soltanto un officio spirituale, e ciò affermarono
+coll’autorità della Bibbia e dei Padri ecclesiastici. Ma i loro avi
+dell’età di Arnaldo non ci capivano verbo del principio di unità della
+nazione; eglino si assidevano sul piedistallo dell’antichità. Per loro
+la maestà del popolo romano era la fonte di ogni specie di podestà;
+l’Impero romano, un’idea indestruttibile; l’Imperatore, il magistrato
+della Republica, eletto dal popolo, e da questo messo in officio.
+Rigettato come una fandonia, che Costantino avesse trasferito nei Papi
+la podestà imperatoria, misero in derisione quel che si diceva, che i
+Pontefici misticamente derivassero da Cristo o da san Pietro il loro
+diritto d’investitura; e, seguendo l’ampio progredimento delle idee
+democratiche, pronunciarono questa verità di ragione: non darsi reame
+alcuno per la grazia di Dio; la podestà della corona essere soltanto
+officio che emana dal popolo. Tuttavolta, i Romani del secolo duodecimo
+composero l’Impero sul fondamento tradizionale, e per loro legittimo,
+del giure romano: e accarezzarono i gusti di un monarca spasimante di
+dominazione, allorchè gli vennero dicendo che, conforme al diritto
+Giustinianeo, l’Imperatore era la massima podestà legislatrice del
+mondo; però chiesero che questa podestà ei tenesse di averla per
+mandato del Senato e del popolo. In tal guisa crearono una mescolanza
+del despotismo cesareo di Giustiniano e dei diritti fondamentali della
+democrazia.
+
+Federico I doveva pertanto scegliere quale dei due, Papa o Comune
+romano, ei volesse avere per iscaturigini del suo Impero: approvò
+egli tutte le ragioni che avevano i Romani contro il sommo diritto
+d’investitura che il Pontefice attribuiva a sè stesso; si beffò
+dell’arroganza del Senato che gli parve assurda cosa, e, come tutti i
+suoi predecessori, deliberò anch’esso di farsi, «per la grazia di Dio»,
+coronare dal Papa. Negli inizî del suo regno si attenne a prudenza e ad
+un indirizzo conservativo; senza darsi per inteso della nuova Republica
+di Roma, proseguì nei negoziati cominciati da Corrado, e, di già nella
+primavera dell’anno 1153, un trattato fu conchiuso a Costanza col Papa:
+Federico in quello si obligò di non far senza di lui pace con Roma, nè
+colla Sicilia, ma di voler dar opera che la Città tornasse suddita alla
+santa Sede, quel tanto che eralo stata cent’anni addietro. Promise che
+conserverebbe al Pontefice il dominio temporale, ed in cambio Eugenio
+lo fe’ certo che lo coronerebbe imperatore, e che presterebbe ogni
+specie di aiuti al trono di lui[632].
+
+Questi trattati destarono un commovimento veemente a Roma. Il partito
+de’ moderati soccombette; i democratici non vollero saperne più di
+autorità del Papa, nè di quella dell’Imperatore, ma chiesero che si
+abolisse la costituzione convenuta con Eugenio, e che si componesse
+un Senato di cento membri, con due Consoli da eleggersi ad ogni anno.
+Eugenio mise Federico a parte di questi fatti, e vi diè colore che
+fossero tumulti della plebe, la quale da sè volesse eleggersi adesso un
+Imperatore. E per fermo i Romani minacciavano di respingere l’Impero
+tedesco come un’usurpazione, e di darsi un Imperatore loro proprio e
+nazionale; sennonchè evvi soltanto una lettera di Eugenio che sopra
+questi notevoli avvenimenti getta una fievole luce[633].
+
+Tuttavolta, omai nell’autunno del 1152, il Papa potè muovere di Segni
+a Roma, e sulla fine di quell’anno entrare nella Città, dove gli
+eccessi dei democratici avevano reso tutti i moderati inclinevoli ad un
+aggiustamento con lui. Senato e popolo lo accolsero con dimostrazioni
+d’onoranza, dopochè egli, così vuolsi supporre, ebbe accettato il
+Comune[634]. E può darsi che si concedesse anche ai nobili discacciati
+di fare ritorno; però questi maggiorenti continuarono ad avversare il
+Senato, dacchè erano consoli dei Romani e cortigiani del Papa[635].
+Eugenio III potè finire in pace i suoi giorni a Roma, e coll’ajuto del
+popolo financo soggiogare alcuni Baroni ribelli nella provincia[636].
+La mitezza accorta giunse a ottenere ciò che colle armi non avrebbesi
+potuto conseguire. «Con beneficî e con donativi Eugenio s’affezionò
+tutto il popolo, in modo tale che egli governò la Città quasi a
+suo volere assoluto; e se morte non l’avesse rapito, coll’ajuto del
+popolo avrebbe tolto ai Senatori di nuovo impianto la dignità da loro
+usurpata»[637].
+
+Eugenio III morì a Tivoli il dì 8 di Luglio 1153, e con magnifiche
+festività fu sepolto nel san Pietro. Questo discepolo non fastoso, ma
+prudente, di san Bernardo (anche il Santo morì poco dopo di lui, addì
+20 di Agosto) non cessò mai di vestire sotto alla porpora il cilicio
+di Chiaravalle: le stoiche virtù del monacato gli furono compagne nella
+sua vita tempestosa, e gli infusero quella forza di resistenza passiva,
+che sempre fu l’arma più efficace de’ Papi[638].
+
+
+
+
+CAPITOLO QUINTO.
+
+
+§ 1.
+
+Anastasio IV. — Adriano IV. — Questi scaglia su Roma l’interdetto.
+— Arnaldo da Brescia è discacciato. — Federico I viene a Roma per
+torsi la corona. — Prigionia di Arnaldo. — Controversia della staffa.
+— Discorso dei Senatori al Re, e risposta di questo. — Il Re muove a
+Roma.
+
+Corrado, cardinale della Sabina, romano della Suburra, salì alla
+cattedra pontificia nel giorno 12 Luglio dell’anno 1153, con nome di
+Anastasio IV: concordi furono tutti nella sua elezione, nè il Senato
+la turbò con inciampi. Sebbene i Senatori assistessero colla loro
+presenza agli atti elettivi, non per questo si ingerirono nelle cose
+di ordine ecclesiastico; però i Papi, che s’avevano tolto dai piedi
+la confermazione imperiale, videro contro a sè estollersi una potenza
+nuova, la quale rifiutava di riconoscer loro per pontefici, se eglino
+non riconoscevano quella per autorevole. Pare che il vecchio Anastasio
+non si prendesse licenza di attaccar briga colla costituzione di
+Roma: egli visse tranquillo nella Città, e in essa morì, ai 3 Dicembre
+1154[639].
+
+Papa diventò allora un uomo di rara energia, Nicolò Breakspear,
+anglosassone, nativo di Sant’Albano in Inghilterra. Nato di un povero
+prete, fame, vergogna della sua miseria, desiderio d’istruirsi lo
+avevano costretto ad andarne in Francia, e colà finalmente, dopo casi
+molti, era diventato priore di san Rufo, vicino ad Arles[640]. La sua
+coltura, i suoi talenti oratorî, la bella persona avevano attirato su
+di lui gli occhi di Eugenio III, allorchè per negozî del suo convento
+Nicolò era venuto a Roma; il Papa lo aveva fatto cardinale di Albano, e
+lo aveva mandato da suo legato in Norvegia. Nicolò ordinava con molta
+fermezza gli affari ecclesiastici di quel paese, e, tornato proprio
+adesso dalla sua missione, era eletto pontefice con voti unanimi,
+per guisa che ai 5 Dicembre 1154 saliva alla santa Sede con nome
+di Adriano IV. Una sol volta gli Inglesi tennero la cattedra di san
+Pietro con uno di lor gente, e questo unico loro Papa fu uomo che da
+fanciullo aveva peregrinato in terra straniera, per torsi all’onta di
+andare elemosinando nella sua patria. Anni trascorsero, e l’accattone
+di Sant’Albano salì tanto alto da scrivere al Re d’Inghilterra, che
+Irlanda ed altre isole a buon diritto erano proprietà di sè, pontefice.
+
+Adriano IV s’inalberò tosto con aria di padrone contro al Comune
+romano; il Senato negò a lui reverenza, egli negolla al Senato. Volle
+il Papa rovesciare la costituzione del Campidoglio e sperò giungerne
+a capo colle armi di Federico, che omai nell’Ottobre era sceso in
+Italia. Chiese che Arnaldo fosse bandito, sì come i suoi antecessori
+avevano domandato, senza che mai fosse loro riuscito di ottenere. Il
+più pericoloso di tutti gli eretici aveva potuto per una serie di
+anni predicare le sue dottrine per le chiese e per le vie di Roma,
+in faccia dei Papi, perocchè il Senato lo proteggesse ed il popolo
+lo idolatrasse. Confidava Adriano IV che, colla caduta di quel solo
+demagogo, sarebbene ita spacciata e sepolta la Republica; e i Romani,
+che poco potevano aspettarsi da Federico, si volgevano in secreto a
+Guglielmo I, il quale nel Febbraio dell’anno 1154 era succeduto al
+suo celebre padre Rogero sul trono di Sicilia, ed era tosto venuto a
+controversia col Papa: può darsi che lo si invitasse ad occupare colle
+armi lo Stato della Chiesa prima che a Roma venisse il Re tedesco[641].
+
+Non peranco Adriano aveva potuto prender possesso del Laterano, ma
+dimorava nel san Pietro munito di castello. Ciò che ai dì nostri si
+propose al Papa, che stesse contento della città Leonina, e come un
+grande abate vi abitasse in libertà monastica, i Romani a quel tempo
+avevano effettuato; ed invero Adriano IV era ristretto al possedimento
+della Leonina sola. Cresceva l’odio contro ai preti, e le necessità
+civili dei Romani venivano a dar di cozzo nella contrarietà che quelli
+opponevano loro: le cose precipitarono ad una catastrofe; un Cardinale
+era preso nella via Sacra a pugnalate e ferito a morte, e Adriano,
+tenendo questo fatto in conto di un delitto perpetrato contro la
+maestà della Chiesa, scagliava su Roma l’interdetto. Quantunque altri
+Papi fossero stati insidiati da’ Romani nella persona, tutta volta
+non uno d’essi, prima di Adriano, aveva osato di adoperare contro la
+Città quella ch’era la più formidabile di tutte le spaventose armi
+usate a quell’età[642]. Non se ne arretrò il risoluto Inglese, e
+gettò la sua maledizione su di Roma, affine di strappare alle angustie
+superstiziose del popolo la cacciata di Arnaldo. L’interdetto era, per
+così dire, un modo di affamare moralmente il popolo, e convien pensare
+agli effetti che esso produceva sugli animi credenti d’allora, per
+darsi un’idea della sua influenza. L’interdetto faceva cessare tutte
+le ceremonie del culto; non più s’udiva squilla di campana; non più
+messe, non sacramenti, se si eccettuino il battesimo e la comunione
+data ai moribondi, e anche questi cinti di forme terribili. I morti
+non si seppellivano più in terra consecrata, e la benedizione nuziale
+s’impartiva nei cimiteri. Mai la scaltrezza umana non ha saputo
+inventare un’arma sì incruenta e pur sì terribile di potenza come
+questa fu; nè in età di superstizione v’ebbe alcun altro modo più di
+questo efficace a domare financo Principi poderosi, poichè una parola
+pronunciata dalla bocca di un prete possedeva la forza di commuovere
+a sommossa i popoli messi a disperazione. Prima del secolo duodecimo,
+si aveva posto in opera l’interdetto soltanto rarissime volte;
+dappoi i Pontefici lo pronunciarono sovente contro a città ed a paesi
+intieri: sennonchè il crudele partito di punire pochi rei col tormento
+d’innumerevoli innocenti, si ritorse a danno della Chiesa stessa,
+giacchè diminuì l’amore per essa e ne ebbero fomite le eresie; alla
+fine l’efficacia scemò collo spesso uso e colla cultura crescente[643].
+
+Poco tempo i Romani affrontarono l’interdetto con braveria sprezzante;
+la gente pia e debole, le donne ed i preti misero fine alla resistenza,
+massime dacchè correva il quarto giorno della settimana santa senza che
+si celebrasse la messa. Al mercoledì, il popolo si sollevò con grida
+tempestose; i Senatori messi alle strette da quel tumulto, si gettarono
+ai piedi del Papa invocandone mercè[644], ed egli consentì a levare
+l’anatema, purchè Arnaldo fosse subito discacciato. Lo sventurato
+riformatore subì la sorte di tutti i profeti; il popolo ch’egli aveva
+ammaliato per sì lungo tempo, lo rinnegò all’istante; ed egli fuggì di
+Roma dopo di avervi per nove anni dedicato tutto il suo ingegno a pro
+della libertà cittadina. Ramingando dal ricovero di uno a quello di
+un altro aderente, di castello in castello, sperava il proscritto di
+giungere a rifuggirsi presso una delle Republiche dell’Italia di mezzo,
+dove giungerlo non potesse il braccio del Papa. Nel mercoledì santo,
+che fu il giorno 23 di Marzo, Adriano tolse l’interdetto; si rimosse da
+Roma la tenebra morale, e con processioni festanti fu condotto il Papa
+per la prima volta in Laterano.
+
+Frattanto Guglielmo I premeva di guerra la Chiesa; il suo esercito
+assediava primamente Benevento, indi passava il Liri, incendiava
+Ceperano, Babuco, Pofi ed altre castella del Lazio, ma tosto dopo con
+orribili devastamenti tornava indietro da Frosinone ad Aquino, poichè
+il Re tedesco veniva avvicinandosi, e Roma se ne stava cheta. Già
+Federico I era in Toscana, ed esortava Pisa ad allestire la sua flotta
+per la guerra che egli pensava di rompere adesso contro a’ Normanni,
+mettendosi in lega col Papa, coi fuorusciti Pugliesi e coll’imperatore
+Emanuele. Precedeva i passi di Federico lo spavento delle geste di
+guerra che egli aveva compiuto in Lombardia; veniva, più formidabile
+di Enrico V, dalla via Tusca, nè il Papa sapeva se in lui gli sarebbe
+per capitare un amico o un nemico. La sorte di Pasquale aveva fatto
+un’impressione incancellabile sulla Curia, e nessun trattato bastava
+ad attenuare le diffidenze che duravano fra la podestà civile e quella
+ecclesiastica. Allorchè i Re tedeschi si avanzavano contro di Roma,
+ne tremavano i Papi inermi, come innanzi a nemici che venissero per
+trucidarli; quanto ai Re, li turbava il pensiero se forse non era loro
+serbata la sorte di perire a Roma di coltello o di veleno: e sotto
+ai palii di seta ed ai fiori si celavano omai le spade affilate, che
+i Romani senza fallo avrebbero brandito per dare addosso al nemico
+di lor nazione. Quando poi la coronazione si celebrava, i Papi erano
+altrettanti Danielli nella fossa dei leoni; sennonchè eglino sapevano
+destramente cingere di un incantesimo morale i corrucciati Re romani,
+e lieti finalmente respiravano, una volta che quei terribili avvocati
+della Chiesa, ottenuta la corona, lasciate pergamene, combattuta la
+solita pugna che nella città Leonina succedeva alla coronazione, si
+partivano di Roma.
+
+Sui primi di Giugno andò Adriano a Viterbo, accompagnandolo Pietro
+prefetto, Odone Frangipane e altri maggiorenti della sua corte.
+Lo poneva in angustia la venuta di Federico che s’avanzava a passi
+rapidi oltre l’usato; laonde mandava ad incontrarlo tre Cardinali
+che s’avvennero col Re presso a San Quirico in Toscana. Volle il Papa
+tastarne l’animo, e perciò chiese che gli si desse in mano l’eretico
+Arnaldo. Questo sventurato, poco tempo prima, a Bricole in Val d’Orcia,
+era caduto in potere di Odone cardinale, ma i Visconti di Campagnatico
+lo avevano liberato, e, condottolo in buona sicurezza ad un castello,
+quivi lo onoravano «come profeta»[645]. Desiderava Federico di
+rimuovere qualsiasi ostacolo alla sua coronazione, e pertanto non
+esitò di dar prova del suo buon volere; mandò soldatesche contro quella
+rocca, fece imprigionare uno dei Visconti, e, costrettolo a dargli in
+balìa Arnaldo, l’amico di Abelardo fu consegnato ai legati del Papa,
+per esser giudicato a Roma come ne fosse venuto tempo.
+
+Con trepide cautele si negoziò della coronazione: Adriano, diffidando,
+s’era ritirato a Civita Castellana, ma tranquillavalo Federico,
+facendogli nuovamente giurare che adempirebbe al patto di Costanza.
+L’esercito tedesco s’era attendato a Campo Grasso vicin Sutri, e là
+il Papa doveva scendere da Nepi, e scambiare i saluti coll’Imperatore.
+Allorchè Adriano, nel giorno 9 di Luglio, cavalcò verso il padiglione
+del Re avvenne uno stranissimo caso al cospetto di tutto l’esercito. Il
+Monarca, giovine e orgoglioso, non mosse un sol passo incontro al Papa,
+volendo iscansare l’umiliazione di tenergli la staffa, perciocchè da
+lungo tempo i Pontefici pretendessero a siffatto omaggio, e parecchi
+Principi prestato lo avessero. Per verità, a ricordanza della umiltà
+di Cristo, i Papi s’appellavano «servi dei servi di Dio», ma in pari
+tempo esigevano che gl’Imperatori servissero loro da staffieri. La è
+cosa comica vedere il terror panico che l’inosservanza di una siffatta
+ceremonia spargeva fra i Cardinali; voltate le briglie dei loro
+cavalli, essi se la batterono a Civita Castellana, piantando il loro
+Papa solo in quell’imbroglio. Sbigottito, discese questi di sella per
+porsi a sedere sopra una scranna; soltanto allora gli venne innanzi
+il giovine eroe, e gli si prostrò a’ piedi, ma il Pontefice, punto
+dell’offesa, negò di dargli il bacio della pace. Una miserabile staffa
+diventò l’argomento di lunghe e serie discussioni fra i due sommi capi
+della Cristianità, fino a che alcuni Principi, i quali nei tempi andati
+avevano accompagnato Lotario a Roma, indussero il Re a cedere in quella
+disputa puerile. Il dì dopo, il poderosissimo Imperatore si mutò nello
+scudiere del Vicario di Cristo, poichè per uno spazio di via quanto
+misura un trar di pietra, camminò presso al palafreno dell’antico
+mendicante di Sant’Albano, e gli resse fortemente la staffa[646].
+
+Non ancora Federico aveva adito la voce della città e del popolo dei
+Romani, seconda podestà che aveva diritto legittimo di prender parte
+all’elezione dell’Imperatore. Ancor stavasi in dubbio da una banda e
+dall’altra del comportamento che dovessero tenere, ed incerto era se
+Roma avesse ad aprire le porte oppur a chiuderle: soprattutto nessun
+Re era peranco stato coronato imperatore, dacchè in Campidoglio
+s’era costituito il Senato, nè Imperatore alcuno aveva finora dato
+al Senato la conferma. Di qua di Sutri ambasciatori della Republica
+si presentarono a Federico. Le loro richieste, il loro discorso,
+la risposta che vi diede l’Hohenstaufen, sono preziosi documenti di
+quell’età.
+
+«Noi, ambasciatori della Città», così dissero superbamente quei Romani
+del Campidoglio, «uomini di Roma non minimi, siamo spacciati dal
+Senato e dal popolo alla eccellenza tua, o Re ottimo. Ascolta benevolo
+quel che ti offre l’illustre signora del mondo, di cui tu, coll’ajuto
+divino, presto sarai imperatore. Se vieni recando pace, ne godo. Tu
+chiedi l’impero dell’orbe, ed io mi levo lieta, e ti corro incontro a
+portartene la corona. Perchè infatti non dovresti venire con pace e con
+grazie al popolo tuo, che, inteso a scuotere l’indegno giogo dei preti,
+ha avuto così lunga e ansiosa aspettazione della tua venuta? Torni
+lo splendore dei tempi vetusti, torni libertade alla Città illustre;
+riprenda Roma sotto un tanto Imperatore le briglie della dominazione
+universale sul mondo ribelle; accoppii il suo reggitore insieme col
+nome anche la gloria di Augusto! Tu sai come la città di Roma colla
+saviezza del suo Senato e col valore dei suoi cavalieri ebbe steso il
+braccio poderoso dall’uno all’altro mare, fino agli ultimi confini
+delle terre, che dico? fino alle isole oltre l’orbe. Non le onde
+dell’Oceano, non le Alpi inaccessibili poterono proteggere i popoli;
+la prodezza romana tutti loro conquise. Ma ahimè! (così la colpa
+punisce sè stessa), la gloriosa nobiltà principesca del nostro vecchio
+tempo (dico del Senato) sparve d’infra noi, sonnecchiò in pigrizia non
+più valida alle armi, e insieme colla cadente saviezza perì anche la
+forza. Allora assursi io; per rinnovare la gloria tua e quella della
+divina Republica restaurai il Senato e l’ordine equestre, affinchè, col
+consiglio di quello e colle armi di questo, al romano Impero e a te
+ritornasse la maestà antica. Non dovrà sentirne letizia l’eccellenza
+tua? un’opera tanto gloriosa e profittevole alla tua dignità, non ti
+parrà degna di ricompensa? Odi dunque, o Principe, con benigna pazienza
+quel poco che devo dirti dei tuoi e dei miei doveri; ma prima de’ tuoi
+che de’ miei: _Ab Jove principium!_ Mio ospite eri, ed ora cittadino
+mio ti ho fatto. Ciò che mio era di diritto, a te diedi. Perciò obligo
+hai primieramente di mantenere le mie buone consuetudini, e di giurare
+le vecchie leggi sancite con istromenti scritti da’ tuoi predecessori,
+affinchè furore barbarico ad esse non nuoca. Ai miei officiali, cui si
+spetta gridarti imperatore dal Campidoglio, pagherai cinquemila libbre;
+a prezzo del tuo sangue impedirai che sia tesa insidia alla Republica:
+tutto ciò convaliderai con giuramento e con scritture»[647]. A questo
+punto Federico fieramente sdegnato troncò la parola in bocca agli
+oratori, i quali con magniloquenza italiana proseguivano ad arringare.
+Sbigottiti tacquero, e, mentre tutto ciò avveniva, l’uomo il quale
+aveva acceso nel loro animo gli spiriti arditi espressi nel discorso,
+stava incatenato dentro di una tenda, aspettando la decisione del suo
+destino, che un’orazione di questa specie doveva render più presta.
+
+Infiammato di collera, il giovine Principe si rizzò davanti ai
+Senatori; udendo l’ampolloso discorso di quegli uomini di una città
+decaduta e oppressa da’ preti, che si arrogavano un linguaggio quale
+l’antico Senato non aveva mai osato di adoperare innanzi ai Cesari,
+forse ei credette vedersi innanzi dei forsennati o degli spettri sorti
+dai sepolcri di Roma. Non v’era contrapposto più vivo di quello in cui
+un Imperatore di nazione tedesca, massime Federico I, si trovava coi
+Romani; nè l’Hohenstaufen, tronfio della coscienza della sua forza,
+capiva che cosa fosse il sentimento nuovo che inspiravano le città
+d’Italia: tuttavolta, il nome di Roma imponeva ancora così tanta
+reverenza, che egli degnossi di rispondere[648].
+
+«Molto», diss’egli con accento di sprezzo, «molto udii celebrare il
+valore dei Romani, ma più assai la loro saggezza. Perciò mi reca
+meraviglia che il vostro discorso sia tanto rigonfio di sciocca
+arroganza e tanto scipito di buon senso. Tu mi poni davanti agli
+occhi la nobiltà della tua vecchia Città, ed esalti fino alle stelle
+il passato della tua Republica. Lo so, lo so, e col tuo Storico dico
+anch’io: un dì v’ebbe virtù in questa Republica. Ma Roma conobbe
+quanto mutino le sorti delle cose sotto la luna; forse che questa sola
+Città poteva scampare al destino che regge tutte le cose umane? Noto
+è al mondo che primamente il fiore della tua nobiltà, di questa Città
+nostra, fu trasportato a Bisanzio, ed è noto quanto a lungo il Greco
+degenere abbia succhiato le tue midolle preziose. Più tardi su di essa
+piombò il Franco, per geste preclaro come lo dice il nome; ed egli ti
+tolse fin l’ultima reliquia che ti avanzava di nobile ed eletta natura.
+Vuoi tu sapere dove si ricoverarono la gloria antica della tua Roma,
+la dignità severa del Senato, la valorosa disciplina dei cavalieri,
+l’arte della guerra, l’invitto coraggio nelle battaglie? Appo noi
+Tedeschi adesso tutto questo si trova; a noi venne tutto questo insieme
+coll’Impero. Da noi sono i tuoi Consoli, da noi il tuo Senato, nostre
+sono le tue legioni. Alla saviezza dei Franchi ed alla spada dei suoi
+cavalieri devi andar grata se vivi. Dica la storia se i nostri defunti
+illustri, Carlo ed Ottone, ricevessero la Città per grazia di uomo
+qualsiasi, oppure se mercè la loro spada la togliessero col resto
+d’Italia di mano ai Greci ed ai Longobardi, e indi la annettessero
+all’Impero de’ Franchi. Lo seppero i tuoi tiranni Desiderio e
+Berengario; vecchi morirono in prigionia de’ Franchi, e la nostra
+terra ne serba ancora le ceneri. Ma tu dirai: i novelli Imperatori
+furono da me chiamati. Furono; e che perciò? te opprimevano nemici,
+e nemmanco dei molli Greci potevi col solo tuo braccio liberarti.
+Allora chiedesti l’ajuto dei Franchi; e supplichevole invocazione fu,
+non richiesta: misera, invocasti chi era felice; debole, invocasti il
+forte; angustiata, supplicasti il potente securo di sè. Così chiamato
+venni anch’io. Il tuo signore diventò mio vassallo, e tu fino ad oggi
+fosti mia suddita. Legittimo possessore sono. Or chi oserà strappare
+all’Ercole la sua clava? Forse il Siciliano in cui tu speri? Siagli
+maestro il passato, perciocchè il braccio dei Tedeschi non si sia fatto
+debole. Tu mi chiedi di tre specie giuramento; ma odi: o la tua domanda
+è giusta, o no: se non è, nè tu chieder puoi, nè io accordare; se è, io
+non farei che confessare un obligo assunto di mia spontanea volontà;
+dunque superfluo sarebbe legarlo ad un giuramento[649]. Com’è che
+io potrei ledere il giusto, io che mallevarlo voglio ai più meschini
+uomini? Com’è che non dovrei difendere la sede del mio Impero, io che
+ho risoluto di restaurarne l’ampiezza? Lo prova la Danimarca testè
+soggiogata, e ancor più terre ne farebbero fede, se quest’impresa
+di Roma non me ne avesse distolto. Tu chiedi per ultimo promessa di
+moneta. Ma Roma non si vergogna di tirar mercato col suo Imperatore
+come si suol fare con un sensale? Dunque ei deve essere pagatore del
+primo che capita, piuttosto che dispensatore di grazie? Alla gente
+minore si chiede l’adempimento di un obligo; i maggiori non fanno che
+largire beneficî. Perchè dovrei io non mantenere ai tuoi cittadini
+l’usanza tramandata dai miei padri illustri? No! la mia entrata
+dev’essere festa di gioia per la Città, ma a coloro che ingiustamente
+chiedono ingiuste cose, io per giustizia tutto ricuserò»[650].
+
+La risposta di Federico (nella forma che le dà lo storico Ottone
+di Frisinga, zio di lui) era tale da schiacciare i Romani sotto il
+suo peso; era l’espressione dell’orgoglio nazionale tedesco giunto
+all’apogeo di splendore dei suoi trecento anni di dominazione del
+mondo: però eccessiva cosa sarebbe stato, se il Re lo avesse indiritto
+soltanto ai deboli Senatori di Roma; piuttosto era il manifesto in cui
+l’Hohenstaufen prima della coronazione bandiva le sue idee di regno.
+L’Ercole, colla clava della sua podestà despotica, sfracellava le
+pretensioni di tutti gli altri; atterrava a un tratto anche il Papa,
+che affermava sè essere solo e vero facitore di Imperatori. Ed invero
+non s’aveva forse osato dipingere in Laterano il condiscendente Lotario
+che ginocchioni riceveva la corona dalle mani del Papa? e intorno al
+quadro s’era posta questa audace scritta:
+
+ _Rex stetit ante fores jurans prius urbis honores,_
+ _Post homo fit Papae, sumit quo dante coronam_[651].
+
+L’imprudenza dei Senatori di provocare con tanta millanteria un potente
+s’addiceva tutta al concetto fanatico che di Roma eglino si avevano
+foggiato. Ma se allora, dentro alla tenda imperiale, si fosse trovato
+un uomo maggiore per intelletto delle idee di quell’età sua, avrebbe
+dovuto far le risate che eziandio Federico coltivasse in mente, con
+pari esaltazione dei Senatori, il fantastico concetto che l’Imperatore
+romano tenesse podestà legittima sul mondo[652].
+
+Gli ambasciatori romani montarono a cavallo e tornarono stizziti a
+Roma; nè Federico altro adesso poteva aspettarsi fuorchè la Republica
+gli chiuderebbe in faccia le porte della Città, e si difenderebbe.
+Il Papa lo consigliò che alla chetichella facesse occupare il san
+Pietro e la città Leonina da milizie scelte, le quali vi sarebbero
+state accolte dalle genti pontificie. E consigliò che a quella schiera
+si aggiungesse il cardinale Ottaviano favorevole alla parte tedesca,
+e ambizioso rivale suo: in tal modo egli lo allontanava dalla tenda
+dell’Imperatore. Furono così pertanto mandati innanzi mille uomini a
+cavallo, i quali, senza contrarietà, sull’alba del giorno 18 di Giugno,
+presero possedimento della città Leonina[653].
+
+
+§ 2.
+
+Coronazione di Federico I. — Il popolo romano si solleva. — Battaglia
+nella città Leonina. — Supplizio di Arnaldo da Brescia. — Indole e
+influenza di lui. — Federico si ritira nella Campagna. — Ritorna in
+Germania.
+
+In quel dì stesso Federico mosse in ordinanza di battaglia, e, senza
+che i Romani venissero a salutarlo, da Monte Mario entrò nella città
+Leonina, dove lo attendeva il Papa che ve lo aveva preceduto. La
+coronazione si celebrò subito nel san Pietro che era occupato dalle
+milizie. Le grida di giubilo dei Tedeschi risonarono come scrosci
+di tuono per l’alto duomo, allorchè il Barbarossa, eroe favorito
+del popolo alemanno, ricevette la spada, lo scettro e la corona
+dell’Impero[654]. Ma Roma non lo riconosceva per suo imperatore; la
+città teneva sbarrate le porte, e il popolo romano stava raccolto
+in armi sul Campidoglio. L’Impero del medio evo era una ombra vana
+anche in Roma, e nulla lo dimostra meglio di queste coronazioni che
+in fretta e in furia si compievano nel sobborgo pontificio, mentre
+con grande ansietà si aspettava che i Romani (dai quali gl’Imperatori
+traevano il loro titolo) piombassero con ispade sguainate di qua del
+Tevere. Un abisso profondo nelle opinioni, nei bisogni, nell’origine
+di stirpe, separava gl’Imperatori di nazione germanica dai Romani.
+Benchè questi odiassero lo straniero Adriano IV come loro principe
+territoriale, tuttavia lo potevano ancora come papa rispettare, laddove
+per Federico, giusto in questo tempo, non potevano avere che acerba
+antipatia. Le leggi della Città, che tutti gl’Imperatori solevano
+promettere di riverire, egli non aveva giurato; i voti dei Romani non
+aveva ascoltato, nemmeno udito le consuete loro acclamazioni, nè con
+donativi le aveva pagate: a buona ragione eglino si sentivano lesi nei
+loro diritti[655]. Giusta era la domanda che egli confermasse la loro
+costituzione; non avervi accondisceso era stato malcauto, e tempo venne
+in cui l’Imperatore se ne pentì, e a quei disprezzati cittadini prestò
+giuramento. Dopochè i Papi avevano cessato di essere candidati del
+voto elettivo del popolo romano il popolo si era visto rapire anche la
+parte che gli spettava nell’elezione del suo Imperatore; e in questa
+età, in cui le idee dell’antichità romana erano venute innestandosi in
+tutti i concetti giuridici delle cose civili e politiche, i Romani non
+si potevano indurre a confessare che Roma non fosse più altro che il
+luogo in cui l’Imperatore ed il Papa celebrassero la ceremonia della
+loro inaugurazione. Mentre altre città splendevano per ricchezza e
+per potenza, unico orgoglio della povera Roma questo era: essere Roma.
+Durava come tradizione il concetto universale ch’essa fosse la città
+capitale del mondo; in Roma Gregorio VII aveva assegnato al Papato
+il còmpito di rappresentare l’unità del mondo, e adesso i Romani
+fantasticavano di fare lo stesso per via della maestà del popolo e
+della magistratura imperiale dal popolo istituita.
+
+La pretensione continua de’ Romani di possedere ancora l’importanza
+antica di Senato e di popolo, le loro contese contro ai Papi, i quali
+intendevano a cancellare il concetto politico e civile di Roma, tutto
+questo impresse per secoli lunghi nella storia della Città un’orma
+profonda di stile tragico, che il pari non si diede in tutta la vita
+della gente umana. In questa lotta (continuò fino ai dì nostri, e
+sotto le sue impressioni stemmo scrivendo questa Storia) in questa
+lotta contro un destino sempre eguale, soli alleati dei Romani furono
+le mura Aureliane, il Tevere, la mal’aria, le ombre e i monumenti
+degli avi. Solamente al nostro tempo, poichè Roma non altro desiderò
+che discendere alle condizioni ordinarie di metropoli di un paese,
+d’Italia, la Città ebbe trovato la sua confederata nella nazione
+italiana.
+
+L’imperatore Federico, tenendo in capo il diadema di Carlo, si recò
+con poca accompagnatura al suo campo posto nei prati di Nerone, mentre
+il Papa rimase in Vaticano. Ma poco andò che, subito dopo il meriggio,
+i Romani fieramente si scagliarono contro la città Leonina, valicando
+il ponte del Tevere. Quanti nemici alla spicciolata trovarono,
+tanti uccisero; assaltarono il Vaticano, e piombarono sul campo di
+Federico, dove forse speravano riporre il loro profeta in libertà.
+L’Imperatore e l’esercito sorsero dalle mense, cui assisi festeggiavano
+la coronazione: corse il grido che Papa e Cardinali fossero caduti in
+mano del popolo[656]; Enrico il Leone passò per la breccia che un tempo
+Enrico V aveva aperto nelle mura, entrò nella Leonina, e si gettò in
+men che non dico alle spalle dei Romani. Tuttavia a quel valorosissimo
+esercito costò non poca fatica di mettere a dovere i cittadini romani;
+la loro prodezza dimostrò che la costituzione del nuovo ordine dei
+cavalieri non era stata cosa puramente fantastica. Vicino al ponte
+Sant’Angelo, e coi Transteverini presso all’antica Piscina, si combattè
+fino a notte con varia fortuna; finalmente gli sventurati Romani
+soccombettero schiacciati dalla forza maggiore. «Bisognava», scrive
+lo Storico tedesco, «bisognava vedere i nostri con che eroismo, con
+che ardimento picchiavano addosso ai Romani, quasi volessero dire:
+Qua su, pigliati, o Roma, ferro tedesco in cambio di oro arabico; di
+tal moneta Alemagna si compra l’Impero!» Pressochè mille Romani furono
+uccisi od annegarono nel fiume; più furono i feriti; da dugento caddero
+prigionieri; gli altri in rapida fuga si salvarono dentro al castel
+Sant’Angelo ed alla Città[657].
+
+Notizie di origine romana dichiarano che il Papa intercedesse a pro dei
+prigionieri, i quali erano dati in custodia di Pietro prefetto, rabido
+nemico della Republica. Tacciono quelle del supplizio di Arnaldo;
+pure puossi metter pegno che si compiesse subito dopo della battaglia
+combattuta nella città Leonina, mentre l’Imperatore era ancor bollente
+dell’ira. La fine del celebre Republicano è più oscura che quella di
+Crescenzio, perciocchè i contemporanei vi passino oltre lesti lesti,
+come se gli stimoli vergogna ovvero paura. Dopo che Arnaldo era stato
+consegnato in mano del Papa, questi lo aveva affidato alla guardia
+del Prefetto urbano, il quale colla sua potente famiglia di Capitani,
+ricca posseditrice di beni nella contea di Viterbo, aveva a lungo
+sostenuto guerra contro il Comune romano, e, gravi danni avendone
+sofferto, odiava fieramente Arnaldo[658]. Come ribelle, il Prefetto lo
+condannò, dopo che forse un tribunale ecclesiastico aveva su di lui
+pronunciato sentenza di eresia; e lo sventurato morì sul rogo, dove
+prima fu appiccato ad un palo, poi arso. Le sue ceneri si sparsero nel
+Tevere, poichè non si volle che i Romani se ne facessero reliquie e le
+venerassero; e questo dimostra fino a che segno il popolo lo adorava.
+Non v’è alcuno che dica del luogo ove il supplizio si eseguisse;
+tuttavolta devesi supporre che, piuttosto di altri siti, avvenisse
+nei prati di Nerone presso al Tevere, dove era stato ucciso anche
+Crescenzio[659].
+
+Il fumo che s’alzò dal rogo di Arnaldo bruttò la maestà
+dell’Imperatore, giovine ancora ma omai macchiato di sangue: il
+Lombardo cadde vittima delle necessità momentanee e dell’errato
+indirizzo politico di lui; ma di quell’uomo vivevano i vendicatori,
+i cittadini delle città lombarde, i quali avrebbero un dì costretto
+l’Imperatore a curvare il capo dinanzi alla gloriosa opera della
+libertà, cui lo spirito di Arnaldo aveva infuso così gagliardo
+impulso. Spesso la mano del potente, senza pur che la sua mente lo
+preveda, spezza le molle di grandi commovimenti, che lui stesso più
+tardi travolgono e signoreggiano. Però agli occhi di Federico Arnaldo
+da Brescia non si mostrava in quel rilievo ond’egli compare oggidì
+avanti noi, e può darsi che poco di lui avesse udito parlare. Che
+poteva calergli della vita di un eretico? E, se anche sarà stato
+ben informato dei fatti suoi, entrato una volta in lotta colle città
+dell’Italia settentrionale ed eziandio con Roma, poteva Federico dar
+favore a questo Lombardo, novatore politico e republicano? Comunque
+sia, Federico distrusse una forza rigogliosa che più tardi gli avrebbe
+potuto prestare di grandi servigi. Poca previdenza mostrò a Roma
+l’Imperatore: invece di comporre con serio benvolere la democrazia
+romana ad una giusta misura (e ciò gli sarebbe stato agevol cosa di
+fare), invece di ritorla poi all’influenza del Papa e di ridurla sotto
+l’autorità dell’Impero, egli la respinse da sè con disprezzo cieco,
+e si inimicò molte altre città; però all’ultima fine vide disfarsi e
+crollare tutti i suoi stravaganti disegni.
+
+Con Arnaldo da Brescia s’apre la schiera di quei martiri illustri
+della libertà che morirono sui roghi, ma i cui spiriti arditi sempre
+resuscitarono come la fenice dalle fiamme, per vivere di continua
+vita attraverso i secoli. Ben potè egli chiamarsi profeta, tanto
+chiaramente discernè l’indole del suo tempo, tanto lungi seppe
+prevedere una meta che Roma e Italia poterono raggiungere soltanto
+settecento anni dopo di lui. La sua età che aveva conseguito coscienza
+omai matura de’ suoi bisogni e delle sue forze, s’incarnò in lui,
+persona geniale di riformatore; così fu che il primo eretico politico
+del medio evo sbucciò dalla semenza che aveva posto la controversia
+delle investiture. La lotta delle due podestà e la forma nuova onde
+si costituirono le città, furono i grandi fenomeni pratici che a lui
+servirono di piedistallo storico[660]. Un impulso intimo della sua
+coscienza doveva attrarlo là dove s’accoglieva la radice di tutti
+i mali; se Arnaldo da Brescia non fosse stato a Roma, se a Roma non
+avesse finito la vita, ei sarebbe stato soltanto una persona incompiuta
+del suo tempo. Ma Roma non aveva un patrimonio di operosità popolare,
+continua e grande; ell’era sopraffatta dalla grandezza antica e in
+pari tempo premuta dalla soma delle due massime podestà del mondo, nè
+poteva a lungo mantenere la sua libertà civica. Tuttavia, ancora gran
+tempo dopo di Arnaldo, durò in Roma la costituzione cui può darsi che
+anch’egli abbia preso molta parte come legislatore; nè colà si spense
+mai la scuola degli Arnaldisti ossia de’ politici. Le quante volte
+in tesi filosofica o in ordine pratico s’ebbe combattuto lo stato
+secolaresco del clero, sempre fu Arnaldo che vi prestò un esempio di
+idealità storica; e questo a più forte ragione avvenne, dacchè il forte
+volere di lui non si lordò mai di bassi intenti[661]: invero gli stessi
+nemici suoi confessarono che quel che egli operò fece soltanto perchè
+convinzioni entusiastiche lo ispiravano. Per la grandezza del suo
+tempo, come per la potenza sociale delle idee, Arnaldo eccelse sopra
+tutti coloro che sorsero dopo di lui nel medio evo a combattere per la
+libertà di Roma. Fu paragonato al Savonarola; ma ogni animo temprato
+a sensi virili sente repugnanza dell’indole monastica del domenicano
+e delle tendenze sue alle visioni ed al meraviglioso, laddove non
+oracoli, non portenti si narrino dell’amico di Abelardo; chè anzi egli
+pare d’intelletto sano e gagliardo, e di mente lucidissima, sia perchè
+egli veramente fu tale, sia perchè molto di lui ha taciuto la storia.
+Le sue dottrine erano rigogliose di tanta vita, che ancora si sarebbero
+attagliate all’indole di questi nostri giorni; ancora oggidì Arnaldo da
+Brescia sarebbe il più popolare uomo d’Italia. Avvegnaddio le barriere
+alzate dal medio evo abbiano durato così ostinatamente a tener cinte
+Roma e Italia, che appena adesso potè trovar pace l’irato spirito di
+un eretico del secolo duodecimo, laddove l’ombra di Gregorio VII nulla
+possa più con ragione legittima chiedere al mondo[662].
+
+Il supplizio dell’uomo che era stato loro profeta, uomo di Stato, e
+legislatore, dovette accrescere smisuratamente l’odio dei Romani contro
+i due stranieri Adriano IV e Federico I. Però così incompleta fu la
+vittoria sanguinosa di Federico, che anche questo grande Imperatore, il
+quale sè medesimo teneva in conto di padrone legittimo dell’Occidente
+e dell’Oriente, dovette partirsi senza pur aver posto piede in Roma. I
+Romani a questo tempo si mostrarono veramente degni della loro libertà;
+con animo virile resistettero all’Imperatore, rifiutarono di vendergli
+viveri e volevano continuare la lotta; perciò Federico levò il campo
+omai nel giorno 19 di Giugno. Presi con sè Papa e Cardinali fuggiaschi,
+mosse a monte Soratte, tragittò il Tevere presso a Magliano, e, come
+Enrico V aveva fatto, passando da Farfa, giunse al ponte Lucano. Quivi
+con gran pompa celebrarono nelle tende la festività dei santi Pietro
+e Paolo, e il Papa vi assolse le soldatesche alemanne di ogni peccato
+del sangue sparso in Roma. Le città della Campagna furono pronte a
+prestare all’Imperatore il gravissimo tributo del _foderum_; altre
+gli fecero omaggio per ottenerne la protezione, e Tivoli (la quale per
+l’astio che nutriva contro a’ Romani s’era posta dalla parte del Papa)
+sperò adesso di potersi affrancare eziandio della podestà pontificia.
+Il Comune (alla cui testa adesso erano per certo dei Consoli)
+mandò infatti un’ambasceria che prestò omaggio all’Imperatore e gli
+consegnò le chiavi della città, come a suo principe: e Federico, per
+vendicarsi di Roma, coltivava in mente di render forte una terra che
+era fieramente avversa al Senato romano; ma Adriano reclamò invocando
+i diritti della Chiesa, e l’Imperatore, prosciolti i Tivolesi dal
+giuramento di sudditanza che testè prestato gli avevano, restituì la
+città al Papa[663]. La reddizione di Tivoli fu meschino ristoro dato al
+Pontefice, verso cui Federico non adempieva la prestatagli promessa di
+farlo signore di Roma.
+
+L’Imperatore, procedendo più in là, giunse a Tusculo, e fino alla
+metà del Luglio soggiornò ancora insieme con Adriano nei monti di
+Albano[664]. Di là ei davasi aria di voler combattere contro a Roma,
+ma la sua impresa tentennava senza uno scopo prefisso: non poteva
+acconsentire alle instanze che gli si facevano di muovere nelle Puglie
+contro di Guglielmo I, perocchè a ragione i suoi grandi vassalli si
+rifiutassero di secondarlo in quella guerra; nè alla stagione che
+correva poteva egli imprendere cosa alcuna contro di Roma. Le febbri
+estive scoppiarono nel suo campo; i soldati mormoravano di malcontento;
+laonde Federico abbandonò il Papa al suo destino, gli diè in mano
+i prigionieri, si congedò da lui a Tivoli, e per la via di Farfa
+tornò addietro. Nel suo cammino al settentrione ridusse in cenere con
+atrocissima ferocia Spoleto, la città longobarda di vetusta rinomanza:
+come l’antichità aveva chiamato Demetrio, così anche questo grande
+Hohenstaufen potè a ragione essere appellato lo «sterminatore di
+città»[665].
+
+
+§ 3.
+
+Adriano IV guerreggia contro re Guglielmo. — È costretto ad accordargli
+l’infeudazione. — Orvieto diventa città pontificia. — Adriano fa la
+pace con Roma. — Disaccordo fra il Papa e l’Imperatore. — Le città
+lombarde. — Adriano negozia con esse, e si disgusta con Federico.
+— I Romani si raccostano all’Imperatore. — Adriano IV muore. — Sua
+operosità. — Lamenta la sventura di esser papa.
+
+La partenza dell’Imperatore deluse il Papa in tutte le sue speranze.
+Non gli si aveva conquistato Roma, sì come stabilito s’era nel patto
+di Costanza; andava esule, e financo era fallita l’impresa di Sicilia.
+Presa dunque una forte risoluzione, Adriano raccolse vassalli e
+genti mercenarie, e nell’autunno andò a Capua e a Benevento. Di già
+aveva egli scomunicato Guglielmo I e sciolti del loro giuramento
+i popoli delle Puglie, e adesso veniva in persona ad afforzare la
+loro ribellione, e univasi ai Baroni sediziosi ed ai fuorusciti che
+capitavano a Benevento per prestargli omaggio[666]. La sollevazione di
+tutte le province, i moti vigorosi dei Greci, la fortuna che in breve
+tempo favoriva i Baroni, l’attività di un Papa avido di conquiste, che
+era l’anima della ribellione e ne raccoglieva i frutti, tutto questo
+indusse il fiacco figliuolo di Rogero a fare offerte favorevolissime
+al Papa; fra le altre v’era questa ch’ei si obligava di ridargli
+Roma a soggezione[667]. Però la pace non si conchiuse, avvegnachè
+vi ponesse impedimento la contrarietà di quelli fra i Cardinali che
+avevano sposato le parti dell’Impero; e allora, datosi tutt’a un
+tratto animo di sforzi vigorosi, riusciva a Guglielmo di portar via
+quasi di foga le Calabrie e le Puglie ai Greci ed ai Baroni; indi il
+Re moveva a Benevento, dove i profughi s’erano ricoverati presso al
+Papa. Fu la terza volta che la fortuna arrise ai Normanni cogli stessi
+prosperi risultamenti; Adriano in quelle angustie dovè abbandonare i
+suoi alleati e implorare pace. Dettolla il vincitore (era il Giugno
+dell’anno 1156) nei dintorni di Benevento, e quivi egli ottenne la
+triplice investitura di Sicilia, delle Puglie e di Capua; la ottenne
+bensì nuovamente come in feudo pontificio, ma molti diritti si
+riservò, per patto espresso, verso la Chiesa[668]. La pace fu conchiusa
+senza l’intervento dell’Imperatore che v’era interessato, ed il Papa
+infeudò un nemico dell’Impero con terre di cui Federico protestava
+esser sovrano: se ne irritò questi, e presto sorvennero altre
+ragioni ad aumentare la ruggine che già fra lui e il Pontefice s’era
+intromessa[669].
+
+Nell’estate Adriano tornò nello Stato della Chiesa, ma non risicò
+di andare a Roma. Egli accrebbe la potenza pontificia concludendo
+trattati con grandi vassalli e financo con città; così nell’Ottobre
+ei prese formalmente possesso di Orvieto[670]. Indi andò a Viterbo,
+dove d’allora in poi i Papi tennero frequente e gradita dimora, e nel
+Novembre entrò in Laterano[671]. La sua pacificazione con Roma era
+conseguenza del trattato stabilito con Sicilia; a forza di oro e di
+minacce re Guglielmo indusse i Romani ad arrendevolezza, ed eglino,
+sì come li sospingeva il loro odio contro Federico, vennero ad un
+aggiustamento. Anche questa pace fu atto arbitrario del Papa, e dovette
+mettere la stizza in corpo all’Imperatore: era appunto quello che gli
+astuti Romani bramavano. Ignoto è il tenore del patto conchiuso con
+Roma, ma certamente esso aveva le stesse fondamenta che erano state
+poste nell’anteriore convegno con Eugenio III[672].
+
+Poco stante, il cozzo cui vennero fra loro le pretensioni che
+accampavano (ciascuno per parte propria) il Papato, l’Impero e
+il Senato, fu ragione di una scissura profonda fra l’Imperatore e
+Adriano. Da dopo di Ottone magno nessuna mano più vigorosa di quella
+di Federico I aveva brandito la spada dell’Impero. Conscio della
+forza di Germania, per via soltanto della quale protestava che sua
+era la corona di Costantino, egli fiaccò le corna alla tracotanza
+del Papa, il quale gli opponeva le idee esagerate di Gregorio VII. Il
+principio della monarchia despotica s’inalberò rudemente di contra a
+quello della Chiesa despotica. Il contrasto di due anime energiche,
+quali erano quelle di Federico e di Adriano, minacciava pericolo
+che si rinnovellasse la lotta antica, perciocchè ad un Imperatore
+grande ed eroico stesse di fronte la superbia eccessiva di un prete,
+nella cui persona s’incarnava l’idea smoderata del Papato. A ciò
+contribuivano d’ogni specie cause, il retaggio della contessa Matilde,
+i rapporti delle investiture, la pace conchiusa dal Papa con Sicilia,
+le condizioni di Roma e dello Stato ecclesiastico. Nei tempi andati
+non s’era mai scambiato fra i Papi e gl’Imperatori un linguaggio così
+violento come adesso; e con discorso aperto e chiaro, e senza ambagi
+entrambe le parti posavano la questione in quegli stessi termini che
+una lotta mondiale aveva definito nettamente. Avveniva per un caso
+che alcuni cavalieri borgognoni svaligiassero un Vescovo svedese;
+l’Imperatore non li puniva, e questo fatto dava opportunità ad Adriano
+IV di ammonire Federico che soltanto alla buona grazia del Papa
+egli andava debitore del suo diadema. E poichè usava della parola
+_beneficium_ che aveva duplice significato (in linguaggio giuridico
+voleva dir feudo), se ne accendevano a collera l’Imperatore e la sua
+corte. Poco mancò che a Besanzone i Cardinali legati, latori delle
+lettere pontificie, non fossero ammazzati dai cavalieri tedeschi;
+cacciatine vituperevolmente, tornarono queglino a Roma[673]. Federico
+fece appello al suo Impero, dichiarò che la superba idea onde i preti
+spiegavano le attenenze dell’Impero e del Papato era arroganza e
+mendacio, protestò aver ricevuto la podestà imperiale soltanto da Dio
+per la elezione fattane dai Principi, disse voler morire piuttosto che
+invilir la sua dignità sotto ai preti[674]. Non erano più i tempi di
+Enrico IV; per tutto l’Impero tedesco sonarono con eco di giubilo le
+parole dell’Imperatore; i Principi e i Vescovi, infervorati di amor
+di nazione, si dichiararono concordi contro al Papa; e Adriano, cui
+toccava lottare contro un partito tedesco financo nel Collegio dei
+Cardinali, dovette prestamente chetare la collera dell’Hohenstaufen:
+una novella ambasceria con modestia addicevole recò una lettera di
+scusa, nella quale Adriano con sottigliezze degne di un grammatico
+pedante, asseriva, il concetto di _beneficium_ non avere adoperato
+nella significazione di feudo.
+
+Quei nunzî trovarono Federico di già arrivato in Augusta, donde, nel
+Giugno dell’anno 1158, egli era in procinto di tornare con grandi
+forze in Italia per ischiacciarvi le città reluttanti al suo dominio,
+e per ridurre tutta la contrada sotto la sua spada imperiale. L’eroica
+Milano prestò soggezione nel mese di Settembre, ed allora l’Impero
+celebrò nella Dieta di Roncaglia il più decisivo dei suoi trionfi;
+ma fu anche l’ultimo. Financo i celeberrimi giureconsulti di Bologna,
+adulatori e schiavi della loro idolatria per l’antico giure imperiale
+romano, accrebbero l’orgoglio del potente, perciocchè la monarchia
+degli Hohenstaufen eglino vestissero di tutto il manto despotico di
+Giustiniano, e protestassero in esso risiedere per diritto legittimo
+la signoria universale del mondo. In questa età, nella quale le cose
+civili e politiche, rimutandosi in un ordinamento nuovo, andavano
+cercando un solido fondamento giuridico, così le città che l’Imperatore
+facevano ricorso alle leggi romane, e pertanto venivano fra sè a
+veementissimo cozzo. Ma il mondo è commosso da forze vive e cammina;
+e perciò le città, ad eccezione di Roma sola, si svincolarono con
+poderoso sforzo dalle tradizioni dell’antichità, laddove l’Imperatore
+si appigliava con ambo le mani al passato, or prendendo ad esemplare
+il despotismo romano ed or l’Impero teocratico di Carlo; nella sua
+cecità reputava di poter impedire le tendenze democratiche del secolo,
+stringendone i polsi colle manette della tirannide onnipotente di
+Giustiniano. Nell’acre lotta che si dichiarava fra la cittadinanza e
+l’autorità imperiale non si poteva lungamente dubitare, che colla prima
+avrebbe fatto sua alleanza il Papato. La questione delle investiture
+(quest’è il concetto politico che domina una intiera epoca storica) fu
+l’idea mediatrice fra entrambi; vale a dire, la controversia antica,
+dopo che il Concordato di Worms la ebbe pacificata dentro della
+Chiesa, riarse con nuova foga nella cerchia delle cose civili. Anche
+per le città or si trattava di torre all’Imperatore i diritti regali,
+l’amministrazione della giustizia, la elezione de’ magistrati: così
+avvenne che la celebre lotta di Federico I contro le città lombarde
+fu la seconda controversia delle investiture, ma di ordine civile; e
+da essa alla fine le Republiche uscirono vincitrici, sì come era stato
+della Chiesa, e conseguirono la loro independenza giuridica nelle cose
+di Stato.
+
+Omai Adriano IV in gran segreto andava annodando negoziati colle città,
+nel tempo medesimo in cui zelava a stringersi meglio nell’amicizia
+della monarchia feudale di Sicilia: del principio di libertà la Chiesa
+non si impacciava[675]. Dopo tanti trionfi, anche Federico, come Carlo
+Magno, intendeva a comandare su di Roma e dei Vescovi dell’Impero,
+tenendoli in conto di altrettanti vassalli; laonde egli mandava suoi
+legati per le terre di Italia, affinchè, con asprezza scevra d’ogni
+riguardo, levassero il tributo del _foderum_ e di altri diritti
+fiscali, anche nelle province ond’era composto il retaggio della
+contessa Matilde, e nello Stato della Chiesa[676]. In una lettera
+accalorata il Papa si dolse che Federico esigesse oneri feudali da’
+Vescovi, e che impedisse l’adito nelle province ai Cardinali legati.
+Rispose l’Imperatore con tono sprezzevole, la Chiesa non aver posseduto
+diritti principeschi prima di Costantino; ogni possedimento della santa
+Sede esser dono dei Re; nondimeno, i Vescovi (che soltanto dovrebbero
+essere eredi delle cose di Dio) possedere eccelsi officî temporali
+dello Stato: dirittamente aver eglino pertanto oblighi feudali verso
+l’Imperatore, perciocchè anche Cristo avesse per sè e per Pietro
+pagato tributo all’Imperatore[677]. E proseguiva Federico dicendo
+che pertanto, o i Vescovi si spogliassero dei loro beni temporali, o
+dessero all’Imperatore ciò che dell’Imperatore era; che se ai Cardinali
+s’avevano serrate in viso le porte delle chiese, lo si aveva fatto per
+proteggere le comunità dalla loro avidità depredatrice; che il Papa
+faceva oltraggio alla umiltà cristiana una volta che al cospetto del
+mondo discuteva di vantaggi terreni, i quali nulla avevano a fare colle
+cose di religione. Protestava avergli dovuto dichiarare tutto questo,
+perciocchè ei vedesse che la abbominanda bestia della superbia s’era
+accovacciata fin sulla cattedra di san Pietro[678].
+
+In tal guisa Federico faceva risorgere la controversia delle
+investiture dal lato delle cose temporali: adesso parlava colle parole
+dei Romani, e pareva essersi tramutato in quell’Arnaldo da Brescia,
+che pochi anni prima egli aveva fatto morire. Almeno per un momento
+la podestà imperiale era entrata in un periodo di restaurazione;
+quella pontificia s’era invece infiacchita. Punto sul vivo, Adriano IV
+mandò a Federico suoi legati per vedere ciò che potesse aspettarsi di
+guadagnare con negoziati. Le sue richieste intemperanti significarono
+che il Papato si ergeva contro l’Impero colle stesse idee che le
+città coltivavano: domandava che gli si desse emancipazione completa
+dall’Impero nelle bisogne temporali, ovverossia che a lui si cedessero
+i diritti regali. Chiedeva che i Vescovi d’Italia dovessero prestare
+all’Imperatore soltanto in generale il giuramento di fedeltà, ma non
+essergli tenuti di oblighi feudali: non potesse l’Imperatore esigere il
+_foderum_ nello Stato della Chiesa, eccettuato il caso di coronazione;
+alla santa Sede si attribuissero i redditi del retaggio di Matilde e
+di tutte le terre che si estendono da Aquapendente a Roma, i redditi di
+Spoleto, della Sardegna e della Corsica, di Ferrara e di Massa; nessun
+messaggio potesse l’Imperatore mandare a Roma senza il beneplacito del
+Papa, avvegnadio colà appartenessero alla santa Sede la magistratura
+e le regalie di ogni specie. Ma se di questo modo Adriano domandava
+di serrare lo Stato ecclesiastico in faccia alla podestà imperiale, e
+di essere riconosciuto per sovrano assoluto, rispondevagli di rimando
+l’Imperatore: «Poichè per volontà Divina imperatore romano sono e mi
+appello, non terrei che un titolo vano, se mi lasciassi fuggir di mani
+la signoria della città di Roma»[679].
+
+Ambasciatori del Senato romano furono presenti a questi negoziati, chè
+i Romani, allorchè ebbero visto l’Imperatore torcere fermamente contro
+al Papa le dottrine di Arnaldo, a lui si ravvicinarono. Lo riconobbero
+adesso per imperatore, gli mandarono, nella primavera dell’anno 1159,
+dei messaggi di riconciliazione; e poichè a questi Federico ebbe fatto
+in publico orrevoli accoglienze, il Senato gli spedì una legazione di
+uomini ragguardevoli, i quali vennero al campo che l’Imperatore aveva
+posto innanzi a Crema. I Romani, fatti più moderati, gli chiesero
+la sua buona grazia imperiale, domandarono che concedesse indulto,
+promisero di restaurare la podestà dell’Impero in Roma; e Federico
+trattò col Comune, e dichiarò di voler accettarne il Senato, ma con
+certe norme che egli stesso prefiggerebbe, e che sarebbero state pari
+alle condizioni imposte a Milano assoggettatasi. Congedò così gli
+ambasciatori con ricchi donativi, e in loro compagnia mandò a Roma
+Ottone di Wittelsbach conte palatino, Guido conte di Blandrate e il
+prevosto Eriberto di Aqui: colà costoro avrebbero dovuto intendersela
+sull’ordinamento del Senato e sulla investitura del Prefetto, e in
+pari tempo (se la cosa avesse potuto condursi a buon fine) conchiudere
+un Concordato col Papa. I messaggieri furono ricevuti in Roma con
+molti onori, ma le superbe esigenze del Senato, che adesso assunse
+un atteggiamento baldanzoso, resero impossibile che si conchiudesse
+cosa alcuna: frattanto insorgeva un altro ostacolo; era la morte del
+Papa[680].
+
+Adriano IV passò da questa vita nel dì 1.º Settembre dell’anno 1159,
+ad Anagni, in piena discordia coll’Imperatore, e mentre gli tenzonava
+in mente il pensiero di scomunicarlo. Questo prete, sorto di basso
+stato, ebbe animo maschio e forte, e stette avverso al potentissimo dei
+Monarchi con tanto orgoglio, come se non soltanto gli fosse stato pari,
+ma superiore. Pregevolissima energia di volontà, grandezza conseguita
+per meriti suoi proprî, scienza esperta della vita, accrebbero in
+lui le doti naturali dell’animo, cui in mezzo all’orgoglio non fe’
+difetto, a tempo debito, l’accorta moderatezza: Adriano fu uomo
+prudente, di pratiche idee e di tempra indomita, come sogliono essere
+gli Anglosassoni. Pari a Gregorio VII, volle condurre a effettuazione
+l’idea della signoria universale pontificia[681]; però in mezzo ai suoi
+sogni arditi non neglesse di coltivare quegli intenti meno remoti, che
+gli capitarono sotto la mano. Fortificò eziandio a nuovo con munimenti
+alcune città, come fece di Orta e di Radicofani; altre ne acquistò,
+e gli Atti del _Dominium Temporale_ fanno fede delle cure attente
+ch’ei diede a conservare patrimonî alla santa Sede o a fondarne, a
+indebolire i signori della Campagna, a renderli pronti a’ suoi servigî.
+La nobiltà della provincia era allora caduta in basso, causa le
+guerre cogl’Imperatori e col Comune civico; i Baroni, in conseguenza
+della rivoluzione democratica, avevano perduto il loro potere, erano
+impoveriti e carichi di debiti; laonde molti cedettero del tutto o
+per una metà le loro castella ad Adriano, che le restituì loro quali
+feudi della Chiesa: per tal guisa, nobiluomini diventarono tributarî
+(_homines_) del Pontefice. Precisamente in questo grandissima fu
+l’operosità di Adriano IV[682]. Soltanto la Republica di Roma egli non
+aveva potuto abbattere: durava in Campidoglio il Senato, e Federico,
+invece di essere per Adriano un imperatore benevolo, erane divenuto
+nemico violento, che mandava rotoloni tutti i suoi piani. «Ah! non
+avess’io», così un uomo del suo paese udì Adriano dolersi, «non avessi
+io mai abbandonato l’Inghilterra patria mia, od il convento di san
+Rufo! In qual luogo del mondo evvi uomo sventurato come il Papa? Sulla
+cattedra santa ho trovato tante angustie, che tutte le amaritudini
+della mia vita passata mi paiono dolcezze al paragone. Sia pur l’eletto
+pontefice ricco come Creso; domani ei sarà povero e indebitato a
+innumerevoli creditori. Rettamente il Papa si chiama servo de’ servi,
+perocchè l’avarizia cupida lo renda schiavo delle servili anime romane,
+e, s’egli non le attalenta, gli è pur mestieri che lasci trono e Roma,
+e se ne vada fuggiasco»[683]. Così Adriano IV descriveva le condizioni
+del Papato, tal quale era allora; ed è la confessione di un savio
+esperto del mondo, che morì in esilio.
+
+Di quel valoroso uomo straniero Roma non conserva altro monumento che
+la sua urna custodita nelle grotte del Vaticano; un’arca antica cui
+la solidità indestruttibile tramandò fino a noi. E acconciamente quel
+grossolano sarcofago di rosso granito, spoglio di fregi, racchiude le
+ceneri del solo Pontefice che sia stato di nazione inglese, ed ebbe
+indole vigorosa e soda come granito.
+
+
+§ 4.
+
+Scisma fra Vittore IV e Alessandro III. — Il Concilio di Pavia
+riconosce Vittore IV per papa. — Resistenza animosa di Alessandro III.
+— Egli s’imbarca per Francia. — Distruzione di Milano. — Vittore IV
+muore nel 1164. — Pasquale III. — Cristiano di Magonza. — Alessandro
+III torna a Roma. — Guglielmo I muore. — L’Imperatore greco. — Federico
+viene di nuovo in Italia. — Lega delle città lombarde. — Rainaldo di
+Colonia s’avanza in prossimità di Roma.
+
+Alla morte di Adriano tenne subito dietro uno scisma. Da lungo tempo il
+Collegio de’ Cardinali era diviso in due fazioni, aderente l’una alla
+gerarchia, l’altra all’Impero; ma ancora in Anagni le due parti avevano
+fra sè pattuito di eleggere uno che raccogliesse i loro voti concordi.
+Sennonchè il partito di Adriano, capitanato da Bosone nipote del Papa,
+aveva in secreto fatto occupare il munito palazzo che era presso al
+san Pietro, ed ivi congregava sue adunanze[684]: nel tempo medesimo
+la minor fazione tedesca s’era messa con gran calore in accordi cogli
+ambasciatori imperiali che tuttavia trovavansi a Roma, e a forza di
+denaro si aveva guadagnato aderenti in Senato.
+
+Nel san Pietro si riunirono per l’elezione i Cardinali, gli
+ambasciatori dell’Imperatore, il clero, i nobili, il popolo e i
+Senatori, i quali ultimi s’erano tolto l’incarico della guardia del
+duomo, e ne tenevano chiuse le porte. In tre giorni non giunsero a
+intendersi, e alla fine, nel dì 7 Settembre, il partito più forte
+acclamò papa il cancelliere Rolando Bandinelli, sanese. Stavano per
+porre il manto rosso sulle spalle di lui, che se ne schermiva restìo,
+quando il cardinale Ottaviano, capo della parte tedesca, gli strappa di
+dosso la porpora; un Senatore indignato gliela toglie di mano, ma il
+cappellano del Cardinale accorre con un altro manto; Ottaviano se lo
+gitta sugli omeri, e nella esaltazione che lui tremante tutto invade,
+lo indossa a rovescio[685]. Però l’assemblea non aveva pur tempo di
+ridere della goffa figura del Cardinale il quale con tanta ansietà
+s’era ammantellato, chè il tumulto si fece grande. Colla spada in pugno
+entrarono nel san Pietro genti d’arme che già stavano preste; la parte
+di Ottaviano lui salutò papa; il clero minore (massime il Capitolo del
+san Pietro), il popolo, il numero maggiore de’ Senatori, molti Capitani
+gli diedero con voci di plauso il loro beneplacito; s’intonò il _Te
+Deum_, e l’acclamato, assunto nome di Vittore IV, fu subito condotto
+processionalmente al Laterano[686].
+
+Frattanto Rolando e i suoi s’erano ricoverati nel Vaticano
+abbertescato. Quivi entro stettero serrati nove giorni dal Senato,
+che l’altra parte si aveva con corruzione guadagnato; indi furono
+tradotti in più stretta prigionia nel Transtevere, di dove, tre dì
+dopo, li liberò Odone Frangipani, il quale da lungo tempo era il più
+illustre vassallo della Chiesa e acerbissimo nemico della Republica.
+Subentrò un moto di reazione; Rolando fu condotto per Roma in mezzo a
+un grande scampanìo e colle bandiere delle chiese spiegate al vento;
+ma poi, seguìto da tutto il clero a lui devoto, da molti del popolo
+e della nobiltà in armi, dal collegio dei giudici, e dalla scuola dei
+cantori, immantinente si partì per la Campagna. Secessioni mirabili di
+quei Romani; strani spettacoli che dava di sè l’elezione pontificia a
+quell’età!
+
+A’ piedi de’ monti Volsci, presso al margine delle paludi Pontine,
+è posta Ninfa, allora mediocre città, oggi incantevole Pompei del
+Cristianesimo, colle sue annerite mura che stanno ancor ritte, colle
+sue vie, colle sue leggendarie chiese cadute, cui l’edera tutte
+ricopre, e par che quasi soffochi nelle sue braccia. In quella terra,
+ai 20 di Settembre, uno dei più valorosi Pontefici che sieno stati, il
+grande avversario dell’imperatore Barbarossa, fu consecrato con nome di
+Alessandro III; poi egli si recò a Terracina, in prossimità dello Stato
+siculo, il cui Re più presto che in fretta gli prestò reverenza[687].
+
+Per un momento, Ottaviano fu padrone di una gran parte della Città.
+Quel Cardinale apparteneva alla nobiltà romana; era de’ Conti di
+Monticelli e discendeva dai Crescenzî: bello di persona e liberale di
+mano, poteva contare su numerosa aderenza in Roma. Pietro prefetto
+della Città, il nipote di lui, i Tebaldi e gli Stefani, alcuni dei
+Gaetani, i Pierleoni ed altri ottimati potenti stavano dalla sua
+parte[688]. Anche ai vantaggi del Senato pareva che fosse desiderabile
+un Pontefice devoto a’ Tedeschi; quanto al popolo romano, non credeva
+egli mai qual fosse il Papa legittimo, ma soltanto qual era che
+prodigasse di più denaro[689]. Lo avevano, come lo bramavano, romano;
+e il basso clero, che da dopo di Arnaldo astiava i Cardinali seguaci
+delle dottrine antiche, quasi tutto si dichiarò per lui. Del clero
+maggiore però Ottaviano contava fra i suoi fautori soltanto il Vescovo
+di Ferentino, Imaro vescovo di Tusculo che aveva rinnegato Rolando,
+l’Abate di Subiaco, e quattro Cardinali, dei quali Guido di Crema e
+Giovanni erano stati quelli che lui veramente avevano sollevato al
+trono[690]; oltre a loro, Ottone conte palatino e Guido di Blandrate
+erano stati gli operosi a farlo eleggere. Sotto la protezione di questi
+ultimi, anche Ottaviano si partì di Roma che tempestava in tumulto; ai
+4 di Ottobre fu consecrato a Farfa dal Vescovo di Tusculo, assumendo
+nome di Vittore IV[691], e di lì se ne andò a Segni nei monti Volsci.
+Per tal guisa entrambi i Papi avevano stanza nella Campagna, l’uno
+in faccia dell’altro, perciocchè da Segni ad occhio nudo si scerna
+chiaramente, giù basso nella valle, Anagni dove adesso aveva residenza
+Alessandro III.
+
+Non era pur dubbio di quale fra i due pretendenti avrebbe l’Imperatore
+accettato; se Rolando, l’orgoglioso Cardinale legato che, un tempo,
+Ottone conte palatino era stato là là per uccidere, oppure Ottaviano,
+l’antico rivale di Adriano IV. Entrambi gli emuli fecero appello
+al mondo cristiano, e Federico colse questa buona occasione per
+assidersi arbitro da avvocato della Chiesa. In una lettera scritta
+dal suo campo innanzi a Crema, l’Imperatore comandò al «cardinale
+Rolando» di presentarsi in persona davanti a un Concilio, che egli
+aveva bandito raccogliersi a Pavia, e che su di lui pronuncierebbe
+sentenza: l’esempio d’Imperatori antichi e moderni gli conferiva il
+diritto di congregarlo. Ma Alessandro III, che aveva omai scomunicato
+Ottaviano, teneva sè stesso in conto di papa legittimo, e però
+respinse l’ammonimento, siccome quello che era contrario ai canoni. Il
+Concilio si riunì nel Febbrajo dell’anno 1160, breve tempo dopo che
+Federico aveva schiacciato l’eroica Crema. Comparve Ottaviano, baldo
+e sicuro della vittoria; molti testimoni, sopra tutti il Capitolo del
+duomo di san Pietro, anzi la parte maggiore di Roma ecclesiastica e
+laicale, si chiarirono in favore di lui; il Sinodo, che soggiaceva
+all’influenza imperiale, dichiarò agli 11 di Febbrajo, che Vittore
+IV era papa legittimo, e tosto l’Imperatore lo venerò per tale,
+facendogliene publico omaggio. Rolando fu scomunicato come cospiratore
+contro l’Impero e come scismatico; a quest’ora avevasi potuto mettere
+facilmente in chiaro la stretta lega che il suo partito aveva conchiuso
+con Sicilia, con Milano, con Brescia e con Piacenza[692].
+
+Coraggioso al pari di Gregorio VII, Alessandro III entrò in guerra
+con un formidabile avversario: e la lotta equivaleva a quella
+dell’independenza della Chiesa, che Federico voleva far curvare sotto
+ai Concilî dei suoi Vescovi, e sotto al giogo imperiale. La partita
+del giuoco era grave, poichè aveva per posta tutto quanto s’era
+guadagnato all’età di Gregorio e di Calisto. E in questa seconda
+grande controversia del Papato coll’Impero, si ripeterono molti de’
+casi antichi, anche per quello che concerne la città di Roma, sebbene
+ella avesse assunta una forma così nuova: però, laddove Gregorio VII
+aveva avuto per alleati il fanatismo religioso, la ribellione dei
+Paterini, la potenza famigliare di una femmina pinzochera, l’arte
+politica di un usurpatore, adesso invece il Papato doveva avere per
+confederata la libertà, a cui conquistare alcune città strenuamente
+combattevano. Nel giovedì santo, ai 2 di Marzo, Alessandro dal duomo
+di Anagni scagliò l’anatema contro il grande Imperatore; oramai la
+scomunica non significava altro che dichiarazione di guerra. E mandò
+legati ai Re della Cristianità, sperando che alcuni, tementi la
+grandezza di Federico, lui riconoscerebbero per papa; nè s’ingannò:
+esortò i Lombardi a tener forte resistenza, ma il suo comportamento
+politico verso le Republiche tenne sempre in limiti di accortezza e di
+circospezione. Fu sua buona ventura che all’Imperatore desse molto a
+fare la guerra veemente con Milano; e mentre Vittore IV se ne andava in
+compagnia della corte imperiale, Alessandro III, ajutato dai Siciliani,
+riusciva a soggiogare il Lazio: financo nella incostante Roma
+cresceva il partito per lui, avvegnaddio l’Antipapa non venisse nella
+Città[693]. A favore di Alessandro difatti dichiararonsi i Senatori di
+nuova elezione; e i Frangipani disposero le cose in modo che di già
+nel Giugno dell’anno 1161 ei potè entrare in Roma; quivi consecrò la
+chiesa di santa Maria Nova attigua alle rocche di quella famiglia, che
+erano poste vicino all’arco di Tito; sennonchè, forse un quattordici
+giorni dopo, egli abbandonò la mal secura Città, per tornare a cercarsi
+ricovero a Preneste e a Ferentino[694].
+
+La potenza di Federico mandò così a rovescio le speranze di Alessandro;
+e Vittore IV potè celebrare ai 19 di Giugno un numeroso Concilio
+a Lodi, cui assistettero eziandio cinque Senatori romani[695]: ad
+Alessandro, che si vide abbandonato da quasi tutto lo Stato della
+Chiesa, non rimase altro a scegliere che l’esilio[696]. Intorno al
+Natale egli s’imbarcò a Capo Circeo su galee siciliane, toccò Genova
+ai 21 del Gennaio 1162, e, come i suoi antecessori, andò ad invocare
+l’ospitalità di Francia.
+
+Mentre egli riceveva in questa terra l’omaggio dei maggiorenti,
+Federico tripudiava nei suoi spaventosi trionfi di Lombardia. Ai 26
+di Marzo egli fece la sua entrata nella vinta Milano che ordinò si
+smantellasse; ed al cenno suo i terrieri di altre città italiche si
+gettarono con insana rabbia di vendetta su quella vittima magnanima,
+la cui caduta scosse di un tremito tutta quanta Italia. Anche a
+Roma egli incusse terrore; la Città riverì il Papa imperiale, ma
+Federico (che nel Giugno s’era avanzato fino a Bologna) ad Agosto
+partì per la Borgogna, passando da Torino, e dietro a sè lasciando
+un paese devastato, che adesso non aveva che un santo dovere da
+compiere: riscattarsi da un despota straniero. Conformemente ad un
+patto convenuto con Luigi VII, voleva egli raccogliere a Besanzone un
+Concilio, innanzi cui avrebbero dovuto comparire i due Papi e udire la
+loro sentenza; però l’arte di Alessandro ed altri ostacoli mandavano a
+monte la cosa. Senza aver raggiunto il suo intento l’Imperatore dovette
+tornarsene in Germania, e poichè quivi Vittore IV non trovava simpatie,
+egli lo rimandò tosto in Italia ponendogli ai fianchi, come da vicario,
+Rainaldo, eletto arcivescovo di Colonia. Quest’uomo di forte animo, che
+dall’anno 1156 era cancelliere dell’Impero, s’ispirava ad un indirizzo
+differente da quello che un dì aveva seguito Guibaldo: più imperiale
+dell’Imperatore, era entusiasta della monarchia di nazione germanica,
+cui voleva nuovamente rendere suddito il Papato. L’intelletto sagace
+e l’ardita energia di questo Arcivescovo, che vestiva corazza ed era
+ministro dell’Impero, s’accordavano pienamente coll’eroica grandezza
+del Barbarossa[697].
+
+Mentre adesso Alessandro, sicuro che Francia e Inghilterra lo
+riconoscevano per pontefice, dimorava il più del tempo a Sens,
+il Senato governava Roma in pace. Gli Atti di quella università,
+«costituita in Campidoglio dal venerando e magnifico popolo dei
+Romani», non fanno più menzione del Pontefice, e in carte giudiziarie
+di allora viene posta nelle date l’êra di Vittore IV[698]. Frattanto
+questo Papa moriva a Lucca ai 20 Aprile dell’anno 1164, e Rainaldo,
+senza pur interpellarne la mente dell’Imperatore, faceva che i
+Cardinali scismatici eleggessero Guido di Crema con nome di Pasquale
+III. Federico, il quale trovavasi a Pavia, approvò tosto l’opera che il
+suo Cancelliere aveva compiuto di suo arbitrio[699]; tuttavolta neanche
+Pasquale giunse a insignorirsi di Roma: qui il magnifico Ottaviano, da
+quel nobile romano ch’egli era, ben aveva avuto moltissimi aderenti, ma
+Guido non si guadagnava alcun partito. Piuttosto avveniva una mutazione
+di cose favorevole ad Alessandro, poichè i Romani sentivano di che
+danno fosse per loro la perdita dei vantaggi che ad essi concedeva la
+presenza della Curia pontificia, e poichè il reggimento tentennante
+mutava di andazzo politico col cambiare di magistrati. Per verità nella
+primavera dell’anno 1165 sembrò che la fortuna sorridesse a Pasquale,
+ma non fu che un’apparenza menzognera. Egli aveva posto residenza a
+Viterbo. Questa città, secondo i disegni dell’Imperatore, doveva essere
+la base di tutte le imprese contro di Roma; e, dopo le deliberazioni
+da lui decretate a Würzburg nella Pentecoste dell’anno 1165, non si
+dovevano prendere più mezze misure; volevasi procedere dirittamente
+all’intento di sottomettere il Papato all’autorità dell’Imperatore, nè
+più nè meno di ciò che s’era fatto a’ tempi di Ottone I. Cristiano di
+Magonza e Gotelino conte avevano la capitananza degl’Imperiali; eglino
+si misero bene addentro nel Lazio, e angustiarono con tanta gravezza i
+Romani, che questi comperarono una tregua d’armi e protestarono esser
+pronti a riconoscere Pasquale per papa se Alessandro (che avevano
+invitato a tornare) tornato non fosse. Le soldatesche di Cristiano
+devastarono Anagni, ma rifecero indi la via di Tuscia, ed allora
+milizie sicule e romane occuparono per qualche momento il Lazio[700].
+
+Frattanto Giovanni cardinale, nuovo vicario di Alessandro in
+Roma, aveva con grande accortezza lavorato a pro del Papa suo;
+ed era riuscito a guadagnargli con denaro i Romani, irritati
+delle esterminazioni cui Federico metteva le città e stizziti dei
+devastamenti che le imprese di Cristiano avevano menato per le loro
+terre: e Giovanni aveva benanco potuto ficcar lo zampino della sua
+influenza nella novella elezione dei Senatori, s’era impadronito
+del san Pietro, e aveva restituito la Sabina al suo obligo di
+soggezione verso il Papa[701]. Quasi tutta Roma si dichiarò a favore
+di Alessandro, nelle mani del suo vicario prestandogli giuramento di
+fedeltà; ambasciatori erano corsi a Francia, lo avevano invitato in
+nome di Roma a farvi ritorno, e Alessandro s’imbarcava nell’Agosto
+dell’anno 1165 a Maguelonne. La galea su cui egli navigava sfuggì
+felicemente alle insidie dei pirati e dei Pisani, e lo condusse in
+terra amica, a Messina, di dove re Guglielmo lo fece per Salerno
+condurre a Roma. Il giorno in cui ricorreva la festa di santa Cecilia
+egli arrivò alla foce del Tevere, e accompagnato dal Senato, che ve
+l’era andato a levare, tenne la sua solenne entrata in Laterano addì
+23 Novembre del 1165. In tal maniera i Papi ebbero a Roma, fino ai dì
+nostri, sorti tanto irte di contraddizioni, fatti essendo segno or di
+odii feroci, or di saluti festanti[702].
+
+Tuttavolta erano ben tristi le condizioni del Papa, gravato com’ei si
+trovava di debiti: elemosine e imprestiti tolti in Francia (massime
+dall’Arcivescovo di Reims) non gli davano che da vivere in Roma a
+stecchetto; ed aveva intorno a sè un popolo avido, il quale, per dirla
+colle sue parole, anche in tempo di pace non guardava ad altro che alle
+mani del Pontefice[703]. La morte di Guglielmo I il Malvagio (avveniva
+nel Maggio dell’anno 1166), e l’esaltamento al trono di Guglielmo II
+figliuol suo, che ancor era in età minore, rendevano ad Alessandro
+assai dubbio l’ajuto di Sicilia, eccetto in ciò che ei di là traeva
+denaro[704]. Pericoloso da altro canto tornavagli un novello alleato
+che or gli si offeriva: era questi Emanuele di Bisanzio, che venuto
+in nimicizia con Federico, proponeva al Papa una lega. Come tanti
+altri Imperatori greci, anche Emanuele sperava ricavar vantaggio dallo
+scisma per restaurare la sua signoria in Italia, dove aveva già posto
+piè forte in Ancona. Fe’ dunque egli balenare agli occhi del Papa
+la prospettiva di ricomporre ad unione le due Chiese, gli profferse
+ricchi sussidî, promise di ridurgli in sudditanza Roma e Italia, e
+in cambio chiese la corona romana. Bisanzio ad ogni momento ricordava
+le sue pretensioni su Roma, e infatti non v’ha gente che abbia buona
+memoria più dei legittimisti. Alessandro ricevette con molte onorifiche
+accoglienze l’ambasciatore greco, che fu il sebasto Giordano, figlio
+dello sventurato Roberto di Capua; però, se fece le viste di aderire
+ai voti bizantini e se mandò suoi legati a Bisanzio, fecelo soltanto
+per incutere timore all’Imperator tedesco, e per tenersi in qualunque
+ventura sgombrata la via ad un’alleanza greca.
+
+Di già nel mese di Novembre 1166 Federico tornava in Italia; la
+Lombardia ribolliva di odio contro lo straniero e ferveva di amore
+della libertà, ed omai le città (che l’Imperatore così incautamente
+aveva ridotto in servitù) si collegavano fra loro per combattere a
+vita e a morte: in esse fu che il Papa trovò i suoi veri alleati.
+Non prevedeva l’Imperatore che formidabile destino gli si preparasse
+in Lombardia; suo progetto era discacciare d’Ancona i Greci, di
+Roma il Papa, installare Pasquale III nel san Pietro, farla finita
+a Roma con qualche colpo maestro, incatenare tutta Italia. Intanto
+che egli, sul principio di Gennaio dell’anno 1167, moveva di Lodi,
+per conquistar prima di tutto Ancona (locchè reputava agevol cosa) e
+per incamminarsi poi a Roma, Rainaldo di Colonia con un’oste minore
+doveva venire dalla parte di Tuscia, e sgombrare la via a Pasquale III.
+Rainaldo s’avanzò vittorioso fino in vicinanza di Roma, e quasi tutte
+le castella disertarono la parte di Alessandro, il quale profondeva
+ammonimenti e tesori per tenere il popolo stretto alla sua bandiera:
+il popolo granciva allegramente oro da ambe le parti[705]. Tuttavia il
+numero maggiore dei Romani stava per Alessandro; uno dei motivi ne era
+l’odio quasi puerile che nutrivano per alcune cittaduzze loro vicine,
+come erano Albano, Tivoli, Tusculo, le quali non volevano riverire
+l’autorità del Senato, e si collegavano cogli Imperiali. Tutto questo
+doveva partorire una catastrofe.
+
+
+§ 5.
+
+Tusculo. — Decadenza del Conti di quella famiglia. — Rainaldo di
+Colonia entra in Tusculo. — I Romani lo assediano. — Cristiano
+di Magonza muove a liberarlo. — Battaglia presso Monte Porzio. —
+Gravissima sconfitta de’ Romani. — Federico assedia la Leonina e
+la prende di assalto. — Assalimento del san Pietro. — Negoziati coi
+Romani. — Alessandro III fugge a Benevento. — Pace fra l’Imperatore e
+la Republica di Roma. — La peste miete l’esercito di Federico. — Questi
+parte di Roma.
+
+Signore di Tusculo era allora Raino, uno dei figliuoli di quel Tolomeo
+II ch’era morto nell’anno 1153[706]. La casa dei Tusculani omai
+s’avvicinava alla sua caduta; divisioni del patrimonio famigliare,
+debiti, guerre, la costituzione del Comune romano avevano sbassato la
+potenza antica di questa famiglia. Neppur Tusculo era più in mano di un
+sol padrone: ai tempi di Eugenio III Odone Colonna aveva dato in pegno
+a Odone Fragipane la parte che gliene spettava, fino a che quel Papa
+ne aveva fatto compera e l’aveva affrancata dell’ipoteca; in tal guisa
+i Pontefici erano giunti ad acquistar dei diritti su di un castello il
+quale aveva per sì lungo tempo tiranneggiato la santa Sede. Adriano IV
+aveva concesso in feudo a Gionata, figlio maggiore di Tolomeo II, la
+parte ch’era dei Pontefici, e lo aveva ridotto così vassallo suo[707].
+Ma il Senato romano aveva visto di mal animo che la Chiesa facesse da
+patrona di quel castello che rifiutava obbedienza e tributo alla Città,
+e Alessandro III aveva predicato al deserto, quando aveva dissuaso il
+Senato da che assalisse Tusculo. Raino, premuto da’ Romani, chiamò in
+ajuto gl’Imperiali; venne il pro’ Rainaldo, che giusto ai 18 Maggio
+col soccorso dei Pisani aveva conquistato Civitavecchia, ed entrò
+colle genti Coloniensi dentro di Tusculo, dove i Romani inferociti lo
+assediarono[708]. Così il grosso della guerra si addensò tutto su Roma.
+
+I Romani armarono un’oste numerosa; si fece una levata delle milizie
+civiche e di tutti i vassalli della Tuscia e del Lazio ch’erano
+fedeli al Senato od al Papa; e fu questa la prima volta che cittadini
+e Capitani s’unirono insieme. Allora Rainaldo e Raino mandarono a
+chiedere soccorsi al campo di Ancona, e Cristiano di Magonza, raccolti
+milletrecento uomini d’arme di gente tedesca e di feroci mercenarî
+brabanzesi, corse in assistenza dei suoi amici[709]. Cristiano conte
+di Buch (che l’Imperatore nell’anno 1165 aveva fatto arcivescovo di
+Magonza mettendolo in luogo di Corrado di Wittelsbach) era uno dei
+migliori generali di Federico. Con provvido accorgimento egli pose
+campo presso Monte Porzio in vicinanza di Tusculo, e, per concedere
+ai suoi guerrieri un giorno di riposo, mandò messaggi ai Romani;
+risposero questi con disprezzo, e, usciti della Città con tutte le loro
+soldatesche, diedero addosso al nemico nel lunedì della Pentecoste,
+essendo, così vien detto, in numero di quarantamila uomini. Nessun
+Cronista nota chi fosse il duce del massimo esercito che da secoli
+i Romani schierassero in campo; forse ei fu Odone Frangipani, il
+più ragguardevole ottimate di Roma a quell’età. Quantunque i Romani
+stessero contro a’ Tedeschi nella proporzione di venti contr’uno,
+questi valorosi guerrieri non disperarono; l’inno tedesco di battaglia
+rinvigorì gli spiriti della loro piccola schiera; Cristiano spiegò la
+bandiera imperiale, e la disuguale battaglia incominciò. I Brabanzesi
+furono tosto ricacciati indietro dalla forza maggiore nemica, ma la
+cavalleria dei Coloniensi, poca sì ma robustamente serrata nelle sue
+ordinanze, sortì a tempo opportuno da Tusculo con una carica veemente,
+ed uno squadrone di cavalli che Cristiano teneva in pronto, colse le
+milizie nemiche di fianco: un urto ferrato e irresistibile squarciò
+nel centro la fronte di battaglia dei Romani; la gente a cavallo diè
+volta, la fanteria si sciolse in fuga scompigliata, e i Brabanzesi si
+gettarono sul campo romano. Inseguiti colle spade alle reni, i fuggenti
+furono uccisi o si arrendettero; appena una terza parte di tutto
+l’esercito giunse nella sgomentata Città, e soltanto le salde mura di
+Aureliano e la notte che cadeva obligarono i persecutori a far sosta. I
+campi e le strade erano sparsi di cadaveri e di armi; a migliaia erano
+stati i massacrati; altre migliaia venivano condotte prigioniere a
+Viterbo, e fra questi trovossi anche un figlio di Odone Frangipane, per
+il quale il padre inutilmente offerse un ricco riscatto. Fu il giorno
+29 Maggio dell’anno 1167, che si combattè questa memoranda battaglia
+fra Monte Porzio e Tusculo[710].
+
+Coloro che in faccia del Papa avevano ottenuto questa gloriosa
+vittoria sopra una forza tanto preponderante, erano, meraviglioso
+caso! due Arcivescovi tedeschi, nobilissimi uomini per natali, per
+doti dell’animo, per coraggio. La loro piccola oste era formata dei
+più valorosi soldati del mondo, gente che aveva appreso il mestier
+della guerra in Lombardia: quanto ai Romani, che erano avvezzi a
+combattere dietro a’ monumenti e sotto il riparo delle mura, o solevano
+da quelle far loro sortite, perdettero il primo combattimento, che, a
+prova delle armi del loro governo di fresca data, avessero appiccato
+in campo aperto contro le soldatesche imperiali: e doveva pur esser
+gravissima la loro vergogna, al memore pensiero dei loro gran padri,
+di cui vaneggiavano aver rinnovata in Campidoglio la Republica[711]! La
+tradizione andò divulgando leggende di quella sconfitta, ma in Roma non
+v’ha più pietra che indiscretamente narri di cotale orrenda giornata,
+che potè dirsi la Canne del medio evo[712].
+
+Infatti il terrore, i pianti, le angustie furono nella Città grandi,
+come dopo della vittoria di Annibale. Per le vie, vecchi e matrone
+alzavano lunghe voci di gemito, o con strida lamentose ricevevano
+i convogli dei morti, cui alla fine il nemico concesse che si
+seppellissero. Il Papa ne pianse di dolore; e, vivendo in sospetto,
+si ricoverò sotto la protezione de’ Frangipani presso al Colosseo, con
+attenta cura provvedendo che si vigilasse alle mura e che venissero in
+Città milizie, avvegnaddio i Tedeschi già avessero posto campo innanzi
+a Roma, afforzati di genti levate nelle città della Campagna. Chi
+avesse dato libero volo alla fantasia avrebbe potuto credere di esser
+tornato a’ tempi di Manlio Torquato o di Coriolano, allorquando s’erano
+alleati contro Roma Ernici ed Equi, Latini e Volsci, ed avevano rizzato
+le loro tende sulle falde dell’Algido. Erano pur sempre quelle stesse
+antiche città, Tivoli, Alba, Tusculo, Viterbo ed altre, che nuovamente
+assediavano Roma, tornata per gran vecchiezza fanciulla. Quelle piccole
+terre speravano adesso di dare addosso all’avvilita Città, parimente
+come Cremona e Pavia avevano assalito Milano. E adesso Cristiano
+esortava l’Imperatore a venire, per dar l’ultimo crollo alla cadente
+Roma: s’affrettava Federico, dopo aver conchiusa una capitolazione con
+Ancona, e poteva, ai 22 di Luglio, piantare le sue aquile imperiali in
+prossimità di Monte Mario[713].
+
+Alessandro III si vide ridotto alle dure condizioni di Gregorio
+VII, e senza neanche speranza di ajuti normanni; chè un esercito
+siciliano, cui la Reggente aveva mandato contro di Federico, era
+stato ributtato. I Romani difendevano Alessandro come avevano difeso
+Gregorio, o, per dir meglio, il Papa stava sotto la protezione di loro,
+fino a tanto che la necessità o il loro profitto non li costringesse
+a trattare con Federico. Un assalto mosso contro porta Viridaria
+sgombrò all’Imperatore l’ingresso della città Leonina, dove Romani non
+trovavansi, ma soltanto genti pontificie che prodemente tennero ancor
+fermo nel san Pietro. Il duomo era cinto tutt’all’intorno di trincee;
+il suo atrio e il campanile di santa Maria _in Turri_, sopra la scalea
+maggiore, erano muniti come fortezze; sul tetto s’avevano piantate
+macchine fromboliere; l’interno, fino la tomba in cui il santo Apostolo
+dormiva il suo sonno senza che ne lo destasse lo strepito di questi
+orrendi tumulti, era tutto irto di arnesi bellici e di serragli, nè più
+nè meno che se fosse stato una rocca. E poichè il castel Sant’Angelo,
+causa le sue mura laterali, era staccato dalla Leonina, e serviva di
+testa di ponte alla città di Roma, a questo tempo non più il castello,
+ma il san Pietro era della Leonina cittadella vera.
+
+Otto giorni la Mecca della Cristianità resistette agli assalti di
+Tedeschi arnaldisti e di soldatesche viterbesi. Muraglie, torri,
+il portico restaurato da Innocenzo II caddero infranti; tutto il
+borgo traboccò al suolo, cumulo di rovine. Soltanto il duomo teneva
+ancor fermo, però a un tratto era gettato fuoco nel suo atrio; santa
+Maria _in Turri_ ne arse, e un testimonio oculare potè deplorare la
+distruzione di un magnifico musaico che sopra dell’atrio decorava
+il muro di quella chiesa: nè perdevano tempo i Viterbesi, ma ne
+strappavano via le porte di bronzo, per recarle, secondo il costume
+di quell’età, in patria, da spoglie opime della vittoria[714]. Il
+san Pietro minacciava di andar tutto in fiamme, allorchè il presidio
+abbassò le armi. Fu Federico di Rotenburg, figlio dell’imperatore
+Corrado, il più bel cavaliere dell’esercito, che durante il fiero
+assalto fe’ abbattere a colpi di ascia le porte del duomo. Il
+sangue degli uccisi insozzava gli altari polluti e la stessa tomba
+dell’Apostolo; sul pavimento di marmi finamente lavorati del tempio,
+come sopra un campo di battaglia, giacevano distesi i cadaveri degli
+estinti, chiusi nelle loro armature[715]. Poteronsi chiamare empi i
+Musulmani del secolo nono, se, tre secoli dopo di loro, battagliarono
+alla conquista di quella medesima basilica l’Imperatore della
+Cristianità e i suoi Vescovi coperti di corazze d’acciaio? Il duomo
+fu preso il sabato 29 di Luglio; e lo si ebbe appena nettato del
+sangue, che sotto ai suoi portici s’intonò a Dio il canto del _Tedeum_,
+orazione no, ma canzone di scherno. Al dì seguente l’Imperatore mise
+dentro al san Pietro il Papa suo ch’era venuto di Viterbo, istessamente
+come aveva fatto Enrico IV dopo la presa della città Leonina. Anche
+Federico in quella festività cinse il serto d’oro di patrizio in segno
+di protesta così contro ai Romani che al Papa; indi, addì 1 di Agosto,
+che era il giorno in cui si celebrava la festa delle catene di san
+Pietro, ei fece che Pasquale III coronasse a imperatrice la moglie sua
+Beatrice: egli assistette alla ceremonia col diadema in capo[716].
+
+Quelli dei Romani che parteggiavano per l’Impero gli si fecero attorno,
+ma ogni successo suo rimase ristretto alla Leonina. Il popolo romano,
+ancora istizzito della sua disfatta, teneva testa nella Città, e
+ivi esso era più formidabile che sul campo di Tusculo. Nel frattempo
+Alessandro III, crucciandosi nei suoi pensieri, dimorava nelle torri
+dei Frangipani presso l’arco di Tito; due galee siciliane vennero
+fino al san Paolo per torlo seco, se avesse voluto fuggire; ma il
+Papa, preso il denaro che i Siciliani gli portavano, lo distribuì ai
+Frangipani, ai Pierleoni ed alle guardie che vigilavano alle porte,
+e rimandò indietro le navi. Ancora i Romani resistettero virilmente,
+tuttavia nè essi nè il Papa potevano schivare di venire a trattative.
+A Roma trovavasi Corrado conte palatino e parente di Federico; era
+egli stato arcivescovo di Magonza, ma avendo abbracciato le parti
+di Alessandro III, della sua dignità l’Imperatore aveva investito
+Cristiano: Corrado dunque fu spacciato al campo di Federico. Imitando
+l’esempio di Enrico IV, anche questi tentò di tirare i Romani dalla
+sua, protestando che solo ostacolo alla pace era il Papa. Propose lor
+dunque così: abdicassero entrambi i Papi; un terzo si eleggesse colle
+forme canoniche; non volere indi egli pretendere più all’elezione
+pontificia, voler dar la pace alla Chiesa, ristorare i Romani delle
+loro perdite. Com’è naturale, Alessandro e i suoi Cardinali respinsero
+proposte cotali, ma i Romani le accettarono: per salvare le sue
+pecorelle, sclamavano, il Papa è tenuto a far maggiori sacrificî che
+non sia quello di deporre la tiara. Il popolo tumultuò, si chiese
+che il Papa rinunciasse alla sua dignità, ed allora egli sparve della
+Città. Tre dì dopo lo si vide in abito di pellegrino sedere presso al
+Capo Circeo, e co’ suoi compagni dividere il mesto pane del fuggiasco
+accosto a una fonte, che più tardi ne fu chiamata fontana del Papa. A
+Terracina vestì di bel nuovo la porpora, e mosse poi a Benevento, dove
+entrò nel mese di Agosto.
+
+La sua fuga tolse all’Imperatore la speranza di un aggiustamento
+colla Chiesa, ma agevolò la pace colla Città, e in ciò diede una
+vittoria decisiva all’Imperatore, poichè quei medesimi Romani, i
+quali avevano sì lungamente difeso Alessandro III, adesso discacciato
+lo avevano di Roma[717]. Intorno a questo tempo i Pisani avevano
+con otto galee risalito il corso del Tevere; distruggevano le ville
+poste sulle due sponde, ed uno dei loro bastimenti giungeva fino alla
+_Ripa Romea_[718]. I Romani caddero d’animo, e Federico, il quale
+nella stagione che correva, poco poteva operare, nè aveva speranza di
+conquistare le torri dei nobili, quando pure Roma gli avesse aperte
+le porte, era inchinevole ad equi patti. I suoi ambasciatori, fra’
+quali fu il notaro e storico Acerbo Morena di Lodi, conchiusero la
+pace con Roma: Senato e popolo giurarono all’Imperatore di essergli
+fedeli e di difendere i diritti della corona romana dentro della Città
+e fuori; l’Imperatore confermò il Senato nell’autorità che allora
+aveva, ma come se investito ne fosse da lui; confermò con una Bolla
+d’oro la validità de’ testamenti e di tutti i contratti d’affittanze
+de’ Romani; finalmente concesse franchigia da ogni specie di imposte
+e di gabelle[719]. Così dopo guerre sanguinose si giunse a quello
+che Federico avrebbe dovuto fare al momento della sua coronazione; la
+Republica romana fu posta sotto la dipendenza immediata dell’Impero. I
+suoi messi forniti di pieni poteri ricevettero da Roma giuramento di
+vassallaggio; però egli non pose mai piede nella Città, avvegnaddio
+quivi i grandi Capitani non avessero preso parte al trattato, ma
+stessero minacciosamente in armi nelle loro torri. Federico adesso
+ripristinò la Prefettura come officio imperiale, e ne investì Giovanni,
+figlio dell’antico prefetto Pietro; indi fe’ eleggere il novello
+consiglio comunale, e tolse quattrocento statichi de’ Romani[720].
+
+In questi giorni era egli pervenuto al culmine della sua potenza; aveva
+restaurato in Roma i diritti dell’Impero, messo in san Pietro il suo
+Papa, abbattuta la gerarchia gregoriana, e adesso, coll’assoggettamento
+completo d’Italia, poteva di bel nuovo costituire l’Impero universale
+romano. Sennonchè in mezzo a tutti questi fausti successi, d’un tratto
+apparvero gli angeli sterminatori, armati del flagello delle febbri:
+a creder dei Santi, vennero per salvare il Pontefice, ma a creder
+nostro fu Nemesi che sorse a fermare il braccio dell’oltrepotente
+monarca, per dar tempo e forza alle città di spezzare le loro
+catene. La mano del destino colse Federico parimenti come ebbe colto
+Serse e Napoleone; spettacolo triste e sublime, che par simile a un
+turbine orrendo, incalzante, che si spande attraverso la natura, e la
+devasta. Roma di repente si tramutò in Gerusalemme, e l’imperatore
+Federico fu annientato come Sennacheribbo. Negre nubi calarono ai
+2 di Agosto su di Roma, e si sciolsero in diluvii di pioggia; indi
+succedette un’ardente caldura, e la mal’aria, che a Roma nell’Agosto
+è mortifera, produsse febbri pestilenziali. Morte ingloriosa mietè
+il fiore dell’esercito invitto; cavalieri, fanti, scudieri caddero
+oscuramente, spesso morivano di repente, cavalcando o camminando per
+le vie: poco andò che non si potè più dar sepoltura ai morti. In sette
+giorni Federico vide un dopo l’altro morire i suoi migliori eroi,
+Rainaldo di Colonia, Goffredo di Spira, Eberardo di Regensburg, i
+Conti di Nassau e di Lippa, Federico di Rotenburg; Vescovi e signori
+molti; innumerevoli nobiluomini e soldati volgari furono rapiti dalla
+moria. L’angelo di Gregorio magno non fu visto ricomparire sul castel
+Sant’Angelo, e ringuainare la spada; sembrava anzi che ei si librasse
+a volo sopra il duomo profanato dell’Apostolo, agitando irato il suo
+dardo fiammeggiante. Anche Roma fu desolata orribilmente dal morbo;
+gli uomini morivano a migliaia, e ai loro cadaveri si dava tomba nel
+fiume. Da secoli la Città non aveva sofferto più spaventose sorti
+della battaglia di Monte Porzio, e subito dopo, della peste[721]. I
+Tedeschi ne ebbero terrore, come se la mano di Dio li castigasse di
+aver tormentato la Città santa, incendiato le chiese, polluti di sangue
+i templi della Cristianità.
+
+Ai sei di Agosto l’Imperatore levò le tende, e sbigottito partì col
+resto dell’oste, che aveva l’aspetto di un esercito di ombre. Lasciò
+a Viterbo Pasquale III e gli ostaggi romani, e andò avanti a Pisa; ma
+per via gli caddero ancora più di duemila uomini, ed altri, esangui e
+sparuti come altrettante larve, portarono con sè in Germania la morte,
+oppure passarono di vita in Italia: così avvenne di Acerbo Morena e del
+giovine duca Guelfo, ultimo della casa di Este che avesse ereditato i
+possedimenti di Spoleto, di Toscana e di Sardegna, del patrimonio della
+contessa Matilde[722].
+
+Questa orribile fine sortì la guerra di Federico intorno alla fatale
+Roma, presso le cui mura, dai Goti in poi, intieri popoli di Alemagna
+piombarono nelle loro tombe senza nome. E allorquando l’uomo tedesco
+cammina lungo quelle alte mura di Aureliano, gli è con grave dolore che
+egli rimembra le sventure orrende di Roma e tutto il sangue sparsovi
+dai suoi padri, di cui s’imbevve ogni zolla di quel terreno[723].
+
+
+
+
+CAPITOLO SESTO.
+
+
+§ 1.
+
+Guerra delle città lombarde contro di Federico. — Pasquale III in Roma.
+— Calisto III. — Tusculo s’arrende alla Chiesa. — I Romani non lasciano
+entrare Alessandro III nella Città. — I Lombardi vincono a Legnano.
+— Negoziati di Federico col Papa. — Congresso e pace di Venezia. —
+Alessandro III conchiude pace con Roma. — Sua entrata trionfale in
+Laterano.
+
+Tanti colpi fatali non piegarono l’animo eroico dell’Imperatore, ma ne
+fransero la potenza. Degno di ammirazione è il coraggio indomito con
+cui Federico I, subito dopo la sventura toccata in Roma, proseguì la
+sua guerra contro le città: però deplorevole fu il suo acciecamento,
+e di lì a non molto avvenne che l’eroe con parole dolenti invidiasse
+la sorte di Alessandro magno, cui reputava beato perchè non avea mai
+visto Italia, e si rammaricasse di non aver piuttosto combattuto per
+la remota Asia[724]. Omai nella primavera dell’anno 1168 gli conveniva
+partirsi di Lombardia come un fuggiasco, e mentre esauriva le forze
+dell’Impero lottando contro gli impulsi del suo tempo, che di lui
+erano più forti, con quelli il Papa si alleava. Uno strano accordo
+di circostanze poneva la libertà delle Republiche sotto il patrocinio
+della Chiesa, sì come la libertà di questa adduceva sotto la protezione
+delle Republiche. Sarebbe eletta gloria della Chiesa se ella, di sua
+spontanea opera e per principio religioso, avesse promosso le libertà
+civili: ma i Papi combattevano a Roma la democrazia, perchè là questa
+cercava soccorsi dall’Imperatore contro il Papato, ed in pari tempo la
+favorivano in Lombardia, avvegnaddio quivi essa trovasse nel Pontefice
+un appoggio contro all’Imperatore. La potenza morale della Chiesa
+afforzò l’energia delle città, e la vittoria gloriosa della democrazia
+salvò il Papato, nemico di tutte le libertà, dallo scisma e dalla
+dittatura imperiale[725].
+
+La lotta della lega Lombarda contro di Federico è uno dei più magnifici
+episodî della storia; per lunghi secoli essa ebbe ornato Italia di uno
+splendore vivissimo, che ha qualche cosa del nobile genio ellenico.
+Dopo età così buie trascorse, il fiore rigoglioso della libertà civile
+è bello e confortevolissimo fenomeno del medio evo. Soltanto la città
+di Roma rimase condannata a voltolare il sasso di Sisifo, e a pugnare
+dolorosamente contro un destino che era di lei più possente. Se si
+paragonano ai Lombardi intenti all’eroica loro lotta, è cosa che fa
+pena vedere i Romani combattere del continuo contro le cittaduzze
+del loro vicinato, sulle quali volevano tor vendetta della sofferta
+sconfitta, il cui obbrobrio era una spina al loro cuore. Nell’Aprile
+1168 distruggevano Albano, e ve li ajutavano Cristiano di Magonza e il
+Prefetto imperiale[726], perocchè entrambi questi uomini, ad onta delle
+disgrazie sofferte in Agosto, capitanassero ancora il partito tedesco
+in Roma, dove l’Antipapa, lasciato Viterbo, aveva fatto ritorno.
+Pasquale III potè dimorare per qualche tempo nel Vaticano; i Senatori
+gli avevano prestato reverenza, tanto per ottenere la liberazione
+degli ostaggi romani, ma ponendogli divieto di entrare nella Città: ed
+egli era costretto a cercar ricovero in Transtevere, nelle torri di
+Stefano Tebaldi, poichè stava in grande paura della rinnovazione del
+Senato, le cui nuove elezioni dovevano avvenire al primo giorno del
+Novembre 1168[727]. Però nel frattempo moriva egli in Vaticano ai 20
+di Settembre, e Giovanni abate di Struma subentrava in vece di lui, con
+nome di Calisto III.
+
+I Romani s’irridevano di un Papa e dell’altro; pure, quantunque
+vedessero volontieri Alessandro III in esilio, tolleravano che il
+Cardinale vicario di lui abitasse nella Città. Questi si dava faccenda
+a guadagnargli la benevolenza dei Romani, in pari tempo che Corrado
+di Wittelsbach, generale di Alessandro, minacciava da Benevento il
+Lazio[728], e prendeva Tusculo per meta della sua impresa. Al solo
+udir pronunciare il nome di quel paese i Romani montavano in furore,
+e pertanto vollero distruggerne il castello, come avevano fatto di
+Albano. Corrado, respinto dai Conti di Ceccano, non potè giungere a
+gettarvisi dentro, ed allora Raino, ultimo dei signori di Tusculo,
+consegnò la angustiata città in mano di Giovanni prefetto, e la permutò
+con altre terre senza darsi un pensiero al mondo dei diritti del Papa.
+Giovanni ne prese possesso, ma i Romani assaltarono fieramente il
+castello. Fuggì il Prefetto e volle tornarvi Raino; però i cittadini
+di Tusculo, non ve lo accolsero più, e preferirono far dedizione di
+sè al Papa, che, speravano, gli avrebbe protetti contro ai Romani: in
+pari tempo anche Raino con una publica scrittura cedette tutti i suoi
+diritti alla Chiesa. Per tal guisa, agli 8 di Agosto 1170, il celebre
+Tusculo venne in proprietà del Pontefice[729].
+
+Alessandro III risiedeva allora a Veroli nella Campagna, e per
+cagione di Tomaso arcivescovo di Canterbury era entrato in veemente
+controversia col Re d’Inghilterra; infruttuosamente questi aveva
+corrotto a forza di denaro i maggiorenti romani affinchè gli
+acquistassero il favore del Papa, e non meno vane erano state le
+profferte che aveva fatto a lui dei suoi tesori e di ajuti valevoli
+ad assoggettargli Roma[730]. A Veroli riceveva Alessandro messaggieri
+dell’Imperatore che bramava la pace, e delle città Lombarde di
+cui il Papa aveva invocato il soccorso. Anche legati greci vennero
+rinnovandogli proposte di alleanza, ed Emanuele Comneno spingeva
+tant’oltre la degnazione fino a dare una sua nipote in moglie al
+maggior vassallo del Papa, a Odone Frangipane. Le feste nuziali si
+celebrarono a Veroli con sontuosa magnificenza, tuttavolta Alessandro
+III non aderì alle offerte dei Greci[731]. A nulla approdarono neanche
+i suoi negoziati con Federico, ma il Papa sperò adesso di ottenere
+accoglienza a Roma. Ai 17 di Ottobre dell’anno 1170 entrò con genti
+d’arme in Tusculo; però il grande Pontefice dovette restar più di due
+anni rimpiattato in quella meschina rocca montana, proprio dirimpetto
+a Roma, perciocchè i Romani nol lasciassero entrare nella Città[732].
+Ivi, a Tusculo, gli capitò la novella (e penosissima impressione fece
+al suo animo) che l’arcivescovo Tomaso Becket era stato assassinato a
+Canterbury: presto quel fatto di sangue doveva diventare potentissima
+leva della sua podestà pontificia; nondimeno in quello stesso tempo,
+in cui a Tusculo riceveva i messaggi del clero inglese e di re Enrico,
+e si occupava di questioni assai rilevanti della Chiesa e della
+gerarchia, Alessandro trovavasi confinato in quel castello latino,
+involto egli stesso in difficoltà gravissime, che formavano un acerbo
+contrasto colla sua dignità e coi negozî che aveva per mano[733]. Lo
+angustiava Cristiano di Magonza, di cui i Tusculani comperavano la
+ritirata a peso di denaro; lo angustiavano i Romani, irritati che
+il Papa tenesse Tusculo sotto il suo patrocinio. Alla fine costoro
+maliziosamente gli proposero un aggiustamento; accondiscendesse a ciò
+che si smantellasse una parte delle mura di quella rocca, e allora
+sarebbe a Roma il bene accolto. Ottocento Romani giurarono il patto,
+ma, contro il suo chiaro tenore, il furente popolo romano distrusse
+affatto tutti i munimenti dell’odiato castello. Il Papa ingannato
+non volle tornare a Roma; rimase a Tusculo ch’era così ridotto una
+terra aperta, indi, sul principio dell’anno 1173, ne partì, e senza
+speranza alcuna che lo confortasse, andò a continuare il suo esilio a
+Segni[734].
+
+Così trascorsero ancora alcuni anni, ma finalmente una grande vittoria
+dei Lombardi fe’ mutar faccia a tutte le cose. Nel Settembre del 1174
+Federico era tornato a guerra contro le città, e stavolta doveva questa
+esser la lotta decisiva: l’eroica difesa di Ancona e quella della nuova
+Alessandria infiammarono gli arditi cittadini all’entusiasmo, infino a
+che una battaglia di ricordanza imperitura assicurò ad essi la libertà.
+La giornata di Legnano (combattuta ai 29 Maggio dell’anno 1176) nella
+quale le milizie cittadine alleate sconfissero il poderoso Imperatore,
+fu la Maratona delle Republiche lombarde; le giovani città celebrarono
+uno dei più splendidi trionfi che registri la storia; sè liberarono
+e la patria. Primo frutto di quella vittoria fu certo la convenzione
+secreta che fra loro conchiusero l’Imperatore ed il Papa, cui Federico
+mandava messaggi di pace ad Anagni, sperando staccarlo dalla causa
+delle città. Ad ottener ciò il Barbarossa rinunciò ai più vitali
+diritti dell’Impero su di Roma, ossia concesse tutto quello che ei
+s’era rifiutato di cedere in tempo andato ad Adriano IV. Così avvenne
+che alla podestà imperatoria su Roma (l’autorità ne era già andata
+decadendo da dopo di Lotario) fu rinunciato da quel grande Imperatore
+medesimo che s’era preteso di voler restaurare i confini dell’antico
+Impero romano. Non fu pigro Alessandro di trarre tutti i possibili
+vantaggi da una vittoria cui per nulla aveva contribuito, laonde le
+città sospettarono un tradimento. Dopo di essere andato a Venezia sopra
+navi siciliane, il Papa le acchetò in una Dieta raccolta a Ferrara, e
+vi die’ promessa solenne che non conchiuderebbe senza di loro la pace
+definitiva. I Consoli lombardi avrebbero potuto cantargli a chiare
+note che egli aveva combattuto il potente nemico a parolone ed a Bolle,
+laddove eglino lo avevano vinto per virtù di geste insigni; tuttavia fu
+necessità che per adesso si accontentassero di aver tratto un mezzano
+vantaggio dai loro eroici conati.
+
+Allora fu conchiuso il primo dei Congressi che sopra tutti sia
+di nota degnissimo e confortevole a chi lo ricorda; nè peranco
+diplomatici, assisi intorno a una tavola coperta del solito panno
+verde, vi arbitrarono le sorti dei popoli, ma per la prima volta,
+ambasciatori di libere città, da uomini independenti, trattarono alla
+paro coll’Imperatore e col Papa. Nel famoso Congresso di Venezia,
+addì 1 Agosto 1177, fu conchiusa la pace fra Alessandro III, Federico
+I, le città, l’Imperatore greco e Guglielmo di Sicilia[735]. Calisto
+III fu deposto, Alessandro III riverito per papa, assicurato a lui
+il possedimento dello Stato ecclesiastico. Rinunciò l’Imperatore
+alla Prefettura, e così ammise che d’allora in poi il Pontefice
+sarebbe stato principe independente di Roma e del _Patrimonium_;
+e questo, nella estensione che allora aveva lo Stato della Chiesa,
+da Aquapendente a Ceperano, l’Imperatore restituì al Papa: quanto a
+Spoleto, alla marca di Ancona, ed alla Romagna, il Pontefice da parte
+sua dichiarò che erano terre indubbiamente pertinenti all’Impero[736].
+Alle collegate città lombarde fu acconsentita una tregua di sei anni,
+che precedette la conferma del loro stato di diritto publico. La
+pace di Venezia segnò una grande epoca nella storia d’Italia, dove la
+cittadinanza venne in fiore rigoglioso; decise anche della sorte di
+Roma, ma precisamente le condizioni di questa Città posero le attenenze
+del Papa e dell’Imperatore in un assetto di cose meno favorevoli
+di quello che sortissero in Lombardia. Federico, posto in non cale
+qualsiasi riguardo, sacrificò la Republica che aveva dianzi accettata,
+e il suo generale Cristiano di Magonza senza ombra di pudore prestò
+adesso le sue armi alla Chiesa per assoggettarle, conformemente ai
+patti, la Città e il _Patrimonium_. Abbandonati a sè soli in un tempo
+in cui tutta Italia invocava pace, i Romani non ebbero coraggio di
+combattere più a lungo contro il Papa, cui l’Imperatore riconosceva
+adesso per padrone di Roma. Alessandro III, coperto di gloria, era
+tornato intorno alla metà di Dicembre ad Anagni; omai egli sapeva
+che il suo esilio sarebbe finito. Sette nobili romani gli recarono
+lettere del clero, del Senato e del popolo per invitarlo a far ritorno.
+Diffidando, e memore dei torti patiti, il Papa procrastinò, e spedì a
+Roma Cardinali e uomini del medio ceto affinchè conchiudessero trattati
+col popolo. Dopo negoziati lunghi si venne ad accordi: i Senatori da
+eleggersi ogni anno al dì primo di Settembre presterebbero giuramento
+di fedeltà al Pontefice; sarebbersi restituiti alla Chiesa il san
+Pietro e i redditi d’ogni maniera; sarebbe mallevata sicurezza a tutti
+i vegnenti a Roma. Raffermate queste condizioni, ambasciatori romani
+andarono ad Anagni, si prostrarono ai piedi del Papa, e giurarono il
+patto[737].
+
+Dopo un esilio lungo di dieci anni, che aveva trascorsi ramingando
+nella Campagna, Alessandro III finalmente andò per la via di Tusculo
+a Roma. Vi giunse addì 12 Marzo del 1178, che era la festa di san
+Gregorio: con grandissima pompa uscirono ad incontrarlo le processioni
+del clero, il Senato e i magistrati, i cavalieri e le milizie, a suono
+di tromba, fra i saluti del popolo, che recava in mano rami d’olivo e
+cantava inni a onore di lui. Il suo bianco palafreno non potè muovere
+che a lento passo in mezzo alla gente che gli si serrava addosso
+per baciare le piante al Vicario di Cristo; soltanto sull’imbrunire
+Alessandro toccò porta Lateranense, indi fra gli applausi del popolo
+entrò nella residenza antichissima dei Papi, di dove diede ai Romani
+la benedizione. Così le feste pasquali si chiusero con uno dei più
+splendidi trionfi che Pontefice alcuno abbia mai celebrato[738].
+
+In nessun altro luogo del mondo si videro spettacoli pari a questi,
+che abbiano avuto così tragiche attenenze colla natura umana, colle
+sue debolezze, coi suoi bisogni, colla sua instabilità, colla sua
+perseveranza. Le fughe dei Papi in mezzo allo strepito d’armi di
+fazioni feroci, si alternavano colle accoglienze che ricevevano
+fra cori di giubilo; e la ripetizione continua di questo andare e
+venire dei Pontefici veste la storia della Città di un’indole severa,
+componendone una grande epopea: e qual potrebbe esserne maggiore?
+Pareva adesso che Roma tornasse a cambiarsi in Gerusalemme, e che
+il Papa, il quale vi entrava, fosse simile al Salvatore di cui
+si appellava vicario: però la mescolanza di umiltà sacerdotale e
+di magnificenze mondane non poteva cancellare di mente l’idea che
+quel Vicario di Cristo rinnovasse i trionfi pagani degl’Imperatori
+antichi[739]. Nel giorno 12 Marzo 1178 Trajano o Severo, se fossero
+tornati in vita, avrebbero stupito vedendo l’aspetto così cambiato del
+Senato romano e del popolo, plaudenti ad un trionfatore che veniva
+cavalcando un bianco muletto, un trionfatore che non era dappiù di
+un prete vestito in lunghi abiti di seta a foggia donnesca, e che
+al fianco non portava spada. Eppure quel prete, come un generale
+d’eserciti, tornava da guerre lunghe; i potenti del mondo s’erano
+prostrati alle sue ginocchia più umilmente che Principi non avessero
+fatto genuflessi davanti agli Imperatori antichi. Un Re di terre remote
+aveva per suo comando chinato le spalle ai colpi di frusta che frati
+gli avevano assestato sulla tomba di un Vescovo assassinato; e fin
+l’Imperatore romano, un eroe della taglia de’ vecchi Cesari, toccando
+colla fronte il suolo, aveva baciato i piedi di Alessandro, confessando
+che quel prete lo aveva vinto.
+
+
+§ 2.
+
+Continua lo scisma per conto dei Baroni della provincia. — Giovanni
+prefetto della Città tiene le parti di Calisto III. — Guerra de’ Romani
+contro Viterbo. — Calisto III fa soggezione. — Lando di Sezza antipapa.
+— Concilio in Roma. — Alessandro III muore (1181).
+
+Di tutto i Papi potevano fidarsi, eccetto che delle allegrezze di
+questa città di Roma: oggi i Romani spargevano fiori sul loro sentiero,
+e stendevano tappeti sotto le zampe del loro cavallo; domani si
+rimpiattavano nuovamente con un cachinno schernitore nelle tetre rovine
+dell’antichità, o correvano fieramente alle armi. Popolo e Senato
+avevano riconosciuto Alessandro III per papa, giacchè ve li spronavano
+cupidigia di denaro e necessità; ma insieme colla costituzione
+municipale durava il contrasto fra i diritti della Republica e quelli
+del suo Principe sacerdote. Si odiava la podestà pontificia senza
+temerla; correva tutt’intorno un mormorio, e già ogni uomo era pronto
+ad una nuova rivoluzione, non soltanto nella Città ma in tutta quanta
+la provincia. Ciascuna terra romana ferveva di desiderio di imitare i
+Lombardi; ciascuna aveva un municipio suo proprio, con Consoli o con
+altri magistrati alla testa del Consiglio comunale[740]. Molti Baroni
+scismatici della Tuscia e della Sabina, quasi abituati a independenza,
+s’atteggiavano con aria di sfida; non volevano riverire il Senato
+romano, nel quale dopo della pace entravano ognor più nobiluomini
+a farne parte, nè volevano assoggettarsi al Papa: pertanto essi
+continuavano per conto proprio lo scisma. L’Antipapa, primo di tutti,
+ricusò obbedire ai decreti pronunziati a Venezia; Viterbo, focolare
+adesso della scissura ecclesiastica, come un tempo era stato Sutri
+o Tivoli, gli serviva di residenza; e difesa aveva dalla famiglia
+dei Prefetti di Vico, cui apparteneva Giovanni prefetto urbano[741].
+Questi, che aveva ricchi possedimenti in quei dintorni ed era nemico
+di Alessandro III, non voleva cambiarsi di magistrato imperiale in
+officiale pontificio, sebbene nei trattati di Anagni fosse stata ceduta
+al Papa la investitura del Prefetto della Città. Ma il partito popolare
+di Viterbo alla fine si stancò di servire all’ambizione dei nobili,
+e dichiarò di accettare la pace di Venezia. Come dunque Cristiano di
+Magonza, fornito di pieni poteri dall’Imperatore, ebbe ricevuto in nome
+di Alessandro il giuramento di sudditanza dei Viterbesi, gli si fe’
+contro la nobiltà aizzata dal Prefetto; ed essa negoziò con Corrado,
+figlio del Margravio di Monferrato, cui voleva dar la podestà di
+Viterbo, e alzò le armi contro il popolo e l’Arcivescovo di Magonza.
+Messi a mal punto, que’ Baroni di provincia (così li consigliava il
+Prefetto) invocarono il soccorso della Republica romana, che già
+parecchie volte aveva guerreggiato contro di Viterbo; e i Romani,
+ridendosi del trattato conchiuso col Papa, mossero contro la terra, che
+al Papa giusto in adesso aveva reso omaggio.
+
+Allora Alessandro comandò all’Arcivescovo di Magonza e ai Viterbesi
+di schivare ogni battaglia, e conseguenza ne fu che i Romani, dopo
+aver devastato le campagne, se ne tornarono a casa loro, nè altro
+rimase al prefetto Giovanni di fare, fuorchè di prestare reverenza
+al Papa, e di prendersi da lui l’investitura[742]. Allora anche al
+protetto suo Calisto III cadde il coraggio; per verità ei tenne fermo
+ancora un tratto di tempo a castel Monte Albano vicino Nomentum, ma le
+soldatesche di Cristiano lo costrinsero a far sommessione. A Tusculo
+(dove Alessandro s’era nuovamente ritirato) l’Antipapa si gittò a
+piedi del suo nemico: si mostrò questi più grande di lui; gli perdonò,
+com’era stato pattuito nella pace di Venezia, e più tardi gli diede il
+Rettorato di Benevento per ristorarlo di ogni danno[743].
+
+Eppure, omai nel mese di Settembre, i Conti della provincia levarono
+un novello Antipapa, Lando di Sezza, che nasceva di una delle famiglie
+germaniche dei tanti tirannelli della Campagna; ed egli si appellò
+Innocenzo III. A Palombara presso Tivoli trovò dapprima riparo, indi
+finì tradito, perocchè i signori del castello, congiunti prossimi
+dell’antico antipapa Ottaviano, ossia Vittore IV, lo vendettero per una
+somma di denaro, ed ei fu confinato nel convento della Cava[744]. Già
+nel mese di Marzo 1179, Alessandro aveva congregato trecento Vescovi
+della Cristianità in un Concilio ecumenico in Laterano, per rimarginare
+le piaghe onde il lunghissimo scisma aveva esulcerato la Chiesa; ed
+ivi s’era decretato che da allora in poi la maggioranza di due terzi
+dei Cardinali avrebbe bastato a decidere dell’elezione pontificia.
+Ancora una volta si pronunciò come legge della Chiesa, che la elezione
+del Papa dovesse essere indipendente da qualsiasi podestà temporale,
+e avvenir dovesse per opera del solo collegio cardinalizio: questa
+indipendenza Alessandro aveva di nuovo conquistato effettivamente
+combattendo contro lo scisma e l’Imperatore.
+
+Così, dopo lotte lunghe, Alessandro III era riconosciuto per solo
+capo della Chiesa; soltanto che a Roma e nello Stato ecclesiastico
+ei continuava ad essere impotente come prima. Più e più sempre lo
+premevano i capitani; questi baldanzosi vassalli combattevano la santa
+Sede, con cui conchiudevano patti feudali, e parimenti osteggiavano la
+Republica romana, che non aveva forza bastevole da costringerli a farsi
+cittadini romani ed a vivere sotto le leggi municipali di Roma. Da
+altra parte il Senato non riceveva che di solo nome l’investitura dal
+Papa; veramente erane indipendente, e lo proteggevano le armi della sua
+milizia, la quale costantemente combatteva contro Cristiano di Magonza,
+che sempre accampava in Tuscia o a Camerino, e, per ragione di Viterbo,
+guerreggiava contro Corrado di Monferrato, di cui era anzi tenuto
+lungo tempo prigioniero. Un Papa come Alessandro III, cui la fortuna
+aveva concesso così meravigliose vittorie, rimase in Roma perpetuamente
+attendato come in terra nemica. Omai nell’estate dell’anno 1179 egli
+aveva lasciato la Città, e quindi era vissuto nelle terre del Lazio,
+oppure a Tusculo in nuovo esilio. Di là, nel Giugno 1181, andava a
+Viterbo per trovarvisi col suo protettore Cristiano di Magonza, e
+poco tempo dipoi, ai 30 di Agosto, moriva a Civita Castellana. La
+plebaglia romana, che al trionfatore vivente aveva sparso fiori lungo
+la sua via, gittò adesso sulla bara di lui morto maledizioni, pietre e
+fango; soltanto a fatica i Cardinali poterono conquistare una tomba in
+Laterano a quello che fu uno dei maggiori Pontefici[745].
+
+Da dopo di Adriano I nessun Papa ebbe seduto sulla cattedra santa più
+lungo tempo di Alessandro III; ma dei suoi ventidue anni di reggimento
+egli ne passò diciotto in mezzo allo scisma della Chiesa, e più della
+metà in esilio[746]. La sua lunga lotta con Federico lo ornò di eletta
+gloria; rese egli secure ed ampliò le conquiste di Gregorio VII e di
+Calisto II, fiaccò ancor più l’Impero la cui stella impallidì, e se
+lo vide genuflesso a’ piedi nella persona di un eroe implorante pace.
+Dopo del Congresso di Venezia e delle penitenze cui si assoggettò
+Enrico d’Inghilterra la reverenza del mondo crebbe pel Papa oltre la
+misura fin qui usata; e ciò a più forte ragione poichè Alessandro III
+fu uomo che possedette dignità vera. La persona di questo Pontefice
+fu irradiata eziandio bellamente dalla luce mattutina delle libertà
+civiche d’Italia: tutto fortuna di lui, non merito! Le necessità del
+tempo combinarono la non naturale associazione della libertà e del
+sacerdozio; comunque sia, rallegra che la Chiesa (quasi sempre alleata
+del despotismo) possa almeno una volta essere vista a capo dell’uman
+genere, lungo le vie della libertà morale e della coltura: così avrebbe
+dovuto sempre essere, se la Chiesa avesse adempiuto al suo officio! E
+solo quante volte lo fu, splendette essa di una luce celeste e sublime,
+laddove, quando per iscopi di ambizioni e di avidità pretesche combattè
+i generosi impulsi dei popoli, essa raccolse l’odio in vece dell’amore
+del mondo. Alessandro III ebbe animo più temperato e più tranquillo
+di Gregorio VII: se non fosse stato il suo dissidio colla Republica
+romana, lo si avrebbe potuto chiamare felicissimo di tutti i Papi[747].
+
+
+§ 3.
+
+Lucio III. — Guerra dei Romani contro Tusculo. — Cristiano di Magonza
+muore. — Lucio III viene a dissidio coll’Imperatore, e muore a Verona.
+— Urbano III. — Matrimonio di Costanza di Sicilia. — Enrico VI si
+avanza nella Campagna. — Gregorio VIII. — Clemente III. — Pace colla
+Republica romana (1188).
+
+Il fatto che tre succeditori di Alessandro dovettero passar la vita in
+esilio significa di che fatta relazioni continuassero ad esistere fra i
+Papi e la Città. Perciò la persona del grande avversario di Federico si
+solleva con taglia poderosa di eroe sopra le meschine figure di questi
+tre Papi, i quali, atterrati dal soffio della sventura, piombarono
+prestamente nella tomba. Al flusso succede il reflusso; quest’è legge
+ricorrente nella storia del Papato.
+
+Lucio III, Ubaldo Allucingoli di Lucca, finora cardinale vescovo di
+Ostia e di Velletri, non fu eletto in Roma, ma levato alla santa Sede
+dal Collegio cardinalizio raccolto a Velletri; e fu ordinato addì
+6 Settembre 1181. Però, dopo un convegno conchiuso co’ Romani, egli
+venne in Novembre nella Città, dove gli fu concesso dimorare alcuni
+mesi[748]. Alitava in Roma sempre lo spirito di Arnaldo da Brescia;
+colà ogni Pontefice o doveva conquistarsi una condizione tollerabile
+di cose, od altrimenti partirne in bando. Sembra che i Romani tosto
+si inimicassero con Lucio, avvegnaddio egli non volesse dar loro ciò
+che Papi suoi antecessori avevano accordato[749]. Continuo pomo della
+discordia era Tusculo, poichè i Romani perseguitavano quel castello con
+un astio tale che toccava la manìa; così forse i Fiorentini avevano
+odiato Fiesole prima che nell’anno 1125 distruggessero questa città
+loro vicina. Indarno i Tusculani avevano cercato ripararsi sotto al
+vessillo del Papa; a furia di sforzi riedificarono eglino le loro
+mura, e si difesero disperatamente contro gli assalti ripetuti dei loro
+nemici. Ai 28 di Giugno 1183 i Romani cinsero nuovamente Tusculo con
+forza molta di soldatesche; Lucio III, che si teneva chiuso in Segni,
+chiamonne di Tuscia Cristiano di Magonza per ajuto, e questi venne,
+e bastò la ricordanza della battaglia di Monte Porzio perchè i Romani
+dessero addietro due volte[750]. L’Arcivescovo guerriero s’avanzò fin
+sotto le mura della Città, ma la febbre dell’Agosto che aveva ucciso
+il suo celebre socio Rainaldo, lui pure colpì. Quell’uomo valoroso, un
+tempo veementissimo nemico della santa Sede, poi suo difensore, recò
+seco nella tomba la benedizione del Papa; e morì nel luogo delle sue
+geste, a Tusculo, dove ebbe anche sepoltura[751]. Cristiano di Magonza,
+uno de’ Principi maggiori del suo tempo, era la satira vivente di tutti
+quei religiosi sforzi onde s’aveva inteso a spogliare i Vescovi del
+repugnante carattere di uomini secolari: infatti egli, arcivescovo di
+Magonza (e per tale era stato riconosciuto dopo la pace di Venezia),
+tenne fino al termine de’ suoi giorni gioconda vita di cavaliere; aveva
+un aremme di belle donne, montava cavalli di gran valore, vestiva una
+corruscante armatura, e col robusto braccio roteava nelle zuffe la sua
+mazza, sfracellando elmi e cranî ai nemici.
+
+La morte di lui fu un fiero colpo pel Papa, che adesso invocò a suo
+soccorso i Principi, ma non ne conseguì che buone parole e qualche
+denaro[752]; e i Romani con cresciuta audacia si volsero adesso contro
+tutte le terre della Campagna, che ancora erano aderenti del Papa.
+In Aprile del 1184 devastarono nuovamente il territorio di Tusculo,
+e fecero una punta nel Lazio, devastandolo[753]. Fiero e barbaro era
+il loro odio contro il clero; colto un dì uno stuolo di preti nella
+Campagna, strapparono gli occhi a tutti, fuor d’uno; li misero a
+bisdosso di tanti asini, e poste loro in capo delle mitre di carta
+con suvvi scritti nomi di Cardinali, comandarono a quello che avevano
+risparmiato di condurre al Papa quel triste corteo[754]. Lucio III,
+non trovando più sicurezza in alcuna terra romana, fuggì chiedendo
+protezione all’Imperatore, il quale trovavasi a Verona, dopo di aver
+conchiuso a Costanza, nel dì 30 Aprile 1183, la pace definitiva colle
+città. Venuti lui ed il Papa ad abboccamento, in questo si sollevò
+più d’una controversia per ragione dell’investitura e dell’eredità
+di Matilde; d’altronde Lucio ricusò di dar la corona imperiale a re
+Enrico, figliuolo di Federico, con che s’avrebbe rinnovellata una
+costumanza dei Carolingi. Della richiesta dell’Imperatore si discusse
+con calore a Verona, e finalmente Federico si partì dal Papa con gran
+collera: ad ogni modo, tempo già prima, quegli aveva eletto il conte
+Bertoldo di Künsberg da comandante nella Campania, sostituendolo
+nell’officio di Cristiano; e Bertoldo era anche andato in quel paese
+per difendere Tusculo contro a’ Romani[755]. Lucio scomunicò questi
+ultimi nel Concilio di Verona, perocchè i ribelli contro il dominio
+temporale, come Arnaldisti, fossero messi tutti a un fascio colle
+sette di eretici che a quel tempo si facevano ognor più poderose, co’
+Valdesi, co’ Catari, cogli Umiliati, coi Poveri di Lione e con altri;
+come tutti costoro, furono eglino colpiti di solenne anatema[756].
+Poco tempo dopo, ai 25 Novembre 1185, moriva a Verona Lucio III. I
+mesti e arguti distici che si scrissero sul suo sepolcro, dipingono
+mirabilmente le sorti di lui e dei Papi d’allora:
+
+ _Lucius, Luca tibi dedit ortum, Pontificatum_
+ _Ostia, Papatum Roma, Verona mori._
+ _Immo Verona dedit verum tibi vivere, Roma_
+ _Exilium, curas Ostia, Luca mori._
+
+Il suo succeditore, persona di meste sembianze come quelle di Lucio,
+rimase a Verona esule; fu egli Umberto Crivelli arcivescovo di Milano,
+nemico dichiarato di Federico; fu consecrato il giorno primo del
+Dicembre 1185, con nome di Urbano III. Il mal’animo coll’Imperatore
+si mutò in aperta nimicizia[757]; e massima delle ragioni funne il
+rifiuto che oppose Federico di restituire i beni contesi dell’eredità
+di Matilde. Oltracciò la Curia romana era sgomentata dello splendido
+successo che l’arte politica dei Tedeschi aveva ottenuto in Sicilia.
+Quivi, dopo breve ma rigoglioso fiore, la dinastia di Rogero era
+prossima a spegnersi; Guglielmo II non aveva figliuoli, e perciò
+acconsentiva che Costanza erede e zia sua, figlia di re Rogero, si
+sposasse con Enrico VI figliuolo di Federico. Senza che si togliessero
+pensiero del Papa, signore feudale di Sicilia, e ad onta delle sue
+proteste, il matrimonio fatale fu conchiuso a Milano, addì 27 Gennaio
+1186; e colà Federico formalmente creò Cesare il figlio suo. Negò
+il Papa di dare ad Enrico la corona imperiale, e siccome continuava
+ad essere arcivescovo di Milano, rifiutò di porgergli eziandio il
+diadema dei Lombardi; Federico fece allora che quella ceremonia si
+celebrasse per mano del Patriarca di Aquileja. Sicilia, quel feudo
+così ansiosamente vigilato della santa Sede, cui tanto spesso aveva
+servito di ajuto contro ai Re tedeschi, doveva pertanto, alla morte di
+Guglielmo, capitare precisamente in balìa di questo Impero alemanno. Il
+gravissimo avvenimento era la maggiore sconfitta che potesse toccare
+la politica romana, e per allora fu splendidissima vittoria della
+corte tedesca, avvegnaddio Germania avesse or conseguito con trattati
+diplomatici ciò che fin là tanti Imperatori inutilmente s’erano
+sforzati di ottenere colle armi. L’acquisto di Sicilia era destinato
+a ristorare la perdita di Lombardia fatta libera, ed ivi e nelle terre
+di Matilde avevasi a fondare la potenza famigliare degli Hohenstaufen.
+Però questi grandi guadagni dovevano fra breve esser la maledizione
+d’Italia ed eziandio di Alemagna, condannata ad espiare così amaramente
+la politica non nazionale degli Hohenstaufen.
+
+Enrico adesso, per comandamento del padre suo, entrò da nemico nello
+Stato della Chiesa, dove i Romani di buon grado si congiunsero a
+lui: le terre del Lazio che tuttavia erano fedeli alla santa Sede
+furono messe a guasto, e tolta venne al Papa ogni speranza di far
+ritorno[758]. In questo, Urbano III moriva a Ferrara, il giorno 20
+Ottobre 1187: onorevole fu la causa della sua fine; ai 2 di Ottobre
+Gerusalemme era caduta in potere di Saladino, e siffatta novella
+fulminava con ambascia da morirne il cuore di un Pontefice, che portava
+il nome di quel suo avventurato predecessore, sotto il cui reggimento
+la santa città aveva conseguito liberazione. La caduta di Gerusalemme
+scosse Europa con tali un’angustia e un dolore, che la nostra
+generazione data più al sodo può a mala pena farsene un’idea. Quel solo
+avvenimento impose silenzio ad ogni più grave negozio che si discuteva
+nell’Occidente, e indirizzò ancora una volta verso Oriente l’attività
+del Papa e dell’Imperatore, di Re e di Vescovi.
+
+Subito ai 25 Ottobre dell’anno 1187 Alberto di Mora, beneventano,
+cancelliere della Chiesa, fu consecrato pontefice a Ferrara, con
+nome di Gregorio VIII: questo vecchio non altro desiderava che far
+la pace coll’Impero e mandare una crociata a Gerusalemme. Dopo le
+guerre combattute sotto Alessandro III spossato era il Papato, salito
+in forze l’Impero; la pace di Venezia e quella di Costanza avevano
+posto fine alla guerra delle città; l’alleanza con Sicilia aveva
+d’un tratto accresciuto la potenza imperiale. In tutta Italia nessun
+nemico s’erigeva contro a Federico, laddove i Papi banditi di Roma si
+crucciavano in esilio amaro. Perciò neppur Urbano III aveva osato di
+scagliar l’anatema contro l’Imperatore, e il mite Gregorio VIII non
+metteva tempo in mezzo a patteggiare con re Enrico. Gli promise che non
+porrebbe inciampi alle sue pretensioni sulla Sicilia, e massimamente
+che rispetterebbe di buon animo tutti i diritti imperiali in Italia:
+Enrico VI sospese pertanto le ostilità, e mandò Anselmo conte e Leone
+_De Monumento_ console dei Romani a negoziare col Papa. Costoro lo
+accompagnarono a Pisa, dove Gregorio andò per riconciliare quella
+Republica con Genova e per infervorarla alla Crociata; ma ivi egli morì
+ai 17 Dicembre 1187[759].
+
+Allora, cooperante Leone console, i Cardinali elessero a papa il
+Vescovo di Palestrina; e questi, Paolino Scolari, romano della regione
+detta della Pigna, fu consecrato nel duomo di Pisa, ai 20 Dicembre
+1187, con nome di Clemente III. A lui, romano di nascita, riuscì
+fatto di conchiuder pace col Campidoglio, che Gregorio VIII aveva omai
+scomunicato. Dopo trattative coronate di prospero risultamento Clemente
+III, accompagnato da Leone console, venne a Roma nel Febbrajo dell’anno
+1188, e vi fu accolto con ogni specie di onori. Da quarantaquattr’anni
+dacchè esisteva il Senato romano i Pontefici erano stati quasi
+incessantemente vittime di questa rivoluzione civica; vedemmo Innocenzo
+II e Celestino II finir tristemente la vita; Lucio II morir di una
+sassata, Eugenio, Alessandro, Lucio, Urbano III, Gregorio VIII passar
+la vita raminghi, esuli. Adesso finalmente Clemente III riconduceva
+felicemente il Papato a Roma, ma pur conchiudeva una pace in tutte le
+regole colla Città, come con una potenza autonoma che egli per tale
+riconosceva. Quest’era il frutto delle vittorie lombarde ed eziandio
+dell’energica resistenza opposta da’ Romani contro l’Imperatore
+e contro il Papa. La confermazione della democrazia romana è un
+avvenimento rilevante di questa età; ed infatti, quantunque mancassero
+delle buone fortune e dei solidi ordinamenti che conseguito avevano
+città di Lombardia o di Toscana, tuttavia i Romani d’allora diedero
+prova di dignità, di fortitudine e di circospetta accortezza.
+
+Nel complesso, Roma si pose col Papa in quelle medesime attenenze che
+le città lombarde avevano stabilito fra sè e l’Imperatore, ossia si
+tornò ai trattati conchiusi nel tempo di Eugenio III e di Alessandro
+III. L’istromento che compilò e giurò il Senato nell’anno quadragesimo
+quarto dalla sua istituzione, l’ultimo giorno di Maggio del 1188, ci
+fu per buona ventura conservato[760]. Negli articoli di quella pace
+decretata con robusto linguaggio per autorità del sacro Senato, il Papa
+fu riconosciuto per principe supremo; ed egli investì nel Campidoglio
+della dignità sua il Senato, che dovette prestargli giuramento di
+fedeltà. Si riprese il Pontefice il diritto di coniar moneta, ma la
+terza parte di essa fu assegnata al Senato[761]: tornarono al Papa
+tutti i redditi che in antico erano stati proprietà pontificia;
+solamente il Senato si tenne il ponte Lucano, di cui abbisognava alle
+sue guerre con Tivoli. Per la restituzione di tutto ciò che competeva
+giuridicamente alla santa Sede fu stabilito che si stipulerebbero
+altri istromenti. Inoltre c’era quest’altro: il Papa ristorava i
+Romani dei danni sofferti nella guerra[762]; assumeva obligo di fare
+i soliti donativi di denaro ai Senatori, agli officiali del Senato,
+a’ giudici ed a’ notai[763]; prometteva pagare cento libbre all’anno
+per la restaurazione delle mura della Città[764]; si statuiva che la
+milizia romana avrebbe potuto adoperarsi dal Papa alla difesa dei suoi
+patrimonî, purchè egli le facesse le spese. Non v’era alcun articolo
+che definisse se la Republica avesse il diritto di far guerra o pace
+co’ suoi nemici, senza intervento del Papa; ma questo s’intendeva di
+per sè, chè Roma era libera e il santo Padre nella sua città trovavasi
+in condizioni eguali a quelle di altri Vescovi nelle città libere,
+sebbene con gran reverenza gli fossero tributati titoli e onori di
+podestà temporale. Una formale convenzione fu conchiusa anche per
+rapporto alle città di Tusculo e di Tivoli, che adesso erano divenute
+di ragione pontificia; infatti l’astio de’ Romani contro di quelle era
+il motivo essenziale del loro patto col Papa. Al prezzo del suo ritorno
+pacifico a Roma Clemente III sacrificò inonestamente Tusculo che
+s’era ricoverata sotto le ali della Chiesa. Non soltanto die’ libertà
+ai Romani di muover guerra contro quel castello, ma promise loro di
+ajutarli co’ suoi vassalli; anzi si obligò di scomunicare i Tusculani
+se entro il giorno primo di Gennaio non si fossero arresi ai Romani
+loro carnefici. La sventurata città doveva smantellarsi; i suoi beni e
+il suo popolo li conserverebbe il Papa[765].
+
+Uno speciale trattato co’ Capitani stabilì le loro relazioni col Comune
+romano. Del tenore de’ suoi articoli non abbiamo precisa notizia,
+ma senza dubbio le grandi famiglie della nobiltà furono costrette a
+riverire il Senato, a far parte del Comune in qualità di _Cives_, ed a
+contribuire così a formare in grande l’istituto municipale[766].
+
+Il Papa scelse dieci uomini per ogni «contrada» di ciascuna Regione di
+Roma, e cinque di quelli su dieci giurarono la pace; tutto il Senato
+giurò l’osservanza de’ patti raccolti nell’istromento[767]. Se ne
+rileva che il Senato era composto di cinquantasei membri, alcuni de’
+quali componevano la giunta reggitrice dei _Consiliarii_[768].
+
+In tal guisa la costituzione dell’anno 1188 segnò un rilevante
+progresso del Comune romano; fu così spazzata via la podestà
+imperatoria dell’età de’ Carolingi, parimenti della podestà patriziale
+del tempo dei Franchi. A’ diritti imperiali non si dava più bada.
+Sciolto era ogni vincolo di Roma coll’Impero, dacchè i Papi avevano
+conseguito libertà di elezione. Federico I nell’elezione sua propria
+aveva disprezzato i voti dei Romani, ma finalmente nel trattato di
+Anagni, con rinunciare alla Prefettura, aveva eziandio rinunciato
+alla podestà imperatoria. La Città era uscita dalla cerchia delle
+attenenze antiche; in essa il Papa non aveva più potere di governo nè
+di legislazione; il suo stato temporale era ristretto al possedimento
+di regalie e di beni ecclesiastici, ed a’ rapporti feudali. Potente
+era il Pontefice, perchè continuava ad essere il maggior possidente
+di terre, perchè dispensava i maggiori feudi, perchè poteva chiamare
+in armi numerosi vassalli. Ma la sua autorità di principe territoriale
+consisteva soltanto nella investitura ch’egli impartiva ai magistrati
+della Republica, liberamente eletti dal Comune, e nella associazione
+dei suoi ordini giudiziarî con quelli civici, nelle controversie di
+natura mista. Pertanto la cessazione della podestà pontificia, che
+avvenne mercè la sola forza del Comune romano, è uno dei fatti più
+gloriosi nella storia di Roma a’ tempi di mezzo; soltanto adesso la
+Città potè nuovamente pretendere all’estimazione del mondo civile.
+
+
+§ 4.
+
+La Crociata. — Riccardo Cuor di Leone passa davanti a Roma. — Federico
+I muore. — Celestino III. — Enrico VI chiede la corona imperiale. — È
+coronato. — I Romani distruggono Tusculo. — Caduta de’ Conti tusculani.
+— Attenenze della nobiltà colla Republica di Roma. — Mutamento di
+costituzione. — Benedetto _Carushomo_, senatore. — Giovanni Capoccio,
+senatore. — Giovanni Pierleone, senatore. — Enrico VI distrugge la
+dinastia normanna in Sicilia. — Sua morte immatura. — Muore Celestino
+III.
+
+Clemente III volse tutta la sua attività alle cose della grande
+Crociata, cui diede opera dapprima il solo vecchio imperatore Federico,
+indi presero parte il re Filippo Augusto di Francia e Riccardo re
+d’Inghilterra. Anche nobiluomini romani questa volta erano andati
+in Oriente, un Pierleone ed eziandio Teobaldo prefetto, i quali
+ambidue combatterono con Corrado di Monferrato ad Acri contro di
+Saladino[769]. Non uno degli eserciti crociati passò per Roma; il solo
+Riccardo Cuor di Leone, sul principio dell’Agosto 1190, imbarcatosi
+a Marsiglia, toccò terra ad Ostia, ma colà congedò con un rifiuto
+il Cardinale che era andato officiosamente a invitarlo in nome del
+Papa, affinchè onorasse con una sua visita la città capitale della
+Cristianità. Secoli prima nessun Re avrebbe ricusato di obbedire a
+quella esortazione; ciascuno s’avrebbe estimato beato di entrare in
+abito dimesso di pellegrino per le porte della santa Città e di muovere
+alle tombe degli Apostoli; ma i tempi s’erano, e quanto! mutati, e il
+fiero Riccardo, successore di religiosissimi Re anglossassoni, che in
+antico avevano toccato il colmo della felicità vestendovi la cocolla,
+protestò sprezzevolmente al Cardinale, che non francava la spesa di
+andare alla corte pontificia, dove null’altro si trovava che avarizia
+e corruttela[770]. Per la via di terra il suo esercito passò davanti a
+Roma, e procedette fino a Terracina luogo la costiera coperta di boschi
+e di paludi[771]; indi veleggiò a Messina, dove s’impacciò in fieri
+negozî coi Siciliani. Infatti, ai 16 Novembre 1189 era morto Guglielmo
+II, marito di Giovanna ch’era sorella di Riccardo, ed allora quel
+partito siciliano, che s’inspirava a sentimento di nazione, aveva dato
+la corona al conte Tancredi, figlio naturale di quel Rogero di Puglia,
+che era stato primogenito di Rogero re. Enrico VI marito di Costanza
+si era armato per discacciare quell’«usurpatore», cui del resto il
+Pontefice aveva dato l’infeudazione: però alcuni torbidi che avvenivano
+in Alemagna e l’annunzio della morte del padre suo ne l’avevano
+impedito di dar seguito all’impresa. Il vecchio Federico, il quale un
+tempo s’era augurato che il destino lo avesse tratto, come Alessandro
+magno, in Asia anzichè in Italia, moriva colà in un fiume di Siria, ai
+10 di Giugno dell’anno 1190.
+
+La memoria dell’eroe Barbarossa, vero colosso degli Imperatori del
+medio evo, dura splendidissima nella storia di Germania, che la
+tiene ad orgoglio di sua nazione, nè mai perirà: le leggende popolari
+degli Alemanni lo celebrano come principe che simboleggia la maestà
+dell’Impero tedesco da ripristinarsi nell’avvenire; ma in Italia le
+sue imprese devastatrici e le ruine di generose città sono altrettanti
+titoli di odio contro di lui, quand’anche l’astio potesse diminuirsi,
+se si pensasse all’indole di quel suo tempo ed alla sua eroica persona.
+L’ostinata lotta dell’Impero contro le città, ossia la controversia
+delle investiture civiche, non fu meno rilevante, nè meno benefica
+della controversia delle investiture ecclesiastiche che combatterono
+gli Enrichi. Se non fossero stati gli intenti despotici e le guerre
+di Federico la libertà delle città non s’avrebbe svolto mai così
+rapidamente; nè sì presto la si avrebbe accettata negli ordinamenti
+di diritto publico. Se non fu altro, il Barbarossa, contro intenzion
+sua, prestò un siffatto servigio ad Italia, che lo combattè così
+prodemente. Al lungo e fatale legame che avvinse Germania e Italia
+per via dell’«Impero» imprecherà soltanto chi considera la storia
+mondiale colle grette vedute di una specie di felicità casalinga e
+patriarcale; ma fuor di quell’angusto orizzonte ogni lamento è senza
+valore ed insano. Questo solo può dirsi, che, dopo la pace di Venezia,
+Italia e Alemagna erano omai giunte ad abbastanza maturità perchè
+potessero disgiungersi l’una dall’altra; però sventuratamente Federico
+col matrimonio della Siciliana riannodò un vincolo che in ordine di
+principî s’era sciolto: così l’unità e la fortezza di Germania furono
+sacrificate senza pro alla politica dinastica degl’Imperatori, e
+condannate a sostener lunghe lotte di quà dalle Alpi.
+
+Il giovine Enrico VI si struggeva del desiderio di ottenere la corona
+imperiale; e perciò i suoi ambasciatori corsero al Papa ed eziandio al
+Senato, di cui or nuovamente dovevasi attendere al voto, e cui il Re
+prometteva di riconoscere giuridicamente[772]. Clemente III, sgomentato
+dalle minacce di Enrico, il quale se l’era legata al dito che avesse
+concesso Sicilia in feudo a Tancredi, stabiliva che la coronazione
+dovesse avvenire nelle prossime feste di Pasqua, ma egli moriva sulla
+fine del Marzo 1191.
+
+Tosto i Cardinali elessero a papa il vecchio cardinale Giacinto,
+figlio di Pietro Bobone, romano della famiglia degli Orsini: e l’eletto
+assunse nome di Celestino III[773]. Già s’avvicinava Enrico con grande
+oste, già era prossima la Pasqua, e il novello Pontefice procrastinava
+la sua ordinazione per menare in lungo la coronazione, intorno cui
+ancor si negoziò. Potevala eziandio impedire l’atteggiamento ostile del
+Senato, laonde Enrico VI ne faceva ricerca con grande pressura, perchè
+gli tardava muovere prestamente contro Sicilia. Di queste circostanze
+accidentali s’approfittarono i Romani per ridurre finalmente Tusculo
+in loro balìa. La tribolata città s’era per tre anni difesa contro gli
+assalimenti del Papa e del Senato uniti; nella sua estrema angustia
+ella si era rivolta ad Enrico che venivasi avvicinando, gli aveva
+chiesto soccorso, e ottenutone un presidio tedesco che il Re di gran
+cuore le concedeva. Ma gli ambasciatori romani protestarono a Enrico
+che si opporrebbero alla sua coronazione se loro non desse in mano
+Tusculo; che, per lo contrario, se così avesse fatto, avrebbero eglino
+costretto da parte loro il Papa a coronarlo immantinente. Enrico
+accondiscese all’obbrobriosissimo mercato, ma scaricò ogni colpa sul
+Pontefice, il quale si lasciava vincolare da patti inonesti: subito
+dopo della coronazione Enrico avrebbe consegnato Tusculo al Papa, e
+questi l’avrebbe data ai Romani[774].
+
+Soltanto allora che Enrico VI s’ebbe avvicinato con grande oste
+a Roma Celestino III si fece ordinar papa ai 14 di Aprile nel san
+Pietro, per potere all’indomane, sebbene di contraggenio, compiere
+la ceremonia della coronazione[775]. Dai prati di Nerone mosse il Re
+alla città Leonina; ai 15 di Aprile, nel san Pietro, Celestino pose
+il diadema in capo di Enrico e di Costanza moglie sua[776], e il dì
+dopo i Tedeschi piantarono il loro campo sulle pendici di Tusculo. La
+sventurata città ebbe presto una tragica fine; restituita al Papa,
+fu da questo abbandonata ai carnefici suoi, e i Romani con furore
+da demoni si scagliarono sulla vittima inerme; a Tusculo non rimase
+pietra su pietra; senza coscienza nè fede si scannarono i cittadini o
+si cacciarono in miserando stato. Fu questa una sconcia e scellerata
+imitazione delle celebri distruzioni di Lodi, di Milano e di Crema;
+tratto che denota l’indole di quel tempo di liberazione di città e
+di loro sterminî. Causa il duplice tradimento dell’Imperatore e del
+Papa perì per sempre una delle città antichissime del Lazio: il fatto
+avvenne ai 17 Aprile dell’anno 1191[777]. Nell’età antica Tusculo aveva
+donato a Roma (tanto più giovine di essa) quegl’illustri cittadini
+che furono i Catoni; nel medio evo le aveva dato a tiranni i Conti
+tuscolani, quei suoi fieri consoli e patrizî e papi; tutti uomini
+che per la più parte erano stati malvagi, ed alcuni d’intelletto
+e di fortezza grandi. Il nome di Tusculo si associa strettamente
+coll’epoca più oscura di Roma medioevale; nè su quella sua altura
+sempre benedetta di sole si possono mirarne le meste ruine senza che
+la mente sia ricondotta alle memorie di Marozia, degli Alberici e dei
+Teofilatti[778]. Sparve la potente famiglia dei Conti de _Tusculana_,
+ossia, più esattamente, si propagò nella Campagna e a Roma in rami
+di famiglie, fra le quali fu celeberrima la casa dei Colonna. Questi
+signori vennero in possesso dell’antichissimo palazzo che la famiglia
+stipite dei Tusculani aveva posseduto in Roma, prossimamente ai santi
+Apostoli, e dove quei Conti, da consoli de’ Romani, avevano un tempo,
+tanto spesso tenuto il loro tribunale[779].
+
+I beni della distrutta città andarono, secondo il patto, al
+Pontefice[780], le reliquie degli abitanti si dispersero ad
+ingrossare Frascati, oppure ad accrescere le popolazioni dei luoghi
+circonvicini[781].
+
+Il novello Imperatore, senza far sosta, andò di Roma nelle Puglie per
+sbalzarvi re Tancredi dal trono; e il debole Celestino non oppose che
+impotenti preghiere a quel suo proponimento. Lo affannava la unione
+di Sicilia coll’Impero, che mandava a rovescio tutta la politica
+tradizionale dei Papi, ma impedir la cosa non poteva. Dopo rapide
+vittorie, conseguite peraltro a prezzo di perdite gravi nelle Puglie,
+Enrico VI fu costretto a tornarsene nel Settembre dell’anno 1191 ad
+Alemagna, e il Papa, che ne ebbe gran contentezza, osò ancora meno di
+ledere il trattato conchiuso coi Romani[782]: dopo tanti anni Celestino
+III fu pertanto il solo Pontefice che passasse in Roma l’intiero tempo
+del suo pontificato. E in Roma tutte le attenenze esteriori favorivano
+la durata della Republica, ma le condizioni interne impedivano che si
+rafforzasse con robusto svolgimento. Roma cristiana non fu capace che
+di ribollimenti passeggieri in ogni cosa che fosse libertà e grandezza;
+alle vere e forti virtù civiche fu essa ad ogni tempo inetta. Città
+dominata dai Papi, non produsse mai più un sol cittadino che avesse
+la taglia degli antichi. A quel popolo sfortunato ed ozioso, che in
+un anno contava più feste di chiesa che giornate di lavoro, mancava
+coll’attività la proprietà; coll’una e coll’altra difettavano la forza
+e la dignità conscia di sè. Manifeste sono le ragioni dello stato
+deplorevole dei Romani, e nessun popolo del mondo sarebbe stato tanto
+forte da potere alla lunga resistere a quelle influenze funeste. Il
+ceto de’ cittadini mediocri di Roma, povero e debole troppo, non aveva
+associazioni di maestranze che gli desse fortezza, o, se ne aveva,
+erano soltanto cosa di pochissima rilevanza: pertanto non potè mettere
+briglia ai Patrizî ed ai Capitani, che, uniti al Papa o soli, presto
+indebolirono la Republica, e presto la fecero a pezzi[783]. Se la
+nobiltà avesse avuto l’animo di quella di Genova o di Venezia, allora
+sì che di contra ai Pontefici s’avrebbe potuto comporre un durevole
+governo aristocratico; ma gl’innumerevoli nobiluomini romani, che non
+accudivano a negozî di commerci, nè si occupavano di agricoltura nella
+selvatica Campagna, erano per la massima parte illustri accattoni,
+ossiano uomini feudali del Papa, dei Vescovi e dei luoghi pii di
+Roma. Poco a poco la Chiesa aveva ridotto quegli ottimati a suoi
+vassalli, e, per quanto poteva fare, essa impediva che accumulassero o
+rendessero stabili le proprietà famigliari[784]. Perlochè i patrimonî
+dei maggiorenti erano sempre di durata incerta, passavano da mani a
+mani; e quando si leggono le carte di quell’età convien meravigliare,
+vedendo quanto spesso feudi e castella cambiassero padrone per ragione
+di permute. Soltanto a un pajo di famiglie, ai Colonna ed agli Orsini,
+riuscì fatto di fondare nella Campagna dei veri patrimonî liberi di
+loro case.
+
+Allorchè le paci di Venezia, di Costanza e di Roma ebbero fatto accorta
+la nobiltà che il Comune romano otteneva consistenza, mutò essa il
+sistema che fino allora aveva adottato. I Consoli entrarono allora
+nel Comune per cambiarlo in aristocratico; la nobiltà empiè de’ suoi
+il Senato, e le fu agevole cosa farveli eleggere. Da dopo l’anno 1143
+in poi la preponderanza nel Senato era stata dei plebei; indi, poco
+a poco, v’erano entrati i maggiorenti; dal tempo di Clemente III e
+di Celestino III vi si trovarono più patrizî di antiche stirpi, che
+cittadini o cavalieri[785]. La pressa di entrare in Senato diventò
+tanta, che presto quel corpo superò il numero di cinquantasei membri
+che era stato il normale, ossia stabilito per patto[786].
+
+Ell’era conseguenza di queste attenenze nuove, se omai nell’anno
+1191 avveniva una mutazione di cose; il popolo si sollevava contro
+l’aristocrazia, rovesciava la costituzione, e, come ne’ primi tempi,
+poneva un sol uomo a capo del governo. Può darsi che ciò si facesse ad
+imitazione di altre città, le quali verso la fine di questo secolo,
+a vece dei Consoli che finora erano stati loro governatori, avevano
+affidato il potere in mano di un solo reggitore. Non più i Romani
+diedero nome di _Patricius_ al capo della loro Republica, e nemmanco
+quello di «Podestà» usato nelle città italiane, ma chiamaronlo
+_Senator_ o _Summus Senator_; e di questa dignità investirono Benedetto
+_Carissimus_ o _Carushomo_, uomo di stirpe ignota e certo cittadinesca,
+il quale durante una sommossa s’impadroniva del potere. Il governo
+poliarchico s’era mostrato debole; il reggimento d’un solo diè subito
+saggio di fortezza, perocchè il senatore Benedetto togliesse al
+Pontefice tutti i redditi nella Città e fuori, e ponesse suoi giudici
+(_Justitiarii_) anche nelle terre di provincia[787]. Da principio il
+Papa nol volle riconoscere, indi cedette, e accondiscese al mutamento
+della costituzione. Tuttavia neppur col governo di un solo Senatore
+l’ordinamento republicano ebbe cessato, e il Senato e il parlamento del
+popolo continuarono ad esistere come prima.
+
+Forse a quel Senatore Roma andò debitrice del suo primo statuto
+municipale che da lui emanò e l’intiero popolo confermò[788]; sennonchè
+dell’attività di Benedetto non pervennero a noi che poche notizie, e
+mozze anche queste, laddove egli, chi il sa? fu uomo valente e ben
+meritevole forse, che la sua memoria si conservasse anche oggidì a
+Roma in una iscrizione monumentale. Il suo officio durò all’incirca
+due anni; indi ei cadde, precipitato da una sollevazione, e lungo tempo
+fu sostenuto prigioniero in Campidoglio[789], solo Senatore facendosi
+allora Giovanni Capoccio[790]. Questo Romano era di una famiglia di
+nobili minori che possedevano le loro torri presso ai santi Martino e
+Silvestro, dove una oggidì ancora ne avanza ritta in piedi. Anch’egli
+tenne man forte di governo[791]. Uscito di carica, gli succedette
+Giovanni di Pierleone[792], ma, intorno all’anno 1197, una nuova
+mutazione restituì l’antico ordinamento di cinquantasei Senatori colla
+giunta esecutrice dei Consiliatori: e, poichè in quel tempo il Senato
+era essenzialmente composto di Capitani, l’innovazione non potè venire
+da altri che dalla nobiltà feudale[793].
+
+La lotta delle fazioni combattentisi nel Comune e la smania di novità
+(vizio comune di tutte le democrazie) erano la sola speranza del Papa,
+il quale accortamente lasciò che i Romani si sbizzarrissero a lor
+talento. Giusto in questo tempo il Papato era seriamente minacciato,
+chè, morto re Tancredi, Enrico VI nell’anno 1194, aveva soggiogato la
+Sicilia. La perfidia con cui questo Principe avaro e senza coscienza
+sterminò gli ultimi discendenti della dinastia de’ Normanni e la
+nobiltà normanna irritò il sentimento nazionale degli Italiani[794].
+I Lombardi, minacciati di un nuovo despotismo imperiale, andavano a
+pericolo di veder crollare la loro libertà, conquistata a forza di
+eroismi. Enrico VI, come già aveva fatto suo padre, investiva Tedeschi
+dei publici officî; suo fratello Filippo veniva chiamato duca di
+Toscana ed otteneva in feudo i beni della contessa Matilde; ancor
+prima Corrado Lützelhard aveva avuto Spoleto, e al generale Markwaldo
+erano state date in feudo la Romagna e le Marche. La potenza di Enrico
+cingeva tutto lo Stato della Chiesa come dentro a un cerchio di ferro;
+ed egli occupava il patrimonio della Chiesa quasi fino alle porte di
+Roma[795]. Il figlio del Barbarossa concepiva l’idea dell’Impero con
+baldanza giovanile; sognava già restaurare la dominazione imperiale
+sul mondo, sottomettere Italia al suo comando, distruggere il Papato
+gregoriano. In Roma voleva ripristinare i diritti imperiali cui il
+padre suo aveva rinunciato; e senza dubbio colla sua potenza d’animo
+grande ed energica Enrico VI sarebbe riuscito in questo intento, se più
+a lungo avesse vivuto. Il Prefetto urbano continuamente resisteva al
+Pontefice, di cui non acconsentiva ad essere l’officiale; l’investitura
+imperiale fino adesso gli aveva dato uno stato libero, illustre e
+temuto troppo, perchè egli ne potesse tollerare facilmente la perdita;
+laond’è che, giusto adesso, vediamo tanto spesso i Prefetti mettersi
+al codazzo di Enrico, cui eglino con gran fervore aderivano. Anche
+i Frangipani Enrico VI traeva dalla sua. Quei vassalli della Chiesa,
+allora potentissimi, bravavano del continuo i Papi che erano costretti
+a lasciar loro il possedimento della marittima città di Terracina, dove
+la facevano da despoti, e con cui tratto tratto si rappacificavano
+mercè di trattati conchiusi con quel Comune, che ripetutamente si
+ribellava contro di loro[796].
+
+Nel Novembre dell’anno 1196 l’Imperatore mosse alla sua ultima impresa
+in Sicilia: seguito da Pietro prefetto, da Markwaldo e da Corrado di
+Spoleto passò per le terre romane, e venne a Tivoli, a Palestrina e
+a Ferentino[797]. Roma non toccò, ma da Tivoli trattò col Papa, cui
+chiese che coronasse il bambino Federico suo figlio[798]. Contro
+la sua abbominevole tirannia si sollevarono in Sicilia la nazione
+maltrattata e la stessa moglie di lui che passò dalla parte dei
+sediziosi. L’Imperatore soffocò la ribellione con una ferocia e con
+un’inumanità, di cui non si possono trovare esempî che nella storia de’
+Sultani asiatici; però egli stesso, dopo che ebbe ridotto la ridente
+Sicilia a un deserto, fu rapito da fatal morte. Enrico VI, nella cui
+indole si accoppiavano grandi qualità di statista e di principe con
+disonestà senza fede nè coscienza, con avarizia e con crudezza, morì a
+soli trentadue anni di età, ai 28 Settembre 1197, in Messina. Addì 8 di
+Gennaio dell’anno 1198, anche Celestino III lo seguì nella tomba. Erede
+della formidabile potenza dell’Imperatore fu un fanciullo abbandonato
+alla tutela di una bigotta femmina siciliana; ma erede del debole Papa
+fu uno dei maggiori uomini che la Chiesa abbia avuto.
+
+Le buone fortune del Papato non avevano limite[799].
+
+
+
+
+CAPITOLO SETTIMO.
+
+
+§ 1.
+
+Roma nel secolo duodecimo difetta di coltura. — Diritto giustinianeo.
+— Diritto canonico. — Collezione di Albino. — Il _Liber censuum_
+di Cencio. — Continuazione del _Liber Pontificalis_. — Non v’hanno
+storiografi romani. — Descrizione del san Pietro compilata da Pietro
+Mallio; descrizione del Laterano di Giovanni Diacono.
+
+Anche durante tutto il secolo duodecimo la vita intellettuale di Roma
+continuò ad essere mezzo barbarica, come a’ tempi prima era stata:
+le perpetue lotte della Chiesa cogl’Imperatori o col popolo romano,
+e l’esilio quasi costante dei Papi, in quello che veementissime
+rivoluzioni agitavano la Città, danno sufficiente spiegazione di un tal
+fatto.
+
+Nel secolo decimosecondo sedettero sulla cattedra di san Pietro alcuni
+uomini illustri; ma di sedici Papi (che tanti ne contò questo periodo
+di anni) quattro soli, e non i maggiori, furono romani di nascita.
+Parecchi di essi avevano ricevuto educazione in paesi forestieri,
+e precisamente in Francia, dove Parigi, al tempo di Abelardo, era
+divenuta la reputatissima delle scuole di dialettica e di teologia.
+Fin dall’età di Urbano II, francese, abbiamo notato lo stretto vincolo
+che associava Roma con Francia: se tempi innanzi erane stato anello di
+congiunzione l’ordine di Cluny, il grande riorganamento del monacato
+che avveniva per opera di Bernardo di Chiaravalle, lo rendeva nel
+secolo duodecimo ancor più sodo e durevole. Relazioni politiche ed
+ecclesiastiche univano di stretti nodi il Papato con una terra che del
+continuo prestava a quello un asilo ospitale; tutta Italia, ostilmente
+avversa ad Alemagna, era in commercio intellettuale con Francia, e per
+quest’epoca è cosa assai significativa che il massimo fra gli Italiani,
+Pietro Lombardo, teologo scolastico, non soltanto studiasse e poi
+insegnasse a Parigi, ma colà ne morisse vescovo (1160).
+
+In Roma abbiamo veduto l’influenza che esercitarono le tendenze fra
+sè ostili di due Francesi di questa età: un discepolo di san Bernardo
+saliva alla cattedra santa, ed uno scolare di Abelardo prestava ai
+Republicani della Città i suoi lumi e il suo entusiasmo di nuove idee
+politiche. Se tempo addietro un Cardinale lamentava che la povertà
+impedisse ai Romani di andare a studio in paesi stranieri, e che perciò
+fossero privi di coltura, la cosa si era fatta ben diversa nella prima
+metà del secolo duodecimo: infatti molti Romani, chierici e laici
+e giovani della nobiltà, andavano a Parigi per erudirsi a quelle
+scuole[800]. Ma di tal fatta influenze in Roma erano cosa d’indole
+accidentale. Non la presenza dell’erudito Bernardo, non la fondazione
+del suo monastero _ad Aquas Salvias_, non la coltura francese di
+parecchi Pontefici seppero infondervi uno spirito di vita scientifica.
+Gli Atti de’ Concilî e tutte le notizie di altra specie, in tutto
+intiero questo secolo nulla significano che espressamente si facesse
+per dare impulso alla dottrina delle lettere; ed ha caratteri troppo
+generali un commendevole Decreto che Alessandro III promulgava nel
+concilio Lateranense dell’anno 1179, dove ordinava che in ogni chiesa
+cattedrale si fondassero scuole gratuite pei preti e pei discepoli
+poveri[801].
+
+Da un Pontefice culto e di animo principesco, qual si fu Calisto II,
+potevasi aspettare che provvedesse ad istituti letterarî, ma nulla
+questo udiamo neanche di lui; e si può imaginar di leggieri che egli
+trovasse Roma immersa in una barbarie tale, da doverlo mettere a
+disperazione. Altri Papi eruditi, come lo furono quasi tutti insino
+alla fine del secolo, ebbero impedimento o dalla brevità del loro
+pontificato o dall’esilio o dalle condizioni di Roma, di volgere cure
+un po’ durevoli a discipline di istruzione. Fin dal tempo de’ Papi
+riformatori la santa Sede si era circondata delle forze migliori della
+Chiesa; il Collegio cardinalizio contò sempre nel suo seno uomini che
+per scienza teologica furono nella loro età facilmente principi, ma
+pochissimi di quei Cardinali furono romani. Nessun chiaro ingegno,
+in nessuna classe di cultura, la Città educò nel corso del secolo
+decimosecondo, nè vi fiorì scuola alcuna di rinomanza.
+
+Quest’epoca diventò insigne, perchè in essa rivisse la scienza del
+giure romano. Certo è una novella che i Pisani conquistassero ad
+Amalfi nell’anno 1135 quell’unico codice delle Pandette che in Italia
+si conservasse, e che una siffatta scoperta desse opportunità a far
+restaurare lo studio del diritto romano. In Italia non s’erano mai
+smarriti nè la contezza delle leggi di Giustiniano, nè l’uso del giure
+romano; tuttavia, fino dal secolo undecimo e compiutamente durante il
+decimosecondo, la novella costituzione delle città destò un grande
+fervore per gli studî di giurisprudenza. Abbiamo veduto Imperatori
+e Republiche far appello alle leggi di Giustiniano per suffragarne i
+loro diritti; ed eziandio l’ordinamento dei municipî italiani (che però
+soltanto nell’apparenza toglievano ad imitare l’antichità) rinnegava
+la sua origine istorica, per andar cercando la sua fonte nel diritto
+romano. Converrebbe credere che Roma avesse dovuto essere, secondo
+l’ordine naturale delle cose, il suolo dove lo studio di questa
+scienza mettesse più forte radice; eppure fu altrimenti. Giusto nella
+Città la invasione germanica non aveva mai dato di frego al diritto
+romano; la Costituzione di Lotario dell’anno 824 aveva raccolto entro
+di quello la cittadinanza romana; sotto gli Ottoni le leggi nazionali
+straniere avevano perduto nella Città ognor più di vigore, finchè, al
+tempo di Corrado imperatore, il diritto romano era divenuto il solo
+che prevalesse. Il _Judex Romanus_ riceveva il suo nome appunto dal
+diritto romano; forza era dunque che del continuo questo si insegnasse
+nelle scuole, ma il suo studio si faceva sopra alcuni scarsi compendî
+compilati fino da tempi antichi: ed è meraviglioso il pensare,
+che Roma, scaturigine della giurisprudenza, venisse a condizioni
+siffatte, che nelle sue biblioteche non si conservasse un solo codice
+delle Pandette, o neppur si sapesse della sua esistenza. Se altre
+città italiche davano opera fervidissima allo studio delle leggi di
+Giustiniano, non avrebbe dovuto offrirne maggiore opportunità il Senato
+che s’era restaurato in Campidoglio? Forse che all’età di Arnaldo
+da Brescia non avrebbe dovuto questa scienza prender voga proprio in
+Roma? I Senatori che scrivevano all’imperatore Corrado mostravano di
+essere bene addentro negli antichi concetti giuridici; senza dubbio
+la giurisprudenza si coltivava adesso in Roma con maggiore zelo; e par
+quasi impossibile che ivi allora non fossero degli eruditi glossatori
+eziandio delle Pandette, se omai sul principio del secolo duodecimo
+in quelle dottrine rifulgeva Irnerio di Bologna. Però di tal fatta
+erano le condizioni di Roma, che ivi non si venne formando nemmanco
+una grande scuola di giuristi. La città dei Romani ne lasciò la gloria
+a Bologna, dove omai nel secolo duodecimo si fondò un’università cui
+diede protezione Federico I: v’insegnarono gl’insigni dottori Bulgaro,
+Martino, Jacopo ed Ugo, e attrassero scolari da tutti i paesi, e
+diedero vita ad una scienza nuova.
+
+La recisa divisione di Roma in due corpi giuridici, civile l’uno,
+canonico l’altro, potrebbe far credere che il grande predominio
+degli elementi ecclesiastici e il cozzo cui quelli venivano colla
+cittadinanza, tenessero in luogo angusto la scuola del diritto romano;
+sennonchè, ad onta eziandio della protezione de’ Papi, Roma non educò
+nemmanco una scuola di diritto canonico. Anche questo si insegnava
+a preferenza a Bologna, dove frate Graziano, toscano, aveva composto
+intorno al 1140 la più completa compilazione dei _Canones_, ossiano
+leggi ecclesiastiche. Ai dì nostri, che la ragione critica ne ha da
+lungo tempo smascherato le favole e le menzogne, quel Codice celebre
+del medio evo pare essere il colosso giuridico della barbarie e delle
+tenebre, in mezzo alle quali l’uman genere andò per lunghi secoli
+errando tentoni. Fu quel libro di leggi che gli gravò le spalle di
+pondo opprimente; esso falsò i concetti giuridici della Chiesa e dello
+Stato, e annebbiò il giudizio di tutte le età, sol per l’intento di
+assicurare al sacerdozio, e soprattutto al Papato, la signoria del
+mondo[802].
+
+Altre collezioni di natura diversa tornano a grande importanza per
+farci conoscere le condizioni della signoria temporale della Chiesa.
+Giusto allora si provava vivamente il bisogno di determinar con
+certezza tutto quello che apparteneva alle regalie della santa Sede,
+che da tante parti le si contrastavano. I Papi fecero raccogliere
+insieme tutti i documenti che si riferivano al loro _Dominium
+Temporale_, incominciando dalla sua fondazione sotto di Pipino. Gli
+Archivî del Laterano, e collezioni antiche e moderne lasciavano
+per certo fra quei documenti delle grandi lacune, perocchè molte
+carte fossero scomparse, altre falsate. Degli antichissimi registri
+dell’amministrazione de’ dominî ecclesiastici, a’ tempi prima di
+Pipino, nulla s’era conservato: notammo la prima collezione di quella
+specie che ebbe compilato il cardinale Deusdedit; e poichè adesso
+(causa la controversia per il retaggio di Matilde e le pretensioni
+della città di Roma sulle regalie di san Pietro) il Papato vedeva messo
+in pericolo il suo possedimento, si riunirono in maggiori proporzioni
+i documenti su cui fondavansi i diritti della cattedra pontificia: ad
+opera siffatta diè mano primamente un chierico nominato Albino, all’età
+di Lucio III[803].
+
+Il suo ampio lavoro fu ripigliato nell’anno 1192 da Cencio, romano
+della famiglia dei Savelli, che fu camerario della Chiesa sotto di
+Clemente III e di Celestino III, e diventò più tardi papa Onorio
+III. La sua compilazione è un’arida raccolta, la quale poco a poco
+si accrebbe, e tratta di materie di varia natura. Primieramente egli
+compose il registro delle rendite della Chiesa, dove sono notate tutte
+le entrate che la «Camera» lateranense ricavava da tutte le province:
+istessamente l’antico _Liber Censuum_ di Albino incominciava col
+_Provinciale_, ossia col catalogo geografico delle province e delle
+città del vecchio Impero romano, per guisa che l’_Orbis Romanus_ della
+_Notitia_ si tramutava nell’_Orbis Ecclesiasticus_, e il Laterano
+pontificio veniva continuando i registri geografici dell’antica Roma
+imperiale[804].
+
+Dal «Libro delle entrate» si rileva qualmente i canoni fossero
+meravigliosamente tenui; però il numero stragrande di quelli che
+erano obligati a pagare il tributo, rendeva ragguardevole la somma.
+Il Papa ricavava la massima parte delle sue rendite dirette dalle
+chiese e dai monasteri di tutto il mondo che erano tenuti sotto lo
+speciale patronato e diritto di lui, e perciò ne pagavano una pensio
+annua; rendite poi traeva da Vescovi, da Principi, da signori, che
+per differenti titoli erano tenuti a soddisfargli canoni. Pertanto
+il grande registro di siffatte imposte dirette è in massimo grado
+instruttivo[805].
+
+Oltracciò il _Liber Censuum_ trascrive contratti di fitti a cominciare
+dal secolo ottavo, raccoglie la serie delle donazioni e dei privilegi
+dai Carolingi in poi[806], i giuramenti feudali dei Normanni, patti
+stabiliti con Principi, con signori, con città, trattati de’ Papi cogli
+Imperatori e colla città di Roma, formule parecchie di giuramenti
+de’ Vescovi, di officiali, di giudici, di senatori, di prevosti di
+castella; contiene l’_Ordo Romanus_, ossia il Libro rituale di tutte
+le ceremonie e di tutte le statuizioni che hanno riferimento a feste di
+chiesa, all’elezione ed alla consecrazione de’ Papi e de’ Vescovi, alla
+coronazione degli Imperatori e dei Re[807]; riporta passi dei Regesti
+de’ Papi; vi aggiunge una Cronica de’ Pontefici: finalmente Benedetto,
+Albino e Cencio danno posto, nelle loro raccolte, ai _Mirabilia_
+ossiano descrizioni della città di Roma.
+
+Pertanto in cotali lavori di archivisti si contiene una gran dovizia
+di materie; spesse volte queste sono malamente copiate, mancano di
+un criterio di trattazione ordinata, e vanno accumulate insieme in un
+ammasso informe. Ma per la storia di Roma cosiffatte compilazioni sono
+di valore inestimabile: dacchè andarono perduti i Regesti dei Papi
+di que’ secoli, e dacchè anche questi (come ne fanno dimostrazione
+le lettere di Gregorio VII) non si occupavano che di argomenti di
+chiesa, ne viene che, senza la collezione onde parliamo, i rapporti
+del Papato collo Stato ecclesiastico sarebbero rimasti per la massima
+parte al buio. Soltanto per via di quella ci è posto in aperto come
+fosse ordinata l’economia del palazzo pontificio, quali fossero gli
+organamenti dell’amministrazione e gli ordini feudali; per via di
+essa molte altre cose di soggetto pratico e storico ci sono chiarite.
+Laonde le collezioni di Albino e di Cencio prestano le fondamenta più
+rilevanti al codice diplomatico del _Dominium Temporale_ dei Papi, e
+perciò sono di massimo pregio, tale che non verrà mai meno[808].
+
+Anche in questo secolo a Roma non si discorre di proprî storiografi
+suoi; tutto si restringe alla continuazione officiale dei noti
+Cataloghi dei Papi. Tuttavia, quantunque grettamente vi sieno descritte
+le vite dei Pontefici del secolo duodecimo, quei lavori sono preziosa
+cosa in grazia della loro compilazione officiale, cui tratto tratto
+diedero opera testimonî oculari, oppure uomini della Curia ch’ebbero
+parte agli avvenimenti onde raccontano. Talvolta i grandi casi
+inspirano la mente di questi storiografi pontificî, per modo che eglino
+abbandonano il metodo tradizionale dei cataloghi, e danno maggiore
+ampiezza alle loro scritture. Le vite dei Papi da Vittore III ad Onorio
+II, furono narrate da Pietro e da Pandolfo di Pisa, loro contemporanei,
+i quali di gran lunga stan sopra a tutti i loro predecessori che posero
+mano al _Liber Pontificalis_: segnatamente le Biografie di Pasquale
+II e di Gelasio II, se anche non s’elevano a vero spirito storico,
+sono pur illustrate da un gran numero di date, e talvolta nella
+loro semplice concisione hanno tratti veramente drammatici e assai
+attrattivi, avvegnaddio gli autori si commovano alla memoria dei fatti
+di cui discorrono[809].
+
+Lo scisma di Anacleto II pose un termine ai lavori di que’
+due istoriografi, perciocchè eglino abbracciassero la causa
+dell’Antipapa[810]. Laonde con Innocenzo II, anche la continuazione
+del _Liber Pontificalis_ riprende il suo antico carattere di catalogo;
+e solamente la vita di Adriano IV e il reggimento tanto notevole del
+successor suo Alessandro III (soltanto però fino alla pace di Venezia)
+sono descritti con maggior diffusione da un loro contemporaneo ben
+noto[811].
+
+La storiografia romana in tutto il secolo duodecimo non produsse dunque
+altro che questi frammenti di un’età agitata di tanti e sì fieri casi.
+Nè i conventi di Roma, nè quelli del territorio romano (fatta eccezione
+del monastero di Fossa Nuova nel paese dei Volsci e di quello di
+Subiaco) composero allora cronica alcuna; e Goffredo di Viterbo, che
+in un suo poema cantò delle geste di Federico e scrisse una Cronica
+universale con titolo di _Pantheon_, come nato tedesco si schiera fra
+i letterati di Alemagna. Ei deve perciò gravemente deplorarsi che un
+periodo di tempo così fecondo di avvenimenti, e massime la rivoluzione
+avvenuta nella Città, non abbiano trovato pur un Romano che ne dettasse
+gli annali[812]. E vieppiù oscurata di barbarie Roma si pare in questa
+età, dacchè il rimanente d’Italia produsse importanti opere di storia,
+lavori in parte di culti uomini di Stato, che vissero nelle città
+allora sorgenti in fiore. Intorno al 1140 il giudice Falcone scriveva
+la Cronica di Benevento; il console Caffaro per incarico della sua
+Republica compilava i celebri Annali di Genova; Bernardo Marangone
+componeva la Cronica antichissima di Pisa; due giudici di Lodi, Ottone
+ed Acerbo Morena, e il milanese Sir Raul raccontavano le geste di
+Federico; Ugo Falcando si faceva autore di un prezioso frammento della
+storia normanna di Sicilia (dal 1154 al 1169). A Roma nessun laico
+emulò quegli uomini, nè la gloria di Ottone di Frisinga e di Romualdo
+di Salerno allettò ecclesiastico alcuno a scrivere la storia di questo
+tempo.
+
+Preti composero invece delle scritture storiche, o a meglio dire,
+raccolsero documenti intorno ad alcune chiese di Roma. Le antichissime
+basiliche della Città nel corso del tempo ebbero trovato loro
+storiografi, nè più nè meno che reami ne ebbero; e quali di esse
+dovevano offrir attrattiva ad uno scrittore più del san Pietro e
+del Laterano? Pietro Mallio, canonico del san Pietro, dettò una
+descrizione di questa basilica, e la intitolò ad Alessandro III. Un
+esatto lavoro che ci desse ragguaglio di questo tempio, quale esso era
+nel secolo duodecimo, sarebbe preziosissima cosa, ma il componimento
+del Mallio non è che una arida collezione di notizie. Egli rimonta
+alla storia della fondazione del san Pietro sotto di Costantino,
+e con gran predilezione si ferma a dire di Carlo magno e della sua
+donazione dello Stato ecclesiastico. L’intento maggiore del Mallio si
+fu suffragare per via di documenti i diritti del suo duomo e quelli
+del paro dell’enumerazione di edificî e di doni votivi ch’egli trasse
+dalla Cronica e dai Regesti dei Papi. La sua scrittura di piccola mole
+raccoglie insieme memorie storiche e statistiche, rituali, descrizioni,
+specificazione dei sepolcri dei Papi (di cui egli ci ha conservato
+le epigrafi); ed anche nella sua imperfezione è degna di nota e
+instruttiva, come quella che è la prima monografia che tratti del san
+Pietro e stia da sè[813].
+
+Ad essa fa riscontro l’antichissima descrizione della basilica
+Lateranense, dettata da Giovanni, canonico di quella chiesa: anch’egli
+la compose per comandamento di Alessandro III, ed ha gran pregio per
+la storia del Laterano, segnatamente dopo la riedificazione cui attese
+Sergio III[814].
+
+Queste monografie del resto hanno fondamento in un duplice genere di
+componimenti letterarî di quell’età, negli _Ordines Romani_, ossiano
+Libri rituali della Chiesa e nei _Mirabilia_. Il Mallio attinse dagli
+uni e dagli altri, e sulle loro tracce descrive il borgo Vaticano
+e il sepolcro di Adriano. «Nella _Naumachia_», dic’egli, «presso a
+santa Maria in _Transpontina_, evvi la tomba di Romolo che si appella
+_Meta_; era tutta rivestita di marmi magnifici, coi quali fu costruita
+la scalea del san Pietro. Tutt’all’intorno, per una misura di venti
+piedi, aveva essa un pavimento di pietra travertina, con una cloaca
+e col suo giardino. In vicinanza il _Terebinthus_ di Nerone si alzava
+tant’alto, quant’è il castello di Adriano imperatore, ed era incrostato
+di finissimi marmi. L’edificio aveva figura rotonda a due cerchi,
+come il castello; i suoi orli erano coperti di lamine di pietra che
+facevano officio di gocciolatoi del tetto. Vicino a questo edificio fu
+crocifisso l’apostolo Pietro.»
+
+«Ivi si trova eziandio il castello che fu la _Memoria_ di Adriano
+imperatore, come può leggersi nell’omelia che il santo pontefice
+Leone compose per la festività di san Pietro, dove dice: la
+_Memoria_ dell’imperatore Adriano. È un tempio di meravigliosa
+grandezza, tutto rivestito di pietre, e ornato di parecchie istorie;
+all’intorno lo circondano sbarre di metallo, con grandi pavoni e
+con un toro di bronzo; due di quei pavoni oggi si trovano nel pozzo
+del «Paradiso»[815]. Ai quattro angoli del tempio eran posti quattro
+cavalli di bronzo dorato; ad ogni facciata v’aveano porte di bronzo;
+in mezzo al cerchio stava la tomba di porfido che oggidì è custodita
+in Laterano, e nella quale fu deposta la salma di papa Innocenzo II.
+Il suo coperchio è nel «Paradiso del san Pietro, sopra il sepolcro del
+Prefetto» (ossia di Cinzio, l’amico di Gregorio VII).
+
+Quasi alla lettera il Mallio trascrisse questa descrizione dai
+_Mirabilia_.
+
+
+§ 2.
+
+I _Mirabilia Urbis Romae_.
+
+Il secolo duodecimo favorì i primi studî di archeologia romana.
+I Senatori, che deliravano di avere restaurato in Campidoglio
+la Republica antica, si risovvennero eziandio della magnificenza
+monumentale della vecchia Roma, e nella loro fantasia si ricomposero
+la città di meraviglie dei loro antenati. Ad onta di tutto il rovinio
+violento recatovi dall’opera devastatrice di secoli, Roma era la
+terra più vetusta del mondo, e, sebbene anch’esso ruinoso, alitava
+in petto ai Romani uno spirito antico, che in mezzo al popolo veniva
+acquistando una viva coscienza di sè, e rompeva veementissima guerra
+contro la Chiesa. Al tempo in cui si rinnovellò il Senato la _Graphia_
+e i _Mirabilia_ assunsero la forma sotto cui pervennero fino a noi;
+d’allora in poi si diffusero essi ognor più per via di copie che se
+ne ricavarono, quantunque ignoranti scrivani li deturpassero coi più
+assurdi farfalloni. E l’una e gli altri in sostanza sono la stessa
+cosa, ma ebbero compilatori diversi; e se anche non facciano a bella
+posta di escludere da sè le cose di Roma ecclesiastica, certo è
+che trattano a preferenza con fervido amore della Città pagana. E
+questo carattere di antichità repugnava tanto poco in Roma cristiana,
+che precisamente gli Archivisti pontificî, come furono Benedetto,
+Albino e Cencio, innestarono i _Mirabilia_ nelle loro collezioni
+officiali. La menzione che vi si fa della tomba d’Innocenzo II e di
+quella di Anastasio IV, delle torri dei Frangipani e dei Pierleoni,
+finalmente del palazzo dei Senatori in Campidoglio, dimostra che questa
+Descrizione della Città ebbe compimento nella seconda metà del secolo
+duodecimo. Per riguardo poi alla _Graphia_, sebbene vi siano aggiunte
+delle parti più antiche, e cioè il Libro ceremoniale degli imperatori
+all’età degli Ottoni, nondimeno anche la sua composizione appartiene
+a quello istesso tempo; nè abbiamo codice alcuno dei _Mirabilia_ che
+risalga più in là del secolo decimosecondo[816].
+
+Pertanto una lacuna di secoli s’inframmette tra il _Curiosum Urbis_
+(od almeno l’Anonimo di Einsiedeln) e i _Mirabilia_; nè ci si
+conservò alcun anello intermedio, prima che quel _Curiosum_, onde
+non si perdette mai contezza in Roma, si trasmutasse nei _Mirabilia_.
+Certamente che questa ampliata Descrizione della Città gittò le sue
+fondamenta poco a poco; alcune delle sue parti erano note al Cronista
+di Soratte, e può darsi che finalmente nel secolo duodecimo tutte
+si congiungessero insieme ad unità. Negar non si può per lo meno
+che i _Mirabilia_ venissero su raffazzonati a forza di frammenti; ma
+tuttavolta ci manca la loro scrittura originale; nè prima del secolo
+duodecimo si trovano autori romani e italiani (il canonico Benedetto,
+Albino, Cencio, Goffredo di Viterbo, Pietro Mallio, Romualdo di Salerno
+e più tardi Martino Polono), che abbiano attinto dai _Mirabilia_, o li
+abbiano intieramente raccolti nelle loro compilazioni[817].
+
+In quel componimento, che un ignoto scolastico dettava intorno alle
+«cose meravigliose della città di Roma», l’archeologia romana, la quale
+ai dì nostri ebbe raggiunta un’ampiezza che può dirsi spaventosa, fa
+sbocciare il suo primo fiore da germi già svolti in tempi addietro;
+e lo fa usando di forme barbariche e rozze, e di un latino ruinoso sì
+come il soggetto che descrive. Il buon senso e le assurdità, la retta
+scienza e i perdonabili errori che colà dentro si mescolano insieme,
+non hanno di che arrossire soverchiamente innanzi alla pretensiosa
+erudizione di Archeologi venuti più tardi (ed anche di quelli dei
+nostri giorni), i quali, se si raccolgano tutte insieme le loro
+opinioni, fanno di Roma un vero labirinto che mette nausea a chi la
+contempla con occhio di storico. Ella è cosa sommamente attrattiva
+pensarsi qual dovesse esser l’aspetto di Roma nel secolo duodecimo,
+quando le sue ruine maestose non erano peranco ridotte a scheletri
+illustrati dalla scienza, ripulite artisticamente, dissotterrate e
+incorniciate, ma erano tramutate in torri gravide d’armi di consoli
+feroci, e in case dalle forme pittoresche, oppure si celavano alle
+indagini dello studioso, abbandonate allo stato selvaggio di natura,
+misteriose, leggendarie, e vagamente coperte di edera. Molte rovine,
+che oggidì sparvero o che hanno perduto l’ornato dei loro marmi,
+nel secolo duodecimo stavano ritte in piedi nel mezzo delle vie,
+e il popolo le appellava con nomi or tratti dalla leggenda ed ora
+storicamente esatti. Chi legge il libro dei _Mirabilia_, deve stupire
+che tanto grande fosse il loro numero anche dopo l’incendio appiccato
+dai Normanni; chè, quantunque la descrizione della città parli ancora
+di luoghi e di monumenti che nel secolo duodecimo avevano cambiato di
+forma od erano periti, pure assai spesso ne dipinge e ne denomina di
+quelli che veramente tuttavia esistevano.
+
+Della esattezza dei _Mirabilia_ possiamo a più luoghi aver prova
+col raffronto dei Libri rituali contemporanei; infatti anche questi
+danno precisamente gli stessi nomi popolari ai monumenti. I Rituali
+ci descrivono una volta il cammino che solevano seguire i Papi quando
+percorrevano Roma in processione, e lo denotano chiaramente dagli
+edificî presso cui passavano e dalle strade che battevano. A quel
+tempo, allorchè ricorrevano certe feste, i Papi movevano per la città,
+non trascinati in cocchi d’oro, ma umilmente pedestri e scalzi; e quei
+vecchi deboli solevano riposare la persona stanca a certe stazioni
+fisse, dove era loro apparecchiato, alla vista di tutti, un lettucio
+(_lectus_)[818]; oppure, circondati dalle pompe della loro corte,
+procedevano coronati del _Regnum_, a cavallo di un bianco muletto
+(_albus palafredus_), che aveva il freno d’argento ed era coperto di
+gualdrappe di porpora.
+
+L’_Ordo_ di Benedetto canonico, scritto nell’anno 1143, e nel cui
+codice si trovano aggiunti i _Mirabilia_, fa conoscere così la via
+che la processione seguiva: «Il Papa esce per il campo (Lateranense)
+vicin san Gregorio in _Martio_, passa sotto l’arco dell’acquedotto
+(l’_Aqua Martia_, da cui il san Gregorio riceveva nome), prende per la
+via grande, costeggia a man destra il san Clemente, e piega a sinistra
+verso il _Coliseum_. Traversa l’_Arcus Aureae_ (un arco che metteva al
+_Forum_ di Nerva), trascorre innanzi al Foro di Trajano (ossia quello
+di Nerva), e giunge fino a san Basilio (oggidì delle Annunziatine);
+indi sale il monte presso alle _Militiae_ di Tiberio (Torre delle
+Milizie), viene giù per santo Abbaciro, passa davanti ai santi
+Apostoli, piglia a mancina per la via Lata, gira per la via Quirinale,
+muove a santa Maria _in Aquiro_ fino all’arco della Pietà, capita al
+campo di Marte, tocca san Trifone presso le _Posterulae_ e arriva
+al ponte di Adriano. Traghetta il ponte, esce per la porta Collina
+lasciandosi addietro il tempio e il castello di Adriano, passa avanti
+dell’obelisco (vuol dire a questo luogo del _Terebinthus_) di Nerone,
+attraversa il _Porticus_ presso al sepolcro di Romolo, indi sale al
+Vaticano e alla basilica dell’apostolo Pietro.
+
+»Finita la messa, il Papa cinge fuor della basilica la corona, monta a
+cavallo, e, coronato, fa ritorno in processione per questa «sacra via»:
+traversato il _Porticus_, valicato il ponte detto di sopra, e superato
+l’arco trionfale degl’imperatori Teodosio, Valentiniano e Graziano,
+viene rasente il palazzo di Cromazio dove gli Ebrei cantano le laudi;
+poi percorre il Parione fra il Circo di Alessandro (oggidì piazza
+Navona) e il teatro di Pompeo, scende per il _Porticus_ di Agrippina
+(vicino al Panteon), risale per la _Pinea_ (Regione o piazza della
+Pigna) vicino alla _Palatina_ (il luogo antico detto _ad Pallacenas_
+presso il san Marco), passa dal san Marco; indi per l’arco della «mano
+di carne» (_Manus Carneae_) e per il _Clivus Argentarius_ fra «l’isola»
+di quello stesso nome (_Basilica Argentaria_) ed il Campidoglio, tira
+giù innanzi alla carcere Mamertina (_privata Mamertini_); viene per
+l’arco trionfale (di Severo) in mezzo al _Templum Fatale_ (l’arco
+di Giano) e il tempio della Concordia, procede oltre tra il Foro
+di Trajano (di Nerva) e il Foro di Cesare; passa sotto l’arco della
+«Nervia,» in mezzo al tempio di quella Dea e il tempio di Giano[819]:
+rimonta innanzi all’«Asilo» per la via lastricata dove cadde Simon
+Mago (l’antica via Sacra), vicino al tempio di Romolo (basilica di
+Costantino); poi trascorre dall’arco trionfale di Tito e di Vespasiano,
+che ivi è chiamato _VII Lucernarum_; discende fino alla _Meta Sudans_
+innanzi all’arco trionfale di Costantino, piega a manca davanti
+all’anfiteatro, e per la via santa (_Sancta Via_) vicino al Colosseo
+torna al Laterano[820].»
+
+Di questa maniera s’era formata anche una novella «via sacra» dei
+pomposi cortei cristiani che movevano per Roma; e la sua ultima parte,
+dal Colosseo al Laterano, era appellata _Sancta Via_: così è che le
+processioni pontificie con ispeciale accorgimento movevano attraverso
+gli antichi archi di trionfo del Paganesimo. Lungo la «via santa»
+pontificia, monumenti cristiani si alternavano con ruine pagane; ma
+anche i Libri rituali allora tenevano nota con decisa predilezione di
+queste ultime. Non una v’ha di esse che il libro dei _Mirabilia_ non
+registri, nè vi manca avvertimento del palazzo del prefetto Cromazio
+nella Regione detta Parione, dove si postavano gli Israeliti. Descrive
+quell’edificio romano, che allora durava tuttavia in istato ruinoso
+presso a santo Stefano _in Piscina_, e lo appella _Templum Olovitreum_,
+ossia «tutto composto di musaico, tutto fatto di cristalli e di oro
+con magica arte, e ornato di un’astronomia coi segni del cielo»; e sa
+che Sebastiano, unito a Tiburzio figlio del prefetto Cromazio, aveva
+distrutto quelle case meravigliose[821].
+
+L’_Ordo Romanus_ mette pertanto in rilievo la esattezza topografica dei
+_Mirabilia_; e, anche senza di ciò, questa Descrizione della Città,
+ad onta del suo stile barbarico, dimostra nella massima parte una
+giustezza di vedute che l’odierna archeologia è costretta a confermare.
+Il suo compilatore, oltre che dalle tradizioni locali, attinse da fonti
+parecchie. Le antichissime informazioni gli ebbero porto il _Curiosum_
+e la _Notitia_; egli non toglie a seguirne la ripartizione regionale,
+come quella che ai suoi tempi non poteva adoperarsi più, ma egli passa
+ancora in rassegna le mura, le porte, i colli ed i ponti di Roma, in
+ciò seguendo le tracce di quelle vecchie indicazioni[822]. Soltanto
+nelle rubriche, pur sempre importanti, dei palazzi, delle terme, degli
+archi trionfali e dei teatri, lo scrittore non registra dati numerici,
+e tratta l’argomento con molto amore, ma con gran confusione[823].
+Indi, forse soltanto per giovare e per compiacere ai pii desiderî dei
+pellegrini, vi compone il catalogo dei cimiteri e dei luoghi di Roma
+che sono celebri per istorie di martiri, ricavandone le notizie dai
+Libri delle «Stazioni», dal _Pontificale_ e dai Martirologî: ed uno
+degli ingenui copisti del libro dei _Mirabilia_, approfonditosi nello
+studio dei Calendarî dei Santi, scambiava financo i Fasti di Ovidio
+per un martirologio di Ovidio[824]. Seguono dappoi alcune appendici,
+e, secondo i varî esemplari, sono in diverso ordine disposte:
+parlano «della pigna che era in Roma», «del Campidoglio di Roma»,
+«del tempio di Marte in Roma», «dei cavalli marmorei in Roma», «dei
+giudici imperiali in Roma»[825], «della colonna di Antonino in Roma».
+Finalmente in quella congerie aridamente raccolta insieme e azzeppata
+di ripetizioni parecchie, viene data la descrizione del Vaticano e
+del castel Sant’Angelo, del sepolcro di Augusto, del Campidoglio, dei
+_Fora_, del Palatino e di altri colli; e vi si aggiungono le storie
+del cavallo di bronzo ch’era innanzi al Laterano, dell’edificazione del
+Panteon e della visione di Agrippa.
+
+Per dare un’idea della forma che in generale usano i _Mirabilia_ nelle
+loro descrizioni basteranno questi brani che ne togliamo: «Qui (di
+fianco al _Forum_) è il tempio di Vesta, entro cui vuolsi che dorma il
+drago, sì come leggiamo nella Biografia di san Silvestro; e colà stanno
+il tempio di Pallade e il _Forum_ di Cesare e il tempio di Giano, il
+quale dal principio e dalla fine è indovino dell’anno, siccome dice
+Ovidio nei Fasti; ma adesso si appella torre di Cencio Frangipane.»
+Delle ruine del Palatino, che chiamavasi eziandio _Palatinus mons_,
+viene detto brevemente: «Dentro del _Palatium_ è il tempio di Giulio;
+nella fronte del _Palatium_, il tempio del Sole; sovra dello stesso
+_Palatium_, il tempio di Giove, che ha nome di _Casa major_»[826].
+Del Circo Massimo: «Il _Circus_ di Prisco Tarquinio era di bellezza
+meravigliosa, e così veniva giù degradando che nessun Romano impediva
+all’altro la veduta: sulla cima posavano archi che erano rivestiti
+di vetro e di giallo oro; in alto erano le case del _Palatium_, dove
+a tondo sedevano le donne per mirare il giuoco ai 14 di Maggio,
+quando si celebrava; nel mezzo stavano due guglie (obelischi); la
+minore aveva ottantasette piedi; la più grande, centoventidue. Sul
+vertice dell’arco di trionfo, che è vicino alla porta d’ingresso, era
+collocato un cavallo di bronzo dorato, che pareva slanciarsi alla
+corsa, quasi volesse trascinare con sè un guerriero; sull’arco che
+si erige all’estremità vi aveva un secondo cavallo di bronzo dorato.
+Nell’alto del _Palatium_, donde si miravano i giuochi, erano gli scanni
+dell’Imperatore e della Regina.» — «Innanzi al tempio di Trajano,
+là dove oggidì ancora ne durano le porte, era il tempio di Giove.»
+— «Vicino alla _Schola Graeca_ era il tempio di Lentulo; dall’altro
+lato, ove s’alza adesso la torre di _Centius de Origo_, trovavasi il
+tempio di Bacco[827]. Nell’_Elephantus_ erano il tempio della Sibilla,
+e il tempio di Cicerone _in Tulliano_, e il tempio di Giove dov’era
+il pergolato d’oro, e il _Templum Severianum_»[828]. — Nel campo di
+Marte era il tempio di Marte, dove alle calende di Luglio eleggevansi i
+Consoli che duravano fino alle calende di Gennaio; se l’eletto Console
+era mondo di delitti, lo si confermava nel consolato[829]. In questo
+tempio i vincitori romani deponevano i rostri delle navi, de’ quali
+componevansi opere a spettacolo di tutti i popoli. — «Sulla cima del
+frontone del Panteon posavano due tori di bronzo dorato. Davanti al
+palazzo di Alessandro erano due templi di Flora e di Febo. Dietro al
+palazzo, dove adesso è la «conca», esisteva il tempio di Bellona, e
+v’era scritto:
+
+ _Roma vetusta fui: sed nunc nova Roma vocabor;_
+ _Eruta ruderibus culmen ad alta fero_»[830].
+
+Spesso i _Mirabilia_ denotano opportunamente gli edificî antichi
+dalle chiese che erano state costruite nei ruderi di quelli, ma ei si
+scorge che quasi esclusivamente si occupano dei vecchi monumenti, per
+modo che il libro racchiude addirittura quanta scienza in fatto di
+archeologia Roma possedeva a questa età, nella quale Italia pose mano
+all’ardita impresa di affrancarsi tutt’ad una volta dalla barbarie
+del medio evo, dalla signoria dei preti e dalla dominazione straniera.
+Pertanto con una stretta e bella coincidenza il libro dei _Mirabilia_
+pare essere la ricostruzione archeologica della vecchia Roma, giusto
+nel tempo in cui si restaura a libertà il municipio; e possiamo
+credere che quello scritto fosse allora la lettura favorita dei
+Senatori. Il suo compilatore non potè essere altr’uomo che romano. Egli
+infatti esprimeva con chiara consapevolezza lo scopo essenzialmente
+archeologico del suo lavoro, così dicendo: «Questi ed altri molti
+templi e palagi degli Imperatori, de’ Consoli, de’ Senatori e dei
+Prefetti, esistettero al tempo dei Pagani, siccome negli annali antichi
+leggemmo, e cogli occhi nostri abbiam visto, e da’ vecchi udimmo: e di
+quanta bellezza d’oro e d’argento, di bronzo e di avorio e di preziose
+pietre fossero ornati, curammo manifestare con questa scrittura, il
+meglio che potemmo, a memoria dei posteri»[831].
+
+Laonde è che ancora oggidì lo studioso dell’antichità deve serbar
+gratitudine a quell’ingenuo scolastico. Da quel libro di barbarico
+stile egli può ritrarre profitto vero, purchè non si sgomenti di andar
+laboriosamente cercando la verità, mondandola dalla scorza dell’errore
+e dalle scipitaggini che la involgono. Quello stranissimo di tutti
+i libri somiglia ad una caverna entro cui sta sepolto un tesoro,
+e dove conviene entrare con in mano la lampada della critica per
+trarne tuttavia molte cognizioni. Ed anche l’Autore dei _Mirabilia_,
+precursore di Flavio Biondo, fu uno studioso che, ispiratone di mesta
+vaghezza, fece il primo e audace tentativo di andar a cerca di Roma in
+mezzo ai cumuli delle sue ruine e di mettere in mostra i suoi monumenti
+storici. Però (e, confessiamolo pure, così è anche in tutti gli altri
+libri di archeologia), la maestosa realtà dell’antica città dei Romani
+si trova nei _Mirabilia_ quasi velata tetramente da un pallido raggio
+di luna. Quel libro c’insegna quanto sia grande la tragica potenza del
+tempo, che nell’animo umano abbuia tutte le grandezze della storia,
+e agguaglia a un racconto di leggende, e copre di grossi strati di
+polvere tutti gli splendori delle età passate. Più tardi la gente
+umana, che ne conserva una vaga ricordanza, scava e scava tutt’intorno;
+e a forza di fatiche immani, plaudendo arrogantemente alle sue
+scoperte, non giunge a conoscer la metà di quello che ogni bambolo ai
+tempi andati e sulla faccia del luogo sapeva a menadito[832].
+
+
+§ 3.
+
+Leggende delle statue romane. — Virgilio nel medio evo. — Virgilio
+profeta e negromante. — Il mago Virgilio a Roma e a Napoli. — Racconti
+che se ne foggiarono sulla fine del secolo duodecimo. — Descrizione di
+Roma che il rabbino Beniamino di Tudela compone nel secolo duodecimo.
+
+Il libro archeologico di Roma medioevale porge opportunità eziandio di
+altre considerazioni. Fa stupore che ad un’età di leggende romantiche e
+di poesie predomini nei _Mirabilia_ il carattere archeologico; difatti
+in essi la leggenda poetica è tenuta in poco conto. La Chiesa di Roma
+coltivava massimamente le storie dei martiri, ma non si curava delle
+leggende profane; soprattutto poi occorre notare che l’ingegno dei
+popoli italici non è inchinevole ai racconti favolosi, perocchè il
+loro suolo sia stracarico di storia, e la luce chiara del loro cielo
+non blandisca quella vita di sogni che è propria della leggenda. I
+_Mirabilia_ contengono tanto poche leggende che par quasi strano; a
+poche vi si accenna di volo; poche altre sono sbozzate a metà; alcune
+sono storie di Chiesa; quasi tutte (e questo notevole carattere è
+prettamente romano) si riferiscono a statue.
+
+In un tempo nel quale l’arte statuaria s’era spenta erano propriamente
+le sue nobili reliquie che commuovere dovevano ad ammirazione gli
+uomini: segnatamente i pellegrini stranieri, se possedevano la coltura
+d’Ildeberto di Tours vescovo poeta, ne erano tratti ad un entusiasmo
+quasi pagano; se poi erano gente grossa le statue dovevano ai loro
+occhi parere opere di magica arte, cui un demone arcano aveva infuso
+la vita. Più strettamente e più vivamente di tutti gli altri avanzi
+dell’antichità erano soltanto le statue che davano un’idea del mondo
+classico al popolo, il quale aveva obliato l’antica poesia e non
+l’intendeva più. Non v’era in alcuna terra del mondo un artista che
+avesse saputo plasmare una figura di marmo pari a quelle che, cittadine
+di un mondo diverso e geniale, erano rimaste in mezzo a’ ruderi di
+terme e di templi. Con occhi misteriosi le divinità di Grecia dalle
+loro statue solitarie parevano guardare e ammaliare quegli uomini
+barbari del medio evo, che s’erano infervorati delle Crociate e
+dell’Oriente, e che al tempo in cui risorgevano il diritto romano e
+la republica romana tornavano a ricordarsi con timidi desiderî delle
+bellezze del paganesimo. Di questa tendenza dà un’idea assai espressiva
+quella leggiadra novella della Venere di marmo, cui un giovinetto
+scherzando poneva in dito un anello, ed ella sel riteneva, e lo serrava
+forte come fosse anello suo nuziale. Favola preziosa, che tutt’a un
+tratto manifesta quella consapevolezza, che s’accoglieva dormiente nei
+petti umani, del nesso indestruttibile che associava l’età nuova alla
+cultura antica; vaticinio di un tempo lontano in cui s’avrebbe fatto
+fervido ritorno alla scienza ed alle vaghe forme dell’arte pagana[833].
+Però le leggende che correvano sulle statue di Roma altro allora
+veramente non significavano se non che quelle figlie smarrite del genio
+greco non trovavano fra gli uomini imbarbariti chi le comprendesse
+più. Vedersene allora non si poteva che a Roma, perocchè in nessun
+altro luogo, prima che si cominciasse a fare escavi, non vi fossero
+tante statue di marmo e di bronzo, quante là erano. Le favole delle
+statue romane possono essere state invenzioni così dei Romani che
+di stranieri, e in parecchi casi fu certo la fantasia fervente e più
+poetica dei pellegrini nordici che ne compose le novelle. Per fermo era
+un pellegrino che sognava di tesori magici nascosti sotto il suolo di
+Roma, quegli che inventava la storia portentosa della statua di bronzo
+nel Campo di Marte: col dito accennava essa a terra; sul capo teneva
+scritte queste parole: _hic percute!_, e il celebre papa Gerberto ne
+scioglieva l’enigma[834]. In verità questa leggenda addita con senso
+arguto e bello ai misteri onde nelle profondità del suolo di Roma si
+celava il mondo caduto dell’antichità; e oggidì ancora chi s’aggira
+per Roma potrebbe spesso fermarsi sopra i ruderi del Foro, o nel Campo
+di Marte, o nelle terme deserte, e sclamare: _hic percute!_ Giacchè
+anche adesso dormono ivi sotto innumerevoli statue dell’antichità, e
+aspettano la magica parola che le risvegli dal loro sonno, oppure il
+caso che sollevi il pesante coperchio della loro sepoltura.
+
+I _Mirabilia_ notano una fiata che Romolo collocasse nel suo palazzo
+una statua d’oro in cui egli era effigiato, con questo motto: «Non
+cadrà fino a tanto che una vergine non partorirà»; e dicono che il
+simulacro traboccò al suolo allorchè la Vergine ebbe partorito[835].
+E fanno menzione dell’arguta e bellissima leggenda di un’altra
+statua che parlò all’apostata imperatore Giuliano, e tanto seppe
+ammaliarlo ch’egli ritornò al Paganesimo[836]. Anche le loro maggiori
+leggende profane si riferiscono a statue; e il leggitore di questa
+storia conosce omai i portentosi racconti della statua equestre di
+Marc’Aurelio, dei due colossi di marmo e delle statue equestri del
+Campidoglio.
+
+L’antica favola delle statue del Campidoglio fu più tardi associata col
+ciclo leggendario del «mago Virgilio», e ci fa stupore che l’Autore
+dei _Mirabilia_ abbia sdegnato di raccogliere nelle sue scritture
+le leggende che di Virgilio narravansi. Non più si recitavano fra
+i ruderi del Foro di Trajano i versi del massimo poeta di Roma, che
+(lungo tempo ancora dopo la caduta dell’Impero romano) retori erano
+andati declamando in publico: L’uso della lingua italiana di già
+rendeva difficile l’intelligenza di quei versi; la musa latina, fin
+l’epigramma, nel secolo duodecimo era quasi morta in Roma, laddove nei
+paesi di fuori metteva fiori olezzanti, come nei carmi degli scolastici
+vaganti. Noi dovremmo fare grande fatica a scaturir fuori la scuola
+celata di qualche grammatico che spiegasse ai suoi discepoli l’Eneide
+o le Egloghe; tuttavia non abbiamo punto dubbio che sempre in Roma
+si conservasse la conoscenza di Virgilio, ed eziandio di Ovidio che
+era peranco noto all’Autore dei _Mirabilia_; laddove Orazio, troppo
+elegante e vissuto nella società del bel mondo, s’era fatto meno
+intelligibile a quella rozza gente[837]. Scoperte degli antiquarî si
+decifravano a Roma con Virgilio alla mano; lo dimostra ciò che racconta
+Guglielmo di Malmesbury, che intorno al 1045 s’era rinvenuto a Roma il
+sepolcro di Pallante, figliuolo di Evandro. Il corpo del gigante, così
+dic’egli, fu trovato ancora incorrotto, con una ferita larga quattro
+piedi che gli aveva aperta in petto re Turno. E nella tomba ardeva
+tuttora una torcia, nè spegnerla si era potuto che facendo una fessura
+sotto la fiamma. Sarebbe stato impossibile che si desse in cotal
+forma notizia all’Annalista inglese di questa scoperta, se non fossero
+stati gli stessi antiquarî romani che avessero proposto una siffatta
+spiegazione alla tomba rinvenuta[838].
+
+Ai nostri giorni si tenne dietro con grande amore alla memoria
+che durò di Virgilio nel medio evo; se ne studiarono le ragioni, e
+s’interpretarono. Convien sapere che dopo il tempo di Costantino alcuni
+passi delle poesie di Virgilio, massime dell’Egloga quarta, si ebbero
+in conto di vaticinî cristiani. A questo poeta vissuto sul limitare di
+due epoche mondiali la musa aveva dettato alcuni versi geniali, che per
+uno strano caso ebbero apparenza di essere la predizione ispirata della
+nascita di Gesù Cristo[839]; nè mai come in Virgilio la fina adulazione
+di un poeta, o la sua speranza ideale di una futura età dell’oro,
+conseguirono più splendida ricompensa. Quel pagano fu levato al grado
+di profeta del Messia, diventò il poeta favorito della Chiesa e del
+credulo medio evo; e per secoli lunghi si andò aprendo a sorte i suoi
+libri per cercarvi gli oracoli di un veggente sibillino, nello istesso
+modo che suolsi oggidì sfogliare le carte della Bibbia in cerca pur di
+oracoli. La trasfigurazione poetica della musa virgiliana è uno dei più
+singolari fatti della storia dello spirito umano, ed è dimostrazione
+notevole della stupenda concatenazione mercè cui la potenza della
+poesia intreccia fra loro le epoche intellettuali. Vi fa accompagnatura
+la più leggiadra di tutte le leggende, che uniscono l’una coll’altra le
+due età; quella visione, dico, del patrono di Virgilio, di Ottaviano
+imperatore, cui la Sibilla, sul punto di prendere commiato dagli
+uomini, mostra la Vergine che tiene in braccio Gesù bambino[840].
+
+Mentre la Chiesa onorava Virgilio come una specie di Jesaia cristiano,
+il popolo invece (e questo già era avvenuto in tempo mirabilmente
+antico) lo mutava in filosofo, in matematico ossia in un mago di prima
+forza. In forma siffatta ei doveva esser noto anche ai Romani del tempo
+dei _Mirabilia_; però la leggenda del mago Virgilio non sbucciò dal
+suolo di Roma; quivi fu solamente trapiantata. È cosa sorprendente che
+i _Mirabilia_ non facciano parola di Virgilio, là dove narrano della
+visione di Ottaviano; e neppur la leggenda delle statue sonanti, di
+cui toccano soltanto di volo, non è in verun modo associata con lui.
+La _Salvatio Romae_ in Campidoglio, dove le statue collo squillo di
+loro campanelli manifestavano la ribellione di ogni provincia, non
+compare assolutamente in Roma con quelle forme che ebbe assunto più
+tardi. Infatti il romanzo francese _Virgilius_ narra che l’incantatore,
+a salvamento di Roma fabbricasse una torre con istatue di quella
+specie: e un’altra leggenda descrive l’edificio per modo, che durante
+il giorno fosse tutto scintillante d’oro, e di nottetempo una lampada
+luminosa lo segnalasse alla vista dei naviganti; e inoltre aggiunge
+che uno specchio posto ivi dentro svelasse tutto ciò che avveniva nel
+mondo ed ogni moto ostile a Roma. Questa favola dello specchio magico
+che si trova nelle epopee cavalleresche, com’è nel «Percivallo,» non
+ha origine romana, ma può darsi che a Roma fosse nota nell’età dei
+_Mirabilia_. E antiquarî affermano, che gli avanzi della torre dei
+Frangipani posta sull’arco di Tito, dopochè Gregorio IX l’ebbe fatta
+demolire nel secolo decimoterzo, erano dal popolo chiamati «torre di
+Virgilio»[841].
+
+Ai portenti di Virgilio in Roma apparteneva eziandio la così detta
+«Bocca della verità», ma non furono i Romani che posero Virgilio in
+relazione con questa leggenda, che aveva il suo luogo a santa Maria
+in Cosmedin; può anzi essere che nel secolo duodecimo i Romani neppure
+avessero contezza d’intreccio siffatto. Nell’atrio di quella basilica
+esiste ancora oggidì una grande maschera di cloaca, e il popolo
+diceva nel medio evo, che i Romani antichi, allorchè pronunciavano un
+giuramento, dovevano ficcar la mano nella sua bocca aperta, la quale
+avrebbe azzannato lo spergiuro: tanto sarebbe durata la cosa, finchè lo
+scaltrimento di un’adultera femmina distruggeva la potenza portentosa
+di quell’effigie[842].
+
+Di tutte queste opere portentose di Virgilio tacciono i _Mirabilia_,
+e una sola volta fanno parola di lui a questo modo: «Sul Viminale è
+la chiesa di sant’Agata, donde Virgilio imprigionato dai Romani prese
+forme invisibili, uscì e andò a Napoli; da ciò derivò il detto: _vado
+ad Napulum_»[843]. Ei sembra che ciò si riferisca a quella favola la
+quale raccontava come l’Imperatore incarcerasse Virgilio a causa della
+bizzarra vendetta che ei si toglieva di una sdegnosa Romana, e come
+il poeta, montando su un aerostato, se la battesse nelle Puglie: la
+notizia che ne danno i soli _Mirabilia_ mette in aperto che i Romani
+dei secoli duodecimo e decimoterzo sapevano non soltanto di questa ma
+eziandio di altre leggende virgiliane.
+
+Tuttavia la patria vera del «mago Virgilio» fu Napoli, sua città
+prediletta e suo mitico sepolcro; e noi seguiteremmo colà con
+grande onoranza il negromante sul suo pallone, se non temessimo di
+allontanarci soverchiamente dal suolo storico di Roma. Il serio amico
+di Asinio Pollione, il poeta che ebbe natura sì timida da sbassare
+gli occhi davanti ogni sguardo curioso o scrutatore, sarebbe rimasto
+di stucco se avesse potuto presagire di che novelle, in gran parte
+puerili, la fantasia degli imbarbariti Napoletani avrebbe circondato
+la sua memoria. Ed è infatti meravigliosa cosa vedere con che fede
+ingenua gli stessi uomini più gravi, sulla fine del secolo duodecimo,
+ricantavano cotai favole. L’inglese Gervasio di Tillbury, maresciallo
+del regno di Arles, nella sua opera intitolata: _Otia Imperialia_
+dedicata a Ottone IV imperatore, registra con ispeciale predilezione
+fra i molti _mirabilia_ del mondo eziandio i portenti che fece Virgilio
+a Napoli. Chi sa che il poeta dell’epopea nazionale romana avesse
+potuto in qualche modo compiacersi che lo si onorasse come mago per
+la sua edificazione della _Salvatio Romae_ (quello che era l’officio
+generale di polizia dell’Impero), ma a Napoli certamente non avrebbe
+tenuto per cosa lusinghiera il vedersi attribuite le arti di un
+Cagliostro o propriamente di un ciarlatano: ei vi inventa una mosca
+di bronzo fatta con bell’arte che pone in fuga tutte le mosche vive;
+serra dentro di porta Capuana tutti i serpenti; con un cavallo di
+bronzo divezza i cavalli che sbassino le terga; con un pezzo di carne
+apprestato con magiche virtù tiene costantemente ventilato e fresco il
+mercato delle carni; sul monte delle Vergini riduce un giardino di erbe
+mediche, dove la pianta di Lucia ridona la vista alle pecore cieche;
+con una statua di bronzo di un trombettiere o di un arciero piglia in
+rete il vento di mezzodì, oppure accheta il Vesuvio. Cose più degne
+di lui forse potevano essere queste: aver costruito sopra una base di
+uova il castel dell’Uovo, traforato la grotta di Posilippo, scoperto
+i bagni curativi di Puteoli, l’uso dei quali gli invidiosi medici di
+Salerno mandarono a male, cancellando le epigrafi che ne denotavano il
+sito[844].
+
+Però alle mura di Napoli non giovò l’artificiosissimo palladio
+che Virgilio aveva con magica virtù chiuso entro ad un’ampollina
+di vetro; chè Enrico VI, senza averne alcun impedimento, le fe’
+smantellare nell’anno 1196. Corrado, cancelliere suo ed eletto vescovo
+di Hildesheim, che accompagnò l’Imperatore come legato del reame di
+Sicilia, afferma con credula serietà che, ad onta di quel palladio, le
+mura di Napoli furono atterrate dai prodi Tedeschi, ma protesta pieno
+di reverenza pel grande negromante, che una fessura aveva nociuto alla
+magica fiala; e confessa che gli Alemanni non osarono di abbattere la
+così detta «porta di ferro», per paura che ne uscissero i serpenti cui
+Virgilio con suoi sortilegi aveva chiuso lì entro[845]. E quell’uomo
+posto in luogo insigne accertava con profonda convinzione (onde certo
+partecipava anche l’imperatore Enrico) di aver posto a prova i portenti
+di Virgilio, e di aver visto coi suoi proprî occhi che quando si
+esponevano all’aria le ossa del poeta oscuravasi di repente il cielo
+e il mare si agitava in burrasca. La sua romanzesca lettera indiritta
+ad Erbordo di Hildesheim (e incastonata come una gemma preziosa nella
+«Cronica degli Slavi» scritta da Arnoldo) schiude la serie immensa
+di quelle relazioni che fino ai dì nostri vennero componendo i
+Tedeschi dei loro viaggi in Italia. È cosa assai amena vedere quante
+cose apprendeva nell’Italia meridionale la fantasia del Cancelliere,
+scaldata allo spettacolo di un mondo nuovo e bello, e nutrita di
+studî classici. Colà egli scopriva financo il Parnasso e l’Olimpo,
+si rallegrava che il fonte ispiratore d’Ipprocrene venisse allora a
+scorrer dentro dei confini dell’Impero tedesco, navigava con mitologico
+ribrezzo fra Scilla e Cariddi, passava con gran letizia davanti
+a qualche luogo appellato Sciro, dove Teti aveva tenuto nascosto
+l’eroico figliuolo suo Achille, con sommo diletto vedeva nel teatro di
+Tauromenio lo spaventoso labirinto del Minotauro, e in Sicilia faceva
+la conoscenza dei Saraceni, i quali possedevano l’invidiabile potenza,
+ereditata dall’apostolo Paolo, di ammazzare col solo sputo i serpi
+velenosi[846].
+
+Lasciamo queste sollazzevoli leggende, che avvivano di un colorito
+tanto vivace l’età credula di portenti, nella quale venne in fiore appo
+i Tedeschi la poesia cavalleresca, e conchiudiamo questi _mirabilia_
+registrando le notizie di un altro viaggiatore, che prima dell’anno
+1173 vide e brevemente descrisse quella Roma, dove Corrado non ebbe
+posto il piede. Ai _mirabilia_ di Roma aggiunse qualche cosa Beniamino
+di Tudela, ebreo spagnuolo, il quale, precursore di Giovanni di
+Mandeville, scrisse, in lingua ebraica e secondo il genio del suo
+secolo, una relazione favolosa del viaggio che egli fece fin giù nelle
+Indie e in China[847].
+
+L’erudito Rabbino vide Roma soltanto con occhio d’ebreo, giacchè
+naturalmente quel che più lo allettava si erano le attenenze della
+città mondiale con Israello e colla caduta di Gerusalemme avvenuta
+sotto di Tito e di Vespasiano. Diamo accoglienza qui alla sua
+meravigliosa descrizione, avvegnaddio essa sia la sola narrazione di
+un viaggio a Roma, che noi possediamo dell’epoca medioevale fino ad ora
+percorsa.
+
+«Roma», dice Beniamino, «consta di due parti che il fiume Tevere
+traversa per modo, che l’una, stando dall’altra, si vede. Nella prima
+è il massimo tempio, che romanamente si appella il san Pietro; e colà
+havvi eziandio il palazzo del grande Giulio Cesare, con molti edificî
+ed opere che assai diversi sono da quelli del rimanente mondo[848].
+La Città qua ruinosa, là abitata, ha un circuito di ventiquattro
+miglia. Contiene ottanta palazzi degli ottanta re, che tutti appellansi
+imperatori, dall’impero di Tarquinio all’impero di Pipino padre di
+Carlo, che per il primo tolse le Spagne agli Ismaeliti e le assoggettò
+al suo giogo. Ivi, fuor di Roma, è il palazzo di Tito, cui i trecento
+senatori non vollero fare accoglienze perchè disobbedì al loro comando;
+infatti, invece che in due anni di tempo, solamente dopo il terzo egli
+conquistò Gerusalemme. Oltracciò mirasi il palazzo di re Vespasiano,
+edificio poderoso e saldo che pare un tempio[849]. Di più evvi il
+palazzo di re Galbino con trecentosessanta portici; tanti sono quanti
+ha giorni un anno, e misurano tre miglia di circuito. E un tempo in
+cui vennero fra loro a guerra, più di centomila Edomei furono uccisi
+in quel palazzo, e le loro ossa ancora oggidì si vedono colà appese.
+E il re fece da ogni parte ritrarre in iscultura tutta quella guerra;
+battaglie e battaglie, uomini con armi e con cavalli, tutto vi fu
+inciso in marmo: così egli volle che anche dopo lunghi secoli quella
+guerra antica stesse raffigurata innanzi agli occhi dei posteri[850].
+Là evvi la grotta sotterranea dove siedono il re e la regina in trono,
+e all’incirca cento principi dell’Impero, tutti scolpiti in simulacri;
+e vengono giù fino ad oggi. Nella chiesa di santo Stefano, vicino la
+sua statua dentro del santuario, sono due colonne di bronzo, opera
+di re Salomone, che dorme in pace. Su ciascuna colonna sta scritto:
+Salomone figlio di Davide; e mi raccontavano gli Ebrei che ivi sono,
+qualmente ogni anno, ai 9 di Luglio, ne trasuda un umore che par acqua.
+Havvi colà la spelonca dove Tito figlio di Vespasiano depose i sacri
+vasi del tempio, che egli trasportò con sè di Gerusalemme. Nel monte,
+vicino al Tevere, v’è ancora un’altra grotta, dove riposano i dieci
+giusti (benedetta ne sia la memoria!) che furono uccisi sotto il regno
+dei tiranni. Arrogi che innanzi al tempio dell’imagine Lateranense è
+rappresentato Sansone, il quale tiene in mano il globo di marmo; e v’è
+Assalonne figlio di Davide, e Costantino che edificò Costantina, da lui
+Costantinopoli appellata. La sua statua e quella del cavallo sono di
+bronzo, ma in antico erano coperte d’oro»[851].
+
+Anche in Beniamino si rivela lo spirito dei _Mirabilia_, ed è cosa
+amena imaginare il Rabbino, che, vestito della lunga veste talare
+ed accompagnato dai suoi correligionari di Transtevere timidi ma
+servizievoli, va girando per la solitaria città, e se ne fa narrare le
+meraviglie leggendarie. Anche il ghetto di Roma aveva i suoi archeologi
+e la sua archeologia, la quale raccontava di attenenze favoleggiate
+od anche isteriche, che la Città aveva avuto col popolo di Davide.
+Simiglianti leggende erano abbastanza antiche: di già nel sesto secolo
+Zaccaria vescovo armeno pretendeva sapere che Vespasiano avesse rizzato
+in Roma venticinque statue in bronzo dei re ebrei; e la _Graphia_ narra
+che in Laterano si custodiva l’Arca santa dell’alleanza, il candelabro
+dalle sette braccia, e reliquie di Mosè e di Aronne. Però Beniamino
+passa tutto questo in silenzio, e gli archeologi ebrei gli mostravano
+soltanto una mitica grotta, nella quale sarebbero stati deposti gli
+arredi del tempio. Del resto, anche pei Romani erano divenute cosa
+di alta rilevanza le relazioni con Gerusalemme, segnatamente dopo le
+Crociate; e i _Mirabilia_ affermano che, vicino san Basilio (nella
+muraglia del Foro di Augusto), fosse infitta una gran tavola di bronzo,
+sulla quale a caratteri greci e latini era scritto il patto d’amicizia
+che in antico i Romani avevano conchiuso con Giuda Maccabeo[852].
+Beniamino non si sofferma neanche su di questa tradizione locale; e
+noi deploriamo massimamente che egli s’abbia trattenuto a Roma soltanto
+breve tempo, e che ancor più brevemente egli abbia narrato di ciò che
+vi vide. Se egli ci avesse lasciato della Roma di quel tempo tante
+notizie, quante di Palermo ne tramandò Ibn-Djobeïr contemporaneo suo,
+forse sarebbero state di gran pregio. Ma la grandezza della Città e
+delle sue rovine intorbidava la vista financo a’ cristiani educati
+negli studî classici; e assai acconciamente il Rabbino di Tudela poneva
+fine ai suoi abbozzi con queste parole: «In Roma vi sono ancora altri
+edificî ed opere, che nessun uomo è capace di numerare».
+
+
+§ 4.
+
+I monumenti e i loro proprietarî nel secolo duodecimo. — Il Senato
+romano incomincia a dare provvedimenti per la loro conservazione. — La
+colonna di Trajano. — La colonna di Marc’Aurelio. — Architettura degli
+edificî privati nel secolo duodecimo. — La torre di Nicolò. — Le torri
+di Roma.
+
+Allorchè abbiamo parlato degli sventurati avvenimenti del secolo
+undecimo abbiamo anche fatto la storia delle rovine della Città: ed
+eziandio nel duodecimo Roma fu così piena di guerre, ch’ei si può di
+leggieri imaginare quanti vetusti monumenti ne andassero distrutti.
+Le battaglie avvenute al tempo di Enrico IV e l’incendio devastatore
+appiccato da Roberto Guiscardo annientarono una gran parte dei
+monumenti dell’antichità. Allorchè poi Roma risorse da quelle ceneri
+gli avanzi di edificî provvidero materiali per la sua restaurazione.
+Nessun magistrato vegliava più per la conservazione delle vecchie
+fabbriche, donde si strappavano pietre sopra pietre, in quello che
+allora, come in passato, marmi squisiti e perfino statue si gettavano
+nelle fosse da calce. Roma continuava a far da miniera di preziosi
+materiali; chi ne voleva ne pigliava, anche la gente forestiera; e,
+come un tempo Desiderio aveva portato a Monte Cassino colonne tolte
+a Roma, lo stesso anche adesso per certo facevano Principi e Vescovi
+stranieri. Venivano nella Città, miravano con occhi desiderosi
+magnifici ornati dell’antichità, e l’abbandono in cui erano lasciati
+gli allettava a servirsi di essi. Il celebre Sugero, abate di san
+Dionigi e contemporaneo di san Bernardo, confessa di aver visto
+nei bagni di Diocleziano e nelle altre terme di Roma delle colonne
+meravigliose, e di avere avuto bramosia di portarle per nave in
+Francia, dove, giusto allora, egli era affaccendato a riedificare la
+sua Abazia: e se la difficoltà del trasporto ed altre circostanze a lui
+impedivano di farlo, ei si può facilmente argomentare che altri Vescovi
+e città non trovassero di cosiffatti ostacoli[853].
+
+Tuttavolta gli edificî pubblici appartenevano di diritto allo Stato;
+e trovansi documenti di questo tempo, in cui Pontefici concedono a
+uomini privati od a chiese il possedimento di monumenti. Nella massima
+parte le rovine antiche erano trapassate in possesso cotale; così
+poterono salvarsi dalla distruzione completa che le avrebbe colpite
+se fossero state senza padrone; e lo stesso uso che ne facevano i loro
+proprietarî le danneggiava sì ma non le annientava. Un esempio del modo
+come andava la cosa ce lo porge l’arco trionfale di Settimio Severo.
+Nell’anno 1199 Innocenzo III conferma alla chiesa dei santi Sergio e
+Bacco il possesso di una parte di esso. «Confermiamo», così dice la
+sua Bolla, «in possesso vostro la metà dell’arco trionfale, che consta
+di tre archi, dei quali uno fra’ minori sta presso alla vostra chiesa
+(sopra v’è edificata una torre), e la metà di tutto l’arco di mezzo,
+colle camere vicine all’arco minore;» e vi si soggiunge che l’altra
+metà del monumento appartiene agli eredi di un tal Cimino. Perciò
+l’arco trionfale spettava a due proprietarî; sopra e tutt’all’intorno
+v’avevano fabbriche; era fortemente munito, e sulla sua piattaforma
+posava una torre[854].
+
+I Pontefici continuavano pertanto a tenere antichi edificî in conto
+di beni dello Stato; si ricorderà che Lucio II dava ai Frangipani il
+Circo Massimo, e che la Chiesa pretendeva eziandio alla proprietà del
+castel Sant’Angelo e del Panteon. Ma come i Romani ebbero conseguito la
+loro libertà, anche la Città pretese essere proprietaria dei monumenti
+publici, quanti di essi famiglie romane non avevano omai tramutato in
+loro turriti palagi. Il Senato si tolse cura di mantenere in assetto
+le mura della Città, ed anzi il Papa fu costretto a contribuirvi con
+una moneta annuale. Perciò è che sulle venerande mura di Aureliano,
+presso ai nomi di Imperatori e di Consoli antichi, leggonsi quelli di
+Senatori del medio evo, proprio del tempo del Barbarossa. Nell’anno
+1157 il Senato restaurò una parte delle mura che era prossima alla
+_Porta Metronis_; ed oggidì ancora sulla torre «della Marana» vedesi
+una lapide commemorativa, che discorre di quel restauro, e registra
+i nomi dei Senatori allora in reggimento, senza pur fare menzione del
+Pontefice[855].
+
+Nessuna iscrizione annuncia che Senatori ovvero Papi restaurassero
+un solo acquedotto; un profondo silenzio ricopre queste grandi e
+preziose opere di Roma antica. Ma il nome di un Senatore del medio
+evo fa tuttavia bella mostra di sè sopra uno dei ponti dell’isola.
+Sul ponte Cestio leggesi questa scritta: «Benedetto senatore eccelso
+dell’illustre Città restaurò questo ponte quasi ruinato;» senza
+dubbio fu Benedetto _Carushomo_ che compiè quel lavoro[856]. Anche
+ponte Milvio, che i Romani avevano distrutto al tempo di Enrico V,
+fu riparato dal Comune; lo si rammenterà pensando alla lettera che il
+Senato indirisse a Corrado.
+
+Ancor più glorioso è un documento dell’alacrità onde si curava questa
+specie d’imprese. Ai 27 Marzo 1162, un giorno dopo l’entrata che il
+Barbarossa fece nella sventurata Milano, e, vedi caso! precisamente
+il dì stesso in cui cominciò la barbara distruzione di quella città,
+il Senato romano decretò provvedimenti per la conservazione della
+colonna di Trajano, «affinchè non vada distrutta nè mutilata, ma,
+finchè duri il mondo, si mantenga intera e senza danno, nella figura
+che adesso si trova avere, ad onore di tutto il popolo romano. Chi
+tenterà recarvi guasto sarà punito di morte, e i suoi beni saranno
+confiscati»[857]. Quello splendido monumento delle grandi geste
+belliche di Trajano apparteneva allora (veh! ironia delle cose umane)
+alle vergini monache di san Ciriaco; e il Senato romano, neppur
+pensando alla sconvenevolezza di cosiffatta cosa, confermò precisamente
+a quel monastero il possedimento della colonna e della piccola
+chiesa di san Nicolò posta ai suoi piedi. Anche la colonna di Marco
+Aurelio spettava pur sempre ai frati di san Silvestro _in Capite_.
+Un’iscrizione posta nell’atrio di questo convento dice così: «Poichè la
+_Columna Antonini_, pertinente al monastero di san Silvestro, e la sua
+attigua chiesa di sant’Andrea passarono da lungo tempo per ragione di
+affittanze in altrui mani, insieme colle oblazioni onde i pellegrini
+presentano l’altare superiore e quello inferiore; affinchè questo
+fatto non s’abbia mai più a ripetere, per autorità di Pietro principe
+degli Apostoli e dei santi Stefano, Dionisio e Silvestro, malediciamo
+e con vincolo di anatema leghiamo l’Abate e i monaci, le quante volte
+si arrogassero di dare la colonna e la chiesa in affittanza o in
+beneficio. Se poi taluno con violenza fosse per togliere la colonna
+al nostro monastero maledetto sia in eterno come predone di templi;
+anatema eterno lo avvinca. Così sia. Questo fu decretato per podestà
+dei Vescovi, dei Cardinali e di molti preti e laici intervenuti. Pietro
+per la grazia di Dio, umile abate di questo cenobio, coi fratelli suoi,
+fece e confermò nell’anno del Signore 1119, indizione XII»[858].
+
+Insieme colla libertà crebbero l’amore per l’antichità, la venerazione
+dei suoi monumenti e il sentimento dello splendore imperituro, che
+Roma conseguiva dalle opere d’arte degli avi. Omai anche i maggiorenti
+provavano il bisogno di acquistarsi decoro con edificazioni e di
+accrescere l’ornamento della Città. A cotale intento fu fabbricata
+la torre vicina al ponte dei Senatori (ponte Rotto), alla quale più
+tardi nel medio evo si diè nome di Monzone, e che il popolo, da quel
+novellatore ch’egli è, ancora oggidì appella «casa di Pilato», oppure
+«di Cola di Rienzo». Questo mirabile edificio, testa di ponte, donde
+si esigeva tributo di pedaggio (e presso ai ponti di Roma, quasi tutti,
+erano erette torri), ebbe a quell’età la pretesa di palazzo sontuoso.
+Le sue rovine di solida muratura a mattoni sono ancora oggidì il più
+notevole monumento della bizzarra architettura delle fabbriche private
+di Roma medioevale. Era tutto disposto a cornici ed a piccoli loggiati,
+e vi si entrava dalla via per una porta fatta a volta. Nell’interno
+aveva stanze fatte con solide volte a crociera, e dal pianterreno si
+saliva ad un appartamento superiore per una scala di pietra. L’esterno
+era ornato di frammenti antichi; mezze colonne di rozzo ammattonato
+sostenevano un fregio rappezzato di varî ornati, dove fanno comparsa
+qua rosette di marmo, là arabeschi e piccoli rilievi di figure
+mitologiche. Il busto del suo costruttore (tornavasi dunque in Roma a
+scolpire ritratti in marmo) era in origine collocato in una nicchia,
+presso la porta; sparve esso, ma rimase il distico pomposo che vi si
+accompagnava[859]. Un’altra iscrizione lunga e di stile barbarico in
+versi leonini dice il nome dell’edificatore e della sua famiglia. La
+sua tronfiezza prettamente romana fa risovvenire dei discorsi ampollosi
+dei Romani a Corrado e a Federico, ma la cristiana mestizia che in
+stile d’epigrafe deplora il nulla di ogni grandezza terrena non manca
+certo di poetica leggiadria. Vi è detto: «Nicolò, padrone di questa
+casa, seppe bene che inane è la gloria del mondo. A edificarla, non
+tanto lo indusse ambizione vana, quanto il desiderio di rinnovare
+la magnificenza antica di Roma. Dentro di una bella magione non ti
+scordare del sepolcro; rammenta che non vi devi dimorar lungo tempo.
+La morte ha le ali. Nessun uomo eternamente vive; il nostro soggiorno
+in terra è breve, e la nostra corsa rapida come leggera è piuma.
+Guardati pur dal soffio dell’aria, serra pur la tua porta a cento giri
+di chiavi, falla guardare da mille scolte; tanto e tanto la morte
+siede al tuo capezzale. Se anche tu ti chiudessi in un castello che
+toccasse il cielo, la morte non farebbe che più ratto coglier te, preda
+sua. Sublime s’eleva alle stelle questa casa. Dalle fondamenta alle
+cime la eresse il primo fra i primi, Nicolò magno, per rinnovellare
+le glorie de’ suoi avi. Il padre suo ebbe nome Crescente; Teodora, la
+madre. Questa casa famosa edificò per il suo diletto figliuolo; a David
+lasciolla egli, padre»[860].
+
+Senza fondamento di sorta, nell’edificatore si volle ravvisare uno dei
+Crescenzî, anzi il celebre Crescenzio dell’età di Ottone III, laddove,
+a nostra saputa, in quella famiglia non v’ebbe alcuno di nome Nicolò.
+L’arte romana, che creò un edificio sì strambo di forme, era a tanta
+distanza da quella che costruì la torre fiorentina di Giotto, quanto la
+Cronica di Benedetto da Soratte si discosta da quella di Dino Compagni.
+Della fabbricazione è incerto il tempo; però, senza dire dei rapporti
+storici, lo stile dell’inscrizione palesa il secolo undecimo oppure il
+duodecimo[861]. Il gusto di quel palazzo baronale pare cosa tanto più
+barbarica, quanto che vicinissimo esistono due piccoli templi romani
+ben conservati e di semplice bellezza. Se a questi avesse paragonato
+il suo lavoro, l’architetto del medio evo avrebbe dovuto sentirsi
+vergognato; eppure può darsi che l’opera sua quando fu compiuta, fosse
+reputata la magnifica di tutta Roma, e che non mancasse di un’apparenza
+di pompa grandiosa: quest’è certo, che un tal quale effetto pittoresco
+doveva avere. Del sontuoso edificio, che il Console romano provvide
+di un’iscrizione, la quale si avrebbe acconciato ad un’opera di
+Rampsinito, non esiste oggidì che un piccolissimo avanzo, la rovina
+della torre; e alla vanità dell’edificatore fa insulto una stalla ed un
+fenile, che ora sono collocati nella sublime magione del «primo fra i
+primi.»
+
+Se oggidì durassero in Roma i palazzi dei Pierleoni e dei Frangipani
+avremmo davanti a’ nostri occhi fabbriche fantastiche di eguale specie.
+Giusto in questa età sorgevano a Roma d’ogni parte torri, o edificate
+a nuovo dalle fondamenta, oppur costruite a muratura di mattoni sopra
+monumenti antichi. Non v’era più un arco di trionfo, che non fosse
+reso turrito. I soli Frangipani avevano adoperato a loro fortezze gli
+archi di Tito e di Costantino, e parecchi archi di Giano. Vicin l’arco
+di Tito era la maggior torre della loro rocca palatina, la _Turris
+Cartularia_, della quale i _Mirabilia_ dicono che fosse stata edificata
+sul tempio di Esculapio[862]. Anche il Circo Massimo sarà stato irto
+delle lor torri, ed un arco colà esistente, che eglino in simil modo
+guarnivano, diede a un ramo di loro famiglia il nome _De Arco_.
+
+In tutte le città d’Italia dominava allora il fervore (facilmente se ne
+comprende la ragione) di edificare di queste torri. Pisa ne possedeva
+tante, che Beniamino di Tudela poteva esagerarne il numero fino a
+diecimila. Monumenti di quel tempo di libertà e di guerre di città,
+durano ancora l’alto campanile di san Marco a Venezia; la celebre
+torre degli Asinelli e quella inclinata che è detta la Garisenda a
+Bologna; la magnifica torre pendente della cattedrale di Pisa. Gli
+architetti Buonanno e Guglielmo il Tedesco riempierono Italia della
+loro nominanza e delle loro opere; a Roma invece non si parla di alcun
+architetto rinomato. Le torri che qui si fabbricavano avevano or qua,
+or là degli ornati eccellenti o di forma pretensiosa, come è di quella
+di Nicolò; ma generalmente erano costruzioni di rozzi mattoni, tirate
+su in fretta, facili a distruggersi, e facili con altrettanta prestezza
+a restaurarsi. In parecchi quartieri della Città si vedono torri
+medioevali ancora abbastanza conservate; sono tutte composte di pietra
+cotta, quadrangolari, non rastremate in cima, senza compartimenti;
+ora erano isolate, or s’alzavano da palazzi che dirsi potevano vere
+castella. Se sia vero che le mura della Città, giusta il conto dei
+_Mirabilia_, avessero più di trecentosessanta torri; se si aggiungano
+gl’innumerevoli campanili delle chiese, e le torri dei palazzi
+famigliari, e i pinnacoli delle ruine antiche, ei si può imaginare
+che mirabile veduta dovesse produrre di sè questa città di Roma, che
+anche oggidì par tanto bella e maestosa all’occhio di chi la contempla,
+nell’ammasso di tutte le sue cupole grandiose. Quella foresta di
+oscure torri, che levavano il loro capo con un aspetto minaccioso,
+le dava allora un carattere selvaggio, melanconico, guerriero, che
+doveva commuovere di grave impressione anche l’animo dei potentissimi
+Imperatori.
+
+Però nel secolo duodecimo la città di Roma mostrava uno spettacolo
+confuso di ruina, di disordine e di stato barbarico, cui la più vivace
+fantasia non ha forza sufficiente di ideare. Dopo l’incendio dei
+Normanni, i colli diventavano ognor più deserti; presto la rigogliosa
+vegetazione del mezzodì li ricopriva di piante e di erbe; antichi
+quartieri della Città diventavano terreni campestri. La popolazione si
+andò addensando dalla parte del Tevere e del Campo di Marte, appiedi
+del Campidoglio mesto nell’aspetto, ma or nuovamente fatto libero: e
+colà, in labirinti di regioni e di chiassuoli, ne’ quali i cumuli di
+ruine, e templi, e monumenti crollati interrompevano ad ogni tratto il
+passaggio, sedeva il fiero popolo dei Romani, scarso di numero, ma pur
+forte abbastanza per discacciare i Papi e per ributtare gli Imperatori
+dalle vetuste mora di Aureliano.
+
+
+§ 5.
+
+Architettura ecclesiastica. — Suo risorgimento nel secolo duodecimo. —
+Santa Maria in Cosmedin. — Santa Maria in Transtevere. — La pittura in
+Roma. — Incominciamenti della scultura. — I primi Cosmati. — Eugenio
+III e Celestino III danno principio all’edificazione del palazzo
+Vaticano.
+
+Come fu posto fine alla controversia delle investiture, Roma ebbe
+un periodo di calma, nel quale la Città potè lentamente sollevarsi
+dalla sua ruina. Ma troppo breve fu quel tempo di quiete, e grande
+troppo l’inopia di Roma perchè i Pontefici riuscissero a restaurare
+la Città, quand’anche posseduto ne avessero il buon genio e il
+fervore di Calisto II. Quando si dice di opera che i Papi diedero a
+restaurazioni, non si può intendere d’altro che della edificazione
+di chiese; vi si provvedeva con denaro publico, e per necessità que’
+lavori s’imprendevano, dappoichè il culto esigeva che si riparassero
+le basiliche danneggiate dai guasti di così orribili guerre. L’esempio
+di magnifiche opere di architettura che altre città andavano erigendo
+allettava ad emulazione, e col secolo duodecimo l’arte si risvegliava
+in Italia a nuova vita. Però un’attività siffatta in Roma fu lenta
+lenta, e andò tanto alla cheta che appena la si avvertì. Laddove nella
+più parte delle republiche italiane si costruivano chiese sontuose di
+uno stile ch’era nuovo in parte, l’architettura romana per qualche
+secolo si restrinse a rinnovare e a rendere adorne quelle che già
+esistevano.
+
+La chiesa di santa Maria in Cosmedin porge testimonianza che omai
+sul principio del secolo duodecimo s’era fatto vivo un più fervido
+sentimento del bello. Quel vago tesoretto dell’arte medioevale fu
+restaurato sotto di Calisto II, e con pio amore Alfano camerario di
+questo Papa lo rese abbellito. La chiesa conserva ancora molti ornati
+di quell’età, sculture di stile semplice che egregiamente denotano
+un’epoca nella quale, in mezzo a una ferrea barbarie, la musa comincia
+a far capolino con leggiadro viso infantile e con timidi vezzi. Chi
+visita la chiesa sente spirarsi pel volto un alito di quel secolo
+allorchè vi mira il grazioso e variopinto musaico del pavimento, gli
+eleganti amboni di marmo, i pilastri della porta, la cattedra vescovile
+a musaico che è nell’abside, e parecchie altre opere del tempo di
+Alfano[863].
+
+Già più addietro notammo che Calisto II edificò nel san Pietro e
+nel Laterano, dove fece rappresentare con povere pitture le vittorie
+della Chiesa. Salvo qualche interruzione, anche i suoi succeditori
+ripresero l’alacre opera di lui; segnatamente vi si illustrò Innocenzo
+II. Il vero monumento del pontificato di questo Papa è la santa Maria
+in Transtevere. L’antichissima basilica, che oggidì ancora è una di
+quelle che destano più attrattiva in Roma, fu da lui riedificata a
+nuovo dopo la morte di Anacleto. Il Papa era transteverino di nascita,
+e le torri della sua famiglia si erigevano nel circondario di quella
+parrocchia. Però egli non giunse a compiere la chiesa; fecelo soltanto
+Innocenzo III, ma, ad onta di parecchi mutamenti introdottivi nel corso
+dei tempi, essenzialmente essa è pur sempre monumento di lui. Colle
+sue ventiquattro colonne di granito bruno, i cui capitelli contengono
+ancora tanto classicismo pagano, coll’antica travatura che posa su di
+esse, col vecchio suo pavimento, col tabernacolo sostenuto da colonne
+di porfido, co’ suoi musaici, questa chiesa è tuttavia ripiena del
+vetusto spirito cristiano che proprio era del medio evo di Roma[864].
+Molti dei musaici dell’abside e dell’arco, quantunque restaurati,
+appartengono a quel tempo. Non hanno gusto tutt’affatto barbarico, e
+mentre pure s’attengono alle vecchie tradizioni palesano un fare più
+sciolto. Massimamente le figure del Cristo e della Vergine, sedenti
+sopra un trono dorato, sono imagini degne della maestà di un tempio, nè
+hanno stile soverchiamente pesante. Gli altri quadri collocati di sotto
+sono di età più moderna, ma il notevole musaico della nicchia vicino
+alla fronte della basilica (rappresenta la Madonna con dieci vergini
+donne) risale alla metà del secolo duodecimo, e dimostra che l’arte del
+musaico tornava a fiorire. Forse, gli artisti che vi lavorarono vennero
+di Monte Cassino[865].
+
+Allorchè Desiderio edificò la bella chiesa del suo convento, ei se ne
+procacciò materiali in Roma, ma non ne tolse alcun maestro, perciocchè
+ivi si fosse infiacchita ogni attività di arte. La Cronica di Monte
+Cassino espressamente dice, che egli andò a cercare musaicisti a
+Bisanzio, e indi fondò una scuola di quell’arte nel suo monastero,
+acciocchè essa non perisse in Italia, dove da cinquecent’anni non la si
+coltivava più[866]. Sennonchè la durata dell’arte de’ musaici in Italia
+confuta quel detto, che è un’esagerazione del Cronista; questo solo è
+verosimile che la scuola di Monte Cassino esercitasse molta influenza
+in Roma; e all’età nella quale si composero le strette relazioni coi
+Re di Sicilia, edificatori di duomi magnifici, può darsi che venissero
+artisti da Palermo e che lavorassero per conto dei Papi. Però nè la
+pittura a fresco, nè il musaico cessarono mai di aver cultori a Roma.
+Nella chiesa dei «Quattro Coronati», rifabbricata da Pasquale II,
+trovansi mirabili affreschi che adornano le pareti della cappella di
+san Silvestro _in Porticu_, che Innocenzo II fe’ erigere. Anche nella
+basilica di san Clemente (può darsi che la restaurasse Pasquale II, il
+quale eravi prima stato da cardinale), essendosi fatti nell’anno 1862
+escavi nella chiesa sotterranea, vi si rinvennero pitture che devono
+appartenere al secolo undecimo od al duodecimo[867].
+
+Pertanto la pittura era al servizio delle chiese, e pare che omai
+i suoi artisti ne traessero uno stato di agiatezza e di estimazione
+dal momento che nell’anno 1148 fra i Senatori trovasi un Bentivenga
+pittore. E sulla metà del secolo duodecimo si tiene nota dei Cosmati,
+famiglia romana di artisti, i quali con molte opere in marmo, che
+fornirono per Roma e pel suo territorio, s’ebbero acquistato grande
+rinomanza. A vero dire, la scultura di quel tempo si restringeva
+soltanto a comporre sepolcri, cattedre ossiano amboni, giganteschi
+candelabri di marmo destinati ai cerei pasquali, e tabernacoli, dei
+quali Roma può mostrarne alcuni di quel vecchio stile nel san Clemente,
+nella santa Maria in Cosmedin e nel san Lorenzo fuori delle mura[868].
+Già da lungo tempo sulla piazza lateranense trovavasi collocata la
+statua equestre di Marco Aurelio, chè ve la vide anche Beniamino di
+Tudela; innanzi ad essa Clemente III faceva costruire una fontana,
+dal che ebbe origine quell’errore onde fu detto, facesse egli fondere
+una statua equestre di bronzo e la collocasse nel Laterano. Come mai
+l’arte a questa età avrebbe saputo produrre in Roma cotali opere in
+metallo[869]?
+
+In mezzo ai tumulti guerreschi della Città artisti sedevano dunque
+nelle loro solitarie officine, proprio in quei primi albori dell’arte,
+e orgogliosamente appellavansi «maestri romani» (_doctissimi magistri
+Romani_), e con fervore pio prestavano la loro opera per le chiese che
+ad essi allogavano commissioni. Dai padri l’arte si tramandava ai figli
+e ai nepoti, e veniva così formando delle scuole. Dalla metà del secolo
+duodecimo in poi quei maestri romani avevano ognor più a lavorare,
+perocchè or più quasi non vi avesse un solo Papa, che non restaurasse
+chiese o che non le abbellisse.
+
+Lucio II costruì a nuovo quella della santa Croce; Eugenio III restaurò
+la basilica di santa Maria Maggiore, e la provvide di portico. Papi e
+Cardinali incominciarono a innalzare palazzi: uno ne erigeva Anastasio
+IV vicino al Panteon, ed Eugenio III fabbricava a Segni una casa di
+residenza pontificia. Ampliò egli eziandio il Vaticano, e probabilmente
+rizzò un edificio nuovo, di cui Celestino III continuò la costruzione.
+Infatti i detti due Pontefici sono reputati per quelli che posero le
+fondamenta del palazzo vaticano[870].
+
+Clemente III e Celestino III edificarono anche presso al palazzo
+lateranense. Dal primo ha origine eziandio il chiostro del san Lorenzo,
+la più antica opera di quella specie che v’abbia in Roma; ed esso ormai
+accenna allo stile del secolo seguente, nel quale si seppe comporre
+chiostri graziosi con piccoli portici rivestiti di mosaici[871].
+
+Sulla fine del secolo duodecimo pertanto anche in Roma si scorge
+un’alacrità operosa per l’arte, che si accorda coll’impulso universale
+che ne commuove tutta Italia. Però a Roma l’arte non conseguì mai uno
+splendore nazionale. Piuttosto essa andò in cerca del suolo vergine di
+quelle città, nelle quali non era angustiata dalle leggi tiranniche
+della tradizione: e nell’anno 1200 nasceva quel Nicola Pisano, genio
+meraviglioso di una nuova epoca di coltura, che venne in fiore nel
+secolo decimoterzo.
+
+
+ FINE DEL VOLUME QUARTO.
+
+
+
+
+INDICE DEL QUARTO VOLUME[872]
+
+
+ LIBRO SETTIMO.
+
+ STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO UNDECIMO.
+
+ CAPITOLO PRIMO. — § 1. Stato che la città di Roma
+ tiene nella gloria universale durante il secolo undecimo. — Influenza
+ che gli elementi civici esercitano
+ sopra il Papato. — I Lombardi eleggono Arduino
+ a loro re; i Romani eleggono Giovanni Crescenzio
+ a patrizio. — Silvestro II muore nel 1003. — Giovanni
+ XVII e Giovanni XVIII. — Tusculo e i suoi
+ Conti. — Sergio IV. — Fine di Giovanni Crescenzio,
+ nel 1012 Facc. 3
+
+ § 2. Gregorio eletto papa, è cacciato da Teofilatto
+ ossia Benedetto VIII. — Enrico si dichiara in favore
+ del Papa tusculano. — Enrico II viene a
+ Roma ed è coronato imperatore (1014). — Condizioni
+ di Roma e del suo territorio, in cui sono sorti
+ Conti ereditarî. — La nobiltà romana in qualità
+ di Senato. — Romano, senatore di tutti i Romani. — Tribunale
+ imperiale. — È repressa una
+ sollevazione dei Romani. — Enrico II ritorna. — Fine
+ di Arduino re nazionale » 17
+
+ § 3. Benedetto VIII domina robustamente in Roma. — Sua
+ impresa contro i Saraceni. — Pisa e Genova
+ vengono in fiore. — Italia meridionale. — Ribellione
+ di Melo contro a Bisanzio. — Prime
+ bande di Normanni (1017). — Fine sventurata di
+ Melo. — Benedetto VIII esorta l’Imperatore ad una
+ guerra nell’Italia inferiore. — Spedizione di Enrico
+ II nelle Puglie (1022) 30
+
+ § 4. Principî della riforma sotto di Benedetto VIII. — Muore
+ (1024). — Suo fratello Romano si prende la
+ tiara con nome di Giovanni XIX. — Enrico II
+ passa di vita nel 1024. — Stato d’Italia dopo la
+ morte di lui. — Giovanni XIX chiama Corrado II
+ di Germania a Roma. — Spettacolo che presentano
+ le spedizioni di Roma a questa età. — Coronazione
+ imperiale (1027). — I Romani si sollevano
+ con gran furore. — Re Canuto a Roma » 37
+
+ § 5. Rescritto di Corrado II sull’uso del diritto romano
+ nel territorio pontificio. — Sua impresa gloriosa
+ nell’Italia meridionale: suo ritorno. — Muore
+ Giovanni, e si eleva al pontificato Benedetto IX,
+ fanciullo della famiglia tusculana. — Vita scellerata
+ di quest’uomo. — Condizioni orribili del
+ mondo tutto. — La _Treuga Dei_. — Benedetto IX
+ fugge presso l’Imperatore a Cremona. — Notevole
+ rivolgimento sociale che avviene in Lombardia. — Eriberto
+ di Milano. — L’Imperatore riconduce
+ a Roma Benedetto IX. — Muove nell’Italia
+ inferiore, e passa di vita nell’anno 1039 » 45
+
+ CAPITOLO SECONDO. — § 1. I Romani cacciano via
+ Benedetto IX, e fanno papa Silvestro III. — Benedetto
+ a sua volta lo discaccia. — Egli vende la
+ cattedra santa a Gregorio VI. — Roma ha tre
+ Papi. — Un Sinodo romano delibera di chiamare
+ Enrico III, perchè ne liberi Roma » 57
+
+ § 2. Enrico III scende in Italia. — Raccoglie a Sutri
+ un Concilio (1046). — Gregorio VI abdica. — Enrico
+ III eleva al papato Suidgero di Bamberga con
+ nome di Clemente II: questi lo corona imperatore. — Descrizione
+ della coronazione imperiale. — Traslazione
+ del Patriziato a Enrico III ed a’ suoi
+ succeditori 65
+
+ § 3. Incomincia la riforma della Chiesa. — Enrico III
+ muove nell’Italia inferiore, indi per Roma torna
+ in Alemagna. — Clemente II muore (1047). — Benedetto
+ IX s’impadronisce della santa Sede. — Bonifacio
+ di Toscana. — Enrico innalza Damaso II
+ al pontificato. — Fine di Benedetto IX. — Morte
+ di Damaso. — Brunone di Toul è nominato papa » 80
+
+ § 4. Leone IX sale alla cattedra apostolica (1049). — Sua
+ operosità riformatrice. — Corruttela della
+ Chiesa. — Libro del Damiani intitolato _Gomorrhianus_. — Simonia. —
+ Ildebrando. — Il Papa difetta di redditi. — Macbeth viene a Roma. —
+ L’Italia meridionale. — Leone IX s’impadronisce
+ di Benevento. — Combatte contro i Normanni. — È
+ sconfitto presso a Civita; muore (1054) » 89
+
+ CAPITOLO TERZO. — § 1. Genio politico di Ildebrando. — Piano
+ di lui. — L’Imperatore elegge Gebardo
+ di Eichstädt a pontefice. — Goffredo di Lotaringia
+ sposa Beatrice di Toscana. — Enrico III viene in
+ Italia. — Vittore II, papa. — Muore l’imperatore
+ (1056). — Reggenza dell’imperatrice Agnese. — Vittore II,
+ vicario dell’Impero in Italia. — Potenza
+ di Goffredo. — Il cardinale Federico, fratello
+ suo. — Muore Vittore II. — Stefano VI, papa » 109
+
+ § 2. Gli eremiti e san Pier Damiani. — Disciplina
+ di penitenza. — Stefano IX raccoglie intorno a sè
+ uomini illustri, eleggendoli a cardinali » 119
+
+ § 3. Progetti di Stefano IX e sua morte. — Benedetto
+ X è elevato dai nobili al pontificato. — Gerardo
+ di Firenze, con nome di Nicolò II. — Ildebrando
+ trae soccorso dai Normanni. — Nuovo
+ decreto sulla elezione. — Progressi dei Normanni. — Eglino
+ prestano al Papa giuramento di vassallaggio. — Caduta
+ di Benedetto X » 129
+
+ § 4. Irritazione che desta in Roma il decreto sull’elezione. — I
+ nemici del sistema d’Ildebrando cospirano. — Nicolò
+ II muore nel 1061. — I Romani ed
+ i Lombardi domandano a re Enrico che elegga un
+ papa. — Condizioni di Milano. — I Paterini. — I
+ Cotta e Arialdo. — In Roma la fazione di Ildebrando
+ elegge Anselmo di Lucca a pontefice. — La corte
+ germanica solleva al papato Cadalo di Parma 145
+
+ CAPITOLO QUARTO. — § 1. Alessandro II. — Cadalo
+ scende in Italia. — Benzone viene a Roma con
+ un’ambasciata della Reggente. — Parlamenti tenuti
+ nel Circo e sul Campidoglio. — Cadalo, ossia
+ Onorio II, conquista la città Leonina. — Muove a Tusculo. — Goffredo
+ di Toscana impone un armistizio. — Repentino
+ mutamento delle cose in Alemagna. — Per
+ opera di Annone di Colonia, Alessandro II
+ è riverito per papa (1062). — Entra in Roma » 155
+
+ § 2. Annone è rovesciato in Germania. — Cadalo
+ ritorna a Roma. — Scoppia nella Città una seconda
+ guerra a cagione del Papato. — Cadalo cade. — Alla
+ fine si riconosce Alessandro II per papa » 165
+
+ § 3. Cresce la potenza d’Ildebrando. — Sforzi di
+ riforma. — I Normanni. — Defezione di Riccardo
+ che muove contro Roma. — Goffredo e il Papa
+ conducono un esercito contro di lui. — Nuovo
+ trattato. — L’imperatrice Agnese prende il velo
+ in Roma. — Lotte a Milano. — Erlembaldo Cotta,
+ milite di san Pietro. — Arialdo muore » 172
+
+ § 4. Debolezza del Papa in Roma. — Dissoluzione
+ dello Stato della Chiesa. — La Prefettura urbana. — Cencio,
+ caporione de’ malcontenti in Roma. — Cinzio,
+ riformatore fervente, diventa prefetto della
+ Città. — Goffredo di Toscana muore; Beatrice conserva
+ il possesso dei feudi imperiali. — Muore Pier
+ Damiani. — L’Abazia di Monte Cassino. — Festività
+ magnifica della dedicazione della sua basilica,
+ nuovamente edificata da Desiderio (1071) » 181
+
+ CAPITOLO QUINTO. — § 1. Alessandro II muore. — Ildebrando
+ sale alla cattedra pontificia. — Sua vita,
+ sua meta. — È ordinato papa, addì 29 Giugno 1073 195
+
+ § 2. Gregorio VII riceve giuramento di vassallaggio
+ dai Principi di Benevento e di Capua. — Roberto
+ Guiscardo rifiutasi di prestarlo. — Disegni
+ di Gregorio rivolti a rendere i Principi e i loro
+ regni vassalli della Chiesa romana. — Bandisce
+ una crociata universale. — Matilde di Toscana e
+ Gregorio VII. — Suo primo Concilio in Roma; suoi
+ decreti di riforma » 202
+
+ § 3. Condizioni di Roma. — Gli avversarî di Gregorio. — Guiberto
+ di Ravenna. — Enrico IV. — Contrarietà
+ che si oppone in Alemagna contro a’ decreti
+ di Gregorio. — Suo decreto che proibisce ai
+ laici di dare le investiture. — Il romano Cencio
+ attenta contro la vita di Gregorio » 214
+
+ § 4. Gregorio VII la rompe con Enrico IV. — Il Re
+ fa deporre il Papa in un Concilio raccolto a Worms. — Lettere
+ di lui a Gregorio. — Enrico IV è scomunicato
+ e deposto in un Concilio raccolto a Roma. — Agitazione
+ che se ne sparge nel mondo. — Rapporti
+ fra i due antagonisti. — I ventisette Articoli
+ attribuiti a Gregorio VII » 226
+
+ § 5. Gli Stati dell’Impero in Germania si staccano
+ da Enrico IV. — Egli si sveste della podestà regia. — Valica
+ le Alpi per mendicare l’assoluzione dalla
+ scomunica. — Suo suicidio morale a Canossa (1077). — Grandezza
+ morale di Gregorio VII. — I Lombardi
+ disertano il Re. — Questi si riaccosta ad
+ essi. — Muore Cencio. — Muore Cinzio. — Muore
+ in Roma l’imperatrice Agnese » 236
+
+ § 6. Enrico IV prende animo a restaurare la dignità
+ del regno. — Rodolfo di Svevia, antirè. — Enrico
+ torna ad Alemagna, Gregorio a Roma. — Entrambi
+ cercano l’amicizia di Roberto Guiscardo. — Cadono
+ gli ultimi Dinasti longobardi nell’Italia
+ meridionale. — Uno sguardo al passato del
+ popolo longobardo. — Roberto presta in Ceperano
+ giuramento di vassallaggio a Gregorio VII. — Guglielmo
+ il Conquistatore e Gregorio VII. — Il
+ Papa riconosce Rodolfo per re, e scomunica una
+ seconda volta Enrico IV. — Guiberto di Ravenna,
+ antipapa. — Mutazione di fortuna 246
+
+ CAPITOLO SESTO. — § 1. Gregorio VII s’arma contro
+ a’ suoi nemici che s’avvicinano. — Enrico IV per
+ Ravenna muove su Roma (1081). — Assedia per
+ la prima volta la Città. — Dopo quaranta giorni
+ ne leva le tende. — Assedia Roma per la seconda
+ volta nella primavera del 1082. — Si ritira a Farfa. — Va
+ a Tivoli, dove Clemente III pone residenza. — Devasta
+ le terre della grande Contessa » 259
+
+ § 2. Enrico IV assedia Roma per la terza volta (1082-1083). — Prende
+ la città Leonina. — Gregorio VII
+ fugge in castel Sant’Angelo. — Enrico IV tratta
+ coi Romani. — Fermezza del Papa. — Giordano
+ di Capua presta omaggio al Re. — Desiderio si fa
+ mediatore di pace. — Trattato segreto fra Enrico
+ e i Romani. — Il Re va in Toscana. — Malo esito
+ del Sinodo di Novembre raccolto da Gregorio. — I
+ Romani rompono il giuramento fatto al Re » 266
+
+ § 3. Enrico muove nella Campania. — I Romani disertano
+ Gregorio, e fanno la dedizione della Città (1084). — Gregorio
+ si chiude nel castel Sant’Angelo. — Un
+ parlamento romano lo depone, ed eleva
+ Clemente III al papato. — L’Antipapa corona Enrico
+ IV. — L’Imperatore prende d’assalto il _Septizonium_
+ e il Campidoglio. — I Romani assediano
+ il Papa nel castel Sant’Angelo. — Pressura di
+ Gregorio. — Il Duca dei Normanni viene a liberarlo. — Enrico
+ si ritira. — Roberto Guiscardo
+ prende Roma. — Ruina orribile della Città » 275
+
+ § 4. Ildeberto lamenta la caduta di Roma. — Ruina
+ della Città al tempo di Gregorio VII » 290
+
+ § 5. Gregorio VII lascia Roma, e va esulando. — Sua
+ caduta. — Muore a Salerno. — Rilievo della
+ sua persona nella storia universale » 296
+
+ CAPITOLO SETTIMO. — § 1. Desiderio, eletto papa,
+ rifiuta la tiara. — È per forza elevato in Roma al
+ pontificato, con nome di Vittore III. — Fugge a
+ Monte Cassino. — Riprende a Capua la dignità
+ pontificia (1067). — È consecrato in Roma. — Condizioni
+ della Città. — Vittore III fugge a Monte
+ Cassino, e vi muore (1087). — Ottone di Ostia è
+ eletto e ordinato a Terracina con nome di Urbano
+ II (1088) 305
+
+ § 2. Urbano II. — Incominciamento della sua vita,
+ suo stato. — Clemente III è in possesso di Roma. — Urbano
+ II si gitta in braccio ai Normanni che lo
+ conducono a Roma. — Sue condizioni infelici nella
+ Città. — Matilde sposa Guelfo V. — Enrico IV
+ torna in Italia (1090). — Sue nuove lotte. — I Romani
+ chiamano di nuovo Clemente III nella Città. — Ribellione
+ del giovine Corrado. — Condizioni
+ infelici dell’Imperatore. — Urbano II s’impadronisce
+ di Roma. — Uno sguardo a ciò che erano
+ il Papa e l’Imperatore in questa età » 314
+
+ § 3. Condizioni cui è ridotto il mondo, causa la controversia
+ fra la Chiesa e lo Stato. — Le Crociate. — Il
+ loro commovimento universale infonde fortezza
+ al Papato. — Urbano II predica la crociata
+ a Piacenza e a Clermont (1095). — Attenenze della
+ città di Roma colle Crociate e colla cavalleria. — I
+ Normanni d’Italia prendono la croce. — L’esercito
+ crociato, condotto da Ugo di Vermandois, passa
+ per Roma, donde è cacciato Clemente III. — Urbano
+ II ritorna nella Città » 325
+
+ § 4. Attenenze di Enrico IV colla prima Crociata. — Il
+ Papa si pone a capo del movimento universale. — Guelfo
+ V si separa da Matilde. — I Guelfi passano
+ dalla parte di Enrico; nonpertanto la causa
+ di questo è perduta in Italia. — Enrico IV ritorna
+ in Alemagna (1097). — Conchiusione delle sue tragiche
+ lotte. — Muore Urbano II (1099). — Muore
+ re Corrado (1101). — Enrico IV muore miseramente
+ (1106). — La persona di lui innanzi al giudizio
+ dei posteri 339
+
+ § 5. Coltura di Roma nel secolo undecimo. — Il clero
+ romano è inoperoso. — Guido di Arezzo inventa le
+ note musicali. — Condizioni delle biblioteche in
+ Roma e fuori. — La Pomposa. — Monte Cassino
+ e gli Istoriografi che vi fioriscono. — Farfa. — Il
+ _Registrum_ di Gregorio di Catino. — Subiaco. — Principiano
+ le collezioni di Regesti romani. — Deusdedit. — Continuazione
+ difettosa delle Storie
+ de’ Pontefici. — I Regesti di Gregorio VII. — Pier
+ Damiani. — Bonizone. — Anselmo di Lucca. — Scritture
+ polemiche sulla questione delle investiture » 347
+
+ LIBRO OTTAVO.
+
+ STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO.
+
+ CAPITOLO PRIMO. — § 1. Pasquale II. — Guiberto
+ muore. — Antipapi nuovi. — Nobiltà sediziosa. — Origine
+ della famiglia Colonna. — Ribellione dei
+ Corsi. — Maginolfo antipapa. — Guarnerio, conte
+ di Ancona, muove contro Roma. — Pasquale II
+ negozia con Enrico V. — Concilio di Guastalla. — Il
+ Papa va in Francia. — Nuova sollevazione nello
+ Stato della Chiesa 365
+
+ § 2. Enrico viene a Roma. — Condizioni misere di
+ Pasquale II. — Difficoltà di risolvere la questione
+ delle investiture. — Il Papa prende la risoluzione
+ disperata di obligare i Vescovi a restituire i possedimenti
+ avuti dall’Impero; in cambio l’Imperatore
+ deve rinunciare al diritto d’investitura. — Si negozia
+ e si conchiudono trattati. — Enrico V entra
+ nella città Leonina; suo audace colpo di Stato » 378
+
+ § 3. I Romani insorgono per liberar Pasquale. — Si
+ dà l’assalto alla città Leonina e si appicca battaglia. — Enrico
+ V si ritira col suo prigioniero. — Pone
+ campo presso a Tivoli. — Costringe il Papa
+ ad accordargli il privilegio dell’investitura. — Coronazione
+ Imperiale. — Enrico V parte di Roma. — Svegliarsi
+ orribile di Pasquale II nel Laterano 895
+
+ § 4. I Vescovi si rivoltano contro Pasquale II e contro
+ il Privilegio. — Un Concilio raccolto in Laterano
+ annulla quest’ultimo. — I legati scomunicano
+ l’Imperatore. — Alessio Comneno e i Romani. — Infeudazione
+ data a Guglielmo duca normanno. — Muore
+ la contessa Matilde. — Donazione di Matilde » 407
+
+ CAPITOLO SECONDO. — § 1. Pasquale II condanna il
+ Privilegio. — I Romani si sollevano, causa l’elezione
+ del Prefetto urbano. — Pier Leone. — Sua
+ rocca presso al teatro di Marcello. — La diaconìa
+ di san Nicola in Carcere. — Defezione della Campagna. — Enrico
+ V viene a Roma. — Pasquale
+ fugge. — Burdino di Braga. — Tolomeo di Tusculo. — Pasquale
+ II ritorna e muore. — Monumenti
+ di lui nella Città » 419
+
+ § 2. Elezione di Gelasio II. — I Frangipani prendono
+ di assalto il Conclave. — Prigionia e salvamento
+ del Papa. — Enrico V viene a Roma. — Gelasio
+ fugge. — L’Imperatore eleva al pontificato
+ Burdino, con nome di Gregorio VIII. — Fa ritorno
+ al settentrione. — Gelasio II viene a Roma per
+ chiedervi protezione. — I Frangipani lo assalgono
+ una seconda volta. — Egli fugge in Francia. — L’infelice
+ vecchio muore a Cluny » 433
+
+ § 3. Calisto II. — Negoziati con Enrico V. — Concilio
+ di Reims. — Calisto viene in Italia. — Entra
+ in Roma. — L’Antipapa cade a Sutri. — Mostruose
+ pompe trionfali del medio evo. — Il Concordato di
+ Worms. — Influenza salutare che la controversia
+ delle investiture esercitò sul mondo. — Calisto II
+ regna pacificamente in Roma. — Monumenti in
+ Laterano eternano la definizione della grande controversia. — Calisto
+ II muore » 448
+
+ § 4. Discordia per ragion dell’elezione. — La famiglia
+ dei Frangipani. — Onorio II è fatto papa. — Enrico
+ V muore. — Il Papa riconosce Lotario per
+ re di Germania. — Gli Hohenstaufen prendono le
+ armi. — Rogero di Sicilia s’impadronisce delle
+ Puglie. — Costringe Onorio a concedergli l’infeudazione. — Onorio
+ II muore 463
+
+ CAPITOLO TERZO. — § 1. I Pierleoni. — Loro origine
+ ebraica. — Sinagoga degli Israeliti in Roma nel
+ secolo duodecimo. — Pietro Leone e il figliuol suo
+ Pietro cardinale. — Scisma fra Innocenzo II e Anacleto
+ II. — Innocenzo fugge in Francia. — Lettera
+ dei Romani a Lotario. — Anacleto II concede a
+ Rogero I il titolo di re di Sicilia » 473
+
+ § 2. Bernardo di Chiaravalle s’adopera in Francia
+ affinchè Innocenzo II sia riconosciuto per papa. — Lotario
+ promette di condurlo a Roma. — Il Papa
+ e Lotario muovono a Roma. — Coraggio di Anacleto
+ II. — Lotario è coronato imperatore. — Torna
+ in patria. — Innocenzo è cacciato una seconda
+ volta. — Concilio di Pisa. — Rogero I mette a dovere
+ le Puglie. — Seconda impresa di Lotario in
+ Italia. — Controversie fra il Papa e l’Imperatore. — Lotario
+ torna in patria e muore » 490
+
+ § 3. Innocenzo II torna a Roma. — Anacleto II muore. — Vittore
+ IV antipapa. — Roma si sottomette
+ ad Innocenzo II. — Il convento del Cisterciensi
+ _ad Aquas Salvias_, monumento di san Bernardo a
+ Roma. — Concilio Lateranense dell’anno 1139. — Innocenzo
+ II guerreggia contro Rogero I. — Fatto
+ prigioniero, approva la monarchia sicula. — Operosità
+ del Pontefice a Roma dopo la pace. — I
+ Romani guerreggiano contro Tivoli. — Innocenzo
+ raccoglie Tivoli sotto la protezione della Chiesa. — I
+ Romani si sollevano, restaurano in Campidoglio
+ il Senato, e Innocenzo II muore » 504
+
+ CAPITOLO QUARTO. — § 1. Condizioni interiori della
+ città di Roma. — Ceto dei cittadini. — I gonfaloni
+ della milizia. — Nobiltà popolana. — Nobiltà patrizia. — Nobiltà
+ della provincia. — Decadimento dei
+ Conti della provincia romana. — Oligarchia dei
+ _Consules Romanorum_. — Il ceto dei cittadini sale
+ in potenza. — Fondazione del Comune civico. — La
+ grande nobiltà feudale tiene le parti del Papa 521
+
+ § 2. Il Campidoglio nei secoli bui. — Suo graduale
+ risorgimento politico. — Uno sguardo alle sue
+ ruine. — Dov’era posto il tempio di Giove. — Santa
+ Maria in Araceli. — Leggenda della visione
+ di Ottaviano. — Il _Palatium Octaviani_. — Il primo
+ palazzo senatorio del medio evo in Campidoglio » 533
+
+ § 3. Arnaldo da Brescia. — Sua vita prima; sue
+ relazioni con Abelardo. — Dottrina di lui sulla
+ secolarizzazione degli Stati ecclesiastici. — Il Papa
+ lo condanna. — Fugge e scompare. — Celestino II. — Lucio
+ II. — Il Papa e i Consoli combattono contro
+ il Senato. — Giordano Pierleone, patrizio. — L’êra
+ senatoria. — Lucio II e Corrado III. — Fine
+ sventurata di Lucio II » 550
+
+ § 4. Eugenio III. — Fugge la prima volta da Roma. — Si
+ abolisce l’officio della Prefettura. — Arnaldo
+ da Brescia. — È costituito l’ordine de’ cavalieri. — Influenza
+ che gli avvenimenti di Roma esercitano
+ sulle città di provincia. — Eugenio III accetta la
+ Republica. — Indole della costituzione civica romana. — Seconda
+ fuga di Eugenio. — Il popolo
+ combatte contro la nobiltà. — Il clero inferiore si
+ ribella contro ai maggiorenti ecclesiastici. — San
+ Bernardo scrive lettere a’ Romani. — Attenenze di
+ Corrado III con Roma. — Eugenio III a Tusculo » 565
+
+ § 5. Lettere del Senato a Corrado III. — Idee politiche
+ de’ Romani. — Ritorna Eugenio III. — Suo
+ nuovo esilio. — Proposte dei Romani a Corrado. — Questi
+ si appresta a muovere a Roma, e muore. — Federico
+ I sale al trono di Germania. — Lettera
+ che un Romano scrive a questo Re. — Roma, il
+ diritto romano e l’Impero. — Patti di Costanza. — Irritazione
+ dei democratici in Roma. — Eugenio
+ torna nella Città. — Muore 583
+
+ CAPITOLO QUINTO. — § 1. Anastasio IV. — Adriano IV. — Questi
+ scaglia su Roma l’interdetto. — Arnaldo
+ da Brescia è discacciato. — Federico I viene a
+ Roma per torsi la corona. — Prigionia di Arnaldo. — Controversia
+ della staffa. — Discorso dei
+ Senatori al Re, e risposta di questo. — Il Re muove
+ a Roma » 599
+
+ § 2. Coronazione di Federico I. — Il popolo romano
+ si solleva. — Battaglia nella città Leonina. — Supplizio
+ di Arnaldo da Brescia. — Indole e influenza
+ di lui. — Federico si ritira nella Campagna. — Ritorna
+ in Germania » 616
+
+ § 3. Adriano IV guerreggia contro re Guglielmo. — È
+ costretto ad accordargli l’infeudazione. — Orvieto
+ diventa città pontificia. — Adriano fa la pace
+ con Roma. — Disaccordo fra il Papa e l’Imperatore. — Le
+ città lombarde. — Adriano negozia con
+ esse, e si disgusta con Federico. — I Romani si
+ raccostano all’Imperatore. — Adriano IV muore. — Sua
+ operosità. — Lamenta la sventura di esser
+ papa » 629
+
+ § 4. Scisma fra Vittore IV e Alessandro III. — Il
+ Concilio di Pavia riconosce Vittore IV per papa. — Resistenza
+ animosa di Alessandro III. — Egli s’imbarca
+ per Francia. — Distruzione di Milano. — Vittore
+ IV muore nel 1164. — Pasquale III. — Cristiano
+ di Magonza. — Alessandro III torna a
+ Roma. — Guglielmo I muore. — L’Imperatore
+ greco. — Federico viene di nuovo in Italia. — Lega
+ delle città lombarde. — Rainaldo di Colonia
+ s’avanza in prossimità di Roma » 643
+
+ § 5. Tusculo. — Decadenza dei Conti di quella famiglia. — Rainaldo
+ di Colonia entra in Tusculo. — I
+ Romani lo assediano. — Cristiano di Magonza
+ muove a liberarlo. — Battaglia presso Monte Porzio. — Gravissima
+ sconfitta de’ Romani. — Federico
+ assedia la Leonina e la prende di assalto. — Assalimento
+ del san Pietro. — Negoziati coi Romani. — Alessandro
+ III fugge a Benevento. — Pace
+ fra l’Imperatore e la Republica di Roma. — La
+ peste miete l’esercito di Federico. — Questi
+ parte di Roma 659
+
+ CAPITOLO SESTO. — § 1. Guerra delle città lombarde
+ contro di Federico. — Pasquale III in Roma. — Calisto
+ III. — Tusculo s’arrende alla Chiesa. — I
+ Romani non lasciano entrare Alessandro III nella
+ Città. — I Lombardi vincono a Legnano. — Negoziati
+ di Federico col Papa. — Congresso e pace
+ di Venezia. — Alessandro III conchiude pace con
+ Roma. — Sua entrata trionfale in Laterano » 675
+
+ § 2. Continua lo scisma per conto dei Baroni della
+ provincia. — Giovanni prefetto della Città tiene le
+ parti di Calisto III. — Guerra dei Romani contro
+ Viterbo. — Calisto III fa soggezione. — Lando di
+ Sezza, antipapa. — Concilio in Roma. — Alessandro
+ III muore (1181) » 687
+
+ § 3. Lucio III. — Guerra dei Romani contro Tusculo. — Cristiano
+ di Magonza muore. — Lucio
+ III viene a dissidio coll’Imperatore, e muore a
+ Verona. — Urbano III. — Matrimonio di Costanza
+ di Sicilia. — Enrico VI si avanza nella Campagna. — Gregorio
+ VIII. — Clemente III. — Pace
+ colla Republica romana (1188) » 694
+
+ § 4. La Crociata. — Riccardo Cuor di Leone passa
+ davanti a Roma. — Federico I muore. — Celestino
+ III. — Enrico VI chiede la corona imperiale. — È
+ coronato. — I Romani distruggono
+ Tusculo. — Caduta dei Conti tusculani. — Attenenze
+ della nobiltà colla Republica di Roma. — Mutamento
+ di costituzione. — Benedetto Carushomo,
+ senatore. — Giovanni Capoccio, senatore. — Giovanni
+ Pierleone, senatore. — Enrico VI distrugge
+ la dinastia normanna di Sicilia. — Sua
+ morte immatura. — Muore Celestino III » 709
+
+ CAPITOLO SETTIMO. — § 1. Roma nel secolo duodecimo
+ difetta di cultura. — Diritto giustinianeo. — Diritto
+ canonico. — Collezione di Albino. — Il
+ _Liber censuum_ di Cencio. — Continuazione del
+ _Liber Pontificalis_. — Non v’hanno storiografi romani. — Descrizione
+ del san Pietro compilata da
+ Pietro Mallio; descrizione del Laterano, di Giovanni
+ Diacono 729
+
+ § 2. I _Mirabilia Urbis Romae_ » 745
+
+ § 3. Leggende delle statue romane. — Virgilio nel
+ medio evo. — Virgilio profeta e negromante. — Il
+ mago Virgilio a Roma e a Napoli. — Racconti
+ che se ne foggiarono sulla fine del secolo duodecimo. — Descrizione
+ di Roma nel secolo duodecimo
+ data dal rabbino Beniamino di Tudela » 760
+
+ § 4. I monumenti e i loro proprietarii nel secolo
+ duodecimo. — Il Senato romano incomincia a
+ provvedere per la loro conservazione. — La colonna
+ di Trajano. — La colonna di Marco Aurelio. — Architettura
+ degli edificî privati nel secolo
+ duodecimo. — La torre di Nicolò. — Le torri
+ di Roma » 778
+
+ § 5. Architettura ecclesiastica. — Suo risorgimento
+ nel secolo duodecimo. — Santa Maria in Cosmedin. — Santa
+ Maria in Trastevere. — La pittura
+ in Roma. — Incominciamenti della scultura. — I
+ primi Cosmati. — Eugenio III e Celestino
+ III danno principio all’edificazione del palazzo
+ vaticano » 789
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] _Mortuo vero ipso Imp. Johannes Crescentius fil. ordinatus est
+patricius, qui Johannem et Crescentium filios praedicti comitis
+(Benedicti) ut dilectos consanguineos amare coepit: Chron. Farf._,
+p. 541. Egli compare da _Patricius Urbis Romae_ nell’anno 1003
+(_Reg. Farf._, n. 649). Quasi tutti i moderni credono, che Ottone III
+eleggesse questo Crescenzio a prefetto, per amore della madre di lui;
+nulla v’ha però che dia conferma a tal cosa.
+
+[2] Ancor nell’anno 1002 Stefano era prefetto (Docum. da santo
+Cosma, _Mscr. Vatican._ 7931, p. 30). Crescenzio prefetto emerge
+in documenti da dopo il 1003. CONTELORIUS, _de Praefect. Urb._,
+lo chiama erroneamente col predicato _de Turre_; così si appella
+invece il fratello di lui: _Marinus qui vocor de Turre... Crescentio
+olim prefecto germano meo_: a. 1036, 15 Nov., _Reg. Farf._, n.
+620. Crescenzio prefetto non era fratello di Giovanni patrizio, chè
+altrimenti Marino avrebbe celebrato a suo onore di essere fratello del
+Patrizio anzichè del Prefetto.
+
+[3] Ve n’ha due notevoli documenti nei _Reg. Farf._, n. 504 (Ottobre
+1007) e n. 523 (Ottobre 1013). Il primo incomincia: _In nom. D. D.
+Salv. N. Jesu Chr. Temporib. Dni Johis Summi Pontif. et XVIII PP. et
+Dni Johis Patricii Romanor. et Ven. Rainerii Epi, et Dni Oddonis et
+Crescentii inclitorum Comitum Territor. Sabine. In Mense Octbr. Ind. V.
+Constat nos dom. Octavianum Vir. magnif. filium cujusd. Joseph, seu et
+Domna Rogatam illustrem jugalem filiam cujusd. Crescentii bone mem. —
+pro anima Dni. Crescentii genitoris mei, et Domne Theodore genitricis
+mee supte Rogate, et pro anima Johannis Patricii Romanor. germani mei
+et Senioris nostri..._ Nel n. 523 Ottaviano nomina _Dominam Rogatam
+Senatricem conjugem meam_. Intorno al 1024 Oddo e Crescenzio, figli di
+Ottaviano, erano conti della Sabina, e questa contea durò nella loro
+famiglia fino al principio del secolo duodecimo. Noto che l’albero
+genealogico di questa casa, composto dallo Sperandio (_Sabina Sacra_,
+p. 131) è affatto contrario alla esattezza storica; da’ documenti
+risulta piuttosto essere il seguente:
+
+ Crescentius Dux † 998 — Theodora
+ |
+ | Rogata — Octavianus figlio di Joseph Dux nella Sabina
+ | |
+ | | Oddo Comes marito a Doda (1022)
+ | | |
+ | | | Johannes . Crescentius (a. 1049)
+ | | | |
+ | | | | Octavianus . Oddo (a. 1093)
+ | |
+ | | Crescentius marito
+ | | a Theodora vedova
+ | | nel 1060
+ | | |
+ | | | Johannes . Cencius . Guido
+ | |
+ | | Marozia moglie a Gregorius
+ | | figlio di Amatus Comes Campaniae
+ |
+ | Joh. Crescentius Patricius † 1012
+
+[4]
+
+ _Iste locus mundi Silvestri membra sepulti_
+ _Venturo Domino conferet ad sonitum..._
+
+Vedi i miei _Sepolcri dei Pontefici romani_. — Vorrebbesi che Stefania
+o Teodora, avvelenatrice di Ottone III, lui eziandio avesse avvelenato;
+e di già Sigberto (m. 1113) credeva che il diavolo s’avesse portato
+a casa sua il negromante. ORDERICO VITALE, GUGLIELMO DI MALMESBURY,
+MARTINO POLONO, GUALTIERO MAP, _de nugis curialium, Dist._ IV, c. 11,
+ecc. hanno narrato di Silvestro le più preziose leggende.
+
+[5] _Cod. Vatican. 3764: Johs qui vocatur Sicco nat. Rom. de regione
+biberatica sed. m. V d. XX V. — Johs qui voc. Fasanus de regione secus
+porta metrovi sed. a. I_, locchè il _Cod. Vatican. 1437_ corregge in
+_V_. La _Regio Biberatica_ devesi cercare nella _Regio Montium_.
+
+[6] La sua epoca prima è data in un istromento da santo Cosma in _Mica
+Aurea_ (_Mscr. Vat. 7931_, p. 33): _Anno Pontif. Dn. Johis octabidecimi
+pape in sede anno primo mense madius Ind. II_; dunque nell’anno 1004.
+Della sua epoca ultima fa menzione il _Reg. Sublacense_, fol. 88: _anno
+VI Johis XVIII Ind. VII mense Januar. die XI_; dunque nell’anno 1009.
+
+[7] Tuttavolta, il nome medioevale del prossimo Monte Porzio deriva
+da’ majali. _Montem Porculi_, documento dell’anno 1151, _Cod. Albini
+Vatican._ 3057, fol. 1151. Così anche nell’anno 1074 (NIBBY, _Analisi_,
+II, 357).
+
+[8] Da dopo il 269 compajono i Vescovi di Tusculo, che indi fecero
+parte de’ Cardinali vescovi del Laterano: UGHELLI, _Italia S._, I,
+225. La storia di Tusculo e di Frascati fu scritta dal MATTEI, _Memorie
+Istoriche dell’antico Tusculo oggi Frascati_, Roma 1711: questo autore
+vi diede accoglimento a tutte le favole narrate dallo ZAZZERA, dal
+KIRCHER, da ARNOLDO VION, ecc.
+
+[9] Nel _Reg. Petri Diaconi_ (n. 257 di Monte Cassino), sul principio
+del secolo duodecimo un Conte di Tusculo scrive, forse per celia,
+al nipote suo: _Ptolemaeus Julia stirpe progenitus romanorq. consul
+excellentiss. Petro nepoti_. Se fin dai suoi dì Alberico abbia preteso
+a questo albero genealogico, a buon diritto potè egli dar nome di
+Ottaviano al figliuol suo Giovanni XII. Il più antico istromento che io
+mi conosca concernere Tusculo contiene il contratto di un mulino dato
+in affitto da Alberico conte palatino (a. 1028): pergamena da santa
+Maria Nova (_Mscr. Vat._ 8043). Vengono dopo alcuni documenti della
+metà del secolo undecimo nel _Reg. Petr. Diac._; del secolo duodecimo
+sonvene in ALBINUS ed in CENCIUS.
+
+[10] Primamente menzionato con nome di _Dom. Gregorius Romanor.
+Senator._ a. 986 (_Mscr. Vat._ 8042); indi nell’a. 999: _Gregorio
+excell. viro, qui de tusculano, atque praefecto navali_ (_Reg.
+Farf._, n. 470). Il GALLETTI confessa non sapere di chi Gregorio fosse
+figliuolo. Il COPPI (_Mem. Colonn._) lo dichiara figlio del celebre
+Alberico; altri gli dà a padre Deodato. Non è dappiù che una finzione
+il testamento di un _Patricius Romanor. Albericus_, raccolto dallo
+SPERANDIO nella _Sabina S._, p. 327.
+
+[11] _Mscr. Vatican._ 8042. Da un’inscrizione il GALLETTI trasse l’idea
+di studiare la storia dei Conti di Tusculo; i documenti ne esistono
+nella Vaticana.
+
+ _Aurea progenies iacet hic vocitata_ JOHS...
+
+(Vol. III, a pag. 399 di questa Storia). Il fanciullo morto nell’anno
+1030, vien chiamato _nepos_ ossia discendente del gran principe
+Alberico, ma il padre suo Gregorio era nipote di Gregorio di Tusculo
+(secondo documenti morto prima del 1012). Suo zio fu Giovanni XIX.
+
+[12] _Catalog._ ECCARDI: _Phasianus Cardinalis s. Petri, qui et
+Johannes de patre Urso Presbytero, matre Stephania, post annos V et
+dimidium in S. Paulo monachus discessit_. Forse che dalla cattedra
+santa sia stato cacciato e rinchiuso nella cella di un convento?
+
+[13] Il JAFFÉ dimostra che egli fu consecrato fra il 20 di Giugno e
+il 24 di Agosto. Il suo nome famigliare era _Bucca Porci. — Catalog._
+ECCARD.: _ex patre Petro, matre Stephania, cognomento Bucca porca_.
+Il _Bucca_ si trova assai spesso nel composto di nomi romani del
+secolo undecimo e di quello duodecimo: _Bucca di pecora, Buccalupo,
+Buccafusco, Buccacane, Buccamazza, Buccapiscis, Buccazonca, Buccamola,
+Buccabella_. — THIETMAR., _Chron._ VI, c. 61: _Sergius, qui vocabatur
+buccaporci, atque Benedictus, ambo preclari et consolidatores nostri_,
+ossia della parte tedesca.
+
+[14] _Reg. Farf._, n. 651: _Temporib. Sergii IV Pp. et Johannis
+patricii Romanor., et Crescentii et Ottonis insimul comitum rectorumq.
+territor. Sabin. m. Aug. per Ind. IX_, e _Reg. Sublac._, fol. 115:
+_Temporib. Domni. Johis Senat. Rom. patricii_.
+
+[15] _Reg. Farf._, n. 649, 689, 690. Nel n. 649 il Patrizio comanda al
+Prefetto di citare le parti litiganti. Un _memoratorium_ viene ordinato
+_per patricialem preceptionem_; tutto questo _dum resideret infra domum
+suam predictus dom. patricius una cum... domino prefecto, simulque cum
+eis optimates et judices Romanorum_. Primo si sottoscrive _Johannes
+Dni gra. Romanor. patricius_, indi _Crescentius Dni gra. Urbis rome
+prefectus_. I _Judices_ sono gli _ordinarii_, inoltre havvene dei
+_dativi_, poi sonovi Conti e nobili in qualità di assidenti. Nel n.
+689: _In presentia domni patricii et judicum atque nobilium Senatorum_.
+
+[16] Vedi gli _Annali dell’Impero tedesco sotto di Enrico II_, di
+SIGFREDO HIRSCH, Vol. II, reso completo da ERM. PABST, Berlino 1864, p.
+383.
+
+[17] THIETMAR, VII, c. 51, narra che egli mandò al Re (_seniori suo_)
+dell’olio miracoloso. Lo appella _apost. sedis destructor... qui cum
+non longe post obiret... papae securitas, regi nostro amplior potestas
+asseritur_. Al 1 di Giugno 1011 (_Reg. Farf._, 649) e agli 11 Dicembre
+1011 (_Reg. Farf._, 689) si fa per l’ultima volta menzione di Giovanni
+patrizio. Ai 27 Marzo 1012 (_Reg. Farf._, 690) di lui non si parla più,
+ben compare invece il prefetto Marino, fratello suo.
+
+[18] L’epitaffio di Sergio IV, senza indicazione di data, leggesi
+ancora nel Laterano. Un documento di lui (investitura del _Castrum
+Scuriae_), _dat. III Kal. Aprilis A. MX_ (nel THEINER, _Cod. Diplom.
+Domini Temp. S. Sedis_, I, n. VI), dimostra che anche sotto il
+reggimento del Patrizio, i Papi continuavano ad amministrare i beni
+ecclesiastici.
+
+[19] V’hanno parecchie iscrizioni sepolcrali di Crescenzî di quest’età;
+così havvene una dai santi Cosma e Damiano dei 6 di Aprile 1000
+(GALLETTI, _Inscr._ III, 271); un’altra da Araceli: _Hic jacet in
+parvo magnus Crescentius antro_ etc., che al morto figliuolo poneva,
+nell’anno 1028, Mizina moglie di Orazio console (NERINI, p. 326;
+CASIMIRI, p. 272). Il _magnus_ è giuoco di antitesi rispetto al
+_parvus_; nè occorre che perciò si pensi trattarsi del Prefetto della
+città. Di un Orazio Crescenzio non si fa mai nome in altro luogo. La
+iscrizione di Mizina, tolta da santo Alessio, è nel NERINI, p. 325.
+
+[20] THIETMAR, VI, c. 61. È già noto l’equivoco che si prende dal
+BARONIO e dal MURATORI, scambiando Benedetto col fuggente Gregorio:
+anche la cronologia ne fu corretta dal PAGI e dal MANSI. L’opinione
+del JAFFÉ, che Benedetto VIII fosse consecrato addì 22 di Giugno, non
+è sostenibile, sebbene un diploma di Sergio IV sia dato ancora ai 16
+Giugno del 1012 (nel BARON.). In alcuni atti di Subiaco Benedetto VIII
+fa sua comparsa da pontefice di già nel Maggio 1012: _Bened. VIII A.
+1 m. Madio d. V_; e nel 1016: _A. V Bened. VIII Ind. XIV m. madio d.
+XXI_ (_Cod. Sessor._, CCXVII, p. 263). Nel _Reg. Farf._, n. 670, il suo
+anno secondo è omai fissato ai 23 Maggio del 1013: _Bened. VIII Pape
+in S. Sede II Ind. XI mense Maji d. XXIII_. — Il _Chron. Farf._, p.
+542, dice: _Patricio... mortuo, ordinatus est dom. Benedictus papa, qui
+contrarius extitit filiis Benedicti comitis_.
+
+[21] I Cataloghi dei Papi denotano Benedetto VIII per _frater
+Alberici majoris_, oppure _natione tusculanus ex patre Gregorio_.
+— BENNO, _vita Hildebr._, 83: _Bened. VIII_, _laicus frater
+Albrici Tusculanensis, patruus Theophylacti_ (ossia Benedetto
+IX). Tuttavia il _Catal. Eccard._ dà anche a Benedetto VIII
+il nome di Teofilatto: _Theophilactus qui et Benedictus ex
+patre nobili Gregorio tusculano, matre Maria_. Un documento
+dei 2 Agosto 1014 (_Reg. Farf._, n. 525) è sottoscritto così:
+_T h f p f k l b c t k c
+qui Benedictus papa vocor interfui et subscripsi_; ed il MURATORI a
+buona ragione legge in quelle lettere il nome _Theophylactus_.
+
+[22] _Henricus divina favente clementia Rex Romanorum: dat. 17 Kal.
+Jan. Ind. XI_, nel CURTIUS, _de Senatu_, p. 207: le sue considerazioni
+sono assai giudiziose.
+
+[23] Ai 4 Dicembre 1015, accanto ad Alberico console, compare un _Joh.
+dni gr. Urbis Romae praefectus_ (_Reg. Farf._, n. 535); ma nel 1017, ai
+20 di Agosto, torna un Crescenzio in qualità di prefetto (_Reg. Farf._,
+n. 537). Io non posso reputarlo fratello di Marino. Addì 9 Giugno 1019
+si sottoscrive: _Marinus german. Crescentii olim urbis rome prefecti_
+(_Reg. Farf._, n. 557), laddove un documento dei 23 Novembre 1019 dice:
+_Crescentius dni gr. urbis rome praefectus_ (MITTARELLI, I, n. CIV).
+Ai 17 Giugno 1036 compare nuovamente un Crescenzio da prefetto della
+Città (_Reg. Sublac._, fol. 73), mentre anche ai 15 Novembre 1036,
+Marino dice precisamente come nell’anno 1019: _Crescentio olim prefecto
+germano meo_ (_Reg. Farf._ n. 620). V’aveva, proprio a quest’età, una
+moltitudine innumerevole di Crescenzî.
+
+[24] _Reg. Farf._ n. 670; lite sostenuta da Farfa, ai 23 Maggio
+1013, _intra domum Alberici eminentissimi Consulis et Ducis juxta Ss.
+Apostolos_ (dove esiste oggidì il palazzo Colonna).
+
+[25] _Ivit obviam tota civitas; licet dissono voto, tamen, ut par
+erat, suo domino dant laudum praeconia, extollentes ad sidera: Annal.
+Quedlinb._, a. 1014 (_Mon. Germ._, V).
+
+[26] _A Senatoribus duodecim vallatus, quorum sex rasi barba, alii
+prolixa mistice incedebant cum baculis_: THIETMAR, VII, c. 1. Io
+reputo che gli sbarbati fossero dignitarî cherici del «palazzo», poichè
+allora i preti andavano rasi; i barbuti appartenevano all’aristocrazia
+laicale. BENZO, _ad Henr. IV_, 1, c. 9 (_Mon. Germ._, XIII, 602) nota
+in mezzo alla gente della processione imperiale _quinque viri, diversa
+clamide et patricialibus circulis redimiti_.
+
+[27] RODOLPHUS, _Historiar._, I, c. 5 (DUCHESNE, Tom. IV). Il pomo
+imperiale vedesi di già inciso sui suggelli degli Ottoni; era da
+lunghissimo tempo in uso a Bisanzio, ed anche presso ai Longobardi.
+Nel Registro di Farfa io vidi un _Sigillum Haistolfi Regis_, nel quale
+questo Re porta scettro e pomo imperiale (senza croce sovrapposta).
+
+[28] Quasi ogni terra considerevole ha adesso il suo conte. Qua e colà
+il Conte s’appellava ancora _Consul et Dux_; così nella Campania:
+_Roffredo Consul et Dux Campanie — habitatori de Civitate Berulana_
+(Veroli), _a. 1012_ (_Reg._ PETRI DIACONI, n. 273). Nel 1013 _Ubertus
+Consul et Dux_, e _Amatus Comes Campanie_. Nel 1015 _Ubberto Comes_
+(ibid. n. 331, n. 268). In LEONE DI OSTIA, II, c. 32 (a. 1015):
+_Landuino et Raterio consulibus Campanie_. Il titolo di Consul durava
+ancora a Gaeta oltre a quello di _Dux_; così anche in Fundi. Istromenti
+dati dal Lazio, da Ceccano, da Veroli, da Ferentino, da Pofi, da
+Ceperano (conservati a Monte Cassino) fanno conoscere che nel secolo
+undecimo pur sempre esistevano molti Longobardi nel Lazio: tali erano
+Umberto, Rofredo, Lando, Landolfo, Grimone, ecc.
+
+[29] La Cronica di Farfa nomina spesso, da dopo il secolo undecimo, i
+Conti dei Marsi. Erano franchi, e favoleggiando si facevano derivare
+da Berardo o Bernardo primo re d’Italia, nipote di Carlo magno.
+Portavano per loro stemma sei verdi monti in campo d’oro. Vedi MUTIUS
+PHOEBONIUS, _Historiae Marsorum_, Napoli 1678; CORSIGNANI, _Reggia
+Marsicana_, Napoli 1737 (lib. II, 262); e ANTINORI, _Memorie Storiche
+degli Abruzzi_, Napoli 1781. La terra de’ Marsi antichi, detta in prima
+Valeria, indi Abruzzo, apparteneva al ducato di Spoleto. — I _Comites
+Campaniae_ datano già dal tempo di Alberico; intorno al 1010 Amato era
+_Comes Campaniae_ (_Reg. Farf._, n. 649). La sua famiglia s’imparentò
+con quella dei Crescenzî, chè suo figlio Gregorio sposò Maroza, figlia
+di Ottaviano e di Rogata (testamento di Maroza del Novembre 1056,
+dov’ella lega a Farfa i suoi beni _positas in comitatu campaniae:
+Reg. Farf._, n. 960). — V’erano Conti di Tuscana, di Civitavecchia, di
+Civita Castellana, di Galeria, dove, nel 1027, _Comes_ era _Johannes
+Tocco_ (MARINI, n. 45).
+
+[30] Il diploma _Ego Henricus_ (in DEUSDEDIT, in ALBINO, in CENCIO
+e da ultimo nel THEINER, _Cod. Diplom. Dominii Temp._, I, n. VII) fu
+giustamente riferito dal CENNI all’anno 1020. Vedi anche _Mon. Germ.
+Leges_, II, 173. BONIZONE (nell’OEFELE, p. 800) dice: _Romanae Eccl.
+privilegia multa concessit et dona amplissima dedit_.
+
+[31] THIETMAR, VI, sulla fine: _m. Februario in Urbe Romulea cum
+ineffabili honore suscipitur, et advocatus S. Petri meruit fieri_:
+senza dubbio corrisponde a _Patricius_.
+
+[32] Alberico compare da conte palatino nell’anno 1027 (MARINI, n.
+XLV) e nel 1028 (Istrom. da santa Maria Nova, _Mscr. Vat._ 8043, senza
+numerazione di pagine). La _Graphia_ dice non senza buon fondamento:
+_comes autem Cesariani palatii dictator Tusculanensis est_. I Tusculani
+si arrogarono questo officio da dopo il tempo di Ottone III. Ai 4
+Dicembre dell’anno 1015, nella lite fra Ugo abate _et Dom. Romanum
+Cons. et Ducem, et omn. Rom. Senatorem atque germanum Dom. Pontificis_,
+intervengono nel tribunale _Albericus Consul_ e _Johannes dni gr. Urbis
+Rome Praefectus_.
+
+[33] Così narra UGO abate nel _Chron. Farf._, p. 519.
+
+[34] THIETMAR, VI, 61. Tre fratelli lombardi che erano nell’esercito
+imperiale, Ugo, Azzo, Ezzelino, furono i promotori del tumulto.
+Può darsi, come cerca di stabilire il PROVANA che eglino fossero i
+figliuoli (di egual nome) di Uberto II di Este: così ebbe reputato
+anche il LEIBNITZ, _Rer. Brunsvicar._, III, 26. Il MURATORI, _Antich.
+Esten._, I, c. 13, 14, non li pone in siffatto rapporto.
+
+[35] Sarebbe cosa di grande attrattiva se in Arduino si potesse
+scorgere un antenato di Vittorio Emanuele II, il quale, 860 anni
+dopo di quell’antico, fu eletto dagli Italiani a loro re nazionale:
+ma la genealogia della famiglia, certo franca, di Arduino, risale
+soltanto fino al padre suo Dado, che fu un piccolo Conte nelle terre
+di Piemonte. Vedi il PROVANA, _Studî critici sovra la storia d’Italia
+a’ tempi del re Ardoino_ (Torino, 1844) e il PABST, _Sulla famiglia di
+Arduino_, negli _Ann. dell’Imp. tedesco_, II, 458.
+
+[36] Il MABILLON, _Annal._, IV, riferisce una lettera di Alinardo
+abate di Digione: _Domno illo s. palatii vestarario primo senatori
+nec non unico Romanorum Duci Equivoco_: presso a poco la lettera
+appartiene all’anno 1030. Il CURTIUS crede perciò che un _Equivocus_
+fosse succeditore di _Romanus_ senatore, e il GALLETTI, _del Vestar._,
+p. 54, registra arditamente un _Equivocus vestararius_. Entrambi non
+compresero il senso dello scrittore, il quale volle esprimere così il
+nome _Romanus_ (_aequivocum_ de’ _Romani_). La lettera è indiritta
+a _Romanus_, fratello del Papa, vestarario di palazzo e capo della
+Republica nobiliare di Roma.
+
+[37] AMARI, _Storia dei Musulmani in Sicilia_, Vol. III, 2 e segg.
+Secondo le fonti arabe Mogêhid (rinnegato cristiano) fu cacciato di
+Sardegna nel Giugno del 1016. Dopo d’allora, così dichiara l’AMARI, i
+Saraceni non hanno più occupato questa isola.
+
+[38] Ha grande esattezza THIETMAR, VII, c. 31. La Cronica antichissima
+di Pisa (BERNARDI MARANGONIS _vetus Chron. Pisan., Archiv. stor._, VI,
+p. 1) dice: _A. 1016 fecerunt Pisani et Januenses bellum cum Mugieto
+in Sardiniam, et gr. Dei vicerunt illum_. Del Papa nemmanco parola. Si
+paragoni il TRONCI, _Annali Pisani_, la _Cronaca Pisana_ del SARDO, e
+il RONCIONI edito dal BONAINI (_Archiv. stor., VI_, 1, 2).
+
+[39] Intorno a questa notevole rivoluzione vedasi la diligente
+scrittura del napoletano DE BLASIIS, intitolata: _La insurrezione
+Pugliese e la conquista Normanna nel sec. XI_, Napoli, 1864, Vol. I, 45
+segg.
+
+[40] _Annal. Barens._; LUPUS PROTOSPATA, ad a 1019. Sulla venuta
+dei Normanni vedasi RODOLFO GLABER (III, c. 1) e sopra tutti l’AIMÉ,
+l’_Ystoire de li Normant_, c. 17 e segg.: Giselberto venne con quattro
+fratelli _Raynolfe, Aséligime, Osmude et Lofulde_; eglino aderirono
+all’invito del Principe di Salerno... _et passèrent la cité Rome, et
+vindrent à Capua_ etc. Secondo il documento n. 279 (nel Vol. IV _Monum.
+Regii Neapolit. Archivii_) v’avevano però fino dal 1008 dei Normanni
+residenti nella Campania: _Sansguala dominus planisi qui sum ex genere
+normannorum_.
+
+[41] LEONE DI OSTIA, II, c. 37, 38, che trasse giovamento da AMATO. La
+_Turris de Gariliano_ era stata edificata da Pandolfo di Capua dopo la
+disfatta dei Saraceni. Così diceva la iscrizione ivi posta: _Princeps
+hanc turrim, Pandulfus condidit heros etc._ — _Heros_, in significato
+di signore, è spesso adoperato in Croniche dell’Italia meridionale.
+
+[42] HERM. CONTR., a. 1022: LEONE DI OSTIA, II, 39. Atenulfo abate
+sommerse presso _Hydruntum_. Degli eroi normanni ne sopravvissero
+ancora ventiquattro, sotto ai loro capitani Gosman (Guzman), Stigand,
+Torstain, Balbo, Gualtiero di Canosa e Ugo Fallucca: AMATUS, I, c. 28.
+
+[43] Così nel Concilio di Pavia, dell’anno 1018 o del 1022. MANSI,
+XIX, 343. _Mon. Germ. Leges_, II, 561. Di già il Sinodo di Nicea aveva
+condannato il concubinato dei preti.
+
+[44] Quasi tutti i Cataloghi denotano Giovanni XIX per _fil. Gregorii
+patricii_, oppure per _frater Alberici majoris_. BONIZO, _ad Amic._,
+p. 801: _uno eodemque die praefectus fuit et Papa_. Il _praefectus_
+è un errore. — _Uno eod. die et laicus fuit et Pontifex_: ROMUAL.
+SALERNIT., p. 167. — GLABER, IV, c. 1: _Largitione pecuniae repente
+ex laicali ordine neophytus constitutus praesul_. Il JAFFÉ pone la
+sua consecrazione fra il 24 di Giugno ed il 25 di Luglio, ed eziandio
+il Pagi s’appiglia al Giugno. Io so di un documento che omai conta il
+suo nono anno al dì primo di Maggio del 1032: _anno Joh. XIX in sede
+IX Imp. Chuonrado a. VI Ind. XV mense madio die I_ (Monte Cassino, _Ex
+dipl. Princ., Caps._ 12, n. 24).
+
+[45] Nell’anno 1027, Bolla di Giovanni XIX per Silva Candida: _Fratre
+nro Dno Alberico Comite Palatii_: MARINI, n. XLV; MANSI, XIX, 487.
+Nel notato istromento del giorno 8 Gennaio 1028: _Albericus ill. et
+clar. comes s. Lateran. Palatii_. Non pertanto i Cataloghi dei Papi lo
+appellano impropriamente _Patricius_, parimenti che Gregorio padre di
+lui.
+
+[46] Su di ciò, all’anno 1024, dice RODOLFO GLABER, IV, c. 1: _At
+licet pro tempore Philargyria mundi regina queat appellari, in Romanis
+tamen inexplebile cubile locavit_. Ivi trovasi eziandio la lettera di
+Guglielmo, abate di san Benigno di Digione, indiritta a Giovanni XIX.
+
+[47] BONIZO, p. 801: _Belinzo nobilissimus Romanus de Marmorata_; ne’
+documenti il nome suona _Berizo_ oppure _Belizo_.
+
+[48] _Vita Meinwerci Ep._, p. 153. _Mon. Germ._, XIII. WIPO, _Vita
+Chuonradi_, n. 16. ARNULFO, _Gesta Archiep. Mediol._, II c. 3, e
+nota 70. _Mon. Germ._, X, 12. La _basilica apostolorum_ qui non può
+esser altro che il san Pietro, il quale era altresì consecrato ai due
+Apostoli.
+
+[49] WIPO, _Vita Chuonr._, n. 16. Berengario, figlio di Liutboldo
+conte, cadde in battaglia. L’Imperatore lo fece seppellire accanto a
+Ottone II.
+
+[50] _Et denarii, quos Romam ad s. Petrum debetis_: lettera di _Cnuto
+Rex_ in WILH. MALMSBUR., _de gest. Reg. Anglor._, II, c. XI. L’odierna
+penuria delle finanze di Roma ha richiamato in vita l’imposta e il nome
+del «denaro di san Pietro» in forma di un pio contributo di moneta.
+La commissione che in Roma è destinata a raccoglierlo fu nel Novembre
+dell’anno 1860 elevata da Pio IX a dignità di _Archiconfraternitas_,
+e Roma ha insaccato a quest’ora (1860) tre milioni di scudi raccolti
+dai paesi di tutto il mondo come obolo di san Pietro. Lo Storico ha
+ragione di meravigliare vedendo con quanta ostinatezza si conservino le
+tradizioni ecclesiastiche.
+
+[51] Nel _Cod. Amiatinus_, p. 646 (Sessoriana di Roma) il Privilegio
+concesso a Monte Amiata è dato _ann. D. Incarn. MXXVII Regni vero
+Dom. Chuonradi secundi regnantis III Imperii ejus primo Ind. X Acta in
+civitate Leonina Non. April._ Egli dunque dimorava nel palazzo prossimo
+al san Pietro.
+
+[52] _Mon. Germ. Leges_, II, 40: _Chuonradus Aug. Romanis judicibus:
+Audita controversia quae hactenus inter vos et Langobardos judices
+versabatur, nulloque termino quiescebat, sancimus, ut quaecumque
+admodum negotia mota fuerint, tam inter Romanae urbis menia, quam etiam
+de foris in Romanis pertinentiis, actore Langobardo vel reo, a vobis
+dumtaxat Romanis legibus terminentur, nulloq. tempore reviviscant_.
+Vedasi anche da ciò come l’Imperatore avesse piena podestà di dominio
+supremo sopra lo Stato della Chiesa. Nonostante, i giudici longobardi
+non cessarono di esistere, e di qua e di là nella provincia alcuni
+Conti conservarono il giure franco.
+
+[53] HERM. CONTRACTUS dice concisamente e bene: _Subactaque Italia tota
+reversus_: ad a. 1027.
+
+[54] _Cod. Amiatin._, p. 652, a. 1036: _Tempore S. Papae Benedicti
+nati de Tusculana ex patre Alberico_. La _Cronica Romanor. Pontif._
+in CENCIO, i _Cataloghi dei Papi_ e BONIZONE determinano parimenti la
+origine di lui. RODOLFO GLABER, IV, c. 5, lo chiama una fiata perfino
+_puer fere decennis_, e aggiunge tutti i governanti essere stati allora
+fanciulli. Senza dubbio un ragazzo era stato fatto arcivescovo di
+Reims.
+
+[55] VICTOR III, _Dialog._, lib. III. dice: _non parva a patre in
+populum profligata pecunia, summum sibi sacerdotium vendicavit_. —
+Incerto è il giorno in cui fu consecrato. Che Benedetto IX fosse papa
+di già nel Marzo dell’anno 1033 lo prova un documento dato da Fabriano
+(_anno deo propiciu pontificatu Domno Tufelatu_: MITTARELLI, II, app.
+XXII, 48).
+
+[56] _Cum successisset ei (sc. Johanni XII) Theophylactus Gregorius
+frater ejus nomen sibi vendicabat Patriciatus._ BONIZO, _ad Am._, p.
+801. È difficile che egli si fregiasse di questo titolo; documenti
+lo chiamano soltanto _Consul Romanor._, ed altresì _lateranensis et
+tusculanensis comes_: COPPI, _Memor. Colonn._, p. 18 e segg.
+
+[57] GLABER, _Histor._, IV, c. 5. La _Treuga Dei_ fu, nell’anno 1041,
+fissata dal tramonto del mercoledì al levar del sole del lunedì; in
+quell’intervallo di tempo niuno poteva sguainare la spada sotto pena di
+scomunica. — PAGI, _Critica_, ad a. 1034.
+
+[58] R. GLABER, IV, c. 9, lo narra come avvenuto ai 29 di Giugno. —
+Le date sono tutte confuse. La _Vita Benedicti ex_ AMAL. AUGER., MUR.
+III, 2, 340, accoglie perfino il racconto di una cacciata _post suam
+promotionem_.
+
+[59] Noto omai, qualmente in documenti posteriori al 1017 si rilevi che
+i Crescenzî sorgono in potenza. Ai 17 di Giugno del 1036 Crescenzio ed
+altri nobili di sua parentela cedono il _Castrum Apolloni_ (_Empulum_
+presso Tivoli) al monastero di Subiaco. Per figliuoli di Crescenzio
+sono nominati _Regetellus_ e _Raino_ o _Rainuccius_ (_Reg. Sublac._,
+73).
+
+[60] HERM. CONTR., a. 1037, e WIPO, _Vita Conradi_, il quale dice:
+_Papa Cremonae occurrebat Imperatori, et honorifice receptus et
+dimissus, Romam reversus est_.
+
+[61] R. GLABER sembra rappresentare così la cosa, là dove parla della
+cospirazione dei Romani...: _a sede tamen propria expulerunt. Sed
+— tam pro hac re, quam aliis insolenter patratis, Imperator illuc
+proficiscens propria sedi restituit_. È incerto se l’Imperatore andasse
+in persona a Roma; la moglie di lui Gisela aveva peregrinato alla Città
+(WIPO, c. 37).
+
+[62] In un documento romano dei 22 Agosto 1043 si sottoscrive
+_Gregorius Consul, frater supradicti Dni Pape, interfui_: NERINI, p.
+387.
+
+[63] _Cod. Vat._ 1984, fol. 201: _Cum ejecissent pontificem — orta
+est inter Romanos et Transtiberinos grandis seditio — VII die m. Jan.
+Romani in fugam versi sunt propter comites qui veniebant per montanam
+sc. Girardo rainerii et ceteri cum multis equitibus, qui erant fideles
+dicti pontificis_. Le notizie barbaramente scritte in quell’importante
+Codice furono edite dal PERTZ (_Mon. Germ._, VII, 468-480) con titolo
+di _Annales Romani_. Io cito dal Codice. Gli avvenimenti sono narrati
+eziandio da HERM. CONTR., a. 1044, da VICTOR, III, _Dialog. III_,
+da BONIZO, _ad Amic._, p. 801, il quale vuole che la esaltazione di
+Silvestro III derivasse dalla elezione di Girardo _de Saxo_ e di altri
+Capitani. — LEONE DI OSTIA, II, c. 79.
+
+[64] _Gerardus Rainerii_ era conte di Galeria; persona diversa era
+Girardo _de Saxo_. A’ tempi di Silvestro II un Rainero era vescovo ed
+un Gerardo conte della Sabina (FATTESCHI, _Serie_, p. 253): nel 1003
+_Rainerius_ e _Crescentius_ erano conti e rettori della Sabina (ibid.,
+p. 254); di quello sarà stato figliuolo Gerardo. Era una famiglia
+franca dimorante nella Sabina.
+
+[65] BENNO, _Vita Hildebrandi_, p. 82. Gli dà per maestro nelle arti
+magiche l’arcivescovo Lorenzo di Amalfi, che sarebbe stato discepolo di
+Silvestro II. Da loro anche Gregorio VII avrebbe imparato la magia.
+
+[66] MURAT., III, 2, 341. Il _Cod. Vat._ 1984 dice di Silvestro III:
+_Obtinuit pontificatum diebus XLVIII, quo ejecto benedictum pont.
+reduxerunt in sede sua_. BONIZO, p. 801: _Gregorius Patricius et Petrus
+germani Theophylactum spe conjugis deceptum ad Pontificalia iterum
+sublevant fastigia_.
+
+[67] Un documento dell’anno 1013 lo chiama _Dn. Johannes Archicanonicus
+s. Johannis intra portam Latinam_ (NERINI, app. n. V, 388). _Cod. Vat._
+1984: _per cartulam refutavit Johanni archipbr. s. Johis ad portam
+latinam suo patrino in die kal. Majas, cui posuerunt nomen Gregorius,
+qui etiam pontificatum tenuit ann. I et m. VIII minus d. XI_. BENNONE,
+_Vita Hildebr._, p. 83, determina il prezzo di vendita in libbre 1500;
+il Cod. Vat. 1840 lo stabilisce in libbre 2000. Anche VITTORE III
+dice: _non parva ab eo accepta pecunia_. Il PAGI si riferì, di contro
+al BARONIO, all’_Epitome_ di BONIZONE, senza conoscerne il _Liber ad
+Amicum. Nefando ambitu seductus_ (dice qui BONIZONE) _per turpissimam
+venalitatem omnemq. Rom. popul. ingentibus pecuniis datis sibi jurare
+coegit_ (p. 801). BONIZONE fu contemporaneo, sebbene più giovine; fu
+vescovo di Sutri nel 1075. Contemporanee sono eziandio le notizie del
+_Cod. Vat._ 1984.
+
+[68] _Nunc aureum Apostolorum saeculum, et praesidente vestra
+prudentia, ecclesiastica reflorent disciplina_: DAMIANI, _Ep. I_ a
+Gregorio VI (sonvene due delle lettere), _Oper._ Tom. I _Ep._, lib.
+I. Nel lib. VIII sono raccolte anche due lettere senza importanza (la
+quarta e la quinta), indiritte _Dom. Alberico Senatoriae dignitatis
+viro e D. Petro Senator, dign. viro_. Il frate trovavasi dunque in
+corrispondenza eziandio coi Tusculani. La moglie di Alberico nomavasi
+Ermilina.
+
+[69] _S. R. Ecclesia — terrenas opes majori ex parte amisit_: così
+lamentava Gregorio VI. Per restaurare le chiese di san Pietro e di san
+Paolo si raccoglieva denaro in Aquitania. Vedi la lettera di Gregorio
+nel MANSI, XIX, 611.
+
+[70] GUGL. MALMESBUR., II, c. 13, che lo chiama uomo _magnae religionis
+et severitatis_. — _Catalog._ ECCARDI: _Fuit factus homo armorum_. Le
+narrazioni confondono insieme storia e leggende. ROD. GLABER, V, c. 5:
+_Cujus bona fama, quidquid prior foedaverat, in melius reformavit_. Gli
+Annali del BARONIO per quest’epoca oscura sono incompleti, e mancano di
+ragione critica.
+
+[71] OTTONE DI FRISINGA (_Chron._, VI, 32) si fe’ in Roma narrare che
+tutti e tre i Papi avessero risieduto dentro della Città. Tuttavolta
+v’ha in ciò poca somiglianza di vero.
+
+[72] BONIZO, p. 801. Addirittura lo appella _idiota et mirae
+simplicitatis vir_. VICTOR III, _Dial._, III. BENZO _ad Heinr. IV_,
+VII, 671. HERM. CONTR. a. 1046. _Chron. S. Benigni Divion._ (D’ACHERY,
+VI, 446). _Cod. Vat. 1984_.
+
+[73] _Annal. Corbeiens._, a. 1046 (_Mon. Germ._, V); nella terza e
+nella quarta feria innanzi al Natale.
+
+[74] BENZO VII, p. 670: _Seniores_ (ossiano signori) _Romani, licet
+hactenus sive salsum sive insulsum degistis — Ecce solito more sit in
+vestra electione_ etc. Il passo intiero spiega qual fosse il concetto
+del Patriziato a’ tempi di Enrico III e di Enrico IV, e chiarisce,
+per via del _Liber Pontificalis_, il diritto regale della elezione
+pontificia.
+
+[75] Vedi la lettera di congedo che il novello Papa rivolge a Bamberga:
+è nel PAGI (a. 1046), il quale ritorce contro il BARONIO il passo
+_explosis tribus illis quibus idem nomen papatus rapina dederat_.
+
+[76] La più completa descrizione è data dal noto _Ordo Coronationis_
+in CENCIUS, che il CENNI (_Mon._, II, 261) riferisce a Enrico III, e
+il PERTZ (_Mon. Germ._, IV, 187) riferisce ad Enrico VI. Tuttavia esso
+contiene delle parti assai più antiche di quello che sia il tempo di
+Enrico VI. Mi giovo eziandio dell’_Ordo_ del secolo decimoquarto, che è
+nel MABILLON, _Mus. It._, II, 397. Del tempo franco e di quello degli
+Staufen v’hanno parecchi _Ordines_. Vedi MURATORI, _Ant. It._, I, 99;
+HITTORP, nella _Biblioth. max. Patr._, XIII; MARTENE, RAYNALD, CENNI
+e PERTZ. Vedi altresì nel _Chron. Altinate juxta Cod. Dresd., Archiv.
+storico_, App. V, e BENZO, _ad Heinr. IV_, 1, 9.
+
+[77] Il _Terebinthus Neronis_ dei _Mirabilia_, di PIETRO MALLIO, degli
+_Ordines_, sepolcro assai grande e antico, era situato presso la _Meta
+Romuli_, che era una piramide come quella di C. Cestio. _Usque in Meta,
+quae vocatur Memoria Romuli_ (_Bullar. Vat._, I, 27, Bolla di Leone IX,
+a. 1053). Reputavasi che la piramide di Cestio fosse la tomba di Remo.
+
+[78] _Ego N. futurus Imperator juro, me servaturum Romanis bonas
+consuetudines, et firmo chartas tercii generis, et libelli sine fraude
+et malo ingenio_ (_Ordo_ nel CENNI). Il _Cod. Vat._ 1984 narra della
+coronazione di Enrico V: _Duo juramenta ex more fecit, unum juxta
+ponticulum, alterum ante porticus portam_; nè questa può essere altra
+che la _porta Castelli_, di cui gli _Ordines_ del medio evo, secondo la
+consuetudine del linguaggio popolare, hanno fatto una _Porta Collina.
+Cum Rex in Imp. electus pervenerit ad portam Collinam, quae est juxta
+castellum Crescentii_: così l’_Ordo Coronationis_ dell’anno 1311,
+nel RAYNALD, n. X. Forse, il ponte prossimo a Monte Mario segnava il
+confine della Città.
+
+[79] La piazza di san Pietro era detta _platea, quae vocatur Cortina_
+(_Bullar. Vat._, p. 31, a. 1053). La santa Maria _in Turri_, che
+sorgeva accosta alla gradinata del san Pietro, apparteneva al convento
+di santo Stefano presso il san Pietro. Sembra però che non prima di
+Federico I fosse consuetudine di compiervi la detta ceremonia.
+
+[80] Le orazioni che si pronunciavano sul Re e sulla Regina sono piene
+di grandiosa dignità, ed hanno veramente elevatezza di stile.
+
+[81] Talvolta negli _Ordines_ havvi divario nella successione
+delle funzioni: così eziandio per gli altari, poichè sembra che la
+coronazione non sempre avvenisse innanzi all’altare di san Pietro, ma
+talora davanti quello di san Maurizio, nella navata a sinistra. Assai
+commoventi dovevano essere le formule usate: _Accipe anulum, signaculum
+s. Fidei, soliditatem Regni, augmentum potentiae, per quam scias
+triumphali potentia hostes depellere, haereses destruere, subditos
+coadunare, et catholicae Fidei perseverabilitati connettere. — Accipe
+hunc gladium cum Dei benedictione tibi collatum, in quo per virtutem
+Spiritus Sancti resistere, et ejicere omnes inimicos tuos valeas, et
+cunctos s. Ecclesiae Dei adversarios, Regnumque tibi commissum tutari,
+ac protegere castra Dei per auxilium invictissimi triumphatoris D. N.
+J. Christi, qui cum Patre in unitate Spiritus Sancti vivit, et regnat
+in saecula saeculorum. Amen. — Accipe signum gloriae_ etc. Le parecchie
+formule variano secondo l’epoca.
+
+[82] Non sempre avveniva la processione lateranense. Più tardi,
+allorchè i Papi non risiedettero più nel Laterano, il corteo, compiuta
+la coronazione, andava soltanto fino alla piazza di santa Maria
+Traspontina, dove l’Imperatore si separava dal Papa. Però l’_Ordo_
+raccolto nel CENNI (e il CENNI stesso non ne fece attenzione) fa che
+il corteo muova ancora fino al Laterano, poichè ivi soltanto devonsi
+cercare il _Palatium majus_ (la _Casa major_ di papa Zaccaria) e la
+_Camera Juliae Imperatricis_.
+
+[83] _Indutus igitur rex viridissima clamide, desponsatur patriciali
+anulo, coronatur ejusd. prelaturae aureo circulo._ BENZO, l. c.:...
+_decretum est_ (da tutte le classi dei Romani) _ut rex H. cum universis
+in monarchia imperii sibi succedentibus fieret patricius, sicuti de
+Karolo factum legimus_. DAMIANI, _Disceptatio synodalis_ (_Op._, t.
+III, 23, ed. Paris, 1663): _H. Imp. factus est patricius Romanorum,
+a quibus etiam accepit in electione semper ordinandi pontificis
+principatum._ LEONE DI OSTIA, II, c. 77. Tutto ciò dovette essersi
+convenuto in Sutri.
+
+[84] BONIZO, p. 802: _Rumoribus populi illectus — tyrannidem
+Patriciatus arripuit, quasi aliqua esset in laicali ordine dignitas
+constituta, quae privilegii possideret plus imperatoria majestate_.
+Egli tuttavia conosce per bene le ragioni cui s’inspirava Enrico:
+_Credidit per Patriciatus ordinem se Romanum posse ordinare
+Pontificem_.
+
+[85] Così il _Cod. Vat. 1984_ denota la podestà di patrizio tenuta da
+Enrico: _Ordinationem pontificum ei concessit et eorum episcoporum
+regalia abentium: ut a nemine consecretur nisi prius a rege
+investiatur, almus pontifex una cum romanis et religiosis patribus
+sicut s. Adrianus papa et alii pontifices confirmaverunt per privilegij
+detestationem in potestate regis H., qui in praesentia habetur et
+futurorum regum patriciatum et cetera, ut supra dictum est, sancivit et
+firmavit et posuit_.
+
+[86] Benanco alcuni Tedeschi lo appellano _Romanorum patricius: Vita
+Annonis, Mon. Germ._ XIII, 469. Ancor nell’anno 1049, durante la
+vacanza della sede, un documento romano nota: _Ann. dei prop. domno
+Henrigo rex francorum et patritio Romanorum Ind. II m. Jan. d. XV: Reg.
+Sublac._, fol. 81.
+
+[87] Il DAMIANI con ingenuità antipolitica lo loda nel _Lib.
+Gratissimus_, c. 36 (_Op._, I, ed. Cajetani): _Hoc sibi non ingrata
+divina dispensatio contulit — ut videlicet ad ejus nutum S. R. E. nunc
+ordinetur, ac praeter ejus autoritatem Ap. Sedi nemo prorsus eligat
+sacerdotem. E più indietro: Post Deum scilicet ipse nos eo insatiabilis
+ore draconis eripuit_.
+
+[88] HERM. CONTR.: _Imp. vero Romae egressus nonnulla castella sibi
+rebellantia cepit_. Uno dei suoi diplomi a favore della _Casa aurea_
+è dato: _Kal. Januarii actum ad Columna Civitatem_, che è l’odierna
+Colonna nei monti Latini. BÖHMER, 1552. Dubito dell’esattezza della
+data, perciocchè l’Imperatore rescriva nuovamente da Roma ai 3 di
+Gennaio.
+
+[89] ROMUALDO e LUPO tutti e due d’una sol voce: _Benedictus per
+poculum veneni occidit P. Clementem_. HERM. CONTR.: _In Romanis
+partibus nono mense promotionis suae diem obiens, ad episcopatum suum
+Babenberg reportatus tumulatur_. — È il solo de’ Papi che sia sepolto
+in Alemagna. Il MURATORI, _Annal._, ad a. 1047, significa che morisse
+in vicinanza di Pesaro, e il JAFFÉ accoglie per data il dì 9 di
+Ottobre.
+
+[90] Il Codice di DONIZONE (esiste in Vaticano) contiene imagini
+miniate di persone di tutta la famiglia; le riproduce in bella
+incisione a colori l’edizione fattane dal BETHMANN, nei _Mon. Germ._
+Non vi si può cercare esattezza di ritratti, ma giovano assai per
+conoscere le fogge. Azzo e Ildegarde moglie sua sono sepolti a Canossa,
+dove Tedaldo tenne quasi sempre residenza.
+
+[91] Esatta notizia ne dà il _Cod. Vat. 1984_, che per questa età è una
+fonte di grande importanza. Il Papa fu ordinato ai 17 di Luglio, _Ind.
+I_, e sedette in cattedra ventitre giorni. Sull’ambasceria dei Romani,
+vedasi BONIZONE, p. 803. Esso dice eziandio che Bonifacio condusse il
+Papa a Roma, ma soltanto il _Cod. Vat._ sa dei raggiri del Margravio.
+
+[92] Un viandante vide il morto Papa correre i monti Latini in figura
+di mostro: AMAL. AUGER. — Il PLACENTINI (_de Sepulcro Bened. IX_, Romae
+1747) vuol dimostrare che appartenga a quel Papa un sepolcro trovato
+a Grotta Ferrata. Io ne vidi colà la tavola sepolcrale, che è una
+curiosità senza pregio. — Terzo succeditore di santo Nilo nella dignità
+di abate fu il discepolo suo (vedine la _Vita_ nel MARTENE, _Vet.
+Script._, VI, 933). Nel convento v’hanno ancora parecchie cose antiche
+che ricordano di quel tempo. Sopra la porta sta scritta quest’antica
+sentenza:
+
+ Οῖκου Θεοῦ μέλλοντες. εἰσβαίνειν πύλην
+ ἴξω γένοισθε τῆς μέθης τῶν φροντίδων
+ ἰν’ εὐμενῶς εὖροιτε τὸν κριθτὴν ἔσω.
+
+In quel chiostro continuarono a vivere lingua e uomini greci; così
+nell’anno 1153 l’Abate sottoscrive un documento romano: † εγο νηκολαως
+ηγουμενος Κρηπτα Φερρατ ἠπεγραφψα: GALLETTI, _Del Prim._, app. n. 59,
+dall’archivio di santa Prassede.
+
+[93] Istromento dell’anno 1053, _Reg. Subl._, fol. 78, nel PETRINI,
+p. 400. _Anno Leonis IX in sede IV m. Decbr. Ind. VII. Quoniam certum
+est me domina Imilia nobil. Comitissa que olim Dni Donadei conjunx
+fuit habitatrice in Palestrina_: ella dona dei beni a Subiaco _pro
+redemptione animae meae, et quond. Johannis qui vocabatur de Benedicto,
+et Donadei, et Domina Itta_ (giusta documenti moglie del _marchio
+Johannes_) _et de Joanne filio, et — pro heredibus nostris_ etc. Il
+PETRINI (p. 111) ha notato i rapporti in cui stavano fra loro i membri
+della famiglia.
+
+[94] LEONE DI OSTIA, II, c. 81. — Il Pontefice fu sepolto in san
+Lorenzo fuori le mura, in un sarcofago degli antichi tempi cristiani,
+che ivi ancor si vede.
+
+[95] Sulla febbre romana, che oggidì ancora è crudelmente mortifera, il
+DAMIANI compose questo tetrastico:
+
+ _Roma vorax hominum, domat ardua colla virorum_,
+ _Roma ferax febrium, necis est uberrima frugum_.
+ _Romanae febres stabili sunt jure fideles_;
+ _Quem semel invadunt, vix a vivente recedunt_.
+
+_Opuscul._, XIX, cap. 5.
+
+[96] Vedi il WATTERICH, I, 102.
+
+[97] _A quo omnia ecclesiastica studia renovata ac restaurata, novaque
+lux visa est exoriri_: così dice papa Vittore III di lui (_Dial._, III,
+lib. 3).
+
+[98] _Liber Gomorrhianus, de diversitate peccantium contra naturam_
+etc. _Op._, t. I, colla dedicazione a Leone IX e colla lettera in cui
+questi ne lo ringrazia: è un componimento nauseante della letteratura
+di quella età. Alessandro II condannò il libro, e ciò fece assai
+stizzire l’autore. I vizî del clero dovevano essere laidi per benino,
+una volta che si reputava necessario di interrogare ogni Vescovo,
+prima della consecrazione, se era mondo di quattro delitti: _Id est
+arsenochita q. e. masculo; pro ancilla Dei sacrata, quae a Francis
+Nonnata dicitur; pro quatuor pedes; et pro muliere viro alio conjuncta;
+aut si conjugem habuit ex alio viro, quod Graecis dicitur deuterogamia.
+Et dum nulli horum ipse vir conscius fuerit, evangeliis ad medium
+deductis jurat ipse electus Archidiacono: Ordo Roman._, VIII; MABILLON,
+_Mus. Ital._, T. II, 86.
+
+[99] WIBERT, II, c. 3. Da Benedetto VIII (m. 984) fino a Leone IX
+non ci fu conservata alcuna moneta pontificia: non è che un puro
+caso, giacchè dovettero pure essersene battute. Infatti leggo in un
+istromento dell’anno 1021 (_Reg. Sublac._, fol. 127): _Denarios bonos
+novos Romane monete_. Di Leone IX abbiamo un solo denaro: † HENRICVS
+IMP. ROMANORV; dal rovescio: † SCS PETRVS LEO P. Più sorprendente
+ancora si è, che nessuna moneta di Gregorio VII sia pervenuta fino a
+noi.
+
+[100] MARIAN. SCOTUS, ad a. 1050: _Rex Scotiae Macbeth ad Romae
+argentum pauperibus seminando distribuit._ Il nome di questo Re
+suona in diversa maniera: _Rex Maccabaeus_, _Macbothus_, _Macbetka_,
+_Mabbetha_.
+
+[101] Salto a piè pari un periodo di ottocento dieci anni, e noto la
+relazione in cui il dì odierno si trova coll’anno 1051. Addì 25 Ottobre
+1860 un Prodittatore del Garibaldi per Napoli, decreta: «L’antico
+ducato di Benevento è dichiarato provincia del Regno Italiano. Napoli
+25 Ottobre 1860.» — I Papi non possedettero mai tutto intiero il ducato
+di Benevento. Soltanto nel 1077 andarono eglino al possesso della città
+e del suo territorio. — Sulla permuta fatta coll’Imperatore vedansi
+LEONE DI OSTIA, II, c. 84 ed HERM. CONTR., ad a. 1053.
+
+[102] HERM. CONTR., ad a. 1053, specifica come fosse composto
+l’esercito di Leone IX: _Plurimi Theutonicorum, partim jussu dominorum,
+partim spe quaestus adducti, nonnulli etiam scelerati et protervi,
+diversasque ob noxias patria pulsi_. GUILL. APULUS, lib. II, conta
+settecento valorosi Svevi, inoltre Romani, Sanniti, Capuani, Spoletini,
+Sabinati, Fermani, e il vigliacco popolo della Marca (_gens Marchana
+probis digne reprobata latinis... his erat innatus pavor et fuga
+luxuriesque_). LEONE DI OSTIA numera cinquecento, e AMATUS soltanto
+_CCC Todesque_. Da lui si pare (III, c. 25) che ancor prima Leone
+conducesse contro ai Normanni un piccolo esercito, e che questo si
+sbandasse nella Campania.
+
+[103] Leggiamo tuttora una sua lettera indiritta al convento di Farfa,
+nel quale si fece accogliere da confrater verso un donativo di tremila
+bizantini. _Argiros pronia theu Magistros Bestis, Kae Dux Italias,
+Calabrias, Sichelias, Kae Paphlagonias, Kae Cabeon, Kedulon, Ematon ti
+Despini Kae agia Theotoco Maria ti en ti agemoni tis Farfa_ etc. (così
+allora pronunciavasi il greco): _Chron. Farf._, p. 620.
+
+[104] L’Autore scriveva questa pagina sulla fine dell’anno 1860. (N.
+del T.)
+
+[105] _Et li Thodeschi se metent l’escu en bras et crollent l’espée; et
+li Normant hardi coment lyon prenent la haste..._ AMATUS, III, c. 37.
+
+[106] _Facto tamen de se quasi muro in modum corone_ (in quadrato),
+_mortem expectantes... Vita Leonis IX_, nel BORGIA, _Mem. di Benev._,
+II, 318. Al pari di ROMUALDO, la _Vita_ chiama la città con nome di
+Civitas. La _Chronique de_ ROBERT VISCARD scrive _Civite_; GOFFREDO
+MALATERRA scrive _Civitata_. In vicinanza era situata Dragonara.
+
+[107] _Denotement o grandissime plor et larmes: Chronique de_ ROBERT
+VISCARD, c. XI. _Cum magna devotione ejus provolvuntur pedibus, veniam
+et benedictionem ejus postulantes_: MALATERRA, I, c. 14.
+
+[108] La _Vita_ nel BORGIA descrive il campo di battaglia e le esequie;
+la _Vita_ negli _Acta Sctor._, Aprile, II, 666, dice che i morti
+apparvero in aspetto di martiri. Ottocento sette anni dopo quell’età fu
+visto un simile campo di battaglia, su cui, fuggiti con pari rapidità
+gli Italiani, la legione straniera di Tedeschi e di Belgi si immolò per
+il dominio temporale: ed oggidì ancora i caduti di Castel Fidardo son
+detti «martiri» (_Civiltà Cattolica_ dei 20 Ottobre 1860). In fatto è
+che le condizioni di Roma sono eternamente le stesse.
+
+[109] Così giudicò il pio _Herm. Contractus_, essere morti i Tedeschi
+_occulto Dei judicio — sive quia tantum sacerdotem spiritalis potius
+quam pro caducis rebus carnalis pugna decebat_, oppure perchè tanta
+gente infame s’era raccolta sotto allo stendardo pontificio. Similmente
+dice ROMUALDO, e quasi colle istesse parole la _Cron. di Amalfi_
+(MURAT., _Ant. It_., I, 212): _Non enim dominus discipulis suis et
+successoribus suis praeceperat ut seculares veluti principes secuti
+materiales gradus, in populum corruerent, sed verbo et dicto monerent
+pie_ etc. Anche il contemporaneo BRUNONE DI SEGNI biasima il Papa:
+_Super Normannos praeliaturus vadit, zelum quidem Dei habens sed non
+fortasse scientiam_; e deplora che in persona movesse alla guerra.
+
+[110] _Quanto terrenis ecclesia minuitur, tanto spiritualibus
+augetur_. È tal motto che parrebbe uscito della bocca del Cavour. WIDO
+FERRARIENSIS compendia il passo di san Girolamo insieme con altre
+sentenze dei Padri ecclesiastici che indirizza contro Gregorio VII:
+_Mon. Germ_., XIV, 169.
+
+[111] Al dì d’oggi è cosa assai istruttiva di por mente al giudizio
+datone dal DAMIANI (_Ep._ IX, lib. IV, indiritta ad Ulrico di Fermo):
+_Si ergo pro fide... nusquam ferrea corripere arma conceditur: quomodo
+pro terrenis et transitoriis Ecclesiae facultatibus loricatae acies
+in gladiis debacchantur? — Quomodo ergo pro rerum vilium detrimento
+fidelis fidelem gladio petat_. Di riscontro a questa sentenza del
+Cardinale piacemi porre il giudizio che oggi si fa in Roma di siffatte
+cose. La _Civiltà Cattolica_, organo dei Gesuiti, dice (Disp. dei 20
+Ottobre 1860; _I morti per la Chiesa a Dragonara il_ 1053 _e nel Piceno
+il_ 1860): «All’età di Leone IX poteva per avventura esser degna di
+scusa l’opinione che il dominio temporale della Chiesa fosse soltanto
+di ordine mondano, ma oggi sarebbe stolidezza arbitrare che la sua
+causa sia altro che causa della religione e di Cristo. Forse nemmeno a’
+tempi delle Crociate non si è venuto alle armi da militi cristiani per
+causa più supremamente divina di quella in cui pro caddero i soldati
+del Lamoricière.» — Precursore della _Civiltà Cattolica_ è stato di già
+il BARONIO, che in questo argomento marchia il Santo di tal censura
+come farebbe di un grande eretico. — È pur cosa assai meravigliosa
+di vedere adesso rinnovarsi dopo ottocento anni le antichissime
+controversie per ragione del piccolo Stato della Chiesa; in questo
+periodo di tempo tutto il mondo si trasformò, all’infuori di Roma.
+
+[112] Stando alla _Cronique de_ ROBERT VISCARD, Leone diede al conte
+_Unfroi et à li subcessor toute Puille et Calabre de la fin de Granière
+jusque à lo Faro_. Il Conte tornò a Melfi, raccolse i Normanni e
+Longobardi, _et fist dui de ses frères console_. Vedasi anche il DE
+MEO, _Annali di Napoli_, ad a. 1054, che ancor non conobbe i libri di
+AMATO. — Gli _Annales_ LAMBERTI dicono, ad a. 1053: _Leo IX cunctos
+dies, quibus supervixit tantae calamitati, in luctu et moerore egit_.
+
+[113] _Leo Ep. serv. Servor. Dei glorioso et religioso Imp. novae
+Romae Constantino Monomacho dilecto filio salutem._ Egli allega la
+donazione di Costantino in termini di convinzione recisa. _Tu ergo
+magnus successor Magni Constantini sanguine, nomine, et Imperio factus,
+ut fias etiam imitator devotionis ejus erga Ap. sedem, exhortamur: et
+quae ille mirabilis vir post Christum eidem sedi contulit, confirmavit,
+atque defendit; tu juxta tui nominis etymologiam constanter adjuva
+recuperare, retinere, et difendere_: BARON., ad a. 1054.
+
+[114] _Historia Mortis Leonis IX Acta Sctor._, April., II, 666. Il
+popolo sempre tenero del meraviglioso, accorse ben presto a venerare la
+tomba di Leone: HERM. CONTR. ad a. 1054. Leone IX fu di bella persona
+e di nobile aspetto. _Cestui Lion estoit moult bel et estoit rouz, et
+estoit de stature seignoriable, et estoit de letre bon maistre_: AIMÉ,
+III, c. 15. Sulla sua tomba leggevasi questo buon distico:
+
+ _Victrix Roma dolet nono viduata Leone,_
+ _Ex multis talem vix habitura patrem._
+
+[115] Lo STENZEL ha omai confutato la notizia data da BONIZONE, che
+Enrico per ammonimento di Ildebrando rinunciasse al patriziato.
+
+[116] I Romani gli amareggiarono la vita. RADULPHI _vita S. Lietberti_
+(BOUQUET, _Reg._, XI, 481): _Victore, qui pro causis papatus per
+Romanos male tractatus apud ipsum (Imper.) conquesturus venerat (Jul.
+1056)_. Nel JAFFÉ.
+
+[117] DAMIANI, _Ep. I ad Vict._, dov’egli fa che Cristo dica: _Sublato
+rege de medio, totius Romani Imperii vacantis tibi jura permisi_
+(citato dal GIESEBRECHT, II, 597). — Documenti assai errati per quel
+che riguarda la cronologia trovansi riferiti nel MURATORI, _Annal._,
+a. 1056; nel FATTESCHI, p. 112 segg., e nell’UGHELLI, I, 352 segg.
+Uno dato da Fabriano: _Ab Incarn. D. N. J. Christi sunt anni Mille
+quinquaginta octo, et regnante domnu Enrigo Imp. et Papa Victore Dux
+Marchio etc._ Da dopo il 1057 Goffredo era _Dux_ e _Marchio_ di Spoleto
+e di Camerino.
+
+[118] Il GFRÖRER, _Gregorio VII_, I, p. 10, afferma affatto di sua
+testa che Goffredo avesse ricevuto a Colonia, nel 1056, il patriziato
+per opera di Annone. Non v’ha un solo istromento che certifichi la
+cosa.
+
+[119] A vece di _Pallara_ dicevasi eziandio _Palladio_. Corrisponde
+oggidì al san Sebastiano sul Palatino (Vedi il Vol. III di questa
+Istoria, a pag. 652). _Abbacia scor. martirum Sebastiani et Zosimi,
+quae vulgariter Pallara solet nuncupari_; così un _Privilegium_ dato
+da Alessandro II (_Reg._ PETRI DIACONI a M. Cassino, fol. XX). Questo
+Pontefice cedette il convento a Monte Cassino, ricevendone in cambio
+santa Croce in Gerusalemme, la cui abazia Leone IX aveva concessa
+all’Abate di M. Cassino (LEONE DI OSTIA, II, c. 81).
+
+[120] LEONE DI OSTIA, II, c. 92. _Annales_ LAMBERTI ad a. 1057: _Uno
+animo pari voluntate in electione consenserunt Friederici. — Nec
+quisquam sane multis retro annis laetioribus suffragii majori omnium
+expectatione ad regnum processerat R. E._
+
+[121] Sua epistola indiritta ai Cardinali vescovi (BARON., a.
+1061, n. L). La dissolutezza non era dammeno in Germania; perfino
+nel pellegrinaggio che Sigfredo di Magonza ed altri Vescovi fecero
+nell’anno 1056 a Gerusalemme, questi signori si trassero dietro un
+lusso, di cui l’eguale è appena credibile. WILKEN, _Storia delle
+Crociate_, I, 39.
+
+[122] PETR. DAM., _De vita eremitica, opusc._ LI, c. 5.
+
+[123] Ibid., c. 8. Domenico entrò una volta nella cella del Damiani
+orrendamente stravolto in viso, _tamquam si pila fuerit ptisanarum
+more contusus_, e sclamò con aria di trionfo, che in quella serata
+era giunto alla fine nientemeno che di otto salterî. Però il Damiani
+confessa che il corazzato recitava i salterî soltanto mentalmente.
+Il santo gli eresse un monumento in una breve biografia che ne
+scrisse (tom. II, 483). Davasi nome di _disciplina_ eziandio alla
+flagellazione; i colpi sulla mano dicevansi _palmatae_, i flagelli
+_scopae_.
+
+[124] Ep. 27, lib. VI. _Petro cerebroso monacho Petrus peccator et
+monachus._ Con fanciullesca fantasia paragonava la pelle umana ad un
+timpano sul quale deesi picchiare ad onore di Dio, secondo che dice
+il salmo 150: «lodate il Signore al suon del timpano». _Quia tympanum
+est pellis arida, ille juxta Prophetam, in tympano Dominum veraciter
+laudat, qui confectum jejunio corpus per disciplinam verberat._ Vedasi
+altresì l’_Opuscul._ XLIII, _de laude flagellorum_, indiritto ai
+Benedettini di Monte Cassino.
+
+[125] _Ecce sales, ecce facetiae, lepores, urbanitates, dicacitates,
+volumina questionum_... Lettera del DAMIANI ad Alessandro e a
+Ildebrando, nel BARON. ad a. 1061, n. XI.
+
+[126] _Alearum insuper furiae, vel scachorum, quae nimirum de toto
+quidem sacerdote exhibent mimum_: Ibid. Egli stesso narra, che
+avendo un vescovo giocato a scacchi (_ludo praefuerat schacorum_), e
+difendendosi con dire che questo giuoco era diverso da quello dei dadi,
+gli impose la disciplina di tre salterî e l’obligo di lavare i piedi a
+dodici poverelli.
+
+[127] MURATORI, _Ant. It._, V, 975; Bolla di piombo di Stefano IV: v’è
+incisa la figura di una porta di città; sopra è scritto FELIX ROMA.
+
+[128] Il _Cod. Vat. 1984_ favoleggia che i Romani gli mandassero dietro
+dei sicarî: _Direxerunt post eum Braczutum Transtiberinum Johannem, qui
+in dicto itinere, ut fertur, venenum dedisse_.
+
+[129] AMATO, III, c. 50, dice sdegnosamente dei Pontefici che vennero
+dopo: _Or non parlons plus de la fama et de la subcession de li
+pontefice de Rome, quar l’onor défailli à Rome puiz que faillirent li
+Thodesque, quar se je voill dire la costume et lo élection lor, ou me
+covient mentir, et se je di la vérité, aurai-je l’yre de li Romain_.
+
+[130] _Cod. Vat. 1984_, fol. 201 _b: Comites — Gerardo Raynerii filio
+comes galeriae, et Albericus comes tusculanense et filii Crescentii
+de monticelly_. LEONE DI OSTIA e BONIZONE nominano i medesimi Conti.
+LAMBERTO: _Adjutus factione popularium, quos pecunia corruperat. — Cod.
+Vat. 3764: Natione Romanus ex Patre Guidone; Cod. Vat. 1984: De regione
+S. Maria Majoris_. Parmi che Benedetto sia stato romano della Città;
+la madre sua si nota per dimorante in vicinanza della santa Maria
+Maggiore.
+
+[131] Autentica notizia ne è data dal DAMIANI, _Ep. IV_, 90 (dal
+CAJETANI erroneamente riferita a Cadulo). Forse con linguaggio
+esagerato egli chiama Benedetto X _homo stolidus, deses ac nullius
+ingenii_. Leone IX aveva eletto Mincio nell’anno 1050 a cardinale,
+siccome pone in rilievo il BORGIA. È cosa degna di considerazione
+che Benedetto X nel secolo decimoterzo fu reputato papa legittimo. Il
+THEINER (_Cod. Dipl. Domin. Temporalis_, I, Prefaz., p. V, e n. VIII
+e IX) registra due delle sue infeudazioni, alle quali Onorio III si
+riporta così: _In autentico b. m. Benedicti Pape predecessoris nostri
+perspeximus contineri_ etc., e segue il documento di Benedetto X. Per
+un anno fu papa senza che trovasse opposizione, e i suoi _acta_ di
+ordine temporale furono tenuti per validi. Il suo ritratto (fatto a
+invenzione) è posto fra i medaglioni dei Papi collocati nel san Paolo.
+
+[132] LAMBERTO, ad a. 1059. BENZO _ad Heinr. IV_, lib. VII, 671, dice
+che Ildebrando, senza che i Romani ne sapessero cosa alcuna, imprese
+la elezione del Papa, d’intesa con Beatrice: _Erexit alterum idolum
+— legavit illum miserrimum, quod nil ageret, nisi per ejus jussionis
+verbum_. Tutte esagerazioni fuor di misura. — Alcuni documenti
+contenuti nel _Reg. Farf._ (n. 904, 906) hanno la data di Benedetto X
+all’anno 1058. Nel Luglio 1059 vien detto soltanto: _ab Incarnatione_
+etc. (n. 905).
+
+[133] Nella edizione degli _Annales Romani_, fattane nei _Mon. Germ._,
+che li trassero dal _Cod. Vat. 1984_, è scritto erroneamente _a comite
+de Benedicto Christiano_; il codice dice _a Leoni_. Lo scrittore
+era bene informato; lo dimostra un documento dell’anno 1060, dove
+si sottoscrive _Leo de Benedicto Christiano_ (_Reg. Farf._, n. 935).
+Quel codice descrive con esattezza gli avvenimenti. Anche qui l’isola
+Tiberina è tuttavia chiamata _insula Lycaonia_.
+
+[134] Addì 28 Aprile 1060 Giovanni era ancora prefetto; nel _Reg.
+Farf._, n. 935 si sottoscrive: _Johanne dom. gr. Romanorum praefectus_.
+
+[135] _Ad castellum Passarani apud regem qui fuit fil. Crescentii
+praefecti: Cod. Vat. 1984_. Il GFRÖRER (_Gregorio VII_, I, c. 21) se
+ne crea «un luogotenente del Re nominato dall’Imperatrice». Sennonchè,
+giusta documenti, a quest’epoca il figlio di un Crescenzio prefetto
+si chiamava _Regetellus_, il qual nome alcuni istromenti accorciano
+in _Rege_. Così il _Reg. Subl._, fol. 71 _Rege et Rainuciu germanis
+filii de domno Crescentio... Seniores_, i quali nel 1038 tenevano
+Sant’Angelo presso Monticelli in affitto dal convento di Subiaco.
+Anche a fogli 73, nell’anno 1036, i figli di Crescenzio prefetto sono
+appellati _Regetellu_ e _Raino_. Vedasi con che facilità possa falsarsi
+la storia. Cosa somigliante accadde al GFRÖRER col nome romano _Petrus
+de Imperatore_ o _Imperiola_, di cui egli si foggiò un Imperatore
+cittadino. — Passarano, non molto distante da Palestrina, apparteneva,
+del paro che Monticelli, al monastero di san Paolo, da cui i Crescenzî
+l’ebbero in feudo. In un catalogo dei beni che il san Paolo possedeva
+al tempo di _Gregorius de Tusculana_, vien detto: _Castellum Passarani
+cum rocha sua_ (_Archiv. S. Pauli de Urbe_, Vol. 241, fol. 4; copia ne
+contiene il _Mscr. Vatic. 7930_, p. 203-207).
+
+[136] _Cod. Vat. 1984._ Ildebrando andò tosto nelle Puglie _ad
+Riczardum agarenorum comitem et ordinavit eum principem et pepigit
+cum illo foedus — Tunc dictus princeps misit tres comites suos cum
+nominato archidiacono rome cum 300 militibus agarenorum in auxilium
+Nykol. pont._ — Come talvolta fa BENZONE, così lo scrittore di questi
+Annali, partigiano dell’Impero, chiama per bile i Normanni con nome
+di _Agareni_. La loro prima spedizione puossi col JAFFÈ fissare
+giustamente al Febbrajo.
+
+[137] I sette Cardinali vescovi (_Episcopi collaterales_) di Ostia,
+di Porto, di santa Rufina o Silva Candida, di Albano, della Sabina,
+di Tusculo e di Preneste celebravano funzione nel Laterano; sette
+Cardinali preti erano ripartiti nelle basiliche di san Pietro, di san
+Paolo, di santa Maria Maggiore e di san Lorenzo. Gli Abati di san Paolo
+e di san Lorenzo erano altresì cardinali. Oltracciò, su dieciotto
+Diaconie v’avevano allora dodici Cardinali diaconi e sei Diaconi
+palatini. Vedi il Registro rituale nel BARONIO, _Annal._, ad a. 1057,
+n. XIX, e il frammento nel MABILLON, che di qualche poco se ne discosta
+(_Mus. It._, II, 574).
+
+[138] _Ep. ad Card. Episcopos_, nel BARON., ad a. 1061, n. L: _ita nunc
+ap. sedis aeditui, qui spirituales sunt universalis Eccl. Senatores,
+huic soli studio debent solenter insistere, ut humanum genus veri
+Imperatoris Christi valeant legibus subjugare_. Nell’_Ep._ XX, lib. I,
+indiritta a Cadulo egli pone i sette Cardinali vescovi al di sopra di
+tutti i Patriarchi della Chiesa.
+
+[139] _Salvo debito honore et reverentia dilecti filii nostri
+Henrici, qui in presentiarum rex habetur, et futurus imp. Deo
+concedente speratur, et sicut jam mediante ejus nuntio Longobardie
+Cancellario Wiberto concessimus, et successoribus illius, qui ab
+Ap. Sede personaliter hoc jus impetraverint_. Il decreto è riportato
+completamente nel _Chron._ HUGONIS, II, 408, indi con qualche divario
+nel _Chron. Farf._, p. 645. MANSI, XIX, 903; _Mon. Germ. Leges_,
+II, 177, app. Può darsi che il decreto fosse publicato soltanto dopo
+avvenuta l’infeudazione normanna. Contrariamente affatto alla verità
+storica, nel privilegio onorifico del Re tedesco il GFRÖRER, p. 581,
+ravvisa il diritto esclusivo di proporre i candidati all’elezione.
+
+[140] Riccardo ottenne il completo dominio della città soltanto ai
+26 Maggio del 1062 (DE MEO, _Annali di Napoli_). Vittore III vide
+i figli dell’ultimo Principe longobardo di Capua andar mendicando
+per la campagna. — GIANNONE, lib. IX, sulla fine. Landolfo (m. 842)
+aveva tolto a Salerno l’antico castaldato di Capua: suo figlio Lando
+nell’anno 856 edificò Nuova Capua presso al _Pons Casilinus_. Sotto a
+Pandolfo «testa di ferro» Capua era diventata principato.
+
+[141] Il GIANNONE (lib. X, 190) si meraviglia della grande efficacia
+che avevano le scomuniche a quell’età, e chi scrive questa Storia della
+città di Roma le vide usate anche oggidì ai medesimi intendimenti.
+Vedi la Bolla di Pio IX _contra invasores et usurpatores aliquot
+provinciarum pontificiae ditionis. Datum Romae apud S. Petrum d. 26
+Martii A. 1860._
+
+[142] I Pontefici derivarono il loro diritto dalle donazioni degli
+Imperatori, da Costantino ad Enrico II, e il MURATORI pensa che
+precisamente in quest’età s’introducessero nei Diplomi di Lodovico, di
+Ottone e di Enrico le addizioni riguardanti Benevento, le Calabrie e la
+Sicilia.
+
+[143] DEUSDEDIT, ALBINO e CENCIO riferiscono, senza data, il giuramento
+di Roberto. Un secondo giuramento, più lungo, registrato da ALBINO,
+incomincia: _Ego Robertus Dei gr. et sci. Petri Dux Apulie et Calabrie
+et utroque subveniente futurus Sicilie ab hac hora et deinceps ero
+fidelis S. R. Eccl. et Tibi Domino meo Nicol. Ppe. etc. etc._ — Era
+allora in uso la formula: _Fidelis ero S. R. E. et Dno. meo N. N. Ppe.
+suisque successoribus qui meliorum cardinalium electione intraverint_.
+Così giurava ogni uomo feudale, ogni rettore di un _Patrimonium_.
+ALBINUS, _Vatican._ fol. 136 a, e CENCIUS, _Riccardian._, fol. CXX:
+_Juramentum Rectoris patrimonii_.
+
+[144] _Nam non solum Tusculanorum, et Praenestinor. et Numentanor.
+superbiam calcaverunt, sed et Romam transeuntes Galeriam et omnia
+castra Comitis Gerardi usque Sutrium vastaverunt, quae res Romanam
+urbem a Capitaneorum liberavit dominatu_: BONIZO, p. 806.
+
+[145] Il conte Gerardo morì prima del 1068. Il suo figliuolo, mi
+cred’io, fu _Comes_ della Marittima, come allora s’appellava il tratto
+della costiera tusco-romana. _Ego Girardus inclitus comes filius bon.
+mem. Gyrardi incliti comitis, habitator in Territorio Maritimano_
+(_Reg. Farf._, n. 995, a. 1068). Ei vi dona a Farfa la chiesa, il
+castello e mezzo il porto di santa Severa.
+
+[146] _Cod. Vat. 1984_, il cui barbarico compilatore è meglio
+informato di quello che siano LEONE DI OSTIA e BONIZONE. È pertanto
+da accogliersi per vero che la sottomissione assoluta di Benedetto
+X avvenisse nell’autunno dell’anno 1059. I Cataloghi dei Papi gli
+attribuiscono nove mesi e venti o ventidue giorni di reggimento, e ne
+pongono la fine al Gennaio 1059, quando Nicolò lo cacciò di Roma. Il
+JAFFÉ conta la sua assoluta cessazione (a mio credere è errore) di già
+nell’Aprile: così fa eziandio il GIESEBRECHT.
+
+[147] È prezzo dell’opera di conoscere quali fossero i Romani più
+ragguardevoli di questa età. Un placito di Nicolò II per Farfa, dei
+28 Aprile 1060, gli specifica in qualità di giudici o _boni homines_.
+Alcuni di loro erano signori di campagna; pochissimi abitatori di
+città. Si sottoscrivono dopo del Papa, dopo dei Cardinali e dei
+Vescovi, e dopo di Giovanni prefetto della Città e dei giudici
+palatini. Eccoli: † _Cencius de Pf._ (_Praefecto_). † _Leo de Benedicto
+Christiano_, † _Albertus de Otto Curso_, † _Johannes Braciuto_. †
+_Conte de Johanne Guidone_. † _Bertramo frater ejus_, † _Benedictus
+de episcopo_. † _Cencius Frajampane subscripsi_, † _Petrus de Beno de
+Maroza_. † _Berardus de Rainerio de Curte_, † _Johannes de Balduino
+subscripsi_. † _Leo de Azo_. † _Petrus de Alberico_. † _Octavianus
+filius Alberici_. † _Gregorius filius Gregorii_ (questi tre sono
+tusculani). † _Bernardus de Torena_. † _Johannes de Tusculano_. †
+_Ratterius Adulterinus_. † _Genzo de Siginulfo_. † _Monticellus_. †
+_Piro de Hermerardo_. † _Johannes de Faida_. † _Durantus de Johannis
+de Atria_. † _Petrus de Anastasio_. † _Johannes de Petro Vitioso_.
+† _Berardus filius Johannis de Berardo_. † _Johannes de Stefano
+Rifice_ (forse _Orefice_). † _Baroncellus gener de Maiza_. † _Petrus
+Obledanus_. † _Guittimanus_. † _Conte Tigrinus de Tuscana_. † _Guido
+neptus ejus_. † _Sarracenus de Sancto Eustatio_. † _Ego Defranco de
+Sancto Eustatio_. † _Bonofilius Lanista. Ego Alexius scrinarius S.
+R. E. complevi et absolvi_ (_Reg. Farfa_, 935, edito dal GALLETTI,
+_Gabio_, p. 154). Il maggior numero di questi nobiluomini è di parte
+decisamente pontificia, quantunque nell’istromento compajano _Cencius
+de Praefecto_ e alcuni Tusculani. Non si dimentichi che la carta
+rimonta all’anno 1061, quando Roma era in istato tranquillo.
+
+[148] Il _Cod. Vat. 1984_ nomina questi Romani partigiani dell’Impero;
+alla loro testa trovasi _Cencius_, il quale, tempo prima, aveva
+sottoscritto l’istromento più sopra detto: _Cencius Stephani praefecti
+cum suis germanis, nec non et Cencio et Romano germani, Barunci filii,
+hac Belizzon Titonis de Caro, et Cencio Crescentii Denilla erant cum
+dicto Cadulo, eo quod erant fideles imperatoris_. Da quest’epoca il
+nome _Cencius_ diventa così usato, come per lo innanzi era stato quello
+di _Crescentius_, di cui il primo è l’abbreviazione.
+
+[149] _Mittunt ei clamidem, mitram, anulum, et patricialem circulum
+per episcopos, per cardinales, atque per senatores, et per eos qui
+in populo videbantur praestantiores_: BENZO, _ad Heinr. IV_, lib.
+VII, 672. _Cod. Vat._ 1984; BERTHOLDI _Annal._, ad a. 1061; BERNOLDI,
+_Chron._
+
+[150] Gli incominciamenti republicani di Milano possono prender
+partenza dall’anno 1056, quando avvenne la morte di Enrico III; e il
+GIULINI, _Memorie di Milano_ (lib. XXIII), dice: «non comparisce mai
+più dopo quest’anno l’epoca reale o imperiale nelle carte milanesi.»
+
+[151] _Multitudo clericorum quae in ead. Eccl. innumerabilis ut harena
+maris:_ BONIZO, p. 805.
+
+[152] _Eisque paupertatem improperantes Paterinos i. e. pannosos
+vocabant_: BONIZO, pr. 805. Il nome significa, presso a poco,
+canaglia di straccioni, ma BONIZONE gli appella _gloriosum genus
+Paterinorum_. Il concetto ricompare nei _Gueux_ dei Paesi Bassi. Sugli
+incominciamenti dei Paterini vedasi il GIESEBRECHT, _Storia dell’Impero
+germanico_, III, c. 2.
+
+[153] Il PURICELLI (_de SS. Martyr. Arialdo et Herlembaldo_) ha
+dedicato un capitolo alla famiglia dei Cotta (p. 168 e segg.).
+Adesso per la prima volta campeggia essa in Milano, dove, secondo la
+tradizione, avrebbe immigrato con santo Ambrogio, venendo di Roma.
+Quando i Re d’Italia si coronavano a Milano, era consuetudine che
+due dei Cotta di Porta Nuova _induti cottis albis debent imperatorem
+ponere super cathedram marmoream, quae est post altare S. Ambrosii_. In
+che tempo i Cotta siano migrati in Germania, m’è ignoto. Questo nome
+antico, romano e milanese, adorna il frontespizio di questa «Storia
+della città di Roma» (a).
+
+(a) Il suo testo originale escì in Germania coi tipi di J. G. COTTA,
+rinomato editore e libraio di Stuttgardt. (N. del T.)
+
+[154] BENZONE, VII, 672, dice che Riccardo di Capua ricevesse un
+migliaio di libbre, e al lib. II, c. 3, cita per nome i Romani che
+aderivano alla parte di Ildebrando: _Cum Leone procedenti de judaica
+congregatione, simulque cum Cencio Frajapane atque Brachiuto Johanne_
+(_Braciuto, Braczutus,_ uomo di Transtevere: _Reg. Farf._, n. 935
+e _Cod. Vat. 1984_). Qui per la prima volta emerge la famiglia
+_Frajapane_. Nei documenti principia a trovarsi nel 1014 con _Leo qui
+vocatur Frajapane_: sottoscrizione apposta ad un istromento riportato
+nel MITTARELLI, n. XCIII, e nel MURATORI, _Ant. It._, IV, 797.
+
+[155] BERNOLDI _Chron._, ad a. 1061: _Chadelo Parmensis Ep. 7 Kal. Nov.
+Papa eligitur et Honorius appellatur, papatum nunquam possessurus. Sed
+vicesima septima die ante ejus promotionem Lucensis Ep.... ordinatus._
+La _Discept. Syn._, (DAM. _Op._., III, 28) dichiara essere stato
+presente all’elezione di Onorio anche l’Abate di santo Andrea _Clivi
+Scauri._ PAOLO BERNRIED, _Vita Gregor. VII_, c. 46, nomina Cencio,
+Nicolò, e Bertramo quali ambasciatori dei Romani. — Sulle condizioni
+in cui trovavasi a quel tempo Parma vedasi IRENEO AFFÒ, _Storia della
+città di Parma_ (Parma, 1792, II, 76).
+
+[156] Benzone era un adulatore della corte tedesca, come prima di
+lui vedemmo essere stato Liudprando, la cui _Legatio_ forse gli stava
+fitta in mente a modello. È un ampolloso e triviale spaccone, ma il
+suo latino, barbaramente misto di prosa e di versi, riesce sì comico
+e spesso anche inventore di nuove forme di lingua, da far ricordare
+il RABELAIS. Forse che sarebbero sue alcune delle poesie raccolte
+fra i _Carmina Burana_? BENZONIS _Episcopi Albensis ad Heinricum Imp.
+libri VII, Mon. Germ._ XIII, 591-681. Vedi su di ciò le ricerche del
+LINDERER, nel Vol. VI degli _Studî di storia tedesca_.
+
+[157] _Ad palacium Octaviani_ (BENZO, II, c. 1). Lo STENZEL colloca
+inesattamente il palazzo sull’Aventino, e nello stesso errore cade
+anche il WATTERICH, I, 271. Era posto sul Campidoglio, vicino a santa
+Maria _in ara Coeli_, dove aveva suo luogo la leggenda di Ottaviano e
+della Sibilla.
+
+[158] Anche officiali laici, benanco Conti e Duchi portavano allora in
+capo mitre alte simili a quelle dei Vescovi. La loro forma può vedersi
+nelle miniature del Codice di DONIZONE, dove _Tedaldus Marchio_,
+rappresentato in atto di sedere, tiene una mitra rotonda in testa:
+la contessa Matilde ne porta una alta che ha la forma di un pan di
+zucchero.
+
+[159] _Ad quoddam hypodromium, quia ibi regiae mandatelae videbantur
+esse competens auditorium._ Non ho cosa alcuna da opporre se qui, a
+vece del Circo Massimo, voglia credermi che fosse quello Flaminio,
+poichè era situato sotto al Campidoglio. Intorno a questo stesso tempo
+l’antico teatro dei Milanesi era il luogo dove si raccoglievano i loro
+parlamenti cittadini: GIULINI, II, XXI, 314.
+
+[160] BENZO, lib. II, c. 3: _Nicolaus magister s. Palatii, oriundus
+de genere antiquo Trebatii_. Sebbene il _Trebatius_ possa essere
+una trovata per accontentare la rima, è tuttavia meravigliosa la
+smania crescente dei Romani di voler discendere da famiglie antiche.
+Alcuni di questi nomi, come quelli _Saxo, Bulgaminus_ (BENZONE scrive
+erroneamente _Bulgamenes_), _Berardus, Bonfilius_ s’incontrano in
+documenti; e questi guarentiscono l’esattezza del racconto di BENZONE,
+il quale di cose romane è bene informato.
+
+[161] Dove s’udì mai, dic’egli, che l’elezione pontificia sia
+riposta in mano di frati accattoni? _heri venerunt mendicantes —
+eorum panniculi erant sine utraque manica, in dextro latere pendebat
+cucurbita, in sinistro mantica, barbata vero genitalia nesciebant
+sarabara_ (brache): _et hodie coram elevato simulacro resonantibus
+tubis perstrepunt taratantara_ (II, 4)? È veramente un RABELAIS in
+diminutivo.
+
+[162] L’editore di BENZONE, nei _Mon. Germ._, dichiara in nota
+erroneamente, che questa Galeria etrusca, presso all’Arrone, sia lo
+stesso che ponte Galera fra Ostia e Roma.
+
+[163] _Transivimus Tyberim ad portum Flaiani_, dice BENZONE. Il
+GIESEBRECHT (_Annales Altahens._, p. 217, not. 1) corregge malamente in
+_portam Flaminii_. È il guado del Tevere presso a _Castrum Flajanum_
+(il _Flavianum_ antico), ventisei miglia distante da Roma. _Chron.
+Farf._, p. 618: _S. Mariae quae est ad pontem de Flajano in territorio
+Collinesi infra Castellum, quod dicitur Flajanum_ (p. 559, 574). Il
+_Territorium Collinense_ era posto _suptus montem Soractem_ (_Reg.
+Farf._, n. 702 e fol. 1197). Da _Flajanum_ derivò l’odierno Fiano in
+vicinanza del Tevere.
+
+[164] Così sono registrati i loro titoli nel _Reg._ PETRI DIACONI,
+che appartenne alla famiglia medesima. Gregorio, figlio di Alberico
+III e fratello di Benedetto IX, si appella nel 1063 _consul romanor._
+In un documento del 26 Dicembre 1066 (nel COPPI, _Memor. Colonn._, p.
+24, tolto dal GATTULA, _Hist. abbat. Casin._, I, 235), il fratello
+suo si chiama _Dom. Petrus excellentiss. vir Consul et Dux atque
+omnium Romanor. Senator._ Non si può conchiudere col CURTIUS che egli
+effettivamente avesse podestà nella Città: quel titolo era ereditario
+nei Tusculani.
+
+[165] Il FIORENTINI, _Memorie di Matilde_, I, 72, non descrive del
+tutto esattamente questi avvenimenti, perocchè taccia dei negoziati
+corsi fra Goffredo e Cadalo, che pur sono fatti manifesti dalla lettera
+di Pier Damiani indiritta al Duca.
+
+[166] Secondo gli _Annal. Camald._, II, XVII, 236, il Damiani tornò
+alla vita eremitica nell’Ottobre 1060. Nella sua _Apologetica_ ad
+Ildebrando e ad Alessandro egli dipinge con amara arguzia, ma con
+grandissima verità l’animo dispotico del primo: _blandus ille tyrannus,
+qui mihi Neroniana semper pietate condoluit, qui me colaphizando
+demulsit — hanc querulus erumpet in vocem: Ecce latibulum petit, et sub
+colore poenitentiae Romae subterfugere quaerit_ etc. Il bizzarro frate
+fabbricava cucchiai di legno, che mandava in dono al Papa con questi
+versi:
+
+ _Dent alii fulvum trutina librante metallum;_
+ _Sed mundus vivit, quia ligno vita pependit;_
+ _Sic modicum magno lignum pretiosius auro..._
+
+(IV, p. 49).
+
+[167] _Dom. Godefredo excell. Duci et Marchioni Petrus peccator
+monachus, zeli ferventis obsequium_; dal BARONIO erroneamente
+registrata all’anno 1064. La sua scrittura apologetica sulla elezione
+di Alessandro è intitolata: _Disceptatio synodalis inter Regis
+advocatum et S. E. Defensorem_. Qui sofisticando rinnega l’opinione
+anteriormente professata sul diritto regio di Enrico III.
+
+[168] BONIZO, _ad Am._, p. 807: _Adjuvantibus Capitaneis et quibusd.
+pestiferis Romanis noctu civitatem Leoninam intravit et Ecc. b. Petri
+invadit — consilio Cencii cujusd. pestiferi Romani castrum s. Angeli
+intravit, ibiq. se tutatus est._
+
+[169] _Decretum est post hec ex consulto senatus, ut per vices
+custodirent urbem ex contiguis civitatibus sufficiens comitatus_:
+BENZO, II, c. 18. Ogni podestà in Roma era tenuta allora dai capitani,
+ossia dall’alta nobiltà de’ feudatari pontificî che erano nella
+provincia e nella Città: doveva essersi costituita una republica
+formale con parlamenti della nobiltà.
+
+[170] Il DAMIANI ad Annone, _Ep._ VI, lib. III; e al giovine Re, _Ep._
+III, lib. VII: _Serpens lubricus, coluber tortuosus, stercus hominum,
+latrina criminum, sentina vitiorum, abominatio coeli, naufragium
+castitatis_ etc. I Santi sapevano muover a forbice la lingua, e
+imitavano per bene il Pulcinella BENZONE, il quale (V, 648) diceva:
+
+ _Sed Prandelli Asinander, asinus haereticus,_
+ _Congregavit Patarinos ex viis et sepibus,_
+ _Et replevit totam terram urticis et vepribus._
+
+[171] _Ep._ III, c. 1. E dice argutamente: _Romani perdiderunt unum
+ex Apostolis. Normanni enim — castrum s. Pauli, altera pars imperii,
+aspirant sibi subjicere — et cito perventuri in Capitolium, quod erit
+Suevis in alterum obprobium_.
+
+[172] Se egli vivesse oggidì, in quest’anno 1862, nel quale sta per
+iscomparire l’ultima reliquia dell’Impero tedesco in Italia, Benzone
+udrebbe risonare in Germania anche questa invocazione: _a Lombardia et
+Venetia libera nos Domine_.
+
+[173] _Dignus est ergo, ut de militibus Romanis faciat dominus noster
+rex senatores, de senatoribus exaltet ad principum honores_ (III, 24).
+A meno che queste parole non siano altro che pure frasi, potrebbero
+esse dimostrare che l’Imperatore continuava ad eleggere Romani a
+dignità cittadine.
+
+[174] BONIZO, _ad Am._, p. 807: _Unoque clientulo contentus, unius
+jumenti adjumento inter oratores Bercetum aegre pervenit_. Questo
+avveniva nell’anno 1066.
+
+[175] Cotali avvenimenti sono descritti negli _Annales Altahens._, p.
+105, 183 segg. (ed. GIESEBRECHT). Cadalo viveva ancora addì 5 Aprile
+1071. Vedi i documenti n. 29 e 30 nel Vol. II della _Storia di Parma_
+dell’AFFÒ.
+
+[176] _Homuncionem exilis staturae, despiciabilis parentelae_: GUGL. DI
+MALMSB., III, _de gest. Anglor._, nel BARONIO _Annal._, ad a. 1061, n.
+31. _Residens in palatio, militiam Romanam quasi imperator regebat_,
+dice LANDOLFO, _Hist. Med._, III, c. 15. ALFANO, arcivescovo di
+Salerno, cantò di lui in un’ode, nella quale esclama:
+
+ _Roma quid Scipionibus_
+ _Caeterisque Quiritibus_
+ _Debuit mage quam tibi?_
+ _Cuius est studiis suae_
+ _Nacta via potentiae._
+
+A questo può paragonarsi il carme panegirico di BENZONE su Enrico IV
+(IV, lib. 6), che non è meno azzeppato di reminiscenze romane:
+
+ _Tantus es, o Caesar, quantus et orbis;_
+ _Cis mare vel citra tu leo fortis,_
+ _Presso namque tua calce dracone,_
+ _Victor habes palmam cum Scipione._
+
+[177] _Ad Hildebrandum_.
+
+ _Papam rite colo, sed te prostratus adoro:_
+ _Tu facis hunc dominum, te facis ipse deum._
+
+ _Vivere vis Romae, clara depromito voce:_
+ _Plus domino Papae, quam domno pareo Papae._
+
+ (_Carmina_, nel tom. IV.)
+
+[178] LUPUS PROTOSPATA, ad a. 1066. LEONE DI OSTIA, III, c. 23: _cum —
+subjugata Campania, ad Romae jam se viciniam porrexisset, ipsiusque jam
+urbis patriciatum omnibus modis ambiret_.
+
+[179] LEONE DI OSTIA, III, c. 25.
+
+[180] _Et hoc primum servitium excellentissima Bonifacii filia b.
+Apostolor. Principi obtulit_: BONIZO, _ad Am._, p. 809.
+
+[181] Aquino, terra nativa di Giuvenale, appartenne fin dal secolo
+decimo a Conti longobardi della famiglia di Landolfo. Nell’anno 1045
+Gaeta scelse per duce quel conte Adenolfo. Riccardo era signore supremo
+di Aquino; però vi rimanevano i Conti, dalla cui discendenza sortì i
+natali Tomaso di Aquino. Il _Cod. Diplom. Aquinas_, che si conserva a
+Monte Cassino, va dal 950 al 1548. La storia di quella città fu scritta
+da D. PASQUALE CAIRO (_Storia sacra e profana d’Aquino_, Napoli 1808).
+
+[182] BONIZO, _ad Am._, p. 809. AMATUS, III, c. 10. LEONE DI OSTIA,
+III, c. 25. La _Cronica di Amalfi_ (MURAT., _Antiq. It._, I, 213) dice
+perfino: _Riccardus fugavit Gotfridum_. Gli _Annales Beneventani: A.
+1066 Dux Cottefrydus venit in Campania_, ma gli _Annal. Cavenses_
+registrano esattamente all’anno 1067: _Gotfridus dux cum valido
+exercitu in Campaniam venit usque Aquinum_.
+
+[183] Lettera prima del DAMIANI a lei indiritta: _Opuscul._ 50, tom.
+III, 854. Agnese andò a Roma soltanto nell’anno 1067. Vedi la nota
+31 al _Chron._ di _Sigberto_, a. 1062, nei _Mon. Germ._, VIII, 361.
+Nell’anno 1072 tornò ella a Germania per breve tempo.
+
+[184] LANDULF. SENIOR., III, c. 14, ne dipinge la persona:
+_Herlembaldus — ex magna prosapia capitaneorum oriundus, miles ut
+natura dabat strenuissimus, barbam ut usus antiquus exigebat, quasi
+purpuream gerens, tenui vultu, oculis aquilinis, pectore leonino, anima
+admirabili_.
+
+[185] _Acta Sctor. 27 Jun._, p. 291: _Alexander in pubblico Consistorio
+vexillum s. quod nominavit vexillum s. Petri, Herlembaldo dedit; eumque
+Romanae et universalis Ecclesiae vexilliferum fecit_. Il milanese
+ARNOLFO a questo soggetto nota malignamente, che san Pietro non aveva
+mai inalberato una bandiera assassina di quella fatta, ma per sua
+impresa aveva tolto questo motto: _Qui vult post me venire abneget se
+ipsum_. Gli _Acta Sctor._, p. 279, tengono memoria di un quadro antico
+esistente in san Babila a Milano, dove accanto a santo Ambrogio era
+raffigurato Erlembaldo da _miles armatus_, col vessillo in pugno.
+
+[186] Parecchie volte il Papa delegava tuttavia de’ giudici per luoghi
+lontani, affinchè vegliassero ai diritti della Camera pontificia. Così
+nel DAMIANI (_De vita s. Rudolphi_, II, 497) compare un romano Stefano
+da _judex s. Palatii_ in Osimo: la cosa certo rimonta al tempo di
+Vittore II, quando questi governava Spoleto, Fermo e la marca di Ancona
+in nome dell’Imperatore.
+
+[187] Così in Ostia, il banno di Conte spettava al Vescovo. Il Damiani,
+che aveva in animo di rinunciare al suo Vescovato, ringrazia Alessandro
+II di averlo già sbarazzato del comitato: _Vos Ostiensem comitatum mihi
+subtraxisse et alii tradidisse_ ecc. (_Ep._ XV, 30).
+
+[188] Il _Reg. Farf._, n. 935 (28 Aprile 1060) dimostra che il
+procedimento dei giudizî era pari affatto a quello del secolo decimo.
+Ivi Nicolò II restituisce a Farfa i beni rapiti dai Crescenzî, dopo di
+avere incaricato il prefetto Giovanni di esaminare i titoli giuridici.
+Un istromento degli 8 Ottobre 1072 (_Reg. Farf._, n. 1010) ci fa
+conoscere che il tribunale era composto di Ildebrando in qualità di
+_Viceregens_ del Pontefice, _assidentibus episcopis et presbyteris,
+cardinalibus nec non praefecto, judicibus ac Romanor. majoribus_.
+La sentenza è pronunciata secondo il giure giustinianeo; de’ giudici
+longobardi di Farfa non si discorre più.
+
+[189] Se si stia a BONIZONE, p. 811, Stefano fu prefetto al tempo di
+Alessandro II; del figliuol suo Cencio dice poi che voleva diventare
+prefetto, _defuncto patre temporibus Papae Alexandri_ (non _Nicolai_,
+come crede lo STENZEL, p. 203). Nel _Reg. Farf._, n. 935, Cencio si
+sottoscrive coll’addiettivo _de Praefecto_. LAMBERTO (_Annal._, ad
+a. 1076) lo chiama _generis claritate et opum gloria eminens_, però
+erroneamente lo appella prefetto. BERTOLDO una volta lo denota non
+inesattamente col nome _Crescentius_, e BENNONE (_Vita Gregorii VII_,
+78) lo nomina _Cencius judicum primicerius_, locchè può essere giusto.
+Il candidato avverso a lui è da BONIZONE espressamente appellato suo
+_aequivocus, Cencium cujusd. Johannis Praefecti filiu_s. LAMBERTO e
+BERTOLDO scrivono _Quintius_; PAOLO BERNRIED, _Cencius_; il DAMIANI,
+_Cinthius_, come io vo’ denominarlo, soltanto per distinguerlo da
+quell’altro.
+
+[190] _Nam in s. Petri ponte turrim mirae magnitudinis aedificans omnes
+transeuntes reddidit tributarios_: BONIZO, ib. — PAOLO BERNRIED, c.
+46: _Ut in ipsa turri, quam mirae magnitudinis supra pontem s. Petri
+construxerat viros sicarios poneret_. Non già per questo deesi credere
+che la torre fosse rizzata proprio sopra del ponte.
+
+[191] BONIZONE paragona Cinzio, prefetto della Città, ad Erlembaldo.
+
+[192] _Constat ergo quemlibet christianum esse per gratiam Christi
+sacerdotem_: così il DAMIANI osava ancora di dire. V’hanno due lettere
+di lui indiritte a _Cinthio Urbis praefecto_, e dice: _Dum concinaremur
+ad populum, ita locutus es, non ut praefectum reipublicae, sed potius
+ut sacerdotem decebat ecclesiae_.
+
+[193] _Multas siquid. advers. te fieri querelas audio ab his, qui
+negotiorum causas habent; quia videlicet legalis judicii sanctionem
+a te obtinere non praevalent. — Justitiam ergo facere, quid est aliud
+quam orare: Ep._ II.
+
+[194] Sembra che Beatrice, la quale non ebbe figli da Goffredo, sia
+vissuta in casta continenza. A lei scriveva il DAMIANI: _De mysterio
+mutuae continentiae, quam inter vos, Deo teste, servatis_ etc.; e
+Goffredo, presso alla tomba dell’Apostolo, gli avrebbe fatto conoscere
+esser suo desiderio _pudicitiae perpetuo conservandae_ (_Ep._ 14, lib.
+7). La storia arcana delle due donne rivelerebbe di molti intrighi.
+Se si stia al FIORENTINI, p. 103, il matrimonio di Matilde non sarebbe
+avvenuto prima del 1069 o del 1070.
+
+[195] Anche a lei scriveva il DAMIANI: _Adelaidi excellent. Duci,
+Opusc._ XVIII, 412, e la paragona a Debora. Dice che Dio ama soltanto
+tre specie di donna, _virgines cum Maria, viduas cum Anna, conjuges
+cum Susanna_. — BENZONE, V, 11, le scrive financo: _Domnae Adelegidae
+Romani Senatus Patriciae_, di che fa omai le meraviglie il CURTIUS,
+_de Senatu_, p. 217. Questo titolo, che dopo di Marozia era divenuto
+inusato, è forse un trovato dell’adulazione di BENZONE? oppure i Romani
+accoglievano nella loro aristocrazia nobili donne?
+
+[196] Fu egli stesso che compose il suo epitaffio (_Opera_, T. IV, p.
+51):
+
+ _Quod nunc es, fuimus; es, quod sumus, ipse futurus._
+ _His sit nulla fides, quae peritura vides._
+ _Frivola sinceris praecurrunt somnia veris,_
+ _Succedunt brevibus secula temporibus._
+ _Vive memor mortis, quo semper vivere possis;_
+ _Quidquid adest transit, quod manet, ecce venit..._
+
+[197] Le porte in bronzo della chiesa (appartengono al tempo di
+Desiderio) sono coperte dei nomi delle terre che allora possedeva
+l’Abazia. Fra gli altri io vi lessi questi: _S. Angelus de Algido,
+S. Agata de Toscolana, in Roma S. Maria de Palava cum pertinentiis
+illorum_. Per tutto il resto basta scorrere nella _Cronica_ il catalogo
+dei donativi d’oro e d’argento che vi affluirono di mano del Guiscardo
+e della eroica sua moglie Sigelgaita, la quale si fece ivi seppellire.
+Anche l’imperatrice Agnese visse colà un sei mesi, esercitandosi in
+opere di penitenza.
+
+[198] Ho veduto coi miei occhi la pergamena originale (stampata nel
+TOSTI, I, p. 408). Alessandro II dichiara in essa che gli fu mostrato
+il corpo di san Benedetto, trovato durante la riedificazione della
+chiesa, illeso da qualsiasi danno. Per tal modo i frati contestarono
+la credenza che i Franchi lo avessero rubato. Gregorio scriveva con
+caratteri netti e belli: _Ego Yldibrandus qualiscumque Romanae Ecclesie
+Archidiaconus ss._; egualmente vidi anche in una bolla di Vittore
+II, la quale ei segna tuttavia in qualità di cardinale suddiacono:
+_Heldibrandus cardinalis subd. sce. romane eccle. dando consensit et
+subscripsit_. Pertanto scriveva egli il suo nome in forma varia.
+
+[199] LEONE DI OSTIA descrive minutamente la edificazione e la
+consecrazione della novella basilica (III, c. 28). ALFANO, amico di
+Desiderio, intervenuto anch’egli alla festa, magnificò l’avvenimento in
+un poema (edito dall’OZANAM, _Documents inédits_ etc., p. 261, segg.);
+altri poeti non furono meno affaccendati a cantarne (_Cod. Mont.
+Casin._, 47, fol. 22).
+
+[200] I _Cataloghi_ dicono: _nat. Tuscus_; il _Cod. Vat. 1437_
+aggiunge: _Patria suanensis opido Ronato_; le Biografie pontificie
+scrivono; _Patria Suanensis oppido Rovaco_ (vedansi il WATTERICH,
+I, 293 e 308, e il GIESEBRECHT, III, 1049): soltanto UGO FLAVIGN.,
+_Chron._, II, 122, lo appella erroneamente romano di Roma. Il nome
+Ildebrando trovasi spesso usato fra i Longobardi; Bonizone è un
+abbreviato di Bonifacio ossia Boniperto. Sono speciali d’Italia, nel
+secolo undecimo, i diminutivi di nomi longobardi, colla terminazione
+_izo_ a vece di quella _bert_: così troviamo Rapizo, Roizo, Berizo,
+Albizo, Gepizo, Guinizo, Gunizo, Ingizo, Herizo (Heribert). Le famiglie
+longobardiche di Gregorio VII e di Napoleone (Bonipert) appartengono
+allo stesso paese, istessamente come si somiglia la specie dell’indole
+loro. La leggenda bandì che Ildebrando facesse portenti fin da
+fanciullo; dalla sua testa divampò fuoco, e, bambino, avrebbe composto
+con fuscelli di legno queste parole: _Dominabitur a mari usque ad
+mare_.
+
+[201] WIDO DI FERRARA, nemico di Gregorio, descrive vivacemente la
+scenata dell’elezione, che s’aveva prima di lunga mano combinato:
+_Concursus factus est populi, Ildebrandus capitur, Ild. discerpitur,
+Ild. distraitur, Ild. eligitur_. Il decreto di elezione trovasi al
+principio dei Regesti di Gregorio. Gli aderenti di Enrico, quali sono
+WIDO, BENZO ecc., attribuiscono la sua elezione a broglio, e LANDOLFO
+SENIORE, _Hist. Mediol._, III, c. 31, dice che fu opera di Matilde:
+_Pacto secretissimo cum Oldeprando — nec non qui plurimis Romanis
+ossibus Albini et Rufini sparsis_ etc. (espressione bernesca usata a
+quel tempo per significare l’argento e l’oro).
+
+[202] _Terribilis, terribilis iste locus_, disse Bernardo a Eugenio
+III, quando questi salì alla santa sede. — _Nimis expavit, et quasi
+extra se raptus cucurrit ad pulpitum, cupiens populum ipsum frequentem
+sedare, et a sua intentione retrahere_: CARD. ARAGON, p. 304.
+
+[203] È quasi fuor di dubbio che Gregorio non ricercò l’assentimento di
+Enrico. Che questi l’abbia dato lo afferma soltanto BONIZONE; altri lo
+negano. Vedi FLOTO, _Storia di Enrico IV_, Vol. II, nel principio. Di
+un formale assentimento non puossi pur pensare.
+
+[204] _Constitutio inter D. Gregorium Pp. VII et Landulphum
+Beneventanum Princip._ dei 12 Agosto: _Reg. Greg. I, ep._ 18 a, ed.
+JAFFÉ nella _Bibl. rer. German._, II, _Monumenta Gregoriana_. LANDOLFO
+professa di essere assolutamente vassallo, e protesta che, se non
+manterrà obbedienza al Papa, _amittat suum honorem_. — L’altro trattato
+di Capua ai _18 Kal. Octbr._, è contenuto nel _Reg. Greg. I, ep._ 21 a,
+ibid. p. 36.
+
+[205] _Reg. I, ep._ 25, ad Erlembaldo: _Normanni, qui ad confusionem
+et periculum reipublicae et S. E. unum fieri meditabantur, in
+perturbatione in qua eos invenimus nimis obstinate perseverant, nullo
+modo, nisi nobis volentibus, pacem habituri_.
+
+[206] _G. in Rom. Pontif. electus omnib. Principib. in terram Hispaniae
+proficisci volentibus... non latere vos credimus, regnum Hyspaniae ab
+antiquo proprii juris S. Petri fuisse: Reg. I, ep._ 7.
+
+[207] Per la Boemia, _Reg. I_, 38; _II_, 7. Per la Sardegna, _Reg. I_,
+29, 41. — Così ammonisce egli Salomone re di Ungheria: _Sceptrum regni
+quod tenes, correcto errore tuo, apostolicae non regiae majestatis
+beneficium recognoscas_. Chi legge crede appena a’ proprii occhi.
+_Reg. II_, 13. — A Geisa, _Reg. II_, 63, 70. — A Demetrio (_rex
+Ruscorum_), _quod regnum illud dono s. Petri per manus nostras vellet
+obtinere eidem Petro ap. principi debita fidelitate exhibita, devotis
+precibus postulavit_; locchè sarebbe anche avvenuto: _Reg. II_, 74.
+— Demetrio re di Croazia e di Dalmazia prestò alla Chiesa giuramento
+di vassallaggio, e diede un annuo tributo di duecento bizantini _de
+mihi concesso regno_. Il giuramento, dell’Ottobre 1076, Ind. XIV, è
+registrato nel _Cod. Albin._, fol. 133, donde CENCIO lo trasse.
+
+[208] A Guglielmo di Borgogna, dei 2 Febbrajo 1074: _Reg. I_,
+46. — Alla Cristianità, del dì 1 Marzo 1074: _Reg. I_, 49. — Agli
+Ultramontani, dei 26 Dicembre 1074: _Reg. II_, 37. — Ad Enrico, dei 7
+Dicembre 1074; _Reg. II_, 31: _Si illuc, favente deo, ivero, post Deum
+tibi Rom. Eccl. relinquo, ut eam et sicut sanctam matrem custodias,
+et ad ejus honorem defendas_: così il testo registrato nel JAFFÈ, ut
+supra, pag. 145. La lettera è zeppa di proteste d’amore. Ricordevole
+del biasimo inflitto a Leone IX, Gregorio diceva di non volere spargere
+il sangue de’ cristiani, ma di voler con terrore indurre i Normanni a
+pace.
+
+[209] BONIZO, p. 812. Il _Reg. I_. 84, è dato: _in expeditione
+ad montem Cimini,_ 2 _Id. Junii, Ind XII_. — Il _Reg. I_, 85
+all’Imperatrice: _data in expeditione ad s. Flavianum 17 Kal. Julii
+Ind. XII_. — AMATUS, IV, c. 13: _Et un lieu qui se clame mont Cymino
+fu assemblé lo pape, et Gisolfe prince de Salerne_... Intorno a queste
+cose dell’Italia meridionale vedasi fra altro la Dissertazione di
+G. WEINREICH, _De conditione Italiae inferioris Gregorio VII Pont._,
+Königsberg, 1864, n. II.
+
+[210] Che i padri di Matilde fossero longobardi, lo si apprende
+da documenti (nel BACCHINI e nel FIORENTINI). Da parte del padre
+professava ella diritto longobardico; da parte di suo marito Goffredo
+professava legge salica: _Ego qui supra Matilda Marchionissa professa
+sum ex natione mea legem vivere videor Lantgobardorum, sed nunc modo
+pro parte suprascripti Gottifredi qui fuit viro meo legem vivere videor
+Saligam_ (docum. dell’a. 1079, nel FIORENTINI, app. VII).
+
+[211] Sua madre morì ai 18 Aprile del 1076 in Pisa: in quel Camposanto
+se ne vede il sarcofago, con suvvi un rilievo che rappresenta Ippolito
+e Fedra, e con questa iscrizione:
+
+ _Quamvis peccatrix sum domna vocata Beatrix;_
+ _In tumulo missa iaceo quae comitissa._
+
+ALFREDO REUMONT, _Tavole cronologiche e sincrone della Storia
+Fiorentina_, all’anno 1076. In questo stesso anno Goffredo fu in
+orribil guisa assassinato, e Matilde d’allora in poi governò da sola i
+suoi dominî. Spesso presiedette in persona a’ tribunali, parimente come
+aveva fatto Teofania. I suoi suggelli hanno questa scritta: MATHILDA
+DEI GRATIA SI QUID EST.
+
+[212] BONIZO, p. 811. Anche i Cardinali sapevano rubare per benino.
+L’officiatura settimanale del san Pietro era ripartita fra i Cardinali
+di s. Maria, di s. Crisogono, di s. Cecilia, di s. Anastasia, di s.
+Lorenzo, di s. Marco e dei ss. Martino e Silvestro. Bolle pontificie
+avevano regolato la distribuzione delle offerte che pervenivano
+all’altare di san Pietro. Le oblazioni che ivi si deponevano, non
+fosse altro quelle che si raccoglievano in tempo di Pasqua, erano tanto
+grandi, che alcuni Re avrebbero potuto invidiarne ai preti il reddito.
+Bolle di Vittore II e di Leone IX, nel _Bullarium Vaticanum_, I.
+
+[213] BONIZO, p. 811, e il CARDINAL ARAGON., che copia dal primo. Dei
+Conti di Galeria adesso non si fa più nota.
+
+[214] _Reg. I_, 29 a.
+
+[215] _Melius est nubere, quam uri_ dicevano i Vescovi tedeschi
+coll’Apostolo, e affermavano: _Violenta exactione homines vivere
+cogeret ritu angelorum, et dum consuetum cursum naturae negaret;
+fornicationi frena laxaret_. Chiamavano il Papa _hominem plane
+haereticum et vesani dogmatis_. LAMBERT, _Annal._, a. 1074. In Francia
+e in Ispagna divampava la stessa lotta violenta contro il celibato.
+
+[216] Ancor leggiamo le sue lettere concitate, scritte a quel tempo:
+una a Ugo di Cluny, da Roma, ai 22 Gennaio, _Reg. II_, 49, dove esamina
+lo stato sconfortante del mondo: _Si non sperarem ad meliorem vitam,
+et utilitatem S. E. venire, nullo modo Romae, quam coactus, Deo teste,
+jam a viginti annis inhabitavi, remanerem_. Crederebbesi di udire le
+lamentazioni di Gregorio I. Così anche la lettera indiritta a Beatrice
+ed a Matilde, _18 Kal Nov Ind. XIII_ (_Reg. II_, 9).
+
+[217] _Reg. II_, 51: _Est etiam non longe a nobis provincia quaedam
+opulentissima juxta mare, quam viles et ignavi tenent haeretici, in qua
+unum de filiis tuis, si eum sicut quidam episcopus terrae tuae in animo
+tibi fore nuntiavit, apostolicae aulae militandum dares, cum aliquanta
+multitudine eorum qui sibi fidi milites essent, ducem ac principem et
+defensorem christianitatis fieri optamus. Dat. Romae 8 Kal. Feb. Ind.
+XIII_ (intendeva dire della Sicilia, di Napoli o della Sardegna?)
+
+[218] Gli Atti di questo notevole Sinodo (dai 24 ai 28 Febbraio)
+andarono perduti; il breve sommario di essi (MANSI, XX, 443) non
+fa cenno della questione delle investiture; però di già il PAGI ha
+indicato il decreto che vi è concernente (ad a. 1075), traendolo
+dal _Reg. III_, 10: così giusta quanto dicono UGO FLAVIN., _Chron
+Verdunense_, ad a. 1074, ed ARNULFO, _Hist. Med._, IV, c. 3: _palam
+interdicit Regi jus deinde habere in dandis Episcopatibus; omnesque
+laicas ab Investituris ecclesiarum summovet personas_.
+
+[219] Nel Luglio o nell’Agosto dell’anno 1075. GIULINI, XXVI, 525.
+
+[220] Io ripongo questi fatti all’anno 1074, al tempo del primo Sinodo.
+BONIZONE, p. 814, dice che Cencio ebbe grazia per istanza di Matilde,
+e questa fu presente al primo Concilio. P. BERNRIED, c. 45 e segg., è
+il più diffuso a parlare di Cencio. BENNONE favoleggia che il Romano
+imprigionato fosse sottoposto a orrendi tormenti.
+
+[221] _Promittens eundem Patrem regio conspectui repraesentandum_: P.
+BERNRIED, c. 48.
+
+[222] BERTHOLD, _Annal._, ad a. 1076: _ab altari rapuit, vulneratum
+cepit, et in turrim suam tanquam latronem sacrilegum cum maximo
+ludibrio tractum, et miserabiliter coartatum incarceravit_. Così anche
+BONIZONE, p. 814; LAMBERTO; ARNOLFO, _Gest. Med._, V, c. 6. Se si
+stia a PANDOLFO PISAN. (MURATORI, III, 1, 305), la casa di Cencio era
+situata _in loco qui vocatur Parrioni_; e infatti ancora ne’ tempi
+posteriori ci sarà dato incontrarvi la «Torre di Cencio». P. BERNRIED,
+c. 49, narra nientemeno che si avesse voluto mozzare la testa al Papa:
+_quorum unus educto gladio caput ejus abscindere voluit — percussum
+tamen in fronte_ (a).
+
+(a) L’illustre Autore ci fornì una breve aggiunta a questa nota. (N.
+del T.)
+
+[223] BERTOLDO descrive Cencio nè più nè meno che un brigante di
+qualche romanzo: _gladio super collum illius furialiter stricto,
+torvus, minax, et omnifariam terrificus(!) Thesaurum et firmissima s.
+Petri castella in beneficia sibi extorquere non cessavit ab eo; sed
+omnino non potuit_. Buona assai è la descrizione delle due furiose
+sorelle, e sicuramente conforme a verità. P. BERNRIED, c. 51.
+
+[224] P. BERNRIED colora enfaticamente la predica del Papa. Però tutta
+la cosa sarà andata più per le brevi e con meno commozioni.
+
+[225] P. BERNRIED, c. 52. BERTOLDO: _Noctu urbe fuga lapsus evasit_.
+
+[226] BERTOLDO: _Castellum — ibi contiguum occupavit, ubi — rapinis et
+sanguine victitabat_. Dacchè Gregorio incaricava il Vescovo di Preneste
+di scomunicare Cencio, il castello era forse quello di Preneste stesso.
+Se si creda a LAMBERTO ed a P. BERNRIED i Romani devastarono i beni
+di Cencio, e giustiziarono i suoi partigiani: nove di loro appiccarono
+per la gola davanti al san Pietro. BENNONE perciò ingiuria il Pontefice
+chiamandolo spergiuro; ma ciò sa di ridicolo.
+
+[227] _In mente habeas, quid Sauli post adeptam victoriam — de suo
+triumpho glorianti, et ejusd. prophetae monita non exequenti acciderit,
+et qualiter a Domino reprobatus sit: Reg. III_, 10 (di Roma, agli
+8 Gennaio 1076, o più esattamente agli 8 Dicembre 1075). Gli Ebrei
+insultano sempre al despotismo gerarchico della Chiesa romana, eppure
+del continuo essa altro non fece che torre a prestanza i simboli dal
+loro sacerdozio.
+
+[228] Secondo P. BERNRIED, c. 67, egli vi andò con lettere false
+_sub omnium cardinalium, senatusque, ac populi nomine titulatis — ubi
+etiam continebantur postulatio novi pontificis, et abjectio legitimi
+pastoris_. LAMBERTO, _Annal._, a. 1076: _Deferens secum de vita et
+institutione papae scenicis figmentis consimilem tragediam_ (ossia una
+solenne pasquinata). Sul Concilio di Worms vedasi HUGO FLAVIN., II,
+431.
+
+[229] _H. non usurpatione, sed pia Dei ordinatione Rex Hildebrando
+jam non apostolico, sed falso Monaco._ — La lettera, che io compendio,
+leggesi nel _Cod. Udal._ (ECCARD, II, n. CLXIII), in BRUNONE, _De bello
+Saxon._, n. 66 e segg., e fu spesso stampata anche altrove.
+
+[230] Diceva che soltanto potevano risparmiare la vita di Gregorio:
+_Exsurgite igitur in eum, fidelissimi, et sit primus in fide primus in
+ejus damnaptione_: BRUNO, n. 66. Enrico fe’ nota ai Romani la lettera
+da lui indiritta al Papa, ma compilata diversamente, come in compendio.
+
+[231] _His omnibus Agnes Imp. mater regis intererat, cujus animam
+ipsius gladius damnationis non parum sauciaverat_: BERTOLDO, a. 1076.
+Ella stessa annunciò la scomunica del suo figliuolo, scrivendone ad
+Altmann di Passavia, con brevi parole e senza rivelare qual fosse il
+suo sentimento (HUGO FLAV., _Chron._, II, 435). Ella vi narrava che
+i legati di Enrico erano stati imprigionati dai Romani; ed Enrico
+scriveva ad Annone di Colonia del barbaro trattamento che ne avevano
+ricevuto (URSTISIUS, I, 393).
+
+[232] _Depositio Regis H._, in P. BERNRIED, c. 76. MANSI, XX, n. 467.
+Il Papa dice a san Pietro: _Mihi tua gratia est potestas a Deo data
+ligandi atque solvendi in coelo et in terra — per tuam potestatem et
+auctoritatem, H. regi filio H. Imp., qui contra tuam Ecc. inaudita
+superbia insurrexit, totius regni Teutonicor. et Italiae gubernacula
+contradico, et omnes Christianos a vinculo juramenti, quod sibi fecere
+vel facient, absolvo, et nullus ei sicut regi serviat interdico_...
+
+[233] HUGO FLAV., _Chron._, II, 437: _Prae admiratione se ipsos
+non capiebant, impossibile hoc esse proclamabant_. BONIZO, p. 815:
+_Postquam de banno regis ad aures personuit vulgi, universus noster
+Romanus orbis tremuit_. Il celebre vescovo OTTONE DI FRISINGA,
+_Chron._, VI, c. 35, dice: _Lego et relego Romanor. Regum et
+Imperatorum gesta, et nusquam invenio quemquam eorum ante hunc a Romano
+Pontifice excommunicatum, vel regno privatum_. Gregorio medesimo,
+scrivendo ai Tedeschi, analizzò il suo diritto di scomunicare il Re
+(BERNRIED, c. 78). Lettera di lui a tutti i fedeli, nel _Reg. III_, 6.
+Vedi anche il _Reg. VIII_, 21.
+
+[234] _Dictatus papae_ (oggi direbbesi _Syllabus_) nel BARONIO,
+ad a. 1076, e altrove stampato spesse volte; _Reg. II_, 55 a. Vi
+si confronti quello che il VOIGT (_Ildebrando_ ecc., p. 172) ha
+raccolto dalle lettere del Papa. Noto di buon grado che la descrizione
+dell’epoca di Gregorio VII, data dal PLANK (_Costituzione della
+società cristiano-ecclesiastica_, IV, 1), mi sembra essere quanto di
+più eccellente possediamo intorno a quest’argomento. Dopo di lui, il
+GIESEBRECHT (nel Vol. III della sua _Storia dell’Impero germanico_)
+ha con ottima critica illustrato nuovamente questa stessa epoca, con
+quella dovizia di documenti e di scienza ond’egli poteva disporre.
+
+[235] Il FLOTO ha analizzato egregiamente queste condizioni di Enrico
+IV.
+
+[236] P. BERNREID, c. 81, descrive l’irritazione che nell’universale
+si aveva contro Gregorio, il quale giungeva a dire: _Ut pro eo
+precibus intercedentes, omnes quidem insolitam nostrae mentis duritiam
+mirarentur, nonnulli vero in nobis non apostolicae severitatis
+gravitatem, sed quasi tyrannicae feritatis crudelitatem esse clamarent:
+Reg. IV_, 12, lettera ai Tedeschi, cui dice in aria di trionfo: _Rex
+humiliatus ad poenitentiam_.
+
+[237] _Subditus Romano Pontifici semper, dictoque obtemperans foret_:
+LAMBERTO, il quale, da frate qual è, non isvela pur un briciolo di
+indignazione patriottica.
+
+[238] LAMBERTO descrive vivacemente lo stato degli animi in Lombardia.
+Malauguratamente questa egregia fonte storica cessa coll’anno 1077.
+
+[239] Cencio è una di quelle persone caratteristiche di cospiratori,
+che sempre ricompajono nella storia d’Italia. Della sua fine dice
+BERTOLDO, ad a. 1077: _Rege non viso et insalutato, in puncto
+celerrimus descendit ad inferna_. Però BONIZONE narra che il Re lo
+ricevette di nottetempo: _Cencius amara morte mortuus est, cujus funus
+Guibertus cum aliis excommunicatis mirabili pompa celebravit_.
+
+[240] BONIZO, p. 817: _Per insidiam Stephani fratris Cencii — occisus
+est_, e precisamente pochi dì prima che Gregorio tornasse a Roma
+(nel Settembre). P. BERNRIED, c. 92: _Occisus est ab apparitoribus
+Henricianae persecutionis_; e BERTOLDO diffusamente narra della sua
+morte, delle sue virtù, delle esequie che ebbe, e de’ miracoli che
+fece.
+
+[241] BERTOLDO: _In medio ipsius paradysi — devotissime est tumbae
+marmoreae impositus_. Quest’è il _Sepulcrum Prefecti_ di cui parlano i
+_Mirabilia_, e che erroneamente fu tolto per il sepolcro di Ottone II.
+La _Graphia: Cujus coopertorium_ (cioè il coperchio di porfido della
+tomba di Adriano) _in paradiso b. Petri super sepulcrum prefecti_: così
+scrive eziandio PIETRO MALLIO.
+
+[242] La iscrizione che, stando a MAFFEO VEGIO, avrebbe appartenuto al
+sepolcro dell’Imperatrice (non lo si trova più), leggesi nel BARONIO,
+ad a. 1077, ma non può aver appartenuto a quel tempo.
+
+[243] Vedi il FLOTO, II, 137 e 138: legati pontificî furono presenti
+all’elezione dell’Antirè, e si maneggiarono eziandio affinchè fosse
+riconosciuto per tale nell’Impero.
+
+[244] _Quotquot enim Latini (laici) sunt, omnes causam Heinrici,
+praeter admodum paucos laudant ac defendunt_: così Gregorio medesimo
+ai Tedeschi, a. 1078, _Reg. VII_, 3; e nell’anno 1081: _cui ferme omnes
+Italici favent: Reg. IX_, 3.
+
+[245] AMATO descrive Gisulfo come se fosse stato un secondo Nerone.
+_Et lo pape qui amoit Gisolfe sur touz les autres seignors, pourceque
+Gisolfe amoit tant lo pape et lui estoit tant obédient_ (VIII, c. 7).
+
+[246] LEONE DI OSTIA, III, 45. ROMUALDO, a. 1075 (è un errore, sì
+come è errata la cronologia degli _Annal. Benev._). Ancora nel Maggio
+dell’anno 1077, alcuni documenti sono denotati coll’epoca di Gisulfo
+(MARIA DE BLASIO, _Serie Principum — Salerni_, app., n. VIII). Il
+principato di Salerno incominciò con Siconolfo nell’anno 840, e
+finì con Gisulfo ai 16 Dicembre 1077. AMATO descrive il modo onde il
+fuggitivo fu ricevuto dal Papa: _Lo rechut come amor de père et monstra
+à li Romain et toute manière de gent coment lui vouloit bien, et lo
+fist prince de toutes les choses dell’Eglise, et lui comist tout son
+secret et tout son conseill, et disponist les toutes de l’Eglise les
+choses à soe libéralité et volonté_ (VIII, c. 30). Il DE BLASIO dubita
+tuttavia del rettorato di Gisulfo, poichè nell’anno 1088 si torna a
+trovare questo Principe da duce di Amalfi (p. 117).
+
+[247] Vedansi i molti documenti raccolti nel DE BLASIO, nei _Monum.
+Regii Archiv. Neap._, ed a Monte Cassino. I nomi longobardi nella
+Sabina, nelle Umbrie e nella Tuscia, tal quali li conserva il _Reg.
+Farfense_ del secolo undecimo e del duodecimo, tornano a contenere
+qualche particolarità loro propria.
+
+[248] Il BACCHINI, _Istoria di S. Ben. di Polirone_, p. 5, chiama la
+razza de’ Longobardi «il sangue più nobile dell’Italia, il seminario
+delle case più illustri quindi originate». Le maggiori famiglie
+d’Italia derivano da’ Longobardi e da’ Tedeschi immigrati più tardi.
+Sulla durata di famiglie longobardiche nel reame di Napoli, vedasi
+il GIANNONE, X, c. 3. È cosa notevole che oggidì ancora perdurino in
+Sicilia quattro delle colonie longobarde ivi trapiantate da Roberto e
+da Rogero; sono Piazza, Nicosia, san Fratello e Aidone, e nel dialetto,
+che è ancora tutto ad esse speciale, dicono: _Parduoma à dumbard_
+(lombardo). Vedasi LIONARDO VIGO, _Canti popolari siciliani_, Catania,
+1857, p. 47.
+
+[249] Sinodo di Marzo del 1078: _Excommunicamus omnes Northmannos,
+qui invadere terram s. Petri laborant, videlicet Marciam Firmanam,
+Ducatum Spoletanum, et eos qui Beneventum obsident, et qui invadere
+et depraedari nituntur Campaniam, et Maritima, atque Sabinos, nec non
+et qui tentant Urbem Romanam confundere_. Similmente nel Sinodo di
+Marzo del 1080, dove vi si aggiunge eziandio il _comitatus tiburtinus_
+(PANDOLFO PISANO, p. 310). Il lungo registro degli scomunicati da
+Gregorio è repugnante a leggersi. Del continuo malediva uomini nel
+corpo e nell’anima: _Et non solum in spiritu, verum etiam in corpore,
+et omni prosperitate hujus vitae apostolica potestate innodamus_; così
+sonava la formola. Tutto il mondo coperse egli di maledizione, chè
+uno scomunicato doveva scansarsi come un appestato. Perciò dovette
+promulgare statuizioni più miti; si eccettuarono donne, fanciulli,
+schiavi, servitori; ed ai pellegrini fu concesso di comperare viveri
+nelle terre di scomunicati. Quel tempo ha per noi, uomini di oggidì,
+qualche cosa di strano, come se leggessimo di cose egiziane.
+
+[250] Ai 29 di Giugno è dato il giuramento (in ALBINO, in CENCIO,
+nel MANSI, XX. 313): _Ego Robertus, Dei gr. et s. Petri, Apuliae et
+Calabriae, et Siciliae Dux, ab hac hora et deinceps ero fidelis S.
+R. E. et Ap. Sedi... actum Ciprani III Kal. Julii_. E la investitura:
+_Ego G. Papa investio te, Roberte Dux, de terra quam tibi concesserunt
+antecessores mei sanct. mem. Nicolaus et Alexander. De illa autem
+terra, quam injuste tenes, sicut est Salernus, et Amalphia, et pars
+marchiae Firmanae, nunc te patienter sustineo... Actum ut supra_.
+Roberto promise un censo di dodici denari per ogni paio di buoi del suo
+dominio.
+
+[251] Fin l’indirizzo della lettera fa capire qual fosse lo spirito
+del Re: _Excellentissimo S. E. Pastori Gregorio, gratia Dei Anglorum
+Rex et Dux Northmannorum Willelmus salutem cum amicitia_. Sulla
+fine: _Fidelitatem facere nolui, nec volo: quia nec ego promisi nec
+antecessores meos antecessoribus tuis id fecisse comperio_. Leggasi nel
+THIERRY (_Histoire de la conquête de l’Angleterre par les Normands_,
+II, 279 segg., 4 ed.) delle cabale di Roma, e in qual modo l’interesse
+personale de’ Papi si comportò colla legittimità dei Re anglo-sassoni.
+
+[252] Vedasi lo STENZEL, I, 431, e la esposizione moderata e chiara
+ch’ei ne dà nel Capitolo successivo; e vedasi in ispecialità il
+GIESEBRECHT., III, 480 e segg. Il secondo anatema pronunciato contro di
+Enrico, è riferito da P. BERNRIED, c. 107, e da HUGO FLAVIN., _Chron._,
+II, 451. — MANZI, XX, 534. La scritta posta all’ingiro della corona
+mandata a Rodolfo (_Petra dedit Petro, Petrus diadema Rodulpho_) è
+cognita a SIGBERTO, ad a. 1077.
+
+[253] La lettera di sfida che l’assemblea di Magonza indirisse al Papa,
+è registrata nel _Cod. Udalrici_, n. 162.
+
+[254] Dell’elezione di Guiberto parla la _Vita Anselmi Ep. Lucensis_,
+c. 19 (_Mon. Germ_., XIV), cavata quasi parola per parola da BONIZONE,
+p. 817. WIDO FERRAR. lo loda, dicendolo _virum nobilem non moribus
+minus quam genere_. Anche DONIZONE lo chiama _doctus, sapiens et
+nobilis ortus._ Il decreto di deposizione pronunciato a Bressanone
+(_Cod. Udal._ I, 164) ripete contro a Gregorio le puerili accuse che
+fosse un mago e che avesse assassinato i suoi predecessori. Dopo
+l’elezione, Enrico adorò Guiberto, e il cardinale BARONIO ne dice
+malignamente: _Adoratur bestia_.
+
+[255] Rodolfo morendo sollevò il moncherino del suo braccio, e sclamò:
+_ecce haec est manus, qua domino meo Henrico fidem sacramento firmavi_
+(EKKEHARDI _Chron._, a. 1080). Io stetti presso al monumento dello
+sventurato Antirè nel duomo di Merseburg, e colà ne vidi l’ossea mano,
+orrenda, nera.
+
+[256] BONIZO, _ad Am._, p. 818: _In vigilia Pentecostes in prato
+Neronis castra metatus est_. Enrico indirizzò ai Romani un manifesto,
+che fu stampato dal GIESEBRECHT, III, n. 14, in appendice.
+
+[257] _Fecit novam Romam ex tentoriis_, dice BENZONE, che torna a
+venire a galla (lib. VI) ... _creavit novos centuriones, tribunos ac
+senatores, praefectum et nomenclatorem, aliasq. dignitates, secundum
+antiquum morem_. Nessun documento fa cenno di centurioni e di tribuni;
+non sono che concettini di BENZONE.
+
+[258] ANNA COMNENA, figlia di Alessio e di Irene (_Alexiad._, III, 93)
+narra di questi negoziati, e registra la lettera scritta da suo padre
+ad Enrico.
+
+[259] Gli istromenti raccolti nel _Reg. Farf._, da dopo il 1080, non
+sono segnati nella data coll’epoca di Gregorio VII; talvolta vi è
+detto: _Regnante henrico rege. — Chr. Farf._, p. 616. Più tardi Enrico
+promulgò, a favore di Farfa, un Diploma assai completo, _datum A.
+MLXXXIV; Chron. Farf._, p. 605. — Le ceremonie pel ricevimento di un
+Imperatore sono specialmente determinate nell’_Ordo Farf._ (_Cod. Vat.
+6808_).
+
+[260] DONIZO, _Vita Math._, II, v. 268 sq. e v. 300:
+
+ _Mittere cui gratis crebro solet in Lateranis_
+ _Xenia multa nimis; quam papa pie benedicit_
+ _Bis centum libras domus argenti canusina_
+ _Tunc misit papae: quam debet papa beare._
+
+[261] _Henricus rex — Romam tendens, castra posuit ubi et prius, ad
+occidentalem partem castelli s. Petri_: EKKEHARDI, _Chron._, ad a.
+1083.
+
+[262] _Dux hoc anticipans, direxit plus quam 30,000 solidorum Romanis,
+quatenus sibi eos papaeque reconciliaret, quod et factum est_: LUPUS
+PROTOSPATA; e, stando a lui, tutto questo avveniva prima che si
+prendesse la città Leonina.
+
+[263] LANDULFO, _Hist. Mediol._, IV, 2; e dice che Enrico aveva preso
+ad abitare _in palatio Caesariano_, ossia in vicinanza al san Pietro.
+
+[264] Nel modo più deciso lo afferma EKKEHARDO, _Chron._, ad a. 1083:
+_Captaque est urbi 4 non. Junii, feria 6 ante octavam pentecostes_. Gli
+_Annal. Benevent.: Cepit porticum s. Petri 3 die m. Junii_. Gli _Annal.
+Cavenses: Porticum s. P. per vim cepit, et ex magna parte destruxit_; e
+così la _Cronica_ di M. Cassino. BENZONE (VI, 6) si stropiccia le mani,
+parlando della fuga di Gregorio, che nel suo gergo triviale chiama coi
+nomi di _Stercutius_ e di _Stercorentius_:
+
+ _Devolavit moriturus ad Crescentis jugulum,_
+ _Quod indigne appellant Adriani tumulum._
+
+Benzone fa l’arlecchino, e dà maggior rilevanza alla grandezza di
+Gregorio. — Dalla caduta della città Leonina Enrico segnò la data di
+una carta indiritta a Liemaro di Brema: _X Kal. Julii ann. D. Incarn.
+MLXXXIII Ind. V ann. autem ordinat. D. Heinrici IV Regis XXIX regni
+XXVII actum Romae post urbem captam, feliciter. Amen_ (nel LINDENBROG,
+_Scriptor. Rer. Germ._, I, 144). L’espressione _urbem captam_ non è
+certamente acconcia. Un documento per Farfa: _XVII Kal. Jun. A. D. Inc.
+MLXXXIII Ind. V A. aut. ordin. D. H. IV regis XXVIIII Regni XXVII actum
+rome feliciter_ (nel _Cod. Farf._, n. 1099).
+
+[265] ANNA COMNENA, V, 130. I Greci appellavano pur sempre l’Italia
+meridionale con nome di Λογγεβαρδία.
+
+[266] Però egli minacciò di scomunica tutti quelli che farebbero causa
+loro la causa del Re. Così interpreto io quello che dice il _Chron.
+Casin._, III, 49: _Hoc ubi Gregorio Papae nuntiatum est_ (cioè le
+trattative fra’ Normanni e Desiderio), _Imperatorem cum suis fautoribus
+ab Ecclesiae communione separavit_.
+
+[267] Questo trattato è registrato in BERNOLDO, e in EKKEHARDO, ad
+a. 1083. Del luogo e dei mediatori pontificî è detto nella nota al
+_Chron._ HUGONIS, _Mon. Germ._, X, 460.
+
+[268] _Tibi dicimus, rex Henrice, quia nos infra terminum illum, quem
+tecum ponemus ad 15 dies postquam Romam veneris faciemus te coronare
+papam Gregorium si vivus est, vel si forte de Roma non fugerit_...
+HUGO, _Chron._, ibid.
+
+[269] BERNOLDO: _Juxta s. Petrum quemdam monticulum nomine Palaceolum
+incastellavit_. Anche LUPO sa di quel castello. Del Palaciolo fa parola
+la Bolla di Leone IX dei 20 Marzo 1053, appresso ai _Burgura Frisonorum
+et Saxonorum: Bullar. Vatican._, I, 25.
+
+[270] _Greg. Ep. Serv. Servor. Dei clericis et laicis qui non tenentur
+excommunicatione... Reg. IX_, 28; VIII, 51 nel JAFFÉ, dal BARONIO
+riferita erroneamente all’anno 1082. BERNOLDO, ad a. 1083, dice: _Papa
+omnes religiosos Episcopos et Abbates ad synodum literis suis vocavit_.
+
+[271] BERNOLDO: _Unde Romani mandaverunt Heinrico, ut veniret ad
+accipiendam coronam cum justitia, si vellet; sin autem, de castello S.
+Angeli per virgam sibi dimissam a papa reciperet_.
+
+[272] BERNOLDO, ad a. 1084, narra che causa della defezione di Roma
+fu l’oro bizantino: _H. acceptam pecuniam non in procinctum supra
+Roubertum, quod juramento promisit, sed ad conciliandum sibi vulgus
+Romanum expendit, cujus adjutoria Lateranense palatium feria V ante
+palmas cum suo Ravennate Guiberto intravit_. Soltanto pochi degli
+ottimati avrebbero disertato la fede del Papa; tutti gli altri gli
+avrebbero dato quaranta ostaggi. Anche la _Vita Anselmi Lucensis Ep._,
+c. 22, dice: _permanserunt quoque nec corrupti nec decepti aut devicti
+nobiliores quidam Romani_. Gli _Annales Parchenses_ (_M. Germ._, XVI):
+_R. Urbis Senatus et populus cum tota fere R. aecclesia Imperatori
+ejusq. pontifici manus tradunt_; locchè è esagerato come questo detto
+di EKKEHARDO: _Papam unanimiter abdicarunt_. Se si stia ad EKKEHARDO,
+ad a. 1084, i messaggieri romani andarono ad Enrico veramente nelle
+Puglie, e ANNA COMNENA, V, p. 132, dice: ἤδη τὴν Λογγεβαρδίκν ἠπείγετο.
+
+[273] GAUFRID. MALATERRA, _Hist. sicula_, III, c. 38. _Reprehensio
+Romanorum_:
+
+ _Roma quondam bellipotens toto orbe florida_ — —
+ _In te cuncta prava vigent, luxus, avaritia,_
+ _Fides nulla, nullus ordo, pestis simoniaca_
+ _Gravat omnes fines suos, cuncta sunt venalia_ —
+ _Non sufficit Papa unus, binis gaudes infulis;_
+ _Cum dat ipse, pulsas illum, hoc cessante revocas._
+ _Illo istum minitaris, sic imples marsupias etc._
+
+[274] La lettera manca di data (_Gesta Treveror., M. Germ._, X, 815):
+_Romam in die S. Benedicti intravimus_. È scritta omai dopo la ritirata
+da Roma, ma Enrico tace dell’entrata dei Normani. Erroneamente lo
+STENZEL (I, 486) la riferisce all’anno 1083. Il SUDENDORF (_Registr._,
+Vol. I, 55, n. XVII) riporta un carme che si compose sulla presa di
+Roma, ma è privo affatto di valore.
+
+[275] _Papa autem in castellum S. Angeli se recepit, omnesq. Tiberinos
+pontes et firmiores Romanor. munitiones in sua obtinuit potestate_:
+BERNOLD., a. 1084. — Il PAGI, il MURATORI ed altri interpretano
+erroneamente questo passo, quasi che Enrico, e non il Papa, avesse in
+suo potere queste fortezze.
+
+[276] Enrico al Vescovo di Verdun: _Nosque a papa Clemente ordinatum et
+consensu omnium Romanor. consecratum in die s. paschae in imp. totius
+populi Romani exultatione. — Chron._ SIEGBERTI: _H. rex patricius
+Romanor. constituitur_; e parimenti gli _Annal. Parchenses_.
+
+[277] Così subito ai 29 Aprile 1084, _Reg. Farfa_, n. 1098: più tardi
+un documento da santa Maria in Campo Marzo, dei 7 Giugno 1086: _A. II
+Clementis III Ind. IX_ (_Mscr. Vat. 7931_, pag. 99). Clemente elesse
+Ugo Candido a cardinale vescovo di Preneste.
+
+[278] Una Bolla di Eugenio III, dei 18 Marzo 1145, si esprime così:
+_Locamus trullum unum in integr. quod dicitur Septisolia_. Il disegno
+del monumento, quale era poco prima che Sisto V lo facesse demolire, si
+contiene nel GAMUCCI, _Antichità di Roma_, fol. 81.
+
+[279] _Septisolia in quibus Rusticus nepos praedicti Pontificis
+considebat, obsidere cum multis machinamentis obtentavit, de quibus
+quam plurimas columnas subvertit_: PAND. PISAN., p. 313.
+
+[280] _Rex Capitolium ascendit, domos omnes Corsorum subvertit_: PAND.
+PISAN. Alcune famiglie romane portavano nome di nazioni; tali erano i
+Sassi, i Franchi, i Saraceni, che leggonsi in carte dei secoli decimo
+ed undecimo. Oggidì ancora sonvi in Roma popolani chiamati Corsi.
+
+[281] Notevole è la carta data dal Campidoglio ai 29 Aprile 1084, in
+cui il conte Sasso di Civitavecchia cede a Farfa la metà di questa
+città. _Ann. D. prop. Pontif. D. Clementis summi Pont. et univers. Pp.
+I. Et imperante D. Heinrico a D. coronato summo Imp. ann. I Imperii
+ejus m. April. d. XXIX Ind. VII._ Vi si sottoscrivono Conti palatini
+imperiali: _Ego Guillielmus judex s. Palatii. Ego Johannes judex.
+Seniorictus jud. dom. Imps. Ego Britto jud. Caro Urbanae causidicus
+prefecturae quia interfui subscripsi. Ego Cencius urbis causidicus hoc
+transactionis instrumentum confirmo_. Di uomini della nobiltà: _Sign.
+manus Sarramcini a s. Eustatio testis. Sign. m. Carbonis de Gregorio
+Latro. Astaldi filius Astaldi. Gregorii. Adulterini. Horrigeni a s.
+Eustathio. Actum Civitate Romana apud Capitolium_ (_Reg. Farfa_, n.
+1098).
+
+[282] Il CARD. ARAG., p. 313, dice perfino: _Ad obsidionem Castri
+Crescentii universos Romanos conduxit_, locchè è ricavato parola per
+parola da BONIZONE.
+
+[283] LANDOLFO, _Hist. Med., III_, c. 33: _Gente coadunata immensa et
+Saracenis omnibus, quos habere potuit_. GUILL. APULUS (IV, 271) novera
+6000 cavalieri e 30,000 pedoni. WIDO (c. 20): _30 millia bellatorum_.
+
+[284] CARD. ARAG., p. 313: _Domo Capitolina, et Leoniana civitate
+destructa, vale faciens Romanis, cum eodem Guiberto non sine multo
+rubore aufugit_; e così narrano AMALR., AUGER., PTOLOM. LUCENSIS e
+il DANDOLO, venuti più tardi, che attinsero tutti da BONIZONE — P.
+BERNRIED nulla dice della lotta sostenuta da Enrico per impadronirsi di
+Roma, nulla di Matilde, che nomina una sola volta, nulla del Guiscardo:
+se non fosse poi stato il Biografo di Gregorio! — PIETRO DIACONO, III,
+c. 53, racconta che Enrico andò a Civita Castellana. La _Chronique de_
+ROBERT VISCART, II, c. 6: _Et puiz que li empéreor de Rome sot sanz
+doute que venoit lo duc, pour la fausseté de li Romain, qui jamoiz non
+sont ferme à lor signor — ot grant paor et se parti de Rome_. — La data
+della partenza è notata dagli _Annal. Cavenses_ e dal _Chron. Fossae
+Novae_, che si copiano a vicenda: _H. rex a Romanis intromissus Romam
+12 Kal. Aprilis, et stetit usque 12 Kal. Junii. Et venit Robertus dux_.
+— Ai 23 di Maggio è data una carta pel duomo di Pisa, da Sutri: BÖHMER,
+n 1908.
+
+[285] MALATERRA, III, c. 37: _Ante portam qua via Tusculana porrigitur,
+juxta aquaeductum castra metatur, ubi triduo commoratur_. — WIDO
+FERRAR., c. 20: _castra metatus foris muros urbis prope Lateranense
+palatium in loco qui dicitur ad Arcus_.
+
+[286] WIDO denota la _P. Pintiana_; PAND. PISANO nomina, e GAUFRIDO
+intende quella _Flaminia_, poichè egli fa che l’esercito attenda vicino
+a un ponte (P. Molle). — Il MONTFAUCON, _Diar. It._, p. 336, riferisce
+la glossa di un Codice di Grotta Ferrata: _Ann. Christi 1084 Ind. VII
+m. Maji 29 Feria III hora III ingressus Dux Romam, ipsam depopulavit_.
+Per lo contrario una glossa marginale apposta alla _Cronica pontificia_
+di CENCIO (_Cod. Riccardian._, fol. LVII) dice: _Normanni intraverunt
+Romam m. Madii d. XXVIII_, locchè meglio s’accorda con GAUFRIDO. La
+_Cronique de_ R. VISCART, c. 27, ha questo solo: _et quant li Thodesque
+s’en furent fouy, li duc rompi le mur par force et entra en Rome,
+et contre la volonté de li Romain o grant hardiesse traisi lo pape
+Gregoire de la tor de Crescience_.
+
+[287] _Multa millia Romanor. vendidit ut Judaeos, quosdam vero captivos
+duxit usq. Calabriam_, dice BONIZONE, contemporaneo e partigiano
+di Gregorio (p. 818). — _Mulieres conjugatas et simplices, vinctis
+post tergum manibus, violenter prius oppressas ad tabernacula adduci
+praecepit_: WIDO, c. 20. PAND. PISAN.: _vendens plurimos etc._
+
+[288] WIDO dice che si era pentito _quod tantis urbem affecisset
+injuriis, primum simulans emendationem_: anche il normanno GAUFRIDO,
+che tace di quegli orrori, si commove della ignominia di Roma (III, c.
+38):
+
+ _Ni cessassent bonae artis in te prima studia_
+ _Nulli regi de te cessisset victoria,_
+ _Miles quidem est Normannus, qui te victam superat._
+
+[289] Fu solo ORDERICO VITALE, nel secolo duodecimo, a raccontare che
+il Guiscardo voleva distruggere da capo a fondo Roma venale, ma che il
+Papa, gettandosi a’ suoi piedi, lo rimoveva da quel proposito: _Hist.
+Eccl._, lib. VII, 643.
+
+[290] Ildeberto fu a Roma intorno all’anno 1106. La elegia è riportata
+nel BEAUGENDRE, _Op. Hildeb._, col. 1334. GUGL. MALMSB. la riferisce
+(_De gestis Anglor._, III, 134), e vi aggiunge questa considerazione:
+_Roma, quae quondam domina orbis terrarum, nunc ad comparationem
+antiquitatis videtur oppidum exiguum_. Indi fa susseguire un compendio
+dei _Mirabilia_ della Città.
+
+[291]
+
+ _Vix scio, quae fuerim, vix Romae Roma recordor;_
+ _Vix sinit occasus vel meminisse mei._
+
+Idee da poeta vero; ma nel suo terzo carme esclama:
+
+ _Roma nocens, manifesta docens exempla nocendi,_
+ _Scylla rapax, puteusque capax, avidusque tenendi._
+
+[292] Quasi tutti i monumenti considerevoli erano ridotti allora a
+luoghi muniti. Nel decreto di destituzione, dato da Bressanone, si
+parla degli archi di trionfo, mettendoli a mazzo colle torri: _portas
+Romanae urbis et pontes, turres, ac triumphales arcus, armatorum cuneis
+munivit_ (_Cod. Udalrici_, 164).
+
+[293] Ancora a’ tempi di Leone IX e di Alessandro II Roma era stata
+desolata da incendî; ne danno notizia i _Cataloghi_ che trovansi in
+CENCIO. Sotto di Leone IX, _magna pars urbis cremata est in festo s.
+Eustachii_. Al tempo di Alessandro II _fuit incendium a parione usque
+ad s. Felicem in pincis_.
+
+[294] PAND. PISAN., p. 313: _totam regionem illam, in qua eccles. S.
+Silvestri et S. Laurentii in Lucina sitae sunt, penitus destruxit et
+fere ad nichilum redegit._
+
+[295] Stando a PANDOLFO PISAN., p. 313, andarono incendiate le
+regioni _circa Lateranum et Coliseum_; secondo ROMUALDO, bruciò dal
+Laterano fino al castel Sant’Angelo: se si creda a BONIZONE divampò
+l’incendio in quasi tutte le regioni: quanto a GOTFRIEDO (_Panteon_)
+ei dice che arse una parte di Roma: _hinc Lateranensis porta perusta
+sonat_. GUGLIELMO APULO parla soltanto di alcuni edificî; LUPO tace. —
+GAUFRIDO: _Dux ignem exclamans, urbe accensa... urbs maxima ex parte
+incendio, vento admixto accrescente, consumitur_. — L’_Anon. Hist.
+Sicul._ (MURAT., VIII, 772): _civitate in magna sua parte collisa_. —
+PETR. DIACON., III, c. 53: _Ex consilio Cencii Romanor. consulis ignem
+in Urbem imisit_; e questo sarebbe avvenuto in vicinanza dei Quattro
+Coronati. — La _Chron. de_ ROB. VISCART, c. 7: _une grant part de
+la cité fu arse, et puiz mandèrent pour paiz à lo duc_. — LANDOLFO,
+_Hist. Med._, III, c. 33, dice tre parti della Città essersi bruciate.
+BERNOLDO e WIDO: _maximam urbis partem incendit_.
+
+[296] FLAV. BLONDUS, _Hist. Decad._ II, lib. III, 204: _Ea nos et alia
+Henrici temporibus gesta considerantes, conjicimus urbem Romam — tunc
+primum ad hanc quae nostris inest temporibus rerum exiguitatem esse
+perductam_.
+
+[297] Dice ALFANO, nel suo poema sull’edificazione di Monte Cassino:
+
+ _Hic tamen haud facile_
+ _Ducta labore vel arte rudi_
+ _Omnis ab urbe columna fuit._
+
+La _urbs_ è Roma, poichè LEONE DI OSTIA (III, 28) dice espressamente
+che Desiderio comperò in Roma _columnas, bases ac lilia_ (ossiano
+capitelli), _nec non et diversorum colorum marmora_. Questi materiali
+furono trasportati per barca sul Tevere.
+
+[298] Assai chiaramente lo dice HUGO, _Chron._, II, 462: _At quia
+Normannorum insatiabilitas urbe capta et praedae data multa mala
+perpetraverat, nobilium Romanor. filias stuprando — nullumq. modum —
+in rapina, crudelitate, direptione habentes_: perciò il Papa impaurito
+andava a Salerno.
+
+[299] Secondo WIDO, Roberto assaltò Tivoli, _maxime ob injuriam
+Clementis apostolici, qui tunc temporis morabatur in illa_: di questo
+si deve per certo dubitare, quantunque ROMUALDO accetti il fatto. Più
+esattamente dice BERNOLDO, a. 1084, senza far menzione di Tivoli: _Ipse
+ad recuperandam terram s. Petri cum papa Gregorio de Roma exercitum
+promovit, iterum Romam in festivitate s. Petri reversurus etc._
+
+[300] _Dilexi justitiam, et odivi iniquitatem, propterea morior in
+exilio._
+
+[301] Il suo terribile grido di battaglia contro la tirannide secolare
+(in luogo di cui egli avrebbe posto la tirannide sacerdotale) diceva:
+_maledictus homo, qui prohibet gladium suum a sanguine_, e rivela la
+sua indole inflessibile. In una cerchia minore fu questo il grido dei
+Giacobini e di Robespierre.
+
+[302] Vicario di Dio, potrebbesi dire «Vicedio», come veramente
+appellaronsi i Papi. Così in una solitaria chiesa, che è presso a
+Guadagnolo e chiamasi Mentorella, less’io, sotto di un quadro che
+rappresenta il battesimo di Costantino imperatore, questi versi:
+
+ con l’acque battesimal il Vicedio
+ lava l’imperator el rende pio.
+
+[303] _Il faut le dire, le vice radical des relations de l’Eglise avec
+les peuples, c’est la séparation des gouvernants et des gouvernés,
+la non-influence des gouvernés sur leur gouvernement, l’indépendence
+du clergé chrétien à l’égard des fidèles_: GUIZOT, _Civilisation en
+Europe_, VI leçon, p. 52.
+
+[304] Anche il cadavere di Gregorio VII rimase in esilio a Salerno.
+Roma non ha di lui monumento alcuno; egli nulla edificò. Quando fu
+rettore del san Paolo ne restaurò la basilica, e Pantaleone di Amalfi
+la ornò di porte che furono fuse a Bisanzio. L’incendio dell’anno 1823
+distrusse questo monumento del tempo di Gregorio, il cui disegno si
+trova nell’Agincourt. Del resto io vidi gli avanzi di queste porte
+raccolti in due casse di legno nel chiostro del san Paolo; le figure
+ivi incise e le iscrizioni si mantengono illese, ma manca il niello in
+metallo, non già a cagione dell’incendio, ma dell’avidità depredatrice
+dei Romani, venuti dopo il tempo normanno. Ogni iscrizione che ancora
+ci si conservi dell’età di Gregorio VII è oggidì preziosa. Una dopo
+l’altra ho frugato per tutte le chiese di Roma, ma, che parli di
+Gregorio VII, trovai una sola pietra in santa Pudenziana, murata nella
+parete di una cappella. Vi è detto:
+
+ _Tempore Gregorii Septeni Praesulis Almi_
+ _Presbiter Eximius Praeclarus Vir Benedictus_
+ _Moribus Ecclesiam Renovavit Funditus Istam_...
+
+[305] Roberto fu sepolto a Venosa, dove si scrissero questi superbi
+distici sul suo sepolcro:
+
+ _Hic terror mundi Guiscardus. Hic expulit urbe_
+ _Quem Ligures, Regem, Roma, Alemannus habent._
+ _Partus, Arabs, Macedumque phalanx non texit, Alexim,_
+ _At fuga; sed Venetum nec fuga, nec pelagus._
+
+[306] Questo console Cencio, cui le Croniche non hanno aggiunto il nome
+famigliare, era, senza alcun dubbio, Cencio Frangipane.
+
+[307] _Cappam quidem rubeam induit, alba vero induere eum numquam
+potuerunt._ La descrizione che ne dà PIETRO DIACONO, III, c. 66, è
+vivace e drammatica.
+
+[308] PETR. DIACON., III, c. 66, 67. Del Prefetto dice: _Die noctuque
+cum aliquantis aere iniquo conductis in Capitolium contra eumdem
+electum conveniens, persecutiones ei maximas intulit_.
+
+[309] HUGO FLAV. (II, 466) descrive Desiderio per un raggiratore; dice
+che si facesse eleggere colla violenza, che censurasse le opere di
+Gregorio, e si gloriasse di aver procurato ad Enrico la coronazione.
+Vedasi la veemente lettera che Ugo di Lione scriveva a Matilde (HUGO,
+_Chron._, II, 466). Egli e l’Abate di Marsiglia furono scomunicati da
+Desiderio: deplorevoli discordie sorte dopo morto Gregorio.
+
+[310] Secondo la _Cronica di M. Cassino_, ei morì ai _XVI Kal. Octobr._
+Il suo epigramma dice:
+
+ _Quis fuerim, vel quid, qualis, quantusque doceri_
+ _Si quis forte velit, aurea scripta docent._
+ _Stirps mihi magnatum, Beneventus patria, nomen_
+ _Est Desiderius, tuque Casine decus_...
+
+Vedansi i miei _Sepolcri dei Pontefici romani_. Della vita e
+dell’operosità di Desiderio tratta diffusamente F. HIRSCH, _Desiderio
+di M. Cassino da papa Vittore III_ (Vol. VII degli _Studî di storia
+tedesca_, 1867).
+
+[311] _Ex urbe vero Rom. — — Benedictus praefectus universor.
+laicor. fidelium consensum unanimem attulerunt_: PETR. DIACON., IV,
+c. 2. Vi avevano antiprefetti, al paro di antipapi. Nell’anno 1080
+trovasi ancora Pietro prefetto imperiale (_Reg. Farfa_, n. 1134). Il
+CONTELORIO, le cui inesattezze spesse volte ho potuto correggere, si
+crea nell’anno 1099 il prefetto _Petrus de Vico_, oppure trae in iscena
+questa famiglia omai nell’anno 1080.
+
+[312] I Regesti di Urbano II andarono perduti, ad eccezione di poche
+lettere; e questa è grave perdita.
+
+[313] I Tedeschi composero un arguto epigramma su questi due Papi
+(_Cod. Udalrici_, n. 2):
+
+ _Nomen habes Clemens, sed clemens non potes esse,_
+ _Tradita solvendi cum sit tibi nulla potestas._
+ _Diceris Urbanus, cum sis projectus ab Urbe,_
+ _Vel muta nomen, vel regrediaris ad Urbem._
+
+[314] BERNOLDO, ad. a. 1089: _In Italia nobil. Mathildis — Welfoni duci
+filio Welfonis ducis conjugio copulatur — non tam pro incontinentia,
+quam pro Rom. Pontificis obedientia, videl. ut tanto virilius S. R. E.
+contra excommunicatos posset subvenire_. Guelfo IV fu lo stipite della
+casa di Brunswig.
+
+[315] _Guibertus — a Romanis turpiter expellitur, et ne amplius ap.
+sedem invadere praesumat, juramento promittere compellitur_: BERTOLDO,
+ad a. 1089.
+
+[316] PETR. DIACONUS, IV, c. 10: _cum universam fere Campaniam a
+jure sedis Ap. subductam in deditionem accepisset, apud Pipernum vita
+decedit_.
+
+[317] Il Catalogo in CENCIO: _Tpe. Urbani PP. et Henrici Imps.
+terremotus fuit Rome in festo sce. agnetis et castrum sci. Angeli
+a Romanis captum est_. BERNOLDO, a. 1091: _Romani quoque turrem
+Crescentii, quae eatenus d. papae obediebat, dolo captam diruere
+temptaverunt. — Romani quoque Guibertum haeresiarcham, quem jamdudum
+expulerunt iterum Romae intrare permiserunt_.
+
+[318] Un Conte di Sutri fu nipote di Guiberto: _Odo — Comes Sutriae
+nepos ejus erat, et ecclesiasticae pacis fautores pluribus pressuris
+coercebat_ (ORDERICUS, VIII, nel PAGI, _Critica_, a. 1086). Ancor
+nell’anno 1093, Ugo Candido, da vescovo di Preneste, consecrò un
+altare con questa iscrizione: _Romano Pontifice III Clemente ab Hugone
+Praenestino Ep. dedicatum_ (CECCONI, _Storia di Palestrina_, p. 141).
+
+[319] DONIZONE, con freddo cinismo celebrò questo fatto di Matilde (II,
+v. 848):
+
+ _Se dominae largis Mathildis subdidit alis;_
+ _Quae veluti dignum valde carumque propinquum_
+ _Mox suscepit eum, laudans ut rex vocitetur._
+ _Illus tractat patrem sic, Hister ut Aman;_
+ _Abstulit uxorem sibi primitus, et modo prolem._
+
+[320] _Conradus — patri suo rebellans, venit ad P. Urbanum, et
+solutus ab excommunicatione, in Longorbardia regnavit contra Patrem._
+DODECHIN., a. 1093 (nel PISTORIO, I).
+
+[321] _Nimioq. dolore effectus, se ipsum, ut ajunt, morti tradere
+voluit, sed a suis praeventus ad effectum pervenire non potuit_:
+BERNOLDO, _Chron._, a. 1093.
+
+[322] Il FLOTO reputa che i vizî attribuiti ad Enrico IV sieno
+menzogne inventate da preti fanatici e da ribelli; certo che non aveva
+fondamento tutto quello che si andò divulgando. Il GIESEBRECHT crede
+che l’imperatore sospettasse di un adultero amore fra la sua donna e il
+figliuolo.
+
+[323] BERNOLDO, a. 1094: _D. Papa Romae prope S. Mariam novam in
+quadam firmissima munitione morabatur_; e più esattamente la lettera
+dell’Abate di Vendôme (VIII, lib. I; SIRMOND, _Op._, III, 641): _Audivi
+— dom. P. Urbanum in domo Joannis Fricapanem latitare, et contra
+Guitbertistam haeresim viriliter laborare_. Da santa Maria Nova sono
+date alcune Bolle di Urbano: JAFFÉ, p. 459.
+
+[324] Il celebre Abate ne scrive: _Eum pene omnibus temporalibus
+bonis nudatum, et alieno aere nimis oppressum inveni_; e si paragona
+a Nicodemo che in secreto visitò il Signore. In ricompensa ebbe il
+cappello cardinalizio del titolo di santa Prisca, e per tre secoli gli
+Abati di Vendôme si appellarono cardinali. Vedansi anche le _Ep._ IX e
+XIV.
+
+[325] Fra i pellegrini che visitarono in questo tempo Roma, si tien
+nota, nell’anno 1092, di Erico re di Danimarca. Ma egli non venne
+per impulso religioso, bensì per una sua lite contro l’arcivescovo di
+Amburgo: BARON., ad. a. 1092.
+
+[326] È cosa sollazzevole, oggidì, attendere alla serietà e alle
+elaborate ragioni con cui il GIBBON afferma la inanità delle Crociate.
+Assai bene dice il MILMAM in una nota che egli appone a quel passo:
+_the crusades are monuments of human folly! but to which of the more
+regular wars of civilised Europe — will our calmer reason appeal as
+monuments either of human justice or human wisdom_...
+
+[327] I brevi e disadorni discorsi di Urbano sono raccolti nel MANSI,
+XX, 821. Per l’importanza del loro argomento, onde andò commossa la
+storia universale, superano le orazioni di Demostene e di Cicerone.
+
+[328] Quest’è il poema _Histor. Gestorum Viae Hierosol._ (DUCHESNE,
+IV, 892). Molti dei popoli italiani ivi citati non sono che figure
+poetiche, e la rassegna dell’esercito vi è imitata sul modello di
+Virgilio. Quantunque anche genti lombarde abbiano seguito il vessillo
+di Raimondo, nessuno di nazione italiana ottenne nominanza nella
+Crociata, e il Tasso inventò di pianta il Rinaldo per adulare Alfonso
+di Este. LUPO annovera sotto la bandiera di Boemondo alcuni Conti e più
+di cinquecento cavalieri, e in una dubbia lettera di Urbano ad Alessio,
+vien detto che Boemondo fosse partito _cum septem millibus delectae
+juventutis italicae_ (MANSI, XX, 660).
+
+[329] PETR. DIACON., IV, c. 11, descrive il cammino di questa terza
+spedizione. FULCHERO, nel DUCHESNE, IV, 820. TUDEBODUS, _Histor. de
+Hierosol. Itinere_, ibid. p. 778, e _Belli Sacri Historia_, c. 5.
+
+[330] FULCHERI CARNOTENSIS _Histor. Hierosolymitana_, I, 820: _satis
+proinde doluimus, cum tantam nequitiam ibi fieri vidimus. Sed nil aliud
+facere potuimus, nisi quod a Domino vindictam inde fieri optavimus_. Il
+WILKEN è assai inesatto quando narra di questa spedizione.
+
+[331] BERNOLDO, ad a. 1097: _D. Papa — nativitatem Dom. Romae cum suis
+cardinalibus gloriosissime celebravit, quippe tota urbe Rom. pene
+sibi subjugata, praeter turrim Crescentii, in qua adhuc latitabant
+Wibertini_. Vedasi eziandio l’ANON. ZWETLENSIS, nel PETZ, _Thesaurus_,
+I, p. III, 386.
+
+[332] Ne fa oscuro cenno DONIZONE; e PIETRO DIACONO, IV, c. 49, ne ebbe
+conoscenza: _Math. comitissa, H. Imperatoris exercitum timens, Liguriam
+et Tusciam provincias Gregorio papae et S. R. E. devotissime obtulit.
+Unde in primis cauta seminandi inter pontificem et imp. odii initium
+fuit_.
+
+[333] BERNOLDO. a. 1095. La leggenda che raccoglie il VILLANI (lib. IV,
+c. 21) intorno a Guelfo ed a Matilde, ha assai dell’ameno, ma anch’egli
+direbbe essere stata Matilde a ripudiar Guelfo.
+
+[334] BERNOLDO, a. 1099 (egli comincia l’anno dal Natale): _D. Papa
+nativitat. Dom. cum magna pace celebravit; nam et castellum s. Angeli
+cum aliis munitionib. in sua potestate detinuit, omnesq. emulos suos in
+civitate — satis viriliter aut placavit aut vi perdomuit_. Il Catalogo
+di CENCIO dice: _castrum sci. Angeli a Romanis captum est in festo
+s. Laurentii; castrum ipsum traditum est Petro Leonis in vigilia s.
+Bartholomaei_: dunque ai 24 di Agosto.
+
+[335] La Bolla è data: _Salerni 3 Non. Junii, Ind. VII_ (piuttosto
+dev’essere VI) _Pont. D. Urbani II, XI_ (MANSI, XX, 659). Da essa
+deriva la così detta monarchia di Sicilia, che, com’è noto, fu soggetto
+di controversia fra i Papi ed i Re di Napoli e di Spagna.
+
+[336] FLORENTII WIGORNIENSIS _Histor._ (_M. Germ._, VII, 565): _Urbanus
+P. 3 hebdomada paschae magnum concilium tenuit Romae — Eos quoque
+anathematis vinculo colligavit, qui pro ecclesiasticis honorib. laicor.
+hominum homines fierent_. Egli divietò dunque qualsiasi rapporto
+feudale ai cherici. I canoni del Sinodo sono raccolti nel MANSI (XX,
+962).
+
+[337] _Nonnullos cives urbis, quorum ingens multitudo propter
+fidelitatem Imperatoris ipsi Papae erat infesta_: così dice (BARONIO,
+ad a. 1098) Eadmero, compagno di Anselmo di Canterbury, il quale fu a
+Roma negli ultimi tempi di Urbano, e alla cui vita i Romani attentarono
+in odio al Papa.
+
+[338] PAND. PISAN., p. 352; _Urbanus — apud eccl. s. Nicolai in carcere
+in domo Petri Leonis IV Kal. Aug. animam deo reddidit, atque per
+Transtyberim propter insidias inimicorum in eccl. B. Petri — corpus
+ejus delatum est_.
+
+[339] Liemaro di Brema, Dietrich di Verdun, Rapotone conte palatino di
+Baviera, il boemo Wratislao, Bennone di Osnabrück sono questi amici, i
+cui nomi la storia registra con menzione gloriosa. Vedi lo STENZEL, I,
+609.
+
+[340] La fedeltà tedesca dedicò alle sue tristi sorti un toccante
+lamento nella ben nota _Vita Heinrici IV_ (ed. WATTENBACH, _Mon.
+Germ._, XIV).
+
+[341] Nel _Tetralogus_ WIPONIS (_M. Germ._, XIII, 251; WATTENBACH,
+_Fonti storiche di Germania_, p. 223):
+
+ _Tunc fac edictum per terram Teutonicorum,_
+ _Quilibet ut dives sibi natos instruat omnes_
+ _Litterulis, Legemque suam persuadeat illis_ —
+ _Hoc servant Itali post prima crepundia cuncti,_
+ _Et sudare scholis mandatur tota juventus._
+
+[342] DAMIANI, _Ep._ 8, _lib. VIII, ad Bonumhominem legis peritum
+Caenatensem: non ignoro quia cum mea epistola grammaticorum saecularium
+manibus traditur... rhetoricae venustatis color inquiritur, et
+capitosos syllogismorum atque enthymematum circulos mens curiosa
+rimatur_. Ben potrebbe questo solo dimostrare, che la rettorica e la
+dialettica non erano studî ignoti agli Italiani di quell’età.
+
+[343] _Ep. beatissimo fratri Michaeli Guido per anfractus multos
+dejectus et anctus_, nel MABILL., _Annal. Bened._ IV, 324, e nel
+MITTARELLI, _Annal. Camald._, II, p. 4, App. — Tedaldo vescovo, che
+die’ ricetto a Guido, era fratello di Bonifacio margravio.
+
+[344] Guido dice: _Roma morari non poteram vel modicum, aestivo
+fervore in locis maritimis ac palustribus nobis minante excidium_. E un
+Cardinale scriveva: _scio — quod duae causae sunt ignorantiae vestrae,
+una quod aegritudo loci extraneos, qui vos doceant, hic habitare
+non sinit, alia quod paupertas vos ad extranea loca ad discendum non
+permittat abire_ (ATTO CARD., _prooem. Capitularis ad canonicos eccl.
+s. Marci_, nel MAI, _Scriptor. vet. nov. Collect._, VI, 60, II, e nel
+GIESEBRECHT, _de Litter. stud._, p. 17).
+
+[345] _Concil. Harduin._, T. VI, p. I, 1580: _ut omnes episcopi artes
+litterarum in suis ecclesiis doceri faciant_. TIRABOSCHI, III, 248.
+
+[346] TIRABOSCHI, III, 255: egli lo dimostra fondandosi sull’ASSEMANNO,
+_Praefat. ad vol. I Catal. Bibl. Vatican. LVI_. Nel secolo undecimo
+trovasi il primo Tedesco che sia stato bibliotecario della Chiesa
+romana: fu Pilgrimo arcivescovo di Colonia, nel 1026.
+
+[347] _Deest antiquarius_ (con questo nome di già Cassiodoro appellava
+i copisti) _qui transcribat. Sed cur — queror incuriam, cum non modo
+quispiam quae scribo transferre, sed nec celeri quidem vacet lectione
+percurrere_... BARON., ad a. 1061, n 47.
+
+[348] _Ep. Henrici Clerici ad Stephanum_: nel MONTFAUCON, _Diar.
+Ital._, p. 81.
+
+[349] Amato, che fiorì sotto Desiderio, scrisse la Storia dei Normanni,
+conservatasi soltanto in una traduzione di francese antico, ed
+edita dal CHAMPOLLION-FIGÈAC, a Parigi, nel 1835, con questo titolo:
+_L’ystoire de li Normant et la Chronique de Robert Viscard par Aimé
+moine de Mont-Cassin_. Di tale opera si giovò Leone, che, nato della
+casa dei Conti de’ Marsi, fu frate sotto di Desiderio, e morì da
+cardinale vescovo di Ostia, dopo il 1115. Per suggerimento di Oderisio
+abate, egli scrisse la Cronica di Monte Cassino, dagli incominciamenti
+fino al 1075. La publicò per primo ANGELO DELLA NOCE (a. 1665); indi fu
+edita dal MURATORI, finalmente con grande accuratezza dal WATTENBACH,
+_Mon. Germ._, IX.
+
+[350] _Destructio Farfensis; De diminutione Monasterii; Quaerimonium ad
+Imperatorem_: furono scampate dal BETHMANN nelle _Historiae Farfenses,
+Mon. Germ._, XIII.
+
+[351] Quest’è il celebre Codice (_Vatican. 8487_), che, caduto
+Napoleone, tornò felicemente di Parigi. Per valore istorico non v’ha
+che lo pareggi se non se il _Registrum_ di PIETRO DIACONO che si
+conserva a Monte Cassino; diffusamente tratta di esso il BETHMANN (l.
+c.). La Sessoriana di Roma ne possiede copie imperfette di mano del
+FATTESCHI. Questo abate, che insieme col GALLETTI fu assai benemerito
+della storia di Roma nel medio evo, vi attinse in parte la sua opera
+eccellente sui Duchi di Spoleto.
+
+[352] La _Chronica Farfensis_ (il cui originale esiste a Farfa
+parimenti del _Liber Emphiteuseos seu Largitorium_) trovasi nel
+MURATORI, II, 2. Gregorio la condusse fino all’anno 1105.
+
+[353] _Orthodoxa defensio imperialis, de investitura, scripta nomine
+congregationis Farfensis sub Heinr. Imp._ (BETHMANN l. c., p. 558. Egli
+ne vide la scrittura soltanto in un _Cod. Saec. XV_).
+
+[354] Il _Registrum Sublacense_ conservasi in quell’abazia: La
+Sessoriana di Roma ne possiede un apografo del FATTESCHI. I frati di
+Subiaco non sono gente amica delle scienze, e da dopo la rivoluzione
+del 1859 il loro archivio è tornato del tutto inaccessibile, perocchè
+essi abbiano rimpiattato tutti i loro documenti.
+
+[355] _Fecit in specu ecclesiam pulcherrimam et firmam cooperta cripta:
+Chron. Sublacense_, p. 932; MURAT., _Scriptor._, XXIV.
+
+[356] _Cod. Vatican. 3833_ (unicum) dell’incominciamento del secolo
+duodecimo. In otto pagine comprende la prefazione già stampata dal
+BALLERINI: _beatissimo atque aplico viro Pont. D. Papae Victori III.
+Deusdedit exiguus prbr. titulus apostolorum in eudoxia_. Questo Codice
+fu testè edito da monsignor PIO MARTINUCCI, secondo prefetto della
+Vaticana: _Deusdedit presbyteris cardlis Tit. apostolor. in Eudoxia
+Collectio canonum e cod. Vat. edita_, Venet., 1869.
+
+[357] Cataloghi in mscr. parecchi; e di essi per la maggior parte ho
+già fatto nota nel Vol. III. Il _Cod. Vatican. 1984_ torna di maggior
+giovamento per il principio del secolo duodecimo. Su di esso vedasi il
+PERTZ, _Archiv._, V, 80 e diffusamente il BETHMANN, _Archiv._, XI, 841.
+Le sue varie parti derivano da compilatori partigiani dell’Impero de’
+tempi di Enrico III, di Enrico IV e di Enrico V, che difesero i diritti
+della corona. — Di gran pregio è il lavoro del WATTERICH, il quale ha
+nuovamente edito le _Vitae Pontificum Romanor._, dalla fine del secolo
+nono al termine del secolo decimoterzo (Lipsia, 1862).
+
+[358] _Vita Gregorii PP. VII_, con note del MABILLON (ed. MURATORI,
+III, p. I, 314-351). L’Autore, discacciato di Regensburg da Enrico IV,
+visse in Roma, ma scrisse soltanto intorno al 1128; il suo componimento
+è cosa assai mediocre. La scrittura dello scismatico cardinale BENNONE,
+intitolata _Vita et Gesta Hildebrandi_ (del principio del secolo
+duodecimo), non è che un opuscolo (_pamphlet_).
+
+[359] L’originale dei Regesti di Gregorio è conservato nell’archivio
+Vaticano. Stampati da dopo l’anno 1591, ricevettero soltanto al tempo
+nostro emendamenti critici per opera del GIESEBRECHT; indi furono
+corretti su quel fondamento colla egregia edizione che ne fece il
+JAFFÈ, nel Vol. II della sua _Bibliotheca_. I Regesti di Gregorio VII
+non sono che il piccolo avanzo delle sue lettere, e ne comprendono
+quattrocento. — Dei Regesti dei Papi fino ad Innocenzo III si
+conservarono soltanto quelli di Leone I, di Gregorio I, di Giovanni
+VIII e di Gregorio VII.
+
+[360] Il Damiani medesimo condannò, come Gregorio I, le regole di
+Donato, e ammonì i monaci che non istudiassero la grammatica. Vedi
+gli _Opuscula_, XIII, c. II; _Ep._ VIII, lib. VIII, dove dice: _mea
+grammatica Christus est_; e sì ch’egli era un grammatico addottrinato.
+
+[361] BONIZONIS _ad Amicum sive de persecutione ecclesiae libri 9_,
+edito dall’OEFELE, _Rer. Boicar. Scriptor._, II, 794, indi dal JAFFÈ,
+nel Vol. II della sua _Bibliotheca rer. Germanicar._ BONIZONE raccolse
+anche le Decretali in dieci libri, cui prepose come introduzione uno
+schizzo della storia pontificia, che lo ZACCAGNI (_Mscr. Vatic. 7143_)
+erroneamente intitolò _Chronica de Rom. Pontif. Gestis_, donde il MAI
+ne fece publicazione. Su di BONIZONE hanno scritto diffusamente lo
+STENZEL e il GIESEBRECHT.
+
+[362] La lettura di opuscoli (_brochures_) del tempo nostro (da dopo
+il 1859) servirà di documento a’ nostri nepoti, sì come per l’epoca
+della controversia delle investiture noi usiamo delle scritture intorno
+a quella compilate. Dopo l’opuscolo _Le Pape et Le Congrès_ videro la
+luce di tali libricciatoli a centinaja, la più gran parte in Francia.
+Nessuno di quegli scritti potè dir cosa alcuna che sapesse di novità.
+
+[363] Ingiustamente il partito avverso tacciò Pasquale di simonia. Le
+accuse ne sono contenute nell’_Excerptum Epistolae directae Heinrico
+Imp. a Guarnerio principe Anconitano_ (nella _Cronica_ di SIGBERTO, a.
+1105).
+
+[364] _Vita_ di Pasquale scritta da PIETRO PISANO (PAPEBROCH, _Propyl.
+Maji_, VI, c. 6, p. 203): _expulit eum ab Alba; defectio Albae
+exterruit eum ab urbe_. Intendasi Albano, non già Alba nel Piceno,
+ed anche PIETRO PISANO manifestamente vuol dire di Albano, e non di
+Alba. Nel duomo di Albano si conserva il frammento di un’iscrizione,
+in cui è detto che Pasquale die’ premio alla città per la sua fedeltà:
+è stampato nel RICCI, _Memorie di Albano_ (Roma, 1787, p. 198) e nel
+GIORNI, _Storia di Albano_ (Roma, 1844, p. 232). Parimenti Urbano II
+ricompensò Velletri confermando la giurisdizione della Città sul suo
+territorio (Bolla segnata: _Rom. VIII Id. Julii Ind. XII, A. 1089_;
+trovasi nel BORGIA, _Velletri_, p. 204).
+
+[365] Documenti raccolti nel _Reg. Farf._ segnano l’era di Clemente
+III ancor nel mese di Gennaio 1100; nell’Ottobre non più. In ORDERICO
+VITALE (DUCHESNE, _Histor. Normannorum Scriptores_, p. 762) sono
+riferiti questi versi che Pietro Leone, cardinale, componeva contro di
+Guiberto:
+
+ _Nec tibi Roma locum, nec dat Wiberte, Ravenna;_
+ _In neutra positus, nunc ab utraque vacas._
+ _Qui Sutriae vivens male dictus Papa fuisti,_
+ _In Castellana mortuus urbe jaces._
+ _Sed quia nomen eras sine re, pro nomine vano_
+ _Cerberus inferni jam tibi claustra parat._
+
+Il Cardinale non pronosticava allora che sarebbe anch’esso divenuto
+antipapa (Anacleto II). AMADESI, _Chronotax._, II, 193. — La scrittura
+_De miraculis Wiberti Papae qui et Clemens_ trovasi nel _Cod.
+Udalrici_, in EKKARDO, n. 173. Più tardi Pasquale II fece dissotterrare
+le ossa di Guiberto e gettarle nel Tevere, per farla finita co’ suoi
+miracoli: DODECHINI, _Appendix_, nel PISTORIO, I.
+
+[366] _Cod. Vat. 1984_. Alberto fu dapprima difeso dal romano _Johannes
+Ocdoline filius_ e dal cardinal Romano, in un palazzo presso a san
+Marcello; indi fu tradito. Questi fatti avvennero durante la prima metà
+dell’anno 1101. Uno de’ due Antipapi fu tradotto in bando alla Cava,
+l’altro a san Lorenzo presso Aversa.
+
+[367] _Petrus de Columna Cavas oppidum de jure b. Petri invaserat_
+(PETRUS PISANUS, c. 8, p. 203).
+
+[368] Di questo castello è fatta menzione primamente in un Diploma
+di Enrico III, a. 1047. In una carta di donazione data da Pietro di
+Tusculo, ai 26 Dicembre 1066, v’è questa sottoscrizione: _Amato vir
+magnus judex de Castello de la Colonia_ (GATTULA, _Hist. Casin._, I,
+235). — Nel 1074, ai 13 di Marzo, Gregorio VII cedette al convento
+di san Paolo _medietatem Castelli quod vocatur Columpna_ (_Bullar.
+Casin._, T. II, 108). Il NIBBY reputa che l’odierno Colonna sia
+l’antico _Labicum_, ma il signor PIETRO ROSA di Roma, che è il
+più profondo conoscitore della topografia del Lazio, onde egli sta
+componendo una carta eccellente, m’assicura che _Labicum_ deva essere
+l’odierna Rocca Compatri. — L’UGHELLI (T. X, 119) registra i Vescovi
+di _Labicum_ dall’anno 619 fino all’anno 1111 soltanto, ma il GIORGI,
+_De Cathedra Episcopali Setina_ (p. 18) afferma, che il Vescovato di
+_Labicum_ fu unito a quello di Tusculo soltanto nel 1231.
+
+[369] Il COPPI lo spiega acconciamente (_Mem. Colonn._, p. 28)
+valendosi di un documento dei 24 Settembre 1078 (GATTULA, I, 236),
+in cui _Petrus fil. Dom. Gregorii nobiliss. Romanor. Consulis piae
+memoriae_ dona a M. Cassino una chiesa prossima a Monte Porzio; ed egli
+dimostra che Colonna e M. Porzio appartenevano ad un solo signore. È
+manifestamente questo Pietro, cui Pasquale tolse Colonna.
+
+[370] _Dom. Papa Cavas recepit: Columna et Zagarolum oppida juris
+illius (cioè Petri) sapienter expugnata, prudenter sunt capta_: PETR.
+PISAN., c. 8. — Il PETRINI (p. 111) si vale di un documento dell’anno
+1053 (_Reg. Subl._, fol. 78), in cui la contessa Imilia, _habitatrix
+in Palestrina_, dona dei beni a Subiaco per la salute spirituale dei
+suoi eredi, del suo defunto sposo Donadeo, del _quondam Joannis qui
+vocabatur de Benedicto_, e della _domina Hitta_ (già moglie di quel
+margravio Giovanni). Il detto scrittore crede, senza alcun fondamento,
+che Imilia fosse sorella di Giovanni, e la fa madre di Pietro Colonna,
+che le sarebbe nato di un secondo marito: di ciò il COPPI dubita.
+Stando a documenti conservati a Subiaco, Donadeo era della famiglia
+di Crescenzio prefetto (a. 1036). Con Giovanni margravio, nipote di
+Stefania (morto prima del 1053) si sciolse il _Pactum_ conchiuso nel
+970 (Vol. III, pag. 454). Certamente Pietro Colonna, qual parente di
+Emilia, vantò pretese su di Palestrina, di cui più tardi s’impadronì. —
+In tempi posteriori si favoleggiò che i Colonna venissero di Germania
+a Roma: in un manoscritto che si conserva nella biblioteca Chigi (n.
+II, 31, p. 154) il favoloso capostipite della famiglia riceve nome di
+Stefano, e il compilatore dice: «la contessa Emilia donna de Palestrina
+sello piglio per marito.»
+
+[371] Nicolò II aveva scomunicato gli Anconetani, che nel 1060 erano
+già iti in decadenza, e il Damiani implorò che si assolvessero (_Ep._
+I, VI). Sulla signoria di Guarnerio vedasi il PERUZZI, _Storia di
+Ancona_, I, 267, 275. Il FATTESCHI fa vedere che Guarnerio nell’anno
+1095 era duce di Spoleto e margravio di Camerino. — _Reg. Farf._,
+fol. 1177: _anno IV Heinrico IV imperante et Guarnerio Marchione
+mense Jun. Ind. IV_ (deve dire VII, A. 1114). Al fol. 1179, l’abate
+Beraldo ricorre al _Dux et Marchio Guarnerius_ contro rapitori di
+beni del monastero. Viene poi un editto di Guarnerio; il suo suggello
+lo rappresenta a cavallo, armato di spada e col berretto frigio. I
+suggelli degli antichi _Duces_ longobardi di Spoleto li rappresentano
+per la più parte che impugnano la bandiera.
+
+[372] La _Cronica_ di Fossa Nova (nel Lazio) dice (_ad an. 1105, Ind.
+XIII_): _Marchion venit Romam consentientibus quibusd. Romanis, et
+elegit Adanulphum in Papam Silvestrum ad S. M. Rotundam infra Octavam
+S. Martini, sed sine effectu reversus est_. EKKEHARDO, ad a. 1106,
+cade in errore, e di poco s’accorda SIGBERTO (a. 1105), il quale però
+offre buone notizie particolareggiate, riportando il frammento di una
+lettera di Guarnerio. Esattissimo è il _Cod. Vat. 1984_, il quale sa
+anche dell’elezione di «Maginulfo», avvenuta nel Panteon. Giusta la
+lettera di Pasquale indiritta ai Francesi, in data dei 26 Settembre,
+dal Laterano (_Cod. Udalr._, n. 239), il JAFFÈ dimostra che Maginulfo
+fu eletto ai 18 di Novembre, e fuggì ai 20.
+
+[373] _Berto caput et rector Romanae miliciae_, dice SIGBERTO, ed è
+quegli stesso che il _Cod. Vat. 1984_ chiama Berizone. Ad occasione
+di questa pugna, si tien nota del _templum romuly ante domum judicis
+Mathilde_ (che probabilmente è la basilica di Costantino), dell’_arcum
+aure_ (secondo l’_Ordo Romanus_ è un arco di entrata nel foro di
+Nerva), dell’_arcum triumfale_ (di Costantino), della _sedem solis —
+circlo majore_.
+
+[374] _Callidus Papa, Henricum adolescentem filium Henrici Imp.
+adversus patrem concitat, et ut Ecclesiae Dei auxilietur admonet_:
+HERIMANUS _in narratione restaurationis Abbatiae S. Martini
+Tornacensis_ (D’ACHERY, _Spicileg._, XII, n. 83; PAGI, _Critica_, a.
+1106, n. 1).
+
+[375] Si sottomise anche Parma donde erano sorti due Antipapi.
+Affine di indebolire l’arcivescovo di Ravenna, furono tolti alla sua
+giurisdizione i cinque Vescovati dell’Emilia, di Piacenza, di Parma,
+di Reggio, di Modena e di Bologna. La potenza di Ravenna cadde con
+Guiberto, quantunque Gelasio II nell’anno 1119 abrogasse il decreto
+di Guastalla (RUBEUS, _Hist. Rav._, V, 321). Nel FANTUZZI (IV, 247)
+trovasi un notevole documento del 1130, in cui l’Arcivescovo di Ravenna
+ricompare nella pienezza della sua autorità sopra del Vescovo di
+Bologna.
+
+[376] PIETRO PISANO, c. 11. Quelle città erano Ponte Celle e Montalto
+(vicin Corneto nella _Maritima superior_). Fu grave errore andar
+cercando quest’ultima sul mare Adriatico, invece che sul mare di
+Tuscia.
+
+[377] Il _Chron. Sublacense_ (MURAT., XXIV, 939) scrive _Effidis_ a
+vece di _Affile_. Intorno ad Affile (in PLINIO e in FRONTINO) vedasi
+l’_Analisi_ del NIBBY. Nel _Cod. Albini_, fol. 138, e in CENCIO, fol.
+115, vi si riferisce un compendio dei perduti Regesti di Pasquale:
+contratto di cessione di _pontie et effides_, dato ai 7 _Id. Sept._;
+testimonî: _Raynaldus Senebaldi. Octavianus. Oddo fil. Johis de Oddone_
+(entrambi Crescenzî discendenti di Ottaviano e di Rogata). _Petrus de
+Rofrido. Rofridus de Ceperano. Romanus de Scotto. Huguizon fil. Petrus
+de Leone. Cincius Johis de Crescentio_.
+
+[378] Dai Regesti di Pasquale, CENCIO trasse il _pactum cum
+Ninfesinis_, senza data. Ne tengo nota a causa de’ rapporti feudali
+dei quali vi si parla: _Hec sunt que facient Nimphesini. Fidelitatem
+scil. B. Petro et Dno PP. Paschali ejusq. Successoribus. — Hostem et
+parlamentum, cum Curia preceperit. Servitium quod assueti fuerunt
+facere, et placitum et bannum faciant B. Petro et PP._ Pagano la
+_Quarta_ a misura del _Modius_ romano; a san Martino son soggetti al
+_Glandaticum_ (servitù di pascolo pei majali); alla festa di san Tomaso
+contribuiscono _bonos bradones_ (pagnotte di sugne e di grasso). _De
+carico uniuscuiusque Sandali solvant denarios VI. Fidantiam_ (tributo)
+_in unoquoque anno in mense Madji libr. XXX de papia bonas_. Vengono
+dopo statuizioni sul _plateaticum_ o tributo di mercato, che gli
+stranieri devono pagare alla Curia (del ministero pontificio); indi
+sul _Foderum_ ecc. Devono demolire le mura, nè possono costruirne di
+nuove senza permesso della Curia. Testimoni: _Petrus Leonis. Petrus
+de Franco. Leo de dno petro Leonis. Ubicio. Seniorictus. Benincasa
+piscatore. Constantinus dapifer. Zoffo de caiaze. Gisalfo. Romanus
+de Calvo. Vgizzonius de Joha[=n]e Tinioso. Paganus_. — A torto questo
+documento non fu registrato nel _Cod. Diplom._ del THEINER.
+
+[379]
+
+ _Nobilis urbs sola Mediolanum populosa_
+ _Non servivit ei; nummum neque contulit aeris_
+ (DONIZO II, 18).
+
+[380] _Heinricus Dei gr. Romanorum Rex Consulibus et Senatui, Populo
+Romano, majoribus et minoribus gratiam suam cum bona voluntate: Cod.
+Udalr._, n. 257.
+
+[381] La lettera di Federico arcivescovo di Colonia, indiritta a Ottone
+di Bamberga, analizza assai bene le conseguenze delle investiture:
+_Cod. Udalr._, n. 277.
+
+[382] Il trattato dato ai _II Non. Febr. in atrio B. Petri in eccl.
+b. Mariae quae dicitur in Turri_ (_Cod. Vat. 1984_) denota così
+le regalie: _civitates, ducatus, marchias, comitatus, monetam,
+teloneum, mercatum, advocatias regni, jura centurionum et curtes que
+manifeste regni erant cum pertinentiis suis, militia et castra regni_.
+Similmente il _Cod. Udalr._, n. 262, 263, e il _Chron._ EKKEHARDI,
+a. 1111. Il _Cod. Vat. 1984_ trasse le _Cartulae Conventionis_ dal
+Registro di Pasquale, e quasi testualmente le riferì PIETRO DIACONO.
+Parimenti ALBINO, CENCIO e il Card. Aragon. compendiarono tutti questi
+istromenti.
+
+[383] Per suggerimento dell’Autore, abbiamo ommesso, nella traduzione
+di questa pagina, una nota che trovasi qui posta nell’originale. (N.
+del T.)
+
+[384] _Dimittat ecclesias liberas cum oblationibus et possessionibus,
+quae ad regnum manifeste non pertinebant_. Il Papa chiedeva dunque
+a quel tempo «libera Chiesa» accanto allo Stato; oggidì vien detto:
+«libera Chiesa in libero Stato.» Il secondo _Pactum_ è registrato nel
+_Cod. Vat. 1984_, e nel _Cod. Udalr._, 263.
+
+[385] _Patrimonia et possessiones b. Petri restituet et concedet sicuti
+a Carolo, Lodovico, Heinrico et aliis imperatoribus factum est, et
+tenere adjuvabit secundum suum posse_: ibid.
+
+[386] Senza saperlo, il conte Cavour ha indiritto contro a Pio IX le
+ragioni di Pasquale II: «Se la Chiesa potrà una buona volta liberarsi
+da tutte le pastoie delle cose secolari, e separarsi mediante certi
+confini dallo Stato, non solo la sua indipendenza diverrà meglio
+assicurata, ma la sua autorità più efficace, poichè non sarà più
+vincolata dai molteplici Concordati, da tutti quei patti che erano e
+sono una necessità finchè il Pontefice riunisce nelle sue mani, oltre
+alla podestà spirituale, l’autorità temporale. Il principio della
+reciproca indipendenza della Chiesa e dello Stato deve essere inscritto
+in modo formale nel nostro Statuto, deve far parte integrante del patto
+fondamentale del nuovo regno di Italia.» _Discorso_ del CAVOUR, detto
+ai 25 Marzo 1861, ad occasione di un’interpellanza sulla questione
+romana.
+
+[387] _Non erit in facto aut consilio, ut dom. Papa perdat papatum
+romanum vel vitam, vel membra, vel capiatur mala captione, aut per se
+aut per submissam personam_: formula d’uso, a quel tempo, nei trattati
+con Principi, con città, con vassalli, come lo dimostrano le formule
+giuratorie raccolte in CENCIO. Mallevadori del Papa furono Gualfredo,
+nipote suo, e i Pierleoni.
+
+[388] _Praebuit rex assensum, sed eo pacto, quatinus haec transmutatio
+firma et autentica ratione, consilioque vel concordia totius ecclesiae
+ac regni principum assensu stabiliretur; quod etiam vix autem nullo
+modo fieri posse credebatur_: EKKEHARDO. — _Quod tamen nullo modo posse
+fieri sciebat_, dice Enrico del Papa in una lettera raccolta nel _Cod.
+Udalr._, n. 261 (DODECHINI, _Append._, p. 668).
+
+[389] _Deliberata est itaque ei ecclesia, et omnes munitiones
+circumquaque sitae_: PETR. PISAN., c. 14. — Il san Pietro era munito di
+trincee; il castel Sant’Angelo era sempre in mano dei Pontificî.
+
+[390] SIGBERTO, a. 1111; DODECHINI _Append._ p. 668. _Cod. Udalr._, n.
+263: _Privilegium Pascalis Papae. Et divinae legis_ etc.
+
+[391] _Lectis publice privilegiis, tumultuantibus in infinitum
+princibus pre aecclesiarum spoliatione ac pre hac beneficiorum suorum
+ablatione_: EKKEHARDO. E vedasi la vivace descrizione che ne dà la
+_Cronica di Reichersberg_, p. 239 (nel LUDEWIG, T. II). Così essa,
+quanto SIGBERTO, OTTONE DI FRISINGA (_Cron._, VII, 14), la _Ep.
+Heinrici_ (_Cod. Udalr._, 262) e DODECHINO non fanno menzione che de’
+soli Vescovi: _Universis in faciem ejus resistentibus, et decreto suo
+palam haeresim inclamantibus, scil. episcopis, abbatibus, tam suis quam
+nostris et omnibus ecclesiae filiis_.
+
+[392] _Habent enim aliquid simile cum nivibus suis; nam statim ut
+tacti calore fuerint, in sudorem conversi deficiunt, et quasi a
+sole solvuntur_, dice a questo proposito PIETRO DIACONO (IV, c. 39)
+dell’indole germanica, con giudizio strano e contrario al vero. Per
+lo contrario i Tedeschi si pregiano di tempra virile e ferma nei
+propositi.
+
+[393] PETRUS DIACON., c. 39. MANSI, XXI, 59. Lettera di Giovanni
+cardinale (_agens vice Domini Pascalis Papae vincti Jesu Christi_)
+a Riccardo vescovo di Albano: _post haec omnes unanimes contra eum
+juraverunt, uno animo, una voluntate pugnare_.
+
+[394] Così ne lo descrive con vivi colori la _Cronica di Reichersberg:
+Clerici tenere educati funibus trahebantur ab equitibus, quos illi,
+ut poterant, sequebantur per plateas, luto profundo ac tenaci vix
+emergentes_. È senza dubbio un’esagerazione quel che dice PIETRO
+DIACONO, che il Papa fosse tratto in catene.
+
+[395] PETR. DIACON. e il _Cod. Vat. 1984_, che lo ricavano dal Registro
+di Pasquale: _aput castellum Trebicum; aput Corcodilum_, che certo è
+Corcollo o _Corcurulum_, l’antica Querquetula, Corcotula, nel Lazio.
+Vedi il NIBBY, _Analisi_.
+
+[396] PETR. DIAC. — Non è che una favola la narrazione di ORDERICO
+VITALE (X, 762) che duemila Normanni venissero in aiuto di Roma, e
+battendo Enrico lo cacciassero. In questo tempo principi de’ Normanni
+erano Roberto di Capua (1106-1120) succeduto a Riccardo II fratel suo,
+e Guglielmo di Puglia figlio di Rogero, che era morto a Salerno in
+Febbraio dell’anno 1111. In Sicilia era morto nel 1101 il gran conte
+Rogero, fratello del Guiscardo, e gli era successo Rogero II.
+
+[397] _En cogor — pro Ecclesiae pace ac liberatione id perpeti, quod
+ne paterer, vitam quoque cum sanguine profundere paratus eram._ In
+condizioni pari Pio IX s’avrebbe anch’egli doluto cogli stessi lamenti?
+o avrebbe continuato a ricantare il suo _non possumus_?
+
+[398] _In agro juxta pontem Mammeum: Cod. Vat. 1984_. Di già nell’anno
+1030, questo ponte aveva nome di _pons Mammi_ (NIBBY, _Analisi_, II,
+579); ed è incerto se si chiamasse così da Mammea, madre di Alessandro
+Severo. Ivi è il confine fra il Lazio e la Sabina. Il campo _Septem
+Fratrum_ deve corrispondere all’odierno Castell’Arcione, nove miglia
+distante da Roma, dove un tempo esisteva la chiesa di santa Sinforosa,
+madre di sette figliuoli ch’ebbero martirio al tempo dell’imperatore
+Adriano. ESCHINARDI, _Agro romano_, p. 236; VIOLA, _Storia di Tivoli_,
+II, 125.
+
+[399] _Actum 3 Idus Aprilis 3 feria post Octava Paschae Ind. IV._
+Entrambe le formule giuratorie, tratte dal Registro di Pasquale, sono
+riferite nel _Cod. Vat. 1984_, in CENCIO, nel CARD. ARAG., nel _Cod.
+Udalr._ n. 264, nei _Mon. Germ. Leges_, II, 71. Fra i mallevadori del
+Re si trova eziandio _Guarnerius comes. Et regnum et Imperium officii
+sui auxilio tenere bona fide adjuvabit_. PIETRO DIACONO, c. 40. vi
+aggiunge benanco _patriciatum_.
+
+[400] _Regnum vestrum sanctae Ecclesiae singulariter cohaerere,
+dispositio divina constituit. — Cod. Udalr._, n. 265; _Mon. Germ.
+Leges_, II, 72; MANSI, XXI, 65. OTTONE DI FRISINGA dichiara addiritura
+che il Privilegio fu _extortum per vim_.
+
+[401] _In exemplum patriarchae Jacob dicentis ad angelum: Non dimittam
+te nisi benedixeris mihi_: EKKEHARDO. Sembra che la comparazione
+fosse tolta dalla perduta Istoria di DAVID SCOTO, come si rileva da
+GUGLIELMO MALMESBURY (_De Gestis Reg. Anglor._ V, 166); infatti egli
+usò delle notizie date da DAVID, dicendo però che questi non fu dappiù
+di un semplice panegirista. A tale proposito il BARONIO grettamente
+sbriglia la sua stizza contro il vivace Cronista. — Enrico adesso volle
+ed ottenne che fosse data sepoltura cristiana al padre suo: EKKEHARDI
+_Chron._
+
+[402] _Romani patricii occurrerunt cum aureo circulo, quem imposuerunt
+imperatori in capite et per eum dederunt sibi summum patriciatum
+Romanae urbis, communi consensu omnium._ W. MALMSB. v. 167.
+
+[403] Ne abbiamo notizia da questo documento: _Actum Idibus Aprilis
+5 feria post octavas Paschae, Ind. IV. Haec sicut passi sumus, et
+oculis nostris vidimus, et auribus nostris audivimus, mera veritate
+conscripsimus_. Così dal Registro di Pasquale nel _Cod. Vat. 1984_,
+donde lo ricavò il CARD. ARAGON., 363.
+
+[404] PIETRO PISANO esagera: _discedente — Henrico Romam pax rediit —
+viguit autem pax annis plus minus novem, posteris vix credenda, quam
+profecto vidi tantam, quantam et timidus bubulcus exoptat, et audax
+perhorrescit latro, ut quisque locum depositum tueretur_. Questi furono
+anni di tranquillità per Italia, ma non per Roma che presto tornò in
+fiamme.
+
+[405] Lettera violenta di Brunone a Pasquale, in PIETRO DIACONO, c. 42,
+e nel BARONIO, ad a. 1111, n. 30. Ivi è registrata anche la sua lettera
+al Vescovo di Porto. Pasquale lo costrinse a deporre la sua dignità di
+abate. Brunone morì a Segni nel 1123, ed è sepolto in quel duomo.
+
+[406] Il mansueto Ivone respinse l’opinione che l’investitura fosse
+eresia, poichè non era _error in fide_. Difese il Papa contro di
+Giovanni di Lione, ricordando argutamente di Noè: _Potius pudenda
+patris nostri nudabitis, quae publicanda non essent in Gath, nec
+in compitis Assalonis, deridenda exponetis, quam post dorsum ea
+velando benedictionem paternam nobis acquiratis — — Sic Petrus trinam
+negationem trina confessione purgavit, et Apostolus mansit: Cod.
+Udalr._, n. 281: MANSI, XXI, 78.
+
+[407] Gerardo di Angoulême, che compilò la sentenza definitiva,
+protestò il _Privilegium_ essere un _pravilegium_. Gli atti ne sono
+registrati nel MANSI, XXI, 50. FLORENTII VIGORN. _Hist._ (_Mon. Germ._,
+VII, 566). Notizie staccate v’hanno nel PAGI, a. 1112, n. II. — FALCONE
+dice senza sutterfugi: _Papa Paschalis faciens Romae synodum fregit
+pactum, quod fecerat cum Henrico Rege_. Soltanto il Concilio non osò di
+pronunciare la scomunica.
+
+[408] Pasquale pensava più nobilmente del BARONIO, il quale non gli
+sa perdonare che non ispergiurasse subito: _Apostolicae constantiae
+succisis nervis — nimis tenax custos praestiti, immo per vim et metum
+extorti, juramenti — magnam ipse sibi notam inussit_.
+
+[409] Addì 3 Maggio, lamenta che Civita Castellana, Corcollo, Montalto,
+Montacuto, Narni rifiutassero obbedienza, e spera che gli sieno
+ristorati _Perusia_, Gubbio, _Tuder_, Orvieto, _Castellum Felicitatis_,
+il Ducato di Spoleto e la Marca di Fermo (_Cod. Udalr._, n. 266). Ai
+26 Ottobre 1111 si duole de’ suoi persecutori: _Cervicem adversus nos
+erexerunt, et intestinis bellis viscera nostra collacerant, et multo
+faciem nostram rubore profundunt_: biasima le violenze di Enrico contro
+alle Chiese, e il modo tirannico onde si trattavano gli ostaggi. Questa
+lettera dà una chiara idea delle lotte che si combattevano nell’animo
+del Papa: _Cod. Udalr._, n. 271.
+
+[410] Il Concilio di Vienne senza tanti riguardi dà del sempliciotto
+al Papa: _Scriptum illud, quod rex a vestra simplicitate extorsit,
+damnavimus_. La epistola sinodale mette in aperto tutta la collera
+infiammata de’ Vescovi: BARON., ad a. 1112
+
+[411] È una fiaba che i Romani mandassero seicento ambasciatori a
+Bisanzio; il tempo fu nel Maggio dell’anno 1112: PIETR. DIACON., IV,
+46. Della legazione fa cenno anche la lettera dell’Abate di Farfa, in
+cui questi avvisa Enrico delle astuzie del Papa: _Cod. Udalr._, n. 256.
+
+[412] Primamente andò nell’inverno del 1112 a Benevento, dove elesse
+Landolfo _de Graeca_ a contestabile. Qui è la prima volta che nelle
+terre pontificie s’oda menzionare il titolo di _Comestabulus_. FALCONE
+dà a questo officio anche nome di _Rectoraticum, aut aliquam Baliam
+publicam_ (p. 84). — Riguardo alla infeudazione normanna vedansi
+il _Chron. Fossae Novae_, a. 1114, e ROMUALDO, ad a. 1115: _apud
+Ciperanum in eccl. S. Paterni Guilielmus Dux devenit ligius homo Papae
+Paschalis_. Se si stia a FALCONE, l’infeudazione si estese al _Ducatus
+Apuliae, Calabriae et Siciliae_: PIETRO DIACONO, c. 49, non parla
+più di Sicilia, ma probabilmente il Duca delle Puglie teneva ancora
+quest’isola in conto di feudo suo.
+
+[413] Le terre di Matilde erano state per la massima parte già
+comprese nella donazione di Pipino. Da dopo di Carlo la Chiesa
+pretese a Spoleto, ed al tempo de’ Carolingi possedette la Tuscia
+romana, ma questa nel secolo decimo fu per la maggior parte congiunta
+al Margraviato di Toscana. Corneto e _Tuscana_ appartenevano omai
+all’Impero, dacchè i Margravî e Matilde, o loro _Missi_, tennero dei
+_Placita_ in quelle terre. _Reg. Farf._, n. 579 e n. 799: _in castello
+et turre de Corgnito in finibus maritimanis territorii et comitatus
+Tuscanensis_. Anche Civitavecchia fu soggetta al governo di Goffredo
+di Toscana (ANNOVAZZI, _Storia di Civitavecchia_, Roma, 1853, cap. II,
+224). Soltanto nel secolo decimoquarto si usò il nome _Patrimonium_
+per denotare la Tuscia romana, ma in prima, col nome di _Patrimonium
+S. Rom. Eccl._ era appellato tutto il territorio da Radicofani a
+Ceperano (CENNI, _Monum._, II, 210). Erroneamente si fecero derivare
+dall’eredità di Matilde quelle terre, che più tardi furono chiamate
+_Patrimonium_. Chi soprattutto sa dire che cosa fosse siffatta eredità?
+
+[414] Fuor di DONIZONE, in alcuni versi di concetto indeterminato, e
+di PIETRO DIACONO (III, c. 49), in una fugace considerazione, nessun
+contemporaneo fece nota di questa donazione, della quale d’altronde non
+si può muover dubbio. PETR. DIACON., _ann._ 1077 — _Mathilda comitissa
+— Henrici imp. exercitum timens Liguriam_ (così puranco chiamavasi la
+Lombardia) _et Tusciam provincias Gregorio papae et R. E. devotissime
+obtulit. Unde inprimis causa seminandi inter pontificem et imp. odii
+initium fuit_. — Il documento della donazione fu stampato in prima
+dal LEIBNITZ, _Rer. Brunsw._, I, 687, indi diligentissimamente dal
+CENNI (_Mon._, II, 238), che lo trasse da ALBINO e da CENCIO, e lo
+illustrò con una dissertazione di aridissima erudizione. L’originale
+non esiste, ma nelle cripte del Vaticano si conserva il suo frammento
+marmoreo, chè la donazione fu incisa in una lapide, e questa collocata
+nel san Pietro. L’importante frammento fu ricomposto egregiamente
+dal SARTI e dal SETTELE (_App._ a DIONISIO, _Sacrar. Vat. Basilicae
+Criptar. Monum._, Tab. VII). Il SARTI crede che la inscrizione in marmo
+abbia servito di originale non soltanto al codice di ALBINO (è nella
+biblioteca Ottoboni), ma a tutti gli altri esemplari di scritto.
+
+[415] La Bolla di Innocenzo II, degli 8 Giugno 1133, che investì
+Lotario II, sua vita durante, dei beni componenti la eredità di
+Matilde, parla soltanto dell’_allodium bon. mem. Comitisse Mathildae,
+quod utique ab ea b. Petro constat esse collatum_. E soltanto agli
+allodî (chiamati _Terra, Domus, Podere, Comitatus_) deesi riferire la
+donazione.
+
+[416] Solamente più tardi i Papi osarono di muover pretesa sui feudi
+imperiali. Ancor prima Spoleto e Camerino erano stati dall’Imperatore
+dati in feudo a Guarnerio II. Rabodone per primo ottenne il Margraviato
+di Toscana; indi, nel 1119, lo ricevette Corrado di Svevia (CIANELLI,
+_Memorie e documenti del Principato lucchese_, I, 159). Nel 1136 ebbelo
+in feudo Enrico il Superbo della casa de’ Guelfi; coll’assentimento del
+Papa, egli ricevette anche gli allodî di Matilde.
+
+[417] _Feci autem ut homo, quia sum pulvis et cinis!_ sclamò lo
+sventurato Papa nel Concilio. Ma Brunone di Segni si sdegnò perciocchè
+egli svelasse la nudità del Papato, e incollerito gli diè dell’eretico.
+Allora Giovanni di Gaeta, che più tardi diventò Gelasio II, proruppe
+con grande ira: _Tunc hic et in concilio, nobis audientibus, Romanum
+Pontificem appellas hereticum? — Ad hoc patientia domini Papae,
+horrendo heresis nomine pulsata, expergefacta est_. — In EKKEHARDO.
+
+[418] Gli atti del Concilio sono registrati in EKKEHARDO. Il Papa
+fu trattato prettamente da _simplex_. Il tragico stato di lui ch’era
+avvinto da un giuramento e le cabale o le collere dei Cardinali che lo
+attorniavano, ne formano uno dei più commoventi episodî della storia
+del Papato.
+
+[419] _Praefectus — indutus manto precioso, et calceatus zanca una
+aurea, i. e. una caliga, altera rubea — juxta dom. Papam collateraliter
+nullo medio equitante incedit: Ordo Roman._ di CENCIO, nel MABILLON,
+p. 170. Qui si usa dei nomi di _zanca_ e di _caliga_, in pari senso di
+calzatura e di panni di gamba, nella foggia che spesso si vede usata in
+quadri fiorentini antichi. Riguardo al vestimento del Prefetto vedasi
+il CONTELORIUS, _de Praefecto urbis_, p. 3. La figura che è disegnata
+sulla tomba di _Petrus de Vico_, a Viterbo, porta in capo una mitra che
+somiglia ad una pina.
+
+[420] Dell’importanza della Prefettura a questo tempo discorre GEROH
+DI REICHERSBERG: _Grandiora urbis et orbis negotia — spectant ad
+Rom. Pontificem sive illius vicarios — itemque ad Rom. Imperatorem
+sive illius vicarium urbis Praefectum, qui de sua dignitate respicit
+utrumque, videlicet Dominum Papam, cui facit hominum et Dom.
+Imperatorem, a quo accipit suae potestatis insigne, scilicet exertum
+gladium_ (BALLUZIUS, _Miscell._, V, 64. GEROH scriveva intorno al
+1150).
+
+[421] Stando a FALCONE ed a PIETRO PISANO, il Prefetto morì nel
+Marzo; soltanto una glossa marginale di antica data, apposta al _Cod.
+Vat. 1984_, dice: _A. XVII Pontif. Paschalis secundi PP. Ind. VIII_
+(piuttosto IX) _mense aprilis die II obiit Petrus prefectus_.
+
+[422] PIETRO PISANO, c. 18, narra vivacemente di cotali fatti, come
+quegli che vi prese parte. E FALCONE, p. 90: _Praefectus urbis Romae
+mense quidem Martio obiit, post cujus mortem civile bellum terribiliter
+exortum est, eo quod Romani audierant, quod Petrus filius Leonis
+Apostolici consilio filium suum Praefectum ordinare vellet_. ORDERICO
+VITALE (XII, 861) dice che il vecchio Pierleone era odiatissimo (_quem
+iniquissimum foenatorem noverunt_, cioè i Franchi nel Sinodo di Reims).
+
+[423] _At ille non contentus termino, ea die Praefecturalia, a quibus
+potuit, in se compleri fecit_: ossia si fece installare in officio
+da’ Magistrati (PETR. PISAN., c. 19); e così si parla di _laudes
+praefectoriae_ e di _applausus comitiorum_.
+
+[424] Scene eguali di quelle che DINO COMPAGNI descriveva avvenire a
+Firenze, _Cod. Vat. 1984: unde orte fuerunt pugne multe et omicidia
+et pestilentiae magne, turres a fundamentis dirute; hac plures domora
+dissipate, et ecclesiae depredate, ac clerici capti_. PETR. DIACON.,
+IV, c. 60, e FALCONE DI BENEVENTO.
+
+[425] Del teatro di Marcello ho fatto nota anche in documenti del
+secolo decimo (Vol. III, pag. 461): durava ancora il _Forum Olitorium_,
+e financo ivi esisteva tuttavia l’elefante di bronzo o di marmo.
+
+[426] In queste ruine si cerca il tempio della Pietà, che Roma
+republicana ebbe edificato ad onore di una donna romana, la quale nutrì
+col suo petto il padre condannato. PLINIO, VII, c. 36: _Et locus ille
+eidem consecratus Deae C. Quinctio, M. Acilio Coss. Templo Pietatis
+exstructo in illius carceris sede ubi nunc Marcelli theatrum est_.
+BECKER, _Manuale_ ecc., p. 603. — Il NARDINI, il VENUTI, il NIBBY, il
+CANINA, il BUNSEN hanno fatto studio della antichità di quel luogo,
+fra loro disputando. — La diaconia era appellata _in Carcere_ dalla
+prigione di Stato del decemviro Appio Claudio. Diggià sul principio del
+secolo duodecimo si disse _in carcere Tulliano_, e ciò erroneamente,
+avvegnachè la prigione edificata da Servio Tullio fosse in vicinanza
+del Campidoglio. La Storia di questa diaconia compilata dal CRESCIMBENI
+(è in manoscritto che si conserva dal Cardinale di quel titolo) mi ha
+prestato di poco ajuto.
+
+[427] La _Graphia: In elephanto templum Sibille, et templum Ciceronis,
+ubi nunc est domus filiorum Petri Leonis. Ibi est carcer Tullianus, ubi
+est Eccl. s. Nicholai_. Ivi nelle vicinanze evvi il ponte dell’isola
+(_pons judaeorum_); al di là esisteva il ghetto antico. In questo
+vecchio quartiere dei Pierleoni s’entra per un arco d’ingresso che
+è di fronte al palazzo Savelli; la strada «Porta Leone» è forse così
+appellata dal nome dei Pierleoni. La fornace che trovasi in quel sito
+(sta scritto sopra alla sua porta: _n. VIII, Prioratus del sole_) era
+in origine una torre, ed ha ancora una finestra medioevale. Nelle case
+si rilevano tracce di torri antiche; così in quelle ai numeri 122, 137,
+130, dove oggidì gli Ebrei macellano bufali.
+
+[428] _Ptolemaeo donavit Ariciam, caeteris aurum et argentum_: PETR.
+PISAN., c. 19. Il JAFFÈ (n. 3489 a) dice che Alessandro II infeudasse
+Aricia ai Malabranca, ma quest’è un errore. Fu Alessandro III che,
+nel dì 9 Giugno 1178, a _Conrado Gregorio et Petro fidelibus nostris
+filiis bone memorie Malebrance_, confermò l’investitura di Aricia, già
+posseduta dal padre loro: THEINER, _Cod. diplomat. dominii Temporal._,
+I, n. XXXI.
+
+[429] _Sicque Apostolicus ipse tranquillitate inventa Romam securus
+habitavit_, dice FALCONE DI BENEVENTO: su di che possono vedersi le
+considerazioni del GIESEBRECHT, III, p. 1164.
+
+[430] È degnissimo di nota ciò che narra PIETRO PISANO (c. 21): _Plebs,
+populusque Rom. triumphum tibi instituit. Coronata urbe Rex et Regina
+transivit per medium: magnus apparatus, parva gloria. Huic nullus
+Patrum, nullus Episcoporum, nullus catholicus sacerdos occurrit; fit ei
+processio, empta potius, quam indicta_.
+
+[431] PIETRO PISANO (c. 22), che toglie frasi a prestito da Sallustio e
+da Livio. — Egual concetto dell’Impero ebbe il Barbarossa.
+
+[432] _Et praefecturam per aquilam confirmavit dudum nominato
+praefecto: Cod. Vat. 1984_. Il giovine Prefetto, come il padre suo,
+aveva nome Pietro, e durò in carica fino al tempo di Onorio II (_Papa
+Honorio et Petro tunc temporis urbis prefecto_: documento dell’anno
+1148, n. 57, nel GALLETTI, _del Primic._). È assai strano caso che
+tanti Prefetti si chiamassero tutti con nome Pietro.
+
+[433] PETR. DIACON., IV, c. 61: _Ptolemaeo illustr. Octavia stirpe
+progenito, Ptolemei magnific. consulis Romanor. filio, Bertam filiam
+suas in conjugio tradidit_. Nessun Cronista del resto narra di questo
+maritaggio, quantunque PIETRO non possa averselo inventato di suo capo.
+Tuttavolta, nell’anno 1141, Leone figliuolo di _Petrus Leonis_ compare
+da suocero di Tolomeo (NERINI, n. 8, App.: _Dns Tholomeus Curie se
+representavit cum Dno Leone Petri Leonis socero ejus_...): dunque Berta
+doveva a quel tempo essere omai morta. Più tardi vedremo un Imperatore
+bizantino dar la sua figliuola in isposa a un Frangipane.
+
+[434] Documento di Tolomeo I, dato per Gaeta, dei 9 Febbraio 1105
+(FEDERICI, p. 463). A Monte Cassino ne vidi l’originale che è notevole
+per la duplice scrittura che contiene. Tolomeo II accordò anche al
+monastero, libertà di traffici nei suoi possedimenti. _In nom. Dom.
+anno ab Incarn. ejus 1130 mens. Jun. Ind. VIII. Ego Ptolemaeus dei
+gr. Romanorum consul filius quondam bone mem. Ptolemaei — concedo — ut
+cassinenses fratres et res eorum et homines pro utilitate monasterii
+secure atque quiete eant atque redeant per terram et per mare hiis
+locis, in quibus dominium habeam, et in portibus nostris ut secure ibi
+applicare possint — — _(_Reg_. PETRI DIACONI, n. 604 nell’archivio di
+M. Cassino). Uno dei porti di Tolomeo era Astura, che egli aveva tolta
+al convento di san Bonifazio in Roma (NERINI, p. 190, 394).
+
+[435] Trecento cavalieri normanni occuparono _Pylium_ (Piglio), furono
+respinti nel _Castrum Acutum_ (Monte Acuto presso Anagni) e tornarono a
+casa malconci: PIETR. DIAC., VI, c. 61; PIETR. PISAN., c. 24.
+
+[436] _Cod. Vat. 1984: Postea vero fideles dicti pontificis insimul cum
+comites scil. Petro Columpnae ac Raynaldo Sinebaldi clam revocaverunt
+illum, sed non fuit ausus manere in civitate_. Il partito avverso era
+padrone del Campidoglio, di dove era dato assalto alla _Ripa_ (case dei
+Pierleoni presso al Tevere), e teneva in poter suo il san Pietro, donde
+si moveva all’assalto del castel Sant’Angelo.
+
+[437] _Cod. Vat. 1984: cum festinatione perrexit per transtiberim
+aput castellum S. Angeli et cepit pugnare contra basil. S. Petri, quia
+praefectus cum consules illam retinebat cum balistis_...: PETR. PISAN.,
+c. 25.
+
+[438] PETR. PISAN., c. 25: _ut caverent dolos in execratione
+Guibertinorum ac enormitatis Teutonicae. — Cod. Vat. 1984: octavo die
+sue reversionis — obiit apud cast. S. Angeli in domum juxta eream
+portam et sepultus est in basilica constantiniana, quia consules
+non permiserunt eum in bas. b. Petri sepeliri — Obiit in vigilia b.
+Vicentii et Anastasii nocti temporis_, ossia ai 21 di Gennaio.
+
+[439] PIETRO PISANO enumera alcuni edificî di Pasquale, fra cui _S.
+Maria in regione Areolae_ (_Arenolae_, riva di sabbia, donde ebbe
+origine il nome _Regola_), che si mutò nell’odierno _in Monticelli_. I
+musaici del san Clemente e della santa Maria in Monticelli sono ancora
+del tempo di Pasquale.
+
+[440] _Vita Gelasii II_ scritta da PANDOLFO PISANO, nel MURATORI,
+III, 1, colle aride postille di COSTANTINO CAJETANI; edita indi
+più correttamente dal PAPEBROCH, _Propyl. Maji_, VI. Se si stia
+al CAJETANI, padre di Gelasio fu Crescenzio duce di Fundi; egli fa
+risalire la famiglia fino a Docibile di Gaeta, e avventuratamente ancor
+più in su, fino agli inevitabili Anicî ed ai Giulii.
+
+[441] _Credentes locum tutissimum, veluti qui Curiae cedit, in
+monasterio quodam, quod Palladium dicitur, infra domos Leonis et Cencii
+Frangipanis — convenerunt: Vita_, c. 5.
+
+[442] PANDOLFO fu testimone di questo fatto, e lo descrisse
+vivacemente. Cencio, sbuffante come un drago, _more draconis
+immanissimi sibilans — accinctus tetro gladio — valvas ac fores
+confregit, ecclesiam furibundus introiit: inde custode remoto Papam
+per gulam accepit, distraxit, pugnis calcibusque percussit, et tamquam
+brutum animal intra limen ecclesiae acriter calcaribus cruentavit;
+et latro tantum dominum per capellos et brachia, Jesu bono interim
+dormiente, detraxit, ad domum usque deduxit, inibi catenavit et
+clausit_ (c. 6). Probabilmente nella _turris cartularia_, presso l’arco
+di Tito.
+
+[443] Eccone il passo degno di nota: _Petrus Praefectus Urbis, Petrus
+Leonis cum suis, Stephanus Normannus cum suis, Stephanus de Petro cum
+suis, Stephanus de Theobaldo cum suis, Stephanus de Berizone cum suis,
+Stephanus Quatrale cum suis, Bucca Pecorini cum suis, Bonesci cum suis,
+Berizasi cum suis, Regiones XII Romanae civitatis, Transtiberini et
+Insulani arma arripiunt cum ingenti strepitu Capitolium ascendunt_
+(_Vita_, c. 6).
+
+[444] _S. Papa levatur, niveum ascendit equum, coronatur, et tota
+Civitas coronatur: per viam sacram_ (la odierna via Lateranense che
+sale dal Colosseo) _gradiens, Lateranum ascendit..._ (c. 7). Cencio
+se la levò liscia, _pedes ejus amplexans, clamat irremissius: Domine
+miserere. Et sic peccatis nimiis exigentibus, ut iterum ecclesiam
+elatis cornibus ventilaret, evasit_.
+
+[445] FALCO, a. 1118. — _Cod. Vat. 1984: cum festinatione Romam petit
+cum paucis militibus, die veneris ante quadragesima misit nuntios
+ad consules ut exirent obviam ei. Sabbatum vero ante quadragesima
+ingressus est porticum S. Petri_. L’iscrizione posta sulla tomba di
+Gelasio dice assai giustamente dell’Imperatore:
+
+ _Sed quia rege fuit non praecipiente levatus_
+ _Horrendum fremuit princeps..._
+ (MURAT., III, I, 416).
+
+[446] L’antica famiglia dei Bulgamini deve per conseguenza aver
+dimorato in uno dei portici che erano in quel luogo. Epitaffî di
+persone _De_ VVLGAMINEIS trovansi ancora in _S. Barbara Librariorum_,
+dell’anno 1496, e nel Panteon, dell’anno 1530 (GALLETTI, _Inscript.
+Class._, XVI, 8, 48).
+
+[447] Ed anche nobiluomini romani, fra’ quali PIETRO DIACONO (IV, c.
+64) nomina financo il Prefetto della Città: di questo io dubito.
+
+[448] Pregevolissima è a questo punto la descrizione che dà PANDOLFO,
+il quale da _Ostiarius_ accompagnò il Papa; nell’angustia del suo
+animo, ei credette che i Tedeschi avessero avvelenato il ferro delle
+frecce. _Ad portum usque descendimus. Coelum et terra et mare ubique
+— adversum nos conjuraverunt — mare ac Tiberis — Petri vicario
+rebellabant — Alamanorum barbaries tela contra nos mixto toxico
+jaciebant: minitabantur etiam, nos intra aquas natantes pinnaci
+(piceo?) igne cremare, nisi Papam et nos in eorum manibus redderemus_.
+
+[449] _Cepit Dom. Hugo Cardinalis — Papam nostrum in collo, et ad
+castrum S. Pauli Ardeam de nocte sic portavit_. L’antica Ardea di re
+Turno apparteneva adesso per una metà all’Abazia di san Paolo: nel 1130
+Anacleto II la cedette a questo convento per intiero.
+
+[450] Settecentoventinove anni dopo tale fuga a Gaeta si ripetè anche
+da Pio IX.
+
+[451] Stando a LANDULPH. JUNIOR, _Hist. Mediol._, c. 32, Burdino fu
+eletto addì 9 Marzo. Gelasio, nella sua lettera ai Vescovi delle
+Gallie (MANSI, XXI, 166), dice che fullo quarantaquattro giorni
+dopo l’elezione di sè scrivente, locchè corrisponderebbe ai 10 di
+Marzo. Questo giorno (_VI Id. Martii_) è fissato eziandio dal _Chron.
+Fossanovae. — Cod. Vat. 1984: consecrarunt eum romanum antistitem in
+die veneris de quatuor tempora quae sunt de mense martio_. — Burdino
+era probabilmente nativo di Limoges in Aquitania. Vedi la _Vita_ di lui
+scritta dal BALLUZIO (_Miscell._, III, 471), pregevole apologia di un
+Antipapa: GUGL. MALMSB. (V, 169) loda le doti del suo animo.
+
+[452] PANDOLFO gli pone in bocca questo lamento: _ecce de recidivo
+vulnere recidimus in typum antiquum_. Leggasi la lettera che Gelasio
+scriveva a Conone di Preneste. _dat. Capuae Id. April, Cod. Udalr._,
+293; MANSI, XXI, 173.
+
+[453] PIETRO DIACONO e PANDOLFO scrivono _Turricula_ (così
+indubbiamente trovasi nel _Cod. Vat. 3762_, fol. 165): io reputo che
+sia Torrice presso a Frosinone, e non già Torricella nella Sabina
+o vicino al Trasimeno, siccome suppone il WATTENBACH in nota alla
+_Cronica di Monte Cassino_ (_Mon. Germ._, IX, 792). Anche il PLATINA
+lesse in alcune antiche Croniche che l’Imperatore pose a guasto la
+Campagna latina, ed in questo luogo egli trapiantò _Turriculum_. La
+mossa di Enrico non potè toccare che il Lazio, dove andava per incutere
+temenza ai Normanni.
+
+[454] Io credo che in ciò avesse parte la questione riguardante la
+rocca Circea. Gelasio aveva comandato ad Ugo cardinale di restituirla
+a quelli di Terracina. Ma LANDOLFO a questo proposito dice: _Tunc Papa
+vellet multum, quam reddi nimis inconsulto praecepit, Circaeam arcem
+habere. Igitur dux et principes cum baronibus rediere_. Probabilmente
+il Duca di Gaeta aveva voluto impossessarsi della rocca.
+
+[455] _Latuit dom. Papa melius quam hospitatus est in ecclesiola
+quadam, quae S. Maria in Secundocerio dicitur, intra domos illustr.
+viror. Stephani Normanni, Pandulphi fratris ejus, et Petri Latronis
+Corsorum_ (c. 12). Quella chiesa era situata nella Regione detta Ponte;
+però il GALLETTI (_del Prim._, p. 89) la pone nei pressi di santa Maria
+_in Gradellis_, non lungi dal Palatino, dappoichè così sembri denotarlo
+un documento che è nel NERINI, n. 27.
+
+[456] Predicati di Papi scismatici erano questi: _statua in Ecclesia;
+monstrum in cathedra Petri; testaceum idolum in cruentis manibus
+plasmatum; bestia de apocalypsi_...
+
+[457] Il padre di questo Crescenzio era (se si stia a COSTANTINO
+CAJETANI, p. 370) Marino duce e console di Fundi, fratello di Gelasio.
+Il JAFFÉ inesattamente determina l’Agosto o il Settembre per il
+tempo in cui avvenne l’assalimento. La festa di santa Prassede cade
+precisamente ai 21 di Luglio.
+
+[458] PANDOLFO fa che le fazioni combattano intorno al povero Papa,
+come i Greci e i Trojani attorno al cadavere di Patroclo: _Papam cupit
+iste tenere, iste tuetur eum: miles utrumque cadit. Turbae ruunt,
+pedites saliunt muros_... (c. 13).
+
+[459] Le donne avevano visto il Papa _solum, tamquam scurram, per
+campos — quantus equus poterat, fugientem. — Demum intra campos S.
+Pauli Ecclesiae adiacentes fessus tristis, et ejulans inventus est et
+reductus_.
+
+[460] Nota il BARONIO a questo proposito, che i Papi, trovandosi in
+angustie, furono sempre soliti a fuggire in Francia: _adeo ut si quis
+dicat, portum Rom. Ecclesiae fluctuantis naviculae Petri Galliam esse,
+non mentietur_.
+
+[461] _Princeps et clypeus omnium pariter Curialium, Stephanus
+Normannus, collaudantibus omnibus Protector et Vexillifer — nimis
+efficaciter ordinatur, et ad urbis custodiam cum jam dictis aptatur_
+(c. 15). Vedasi come d’un tratto l’acerbo nemico di Pasquale si fosse
+mutato da quello di un tempo; nè per fermo tal cosa accadde senza che
+lo si satollasse con molti beni della Chiesa.
+
+[462] Questo stesso Bello torno a trovare nella notevole _Charta
+plenariae securitatis inter Cajetanos et Bellum Romanum_, a. 1124: ma
+di ciò più tardi.
+
+[463] FALCONE DI BENEVENTO dice essere stata immensa la copia d’oro
+e d’argento che in Francia gli fu donata. — Anche oggidì non passa
+giorno, che, sotto nome di denaro di san Pietro, non affluisca oro
+ed argento nei forzieri di Pio IX; e molto di quello contribuisce la
+Francia meridionale, che è di parte legittimista.
+
+[464] Le lettere del clero romano sono registrate nel _Cod. Udalr._,
+294-299, e nel MARTENE, _Veter. Scriptor. Collectio_, I. 644 segg.,
+massimamente al 647. Gli avvenimenti sono narrati nella _Vita Calixti_
+di PANDOLFO (PAPEBROCH, c. 1) e da FALCONE, p. 92: _Illico cardinales
+cum eo_ (ossia con Pietro vicario) _manentes, pluresque Romanorum
+fidelium convocans, Capitolium ascendit, ibique literas missas
+ostendit, et legi praecepit_. Mandarono la loro adesione anche Ugo
+cardinale, legato a Benevento, e quell’arcivescovo Landolfo.
+
+[465] Il PAGI e il JAFFÉ credono che la consecrazione avvenisse di già
+ai 9 di Febbraio, come per fermo dicono i Cronisti: ma può essersi mai
+data una tal cosa, se prima si aspettarono i messaggi da Roma?
+
+[466] La relazione del Concilio, compilata da HESSONE SCOLASTICO, fu
+da ultimo edita nei _Mon. Germ._, XIV, 422. Il Papa sciolse financo i
+sudditi dal loro giuramento.
+
+[467] Lettera di Brunone all’Imperatore (nel BOWER, _Annal. Trevir._,
+II, lib. XIII, 14): _Jam vero cum urbe relicta ad oppida Romani
+territorii tu arma transtulisti, et Robertus Capuae princeps pro
+Gelasio armatus Romam iniisset, ego cum Domino meo Maximo_ (Burdino)
+_noctes et dies excubans, in tuo servitio, sub armarum pondere
+steti_... Roberto non può essere entrato in Roma che dopo fuggito
+Gelasio.
+
+[468] _Cod. Vat. 1984: Accepta pecunia tradiderunt eam (basilicam S.
+Petri) Petro Leonis, qui fidelis erat Calixti pape, cum omnibus ejus
+munitionibus_. Ne è incerta la data.
+
+[469] Così ne è descritta l’entrata da Egino abate di santo Ulrico in
+Augusta, che accompagnò il Papa da Rosella a Roma (CANISIUS, _Antiquae
+Lection._, II, 240). _Jam enim quis illius terrae concursus? Quantus
+omnis sexus et aetatis apparatus — Caesar, si superesset indignans
+miraretur, Tullius forsitan attraheretur — Coronatus — per medium
+deducitur civitatis, plateis auro, gemmis pretiosissimis undique
+adornatis_. La data è dei _III Nonas Junii_, come nella lettera di
+Calisto, indiritta a Stefano suo legato a Treviri (BROWER, II, 16),
+nella quale il Papa in brevi tratti descrive il ricevimento che
+ebbe. Anche FALCONE parla del giubilo di Roma, e ANSELMO, _Contin.
+Sigeberti_, dice: _Ab omni Senatu et populari turba gloriose
+excipitur_.
+
+[470] Nella lettera detta di sopra Calisto nomina fra coloro che
+prestarono omaggio a lui e alla Chiesa (_clientelaribus sacramentis_),
+queste persone: _Petrus Leonis in magno hominum omnis ordinis coetu_,
+il Prefetto e i suoi fratelli, Leone Frangipani, Stefano Normanno.
+_Neque ab horum sese studiis impigra parendi voluntate, Petrus Columna,
+caeterique nobiles Romanorum secrevere._
+
+[471] FALCONE vide e descrisse l’entrata del Papa a Benevento. I ricchi
+Amalfitani avevano ornato tutte le vie di tappeti e di cose preziose:
+_infra ornamenta vero thuribula aurea et argentea cum odoribus et
+cinnamomo posuerunt_. E facevasi gazzarra con _tympana, cymbala, lyras
+sonantes_.
+
+[472] _Cod. Vat. 1984._ FALCONE, a. 1121, pone per data i _IX Kal.
+Majas_. La lettera con cui Calisto annuncia ai Vescovi di Gallia la
+caduta di Burdino, è data da Sutri, ai 27 di Aprile. SUGERII, _Vita
+Ludovici Regis_ (DUCHESNE, IV, 310). ANON. CASSINENSIS, _Chron._, a.
+1121. La _Vita Calixti ex_ CARD. ARAG. dice esplicitamente che Burdino,
+montato sul cammello, precedette il Papa; però EKKEHARDO celebra a
+gloria di questo, che salvasse la vita del prigioniero. Da Janula,
+Onorio II, nell’anno 1124, lo fe’ tradurre a Fumone: PIETRO DIACONO,
+IV, 86. Non è probabile che Gregorio VIII tuttavia promulgasse Bolle
+dalla sua prigione; è poi affatto dubbia la cronologia di quelle che
+sono riferite dal LIVERANI, _Opere_, vol. 4, 467.
+
+[473] _Hic pro servanda pace turres Centii, domus tyrannidis et
+iniquitatis, diruit et ibidem non reparari praecepit; Vita di Calisto_
+scritta da PANDOLFO, c. 4. Dei Conti di Ceccano egli parla al c. 5.
+
+[474] I due celebri documenti: _Ego Henricus — dimitto; Ego Callistus
+— concedo_, sono registrati nel _Cod. Udalrici_, 305, 306, nella
+_Cronica_ di EKKEHARDO, a. 1122, nel BARONIO (con qualche variante;
+però egli trasse la carta imperiale dall’autografo vaticano, sul quale
+da ultimo la stampò il THEINER, _Cod. Diplom. Temp._, I, n. XII), ed in
+molti altri luoghi.
+
+[475] Potrebbesi chiedere quale delle due parti fosse la vincente, ma
+ben deesi rispondere coll’HALLAM: _It is manifest from the events that
+followed the settlement of this great controversy about investitures,
+that the see of Rome had conquered_ (_Europe during the middle ages_,
+I, c. 7). La storia della questione delle investiture fu per la prima
+volta scritta dal celebre ex gesuita MAIMBOURG, nella sua _Histoire
+de la decadence de l’Empire après Charles Magne et des differends des
+Empereurs avec le Papes au sujet des Investitures_ (Paris 1679): e a
+confutarlo in seguito di tempo il NORIS, che fu più tardi cardinale,
+compilò la sua _Istoria delle Investiture_ (Mantova 1741).
+
+[476] _Comperivi tale, tantumque pacis firmamentum infra Romanam
+urbem temporibus praedicti Apostolici advenisse, quod nemo civium, vel
+alienigena arma sicut consueverat, ferre ausus est_: FALCO, p. 99. Così
+similmente ROMUALDO, a. 1121, e GUGLIELMO DI MALMESBURY, lib. V, 169.
+
+[477] _Hic etiam derivavit aquam de antiquis Formis, et ad portam
+Lateranensem conduxit, ibique lacum pro adaquandis equis fieri fecit:
+Vita ex_ CARD. ARAGON. Quanto meschine fossero in Roma a questo tempo
+le opere di lavori publici si pare da ciò, che vien qui celebrato come
+impresa grande l’aver costruito fuor di porta Lateranense una vasca da
+abbeverar cavalli. Il solo PLATINA dice: _moenia urbis instaurat_.
+
+[478] _Concil. Lateran. I, Canon. XIV (Ecclesias a laicis
+incastellari). Canon. XVI (Si quis Romipetas)_: MANSI, XXI, 285.
+
+[479] Non erano che figure isolate, senza che avessero fra loro
+un’azione composta. Il PANVINIO (_de 7 Ecclesiis Urbis_, pag. 173)
+chiama addirittura _foedissima pictura_ i dipinti della cappella: così
+parimenti nella sua inedita _Descrizione del Laterano, Mscr. Vatican.
+6110_. Tutte le notizie relative a questa cappella furono raccolte
+insieme dal GATTULA, _Hist. Cassin._, I, 362. I versi posti sotto di
+Burdino, dicevano così:
+
+ _Ecce Calixtus honor patriae, decus imperiale,_
+ _Burdinum nequam damnat, pacemque reformat._
+
+[480] Così le favole raccolte nel _Mscr. Vatican. Ottobon. n. 2570_
+(del sec. XVI), che contiene un opuscolo di CASTALLO METALLINO, _De
+nobilibus Romanis_. Quell’autore si giovò del mscr. del PANVINIO,
+_De Gente Fregepana lib. IV_ (di cui esiste un esemplare nella bibl.
+Angelica). Anche il PANVINIO gitta via il suo tempo a voler dimostrare
+che i Frangipani scendevano dalla gente Anicia; e ALBERTO CASSIO,
+uomo d’altra parte pregevole per assai meriti, ha con ridevole audacia
+compilato l’albero genealogico degli Anicî, dai primissimi inizî fino
+giù a Mario, ultimo dei Frangipani (1654). Vedansi le sue _Memorie di
+S. Silvia_, cap. VI.
+
+[481] Scrivevasi _Fregapane, Frayapanus, Frajapanis, Frajampane,
+Phrigepanius, Frangipane, Frangenspanem_. Nella donazione di Matilde
+vien detto: _in praesentia Centii Frajapanis_, che è il figliuolo
+di Leone. In santa Cecilia nel Transtevere esiste un’antica lapida
+mortuaria coll’iscrizione: S. IOHIS FRAIAPANIS (marito di donna Bona
+e padre di Cencio secondo). Un’altra lapida, che è in quella stessa
+chiesa (vi sono rappresentati l’imagine del morto e lo stemma con
+quattro leoni rampanti, disposti in quattro quarti, ma senza il pane),
+dice: HIC IACET GVIDVTIVS FRAYAPANVS CVIVS AIA REQVIESCAT IN PACE. Da
+Cencio il PANVINIO fa derivare il ramo della famiglia _De Gradellis_;
+nel NERINI (n. XXVIII) compare, nell’anno 1243, un _Oddo Frejapanis de
+Gradelle_, e vien detto: _in porticu Gallatorum ante Eccl. S. Mariae
+de Gradellis_. Nei MIRABILIA si nota: _Ad Gradellas fuit Templum
+solis_; ed è possibile che ivi s’intenda parlare del _Septizonium_. Il
+_Porticus Gallatorum_ del medio evo ben è il _Porticus Gallae_, di cui
+parla PIETRO PISANO (_Vita Paschalis II_, c. 16): incerto è poi se lo
+si debba far derivare dalla chiesa di santa Galla.
+
+[482] Nel secolo duodecimo i Frangipani signoreggiarono la Regione del
+Colosseo. In un documento dei 10 Marzo 1177 (che esiste nell’archivio
+lateranese) si sottoscrivono: _Bernardus Gregorii de Gregorio, Petrus
+Roberti, Joannes Mancinus, Andreas Scriniarius, Sasso Oddonis de Saxo,
+Joannes Cincii, Joannes Judex, Romanus de Bonella, Joannes Adulterinus,
+Gregorius Lovaci, Jordanus Albertucius, Nicolaus della Scotta, Nicolaus
+Sarracenus, Cencius Vetulus, Stephanus Pelliparius, Laurentius Caput
+Vacae, Joannes Capocius, Nicolaus Octaviani, Bovacianus Romani de
+Ranucio, Petrus Romani, Nicolaus Joannis Micini, Bovo Todorelli,
+Joannes Tinessus Gaudens. Dicono: nos omnes suprascripti homines pro
+nobis et aliis hominibus regionis Colossei — auctoritate dominor.
+de Frangenspanibus quicquid juris — habemus in coena domini in
+oblationibus altaris majoris Eccl. Lateran._, e precisamente ne fanno
+cessione ad alcuni canonici di quella basilica (_Mscr._ PANVINII, p.
+254).
+
+[483] Di questi fatti narra PANDOLFO, da testimonio oculare, nella
+_Vita Honorii_, c. 2. Vedi eziandio il CARD. ARAGON. e PIETRO DIACON.,
+IV, c. 83.
+
+[484] PIETR. DIACON., IV, 83. Sull’origine e sulla patria di Onorio
+II vedasi il LIVERANI, _Lamberto da Fagnano_ (Macerata, 1859),
+pregevolissima monografia.
+
+[485] _Lothario ill. et glor. Romanor. regi, consules romani et alii
+principes salutem et prosperitatem. Nos in servitio et fidelitate b.
+Petri et domini P. Honorii persistimus, et quod placet ei amamus_ (è
+l’ultima volta che i Romani parlano così)... _Nos interim diligenti
+studio operam dabimus, quatenus — pop. Rom. ad te sicut decet
+honorifice suscipiendum sit paratus_ (senza data); _Cod. Udalr._, n.
+351. Indarno tentò Corrado di avvicinarsi a Roma: vedine il JAFFÉ,
+_Storia dell’Imp. tedesco sotto di Lotario_, Berlino, 1843, p. 71.
+
+[486] GIANNONE, II, X, c. 10. Della morte di Guglielmo (_VIII. Kal.
+Aug. 1127_) parla FALCONE, p. 101, il quale con ingenuità e con vivezza
+descrive eziandio l’arrivo di Rogero e gli avvenimenti che vennero
+dopo. Vedi anche ALEXANDRI ABBATIS TELESINI, _Historia de rebus gestis
+Rogerii Siciliae Regis_, lib. I, c. 4 (MURATORI, V).
+
+[487] Così fin d’ora i Papi protestarono, lor guerre politiche esser
+guerre sante, e perciò di autorità divina ne impartirono indulgenze.
+_Ex auctoritate et B. M. virginis, et Sanctor. Apostolor. meritis,
+talem eis impendit retributionem, eorum videlicet, qui delictorum
+suorum poenitentiam sumpserint, si in expeditione illa morientur,
+peccata remisit, illorum autem, qui ibi mortui non fuerint, et confessi
+sunt, medietatem remisit_: FALCO, p. 104.
+
+[488] ROMUALD. SALERNIT., p. 264 (MURAT., VII).
+
+[489] La preziosa _Cronica di Fossanova_ sparge luce su queste piccole
+guerre combattute nella Campagna. Essa nomina terre che ancor durano
+in quel paese de’ Volsci, _Supino, Magentia_ (Maenza presso Piperno),
+_Aqueputia_ (Torre Acquapuzza), _Roccasecca, Julianum, S. Stephanum,
+Prosseum_ (Prossedi), _Tertium_ (Pisterzo), _S. Laurentum_. Onorio
+conquistò questi luoghi, ed eziandio Trevi e Segni (CARD. ARAGON.).
+
+[490] Così ne dà notizia la lettera degli Anacletani a Didaco di
+Compostella (FLOREZ, _España Sagrada_, XX, 513), ed è facile che sia
+cosa vera: _per laicorum manus mortuus miserabiliter defertur sicut
+vilissima bestia in claustrum trahitur, et in vilissimum sepulcrum
+immergitur_. Di Onorio non v’ha in Roma monumento alcuno. San Crisogono
+nel Transtevere, edificato a nuovo nel 1128, è monumento di Giovanni
+di Crema, cardinale, che fu il vincitore di Burdino, ed ebbe da quella
+chiesa il suo titolo. SEVERANO, _Memorie_, p. 314.
+
+[491] BENIAMINO DI TUDELA, _Itinerarium_ (Lugduni, 1633, p. 10): _Hic
+ducenti ferme Judaei viri honorati, nemini tributum pendentes, inter
+quos suos habet magistros Papa Alexander_. Egli appella il rabbino
+Geiele (_trans Tiberim habitans_) _Papae minister, juvenis formosus,
+prudens ac sapiens — in aula Papae — ipsius facultatum administrator_:
+e dice che Natano, zio di lui, aveva scritto un libro «Aruch». Vedi
+da ciò che gli Israeliti in Roma si occupavano anche di lettere. —
+Beniamino trovò a Marsiglia 300 Ebrei di sesso maschile, a Capua 300, a
+Napoli 500, a Salerno 600, ad Amalfi 20, a Benevento 200, a Melfi 200,
+a Taranto 300, ad Otranto 500, a Messina 200, a Palermo 1500, e 2000
+nel sobborgo di Pera a Bisanzio.
+
+[492] Nell’anno 1020, a causa di un terremoto. Il Papa fece impiccare
+alcuni Ebrei: ADEMARO, _Hist._, III, c. 52. — L’_Ordo Romanus_
+di CENCIO (_saec. XII_) nomina la loro _Schola_ per ultima fra le
+diciassette, che nei dì festivi ricevevano un donativo di denaro:
+_Judaeis viginti solidos provesinorum_. Nelle processioni pontificie
+eglino si postavano _juxta palacium Cromacii, ubi Judaei faciunt
+laudem_, non lungi da Monte Giordano (MABILLON, _Mus. It._, II, 143).
+
+[493] La invettiva di ARNOLFO (_Mon. Germ_., XII, 711) contro di
+Anacleto II, indiritta a Girardo legato del Papa nelle Gallie, dice:
+_Cujus avus cum inaestimabilem pecuniam multiplici corrogasset usura —
+circumcisionem baptismatis unda dampnavit. — Factus dignitate Romanus
+— dum genus et formam regina pecunia donat, alternis matrimoniis omnes
+sibi nobiles civitatis ascivit_. Anche BENZONE (II, c. 4), che di
+persona conobbe a Roma Leone, scrive: _Leone, originaliter procedente
+de Judaica congregatione_. SAN BERNARDO, _Ep_. 139: _Judaicam sobolem
+sedem Petri occupasse_. E così la lettera di Gualtiero arcivescovo
+di Ravenna (MANSI, XXI, 434) chiama lo scisma di Anacleto: _Judaicae
+perfidiae heresis_. — Il BARONIO (a. 1111, n. 3) trasse da un Codice di
+Monte Cassino (che contiene i poemi di ALFANO) un epitaffio che questo
+Arcivescovo compose pel nobile romano Leone, fondatore della casa
+Pierleona:
+
+ _Hic jacet in tumulo Leo vir per cuncta fidelis_
+ _Sedis Apostolicae tempore quo viguit._
+ _Romae natus, opum dives, probus et satis alto_
+ _Sanguine materno nobilitatus erat._
+ _Prudens et sapiens, et coelo pene sub omni_
+ _Agnitus et celebris semper in Urbe manens._
+ _Virgo ter senis fuerat cum sole diebus_
+ _Quando suum vitae finierat spatium_.
+
+Forse questo Leone fu sepolto in santo Alessio, ed è sua la iscrizione
+(nel GALLETTI, VII, n. 4): HIC REQVIESCIT CORPVS DOP[=N]I LEONIS
+CONSVL’ ROMANORUM. Il Rotschild del medio evo, creato barone romano dal
+Papa indebitato!
+
+[494] Il _Chron. Maurin_. (DUCHESNE, IV, 376): _Leo a Judaismo pascha
+facient ad Christum, a Leone baptizari et ejus nomine meruit intignati.
+Hic vir — in Curia Romana magnificus, genuit filium Petrum, magnae
+famae, magnaeque potentiae post futurum_. — ORDERICO VITALE (p. 861)
+motteggia sulle fattezze ebraiche di un nipote di Leone, che nell’anno
+1119 intervenne al Sinodo di Reims: _nigrum et pallidum adolescentem,
+magis Judaeo vel Agareno, quam Christiano similem_: era fratello di
+Anacleto, il quale pure, se si creda ad ARNOLDO, aveva faccia di ebreo.
+
+[495] Soltanto allora che il figliuolo di Pier Leone diventò papa i
+Cronisti cominciarono a parlare di sua origine israelitica. Le _Vitae_
+dei Papi non ne fanno parola, e BENIAMINO di TUDELA, cui senza dubbio
+avranno parlato in Roma di Anacleto, ne tace per ragioni facili a
+comprendersi — ANSELMO, continuatore di Sigberto, appella Pietro:
+_altitudine sanguinis glorians_. I _Gesta Treveror._ (_Mon. Germ.,
+X_, 200): _facione nobilium Romanorum, quorum ipse propinquitate
+pollebat_. EADMERO, _Hist. Novor._, VI, 137: _erat enim filius Petri
+praeclarissimi Principis Romanor_. ROMUALDO lo chiama: _filium Petri
+Leonis nobilem civem Romanum_.
+
+[496] I favoleggiati _Comites Montis Aventini_ (tradotto ii nome in
+tedesco) diventarono i conti di Absburgo. Sono ghiribizzi dei tempi del
+SANSOVINO, del VOLATERRANO, del CRESCENZI, dello ZAZZERA, di ARNOLDO
+WION, del PANVINIO, del KIRCHER ecc. I Pierleoni credettero con fermo
+convincimento alla loro parentela con casa d’Austria. Nella chiesa di
+santa Maria della Consolazione v’è una iscrizione dell’anno 1582, che
+dice: _Lucretia de Pierleonibus Luce de Pierleonibus J. V. D. Filia
+nobilissima Romanorum et Austriae gentis sola relicta_ etc. In questo
+modo l’ultima erede del casato strombettava tuttavia le glorie de’ suoi
+avi. Ella pose in san Paolo una pomposa epigrafe anche al fondatore
+della sua famiglia, e vi è detto: _Sepulcrum Petri Leonis Montis
+Aventini Comitis ex Anicia mox Pierleonia stirpe_ etc.
+
+[497]
+
+ _Te Petrus et Paulus servent Petre Leonis,_
+ _Dent animam coelo quos tam devotus amasti,_
+ _Et quibus est idem tumulus sit gloria tecum._
+
+L’UGONIO lesse tuttavia a’ suoi dì un’altra iscrizione assai
+caratteristica di quel tempo; io non la rinvenni più:
+
+ _Praeterit ut fumus princeps seu rex opulentus,_
+ _Et nos ut fumus pulvis et ossa sumus._
+ _In tantisque bonis pollens Petrus ecce Leonis,_
+ _Respice quam modico nunc tegitur tumulo._
+ _Vir fuit immensus quem proles, gloria, census_
+ _Sustulit in vita, non sit ut alter ita._
+ _Legum servator, patrie decus, urbis amator,_
+ _Extruxit celsis turribus astra poli._
+ _Omnia praeclara mors obtenebravit amara,_
+ _Nominis ergo Dei gratia pareat ei._
+ _Junius in mundo fulgebat sole secundo,_
+ _Separat hunc nobis cum polus hicque lapis._
+
+La iscrizione di Lucrezia Pierleonia (NERINI, p. 395) fissa l’anno
+della morte di lui al 1128: erroneamente il BARONIO al 1144, chè omai,
+in una lettera del 1130, Anacleto chiama il padre suo _bone memorie_.
+Più tardi i sepolcri della famiglia furono collocati in parte nella
+chiesa di san Nicola _in Carcere_, e in parte nel sant’Angelo _in
+Pescaria_, dove, prima che questa chiesa fosse demolita, io vidi
+fuor della sua porta un sasso, con sopra in musaico lo stemma della
+famiglia, che rappresentava un leone rampante, a scacchi e con tre
+fasce.
+
+[498] Vedi EADMERO, VI, 137 e ERNALDO ABATE (_Vita S. Bernardi, Opera_,
+II, c. 1, 1107, ed. MABILLON): la invettiva di ARNOLFO lo taccia
+perfino d’incesto colla sorella Tropea. Vedansi altresì le pari accuse
+nella lettera di Manfredo vescovo di Mantova a Lotario (nel WATTERICH,
+II, 275, che la trasse dal NEUGART, _Cod. Dipl. Alem._, II, 63). Da
+altra parte, SAN BERNARDO indirisse ad Anacleto, quand’era tuttavia
+cardinale, una lettera in cui loda le sue virtù di ecclesiastico:
+trovasi nel JAFFÈ, _Stor. dell’Imp. ted. sotto di Lotario_, p. 89.
+
+[499] _Cod. Udalr._, 346. La lettera degli Anacletani a Didaco afferma
+che dapprima si avesse convenuto di far l’elezione dentro della chiesa
+di santo Adriano; ciò essendo stato impedito dai raggiri di certi
+vescovi, s’avrebbe deliberato di unirsi per l’elezione nel san Marco,
+ma poi in secreto quella si compieva nel san Gregorio. Il SUGERIO
+(_Vita Lodovici Grossi_, p. 317) dice solamente, che s’avesse deciso
+di congregarsi insieme nel san Marco. _Qui locus quasi umbilicus
+Romae est_, nota l’annuncio che gli Anacletani ne diedero a Lotario
+(BARON., a. 1130, n. 17). Troppo prossime al san Marco erano le
+torri dei Pierleoni; il partito avverso ne stava in temenza, e Pietro
+manifestamente metteva in giuoco tutti i mezzi, massime il suo denaro,
+per essere eletto. Da ambe le parti si agì disonestamente.
+
+[500] Pietro di Porto gridò agli avversarî: _Siccine didicistis Papam
+eligere? in angulo, in abscondito, in tenebris, in umbra mortis —
+contempto canone — me inconsulto Priore vestro_, laddove gli Anacletani
+avrebbero fatto la elezione _in luce, in manifesto_ (lettera ai quattro
+vescovi suburbicarî che avevano votato per Innocenzo: BARON., n.
+IX). In termini opposti parlano il _Cod. Udalr._, n. 346, l’annuncio
+dell’elezione che gli Innocenziani spedirono a Lotario (n. 352) e
+il manifesto d’Innocenzo stesso (n. 353: MANSI, XXI, 428), nel quale
+Anacleto è dipinto come un tiranno sitibondo di sangue.
+
+[501] ANSELMO, _Contin. di Sigberto: Gregorius privilegium electionis
+ab Honorio papa adhuc vivente consensu quorundam cardinalium sibi
+usurpat; Petrus altitudine sanguinis glorians, domum Crescentii
+invadit, caedibus, hominum rapinis, incendiis grassatur_. Il _Chron.
+Maurin._ dice del partito di Innocenzo: _Nimis festinanter, ut a
+quibusdam dicitur, pontificalibus induunt insignibus_, precisamente
+perchè Pietro manifestamente aspirava al papato (p. 376).
+
+[502] _Palladium_ (_Pallara_), e i Cardinali appongono questa data:
+_Apud Palladium XII Kal. Mart._ (18 Febbraio) — _post haec palladium,
+in quo Dom. noster, P. Innocentius — resiedebat, aggreditur_ (_Cod.
+Udalr._, 352). Fu consecrato papa in santa Maria Nuova, ai 23 di
+Febbrajo (PAGI, a. 1130, n. V, e JAFFÈ); e in quello stesso giorno
+fullo Anacleto in san Pietro.
+
+[503] I nemici di Anacleto dissero che egli saccheggiasse le chiese, e
+_Judaeos ajunt esse quaesitos, qui sacra vasa, et imagines deo dicatas
+audacter comminuerent_ (_Vita S. Bern._, II, c. 1). Le lettere della
+parte contraria sono registrate nel _Cod. Udalr._, 345, 352, 353 e nel
+CARD. ARAGON. I biografi posteriori de’ Papi dicono che si corrompesse
+il popolo mercè di quella rapina. Certo che di siffatti eccessi
+furono commessi, sebbene Pietro di Porto neghi: _depraedationem illam
+et crudelitatem, quam pretenditis, non videmus_ (lettera ai quattro
+Cardinali vescovi).
+
+[504] Prima annunciò al Re tedesco il suo esaltamento, e gli chiese che
+venisse a Roma: _Trans Tyberim V Id. Maji_ (_Cod. Udalr._, 353).
+
+[505] Le Biografie pontificie appellano il padre suo con nome di
+Giovanni di Transtevere; il suo epitaffio posteriore dice: _de domo
+Paparescorum_. Una famiglia _De Papa_ o _Paparoni_ trovasi omai nel
+secolo decimo; nell’anno 975 un _Johes de Papa de septem viis_;
+nel 1079 un _Oddo de Papa_. E al tempo di Benedetto VIII: _Joh.
+qui Paparone vocor_ (GALLETTI, _Mscr. Vatic. 8042_, ove discorre di
+questa famiglia). Pertanto io dubito delle considerazioni del PANVINIO
+(_Storia della famiglia Mattei_, mscr. nell’archivio della famiglia
+dei principi di santa Croce), il quale soltanto da Innocenzo II fa
+derivare il nome della famiglia _De Papa_: e precisamente egli dice
+che fondatore di essa sia stato Guido, il cui figlio Giovanni fu
+padre di Innocenzo II. Quella famiglia s’avrebbe chiamato anche col
+nome Romani, e da dopo il 1300 ne sarebbero stato un ramo i Mattei.
+— Le tombe dei Papareschi erano in _S. Jacobus de Septimiano_. —
+Cortigiano di Innocenzo II fu _Romanus de Papa_ (documento dei 4 di
+Aprile 1139, MANSI, XXI, n. 542), figlio di cui fu _Cencius Romani
+de Papa_, con molta discendenza (MURAT., _Ant. It._, II, 809). Le
+torri dei Papareschi erano, tuttavia nel secolo decimoquinto, in
+vicinanza di santa Maria in Transtevere, la quale Innocenzo II con
+molta magnificenza aveva restaurato. A. 1442: _contrata quae dicitur li
+Papareschi in parochia S. Calisti_ (_Mscr. Vat. 8051_, 125).
+
+[506] Le trentotto lettere di Anacleto sono contenute nel bel Codice a
+pergamena che si conserva a M. Cassino (n. 159 del _saec. XIV_). Da un
+altro Codice le pubblicò CRISTIANO LUPO (T. VII, _Oper._, Venet. 1724).
+Ad eccezione delle prime, questi frammenti di lettere (la più parte
+senza data) non hanno valore storico.
+
+[507] _Dat. Romae apud S. Petr. Kal. Maji_, come sta scritto nel Codice
+di Monte Cassino. Invoca la ricordanza dell’antica amicizia del Re,
+massime fra questo _et b. m. patrem meum. — Sane clerus omnis Rom.
+individua nobis charitate cohaeret; Praefectus urbis, Leo Fraiapanis
+cum filio et Cencio Fraiapane et nobiles omnes ac plebs omnis Romana
+consuetam nobis fidelitatem fecerunt_. Nella lettera dei Romani, data
+ai 18 Maggio, e nella seconda di Anacleto il Prefetto è appellato
+Ugo: al tempo di Onorio prefetto era ancora Pietro (GALLETTI, _del
+Prim._, n. 57). Può darsi che Ugo fosse il fratello di Anacleto, oppure
+un Frangipane, ma ciò non si può rettamente chiarire. Siccome dal
+documento che trassi dal CONTELORIUS, il Prefetto che era in officio
+nel primo anno di Anacleto II è chiamato Uguccio, io preferisco credere
+che fosse Uguccione fratello di Anacleto.
+
+[508] La seconda lettera, _apud S. Petrum Idib. Maji_, dice che
+egli possiede tutta Roma in beata pace, e che nel giovedì santo ha
+pronunciato la scomunica contro di Corrado. Fa seguito una lettera
+indiritta alla Regina, zeppa di nauseante unzione, nel tempo stesso che
+vi si caricano di villanie i cardinali Almerico e Giovanni di Crema.
+Pari contumelie contiene la lettera de’ Cardinali.
+
+[509] _Domino Lothario glorioso ac triumphatori Romanorum regi, Hugo
+prefectus urbis, et fratres ejus_ (così e non già _frater_ è scritto
+nel _Cod. M. Casin._ ed in LUPO), _Leo Frejapane, et Cencius frater
+ejus, Stephanus de Tebaldo, Albertus Johannis de Stephano, Stephanus
+de Berizo, Berizo frater ejus, Henricus fil. Henrici de sco Eustachio,
+Octavianus frater ejus, et reliqui Rom. urbis potentes, sacri quoque
+palacii judices et nostri consules et plebs omnis Romana salutem et
+gloriam et de hostibus universis victoriam... Acta Romae feliciter
+XV Kal. Junii_. Reputo perciò che _Hugo prefectus urbis et fratres
+ejus_ qui significhino i Pierleoni, i quali altrimenti sarebbero stati
+ommessi in questa enumerazione.
+
+[510] FALCO, a. 1130; PETR. DIACON. IV, c. 99. Il Diploma di
+investitura è dato: _Benevent., per man. Saxonis S. R. E. presbyteri
+Cardinalis, V Kal. Octobr. Ind. IX, anno Dom. Incarn. 1130, Pont.
+Dom. Anacleti II Papae anno I_ (BARONIO, n. LII). Vi si sottoscrivono
+fratelli e parenti di Anacleto: _signum man. Petr. Leonis Romanor.
+Consulis... Rogerii fratris ejus... Peter Uguiccionis filii... et Petri
+Leonis de Fundis_. Uguccione era fratello di Anacleto. Se si creda a
+ORDERICO VITALE, XIII, p. 898, re Rogero avrebbe benanco sposato una
+sorella di Anacleto: _filiam Petri Leonis, sororem Anacleti Pontificis
+uxorem duxit_. Però può darsi che ciò non sia vero; Rogero ebbe mogli
+parecchie. Anacleto addirittura lo investì anche di Capua e di Napoli.
+
+[511] L’età di Gregorio VII e delle Crociate fu feconda di ordini
+monastici. Fo cenno della fondazione dei Certosini, avvenuta per
+opera di Brunone di Colonia, canonico di Reims (la _Chartreuse_ vicino
+Grenoble, 1084): chiamato da Urbano II in Italia, Brunone si ritirò in
+una solitudine delle Calabrie, dove morì nel 1101: la sua istituzione
+fu favorita dal grande conte Rogero. — Norberto fondò i Premonstratesi
+(Premontré presso a Laon) intorno al 1120; Bertoldo, calabrese, in sul
+1156, costituì i Carmelitani sul monte Carmelo. — Ordini cavallereschi:
+i Gioanniti fondati da mercanti amalfitani e confermati da Pasquale II
+nel 1113; i Templarî fondati intorno al 1118 e confermati da Onorio II;
+i cavalieri teutonici fondati nel 1190.
+
+[512] _Plenitudinem imperii in eadem Romana civitate, sicut decebat,
+offerens_: DODECHINO, nel PISTORIO, a. 1131.
+
+[513] _Pisani et Januenses — cum navali exercitu Romam venientes,
+Civitatem veterem, Turrim de Pulverejo, et totam Marmoratam eidem Pont.
+subjugarunt_: CARD. ARAGON., p. 435. Il _tota_ si confà tanto poco
+al piccolo luogo della Marmorata (sì come effettivamente sta scritto
+nell’originale _Cod. Vat. 1437_), che io correggo in _Maritimam_. Che
+Pulverejo o Pulverea sia forse un corrotto di San Severo, oppure che
+sia Palo? — _Civitas vetus_ ed anche _vetula_ (_Reg. Farf._, n. 1098,
+a. 1084), ed ormai nell’anno 1072: _civitas Veccla_ (_Reg. Farfa_, n.
+1097).
+
+[514] _Vita S. Norberti_ (_Mon. Germ._, XII, 701), e la Enciclica di
+Lotario (MANSI, XXI, 483; _Mon. Germ._, IV, 81; PAGI ad a. 1133. n.
+VII).
+
+[515] FALCO, a. 1133. — _In manu non magna — tantillum exercitum_, dice
+SAN BERNARDO, _Ep._ 139.
+
+[516] _Apud Eccl. S. Agnetis castrametati sunt. Occurrentibus autem
+ei Theobaldo Urbis praefecto, ac Petro Latronis cum aliis nobilibus_:
+CARD. ARAGON., p. 435. Ugo dunque era morto o uscito d’officio.
+La _Vita di san Norberto_ dice: _Castra primum in monte Latronum —
+collocavit_; e dev’essere stato un colle fuor di porta Nomentana, forse
+dove oggidì si va a cerca del _Mons sacer_. D’altronde io non mi so che
+d’una sola _Fossa Latronis_ vicino al san Paolo, dove, non dapprima
+ma più tardi, accampò l’esercito. Oltracciò: _in monte Aventino
+castrametati fuimus_, dice Lotario stesso nella sua Enciclica, la quale
+fa conoscere dei negoziati prolungati che si tennero con Anacleto.
+
+[517] Il _Nonas Junii_, secondo il CARD. ARAGON. Si tenne convito
+sull’Aventino, precisamente nel palazzo di Ottone, presso a san
+Bonifazio. La _Cronica di Reichersperg_ perciò erroneamente dice di
+Lotario e di Richenza: _ordinati sunt ab Innocentio P. in eccl. S.
+Bonifacii_. Di lì mosse la processione. Il giuramento che fu prestato,
+assistenti Cencio Frangipane, Ottone nipote suo ed altri, è registrato
+nel BARONIO (a. 1133, n. II) e nel THEINER (_Cod. Dipl._, I, n. XIV)
+che lo trassero da CENCIO. In segno di gratitudine, Innocenzo fece più
+tardi dipingere nel Laterano il quadro della coronazione, e arditamente
+vi scrisse sotto questi versi:
+
+ _Rex stetit ante fores jurans prius urbis honores,_
+ _Post homo fit Papae, sumit quo dante coronam._
+
+[518] Il _Pactum_ (tratto da CENCIO) trovasi nel MANSI (XXI, 392) e nel
+THEINER, _Cod. Diplom._ (I, n. XIII): _dat. Laterani VI Id. Junii_. Il
+Papa si stipulò il reddito annuo di cento libre d’argento.
+
+[519] Solevasi allora dire de’ Papi: _pulsus ab Urbe, ab Orbe
+excipitur._ San Bernardo scrisse ai Pisani congratulandosene con
+loro: _Assumitur Pisa in locum Romae, et de cunctis nobilibus terrae
+ad Apostolicae sedis culmen eligitur — Tyranni siculi malitiae Pisana
+constantia non cedit_ (_Ep._ 130). Vedasi anche il TRONCI, _Annali di
+Pisa_, a questo anno.
+
+[520] _Vita S. Bernardi_, lib. II, c. 2. Non v’era miracolo, per quanto
+fosse difficile, che desse imbarazzo a un santo di questa fatta: e una
+volta, annojato da uno sciame di mosche che non volevano sbrattare una
+chiesa, le scomunicò, ond’esse caddero morte tutte: _Muscas dedicatione
+ecclesiae (Fusniacum) molestas excommunicavit, et omnes extinctae sunt_
+(l. c. XI).
+
+[521] _Inventa sunt privilegia_ (nel campo di Rogero), _in quibus
+Petrus Leonis ipsam Romam et ab inde usque Siciliam totam ei terram
+concesserat, et advocatum Rom., Ecc., et Patricium Romanorum et Regem
+illum statuerat: Cod. Udalr._, n. 380. — Nel JAFFÉ, n. 5972, che la
+trasse dal FLOREZ, _España Sagrada_, XX, 550, trovasi la lettera di
+Anacleto, data ai 22 Aprile 1134 dal Laterano, nella quale scrive che
+Innocenzo, dopo ritiratosi Lotario, era fuggito nottetempo a Pisa,
+e ch’egli coll’ajuto di Rogero si apprestava a esterminare _illos
+perjuros nostros, Leo Fraiapanem_ ecc.
+
+[522] _Est Caesaris propriam vendicare coronam ab usurpatore Siculo_:
+S. BERN., _Ep._ 139.
+
+[523] Perciò si venne a disputa fra Enrico e il Papa, come, ad esempio,
+per conto di Viterbo, di cui una metà aderiva ad Innocenzo, l’altra
+metà ad Anacleto. Sutri, come residenza antica di Guiberto e di
+Burdino, teneva le parti di Anacleto. Vedasi l’ANNAL. SAXO, p 773, il
+quale dà alla Tuscia romana il nome di _Romania_, e la distingue dalla
+Campania.
+
+[524] OTTONE DI FRISINGA. _Chr._ VII, 19: _apud Albam suburbia
+civitatis sibi resistere nitentis, ante expugnaverat_ (intendesi
+_Henricus dux_). — _Romam quidem ingredi noluit ne in Romanor. negotiis
+impediretur_: FALCO, p. 120. Degna di esser letta è la narrazione di
+questo Cronista, che tornò allora a Benevento dopo tre anni di esilio.
+Neanche in Benevento entrò Innocenzo, poichè egli stavasi in tema. —
+Probabilmente avvenne in questo tempo la impresa dei conti di Ceccano.
+Il conte Giovanni prestò al Papa il giuramento feudale (_fecit et
+ligium hominium_), e ne fu investito col simbolo di un calice (_cum
+cuppa argentea deaurata_). Questo atto degno di nota è registrato nella
+_Storia de’ Frangipani_ del PANVINIO, p 217: manca nel _Cod. Diplom._
+del THEINER.
+
+[525] Trenta giorni stettero fra loro disputando l’Imperatore ed il
+Papa per l’investitura delle Puglie; alla fine quegli tolse in mano
+la bandiera dall’asta questi dalla lancia, e la porsero a Rainolfo:
+scenata indecorosa per l’Imperatore. FALCO, a. 1137, p. 122; ROMUALDO,
+p. 189; OTTONE DI FRISINGA, _Chr._, VII, 20.
+
+[526] _Ipse in civitate (S. Germani) coronam circuli patricialis
+accepturus remansit_: PETR. DIACON., IV, c. 119. — _Rex Lotharius
+— ab ingressu abstinuit urbis Romae, quia duorum de sede Apost.
+contendentium prelia et seditiones nequivit compescere_: SIGEB.,
+_Contin. Gembl._, ad a. 1137. — Ai 3 di Ottobre Innocenzo fu a Tivoli,
+indi accompagnò Lotario a Farfa: _post hec data et accepta honorifice
+ab imperatore et principibus licentia, papa remeavit in sua_ (ANNAL.
+SAXO, a. 1137, p. 775).
+
+[527] SAN BERNARDO, _Ep._ 147. — _Cadaver ejus in latebris sepelitur,
+et usque hodie fovea illa a catholicis ignoratur: Vita S. Bern._, II,
+7. — _Occulte sepultus_: CARD. ARAGON., p. 436. — Di lui tiene tuttavia
+ricordanza in Roma un’iscrizione che esiste in san Lorenzo in Lucina:
+_Anno Dni M.CXXX anno vero Dompni Anacleti Sedi Pape Primo Indict. VIII
+Mense Madio D. XX quinta dedicata est haec Ecla_... Più tardi riferirò
+di una Bolla di Anacleto concernente il Campidoglio; faccio qui nota
+di un’altra, finora non conosciuta, riflettente la basilica dei XII
+Apostoli, cui egli concede la chiesa di santo Abbaciro: _datum Romae
+apud S. Petrum per manum Saxonis S. R. E. Praesbr. Card. et Cancellar.
+VIII Kal. Maji in die octava. Anno dnicae Incarn. M.CXXX Pontificatus
+autem Anacleti Papae II anno primo_. Questa Bolla, sottoscritta da
+diciassette Cardinali, trovasi nel _Mscr. Vatican. 5560_ (_Storia della
+basilica dei XII Apostoli_, del VOLATERANO).
+
+[528] _In octavis Pentecostes ipsa die complevit Deus desiderium
+nostrum: Ecclesiae unitatem, et urbi dando pacem. Nam illa die filii
+Petri Leonis omnes simul humiliaverunt se ad pedes D. Papae, et facti
+homines ejus ligii etc._: S. BERN., _Ep._ 320. — VITA S. BERN., II,
+c. 7. — FALCO, p. 125: _fratres Anacleti — cum D. Innoc. Papa pacis
+firmamentum composuerunt_. — CARD. ARAGON., p. 436. — _Innocentius
+autem immensa in filios Petri Leonis et in his qui eis adhaerebant
+pecunia profligata illos ad suam partem attraxit_: PETR. DIACON., IV,
+ultimo capitolo.
+
+[529] Nel 1142, Leone Pierleone e Pietro figliuol suo furono i delegati
+del Papa in Sutri: _Ego Caccialupus Sutrine civitatis dei gr. judex
+auctoritate et precepto domni Leonis Petri Leonis et Petri filii ejus
+civitatis Sutrine presidis, a domno Innocentio II Papa delegatorum, in
+quorum presentia populus Sutrinus causa justitiam faciendi congregatus
+erat_... (MITTARELLI, III, n. 257). Qui viene a galla l’officio dei
+Delegati: ma allora erano nobiluomini romani, non monsignori.
+
+[530] _Vita S. Bern._, II, c. 7, e MANRIQUE, _Annales Cistercienses_,
+a. 1140, c. VIII. Una inscrizione più moderna posta nel portico della
+chiesa del convento chiama Innocenzo II _ex Familia Anicia Papia et
+Paparesca nunc Mathaeia_. — Agli Anicî in Roma non si rinuncia; sono
+la idea fissa di alcune famiglie romane. — Vorrebbesi che di già Carlo
+Magno avesse donato all’Abazia dodici città della maremma Tusca; e di
+esse leggonsi i nomi sotto le loro imagini, cadute dal tempo, presso la
+porta d’entrata. Il monastero appartiene ancora oggidì ai Cisterciensi.
+L’Ughelli, che fu un tempo colà da abate, ed è l’autore dell’opera
+intitolata _Italia Sacra_, è sepolto in quel vaghissimo eremo.
+
+[531] Questo monastero, celebrato più tardi per la sua bella chiesa
+di stile romano-gotico, fu fondato intorno al 1036 dai Verulani, e
+vuole la tradizione che si edificasse sopra terre appartenute a C.
+Mario (perciò appellato _Casa Marii_). Forse a’ tempi di Eugenio III
+ebbe monaci Cisterciensi di Chiaravalle. RONDININI, _Brevis Historia
+Monasterii S. Mariae et Sanctor. Johis et Pauli de Casaemario_, 1707.
+— L’anno 1861 posero quartiere nel convento le bande del Chiavone; lo
+presero d’assalto i Piemontesi, ma per felice ventura la chiesa ne uscì
+salva.
+
+[532] OTTONE DI FRISINGA, _Chr._, VII, c. 23. È appena credibile che
+i Vescovi raccoltivi giungessero a mille. Fra i Decreti del Concilio
+(MANSI, XXI, 523) comprendesi la proibizione data ai preti _leges
+temporales, et medicinam gracia lucri temporalis addiscere_; il
+principio dell’inviolabilità del clero dalla mano de’ laici; il divieto
+dei tornei di cui allora incominciava l’andazzo: _detestabiles autem
+illas nundinas vel ferias, in quibus milites e condicto convenire
+solent, et ad ostentationem virium suarum et audaciae temerariae
+congrediuntur, unde mortes hominum_... (n. XIV). Ai morti in torneo si
+negava sepoltura cristiana (Concilio di Reims, a. 1157, _Canon. IV_).
+
+[533] Dirittamente dice a questo proposito il MURATORI: «A cui
+(Innocenzo) e agli altri suoi successori volle Dio dare un nuovo
+ricordo di quel versetto del Salmo: _Hi in curribus et hi in equis: nos
+autem in nomine Dei nostri invocavimus_».
+
+[534] La _Cronica di Fossa Nova_ parla anche del Prefetto; _tunc Papa
+et praefectus, et Dux Robertus cum multis venientes apud S. Germanum
+— et facta est redemptio tacenda_. Ai 4 Aprile 1139 Teobaldo si nomina
+ancora come prefetto, in un documento nel quale l’Abate di san Gregorio
+cita Odone de Polo a presentarsi davanti il Concilio (MANSI, XXI,
+542). Ivi pure si parla del figlio del Prefetto che fu noto a’ tempi
+di Pasquale; infatti vi è detto: _Oddo misit ad dom. Papam Petrum de
+Antegia, et Petrum Petri praefecti filium_.
+
+[535] Questi fatti sono narrati esattamente da FALCONE: se si
+stia a lui, avrebbesi condotto il Papa prigioniero _X die stante
+mensis Julii_; dunque, a conto suo, nel dì 22 Luglio. La Bolla
+dell’investitura: _Quos dispensatio_, è data ai _VI Kal. Aug._ (MANSI,
+XXI, 396).
+
+[536] I documenti raccolti nei _Monum. Regii Neapol. Archivii_
+registrano, ancora fino alle ultime, l’êra imperiale bizantina.
+L’ultimo Duca di Napoli era morto, vassallo di Rogero, omai nell’anno
+1137, in vicinanza di Ragnano. Nell’Agosto 1139 vennero a Benevento gli
+ambasciatori di Napoli a far soggezione a Rogero: FALCONE, a. 1139;
+GIANNONE, XI, c. 3. — Rogero fece misurare la periferia di Napoli;
+allora il suo circuito contava 2363 passi (FALCONE, p. 132). — Gaeta,
+da dopo il 1062, dipendeva da Capua, sebbene avesse Duchi suoi proprî
+fino a Riccardo Bartolomei in sul 1135, quando duca di Capua diventò
+Anfuso, figlio di Rogero.
+
+[537] _Utinam, inquam, miserabilis atque infelicis Tusciae partes
+felici vestro imperio cum adjacentibus provinciis adjungerentur, et res
+perditissimae pacifico regni vestri corpori unirentur_: pari discorso
+di quello che fu tenuto ai dì nostri; e re Vittorio Emanuele può con
+qualche compiacimento specchiarsi nella storia di Rogero. Le parole
+riferite, scriveva a Rogero l’abate Piero di Cluny (BARON., a. 1139, n.
+20), irritato perciocchè, tornando in patria nel 1134 dal Concilio di
+Pisa, fosse stato svaligiato da ladri in vicinanza di Luni. — Rogero,
+da quell’astuto che era, si guadagnò le buone grazie degli Ordini
+religiosi francesi, financo di san Bernardo, poichè fece venire in
+Sicilia monaci Cisterciensi.
+
+[538] Questo, com’è naturale, andavano sfringuellando i Cardinali,
+sebbene FALCONE in generale lo dica del popolo romano. — Si avrà notato
+che da lungo tempo Benevento era amministrato da Cardinali; così sorse
+l’officio dei Cardinali legati in qualità di governatori.
+
+[539] Egli stabilì un formale onorario per giudici e per notai (di
+cento libbre all’anno): CARD. ARAGON., p. 436. — La procedura delle
+liti serba la forma antica. Nell’anno 1139, Innocenzo in persona tiene
+la presidenza del tribunale in un giudizio promosso contro Odone
+de Polo, un che rubava beni di monasteri: giudici e assessori sono
+Vescovi, Cardinali, Teobaldo prefetto della Città, Cencio e Odone
+Frajapane, _Leo Petri Leonis_ coi suoi fratelli, e altri nobiluomini
+(MANSI, XXI, 542).
+
+[540] Il felice stato di Roma è lodato nella _Vita S. Bern._, II, c. 7:
+_Post multifarias egestates in brevi civitas opulenta refloret_...
+
+[541] Ancora Tivoli aveva nome di comitato; la Contea s’era
+unita insieme col Vescovato, ma il Papa vi teneva un Rettore. In
+un’iscrizione dell’anno 1140 si parla di adunanze di popolo per regioni
+(_publica contio regionum_), e si discorre del _Populus Tiburtinus_:
+Consoli non compaiono. Le condizioni di maggiore independenza che
+possedevano le città della provincia romana, sono poste in aperto da
+un trattato di commercio conchiuso fra Gaeta e Marino di _Circeum_
+nell’anno 1132, dove quest’ultimo si obliga così: _Cum Terracinensibus
+pacem et treguam non faciemus sine vestra licentia, et si aliquando vos
+Gaetani guerram vel pugnam cum Terracinensibus habueritis, adjuvabimus
+vos — cum armis, equis et personis nostris_. Qui il popolo di Terracina
+apparisce independente al paro di quello di Gaeta: del Papa neanche
+si piglian pensiero. È un documento registrato nel GIORGI, _Dissert.
+Historica de Cathedra Episcopali Setiae Civitatis_, Roma, 1727, App. V.
+
+[542] _Chron. Fossae Novae: Ind. III venit rex Siciliae, et filii
+ejus mense Julio ceperunt Soram, Arcem et usque Ceperanum_. — Vi
+hanno riferimento due iscrizioni, sol di poco difettose, originarie di
+Sant’Angelo in Valle Arcese, che oggidì sono nell’atrio di santa Maria
+in Cosmedin, infisse nel muro. La prima: _Regis itaque Siculi Rogeri
+potestas immoderate crescens — — — Tiburtinus deprendens PP. (populus)
+valde timuit. Et munire infirmiora loca civitatis etc. etc._ La seconda
+in cui compare _Tebaldus Rector_, ha la data: _Anno Dni MCXL Anno XI
+Papatus Dni Innocentii Sedi PP. M. Aug. D. IIII_. Le iscrizioni sono
+riferite nel CRESCIMBENI, _Storia di S. M. in Cosmedin_, p. 48 e 54, e
+nel VIOLA, _Storia di Tivoli_, II, 160. La seconda è registrata anche
+nel GALLETTI, _Inscript_., Ap. ad Class. I, n. 9.
+
+[543] La guerra con Tivoli incominciò omai nel 1140; lo si rileva dal
+_Placitum_ concernente Odone de Polo (MANSI, XXI, 542), dove sulla
+conchiusione è detto: _Sed quia inter dominum Papam ac Tiburtinos
+controversia emerserit_...
+
+[544] È una leggenda cittadina (ed il VIOLA per carità di patria la
+adorna di fiori), che a quest’occasione il corso dell’Anio deviato,
+si rovesciasse addosso del campo romano. Le Croniche italiane fanno
+diffalta allo Storico, e di sì memorandi avvenimenti, Roma per
+erudirsi deve mendicar notizie da un Vescovo tedesco. OTTONE DI
+FRISINGA, _Chron._, VII, c. 27: _Dum cum pontifice suo in obsidione
+praefatae civitatis morarentur, civibus egressis, et cum ipsis manibus
+conserentibus, multis amissis spoliis, turpiter in fugam conversi
+sunt_.
+
+[545] Una Bolla di Innocenzo II è data ai 19 di Maggio _in monte
+Tiburtino_ (JAFFÈ, n. 5853), probabilmente durante il secondo assedio.
+La _Cronica di_ SICARDO (_Murat._, VII, 598) dice giustamente: _A. dom.
+1142 Innocentius — Tiburtum obsedit_.
+
+[546] Il _Juramentum Tiburtinorum_, sventuratamente senza data e senza
+sottoscrizioni, è nel MURATORI (_Antiq. It._, VI, 251), che lo trasse
+da CENCIO (nel THEINER manca): _Ego ille ab hac hora in antea fidelis
+ero b. Petro et dno meo Pp. Innocentio ejusque successoribus canonice
+intrantibus. Non ero in facto neque in consilio aut in consensu ut
+vitam perdant aut membrum vel capiantur mala captione... Papatum
+romanum, civitatem Tiburtinam, Donnicaturas_ (dominî) _et regalia que
+romani pontifices etc._ Le terre nominate nel testo erano tributarie
+alla Curia. — _Comitatum quoque et rectoriam ejusdem civitatis
+tiburtine in potestate dni [=pp] Innocentii, et successorum ejus libere
+dimittam._ Non ci si conservò il patto di sicurtà che era dato da parte
+del Papa.
+
+[547] OTTONE DI FRISINGA, VII, c. 27: _Dum — tam inhumanae petitioni
+annuere nollet, seditionem iidem Romani movent — in Capitolio
+convenientes, antiquam Urbis dignitatem renovare cupientes,
+ordinem senatorum, qui jam per multa curricula temporum deperierat,
+constituunt, et rursus cum Tiburtinis bellum innovant_. Le stesse
+cose su quelle orme dicono con altre parole il GOTTFRIED, _Pantheon_
+(MURAT., VII, 460) e gli HERMANNI ALTAHENSIS _Annales_ (_Mon. Germ._,
+XVII, 381). — CARD. ARAGON.: _Circa finem vero sui pontificatus Pop.
+Rom. novitatis amator sub velamento utilitatis Respublicae contra
+ipsius voluntatem in Capitolium Senatum erexit_. Non una parola di più.
+
+[548] Fu sepolto nel Laterano _in conca porphyretica, quae fuit Adriani
+Imperatoris sepultura_ (JOH. DIACON; MABILLON, _Mus._, II, 568). Più
+tardi, essendo crollata una parte della basilica, ruinò il monumento;
+e perciò le ceneri di Innocenzo furono trasferite a santa Maria in
+Transtevere. La iscrizione che ivi si trova, dice: _Hic Requiescunt
+Venerabilia Ossa Sanctissimae Memoriae Domini Innocentii Papae Secundi
+De Domo Paparescorum Qui Praesentem Ecclesiam Ad Honorem Dei Genitricis
+Mariae Sicut Est A Fundamentis Sumptibus Propriis Renovavit_: GALLETTI,
+_Inscript._, Class, n. 46, n. 47. Al n. 43 è un’iscrizione tratta da
+san Tomaso in Parione, la qual chiesa il Papa ebbe consecrato ai 21
+Dicembre 1139.
+
+[549] Per ciò che riguarda le democrazie italiche il lettore può
+consultare le opere, spesso citate del LEO, dell’HEGEL, del TROYA, del
+BETHMANN-HOLLWEG, del SAVIGNY. Ma nè questi autori, nè gli Storici che
+scrissero del Senato romano, hanno posto mente allo svolgimento della
+costituzione civica di Roma. Io ne raccolgo qui il primo tentativo,
+ricavato dalle fonti della storia.
+
+[550] Tenni già nota dei trattati di commercio conchiusi da Tolomeo di
+Tusculo, ed eziandio di quello fra Bello ed i Consoli di Gaeta, i quali
+diedero sicurtà ai bastimenti di lui. _Confirmare facimus tibi Bello
+Romano — et tuis rebus, vestrisque navidiis, cum omnibus bonis vestris,
+que in ipsis navidiis habebitis, vel que a Romanis super vos ad usuras
+accipietis_... (GEORGII _Dissertatio — Setiae Civit., App._ V).
+
+[551] _Bonofilium jure matrificum aurificem_, a. 1035 (il GALLETTI,
+_del Prim._, p. 274, lo spiega per «orefice matricolato»). _Bovo
+prior Oleariorum_, a. 1029 (_Mscr. Vatic._ del GALLETTI, n. 7931,
+p. 42). _Rainerius patronus scole sandalariorum_ (navicellai) _pro
+Petro de Rosa priore dicte scole, et pro omnibus scolensibus_: questa
+corporazione dà a Farfa la conferma del porto di Correse (_Reg. Farfa_,
+fol. 1180). Un documento notevole, di stile assai barbarico, derivante
+da santa Maria in via Lata, a. 1031, contiene il patto (_stipulum
+obligationis_) conchiuso tra una corporazione di ortolani (_ortulani_)
+ed il suo priore: _Vobis Amatum magnificum virum vite tue diebus
+eligimus tibi ad priorem nostrum. Id est spondimus — tibi ut vite tue
+diebus sicut bonum priorem tibi tenemus et non disrumpimus scolam, quod
+tecum facta habemus_. Lo fanno giudice degli _scolenses_ nei piati fra
+loro; seconda istanza è la assemblea riunita dei Priori delle altre
+corporazioni di ortolani. — _Et per singulos annos singulus unus ex
+nobis tibi dare spondimus hopera una manuale_ (_Mscr. Vatican._ del
+GALLETTI, 8048, p. 97).
+
+[552] L’antica formula _numerus militum seu bandus_ è usata sempre,
+parimente delle denominazioni dei presidî. Nell’anno 1145 una _Scola
+Militum_ dà in affitto al convento di santo Alessio un pezzo di terra
+vicino alla piramide (_Meta_) di C. Cestio: _Tholomaeus qd. fil. Pauli
+Johannis de Guiniczo, Prior scole Militum — cum Tedelgario — ejusd.
+scole secundo, et Aminadab Tertio ejusd. scole_ (NERINI, App. IX).
+
+[553] Si rammenti come le dodici Regioni della Città, l’isola e
+il Transtevere accorressero al Campidoglio per salvare Gelasio. In
+un documento proveniente da santa Maria in Transtevere, a. 1037, è
+detto: _Regione quartadecima Transtiberini_ (_Mscr. Vatic. 8051_, del
+GALLETTI, p. 6). Forse che questa indicazione sia stata soltanto di
+tradizione, e non la officiale? Poichè la Città propriamente detta
+aveva dodici Regioni, la decimaterza e la decimaquarta dovevano
+riferirsi all’isola ed al Transtevere: e il numero di cinquantasei
+Senatori (di ciò a più tardi) corrisponde ai quattordici rioni
+elettivi. Invece è difficile che la città Leonina, disprezzata dai
+Romani, e abitata da stranieri e dalle genti pontificie, avesse allora
+diritto di mandar suoi deputati al Senato. Al tempo di Rienzo vi furono
+tredici sole Regioni officiali, e nel 1586 per la prima volta vi si
+aggiunse la Leonina (Borgo), come decimaquarta.
+
+[554] I Massimi compaiono la prima volta nel 1012 con _Leo de Maximus_
+(NERINI, p. 320); così nel _Chron. Farf._ p. 560: _Leo Dativus jud. de
+Maximo_. — I Sant’Eustachio, del quartiere prossimo a quella chiesa,
+compaiono primamente nell’anno 987 con _Leo Sancti Stati_ (NERINI,
+p. 383). In documenti del secolo undecimo i Saraceni e i De Franco
+appellavansi _de Eustatio_: assai di spesso incontrasi _Henricus de S.
+Eustachio_. — Coi Papa erano congiunti per via di maritaggi gli Scotti
+e i Romani. Anche i Brazuti (da Giovanni _Bracziutus_ del tempo di
+Gregorio VII) erano parenti degli Scotti. Le loro torri s’ergevano in
+vicinanza di ponte Sisto. _A parte Transtiberim ad pontem Antonini non
+multum longe a Turre heredum Johannis Brazuti_ (a. 1073, _Mscr. Vat._
+8051, p. 13). _A. 1227 Johannes Braczuti de Scotto et Comitisse filie
+ejus_ (ibid., p. 40). — Da parte loro i Tebaldi e gli Stefani formavano
+un parentado; spesso trovasi _Stefanus de Tebaldo — Stefanus Stefani de
+Tebaldo_.
+
+[555] La _Ep. IX_ di Anacleto parla in prima di nobiluomini
+nominatamente, indi dice: _reliqui Rom. Urb. potentes, sacri quoque
+Palatii judices, et nostri consules, et plebs_. Il documento dell’anno
+1139 (MANSI, XXI, 542) specifica così i maggiorenti: _Praefecto,
+consulibus, et majoribus civitatis_. Nella lettera a Lotario (_Cod.
+Udalr._, 351): _Consules Romani, et alii principes salutem_. Ei si
+vede che qui, dappertutto, «Console» significa il più eletto grado
+officiale. A torto C. HEGEL reputa che questo titolo prettamente romano
+fosse preso ad imitazione dei Consoli lombardi. Roma fu fino al 1143
+una Repubblica (consolare) di nobili; soltanto che ignota ce n’è la
+forma.
+
+[556] La _Ep. XVI_ di Anacleto distingue così: _Nobiles omnes et plebs
+omnis Romana, Capitanei et Comites qui extra sunt_. Anche nella pace
+conchiusa a Venezia nel 1177, è detto espressamente: _Plures etiam
+de nobilibus Romanis_ (nobiltà cittadina), _et Capitaneis Campaniae_
+(nobiltà provinciale) _hanc pacem firmabunt_. — La _Ep. Petri
+Portuensis_ (nel BARON., a. 1130, n. IX) dice: _Principes, Capitanei,
+Barones_.
+
+[557] Parecchi documenti della metà del secolo duodecimo parlano di
+questi _milites_, ad esempio: _Civitatis Alatrinae, milites Frosinonis,
+milites civitatis Verule etc._ Gli uomini liberi nella Campagna
+erano scesi tanto in basso da essere diventati, per la massima parte,
+fittavoli a tempo delle chiese o dei capitani.
+
+[558] Di già intorno all’anno 1130 trovansi sessanta senatori e
+una deputazione di sei nobiluomini, che concedono a Monte Cassino
+franchigia di dazî nel porto di Roma. _Nos Leo Romanor. Consul, et
+Leo Frangipane, et Cincio Frangip., Petrus Frangipane, Filippus de
+Alberico, Henricus de S. Eustachio una cum sexaginta Senatoribus,
+et cuncto populo romanae urbis concedimus in perpetuum — ut monachi
+cum navibus secure pergant — Tempore Honorii ppe. II. Militantibus
+dignitates, hobedientibus pacem, rebellibus anatema_. Il frammento è
+raccolto nel _Registro_ di PIET. DIACON., n. 605.
+
+[559] Documento dei 29 Aprile 1084 (_Reg. Farf._, n. 1098). Vedasi
+a carte 281 di questo Volume, nota 2. La dizione _apud Capitolium_
+significa, cred’io, il convento di Araceli.
+
+[560] _Aurea nunc etc. Ut quidem is versus merito possit converti:
+Aurea quondam etc._ Così nell’anno 1431 dai ruderi del Campidoglio
+sclamava POGGIO (_Historiae de Varietate Fortunae_, I, 6).
+
+[561] Il _Privilegium_ dato per santa Maria _in Capitolio_, senza
+data, è aggiunto ad una Bolla di Innocenzo IV, e stampato nel WADDING
+(_Annal. Minor._, II, 255), fu illustrato dal CASIMIRO, p. 431,
+sull’esempio del VALESIO (T. XX della _Collezione_ del CALOGERA, p.
+103): e trovasi anche nel FEA, _sulle Rovine_, p. 358, e nel PRELLER,
+_Philologus_, 1846. Della sua autenticità non dubito; fin la frase
+_hortos quos haeredes Johannis di Guinizo tenuerunt_, fa fede di quel
+tempo (vedemmo di uno degli eredi di questo Romano, più sopra a pag.
+524, nota 2). _Confirmamus totum Montem Capitolii in integrum eum
+casis, cryptis, cellis, curtibus, hortis, arboribus — cum parietibus,
+petris et columpnis._
+
+[562] _Cum terra ante Monasterium, qui locum Nundinarum vocatur_
+(Bolla di Anacleto); e più sotto: _argasteria in Mercato_. Il mercato
+si estendeva tuttavia da piazza Araceli fin giù basso a san Venanzio,
+detto primamente san Giovanni in Mercato. Soltanto nell’anno 1477 il
+mercato fu trasferito in piazza Navona.
+
+[563] Oggidì ancora sotto del Campidoglio vedonsi molti avanzi di
+antico. In via della Bufala, al n. 35, un portico ruinato forma il
+fondo di una botteguccia, e, appoggiato col dorso alle colonne, vi
+lavora entro un solitario ciabattino.
+
+[564] _Liber de mirabilibus Romae._ Similmente la _Graphia_, che
+aggiunge: _In Capitolio fuerunt imagines fusiles omnium regum
+trojanorum et imperatorum_: e dice che fosse stato coperto di vetro e
+d’oro, _ut esset speculum omnibus gentibus_. Anche per questi libri di
+leggende tutto è omai antichità e indovinello.
+
+[565] La Bolla non ne descrive che i confini. Nomina dessa il
+_Porticus Camellariae_ (non _Cancellariae_, come scrivono il FEA ed
+il BUNSEN; infatti trovasi usato l’egual nome anche per altri luoghi
+in cui esistevano spaziose _Camerae_); il _Clivus Argentarii, qui
+nunc descensus Leonis Prothi appellatur_ (vedi il Vol. III, p. 424);
+il _Templum majus quod respicit super Alephantum_ (l’_Elephantus
+herbarius_). Ancora si tien nota financo dei _gradus centum: exinde
+discendit per hortum S. Sergii usque in hortum, qui est sub Camellaria,
+veniens per gradus centum usque ad primum affinem_. Quest’era ancora
+l’antica scalea dei cento gradini, di cui fa cenno TACITO ad occasione
+dell’assalto dei Vitelliani (_qua Tarpeja rupe centum gradibus
+aditur_): della sua positura contrastano fra loro gli archeologi.
+Si accenna eziandio ad una _cavea in qua est petra versificata_. Per
+l’intiero documento vedasi l’_Ordo Rom._, XI (MABILLON, _Mus. It._, II,
+143).
+
+[566] Soltanto dopo del NARDINI gli Italiani lo collocarono sull’altura
+di Araceli (da nord-est), e i topografi tedeschi (BECKER, I, 387, con
+assai asseveranza) sulla cima di Caffarelli. — Pare che la controversia
+voglia ancora durare un buon pezzo, ma una volta o l’altra giova
+sperare che andrà decisa. Può mai darsi che omai nel secolo duodecimo
+s’avesse dimenticato la positura del _Saxum Tarpeum_? Anche oggidì v’è
+la «Via di rupe Tarpea» presso a «Tor de’ Specchi», e colà esisteva
+la chiesa di santa Caterina _sub Tarpeio_ (MARTINELLI, p. 352). FAUNO,
+III, c. 6; MAURO, c. 5, p. 40; GAMUCCI, p. 64. Nella _Vita Paschalis_
+sta scritto: _Qua Capitolii rupes aedibus Petri Leonis imminet_; e
+queste case erano prossime al teatro di Marcello.
+
+[567] ANON. MAGLIAB. (del tempo di Giovanni XXIII): _Fuit templum
+Jov. Opt. Maximi i. e. supra cortem domna mitima quod adhuc satis
+de eo apparet: et introitus vocatur Salvator in Maximis_. Lo stesso
+affermano il BLONDO, il MARLIANI, il MARTINELLI. Quella chiesa durò
+fino al 1587, sopra Monte Caprino, dalla parte della Montanara. — È
+argomento di dubbio che cosa fosse il _templum majus, quod respicit
+super Alephantum_: può ben darsi che fosse il teatro di Marcello. Il
+_templum Jovis_ dell’ANON. DI EINSIEDELN (_Inscrizioni_, n. 72: _Usque
+ad S. Angelum et templum Jovis_) non era, siccome opina il PRELLER, il
+tempio Capitolino, ma la _basilica Jovis_ nel _Porticus_ di Ottavia
+(detto nel medio evo _templum Severianum_), dove si trova la chiesa
+di sant’Angelo. Gli è perciò che nel secolo duodecimo questa chiesa
+veniva appellata _S. Angeli juxta templum Jovis_ (lettere dei Cardinali
+partigiani di Anacleto a Lotario).
+
+[568] Vedi il Vol. III, p. 658, nota 1: _Teuzo abb. ven. Monas.
+S. Mariae Dei Gen. Virg. in Capitolio_... a. 882. Più tardi questa
+chiesa dei Benedettini fu detta addirittura _Monaster. S. Mariae in
+Capitolio_, oppure _Monasterium Capitolii_. Nell’anno 1015 un abate
+si sottoscrive perfino così: _Ego Dominicus Abbas Capitolii_ (nel
+CASIMIRO, p. 7). Il significato di _Capitolium_ da lunghissimo tempo
+si attagliava massimamente a tutto quanto il colle; nè dalla dizione
+_in Capitolio_ può argomentarsi che se ne denoti il tempio di Giove:
+in pari guisa dicevasi eziandio _S. Maria in Palladio_ (Palatino), e
+_in Aventino_. I più recenti escavi fatti vicino al palazzo Caffarelli
+(nel 1865) non hanno dato alcun resultato che convalidi l’opinione ivi
+essere stato posto il tempio di Giove, e questo fatto negativo torna
+oggi calzante a pro dell’altra opinione, che fosse situato sull’altura
+di Araceli.
+
+[569] La _Graphia_ raccolse questa leggenda; essa non associa la
+visione con Virgilio, ma a quel tempo era omai ben noto il nesso in
+cui vi si trovava la Egloga IV. Così vi si ebbe riferito Innocenzo III
+(_Sermo II_, Op., 88, nel PIPER, _Virgilio, teologo e profeta_, 1862).
+La leggenda è assai antica e viene di Grecia; la si trova in SUIDAS,
+dove, al nome _Augustus_, vien narrato che questi interpellasse la
+Pitia, per sapere chi regnerebbe dopo di lui; _cui illa respondit_:
+
+ _Puer Hebraeus jubet me, diis beatis imperans,_
+ _Hanc aedem relinquere, et in orcum redire._
+ _Jam abito tacitus ab aris nostris._
+
+E Augusto avrebbe allora tosto edificato sul Campidoglio un altare
+colla iscrizione: _Haec ara est Primogeniti Dei_. La leggenda più
+tardi fu registrata da NICEFORO (_Hist. Eccl._, I, 17); e la riferisce
+eziandio un’antica Cronica latina, edita dal MAI col titolo di
+_Chronicon Palatinum_ (_Spicileg. Roman._, IX, 118): l’editore la
+fa risalire, per ragione de’ caratteri della sua scrittura, almeno
+al secolo ottavo, se non più in là, come reputa il BETHMANN, che
+la attribuisce al settimo secolo (_Bullettino Arch._, 1852, p.
+38). GOFFREDO DI VITERBO, che scrisse intorno al 1180, conosce la
+leggenda (_Pantheon_, XV): il MURATORI la trasse da un Codice modenese
+(_Antiq._, III, 879). Una grossolana scultura, posta sul vecchio altare
+della cappella di sant’Elena in Araceli, rappresenta la visione, con
+questa epigrafe:
+
+ _Luminis hanc almam matris qui scandis ad aulam,_
+ _Cunctarum prima quae fuit orbe sita;_
+ _Noscas quod Caesar tunc struxit Octavianus_
+ _Hanc. Ara Coeli sacra proles cum patet ei._
+
+[570] Il _Catalogo delle Abazie romane_, compilato da PIETRO MALLIO
+e da GIOVANNI DIACONO (sulla fine del sec. XII), dice: _S. M. in
+Capitolio, ubi est ara Filii Dei_. Più tardi scrive MARTINO POLONO:
+_Haec visio fuit in Camera Octaviani Imp., ubi nunc est Eccl. B. M.
+in Capitolio. Ideo dicta est Eccl. S. M. Arae Coeli_. Il NIEBUHR
+e il BECKER credono, contrariamente affatto alla leggenda, che
+l’appellazione _in Araceli_ sia derivata da quella _in Arce_. Piuttosto
+il nome può esser venuto da _Aurocoelo_ (_coelo Aureo_), sì come ne
+furono chiamate altre chiese, di cui una a Pavia. — È strano che fino
+il tempio di Giunone Moneta avesse ricevuto il suo nome addiettivo da
+una voce divina che ivi s’era intesa risonare: CICERO, _De divin._, I,
+45, nel BECKER, I, 409. Se questo tempio abbia esistito sull’altura
+di Araceli, acconciamente sarebbevi andata Maria, regina del cielo,
+a cacciarne Giunone. — Gli archeologi italiani pongono sulla cima di
+Araceli anche il tempio di Giove Feretrio, e l’ANON. MAGLIAB. dice:
+_Palatium Octaviani fuit, ubi nunc est S. M. araceli; et vocatus est
+locus ferferum, quia ibi fuit templum jovis Feretrii_.
+
+[571] La leggenda dei Mirabilia dice che la visione occorresse nel
+_Palatium_ di Ottaviano, non già nel tempio di Giove. Ed anche il
+_Chronicon Palatinum_ del MAI, narra soltanto che _Oct. abiit in
+Capitolium, quod est in medio urbis_, dove la _Pythonia_ gli avrebbe
+annunciato, _quod infans hebraeus jubente Deo e coelo beator.
+descendens, in hoc domicilium statim veniet — quare exiens inde
+Aug. Caesar a divinatione, aedificavit in Capitolio aram magnam in
+sublimiori loco, in qua et scripsit latinis literis dicens: Haec
+ara filii Dei est. Ubi factum est, post tot annos, domicilium atque
+basilica b. et s. virginis Mariae usque in praesentem diem sicut et
+Timotheus chronographus commemorat_ (TIMOTEO, riferito dal MALALAS, p.
+98, dice solamente della _ara_ che Augusto edificò). Vedasi dunque che
+assoluto silenzio si tenga del tempio di Giove, onde s’era smarrita
+ogni traccia al tempo dei _Mirabilia_; e questi non fanno menzione
+della leggenda che in modo fuggevole: _In loco ubi nunc est S. Maria
+fuerunt duo templa simul juncta cum palatio, Phebi et Carmentis, ubi
+Octavianus imp. vidit visionem in celo_.
+
+[572] Il _Palatium Octaviani ad S. Laurentium in Lucina_, di cui essi
+parlano, è l’avanzo dell’_Orologium_ di Augusto: ma nel testo mostrano
+saperne del _palatium Octaviani_ sul Campidoglio.
+
+[573] 1) _Infra arcem fuit palatium, quod erat pro magna parte aureum
+— ubi tot statue erant etc._ — 2) _Ubi nunc est S. Maria fuerunt duo
+templa simul juncta cum Palatio, Phoebi et Carmentis, ubi Octavian
+Imp. vidit visionem in coelo._ — 3) _Capitolium vel Tarpeus, ubi est
+palatium Senatorum._ Il concetto di _Arx_, che è indeterminato anche
+per l’antichità, non può accertarsi che cosa significasse all’epoca dei
+_Mirabilia_: lo stesso dicasi del _Tarpeus_ e del _Capitolium_.
+
+[574] Le investigazioni sul Campidoglio daranno sempre argomento di
+novelle ipotesi. Arnaldo da Brescia esortò i Romani a restaurare il
+Campidoglio: che cosa voleva dir ciò, se non che la massima ruina,
+il _Tabularium_, si riparasse per porvi le residenze del Senato, e
+forse anche che si rinnovasse la _Arx_? Che nel medio evo si desse
+al _Tabellarium_ nome di _Camellaria_? Un Breve di Innocenzo III
+(_Ep. II_, 101, a. 1199) dice che sulla pendice del Campidoglio la
+_Camellaria_ avesse un appartamento alto ed un basso, e ne fossero
+comproprietarî il convento di santa Maria e quello di santo Sergio.
+_Inferioris vero camellariae parochiam et ejusd. camell. proprietatem;
+ita quod nulla injuria inferatur habitatoribus, ipsius camellariae
+ab abitatortbus superioris camellarie._ I _Mirabilia_ pongono
+la _Camellariae_ presso al _templum Jani_, (il _Cod. Pragensis_
+dell’HÖFLER dice financo _subtus capitolium_), ed hanno ottima
+conoscenza dell’_aerarium publicum, quod erat templum Saturni_. Per
+tutte le quali ragioni io respingo l’opinione del BUNSEN e di altri,
+che la _Camellaria_ fosse l’archivio di Stato ossia _Tabularium_; e
+reputo piuttosto che essa fosse la _basilica Argentaria_ od un edificio
+prossimo, fornito di portico.
+
+[575] Cade in siffatto anacronismo il FRANKE nel libro: _Arnaldo da
+Brescia e il suo tempo_, Zurigo, 1825, scrittura amena a leggersi, ma
+che troppo spesso devia dalla verità storica. Per scrivere a fondo la
+storia di Arnaldo mancano le fonti. Ne fece tentativo nell’anno 1861
+il dotto FEDERICO ODORICI nel suo _Arnaldo da Brescia_ (Brescia 1861),
+e più tardi vi si accinse un Francese del mezzodì, GEORGES GUIBAL
+(_Arnould de Brescia et les Hohenstaufen, ou la question du pouvoir
+temporel de la Papauté au moyen age_, Paris 1868). — Però, nello stesso
+anno 1868 si stampò per la prima volta la _Historia pontificalis_
+(_Monum. Germaniae_, Vol. XX, p. 517-545); e questa Cronica, scritta da
+un contemporaneo di Arnaldo (nel quale a buona ragione si ravvisa il
+celebre Giovanni da Salisbury), getta una nuova luce su alcuni punti
+della storia del famoso riformatore da Brescia, che pur troppo rimane
+sempre oscura. Vedi _Arnaldo da Brescia_, Discorso accademico del
+GIESEBRECHT, Monaco 1873.
+
+[576] _Quis mihi det, antequam moriar, videre Ecclesiam Dei, sicut in
+diebus antiquis, quando apostoli laxabant retia in capturam, non in
+capturam auri vel argenti, sed — animarum?_ Ep. 238, ad Eugenio III —
+Cent’anni più tardi il _Meister Freigedank_ (a) diceva: «Le reti romane
+chiappano argento, oro e terre: e san Pietro lo sapeva» (lo cita il
+RAUMER).
+
+(a) È una raccolta di proverbî popolari, di motti, di sentenze su cose
+politiche, sociali ed ecclesiastiche, compilata in Germania nell’anno
+1229, e per la sua eccellenza chiamata «bibbia delle cose profane.»
+Vedasi il VILMAR, _Storia della letteratura tedesca_ (Vol. I, p. 961,
+Marburg, 1857), che giudica quel libro essere la gemma insuperata delle
+lettere alemanne antiche e moderne. (N. del T.)
+
+[577] OTTONE DI FRISINGA, _De gestis Fried._, lib. II, c. 21. La sua
+narrazione fu raccolta nei noti versi del poema del GUNTERO, intitolato
+_Ligurinus_.
+
+[578] SAN BERNARDO, Vol I, Ep. 195: _Accusatus apud D. Papam schismate
+pessimo._ OTT. DI FRISINGA, II, c. 21. Di vera eresia non fu tacciato,
+sebbene intorno all’eucaristia ed al battesimo non la pensasse
+cattolicamente: lo prova la sua adesione alle idee di Berengario,
+di Abelardo, dei Pietrobrusiani ecc. Vedansi i diciannove articoli
+dello _Scito te ipsum_ e della _Theologia Christiana_ di ABELARDO, nel
+_Tractatus de erroribus Abaelardi_ di SAN BERNARDO.
+
+[579] Le sentenze di san Bernardo contro il dominio temporale (e ai
+giorni nostri se ne richiamò la ricordanza) non ammettono disputa.
+Alcune ne traggo dal suo libro _De Consideratione: Nemo militans Deo
+implicat se negotiis saecularibus. — Quid fines alienos invaditis? —
+Disce, sarculo tibi opus esse, non sceptro, ut opus facias Prophetae. —
+Esto ut alia quacunque ratione, haec tibi vendices, sed non Apostolico
+jure. — Planum est: Apostolis interdicitur dominatus. — Forma
+apostolica haec est: dominatio interdicitur: indicitur ministratio. —
+In his successistis non Petro, sed Constantino._ — Queste dottrine di
+san Bernardo sono agli antipodi de’ principî gerarchici di Gregorio
+VII.
+
+[580] _Procedit Golias procero corpore nobili illo suo bellico apparatu
+circummunitus: antecedente quoque ejus armigero Arnaldo de Brixia_:
+_Ep._ 189. Vedasi anche la _Ep._ 330.
+
+[581] Con molta verità dice il Tosti (_Storia di Abelardo_, Napoli,
+1851): «egli era di quegli uomini che hanno il coraggio del pensiero,
+non quello dell’azione.»
+
+[582] Vedi la _Historia pontificalis_.
+
+[583] _Ep._ 195: _Arnaldum loquor de Brixia, qui utinam tam sanae
+esset doctrinae, quam districtae est vitae — Homo est neque manducans,
+neque bibens, solo cum diabolo esuriens et sitiens sanguinem
+animarum — videbitis hominem aperte insurgere in clerum, fretum
+tyrannide militari, insurgere in ipsos episcopos, et in omnem passim
+ecclesiasticum ordinem desaevire_: è un formale atto d’accusa scritto
+da un Santo. Egli appella altresì Abelardo _intus Herodes, foris
+Johannes_: _Ep._ 193.
+
+[584] _Ep._ 196. Financo OTTONE DI FRISINGA dà a Bernardo del
+credenzone e dello _zelotypus_ (_De Gestis_, I, c. 47).
+
+[585] Che insegnasse a Zurigo, lo dice OTTONE DI FRISINGA (II, c. 21):
+_In oppido Alemanniae Turego officium doctoris assumens, perniciosum
+dogma aliquot diebus seminavit_. È certamente esagerato ciò che il
+FRANKE (sulle orme di GIOVANNI MÜLLER, che attinse a Croniche di
+tempo posteriore), afferma dell’influenza esercitata da Arnaldo sulle
+Republiche svizzere. Fa poi meraviglia che pochi contemporanei suoi
+parlino di Arnaldo; nè di lui tiene alcun ricordo neppure la _Cronica
+di Brescia_ del MALVEZZI. Anche san Bernardo più tardi ne tace del
+tutto.
+
+[586] _Chron. Mauriniac._, p. 387: _Celestinus qui alio nomine Magister
+de Castellis nominatus est_ (era il _Castrum Felicitatis_ nello Stato
+della Chiesa). Tre cose l’avevano messo in rinomanza: _nobilitas
+generis, mentis industria in omni statu aequalis, literarum scientia
+multiformis_. Della sua elezione pacifica e concorde fa fede la lettera
+del venerabile Pietro di Cluny (BARON., ad ann. 1143, n. XII), e la
+_Ep._ I _Coelestini ad Cluniacenses_ (MANSI, XXI, 592).
+
+[587] Con Celestino II hanno incominciamento le note profezie di
+Malachia, arcivescovo di Armagh in Irlanda (morto nel 1148), libri
+sibillini del Papato, che forse furono una goffa invenzione dell’anno
+1590: vedi il NOVAES, a quel Papa. A Pio IX del resto si attaglia
+perfettamente il _Crux de Cruce_ (croce dalla croce di Savoja).
+
+[588] Questi oscuri avvenimenti narra ROMUALDO, p. 192. ANON. CASIN.,
+ad a. 1144. _Treugam cum eo (sc. rege) composuimus_, dice il Papa
+nella sua lettera a Pietro di Cluny, _dat. Laterani X Kal. Oct._ (22
+Settembre 1144). MANSI, XXI, 608.
+
+[589] Documento dei 31 Gennaio 1145: _Lucius dilectis Filiis, nobilibus
+viris Oddoni et Cencio Frajapanibus fratribus — fidelitatem vestram
+erga B. Petrum et nos ipsos attendentes, custodiam Circi vobis
+committimus — dat. Romae II Kal. Febr._ (nel NERINI, App., p. 407,
+che lo trasse da CENCIO). — Ai 18 Marzo 1145 l’abate di sant’Andrea dà
+in affitto a Cencio Frangipane _turrim quae vocatur de Arco — Rome in
+Caput Circli Maximi — e Trullum unum in integrum quod vocatur Septem
+Solia_. Questo documento è sottoscritto: _Cencius de Arco_. Era un arco
+di trionfo ridotto a torre, vicino al Circo (MITTARELLI, III, n. 271).
+
+[590] _Non multo autem post_ (dopo il ritorno del Papa dalla Campania)
+_Popul. Rom., contra voluntatem ejusd. Papae Jordanum filium Petri
+Leonis in Patricium promovit, et Senatores de novo in Urbe creavit_:
+ROMUALDO. La nuova êra si conta dall’anno 1144. Lo dimostrano documenti
+del Senato: il primo che ci è conservato, è dato ai 23 Dicembre 1148,
+_renovationis autem sacri Senatus [=an]. V_. Addì 23 Gennaio 1160, si
+conta _[=an]. XVI_; ai 27 Marzo 1162, _[=an]. XVIII_; ai 30 Marzo 1188,
+_[=an]. XLIV_; ai 28 Maggio 1191, _[=an]. XLVII_. Da tutto ciò parrebbe
+che il primo anno cadesse nel Maggio 1145, e che la costituzione del
+Patriziato avvenisse nell’autunno dell’anno 1144.
+
+[591] OTTONE DI FRISINGA, _Chron._, VII, c. 31: _omnia regalia ejus —
+ad jus Patricii reposcunt; eumque more antiquorum sacerdotum de decimis
+tantum et oblationibus sustentari oportere dicentes_. E più sopra:
+_Senatoribus — Patricium adjiciunt — Jordanum Petri Leonis filium
+eligentes omnes ei tamquam principi subjiciuntur_. — ANON. CASIN.:
+_Jordanus fil. Petri Leonis cum Senatoribus et parte totius populi
+minoris contra papam rebellat_. Qui la parola _parte_ devesi prendere
+nel significato che essa esprime in italiano.
+
+[592] GOFFREDO DI VITERBO, che scrisse intorno al 1180 (MURAT., XII,
+461): _intendens Senatum extinguere cum ingenti militia Capitolium
+Romae conscendit — Senatus autem Populusq. Roman. — Papam — in momento
+repellunt. Ubi Papa (sicut audivimus) lapidibus magnis percussus,
+usque ad obitus sui diem, qui proxime secutus est, non sedit in sede_.
+SICARDO (MURAT., VII, 598): _armata manu ascendit Capitolium; sed
+Romani inde ejecerunt eum_. SIGBERTO, _Cont. Praemonstr.: sed inde_
+(dal Campidoglio) _per Jordanum — perturbatus, infirmitate correptus,
+infra annum — moritur_. Il giorno della morte è determinato dal CARD.
+ARAGON., p. 437, il quale dice soltanto: _repentina morte praeventus_;
+ed erra affermando che egli costringesse i Romani a rinnegare il
+Senato. OTTONE DI FRISINGA, VII, c. 31, narra solamente: _quotidianis
+cruciatibus ac taedio vitae affectus, infra anni spatium pontificatus
+sui diem obiit_.
+
+[593] _Hunc cum antea simplex fuerit, Deus mirabili gratia, et
+eloquentia perfudit_ (BERNARD. GUIDONIS, nel MURAT., III, 1, 437).
+Delle perplessità di san Bernardo sull’elezione del suo discepolo
+danno dimostrazione l’_Ep._ 237 agli elettori, e l’_Ep._ 238
+all’eletto. _Dabit tibi dominus intellectum_, dice a lui il Santo; e a’
+Cardinali: _quid fecistis? Sepultura hominem revocastis ad homines_.
+E lo chiama _rusticanum — pannosum homuncionem_. I cinque libri _De
+Consideratione_, di cui Pio V si faceva ogni giorno leggere dei passi,
+intanto che sedeva a mensa, furono scritti da BERNARDO, in parecchi
+anni, ne’ suoi momenti d’ozio.
+
+[594] OTTONE DI FRISINGA, _Chron._, VII, c. 31: _Eccl. b. Petri —
+profanissime incastellare non metuunt_. — GEROH DI REICHERSBERG (_liber
+de currupto Eccles. statu_, nel BALUZIO, _Miscell._, V, 114) lamentava:
+_quod adhuc in domo b. Petri — desolationis abominationem stare
+videmus, positis etiam propugnaculis et aliis bellorum instrumentis in
+altitudine sanctuarii supra corpus b. Petri_. Fin da allora i Cardinali
+possedevano in Roma bei palazzi: _ut Cardinalium diruerentur —
+splendida palatia_ (OTTONE DI FRISINGA, _De Gestis Frid._, II, c. 21).
+
+[595] _Praefecturae dignitatem abolentes, omnes principes ac nobiles ex
+civibus ad subjectionem Patricii compellunt_: OTTONE DI FRISINGA, VII.
+c. 31.
+
+[596] _Circa principia Pontificatus Eugenii pestifer Arnaldus Romam
+ingressus — proponens antiquorum Romanor. exempla — reaedificandum
+Capitolium, renovandam dignitatem Senatoriam, reformandum equestrem
+ordinem docuit_: OTTONE DI FRIS., _de Gestis_, II, c. 21. E sulle
+dottrine di Arnaldo, riguardo alle attenenze del Papa colla Città:
+_nihil in dispositione Urbis ad Romanum spectare Pontificem, sufficere
+sibi ecclesiasticum judicium_: ibid.
+
+[597] Documento dato da Corneto, ai 20 Nov. 1144 (CENCIUS, fol. CXIII):
+_Nos quidem — Gottofredus de Pinz[=on] et Vezo Franconis consules una
+cum Egidio vicecomite et Ranutio de Guittone ex mandato et voluntate
+alior. Consulum et Populi Cornetanae civitatis_. Dunque, fin da
+allora, il Papa accettava nelle città di provincia la costituzione
+di municipio. Nel 1157 trovansi Consoli a Orvieto; e, giusta una
+iscrizione riferita dal MURATORI (_Antiq. It._, II, 331), v’erano
+Consoli a Nepi, financo nell’anno 1131; nell’anno 1198 (e naturalmente
+anche prima) v’erano dodici Consoli e un _Consilium_ a Narni,
+dove tutto il Comitato apparteneva al Comune: _Narnienses Consules
+universales Civitatis et Comitatus Narniae_ (MURAT., _Antiq._, IV, p.
+60).
+
+[598] Una notizia antica di quel tempo (MARTINELLI, _Roma ex Ethn._, p.
+171), dice: _Post haec vero, ipso. D. Papa mandante, contra Senatum et
+Pop. Rom. quibus modis poterant comites pugnare coeperunt._ Del Senato
+narra il CARD. ARAG., p. 439: _civitatis et castra. B. Petri assiduis
+rapinis et gravibus guerris persequi non cessabant_.
+
+[599] _Quos — Pontifex — adjuncta Tiburtinis Romanor. antiquis hostibus
+militia coercuit, tandemque pacem petere coegit_: OTT. DI FRIS., VII,
+c. 31; CARD. ARAG., p. 439.
+
+[600] _Patriciatus dignitatum exfestucarent, et praefectum in pristinam
+dignitatem reciperent. Senatores vero ex ejus auctoritate tenerent_:
+OTT. DI FRIS., VII, c. 34. — Nel 1139, prefetto era Teobaldo, e di già
+nel 1145 era _Jacobus praefectus urbis_ (BONINCONTR., ap. LAMIUM, VI,
+144). L’ingresso trionfale del Papa è descritto dal CARD. ARAGON., p.
+439.
+
+[601] Laonde il documento dei 23 dicembre 1148 dice: _Nos Senatores
+— a domino nostro Papa Eugenio totaque veneranda apostolica curia
+et reverendo populo Romano pro regimine urbis annuatim in Capitolio
+constituti_: e similmente il trattato fra Pisa e Roma, nella _Cronica
+pisana_ del MARANGONE, a. 1151.
+
+[602] Vi si sottoscrivono: _Et nos Senatores: Joh. Berardi. Petrus
+plangens spatulam. Uguicio gentis. Petrus Enrici. Romanus petri
+milluli. Astaldus David. Jordanus brutii. Gregorius gaudentis. Nicolaus
+philippi. Petrus romani sperantis in deo. Sebastianus gualtrade.
+Stephanus falconis. Grisoctus Cencii. Grecus. Nicolaus berizonis.
+Dompnicus. Parentius. Petrus baffolini. Falco carozie. Rusticus nicolai
+rustici. Petrus rabie. Stephanus cizaronis. Bonum tibi veniat h. e.
+bentivenga pictor. Johannes bonifilioli. Petrus demetrii pro nobis
+et omnibus aliis consenatoribus nostris quorum nomina non sunt hic
+descripta_ (GALLETTI, _del Prim._, p. 306; lite che fu sostenuta per
+alcuni beni della chiesa di santa Maria in via Lata). I Berardi, gli
+Astaldi, i Berizoni, i Rustici, i Bonifilioli erano _nobiles_. Può
+darsi che _Grisoctus Cencii_ appartenesse alla famiglia de’ Baruncî;
+perlomeno nell’anno 1131 troviamo _Grisottus de Stefano Centii de
+Baruntio_ (MITTARELLI, III, n. 224).
+
+[603] Nel trattato di pace fra Pisa e Roma, dell’anno 1151, viene
+per verità detto: _nos quidem Senatores numero L_, ma forse per un
+caso si smarrì la cifra _VI_. Dimostrerò più tardi che il numero di
+cinquantasei era quello normale.
+
+[604] I tre Scrittori romani che trattarono del Senato, il VENDETTINI,
+il VITALE, l’OLIVIERI, e l’accurato tedesco CURTIUS non avvertirono
+in alcun modo queste mutazioni. Nell’Aprile del 1191 un documento è
+sottoscritto da _Consiliatores_ diversi da quelli che erano stati nel
+Maggio dello stesso anno. Di essi troviamo or nove, or undici o dodici,
+ed or financo quattordici. Sempre si sottoscrivono prima de’ Senatori.
+Il patto conchiuso col Papa nel 1188, è sottoscritto: _jussu Senatorum
+Consiliatorum_ (seguono dodici nomi) _et Senatorum_ (succedono i nomi).
+Io li reputo _procuratores_ della Republica, corrispondenti ai Consoli
+governanti nelle altre città, nè penso col PAPENCORDT e coll’HEGEL
+che fossero soltanto consiglieri assistenti. Nel 1164, a Pisa, sono
+eletti ventiquattro _Consiliatores_ colla condizione espressa _qui nec
+consules nec senatores hoc anno fuerint_ (BONAINI, _Statuti di Pisa_,
+I, 25); ma in Roma eglino erano veramente il Consiglio rettore del
+Senato.
+
+[605] Per noi i denari pontificî cessano con Benedetto VII (morto
+nel 984). In tutto il secolo undecimo non v’ha che un solo denaro
+di Leone IX, ed un altro attribuito a Pasquale II. Per la qual cosa
+nella lacuna delle monete pontificie fino a Benedetto XI (morto nel
+1304) subentrano (secondo il FLORAVANTE, _Antiqui Romanor. Pontificum
+Denarii_) le monete del Senato. Tuttavolta in documenti posteriori alla
+costituzione del Senato io trovo _solidi papae_ distinti da _denari
+Senatus_ (MITTARELLI, IV, n. 53, n. 98); ed io credo che anche i Papi
+in sulle prime battessero moneta. I denari del Senato erano allora
+chiamati _solidi bonorum provisinorum Senatus_ (il nome non deesi far
+derivare da _provisiones_ o _redditus_, bensì dalla città di Provins
+in Sciampagna), ossia si contava a _librae bonorum_, o _parvorum,
+parvensium Senatus_. Ritiene il FLORAVANTE che i denari del Senato
+antichissimi sieno quelli colla leggenda ROMAN. PRINCIPE (che faceva
+contorno all’effigie di san Pietro), e dall’altra faccia colla scritta
+SENAT. POPUL. Q. R., attorno all’effigie di san Paolo. Altre monete
+di quell’età erano dette _affortiati_ (d’oro forte, ossia puro),
+_Scyphati, Marabotini_ (maravedis), _Malechini_ (nome arabo che deriva
+da Malech), _Romanati_ (nome bizantino) ecc. Vedasene il DUCANGE.
+
+[606] Vedi l’_Ep._ 239 di Innoc. III, lib. II; lettera assai importante
+a chiarire i rapporti giuridici di quel tempo.
+
+[607] Che esistessero l’una accanto dell’altra le due Curie lo provano
+molte carte: e di già il primo documento del Senato (dell’anno 1148)
+chiama gli antichi giudici Palatini con nome di Consiglieri aggiunti.
+Vedi anche l’Atto senatorio del 1160 (GALLETTI, _Del Prim._, p. 314).
+
+[608] Giustamente il CURTIUS ha interpretato questo passo dell’ANON.
+CASIN.: _facem cum Romanis reformans, muros Tiburtinae civitatis
+destrui praecepit_. — OTT. DI FRIS., VII, c. 34: _a pop. Rom. pro
+excidio Tiburtinorum in tantum de die in diem sollicitatur, ut
+improbitatem eorum non sustinens ad transtyberinam regionem migrans,
+animam suam vitae suae taedere confideretur_. Il BONINCONTRIUS (nel
+LAMIUS, _Delic._, V, 144) dice financo, che fosse stato discacciato
+della Città. Forse egli disciolse il Senato, sì come oggidì i Re
+disciolgono le Camere, e ordinò nuove elezioni.
+
+[609] Lo dimostra il documento dei 28 Dicembre 1148 (già citato) quando
+Eugenio non si trovava nella Città.
+
+[610] _Chron. Fossae Novae_, ad a. 1146: _Romani venerunt super
+Tiburim, et multos ex eis decollaverunt_. A qualche anno prima
+appartiene la notizia del _Chron. Sublacense_ (MURAT., _Antiq._, IV,
+797): _cum Romani tempore Thebaldi Prefecti supra Tiburtinos venerint_.
+
+[611] BONINCONTRIUS, p. 148: Guido Colonna s’insignorì di Norba e di
+Frosinone; _Jacobus_, prefetto urbano, investito dell’officio dal Papa,
+si pigliò Civitavecchia e Viterbo; Nicolò di Anguillara fece sue Tolfa
+e Santa Severa; Pietro Frangipane, Terracina e Sezza. Celestino II
+aveva donato ai Frangipani soltanto i redditi di Terracina, ma eglino
+vi si eressero a tiranni. Vedi nel CONTATORE, _Historia di Terracina_,
+I, c. 6, le notizie attinte dall’archivio di quella città. I Frangipani
+soffocarono il Comune di Terracina, perlochè ivi trovansi Consoli
+soltanto al principio del secolo decimoterzo, quando Innocenzo III
+soggiogò i Baroni.
+
+[612] _Histor. pontifical._, l. c., p. 538.
+
+[613] _Fallax et invidus humani generis inimicus per Arnaldum
+schismaticum — hoc effecit, ut quidam capellani unitatem Ecclesiae —
+dividentes, ipsius Arnaldi sequantur errorem: et Cardinalibus atque
+Archipresbyteris suis obedientiam — exhibere debitam contradicant —
+dat. Brixiae Idib. — Julii_. Il commovimento del clero inferiore durò
+tuttavia sotto di Adriano IV e di Alessandro III (vedi i Brevi di
+questi due Papi nel MANSI, XXI, 628, 803). Dalla lettera di Alessandro
+III emerge tuttavia l’esistenza di ventotto titoli cardinalizî per
+quell’età.
+
+[614] _Ep._ 243: _Nobilib. et optimatib. et universo pop. Romano,
+frater Bern. Claraevallis vocatus Abbas, declinare a malo, et facere
+quod bonum est. — Ad omnem itaque spectat Christianum injuria
+Apostolorum — apostolicam Sedem divinis regalibusque privilegiis
+sublimatam auso sacrilego incessere, suoque minuere honore contenditis
+— Patres vestri Urbi Orbem subjugaverunt, vos Urbem properatis orbi
+facere fabulam — Quid ergo nunc Roma nisi sine capite truncum corpus,
+sine oculis frons effossa, facies tenebrosa?_ Così anche oggidì dicono
+i Vescovi di Francia e di tutto il mondo; e la lettera di san Bernardo
+fu citata dai difensori di Pio IX, tanto spesso quanto gli avversarî
+suoi hanno per parte loro accampato le opinioni, che in generale quello
+stesso Santo espresse per conto delle condizioni politiche del clero.
+Nè alcun Vescovo ai nostri giorni seppe sostenere che il Papa dovesse
+conservare Roma con tanta enfasi quale fu quella onde usò il vecchio
+Abate.
+
+[615] _Quid de populo loquar? Populus Romanus est. Quid tam notum
+saeculis, quam protervia et fastus Romanorum? Gens insueta pacis,
+tumultui assueta; gens immitis et intractabilis usque adhuc subdi
+nescia, nisi cum non valeat resistere. Hi impii in Deum, temerarii in
+sancta, seditiosi in inxicem, aemuli in vicinos, inhumani in extraneos.
+Docuerunt linguam suam grandia loqui, cum opererentur exigua._ E della
+proverbiale avarizia dei Romani dice: _quem dabis mihi, vel de tota
+maxima Urbe, qui te in Papam receperis, precio, seu spe precii non
+interveniente? De Consideratione_, IV, c. II. Il quarto e il quinto
+libro di questo celebre trattato destinato ad Eugenio III furono da san
+Bernardo scritti negli anni 1152, 1153. Più tardi il PETRARCA difese
+Roma contro questa invettiva di san Bernardo nella sua scrittura:
+_Contra Galli calumnias, Op._, ed Basil., p. 1075.
+
+[616] _Ep._ 244, _ad Conradum_; e la lettera dell’amico (MARTENE, T.
+II, 299, _Ep._ 212).
+
+[617] Di questo dà notizia il notaio GIOVANNI: _Ep._ 239, fra le
+lettere di Guibaldo (nel MARTENE, _Ampl. Collectio_, II). Erroneamente
+il MARTENE pone la lettera all’anno 1151; fu scritta prima della
+battaglia di Flochberg, dove, agli 8 di Febbraio 1150, Guelfo fu vinto.
+
+[618] Le Bolle raccolte nel JAFFÉ stabiliscono che il suo soggiorno a
+Tusculo avvenne fra gli 8 di Aprile e i 7 di Novembre del 1149. ANON.
+CASIN., _Chron._, a. 1148: _Eugenius P. Tusculanum ingressus, fultus
+auxilio Rogerii Regis, Romanos sibi rebelles expugnat_. Similmente
+ROMUALDO, p. 193. ROBERTO DE MONTE: _P. Eugenius in Italiam regressus,
+cum Romanis vario eventu confligit_.
+
+[619] _Ep._ 212 (fra quelle di Guibaldo): _Eccellent. et Magnif. Dom.
+Urbis et Orbis Conrado etc. Sixtus, Nicolaus et Guido consiliatores
+Curiae sacri Senatus et communis salutis reipublicae procuratores — ut
+jam per plures litteras regiae significatam est majestati etc. etc._
+
+[620] Un manifesto dei Romani, nel carnovale dell’anno 1862, diceva
+quasi alla parola così: «Romani! chi ama la dignità di sè stesso, chi
+sente la grandezza dei destini che la Provvidenza ha serbato a Italia
+e alla sua città capitale, trova bastevole di tutti i diletti la vista
+del Foro antico di Roma e di tutti gli altri luoghi che rammentano le
+glorie antiche. Là il vero cittadino di Roma, ricordando la grandezza
+degli avi, mira il fondamento del nostro prossimo rinascimento dopo
+tanti secoli di obbrobrio. Viva il Pontefice non Re! Roma, ai 20
+Febbraio 1862.»
+
+[621] _Excell. atque praeclaro Urbis et Orbis totius Domino, Conrado
+Dei grat. Romanor. Regi, semper Augusto, S. P. Q. R. salutem et
+Rom. Imp. felicem et inclytam gubernationem_ (OTTONE DI FRISINGA,
+_De gestis_, I, c. 28). Questa lettera non ripongo io col MARTENE e
+col MANSI all’anno 1150, ma al 1149, allorchè Eugenio, da Tusculo,
+angustiava Roma. Gli ambasciatori sono appellati _nobiles viri_
+della vera nobiltà. Gli esametri di barbaro stile esprimono bene
+l’intendimento politico de’ Romani. La lettera è povera troppo
+d’ingegno perchè io possa attribuirla ad Arnaldo.
+
+[622] _Christianissimus princeps hujusmodi verbis sive naeniis praebere
+aures abnuit_, dice conciso OTTONE DI FRISINGA, in occasione della
+lettera dei Romani.
+
+[623] _Ep_. 213 (nelle lettere di Guibaldo) di un _fidelis Senatus
+servorum regis fidelissimus_.
+
+[624] _Eugenius P. pacem cum Romanis reformans Romam reversus est:_
+ANON. CASIN., _Chron._ — ROMUALDO, p. 193. — Una Bolla di Eugenio è
+data: _Laterani 28 Nov. 1149_ (JAFFÉ).
+
+[625] La vita errabonda del Papa può seguirsi sulla scorta del JAFFÉ.
+L’anno 1151 egli dimorò a Segni sotto la protezione dei Conti di
+Ceccano. Ai 27 Ottobre egli consecrò la chiesa di Casamari presso a
+Veroli (Chron. _Fossae Novae_, ad a. 1152).
+
+[626] _Ep._ 214 _Guidonis Card. et Cancellarii ad Wibaldum Abatem_.
+Nell’_Ep._ 218, Guibaldo tranquilla Eugenio: è scritta dopo la disfatta
+di Guelfo VI. — La _Ep._ 225 di Guibaldo al cardinale Guidone.
+
+[627] _Promissa Romanor._ (_Mon. Germ._, IV, 88): restituzione di
+tutti i diritti della corona e di tutti gli scrigni delle chiese,
+eccettuata la moneta che aveva costato la guerra di Viterbo; resa di
+tutte le castella fuor della Città. _Munitiones S. Gregorii et turrem
+de Sclaceis dabunt_. In un documento dell’anno 1393 la _Turris de
+Schiaciis_ è detta esistere _extra portam Appiam et portam Laterani_,
+ed appartenere al _Casale Statuarium_ (nel COPPI, T. XV delle
+_Dissertaz. dell’Accad. pontif. di Archeologia_, p. 132). San Gregorio
+era un castello presso a Tivoli; ma qui può darsi che s’intendesse
+dire della fortezza sul Celio, che in una Bolla di Onorio III (del
+1217) è appellata _clausura in castro S. Gregorii_ (_Bull. Vat._,
+I, 100). Stabilivasi che soltanto a Recano e a Magliano sulla via
+Flaminia non potesse edificarsi castello alcuno. I Romani vollero
+giurare vassallaggio _cum beneficio quingentarum librarum secundum
+quod consueverunt Romani jurare pontificibus Romanis. Inter predictos
+jurabunt Nicolaus, Syxtus, et Guido recuperata gratia vestra, precibus
+Senatorum_. Costoro dunque erano stati accolti dal Re con mal garbo.
+
+[628] _Conradus dei gr. Rex et semper Augustus praefecto urbis,
+consulibus, capitaneis et omni populo Romano tam minoribus, quam
+majoribus gratiam suam et bonam voluntatem_ (se ne togli il Prefetto,
+la è la formula eguale che s’usava con altre città: così per Pisa,
+_Ep._ 324). _Post reditum nostrum a Jerosolimitana expeditione litteras
+universitatis vestrae frequenter accepimus_ (_Ep._ 322).
+
+[629] _Ep._ 327: _dat. Signiae V Id. Januar_. — _Ep._ 339 ai Tedeschi.
+L’_Ep._ 323 del Re al Papa.
+
+[630] «Non mai gli Italiani furono tanto discordevoli e fieramente
+avversi fra loro quanto in quei quindici anni, nei quali avrebbero
+potuto rompere la catena tedesca, e rivendicarsi in indipendenza; ma
+lo spirito nazionale non era ancor nato»: LA FARINA, _Storia d’Italia_,
+III, 392.
+
+[631] _Carissimo Dei gr. F. Wetzel ad summa animae et corporis laeta
+undique proficere_: _Ep._ 384 (nel MARTENE, II). Wetzel era forse
+svizzero, e venuto a Roma con Arnaldo. Se nella lettera si parla
+di _gens vestra_, non è questo buon motivo per argomentare che egli
+fosse romano. _Ceterum quod consilio clericorum et monachorum, quorum
+doctrina divina et humana confusa sunt_: è in tutto e per tutto il
+linguaggio che udimmo ai dì nostri. Financo le parole, citate nella
+lettera, che san Pietro disse nella ordinazione di san Clemente, e
+le sentenze di san Girolamo, furono anche al nostro tempo allegate
+nuovamente allo stesso scopo. Però la breve lettera di Wetzel è più
+penetrativa che tutta la pedantesca dissertazione (_Pro causa italica_,
+Firenze, 1860) di un ex gesuita, il quale ha scritto tre volumi in
+folio sul dogma della Immacolata Concezione. Ciò che Wetzel dice della
+donazione di Costantino (_mendacium illud et fabula haeretica — ita
+detecta est, ut mercenarii et mulierculae quoslibet etiam doctissimos
+super hoc concludant_) dimostra che a quel tempo si disputava del
+dominio temporale anche in piazza del mercato.
+
+[632] Il _Pactum_ di Costanza (in GUIBALDO, n. 385, in ALBINO e in
+CENCIO) è dato: _Constantiae X Kl. April. Ind. XV A. D. Incarn. MCLII
+Regnante Dno Frederico Romanor. Rege glorioso A. vero regni ejus I_.
+Deve riporsi alla primavera del 1153 (PERTZ, _Leges_, II, 92). _Et pro
+viribus regni laborabit Romanos subjugare domino Papae et Rom. Eccl.,
+sicut melius unquam a centum annis et retro_.
+
+[633] A Guibaldo, _Ep._ 383, _dat. Signiae XII Kal. Oct.: notificamus
+quae faciente Arnaldo haeretico rusticana quaedam turba absque nobilium
+et majorum scientia nuper est in Urbe molita. Circiter enim duo millia
+— sunt secretius conjurati, et in proximis Kalendis Novembris centum
+senatores — et duos consules — unum autem, quem volunt Imperatorem
+dicere creare disponunt_.
+
+[634] Sul tempo del ritorno vedasi il JAFFÉ. L’espressione _cum Romanis
+pace facta_ (oppure _paciscens_) dimostra che il Papa accettò la
+costituzione. SIGEB., _Cont. Praemonstr._ — ROMUALDO. — ANON. CASIN.,
+_Chron._, dove l’anno devesi correggere in quello 1152.
+
+[635] Documento del 29 Maggio 1153, dove il Papa sottoscrive un
+trattato relativo a Radicofani. Testimonî sono i suoi servitori,
+_sapracoquus, dapifer, marescalcus equorum alborum_. Prima vengono:
+_Cencius Frajapanis egregius Romanor. Consul; Johes Petri Leonis egreg.
+Rom. con.; Odo Frajapanis stren. Rom. Con.; Gratianus fil. Ovitionis
+Petri de Leone Rom. Con.; Johes Frajapanis fil. Dom. Centii Rom.
+Con.; Petrus Leonis de Leone. Rom. Con.; Obitio Leonis Petri de Leone
+Rom. Con.; Stephanus de Tebaldo etc._ (MURATORI, _Ant._, IV, 793).
+Simili sottoscrizioni sono apposte ad un documento dei 29 Agosto 1153
+(GALLETTI, _Del Prim._, n. 59). Se ne rileva che la nobiltà discacciata
+aveva fatto ritorno. Il VENDETTINI, che si riferisce al primo dei detti
+documenti, reputa erroneamente che quei cortigiani del Papa fossero
+consiliatori del Senato.
+
+[636] BONINCONTR., p. 148 e 150. Omai ai 26 Novembre 1150 il Papa
+aveva conquistato Terracina, certo coll’ajuto di Rogero (_Chron. Fossae
+Novae_). Ne restaurò la rocca, ponendovi l’iscrizione registrata dal
+BARONIO: _Quia mira animi virtute et honesti studio praeditus regalia
+multa lungo tempore amissa b. Petro restituit_. CENCIO serba memoria
+di parecchi trattati di Eugenio III, i quali dimostrano, con quanta
+prudenza ei tenesse raccolti i beni ecclesiastici e acquistasse
+castella.
+
+[637] ROMUALDO, p. 193. E parimenti dice Ugo di Ostia nella sua lettera
+bella e accalorata, con cui annuncia al Capitolo dei Cisterciensi la
+morte di Eugenio: _jam fere Senatum annihilaverat_ (S. BERNARDI _Op._,
+I, ep. 440).
+
+[638] Di Eugenio III non v’hanno monumenti in Roma. — Poco tempo prima
+del Papa, ai 25 Febbraio, moriva Tolomeo di Tusculo: _obiit Ptolemaeus
+Tusculanus 5 Kal. Martii_ (_Chron. Fossae Novae_).
+
+[639] Anastasio IV si fece seppellire nel sarcofago di porfido di
+sant’Elena, che, tolto al mausoleo dell’Imperatrice (posto presso la
+via Labicana), si aveva fatto allestire nel Laterano: Innocenzo II
+aveva destinato a sua arca il sarcofago di porfido dell’imperatore
+Adriano: JOH. DIACON., _De Eccles. Lateran._ (MABILLON, _Mus. Ital._,
+569). — Pio VI ebbe collocato l’urna di santa Elena nel Vaticano, dove
+adesso la si mira come opera d’arte, dopochè ebbe primamente servito di
+tomba ad un’Imperatrice e ad un Papa.
+
+[640] Andava egli questuando presso al convento di sant’Albano, e
+suo padre vergognandosene lo ributtò: _Ille vero sibi relictus, et
+forti necessitate aliquid audere coactus, Gallicanas adiit regiones,
+ingenue erubescens in Anglia vel fodere vel mendicare_. Così dice il
+suo compatriotto e contemporaneo GUILIELM. NEUBRIGENSIS, _De rebus
+Anglicis_, II, 6.
+
+[641] L’aspro esordire di Adriano è notato dagli _Annali di Würzburg:
+Adrianus qui dum post aliquot menses a cepto apostolatu insolenter in
+Romanos ageret, grave odium incurrit_.
+
+[642] _Girardum Card. tit. P. Pudentiane ad praesentiam ipsius
+Pontificis euntem, quidam ex ipsis haereticis — in via sacra — ad
+interitum vulneraverunt_: CARD. ARAG. Le due parti si guardavano in
+cagnesco con tanta acerbità come ai dì nostri si fa tra liberali e
+legittimisti, combattentisi ad ogni opportunità con «dimostrazioni».
+_Propter vulnerationem unius Cardinalis totam Urbem usque ad condignam
+satisfactionem supposuit ecclesiastico interdicto_, dice, biasimando,
+PTOLEM. LUCENSIS, XX, c. 20.
+
+[643] L’HURTER (_Storia di Innocenzo III_, Tom. I) ha descritto
+minutamente cos’erano l’interdetto e le sue conseguenze. Rettamente
+ei dice: _quidquid delirant reges plectuntur Achivi_; però, accanto
+dell’Agamennone, egli obblia di porre il furibondo Calcante del medio
+evo.
+
+[644] _Tunc vero praedicti Senatores compulsi a clero et popolo romano
+— juraverunt quod saepe dictum haereticum et reliquos ipsius sectatores
+de tota urbe Roma et ejus finibus sine mora expellerent_: CARD. ARAGON.
+
+[645] _Redderet eisdem Cardinalibus Arnaldum Haereticum, quem
+vicecomites de Campania abstulerant Magistro O. Diacono S. Nicolai
+apud Briculas, ubi eum ceperat: quem tamquam Prophetam in terra sua cum
+honore habebant. Rex vero — continuo, missis apparitoribus, cepit unum
+de comitibus illis, qui valde perterritus eundem haereticum in manibus
+cardinalium statim restituit_: CARD. ARAGON., p. 442. — In alcuni
+codici dell’op. citata, invece di _Briculas_ si legge _Otriculas_. Quel
+sito però non è Otricoli, ma sì Bricole in Val d’Orcia, dove esisteva
+un ospizio di Camaldolesi. Ne erano padroni i Visconti di Campagnatico,
+ossiano quegli stessi _vicecomites_, che il testo sovrastato nomina
+_De Campania_. E qui fa d’uopo accogliere una lezione più accurata,
+che si trova in un miglior cod. mscr. (il Ricc. 228), il quale dice
+_Vicecomites de Campani[=an]_. Questa rettificazione del testo, in
+quanto ai nomi di Bricole e di Campagnatico, dobbiamo al TROYA, come ci
+vien dimostrato dall’ODERICI nelle _Storie Bresciane_, IV, 281.
+
+[646] Il ministro Kaunitz strinse a Pio VI la mano che il Papa gli
+tendeva perchè la baciasse. — La controversia della staffa, episodio
+comico di una grande epopea, è registrato autenticamente in CENCIO
+(nel MURATORI, _Antiq. Ital._, I, 117). Il luogo ove avvenne fu il
+piccolo lago di Janula, vicin Nepi. _Rex Fridericus descendit de equo,
+et occurrent ei quantum jactus est lapidis, in conspectu exercitus
+officium stratoris cum jucunditate implevit, et streugam fortiter
+tenuit._ Il _fortiter_ scolpisce tutta una scena: Adriano smorto in
+viso, e l’Imperatore sorridente, ironico, che tira forte la staffa.
+
+[647] Il discorso è dettatura dello Storico tedesco, ma corrisponde
+all’indole del tempo. _Orbis imperium affectas, coronam praebitura
+gratanter assurgo, jocanter occurro — Cur enim suum visitaturus popolum
+non pacifice adveniret — qui indebitum clericorum excussurus jugum,
+ipsius magna ac diutina expectatione praestolatus est adventum? — Orbis
+Urbs sub hoc principe recipiat gubernacula, refraenetur hoc imperatore,
+ac ad Urbis reducatur monarchiam orbis insolentia._ Di simile v’ha in
+ELMOLDO contemporaneo (_Chron. Slavor._, I, c. 79) con esagerazioni
+fantastiche. Vedasi eziandio SIGEB., _Auctar. Affigemense_, a. 1155, e
+la lettera scritta da Federico stesso a Ottone di Frisinga, prima che
+questi compilasse la sua Storia.
+
+[648] A questo tratto, OTTONE DI FRISINGA descrive con rilievo
+scultorio l’Imperatore: _rex, tam superlo quam inusitato orationis
+tenore justa indignatione inflammatus, cursum verborum illorum —
+more italico longa continuatione periodorumque circuitibus_ (così
+usano anche oggidì) _sermonem producturum interrupit, et cum corporis
+modestia, orisque venustate regalem servans animum ex improviso non
+improvise respondit_. Il Barbarossa parlava per interprete, come più
+tardi fece nella pace di Venezia. Siccome la maggior parte dei Senatori
+di Roma non sapeva più parlare latino, così anche l’Imperatore poteva
+confortarsi della sua colla loro ignoranza.
+
+[649] Dice l’Imperatore stesso nella sua lettera, scritta prima della
+Storia di Ottone di Frisinga: _Imperium emere noluimus, et sacramenta
+vulgo praestare non debuimus_.
+
+[650] Il discorso, cui OTTONE DI FRISINGA veste del suo stile, spira
+un’aura di classicismo, come quello de’ Romani medesimi. — _Penes nos
+sunt consules tui: penes nos est senatus tuus; penes nos est miles tuus
+— Legitimus possessor sum. Eripiat quis, si potest, clavam de manu
+Herculis_. Questo superbo motto alla Virgiliana in bocca del despoto
+significa: non v’ha ragione più legittima della clava di Ercole.
+
+[651] Ho già citato questi versi. Venuto Federico a Roma, si offese
+di essi e del quadro: Adriano promise tutto cancellare, ma sembra che
+non ne facesse nulla. RADEVICO, I, c. 10; e al c. 16 i Vescovi vi si
+riferiscono ancora nella loro lettera al Papa, a. 1156.
+
+[652] _Quomodo Imperii mei sedem, usque ad periculum capitis non
+defenderem, qui et ipsius terminos — quantum est in me, restaurare
+cogitaverim._ Più tardi, il Barbarossa scriveva a Saladino: «Non sai
+che le due Etiopie, la Mauritania, la Persia, la Siria, il paese
+de’ Parti dove il nostro dittatore Crasso soccombette al destino,
+la Giudea, la Samaritana, l’Arabia, ed altre terre innumerevoli sono
+soggette alla signoria Nostra?» La lettera, dell’anno 1188 (registrata
+da ROGERO HOVEDEN, _Annal._, p. 650) potrà essere apocrifa o falsata,
+ma vero e genuino è lo spirito che la informa.
+
+[653] _Praemittantur — qui eccl. B. Petri, Leoninumque occupent
+castrum_ (OTT. DI FRISINGA e la lettera di Federico). Questo _castrum_
+non è già il castel Sant’Angelo, ma la città Leonina stessa. Più in là
+è detto: _Summoque diluculo Leoninam intrantes urbem, eccl. B. Petri,
+vestibulum et gradus occupaturi, observant_.
+
+[654] _Statim tam vehemens et fortis Teutonicorum vox conclamantium —
+concrepuit, ut orribile tonitrum crederetur de coelis cecidisse_: CARD.
+ARAGON.
+
+[655] OTT. DI FRISINGA, II, c. 23: _Dura haec agerentur, romanus
+populus cum Senatoribus suis in Capitolio convenerat. Audientes autem
+imperatorem sine sua adstipulatione coronam Imperii accepisse, in
+furorem versi_... E GOFFREDO DI VITERBO (_Carmen de Gestis Frider._, p.
+24, ed. Ficker, 1853):
+
+ _Romanus populus antiquos expedit usus,_
+ _Rex despexit eum primatum, milite tutus._
+ _Nil petit imo jubet, Roma furore tumet._
+ _Spe mala frustatus discedit abinde senatus,_
+ _Acriter iratus Romanus ad arma paratur — —_
+ _Roma dolens plorat, rumor in Urbe sonat._
+
+[656] OTTONE DI FRISINGA e la lettera di Federico: _Romani de
+ponte Tyberino prosiluerunt — Cardinalibus spoliatis, Papam capere
+intendebant_.
+
+[657] _Accipe nunc, Roma, pro auro arabico teutonicum ferrum. — Sic
+emitur a Francis imperium._ È difficile che Federico avesse dapprima
+occupato il ponte del Tevere; soltanto che contro il castello aveva
+spiccato un grosso stuolo di milizie. I Romani passarono anche di
+là di quel ponte (_de ponte Tyberino prosiluerunt_); altri vennero
+dall’isola per il Transtevere (OTTONE MORENA, nel MURATORI, VI, 987).
+Il CARD. ARAGON.: _Populus, qui clausis portis apud Castrum Crescentii
+resiedebat armatus_ — e dappoi, alla fine del combattimento: _infra
+portas ipsius castri se ipsum recepit_. Forse nel castel Sant’Angelo
+risiedevano tuttavia i Pierleoni. OTTONE DI FRISINGA: _Pugna
+conseritur — juxta castrum Crescentii cum Romanis, juxta piscinam cum
+Transtyberinis_ (dov’è oggidì san Benedetto _in Piscinula_). SIGEB.,
+_Auctar. Aquicinct._, ad a. 1155, ed ELMOLDO, _Chron. Slavor._, c. 80,
+il quale attribuisce il merito maggiore ad Enrico il Leone, perlochè
+il Papa lo avrebbe poi premiato con donativi. Così anche gli _Annal.
+Palidenses_ (_Mon. Germ._, XVI) ed una completa narrazione che è negli
+_Annal._ di VINCENZO DA PRAGA (_Mon. Germ._, XVII, 655).
+
+[658] GEROH DI REICHERSBERG, _De Investig. Antichr._, I (GRETSER,
+_Prolegom. ad scriptor. adv. Waldenses_, c. 4), accagiona espressamente
+il Prefetto urbano della morte di Arnaldo: _A praefecto Urbis Romae
+de sub eorum custodia — ereptus ac pro speciali causa occisus ab ejus
+servis est. Maximam siquidem cladem ex occasione ejusdem doctrinae
+idem Praef. a Romanis civibus perpessus fuerat_. Io interpreto questo
+passo (di cui vo debitore al PAPENCORDT) mercè un documento dei 17
+Luglio 1158: il Prefetto (Pietro) e Giovanni e Ottaviano fratelli suoi,
+da Viterbo, fanno quitanza al Papa di averne ricevuto 1000 marchi,
+e dicono averne conseguito in pegno i redditi di Civita Castellana
+ecc., a compenso _de damno castrorum, domorum — occasione guerrae quam
+habuimus cum Pop. Romano pro Roman. Ecclesia_ (ne è informato anche
+VINCENZO DI PRAGA): il Papa promette eziandio di far restaurare le loro
+case nella Città. Il _Praefectus, Johannes Praefecti et Octavianus
+germani fratres, Petrus, Johannis, Johannes Caparrone_ (tutti
+proprietarî di beni a Viterbo) e _Petrus de Atteja_ (a Nepi) compongono
+la famiglia dei Prefetti di Vico e di Viterbo (MURAT., _Antiq._, IV,
+31; THEINER, I, XXV).
+
+[659] OTTONE DI FRISINGA: _in Tusciae finibus captus, principis examini
+reservatus est, et ad ultimum a praefecto Urbis ligno adactus, ac rogo
+in pulverem funere redacto, ne a stolida plebe corpus ejus venerationi
+haberetur, in Tyberim sparsus_.
+
+Così i contemporanei, GOTTFRIED (_Pantheon_, nel MURATORI, VII, 464):
+_Strangulat hunc laqueus, ignis et unda vehunt_, e GEROH: _suspendio
+neci traditus, quin et post mortem incendio crematus atque in Tyberim
+projectus est, ne videlicet Rom. popul. quem sua doctrina illexerat,
+sibi eum martyrem dedicaret_. — Gli Atti romani nel CARD. ARAG. ne
+tacciono. — _Annal. Einsiedel._ (_Mon. Germ._, V), a. 1155: _hereticus
+suspensus est. — Annal. Palidenses_ (_Mon. Germ._, XVI) _prefecto
+traditur et suspendio adjudicatur, qui per mala quae moriens pertulit,
+erroris debita solvit_. Il SISMONDI, il LEO ed il RAUMER, del paro
+che il poeta NICCOLINI, imaginano che il luogo del supplizio fosse la
+piazza del Popolo, di dove Arnaldo avrebbe potuto misurare col suo
+occhio le tre strade di Roma: ma esse a quel tempo non esistevano,
+come non esisteva la piazza (allora ivi erano orti); e d’altronde
+l’esecuzione non potè avvenire dentro di Roma che teneva sbarrate le
+porte. Non è dato di fare che tre ipotesi: o Arnaldo fu giustiziato
+prima che Federico entrasse, o subito dopo la sua coronazione e la
+battaglia, o dopo che l’Imperatore si ritirò a Soratte. Senza esitare,
+io mi appiglio all’opinione che dichiaro nel testo.
+
+[660] Questo dico a confutazione del RAUMER che si esprime così:
+«Egli non seppe porre i suoi disegni in armonia con alcuno dei grandi
+principî di quell’età, ma s’atteggiò ostilmente del pari contro lo
+Stato e contro la Chiesa di quel tempo, mentre s’accese di entusiasmi
+per cosa che era allora tutto morta, e a cui resuscitare invano
+s’affaticò.»
+
+[661] Mi rallegra che un Tedesco abbia biasimato il barbaro supplizio
+di Arnaldo: fu GEROH, priore di Reichersberg (morto nel 1169), il quale
+consentiva nelle opinioni di Arnaldo, che i preti non si dovessero
+intromettere nelle podestà temporali. _Quem ego vellem pro tali
+doctrina_ (le sue massime politiche) _tua quamvis prava, vel exilio,
+vel carcere, aut alia poena, praeter mortem, punitum esse, vel saltem
+taliter occisum, ut Rom. Eccl. seu curia, ejus necis quaestione careret
+— quare non saltem ab occisi crematione et submersione ejus occisores
+metuerent, quatenus a domo sacerdotali sanguinis quaestio remota
+esset, sed de his ipsi viderint_. E dice che l’operosità di Arnaldo fu
+nobile e generosa. — _Zelo forte bono, sed minori scientia_...: il suo
+supplizio _nex perperam acta_.
+
+[662] Due mesi dopo che io aveva scritto (nella prima edizione) questa
+pagina, lessi in una relazione da Loreto, dei 18 Febbraio 1862: «Ai
+13 di Febbraio pei canti della città si appiccarono dei manifesti ne’
+quali era detto: «Viva il Papa non Re! Viva Arnaldo da Brescia! Viva
+il clero liberale!» Due scritte «Viva Arnaldo da Brescia», a gran
+caratteri, si affissero financo sulla facciata del duomo.» Questo era
+avvenuto in conseguenza della risposta data dal cardinale Antonelli a
+certi dispacci francesi; e in parecchie città d’Italia n’erano stati
+provocati segni di protesta contro il dominio temporale. — Intorno alla
+Pasqua del 1862 leggeva poi che a Firenze si aveva fatto proposta di
+erigere un monumento ad Arnaldo (a). — Forse il solo dramma nazionale
+che possiedano gli Italiani è l’_Arnaldo da Brescia_ del fiorentino
+GIOVANNI BATTISTA NICCOLINI.
+
+(a) Ed uno gliene fu innalzato nell’anno 1868 a Desio, nella villa
+Antona-Traversa. (N. del T.)
+
+[663] SICARD., _Chron._, p. 599: _in quorum (sc. Romanorum) acrimoniam
+et Imperialem ultionem Tiburtinum censuit municipium restaurari_. —
+L’atto della restituzione di Tivoli al Papa, _salvo tamen per omnia
+jure imperiali_, è registrato in CENCIO e nel CARD. ARAG.; nel THEINER,
+I, n. XXI. Sventuratamente manca di data.
+
+[664] In data dei 9 Luglio 1155 Gionata figlio di Tolomeo riceve in
+feudo dalla Chiesa la metà di Tusculo: CENCIO, fol. 112; THEINER, I, n.
+20.
+
+[665] Sulla ritirata di Federico vedasi OTTONE DI FRISINGA, II, c.
+24, dov’è bene descritta la mal’aria di Roma: _e vicinis stagnis,
+cavernosisque, ac ruinosis circa Urbem locis tristibus erumpentibus
+et exhalantibus nebulis, totus vicinus crassatur aër, ad hauriendum
+mortalibus lethifer, ac pestilens. Urgebatur hoc incommodo in Urbe
+civis, hoc tempore ad montana consuetus fugere_: proprio come oggidì.
+— Per quel che concerne Spoleto, vedasi la dotta annotazione nel
+PAPENCORDT, p. 267. In quel palazzo del Comune io copiai questa
+epigrafe che vi si conserva incisa in pietra:
+
+ _Hoc est Spoletum censu populoque repletum_
+ _Quod debellavit Fridericus et igne cremavit._
+ _Si queris quando post partum Virginis anno_
+ _MCLV. Tres novies soles Julius tunc mensis habebat._
+
+[666] L’esercito di Adriano era composto di vassalli della Chiesa:
+_comitum et aliorum nobilium tam de Urbe, quam de Campania_: CARD.
+ARAGON. — ROMUALDO: _Terram Laboris ingressus, eam violenter obtinuit_.
+
+[667] _Romam praeterea, quae tunc adversabatur Pontifici, dominio
+ipsius armis vel pecunia subjugavit_: CARD. ARAGON.
+
+[668] Odone Frangipane disdisse il giuramento prestato al Re (CARD.
+ARAGON.). _Ligius homo papae devenit_; è l’espressione usata a quel
+tempo. Vedasi il linguaggio orgoglioso di Guglielmo nell’istromento di
+pace (BARON., ad a. 1156, n. IV); l’investitura del Papa al n. VII:
+e si consulti eziandio il WATTERICH, II, 352. Soltanto adesso i Re
+di Sicilia furono infeudati di Salerno, di Amalfi, di Napoli e degli
+Abruzzi (Marsia). Il Concordato costituiva quasi independente da Roma
+la Chiesa sicula. Leggansi il GIANNONE, lib. XII, e il contemporaneo
+ROMUALDO, p. 197.
+
+[669]
+
+ _Hostibus imperii presul Romanus adhesit,_
+ _Federa dat Siculis, pariter dat federa Grecis,_
+ _Fit modo materies mortis et hora necis._
+
+(GOTFRIED, _de Gestis Frid._, ed. FICKER, p. 28).
+
+[670] La _Conventio inter Adrianum IV et Urbevetanos_ (nel MURATORI,
+_Antiq. It._, IV, 36) è data: _A. 1157 Ind. VI Mense Febr._ Il Papa è
+rappresentato da sette Cardinali; la città da un Abate, da due Consoli
+e da due nobiluomini: _fecerunt siquidem praefati consules ligium
+dominium domino Pp._ Sulle edificazioni di Adriano in Orvieto vedasi
+MONALDO MONALDESCHI, _Commentarii Historici_, Venet., 1584, 35.
+
+[671] _Ad amoenum et populosum Viterbii castrum descendit, et exinde
+ad Urbem et Lateranense Consistorium cum gloria et honore debito
+remeavit_: CARD. ARAGON., p. 445. Il JAFFÉ mostra Adriano reduce in
+Laterano ai 12 Novembre 1156.
+
+[672] Precisamente dell’anno 1157 v’ha un’iscrizione del Senato, posta
+sulle mura della Città: di ciò più tardi.
+
+[673] La nota frase: _si majora beneficia excellentia tua de manu
+nostra suscepisset_... RADEVICH, I, c. 8. — OTTONE DI SAN BLASIO, c. 8.
+— Uno dei legati, Rolando cardinale, che ebbe più tardi rinnomanza come
+papa Alessandro III, disse conciso e ardito: _A quo ergo habet, si a
+dom. Papa non habet imperium?_ Ottone, conte palatino, si scagliò colla
+spada ignuda sopra i preti, ma l’Imperatore impedì che si uccidessero:
+così ebbe suo riscontro quel che era avvenuto nel celebre Sinodo di
+Gregorio VII (RADEVICH, I, c. 10). — Vi fanno seguito la lettera di
+lamentanza che il Papa scrive al Vescovi tedeschi (I, c. 15), e la
+loro vivace risposta (I, c. 16), in cui si chiariscono aderenti alle
+idee dell’Imperatore: _liberam Imperii nostri coronam divino tantum
+beneficio adscribimus. In capite orbis Deus per Imperium exaltavit
+Ecclesiam, in capite orbis Ecclesia (non per Deum ut credimus) nunc
+demolitur Imperium_.
+
+[674] _Cumque per electionem principum, a solo Deo Regnum et Imperium
+nostrum sit — quicunque nos Imperialem Coronam pro beneficio a D. Papa
+suscepisse dixerit, divinae istitutioni, et doctrinae Petri contrarius
+est, et mendacii reus erit_: RADEV., I, c. 10. — I Papi dicevano che
+gli Imperatori erano tali per grazia del Papa; gli Imperatori dicevano
+sè esserlo per grazia di Dio (_gratia Dei_ oppure _divino beneficio_)
+mercè l’elezione del parlamento. Nel medio evo la «grazia di Dio»
+non aveva alcun mistico significato; per gli Imperatori aveva pari
+significazione che pei Prefetti della Città.
+
+[675] _Sic et apud Ligures pacta nociva movet_ (GOTFRIED, p. 29).
+
+[676] Di questo fondavasi titolo nelle statuizioni di Roncaglia, per
+le quali, come regalie di diritto, si aveva attribuito all’Imperatore:
+_Ducatus, Marchiae, Comitatus, Consulatus, Telonia, Foderum,
+Vectigalia, Portus, Pedatica, Molendina, Piscariae_. RADEV., II, c. 5,
+c. 10. Che cosa restava al popolo dissanguato?
+
+[677] Si rammenti questo essere precisamente il discorso onde avevano
+usato i Romani nella loro lettera a Corrado.
+
+[678] Le due lettere sono in SIGEBERTO, _Cont. Aquicinctin._, ad a.
+1157 (_Mon. Germ._, VIII, 408). Però quella del Papa è data ai 24
+Giugno 1159, da Preneste. Fin nell’indirizzo la lettera di Federico
+doveva offendere l’orgoglioso Papa: _Fridericus Dei Gr. Rom. Imp.
+Semper Aug. Adriano Eccles. Catholicae Summo Pontifici omnibus
+adhaerere, quae cepit Jesus facere et docere_. Adriano si dolse benanco
+che l’Imperatore nelle lettere ponesse il nome suo innanzi a quello del
+Papa: _in quo insolentiae, ne dicam arrogantiae, notam incurris_.
+
+[679] _Nam cum divina ordinatione ego Rom. Imp. et dicar et sim,
+speciem tantum dominantis effingo — si Urbis Romae de manu nostra
+fuerit excussa._ — Papa e Vescovi dicevano: _Quid mihi et regi?_ e
+l’Imperatore chiedeva al Papa e ai Vescovi: _Quid tibi et possessioni?_
+RADEV., II, c. 30. In tutto e per tutto la cosa andava come fu ai dì
+nostri.
+
+[680] La narrazione esatta ne è data in RADEV., II, c. 41. Federico
+incarica i suoi ambasciatori _ut ea, quae cum Pop. Rom. seu de
+stabiliendo Senatu, seu de recipiendo Praefecto agenda forent
+terminarent etc. etc._
+
+[681] L’antico fanciullo mendicante d’Inghilterra scriveva a re Enrico
+II con ingenua concisione: _sane Hiberniam, et omnes insulas, quibus
+sol Justitiae Christus illuxit — ad jus b. Petri et S. R. E. — non est
+dubium pertinere_: MANSI, XXI, 788.
+
+[682] Ne tengono nota gli _Atti_ di BOSONE suo camerario, nel CARD.
+ARAGON., p. 445. Maggiori notizie trassero da quelli ALBINO e CENCIO.
+— Odone De Poli, parente dei conti de’ Marsi, cedette al Papa tutte le
+sue castella, che erano beni rubati alla Chiesa, e li riebbe in feudo
+da essa, diventandone vassallo. Erano queste terre: Poli, Faustiniano,
+Anticuli, Rocca de Nibli, Monte Manno, Gadabiolo (Guadagnolo),
+Sarracinisco, Rocca de Muri, _Castellus Novus_; vedasi qual cumulo di
+beni fino da allora mettessero insieme i Baroni (Doc. in CENCIO, fol.
+107, dei 7 Gennaio 1157; nel MURAT., _Antiq._, I, 676; nel THEINER, I,
+n. XXII). — Simili contratti di natura feudale concernono Tusculo ed
+il _Castrum Mons Sci Johis in territorio Campanino_ (Monte san Giovanni
+sul Liri), che ancora era posseduto da Longobardi della casa di Aquino:
+di più, Raiano, Sculgola, _Corclanum_, Orvieto. Di pochi Pontefici come
+di questo CENCIO conservò tanti documenti.
+
+[683] Così diceva Adriano, rammaricandosi, al suo celebre conterraneo
+GIOVANNI DI SALISBURY (_De Nugis Curialium_, VIII, c. 23). _In
+incudine, inquit, et malleo semper dilatavit me Dominus_: motto arguto
+e bello. — In tutti i secoli il mondo ad una sol voce sferzò l’avarizia
+de’ Romani. _Romae Deus non est trinus, sed quattrinus_, dicevasi nel
+medio evo.
+
+[684] Così rappresenta la cosa la _Epistola Canonicorum b. Petri pro
+parte Victoris_ (RADEV., II, c. 66). Ancor vivente Adriano, Bosone
+camerario s’era impadronito della _munitio S. Petri_ (ossia del
+Vaticano fortificato). Rolando stesso dice _munitio Ecclesiae_ (lettere
+indiritte a Genova, nel CAFFARO, _Annal. Gen._, I, 274, ed a Bologna,
+in RADEV., II, c. 51).
+
+[685] Probabilmente il cappellano di ogni Cardinale recava il manto
+preparato pel suo signore. L’_immantare_ era il primo simbolo del
+conseguito Papato, e si die’ peso a ciò che la _immantatio_ di
+Ottaviano avvenne prima di quella di Rolando (RADEV., II, 71). Più
+tardi la plebaglia gridò ad Ottaviano: _Fili maledicte dismanta! non
+eris Papa_. Così nel manifesto dell’elezione di Rolando (RADEV., II, c.
+51), che è trascritto dal CARD. ARAGON.
+
+[686] E si gridava in italiano: «Papa Victore santo Pietro l’elegge»
+(_Relazione del Capitolo di san Pietro_).
+
+[687] Egli passò per Cisterna, dove vuole la leggenda che Nerone si
+sia nascosto. Perciò i Canonici di san Pietro dicono: _Pervenerunt ad
+cisternam Neronis, in qua latuit Nero fugiens Romanos insequentes.
+Juste Cisternam adierunt, quia dereliquerunt fontem aquae vivae, et
+foderunt sibi cisternas_. I Vittoriani (in RADEV. II, c. 52): _In
+castro — Cisterna, intra Aritiam et Terracinam, Rolandum Cancellarium
+immantaverunt_. ROMUALDO, p. 200: _Nimphas venit, et ibi ab Ubaldo
+Ostiensi Ep. — solemniter consecratus, et postea Terracinam venit_.
+Rolando stesso narra che a Ninfa fu consecrato (RADEV., I, c. 51).
+
+[688] Nel Concilio di Pavia produssero testimonianza per lui: _Petrus
+Urbis Praef., Stephanus de Tebaldo, Steph. Nortmannus, et Johs de S.
+Stephano, et Johs Cajetanus, et Wolferaminus de Gidocica, et Gimundus
+de domo Petrileonis_ (_Actio Concilii_, RADEV., II, 67). Alcuni
+moderni affermano che Ottaviano fosse de’ Tusculani; ma il _Catalogo
+dei Papi_ nel _Chron._ RICCARDI CLUN. (MUR., _Ant. It._ IV, 1112) dice
+esattamente: _Octavianus, natione Sabinensis_. — Che egli fosse di
+Monticelli nella Sabina lo nota l’ANON. CASIN., ad a. 1159: _Octavianus
+de Monticelio_: il BARONIO ed il CARDELLA erroneamente intesero che vi
+si parlasse della Regione Montecelio di Roma. — Conte di Monticelli
+era allora Ottone. Questa famiglia discendeva dai Crescenzî, ed era
+congiunta di parentela colla casa Palombara, dalla quale SIGEBERTO
+(_Auctar. Acquicinct._, ann. 1158) sembra far derivare Ottaviano: ed
+era pure imparentata coi Prefetti di Vico e di Viterbo. Da un Diploma
+conservato nell’Archivio di Terni, l’ANGELONI (_Historia di Terni_,
+Roma, 1646) vuole argomentare che Federico I, nel 1162, desse Terni in
+feudo ad Ottaviano, e dice che in quella carta sieno nominati Ottone,
+Goffredo e Solimano, fratelli di Ottaviano. Poichè però quell’Autore
+non ne diede il documento alle stampe, non posso prender per buona
+moneta le sue dubbie notizie.
+
+[689]
+
+ _Roma nec explorat, cui jura favent pociora,_
+ _Sed quis majora dona det absque mora._
+
+(GOTFRIED, _De Gestis Frid._, p. 30).
+
+[690] Lettera di questi Vittoriani, in RADEV. II, 52. — Rolando ebbe
+il maggior numero di voti: il suo partito voleva contare quattordici
+Cardinali, e attribuirne agli avversarî due soli, Guido e Giovanni: due
+altri dei Vittoriani erano assenti. Però i Vittoriani affermarono di
+aver avuto nove voti. In tutto devono esser stati in Roma da venti a
+ventidue Cardinali. Vedi le lettere nel MANSI, XXI, nel PERTZ, _Leges_,
+II, nel BARONIO ecc. Inoltre un’importante scrittura de’ Rolandisti
+trovasi nel THEINER, _Disquisit. Criticae_, p. 212, n. XXIII. Quasi
+tutte le chiese e i conventi di Roma riconobbero Ottaviano per papa:
+vedi le sottoscrizioni agli Atti del Concilio di Pavia (MANSI, XXI,
+1113); fra le altre: _Magister fratrum templi Hierosolymitani in
+monte Aventino cum suis fratribus obedivit_. Dunque fino da allora
+quest’ordine possedeva la sua casa sul monte Aventino.
+
+[691] A questo tempo appartiene il _Decretum Ottonis Comitis Palatini
+pro congruis alimentis praestandis a Rustico abbate Farfensi etc_.,
+dato nell’anno 1159 a Farfa (sulla fine della _Cronica_): vi si
+sottoscrivono _Petrus Praefectus Urbis, Jonathas Comes Tusculanus, Otto
+Comes Monticellensis, Octavianus Comes Palumbariae, Rainerius Comes
+Tyburtinus, Stephanus Tebaldi, Raynerius et Gentilis illustres._ Se ne
+ricava notizia quai fossero i Conti della provincia romana aderenti
+dell’Impero. È difficile che l’antico Conte di Tivoli conservasse
+ancora la sua podestà.
+
+[692] Di già Adriano IV da Anagni aveva conchiuso la lega coi Lombardi:
+SIR RAUL, _De Rebus gestis Friderici_, p. 1183, C. — Vedi la _Epistola
+Concilii_ (_Papiensis_) alla Cristianità, nel WATTERICH, II, 483.
+
+[693] _Chron. Fossae Novae_; ad a. 1160: _Hic venit Anagniam, et
+acquisivit totam Campaniam, et misit in suo jure._ Nella scrittura
+dei Rolandisti (nel THEINER) è detto che Ottaviano corruppe i primi
+Senatori colla moneta di dugento libbre, ma che i nuovi eletti li
+costrinsero a depositare quel denaro in Campidoglio: _in Capitolium
+deportata, et qualiter de communi voce populi muri urbis exinde
+repariantur_.
+
+[694] Venne nella Città ai 6 di Giugno, e ai 27 era tornato a Preneste.
+MANSI, XXI, 1036: lettera di Alessandro ad Enrico di Grado: _Nos — VIII
+Id. Junii Urbem tenuisse et a clero et pop. Rom. apud eccl. de S. M.
+Novae cum psalmis, hymnis — fuisse receptos_. Alla domenica successiva
+egli avrebbe celebrato pacificamente la messa in Laterano: _Data Romae
+apud S. M. Novam XVIII Kal. Junii_. — CARD. ARAGON., p. 451: _Quia
+vero diutius ibidem propter magnam schismaticor. seditionem quiete
+non potuit remanere, precibus P. Romani seductus, ad partes Campanie
+remeavit_.
+
+[695] Gli _Annali di Erfurt_ (_Mon. Germ._, XVI): _de Urbe quinque
+Senatores missi a Romanis erant_.
+
+[696] _Cum omne patrimonium S. Petri — ab Aquapendente usque ad
+Ceperanum_ (confini che allora aveva lo Stato della Chiesa) _per
+Imp. et schismaticos occupatum vidisset_: CARD. ARAG., p. 451; BERN.
+GUIDONIS, p. 446. — E Federico stesso dice: _Rollandus — propter
+fideles nostros circa Romam non habet — ubi caput suum reclinet_;
+perlochè egli sarebbe fuggito: ed eziandio dice che era indebitato fino
+agli occhi. GOLDAST, _Constit Imp._, I, 279.
+
+[697] Vedi J. FICKER, _Rainaldo di Dassel, cancelliere dell’Impero
+e arciv. di Colonia_ (1156-1167), giusta le fonti storiche, Colonia,
+1850.
+
+[698] _A. 1162: Nos Senatores pro justitia cuique tribuenda a reverendo
+atque magnifico populo Romano in Capitolio constituti_ — (GALLETTI,
+_Del Prim._, n. LXI). — Ai 14 di Ottobre 1163 v’è questa data: _Anno.
+Pontif. Dompni Victoris IV pape_ (GALLETTI, n. LXII).
+
+[699] Noto che Federico agli 8 Novembre 1163 diede una lettera di
+franchigia per Gubbio: _Dat. VI yd. Nov. A. D. J. MCLXIII Ind. XII —
+Act. Laud. in d. n. fel. Am. — Ego Rainald etc._ L’originale non esiste
+più nell’Archivio di Gubbio.
+
+[700] Roma fu da Cristiano messa a gravi strette; vedi la lettera 33 di
+GIOVANNI DI SALISBURY a san Tomaso (ediz. di LUPO, _Oper._, T. X, 81).
+Questi avvenimenti sono dell’anno 1165. Sotto la data di _Indict. XIV_,
+ne narra la _Cronica di Fossa Nova_. — SIGEB., _Cont. Aquicinct._,
+li registra all’anno 1165, e il CARD. ARAG., scombuiato in fatto di
+cronologia, li pone dopo il ritorno del Papa.
+
+[701] CARD. ARAGON., p. 456: _Pecunia non modica mediante — et Senatum
+juxta voluntatem et arbitrium ejus innovando constituit_.
+
+[702] _Acta sunt haec A. D. Inc. MCLXV Ind. XIII IX Kal. Dec. Pontif.
+vero ipsius Papae [=an]. VI_: così dicono gli Atti nel CARD. ARAG., p.
+457. Vi concorda ROMUALDO, p. 205; e la stessa data pone Alessandro
+nella lettera ad Enrico di Reims, _Lateran. VIII Kal. Dec._ (24
+Novemb.): MANSI, XXI, 1042.
+
+[703] _Cum illo populo habitamus, qui tempore omnimodae pacis, nedum
+turbationis, ad Romanor. pontif. consuevit manus respicere_: lettera
+all’Arcivescovo di Reims, _Laterani XV Kal. Febr._ (_Ep._ 96, nel
+MARTENE, II, 721). Qua e altrove egli si duole dei suoi debiti e degli
+usurai: _tanta namque sunt onera debitorum et creditorum instantia,
+ut nisi ecclesiae dei a tua fuerit modo liberalitate subventum, vix
+aut numquam nobis statum urbis in ea pace, in qua nunc est, poterimus
+conservare_. Soltanto in grazia del denaro Roma aderiva ai Papi. Vedi
+eziandio l’_Ep._ 109 del Papa allo stesso Arcivescovo.
+
+[704] L’_Ep._ 140 di GIOVANNI DI SALISBURY dice che Guglielmo morendo
+mandò 40,000 lire sterline al Papa: altrettante il figlio di lui
+(LUPUS, _Op._, T. X, 150).
+
+[705] _Et quia Roma, si inveniret emptorem, se venalem praeberet —
+nihil cum eo (populo) potuit efficere, qui se utrique parti simulabat
+placere, et cum nulla fideliter ambulabat_: CARD. ARAGON., p. 457.
+
+[706] Alcuni documenti fanno apparire che, prima Gionata, indi
+Raino fossero signori di Tusculo. In CENCIO trovasi nel 1155 Gionata
+che conchiude un patto concernente Tusculo, ed ancora nel 1150 ei
+sottoscrive a Farfa il decreto di Ottone conte palatino; nel 1163
+l’Abate di santo Alessio gli dà in feudo Astura (NERINI, n. XIII). Nel
+1167 si nomina il solo Raino come conte di Tusculo; nel 1171 è Raino
+che cede Tusculo al Papa: pertanto Gionata morì prima del 1167. Io non
+credo col CURTIUS che Gionata e Raino formassero una persona sola; i
+documenti non confondono i nomi.
+
+[707] I trattati concernenti Tusculo sono nel MURATORI (_Ant. It._,
+III, 777), che li trasse da CENCIO: quello conchiuso con Odone _de
+Columpna_ è dato ai 10 Dicembre 1151. Addì 28 Dicembre 1152 Odone
+Frangipane fa quitanza di trenta libbre ricevute dal Papa per la
+liberazione del pegno. Ai 9 Luglio 1155 _Jonathas fil. quond. Ptolomei
+de Tusculana giura fedeltà al Papa excepto contra Imperatorem — hanc
+fidelitatem facio quia dedisti mihi in feudum totam partem vestram
+supradicte civitatis Tusculanae_. Ed a cauzione del Papa gli consegna
+_Montisfortini_ e Faiola, _usque in terminum duor. annor. incipiendor.,
+postquam vera pax fuerit facta inter vos et Romanos_ (CENCIUS, fol.
+CXII).
+
+[708] La _Cronica_ del MARANGONE narra questo fatto sotto la data
+dell’_Ind. XV_. A Civitavecchia erano Pietro Latro e quaranta Romani:
+furon fatti prigionieri. Ottimo chiarimento di questi casi dà la
+lettera di Rainaldo al Coloniensi e al duca Enrico di Limburg: _Nos cum
+sola et domini cancellarii Philippi militia Tusculanum ingressi sumus,
+ne civitas illa, imperio summe necessaria, perderetur_ (SUDENDORF,
+_Regist._, n. LXII). ROMUALDO (p. 208) nomina oltre a Rainaldo anche
+l’esiliato Andrea _de Rupe Canina_. Vedi anche OTTONE DE S. BLASIO, c.
+20. Che fosse Raino a chiamar gli Imperiali lo dice soltanto il CARD.
+ARAGON.
+
+[709] OTTONE DE S. BLASIO conta _500 milites et 800 Caesarianos_, e
+trecento uomini a Tusculo. ACERBO MORENA udì da’ combattenti che tutta
+l’oste tedesca non giungeva a mille cavalieri. Con Cristiano, dic’egli,
+erano eziandio Roberto di Bassavilla (esiliato dalle Puglie), il Conte
+dei Marsi, _et Braibenzones, qui erant fortissimi_ (p. 1143, sq.). Se
+si stia a SIGB., _Auctar. Aquicinct._, vi si trovava presente anche
+Alessandro vescovo di Liegi. Gli _Annal. Coloniens. Maximi_ (_Mon.
+Germ._ XVII, 766) non danno a Cristiano che cinquecento uomini.
+
+[710] Della battaglia di Monte Porzio: SICARDO (_Chron._, p. 599, nota
+18): _Theotonici — apud Montem Portum invadunt_; GOTTFRIED (_De Gestis
+Frider._, p. 41): _in monte de Porcu; Chron. Urspergens._, p. 224:
+_apud Montem Porcum_. Anche GIOV. VILLANI scrive: Monte del Porco.
+Del giorno, _4 Kal. Junii, dies lunae Pentecostis_ oppur _Feria 2_,
+danno conferma la lettera di Rainaldo, la _Cronica_ del MARANGONE, le
+postille marginali del _Cod. Farf. Vatican. 6808_, gli _Acta Pontif._
+in CENCIO, gli _Annali di Erfurt, di Magdeburgo_ ecc. I Romani uscirono
+la domenica di Pentecoste a porsi in ordine di battaglia. Gli _Annal.
+di Magdeburgo_ dicono che fu fatto prigioniero _filium cujusd. Ottonis
+Frangepanis quem multis pecuniis redimere volentibus non reddiderunt_.
+Rainaldo scrive: _Romani miserabiles a Tusculano usque Romam per omnes
+vias, per omnes agros, sicut pecora, tanta strage jugulati sunt, ut
+occisorum numerus supra IX aestimetur millia_. Egli e l’Arcivescovo di
+Magonza avrebbero fatto soltanto cinquemila prigionieri; e i Romani
+medesimi avrebbero detto: _de XXX millibus vix duo millia in urbem
+rediisse_. Gli Imperialisti (come OTTONE DE S. BLASIO e SIGEB., _Auct.
+Aquicinct._) esagerano il numero de’ morti fino a quindicimila. Sono
+più esatti gli Italiani, i quali variano dai sei ai duemila.
+
+[711] ACERBO MORENA dice sprezzevolmente: _vilissimi sunt — non sicut
+sui majores fecere faciunt_. Il CARD. ARAGON.: _in primo congressus
+Popul. Rom. irrecuperabiliter corruit, et per campestria, atque
+convallium devia ita impie contritus, atque delapsus est, quod de tanto
+agmine tertia vix pars evasit_. Il contemporaneo GOTTFRIED, _de Gest.
+Frid._:
+
+ _Roma cadit fugiens, cecedit pars magna Senatus_ —
+ _Hii duo presbiteri, quos pretulit ordine Cesar,_
+ _Tam male cantabant requiem super agmina cesa,_
+ _Cesa per arva necant et tumulanda vetant._
+ _Milia bis bina per prata jacent resupina,_
+ _Pluraque captiva retinent in carcere viva._
+
+[712] _Ab eo tempore, quo Annibal Romanos apud Cannas devicit, tantam
+Romanorum stragem nullus recolit extitisse_: CARD. ARAGON. — Il
+VILLANI, lib. V, c. I, registra la leggenda che la battaglia andasse
+perduta per il tradimento dei Colonnesi, i quali perciò sarebbero stati
+cacciati di Roma. Il MATTEI, _Memorie di Tusculo_, s’inventa di suo
+capo i nomi dei duci romani: che i morti si seppellissero a san Lorenzo
+e a san Sebastiano, è cosa probabile; però nessuna iscrizione funeraria
+ne giunse fino a noi. Solamente SICARDO, p. 599, dice: _quorum multi
+apud S. Stephanum sepulti sunt, et habent hoc epitaphium: Mille decem
+decies et sex decies quoque seni_.
+
+[713] Il CARD. ARAG. nota al 19 di Luglio l’arrivo di Federico; il
+MORENA, testimonio oculare, più determinatamente: _in die lunae,
+quae fuit IX die ante Calendas Aug. de Ind. XV in Monte Gaudio —
+castrametatus est_. Il monte è dai Cronisti chiamato _Gaudius_ oppure
+_Malus_. Il MARANGONE ha questa data: _XI Kal. Aug._
+
+[714] Sopra queste porte, a lettere d’argento, era fatto nota della
+donazione di Costantino. Il MALLIO, nella _Descrizione del san
+Pietro_, n. 160 (intorno al 1180), dice: _Argenteis literis (sicut nos
+vidimus, et cum fratribus saepissime legimus) adnotata fuere, videlicet
+Perusium, Fesulae, Clusium, Bulsinum, Assisium etc._ Nell’anno 1200 i
+Viterbesi furono costretti a restituire le porte. — ACERBUS MORENA, p.
+1149: _exarsa est — mirabilis imago — in muro ipsius Ecclesiae versus
+eccl. S. Petri super atrium ipsius Eccl. S. Petri, ex auro purissimo
+atque splendidissimo decorata, cujus similis in Italia nunquam fuit
+amplius visa_: rappresentava Cristo e san Pietro. Il MORENA chiama la
+_S. Maria in Turri_ anche col nome _de Laborario_. Molti altri Cronisti
+parlano dell’incendio, e il _Chron._ MAGNI PRESBITERI (_Mon. Germ._,
+XVIII, 489) ne rovescia la colpa sulla plebaglia che era nell’esercito
+dell’imperatore (_per viles personas_).
+
+[715] _Infesta signa usque ad altare ferentes, occisione multorum
+polluerunt_ (OTTO DE S. BLASIO, c. 20). — _Et replevit aedem
+interfectis_: ELMOLD, _Chron. Slavor._, II, c. 10.
+
+[716] Se si stia ad ACERBO MORENA, il duomo fu preso di sabato,
+poichè egli pone in martedì il giorno 1 Agosto. Del 30 Luglio,
+ch’era domenica, è il Diploma dato da Federico (_apud S. Petrum_) a
+ricompensa della gloriosa vittoria riportata sui Romani da Rainaldo
+e dai vassalli del Vescovo di Colonia; gli fa dono dei redditi
+di Andernach, _specialiter quia deo auctore, Romanis in conflictu
+publico per invictam ejus et illustris Coloniensis ecclesie militie
+virtutem gloriosissime superatis, sacratissimum nostrum imperium
+inexplicabiliter est exaltatum_ (BOHMER, n. 2526). Pochi dì dopo
+Rainaldo moriva.
+
+[717] Vedi il REUTER, _Storia di Aless. III_, Lipsia 1860, II, 262.
+
+[718] _Una galea — usque ad romeam ripam prope pontem cum vexillis
+multis erectis applicuit_: MARANGONE. La _riparmea_ ossia _ripa romana_
+sarebbe quella che più tardi ebbe nome di «ripa grande».
+
+[719] ... _quod Senatum non nisi per eum vel per nuntium suum
+ordinabunt. — D. Imp. confirmabit Senatum perpetuo in eo vigore, in quo
+nunc est, et augebit cum tali tenore, ut Senatus — ei subjectus fiat,
+et faciet inde privilegium cum sigillo auri, in quo contineantur haec,
+videl. confirmatio Senatus, et quod faciet salva omnia justa testamenta
+populi Romani_: GODEFRIDI MONACHI _Annal._, a. 1167; GOLDAST, I, 283;
+_Annal. Colon. Maximi_ (_Mon. Germ._, XVII, 781).
+
+[720] Di queste particolarità narra soltanto la vecchia _Cronica_
+del MARANGONE: _CCCC obsides, quos Imp. antea habere non poterat, ei
+dederunt, et L Senatores ex praecepto Augusti constituerunt_. Tuttavia
+dovettero pur essere cinquantasei Senatori.
+
+[721] GOFFREDO, testimonio oculare (_De Gestis Frid._), ne la descrive
+(_sic ubi Roma tacet, gloria nostra jacet_), e parimenti fa il MORENA.
+La _Cronica Piacentina_ (ediz. dell’HUILLARD, Parigi 1856): _descendit
+pluvia, quae appellatur Basobo mense augusti_. La mal’aria (_intemperie
+aëris_) parve allo Scrittore degli _Ann. Cameracens._ (_Mon. Germ._,
+XVI) esser simile ad un’immane nube nera, che di repente coperse la
+vallata vicina a Monte Mario: in quella valle sarebbero morti Rainaldo
+(passò di vita al 14 di Agosto, e gli _Annales Egmundani_, a. 1167,
+gli dedicano un eccellente elogio) e settemila Tedeschi; in Roma ne
+sarebbero morti ventimila. Anche gli _Annal. Palidenses_ dicono:
+_Innumeram moltitudinem praecipue Romanor. stravit, quippe muris
+inclusi_. Alla siccità dell’estate susseguì un inverno tanto crudo, che
+ne gelò il lago Fucino (_Chron. Fossae Novae_).
+
+[722] Fra gli altri morirono Daniele vescovo di Praga, Eberardo di
+Regensburg, Goffredo di Spira, Alessandro di Liegi, Erminio di Verdun,
+Enrico conte di Nassau, Burcardo conte di Alremont, Enrico conte
+di Lippa, il duca Federico di Rothenburg, Guelfo duca, Berengario
+di Sulzbach, Rainaldo di Colonia, i maggiori capitani e consiglieri
+dell’Imperatore. Vedi il REUTER, II, 267.
+
+[723] «E ’l Signore mandò un Angelo, il quale distrusse ogni valente
+uomo ed ogni capo e capitano ch’era nel campo del Re degli Assiri:
+laonde egli se ne ritornò svergognato al suo paese» (2, _Chroniche_,
+XXXII, 21). A questo passo della Bibbia s’inspirava TOMASO DI
+CANTERBURY allorquando si congratulava con Alessandro III che
+Sennacheribbo se ne fosse andato, e Dio ne avesse distrutto l’esercito:
+_consumpsit eos morte famosissima_ (_Ep._ XXII, lib. II in LUPO). Quasi
+tutti i Cronisti, massimamente quando sono preti, la prendono per una
+punizione divina. CARD. ARAG.: _Tunc idem Fridericus divina se manu
+percussum fore intelligens, cum Romanis utcumque composuit, et VIII
+Id. Aug., non sine manifesta confusione, recessit_. Sto in dubbio della
+data, 6 di Agosto. A quel giorno l’Imperatore ancor detta una scrittura
+_juxta Romam in Monte Gaudii_ (STUMPF, II, 364). Ai 4 di Settembre era
+a Pontremoli. GIOVANNI DI SALISBURY (_Ep._ 159, in LUPO): _Imperator —
+quasi torris raptus de incendio, confusus ab Urbe recessit._
+
+[724] «Beato Alessandro, che non vide Italia: felice me, se in Asia
+fossi trapassato»: RICOBALDO DI FERRARA, p. 372, citato dal RAUMER.
+
+[725] La lega Lombarda si conchiuse nell’anno 1167. Vedi i recentissimi
+studî e i documenti della sua storia, in CESARE VIGNATI, _Storia
+diplom. della Lega Lombarda_, Milano 1866.
+
+[726] _Cod. Farfensis Vatican. 6808: [=an]. dni MCLXVIII V Idus Aprilis
+Albanensis civitas destructa est a Romanis_. Il _Catalogo_ in CENCIO:
+_Albanum a Romanis concrematum est VI Idus Aprilis_. Più esattamente
+nel _Chron. Foss. Nov._, ad [=an]. 1168, e nel CARD. ARAGON., p. 460.
+
+[727] _Clausus est in turre Stephani Theobaldi, nec audet egredi,
+timetque usq. ad mortem innovationem Senatorum, qui in Cal. Novembr.
+Urbis regimen accepturi sunt: Ep._ 108, Lib. II, di GIOVANNI DI
+SALISBURY, nel Tom. X di LUPO. Vedasi anche la _Ep._ 66.
+
+[728] _Chron. Fossae Novae_, ad [=an]. 1168. È meraviglioso veder
+combattere l’un contro l’altro nel Lazio due arcivescovi di Magonza,
+Cristiano e Corrado.
+
+[729] CARD. ARAGON., p. 462, e ROMUALDO, p. 210, il quale erroneamente
+scrive Gionata a vece di Raino. Raino aveva prima ricevuto in permuta
+Monte Fiascone e san Flaviano da Giovanni prefetto, cui tempo innanzi
+gli aveva dati in pegno il Papa: ma in quelle terre Raino non fu
+accolto. Il documento degli 8 Agosto 1170 (in CENCIO, fol. 261) dice:
+_Ego Rayno fil. quond. Tholomei de Tusculana — dimitto vobis d[=no]
+meo Alex. Pp. — et S. R. E. — civitatem Tusculanam cum arce ejusdem
+civitatis — Et ab hac hora in antea potestatem habeatis in ea intrandi,
+tenendi, possidendi, disponendi, laborandi, fruendi, placitandi,
+infeudandi_. Vedi anche il WATTERICH, II, 415. — Nell’anno 1174 lo
+stesso Raino diede il _Castrum Algidi_ in ipoteca al Papa che gli aveva
+dato duecento libbre a prestito (CENCIO, fol. 115). Si noti quanto
+prestamente cadde in rovina la casa dei Tusculani.
+
+[730] _Domno vero Papae obtulit, quia data pecunia liberaret eum ab
+exactionibus omnium Romanorum — repulsam passus est: Ep._ 80, lib. II,
+in LUPO, Tom. X, e più addietro nell’_Ep._ 79.
+
+[731] _Hoc autem [=ano] misit Imp. Constantinopolitanus nepotem suam
+cum Episcopis Grecis et cum comitibus, et cum multis militibus — ut
+daret eam in conjugio Odoni Frajapanis de Roma, qui (Alexand.) apud
+Verulas eum conjugavit, et tunc ipse Odon cum ea reversus est Romam:
+Chron. Foss. Nov._, ad [=an]. 1170. Alessandro venne a Veroli ai 18
+Marzo. Delle altre trattattive vedasi il CARD. ARAG., p. 461.
+
+[732] _Cod._ CENCII, fol. 262: _Celebrata nativitate b. Mariae cum
+fratribus suis de Verulis exiens — in Vigilia Sct. Lucie_ (_s. Luce_,
+vedi il JAFFÉ, p. 735) _cum gloria et honore civitatem ipsam (Tuscul.)
+intravit, et in palatio ipsius arcis tamquam dominus per XVI_ (leggi
+col JAFFÉ _XXVI_) _menses resedit_.
+
+[733] Sull’impressione che Alessandro risentì dall’assassinio del
+Becket, e sulle ambascerie inglesi venute a Tusculo, vedi il REUTER,
+III, 116
+
+[734] CENCIO e ROMUALDO ad [=an]. 1171. Cronologicamente più esatto è
+senza dubbio il _Chron. Foss. Nov._ ad [=an]. 1172: _Ind. V Alexand.
+P. fecit finem cum Romanis, qui destruxerunt muros civitatis Tusculanae
+mense Nov._ Vedi la _Vita Alexand._ nel WATTERICH, II, 417. Il JAFFÉ fa
+conoscere che sulla fine del Gennaio 1173 Alessandro andò da Tusculo a
+Segni. Quivi, addì 4 Febbraio, canonizzò Tomaso di Canterbury.
+
+[735] La pace di Venezia, conchiusa il giorno 1 di Agosto fu confermata
+solennemente in san Marco ai 15 di quel mese (gli Atti ne sono
+registrati nel MURAT., _Antiq. Ital._, IV, 285 e nel PERTZ, _Leges_,
+II). Il trattato colle città fu raffermato soltanto nella pace di
+Costanza, ai 25 Giugno 1183.
+
+[736] Su di ciò vedasi la profonda analisi che ne fa il FICKER, nei
+suoi _Studî sulla storia dell’Impero e della Chiesa_, Inspruck, 1869,
+II, p. 307, ecc., p. 469. Nel _Pactum Anagninum_ (PERTZ, _Leges_, II,
+147) gli ambasciatori promettono al Papa che l’Imperatore _praefecturam
+Urbis et terram comitisse Mathildae restituet_, ossia ciò che si
+comprendeva nel concetto di _Patrimonium_.
+
+[737] _Totius populi Romani consilio et deliberatione statutum est, ut
+Senatores qui fieri solent, fidelitatem et hominium D. Papae facerent,
+et B. Petri Ecclesiam, atque regalia, quae ab eis fuerunt occupata,
+libere in manibus et potestate sua restituerunt_: CARD. ARAGON., p.
+475.
+
+[738] _Exierunt obviam sibi in longum Clerus Romanus cum vexillis et
+crucibus, quod nulli Romanorum Pontifici recolitur factum, Senatores
+et Magistratus, Populi cum concrepantibus tubis, nobiles cum militia
+in apparatu decoro, et pedestris populositas cum ramis olivarum, laudes
+Pontificis consuetas vociferans_: CARD. ARAG., p. 475. — ANDREA DANDOLO
+(_Chron_., pars 36) dice che i Romani gli andarono incontro _cum tubis
+argenteis, et octo vexillis diversorum colorum_; e questi il Doge
+avrebbe mandato al Papa, in memoria del suo trionfo.
+
+[739] San Bernardo avrebbe detto al trionfante Alessandro ciò che
+scrisse a papa Eugenio III: _In his successisti, non Petro sed
+Constantino. — Petrus sic est, qui nescitur procesisse aliquando, vel
+gemmis ornatus, vel sericis, non tectus auro, non vectus equo albo;
+nec stipatus milite, nec circumstrepentibus septus ministris: De
+Consideratione_, lib. IV, cap. 3.
+
+[740] Così era anche delle città vescovili del Lazio, dove i Papi
+tenevano corte. Nell’anno 1164 il Vescovo di Anagni si duole che quel
+Comune aggravi d’imposta le genti vescovili al paro dei cittadini;
+risponde il Papa che lo proibirà: _vestra petitio continebat, quod
+potestas, concilium, populus civitatis Anagninae familiares et
+servientes vestros ad solvendum, contribuendum cum aliis civibus Anagn.
+in datiis, collectis, angariis et parangariis, expensis, et aliis
+oneribus supradictae civitatis propria temeritate compellunt in vestrum
+prejudicium — — dat. Anagn. Id. Junii pont. nostri an. V_ (LABBÉ,
+_Concil._, XII, col. 252). In Anagni vediamo dunque esistere le tre
+podestà civiche, ed è assai notevole che ivi nell’anno 1164 compaia il
+Podestà. — Fino una terra piccola e decaduta com’era la vescovile Ostia
+aveva il suo municipio. In un documento dell’anno 1159 il _populus
+Ostiensis_ si obliga di dare al Papa annualmente due _platratae_ di
+legno; vi interviene il Procurator del Comune coi _boni viri cives
+Ostienses_ (MURAT., _Ant._, I, 675).
+
+[741] Vedi più addietro a carte 620, nota 1, dove è detto di questa
+famiglia.
+
+[742] ROMUALDO, ad a. 1178 (p. 241); il tempo fu prima dell’Agosto.
+_Ad pedes Alessandri Papae accedens, confirmata sibi Praefectura,
+ejus homo devenit._ Il REUTER (III, 763) nota a questo argomento che,
+conformemente ai patti di Anagni e di Venezia, l’Imperatore restituisse
+al Papa la _Praefectura_ solamente _salvo omni jure imperii_, e
+dichiara non potersi credere che cessasse ogni rapporto di obligo del
+Prefetto verso l’Imperatore.
+
+[743] Calisto si sottomise a Tusculo nel dì 29 Agosto: ANON. CASINENS.,
+ad a. 1178; _Chron. Foss. Nov._; ROMUALDO sulla fine della _Cronica_.
+
+[744] _3 Kal. Oct. quidam de secta schismatica — Landum Pitinum
+elegerunt in Pap. Innocentium: Chr. Foss. Nov._, ad an. 1178. —
+SIGEB., _Auctar. Aquicinct._, reputa erroneamente che Lando fosse
+un Frangipani: da documenti si rileva che i Landi erano baroni del
+Lazio. — ANON. CASIN., a. 1180: _apud Palumbariam cum sociis captus_.
+Lo stesso _Continuatore_ di SIGEBERTO non fa parola di Palombara,
+ma dice che protettore di Lando, in un castello prossimo a Roma, sia
+stato un fratello di Ottaviano antipapa. Signori di Palombara erano
+Filippo e Odone, figli di quell’Ottaviano _comes Palumbariae_, che è
+nominato in una carta Farfense dell’anno 1159. Intorno a Palombara ed
+a quei Baroni, vedi l’_Analisi_ del NIBBY. Lando fu consegnato al Papa
+sull’incominciamento del 1180, in quello che un’inondazione del Tevere
+devastò Roma e vi scoppiò una pestilenza (_Chr. Foss. Nov._, ad [=an].
+1180).
+
+[745] _Cujus obitu quidam insipientes Romani audito, ei non, ut
+debuerant, obviam cum ad urbem deferretur venerunt; et ei maledicentes,
+luto etiam et lapidibus lecticam, in qua portabatur lapidantes, vix
+eum in patriarchio Lateranensi sepeliri permiserunt_: SIGB., _Cont.
+Aquicinct._, ad [=an]. 1181. Perì il suo mausoleo.
+
+[746] _Tres tantum praecesserunt eum in numero annorum, quo Roman.
+Eccl. praefuerunt, b. Petrus sed. 25 annis, Silvester I 23, Adrianus
+totidem_: ROBERTUS DE MONTE, ad [=an]. 1181. — Dopo di Alessandro III
+solamente Pio VII toccò i ventitrè anni di reggimento. È noto che
+nessun Papa aveva raggiunto i venticinque anni (cui si favoleggiò
+aver durato il pontificato di san Pietro), ma Pio IX li superò,
+essendo pervenuto oggidì ai suoi ventisette anni di regno in mezzo ai
+grandissimi avvenimenti ch’ei vide compiersi.
+
+[747] La storia migliore e più profonda del pontificato di Alessandro
+III è data nell’Opera più volte citata del REUTER (Lipsia, 1864, in 3
+vol.). Vedasi segnatamente nell’ultimo volume il capitolo che tratta
+delle idee gerarchiche e delle conquiste di questo Pontefice.
+
+[748] Mostra il JAFFÈ che ai 2 Novembre 1181 egli era in Laterano, e
+che vi rimase fino al Marzo 1182. Ai 13 Marzo era di nuovo a Velletri.
+
+[749] _Ortum est grave dissidium inter Romanos et P. Lucium super
+consuetudinibus quibusdam, quas praedecessores sui facere solebant,
+quos supradictus Papa juravit, se nunquam facturum_: ROGERO HOVEDEN,
+_Annales_, pars poster., p. 621 (citato dal CURTIUS, p. 271).
+
+[750] _Chron. Foss. Nov._, ad an. 1183. Esso pone a _Kal. Julii_
+l’assedio di Tusculo fatto da’ Romani. Più esattamente una postilla
+marginale nel _Cod. Vat. 1984_ dice: _in vigilia b. Petri apostolici
+a[=n]o 2 Lucii III papae Ind. I_. Lo stesso Codice: _interea Roma a
+XXV senatoribus administrabatur_; ma non si può guarentire che questo
+numero sia giusto.
+
+[751] ROGERO HOVEDEN, p. 62, dice che i Romani avessero ucciso
+Cristiano avvelenando una fontana. — Papa Lucio invitò mediante un
+Breve, il clero tedesco a fare orazioni pel defunto (SCHANNAT, _Vindem.
+liter._, II, 118, nel MANSI, XXII, 480). Il Papa lo chiama _vir valde
+providus et magnificus_. Della morte di Cristiano parla anche il
+_Chron. Mogunt._ CONRADI EP., p. 573 (nell’URSTISIUS). Il suo elogio
+fanno gli ANNALES STADENSES (_Mon. Germ._, XVI, a. 1173): _disertus
+extitit et facundus, vir largus et illustris_. Parlava parecchie
+lingue. _Nulla civitas, nulla urbs ei resistere audebat._ Nel suo
+esercito i somieri erano pasciuti meglio che le genti di servizio
+dell’Imperatore.
+
+[752] ROGERO HOVEDEN (p. 622) dice erroneamente che il Papa, mercè di
+questo denaro, ottenesse di far pace coi Romani.
+
+[753] _Chr. Foss. Nov._, a. 1184: _13 Kal. Maji incenderunt Palianum,
+et Serronem, Penestrum, et sic Romam reversi sunt_.
+
+[754] Lo narra SIGEB., _Auct. Aquicinct._, ad [=an]. 1184: _Romani
+Lucium papam parvipendentes — in contumeliam cardinalium excogitant
+inauditum flagitium_. E parimenti gli _Annales Stadenses_, a. 1183,
+i quali dicono che i Romani fecero crudele trattamento di ventisei
+Tusculani ridotti prigionieri: cose che ricordano gli orrori delle
+venture guerre contro gli Albigesi.
+
+[755] _Chron. Foss. Nov: postea dom. Papa ivit in Lombardiam, et misit
+Comitem Bertoldum legatum Imperatoris Fried. pro defensione Tusculanae,
+et ad recolligendam Roccam de Papa, quam ipse callide et dolose
+expugnavit_; prima volta che si menzioni Rocca di Papa, fondazione
+pontificia. — Affine di completare i Regesti di Federico faccio nota
+del suo _Privilegium_ per Fuligno cui egli dona Bevania e _Cocoratium_.
+Fra i testimonî sono _Gottfrid. patriar. Aquil. Conradus Archiep.
+Mogunt. Otto eps. Babenberg. Gerardus com. de. hon. Heinr. comes de
+Altendorf. Olricus de Lucelinhardt... Dat Tervisii A. D. J. MCLXXXIIII
+Ind. III. VIII. Kal. Dec. fel. Amen._ Originale senza suggelli
+nell’Archivio comunale di Fuligno, credenza IV, n. 3.
+
+[756] Il LA FARINA (_Storia d’Italia_, IV, 138) dice egregiamente
+che questo Concilio di Verona piantò le fondamenta della mostruosa
+Inquisizione. Il Decreto di Lucio III (_Ad abolendam diversarum
+haeresum pravitatem, quae in plerisq. mundi partibus, modernis coepit
+temporibus pullulare_) è più feroce degli editti di Alessandro III:
+ordina che si denunci e si stermini per opera del braccio secolare
+tutte le eresie, sotto minaccia delle più gravi censure ecclesiastiche:
+MANSI, XXII, 476.
+
+[757] Delle ragioni di questo mal animo fra Federico e i papi Lucio ed
+Urbano parla chiaro il _Chronicon Slavorum_ di ARNOLDO, III, c. 10, c.
+16, sqq. Vedasi inoltre la monografia dello SCHEFFER-BOICHORST: _Ultima
+controversia dell’imperatore Federico I colla Curia_, Berlino, 1866.
+
+[758] _Rex H. subjugavit sibi totam Campaniam praeter Fummonem, et
+castrum Ferentinum obsedit per novem dies, et ivit super Guarcinum_:
+_Chron. Foss. Nov._, ad [=an]. 1186. Anche coi Frangipani Enrico
+se l’era intesa, chè in uno dei suoi Diplomi (_A. 1186 Ind. IV die
+Dominico, qui fuit Sestus intrante mense Julii_) si sottoscrive _Otto
+Frangenspanem_ in qualità di _praefectus Romae_. MURAT., _Ant. It._,
+IV, 471 — _actum sub temporio Regis H. feliciter, quando erat in
+obsidione Urbis Veteris_.
+
+[759] Il _Cod. Vat._, fol. 200 b, porge notizie di Urbano III e di
+Gregorio VIII. — _Mox dictus pontifex cum tota curia praecedentibus
+Leone Monumenti et Anselmo ad Pisanam civitatem pervenit._ Leone di
+quel cognome s’incontra già prima dell’anno 1177; chè il _Chron.
+Altinate_ (_Arch. Stor._, VIII, 183) annovera nel catalogo dei
+presenti alla pace di Venezia: _Leo de Monumento, Romanus Princeps,
+cum hominibus XVIII_. I _Gesta Innocenti III_, c. 23, lo chiamano
+parente di Ottaviano vescovo di Ostia, che (secondo l’UGHELLI, I, 67)
+era della famiglia Poli e congiunto di Innocenzo III. Indi ne parla,
+nell’anno 1207, il testamento del cardinale Gregorio _de Crescentio_
+(GALLETTI, _Prim._, p. 335). Un casale dava il cognome alla famiglia
+_de Monumento_, ma l’origine ce n’è ignota. Nel 1226 trovasi il _Comes
+Octavianus de Monumento_ nella Bolla data da Onorio III pel Vescovato
+di Ostia, _dat. Lateran. Nov. April. A. X_ (_Mscr. Vat. 6223_). Lo
+stesso Onorio concede nell’anno 1217 al convento di san Tomaso sul
+Celio, _Turrim quae dicitur Monumentum, ubi dicitur Statuarium_ (ch’era
+vicin Sette Bassi, presso la via Appia): _Bullar. Vat._, I, 100 sgg.
+Il TÖCHE, _l’imperatore Enrico VI_, Lipsia 1867, p. 61, conchiude
+da un Diploma di Enrico VI, dato a favore di Leone _de Anguillara_,
+che questi formi una sola persona con Leone _de Monumento_; ma è
+un’asserzione non comprovata: i documenti non confondono mai i nomi. I
+_De Monumento_ erano una famiglia a sè. Così nell’anno 1221 vien detto:
+_Petrus Frajapanis Romanor. Consul Almae Urbis, et Maria de Monumento
+quond. Enrici Frajapanis uxor_ (BORGIA, _Velletri_, p. 263). Ancora nel
+1279 io trovo _Angelus de Monumento_ (Archiv. Flor. Rocc. di Fiesole).
+
+[760] _Sanctiss. Patri et Dom. Clementi dei gr. summo Pontif. et
+univers. Ppe. S. P. Q. R. salutem et fidele cum subjectione servitium_
+— — Sulla fine è detto, che nessuno osasse di rompere quella pace,
+_alioquin iram amplissimi Senatus et metuendi populi Romani gravissimi
+incurrat et odium. Actum XLIIII [=ano] Senatus Ind. VI mense Madii die
+ultimo, jussu Senatorum_: seguono le sottoscrizioni. Questo atto fu
+stampato la prima volta dal BARONIO che lo trasse da CENCIO; indi, più
+correttamente, dal MURATORI, _Ant. It._, III, 785: trovasi anche nel
+CURTIUS, nel VITALE, nel VENDETTINI ecc.
+
+[761] _Ad praesens reddimus vobis Senatum, et Urbem, et Monetam._ —
+— I Pontefici riacquistarono il diritto di batter moneta; tuttavia
+di quell’età non possediamo un solo denaro che mostri aver eglino
+esercitato un tale diritto.
+
+[762] Il VENDETTINI, p. 175 (traendola dall’Archivio del castel
+Sant’Angelo), registra una quietanza dei 27 Ottobre 1188, riferibile
+a risarcimento di danni dato ad alcuni Senatori: così il VITALE,
+che erroneamente pone il documento all’anno 1187. Quello che ne dice
+l’OLIVIERI non è che parole e parole.
+
+[763] _Dabitis Senatoribus_ — _beneficia et presbyteria_ (donativi in
+occasione di grandi festività) _consueta_. Stando all’_Ord. Roman._,
+XII, n. II, il Prefetto riceveva _40 Solidos den._; ogni Senatore,
+giudice, avvocato, _unum melequinum_ e qualche _solidi_. Un _malachino_
+valeva _8 grossi_, il _grossus_ corrispondeva a _6 denarii_; così dice
+una valuta del tempo di Innocenzo VI, che è registrata sur una delle
+prime pagine del _Cod._ CENCII (nella Riccardiana, n. 228). Invece che
+_dare presbyterium_ usavasi anche dire: _dare manum_, donde è venuta
+la parola «mancia». La spesa ne era assai rilevante, perocchè tutti i
+preti e molte scholae ricevevano il _presbyterium_ (_Ordo Roman._, XII,
+n. 16). Nelle grandi solennità la metà dei Senatori desinava dal Papa
+(ibid., p. 170). Però egli era solamente obligato a far donativi ai
+cinquantasei Senatori; se erano in numero maggiore, quello ch’ei faceva
+di più era _mera liberalitas_. Lo dicono gli stessi Senatori in un
+istromento dei 28 Maggio 1191 (MURAT., _Ant. It._, IV, 36).
+
+[764] _Pro restauratione murorum hujus excellentissimae urbis centum
+libras bonorum provenientium._
+
+[765] _Quodst hinc usque ad Kal. Jan. dictum Tusculanum ad manus
+nostras non venerit, tunc excommunicabitis Tusculanum._ Non si può
+concepire abuso delle censure ecclesiastiche che fosse più obbrobrioso
+di questo per il Papa. Delle condizioni di Tusculo dà ampia notizia
+ROGERO HOVEDEN, p. 689: ci è d’uopo attingere le nostre notizie da un
+Cronista inglese, poichè tacciono le fonti romane.
+
+[766] _De Capitaneis sit salvum urbi et populo Romano, quicquid ab
+eis conventum est, et promissum Romae per scriptum et juramenta,
+ac plenaria et stajarias, ac presones_: vocaboli inesplicabili;
+_plenariae_ (meglio così che _plejariae_) significano forse «mandato di
+piena facoltà.»
+
+[767] Di simiglianti patti giurati da moltitudine di popolo trovasi un
+esempio notevole nella convenzione conchiusa fra Pisa e Genova l’anno
+1188, ai 13 di Febbrajo (FLAMINIO DAL BORGO, _Diplomi Pisani_, 114).
+
+[768] Tengo fermo il numero di cinquantasei, sebbene dai testi ne
+emergano cinquantasette o cinquantotto: mancando le interpunzioni,
+poterono facilmente farsi, di uno, due nomi. Vi è detto primamente:
+_Jussu Senatorum Consiliariorum: Angeli Ser Romani de Pinea; Bobonis
+Stephani de Octaviano; Petri Stephani de Transtisberim; Romani
+Senebaldi; Rainerii Rinaldi de Ranucio; Johannis de Schinando; Cafari
+Bartholomei; Petri Nicolai Fusconis de Berta; Bobonis Donnae Scottae,
+et Ilperini Donnici_. Di questi, i Boboni, gli Stefani, i Tebaldi,
+i Romani, i Rainerii appartenevano a famiglie antiche. Seguono i
+Senatori, fra’ quali non evvi uno solo de’ Pierleoni, de’ Frangipani,
+dei Colonna, ma un _Petrus Leonis_. Ei si può così poco comporre la
+storia de’ fasti del Senato medioevale, come di quelli dell’antico. Se
+ne fece un tentativo di già nel secolo decimosettimo: GIACINTO GIGLI
+(caporione di Campitelli intorno al 1655) scrisse una _Cronologia dei
+Consoli, Priori e Magistrati di Roma_ (mscr. nella Bibliot. di Santa
+Croce in Gerusalemme); ma il suo lavoro privo di luce critica è quasi
+senza valore: tuttavia ancora il VITALE ebbe accettato le sue notizie.
+Un’altra _Series Senatorum_ (1220-1712) raccolse il CRESCIMBENI da
+una _Storia del Senato_ di CARLO CARTARI (mscr.) e da un Catalogo dei
+Senatori negli _Statuti dei Mercatanti di panni_ (del sec. XVI, nella
+Bibl. Chigi), il quale comincia coll’anno 1296 (_Basilica di santa
+Maria in Cosmedin nel 1719_, c. IV).
+
+[769] Vedi la lettera _Domno Papae Theobaldus praefectus et Petrus
+Leonis_ (in RADULFO DE DICETO, p. 648), dove descrivono la battaglia di
+Acri, combattuta ai 4 Ottobre 1189.
+
+[770] ROGERI DE WENDOWER, _Chronica_, ed. Coxe, III, 26.
+
+[771] Il viaggio di Riccardo è descritto con nomi storpiati da ROGERO
+HOVEDEN, p. 667. Da Pisa a _Talemude_ (capo Telamone), a _Porte Kere_
+(Cere), avanti a _Cornet Civitatem_ (Corneto) a _Senes la veile_
+(significa Civitavecchia, quantunque sia mal chiamata con quel nome,
+onde il VILLANI appella Siena), a _Le far de Rume_ (faro di Roma), poi
+nel Tevere. Alla sua foce il Cronista tiene nota di una bella torre
+solitaria e di grandi ruine di mura antiche (di Ostia e del porto di
+Trajano). — Ai 26 di Agosto, per terra, lungo un bosco _quod dictur
+Selve dene_ (di Ardea); lo attraversa per ventiquattro miglia, una
+_via marmorea ad modum pavimenti facta_ (la via Severiana, che a quel
+tempo era ancora conservata in buono stato): indi il viaggio prosegue
+per _Castel Lettun_ (Nettuno e Anzio) dov’è un porto che in antico fu
+coperto di rame: poi vicin _Cap de Cercel_ (Circello) sulla cui cima
+è una rocca di pirati; finalmente a _Terracene_ ed a _Garilla_ (Castel
+Garigliano) ed al _Castel Le Cap del Espurun_ (forse Sperlonga). _Hic
+est divisio terrae Romanorum, et terrae regis Siciliae in illa parte,
+quae dicitur principatus Capuae._ Pertanto a quel tempo lo Stato della
+Chiesa si spingeva dentro nel Napoletano più di ciò che fosse negli
+ultimi tempi.
+
+[772] ROGERO HOVEDEN, p. 680: _H. — misit nuntios suos ad Clementem
+Papam, et ad Cardinales, et Senatores urbis: petens Romanum imperium,
+et promittens, se in omnibus leges et dignitates Romanorum servaturum
+illaesas._
+
+[773] I _Filii Ursi, quondam Coelestini Papae Nepotes_, s’incontrano
+nella _Vita Innoc. III_ (MURAT., _Antiq. It._, III, 784). Anche il
+GRIMALDI (_Cod. Vat. 6437_, fol. 175) fa conoscere la parentela che
+passava fra i Boboni e gli Ursini.
+
+[774] _Romani supplicarunt D. Coelestino, ut antequam Regem in Imp.
+ungeret, obtineret ab ipso, ut civit. Tusculanensium sibi redderet
+— Ad ipsum enim se converterant — ex quo Clemens exposuit — illos
+Romanis_: ROGERO HOVEDEN, p. 690. Espressamente dice GODEFRID. MONACH.
+(nel FREHER, I, 259): _Consecratio procedere non potuit, donec Imp.
+castrum Tusculanum in potestatem Papae et Romanorum contradidit_.
+SIGEB., _Cont. Aquicinct._, ad [=an]. 1191. — ARNOLDO DI LUBECCA,
+_Cron. Slavor._, IV, c. 4, narra che il Papa avrebbe voluto trarre in
+lungo la coronazione, ma che i Romani mandassero dire al Re: _Fac nobis
+justitiam de castellis tuis, quae sunt in Tusculano, — et erimus pro te
+ad D. Papam, ut coronam Imperii super caput tuum ponat_; e così sarebbe
+avvenuta la cosa.
+
+[775] Ai 2 Aprile 1191, _H. VI juxta locum Anguillariae_ ratificò
+il giuramento di sicurtà prestato in sua presenza dai Principi
+dell’Impero al Papa ed ai Cardinali: _Rouleaux de Cluny_, nei _Notices
+et extraits des Manuscrits de la Bibl. Imp._, t. XXI, p. 326 (riferito
+dall’HUILLARD-BRÉHOLLES).
+
+[776] Il MURATORI ha sbertato la fiaba onde ROGERO HOVEDEN narra che il
+Papa, tenuta prima la corona fra’ piedi, la gettasse poi col calcio giù
+di capo dell’Imperatore. ROGERO dice: _Romani vero clauserunt portas
+urbis, et custodierunt eas in manu forti et armata, non permittentes
+eos intrare_. La descrizione del rito ceremoniale della coronazione
+è nei _Mon. Germ. Leges_, II, 187, e nel VATTERICH, II, 711, che
+la trassero da CENCIO. Ivi, e nel TÖCHE, p. 187, è significato che
+l’Imperatore e il Papa mossero al Laterano, attraversando tutta Roma.
+
+[777] Se si stia a ROGERO HOVEDEN, l’Imperatore la cedette al Papa
+il dì dopo della coronazione, e il Papa ai Romani il terzo giorno
+da quella: _atque a Romanis destructum ita quod lapis supra lapidem
+non remansit_. Il BÖHMER, n. 2761, dimostra che Enrico, ai 17 di
+Aprile, era _in campestribus inter Urbem et Tusculanum_; ai 19, _in
+silva Libertina_ (vicino Ferentino); ai 29, _in Ceperano_. — TÖCHE,
+App. I. — RADULFO DE DICETO, _Ymagines Histor._, p. 659: _Paschali
+feria IV Romani civit. Tuscul. funditus diruerunt_. — SICARDO, p.
+615: _Tusculanos alios excaecantes, et alios deformiter mutilantes_.
+Similmente l’ABBAS URSPERG., p. 232: _Pro qua re imperatori
+improperatum est a multis_. GODFRIED, _Annal._, p. 259: _Quod illi
+statim expulsis et caesis habitatoribus destruxerunt_. — ANON. CASIN.
+_Chron._ — Il MATTEI, _Memorie di Tusculo_, p. 194, favoleggia che i
+Romani colle pietre di Tusculo restaurassero il Campidoglio: di pietre
+ne avevano a Roma il bisogno. Più probabile è quello che narrano il
+PLATINA, il BLONDUS (_Hist. Decad._ II, lib. VI, 264) e il SIGONIO, che
+i Romani trasportassero alcuni ruderi di Tusculo, e li collocassero
+come trofei in Campidoglio. Le chiavi di Tusculo avrebbero appeso
+all’arco di Gallieno. Queste e simiglianti cose narrano gli Storici di
+Tivoli, che peccano d’inesattezza (VIOLA, II, 173).
+
+[778] Quasi tutte quelle ruine appartengono all’antichità romana. Della
+rocca e delle chiese medioevali non rimase traccia.
+
+[779] Agli 11 Ottobre 1179 Raino cedette Lariano al Pontefice, e n’ebbe
+in cambio Norma e Vicolo (MURATORI, _Antiq. It._, I, 141). I Tusculani
+perdettero anche Astura, chè già intorno al 1193 ne erano signori i
+Frangipani (CENCIO, fol. 121). Il GIGLI vuol avere, nell’anno 1197,
+scoperto il figliuolo di Raino, in _Ottolinus Domini Rainonis Tusculani
+de S. Eustachio Senator_: non è credibile che ciò sia una trovata di
+suo capo, ma non me ne fido, giacchè non vidi documenti che parlino
+di Ottolino. Un ramo dei Tusculani aveva residenza a Gavignano, nella
+terra dei Volsci, e discendeva da Giordano, figliuolo di Tolomeo di
+Tusculo (docum. dell’a. 1181, nel BORGIA, _Histor. di Velletri_, p.
+247).
+
+[780] Lo dichiara in un documento il Senato ai 19 Aprile 1191. _Actum
+XLVII [=ano] Senatus Ind. IX mense Aprili die XIX_ (MURAT., _Antiq.
+It._, III, 788). Vi si sottoscrivono _Senatores Consiliarii_ e ventotto
+Senatori.
+
+[781] Il BORGIA (_St. di Velletri_, p. 253) reputa che in allora si
+popolassero La Molara, Rocca di Papa, Rocca Pergiura (oggidì Priora)
+e Castel di san Cesario. È omai confutata quella bubbola che Frascati
+sorgesse dalle capanne coperte di frasche, sotto cui riparassero i
+Tusculani privi di tetto. Frascati esisteva di già nel secolo ottavo.
+
+[782] A complemento del BÖHMER, noto il Diploma in cui Enrico assolve
+Gubbio: _Acta sunt haec A. D. MCXCI Ind. IX Reg. D. Henrico Sex.
+invict. A. Reg. ejus XXII Imp. primo Dat. ante Neapolim per man.
+magni Henrici prothonot. Nonas Junii_. L’originale con bolla d’oro è
+nell’Archivio di Gubbio.
+
+[783] Le maestranze non si costituirono da corpi politici che soltanto
+più tardi; prima degli altri forse i mercatanti. _Nos Pallo judex
+mercatorum Urbis et Thomas de Oderiscis ejus consilarius_... (_Mscr.
+Vat._ del GALLETTI, n. 8051, p. 35). Il GALLETTI pone quell’istromento
+senza data, alla fine del secolo duodecimo. Qui _Judex_ corrisponde a
+quello che in altre città era il _Consul mercatorum_.
+
+[784] Se in alcune castella v’erano ancora dei signori ereditarî, i
+debiti e altre necessità presto li riducevano a vassallaggio della
+Chiesa: si ricordi Tusculo. Altro esempio ne dà Falbateria, vicino
+al confine meridionale del Lazio. Agli 11 Gennaio 1178 quei signori,
+Adinolfo e Landolfo, cedono tutti i loro diritti al Papa, che loro
+accorda per ventinove anni quel castello in feudo, al prezzo di
+trecento libbre. Così di signori diventavano fittavoli a tempo. CENCIO,
+fol. 113.
+
+[785] Gli Atti fanno conoscere che a quell’età la più parte de’
+Senatori erano di famiglie antiche: Sassoni, Astaldi, Astolfi,
+Anibaldi, Oddi, Tebaldi, Senebaldi, Franconi, Rainerii, Gulferani,
+Farulfi, Berardi, Roffredi, Gerardi, Bulgamini (tutti questi sono
+di origine germanica); Mancini, Sarraceni, Romani, Rustici, Sergii
+(forse di derivazione bizantina); Boboni, Ursini, Scotti, Cafarelli,
+Curtebraca, Muti, Tosti, Ottaviani, Parenzii, Buonfiglioli, Capoccia,
+Manetti, Papazurri, Pierleoni, Frangipani, Stefani, Malebranca,
+Latroni, Paparoni, Crescencî, Cencî. Soltanto non v’è cenno nei
+documenti che facessero parte del Senato a quell’età i Corsi, i
+Massimi, i Normanni ed i Conti; ma noi reputiamo che ciò sia un puro
+caso. Fino dal 1188 i Frangipani riverirono il Senato; del 1191 trovasi
+fra’ Consilatori _Petrus Johannis Frajapane_.
+
+[786] _Senatoribus, qui sunt supra numerum quinquaginta sex Senatorum.
+Qui numerus in fine praedecessorum ejusd. Coelestini summi Pont.
+diffinitus continetur_: istrom. dei 28 Maggio 1191 (MURAT., _Ant. It._,
+IV, 36).
+
+[787] _Et status Rom. Eccl. pessimus erat pro eo, quod a tempore
+Benedicti Cariscum_ (sic!) _Senatum Urbis perdiderat, et idem
+Benedictus, se ipsum faciens Senatorem, subtraxerat illi Maritimam et
+Sabiniam, suos Justiciarios in illis constituens: Gesta Innoc. III_,
+nel BALLUZIO, I, c. 8. Oltracciò l’_Ep. Innoc._, lib. II, n. 239:
+_saepefatus enim B. cum seipsum intruserit in senatoriam dignitatem,
+nec apost. sedis favorem habuerit, ad quam institutio pertinet
+Senatorum, — tamen ab ea fuit tempore procedente receptus_.
+
+[788] Questo emerge, come considera il VENDETTINI, dalle parole della
+lettera di Innocenzo citata più sopra: _Dictus autem B. Carosomi,
+quoniam statutum quoddam emiserat, a populo Rom. approbatum_... e
+segue il tenore dello Statuto, concernente un caso giuridico: senza
+dubbio v’era di quelli una serie. Genova possiede Statuti dal 1143;
+quelli di Pistoja sono forse ancora più antichi. Vedi i _Mon. Historica
+ad provincias Parmensem et Placentinam pertinentia_, Parma, 1855, I,
+Prefaz., o la Prefazione del RAGGI agli _Statuti di Genova_, nei _Mon.
+Histor. Patriae, Leggi Municipali_, p. 236. I primi Statuti dei Consoli
+di Pisa datano dal 1162: BONAINI, _Statuti inediti della città di Pisa
+dal XII al XIV secolo_, Fir. 1859, Tom. I e III; non fu ancor publicato
+il II.
+
+[789] _Dum se magnificentius ageret, invidiam contra se excitat
+Romanorum — in Capitolio obsidetur et capitur, captusque diu in
+custodia tenetur_ (Racc. XVIII, _ex Chronologia Rob. Altissiodorensis
+ad S. Maxian. Canonic._, p. 260).
+
+[790] Ei fa da testimonio ai 28 Ottobre 1196 in Monte Fiascone ad un
+Diploma di Enrico VI, ove c’entra _Petrus alme urbis Praefectus_.
+È sottoscritto: _Joannes Capuaheus_ (leggi _Capoccius_) _Senator
+Romanus_. Vedi le _Memorie civili di Città di Castello_ del MUZZI, I,
+19.
+
+[791] ROG. HOV., p. 746: _Benedictus Carushomo, qui regnavit super
+eos duobus annis, et deinde habuerunt alium Senatorem, qui vocatus
+est Johannes Capuche, qui similiter regnavit super eos aliis duobus
+annis, in quorum temporib. melius regebatur Roma, quam nunc temporib.
+56 Senatorum_. — Il _Mscr. Vat. 7934_ contiene la storia dei Capocci,
+scritta da GIOVANNI VINCENZO CAPOCCIO nel 1623; per i primi tempi poco
+giova. In Roma non compare prima del 1073 quella famiglia, che l’Autore
+dice oriunda di Firenze.
+
+[792] Che a Capoccio sia succeduto Pierleone si può argomentare
+dall’_Ep. 239 Innocentii III_, dove si parla in siffatta stretta
+connessione dei _tempora Johannis Petri Leonis Senatoris Urbis_.
+Secondo la istessa lettera, a Pierleone succedettero parecchi Senatori:
+_ejus jurisdictio erat in proximo desitura, supplicatum fuit ob eandem
+causam successoribus ejus Senatoribus jam electis_.
+
+[793] Inesattamente ROGERO HOVEDEN pone all’anno 1194 la restaurazione
+de’ cinquantasei Senatori: _Eodem [=ano] cives Romani elegerunt 56
+Senatores, et constituerunt eos supra se_. Indi avvenne ben presto una
+nuova mutazione, e fu posto un solo Senatore; infatti i _Gesta Innoc._,
+c. VII, dimostrano che allorquando fu ordinato Innocenzo III v’era un
+solo Senatore: _Comitantibus praefecto et Senatore cum magnatibus et
+nobilibus urbis_.
+
+[794] Si può ammirare la grandezza dei disegni e l’energia di Enrico
+VI, senza per questo modificare il giudizio morale sul giovine
+Imperatore. Infatti, anche scrittori amanti della patria, come
+il Tüche, furono costretti a giudicarlo così. Nè il Tüche stesso
+può purgare Enrico VI dalla correità nell’assassinio del vescovo
+Alberto, e deve notare di infamia l’orribile modo ond’ei trattò
+Salerno (a. 1194) e i Siciliani (ne fu spinta a sedizione la stessa
+moglie dell’Imperatore), e l’immane comportamento che contro lealtà
+cavalleresca tenne con re Riccardo. Enrico VI operava soltanto secondo
+quella dottrina, onde il fine giustifica i mezzi. Del turpe trattamento
+usato a Riccardo, fra gli altri discorse diffusamente e con molta
+discrezione CARLO LOHMEYER, _De Richardo Angliae Rege cum in Sicilia
+commorante, tum in Germania detento_, Konigsberg, 1857.
+
+[795] _Gesta Innoc. III_, c. 8: _Henricus — occupaverat totum regnum
+Siciliae, totumq. patrimonium Eccl. usque ad portas Urbis, praeter
+solam Campaniam, in qua tamen plus timebatur ipse quam Papa._ — ROGERO
+HOV., p. 773, sa di una guerra fra i Romani e Markwaldo nella _Marchia
+Guarnerii_ (all’anno 1197). — Già fin dal 1185 trovasi in documenti
+_Conradus Dux Spoleti et Comes Assisii_ (vedi il FATTESCHI, _Mem. di
+Spoleto_, p. 124). Così lo chiama un’iscrizione nel duomo di Terni
+dell’anno 1187, e parla di _Consules Terannenses_ (ANGELONI, _Historia
+di Terni_, p. 85).
+
+[796] Vedi la pace conchiusa fra loro e Terracina ai 28 Giugno 1185
+(docum. dell’Archivio di Terracina nel CONTATORE, II, c. 1): per
+verità vi è detto _salva fidelitate et mandato Domini Papae et Romanae
+Curiae videlicet Cardinalium_; ma erano parole senza gran significato.
+I Terracinesi: _nos Terracinenses juramus vobis Domino Leoni, et D.
+Roberto, et D. Henrico, et D. Manueli et vestris haeredibus quod ab
+hoc die in antea erimus vestri recti fideles_. — — Il CONTATORE, I,
+c. 6, dimostra che Enrico VI conservò i Frangipani nella signoria
+di Terracina. Pare che quei Consoli dei Romani fossero allora Conti
+palatini ereditarî del Laterano; così eglino si sottoscrivono in alcuni
+documenti.
+
+[797] Ai 16 di Novembre egli era a Tivoli; ai 27, a Palestrina; ai
+4 Dicembre, a Ferentino: TÖCHE, App. I. Nel 1191 prefetto era Pietro
+(MIRAEUS., _Op. diplom._, I, c. 68, dove _Petrus Urbis Romae Praef._
+si sottoscrive a un Diploma di Enrico VI dato _ante Neapolim XV
+Kal. Julii_). Se si stia a GODEFRID. MONACH., nel 1192 prefetto era
+Ottone, poichè quegli dice che Costanza _per Ottonem illust. Romanor.
+praefectum Imperatori redditur_. Di già nel 1186 si nota che prefetto
+era Ottone Frangipane. Nella Crociata del 1189 trovammo il prefetto
+Teobaldo; lui dell’officio aveva investito il Papa nel 1188, e Ottone
+rimaneva da antiprefetto nel campo di Enrico. Nel 1195 torna ad essere
+prefetto Pietro (MURAT., _Ant. It._, II, 809), il quale compare nel
+Diploma di Enrico VI, del 1 Novembre 1196, _apud Fulgineum: Petrus
+praef. urbis et Tebaldus frater ejus, et Marquardus dapifer Marchio
+Anconae_ (_Memorie Lucchesi_, III, 134). — A fianco di Tancredi
+guerreggiò Giordano _Petri Leonis_ da capitano contro Bertoldo conte
+(_Chron. Foss. Nov._, a. 1190): forse era quello stesso _Petrus Leonis_
+che combattè vicino ad Acri. Nobili romani incominciavano a militare
+agli stipendî di paesi forestieri.
+
+[798] TÖCHE, p. 436.
+
+[799] Colla morte di Celestino III tocca fine l’opera gigantesca degli
+_Annali_ del BARONIO, dal quale prendo commiato. — Comincierò il Volume
+quinto con Innocenzo III. Poichè potei scrivere tutte le pagine di
+quest’Opera nei profondi silenzî di Roma, io mi estimo beato di averlo
+fatto precisamente in questo tempo memorabile, che diè un indirizzo
+nuovo alle sorti della illustre Città.
+
+[800] _Roma tibi tuos docendos trasmittebat alumnos, ei quae olim
+omnium artium scientiam solebat infundere, sapientiorem te esse
+sapiente etc._: così scrive FULCO ad Abelardo (nel TIRABOSCHI, III,
+275). E lo stesso è anche pei tempi successivi.
+
+[801] _Concil. Lateran._, a. 1179, _Capit. XVIII_ (TIRABOSCHI, III,
+248).
+
+[802] GRAZIANO compilò la _Concordia discordantium Canonum_
+nel convento di san Felice a Bologna; e vi raccolse le vecchie
+e turpi menzogne della donazione di Costantino e le Decretali
+pseudo-Isidoriane, insieme con altre favole di tempi posteriori e
+dell’età sua. Predecessori di lui erano stati REGINO, BURCARDO DI
+WORMS, IVONE DI CHARTRES e i gregoriani DEUSDEDIT e ANSELMO DI LUCCA.
+Vedi il SARTI, _De Claris Archigymnas. Bononiensis professoribus_,
+I, 247. BERNARDO DI PAVIA, al tempo di Alessandro III, vi aggiunse i
+_Decretalia Pontificum_; finalmente alla Collezione diede compimento
+Gregorio IX.
+
+[803] _Gesta pauperis Scholaris_ ALBINI (_Cod. Ottobonianus 3057_,
+bella scrittura in pergamena). Egli aveva raccolto nove libri di
+_Canones_ a completamento di Graziano, quando, venuto a Roma, Lucio III
+lo fece diacono, com’egli stesso dice sul principio della sua Opera. Su
+di lui vedasi il CENNI, _Monumenta_, t. I, praefat., n. 25, e tom. II.
+
+[804] Il Codice di CENCIO principia: _Incipit liber censuum Rom. Eccl.
+a Centio Camerario compositus, secundum antiquorum patrum Regesta et
+memorialia diversa. Anno incarn. dni MCXCII Pont. Celestini Pp. III
+[=ano] II_. — Il _Liber Censuum_ di ALBINO (_De redditibus omnium
+Provinciarum et Ecclesiar., qui debentur Rom. Eccl._) insieme col
+_Provinciale_ fu edito dal CENNI nel tom. II dei _Monumenta_; il _Liber
+Censuum_ di CENCIO fu stampato dal MURATORI, _Antiq. It._, V, 852-908.
+Non si die’ opera mai ad un’edizione completa di Cencio.
+
+[805] La sola Inghilterra pagava ad ogni anno trecento marchi _de
+denario b. Petri_. — Svezia e Norvegia: _Singuli lares, monetam
+ejusdem terre_. — _Rex Sicilie debet pro Apulia, Calabria et Marcia
+1000 scifatos._ — Genova pagava per Corsica una libbra d’oro all’anno.
+— Il regno di Aragona, cinquecento mancusi d’oro. — I redditi che
+paga Roma sono assai tenui; non si tien nota che del censo pagato
+da cinque chiese, e di un _Marabotinus_ che deve la torre vicina al
+_Pons Judaeorum_. — Nella Campagna (_Campania Terra Domini Papae_) i
+Vescovi di Anagni, di Ferentino, di Alatri e di Veroli soddisfanno
+ad ogni coronazione del Papa, sessanta braccia di panno e dugento
+scodelle (_Scutellas_): anche oggidì la sola industria che v’abbia
+colà è quella dei panni e delle stoviglie d’argilla. — Ostia fornisce
+due carichi di legname. — I terrieri di Anticoli hanno obbligo di
+cinquanta prosciutti, di venti _solidi_ e di cinquanta focacce a
+Natale (_L Scapulae porcinas, et solidos XX, et L placentas in festo
+Nativitatis_). Molte chiese d’Italia pagano (in natura) cera, pepe,
+panno, legno, focacce, incenso, olio: erano le calendae pontificie in
+grande. Non si tiene qui nota delle rendite provenienti dai _feuda_ dei
+Baroni: anch’esse erano poca cosa.
+
+[806] Vi si pone incominciamento col noto: _Hadrianus papa optinuit
+a Karolo rege Francorum et patricio Romanor._ — La donazione di
+Costantino viene per ultima: nè manca la donazione di Matilde.
+
+[807] Parecchi di questi Libri rituali furono editi dal Mabillon nel
+_Museum Italicum_, e sono di altissimo pregio per la storia del rito
+ecclesiastico: sopra tutti sta massimamente l’_Ordo_ di BENEDETTO, che
+fu un canonico di san Pietro ai tempi di Innocenzo II. Vengono soltanto
+dopo gli _Ordines_ di ALBINO e di CENCIO.
+
+[808] La Collezione di ALBINO non oltrepassa il tempo di Adriano IV;
+quella di Cencio continua fino al secolo decimoquarto; fu il CARDINALE
+DI ARAGONA (morto nel 1362) che ne ripigliò il lavoro. — Il Codice
+originale di Cencio non si trova più; l’antichissimo e migliore è il
+Riccardiano n. 228, a Firenze, del secolo decimoterzo, con addizioni
+del secolo decimoquarto; ivi se ne conserva un secondo, che data dal
+1388. — Roma possiede tre Codici di Cencio. — Il _Cod. Diplom. Dominii
+Temporalis S. Sedis_ del THEINER (incominciato nel 1861, in tre volumi)
+fu fatto per simili necessità di tempi, e principia dalla donazione di
+Pipino. Quantunque incompleto, esso offre l’inestimabile vantaggio che
+per la prima volta ordina cronologicamente una gran serie di documenti;
+infatti un simile lavoro intrapreso dal PLATINA all’età di Sisto IV
+rimase inedito.
+
+[809] Vedi il _Giorn. mens. univ. di scienza e letterat._ (Aprile
+1852), nel quale il GIESEBRECHT in un eccellente articolo ha trattato
+di queste fonti della storia de’ Papi.
+
+[810] PAPEBROCH, l. c., p. 207. PIETRO DI PISA fu uno dei tre cardinali
+che difesero Anacleto innanzi a re Rogero. Più tardi Bernardo lo
+riconciliò con Innocenzo: MANRIQUE, _Annal. cisterciens._, ad a. 1137,
+1138, c. 1.
+
+[811] Per la prima volta il BARONIO stampò queste _Vitae_ nei suoi
+_Annali_, con titolo di _Acta Vaticana_ (_Cod. Vatican. 1437_); ed
+è quell’istesso libro pontificale che il MURATORI ebbe edito sotto
+il nome del CARDINALE DI ARAGONA: è un lavoro che sta da sè, in
+continuazione della Storia dei Papi, da Stefano V fino ad Alessandro
+III. Una parte di esso fu trascritta da CENCIO con titolo di _Chronica
+Romanor. Pontificum_. Il GIESEBRECHT ha dimostrato esserne autore
+l’inglese BOSONE, nipote di Adriano IV, che scrisse la biografia di
+quel Papa e di Alessandro III: nell’anno 1159, Bosone fu cardinale dei
+santi Cosma e Damiano e _Magister Camerarius_ (MURAT., _Antiq._, I,
+675). Il CARDINALE ARAGONENSE (siccome dimostra la _Vita Adriani_) ne
+continuò l’opera ma incompletamente. Dopo di Alessandro III il _Liber
+Pontificalis_ torna ad interrompersi.
+
+[812] Gli _Annal. Romani_, che il PERTZ publicò nei _Mon. Germ._,
+VII, traendoli dal _Cod. Vat. 1984_, sono opera di scrittori in
+parte aderenti all’Impero, e meritano a mala pena che vi si dia nome
+di Annali. Non toccano pur della rivoluzione di Roma, massime dopo
+il tempo di Calisto II, all’infuori di un frammento che concerne il
+Barbarossa. Intorno a questo Codice vedasi il BETHMANN, _Archiv. della
+società di stor. tedesca_, XI, 841.
+
+[813] Per primo il DE ANGELIS pubblicò la scrittura del MALLIO col
+titolo di _Descriptio Basil. Veteris Vaticanae_, Roma, 1646; indi più
+correttamente il JANNING col titolo di _Historia Basil. Antiquae S.
+Petri Apost. in Vat_. (T. VII, _mens. Jun. Acta. Sctor._, p. 37-56).
+Soltanto nel secolo decimoquinto la descrizione del san Pietro fu
+continuata da MAFFEO VEGIO, _De Rebus antiquis memorabil. Basilicae
+S. Petri Romae_. D’allora in poi le scritture composte intorno a quel
+duomo son tante, che potrebbero riempiere gli scaffali di una piccola
+biblioteca.
+
+[814] JOHANNIS DIACONI, _Liber de ecclesia Lateranensi_ (MABILLON,
+_Mus. Ital._, II, 560). Vi furono aggiunte alcune appendici fino al
+secolo decimoterzo, e vi si inserì anche una Descrizione della santa
+Maria Maggiore: probabilmente Alessandro III avrà fatto compilare di
+questi libri per tutte e cinque le basiliche. In molte cose concorda
+col MALLIO; così è nell’enumerazione dei Cardinali preti, delle
+Diaconie e delle Abazie. Secondo il MALLIO v’erano allora queste
+diciotto Diaconie: _S. Adrian.; Agatha in equo Marmoreo; S. Angelus;
+Cosma et Damianus; Eustachius; Georgius; Lucia in Circo juxta Septa
+solis; Lucia in capite Suburae_ (ovvero _juxta Orphea_); _Maria Nova,
+in Dominica, in Scola Greca, in Porticu, in Aquiro, in Via Lata;
+Nicolaus in Carcere; Quiricus, Sergius et Bacchus; Theodorus_. Delle
+Abazie ve n’erano venti: _Alexius; Agatha in Subura; Anastasius;
+Basilius juxta Palatium Trajani Imp.; Blasius, in Cantu secuta;
+Caesarius in Palatio; Cosma et Damianus in Vico Aureo_ (Trastevere);
+_Gregorius in Clivo Scauri; Laurentius in Panisperna; S. Maria in
+Aventino, in Monasterio ad S. Petr. ad Vinc., in Capitolio, in Pallara,
+in Castro Aureo; Pancratius in Via Aurelii; Saba; Silvester inter duos
+hortos; Thomas juxta Formam Claudiam; Trinitatis Scottorum; Valentinus
+in Via Flaminia_. Oltracciò v’erano conventi minori, che trovansi
+specificati nell’_Ordo Rom._ XII, perlochè, sulla fine del secolo
+duodecimo, in tutto v’erano a Roma da trecento circa fra chiese e
+monasteri.
+
+[815] La pigna di bronzo e due dei pavoni vedonsi ancora oggidì nel
+giardino degli aranci in Vaticano.
+
+[816] Il testo originale dei _Mirabilia_ non esiste più: tutti i
+codici che di essi possediamo sono copie, e spesso assai scorrette;
+scorretti sono anche i _Mirabilia_ raccolti in BENEDETTO, in ALBINO e
+in ROMUALDO.
+
+[817] Sembra che GUGL. DI MALMESBURY (_De gestis reg. Anglor._, III, c.
+2) non abbia avuto conoscenza dei _Mirabilia_. Egli riferisce soltanto
+di un vecchio Catalogo dei sepolcri de’ Martiri, sotto la rubrica
+delle quattordici porte e delle vie; e già questi luoghi si erano tutti
+rimutati nella prima metà del secolo duodecimo, quand’egli scriveva.
+— Il concetto _Mirabilia_ reputo che sia assolutamente peculiare del
+secolo duodecimo; è cosa popolare, laddove il concetto _Graphia_ è cosa
+di eruditi e affatto scolastico.
+
+[818] Uno di questi lettucci era anche presso il ponte sant’Angelo.
+In certe chiese s’apprestava un bagno, perchè il Papa rinfrescasse le
+piante. Vedasi l’_Ordo Romanus_.
+
+[819] _Subintrat arcum Nerviae inter templum ejusdem Deae et templum
+Jani._ Vuolsi dire del tempio di Minerva nel _Forum_ di Nerva, cui
+aveva dato incominciamento Domiziano. La grande rovina di quel tempio
+fu smantellata soltanto ai giorni di Paolo V. Ivi era un arco di Giano
+edificato da Domiziano, e il popolo lo chiamava «Arca di Noè.» Il
+BUNSEN, _Descr. della Città_, III, ha dimostrato che l’_Ordo Rom._, pel
+_Forum_ di Trajano intende dire di quello di Nerva: ed è certo così.
+
+[820] _Ordo Rom. XI_, _auctore Benedicto_ (MABILLON, _Mus. It._, II,
+143). Questo passo è una delle più preziose notizie dell’archeologia
+medioevale. La processione doveva muoversi a zigzag pei _Fora_, e
+questo dimostra che alcuni tratti non potevano percorrersi a cagione
+dei cumuli di ruine. Il tempio di Romolo, che il BECKER, I, 377, spiega
+per _aedes Penatium_, e il BUNSEN con più verosimiglianza pel tempio di
+Venere e di Roma, può significare qui la _Basilica nova_ di Costantino.
+
+[821] _Ad S. Stephanum in Piscina palatium Chromatii praefecti. Templum
+quod dicebatur olovitreum, totum factum ex crystallo et auro per artem
+mathematicam, ubi erat astronomia cum omnibus signis coeli..._ Questo i
+_Mirabilia (Cod. Vat. 3973)_ trassero dagli _Acta S. Tiburtii Martir.
+ac Chromatii_: vedi gli _Acta Sanctor._, 11 di Agosto, t. II, 622, e
+23 Febbrajo, p. 372, dove Cromazio dice: _Habeo cubiculum holovitreum,
+in quo omnis disciplina stellarum ac mathesis est mechanica arte
+constructa, in cujus fabrica pater meus Tarquinius amplius quam ducenta
+pondo auri dignoscitur expendisse._ Quando si demolì la chiesa di san
+Sebastiano nella via Santa Lucia, si scopersero avanzi di questo antico
+palazzo: _Descriz. della città di Roma_, III, 3, 84.
+
+[822] _Murus civitatis Rome habet turres 361, castella 49, propugnacula
+6900, portas XII sine Transtiberim. Posterule V_ (ALBINO, e _Cod.
+Vat. 3973_): circuito, ventidue miglia; locchè è errore. I numeri
+variano da quelli dell’ANON. DI EINSIEDELN e di BENED. DI SORATTE,
+ma concordano quasi in tutto colla _Graphia_. L’esemplare di Praga,
+di tempo posteriore (edito dall’HÖFLER, nel PAPENCORDT, _Storia della
+città di Roma nel medio evo_), inserisce il catalogo dei _Campi_, delle
+_Basilicae_, delle _Viae_ e delle statue, con varianti dalla _Notitia_
+e con appendici. I compilatori dei _Mirabilia_ erano a conoscenza dei
+breviarî antichi.
+
+[823] Il numero dei palazzi romani cresce di assai nelle Continuazioni
+dei _Mirabilia_, compilate al secolo decimoquinto. I _Mirabilia_ non
+tengono conto di tutti gli _Arcus triumphales_.
+
+[824] _Sicut reperitur in marthirologio Ovidii de fastis._ Il copista
+di ALBINO dice: _marthirologio ovidii de faustis_; e quell’altro in
+ROMUALDO storpia così: _marthiplogio ovidii de faustis_. Ei si vede
+che anche di là di questi migliori esemplari deve esistere un originale
+più corretto. La goffaggine spesse volte induce al riso, massime nelle
+spiegazioni che vi son date dei nomi. I _Mirabilia_ illustrano così
+la _Porta septimiana_: _ubi septem laudes fuerunt factae Octaviano_.
+La _Graphia_: _septem Naydes juncte Jano_ (parimenti i _Mirab._ di
+ALBINO). La _Graphia_ dà questa etimologia del nome Laterano: _In
+palatio Neronis, quod ex latere et rana dicis Lateranum_; e una copia
+aggiunge alla _rana: quam latenter peperit Nero_. Del nome Quirinale:
+_quia ibi stabant Quirites_. Di Nerva si foggiava una dea Nervia.
+
+[825] _De judicibus Imperatorum in Roma_: non è che il frammento di
+un maggior capitolo della _Graphia_. I _Mirabilia_ non hanno raccolto,
+come cosa antiquata, l’ultima parte della _Graphia_, che è un rituale
+imperiale del tempo degli Ottoni.
+
+[826] _Palatium majus in Pallanteo monte_; e la _Graphia: Palatium
+magnum monarchie orbis: in quo sedes et caput totius mundi est, et
+palatium Caesarianum in Palanteo_. Di tutti i colli di Roma il Palatino
+è quello che meno sofferse dal medio evo; e colà hannovi ancor molte
+scoperte a fare, come ci lascia sperare la sollecitudine di Pietro
+Rosa, intendente di questi escavi sul Palatino.
+
+[827] Forse era quello che oggidì si noma tempio di Vesta ovvero della
+_Fortuna Virilis_. Il _templum Lentuli_ (la _Graphia_ dice _Lentis_)
+era l’arco di Publio Lentulo Scipione, fra il Tevere e l’Aventino; così
+tuttavia POGGIO ve ne lesse sopra l’iscrizione.
+
+[828] Il _templum Jovis_ e il _Severianum_ facevano parte del
+_Porticus_ di Ottavia. In altro luogo ho già tenuto nota delle rovine
+vicine al san Nicola _in Carcere Tulliano_.
+
+[829] _Si purus erat a crimine ille qui electus erat Consul,
+confirmabatur ei Consulatus._ Il mscr. di Praga aggiunge, ed è
+notevolissima cosa: _propter quod factum multi adhuc consules romanorum
+vocantur_.
+
+[830] Parimenti anche la _Graphia_. Un grande bacino antico, ossia
+_Conca_, esisteva allora, come in altre piazze, ad ornamento di quella
+di santo Eustachio. È noto eziandio della _Conca Parionis_ presso il
+teatro di Pompeo.
+
+[831] Questo periodo, che manca nella _Graphia_ ed in altri esemplari,
+leggesi nel _Cod. Vat. 3973: haec et alia multa templa et palatia
+imperatorum, consulum, senatorum, praefectorumque tempore paganorum in
+hac romana urbe, sicut in priscis annalibus legimus et oculis nostris
+vidimus, et ab antiquis audivimus: quantae etiam essent pulchritudinis
+auri et argenti, heris et eboris pretiosorum lapidum, scriptis ad
+posterum memoriam quanto melius potuimus reducere curavimus_. I
+_Mirabilia_ del MONTFAUCON nol contengono.
+
+[832] Io comparai e in parte copiai i migliori Codici dei _Mirabilia_,
+ma mi astengo da investigazioni archeologiche. Il signor DE ROSSI,
+profondamente versato in cotali studî, promette di fare un lavoro
+critico dei _Mirabilia_ in un _Codex Topographicus Urbis_: è opera
+che manca affatto e sarà di gran merito. — Le edizioni di quell’antica
+descrizione della Città incominciarono con quella fattane a Roma sulla
+fine del secolo decimoquinto; indi essa fu stampata innumerevoli volte
+e in parecchie lingue. L’edizione, tanto consultata, del MONTFAUCON
+è dell’anno 1702; indi v’ebbe quella delle _Effemeridi literarie di
+Roma_, I, e le altre del GRAESSE e dell’HÖFLER. L’ultima romana fu
+publicata nel 1864. Più tardi GUSTAVO PARTHEY, dell’Accademia delle
+scienze di Berlino, ne diede la recentissima delle edizioni: _Mirabilia
+Romae e codicib. vaticanis emendata_, Berlino 1869. Poichè il signor
+PARTHEY volle farmi l’onore di intitolarla a me, tengo a dover mio
+di esprimere qui la riconoscenza che sento per quel benemerito e
+infaticabile erudito, e mi congratulo che la sua edizione abbia ridotto
+il testo dei _Mirabilia_ alla ottima delle lezioni che possediamo. —
+Il migliore esemplare dei _Mirabilia_ contengono i _Codices romani_
+di BENEDETTO canonico (_Liber Politicus_ nella Vallicellana), il
+_Cod. Vatican. n. 3973_ (_Cronica_ di ROMUALDO), il _Cod. Ottobon.,
+n. 3057_ (ALBINO, donde CENCIO attinse). Secondo l’opinione del DE
+ROSSI, fra quelli dovrebbe esistere il primo esemplare del libro, ma io
+sono costretto di affermare che eziandio i detti _Codices_ accennano
+ad una migliore scrittura originale che non troviamo più. — Ve ne
+hanno eziandio molti altri Codici, anche fuori d’Italia, massime di
+tempo posteriore al secolo decimoterzo. L’ANONIMUS MAGLIABECCHIANUS
+del secolo decimoquinto, edito da L. MERKLIN, Dorpat 1852, è una
+compilazione tratta dal _Regionarium_, dai _Mirabilia_ e da altre
+notizie topografiche.
+
+[833] La narra con molta grazia GUGLIELMO DI MALMESBURY, _De Gestis
+reg. Anglor._, II, c. 13. La favola diede argomento al melodramma
+_Zampa_, ossia la «Fidanzata di marmo.»
+
+[834] GUGL. DI MALMESBURY, c. 10. Gerberto scavò nel luogo dove si
+disegnava sul suolo l’ombra del dito, e discese in un incantato palagio
+sotterraneo. La leggenda ha un’audacia pagana, poichè spoglia i Papi
+della loro aureola, e li veste dell’abito di negromanti.
+
+[835] _Palatium Romuli inter S. Mariam Novam et S. Cosmatem, ubi sunt
+due edes Pietatis et Concordie, ubi posuit Romulus statuam suam auream
+dicens: Non cadet, donec virgo pariet. Statim ut peperit virgo, statua
+illa corruit_ (_Mirabilia_, ed. PARTHEY, p. 5). Nei _Mirabilia_, sotto
+nome di palazzo di Romolo or s’intende la _Basilica Nova_ (così è
+manifestamente nel passo citato, conforme alla positura accennatavi),
+ed or il duplice tempio di Venere e di Roma, che nel medio evo
+propriamente chiamavasi _aedes pietatis et concordiae_.
+
+[836] _Ad S. Mariam in fontana_ (sull’Esquilino) _fuit templum Fauni,
+quod simulacrum locutum est Juliano et decepit eum_. Non so che di
+questa leggenda si parli altrove. I _Mirabilia_ del _Cod. Vat. 4265_
+(assai scorretti) contengono la leggenda che il simulacro della
+Veronica parlasse a Carlo Magno.
+
+[837] Fuor di Roma, nel secolo decimoterzo ed anche prima, si
+componevano dei florilegi raccogliendo passi di Virgilio, di Ovidio e
+di Orazio, e si appellavano _flosculi_. Vedine nel tom. IV della _Bibl.
+Mundi_ o nello _Speculum Historiale_, lib. VI, c. 63, di VINCENTIUS
+BURGUNDUS (in sul 1240).
+
+[838] GUGL. DI MALMESB., II, c. 13: _Tunc corpus Pallantis filii
+Evandri, de quo Virgilius narrat, Romae repertum est illibatum
+ingenti stupore omnium — Hiatus vulneris quod in medio pectore Turnus
+fecerat, quatuor pedibus et semis mensuratum est_. Se ne rinvenne fin
+l’epitaffio:
+
+ _Filius Evandri Pallans, quem lancea Turni_
+ _Militis occidit, more suo jacet hic._
+
+Però l’Annalista pensava che l’inscrizione non appartenesse all’età di
+Pallante, ma a quella di Ennio o di qualche altro poeta. Si imagini
+quanta fosse la moltitudine delle antichità allora scoperte in Roma,
+e come si maltrattassero. Soltanto i metalli o i marmi preziosi non
+si gettavano via. In un contratto di affittanza di santa Maria in
+Transtevere, a. 1175, si poneva ai fittavoli questo patto: _et si
+aliquod metallum sive de majoribus lapidibus plus valens XII denarios
+[=pp]. ibi inveniens, devano darne medietatem dicte nostre ecclesiae
+etc._
+
+[839] Sono quei celebri versi dell’_Egloga IV_:
+
+ _Ultima Cumaei venit jam carminis aetas;_
+ _Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo._
+ _Jam redit et Virgo: redeunt Saturnia regna,_
+ _Jam nova progenies coelo demittitur alto..._
+
+Dicendo della _virgo_, Virgilio intendeva parlare di Astrea ossia
+della giustizia, e il _puer_ era il figliuolo di Asinio Pollione suo
+protettore, che il poeta adula con tanto sfarzo. Di già DANTE disse:
+_Virgo namque vocabatur Justitia, quam et Astraeam vocabant_ (_De
+Monarchia_, I, c. 10). Anche Cola di Rienzo riprovò l’interpretazione
+che quei versi alludessero al Messia: _quanquam hoc carmen nonnulli
+magistrones erronei Apostolicas prophetias deserentes, pro virgine
+matre Dei a Hieronymo in proemio super Genesi redarguti, duxerunt fore
+dictum_ (_Nicolai Tribuni Romani ad Guidon. Bonon. Card. Oratio_, nel
+PETRARCA, _Op._, p. 1126).
+
+[840] Ei sa di strano che nessuno dei grandi pittori abbia impreso a
+dipingere questa visione. Che soggetto sarebbe stato per Raffaello!
+
+[841] MARANGONI, _Memorie dell’Anfiteatro Romano_, p. 51. La _Salvatio
+Romae_ è conosciuta per opera dei «Sette savî maestri», oppure del
+«mago Virgilio». I _Mirabilia_ nulla dicono assolutamente di Virgilio,
+ma registrano soltanto la vecchia leggenda dell’ANON. DI SALERNO (vedi
+nel Vol. III, pag. 631, nota 1, di questa Storia). Anche ELINANDO,
+nello _Speculum Historiale_, T. IV, s’attiene quasi parola per parola
+all’ANONIMO, e non fa pur cenno del Campidoglio. Intorno alla leggenda
+vedasi il GENTHE, _Vita e memoria durevole di Virgilio poeta e mago_,
+Lipsia, 1857, pag. 72. Il RUFINI (_Dizionario delle strade di Roma_)
+erroneamente associa la «Via di Tor dei Specchi» vicina al Campidoglio,
+colla torre dello specchio di Virgilio. Io son persuaso che quella
+strada tragga il nome dalla famiglia _De Speculo_ o De’ Specchi, la
+quale forse colà aveva le sue torri. Le sue case antiche esistono
+ancora oggidì in un’altra «Via Specchi», non lungi dal palazzo Santa
+Croce.
+
+[842] Nel romanzo francese _Virgilius_ l’effigie è un serpente di
+bronzo; però nei _Dialoghi ameni_, Francoforte, 1503, la cosa si
+narra come viene detto nella posteriore leggenda romana: «Virgilio
+ha composto in Roma un’imagine, e vi si mettono a prova coloro che
+prestano giuramento. E colà l’uomo deve porre la mano dentro della
+bocca. Se uno ha giurato il falso la faccia gli tronca col morso la
+mano» (GENTHE, p. 75).
+
+[843] _Viminalis ubi est ecclesia S. Agathes, ubi Virgilius captus a
+Romanis, invisibiliter exiit, ivitque Neapolim; unde dicitur: vado ad
+Napulum_ (nel Breviario _de montibus_; può darsi che sia una glossa: si
+trova soltanto nell’esemplare del MONTFAUCON). Ho già dato spiegazione
+del nome della via Magnanapoli (vedi il vol. III, a carte 658).
+Vorrebbesi che in quel luogo avesse dimorato Virgilio, e colà si andò
+in cerca dei giardini di Mecenate.
+
+[844] GERVASIUS, _Otia Imperialia_ (LEIBN., _Rer. Brunsvicar._, I, 963,
+nel Capitolo: _mirabilia unius cujusque provinciae_, donde si vede
+la universalità che allora aveva assunto il concetto _mirabilia_).
+Egli scrisse intorno al 1211, e narra di aver veduto questi portenti
+a Napoli nell’anno 1191. Il LEIBNITZ, sdegnato di lui, dice senza
+alcun intelletto delle leggende popolari: _Vixit eo seculo, quod ego
+cum proximo omnium seculorum post Christum natum ineptissimum esse
+comperi_.
+
+[845] _Vidimus etiam operosum opus Virgilii Neapolin, de qua nobis
+mirabiliter Parcarum pensio dispensaverunt, ut muros civitatis ejusd.,
+quos tantus fundavit et erexit philosophus, imperialis jussionis
+mandato destruere deberemus. Non profuit civibus illis civitatis ejusd.
+imago, in ampulla vitrea magica arte ab eodem Virgilio inclusa — quam
+ampullam sicut et civitatem in nostra habemus potestate — sed quia
+ampulla modicum fissa est, civitati nocuit_. Oggidì il palladio di
+Napoli è l’ampolla col sangue di san Gennaro. — Dei serpenti: _quam
+solam (sc. portam ferream) — destruere timebamus, ne serpentes inclusi
+de carcere egredientes, terram et indigenas molestarent_: lettera di
+Corrado al Prevosto di Hildesheim (in ARNOLDO, _Chron. Slavor._, IV, c.
+XIX).
+
+[846] _Vidimus ibidem saracenos, qui solo sputo venenosa interficiunt
+animalia_. Vi si rivela l’età della Cronica di Turpino, dei viaggi del
+duca Ernesto, del cavaliere Tundalo, di Apollonio di Tyrland, della
+Cronica imperiale ecc. Omai v’ha gran copia di scritture intorno al
+Virgilio del medio evo. Se ne consulti F. PIPER, _Virgilio teologo e
+profeta_, Berlino 1862. Lo ZAPPERT, _Vita di Virgilio nel medio evo_
+(_Accademia delle scienze_, vol. II, Vienna 1851), induce confusione a
+causa delle strabocchevoli citazioni; ed il lettore potrà bastevolmente
+erudirsi nel GENTHE, in L. ROTH, _Virgilio mago_, Vienna 1859, e
+massimamente nella dotta e più recente opera di DOMENICO COMPARETTI,
+_Virgilio nel medio evo_, Livorno 1872, in due volumi.
+
+[847] BENJAMINI DE TUDELA _Itinerarium,_ Lugduni 1633, Elzevir; in
+ebraico colla versione latina.
+
+[848] Precisamente come nei _Mirabilia_: _palatium Julii Caesaris_. Vi
+s’intende l’obelisco vaticano, con intorno i ruderi del Circo ed altri
+avanzi.
+
+[849] _Ibi extra Romam est palatium Titi_, ossia il Circo di Massenzio,
+che anche in un esemplare dei _Mirabilia_ appellasi _palatium Titi et
+Vespasiani foris Romam ad catacumbas_. Il _Palatium_ di Vespasiano è
+il Colosseo. È un tratto notevole che l’Ebreo nulla dica dell’arco di
+trionfo di Tito.
+
+[850] _Palatium Galbini_ ([lettere ebraiche] nel testo).
+
+[851] Stando alla _Graphia_, erano veramente in Laterano gli avanzi
+del colosso dell’anfiteatro, _cujus caput et manus nunc sunt ante
+Lateranum:_ e i _Mirabilia_ stampati nel 1511 dicono, che Silvestro
+avesse fatto distruggere il colosso di Febo: _caput vero et manus
+praedicti idoli cum pomo ad palatium in Laterano fecit poni — quae
+palma et caput Sampsonis falsae vocantur a vulgo_. Oggidì quella
+mano colossale si vede nel cortile del palazzo del Conservatori. —
+BENIAMINO non tien nota della leggenda secondo la quale Noè venne a
+Roma, ma sa della guerra ch’ei ruppe contro a Romolo, ed è a giorno di
+altre leggende che trovansi nel falso Gioseffo (Goriodines, un ebreo
+di Gallia del tempo forse dei Carolingi): a credere di questo, Romolo
+per temenza della venuta di Davide, fe’ cinger Roma di mura: JOSEPHUS
+HEBRAICUS etc., Lipsiae 1710, I, c. 4.
+
+[852] _In muro S. Basilii fuit magna tabula erta infixa, ubi fuit
+scripta amicitia in loco bono et notabili, que fuit inter Romanos
+et Judeos, tempore Jude Macchabaei_ (_Mirab., Cod. Vat., n. 3973_).
+S’interpreta col Lib. I de’ _Maccabei_, c. VIII, 22: «E fecero (i
+Romani) incidere il rescritto su tavole di bronzo, e lo mandarono a
+Gerusalemme, affinchè ivi fosse monumento della conchiusa pace» Per
+certo gli esemplari romani del documento erano custoditi nell’archivio
+di Stato.
+
+[853] _Hoc solum mente laborantibus et animo supererat, ut ab urbe
+(Romae enim in Palatio Diocletiani, et aliis termis saepe mirabiles
+conspeximus) ut per mare mediterraneum tuta classe — conductu
+haberemus_: SUGERIUS, _De Consecratione Eccl. S. Dionysii_ (DUCHESNE,
+IV, 352), in GIACOMO BURCKHARDT, _La cultura del rinascimento in
+Italia_, Basilea 1860. — Le magnifiche colonne di granito, che l’Abate
+per buona ventura non portò via, adornano oggidì la santa Maria degli
+Angeli nelle terme di Diocleziano.
+
+[854] _Medietatem arcus triumphalis, qui totus in tribus arcubus
+constat, de quo unus de minoribus arcubus propinquior est vestrae
+ecelesiae, supra quem una ex turribus aedificata esse videtur — Ep.
+Innoc. III_, lib. II, n. 101, _dat. VI Non. Julii A. 1199_.
+
+[855] R . . . S. AG. (sigle cassate) † A[=NO] MCLVII INCAR[=NS] D[=NI]
+N[=RI] I[=HV] XR[=I] SPQR HEC MENIA VETVSTATE DILAPSA RESTAURAVIT
+SENATORES SASSO JO[=HS] DE ALBERICO ROIERI BVCCA CANE PINZO FILIPPO
+JOHS DE PARENZO PETRVS D[=S] TESALVI CENCIO DE ANSOINO RAINALDO ROMANO
+NICOLA MANETTO. È iscrizione unica di questo genere in Roma.
+
+[856]
+
+ BENEDICTVS ALME
+ VRBIS SVMM’ SENATO
+ R RESTAVRAVIT HVN
+ C. PONTEM FERE DIRV
+ TVM.
+
+[857] _Restituimus salvo jure parochiali ecclesie SS. Apostolorum Phil.
+et Jacobi et salvo honore publico urbis eidem colomne, ne unquam per
+aliquam personam obtentu investimenti hujus restitutionis diruatur
+aut minuatur, sed ut est ad honorem ipsius ecclesie et totius populi
+Romani integra et incorrupta permaneat dum mundus durat, sic ejus
+stante figura. Qui vero eam minuere temptaverit persona ejus ultimum
+patiatur supplicium et bona ejus omnia fisco applicentur... Actum a
+dom. incarn. MCLXII, Ind. X etc._ (docum. da santa Maria _in via Lata_,
+nel GALLETTI, _Primic._, n. LXI).
+
+[858] QM. COL[=VP]NA ANTONINI JVRIS MÕN SC[=I] SILV[=RI] ET ECC[=LA]
+S ANDREE Q: CIRCA [=EA] SITA [=E] [=CV] OBLATIONIBVS.... MALEDICIMVS
+ET VINCVLO LIGAMVS ANATHEMATIS ABBATE ET MONACHOS Q[=CV]Q. COL[=VP]NA
+ET ECC[=LA]M LOCARE [=VL] BENEFICIO DARE [=P]S[=V]PSERIT.... PETRVS DĨ
+G[=RA] HVMILIS ABBAS HVIVS S[=C]I CENOBII [=CV] FR[=IB]. SVIS FECIT ET
+CONFIRMAVIT ANN. DNĨ MĨL CXVIIII INDĨC XII.
+
+[859]
+
+ _Adsum Romani grandis honor populis._
+ _Indicat effigies qui me perfecerit auctor._
+
+TEODORO AMEIDEN, _De Rom. Famil._, § 100 (Mscr. nella Bibl.
+Casanatens., n. 283), notò un altro distico:
+
+ _Vos qui transitis secus optima tecta Quirites,_
+ _Hac pensate domo, quis Nicolaus homo._
+
+[860]
+
+ _Non fuit ignarus cujus domus haec Nicolaus_
+ _Quod nil momenti sibi mundi gloria sentit._
+ _Verum quod fecit hanc non tam vana coegit_
+ _Gloria quam Rome veterem renovare decorem._
+
+Sulla fine:
+
+ _Surgit in astra domus sublimis — Culmina cujus_
+ _Primus de primis magnus Nicolaus ab imis_
+ _Erexit Patrum decus ob renovare suorum._
+ _Stat patris Crescens matrisque Theodorae nomen._
+ _Hoc culmen clarum caro pro pignere gessit._
+ _Davidi tribuit qui pater exhibuit._
+
+All’intorno dell’iscrizione sono stranamente poste molte sigle
+enigmatiche, che si vollero spiegare in modo ridicolo. L’intiera
+iscrizione è registrata nel NERINI, p. 318, e in altri luoghi.
+
+[861] Per amore di brevità non m’accingo a confutare quelli che danno a
+quest’edificazione un tempo or troppo antico, or troppo moderno. Coloro
+che s’appigliano alla prima opinione potrebbero appellarsi al costume
+ancor più antico, secondo cui i padri dedicavano edificî ai loro
+figliuoli. Giovanni duce di Gaeta, nel secolo nono edificò una torre,
+e vi scrisse sopra: _Hanc venerabilem inclitam domum etiamdiu turre
+dilecto filio meo Docibili Ypata donavi_ (FEDERICI, _Duchi di Gaeta_,
+p. 154). Il GIESEBRECHT ha fatto alcune ipotesi assai giuste sul
+Monzone (SCHMIDT, _Gazz. univers. di Storia_, VII, 137). Io non ispreco
+tempo in queste cose, che tornano qui soltanto accessorie.
+
+[862] _Ideo dicitur Chartularium, quia fuit ibi bibliotheca publica,
+de quibus XXVI fuere in Urbe._ Gli avanzi di questa torre durarono fino
+all’anno 1829. Ancora ne sono visibili le antiche fondamenta.
+
+[863] La chiesa ha gran dovizia di iscrizioni medioevali. Nell’atrio,
+sulla tomba di Alfano (opera di quella età), è scritto:
+
+ _Vir probus Alphanus cernens quia cuncta perirent,_
+ _Hoc sibi sarcofagum statuit ne totus obiret._
+ _Fabrica delectat pollet quia penitus extra_
+ _Sed monet interius quia post hec tristia restant._
+
+Sul parapetto dell’altar maggiore (una vasca di rosso granito): _a[=n]o
+D. MCXXIII Ind. I. dedicatum fuit hoc Altare per manus DD. Calixti
+Papae Secundi V sui Pontif. A[=n]o M. Maio die VI Alfano Camerarius
+plurima dona largiente_.
+
+[864] Da dopo l’anno 1868 santa Maria in Transtevere ebbe a ricevere un
+restauro fondamentale. Sparve il pavimento antico, ne furono rimossi
+sepolcri e monumenti; e pitture a gran colori, condotte sulle pareti
+della navata di mezzo, hanno per sempre distrutto la mesta severità di
+questa basilica antica.
+
+[865] Il soggetto del musaico della nicchia s’interpreta col passo
+di SAN MATTEO, c. 25, 1-23. Sventuratamente ebbe a subire un pesante
+restauro. Anche lo SCHNAASE, _Storia delle arti del disegno_, IV, 2,
+loda i musaici, specialmente quelli dell’abside.
+
+[866] _Chron. Casin._, c. 29; passo ben noto.
+
+[867] Sotto un affresco che rappresenta parecchi santi è posta
+quest’iscrizione: EGO BENO DE RAPIZA C[=V] MARIA VXORE MEA PRO
+AMORE DEI ET BEATI CLEMENTIS PGRFC. Il priore Mullooly, che
+diresse gli escavi della chiesa sotterranea, vuole che il quadro
+appartenga all’epoca delle catacombe; ma l’iscrizione contraddice a
+quell’opinione. Il nome longobardo _Rapizo_ (_Radpert_) trovasi assai
+di sovente ai secoli undecimo e duodecimo nel Registro di Farfa; al
+tempo di Gregorio VII, un _Rapizo_ era _comes_ di Todi. — Di questi
+importanti escavi e degli affreschi numerosi che ne vennero alla luce
+vedasi J. MULLOOLY, _Notice of the ancient paintings — of S. Clement in
+Rome_, Roma 1866.
+
+[868] Un _Nicolaus de Angelo_ e Pietro Fassa di Tito fecero pel san
+Paolo il grande candelabro di pesantezza barbarica. — Sul tabernacolo
+che è nel san Lorenzo (dell’anno 1148) è scritto a bei caratteri:
+_Jo[=hs] Petrus Angelus et Sasso Filii Pauli marmorarii hujus operis
+magistri fuerunt_. Di tale fatta sono gli inizî della nuova scultura,
+che poco a poco venne sorgendo dalle opere di chiesa. — L’antichissima
+menzione che sia fatta dei Cosmati è dell’anno 1180: _Jacobus Laurentii
+fecit has XIX columnas cum capitellis suis_ (_Descriz. della città
+di Roma_, III, 3, 572). — Sopra un ambone in Araceli: _Laurentius cum
+Jacobo filio suo hujus operis magister fuit_. La genealogia dei Cosmati
+è data dal GAYE (_Giorn. di arti_, 1839, n. 61, sgg.). _Rivista delle
+«Notizie epigrafiche degli artefici marmorarii romani dal X al XV
+secolo, di Carlo Promis»_ (Torino 1836).
+
+[869] Questa erronea notizia dà RICOBALDO, _Histor. Pontif. Rom._, p.
+178 (MURATORI, IX).
+
+[870] Il CARD. ARAGON., p. 439, dice di Eugenio III: _Hic fecit
+unum palatium apud S. Petrum, et Signiae alterum_. — PLATINA, _Vita
+Celestini III_.
+
+[871] PLATINA, _Vita Clement. III: claustrum S. Laurentii extra
+muros aedificavit, et Laterani aedes non mediocri impensa restituit:
+templumque vermiculato opere ac musivo exornavit._ — Celestino III
+consecrò il san Giovanni _a Porta Latina_, il santo Eustachio (1196) e
+il san Lorenzo in Lucina, come qui ancora ne dice l’inscrizione antica.
+Del tempo di Adriano IV è il portico dei santi Giovanni e Paolo sul
+Celio. Meravigliosa cosa è, che del lungo reggimento di Alessandro III
+non si menzioni alcun edificio.
+
+[872] L’illustre Autore si compiacque di rivedere la versione di
+questo Volume, e in alcuni luoghi ritoccò il testo originale, in altri
+introdusse importantissime aggiunte. Ne facciamo nota come di cosa che
+torna a gran pregio della nostra edizione italiana. (N. del T.)
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+La notazione [=xx] indica che le lettere specificate sono sormontate da
+una barra.
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78188 ***
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+ <title>Storia della città di Roma nel medio evo, vol. IV | Project Gutenberg</title>
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+<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78188 ***</div>
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+<div class="booktitle">
+<h1>
+STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA<br>
+NEL MEDIO EVO
+<span class="smaller">VOLUME IV.</span>
+</h1>
+</div>
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+<hr class="silver">
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+<div class="titlepage">
+<p class="main-t">
+STORIA<br>
+<span class="x-small">DELLA</span><br>
+CITTÀ DI ROMA<br>
+<span class="x-small">NEL MEDIO EVO</span>
+</p>
+
+<p class="pad1 small">
+DAL SECOLO V AL XVI
+</p>
+
+<p class="pad2 small">DI</p>
+
+<p class="large">
+FERDINANDO GREGOROVIUS.
+</p>
+
+<p class="pad2 small">
+PRIMA TRADUZIONE ITALIANA SULLA SECONDA EDIZIONE TEDESCA</p>
+
+<p>
+DELL’AVV. RENATO MANZATO.
+</p>
+
+<p class="pad2">
+VOLUME IV.
+</p>
+
+<p class="pad4">
+VENEZIA,<br>
+<span class="small">GIUSEPPE ANTONELLI<br>
+1873.</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="verso">
+<hr class="mid">
+<p>
+PROPRIETÀ LETTERARIA.
+</p>
+<hr class="mid">
+</div>
+
+<div class="somm">
+<hr>
+<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
+<hr>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p class="title">
+STORIA<br>
+DELLA CITTÀ DI ROMA<br>
+NEL MEDIO EVO.
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span></p>
+
+<h2 id="libro7">LIBRO SETTIMO.
+<span class="smaller">STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO UNDECIMO.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span></p>
+
+<h3 id="cap1-7">CAPITOLO PRIMO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap1-7-1">§ 1.
+<span class="smaller">Stato che la città di Roma tiene nella storia universale
+durante il secolo undecimo. — Influenza che gli
+elementi civici esercitano sopra il Papato. — I Lombardi
+eleggono Arduino a loro re; i Romani eleggono Giovanni
+Crescenzio a patrizio. — Silvestro II muore nel 1003. — Giovanni
+XVII e Giovanni XVIII. — Tusculo e i suoi Conti. — Sergio
+IV. — Fine di Giovanni Crescenzio, nel 1012.</span></h4>
+
+<p>
+Il secolo undecimo fu una delle età che ebbero
+massimo rilievo nella storia del Papato; in nessun altro
+luogo fece mai mostra di sè un contrapposto così vivo
+di decadenza profonda e di repentino risorgimento di
+una stessa podestà. Spenti gli Ottoni, si rinnovellarono
+in Roma condizioni di cose pari a quelle che s’erano
+composte dopo la caduta dell’Impero de’ Carolingi; la
+potenza pontificia decadde nell’ordine morale e in quello
+politico, e la Città si adoperò con gran lena affine di
+levarsela di dosso per sempre. Non arrivò essa peraltro
+a questo intento, poichè il Papato non cedè pur di un
+passo, ma durò principio indestruttibile ed ostile allo
+svolgimento degli elementi cittadini; soltanto di qualche
+<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
+tratto passeggiero se ne potè reprimere la forza, ma a
+rimuoverlo non si giunse mai, avvegnachè il Papato col
+soccorso di potenze straniere tornasse sempre a sollevarsi
+gagliardo. In Roma non v’aveva una cittadinanza che
+prestasse solide fondamenta ad una costituzione civica;
+solo v’erano ancor sempre le possenti famiglie di nobili,
+i capitani ossiano i grandi vassalli feudali della Chiesa,
+sedenti nella Città e nella provincia, i quali strappavano
+ai Pontefici il potere, e per ragione di questo combattevano
+gli uni contro gli altri. Nella prima metà del
+secolo undecimo imperarono costoro da patrizî su Roma,
+elessero papi del grembo di loro famiglie, ridussero la
+santa Sede a loro retaggio famigliare, ed il Pontificato
+precipitò in una barbarie tanto orribile da far sembrare
+che fossero tornati i tempi dei più infamati Imperatori
+dell’antichità. Tuttavolta, a questo stato di cose succedette
+tosto quella reazione memoranda, che con meravigliosa
+prestezza rialzò la Chiesa romana dal suo decadimento,
+e fece di essa una potenza dominante nel
+mondo.
+</p>
+
+<p>
+Le attenenze civiche cooperarono a ciò assai efficacemente,
+giacchè la Città medesima ministrava le più
+prossime cause a’ moti della storia universale: le continue
+relazioni in cui la Città si trovava cogli Imperatori
+e coi Papi, financo gli avvenimenti che accadevano
+entro la cerchia ristretta delle sue mura, la contrarietà
+che opponeva contro la signoria pontificia, la pressura
+che i Pontefici sofferivano da parte della nobiltà cittadina,
+il loro bisogno perdurante di ajuti, la incessante
+distretta che gli angustiava e la vigilanza con cui
+dovevano spiare i loro nemici; in una parola tutte queste
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+cose unite insieme produssero conseguenze che influirono
+fino sui luoghi più remoti, e diedero origine
+ad amplissimi rapporti politici. Ei v’ha ragione di affermare,
+che se non fosse stata quella costante opposizione
+che la città di Roma mosse contro il reggimento pontificio,
+la storia del Papato non sarebbe entrata nelle
+vie per cui procedette prima e dopo di Gregorio VII.
+</p>
+
+<p>
+Posteriormente all’inizio del secolo undecimo il
+concetto del Patriziato romano conseguì rilevanza nella
+storia universale: quando i Re tedeschi ebbero tolto
+questo Patriziato alle mani dell’aristocrazia di Roma
+e l’ebbero aggiunto alla corona germanica, esso fu che
+diede, unitamente alla podestà sulla Città, anche il diritto
+di disporre della cattedra santa; fu giusto perciò
+che il Patriziato diventò la più prossima causa della
+pugna la quale si combattè fra la Chiesa che si andava
+liberando e la podestà dello Stato. Quella ebbe posto
+appena il piede nel sentiero della riformazione interna,
+che si sforzò con tutta la sua energia a scuotere il giogo
+dei Patrizî. Non più dovevanvi essere Papi nobiliari,
+nè Papi regi; l’elezione pontificia doveva esser libera,
+e appartenere soltanto al clero. Così avvenne che il
+Patriziato della Città diede cagione alla celebre legge
+di Nicolò II sulla elezione pontificia, e alla creazione del
+Collegio cardinalizio; così, alla fine, avvenne che la
+lotta dei Papi contro al Patriziato si allargò massimamente
+in quella universale del diritto d’investitura.
+</p>
+
+<p>
+La grande controversia delle investiture domina
+eziandio la storia della Città nell’ultima metà del secolo
+undecimo. Roma continua ad essere l’origine di quella
+disputa, e si serba teatro dove il genio di Ildebrando
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+svolge la sua ammirabile operosità, non soltanto per
+fondare un nuovo Stato della Chiesa con province vassalle,
+ma per plasmare il Pontificato, fatto libero dal
+Patriziato, in una potenza signoreggiante il mondo.
+Guerre civili lunghe e sorti terribili sofferse Roma sventurata
+in conseguenza della grande battaglia che si
+accese fra la Chiesa e l’Impero; e noi vedremo prolungarsene
+le lotte anche nel secolo duodecimo, fino a
+che la Città stessa, all’età delle Republiche cittadine
+d’Italia sorgenti in fiore, esce da così grandi tempeste
+in forma nuova di republica.
+</p>
+
+<p>
+Morto Ottone III, Italia si vide liberata dal suo Re,
+Roma dal suo Imperatore. Non v’era erede alcuno che
+potesse pretendere ai titoli del primo Ottone, laonde sarebbe
+stato questo un momento prospero per gli Italiani
+a dichiarare estinta nella loro terra la potenza regia e
+imperiale dei Tedeschi, e a conseguire la loro independenza.
+L’Italia settentrionale dava tosto la corona dei
+Lombardi ad un Principe del suo paese, sì come fatto
+aveva al tempo di Berengario; chè omai il giorno 15 di
+Febbraio dell’anno 1002, si levava a re Arduino, margravio
+d’Ivrea, un potente signore che Ottone III aveva
+messo al bando dell’Impero.
+</p>
+
+<p>
+I Romani ponevano il diadema di patrizio in capo
+al figlio del celebre Crescenzio, e d’allora in poi Giovanni
+imperò dieci anni da signore della Città&#8205;<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. La
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+famiglia di lui, nemica della signoria tedesca, era cara
+ai Romani, come quella che si era sacrificata a pro della
+libertà cittadina; perciò il popolo si distolse dai Conti
+di Tusculo e si diede ai Crescenzî. I parenti del Patrizio,
+Giovanni e Crescenzio figliuoli di Benedetto e di
+Teodoranda, dominavano da conti sulla Sabina; e Giovanni
+benanco si appellava duca e margravio, forse
+perchè reggeva anche Spoleto e Camerino. Il Patrizio
+creava un altro Crescenzio a prefetto della Città&#8205;<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, e la
+sorella sua Rogata, adesso senatrice dei Romani, aveva
+egli congiunta in matrimonio con Ottaviano, figlio di
+Giuseppe, che era un duce longobardo nel Sabinate&#8205;<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+</p>
+
+<p>
+Frattanto, ancor per lo spazio di un anno il vecchio
+Silvestro lamentava l’abbandono in cui era lasciato nel
+solitario Laterano, dove può darsi ch’ei cercasse il conforto
+dell’animo fra le sue dilette pergamene: finalmente
+la morte, e forse era violenta, lo toglieva di pena,
+addì 11 di Maggio dell’anno 1003. Il suo terzo succeditore
+gli eresse un monumento in san Giovanni, ed
+oggidì ancora puossi ivi leggere l’elogio dell’illustre
+Pontefice, e rammemorare le leggende molte, di cui il
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+medio evo ha ornato la vita di questo «mago», che
+sedette sulla cattedra di san Pietro&#8205;<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L’epitaffio ivi posto deplora che, morto lui, la pace
+sparve dal mondo, e la Chiesa precipitò nella confusione
+di tutte cose. Però il reggimento di due Papi succeduti
+a Silvestro, è involto in profonda oscurità; Giovanni
+XVII dal nome di Sicone, moriva sette mesi
+dopo la sua esaltazione; indi, nel 25 Dicembre 1003,
+Giovanni XVIII saliva alla cattedra santa: furono uomini
+romani ambidue, parenti o per lo meno creature
+del Patrizio, che li levò in potere&#8205;<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni documenti soltanto tengono in Roma memoria
+del reggimento di Giovanni XVIII&#8205;<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. Durante
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+il suo pontificato, che durò più di cinque anni, rimase
+egli suddito al Patrizio, e appena fu se osò di volgere
+qualche timido sguardo al lontano Re di Germania. Enrico
+duca di Baviera, che ivi era pervenuto al trono, si
+struggeva di desiderio di rinnovare l’Impero della nazione
+tedesca, ma di mezzo alla corona imperiale e lui
+s’inframmetteva tuttavia il lombardo Arduino, che era
+re, se non altro, nelle sue Alpi. Nell’anno 1004 Enrico
+II lo aveva cacciato indietro, ma non lo aveva disfatto
+per sempre; nella ribelle Pavia, che tosto dopo faceva
+dare alle fiamme, s’aveva egli bensì preso la corona
+d’Italia, ma era tornato indietro ad Alemagna, lasciando
+Roma al reggimento dei Crescenzî. Può darsi che la
+sconfitta di Arduino, la coronazione di Enrico e l’aspettazione
+ch’egli movesse contro Roma ispirassero qualche
+forza al partito tedesco della Città e che allentassero
+la fede nei Crescenzî. Quella fazione stava allora sotto la
+capitananza dei Conti di Tusculo, avvegnachè costoro,
+in odio dei Crescenzî, fingessero di nutrir simpatie verso
+il regno germanico.
+</p>
+
+<p>
+Quindici miglia distanti da Roma, più sopra di Frascati,
+durano oggidì ancora le meste ruine di Tusculo
+antico e medioevale. La vecchiezza di questa città
+aveva superato quella di Roma, perocchè l’origine sua
+si perda fra i miti di Ulisse, il cui figlio Telegono, nato
+di Circe, dicevasi esserne stato il fondatore. Terra della
+gente latina, aveva essa pugnato a luogo contro Roma;
+il capo suo Mamilio Ottavio aveva dato entro a quelle
+mura un asilo all’ultimo dei Tarquinî suocero suo, ed
+era caduto dappoi nella battaglia combattuta presso
+il lago Regillo, lasciando alla città la tradizione gloriosa
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+e durevole del suo nome. Da Tusculo erano derivate
+alcune celebri famiglie, i Mamilî, i Fulvî, i Fonteiani,
+gli Juvenzî e soprattutti i Porcî, avvegnaddio quel tetro
+castello fosse stato culla dei severi Catoni&#8205;<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>. A chi
+visita le rovine di Tusculo sembra che da esse si rizzino
+le ombre di parecchi uomini celebrati al florido tempo
+della sapienza romana, e il pellegrino ricerca il luogo ove
+si elevavano l’accademia di Cicerone e la sua villa, dove
+furono scritte le «Disputazioni tusculane». Marco
+Bruto, Ortensio, Lucullo, Crasso, Metello, Cesare, alcuni
+Imperatori de’ tempi più tardi, ebbero posseduto colà
+loro ville, poichè la fiorente pendice di quel monte era,
+a’ tempi de’ Romani, coperta di magnifiche case di
+campagna, similmente come oggidì ancora i grandi di
+Roma possedono loro ville bellissime a Frascati, vaga
+terra edificata nel medio evo, ancor prima che Tusculo
+cadesse&#8205;<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. Nel secolo decimo Tusculo durava in vita ed
+aveva fama di città quasi inespugnabile, piena di ruine
+della magnificenza antica. Chi ne possedeva il castello
+dominava i monti Latini ed una parte della Campagna;
+e la positura dava a Tusculo importanza maggiore di
+<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
+quella che potesse aver mai qualunque altra rocca del
+territorio romano.
+</p>
+
+<p>
+La famiglia di Conti che ivi dominava (<i>de Tusculana</i>)
+discendeva da Marozia e da Teodora, ed il nome
+famigliare di Teofilatto che in essa si manteneva dimostra
+che il «Senatore dei Romani» era stato uno degli
+antenati di quella casa. Può darsi che Alberico figlio
+di Marozia avesse posseduto Tusculo per eredità venutagli
+dalla madre, però nessun documento ne discorre.
+Noi potremmo con qualche arditezza far derivare i Tusculani
+da Teofilatto, ma disdegniamo di darci ai balocchi
+di alberi genealogici, i quali ci farebbero risalire
+nientemeno che a Mamilio Ottavio&#8205;<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>. Decorato del
+titolo <i>de Tusculana</i>, ai tempi di Ottone III per la prima
+volta nella storia, fa sua comparsa Gregorio, senatore
+de’ Romani, favorito di quell’imperatore, e senza dubbio
+conte di Tusculo&#8205;<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. La Biografia di santo Nilo lo descrive
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+per un despoto dovizioso, astuto, destro in opere
+di violenza, e ne narra che allorquando il Santo venne
+a Roma nell’anno 1002, Gregorio gli donò un pezzo
+di terra sopra cui fu edificato il convento basiliano appellato
+di Grotta Ferrata&#8205;<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gregorio, figlio o nipote che fosse di Alberico, aveva
+sposato Maria, ed era padre di tre figli, Alberico, Romano
+e Teofilatto. Questi feroci baroni tenevano loro
+residenza sull’erta di Tusculo, e di là, come falchi predatori,
+intendevano lo sguardo in giù su Roma, dove
+adesso Giovanni Crescenzio dominava da patrizio, e
+dove il loro avo Alberico, cinquant’anni prima, aveva
+signoreggiato da re. Pertanto essi volgevano l’animo a
+impadronirsi di Roma, come se s’avesse trattato di un
+possedimento di loro famiglia: nè l’occasione propizia
+si fece molto aspettare; probabilmente, allorquando Giovanni
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+XVIII venne a morire nel Giugno 1009, riuscì ai
+Tusculani di condurre a buon fine un’elezione pontificia
+secondo che meglio loro giovava&#8205;<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>. Succeditore
+di quel Pontefice fu Sergio IV, vescovo di Albano, forse
+tusculano egli medesimo, durante il cui reggimento i
+Crescenzî sempre più perdettero terreno di sotto al
+piede&#8205;<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>. Tuttavolta Giovanni Crescenzio continuò a
+tenere il governo, e gli atti di quel tempo ci fanno
+conoscere che l’epoca di lui, senatore dei Romani e
+patrizio, continuava ancor nell’anno 1011 ad essere
+registrata con nota officiale&#8205;<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a>. I documenti cel mostrano
+con veste di magistrato supremo di Roma e
+del territorio della Città, quando raccoglie «placiti»
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+nel suo palazzo (parimenti come in antico aveva fatto
+Alberico), circondato dei suoi giudici che si appellavano
+senatori, e con accosto Crescenzio, prefetto della
+Città&#8205;<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Però la ricordanza delle sorti che avevano colpito lo
+sventurato padre suo era il tormento di Giovanni, e sul
+capo di lui pendeva minacciosa la spedizione che Enrico II
+meditava su di Roma. Il Papa faceva voti che a Roma
+venisse; cercava il Patrizio di tenernelo lontano, ed i suoi
+messaggeri trattavano con Arduino ed anche con Boleslao
+di Polonia, affichè di là delle Alpi dessero faccenda al
+Re&#8205;<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>. In quello che Crescenzio dominava in Roma colla
+violenza, che derubava il san Pietro, che incamerava
+beni ecclesiastici, adulava egli re Enrico come a signor
+suo, e se lo ingraziava per via di lettere e di donativi;
+però in ogni maniera cercava di impedire che scendesse
+a torsi la corona. Il suo reggimento, che poteva mantenere
+soltanto finchè un Imperatore non v’era, riempiè
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+l’intervallo di tempo che trascorse fino alla prossima
+coronazione imperiale: però Crescenzio morì nella primavera
+dell’anno 1012, innanzi che Enrico movesse
+in Italia, e la sua morte ridonò al Papato qualche libertà,
+in quello che spianò al Re tedesco la via di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>.
+Ella è colpa unicamente dei Cronisti manchevoli di
+notizie se possiamo dir così poco di un Patrizio, il
+quale per dieci anni possedette la signoria della Città,
+tenne lontani i Papi dal poter temporale e restituì a
+Roma per tempo sì lungo la sua libertà civile. Il figlio
+dell’illustre Crescenzio deve essere stato uomo di spiriti
+gagliardi, ma nulla sappiamo delle istituzioni che desse
+alla Città. La morte di lui (tosto dopo avvenne quella
+di papa Sergio) gettò nel precipizio i Crescenzî&#8205;<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>.
+Questa famiglia, che nel ferreo medio evo si adorna
+di splendore, similmente ad una stirpe di Gracchi o di
+Bruti imbarbariti, ed ebbe ognor dato uomini che furono
+campioni di libertà e guerrieri animosi contro a Papi e
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+ad Imperatori, durò ancora gran tempo nel Sabinate; ma
+in Roma, dove tuttavia per un buon secolo s’incontra
+spesso il nome Crescenzio, più non tenne alto luogo&#8205;<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>.
+Questa famiglia lasciò padroni del campo i Conti di
+Tusculo, i quali tosto adesso si levano a tiranneggiare
+lungamente su Roma, ed a tramutare la cattedra di san
+Pietro in loro possedimento ereditario.
+</p>
+
+<h4 id="cap1-7-2">§ 2.
+<span class="smaller">Gregorio eletto papa, è cacciato da Teofilatto ossia
+Benedetto VIII. — Enrico si dichiara in favore del Papa tusculano. — Enrico
+II viene a Roma ed è coronato imperatore
+(1014). — Condizioni di Roma e del suo territorio, in cui
+sono sorti Conti ereditarî. — La nobiltà romana in qualità
+di Senato. — Romano, senatore di tutti i Romani. — Tribunale
+imperiale. — È repressa una sollevazione dei Romani. — Enrico
+II ritorna. — Fine di Arduino re nazionale.</span></h4>
+
+<p>
+Il partito dei Crescenzî elevava bensì un Gregorio
+romano alla cattedra pontificia, ma il candidato che i
+Tusculani vi opponevano contro, ne lo sbalzava abbasso.
+Teofilatto, figlio di Gregorio di Tusculo, penetrava coi
+suoi fratelli nella Città; le due fazioni venivano a combattimento,
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+disputandosi il possedimento della tiara e
+della podestà cittadina, e finalmente Teofilatto discacciava
+il suo emulo, s’impadroniva colla violenza del
+Laterano, e per mano di un laico si faceva consecrare
+papa, con nome di Benedetto VIII. Tutto questo avveniva
+nel Maggio dell’anno 1012.
+</p>
+
+<p>
+Da dopo che non v’era più Imperatore alcuno la
+nobiltà romana si aveva ripigliato il diritto di elezione;
+ma l’espulso Gregorio s’affrettava di andarne al Re
+in Alemagna, per chiedere giustizia del suo diritto, a
+lui come a giudice supremo di Roma. Enrico si prendeva
+le sue insegne pontificie, e lo confortava accertandolo
+che sarebbe andato a Roma, e colà avrebbe
+ordinato che in forma canonica si sottoponesse ad
+esame la controversia&#8205;<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Messaggi di Benedetto VIII erano omai giunti alla
+corte del Re, poichè quel Pontefice tusculano non chiudeva
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+in petto sentimento alcuno della libertà di Roma
+o d’Italia; più gli stava a cuore di rendersi securamente
+padrone della cattedra di san Pietro, offerendo
+di bel nuovo la sua patria al giogo degli stranieri. A
+ricompensa della confermazione sua prometteva ad
+Enrico il Patriziato e la continuazione dell’<i>Imperium</i>
+nella nazione tedesca. Non è forse dissennatezza di ingiuriare
+i Re germanici perchè si prendevano quello
+che gli Italiani stessi loro andavano sempre nuovamente
+offerendo?
+</p>
+
+<p>
+Enrico II abbandonò al suo destino Gregorio, che
+forse era stato eletto giusta il rito dei canoni, e consentì
+che un Conte tusculano continuasse ad esser papa&#8205;<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>.
+Egli stesso assunse allora nome di «Re dei
+Romani», e con questo novello titolo, onde si fregiarono,
+di quel tempo in poi, tutti i Re di Germania,
+pronunciò spettarsi alla corona tedesca l’Impero e la
+signoria suprema su di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a>. Benedetto VIII si
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+afforzò per conseguenza di ciò nel pontificato, discacciò
+i Crescenzî; il Prefetto urbano di questo nome fu
+deposto, e il suo officio dato ad un altro romano Giovanni;
+gli officî più rilevanti cascarono in mano della
+fazione tusculana&#8205;<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>. Soltanto la dignità di patrizio
+niuno osava più di arrogarsi, poichè essa competeva al
+Re alemanno; però il Pontefice poneva i suoi fratelli
+a capo delle cose di amministrazione e di giustizia.
+«L’eminentissimo console e duce» Alberico, che di
+già sotto di Ottone III era stato maestro del «palazzo»
+imperiale, dimorava nelle case del suo antenato in
+vicinanza dei santi Apostoli, e colà teneva tornate
+giudiziarie, come prima aveva fatto il patrizio Giovanni&#8205;<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto Enrico ponevasi in cammino alla volta di
+Roma, celebrava a Pavia le feste natalizie dell’anno 1013,
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+e costringeva Arduino a ritirarsi nella sua marca d’Ivrea.
+Mentre in Roma colla morte del Patrizio il partito
+nazionale soccombeva l’animoso Piemontese s’ornava
+tuttavia della porpora di re d’Italia. Questo illustre titolo
+aveva corrisposto al suo concetto, soltanto allora che la
+bella contrada era stata veramente unita sotto allo scettro
+dei Goti, ma tutti i Re che dappoi se ne decorarono
+s’appellarono così da uno Stato che intero non possedevano.
+Tuttavolta il fiero Arduino, il quale non d’altro
+poteva dirsi padrone che di un paio di città e di poche
+montagne, può pretendere alla gloria di essere stato
+l’ultimo re nazionale che Italia abbia avuto fino a
+Vittorio Emanuele II di Sardegna. Fece egli il tentativo
+glorioso di chiudere Italia in faccia agli stranieri, ma
+questa terra lacerata di divisioni, era allora (e lo fu fino
+alla ricostituzione violenta che s’ebbe ai giorni nostri)
+incapace di ispirarsi a pensiero di nazione. Arduino
+vide il Re tedesco muovere a Roma, e impedirnelo
+non potè.
+</p>
+
+<p>
+A Ravenna Enrico s’incontrò col Papa e deliberò
+con lui di restaurare l’Impero germanico; indi s’incamminò
+a Roma, dove l’altro lo precedette. Qui la fazione
+dei Crescenzî era tuttavia numerosa e aveva per capitani
+Giovanni e Crescenzio, nipoti del Patrizio. Per
+verità, gli agenti di Arduino eccitavano il popolo affinchè
+si opponesse alla rinnovazione dell’Impero che
+pur da soli quindici anni avevasi bandito da Roma,
+ma la vista delle corazze d’Enrico reprimeva gli sforzi
+del partito nazionale romano, e le voci dell’odio erano
+coperte dai cantici di lode officiale, con cui il Re tedesco
+alla sua venuta era salutato, secondo la costumanza
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+antica&#8205;<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>. Presso alla porta della città Leonina
+le Scuole erano andate ad accogliere lui e la sua consorte
+Cunigonda; li toglievano in mezzo a sè dodici
+Senatori, sei dei quali portavano lunga barba, gli altri
+avevano raso il volto, e tutti incedevano «misticamente»,
+recando in mano bastoni&#8205;<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>. Addì 14 di
+Febbraio dell’anno 1014, si celebrò nel san Pietro la
+coronazione di Enrico e della sua sposa colle forme
+solite. Il novello Imperatore consecrò al Principe degli
+Apostoli la corona regale di cui fino allora s’era cinto
+il capo, e dedicò al convento di Cluny un donativo
+che aveva ricevuto dal Pontefice a simbolo della sua
+podestà d’impero. Era un pomo imperiale composto
+in oro, sormontato di croce e ornato di diamanti;
+secondo il mistico intendimento di quell’età, il globo
+significava il mondo, le pietre preziose collocate ai
+quattro lati esprimevano le virtù cardinali, la croce
+denotava i doveri che l’Imperatore avea assunto verso
+Cristo ed eziandio verso il Papa che, come vicario suo,
+si attribuiva la podestà di promuovere i Re a
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+imperatori&#8205;<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>. Un convito tenuto nel Laterano poneva fine
+alla festività, e da entrambe le parti potevano andarne
+contenti; Enrico aveva restaurato nella sua nazione
+l’<i>Imperium</i>, Benedetto ne aspettava la restaurazione
+dello Stato ecclesiastico.
+</p>
+
+<p>
+Durante la torbida età di Ottone III, le terre di
+san Pietro, quante di esse ancora possedeva la Chiesa,
+erano state abbandonate a nuovi saccheggi, e la dominazione
+del patrizio Giovanni aveva anche da ultimo
+strappato ai Pontefici ogni briciola di potenza politica.
+Da un lato e dall’altro del Tevere erano sorti dei Conti,
+con possedimenti ereditarî&#8205;<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. I Tusculani dominavano
+nei monti Latini; nella Campagna signoreggiavano i
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+Conti di Ceccano o di Segni, appellati, a preferenza
+di altro nome, conti della Campagna; nella Sabina imperavano
+i Crescenzî; la casa dei Conti di Galeria espandeva
+la sua potenza nella Tuscia; dalle terre Marsie fino
+a Subiaco s’andava omai dilatando la famiglia franca
+di Trasimondo, di Berardo e di Oderisio&#8205;<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>. Il sistema
+feudale metteva in pezzi lo Stato antico della Chiesa;
+i Vescovi avevano conseguito diritti di conti, e del
+dominio che un tempo i Carolingi avevano fondato a
+pro di loro, i Pontefici possedevano poco più che le
+ingiallite carte di donazione, conservate nei loro archivî.
+Benedetto VIII accrebbe quelle pergamene con una
+scrittura di confermazione, data dall’imperatore Enrico,
+che nella serie dei Privilegî va conosciuta sotto il nome
+di diploma di Enrico I. Questo documento somiglia per
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+tutto a quello di Ottone, se si faccia eccezione di alcune
+addizioni concernenti Fulda e Bamberga; la scritta originale
+peraltro non può esibirsi a mostra, e la copia, che
+desta non pochi dubbî, manca di data; per molte ragioni
+poi si rende verosimile che il Diploma non appartenga
+all’anno 1014&#8205;<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Più rilevante sarebbe per noi se avessimo notizia
+della costituzione onde allora si reggeva la città di
+Roma, della quale Benedetto VIII riprendeva il possedimento
+temporale. Ma un buio fitto ricopre anche
+in questa epoca l’organamento di Roma. Poichè in documenti
+romani compare il nome di «Senatori», preso in
+modo collettivo sebbene nol sia in singolare; poichè
+dodici uomini fregiati di quel titolo ebbero parte a salutare
+solennemente Enrico, ciò solo può dimostrare che
+la ricordanza del Senato antico erasi fatta, da dopo di
+Ottone III, sempre più viva, fino a che condusse alla
+sua effettiva ripristinazione. I nobili di Roma che continuavano
+a ornarsi di un titolo illustre, formavano
+tuttavia fin d’allora un ceto senatorio da cui gli altri
+erano esclusi, e possedevano le cariche della magistratura
+e gli officî giudiziari della Città.
+</p>
+
+<p>
+La nobiltà pretendeva al diritto di elezione dell’Imperatore
+parimente di quella pontificia, e, fuor di
+dubbio, prima che avenisse la coronazione di Enrico II,
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+s’avevano guadagnati e uditi i voti dei Senatori. Nessuna
+novella abbiamo dei comizî che tenessero, o dello stato
+politico onde si reggessero questi rozzi nobiluomini, che
+sull’incominciamento del secolo undecimo andavano
+con titolo senatorio aggirandosi in mezzo alle ruine
+di Roma. Di qua e di colà nei documenti giunsero
+fino a noi gli elenchi dei loro nomi, ed in essi incontriamo
+alcune note famiglie del tempo degli Ottoni;
+ma d’altra parte non ci occorre di trovare pur un solo
+Romano che si sottoscriva «Senatore». Infatti, la dignità
+speciale di «Senatore dei Romani» durava anche
+adesso, e dimostra che gli istituti di questa età erano
+rimasti eguali a quelli del secolo decimo. Fossero i Papi
+o no signori del <i>Dominium</i>, Roma temporale era pur
+sempre una republica nobiliare sotto la presidenza di
+un capo, che, a seconda delle circostanze, i Romani stessi
+si eleggevano, o che era imposto loro dal Pontefice.
+</p>
+
+<p>
+Benedetto VIII pose il fratel suo Romano alla testa
+di questa Republica, e lo creò senatore di tutti i Romani;
+o forse fu l’Imperatore che volle lusingare il
+Tusculano impartendogli quella dignità, egli che era
+patrizio di Roma, sebbene con questo nome non si appellasse&#8205;<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>.
+Il Senatore dei Romani era principe della
+nobiltà che congregava in assemblea, i voti della quale
+indirizzava o forzava quando avveniva di eleggere il
+Papa; era altresì condottiero delle milizie e, soprattutto,
+capo della giustizia civile. Vedemmo Alberico essere
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+stato nell’anno 1013 console e duce, e lo vedemmo
+tenere giudizî da presidente di tribunale civile; però,
+due anni dopo il fratello suo compare investito della
+magistratura civica con dignità «di senatore di tutti i
+Romani», ed Alberico invece ci si fa innanzi semplicemente
+da console; soltanto più tardi ripiglia a far
+mostra di sè con qualità di conte palatino&#8205;<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>. Infatti
+qualche tempo ancora durarono in Roma e nel territorio
+romano i titoli antichi di console e di duce.
+</p>
+
+<p>
+Del rimanente, l’Imperatore poneva il suo proprio
+tribunale nella Città, sì come fatto avevano i suoi predecessori.
+Innanzi a quello Ugo di Farfa denunciò il conte
+Crescenzio, che tuttavia sempre importunava l’Abazia,
+come era stato suo costume di fare al tempo di Ottone III.
+Durante la signoria del Patrizio aveva egli rapito nuovamente
+al monastero alcune castella, e Giovanni fratel
+suo s’irrideva del Pontefice dalla sua rocca di Palestrina,
+che le milizie di Benedetto VIII vanamente
+cingevano d’assedio. Sedette dunque l’Imperatore a
+giudizio, e secondo la consuetudine del tempo aggiudicò
+all’Abate querelante le castella, dandogli un bastone
+in simbolo del suo diritto; indi richiese il Papa affinchè
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+riunisse la milizia romana alle sue soldatesche, e movessero
+assieme nella Sabina. Però una sollevazione che
+avveniva in Roma faceva scampare dall’aula del tribunale
+le parti litiganti&#8205;<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>. L’odio dei Romani, i quali
+probabilmente se l’erano intesa con Arduino e coi Margravî
+di Este, scoppiava violentemente l’ottavo giorno
+dacchè erasi celebrata la coronazione: speravano essi di
+trucidare i Tedeschi o di cacciarli cogliendoli con assalimento
+improvviso, e il ponte di Adriano diventava il
+campo di una feroce carneficina, colla quale tutto, come
+al solito, finì. Da dopo il tempo di Ottone I questi tumulti
+si ripeterono quasi ad ogni coronazione, per modo
+che avrebbero potuto considerarsi come l’ultima scenata
+della festività. Le quante volte gli Imperatori designati
+entravano in Roma, erano salutati cogli inni officiali, ma
+non appena si allontanavano dal san Pietro o dalla
+mensa del Laterano, che il popolo romano si levava
+furibondo per discacciare dalla Città gli stranieri; e gli
+Imperatori di Roma soventi volte ne partivano a precipizio
+come gente fuggitiva, dopo di aver trascinato la
+loro recente porpora in mezzo a torrenti di sangue&#8205;<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Enrico fece condurre in catene al di là delle Alpi
+i caporioni del tumulto, ed egli stesso fece ritorno in
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+Alemagna carico delle maledizioni e dei tesori delle città
+italiche, o dei beni tolti a’ suoi nemici. Molti Conti dell’Italia
+media e settentrionale sostenne in ostaggio,
+e molti di loro aveva posto sotto custodia in Roma
+dove erano stati invitati ad assistere alla coronazione:
+però, non sì tosto egli fu partito, che si apersero le loro
+prigioni, e quei vassalli sitibondi di vendetta sguainarono
+nuovamente la spada per combattere, uniti ad
+Arduino, contro l’Imperatore straniero. Sennonchè a
+nulla approdarono gli sforzi di quel partito degli Italiani
+che intendeva a rovesciare la podestà imperiale tedesca,
+dappoichè l’Italia settentrionale, frastagliata in piccoli
+e in grandi margraviati, in contee ed in vescovati forniti
+di immunità, non possedeva adesso più la forza che aveva
+avuto a’ tempi di Berengario. L’ultimo Re nazionale
+d’Italia si vide ristretto ad un angusto dominio in
+Piemonte, sostenne la guerra di Conti e di Vescovi parteggianti
+per Alemagna, e finalmente, abbandonato dai
+suoi vassalli, sprezzato dall’Imperatore, gettò la spada
+e vestì la cocolla di san Benedetto per isparire dietro la
+soglia del convento Fructuaria (1015)&#8205;<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap1-7-3">§ 3.
+<span class="smaller">Benedetto VIII domina robustamente in Roma. — Sua
+impresa contro i Saraceni. — Pisa e Genova vengono
+in fiore. — Italia meridionale. — Ribellione di Melo contro
+a Bisanzio. — Prime bande di Normanni (1017). — Fine sventurata
+di Melo. — Benedetto VIII esorta l’Imperatore ad una
+guerra nell’Italia inferiore. — Spedizione di Enrico II nelle
+Puglie (1022).</span></h4>
+
+<p>
+Anche in Roma Benedetto VIII conseguiva forza e
+sicurezza dal suo partito che ivi adesso dominava. Mentre
+divideva colla famiglia sua la podestà civica, gli riusciva
+di assoggettarsi gli ottimati romani ed i capitani,
+ossiano i vassalli feudali della Campagna. Romano,
+per lungo tempo capo del governo cittadino, ajutò il
+fratello a conservarsi il possedimento della cattedra
+apostolica&#8205;<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>. I Crescenzî nella Sabina si sottomisero
+al Pontefice, il quale in persona condusse contro a loro
+le sue milizie, ed a lui obbedirono come a principe del
+territorio. Benedetto era uomo massimamente fornito
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+d’intelletto e di gagliardia; viveva in lui l’indole guerriera
+della sua casa, e, al paro di Giovanni VIII e di
+Giovanni X, possedeva egli altresì abbastanza mente
+politica per sollevare novellamente al grado di potenza
+italica il Pontificato, che i suoi predecessori avevano
+ristretto ad una cerchia angustissima di operosità.
+</p>
+
+<p>
+In questo tempo i Saraceni erano di bel nuovo
+divenuti formidabili; nell’Italia inferiore tenevano in
+pressura Salerno, e nel mare Tusco flagellavano il
+continente e le isole; sbarcavano in Toscana e vi incendiavano
+Pisa; indi s’impadronivano di Luni. Nell’anno
+1016 Benedetto VIII si dava cura di raccogliere
+un naviglio di collegati, ed egli stesso in persona
+guidava un esercito contro gli Infedeli. Si conseguì una
+grande vittoria e si raccolse un ricco bottino; tuttavia
+poichè il condottiero dei Musulmani (Istorie arabe lo
+appellano Abu Hosein Mogêhid, Istorie cristiane gli
+danno nome di Musetto) s’era, dopo della battaglia di
+Luni, ricoverato in Sardegna, il Papa si fe’ mediatore
+di una lega colle città marittime di Pisa e di Genova:
+Mogêhid fu cacciato dall’isola, e questa tosto dopo diventò
+colonia pisana&#8205;<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tempo innanzi, allorquando minacciava pericolo da
+parte dei Saraceni, i Papi avevano stretto alleanza colle
+Republiche meridionali di Amalfi, di Napoli e di Gaeta;
+ora col secolo undecimo emergono tutt’a un tratto Pisa
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+e Genova, uscendo fiorenti da una lunga tenebra di loro
+infanzia; e se ancor non sono pienamente libere, nondimeno
+iniziano ormai l’età splendida delle Republiche
+cittadine dell’Italia settentrionale&#8205;<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In pari tempo, nell’Italia meridionale si andavano
+preparando avvenimenti che dovevano esercitare una
+influenza gravissima sul Papato e su Roma. La dominazione
+antichissima di Bisanzio, retaggio di Belisario
+e di Giustiniano, doveva ivi finalmente spegnersi; e
+doveva altresì sgomberarsi il terreno dalle rovine che il
+vecchio ducato dei Longobardi aveva seminato a Benevento,
+a Capua ed a Salerno: occorreva che questi ruderi
+cedessero il luogo ad uno Stato costituito da alcuni
+avventurieri predoni, chiamati a congiungere per la
+prima volta in unità politica quelle belle provincie. Dopo
+la sconfitta di Ottone II i Greci s’erano nuovamente
+impadroniti delle Calabrie e delle Puglie, e vittoriosi
+s’erano avanzati nella Campania. Il loro governatore,
+chiamato «katapan», risiedeva in Bari, ed era un
+vampiro che dissanguava quelle terre sventurate, languenti
+nella disastrosa miseria cui le avevano ridotte
+le eterne scorrerie dei Musulmani e le eterne battaglie
+combattute fra questi, i Greci, i Longobardi e le città
+marittime.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+</p>
+
+<p>
+Però la gente longobarda, che viveva nell’Italia meridionale,
+faceva uno sforzo repentino, inteso a scuotere
+il giogo dei Greci. Melo, un longobardo illustre di Bari,
+si sollevò unitamente a Datto, genero suo, nell’anno
+1010&#8205;<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>. Andò cercando guerrieri e alleati contro a
+Bisanzio; presso al monte Gargano trovò dei pellegrini
+di Normandia, fe’ lor vedere in che stato fosse ridotta la
+terra, e gli invitò a prendere stipendio coi loro prodi
+compatriotti sotto il suo stendardo ribelle: pari voto
+espressero i cittadini di Salerno, che quaranta pellegrini
+ed eroi normanni avevano liberata dall’assedio mossovi
+contro dai Saraceni. Così accadde che Melo nell’anno 1017
+potè condurre in campo contro a’ Greci una schiera di
+Normanni di fresco assoldata. Questi avventurieri erano
+venuti sotto la capitananza di Gisalberto, un cavaliere
+che aveva emigrato dal suo paese a cagione di un assassinio
+commesso; Benedetto VIII avevali accolti assai
+orrevolmente in Roma, e gli aveva confermati nel proposito
+di servire sotto di Melo, contro a’ Greci. Così
+per un evento casuale dava egli omai principio a quella
+associazione di Roma e dei Normanni, che più tardi
+doveva essere feconda di tante conseguenze.
+</p>
+
+<p>
+Quanto a Melo, neppur egli presagiva che in quei
+valorosi da lui arrolati aveva chiamato altrettanti conquistatori
+nella sua patria; e la sua ribellione fervidamente
+favorita dal Pontefice cadde a vuoto, ad onta
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+della più eroica prodezza. Sull’incominciamento dell’Ottobre
+1019 fu egli disfatto completamente da Bugiano
+«katapan», in vicinanza dell’antico Canne, lasciò
+Italia, corse in fretta dall’Imperatore a Bamberga chiedendogli
+ajuto, e morì colà «duca d’Italia», nell’Aprile
+dell’anno 1020&#8205;<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I progressi dei Greci, al cui fianco s’era adesso
+schierato anche Pandolfo IV, principe longobardo di
+Capua, sbigottirono il Papa, il quale temeva la restaurazione
+della potenza bizantina, pericolosa alla independenza
+del Papato e ai disegni che questo volgeva
+sull’Italia inferiore. Anch’egli andò a Bamberga nella
+Pasqua dell’anno 1020, ed esortò Enrico a discendere
+in Italia, a respingere i Greci dalle frontiere di Roma
+ed a ristabilire la podestà dell’Impero nella Longobardia
+meridionale. Compiute le splendide festività che
+si tennero per la consecrazione del suo duomo favorito,
+Enrico congedò il Pontefice promettendogli che sarebbe
+fra breve venuto, e dandogli un diploma in cui confermava
+alla Chiesa i suoi possedimenti.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto Benedetto invocava la venuta dell’Imperatore
+con insistenza sempre maggiore. Di già il «katapan»
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+minacciava di entrare nella Campagna e di castigare
+il Pontefice, che aveva con tanto ardore secondato
+la ribellione di Melo. Assistito da Atenulfo abate di Monte
+Cassino, fratello di Pandolfo di Capua, assalì egli all’improvviso,
+nel Giugno dell’anno 1021, la torre prossima
+al Garigliano, nella quale il Papa aveva collocato
+a presidio gli avanzi della legione normanna, sotto gli
+ordini di Datto; e questo capitano fu condotto prigioniero
+a Bari, e, chiuso in un sacco, fu gettato in mare&#8205;<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>.
+Pareva che i Greci avessero affermato la loro
+signoria nelle Puglie: i Principi longobardi professavano
+di essere vassalli di Bisanzio; in vicinanza di
+Benevento i Greci perfino edificavano una città munita,
+cui davano il nome immortale di Troja, e Benevento
+istesso, dove aveva signoria Landolfo V, minacciava di
+cadere in loro balìa. Con un movimento ardito i Bizantini
+sarebbero giunti nientemeno che a Roma, se la
+loro mente fosse stata capace di accogliere un pensiero
+di genio; per lo contrario, il generale greco sostò presso
+al Garigliano, e nell’autunno Enrico comparve in Italia.
+</p>
+
+<p>
+La spedizione contro il mezzogiorno, cui l’Imperatore
+diè opera al principio del successivo anno 1022, fu
+presta e vittoriosa. Entrò egli in persona dalle Marche
+col nerbo maggiore dell’esercito; altre schiere condotte
+<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
+dai vescovi Pilgrimo di Colonia e Poppone di Aquileja
+vennero dalla via di Roma e dal territorio Marsio nella
+Campania; le città e le fortezze dei Greci e dei Longobardi,
+ed eziandio Troja, cui l’Imperatore in persona cinse
+di assedio, si arresero. Pandolfo di Capua fu mandato in
+esilio in Alemagna, in vece di lui fu messo Pandolfo di
+Teano, e l’abazia di Monte Cassino fu data a Teobaldo
+abate che era aderente di Germania, dopo che Atenulfo
+ebbe trovato morte fuggendo per mare. Anche la piccola
+schiera dei Normanni sopravvissuti, che stavano sotto
+il comando di Torstaino, ricevette ricompensa con beni
+posti nella Campania, in quello che i nipoti del duca
+Melo erano nominati conti e vassalli dell’Impero. Dopo
+di avere così restaurata la podestà imperiale in una parte
+delle Puglie, e dopo di avere impreso un pellegrinaggio
+sul Gargano e fattevi preghiere, Enrico ritornò in quel
+medesimo estate in Germania passando da Roma; però lo
+seguivano soltanto scarsi avanzi del suo esercito, avvegnachè
+le febbri e la pestilenza lo avessero quasi tutto
+distrutto&#8205;<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap1-7-4">§ 4.
+<span class="smaller">Principî della riforma sotto di Benedetto VIII. — Muore
+(1024). — Suo fratello Romano si prende la tiara con
+nome di Giovanni XIX. — Enrico II passa di vita nel 1024. — Stato
+d’Italia dopo la morte di lui. — Giovanni XIX chiama
+Corrado II di Germania a Roma. — Spettacolo che presentano
+le spedizioni di Roma a questa età. — Coronazione imperiale
+(1027). — I Romani si sollevano con gran furore. — Re
+Canuto a Roma.</span></h4>
+
+<p>
+Benedetto VIII fe’ vedere di essere un papa fornito di
+fortezza d’animo non comune. Contraddicendo alle tradizioni
+della sua casa, aveva egli ristabilito una stretta
+lega del Papato coll’Impero, affine di raffermare sè medesimo
+nel possedimento di Roma, e di vincere le potenze
+che gli erano ostili in Italia. Per opera di quest’uomo
+il Pontificato riconquistò le sue attenenze col mondo, e
+si studiò di recuperare la influenza perduta sulle Chiese
+provinciali. La Storia ecclesiastica può eziandio celebrare
+Benedetto VIII come uno dei primi riformatori che
+operarono secondo le idee di Leone IX e di Nicolò II;
+fu egli infatti che incominciò ad opporsi con decreti
+sinodali contro al concubinato dei cherici e contro alla
+simonia, ossia commercio delle dignità ecclesiastiche&#8205;<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>.
+Tuttavolta, il vigore che egli ispirò alla Chiesa romana
+fu dovuto soltanto alla fortezza personale sua; e non appena
+trapassò di vita, che Roma ed il Papato precipitarono
+in istato di gravissima barbarie.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+</p>
+
+<p>
+Come morte lo ebbe rapito nella primavera dell’anno
+1024, il possedimento della cattedra pontificia non
+uscì di mano della sua famiglia. Romano fratello di lui,
+che fino a questo tempo era stato «senatore di tutti i
+Romani», si spogliò delle vestimenta laicali, e indossò
+gli abiti pontificî, dopo che ebbe comperato o imposto
+per violenza i voti della sua elezione: così quel Conte tusculano
+fu ordinato nella primavera dell’anno 1024, con
+nome di Giovanni XIX&#8205;<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>. Ei sembra che anche da papa
+abbia conservato la dignità di senatore sì come prima
+l’aveva tenuta; ed infatti non v’ha documento alcuno da
+cui si paia che ne venisse investito il fratel suo Alberico,
+quantunque a questo avrebbe dovuto essere trasmessa:
+Alberico continuò come dianzi ad appellarsi
+soltanto conte palatino e console&#8205;<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+</p>
+
+<p>
+Pareva che il novello Pontefice non avesse in mente
+alcun concetto dei doveri che il ministero suo gli imponeva.
+Era uomo di animo tanto semplice od altrimenti
+sì avaro che, avendogli l’Imperatore di Bisanzio spediti
+a Roma dei ricchi donativi, intendeva di accordare al
+Patriarca greco il titolo di vescovo ecumenico. Ma i Vescovi
+d’Italia e la Congregazione di Cluny si sollevarono
+vivamente contro siffatto proposito, e si fu allora soltanto
+che il Papa riuscì a comprendere la gravità di ciò che
+era stato in procinto di fare: nella sua beata ignoranza
+il Senatore di tutti i Romani non aveva conosciuto più
+in là che di nome l’esistenza delle Decretali pseudo-Isidoriane,
+ed aveva avuto assai poca opportunità di
+studiare le decisioni conciliari dei suoi predecessori&#8205;<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tosto dopo la sua esaltazione moriva Enrico II
+ai 13 Luglio nell’anno 1024. Non si sapeva a chi sarebbe
+toccata la corona tedesca, e questa incertezza
+per brevi istanti rialzò le speranze d’Italia. Però gli
+ottimati non osavano più di eleggere dal loro seno un re
+nazionale; e, senza risultamento alcuno, offerivano la corona
+ad Ugo, figlio di Roberto re di Francia, e financo
+a Guglielmo duca di Aquitania. Infatti, il matrimonio
+che questo Principe possente aveva contratto con Agnese,
+nipote di Adalberto antico re d’Italia, dava a lui
+una sembianza di diritto legittimo. Italia era frastagliata
+<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
+in tante signorie e in tante fazioni, che non poteva più
+indirizzarsi all’intento di un’utilità generale della nazione.
+La parte tedesca durava gagliarda anche in Lombardia,
+dove trovava aderenti nei Vescovi, creature o
+favoriti degli Imperatori; d’altro canto gli ottimati che
+gli Imperatori avevano reso deboli per la cresciuta potenza
+vescovile, erano fra sè disuniti, al paro delle città
+che allora venivano in bel fiore, che odiavano bensì
+l’Impero tedesco, ma non peranco potevano liberarsene
+unendosi in lega fra loro.
+</p>
+
+<p>
+Pertanto, Corrado II il Salico, eletto re dei Tedeschi
+agli 8 di Settembre, si ebbe subito gli omaggi dei Vescovi
+lombardi, e, sopra tutti, quelli del potente Eriberto
+di Milano: Corrado teneva alta in mente sua
+l’idea fondamentale che ciascun Re tedesco fosse altresì
+signore d’Italia e designato imperatore dei Romani;
+ed in siffatta idea i Vescovi lo confermavano. Anche
+Giovanni XIX lo chiamò a Roma, e gli mandò il Vescovo
+di Porto e Berizone, nobile romano della Marmorata,
+col vessillo di san Pietro, perchè lo inalberasse
+nella guerra che combatteva in Ungheria; e le lettere
+del Pontefice lo facevano certo del possedimento pacifico
+della corona imperiale, che lo stava attendendo&#8205;<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>.
+Italia dunque mentre non aveva potenza di opporre
+contrarietà alcuna alle pretese di Re stranieri, si condannava
+da sè medesima ad essere provincia soggetta
+ad Alemagna.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nella primavera dell’anno 1026 Corrado II ricevette
+in Milano la corona di ferro dalle mani di Eriberto. Per
+vendicarsi, secondo la durezza barbarica di quel tempo,
+dell’animosa Pavia che aveva distrutto il «palazzo» di
+Enrico II e chiuse a lui in faccia le porte, ne poneva
+a guasto il territorio: andato indi a Ravenna, ivi il
+popolo si sollevava con gran furore per trucidare gli
+odiati stranieri, ma quello scoppio di odio era soffocato
+in mezzo a fiumi di sangue. Nel nostro secolo neppure
+i Tedeschi possono considerare con ischietta gioia
+lo spettacolo delle spedizioni colle quali i loro avi movevano
+su di Roma; essi devono dar compianto a Italia
+che di quelle imprese ebbe sì la colpa, ma ne sofferse
+il danno per più di trecento anni. Allorquando
+i Re alemanni scendevano dalle Alpi coi loro eserciti
+e colle loro splendide comitive le città erano condannate
+a nutrire e ad alloggiare quelle moltitudini, e a far
+le spese della corte imperiale; financo la giurisdizione
+dei tribunali ordinarî cessava tosto che compariva il
+giudice supremo. Dentro ai vuoti forzieri dell’Imperatore
+colavano, a titolo di donativi o per violenza di estorsioni,
+i tesori delle città, il sudore dei coloni angariati dai
+vassalli ecclesiastici e laicali, e le sostanze incamerate
+di centinaia di ribelli. La soldatesca imperiale composta
+di rozzi uomini d’arme, raccolti da’ paesi settentrionali
+e financo dalle terre slave, era il terrore dei sobrî
+Italiani, che la natura meridionale dotava di più
+finezza, e che in ogni età superarono tutti i popoli per
+pulitura di costume. Non deve far meraviglia se mirando
+le orgie di quei soldati che tenevano Italia in
+conto di provincia schiava del loro Re, gli Italiani
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+chiedevano a sè medesimi con ira amara perchè mai la
+loro contrada dovesse essere condannata a eterna servitù
+sotto gli stranieri; nè fa stupore se con odio feroce
+si sollevavano ad ogni momento nelle città per cui
+passava l’esercito che s’incamminava su Roma. Però la
+maestà brutale di un Imperatore del medio evo a mala
+pena degnava di volgere uno sguardo di compassione
+alle città fumanti d’incendio, ai poveri campi devastati,
+alle vie coperte di cadaveri, alle carceri riboccanti
+di rei di tradimento. Reputava piuttosto essere necessità
+inseparabile dalle imprese di Roma vedere i cittadini
+più ragguardevoli di una città prostrarsi innanzi al suo
+trono, tremanti, a piè scalzi, con appesa una spada nuda
+al collo, di quello che il riflesso delle fiamme onde ancora
+ardeva la loro città, ne illuminava i pallidi volti.
+</p>
+
+<p>
+Innanzi alle armi del valoroso Corrado si piegavano
+finalmente le città nemiche e Pavia stessa; i Margravî
+di Este, di Susa e di Toscana aveva egli ridotti a obbedienza,
+e senza trovare impedimento alcuno entrò in
+Roma. Addì 26 di Marzo dell’anno 1027 Giovanni XIX
+celebrò nel san Pietro la coronazione di lui e della sposa
+sua con grandissima pompa e alla presenza di due Re,
+che furono Rodolfo III di Borgogna e Canuto d’Inghilterra
+e di Danimarca&#8205;<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>. Tuttavia la solennità fu conturbata
+dall’ambizione puerile degli Arcivescovi di Milano
+e di Ravenna, ciascuno dei quali pretendeva di avere
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+la preminenza; la dissensione di quegli altieri prelati si
+appiccò alle loro comitive, e Roma fu messa a terrore
+da una mischia che fu combattuta per le vie fra Ravennati
+e Milanesi, senza che ancora vi avesse preceduto
+l’ultima scenata onde per solito si poneva termine
+alle feste dell’incoronazione. Nè mancò pur essa: una
+rissa accidentale, che s’accendeva per una miserabile pelle
+di bue fra un Romano ed un Tedesco, bastò a mettere in
+furia il popolo. Però, dopo un massacro orribile di «innumerevoli»
+Romani, i più eletti uomini della Città
+tornarono innanzi al trono dell’Imperatore, che dimorava
+nel palazzo prossimo al san Pietro, e tremanti, a piè
+scalzi, tenendo una nuda spada al collo, pregarono ai
+piedi di lui misericordia&#8205;<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Può darsi che la vista di cotali orrori mettesse sbigottimento
+nel cuore pio del grande re Canuto, non già
+perchè la cultura di lui si levasse al di sopra di quel
+suo tempo, ma perchè ne andava distrutto un bel sogno
+che egli aveva accolto in mente. Indotto da lungo desiderio
+e da un voto pio, era venuto alla Città santa pellegrinandovi
+con bisaccia e bordone, ed in vece di un
+asilo di amore e di pace, come Roma avrebbe dovuto
+essere a seconda del suo concetto ideale, trovava soltanto
+una sede selvaggia di tumulti aperti a tutte le fazioni
+ed a tutte le furie: la città di Roma, occorre pur dirlo,
+non fu durante il medio evo che la orribile sconciatura
+di una idea sublime. Nella sua lettera indiritta di colà
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+al popolo inglese, Canuto lasciò un ingenuo ricordo del
+soggiorno che tenne in Roma. Vi annunciava con molta
+letizia di averne venerato tutti i santuarî, e di essere
+stato tanto più avventurato, dacchè i savî (ossiano i
+preti) lo avevano ammaestrato qualmente Pietro avesse
+ricevuto dal Signore la podestà di legare e di sciogliere;
+perlochè molto profittava all’uomo di avere il guardiano
+delle chiavi celesti a suo avvocato appo Dio. Con gioia infantile
+narrava le onorevoli accoglienze ricevute da tutti
+i Principi che dal Gargano al mar Tusco erano convenuti
+attorno al Pontefice ed all’Imperatore; e diceva che
+gli era stata concessa immunità di pedaggio per tutti
+gli Inglesi e i Danesi, pellegrini e mercanti, che fossero
+andati a Roma. L’intelligente Principe affrancava altresì
+gli Arcivescovi dei suoi Stati dalle gravi contribuzioni
+che ne erano dovute per ragione del <i>Pallium</i>; egli
+poi prometteva da parte sua che sarebbe stato puntualmente
+pagato a Roma il denaro di san Pietro&#8205;<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>. Neppure
+gli orrori di cui era stato co’ suoi proprî occhi
+testimonio riuscirono a diminuire la venerazione di un
+barbaro Re per la santa Città. Nel religioso fervore dell’animo
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+suo protestava ai suoi sudditi, che in Roma
+aveva fatto voto di governare i suoi popoli con giustizia,
+e di espiare i falli della giovinezza coll’intelletto
+de’ suoi anni maturi. Lettera eccellente e dimostrazione
+memoranda della immensa potenza morale, che il concetto
+di Roma esercitava in quell’età. Se una pari influenza
+benefica si fosse appresa all’animo di tutti i despoti
+che peregrinavano alla eterna Città, questa avrebbe
+conseguito, nella credenza de’ popoli riconoscenti, diritti
+ancor maggiori alla venerazione della gente umana.
+</p>
+
+<h4 id="cap1-7-5">§ 5.
+<span class="smaller">Rescritto di Corrado II sull’uso del diritto romano
+nel territorio pontificio. — Sua impresa gloriosa nell’Italia
+meridionale; suo ritorno. — Muore Giovanni, e si eleva al
+pontificato Benedetto IX, fanciullo della famiglia tusculana. — Vita
+scellerata di quest’uomo. — Condizioni orribili del
+mondo tutto. — La <i>Treuga Dei</i>. — Benedetto IX fugge
+presso l’Imperatore a Cremona. — Notevole rivolgimento
+sociale che avviene in Lombardia. — Eriberto di Milano. — L’Imperatore
+riconduce a Roma Benedetto IX. — Muove nell’Italia
+inferiore, e passa di vita nell’anno 1039.</span></h4>
+
+<p>
+Nel breve soggiorno tenuto in Roma Corrado non
+si ristrinse a dare soltanto dei soliti privilegî, quali
+leggiamo di lui, a favore di monasteri&#8205;<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>. Probabilmente
+a questo stesso tempo appartiene un rescritto imperiale,
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+nel quale, a cagione della continua lotta che durava
+fra’ giudici longobardi e quelli romani, l’Imperatore
+statuiva che d’allora in poi, così in Roma che nello Stato
+romano, dovessero giudicarsi secondo il codice di Giustiniano
+tutte le controversie alle quali fin là s’era
+applicato il diritto longobardico. Così cessò di avere
+esistenza la Costituzione imperiale data da Lotario nell’anno
+827, e il giure romano si elevò quindi a vera
+legge territoriale: fu una vittoria completa che la nazione
+romana riportò sopra gli elementi germanici che si
+erano infiltrati entro di essa; massimamente in quest’età,
+cominciarono siffatti elementi a disciogliersi dappertutto
+in Italia, in quello che le forme romane dell’antichissimo
+municipio risorgevano sotto a consoli eletti annualmente,
+e cacciavano in bando le istituzioni franche e
+longobarde&#8205;<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Corrado lasciò Roma sul principio del mese di Aprile,
+per andarne nell’Italia inferiore, dove rassodò la reverenza
+all’Impero che ivi ricominciava a vacillare. Indi
+fece ritorno, passando per Roma, e di già ai 24 di Maggio
+fu a Verona. Il suo braccio potente in guerra, la
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+sua severità imperatoria, la sua giustizia costringevano
+Italia ad avere temenza ed estimazione del dominatore,
+la cui rapida impresa era stata pari al trionfo di un
+Cesare. Lo stesso popolo suo lo accolse coll’orgoglioso
+sentimento che la turbolenta Italia era diventata provincia
+suddita all’Impero&#8205;<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Da allora in poi Giovanni XIX signoreggiò tranquillamente
+in Roma. Il Papato e la Città furono dominio
+della famiglia di lui, la quale, anche dopo la morte di
+Giovanni, occupò la cattedra santa con uno dei suoi:
+però la Cristianità dovette essere indotta a spavento, mirando
+un fanciullo che l’arbitrio del padre fasciava nelle
+vestimenta pontificie, che era coronato solennemente dai
+Cardinali vescovi e adagiato sul seggio dell’Apostolo,
+da vicario di Cristo. L’infame Giovanni XII era diventato
+papa a dieciotto anni; Benedetto IX della sua
+stessa famiglia lo fu appena a dodici. Che mondo doveva
+essere allora quello, se i popoli tolleravano in buona
+pace un ragazzo per reggitore della Chiesa, se i Re lo
+riverivano per tale, e i Vescovi non avevano rossore
+di riceverne la consecrazione, e le insegne della loro
+dignità, e le bolle! Pareva che si smarrisse il concetto
+ecclesiastico del Papato, e che la cattedra vescovile di
+san Pietro si tramutasse nello scanno di un conte:
+per lo meno, nulla v’era più che la distinguesse da
+quella vergognosa costituzione che reggeva i Vescovati
+di questo tempo in tutti i paesi, sulle cui cattedre le
+grandi famiglie di principi e di nobiluomini ponevano
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+uomini di loro stirpe o loro creati, e talvolta perfino dei
+giovanetti, veri bambini. Una fitta tenebra morale scendeva
+a coprire la Chiesa. Se in addietro erano stati tempi
+nei quali Cristo aveva dormito nel suo tempio, sembrava
+adesso che egli fosse fuggito a volo dal suo santuario
+profanato, e lo avesse lasciato in balìa dell’audace Simon
+Mago.
+</p>
+
+<p>
+Teofilatto era nipote dei suoi due predecessori, e figlio
+di Alberico conte palatino e console&#8205;<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>. Il padre suo,
+tosto che fu morto Giovanni XIX, si affrettò ad assicurare
+alla sua casa le due somme podestà: armi e denaro
+facilmente lo ajutarono a venirne a capo in Roma, dove
+tutto era venale, dove il clero, per dirla colle parole
+di papa Vittore III, viveva immerso in una barbarie
+senza limite. Il fanciullo Benedetto IX tolse, senza alcun
+impedimento, possesso del Laterano sul principio dell’anno
+1033&#8205;<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>. Aveva tre fratelli, Gregorio, Pietro e
+Ottaviano; il primo dei tre doveva essere più attempato
+di lui, perciocchè tosto si prendesse la podestà di patrizio.
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+Potrebbesi far le meraviglie perchè papa non
+diventasse Gregorio, ma forse può darsi che i Romani
+sofferissero più facilmente di riverire un ragazzo per
+loro Vescovo, anzichè per capo del loro reggimento civile.
+Gli stessi Conti di Tusculo facevano sì poco conto
+dell’officio pontificale, che credevano potesse reggerlo
+un bimbo ancora ineducato; però questa audacia fu il
+precipizio della potenza di loro casa, che un Papa fanciullo
+non potè tener sollevata a convenevole altezza.
+Gregorio fratel suo fu pertanto posto alla testa del
+reggimento civico; ad ogni modo, per temenza dell’Imperatore,
+non prese egli nome di <i>Patricius</i>, ma si
+appellò soltanto <i>Consul</i>, e probabilmente eziandio «senatore
+di tutti i Romani»&#8205;<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tosto che il giovane Papa sentì ribollire nel sangue
+quelle forze e quegli istinti che andavano svegliandosi
+in lui seduto sulla cattedra di san Pietro, diè principio
+a una vita svergognata. Uno dei suoi successori nel
+pontificato, Vittore III, narra che Benedetto IX empiè
+Roma di ruberie e di assassinî, e confessa di raccapricciare
+a dover dire quanto scellerata e laida fosse stata
+la sua vita. Un altro contemporaneo, Rodolfo Glaber,
+monaco di Cluny, dipinse l’esosa figura di questo mostro
+nel fondo del quadro che ei colorì della sua età, in
+cui peste e fame andarono devastando Europa intiera.
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+Il mondo era infermo di un’epidemia morale del paro
+che fisica; per farsene un’idea occorre leggere i Cronisti
+di quell’età. Fra quegli orrori peraltro, appunto allora
+ebbe origine la umana legge della pace di Dio, la <i>Treuga
+Dei</i>, che fu primamente promulgata dai Vescovi della
+Francia meridionale. Questo trovato benefico, conforto
+massimo degli uomini di quell’età, torna a bellissima
+gloria della Chiesa, la quale diè prova così, che anche
+in mezzo a condizioni tanto terribili di cose non s’era
+spento sul suo altare il fuoco sacro della carità e dell’amore.
+Però l’abbondanza dei ricolti che succedevano
+dopo l’anno 1033 fece sì che i popoli dimenticassero
+abbastanza presto i flagelli sofferti; e il buon frate deplora
+la fralezza dell’umana natura che, appena uscita
+delle prove onde con giustizia l’aveva punita il Signore,
+ritornava alle crapule e agli assassinî, agl’incesti
+e ai delitti, nei quali i Principi e il Papa erano i più
+operosi fra tutti&#8205;<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Con Benedetto IX il Papato toccò nel costume quell’apice
+estremo di decadimento che, secondo le leggi della
+morale natura, genera il ritorno a condizioni migliori.
+La barbarie in cui Roma era involta a questo tempo
+probabilmente mitigherebbe il giudizio che cade sull’età
+di Giovanni XII, o supererebbe d’infamia quella più
+tarda dei Borgia, se l’una epoca colle altre esattamente
+si paragonasse. Però, soltanto un incerto chiarore scende
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+a dar luce su questo tempo disastroso, in cui un Papa,
+fanciullo del taglio di Caligola, e vizioso come Eliogabalo,
+faceva da vicario di Cristo. Vediamo in confuso i
+capitani di Roma congiurare di uccidere il giovane scellerato
+nella festa dell’Apostolo presso all’altare, ma nel
+momento stabilito oscurarsi il sole, ed il terrore che se
+ne spandeva impedire forse che il fatto si compiesse:
+Benedetto così aveva tempo di scamparne dandosi alla
+fuga&#8205;<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>. Può essere che in questo tumulto la fazione dei
+Crescenzî s’avesse adoperato più di tutte le altre&#8205;<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>;
+ma l’intendimento falliva, ed il Pontefice sfuggitone
+doveva vivere ancora lunghi anni a danno di Roma e a
+vitupero della Chiesa. Quindi nell’anno 1037 correva
+egli presso l’Imperatore a Cremona per assicurarsi
+della protezione sua.
+</p>
+
+<p>
+Corrado era infatti disceso in Italia nell’inverno
+dell’anno 1036, dappoichè qui lo richiamava un gravissimo
+moto che ribolliva in Lombardia. Il sistema
+feudale subiva un rivolgimento interiore. I piccoli vassalli,
+ossiano valvassori, che avevano avuto i loro beni
+in feudo dai maggiori signori, Duchi, Conti, Vescovi e
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+Abati, si ribellavano contro l’arbitrio e la tirannide di
+costoro, chiedendo uno stabile ordinamento della proprietà.
+Ad essi si associavano i piccoli signori, che senza
+vincolo feudale liberamente sedevano sopra beni di loro
+retaggio ma la cui libertà era continuamente minacciata
+dai Vescovi, entro le cui giurisdizioni immuni dimoravano.
+Il lombardo Eriberto, arcivescovo di Milano,
+era il principe più potente dell’Italia settentrionale, e
+signore feudale di città e di vassalli molti: uomo superbo
+e d’indole ferma, era cagione che scoppiasse questa
+rivoluzione sociale, la quale si propagava bentosto fra
+tutti i ceti, e traeva nella lotta l’Impero tedesco. Gli
+uomini liberi e i cavalieri feudali si sollevavano contro
+all’Arcivescovo e conchiudevano una lega lombarda;
+Eriberto alla fine faceva appello all’Imperatore. Può darsi
+che Corrado da lunghissimo tempo vagheggiasse di
+trovare un’opportunità per umiliare il gran Vescovo, il
+quale possedeva in Lombardia una potenza tanto grande,
+che all’Impero poteva diventare più perniciosa di quello
+che fosse stata la potenza del re nazionale Arduino.
+Nella Dieta di Pavia Eriberto si rifiutò di obbedire alla
+sentenza di Corrado, e l’Imperatore, preso d’imprudente
+collera, fece incarcerare lui e tre altri Vescovi,
+senza sottoporli nemmanco a inquisizione. Il repentino
+imprigionamento del maggiore prelato d’Italia destò un
+chiasso incredibile, e inasprì profondamente gli animi
+contro l’Imperatore, la cui opera adesso parve agli Italiani
+esser efferatezza di tiranno. Il prigioniero potè fuggire
+a Milano, e l’odio che questa e altre città nutrivano
+contro alla podestà dell’Impero tedesco lui prese tosto
+a rappresentante della idea di nazione. Di tal guisa
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+ebbe origine la prima guerra vittoriosa che con intento
+nazionale la città di Milano e le sue collegate mossero
+contro ai Re tedeschi.
+</p>
+
+<p>
+Fu durante questo moto dell’Italia settentrionale, e
+dopo che Corrado ebbe promulgata la legge feudale che
+ai vassalli concedeva la trasmissione ereditaria dei loro
+beni, fu allora che Benedetto IX venne a lui a Cremona&#8205;<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>.
+Il primo monarca dell’Occidente dovette scender
+tanto basso da prestare onore ad un ragazzaccio scapestrato,
+poichè era papa, e poichè egli di un Papa abbisognava.
+Benedetto, ossiano i suoi consiglieri, esortarono
+l’Imperatore a venire a Roma e a rimetterlo sulla
+sedia pontificia: in ricambio di questa domanda, ben
+poteva Benedetto pronunciare la scomunica contro il
+proscritto Arcivescovo milanese, sì come Corrado richiedeva.
+Non erano soltanto le cose di Roma che inducevano
+l’Imperatore all’impresa, ma altresì il malo
+ordine che dominava nelle Puglie, dove Pandolfo IV di
+Capua, che era stato restituito nel principato, soggiogava
+da ogni parte città, metteva a sacco il convento
+imperiale di Monte Cassino, e minacciava la Campagna
+di Roma.
+</p>
+
+<p>
+Corrado pertanto mosse nell’inverno dell’anno 1037
+più verso mezzogiorno; di Parma, che s’era ribellata e
+ch’ei lasciava dietro ai suoi passi cumulo di ruine fumanti,
+andava a Perugia, e celebrava la Pasqua dell’anno
+1038 a Spello in compagnia del Papa. È incerta
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+cosa se Benedetto IX, dopo di essere partito di Cremona,
+tornasse a Roma, oppure se, giusto allora scacciato, andasse
+in cerca dell’Imperatore, oppure se già fuggitivo
+lo aspettasse. Ci basta sapere che Corrado lo riconduceva,
+ovvero lo rimandava a Roma&#8205;<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>. Se l’Imperatore
+avesse avuto orecchio da comprendere il peso delle querimonie
+che i Romani levavano contro di Benedetto IX,
+avrebbe dovuto rifiutarsi di prestare il suo braccio a
+questo giovane malvagio, ma egli era ben lungi dal
+pensiero di liberare la Chiesa romana da condizioni di
+cose tanto desolate: era tutto assorto negl’intendimenti
+politici; massimamente gli tornava a buon conto che il
+partito dei Tusculani favorevole a Germania mantenesse
+il suo potere su Roma, e assai più gli premeva di giovarsi
+a’ suoi scopi della marionetta papale. Benedetto,
+come lo induceva riconoscenza, scagliò un anatema sul
+capo dell’orgoglioso Eriberto, il quale, tenendosi a riparo
+delle trecento torri di Milano, si rise di quello scherzo
+puerile: Corrado poi, il quale forse lasciava un presidio a
+protezione del miserabile Papa, procedette innanzi fino a
+Monte Cassino. Addì 13 di Maggio fu a Capua, donde
+Pandolfo era fuggito; diede questo ducato a Guaimaro
+principe di Salerno, e infeudò al normanno Rainolfo la
+contea di Aversa. Questa città, fondata nell’anno 1030
+da quel condottiero di bande venute agli stipendî di
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+Sergio duca di Napoli, diventò l’embrione dello Stato
+normanno, che venne sorgendo nell’Italia inferiore. La
+peste scoppiò nell’esercito di Corrado, e fece sì che nell’estate
+istesso l’Imperatore movesse a ritorno: egli medesimo
+portò con sè in Alemagna il germe della morte,
+ed ivi passò di vita ai 4 di Giugno dell’anno 1039.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span></p>
+
+<h3 id="cap2-7">CAPITOLO SECONDO</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap2-7-1">§ 1.
+<span class="smaller">I Romani cacciano via Benedetto IX, e fanno papa
+Silvestro III. — Benedetto a sua volta lo discaccia. — Egli
+vende la cattedra santa a Gregorio VI. — Roma ha tre Papi. — Un
+Sinodo romano delibera di chiamare Enrico III, perchè ne
+liberi Roma.</span></h4>
+
+<p>
+Parecchi anni trascorsero prima che il novello Re
+tedesco venisse in Italia: questo Re era Enrico III succeduto
+al padre, giovane, energico, pio, principe magnifico;
+a lui, come a Carlo magno e ad Ottone il grande,
+si spettava la missione di restaurare Roma a dignità,
+di purgarla dalla barbarie e di introdurre riforma nella
+Chiesa che era lì lì per sommergere. Infatti Benedetto IX
+continuava pur sempre ad essere il disonore del Papato;
+pareva che un demonio d’inferno, sotto la maschera
+del prete, sedesse sulla cattedra di san Pietro, e colle
+sue arti oscene profanasse i misteri santi della religione.
+</p>
+
+<p>
+Benedetto IX, riposto sulla sedia pontificia nell’anno
+1038, protetto da Gregorio fratello suo, che,
+da senatore dei Romani, reggeva ossia malmenava la
+città, conduceva senza impedimento in Laterano la vita
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+di un sultano turchesco; egli e la famiglia sua empievano
+Roma di ruberie e di assassinî; ogni ordine
+giuridico cessato aveva&#8205;<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>. Finalmente, ai 7 Gennaio
+1044, il popolo si levò a furibonda rivoluzione;
+il Papa fuggì, ma i suoi vassalli si sostennero nella
+città Leonina contro gli assalimenti dei Romani. Al Pontefice
+aderivano le genti del Trastevere, ed egli chiamava
+suoi amici e partigiani dalla Campagna; Gerardo
+conte di Galeria veniva con molti cavalieri alla porta
+dei Sassoni, e respingeva i Romani battendoli, in quello
+che un terremoto si univa ad accrescere la desolazione
+della ribellata Città. La Cronica antica che narra di
+questi fatti non dice se dopo tre giorni di battaglia
+il Trastevere fosse preso di assalto; essa offre soltanto
+notizia che i Romani concordemente dichiararono di
+non volerne saper più di Benedetto, ed a loro papa
+elessero Giovanni vescovo della Sabina, che prese nome
+di Silvestro III&#8205;<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
+</p>
+
+<p>
+Anche questi dovette la sua esaltazione alla forza
+dell’oro con cui seppe corrompere i sediziosi e il loro
+capitano Girardo <i>de Saxo</i>. Questo potente Romano con
+grande astuzia aveva dapprima promessa in moglie a
+Benedetto IX la sua figliuola, indi gliela aveva negata&#8205;<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>,
+avvegnaddio il Papa non avesse provato ritegno di qualunque
+cosa per grave che fosse, pur di conseguire la
+mano di quella Romana cui era congiunto di parentela.
+Il padre di lei lo sedusse colla speranza di farla sua, e
+poichè gli ebbe chiesto che primamente deponesse la
+tiara, Benedetto, il quale bruciava di desiderio della
+donzella, non si oppose, e durante la rivolta di Roma
+fecelo. Lo agitava il demonio della lussuria, e fra il
+popolo superstizioso si andava vociando che nel cupo
+delle foreste avesse commercio coi diavoli, e con arti
+magiche inducesse le donne a fare il piacer suo; si
+voleva che in Laterano si fossero trovati i libri d’incantesimi
+coi quali egli scongiurava i demonî&#8205;<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a>.
+Frattanto la cacciata di lui faceva inviperire l’orgogliosa
+famiglia sua, e l’odio del Papa vieppiù bramava
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+di vendicarsi del giuoco onde l’aveva falsamente raggirato
+Girardo; la sua fazione numerosa teneva ancor
+fermo nel castel Sant’Angelo, e il suo magico oro ammaliava
+Roma; dopo quarantanove giorni Silvestro III
+era gettato giù della cattedra apostolica, e vi risaliva il
+Tusculano anelante vendetta: questo accadeva ai 10 di
+Aprile dell’anno 1044&#8205;<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dappoi Benedetto IX dominò ancora per il periodo
+di un anno e ventun giorno, mentre Silvestro III trovava
+riparo in una rocca nel Sabinate, se pure non
+si ricoverava entro qualche ben munito monumento di
+Roma, e continuava ad appellarsi papa. Una tenebra
+per noi benefica ci tien celati gli orrori che s’ebbero
+visti in quest’anno. Odiato dai Romani, malsicuro del
+trono, angustiato continuamente dalla paura che la
+rivoluzione nuovamente scoppiasse, Benedetto si trovò
+costretto ad abdicare. Bartolomeo abate di Grotta Ferrata
+lo esortò a farlo, ma egli, senza sentirne scrupolo
+o vergogna, vendette il Papato a denaro, tal quale
+fosse stato una balla di mercanzia. Stipulò un contratto
+formale, in cui per il prezzo di un cospicuo reddito,
+e precisamente del denaro di san Pietro proveniente
+dall’Inghilterra, cedette, addì 1 Maggio 1045,
+la sua dignità di pontefice a Giovanni Graziano, che
+era il ricco arciprete della chiesa di san Giovanni,
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+posta presso a porta Latina&#8205;<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>. Poteva mai la profanazione
+dell’officio santissimo della Cristianità andar
+più in là di quello cui fosse tratta con questa vendita?
+eppure il commercio delle dignità ecclesiastiche era
+divenuto di uso così universale in Roma e nel mondo
+tutto, che non potè reputarsi troppo grave enormezza se
+alla fin fine anche un Papa vendeva la cattedra di san
+Pietro.
+</p>
+
+<p>
+Giovanni Graziano, ossia Gregorio VI, si gettò dietro
+le spalle i canoni, e fecelo con arditezza di animo tale,
+che forse fu compresa da pochissimi dei suoi contemporanei;
+uomo degno di ricordanza, comperò il Papato per
+torlo da mani inique, eppure in quel suo orribile tempo
+fu tenuto per idiota, laddove forse ebbe mente capace
+di serî intendimenti e magnanimi. Tuttavolta è difficile
+cosa che Pier Damiani, il quale fu in quell’età il monaco
+più di tutti fervente del bene, avesse contezza di quel
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+mercato allorquando, dopo l’esaltamento di Gregorio VI,
+scrivevagli giubilando, che finalmente fosse tornata all’arca
+santa la colomba recante il ramo d’ulivo&#8205;<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>. Può
+darsi che il Santo pio lo conoscesse di persona e avesse
+in lui notato qualche virtù; financo le aride Croniche
+del tempo, le quali certamente a torto lo dipingono
+per rozzo e inesperto, tanto che dovette torsi un vicario,
+non hanno saputo attribuirgli a colpa vizio alcuno. I
+Cluniacensi di Francia e le congregazioni d’Italia salutarono
+tutti il suo avvenimento al pontificato come principio
+di giorni migliori; e in quella bujissima epoca di
+Roma tutt’a un tratto si colloca a’ fianchi di questo
+Papa simoniaco un frate giovine e ardito che, dopo
+eroici sforzi di un’intiera età d’uomo, rialza il Papato
+caduto in tanto stremo ad una grandezza che non s’avrebbe
+potuto presagir mai. Per la prima volta esce
+adesso fuori della sua oscurità Ildebrando, che vediamo a
+lato di Gregorio VI diventarne cappellano; e questo solo
+dimostra che Gregorio non era un idiota. Non sappiamo
+fino a che punto fin d’allora si estendesse l’operosità di
+Ildebrando, e s’egli abbia avuto parte alla illegale esaltazione
+di Gregorio; però nel «vicario», di cui parlano
+i Cronisti, può darsi facilmente che si celasse quel giovane
+<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
+frate pieno di genio e di ambiziosi disegni che fu
+consigliero di Gregorio VI, e che più tardi, in grata
+memoria di lui, si appellò Gregorio VII. Del resto un
+fatto così straordinario come fu l’innalzamento di Gregorio
+VI al soglio pontificio non era troppo repugnante
+all’indole di Ildebrando.
+</p>
+
+<p>
+Mentre adesso Benedetto IX continuava in Tusculo,
+oppure in Roma, a menare la sua scapigliata vita di
+piaceri, Gregorio VI fu papa per quasi due anni colla
+buona volontà di salvare la Chiesa, che chiedeva una
+riformazione fondamentale e che tosto dopo la ebbe. Il
+Papato, che fino adesso era stato un feudo ereditario dei
+Conti tusculani era andato tutto a soqquadro; il <i>Dominium
+Temporale</i>, dono fatale dei Carolingi che in mano
+dei Pontefici diventò un vero vaso di Pandora, donde si
+rovesciarono mille e mille malanni a ruina di Roma,
+questo Dominium era scomparso, poichè appena era
+se la Chiesa imperava ancora sulle più prossime castella,
+poste nel territorio della Città&#8205;<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>. Cento piccoli
+signori, capitani ossiano vassalli della Chiesa appartenenti
+all’alta nobiltà, stavano pronti a dare l’assalto a
+Roma; tutte le vie erano infestate di masnadieri, tutti i
+pellegrini erano spogliati d’ogni loro roba; dentro la
+Città le chiese erano in ruina, in quello che i preti
+tripudiavano in loro baccanali. Non v’era giorno che
+non avvenissero assassinî a rendere mal sicure le strade;
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+nobili romani si scagliavano financo dentro il san Pietro
+colla spada in pugno per rubarne i donativi che mani
+pietose andavano forse ancora deponendo su quell’altare.
+Il Cronista che descrive questo stato di cose celebra a
+gloria di Gregorio che egli vi pose un argine. I capitani
+feroci cinsero bensì di assedio la Città, ma egli
+ragunò animosamente la milizia, vi ristabilì qualche
+ordine, e perfino conquistò molte castella nel territorio
+della Città: ed è verosimile che Silvestro avesse osato
+di tentare un’impresa contro Roma, ma soccombesse
+di contro all’energia spiegata da Gregorio. Tumultuario
+e orribile fu il breve e oscuro periodo del pontificato di
+quest’uomo, e ben presto, a cagione della severità da lui
+usata contro la ladronaja, venne in odio degli ottimati
+ed eziandio dei Cardinali, che non meno di quegli altri
+erano avidi di predare&#8205;<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per quanto pur Gregorio VI facesse sotto l’influenza
+di monaci francesi e italiani affine di torre la Chiesa da
+così barbarico abbrutimento, non v’era tuttavia che la
+dittatura germanica la quale potesse salvarla, sì come
+era avvenuto a’ tempi di Ottone magno. Poco andò che gli
+sforzi del Papa non ebbero più alcun risultamento; esaurite
+erano le sue forze, e i suoi avversarî poco a poco presero
+il sopravvento. Tanto insanabile anarchia durava in
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+Roma, che si narra qualmente tutti e tre i Pontefici vi
+risiedessero ad un tempo, l’uno in san Pietro, l’altro
+nel Laterano, il terzo in santa Maria Maggiore. Alla fine
+gli sguardi dei migliori uomini romani si volsero al Re di
+Alemagna; l’arcidiacono Pietro, senza pur consultare
+Gregorio, congregò un Sinodo in Roma, ed in esso fu
+risoluto di muovere fervente istanza ad Enrico perchè
+venisse a prendere la corona imperiale, e a resuscitare la
+Chiesa dalla sua ruina&#8205;<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap2-7-2">§ 2.
+<span class="smaller">Enrico III scende in Italia. — Raccoglie a Sutri un
+Concilio (1046). — Gregorio VI abdica. — Enrico III eleva al
+papato Suidgero di Bamberga con nome di Clemente II: questi
+lo corona imperatore. — Descrizione della coronazione imperiale. — Traslazione
+del Patriziato a Enrico III ed a’ suoi
+succeditori.</span></h4>
+
+<p>
+Enrico III venne nell’autunno dell’anno 1046 alla
+testa di un grande esercito, con fervida volontà di
+diventar signore di Roma e di farsi riformatore della
+Chiesa romana. Il decadimento di essa, che omai trascendeva
+ogni limite, era cagione che crescesse anche in tutti
+gli altri paesi la corruttela del clero; la sua restaurazione
+doveva essere pertanto un beneficio per l’universale.
+Nessuno fuvvi che si levasse da nemico contro il Re;
+Vescovi e Duchi (fra i quali Bonifacio, potente margravio
+di Toscana) gli prestarono omaggio; Gregorio VI, anch’egli,
+<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
+mossegli incontro fino a Piacenza, nella speranza
+di guadagnarlo alla sua causa: però il Re lo congedò,
+protestando che il destino di lui e degli Antipapi sarebbe
+deciso da un’assemblea della Chiesa, che avrebbe
+giudicato a tenore dei canoni.
+</p>
+
+<p>
+Poco tempo prima del Natale dell’anno 1046 congregò
+egli infatti a Sutri, in mezzo alle buone lance
+del suo esercito, un concilio solenne di Vescovi: ivi
+Silvestro III fu deposto dal pontificato e condannato
+a far penitenza in un chiostro, ma quanto a Gregorio VI
+il Concilio stette dubbioso se avesse autorità di giudicarlo.
+Gregorio, che era uomo sincero od altrimenti s’affidava
+alla coscienza de’ suoi buoni intendimenti, accondiscese
+a narrare in publico la storia del suo esaltamento, e
+pertanto fu tratto a giudicarsi di sua propria bocca colpevole
+di simonia ed indegno del papato&#8205;<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>. Egli allora
+depose le insegne di quella dignità, e siffatta abnegazione
+di sè tornò a grande onore suo. Allora Enrico, insieme
+coi Vescovi e con Bonifacio margravio, mosse alla Città,
+la quale non gli chiuse in faccia le porte, perciocchè Benedetto
+IX si fosse nascosto a Tusculo, e i suoi fratelli non
+osassero di opporre resistenza. Roma, stanca degli orrori
+dei Tusculani, accolse giubilando il Re tedesco come suo
+liberatore. Mai più da quel tempo in poi Re alcuno di
+Germania fu ricevuto dal popolo romano con sì liete acclamazioni;
+non mai altro Re operò cose parimente
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+grandi di quelle ch’ei fece, nè fu apportatore di eguali
+mutazioni di cose. Colla spedizione di Enrico III su Roma
+incomincia un’epoca nuova nella storia della Città e
+massimamente in quella della Chiesa; sembra che le
+acque del diluvio si ritraggano, e che, approdata l’arca
+al monte di san Pietro, uomini ne scendano che ad un
+nuovo mondo diano genti nuove e nuove leggi. Che
+significato poi abbia nelle cose umane la legge, potenza
+terribile e severa che uccide, lega e raccoglie ad unità,
+ben poche età ne fecero esperienza al paro di quelle che
+adesso si verranno succedendo.
+</p>
+
+<p>
+Un Sinodo tosto adunato dichiarò ancora una volta
+destituiti tutti e tre i Papi&#8205;<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>; pertanto era necessario
+eleggere un Pontefice canonicamente.
+</p>
+
+<p>
+Come già aveva fatto Ottone III prima della sua coronazione,
+così anche Enrico conduceva con sè l’uomo
+che doveva conseguire la tiara, e che a lui doveva porgere
+la corona. Avrebbe bastato un cenno di comando
+per far crear papa il Vescovo di Bamberga, ma Enrico
+non volle offendere nessuna delle forme legali. Come re
+di Germania non possedeva egli alcun diritto sulla
+Città, nè sulla elezione pontificia; perciò primamente
+dovette farsi attribuire questo diritto, e la cosa senza
+dubbio avvenne per via di un trattato, che fin da
+Sutri aveva conchiuso coi Romani. «Signori romani»,
+disse l’accorto Enrico con accento di sprezzo nel parlamento
+che convocò in san Pietro addì 24 di Dicembre,
+«Signori romani, per quanto insensati sieno sempre
+<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
+stati finora i vostri comportamenti, io vi lascio tuttavia
+libertà di eleggere il Pontefice secondo il costume
+antico; fra i qui congregati prendetevi quel Papa che
+più vi grada». Ed i Romani sommessamente risposero:
+«Quando è presente la maestà del Re non ci
+compete decidere dell’elezione; quando essa non è presente,
+fatevi Voi rappresentare dal Vostro Patrizio. Questi
+infatti non del Papa, ma dell’Imperatore è patrizio
+nelle cose della republica. Noi confessiamo di essere
+stati abbastanza malaccorti da aver creato papi degli
+uomini idioti. La regia autorità vostra è quella cui si
+spetta di dare alla Republica romana il beneficio delle
+leggi e l’ornamento dei costumi, e di prestare alla
+Chiesa braccio di difensore&#8205;<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+I Senatori dell’anno 1046, che con tanta umiliazione
+cedevano al Re tedesco il preziosissimo dei diritti,
+serrarono gli occhi per non vedere le ombre di Alberico
+e dei tre Crescenzî, avvegnachè questi loro Patrizî gli
+avrebbero accusati di tradimento verso di Roma. I Romani
+di quei giorni, miserabili e indegni, malvagi e
+divisi, masnada piuttosto che popolo, meritavano più che
+mai di essere gli schiavi di una volontà straniera: d’altronde
+erano parati ad ogni sacrificio, pur di liberarsi
+dalla tirannide dei Tusculani. Nulla dimostra l’estremo
+esaurimento di loro forze e le gravissime loro sofferenze,
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+più di questa facile rinunzia di un diritto, che altra volta
+aveva costato tanta fatica a Ottone magno, quando lo
+aveva voluto torre alla Città. Roma faceva vergognosa
+confessione di non avere fra’ suoi alcun ecclesiastico il
+quale fosse degno o capace del Papato, perocchè il clero
+cittadino fosse rozzo e tutto impeciato di simonia. Oltracciò
+tutte le altre circostanze di cose esigevano che
+si eleggesse a papa un uomo che non fosse romano e
+neppure italiano. I Romani richiesero Enrico che loro
+desse un buon Papa, ed egli presentò alla consenziente
+adunanza Snidgero vescovo di Bamberga, e lo condusse
+alla sedia apostolica, quantunque quegli accettar non
+volesse. Clemente II, consecrato nel giorno di Natale
+dell’anno 1046, pose tosto la corona imperiale in capo
+di Enrico e della moglie sua. V’erano ancora a sufficienza
+Romani che coi loro proprî occhi avevano anticamente
+visto, ai giorni di Ottone III e di Gregorio V,
+succedersi immediatamente il simigliante avvenimento
+di un’elezione pontificia e di una coronazione imperiale:
+adesso che il secondo Papa di nazione tedesca saliva alla
+cattedra di san Pietro può darsi che in cupo odio ricordassero,
+come il primo avesse vissuto pochi e tristi anni
+in Roma, e sventurato fosse morto&#8205;<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La coronazione di Enrico III si compiè fra condizioni
+di cose tanto rilevanti e con calma sì perfetta, che
+qui ne si offre la più acconcia opportunità di descrivere
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+in brevi tratti la solennità che in generale occorreva
+per le coronazioni imperiali. Da dopo di Carlo magno
+queste ripetute ceremonie formarono il più splendido
+spettacolo che in Roma si celebrasse, accosto alle coronazioni
+o processioni lateranensi dei Papi che avvenivano
+con maggiore frequenza, e delle quali più tardi
+daremo un’idea&#8205;<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Quando l’Imperatore eletto moveva colla moglie sua
+e colla sua comitiva alla coronazione, era accolto dal
+clero e dalle corporazioni della Città presso a santa Maria
+Traspontina, in vicinanza di un monumento denominato
+<i>Terebinthus</i> di Nerone&#8205;<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a>. Ivi, prossimamente al castel
+Sant’Angelo, era la <i>Porta Castelli</i>, dove il Re romano
+soleva giurare ai Romani di voler mantenere in vigore
+le leggi e le consuetudini della Città: questo stesso giuramento
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+ei prestava fin da quando giungeva ad un piccolo
+ponte che era nei prati di Nerone&#8205;<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>. Dalla porta
+il corteo procedeva fino alla scalea del duomo; alcuni
+Senatori camminavano a’ fianchi del Re; lo precedeva il
+Prefetto della Città recando la spada nuda, e i suoi valletti
+andavano gettando denaro. Giunto alla gradinata,
+scendeva di cavallo, e saliva col suo seguito sulla piattaforma,
+dove sedeva il Papa circondato dell’alto clero,
+aspettandolo: il Re gli baciava il piede e faceva sacramento
+che sarebbe retto difensore della Chiesa; riceveva
+dal Papa l’osculo di pace ed era da lui adottato per
+figliuolo della Chiesa. In mezzo a cantici solenni entravano
+ambidue nella chiesa di santa Maria <i>in Turri</i>, che
+era presso alla scalea del san Pietro, ed ivi il Re era formalmente
+ordinato canonico della basilica&#8205;<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a>. Indi, condotto
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+dal Conte palatino del Laterano e dal Primicerio
+dei giudici, veniva fino alla porta d’argento del duomo,
+vi faceva preghiera, e il Vescovo di Albano pronunciava
+su di lui la prima orazione. Anche dentro del
+san Pietro un numero infinito di mistiche ceremonie
+era preparato al Re. Colà, non lungi dall’ingresso, si
+trovava la <i>Rota Porphyretica</i>, ossia una pietra di porfido
+di forma circolare, infissa nel pavimento; lì presso sedevano
+il Re ed il Papa, ed il candidato imperiale vi pronunciava
+la sua professione di fede; dipoi il Cardinale
+vescovo di Porto si collocava nel mezzo della <i>Rota</i>, e diceva
+la seconda orazione. Fatto ciò, il Re veniva coperto
+di nuovi abiti, e dentro della sacristia era creato cherico
+dal Papa e vestito della tunica e della dalmatica,
+del piviale, della mitra e dei sandali; indi era condotto
+all’altare di san Maurizio dove lo seguiva la sua consorte,
+che aveva anch’ella compiuto ceremonie simiglianti
+ma meno faticose. Colà il Vescovo di Ostia ungeva
+del crisma l’Imperatore sul braccio destro e sulla nuca,
+e diceva la terza orazione solenne&#8205;<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Se il Principe che s’incoronava era compreso veramente
+della eccellenza della sua missione, certo è
+che la solennità della funzione, la pompa mistica e pesante,
+la grandiosa monotonia delle preci e dei cantici
+che risonavano sotto il soffitto dell’antichissimo duomo
+santificato di sublimi ricordanze, dovevano scuoterlo
+nel più profondo dell’anima. La meta sublime
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+di tutte le ambizioni umane, la corona di Carlo magno
+posava sull’altare del Principe degli Apostoli e
+mandava raggi di luce all’occhio ansioso di lui. Ma
+prima il Papa metteva in dito del Re consecrato l’anello
+d’oro, a simbolo della fede, della costanza e della
+potenza del suo reggimento cattolico; con simile significato
+lo cingeva della spada, e allora finalmente gli
+poneva in capo la corona. «Ricevi», diceva, «il segno
+della gloria, il diadema del regno, la corona dell’impero,
+nel nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito
+Santo; sgombra l’animo dal nemico capitale e da ogni
+sorte di peccata; sii giusto e pietoso; vivi in amore
+pio, così che un giorno tu possa ricevere la corona eterna
+dalla mano del Signor nostro Gesù Cristo, in unione dei
+beati.» La chiesa allora risonava del «Gloria» e della
+laude: «Vita e vittoria sia all’Imperatore e agli eserciti
+di Roma e di Germania»; e rimbombava delle grida
+giubilanti e senza fine dei fieri uomini d’arme che
+salutavano imperatore il loro Re nelle barbariche favelle
+tedesche, slave e romanesche&#8205;<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’avventurato Imperatore deponeva indi le insegne
+dell’impero, e serviva in officio di suddiacono la
+messa che il Papa celebrava: finita questa, il Conte palatino
+gli traeva di piede i sandali e gli calzava i rossi
+stivali usati dagl’Imperatori, cogli sproni di san Maurizio:
+allora tutto il corteo usciva col Pontefice dalla
+chiesa e moveva al Laterano lungo la via appellata
+Trionfale, per Roma tutta addobbata a festa, in mezzo
+allo scampanio di tutte le chiese&#8205;<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>. Presso certe stazioni
+eranvi preti che cantavano laudi, e le Scuole ossiano
+corporazioni ivi stavano disposte a salutare l’Imperatore
+che passava. Innanzi e dietro di lui andavano i valletti
+spargendo a larghe mani il denaro, e parimente tutte le
+Scuole e tutti gli officiali del palazzo ricevevano il <i>Presbyterium</i>,
+ossia consueto donativo di denaro. Si chiudeva
+la solennità con un banchetto servito nel palazzo
+pontificio. Se le circostanze lo consentivano, il dì seguente
+l’Imperatore andava processionalmente a udir la
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+messa in Laterano; nel terzo giorno veniva coronato
+al san Paolo; nel quarto giorno a santa Croce in Gerusalemme.
+</p>
+
+<p>
+Questi che abbiam dato non sono che i tocchi più
+scarsi di una coronazione imperiale di quell’età; le ceremonie
+derivate dalle pompe bizantine s’erano stabilite
+da dopo di Carlo magno, e nell’essenziale rimasero sempre
+eguali, sebbene col procedere del tempo molto vi si
+mutasse e di nuovo si aggiungesse. Non v’ha alcuna
+pompa dell’età nostra che giunga più allo splendore ed
+alla grandezza di quegli spettacoli. La moltitudine di
+duchi e di conti, di vescovi e di abati, di cavalieri e di signori
+che vi assistevano colle loro comitive, la ricchezza
+dei loro abiti, la stranezza de’ loro volti e delle loro lingue,
+le schiere marziali degli uomini di guerra, la mistica
+magnificenza del Papato romano con tutti i suoi ordinamenti
+di forma pittoresca, le fogge dei Romani laici, dei
+giudici, dei senatori, dei consoli, dei duci, delle milizie
+raccolte sotto i loro gonfaloni, le vestimenta mirabili,
+variopinte, fantastiche, finalmente, teatro sublime del
+dramma, Roma severa, tetra, piena di ruine, traverso
+cui il corteo della coronazione incedeva solennemente;
+tutto questo doveva presentare un quadro sì poderoso e
+seducente nei suoi colori attinti alla storia mondiale, che
+perfino un Romano avvezzo alle magnificenze dei tempi
+di Trajano, lo avrebbe mirato con occhio attonito. Le
+coronazioni tornavano a dare a Roma il carattere di città
+universale. Allorchè i Romani di quel tempo ne erano
+spettatori, potevano ben dire a sè medesimi che Roma
+aveva ancora Imperatori eletti o acclamati da essa, e
+coronati da’ suoi Vescovi, affinchè in nome di Roma,
+<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
+almeno nel dominio dell’idea, signoreggiassero il mondo.
+Le migliaia di stranieri che accorrevano alla Città vi
+lasciavano oro in gran copia, e il popolo affamato poteva
+satollarsi qualche settimana col guadagno fatto nella
+coronazione. Ma se patriotti degli spiriti di Alberico
+e di Crescenzio pensavano che questi Imperatori, i quali
+entravano con tanta pompa, non erano romani, nè
+italiani, ma tedeschi, che neppure intendevano motto
+di loro lingua, che a proprio arbitrio creavano i loro
+Papi, che, mentre venivano con loro eserciti a Roma,
+lasciavano dietro di sè in ceneri le città d’Italia, furibondi
+cacciavano tutt’a un tratto le spade celate di
+sotto ai fiori, e la plebaglia inferocita si scagliava sul
+Vaticano per trucidarvi l’Imperatore poc’anzi coronato:
+così il quadro bellissimo e imponente della storia universale
+in pochi istanti si tramutava nel tumulto della
+battaglia che si appiccava per le vie, e che alla fine
+era soffocata in mezzo a fiumi di sangue.
+</p>
+
+<p>
+Però Enrico III, in mezzo a condizioni di cose tanto
+fauste per lui, non doveva temere questo consueto scoppio
+di odio nazionale. Ben anzi, subito dopo della coronazione,
+i Romani lo investirono eziandio di quella podestà
+di patrizio che tenuta avevano Carlo ed Ottone:
+financo, dovevano andarne per sempre forniti i suoi
+succeditori nell’Impero. Nobili, cittadini e clero con
+romorosa acclamazione confermarono questo importante
+decreto, mercè cui la Città e la Sedia apostolica andavano
+assoggettate onninamente alla corona germanica.
+Senza muovere contrarietà di sorte, i Romani si spogliarono
+dell’esercizio della volontà loro propria, e tutt’al più
+provarono il vano contentamento che una sì alta podestà
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+fosse attribuita all’Imperatore, per mandato del popolo
+romano. Con solenne ceremonia Enrico fu coronato patrizio
+nel san Pietro; una clamide di color verde, un
+anello e un aereo diadema furono le insegne della sua
+podestà cittadina&#8205;<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. Il potente Imperatore accondiscese
+a fregiarsi dei segni di una magistratura che ottimati romani
+avevano prima di lui tenuto, e benanco si espose
+alla censura di essere disceso a livello dei Conti di Tusculo&#8205;<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>.
+Tutta volta potè egli acconciamente paragonarsi
+ad Augusto, il quale s’aveva fatto attribuire la
+podestà tribunizia ed altre cariche della Città; d’altronde
+ben sapeva egli eziandio che agli occhi di Roma
+il Patrizio rappresentava le prerogative sovrane del Senato
+e del popolo. Per tal guisa, quella dignità acquistò
+rilevanza maggiore di quanta ne avesse avuto ai tempi
+di Ottone III; ed è massimamente degno di nota considerare
+come nel medio evo un titolo romano antico ottenesse
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+forza sì grande, da diventare finalmente una delle
+maggiori cagioni delle guerre lunghe e terribili che
+furono combattute nell’Impero fra la podestà civile e
+quella ecclesiastica. Lo stesso Cronista, che mirava di
+mal genio il Patriziato di Enrico, avvertiva che questo
+titolo vano non si trovava nei fasti di Roma pagana, e
+neppure in quelli di Roma cristiana, ma derivava dal
+bizantino Narsete; e aggiungeva che i capitani di Roma
+si erano di esso serviti per arrogarsi il diritto della elezione
+pontificia. Da dopo del secolo decimo vi si era
+più efficacemente associata l’idea che racchiudesse in sè
+la podestà di eleggere Papi; sennonchè questa podestà
+si faceva discendere non già dagli Esarchi, ma da Carlo
+magno, cui, anticamente, Adriano insieme col Patriziato
+avrebbe ceduto la elezione e la investitura de’ Pontefici e
+de’ Vescovi. Perciò nelle rivoluzioni di Roma, i capi
+temporali della Città si nomavano tosto anche patrizî, e,
+come tali, eleggevano eziandio Pontefici&#8205;<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>. Ora il forte
+Enrico, il quale oltracciò comprendeva che avrebbe
+potuto condurre a salvamento la Chiesa soltanto allora
+che avesse sottoposto del tutto al voler suo la Sedia pontificia
+e la Città, non disdegnava di riunire all’Impero
+quella podestà con legittimo vincolo. Nè arrossir doveva
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+di un titolo, onde lo stesso Carlo magno aveva fatto uso
+in alcuni diplomi, avvegnaddio anzi così ragguardevole
+paresse al tempo suo quel titolo di patrizio dei Romani,
+che Enrico III in documenti romani si denota effettivamente
+con esso&#8205;<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il popolo romano aveva ceduto al Re tedesco il solo
+diritto che possedeva. Forse che non avrà avuto sua parte
+anche il clero per indurlo a far ciò? Infatti, tanto grande
+reputavasi il vero servigio che Enrico aveva prestato alla
+Chiesa con distruggere la tirannide nobiliare e con far
+cessare lo scisma, che a quel tempo non pareva di averlo
+comperato troppo caro al prezzo estremo della libertà di
+elezione del Pontefice. I pochi uomini generosi che si
+trovavano in mezzo al clero dicevano senza reticenze,
+avere Enrico conseguito quella podestà in compenso
+dei meriti suoi, parimenti come Davide, in premio di
+aver vinto Golia, aveva ottenuto la mano della figlia
+del re&#8205;<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tornava la Chiesa a respirare: in questo momento
+di liberazione sembrava che essa si rallegrasse
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+soltanto dei dì presenti, nè pareva che scorgesse i danni
+venturi di quell’altra tirannide che essa medesima aveva
+evocato. Pochi soltanto erano quelli che nel dubbio e
+nella costernazione prevedevano un fosco avvenire. La
+podestà imperatoria s’era restaurata in Roma senza
+limiti, sì come al tempo di Ottone I; il diritto di elezione
+e d’investitura era per sempre trasferito all’Impero
+tedesco, e il capo di questo riceveva giuramento di sudditanza
+dai Romani di tutti i ceti. Tuttavolta, grandi
+rivoluzioni e lotte che dovevano agitare in tutte le viscere
+il mondo, furono le conseguenze di questo patriziato
+attribuito alla corona germanica. Può darsi che il
+presentimento di esse si facesse strada nell’animo di Ildebrando,
+oscuro cappellano del deposto papa Gregorio VI,
+allorquando vide coronarsi la fronte di Enrico III col
+serto di patrizio; però è difficile cosa che egli a questo
+tempo presagisse qualmente, trentun anno più tardi, il
+figliuolo del potente Imperatore, deposta la corona nella
+polvere, piegherebbe le ginocchia innanzi a lui, divenuto
+Gregorio VII.
+</p>
+
+<h4 id="cap2-7-3">§ 3.
+<span class="smaller">Incomincia la riforma della Chiesa. — Enrico III
+muove nell’Italia inferiore, indi per Roma torna in Alemagna. — Clemente
+II muore (1047). — Benedetto IX s’impadronisce
+della santa Sede. — Bonifacio di Toscana. — Enrico
+innalza Damaso II al pontificato. — Fine di Benedetto IX. — Morte
+di Damaso. — Brunone di Toul è nominato papa.</span></h4>
+
+<p>
+Non appena che un Vescovo tedesco fu salito alla
+cattedra di san Pietro, uno spirito di riformazione incominciò
+ad alitare nella Chiesa; infatti dai Pontefici
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+germanici ebbe principio il grande riorganamento di
+cui a quest’epoca Gregorio VII fu l’eroe. Quel medesimo
+Enrico III, il quale assoggettava all’arbitrio suo la
+elezione pontificia, e poneva un dopo dell’altro quattro
+Pontefici tedeschi sulla cattedra apostolica, apriva con
+zelo fervente le vie a questa riforma. Alemagna e Italia
+dovevano adesso andar purgate della piaga onde le travagliava
+il commercio degli officî ecclesiastici.
+</p>
+
+<p>
+Colla cooperazione di Enrico Clemente II tenne, di
+già nel Gennaio dell’anno 1047, il suo primo Concilio
+contro gli abusi della simonia; indi, sul finire di quel mese
+stesso, accompagnò nell’Italia meridionale l’imperatore.
+Mosse questi per la via Latina nella Campania, dove, nel
+suo cammino, ridusse a obbedienza alcuni capitani, senza
+che però si assoggettasse i Tusculani&#8205;<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>. Noi seguiremo
+nella sua andata a monte Cassino, a Benevento e a
+Capua; ivi dappertutto il gran Principe colla sola sua
+presenza ristabilì l’autorità dell’Impero. Omai sul principio
+della primavera fece ritorno per Roma, e qui tolse
+con sè Gregorio VI, cui Ildebrando seguì nel suo esilio
+in Alemagna. Non fu senza buona ragione che il Papa
+deposto venne allontanato di Roma, perocchè la sua
+dimora colà avrebbe potuto diventar fomite di divisioni
+nuove. Anche Clemente andò col seguito dell’Imperatore,
+il quale volle condurre seco in Germania il suo servigevole
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+Vescovo perchè vi operasse la riforma ecclesiastica.
+Se il Papa tedesco sfuggì alla sorte di Gregorio V, lo
+dovette alla sua lontananza; avvegnaddio i Romani,
+quantunque per necessità si fossero sottomessi all’autorità
+imperiale, continuassero a odiarla come si odia la
+pressura di un giogo; neppure il più potente fra gli Imperatori
+giunse a domare una città in cui non teneva
+residenza, in cui non lasciava presidio, che gli si ribellava
+non appena che l’aveva perduta di vista.
+</p>
+
+<p>
+Nel frattempo Benedetto IX teneva sua dimora a
+Tusculo, di dove mirava con rabbia la mutazione di cose
+avvenuta in Roma. I suoi agenti in gran segreto andavano
+preparandogli il terreno fra il popolo venale. Odio
+e invidia lo spingevano ad aspirare novellamente al
+manto pontificio, e, «mago alleato del diavolo», faceva
+mescere a Clemente II un veleno: così almeno narrano
+i Cronisti, e il dubitarne sarebbe follia. Il Papa tedesco
+morì repentinamente a Pesaro nel giorno 9 di Ottobre
+1047, forse mentre tornava di Germania a Roma&#8205;<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>.
+Allora Benedetto IX corse tosto nella Città, e con ghigno
+di scherno si assise nuovamente sulla cattedra
+apostolica.
+</p>
+
+<p>
+Bonifacio di Toscana aveva sotto mano ajutato la
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+sua restaurazione. Questo despota ambizioso, il più potente
+dei signori che allora fossero in Italia, aveva a
+furia di ruberie raccolto insieme un dominio di terre che
+lui, creatura di Germania, doveva render nemico degli
+intenti tedeschi. L’opera cavalleresca di Azzo, castellano
+di Canossa e avo suo, che ivi aveva accolta e protetta
+la fuggente regina Adelaide, aveva dato origine alla
+prosperità della sua famiglia longobarda, che s’adoperò
+a sollevarsi in alto luogo, ma fiorì breve tempo. Il figlio
+di Azzo, che fu Tedaldo margravio, era diventato padrone
+di Mantova, di Ferrara, di Brescia, di Reggio e di Modena,
+e godeva il favore di Enrico II, come quegli che
+era stato suo vassallo fedelissimo in Italia duranti le
+lotte combattute con Arduino re nazionale&#8205;<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>. Così Tedaldo
+potè lasciare ricchi possedimenti in retaggio al suo
+figliuolo Bonifacio, il quale sulle prime si tenne aderente
+a Germania non meno strettamente del padre. Posto
+dall’imperatore Corrado nel luogo del ribelle Rainerio
+margravio di Toscana, Bonifacio d’allora in poi dominò
+anche su questa Marca, e così aggiunse province a province,
+e ammassò dovizie immense. Mortagli poi la
+moglie Richilda senza avergli lasciato figliuoli, sposò
+egli Beatrice figlia di Federico, duca dell’alta Lotaringia,
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+e celebrò in Italia le sue nozze con pompa più
+che regia.
+</p>
+
+<p>
+Beatrice partorì al marito, che già invecchiava, Federico
+e Beatrice, e, nell’anno 1046, Matilde, quella che
+più tardi diventò sua erede, e celebre contessa di Toscana,
+e proteggitrice della gerarchia romana.
+</p>
+
+<p>
+Enrico mirava con sospetto la grande potenza del
+Margravio; infatti essa gli era minacciosa di pericolo più
+che non fosse la potenza di Milano, la quale, morto Eriberto,
+aveva fatto sommessione ed accolto l’arcivescovo
+Guido, creatura regia. Nel suo ritorno l’Imperatore fe’
+tentativo di impadronirsi del Margravio, ma questi gli si
+sottrasse fuggendo. Odiava egli il regime tedesco, tendeva
+a ottenere durevole influenza su Roma, vagheggiava
+il Patriziato, e sapevagli male che Enrico si fosse preso
+anche questa podestà. Tuttavolta, in Roma aveva egli
+incensato la potenza regia, largheggiando di omaggi, e
+può darsi che l’Imperatore, per guadagnarlo alla sua
+causa e per porre sotto la protezione di lui il papa suo
+Clemente se lo avesse effettivamente nominato vicario
+nelle cose di Roma. In antico i Duchi di Spoleto erano
+stati i <i>Missi</i> dei Carolingi per Roma, ed Enrico, dopo la
+sua coronazione, deve aver concesso al margravio Bonifacio
+la medesima autorità, quantunque non v’abbia
+documento alcuno il quale provi che lo fregiasse del
+titolo di patrizio dei Romani.
+</p>
+
+<p>
+Bonifazio dunque favorì il rivolgimento di Roma affine
+di ferire al cuore la influenza tedesca, e tollerò che
+per la terza volta Benedetto IX togliesse possedimento
+del Papato. Però alcuni ambasciatori romani forniti di
+pieni poteri erano di già andati celeremente all’Imperatore,
+<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
+per richiedergli quali fossero le sue volontà
+nella novella elezione, e gli facevano proposta di Alinardo
+arcivescovo di Lione, che in Roma era amato e possedeva
+una rara cognizione della lingua italiana. Tuttavolta,
+trovandosi addì 25 Dicembre 1047 in Pölthe, Enrico fece
+eleggere a papa il vescovo Poppone di Bressanone, e lo
+mandò a Bonifacio, ordinando a questo <i>Missus</i> suo di
+condurre a Roma il designato Pontefice. Il Margravio
+rifiutossi di farlo, Poppone dovette ritornarsene all’Imperatore,
+e non ci volle altro che la minaccia risoluta
+di Enrico per indurre il vecchio Bonifacio all’obbedienza.
+Le sue soldatesche cacciarono allora Benedetto IX
+fuor di Roma, ed egli stesso guidò il Papa tedesco in
+Laterano, dove Damaso salì, ai 17 di Luglio dell’anno
+1048, sulla cattedra santa&#8205;<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dopo di essere stato papa un’ultima volta, occupando
+la sedia apostolica per il periodo di otto mesi e
+nove giorni, Benedetto IX si ritrasse nel suo castello di
+Tusculo. Ignoto è il modo in cui finisse. Vien detto che
+sazio fino alla nausea della vita, ei si chiudesse nel convento
+di Grotta Ferrata, e quivi, di quel gran pagano
+che era, si convertisse a santo costume: chiunque conosca
+l’indole di quei tempi non terrà la cosa per impossibile;
+però altri racconti meno benevoli dichiarano che
+egli continuasse a vivere «da bestia» fino a’ suoi ultimi
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+giorni&#8205;<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>. Con lui ebbe termine la tirannide dei Conti
+di Tusculo, ma questa famiglia, che ebbe dato a Roma
+cinque e forse più Papi, Giovanni XI, Giovanni XII,
+Benedetto VIII, Giovanni XIX, Benedetto IX, conservò
+ancora, fin giù nel secolo duodecimo, influenza sulla storia
+della Città, a cagione della ricchezza onde la sua
+casa era potente.
+</p>
+
+<p>
+Il novello Papa tedesco abbandonò la Città, non appena
+che s’ebbe fatto vedere ai Romani. Sia che lo affannasse
+il calore estivo o che lo travagliasse angustia dell’animo,
+il povero Damaso sentì bisogno di uscirne, dacchè
+più felice s’era trovato vivendo da vescovo in una cittaduzza
+del Tirolo, vero luogo d’idillio, di quello che esser
+potesse felice papa in Roma imbarbarita. Si ricoverò dunque
+a Palestrina, ossia Preneste. Questa città era tuttavia
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+un feudo della Chiesa, posseduto dai successori di
+Benedetto e di Stefania senatrice; morto era il margravio
+Giovanni, ma il feudo era adesso tenuto da Emilia sorella
+di lui&#8205;<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a>. Sopite erano le controversie colla curia romana,
+i posseditori di Palestrina erano dei Crescenzî, cioè nemici
+dei Tusculani; laonde Damaso II poteva abitarvi con
+gran sicurezza. Sennonchè morte repentina lo toglieva
+del mondo, addì 8 Agosto del 1048, ventitre soli giorni
+dopo la sua ordinazione&#8205;<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Può darsi che morisse di febbre, ma la rapidità della
+sua fine, come di quella del suo predecessore, destò dei
+sospetti giustamente concepibili&#8205;<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>. Forse che il terribile
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+Benedetto IX gli aveva propinato un veleno? o i Romani
+avevano assassinato il Papa tedesco? Quando i
+loro legati andarono nel Natale a Frisinga, per chiedere
+al Patrizio di Roma il suo terzo Pontefice, i Tedeschi li
+mirarono con occhio di avversione, e non fuvvi alcun
+Vescovo che agognasse alla mortifera tiara. Finalmente
+il Vescovo di Toul trasse Enrico di difficoltà, perocchè
+quell’uomo illustre sentisse non tanto un desiderio ambizioso,
+quanto uno zelo pio di cimentare la sua vita
+per la riformazione della Chiesa. Egli accettò la dignità
+che gli veniva offerta, ma a patto che la sua elezione
+dovesse compiersi in Roma, affinchè non gli si potesse
+dar rimprovero di intrusione.
+</p>
+
+<p>
+Brunone, figlio di Eberardo conte, nativo dell’Alsazia
+e prossimo congiunto di Corrado imperatore, viveva nel
+suo vescovato una vita quale veramente a sacerdote si
+addiceva, e per rare virtù apostoliche e per cultura si
+era acquistato rinomanza. Questo quarto Pontefice di
+nazione tedesca fu uno dei più splendidi ornamenti
+della cattedra santa, e sgombrò la via ad un periodo
+nuovo della storia di Roma. Avvenne infatti una riformazione
+che foggiò a novello stato la Chiesa e le sue
+attenenze colla podestà civile; e il tempo che adesso
+succedette, grande e memorando per mutazioni politiche
+e sociali d’Italia, rialzò il Papato dal suo deplorevole
+decadimento, e con rapidità quasi vertiginosa lo ridusse
+a potenza universale del mondo nell’ordine spirituale.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap2-7-4">§ 4.
+<span class="smaller">Leone IX sale alla cattedra apostolica (1049). — Sua
+operosità riformatrice. — Corruttela della Chiesa. — Libro del
+Damiani intitolato <i>Gomorrhianus</i>. — Simonia. — Ildebrando. — Il
+Papa difetta di redditi. — Macbeth viene a Roma. — L’Italia
+meridionale. — Leone IX s’impadronisce di Benevento. — Combatte
+contro i Normanni. — È sconfitto presso
+a Civita; muore (1054).</span></h4>
+
+<p>
+Allorchè, nel Febbrajo dell’anno 1049, i Romani
+videro il loro novello Papa entrare nella Città con poca
+accompagnatura, a piè scalzi ed in preghiera, dovettero
+meravigliare di una così insolita vista. Pareva che nella
+imbarbarita Roma entrasse un Apostolo. Non armate
+schiere di Tedeschi o di Toscani, non ottimati potenti
+conducevano questo Vescovo, che in aspetto di pellegrino
+bussava alla porta della Città, per chiedere ai Romani se
+in nome di Cristo lui volessero accettare per papa. Però
+lo accompagnava un uomo che più pregio aveva della
+possanza di un Re, un genio ancora ignoto al mondo, che
+si celava sotto la tonaca modesta di frate cluniacense.
+Questi era Ildebrando, quel desso che era stato cappellano
+dell’esiliato Gregorio VI. Il novello Papa lo aveva
+tolto in Francia con sè, e vien detto che per sollecitazione
+sua Brunone di Toul avesse indossato abito di
+pellegrino e protestato di non salire alla cattedra santa,
+se prima non l’avessero eletto in Roma colle forme
+volute dai canoni. Ildebrando, che silenzioso e senza
+pompa entrava in Roma al fianco del Papa designato,
+era veramente il genio di un’età novella che adduceva
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+dentro della Città eterna il Papato, guidandolo per vie
+affatto nuove.
+</p>
+
+<p>
+I Romani andarono con processioni a levare presso
+porta Leonina lo straniero pellegrino. Questi, venuto in
+san Pietro, disse loro che l’Imperatore lo aveva scelto
+a papa, ma ch’egli farebbe ritorno al suo vescovato, se
+la elezione concorde del popolo non gliene conferisse la
+dignità&#8205;<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a>. Siffatta elezione non poteva essere che cosa
+di mera apparenza; però il principio che egli professava
+publicamente guadagnò alla sua causa il popolo e gli
+guarentì anni tranquilli in Roma. Poichè chiedeva l’assentimento
+dei Romani, pareva che anch’egli condannasse
+la dittatura imperiale, e d’ora in poi doveva
+essere continuo intendimento della Chiesa riconquistarsi
+la libertà della elezione pontificia.
+</p>
+
+<p>
+Appena che Leone IX, uomo pio ma tenace di propositi,
+si fu seduto (da dopo il giorno 12 di Febbraio)
+sulla cattedra di san Pietro, tutta la Chiesa sentì spirare
+un vento acuto e settentrionale, apportatore di stagione
+nuova e di riformazione severa. Gli annali della storia
+ecclesiastica descrivono l’operosità quasi febbrile con
+cui Leone attese a purgar la Chiesa per via di Concilî
+che flagellavano la simonia e il concubinato dei preti,
+per via di pratici ordinamenti di amministrazione, per
+mezzo finalmente dell’Episcopato che rialzava in dignità&#8205;<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a>:
+ma la storia della Città non può volgere più
+che una occhiata passeggiera a quegli sforzi del Papa ed
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+alla celebre controversia della eucarestia, combattuta a
+lungo coll’intelligente eretico Berengario. Se, vinta la
+repugnanza, un moralista volesse scendere nella lordura
+di quell’età, ei troverebbe bastante argomento per dipingere
+i delitti del clero di Roma; e a tal’uopo potrebbe
+prendere in mano il libro intitolato <i>Gomorrhianus</i>, in
+cui un Santo di quell’istesso tempo, Pier Damiani,
+descrisse con generosa ira, ma con nauseabonda schiettezza,
+i quattro peccati contro natura onde s’imbrattavano
+i preti: ed era a Leone IX medesimo che il
+Santo dedicava il suo scritto&#8205;<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a>. Tutti i contemporanei
+rappresentano coi più oscuri colori la immoralità del
+clero; nè più corrotto poteva essere nella voluttuosa
+Milano, di quello che fosse in Roma imbarbarita. Tuttavolta
+il Baal di Sodoma e di Gomorra era forse alla
+Chiesa meno pernicioso che Simon Mago, avvegnachè
+quest’ultimo incatenasse il clero alla balìa dei potenti
+laici, dai quali esso comperava a contanti le sue dignità.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+</p>
+
+<p>
+In questo tempo s’erano vendute quasi tutte le
+cariche ecclesiastiche che recavano lucro. Ne avevano
+tolto possesso le famiglie di nobili, e a forza di denaro ne
+avevano investito i loro figliuoli o i loro congiunti, tutta
+rozza gente. All’età dei Patrizî o dei «Senatori di tutti
+i Romani», gli officî ecclesiastici, a cominciare da quello
+di lettore e salendo fino alla dignità di cardinal vescovo,
+erano stati posti in commercio al migliore offerente,
+e alla perfine lo stesso Papato era stato barattato al prezzo
+di una rendita annuale. Allorchè dunque, nell’Aprile
+dell’anno 1049, Leone IX tenne il suo primo Concilio,
+ebbe egli di che spaventarsi quando gli venne in chiaro
+che le chiese di Roma sarebbero rimaste vuote di preti,
+se avesse voluto procedere con rigore. Ed i preti si rivoltarono
+violentemente contro le deliberazioni del Concilio,
+e costrinsero il Papa ad usare indulgenza e mitezza;
+ma parecchi Vescovi e cherici furono puniti colla destituzione
+dal loro officio. Dietro di Leone IX s’alzava
+a sorreggerlo, quasi che fosse il genio della riforma, Ildebrando,
+il monaco e priore di Cluny, quegli che lo
+aveva accompagnato nel suo pellegrinaggio a Roma,
+e adesso era diventato suddiacono suo e abate di san
+Paolo: da questo tempo in poi, durante il reggimento di
+sei Papi, fu egli in Roma onnipossente ministro, ossia,
+se ci corra la dicitura moderna, segretario di Stato.
+</p>
+
+<p>
+Le lotte che gli toccava sostenere per cagione della
+riforma, e il suo continuo andare e venire d’Italia e
+Germania, impedirono sulle prime che Leone IX desse
+opera alle cose politiche dello Stato ecclesiastico. Diventato
+papa, trovava ridotti al verde gli scrigni; e, se pur
+ancora erano affluiti alla camera pontificia proventi dei
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+patrimonî o redditi di altra maniera, Benedetto IX se
+gli aveva mangiati fino all’ultimo quattrinello. Leone
+IX pertanto sofferse grande penuria di finanze, a tale
+da non sapere in che modo cibare la sua piccola corte,
+da dover financo pensare a vendere le sue vesti: e se non
+fosse stato un inaspettato donativo di denaro che gli capitava
+da Benevento, quelli del suo seguito se ne sarebbero
+fuggiti in Alemagna&#8205;<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>. Grande era la miseria di
+Roma; il popolo infingardo non aveva industria; i poveri
+numerosissimi erano avvezzi a ricevere elemosina dalla
+Chiesa o ad andar questuando dai pellegrini stranieri, sì
+come anche ai dì nostri accade. I Cronisti notano che
+nell’anno 1050 veniva a Roma in pellegrinaggio Macbeth
+re di Scozia, e vi dispensava generose elemosine.
+Così dunque anche in questo tempo Re carichi di delitti
+continuavano a venir peregrinando in Roma, dove alleggerivano
+il fardello della loro coscienza ossia dei loro sacchetti
+di denaro; e l’avida Città accoglieva tutti questi
+stranieri con onori e con mani sporte. Nell’accorrenza
+di quei tiranni pellegrini, chi pensa alla venuta di Macbeth
+a Roma vi trova non poca attrattiva&#8205;<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+</p>
+
+<p>
+La Città rimase cheta, poichè Leone fe’ sussistere le
+forme del reggimento civico. Il buon accordo che regnava
+fra lui e l’Imperatore teneva i Romani in timore,
+e la verace religione del Papa li costringeva a venerarlo.
+Benedetto IX aveva fatto del Laterano un ridotto
+di disonestà; Leone IX lo tramutò in ospitale. Però di
+buon grado ei lasciava spesso Roma solitaria, e solo ad
+intervalli di tempo vi si soffermava; viaggiava instancabile
+per l’Italia, per le Gallie, per l’Alemagna, raccogliendo
+Concilî, sempre intento al grande scopo di risollevare
+la Chiesa al buon costume e di raffermare la potenza
+della santa Sede. Tuttavia, una volta che aveva
+indossato la porpora, neppure quest’uomo così dedito
+alle cose sacerdotali, poteva tenersi remoto dalle bisogne
+temporali. Andato in pellegrinaggio a monte Gargano,
+di quell’altezza aveva tosto gettato l’occhio suo, con
+intendimenti di statista, sull’Italia del mezzodì; ed un
+giorno doveva venire in cui lo avrebbe colpito la censura
+di alcuni Santi, perciocchè anch’egli, come Giovanni
+VIII, sarebbe entrato in quel paese alla testa di un
+esercito: in sì strane contraddizioni la miscela della
+podestà spirituale e di quella temporale trascinò quelli
+stessi che furono i più religiosi fra i Pontefici. Sennonchè
+sarebbe follia di vituperarli per ciò, o di riprovare
+la Chiesa perchè possedeva lo stato temporale, se quello
+era un tempo in cui una signoria cotale possedeva ogni
+Vescovato, in cui la Chiesa aveva bisogno di un corpo
+politico per serbarsi in vita.
+</p>
+
+<p>
+Da dopo di Carlo magno la Curia romana aveva
+agognato al possedimento della Campania e delle Puglie.
+Le pretese degli antichi dominî che il Vescovo di Roma
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+aveva ivi perduto durante la controversia delle imagini,
+il Vescovo aveva ampliato in veri diritti sulle province;
+ed a siffatta estensione gli avevano servito di fondamento
+la così appellata donazione di Costantino ed altri
+diplomi falsificati. I Papi, gli Imperatori d’Oriente,
+quelli di Occidente pretendevano tutti alla signoria sull’Italia
+inferiore; però, mentre gli Imperatori ivi pugnavano
+colla spada alla mano, i Papi non potevano far
+altro che guizzarvi dentro di soppiatto, industriandosi
+a loro pro in mezzo ai leoni combattenti. In pari tempo
+i Principi longobardi continuavano ad esser signori nel
+paese, e continuavano le città marittime a godere di
+libertà quasi assoluta, in quello che i Normanni alla loro
+volta servivano tutte le parti, per tradirle tutte. Al tempo
+di Leone IX in Salerno dominava Guaimaro IV principe
+magnifico; in Capua imperavano Pandolfo IV e Pandolfo
+V padre e figliuolo; signoreggiavano in Benevento
+Pandolfo III e Landolfo figlio suo. Da loro canto, dopo
+eroiche lotte contro a’ Greci, sostenute sotto la capitananza
+di Guglielmo braccio di ferro, figlio di Tancredi
+di Hauteville, i Normanni avevano, fino dal 1043, fondato
+una republica militare nelle Puglie, con Melfi a città
+capitale, e, prima ancora, altri di loro, sotto il comando
+di Rainolfo, s’erano stabiliti in Aversa. Le due bande
+dapprincipio avevano riverito il Principe di Salerno per
+loro signore feudale; ed Enrico III, per vendicarsi di
+Benevento che un tempo gli si era ribellata, aveva dato
+ai Normanni eziandio alcune parti di quel Ducato. Però,
+giusto al possesso di Benevento aspiravano da lunga
+pezza i Papi. Leone IX vi andava in persona omai nell’anno
+1050, vi negoziava con quei cittadini, e poteva
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+accertarsi co’ suoi proprî occhi dei guasti barbarici che
+i Normanni davano a quel territorio. I Beneventani, ristucchi
+dei loro Principi longobardi, temevano di cadere
+in balìa di quelle bande che avrebbero distrutto il loro
+municipio; invece pareva ad essi che di tutti i signori
+il Papa sarebbe stato per loro il più sopportabile, a cagione
+di sua lontananza. Cacciarono pertanto i loro Principi,
+che allora si gettarono in braccio ai Normanni, e
+addì 25 di Giugno dell’anno 1051 si elessero a signore
+territoriale il Pontefice.
+</p>
+
+<p>
+Nell’anno seguente l’Imperatore lo confermò nel
+governo di quella città, perciocchè Enrico gliene cedesse
+il reggimento in cambio del vescovato di Bamberga, che
+in tempo passato Enrico II aveva donato alla Chiesa romana.
+Di tal guisa i Papi colla loro accortezza si conquistarono
+la città antica e celebre di residenza dei signori
+Longobardi, e se la conservarono fino al tempo nostro&#8205;<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Di già nell’estate dell’anno 1051 Leone IX aveva
+tentato di tenere i Normanni lontani da quel gioiello
+prezioso di paese; perciò aveva affidato la tutela di
+Benevento al principe Guaimaro ed eziandio a Drogone,
+che era successo a Guglielmo nella contea delle Puglie:
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+sperava così di renderlo devoto a’ suoi servigi. Ma Drogone
+e Guaimaro caddero poco tempo dopo sotto pugnali
+assassini, e i Normanni avidi di preda continuarono
+ad assediare Benevento e a devastare il territorio
+circostante. I Vescovi e le città scongiuravano il Papa
+affinchè li liberasse da omicidî stranieri, che di soldati
+s’erano tramutati in despoti veri dell’Italia meridionale.
+Il pio Leone accoglieva fiducia di giungervi a
+capo, e a quest’uopo ne andava all’Imperatore, nell’estate
+dell’anno 1052.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavolta non altro gli fu dato che di assoldare
+qualche centinaio di Tedeschi e di raccozzare una torma
+di avventurieri d’ogni maniera: li condusse con sè di
+qua delle Alpi nel Febbraio del 1053, quando tornò
+accompagnato da Goffredo di Lotaringia e dal fratel
+suo Federico, che era cancelliere della Chiesa. Ragunò
+altresì l’eribanno di alcune province d’Italia, andò
+indi a Roma e mosse nella Campania, dove parecchi
+Dinasti longobardi e Conti delle Puglie condussero sotto
+alle sue bandiere i loro vassalli&#8205;<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>. Gli Italiani del suo
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+esercito stavano sotto gli ordini dei figliuoli di Burello
+conte, di Trasimondo e di Azzo, che erano i due conti
+del territorio de’ Marsi; però tutta la soldatesca, che
+giungeva a un numero di uomini non dispregevole, era
+posta sotto la capitananza di due cavalieri tedeschi,
+dello svevo Guarniero e di Rodolfo. Sa di strano vedere
+il pio Leone IX cambiarsi in duce d’eserciti; tuttavolta
+nella sua giovinezza, quand’era ancor diacono, egli
+aveva condotto in Italia, nel nome di Corrado II, i vassalli
+del Vescovo di Toul; d’altronde scendeva egli di
+una stirpe di Conti guerrieri, e, massimamente, or che
+si trattava di difendere o di ampliare il suo dominio
+temporale, neppur questo Papa poteva rinnegare il duplice
+carattere di prete e di principe, che i Vescovi di
+quel tempo riunivano in sè. Le imprese guerriere dei
+Pontefici delle epoche feudali non possono pertanto
+essere giudicate che alla misura datane dall’indole del
+loro tempo.
+</p>
+
+<p>
+Leone se l’era intesa anche coi Greci, il cui «katapan»
+era a quel tempo Argiro, figliuolo di Melo,
+entrato adesso ai servigî di Bisanzio, e adorno dei titoli
+pomposi di duca d’Italia, delle Calabrie, di Sicilia e di
+Paflagonia&#8205;<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>. Leone aveva sperato di giungere all’intento
+che altra volta Giovanni X aveva conseguito, di
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+riunire cioè una lega dei due Imperatori, degli Italiani e
+dei Longobardi, e di esterminare così i temuti Normanni.
+Fallì nulladimeno il suo proposito, giacchè Argiro non gli
+fe’ giungere mai un soldato. Ad ogni modo la forza della
+spedizione impensierì i Normanni, e gli angustiò la presenza
+personale del Pontefice, che loro aveva scagliato
+l’anatema. Mandarono perciò messaggeri, e richiesero
+che in buona pace si dessero loro in feudo le terre che aveva
+già loro concesso l’Imperatore; in cambio promisero
+che presterebbero omaggio e tributo alla Chiesa romana.
+Conquistatori arditi, avrebbero potuto pretendere al possedimento
+delle città che si avevano guadagnato mercè
+la lama delle loro spade, con ben maggiore diritto di
+quello che i Papi derivavano da’ Diplomi, o che gli Imperatori
+tedeschi traevano dal titolo astratto della signoria
+dello Stato. Ma il Papa acciecato fidava nel numero
+dei suoi soldati, e prestava troppo inclinevole orecchio
+alle grida dei prodi Svevi, i quali irridevano alle minute
+corporature dei Normanni e contavano di sperdere tutti
+quei masnadieri senza lasciar pur traccia di un solo di
+loro. I Normanni si ritirarono costernati della ripulsa
+subita, e si prepararono a combattere il Padre santo,
+come si conveniva con un capitano nemico.
+</p>
+
+<p>
+La battaglia che fu combattuta a Civita nella Capitanata
+il 18 di Giugno dell’anno 1053, è forse la più
+memoranda che registrino gli annali del Papato temporale.
+Oggidì ancora, e sono scorsi ottocento sette
+anni da quel giorno&#8205;<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>, la sua ricordanza vive scolpita
+nella mente degli uomini, e va paragonata alla disfatta
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+di Castel Fidardo avvenuta ai 18 Settembre 1860,
+quando gli scomunicati Piemontesi (arditi conquistatori
+dei patrimoni di san Pietro, sì come furonlo i Normanni
+colpiti di anatema al tempo di Leone IX) hanno schiacciato,
+nel nome dell’unità d’Italia, le deboli legioni
+straniere raccolte da Pio IX sotto gli ordini del Lamoricière.
+Così è: lo Stato della Chiesa ha durato fino ai
+giorni nostri; fino ai giorni nostri è rimasto sempre
+eguale a sè stesso negli assalimenti che gli hanno mosso
+i Principi, e nella difesa che i Papi hanno opposto con
+mercenarî stranieri e con bolle di scomunica; fino ai
+giorni nostri il medio evo ordì sempre a nuovo le istesse
+fila dei suoi casi.
+</p>
+
+<p>
+Le schiere dei Normanni si ordinarono sotto il comando
+di tre valenti eroi, che furono Riccardo conte di
+Aversa, e i figliuoli di Tancredi di Hauteville, Umfredo
+conte delle Puglie e Roberto Guiscardo, l’Ulisse di
+quell’età eroica. La loro forza di guerra non contava
+che tremila cavalli e qualche poco di fanteria, ma quei
+piccoli e destri cavalieri erano veri demonî in sella, fulmini
+alla carica e presti alla ritirata. Quando il Papa,
+dai merli di Civita, benedisse il suo esercito, il suo animo
+non trepidava, ma aveva fede di certa vittoria. I
+Tedeschi, imbracciando forte lo scudo colla sinistra e
+brandendo la spada di battaglia colla dritta, ributtarono
+trionfalmente l’assalto dei Normanni condotti da Umfredo,
+che si scagliarono su di loro saettandoli colle
+frecce e impugnando le aste&#8205;<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>; per lo contrario gli
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+Italiani, smarritisi al primo assalimento di Riccardo, si
+gittarono in fuga scompigliata, e Guiscardo prese allora
+di fianco i pochi Tedeschi. Questi valorosi Svevi si serrarono
+in battaglia quadrata, pugnarono e caddero fino
+all’ultimo uomo&#8205;<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>. Allora i vincitori cinsero il castello
+di Civita, dove il Papa e i Cardinali in grande angustia
+si tenevano chiusi. Il sobborgo era in fiamme, di fuori
+i Normanni venivano furibondi all’assalto, di dentro i
+terrazzani saccheggiavano le salmerie pontificie, minacciavano
+di dare il Papa in mano ai nemici, e finalmente
+lui e i Cardinali cacciavano fuori della città. In
+tanta difficoltà Leone mandò a negoziare coi Normanni,
+e questi vennero reverenti a invitare il santo prigioniero
+che accettasse la loro protezione. Di buon diritto
+avrebbero essi potuto trascinare in una delle loro castella
+quella preziosa preda di guerra, ma il dolente Leone
+era difeso dall’usbergo di Pietro santo. Cambiò quindi
+le parti di cattivo capitano in quelle del buon pastore,
+e i feroci guerrieri piegarono le ginocchia innanzi al
+loro prigioniero, e umilmente gli baciarono i piedi apostolici&#8205;<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>.
+Indi, con garbo cavalleresco lo presero in
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+mezzo di loro, e gli promisero di condurlo liberamente
+a Benevento.
+</p>
+
+<p>
+Il Pontefice avvilito stette in orazione due giorni
+pregando pei morti in battaglia, e li fe’ seppellire con
+solennità. Sebbene il suo Biografo ci assicuri che si
+confortasse poichè trovava i cadaveri dei suoi guerrieri
+illesi da insulto di animali rapaci, laddove i corvi avevano
+divorato gli occhi dei morti Normanni, tuttavolta
+la vista del campo di battaglia dovrà avergli predicato
+in cuore, non essere il Papa chiamato a versare, per intendimenti
+politici, il sangue dei credenti; non essere
+missione sua di cambiare la palma dei Santi colla spada
+dei capitani. La furba superstizione di quella età bandì
+che dal suo letto di morte Leone IX scorgesse i caduti
+di Civita, vestiti di abiti d’oro, fargli cenno colle palme
+che tenevano in mano; ma in verità questi «martiri»,
+fra cui del resto si trovava buon numero di assassini
+e di ladroni, erano accusatori della sua coscienza apostolica,
+e trassero in breve alla tomba l’uomo generoso
+afflitto di rimorso&#8205;<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>. O si dovrebbe credere che i Papi,
+per ciò che erano eziandio principi temporali, avessero
+due nature e due coscienze?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+</p>
+
+<p>
+La novella della accaduta battaglia corse rapida
+come il vento per tutte le terre. Un Papa santo e venerato,
+dicevasi, aveva sguainato la spada non contro
+a’ Saraceni, ma contro a credenti cristiani, ed era caduto
+in potere dei nemici. Se in quella guerra egli avesse
+esterminati i Normanni, tutto il mondo lo avrebbe celebrato
+liberatore d’Italia da quelle bande brigantesche;
+poichè invece aveva soccombuto diventò oggetto di
+acerbo biasimo. Alcune voci s’alzarono altamente a dichiarare
+che la sua sorte era stata castigo di Dio, «avvegnachè
+al sacerdote convenga combattere soltanto colle
+armi dello spirito, e non sguainare una spada di ferro
+per cose mondane: non ebbe il Salvatore comandato ai
+successori suoi di assalire i popoli alla paro di Principi
+secolari, ma di far guerra alle loro peccata mercè di ammonimenti
+pii&#8205;<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>». Se poi i difensori di Leone IX avessero
+voluto disarmare queste giuste accuse, obiettando
+che erano stati i Normanni a muover assalimento contro
+il territorio della Chiesa, uomini pii avrebbero imposto
+<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
+loro silenzio con queste parole di san Girolamo: «Se
+la colomba vede un altro augello che toglie nutrimento
+dal suo nido, non gli strappa essa le piume, o il becco,
+o le zampe, e neppure ne mormora. Parimenti la Chiesa
+di Dio, colomba vera, non chiede la restituzione di ciò
+che le fu rapito, ma simile ad agnella, offre essa il suo
+vello a chi la tosa: così la Chiesa non deve ritogliere
+al ladro la roba sua, ma pazientemente lasciargliela.
+Per fermo di quanto essa perde in beni terreni, d’altrettanto
+si arricchisce in quelli del cielo&#8205;<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>».
+</p>
+
+<p>
+Non sappiamo se quel gran Padre ecclesiastico
+avrebbe pronunciato cotale sentenza, ove uno Stato della
+Chiesa ai suoi giorni fosse esistito. Una massima di
+pietà spinta a questo estremo è troppo angelica per
+uomini di qualunque fatta, così che diventa malpratica
+nella vita, e casca nel ridicolo. Tuttavolta, il concetto
+formatosi ai tempi di Leone IX sul rapporto in cui la
+Chiesa stava col dominio temporale era ancora assai
+remoto dal punto di veduta sotto cui oggidì si considera
+quella grave questione. Il santo Damiani biasimò con
+franchezza e acerbamente l’opera del Pontefice, che pure
+era amico suo. Come prima di lui aveva fatto sant’Agostino,
+come dappoi fece Dante, anch’egli stabilì un confine
+tra lo Stato e la Chiesa, tra il pastorale e la spada.
+«Se nella causa della fede», sclamava, «per la quale
+la Chiesa universale vive, non è lecito ad alcun uomo
+<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
+privato di brandire la spada, in che modo è mai permesso
+che pei possedimenti temporali e transitori della
+Chiesa una soldatesca coperta di corazza infellonisca,
+impugnando le spade? Com’è lecito che per la perdita
+di vilissimi beni il Cristiano uccida il Cristiano? Si lesse
+mai che Gregorio intraprendesse o comandasse cosa
+alcuna di simigliante, egli che pur sofferse tante violenze
+e depredazioni dai Longobardi feroci? Un Papa
+santo si è mai levato in arme? Le controversie della
+Chiesa ben possono essere decise colla legge del foro o
+con editto dei Concilî, ma quel che appartiene a tribunale
+giudiziario od a sentenze pontificie non può, ad
+obbrobrio della Chiesa, venir deciso con violenza di armi&#8205;<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>.»
+Ben si vede che il Damiani non aveva peranco
+<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
+alcuna idea di quel che si fosse lo Stato della Chiesa o
+il regno temporale del Papa; la sua mente non si faceva
+altro concetto che di possedimenti mondani e caduchi, di
+vilissimi beni, in paragone di quegli eterni pei quali il
+Papa veramente era papa.
+</p>
+
+<p>
+Colla loro vittoria i Normanni si ebbero conseguito
+la consistenza giuridica delle loro conquiste. Leone gli
+assolse della scomunica, ed è probabile che promettesse
+di riconoscere i possedimenti che erano venuti in loro
+padronanza; la sua sconfitta pose il primo fondamento
+di posteriori investiture feudali, donde i Papi (così meravigliose
+erano le loro fortune) ottennero la signoria
+feudale del reame di Napoli.
+</p>
+
+<p>
+Con cavalleresca cortesia e con accortezza pratica i
+vincitori condussero i loro prigionieri a Benevento, dove
+il Papa giunse cinque giorni dopo della battaglia, infermo
+di corpo e affranto di dolore. Lo splendido accoglimento
+ch’ei s’ebbe in quella città non potè confortarlo;
+ma ei rimase colà tutto l’inverno, mentre i
+Normanni forse lo sollecitavano all’adempimento di patti
+che ci sono ignoti&#8205;<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>. Del resto l’idea di conchiudere
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+con loro un trattato durevole entrava sì poco nel pensiero
+di Leone IX, che piuttosto ei pensava di raccogliere
+una nuova lega contro di loro. Da Benevento
+spedì egli a Bisanzio i cardinali Federico di Lotaringia
+e Umberto con una sua lettera, nella quale, in modo
+velato e con dissimulazione dei fatti avvenuti, narrava
+al greco Imperatore la sua sventura, lo eccitava a combattere
+i Normanni procedendo di conserva coll’imperatore
+Enrico, e in pari tempo gli richiedeva che restituisse
+alla Chiesa romana i suoi antichi dominî nell’Italia
+meridionale, od anzi che le desse tutto ciò che donato
+le avevano Costantino e i successori di lui&#8205;<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>. Per tal
+guisa, anche questo Papa invocava a suo pro una donazione
+favoleggiata, che alla santa Sede avrebbe dato in
+possedimento Roma, Italia e l’Occidente.
+</p>
+
+<p>
+Umfredo conte gli fu scorta nel dì 12 Marzo del 1054
+a Capua, di dove, ai 3 dell’Aprile successivo, Leone
+fe’ ritorno a Roma, non trionfante come in antico Giovanni
+X era tornato dal Garigliano, ma da uomo avvilito
+che non ebbe più un’ora lieta di vita. Tosto infermò
+gravemente, e comprendendo che s’appressava la
+sua fine, si fece trasportare, addì 13 di Aprile, nel san
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+Pietro: appena n’ebbero i Romani contezza, che corsero
+al Laterano per volervi dare saccheggio, ma i meriti di
+Leone, dice un credulo Cronista, tanto grandi erano, che
+quei ribaldi uomini, giunti innanzi al palazzo, non poterono
+più muover passo, come se i loro piedi avessero profondata
+radice nel suolo. Leone IX morì ai 19 di Aprile,
+quando aveva raggiunto soltanto il suo cinquantesimo
+anno di età. Il dominio temporale della Chiesa fu causa
+della sua morte immatura, come fullo di molti Pontefici.
+La sventura di Civita oscura lo splendore della sua persona
+che fu ornamento della cattedra santa; essa per
+verità non cancella l’aureola di santità onde la Chiesa
+riconoscente ha retribuito i grandi meriti di quel pio
+riformatore, ma, come avviene di tutte le virtù umane,
+molto vi mesce di natura terrena&#8205;<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span></p>
+
+<h3 id="cap3-7">CAPITOLO TERZO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap3-7-1">§ 1.
+<span class="smaller">Genio politico di Ildebrando. — Piano di lui. — L’Imperatore
+elegge Gebardo di Eichstadt a pontefice. — Goffredo
+di Lotaringia sposa Beatrice di Toscana. — Enrico
+III viene in Italia. — Vittore II, papa. — Muore l’Imperatore
+(1056). — Reggenza dell’imperatrice Agnese. — Vittore
+II, vicario dell’Impero in Italia. — Potenza di Goffredo. — Il
+cardinale Federico, fratello suo. — Muore Vittore II. — Stefano
+VI, papa.</span></h4>
+
+<p>
+Il grande moto in cui si travaglia a questa età la
+Chiesa, mette nell’ombra anche la storia della città
+di Roma, o per lo meno vi predomina. Da lungo tempo
+la Città era stata teatro e centro delle battaglie combattute
+fra la Chiesa e lo Stato, laonde soltanto con
+gravissima difficoltà poteva essa costituire le sue proprie
+forme di municipio, e cadeva in servitù or del Pontefice
+or dell’Imperatore, dividendosi in fazioni che seguivano
+l’uno o l’altro dei due.
+</p>
+
+<p>
+Trascorsa l’età degli Ottoni, la nobiltà romana s’aveva
+reso suddito il Papato, e non senza tumulti aveva
+tenuto un tratto il Patriziato; ma la sua potenza cittadina,
+che non aveva ottenuto ordinamento durevole,
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+decadde le quante volte l’Impero oppure il Papato
+presero ad operare con impulso vigoroso. Enrico III,
+che abbattè la tirannide dei Tusculani, trasferì a Germania
+insieme col Patriziato anche la elezione pontificia,
+e coi suoi Papi tedeschi ispirò una novella forza
+vitale alla Chiesa; ma non appena, coll’ajuto di Alemagna,
+s’ebbe essa affermato nuovamente a gagliardìa, ridomandò
+al suo salvatore il diritto di elezione e finalmente
+pienezza di libertà. Ildebrando fu allora non soltanto
+l’uomo di maggior intelletto che vivesse in Roma, ma
+fu eziandio uno dei più grandi ingegni politici che abbiano
+fiorito fra tutti i popoli ed in tutti i tempi. Con
+questo statista in cocolla, Cesare benanco e Ottaviano
+alla loro età sarebbero stati costretti a entrar in lizza,
+per disputargli il massimo luogo. Guidatore del moto di
+riformazione, ridusse ben presto tutti gli altri uomini a
+non essere dappiù che stromenti in mano sua: tali furono
+i santi e i frati di cui egli infiammava il fervore
+fanatico, i Papi cui dava indirizzo, i Paterini di Lombardia
+che con intento democratico spingeva a combattere
+l’aristocrazia e l’Episcopato arrogante, le fantastiche
+e potenti Contesse di Toscana di cui s’acquistava
+l’amicizia, i predatori Normanni, nei quali si
+guadagnava altrettanti vassalli e difensori della Chiesa
+romana. Sulla bandiera che quel prete audace inalberava,
+stavano scritte dapprincipio due sentenze attinte
+al canone di disciplina, la condanna del concubinato e
+quella della simonia: entrambe mettevano al nudo due
+vere piaghe di quell’età, ma alla fine con grande accortezza
+tramutavansi in armi, che spalancavano una
+breccia dalla quale il Papato penetrava entro ai campi
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+dell’autorità dello Stato, e ritoglieva alla corona tedesca
+il Patriziato, e si conquistava la dominazione
+morale del mondo.
+</p>
+
+<p>
+Nei suoi disegni, Ildebrando non poneva allora peranco
+in primo luogo quella libertà di elezione pontificia,
+che da tempo antico la podestà civile aveva saputo restringere
+ad angusti limiti. Infatti la temenza in cui
+s’era di un Imperatore potente, e le condizioni mal
+secure di Roma, dove la nobiltà si sarebbe nuovamente
+impadronita dell’elezione, costringevano la parte sacerdotale
+a chinare il capo pazientemente sotto al diritto
+imperiale. Così eziandio era pensiero lontano dalla mente
+di tutti di romperla con Alemagna.
+</p>
+
+<p>
+Se Ildebrando, cui Leone IX morendo aveva raccomandato
+di provvedere al bene della Chiesa, avesse
+ambito la tiara, l’avrebbe egli ben conseguita, perocchè
+tutti gli occhi fossero omai volti a questo solo frate, e
+lui gli zelatori ad alta voce richiedessero pontefice. Per
+lo contrario, egli andava alla corte dell’Imperatore, affine,
+se eragli possibile, di trarre di Germania un nuovo
+Papa, che ajutato dall’Imperatore, sincero e fervido
+promotore della riforma, fosse utile a’ suoi piani. Gli
+ottimati della corte d’Enrico guardavano con gran meraviglia
+quel monaco che veniva, deputato del clero romano,
+ad immischiarsi nella elezione pontificia; ma
+non tutti coloro potevano fin d’allora imaginare che
+quell’uomo sarebbe divenuto capo di una lega sacerdotale
+ampiamente diffusa, potente e ostile a Germania.
+Dopo che alla corte del Patrizio furono giunti anche
+i legati romani del partito nobiliare aderente ad Alemagna,
+Enrico, indottovi dalle urgenti istanze di Ildebrando,
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+elevò il Vescovo di Eichstädt al papato&#8205;<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>.
+Gebardo che apparteneva alla famiglia dei conti di
+Calw, congiunta di parentela coll’Imperatore, era uomo
+esperto nelle cose di Stato, quantunque ancor giovine
+fosse, e consigliere fidato di Enrico; perciò a quest’ultimo
+costava grave sacrificio il partirselo del fianco, ma
+sperava che l’accorgimento d’un amico fedele gli tornerebbe
+di buon profitto in Italia, dove adesso aveva
+conseguito stato potente un uomo ribelle all’Impero.
+</p>
+
+<p>
+Bonifacio di Toscana era caduto, addì 6 di Maggio
+dell’anno 1052, per mano di un assassino; e due anni
+dopo, Beatrice vedova di lui aveva sposato Goffredo duca
+di Lotaringia. Nemico dell’Impero era questi, e, venuto
+esulando in Italia, ora s’impadroniva, a dispetto dell’Imperatore,
+delle grandi province prima soggette a Bonifacio,
+e le governava in nome dei tre figliuoli che il morto
+aveva lasciato ancora in età minore. Così diventava
+il principe più forte che fosse in tutta Italia. Questa
+terra teneva porta sempre aperta alle fortune degli stranieri:
+stranieri erano i suoi Imperatori e i suoi Duchi,
+stranieri i suoi Papi e molti de’ maggiori Vescovi suoi,
+stranieri erano i Normanni che giusto adesso raccozzavano
+a forza di ruberie il loro Stato nell’Italia meridionale.
+Se un uomo prode e astuto come era Goffredo,
+si fosse unito con loro, se fosse giunto a riunire
+sotto il suo scettro tutta l’Italia di mezzo, non
+avrebbe egli forse potuto conquistarsi la corona d’Italia
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+e di Roma, ed elevare al Papato chi più gli fosse talentato?
+</p>
+
+<p>
+Fu per questa ragione che Enrico scese in Italia;
+condusse a Verona il Papa designato, e di là lo mandò
+a Roma, dove Gebardo di Eichstädt salì con nome di
+Vittore II alla cattedra apostolica: da un anno essa vacava,
+poichè erasi omai giunti al dì 13 Aprile del 1055.
+L’Imperatore non venne a Roma; ordinò colla solita
+energia le cose dell’Impero nell’Italia superiore, ed ivi
+prestamente i maggiorenti gli si sottomisero a obbedienza.
+Anche Beatrice comparve innanzi a lui per patrocinare
+la causa del matrimonio che aveva contratto
+con uno, il quale anticamente s’era ribellato contro la
+tirannica legge di Stato. L’Imperatore irritato la sostenne
+prigioniera insieme con Matilde figlia di lei;
+ma il suo sposo fuggendo si sottrasse alla collera del
+Principe che raggiungerlo non potè, ed anzi costrinse
+l’Imperatore a far subito ritorno, poichè riprese le armi
+in Lotaringia. Enrico andò tuttavia insieme col Pontefice
+al Sinodo congregato a Firenze, indi riprese la
+via di Germania, dopo di aver conferito a Vittore II
+pienezza di poteri, come a suo vicario nelle cose d’Italia;
+qui il Papa doveva tenere in riga Goffredo duca. Federico,
+fratello di questo, s’era posto al servigio della Chiesa
+ancora a’ tempi di Leone IX, affine di sgomberarvisi
+la via ad alto stato, e quel Papa lo aveva sollevato
+alle dignità di cardinale diacono e di cancelliere, e da
+ultimo lo aveva mandato da legato suo a Bisanzio,
+dove Federico si era acquistato rinomanza per suo ingegno
+diplomatico e per grande fortezza di animo. Ritornato
+adesso con dovizie molte, l’Imperatore aveva
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+comandato al Papa che lo ritenesse in custodia, ma
+Federico posto sull’avviso scampava alla disgrazia, ricoverando
+a Monte Cassino dove vestiva cocolla, ed ivi,
+oppure nell’isola di Tremiti, si celava al corruccio del
+lontano Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+Vittore II visse un anno in Roma, tutto consecrandolo
+alla riforma della Chiesa. Anch’egli come i predecessori
+suoi provava gran disagio a rimanere colà,
+e si struggeva di desiderio della sua Germania&#8205;<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>. A
+questo paese andò nell’estate dell’anno 1056, chiamatovi
+dalle cose della Chiesa e della sua patria; ma
+presto, presso al cadavere dell’Imperatore suo amico,
+ebbe il dolore di vedere innanzi a’ suoi occhi spente
+gloria, vigoria di forze, potenza di dominio, fortuna. Il
+grande Enrico III morì addì 5 Ottobre del 1056, quando
+aveva soltanto trentanove anni, e con lui finì la serie
+dei potenti Imperatori di stirpe franca che avevano
+elevato Germania all’apice della sua potenza universale.
+La morte immatura di questo Principe scosse,
+trasformò il mondo, e fu massima sventura eziandio per
+Alemagna. Vicino alla sua tomba rimanevano un bambino
+re e una donna tutrice sua; le terre tedesche e
+Italia piombavano nel disordine dell’anarchia, ma la
+Chiesa, che intendeva ad elevare sè stessa, si vedeva
+tutt’a un tratto libera dalla dittatura imperiale. Mentre
+Vittore II piangeva presso la bara del suo amico, sì
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+come un tempo Silvestro II aveva pianto accanto al
+letto di morte di Ottone III, il monaco Ildebrando aveva
+di che predire a sè stesso i trionfi che riporterebbe sul
+derelitto erede dell’Imperatore di Alemagna e d’Italia.
+</p>
+
+<p>
+L’imperatrice Agnese, figlia di quel grande duca
+Guglielmo di Aquitania cui in passato i Lombardi
+avevano offerto la loro corona, tenne la reggenza a pro
+del figliuol suo Enrico IV, che toccava appena i sedici
+anni; però fecelo con maggiori difficoltà e con minor
+ingegno di quello che anticamente avesse avuto Teofania.
+Consigliere suo doveva anzi tutti essere papa
+Vittorio, perciocchè a lui l’Imperatore morendo avesse
+raccomandato lo Stato e il suo erede: pieno di buona
+volontà diè egli opera a ordinare le cose di Germania,
+e raffermò la successione del giovinetto Principe, ma
+ben presto dovette tornarsene a Roma, dove fu mandato
+da vicario imperiale d’Italia. Quivi in nome dell’Imperatore
+il Papa governò (strano caso!) tutti i territorî
+appartenenti alla corona, e fin tanto che visse
+resse eziandio Spoleto e Camerino con pienezza di autorità
+ducale&#8205;<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a>: non v’era adesso altro che la potenza
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+di Goffredo, che tenesse in bilico una podestà di cui a
+mala pena s’era mai visto la maggiore. Vittore dovette
+pertanto non frammettere indugio a guadagnarlo
+a sè, chè anzi, omai nella dieta tenuta a Colonia nel
+Dicembre dell’anno 1056, lo ebbe riconciliato coll’Imperatrice.
+</p>
+
+<p>
+Goffredo potè ricondurre in Italia la moglie sua e
+la figliastra Matilde, riconosciuto dall’Impero per posseditore
+di tutti i feudi di Bonifacio margravio. La
+sua potenza pari a quella di un Re, gli concesse d’allora
+in poi un’influenza grande sulle cose della Chiesa,
+maggiore di quella che in antico avessero avuto i Duchi
+di Spoleto. Egli teneva sè medesimo in conto di patrizio
+di Roma, cui spettava di indirizzare la elezione
+pontificia o di addurvi i Papi; e senza dubbio l’imperatrice
+Agnese a Colonia gli aveva veramente conferito
+se non titolo di patrizio, almeno autorità durevole
+di <i>Missus</i> per Roma e la tutela del Papato: tempo prima
+il duca Bonifacio aveva esercitato pari officio&#8205;<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Allorquando Vittore II, nella primavera dell’anno
+1057, venne una seconda volta a Firenze tentò
+di rendere a sè affezionata questa famiglia lotaringia.
+Federico fratello di Goffredo era già stato da lui confermato
+ad abate di Monte Cassino, e adesso, al 14 di
+Giugno, da Firenze lo creava eziandio cardinale prete
+di san Crisogono nel Transtevere. Ildebrando aveva
+<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
+disposto che il Lotaringio sarebbe futuro papa; frammezzo
+a Roma ed a Germania poneva egli questa famiglia
+potente, che soltanto d’apparenza s’era conciliata
+coll’Impero tedesco, e col soccorso di essa sperava di
+conquistare la independenza della Chiesa.
+</p>
+
+<p>
+Con grande pompa venne il novello Cardinale a
+Roma, dove ricevette orrevoli accoglienze, come al fratello
+del primo Principe d’Italia si conveniva: tolse
+possedimento della sua chiesa titolare, e pose dimora
+sul ruinoso Palatino, nella chiesa ossia nel monastero
+di santa Maria <i>in Pallara</i>, dove fin d’allora avevano
+loro residenza Benedettini di Monte Cassino&#8205;<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>. Appena
+era arrivato, che capitava novella della morte di Vittore
+II: cadeva così il solo appoggio che l’Impero
+avesse in Italia, e la casa lotaringia tutt’a un tratto
+si vedeva presso all’apogeo di sua potenza. Adesso,
+morto l’ultimo Papa imperiale mentre durava la reggenza
+di una debole donna, potevasi osare di mettere a
+prova la libertà dell’elezione pontificia; e, com’è ben
+naturale, questa non poteva cadere che sul Cardinale
+lotaringio, poichè egli solo era l’uomo potente che fosse
+da tanto di sfidare la corona germanica.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+</p>
+
+<p>
+Federico, nato al principato, aveva animo prudente,
+severo, vigoroso; lui tutt’a un tratto e ad una sol voce
+Roma chiedeva per papa, quantunque Ildebrando, che
+l’altro, per serbare convenevoli apparenze, aveva proposto
+a candidato, non fosse ancor giunto. Nobili, clero,
+popolo corsero impazienti nel giorno 2 di Agosto al
+Palatino; ne condussero il potente uomo a san Pietro
+<i>in Vincula</i>, dove con massima prestezza lo si elesse e
+proclamò papa con nome di Stefano IX; quindi fu tratto
+trionfalmente a prender possesso del Laterano, e, omai
+ai 3 di Agosto, ordinato in san Pietro. Così i voti di
+molti Romani si raccolsero di buon grado sopra un
+uomo di spiriti principeschi, perseguitato dall’Imperatore
+tedesco; con lui poterono compiere di bel nuovo
+liberamente un atto di elezione pontificia, il primo dopo
+tanto tempo dacchè fu loro dato poterlo fare&#8205;<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L’esaltamento di Stefano sciolse anche dell’ultima
+pastoia l’influenza dei Lotaringi in Italia. Il Margravio
+di Toscana si prendeva adesso anche Spoleto e Camerino,
+e riuniva pertanto sotto il suo dominio quasi tutte
+le terre che si stendono da Mantova e da Ferrara
+fin giù basso al territorio romano. Che cos’è più naturale
+del pensiero che il novello Papa avesse destinato
+di dare al fratel suo la corona imperiale, e che soltanto
+con questo scopo Goffredo lo avesse levato alla dignità
+pontificia?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+</p>
+
+<p>
+Con dolore la corte tedesca udì della morte di Vittore,
+con ira udì della libera elezione di Stefano; ma
+troppo debole era dessa per rivendicare colla forza i
+perduti diritti del Patriziato, che ad ogni modo il popolo
+romano non soltanto ad Enrico III, ma eziandio
+ai suoi succeditori aveva trasferito. Qualche tempo dopo,
+Stefano IX mandò a Germania, da nunzio suo, Ildebrando,
+dove questo valente diplomatico doveva giustificarlo
+e ottenerne pacificazione. Il Papa lo aveva eletto
+ad arcidiacono (già era abate di san Paolo presso di
+Roma), e gli aveva così impartito il primo officio della
+curia; poichè poi vedeva pendere imminente la discordia
+fra la corte alemanna e la santa Sede non frapponeva
+tempo a radunare intorno a sè campioni animosissimi.
+Ildebrando fu il vero capitano del partito che voleva la
+riforma, e Pier Damiani, che Stefano trasse a Roma
+facendolo cardinal vescovo di Ostia, fu suo profeta zelantissimo.
+L’indole di questo monaco, il suo indirizzo
+e le sue opere ben si meritano qualche attenzione, perocchè
+rappresentino un grande elemento di vita, da cui
+non può tenersi separata nemmanco la storia della Città,
+quale fu a questo tempo.
+</p>
+
+<h4 id="cap3-7-2">§ 2.
+<span class="smaller">Gli eremiti e san Pier Damiani. — Disciplina di
+penitenza. — Stefano IX raccoglie intorno a sè uomini illustri,
+eleggendoli a cardinali.</span></h4>
+
+<p>
+Le quante volte si corruppe la disciplina ecclesiastica,
+sempre abbiamo veduto sorgere uomini santi, e porre
+un argine alla ruina della Chiesa. Di tal fatta persone
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+vedemmo quando parlammo di Odone di Cluny, di Romualdo
+e di santo Nilo, e la serie di lor gente continuò
+nel secolo undecimo. Per necessità naturale delle cose
+Benedetto IX trovò l’antitesi di sè in santi della sua
+medesima età, e la storia del monacato a quel tempo è
+ricca di meravigliosi rilievi. Mentre Vescovi dimentichi
+di Dio celebravano loro orgie pagane, monaci convulsamente
+assorti in devozioni pie dimoravano entro a celle
+romite in montagne inaccessibili, e anacoreti ferventi,
+nell’abnegazione di sè stessi, intraprendevano a espiare
+le colpe degli uomini peccatori con penitenze di sè incolpevoli.
+In quelle celle ossiano caverne del pietismo viveva
+la famiglia ignota al mondo dei minori profeti,
+del cui zelo di vita, condotta nelle campagne e nelle
+foreste, erano soli testimoni gli abitatori dei monti
+e de’ campi. Però queste migliaia di eremiti non formano
+che i bassi gradini di una piramide; a quelli
+superiori s’elevano uomini di più eletta indole, che in
+cerchia sociale più ampia si acquistarono potenza, e
+dirizzarono l’animo e i patrimonî degli uomini alle
+fonti, donde scendevano i rivi che andavano poi nutrendo
+la Chiesa di Roma. La stessa età vide fiorire
+Domenico di Sora, Brunone di Segni, Gualberto di
+Vallombrosa, Guido di Pomposa e Pier Damiani; quest’ultimo,
+intelletto eccellente nel monacato, non ingegno
+creatore e pratico secondo il genio antico, ma fornito
+di grandi forze di mistica fantasia: e di queste accortamente
+seppe giovarsi Ildebrando per accendere di
+estasi il mondo, in quello che egli con freddo raziocinio
+e con prudenti calcoli poneva le fondamenta del suo
+sistema gerarchico.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+</p>
+
+<p>
+Lo spirito di Romualdo sembra aver continuato a
+vivere in petto di Pier Damiani. Al pari del primo, nato
+anch’egli a Ravenna (nell’anno 1007), ebbe sventurata
+fanciullezza, e dovette attendere a guardia dei majali,
+fino a che alcuni parenti suoi lo tolsero a educare. Datosi
+agli studî della grammatica diventò uomo erudito,
+e financo insegnò a Ravenna, ma il suo animo inclinevole
+alla mestizia lo trasse ai silenzî della vita solitaria.
+Si fece monaco e finalmente eremita a Fonte
+Avellana, che era un convento di solitarî istituito da
+Romualdo, nelle vicinanze di Gubbio. In tempi andati
+l’ordine di Benedetto, republica monastica socievole e
+dedicata al lavoro, aveva esercitato influenza benefica
+sulla barbarie; più tardi s’era abbandonata l’idea cardinale
+che quello s’aveva preso a legge, e da dopo di
+Romualdo erano venuti sorgendo i romitaggi. Intorno
+alla metà del secolo undecimo per tutta Italia si trovavano
+sparsi anacoreti, ma ordinati erano in congregazioni,
+come in quella di Romualdo a Camaldoli e nell’altra
+ancor più severa di Gualberto a Vallombrosa. Quei solitarî,
+alleati nello stesso principio di mistica penitenza
+rivolta a combattere la corruttela della Chiesa, rappresentavano
+un esercito sparpagliato, eppur combattente di
+conserva, che si trincerava in campo non per la riformazione
+della società, ma per quella della Chiesa e
+per la signoria di Roma. L’influenza che gli eremiti
+esercitarono su tutte cose, financo sulle condizioni politiche
+di quell’età, tocca quasi il mistero, e forse non
+può paragonarsi altrimenti che colle scuole dei Profeti
+dell’antico Testamento.
+</p>
+
+<p>
+Al pari di Romualdo, anche san Pier Damiani fondò
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+romitaggi, raccolse discepoli che da apostoli della vita
+solitaria mandò nelle province; e la rinomanza del
+priore di Fonte Avellana si sparse per tutta Italia.
+Bentosto diventò egli uno dei più operosi campioni che
+facevano guerra ai vizî ecclesiastici della sua età, alla
+vita immodesta del clero e alla simonia. Se qualche
+scrittore di satire avesse voluto dipingere un quadro
+della Chiesa, ne avrebbe allora trovato tema più abbondante
+di quello che avuto aveva san Girolamo; e lo
+stesso Pier Damiani in alcune scritture, sì come prima
+di lui fece Raterio, descrisse la lussuria dei Cardinali e
+dei Vescovi, degna di altrettanti satrapi&#8205;<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>. Anzi tutto
+cominciò egli a correggere il costume del monacato,
+ma la sua riforma ebbe natura diversa dalla regola di
+Benedetto che s’inspirò a principî liberali e pratici. Sua
+intima sostanza si era la penitenza; essa dava pertanto
+origine ad un sistema di mortificazione, che oggidì
+parer deve puerile e mette repugnanza.
+</p>
+
+<p>
+Il monaco pio, che si flagellava a furia di disciplina,
+riusciva a mitigare il dolore delle percosse, poichè nel
+suo vaneggiamento credeva che gli angeli plaudissero
+dal cielo ad ognuno de’ suoi colpi; ma le sue battiture
+certo non contribuivano alla felicità sociale, sì come
+invece avrebbe fatto un lavoro fornito con opera intelligente.
+Lo spirito umano s’era nuovamente abbuiato così
+<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
+tanto, fino ad illudersi che l’uomo si avvicinasse massimamente
+all’imagine di Dio in quella forma di dolorosa
+imbecillità. Il Damiani stesso ci ha abbozzato il ritratto
+di siffatto genere di penitenti. «In una delle nostre
+celle», così narra egli, «abbiamo un selvaggio idiota,
+che balbetta cinquanta salmi, e li ripete sette volte al
+giorno. Sono quindici anni che egli non esce della
+sua cella; i capelli gli sono cresciuti fino alla caviglia,
+la sua barba è tutta irta che mette paura. Per
+tre giorni alla settimana non accosta alla bocca cibo
+di sorte, per tre altri prende qualche po’ di pane e di
+acqua. Alla domenica ei si cuoce una vivanda che dovrebbe
+essere una specie di ghiottoneria; il gustarla o
+soltanto l’annasarla teniamo essere una buona prova di
+penitenza. La sua cella ammorba di puzzo, l’acqua che
+ei beve somiglia a feccia, e d’abito non muta mai. Sollazzo
+dei suoi giorni e delle sue notti sono due serpi, i
+quali, mentre canta i suoi salmi, accarezzandolo gli cingono
+il capo&#8205;<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a>». Noi che viviamo a questi nostri giorni
+guardiamo al povero idiota Martino Storace con un senso
+di penosa compassione qual’è quella che desta la vista
+di un pazzo; anche il Damiani dichiara non essere buona
+questa specie di mortificazione; la sua coltura e lo spirito
+della musa poetica che gli scaldava il petto gliene
+mettevano repugnanza, ma non gli impedivano di raccomandare
+la disciplina come strumento essenziale di
+santificazione; laonde diventò quasi maestro e padre
+dei flagellatori.
+</p>
+
+<p>
+Fin da’ tempi antichi una delle armi più potenti
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+che la Chiesa abbia tenuto in mano sua si furono le penitenze
+che essa imponeva al peccatore. Una generazione
+ineducata di uomini non vergognava di sottomettersi
+alla pena dei proprî trascorsi, sostenendola nella forma
+puerile di castighi corporali; benanco un Imperatore,
+qual si fu Enrico III, soventi volte adoperò sulle sue
+carni il flagello, e per il corso di alcuni secoli, genti di
+tutti i ceti e di tutte le famiglie, financo nobili donne,
+offerivano il dorso nudato ai colpi di disciplina che loro
+somministrava qualche monaco o qualche diacono dalla
+fronte fanatica o dal labbro sorridente. Nel secolo undecimo
+s’era introdotto un formale computo aritmetico in
+riferimento al numero ed al valore dei colpi di flagello.
+Ad ogni peccato corrispondeva un periodo di tempo di
+penitenza, ma le colpe, delle quali la natura umana si
+caricava, assai più erano che le epoche di penitenza onde
+potevasi disporre; laonde parecchi peccatori avevano
+notato a taccuino tanto grave numero di debiti, che
+avrebbero dovuto vivere dei secoli per mondarsi e diventar
+giusti secondo il canone di penitenza. Or dunque
+la Chiesa veniva loro in ajuto, concedendo alla gente
+ricca di commutare il numero degli anni di penitenza
+in somme di denaro destinate a pii scopi ed ai poveri,
+accordando di sostituirvi corrispondenti colpi di disciplina,
+digiuni e canto dei salmi. Un patrimonio veramente
+immenso di denaro, di possedimenti e di terre, che
+offerto era per il riscatto dell’anima (<i>pro redemptione
+animae</i>), affluiva di tal maniera negli scrigni della
+Chiesa, fino a che il rimborso a moneta contante, che
+contro all’insegnamento cristiano si faceva della colpa
+morale, diè occasione alla riforma di Lutero. Nel medio
+<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
+evo l’anima dell’uomo era serva assoluta del sacerdozio
+e dipendenza della Chiesa (<i>ecclesiae adscripta</i>), la quale
+sopra questo rapporto di colpa e di espiazione fondò
+quel suo potere, che pare quasi meraviglioso.
+</p>
+
+<p>
+Giusta il canone, un anno di penitenza era pari a
+<i>solidi</i> ventisei, ossiano talleri trenta pei ricchi, e a <i>solidi</i>
+tre pei poveri; però un giorno di penitenza corrispondeva
+eziandio a venti colpi somministrati sulla
+palma della mano, oppure a cinquanta salmi; un anno
+di penitenza si parificava con conto tondo a tremila
+colpi di frusta, purchè vi si accompagnasse per soprappiù
+il canto de’ salmi. Pertanto il peccatore poteva
+fornire in termine corto, mercè di determinati esercizî,
+alcuni secoli di penitenza. La bravura tutto propria del
+Damiani era superata dalla maestria del corazzato Domenico,
+il quale con furibonda prestezza sapeva mediante
+la frusta purgarsi di secoli. Costui indossava
+costantemente sulla nuda persona una corazza di scaglie
+di ferro, armatura che lo muniva nella lotta contro
+gli impuri spiriti della lussuria; nè la svestiva se non
+quando prendeva in ciascuna mano un flagello, e cantando
+salmi si batteva quel tanto che corrispondeva
+ad un secolo e più di penitenza. Dapprincipio il Damiani
+compieva in un anno l’opera di un secolo, ma il
+corazzato lo accertava che poteva giungerne a capo
+in sei brevi giorni. Infatti tremila colpi fanno un anno;
+nel canto di dieci salmi (così ne aveva fatto esperto
+conto) si occupa uno spazio di tempo durante il quale
+con gran comodità un uomo può somministrarsi mille
+colpi; il salterio ha cencinquanta salmi e quindi inchiude
+cinque anni di penitenza; questi cinque moltiplicati
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+per venti fanno cento; dunque chi recita venti
+volte il salterio accompagnandosi con colpi di disciplina,
+compie un secolo di penitenza&#8205;<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>. Il Damiani propose
+a modello l’energia del suo amico, e difese fervidamente
+il valore della disciplina contro un altro monaco
+Pietro, il quale ebbe il coraggio e l’intelletto di
+condannare lo spaventoso istituto della flagellazione&#8205;<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Se si guardi al ributtante spettacolo che presentano
+siffatti martiri di un delirio, senza tener conto dell’oscuro
+tempo in cui eglino vivevano, non si può che
+metterli in derisione come vere figure da baia; ma
+se si pongono in relazione colla loro età diventano
+anch’essi vere persone di tragica natura, al pari di
+tutte quelle altre vittime che, sebbene in forma differente,
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+la gente umana in ogni epoca deve sagrificare
+per conseguire la sua libertà morale.
+</p>
+
+<p>
+Però se il Damiani non avesse avuto altri meriti,
+fuor di un cotal zelo per la sferza, nessuna celebrità
+avrebbe acquistata a sè stesso. Per lo contrario ei fu
+dappiù che un semplice asceta. Romualdo era stato
+uomo ignorante; il Damiani fu erudito, tenne relazioni
+con tutti i personaggi più cospicui del suo tempo,
+e sui grandi e sui piccoli esercitò influenza con sue
+lettere. La corruttela del clero lo accorava sinceramente
+e nel profondo dell’anima: Ildebrando era la
+testa politica della Chiesa, ma il Damiani era il cuore
+che con sentimento d’amore batteva in petto ad essa.
+Aveva intelletto debole, ma grande semplicità monastica,
+natura lirica, fantasia che si pasceva di imagini
+mistiche: appunto per tutto questo esercitò influenza
+sulla moltitudine del popolo. Ingegno cotale, in cui
+esuberava l’entusiasmo della fede, non era fatto per
+rimanersi sepolto nella solitudine, e Stefano IX lo
+costrinse a venire a Roma. L’eremita si dibattè contro
+alla vita che era costretto a condurre in mezzo
+ai Cardinali ed a’ maggiorenti; chè, per quanto allora
+nell’universale l’alto clero mancasse di cultura, tuttavia,
+da dopo di Leone IX, contava esso in Roma alcuni
+uomini illustri per dottrina e per intelligenza. Le attenenze
+di Roma col mondo, parimenti come il grande
+còmpito ecclesiastico che loro si spettava, davano fin
+d’allora a questi Cardinali una maestà quasi principesca.
+«Allorchè mi trovo», così deplorava il Damiani,
+«in mezzo a quei Vescovi, mi si sopraffà di facezie e
+di sali attici, di urbane parole e di mille questioni che
+<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
+fanno di noi preti altrettanti retori o buffoni. E se a
+tutto questo oppongo un viso ingenuo o vergognoso,
+mi si dà dell’inumano, dello zelante, della tigre ircana,
+dell’uomo di sasso»&#8205;<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a>. Il frate severo aveva sufficienti
+ragioni di tenere il broncio ai Cardinali che col
+falcone in pugno correvano a caccia per la campagna,
+o come altrettanti lanzichenecchi sedevano giocando ai
+bossoli; ed eglino alla loro volta avevano di che celiare
+della sua ruvidità anacoretica, quando vietava loro benanco
+l’innocente giuoco degli scacchi&#8205;<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>. Il Damiani
+obbedì al comando che lo chiamava ad Ostia e a Roma,
+e dappoi fu adoperato in servigio della Chiesa da nunzio,
+da paciero, da mediatore di partiti, da apostolo del celibato
+e da oratore popolare.
+</p>
+
+<p>
+Oltre a lui vivevano allora altri ingegni forniti di
+maggior senso pratico e di più grande energia, che
+Stefano IX chiamò intorno a sè, oppure trovò di già in
+Roma. Umberto borgognone, cardinale vescovo di Silva
+Candida, Stefano cardinale di san Crisogono e monaco di
+Cluny, Anselmo di Badagio vescovo di Lucca, Desiderio
+abate di Monte Cassino e cardinale di santa Cecilia, finalmente
+Ildebrando, erano a quel tempo gli uomini che
+<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
+alla Chiesa imprimevano più o meno forti impulsi di vita
+nuova. Da tempo lungo Roma non aveva raccolto entro
+di sè tanti illustri Cardinali, e questo collegio di consiglieri
+del Pontefice andava pertanto procedendo verso
+un nuovo e splendido avvenire. Roma civile rimaneva
+qual era, ma Roma ecclesiastica in brevissimo tempo s’era
+tanto mutata da non potersi più riconoscere. Uomini di
+gran levatura attorniavano un Papa di gran levatura; al
+pari di questo erano anch’essi stranieri ed educati nell’ordine
+di Cluny e nella regola di san Benedetto. Forse
+che la Chiesa poteva sommergere sì come sarebbe avvenuto
+di uno Stato temporale, essa che all’esausto suolo
+di Roma non era ristretta con angusto legame, ma
+assorbiva forze fresche e rigogliose da tutti i paesi della
+terra per ringiovanirsi sempre novellamente?
+</p>
+
+<h4 id="cap3-7-3">§ 3.
+<span class="smaller">Progetti di Stefano IX e sua morte. — Benedetto X
+è elevato dai nobili al pontificato. — Gerardo di Firenze, con
+nome di Nicolò II. — Ildebrando trae soccorso dai Normanni. — Nuovo
+decreto sulla elezione. — Progressi dei Normanni. — Eglino
+prestano al Papa giuramento di vassallaggio. — Caduta
+di Benedetto X.</span></h4>
+
+<p>
+Mentre Stefano IX con tutte le sue forze dava opera
+alla riforma, andava egli in pari tempo ravvolgendo in
+mente disegni arditi di ordine temporale. Voleva cacciare
+d’Italia la dominazione tedesca, fondare un impero
+italico sotto di Goffredo, ampliare lo Stato della
+Chiesa. La mente principesca di Stefano si mostra
+chiara nella leggenda <i>Felix Roma</i>, che è incisa sopra
+una delle sue bolle di piombo: così, dopo lungo periodo
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+di tempo, un Papa tornava ad ornare la canuta
+Roma di quel titolo onde per l’ultima volta la aveva
+decorata il goto Teodorico&#8205;<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>. Stefano odiava i Normanni,
+perciocchè fosse stato compagno di Leone IX a Civita
+e ne avesse divisa la sventura; sperava egli di
+poterne torre vendetta colle armi del fratel suo, e
+di conseguire indi il compimento delle pretese che la
+Chiesa moveva sull’Italia meridionale. Sennonchè egli
+difettava di nerbo di denaro, e perciò chiedeva che gli
+fossero restituiti i donativi che aveva ricevuti dall’imperatore
+Costantino e, portati con sè da Bisanzio, lasciati
+in deposito a Monte Cassino; benanco gli stava a
+cuore di impadronirsi del tesoro dell’Abazia e lo domandava.
+I monaci piagnucolando portarono a Roma il
+loro argento e il loro oro; tuttavia il Pontefice non
+toccò queste ricchezze del monastero e le restituì. Il
+concitamento dell’animo suo, che si travagliava in
+giganteschi progetti, limò la sua vita; volle andare
+dal fratel suo a Firenze, e, prima di partire, si fe’ promettere
+dai Romani che, in caso di sua morte, non imprenderebbero
+ad eleggere chicchessia se prima Ildebrando
+non fosse tornato di Germania. E appena fu
+giunto a Firenze, vi passò di vita ai 22 di Marzo dell’anno
+1058&#8205;<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>. Se Stefano IX, uomo d’indole eletta,
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+avesse retto più a lungo il pontificato, facilmente sarebbe
+egli giunto a capo, in unione col fratel suo, di dare un
+assetto differente all’Italia. Con lui si chiuse la serie di
+cinque Papi tedeschi che, da dopo di Clemente II, furono
+ascesi alla cattedra di san Pietro&#8205;<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Questa morte diè tosto opportunità ad una reazione
+della nobiltà nella Città e nel suo territorio. La fazione
+tusculana afferrò l’occasione propizia per trarre a sè
+novellamente il patriziato e la elezione pontificia; financo
+i Crescenzî si allearono con quella; tutti i partiti,
+cui la severità riformatrice dei Papi stranieri aveva
+chiamato in vita, tutti gl’instizziti nemici d’Ildebrando,
+schierandosi sotto gli ordini del clero donnaiuolo e
+simoniaco, si sollevarono in pari tratto. A capo della
+famiglia tusculana era allora tuttavia Gregorio, figlio
+di Alberico e fratello di Benedetto IX; a lui si aggiunsero
+Gerardo conte di Galeria e figlio di Rainero, i figliuoli
+di Crescenzio conte di Monticelli (presso a Tivoli), e
+illustri Romani in gran numero. Costoro penetrarono
+nottetempo nella Città, e sollevarono con grande violenza
+Giovanni Mincio, cardinale vescovo di Velletri, alla
+sedia pontificia con nome di Benedetto X&#8205;<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>. I Cardinali
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+volsero in fuga con Pier Damiani alla loro testa, nè
+potendo altro fare, scagliarono il loro anatema contro
+agli invasori; Roma risonò di tumulto in mezzo a quell’assalimento
+armato e il popolo, letificato coll’oro ed
+eziandio col sacco dato allo scrigno di san Pietro, prestò
+nuovamente omaggio al Papa della nobiltà tusculana&#8205;<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per tal guisa l’opera laboriosa di tanti Concilî cadeva
+tutt’a un tratto distrutta; nuovamente i capitani
+della Campagna erano tornati in possesso della podestà
+patrizia, Benedetto X sedeva sulla cattedra santa
+tutto l’anno 1058 senza che alcuno lo combattesse, ed
+era riverito papa in Laterano. Goffredo di Toscana non
+gli opponeva impedimento di sorta, ma nell’Aprile l’imperatrice
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+Agnese mandava Ildebrando a Firenze da suo
+legato, fornito di pieni poteri; e questi in un Sinodo tenuto
+a Siena ai 18 Dicembre, conveniva con Goffredo e
+con Beatrice nella scelta di Gerardo vescovo di Firenze.
+La necessità di quel tempo costringeva il partito clericale
+a implorare la confermazione della Reggenza tedesca;
+e financo la nobiltà romana che apparteneva alla
+fazione ostile dei Tusculani aveva mandato ambasciatori
+a Germania, e protestato di volere in ogni circostanza
+serbar ligia fede al giuramento prestato in antico ad
+Enrico III&#8205;<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>. L’Imperatrice allora incaricava Goffredo
+di condurre l’eletto a Roma; il Margravio armava a tal
+uopo un esercito, ma, come era avvenuto al tempo di
+Enrico III, dovevasi primamente tenere un Concilio in
+Sutri.
+</p>
+
+<p>
+Guiberto, cancelliere dell’Impero e, dopo la morte
+di Vittore II, vicario imperiale in Italia, accompagnò il
+Duca a Sutri, dove, sulla fine dell’anno, fu pronunciata
+la deposizione di Benedetto, e per papa fu riconosciuto
+con tutte le valide forme Gerardo. Tosto dopo si mosse
+contro a Roma, dove i capitani erano risoluti a difendere
+prodemente il loro Pontefice. Però Ildebrando riusciva a
+<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
+corrompere una parte dei Romani e benanco alcuni dei
+Conti ribelli, laonde ancor prima che l’esercito si avvicinasse
+alla Città, le fazioni erano colà venute a lotta fra
+loro con rabbia feroce. I Transteverini, ossia il loro capo
+Leone <i>de Benedicto Christiano</i>, uomo di origine ebrea,
+apersero la porta, per modo che le soldatesche di Goffredo
+occuparono la città Leonina e l’isola&#8205;<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a>. Ildebrando
+di sua propria autorità espulse dall’officio Pietro,
+che fin adesso era stato prefetto, e ne affidò la carica
+ad un nobile di Transtevere, appellato Giovanni Tinioso,
+in quello che le milizie del Margravio cingevano di
+assedio il Laterano&#8205;<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>. Allora Benedetto X se ne fuggì
+al castello di Passarano, possedimento di Regetello,
+figlio di Crescenzio prefetto; e poco tempo dopo, partendo
+di colà, si ricoverò presso il Conte di Galeria&#8205;<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
+</p>
+
+<p>
+Fu conseguenza di tutto ciò, che Gerardo di Firenze,
+oriundo borgognone salì alla cattedra santa nel Gennaio
+dell’anno 1059 con nome di Nicolò II, senza che
+chicchessia gli movesse contrarietà: nel tempo istesso
+Ildebrando andava affrettatamente nella Campania, conchiudeva
+una lega temporanea coi Normanni, e conduceva
+indi con sè a Roma trecento dei loro cavalieri. Si
+congiunsero questi coi soldati pontificî, e assalirono
+l’Antipapa in Galeria, ma dovettero levar l’assedio per
+tornarsene più tardi con rinforzi&#8205;<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il rovescio repentino che il suo sistema aveva subìto
+per opera della nobiltà cittadina fece sì che il partito
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+riformatore raddoppiasse di energia sotto la capitananza
+di Ildebrando, che adesso era ministro onnipossente
+in Roma. Or dunque volevasi affermare la libertà
+della elezione pontificia, in modo da sottrarla a qualsiasi
+influenza della nobiltà romana, e (se si poteva giungerne
+a capo) anche a quella della corona germanica. Pertanto
+Nicolò II congregò, nell’Aprile del 1059, centotredici
+Vescovi al suo primo Concilio solenne: in esso il Papa dei
+nobili, Benedetto X, fu condannato; si rinnovò il divieto
+del concubinato dei preti e della simonia; finalmente
+una novella legge si promulgò sulla elezione pontificia.
+</p>
+
+<p>
+Questo decreto celebre, che fu creazione della mano
+e della mente di Ildebrando, elevò il collegio dei Cardinali
+romani a vero senato ecclesiastico, dal cui seno solamente,
+col procedere del tempo, dovevano uscire i Papi.
+Nel decreto si statuiva che la vera e propria elezione
+avrebbe spettato ad essi, i quali, a seconda de’ loro gradi,
+erano vescovi del territorio della Città, e preti e diaconi
+delle chiese titolari di Roma; ordinavasi che alla loro
+scelta, d’allora in poi, clero e popolo non avrebbero
+potuto far altro che assentire&#8205;<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mentre dunque la nobiltà cittadina pretendeva di
+esser essa pur sempre il Senato romano, il Papa contrapponeva
+a quei Consoli e a quei Senatori il Collegio
+cardinalizio, e omai, dopo di quel decreto sull’elezione,
+il Damiani paragonava i sette Cardinali vescovi del Laterano
+al Senato di Roma antica&#8205;<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>. Uno spirito di monarchia
+s’apprendeva alla Chiesa, la quale, più e più
+sempre, assunse forma esclusiva di corporazione politica.
+Per verità il decreto non bandiva tutto affatto dal diritto
+di elezione i tre antichi ordini elettivi (<i>Clerus, Ordo,
+Populus</i>), ma il loro assentimento tenuto per accessorio
+altro non fu quindi in poi, che una forma tradizionale.
+Il popolo fu escluso dall’elezione; l’antichissimo fondamento
+democratico ne andò demolito, e la nomina del
+Vescovo massimo diventò privilegio di una minoranza
+aristocratica di preti residenti in Roma. Finalmente, all’uopo
+di sottrarre la elezione pontificia alla violenza
+di rivoluzioni cittadine, fu statuito non esservi più obligo
+che avvenir dovesse entro le mura della Città, ma fu
+consentito che eziandio un piccolo numero di Cardinali
+potesse eleggere con rito canonico il Papa in qualche
+luogo diverso: si dichiarava che il Papa potrebbe benanco
+appartenere a qualche chiesa fuori di Roma.
+</p>
+
+<p>
+Non si osò dar di frego al diritto patriziale della
+<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
+corona tedesca, poichè Guiberto cancelliere nol volle
+lasciar attenuare; però con accortezza se ne restrinse il
+limite, fino a ridurlo soltanto un diritto onorifico personale.
+Con parole ambigue fu detto, che l’elezione
+avverrebbe per opera dei Cardinali, «salvo il debito
+onore e la reverenza già assicurata al nostro diletto figlio
+Enrico, attuale Re, e, così Dio conceda, futuro Imperatore,
+ed ai successori di lui che avranno conseguito
+personalmente questo diritto dalla Sede apostolica&#8205;<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a>».
+</p>
+
+<p>
+Dopo che col proceder del tempo la cerchia degli
+eligenti s’era andata ognor più restringendo, l’elezione
+del maggior Vescovo della Cristianità venne posta di
+tal maniera in mano di pochi Vescovi e preti elettori,
+di uomini cioè che allora non peranco indossavano la
+porpora, ma col correr del tempo dovevano dividere la
+signoria temporale del Papa in qualità di pari suoi, e,
+più orgogliosi dei Senatori antichi, pretendere alla dignità
+di nati principi. Fra tutte le metamorfosi che la
+Chiesa subì, la costituzione di questo Collegio fu forse ciò
+che massimamente ne fece deviare l’organamento dalla
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+sua origine evangelica. Quantunque un principio naturale
+suffraghi l’idea che il diritto elettivo debba essere
+esteso all’universale, tuttavolta il pratico adempimento
+di siffatta regola presuppone condizioni di popolo primitive
+od altrimenti intelligenza diffusa anch’essa all’universale;
+effettivamente però quelli che veramente eleggono
+ed anche imperano saranno in tutti i tempi i pochi
+potenti o i pochi savî. Un buon Patrizio, ossia un buon
+Imperatore come era Enrico III, avrebbe potuto eleggere
+dei Papi buoni; un’intelligente aristocrazia elettrice
+avrebbe potuto fare lo stesso: in breve, il decreto sull’elezione
+promulgato da Nicolò II, non potè premunire
+la Chiesa d’avere Papi cattivi, ma fu d’immensa
+rilevanza per la libertà del Papato. Esso tolse per sempre
+il più considerevole fattore della storia cittadina di
+Roma dalle mani del popolo romano, e presto assai
+anche da quelle della podestà imperiale. Finchè visse
+Enrico III nessun Papa avrebbe saputo arrischiarne il
+grave passo, ma i Cardinali, con maggiore accortezza
+dei Patrizî e dei Senatori di tutti i Romani, seppero
+profittare di ogni periodo di assopimento dell’Impero
+tedesco; e il sistema ammirabile della gerarchia somigliò
+ben presto ad una fortezza gigantesca munita di
+cento muri concentrici, che a vicenda si coprivano l’un
+l’altro.
+</p>
+
+<p>
+L’arditezza del disegno avrebbe reso più trepidi
+Nicolò e Ildebrando, se omai non si avessero assicurato
+soccorso di alleati. In questo tempo la Chiesa romana
+capiva di dover combattere una battaglia di vita e di
+morte col reame tedesco, e trovavasi in condizioni pari a
+quelle cui erano venute le cose durante la controversia
+<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
+con Bisanzio per ragione del culto delle imagini. Affine
+di resistere ai Longobardi ed agli Esarchi, la Chiesa
+un dì aveva confermato sul loro trono Pipino e Carlo,
+uomini nuovi e usurpatori, gli aveva chiamati in Italia
+e costituiti avvocati della santa Sede. Adesso che sono
+minacciati in pari tempo dai Patrizî tedeschi e dalla
+nobiltà romana, i Papi ripongono le loro speranze precisamente
+in quei Normanni che ancora sono legati
+nell’anatema della Chiesa. L’occhio perspicace di Ildebrando
+vedeva infatti bene addentro che questa stirpe,
+la quale mirava ad alzarsi in potenza, avrebbe formato
+in Italia una dinastia, e che da essa, se la si avesse
+riconosciuta sotto certe condizioni, si avrebbe tratto di
+due maniere guadagno; se ne avrebbe avuto uno Stato
+vassallo della Chiesa ed un ajuto potente contro la città
+di Roma e contro l’Impero tedesco.
+</p>
+
+<p>
+Dopo la loro vittoria riportata su di Leone IX i
+Normanni avevano fatto rapide conquiste, e già ad essi
+prestavano obbedienza quasi tutte le Puglie e le Calabrie.
+Il progetto di Stefano IX, che mirava a cacciarli
+d’Italia, fallì colla sua morte; l’anarchia che travagliava
+il Papato favorì le imprese dell’ardito Roberto
+Guiscardo; e costui, sorto dai bassi inizî di predare
+lungo le strade, reggeva da dopo il 1056 la republica
+militare normanna in qualità di conte, essendovi succeduto
+ad Umfredo fratel suo, i cui figli aveva soppiantato
+contrariamente ad ogni fede. La impotenza di Bisanzio,
+la debolezza in cui Germania era caduta sotto la reggenza,
+le necessità del Papato, quelle proprie dei Normanni,
+tutto s’accordava per farne costituire uno Stato.
+Nell’anno 1058 Riccardo di Aversa toglieva la celebre
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+città di Capua a quell’ultimo Principe longobardo,
+che fu Landolfo V&#8205;<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a>. Poco dipoi Roberto Guiscardo
+s’impadroniva della forte Troja su di cui il Papa
+levava sue pretese; e Nicolò II lo colpiva d’anatema
+come spogliatore di beni della Chiesa. I Pontefici, che
+rade volte avevano potenza di difendere con milizie i loro
+possedimenti, dopo il secolo nono cominciarono a metter
+mano alla inesauribile armeria lateranense delle scomuniche;
+e le pene spirituali che colpir dovevano soltanto le
+colpe morali, conversero arditamente in armi della loro
+politica mondana. Sebbene una scomunica non sempre
+fosse pari ad un cherubino che colla spada fiammeggiante
+si ponesse a guardia del patrimonio minacciato, tuttavolta
+essa metteva spavento all’assalitore, perocchè
+fra le genti di questo tempo la sua mistica efficacia recasse
+angustia d’animo per lo meno eguale a quella
+che destava un’eclisse di sole&#8205;<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>. Sennonchè un eroe
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+guerriero, avido di dominare, meno forse temeva per
+la salute dell’anima sua, che per la sicurezza delle
+province rapite e riluttanti al suo giogo, le quali il
+Papa avrebbe potuto facilmente commovergli contro, se
+avesse da parte di Dio posto fuor del diritto il rapitore.
+Oltracciò, le conquiste di Roberto erano grandi
+abbastanza perchè se ne costituisse uno Stato, cui, secondo
+la fede di quell’età, il riconoscimento pontificio
+imprimeva carattere di validità e di giure divino. Entrambi
+le parti pertanto andarono in cerca l’una dell’altra,
+e si raccostarono. I vincitori di Civita, Riccardo
+di Aversa e Roberto Guiscardo, si presentarono a Nicolò
+in Melfi, dove questo Papa nell’anno 1059 raccolse un
+Concilio; entrambi uomini audacissimi, senza fede e
+coscienza, capitani di ladronaie, tutto coperti di sangue,
+predoni grandi, sani e salvi a dispetto di molti anatemi
+ecclesiastici, eroi invincibili. Colà eglino ricevettero in
+feudo dalla santa Sede le terre conquistate, eccezion fatta
+di Benevento. Si tennero così in non cale i diritti dei
+principi spodestati, parimenti come non si diè bada alla
+così detta sovranità suprema dell’Impero tedesco; fu
+vista così un’autorità legittima d’impero sparire e
+un’altra sorgere da una ladreria. In tutti i tempi la
+legittimità ha dovuto chinare il capo e cedere all’interesse
+personale, e lo stesso Stato della Chiesa è sorto
+soltanto per ciò che i Pipini calpestarono i diritti dei
+Merovingi ed i Papi soppiantarono quelli dei Bizantini:
+unicamente ciò che può parere strano si è la fidanza di
+un Papa, il quale a stranieri dispensò province straniere
+come se fossero roba sua, e financo confermò preventivamente
+in loro possedimento terre che erano ancora da
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+conquistare&#8205;<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>. Riccardo fu riconosciuto per principe
+di Capua; il Guiscardo con titolo di conte e di duca fu
+infeudato delle Puglie e delle Calabrie, e gli fu eziandio
+promessa la Sicilia, una volta ch’egli avesse tolta l’isola
+di mano degli Arabi e dei Greci. I Normanni prestarono
+al Papa giuramento di vassallaggio coll’obligo di un
+annuo tributo; giurarono di soccorrere la Chiesa affinchè
+conservasse i suoi possedimenti, e di ajutare nelle
+cose del pontificato i Papi eletti giusta i canoni dai
+migliori Cardinali&#8205;<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a>. Per tal guisa il decreto di Nicolò
+II circa la elezione venne posto sotto la tutela
+armata dei Normanni, e fu riconosciuto da questi nuovi
+principi primamente che da altri.
+</p>
+
+<p>
+Fu in conseguenza del trattato di Melfi, che Nicolò e
+Ildebrando condussero con sè a Roma un esercito di
+Normanni. I Conti di Tusculo, di Preneste e della Sabina
+<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
+furono tosto ridotti a obbedienza, e l’Antipapa fu per
+la seconda volta assediato in Galeria&#8205;<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>. Questo castello,
+discosto quindici miglia da Roma, stava presso
+al fiume Arrone nella diocesi di Silva Candida, e dal
+secolo undecimo in poi era possedimento di Conti, i
+quali se ne avevano fatto un dominio ereditario&#8205;<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a>. Gerardo
+conte, che ivi dava ricetto a Benedetto X, era
+uno dei più potenti tirannelli della Tuscia romana; capo
+del partito avverso a Ildebrando, era stato scomunicato
+da parecchi Papi, e per ultimo anche da Nicolò colle
+maledizioni più tremende. Ei si difese prodemente nella
+sua rocca, e soltanto dopo parecchi assalti fu costretto
+a consegnare l’Antipapa. Benedetto X venne a’ negoziati
+dall’alto delle mura; trenta nobili romani gli
+giurarono che sarebbe rispettata la sicurezza della sua
+persona, ed egli venne nella Città e vi pose dimora nelle
+case della madre sua, che erano in vicinanza alla
+santa Maria Maggiore. Un Concilio, sopra del quale Ildebrando
+esercitò le sue arti d’intrigo volte a precipitare
+Benedetto, depose ancora una volta quest’ultimo, lo
+<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
+espulse dall’ordine sacerdotale, e lo confinò per tutta la
+vita nel monastero di sant’Agnese presso a Roma&#8205;<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap3-7-4">§ 4.
+<span class="smaller">Irritazione che desta in Roma il decreto sull’elezione. — I
+nemici del sistema d’Ildebrando cospirano. — Nicolò II
+muore nel 1061. — I Romani ed i Lombardi domandano a
+re Enrico che elegga un papa. — Condizioni di Milano. — I
+Paterini. — I Cotta e Arialdo. — In Roma la fazione di
+Ildebrando elegge Anselmo di Lucca a pontefice. — La corte
+germanica solleva al papato Cadalo di Parma.</span></h4>
+
+<p>
+Lo scisma era superato e vinta la contrarietà dell’aristocrazia.
+D’ora in poi, in istrettissima vicinanza,
+la spada normanna s’avrebbe librato minacciosa su di
+Roma, laonde, non appena s’ebbero di ciò accorto i
+Romani, che diventarono partigiani risoluti della corte
+germanica. S’aveva questa offeso del decreto sull’elezione
+e della infeudazione che il Papa s’era arrogato di
+dare ai Normanni; pareva che i diritti dello scettro tedesco
+e i diritti della città di Roma fossero stati parimente
+e d’un istesso tratto lesi. Gli interessi dell’una
+e dell’altra parte convenivano ad associarsi in una
+<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
+lotta comune contro il novello Papato, e da ora avanti,
+per tre secoli, Roma si scisse in fazione imperiale e
+pontificia. Ildebrando raccolse intorno al suo vessillo
+tutti gli aderenti della riforma, ma il partito avverso
+era più numeroso. A questo appartenevano i Conti di
+Tusculo, di Galeria, di Segni e di Ceccano, i discendenti
+dei Crescenzî, antichi nemici di Tusculo, e quasi
+tutti i capitani d’origine germanica che erano nella
+Tuscia e nel Lazio: nel tempo medesimo la nobiltà
+cittadina era guidata dal feroce Cencio figlio di Stefano
+prefetto, e fra il clero stesso si accoglieva una
+fazione nemica, la quale aveva per duce Ugo Candido,
+cardinale di san Clemente, alsaziano di nascita.
+La unione con Alemagna e la grande scissura che tosto
+scoppiava nella Chiesa davano alla nobiltà romana una
+forza momentanea; molti di quei signori scendevano di
+origine germanica, e perciò tenevano le parti dell’Impero
+tedesco; altri, sebbene di razza latina, combattevano
+con eguale fervore la signoria del Papa sulla città di
+Roma. Tanto minor potenza finalmente avevano i Pontefici
+di vincerla su quei Baroni, perocchè da tempo
+lungo i primi non uscissero più delle grandi famiglie di
+Roma, e perciò in queste più non trovassero alcun sicuro
+appoggio: per tenersi soggetta Roma erano costretti
+di servirsi del braccio di odiati stranieri, dei Normanni&#8205;<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
+</p>
+
+<p>
+Come Nicolò II fu morto a Firenze nel giorno 27
+Luglio del 1061, le cose volsero alla catastrofe. Tutti i
+nemici della riforma si strinsero insieme; volevasi
+adesso tor vendetta della spedizione dei Normanni che
+molte nobili castella avevano distrutto, volevasi abolire
+il decreto sull’elezione, rinnovare il Patriziato. I Conti
+della Campagna, i nobili della Città, Cencio co’ suoi
+fratelli, i figli di Baruncio, Cencio e Romano, Berizone
+ed altri, Ugo cardinale con alcuni Vescovi si raccolsero
+<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
+a parlamento in Roma, e si accordarono di conferire
+formalmente al giovine re Enrico il Patriziato e i
+diritti consueti dell’elezione pontificia&#8205;<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>. Pertanto i
+congiurati contro il nuovo Papato avevano intendimenti
+conservativi, e nutrivano sentimenti contrarî
+all’idea nazionale. Al Re mandavano i simboli del Patriziato,
+la clamide di color verde, la mitra, l’anello e il
+diadema, e, riferendosi in pari tempo al decreto di Nicolò
+II sull’elezione, giusta il quale non potevasi eleggere
+alcun papa senza la cooperazione di Enrico, lo richiesero
+che desse a Roma un pontefice&#8205;<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>. Ad istigazione di
+Guiberto cancelliere s’aggiunsero ai Romani molti Vescovi
+di Lombardia e ambasciatori di Milano, i quali
+sollecitarono l’Imperatrice affinchè non permettesse
+che al figliuol suo si rapissero i diritti della corona, e
+chiesero per Papa un uomo delle terre lombarde, del paradiso
+d’Italia, come essi le appellavano, ed un tale
+che fosse aperto avversario del celibato.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il profondo commovimento destato dalla riforma,
+non fu in nessun luogo maggiore di quello che agitava
+Milano. Questa città ricca di traffichi superava allora
+per isplendore tutte le altre, e la sua importanza politica
+per qualche tratto di tempo gettò nell’ombra
+eziandio Roma. Non peranco infatti Roma s’era elevata
+all’altezza di vere lotte sociali, così come era avvenuto di
+Milano, dove esisteva una cittadinanza media potente, e
+dove s’era ordinata una costituzione republicana&#8205;<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>.
+Già in secoli anteriori quegli Arcivescovi avevano combattuto
+gagliardamente la podestà assoluta del Papato:
+il diritto cui pretendevano di coronare i Re d’Italia li
+rendeva omai emuli dei Pontefici, i quali coronavano
+questi Re a imperatori. Il clero milanese era immensamente
+ricco, e «innumerevole come le arene del mare»&#8205;<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>.
+Pertanto giusto là i decreti di riforma avevano
+cagionata la più acerba irritazione, poichè ivi gli officî
+ecclesiastici andavano a compera dei figli della nobiltà,
+e nel maggior numero i preti vivevano accasati con
+donne. Ma la dissolutezza del clero nobile per contrapposto
+educava il più ardente fervore della riforma nella
+parte democratica del popolo, e la controversia ecclesiastica
+vieppiù veemente diventava, perocchè in pari
+tempo sortisse indole politica e sociale.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+</p>
+
+<p>
+Guido di Velate, da dopo il 1045 succeditore di Eriberto
+nell’arcivescovato e creatura dell’Impero, tornò
+perciò in odio dei riformatori: intorno a lui si schierarono
+tutti gli aderenti del sistema antico, mentre dall’altro
+canto, il partito della riforma, che appellavasi dei
+Paterini, trovò suoi capi anche in alcuni nobiluomini&#8205;<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>.
+Due fratelli della nobile famiglia dei Cotta, Landolfo e
+Erlembaldo, diventarono un dopo dell’altro capitani
+del popolo, e, presso a loro, il fanatico diacono Arialdo
+conseguì rinomanza con sue prediche&#8205;<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>. Questi uomini
+avevano stretto relazioni vivissime con Ildebrando, per
+guisa che Milano, parimente come Roma, venne a dividersi
+in due fazioni, l’una delle quali teneva per l’Imperatore,
+l’altra per il Pontefice; l’una voleva mantenere
+<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
+gli abusi nella Chiesa, l’altra intendeva a introdurre
+la riformazione senza badare a checchessia. Per verità
+Guido arcivescovo era stato costretto da decisioni conciliari
+a far sommessione, allorchè Nicolò II nell’anno
+1059 avea mandato da suoi legati in quella città il
+Damiani e Anselmo di Badagio, vescovo di Lucca e milanese
+di nascita. Però la conciliazione non fu di lunga
+durata; la scissura dei partiti eruppe di bel nuovo, e la
+morte di Nicolò II precipitò Milano e Roma in eguali
+guai di disordine.
+</p>
+
+<p>
+Gli Imperiali di Lombardia si collegarono pertanto
+coi Romani affine di levare a papa un uomo che non fosse
+della parte di Ildebrando. I riformatori romani da
+canto proprio mandarono il cardinale Stefano alla corte
+tedesca; ma quando questo legato, che ivi non ottenne
+accoglienze, si fu tornato a Roma senza risultamento
+alcuno, Ildebrando si fe’ cuore di farla del tutto finita
+colla corte di Germania. Congregò egli i Cardinali addì
+1 Ottobre del 1061, e, conformemente a quel che
+disponeva la legge nuova sull’elezione, fece eleggere a
+pontefice il Vescovo di Lucca. Sebbene questo zelante
+prelato fosse uno dei patroni dei Paterini, tuttavia stava
+egli da lungo tempo in rapporti di buona amicizia
+colla corte germanica, perlochè Ildebrando poteva ancora
+sperare di giungere per mezzo suo ad un equo accomodamento.
+La elezione di Anselmo non avrebbe violato il
+decreto di Nicolò II, se dal Re si avesse per lo meno
+ricavato la confermazione; ma questo non avvenne, e
+così Ildebrando aizzò apertamente la podestà regia. Uno
+scisma lungo e guerre civili sanguinose dovevano essere
+le conseguenze di questo fatto audace.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
+</p>
+
+<p>
+Anselmo di Lucca, nominato Alessandro II, fu posto
+sulla sedia pontificia colla forza delle armi di Riccardo
+di Capua: infatti, Desiderio abate aveva guadagnato
+questo Principe affinchè conducesse il novello Papa a
+Roma, dove alcuni nobili, Leone <i>de Benedicto</i>, Cencio
+Frangipane e Giovanni Brazuto stavano a’ fianchi di
+Ildebrando&#8205;<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>. Però, soltanto dopo una violenta battaglia
+cogli Imperiali Anselmo potè di notte tempo e
+per rigiri di vie meno frequentate mettersi dentro al
+Laterano.
+</p>
+
+<p>
+Mentre adesso Riccardo, da vero Normanno, s’era
+fatto di casa a Roma, e vi mozzava parecchie teste
+di Conti o di Consoli suoi nemici, giungeva alla Città
+la novella che in Alemagna s’era eletto un Papa. I Vescovi
+tedeschi e alcuni di Lombardia, sotto la presidenza
+dello zelante Guiberto, s’erano congregati a Basilea;
+ivi gli ambasciatori dei Romani, con Gerardo di Galeria
+e con Cencio alla loro testa, avevano formalmente coronato
+a patrizio il decenne re Enrico. Il Concilio poi
+aveva cassato i decreti di Nicolò II e la elezione di
+Alessandro II come illegali, ed in unione coi deputati
+<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
+romani, addì 28 di Ottobre, aveva eletto a pontefice il
+veronese Cadalo, vescovo di Parma&#8205;<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>. Sciaguratissimo
+errore fu l’esaltamento di questo prelato; un uomo che
+avesse avuto genio, energia e rigido costume avrebbe
+potuto mandare facilmente a vuoto i disegni di Ildebrando;
+invece l’animo fiacco di Cadalo non seppe giungerne
+a capo.
+</p>
+
+<p>
+Ancora una volta stavansi di fronte due Papi, l’uno
+in Roma, l’altro di là dalle Alpi, donde si apprestava a
+scendere in armi per discacciare il suo avversario dal
+Laterano. Rare fiate il mondo aveva atteso con pari
+ansietà ad una lotta simigliante, avvegnaddio le parti,
+che si schieravano dietro ai due Papi, non più fossero
+semplicemente di uomini faziosi, ma fossero le
+due podestà mondiali, la Chiesa romana e l’Impero
+romano.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span></p>
+
+<h3 id="cap4-7">CAPITOLO QUARTO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap4-7-1">§ 1.
+<span class="smaller">Alessandro II. — Cadalo scende in Italia. — Benzone
+viene a Roma con un’ambasciata della Reggente. — Parlamenti
+tenuti nel Circo e sul Campidoglio. — Cadalo, ossia
+Onorio II, conquista la città Leonina. — Muove a Tusculo. — Goffredo
+di Toscana impone un armistizio. — Repentino mutamento
+delle cose in Alemagna. — Per opera di Annone
+di Colonia Alessandro II è riverito per papa (1062). — Entra
+in Roma.</span></h4>
+
+<p>
+Prima che Cadalo movesse contro Roma, Ildebrando
+attese con instancabile operosità ad acquistarsi aderenti,
+ed a negoziare con Goffredo di Toscana, cogli ottimati di
+Lombardia e coi Normanni. Alessandro II, animo fiacco
+cui mancava independenza di volontà, si rincantucciava
+dietro la persona del suo Arcidiacono, in cui riponeva
+tutta la fiducia, e ch’egli tosto elevava alla dignità
+di cancelliere. Accanto di Ildebrando stava il Damiani,
+della cui penna enfatica quegli si giovava a combattere
+con opuscoli acconci, in pro della causa di Roma. Cadalo
+non diè bada alla focosa filippica con cui l’eremita
+lo scongiurava a desistere dalla sua usurpazione, e
+gli vaticinava (fu però falso profeta) che sarebbe morto
+<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
+nel termine di un anno. Il Vescovo di Parma, dapprima
+cancelliere dell’Impero sotto di Enrico III, era
+uomo di corte di qualche ingegno, nè raccapezzava
+motivo alcuno per credersi un usurpatore, chè anzi trovava
+egli a sufficienza motivi di chiamar così l’avversario
+suo. Le doti personali di lui troppo scarse erano
+perchè mettessero in temenza il partito d’Ildebrando,
+ma le sue dovizie erano di principe, laonde sperava di
+schiudere con chiavi d’oro il san Pietro, facilmente
+sì come le porte di Roma venale. Armava soldatesche,
+e nella primavera dell’anno 1062 scendeva in Italia,
+dove il partito imperiale con grandi onori lo conduceva
+di città in città, mentre Beatrice di Toscana indarno
+gli frapponeva ostacoli nel suo cammino. Fece sosta a
+Parma per afforzare il suo esercito coi vassalli del suo
+Vescovato, per congiungersi coi Romani ribelli e per
+muovere indi contro la Città.
+</p>
+
+<p>
+Benzone, vescovo di Alba in Piemonte, gli era stato
+posto a’ fianchi perchè andasse ambasciatore della Imperatrice
+a’ Romani. Questo furibondo nemico di Ildebrando
+e de’ suoi Papi, contro i quali aveva armeggiato
+con satire abbastanza efficaci di punta, non si faceva
+scrupolo di calunnia o di menzogna; l’audacia con cui
+assaliva le persone de’ suoi avversari, la sua arguzia e
+il suo ingegno potevano fare impressione sugli Italiani,
+se per soprassello ei loro avesse promesso monti d’oro
+in compenso della parte che prendessero a pro di Cadalo&#8205;<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>.
+Cominciò egli dunque con fargli degli aderenti in
+<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
+Toscana, indi andò fra i Romani per indurli ad abbandonare
+la causa di un Papa eletto contrariamente alla
+legge. I partigiani della corte germanica andarono a
+levare presso alla porta di san Pancrazio il vivace ambasciatore,
+e festanti lo addussero in Campidoglio, dove fu
+albergato nel palazzo di Ottaviano&#8205;<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>. Al Vescovo compiacentesi
+della magnificenza pomposa sembrò d’essere
+eguale al legato di un qualche Imperatore antico; i rozzi
+Consoli di Roma e gli officiali del palazzo con loro alte
+e bianche mitre in capo gli parvero altrettanti <i>Patres
+conscripti</i>, e allorchè si fece a parlare dai ruderi del
+Campidoglio può darsi che paragonasse sè stesso per lo
+manco a Cicerone&#8205;<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>. La nobiltà si radunò a parlamento
+fra gli avanzi di un circo, ossia ippodromo. Il Circo massimo
+(se ne torna ad incontrare qualche volta menzione
+<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
+ne’ documenti) aveva perso la figura antica, chè la ruina
+era andata rodendolo per cinquecento anni, dacchè un
+Re dei Goti ivi dentro aveva dato gli ultimi giuochi
+di carri. I suoi due obelischi giacevano a terra franti,
+i suoi archi di trionfo erano fatti a pezzi, e nel mezzo
+dell’arena cresceva l’erba, sì come avviene anche oggidì:
+però i suoi ordini di gradini potevano pur sempre servire
+da sedili ad un’assemblea. Questo antichissimo
+teatro dei più splendidi sollazzi di Roma si rianimò di
+nuova vita nell’anno 1062, quando vi entrarono a frotte
+i barbarici nepoti, ispidi d’armi; e là dove un tempo le
+fazioni dei Verdi e degli Azzurri s’erano accapigliate per
+i loro guidatori di cocchi, altre fazioni venivano adesso
+ad azzuffarsi con pari fanatismo pei loro Papi&#8205;<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>. Ei può
+parere cosa degna di nota per la Roma di quel tempo,
+che un parlamento si congregasse in luogo profano; e
+questo giova ad apprenderci che gli elementi cittadini
+erano sorti vieppiù gagliardi, dopo che la costituzione di
+un Senato ecclesiastico e i disegni monarchici del Papato
+gli avevano massimamente allettati a resistenza più
+fiera. Benzone destramente diede all’adunanza il carattere
+di comizio del popolo romano; papa Alessandro si
+vide costretto a presentarsi ivi in persona, e questo
+fu un trionfo per il partito laicale. Allorquando il Pontefice
+<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
+entrò a cavallo entro l’arena, circondato di Cardinali
+e di suoi partigiani armati, fu accolto con tumulto,
+e Benzone ebbe la bella ventura di potergli scagliar contro
+un’orazione tonante. Lo chiamò traditore spergiuro
+della corte tedesca cui andava debitore del Vescovato di
+Lucca, lo appellò intruso che aveva assalito Roma con
+armi normanne, e finalmente in nome del Re gli comandò
+di scendere dalla cattedra di san Pietro e di
+chiedere perdonanza a’ piedi di Enrico. Applausi romorosi
+accolsero il suo discorso; invece grida feroci fecero
+seguito alla risposta di Alessandro, il quale protestò che
+per fedeltà al Re aveva accettato la elezione, e che a lui
+avrebbe mandato un’ambasceria. Tosto dopo il Papa
+cavalcò fuori del circo colla sua fazione, e Benzone fu
+ricondotto da’ suoi al palazzo di Ottaviano.
+</p>
+
+<p>
+Al dì vegnente Benzone convocò un’altra volta il
+partito imperiale: di questa «tornata del Senato» egli
+ci ha dipinto un pomposo quadro parlamentare, e ci ha
+registrato alcuni discorsi dei Padri congregati, i quali
+presero posto a seconda che alla loro dignità si spettava;
+primo Nicolò, maestro del «sacro palazzo», illustre
+e dovizioso Romano, discendente (così almeno a
+creder suo) dei Trebazî antichi; indi Sassone <i>de Helpiza</i>
+presidente de’ giudici, Giovanni figlio di Berardo, Pietro
+<i>de Via</i>, Bulgamino e il fratel suo, Berardo <i>de Ciza</i>, Gennario,
+Cencio Francolini, Bonifilio, e ottimati altri di
+ordine senatorio&#8205;<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a>. Nicolò, maestro del «palazzo»,
+<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
+analizzò con quali mezzi Ildebrando avesse elevato Anselmo
+al papato&#8205;<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>; indi con un’ambasceria spiccata
+«dal Campidoglio» si fe’ invito a Cadalo affinchè venisse
+prestamente a tor possedimento del pontificato; e
+Benzone, che stava aspettandolo, si diè vigile cura di
+tener raccolti i Romani sotto la sua bandiera, perocchè
+gli avesse trovati più mutabili di «Proteo».
+</p>
+
+<p>
+Cadalo, ossia Onorio II, accompagnato da Guiberto
+cancelliere, compatriota suo, che come capo del partito
+imperiale era stato propriamente quello che lo aveva
+creato papa, partì di Parma; per Bologna s’avviò a
+Sutri, dove giunse addì 25 Marzo e dove trovavansi a
+salutarlo Benzone, molti nobili romani ed i Conti di Galeria&#8205;<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>.
+Mossero indi tutti verso Roma, e posero campo
+presso a Monte Mario. Dopo che si ebbe senza alcun
+profitto negoziato con Leone <i>de Benedicto</i>, che aveva
+pieni poteri da Alessandro, gli aderenti di Ildebrando
+<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
+uscirono ad assalto; la battaglia fu fiera e sanguinosa,
+ma Cadalo entrò da vincitore nella città Leonina addì 14
+di Aprile. I prati di Nerone furono coperti di centinaja di
+morti, molti Romani annegarono nel fiume, la Città risonò
+di lai dolenti, in quello che i vincitori strombazzavano
+lietamente che, da Evandro in poi, Roma non
+aveva subìto una sconfitta eguale. Anche il Damiani,
+che tosto dopo indirisse a Cadalo una lettera tutta acre
+di collera, fu tratto a invocare le reminiscenze delle
+guerre civili combattute fra Cesare e Pompeo, e rammentò
+eziandio la mitezza di Totila che, presa Roma,
+aveva risparmiato i cittadini: così la memoria di un Re
+goto trovò ancora onoranza in un’età, nella quale delle
+sue geste obliate leggevasi novella soltanto nel Libro
+Pontificale.
+</p>
+
+<p>
+Però Cadalo non potè entrare in Roma per il ponte
+di Adriano o dal Transtevere; e neppure ardì di soffermarsi
+nella città Leonina, ma riprese quartiere nei prati
+di Nerone. Cinque giorni rimase egli colà, poi, udendo
+che Goffredo era in cammino, levò atterrito le tende,
+e, traghettato il Tevere presso al castello Flajano&#8205;<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>,
+ricevette un sussidio di mille uomini che gli vennero
+<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
+condotti dai figliuoli del conte Burello della Campania;
+indi si congiunse ai Conti di Tusculo e pose campo presso
+a quella rocca, di cui era allora a capo uno dei figli o dei
+nipoti di Alberico, appellati Gregorio, Ottaviano o Pietro
+e Tolomeo. Questi signori continuavano ad attribuirsi
+diritti legittimi su di Roma, e perciò s’appellavano
+sempre consoli o senatori dei Romani&#8205;<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Colà venivano anche legati dell’Imperatore greco a
+rianimare le speranze di Onorio II: il Bizantino lo riveriva,
+e avidamente coglieva l’occasione dello scisma
+romano perchè intendeva a cacciare dalle Puglie i Normanni,
+alleati di Alessandro, coll’ajuto dell’antagonista
+suo. Ancor prima, Costantino Ducas aveva negoziato, per
+mezzo di Pantaleone prefetto di Amalfi, coi Romani ossia
+con Benzone, e gli aveva richiesti che inducessero la
+Reggenza tedesca ad associarsi in una comune impresa
+contro ai Normanni. E adesso rinnovava quelle sue proposte,
+ma indarno, poichè la venuta di Goffredo recava
+una subita mutazione di cose.
+</p>
+
+<p>
+Se lo sposo di Beatrice fosse stato uomo di genio,
+egli si sarebbe giovato di quelle opportunità propizie per
+<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
+impadronirsi del Patriziato e per fondare un regno italico;
+ei si restrinse invece a far le parti di mediatore
+autorevole, perocchè a lui, così dichiarava, si competesse
+di condurre a Roma i Papi. Venuto presso a ponte
+Milvio, impose ai partiti di dar tregua alle armi, indi da
+Tusculo dettò un accomodamento, giusta il quale i due
+Papi dovevano tornarsene ai loro Vescovati, finchè egli
+fosse andato in persona alla corte tedesca per farvi pronunziare
+sentenza di loro controversia. Cadalo si rallegrò
+di aver potuto comperare a prezzo di una grande moneta
+questa intromissione e l’agio di ritirarsi a Parma; Alessandro
+anch’egli docilmente se ne andò a Lucca&#8205;<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il Duca pose presidio in Roma, ma la fazione di
+Cadalo teneva in poter suo la fortezza di san Paolo e
+la città Leonina, dove Cencio figlio di Stefano era padrone
+del castel Sant’Angelo. D’ambo le parti si cercò
+adesso di guadagnar in proprio favore la corte di Germania;
+colà andò Goffredo, e il cardinale Damiani mandò
+una scrittura apologetica. Ristucco della vita che menava
+in Roma, questo santo aveva rinunciato al Vescovato
+di Ostia e s’era ritirato a Fonte Avellana; però
+non cessava di servire alla Chiesa, che parecchie volte
+usonne da suo legato&#8205;<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a>: e quando Goffredo era entrato
+<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
+in negoziati collo scomunicato Cadalo, il Damiani
+gli aveva scritto una lettera donde schizzava lo sdegno;
+adesso poi difendeva la causa della Chiesa romana con
+una scrittura dettata in forma di dialogo&#8205;<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto i casi che di repente avvenivano in Germania,
+e nei quali non era estranea l’arte politica di
+Ildebrando, favorivano la causa di Alessandro II. Annone
+arcivescovo di Colonia, d’intesa col duca Goffredo,
+giusto in quello cacciata l’Imperatrice dal governo,
+aveva con violenza trascinato seco il giovine
+Enrico nel suo Vescovato, e usurpato la reggenza. Quel
+prelato, anima avara e falsa, era nato a far la disgrazia
+di Alemagna e dell’Impero; sperdette i diritti della
+corona facendo accettare il decreto promulgato da Nicolò
+<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
+II sull’elezione, e ottenne facilmente che un Concilio,
+raccolto ad Augusta nel dì 28 di Ottobre del 1062,
+riprovasse la elezione di Cadalo, e dichiarasse Alessandro
+II essere pontefice legittimo. Completa fu la vittoria
+del partito di Ildebrando, il quale potè trionfare
+soltanto per opera di Annone, chè anche Guiberto, il più
+intelligente uomo che la parte imperiale contasse fra i
+suoi e di cui era l’anima, fu cacciato, e l’officio di cancelliere
+d’Italia affidato a Gregorio vescovo di Vercelli.
+In pari tempo il doca Goffredo fu nominato <i>Missus</i>
+per Roma, dove egli fu incaricato di ricondurre Alessandro
+II, che andò a levare da Lucca. In conseguenza
+di ciò la parte d’Ildebrando ricevette con molta allegrezza
+il Papa suo nel Gennaio del 1063; le soldatesche
+di Goffredo si congiunsero coi Normanni e tennero occupate
+Roma, la Sabina e la Campagna, dove assediarono
+o devastarono le castella dei Conti, ma non furono
+capaci di sgombrare la Giovannipoli e la città Leonina
+dai Romani che parteggiavano per l’Impero: Alessandro
+II venne in possedimento soltanto della Città propriamente
+detta, e con animo trepidante pose dimora
+nel Laterano.
+</p>
+
+<h4 id="cap4-7-2">§ 2.
+<span class="smaller">Annone è rovesciato in Germania. — Cadalo ritorna
+a Roma. — Scoppia nella Città una seconda guerra a cagione
+del Papato. — Cadalo cade. — Alla fine si riconosce Alessandro
+II per papa.</span></h4>
+
+<p>
+I Tedeschi avevano rinunciato a Cadalo, ma i Romani
+si mantenevano costantemente fedeli alla sua bandiera,
+e indirizzavano fervide istanze all’imperatrice
+<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
+Agnese, chiedendo che il loro papa Onorio tornasse.
+Questo sventurato pretendente che s’aveva visto tradire
+dalla stessa corte di Germania, dava fondo in Parma ai
+suoi tesori per assoldare milizie con cui voleva tentare
+una nuova impresa contro Roma. Molti Vescovi lombardi
+gli davano appoggio, ed una reazione che succedeva alla
+corte tedesca gli dava benanco promessa di presto
+vincere. Il traditore Annone perdeva il favore del giovine
+Re, presso al quale lo soppiantava il magnifico e
+ambizioso vescovo Alberto di Brema, e il partito dell’Imperatrice
+s’impadroniva di bel nuovo del reggimento.
+Allora Alberto cercava di minare anche in
+Roma l’opera di Annone, esortava i Romani a perseverare
+con coraggio, incorava Cadalo a porsi in possesso
+della cattedra pontificia, e dava incarico a Benzone di
+ricondurlo a Roma.
+</p>
+
+<p>
+Lo scisma scoppiava una seconda volta; il mondo
+cristiano mirava con gran malcontento queste ripetute
+lotte che si combattevano fra due Papi per cagione della
+tiara, lotte che insozzavano Roma di sangue, ma che
+erano sostenute con sì povere forze d’armi da destare
+più meraviglia che sollecitudine. Riccardo di Capua e
+Roberto Guiscardo avevano continua faccenda nell’Italia
+inferiore; non potevano mandare a Roma forti soldatesche,
+nè soprattutto lo volevano fare, perciocchè dall’anarchia
+di Roma quei Principi astuti avessero tutto
+da guadagnare, e già intendessero cupidi sguardi alla
+Campagna romana. Goffredo di Toscana seguiva un
+pari indirizzo politico, nel tempo istesso che d’altra
+parte la confusione delle cose di Germania e la giovinezza
+del Re impedivano che s’imprendesse una spedizione
+<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
+su Roma. Pertanto Cadalo poteva contare soltanto
+sui suoi vassalli e sulle genti da lui stipendiate, che
+egli riuniva co’ suoi aderenti romani.
+</p>
+
+<p>
+La guerra civile si riappiccò nell’anno 1063, allorchè
+Cadalo comparve innanzi a Roma. Di nottetempo s’impadronì
+egli del san Pietro, e pose sede nel castel sant’Angelo
+sotto la protezione di Cencio&#8205;<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a>; indi le sue
+soldatesche tentarono di aprirsi la via al Laterano, e si
+pugnò con furore. La salvezza di Alessandro II, «idolo
+dei Normanni», era riposta nelle spade di quei cavalieri,
+dei quali Ildebrando animava il coraggio, ma eglino,
+dopo una violenta mischia combattuta per le vie, venivano
+ricacciati sul Celio. Sperò adesso Cadalo di insignorirsi
+veramente del Laterano, ma l’esaurimento di forze fece
+sì che le armi posassero per un lungo mese, in capo al
+quale i Conti della Campagna osarono finalmente di
+muovere all’assalto contro il palazzo pontificio. Però
+l’impresa fallì, quantunque i Normanni subissero gravi
+perdite a cagione di una imboscata in cui davano dentro
+dappresso all’<i>opus Praxitelis</i>, nelle terme di Costantino,
+là dove erano i due colossi di marmo. L’Antipapa con
+grato animo presentò i Conti di pellicce preziose e di
+abiti di seta, regalò le milizie splendidamente, e i Romani
+giubilando intrecciarono danze intorno a Cadalo,
+che per loro faceva da vitello d’oro. Or disponevasi che
+le città circostanti dovessero a vicenda fornire Roma di
+<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
+un presidio di armigeri&#8205;<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>, ma dall’altra parte rinforzi
+di Normanni ed eziandio di Toscani venivano a dar
+nerbo alla fazione di Ildebrando. La battaglia ardeva
+senza fine e acerbamente per le strade. Nessun altro
+luogo al mondo più di Roma offeriva così grande opportunità
+per le guerre cittadine; ivi i monumenti degli
+antichi erano altrettante fortezze formate tali per loro
+natura o tali ridotte coll’arte. Infatti, da più di un
+secolo maggiorenti e abati avevano edificato torri, od a
+munimento di torri avevano elevato edificî romani: se
+potessimo dare un’occhiata a ciò che Roma era in quel
+tempo vedremmo un labirinto di oscuri palazzi saldamente
+fortificati e una foresta di torri alzate ad ogni
+ponte, e in piazze e in vie molte.
+</p>
+
+<p>
+Più di un anno Roma sofferse di questa orrenda
+guerra civile, in quello che i due Papi, a cui beneficio
+era combattuta, sedevano l’uno nel Laterano, l’altro
+nel castel Sant’Angelo, ambidue tremanti, e intenti a
+cantar messe, a promulgar bolle e decreti, ed a scagliarsi
+l’uno contro l’altro anatemi. I Conti della Campagna
+che derivavano da origine tedesca (fra loro era
+Rapizo di Todi), avevano promesso a Cadalo di sostenere
+a vicenda per ogni mese l’officio di capitano in Roma,
+ma egli rabbrividiva al solo pensare che l’incostanza dei
+Romani potesse tradirlo; perciò senza posa dispensava
+<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
+oro a piene mani, e acconciamente il Damiani poteva
+paragonare lui a Giove, Roma a Danae, nel cui grembo
+scendeva in figura di pioggia d’oro. Cadalo, «tribolo
+della Chiesa, ruina della disciplina apostolica, nemico del
+genere umano, radice di peccato, araldo del diavolo, apostolo
+dell’Anticristo, freccia dell’arco di Satana, verga
+di Assur, naufragio della castità, uomo di fango, fango
+del secolo, pasto ammannito per l’inferno», Cadalo in
+una parola, «verme orribile e ravvolto nelle sue spire»,
+s’appiattava nel sepolcro di Adriano, e a proprio beneficio
+poneva il mondo a soqquadro, in quello che Alessandro,
+o, come Benzone lo appellava, Asinandro, accoglieva
+nel Laterano i Paterini, continuava a compilare
+decreti contro il concubinato dei preti, e seminava il
+mondo di «ortiche e di vepri». Con questo garbo grottesco
+i partiti avversi si pungevano a furia di opuscoli&#8205;<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto una fresca milizia di Normanni assediava
+porta Appia e il san Paolo. Perciò Benzone in nome dei
+Romani scriveva a re Enrico e ad Alberto lettere piene di
+querimonie, nelle quali rammentava loro le gloriose imprese
+compiute dagli Ottoni, da Corrado e da Enrico,
+<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
+quando questi Principi erano venuti a Roma&#8205;<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>. «Gli
+apostoli Pietro e Paolo», diceva lo stravagante Vescovo,
+«hanno conquistato Roma, rocca del romano Impero,
+strappandola ai pagani, l’uno armato di croce, l’altro
+di spada; l’hanno data ai Greci, ai Galli ed ai Longobardi,
+ma da ultimo e per sempre l’hanno posta in
+mano ad Alemagna. E voi, consiglieri dell’impero tedesco,
+voi tradite ora questo possedimento che non volete
+conservare all’Impero; invece di mantenervi padroni
+d’Italia come hanno fatto i padri vostri, la lasciate alla
+balìa dei Normanni, e voi, Tedeschi, biascicate questa
+strana orazione:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Ab omni bono libera nos Domine,</i></p>
+<p class="i01"><i>Ab arce imperii libera nos Domine,</i></p>
+<p class="i01"><i>Ab Apulia et Calabria libera nos Domine,</i></p>
+<p class="i01"><i>A Benevento et Capua libera nos Domine,</i></p>
+<p class="i01"><i>A Salerno et Malfia libera nos Domine,</i></p>
+<p class="i01"><i>A Neapoli et Gerentia libera nos Domine,</i></p>
+<p class="i01"><i>A felice Sicilia libera nos Domine,</i></p>
+<p class="i01"><i>A Corsica et Sicilia libera nos Domine&#8205;<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>».</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Il messaggiero apportatore di queste lettere tornò
+colla inane parola che si imprenderebbe una spedizione
+contro a Roma. Fu un andirivieni continuo di negoziatori
+e di ambascerie. Anche Costantino Ducas promise
+<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
+un naviglio e un esercito; deputati dei Greci e dei
+Longobardi di Bari, furono condotti da Pantaleone di
+Amalfi dentro del castel sant’Angelo, e a Cadalo parvero
+messaggieri del cielo. Tosto dopo egli mandò a Quedlinburg
+Benzone, che parlava il tedesco, affinchè scongiurasse
+il giovine Re di venire a Roma. Benzone andò,
+tornò con mari e monti di promesse, e con magniloquenza
+ampollosa ne fece annunzio ai Romani nel san
+Pietro: ma che giovava che gli adulasse con accertarli
+che degnissimi erano dei loro avi, che Scipione e Catone
+e Fabio e Cicerone erano risorti in mezzo a loro, che
+il Re eleggerebbe senatori d’infra i loro militi, e principi
+d’infra i loro Senatori&#8205;<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a>? Continuavano le condizioni
+disperate di Onorio II; la parte d’Ildebrando ripigliava
+il sopravvento anche in Alemagna, Annone discacciava
+Alberto, e i Romani, che inutilmente erano stati
+aspettando la venuta di Enrico, si staccavano finalmente
+da un Papa di cui erano sazi fino alla noia. Per più di
+un anno Cadalo s’ebbe soffermato dentro il sepolcro di
+Adriano a riempierlo di suoi sospiri, ma dovette finalmente
+partirne in fuga con miserabile accompagnatura,
+dopo che in ultima era stato per giunta svaligiato dal suo
+protettore Cencio&#8205;<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Annone riportò vittoria completa sui suoi avversarî.
+<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
+In un Concilio tenuto in Germania aveva chiesto che
+si ponesse fine allo scisma, e adesso domandava ad Alessandro
+II che per formalità comparisse innanzi ad un
+Sinodo raccolto a Mantova, dove era citato anche Onorio
+II. Questi dapprima non si presentò, e più tardi
+fallì un assalto da lui mosso contro Mantova, laonde
+(addì 31 Maggio 1064) fa deposto, ed Alessandro II conseguì
+reverenza di pontefice legittimo. Onorio II visse
+ancora alcuni anni da vescovo di Parma. Fu così posto
+fine alla divisione della Chiesa; Alessandro II sotto la
+protezione di Goffredo venne a Roma, e il partito avverso
+chinò il capo sotto il reggimento d’Ildebrando&#8205;<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap4-7-3">§ 3.
+<span class="smaller">Cresce la potenza di Ildebrando. — Sforzi di riforma. — I
+Normanni. — Defezione di Riccardo che muove contro
+Roma. — Goffredo e il Papa conducono un esercito contro
+di lui. — Nuovo trattato. — L’imperatrice Agnese prende
+il velo in Roma. — Lotte a Milano. — Erlembaldo Cotta,
+milite di san Pietro. — Arialdo muore.</span></h4>
+
+<p>
+Ildebrando aveva raggiunto lo scopo che s’era prefisso
+in mente: or che si prestava reverenza ad Alessandro,
+ne andavano delusi i deboli tentativi che la
+Reggenza tedesca aveva fatto per conservare il Patriziato;
+adesso con più energia di prima potevansi combattere
+le pretensioni che la corona di Germania moveva
+sull’elezione pontificia. Il mirabile frate fu dai suoi contemporanei
+paragonato a Mario, a Scipione od a Cesare;
+<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
+stupivano essi che quell’uomo sorto di basso stato,
+avesse animo sì potente, e lo celasse in una personcina
+minuta&#8205;<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>. Pier Damiani, spirito fiacco e privo di intelletto
+politico, innamorato di un concetto di Chiesa che
+non era l’idea di Ildebrando, sollevava a lui «suo santo
+Satana» lo sguardo pieno di rispettoso timore; diceva
+di essere più obbediente a quest’uomo che non a Dio e
+a san Pietro, anzi lui appellava signore e dio del Papa
+istesso, che gli andava debitore della tiara&#8205;<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>: e la
+<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
+Chiesa pendeva dal cenno di quell’uomo misterioso il
+quale spirava in essa una vita nuova.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto il divieto del matrimonio de’ preti precipitava
+tutta Cristianità in una rivoluzione sociale.
+Troncavansi i legami del sodalizio civile, per istrapparne
+al suo corpo umano la moltitudine del clero, e per foggiarla
+in esercito monastico ai servigî del Papa. Il Pontefice
+scagliava anatemi sopra anatemi contro ai Vescovi
+ed ai preti ribelli, i quali un po’ alla volta andavano
+sottomettendosi, parimenti di quello che faceva eziandio
+l’incostante cardinale Ugo Candido, il quale, come gli
+suggeriva l’interesse suo proprio, tornava in seno alla
+Chiesa. Mai più s’aveva visto nel Laterano un’operosità
+eguale a questa; il palazzo pontificio riboccava di legati
+di tutto il mondo cristiano, di Vescovi, di Principi, di
+uomini della più alta rinomanza e dei primi gradi, che
+vi accorrevano per assistere ai Concilî. Dopo che Roma,
+all’età dei Crescenzî e dei Tusculani, aveva cessato di
+essere centro della Cristianità, tutt’a un tratto la vigoria
+di Ildebrando le restituiva il valor suo di città capitale
+del mondo.
+</p>
+
+<p>
+La nobiltà romana per adesso non osava più maneggiarsi
+affine di riprendere la podestà temporale; schiacciati
+erano i Crescenzî e i Tusculani; ogni tentativo di
+rivolta era imbrigliato dalla temenza dei Normanni e di
+Goffredo. Questo Principe, ossia la moglie sua, proteggeva
+Roma dalla parte di settentrione; al mezzodì dovevano
+servirle di baluardo i vassalli normanni. Grandi
+servigî avevano essi ormai prestato alla Chiesa; per
+opera di loro s’era condotta a termine la prima elezione
+pontificia tornata a libertà, nè senza le buone lame
+<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
+delle loro spade, Alessandro II avrebbe potuto resistere
+a Cadalo. Pertanto i Pontefici avevano grandi oblighi
+di riconoscenza verso queste genti vassalle, e l’obligo
+era maggiore del sentimento che per loro ne provavano.
+Forse la ricompensa data a Riccardo di Capua non era
+stata pari alle fattegli promesse, forse si ponevano impedimenti
+alle sue mire; certo è che del tempo dello
+scisma egli aveva saputo accortamente profittare a sue
+ruberie, e i prosperi risultamenti ottenuti in breve tempo
+lo rendevano più audace. Tutto a un tratto (nell’anno
+1066) ruppe egli il suo giuramento di vassallaggio,
+e di protettore si mutò in nemico della Chiesa. Può
+darsi che lo avessero secretamente chiamato i Conti
+della Campagna ed i Romani, i quali, colla caduta di
+Onorio II, avevano perduta la speranza di una intervenzione
+tedesca. Rapidamente passava egli il Liri,
+prendeva Ceperano, traversava e devastava il Lazio,
+poneva campo in vicinanza di Roma, e chiedeva per sè
+la dignità di patrizio: senza dubbio questa podestà gli
+era stata promessa dagli avversarî di Ildebrando&#8205;<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a>.
+Tanto oltre erano venuti i Normanni nei soli tredici
+anni trascorsi dalla battaglia di Civita!
+</p>
+
+<p>
+Le conquiste di Riccardo nella Campania, dove nell’anno
+1063 aveva diggià assalito all’improvviso Gaeta,
+mettevano del resto grande spavento alla corte di Germania,
+cui erano tornati inutili gli ammonimenti onde
+finora l’avevano esortata Cadalo e Benzone. Il giovine
+<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
+Enrico s’era messo in cammino alla volta d’Italia,
+ancor prima che udisse della spedizione di Riccardo
+contro a Roma; ma, giunto in Augusta, tornavasi indietro,
+perciocchè Goffredo non si fosse ivi congiunto con
+lui, sì come era stato stabilito&#8205;<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>. Però il Margravio di
+Toscana, che teneva sè stesso in conto di patrizio di Roma,
+scese in gran fretta chiamato da Ildebrando; e con
+lui andò la giovine contessa Matilde figliastra sua, che
+forse per la prima volta entrava nelle mura di Roma,
+e prestava così il primo suo servigio alla Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>.
+All’avvicinarsi di Goffredo, i Normanni diedero di volta;
+Riccardo si gettò dentro di Capua, e Giordano figliuol
+suo si accampò nella pianura di Aquino per tagliare la
+strada ai nemici. Allorquando Goffredo, accompagnato
+dal Papa e dai Cardinali, mosse nel Maggio 1067 con
+grande oste contro di Aquino, sembrò che certa fosse la
+disfatta dei Normanni, ma Giordano con gran valore
+tenne fermo dieciotto giorni presso a quella città&#8205;<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>: la
+fame e la febbre menarono grande strage nell’esercito
+di Goffredo, e finalmente l’oro operò quello che stava nei
+<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
+voti degli accorti Normanni. L’avaro Margravio tradì
+di buona voglia le speranze della Curia romana; negoziò
+con Giordano presso al ponte di sant’Angelo di
+Todici, in vicinanza di Aquino, e, con grande doglianza
+del Papa, voltate le fronti dell’esercito tornò indietro.
+Certo che egli aveva restituito alla Chiesa la Campagna
+e costretto i Normanni a conchiudere un nuovo patto
+feudale, ma Roma non otteneva guarentigie che la premunissero
+da un nuovo assalimento di questi pessimi
+vicini suoi&#8205;<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Come fu abbonacciata questa tempesta, Ildebrando
+potè nuovamente ripigliare il corso dei suoi disegni,
+senza che cosa alcuna ne lo disturbasse. In questo istesso
+anno 1067 ebbe financo il contento di veder venire
+a Roma l’imperatrice Agnese in aspetto umile di penitente.
+La madre di Enrico, quella donna che aveva
+messo sossopra il mondo cristiano con uno scisma, era
+stata tocca nel fondo della coscienza dagli ammonimenti
+di monaci cluniacensi. La lotta onde s’erano combattuti
+i partiti per ragione della Reggenza la aveva spossata;
+aveva perduto ogni influenza sul suo figliuolo datosi al
+libertinaggio, e la vita le era venuta a nausea. La
+caduta Imperatrice giunse a Roma, coperta di vesti di
+tela, tenendo in mano un libro di preghiere e cavalcando
+<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
+un triste ronzino. Volle cambiare il diadema col velo
+monastico, si prostrò con pianti presso alla tomba dell’Apostolo,
+e si confessò a frate Damiani, il quale con
+gran letizia sclamò che la regina Saba era andata a
+Gerusalemme per apprendervi da Salomone la sapienza,
+ma che l’imperatrice Agnese veniva a Roma per impararvi
+la semplicità del pescatore. Il pio Cardinale confortò
+con avvertimenti la illustre donna, usando lo stile
+di san Girolamo; parecchie lettere le scrisse che noi
+possediamo ancora; le citò ad esempio le tragiche sorti
+di Imperatori romani, il breve regno o la fine spaventosa
+de’ quali ci insegna qual sia la labilità di tutte
+le cose umane, e le additò lo stesso sposo di lei, che nel
+bel fiore delle sue forze era precipitato dal trono nella
+sepoltura&#8205;<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>. La penitenza e la venuta dell’Imperatrice
+a Roma furono però qualche cosa di più che un argomento
+di trionfo e di pia edificazione per gli uomini
+fanatici; chè Ildebrando potè servirsi dell’antica Reggente,
+facendosene uno strumento politico influente su
+di Enrico e di Germania.
+</p>
+
+<p>
+A questo tempo le battaglie della riforma divamparono
+con nuova veemenza a Milano. Due uomini ardimentosi
+tenevano colà le parti di Roma; però, mentre il
+diacono Arialdo zelava unicamente per il compimento
+della riformazione, il fratello di Landolfo coltivava eziandio
+intendimenti politici. Erlembaldo Cotta, animo saldamente
+<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
+temprato, uno degli uomini di maggior rilevanza
+che siano stati a questa età, era acceso di furibondo
+odio contro i preti licenziosi che avevano oltraggiato il
+suo letto nuziale: tornato di un pellegrinaggio a Gerusalemme,
+avrebbe voluto vestire la tonaca, ma Arialdo
+lo induceva a servire la Chiesa colle armi in pugno, sì
+come aveva fatto Giuda Maccabeo&#8205;<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>. Erlembaldo entrò
+pertanto nel luogo del suo defunto fratello Landolfo;
+dopo che i nobili ebbero fatto cadere Lanzo <i>de Curte</i>, il
+popolo milanese (che sembra si avesse allora dato una
+costituzione democratica) lo elesse a capitano: ed egli
+si levò a signore della città, e in mezzo ad eroiche
+lotte coll’arcivescovo Guido, colla nobiltà e col clero
+maggiore, la dominò per alcuni anni con mano robusta.
+</p>
+
+<p>
+Stretti in amicizia con Alessandro II, anch’esso milanese,
+Erlembaldo e Arialdo andavano spesso a Roma e ne
+tornavano per concertarsi nei comuni disegni. Il Papa
+diede appoggio alla tirannide dell’ambizioso Capitano,
+il cui pietismo monastico non gli impediva di sfoggiare
+una pompa magnifica, come se fosse stato un potente
+duca. Ove Erlembaldo avesse potuto, con pari fortuna
+de’ Normanni, farsi signore dell’Italia settentrionale,
+il Pontefice avrebbelo tollerato, purchè soltanto da vassallo
+suo gli avesse tratto a soggezione il clero e i
+nobili lombardi. Nell’anno 1066, Alessandro II accolse
+<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
+quei due uomini a Roma in pieno concistoro, quivi creò
+Erlembaldo a cavaliere della Chiesa, e gli affidò un
+bianco vessillo adorno di croce rossa&#8205;<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L’età nostra, in cui sempre più rari si vanno facendo
+i bollori delle indomite indoli primitive e la ragione
+individuale scolpita di maschia fortezza dell’animo dura
+fatica a formarsi il concetto di siffatte nature fiere,
+e potentemente infiammate agli odî e agli amori. In
+quelle indoli risiede uno dei caratteri che rende attrattivo
+il medio evo; e nella grande lotta che ora incomincia
+fra la Chiesa e l’Impero emergono molte e strane persone
+di questa maniera. A capo di tutte vengono Erlembaldo
+e Arialdo, eroe che ha del monastico il primo, diacono
+fanatico l’altro. Entrambi giunsero a capo che il
+Pontefice scomunicasse l’arcivescovo Guido, e, appena
+che furono tornati a Milano, succedette un’acerrima lotta,
+nella quale cadde vittima Arialdo. Questo entusiasta
+pio fu colto dalla parte avversa mentre fuggiva, e con
+crudelissime barbarità martirizzato; presto però Erlembaldo
+riprese il sopravvento, tanto che discacciò l’Arcivescovo,
+e benanco pose un altro in sua vece. Tali
+<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
+erano le condizioni di Milano a questo tempo; ne abbiamo
+parlato, perchè molte cose che avvennero in
+Roma sarebbero incomprensibili se delle prime non si
+avesse contezza.
+</p>
+
+<h4 id="cap4-7-4">§ 4.
+<span class="smaller">Debolezza del Papa in Roma. — Dissoluzione dello
+Stato della Chiesa. — La Prefettura urbana. — Cencio, caporione
+de’ malcontenti in Roma. — Cinzio, riformatore fervente,
+diventa prefetto della Città. — Goffredo di Toscana muore;
+Beatrice conserva il possesso dei feudi imperiali. — Muore
+Pier Damiani. — L’Abazia di Monte Cassino. — Festività
+magnifica della dedicazione della sua basilica, nuovamente
+edificata da Desiderio (1071).</span></h4>
+
+<p>
+Le lotte per cagione della riforma commossero
+tutto intiero il reggimento di Alessandro II con travaglio
+febbrile; massimamente da dopo la controversia
+delle imagini il Papato non era passato per età alcuna più
+torbida di questa. Il Pontefice volgeva continuamente
+la sua operosità fuor di Roma, principalmente in Toscana
+e nel suo vescovato di Lucca, cui, neppur dopo
+di esser diventato papa, aveva rinunciato, per non
+perderne i redditi. Quantunque s’avesse messo il bavaglio
+alle fazioni aristocratiche di Roma, tuttavolta lo
+stato della commossa Città era mal sicuro, e Alessandro
+di buon grado ne partiva le quante volte poteva farlo.
+La sua podestà temporale era ristretta a minimi termini,
+ed il Papato mancava di forze per lottare contro
+i Conti della Campagna. Laddove, al tempo dei Carolingi,
+i Papi avevano mandato i loro Rettori, i loro Consoli
+e Duci da giudici, da generali, da officiali delle
+<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
+finanze nelle più remote castella, fino nella Pentapoli e
+nella Romagna, a questa età invece appena era se una
+siffatta autorità di comando possedessero nelle vicinanze
+di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a>. Lo Stato della Chiesa, nell’ampiezza che
+aveva avuto sotto a’ Carolingi, s’era sfasciato; Conti
+che in antico erano stati officiali o fittavoli della Chiesa
+erano diventati signori ereditarî delle città, nelle quali
+ponevano loro <i>Vicecomites</i>; nei Vescovati e nelle Abazie
+forniti di esenzione, i prelati possedevano financo
+banno di conti, ed eleggevano loro proprî officiali nelle
+cose dell’amministrazione e loro giudici&#8205;<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a>. Tutto
+quello che s’aveva potuto allora conservare dello Stato
+ecclesiastico, il Lazio, la Marittima, una parte della Sabina
+e della Tuscia romana, era dominio della Chiesa
+soltanto nel campo dell’idea; in realtà queste province
+s’erano frastagliate in cento piccole baronie e in cento
+dinastie.
+</p>
+
+<p>
+Anche in Roma le grandi famiglie irridevano alla signoria
+territoriale del Pontefice. La nobiltà, ossia Senato,
+esercitava nelle forme tradizionali l’amministrazione
+<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
+delle faccende cittadine e teneva gli officî degli ordini
+giudiziarî, sebbene per certo adesso come per lo passato,
+ancor si vedesse il Papa occupare la presidenza nei giudizi
+civili, o mandarvi chi lo rappresentasse. Il Prefetto
+urbano a questa età non soltanto aveva una gran parte
+nelle cose della giustizia civile, ma possedeva la giurisdizione
+punitiva in Roma e nel territorio della Città,
+come presidente dei giudizî criminali&#8205;<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a>. L’officio suo
+era più rilevante che mai; gli ottimati facevano cupidamente
+ressa per ottenerlo, e Roma di consueto s’empieva
+di tumulto allorquando trattavasi di surrogare
+taluno in quella dignità. I Romani, nobili e plebei, ai
+quali da dopo di Nicolò II era stata tolta la elezione del
+Pontefice, conservarono ostinatamente il diritto di elezione
+alla massima delle loro magistrature cittadine;
+eleggevano essi in un loro parlamento il Prefetto; ma
+l’Imperatore, quante volte poteva far valere la sua autorità
+di patrizio, all’eletto dava l’investitura, o consentiva
+che gliela concedesse il Papa in vece sua. Naturalmente
+che i Pontefici facevano ogni sforzo per ridurre
+la Prefettura urbana di officio imperiale in officio papale;
+<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
+per lo meno riuscì loro a questo tempo di porre spesse
+volte in carica alcuni Prefetti senza prendersi riguardo
+alcuno della investitura imperiale.
+</p>
+
+<p>
+Negli ultimi anni del reggimento di Alessandro II
+l’elezione di questo magistrato diede occasione ad una
+scissura gravissima. Il romano Cencio, ch’era figlio di
+un Prefetto, aveva continuato, anche dopo la caduta
+di Cadalo, a provocare con sue braverie il Papa: quell’uomo
+doveva essere uno della famiglia dei Crescenzî,
+in cui possedimento era pervenuto il castel Sant’Angelo
+(detto torre dei Crescenzî); però non teneva egli più
+in mano sua questa fortezza importante, avvegnachè
+dopo la sconfitta di Cadalo gliela avessero tolta. S’agitava
+Cencio con grandi maneggiamenti per conseguire
+la podestà civica, ma non aveva ereditato la forza, nè le
+buone fortune, tuttochè passeggiere, dei suoi antenati. Il
+padre di lui, Stefano, era stato prefetto della Città; nè il
+partito d’Ildebrando lo aveva espulso dell’officio, chè
+anzi, giunto a morte, aveva desiderato che in quello gli
+succedesse il figliuolo: sennonchè la fazione della riforma
+elevava alla prefettura un religiosissimo uomo, Cencio
+ovvero Cinzio, figlio di quel Giovanni Tinioso che
+Ildebrando aveva creato prefetto nell’anno 1058&#8205;<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>. Le
+<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
+narrazioni contemporanee dipingono in Cencio, figliuolo
+di Stefano, nè più nè meno che un mostro morale, un
+empio, assassino e ladro e adultero, un Catilina redivivo;
+ed è probabile che esse non aggravino di tinte fosche
+più del vero le malvagità di questo capo della fazione
+di Cadalo. Poichè dunque colui non riesce a ottenere la
+prefettura, che fa? sbarra dalla parte della Città il
+ponte di Adriano per via di una torre che vi edifica, e vi
+colloca guardiani i quali levano pedaggio da tutti i
+passanti&#8205;<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>. Se un ottimate romano, seguendo il costume
+de’ Conti malandrini, poteva taglieggiare lungo la
+via, proprio alle porte del san Pietro, ei si può di leggieri
+giudicare quanto poca forza possedessero i Pontefici
+nella Città. Se eglino avessero potuto rendere presta ai
+loro servigî la milizia, avrebbero spazzato la Città da
+quei nobili briganteschi; per lo contrario non sempre
+della milizia erano eglino padroni, ma queste soldatesche
+cittadine spesso trovavansi in condizione di independenza
+assoluta, e servivano agli intendimenti
+<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
+delle loro fazioni, ovverossia ai maggiorenti che ne rappresentavano
+le idee. Il Pontefice non teneva in mano
+sua le briglie di un reggimento disciplinato ed energico,
+chè anzi Roma, precisamente come Milano, trovavasi
+divisa in due grandi campi, e scissa in parti di
+illustri famiglie, attorniate da’ loro vassalli. I Papi non
+avevano altri aderenti fuor di quelli che con buone persuasioni
+o a forza d’oro attiravano dalla loro, o fuor
+dei vassalli cui davano in feudo i beni ecclesiastici: e
+poichè i patrimonî di san Pietro, a questa età erano
+andati pressochè tutti mangiati, così anche il numero
+dei loro <i>Milites</i> parati a combattere non poteva esser
+che minimo.
+</p>
+
+<p>
+È probabile che Ildebrando avesse posto in opera ogni
+mezzo, affine di metter la Prefettura della Città in mano
+di un amico della riforma. Cinzio, figliuolo di Giovanni,
+era destinato a fare in Roma le parti di cavaliere della
+croce, quello che Erlembaldo faceva a Milano; <i>miles</i>
+della Chiesa doveva tenere in riga la nobiltà e il popolo,
+e sgombrare la via alla riformazione. Laddove Cencio
+avversario di lui vien dipinto come un vero demonio, i
+contemporanei del suo partito lo hanno invece azzimato
+delle virtù di un santo&#8205;<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>. Il pio Prefetto era stretto di
+intima amicizia con Ildebrando, con Alessandro e coi
+due campioni milanesi della riforma: al paro di questi
+ferveva di zelo, ma non ne aveva l’oscuro fanatismo, avvegnachè
+Roma fosse, per i martiri, un suolo infecondo.
+I Romani miravano con occhio stupito il loro Prefetto
+<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
+urbano, che nel san Pietro publicamente predicava penitenza
+al popolo; fino il Damiani era costretto a meravigliare
+che un officiale laico della Republica predicasse
+e restituisse in onore la dottrina dei primi cristiani,
+i quali avevano reputato che ogni cristiano fosse anche
+sacerdote; massima che difficilmente si conciliava col
+sistema di Ildebrando&#8205;<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>. Di quello strano predicatore
+diceva il Damiani che era un duplice operaio nella vigna
+del Signore, Mosè ed Aronne ad un tempo istesso;
+ma aggiungeva che il popolo voleva un Prefetto che
+gli desse sentenze, non un giudice che attendesse a
+edificarlo nelle cose di religione; e il generoso frate
+era costretto ad ammonire l’amico che, per salute dell’anima
+sua, non negligesse il bene temporale del popolo,
+poichè, sclamava, il rendere giustizia non è altro che
+fare orazione&#8205;<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>. Nulla dipinge meglio i contrapposti
+che s’accoglievano in Roma a quell’età, più del contrasto
+in cui vediamo posti due uomini romani; Cencio
+da una torre vicina al ponte di Sant’Angelo ruba e
+assassina, Cinzio predica in san Pietro e dimentica di
+render giustizia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’ultimo tempo di Alessandro II fu illustrato da
+altri notevoli avvenimenti. Due celebri uomini, Goffredo
+di Toscana e Pier Damiani precedettero quel Papa
+nella tomba. Il Margravio morì in Lotaringia nell’anno
+1069. Erede dei suoi dominî lorenesi fu il suo figliuolo,
+natogli di un primo matrimonio, Goffredo il Gobbo; però
+questi sposò Matilde, figlia unica di Beatrice, per guisa
+che perdurarono in mano della stessa famiglia la Lotaringia
+e il retaggio italico del margravio Bonifacio&#8205;<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>.
+Così grande era la debolezza del Re tedesco che non fe’
+valere il diritto che gli competeva di riprendersi il margraviato
+di Toscana; tacitamente dunque fu consentito il
+principio che la eredità si trasfondesse anche nella linea
+femminina; alla vedova rimasero i titoli e i feudi imperiali
+del suo primo marito, e più tardi li trasmise alla
+sua figliuola: quanto alla Chiesa romana, cui sarebbe
+riuscito assai pernicioso un Margravio di Toscana, di
+Spoleto e di Camerino che fosse stato aderente di Alemagna,
+continuò essa accortamente a godere della protezione
+delle due eminenti donne Beatrice e Matilde.
+</p>
+
+<p>
+In quest’età così grandemente commossa a’ sensi
+religiosi emersero in Italia alcune illustri femmine.
+<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
+Un secolo addietro abbiamo notato le persone di una
+Teodora e di una Marozia, di una Berta e di una Irmengarda,
+le quali, alla testa di fazioni, contribuirono a decidere
+delle sorti d’Italia e di Roma. Sulla metà del
+secolo undecimo torniamo a vedere alcune donne che
+esercitano una grande influenza sul loro tempo, ma la
+cui rilevanza differisce nel fondo da quella delle femmine
+che le precedettero. Oltre a Beatrice e alla figlia
+sua, e omai da tempo più lungo, la marchesana Adelaide
+di Susa splende in Piemonte, per ingegno, per
+ricchezza e per potenza&#8205;<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>. Parimenti come Beatrice,
+aveva anch’ella preso due volte marito, e tutte le due
+volte era rimasta vedova, primamente di Erminio duca
+di Svevia, indi di Odone margravio; nell’anno 1065
+aveva sposato sua figlia col giovane Enrico. Sazio di lei,
+voleva questi più tardi ripudiarla, ma la Chiesa romana
+impedì che la separazione avvenisse; Pier Damiani andò
+nell’anno 1069 da legato suo a Worms, ed il Re, per
+la prima volta, chinò il capo al comando pontificio.
+</p>
+
+<p>
+Fu questa l’ultima ambasceria che il Damiani sostenne
+fuori d’Italia in servigio di Roma. Morì a Faenza,
+addì 22 di Febbrajo dell’anno 1072, a sessantasei
+<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
+anni di età, lasciando fama di essere stato il più religioso
+uomo della Chiesa a questa età sua, ed uno dei
+più fervidi campioni della riforma, cui dedicò tutto sè
+stesso colle più pure intenzioni&#8205;<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>. Poco tempo innanzi
+di morire aveva assistito alla più splendida festività
+ecclesiastica che finora fosse stata celebrata in Italia:
+infatti al 1 di Ottobre dell’anno 1071 si era consecrata
+la basilica di Monte Cassino, cui Desiderio aveva dato
+l’ultimo compimento.
+</p>
+
+<p>
+Quell’Abazia era allora la magnifica d’Italia. Vivevano
+in essa raccolti duecento monaci, molti dei quali
+coltivavano assiduamente gli studî di scienze profane
+non meno che di sacre discipline; e il convento aveva
+dato degli uomini celebri. Ivi Stefano IX era stato abate
+nell’anno 1057, ma Desiderio successore suo splendette
+più chiaramente di lui per il suo ingegno letterario, ovvero
+per la dottrina di quegli eruditi che egli congregava
+nella sua accademia monastica. Mentre gli Stati longobardi
+andavano decadendo, Monte Cassino ricettava
+tuttavia nel suo seno l’ultimo fiore degli intelletti di
+quella nazione germanica. Desiderio stesso, altrimenti
+detto Dauferio, discendeva della casa longobarda di Benevento.
+<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
+La più parte dei monasteri d’Italia impoveriva,
+laddove smisuratamente grandi erano le dovizie
+di Monte Cassino, e il dominio territoriale di questa republica
+monacale che sedeva come in trono sopra uno
+sterile monte di suolo calcareo, era un vero Stato fiorente
+nel mezzo dei giovani Stati dei Normanni e di
+quelli morenti degli ultimi Longobardi. Sebbene e Longobardi
+e Normanni di quando in quando mettessero a
+sacco i patrimonî dell’Abazia, eglino erano tuttavia costretti
+di restituirli, e gli audaci conquistatori meno forse
+temevano le censure del Laterano di quello che tremassero
+della scomunica dell’Abate che la brandiva in mano,
+simile ad un piccolo Giove, dall’alto del suo monte Cassino
+o Cairo, per iscagliarla tratto tratto sulle loro teste
+«indegne a nomarsi». Monte Cassino era la Mecca
+così dei Longobardi meridionali che dei fieri Normanni;
+eglino derubavano san Benedetto, ma lo veneravano nel
+profondo del cuore, e cantando salmi peregrinavano
+alla sua tomba. Colà accorrevano per purgarsi di tutte
+le loro colpe d’ordine morale e politico, e cambiavano
+in oro e in argento i secoli di penitenza, il cui cumulo
+pesava sulla loro coscienza: per tal guisa il convento
+accortamente ammassava nelle camere arcuate in cui
+custodiva il suo scrigno le costose peccata di loro e di
+altri Principi, insieme coi donativi degli Imperatori
+greci&#8205;<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>. I Pontefici e i Cardinali non potevano che
+<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
+guardare con occhio invidioso i forzieri da cui rigurgitavano
+i bizantini d’oro, o che ammirare le pietre preziose
+ed i tappeti damaschini i quali erano ivi conservati: e con
+gran dolore dovevano paragonare l’impoverimento del
+Laterano con questa ricchezza favolosa, per via della
+quale Desiderio in cinque anni aveva tirato su la nuova
+basilica, meraviglia dell’Italia meridionale di quella età.
+</p>
+
+<p>
+Principi, signori e prelati convennero d’ogni parte
+alla festa della consecrazione. Vi andò il Papa con Ildebrando,
+col Damiani e con molti altri Cardinali; e vi
+furono presenti dieci Arcivescovi dell’Italia meridionale
+e quarantaquattro Vescovi. V’intervennero anche
+i Conti normanni e gli ultimi Principi longobardi; vi
+furono Riccardo di Capua col figliuol suo Giordano, e
+Rainolfo suo fratello, poco prima nemici di Roma, adesso
+vassalli riconciliati con essa; Gisulfo di Salerno, Landolfo,
+che era pur sempre signore di Benevento, Sergio duca
+di Napoli, Sergio di Sorrento, i Conti de’ Marsi, innumerevoli
+cavalieri e nobiluomini: non vi mancarono che
+Rogero e Roberto Guiscardo, perocchè giusto in quei
+giorni fossero occupati ad assediare Palermo. La splendida
+assemblea somigliò ad un grande parlamento di
+Roma e dell’Italia meridionale, quale rade volte si fu
+raccolto in tanta moltitudine di personaggi così illustri.
+Lo sguardo di tutti poteva qui saziarsi ad ammirare gli
+eroi della lotta ecclesiastica, i cui decreti tenevano ancora
+<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
+il mondo in fiamme; e l’uno poteva di leggieri
+susurrare all’orecchio dell’altro, che fra non molto all’infermo
+Alessandro sarebbe succeduto nel pontificato
+il grande Ildebrando: tuttavolta difficilmente avrebbe
+alcuno mai potuto presagire che eziandio all’abate Desiderio
+sarebbe toccata la tiara.
+</p>
+
+<p>
+La festività durò otto giorni; Italia non aveva mai
+veduto cosa alcuna di simile, ed oggidì ancora lo studioso
+non può scansarsi da un senso di pietà, allorchè
+a Monte Cassino, dove non dura più in piedi la basilica
+celebre di Desiderio, prende in mano la grande pergamena,
+sulla quale, nel giorno della dedicazione, Alessandro
+II, Pier Damiani, Ildebrando, Desiderio, Riccardo
+di Capua, Giordano, Rainulfo, Landolfo di Benevento,
+Gisulfo di Salerno apposero i loro nomi, in parte scrivendoli
+di loro mano&#8205;<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La solennità di Monte Cassino fu una festa di politica
+alleanza conchiusa fra Roma e i Normanni, e in
+pari tempo una festa della Chiesa nazionale italica: in
+qualunque modo fu un segno di grave significazione
+<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
+contro l’Impero tedesco. In essa gl’intendimenti d’Ildebrando
+celebrarono, come in un simbolo, i primi trionfi
+dell’età nuova che aveva posto i suoi inizî nella storia
+della Chiesa romana&#8205;<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span></p>
+
+<h3 id="cap5-7">CAPITOLO QUINTO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap5-7-1">§ 1.
+<span class="smaller">Alessandro II muore. — Ildebrando sale alla cattedra
+pontificia. — Sua vita, sua meta. — È ordinato papa,
+addì 29 Giugno 1073.</span></h4>
+
+<p>
+Alessandro II passò di vita nel giorno 21 di Aprile
+dell’anno 1073; a lui succedette il celebre Ildebrando.
+In quest’uomo, che ebbe genio vero e forte di monarca,
+rivissero gli spiriti serii, arditi, grandiosi, stoici dei
+Romani antichi, ed egli s’asside in luogo, dove s’alza
+la pietra di confine di due epoche sociali, l’una che
+tramonta, l’altra che sorge. Nel fondo, l’animo suo
+non ha indole ecclesiastica ma politica; a mala pena
+pare che il vestimento sacerdotale si attagli al suo dosso,
+e la rilevanza di lui sta in questo, che con una delle
+maggiori rivoluzioni, di cui la storia conosca, foggiò
+a nuovo le attenenze che fin adesso s’erano composte
+fra la Chiesa, il mondo e la podestà civile. Fu il Cesare
+di Roma pontificia; sua meta politica fu la onnipotenza
+del Papato.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ildebrando però non fu romano nè latino di nascimento.
+Vuolsi che Bonizone, padre di lui, sia stato un
+povero falegname di Saona, paese tosco, laonde il massimo
+Papa di Roma uscì di quella stirpe longobardica,
+onde Toscana era fittamente popolata&#8205;<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>. Fanciullo,
+venne a Roma sotto le cure di un suo zio, che era abate
+del convento di santa Maria sull’Aventino; e qui può
+darsi che vestisse l’abito dei Benedettini, poichè diventò
+monaco, e più tardi entrò nell’ordine di Cluny, alle cui
+idee gerarchiche il suo genio diede vita di dominio.
+Tuttavia la sua indole fervida non si seppellì nel misticismo
+ascetico di quell’età; la sua anima ne emerse
+ribollente di una forza fanatica, ma sana e robusta;
+imparò a sprezzare il mondo, ma gliene rimase l’ambizione
+di dominarlo.
+</p>
+
+<p>
+L’idea gretta di una santità claustrale non alitava
+<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
+nello spirito d’Ildebrando, ch’era nato a stringere rapporti
+operosi col mondo nell’ordine politico. La vista di
+una società profondamente corrotta aveva messo schifo
+nell’animo lirico del Damiani e l’aveva spinto alla vita
+eremitica; più gran dolore provò l’anima di fuoco di
+Ildebrando, scorgendo il decadimento gerarchico della
+Chiesa di Roma. Occorre pensare che durante la sua
+giovinezza, in quell’età quando più l’uomo è smanioso
+di farsi strada, aveva veduto un mostro morale assiso
+sulla cattedra di san Pietro; occorre pensare che la
+Chiesa romana era allora discesa al basso grado di un
+vescovato provinciale, ed una feroce famiglia di Conti
+la teneva in conto di investitura de’ suoi figliuoli cadetti.
+Uno spirito riflessivo, invasato del compito che
+si spettava al Papato nella storia universale, doveva ben
+presto farsi ragione delle cause della sua ruina, e cercare
+i modi della sua restaurazione. Cause ne erano la
+preponderanza della podestà civile sopra il clero diventato
+corporazione feudale, e la dissoluzione della disciplina
+ecclesiastica; per ripararvi faceva mestieri riformare
+quella disciplina, unificar tutta la Chiesa sotto
+l’autorità suprema di Roma, svincolare il Papato primieramente
+dalla supremazia della nobiltà cittadina,
+indi dal Patriziato regio, affrancare finalmente il clero
+dalla investitura laicale.
+</p>
+
+<p>
+Nei tempi in cui più s’aggravava la loro pressura per
+ragioni di scismi e di fazioni cittadine i Pontefici erano
+soliti di chiamare a Roma i Re tedeschi, e di coronarli
+a imperatori; ed ogni volta ne pagavano il servigio
+passeggiero, rinnovando il proprio vassallaggio sotto
+la podestà dell’Impero. Il giovane Ildebrando era stato
+<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
+spettatore del Sinodo di Sutri, in conseguenza del quale
+Enrico III aveva avvilito il Papato riducendolo a un
+vescovado, ed investendone i suoi favoriti Tedeschi, istessamente
+come usava fare per le diocesi di Bamberga o
+di Magonza. Quell’Imperatore dietro sè aveva tratto prigione
+Gregorio VI; e Ildebrando, intanto che seguiva
+in esilio a Colonia quel suo Pontefice, aveva avuto agio
+di meditare quanto dura fosse la servitù in cui il Papato
+era stato travolto dall’Imperatore liberator suo. Occorreva
+dunque trasportare la battaglia fuor del recinto
+della Città, combatterla sopra un campo universale,
+farne teatro tutto quanto l’Impero. Volevasi liberare il
+Papato dalla podestà imperiale, e questo poteva conseguirsi
+soltanto allora che la Chiesa si fosse svincolata
+dalla legge dello Stato. Da secoli il feudalismo aveva
+in modo strettissimo intrecciato fra loro i due ordinamenti;
+volevasi dunque proibire che le investiture
+fossero concedute dalla mano dei laici, e liberare così
+la Chiesa dalle pastoje feudali dell’Impero; il celibato
+doveva separare tutto il clero dalla società laicale, dai
+suoi doveri, da’ suoi interessi; oblighi il clero non
+doveva averne verso altri che il Papa, e allora soltanto
+questi, sollevato sopra tutti i Metropoliti e sopra tutte
+le Chiese provinciali in qualità di loro capo imperante,
+avrebbe potuto tentar di fiaccare eziandio la podestà
+regia e di renderla sua vassalla.
+</p>
+
+<p>
+Questi grandi disegni andarono poco a poco assumendo
+forma e figura nell’intelletto d’Ildebrando.
+Abbiamo veduto l’infaticabile operosità che egli mise
+in moto dopo l’esaltamento di Leone IX; divenuto
+cardinale e cancelliere dopo il decreto sull’elezione,
+<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
+lo abbiamo veduto conquistare passo passo libertà e
+potenza al Pontificato. Le anime grandi nascono e si
+educano in mezzo a rivoluzioni violente, e Ildebrando,
+prima di diventar papa, formò sè stesso nel lavorio
+della riformazione, durante il reggimento di sei Papi.
+Lungo e difficile fu il tirocinio della sua dominazione;
+però mai nessun monarca prese come lui le redini dell’autorità
+con tanto profonda cognizione delle cose del
+mondo, degli uomini e delle sue proprie forze, nè ebbe
+mai una sì chiara coscienza della meta cui doveva
+raggiungere.
+</p>
+
+<p>
+Il partito della riforma aveva bello e stabilito il
+piano della nuova elezione pontificia, nè in esso era
+rimasta estranea Beatrice di Toscana. In foga tempestosa,
+qualmente Iddio ispirasse il popolo, dovevasi
+elevare l’arcidiacono al pontificato. Non ancora, ai 22
+di Aprile, il morto Alessandro era stato calato nel suo
+sepolcro in Laterano, che voci entusiastiche gridarono
+papa Ildebrando; i Cardinali lo tolsero in mezzo a
+sè con gran giubilo, e lo condussero fra grida popolari
+di gioia in san Pietro in Vincoli, dove fu eletto ossia
+acclamato papa. I Cardinali lessero il decreto elettivo
+già in precedenza compilato, e il popolo ivi raccolto
+in fitta calca, potè giustamente plaudire alle lodi, che,
+senza ombra di adulazione, celebravano le virtù dell’eletto&#8205;<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il primo Gregorio, allorchè era stato creato papa,
+aveva tentato di scansare colla foga la missione che
+gli era affidata; a Gregorio VII, all’abile ministro
+di Stato di cinque Papi, non s’avrebbe acconciato
+un’umiltà restìa. Egli non brogliò per la elezione;
+della sua riuscita viveva sicuro, e senza temenza poteva
+rispondere all’appello, al paro di un capitano vincitore
+di venti battaglie, che le legioni salutano imperatore.
+Eppure quest’uomo dalle grandi fortune s’arretrò
+per un istante, spaventato di quel culmine di potenza
+che, spesse volte, anime volgari avevano salito con gioconda
+fretta, inette com’erano di misurarne la fatale
+altezza&#8205;<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli avversarî di Ildebrando, ai quali molto stava a
+cuore di poter mostrare che l’elezione di un tal Papa
+era macchiata di simonia, sorsero a dire che era stata
+il parto del raggiro e della corruzione. Il detto era
+menzogna: la gran moltitudine dei Romani aveva votato
+per lui, perciocchè fosse l’uomo voluto dal tempo;
+la sua vita irreprensibile metteva rispetto, ammirazione
+il suo genio. E nella sua previdente accortezza Ildebrando
+<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
+s’avrebbe forse preso la tiara, se un’elezione
+contraria ai canoni lo avesse immantinente esposto alle
+frecciate de’ suoi innumerevoli nemici?
+</p>
+
+<p>
+Il nuovo decreto sull’elezione aveva espressamente
+serbato a Enrico il diritto di confermazione; nè Gregorio
+poteva farne senza. Egli die’ pertanto l’annuncio
+della sua elezione anche al Re; non ne ricercò il consentimento,
+ma con prudenza differì la sua consecrazione
+finchè di quello si fosse assicurato o avesse potuto
+farne senza. La severità con cui un tal uomo doveva
+senza riguardi umani condurre a compimento i
+decreti della riforma poneva in angustie i Vescovi simoniaci
+delle Gallie e di Alemagna, laonde si consigliò
+ad Enrico che non confermasse l’elezione. Se, invece di
+un giovine Principe traviato dalle passioni, un uomo
+energico fosse seduto sul trono tedesco, non avrebbe
+ei tollerato l’esaltamento di Gregorio, ma, prima che
+acquistasse potenza, avrebbe rovesciato uno che inevitabilmente
+gli sarebbe stato avversario. Però questo Papa,
+al pari di molti grandi reggitori, ebbe la felice ventura
+di salire a potenza in un’età, nella quale i forti uomini
+erano morti, e i nemici viventi erano gente debole. Le
+sue grandiose vittorie, che oggidì ancora formano la
+meraviglia dei posteri, poterono avverarsi soltanto perchè
+il reame tedesco era sbalestrato nel disordine; e
+così durò la cosa, fino a tanto che un giovine scapestrato
+occupò il trono di Alemagna.
+</p>
+
+<p>
+La sedizione dei popoli di Sassonia opponeva ogni
+maniera di ostacoli alla podestà regia di un Principe immaturo
+al governo, nè Enrico osava di peggiorare le
+sue condizioni mal secure, provocando contro di sè il
+<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
+più terribile di tutti i nemici. Mandò pertanto il conte
+Eberardo a Roma, perchè tutelasse il diritto della corona
+e disaminasse il procedimento tenuto nella elezione;
+ma questa fu una formalità di convenienza, nulla più.
+Gregorio VII fu consecrato papa addì 29 di Giugno,
+che era il giorno del principe degli Apostoli: intervennero
+alla ceremonia il cancelliere imperiale d’Italia,
+la marchesana Beatrice e l’imperatrice Agnese&#8205;<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap5-7-2">§ 2.
+<span class="smaller">Gregorio VII riceve giuramento di vassallaggio dai
+Principi di Benevento e di Capua. — Roberto Guiscardo rifiutasi
+di prestarlo. — Disegni di Gregorio rivolti a rendere i
+Principi e i loro regni vassalli della Chiesa romana. — Bandisce
+una crociata universale. — Matilde di Toscana e Gregorio
+VII. — Suo primo Concilio in Roma; suoi decreti di
+riforma.</span></h4>
+
+<p>
+La Storia ecclesiastica narra diffusamente delle lotte
+che Gregorio VII sostenne per procacciare onnipotenza
+al Papato; la Storia nostra deve restringersi a più sobrî
+limiti. Quantunque non possa fare a meno di gettare
+uno sguardo all’indirizzo generale di quest’età ed alle
+sue attenenze prese in grandi proporzioni, essa deve
+tuttavia attenersi soltanto alle cose di ordine politico,
+e mostrare quali sorti subisse la città di Roma in mezzo
+<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
+alla contesa che divampò fra la corona e la tiara; quale
+fu la sua parte in questa controversia che agitò l’universo
+mondo: avvegnaddio anche l’opera della Città non
+vi restasse estranea; le relazioni che tenne a ciascun
+tempo cogli Imperatori e coi Papi fecero di essa una
+potenza vitale nella storia del mondo.
+</p>
+
+<p>
+Prima di congregare il suo primo Concilio Gregorio
+andò nelle Puglie per definire nuovamente i doveri
+che i Normanni avevano verso il Papato; capitano
+prudente, voleva innanzi d’ogni altra cosa assicurarsi
+un buon terreno di battaglia. Poichè riuscì loro impossibile
+di scacciare i Normanni, i Papi cercarono se non
+altro di distogliere quei pericolosi vicini dagli obblighi
+feudali che gli avvincevano all’Impero, di adoperarli
+in servigio della Chiesa, e in pari tempo, usando l’arte
+politica di Roma antica, d’indebolire quei vassalli colla
+scissura e colle gelosie. Nell’Agosto dell’anno 1073
+Gregorio ricevette giuramento di sudditanza dal longobardo
+Landolfo VI di Benevento, e nel Settembre ottenne
+l’omaggio del Principe di Capua. Riccardo si fece tributario,
+promise di non prestare giuramento di vassallaggio
+all’Impero, se non ne avesse il beneplacito del
+Papa, e si obligò di difendere lo Stato della Chiesa e la
+validità della legge sull’elezione&#8205;<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>. Il Guiscardo non
+<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
+volle seguire l’esempio di un rivale; il vincitore di Sicilia
+si scansò eziandio di ricevere in feudo dal Papa
+quelle terre che egli già possedeva per propria conquista;
+capiva quali ne fossero gl’intendimenti monarchici;
+pretendeva patti migliori e maggior guadagno
+di territorî. Non giurò dunque vassallaggio, e
+allora Gregorio con astuta arte tenne diviso lui da Riccardo&#8205;<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>:
+nè destava più meraviglia l’affaccendarsi
+con cui il Papa tentava di far dell’Italia meridionale una
+provincia vassalla di Roma; però meravigliosa era la
+schiettezza con cui prestamente manifestava altre e
+maggiori pretensioni della santa Sede.
+</p>
+
+<p>
+Se oggidì un Pontefice promulgasse che Principi
+stranieri gli devono vassallaggio, tutto il mondo lo guarderebbe
+collo stesso stupore onde si guarda un pazzo;
+eppure fu un tempo in cui i Papi con gran serietà affermarono
+di essere eziandio signori supremi politici di
+mezzo il mondo; e popoli udirono queste pretese senza
+impensierirsene, e Re li temettero, oppure bassarono la
+testa innanzi a loro. La donazione di Costantino fu
+il suolo da cui in origine germogliarono idee così audaci;
+più tardi i feudi normanni servirono di titolo ulteriore
+a richieste più ample. Appena fu divenuto papa, che
+Gregorio mise a terrore i Re, esprimendo l’intendimento
+suo di fondare una seconda dominazione universale
+<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
+romana. Le terre dell’Occidente dovevano diventare
+Stati vassalli di Roma ecclesiastica; i loro Principi,
+uomini feudali di san Pietro. I predecessori di Gregorio
+avevano esaurito le loro forze per riconquistare i patrimonî
+perduti, ma quest’uomo potente mirò assai
+più in là che ai brandelli dello Stato ecclesiastico, mirò
+alla signoria del mondo; laonde è ancora con istupore
+che leggiamo le sue lettere, scritte in buona parte subito
+dopo il suo esaltamento al pontificato, nelle quali chetamente
+dichiara a’ Principi stranieri che i loro regni sono
+proprietà della santa Sede.
+</p>
+
+<p>
+Queste idee tanto esagerate derivavano eziandio dal
+concetto che Cristo fosse signore del mondo, e che il
+Papa, da vicario suo, partecipasse al suo privilegio:
+però i Pontefici non avrebbero osato di esprimere quelle
+pretese, se non ve li avessero incoraggiati il concetto
+mistico in cui si teneva la natura del Papato e la confusione
+immane che sconvolgeva i rapporti politici degli
+Stati. Conquistatori accorrevano a Roma per imprimere
+alle loro ruberie un titolo giuridico, per chiedere al
+Vicario di Cristo che a prezzo del giuramento di vassallagio
+loro concedesse la «grazia di Dio»; pretendenti
+offerivano al Papa in feudo i loro regni, perchè così mettevano
+al sicuro la loro corona. Furberia e sentimento
+religioso spingevano i Principi a porsi sotto la protezione
+morale della Chiesa; Re coperti di delitti o animati di
+spiriti pii le offerivano annue contribuzioni, spremendole
+dalle tasche dei loro popoli che nulla sapevano
+del negozio, e il Laterano di Roma tramutava i donativi
+pii in tributi obbligatorî. La Chiesa era avvezza che
+proprietarî angariati da maggiori potenti le donavano i
+<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
+loro beni allodiali, e da essa li riavevano in feudo ecclesiastico;
+parimenti dunque la Chiesa cercava di estendere
+gli stessi rapporti giuridici, dalle piccole proprietà ampliandoli
+ai reami, e intendeva a rendersi tributarî tutti
+questi. I suoi titoli erano innumerevoli, e spesse volte
+dei più stravaganti: Gregorio VII pretese alla signoria
+feudale sulla Boemia, perciocchè Alessandro II avesse
+accordato al duca Wratislao l’uso di una mitra; sulla
+Russia, perchè il principe di Nowogorod, venuto fuggitivo
+a Roma, aveva visitato la tomba di san Pietro e
+gli aveva offerto in feudo il suo paese; sull’Ungheria,
+perchè Enrico III aveva appeso in san Pietro qual dono
+votivo la lancia regia e la corona di quella contrada
+conquistata. Appena fu eletto papa, Gregorio mandò in
+Ispagna il cardinale Ugo acciocchè vegliasse a guardia
+della signoria suprema della Chiesa, dacchè su quel regno
+il Pontefice vantava diritto fino da tempo antico&#8205;<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>.
+Eguali esigenze professò sulla Corsica e sulla Sardegna,
+sulla Dalmazia e sulla Croazia, sulla Polonia, sulla Scandinavia,
+sull’Inghilterra, e colla più grande serietà
+tenne tutte queste terre in conto di proprietà di Pietro
+santo&#8205;<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’audacia prettamente romana di siffatte pretensioni
+ci parrebbe oggidì cosa incredibile, se essa precisamente
+non avesse posato sopra di un criterio religioso onde
+allora si concepivano le cose del tempo e del mondo; essa
+pertanto vuol essere considerata secondo lo spirito che
+dominava nel medio evo. La calma convinzione con cui
+Gregorio VII esprimeva quei vanti, adorna perfino di
+una certa grandiosità il mistico pensiero ch’ei si foggiava
+in mente, sul rapporto che intercedeva fra le cose
+passeggiere e caduche della terra e il principio eterno
+della religione. Per lui il mondo non era che la forma
+dell’idea cristiana, forma transitoria e accidentale nella
+sua figura politica, eterna invece nella Chiesa che reputava
+essere l’ordinamento mondiale, ossia il regno di
+Dio, il quale raccoglieva in sè tutti gli altri instituti, da
+stromenti destinati a servirlo.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavolta il regno della realità non corrispondeva
+a quello ch’ei s’era figurato secondo le idee che primamente
+cercò di mandare a compimento nell’Italia meridionale.
+Travagliava egli l’intelletto in serî disegni di
+guerra contro a’ Normanni; temeva la crescente grandezza
+di Roberto Guiscardo, il quale, ardito e accorto,
+<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
+procedeva verso il bello intento di riunire in un reame
+l’Italia meridionale. Gregorio VII non poteva tollerare
+che un conquistatore di tanto genio gli stesse dappresso
+come nemico; bisognava o annientarlo o ridurselo vassallo.
+Dapprima sperò di esser più fortunato di Leone IX,
+e di poter condurre a buon termine una lega meridionale,
+ma il suo animo, soverchiamente esaltato dal possedimento
+della tiara, fu trascinato ben presto fuor degli
+scopi veri dell’impresa. Se uno di più prossimo raggiunse,
+questo non fu che parte di un intiero sistema
+grandioso. Aveva infatti composto disegno di porsi a capo
+di un esercito europeo, e di cacciare in prima d’Italia
+Normanni, Greci e Saraceni, indi di salvare Bisanzio
+dalla mezzaluna, di assoggettarla alla Chiesa romana, e
+finalmente di piantare la croce a Gerusalemme. Così
+scrisse lettere a’ Principi d’Italia, a Guglielmo di Borgogna,
+e (ancor nel Dicembre dell’anno 1074) ad Enrico,
+cui diceva che voleva prendere la capitananza della crociata,
+e lasciare a lui la difesa della Chiesa romana&#8205;<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>.
+Progetto fantastico, e in che tempi! Ciò che avrebbe
+<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
+dovuto avvenire alla fine del suo pontificato egli pose
+arditamente a suo incominciamento come se, presagendo
+le formidabili lotte che lo aspettavano in Italia, avesse
+pensato di evitarle, trascinando dietro di sè in Oriente il
+mondo infervorato. Sperava forse con una spedizione
+violenta, favorita dagli entusiasmi della Cristianità, di
+compiere i suoi progetti gerarchici in Europa con minori
+impedimenti? o con quel piano voleva egli celare il suo
+vero intendimento di rendersi soggetta l’Italia meridionale?
+chè ei doveva pur comprendere di non potersi cacciare
+a capo fitto nella guerra religiosa d’Oriente, se
+prima la Chiesa non avesse conseguito independenza
+nell’Occidente. In tal caso Gregorio VII s’avrebbe posto
+a capo della crociata, e forse avrebbe rapito la sua nominanza
+immortale a Goffredo di Buglione, che a questo
+tempo era ancor giovinetto. Però, nella storia universale
+restò vuota una pagina, che avrebbe descritto il maggiore
+di tutti i Papi movere alla testa di miriadi d’uomini
+fanatici, simile ad un entusiastico Alessandro o
+Trajano coronato di tiara.
+</p>
+
+<p>
+Fallì l’idea della crociata; il piano colossale sfumò
+cambiandosi in una meschina parodia. Per verità si raccolsero
+cinquantamila uomini di soldatesche italiane ed
+eziandio ultramontane, e il Papa (il quale nel Sinodo tenuto
+in Marzo dell’anno 1074 aveva scomunicato Roberto)
+li passò in rassegna, insieme con Gisulfo di Salerno, in
+vicinanza di monte Cimino, presso a Viterbo: tuttavia
+poco stette che le Contesse di Toscana rimasero sole nel
+loro fervore. Può darsi che Roberto Guiscardo, a cui
+danno Gregorio aveva aizzato Riccardo di Capua e Gisulfo
+di Salerno, mandasse a vuoto con sue arti siffatta
+<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
+alleanza: così andò a monte anche la spedizione contro
+ai Normanni&#8205;<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In tal guisa Gregorio non ebbe ancora la bella ventura
+di assicurarsi completamente il vassallaggio dell’Italia
+meridionale; ma per compenso trovò in Toscana
+devozione senza limite. Potè egli tenere questa terra in
+conto di una ben munita trincera, che dalla parte di
+settentrione lo copriva dagli assalimenti di Alemagna;
+ivi volse dunque i suoi sguardi con miglior senno pratico;
+il sogno di dominazione universale svanì in aria;
+ma Gregorio del retaggio di Matilde compose ai Papi
+uno Stato ecclesiastico. La Contessa, allevata alla scuola
+di sua madre, donna pia e coraggiosa, diventò amica
+sua, e fu l’anima proteggitrice della gerarchia pontificia.
+La celebre Principessa aveva comune con Gregorio la
+nazione, imperocchè anch’ella fosse discesa da’ padri di
+origine longobarda&#8205;<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>: aveva allora ventotto anni. Era
+<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
+come se non fosse maritata, causa la continua assenza
+del suo sposo, Goffredo il Gobbo, il quale, uomo valoroso
+e prudente, non divideva i fanatismi religiosi, nè le idee
+politiche della moglie: sempre si tenne egli stretto alla
+bandiera di Enrico, in quello che Gregorio s’avvantaggiava
+dell’antipatia di Matilde per il marito, affine di
+incatenarla corpo e anima ai suoi disegni. Le dava a
+consigliero spirituale il pio vescovo di Lucca, Anselmo
+cluniacense, e rade volte mai un confessore ha raccolto
+i voti confidenti di un’anima sì timorosa di Dio, e nel
+tempo stesso così energica, com’era quella di Matilde.
+Il rapporto di amicizia personale che si contrasse fra
+Gregorio e lei esercitò grave efficacia nella storia universale,
+ed è in essa eziandio esempio unico, avvegnachè
+nessun’altra volta si abbia visto un Papa stringere
+vincoli così rilevanti con una donna giovane e di forte
+volontà. Invano l’odio e la sospettosa malignità ebbero
+cercato di contaminare i legami di quelle due anime:
+chi giudica con calmo intelletto rifiuterà sempre di
+strappare un Gregorio VII fuor della cerchia sublime
+del suo animo che comprendeva il mondo, per immergerlo
+nei piaceri di un amorazzo; peraltro facilmente
+può darsi che nella sua amicizia ammiratrice la Contessa
+mettesse tutto il sentimento onde il suo cuore di
+donna era capace. Matilde, dotata di spiriti gagliardi,
+orgogliosa, superiore per cultura al suo tempo, ebbe
+animo compiutamente regio, ma, ammaliata dal genio
+di Gregorio, servì a’ disegni di lui, dedicandovi mente
+virile, cuore di donna, e fede sincera nell’ideale che di
+lui s’era formata. Non aveva figli, e questo basta a
+spiegar tutto. Se ella non fosse stata altro che una monachella
+<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
+fanatica, una Marcella o una Scolastica del suo
+secolo, tutt’al più la avrebbe posta in rilevanza l’amicizia
+di un Gregorio: ma invece, questa Debora guerriera
+del Papato avrebbe, per pratiche virtù di governo, pareggiato
+in ogni tempo le poche regine che per grandezza
+furono illustri&#8205;<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Matilde volle consecrare la sua operosità a pro delle
+idee di Gregorio intervenendo al primo Concilio, in
+cui il Papa (nella prima settimana di quaresima dell’anno
+1074) congregò molti Vescovi e Principi. Ivi
+con grande energia egli promulgò nuovamente i decreti
+di riformazione banditi dai suoi predecessori, e destituì
+senza remissione i preti ammogliati e simoniaci. Con sue
+lettere comandò ai Vescovi di tutto Occidente di adempiere,
+ogni eccezione rimossa, a quelle deliberazioni, e
+omai l’Episcopato s’era avvezzato ai dettami dittatorî
+del Papato romano. Parimente come Leone l’Isaurico
+aveva voluto con un solo editto mondare la Chiesa dai
+simulacri idolatri, così Gregorio voleva finalmente mondarla
+dai sacerdoti ribelli ai canoni; così adesso come
+<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
+allora, tutta Cristianità ne andò commossa profondamente.
+Nel secolo ottavo un despota bizantino aveva
+inalberato il vessillo della sana ragione, e un Papa, per
+nome Gregorio, si era frapposto in mezzo a lui ed alle
+imagini de’ santi; adesso, nel secolo undecimo, un Papa
+sorgeva in nome della legge morale e della disciplina
+ecclesiastica, e un Imperatore tedesco si frapponeva in
+mezzo a lui ed alle passioni umane: però sventuratamente
+dietro al suo scudo regio si ricoveravano troppi abusi e
+troppi vizî. Ogni qual volta la Chiesa venne a lotta
+contro l’Impero, vi si mescolarono sempre scopi di
+politica mondana; ma nel secolo undecimo non era più
+il debole avanzo del despotismo romano contro cui la
+Chiesa, avida di sorgere a potenza, conquistasse l’autonomia
+dogmatica e il dominio temporale; erano invece due
+sistemi omai divenuti grandi e antichi, i quali combattevano
+l’un contro all’altro; seguivano entrambi un errato
+indirizzo, in quanto ciascuno di essi voleva conseguire
+la supremazia, tuttavolta uno di ragionevole entrambi
+ne avevano, in quanto miravano a delimitare i confini
+che loro naturalmente competevano. La feudalità aveva
+intrecciato quasi inestricabilmente i limiti della podestà
+ecclesiastica e della podestà civile; era uno stato di cose
+reso omai intollerabile; l’ordinamento ecclesiastico cercava
+con una rivoluzione violenta di svincolarsi da
+quello politico, ma questo non poteva nè voleva prosciogliere
+l’altro dall’obbligo feudale. Una guerra più
+lunga e più terribile di quella dei trent’anni, una
+guerra che ne durò cinquanta, fu la conseguenza di
+questa rivoluzione, e Roma, sede dei Papi, fu parecchie
+volte sventurato teatro di questa lotta di varia fortuna,
+<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
+continuò sempre ad esser l’origine donde essa scaturì, e
+si mantenne santuario in cui si conservavano i due
+simboli della pugna combattuta, la corona imperiale e
+la tiara.
+</p>
+
+<h4 id="cap5-7-3">§ 3.
+<span class="smaller">Condizioni di Roma. — Gli avversarî di Gregorio. — Guiberto
+di Ravenna. — Enrico IV. — Contrarietà che si oppone
+in Alemagna contro a’ decreti di Gregorio. — Suo decreto
+che proibisce ai laici di dare le investiture. — Il romano Cencio
+attenta contro la vita di Gregorio.</span></h4>
+
+<p>
+Anche in Roma era grande la contrarietà che si
+opponeva a Gregorio. Colà centinaja di preti, in onta
+alle decisioni dei Sinodi, vivevano in concubinato; i loro
+figliuoli o i loro nepoti erano avvezzi ad arricchire coi
+beni della Chiesa, e ad ereditare le prebende dei padri o
+degli zii. Un Cronista, in quello che dà una sguardata
+alla basilica di san Pietro, ci descrive le condizioni di
+tutta la Chiesa romana. V’erano in quella basilica sessanta
+mansionarî, laici conjugati, guardiani del tempio;
+di giorno solevano ingannare i forestieri celebrando la
+messa travestiti da cardinali e beccandosi le offerte dei
+gonzi; di nottetempo poi gavazzavano nella chiesa in
+orgie sfrenate, e i gradini degli altari erano profanati di
+turpezze, di ruberie e di assassinî. Gregorio durò fatica
+a cacciarne quell’immondo sciame&#8205;<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tutti i preti deposti, i loro clienti e la loro parentela
+lo odiavano a morte, e perciò si alleavano colla nobiltà
+cittadina che gli era avversa. Anche l’Arcivescovo di
+Ravenna se la intendeva in secreto coi malcontenti. Era
+insignito allora di quella dignità Guiberto, antico cancelliere
+e vicario d’Italia, ch’era stato anima dello scisma
+di Cadalo, oppositore dichiarato d’Ildebrando e de’ suoi
+progetti, uomo giovine, pieno di ambizione, accorto e
+coraggioso. Sulla fine del pontificato di Alessandro II
+era giunto con finissimi artificî a ottenere la cattedra
+arcivescovile di Ravenna; aveva assistito personalmente
+al Sinodo dell’anno 1074, e, fatta in apparenza sottomessione,
+aveva acconsentito a riceverne il seggio, che
+a lui di già competeva, per concessione giuridica del
+nuovo Papa da lui odiato. Però ei si rifiutava di armare
+i suoi vassalli alla guerra progettata contro a’ Normanni,
+nè volle fornirli per punire il Conte di Bagnorea
+che s’era ribellato; teneva misteriosi convegni con
+Cencio, e probabilmente la corte tedesca gli aveva dato
+incarico di informarla su quali e quanti partigiani potesse
+fare assegnamento in Roma&#8205;<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Era a prevedersi una rottura col Papa. Finchè trionfò
+la ribellione dei Sassoni il giovine Enrico fece l’umile,
+<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
+e promise a Gregorio di sottomettersi ai decreti
+di riforma, ma la compassionevole lettera che in questi
+sensi scriveva era dettata soltanto dalla necessità onde
+in quel momento era angustiato&#8205;<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>. Da altra parte, svelatamente
+e senza riguardo alcuno, continuava a vendere
+gli officî ecclesiastici; la Chiesa di Germania, come
+quelle di tutti gli altri paesi, era bruttata di simonia, e
+nella massima parte i preti vivevano accasati con donne.
+Perciò ella doveva sembrare veramente opera temeraria
+l’impresa di ridurre ad obbedienza sotto i decreti di
+Roma tanti prelati che avevano potenza di principi,
+tante migliaia di sacerdoti che erano sparsi nell’Impero.
+Allorchè dunque, dopo il suo primo Concilio, Gregorio
+mandò suoi legati in Germania in compagnia dell’Imperatrice
+madre, i suoi decreti sollevarono colà una tempesta
+indescrivibile. L’opinione publica era costretta
+a condannare il commercio degli officî ecclesiastici; i
+Vescovi non raccapezzavano ragione alcuna per iscusare
+la simonia, ma a sufficienza ne trovavano per combattere
+il divieto monastico del matrimonio, dicendo che
+era contrario alla dottrina cristiana&#8205;<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>. In questa tragica
+lotta, nella quale l’istituto del matrimonio diventò
+argomento che travagliò la storia universale, la ragione
+<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
+di natura soccombette, e vinse l’oscuro spirito del monachismo:
+a favor suo combattevano le mistiche idee
+del secolo, ed il decreto del celibato fu molto abilmente
+associato col salutifero divieto della simonia.
+</p>
+
+<p>
+I legati pontificî (giova considerare che l’uso dei
+legati dall’età di Gregorio assunse un carattere affatto
+nuovo, poichè adesso, pari a’ proconsoli di Roma antica,
+questi nunzî andavano per le province della Chiesa universale),
+i legati pontificî chiesero ad Enrico che dimettesse
+i consiglieri già scomunicati da Alessandro II, ai
+quali massimamente si dava colpa del commercio di officî
+spirituali, e gli intimarono comando che fosse data esecuzione
+in Alemagna alle decisioni sinodali. Tuttavolta
+l’animoso Liemaro, arcivescovo di Brema, fu quegli che
+salvò l’onore della Chiesa germanica, rifiutando, insieme
+con altri Vescovi, di riconoscere per autorevole un Sinodo
+che doveva celebrarsi in Germania davanti a legati
+romani.
+</p>
+
+<p>
+Alemagna, Francia e Italia erano tutte in fiamme,
+pro e contro del Papa. La immane lotta che vedeva
+dichiararsegli contro riempì Gregorio stesso di inquietudini&#8205;<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a>.
+I nemici che aveva in Roma, i Vescovi di
+Lombardia, i Normanni gli davano gravi pensieri; cercò
+<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
+alleanze, e nelle difficoltà disperate in cui si trovava
+involto indirizzò i suoi voti financo alla Danimarca,
+ed esortò quel re Sueno di venire in ajuto alla Chiesa,
+promettendogli in ricambio il possedimento di una provincia
+nell’Italia meridionale. Similmente come gli
+Imperatori bizantini toglievano a’ loro stipendi genti
+del settentrione, Sarmati e Unni, per adoperarli nelle
+loro guerre d’Italia, così Gregorio avrebbe voluto trascinare
+i campioni del Jutland e del Seeland contro i
+Normanni, loro affini di stirpe, e contro altri nemici,
+e, senza scrupoleggiare di amore per l’Italia patria
+sua, avrebbe loro dato in feudo le costiere da questi
+ultimi occupate&#8205;<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nel suo secondo Concilio (tenuto sulla fine di Febbraio
+dell’anno 1075) proibì che il clero ricevesse investitura
+dai laici; d’ora in poi nessun Vescovo o
+Abate avrebbe potuto più essere insignito da Re o da
+Imperatori, da Duchi o da Conti, di anello e di pastorale:
+così gettava arditamente il guanto di sfida a tutte
+le podestà civili. Quando i Papi riformatori avevano
+divietato il traffico degli officî ecclesiastici, avevano colpito
+un condannevole abuso, ma adesso Gregorio dava
+<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
+di cozzo contro un privilegio antichissimo dei Re, i
+quali decoravano i Vescovi, prima ancora che fossero consecrati,
+dell’anello e del pastorale, a distintivo dei beni
+che ricevevano in feudo dallo Stato. Quel rapporto feudale
+fra laici e preti, che era divenuto istituzione di diritto
+publico, doveva adesso tutt’a un tratto disciorsi;
+il clero doveva uscire del sistema feudale. Fu questo
+celebre decreto la favilla che accese una guerra di
+cinquant’anni; e in tal modo la Cristianità pagò la
+pena di quelle religiose debolezze per cui s’aveva donato
+alle Chiese beni e città, e di quella insania per
+cui i Re avevano dotato i preti di potenza principesca.
+Per verità il possedimento di beni regî inoculò
+orribili mali nella Chiesa; chè senza riguardo a intelligenza
+dell’eletto, perfino senza preventiva elezione,
+la podestà civile vendeva o donava officî ecclesiastici
+alle più sozze creature del favore di corte. Spesse volte
+il Re nominava Vescovi e Abati seguendo il capriccio
+che gli frullava in un breve istante pel capo, e lo faceva
+mettendo loro in mano un bastone; diventavano allora
+vassalli della corona, servivano da capitani nelle guerre
+e in persona combattevano nelle battaglie: appena era
+se il vestimento sacerdotale li distingueva da’ Duchi o
+da’ Conti, coi quali avevano nello Stato comunanza di
+diritti e di doveri, di bisogni e di ogni sorte di vizî. Occorreva
+mondare il clero da condizioni secolaresche tanto
+contrarie alla missione apostolica; così esigevano religione
+e umanità. Gregorio VII volle svincolare la Chiesa da
+quella dipendenza in cui lo Stato la teneva, eppure volle
+conservarne gli immensurati possedimenti; nè avrebbe
+compreso verità di ragione, se qualche pensatore di buone
+<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
+intenzioni gli avesse detto che la più diritta via per
+liberare il clero dalla soggezione all’autorità politica,
+sarebbe stata quella di ridurlo nuovamente povero e
+religioso, sì come erano stati gli Apostoli&#8205;<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a>. Il suo
+pensiero audace questo era: guarentire alle Chiese di
+tutti i paesi il loro dovizioso dominio temporale, affrancarle
+dovunque del loro obligo feudale verso la corona,
+assoggettarle soltanto al Pontefice, tramutare così mezza
+Europa in uno Stato ecclesiastico romano.
+</p>
+
+<p>
+Pareva che fosse giunto il tempo propizio per togliere
+ai Re il diritto di investitura, chè infatti Enrico
+trovavasi in male strette, premuto com’era dai Sassoni.
+Però la vittoria ch’ei ne riportava nel Giugno 1075
+presso la Unstrut gli lasciava libere le mani, e adesso
+cominciava a sentirsi re. Milano, Ravenna, Roma, i Normanni
+gli offerivano un’alleanza naturale; e un buon
+indirizzo che s’avesse dato alle cose, meglio di quello
+che sapessero fare Cencio, Guiberto e Ugo cardinale
+(il quale aveva nuovamente disertato la causa della
+Chiesa), avrebbe riunito una lega formidabile a danno di
+Gregorio. La podestà regia s’era restaurata a Milano.
+Dopo che per lunghi anni questa città era stata dilaniata
+dalla guerra dei Paterini, nobili e popolo s’erano sollevati
+<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
+contro alla tirannide insopportabile di Erlembaldo.
+Questo capitano era caduto combattendo per le vie di
+Milano, col gonfalone di san Pietro in pugno; i Milanesi
+avevano chiesto ed ottenuto da Enrico un arcivescovo,
+e Gregorio, alla cui corte erasi ricoverato il discacciato
+arcivescovo Attone, non potè impedire che Tedaldo ne
+ricevesse l’investitura&#8205;<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a>. Lo destituì dell’officio, ma
+non pertanto, insieme colla caduta di Erlembaldo, ruinò
+l’influenza di lui a Milano.
+</p>
+
+<p>
+Il suo nemico più operoso era Cencio, capo di tutti i
+malcontenti di Roma. Il Prefetto della Città ebbe il coraggio
+di sottoporre questo prepotente uomo a inquisizione,
+ma non si osò di eseguire la sentenza di morte
+pronunciata su di lui; Matilde stessa perorò a suo
+favore. Cencio diede ostaggi; la sua torre fu smantellata,
+ed egli rimase un tratto di tempo tranquillo&#8205;<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a>:
+era la calma di chi medita vendetta. Allorchè la rottura
+con Enrico fu resa inevitabile, Cencio combinò il suo
+piano per rovesciare Gregorio; richiese il Re in nome
+dei Romani, che assumesse la podestà cittadina, e gli
+promise di dargli in suo potere il Papa prigioniero&#8205;<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a>.
+Un attentato contro la vita o contro la podestà del Pontefice,
+<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
+similmente che al tempo della prima controversia
+delle imagini, doveva (così almeno si sperava)
+metter un termine alla lotta. È incerto se Enrico prendesse
+parte in ciò; ad ogni modo, la cospirazione non
+ebbe effettivo ajuto dai Lombardi, nè dai Normanni, nè
+dal Re, e si ridusse solamente ad un atto di violenza di
+un bandito, la cui odiosità s’accrebbe per circostanze
+di luogo e di tempo.
+</p>
+
+<p>
+Ciò che avvenne nel Natale dell’anno 1075 è uno
+dei più lucenti episodî che emergano fuor della storia di
+Roma nel medio evo. Nella vigilia di quel giorno santo
+il Papa celebrava, come di solito, la messa presso all’altare
+del presepio in santa Maria Maggiore: tutto ad un
+tratto s’alza tumulto di grida e d’armi, e Cencio si
+scaglia entro la chiesa colla spada in pugno seguito
+dalla nobiltà congiurata. Va all’altare, afferra il Papa
+per le chiome, lo trascina seco sanguinoso di percosse,
+lo gitta sul suo cavallo, e via lo porta per Roma in
+mezzo alla tenebra notturna, e lo serra nel suo palazzo
+ch’era posto nella regione detta Parione&#8205;<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a>. La Città
+<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
+si commuove, le campane suonano a stormo, il popolo
+brandisce le armi, i preti con gemiti velano gli altari,
+le milizie sbarrano le porte, si corrono le vie portando
+fiaccole: nessuno ha visto il Papa. Al mattino successivo
+il popolo si raccoglie sull’antico Campidoglio
+per consultare che sia a farsi; paiono tornati i giorni
+della congiura di Catilina. Finalmente si ha avviso
+che il Papa è prigioniero nella torre di Cencio. Ivi infatti
+Gregorio si trovava ferito e solo. Lo si aveva sottoposto
+a gravi maltrattamenti; il malandrino, che non
+aveva potuto condurlo fuori della Città, aveva chiesto
+d’essere infeudato dei migliori beni della Chiesa; i suoi
+vassalli avevano coperto il Papa di scherni, le sue feroci
+sorelle simili a furie lo avevano subissato di un torrente
+d’invettive, nelle quali probabilmente non era risparmiato
+il nome di Matilde: però Gregorio in mezzo a
+tutto questo non aveva ismarrita la sua dignità&#8205;<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a>. Se
+anche la fazione di Cencio avrà tentato di suscitare Roma
+a libertà, la sua voce non fu intesa; la sua breve resistenza
+fu prestamente domata, e il popolo diede furibondo
+assalto al palazzo per liberare Gregorio.
+</p>
+
+<p>
+Come Cencio si vide perduto, supplicò grazia, od a
+spada tratta la impose; gli perdonò il Papa, e promise
+che gli avrebbe concesso assoluzione, se dopo di aver
+<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
+peregrinato a Gerusalemme, fosse tornato pentito a’ suoi
+piedi&#8205;<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a>. Forse mai in nessun’altra occasione più chiaramente
+che in quella notte e dopo il suo salvamento,
+Gregorio rivelò il suo coraggio e la generosa indole
+sua; mantenne fede financo al suo assassino che protesse
+dal furore popolare. Lo si ricondusse in trionfo a
+santa Maria, dove l’uomo meraviglioso, più avventurato
+di Leone III, ripigliò a dire la messa interrotta. Il
+popolo distrusse le case di Cencio e della sua fazione,
+e frattanto il feroce capitano co’ suoi parenti pigliava il
+largo&#8205;<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a>, ma era appena giunto alla prima pietra miliare,
+che gli sbolliva l’idea di peregrinare a Gerusalemme,
+e preferiva di gettarsi ghignando in uno de’ suoi
+castelli nella Campagna; vi raccoglieva vassalli e uomini
+malcontenti, e devastava impunemente i dominî della
+Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Questo destino irto di contrasti subì il maggiore di
+tutti i Papi; innanzi a lui tremava il mondo, a’ suoi
+piedi si prostravano Re, ma i ribelli Romani ponevano
+<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
+le mani su di lui e lo trascinavano pei capelli. Egli
+seppe umiliare i suoi nemici coronati, ma non giunse a
+punire i più disprezzabili de’ suoi avversari, onde nel
+silenzio del cuor suo dovette ripensare alle considerazioni
+di Salomone, quando meditava sulla vanità di tutte
+le umane grandezze.
+</p>
+
+<p>
+Gregorio uscì del bujo di quella notte collo splendore
+di uomo invitto e di martire. Anche il popolo aveva
+splendidamente dato prova che lo amava e che venerava
+il genio suo; e questa era per lui cosa di grave
+rilievo e lo innalzava molto. Può darsi che i suoi nemici
+accusassero Enrico di complicità nel delitto; certo è che
+solo frutto del forsennato attentato si fu di mandare a
+vuoto anche l’ultima speranza di una conciliazione.
+Gregorio, concitato a ira, gettò adesso lungi da sè anche
+l’ultimo rispetto di timore umano, se qualche cosa
+pur v’era che ancor lo rattenesse, e volle mover tosto
+in campo contro il massimo de’ suoi nemici fra’ Principi.
+Trattavasi adesso di far curvar la podestà civile
+dell’Impero romano sotto ai decreti della Chiesa; e la
+lotta che si combattè fra Enrico IV e Gregorio VII, rappresentanti
+della Chiesa e dello Stato, è forse il più
+gran dramma cui la storia politica abbia mai dato vita.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap5-7-4">§ 4.
+<span class="smaller">Gregorio VII la rompe con Enrico IV. — Il Re fa
+deporre il Papa in un Concilio raccolto a Worms. — Lettere di
+lui a Gregorio. — Enrico IV è scomunicato e deposto in un
+Concilio raccolto a Roma. — Agitazione che se ne sparge nel
+mondo. — Rapporti fra i due antagonisti. — I ventisette Articoli
+attribuiti a Gregorio VII.</span></h4>
+
+<p>
+Poichè Enrico, giovine e imbaldanzito della vittoria
+riportata sui Sassoni, non adempieva più ad alcuna
+delle sue promesse, e adesso come per lo innanzi andava
+vendendo officî ecclesiastici, e teneva alla sua corte i
+consiglieri scomunicati, l’animo impetuoso di Gregorio
+ne traeva ragione di operare in modo, che spingeva il
+Re agli eccessi estremi. L’ultima lettera che il Papa indirizzava
+ad Enrico, era la provocazione di un avversario
+accorto e prudente, che nella quiete e nel silenzio s’era
+armato in guerra: chiedevagli che facesse una penitente
+confessione delle sue peccata, esigeva financo la malleveria
+di qualche Vescovo che attestasse essere sincero
+il pentimento del Re, ed arditamente faceva capire ad
+Enrico che avrebbe potuto toccargli la fine di Saule&#8205;<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a>.
+Legati romani erano anche partiti per Goslar ad ammonire
+il Re di far ammenda delle sue colpe e de’ suoi
+<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
+vizî, e gli annunciavano l’anatema della Chiesa se si
+fosse rifiutato di obbedire.
+</p>
+
+<p>
+Con giusta ira il figlio di Enrico III, che era il primo
+principe della Cristianità, raccolse quella intimazione;
+sennonchè, in vece di opporre al Pontefice un’ironia
+temperata, il suo bollore giovanile scoppiò in furie, e diè
+di contra al suo avversario con veemenza e con grosse
+armi. Rimandò vergognosamente i legati, e con gran
+collera convocò a Worms un Concilio: in esso, ai 24 di
+Gennaio, i Vescovi tedeschi, senza molto pensarci su, dichiararono
+esser il Papa deposto. Ogni statista di soda
+mente avrebbe dovuto condannare il giovine Re, che con
+questo comportamento malaccorto manifestava una così
+grande mancanza d’intelletto politico. Credeva egli che
+il Papa fosse debole, perciocchè coi suoi decreti avesse
+concitato contro di sè tutti i maggiorenti laici ed ecclesiastici
+dell’Impero; ma s’ingannava della forza che
+credeva di avere pronta a’ suoi servigi, e i nemici di
+Gregorio lo ingannavano, dandogli a credere che il Papa
+si trovasse in condizioni disastrose a Roma, per ciò solo
+che il cardinale Ugo, scomunicato e irrequieto, erane il
+più acerbo accusatore innanzi al Sinodo di Worms, cui
+si dava l’aria di assistere con autorità di ambasciatore
+dei Romani&#8205;<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a>. Può darsi che delle lunghe e puerili
+<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
+litanie di delitti che si apponevano a carico di Gregorio
+dubitassero gli stessi più fieri nemici del Papa; nondimeno
+il sentimento di libertà commoveva la Chiesa nazionale
+tedesca contro a un Papa avido d’impero, che
+privava l’Episcopato dell’ultimo avanzo di sua independenza,
+destituiva Vescovi senza inquisizioni sinodali, eccitava
+le comunità stesse a ricusar loro obbedienza ecclesiastica;
+a un Papa che fuor della sua persona pareva
+non iscorgere nel mondo altro che sudditi. Prima d’ogni
+altra cosa dunque Enrico chiamò in armi contro il
+Pontefice la Chiesa nazionale minacciata ed i Vescovi.
+</p>
+
+<p>
+Oggidì il Papato non è che la ruina di quello che
+fu: la sua podestà teocratica sopra i Re ci sembra una
+leggenda meravigliosa; eppure oggidì ancora, quando
+leggiamo gli atti di quel tempo, noi, freddi e calmi
+spettatori dei fatti delle età trascorse, respiriamo qualche
+poco dei suoi bollori, delle sue passioni. Il Re scriveva
+così al Papa:
+</p>
+
+<p>
+«Enrico, re non per usurpazione ma per volontà
+santa di Dio, a Ildebrando non papa, ma infinto frate.
+</p>
+
+<p>
+»Questo saluto ti meriti, seminatore di zizzania, tu
+che maledici ogni gente della Chiesa, invece di benedirla.
+Ti dirò brevi parole: gli Arcivescovi, i Vescovi e i preti
+calpestasti sotto a’ tuoi piedi, come schiavi privi di
+volontà. Li tratti tutti da ignoranti, te solo tieni per
+sapiente. Ogni cosa tollerammo per reverenza della cattedra
+apostolica; ma tu scambiasti reverenza per tema,
+e ti ribellasti perfino contro la podestà regia che Dio ci
+concesse, e minacciasti torcela, quasi che la signoria e
+l’impero stessero non nelle mani di Dio, ma nelle tue.
+Cristo chiamò noi all’Impero, non te al Papato. Te lo
+<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
+guadagnasti con cabale e con falsità; disprezzasti la
+tua tonaca monastica, e con denaro ti procacciasti favore,
+con favore armi, con armi la cattedra di pace, e
+la pace ne bandisti, poichè armasti i sudditi contro ai
+signori, predicasti lo sprezzo contro ai Vescovi ordinati
+da Dio, e desti facoltà perfino agli uomini secolari di
+deporli e di condannarli. E tu vuoi deporre me, re incolpevole
+cui Dio solo giudica, se i Vescovi dichiararono
+che a Dio solo si spettava di pronunciare sentenza sopra
+un Giuliano apostata? Non è Pietro, pontefice vero,
+che dice: Temete Iddio, riverite il Re? Ma tu non temi
+Dio, e perciò non riverisci me che sono ordinato da lui.
+Te colpisce l’anatema di san Paolo, te condanna il
+giudizio di tutti i nostri Vescovi, e ti dice: Scendi della
+sedia apostolica che usurpasti, acciocchè altri la occupi
+che non faccia violenza alla religione, ma insegni la
+pura dottrina di Pietro. Io, Enrico, re per grazia di
+Dio, ti grido con tutti i nostri Vescovi: scendi, scendi»&#8205;<a class="tag" id="tag229" href="#note229">[229]</a>!
+</p>
+
+<p>
+Così diceva Enrico a Gregorio in quella lettera che
+è prezioso documento di quest’età. La deposizione del
+Pontefice decretata da un Sinodo tedesco, illegale perocchè
+pronunciata da una sola parte senza che l’altra si
+ascoltasse, fu un fatto inaudito negli annali della Chiesa;
+tutto l’Occidente ne fu commosso. Frattanto i legati regî
+<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
+valicavano le Alpi; gli ottimati e i Vescovi lombardi
+gli accoglievano con giubilo grande, si congregavano
+a Piacenza, aderivano alle deliberazioni di Worms, e
+anche da parte loro deponevano il Papa.
+</p>
+
+<p>
+Rolando, ch’era un prete del basso clero di Parma, fu
+incaricato di recare a Roma i decreti di Worms e di Piacenza:
+quanto ai Romani, eziandio ad essi Enrico aveva
+indiritto un bando, in cui, da loro patrizio, gli ammoniva
+a disertar la fede di Gregorio e ad eleggere un novello
+papa&#8205;<a class="tag" id="tag230" href="#note230">[230]</a>. E giova considerare che, sebbene Enrico non
+fosse imperatore, la dignità del Patriziato romano gli
+offeriva un apparente fondamento giuridico a procedere
+contro il Papa, perocchè, anche nella deposizione che
+faceva promulgare contro di Gregorio egli facesse appello
+a quella sua podestà. Il messaggiero arrivò il
+giorno innanzi alla riunione (addì 22 Febbraio) di un
+Concilio, che s’aveva ordinato raccogliersi in Laterano.
+Aperta la sua prima tornata col solito canto di un inno,
+si presentò Rolando, e impavidamente disse al Papa:
+«Il signor mio, il Re, e tutti i Vescovi di là dai monti,
+ti comandano di scendere incontanente dalla cattedra
+usurpata, avvegnaddio senza la volontà di loro e dell’Imperatore
+nessuno possa pervenire a siffatta dignità.
+Voi tutti, o fratelli», e qui l’oratore si rivolse al clero,
+«cito a comparire per le future Pentecoste al cospetto
+del Re, e ivi dalla sua mano riceverete un Pontefice,
+<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
+poichè questi qui presente non è papa, ma lupo vorace.»
+Cotali parole furono accolte da grida d’indignazione;
+i congregati s’alzarono furibondi dai loro scanni; il
+Cardinale di Porto gridò che si pigliasse il mariuolo;
+e il Prefetto della Città si scagliò colla spada nuda su
+Rolando. Forse un fanatico colpo di spada avrebbe
+mandato a rotoli l’audace edificio di Gregorio, ma il
+Papa si frappose prestamente, e impedì l’uccisione dell’ambasciatore.
+</p>
+
+<p>
+Tornata la calma, il Sinodo si mise all’opera con
+energia. I Vescovi lombardi e tedeschi, che avevano sottoscritto
+i decreti onde dicemmo, furono scomunicati,
+e Gregorio, fin da quando incominciò il Concilio, ebbe
+il contento di accogliere alcuni di quei prelati tedeschi,
+che pieni di temenza erano corsi di qua delle Alpi a gettarglisi
+ai piedi. Quanto al Re, il Sinodo chiese che si
+punisse colla massima pena della scomunica ecclesiastica;
+e frattanto l’imperatrice Agnese assisteva nella
+basilica alle sessioni di un Concilio, di cui ogni parola
+che v’era pronunciata, parve scendere grave grave a
+trafiggerle il cuore. La vedova del forte Enrico, allontanatasi
+dal suo figliuolo, s’era data in balìa dei preti
+romani; però il fumo degl’incensi che ella respirava
+in Roma, non poteva averle intieramente assopito i suoi
+sentimenti di madre&#8205;<a class="tag" id="tag231" href="#note231">[231]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’anatema di Gregorio corse il mondo come un fulmine
+vero, e come fulmine colpì la testa del primo
+monarca della Cristianità. Giammai la folgore di una
+scomunica operò effetto pari. Tutte le censure de’ Papi
+sono state inerte cosa rimpetto a questa di Gregorio
+ch’ebbe tanta efficacia nella storia universale, da metter
+in fuoco l’Occidente: spettacolo orribilmente sublime
+di quel tetro medio evo, e diverrà sempre più meraviglioso
+quanto più la gente umana, progredendo nel suo
+cammino, si discosterà da quell’età.
+</p>
+
+<p>
+La fede universale poneva in grembo al capo della
+Chiesa la podestà di benedire e di maledire, e nessuna
+potenza mondana gli contestava il diritto delle censure
+ecclesiastiche. I Re, come tutti gli altri laici, erano soggetti
+alla disciplina della Chiesa, e il superbo Gregorio
+poteva sclamare: «Quando Cristo disse a Pietro, pasci le
+mie pecorelle, ne ha forse eccettuato i Re?» Anatemi
+erano le armi dei Pontefici reputate legittime; or doveva
+un Gregorio tenere a schivo di adoperarle contro un
+Principe che con abusi metteva a soqquadro la Chiesa,
+e aveva deposto il Papa? Tuttavolta l’audacia inaudita
+di questo anatema commosse il mondo. Infatti non s’era
+ancora sollevata tanto alto l’idea dell’autorità del Papa
+che non mettesse spavento l’opera sua onde aveva scomunicato
+il Re dei Romani; e più meraviglia metteva
+l’arroganza, finora senza esempio, per cui il Vescovo
+romano promulgava essere il capo dell’Impero decaduto
+<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
+delle sue corone, e ne scioglieva i sudditi del loro giuramento,
+e seminava così per le terre odio e ribellione&#8205;<a class="tag" id="tag232" href="#note232">[232]</a>.
+Potranno i secoli venturi farsi un’idea adeguata che
+furonvi tempi in cui il Papa derivò da un pacifico e
+poveretto Apostolo una potenza così simile a quella di
+Dio? L’età nostra, che in qualche modo non si discosta
+ancor molto dal medio evo, omai stupisce gravemente
+allorchè pensa che usurpazione tanto enorme
+della maestà divina s’arrogò un meschino mortale,
+figlio fugace di un’ora brevissima, un uomo che benedicendo
+o condannando vuole imperare all’eternità, lui,
+l’uomo che il soffio di un minuto incerto può schiacciare,
+senza che pur traccia ne resti. La è pur mostruosa
+la grandezza di quel sacerdozio dei tempi di mezzo, che
+si elevò così temerariamente sopra i limiti del finito!
+</p>
+
+<p>
+La novella che il Re romano era deposto destò per
+tutto Occidente una sensazione grande, da non potersi
+credere. Tutto l’Impero romano (dice un Cronista di
+quell’età) ne tremò; il giudizio degli uomini andò stravolto
+da un’azione così inaudita, in quello che i preti
+rovistavano gli annali del Papato per trovarne di che
+giustificare Gregorio con somiglianti avvenimenti dei
+tempi trascorsi, e speravano di acchetare il malcontento
+<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
+e le meraviglie con qualche esempio di autorità
+vescovile, che per verità a questo caso mal si acconciava&#8205;<a class="tag" id="tag233" href="#note233">[233]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Enrico e Gregorio, adesso nemici a vita e a morte,
+erano entrambi entrati nella stessa lizza per assalirsi;
+entrambi s’erano l’un l’altro deposti; entrambi avevano
+abbandonato il terreno del diritto, e s’erano arrogata
+un’autorità che non avevano. Però non combattevano
+ad armi eguali. Un Re di quel tempo, se anche
+impugnava una spada di eroe, era un inerme contro un
+Papa che impugnava il dardo della scomunica. Un Re
+che combatteva contro un Papa, era un uomo di forze
+ordinarie alle prese con un mago. Enrico s’era cacciato
+in questa mischia con impeto cieco; Gregorio invece
+aveva combinato con savia arte il suo piano di guerra;
+e il Papa, che apparentemente non aveva alleati, poteva
+alla fine schierarne in campo più, e più forti che il suo
+regale nemico.
+</p>
+
+<p>
+Entrambi avevano indole despotica; ma l’arbitrio
+del Re si frangeva di contro all’opposizione costituzionale
+<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
+che gli movevano gli Stati dell’Impero, laddove la
+possanza gerarchica che il Papa esercitava su’ Vescovi
+e su’ Concilî, non avea più limiti. L’animo leggiero di
+un Principe vizioso attenua la sollecitudine che sentiremmo
+delle sue sorti; ed i veri abusi onde la Chiesa
+verminava e ch’egli proteggeva rendevano desiderato il
+trionfo del Pontefice, fino a tanto che ei prendeva quelli
+di mira. Tuttavolta l’intemperante disegno dell’infallibilità
+e dell’onnipotenza pontificia che Gregorio scriveva
+sul suo vessillo, è cosa che spaventa la mente di chi
+deve giudicarne, e affievolisce la nostra sollecitudine per
+quella salutare riforma, anche se sia duopo riconoscere
+che era necessità di liberare la Chiesa dalla servitù politica.
+Sebbene v’abbiano dei dubbî sul vero tenore dei
+ventisette Articoli che furono inseriti nei Regesti di
+Gregorio, ad ogni modo ci giova fermarci sui più notevoli,
+avvegnachè corrispondano in tutto e per tutto allo
+scopo che Gregorio VII si propose, e a ciò che egli
+stesso professò apertamente nelle sue lettere.
+</p>
+
+<p>
+«Dio solo fondò la Chiesa romana. Non altri che il
+Papa ha diritto di promulgare nuove leggi, di fondare
+nuove comunità, di deporre Vescovi senza bisogno di
+decisioni sinodali. Egli solo ha diritto di servirsi delle
+insegne imperiali. Ei solo porge il piede al bacio di
+tutti i Principi. Soltanto il suo nome è invocato in tutte
+le Chiese. Il suo nome, papa, è uno al mondo. Ha diritto
+di deporre Imperatori. Ei può sciogliere i sudditi
+dalla loro fede verso reggitori ingiusti. Senza della sua
+autorità nessun capitolo, nessun libro è canonico. Le
+sue sentenze non ammettono sindacato. A nessuno è
+lecito di giudicarlo. La Chiesa romana non errò mai, nè
+<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
+fallirà mai in tutta la eternità, come attesta la sacra
+Scrittura. Tosto che il Papa è consecrato secondo i
+canoni, diventa santo pei meriti di san Pietro. Quegli
+soltanto è cattolico che crede colla Chiesa romana»&#8205;<a class="tag" id="tag234" href="#note234">[234]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap5-7-5">§ 5.
+<span class="smaller">Gli Stati dell’Impero in Germania si staccano da
+Enrico IV. — Egli si sveste della podestà regia. — Valica
+le Alpi per mendicare l’assoluzione dalla scomunica. — Suo
+suicidio morale a Canossa (1077). — Grandezza morale di Gregorio
+VII. — I Lombardi disertano il Re. — Questi si riaccosta
+ad essi. — Muore Cencio. — Muore Cinzio. — Muore in Roma
+l’imperatrice Agnese.</span></h4>
+
+<p>
+Enrico ricambiò l’anatema coll’anatema, ma presto
+conobbe quale e quanta fosse la potenza del suo avversario
+romano, che destramente gli seminava nella stessa
+sua terra la ribellione, offeriva ai maggiorenti la prospettiva
+attraente del trono, armava fanatismo e superstizione,
+quei due alleati formidabili della podestà sacerdotale,
+seduceva clero, nobili e popolo di Alemagna a
+disertare la bandiera di un despota scomunicato, ed a
+<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
+scegliersi un altro Re, cui egli, papa, tostochè l’avesse
+trovato uomo degno, voleva impartire la consecrazione
+apostolica. Se Enrico avesse posseduto forza vera di monarca
+avrebbe sopportato senza gran danno l’anatema;
+per lo contrario la sua podestà d’impero non riposava
+che sopra il fondamento mal securo della feudalità, ed
+era soltanto a questo organamento che i Papi andavano
+debitori della buona riuscita dei loro disegni&#8205;<a class="tag" id="tag235" href="#note235">[235]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La storia dell’Impero tedesco descrive qualmente
+Principi, Vescovi e non tutto ma molto popolo abbandonassero
+un Re ch’era temuto e odiato se non pure sprezzato;
+a noi basta osservare che fu precisamente il
+partito tedesco a lui avverso, che gittò nell’obbrobrio
+umiliante di Canossa questo Re fornito di alti pregi e
+valoroso in guerra, ma roso da passioni scapigliate.
+Alemagna, ribellantesi per motivi politici, gli era per
+due buoni terzi ostile, e parteggiava per Roma; i suoi
+nemici potenti, Guelfo di Baviera, Rodolfo di Svevia e
+Bertoldo di Carinzia disprezzavano l’invito con cui gli
+aveva chiamati a Worms, ed anzi eglino stessi convenivano
+a Treviri coi legati pontificî. I Principi s’impaurivano
+dei suoi intendimenti monarchici, e questa temenza
+e la sciagurata loro smania di parteggiare gli alleavano
+a Roma. A nulla valevano le istanze del Re, che gli scongiurava
+affinchè nella sua persona non insultassero alla
+dignità della patria e dell’Impero. L’assemblea di Treviri
+tradì la patria, poichè riconobbe come di buon diritto
+le audacie del Pontefice che aveva scomunicato il Re,
+<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
+e conseguentemente riverì in lui la podestà di farsi
+giudice e arbitro dell’Impero. Essa protestò che Enrico
+sarebbe destituito se per il giorno 2 Febbraio 1077 non
+fosse prosciolto dalla scomunica; in quel dì un parlamento
+raccolto in Augusta sotto la presidenza del Papa
+avrebbe pronunciato giudizio di lui: fino a quel tempo
+doveva egli vivere a Spira in condizione di uomo privato.
+Il Principe scoraggito subì un vitupero quale appena
+un Carlo il Calvo avrebbe tollerato; ritrattò i decreti
+pronunciati contro il Papa, e si ritirò a Spira.
+</p>
+
+<p>
+Gregorio, che i Tedeschi avevano invitato ad andare
+ad Augusta, annunciò loro che si sarebbe ivi recato.
+Ma mentre quegli attraversava le terre della sua amica,
+Enrico veniva a cerca dell’assoluzione, e con poca accompagnatura,
+arrampicandosi per sentieri battuti dai
+banditi, valicò i ghiacciai del Moncenisio, orrenda via
+in quella stagione invernale. Il Re era uomo cui mancava
+fermezza di propositi, laonde si buttava d’uno
+in altro eccesso: trovatosi abbandonato, gettò lungi da
+sè le armi, e dal culmine della superbia regia si lanciò
+nel vortice della più profonda vergogna, nè più nè
+meno di un suicida, e si prostrò alle ginocchia del nemico
+suo, che, stupefatto egli stesso di quel che avveniva,
+gli impose il piede sul collo. Udendo che Gregorio era
+in procinto di venire in Germania, il suo intelletto gli
+suggerì di impedirnelo: un uomo di cuore avrebbe raccolto
+un esercito e si sarebbe gettato fra il Pontefice e
+l’Alemagna, ma Enrico avea dell’astuzia, non genio.
+La prima spedizione che imprendeva in Italia il figliuolo
+di quell’Enrico III, le cui soldatesche coperte di ferro
+avevano fatto tremar tutto il paese, offre il gramo spettacolo
+<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
+di un esule scomunicato, di un peccatore mendico
+che viene in pellegrinaggio penitente; è il trionfo della
+superstizione che la vince sull’intelletto e sul sentimento
+di onore, però è eziandio una grande vittoria che
+la forza morale, rappresentata dalla Chiesa, consegue
+sopra despoti rozzi. Quel po’ di bello che si mesce in
+tanto brutto a mitigare il vitupero della venuta di Enrico
+si è la commovente tenerezza della sua sposa, la
+ripudiata di un tempo, che adesso con grande amore
+divide seco lui le traversie e i pericoli.
+</p>
+
+<p>
+Come Enrico comparve in Italia, Lombardia lo salutò
+con gran giubilo. Gli Italiani del settentrione
+avevano veduto Re tedeschi scender dalle Alpi soltanto
+per muovere a Roma da prepotenti a intronizzarvi o a
+deporvi Papi, ed a prendersi l’Impero; laonde eglino
+credettero ch’ei fosse venuto per rovesciare dalla sua
+cattedra Gregorio «nemico dell’uman genere». Da
+molte città dell’una sponda e dell’altra del Po numerosi
+vassalli accorsero a lui, e Gregorio, facendo sosta a
+Mantova, si ricoverò a Canossa, che era un castello di
+Matilde, e vi si rinchiuse. Frattanto il Re ascoltava i
+discorsi dei Conti e dei Vescovi, e il suo cuore trambasciato
+ondeggiava fra l’orgoglio e la paura che in pari
+tempo se lo disputavano. Però, indicibile cecità era la
+sua; e, simile ad uomo accalappiato dagli incantesimi
+di un mago, il giovine ributtò i Lombardi, e si gettò in
+braccio ad una vera morte morale. Lo spaventava la
+Dieta di Augusta che era prossima a radunarsi; la
+vergogna gli inceppava il piede, ma l’angustia lo spronava
+a correre a Canossa, le cui torri fatali finalmente
+gli apparivano in vista. Colà, dietro una triplice cinta
+<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
+di mura, stavansi un prete che lo aveva maledetto, e
+una femmina che copriva quel prete sotto lo scudo della
+sua protezione, nel tempo stesso che ogni giorno Vescovi
+di Germania, affranti dai rimorsi, arrivavano al
+castello per implorare la assoluzione. Enrico entrò in
+negoziati per ottenerla; e alcune donne, la contessa
+Matilde e la contessa Adelaide suocera di lui, si frapposero
+paciere da sorelle pietose.
+</p>
+
+<p>
+Nella storia del Papato vivranno eternamente splendidi
+due episodî, monumento della grandezza spirituale
+dei Pontefici; Leone innanzi cui indietreggia Attila terribile
+conquistatore, e Gregorio avanti cui s’inginocchia
+Enrico IV in abito di penitente. Però chi consideri
+questi due avvenimenti celebri nel mondo, ne proverà
+sentimento diverso; il primo lo indurrà a venerazione
+di una grandezza morale purissima, il secondo non gli
+desterà altro senso che di meraviglia di un animo
+quasi sovrumano. Tuttavolta la vittoria del monaco
+inerme ha più diritti all’ammirazione del mondo che
+tutte le vittorie di Alessandro, di Cesare o di Napoleone.
+Le battaglie che i Papi del medio evo combatterono
+non furono guadagnate con ferro e con piombo, ma con
+potenza morale; ed è appunto l’uso o l’efficacia di
+mezzi così sottili e morali che talvolta rendono il medio
+evo più grande dell’età nostra. Rincontro a Gregorio
+Napoleone non è che un barbaro.
+</p>
+
+<p>
+Tre giorni stette lo sventurato Re aspettando fuor
+della porta più riposta della rocca, a piè nudi nella
+neve, coll’abito di penitente gettato sulle sue vestimenta,
+supplicando di essere accolto, e amaramente piangendo.
+Gregorio traeva in lungo, non fidandosi di un Principe
+<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
+incostante; ed era cosa naturale: tuttavolta l’umiliazione
+che subiva, rendeva il Re oggetto di commiserazione,
+e la durezza del Papa dovette sembrare crudele
+financo a Matilde&#8205;<a class="tag" id="tag236" href="#note236">[236]</a>. Finalmente il Pontefice assolse
+l’avvilito Re (questo avvenne a’ 18 di Gennaio), ma in
+quell’istesso punto ne fece a brani la dignità regia:
+comandò che deponesse nelle sue mani la corona, vivesse
+da uomo privato fino a tanto che un Concilio lo giudicasse,
+promettesse con giuramento che, ove fosse riposto
+in trono, sempre avrebbe obbedito al volere del Papa&#8205;<a class="tag" id="tag237" href="#note237">[237]</a>.
+Gregorio comprendeva che il Papato per mezzo suo celebrava
+in quell’istante un fasto imperituro nella storia
+del mondo; tuttavia gli è in cosiffatti momenti di
+trionfo che un animo ben fatto rammenta la inanità
+di ogni grandezza, onde lo incoglie un sentimento mesto
+di pietà e di perdono. Un dì Ottone I aveva versato
+lagrime vedendo un Papa dappoco, che supplichevole
+gli tendeva le braccia; ed anche Gregorio pianse
+di commozione vedendo il Re dei Tedeschi, il capo
+supremo dell’Occidente, gettarsi lacrimoso ai suoi piedi
+sul nudo terreno. Però nell’animo di bronzo del frate
+<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
+romano le tenerezze non durarono che un volger di
+ciglia, e la calma maestosa in cui si ravvolse compiendo
+il suo giudizio su di Enrico, lo circonda di sublimità
+tremenda.
+</p>
+
+<p>
+«Se io», diceva mentre spezzava l’ostia, «se io
+son colpevole di quel che mi si accusa, mi uccida in
+questo istante quest’ostia»; e la consumò fra le grida
+di giubilo del popolo commosso a fanatismo; e freddo e
+calmo offerse l’altra metà al Re perchè si assoggettasse
+a pari giudizio di Dio. Dinanzi questa orribile prova
+che sostenne senza dignità, Enrico si accasciò in un deplorevole
+nulla. Buon per lui che non diventò spergiuro
+come Lotario; e forse tuttavia la vergogna di questo
+istante risvegliò nel fondo del suo cuore spiriti virili, e
+moralmente lo ritemprò.
+</p>
+
+<p>
+Tutte le cose umane hanno un limite di altezza e di
+decadenza, donde poi scendono e si rialzano. Quello stesso
+momento vide Gregorio all’apogeo della sua fortuna,
+Enrico nella profondità della sua miseria; quegli lentamente
+andò declinando a proporzioni ordinarie, questi
+lentamente andò risorgendo. Come uomo che si risveglia
+da un sogno spaventoso, il Re uscì di quel castello
+in cui aveva spogliato la dignità dell’Impero e la grandezza
+de’ suoi padri, ed un silenzio glaciale come di
+tomba, fu tutto quel che trovò in Lombardia. I prodi
+Lombardi che erano ancora in armi, si distolsero da lui
+con isprezzo; i Conti, i Vescovi gli voltarono le spalle o
+lo accolsero freddamente; le città in cui germogliavano
+vigorosi gli spiriti republicani, si rifiutarono di dargli
+albergo, ovvero con lentezze sprezzanti gli sporsero
+provvigioni fuor delle loro mura. Un sentimento di mal
+<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
+animo serpeggiava per l’Italia settentrionale; Enrico
+aveva esposto la corona a un obbrobrio incancellabile;
+essi erano stati pronti a combattere il nemico comune
+uniti con lui, ed egli aveva traditorescamente fatto la
+sua pace vergognosa: volevasi dunque porre il piccolo
+Corrado nel luogo del suo imbelle padre, con quello
+volevasi muovere a Roma, coronarvelo imperatore, discacciare
+Gregorio, eleggere un altro Papa&#8205;<a class="tag" id="tag238" href="#note238">[238]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Enrico aveva appena lasciato Canossa, che diventò
+lo zimbello di un nuovo conflitto. Se egli, come protestò
+ai Lombardi, abbia cercato l’assoluzione non
+per altro che per riacquistar libertà e vendicarsi del
+Papa, non v’ha alcuno che non deva condannarne la
+falsità e scusare la severità del Pontefice. Soltanto che
+un profondo conoscitore del cuore umano qual si era
+Gregorio, doveva predire a sè medesimo che egli avrebbe
+potuto bensì infliggere la massima onta ad un Principe
+fervido di passioni, ma non costringerlo a tollerarla
+per tutta la vita: la intemperanza della vittoria
+si ritorse naturalmente a danno di Gregorio. Colla sua
+buona ragione rifiutò al Re ciò che questi gli chiedeva,
+di torre in Monza la corona d’Italia; Enrico tenne
+ancora un tratto i Lombardi lontani da sè, indi cercò di
+riconciliarsi con loro, ed a Piacenza ricevette i suoi
+partigiani che con maschia dignità avevano respinto
+l’assoluzione che il Papa loro aveva offerto da Canossa.
+Guiberto di Ravenna gli si avvicinò, e così anche Cencio.
+<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
+Questo Romano doveva meravigliare d’un Re che
+s’era gittato nella polvere innanzi a quello stesso Papa,
+che egli poco tempo prima aveva trascinato per i capelli
+fuor di una chiesa; e adesso ei veniva a Pavia per
+ritentare la sua buona fortuna contro Gregorio, ma
+Enrico, così almeno pare, si faceva scrupolo di accoglierlo.
+Il Romano sitibondo di vendetta si poneva a
+sentinella fuor delle porte di Canossa, ed era infaticabile
+a combinar piani e a ordire congiure, quando di repente
+moriva a Pavia. I Gregoriani fecero grandi allegrezze
+che l’inferno s’avesse inghiottito Catilina, ma i banditi
+dal Papa, coll’arcivescovo Guiberto alla testa, accompagnarono
+con ostentazione di pompe il loro amico alla
+sepoltura&#8205;<a class="tag" id="tag239" href="#note239">[239]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Se l’inferno avrà fatto un boccone dell’empio Cencio,
+il paradiso avrà dischiuso le sue porte al pio Cinzio.
+Il Prefetto della Città, cui Gregorio durante la sua assenza
+aveva confidato il governo di Roma, morì sul
+finire dell’estate di questo stesso anno 1077, trucidato
+in un agguato che Stefano, fratello di Cencio, gli aveva
+teso nella Campagna. I Romani del suo partito lamentarono
+la morte del loro Prefetto e la vendicarono;
+presero d’assalto la rocca di Stefano, s’impadronirono
+di lui, piantarono innanzi al san Paolo la sua mozza
+<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
+testa, e i socî che lo avevano ajutato a commettere
+l’assassinio, punirono di morte o di bando&#8205;<a class="tag" id="tag240" href="#note240">[240]</a>. Così
+Cinzio divise la sorte di Arialdo e di Erlembaldo, amici
+suoi. Anche alla tomba di lui accorsero in gran folla
+i credenti, e il Prefetto, che vivente gli aveva talvolta
+edificati con prediche, operò adesso in morte miracoli,
+come a un martire si conveniva. I suoi avanzi mortali,
+deposti in un sarcofago di marmo nel «paradiso»
+del san Pietro, furono colà venerati per tempo lungo&#8205;<a class="tag" id="tag241" href="#note241">[241]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Addì 14 Dicembre, lo seguì nella fossa la sventurata
+madre di Enrico. Ella morì in Laterano, angosciata
+del figliuolo ch’era caduto in tanto profonde miserie. Il
+suo cadavere fu sepolto presso al san Pietro, nella cappella
+di Petronilla; ella ed Ottone II furono i soli Re
+di nazione tedesca che abbiano avuto tomba in Roma&#8205;<a class="tag" id="tag242" href="#note242">[242]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap5-7-6">§ 6.
+<span class="smaller">Enrico IV prende animo a restaurare la dignità del
+regno. — Rodolfo di Svevia, antirè. — Enrico torna ad Alemagna,
+Gregorio a Roma. — Entrambi cercano l’amicizia
+di Roberto Guiscardo. — Cadono gli ultimi Dinasti longobardi
+nell’Italia meridionale. — Uno sguardo al passato del
+popolo longobardo. — Roberto presta in Ceprano giuramento
+di vassallaggio a Gregorio VII. — Guglielmo il Conquistatore
+e Gregorio VII. — Il Papa riconosce Rodolfo per re, e
+scomunica una seconda volta Enrico IV. — Guiberto di Ravenna,
+antipapa. — Mutazione di fortuna.</span></h4>
+
+<p>
+Il maschio pensiero di restaurare nuovamente la
+dignità del regno si afforzò nell’animo di Enrico, dai
+cui occhi cadde adesso il magico velo. Ei comprese chiaramente
+qual fosse la missione sua, e la intraprese con
+coraggio di eroe, laonde vediamo questo Principe nella
+seconda metà della sua vita lottare da guerriero valoroso
+contro la podestà del Pontefice romano, sì come dopo
+di lui la combatterono gli Hohenstaufen, alla cui celebre
+famiglia fu egli che concesse la duchea di Svevia.
+</p>
+
+<p>
+I ribelli tedeschi avevano invitato il Pontefice ad
+andarne a Forcheim, dove, nel mese di Marzo, volevasi
+pronunciare giudizio sul Re. Lui pertanto Gregorio ammoniva
+che si presentasse, e che gli desse salvocondotto
+a Germania, conformemente al patto conchiuso a Canossa.
+Ma Enrico, rispondendo in termini ambigui, cercò
+di impedire quell’andata, e il Pontefice spedì allora legati
+suoi proprî ad Alemagna. Intenzione di lui doveva essere
+non già di schiacciare il Re umiliato, bensì di farne un
+vassallo della santa Sede, di costringerlo a rinunciare al
+<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
+diritto di investitura ed a riverire tutti gli altri comandamenti
+di Roma. Però la repentina elezione di un Antirè
+sconvolgeva tutti i suoi piani; chè, ai 13 di Marzo
+dell’anno 1077, Rodolfo di Svevia era eletto re di Germania
+alla presenza dei legati pontificî, e promulgavasi
+essere Enrico destituito. L’esaltazione dell’Antirè, alla
+quale Gregorio più tardi con giuramento solenne protestò
+di non aver avuto parte alcuna, addusse un’imprevista
+mutazione di tutte cose, e restituì un novello impulso
+di corrente agli avvenimenti che fin qua s’erano arrestati
+ristagnando. Quell’elezione mandò a monte il trattato di
+Canossa, e fece che gli avversarî di Enrico in Germania
+si tramutassero in gente ribellata a quel Re, che il
+Papa aveva pur dianzi assolto&#8205;<a class="tag" id="tag243" href="#note243">[243]</a>. Prudenza imponeva
+per certo a Gregorio di tenersi qualche tratto indeciso,
+affine di trar profitto di quella condizione privilegiata
+di arbitro fra due Re, nessuno dei quali egli riconosceva
+per tali: così infatti un cambiamento quasi meraviglioso
+di potenza, aveva tratto l’Impero tedesco in quelle stesse
+condizioni nelle quali s’era trovato il Papato a’ tempi
+di Enrico III. Enrico fu costretto a correre in Alemagna,
+a combattervi per difendere la sua corona; pose Tebaldo
+arcivescovo di Milano e Dionisio di Piacenza da suoi
+vicarî in Italia, e nell’Aprile valicò le Alpi per tornarsene
+al suo paese. Questa patria che aveva lasciata con
+sì poca dignità regia, rivide adesso da re, ed è mirabile
+cosa contemplare quest’uomo scapestrato rialzarsi dell’umiliazione
+<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
+sofferta in Italia, rifatto forte guerriero.
+La sua persona bella e maestosa, i suoi modi regî, la
+sua energia e il suo ardimento si rivelano adesso per la
+prima volta, uscendo dell’oscurità in cui s’erano occultati,
+e provano che nelle sue vene scorreva il sangue dei
+più gloriosi Principi dell’Impero tedesco.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto dalle castella di Matilde, Gregorio udiva le
+grida di battaglia e di sfida che gettavano i Lombardi,
+coi quali Enrico s’era del tutto pacificato. Privilegî
+dati da lui rafforzavano le giovani libertà delle città, e
+Italia temeva l’ambizione di regno di un grande Pontefice,
+più che la supremazia d’impero di un Re indebolito.
+I Lombardi di ogni città e tutta Romagna
+inalberarono la bandiera di Enrico&#8205;<a class="tag" id="tag244" href="#note244">[244]</a>, interchiusero a
+Gregorio i passi delle Alpi, imprigionarono i suoi legati,
+e ormai nel Maggio poco mancò che in una dieta
+di Roncaglia rinnovassero i decreti pronunciati a Piacenza,
+e deponessero il Papa. Soltanto le soldatesche di
+Matilde impedirono che colle armi lo assalissero.
+</p>
+
+<p>
+Gregorio rimase ancora qualche mese nell’Italia
+settentrionale, indi conobbe che gli era impossibile di
+toccare il suolo di Germania. Tornato nel Settembre a
+Roma, dovette capire d’aver posto il piede in un avvillupato
+labirinto, e che soltanto adesso sarebbe cominciata
+quella lotta colla monarchia germanica, che egli
+aveva sperato in sì breve tempo di condurre a termine.
+<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
+Per verità trovava la Città tranquilla, ma quello che
+lo angustiava era il progredire de’ Normanni. Enrico
+faceva a tutt’uomo di ridurlo a mal punto con questi
+formidabili nemici, ma l’astuto Roberto Guiscardo con
+grande abilità non si dichiarava per lui, nè per il Papa.
+Non imprese del Re su di Roma, non spedizioni guerresche
+del Papa turbavano più i suoi disegni, laonde
+imprendeva a sottomettere la Campania, dove Amalfi gli
+dava opportunità di volgere le sue armi contro Gisulfo di
+Salerno suo cognato, ch’era un despota crudele e amico
+fervidissimo di Gregorio&#8205;<a class="tag" id="tag245" href="#note245">[245]</a>. Indarno cercò il Papa di
+impedirne la caduta, chè Roberto strinse alleanza con
+Riccardo di Capua, fin adesso rivale suo, indi nel Maggio
+1077 assediò Salerno, conquistò la città, e costrinse
+eziandio Gisulfo, ch’era chiuso nella cittadella, ad arrendersi.
+L’ultimo Principe longobardo, figlio di quel
+Guaimaro che in antico era stato un sì magnifico signore,
+ne trasse salve la miserabile vita e la libertà;
+il Papa con gran dolore lo ospitò in Roma; quivi lo
+adoperò a’ suoi servigi, e, come vien detto, lo pose da
+rettore della Campagna romana&#8205;<a class="tag" id="tag246" href="#note246">[246]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
+</p>
+
+<p>
+In siffatto modo scomparvero gli Stati longobardi
+dell’Italia meridionale, dove per trecento anni avevano
+tenuto testa agli Imperatori d’Oriente e d’Occidente,
+ai Papi ed ai Saraceni. Meravigliosa fu la tenacia con
+cui si mantenne la razza del popolo longobardico;
+quantunque la sua lingua antica si perdesse nell’idioma
+romano, il suo sangue si conservò tuttavia in alcune
+famiglie, che con grande orgoglio derivarono la loro
+origine dai conquistatori discesi con Alboino. Ancor giù
+nel secolo duodecimo, i documenti dell’Italia meridionale
+sono pieni di questi nomi longobardi antichi, Machenolfo,
+Landolfo, Pandolfo, Adenolfo, Gisulfo, ovvero
+di questi altri, Maraldo, Castelmanno, Romualdo, Audoaldo,
+Musando, Ademaro, Litto, Arechi, Radelgrimo,
+Adelberto, Adelfaro, Radelchi, Guiselgardo, Roderico&#8205;<a class="tag" id="tag247" href="#note247">[247]</a>.
+È bella gloria del popolo longobardo di aver avuto una
+nobile ed efficace parte a comporre la nazione italiana.
+La sua razza s’ebbe ostinatamente conservata da dominatrice,
+<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
+e per un cinquecento anni fu la veramente libera
+d’Italia, protetta dal giure longobardico, che Re savî in
+mezzo alla barbarie, diedero un tempo all’Italia a vece
+del codice di Giustiniano: quella legislazione non cessò
+che dopo la prima metà del secolo duodecimo. Nei libri
+di questa Storia abbiamo spesse volte notato che in un
+periodo lungo di tempo furono pur sempre uomini longobardi
+i quali stettero a capo degli avvenimenti e della
+cultura d’Italia; e la cosa durò fino alla contessa Matilde,
+a Gregorio VII ed a Vittore III, illustri ornamenti
+del popolo longobardico in questa sì tarda età&#8205;<a class="tag" id="tag248" href="#note248">[248]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Roberto volle adesso far suo anche il pontificio Benevento,
+in quello che Riccardo, conformemente a’ patti,
+cingeva Napoli di assedio. Gliene dava pretesto l’asilo
+che Gisulfo aveva trovato a Roma; e la morte di Landolfo
+VI, ultimo principe che non lasciava discendenza
+e che avevane tenuto il trono solo perchè era stato
+vassallo feudale del Papa, lo allettava a conquistare la
+città. Sulla fine dell’anno 1077 pose campo innanzi a
+Benevento, e mandò sue milizie di scorridori nella Campagna
+<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
+romana, nella Marca di Ancona, sulle coste di
+Tuscia, nel territorio de’ Marsi, nella Marca di Spoleto.
+Però la resistenza gagliarda di Benevento gli fu d’intoppo;
+lui non iscosse la scomunica di Gregorio, sibbene
+l’arte politica del Papa rese vacillanti i Principi di Capua&#8205;<a class="tag" id="tag249" href="#note249">[249]</a>.
+Riccardo morì davanti a Napoli nell’Aprile 1078,
+riconciliato colla Chiesa; il figliuol suo Giordano capì
+ciò che il Papa gli fece rappresentare, che alla fine i
+buoni successi di Roberto lui pure avrebbero precipitato
+in ruina; quindi fu che egli levò l’assedio di Napoli,
+giurò in Roma vassallaggio al Papa, si alleò coi Beneventani,
+pose il guasto al campo di Roberto, chiamò a
+rivolta i Baroni delle Puglie e delle Calabrie, e costrinse
+così il Guiscardo a venir col Papa a’ patti. Gregorio, da
+<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
+quell’uomo prudente ch’era, si fe’ vedere condiscendente,
+chè gli bisognava adesso la protezione de’ Normanni
+contro ad Enrico, avvegnachè proprio adesso
+fosse apertamente venuto con lui a una seconda rottura,
+ed il Re già s’apparecchiasse a muovere contro di Roma.
+Non è che una favola che egli adescasse il temuto Normanno
+colla prospettiva della corona imperiale; ad ogni
+modo gli conferiva abbastanza vantaggi. Andò in persona
+a Ceperano sul Liri, ed ivi ricevette, addì 29 Giugno 1080,
+il giuramento feudale di Roberto Guiscardo. Il Duca si
+staccò di Benevento, che adesso diventò per sempre
+possedimento pontificio, ma Gregorio non insistette per
+la restaurazione di Gisulfo, ed anzi lasciò provvisoriamente
+in mano del conquistatore le città di Salerno e
+di Amalfi, ed anche alcune parti della Marca di Fermo,
+tutti possedimenti di san Pietro; poi lo infeudò delle
+Puglie, delle Calabrie e di Sicilia. In cambio, Roberto
+si obbligò di pagare un tributo annuo, e di difendere la
+Chiesa, sì come aveva giurato tempo prima a Nicolò
+II&#8205;<a class="tag" id="tag250" href="#note250">[250]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Di tal guisa, Gregorio in mezzo alle sue condizioni
+<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
+difficili, s’era fatto di un inimico un amico e un avvocato
+della Chiesa. L’orgoglio del Normanno cedette alla ragione
+politica ed ai suoi grandi disegni indiritti alla conquista
+di Grecia; egli si sottopose alla investitura pontificia
+che gli fu concessa «per grazia di Dio e di san
+Pietro»; e da quell’ora, per più di seicent’anni, i Re
+delle due Sicilie dovettero confessarsi vassalli della santa
+Sede. Gregorio chiese una simile professione di vassallaggio
+anche a Guglielmo il Conquistatore, re d’Inghilterra,
+il quale, nel tempo medesimo in cui le genti
+di sua istessa stirpe s’impadronivano dell’Italia meridionale,
+aveva fatto sua la Britannia. Speravano i Papi
+di guadagnare in Inghilterra la partita, parimenti come
+in Italia la avevano vinta, perocchè volessero che anche
+ivi i predatori normanni conquistassero la terra, per
+riceverla indi da Roma in feudo. Guglielmo aveva assalito
+Inghilterra col beneplacito pontificio, inalberando
+il vessillo di san Pietro; di qui la Curia romana faceva
+derivare i suoi diritti di alta signoria su quel paese, ma
+il Re si rideva delle pretensioni di Gregorio, e in una
+lettera laconica le mandava come stracci all’aria&#8205;<a class="tag" id="tag251" href="#note251">[251]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nel frattempo il Papa era stato costretto a prendere
+<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
+una risoluzione rispetto ad Enrico, che Bernardo cardinale,
+legato in Germania, aveva novellamente scomunicato
+nel Novembre 1077. I Sassoni inveleniti avevano
+assediato d’istanze il Papa affinchè riconoscesse una
+buona volta Rodolfo per re, e ripudiasse finalmente Enrico.
+Così dunque ei fece nel Sinodo tenuto a Roma nel
+Marzo 1080; bandì che Enrico era decaduto dell’Impero
+di Germania e d’Italia, maledisse le sue armi come
+avrebbe fatto un incantatore, riconobbe solennemente
+Rodolfo come re, e invocò gli apostoli Pietro e Paolo
+affinchè mostrassero al mondo che possedevano la potenza
+non soltanto di legare e di sciogliere in cielo, ma eziandio
+di dare e di torre anche in terra, imperi, principati,
+contee e d’ogni maniera possedimenti. L’intemperanza
+della passione disfigura omai le fattezze di Gregorio&#8205;<a class="tag" id="tag252" href="#note252">[252]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sennonchè l’efficacia di questo secondo anatema
+non fu eguale a quella del primo, chè Enrico adesso, da
+principe ferrato in guerra, raccolse lo strale della scomunica
+sul suo scudo, mentre tutta l’Italia settentrionale
+si sollevava in favor suo. Raccolse i diecinove Vescovi
+del suo partito, a Magonza, nel dì 13 di Maggio,
+ed ivi eglino dichiararono per la seconda volta destituito
+<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
+Pontefice&#8205;<a class="tag" id="tag253" href="#note253">[253]</a>. Così da una parte e dall’altra si
+ripetevano gli stessi fatti d’altra volta; soltanto che
+Enrico con buona ragione andava adesso più oltre, ed
+ai 25 di Giugno 1080, faceva che molti Vescovi d’Italia,
+congregati a Bressanone, eleggessero Guiberto di Ravenna
+a pontefice. La sua lotta contro di Gregorio assumeva
+eziandio indole di controversia ecclesiastica;
+nell’istesso modo che il Papa lo insidiava in Alemagna
+con un Antirè, parimenti da parte sua traeva in campo
+a combatterlo un Antipapa. Oltracciò Ravenna era paese
+tale che grande reverenza poteva trarne un Antipapa.
+Da dopo del secolo decimo, quei Patriarchi, nemici antichi
+de’ Papi, avevano conseguito potenza degna di
+principi; l’Esarcato, provincia ricca e vecchissima dello
+Stato ecclesiastico, qual era composto all’età dei Carolingi,
+s’aveva nel corso del tempo svincolato completamente
+da Roma; era diventato possedimento degli Arcivescovi
+ravennati, e questi nelle singole città ponevano
+Conti loro proprî, e presto infeudavano terre a vassalli
+ereditarî, mentre eglino stessi tenevano in feudo l’antico
+possedimento dei Papi, non per investitura di questi,
+sibbene degli Imperatori.
+</p>
+
+<p>
+Un avversario così antico di Gregorio, qual era Guiberto
+di Ravenna, iniziato profondamente in tutti i
+rapporti allora esistenti fra la Chiesa e lo Stato, doveva
+necessariamente scendere in lizza da antipapa, ed era
+più pericoloso di quello che un tempo avesse potuto
+esser Cadalo. Nascita illustre, dottrina, intelletto politico
+<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
+lo rendevano chiaro; da lungo tempo la sua ambizione
+aveva inteso alla tiara e pensato di torla a
+Gregorio; e adesso aveva titolo di papa e doveva conquistarsi
+dal lontano san Pietro consecrazione e potenza&#8205;<a class="tag" id="tag254" href="#note254">[254]</a>.
+Di Bressanone andò diffilato in Lombardia; e il
+Re, che pel venturo anno aveva deliberato di imprendere
+la sua spedizione su Roma, si volse dapprima contro
+ai Sassoni. Nell’Ottobre perdette la sanguinosa battaglia
+combattuta sull’Elster, ma fu in pari tempo
+liberato dal suo avversario. Rodolfo cadde morto; l’inverno
+passò, e la primavera dell’anno 1081 vide Enrico
+calare dalle Alpi con un esercito, per venire a Roma a
+castigarvi il suo nemico&#8205;<a class="tag" id="tag255" href="#note255">[255]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Qui accade una grande mutazione di sorti nella
+storia fortunosa di Enrico e di Gregorio. Imperocchè al
+flusso del destino che finora aveva sollevato al sommo
+dell’onda l’audace Pontefice, succedano adesso un tragico
+<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
+reflusso, la lunga e grave pressura che Gregorio
+sofferse in Roma, la sua caduta, la sua morte in esilio.
+Però il genio meraviglioso di quest’uomo eroico, se non
+ha più la potenza di prima, rifulge forse di luce più
+viva nel periodo della decadenza, fino a che la sua stella
+scompare dall’orizzonte della storia per tuffarsi solitaria
+e grande nel mare del tempo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span></p>
+
+<h3 id="cap6-7">CAPITOLO SESTO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap6-7-1">§ 1.
+<span class="smaller">Gregorio VII s’arma contro a’ suoi nemici che s’avvicinano. — Enrico
+IV per Ravenna muove su Roma (1081). — Assedia
+per la prima volta la Città. — Dopo quaranta
+giorni ne leva le tende. — Assedia Roma per la seconda volta
+nella primavera del 1082. — Si ritira a Farfa. — Va a Tivoli,
+dove Clemente III pone residenza. — Devasta le terre della
+grande Contessa.</span></h4>
+
+<p>
+La città di Roma diventò il teatro della guerra
+lunghi anni combattuta fra i due acerbi nemici, Imperatore
+e Papa; in quei frangenti essa quasi sommerse,
+e piombò in siffatta ruina, che se ne segna un’epoca
+nuova nella storia del suo decadimento. Questa battaglia
+memoranda, di cui Roma fu l’oggetto, non
+isplende per gesta eroiche come le anteriori di egual
+fatta, chè le forze e gli eserciti messi in moto non
+erano grandi; tutta volta la importanza della pugna,
+i casi del Principe che vi dava assedio e la grandezza
+morale dell’uomo che era assediato, le danno un’insolita
+attrattiva. Enrico IV, Gregorio VII, Roberto Guiscardo,
+la grande Contessa sono gli eroi di questa tragedia
+medioevale.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
+</p>
+
+<p>
+Fino dall’estate dell’anno 1080 Guiberto fu a
+Ravenna dove raccolse milizie, in quello che Gregorio
+faceva a tutt’uomo per riunire prestamente una crociata
+contro di lui. Ma i Normanni lo lasciarono in
+asso. Quantunque Guiscardo rifiutasse di unirsi in lega
+con Enrico, non pure per questo dava bada agli ammonimenti
+del Papa, anzi andava armandosi ad una
+spedizione contro di Grecia, dove voleva condurre un
+impostore bizantino sotto la maschera del detronato
+Michele Ducas; ed il Papa per necessità era costretto ad
+approvare siffatto proposito, sebbene proprio adesso lo
+privasse dell’ajuto dei Normanni. Giordano di Capua
+si metteva dalla parte di Enrico, laonde Gregorio non
+poteva contare che sul solo soccorso di Matilde.
+</p>
+
+<p>
+Però, all’avvicinarsi del suo nemico, il Pontefice
+stette aspettandolo con cuore intrepido degno di un
+Belisario, e dietro le vecchie mura di Roma volle imitare
+l’esempio di quell’antico. Caduto l’Antirè si aveva sollecitato
+Gregorio a conciliarsi con Enrico; gli si diceva
+che di Germania nulla poteva sperare, e che i vassalli
+della Contessa reputavano follia la resistenza di lei;
+tuttavia egli non cedette, esortò i Tedeschi ad eleggersi
+un novello Re, ma ricordò loro che questo esser
+doveva vassallo obbediente della Chiesa.
+</p>
+
+<p>
+Enrico discese nella primavera dell’anno 1081, dietro
+a sè lasciando la patria non ancora messa a dovere;
+ad ogni modo il suo partito era colà abbastanza forte
+per tener testa alla fazione romana. Tre anni di battaglie
+combattute con armi di guerriero e di politico,
+avevano temprato a virtù d’uomo questo Principe fornito
+di grandi pregî; e adesso ei veniva a lavar l’onta
+<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
+di Canossa, a torsi la corona imperiale, a rendere il
+Papato nuovamente prono a’ servigi dell’Impero. Facevano
+mestieri tre altri anni di acre lavoro, perchè
+egli giungesse ai suoi intenti; soltanto l’ultimo di
+essi non potè condurre a compimento, avvegnadio il
+Papato, che il genio di Gregorio aveva affrancato dalla
+podestà imperiale, non ricadesse mai più sotto il giogo
+di quella.
+</p>
+
+<p>
+Aveva il Re un esercito scarso; sperava di afforzarlo
+a Ravenna e di guadagnare alla sua causa il Guiscardo,
+ma gliene fallì la speranza, giacchè l’astuto Duca, sordo
+eziandio alle instanze di Gregorio, fece vela, dopo la
+Pasqua dell’anno 1081, per Durazzo. Tuttavolta Enrico
+cinse la corona d’Italia, ottenne che in un Concilio radunato
+a Pavia i Lombardi riverissero Guiberto per papa
+Clemente III, e finalmente mosse su Roma, senza che
+la Contessa potesse impedirnelo.
+</p>
+
+<p>
+Quando ai 22 di Maggio ei pose campo nei prati
+di Nerone Gregorio potè benedire alla saviezza dei
+suoi predecessori che avevano munito la città Leonina&#8205;<a class="tag" id="tag256" href="#note256">[256]</a>.
+Normanni, Toscani, milizie cittadine stavano
+a guardia dei suoi baluardi; d’altronde il partito
+regio era in Roma debole, o mancava di condottiero.
+Dopo di Totila Roma non aveva sofferto più ostinato
+assedio di quello onde Enrico veniva adesso a
+cingerla; però le esigue forze di lui non erano degne
+d’imperatore, e la sua prima impresa cadde vuota di
+<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
+buon risultamento. Nel suo campo raccolse i Romani
+dell’antica fazione di Cadalo, ed insieme con loro Benzone;
+a lui vennero alcuni Conti del territorio romano,
+massime i Tusculani, ed egli compose un senato o curia
+che rivaleggiasse con quello di Roma; dispensò officî
+palatini, ed elesse nuovi giudici ed un Prefetto nuovo.
+Questo faceva col suo bravo scopo, poichè in siffatta
+maniera metteva saldo fondamento al suo partito; nondimeno
+la Città restava fedele a Gregorio e respingeva
+le sue profferte&#8205;<a class="tag" id="tag257" href="#note257">[257]</a>. I Pontificî avevano di che far
+grosse risate, mirando le processioni con cui Enrico
+celebrava le feste della Pentecoste nel suo campo, guidandole
+egli stesso col diadema in capo; tanto egli che
+il Papa suo figgevano senza speranza i loro sguardi al
+san Pietro, entro cui stavano rinchiuse le due corone
+che a vicenda bramavano di porgersi. Quaranta giorni
+dopo Enrico levò le tende e s’avviò a Toscana. Mancava
+di forze, laonde aveva per adesso mostrato al suo
+avversario il lampo della sua spada, nulla più.
+</p>
+
+<p>
+Le floride città di Pisa, di Lucca e di Siena non
+indugiarono a scuotere il giogo della Marchesana, e
+convalidarono le loro libertà civiche con autorità di
+diplomi imperiali; sola Firenze respinse gli assalti di Enrico.
+In Ravenna, dove svernò, il Re ricevette messaggi
+di Alessio imperatore che, premuto dal Guiscardo, sperava
+<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
+indurlo con grandi donativi di denaro a recargli
+pronto soccorso&#8205;<a class="tag" id="tag258" href="#note258">[258]</a>. Con lui Enrico conchiuse un trattato
+di alleanza, e i sussidî bizantini gli furono i benvenuti,
+poichè Roma pareva più espugnabile coll’oro
+che non col ferro. Ma neanche nella primavera dell’anno
+1082 la sorte sorrise al Re innanzi a Roma.
+I Pontificî tenevano fermo nella città Leonina; non si
+cavò profitto di una breccia aperta; un incendio, che
+uomini traditori avevano appiccato al san Pietro, fu in
+pochi momenti spento. Enrico dovette ritirarsi nella
+Campagna, voltò dietro monte Soratte, traghettò ivi
+con molta difficoltà il Tevere, e addì 17 di Marzo
+posò a Farfa.
+</p>
+
+<p>
+Quest’Abazia, che stava in dipendenza immediata
+dell’Impero, era bensì decaduta dall’antico stato, ma
+serviva al Re di eccellente punto d’appoggio nella Sabina.
+I frati erano sempre in cozzo coi Crescenzî della
+famiglia di Ottaviano, dal cui figliuolo Crescenzio (natogli
+del suo matrimonio con Rogata) discendevano
+Giovanni, Guido, Cencio e Rustico: e i frati vivevano
+in nimicizia co’ Papi, perocchè questi intendessero a
+ferire le libertà, che al monastero competevano per
+forza di documenti. Berardo abate rimase fedele ad
+Enrico, celebrò l’arrivo del suo Principe supremo con
+festività e con cuore sincero, e lo soccorse di provvisioni
+e di denaro&#8205;<a class="tag" id="tag259" href="#note259">[259]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
+</p>
+
+<p>
+La mossa con cui Enrico entrò nella Sabina doveva
+coprirlo da quella parte contro gli attacchi della
+Marchesana e condurlo più vicino al Lazio, dove i Tusculani
+gli guardavano la via Latina. Egli occupò
+Tivoli, poichè ivi l’Antipapa doveva porre sua residenza
+per bloccare Roma e nel tempo medesimo per
+fomentare la sollevazione che s’era desta nelle prossime
+terre normanne. I nemici di Roberto profittavano
+della sua assenza per isbocconcellarsi i suoi dominî
+italici; colà i Longobardi si dolevano sotto il pugno
+dei loro aguzzini normanni, e vivevano in uno stato
+parimente misero di quello che gli Anglosassoni sofferivano
+sotto la tirannide di Guglielmo il Conquistatore;
+speravano in Enrico, ed egli si prendeva l’oro
+greco, ma ciò non ostante non andava più oltre di
+Tivoli. L’Imperatore bizantino non vedeva di meglio che
+d’indurre il Re suo alleato ad un’impresa nelle Puglie
+la quale gli togliesse di dosso Roberto, però, da canto
+del Re, questi nulla vedeva di meglio che il Duca
+stesse lontano, e si trattenesse in Grecia. Ciascuno dei
+due alleati cercava che l’altro gli servisse di parafulmine,
+laonde Enrico da parte sua nulla operava. Frattanto
+la ribellione che scoppiava nelle Puglie, attizzata
+caldamente da Giordano di Capua, assumeva grandi
+proporzioni; il Guiscardo erane costretto a ritornare, e
+pertanto, lasciato all’eroico figliuol suo Boemondo l’incarico
+<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
+della guerra greca, veniva nelle Puglie, e riusciva,
+sebbene a forza di lunghe fatiche, a padroneggiare
+la rivolta.
+</p>
+
+<p>
+Trascorsa la Pasqua, Enrico andò in Lombardia. Per
+quanto fu lunga la sua vita, volle il destino che fosse
+costretto a combattere contro un prete ed un’amazzone.
+Infatti, nell’Italia superiore era sempre di nuovo Matilde
+che lo costringeva a sostenere una guerra minuta
+e difficile negli Apennini e sul Po, dove ella
+possedeva molte fortezze. Ed ivi pure non si venne
+a cosa alcuna di decisivo; le città furono devastate,
+arse le chiese, il fanatismo scoppiò colle furie di una
+guerra di religione. Un Cronista di quell’età potè
+paragonare il palazzo della grande Contessa ad un porto
+entro cui si ricoverava tutto il mondo cattolico; chè in
+esso correvano a rifugio preti, monaci, esuli di ogni
+ceto che scampavano alla spada del Re; e il patrimonio
+di lei, cui mezza Italia pretendeva, era sempre abbastanza
+grande per torre anche Gregorio VII dalle sue
+angustie&#8205;<a class="tag" id="tag260" href="#note260">[260]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap6-7-2">§ 2.
+<span class="smaller">Enrico IV assedia Roma per la terza volta (1082-1083). — Prende
+la città Leonina. — Gregorio VII fugge in castel
+Sant’Angelo. — Enrico IV tratta coi Romani. — Fermezza
+del Papa. — Giordano di Capua presta omaggio al Re. — Desiderio
+si fa mediatore di pace. — Trattato segreto fra
+Enrico e i Romani. — Il Re va in Toscana. — Mal’esito del
+Sinodo di Novembre raccolto da Gregorio. — I Romani rompono
+il giuramento fatto al Re.</span></h4>
+
+<p>
+Stanca seguire le mosse che di qua e di colà andò
+facendo Enrico: sulla fine dell’anno 1082 lo troviamo
+innanzi a Roma per la terza volta, incaponito a volerla
+prendere, sì come il suo angustiato avversario era ostinato
+a resistergli.
+</p>
+
+<p>
+Ei trovava le cose allo stato di prima, giacchè
+durante l’estate Clemente III, suo papa ed eziandio
+suo generale, aveva bensì da Tivoli tribolato Roma
+con assalimenti e devastato la Campagna, ma senza
+conseguirne effetto alcuno. Nuovamente il Re s’accampava
+nei prati di Nerone, e la sua pazienza era ancor
+posta a prova per sette lunghi mesi&#8205;<a class="tag" id="tag261" href="#note261">[261]</a>. Nulla forse
+dimostra la influenza che il genio di Gregorio esercitava
+sugli uomini, più splendidamente che non lo provi la
+devozione mantenutagli dai Romani in quei tre anni di
+assedio, sebbene egli pur fosse loro papa e loro principe.
+</p>
+
+<p>
+Fastidito di più aspettare, il suo nemico investiva
+<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
+adesso con gran vigore il Vaticano e la fortezza del san
+Paolo, ma i suoi assalti fallivano. Però nel frattempo le
+necessità durate da lunga pezza diventavano insopportabili
+tanto, che Gregorio impediva la defezione di Roma
+soltanto a furia dell’oro che il Guiscardo gli aveva
+mandato, in vece di soccorso di uomini d’arme&#8205;<a class="tag" id="tag262" href="#note262">[262]</a>. Alla
+fine, approfittando che le scolte cadevano di stanchezza,
+il Re potè prendere la città Leonina; alcuni Milanesi
+vassalli di Tedaldo, e Sassoni condotti da Wigberto di
+Turingia, scalarono le mura, uccisero le sentinelle addormentate,
+e s’impadronirono di una torre&#8205;<a class="tag" id="tag263" href="#note263">[263]</a>. Gettando
+grida di gioia, le milizie di Enrico calarono dal
+muro smantellato nella città Leonina, e vien detto che
+Goffredo di Buglione fosse il primo ad entrarvi (addì 2
+di Giugno 1083). Allora si combattè con furore per
+conquistare il san Pietro; ivi fuggivano i Gregoriani,
+ivi contro facevano impeto i Tedeschi, e il sacro tempio
+diventava il teatro di un massacro sanguinosissimo. I
+Romani premuti tennero ancor fermo trincerandosi nel
+portico, e al dì vegnente i vincitori diedero l’assalto
+anche a questo. Irritati e anelando vendetta cercavano
+di Gregorio, avvegnaddio farlo prigioniero sarebbe stato
+il gran trionfo di quella giornata, il termine di tutta la
+<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
+guerra; ma il Papa sotto la protezione di Pierleone si
+era ricoverato nel castel Sant’Angelo&#8205;<a class="tag" id="tag264" href="#note264">[264]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Così, dopo tanto lunghi sforzi, Enrico entrò nel san
+Pietro, sapendo che vicinissimo a lui il suo formidabile
+nemico stava serrato nel castello, dalle cui feritoie ei
+forse guardava il penitente di Canossa, allorchè circondato
+di cavalieri, di vescovi e di nobili romani, con a
+fianco l’Antipapa, moveva trionfalmente alla basilica,
+passando in mezzo a ruine ancor fumanti. I canti del
+«Te Deum» ricrearono l’anima di Enrico; dolce era quel
+suono alla sua vendetta, ma non lo contentava che a
+<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
+metà. Il Papa suo (una marionetta che ad ogni istante
+ei poteva rovesciare con un buffetto) non era stato peranco
+consecrato, nè s’era egli peranco posto in capo la
+corona imperiale. Bene avrebbe potuto prendersela in
+san Pietro, ma prudenza glielo divietava, chè per farlo
+gli occorreva il voto favorevole della città di Roma, con
+cui stava negoziando; oltracciò sperava adesso di costringere
+Gregorio stesso a coronarlo, ed a conchiudere
+una pace vantaggiosa al regno.
+</p>
+
+<p>
+Colla Leonina il Re teneva in mano la chiave della
+Città, dove la sua vittoria aveva fatto impressione profonda.
+L’assedio senza fine, la fame che incominciava a
+far sentire i suoi guai, la collera minacciosa di Enrico,
+erano altrettanti terrori per il popolo; ogni adito era
+guardato; niuno osava entrare nè uscire. I patti che
+Enrico offeriva sembravano accettabili; da quell’astuto
+che era, pensando alienare gli animi dei Romani dalla
+fede del Papa, diceva loro di voler ricevere la corona
+soltanto dalle mani di Gregorio, con lui voler riconciliarsi,
+dovere eglino ajutarlo a questo buon intento, un
+Sinodo poter metter buon fine alla lotta che pendeva per
+aria. Con ferventissime rimostranze i Romani e financo i
+suoi più fidi partigiani del clero scongiurarono a ginocchi
+Gregorio, affinchè in quelle condizioni disperate
+di cose volesse entrare in trattative col Re, e salvare
+la patria; ma Gregorio si chiudeva muto nella sua
+calma impassibile. La sua anima pareva di bronzo; non
+timore umano, non capriccio di fortuna lo piegava;
+uomo ammirabile, con cuore di eroe sfidava il destino
+nel sepolcro di Adriano, sì come lo aveva sfidato altra volta
+nella torre di Cencio. Non voleva riconoscere Enrico
+<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
+per re nè per imperatore; lasciarsi vincere non voleva;
+insistette pertanto affinchè quegli si sottomettesse ai
+comandamenti che gli darebbe, giusta il patto conchiuso
+a Canossa; dichiarò finalmente di voler congregare
+a Novembre un Sinodo ecumenico.
+</p>
+
+<p>
+I Romani nella Città, Enrico nella Leonina, Gregorio
+nel castel Sant’Angelo formavano in Roma tre
+campi separati; ivi le armi avevano tregua e si negoziava
+con gran calore. Venivano anche ambasciatori di
+Alessio ad esortare Enrico che movesse alla promessa
+spedizione nelle Puglie; e propizio abbastanza pareva
+esserne il momento&#8205;<a class="tag" id="tag265" href="#note265">[265]</a>. Giordano di Capua, che non
+cessava di combattere coraggiosamente e con buona
+fortuna contro il reduce Guiscardo, sperava adesso di
+scacciare il suo rivale e d’impadronirsi del trono ducale
+delle Puglie; laonde, dappoichè la caduta di Roma pareva
+certa, volle senza indugio prestar reverenza al Re, e
+chiese con insistenza all’abate di Monte Cassino che con
+lui si accompagnasse a frapporsi paciero in mezzo al Re
+ed al Papa. Anche Enrico desiderava che ciò avvenisse,
+e Desiderio, quantunque non ne avesse punto voglia, dovette
+cedere a’ suoi ripetuti inviti. Con animo disperante
+partiva l’abate assieme col Principe di Capua, e dopo lunga
+titubanza si presentava in Albano al Re scomunicato.
+Ivi Giordano fece atto di omaggio, pagò una grande
+moneta di tributo, e ricevette Capua in feudo imperiale;
+ma l’intrepido abate protestò che ne avrebbe potuto
+ricevere l’investitura da Enrico, sol quando questi fosse
+<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
+stato coronato imperatore. Il Re però accondiscese alle
+istanze di Giordano, e quanto a Desiderio, gli confermò
+benevolmente con una bolla d’oro i possedimenti del
+suo magnifico monastero. Quantunque fosse riconoscente
+di tal favore, il cocciuto abate non vedeva l’ora di
+uscire della tana di quegli eretici; tuttavolta dovette per
+lunghi dì trattenersi in corrispondenza con loro, e perfino
+disputare coll’anticristo Guiberto intorno alle ardenti
+questioni del giorno. Gregorio, che avrebbe dovuto
+scomunicare l’amico suo, come quello che s’era infetto
+del contatto di scomunicati, fu costretto a chiuder un
+occhio su ciò che dai canoni sarebbe stato imposto&#8205;<a class="tag" id="tag266" href="#note266">[266]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I deputati dei Romani, del Papa e di Enrico si riunirono
+a negoziati nella chiesa di santa Maria in Pallara
+sul Palatino. Si giurò un patto, giusta cui il Papa
+nel mese di Novembre avrebbe congregato un Sinodo che
+decidesse della causa del Re, e questi prometteva con
+sacramento di non impedire a qualsiasi Vescovo di assistervi&#8205;<a class="tag" id="tag267" href="#note267">[267]</a>.
+Però fuvvi un convegno secreto, nel quale i
+Romani s’impegnarono di ajutare Enrico, affinchè entro
+un tempo determinato venisse coronato, sia che Gregorio
+fosse fuggito, sia che fosse morto. In quest’ultimo caso
+<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
+lo avrebbe coronato un Papa che sarebbesi eletto nuovamente,
+ed il popolo romano gli avrebbe giurato fedeltà&#8205;<a class="tag" id="tag268" href="#note268">[268]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lieto di tenere i Romani nel laccio Enrico si prese
+loro statichi e andò in Toscana; una parte delle mura
+leonine aveva fatto atterrare, e lasciava non più di
+quattrocento cavalleggieri sotto gli ordini di Ulrico di
+Godesheim, chiusi entro una trincera eretta sul monte
+Palaciolo, nella città Leonina&#8205;<a class="tag" id="tag269" href="#note269">[269]</a>. In Toscana la Marchesana
+brandiva pur sempre le armi per la causa di
+Gregorio. La angustiavano i consigli degli stessi Vescovi
+de’ suoi dominî, le rimostranze della contessa Adelaide,
+e le grida di dolore delle sue città devastate; tutto le
+diceva di cedere, poichè inevitabile era la caduta del
+Papa. Ella stette dubbiosa un istante, poi respinse ogni
+accomodamento. La coraggiosa donna non volle aver
+di che arrossire dinanzi al suo grande amico, che, circondato
+di nemici e di traditori, mirava dal castel Sant’Angelo
+con occhio impavido il suo destino. Matilde
+provò un gran dolore di non poter liberare Gregorio;
+a fatica potè difendersi dagli attacchi di Enrico, e fu
+contenta che il Re, dopo di aver corso le sue terre, per
+<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
+punizione mettendole a guasto, tornasse nei paesi romagnuoli:
+infatti s’avvicinava il tempo per cui era
+bandito il Sinodo.
+</p>
+
+<p>
+Gregorio aveva invitato ad intervenirvi tutti i Vescovi
+che non erano stati colpiti di scomunica; nella sua
+lettera circolare aveva dichiarato che voleva smascherare
+i veri autori della malaugurata controversia e distruggere
+le mossegli accuse, che sperava di comporre
+pace coll’Impero. Aveva invocato Dio a testimonio che
+Rodolfo era stato eletto re contro sua volontà; finalmente
+la colpa d’ogni male aveva rovesciato su Enrico,
+perciocchè costui avesse rotto i patti di Canossa&#8205;<a class="tag" id="tag270" href="#note270">[270]</a>.
+Non poteva il Papa invitare al Concilio altri Vescovi
+fuor di quelli che erano mondi di anatema; non poteva
+d’altra parte Enrico acconciarsi alla sentenza che dessero
+questi tali, necessariamente partigiani di Gregorio,
+senza dar vinta la sua causa prima ancora che si giudicasse.
+Comprese quale fosse l’intenzione del Papa, e
+infranse il trattato; impedì ai Vescovi di andare a
+Roma, massime ai più zelanti seguaci di Gregorio,
+come erano Ugo di Lione, Anselmo di Lucca e Reginaldo
+di Como; fe’ metter sotto custodia anche i legati
+dell’Antirè tedesco, e imprigionò Ottone cardinale di
+Ostia, che a quello era spacciato come messaggiero di
+Gregorio.
+</p>
+
+<p>
+Pochissimi vennero al Concilio di Novembre, il
+<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
+quale pertanto non conseguì lo scopo desiderato; e
+Gregorio ne fu siffattamente irritato che poco mancò
+non iscomunicasse un’altra volta Enrico; però scagliò
+l’anatema contro tutti coloro che mettevano inciampo
+all’andata dei Vescovi.
+</p>
+
+<p>
+Verso il Natale dell’anno 1083 Enrico si avvicinò
+nuovamente a Roma, dove la sua causa sembrava volgere
+a male. Le febbri avevano fatto strage del presidio
+lasciato a Palaciolo, e n’era morto anche il prode Ulrico
+di Godesheim; da canto loro poi i Romani avevano
+minato la trincera, chè Gregorio se li aveva riguadagnati
+con oro normanno. S’avvicinava il termine entro
+cui avevano promesso la corona al Re, e questi possedeva
+i loro ostaggi: pertanto eglino si videro costretti
+di manifestare al Papa il patto secreto. Si scusarono
+con una bugia, asserendo che al Re avevano promesso,
+non già che Gregorio lo consecrerebbe solennemente, ma
+che gli porgerebbe soltanto la corona. Però un uomo
+di serio intelletto avrebbe mai accondisceso alla puerile
+commedia di cui i Romani facevano la bella trovata?
+Enrico respinse la loro proposta, giusta cui pretendevano
+che egli si prendesse la corona con una solennità in cui
+avrebbe fatto comparsa di servitore devoto del Papa, od
+altrimenti che se la lasciasse porgere dai merli del castel
+Sant’Angelo, appesa ad una pertica&#8205;<a class="tag" id="tag271" href="#note271">[271]</a>. Così ogni trattativa
+si sciolse in aria, fallirono i negoziati pacifici, e il
+<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
+Re potè protestare ai Romani che non egli, il quale
+era stato inchinevole a pace, ma l’ostinazione del Papa
+e il tradimento della nobiltà erano cagione che la guerra
+proseguisse.
+</p>
+
+<h4 id="cap6-7-3">§ 3.
+<span class="smaller">Enrico muove nella Campania. — I Romani disertano
+Gregorio, e fanno la dedizione della Città (1084). — Gregorio
+si chiude nel castel Sant’Angelo. — Un parlamento
+romano lo depone, ed eleva Clemente III al papato. — L’Antipapa
+corona Enrico IV. — L’Imperatore prende d’assalto
+il <i>Septizonium</i> e il Campidoglio. — I Romani assediano il
+Papa nel castel Sant’Angelo. — Pressura di Gregorio. — Il
+Duca dei Normanni viene a liberarlo. — Enrico si ritira. — Roberto
+Guiscardo prende Roma. — Ruina orribile della Città.</span></h4>
+
+<p>
+Se Enrico avesse potuto spargere maggior copia
+d’oro, egli s’avrebbe prestamente guadagnato la Città,
+giacchè tutto stava che traesse nuovamente il popolo
+dalla sua. Mentre gli agenti di lui erano a Roma in gran
+moto, dispensandovi oro bizantino, il Re moveva in persona
+nella Campagna (era la primavera dell’anno 1084)
+e la devastava, indi imprendeva sul serio una spedizione
+nelle Puglie. Ma aveva appena oltrepassato la frontiera
+normanna, che gli capitavano da Roma messaggi, e lo
+invitavano a torre possedimento della Città, la quale,
+volte le spalle a Gregorio, desiderava ardentemente di
+vederlo coronare e di levare Clemente III al pontificato.
+Questa repentina mutazione delle cose non tanto veniva
+dai nobili, quanto dal popolo che desiderava por fine alle
+sue tribolazioni, e già cominciava con maggiore independenza
+<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
+a mostrar la faccia al ceto de’ capitani&#8205;<a class="tag" id="tag272" href="#note272">[272]</a>. Da
+lungo tempo i Romani s’avevano battuto prodemente
+per il Papa, ma adesso, che nessuna speranza di pace
+loro sorrideva, erano stufi di sacrificarsi per gli intendimenti
+proprî di lui, i quali non facevano il vantaggio
+di loro. Il maggior dolore di Gregorio fu veder che lo
+abbandonavano; la sua caduta era adesso irreparabile,
+ma la forte anima del Papa durò inconcussa in mezzo
+alle ruine della sua fortuna. Tempo prima già udimmo
+che il concorde giudizio degli uomini infliggeva a Roma
+il marchio di città venale; fin dall’antichità tutto il
+mondo gettava il suo oro nella voragine di questa Città
+insaziata sempre, nella quale tutto a peso d’oro si comperava.
+È a meravigliarsene? Roma era povera e mancava
+di autonomia; tutto l’Occidente del continuo correva
+alle sue mura, non più ad offrirle tributi, ma a recarle
+<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
+donativi, coi quali la corrompeva per ottenere mille intenti
+grandi e piccini. Un frate normanno di questa
+età, il quale non volle aver occhi per vedere le orrendità
+che poco tempo dopo commise in Roma il Guiscardo,
+s’arrogò il diritto di colmare di contumelie questi avidi
+Romani, vittime del Papa e dell’Imperatore: però non
+per questo li calunniava, sì come non li aveva calunniati
+Giugurta in antico. «Roma», esclamava Gaufrido,
+«tu marcisci nella tua dispregevole perfidia:
+niuno ti teme, e tu presenti il dorso ad ogni frusta
+che s’alza su di te. Spuntate sono le tue armi, le
+tue leggi falsate. Sei tutta piena di menzogna, di crapule
+e di avarizia. Non fede, non modestia hai, nulla che
+simonia pestifera non sia. In te tutto è venale. Invece
+d’uno, hai bisogno di due Papi; finchè uno dà, tu cacci
+l’altro; quando quegli smette di dare, e tu richiami
+questo. Coll’uno minacci l’altro, e così empi le tasche.
+Origine un giorno di tutte le virtù, oggi sei baratro di
+tutti i vituperî. Non hai più nobili costumi, ma con
+fronte che non sa arrossire corri dietro a spregevoli artificî
+di guadagno&#8205;<a class="tag" id="tag273" href="#note273">[273]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
+</p>
+
+<p>
+Enrico a grandi giornate tornò a Roma; addì 21 di
+Marzo dell’anno 1084 entrò, come Totila, da porta
+san Giovanni, e adesso coll’Antipapa pose residenza
+nel Laterano; aveva seco la sposa e molti Vescovi e
+signori tedeschi e italiani. Quanto poco avesse sperato
+di ottenere un sì prospero risultamento cel dimostra
+la lettera che dopo la sua coronazione scriveva a Dietrich
+vescovo di Verdun: «Nel giorno di san Benedetto
+entrammo in Roma, è vero; ma pur mi pare un
+sogno: potrei dire che con dieci uomini di noi Dio ha
+operato ciò che i nostri antenati non avrebbero fatto
+con diecimila. Disperando di prendere Roma io era in
+procinto di tornarmene in Alemagna, quando i messaggieri
+romani ci appellarono nella Città, la quale ci accolse
+festante&#8205;<a class="tag" id="tag274" href="#note274">[274]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+L’addolorato Gregorio avrebbe voluto morire piuttosto
+che piegarsi innanzi al Re; ma fino a tanto che
+sedeva nel castel Sant’Angelo, difeso dagli scudi e dalle
+lance di un manipolo d’uomini risoluti e fedeli, tutto
+non era peranco perduto. Ancora una gran parte della
+nobiltà stava per lui, i luoghi più muniti di Roma duravano
+tuttavia in suo potere; Rustico, nipote suo, teneva
+il Celio ed il Palatino, la famiglia dei Corsi era padrona
+del Campidoglio, i Pierleoni s’accampavano nell’isola
+<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
+Tiberina, tutti i ponti massimamente erano occupati dai
+Gregoriani&#8205;<a class="tag" id="tag275" href="#note275">[275]</a>. Però adesso Enrico, senza por tempo
+in mezzo, intese a schiacciare in Roma medesima il suo
+nemico per via di un atto politico: raccolto un parlamento
+dei Romani, degli ottimati e dei Vescovi del suo
+campo, questa assemblea diffidò Gregorio a comparire a
+sè innanzi, e, poichè non si presentò, lo dichiarò deposto
+e riconobbe con tutte le forme Guiberto per papa. Nella
+domenica delle Palme Clemente III fu messo dentro in
+Laterano, e consecrato da alcuni Vescovi lombardi; indi,
+nel giorno di Pasqua, che cadde ai 31 di Marzo, dopo
+una fiacca resistenza del partito di Gregorio, egli coronò
+Enrico e Berta sua moglie nella chiesa di san Pietro:
+in pari tempo i Romani conferirono al loro Imperatore
+anche la podestà di patrizio&#8205;<a class="tag" id="tag276" href="#note276">[276]</a>. Imperatore e
+Papa diedero indi tosto assestamento all’amministrazione
+delle cose ecclesiastiche e temporali; fu costituito
+un ministero lateranense ed un tribunale di giudici, e
+fu nominato il Prefetto; Clemente III si circondò di un
+senato di anticardinali, ed elesse a nuovo i sette Vescovi
+del Laterano. Quasi dappertutto Roma e il suo territorio
+<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
+obbedirono al comando di lui, ed atti giudiziarî
+furono segnati colla data del suo pontificato&#8205;<a class="tag" id="tag277" href="#note277">[277]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Allora Enrico strinse prestamente di assedio le fortezze
+di Roma; cadere dovevano, e il castel Sant’Angelo
+abbandonare la preziosissima preda: forse che
+anche Ottone III non aveva conquistato il castello? Il
+nipote di Gregorio si difese disperatamente nel <i>Septizonium</i>,
+monumento dell’imperatore Settimio Severo,
+situato all’estremità del Palatino dalla parte di mezzogiorno,
+che i frati del convento di san Gregorio sul Clivo
+Scauro avevano tramutato in fortezza saldissima&#8205;<a class="tag" id="tag278" href="#note278">[278]</a>.
+Enrico lo assediò con tutte le regole di guerra, come se
+fosse stato una rocca; ed infatti tanto grandioso era
+tutto quello che i Romani antichi avevano edificato, che
+perfino le loro opere di arti belle superavano in solidità
+le castella della gente nuova. Gli ordini di colonne magnifiche
+sovrapposte le une alle altre caddero in frantumi
+sotto l’urto delle macchine belliche, ed uno dei più
+bei monumenti di Roma ne andò mezzo distrutto; finalmente
+Rustico si arrese&#8205;<a class="tag" id="tag279" href="#note279">[279]</a>. Fu preso d’assalto anche
+<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
+il Campidoglio, dove entro a torri si appiattavano i Corsi,
+una famiglia partigiana di Gregorio, la quale forse derivava
+dalla colonia di gente corsa, ch’era stata fondata
+ai tempi di Leone IV&#8205;<a class="tag" id="tag280" href="#note280">[280]</a>. Ne furono smantellate e bruciate
+le case, ed Enrico con un senso di orgoglio potè
+per breve tempo prendere albergo sul Campidoglio venerando
+di antichità&#8205;<a class="tag" id="tag281" href="#note281">[281]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ora al castel Sant’Angelo, dove si nascondeva il
+Papa! I Romani stessi lo assediarono e lo cinsero di
+muro per isolarlo e per affamarlo; ma frattanto i messaggeri
+di Gregorio correvano a perdifiato traverso la
+Campania, per andarsi a gettare a’ piedi di Roberto
+Guiscardo, ed esortarlo che s’affrettasse a portargli
+<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
+liberazione&#8205;<a class="tag" id="tag282" href="#note282">[282]</a>. Nello stesso castello, dove novant’anni
+prima un Romano aveva difeso la libertà della Città
+contro un Imperatore, adesso un Imperatore stringeva
+d’assedio un Papa, che combatteva per riscattare la
+Chiesa dalla podestà civile. Può darsi che innanzi all’animo
+dolente di Gregorio trasvolassero come fantasime
+le ricordanze della tragica storia di questo sepolcro
+di Adriano, e che gli sovvenisse dei tempi di Belisario e
+di Totila, di quelli di Alberico e di Marozia, di Crescenzio
+e dei Papi che ivi dentro erano stati uccisi: forse cotali
+lugubri imagini gli passavano per la mente in quello
+che stavasi rimpiattato nelle oscure stanze arcuate del
+castello, e dal di fuori risonavano le grida furibonde dei
+Romani e dei Tedeschi. Che sorte lo aspettava se fosse
+caduto fra le mani di Enrico? Come un tempo il padre
+di questo aveva fatto di Gregorio VI, così il vendicatore
+di Canossa lo avrebbe trascinato dietro a sè di là delle
+Alpi, e il massimo di tutti i Papi avrebbe finito prigione
+in qualche torre della Selva Nera, o sulle rive
+del Reno. Dall’alto dei merli di quel sepolcro Gregorio
+mirava le rovine della città Leonina e Roma venale;
+indi affisava lo sguardo per la pianura toscana, e non
+vedeva indizî che giungessero soldatesche della sua
+amica; allora si volgeva con petto ansante dalla parte
+della Campagna latina, e guardava, guardava se apparissero
+gli squadroni del Duca normanno: finalmente
+un giorno vide luccicare le loro lancie di là di Palestrina.
+<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
+Come il Guiscardo ebbe udito della pressura del
+Papa, deliberò di muovere incontanente a liberarlo;
+chè, caduto Gregorio, Enrico contro di lui avrebbe
+rivolto le armi, e ne sarebbe conseguita una terribile
+colleganza di tutti i nemici suoi. Sul principio di Maggio
+si pose dunque in cammino con seimila cavalli e
+trentamila fanti, fra’ quali si trovavano genti calabresi
+avide di saccheggio, e Saraceni di Sicilia ancor più
+feroci delle prime&#8205;<a class="tag" id="tag283" href="#note283">[283]</a>. Dell’avvicinarsi di lui Desiderio
+diè annuncio al Papa, ma ne informò altresì l’Imperatore;
+comportamento ambiguo che lo espose a severa
+censura, perocchè fosse giudicato che l’abate accortamente
+facesse da servitore a due padroni nemici
+fra loro. La fortuna non aveva per Enrico che ironici
+sorrisi; questo Tantalo del medio evo non conseguì
+mai completo trionfo. Non poteva scagliarsi contro all’oste
+che veniva, composta dei più formidabili guerrieri
+di quel tempo, giacchè egli aveva esercito esiguo;
+non poteva tenersi fermo in Roma, dappoichè
+i Romani erano gente mutabile e i Gregoriani tenevano
+tuttavia in mano alcune fortezze della Città. Poichè
+dunque era costretto a cederla prima ancora di
+esservi assediato, fe’ smantellare le torri del Campidoglio
+e le mura della Leonina; raccolse un parlamento
+dei Romani, sì come aveva fatto Vitige all’appressarsi
+di Belisario; dichiarò ad essi che le cose dell’Impero
+<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
+lo richiamavano in Lombardia, esortò quegli
+uomini costernati a resistere, fe’ loro sperare che sarebbe
+presto ritornato, e gli abbandonò alla loro sorte.
+Addì 22 Maggio si mise in via con Clemente III per la
+strada Flaminia, e andò a Civita Castellana, per muovere
+indi ancor più verso settentrione&#8205;<a class="tag" id="tag284" href="#note284">[284]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Intanto che Enrico se ne andava i cavalieri del
+Guiscardo picchiavano omai alla porta lateranense. Il
+Normanno era venuto a passo forzato dalla via che un
+tempo aveva preso Belisario, passando per la valle del
+Sacco; ed ai 24 di Maggio giungeva innanzi Roma,
+tre dì dopo che l’Imperatore ne era partito. Ei pose
+primamente il suo campo presso all’<i>Aqua Martia</i>, dove
+prudentemente sostò tre giorni, avvegnaddio non fosse
+certo se Enrico, ritirandosi, avesse fatto che una finta,
+<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
+per piombargli d’un tratto alle spalle&#8205;<a class="tag" id="tag285" href="#note285">[285]</a>. I Romani
+tenevano la città barricata, e la loro virile resistenza
+opposta contro Roberto Guiscardo empie splendidamente
+un breve capitolo della loro storia medioevale.
+Forse la loro incostanza attenua la pietà onde potrebbero
+avere diritto; però le loro angustievoli necessità
+erano pur degne di vero compianto; l’Imperatore,
+cui avevano reso la Città, gli aveva lasciati in balìa
+del loro destino, e Roma sventurata, dopo i tormenti
+di un assedio di tre anni, si vedeva esposta all’avidità
+depredatrice di genti normanne e saracene chiamate
+dal Papa. Roberto trattò coi traditori e coi Gregoriani
+che erano nella Città, ed a capo de’ quali stava il console
+Cencio Frangipane. Sull’alba del 28 Maggio i suoi
+cavalieri salirono da porta san Lorenzo; entrati corsero
+a porta Flaminia, la abbatterono, e per di là penetrò
+in Roma l’esercito che stava in sull’avviso. Allorchè
+i Romani udirono risonare dentro delle mura il terribile
+grido di battaglia: Guiscardo! Guiscardo! si gettarono
+con grande impeto contro i Normanni; ma il
+Duca, venendo dal Campo di Marte in preda alle fiamme,
+passò di gran corsa il ponte del Tevere, liberò il
+Papa fuor del castel Sant’Angelo, e fra le acclamazioni
+de’ suoi soldati lo condusse in Laterano&#8205;<a class="tag" id="tag286" href="#note286">[286]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
+</p>
+
+<p>
+La liberazione del Papa e la presa di Roma, gloria
+della quale sol pochi eroi si adornarono, risplendono
+chiari nella storia del celebre Principe guerriero, cui più
+di Cesare e di Pompeo fu fida la fortuna. In Albania aveva
+distrutto gli eserciti dell’Imperatore d’Oriente, ed aveva
+pur testè fugato l’Imperatore d’Occidente e riposto sul
+trono della Cristianità il massimo di tutti i Pontefici.
+Meraviglioso spettacolo, di quei tali onde pochissimi la
+storia mostra di eguali, è vedere Gregorio VII accanto
+al Guiscardo salvatore suo. Allorchè il Papa riconoscente
+strinse fra le sue braccia l’eroe di Palermo e di Durazzo
+può darsi che egli scorgesse farglisi innanzi lo
+spirito pacificato di Leone IX: e il Guiscardo da parte
+sua poteva riflettere con mente attonita alla instabilità
+delle sorti umane, ricordando il campo di battaglia di
+Civita dove s’era genuflesso innanzi a un Papa che
+aveva fatto prigioniero, mentre adesso s’inginocchiava
+innanzi ad un altro Papa che aveva salvo dalle mani
+dei suoi acerbi nemici.
+</p>
+
+<p>
+Ma Roma infelice, abbandonata al saccheggio degli
+<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
+uomini d’arme normanni, fu teatro di orrori che non si
+possono descrivere, e tali da superare tutte le efferatezze
+de’ Vandali. Al terzo giorno i Romani si sollevarono, e
+con rabbia furibonda si scagliarono sui barbari vincitori;
+il partito imperiale si tornò a raccozzare e tentò
+liberarsi con un assalto impetuoso, sennonchè il giovane
+Ruggero corse dal campo con mille cavalieri e venne
+in soccorso del padre che era ridotto a male strette. La
+Città combattè con gran furia, ma non a lungo, e soccombette;
+il tentativo disperato dei Romani fu soffocato
+nel sangue e domato col fuoco, chè Roberto per salvarsi
+fe’ incendiare una parte della Città. Chetate le fiamme e
+la strage, Roma apparve agli occhi di Gregorio cumulo
+di macerie fumanti; dalle chiese bruciate, dalle rovine
+che s’ammonticchiavano per le vie, dai cadaveri de’ Romani,
+mille voci si alzavano ad accusarlo; e Gregorio
+avrà dovuto torcer la faccia per non vedere i Musulmani
+trarre al campo i Romani, cacciandoseli dinanzi a stormi,
+legati con funi. Donne vituperate, uomini che si ornavano
+del nome di senatori, fanciulli, giovani, erano publicamente
+venduti in ischiavitù come si fa del bestiame;
+altri, fra’ quali il Prefetto imperiale, conducevansi nelle
+Calabrie prigionieri di Stato&#8205;<a class="tag" id="tag287" href="#note287">[287]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavolta, Goti e Vandali erano stati più avventurati
+dei Normanni del Guiscardo, poichè quelli avevano
+<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
+trovato Roma ancor piena di tesori immensi,
+laddove il bottino che facevano i Maomettani venuti
+agli stipendî del Duca non pareggiava più pur quel
+tanto che, dugento trent’anni prima, i loro antenati
+avevano raccolto nel san Pietro e nel san Paolo. Roma
+era caduta adesso in gravissima povertà, e perfino
+le chiese erano vuote di ornamenti. Statue mutilate e
+senza pregio erano abbandonate per le vie ingombre
+di rottami, o giacevano atterrate nella polvere in mezzo
+a ruderi giganteschi di terme e di templi, entro cui
+appena era se il nemico poneva il piede, avvegnachè ne
+lo respingesse un senso di orrore, o la temenza d’esservi
+ucciso a tradimento. Tratto tratto, entro a chiese, le quali
+andavano anch’esse ruinando, si rinvenivano bruttissimi
+simulacri di Santi, e il Saraceno ne strappava sghignazzando
+l’oro dei doni votivi, che forse v’erano ancora
+appesi.
+</p>
+
+<p>
+I conquistatori sbramarono per alcuni giorni la loro
+libidine bestiale di ruba e di sangue, finchè i Romani,
+con una corda ed una spada nuda al collo, si gettarono
+a’ piedi del Duca: e il corrucciato vincitore
+sentì pietà di essi, ma non potè più in alcun modo riparare
+alle loro perdite&#8205;<a class="tag" id="tag288" href="#note288">[288]</a>. La devastazione di Roma deturpa
+<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
+di più oscura macchia la storia di Gregorio, che quella
+del Guiscardo; era Nemesi che aveva costretto questo
+Papa, se anche abbrividendo o di malincuore, a fissare
+lo sguardo sulla fiamma onde Roma ardeva. Forse
+che Gregorio VII in mezzo all’incendio di Roma
+(ed era per cagion sua che bruciava) non pare uomo
+fatale e terribile, pari a Napoleone che tranquillo cavalca
+lungo i campi di battaglia bagnati di sangue?
+Che contrasto fra lui e la bella immagine di Leon
+magno che salva dal ferro di Attila la santa Città,
+e ne addolcisce le sorti contro alla collera di Genserico!
+Non uno dei suoi contemporanei nota che Gregorio abbia
+tentato di salvare Roma dal saccheggio, o che abbia sparso
+una lacrima pietosa sulla caduta della Città&#8205;<a class="tag" id="tag289" href="#note289">[289]</a>. Tuttavolta
+può darsi che chi lo avvicinava abbia raccolto i sospiri
+che egli versasse in quei terribili giorni; ma
+d’altronde per quest’uomo del destino, che cos’era la
+distruzione di mezza Roma in paragone all’idea per cui
+aveva sacrificato la pace del mondo?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap6-7-4">§ 4.
+<span class="smaller">Ildeberto lamenta la caduta di Roma. — Ruina della
+Città al tempo di Gregorio VII.</span></h4>
+
+<p>
+Lacrime versò, alcuni anni dopo, un Vescovo straniero,
+Ildeberto di Tours. Ecco il commovente carme di
+lai, che egli dedicò alle ruine di Roma deserta:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«<i>Par tibi, Roma, nihil, cum sis prope tota ruina,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Quam magna fueris integra, fracta doces.</i></p>
+<p class="i01"><i>Longa tuos fastus aetas destruxit, et arces</i></p>
+<p class="i02"> <i>Caesaris, et superum templa palude jacent.</i></p>
+<p class="i01"><i>Ille labor, labor ille ruit, quo dirus Araxes</i></p>
+<p class="i02"> <i>Et stantem tremuit, et diruisse dolet.</i></p>
+<p class="i01"><i>Quem gladii Regum, quem provida jura Senatus,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Quem superi rerum constituere caput,</i></p>
+<p class="i01"><i>Quem magis optavit cum scelere solus habere</i></p>
+<p class="i02"> <i>Caesar, quam socius, et pius esse socer.</i></p>
+<p class="i01"><i>Qui crescens studiis tribus, hostes, crimen, amicos</i></p>
+<p class="i02"> <i>Vi domuit, secuit legibus, emit ope.</i></p>
+<p class="i01"><i>In quem dum fieret vigilavit cura priorum,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Juvit opus pietas, hospitis unda locum.</i></p>
+<p class="i01"><i>Expendere duces thesauros, fata favorem,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Artifices studium, totus et orbis opes.</i></p>
+<p class="i01"><i>Proh dolor! urbs cecidit, cujus dum specto ruinas,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Penso statum, solitus dicere: Roma fuit.</i></p>
+<p class="i01"><i>Non tamen armorum series, non flamma, nec ensis</i></p>
+<p class="i02"> <i>Ad plenum potuit hoc abolere decus.</i></p>
+<p class="i01"><i>Tantum restat adhuc, tantum ruit, ut neque pars stans</i></p>
+<p class="i02"> <i>Aequari possit, diruta nec refici.</i></p>
+<p class="i01"><i>Confer opes, ebur et marmor, superumque</i></p>
+<p class="i02"> <i>Artificum vigilent in nova facta manus.</i></p>
+<p class="i01"><i>Non tamen aut fieri par stanti fabrica muro,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Aut restaurari sola ruina potest.</i></p>
+<p class="i01"><i>Cura hominum potuit tantam componere Romam,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Quantam non potuit solvere cura deum.</i></p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span></p>
+<p class="i01"><i>Hic superum formas superi mirantur et ipsi,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Et cupiunt fictis vultibus esse pares:</i></p>
+<p class="i01"><i>Non potuit natura deos hoc ore creare</i></p>
+<p class="i02"> <i>Quo miranda deum signa creavit homo.</i></p>
+<p class="i01"><i>Vultus adest his numinibus, potiusque coluntur</i></p>
+<p class="i02"> <i>Artificum studio, quam deitate sua.</i></p>
+<p class="i01"><i>Urbs felix, si vel dominis urbs illa careret,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Vel dominis esset turpe carere fide</i>»&#8205;<a class="tag" id="tag290" href="#note290">[290]</a>.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Ildeberto di Tours fu a Roma sull’incominciamento
+del secolo duodecimo, vide la devastazione della Città, le
+sue ruine antiche e nuove, e trovò ancor fresche le tracce
+dell’inimico. Il buon cantore si sgomentò delle idee pagane
+che Roma gli faceva rampollar per la mente, laonde
+le cancellò con una seconda elegia, nella quale mette in
+bocca alla mesta Roma parole di conforto. «Quand’io»,
+così fa dire alla sventurata Sibilla, «quand’io mi allegrava
+degl’idoli, mio orgoglio erano i miei eserciti, il mio
+popolo, la magnificenza dei miei marmi. Crollarono gli
+idoli, crollarono i palazzi, popolo e cavalieri caddero
+in servitù, ed appena è che Roma ancor si ricordi di
+Roma; però adesso io ho cambiato l’aquila colla croce,
+Cesare con Pietro, la terra col cielo»&#8205;<a class="tag" id="tag291" href="#note291">[291]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tutte belle idee, ma non potevano confortare i Romani
+della rovina della loro Città, traverso cui si trascinavano
+tapini, accattoni. Roma s’era stremata di parecchie
+migliaia di abitatori, causa la guerra, le fughe, le
+morti e le schiavitù. Da secoli essa non aveva sofferto
+un guasto così orrido come a’ tempi di Gregorio VII. I
+ruderi onde s’era sparsa per vent’anni di guerre combattute
+fra le fazioni, per assalti sofferti di dentro
+e di fuori, per incendî, crescevano adesso in questa
+devastazione nemica, la prima che veramente subisse
+da dopo che Totila aveva atterrato le sue mura. Possiamo
+noverare una serie di monumenti che allora
+caddero distrutti.
+</p>
+
+<p>
+Gli assalti dati da Enrico al san Paolo fecero probabilmente
+in pezzi il portico antico che adduceva
+dalla porta alla basilica; quanto al portico vaticano,
+esso ruinò allorchè fu preso il borgo. Il fuoco aveva devastato
+la città Leonina, e il san Pietro stesso ebbe a
+risentirne danno. Nella Città andarono in guasto il
+Palatino e il Campidoglio; altri monumenti muniti dovettero
+aver diviso la sorte del <i>Septizonium</i>, che allora
+era parte bellissima dei palazzi imperiali&#8205;<a class="tag" id="tag292" href="#note292">[292]</a>. Tuttavolta
+il danno recato da Cadalo e da Enrico fu di poco
+rilievo, se si paragoni con quello dell’incendio appiccato
+dai Normanni&#8205;<a class="tag" id="tag293" href="#note293">[293]</a>. Infatti il Guiscardo gettò due
+<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
+volte il fuoco nella Città, primamente quando entrò
+da porta Flaminia, indi quando i Romani lo assalirono.
+L’incendio devastò il Campo di Marte forse fino al
+ponte di Adriano; perirono gli avanzi dei portici di
+questo quartiere e molti altri monumenti; soltanto il
+mausoleo di Augusto andò illeso, grazie alla sua struttura,
+e la colonna di Marco Aurelio fu salva per via del
+luogo isolato in cui era collocata, sopra una piazza
+d’ogni lato aperta&#8205;<a class="tag" id="tag294" href="#note294">[294]</a>. Le fiamme distrussero tutto il
+quartiere ancora inabitato, che si stendeva dal Laterano
+al Colosseo, e la stessa porta Lateranense d’ora in
+poi ebbe nome di porta «bruciata.» La chiesa antica
+dei «Quattro Coronati» cadde in cenere; il Laterano
+e molte chiese forse ne soffersero gravemente; difficilmente
+ne saranno rimasti immuni il Colosseo, gli
+archi trionfali, gli avanzi del Circo Massimo&#8205;<a class="tag" id="tag295" href="#note295">[295]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
+Quanti sono Cronisti, che con narrazione fugace e con
+noncurante apatia descrivono questa orribile catastrofe,
+tutti ad una voce affermano che una gran parte della
+Città ne andò distrutta; ed uno Storico del secolo decimoquinto
+a ragione pronunciò giudizio che, massimamente
+fra tutto, l’ira normanna ebbe gettato Roma
+nello stato deplorevole in cui al tempo suo era ridotta&#8205;<a class="tag" id="tag296" href="#note296">[296]</a>.
+Il Celio (la regione del Colosseo), altra volta
+fittamente popolato, continuò bensì ad essere abitato,
+ma ognor meno, finchè diventò deserto; egual sorte
+subì l’Aventino, che ancora al tempo di Ottone III
+era abbellito di tanta splendidezza. Chi oggidì, visitando
+Roma, trascorre per questi due colli sepolti nei loro silenzî
+profondi, e non vi vede sparse che chiese antichissime
+e ruine romane dall’aspetto malinconico, può ben dire a
+sè stesso che il deserto deriva dai guasti normanni. Poco
+a poco quei luoghi di Roma furono abbandonati, e
+il popolo gradatamente andò addensandosi nel Campo
+di Marte, là dove sorse Roma nuova.
+</p>
+
+<p>
+La ruina della Città cresceva del resto a questa età
+<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
+rapidamente, anche per cause interiori. Se più in antico
+vi aveva contribuito massimamente l’edificazione di
+chiese, or vi recava gravissima ragione il costume che
+s’era preso di tramutare monumenti antichi in rocche
+e in torri. Per giunta, anche città forestiere mandavano
+a Roma, come ad una miniera, per raccoglierne marmi
+e colonne. Il bel duomo di Pisa edificato nel secolo
+undecimo, e la celebre cattedrale di Lucca consecrata
+da Alessandro II, furono senza dubbio adorni di colonne
+che s’avevano avuto da Roma in dono o a vendita.
+Quando Desiderio costruì la sua basilica, comperò in
+Roma colonne e marmi che fece trasportare per mare
+dalla via di Porto, e ben può darsi che fra il bottino da
+Roberto tratto con sè a Salerno, si trovassero, se non
+statue pagane, certamente ornati preziosi e colonne che
+il Duca adoperava nell’edificazione del duomo di san Matteo
+in quella città&#8205;<a class="tag" id="tag297" href="#note297">[297]</a>. Tuttavia anch’egli, sì come Genserico
+aveva fatto, avrebbe potuto condur seco dei veri capolavori
+d’arte, chè alcune considerazioni di Ildeberto
+nella sua prima elegia fanno conchiudere qualmente in
+<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
+Roma restassero statue di marmo o di bronzo, anche
+dopo del guasto datole dai Normanni.
+</p>
+
+<h4 id="cap6-7-5">§ 5.
+<span class="smaller">Gregorio VII lascia Roma, e va esulando. — Sua
+caduta. — Muore a Salerno. — Rilievo della sua persona
+nella storia universale.</span></h4>
+
+<p>
+Gli orrori commessi dai suoi liberatori condannarono
+Gregorio VII a perpetuo esilio, e questa, se guardar si
+voglia ai destini umani da un punto di vista elevato, ne
+fu sorte meritata: la sua vita politica finì fra i ruderi di
+Roma. Quantunque i Romani gli avessero promesso soggezione,
+ei si doveva però imaginare che sarebbe caduto
+vittima della loro ira, tosto che i Normanni fossero partiti&#8205;<a class="tag" id="tag298" href="#note298">[298]</a>.
+Roberto prese ostaggi, pose un presidio nel castel
+Sant’Angelo, e nel mese di Giugno partì col Papa per
+la Campagna, dove assalì inutilmente Tivoli, ma distrusse
+altre castella&#8205;<a class="tag" id="tag299" href="#note299">[299]</a>. Con gran dolore Gregorio
+avrà gettato da qualche altura per l’ultima volta lo
+sguardo su Roma, e avrà preso commiato dal teatro
+<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
+delle sue lotte, dalla Città che abbandonava in ruine.
+Egli poteva ben dire a sè stesso che, da eroe, non aveva
+soccombuto, ma altresì che vinto non aveva; e tristissimi
+pensieri dovevano essere i suoi allorchè correva colla
+mente ad Enrico, che dal Po faceva ritorno trionfalmente
+in patria, dopo di aver conquistato la Città, preso
+la corona imperiale, elevato al soglio il suo Antipapa,
+costretto Gregorio a caricarsi della maledizione di Roma,
+ed a fuggire in esilio. Mentre l’uno dei due avversarî
+moveva a settentrione, l’altro era costretto a
+volgere verso il mezzogiorno, condannato alla riconoscenza
+verso un vassallo, che seco lo conduceva in terra
+straniera, seguito da turbe di Romani prigionieri e di
+carri carichi di bottino. La partenza di questo gran
+Papa da Roma devastata, la comitiva che gli fanno le
+torme di Normanni e Saraceni, contro i cui correligionari
+altra volta egli aveva predicato la croce, la sua
+triste andata a Monte Cassino ed a Salerno, il pane
+dell’esilio che ivi gli porge l’amico suo Desiderio, tutto
+questo pone un tragico termine al dramma della sua
+vita: e qui, come nella fine di Napoleone, che muore
+solitario a sant’Elena, la giustizia eterna celebra uno
+de’ suoi magnifici trionfi.
+</p>
+
+<p>
+Mentre a Salerno volgeva in mente il progetto di
+tornare a Roma alla testa di un esercito, Gregorio vi
+passò di vita, addì 25 Maggio dell’anno 1085, senza
+che neppur morte curvasse la sua tempra indomita.
+Nell’agonia sclamava: «Amai la giustizia e odiai la
+colpa, perciò muoio in esilio»&#8205;<a class="tag" id="tag300" href="#note300">[300]</a>: parole rivelatrici di
+<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
+questa mestissima verità, che gli uomini veramente
+grandi non trovano che martirio e solitudine; e in bocca
+di Gregorio mettevano in rilievo le più riposte fibre dell’indole
+sua grande e fiera. Ma quella forza di potentissimi
+spiriti, quell’animo vasto che quasi non ha pari, non
+tiene suo luogo nella bella schiera dei savî e dei riformatori,
+cui tutti i popoli senza distinzione onorano
+come benefattori del mondo. La ricordanza di lui sveglia
+ammirazione, ma non accende il fuoco dell’entusiasmo,
+quale è quello che desta un ideale creatore, nè conforta,
+colla dolce simpatia che s’accompagna agli uomini i
+quali composero a pace il mondo. A lui compete un
+posto fra i potenti della terra che hanno commosso il
+mondo con opera violenta ma salutare; solo l’elemento
+religioso lo sublima ad una sfera assai più elevata di
+quella che è propria dei monarchi secolari. Accosto a
+lui Napoleone cade in una grande povertà d’idee.
+</p>
+
+<p>
+Anche Gregorio VII fu l’erede di antichi intendimenti
+del Papato. Però tutto suo è l’incomparabile
+genio di dominatore e di statista, e nessun uomo di
+Roma antica o del tempo moderno ebbe le sue audacie
+rivoluzionarie&#8205;<a class="tag" id="tag301" href="#note301">[301]</a>. Questo mirabile frate non tremò al
+pensiero di scardinare l’ordinamento che fino alla sua
+età aveva retto Europa, e di elevare su quei ruderi il
+trono del Papa. Però la sua vera grandezza fu prima
+<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
+che giungesse al pontificato; da papa travalicò, perocchè
+nel fugace momento della sua potenza abbia voluto
+raccogliere insieme l’opera cui sarebbero occorsi dei
+secoli. Chi vuol giungere l’impossibile, non può parere
+che un visionario, e tale fu il suo tentativo di signoreggiare
+il mondo politico.
+</p>
+
+<p>
+Stupenda è la potenza di genio con cui Gregorio VII
+conquistò la libertà della Chiesa, e fondò la dominazione
+della gerarchia. Il regno de’ preti, che non brandivano altre
+armi fuor di una croce e di un vangelo, di una benedizione
+e di un anatema, merita più ammirazione che tutti
+i regni insieme uniti de’ conquistatori romani od asiatici.
+Questo impero spirituale potrà condannarsi, potrà
+odiarsi, ma, finchè duri la terra, sarà sempre un fenomeno
+di potenza morale che non ha riscontro d’esempî.
+Gregorio VII fu eroe soltanto in siffatto regno sacerdotale.
+La sua mente per verità non concepì il genere umano
+che sotto la forma della Chiesa, e la Chiesa solamente
+in forma di monarchia pontificia. Strana e spaventosa, e
+tale che desterà le meraviglie anche delle generazioni
+venture, fu l’idea di porre avanti gli occhi del mondo
+peccaminoso un uomo mortale che fosse infallibile e simile
+a Dio, di mettergli in mano le chiavi del cielo e dell’inferno,
+di assoggettare il mondo al dominio assoluto
+di questo sol uomo, apostolo di umiltà, ma in pari tempo
+vicario di Dio&#8205;<a class="tag" id="tag302" href="#note302">[302]</a>. Quell’idea fu il sogno mistico di un’età
+<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
+di schiavitù, d’ignoranza, e di necessità violente, in cui il
+genere umano, non peranco tratto dalla scienza in discordia
+con sè stesso e col mondo, ma puerilmente credulo,
+voleva, a conforto suo, vedere e toccare l’eterno principio
+del bene incarnato in una persona. Forse il più sorprendente
+fatto che la storia conosca è questo, che ad un
+uomo fu conferita la podestà di legare e di sciogliere
+nell’ordine morale; ma la cosa si spiega quando si sappia
+che per tempo lungo la Chiesa fu passione suprema,
+podestà santissima, idea universale della gente umana.
+Solo dalla sua cornucopia scaturiva tutto ciò che di
+profondo v’aveva nelle cose di fede e di scienza; da essa
+avevano origine l’armonia, la bellezza, tutte le felicità
+dell’anima nelle cose celesti e terrene. Fu per la prima
+volta, dopo le lotte che ebbero principio con Gregorio VII,
+che anche le classi secolaresche, fino allora rozze, materiali,
+abbrutite, incominciarono a fiorire nella coltura
+dello spirito.
+</p>
+
+<p>
+Nessuna meraviglia dunque che la forza e la grandezza
+della Chiesa militante assumessero siffatta natura
+audace in Gregorio. Ma la storia non ha confermato
+l’idea che ei s’era foggiata contrariamente alla
+dottrina cristiana, perciocchè essa andasse a ritroso
+del concetto più grande cui il genere umano s’inspira.
+Gli insegnamenti degli Apostoli durano; per lo
+contrario il tempo, da un pezzo, ha roso i principî
+<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
+gerarchici di Gregorio, od altrimenti la coltura fatta
+universale li mette in derisione come sogni antiquati
+di gente retrograda e fanatica. A Gregorio può farsi
+rimprovero che egli ebbe diviso la Chiesa in due campi;
+la Chiesa profana, dei laici privati del loro diritto
+di elettori, e la Chiesa sacra, casta dei preti elettori di
+sè stessi: e invero il grande concetto della republica
+cristiana fu falsato dai principî di Gregorio, avvegnaddio
+la gerarchia usurpasse il luogo della Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag303" href="#note303">[303]</a>. Gli
+avanzi della forma antichissima che avevano avuto le
+comunità cristiane andarono distrutti per opera di Gregorio
+VII; nell’istituto gerarchico della Chiesa egli introdusse
+uno spirito di burocrazia, nel Papato infuse uno
+spirito cesareo. Quantunque questo sistema in sè perfetto
+riunisse nella sua costituzione tutte le forme politiche,
+democrazia, aristocrazia, monarchia, nondimeno il suo
+meccanismo posto in moto dalla volontà di un uomo
+solo, e l’accentramento di tutte le forze dogmatiche in
+una casta, educarono i mali tutti dell’arbitrio religioso e
+della tirannide: quindi è facile comprendere che l’opera
+di Gregorio VII doveva trarre dietro a sè la riforma
+tedesca. Poichè Ildebrando per primo separò veramente
+la Chiesa dal popolo, fu egli che distrusse il concetto
+evangelico; più tardi dal suo principio derivò, come conseguenza
+necessaria, anche la sua separazione dalla
+civiltà, e contro di questa la Chiesa, che è soltanto gerarchia,
+<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
+oggidì combatte con repugnanza ostile, sempre
+intesa al difettoso passato del medio evo, sempre
+incapace di accogliere entro di sè lo spirito di libertà,
+che è spirito di giovinezza novella.
+</p>
+
+<p>
+Il meglio che Gregorio abbia fatto (ed egli non lo
+presagì) fu di aver rotto nel mondo il sonno delle menti,
+mercè una lotta che per la prima volta ricercò tutte le
+intime fibre della vita morale. Da quest’unico uomo
+sparse in ogni cerchia della Chiesa e dello Stato un
+impulso immenso. La lotta gigantesca di queste due
+forme che rappresentano l’universo sociale, la miscela
+barbaramente feudale in cui dapprima si confusero, la
+loro separazione progressiva, il loro antagonismo durevole,
+composero la grandiosa vita morale del medio evo.
+E oggidì ancora si fatica a volere ordinare la Chiesa e lo
+Stato completamente liberi l’uno dall’altro, a guarire
+la Chiesa dall’ultima sua rigidezza gerarchica, a guidarla
+ai principî universali della libertà e dell’amore,
+a renderla socievole, a comporre una volta finalmente il
+regno universale della cultura e della pace. Nell’età
+della barbarie, quando valeva il diritto del più forte,
+gli uomini non furono capaci di comprendere il concetto
+sublime del Cristianesimo. Forse che la Chiesa di
+Gregorio VII e del medio evo attuò gli insegnamenti del
+Cristianesimo? forse che le chiare idee di questo, espressione
+della natura eterna dell’uomo e della società, sono
+attuate oggidì? Finì lo Stato feudale franco, sparve la
+potenza della Chiesa gregoriana, ma dopo la loro caduta
+non ha che incominciato ad albeggiare l’aurora di una
+stagione novella nella vita degli uomini. I nostri occhi
+vedono i ruderi ancor giganteschi del medio evo, un dopo
+<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
+l’altro smuoversi e cadere nel gran fiume dell’armonia
+sociale, che dopo innumerevoli impedimenti scorre attraverso
+questo duro e pigro mondo, e ci avvia verso
+una felicità, il cui solo presagio fa beate le anime generose&#8205;<a class="tag" id="tag304" href="#note304">[304]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span></p>
+
+<h3 id="cap7-7">CAPITOLO SETTIMO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap7-7-1">§ 1.
+<span class="smaller">Desiderio, eletto papa, rifiuta la tiara. — È per forza
+elevato in Roma al pontificato, con nome di Vittore III. — Fugge
+a Monte Cassino. — Riprende a Capua la dignità pontificia
+(1087). — È consecrato in Roma. — Condizioni della
+Città. — Vittore III fugge a Monte Cassino, e vi muore (1087). — Ottone
+di Ostia è eletto e ordinato a Terracina con nome
+di Urbano II (1088).</span></h4>
+
+<p>
+Caduto Gregorio, Roma somiglia ad un palco scenico
+vuoto, che soltanto a rilento va nuovamente popolandosi
+di personaggi minori. Le opere ed eziandio la
+caduta di un uomo grande esercitano influenza anche
+dopo che egli è scomparso dal mondo, e lasciano segno
+nel mare del tempo in mille cerchi di onde che vanno facendosi
+sempre più chete, e finalmente si perdono nella
+vastità. Attorno al feretro di Gregorio stavano ritti gli
+uomini della gerarchia, che avevano incanutito nelle lotte
+per essa combattute; così forse in antico i generali di
+Alessandro magno avevano fatto cerchio al suo cadavere.
+Chi doveva raccogliere l’eredità dell’impero religioso?
+le piccole passioni della gelosia e dell’ambizione dovevano
+<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
+adesso mandarlo in ruina? Questo sarebbe accaduto
+di uno Stato secolare, ma nel regno de’ preti, i quali
+non avevano dinastie famigliari da fondare, era ad ogni
+tempo erede l’eguale spirito gerarchico, che si conservava
+principio indestruttibile.
+</p>
+
+<p>
+Gregorio, morendo, aveva designato quattro candidati
+all’elezione pontificia, ed erano Desiderio di Monte
+Cassino, cardinale di santa Cecilia in Transtevere, Anselmo
+di Lucca, Ottone di Ostia, Ugo di Lione. I voti
+dei Cardinali si raccolsero su Desiderio. La ricchezza
+dell’abate, la reverenza in cui lo tenevano i Principi
+di quell’età, le sue attenenze coi Normanni, financo i
+suoi rapporti coll’imperatore Enrico, rendevano desideratissima
+la elezione di lui. Giusto adesso la morte di
+Roberto Guiscardo privava il papato di un appoggio
+potente; quell’uomo straordinario, sorto come Gregorio
+dalla polve, come lui ornamento e splendore eroico
+della storia d’Italia, moriva a Cefalonia poco tempo
+dopo del Papa, addì 17 di Luglio&#8205;<a class="tag" id="tag305" href="#note305">[305]</a>. Credevasi dunque
+non esservi adesso altri che Desiderio, il quale potesse
+scongiurare le calamità minaccianti nel caso in cui gli
+eredi del Duca fossero venuti a dissidio e avessero mancato
+di fede. Ma l’ambizione dell’abate avrebbe dovuto
+essere immane, se in questo tempo gli fosse parsa
+<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
+gradevole la tiara. La pace onde godeva a Monte Cassino
+lo ammoniva che v’avrebbe potuto finire i suoi giorni
+tranquillo e felice, rallegrato dalle dolcezze delle muse,
+sfogliando manoscritti adorni di miniature porporine, o
+disputando lietamente con uomini dotti; capiva che
+sarebbe stata follia voler mutare il bello e ricco monastero
+con Roma selvaggia, gettarsi in lotte senza fine col
+mondo, mettersi in balìa delle cabale di Cardinali tutti
+invidia e ambizione, stuzzicare, in una parola, il destino
+a farlo segno de’ suoi colpi mortali. I due anni che
+succedettero tosto dopo la morte di Gregorio offrono
+lo spettacolo di una vera contesa che si combattè per
+ragione della corona papale, non per farne conquista,
+ma per iscansarla. Si può dire che questo fatto
+mirabile sia il migliore elogio funebre della grandezza
+di Gregorio; pareva che il morto Papa stendesse la mano
+fuor della sua sepoltura, e vi tenesse inchiovata la
+tiara. Desiderio, uomo di sangue principesco (scendeva
+della casa longobarda di Benevento), ripetutamente
+sospinto verso il trono pontificio da Cardinali e da Principi,
+ne indietreggiava, ne tremava, come se in quello
+avesse veduto qualche cosa di orribile. Bello era il sentimento
+umano della sua repugnanza, se anche fosse
+indizio di debolezza; però la natura dell’uomo è sempre
+e dappertutto eguale a sè stessa, e anche qui non manca
+un prelato, il quale pieno di invidiosa avidità, dietro alla
+spalla di Desiderio, fa l’occhiolino alla corona dei Papi.
+</p>
+
+<p>
+L’anno 1085 trascorse senza che potessero mettersi
+d’accordo: l’abate dichiarò il suo rifiuto a Giordano
+principe di Capua, alla contessa Matilde, ai Cardinali, e
+protestò volere influire affinchè un Concilio si raccogliesse
+<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
+in Roma a nominare un pontefice degno del grande officio.
+Tuttavolta ei venne a Roma col principe Gisulfo soltanto
+alla Pasqua dell’anno dopo. La deserta Città era
+pur sempre divisa in due campi armati, gli Imperiali
+uniti fra loro, i Gregoriani angustiati e in aspettative,
+condotti dal console Cencio Frangipane, capo della
+Republica&#8205;<a class="tag" id="tag306" href="#note306">[306]</a>. Sperava Desiderio che s’avessero tutti
+acchetati al suo rifiuto; per lo contrario i Cardinali e
+gli ottimati, congregatisi in santa Lucia presso il Septizonio,
+gli si gettarono a’ piedi, pregandolo di esser papa.
+Egli si consultò con Cencio, propose il Vescovo di Ostia,
+offerse, fino a tanto che la Chiesa riavesse pace, di mantenere
+del proprio il Papa, chiunque ei fosse. Ma il popolo
+proruppe in grida furiose acclamando al suo nome, i
+Cardinali irritati proclamarono lui pontefice (ai 24 maggio),
+e disperato vide gettarglisi sulle spalle la porpora,
+con nome di Vittore III; soltanto non fu possibile d’indurlo
+a indossare il bianco vestimento, detto <i>alba</i>&#8205;<a class="tag" id="tag307" href="#note307">[307]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Non pertanto l’elezione di Vittore III non avvenne
+senza contrasto; un tumulto che s’appiccava nella
+Città gli era lezione di ciò che a lui, papa, si aspettava.
+Il partito di Enrico, che possedeva pur sempre
+fortezze parecchie in Roma, aveva da qualche tempo
+trovato il suo capitano nel Prefetto imperiale. Costui
+era stato condotto prigione da Roberto Guiscardo, ma
+<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
+ne lo aveva liberato Ruggero, succeduto nella duchea,
+poichè era venuto in gran collera contro al collegio
+de’ Cardinali che aveva rifiutato di confermare l’Arcivescovo
+di Salerno. Tostochè il suo proprio vantaggio
+glielo suggerì, il vassallo della santa Sede cessò di
+darle assistenza; il Prefetto di Enrico venne, raccolse
+armi in Campidoglio, ed impedì che Vittore fosse consecrato
+in Vaticano. Il neo-eletto Papa, quattro soli
+giorni dopo, scivolò di mano ai nemici e agli amici
+con una partenza che seppe di fuga; e poichè i Conti
+della Campagna parteggiavano per l’Imperatore, dovette
+tor la via di mare da Ardea, arrivò a Terracina, vi
+spogliò le insegne del papato, e corse di botto a chiudersi
+nel suo diletto convento&#8205;<a class="tag" id="tag308" href="#note308">[308]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Qui rimase un intiero anno, sordo alle instanze dei
+Vescovi e de’ Principi e alla voce di san Pietro che lo
+ammoniva di prendere il governo della sua nave senza
+nocchiero, sbattuta dalle procelle dei tempi. Cardinali,
+nobili romani col loro capo Cencio, e Vescovi dell’Italia
+meridionale, vennero a Capua nella quaresima dell’anno
+1087 per provvedere all’elezione pontificia, e si raccolsero
+intorno al principe Giordano, che era stato creato
+avvocato della Chiesa. V’erano presenti anche Ruggero,
+duca delle Puglie, e il detronato principe Gisulfo. Parvero
+ambigui la condotta ed i sentimenti dell’abate, e
+il partito gregoriano, a lui fortemente nemico, con Ugo
+<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
+di Lione e Ottone di Ostia alla testa, cercò di impedirne
+la rielezione. Bastò questo perchè Desiderio (addì 21 di
+Marzo) riprendesse volontariamente le insegne pontificie.
+Se v’aveva ambizione umana che potesse scuoterlo
+gli era il pensiero insopportabile di vedere la tiara posarsi
+in capo di uno dei suoi avversarî, massime di Ugo
+di Lione&#8205;<a class="tag" id="tag309" href="#note309">[309]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Passata Pasqua, Vittore III si mise in cammino per
+Roma colla accompagnatura di Giordano e di Gisulfo.
+Il piccolo esercito venne per mare, da Ostia risalì il
+Tevere, e s’accampò fuor della città Leonina, giacchè
+il san Pietro, entro cui dovevasi consecrare il Papa, era
+in potere dell’inimico. Infatti, fuggito Vittore, il Prefetto
+imperiale s’era impadronito di Roma, e in gran fretta
+aveva richiamato Clemente III. Però la continua anarchia
+non consentiva a questo di sperare gran fatto bene;
+universale era la spossatezza, Enrico lontano, Roma indisciplinata,
+straziata, piena di ruina, e le soldatesche
+di Matilde stavano ancora in armi. Che aspetto
+presentasse allora la Città, e quali fossero le sue condizioni,
+si può più presto imaginare che dire. Clemente III
+venne, raccolse i suoi partigiani, e pose residenza in
+Vaticano. È meraviglioso il pensare che la basilica di
+san Pietro d’allora in poi servì di propugnacolo vero
+<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
+alle fazioni; la basilica santissima della Cristianità
+fu nei secoli undecimo e duodecimo assediata e difesa
+alla paro del <i>Septizonium</i> o del castel Sant’Angelo;
+sotto a’ suoi portici il soldato combattè ferocemente
+come dai merli di qualunque rocca. I Normanni presero
+d’assalto la basilica; Clemente fuggì e riparò nella
+Città, dove si trincerò in un’altra chiesa fortissima, nel
+Panteon antico, e Vittore III fu consecrato addì 9 Marzo
+in san Pietro dal cardinale vescovo di Ostia. Chi avrebbe
+potuto biasimare Desiderio, quando sbigottito rifiutava
+di ascendere al papato?
+</p>
+
+<p>
+Solo otto giorni dopo, ei lasciò Roma, tratto da ardente
+desiderio di rivedere il suo convento, ma era colà
+appena arrivato, che messaggieri della contessa Matilde
+vi capitavano a richiamarlo, perocchè ella fosse venuta
+coll’intento di rendere forte la signoria del Papa in Roma.
+Sospirando, Vittore assecondò al loro invito, e le milizie
+della Contessa gli sgombrarono financo l’entrata in
+una parte della Città, dove egli pose dimora insieme con
+Matilde nell’isola Tiberina: però non possedeva che il
+Transtevere, il castel Sant’Angelo, il san Pietro, Ostia e
+Porto. Il maggior numero dei Romani teneva dalla
+parte di Clemente e ferveva di odio contro il papato
+gregoriano, come quello che aveva dovuto gettarsi
+in braccio de’ Normanni, e traeva sempre novellamente
+questi demoni devastatori nella sventurata Città.
+Oltracciò la venuta di un legato imperiale infondeva
+novello coraggio ai partigiani di Guiberto; in mezzo
+ad orribili battaglie or si perdeva, or si riconquistava
+il san Pietro, e Vittore III, caduto infermo, partiva di
+Roma nel Luglio per la terza volta. Ancora nell’Agosto
+<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
+raccoglieva a Benevento un Concilio nel quale confermava
+i decreti di Gregorio e scomunicava di bel
+nuovo Clemente III; indi, sentendosi presso a morire, si
+faceva trasportare al suo monastero. Colà nominò Oderisio
+ad abate, chè anche da papa aveva continuato
+a tenere il governo del convento; raccomandò che si
+eleggesse a suo successore nella sedia apostolica Ottone
+cardinal vescovo di Ostia, e addì 16 di Settembre passò
+di vita, vittima tragica del papato, al cui pondo invano
+aveva tentato di scampare. Desiderio abate fu
+uomo grande e di nominanza imperitura; papa Vittore
+III non fu che un’ombra ingloriosa. Come egli
+aveva desiderato, i frati diedero sepoltura al restauratore
+della loro abazia nell’abside della sala del «Capitolo»,
+e colà sulla pietra sepolcrale gli scrissero un
+bello e toccante epigramma&#8205;<a class="tag" id="tag310" href="#note310">[310]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Di tutti i più celebri campioni della riforma, che
+un tempo si avevano raccolto intorno al vessillo di
+Gregorio, Desiderio è l’ultimo che sparisce del mondo:
+infatti un anno prima di lui era morto Anselmo di
+Lucca. Sorgono adesso una novella generazione di uomini
+<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
+e tendenze nuove, in mezzo alle quali Matilde,
+Enrico e Clemente, superstiti di una grande età passata,
+incominciano a trovarsi soli e a disagio.
+</p>
+
+<p>
+Ottone di Ostia era stato dapprima rivale di Vittore
+III, indi s’era con esso lealmente pacificato. La
+voce del morente aveva eletto lui a papa, e d’altronde
+era stato uno dei quattro candidati designati da Gregorio
+VII. Ugo di Lione, sebbene anch’egli di quei quattro,
+non poteva più gareggiare con Ottone, avvegnachè
+Vittore III lo avesse scomunicato, come nemico
+della Chiesa. Però l’elezione di Ottone s’andò procrastinando;
+Roma si trovava in potere dell’Antipapa, i
+Cardinali venivano fra loro a disputa, ed erano dispersi
+chi da una banda, chi dall’altra. Messaggi dei Tedeschi
+seguaci della parte gregoriana, e messaggi di Matilde
+li richiedevano ripetutamente che dessero un capo alla
+Chiesa abbandonata nell’anarchia: alla fine parecchi di
+loro, che s’erano raccolti intorno a Oderisio abate, bandirono
+un Concilio per l’elezione.
+</p>
+
+<p>
+Addì 8 Marzo 1088 quaranta fra Vescovi, Cardinali
+ed Abati si congregarono a Terracina; Giovanni di
+Porto rappresentava il clero romano, Benedetto prefetto
+pontificio ne rappresentava il popolo, e vi intervenivano
+legati di Germania e della contessa Matilde&#8205;<a class="tag" id="tag311" href="#note311">[311]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
+Ai 12 di Marzo Ottone fu gridato papa con nome di
+Urbano II. Fu il primo pontefice, che, conformemente
+al decreto di Nicolò II, ricevesse l’ordinazione fuori di
+Roma, in una città di provincia.
+</p>
+
+<h4 id="cap7-7-2">§ 2.
+<span class="smaller">Urbano II. — Incominciamento della sua vita, suo
+stato. — Clemente III è in possesso di Roma. — Urbano II si
+gitta in braccio ai Normanni che lo conducono a Roma. — Sue
+condizioni infelici nella Città. — Matilde sposa Guelfo V. — Enrico
+IV torna in Italia (1090). — Sue nuove lotte. — I
+Romani chiamano di nuovo Clemente III nella Città. — Ribellione
+del giovine Corrado. — Condizioni infelici dell’Imperatore. — Urbano
+II s’impadronisce di Roma. — Uno
+sguardo a ciò che erano il Papa e l’Imperatore in questa età.</span></h4>
+
+<p>
+Urbano II, francese, era nato a Chatillon, in vicinanza
+di Reims, ed era stato monaco di Cluny: lo zelo
+della riforma e la soda coltura teologica apparati in quel
+convento gli avevano procacciato la cattedra di Ostia.
+Enrico IV lo aveva sostenuto qualche tratto di tempo
+prigioniero, ma pare che il Re non trovasse in lui
+un’opposizione troppo acerba. Era stato in Germania,
+da legato, nel tempo in cui Gregorio VII aveva potuto
+uscir libero di Roma, e in quel suo officio s’era iniziato
+profondamente in tutti i rapporti delle cose ecclesiastiche
+e politiche: possedeva intelletto più potente
+di Desiderio, abilità grande di oratore e finezza diplomatica
+molta; in lui il partito cattolico vedeva l’uomo
+che avrebbe battuto le vie di Gregorio VII, e con accortezza
+trovato nuovi modi di combattimento, or che
+esauriti s’erano gli antichi. Così annunciò tosto egli
+<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
+stesso alla Cristianità che voleva reggere il Papato secondo
+le idee di Gregorio&#8205;<a class="tag" id="tag312" href="#note312">[312]</a>: però trovavasi in condizioni
+difficili; in Germania, dove dopo il ritorno di
+Enrico la guerra civile non aveva mai posato, era morto
+testè (nell’anno 1088) Erminio secondo antirè, dopo
+di aver fatto sottomessione all’Imperatore; i Sassoni,
+ed eziandio quasi tutti i Vescovi di parte pontificia,
+s’andavano sempre più accostando a quest’ultimo. Dal
+1087 il giovine re Corrado, figlio di Enrico, trovavasi
+in Lombardia; finalmente l’Imperatore minacciava di
+tornare in persona, di schiacciare Matilde e di affermare
+il potere di Clemente III durevolmente in Roma.
+</p>
+
+<p>
+Clemente teneva in suo possesso la Città, venale a
+tutti i partiti; durante questo tempo di governo di
+antipapi e di antiprefetti vi dominava la più spaventosa
+anarchia; non v’era giorno che per le vie di Roma
+non si combattesse; la Città era quasi una montagna
+di ruine, entro cui non si scorgeva che tirannide di
+ottimati feroci, e miseria di popolo mendico.
+</p>
+
+<p>
+Pareva che Gregorio VII avesse lasciato sorti di
+esilio in retaggio ad una lunga serie di successori suoi,
+chè dopo di lui molti di essi troviamo quasi sempre
+fuggenti ed esuli da Roma: strano caso di cui finora
+non s’era mai visto l’eguale nella storia de’ Papi. Urbano
+II dovette trattenersi quasi tutto intiero l’anno
+1088 nell’Italia meridionale, dove i fratelli Ruggero
+e Boemondo erano venuti a un’acerba guerra di successione,
+fino a che riusciva fatto al loro zio Ruggero
+<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
+di Sicilia ed al Papa di comporli a pace. Il papato trascinava
+la vita sotto la dubbia protezione di Principi
+normanni; ed era altresì un esercito normanno che nel
+Novembre 1088 conduceva Urbano II a Roma. Così la
+Città tornava ad essere il campo di battaglia di due
+Papi che per le vie combattevano l’un contro l’altro,
+scambievolmente si maledicevano, e con voce alterna
+si discacciavano.
+</p>
+
+<p>
+Urbano pose dimora nell’isola Tiberina, difeso da
+Pierleone: impotente era e povero tanto che le matrone
+di Roma gli mandavano elemosine; però con sottili
+accorgimenti e senza posa tesseva trame d’inganni,
+entro cui faceva cadere i suoi nemici. Clemente, per lo
+contrario, dominava la massima parte della Città, ma
+doveva deplorare il suo destino sventurato che lo condannava
+a sostenere un titolo a prezzo di sforzi sovrumani&#8205;<a class="tag" id="tag313" href="#note313">[313]</a>;
+e forse in cuor suo faceva voti sinceri di poter
+finire i giorni che gli rimanevano di vita nella modesta
+cerchia del suo arcivescovato. Urbano II, Enrico IV,
+Matilde, il mondo desideravano pace, pace; ma la forza
+della fatalità che pesava sul capo di tutti i partiti, e che
+senza tregua aveva messo sossopra un’intiera generazione,
+li spingeva ciecamente avanti nel loro sentiero, e cumulava
+astuzie sopra astuzie, colpe su colpe. Enrico stesso
+<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span>
+sarebbe stato omai inchinevole a pacificarsi colla Chiesa,
+e soltanto i Vescovi scomunicati, i quali non potevano
+che sostenersi in piedi o cadere con Clemente III, gliene
+mettevano impedimenti: frattanto casi di gran rilevanza
+lo costringevano perfino a scendere nuovamente
+a guerra in Italia.
+</p>
+
+<p>
+Come Urbano II conobbe che il partito di Matilde,
+fatto debole, diventava più propenso a patteggiare con
+Enrico, e come ebbe ragion di temere che l’Imperatore
+fosse per tornare e per vincere, mise in moto tutte le
+sue astuzie, e giunse destramente a dare alla Contessa
+un novello marito, alla Chiesa un campione ispirato a
+intendimenti egoisti. Guelfo IV, figlio di Azzone II margravio
+di Este e di Conigonda sorella dell’ultimo Duca
+svevo della famiglia de’ Guelfi, era diventato nell’anno
+1055 l’erede di quella casa, e aveva cambiato la
+sua patria Italia con Alemagna, mentre colà Fulco fratel
+suo continuava la linea d’Este. Guelfo aveva sposato
+la figlia di Ottone duca di Baviera, e nell’anno 1071
+aveva ricevuto in feudo da Enrico questa duchea, tolta
+al suocero suo che s’era ribellato. Però aveva più tardi
+disertato le bandiere dell’Imperatore, ed era divenuto
+uno dei più fervidi seguaci di Gregorio: fino negli
+ultimi tempi era stato il caporione e l’anima del partito
+romano in Germania, e agli 11 Agosto 1086, a Bleichfeld,
+non lungi da Würzburg, aveva battuto Enrico. Tuttavia
+anche quel valoroso guerriero, affranto della lotta,
+sarebbe venuto ad un accomodamento coll’Imperatore,
+se tutt’a un tratto non s’avesse dato esca alla sua ambizione,
+che mirava a ingrandire la potenza della sua
+famiglia in Italia. Il suo giovine figliuolo Guelfo V fu
+<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
+scelto ad essere vittima dell’arte politica di un padre,
+avido di possedimenti, e di un furbo Papa, chè entrambi
+lo destinarono sposo della contessa Matilde. Non erano
+i vezzi della Principessa, giunta ai quarantadue anni,
+ma i suoi beni che destavano desiderio, e benanco Roberto,
+erede di Guglielmo d’Inghilterra, vagheggiava la
+mano della donna: ella la porse al giovine Guelfo. Lo
+sponsalizio si celebrò nell’anno 1089; Guelfo infuse tosto
+novelle forze nel partito cattolico d’Italia, ed Enrico
+fu costretto a discendere ancora una volta in questa
+contrada&#8205;<a class="tag" id="tag314" href="#note314">[314]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Quando quest’uomo dalle cento battaglie, accompagnato
+dai due Hohenstaufen, Federico e Corrado, calò
+dalle Alpi nella primavera del 1090, ei trovò contro a
+sè quella stessa contessa Matilde, cui aveva combattuta
+da sì lunghi anni. La grande Principessa, la cui bandiera
+teneva adesso in mano un giovinetto diciottenne
+sposo suo, era, come l’Imperatore, condannata a una
+vita irrequieta, sempre in guerra; e se ci desta meraviglia
+vedere l’operosità istancabile di un Principe che
+pugnava per il suo Impero, ci riesce quasi un mistero
+la tenacia fanatica di una donna che non aveva figli.
+Non andremo descrivendo le guerre energiche che Enrico
+sostenne in Lombardia, nè la resistenza ostinata di
+Matilde, la quale, quantunque i suoi vassalli mormorando
+<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
+la sollecitassero a far pace, con caparbietà femminile
+sdegnolla: l’attenzione nostra è rivolta alla città di
+Roma, sebbene le sue condizioni non escano della solita
+monotonia. Clemente III era stato discacciato dai Romani
+incostanti; ma Urbano non poteva tuttavia
+diventar signore della Città, ed anzi era costretto ad
+andar girovago nell’Italia meridionale, dove cercava
+conservarsi l’amicizia dei Normanni&#8205;<a class="tag" id="tag315" href="#note315">[315]</a>. Anche Giordano
+di Capua profittava del disordine per farsi padrone
+di terre romane, e quando morte il colpiva a Piperno,
+nel paese de’ Volsci, s’era impossessato di quasi tutta
+la Campagna&#8205;<a class="tag" id="tag316" href="#note316">[316]</a>. Frattanto, mentre Urbano raccoglieva
+Sinodi a Melfi, a Troja e a Benevento, eziandio i
+Romani si staccavano da lui: infatti, fallito un tentativo
+di pace cui aveva inteso il vecchio Guelfo, Enrico veniva
+avanzandosi, e i Romani, subendo la sua influenza,
+si voltavano alla sua parte. Nell’anno 1091 s’impadronivano
+con assalimento repentino del castel Sant’Angelo,
+ne cacciavano il presidio pontificio, e soltanto a
+gran fatica s’impediva che radessero al suolo la rocca:
+indi nella Città chiamavano nuovamente Clemente III,
+che si trovava al campo di Enrico&#8205;<a class="tag" id="tag317" href="#note317">[317]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span>
+</p>
+
+<p>
+Le quante volte era in Roma, l’antipapa aveva
+agio di congregare alcuni Cardinali scismatici e i Vescovi
+suburbani da lui eletti, per celebrarne Sinodi che
+nondimeno restavano privi di efficacia. Antivescovi desolavano
+il territorio di Roma, e quasi tutti i Conti della
+Campagna riverivano Clemente III, perciocchè quei signori
+profittassero dello scisma per rubacchiare a man
+salva la Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag318" href="#note318">[318]</a>. Nel frattempo l’amministrazione delle
+cose ecclesiastiche e secolari per la massima parte trovavasi
+in mano di Guiberto: per verità anche Urbano aveva
+i suoi ministri, i suoi giudici, i suoi prefetti, ma loro difettava
+potenza, e di dentro e di fuori della Città, atti giudiziarî
+venivano pur sempre segnati coll’epoca di Clemente
+III. Urbano dovevasi star contento a scomunicare il
+suo avversario da Benevento, dove nel Marzo dell’anno
+1091 riuniva un Concilio, ma nella Città non poteva
+entrare, e in questo anno e nel successivo era costretto
+a celebrare fuori delle sue mura le feste Natalizie, laddove
+Clemente pontificava in san Pietro.
+</p>
+
+<p>
+La caduta di Mantova (avvenne in Aprile dell’anno
+1091) e di altre città, lo scoraggiamento del partito di
+Matilde, la defezione di Roma, misero sbigottimento
+<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
+nell’animo dei Cattolici, laonde lambiccarono il cervello
+a sollevare contro l’Imperatore un nemico nuovo e
+formidabile. Le astuzie dei preti, l’odio di una femmina
+degenerato adesso in vero fanatismo, e l’avarizia
+del vecchio Guelfo, combinarono il più malvagio di
+tutti i disegni. Da parecchi anni il giovine Corrado,
+maggiore dei figli di Enrico, era suo vicario in Italia:
+dissimile per indole dal padre, ne aveva ereditato soltanto
+la tempra incostante, non la foga appassionata.
+Tutti i contemporanei lo dipingono bello della persona,
+d’animo mite, propenso alle arti di pace. Può darsi che
+da lungo tempo i preti avessero avviluppato nei loro
+lacciuoli il cuore del giovine, che, atterrito di quella
+lotta smisurata, sentiva repugnanza dei rozzi uomini
+onde Enrico si circondava, e crucciavasi dell’anatema
+della Chiesa. Probabile è che il figliuolo non approvasse
+i principî del padre, e le dissolutezze, cui questi si dava
+in braccio, distruggevano il rispetto figliale che l’altro
+gli avrebbe dovuto. Corrado si lasciò sedurre a ribellione;
+il padre ebbe sentore del suo proponimento, e lo fece imprigionare,
+ma il giovine scappò, e si rifuggì presso
+Matilde, che l’accolse con gran gioia. La ribellione cui
+ella lo sospinse spogliò la illustre donna di tutto lo
+splendore che fino a questo momento ne aveva abbellito
+la vita. Spenti s’erano i sentimenti geniali, inspiratori
+della sua giovinezza: a Canossa, a fianco del suo amico
+Gregorio, quando intercede a pro dell’avvilito
+re Enrico, Matilde è un profilo di donna che induce
+a reverenza; sedici anni più tardi, a fianco del
+suo sposo, che non è dappiù di un ragazzo, mentre ricovera
+sotto le sue «grandi ali» il figlio ribelle di
+<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
+quello stesso re Matilde non è che una femmina fanatica&#8205;<a class="tag" id="tag319" href="#note319">[319]</a>.
+Ella mandò Corrado al Papa, e questi assolse
+il giovine traditore del padre. Nel tempo stesso
+Guelfo non oziò, ma intese a raccogliere una lega lombarda
+contro di Enrico; la defezione di Corrado trasse
+con sè quella di molte città; Milano, sede un dì del
+partito imperiale, Lodi, Piacenza, Cremona si dichiararono
+a favore di lui, e conchiusero una lega di vent’anni
+col giovine duca Guelfo e colla contessa Matilde:
+indi, nell’anno 1093, Corrado fu coronato a Milano re
+d’Italia&#8205;<a class="tag" id="tag320" href="#note320">[320]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè sull’animo dello sciagurato re scese il
+cumulo di tanti dolori, la fuga, la deserzione e la coronazione
+del suo figliuolo, colto di mestizia si chiuse
+in un solitario castello, e disperato brandì un ferro, e fu
+per uccidersi&#8205;<a class="tag" id="tag321" href="#note321">[321]</a>. Qualunque siano stati i falli che commise
+(i suoi fieri nemici molto senza dubbio inventarono
+ed esagerarono), qualunque colpa abbia avuto della
+defezione del figliuolo, la sua sorte fu delle più crudeli.
+<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
+Anche la sua seconda moglie, Prassede o Adelaide di
+Russia, fuggì di Verona, corse a Matilde, e adescata
+dai preti, da quella povera barbara ch’ella era, in due
+adunanze ecclesiastiche svelò innanzi all’universo mondo,
+senza vergogna, ma non senza colpa, i misteri del suo
+letto nuziale&#8205;<a class="tag" id="tag322" href="#note322">[322]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L’avvenuta mutazione delle cose concedeva agio ad
+Urbano II di venire adesso a Roma, sulla fine di Novembre
+del 1093. Il suo antagonista non si trovava più
+nella Città, ma s’era ricoverato nel campo di Enrico;
+tuttavia le genti di Guiberto tenevano in loro mano il
+Laterano, il castel Sant’Angelo ed altri luoghi muniti;
+perciò Urbano era costretto a rinchiudersi nelle case dei
+Frangipani. Questa famiglia aderiva costantemente ai
+Pontefici legittimi; essa aveva fortificato di munimenti
+il suo palazzo in prossimità di santa Maria Nova, sulle
+ruine della «Casa aurea» di Nerone, e vi aveva eretta
+una torre, che si appellava <i>Turris Cartularia</i>: l’arco di
+Tito era compreso dentro di quella fortezza baronale, ed
+apriva ovvero chiudeva il suo ingresso dalla via Sacra&#8205;<a class="tag" id="tag323" href="#note323">[323]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
+Ivi dunque pose dimora Urbano sotto la protezione di
+Giovanni console, figlio di Cencio e nipote di quel Leone
+Frangipane, che intorno al mille aveva dato origine alla
+celebre famiglia. In deplorevoli condizioni stavasi il Papa,
+poichè era crivellato di debiti; l’abate Goffredo di Vendôme,
+venuto in questo tempo nella Città per faccende
+del suo convento, fu commosso a pietà delle sorti di lui,
+vendette tutto ciò che possedeva, lo trasse di difficoltà
+e gli diede copia di denaro con cui potè corrompere
+Ferrucio, che Clemente III aveva posto da comandante
+del Laterano. In sulla Pasqua dell’anno 1094 Urbano
+entrò nella residenza dei Pontefici, e per la prima volta
+sedette sul trono lateranense, che, secondo la sentenza
+dell’Abate, da tempo lungo era stato vedovo di Papi
+cattolici&#8205;<a class="tag" id="tag324" href="#note324">[324]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Una tetra imagine del decadimento di Roma offre
+Urbano II, afflitto vecchio, che compera la residenza
+pontificia col denaro di un Abate straniero, e siede nel
+deserto Laterano, circondato da partigiani rozzi e da
+Vescovi, che per barbarie non sono da meno di quelli: di
+là guarda al cumulo di ruine cui, monumento di Gregorio
+VII, son ridotte chiese e vie, e contempla Roma desolata
+e squallida, abitata da un popolo immerso nelle miserie
+e agitato da passioni fiere. Nella storia v’hanno forse
+molti esempî di sventure quali son quelle che pesano sul
+<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
+capo di Enrico IV a questo medesimo tempo? divorando
+l’affanno del figliuolo ribelle, e coltivando in mente
+pensieri suicidi, ei vive obliato in un castello lombardo,
+mentre tutto all’intorno le province sono devastate dal
+ferro e dal fuoco, sì come all’età delle guerre gotiche:
+e tutto questo è conseguenza della controversia delle
+investiture, e monumento del settimo Gregorio.
+</p>
+
+<h4 id="cap7-7-3">§ 3.
+<span class="smaller">Condizioni cui è ridotto il mondo, causa la controversia
+fra la Chiesa e lo Stato. — Le Crociate. — Il loro commovimento
+universale infonde fortezza al Papato. — Urbano II
+predica la crociata a Piacenza e a Clermont (1095). — Attenenze
+della città di Roma colle Crociate e colla cavalleria. — I
+Normanni d’Italia prendono la croce. — L’esercito
+crociato, condotto da Ugo di Vermandois, passa per Roma,
+donde è cacciato Clemente III. — Urbano II ritorna nella Città.</span></h4>
+
+<p>
+La lunga guerra che s’era combattuta fra la corona
+e la tiara aveva precipitato tutto l’Impero in miserie
+così grandi che non si possono descrivere; il furore
+dei partiti aveva riempiuto tutti i ceti sociali di odii
+contro natura, di divisioni, di colpe. La ribellione di
+Corrado contro al padre non era che il simbolo chiarissimo
+in cui la gente umana di quell’età scorgeva riflettersi
+lo stato suo proprio, chè nel mondo vedevansi
+padri combattere contro figliuoli, fratelli contro fratelli,
+Principe contro Principe, Vescovo contro Vescovo, Papa
+contro Papa. Una divisione così acerba della vita sociale,
+quale dapprima non s’era vista mai nella storia,
+sembrava dilaniare lo stesso Cristianesimo, e distruggere
+la veneranda maestà dei suoi misteri. La tenebra di una
+maledizione mortifera aveva velato la faccia del mondo;
+<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
+dov’era il Salvatore, tutto benedizione e carità? Se in
+quel tempo Cristo fosse tornato in terra, avrebbe visto
+con gran meraviglia che la religione d’amore fondata
+da lui s’era sviata dalle fonti purissime della sua origine
+fino a non riconoscersi più; e Pietro con istupore
+avrebbe trovato che i suoi successori nell’officio apostolico
+erano affaccendati ad erigersi un trono di Cesari sulle
+ruine di Roma, sul sepolcro di lui, e appellavansi «pontefici
+massimi,» come s’erano in antico chiamati gli
+Imperatori di Roma.
+</p>
+
+<p>
+Sul finire di questo secolo il mondo europeo somigliava
+ad un campo di battaglia su cui era calata l’ombra
+della notte; gli eserciti, spossati di forze, ma non
+satolli di odio; desideranti in cuore la pace, ma condannati
+da colpe ancora inespiate a continuare la guerra
+fratricida, aspettavano il novello mattino per iscagliarsi
+ferocemente l’uno contro all’altro. Però, all’albeggiare
+del giorno, credevano di vedere un cherubino librarsi nel
+cielo, accennar loro di seguirlo verso Oriente, e comandare
+che conchiudessero la pace di Dio e muovessero
+in armi alla santa Gerusalemme, dove si conveniva che
+presso al sepolcro del Redentore facessero penitenza delle
+peccata loro e del mondo.
+</p>
+
+<p>
+Ei si vede chiaro che il fenomeno meraviglioso delle
+Crociate riceve spiegazione dall’indole di questo tempo.
+Se anche molte altre cause v’abbiano avuto loro parte,
+la controversia delle investiture fu certo una delle leve
+di questo moto smisurato. Tutti i risultamenti della
+storia sono conseguenza dell’occulto lavorìo degli impulsi
+e delle necessità degli uomini; colpe, follie, errori,
+istessamente che virtù, intelletto e genio, sono le ragioni
+<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
+che rimestano la storia e la spingono innanzi nel suo
+cammino. Dopo la corruzione profonda del secolo decimoquinto,
+di cui caddero martiri Giovanni Huss, Geronimo
+e il Savonarola, gli uomini arsero del desiderio
+di farne espiazione, e dalle sacre Scritture la Riforma
+resuscitò Cristo di cui si aveva perduto la memoria. Nel
+secolo undecimo, la gente umana era di quattro interi
+secoli più fanciulla e più rozza, ed essa andò a cercare
+il Salvatore nella sua tomba materiale. Laonde le Crociate
+rappresentarono il ritorno degli uomini alle fonti
+della salute, in una spedizione vera che s’avviò all’Oriente,
+culla della religione cristiana.
+</p>
+
+<p>
+Non era Cristo quasi obliato nel mondo? Il culto
+della Vergine, degli Apostoli, e di una legione di Santi
+non l’aveva cacciato in bando? Roma non aveva vestito
+il simulacro di un principe degli Apostoli col manto di
+patrizio secolaresco? di lui, nel secolo ottavo, un Papa
+non aveva potuto dire che tutto Occidente lo venerava
+come Dio in terra? Pietro era simbolo della gerarchia
+romana, dell’unità della Chiesa universale, ma non
+della salute che ogni anima cristiana invocava. Non
+era forse meglio di andare a cerca del figliuolo di
+Dio, anzichè di volgersi al portinaio del cielo? Dalle
+porte di Roma (così s’aveva insegnato al mondo di credere)
+passava la via che conduceva diritta al paradiso,
+ma di quelle porte era pure uscita e s’era rovesciata
+per le terre la maledizione di Gregorio VII, e le aveva
+riempiuto di flagelli. I vizî del clero, molti Papi di vita
+riprovevole, gli orrori di guerre partigiane eterne, avevano
+diminuito la venerazione di Roma, e nell’età di
+Enrico IV appena era se pellegrini giungevano ancora
+<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
+alla Città, e appena se entravano nel profanato san Pietro,
+ch’s’era tramutato in fortezza delle genti di Guiberto.
+Mentre da tempo omai lungo schiere sempre più rade di
+pellegrini venivano al sepolcro del principe degli Apostoli,
+sempre più numerose erano quelle che movevano alla
+tomba di Cristo; e Roma aveva trovato un’emula di santità
+in una città israelitica situata nella remota Asia&#8205;<a class="tag" id="tag325" href="#note325">[325]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Se ci avranno pensato un po’ sopra, può darsi che i
+Romani abbiano maledetto le Crociate che traevano i
+pellegrini pii e fiumi di denaro ad un indirizzo diverso da
+quello della loro Città; però se questa dovette far amara
+esperienza che quelle fonti di guadagno s’erano inaridite,
+la Chiesa romana attinse invece forze nuove dal
+nuovo entusiasmo. In un tempo nel quale le loro sorti
+erano ancor dubbie nella lotta che tuttavia durava con
+Enrico IV i Pontefici si misero, senza frapporre indugio,
+alla testa di un immane movimento, e progredirono colle
+idee del tempo; dalle divisioni a minuzzoli e dagli interessi
+meschini, cui era discesa la controversia della riforma,
+si levarono ad un’idea cristiana universale, ad un
+subbietto sublime di religiosa fantasia; si tolsero di dosso
+nemici remoti e prossimi, e argomenti di eresia e di
+scisma, e li cacciarono in Siria; congiunsero nuovamente
+la Chiesa ad unità in una grande passione che
+scaldava tutta Europa, e così si crearono una novella
+altezza nella storia universale.
+</p>
+
+<p>
+La nostra generazione contempla con meraviglia un
+<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
+secolo nel quale un eremita in luride vesti, a cavalcione
+di un asino, correva il mondo, ed era accolto come
+messaggiero di Dio; un’età in cui la descrizione dei
+mali ond’erano oppressi i Cristiani nella remota Gerusalemme
+infiammava mezzi i popoli a furore religioso,
+e dalla loro patria li traeva nella tomba spalancata
+che gli aspettava in Asia. L’oppressione dei Cristiani
+di Siria non era dura oltre misura, nè gli Storici di
+quella età hanno potuto riferire di massacri di venticinquemila
+persone, quale fu quello che avvenne a Damasco
+nell’anno di civiltà 1860. Se avesse avuto un
+simil fatto a predicare, Pietro di Amiens avrebbe probabilmente
+spinto mezza Europa contro Asia; oggidì
+invece lo si avrebbe per un cervel malato e sarebbe accolto
+con beffa. La gente umana per buona ventura non
+è più capace d’imprendere guerre omicide per idee religiose,
+ma forse ha anche perduto il sentimento bollente
+e giovanile per ciò che v’ha di grande e di sublime
+nell’umanità. Dopo otto secoli sarebbe insania affermare
+che le Crociate sieno state conseguenza di una follia religiosa;
+furono una manifestazione dell’idealità di quei
+tempi, un parto della intiera indole del medio evo, una
+grande epoca nella vita stessa degli uomini. Chi pensa
+all’efficacia elettrica di quell’impulso, ed alla forza operosa
+che dentro di esso riuniva popoli di schiatte diverse,
+i quali prima non s’erano mai congiunti in uno scopo
+comune, vi ravvisa lo spettacolo di una grandezza che
+umilia le divisioni e le ingenerose debolezze della moderna
+arte politica&#8205;<a class="tag" id="tag326" href="#note326">[326]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
+</p>
+
+<p>
+Urbano II ornò di gloria il suo pontificato colla
+prima Crociata che egli stesso predicò. Invitato dalla
+contessa Matilde ad andare in Toscana, indisse un
+Concilio a Piacenza. Le allegrezze con cui lo accolse
+Lombardia, la moltitudine di chierici e di laici che si
+riunirono colà (in sul principio di Marzo del 1093), gli
+diedero a divedere che la causa di Enrico era perduta,
+che egli aveva vinto la sua. Non vi fu chiesa abbastanza
+grande per capire la moltitudine accorsa a quel parlamento;
+fu duopo congregarsi a cielo aperto. Una commozione
+profonda agitava il mondo, che Gregorio VII
+aveva scosso in tutte le fibre; un nuovo spirito lo animava.
+Innanzi al Concilio si presentò la prima ambasceria
+di Bisanzio che venisse a chieder soccorso, e
+fu confortata con promessa di assistenza: però una
+seconda assemblea universale fu bandita a Clermont per
+il mese di Novembre, dove un Papa francese avrebbe
+fatto appello ai Franchi cavallereschi di muovere a sostegno
+della guerra di Oriente. Prima che Urbano andasse
+colà, ricevette a Cremona l’omaggio del giovine
+Corrado, e, a patto che rinunciasse al diritto d’investitura,
+gli fe’ balenare la prospettiva che otterrebbe
+l’Impero. Il ribelle acciecato andò indi a Pisa ad incontrare
+la sua ricca fidanzata ch’era figliuola di Rogero di
+Sicilia; quanto al Papa, egli partì per Francia, ov’era
+aspettato al Concilio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nella pianura di Clermont lo salutarono tredici Arcivescovi
+e dugento cinque Vescovi commossi a fervore,
+gli prestarono omaggio molti maggiorenti delle terre
+francesi, e lo applaudirono le grida febbrili delle migliaia
+di uomini accorsi che accampavano intorno alla città,
+simili a una nube gravida di forze elettriche, la quale
+attendeva la scintilla della sua parola per divampare in
+fuoco e in fiamme. Tutti gli oratori di Grecia e di Roma
+avrebbero portato invidia ad Urbano non soltanto per la
+grandiosissima delle missioni, ma eziandio per la simpatia
+che trovava negli uditori convenuti a questo parlamento
+celebre nella storia universale: appena v’ha altro
+luogo da questo in fuori, in cui la parola abbia sortito
+pari potenza di affascinare le moltitudini. Ancora in tempo
+sì tardo la lingua di Cicerone prestava all’oratore la
+sua magnifica e sonante maestà per infiammare turbe,
+nella cui bocca da lunghissima età s’era corrotto il
+latino antico. Altrove, quando parlatori vollero infervorare
+i loro uditorî in una grande idea, adoperarono
+l’adulazione, lodandone le più belle virtù, di cui per lo
+meno facevano supposto che fossero forniti i loro ascoltatori;
+l’oratore sacerdote vedeva invece quei mille e
+mille composti per massima parte di ladri e di assassini,
+e questi predicati ben lungi che attenuarne l’entusiasmo,
+gliene davano una foga più vigorosa. Strano contrasto!
+una meta sublime è additata al sentimento del
+mondo; e ladri e assassini, appunto perchè tali, sono
+chiamati a salirne le cime eccelse. Urbano non tenne un
+discorso, ma una predica, e la più potente spinta s’ebbe
+quella moltitudine udendo parlare della penitenza dei
+peccati, della Crociata considerata come opera di disciplina,
+<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span>
+e volta a ottener di quelli l’assoluzione. Il Papa dipinse
+in brevi parole la cattività della remota città del
+Re dei Re, dov’egli aveva operato, sofferto la passione ed
+era morto: per dar poi maggior peso a’ suoi ammonimenti,
+Urbano trasse in suo soccorso lacrime, gemiti e sentenze
+dei Profeti, ed esortò la Cristianità a cingere tutta concorde
+la spada, e a liberare Cristo dalle catene turchesche.
+«Levatevi, volgete le vostre armi, intrise di sangue
+fraterno, contro i nemici della fede cristiana. Voi
+oppressori di orfani e di vedove, voi uccisori e profanatori
+di chiese, voi predoni degli altrui beni, voi che ricevete
+denaro per isparger sangue cristiano, voi che simili
+ad avoltoi correte dietro al lezzo dei campi di battaglia,
+affrettatevi: se amate l’anima vostra, movete con Cristo
+duce alla difesa di Gerusalemme. Voi tutti che foste
+rei di tai delitti che vi dividono dal regno di Dio,
+riscattatevi a questo prezzo; così vuol Dio...»
+</p>
+
+<p>
+Spesse volte la più focosa eloquenza non giunse a capo
+di indurre una moltitudine al partito conforme a’ suoi
+più prossimi vantaggi: invece Urbano trasse a entusiasmo
+il parlamento di Clermont per lontani confratelli
+di fede, e per una lontana città, che terre e mari e
+mille anni di età separavano d’Europa. Il suo uditorio,
+stretto in fitta calca (poca gente onesta poteva contarsi
+in esso) interruppe spesse volte il Papa col grido fanatico:
+<i>Deus lo volt, Deus lo volt</i>&#8205;<a class="tag" id="tag327" href="#note327">[327]</a>. Principi, cavalieri,
+<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
+vescovi, servi attaccarono con mani tremanti di
+fretta una rossa croce all’abito; ambizione, genio di
+avventure, delitti di ogni maniera potevano ricoverarsi
+sotto di quel segno; tutti gli uomini di stato servile,
+genti oppresse, delinquenti, banditi potevano raccogliersi
+intorno alla bandiera dell’impresa, coll’animo
+fidente di guadagnarne assoluzione delle peccata in vita,
+paradiso in morte, e, prima, d’impadronirsi in Siria di
+monti d’oro. L’esito fu ancor più completo di quello
+che Urbano avesse potuto aspettarsi. Sebbene alcuni
+Vescovi lo spronassero a mettersi lui stesso alla testa
+della spedizione, egli se ne scansò, ma nominò Ademaro
+vescovo di Puy a suo vicario.
+</p>
+
+<p>
+Lo Storico della città di Roma guarda intorno a sè
+per cercare quai Romani sieno accorsi a schierarsi sotto
+il vessillo del Redentore, e a portare un contingente romano
+nel campo storico delle Crociate, chè sarebbe suo
+còmpito di descrivere i <i>Gesta Dei per Romanos</i>: però
+neppur uno ei ne discerne. Probabilmente il Senato e il
+popolo avrebbero fatto le grasse risate, se Urbano avesse
+loro chiesto di animarsi a santo furore, di abbandonare
+le rovine di Roma, di muovere alla liberazione della
+città di Gerusalemme, che in antico Imperatori romani
+avevano distrutta: era pur della sua caduta che l’arco di
+Tito serbava ancora ricordanza, e il Laterano celebrava
+a sua gloria di custodirne l’arca dell’alleanza, e i tardi
+nepoti di quel popolo israelita fin dai tempi di Pompeo
+abitavano presso il ponte del Tevere, disprezzata scuola di
+stranieri. Rade volte i Romani s’accesero di entusiasmo
+per idee grandi, e al sentimento romantico della cavalleria
+stettero tutti muti. Ovunque alitò lo spirito dei
+<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
+Germani e dei Normanni, la cavalleria spiegò la sua
+potenza d’eroismo coi suoi arbitrii, coi suoi sollazzi, colle
+sue violenze, colla sua operosità che la traeva errante per
+terre e per mari; al contrario, in questo periodo di tempo
+la massima parte d’Italia non ebbe indole che la ponesse
+a paro di quelle altre genti. Le città operose trassero dalle
+Crociate una fonte di guadagni con traffichi e con navi
+da trasporto; Roma n’ebbe ragione di decadenza più
+grande. Nè in questa Città la cavalleria poteva acquistar
+forma e figura; la Chiesa, che tarpava lo svolgimento
+d’ogni floridezza secolaresca (e molto per essa
+contribuiscono le donne), non concesse che quella mettesse
+radice; e del resto le tradizioni dell’antichità facevano
+dei nobili romani altrettanti senatori e consoli,
+ma cavaliere nessuno. Ad un torneo che s’avesse dato
+in Roma nell’arena del Circo antico tutta sparsa d’erba,
+avrebbero fatto contorno, vicinanza piena di contrasti
+acerbi, chiese e chiostri e rovine della vecchia Roma;
+e sui gradini del Colosseo s’avrebbero dovuto congregare
+a mirarne lo spettacolo, più monache piagnolose
+che donne sorridenti, più frati e preti che nobiluomini
+e cittadini. Per verità il feudalismo era penetrato dentro
+delle terre romane, ma il sistema del vassallaggio,
+composto di parecchi elementi che posavano sull’ordinamento
+della cavalleria, poteva aver vita soltanto in
+una corte secolare, non in una corte di ecclesiastici. I
+nobili romani di questa età erano genti rozze, dimoravano
+fra monumenti antichi, divisi in fazioni, combattenti
+in lotte continue fra di sè, coi Papi e cogl’Imperatori,
+tutti avidi d’oro, poveri tutti. Da altra parte nella
+Campagna albergavano Conti, predoni grandi e piccoli,
+<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
+annidati in castella, sopra greppi montani, la cui vista
+era orrida allora come è oggidì, avvegnachè nessuna
+opera di coltivazione, in nessun tempo, abbia avvivato le
+terre, antiche residenze di Conti, quai sono Segni, Ceccano,
+Monterotondo, Palestrina, Civita Castellana, Galeria.
+Non trovatori vaganti visitavano i manieri di quei
+signori feroci; nè in essi, nè in Roma si radunava mai
+una corte di dame leggiadre a coronare di fiori un
+cavaliere vincitore della lizza. La vaga poesia del medio
+evo non raccolse mai il volo sulle meste ruine di Roma,
+dove, sopra le riverse colonne di granito, pareva che sedessero
+le ombre severe di Senatori antichi, ploranti la
+caduta della loro Città.
+</p>
+
+<p>
+La cosa andò diversamente alla corte dei Principi
+normanni dell’Italia meridionale. Nati cavalieri, avevano
+conquistato arditamente le loro belle contrade
+dov’erano venuti da avventurieri; colle loro robuste
+lance avevano discacciato di Sicilia i Musulmani, e incusso
+spavento all’Imperatore greco: perciò allo squillo
+della tromba santa saltavano in piedi lietamente, correvano
+all’armi per compiere nuove imprese, per conquistar
+paesi nuovi; e l’Italia normanna decorava la
+prima Crociata colle geste di Tancredi e di Boemondo,
+eroi immortali. Tancredi, fiore della cavalleria, seguì le
+bandiere di Boemondo congiunto suo, poichè questo
+figliuolo del Guiscardo, maggiore di età, ma posposto al
+suo più giovane fratello Rogero, rovesciava la tenda che
+spiegava innanzi ad Amalfi assediata, e moveva anche
+egli nell’anno 1096 a Gerusalemme. Sotto quei due
+capitani si raccolsero genti italiane, forse anche delle
+province romane, ma il Cronista che, poeta precursore
+<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
+del Tasso, ne passa in rassegna l’esercito, non fa menzione
+di uomini di Roma, che fossero in mezzo a
+loro&#8205;<a class="tag" id="tag328" href="#note328">[328]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il passaggio di un esercito crociato diede impulso ai
+Normanni di prendervi parte. I Francesi settentrionali,
+i Normanni francesi ed inglesi venivano sotto la capitananza
+di Ugo di Vermandois fratello del re di Francia,
+di Roberto di Fiandra, di Roberto di Normandia figlio
+di Guglielmo il Conquistatore, e di Stefano di Chartres
+e Blois: passavano di Toscana, e per Roma andavano
+nelle Puglie, poichè ivi dovevano imbarcarsi a Bari&#8205;<a class="tag" id="tag329" href="#note329">[329]</a>.
+Quei Principi s’incontrarono a Lucca col Papa, il quale
+tornava a Roma; colà egli li benedì, affidò ad Ugo il
+gonfalone di san Pietro, e potè indi servirsi di loro,
+facendosene conquistar Roma e cacciare le genti di Guiberto
+fuor del san Pietro. Colle fresche memorie del
+<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
+sacco che avevano sofferto per opera di Guiscardo, può
+darsi che i Romani stessero in gran trepidanza vedendo
+avvicinarsi i Normanni di Francia e d’Inghilterra; e
+fortunati potevano reputarsi che quell’esercito magnificamente
+armato fosse composto di soldatesche disciplinate,
+cui comandavano i più splendidi Principi dell’Occidente.
+Se i Cronisti ci avessero detto qualche cosa
+di più sul soggiorno che quei Crociati fecero a Roma,
+noi forse li vedremmo dar l’assalto ad alcuni monumenti
+dove si appiattavano a riparo i Guibertisti. Le soldatesche
+di Francia e d’Inghilterra meravigliarono di
+dovere, nel loro cammino a Gerusalemme, sguainare le
+spade in mezzo di Roma santa contro i fieri nemici del
+Papa, e intriderle nel sangue di scismatici che neppur
+giungevano a domare: e dovettero sentire un brivido
+di spavento omai in Roma trovando i Turchi, e vedendo
+Cristiani omicidi minacciar loro, i sacri pellegrini, perfino
+dentro del santuario di san Pietro, mentre oravano
+presso alla «confessione» dell’Apostolo. «Quando fummo
+entrati nella basilica», così narra un testimonio
+oculare che fu fra quei Crociati, «vi trovammo le genti
+dell’imbecille papa Guiberto colla spada in pugno; ed
+eglino si ciuffavano le offerte votive che noi deponevamo
+sugli altari; si arrampicavano sulle travi della chiesa
+e di là ci scagliavano addosso pietre, in quello che noi
+ce ne stavamo ginocchioni in orazione, perocchè volessero
+trucidare chiunque loro sembrava che parteggiasse
+per Urbano.» Fulchero confessa che i Crociati mirarono
+con orrore lo stato spaventoso della città capitale della
+Cristianità, ma lasciarono a Dio di farne le vendette;
+chè molti di essi di Roma se ne tornarono vilmente alle
+<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
+loro case, e gli altri continuarono il loro cammino alla
+volta di Bari, passando da Monte Cassino&#8205;<a class="tag" id="tag330" href="#note330">[330]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Queste furono le attenenze che la città di Roma
+s’ebbe colle Crociate: l’energica dipintura che dà Fulchero
+risparmia allo Storico di dire una sola parola di
+più. Del rimanente, Urbano trovò il suo profitto nel passaggio
+che fecero i Crociati. Eglino obligarono Guiberto
+ad abbandonare la Città; probabilmente conquistarono
+qualche torre e fortezza; e il Papa, che entrò in Roma
+in coda ad essi, potè almeno celebrarvi tranquillamente
+le feste natalizie. Adesso egli era padrone di quasi tutta
+la Città, chè soltanto il castel Sant’Angelo (ad assediare
+il quale i Crociati non avevano voluto far sosta) restava
+ancora in potere dei Guibertisti&#8205;<a class="tag" id="tag331" href="#note331">[331]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap7-7-4">§ 4.
+<span class="smaller">Attenenze di Enrico IV colla prima Crociata. — Il
+Papa si pone a capo del movimento universale. — Guelfo V si
+separa da Matilde. — I Guelfi passano dalla parte di Enrico,
+nonpertanto la causa di questo è perduta in Italia. — Enrico IV
+ritorna in Alemagna (1097). — Conclusione delle sue tragiche
+lotte. — Muore Urbano II (1099). — Muore re Corrado
+(1101). — Enrico IV muore miseramente (1106). — La
+persona di lui innanzi al giudizio dei posteri.</span></h4>
+
+<p>
+La prima Crociata fe’ palese la debolezza dell’Impero,
+il quale restò al di sotto della missione che era propria di
+esso. Non si spettava forse a còmpito dell’Imperatore,
+come capo secolare della Cristianità, di porsi alla testa
+di questo grande commovimento, di spiegarne lo stendardo,
+e di guidare Principi e popoli alla guerra santa?
+Per colpa delle circostanze e di Enrico IV, l’Impero
+lasciò trascorrere e perdette un momento di tanta rilevanza,
+che l’eguale non fece più ritorno. In tutta la
+storia del medio evo non v’è altro tempo pari a questo
+del cominciamento delle Crociate, donde possa vedersi,
+meraviglioso fatto, il fenomeno di una corrente spirituale
+che invade e trascina tutta la gente umana; in
+nessun’altra occasione mai si sente tanto grande ammirazione
+della potenza degl’impulsi religiosi, e delle
+fortune o del genio dei Papi. Mentre il Pontificato
+toglieva in mano sua la missione che incombeva all’Impero,
+esso balzava quest’ultimo dalle cime della storia
+universale, e vi si assideva esso. Gregorio VII
+aveva chiaramente compreso la rilevanza della pugna
+che si doveva accendere fra Europa ed Asia, e aveva
+<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
+inteso a farsene duce; questo pensiero ei lasciava ai suoi
+succeditori in eredità, e il sottile Urbano la raccoglieva.
+Non importava che il Papa in persona si prendesse
+o no la capitananza della spedizione, chè il mondo
+è dominio delle idee, e di queste i Papi erano guidatori.
+Poichè le Crociate erano creazione della Chiesa, la Chiesa
+mostrava al mondo sè esser quella che riuniva i popoli
+ad unità. Enrico IV oscuramente s’accovacciava in un
+castello dell’Italia superiore, in quel mentre che, senza di
+lui, i parlamenti di Piacenza e di Clermont iniziavano
+nella storia universale un’epoca nuova: Enrico IV, che
+se ne fa spettatore inoperoso, ci pare quasi caduto più in
+basso di quello che fosse allorchè correva penitente a
+Canossa; l’anatema del Papa lo ebbe, per così dire,
+scomunicato fuor del grembo della storia.
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo veduto Enrico accasciarsi in Italia sotto il
+peso della rivolta del suo figliuolo; colà la sua causa
+pareva perduta, e altresì in Germania volgeva a grave
+pericolo. Ma il capriccio del destino che lo palleggiava,
+lo rialzò tutt’a un tratto dalla sua caduta. Una discordia
+famigliare forma uno strano episodio della gran
+guerra fra la Chiesa e lo Stato, che proprio adesso pareva
+andarsene smarrita in mezzo al maggiore movimento
+delle Crociate. Le idee spingono il mondo verso un avvenire
+remoto, laddove sono gli interessi che guidano i più
+prossimi fatti degli uomini; e la «sacra fame dell’oro,»
+la quale nelle cose umane ha la sua brava parte come
+i più idealistici impulsi di religione, ci farà mai sempre
+ricordevoli che metà della storia è dominata dalla materia.
+Il matrimonio di Matilde con Guelfo era forse stato
+un legame puramente platonico, e ciò era avvenuto
+<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span>
+per volontà della donna e per arte politica di Roma;
+la Contessa non aveva voluto un marito, ma un uomo
+che impugnasse la sua bandiera nella lotta contro
+Enrico; non un erede dei suoi dominî, ma un servitore
+dei suoi intenti. I meriti conseguiti e la più matura età
+davano però al giovine Guelfo il coraggio di uscire della
+sommessione in cui s’era fino adesso tenuto verso la moglie
+sua, laonde le faceva capire di voler egli governare
+e possederete sue terre: sennonchè Matilde gli rispondeva
+trattandolo da ragazzo arrogante. Probabilmente questo
+dissenso fe’ venire in aperto ciò che ai due Guelfi s’era
+tenuto celato, ossia che il retaggio di Matilde era omai
+donato alla Chiesa, avvegnadio la Contessa in un istromento
+avesse promesso tutte le sue terre al suo amico
+Gregorio&#8205;<a class="tag" id="tag332" href="#note332">[332]</a>. Quantunque le più prossime ragioni della
+rottura fra i due sposi ci restino buie, ei si può tuttavia
+accogliere per vero, che quella donazione v’avesse grande
+influenza. Dopo il Concilio di Piacenza il giovane
+Guelfo si divise apertamente da Matilde, ed è difficile
+che ciò avvenisse senza la cooperazione di Urbano; il
+furbo Papa discioglieva un matrimonio che di tale non
+aveva che l’apparenza, dopochè da quel legame s’era
+avvantaggiato a servigio suo; anzi gli tornava il conto
+che ciò accadesse, perchè così s’allontanava uno che
+pretendeva ai beni di Matilde. Il mondo aveva testè
+<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span>
+udito le rivelazioni di una Regina che accusava il marito
+delle più abbominevoli colpe conjugali, ed ora ascoltava
+le confessioni di un Principe, il quale o avrà accusato
+la sua illustre moglie per ciò che non adempieva al
+debito conjugale, o avrà messo in piazza un cotale platonismo,
+qualunque di esso fossero le ragioni, per velare
+i veri motivi della separazione&#8205;<a class="tag" id="tag333" href="#note333">[333]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il vecchio Guelfo venne a fretta e a furia in Italia:
+come vide che del suo figliuolo non s’era fatto che un
+fantoccio di marito, e che lo si aveva giuntato del retaggio
+di Matilde, lo prese seco, e andò, smaniante d’indignazione,
+al campo di Enrico. L’avarizia dei Guelfi si
+gettò d’un tratto dietro alle spalle qualunque rispetto
+religioso e politico; lo scomunicato nemico diventò ad un
+volger d’occhi l’amico più caro. Allora Enrico uscì della
+solitudine per tornar a combattere contro Matilde, e i
+Guelfi corsero a Germania dove, con meraviglia di tutti,
+rafforzarono con gran fervore il partito dell’Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavia Italia andò perduta per Enrico. La grande
+Contessa ebbe la gloria durevole di aver resistito dodici
+anni contro le armi dell’Imperatore, e di avere efficacemente
+difeso sotto il suo scudo il Papato. L’Imperatore
+dovette lasciarla padrona del campo, poichè, nell’anno
+1097 tornò in Alemagna, e questa volta per sempre;
+per vero dire il papa suo Clemente III continuò ad opporre
+una debole resistenza dalle sue castella, ma rimase
+uomo impotente nel suo arcivescovato di Ravenna, mentre
+<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span>
+Urbano II finalmente veniva in possesso di tutta
+Roma. Pierleone protettor suo s’impadroniva, ai 24 di
+Agosto 1098, del castel Sant’Angelo, che prendeva a tradimento;
+e allora il Papa potè dirsi padrone vero di
+Roma&#8205;<a class="tag" id="tag334" href="#note334">[334]</a>. Urbano fu più astuto e più fortunato di Gregorio
+VII; se questi può paragonarsi a Cesare, Urbano
+rispetto a lui fu Augusto: dopo tempeste cotanto violente,
+dopo una vita trascorsa in esilio ossia in peregrinazioni
+occupate in grandissima operosità, questo Papa
+potè finalmente godere di un breve periodo di quiete e
+di trionfo. Nell’Italia meridionale egli avvalorò la sua alleanza
+coi Normanni, coi quali era in rapporti di intima
+amicizia, e benanco (da Salerno ai 5 Luglio del 1098)
+nominò il conte Rogero di Sicilia e i suoi successori a
+legati apostolici nell’isola&#8205;<a class="tag" id="tag335" href="#note335">[335]</a>. Dopo la Pasqua dell’anno
+1099 congregò a Roma un grande Concilio, ed in
+questo rinnovò tutti i decreti suoi e dei suoi predecessori&#8205;<a class="tag" id="tag336" href="#note336">[336]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dopo di aver riferito delle tragiche battaglie che
+Enrico IV combattè contro i Papi, allo Storico non
+resta quasi altro a dire, fuorchè informare della morte
+degli uomini maggiori. Urbano passò di vita addì 29
+di Luglio del 1099. Se sia giunta al suo orecchio la
+novella che Gerusalemme era caduta, ai 15 del Luglio,
+in mano dei Crociati, ben potè egli chiudere con letizia
+gli occhi all’ultimo sonno. Non morì in Laterano, chè
+il palazzo pontificio era allora in ruina, e la Città era
+pur sempre piena di scismatici ardenti di fanatismo e
+di nemici omicidi&#8205;<a class="tag" id="tag337" href="#note337">[337]</a>. Il Papa avventurato, che ebbe
+dato principio alle Crociate, fu costretto a dimorare nelle
+tetre case di uno dei suoi difensori; morì nel munito palazzo
+di Pierleone in vicinanza della chiesa di san Nicola
+in Carcere, e financo il suo cadavere dovette trasportarsi
+al san Pietro per rigiri di vie solitarie del Transtevere&#8205;<a class="tag" id="tag338" href="#note338">[338]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Anche Clemente III doveva in breve, e prima di Enrico,
+essere sciolto dalle cure della vita, laddove la grande
+<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span>
+Contessa sopravvisse a tutti i suoi illustri contemporanei:
+quanto al giovine Corrado morì disprezzato e in abbandono
+a Firenze, omai nell’anno 1101. La Storia della
+Città non può seguitare più oltre in Alemagna i passi
+del suo infelice padre; non le è consentito descrivere le
+sue nuove lotte, nè la scellerata sedizione di Enrico suo
+secondo figliuolo, nè finalmente la sua tragica fine;
+maledetto dalla Chiesa, deposto dai Principi tedeschi,
+maltrattato dallo snaturatissimo figliuolo, morì a Liegi,
+addì 7 Agosto dell’anno 1106, fra le braccia di alcuni
+amici che gli rimasero a tutta prova fedeli&#8205;<a class="tag" id="tag339" href="#note339">[339]</a>. Non faremo
+altro che volgere un mesto sguardo al sarcofago
+di Enrico, la cui salma, dissotterrata da preti fanatici
+nella chiesa di Liegi dov’era stata deposta, fu tramutata
+in un’isola deserta della Mosa, dove vediamo un
+solitario frate, pellegrino di Gerusalemme, sedervi accanto
+e recitargli le preci dei morti. L’uomo deposto in
+quella tomba era stato un peccatore geniale, ma altresì
+un prode guerriero; e chi giudica spassionatamente deplora
+che la prima metà della sua vita sia stata quella di
+uno scapestrato e di un despoto, ma la ragione de’ suoi
+falli in parte spiega da sventuratissimi casi in cui fu
+travolta la sua giovinezza orbata della guida di un padre,
+e che lo fecero subbietto di contrasto delle fazioni e delle
+loro abiette avidità. La lotta che sostenne contro il più
+violento dei Papi manifesta tutte le contraddizioni di un
+<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span>
+animo tentennante; se cadde a Canossa non bisogna
+accusarlo troppo feramente, perciocchè occorra riflettere
+all’indole di quell’età di superstizione, paurosa degli
+anatemi ecclesiastici, reverente degli esercizî esterni di
+penitenza; età di avvilimento della dignità umana che
+si curvava sotto alla sferza dei preti. Mancò di fermezza
+contro alla calma energia di Gregorio, e questo è insegnamento
+a’ Re ed anche a’ cittadini che l’uomo somiglia
+ad una nave sbattuta qua e là da’ venti, se non si afforzi
+proponendosi nell’intima coscienza una legge del diritto
+e del dovere, e se uno scopo determinato non indirizzi
+l’uomo alla conseguenza delle sue proprie opere. Senza
+dire di tutte le altre armi che gli mettevano in pugno
+l’indole dell’animo, il suo genio, la forza della Chiesa,
+ciò che diede a Gregorio VII una grande superiorità, si
+fu lo scopo fermo e tradizionale cui mirò; tardi soltanto
+a re Enrico diventò pienamente chiaro lo scopo cui doveva
+mirar egli; e anche allora gli restò sempre oscurato
+da condizioni tali di cose, in cui la potenza della
+fede religiosa gli opponeva ostile contrarietà. Tuttavolta
+grande e gloriosa fu la sua lotta instancabile contro il
+despotismo romano, e gli fruttò eterna gratitudine del
+suo paese natìo, chè, senza il suo eroico coraggio, Alemagna
+sarebbe caduta vassalla della tirannide ecclesiastica.
+Enrico IV fu precursore degli Hohenstaufen;
+grande e tragico atleta, vivrà immortale nei fasti della
+nazione tedesca&#8205;<a class="tag" id="tag340" href="#note340">[340]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap7-7-5">§ 5.
+<span class="smaller">Coltura di Roma nel secolo undecimo. — Il clero
+romano è inoperoso. — Guido di Arezzo inventa le note musicali. — Condizioni
+delle biblioteche in Roma e fuori. — La
+Pomposa. — Monte Cassino e gli Istoriografi che vi fioriscono. — Farfa. — Il
+<i>Registrum</i> di Gregorio di Catino. — Subiaco. — Principiano
+le collezioni di Regesti romani. — Deusdedit. — Continuazione
+difettosa delle Storie de’ Pontefici. — I
+Regesti di Gregorio VII. — Pier Damiani. — Bonizone. — Anselmo
+di Lucca. — Scritture polemiche sulla
+questione delle investiture.</span></h4>
+
+<p>
+Porremo termine alla storia della Città nel secolo
+undecimo, dando un’occhiata allo stato in cui vi si trovava
+a quel tempo la coltura dello spirito: però poco
+in verità ne avremo a dire.
+</p>
+
+<p>
+Nel secolo decimo non riuscimmo a scoprire in
+Roma un sol uomo fornito d’ingegno letterario; neanche
+in tutto il secolo undecimo uno solo ne troviamo
+che si elevi fra quei cittadini. Un sì lungo deserto nelle
+cose scientifiche ha qualche cosa di spaventoso, seppur
+vogliasene trovare spiegazione nei casi di un’età tanto
+bruttata di sangue. Quantunque, dopo la prima metà
+del secolo undecimo, nel resto d’Italia si svolgano i
+germi della coltura nuova, Roma sola continua ad avvolgersi
+in un solitario silenzio. Le città incominciano
+a fiorire di libertà, e queste spronano i cittadini all’opera
+intellettuale; le scuole di scienze profane fanno le
+loro prime armi per svincolarsi dalla Chiesa; si attende
+allo studio delle discipline giuridiche; i commerci
+creano e diffondono cognizioni, i grandi avvenimenti
+<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span>
+fanno sentir bisogno di chi ne dia narrazione. Non v’ha
+che Roma su cui non iscendano cosiffatte influenze a fecondarla;
+qui tutte le forze sono assorbite nella grande
+lotta della riformazione; i Papi che ne sono alla testa,
+educati in Alemagna o nelle Gallie, si affaticano a mondare
+chiese e conventi dalla corruttela dei costumi, ma
+non hanno tempo di allevare un clero colto. La serie
+dei Papi, in parte degni di riprovazione, che si succedono
+fino al Sinodo di Sutri (benanco i Romani ebbero
+ad appellarli «idioti»), può denotare il periodo della
+barbarie più profonda, insino a che Roma si rianima a
+vita nuova per l’influenza della coltura germanica e
+gallica, istessamente di quel che avvenne al tempo
+di Silvestro II e di Gregorio V. I Papi riformatori sono
+stranieri, e straniero è il meglio dei Cardinali che li
+circondano.
+</p>
+
+<p>
+Nulla sappiamo delle condizioni in cui fossero le
+scuole romane a questo tempo. Negli altri paesi documenti
+ci fanno conoscere che v’erano dottori di leggi,
+scolasti e maestri; non così a Roma. Guipone richiedeva
+ad Enrico III che s’imitasse l’esempio degl’Italiani,
+e che s’ordinasse ai nobili tedeschi di mandare i
+loro figliuoli alle scuole; però è difficile che un tal
+costume lodevole egli avesse appreso in Roma&#8205;<a class="tag" id="tag341" href="#note341">[341]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span>
+Qui la nobiltà e il ceto de’ cittadini mediocri erano meno
+istruiti che quelli di Bologna e di Pisa, di Pavia e di Milano,
+quantunque in Roma dovessero pur sempre esservi
+scuole di grammatica, nelle quali si apparava la dottrina
+degli scrittori antichi: infatti lo studio della grammatica
+era allora in Italia diffuso assai, e molto si pregiava
+uno stile artificiato e composto con colori rettorici&#8205;<a class="tag" id="tag342" href="#note342">[342]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nelle belle lettere e nelle scienze profane Roma restava
+addietro della restante Italia; duravano le condizioni
+stesse che abbiam visto nel secolo decimo. Le
+Croniche rimate di frate Donizone da Canossa, che
+descrisse in versi (quantunque per certo sieno barbara
+cosa) la vita della grande contessa Matilde, le altre di
+Guglielmo pugliese, in cui le geste eroiche di Roberto
+Guiscardo trovarono, se non un Virgilio, almeno un narratore
+intelligente, non invaghirono alcun frate romano
+a farsene imitatore: e neppur giovò l’esempio delle
+poesie liriche del Damiani e di Alfano di Salerno; a
+questa età perfino non v’hanno che poche epigrafi od
+epigrammi. Però il canto ecclesiastico avrebbe potuto
+venire in nuovo fiore, dopo che Guido di Arezzo, benedettino
+nel convento della Pomposa presso a Ravenna,
+ebbe trovato le note della musica, e dischiuso così la
+serie di quelle invenzioni di genio, che dalla fronte della
+<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span>
+gente umana cancellarono la barbarie. L’invidia de’ suoi
+confratelli tonsurati cacciò Guido fuor del chiostro,
+laonde quest’uomo, da cui deriva la prima scoperta che
+si celebri nella storia della civiltà umana, ne fu anche
+il martire, e potè paragonare sè medesimo a quell’artefice
+che Tiberio mandò a morte perchè aveva trovato
+un vetro che nessun urto riusciva a infrangere.
+Tedaldo, vescovo di Arezzo, gli diè ricetto presso di
+sè, e presto Giovanni XIX, quantunque ignorante fosse,
+lo chiamò a Roma. Il Papa si fe’ dare la spiegazione
+dell’Antifonario di Guido, imparò in breve tempo a
+cantare una strofa, e comandò che quel metodo meraviglioso
+s’introducesse nella scuola di canto ch’era in
+Laterano. Ancor leggiamo la lettera in cui Guido narra
+beatamente del suo trionfo; e il monaco partì di Roma,
+ma promise ritornarvi, per dare insegnamento della
+sua invenzione&#8205;<a class="tag" id="tag343" href="#note343">[343]</a>. Forse Roma non si diè cura di
+trattenere l’illustre uomo, od altrimenti fu egli (come
+per verità confessa) che fuggì di quel deserto desolato
+di febbri. Fra le cause dell’ignoranza de’ preti romani
+un Cardinale del tempo di Gregorio VII reputava
+che, oltre alla povertà la quale impediva loro di andare
+a studio in iscuole straniere, v’entrasse eziandio l’insalubrità
+di Roma che ne teneva lontani i maestri forestieri:
+infatti la ruina in cui erano caduti molti quartieri
+della Città doveva averla ridotta una catacomba
+<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span>
+vera&#8205;<a class="tag" id="tag344" href="#note344">[344]</a>. Oltre a questo, era povera, piena di fazioni, e la
+corte pontificia non si curava allora di scienze. Nè Lanfranco
+di Pavia, precettore di Alessandro II, nè Anselmo
+di Aosta, discepolo di Lanfranco, più celebre del maestro
+e padre della teologia scolastica, furono tratti ad
+andare a Roma. Dal convento di Bec in Normandia
+quegli astri massimi del secolo decimo, lombardi amendue,
+gettarono, un dopo l’altro, il loro lume in Francia
+e nell’Occidente, e si succedettero nell’Arcivescovato
+di Canterbury, dove morirono.
+</p>
+
+<p>
+Neppur dei Papi riformatori si tiene nota, che promulgassero
+decreti, i quali espressamente togliessero
+cura delle scuole; soltanto Gregorio VII nell’anno 1078
+rinnovò il comandamento che presso ad ogni chiesa si
+fondassero scuole per il clero&#8205;<a class="tag" id="tag345" href="#note345">[345]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Le biblioteche di Roma a quest’età sono per noi un
+ignoto; tuttavia può darsi che si desse provvedimento
+alla loro conservazione, avvegnachè neppur nel secolo
+undecimo s’interrompa la serie dei bibliotecarî,
+laddove neppur uno di questi ci venga citato per nome
+<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span>
+nel secolo successivo e in quello decimoterzo&#8205;<a class="tag" id="tag346" href="#note346">[346]</a>. La
+decadenza degli studî scientifici tarpava il fervore a ciò
+che si desse compimento alla biblioteca Lateranense,
+e in conventi romani appena v’erano monaci, i quali
+s’intendessero di scrivere codici. Il Damiani deplora perfino
+la mancanza di copisti, e dichiara pochi essere stati
+quelli che sapessero leggere correntemente le scritture
+ch’ei metteva in carta&#8205;<a class="tag" id="tag347" href="#note347">[347]</a>. Roma del continuo aveva
+ragione di coprirsi il volto per vergogna, se poneva sè
+stessa a raffronto con monasteri italiani che di qua e di
+colà attendevano a discipline scientifiche. Di quell’età
+pervenne a noi un catalogo dei libri che si conservavano
+nella biblioteca della Pomposa, e il compilatore si
+fa tutto tronfio, considerando che essa era più ricca
+di quella di Roma. Guido e Geronimo abati vi avevano,
+a forza di grave dispendio, raccolto libri da ogni parte
+del mondo, e il numero di essi per quel tempo era grande
+assai. A vero dire erano poche le opere di soggetto profano;
+ed Eutropio e la <i>Historia Miscella</i>, Plinio, Solino
+e Giustino, Seneca, Donato e Livio (omai mutilato) sono
+posti a mazzo cogli scrittori di teologia&#8205;<a class="tag" id="tag348" href="#note348">[348]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ancor più pregevole fu l’operosità dei frati di Monte
+Cassino ad ammassare ed a trascrivere codici. L’età
+d’oro di questa abazia si associa al nome di Desiderio;
+molti codici ei fece raccogliere e compilare, e fra questi
+si potevano colà rinvenire più autori profani che in tutti
+gli altri luoghi: oggidì ancora lo studioso sfoglia con
+reverenza religiosa parecchi bei codici in pergamena a
+caratteri longobardi, che l’abate fece copiare. Monte
+Cassino si adorna di elettissima gloria nella storia letteraria
+dei secoli undecimo e duodecimo; delle poesie
+di Alberico, di Alfano, di Desiderio, di Oderisio e di
+Amato potremmo senza alcun pregiudizio far senza, ma,
+per lo contrario, sono grandi e imperituri i meriti che
+si acquistò Amato (intorno al 1080) colla sua storia dei
+Normanni, e quelli che si ebbe conseguito Leone Marsicano
+(più tardi cardinale di Ostia, sotto a Pasquale II)
+colla sua Cronica di Monte Cassino&#8205;<a class="tag" id="tag349" href="#note349">[349]</a>. Benanco la
+medicina, che per influenza degli Arabi fioriva nella
+prossima Salerno, era studiata nel convento, e come
+uno dei suoi più caldi cultori vi splendeva l’africano
+<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span>
+Costantino, che tradusse in latino scritti arabici e greci,
+vero portento di sapienza caldaica, che aveva appreso
+viaggiando in Oriente.
+</p>
+
+<p>
+Mentre Monte Cassino si procacciava benemerenze
+tante, per nessuno di siffatti pregi splendevano i Benedettini
+di Farfa e di Subiaco, che dimoravano in vicinanza
+di Roma. Monte Cassino tenne con fervore grande
+le parti di Roma, ed anzi due Pontefici riformatori
+uscirono del suo convento; Farfa invece difese costantemente
+i diritti della podestà imperiale. L’operosità
+letteraria dei frati farfensi ebbe soltanto indole locale e
+monastica. Notammo già a’ tempi di Ottone III lo zelante
+operare di Ugo abate, del quale possediamo alcune
+scritture che descrivono il decadimento del suo chiostro&#8205;<a class="tag" id="tag350" href="#note350">[350]</a>:
+difendere le libertà di questo fu l’intendimento
+continuo e massimo dei suoi successori. In corrispondenza
+a questa necessità ebbe pertanto origine, sulla
+fine del secolo undecimo, il celebre <i>Registrum</i> dei documenti
+giuridici che Farfa possedeva. Frate Gregorio
+di Catino, nobile sabinate, fu richiesto dall’abate Berardo
+II di raccogliere in una collezione tutti gl’istromenti
+concernenti Farfa, ed egli fornì questa laboriosa
+opera fra l’anno 1092 e il 1099; il suo discepolo Todino
+men bene la proseguì fino al 1125, nel quale anno
+ebbero anche fine i documenti, e l’abazia cadde in
+podestà del Papa. Quella pregiata raccolta di Regesti è
+una fonte delle maggiori per la storia del medio evo
+<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span>
+romano; ed ivi essa attinge notizie fin per le cose del
+secolo antecedente, e ne ha attinto anche questa nostra
+Storia della Città&#8205;<a class="tag" id="tag351" href="#note351">[351]</a>. Degna di ammirazione è la cura
+onde i monaci riunirono insieme e trascrissero in pergamena
+i diplomi di Principi, di Imperatori e di Papi,
+i registri dei loro possedimenti, gl’istromenti di enfiteusi,
+gli atti di liti, carte tutte che s’erano andate
+ammassando da più di tre secoli. Quello stesso Gregorio
+archivista raccolse in un codice separato i contratti di
+affittanze, e oltracciò accumulò ancora diplomi, istromenti
+e date istoriche nella informe, anzi mostruosa
+«Cronica di Farfa»&#8205;<a class="tag" id="tag352" href="#note352">[352]</a>. Non alle considerazioni dello
+storico si appartengono tutti questi lavori, ma a quelle
+degli studiosi d’archivî e dei giureconsulti, perocchè
+Gregorio non abbia voluto comporne un’opera storica,
+ma piuttosto documentarne i diritti di Farfa: e con
+buona ragione a lui si attribuì eziandio un componimento
+intitolato: «Difesa dei diritti imperiali,» che si
+riferì alla questione delle investiture, ed è uno degli
+<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span>
+scritti polemici che furono compilati all’età della controversia
+sulla riformazione&#8205;<a class="tag" id="tag353" href="#note353">[353]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Anche Subiaco compose nel secolo undecimo un <i>Registrum</i>
+eguale, ma senza convertirlo in una cronica&#8205;<a class="tag" id="tag354" href="#note354">[354]</a>.
+Questo monastero antichissimo non salì in rilevanza,
+quantunque arricchisse e poco a poco assoggettasse al
+suo dominio le terre circostanti. Al tempo di Leone IX
+l’abate Umberto, francese, abbellì il convento con edificî,
+ne costruì il cortile, e ne incominciò la mirabile cripta
+detta il «Santo Speco»&#8205;<a class="tag" id="tag355" href="#note355">[355]</a>. Però l’abazia si spossò di
+forze, causa divisioni continue, e sostenne eterne lotte
+col vescovato di Tivoli, coi Conti delle terre de’ Marsi,
+coi Crescenzî della Sabina, e con altri tirannelli che
+erano nel suo vicinato.
+</p>
+
+<p>
+Se quei conventi raccoglievano con cure tanto assidue
+i loro Regesti, maggior ragione di fare il somigliante,
+avrebbe dovuto avere la chiesa in Roma. Gli
+archivî dei conventi delle città erano zeppi di documenti,
+eppure niuno li trascrisse in collezione. Duranti
+<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span>
+i torbidi del secolo decimo e dell’undecimo, senza dubbio
+una parte dell’archivio Lateranense periva, ma anche
+quello che ne avanzava avrebbe ricompensato ad usura
+le fatiche di un raccoglitore. Effettivamente sulla fine
+del secolo undecimo a un cotal lavoro si diede incominciamento,
+avvegnachè si volesse avvalorare con documenti
+i diritti di libertà della Chiesa romana contro
+alla podestà imperatoria. Deusdedit, cardinale di parte
+gregoriana, nativo di Todi e in origine monaco, riunì
+nella sua Collezione di Canoni, i diplomi degl’Imperatori,
+le scritture di donazioni, le carte d’investiture
+feudali, financo vecchi contratti di locazioni ancor dei
+tempi dei primi Gregorî e cataloghi di Papi&#8205;<a class="tag" id="tag356" href="#note356">[356]</a>. Tuttavia
+questi Regesti romani ricevettero forme più perfette
+soltanto dopo la fine del secolo duodecimo, allorquando
+i cardinali Albino e Cencio v’ebbero rivolto
+cure diligenti.
+</p>
+
+<p>
+Poichè il Papato rifioriva, sembra che avrebbe dovuto
+rianimarsi anche la lena di chi ne dettasse la storia;
+per lo contrario, anche in questo secolo la continuazione
+fatta a Roma delle Storie de’ pontefici, consiste
+soltanto in cataloghi officiali e barbarici, oppure in notizie
+informi a modo di croniche&#8205;<a class="tag" id="tag357" href="#note357">[357]</a>. Nulla v’ha che
+<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span>
+tanto sveli la barbarie crassa del clero romano, quanto
+il fatto che esso non fu capace di tramandare ai posteri
+la narrazione dei grandi eventi di quell’età. Roma dovette
+lasciare ai paesi forestieri la cura di tessere le
+biografie dei maggiori Papi riformatori; un Arcidiacono
+di Toul scrisse la Vita di Leone IX, e per desiderio di
+Gregorio VII la scrisse eziandio san Brunone di Segni,
+il quale tuttavia non potè farne che una meschina cosa:
+un Tedesco, canonico a Regensburg, Paolo di Bernried,
+compilò la Biografia di Gregorio VII, quantunque
+anch’egli non ne abbia fatto che un’opera difettosa e
+goffa&#8205;<a class="tag" id="tag358" href="#note358">[358]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In un’età nella quale la Storiografia italiana dava
+vita alle opere dei milanesi Arnolfo e Landolfo, alle
+Storie di Amato, alle Croniche di Gaufrido Malaterra,
+di Guglielmo di Puglia e di Leone Marsicano, in questa
+età sarebbe rimasta buja una delle più rilevanti epoche
+<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span>
+della storia pontificia, se non si fossero per buona ventura
+conservate le numerose lettere di Gregorio VII.
+Questa celebre collezione, appellata <i>Registrum</i> di Gregorio
+VII, che fa riscontro all’epistolario di Gregorio I,
+fu a diritta ragione considerata come vera opera della
+letteratura romana del secolo undecimo. Chi scrive di
+storia letteraria può cavarne un giudizio dello stile latino
+che in questo tempo era usato dalla cancelleria romana;
+lo storico delle cose politiche ne trae materia inapprezzabile,
+e il biografo vede riflettersi in quello specchio
+fedele l’intelletto grande, inflessibile, freddo di un monarca,
+la cui anima non iscaldò, nè abbellì mai spiro
+alcuno di poesia&#8205;<a class="tag" id="tag359" href="#note359">[359]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il contrapposto di Gregorio fu Pier Damiani, ma
+quest’uomo che ebbe talento vivace, sebbene sia degli
+ingegni di secondo ordine, non appartenne a Roma che
+di tratto passeggiero. Di quel che operò abbiam detto, e
+de’ suoi scritti ci siam giovati parecchie volte; in essi si
+trovano associati il sentimento mistico e un generoso
+spirito cristiano. Il Damiani raccolse in sè gran parte
+della cultura del secolo decimo; le sue scritture, omelie,
+trattati teologici ed esegetici, biografie di Santi, apologie
+<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span>
+del monachismo, lettere ai contemporanei, poesie, rivelano
+un uomo che aveva ricevuto una soda istruzione
+grammaticale e teologica, un amabile sognatore, ma non
+mai un pensatore filosofo&#8205;<a class="tag" id="tag360" href="#note360">[360]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Appena è se nella angusta cerchia della storia letteraria
+di Roma possiamo comprendere un altro scrittore
+che abbia avuto nominanza all’età di Gregorio: questi
+è Bonizone, che intorno al 1075 fu vescovo di Sutri.
+Partigiano di Gregorio dei più zelanti, sofferse persecuzione
+da Enrico, e, dopo casi che ci sono ignoti, vuolsi
+che fosse ucciso dagli Imperiali. Egli fu benemerito della
+storia pontificia a lui contemporanea. Nella sua maggiore
+opera intitolata: «Della persecuzione della Chiesa»,
+egli ne abbozzò alla breve e con nessuna scienza
+gli eventi fino ad Enrico II, indi ne descrisse diffusamente
+i fatti fino alla morte di Gregorio VII. La sua
+dicitura è abbastanza chiara; ombra non ha di fanatismo;
+ad onta di errori non pochi e di fatti travisati,
+l’opera sua è inestimabile; nei suoi libri abbiamo il
+primo tentativo che s’abbia fatto di scrivere la storia
+del Papato, se pur sia come lavoro di tendenze partigiane.
+Le notizie di Bonizone trapassarono in molte
+altre raccolte di Biografie pontificie e di Croniche&#8205;<a class="tag" id="tag361" href="#note361">[361]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span>
+</p>
+
+<p>
+Eziandio l’erudito Anselmo, vescovo di Lucca, direttore
+spirituale di Matilde, non appartenne a Roma, della
+cui causa fu tanto zelante e operoso. La grande controversia
+della riforma infuse massimamente un impulso
+gagliardo e di lunga durata nella letteratura di Alemagna
+e d’Italia: anche ai dì nostri in cui, dopo quasi
+otto secoli, la rivoluzione italiana del 1859 trascinò
+il Papato in una lotta mortale contro il sentimento di
+nazione, vedemmo sorgere una letteratura di opuscoli
+(<i>brochures</i>) di egual fatta, la quale per parecchi rispetti
+ci fa sovvenire del tempo in cui s’agitò la controversia
+delle investiture. Ma, anche oggidì, la città di Roma fu
+quella che meno d’ogni altro paese contribuì a quel
+torrente di libricciatoli e di scritture, prò e contro all’unità
+d’Italia, prò e contro al dominio temporale,
+prò e contro alla sovranità mondana dei Papi, ossia al
+diritto di possedere Roma città capitale, che Italia,
+riunita adesso a nazione per la prima volta dopo la caduta
+dell’Impero romano, ebbe conseguito opportunità
+di rivendicare a sè medesima&#8205;<a class="tag" id="tag362" href="#note362">[362]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span></p>
+
+<h2 id="libro8">LIBRO OTTAVO.
+<span class="smaller">STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO.</span></h2>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span></p>
+
+<h3 id="cap1-8">CAPITOLO PRIMO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap1-8-1">§ 1.
+<span class="smaller">Pasquale II. — Guiberto muore. — Antipapi nuovi. — Nobiltà
+sediziosa. — Origine della famiglia Colonna. — Ribellione
+dei Corsi. — Maginolfo antipapa. — Guarnerio, conte
+di Ancona, muove contro Roma. — Pasquale II negozia con
+Enrico V. — Concilio di Guastalla. — Il Papa va in Francia. — Nuova
+sollevazione nello Stato della Chiesa.</span></h4>
+
+<p>
+Successore di Urbano II fu Rainero, nativo di Bleda
+in Tuscia, monaco cluniacense, che Gregorio VII aveva
+fatto cardinale di san Clemente: in questa chiesa lo si
+elesse, e lo si consecrò, addì 14 di Agosto dell’anno 1099,
+con nome di Pasquale II&#8205;<a class="tag" id="tag363" href="#note363">[363]</a>. Avvenimenti rilevanti fuor
+dell’ordinario, dovevano illustrare il suo reggimento tempestoso.
+Lo scisma durava tuttavia, nè a Clemente III, il
+quale era sopravvissuto a tre celebri Papi suoi avversarî,
+mancò il cuore di combattere anche contro questo
+quarto. Clemente pose dimora in Albano sotto la protezione
+<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span>
+dei Conti della Campagna, ma ben presto Pasquale,
+coll’ajuto di soldatesche normanne, potè discacciarnelo&#8205;<a class="tag" id="tag364" href="#note364">[364]</a>,
+e l’Antipapa fuggì a Civita Castellana, dove
+morì nell’autunno dell’anno 1100. I suoi stessi nemici
+dovettero confessare ch’ebbe doti pregevoli, e serbò
+fermezza d’animo in mezzo alla sventura; quanto agli
+amici, lo piansero altamente come un santo, e si divulgò
+che sulla sua tomba avvenissero miracoli (quantunque
+scismatici fossero), istessamente che miracoli cattolici
+s’erano compiuti sul sepolcro di Gregorio VII o su
+quello di Leone IX&#8205;<a class="tag" id="tag365" href="#note365">[365]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span>
+</p>
+
+<p>
+Frattanto la fazione imperiale continuava ancora a
+levare degli Antipapi, e ciò avveniva anche dentro di
+Roma, dove quella teneva in mano sua il san Pietro; ma
+cotali idoli di un quarto d’ora, primamente Teodoro di
+santa Rufina, indi Alberto vescovo sabinate, ruzzolarono
+in breve tempo giù del trono usurpato&#8205;<a class="tag" id="tag366" href="#note366">[366]</a>. Di così rapidi
+risultamenti Pasquale andò debitore alle spade de’ Normanni
+e alla potenza irresistibile dell’oro; però l’eterna
+guerra minuta che contro di lui movevano i piccoli ribelli
+fece a minuzzoli le sue forze. I Papi d’allora, alla
+paro di tutti gli altri Vescovi, erano costretti a difendere
+il loro dominio temporale da mille avidi nemici, e allorquando
+Pasquale, ch’era un frate di mite animo, pensava
+alla parte che doveva sostenere il santo capo della
+Chiesa in quelle continue lotte combattute per ragioni
+di beni mondani, gli conveniva deplorare che se ne fossero
+iti i tempi apostolici, in cui i Vescovi non avevano
+posseduto sulla terra che le cose del cielo.
+</p>
+
+<p>
+Non andremo citando per nome tutte le castella, nè
+<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span>
+tutti i baroni contro ai quali il Papa guerreggiò; bensì
+diremo che con Pietro Colonna, nell’anno 1101, fa sua
+prima comparsa nella storia la famiglia di nobili che
+in Roma medioevale fu celeberrima di tutte&#8205;<a class="tag" id="tag367" href="#note367">[367]</a>. Il nome
+dei Colonna non deriva, come si voleva far credere,
+dalla famosa colonna di Trajano, ma proviene da un
+castello che ancora oggidì si eleva nei monti Latini,
+di sopra della via Labicanense&#8205;<a class="tag" id="tag368" href="#note368">[368]</a>. Il castello Colonna
+era distante cinque sole miglia da Tusculo; può darsi
+che fino dal tempo antico avesse appartenuto ai Conti
+di quelle terre, e fu esso che diede ad un ramo di
+loro famiglia il nome <i>de Columpna</i>, ossia <i>de Colonna</i>.
+Pietro che nominammo di sopra, fu probabilmente un
+figliuolo di Gregorio di Tusculo, fratello di
+<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span>
+Benedetto IX&#8205;<a class="tag" id="tag369" href="#note369">[369]</a>; e quell’antenato di Martino V si faceva
+notare come un barone del Lazio che saccheggiava
+Papi e Vescovi, e predava lungo le vie. I fondatori delle
+case patrizie medioevali non s’acquistarono gloria o
+potenza sui campi di battaglia o nelle curie giudiziarie,
+ma come falchi vivevano annidati in loro torri, e come
+quegli uccelli rapaci assassinavano e rubavano; indi, a
+forza di orazioni biascicate in compagnia di monaci
+regalati riccamente, pregavano e ripregavano, che non
+fossero loro serrate in faccia le porte del paradiso. Pietro
+<i>de Colonna</i> possedeva eziandio Monte Porzio e Zagarolo,
+e cercava di ampliare i suoi possedimenti in quelle belle
+terre del Lazio: così può darsi che la parentela ond’era
+congiunto cogli ultimi signori di Palestrina, della famiglia
+di Stefania senatrice, gli desse di che pretendere a
+quella città; ma più antichi erano i diritti del Papa, e
+questi seppe farli valere colle armi&#8205;<a class="tag" id="tag370" href="#note370">[370]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span>
+</p>
+
+<p>
+In tal maniera Pasquale s’affaticò per anni ed anni
+a domare la nobiltà feroce. In Roma gli erano di martello
+i Corsi, amici un tempo, avversarî adesso della Chiesa,
+e la loro famiglia si rimpiattava ancora fra le ruine che
+stavano presso al Campidoglio. Allorchè Pasquale ne fece
+demolire le torri, Stefano Corso s’impadronì della fortezza
+del san Paolo, e di là, non dissimile da un Saraceno,
+imprese scorrerie brigantesche contro di Roma: cacciatone
+finalmente, si afforzò nella Marittima superiore,
+dove s’impadronì di città pontificie. Nel medio evo, un
+Sallustio avrebbe giorno per giorno scovato fuori il suo
+Catilina, dappoichè Roma null’altro era che un’oscura
+catacomba in rovina, entro cui nobili e popolani cospiravano
+a far cadere uno Stato, di cui il più povero tribuno
+militare dell’antichità avrebbe forse ripudiato la
+signoria.
+</p>
+
+<p>
+La sedizione dei Corsi si associava coll’esaltamento
+di un terzo Antipapa, che era eletto dagli ostinati Guibertisti.
+<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span>
+La famiglia dei Normanni (ond’era a capo un
+altro Stefano), i Baruncî, i Romani, i Sant’Eustachio, i
+Berizoni di Santa Maria in Aquiro, trassero nel loro
+complotto il margravio Guarnerio, che in quel tempo era
+signore di Spoleto e di Ancona. Un Conte svevo, che
+altra volta era stato da capitano di Leone IX a Civita,
+si aveva avventurosamente conquistato una bella signoria
+sul mare Adriatico, e financo poteva lasciare in eredità
+ai suoi discendenti la Pentapoli, ora dal nome suo appellata
+Marca di Guarnerio. Enrico IV aveva favorito le
+sue buone fortune, e infatti, come gli avi di quel Principe
+avevano fondato la potenza di Tedaldo, parimenti
+egli sollevava ben alto la famiglia di Guarnerio, acciocchè
+gli fornisse appoggio nella lotta contro Matilde: ed
+al figliuolo del primo Margravio di Ancona dava in
+investitura anche i feudi imperiali di Spoleto e di Camerino,
+che in vecchio aveva posseduto la casa della
+grande Contessa&#8205;<a class="tag" id="tag371" href="#note371">[371]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nel Novembre dell’anno 1105 Guarnerio venne
+con milizie tedesche a Roma, chiamatovi da’ cospiratori,
+che dentro del Panteon avevano eletto a papa un arciprete
+Maginolfo; ed allora Pasquale si ricoverò nell’isola
+Tiberina&#8205;<a class="tag" id="tag372" href="#note372">[372]</a>. Silvestro IV, idolo tremante di paura,
+fu condotto a mano armata nel Laterano; colà lo assediarono
+i Pontificî condotti da Pietro prefetto, e lo
+difesero gli Imperiali guidati da Bertone capitano di
+milizia, e soccorsi da Guarnerio. Si combattè sul Celio,
+presso al Septizonio e financo dentro del Circo Massimo&#8205;<a class="tag" id="tag373" href="#note373">[373]</a>.
+Però Maginolfo stava male a quattrini, laonde
+pochi giorni dopo si vide abbandonato e solo; fuggì a
+Tivoli dove Guarnerio era accampato, e il Margravio,
+<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span>
+che tornò a casa sua senza aver conseguito risultamenti
+di sorta, se lo prese seco e lo condusse a Osimo.
+</p>
+
+<p>
+Pasquale, molestato ma non discacciato da antipapi
+di questa fatta, potè di già sulla fine di Novembre
+dell’anno 1105, ripigliar dimora nel Laterano.
+Una parte della nobiltà era ritornata a soggezione,
+nondimeno il Papa trovavasi ridotto a condizioni insopportabili
+di cose. Se mai v’abbia avuto al mondo
+un trono fatale al Principe che lo possedette, tal fu la
+cattedra di marmo del san Pietro su cui sedevano i Papi
+tenenti in mano quel segno di croce che non avrebbe
+dovuto mutarsi mai in iscettro: colà fra ruine decrepite
+di vecchiezza, fra chiese divenute antiche come
+le ruine, volevano reggere un popolo incorreggibile,
+che era ancor più superbo e più feroce di quello che
+fossero stati i suoi antenati a’ tempi di Silla e di Mario.
+La storia civile de’ Pontefici venuti dopo di Gregorio
+VII, è una scena meravigliosa di stile altamente
+tragico, sulla quale eternamente si ripetono gli stessi
+fatti, gli stessi conturbamenti; scoppi d’ira popolare,
+fughe ed esilî di Papi, loro ritorni trionfali, loro cadute
+nuove e più tristi, loro nuovi ritorni. Pasquale si partì
+di quella tremenda Roma, e andò a congregare un
+Concilio sotto la protezione della contessa Matilde.
+Avvenimenti occorsi in Alemagna facevano giusto in
+adesso creder probabile la fine dello scisma, chè l’Imperatore
+era stato rovesciato del trono per la ribellione del
+suo secondo figliuolo, e questi, Enrico V, fingeva ipocritamente
+di piegare il capo al divieto pontificio delle
+investiture: perciò i legati romani avevano dato appoggio
+alla sua sedizione; il Papa stesso lo proscioglieva
+<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span>
+del giuramento che prima aveva prestato in Aquisgrana
+di esser fedele al padre e di non voler aspirare mai,
+come aveva fatto Corrado, alla corona di quello&#8205;<a class="tag" id="tag374" href="#note374">[374]</a>. Nel
+Gennaio del 1106 la Dieta di Magonza aveva invitato
+Pasquale ad andare a Germania, dove s’avrebbe posto
+termine alla divisione della Chiesa; e già la morte dello
+sventurato Enrico IV sembrava sgomberare le vie alla
+conciliazione. Sennonchè nel Concilio di Guastalla (tenuto
+nell’Ottobre del 1106), Pasquale poteva rilevare
+dal fermo contegno di ambasciatori tedeschi intervenutivi,
+che il novello re non si avrebbe lasciato mai strappare
+la rinuncia al diritto d’investitura. Infatti, tosto
+che Enrico V s’ebbe rafforzato sul suo trono, egli trasse
+in campo risolutamente i diritti della corona, e il Pontefice,
+che non aveva voluto assolvere l’infelice imperatore,
+si vide presto ripagato, con ricompensa meritata,
+dell’egual trattamento che Enrico IV aveva ricevuto
+dal suo scellerato figliuolo.
+</p>
+
+<p>
+A Guastalla si promulgarono decreti che confermarono
+il divieto delle investiture; tuttavia si fece benigna
+accoglienza ai Vescovi eletti contrariamente ai canoni,
+ai Guibertisti, purchè lealmente si riconciliassero colla
+Chiesa: e questa fu arrendevolezza che i Gregoriani
+severi non seppero perdonare a Pasquale&#8205;<a class="tag" id="tag375" href="#note375">[375]</a>. Enrico V
+<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span>
+mostrò indi desiderio che si raccogliesse nel Natale un
+Sinodo ad Augusta, e che in quello si definisse la controversia
+tuttora accanita delle investiture; ma il Papa,
+che avrebbe voluto recarsi colà, temette di un tradimento,
+e andò in Francia per chiedere che quel re Filippo
+e Lodovico suo figliuolo si facessero mediatori. Si
+negoziò cogli ambasciatori di Enrico che s’abboccarono
+nell’anno seguente a Chalons col Papa, ma non si venne
+a capo di cosa alcuna; insisteva il Re a voler conservare
+il diritto d’investitura, e Pasquale, raccolto
+nel Maggio un Concilio a Troyes, vi rinnovava la proibizione
+che chierici ricevessero feudi di mano de’ laici.
+Alla fine, malcontento dei risultamenti del suo viaggio,
+il Papa deliberò di tornarsene in Italia, e ormai nel
+Settembre dell’anno 1107 fu a Fiesole vicin Firenze.
+</p>
+
+<p>
+Durante la sua assenza Pietro prefetto, i Pierleoni,
+i Frangipani, uniti a Gualfredo nipote del Papa, avevano
+con gran fatica tenuto alta in Roma un’ombra di
+autorità. La nobiltà romana non aveva che una passione
+sola, crescere la sua potenza famigliare a spese della
+Chiesa; laonde ad ogni Papa che tornava a Roma
+s’aspettava sempre l’istesso compito meschino, condurre
+vassalli e milizie assoldate a combattere i predoni
+dei beni ecclesiastici. Appena reduce, Pasquale fu costretto
+<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span>
+a guerreggiare contro Stefano Corso nella Marittima
+tusca, dove, a Montalto, questo Romano s’era
+fortificato&#8205;<a class="tag" id="tag376" href="#note376">[376]</a>; ma il Papa a nulla riusciva, e, per confessione
+del suo Biografo, Roma durò ad essere covo di
+sedizioni, che si ripetevano ad ogni nuovo dì che scendeva
+in terra.
+</p>
+
+<p>
+Ei sarebbe un tema desolato se volessimo tener dietro
+a Pasquale per gli avvolgimenti delle ribellioni
+continue che miseramente dovette sopportare. Andato
+nell’anno 1108 a Benevento, affidò il reggimento della
+Città ai consoli Pierleone e Leone Frangipani; diede a
+Gualfredo la capitananza suprema delle soldatesche, e
+lasciò Tolomeo di Tusculo a guardia della Campagna.
+Di questa maniera la necessità dei tempi poneva la
+podestà politica in mano delle nobili famiglie romane,
+che adesso formavano la oligarchia dominatrice. Poichè
+il Papa era lontano, nelle Puglie, i nobiluomini ne
+trassero tosto vantaggio per insorgere; la Sabina ed
+il Lazio disertarono dall’autorità del Papa, e Tolomeo,
+rompendo fede e collegandosi con Beraldo abate di
+Farfa e con Pietro Colonna, piantò la bandiera della rivolta
+financo a Tusculo. Pasquale capitò allora accompagnato
+da lance normanne che gli veniva prestando
+Riccardo di Aquila, duca allora di Gaeta; entrò in Roma,
+conquistò castella ribelli, e Tivoli stessa, sede antica
+dei Guibertisti, gli si arrese dopo una resistenza ostinata,
+mentre paura e oro facevan cadere le armi di
+<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span>
+mano a Roma venale. Pasquale si recò in persona al
+Campidoglio dove il Senato della nobiltà soleva congregarsi,
+e chiese a questo parlamento che proscrivesse
+Stefano Corso; finalmente le milizie romane costrinsero
+i Corsi nella diroccata Montalto a sottomettersi. Così i
+Papi di quel tempo erano costretti a conquistar con
+gran fatica piccole rocche annidate su dirupi, e spesso
+a muover qua e là da capitani, alla testa di genti assoldate.
+Nell’Agosto dell’anno 1109 Pasquale assediò
+Ponzia e Affile, antichissime colonie romane nella diocesi
+di Subiaco, e le infeudò a questa abazia&#8205;<a class="tag" id="tag377" href="#note377">[377]</a>; e, intorno
+a questo istesso tempo, può darsi ch’egli abbia
+preso d’assalto Ninfa, in vicinanza di Velletri. Le servitù,
+di cui queste terre avevano debito verso la Chiesa,
+consistevano in prestazioni dipendenti da accordi stabiliti,
+e in ispecie si nota l’obligazione di fornire armigeri
+le quante volte il Papa lo comandasse; chè anche i
+Pontefici, come tutti gli altri Vescovi, ricavavano le
+loro genti d’arme soltanto da’ luoghi che per ispecial
+patto erano soggetti all’eribanno&#8205;<a class="tag" id="tag378" href="#note378">[378]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap1-8-2">§ 2.
+<span class="smaller">Enrico viene a Roma. — Condizioni misere di Pasquale
+II. — Difficoltà di risolvere la questione delle investiture. — Il
+Papa prende la risoluzione disperata di obligare
+i Vescovi a restituire i possedimenti avuti dall’Impero; in
+cambio l’Imperatore deve rinunciare al diritto d’investitura. — Si
+negozia e si conchiudono trattati. — Enrico V entra
+nella città Leonina; suo audace colpo di stato.</span></h4>
+
+<p>
+Breve era il respiro di pace che Pasquale s’aveva
+conquistato con tanta fatica; durò fino a tanto che
+venne il Re tedesco. Questi fu preceduto dall’apparizione
+di una cometa, fenomeno apportatore di spaventi,
+nuncio agli uomini pii e superstiziosi, di guerra, di peste
+<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span>
+e di ruina. L’Impero già profondamente avvilito,
+risorgeva adesso col figliuolo di Enrico IV a vendicare
+l’onta della sua sconfitta, e a soggiogare il Papato
+gregoriano. Dopo lunghi negoziati Enrico V, nell’anno
+1109, aveva ottenuto che l’angustiato Papa gli concederebbe
+la corona imperiale senza imporgli altre condizioni,
+fuor di questa, che usasse pietà religiosa alla
+Chiesa. Pasquale non potè impedire la spedizione cui
+per decreto di una Dieta tedesca s’era ordinato movere
+su di Roma, ma in un Concilio lateranense, celebrato ai 7
+Marzo 1110, rinnovò il divieto del diritto d’investitura:
+gli era soltanto sopra questa base che dovevasi comporre
+la pace. Indi il Papa andò a Monte Cassino, e scongiurò
+i Principi normanni, affinchè, se ne avesse bisogno, accorressero
+ad ajutarlo contro di Enrico V; poi, tornato
+a Roma, radunò quegli ottimati e li fe’ giurare che in
+tanto pericolo gli presterebbero soccorso.
+</p>
+
+<p>
+L’impresa di Enrico V su di Roma mise in mostra
+il magnifico apparato di forze onde Alemagna, ad onta
+di lunghe guerre civili, poteva disporre: per l’Italia e pel
+Papato fu cosa di grave umiliazione. In quel formidabile
+esercito contavansi trentamila uomini a cavallo,
+vassalli di cento province di favelle tedesche, slave e
+romanesche, ed erano condotti da Vescovi e da Principi,
+che di mal animo oppur volonterosi s’erano raccolti
+intorno al Re: a lui si accompagnavano financo giurisperiti
+e letterati, i primi per commentarne i diritti, gli
+altri per eternare colla loro penna la memoria delle sue
+geste. Le città dell’Italia settentrionale, che duranti
+le guerre delle investiture s’avevano dato costituzione
+di republica, mirarono con isguardi d’odio quelle soldatesche
+<span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span>
+straniere che discesero dalle Alpi nell’autunno
+dell’anno 1110, ed alle quali loro toccava dare fodero e
+albergo, e far donativi. Novara ridotta in cenere espiò
+la sua disobbedienza, e altre castella furono schiacciate
+con egual ferocia. Se ne spaventarono i Lombardi, e i
+loro Consoli corsero al Re, offerendogli tributi; soltanto
+Milano non mandò doni, non soprattutto ambasciatori:
+se l’odio di parte non le avesse nimicate le une contro
+le altre, le città più deboli avrebbero trovato in quella
+fiorente l’appoggio di lor comune libertà&#8205;<a class="tag" id="tag379" href="#note379">[379]</a>. Dei vassalli
+italici dell’Impero non uno fuvvi che ad Enrico
+non prestasse omaggio, allorchè egli per tre settimane
+s’attendò nei campi di Roncaglia, dove tenne la solita
+Dieta, e, pari a un Serse, vi passò in rassegna il suo
+splendido esercito, ostentando disprezzo per le città. Fin
+la contessa Matilde si curvò innanzi alla potenza di lui;
+molti Principi dell’accompagnatura di Enrico visitarono
+la illustre donna, gloria del suo tempo, e ne partirono
+compresi tutti di reverenza. Ma la Principessa non andò
+in persona dal figliuolo del suo nemico; trattò soltanto
+cogli ambasciatori di Enrico in uno dei castelli che ella
+possedeva vicino Canossa; gli giurò vassallaggio in
+quanto s’avesse trattato di combattere i nemici dell’Impero,
+ad eccezione del Papa; nè il Re osò di chiedere
+che la proteggitrice de’ Pontefici unisse i suoi vassalli
+all’esercito di lui per muovere a Roma.
+</p>
+
+<p>
+Che cosa poteva aspettarsi il Papa da un giovine
+<span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span>
+Principe che aveva ereditato l’astuzia del padre, ed
+aveva saputo ingannare questo padre istesso coll’astuzia
+sua? da un Principe che con molto maggiore energia
+aveva risoluto di continuare la lotta a pro dei diritti della
+corona, poichè la sorte di Enrico IV gli poneva in chiaro
+che dessa era condizione indispensabile dell’esistenza
+dell’Impero? Come i suoi messaggieri ne avevano fatto
+minaccia a Chalons, Enrico V veniva per affermare
+colla spada il diritto d’investitura, e per ischiantare
+l’audace edificio d’Ildebrando. Le condizioni di Pasquale
+II erano più difficili che non fossero state quelle
+di Gregorio; ed invero, indebolimento interiore e paura
+mettevano inciampo ai Normanni di dargli ajuto; Matilde
+era invecchiata e restava neutrale; le passioni
+religiose, un tempo alleate vigorose della gerarchia,
+erano sbollite, e la Cristianità chiedeva che a qualunque
+costo si ponesse fine alle discordie.
+</p>
+
+<p>
+Da Arezzo scrisse Enrico ai Romani, dicendo, essere
+stato fino allora impedito di prestare onoranza alla città
+capitale del suo Impero; venire adesso; mandassero
+eglino ambasciatori ad incontrarlo&#8205;<a class="tag" id="tag380" href="#note380">[380]</a>. Suoi messaggi
+andarono a Roma per trattar della coronazione, e colà
+s’abboccarono in santa Maria in Turri, presso al san Pietro,
+con Pier Leone, cui il Papa aveva fornito di facoltà
+piene. La coronazione doveva essere l’ultimo atto che
+suggellerebbe un accomodamento; però gran difficoltà
+trovavasi a conchiudere questo primo di tutti i Concordati.
+<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span>
+Enrico doveva insistere in quel diritto d’investitura
+che tutti i suoi predecessori avevano esercitato;
+doveva il Papa insistere nei decreti degli antecessori suoi
+che avevano proibito le investiture di mano dei laici, e
+de’ quali aveva egli stesso solennemente confermato le
+decisioni. Poteva il Re concedere che il Papa solo desse
+l’investitura ai Vescovi, dappoichè questi ricevevano
+principati in feudo dall’Impero? Se i potenti Vescovi
+ed Abati si fossero compiutamente svincolati dallo
+Stato, se fossero diventati vassalli della Chiesa romana,
+forniti da essa dell’investitura, non sarebbe cresciuto
+il loro potere all’infinito? Non avrebbe dappoi questo
+potere inghiottito lo Stato, sì come Gregorio VII s’era
+proposto? Le conseguenze della investitura di diritto
+regio erano d’altra parte ruina della Chiesa che continuava
+ad essere la vassalla della corona, ma questo male
+innegabile avrebbe potuto guarirsi una volta che i Vescovi
+avessero rinunciato alla potenza temporale, e massimamente
+ad ogni grado politico&#8205;<a class="tag" id="tag381" href="#note381">[381]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La questione delle investiture era cinta a quel
+tempo di altrettante difficoltà, quante a’ nostri giorni,
+in mezzo all’Italia unita, resero avviluppata la questione
+del dominio temporale dei Papi, ultimo avanzo del corpo
+che la Chiesa vestì nel medio evo. Infatti entrambe le
+controversie si rassomigliarono nell’indole loro; in entrambe
+dominò l’eguale concatenazione di elementi morali
+e politici; entrambe furono pertanto nodi gordiani
+<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span>
+che si sciolsero soltanto colla spada. Degno di ricordanza
+eterna sarà ad ogni modo questo fatto, che un Papa
+del secolo duodecimo con grandioso ardimento bandì
+un principio, la cui attuazione avrebbe infuso alla
+Chiesa più elette forze morali: sennonchè quell’idea
+aveva troppo dell’etereo in una età che era dominata
+dall’arbitrio del potente. Pasquale II conobbe che il
+diritto della corona era chiaro come la luce del sole; e
+confessò che, senza il privilegio d’investitura, l’Impero
+non avrebbe potuto sussistere, dappoichè esso aveva
+prodigato alle Chiese il dono di redditi così immensi.
+Mentre il giovine e sleale figliuolo di Enrico IV procedeva
+nel cammino verso Roma, lasciando dietro i suoi
+passi città smantellate, può darsi che al Papa tremante
+ei facesse l’istesso effetto di un animale di rapina, la
+cui ferocia dovesse ammansarsi a furia di pasto. In
+quelle estreme necessità ei gli gettò dunque fra le ugne
+i beni della Chiesa per salvar di questa la vita e la
+libertà, e fece proposta così: i Vescovi restituirebbero
+all’Impero tutti i loro beni provenienti dalla corona,
+e vivrebbero di decime; rinunciasse l’Imperatore per
+sempre al diritto d’investitura, e desse di tal modo alla
+Chiesa in ricambio (beneficio superiore ad ogni pregio)
+libertà dallo Stato&#8205;<a class="tag" id="tag382" href="#note382">[382]</a>. Se Pasquale II avesse condotto a
+<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span>
+compimento questa idea pura ed apostolica, ben sarebbe
+egli stato più grande di Gregorio VII, e riformatore
+vero fra tutti i Pontefici. L’intelletto di un monaco
+virtuoso, assiso sul trono dei Papi e aborrente dalle
+cose mondane, avrebbe dovuto comprendere che la corruttela
+del clero e la schiavitù della Chiesa erano soltanto
+conseguenze della sua secolarizzazione contraria
+alle dottrine apostoliche; ma Pasquale diè a divedere
+di non essere pur egli stato uomo di animo così grande,
+che il suo disegno si possa attribuire ad una idea riformatrice
+improntata di genio: esso piuttosto era dettato
+dalla disperazione&#8205;<a class="tag" id="tag383" href="#note383">[383]</a>. Il secolo duodecimo non poteva
+possedere maturità per cotale idea anticipata della libertà
+della Chiesa; questo istituto santo, che avrebbe dovuto
+solamente essere regno incorporeo di luce, di amore, di
+virtù, continuava, a pari di un sole offuscato da vapori e
+velato da nubi terrene; e forse i suoi raggi, se avessero
+dardeggiato in tutta la loro purezza, sarebbero
+discesi senza frutto, od anche con danno, sul suolo selvaggio
+di secoli mezzo barbarici. L’associazione feudale
+della potenza secolare e di quella ecclesiastica gravò
+ancora per secoli le spalle alla società, e soltanto nel
+decimosesto risorse poderosa e con coscienza matura
+quell’idea che in Pasquale II non era forse stata altro
+che l’espressione dell’ingenua semplicità del suo animo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span>
+</p>
+
+<p>
+La proposta di lui dovè parere condanna di privazione
+enorme pel clero che era avvezzo al potere ed alle
+splendidezze; i prelati avrebbero dovuto dimettere dominî
+immensi, città, diritti di gabella, di mercati, di
+zecca, podestà giudiziaria, autorità di margravî. Certo
+che non per questo sarebbero diventati sì poveri come
+erano stati gli Apostoli, avvegnachè ogni vescovato
+possedesse ancora patrimonî privati, e financo avrebbero
+bastato le decime e le offerte a formar doviziose
+fonti di uno stato assai agiato&#8205;<a class="tag" id="tag384" href="#note384">[384]</a>. Ma colla perdita della
+potenza principesca, i Vescovi cadevano senza riparo in
+balìa della podestà politica e perdevano rilevanza nel
+mondo, dove si rispetta solamente il potere, come quello
+che può dare e può torre, e in mezzo alle magnificenze
+diffonde timore. Ogni Vescovo si sarebbe rifiutato di
+scendere del grado ragguardevole che aveva nel parlamento
+dell’Impero per cambiarsi in servo di Dio,
+libero e virtuoso sì, ma modesto; e tutti loro avrebbero
+potuto rimproverare a Pasquale che egli facesse da
+uomo disinteressato a spese altrui, poichè, papa, non
+pensava a deporre lo scettro del suo Stato ecclesiastico,
+ed anzi espressamente prefiggeva condizione ad Enrico
+che lo restaurasse nell’ampiezza delle donazioni antiche&#8205;<a class="tag" id="tag385" href="#note385">[385]</a>.
+Se la signoria secolaresca non si acconciava
+<span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span>
+a’ Vescovi, era forse più convenevole al Papa? Se ad
+un Abate non si confaceva muovere alla testa de’ suoi
+vassalli, tutto chiuso nella corazza e montato sopra un
+cavallo di battaglia, non era ancor più contrario alla
+dottrina cristiana vedere il Padre santo sui campi di
+guerra? I possedimenti dei loro feudi imperiali traevano
+i Vescovi in continui commercî col mondo, ma che
+non era da secoli la storia dello Stato ecclesiastico
+romano? Tuttavolta, la esistenza di uno Stato tale,
+benanco in così misero assetto, era a quel tempo condizione
+essenziale della independenza spirituale del Papa.
+L’ironia fatale che s’avviticchiava senza posa al principio
+suo rendeva il dominio temporale in pari tempo
+scudo e tallone di Achille del Papa, e lui faceva in
+pari tempo re e martire, possessore di uno Stato ed
+esule. Era piccola ma sempre ribelle la zolla di Roma, e
+invischiando il piede del sommo sacerdote della Cristianità
+aveva bastante peso per impedirgli di sollevarsi a
+regioni troppo sublimi, dove, fatto quasi divino, si sarebbe
+sottratto alle idee del suo tempo, oppure, tiranno
+del mondo morale, inaccessibile alle cose mondane, si
+sarebbe sottratto alle esigenze di quello. Pasquale a
+mala pena indirizzava a sè medesimo la domanda, se
+in lui fosse salutare la mescolanza di prete e di re; e
+se un qualche Vescovo malignando avesse mosso dubbio
+del principio su cui si fondava lo Stato di san
+Pietro, egli gli avrebbe a miglior ragione risposto ciò
+che Pio IX oggidì risponde agli usurpatori teorici e
+pratici dei dominio temporale, e v’avrebbe aggiunto
+che le province di san Pietro non erano feudi dell’Impero.
+Da dopo l’anno 1862, dacchè una delle più
+<span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span>
+meravigliose rivoluzioni andò distruggendo il vecchio
+e fragile Stato della Chiesa, è cosa attrattiva pensare,
+che l’assentimento a quella rinuncia, di cui Pasquale
+con sì grande ingenuità faceva richiesta ai Vescovi,
+avrebbe avuto per conseguenza eziandio la fine dello
+Stato pontificio: e ben si può stupire che, ancor settecent’anni
+dopo di Pasquale, tutta Europa si sia affaticata
+a discutere di cotali questioni antichissime con
+fervore pari a quello del loro tempo remoto&#8205;<a class="tag" id="tag386" href="#note386">[386]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Se Enrico V avesse accettato la proposta del Papa,
+ne avrebbe potuto raddoppiare tutto d’un tratto la dovizia
+della corona; un monarca avaro avrebbe, senza pur
+pensarci su, steso il braccio a prendersela, ma un Principe
+prudente doveva prima riflettervi sopra per bene.
+Rinunciando all’investitura, la monarchia perdeva massimamente
+tutta la sua influenza sulla Chiesa, grandissima
+delle podestà che allora vi avessero nel mondo. I
+beni restituiti dalla Chiesa, sarebbe pure stato necessario
+<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span>
+di nuovamente concedere in feudo ad altri; alla fin fine
+sarebbero colati ad accrescere la potenza famigliare di
+maggiorenti ereditarî; le città, che erano tenute dai vescovati
+soltanto in un lasso legame, avrebbero ottenuto
+pienezza di libertà. Ma soprattutto poteva Enrico credere
+che Vescovi e Principi avrebbero consentito alla proposta
+del Papa? che specialmente sarebbe stato possibile,
+senza una immane rivoluzione dei rapporti della
+proprietà, di riprender possesso di tanti beni, che mille
+vassalli alla lor volta tenevano in feudo dalle Chiese?
+</p>
+
+<p>
+Enrico desiderava veracemente di far pace colla
+Chiesa; accettò dunque il patto, senza però confidare
+che fosse possibile di condurlo ad effettuazione.
+</p>
+
+<p>
+Furono compilati due trattati; l’uno della rinuncia
+del Re al diritto d’investitura; l’altro della rinuncia
+che per decreto pontificio il clero avrebbe fatto dei beni
+della corona: dopo lo scambio delle pergamene, il Re
+sarebbe stato coronato. Le gelose cautele che vi furono
+introdotte fan parere il Re ed il Papa simili a due
+nemici che negoziassero, di cui l’uno temeva tradimento
+e assassinio dall’altro. Non si dee dirittamente chiamar
+barbara un’età, in cui il capo secolare dell’Occidente
+doveva giurare per patto che non s’impadronirebbe a
+tradimento del sommo sacerdote della Cristianità, che
+non lo mutilerebbe nel corpo, nè lo ucciderebbe&#8205;<a class="tag" id="tag387" href="#note387">[387]</a>?
+<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span>
+Ambasciatori s’affrettarono di andare a Sutri, fin dove
+era giunto il Re; approvò questi i due istromenti, ma
+sotto condizione che tutti i Vescovi e i Principi dell’Impero
+aderirebbero a quella rinuncia, la qual cosa (così
+nota il Cronista che ne dà il racconto) si reputava essere
+impossibile&#8205;<a class="tag" id="tag388" href="#note388">[388]</a>. Addì 9 di Febbraio Enrico e i suoi
+ottimati, i Duchi e i Conti di Baviera, di Sassonia e di
+Carinzia, Alberto cancellier suo, Federico di Svevia suo
+nipote e il Vescovo di Spira giurarono sicurtà al Papa e
+adempimento del trattato, purchè il Papa da canto suo
+vi desse esecuzione entro il prossimo giorno di domenica:
+indi l’esercito si avviò alla volta di Roma, e il
+sabato 11 di Febbraio pose campo in vicinanza di Monte
+Mario.
+</p>
+
+<p>
+Enrico V trovavasi a fronte della città Leonina e
+del castel Sant’Angelo, dove, ventisette anni prima, il
+padre suo aveva assediato l’autore della formidabile
+controversia. L’ombra melanconica di Enrico IV doveva
+turbare l’animo di un tal figliuolo, e comandargli
+vendetta: il cadavere di quell’Imperatore stava ancora
+insepolto, chiuso com’era da sett’anni in una cappella
+non consecrata del duomo di Spira, poichè Pasquale
+con durezza romana avea respinto la preghiera che gli
+si concedesse tumulo cristiano. Possiamo imaginare
+<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span>
+che sentimenti provassero i cavalieri orgogliosi di Germania
+in vista di Roma, o di che cuore stessero i Romani
+sulle cui teste pendeva quella nube gravida di
+tempesta, o a che meditasse il Papa il quale sapeva di
+esser preso nei lacciuoli di un nemico spergiuro, nel
+tempo istesso che messaggieri suoi, come in passato
+quelli di Gregorio VII, correvano la Campania in cerca
+di un novello Guiscardo. Il domani avrebbe potuto
+esser giorno di una grande opera di pace o di orrenda
+ruina.
+</p>
+
+<p>
+Ambasciatori de’ Romani andarono al campo di Enrico,
+e vi chiesero ch’egli giurasse le leggi di Roma:
+il Re romano fecelo, ma sprezzantemente pronunciò la
+promessa in lingua tedesca, di che offesi, molti de’ maggiorenti
+se ne tornarono alla Città. Vennero i legati
+del Pontefice, si scambiarono ostaggi, ed Enrico nuovamente
+giurò al Papa sicurtà e conservazione dello Stato
+della Chiesa.
+</p>
+
+<p>
+Il dì dopo, ai 12 di Febbraio, dovevasi compiere la
+ceremonia della coronazione. Le corporazioni di Roma, i
+collegî di giudici, le scuole della corte pontificia, le milizie
+coi loro segnacoli di draghi, di lupi, di leoni, e di
+aquile inalberati sull’asta delle lance, il popolo con fiori
+e con palme, andarono a levare il Re presso a Monte Mario.
+Il figliuolo di Enrico IV entrò a cavallo nella città
+Leonina colla sua magnifica comitiva, fra le acclamazioni,
+sincere o adulatorie che fossero, onde lo salutavano
+mille e mille voci, gridando: «Pietro santo elesse
+Enrico a re.» Secondo l’uso di tradizione, prima presso
+ad un piccolo ponte, indi vicino alla porta, Enrico
+giurò che obbedirebbe alle leggi di Roma; sorrise con
+<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span>
+disprezzo agli inni degli Ebrei, e accolse con ciera di
+ostentata degnazione gli applausi della scuola de’ Greci.
+Nella città Leonina lo ricevettero cori di frati e di monache
+con cerei accesi in mano, e letanie di preti, i quali
+anch’essi gridavano: <i>Heinricum Regem Sanctus Petrus
+elegit</i>. Così lo splendido corteo procedette a lenti passi
+fino alla scalea del san Pietro. Non s’aveva mai aspettato
+con dubbiezze tanto grandi un Imperatore designato,
+come avveniva adesso del figliuolo di Enrico IV; la pompa
+solenne delle accoglienze, degli omaggi e dell’adozione
+da parte del Papa non potevano che lievemente palliare
+le gravi diffidenze in cui si stava, ed Enrico prudentemente
+non volle entrare nel san Pietro, se le sue soldatesche
+non l’ebbero prima occupato&#8205;<a class="tag" id="tag389" href="#note389">[389]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il Re ed il Papa avevano preso posto sulla <i>Rota</i> di
+porfido nella basilica parata a festa; colà doveva compiersi
+la grande opera di pace, dovevansi giurare i trattati
+e scambiarsi le pergamene. Fu letto il <i>Pactum</i> del
+Re e l’altro del Papa, ma i Vescovi e i Principi accolsero
+con mormorii la lettura del documento pontificio, il
+quale diceva: essere contrario ai canoni il grado politico
+del clero; illecito essere che i preti prestassero servigio
+negli eserciti, perchè la era cosa inseparabile dalle uccisioni
+e dalle rapine; non poter i servi dell’altare fare
+altresì da servitori della corte; voler necessità che
+eglino diventassero cortigiani fino a tanto che ricevessero
+beni in feudo dalla corona: così esser nato che
+<span class="pagenum" id="Page_392">[392]</span>
+Vescovi eletti conseguissero la consecrazione soltanto
+dopo di avere ottenuto la investitura regia, e questo averlo
+proibito i decreti di molti Concilî; egli, Pasquale,
+comandare sotto pena di scomunica che i Vescovi restituissero
+per sempre all’imperatore Enrico i feudi
+della corona, quanti di essi erano pervenuti alle Chiese
+da Carlo magno in poi&#8205;<a class="tag" id="tag390" href="#note390">[390]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il malcontento scoppiò colla violenza di un turbine.
+Dovevano i Vescovi assoggettarsi ad un semplice decreto
+del Papa, e riconoscer questo per signore assoluto e padrone
+della Chiesa? Contro il professato principio evangelico
+si ribellava l’orgoglio mondano di preti, i quali, di
+nuncî del Vangelo ai popoli, s’erano tramutati in loro
+baroni; e se Cristo fosse apparso all’assemblea per sorreggere
+l’autorità del suo vicario con quel suo detto:
+«Date a Cesare ciò ch’è di Cesare», la voce di lui sarebbe
+stata soffocata da grida furibonde. Convien mai
+credere che Pasquale confidasse che Principi e Vescovi
+avrebbero accettato il suo decreto? Non è possibile:
+egli poteva soltanto sperare di venire ad un aggiustamento
+momentaneo coll’Imperatore; il resto sarebbe
+stato argomento da trattarsi con negoziati e nei Sinodi.
+Re e Papa, sedenti sulla <i>Rota</i> di porfido e tenenti in mano
+ciascuno la scrittura sua, senza che alcun di loro credesse
+alla possibilità di recarne in essere il patto, rassomigliano
+a due attori di un gran dramma, dei quali
+l’uno fa la sua parte tutta astuzie e violenze, l’altro recita
+<span class="pagenum" id="Page_393">[393]</span>
+la sua di soggezione disperata. Sennonchè, accosto
+a Pasquale v’era una riforma prematura al suo tempo,
+laddove non si può disconoscere che Enrico coltivava
+l’idea di un colpo di Stato: e infatti tosto ei lo compieva
+in modo che rimarrà esempio di uno dei più arditi e
+violenti onde tenga ricordanza la storia.
+</p>
+
+<p>
+Il Papa faceva una concessione tanto grande e tanto
+ampia, che Enrico v’intravvide soltanto un laccio con cui
+quegli intendesse d’impadronirsi della sua rinuncia, per
+lasciarlo poi in balìa delle contrarietà dei Vescovi e dei
+Principi. Nel san Pietro ancora una volta protestò che
+da lui non derivava il progetto di torre alle Chiese i loro
+beni; così ne lasciò al Papa solo la responsabilità, e già
+in Sutri egli aveva posto a condizione del suo trattato,
+che tutti i Principi dell’Impero vi dessero il loro
+assentimento. Chiestagli dal Papa la rinuncia al diritto
+d’investitura, il Re si ritirò per consultarsi coi Vescovi;
+ed i suoi ottimati, sclamando a voci alte, che l’idea del
+Papa era eresia e spogliazione delle chiese, recisamente
+si rifiutarono di dar accoglienza al trattato&#8205;<a class="tag" id="tag391" href="#note391">[391]</a>. Così
+discutendo si venne a sera; Pasquale domandò che si ponesse
+fine al lungo consigliare, ma i Vescovi strillarono
+<span class="pagenum" id="Page_394">[394]</span>
+che il trattato non si poteva mandare ad esecuzione; il
+Re allora chiese che lo si coronasse, ma il Papa rispose
+negando. Un cavaliere infiammato di collera, si fe’ avanti,
+e: «A che occorrono», proruppe, «tante ciarle?
+alle corte, il signor mio vuol esser coronato, come Lodovico
+e come Carlo!» Alcuni Cardinali impauriti proposero
+che si coronasse il Re, e che si differisse alla
+dimane la conchiusione del Concordato, ma i prelati non
+vollero più saperne di trattati. Alcuni Vescovi, segnatamente
+Burcardo di Münster e Alberto cancelliere,
+soffiarono nelle ire fiammeggianti del giovine Re, e lo
+indussero a rompere il suo giuramento e ad impadronirsi
+della persona del Papa. Armigeri si postarono intorno
+al Papa e all’altar maggiore, e aveva quegli finito
+appena di celebrar la messa, che i cavalieri, i quali
+lo tenevano d’occhio, minacciandolo colla punta delle
+loro spade, lo costrinsero a collocarsi nella tribuna. Ne
+nacque un gran tumulto; Norberto cappellano di Enrico
+si gittò piangendo a’ piedi del Papa, e Corrado di
+Salisburgo gridò forte al Re, che l’azione sua era un
+empio delitto. Soldati colle spade nude si gettarono
+sull’ardito Vescovo; querele e grida di preti e di signori,
+strepito d’armi, grida d’ajuto, preti atterriti che fuggivano
+od erano presi a picchiate, misero a fierissimo
+scompiglio la basilica già ottenebrata: intanto il Papa
+e i Cardinali, insieme raccolti, tremavano sotto le alabarde
+dei soldati; turbe di genti ansiose di vendetta
+s’accalcavano nel san Pietro, e di là del Tevere tutta
+la Città andava omai commovendosi a furore.
+</p>
+
+<p>
+Scese la notte, e Pasquale e la sua corte furono tradotti
+in un edificio prossimo al san Pietro, e confidati
+<span class="pagenum" id="Page_395">[395]</span>
+alla guardia di Udalrico patriarca di Aquileja. La prigionia
+del Papa sciolse qualunque freno di disciplina;
+preti e laici senza distinzione furono spogliati e atterrati
+a colpi di spada; si rapirono i vasi sacri e i paramenti
+della chiesa: chiunque poteva fuggire correva
+alla Città gettando grida di spavento.
+</p>
+
+<h4 id="cap1-8-3">§ 3.
+<span class="smaller">I Romani insorgono per liberar Pasquale. — Si dà
+l’assalto alla città Leonina e si appicca battaglia. — Enrico
+V si ritira col suo prigioniero. — Pone campo presso a
+Tivoli. — Costringe il Papa ad accordargli il privilegio dell’investitura. — Coronazione
+imperiale. — Enrico V parte
+di Roma. — Svegliarsi orribile di Pasquale II nel Laterano.</span></h4>
+
+<p>
+Due Cardinali vescovi, Giovanni di Tusculo e Leone
+di Ostia (l’istoriografo di Monte Cassino) erano fuggiti
+di là del ponte Sant’Angelo, travestiti. Raccolgono il
+popolo; da ogni torre si suona a stormo; il più fiero fermento
+agita Roma da un capo all’altro; quanti Tedeschi
+senza alcun sospetto sono venuti nella Città cadono uccisi:
+quest’è la scena di terrore in cui si tramuta ancora
+una volta la festa di una coronazione imperiale. Dacchè
+un governatore bizantino aveva tratto in esilio papa
+Martino il Pontificato non aveva subìto violenze così
+gravi come questa da parte della suprema podestà
+dello Stato. I Romani si sentirono punti di quel vitupero,
+dimenticarono le loro nimistà contro ai Papi, si
+sovvennero del giuramento che avevano prestato a Pasquale,
+e, uniti nel sentimento comune dell’odio contro la
+podestà imperiale straniera, allo spuntar del sole entrarono
+nella città Leonina per liberare il Papa. Un orgoglioso
+<span class="pagenum" id="Page_396">[396]</span>
+disprezzo aveva fatto sì che il Re non s’avesse
+tenuto in guardia, perlochè poco mancò che l’assalimento
+non gli costasse vita e trono. Spoglio di vestimenta
+e scalzo, saltò a cavallo nell’atrio della basilica,
+e, gettatosi di un lancio giù dei gradini di marmo della
+scalea, si scagliò ove più ferveva la zuffa: cinque Romani
+caddero sotto i colpi della sua asta, ma anch’egli ferito
+precipitò di sella. Ottone viceconte di Milano gli prestò
+il suo cavallo sacrificandogli la vita, chè quel suo
+magnanimo salvatore fu preso, trascinato nella Città
+e fatto a pezzi. Grande era il furore de’ Romani; il
+loro assalto si tramutò in vera battaglia, e le milizie di
+Enrico, battute e cacciate fuori del portico, stavano
+per soccombere&#8205;<a class="tag" id="tag392" href="#note392">[392]</a>. Il valore de’ Romani, di cui non
+avevano dato mai così splendida prova, avrebbe meritato
+in ricompensa che eglino potessero liberarsi dall’Impero,
+ma l’avidità di saccheggiare tolse loro di
+mano la vittoria, più presto che non avrebbero fatto
+gli sforzi de’ Tedeschi; alla fine, in mezzo a orrendo
+massacro, furono ricacciati di là del ponte, ossia furon
+volti in fuga; soltanto poterono proteggerli alcune sortite
+che fecero le genti del castel Sant’Angelo.
+</p>
+
+<p>
+Considerevoli perdite subirono gli Imperiali; si capì
+che una città sollevata diventava formidabile anche
+contro ad eserciti ordinati, laonde Enrico di nottetempo
+<span class="pagenum" id="Page_397">[397]</span>
+partì della Leonina. Due giorni rimase egli nel campo
+sotto alle armi, in quello che i Romani, spossati ma pur
+ansiosi di vendetta, si raccoglievano insieme di nuovo.
+Il Cardinale di Tusculo, che faceva adesso da vicario
+del Papa, gli scongiurò di tornare alle armi. «Romani»,
+diss’egli, «si tratta di combattere per la vostra libertà,
+per le vostre vite, per la gloria vostra, per la difesa
+della Chiesa. Il santo Padre, i Cardinali, i vostri fratelli,
+i figli vostri languiscono nei ceppi dello sleale
+nemico; mille generosi cittadini giacciono distesi morti
+sotto il portico; la basilica dell’Apostolo, il duomo
+venerando della Cristianità, ammorba del lezzo di cadaveri
+e di sangue; la Chiesa profanata vi sta appiedi
+lacrimosa, e a mani giunte chiede pietà e soccorso al
+popolo romano, il quale solo può salvarla.» Tutta Roma
+giurò di combattere a vita e a morte&#8205;<a class="tag" id="tag393" href="#note393">[393]</a>, ma nella
+notte dai 15 ai 16 di Febbraio Enrico levò le tende e
+mosse nel Sabinate. Mentre egli conduceva con sè prigionieri
+il Papa e sedici Cardinali, i suoi soldati traevano
+avvinti in ceppi Consoli romani e preti, e da cavallo,
+picchiandoli colle aste delle loro lance, se li cacciavano
+innanzi per le vie fangose in cui si sprofondavano a
+mezza gamba: era uno spettacolo che faceva ricordare
+del tempo dei Vandali&#8205;<a class="tag" id="tag394" href="#note394">[394]</a>. A Fiano l’esercito guadò il
+<span class="pagenum" id="Page_398">[398]</span>
+Tevere, e finalmente s’accampò in vicinanza di ponte
+Lucano, sotto di Tivoli. Enrico aveva intendimento di
+unirsi coi Conti tusculani, e di tagliar fuori, se mai venissero,
+le milizie normanne, che Giovanni cardinale con
+ferventi istanze aveva chiamato in ajuto: lasciava il
+Papa con alcuni Cardinali nel castello di Trevi, e gli altri
+prigionieri confinava a <i>Corcodilum</i>, tenendo tutti in custodia
+strettissima&#8205;<a class="tag" id="tag395" href="#note395">[395]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In tal guisa, il figliuolo di Enrico IV infliggeva a
+quella Chiesa stessa che un tempo lo aveva confermato
+nella sua empia ribellione, un’onta quale essa non aveva
+sofferto mai neppur dal quarto Enrico. In qualunque
+modo si voglia considerare l’audace colpo di Stato da lui
+commesso, esso fu giustizia di Nemesi che se ne fece esecutrice;
+le intemperanze di Canossa trovarono adesso in
+Roma il loro riscontro. Il massimo degli anatemi avrebbe
+dovuto colpire il Re che caricava di catene il Vicario di
+Cristo, od anzi, simile a Salmanassar, traeva in cattività
+la Chiesa romana; invece Pasquale non fe’ che piangere
+e tacque. Sappiamo del commovimento che agitò il mondo
+ecclesiastico, ma non di quello che possa avere scosso
+il mondo politico quando udì della prigionia del Papa;
+certo che esso si die’ tanto poca briga di liberarlo, quanto
+<span class="pagenum" id="Page_399">[399]</span>
+poco se ne curò settecent’anni più tardi, allorchè Napoleone
+ebbe imitato l’esempio di Enrico V. La contessa
+Matilde dovè sentire dolore dell’avvenuto, come della più
+grave sconfitta che ella avesse tocca; eppure non si
+mosse. Messaggi sopra messaggi erano corsi nelle Puglie;
+eppur nessun Guiscardo comparve. Soltanto Roberto
+di Capua mandò trecento cavalieri nelle terre
+romane, tanto per darsi apparenza di soddisfare al suo
+dovere di vassallaggio, ma a Ferentino quelle genti diedero
+di volta, perciocchè trovassero il Lazio disposto a
+favore dell’Impero, e fra loro e Roma si frapponesse
+l’esercito di Enrico. La morte repentina di Rogero duca
+delle Puglie e di Boemondo fratel suo, aveva messo a
+scompiglio gli Stati normanni; temevasi che i Longobardi
+si sollevassero e che Enrico vi imprendesse qualche
+spedizione, per lo che i Principi di quelle terre erano
+costretti a spacciar in gran fretta ambasciatori al Re, e
+per mezzo di loro gli prestavano omaggio&#8205;<a class="tag" id="tag396" href="#note396">[396]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sessantaun giorno Enrico sostenne Cardinali e Papa
+in durissima prigionia, primamente nelle castella di
+cui dicemmo, indi nel suo campo. Contemporaneamente
+minacciava egli ogni giorno di assalto la Città; con
+fame, con devastazione di terre, con crudel trattamento
+<span class="pagenum" id="Page_400">[400]</span>
+de’ carcerati, volle piegar tutti al voler suo. Però stavolta
+i Romani resistettero financo all’oro, e dichiararono
+che non accondiscenderebbero ad aprir le porte se
+prima non fossero stati riposti in libertà i prigionieri.
+Sennonchè, per far questo, Enrico esigeva che il Papa lo
+coronasse, e senza condizioni di sorta riconoscesse che
+le investiture erano dritto della corona: e poichè quegli
+rispose con un rifiuto, spazientito minacciò che farebbe
+passare a fil di spada tutti i prigionieri, se Pasquale
+non avesse ceduto. I maggiorenti del Re, i prigionieri,
+i Romani dalla Città, gli afflitti Cardinali si gettarono
+a’ piedi del Pontefice, e lo scongiurarono che acconsentisse,
+per riguardo della sventura universale, per amore
+della oppressa Città e della Chiesa deserta, per impedire
+lo scisma che romoreggiava per aria. È bello a
+imaginare che, invece di Pasquale II, prigioniero fosse
+stato Gregorio VII, e chiedersi se quest’uomo eroico,
+che nel castel Sant’Angelo aveva risposto un calmo
+no a coloro che lo supplicavano ginocchioni di più
+mite consiglio, neppur in questi frangenti avesse ceduto.
+«Ebbene», sclamò lo sventurato Pasquale con gran
+sospiri, «per la liberazione della Chiesa sono costretto
+ad accordare ciò che altrimenti non mi si avrebbe strappato
+neanche a prezzo della mia vita»&#8205;<a class="tag" id="tag397" href="#note397">[397]</a>. Nuovi trattati
+si compilarono, ma il conte Alberto di Blandrate
+non volle saperne che l’adempimento del giuramento da
+<span class="pagenum" id="Page_401">[401]</span>
+parte del Papa si vincolasse ad alcuna condizione scritta;
+e Pasquale, volgendosi al Re con dolcezza piena di rimprovero
+e con un sorriso amaro, gli disse: «Io presto
+questo giuramento affinchè voi adempiate al vostro.» Il
+campo tedesco trovavasi di là dell’Anio, nella «pianura
+dei sette fratelli», mentre di qua di ponte Mammolo
+stavano i Romani&#8205;<a class="tag" id="tag398" href="#note398">[398]</a>. Ivi sedici Cardinali con sacramento
+dichiararono in nome del Papa che si concedeva amnistia
+di quanto era avvenuto, promisero che re Enrico
+non sarebbe mai scomunicato, che sarebbe coronato imperatore,
+che gli si presterebbe soccorso nelle cose dell’Impero
+e del Patriziato, che finalmente non si recherebbe
+mai molestia al suo diritto d’investitura. Quattordici
+maggiorenti del Re giurarono per conto di lui
+che, entro un tempo determinato, il Papa, tutti i prigionieri
+e gli ostaggi sarebbero condotti liberi in Transtevere,
+che non si torcerebbe pur un capello ai partigiani
+pontificî, che si darebbe sicurtà alla città di Roma, al
+Transtevere ed all’isola Tiberina, che si restituirebbero
+alla Chiesa i suoi beni&#8205;<a class="tag" id="tag399" href="#note399">[399]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_402">[402]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il Re insistette affinchè il privilegio della investitura
+si confermasse prima di entrare nella Città; perciò
+la scrittura ne fu compilata da un notajo che in
+gran fretta si fe’ venire di Roma. Il dì dopo l’esercito
+si pose in via, e, poichè allora ponte Milvio era
+in ruina, si traghettò il Tevere non lungi dallo sbocco
+dell’Anio, e si pose campo presso la via Flaminia. Qui
+il memorabile documento fu messo in ordine, e il Papa
+sventurato con grevi sospiri vi appose la sua sottoscrizione.
+</p>
+
+<p>
+«Così volle Iddio che il Tuo Impero sia in ispecial
+modo associato colla Chiesa, laonde i predecessori Tuoi
+ottennero colla potenza e colla saviezza la corona della
+città di Roma e il regno imperiale. A questa dignità
+di diadema e d’impero la Maestà di Dio per l’officio
+Nostro sacerdotale elevò benanco la Tua persona, o
+amatissimo figlio Enrico. Perlochè i privilegi dell’Impero,
+che i predecessori nostri accordarono ai Tuoi
+antecessori, imperatori cattolici, Noi accordiamo anche
+alla Dilezion Tua, e li confermiamo con questo Privilegio,
+siccome segue: Tu impartirai l’investitura coll’anello
+e col pastorale ai Vescovi ed agli Abati del
+Tuo Impero che saranno eletti, mondi di violenza e di
+simonia; e dopo la loro installazione canonica eglino
+riceveranno la consecrazione dal Vescovo, cui si compete
+<span class="pagenum" id="Page_403">[403]</span>
+di darla. Chi sarà eletto dal clero e dal popolo
+senza l’assenso Tuo non potrà esser da chicchessia
+consecrato, se da Te in prima non abbia ricevuto l’investitura;
+ai Vescovi ed agli Arcivescovi sarà concesso
+di consecrar canonicamente Vescovi e Abati investiti
+da Te. Siccome poi i Tuoi antecessori hanno dotato le
+Chiese dell’Impero con tanti beneficî dei loro diritti
+regî, così è necessario che si contribuisca alla solidità
+dell’Impero stesso, massimamente coll’assistenza dei
+Vescovi e degli Abati, e che si sopiscano per opera della
+Maestà regia i dissensi che potessero intromettersi nel
+popolo a causa delle elezioni. Pertanto la Tua prudenza
+e la Tua podestà devono provvedere affinchè col soccorso
+Divino s’abbiano a conservare per via di feudi
+e di grazie regie la grandezza della Chiesa romana
+e la floridezza di tutte le altre. E se podestà o persona
+alcuna ecclesiastica o secolare oserà disprezzare questo
+Privilegio nostro o contraddirvi, cada su quella l’anatema,
+e sia privata de’ suoi onori. Chi poi lo rispetterà,
+benedetto sia dalla pietà Divina, la quale voglia concedere
+alla Maestà Tua un Impero felice»&#8205;<a class="tag" id="tag400" href="#note400">[400]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè Enrico tenne in mano questa Bolla, che
+faceva in pezzi tutti i divieti pronunciati da Gregorio
+VII e dai suoi successori contro il diritto d’investitura,
+a stento potè egli stesso credere alla vittoria conseguita,
+<span class="pagenum" id="Page_404">[404]</span>
+e lasciò tosto andarsene il Papa che gli impartì
+la benedizione: così fu che un arguto Cronista tedesco
+potè paragonare il poderoso Principe al patriarca Giacobbe,
+il quale non levò le mani dall’angelo con cui
+lottava, finchè questi non l’ebbe benedetto&#8205;<a class="tag" id="tag401" href="#note401">[401]</a>. Addì 13
+di Aprile Enrico rifece il suo ingresso nella città Leonina,
+ma la coronazione avvenne in fretta e in furia,
+e non fu salutata da alcun accento di gioia. Tutte le
+porte di Roma rimasero sbarrate, così che la moltitudine
+dei Romani non prese parte alla ceremonia; vi assistettero
+soltanto i loro deputati, ed Enrico V, anch’egli come
+l’avo suo, fu vestito delle insegne del Patriziato&#8205;<a class="tag" id="tag402" href="#note402">[402]</a>.
+Il Re costrinse il Papa a riprendere in mano la scritta
+del Privilegio acciocchè indi alla vista di tutti gliela
+porgesse nuovamente, in prova che quell’atto non gli
+era stato imposto, ma che lo aveva dettato di sua libera
+volontà. Lo scherno ferì sul vivo il clero, tuttavia il
+Papa volle lealmente mantener pace; spezzò l’ostia per
+<span class="pagenum" id="Page_405">[405]</span>
+sè e per Enrico, e mentre entrambi la consumavano,
+disse con accento d’intimo convincimento: «Sia separato
+dal regno d’Iddio chi vuol frangere questo patto.»
+</p>
+
+<p>
+Enrico V fu primo di tutti gli Imperatori romani
+che ricevesse in Roma la corona, senza aver posto
+piede nella Città propriamente detta. Di là delle mura
+di questa i Romani accompagnavano la coronazione sua
+con maledizioni e con voti di vendetta; e ben potevano
+essi paragonarlo a un ladro che erasi cacciato dentro
+al san Pietro e, appuntato il coltello al petto del Papa,
+era fuggito in gran furia, portandone via il diadema rubato.
+Appena coronato, Enrico, sempre diffidente, si
+prese statichi, andò al suo campo, levò le tende, trionfalmente
+mosse verso Tuscia per la stessa via che un
+tempo avevano battuto suo padre e l’avo suo, lasciò
+dietro di sè Roma che non aveva conquistato, ma che
+pur aveva domato al voler suo, e lasciò il clero vituperato
+e sbigottito, con sè recando il bottino della sua rapina,
+la pergamena pontificia che confermava il diritto di investitura.
+L’audacia di questo colpo di Stato spicca con
+luce chiara dal fondo tetro e oscuro della storia del quarto
+Enrico, ma non monda il suo figliuolo dalla macchia di
+spergiuro. Invertì egli le parti di Enrico IV e di Gregorio
+VII; il figlio di colui che meschinamente s’era
+prostrato nella polvere innanzi a un prete, avvinghiava
+il Papa con mano armata, lo sforzava a curvare il collo
+sotto la maestà regia, e in un breve istante otteneva
+ciò cui Enrico IV non aveva potuto giungere in sessanta
+battaglie. Per quanto la sua opera di violenza
+paia essere stata un fatto meramente casuale, essa fu
+invece conseguenza logica di ragioni istoriche; tuttavolta
+<span class="pagenum" id="Page_406">[406]</span>
+risultamenti in così rapido modo conseguiti non
+potevano essere di lunga durata, e l’avvilimento che
+Pasquale sofferse, non ebbe, come quello di Enrico IV,
+indole morale.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè il misero Papa, ancora sbalordito di quanto
+era avvenuto, rientrò nella Città, il popolo lo salutò con
+gioia fanatica, perocchè la testa di lui fosse cinta dell’aureola
+di martirio sofferto per la causa nazionale:
+così similmente, settecento anni più tardi, i Romani
+salutarono il loro Papa, allorquando tornò libero dalla
+prigionia in cui lo aveva tenuto un conquistatore straniero.
+Tanto fitta moltitudine di gente ingombrava le
+vie, che Pasquale giunse appena verso sera al Laterano&#8205;<a class="tag" id="tag403" href="#note403">[403]</a>.
+Lo sventurato poteva confortarsi di quell’apparenza
+ingannatrice che faceva credere a un rappacificamento
+di Roma col governo pontificio&#8205;<a class="tag" id="tag404" href="#note404">[404]</a>; ma quando
+fu rinsensato dal suo stordimento, nelle facce meste o
+imbroncite di coloro che lo circondavano lesse scritto
+l’avviso della lotta formidabile che adesso lo aspettava
+nel grembo istesso della Chiesa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_407">[407]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap1-8-4">§ 4.
+<span class="smaller">I Vescovi si rivoltano contro Pasquale II e contro il
+Privilegio. — Un Concilio raccolto in Laterano annulla questo
+ultimo. — I legati scomunicano l’Imperatore. — Alessio
+Comneno e i Romani. — Infeudazione data a Guglielmo duca
+normanno. — Muore la contessa Matilde. — Donazione di
+Matilde.</span></h4>
+
+<p>
+Un turbine d’indignazione si sollevò nel partito
+gregoriano. Vedeva esso crollata, per debolezza di un
+Papa, la grande opera che Gregorio VII aveva tirato su
+a forza di tante fatiche; i Cardinali, che non avevano
+diviso la prigionia di Pasquale, lo disprezzavano perciocchè
+non avesse preferito morire da martire anzichè
+sottomettersi al comando dell’Imperatore; addirittura
+chiamavano eresia ciò che il Pontefice aveva fatto, quantunque
+egli pur non fosse uscito della cerchia della
+disciplina ecclesiastica; chiedevano finalmente che si
+rompesse il trattato. Pasquale vide sorgere tutt’intorno
+a sè una discordia funesta; gli uomini zelanti lo minacciavano
+col dito teso, come se fosse stato un traditore
+di Dio, laonde l’infelice andava a nascondere il suo
+disperato dolore nelle solitudini di Terracina e dell’isola
+di Ponza.
+</p>
+
+<p>
+La Chiesa trovavasi rispetto a Pasquale nelle eguali
+condizioni in cui sarebbe uno Stato moderno di contro
+a un Principe che rompesse fede alla costituzione del
+regno; però nessun popolo ha mai combattuto le infrazioni
+commesse dal suo Re contro lo Statuto della nazione
+con pari energia e con forme rigidamente costituzionali
+e concesse dalla legge, sì come allora fecero la
+<span class="pagenum" id="Page_408">[408]</span>
+Chiesa e i suoi parlamenti. Giovanni di Tusculo e Leone
+di Ostia congregarono a Roma un Sinodo, nel quale
+si rinnovarono i decreti di Urbano e di Gregorio, e
+si protestò che il Privilegio dato ad Enrico V era nullo:
+a questo giudizio si associò con grande veemenza Brunone
+vescovo di Segni, che allora era in pari tempo
+abate di Monte Cassino&#8205;<a class="tag" id="tag405" href="#note405">[405]</a>. Si chiese a Pasquale che
+ritrattasse il Privilegio e che scomunicasse il Re; Vescovi
+forestieri alzarono incolleriti le loro voci; Giovanni
+di Lione bandì un Concilio della Chiesa gallica;
+i Legati pontificî congregarono Sinodi, e l’irritazione
+giunse a tanto veleno, che già si teneva discorso di destituire
+il Papa. Minacciava uno scisma, giacchè Pasquale
+non soltanto aveva per difensori tutti que’ Cardinali che
+avevano avuto parte ai suoi casi ed all’opera sua, ma
+tutti gli aderenti dell’Imperatore e finalmente quelli dei
+Vescovi, che pur essendo ortodossi, avevano animo temperato
+a moderazione: alla loro testa stava il celebre
+Ivone di Chartres&#8205;<a class="tag" id="tag406" href="#note406">[406]</a>. Pasquale, debole, impaurito, mal
+<span class="pagenum" id="Page_409">[409]</span>
+securo di sè stesso, scriveva lettere ai Vescovi fiammeggianti
+di zelo, procurando di ridurli alla calma; biasimava
+gli attacchi che Cardinali fanatici volgevano
+contro il capo supremo della Chiesa, e protestava penitente
+che stava studiando il modo di poter cancellare
+tutto quello che era avvenuto.
+</p>
+
+<p>
+Addì 18 Marzo del 1112 radunò in Laterano un Concilio;
+descrisse ciò che sofferto aveva, disse come fosse
+stato astretto ad accettar quella transazione; confessò
+che il Privilegio era stato cosa contraria al giusto,
+ma protestò che ei doveva lasciare al Concilio le cure
+di porvi riparo, avvegnaddio egli non iscomunicherebbe
+mai l’Imperatore, nè a cagion delle investiture gli
+darebbe molestia. Nell’ultima tornata ei si purgò eziandio
+della taccia che gli veniva data di eresia, facendo
+una solenne professione di fede e riconoscendo per giusti
+i decreti dei suoi antecessori: allora il Sinodo ad una
+sol voce, lui silente, protestò che il Privilegio era contrario
+ai canoni, e lo dichiarò annullato&#8205;<a class="tag" id="tag407" href="#note407">[407]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La storia di Enrico V e di Pasquale II offre un notevolissimo
+esempio della facilità con cui nelle cose politiche
+si conchiudono e si infrangono i patti, quand’anche
+sieno muniti di tutti i suggelli della religione.
+<span class="pagenum" id="Page_410">[410]</span>
+Non v’ha che la preponderanza di forza, la quale possa
+mantener fermo un trattato che sia dannoso all’una od
+all’altra delle parti contraenti, laonde, perchè abbia saldo
+cemento, si converrà sempre ch’esso possa ad entrambe
+recar profitto. Chi giudica con severa sentenza si chiederà
+quale fosse azione più biasimevole del Papa, se la
+prima in cui per paura o per compassione si lasciò strappare
+un trattato contrario ai canoni, oppure la seconda
+in cui paura e contrizione lo obligarono a infrangerlo.
+Se prima di far quest’ultima cosa Pasquale fosse disceso
+del trono, ei sarebbe stato pontefice men grande, ma
+più grand’uomo: rimasto papa, seguì la via più decorosa,
+ma che era cinta di pericoli gravissimi; diede al
+Concilio l’arbitrio di deliberare, e all’autorità di quello
+sottomise il Papato. Più non possiamo legger dentro al
+cuore di Pasquale per vedere qual miscela vi si contenesse
+di umiltà cristiana, di vergogna, di contrizioni,
+di debolezze umane, di collere; tuttavolta questo sappiamo,
+che egli resistette lunga pezza alle seduzioni del
+fanatismo, per il quale nessun giuramento è sacro. Il
+comportamento scevro di odio che adoperò verso lo
+spergiuro Enrico, durante la sua prigionia e dopo, gli
+dà diritto al titolo, ed è così raro! di sacerdote vero;
+laonde noi osiamo credere che quel suo comportamento
+derivasse altresì da sentimento cristiano, non soltanto
+da paura&#8205;<a class="tag" id="tag408" href="#note408">[408]</a>. I decreti del Concilio furono trasmessi all’Imperatore
+<span class="pagenum" id="Page_411">[411]</span>
+coll’invito che prestasse rinuncia alle investiture;
+Enrico V si rifiutò di darla, e nondimeno
+Pasquale si tenne lungo tempo in corrispondenza epistolare
+con lui&#8205;<a class="tag" id="tag409" href="#note409">[409]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ciò che Pasquale ricusò di fare, fecero i suoi nunzî.
+I legati <i>a latere</i>, che i Pontefici mandavano da loro
+<i>alter ego</i> in tutte le province della Chiesa, conseguirono,
+da dopo di Nicolò II e di Gregorio VII, una potenza
+inaudita. Temuti da tutti, da’ Principi del paro che dai
+Vescovi e dalle comunità, superbi e avari, furono (secondo
+l’aperta confessione che ne fa san Bernardo) il
+flagello de’ paesi, dai quali smungevano denaro, istessamente
+di quello che avevano fatto i Proconsoli di Roma
+antica; ma ajutarono i Papi ad assoggettarsi le corti
+dei Re e i Concilii delle Chiese nazionali. Il loro officio
+diventò scuola della finissima arte politica di Roma, ed
+eglino furono i veri e propri uomini di Stato di quella
+età. Conone di Preneste, appena che a Gerusalemme
+ricevette nuova dei casi di Roma, ebbe, nella sua dignità
+di legato pontificio, la temerità di scomunicare l’Imperatore.
+Guido, arcivescovo di Vienne e vassallo di Enrico,
+<span class="pagenum" id="Page_412">[412]</span>
+congregò nell’Ottobre 1112 un Concilio, dichiarò che
+la concessione delle investiture per mano de’ laici era
+cosa ereticale, condannò il privilegio, scagliò l’anatema
+contro Enrico V come contro un novello Giuda, e
+chiese a Pasquale che confermasse siffatte decisioni, se
+no minacciando rifiutargli obbedienza&#8205;<a class="tag" id="tag410" href="#note410">[410]</a>. L’irritazione
+del clero contro di Enrico, alla quale prendevano parte
+anche molti Romani, incoraggì in questo tempo l’Imperatore
+greco a tentare di trar nuovamente in campo
+le pretese antiche di Bisanzio. Alessio Comneno, monarca
+avventurato e prudente, vedeva consolidato adesso
+il suo Impero per opera delle Crociate, le quali, colla
+fondazione del Regno di Gerusalemme e di altri Stati
+di Siria, gli avevano eretto un baluardo di difesa contro
+a’ Turchi: mandò dunque suoi ambasciatori a Roma, si
+dolse della disgrazia del Papa, felicitò i Romani della
+loro resistenza contro un ladro usurpatore, ed espresse
+il desiderio che gli fosse conferita la corona secondo il
+diritto antico. I Romani vollero dare un segno di protesta
+politica contro ad Enrico, mandando effettivamente a
+Bisanzio con magnificenze grandi un’ambasceria, affine
+di trattarvi della coronazione: però il Papa non prese
+parte a questo atto, e fu soltanto la nobiltà romana, ancora
+independente e dominatrice, la quale colse questa
+opportunità per far mostra pomposa di sè&#8205;<a class="tag" id="tag411" href="#note411">[411]</a>.
+.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_413">[413]</span>
+</p>
+
+<p>
+Pasquale II del resto potè godere in Roma di qualche
+anno di tranquillità; solamente andò parecchie volte
+nelle Puglie, per vigilare colà a guardia dei diritti della
+Chiesa. Addì 15 Ottobre 1114 tenne un Concilio a Ceperano,
+e in questo luogo, dove Gregorio VII aveva un
+tempo investito di possedimenti Roberto Guiscardo, egli
+diede le Puglie, le Calabrie e la Sicilia in feudo a Guglielmo
+duca, ch’era succeduto a Rogero di Puglia&#8205;<a class="tag" id="tag412" href="#note412">[412]</a>.
+Di questa guisa la Chiesa, nelle sue condizioni ognor
+più malagevoli, cercava di conservarsi l’appoggio dell’Italia
+normanna, di cui continuava ad essere sovrana
+territoriale, e frattanto la morte che avveniva della
+grande Contessa le sgombrava la prospettiva di tor
+possedimento di altre terre che già le erano state lasciate
+in legato.
+</p>
+
+<p>
+Nel giorno 24 Luglio dell’anno 1115 Matilde morì
+a’ suoi sessant’anni nel castello di Bondeno dei Roncori,
+vicin Canossa, avendo fatto erede de’ suoi beni il Pontefice.
+<span class="pagenum" id="Page_414">[414]</span>
+La celebre donazione di Matilde, uno dei più fatali
+doni di cui la storia registri ricordanza, fu a’ suoi tempi
+il pomo della discordia che una femmina gittò fra i
+Papi e gli Imperatori. Da dopo di Pipino nessun’altra
+donazione ha avuto importanza eguale di questa; e
+sull’una e sull’altra si avvolge un egual buio. Mai non
+si giunse a capo di definire i suoi veri confini geografici
+o politici, e a buona ragione induce a meraviglia il fatto
+che il documento in cui s’ebbe compilato la donazione
+di Matilde non contenga pur una sola determinazione
+di luoghi, laddove negl’istromenti di donazione di quel
+tempo i territorî sieno descritti con esattezza scrupolosa&#8205;<a class="tag" id="tag413" href="#note413">[413]</a>.
+Una prima donazione Matilde aveva fatto a
+Gregorio VII, ma la seconda scrittura nota che quella
+<span class="pagenum" id="Page_415">[415]</span>
+antica carta era andata smarrita, e perciò Matilde,
+ai 17 Novembre dell’anno 1102, in Canossa, consegnava
+in mano di Bernardo, cardinale legato, una
+nuova pergamena, nella quale lasciava alla Chiesa romana
+tutti i beni che ella possedeva di qua e di là dei
+monti, a suffragio dell’anima sua e di quelle de’ suoi parenti&#8205;<a class="tag" id="tag414" href="#note414">[414]</a>.
+La critica assennata ha da lunghissimo tempo
+ripudiato la opinione che Matilde abbia potuto tenere in
+non cale tutti i concetti giuridici che dominavano al
+tempo suo, e ch’ella donasse al Papa anche i grandi
+feudi imperiali che i suoi antenati avevano posseduto,
+quali erano i Margraviati di Tuscia, di Spoleto e di Camerino,
+<span class="pagenum" id="Page_416">[416]</span>
+e Mantova, Modena, Reggio, Brescia, Parma&#8205;<a class="tag" id="tag415" href="#note415">[415]</a>.
+Ma se la donazione si sia pur soltanto ristretta ai soli
+beni allodiali di lei, che si stendevano dal Po fin giù
+basso al Liri, non era a quel tempo sempre possibile di
+definire i limiti che distinguevano allodio da feudo;
+laonde la Chiesa potè ben giovarsi di siffatte incertezze
+per dar maggiore ampiezza ai suoi titoli.
+</p>
+
+<p>
+L’accortezza di Gregorio VII aveva destinato ai
+Papi il retaggio di Matilde; nè soltanto doveva con
+esso restaurarsi il decaduto Stato della Chiesa, ma dovevasi,
+per via di quello, porre una larga base alla sua
+signoria sull’Italia. Se i Papi, che avevano fatto dell’Italia
+meridionale un feudo di san Pietro, avessero potuto
+porsi eziandio in possesso dei beni di Matilde, e far
+trasmettere a sè anche i suoi feudi imperiali, pressochè
+tutta Italia sarebbe diventata loro vassalla, e il dono
+di Costantino si sarebbe quasi tramutato di favola in
+realtà. La donazione di Matilde, qualunque abbia potuto
+esserne il tenore, sarà sempre un capolavoro dell’arte
+politica de’ Papi; sennonchè lunghi anni trascorsero
+prima che eglino potessero impadronirsi soltanto della
+più piccola parte di quella eredità. Tre pretendenti ne
+disputarono ad essi la successione. Anzi tutti furono le
+città che avventuratamente conseguirono la loro autonomia;
+quelle di Tuscia, Pisa, Lucca, Siena, Firenze,
+<span class="pagenum" id="Page_417">[417]</span>
+Arezzo (che ancor durante il reggimento di Matilde
+erano giunte a darsi costituzione di republica) diventarono
+più tardi pienamente libere; nè Papa alcuno mosse
+pretensioni su di esse, nè vantò diritti sopra Modena,
+Reggio, Mantova, Parma, laddove Ferrara continuò ad
+essere feudo vero della Chiesa, dacchè questa ne aveva
+investito Tedaldo avo di Matilde. Gli altri pretendenti
+furono Guelfo V di Baviera, come marito di Matilde, ed
+Enrico V, come imperatore e parente della casa di Lotaringia.
+Appena Enrico ebbe l’annunzio che la Contessa
+era morta, egli si apprestò a scendere in Italia per prendersi
+i beni di lei: quanto a Pasquale, non potè egli
+impadronirsi mai di una sol zolla delle terre di Matilde,
+e l’eredità della celebre Contessa per lunga pezza continuò
+ad essere fra i successori di quel Papa e gli Imperatori
+il subbietto pratico della lotta, nella quale la grande
+controversia combattuta fra la podestà spirituale e
+la podestà civile, trovò indefessamente esca novella&#8205;<a class="tag" id="tag416" href="#note416">[416]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_419">[419]</span></p>
+
+<h3 id="cap2-8">CAPITOLO SECONDO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap2-8-1">§ 1.
+<span class="smaller">Pasquale II condanna il Privilegio. — I Romani si
+sollevano, causa l’elezione del Prefetto urbano. — Pier Leone. — Sua
+rocca presso al teatro di Marcello. — La diaconia di
+san Nicola in Carcere. — Defezione della Campagna. — Enrico
+V viene a Roma. — Pasquale fugge. — Burdino di Braga. — Tolomeo
+di Tusculo. — Pasquale II ritorna e muore. — Monumenti
+di lui nella Città.</span></h4>
+
+<p>
+La pace fu rotta in Roma di già nell’anno 1116:
+Enrico V calò in Lombardia, e Pasquale, premuto dalla
+contrarietà di tutti quanti i Vescovi, nel Concilio tenuto
+in Laterano addì 6 di Marzo, condannò con solenne
+anatema il Privilegio delle investiture, protestando che
+gli era stato sorretto colla violenza&#8205;<a class="tag" id="tag417" href="#note417">[417]</a>. Fallì la conciliazione
+<span class="pagenum" id="Page_420">[420]</span>
+cui l’Imperatore aveva cercato di giungere colla
+mediazione di Ponzio abate di Cluny: per vero dire il
+Papa ricusò di far sì che il Concilio scomunicasse Enrico,
+ma non si oppose che i suoi legati gli scagliassero
+contro l’anatema, e tollerò che Giovanni arcivescovo di
+Milano annunciasse nel duomo di questa città che l’Imperatore
+era scomunicato: per parte sua non fe’ che dichiarare
+come soltanto un Concilio potrebbe cancellare
+quelle censure dei Vescovi&#8205;<a class="tag" id="tag418" href="#note418">[418]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mentre adesso gli ambasciatori di Enrico negoziavano
+col Papa, eglino in gran secreto se la intendevano
+coi Romani, i quali (tanta era l’incostanza di questo
+popolo!) facevano voti che l’Imperatore venisse. I
+Romani erano presi da accessi momentanei di collera
+contro l’Impero, laddove eterno era il loro maltalento
+contro la podestà pontificia; e la morte del Prefetto urbano
+offeriva loro, giusto in adesso, opportunità di venire
+ad aperta ribellione. I maggiorenti romani a questa età
+intendevano con avido occhio alla Prefettura, sì come
+i loro antenati avevano ambito il Consolato, avvegnaddio
+il giudice criminale di Roma fosse persona fornita
+di influenza massima. Gli occhi di tutti si figgevano sul
+Prefetto della Città, allorquando nelle processioni solenni,
+circondato da’ suoi giudici, moveva a’ fianchi del Papa,
+vestito con abiti di foggia fantastica, dalmatica di seta
+rossa ad ampie maniche, mantello magnifico trapunto
+<span class="pagenum" id="Page_421">[421]</span>
+in oro, mitra di velluto porporino in capo, brache che
+da una gamba erano di panni d’oro, dall’altra di panni
+rossi&#8205;<a class="tag" id="tag419" href="#note419">[419]</a>. Per solito l’elezione di quel magistrato, come
+quella del Papa, dava occasione a furibonde lotte di
+partiti. Dopo che l’eletto s’era fatto vedere dall’alto
+di una cattedra al popolo plaudente, ed aveva giurato
+le leggi di Roma, era costume di condurlo processionalmente
+al Papa, il quale lo confermava; finalmente
+un legato dell’Imperatore, fornito di pieni poteri, gli
+concedeva l’investitura, dandogli per insegne l’aquila
+imperiale e la spada nuda. L’imperatore lo teneva in
+conto di vicario suo nella Città, ma eziandio i Papi
+avevano il diritto di confermarlo; desideravano essi fervidamente
+di togliere all’Imperatore l’investitura del
+più importante officio cittadino, e ogni qual volta i
+tempi ne diedero loro agio, nominarono il Prefetto di
+loro propria autorità&#8205;<a class="tag" id="tag420" href="#note420">[420]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_422">[422]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quando, sulla fine di Marzo dell’anno 1116, venne
+a morte Pietro prefetto della Città, Pasquale volle dare
+quella dignità a un figliuolo di Pier Leone, ma la fazione
+imperiale e il popolo, il quale odiava questo ricco
+ottimate, levò a prefetto il figliuolo di Pietro, ch’era in
+pari tempo nipote di Tolomeo di Tusculo&#8205;<a class="tag" id="tag421" href="#note421">[421]</a>. Il Papa
+si prese le insegne della Prefettura e volle mettere in
+carica il suo candidato; ma nel giovedì santo, mentre
+Pasquale pontificava in Laterano, il partito popolare si
+cacciò dentro della chiesa, gli presentò Pietro suo giovine
+candidato, e con alte grida chiese che lo confermasse. La
+audace invasione sturbò la santa funzione, e una fiera
+disputa si appiccò tutt’all’intorno di un ragazzo arrogante
+vestito a gramaglia, il quale domandava di diventar
+prefetto di Roma. Il Papa congedò i tumultuanti
+rimettendoli a un altro dì; eglino uscirono del Laterano
+con rumori e con minacce, e Roma si divise in due
+fazioni, per le quali presero parte financo i Conti della
+Campagna&#8205;<a class="tag" id="tag422" href="#note422">[422]</a>. La sollevazione crebbe duranti le feste,
+<span class="pagenum" id="Page_423">[423]</span>
+e si tramutò in guerra civile. Allorquando il Papa nella
+domenica di Pasqua stava movendo al san Pietro, incontrò
+presso al ponte di Sant’Angelo i Romani, che con
+grandi clamori gli presentarono nuovamente il figliuolo
+del Prefetto e ripeterono la domanda che gli desse l’investitura.
+Accesi di furore, minacciarono di scagliarsi
+sulla comitiva del Pontefice, e la processione, tornando
+al Laterano, donde era partita, fu dal Campidoglio perseguitata
+a sassate. Il giovine candidato vestì i distintivi
+della Prefettura&#8205;<a class="tag" id="tag423" href="#note423">[423]</a>; s’attaccò zuffa per le vie; torri e
+case furono distrutte, chiese saccheggiate; eccessi d’ogni
+fatta furono commessi&#8205;<a class="tag" id="tag424" href="#note424">[424]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il popolo pose assedio alla rocca di Pier Leone, ma
+essa era una delle più salde della Città. Il grande teatro
+di Marcello, nella cui strettissima vicinanza stavano le
+torri dei Pierleoni, s’acconciava mirabilmente ad uso di
+castello, e la prossimità del Tevere, e i ruderi di grandi
+portici, precisamente di quello chiamato <i>Octavia</i>, rendevano
+<span class="pagenum" id="Page_424">[424]</span>
+ancor più munito quel luogo, ch’era situato fra il
+fiume e il Campidoglio&#8205;<a class="tag" id="tag425" href="#note425">[425]</a>. È cosa degna di nota che i
+Pierleoni, uomini nuovi di origine ebraica, avessero conservato
+od altrimenti avessero posto le loro residenze nel
+Transtevere, presso l’antico ghetto, accanto del ponte
+che univa la Città all’isola ed era appellato <i>Pons Judaeorum</i>
+dagli Israeliti i quali allora abitavano vicino di
+quello. Nocciolo di mezzo della loro rocca era il teatro,
+ma le loro case edificate a foggia di torri, si stendevano
+lungo il fiume fino a san Nicola <i>in Carcere</i>, diaconia
+antica, che era stata costruita sopra ruine di un bellissimo
+tempio&#8205;<a class="tag" id="tag426" href="#note426">[426]</a>. Questa chiesa dura ancora oggidì, ma
+i palazzi dei Pierleoni sparvero; le loro torri si tramutarono
+<span class="pagenum" id="Page_425">[425]</span>
+in case di abitazione, e nelle parti che tuttavia
+ne avanzano trovansi oggidì collocati il macello di
+bufali e i fondachi di ferravecchi che vi tengono gli
+Ebrei del prossimo ghetto. Così le dimore di una famiglia
+di superbi Senatori e di Consoli dei Romani tornarono
+(mirabile ironia della sorte!) all’uso cui quel luogo aveva
+in origine servito; e là, dove sotto la protezione di
+signori potenti, ebrei di origine, morì il celebre Papa
+che predicò le Crociate, là dove dalla casa stessa dei Pierleoni
+uscì un Pontefice, oggidì gli Israeliti tornano ad
+ammonticchiare la loro mercanzia di ciarpami, parimenti
+di quello che ebbero fatto gli antenati di Pietro
+Leone e di Anacleto II: così ei sembra che oggidì ancora
+quelle genti tolgano vendetta dell’antica famiglia
+la quale ebbe rinnegato la fede del loro popolo&#8205;<a class="tag" id="tag427" href="#note427">[427]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Pier Leone con grandi instanze invocò il Pontefice
+che tornasse, affine di aiutarlo: infatti dopo una seria
+sconfitta toccata al suo partito, Pasquale era fuggito ad
+Albano, e in quelle sue difficoltà aveva profuso beni ecclesiastici,
+<span class="pagenum" id="Page_426">[426]</span>
+regalandone i Baroni, e specialmente dando
+Aricia in feudo a Tolomeo&#8205;<a class="tag" id="tag428" href="#note428">[428]</a>. Le milizie del Papa pertanto
+entrarono adesso in Roma; la fazione avversa fu
+battuta, si fece prigioniero il giovine Prefetto, e già lo
+si aveva tratto a Castel Fumone, quando l’infido Tolomeo
+repentinamente prendeva d’assalto sull’Algido i Pontificî,
+riponeva in libertà il nipote, e faceva prigioniere le genti
+stesse del Papa. Le defezione di Tolomeo diè il segno
+della insurrezione alla Campagna; i Romani con nuovo
+accanimento posero assedio alla rocca di Pier Leone, e
+papa Pasquale cercò sicurezza nelle torri di Sezza, sui
+monti Volsci. Gli ottimati ribelli invitarono allora Enrico
+a venirsene a Roma, ed egli mandò loro lettere e regali,
+sperando che, in tanta angustia, il Pontefice si sarebbe
+fatto più pieghevole verso di lui. La sollevazione di Roma
+fu veramente così impetuosa, che si dee meravigliare
+come allora non venisse fatto ai Romani di darsi una
+costituzione di libertà; per lo contrario la guerra delle
+fazioni cessò col finire dell’estate, e Pasquale, che era
+venuto di Benevento con soldatesche, potè, se non altro,
+entrare nel Transtevere&#8205;<a class="tag" id="tag429" href="#note429">[429]</a>. È incerto se conchiudesse
+<span class="pagenum" id="Page_427">[427]</span>
+un accordo coi Romani, poichè riconobbe Pietro per
+prefetto; certo si è che la città di Roma, ossia la nobiltà
+che vi teneva dominio, s’era allora in sostanza
+resa independente dal Papato.
+</p>
+
+<p>
+Però adesso veniva l’Imperatore, e l’afflitto Papa,
+simile ad una fiera che senza posa è perseguitata in caccia,
+dovette prendere nuovamente la fuga. Enrico V, irritato
+per ciò che gli sforzi dei suoi ambasciatori erano
+caduti a vuoto, voleva ancora una volta costringere il
+Pontefice a prestargli obbedienza, avvegnaddio Pasquale
+avesse chiesto che l’Imperatore si assoggettasse alla
+sentenza di un Concilio, e il figliuolo di Enrico IV fosse
+ammaestrato abbastanza per bene di quel che valessero
+cotali artificî. Sulla Pasqua dell’anno 1117 capitò egli,
+ma non coll’aspetto di nemico della Chiesa, sibbene
+di uno che con grande umiltà cercava di porre termine
+in buona amicizia alla controversia dell’investitura;
+tuttavolta il Papa sbigottito se la diè a gambe,
+ricoverandosi a Monte Cassino e a Benevento. Beraldo
+abate di Farfa, Giovanni Frangipane e Tolomeo si posero
+subito dalla parte di Enrico; egli conquistò alcune
+città pontificie, e i Romani, festanti o impauriti che
+fossero, spalancarono le porte al loro nemico d’altro
+tempo. I suoi aderenti gli avevano preparato un vero
+ingresso trionfale; e l’Imperatore a cavallo traversò
+colla moglie sua le vie di Roma messe a feste, plaudito
+dal popolo, accolto da processioni scismatiche: però non
+un Cardinale, non un Vescovo solo furono a salutarlo&#8205;<a class="tag" id="tag430" href="#note430">[430]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_428">[428]</span>
+</p>
+
+<p>
+Fece egli ogni sua possa per guadagnare a sè il
+clero: alcuni Cardinali e Bardino arcivescovo di Braga,
+legato di Pasquale, vennero con lui a negoziati, ma ogni
+conciliazione fallì, poichè egli si rifiutò di dar rinuncia
+al diritto di investitura. Nel giorno di Pasqua
+l’Imperatore si recò al san Pietro, ma non passò dal
+ponte di Adriano, di cui il castello era tenuto dai Pontificî,
+sibbene traghettò il fiume per barca. Congregò un
+parlamento, cui intervennero eziandio alcuni Cardinali;
+si dolse dell’assenza del Papa, e manifestò i voti che
+egli faceva, acciocchè si ricomponesse pace fra la Chiesa
+e lo Stato. Con un discorso magniloquente celebrò i
+beneficî che recherebbe la concordia fra i due Principi
+della Cristianità; la gloria dell’uno, diceva, sarebbe
+gloria dell’altro; l’unione delle loro forze incuterebbe
+terrore a tutti; a loro volgerebbero lietamente lo
+sguardo il Senato, i Consoli, la nobiltà, tutti i buoni
+abitatori della Città e del mondo; «i Goti, i Galli, gli
+Spagnuoli, gli Africani, i Greci, i Latini, i Parti, gli
+Indi, gli Arabi, o ci temerebbero o ci amerebbero. Ma
+ahimè! d’altra fatta sono le azioni nostre, e d’altra
+specie frutto ne raccogliamo»&#8205;<a class="tag" id="tag431" href="#note431">[431]</a>. Risposero i Cardinali
+con un coraggioso discorso, nel quale contrapposero come
+veramente stessero le cose, e tratteggiarono il quadro
+delle violenze da lui commesse. Detto ciò, ricusarono di
+<span class="pagenum" id="Page_429">[429]</span>
+coronarlo per la festività, avvegnachè giovi sapere che
+le quante volte gli Imperatori erano a Roma nei giorni
+delle maggiori feste religiose solevano farsi mettere in
+capo dal Papa il diadema, per andare indi in processione
+attraverso la Città. Sennonchè Burdino, come l’ambizione
+lo sospingeva, compiè, da legato pontificio, una
+tale ceremonia, ed Enrico potè festeggiare la Pasqua con
+grandissima pompa. Quasi tutta Roma ei si guadagnò a
+forza d’oro, confermò nell’officio il giovine Prefetto&#8205;<a class="tag" id="tag432" href="#note432">[432]</a>,
+e financo avvinse a sè con vincoli di parentela la più
+potente famiglia del ceto de’ Capitani. Tolomeo tenne
+ad alto onor suo, che l’Imperatore gli desse in moglie
+la sua illegittima figliuola Berta. Quel Conte, figlio di
+Tolomeo I di Tusculo, mirava con orgoglio ai duecento
+anni di gloria della sua famiglia, la quale, come attestava
+Pietro nipote di lui, diacono a Monte Cassino,
+discendeva per diritta linea dalla gente Giulia e dagli
+Ottavî&#8205;<a class="tag" id="tag433" href="#note433">[433]</a>. Enrico confermò al Conte, mercè una pergamena
+<span class="pagenum" id="Page_430">[430]</span>
+imperiale, il possedimento di tutti i beni che
+egli aveva avuto in eredità dal suo avo Gregorio; lo
+pose quasi sotto la dipendenza diretta dell’Impero,
+e di tal maniera collocò minaccioso alle porte del Papato
+il Tusculano avversario antico di questo. Grande
+era la potenza di Tolomeo rispetto allo Stato della
+Chiesa, chè il suo dominio si stendeva dalla Sabina al
+mare, per modo che il «Dittatore di Tusculo», duca
+e console di tutti i Romani, ha apparenza di principe
+vero del Lazio. E i Tusculani guerreggiarono per loro
+proprio conto contro i cittadini di Gaeta, e da principi
+independenti conchiusero indi con essi de’ trattati, giusta
+i quali concessero a quella Repubblica sicurezza di traffici
+nel loro territorio&#8205;<a class="tag" id="tag434" href="#note434">[434]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto Pasquale teneva a Benevento un Concilio,
+<span class="pagenum" id="Page_431">[431]</span>
+in cui scomunicava Burdino. A sue instanze, il Principe
+di Capua mandò milizie nelle terre romane; ma quantunque,
+omai intorno alle Pentecoste, l’Imperatore fosse
+partito per la Toscana, bastarono i vassalli di Tusculo
+ed alcuni Tedeschi a far voltar loro le calcagna&#8205;<a class="tag" id="tag435" href="#note435">[435]</a>.
+Soltanto nell’autunno Pasquale potè muovere di Benevento
+con un esercito maggiore, e avanzarsi fino ad
+Anagni. Il Papa, vecchio e infermo, celebrò le feste di
+Natale a Palestrina, sotto la protezione di Pietro Colonna,
+cui può darsi che, costrettovi da necessità, avesse confermato
+il possesso di quella città. Il suo partito andò
+rafforzandosi, e alcuni Baroni ch’egli si amicava lo
+ricondussero a Roma, dove le fazioni ferocemente combattevano
+le une contro alle altre&#8205;<a class="tag" id="tag436" href="#note436">[436]</a>. Al giungere di lui,
+che entrò in Transtevere con milizie fresche, n’ebbero
+spavento l’Abate di Farfa e Tolomeo; i Romani stesero
+le braccia a Pasquale, e già si aveano volte le macchine
+di guerra contro il san Pietro, nel quale il Prefetto stavasi
+trincerato con molti Consoli, allorquando il Papa
+sentì mancarsi le forze, e venne in fin di vita&#8205;<a class="tag" id="tag437" href="#note437">[437]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_432">[432]</span>
+</p>
+
+<p>
+E morendo, esortò i Cardinali alla concordia, alla
+prudenza, ed a resistere contro le «oltracotanze dei Tedeschi»;
+indi, nella notte del 21 Gennaio 1118, otto dì
+dopo il suo ritorno, esalò l’ultimo fiato: morì in un
+edificio prossimo alla porta di bronzo del castel Sant’Angelo&#8205;<a class="tag" id="tag438" href="#note438">[438]</a>,
+e poichè i nemici s’accampavano nel san
+Pietro come in una trincea, il morto dovette esser sepolto
+in Laterano. Il pontificato di Pasquale II fu pieno
+di miserie, e sconvolto di tumulti tali, onde furono funestati
+pochi reggimenti prima del suo: non soltanto egli
+venne tratto in lotta contro l’Imperatore, ma sofferse
+costantemente di ribellioni, e vide financo sollevata
+contro di sè tutta la Chiesa. Nessun mausoleo serba più
+ricordanza dello sventuratissimo Papa, il quale fu angustiato
+fin nella tomba dal figliuolo di quell’Imperatore,
+che Gregorio VII aveva cacciato entro la fossa colla
+sua maledizione in fronte. A monumento di lui esiste
+oggidì ancora in Roma qualche chiesa che egli restaurò:
+san Bartolomeo nell’isola Tiberina e santo Adriano
+nel Foro (pur sempre chiamato anche a questo tempo <i>in
+tribus Fatis</i>). Vi si aggiunge santa Maria in Monticelli,
+e probabilmente eziandio san Clemente, di cui Pasquale
+<span class="pagenum" id="Page_433">[433]</span>
+era stato cardinale. La sua opera migliore fu la rinnovata
+chiesa dei Quattro Coronati sul Celio, che l’incendio
+normanno aveva distrutta; ed egli la consecrò
+ai 20 di Gennaio, poco tempo prima che fuggisse davanti
+a Enrico V: tuttavia, la forma che essa ha odiernamente
+deriva da tempo più tardo.
+</p>
+
+<p>
+Di tal guisa Pasquale, ad onta di tante difficoltà che
+lo premettero, fu il primo Pontefice che, dopo un periodo
+lungo di inoperosità, intraprendesse a edificare in Roma
+in un tempo nel quale non andava giorno che la guerra
+delle fazioni non devastasse monumenti antichi e
+chiese&#8205;<a class="tag" id="tag439" href="#note439">[439]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap2-8-2">§ 2.
+<span class="smaller">Elezione di Gelasio II. — I Frangipani prendono di
+assalto il Conclave. — Prigionia e salvamento del Papa. — Enrico
+V viene a Roma. — Gelasio fugge. — L’Imperatore
+eleva al pontificato Burdino, con nome di Gregorio VIII. — Fa
+ritorno al settentrione. — Gelasio II viene a Roma, per
+chiedervi protezione. — I Frangipani lo assalgono una seconda
+volta. — Egli fugge in Francia. — L’infelice vecchio
+muore a Cluny.</span></h4>
+
+<p>
+Il Cardinale di santa Maria in Cosmedin fu in gran
+fretta chiamato di Monte Cassino a Roma, per esservi
+fatto papa. Giovanni di Gaeta, nato di illustre famiglia,
+monaco sotto il governo di Oderisio abate, si era ornato
+di sì eletta dottrina in quella scuola di Benedettini, e
+<span class="pagenum" id="Page_434">[434]</span>
+vi aveva conseguito tanta fama di eloquenza e di bello
+stile, che Urbano II l’aveva fatto venire a Roma e
+tolto per suo cancelliere: al tempo di Pasquale II era
+stato nominato arcidiacono. Colla sua temperanza d’animo
+aveva difeso questo Papa dai zelatori, e forse fu
+egli il quale impedì che scoppiasse lo scisma, e che si
+venisse ad un’aperta rottura coll’Imperatore; tuttavolta
+dalla fortezza di un uomo che s’era educato all’insegnamento
+dei grandi tempi di Gregorio VII e
+di Urbano, il partito cattolico poteva confidare che
+nella controversia delle investiture avrebbe sostenuto a
+spada tratta il principio della libertà di elezione&#8205;<a class="tag" id="tag440" href="#note440">[440]</a>. Il
+Conclave si raccolse in santa Maria in Pallara, sul Palatino:
+questo convento, che era a tiro della rocca dei
+Frangipani, apparteneva alla Curia, la quale lo aveva
+concesso a Monte Cassino; ed in esso dimorava Giovanni
+di Gaeta, sì come prima di lui vi aveva abitato Federico
+di Lotaringia, innanzi che fosse assunto a papa&#8205;<a class="tag" id="tag441" href="#note441">[441]</a>.
+L’elezione avvenne in gran secreto; volevasi mandare
+a esecuzione ciò che aveva prescritto il decreto di Nicolò
+II; l’elezione doveva avvenire per opera dei Cardinali,
+<span class="pagenum" id="Page_435">[435]</span>
+nè si doveva aver riguardo a diritti imperiali
+qualsiansi.
+</p>
+
+<p>
+Ai 24 Gennaio dell’anno 1118 Giovanni fu acclamato
+papa, unanimi tutti, e ricevette nome di Gelasio
+II. Invano il vecchio infermiccio fe’ tutto quanto
+stava in lui per iscansare la tiara, chè essa era cosa poco
+ambita in un tempo nel quale non vi aveva quasi un sol
+Papa che non diventasse persona di tragedia: però egli
+non potè venir subito consecrato, poichè, essendo diacono,
+dovevano prima ordinarlo prete, e, per far questo era
+mestieri che trascorressero le tempora di Marzo. Il neoeletto
+aveva appena rivolto la mente a meditare tristamente
+sulle sciagure cui andava incontro, che già le
+porte del Conclave cadono abbattute; Romani furibondi
+si cacciano dentro di quelle stanze colle spade nude
+in mano; un novello Cencio afferra il vecchio per la gola,
+lo atterra, lo calpesta colle calcagna armate di sproni,
+e fra oscene bestemmie lo trascina fuor della chiesa,
+intanto che i suoi vassalli accalappiano con funi Cardinali
+fuggenti, oppure li gettano abbasso dei loro muletti.
+Il Conclave s’era raccolto proprio dentro il covo della
+belva; forse meglio gli elettori avrebbero fatto a porsi
+sotto la protezione di Pier Leone, ma essi non si fidavano
+più di questo potente Console, poichè può darsi
+che fin d’allora egli vagheggiasse di por la tiara in
+capo del figliuol suo. Nessuna famiglia di nobili si manteneva
+lunga pezza fedele ad una stessa bandiera; nemici
+acerbi del Papa, si tramutavano in vassalli suoi
+fervidissimi, e in breve tempo, con altrettanta prestezza,
+già dimenticavano di esserlo mai stati. Forse i Cardinali
+avevano promesso ai Frangipani, aderenti dell’Impero,
+<span class="pagenum" id="Page_436">[436]</span>
+che eleggerebbero un candidato della loro fazione; e
+conseguenza di vedersene ingannata era l’opera brutale
+che una famiglia di Consoli romani compieva, ad imitazione
+del colpo di Stato di Enrico V&#8205;<a class="tag" id="tag442" href="#note442">[442]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gelasio fu gettato in una torre di Cencio Frangipane,
+carico di catene, tutto sanguinoso, più morto che vivo:
+e forse l’afflitto vecchio avrà invocato veramente la morte.
+Ma il popolo si sollevò, le milizie delle dodici Regioni,
+le genti del Transtevere e dell’isola corsero all’armi:
+il prefetto Pietro, che or s’era riconciliato con Pier
+Leone, questi colla sua numerosa famiglia, Stefano dei
+Normanni, ed altri nobiluomini parteggianti pel Papa,
+si congregarono in Campidoglio, seguiti da’ loro clienti&#8205;<a class="tag" id="tag443" href="#note443">[443]</a>.
+Chiesero che Giovanni fosse loro reso, ed allora il
+<span class="pagenum" id="Page_437">[437]</span>
+malandrino sciolse i ceppi del suo prigioniero, gli si gettò
+a’ piedi e ne ottenne l’assoluzione. Si ripetè così quasi
+a pennello la scena selvaggia della vita di Gregorio VII,
+e rapidamente come allora era avvenuto, la tragedia
+si cambiò in giorno di esultanza. Roma si parò a festa;
+fecero montare sopra un bianco muletto il Papa liberato,
+e fra grida di giubilo lo condussero in Laterano, dove
+ricevette gli omaggi dei Romani. Ne avrà egli pianto
+di commozione, o ne avrà sorriso con amarezza&#8205;<a class="tag" id="tag444" href="#note444">[444]</a>?
+la storia ha essa mai registrato di qualsiansi altri Principi
+un accoppiamento eguale di debolezza e di onnipotenza,
+com’è questo che si incontra nei Papi del medio
+evo?
+</p>
+
+<p>
+Dopo di un cominciamento così orribile del suo pontificato,
+Gelasio II godette appena di un mese di pace in
+Roma. I Frangipani non posero tempo in mezzo, fecero
+noto all’Imperatore che, senza il consentimento suo,
+era stato assunto un Papa, e gli chiesero che venisse
+a Roma. Enrico V, cui per tutte le ragioni premeva di
+affermare precisamente adesso la efficacia del suo diritto
+regio nell’elezione pontificia, cui stava molto a cuore di
+porre sulla cattedra apostolica uno che avesse riconosciuto
+per valido il Privilegio di Pasquale, partì in fretta
+e in furia del suo campo del Po con poca soldatesca, e
+<span class="pagenum" id="Page_438">[438]</span>
+nella notte dei 2 di Marzo Gelasio si destò in sussulto
+all’annunzio che il formidato Imperatore era smontato nel
+portico del Vaticano&#8205;<a class="tag" id="tag445" href="#note445">[445]</a>. Un panico terrore s’impadronì
+della Curia, e il Papa che in passato aveva diviso anch’egli
+con Pasquale la prigionia, ora si vedeva minacciato
+di pari sorte. Lo si adagiò a cavallo, ed egli
+fuggì del Laterano, e corse a nascondersi nella torre del
+romano Bulgamino, posta a santa Maria, nella Regione
+di Sant’Angelo&#8205;<a class="tag" id="tag446" href="#note446">[446]</a>. Messaggieri di Enrico lo andarono
+a cercare, ma egli, non fidandosi di loro inviti, decise
+di ricoverarsi a Gaeta sua patria, e la sua corte, i Cardinali,
+i Vescovi lo accompagnarono&#8205;<a class="tag" id="tag447" href="#note447">[447]</a>, imbarcandosi
+in due navi sul vicin Tevere. Però contro dei fuggenti
+si sollevava anche la furia degli elementi; un uragano
+impediva che le barche potessero entrare in mare
+<span class="pagenum" id="Page_439">[439]</span>
+presso a Porto, e dalle sponde i Tedeschi, che davano
+loro la caccia, bersagliavano di dardi le galere sbattute
+dall’onde, e, in mezzo allo scoppio dei tuoni ed al chiarore
+de’ lampi, con bestemmie gridavano che le incendierebbero
+con palle di bitume, se non s’avesse dato loro
+in mano il Papa&#8205;<a class="tag" id="tag448" href="#note448">[448]</a>. Tutta volta le tenebre della notte e
+l’imperversare del turbine salvarono i fuggenti, e impedirono
+che Enrico V facesse la presa di un secondo Papa.
+Sbarcarono non visti; il Cardinale Ugo di Alatri, tornato
+in quel mentre dal Capo Circeo, dov’era stato da
+prevosto di Pasquale, si prese, nuovo Enea, sulle robuste
+spalle il debole Gelasio, e in mezzo al diluviare e
+al vento impetuoso lo portò di peso al castello di San
+Paolo, vicino Ardea&#8205;<a class="tag" id="tag449" href="#note449">[449]</a>. Quando al mattino appresso i
+Tedeschi frugarono le barche e non vi trovarono entro
+il Papa, se ne tornarono a Roma, ma la notte stessa le
+galee accolsero di bel nuovo i fuggitivi, e per Terracina
+condussero a Gaeta quella afflitta turba di Cardinali
+<span class="pagenum" id="Page_440">[440]</span>
+affranti dal mal di mare: colà alla fine Gelasio potè
+trovar riposo. E allora le sorti subito mutarono; chè tostamente
+i Vescovi e i maggiorenti dell’Italia meridionale,
+Guglielmo di Puglia, Roberto di Capua, Riccardo
+di Gaeta, e cavalieri e Conti molti accorsero ivi pieni di
+reverenza, e appena che Gelasio fu (addì 10 di Marzo)
+ordinato Papa, gli prestarono omaggio di vassalli&#8205;<a class="tag" id="tag450" href="#note450">[450]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La fuga di lui aveva deluso l’intenzione di Enrico,
+e n’era stata così troncata la via dei trattati; perciò
+l’Imperatore levava un Antipapa. Gelasio aveva rifiutato
+l’invito di venire a un accordo con Enrico e di farsi consecrare
+in presenza sua nel san Pietro; e al rifiuto aveva
+aggiunto dichiarazione che, per definire la controversia
+tuttavia pendente, sarebbesi raccolto in Settembre un Concilio
+a Milano oppure a Cremona. Or queste città erano
+nemiche dell’Imperatore; e se questi adesso protestava
+che la elezione di Gelasio era stata nulla, ed eleggere faceva
+un Papa nuovo, egli non varcava per nulla le facoltà
+che su di ciò a quel tempo gli davano i diritti della corona
+imperiale. Congregati pertanto in san Pietro i Romani,
+fe’ loro conoscere la risposta data dal fuggitivo, ed allora
+s’alzò fra quelli un grido d’indignazione, vera che fosse
+o infinta, dicendosi che Gelasio voleva trasferire a Milano
+la sede del Papato: si finì reclamando un’elezione
+nuova. Giurisperiti che Enrico aveva con sè condotti
+(fra essi era il celebre Irnerio di Bologna) spiegarono
+dalla cattedra l’ordine di costituzione onde si reggeva
+la elezione pontificia: dopo di ciò Maurizio Burdino,
+<span class="pagenum" id="Page_441">[441]</span>
+arcivescovo di Braga in Portogallo, fu acclamato papa,
+e condotto in processione al Laterano. Nel dì seguente,
+ch’era il 10 di Marzo, preti scismatici lo consacrarono
+con nome di Gregorio VIII&#8205;<a class="tag" id="tag451" href="#note451">[451]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Così, nel luogo istesso che era stato teatro della loro
+accanita battaglia contro Enrico V, i Romani ricevevano
+adesso dalle mani di lui un Antipapa, straniero di nazione.
+La storia di Roma nel medio evo mette brivido
+colla ferocia de’ suoi avvenimenti, ma più ancora induce
+a meraviglia per l’incostanza senza esempio del suo
+popolo. Perciò è che in mezzo al fluttuare sempre vario
+e sempre agitato delle fazioni, il Papato offre uno spettacolo
+unico al mondo, e tale che non avrà mai più
+ripetizione di eguali casi, avvegnaddio la roccia di san
+Pietro, l’<i>immobile saxum</i>, vi sia rimasta per mezzo
+sempre salda e incrollabile. Tuttavia ingiustizia sarebbe
+se si volesse biasimare i Romani per loro mancanza di
+fermi propositi, senza che la ragione se ne spiegasse:
+e infatti soltanto l’autonomia politica inspira vita e
+dignità ad un popolo, laddove la Republica di Roma,
+<span class="pagenum" id="Page_442">[442]</span>
+vera chimera, non faceva che ondeggiare ad altalena
+fra il Papato e l’Impero. Un solo sentimento costantemente
+durava nella Città, ed era la repugnanza contro
+la podestà civile del Pontefice.
+</p>
+
+<p>
+Burdino era uomo ambizioso, ma probo e di bella
+mente; il partito cattolico aveva bel dire che egli
+era soltanto un creato dell’Imperatore, e Gelasio l’eletto
+di tutti i Cardinali; l’Antipapa si appoggiava
+al diritto imperatorio, e presto era riverito da molte
+province d’Italia e di Alemagna e perfino di Inghilterra.
+Gelasio confortava sè medesimo perciocchè appena
+fosse se due o tre preti cattolici avevano abbracciato
+la parte di Burdino, ma egli vedeva Roma
+piena di Guibertisti, e la Chiesa ricaduta nelle miserie
+antiche, come a’ tempi di Clemente III&#8205;<a class="tag" id="tag452" href="#note452">[452]</a>. Continuava
+a durare il principio politico della orribile divisione, e i
+modi di combattimento erano pur sempre eguali a quelli
+di un tempo. Gelasio, il quale sette anni prima aveva sottoscritto
+al Privilegio dato ad Enrico, lo scomunicava
+adesso da Capua, nella domenica delle Palme; scongiurava
+i Principi normanni acciocchè lo riconducessero a
+Roma e discacciassero i «Barbari», che avevano con
+sè pochissima forza di soldatesche. Enrico s’era omai
+avanzato fin verso a Ceperano, e assediava il castello di
+Torrice, vicin Frosinone, allorchè gli giunse novella che i
+Normanni si avvicinavano&#8205;<a class="tag" id="tag453" href="#note453">[453]</a>; allora battè in ritirata,
+<span class="pagenum" id="Page_443">[443]</span>
+lasciò a Roma Burdino, e andò in Lombardia. Peraltro i
+Principi normanni, che avevano fatto scorta al Papa fino
+a Monte Cassino, qui lo abbandonarono a sè solo, forse
+perchè egli non accontentavali in tutte le loro richieste&#8205;<a class="tag" id="tag454" href="#note454">[454]</a>.
+Gelasio, per poter passare dalla Campagna, dovette
+comperarsene la licenza da que’ Conti, e in sul principio
+del Luglio attraversò le sue proprie terre non dissimile
+da un povero pellegrino: entrato in Roma, dovette
+picchiare alle porte di alcuni Consoli che gli erano amici,
+implorando la loro protezione. Egli dimorò in vicinanza
+di santa Maria <i>in Secundicerio</i>, fra le torri di Stefano
+Normanno, di Pandolfo fratello di questo, e di Pietro
+Latro che era della famiglia de’ Corsi&#8205;<a class="tag" id="tag455" href="#note455">[455]</a>. Roma pertanto
+<span class="pagenum" id="Page_444">[444]</span>
+stava in attesa che si ripetesse lo spettacolo di
+due Pontefici che a vicenda si maledicessero, e l’un contro
+all’altro pugnassero, scambievolmente chiamandosi,
+secondo il rude linguaggio di quell’età, plasma, statua
+fabbricata con mani lorde di sangue, idolo di argilla,
+bestia dell’Apocalisse&#8205;<a class="tag" id="tag456" href="#note456">[456]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Burdino teneva in possesso suo la maggior parte
+della Città; più che mezza Roma lo riconosceva per pontefice,
+ed egli senza impedimento occupava la chiesa di
+san Pietro, propugnacolo de’ Papi scismatici: da parte
+sua Gelasio poteva tutt’al più farsi franco di andare al
+san Paolo, dove i suoi partigiani stavano in armi. Ma
+su di questo Papa il martello della sventura senza posa
+avventava colpi sopra colpi. Invitato dal Cardinale del
+titolo di santa Prassede ad assistere alla festa di quella
+patrona, la cui solennità cadeva ai 21 di Luglio, egli vi
+andava, sebbene la chiesa fosse situata in prossimità delle
+torri dei Frangipani: Stefano de’ Normanni, e Crescenzio
+Gaetano nipote del Papa, uomini di gran valore, ve lo accompagnavano
+con una mano di armigeri&#8205;<a class="tag" id="tag457" href="#note457">[457]</a>. La messa
+non era ancor pervenuta al suo termine, allorchè i feroci
+<span class="pagenum" id="Page_445">[445]</span>
+Frangipani si cacciarono nella chiesa con impeto, empiendola
+di una gragnuola di sassi e di saette; la quiete
+del tempio si tramutò tutt’a un tratto in tumulto di
+battaglia; il Papa non visto fuggì, intanto che i suoi
+fieramente continuavano ad azzuffarsi cogli Imperiali.
+«Che fate o Frangipani?», proruppe alla fine Stefano,
+«dove correte? Il Papa che voi cercate fuggì. Volete
+anche la ruina nostra? non siamo al paro di voi Romani,
+e vostri congiunti di sangue? Indietro! indietro!
+che anche noi, lassi, ce ne possiamo tornare alle nostre
+case!» Il truce Cencio, e Leone Frangipani, entrambi
+figliuoli di donna Bona ch’era sorella di Stefano, cedettero
+alla voce dello zio; ringuainarono con repressa
+rabbia le spade, e le due parti si separarono&#8205;<a class="tag" id="tag458" href="#note458">[458]</a>.
+Allora si andò frugando per tutta Roma, e fuor delle
+porte, in cerca del Papa. Alcune donne lo avevano visto
+montare a cavallo, mezzo spoglio delle sue vesti pontificie,
+e fuggire seguito soltanto dal suo crocifero. In
+sulla sera lo si rinvenne. Lo sventurato vecchio, diserto
+come Edipo, stava seduto nel prato del san Paolo,
+circondato da pietose femmine: chi se lo imagina in
+quello stato, vede disegnarsi uno dei quadri più commoventi
+cui la storia del Papato metta in rilievo&#8205;<a class="tag" id="tag459" href="#note459">[459]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_446">[446]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Fratelli e figli miei», disse Gelasio nel dì seguente,
+«noi dobbiamo andarcene di Roma, poichè qui
+è impossibile viver più a lungo. Fuggiamo di questa
+Sodoma, di questo Egitto, di questa Babilonia, città di
+sangue. Lo dico innanzi a Dio che vede il dolor mio:
+meglio vale un Imperatore che tanti di costoro; ed invero
+un cattivo distruggerà i peggiori, fino a che anche
+lui coglierà colla sua punizione l’Imperatore di tutti
+gli Imperatori»&#8205;<a class="tag" id="tag460" href="#note460">[460]</a>. Nominò Pietro di Porto a suo
+vicario, Ugo cardinale a legato per Benevento, confermò
+Pietro nell’officio di prefetto, e fece Stefano dei Normanni
+gonfaloniere della Chiesa in Roma&#8205;<a class="tag" id="tag461" href="#note461">[461]</a>. Con sè
+prese sei Cardinali, fra’ quali quel figliuolo di Pier Leone
+che presto doveva diventar celebre, ed alcuni Consoli,
+fra cui furono Pietro Latro e Giovanni Bello fratello
+del Prefetto&#8205;<a class="tag" id="tag462" href="#note462">[462]</a>: indi, addì 2 di Settembre, s’imbarcò
+per andarne a Francia, dove in passato Pasquale e Urbano
+avevano tratto a sicuro porto la navicella di san
+<span class="pagenum" id="Page_447">[447]</span>
+Pietro. Con gran solennità lo accolse Pisa, la città ricca
+di traffichi, ed egli elevò quel Vescovato a Chiesa metropolitana
+cui rese soggetta la Corsica, ne consecrò il
+magnifico duomo, e vi predicò con eloquenza degna di
+«un Origene»: per fermo la sua sventura gli doveva
+essere ispiratrice di sagge considerazioni. Nell’Ottobre
+fece vela per Genova, e alla fine toccò terra non lungi
+dalle foci del Rodano, presso al convento di santo Egidio
+nell’Occitania.
+</p>
+
+<p>
+I Vescovi, i Principi di Francia, e ambasciatori di
+re Luigi vennero a salutare con loro solenni omaggi il
+venerando esule, a Maguelone, a Monpellieri, ad Avignone
+e in altre città: nella Francia meridionale, calda
+ancora dell’entusiasmo delle Crociate, fuvvi ressa di
+gente che a gran torme accorreva sul suo sentiero per
+vedervi il Vicario di Cristo, cui non i Saraceni ma i
+Romani avevano discacciato dalla tomba di san Pietro:
+e offerte spontanee e oboli di san Pietro piovvero a soccorrerne
+la povertà&#8205;<a class="tag" id="tag463" href="#note463">[463]</a>. I Pontefici di quel tempo dovevano
+partire di Roma e muovere ne’ paesi forestieri, se
+volevano acquistare la consapevolezza che ancora si
+prestava loro reverenza vera di vicarî di Cristo. Re
+detronati, in qualunque luogo cercassero asilo, perdevano
+insieme colla corona anche l’onoranza che a quella
+va congiunta; per lo contrario la persona di un Papa
+<span class="pagenum" id="Page_448">[448]</span>
+era cinta di splendore tanto meraviglioso, che la fuga
+e l’inopia mendica non facevano altro che porlo in
+maggiore rilievo ed esaltarlo ognor più. Le emozioni
+che or provava in Francia si aggiunsero alle angustie
+sofferte in Roma, per accorciare la vita del vecchio.
+Gelasio II morì, addì 29 Gennaio dell’anno 1119, nel
+convento di Cluny, circondato da monaci, da Cardinali
+e da Vescovi, vestito di una povera tonaca, disteso sul
+nudo terreno. Non più di un anno e quattro giorni
+aveva durato il suo pontificato, e in questo breve tratto
+di tempo si erano accumulati sopra di lui i dolori d’una
+lunga e intiera vita d’uomo. Allorquando vien detto che,
+sulle eccelse cime della grandezza umana, i Papi non
+sono che martiri, la vita di Gelasio, più di quella di ogni
+altro, può far fede di cosiffatta parola. Per lo meno non
+vi è uomo di animo pietoso, il quale, volgendo il pensiero
+a quel vecchio sventurato, ultima vittima della controversia
+delle investiture, non si senta tratto a gravi e
+serie meditazioni.
+</p>
+
+<h4 id="cap2-8-3">§ 3.
+<span class="smaller">Calisto II. — Negoziati con Enrico V. — Concilio
+di Reims. — Calisto viene in Italia. — Entra in Roma. — L’Antipapa
+cade a Sutri. — Mostruose pompe trionfali del
+medio evo. — Il Concordato di Worms. — Influenza salutare
+che la controversia delle investiture esercitò sul mondo. — Calisto
+II regna pacificamente in Roma. — Monumenti in
+Laterano eternano la definizione della grande controversia. — Calisto
+II muore.</span></h4>
+
+<p>
+Voto di Gelasio era stato che gli succedesse nel pontificato
+il Cardinale di Palestrina, ma Conone proponeva
+che si facesse papa l’Arcivescovo di Vienne. In così grande
+difficoltà di tempi non v’era uomo alcuno che ne fosse
+<span class="pagenum" id="Page_449">[449]</span>
+adatto più di questo prelato, principe vero. Guido, figlio
+del conte Guglielmo Testardita, discendente della casa
+di Borgogna, congiunto in parentela col Re francese
+e altresì coll’Imperatore, era il più magnifico Vescovo
+di Francia; orgoglioso, accorto, d’animo fermo, celebre
+dappertutto per l’arditezza dimostrata nella questione
+delle investiture. Era cosa naturale che in Francia,
+asilo dell’esule Pontefice, si eleggesse un Francese,
+ed era manifesto che questi troverebbe protezione da
+Luigi VI. Per conseguenza avvenne un caso strano;
+i sei Cardinali che avevano accompagnato Gelasio, e
+con loro i pochi altri Romani, da terra straniera elessero
+a papa uno straniero. Questo atto si compiè nel celebre
+convento di Cluny sull’incominciamento del Febbraio;
+peraltro Guido ricusò di vestire la porpora, se prima i
+Cardinali non avessero dato in Roma conferma all’elezione.
+Al Cardinale vicario, Pietro di Porto, fu dunque
+mandata di Francia la scrittura dell’elezione; egli congregò
+i Romani nella chiesa di san Giovanni nell’isola
+Tiberina, indi nel Campidoglio; ed i Cardinali, i maggiorenti
+di parte cattolica (segnatamente Pier Leone, il
+cui figliuolo era stato uno degli elettori dell’arcivescovo
+Guido), il Prefetto, il clero ed il popolo approvarono
+tutti concordi. I grandi vantaggi che prometteva
+il pontificato di Guido temperarono nei Romani il sentimento
+dell’orgoglio offeso; tuttavia nella lettera di risposta
+aggiunsero nota, che l’elezione avrebbe dovuto
+essere fatta nella Città, ovvero nel suo territorio, e per
+opera dei Cardinali romani&#8205;<a class="tag" id="tag464" href="#note464">[464]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_450">[450]</span>
+</p>
+
+<p>
+Guido, riconosciuto per papa quasi in ogni luogo,
+fu consecrato in Vienne, sulla fine di Marzo dell’anno
+1119, con nome di Calisto II&#8205;<a class="tag" id="tag465" href="#note465">[465]</a>. Tosto in Francia
+manifestò egli una grande energia; scopo suo si era
+di por fine allo scisma e al lungo piatire sulle investiture.
+Con Papi deboli o mal destri Enrico V aveva
+avuto buon giuoco, ma la cosa correva differente con
+Calisto II che stava all’altezza sua: infatti questi era
+l’ardito legato che da Vienne aveva scomunicato lui e
+minacciato papa Pasquale che gli disdirebbe obbedienza;
+era uomo infine di spiriti principeschi in tutta l’estensione
+della parola. Disordine travagliava le terre di Alemagna,
+e la sedizione de’ principi e del clero (alla testa
+dei quali erano l’Arcivescovo di Magonza, l’ingrato Alberto,
+Federico di Colonia e Corrado di Salisburgo) sembrava
+prendere proporzioni tanto ampie, quanto ai tempi
+di Enrico IV. Minacciava una seconda dieta di Treviri;
+un’assemblea di principi colà raccoltasi riveriva Calisto
+per papa, e abili negoziatori s’impadronivano dell’indirizzo
+della controversia, la cui pacificazione era desiderio
+di tutto il mondo: Enrico V pertanto, vista la mala
+<span class="pagenum" id="Page_451">[451]</span>
+parata, fece capire che era disposto a conchiudere un
+accordo sopra basi pratiche. Tuttavolta, sempre pieno
+di astuzie, l’Imperatore trasse la cosa in lungo, nè intervenne
+al grande concilio che in Ottobre si celebrò a
+Reims, e nel quale, secondo l’intesa, ogni dissensione
+doveva esser sopita: quel nemico raggiratore stavasi
+nelle vicinanze di Reims, tendendo agguati, perocchè
+ei volgesse in mente una nuova caccia di Papi. Così
+fallirono anche questa volta i negoziati, ed allora, ai 29
+di Ottobre, Calisto II confermò il divieto delle investiture,
+innanzi a quattrocentoventiquattro vescovi della
+Cristianità, congregati a Reims: il dì dopo si bandì la
+scomunica ancora una volta contro di Enrico V e del
+Papa suo, e, pronunciandola, i quattrocentoventiquattro
+prelati rovesciarono a terra i cerei ardenti che tenevano
+in mano, quali con ira fiera, quali a malincuore, quali
+ghignando. Fu questa l’ultima fiamma che divampò
+dalla celeberrima controversia che fra non molto doveva
+spegnersi&#8205;<a class="tag" id="tag466" href="#note466">[466]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nella primavera successiva Calisto potè imprendere
+il suo viaggio a Roma. Di Provenza e dalle Alpi scese
+in Lombardia, e passò per Tuscia, salutato con festività
+grandi lungo tutta la via. Anche in Roma il partito
+cattolico gli aveva apparecchiato un grande ingresso
+trionfale. Ivi con istento Gregorio VIII aveva tenuto testa
+contro il vessillifero della Chiesa, suo solo sostegno essendo
+Brunone di Treviri, che l’Imperatore gli aveva posto
+<span class="pagenum" id="Page_452">[452]</span>
+a fianco con una schiera di Tedeschi. E quell’Arcivescovo
+insieme coi Frangipani aveva difeso virilmente Roma
+contro i Normanni di Roberto di Capua, ma poichè l’oro
+colava a centellini troppo minuti nelle mani sporte dei
+Romani, il partito imperiale, dopo alcuni assalti, era costretto
+a ritirarsi nel Transtevere: nè altro suolo che
+questo più rimaneva a Gregorio VIII&#8205;<a class="tag" id="tag467" href="#note467">[467]</a>. Finalmente,
+all’avvicinarsi di Calisto, egli partì di Roma traditrice
+per irne a chiudersi nella ben munita Sutri; prima
+di andarsene scongiurò i suoi partigiani di tener fermo
+nel castel Sant’Angelo e nel san Pietro, ma Pier Leone
+con una chiave d’oro riuscì ad aprirne le porte&#8205;<a class="tag" id="tag468" href="#note468">[468]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Addì 3 Giugno 1120 Calisto II tenne la sua entrata
+solenne in Roma, ed è strana cosa, subito dopo del debole
+Gelasio, imagine della sventura, vedere ergersi la persona
+maestosa di un Re vero, che incede per Roma, vestito
+degli abiti pontificî: di cosiffatti contrasti non potevano
+darsi che a Roma, dentro della Chiesa. Le milizie gli
+andarono incontro a tre giornate di distanza dalla Città;
+fuor di questa lo salutarono i fanciulli romani recanti
+fiori e palme; alle porte lo aspettavano i nobili, il popolo
+ed il clero. Il Papa, montato sopra un bianco palafreno,
+<span class="pagenum" id="Page_453">[453]</span>
+mosse coronato al Laterano, per le vie che erano addobbate
+di palii di seta, di corone e di arredi preziosi&#8205;<a class="tag" id="tag469" href="#note469">[469]</a>.
+Queste feste straordinarie ben s’acconciavano
+a fare accoglimento all’avventurato successore di due
+Papi umili e senza fasto, perciocchè in lui l’origine
+principesca e la ricchezza sublimassero ancor più lo
+splendore della ecclesiastica dignità. Ben potè Calisto
+andar contento di Roma; la fazione di Burdino fu guadagnata
+facilmente colla corruzione, e la nobiltà accorse
+desiderosa a porgere i suoi omaggi&#8205;<a class="tag" id="tag470" href="#note470">[470]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto il Papa andò subito nel mezzogiorno; chè
+da tempo omai lungo erasi fatta consuetudine che i
+neo-eletti Papi visitassero le Puglie, per affermarsi nel
+<span class="pagenum" id="Page_454">[454]</span>
+possesso del loro prezioso Benevento, per far rinnovare
+il giuramento di vassallaggio ai Normanni, e, le quante
+volte erane bisogno, per tornarne con un esercito. Due
+mesi rimase Calisto a Monte Cassino; addì 8 di Agosto
+ricevette professione di vassallaggio da Benevento, e
+tosto dopo il giuramento feudale dei principi delle Puglie&#8205;<a class="tag" id="tag471" href="#note471">[471]</a>.
+Raccolse soldatesche, e, prima della Pasqua dell’anno
+1121, tornò a Roma, dove ne celebrò le feste
+con magnificenze splendide oltre all’usato; indi mandò
+Giovanni di Crema, cardinale, a stringere d’assedio
+Sutri, e poco stante mosse egli stesso a raggiungerlo.
+Burdino, caduto d’ogni speranza, dopo di aver sostenuto
+una guerra minuta nella Campagna e assediato le vie
+che mettevano a Roma, non potè difendersi che per soli
+otto giorni. L’idolo imperiale fu lasciato in abbandono
+più presto ancora di quello che in tempi anteriori fosse
+avvenuto di Cadalo; e dopo i primi assalti, omai ai 22
+di Aprile, i cittadini di Sutri diedero Burdino in mano
+a’ suoi nemici. I mercenarî di Giovanni di Crema maltrattarono
+il prigioniero con feroce brutalità, ed il Papa
+abusò di una vittoria ingloriosa, facendo che l’Arcivescovo
+di Braga con buffonesco ingresso precedesse la
+entrata sua in Roma. Gregorio VIII, avviluppato in una
+villosa pelle di becco, e posto a rovescio sopra il cammello
+che trasportava gli arnesi di cucina del Papa, fu tratto
+come bestia feroce per le strade di Roma, in mezzo alla
+<span class="pagenum" id="Page_455">[455]</span>
+plebaglia, sotto una tempesta di frustate e di sassate:
+chiuso in carcere nel Septizonio, fu dappoi condannato a
+eterno esilio, e, da una all’altra torre della Campagna,
+fu trascinato a Passerano, alla rocca di Gianula presso
+a San Germano ed al convento della Cava, finchè ivi
+o a Fumone, trovò la fine dei suoi giorni. Erano queste
+le brutali pompe di trionfo che il Papato del medio evo
+celebrava in Roma&#8205;<a class="tag" id="tag472" href="#note472">[472]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La caduta dell’Antipapa recò con sè la conseguenza
+che molti capitani facessero soggezione. I conti
+potenti di Ceccano e di Segni (discendevano di origine
+germanica), Lando, Goffredo e Rainaldo si sottomisero;
+e dopo che Calisto ebbe anche in Roma fatto abbattere
+le torri di Cencio Frangipane, un Papa, dopo tempo sì
+lungo, potè nuovamente chiamarsi padrone della Città
+e dimorarvi in pace&#8205;<a class="tag" id="tag473" href="#note473">[473]</a>. Questi rapidi risultamenti esercitarono
+influenza anche in Germania; il trionfo riportato
+<span class="pagenum" id="Page_456">[456]</span>
+sopra il Pontefice imperiale fu un greve colpo eziandio
+per l’Imperatore e per le pretensioni sue di eleggere
+o di confermare i Papi. La mostruosa caduta di Gregorio
+VIII fu additata agli occhi del mondo, come se
+caduto fosse Simon Mago, e fu essa che affrettò la fine
+della controversia delle investiture.
+</p>
+
+<p>
+Enrico V, che serbava ricordanza della sorte del
+padre, volle finalmente comporre a pace l’Impero fremente
+di malcontento, e deliberò di cedere: Calisto II
+dall’altra parte era uomo di vedute più larghe dei suoi
+predecessori grettamente ligi a idee fratesche; come il
+suo avversario, faceva anch’egli tesoro degli ammaestramenti
+dei casi andati, e come lui era inclinevole a conciliazione.
+Le basi di una pace fra l’Impero e la Chiesa
+vennero poste in parecchie conferenze tenute in Germania
+fra i Principi e i Cardinali legati, i quali furono Lamberto
+di Ostia, Gregorio e Sasso. Come già a’ tempi di
+Pasquale, si compilarono anche adesso due trattati:
+l’Imperatore rinunciò a dare l’investitura coll’anello e
+col pastorale, assentì alla libertà di elezione e di ordinazione
+del clero, e promise la ristorazione di tutti i beni
+ecclesiastici: per parte sua il Papa aderì acciò che nell’Impero
+tedesco l’elezione dei Vescovi avvenisse alla
+presenza dei messi dell’Imperatore; che in Germania
+l’eletto ricevesse l’investitura dei beni della corona col
+simbolo dello scettro; che, fuori di Germania, dovesse
+prima avvenirne la consecrazione, indi, entro i sei mesi
+successivi, fosse a darsi la investitura collo scettro&#8205;<a class="tag" id="tag474" href="#note474">[474]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_457">[457]</span>
+La Chiesa riportò una vittoria più decisiva di quello
+che ne ritraesse vantaggio lo Stato, il quale per forza
+aveva dovuto lasciarsi imporre la gran legge della
+libera elezione del clero. Soltanto la Chiesa non si immischiò
+più nel rapporto secolaresco di sudditanza dei
+vescovi; la Chiesa gli installava nell’officio ecclesiastico,
+e il Sovrano li poneva in possesso del principato,
+ossia della signoria di ordine feudale&#8205;<a class="tag" id="tag475" href="#note475">[475]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè, ai 23 Settembre 1122, i due documenti
+compilati con intendimento leale, furono letti presso a
+Worms sul Reno, innanzi a immensa moltitudine di
+popolo, e allorchè Lamberto cardinale riaccolse solennemente
+nel grembo della Chiesa il figliuolo dello sventurato
+Enrico, grandissima gioja si diffuse da questo
+avvenimento; rimarginavansi le ferite di una guerra
+mortifera, il mondo desolato recuperava pace. Se bello
+e toccante era stato lo spettacolo delle migliaja d’uomini
+<span class="pagenum" id="Page_458">[458]</span>
+di razza romana, che accesi d’entusiasmo avevano preso
+vicino a Clermont la croce, non è meno commovente
+contemplare quelle migliaja di Tedeschi, che presso a
+Worms accolsero festanti la pacificazione della disputa
+sulle investiture. La loro fantasia eccitata avrebbe potuto
+scorgere le ombre de’ caduti in quella guerra perturbatrice
+del mondo, cercarsi l’una l’altra nel campo di
+Worms, e avvicinarsi a riconciliazione; e avrebbe potuto
+veder vagare lì in mezzo quei celebri defunti, che erano
+Enrico IV, Gregorio VII coi suoi sventurati successori,
+Guiberto cogli sventurati suoi, Matilde, Guelfo, Rodolfo
+di Svevia, Corrado e tutta la tragica gente che s’era
+schierata intorno a que’ capitani. Mezzo secolo durò la
+controversia delle investiture; ferocemente del paro
+che la guerra dei trent’anni, desolò Germania e Italia,
+e sacrificò il fiore del popolo di quell’età. Potrà forse
+qualche ingegno mordace levar alto colla mano due
+bollate pergamene e mostrarle al mondo come unico
+risultamento di cinquant’anni di una guerra di distruzione?
+Potrà egli forse dar la berta alla gente umana,
+che aveva davanti a’ suoi occhi una soluzione (in apparenza
+tanto facile) dei suoi ardui problemi, ma che
+nel suo furor cieco non ebbe saputo vederla, e vi incappò
+dentro soltanto dopo un orrendo delirare di mezzo secolo,
+durante cui si smarrì per vie tortuose e lunghe? Che
+sì che bisognava sparger tanto sangue per cambiare
+l’anello e il pastorale collo scettro? o per discoprire questa
+semplice verità, che le ingerenze dello Stato toccar
+dovevano soltanto le cose dello Stato, quelle della Chiesa
+soltanto gli affari di Chiesa? Tristissima verità è questa,
+che il mondo, l’animale politico di Aristotele, debba
+<span class="pagenum" id="Page_459">[459]</span>
+conquistarsi il suo lento progresso per via di scosse
+violente di guerra, e che quello che si guadagna a forza
+di secoli, altro non paia nel cosmo umano che un frammento
+dappoco: tuttavolta le pergamene sottoscritte a
+Worms non furono i soli risultamenti della controversia
+delle investiture. Nelle grandi lotte che agitano il
+mondo l’oggetto primitivo della disputa scompare di
+vista, ed uno più morale e più eletto subentra a quel
+primo con tutta la vigoria della giovanezza. Come
+lotta dei due principî che componevano l’anima della
+umanità, quella grandissima controversia del medio evo
+fu uno dei commovimenti più salutari che Europa abbia
+provato mai. Colla potenza de’ contrasti e col fervore
+appassionato che costringeva ogni ordine di gente a
+prendervi parte essa ebbe veramente liberato da’ ceppi
+lo spirito degli uomini, bandì la rigida grettezza e
+l’apatia dell’età barbarica, pose benanco fine a questa
+età, e, associata alle Crociate, aperse le vie di una civiltà
+nuova. Ei fu durante questa lotta che si destò il pensiero
+indagatore in filosofia, protestante ed eretico in
+religione; per essa la scienza del diritto romano risorse
+coll’amore all’antichità, venne in fiore la libertà republicana
+dei comuni, e la società civile assunse una forma
+nuova, autonoma e umanamente più mansueta. Così è
+che Enrico IV e Gregorio VII, eroi di tragiche sorti, ed
+Enrico V e Calisto II, avventurati fondatori di pace in
+questa lotta onde vivrà eternamente memoria, ebbero
+ottenuto splendidissimo luogo negli annali della storia.
+</p>
+
+<p>
+Calisto II, al Marzo dell’anno 1123, fece annunciare
+e confermare la conchiusione della pace nel primo
+Concilio ecumenico lateranense: Roma da secoli non
+<span class="pagenum" id="Page_460">[460]</span>
+aveva visto una così grande assemblea conciliare, e
+questa pose suggello alla vittoria della Chiesa ed alla
+attuazione della riforma gregoriana. Il Papato s’aveva
+conquistata la sua independenza giuridica dall’Impero,
+e adesso, sopra questo sodo fondamento dei suoi diritti
+accettati da Europa, ben poteva essa svolgere la sua
+podestà ecclesiastica, e farne una potenza del mondo.
+La pace di Worms (allora alcun uomo non lo presagì)
+fu soltanto un armistizio fra i due principî dello Stato
+e della Chiesa, che la prima volta allora si riconobbero
+vicendevolmente per le due podestà cardinali su cui il
+mondo posava.
+</p>
+
+<p>
+Nè da secoli sulla cattedra di san Pietro era seduto
+Papa alcuno, che fosse e sentisse di essere così avventurato
+come Calisto: e merito ne aveva la sua prudenza
+del paro che la sua energia. La Città obbedì reverente
+all’autore della pace; s’acchetarono le lotte dei partiti,
+e, finchè ei visse, per le ruinose vie di Roma
+non sonarono più grida di battaglia&#8205;<a class="tag" id="tag476" href="#note476">[476]</a>. In questo bel
+periodo di pace il Pontefice potè perfino pensare al
+bene della Città, chè dopo tempo tanto lungo torniamo
+a udire di restaurazione di acquedotti e di mura, e di
+edificazione e di ornamento di alcune chiese&#8205;<a class="tag" id="tag477" href="#note477">[477]</a>. Deplorevole
+<span class="pagenum" id="Page_461">[461]</span>
+era la condizione di Roma dopo la lotta delle
+investiture; la Città era mezzo in ruina; i templi di
+pace e di amore s’erano con massima profanazione tramutati
+in castella belliche, e di veri arnesi di guerra
+avevano provato le sorti. Calisto in un Concilio dovette
+espressamente proibire che chiese si munissero come
+altrettante rocche; vietò ai laici di spiccare le offerte
+votive dagli altari, e bandì anatema a chi maltrattasse
+le genti che venivano a Roma peregrinando&#8205;<a class="tag" id="tag478" href="#note478">[478]</a>. Forse
+con una solenne festività avrà purificato il duomo del
+principe degli Apostoli dal suo orrendo passato; lo abbellì
+di novelli doni votivi, ne fece il pavimento, restaurò
+l’altar maggiore, e dotò di possedimenti di terre
+la basilica.
+</p>
+
+<p>
+In pari decadenza, fino dal tempo di Roberto Guiscardo,
+era andato il Laterano. Da dopo di Leone IV non
+vi era stato più Papa alcuno che avesse atteso a edificare
+in quel palazzo; soltanto Calisto II incominciò a
+recarvi riparazioni, e vi costruì una nuova cappella dedicata
+a san Nicolò di Bari, nella cui tribuna fece dipingere
+a colori le imagini dei celebri suoi predecessori,
+che da Alessandro II in poi erano stati i campioni della
+gran pugna. Quell’oratorio poteva servire di monumento
+di tutti i Papi che avevano combattuto contro all’Impero,
+ma Calisto rappresentò il trionfo della Chiesa
+eziandio in una nuova sala delle case lateranensi destinata
+<span class="pagenum" id="Page_462">[462]</span>
+alle udienze, nella quale si vedevano dipinti lui,
+Gelasio, Pasquale, Urbano, Vittore III, Gregorio VII e
+Alessandro II, con sotto gli Antipapi che facevano da
+sgabello ai loro piedi. Alcuni distici di cattivo stile illustravano
+le pitture, nel tempo stesso che sulla parete si
+leggeva scritto il tenore degli articoli del Concordato
+Wormacense. Da secoli l’arte non aveva tolto a trattare
+soggetto sì grandioso com’era questo della guerra dei
+cinquanta anni e della sua pacificazione; tuttavia era
+ancor troppo presto perchè all’altezza dell’argomento
+riuscisse pari la potenza della pittura di storia, la quale
+prima di Giotto pose appena i germi primi: quel quadro
+pomposo poteva soltanto denotare la barbarie di un’età,
+nella quale i Papi si tenevano contenti di vedere rappresentate
+le grandissime geste della Chiesa medianti
+figure di dimensioni pigmee e in dipinti di fattura bruttamente
+rozza&#8205;<a class="tag" id="tag479" href="#note479">[479]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Fortunato anche in questo, Calisto II morì poco tempo
+dopo della sua vittoria; la febbre romana lo portò via
+ai 13 di Dicembre dell’anno 1124 nella sua dimora in
+Laterano. Acconciamente fu sepolto presso a Pasquale II,
+l’autore della pace presso alla vittima della guerra: e
+<span class="pagenum" id="Page_463">[463]</span>
+cinque mesi dopo di lui ebbe tomba in luogo acconcio
+anche Enrico V, allorchè lo si seppellì nel duomo di
+Spira a fianco del padre, trattato sì crudelmente da lui
+che era anch’egli ridotto adesso sterile polvere. E questi
+due Imperatori, entrambi travolti e sopraffatti dal
+turbine delle passioni che ebbero agitato quell’età fiera
+e grande, appartengono massimamente agli uomini più
+memorabili del medio evo.
+</p>
+
+<h4 id="cap2-8-4">§ 4.
+<span class="smaller">Discordia per ragion dell’elezione. — La famiglia
+dei Frangipani. — Onorio II è fatto papa. — Enrico V muore. — Il
+Papa riconosce Lotario per re di Germania. — Gli
+Hohenstaufen prendono le armi. — Rogero di Sicilia s’impadronisce
+delle Puglie. — Costringe Onorio a concedergli
+l’infeudazione. — Onorio II muore.</span></h4>
+
+<p>
+Tutto a un tratto la novella elezione fu a un pelo
+di porre Roma a divisione, avvegnaddio i Frangipani
+cercassero adesso di far salire al papato un Cardinale
+amico dell’Imperatore: e dopo il Concordato di Worms
+la cosa non soltanto era possibile, ma naturale. Così si
+rileva che quegli audaci capitani non avevano rimesso
+un punto delle loro antiche arti di violenza, e che il
+castigo inflitto loro da Calisto non aveva per nulla diminuito
+la loro influenza. I Papi non possedevano tanta
+potenza da cacciare quei maggiorenti in bando; tratto
+tratto facevano loro guerra, tratto tratto ne smantellavano
+le torri, ma di bel nuovo venivano dipoi sempre
+conchiudendo con essi pace e trattati. D’altronde l’odio
+che un Pontefice nutriva contro nemici i quali lo avevano
+maltrattato non poteva nell’impero papale, ch’era
+elettivo, trasmettersi in eredità ai successori di quello.
+<span class="pagenum" id="Page_464">[464]</span>
+Il rapido mutarsi de’ Papi, ciascuno de’ quali seguiva un
+suo proprio indirizzo politico ed era costretto di guadagnare
+a favor suo le famiglie nobili, dà sufficiente spiegazione
+di cotale stato di cose.
+</p>
+
+<p>
+Per la prima volta in documenti dell’anno 1014
+incontrammo, nel suo antenato Leone, la famiglia dei
+Frangipani, fin d’allora potente. Il nome strano di essa,
+che suona «rompere il pane», vollesi illustrare mercè
+una leggenda, la quale narrava che in tempi antichi
+uno degli avi di quelle genti aveva dispensato pane
+ai poverelli, in momenti di grandissima carestia: e lo
+stemma della famiglia rappresenta due leoni rampanti
+in campo rosso, che tengono un pane nell’artiglio e sono
+volti l’uno verso l’altro&#8205;<a class="tag" id="tag480" href="#note480">[480]</a>. Cencio, figlio di Leone, fu
+un potente Console a’ tempi di Gregorio VII, e Giovanni,
+figliuolo di Cencio, sposò donna Bona, sorella
+di Stefano Normanno, e fu padre di quell’altro Cencio
+che vedemmo assalire papa Gelasio. Anche de’ suoi fratelli
+Leone e Roberto abbiamo fatto menzione&#8205;<a class="tag" id="tag481" href="#note481">[481]</a>, e
+<span class="pagenum" id="Page_465">[465]</span>
+notammo altresì che le loro torri e i loro palazzi erano
+situati presso all’arco di Tito, vicino al Palatino e al
+Colosseo&#8205;<a class="tag" id="tag482" href="#note482">[482]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_466">[466]</span>
+</p>
+
+<p>
+I Frangipani e i Pierleoni erano dunque le due case
+che si disputavano l’una all’altra il Patriziato, e, caporioni
+delle parti imperiale e pontificia, tenevano in loro
+potere il Collegio de’ Cardinali. Si aveva stabilito d’accordo
+che procederebbesi all’elezione, tre giorni dopo
+la morte di Calisto, senza proporsi prima in mente candidato
+alcuno. Tuttavolta i Frangipani avevano designato
+Lamberto di Ostia per papa, laddove il popolo
+desiderava che assunto fosse il cardinale Sasso di Anagni:
+entrambi quei prelati erano gli uomini del Concordato
+di Worms. Però, a forza di astuzie, essendo
+riuscito a Leone Frangipane di far sì che tutti i Cardinali
+intervenissero all’elezione, e nell’assemblea congregata
+avendo una voce buttato fuori che Teobaldo
+Boccadipecora fosse fatto papa con nome di Celestino,
+quelli dei congregati che erano di parte neutrale, accondiscesero.
+Ma Roberto Frangipane furiosamente gridò il
+nome di Lamberto di Ostia, e la sua fazione lo proclamò
+pontefice e lo mise dentro in Laterano. Inutilmente
+si opposero gli altri; Teobaldo, sia che ve lo consigliasse
+paura o generosità d’animo, svestì la porpora,
+e Lamberto fu riconosciuto per papa Onorio II. Però,
+comprendendo egli che la sua esaltazione non era avvenuta
+validamente secondo il rito canonico, depose le
+insegne del pontificato, nell’intento di farsi con voti
+unanimi confermare; ed infatti i Cardinali avversarî,
+come prudenza loro suggeriva, desistettero dalla loro
+contrarietà. Or vedasi qualmente i decreti di Nicolò II
+e dei suoi successori non avessero punto affrancato
+l’elezione pontificia dall’influenza della nobiltà cittadina;
+i Re romani avevano bensì rinunciato al loro diritto
+<span class="pagenum" id="Page_467">[467]</span>
+antico, ma i Consoli romani continuavano ad elevar
+papi a furia di astuzie o di violenze&#8205;<a class="tag" id="tag483" href="#note483">[483]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lamberto vescovo di Ostia, fatto cardinale al tempo
+di Pasquale, aveva accompagnato Gelasio nel suo esilio,
+e, abilissimo ministro di Calisto II, aveva conchiuso la
+pace di Worms: questo eletto merito gli dava buon diritto
+di diventar papa, ed ai 21 di Dicembre 1124 fu
+consecrato tale, con nome di Onorio II. Soltanto la
+bassa origine, da cui aveva avuto nascimento nella piccola
+terra di Fagnano presso Imola, era una macchia
+agli occhi di coloro che in Calisto avevano pregiato la
+stirpe principesca. «Io non so», diceva l’abate di Monte
+Cassino ai messaggieri del novello Papa, «non so di chi
+Sua Santità sia figlio; questo solo so che è nutrito di
+belle lettere dal capo alle piante»&#8205;<a class="tag" id="tag484" href="#note484">[484]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nondimeno Onorio, da uomo accorto, seppe acquistarsi
+tostamente rispetto. Nessuna insurrezione turbò in
+Roma il suo pontificato, che durò cinque anni, giacchè
+la sua stretta alleanza coi Frangipani gli procacciava
+buona sicurezza. Il Papato prese nuove forze dalla morte
+di Enrico V, che partì del mondo senza lasciar figliuoli;
+ed infatti, spenta adesso la forte casa Salica, non si levò
+al trono alcuno degli Hohenstaufen eredi suoi, ma per
+influenza romana si fece re il sassone Lotario, che, addì
+13 di Settembre, fu anche coronato. Per verità, Corrado
+<span class="pagenum" id="Page_468">[468]</span>
+e Federico, come figli di Agnese che era sorella del
+morto Enrico, impugnarono le armi, ma non giunsero
+a capo di far trionfare le loro pretese. Anche Onorio
+non fu lento a riconoscere Lotario II per re romano, e
+di tanto s’erano andate intieramente rimutando le opinioni
+nel corso dei tempi, che il Papa, la cui elezione
+dapprima era stata soggetta al beneplacito della monarchia,
+adesso poteva torsi il diritto di dar conferma al
+Re romano ossia tedesco: così si converrà massimamente
+notare come e quanto, per opera di Gregorio VII, il
+Papato fosse salito in concetto di sublime giudice morale,
+eziandio nelle cose del mondo politico.
+</p>
+
+<p>
+Onorio II scomunicò gli Hohenstaufen, chè già egli
+presentiva come quei principi avrebbero raccolto eziandio
+l’eredità della controversia sulle investiture: e una
+seconda volta pronunciò l’anatema nell’anno 1128,
+perocchè allora Corrado fosse venuto a Milano da pretendente
+della corona. Molte città lombarde prestarono
+omaggio a questo Principe, e ai 29 di Giugno fu benanco
+coronato a Monza dall’arcivescovo Anselmo; però il regno
+di lui non ebbe consistenza, e non fece che sconvolgere
+per brevi istanti le cose dell’Italia settentrionale: quanto
+ai Romani, di cui egli aveva cercato acquistarsi il favore,
+non ne vollero sapere, e, insieme con Onorio, invitarono
+Lotario affinchè venisse a coronarsi in Roma&#8205;<a class="tag" id="tag485" href="#note485">[485]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_469">[469]</span>
+</p>
+
+<p>
+Più rilevanti casi avvennero nell’Italia meridionale,
+dove vi erano precedute gravi mutazioni di cose. Guglielmo,
+figlio di Rogero e duca delle Puglie, era morto
+a Salerno nel Luglio dell’anno 1127, fra il rammarichìo
+di tutto il popolo; e anch’egli, come Enrico V, non
+lasciava figli. Rogero conte di Sicilia, congiunto di lui,
+poteva tener sè stesso in conto di naturale erede suo, ed
+infatti affermava che Guglielmo lo aveva riconosciuto
+per tale. Quel principe giovane e ardito, che, fanciullo
+ancora, era fino dal 1101 succeduto a Rogero I padre
+suo, colse l’occasione per raccogliere ad unità tutta
+l’Italia del mezzodì, avvegnaddio di tutti gli Stati di
+un tempo avessero ivi conservato autonomia soltanto
+Capua sotto di Giordano II, e Napoli governata da
+Sergio duca&#8205;<a class="tag" id="tag486" href="#note486">[486]</a>. Come dunque il conte Rogero s’affrettò
+a venire nelle Puglie, e s’insignorì di Salerno e di
+Amalfi, e ricevette l’omaggio di molte città, il Papa
+deliberò di impedire la fondazione di una monarchia
+dell’Italia meridionale: e alle pretese di Rogero oppose
+la sovranità feudale che ne aveva il Pontefice, protestando
+che le terre di Guglielmo tornate erano nel pieno
+dominio della santa Sede. In questo intento andò Onorio
+sollecitamente a Benevento, e Rogero, da lui scomunicato,
+<span class="pagenum" id="Page_470">[470]</span>
+essendosi acceso di grande ira che gli si negasse
+d’investirlo delle Puglie, fosse pure come vassallo
+della Chiesa, mise a guasto il territorio beneventano.
+Allora il Papa, nel Dicembre dell’anno 1127, congregò
+in Capua i Vescovi e i Baroni a parlamento; investì di
+quel principato Roberto II, figlio di Giordano che giusto
+in questo tempo era morto, e chiese a quei congregati
+che movessero guerra contro l’usurpatore siciliano.
+</p>
+
+<p>
+Nondimeno questo Principe, ch’era uomo di genio,
+potè prendersi in giuoco la crociata che Onorio predicò
+contro di lui, e attese chetamente finchè l’esercito dei
+Baroni s’ebbe sbandato&#8205;<a class="tag" id="tag487" href="#note487">[487]</a>. Si ripeterono i casi di
+Leone IX; Rogero inseguì alle calcagna il Papa abbandonato
+che si ritirò a Benevento, gli offerse pace,
+costrinse il Padre santo a uscir delle mura della città,
+e venuto insieme con lui sul ponte del fiume Calore
+(correva allora l’Agosto dell’anno 1128), ne ricevette in
+feudo il Ducato delle Puglie e delle Calabrie&#8205;<a class="tag" id="tag488" href="#note488">[488]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Così fu che la Chiesa non potè impedire la fondazione
+della monarchia napoletana; fu questo un avvenimento
+importante, il quale, come in seguito vedremo,
+mutò l’indirizzo politico d’Italia e dei Papi; tuttavia
+<span class="pagenum" id="Page_471">[471]</span>
+Onorio raccolse dalla sua pace con Rogero il profitto,
+per quanto momentaneo fosse, di conservarsi la signoria
+feudale sull’Italia meridionale.
+</p>
+
+<p>
+Queste furono le bisogne che tennero il Papa in faccenda
+continua, ed egli non fece che andare e venire
+di Roma nelle Puglie, e s’ingolfò in negozî mondani
+e in affari politici, per modo che si deve chiamarlo piuttosto
+uomo di Stato che prete. I Frangipani provvedevano
+in Roma alla sua sicurezza, e gli davano modo
+di tenere in rispetto i capitani della Campagna, massime
+i Conti di Segni e di Ceccano&#8205;<a class="tag" id="tag489" href="#note489">[489]</a>. Anche Onorio II,
+non meno di Pasquale, seppe per prova di che pondo
+gravassero le spalle del Papa i possedimenti temporali;
+e noi dovremmo dipingere un quadro stucchevole e repugnante,
+se volessimo descrivere le minute guerre che
+ripetutamente ei mosse contro i castellani e i Conti
+di campagna nel Lazio. Venuto in fin di vita, lo si
+trasportò al convento di san Gregorio, fortemente munito,
+ch’era posto sul <i>Clivus Scauri</i>: i Papi di quei
+tempi morivano rimpiattati entro torri, fra le spade dei
+loro partigiani. Da una finestra, presso cui lo si aveva
+adagiato, il morente sporse il suo pallido volto, e con
+gran dolore guardò ancora una volta il popolo che di
+sotto tumultuava e lo credeva di già morto; e vide i
+<span class="pagenum" id="Page_472">[472]</span>
+partiti azzuffarsi per la sua corona pontificia prima
+ancora che gli fosse caduta di capo: così, gravemente
+angustiato, trapassò ai 14 Febbraio dell’anno 1130.
+Quando moriva un Papa non avrebbe potuto eleggersi
+il suo successore prima che quegli fosse sepolto; però
+spesse volte le sommosse che avvenivano nel regno pontificio
+elettivo ponevano impedimento che siffatta consuetudine
+si osservasse. Il cadavere di Onorio era ancor
+tiepido, che a fretta e a furia lo si gettò in una fossa,
+la quale trovavasi apparecchiata nel convento, tanto
+perchè la fazione quivi raccolta potesse procedere all’elezione;
+indi a precipizio si trasportò quella salma al
+san Giovanni, e il Papa morto e il Papa nuovamente
+eletto entrarono in pari tempo nel Laterano&#8205;<a class="tag" id="tag490" href="#note490">[490]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_473">[473]</span></p>
+
+<h3 id="cap3-8">CAPITOLO TERZO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap3-8-1">§ 1.
+<span class="smaller">I Pierleoni. — Loro origine ebraica. — Sinagoga degli
+Israeliti in Roma nel secolo duodecimo. — Pietro Leone
+e il figliuol suo Pietro cardinale. — Scisma fra Innocenzo II
+e Anacleto II. — Innocenzo fugge in Francia. — Lettera dei
+Romani a Lotario. — Anacleto II concede a Rogero I il titolo
+di re di Sicilia.</span></h4>
+
+<p>
+Uno scisma di origine e d’indole puramente civiche
+doveva far conoscere al mondo che delle divisioni ecclesiastiche
+non sempre avevano colpa i Re tedeschi. La
+ricchezza e la potenza dei Pierleoni, e più ancora i
+meriti grandi che avevano conseguito verso la Chiesa,
+davano ad essi buona speranza di levare al papato
+uno della loro famiglia. Scendeva questa, or divenuta
+illustre tanto, di origine ebraica, e cotal fatto strano ci
+porge opportunità di dare un’occhiata alla sinagoga
+di Roma.
+</p>
+
+<p>
+La comunità degli Israeliti aveva, fino da’ tempi di
+Pompeo, posto sue dimore nel Transtevere e intorno ai
+ponti dell’isola; in mezzo a tutti gli uragani della
+storia essa aveva durato in Roma, dove una piccola
+<span class="pagenum" id="Page_474">[474]</span>
+congregazione di Ebrei si tollerava quasi a simbolo
+monumentale delle radici che il Cristianesimo teneva
+nel vecchio Testamento. Quelle genti non s’erano mescolate
+con Romani o con Barbari, e, maritandosi fra
+loro, avevano trasmesso il puro sangue della loro razza
+ai loro figli e ai figli dei figli: intorno a sè avevano
+visto disfarsi in polvere l’antica Republica romana, e
+la monarchia romana dei Cesari, e la immensa città
+marmorea di Roma, e un secondo Impero franco; ma
+eglino, più incrollabili delle statue di bronzo, erano sopravvissuti
+alla Nemesi formidabile dei secoli; ed oggidì
+ancora, nei vicoli vicini al Tevere, innalzano le loro orazioni
+a Gehova, al dio di Abramo e di Mosè. Il numero
+di essi (che dal tempo delle persecuzioni spagnuole
+avvenute sotto di Filippo II fino ad oggidì è salito
+in Roma a cinquemila anime) giungeva nel secolo duodecimo
+a soli duecento di sesso maschile; chè tanti ne
+contò il rabbino Beniamino di Tudela, allorquando visitò
+Roma all’età di Alessandro III: però egli accerta che
+fra’ suoi socî di religione aveva trovato uomini di influenza
+grande benanco alla corte pontificia, e rabbini sapientissimi,
+quali erano Daniele, Geiele, Joab, Natano, Menahem,
+ed altri Ebrei di Transtevere&#8205;<a class="tag" id="tag491" href="#note491">[491]</a>. Fuor del bujo
+<span class="pagenum" id="Page_475">[475]</span>
+che involge questa scuola di Israeliti, noi la vedemmo
+uscire soltanto all’occasione di cantare i suoi inni di
+laude nelle festività di omaggio; e una sol volta ci si
+narra che gli Ebrei sofferissero in Roma persecuzione&#8205;<a class="tag" id="tag492" href="#note492">[492]</a>.
+Quella razza ridotta in servitù seppe difendersi contro i
+suoi tribolatori mercè di astuzia, d’ingegno e della potenza
+dell’oro ammassato in segreto: i migliori medici,
+i più ricchi banchieri erano ebrei; e nelle loro meschine
+case prestavano denaro a usura, e fra i loro debitori
+scrivevano nei loro libracci i nomi degli illustrissimi
+Consoli dei Romani e financo dei Papi angustiati a pecunia.
+</p>
+
+<p>
+Or da quella disprezzata sinagoga ebraica uscì una
+famiglia senatoria, che alle laute usure andava debitrice
+della sua fortuna e della sua potenza. L’avo di quel <i>Petrus
+Leonis</i>, che durante la controversia delle investiture
+sostenne in Roma una parte tanto ragguardevole,
+aveva fatto negozî di banchiere colla corte pontificia, ne
+aveva spesse volte soccorso le strettezze finanziarie, e
+da ultimo s’era fatto battezzare, prendendo nome di
+<i>Benedictus Christianus</i>. Ben presto il figliuol suo Leone,
+<span class="pagenum" id="Page_476">[476]</span>
+che aveva tolto il nome di battesimo da quello di papa
+Leone IX, potè aprirsi una splendidissima via, come si
+conveniva a uomo ricchissimo, fornito d’ingegno, audace,
+ambizioso. Egli s’imparentò con ottimati romani che
+ambivano di dare le aurate figlie d’Israello in mogli ai
+loro figliuoli, o che sposavano le lor proprie figlie coi battezzati
+figliuoli d’Ebrei&#8205;<a class="tag" id="tag493" href="#note493">[493]</a>. L’usurajo Leone si strinse
+<span class="pagenum" id="Page_477">[477]</span>
+a Ildebrando ed ai Papi riformatori col fervore che gli
+davano il suo fanatismo di rinnegato e l’accortezza politica;
+e il vigoroso figlio suo, <i>Petrus Leonis</i> ossia Pierleone,
+diventò dappoi in Roma uomo di altissima influenza
+politica, tanto che di lui non si poteva far senza&#8205;<a class="tag" id="tag494" href="#note494">[494]</a>.
+Oltre alla sua rocca posta presso al teatro di Marcello
+(indubbiamente la aveva di già eretta il padre suo Leone),
+egli dominava eziandio la prossima isola Tiberina:
+Urbano II gli aveva confidato financo la guardia del
+castel Sant’Angelo, e quel Papa moriva nelle case del
+creditore e protettor suo, ed i successori di Urbano si
+sbracciavano per ottenere il patrocinio del potente Pierleone.
+Ma il popolo lo aborriva perchè era un usurajo,
+la nobiltà lo odiava perchè uomo nuovo, e noi vedemmo
+che questo forte amico di Pasquale non potè ottenere la
+Prefettura per il suo figliuolo. L’amicizia de’ Pontefici,
+lo splendore delle parentele, le dovizie e la potenza cancellarono
+tanto presto la macchia dell’origine ebrea di
+questi signori potenti, che in brevissimo tempo i Pierleoni
+furono celebrati come il più illustre dei casati
+principeschi di Roma; omai da dopo di Leone si fregiarono
+<span class="pagenum" id="Page_478">[478]</span>
+del titolo di «Console dei Romani», e lo sostennero
+con orgoglio e con maestrevole dignità, quasi che fossero
+dei patrizî antichissimi&#8205;<a class="tag" id="tag495" href="#note495">[495]</a>. Vennero quindi in cozzo coi
+Frangipani, perocchè questi fossero adesso ghibellini
+ossia di parte imperiale, eglino guelfi ossia di parte
+pontificia; ed è cosa mirabile vedere in Roma l’una
+presso dell’altra queste due famiglie, entrambe le quali
+avevano per istipite uno di nome Leone, ed erano sorte
+in fiore intorno allo stesso tempo. Poichè poi anche i
+Frangipani s’imparentarono coi Pierleoni, si favoleggiò
+più tardi che entrambe le famiglie traessero origine
+dalla gente Anicia: nel secolo decimoquinto si narrò
+che due fratelli di un Pierleone Massimo, così detti Conti
+dell’Aventino, fossero emigrati in Germania, e colà
+avessero fondato la casa di Absburgo; e benanco gli
+Imperatori d’Austria tennero ad onor loro di esser
+congiunti dei Pierleoni, infino a che scoversero che, in
+caso tale, eglino avrebbero dovuto andar cercando i loro
+avi nel ghetto di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag496" href="#note496">[496]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_479">[479]</span>
+</p>
+
+<p>
+Pietro Leone morì addì 2 di Giugno dell’anno 1128,
+coperto di onoranze che più non avrebbe potuto capirne
+un Console di Roma antica. Perirono i sepolcri de’ Papi
+di quel tempo, ma il caso tenne saldo in piedi il mausoleo
+di questo Crasso israelita, con pari cure di quelle che il
+destino prodigò a conservare il sarcofago di Cecilia
+Metella. Nel chiostro del san Paolo dura una grande
+arca di marmo del pessimo tempo romano, ed è adorna
+di figure che rappresentano Apollo, Marsia e le Muse:
+fu questa la tomba di Pier Leone, e l’epigrafe, di gusto
+veramente ebreo, lo pregia come «uomo senza pari,
+immenso di ricchezze e di figliuolanza»&#8205;<a class="tag" id="tag497" href="#note497">[497]</a>. Molta discendenza
+<span class="pagenum" id="Page_480">[480]</span>
+ei lasciò, e così meravigliose, e come di favola,
+furono le fortune di questi rampolli del ghetto, che uno
+dei suoi figliuoli diventò papa, un altro fu fatto patrizio
+dei Romani, ed una figlia, vien detto, andò sposa di
+Rogero di Sicilia.
+</p>
+
+<p>
+Il figlio suo Pietro aveva quel potente signore destinato
+ad un officio di Chiesa. Forse che a lui si poteva
+negare la cappa violetta di cardinale? forse che il rosso
+paludamento pontificio era desiderio troppo temerario
+per il ricco figliuolo di Pier Leone? Il giovine Pietro fu
+mandato a Parigi perchè compiesse di erudirsi, e ivi
+senza dubbio fu degli uditori di Abelardo; finiti gli studi,
+vestì a Cluny la tonaca monastica, che pur sempre era
+il più commendevole abito per i candidati pontefici.
+Accondiscendendo al desiderio del padre suo, Pasquale
+<span class="pagenum" id="Page_481">[481]</span>
+se lo chiamò a Roma, e lo fece cardinale dei santi
+Cosma e Damiano. Insieme col fratello Pietro accompagnò
+dappoi Gelasio in Francia, tornò con Calisto e
+divenne cardinale prete di santa Maria, in quello stesso
+Transtevere dal quale la sua famiglia aveva tratto l’origine:
+indi sostenne l’incarico di legato in Francia dove
+congregò Concilî, e in Inghilterra dove, accolto solennemente
+da re Enrico, entrò con magnificenza da principe.
+Al figliuolo del potente Pier Leone non difettarono
+dignità, cultura, ingegno, e se, come gli rimproverarono
+gli avversarî suoi, da nunzio s’abbia grancito
+immensi tesori, egli non avrà fatto che seguire l’esempio
+di quasi tutti gli altri suoi colleghi Cardinali legati.
+I fieri nemici di lui lo colmarono più tardi di contumelie,
+ma nulla v’ha che giustifichi la mala dipintura
+che eglino fecero dell’indole sua&#8205;<a class="tag" id="tag498" href="#note498">[498]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La famiglia di lui sperava di vedergli posare in
+capo la corona pontificia; dei voti di numerosi clienti
+egli era omai certo in grazia delle sue dovizie; financo
+il cardinale Pietro di Porto capitanava nel sacro Collegio
+il partito che a lui era favorevole, laddove gli avversarî
+<span class="pagenum" id="Page_482">[482]</span>
+suoi, condotti da Aimerico cancelliere e da Giovanni di
+Crema, scrivevano sulle schede dell’elezione il nome di
+Gregorio di Sant’Angelo. Dapprincipio s’aveva deliberato
+di rimettere l’elezione all’arbitrato di otto Cardinali,
+e fra questi era anche Pietro, che da tempo lungo
+intendeva al papato. Sennonchè, era spirato appena
+Onorio, che cinque degli elettori si unirono con gran
+secretezza in san Gregorio sul <i>Clivus Scauri</i>, ed ivi, ai 15
+di Febbraio, convennero di far papa il cardinale Gregorio
+con nome di Innocenzo II: subito dopo il suo partito,
+ch’era in tutto e per tutto composto soltanto dei
+sedici Cardinali più giovani, di alcuni cittadini, dei
+Frangipani e dei Corsi, lui acclamò pontefice&#8205;<a class="tag" id="tag499" href="#note499">[499]</a>. Gli
+avversarî a buona ragione istizziti, corsero di lì a poche
+ore nel san Marco; il maggior numero de’ Cardinali, la
+parte più grande de’ cittadini e quasi tutta la nobiltà, i
+Tebaldi, gli Stefani, i Berizoni, i Sant’Eustachio, i giudici
+«del palazzo», presieduti dal decano de’ Cardinali,
+<span class="pagenum" id="Page_483">[483]</span>
+elessero il figlio di Pier Leone con nome di Anacleto
+II&#8205;<a class="tag" id="tag500" href="#note500">[500]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I due pretendenti stavano uno di contra all’altro,
+come Giacobbe ed Esaù disputanti pel diritto di primogenitura.
+Il cardinale Gregorio aveva strappato alla
+fazione sua la benedizione del primogenito, ma quasi
+tutta Roma e le terre prestavano omaggio ad Anacleto
+II&#8205;<a class="tag" id="tag501" href="#note501">[501]</a>. Non sapeva di novità lo spettacolo di due Papi
+fra sè nemici, che un dopo l’altro si siedevano sulla cattedra
+santa, non appena che l’uno oppur l’altro aveva
+dovuto scenderne a precipizio: si venne dunque con
+grande ira alle armi. Innocenzo II, che per verità in
+gran fretta era stato messo dentro nel Laterano, si ricoverò,
+il giorno stesso della sua elezione, nel Palladio,
+ossia nella chiesa di santa Maria <i>in Pallara</i>, che era difesa
+<span class="pagenum" id="Page_484">[484]</span>
+dalla fortezza dei Frangipani presso al Palatino&#8205;<a class="tag" id="tag502" href="#note502">[502]</a>.
+Anacleto II, assistito da’ suoi fratelli Leone, Giordano,
+Rogero, Uguccione, e da numerosi clienti, mosse al san
+Pietro, ne schiuse con violenza le porte, si fece consecrare
+papa da Pietro di Porto, prese d’assalto il Laterano,
+si sedette sulle cattedre papali che erano in
+quella chiesa, andò a santa Maria Maggiore e sequestrò
+i tesori della Chiesa. Tutta Roma risonò dello strepito
+della guerra civile in quello che migliaia di mani si facevano
+avidamente sporte per raccogliere nel loro cavo
+stille di quel ben di Dio che faceva piovere Anacleto,
+vera meteora d’oro. E nelle tumultuose processioni
+ch’ei celebrò da papa il nostro occhio può discernere la
+Sinagoga degli Ebrei, postata vicino al favoloso palazzo
+di Cromazio, avendo a capo il suo rabbino col gran
+volume velato del Pentateuco; e ci possiamo imaginare
+se i figliuoli d’Israello avranno mai come allora salutato
+il Papa con inni tanto sinceri di voti maligni, ovverossia
+con tante maledizioni borbottate a bassa voce&#8205;<a class="tag" id="tag503" href="#note503">[503]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_485">[485]</span>
+</p>
+
+<p>
+Anacleto si aveva guadagnato Roma, ed anzi l’adesione
+che a lui facevano tanti e così illustri Cardinali
+e ottimati gli dava pieno diritto di essere papa. Per
+fermo fallì l’assalto dato al Palladio, ma Innocenzo vide
+l’oro del suo nemico penetrare dai pertugi di quelle
+muraglie: perlochè nell’Aprile o nel Maggio fuggì in
+Transtevere, dove si nascose nelle torri della sua famiglia,
+mentre Anacleto tranquillamente celebrava nel san
+Pietro le feste di Pasqua, scomunicava il suo antagonista,
+deponeva i Cardinali che gli erano avversi, ed
+altri in loro vece ne creava. L’aperta defezione dei
+Frangipani lasciò Innocenzo allo scoperto e senza difesa;
+nessun’altra via a scegliere gli restava fuor della
+fuga. Egli s’imbarcò pertanto con gran mistero sul
+Tevere, e per Pisa e per Genova fuggì a Francia,
+come aveva fatto Gelasio&#8205;<a class="tag" id="tag504" href="#note504">[504]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ei si trattava adesso vedere quale dei due pretendenti
+sarebbe riconosciuto per pontefice. Innocenzo (transteverino
+di origine come il nemico suo, ma discendente
+dell’antica casa de’ Papareschi, cardinale legato a’ tempi
+di Urbano II e mediatore della pace di Worms) si
+raccomandava per bella nominanza di uomo erudito e
+culto, e per religione sincera&#8205;<a class="tag" id="tag505" href="#note505">[505]</a>. L’anteriorità della sua
+<span class="pagenum" id="Page_486">[486]</span>
+elezione lo avvantaggiava sopra di Anacleto; la sua
+fuga nell’asilo de’ Papi cattolici dava apparenza a lui di
+uomo discacciato, all’altro di usurpatore: senza lunghe
+titubanze, Alemagna, Inghilterra, Francia, una gran
+parte d’Italia, tutti gli ordini monastici riverirono Innocenzo
+II. Tutt’a un tratto il mondo si risovvenne
+con isprezzo della semenza dei Pierleoni, e dimenticò i
+meriti che costoro s’avevano acquistato verso la Chiesa
+romana: eppure le fattezze ebraiche del viso non avrebbero
+dovuto tornare a disdoro di un Papa, per poco
+che si avesse pensato che Pietro e Paolo avevano avuto
+faccia di ebreo più di Anacleto. Del resto, può darsi
+financo che il favore della città di Roma, cui egli aveva
+senza dubbio offerto grandi franchigie, tornasse piuttosto
+a sua condanna che a commendazione. Leggiamo
+<span class="pagenum" id="Page_487">[487]</span>
+ancora le lettere che in ogni verso del mondo egli mandò
+affine che lo si accettasse per pontefice&#8205;<a class="tag" id="tag506" href="#note506">[506]</a>; di già nel
+primo giorno di Maggio scrisse a Lotario&#8205;<a class="tag" id="tag507" href="#note507">[507]</a>, ma il Re
+non rispose; sperò guadagnarselo pronunciando la scomunica
+contro a Corrado antirè, ma anche questo fallì;
+il Re non rispose&#8205;<a class="tag" id="tag508" href="#note508">[508]</a>, nè alcuna bada diede agli accalorati
+scritti dei Cardinali e dei Romani.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_488">[488]</span>
+</p>
+
+<p>
+E i Romani con molta urbanità pregarono acciocchè
+si desse la confermazione al loro Papa, ma biasimarono il
+Re che a quello non avesse porto risposta, e protestarono
+che gli negherebbero la corona imperiale se più a lungo
+avesse tentennato a riconoscere Anacleto per pontefice.
+«Se tu», così gli scrivevano, «se tu voglia ricevere i
+gloriosi fasci del romano impero devi acconciarti alle
+leggi di Roma, non già turbare la concordia de’ cittadini
+tuoi. E per fermo non è ancor sì grande la nostra affezione
+per te da far che si attribuisca tanta rilevanza alla
+coronazione tua: solamente perciocchè abbiamo conosciuto
+la benevolenza del Papa per la tua persona, anche
+noi ti vogliam bene, e desideriamo di decorare la tua
+porpora con degne onoranze»&#8205;<a class="tag" id="tag509" href="#note509">[509]</a>. I Romani avevano
+la coscienza di parlare da uomini liberi a un Re tedesco,
+che non per eredità era succeduto alla casa Salica, e cui
+un antirè tuttora combatteva: a vero dire lo riconoscevano
+per «Re dei Romani», chè questo omai era
+divenuto titolo tradizionale, mercè cui i monarchi germanici
+<span class="pagenum" id="Page_489">[489]</span>
+giungevano ad acquistare la corona imperiale,
+ma affermavano con risolutezza che soltanto la elezione
+del popolo romano conferiva quella corona. Di già il loro
+linguaggio orgoglioso s’inspirava al genio republicano,
+che andava diventando sempre più poderoso nelle città
+lombarde, e cominciava ad alitare anche in Roma.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè il silenzio freddo del mondo ebbe fatto accorto
+Anacleto che aveva di quello le repulse, ei guardò
+tutt’intorno a sè per cercarsi qualche confederato potente.
+Dopo del Concordato di Worms i partiti antichi
+subirono un mutamento strano: il re di Germania e i
+suoi antichi aderenti d’Italia si schierarono intorno al
+vessillo cattolico e francese; i Normanni, che un tempo
+ne erano stati sostenitori, lo disertarono, essendo eglino
+nemici naturali dell’impero. Però Anacleto seguitò il
+vecchio indirizzo dei Papi, facendo lega col duca delle
+Puglie. Alla monarchia di Rogero non mancava altro
+fuorchè si desse sanzione a quel titolo di reame, che
+già le avevano attribuito i suoi parlamenti: or dunque
+Anacleto, a patto che lo riconoscesse per pontefice,
+offerse al duca la consecrazione pontificia; e Rogero
+accettò di gran cuore l’offerta, perocchè le idee di quel
+tempo facessero credere necessaria una confermazione
+tale. Nel Settembre Anacleto conchiuse con lui a Benevento
+e ad Avellino un’alleanza difensiva ed offensiva;
+indi un cardinal legato andò tosto a Palermo, e nel
+giorno di Natale dell’anno 1130 consecrò Rogero I a
+re di Sicilia, della quale Roberto di Capua gli porse la
+corona. Così, cooperante un Papa scismatico, fu composto
+il regno di Sicilia: quel bel principato durò settecento
+trent’anni in mezzo alle più meravigliose mutazioni
+<span class="pagenum" id="Page_490">[490]</span>
+di fortuna, finchè ai dì nostri cadde in quella
+stessa guisa avventurosa con cui in antico eroi normanni
+lo avevano fondato&#8205;<a class="tag" id="tag510" href="#note510">[510]</a>.
+</p>
+
+<h4 id="cap3-8-2">§ 2.
+<span class="smaller">Bernardo di Chiaravalle s’adopera in Francia affinchè
+Innocenzo II sia riconosciuto per papa. — Lotario promette
+di condurlo a Roma. — Il Papa e Lotario muovono
+a Roma. — Coraggio di Anacleto II. — Lotario è coronato
+imperatore. — Torna in patria. — Innocenzo è cacciato una
+seconda volta. — Concilio di Pisa. — Rogero I mette a dovere
+le Puglie. — Seconda impresa di Lotario in Italia. — Controversie
+fra il Papa e l’Imperatore. — Lotario torna in
+patria e muore.</span></h4>
+
+<p>
+Nel frattempo Innocenzo II stavasene in Francia,
+dove quasi dappertutto lo si riveriva come pontefice;
+ed ivi aveva a protettore un santo di nominanza chiara
+nel mondo, Bernardo abate di Chiaravalle. A buona ragione
+la Chiesa può ire superba della gagliardia delle
+forze che essa seppe spiegare le une dopo le altre per
+<span class="pagenum" id="Page_491">[491]</span>
+condurre a compimento il laborioso edificio della sua gerarchia;
+e massimamente Bernardo, il genio che a quel
+tempo ne fu l’anima, appartiene a’ suoi uomini maggiori.
+Trascorso il periodo di Cluny, il monacato trovò
+in lui un novello riformatore, e ciò avvenne in una
+età nella quale, per via degli ordini cavallereschi di Palestina,
+il monachismo diventò eziandio una potenza
+politica. Bernardo nacque nell’anno 1091 a Fontaine,
+presso Digione; nel 1113 vestì cocolla nel prossimo convento
+dei Benedettini di Citeaux ossia <i>Cistercium</i>, che
+era stato fondato intorno all’anno 1098. L’austerità
+ascetica dei Cisterciesi si confaceva all’animo del giovane,
+ed egli contribuì ad erigere il chiostro di Chiaravalle
+presso a Chalons sulla Marna; nel 1115 ne diventò
+abate, e d’allora in poi, venerato come taumaturgo,
+diventò l’oracolo e l’apostolo del monacato più rigido.
+In progresso di tempo andò istituendo centosessanta
+monasteri della sua regola in tutte le terre di Europa;
+ma il suo ingegno vivace non potè seppellirsi in solitudine
+selvaggia, laonde con operosità pratica esercitò
+influenza su tutti i negozî del mondo politico ed ecclesiastico
+dell’età sua&#8205;<a class="tag" id="tag511" href="#note511">[511]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_492">[492]</span>
+</p>
+
+<p>
+Fu Bernardo che guadagnò il favore di Luigi di
+Francia alla causa di Innocenzo; ed eziandio il Re tedesco,
+che questo Papa andò a trovare a Liegi nel Marzo
+dell’anno 1131, gli concesse dopo qualche incertezza
+l’adesione sua. Un Principe che fosse stato fornito di
+ambizione e di genio avrebbe dovuto andare a rilento
+prima di riconoscere Innocenzo per papa, chè egli si
+sarebbe assiso arbitro fra due Pontefici e avrebbe ridotto
+la santa Sede in quelle stesse condizioni, che in addietro
+Gregorio VII aveva apparecchiato alla monarchia: uno
+statista sottile avrebbe profittato di questa opportunità
+per impadronirsi di bel nuovo delle investiture che Lotario
+s’era lasciato menomare dai Vescovi tedeschi, fin
+oltre a quello che stabilivano gli articoli di Worms. Ma
+il Re non fece suo pro delle tradizioni della casa di Franconia
+a lui ostile; non volle cimentarsi a lotta contro la
+gerarchia, promise anzi al Papa di condurlo a Roma, e,
+in ricambio, Innocenzo lo fe’ sicuro dei titoli della podestà
+imperatoria&#8205;<a class="tag" id="tag512" href="#note512">[512]</a>. Nel Concilio tenuto in Ottobre a
+Reims Innocenzo ebbe omaggio dall’Inghilterra e dalla
+Spagna, ed Anacleto vi fu solennemente scomunicato.
+Non senza corrucciarsene le chiese di Francia apprestarono
+i modi di far ritorno a lui che era affatto al verde
+di moneta, dopo di che, nella primavera dell’anno 1132,
+egli partì per Lombardia. Quasi tutti i vescovi e i
+signori di questa terra lo riconobbero per pontefice nel
+<span class="pagenum" id="Page_493">[493]</span>
+Concilio celebrato a Piacenza il giorno 10 di Aprile;
+non così Milano. Tuttavia l’avvicinarsi di Lotario, che
+scese in Italia nel Settembre del 1132, costrinse l’antirè
+Corrado a partirsi di Lombardia, dove prestamente ei
+si vide lasciato in abbandono. Allora Innocenzo andò a
+Pisa, la riconciliò con Genova, e indusse entrambe
+quelle republiche a prestargli i loro navigli per sottomettere
+Roma. Nella primavera successiva Lotario
+e il Papa mossero da Viterbo, per Orta e per Farfa,
+contro di Roma, mentre i Pisani e i Genovesi conquistavano
+Civitavecchia, e sottomettevano la Marittima tutta
+quanta&#8205;<a class="tag" id="tag513" href="#note513">[513]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ambasciatori di Anacleto erano andati a trovare
+il Re a Viterbo, e gli avevano chiesto che un Sinodo
+con consiglio imparziale dovesse giudicare qual dei due
+Papi fosse stato eletto in buona regola. I Principi tedeschi
+s’erano ben capacitati della giustizia di questa
+domanda, e avevano compreso i vantaggi ch’essa offriva,
+affidandone al Re l’arbitrato. Nè Lotario poteva esser
+dimentico che i suoi predecessori di casa Salica avevano
+primamente citato i Papi contendenti a comparire davanti
+un Concilio raccolto a Sutri, e dopo che da questo
+<span class="pagenum" id="Page_494">[494]</span>
+era stato pronunciato giudizio, aveano condotto a Roma
+quello dei Pontefici che ne aveva ottenuto omaggio:
+sennonchè san Norberto, arcivescovo di Magdeburgo,
+e insieme con lui i Cardinali, dissiparono le dubbiezze
+del Re, appellandosi alle deliberazioni già prese a Reims
+ed a Piacenza; così l’impacciato Lotario cedette alle
+loro rimostranze, e si lasciò fuggir di mano un’occasione
+che poteva dargli una formidabile potenza contro
+alla Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag514" href="#note514">[514]</a>. Anacleto trovavasi minacciato di pericolo
+gravissimo, perocchè quegli che era suo solo alleato
+non gli potesse prestare assistenza di sorta, avendo egli
+una matassa arruffata a sbrogliare per conto suo proprio
+nelle Puglie: ed invero qui era avvenuta un’insurrezione
+in cui ne avevano avuto la meglio i sediziosi; e Roberto
+di Capua, Rainolfo di Alife e altri baroni molti stavano
+in arme e afforzavano adesso la parte di Innocenzo.
+In condizioni tali di cose Anacleto pareva perduto; tuttavia
+ne andò salvo, poichè teneva in mano sua quasi
+tutte le fortezze di Roma, propizio luogo a chi si difendeva,
+e poichè scarse erano le forze dell’esercito nemico:
+infatti Lotario era venuto in Italia con sì poche
+soldatesche, che le città si beffarono di lui, ed a Roma
+giungeva seguito solamente da duemila cavalieri&#8205;<a class="tag" id="tag515" href="#note515">[515]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sulla fine di Aprile egli pose campo presso a santa
+Agnese, fuor di porta Nomentana; e tosto si presentarono
+a fargli omaggio alcuni ottimati romani, aderenti
+<span class="pagenum" id="Page_495">[495]</span>
+antichi di Innocenzo o traditori nuovi di Anacleto, i
+Frangipani, Teobaldo prefetto, Pietro Latro della famiglia
+de’ Corsi&#8205;<a class="tag" id="tag516" href="#note516">[516]</a>. Lotario entrò nella Città addì 30
+di Aprile 1133 senza trovare opposizione alcuna; condusse
+Innocenzo nel Laterano, pose dimora sull’Aventino
+(che da dopo di Ottone III non aveva più albergato un
+Imperatore), e fece che le sue milizie piantassero le tende
+presso al san Paolo, intanto che le navi pisane risalivano
+il Tevere. Nondimeno Innocenzo fu deluso nella
+sua speranza di superare prestamente lo scisma in buona
+pace oppure colla forza delle armi, avvegnaddio Anacleto,
+che si vedeva già condannato prima d’essere giudicato,
+rifiutasse con maschio coraggio di far dedizione delle sue
+rocche: allora fu che la Curia di Lotario lo pose al bando
+come nemico dell’Impero. Ad onta di ciò, munito sicuramente
+dietro il Tevere, Anacleto potè dal castel Sant’Angelo
+ridersi dei fiacchi assalimenti dei suoi nemici, ed
+ebbe ragione di motteggiarne, dacchè il Re tedesco fu
+costretto, contrariamente a quello che disponeva il rito, a
+torre la corona nella basilica Lateranense. La processione
+<span class="pagenum" id="Page_496">[496]</span>
+festiva dovette stavolta incamminarsi soltanto per la via
+che s’apriva fra l’Aventino e il Laterano; le accoglienze
+solenni avvennero sulla scalea lateranese, e il solito
+giuramento non potè essere prestato che fuor delle
+porte di questa basilica. Innocenzo II coronò Lotario e
+Richenza moglie di lui, addì 4 Giugno 1133, con pompe
+modeste, alla presenza di vescovi e maggiorenti molti
+d’Italia&#8205;<a class="tag" id="tag517" href="#note517">[517]</a>. Il novello Imperatore fece qualche debole
+tentativo di riacquistare il diritto d’investitura, ma, se
+non altro, un trattato concernente gli allodî della contessa
+Matilde afforzò la pace colla Chiesa, chè Innocenzo
+diede a vita quelle terre in feudo a Lotario e al
+genero suo Enrico di Baviera della casa dei Guelfi&#8205;<a class="tag" id="tag518" href="#note518">[518]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Fu questo il povero frutto che s’ebbe a risultamento
+la impresa di Lotario contro Roma. Invano vennero a
+<span class="pagenum" id="Page_497">[497]</span>
+lui Roberto di Capua e Rainolfo di Alife, chiedendo che
+loro prestasse soccorso contro a Rogero, cui soltanto
+adesso eglino avevano ricacciato in Sicilia. L’Imperatore
+soffriva penuria di denaro e di altre cose, per cui
+dovette tornarsene al settentrione; partiti i Tedeschi,
+Innocenzo e Anacleto capirono che le loro condizioni
+non s’erano in essenza mutate da quelle che erano
+state nell’anno 1130.
+</p>
+
+<p>
+Anacleto però riprese bentosto vigore, perciocchè
+Rogero sbarcasse nelle Puglie e la vittoria tornasse a lui;
+laonde, omai nell’Agosto, Innocenzo fuggì di Roma, e fu
+accolto una seconda volta ospitevolmente da Pisa, poichè
+questa città florida di commerci mirava con occhio
+di gelosia la crescente potenza marittima di Sicilia, e, al
+paro di Genova, durava nemica della monarchia normanna&#8205;<a class="tag" id="tag519" href="#note519">[519]</a>.
+Il tempo passava, e non si veniva a un fine
+di cosa alcuna: Roma, che in mezzo a circostanze così
+favorevoli era governata dai nobili con independenza
+assoluta, aderiva in gran parte ad Anacleto, ma il Concilio
+tenuto a Pisa nel Maggio dell’anno 1134 assodava
+la podestà d’Innocenzo, e financo Milano disertava la
+causa del suo avversario. La conquista pacifica di
+questa città era opera di Bernardo, e splendidissimo
+de’ suoi trionfi. Le accoglienze che a lui si apprestarono
+colà, è uno degli spettacoli più insigni di questa
+<span class="pagenum" id="Page_498">[498]</span>
+età, e dà prova della immane influenza che esercitavano
+allora sul mondo le idee religiose. Tutto il popolo di
+Milano andò ad incontrare il santo diplomatico a qualche
+miglio fuor della città; gli baciarono i piedi, fecero ressa
+per portarsi via brandelli della sua tonaca; poco mancò
+che a furia di carezze non lo soffocassero&#8205;<a class="tag" id="tag520" href="#note520">[520]</a>. Tutta Italia
+fino al Tevere prestava adesso reverenza a Innocenzo II;
+soltanto Roma, la Campagna e le terre del mezzodì
+stavano dalla parte di Anacleto, laonde, se prima non
+s’infrangeva la potenza di Rogero, neppure si poteva
+sperare di spazzare fuor della via l’antipapa, che sempre
+vittorioso resisteva in Roma contro ai Frangipani.
+Il fondatore della monarchia sicula aveva represso con
+ferocia da barbaro e con mano poderosa la sollevazione
+delle Puglie; Roberto di Capua, discacciatone, si ricoverava
+a Pisa, e induceva questa Republica ad armare una
+flotta contro di Rogero. Si combattè poco e senza risultati
+decisivi. Per verità i Pisani nell’anno 1136 fecero
+la conquista di Amalfi, loro antica rivale, e distrussero
+una volta per sempre l’ultimo fiore di questa celebre
+città mercantile; ma Roberto fu costretto tornarsene
+ad Innocenzo, senza d’altro aver fatto guadagno, che
+del bottino ond’erano cariche le navi. Allora Anacleto
+nominò re Rogero ad avvocato della Chiesa ed a patrizio
+<span class="pagenum" id="Page_499">[499]</span>
+dei Romani, e in quelle sue strettezze gli fece larghe
+concessioni di diritti, che nocquero alla independenza
+del Papato&#8205;<a class="tag" id="tag521" href="#note521">[521]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per lo contrario, Innocenzo II da altro non aspettava
+salute fuorchè da una nuova spedizione dell’Imperatore
+contro di Roma; e Lotario fu tanto dabben uomo
+da servire a intenti che a’ suoi interessi tornavano estranei.
+Ai legati pontificî che andarono in Germania si
+accompagnò anche l’ultimo Duca di Capua, e tutti
+domandarono all’Imperatore che movesse contro il nemico
+comune, il quale adesso assediava anche Napoli con
+molta gagliardia. Le instanze del Papa e dei Principi
+pugliesi furono avvalorate da quelle di san Bernardo,
+il quale gli diè a credere che fosse dover suo di torre
+l’Italia meridionale ad un usurpatore, e di riunirla all’Impero&#8205;<a class="tag" id="tag522" href="#note522">[522]</a>:
+in tal modo, ogni volta che le tornava
+il conto, la Chiesa riconosceva per giuste le pretensioni
+dell’Impero sulle Puglie e sulle Calabrie; le negava
+quando le tornava il conto di negarle. Fu stabilito di
+intraprendere una guerra di distruzione contro la monarchia
+<span class="pagenum" id="Page_500">[500]</span>
+di Sicilia; nè Rogero aveva potenza di resistere
+a questa formidabile lega dell’Imperatore e del Papa,
+dei Pisani, dei Genovesi e dei Principi delle Puglie.
+Lotario, riconciliato adesso cogli Hohenstaufen, potè
+condurre di qua delle Alpi un grande esercito. Alcune
+città lombarde seppero ora di che filo fosse aguzzata la
+lama della sua spada; altre impaurite si chinarono a
+prestargli omaggio, ed egli, nella primavera dell’anno
+1137, passando dalle Marche e costeggiando il mare,
+venne nelle Puglie, in quello che Enrico suo genero
+con un’oste minore giungeva a Viterbo, passando per
+Firenze. Quei due eserciti, assediando o schiacciando
+città, devastando terre, sgomberandosi il sentiero col
+ferro e col fuoco, rassomigliarono (come sempre fu delle
+imprese che mossero contro di Roma), a torrenti di lava
+che scorressero crepitando attraverso Italia, per indi
+prestamente fermarsi e affreddare. Enrico il superbo, che
+aveva adesso titolo di duca di Toscana, condusse Innocenzo,
+per Sutri, nel Lazio, in mezzo a continua desolazione
+dei luoghi che parteggiavano per Anacleto&#8205;<a class="tag" id="tag523" href="#note523">[523]</a>.
+Ma l’Antipapa, dai merli del castel Sant’Angelo, vide
+con gran meraviglia quelle soldatesche minacciose passar
+oltre senza far sosta a Roma; il suo antagonista, che
+or tornava dopo quattro anni di esilio, non poteva perder
+<span class="pagenum" id="Page_501">[501]</span>
+tempo nelle pastoje che gli avrebbe opposto la Città;
+non fece che mandar Bernardo abate, perchè colla sua
+religiosa eloquenza gli conquistasse Roma; quanto a sè,
+procedette innanzi col duca Enrico per Albano e per la
+Campagna, che gli si sottomise, e capitò a San Germano
+e a Benevento, dove pose il piede ai 23 di Maggio&#8205;<a class="tag" id="tag524" href="#note524">[524]</a>.
+Dopo breve resistenza questa città gli si diede a soggezione;
+Capua riaperse le porte al suo legittimo signore,
+ed Enrico, Innocenzo, Lotario poterono lietamente stringersi
+la mano dentro a Bari inondata di sangue.
+</p>
+
+<p>
+Indarno Rogero offerse pace a buoni patti; fu respinta
+in allora che egli non poteva più impedire la
+caduta di quasi tutte le città delle Puglie, avvegnaddio i
+vascelli di Pisa e di Genova dessero man forte agli eserciti
+di terra. Rogero fuggì a Sicilia, e i trionfi momentanei
+di Lotario estesero la podestà imperiale per la prima
+volta veramente su tutta l’Italia del mezzodì. In Capua
+si restaurò il principato di Roberto; il prode Rainolfo
+fu fatto duca delle Puglie, e Sergio trasse nuovamente
+<span class="pagenum" id="Page_502">[502]</span>
+respiro di libertà in Napoli. Tutta volta i più trionfali
+successi di Imperatori tedeschi non potevano essere in
+Italia che cosa di durata passeggiera, perocchè queglino
+facessero presto ritorno alle terre loro, nè lasciassero
+presidî di milizie: il profitto de’ loro sforzi lo raccoglieva
+tutt’al più l’accortezza de’ Papi, posto che gli
+Imperatori con sì poco raziocinio facevano da avvocati
+d’arme in pro di essi. I valorosi soldati tedeschi capirono
+l’abuso che di loro si faceva; chiesero impetuosamente
+di ritornare alle proprie case, e ad alta voce e
+con parole aperte imprecarono il malanno addosso del
+Papa, le cui sole utilità avevano dato occasione a questa
+guerra omicida e infruttuosa. Abbastanza Lotario aveva
+fatto per Innocenzo, e di già nelle Puglie e a Salerno
+(su cui il Papa pretendeva ad esclusiva signoria feudale),
+aveva capito che nessun titolo di riconoscenza
+si avrebbe potuto appresso di quello accaparrare, poichè
+il Pontefice voleva servirsi di lui non altrimenti che di
+un capitano devoto a’ suoi interessi&#8205;<a class="tag" id="tag525" href="#note525">[525]</a>. Fu soltanto
+per temenza di Rogero se non ne venne a rottura; ad
+ogni modo, omai nel mese di Settembre l’Imperatore
+mosse a Farfa, passando da Monte Cassino, da Ceperano,
+da Palestrina e da Tivoli. In Roma non pose piede;
+però la fazione imperiale era andata a San Germano,
+recandogli le insegne del Patriziato, e Tolomeo di Tusculo,
+<span class="pagenum" id="Page_503">[503]</span>
+potentissimo dei signori del Lazio, aveva fatto
+omaggio a lui ed al Papa, ed in ricambio ne era stato
+riconosciuto per principe dell’Impero, ottenendo la confermazione
+dei suoi possedimenti. Quanto al Papa, l’Imperatore
+lo raccomandò alla Provvidenza, e proseguì il
+cammino suo verso il settentrione&#8205;<a class="tag" id="tag526" href="#note526">[526]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Aveva Lotario voltato appena le fronti, che re Rogero
+tornò di Sicilia col sangue bollente di vendetta, e i
+suoi armigeri saraceni si gettarono sulle Puglie e sulle
+Calabrie con devastazioni orribili: in quel primo sbigottimento
+gli si arresero Capua, Benevento, Salerno, Napoli
+e molte castella; Roberto di Capua fuggì; Sergio
+di Napoli giurò fede di vassallo; l’eroico Rainolfo pugnò
+ancora qualche tempo con coraggio e con buona
+fortuna, ma, ad onta della splendida vittoria che riportava
+ai 30 di Ottobre presso di Ragnano, ei non potè
+mantenersi padrone che di alcune città forti del suo
+Ducato. La gloriosa impresa dell’Imperatore fu simile
+ad un uragano che passa e non dura; le vittorie, comperate
+a sì caro prezzo, furono opera perduta appena che
+fatta, e solamente ornarono la generosa vecchiezza di
+Lotario con verdi ma infecondi allori. Questo Imperatore,
+<span class="pagenum" id="Page_504">[504]</span>
+di cui amici e nemici laudarono la mansuetudine,
+la saviezza e il valore, portò con sè d’Italia il germe
+della morte, parimente di quello che avvenne di parecchi
+altri Tedeschi predecessori e succeditori suoi, e
+passò da questa vita in una capanna delle Alpi tirolesi,
+addì 3 Dicembre dell’anno 1137.
+</p>
+
+<h4 id="cap3-8-3">§ 3.
+<span class="smaller">Innocenzo II torna a Roma. — Anacleto II muore. — Vittore
+IV antipapa. — Roma si sottomette ad Innocenzo II. — Il
+convento dei Cisterciensi <i>ad Aquas Salvias</i>, monumento
+di san Bernardo a Roma. — Concilio Lateranense
+dell’anno 1139. — Innocenzo II guerreggia contro Rogero I. — Fatto
+prigioniero, approva la monarchia sicula. — Operosità
+del Pontefice a Roma dopo la pace. — I Romani
+guerreggiano contro Tivoli. — Innocenzo raccoglie Tivoli
+sotto la protezione della Chiesa. — I Romani si sollevano,
+restaurano in Campidoglio il Senato, e Innocenzo II muore.</span></h4>
+
+<p>
+Innocenzo trovò Roma veramente ben disposta a
+favor suo per influenza di san Bernardo; bensì Anacleto
+possedeva sempre il san Pietro e il castel Sant’Angelo,
+ma il suo partito si scemava e si sperdeva. Non v’era che
+Rogero il quale non volesse riconoscere Innocenzo II
+per papa. L’accorto Principe si prendeva la parte che
+Lotario aveva rifiutato; e, per trarre a profitto suo lo
+scisma che egli solo teneva ancor desto, si assideva giudice
+dei due Pontefici. Ascoltava a Salerno con esemplare
+pazienza le esortazioni di san Bernardo, faceva che
+per una serie di giorni i Cardinali delle due fazioni alla
+presenza sua disputassero accaloratamente; quanto a
+sè teneva le sue deliberazioni in serbo. Però adesso la
+morte di Anacleto liberava Innocenzo dalle sue difficoltà:
+<span class="pagenum" id="Page_505">[505]</span>
+il figliuolo di Pier Leone trapassò ai 25 Gennaio
+del 1138, dopo di aver coraggiosamente occupato per
+quasi otto anni la cattedra di san Pietro, e dopo di aver
+benanco resistito a due imprese mosse dal settentrione
+contro a Roma, l’ultima delle quali era stata uno dei
+più splendidi trionfi degli Imperatori alemanni. I seguaci
+di san Bernardo fecero allegrezze grandi della
+sua morte; tuttavia non udiamo pur una voce d’uomo
+imparziale, la quale rimproveri ad Anacleto le peccata
+che disonorarono molti Papi legittimi: e il pontificato
+di lui, legale nella sua origine, sebbene stato non lo sia
+secondo il rigore dei canoni, era trascorso in mezzo ai
+terrori ed alle angustie&#8205;<a class="tag" id="tag527" href="#note527">[527]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La fazione di Anacleto non tardò a chiedere che Rogero
+le desse un novello Antipapa; e col suo consenso
+levò a tale, nel Marzo, il cardinale Gregorio, con nome
+<span class="pagenum" id="Page_506">[506]</span>
+di Vittore IV: però lo scisma non posava più su solide
+basi. L’esaltamento di un Antipapa servì ai Romani solamente
+di ragione per cui ottenere potessero condizioni
+di pace più favorevoli; poco andò che santo Bernardo
+potè condurre quel Cardinale da peccatore penitente ai
+piedi del protetto suo; e, omai a Pentecoste, i fratelli di
+Anacleto, istessamente di tutti gli altri Romani, presi
+all’esca di molto denaro, fecero omaggio a Innocenzo II
+come a loro papa e signore&#8205;<a class="tag" id="tag528" href="#note528">[528]</a>. Colla famiglia de’ Pierleoni
+fu conchiusa una pace durevole; conservò essa il
+suo ragguardevole grado e la sua potenza alla corte
+pontificia, e Innocenzo medesimo la illustrò con onoranze
+e con officî&#8205;<a class="tag" id="tag529" href="#note529">[529]</a>. Bernardo potè adesso partir di Roma
+in trionfo; era per massima parte merito suo se si aveva
+vinto lo scisma dei Pierleoni, domato la <i>rabies leonina</i>,
+<span class="pagenum" id="Page_507">[507]</span>
+restaurato la unità della Chiesa; laonde i suoi devoti
+lo appellarono, come Cicerone, padre della patria. A monumento
+di questo celebre Santo può in Roma vedersi,
+dietro al san Paolo, il convento detto <i>ad Aquas Salvias</i>,
+chè Innocenzo II lo edificò a nuovo, e vi pose entro
+Cisterciensi di Chiaravalle, sotto il governo di Bernardo
+abate, discepolo del grande mistico&#8205;<a class="tag" id="tag530" href="#note530">[530]</a>. Poco tempo
+dopo i Cisterciensi misero loro sede anche nella Campagna
+di Roma, dove tolsero possedimento del convento
+di Casamari, in vicinanza del Liri&#8205;<a class="tag" id="tag531" href="#note531">[531]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nella prima settimana di quaresima dell’anno 1139,
+<span class="pagenum" id="Page_508">[508]</span>
+un Concilio ecumenico lateranese annunciò solennemente
+che finito era lo scisma; si annullarono gli atti
+di Anacleto; Rogero di Sicilia fu novellamente scomunicato,
+e condannate furono le dottrine di Arnaldo
+da Brescia, che presto doveva far sua comparsa sulla
+scena di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag532" href="#note532">[532]</a>. Tuttavia la pace della Chiesa non
+poteva essere completa fino a tanto che non vi dava
+suggello il poderoso Re di Sicilia. Nessun altro nemico
+dava molestia ad Innocenzo fuor di questo accorto Principe,
+la cui ostinatezza mandava a vuoto d’ogni specie
+trattative. Egli librava la sua spada su di Roma affine
+di strappare al Papa la parola che desse accoglienza
+alla sua monarchia; falliva la speranza che un ultimo
+moto di reazione potesse fare a pezzi la potenza sicula,
+perocchè Rainaldo duca, uno dei più chiari uomini di
+quella età, solo avversario che potesse per ragione di
+natali competere col Re, moriva repentinamente in
+Troja ai 30 di Aprile 1139. Tosto Rogero si gettò sulle
+città di Rainolfo; queste tutte, fino a Troja ed a Bari,
+fecero a lui dedizione, ed Innocenzo allora deliberò di
+<span class="pagenum" id="Page_509">[509]</span>
+romper guerra. Raccolto un esercito, e accompagnato dal
+profugo Roberto di Capua mosse il Papa a San Germano,
+più sconsigliato di Leone IX e di Onorio II, cimentandosi
+ad una lotta disuguale. E sorti pari di quei suoi
+antecessori ebbe Innocenzo; sentenza stupenda che la
+mano di Nemesi scrisse nella storia dei Pontefici, le cui
+imprese mondane così ebbero giustissima punizione&#8205;<a class="tag" id="tag533" href="#note533">[533]</a>.
+Da San Germano trattò il Papa con Rogero, ma questi
+ricusò di ristorare i Principi di Capua nei loro dominî,
+e finalmente si propose di por termine alle lunghe discussioni
+mercè un colpo maestro, alla foggia di quello
+che Enrico V aveva fatto. Mentre i Pontificî cingevano
+Galuzzo d’assedio, egli comandò a suo figlio Rogero di
+tendere un agguato a Innocenzo con un mille de’ suoi
+cavalieri, e l’evoluzione riuscì presto e bene. Dopo una
+scena fiera di saccheggio, di fuga e di cattura, il Papa fu
+condotto con Eimerico cancellier suo e con molti nobili
+romani e Cardinali, nella tenda di Rogero; solo Roberto
+di Capua si potè salvare grazie alla velocità del suo buon
+cavallo&#8205;<a class="tag" id="tag534" href="#note534">[534]</a>. Il Re e i suoi figli con umiltà tutto normanna
+<span class="pagenum" id="Page_510">[510]</span>
+si gettarono a’ piedi del loro prigioniero, e, componendo
+a sorriso la faccia, impetrarono pietà e pace; laonde,
+dopo una breve lotta che s’appiccò fra la vergogna
+restia e la paura maestra di persuasione, il Papa confermò
+nel regno «l’illustre e chiarissimo Re di Sicilia»
+ed i suoi eredi, e, fatta eccezione di Benevento, confermò
+il possedimento di tutte le terre da lui conquistate: questo
+avvenne addì 27 Luglio del 1139&#8205;<a class="tag" id="tag535" href="#note535">[535]</a>. In tal guisa
+il Papa di bocca propria bandì insania essere stati i
+valorosi sforzi di Lotario, che avevano pur inteso alla
+distruzione dell’usurpato reame di Sicilia; e pertanto il
+solo atto di Anacleto, che Innocenzo riconobbe per valido,
+fu la fondazione di quella nuova monarchia. Indarno
+vi oppose proteste l’ultimo e legittimo Duca di Capua;
+il suo bel principato toccò ad Anfuso figlio di Rogero; le
+Puglie furono date in feudo a Rogero erede del trono; e,
+dopochè anche l’antichissimo Ducato bizantino di Napoli
+s’ebbe arreso, un Principe savio e fortunato imperò
+sulle magnifiche di tutte le province d’Italia, che per lui,
+la prima volta dopo del tempo de’ Goti, furono ridotte ad
+unità di regno&#8205;<a class="tag" id="tag536" href="#note536">[536]</a>. La costituzione di questa monarchia
+<span class="pagenum" id="Page_511">[511]</span>
+fece grande impressione nel mondo; poichè con tanta
+astuzia e con tanta energia s’avevano distrutto interamente
+degli Stati vissuti un tempo con loro propria
+autonomia, se ne dedusse la conseguenza che l’usurpatore
+aguzzasse l’ingegno a disegni ancor maggiori. Nei
+paesi di fuori si salutò l’audace conquistatore col voto
+che eziandio all’«infelice Toscana» potesse toccar la
+bella sorte di unirsi al dominio di quel Re&#8205;<a class="tag" id="tag537" href="#note537">[537]</a>; tuttavia
+nel resto d’Italia non una voce s’udì che motivasse
+il desiderio di annettersi alla monarchia di Sicilia.
+Se l’esistenza dello Stato ecclesiastico romano abbia mai
+potuto essere un beneficio per Italia, lo fu in quell’età,
+perciocchè opponesse un baluardo al genio di conquista
+de’ Re normanni. Italia presentava uno spettacolo strano
+di acerbe contraddizioni politiche: spente le antiche
+Republiche marittime di Amalfi, di Gaeta, di Napoli, di
+<span class="pagenum" id="Page_512">[512]</span>
+Salerno e di Sorrento, il mezzogiorno cadeva per sempre
+negli ugnoli di una monarchia feudale, e diventava
+vittima della tirannide, nel tempo istesso che al settentrione,
+rilassatosi felicemente il legame che avvinceva
+quelle terre all’Impero, le Republiche cittadine venivano
+in fiore rigoglioso, e davano a Italia una seconda civiltà
+e una seconda vita di ricordanza imperitura.
+</p>
+
+<p>
+Al suo ritorno Innocenzo fu accolto in Roma, come
+un tempo Leone IX, con onoranze sì, ma eziandio con
+censure. Non mancarono istanze affinchè si dichiarasse
+esser nullo il trattato che Rogero gli aveva strappato;
+sennonchè il Papa umilmente s’acchetò al pensiero, che
+a Dio era piaciuto di comperare questa pace a prezzo
+della vergogna di lui Pontefice&#8205;<a class="tag" id="tag538" href="#note538">[538]</a>: nè il suo avvilimento
+era affatto scevro di frutto, avvegnaddio il reame
+di Sicilia sè stesso riconoscesse d’ora in poi per feudo
+non dell’Imperatore, ma del Papa.
+</p>
+
+<p>
+Innocenzo II, riverito adesso in santa pace come capo
+della Chiesa, protetto da Rogero I financo in Roma, potè
+per la prima volta attendere a cura della Città. Egli diè
+opera a restaurare i rapporti della proprietà che erano
+andati tutti scombussolati, a ristabilire l’ordine nell’amministrazione
+della giustizia, a raffermare la pace
+di Dio; in breve, fu il benefico Principe di Roma, dove,
+durante lo scisma, si aveva disimparato dal credere
+<span class="pagenum" id="Page_513">[513]</span>
+all’autorità temporale del Papa&#8205;<a class="tag" id="tag539" href="#note539">[539]</a>. Tuttavolta quella
+unica voce che s’ode lodare le felici condizioni di Roma,
+o disse una parola di adulazione, o abbastanza presto
+fu messa a silenzio dall’insorgere di avvenimenti, che,
+tutto al rovescio, con rapidità meravigliosa addussero
+un’epoca nuova nella storia della Città&#8205;<a class="tag" id="tag540" href="#note540">[540]</a>. Una guerra
+cittadina ve ne diede occasione.
+</p>
+
+<p>
+La piccola Tivoli animata a spiriti di libertà, e dotata
+di fermo coraggio, faceva sbassare a Roma per
+rossore la faccia: da lunghissimo tempo il Vescovo di
+Tivoli aveva conseguito esenzione dal banno del Conte,
+e soltanto, a tutela dei diritti signorili del Papa, in quell’antico
+Comitato vegliava un Rettore eletto da lui,
+istessamente come usavasi per Benevento. I Tivolesi possedevano
+omai una costituzione civica abbastanza independente;
+sostenevano financo guerre coi loro vicini,
+segnatamente coll’Abate di Subiaco, ed è difficile che
+ciò sempre avvenisse sotto l’autorità del loro Vescovo&#8205;<a class="tag" id="tag541" href="#note541">[541]</a>.
+Durante la controversia delle investiture vedemmo
+<span class="pagenum" id="Page_514">[514]</span>
+questa città schierarsi dalla parte degli Antipapi;
+Pasquale II non la aveva assoggettata che a fatica; Innocenzo
+II la aveva tolta ad Anacleto probabilmente colle
+armi di Lotario, e nondimeno essa ben presto di nuovo si
+sollevava. Allorchè i figliuoli di Rogero, nell’anno 1140,
+mossero negli Abruzzi, e sottomisero le città del confine
+sul Liri, i Tivolesi afforzarono il loro territorio di munimenti
+per difendersi da un assalto&#8205;<a class="tag" id="tag542" href="#note542">[542]</a>. Tuttavia Innocenzo
+<span class="pagenum" id="Page_515">[515]</span>
+n’ebbe rassicurazioni pacifiche da Rogero, e i
+figliuoli di lui non oltrepassarono la frontiera; ma nell’anno
+1141 troviamo Tivoli in piena rivolta contro
+del Papa e in furibonda guerra con Roma.&#8205;<a class="tag" id="tag543" href="#note543">[543]</a>. Ignote
+ne sono le cause; forse il Papa aveva desiderato di collocare
+in Tivoli un presidio romano, e certamente egli
+a ciò pretendeva, affine di infrenare gli impulsi di libertà
+republicane, che andavano facendosi vivi in Roma, del
+paro che in tutte le città dello Stato ecclesiastico.
+</p>
+
+<p>
+Le guerre di città, che in Lombardia e in Toscana
+riarsero con furia incessante, trovarono adesso loro imitazione
+anche nelle terre romane; sennonchè la fu poco
+onorevol cosa per la città capitale del mondo vedersi
+tratta in lotta con piccole terre latine, siccome era avvenuto
+nella sua infanzia, al tempo di Coriolano e di Decio;
+e fu per essa una grave onta d’essere perfino battuta dai
+Tivolesi. Gli assediati erano protetti dalla saldezza della
+loro città, posta sopra la gran gola formata dall’Anio;
+e una coraggiosa sortita fatta contro il campo de’ Romani,
+dove forse trovavasi Innocenzo in persona, mise in
+vilissima fuga gl’illustri Consoli che scrivevano di sì
+orgogliose lettere agli Imperatori. Colla perdita di moltissima
+preda che lasciava dietro a sè, la milizia romana
+fu inseguita dai cittadini di Tivoli fin sotto le mura di
+<span class="pagenum" id="Page_516">[516]</span>
+Roma&#8205;<a class="tag" id="tag544" href="#note544">[544]</a>. Furiosi del vitupero subito, e frementi d’ira,
+tornarono i Romani all’attacco nell’anno seguente, e
+lo stesso Innocenzo II rinfocolò i loro sforzi contro il
+castello ribelle&#8205;<a class="tag" id="tag545" href="#note545">[545]</a>. Cinti d’ogni parte e sotto la pressura
+degli assalti, i Tivolesi finalmente si arresero, ma
+non ai Romani, bensì al Papa, parimenti di ciò che un
+tempo avevano fatto con Silvestro II; però anche adesso
+si ripeterono i fatti accaduti all’età di Ottone III. Ci si
+conserva ancora l’istromento di pace, nel quale i cittadini
+di Tivoli giurarono di mantenere fede a san
+Pietro ed ai Papi canonici; di non contribuire col consiglio
+nè colle opere a che il Papa perdesse vita, membra,
+libertà; di svelare le male congiure che contro di lui
+si ordissero; di custodire il secreto dei suoi messaggi;
+di volergli prestare ajuto per la conservazione del Papato
+in Roma, della città di Tivoli e degli aggiuntivi dominî,
+della fortezza prossima a Ponte Lucano, delle castella
+di Vicovaro, di San Polo, di Boverano, di Cantalupo, di
+<span class="pagenum" id="Page_517">[517]</span>
+Burdello, di Ciciliano e di altre regalie di san Pietro;
+di dare finalmente il Comitato e il Rettorato di Tivoli
+in podestà dei Papi&#8205;<a class="tag" id="tag546" href="#note546">[546]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Come i Romani ebbero contezza di questo trattato,
+si accesero a impetuosissima collera; il Papa toglieva
+loro di mano una città da essi conquistata, a imperar
+sulla quale aveva diritto il popolo romano: che più?
+egli si arrogava colà il potere di conte. Volevano essi
+far pagar cara la loro sconfitta anteriore, mettendo Tivoli
+a distruzione; chiedevano pertanto che Innocenzo
+lasciasse far la loro volontà, ma quegli coraggiosamente
+negava. Allorchè, centoquarantatre anni prima, Silvestro
+II aveva rejetto la eguale domanda dei Romani, ne
+era stata conseguenza una ferocissima ribellione di cui
+erano cadute vittime la podestà imperiale e quella pontificia:
+conseguenza del rifiuto di Innocenzo era adesso
+un’insurrezione ancor più fiera di Roma, nella quale
+andava a rotoli la signoria temporale dei Papi. In nessun
+luogo di questa Storia deploriamo noi che si sieno inaridite
+<span class="pagenum" id="Page_518">[518]</span>
+tutte le fonti di notizie, più che noi facciamo a
+questo punto, in cui si tratta di una mutazione tanto
+memoranda di cose. Nessun Annalista romano vi ha
+gittato sopra un sol filo di luce; la Storia di Monte
+Cassino s’interrompe coll’anno 1138; la Cronica del
+notaio Falcone termina coll’anno 1140; Romualdo di
+Salerno, il Cronista di Fossa Nova non fanno pur motto
+di questi avvenimenti di Roma; e soltanto alcuni Storici
+narrano con cenno fuggevole, che i Romani in gran
+furia corsero al Campidoglio per restaurarvi il Senato,
+il quale da lungo tempo aveva cessato di esistere, e
+tosto dopo ripigliarono la guerra contro Tivoli. E raccontano
+che il Papa, pauroso di perdere per sempre la
+podestà temporale tramandatagli da dopo il tempo di
+Costantino, adoperasse minacce, preghiere e oro per
+acchetare l’insurrezione, e che morte lo togliesse di
+pena in mezzo al tumulto della indomabile sollevazione
+popolare&#8205;<a class="tag" id="tag547" href="#note547">[547]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Innocenzo II, dopo di aver passato mezzo il suo pontificato
+nell’esilio, oppure da capitano in imprese di
+<span class="pagenum" id="Page_519">[519]</span>
+guerra, vide ruinare la signoria terrena di san Pietro: lo
+scettro di Roma cadde della sua mano irrigidita dalla
+morte, ed egli trapassò ai 24 Settembre dell’anno 1143,
+causa la concitazione dell’animo o il dolore, in quello
+che il vecchio Campidoglio risonava delle grida festanti
+dei Republicani. Con questo Papa ebbe fine il periodo
+della storia cittadina di Roma, che puossi chiamare
+epoca di Gregorio: una di nuova e di insigne se ne apre
+adesso; descriverne i caratteri sarà còmpito del Capitolo
+che succede&#8205;<a class="tag" id="tag548" href="#note548">[548]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_521">[521]</span></p>
+
+<h3 id="cap4-8">CAPITOLO QUARTO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap4-8-1">§ 1.
+<span class="smaller">Condizioni interiori della città di Roma. — Ceto dei
+cittadini. — I gonfaloni della milizia. — Nobiltà popolana. — Nobiltà
+patrizia. — Nobiltà della provincia. — Decadimento
+dei Conti della provincia romana. — Oligarchia dei <i>Consules
+Romanorum</i>. — Il ceto dei cittadini sale in potenza. — Fondazione
+del Comune civico. — La grande nobiltà feudale tiene
+le parti del Papa.</span></h4>
+
+<p>
+L’instaurazione del Senato era conseguenza della
+libertà omai fiorente di città lombarde, parimenti che
+delle condizioni proprie di Roma. Fino dal secolo undecimo,
+a poco a poco si avevano quelle acquistato la loro
+autonomia, all’ombra della Chiesa che da principio le
+aveva tenute in sua tutela. Di già gli Ottoni, e più ancora
+gli Imperatori di casa Salica, erano andati via via
+trasfondendo nei Vescovi la podestà di Conti, ed in
+pari tempo avevano donato privilegî parecchi alle città;
+dappoi queste tolsero ai Vescovi la giurisdizione di Conti,
+e diventarono Comuni con loro proprî magistrati. Gli
+abitatori di città agiate e saldamente munite fecero loro
+pro della lotta combattuta fra la Chiesa e lo Stato, che
+indebolì i Vescovati e allentò eziandio il vincolo all’Impero:
+<span class="pagenum" id="Page_522">[522]</span>
+così in mezzo alle due podestà scrollate sorsero
+essi, terza potenza dotata di robustezza giovanile. In
+sull’incominciamento del secolo duodecimo la più parte
+delle città in Lombardia, in Tuscia, nelle Romagne,
+nelle Marche, si reggeva sotto il governo di due Consoli
+eletti ad ogni anno, ed ai quali adesso era venuto
+in mano l’antico banno dei Conti, colla massima parte
+delle publiche entrate&#8205;<a class="tag" id="tag549" href="#note549">[549]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Romani s’invaghirono dell’esemplare di Republiche
+libere e potenti. Roma trovavasi ancora soggetta al
+diritto di signoria di un Vescovo, quando già tante altre
+città ne avevano scosso il giogo: trattavasi dunque
+che lo scotesse anch’essa del pari. Senonchè questo vescovo
+era il Papa; la sua signoria territoriale non era
+sorta, come quella vescovile in altre città, da privilegî
+di esenzione, nè come quella era cosa di fresca data;
+essa per lo manco faceva derivare sè medesima dalle
+costituzioni franche. Guerre di fazioni, scismi, esilî lunghi
+l’avevano indebolita al paro della podestà imperiale;
+eppure, ad onta di ripetute perdite subìte nelle cose
+temporali, il Vescovo di Roma poteva sempre nuovamente
+schierare in campo difensori potenti del suo dominio
+politico: tali erano la santità del suo pontificato,
+le imprese degli Imperatori contro di Roma, i Normanni,
+<span class="pagenum" id="Page_523">[523]</span>
+il denaro della Cristianità. Per tal ragione, città lombarde
+diventarono libere e Roma no, quantunque prima
+di quelle abbia essa combattuto, sotto di Alberico e dei
+Crescenzî, per le sue libertà.
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo notato eziandio gl’impedimenti interiori
+che si opponevano a ciò che la Città conseguisse la sua
+autonomia. Milano, Pisa, Firenze, Genova, attingevano
+libertà e ricchezza da una nobiltà amatrice della patria,
+e dalla forza di un grande ceto di cittadini minori, i
+quali costringevano i nobili a cercare il loro posto
+d’onore, assidendosi con essi loro negli ordini consultivi.
+In Roma i laici erano distinti in due moltitudini, nobiltà
+e popolo; quella partecipava insieme col clero agli
+onori e alla potenza; questo, colpa la natura non industre
+della Città, era condannato ad una vita estranea
+alle cose politiche. Nel secolo duodecimo non esisteva
+alcuna associazione difensiva di liberi cittadini romani,
+come si dava in altre città. Vediamo da documenti esservi
+stati maggiorenti che caricavano bastimenti e conchiudevano
+contratti di commercio, ma un ceto di mercanti
+non compare ancora; soltanto che di trafficanti
+e di banchieri si fa cenno nelle carte di tutti i tempi,
+e si denotano col predicato triviale di <i>Magnificus</i>&#8205;<a class="tag" id="tag550" href="#note550">[550]</a>.
+Per verità continuavano ad esistere le scuole di artigiani
+<span class="pagenum" id="Page_524">[524]</span>
+colle antiche forme, ma esse stavano pur sempre
+sotto la clientela dei maggiorenti&#8205;<a class="tag" id="tag551" href="#note551">[551]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La sola associazione politica defensiva che unisse i
+cittadini di Roma era la milizia coi suoi sodalizî di armigeri
+raccolti a mo’ di maestranze, e co’ suoi vessilliferi&#8205;<a class="tag" id="tag552" href="#note552">[552]</a>.
+La cittadinanza atta alle armi, fornita di proprietà
+libere e della naturalità secondo la pienezza del diritto
+romano, era ripartita per Regioni: dodici della Città, ed
+una decimaterza, e un’altra decimaquarta evidentemente
+<span class="pagenum" id="Page_525">[525]</span>
+dell’isola e del Transtevere, esclusa essendone la città
+Leonina, ch’era pontificia&#8205;<a class="tag" id="tag553" href="#note553">[553]</a>. Noi possiamo tenere per
+fermo che soltanto questi gonfaloni avessero diritto di
+dare voto nelle faccende publiche; prendevano parte
+all’elezione del Prefetto, acclamavano all’elezione del
+Papa, e tratto tratto la nobiltà dominante ed anche il
+Pontefice li congregavano nel Campidoglio ad assemblea,
+affinchè in qualità di <i>Populus Romanus</i> aderissero
+col loro suffragio alle deliberazioni. In una città povera
+il cittadino non poteva ottenere preponderanza per ricchezza
+di patrimonio, ma soltanto colle armi; ed in un’età
+così travagliata di guerre com’era questa, anche la milizia
+romana era una vera potenza. Da questi sodalizî raccolti
+sotto una bandiera, il ceto de’ cittadini mediocri
+(<i>bandus</i>) trasse diritti politici e forza di resistere contro il
+reggimento feudale della nobiltà. Oltracciò, fin d’adesso
+emergevano dalla moltitudine dei liberi cittadini alcune
+<span class="pagenum" id="Page_526">[526]</span>
+famiglie che per antica origine e per agiatezza rivaleggiavano
+colla nobiltà: formarono una più eletta classe
+di cittadini, e poco a poco vennero frammettendosi all’aristocrazia,
+ossia diventando famiglie senatorie nuove.
+Poichè la nobiltà romana non fu mai, come quella di
+Venezia, racchiusa entro un grembo che serrava le sue
+file agli altri uomini, così è massimamente impossibile
+di distinguer sempre illustri case popolane dalle famiglie
+patrizie. E infatti famiglie antiche cadevano; di
+nuove venivan su, e d’un tratto, come avvenne dei Pierleoni,
+prendevano posto nell’ordine dei Capitani e dei
+<i>Principes</i>. Così ancora oggidì va la cosa in Roma; qui
+era ed è il feudo che creava uno, e tuttavia adesso lo
+crea, duca e barone.
+</p>
+
+<p>
+In Roma v’aveva dunque un’aristocrazia vecchia ed
+una più recente di case molte, le quali coi loro clienti e coi
+loro famigliari formavano ciascuna una gente strettamente
+congiunta. Non era più che quei Patrizî mostrassero
+ai loro ospiti i simulacri in cera di illustri antenati;
+nondimeno pretendevano sempre di derivare le loro origini
+dagli Anicî e dai Massimi, da Giulio Cesare e da
+Ottaviano: ma forse può darsi che pochi di essi fossero
+ruderi trasposti di antiche famiglie romane, simili alle
+moli marmoree di ruinati palagi del vecchio tempo, dai
+quali erano state rappezzate le tetre torri di questi barbari
+Consoli. Le famiglie patrizie che avevano maggior
+nominanza nel secolo duodecimo erano queste: i Tusculani
+e i Colonna, i Crescenzî, i Frangipani, i Pierleoni, i
+Normanni, i Sassi, i Latroni e i Corsi, i Massimi; le famiglie
+dei Sant’Eustachio, fra cui i Franchi e i Saraceni;
+gli Astaldi, i Senebaldi, i Duranti, gli Scotti, gli Ursini;
+<span class="pagenum" id="Page_527">[527]</span>
+le case lentamente sorte dal ceto della media cittadinanza,
+i Buccapecora, i Curtabraca, i Bulgamini, i Boboni,
+i Berardi, i Bonfilioli, i Boneschi, i Berizoni; nel
+Transtevere i Papa, i Papazurri e i Muti, i Barunzî e i
+Romani, i Tebaldi e gli Stefani, i Tiniosi, i Franculini, i
+Brazuti ed altri&#8205;<a class="tag" id="tag554" href="#note554">[554]</a>. I nomi rivelano che molte famiglie
+avessero tratto origine da’ Longobardi, da’ Franchi e dai
+Sassoni, discesi cogli Imperatori: poco a poco il tempo
+e il diritto comune avevano cancellato le differenze di
+stirpi; tuttavia può essere che il partito, il quale fra’ Romani
+aderiva all’Impero, posasse in principio il suo fondamento
+su quella nobiltà che era di razza germanica e venuta
+immigrando, laddove la parte devota a sentimento
+di nazione (e che più tardi fu la republicana), capitanata
+un tempo da’ Crescenzî, aveva conservato la coscienza
+del suo sangue romano. Non più era usato il titolo antico
+<span class="pagenum" id="Page_528">[528]</span>
+di <i>Dux</i>; però sempre gli ottimati si appellavano
+«Consoli», e precisamente nel secolo duodecimo questo
+antico titolo romano era tenuto con gran lustro. Adesso
+essenzialmente significava la magistratura giudiziaria e
+dominatrice, ma nemmeno remotamente era tolto ad
+imitazione de’ Consoli lombardi, perocchè di esso, aggiuntovi
+il nome <i>Romanorum</i>, personaggi si fregiassero
+ad ogni tempo in Roma, ancor prima che in altre città
+italiche si adoperasse: con quel titolo la nobiltà chiamava
+i potentissimi suoi, i capi della Republica aristocratica&#8205;<a class="tag" id="tag555" href="#note555">[555]</a>.
+Eziandio del predicato di <i>Capitaneus</i>, che era
+consueto nell’Italia settentrionale, trovansi in Roma ornati
+i maggiorenti che avevano feudi del Papa. I Capitani
+erano la grande aristocrazia della provincia, i <i>Comites</i> e
+i <i>Vicecomites</i> della Campagna, cui il giuramento di vassallaggio
+obbligava all’eribanno del Papa&#8205;<a class="tag" id="tag556" href="#note556">[556]</a>. Però anche
+<span class="pagenum" id="Page_529">[529]</span>
+la nobiltà cittadina entrava nell’ordine dei Capitani,
+una volta che il Papa la infeudava di castella; più si
+noti che essa aveva escluso dalle cose civiche la nobiltà di
+provincia, la quale altra volta era stata di tanto potente:
+i Conti di Nepi e di Galeria, i Crescenzî nella Sabina, i
+Conti della famiglia di Amato nella Campagna, financo
+i patrizî Tusculani erano adesso decaduti, o se ne rimanevano
+rincantucciati in bando nella loro città di provincia,
+laddove più recenti famiglie consolari, come
+i Frangipani e i Pierleoni, venute su in guerre di fazioni,
+s’erano impadronite della potenza politica.
+</p>
+
+<p>
+Presso a’ capitani v’era finalmente il ceto dei feudatarî
+minori (<i>milites</i>), vassalli dei maggiorenti o delle
+chiese. In Roma, e massime nelle città della Campagna
+dove la maggior parte dei beni allodiali era venuta in
+mano delle chiese, formavano quelli una nobiltà di cavalieri,
+che può paragonarsi a ciò che in Lombardia e in
+Romagna erano i Valvassori&#8205;<a class="tag" id="tag557" href="#note557">[557]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Pertanto la nobiltà, che aveva fondato famiglie al paro
+dei Patrizî di Roma antica, teneva in poter suo (omai
+fino dal secolo undecimo e specialmente dopo la controversia
+delle investiture) il reggimento della Città. Cornelî
+e Claudî avrebbero con intenta meraviglia guardato
+questi uomini che dimoravano entro ad archi di trionfo
+ed a portici muniti di torri, e appellavansi Consoli de’ Romani,
+<span class="pagenum" id="Page_530">[530]</span>
+e in forma di Senato si radunavano ad assemblea
+in mezzo delle ruine del Campidoglio. Qui infatti si congregava
+la nobiltà ancor prima che si componesse il
+nuovo Senato del popolo; e, uscendo del grembo di quella
+nobiltà, i <i>Consules Romanorum</i> erano i presidî di un’oligarchia,
+la quale, senza ordine di costituzione ma con moti
+di tumulto, reggeva ossia angariava Roma&#8205;<a class="tag" id="tag558" href="#note558">[558]</a>. Alla fine
+il popolo sbalzava d’arcione la onnipotenza di questi
+ottimati, e in ciò sta la importanza della rivoluzione avvenuta
+nell’anno 1143. Laddove in Lombardia i Consoli
+erano sorti insieme coi Comuni, il Comune, che soltanto
+adesso si veniva formando in Roma, distruggeva il
+reggimento consolare della nobiltà, e nel luogo di questa
+metteva il consiglio comunale, e gli imponeva il
+nome romano di Senato (<i>Sacer Senatus</i>).
+</p>
+
+<p>
+Alla rivoluzione del resto avevano dato impulso i
+nobili allorchè erano venuti, per cagione di Tivoli, a
+dissenso col Papa; e fu soltanto durante quell’insurrezione
+che la cittadinanza mediocre alzò il capo. Per
+quanto repentina possa parerne la sollevazione, era questa
+da lunga mano preparata, giacchè le bandiere della
+milizia, acquistatasi forza duranti le lotte del secolo undecimo,
+<span class="pagenum" id="Page_531">[531]</span>
+formavano omai proprie corporazioni politiche,
+agognavano di prendersi la loro parte nel reggimento, e
+meditavano costituire una Republica democratica. La
+tirannide delle fazioni aveva reso intollerabile al popolo
+la signoria feudale, che il Papato per sua fiacchezza
+era andato favorendo. E fra gli aristocratici v’era un
+partito papale che ostilmente avversava quello imperiale,
+e teneva il Pontefice in conto di signore territoriale, anzi
+di principe vero di Roma, cui si spettava di concedere
+ai Re l’Impero. La nobiltà ispirata a questi sentimenti
+era la vera aristocrazia feudale dei Papi, loro sostegno
+politico in Roma, splendore laicale della loro corte: a
+questi vassalli devoti e cortigiani i Pontefici dispensavano
+beni dello Stato e gabelle, e conferivano cariche di
+prevosti, dignità della Curia, officî giudiziarî ossiano
+Consolati nella Città e nella provincia; peraltro destramente
+ne compartivano i vantaggi, vale a dire, tenevano
+quelle genti fra sè divise colla gelosia; e preferivano le
+infedeltà dei «Consoli», piuttosto che essere costretti
+a cercare un appoggio in mezzo alla cittadinanza, nella
+quale i Papi temevano che si destasse vaghezza delle
+istituzioni comunali. Ed in vero, ove ciò fosse avvenuto,
+la sorte dei Pontefici sarebbe stata pari a quella
+di tutti gli altri Vescovi, che col sorgere dei Comuni
+avevano perduto la loro podestà civile.
+</p>
+
+<p>
+Poca scintilla bastò alla fine per accendere la grande
+fiamma di quel rivolgimento civico, che forse per
+secrete fila, a noi ignote, aveva stretto relazioni coll’Italia
+settentrionale. Nell’anno 1143 Roma fece tentativo
+di accomunare le varie classi, ciò che Milano,
+Pisa, Genova ed altre città avevano omai tratto ad effettuazione.
+<span class="pagenum" id="Page_532">[532]</span>
+La nobiltà minore, per l’invidia che nutriva
+contro a’ «Consoli», si associò coi cittadini; il novello
+Comune s’impadronì del Campidoglio, si costituì da
+Senato vero, e combattè, ossia discacciò tutti quei maggiorenti
+che non vollero entrare nel Comune. Allora fu
+che i Capitani, quelli eziandio di parte imperiale, si
+schierarono sotto il vessillo del Papa, e Roma si partì
+in due campi politici combattenti uno avverso l’altro;
+l’antico consolare dell’aristocrazia, il senatorio nuovo
+del Comune popolare, raccolto in Campidoglio.
+</p>
+
+<p>
+La fondazione di una cittadinanza libera ben meritò
+di denotare da sè un’êra novella di Roma: lo studioso,
+che con tranquilla mente svolge le pagine della storia,
+contempla con occhio meravigliato le ruine del Campidoglio,
+divenuto cosa leggendaria, dove tumultuosamente
+si asside un popolo fiero e ignorante, e chiama i suoi capi
+con nome di Senatori: uomini questi che nulla ne sanno
+più delle orazioni di Cicerone e di Ortensio, di Catone e
+di Cesare, ma, come i plebei antichi, combattono anche
+essi una razza orgogliosa di Patrizî discesi di origini o di
+mescolanze barbariche; e strappano la corona temporale
+dal capo del sommo sacerdote di Roma, domandano che
+l’Imperatore di nazione tedesca confessi sè esser tale
+perciocchè la maestà del popolo romano lo abbia investito
+della sua autorità, e dai ruderi di vetusti templi
+romani bandiscono che l’aurea Roma è regina dell’orbe.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_533">[533]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap4-8-2">§ 2.
+<span class="smaller">Il Campidoglio nei secoli bui. — Suo graduale risorgimento
+politico. — Uno sguardo alle sue ruine. — Dov’era
+posto il tempio di Giove. — Santa Maria in Araceli. — Leggenda
+della visione di Ottaviano. — Il <i>Palatium Octaviani</i>. — Il
+primo palazzo senatorio del medio evo in Campidoglio.</span></h4>
+
+<p>
+È cosa per noi attrattiva di volgere uno sguardo al
+tragico mondo di ruine che si raccoglieva nel Campidoglio,
+e di scorrere la storia che s’ebbe nei secoli bui
+questa residenza veneranda del vecchio Impero romano.
+Però in un periodo di più che cinquecento anni una
+tenebra spaventosa ravvolge nella sua cupa oscurità il
+sublime di tutti i luoghi che abbiano avuto una storia;
+e questo è il più mesto fatto onde ci offra esempio il
+decadimento non soltanto di Roma, ma di ogni terrena
+grandezza. Dopo l’ultimo Senatore di Roma antica,
+Cassiodoro, nessuno storico ha fatto più menzione del
+Campidoglio. Solamente l’Anonimo di Einsiedeln ne ha
+registrato nota fuggevole; solamente tradizioni e leggende
+discorrono in confuso di questa meraviglia del
+mondo, e nel secolo nono, in mezzo ai ruderi di templi
+senza nome, vi si erige, strano contrapposto! il monastero
+della Vergine Maria <i>in Capitolio</i>. Le ruine di tanti
+templi e di tanti portici non furono mai adoperate a
+formare una rocca della Città; nè s’ode che l’Arce
+antica colle sue rupi tarpee si usasse da arnese di
+maggior fortezza, com’era del Septizonio e del castel
+Sant’Angelo. Il Campidoglio non dominava più alcuna
+delle grandi vie animate un tempo di tanta vita operosa,
+chè quel quartiere, soprattutto il Foro antico, s’era
+<span class="pagenum" id="Page_534">[534]</span>
+fatto deserto, e la popolazione sempre più fittamente si
+andava addensando nel Campo di Marte, giù verso il
+Tevere, che diventava importante anche dal punto di
+vista strategico. Fu solamente la incancellata tradizione
+della significanza che un tempo aveva avuto il
+Campidoglio venerando, la quale nuovamente lo suscitò
+dal suo silenzio sepolcrale, e ancora una volta lo pose a
+capo politico della Città, non appena che s’ebbe ridestato
+il sentimento della libertà municipale: così è che
+omai nel secolo undecimo il Campidoglio compare esser
+la sede, entro cui si compongono tutti i negozî d’indole
+puramente civica. Al tempo di Ottone III e dei Patrizî
+nobili, era risorta la ricordanza del luogo santo ove
+s’avevano tenute le assemblee del romano Impero; i
+ruderi del Campidoglio si rianimarono a vita colle adunanze
+dei nobili e del popolo, e presero allora le veci
+dei <i>Tria Fata</i>. Ai tempi di Benzone, a quelli di Gregorio
+VII, poi al tempo di Gelasio II, nei tumulti per
+l’elezione del Prefetto, all’assentimento dell’elezione di
+Calisto II, fu daccapo il Campidoglio, dove si chiamarono
+a parlamento o alle armi i Romani. Probabilmente sul
+Campidoglio dimorava eziandio il Prefetto urbano, chè
+risiedeva colà il Prefetto di Enrico IV, per opera del
+quale Vittore III fu discacciato di Roma; e forse un
+palazzo che ivi era serviva di luogo in cui raccoglievansi
+i tribunali, dappoichè i loro atti erano segnati
+con questa formula: <i>actum civitate Romana apud Capitolium</i>&#8205;<a class="tag" id="tag559" href="#note559">[559]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_535">[535]</span>
+</p>
+
+<p>
+Per quanto ardente imaginativa uomo posseda, ei
+non potrà mai riuscire a pingersi in mente la melanconica
+grandezza di quelle rovine, intorno cui l’edera
+s’attortigliava. Sulle crollate colonne del tempio di
+Giove, o sotto le volte dell’Archivio publico, in mezzo
+a frammenti di statue o di pietre epigrafiche, ben
+poteva assidersi qualche monaco del convento capitolino,
+o qualche Console rapace, o talun Senatore ignorante,
+e far le meraviglie di quei ruderi, e meditare ai
+capricci mutevoli della fortuna. E la vista di quei luoghi
+di rovina avrebbe potuto richiamargli alla memoria
+quel verso di Virgilio, in cui dice del Campidoglio:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Aurea nunc, olim silvestribus horrida dumis;</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+ma adesso, che il Campidoglio era ricaduto nello stato
+desolato delle origini primitive, ben avrebbe potuto inverterne
+l’idea, sclamando: <i>Aurea quondam, nunc squallida
+spinetis vepribusque referta</i>&#8205;<a class="tag" id="tag560" href="#note560">[560]</a>. Tuttavolta il numero
+maggiore dei Romani di allora non conosceva Virgilio
+per altri che per un mago, il quale in antico era fuggito
+di Roma a Napoli, ed aveva avvolto le due città
+nelle sue arti di stupenda magia. I Senatori, che adesso
+movevano attraverso quelle rovine, coperti il capo di
+alte mitre e vestiti di mantelli di broccato, sapevano
+soltanto in confuso che ivi un tempo gli uomini di
+Stato avevano composto le leggi, e gli oratori tonato
+<span class="pagenum" id="Page_536">[536]</span>
+colle loro arringhe, che ivi s’erano celebrati i trionfi
+conseguiti su’ popoli, che di là decise s’erano le sorti
+del mondo. Ironia non v’ha di tutte le cose sublimi
+più acerba di questa, che in Roma v’ebbe un tempo,
+nel quale il suo Campidoglio fu donato in proprietà a
+monaci, i quali sopra i suoi ruderi piantavano cavoli,
+pregavano, cantavano salmi, e si flagellavano le schiene
+a suon di frusta. Anacleto II confermava il possedimento
+del colle capitolino all’abate di santa Maria in Araceli;
+e la Bolla di lui gitta uno scarso filo di luce in questo
+labirinto di grotte e di celle, di cortili e di giardini, di
+case ossia di capanne, di ruine di muraglie, di marmi
+e di colonne&#8205;<a class="tag" id="tag561" href="#note561">[561]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ancora ad esso si saliva per l’antico <i>Clivus</i>, chè
+durante il medio evo, quanto fu lungo, il Campidoglio
+tenne la fronte volta verso il Foro; fu soltanto dopo
+il 1536, quando Michelangelo edificò il suo ingresso da
+settentrione (apposta per l’entrata fattavi da Carlo V),
+che il Campidoglio volse il suo prospetto dalla banda
+del Campo di Marte, ov’era la città nuova di Roma.
+<span class="pagenum" id="Page_537">[537]</span>
+Le sue ruine, cresciute negli assalti dati da Enrico IV,
+dal Guiscardo e da Pasquale II, giacevano nel più selvaggio
+abbandono; del paro che sul Palatino, vi si coltivavano
+orti, e di già mandre di capre si andavano
+inerpicando erranti fra quei ruderi di marmo: ragione
+per cui una parte del Campidoglio ha ricevuto il nome
+triviale di «Monte Caprino», alla stessa guisa che il
+nome del Foro si mutò in quello di «Campo Vaccino».
+Ancor tuttavia nella piazza del Campidoglio
+esistevano botteghe di rivenditori, e da lungo tempo
+il popolo romano vi teneva il suo mercato&#8205;<a class="tag" id="tag562" href="#note562">[562]</a>. Ma fuor
+dei frati di santa Maria, dei preti de’ santi Sergio e
+Bacco, o degli abitatori delle torri de’ Corsi, scarsissima
+era la popolazione che colà aveva residenza: per
+lo contrario, strade antiche rigiravano attorno del monte;
+così era del <i>Clivus Argentarius</i> (salita di Marforio), e
+benanco del <i>Vicus Jugarius</i>; più in là poi stavano la
+Cannapara e il <i>Forum Olitorium</i> (l’odierna piazza Montanara),
+laddove chiese e cappelle, edificate sopra le
+ruine, coronavano a tondo tutta quella montagna di
+frammenti di marmo&#8205;<a class="tag" id="tag563" href="#note563">[563]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I ruderi de’ templi e de’ portici che coprivano le
+<span class="pagenum" id="Page_538">[538]</span>
+cime del Campidoglio, oggi sono scomparsi; sopra del
+clivo esistono ancora soltanto gli ultimi avanzi dei
+templi di Saturno e di Vespasiano, le fondamenta di
+quello della Concordia, le volte indestruttibili dell’Archivio,
+le camere della <i>Schola Xantha</i>, il resto della
+tribuna degli oratori e della colonna miliare, finalmente
+l’arco di Settimio Severo, che nella sua tranquilla
+robustezza trionfò di tutte le tempeste delle età. Ma nel
+secolo duodecimo tutti quei monumenti ed altri ancora
+mostravano tuttavia il magnifico aspetto di un’acropoli
+deserta, e dai suoi cumuli di rottami maestosamente
+s’ergeva sopra Roma una foresta di colonne schiantate.
+La fugace descrizione che ne danno i <i>Mirabilia</i> tocca
+di questi ruderi soltanto con lume indistinto, pari al
+chiarore dei rosati crepuscoli della sera; nè di quel tempo
+abbiamo altre notizie. Egli è dunque prezzo dell’opera
+udire ciò che essi ne dicono:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p class="center">
+«Del Campidoglio di Roma.»
+</p>
+
+<p>
+«<i>Capitolium</i> ha nome perciocchè fosse il capo (<i>caput</i>)
+di tutto il mondo, e vi dimorassero i Consoli ed i
+Senatori a governare la Città e il mondo. La sua faccia
+era coperta di mura alte e forti, rivestite di vetro e
+d’oro, e di opere mirabilmente intarsiate. Entro alla
+rocca era un palagio, il più fatto di oro, e adorno di
+gemme, che solo avrebbe bastato a comprare la terza
+parte del mondo; e ivi erano statue tante, quante sono
+del mondo le province, e ciascuna aveva un campanello
+appeso al collo. Arte magica aveva disposto la cosa
+in maniera, che se una qualche regione nell’Impero
+<span class="pagenum" id="Page_539">[539]</span>
+romano si ribellava, tosto il simulacro suo mutava di
+fronte; allora sonava il campanello che la statua teneva
+al collo, e allora gli spettori del Campidoglio, che ivi
+facevano da guardiani, ne riferivano al Senato... Colà
+erano eziandio parecchi templi; ed invero nell’alto della
+rocca, sopra del <i>Porticus Crinorum</i>, s’ergeva il tempio di
+Giove e della Moneta, e dalla parte del Foro, il tempio
+di Vesta e di Cesare: e colà conservavasi la cattedra dei
+pontefici pagani, su cui i Senatori facevan vedere assiso
+Giulio Cesare, il sesto giorno del mese di Marzo. Dall’altra
+parte del Campidoglio, sopra della <i>Cannapara</i>,
+era il tempio di Giunone, e in vicinanza il Foro publico
+di Ercole: nel Tarpejo v’aveva il tempio dell’Asilo, in cui
+Giulio Cesare fu trucidato da’ Senatori. Dov’è adesso
+santa Maria esistevano due templi uniti ad un palazzo;
+erano dedicati a Febo ed a Carmente, e colà era apparsa
+ad Ottaviano imperatore la visione del cielo: presso la
+<i>Camelaria</i> sta il tempio di Giano, che era il guardiano del
+Campidoglio. Aureo Campidoglio appellavasi, perciocchè
+sopra tutti gli altri Imperi del mondo per sapienza e
+per bellezza splendesse&#8205;<a class="tag" id="tag564" href="#note564">[564]</a>».
+</p>
+</div>
+
+<p>
+La Bolla di Anacleto, documento singolare e curioso,
+alletta la nostra fantasia più di quello che soddisfaccia
+alla nostra brama di sapere&#8205;<a class="tag" id="tag565" href="#note565">[565]</a>. Ancora oggidì
+<span class="pagenum" id="Page_540">[540]</span>
+lo studio degli antiquarî è messo a disperazione da un
+problema pienissimo di attrattiva e oscurissimo della
+topografia di Roma, ed è di investigare in qual luogo
+fosse posto il tempio di Giove Capitolino: ma così difettiva
+è la nostra scienza, che quel celeberrimo monumento
+rimane un enigma per gli eruditi, ad onta delle
+indagini più pazienti. Dopochè i Vandali ebbero saccheggiato
+questo santuario e derubatone il tetto, esso
+s’avvolge in un silenzio tale, che non s’ode più storico
+alcuno nominarlo. Una maledizione del cielo sembra
+essere discesa sul Campidoglio; perfino il Cristianesimo,
+che nel corso delle età era penetrato entro a tanti delubri
+pagani, ebbe raccapriccio di tor possesso del tempio di
+Giove Capitolino, e di edificare una chiesa nelle sue
+ruine. Solamente i <i>Mirabilia</i> tornano a rammentare
+questo tempio, dopo che omai la leggenda ha reso sacro
+il Campidoglio con una delle più vaghe e meste poesie;
+però rimarrà sempre cosa meravigliosa che il tempio
+<span class="pagenum" id="Page_541">[541]</span>
+maggiore di Roma, residenza da centinaia di anni del
+culto de’ numi pagani, non fosse di buon’ora, e ancor
+prima del Panteon, tramutato in una grande basilica del
+Dio cristiano; mirabile fatto, quando pure lo si voglia
+spiegare dalle contrarietà patriottiche degli ultimi Senatori,
+dall’abbominio in cui i Cristiani tenevano il sito
+in cui il Paganesimo romano s’era raccolto come nella
+sua sede maggiore, e dal diritto di proprietà che di
+quel luogo avevano gl’Imperatori bizantini. Il culto
+che meglio di ogni altro avrebbe cacciato in bando la
+divozione del Giove antico, sarebbe stato il culto del
+Salvatore; e la chiesa madre <i>Urbis et Orbis</i> che in origine
+era stata a lui consecrata, la Lateranense, avrebbe
+avuto il suo posto più acconcio nel Campidoglio.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè la <i>Graphia</i> dice: «Nella cima della rocca,
+sopra del <i>Porticus Crinorum</i>, esisteva il tempio di Giove
+e della Moneta, dove la statua d’oro di Giove stavasene
+assisa sur un trono d’oro», noi non possiamo
+più determinare i luoghi ond’essa intende parlare.
+Nomi medioevali suffragano, fievolmente a dir vero,
+l’opinione che il tempio di Giove s’ergesse sull’altura
+che emerge dalla parte di ovest (Caffarelli); e un pajo
+di chiese sembra esser indice che probabilmente la postura
+della rupe Tarpea e financo la località del tempio
+fossero dalla banda di ovest: così credevasi di già nel
+secolo decimoquinto&#8205;<a class="tag" id="tag566" href="#note566">[566]</a>. Poichè la ricordanza del <i>Saxum
+<span class="pagenum" id="Page_542">[542]</span>
+Tarpeum</i> si raccomandò alla chiesa di santa Caterina
+<i>sub Tarpeio</i>, andossi cercando il tempio di <i>Jupiter Maximus</i>
+nella chiesa di san Salvatore <i>in Maximis</i>, oppure
+nelle sue vicinanze&#8205;<a class="tag" id="tag567" href="#note567">[567]</a>. Ad ogni modo altri sostenne che
+nel luogo di quello sia sorta la chiesa di santa Maria
+<i>in Ara Coeli</i>, e giacchè questa è la sola chiesa che siasi
+edificata sul Campidoglio, e vi sorge in una posizione
+che tutto lo domina, cotale opinione non manca certo
+di assai attrattiva. La nominazione sua antichissima
+che ci sia nota, quella di <i>Monasterium S. Mariae Dei
+<span class="pagenum" id="Page_543">[543]</span>
+Genitricis Virginis in Capitolio</i>, rimonta soltanto all’anno
+882, ma ciò non ne torrebbe di credere che omai
+prima d’allora esistesse&#8205;<a class="tag" id="tag568" href="#note568">[568]</a>. Tuttavolta, se anche potessimo
+ammettere una tale origine anteriore, rimarrebbe pur
+sempre strano che non se ne facesse cenno nel diligente
+catalogo delle chiese e dei conventi del tempo di Leone
+III (compilato intorno all’850); laonde se ne rileva
+che, sotto il pontificato di quel Papa, o la chiesa non
+esistesse, o fosse un oratorio dappoco.
+</p>
+
+<p>
+Il predicato aggiuntovi, che significa «nell’altare
+del cielo», non s’ode accennare prima del secolo decimoquarto,
+ma è associato ad una leggenda antica,
+d’origine greca, che è registrata nei <i>Mirabilia</i> e nella
+<i>Graphia</i> di Roma. Allorquando i Senatori, compresi di
+ammirazione della bellezza eletta di Ottaviano, ebbero
+visto il suo avventurato dominio spandersi in tutto il
+mondo, dissero a lui: «Adorarti vogliamo, poichè in
+<span class="pagenum" id="Page_544">[544]</span>
+te alberga un Dio». Costernato, l’Imperatore domanda
+che attendano, fa venire a sè da Tivoli la Sibilla, e le
+rende noto il divisamento del Senato. Ella chiede tre
+giorni a rispondere, e dopo di averli passati in digiuni,
+così vaticina ad Ottaviano: «V’hanno segni che giustizia
+sarà fatta; presto di sudore si bagnerà la terra, e dal
+cielo scenderà il Re dei secoli». E mentre Ottaviano
+sta con orecchio intento ad ascoltar la Sibilla, ecco che
+di repente si spalanca il cielo, e balenano raggi che lo
+abbarbagliano, ed egli scorge la Vergine nel cielo, vestita
+di luce, posare sopra un altare con Cristo bambino
+fra le braccia. E una voce del cielo esclama: «Quest’è
+la Vergine, che accorrà in grembo il Salvatore del
+mondo!» Ed un’altra: «Quest’è l’altare del figliuolo
+di Dio!» Allora Ottaviano si prostra al suolo in preghiera;
+narra indi ai Senatori della visione; e quando
+un altro dì il popolo lo chiama «sire», ei gli impone
+silenzio col cenno della mano e colla voce. Infatti, egli
+non volle mai esser appellato così da’ suoi figli, perocchè
+dicesse: «Uomo mortale son io; e perciò non mi si
+addice il nome di Signore»&#8205;<a class="tag" id="tag569" href="#note569">[569]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_545">[545]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’arguta leggenda continua a narrare che Ottaviano
+erigesse sul Campidoglio un altare al «primogenito
+figlio di Dio»; laonde nel secolo duodecimo la
+chiesa di santa Maria fu denotata con aggiungervi questa
+dizione: <i>ubi est ara filii Dei</i>, donde più tardi sembra
+esser derivato il nome «Araceli»&#8205;<a class="tag" id="tag570" href="#note570">[570]</a>. Tuttavolta ella
+<span class="pagenum" id="Page_546">[546]</span>
+è cosa assai sorprendente che la vecchia leggenda non
+abbia in alcuna guisa posto l’altare in relazione col
+tempio di Giove, ma soltanto narri che Ottaviano erigesse
+quell’altare sul Campidoglio, ossia sopra un’altura
+che ivi era. Pertanto noi restiamo sempre nello
+stesso buio per riguardo al sito, e dobbiamo far le meraviglie
+che, pur parlandosi della chiesa di Araceli (se
+veramente sia subentrata nel luogo del tempio antico),
+non si faccia mai cenno nella leggenda, nè nella storia
+vera del tempio Capitolino&#8205;<a class="tag" id="tag571" href="#note571">[571]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_547">[547]</span>
+</p>
+
+<p>
+Così è che nel medio evo non rompono il silenzio
+sepolcrale del Campidoglio altre voci che lo squillo della
+campana di un convento e l’eco di una leggenda poetica.
+Sul vôto palco scenico delle geste e dei trionfi,
+degli Scipioni e dei Gracchi, di Mario e di Silla, di Pompeo
+e di Cesare, or non prendono posto altri che le persone
+fantastiche della Vergine Maria con Gesù bambino,
+di Ottaviano orante, e di quella canuta Sibilla cui un
+tempo il Campidoglio aveva custodito i libri misteriosi!
+</p>
+
+<p>
+Omai nel secolo undecimo la leggenda onde dicemmo
+si associava a quel luogo: ne toglie qualsiasi dubbiezza
+ciò che si narra, che Benzone ponesse dimora nel «palazzo
+di Ottaviano», e questo devesi cercare non in altro
+sito che sul Campidoglio. Sarebbe pregevolissima cosa
+se si potesse determinare con precisione dove e cosa
+fosse questo tale «palazzo», il quale ad ogni modo
+devesi reputare che esistesse in vicinanza del convento
+di Araceli. Nella breve analisi che fanno dei palazzi i
+<i>Mirabilia</i> non ne annoverano pur un solo nel Campidoglio&#8205;<a class="tag" id="tag572" href="#note572">[572]</a>,
+ma più innanzi tengono discorso indeterminato
+di un palazzo del Campidoglio che «aveva esistito»
+dentro della rocca, preziosamente ornato di oro
+e di gemme, e dove erano le statue sonanti, simulacri
+<span class="pagenum" id="Page_548">[548]</span>
+delle province. Espressamente poi vi si parla di un
+<i>Palatium</i>, «dove Ottaviano ebbe la visione del cielo»,
+e viene dai <i>Mirabilia</i> messo in riferimento colla chiesa
+di santa Maria, per modo da far conchiudere che formasse
+una parte dell’edificio del convento. Finalmente
+nel <i>Summarium</i> dei colli di Roma si trova fatta speciale
+menzione del «palazzo dei Senatori posto sopra
+il Campidoglio o Tarpeo»; e precisamente il compilatore
+dice che esisteva al tempo in cui egli scriveva&#8205;<a class="tag" id="tag573" href="#note573">[573]</a>.
+È cosa difficile che discorrendo di questi tre
+palazzi si volesse denotarne uno solo ed unico, avvegnachè
+molte ruine coprissero il Campidoglio, e nel medio
+evo si desse nome di <i>Palatium</i> alle più differenti specie
+di ruderi. Se ancora nel secolo duodecimo si conservavano
+gli avanzi del tempio di Giove Capitolino, può darsi
+che allora si denotassero col nome di <i>Palatium</i>; ma che
+la cosa veramente fosse così non ci è più dato di poter
+giudicare. Pertanto dei tre palazzi onde parlano i <i>Mirabilia</i>,
+il <i>Palatium</i> del Campidoglio era già perito e diventato
+argomento di mito; il <i>Palatium</i> di Ottaviano, abitazione
+di Benzone, era una parte del convento di Araceli,
+costruito su ruderi antichi; finalmente il <i>Palatium</i> dei
+Senatori esisteva veramente, ed è il solo che noi possiamo
+<span class="pagenum" id="Page_549">[549]</span>
+determinare, essere stato il palazzo senatorio del
+medio evo. Delle ruine di monumenti antichi, su cui
+l’occhio si posava nel Campidoglio, non v’erano le più
+poderose degli avanzi (oggidì ancora sì mirabili) dell’antico
+archivio di Stato ossia del così detto <i>Tabularium</i>
+del tempo republicano, colle loro gigantesche
+muraglie costruite in peperino, coi loro magnifici portici
+e colle camere fatte a vôlta. L’erudito, che nel secolo
+duodecimo descrisse la Città, e nella breve enumerazione
+de’ suoi colli tenne nota, per rispetto al Campidoglio,
+soltanto del <i>Palatium</i> dei Senatori, non potè intendere
+di specificare con questo nome altra cosa fuor di
+quel grande edificio. Alla vista di un’opera tanto meravigliosa,
+la fantasia del popolo poteva farsi l’idea che ivi
+avessero abitato i Consoli od i Senatori antichi; e la nobiltà
+del secolo duodecimo, oltre alla chiesa di Araceli,
+non trovava luogo più opportuno di quello alle sue
+tornate, nè uno più acconcio trovonne il popolo allorquando
+restituì in vita il Senato. Laonde noi pensiamo
+che fin d’allora il così detto <i>Tabularium</i> (che diventò
+più tardi il vero palazzo senatorio) fosse composto, come
+chiedeva il bisogno, a quell’uopo: ivi fu dove nell’anno
+1143 risorse l’ombra della Republica romana, librandosi
+a volo con fantastiche forme sopra que’ ruderi; ed
+essa medesima non altro era che leggenda o visione
+dell’antichità, la cui ricordanza scaldava i petti dei fiacchi
+nepoti&#8205;<a class="tag" id="tag574" href="#note574">[574]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_550">[550]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap4-8-3">§ 3.
+<span class="smaller">Arnaldo da Brescia. — Sua vita prima; sue relazioni
+con Abelardo. — Dottrina di lui sulla secolarizzazione degli
+Stati ecclesiastici. — Il Papa lo condanna. — Fugge e scompare. — Celestino
+II. — Lucio II. — Il Papa e i Consoli combattono
+contro il Senato. — Giordano Pierleone, patrizio. — L’êra
+senatoria. — Lucio II e Corrado III. — Fine sventurata
+di Lucio II.</span></h4>
+
+<p>
+La restaurazione del Senato non fu assolutamente
+un fantasima, fu un fatto di verità, e pei Romani del
+medio evo glorioso tanto, quanto pei loro antenati era
+stata la secessione sul monte Sacro. Un celebre riformatore
+vissuto a questo tempo, Arnaldo da Brescia,
+è a torto considerato come eroe maggiore di una rivoluzione,
+la quale doveva necessariamente avvenire, causa
+<span class="pagenum" id="Page_551">[551]</span>
+gli impulsi che agitavano nell’universale quella età,
+causa poi le condizioni particolari di Roma. Far cadere
+il despotismo de’ nobili, torre al clero i suoi possedimenti
+di terre, strappare al Papa il principato, trasferire
+nel Comune popolare i diritti sovrani di quello: tali
+erano gli intendimenti storici del tempo, chiari tanto
+da non abbisognare che uomo alcuno gli insegnasse
+con precetti di dottrina. Da dopo la controversia delle
+investiture la cittadinanza media aveva combattuto
+contro il sistema feudale laico e ecclesiastico; l’amore
+appassionato di libertà che ferveva nelle Republiche
+italiche aveva divorato il feudalismo dell’antico Impero
+franco, e il soffio della ragione critica degli eretici
+commoveva la morta gora della scienza monacale. Però
+insania massima sarebbe, voler affermare che il secolo
+duodecimo coltivasse l’intento (assumendolo ad altezza
+di principio) di distruggere la feudalità, o pretendere
+che demagogo alcuno di quell’età sognasse formare di
+Europa una republica federale&#8205;<a class="tag" id="tag575" href="#note575">[575]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_552">[552]</span>
+</p>
+
+<p>
+Taluno, ignaro dell’indole del medio evo, attribuì
+siffatte idee ad Arnaldo da Brescia, il quale per fermo ha
+esercitato una grande influenza in qualche cerchia della
+vita politica di allora. Arnaldo, Abelardo, san Bernardo
+sono contemporanei insigni, e attori di un grande dramma
+che s’agitò nella storia della civiltà. Tosto che
+sorsero le giovani democrazie, ancor dubbiose e mal
+secure di sè, ancora avvolte nell’ombra della Chiesa e
+dell’Impero, era destino che pur sorgesse precisamente
+in Lombardia un uomo tale quale Arnaldo fu, amatore
+sviscerato delle pratiche libertà cittadine, demagogo e
+tribuno di popolo: e tuttavia egli vestì la tonaca di frate,
+perciocchè il suo spirito severo vagheggiasse l’idealità
+di mondare la Chiesa dalle cose secolaresche che la traviavano
+fuor del suo sentiero, e di rinnovare l’insegnamento
+antico del Cristianesimo. Abelardo eretico in filosofia,
+Arnaldo eretico in politica, si trovavano d’accordo
+colla cittadinanza che veniva conquistando le sue libertà.
+Dopo le tetre persone degli eroi che ebbero combattuto
+per la onnipotenza dogmatica, dopo Papi come Gregorio,
+dopo Imperatori come Enrico, ricrea l’animo veder sorgere
+martiri di libertà che sollevano nelle loro mani il
+vessillo di più generose idee umane, e brandiscono
+l’arma incruenta, ma potentissima, del libero esame e
+del libero volere.
+</p>
+
+<p>
+Assai buia è la vita di Arnaldo: nato a Brescia in
+sul principio del secolo decimosecondo, emigrò giovinetto
+<span class="pagenum" id="Page_553">[553]</span>
+e cherico in Francia, vi studiò dialettica e teologia
+avendo Abelardo a maestro, e per alcuni anni gli fu compagno.
+Tornato a Brescia egli si fece canonico regolare,
+e poi prese parte con gran fervore alla lotta che i cittadini
+combattevano contro il loro vescovo Manfredo. I
+consoli Rebaldo e Persico erano guidatori del popolo, e
+l’animo ardente di Arnaldo, tutto ispirato alle dottrine
+dei Paterini, lo seppe infiammare con discorsi nei quali
+flagellava la vita secolaresca onde il Papa ed i Vescovi
+contraddicevano alla dottrina apostolica. Poneva per canone,
+essere non cristiana cosa che il clero possedesse
+terre; diceva ogni podestà civile competere a’ Principi
+ed alle Republiche; il clero doversi ridur nuovamente
+a vivere di decime. Si ripeterono gli avvenimenti di
+Milano, e l’accalorato orator popolare faceva ricordare
+la persona di Arialdo, sebbene di questo egli non seguisse
+l’indirizzo. Invero anche adesso il clero era corrotto
+tanto, da parere che infruttuosamente Gregorio VII fosse
+venuto al mondo. La lunga controversia delle investiture,
+e scismi e fazioni nei quali Vescovi avevano combattuto
+contro Vescovi, or parteggiando per Roma, or
+per Germania, avevano educato i prelati a tal costume
+fiero, che mancano parole atte a descriverlo. Chi cercasse
+argomento di satira, udendo le querimonie dei santi di
+quell’età, potrebbe chiedere motteggiando in che avessero
+consistito le riforme per le quali un secolo intiero
+s’era andato travagliando, se san Bernardo o sant’Anselmo,
+ancor nell’anno 1140, erano costretti a torre a
+prestito dal Damiani i più vivi colori per dipingere i vizî
+dei preti. «Potessi almeno», sclamava l’Abate di Chiaravalle,
+«potessi prima di morire, veder la Chiesa qual
+<span class="pagenum" id="Page_554">[554]</span>
+fu ai tempi antichi, allora che gli Apostoli gettavano le
+loro reti, non per pigliar oro o argento, ma per far presa
+di anime!»&#8205;<a class="tag" id="tag576" href="#note576">[576]</a>
+</p>
+
+<p>
+Da lunghissimo tempo gli uomini di chiaro intelletto
+avevano capito in che stesse la radice di cosiffatti mali;
+non Concilî, nè istituzioni di ordini monastici potevano
+esserne medicina che li guarisse; ogni rimedio di salute
+si compendiava in poche parole: dimettessero i Vescovi
+i loro possedimenti temporali. La scoperta di questo
+grande principio fu uno dei risultamenti delle lotte avvenute
+per ragion delle investiture, e benanco un Papa,
+messo alle strette da massime necessità, lo aveva tradotto
+in un suo decreto. Arnaldo da Brescia fece sua
+la idea di Pasquale II, e arditamente andò predicandola
+per le strade di libere città con discorsi attinti all’indole
+del suo tempo e del popolo. In ciò stette il progresso
+che in pratica aveva fatto quella disputa antica, perocchè
+dalle aule regie fosse essa trapassata nelle curie
+civiche e discesa nelle piazze.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_555">[555]</span>
+</p>
+
+<p>
+Grandi assai erano i passi che la società umana aveva
+fatto nel suo cammino, grazie massimamente alle
+lotte dello Stato contro la gerarchia della Chiesa gregoriana;
+il commovimento politico e sociale de’ popoli;
+l’impulso che svegliava a vita le industrie, i traffici, la
+scienza; l’amore che tornava a fervere per l’antichità
+classica, trascinarono tutt’a un tratto il mondo in un
+antagonismo acerbo colla Chiesa romana; e i Romani,
+che nel secolo duodecimo combatterono il dominio temporale
+dei Papi, ne giudicarono chiaramente e con eguale
+fermezza di quello che ai dì nostri fecero i loro nepoti.
+</p>
+
+<p>
+L’eco delle dottrine di Arnaldo risonò possente in
+Lombardia e a Roma, avvegnaddio ciò ch’ei predicava,
+la secolarizzazione degli Stati ecclesiastici, fosse un bisogno
+sentito da quell’età&#8205;<a class="tag" id="tag577" href="#note577">[577]</a>. Ma il popolo di Brescia
+non sempre con buona fortuna combattè le forze associate
+del clero e dei capitani; Manfredo denunciava innanzi
+al concilio lateranense i principî sovversivi di
+Arnaldo, e Innocenzo II, comprendendo di che danno
+potessero esserne le conseguenze per Roma (dove la
+parte republicana non aspettava che l’opportunità propizia
+per prorompere), condannò Arnaldo come eretico,
+e gli impose silenzio: ciò avvenne nell’anno 1139&#8205;<a class="tag" id="tag578" href="#note578">[578]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_556">[556]</span>
+Cacciato di Brescia, il frate andò ad Abelardo, il quale
+nella primavera dell’anno 1140 si proponeva di vincere
+il mistico Bernardo in una disputazione scolastica che
+dovevasi sostenere a Sens. Quivi Arnaldo difese in publico
+il suo maestro, onde si vide poi involto anch’egli
+nella inquisizione che contro di quello si instituì. La
+condanna del Concilio romano lo aveva messo in rinomanza,
+la sua amicizia con Abelardo lo rendeva ancor
+più odiato al clero, e Bernardo adesso si armava delle
+armi della disciplina per ischiacciarlo. Eppure v’erano
+alcuni punti nei quali anche il Santo si trovava d’accordo
+col suo abborrito nemico; chè, con veemenza non
+minore di quella del demagogo bresciano, Bernardo flagellava
+i vizî mondani dei Vescovi, e, nel suo libro «<i>De
+Consideratione</i>», chiariva ad un Papa discepolo suo, di
+essere anch’egli fermamente avverso allo stato politico
+del clero. Egli poneva a fondamento delle sue dottrine
+evangeliche quel motto dell’Apostolo che dice: Chi serve
+il Signore non può impacciarsi di brighe secolaresche.
+E rammentava al Pontefice che la sua dignità era un
+officio religioso non un principato; che gli faceva mestieri
+maneggiare il sarchio del coltivatore, non impugnare
+lo scettro di re; che il dominio suo forse era di
+diritto mondano, ma non di diritto apostolico, perocchè
+agli Apostoli fosse stata interdetta qualsiasi dominazione.
+E ispirato ai sentimenti del Cristianesimo antico,
+lamentava che Vescovi e Papi con mondano orgoglio
+<span class="pagenum" id="Page_557">[557]</span>
+pompeggiassero vestiti di seta e di porpora e d’oro,
+tutte cose che Pietro santo non aveva saputo di che
+colore fossero fatte; e finalmente diceva al Papa che,
+con quell’abito secolaresco in dosso, non di Pietro era
+successore ma di Costantino&#8205;<a class="tag" id="tag579" href="#note579">[579]</a>. Se il Santo perseguitò
+un riformatore di costume illibatissimo, di cui non
+poteva condannare ma approvare doveva le idee sulla
+signoria temporale del clero, ciò avvenne perchè Arnaldo
+non quella soltanto combatteva, ma altresì l’autorità
+della cattedra romana e la gerarchia gregoriana; perciò
+Bernardo lo teneva in conto di eretico degno di abbominazione.
+Il grande Abate deplorava che la Chiesa,
+giglio purissimo in mezzo alle spine, fosse tutta attorniata
+da settarî, e che pur mo strappata alle zanne
+del leone (Pierleone), fosse incappata negli ugnoli del
+dragone (Abelardo). Scrisse dunque Bernardo al Papa,
+dicendogli che Arnaldo era l’armigero di Abelardo, novello
+Golia, ed entrambi accusò di eresia&#8205;<a class="tag" id="tag580" href="#note580">[580]</a>. Il Papa
+<span class="pagenum" id="Page_558">[558]</span>
+comandò che si chiudessero in un convento; l’amico
+di Eloisa, infiacchito e stanco della vita, trovò un asilo
+cui ricoverarsi in pace, si riconciliò colla Chiesa, e due
+anni dopo morì tranquillamente a Cluny&#8205;<a class="tag" id="tag581" href="#note581">[581]</a>; laddove
+Arnaldo, dotato di più viril tempra, ardito e d’indole
+battagliera e pronta ad operare, rimase in Parigi da
+professore di teologia, continuandovi a combattere la
+correzione del clero. Ma le instanze di san Bernardo
+tanto commossero il re di Francia, che, dietro un suo
+comando, l’eretico dovette lasciare Parigi&#8205;<a class="tag" id="tag582" href="#note582">[582]</a>. Arnaldo
+fuggì traendo pel mondo una vita randagia. L’ostello
+che lo raccolse fu la piccola Zurigo, la quale perciò,
+quattrocent’anni prima dell’età di Zuinglio, ne conseguì
+un bel titolo alla riconoscenza degli uomini amanti
+del libero pensiero. L’Abate di Chiaravalle chiese al
+metropolita di Costanza che prendesse l’eretico, e lo
+tenesse prigione; però nella sua lettera piena di unzione
+dovette confessare che Arnaldo conduceva vita costumata
+e severa, ed era «uomo», per dirla colle sue
+parole, «che non mangia, nè beve, ma in compagnia
+del demonio patisce fame, nè d’altro ha sete che del
+sangue delle anime»&#8205;<a class="tag" id="tag583" href="#note583">[583]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_559">[559]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il tribolato trovò protezione ancor più potente presso
+il cardinale Guido, che era allora legato in Alemagna,
+avvegnachè questo culto prelato fosse stato un tempo
+suo condiscepolo a Parigi. Lo ricoverò egli a Costanza
+od anche in Zurigo stesso, fino a che l’infaticabile
+uomo, che dalla rupe di san Pietro spiava i passi degli
+eretici, scrisse incollerito anche a Guido: «Arnaldo
+da Brescia», diceva, «la cui parola è mele, ma la dottrina
+è veleno, che ha di colomba il capo ma di scorpione
+il pungiglione, l’uomo cui Brescia vomitò, Roma
+abborrì, Francia cacciò, Germania maledisse e Italia si
+rifiuta d’accorre, quell’uomo (così si narra) trovasi appo
+te: bada che questo non nuoca alla dignità del tuo officio;
+farsi benevolo a lui è lo stesso che contraddire
+al comando del Papa e di Dio»&#8205;<a class="tag" id="tag584" href="#note584">[584]</a>. Non sappiamo che
+effetto producesse questa esortazione; ignoriamo se Arnaldo
+andasse nuovamente errando, forse nelle silenziose
+vallate delle Alpi, nido di mistici Catari, oppure se a
+lungo continuasse a guadagnarsi il pane da maestro di
+scolastica a Zurigo, ovvero se si celasse in Alemagna:
+fatto è che per alcuni anni egli sparisce di vista, finchè
+tutt’a un tratto ricompare in mezzo ai Republicani
+di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag585" href="#note585">[585]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_560">[560]</span>
+</p>
+
+<p>
+Frattanto alla cattedra di san Pietro saliva Guido di
+Castello, cardinale, probabilmente altr’uomo dal Guido
+legato, che fu patrono di Arnaldo: era quegli fornito
+di non comune cultura, e lo dimostra l’onorifico titolo
+di <i>Magister</i> che Guido aveva conseguito in Francia&#8205;<a class="tag" id="tag586" href="#note586">[586]</a>.
+Addì 26 Settembre 1143, ascendeva egli dunque alla
+santa Sede con nome di Celestino II, ma il suo pontificato
+durava cinque soli mesi; e poichè si nota che morì nel
+Palladio, è facil cosa che neppur egli stesse coi Romani
+in buona concordia, ed anzi che fosse costretto, duranti
+violente battaglie, a porsi sotto la protezione dei
+Frangipani&#8205;<a class="tag" id="tag587" href="#note587">[587]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Addì 12 di Marzo, con nome di Lucio II, gli succedette
+Gerardo Caccianemici di Bologna, che era stato
+<span class="pagenum" id="Page_561">[561]</span>
+un tempo cancelliere di Innocenzo. Breve e sventurato
+fu il reggimento di lui, che cadde vittima della rivoluzione.
+Mentre il nuovo Comune andava nel Campidoglio
+costituendosi in mezzo a lotte sanguinose, il mal
+consigliato Pontefice si gettò fra le braccia dei suoi
+grandi feudatarî, e cercò benanco l’ajuto dei Re di Sicilia,
+di cui nei tempi andati era stato amico. Rogero I,
+che omai con Celestino II aveva appiccato controversia
+pei diritti d’investitura concessigli da Innocenzo II,
+volle con Lucio aggiustarsi; s’abboccarono insieme a
+Ceperano, ma invece d’intendersi vennero a dissenso:
+allora il Re comandò a suo figlio di entrare nel Lazio,
+ed il Papa fu costretto a conchiudere un trattato, nel
+quale Rogero da canto suo s’impegnò di dargli soccorso
+contro a’ Romani&#8205;<a class="tag" id="tag588" href="#note588">[588]</a>. Coll’ajuto del Re e dei
+nobili sperò Lucio di abbattere il Comune di Roma, chè
+quasi tutti i Consoli si posero dalla sua banda, avvegnaddio
+comprendessero che, caduto lo Stato ecclesiastico, il
+Comune s’avrebbe preso anche i loro feudi. Da allora in
+poi le nobili famiglie patrizie formarono una parte Guelfa
+contro al popolo; financo i Frangipani, capi antichi
+della fazione tedesca, fecero lega col Papa; e un documento
+dimostra in qual modo Lucio II abbia tentato di
+guadagnare alla sua causa questa famiglia. Con frasi
+adulatrici lodandone la fedeltà, egli raccomandò alla
+guardia di essa il Circo Massimo; i Frangipani raccolsero
+<span class="pagenum" id="Page_562">[562]</span>
+quel monumento entro la cerchia della rocca
+che possedevano sul Palatino, e così, oltre al Circo, tennero
+in loro mano il Colosseo, il Septizonio, gli archi
+di Tito e di Costantino, omai muniti da torrioni elevati,
+il <i>Janus Quadrifrons</i>, e altre torri della Città&#8205;<a class="tag" id="tag589" href="#note589">[589]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Premuto di angustie, il Comune cercò frattanto di
+dare maggior nerbo a sè stesso, ed a capo della Republica
+innalzò un Patrizio. Conseguì tale dignità Giordano
+Pierleone, uno de’ fratelli di Anacleto antipapa, solo della
+sua famiglia che per ambizione o per diversi motivi avesse
+sposato la causa del popolo. Perciò il Comune di Roma
+non andò imitando altre città; non si diede dei Consoli,
+perciocchè questo titolo fosse essenzialmente aristocratico,
+e i maggiorenti avversarî suoi continuassero
+a fregiarsene. Da altro canto, poichè allora non v’era
+Imperatore alcuno, neppure il Patrizio poteva aver sembianza
+di vicario di questo, e la parte popolare, come
+prudenza politica richiedeva, accettava l’alta signoria
+del Re romano. La prima costituzione della Città fu raffermata
+sotto di Giordano Pierleone nell’anno 1144, e da
+<span class="pagenum" id="Page_563">[563]</span>
+quella si cominciò a contare l’êra senatoria&#8205;<a class="tag" id="tag590" href="#note590">[590]</a>. Fu allora
+che il Comune decretò, essere il Pontefice decaduto dalle
+cose temporali, poichè gli fe’ richiesta che dimettesse
+tutti i suoi diritti di principato nelle mani del Patrizio, e
+vivesse di decime ovvero di una pensione che gli avrebbe
+pagato lo Stato&#8205;<a class="tag" id="tag591" href="#note591">[591]</a>. La Città rinnovò il tentativo di
+detronizzare il Papa, sì come era avvenuto a’ tempi di
+Alberico, e un siffatto tentativo da allora in poi essa
+andò ripetendo spessissime volte, fino al trionfo che se
+n’ebbe riportato ai dì nostri. Non è egli vero che Roma
+può dirittamente chiamarsi città eterna, dappoichè le
+sue sorti rimasero così immutabilmente le stesse?
+</p>
+
+<p>
+Nelle sue distrette Lucio II si rivolse per ajuto a
+<span class="pagenum" id="Page_564">[564]</span>
+Corrado III re romano, con cui la grande famiglia degli
+Hohenstaufen era salita al trono di Alemagna, nel giorno
+22 Febbrajo del 1138. Anche i Romani mossero instanze
+a Corrado affinchè accettasse la loro Republica;
+ma egli neanche rispose loro, forse perchè teneva ancora il
+broncio alle città d’Italia che lo avevano così obbrobriosamente
+abbandonato, allorchè da antirè era venuto combattendo
+contro di Lotario. Quanto ai legati del Papa,
+i quali gli chiesero che confermasse alla Chiesa il suo
+Stato, gli accolse con molte finezze, ma lasciò che l’Italia
+e Roma provvedessero come potevano a sè medesime.
+</p>
+
+<p>
+Lucio II volle fare uno sforzo disperato di riconquistarsi
+la sua podestà civile: e allora si vide un Papa, da
+pari di Brenno o di Vitellio, assediare il Campidoglio e
+darvi assalto; ma i Senatori del medio evo, alla cui fantasia
+accesa avrà forse paruto di vedere le ombre degli
+antichi sorgere dalle ruine del Tarpeo, lo difesero con
+eguale valore de’ loro antenati. Un fiero colpo di sasso
+stese a terra ferito il Vicario di Cristo, ond’è che la
+storia associa a Manlio ed a Gracco eziandio un Pontefice
+che cadde bagnato nel suo sangue sul clivo capitolino.
+</p>
+
+<p>
+Pochi dì dopo, ai 15 Febbrajo 1145, Lucio II morì
+nel convento di san Gregorio sul Celio, dove lo si aveva
+trasportato&#8205;<a class="tag" id="tag592" href="#note592">[592]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_565">[565]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap4-8-4">§ 4.
+<span class="smaller">Eugenio III. — Fugge la prima volta da Roma. — Si
+abolisce l’officio della Prefettura. — Arnaldo da Brescia. — È
+costituito l’ordine de’ cavalieri. — Influenza che gli
+avvenimenti di Roma esercitano sulle città di provincia. — Eugenio
+III accetta la Republica. — Indole della costituzione
+civica romana. — Seconda fuga di Eugenio. — Il popolo combatte
+contro la nobiltà. — Il clero inferiore si ribella contro ai
+maggiorenti ecclesiastici. — San Bernardo scrive lettere a’ Romani. — Attenenze
+di Corrado III con Roma. — Eugenio III
+a Tusculo.</span></h4>
+
+<p>
+I Cardinali si raccolsero paurosamente nella chiesa
+di san Cesario, e, con voto concorde, a papa elessero Bernardo,
+abate di santo Anastasio <i>ad Aquas Salvias</i>: così
+le idee del Santo di Chiaravalle vennero con quel
+discepolo suo a prender possedimento della cattedra
+pontificia. Bernardo di Pisa non era uomo di genio; lo
+stesso maestro di lui in sulle prime sentì rossore e
+dispetto che in tempi tanto fortunosi si avesse posto un
+frate semplicetto sul trono della Cristianità. Però può
+darsi che gli elettori avessero scoperto in lui sufficiente
+intelligenza ed energia di volere; la grazia soccorritrice
+<span class="pagenum" id="Page_566">[566]</span>
+di Dio (così dissero gli amici suoi) infuse al semplice
+fortezza di spirito, dolcezza, eloquenza; e il maestro santo
+intitolò al suo timido discepolo, cui adesso con vera abnegazione
+baciava i piedi apostolici, l’aureo libricciuolo
+<i>De Consideratione</i>, che oggidì ancora è il più utile
+catechismo de’ Papi, se vogliano reggere il loro officio
+con umiltà e con prudenza&#8205;<a class="tag" id="tag593" href="#note593">[593]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Senatori impedirono al neo-eletto Papa la via del
+san Pietro, dove avrebbe dovuto essere consecrato, e gli
+domandarono che rinunciasse alla podestà civile ed accettasse
+la Republica. Roma tumultuava in armi; al
+terzo giorno dopo della sua elezione il Papa fuggì, e
+si ricoverò nel castello di Monticelli nel Sabinate, dove
+lo seguirono i Cardinali: mossero indi tutti a Farfa, ed
+Eugenio III vi fu consecrato nel Febbrajo dell’anno 1145.
+</p>
+
+<p>
+Egli pose sua residenza a Viterbo, dove rimase otto
+mesi, mentre Roma era turbata da fierissime zuffe. Si
+saccheggiavano e si ruinavano palazzi e torri dei maggiorenti
+e dei Cardinali, la plebaglia s’abbandonava ad
+eccessi di ferocia, perfino s’aggredivano pellegrini, e il
+san Pietro era nuovamente munito con macchine di
+<span class="pagenum" id="Page_567">[567]</span>
+guerra&#8205;<a class="tag" id="tag594" href="#note594">[594]</a>. Adesso il reggimento popolare abolì eziandio
+la Prefettura urbana; e poichè quest’officio rappresentava
+in Roma la podestà imperiale, l’abolizione sua non
+poteva esser d’altro indizio fuor di questo, che i Romani,
+irritati dello sprezzo di Corrado, minacciavano di sciorsi
+dai vincoli dell’Impero. Soltanto il Patrizio doveva rappresentare
+la maestà del popolo romano, laonde si cacciarono
+tutti i nobili che a lui rifiutarono reverenza&#8205;<a class="tag" id="tag595" href="#note595">[595]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Giusto adesso venne a Roma Arnaldo, uscendo del
+suo oscuro esilio. Se si voglia prestar fede a quel che
+asserisce l’Autore della <i>Historia Pontificalis</i>, egli sarebbe
+tornato in Italia dopo la morte di Innocenzo II, e
+avrebbe fatto sottomissione alla Chiesa e a papa Eugenio
+in Viterbo, giurandogli solennemente obbedienza, e
+dappoi sarebbe andato a Roma, per visitarvi i luoghi
+sacri, in atto di penitenza. Nulla di tutto questo dice
+Ottone di Frisinga, il quale però afferma, esser venuto
+Arnaldo a Roma nei primordî del pontificato di Eugenio
+III. Ve lo attraeva certamente l’avvenuta mutazione
+<span class="pagenum" id="Page_568">[568]</span>
+di cose; amici suoi lo esortavano affinchè dedicasse
+la sua opera alla causa del popolo, ed egli accorreva
+tutto fervore per mandare ad effetto la sua idea sociale,
+mercè la distruzione del dominio temporale. Cosa non
+v’era che più potesse allettarlo della fondazione del Comune
+romano; se a questo riusciva fatto di torre al Pontefice
+la podestà civile, la sarebbe stata finita anche per
+tutti gli altri principati ecclesiastici, e l’umana società
+si sarebbe riaccostata alle condizioni democratiche della
+Chiesa primitiva, ch’era stata estranea alle cose politiche.
+Ei doveva pertanto essere còmpito massimo di Arnaldo
+erigere in Roma una Republica sopra fondamenta
+di costituzione municipale; sennonchè, sventuratamente
+una fitta tenebra ravvolge quello ch’egli abbia operato.
+Forse la avvedutezza pratica del Lombardo si smarrì in
+mezzo ai ruderi di Roma, e si immerse troppo profondamente
+in tradizioni antiche. Lo studio rinascente della
+legislazione giustinianea si associava con monumenti e
+con reminiscenze tali, che tenevano serrati i Romani
+entro un circolo magico, donde non era loro fattibile di
+uscire. E laddove le altre democrazie ottenevano uno
+svolgimento conforme all’ordine naturale delle cose, i
+Romani si davano gran faccenda di restaurare ruine, e si
+perdevano in sogni di dominazione universale. Arnaldo
+stesso dava loro consiglio di riedificare il Campidoglio, di
+rinnovare l’antico ordine senatorio e financo la classe
+de’ cavalieri: tuttavolta nella fondazione di un cotale
+ordine equestre non puossi ravvisare cosa alcuna che
+avesse del fantastico; anche altre città creavano allora
+cavalieri, e intendimento di Arnaldo si era di raccozzare
+una nobiltà minore, amica del popolo, per contrapporla
+<span class="pagenum" id="Page_569">[569]</span>
+come forza d’armi all’aristocrazia de’ Consoli
+e de’ Capitani&#8205;<a class="tag" id="tag596" href="#note596">[596]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Eugenio III frattanto raccoglieva a Viterbo i vassalli
+della Chiesa, chè la maggior parte dei Conti della
+Campagna erano ostili alla Città, cui nessun vincolo li
+congiungeva. In alcune città risiedevano ancora, fino dal
+tempo antico, de’ <i>Comites</i>; altre erano governate da
+delegati del Papa, che si fregiavano del titolo romano
+di Presidi e di Rettori; e Roma intendeva a soggiogare
+Conti e città di provincia, in pari guisa che Milano ed
+altre Republiche sottomettevano al loro dominio le terre
+di loro vicinato. A propria volta le città pontificie pretendevano
+conquistarsi anch’esse libertà, ma pochissime
+di loro avevano forza bastante per imitare l’esempio di
+Roma; ebbela Corneto, dove nell’anno 1144 trovasi eretto
+un Comune con suoi Consoli&#8205;<a class="tag" id="tag597" href="#note597">[597]</a>. Eziandio i nobili
+<span class="pagenum" id="Page_570">[570]</span>
+della provincia cercavano di ottenere independenza, in
+quello che il Senato romano faceva tutti gli sforzi per
+costringerli a ricevere l’investitura feudale in Campidoglio
+anzi che in Laterano, ad abitare nella Città ossequienti
+alle leggi della Republica, o, se non altro, a
+riverire quest’ultima. Eugenio III potè prestamente raccogliere
+molti vassalli che a Narni gli avevano prestato
+omaggio, potè unirli insieme cogli acerbi nemici di
+Roma, i Tivolesi, e farli muovere contro la Città, dove in
+pari tempo il partito pontificio combatteva contro al
+Senato&#8205;<a class="tag" id="tag598" href="#note598">[598]</a>. Può darsi che esercitasse influenza altresì la
+scomunica da lui scagliata contro Giordano patrizio;
+fatto è che, finalmente stancatosi, il popolo chiese che
+tornasse il Papa, cui prestar voleva omaggio&#8205;<a class="tag" id="tag599" href="#note599">[599]</a>. Aderì
+Eugenio accortamente ad un aggiustamento, poichè
+forse ei diceva a sè stesso, meglio essere per lui di
+ridurre la Republica romana sotto l’autorità della santa
+Sede, anzichè l’Imperatore la raccogliesse sotto la sua. Fu
+in conseguenza di ciò che i Romani disfecero il Patrizio,
+<span class="pagenum" id="Page_571">[571]</span>
+riposero in officio il Prefetto, e rinnovarono la reverenza
+alla signoria suprema del Papa, mentre questi accondiscendeva
+che il Comune continuasse ad esistere sotto la
+investitura sua. Così, innanzi al giorno di Natale dell’anno
+1145, Eugenio III potè fare la sua entrata in
+Laterano&#8205;<a class="tag" id="tag600" href="#note600">[600]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il Comune civico aveva strappato al Papa la sua
+approvazione, e questi per propria parte aveva conservato
+il principio della sua signoria, perocchè dal Pontefice
+il Senato ricevesse la investitura&#8205;<a class="tag" id="tag601" href="#note601">[601]</a>. Nondimeno
+quel simulacro meraviglioso de’ vecchi tempi non era
+romano che di nome; l’indole sua era nuova. L’antichissimo
+documento che conserviamo degli <i>Acta Senatus</i>
+del medio evo su venticinque Senatori ci dà quasi tutti
+nomi di cittadini mediocri, che nei tempi passati appena
+notammo in questa nostra Istoria; fra essi v’ha perfino uno
+di professione pittore&#8205;<a class="tag" id="tag602" href="#note602">[602]</a>. Il ceto medio, che adesso per
+<span class="pagenum" id="Page_572">[572]</span>
+la prima volta otteneva preponderanza, dava al Senato
+un’impronta plebea, quantunque fin da allora molti nobili
+fossero entrati a far parte del Comune. Ad ogni
+anno, nel mese di Settembre o in quello di Novembre,
+rieleggevasi il Senato; e probabilmente quest’elezione si
+faceva alla presenza di legati pontificî forniti di pieni
+poteri. Ignoto è il numero di membri che in origine lo
+componessero, ed anche più tardi fu variabile; tuttavia,
+siccome tosto dopo l’anno 1144 fu assunto per norma
+il numero di cinquantasei Senatori, se ne chiarisce che
+Roma fosse, come ne’ tempi antichi, divisa in quattordici
+circondarî, per ciascuno de’ quali si eleggevano quattro
+Senatori, laonde il Senato era tratto dai quattordici gonfaloni
+ossiano Regioni&#8205;<a class="tag" id="tag603" href="#note603">[603]</a>. Il Senato completo formava
+il maggior Consiglio o <i>Consistorium</i>, e una giunta di
+<i>Consiliatores</i>, ossiano procuratori della Republica, era
+<span class="pagenum" id="Page_573">[573]</span>
+posta alla sua testa. Consiliatori troviamo a Genova e a
+Pisa in qualità di consiglio aggiunto a’ Consoli, ma in
+Roma, mentre il Senato teneva il potere legislativo,
+eglino avevano la podestà esecutiva da Consiglio supremo
+di governo; erano eletti d’infra i Senatori, e
+si mutavano di carica parecchie volte all’anno&#8205;<a class="tag" id="tag604" href="#note604">[604]</a>. I
+<i>Consiliatores</i> e il <i>Consistorium</i> formavano dunque il
+Consiglio minore e quello maggiore, e tutti i cittadini
+liberi ed elettori del Senato costituivano il comizio popolare,
+che si congregava in Campidoglio per approvare le
+deliberazioni, e per udire la relazione che rendevano i
+magistrati uscenti d’officio. Difficil cosa è poter dire
+quali redditi possedesse il Senato e quali regalie esso
+si prendesse. Fin da allora ei convien dire che avesse tolto
+al Papa il diritto di zecca, laonde, dopo un’interruzione
+di lunghi secoli, per le mani de’ Romani tornavano a correre
+denari d’argento, sui quali era inscritta la leggenda
+<span class="pagenum" id="Page_574">[574]</span>
+antica <i>Senatus Populusque Romanus</i>; però adesso
+vi si vedeva impressa l’effigie di un Apostolo colle parole:
+«Principe de’ Romani»&#8205;<a class="tag" id="tag605" href="#note605">[605]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Al Senato spettava la giustizia nelle cose civili; ma
+la corte giudiziaria Capitolina (<i>Curia Senatus</i>), composta
+di Senatori e di uomini periti nel diritto, si riuniva spesso
+in comune coi tribunali ordinarî pontificî, perciocchè,
+in qualità di «assessori», raccogliesse nel suo grembo
+i giudici Palatini e i Dativi, e in parecchi <i>Placita</i> si
+trovino accoppiati insieme gli ordini giudiziarî del Senato
+e del Papa. E il Senato tentò di trarre alla competenza
+del suo tribunale, al <i>Forum Senatorium</i>, anche i negozî
+<span class="pagenum" id="Page_575">[575]</span>
+civili di natura ecclesiastica, nei quali cioè, attori o convenuti
+fossero preti, ma contro a questo intendimento i
+Pontefici si opposero con gran gagliardia&#8205;<a class="tag" id="tag606" href="#note606">[606]</a>. Infatti,
+oltre al Senato, continuava ad esistere la Curia papale, e
+in litigî di chiese trovansi pur sempre i <i>Placita</i> che essa
+pronunciava, tolta qualsiasi dependenza dagli ordini
+giudiziarî del Senato: e delle sentenze di questo i partiti
+spesse volte appellavano al Papa, come per altro verso
+delle sentenze pontificie ricorrevano al Senato&#8205;<a class="tag" id="tag607" href="#note607">[607]</a>. Sono
+questi i punti cardinali della costituzione che allora i Romani
+si diedero: ed essa torna ad onore della loro
+energica operosità cittadina, perocchè, sebbene in via
+di principio riverissero la signoria suprema del Papa,
+tuttavolta eglino affermarono la loro autonomia politica;
+Roma quindi in poi diventò di diritto una Republica
+che si governava a forme democratiche, e imprendeva
+guerre, e stipulava paci senza darsi mente d’interpellare
+la volontà del Papa.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavolta, il trattato conchiuso con Eugenio III
+non acchetò il profondo commovimento che ribolliva
+nella Città e nel territorio suo. Nobili e clero miravano
+astiosamente il Senato che cercava di estendere la sua
+autorità sopra tutta la Campagna. Tivoli dava occasione
+di tumulti nuovi; i Romani domandavano che
+<span class="pagenum" id="Page_576">[576]</span>
+quella città si smantellasse, e il Papa messo fra l’uscio
+e il muro tollerava che si abbattessero i suoi bastioni,
+ma neppur questo bastava ai Romani. Eugenio III si
+sottrasse ai suoi tribolatori, ricoverandosi nel Transtevere,
+ossia nel castel Sant’Angelo, che i Pierleoni tenevano
+del continuo in loro mano. Nauseato della vita,
+anch’egli come Gelasio, lamentava le angustie che gli
+conveniva sopportare, e colle parole di san Bernardo
+deplorava che in Roma il pastore fosse destinato a pascere
+non già le agnelle di san Pietro, ma lupi, draghi
+e scorpioni. Nella primavera dell’anno 1146 se la battè
+a Viterbo, indi a Pisa; e per Lombardia, nel Marzo
+del 1147, se ne andò a Francia, dove re Luigi stava
+armandosi per la seconda Crociata&#8205;<a class="tag" id="tag608" href="#note608">[608]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Eugenio III fuggì di sua volontà, non fu cacciato
+con violenza d’armi; e invero i Romani, anche durante
+l’assenza di lui, che durò due anni, continuarono ad
+osservare i patti con lui stipulati, e considerarono il
+Senato come investito del suo officio dal Pontefice&#8205;<a class="tag" id="tag609" href="#note609">[609]</a>.
+Sennonchè eglino si sentivano adesso libere affatto le
+<span class="pagenum" id="Page_577">[577]</span>
+mani; diedero tosto assalto a Tivoli, e la punirono col
+supplizio di molti cittadini&#8205;<a class="tag" id="tag610" href="#note610">[610]</a>. Roma, per via del suo
+Senato, pareva tornata ai suoi vetusti tempi, ed eziandio
+sembravalo per le guerre che adesso come allora moveva
+contro a terre latine e tusche, le quali di bel
+nuovo facevano fra sè lega contro la Città: e adesso
+anche la grande nobiltà dava l’assalto a parecchi patrimonî
+della Chiesa, tanto per uscirne pari di danni;
+ognuno rubacchiava tutto quanto gli capitava sotto
+mano&#8205;<a class="tag" id="tag611" href="#note611">[611]</a>. Lo Stato ecclesiastico si frastagliava in piccole
+baronie, che, ostili in egual tempo al Papa e al Senato,
+indebolivano l’autonomia di Roma, o ne le mettevano
+impedimento. Quei tirannetti della nobiltà facevano
+alto e basso massimamente nel Lazio, sventurato
+paese dove non erano ricchi Comuni, come nella Tuscia
+e nell’Umbria, che loro opponessero un contrappeso. Così
+la forza del popolo romano si estenuava nella lotta contro
+<span class="pagenum" id="Page_578">[578]</span>
+città e contro Capitani, in quello che Roma stessa
+era dilaniata da guerra interiore. Qui Giordano Pierleone,
+da gonfaloniere, teneva in mano sua la podestà cittadina,
+e Arnaldo da Brescia metteva la sua facondia a servigio
+della Republica, perciocchè paja che egli approfittasse
+massimamente dell’assenza di Eugenio per predicare
+ai Romani le sue nobili dottrine. Un uomo vestito di
+tonaca monastica, pallido e scarno da’ digiuni, posava
+come un fantasima sui ruderi del Campidoglio, e arringava
+i <i>Patres Conscripti</i> in quel luogo medesimo, di dove
+un tempo avevano tenuto discorso Senatori crapuloni,
+padroni di cento ville e di cento palazzi: e il suo fervido
+parlare, la cui sostanza era un miscuglio attinto dai Padri
+ecclesiastici e da Virgilio, dai Codici di Giustiniano
+e dalla Bibbia, risonava in un corrotto latino, lingua
+rustica o contadinesca. Se l’avessero udito, quell’eloquio
+avrebbe messo raccapriccio a Cicerone e a Varrone, eppure,
+un secolo più tardi, Virgilio doveva con ammirazione
+ascoltarlo nel linguaggio della «Divina Commedia».
+Arnaldo inveiva coraggiosamente contro i vizî
+dei Cardinali, che il tempio del Signore avevano tramutato
+in una bottega da cambî, in una spelonca di ladri,
+mentre lo stesso Papa (diceva) si era fatto uomo rapace
+e sanguinario, tiranno delle chiese, oppressore dell’innocenza:
+e protestava non dover più i Romani tollerare
+fra di sè una gente, la quale non mirava ad altro, che
+a porre in servitù la città di Roma, sede dell’Impero
+e sorgente della libertà&#8205;<a class="tag" id="tag612" href="#note612">[612]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Parimente come la nobiltà minore era entrata nel
+<span class="pagenum" id="Page_579">[579]</span>
+Comune, sì anche il clero inferiore s’inspirava alle idee
+democratiche dell’eguaglianza dei preti, sì come Arnaldo
+gli andava predicando. Da ogni banda e in tutti i
+modi possibili si assaliva la gerarchia Gregoriana, e vi si
+contrapponeva l’esemplare del Cristianesimo primitivo,
+da lunga pezza traboccato in ruina. Il chericato delle chiese
+minori si ribellava contro l’aristocrazia de’ Cardinali,
+i quali (al paro della grande nobiltà, delle cui famiglie
+spesse volte uscivano) possedevano nella Città palagi
+turriti, ed erano avvezzi a tener vita con splendidezze
+da principi. Eugenio fu spaventato delle conseguenze
+di questo inaudito commovimento, e perciò indirizzò una
+lettera al clero di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag613" href="#note613">[613]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mentre Arnaldo, i cui aderenti si chiamavano la setta
+dei Lombardi, infiammava popolo e minor clero per
+la democrazia, Bernardo, il suo vecchio avversario,
+era tutto in faccenda per ismorzare quell’incendio. Il
+Santo avrebbe dovuto andarne grato ai Romani che
+mettevano in pratica le sue dottrine, ond’egli, togliendo
+a modello l’insegnamento antico del Cristianesimo,
+aveva protestato male acconciarsi ai Vescovi la signoria
+politica; sennonchè il Santo, per quanto pur gli
+<span class="pagenum" id="Page_580">[580]</span>
+tornassero indifferenti le forme del governo, difficilmente
+poteva formarsi della città di Roma idea diversa
+da ciò che ella fosse possedimento legittimo del Papa.
+Dopo la seconda fuga di Eugenio, scrisse Bernardo
+a’ Romani; chiese indulgenza all’«illustre e preclaro»
+popolo, se egli, ometto dappoco, osava indirizzargli lettere,
+ma protestò (parimenti come oggidì non v’ha
+Vescovo alcuno che non protesti egualmente), che la
+violenza fatta al Pontefice offendeva tutto il mondo
+cattolico. «I padri vostri», diceva, «hanno sottomesso
+alla Città il mondo, ma voi volete farne la favola del
+mondo. Avete espulso il Papato fuori della Città; ma non
+vedete che Roma ne diverrà un tronco senza testa, una
+faccia orbata degli occhi? Pecorelle smarrite, tornate al
+vostro pastore, al vostro Vescovo! Illustre città di eroi,
+torna a riconciliarti con Pietro e con Paolo, tuoi principi
+veri»&#8205;<a class="tag" id="tag614" href="#note614">[614]</a>. Così con acerbezza, ma con diplomatico
+<span class="pagenum" id="Page_581">[581]</span>
+rispetto del nome di Roma, parlava a quest’occasione il
+Santo; peraltro, dentro dell’animo, disprezzava i Romani;
+e infatti, altrove sbozzandone il ritratto, quell’«illustre»
+popolo appellava superbo, avaro, vano, sedizioso,
+inumano, falso. «Hanno gran parolone, ma ad opere son
+piccini. Promettono tutto, e mantengono nulla. Ti adulano
+con discorsi melati, ma sono calunniatori pungenti;
+in una parola, traditori indegni»&#8205;<a class="tag" id="tag615" href="#note615">[615]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Eugenio III non doveva andar riconoscente al Santo,
+maestro suo, di ciò che in altri tempi gli aveva dovuto
+gratitudine Innocenzo II; e neppur in Corrado trovò il
+Papa un Lotario. Da ambe le parti si chiedeva al Re che
+venisse a Roma; entrambe adoperavano lo stesso motto:
+venisse Cesare a torsi quello che era di Cesare; però
+diversi ne erano i significati e l’intenzione&#8205;<a class="tag" id="tag616" href="#note616">[616]</a>. Corrado
+III era trattenuto lungi d’Italia dalla malaugurata
+<span class="pagenum" id="Page_582">[582]</span>
+Crociata, cui indotto lo avevano le instanze e le false
+profezie del santo Abate, ma allorchè, sul principio dell’anno
+1149, ebbe, per la via di Aquileja, fatto ritorno
+in patria, decise di muovere a Roma. Ve lo chiamava
+urgentemente l’alleanza di Rogero col ribelle Guelfo
+duca di Baviera, in quello che d’altro canto Rogero,
+memore delle vittorie di Lotario, metteva ogni molla
+in moto per tenerlo lontano&#8205;<a class="tag" id="tag617" href="#note617">[617]</a>. Corrado aveva stretto
+lega con Emanuele imperatore greco, e i Pisani anche
+stavolta dovevano prestare il loro naviglio: per lo contrario
+il Papa aveva da Sicilia bisogno di ajuto contro
+ai Romani, e temeva che Corrado accettasse il trattato
+che questi ripetute volte erano andati offerendogli.
+</p>
+
+<p>
+Reduce di Francia nel Giugno del 1148, Eugenio,
+verso la fine di quest’anno, si recò primamente a Viterbo,
+contro cui i Romani avevano di già intrapreso delle
+spedizioni guerresche; indi, sull’incominciamento del
+1149, venne nelle vicinanze di Roma. Tolomeo conte lo
+ricettò a Tusculo, dove il Pontefice ricevette i saluti di
+Luigi di Francia, allorquando questo Re vi passò, tornando
+dalla Crociata. Colà il Papa raccolse i vassalli della
+Chiesa; vi mandò soldatesche anche Rogero, e Roma
+adesso venne in durissime angustie&#8205;<a class="tag" id="tag618" href="#note618">[618]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_583">[583]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap4-8-5">§ 5.
+<span class="smaller">Lettere del Senato a Corrado III. — Idee politiche
+de’ Romani. — Ritorna Eugenio III. — Suo nuovo esilio. — Proposte
+dei Romani a Corrado. — Questi si appresta a muovere
+a Roma, e muore. — Federico I sale al trono di Germania. — Lettera
+che un Romano scrive a questo Re. — Roma,
+il diritto romano e l’Impero. — Patti di Costanza. — Irritazione
+dei democratici in Roma. — Eugenio torna nella
+Città. — Muore.</span></h4>
+
+<p>
+Il Senato a questo tempo mandava lettere sopra lettere
+a re Corrado, invitandolo a che venisse a Roma per
+torvi autorità di comando sull’Impero e sulla Città. Sisto,
+Nicolò e Guido, che erano allora consiliatori della Republica,
+gli significarono di aver cacciato i Frangipani ed i
+Pierleoni, e lo esortarono affinchè concedesse la sua protezione
+al Comune di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag619" href="#note619">[619]</a>. Non vedendone risposta
+e crescendo le difficoltà, il Senato gli scrisse nell’anno
+1149 una nuova lettera. Degno di nota ne è il tenore,
+e dimostra che l’abisso il quale separava i Romani del
+secolo duodecimo dal Papato temporale, s’era omai fatto
+profondo, e palesavasi con chiara consapevolezza delle
+cose: nè maggiormente lo fu ai nostri giorni, quando i
+nepoti venuti tanti anni dopo, adesso disarmati e silenziosi,
+<span class="pagenum" id="Page_584">[584]</span>
+andavano pur sempre congregandosi in mezzo gli
+stessi ruderi antichissimi del Foro e del Campidoglio, e,
+pur sempre protestando contro la podestà civile del Pontefice,
+di nottetempo appiccavano pei canti delle vie manifesti
+che finivano col grido: «Viva il Pontefice non
+Re!»&#8205;<a class="tag" id="tag620" href="#note620">[620]</a>
+</p>
+
+<p>
+Seicentosettantre anni erano passati dacchè i Senatori,
+postergata la lor dignità, s’erano presentati a
+Bisanzio davanti a Zenone, e vi avevano dichiarato che
+Roma non bisognava più di un Imperatore d’Occidente,
+ma era contenta che Odoacre comandasse sull’Italia, in
+qualità di patrizio bizantino: seicentoquattordici ne
+erano trascorsi dacchè il Senato aveva indirizzato la
+sua ultima lettera a Giustiniano, supplicandolo di non
+torre la sua grazia a Roma e al goto re Teodato: e adesso
+innanzi al trono di un Re tedesco comparivano Romani
+non più togati, cui l’ignoranza, il vestimento, il linguaggio
+davano un’impronta barbarica; e venendo dalle
+deserte ruine del Campidoglio, e dandosi ancor nome di
+Senatori, significavano di avere restaurato il vetusto Senato
+romano, e invitavano il Re d’Alemagna a voler
+essere il successore di Costantino e di Giustiniano.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_585">[585]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Al preclaro Signore della Città e del mondo, a
+Corrado, per grazia di Dio, Re dei Romani sempre
+Augusto, il Senato e il popolo di Roma, salute, e felice e
+gloriosa dominazione dell’Impero romano! Alla Eccellenza
+Vostra noi abbiamo con parecchie lettere significato
+ciò che facemmo; protestammo volervi restare fedeli,
+e desiderio d’ogni giorno nostro essere il lustro
+ognor più fulgido della Vostra corona. Però ci fa meraviglia
+che Voi non abbiate degnato di darne mai risposta.
+Intendimento concorde di tutti noi questo è: restituire
+l’Impero de’ Romani, che Dio confidò al Vostro
+governo, alla potenza che esso possedette sotto di Costantino
+e di Giustiniano, i quali, per mandato del Senato e
+del popolo romano, ebbero signoreggiato il mondo. A
+tal uopo abbiamo, coll’ajuto del Signore, restaurato il
+Senato, e abbattuto molti dei nemici Vostri, affinchè di
+Voi sia quel che a Cesare s’appartiene. Noi abbiamo
+gettato solide fondamenta. Noi malleviamo giustizia e
+pace a tutti quelli che ne hanno buona volontà. Le rocche
+dei nobili, i quali insieme con Sicilia e con papa Eugenio
+speravano di resistere a Voi, abbiamo conquistato, ed a
+ragion Vostra teniamo, oppur demolimmo. Per le quali
+cose, d’ogni parte ci premono il Papa, i Frangipani, i
+figli di Pierleone (Giordano eccettuato, che è il nostro
+gonfaloniere), ed eziandio Tolomeo, ed altri parecchi. Essi
+vogliono impedirci di coronar Voi a imperatore; e frattanto
+soffriamo molte avversità per amor Vostro, perocchè
+nulla sia grave cosa a chi ama; e Voi darete
+ricompensa degna di padre a noi, pena meritata ai nemici
+dell’Impero. Chiudete l’orecchio Vostro ai calunniatori
+del Senato; costoro gioiscono di mettere dissensione fra
+<span class="pagenum" id="Page_586">[586]</span>
+Voi e noi, perchè intendono alla ruina Vostra e nostra.
+Memore siate di quanti mali la corte Pontificia e quei
+nostri concittadini di un tempo abbiano fatto agli antecessori
+Vostri, e rammentate come adesso con ajuti di
+Sicilia coloro tentassero di nuocere ancor più alla Città.
+Nondimeno, coll’assistenza di Cristo, noi perduriamo
+virilmente nella fede Vostra, e di già abbiamo cacciati
+della Città i nemici pessimi dell’Impero. Affrettatevi
+di venire a noi colla Vostra Imperiale potenza; la Città
+è agli ordini Vostri; Voi potrete poderosamente dimorare
+in Roma capo del mondo, e di qua imperare,
+con maggior balìa di quasi tutti i predecessori Vostri,
+sulle terre tutte d’Italia e d’Alemagna, dappoichè
+ogni impedimento di pretume sia sgombrato. Noi Vi
+preghiamo di non tardare; degnatevi con lettere e
+con messaggieri di rassicurare della salute Vostra, noi
+che siamo Vostri servitori di buona volontà. Siamo intenti
+adesso con grande alacrità a restaurare il ponte
+Milvio, che da tempo lungo giacque distrutto a danno
+degli Imperatori, e abbiamo speranza di compiere prestamente
+il lavoro con opere di salda muratura. Così
+potrà passare di là il Vostro esercito, e scansare il
+castel Sant’Angelo, dove i Pierleoni, d’accordo con
+Sicilia e col Papa, meditano a nocumento Vostro.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Rex valeat, quidquid cupit obtineat super hostes,</i></p>
+<p class="i01"><i>Imperium teneat, Romae sedeat, regat orbem,</i></p>
+<p class="i01"><i>Princeps terrarum, ceu fecit Justinianus.</i></p>
+<p class="i01"><i>Caesaris accipiat Caesar quae sunt, sua Praesul,</i></p>
+<p class="i01"><i>Ut Christus jussit, Petro solvente tributum.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Poniamo fine chiedendovi di far buone accoglienze ai
+nostri ambasciatori, e di prestare ad essi fede, chè tutto
+<span class="pagenum" id="Page_587">[587]</span>
+scriver non possiamo. Sono eglino nobiluomini; Guido
+senatore, Giacomo figliuolo di Sisto procuratore, e Nicolò
+loro compagno»&#8205;<a class="tag" id="tag621" href="#note621">[621]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli è pur un fenomeno raro del medio evo questa
+magica influenza che esercitava la tradizione dell’antico
+Impero de’ Romani! Una grande reminiscenza bastava
+da sola a diventare potenza politica; gli Imperatori romani
+dal trono di Alemagna, i Papi romani dalla cattedra
+di san Pietro, i Senatori romani dai ruderi del Campidoglio,
+sognavano tutti di aver legittimi diritti alla dominazione
+del mondo! Corrado III or vedeva combattersi
+fra loro due parti che pretendevano aver ciascuna diritto
+di dispensare la corona imperiale; però senza titubare
+egli preferiva riceverla dalle mani del Pontefice romano,
+anzi che da quelle di un Senatore romano&#8205;<a class="tag" id="tag622" href="#note622">[622]</a>. Ma se
+anche abbia riso dei sogni de’ romani, egli dovette pur
+capire che, da dopo di Enrico III, non s’era offerta ad
+alcun Re occasione più propizia di questa per restaurare
+in Roma la podestà imperiale, e per torre al Papato ogni
+<span class="pagenum" id="Page_588">[588]</span>
+frutto delle vittorie di Gregorio VII, distruggendone il
+dominio temporale. Anche uomini privati Romani gli
+scrissero ammonendolo, che accortezza gli comandava di
+farsi mediatore fra il Papa e Roma, e di porre la novella
+Republica sotto il patronato dell’Impero: se così avesse
+fatto, gli dicevano, nell’avvenire egli avrebbe tenuto
+in mano sua la elezione pontificia&#8205;<a class="tag" id="tag623" href="#note623">[623]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sennonchè Corrado, trattenuto dalle cose di Germania,
+nè avendo un chiaro concetto delle condizioni di
+Roma, non diè bada ai desiderî del Senato romano.
+L’influenza che parecchi amici della libertà romana
+esercitavano alla sua corte era vinta da quella del celebre
+Guibaldo, abate di Stablo e di Corveia; chè Eugenio III
+aveva guadagnato alla sua causa questo onnipotente
+Cancelliere dell’Impero, il quale guidava le idee del Re.
+Così avvenne che, sulla fine dell’anno 1149, i Romani
+furono costretti a riaccogliere il Papa nella Città&#8205;<a class="tag" id="tag624" href="#note624">[624]</a>.
+Essi però stavano saldi nelle promesse fatte ad Arnaldo,
+giacchè il generoso propugnatore della libertà di Roma
+rimase libero ed illeso nella Città, ivi protetto dal Senato
+e dal popolo romano. Si conchiuse dunque pace
+col Papa, ma non poteva avere che corta durata, e difatti,
+omai nel Giugno dell’anno 1150, Eugenio III
+tornò nel Lazio, dove pose dimora or nella munita Segni
+ed ora a Ferentino. Tre anni la corte pontificia andò
+girovagando per la Campagna, in vicinanza di Roma, ma
+<span class="pagenum" id="Page_589">[589]</span>
+pur sempre in esilio&#8205;<a class="tag" id="tag625" href="#note625">[625]</a>. Temeva adesso Eugenio che
+Corrado accettasse la democrazia romana, e che la lega
+del Re col Comune, con Pisa e con Bisanzio abbattesse
+il trono temporale dei Papi; però Guibaldo lo confortò
+rassicurandolo, che nulla egli aveva a temere&#8205;<a class="tag" id="tag626" href="#note626">[626]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Rinnovarono i Romani le loro proposte anteriori, e
+offersero a Corrado la podestà imperiale. Dall’Impero
+non sapevano liberare la mente; necessità imponeva
+ai Republicani di riverire il diritto storico de’ Re tedeschi
+su Roma&#8205;<a class="tag" id="tag627" href="#note627">[627]</a>. Ed or che la disfatta di Guelfo, avvenuta
+<span class="pagenum" id="Page_590">[590]</span>
+nell’anno 1150, gli lasciava le mani sciolte, il
+Re volle infatti muovere veramente a Roma. Le pressanti
+rimostranze di Guibaldo dissiparono le sue primitive
+titubanze; la spedizione di Roma fu deliberata nel
+Settembre 1151 in due Diete dell’Impero, ed allora fu
+che Corrado degnossi rispondere ai Romani: ad arte
+tacque del Senato, ma la sua lettera indiritta al Prefetto
+della Città, ai Consoli, ai Capitani ed al popolo
+romano, significava loro con parole cortesi che accettava
+il loro invito, e ch’egli sarebbe venuto per ricomporre
+a pace le città d’Italia, per dar ricompensa ai fedeli e
+punizione ai ribelli&#8205;<a class="tag" id="tag628" href="#note628">[628]</a>. Mandò ambasciatori così ai Romani,
+che al Papa, il quale, nel Gennaio dell’anno 1152,
+gli accolse a Segni. Furono subito d’accordo; Eugenio
+III abbandonò la causa di Rogero, ed ora financo
+esortò i Principi d’Alemagna, affinchè con tutte le loro
+forze assistessero il Re nella sua impresa di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag629" href="#note629">[629]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Però la sorte risparmiò una pagina oscura alla storia
+del primo degli Hohenstaufen, nella quale egli avrebbe
+<span class="pagenum" id="Page_591">[591]</span>
+fatto comparsa di nemico inglorioso della Republica romana,
+e di uomo ligio ai servigi del Papa. Quel forte
+Principe morì nel dì 15 Febbrajo dell’anno 1152, mentre
+stava allestendosi alla spedizione: da dopo di Ottone
+I fu il solo Re tedesco che non abbia portato la corona
+imperiale; nè questo scemò per nulla la potenza
+sua. Le migliaia di morti che la nazione tedesca solè
+sempre sacrificare ad ogni coronazione d’imperatori a
+Roma furono invece questa fiata immolate nei deserti
+di Siria. E in tal guisa gli Italiani amanti della patria
+potranno, almeno una volta, celebrare a gloria di un Re
+tedesco che, ad onta delle pressanti instanze d’Italia
+(d’ordinario si dimenticano siffatti inviti), non sia disceso
+dalle Alpi, Attila devastatore: ed eglino potrebbero congratularsi
+colla loro terra, che in quindici anni nei quali
+nessun esercito tedesco la attraversò, avesse goduto di
+felice stato, se sventuratamente non dovessero essi stessi
+confessare, che mai Italia non fu così disunita e travagliata
+da feroce guerra civile, quanto in questi quindici
+anni di storia prettamente italiana&#8205;<a class="tag" id="tag630" href="#note630">[630]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Morto Corrado, al trono tedesco salì, nel giorno 5
+di Marzo, il nipote suo Federico, quell’immortale eroe
+Barbarossa, che diventar doveva gloria di Alemagna,
+spavento d’Italia. Così Eugenio che i Romani furono
+pronti a sollecitare l’amicizia del nuovo Principe, ma
+la Republica tosto vide con occhio geloso che al solo
+<span class="pagenum" id="Page_592">[592]</span>
+Pontefice erano mandati ambasciatori regî. Una lettera
+espresse il malumore dei Romani e le idee che essi
+si facevano delle attenenze giuridiche esistenti fra l’Imperatore
+e Roma. «Io mi rallegro», così scriveva a
+Federico un aderente di Arnaldo, «che Voi siate stato
+eletto dal Vostro popolo a re, ma lamento che seguiate
+i consigli di preti e di frati, le cui dottrine hanno sconvolto
+ogni divina e umana cosa, e che della elezione
+Vostra non interroghiate, come pur dovreste fare, la
+mente della Città santa, signora del mondo, fattrice
+di tutti gl’Imperatori». Chi scriveva, deplorava che
+Federico volesse ricevere, come avevano fatto i suoi antecessori,
+la corona imperiale dalle mani di fratacci infinti,
+eretici, apostati, cui chiamava seguaci di Giuliano;
+e colle sentenze di san Pietro e di san Girolamo alla
+mano, gli dimostrava che il clero non s’aveva ad impacciare
+di diritti secolari; sbertava la donazione di Costantino,
+stupida fiaba, di cui ridevano fin le vecchie
+comari; dichiarava che l’Impero e ogni officio di magistrati
+erano emanazione della maestà del popolo romano,
+cui solo pertanto si spettava di creare Imperatori;
+gli chiedeva finalmente che mandasse a Roma suoi ambasciatori
+insieme a dei giureconsulti, per comporvi
+l’Impero sulla base del diritto, conformemente alla legge
+di Giustiniano, e per impedire che vi avvenisse una
+rivoluzione&#8205;<a class="tag" id="tag631" href="#note631">[631]</a>. Gran passi per buona ventura aveva pur
+fatto l’intelletto umano nelle vie del progresso!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_593">[593]</span>
+</p>
+
+<p>
+I Romani de’ nostri giorni, combattendo la signoria
+temporale del Papa, ricavarono le loro ragioni dalla maestà
+della nazione italiana, di cui Roma doveva essere la
+città capitale, e innanzi al cui diritto naturale doveva
+cedere quello puramente storico de’ Pontefici: queste ragioni
+anch’eglino, come i loro antenati, suffragarono
+argomentando, che il Papato doveva essere soltanto un
+officio spirituale, e ciò affermarono coll’autorità della
+Bibbia e dei Padri ecclesiastici. Ma i loro avi dell’età di
+Arnaldo non ci capivano verbo del principio di unità
+della nazione; eglino si assidevano sul piedistallo dell’antichità.
+Per loro la maestà del popolo romano era
+la fonte di ogni specie di podestà; l’Impero romano,
+un’idea indestruttibile; l’Imperatore, il magistrato della
+Republica, eletto dal popolo, e da questo messo in officio.
+Rigettato come una fandonia, che Costantino avesse trasferito
+nei Papi la podestà imperatoria, misero in derisione
+quel che si diceva, che i Pontefici misticamente derivassero
+<span class="pagenum" id="Page_594">[594]</span>
+da Cristo o da san Pietro il loro diritto d’investitura;
+e, seguendo l’ampio progredimento delle idee
+democratiche, pronunciarono questa verità di ragione:
+non darsi reame alcuno per la grazia di Dio; la podestà
+della corona essere soltanto officio che emana dal popolo.
+Tuttavolta, i Romani del secolo duodecimo composero
+l’Impero sul fondamento tradizionale, e per loro
+legittimo, del giure romano: e accarezzarono i gusti di
+un monarca spasimante di dominazione, allorchè gli
+vennero dicendo che, conforme al diritto Giustinianeo,
+l’Imperatore era la massima podestà legislatrice del
+mondo; però chiesero che questa podestà ei tenesse di
+averla per mandato del Senato e del popolo. In tal guisa
+crearono una mescolanza del despotismo cesareo di Giustiniano
+e dei diritti fondamentali della democrazia.
+</p>
+
+<p>
+Federico I doveva pertanto scegliere quale dei due,
+Papa o Comune romano, ei volesse avere per iscaturigini
+del suo Impero: approvò egli tutte le ragioni che avevano
+i Romani contro il sommo diritto d’investitura
+che il Pontefice attribuiva a sè stesso; si beffò dell’arroganza
+del Senato che gli parve assurda cosa, e, come tutti
+i suoi predecessori, deliberò anch’esso di farsi, «per la
+grazia di Dio», coronare dal Papa. Negli inizî del suo
+regno si attenne a prudenza e ad un indirizzo conservativo;
+senza darsi per inteso della nuova Republica di
+Roma, proseguì nei negoziati cominciati da Corrado, e,
+di già nella primavera dell’anno 1153, un trattato fu
+conchiuso a Costanza col Papa: Federico in quello si
+obligò di non far senza di lui pace con Roma, nè colla
+Sicilia, ma di voler dar opera che la Città tornasse
+suddita alla santa Sede, quel tanto che eralo stata
+<span class="pagenum" id="Page_595">[595]</span>
+cent’anni addietro. Promise che conserverebbe al Pontefice
+il dominio temporale, ed in cambio Eugenio lo
+fe’ certo che lo coronerebbe imperatore, e che presterebbe
+ogni specie di aiuti al trono di lui&#8205;<a class="tag" id="tag632" href="#note632">[632]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Questi trattati destarono un commovimento veemente
+a Roma. Il partito de’ moderati soccombette; i democratici
+non vollero saperne più di autorità del Papa,
+nè di quella dell’Imperatore, ma chiesero che si abolisse
+la costituzione convenuta con Eugenio, e che si
+componesse un Senato di cento membri, con due Consoli
+da eleggersi ad ogni anno. Eugenio mise Federico
+a parte di questi fatti, e vi diè colore che fossero tumulti
+della plebe, la quale da sè volesse eleggersi adesso
+un Imperatore. E per fermo i Romani minacciavano
+di respingere l’Impero tedesco come un’usurpazione, e
+di darsi un Imperatore loro proprio e nazionale; sennonchè
+evvi soltanto una lettera di Eugenio che sopra
+questi notevoli avvenimenti getta una fievole luce&#8205;<a class="tag" id="tag633" href="#note633">[633]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_596">[596]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tuttavolta, omai nell’autunno del 1152, il Papa
+potè muovere di Segni a Roma, e sulla fine di quell’anno
+entrare nella Città, dove gli eccessi dei democratici
+avevano reso tutti i moderati inclinevoli ad un
+aggiustamento con lui. Senato e popolo lo accolsero
+con dimostrazioni d’onoranza, dopochè egli, così vuolsi
+supporre, ebbe accettato il Comune&#8205;<a class="tag" id="tag634" href="#note634">[634]</a>. E può darsi
+che si concedesse anche ai nobili discacciati di fare
+ritorno; però questi maggiorenti continuarono ad avversare
+il Senato, dacchè erano consoli dei Romani
+e cortigiani del Papa&#8205;<a class="tag" id="tag635" href="#note635">[635]</a>. Eugenio III potè finire
+in pace i suoi giorni a Roma, e coll’ajuto del popolo
+financo soggiogare alcuni Baroni ribelli nella
+<span class="pagenum" id="Page_597">[597]</span>
+provincia&#8205;<a class="tag" id="tag636" href="#note636">[636]</a>. La mitezza accorta giunse a ottenere ciò che
+colle armi non avrebbesi potuto conseguire. «Con beneficî
+e con donativi Eugenio s’affezionò tutto il popolo,
+in modo tale che egli governò la Città quasi a suo
+volere assoluto; e se morte non l’avesse rapito, coll’ajuto
+del popolo avrebbe tolto ai Senatori di nuovo
+impianto la dignità da loro usurpata»&#8205;<a class="tag" id="tag637" href="#note637">[637]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Eugenio III morì a Tivoli il dì 8 di Luglio 1153,
+e con magnifiche festività fu sepolto nel san Pietro.
+Questo discepolo non fastoso, ma prudente, di san Bernardo
+(anche il Santo morì poco dopo di lui, addì 20 di
+Agosto) non cessò mai di vestire sotto alla porpora
+il cilicio di Chiaravalle: le stoiche virtù del monacato
+gli furono compagne nella sua vita tempestosa, e gli
+infusero quella forza di resistenza passiva, che sempre
+fu l’arma più efficace de’ Papi&#8205;<a class="tag" id="tag638" href="#note638">[638]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_599">[599]</span></p>
+
+<h3 id="cap5-8">CAPITOLO QUINTO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap5-8-1">§ 1.
+<span class="smaller">Anastasio IV. — Adriano IV. — Questi scaglia su
+Roma l’interdetto. — Arnaldo da Brescia è discacciato. — Federico
+I viene a Roma per torsi la corona. — Prigionia
+di Arnaldo. — Controversia della staffa. — Discorso dei
+Senatori al Re, e risposta di questo. — Il Re muove a Roma.</span></h4>
+
+<p>
+Corrado, cardinale della Sabina, romano della Suburra,
+salì alla cattedra pontificia nel giorno 12 Luglio
+dell’anno 1153, con nome di Anastasio IV: concordi
+furono tutti nella sua elezione, nè il Senato la turbò
+con inciampi. Sebbene i Senatori assistessero colla loro
+presenza agli atti elettivi, non per questo si ingerirono
+nelle cose di ordine ecclesiastico; però i Papi, che
+s’avevano tolto dai piedi la confermazione imperiale,
+videro contro a sè estollersi una potenza nuova, la quale
+rifiutava di riconoscer loro per pontefici, se eglino non
+riconoscevano quella per autorevole. Pare che il vecchio
+Anastasio non si prendesse licenza di attaccar briga colla
+costituzione di Roma: egli visse tranquillo nella Città,
+e in essa morì, ai 3 Dicembre 1154&#8205;<a class="tag" id="tag639" href="#note639">[639]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_600">[600]</span>
+</p>
+
+<p>
+Papa diventò allora un uomo di rara energia, Nicolò
+Breakspear, anglosassone, nativo di Sant’Albano
+in Inghilterra. Nato di un povero prete, fame, vergogna
+della sua miseria, desiderio d’istruirsi lo avevano costretto
+ad andarne in Francia, e colà finalmente, dopo
+casi molti, era diventato priore di san Rufo, vicino ad
+Arles&#8205;<a class="tag" id="tag640" href="#note640">[640]</a>. La sua coltura, i suoi talenti oratorî, la bella
+persona avevano attirato su di lui gli occhi di Eugenio
+III, allorchè per negozî del suo convento Nicolò era
+venuto a Roma; il Papa lo aveva fatto cardinale di
+Albano, e lo aveva mandato da suo legato in Norvegia.
+Nicolò ordinava con molta fermezza gli affari ecclesiastici
+di quel paese, e, tornato proprio adesso dalla sua
+missione, era eletto pontefice con voti unanimi, per
+guisa che ai 5 Dicembre 1154 saliva alla santa Sede con
+nome di Adriano IV. Una sol volta gli Inglesi tennero
+la cattedra di san Pietro con uno di lor gente, e questo
+unico loro Papa fu uomo che da fanciullo aveva peregrinato
+in terra straniera, per torsi all’onta di andare
+<span class="pagenum" id="Page_601">[601]</span>
+elemosinando nella sua patria. Anni trascorsero, e l’accattone
+di Sant’Albano salì tanto alto da scrivere al Re
+d’Inghilterra, che Irlanda ed altre isole a buon diritto
+erano proprietà di sè, pontefice.
+</p>
+
+<p>
+Adriano IV s’inalberò tosto con aria di padrone
+contro al Comune romano; il Senato negò a lui reverenza,
+egli negolla al Senato. Volle il Papa rovesciare
+la costituzione del Campidoglio e sperò giungerne a
+capo colle armi di Federico, che omai nell’Ottobre era
+sceso in Italia. Chiese che Arnaldo fosse bandito, sì
+come i suoi antecessori avevano domandato, senza che
+mai fosse loro riuscito di ottenere. Il più pericoloso di
+tutti gli eretici aveva potuto per una serie di anni predicare
+le sue dottrine per le chiese e per le vie di
+Roma, in faccia dei Papi, perocchè il Senato lo proteggesse
+ed il popolo lo idolatrasse. Confidava Adriano IV
+che, colla caduta di quel solo demagogo, sarebbene ita
+spacciata e sepolta la Republica; e i Romani, che poco
+potevano aspettarsi da Federico, si volgevano in secreto
+a Guglielmo I, il quale nel Febbraio dell’anno 1154 era
+succeduto al suo celebre padre Rogero sul trono di
+Sicilia, ed era tosto venuto a controversia col Papa:
+può darsi che lo si invitasse ad occupare colle armi lo
+Stato della Chiesa prima che a Roma venisse il Re tedesco&#8205;<a class="tag" id="tag641" href="#note641">[641]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Non peranco Adriano aveva potuto prender possesso
+<span class="pagenum" id="Page_602">[602]</span>
+del Laterano, ma dimorava nel san Pietro munito di
+castello. Ciò che ai dì nostri si propose al Papa, che
+stesse contento della città Leonina, e come un grande
+abate vi abitasse in libertà monastica, i Romani a quel
+tempo avevano effettuato; ed invero Adriano IV era
+ristretto al possedimento della Leonina sola. Cresceva
+l’odio contro ai preti, e le necessità civili dei Romani
+venivano a dar di cozzo nella contrarietà che quelli
+opponevano loro: le cose precipitarono ad una catastrofe;
+un Cardinale era preso nella via Sacra a pugnalate
+e ferito a morte, e Adriano, tenendo questo fatto
+in conto di un delitto perpetrato contro la maestà della
+Chiesa, scagliava su Roma l’interdetto. Quantunque
+altri Papi fossero stati insidiati da’ Romani nella persona,
+tutta volta non uno d’essi, prima di Adriano,
+aveva osato di adoperare contro la Città quella ch’era
+la più formidabile di tutte le spaventose armi usate
+a quell’età&#8205;<a class="tag" id="tag642" href="#note642">[642]</a>. Non se ne arretrò il risoluto Inglese,
+e gettò la sua maledizione su di Roma, affine di strappare
+alle angustie superstiziose del popolo la cacciata
+di Arnaldo. L’interdetto era, per così dire, un modo di
+affamare moralmente il popolo, e convien pensare agli
+<span class="pagenum" id="Page_603">[603]</span>
+effetti che esso produceva sugli animi credenti d’allora,
+per darsi un’idea della sua influenza. L’interdetto faceva
+cessare tutte le ceremonie del culto; non più s’udiva
+squilla di campana; non più messe, non sacramenti,
+se si eccettuino il battesimo e la comunione data ai
+moribondi, e anche questi cinti di forme terribili. I
+morti non si seppellivano più in terra consecrata, e la
+benedizione nuziale s’impartiva nei cimiteri. Mai la
+scaltrezza umana non ha saputo inventare un’arma sì
+incruenta e pur sì terribile di potenza come questa fu;
+nè in età di superstizione v’ebbe alcun altro modo più
+di questo efficace a domare financo Principi poderosi,
+poichè una parola pronunciata dalla bocca di un prete
+possedeva la forza di commuovere a sommossa i popoli
+messi a disperazione. Prima del secolo duodecimo, si
+aveva posto in opera l’interdetto soltanto rarissime
+volte; dappoi i Pontefici lo pronunciarono sovente contro
+a città ed a paesi intieri: sennonchè il crudele partito
+di punire pochi rei col tormento d’innumerevoli innocenti,
+si ritorse a danno della Chiesa stessa, giacchè
+diminuì l’amore per essa e ne ebbero fomite le eresie;
+alla fine l’efficacia scemò collo spesso uso e colla cultura
+crescente&#8205;<a class="tag" id="tag643" href="#note643">[643]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Poco tempo i Romani affrontarono l’interdetto con
+braveria sprezzante; la gente pia e debole, le donne
+ed i preti misero fine alla resistenza, massime dacchè
+<span class="pagenum" id="Page_604">[604]</span>
+correva il quarto giorno della settimana santa senza che
+si celebrasse la messa. Al mercoledì, il popolo si sollevò
+con grida tempestose; i Senatori messi alle strette da
+quel tumulto, si gettarono ai piedi del Papa invocandone
+mercè&#8205;<a class="tag" id="tag644" href="#note644">[644]</a>, ed egli consentì a levare l’anatema, purchè
+Arnaldo fosse subito discacciato. Lo sventurato riformatore
+subì la sorte di tutti i profeti; il popolo ch’egli
+aveva ammaliato per sì lungo tempo, lo rinnegò all’istante;
+ed egli fuggì di Roma dopo di avervi per
+nove anni dedicato tutto il suo ingegno a pro della
+libertà cittadina. Ramingando dal ricovero di uno a
+quello di un altro aderente, di castello in castello, sperava
+il proscritto di giungere a rifuggirsi presso una
+delle Republiche dell’Italia di mezzo, dove giungerlo
+non potesse il braccio del Papa. Nel mercoledì santo,
+che fu il giorno 23 di Marzo, Adriano tolse l’interdetto;
+si rimosse da Roma la tenebra morale, e con processioni
+festanti fu condotto il Papa per la prima volta in
+Laterano.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto Guglielmo I premeva di guerra la Chiesa;
+il suo esercito assediava primamente Benevento, indi
+passava il Liri, incendiava Ceperano, Babuco, Pofi ed
+altre castella del Lazio, ma tosto dopo con orribili devastamenti
+tornava indietro da Frosinone ad Aquino,
+poichè il Re tedesco veniva avvicinandosi, e Roma se
+ne stava cheta. Già Federico I era in Toscana, ed esortava
+<span class="pagenum" id="Page_605">[605]</span>
+Pisa ad allestire la sua flotta per la guerra che
+egli pensava di rompere adesso contro a’ Normanni, mettendosi
+in lega col Papa, coi fuorusciti Pugliesi e coll’imperatore
+Emanuele. Precedeva i passi di Federico lo
+spavento delle geste di guerra che egli aveva compiuto
+in Lombardia; veniva, più formidabile di Enrico V, dalla
+via Tusca, nè il Papa sapeva se in lui gli sarebbe per capitare
+un amico o un nemico. La sorte di Pasquale aveva
+fatto un’impressione incancellabile sulla Curia, e nessun
+trattato bastava ad attenuare le diffidenze che duravano
+fra la podestà civile e quella ecclesiastica. Allorchè i Re
+tedeschi si avanzavano contro di Roma, ne tremavano
+i Papi inermi, come innanzi a nemici che venissero per
+trucidarli; quanto ai Re, li turbava il pensiero se forse
+non era loro serbata la sorte di perire a Roma di coltello
+o di veleno: e sotto ai palii di seta ed ai fiori si celavano
+omai le spade affilate, che i Romani senza fallo avrebbero
+brandito per dare addosso al nemico di lor nazione.
+Quando poi la coronazione si celebrava, i Papi erano
+altrettanti Danielli nella fossa dei leoni; sennonchè
+eglino sapevano destramente cingere di un incantesimo
+morale i corrucciati Re romani, e lieti finalmente respiravano,
+una volta che quei terribili avvocati della Chiesa,
+ottenuta la corona, lasciate pergamene, combattuta la
+solita pugna che nella città Leonina succedeva alla
+coronazione, si partivano di Roma.
+</p>
+
+<p>
+Sui primi di Giugno andò Adriano a Viterbo, accompagnandolo
+Pietro prefetto, Odone Frangipane e altri
+maggiorenti della sua corte. Lo poneva in angustia la
+venuta di Federico che s’avanzava a passi rapidi oltre
+l’usato; laonde mandava ad incontrarlo tre Cardinali
+<span class="pagenum" id="Page_606">[606]</span>
+che s’avvennero col Re presso a San Quirico in Toscana.
+Volle il Papa tastarne l’animo, e perciò chiese che gli
+si desse in mano l’eretico Arnaldo. Questo sventurato,
+poco tempo prima, a Bricole in Val d’Orcia, era caduto
+in potere di Odone cardinale, ma i Visconti di Campagnatico
+lo avevano liberato, e, condottolo in buona
+sicurezza ad un castello, quivi lo onoravano «come
+profeta»&#8205;<a class="tag" id="tag645" href="#note645">[645]</a>. Desiderava Federico di rimuovere qualsiasi
+ostacolo alla sua coronazione, e pertanto non esitò di
+dar prova del suo buon volere; mandò soldatesche contro
+quella rocca, fece imprigionare uno dei Visconti, e, costrettolo
+a dargli in balìa Arnaldo, l’amico di Abelardo
+fu consegnato ai legati del Papa, per esser giudicato
+a Roma come ne fosse venuto tempo.
+</p>
+
+<p>
+Con trepide cautele si negoziò della coronazione:
+<span class="pagenum" id="Page_607">[607]</span>
+Adriano, diffidando, s’era ritirato a Civita Castellana,
+ma tranquillavalo Federico, facendogli nuovamente giurare
+che adempirebbe al patto di Costanza. L’esercito
+tedesco s’era attendato a Campo Grasso vicin Sutri, e là
+il Papa doveva scendere da Nepi, e scambiare i saluti coll’Imperatore.
+Allorchè Adriano, nel giorno 9 di Luglio,
+cavalcò verso il padiglione del Re avvenne uno stranissimo
+caso al cospetto di tutto l’esercito. Il Monarca,
+giovine e orgoglioso, non mosse un sol passo incontro al
+Papa, volendo iscansare l’umiliazione di tenergli la
+staffa, perciocchè da lungo tempo i Pontefici pretendessero
+a siffatto omaggio, e parecchi Principi prestato lo
+avessero. Per verità, a ricordanza della umiltà di Cristo,
+i Papi s’appellavano «servi dei servi di Dio», ma in
+pari tempo esigevano che gl’Imperatori servissero loro
+da staffieri. La è cosa comica vedere il terror panico
+che l’inosservanza di una siffatta ceremonia spargeva
+fra i Cardinali; voltate le briglie dei loro cavalli, essi
+se la batterono a Civita Castellana, piantando il loro
+Papa solo in quell’imbroglio. Sbigottito, discese questi
+di sella per porsi a sedere sopra una scranna; soltanto
+allora gli venne innanzi il giovine eroe, e gli si prostrò
+a’ piedi, ma il Pontefice, punto dell’offesa, negò di dargli
+il bacio della pace. Una miserabile staffa diventò l’argomento
+di lunghe e serie discussioni fra i due sommi
+capi della Cristianità, fino a che alcuni Principi, i quali
+nei tempi andati avevano accompagnato Lotario a Roma,
+indussero il Re a cedere in quella disputa puerile. Il
+dì dopo, il poderosissimo Imperatore si mutò nello scudiere
+del Vicario di Cristo, poichè per uno spazio di via
+quanto misura un trar di pietra, camminò presso al
+<span class="pagenum" id="Page_608">[608]</span>
+palafreno dell’antico mendicante di Sant’Albano, e gli
+resse fortemente la staffa&#8205;<a class="tag" id="tag646" href="#note646">[646]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Non ancora Federico aveva adito la voce della città
+e del popolo dei Romani, seconda podestà che aveva diritto
+legittimo di prender parte all’elezione dell’Imperatore.
+Ancor stavasi in dubbio da una banda e dall’altra
+del comportamento che dovessero tenere, ed incerto era
+se Roma avesse ad aprire le porte oppur a chiuderle:
+soprattutto nessun Re era peranco stato coronato imperatore,
+dacchè in Campidoglio s’era costituito il Senato,
+nè Imperatore alcuno aveva finora dato al Senato la
+conferma. Di qua di Sutri ambasciatori della Republica
+si presentarono a Federico. Le loro richieste, il loro
+discorso, la risposta che vi diede l’Hohenstaufen, sono
+preziosi documenti di quell’età.
+</p>
+
+<p>
+«Noi, ambasciatori della Città», così dissero superbamente
+quei Romani del Campidoglio, «uomini
+di Roma non minimi, siamo spacciati dal Senato e dal
+popolo alla eccellenza tua, o Re ottimo. Ascolta benevolo
+quel che ti offre l’illustre signora del mondo, di cui
+tu, coll’ajuto divino, presto sarai imperatore. Se vieni
+recando pace, ne godo. Tu chiedi l’impero dell’orbe, ed
+<span class="pagenum" id="Page_609">[609]</span>
+io mi levo lieta, e ti corro incontro a portartene la corona.
+Perchè infatti non dovresti venire con pace e con
+grazie al popolo tuo, che, inteso a scuotere l’indegno
+giogo dei preti, ha avuto così lunga e ansiosa aspettazione
+della tua venuta? Torni lo splendore dei tempi
+vetusti, torni libertade alla Città illustre; riprenda Roma
+sotto un tanto Imperatore le briglie della dominazione
+universale sul mondo ribelle; accoppii il suo reggitore
+insieme col nome anche la gloria di Augusto! Tu sai
+come la città di Roma colla saviezza del suo Senato e
+col valore dei suoi cavalieri ebbe steso il braccio poderoso
+dall’uno all’altro mare, fino agli ultimi confini
+delle terre, che dico? fino alle isole oltre l’orbe. Non
+le onde dell’Oceano, non le Alpi inaccessibili poterono
+proteggere i popoli; la prodezza romana tutti loro conquise.
+Ma ahimè! (così la colpa punisce sè stessa), la
+gloriosa nobiltà principesca del nostro vecchio tempo
+(dico del Senato) sparve d’infra noi, sonnecchiò in
+pigrizia non più valida alle armi, e insieme colla cadente
+saviezza perì anche la forza. Allora assursi io; per
+rinnovare la gloria tua e quella della divina Republica
+restaurai il Senato e l’ordine equestre, affinchè, col
+consiglio di quello e colle armi di questo, al romano
+Impero e a te ritornasse la maestà antica. Non dovrà
+sentirne letizia l’eccellenza tua? un’opera tanto gloriosa
+e profittevole alla tua dignità, non ti parrà degna
+di ricompensa? Odi dunque, o Principe, con benigna
+pazienza quel poco che devo dirti dei tuoi e dei miei
+doveri; ma prima de’ tuoi che de’ miei: <i>Ab Jove principium!</i>
+Mio ospite eri, ed ora cittadino mio ti ho fatto.
+Ciò che mio era di diritto, a te diedi. Perciò obligo hai
+<span class="pagenum" id="Page_610">[610]</span>
+primieramente di mantenere le mie buone consuetudini,
+e di giurare le vecchie leggi sancite con istromenti
+scritti da’ tuoi predecessori, affinchè furore barbarico ad
+esse non nuoca. Ai miei officiali, cui si spetta gridarti
+imperatore dal Campidoglio, pagherai cinquemila libbre;
+a prezzo del tuo sangue impedirai che sia tesa insidia alla
+Republica: tutto ciò convaliderai con giuramento e con
+scritture»&#8205;<a class="tag" id="tag647" href="#note647">[647]</a>. A questo punto Federico fieramente sdegnato
+troncò la parola in bocca agli oratori, i quali con
+magniloquenza italiana proseguivano ad arringare. Sbigottiti
+tacquero, e, mentre tutto ciò avveniva, l’uomo
+il quale aveva acceso nel loro animo gli spiriti arditi
+espressi nel discorso, stava incatenato dentro di
+una tenda, aspettando la decisione del suo destino, che
+un’orazione di questa specie doveva render più presta.
+</p>
+
+<p>
+Infiammato di collera, il giovine Principe si rizzò
+davanti ai Senatori; udendo l’ampolloso discorso di
+quegli uomini di una città decaduta e oppressa da’ preti,
+che si arrogavano un linguaggio quale l’antico Senato
+<span class="pagenum" id="Page_611">[611]</span>
+non aveva mai osato di adoperare innanzi ai Cesari,
+forse ei credette vedersi innanzi dei forsennati o degli
+spettri sorti dai sepolcri di Roma. Non v’era contrapposto
+più vivo di quello in cui un Imperatore di nazione
+tedesca, massime Federico I, si trovava coi Romani; nè
+l’Hohenstaufen, tronfio della coscienza della sua forza,
+capiva che cosa fosse il sentimento nuovo che inspiravano
+le città d’Italia: tuttavolta, il nome di Roma imponeva
+ancora così tanta reverenza, che egli degnossi
+di rispondere&#8205;<a class="tag" id="tag648" href="#note648">[648]</a>.
+</p>
+
+<p>
+«Molto», diss’egli con accento di sprezzo, «molto
+udii celebrare il valore dei Romani, ma più assai la loro
+saggezza. Perciò mi reca meraviglia che il vostro discorso
+sia tanto rigonfio di sciocca arroganza e tanto
+scipito di buon senso. Tu mi poni davanti agli occhi
+la nobiltà della tua vecchia Città, ed esalti fino alle
+stelle il passato della tua Republica. Lo so, lo so, e col
+tuo Storico dico anch’io: un dì v’ebbe virtù in questa
+Republica. Ma Roma conobbe quanto mutino le sorti
+delle cose sotto la luna; forse che questa sola Città
+poteva scampare al destino che regge tutte le cose
+<span class="pagenum" id="Page_612">[612]</span>
+umane? Noto è al mondo che primamente il fiore della
+tua nobiltà, di questa Città nostra, fu trasportato a
+Bisanzio, ed è noto quanto a lungo il Greco degenere
+abbia succhiato le tue midolle preziose. Più tardi su di
+essa piombò il Franco, per geste preclaro come lo dice
+il nome; ed egli ti tolse fin l’ultima reliquia che ti avanzava
+di nobile ed eletta natura. Vuoi tu sapere dove
+si ricoverarono la gloria antica della tua Roma, la
+dignità severa del Senato, la valorosa disciplina dei
+cavalieri, l’arte della guerra, l’invitto coraggio nelle
+battaglie? Appo noi Tedeschi adesso tutto questo si
+trova; a noi venne tutto questo insieme coll’Impero. Da
+noi sono i tuoi Consoli, da noi il tuo Senato, nostre sono
+le tue legioni. Alla saviezza dei Franchi ed alla spada
+dei suoi cavalieri devi andar grata se vivi. Dica la storia
+se i nostri defunti illustri, Carlo ed Ottone, ricevessero
+la Città per grazia di uomo qualsiasi, oppure
+se mercè la loro spada la togliessero col resto d’Italia
+di mano ai Greci ed ai Longobardi, e indi la annettessero
+all’Impero de’ Franchi. Lo seppero i tuoi tiranni
+Desiderio e Berengario; vecchi morirono in prigionia
+de’ Franchi, e la nostra terra ne serba ancora le ceneri.
+Ma tu dirai: i novelli Imperatori furono da me chiamati.
+Furono; e che perciò? te opprimevano nemici,
+e nemmanco dei molli Greci potevi col solo tuo braccio
+liberarti. Allora chiedesti l’ajuto dei Franchi; e supplichevole
+invocazione fu, non richiesta: misera, invocasti
+chi era felice; debole, invocasti il forte; angustiata,
+supplicasti il potente securo di sè. Così chiamato venni
+anch’io. Il tuo signore diventò mio vassallo, e tu fino
+ad oggi fosti mia suddita. Legittimo possessore sono.
+<span class="pagenum" id="Page_613">[613]</span>
+Or chi oserà strappare all’Ercole la sua clava? Forse
+il Siciliano in cui tu speri? Siagli maestro il passato,
+perciocchè il braccio dei Tedeschi non si sia fatto debole.
+Tu mi chiedi di tre specie giuramento; ma odi:
+o la tua domanda è giusta, o no: se non è, nè tu
+chieder puoi, nè io accordare; se è, io non farei che
+confessare un obligo assunto di mia spontanea volontà;
+dunque superfluo sarebbe legarlo ad un giuramento&#8205;<a class="tag" id="tag649" href="#note649">[649]</a>.
+Com’è che io potrei ledere il giusto, io che mallevarlo
+voglio ai più meschini uomini? Com’è che non
+dovrei difendere la sede del mio Impero, io che ho
+risoluto di restaurarne l’ampiezza? Lo prova la Danimarca
+testè soggiogata, e ancor più terre ne farebbero
+fede, se quest’impresa di Roma non me ne avesse
+distolto. Tu chiedi per ultimo promessa di moneta. Ma
+Roma non si vergogna di tirar mercato col suo Imperatore
+come si suol fare con un sensale? Dunque ei deve
+essere pagatore del primo che capita, piuttosto che dispensatore
+di grazie? Alla gente minore si chiede l’adempimento
+di un obligo; i maggiori non fanno che largire
+beneficî. Perchè dovrei io non mantenere ai tuoi cittadini
+l’usanza tramandata dai miei padri illustri?
+No! la mia entrata dev’essere festa di gioia per la
+Città, ma a coloro che ingiustamente chiedono ingiuste
+cose, io per giustizia tutto ricuserò»&#8205;<a class="tag" id="tag650" href="#note650">[650]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_614">[614]</span>
+</p>
+
+<p>
+La risposta di Federico (nella forma che le dà lo
+storico Ottone di Frisinga, zio di lui) era tale da schiacciare
+i Romani sotto il suo peso; era l’espressione dell’orgoglio
+nazionale tedesco giunto all’apogeo di splendore
+dei suoi trecento anni di dominazione del mondo:
+però eccessiva cosa sarebbe stato, se il Re lo avesse
+indiritto soltanto ai deboli Senatori di Roma; piuttosto
+era il manifesto in cui l’Hohenstaufen prima della
+coronazione bandiva le sue idee di regno. L’Ercole,
+colla clava della sua podestà despotica, sfracellava le
+pretensioni di tutti gli altri; atterrava a un tratto
+anche il Papa, che affermava sè essere solo e vero facitore
+di Imperatori. Ed invero non s’aveva forse osato
+dipingere in Laterano il condiscendente Lotario che
+ginocchioni riceveva la corona dalle mani del Papa?
+e intorno al quadro s’era posta questa audace scritta:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Rex stetit ante fores jurans prius urbis honores,</i></p>
+<p class="i01"><i>Post homo fit Papae, sumit quo dante coronam</i>&#8205;<a class="tag" id="tag651" href="#note651">[651]</a>.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+L’imprudenza dei Senatori di provocare con tanta
+millanteria un potente s’addiceva tutta al concetto
+fanatico che di Roma eglino si avevano foggiato. Ma
+se allora, dentro alla tenda imperiale, si fosse trovato un
+uomo maggiore per intelletto delle idee di quell’età sua,
+<span class="pagenum" id="Page_615">[615]</span>
+avrebbe dovuto far le risate che eziandio Federico coltivasse
+in mente, con pari esaltazione dei Senatori, il
+fantastico concetto che l’Imperatore romano tenesse
+podestà legittima sul mondo&#8205;<a class="tag" id="tag652" href="#note652">[652]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Gli ambasciatori romani montarono a cavallo e tornarono
+stizziti a Roma; nè Federico altro adesso poteva
+aspettarsi fuorchè la Republica gli chiuderebbe in faccia
+le porte della Città, e si difenderebbe. Il Papa lo consigliò
+che alla chetichella facesse occupare il san Pietro e la
+città Leonina da milizie scelte, le quali vi sarebbero state
+accolte dalle genti pontificie. E consigliò che a quella
+schiera si aggiungesse il cardinale Ottaviano favorevole
+alla parte tedesca, e ambizioso rivale suo: in tal modo
+egli lo allontanava dalla tenda dell’Imperatore. Furono
+così pertanto mandati innanzi mille uomini a cavallo, i
+quali, senza contrarietà, sull’alba del giorno 18 di
+Giugno, presero possedimento della città Leonina&#8205;<a class="tag" id="tag653" href="#note653">[653]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_616">[616]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap5-8-2">§ 2.
+<span class="smaller">Coronazione di Federico I. — Il popolo romano si solleva. — Battaglia
+nella città Leonina. — Supplizio di Arnaldo
+da Brescia. — Indole e influenza di lui. — Federico
+si ritira nella Campagna. — Ritorna in Germania.</span></h4>
+
+<p>
+In quel dì stesso Federico mosse in ordinanza di
+battaglia, e, senza che i Romani venissero a salutarlo,
+da Monte Mario entrò nella città Leonina, dove lo attendeva
+il Papa che ve lo aveva preceduto. La coronazione
+si celebrò subito nel san Pietro che era occupato dalle
+milizie. Le grida di giubilo dei Tedeschi risonarono
+come scrosci di tuono per l’alto duomo, allorchè il Barbarossa,
+eroe favorito del popolo alemanno, ricevette la
+spada, lo scettro e la corona dell’Impero&#8205;<a class="tag" id="tag654" href="#note654">[654]</a>. Ma Roma
+non lo riconosceva per suo imperatore; la città teneva
+sbarrate le porte, e il popolo romano stava raccolto in
+armi sul Campidoglio. L’Impero del medio evo era una
+ombra vana anche in Roma, e nulla lo dimostra meglio
+di queste coronazioni che in fretta e in furia si compievano
+nel sobborgo pontificio, mentre con grande ansietà
+si aspettava che i Romani (dai quali gl’Imperatori traevano
+il loro titolo) piombassero con ispade sguainate
+di qua del Tevere. Un abisso profondo nelle opinioni,
+nei bisogni, nell’origine di stirpe, separava gl’Imperatori
+di nazione germanica dai Romani. Benchè questi
+odiassero lo straniero Adriano IV come loro principe
+<span class="pagenum" id="Page_617">[617]</span>
+territoriale, tuttavia lo potevano ancora come papa rispettare,
+laddove per Federico, giusto in questo tempo,
+non potevano avere che acerba antipatia. Le leggi della
+Città, che tutti gl’Imperatori solevano promettere di
+riverire, egli non aveva giurato; i voti dei Romani non
+aveva ascoltato, nemmeno udito le consuete loro acclamazioni,
+nè con donativi le aveva pagate: a buona
+ragione eglino si sentivano lesi nei loro diritti&#8205;<a class="tag" id="tag655" href="#note655">[655]</a>. Giusta
+era la domanda che egli confermasse la loro costituzione;
+non avervi accondisceso era stato malcauto, e
+tempo venne in cui l’Imperatore se ne pentì, e a quei
+disprezzati cittadini prestò giuramento. Dopochè i Papi
+avevano cessato di essere candidati del voto elettivo del
+popolo romano il popolo si era visto rapire anche la
+parte che gli spettava nell’elezione del suo Imperatore;
+e in questa età, in cui le idee dell’antichità romana erano
+venute innestandosi in tutti i concetti giuridici delle
+cose civili e politiche, i Romani non si potevano indurre
+a confessare che Roma non fosse più altro che il luogo in
+cui l’Imperatore ed il Papa celebrassero la ceremonia
+<span class="pagenum" id="Page_618">[618]</span>
+della loro inaugurazione. Mentre altre città splendevano
+per ricchezza e per potenza, unico orgoglio della povera
+Roma questo era: essere Roma. Durava come tradizione il
+concetto universale ch’essa fosse la città capitale del mondo;
+in Roma Gregorio VII aveva assegnato al Papato
+il còmpito di rappresentare l’unità del mondo, e adesso
+i Romani fantasticavano di fare lo stesso per via della
+maestà del popolo e della magistratura imperiale dal popolo
+istituita.
+</p>
+
+<p>
+La pretensione continua de’ Romani di possedere ancora
+l’importanza antica di Senato e di popolo, le loro
+contese contro ai Papi, i quali intendevano a cancellare
+il concetto politico e civile di Roma, tutto questo impresse
+per secoli lunghi nella storia della Città un’orma
+profonda di stile tragico, che il pari non si diede in
+tutta la vita della gente umana. In questa lotta (continuò
+fino ai dì nostri, e sotto le sue impressioni stemmo
+scrivendo questa Storia) in questa lotta contro un
+destino sempre eguale, soli alleati dei Romani furono le
+mura Aureliane, il Tevere, la mal’aria, le ombre e i
+monumenti degli avi. Solamente al nostro tempo, poichè
+Roma non altro desiderò che discendere alle condizioni
+ordinarie di metropoli di un paese, d’Italia, la Città
+ebbe trovato la sua confederata nella nazione italiana.
+</p>
+
+<p>
+L’imperatore Federico, tenendo in capo il diadema
+di Carlo, si recò con poca accompagnatura al suo campo
+posto nei prati di Nerone, mentre il Papa rimase in Vaticano.
+Ma poco andò che, subito dopo il meriggio, i Romani
+fieramente si scagliarono contro la città Leonina,
+valicando il ponte del Tevere. Quanti nemici alla spicciolata
+trovarono, tanti uccisero; assaltarono il Vaticano, e
+<span class="pagenum" id="Page_619">[619]</span>
+piombarono sul campo di Federico, dove forse speravano
+riporre il loro profeta in libertà. L’Imperatore e l’esercito
+sorsero dalle mense, cui assisi festeggiavano la coronazione:
+corse il grido che Papa e Cardinali fossero caduti in mano
+del popolo&#8205;<a class="tag" id="tag656" href="#note656">[656]</a>; Enrico il Leone passò per la breccia che
+un tempo Enrico V aveva aperto nelle mura, entrò nella
+Leonina, e si gettò in men che non dico alle spalle dei
+Romani. Tuttavia a quel valorosissimo esercito costò
+non poca fatica di mettere a dovere i cittadini romani;
+la loro prodezza dimostrò che la costituzione del nuovo
+ordine dei cavalieri non era stata cosa puramente fantastica.
+Vicino al ponte Sant’Angelo, e coi Transteverini
+presso all’antica Piscina, si combattè fino a notte con
+varia fortuna; finalmente gli sventurati Romani soccombettero
+schiacciati dalla forza maggiore. «Bisognava»,
+scrive lo Storico tedesco, «bisognava vedere i nostri con
+che eroismo, con che ardimento picchiavano addosso ai
+Romani, quasi volessero dire: Qua su, pigliati, o Roma,
+ferro tedesco in cambio di oro arabico; di tal moneta
+Alemagna si compra l’Impero!» Pressochè mille Romani
+furono uccisi od annegarono nel fiume; più furono
+i feriti; da dugento caddero prigionieri; gli altri in
+rapida fuga si salvarono dentro al castel Sant’Angelo
+ed alla Città&#8205;<a class="tag" id="tag657" href="#note657">[657]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_620">[620]</span>
+</p>
+
+<p>
+Notizie di origine romana dichiarano che il Papa
+intercedesse a pro dei prigionieri, i quali erano dati in
+custodia di Pietro prefetto, rabido nemico della Republica.
+Tacciono quelle del supplizio di Arnaldo; pure
+puossi metter pegno che si compiesse subito dopo della
+battaglia combattuta nella città Leonina, mentre l’Imperatore
+era ancor bollente dell’ira. La fine del celebre
+Republicano è più oscura che quella di Crescenzio, perciocchè
+i contemporanei vi passino oltre lesti lesti,
+come se gli stimoli vergogna ovvero paura. Dopo che
+Arnaldo era stato consegnato in mano del Papa, questi lo
+aveva affidato alla guardia del Prefetto urbano, il quale
+colla sua potente famiglia di Capitani, ricca posseditrice
+di beni nella contea di Viterbo, aveva a lungo
+sostenuto guerra contro il Comune romano, e, gravi
+danni avendone sofferto, odiava fieramente Arnaldo&#8205;<a class="tag" id="tag658" href="#note658">[658]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_621">[621]</span>
+Come ribelle, il Prefetto lo condannò, dopo che forse un
+tribunale ecclesiastico aveva su di lui pronunciato sentenza
+di eresia; e lo sventurato morì sul rogo, dove
+prima fu appiccato ad un palo, poi arso. Le sue ceneri si
+sparsero nel Tevere, poichè non si volle che i Romani
+se ne facessero reliquie e le venerassero; e questo dimostra
+fino a che segno il popolo lo adorava. Non v’è
+alcuno che dica del luogo ove il supplizio si eseguisse;
+tuttavolta devesi supporre che, piuttosto di altri siti,
+avvenisse nei prati di Nerone presso al Tevere, dove era
+stato ucciso anche Crescenzio&#8205;<a class="tag" id="tag659" href="#note659">[659]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_622">[622]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il fumo che s’alzò dal rogo di Arnaldo bruttò la
+maestà dell’Imperatore, giovine ancora ma omai macchiato
+di sangue: il Lombardo cadde vittima delle necessità
+momentanee e dell’errato indirizzo politico di lui;
+ma di quell’uomo vivevano i vendicatori, i cittadini
+delle città lombarde, i quali avrebbero un dì costretto
+l’Imperatore a curvare il capo dinanzi alla gloriosa opera
+della libertà, cui lo spirito di Arnaldo aveva infuso così
+gagliardo impulso. Spesso la mano del potente, senza pur
+che la sua mente lo preveda, spezza le molle di grandi
+commovimenti, che lui stesso più tardi travolgono e
+signoreggiano. Però agli occhi di Federico Arnaldo da
+Brescia non si mostrava in quel rilievo ond’egli compare
+<span class="pagenum" id="Page_623">[623]</span>
+oggidì avanti noi, e può darsi che poco di lui avesse
+udito parlare. Che poteva calergli della vita di un eretico?
+E, se anche sarà stato ben informato dei fatti suoi,
+entrato una volta in lotta colle città dell’Italia settentrionale
+ed eziandio con Roma, poteva Federico dar
+favore a questo Lombardo, novatore politico e republicano?
+Comunque sia, Federico distrusse una forza
+rigogliosa che più tardi gli avrebbe potuto prestare di
+grandi servigi. Poca previdenza mostrò a Roma l’Imperatore:
+invece di comporre con serio benvolere la
+democrazia romana ad una giusta misura (e ciò gli
+sarebbe stato agevol cosa di fare), invece di ritorla
+poi all’influenza del Papa e di ridurla sotto l’autorità
+dell’Impero, egli la respinse da sè con disprezzo
+cieco, e si inimicò molte altre città; però all’ultima
+fine vide disfarsi e crollare tutti i suoi stravaganti
+disegni.
+</p>
+
+<p>
+Con Arnaldo da Brescia s’apre la schiera di quei
+martiri illustri della libertà che morirono sui roghi, ma
+i cui spiriti arditi sempre resuscitarono come la fenice
+dalle fiamme, per vivere di continua vita attraverso i
+secoli. Ben potè egli chiamarsi profeta, tanto chiaramente
+discernè l’indole del suo tempo, tanto lungi seppe
+prevedere una meta che Roma e Italia poterono raggiungere
+soltanto settecento anni dopo di lui. La sua
+età che aveva conseguito coscienza omai matura de’ suoi
+bisogni e delle sue forze, s’incarnò in lui, persona geniale
+di riformatore; così fu che il primo eretico politico
+del medio evo sbucciò dalla semenza che aveva posto la
+controversia delle investiture. La lotta delle due podestà
+e la forma nuova onde si costituirono le città, furono
+<span class="pagenum" id="Page_624">[624]</span>
+i grandi fenomeni pratici che a lui servirono di piedistallo
+storico&#8205;<a class="tag" id="tag660" href="#note660">[660]</a>. Un impulso intimo della sua coscienza
+doveva attrarlo là dove s’accoglieva la radice di tutti i
+mali; se Arnaldo da Brescia non fosse stato a Roma,
+se a Roma non avesse finito la vita, ei sarebbe stato soltanto
+una persona incompiuta del suo tempo. Ma Roma
+non aveva un patrimonio di operosità popolare, continua
+e grande; ell’era sopraffatta dalla grandezza antica e
+in pari tempo premuta dalla soma delle due massime
+podestà del mondo, nè poteva a lungo mantenere la sua
+libertà civica. Tuttavia, ancora gran tempo dopo di
+Arnaldo, durò in Roma la costituzione cui può darsi che
+anch’egli abbia preso molta parte come legislatore;
+nè colà si spense mai la scuola degli Arnaldisti ossia
+de’ politici. Le quante volte in tesi filosofica o in ordine
+pratico s’ebbe combattuto lo stato secolaresco del clero,
+sempre fu Arnaldo che vi prestò un esempio di idealità
+storica; e questo a più forte ragione avvenne, dacchè
+il forte volere di lui non si lordò mai di bassi intenti&#8205;<a class="tag" id="tag661" href="#note661">[661]</a>:
+<span class="pagenum" id="Page_625">[625]</span>
+invero gli stessi nemici suoi confessarono che quel che
+egli operò fece soltanto perchè convinzioni entusiastiche
+lo ispiravano. Per la grandezza del suo tempo, come per
+la potenza sociale delle idee, Arnaldo eccelse sopra tutti
+coloro che sorsero dopo di lui nel medio evo a combattere
+per la libertà di Roma. Fu paragonato al Savonarola; ma
+ogni animo temprato a sensi virili sente repugnanza dell’indole
+monastica del domenicano e delle tendenze sue
+alle visioni ed al meraviglioso, laddove non oracoli, non
+portenti si narrino dell’amico di Abelardo; chè anzi egli
+pare d’intelletto sano e gagliardo, e di mente lucidissima,
+sia perchè egli veramente fu tale, sia perchè molto
+di lui ha taciuto la storia. Le sue dottrine erano rigogliose
+di tanta vita, che ancora si sarebbero attagliate
+all’indole di questi nostri giorni; ancora oggidì Arnaldo
+da Brescia sarebbe il più popolare uomo d’Italia.
+Avvegnaddio le barriere alzate dal medio evo abbiano
+durato così ostinatamente a tener cinte Roma e Italia,
+che appena adesso potè trovar pace l’irato spirito di un
+eretico del secolo duodecimo, laddove l’ombra di Gregorio
+VII nulla possa più con ragione legittima chiedere
+al mondo&#8205;<a class="tag" id="tag662" href="#note662">[662]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_626">[626]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il supplizio dell’uomo che era stato loro profeta,
+uomo di Stato, e legislatore, dovette accrescere smisuratamente
+l’odio dei Romani contro i due stranieri
+Adriano IV e Federico I. Però così incompleta fu la vittoria
+sanguinosa di Federico, che anche questo grande
+Imperatore, il quale sè medesimo teneva in conto di
+padrone legittimo dell’Occidente e dell’Oriente, dovette
+partirsi senza pur aver posto piede in Roma. I Romani
+a questo tempo si mostrarono veramente degni della
+loro libertà; con animo virile resistettero all’Imperatore,
+rifiutarono di vendergli viveri e volevano continuare la
+lotta; perciò Federico levò il campo omai nel giorno
+19 di Giugno. Presi con sè Papa e Cardinali fuggiaschi,
+mosse a monte Soratte, tragittò il Tevere presso a
+Magliano, e, come Enrico V aveva fatto, passando da
+Farfa, giunse al ponte Lucano. Quivi con gran pompa
+celebrarono nelle tende la festività dei santi Pietro e
+Paolo, e il Papa vi assolse le soldatesche alemanne di
+ogni peccato del sangue sparso in Roma. Le città della
+<span class="pagenum" id="Page_627">[627]</span>
+Campagna furono pronte a prestare all’Imperatore il
+gravissimo tributo del <i>foderum</i>; altre gli fecero omaggio
+per ottenerne la protezione, e Tivoli (la quale per
+l’astio che nutriva contro a’ Romani s’era posta dalla
+parte del Papa) sperò adesso di potersi affrancare eziandio
+della podestà pontificia. Il Comune (alla cui testa adesso
+erano per certo dei Consoli) mandò infatti un’ambasceria
+che prestò omaggio all’Imperatore e gli consegnò
+le chiavi della città, come a suo principe: e Federico,
+per vendicarsi di Roma, coltivava in mente di render
+forte una terra che era fieramente avversa al Senato
+romano; ma Adriano reclamò invocando i diritti della
+Chiesa, e l’Imperatore, prosciolti i Tivolesi dal giuramento
+di sudditanza che testè prestato gli avevano,
+restituì la città al Papa&#8205;<a class="tag" id="tag663" href="#note663">[663]</a>. La reddizione di Tivoli
+fu meschino ristoro dato al Pontefice, verso cui Federico
+non adempieva la prestatagli promessa di farlo
+signore di Roma.
+</p>
+
+<p>
+L’Imperatore, procedendo più in là, giunse a Tusculo,
+e fino alla metà del Luglio soggiornò ancora
+insieme con Adriano nei monti di Albano&#8205;<a class="tag" id="tag664" href="#note664">[664]</a>. Di là ei
+davasi aria di voler combattere contro a Roma, ma
+<span class="pagenum" id="Page_628">[628]</span>
+la sua impresa tentennava senza uno scopo prefisso:
+non poteva acconsentire alle instanze che gli si facevano
+di muovere nelle Puglie contro di Guglielmo I,
+perocchè a ragione i suoi grandi vassalli si rifiutassero
+di secondarlo in quella guerra; nè alla stagione che
+correva poteva egli imprendere cosa alcuna contro di
+Roma. Le febbri estive scoppiarono nel suo campo; i
+soldati mormoravano di malcontento; laonde Federico
+abbandonò il Papa al suo destino, gli diè in mano i
+prigionieri, si congedò da lui a Tivoli, e per la via
+di Farfa tornò addietro. Nel suo cammino al settentrione
+ridusse in cenere con atrocissima ferocia Spoleto,
+la città longobarda di vetusta rinomanza: come l’antichità
+aveva chiamato Demetrio, così anche questo
+grande Hohenstaufen potè a ragione essere appellato
+lo «sterminatore di città»&#8205;<a class="tag" id="tag665" href="#note665">[665]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_629">[629]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap5-8-3">§ 3.
+<span class="smaller">Adriano IV guerreggia contro re Guglielmo. — È
+costretto ad accordargli l’infeudazione. — Orvieto diventa
+città pontificia. — Adriano fa la pace con Roma. — Disaccordo
+fra il Papa e l’Imperatore. — Le città lombarde. — Adriano
+negozia con esse, e si disgusta con Federico. — I
+Romani si raccostano all’Imperatore. — Adriano IV muore. — Sua
+operosità. — Lamenta la sventura di esser papa.</span></h4>
+
+<p>
+La partenza dell’Imperatore deluse il Papa in tutte
+le sue speranze. Non gli si aveva conquistato Roma, sì
+come stabilito s’era nel patto di Costanza; andava
+esule, e financo era fallita l’impresa di Sicilia. Presa
+dunque una forte risoluzione, Adriano raccolse vassalli
+e genti mercenarie, e nell’autunno andò a Capua e a
+Benevento. Di già aveva egli scomunicato Guglielmo
+I e sciolti del loro giuramento i popoli delle Puglie,
+e adesso veniva in persona ad afforzare la loro ribellione,
+e univasi ai Baroni sediziosi ed ai fuorusciti che capitavano
+a Benevento per prestargli omaggio&#8205;<a class="tag" id="tag666" href="#note666">[666]</a>. La sollevazione
+di tutte le province, i moti vigorosi dei Greci, la
+fortuna che in breve tempo favoriva i Baroni, l’attività
+di un Papa avido di conquiste, che era l’anima della
+ribellione e ne raccoglieva i frutti, tutto questo indusse
+il fiacco figliuolo di Rogero a fare offerte favorevolissime
+al Papa; fra le altre v’era questa ch’ei si obligava di
+<span class="pagenum" id="Page_630">[630]</span>
+ridargli Roma a soggezione&#8205;<a class="tag" id="tag667" href="#note667">[667]</a>. Però la pace non si
+conchiuse, avvegnachè vi ponesse impedimento la contrarietà
+di quelli fra i Cardinali che avevano sposato le
+parti dell’Impero; e allora, datosi tutt’a un tratto
+animo di sforzi vigorosi, riusciva a Guglielmo di portar
+via quasi di foga le Calabrie e le Puglie ai Greci ed ai
+Baroni; indi il Re moveva a Benevento, dove i profughi
+s’erano ricoverati presso al Papa. Fu la terza volta che
+la fortuna arrise ai Normanni cogli stessi prosperi risultamenti;
+Adriano in quelle angustie dovè abbandonare
+i suoi alleati e implorare pace. Dettolla il vincitore (era
+il Giugno dell’anno 1156) nei dintorni di Benevento, e
+quivi egli ottenne la triplice investitura di Sicilia, delle
+Puglie e di Capua; la ottenne bensì nuovamente come
+in feudo pontificio, ma molti diritti si riservò, per patto
+espresso, verso la Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag668" href="#note668">[668]</a>. La pace fu conchiusa senza
+l’intervento dell’Imperatore che v’era interessato, ed il
+Papa infeudò un nemico dell’Impero con terre di cui
+Federico protestava esser sovrano: se ne irritò questi, e
+<span class="pagenum" id="Page_631">[631]</span>
+presto sorvennero altre ragioni ad aumentare la ruggine
+che già fra lui e il Pontefice s’era intromessa&#8205;<a class="tag" id="tag669" href="#note669">[669]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nell’estate Adriano tornò nello Stato della Chiesa,
+ma non risicò di andare a Roma. Egli accrebbe la
+potenza pontificia concludendo trattati con grandi vassalli
+e financo con città; così nell’Ottobre ei prese formalmente
+possesso di Orvieto&#8205;<a class="tag" id="tag670" href="#note670">[670]</a>. Indi andò a Viterbo,
+dove d’allora in poi i Papi tennero frequente e gradita
+dimora, e nel Novembre entrò in Laterano&#8205;<a class="tag" id="tag671" href="#note671">[671]</a>. La
+sua pacificazione con Roma era conseguenza del trattato
+stabilito con Sicilia; a forza di oro e di minacce re
+Guglielmo indusse i Romani ad arrendevolezza, ed eglino,
+sì come li sospingeva il loro odio contro Federico,
+vennero ad un aggiustamento. Anche questa pace fu
+atto arbitrario del Papa, e dovette mettere la stizza in
+corpo all’Imperatore: era appunto quello che gli astuti
+Romani bramavano. Ignoto è il tenore del patto conchiuso
+<span class="pagenum" id="Page_632">[632]</span>
+con Roma, ma certamente esso aveva le stesse
+fondamenta che erano state poste nell’anteriore convegno
+con Eugenio III&#8205;<a class="tag" id="tag672" href="#note672">[672]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Poco stante, il cozzo cui vennero fra loro le pretensioni
+che accampavano (ciascuno per parte propria) il
+Papato, l’Impero e il Senato, fu ragione di una scissura
+profonda fra l’Imperatore e Adriano. Da dopo di Ottone
+magno nessuna mano più vigorosa di quella di Federico
+I aveva brandito la spada dell’Impero. Conscio
+della forza di Germania, per via soltanto della quale
+protestava che sua era la corona di Costantino, egli
+fiaccò le corna alla tracotanza del Papa, il quale gli
+opponeva le idee esagerate di Gregorio VII. Il principio
+della monarchia despotica s’inalberò rudemente di
+contra a quello della Chiesa despotica. Il contrasto di
+due anime energiche, quali erano quelle di Federico e
+di Adriano, minacciava pericolo che si rinnovellasse la
+lotta antica, perciocchè ad un Imperatore grande ed
+eroico stesse di fronte la superbia eccessiva di un prete,
+nella cui persona s’incarnava l’idea smoderata del Papato.
+A ciò contribuivano d’ogni specie cause, il retaggio
+della contessa Matilde, i rapporti delle investiture,
+la pace conchiusa dal Papa con Sicilia, le condizioni di
+Roma e dello Stato ecclesiastico. Nei tempi andati non
+s’era mai scambiato fra i Papi e gl’Imperatori un linguaggio
+così violento come adesso; e con discorso aperto
+e chiaro, e senza ambagi entrambe le parti posavano
+la questione in quegli stessi termini che una lotta mondiale
+<span class="pagenum" id="Page_633">[633]</span>
+aveva definito nettamente. Avveniva per un caso
+che alcuni cavalieri borgognoni svaligiassero un Vescovo
+svedese; l’Imperatore non li puniva, e questo fatto
+dava opportunità ad Adriano IV di ammonire Federico
+che soltanto alla buona grazia del Papa egli andava debitore
+del suo diadema. E poichè usava della parola <i>beneficium</i>
+che aveva duplice significato (in linguaggio
+giuridico voleva dir feudo), se ne accendevano a collera
+l’Imperatore e la sua corte. Poco mancò che a Besanzone
+i Cardinali legati, latori delle lettere pontificie, non
+fossero ammazzati dai cavalieri tedeschi; cacciatine vituperevolmente,
+tornarono queglino a Roma&#8205;<a class="tag" id="tag673" href="#note673">[673]</a>. Federico
+fece appello al suo Impero, dichiarò che la superba
+idea onde i preti spiegavano le attenenze dell’Impero e
+del Papato era arroganza e mendacio, protestò aver
+ricevuto la podestà imperiale soltanto da Dio per la
+elezione fattane dai Principi, disse voler morire piuttosto
+<span class="pagenum" id="Page_634">[634]</span>
+che invilir la sua dignità sotto ai preti&#8205;<a class="tag" id="tag674" href="#note674">[674]</a>. Non
+erano più i tempi di Enrico IV; per tutto l’Impero
+tedesco sonarono con eco di giubilo le parole dell’Imperatore;
+i Principi e i Vescovi, infervorati di amor di
+nazione, si dichiararono concordi contro al Papa; e
+Adriano, cui toccava lottare contro un partito tedesco
+financo nel Collegio dei Cardinali, dovette prestamente
+chetare la collera dell’Hohenstaufen: una novella ambasceria
+con modestia addicevole recò una lettera di scusa,
+nella quale Adriano con sottigliezze degne di un grammatico
+pedante, asseriva, il concetto di <i>beneficium</i> non
+avere adoperato nella significazione di feudo.
+</p>
+
+<p>
+Quei nunzî trovarono Federico di già arrivato in
+Augusta, donde, nel Giugno dell’anno 1158, egli era
+in procinto di tornare con grandi forze in Italia per
+ischiacciarvi le città reluttanti al suo dominio, e per
+ridurre tutta la contrada sotto la sua spada imperiale.
+L’eroica Milano prestò soggezione nel mese di Settembre,
+ed allora l’Impero celebrò nella Dieta di Roncaglia
+il più decisivo dei suoi trionfi; ma fu anche l’ultimo.
+Financo i celeberrimi giureconsulti di Bologna, adulatori
+e schiavi della loro idolatria per l’antico giure imperiale
+<span class="pagenum" id="Page_635">[635]</span>
+romano, accrebbero l’orgoglio del potente, perciocchè
+la monarchia degli Hohenstaufen eglino vestissero di
+tutto il manto despotico di Giustiniano, e protestassero
+in esso risiedere per diritto legittimo la signoria universale
+del mondo. In questa età, nella quale le cose civili e
+politiche, rimutandosi in un ordinamento nuovo, andavano
+cercando un solido fondamento giuridico, così le
+città che l’Imperatore facevano ricorso alle leggi romane,
+e pertanto venivano fra sè a veementissimo cozzo.
+Ma il mondo è commosso da forze vive e cammina;
+e perciò le città, ad eccezione di Roma sola, si svincolarono
+con poderoso sforzo dalle tradizioni dell’antichità,
+laddove l’Imperatore si appigliava con ambo le mani
+al passato, or prendendo ad esemplare il despotismo romano
+ed or l’Impero teocratico di Carlo; nella sua
+cecità reputava di poter impedire le tendenze democratiche
+del secolo, stringendone i polsi colle manette della
+tirannide onnipotente di Giustiniano. Nell’acre lotta che
+si dichiarava fra la cittadinanza e l’autorità imperiale
+non si poteva lungamente dubitare, che colla prima
+avrebbe fatto sua alleanza il Papato. La questione delle
+investiture (quest’è il concetto politico che domina una
+intiera epoca storica) fu l’idea mediatrice fra entrambi;
+vale a dire, la controversia antica, dopo che il Concordato
+di Worms la ebbe pacificata dentro della Chiesa,
+riarse con nuova foga nella cerchia delle cose civili.
+Anche per le città or si trattava di torre all’Imperatore
+i diritti regali, l’amministrazione della giustizia, la
+elezione de’ magistrati: così avvenne che la celebre lotta
+di Federico I contro le città lombarde fu la seconda
+controversia delle investiture, ma di ordine civile; e da
+<span class="pagenum" id="Page_636">[636]</span>
+essa alla fine le Republiche uscirono vincitrici, sì come
+era stato della Chiesa, e conseguirono la loro independenza
+giuridica nelle cose di Stato.
+</p>
+
+<p>
+Omai Adriano IV in gran segreto andava annodando
+negoziati colle città, nel tempo medesimo in cui zelava
+a stringersi meglio nell’amicizia della monarchia feudale
+di Sicilia: del principio di libertà la Chiesa non si
+impacciava&#8205;<a class="tag" id="tag675" href="#note675">[675]</a>. Dopo tanti trionfi, anche Federico, come
+Carlo Magno, intendeva a comandare su di Roma e dei
+Vescovi dell’Impero, tenendoli in conto di altrettanti
+vassalli; laonde egli mandava suoi legati per le terre di
+Italia, affinchè, con asprezza scevra d’ogni riguardo, levassero
+il tributo del <i>foderum</i> e di altri diritti fiscali,
+anche nelle province ond’era composto il retaggio della
+contessa Matilde, e nello Stato della Chiesa&#8205;<a class="tag" id="tag676" href="#note676">[676]</a>. In una
+lettera accalorata il Papa si dolse che Federico esigesse
+oneri feudali da’ Vescovi, e che impedisse l’adito nelle
+province ai Cardinali legati. Rispose l’Imperatore con
+tono sprezzevole, la Chiesa non aver posseduto diritti
+principeschi prima di Costantino; ogni possedimento
+della santa Sede esser dono dei Re; nondimeno, i Vescovi
+(che soltanto dovrebbero essere eredi delle cose di
+Dio) possedere eccelsi officî temporali dello Stato: dirittamente
+aver eglino pertanto oblighi feudali verso
+<span class="pagenum" id="Page_637">[637]</span>
+l’Imperatore, perciocchè anche Cristo avesse per sè e
+per Pietro pagato tributo all’Imperatore&#8205;<a class="tag" id="tag677" href="#note677">[677]</a>. E proseguiva
+Federico dicendo che pertanto, o i Vescovi si spogliassero
+dei loro beni temporali, o dessero all’Imperatore
+ciò che dell’Imperatore era; che se ai Cardinali
+s’avevano serrate in viso le porte delle chiese, lo si
+aveva fatto per proteggere le comunità dalla loro avidità
+depredatrice; che il Papa faceva oltraggio alla umiltà
+cristiana una volta che al cospetto del mondo discuteva
+di vantaggi terreni, i quali nulla avevano a fare colle
+cose di religione. Protestava avergli dovuto dichiarare
+tutto questo, perciocchè ei vedesse che la abbominanda
+bestia della superbia s’era accovacciata fin sulla cattedra
+di san Pietro&#8205;<a class="tag" id="tag678" href="#note678">[678]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In tal guisa Federico faceva risorgere la controversia
+delle investiture dal lato delle cose temporali: adesso
+parlava colle parole dei Romani, e pareva essersi tramutato
+in quell’Arnaldo da Brescia, che pochi anni prima
+egli aveva fatto morire. Almeno per un momento la
+podestà imperiale era entrata in un periodo di restaurazione;
+<span class="pagenum" id="Page_638">[638]</span>
+quella pontificia s’era invece infiacchita. Punto
+sul vivo, Adriano IV mandò a Federico suoi legati per
+vedere ciò che potesse aspettarsi di guadagnare con
+negoziati. Le sue richieste intemperanti significarono
+che il Papato si ergeva contro l’Impero colle stesse
+idee che le città coltivavano: domandava che gli si
+desse emancipazione completa dall’Impero nelle bisogne
+temporali, ovverossia che a lui si cedessero i diritti
+regali. Chiedeva che i Vescovi d’Italia dovessero
+prestare all’Imperatore soltanto in generale il giuramento
+di fedeltà, ma non essergli tenuti di oblighi feudali:
+non potesse l’Imperatore esigere il <i>foderum</i> nello Stato
+della Chiesa, eccettuato il caso di coronazione; alla santa
+Sede si attribuissero i redditi del retaggio di Matilde
+e di tutte le terre che si estendono da Aquapendente a
+Roma, i redditi di Spoleto, della Sardegna e della Corsica,
+di Ferrara e di Massa; nessun messaggio potesse l’Imperatore
+mandare a Roma senza il beneplacito del Papa,
+avvegnadio colà appartenessero alla santa Sede la magistratura
+e le regalie di ogni specie. Ma se di questo modo
+Adriano domandava di serrare lo Stato ecclesiastico in
+faccia alla podestà imperiale, e di essere riconosciuto per
+sovrano assoluto, rispondevagli di rimando l’Imperatore:
+«Poichè per volontà Divina imperatore romano sono e
+mi appello, non terrei che un titolo vano, se mi lasciassi
+fuggir di mani la signoria della città di Roma»&#8205;<a class="tag" id="tag679" href="#note679">[679]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_639">[639]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ambasciatori del Senato romano furono presenti a
+questi negoziati, chè i Romani, allorchè ebbero visto
+l’Imperatore torcere fermamente contro al Papa le dottrine
+di Arnaldo, a lui si ravvicinarono. Lo riconobbero
+adesso per imperatore, gli mandarono, nella primavera
+dell’anno 1159, dei messaggi di riconciliazione; e poichè
+a questi Federico ebbe fatto in publico orrevoli accoglienze,
+il Senato gli spedì una legazione di uomini ragguardevoli,
+i quali vennero al campo che l’Imperatore
+aveva posto innanzi a Crema. I Romani, fatti più moderati,
+gli chiesero la sua buona grazia imperiale, domandarono
+che concedesse indulto, promisero di restaurare
+la podestà dell’Impero in Roma; e Federico trattò col
+Comune, e dichiarò di voler accettarne il Senato, ma
+con certe norme che egli stesso prefiggerebbe, e che sarebbero
+state pari alle condizioni imposte a Milano
+assoggettatasi. Congedò così gli ambasciatori con ricchi
+donativi, e in loro compagnia mandò a Roma Ottone di
+Wittelsbach conte palatino, Guido conte di Blandrate
+e il prevosto Eriberto di Aqui: colà costoro avrebbero
+dovuto intendersela sull’ordinamento del Senato e sulla
+investitura del Prefetto, e in pari tempo (se la cosa
+avesse potuto condursi a buon fine) conchiudere un Concordato
+col Papa. I messaggieri furono ricevuti in Roma
+con molti onori, ma le superbe esigenze del Senato, che
+adesso assunse un atteggiamento baldanzoso, resero impossibile
+che si conchiudesse cosa alcuna: frattanto
+insorgeva un altro ostacolo; era la morte del Papa&#8205;<a class="tag" id="tag680" href="#note680">[680]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_640">[640]</span>
+</p>
+
+<p>
+Adriano IV passò da questa vita nel dì 1.º Settembre
+dell’anno 1159, ad Anagni, in piena discordia coll’Imperatore,
+e mentre gli tenzonava in mente il pensiero
+di scomunicarlo. Questo prete, sorto di basso stato,
+ebbe animo maschio e forte, e stette avverso al potentissimo
+dei Monarchi con tanto orgoglio, come se
+non soltanto gli fosse stato pari, ma superiore. Pregevolissima
+energia di volontà, grandezza conseguita per
+meriti suoi proprî, scienza esperta della vita, accrebbero
+in lui le doti naturali dell’animo, cui in mezzo
+all’orgoglio non fe’ difetto, a tempo debito, l’accorta
+moderatezza: Adriano fu uomo prudente, di pratiche
+idee e di tempra indomita, come sogliono essere gli
+Anglosassoni. Pari a Gregorio VII, volle condurre a
+effettuazione l’idea della signoria universale pontificia&#8205;<a class="tag" id="tag681" href="#note681">[681]</a>;
+però in mezzo ai suoi sogni arditi non neglesse
+di coltivare quegli intenti meno remoti, che gli
+capitarono sotto la mano. Fortificò eziandio a nuovo
+con munimenti alcune città, come fece di Orta e di Radicofani;
+altre ne acquistò, e gli Atti del <i>Dominium Temporale</i>
+fanno fede delle cure attente ch’ei diede a conservare
+patrimonî alla santa Sede o a fondarne, a indebolire
+i signori della Campagna, a renderli pronti a’ suoi
+servigî. La nobiltà della provincia era allora caduta in
+<span class="pagenum" id="Page_641">[641]</span>
+basso, causa le guerre cogl’Imperatori e col Comune
+civico; i Baroni, in conseguenza della rivoluzione democratica,
+avevano perduto il loro potere, erano impoveriti
+e carichi di debiti; laonde molti cedettero del tutto o
+per una metà le loro castella ad Adriano, che le restituì
+loro quali feudi della Chiesa: per tal guisa, nobiluomini
+diventarono tributarî (<i>homines</i>) del Pontefice. Precisamente
+in questo grandissima fu l’operosità di Adriano
+IV&#8205;<a class="tag" id="tag682" href="#note682">[682]</a>. Soltanto la Republica di Roma egli non aveva
+potuto abbattere: durava in Campidoglio il Senato, e
+Federico, invece di essere per Adriano un imperatore
+benevolo, erane divenuto nemico violento, che mandava
+rotoloni tutti i suoi piani. «Ah! non avess’io», così
+un uomo del suo paese udì Adriano dolersi, «non avessi
+io mai abbandonato l’Inghilterra patria mia, od il convento
+di san Rufo! In qual luogo del mondo evvi uomo
+sventurato come il Papa? Sulla cattedra santa ho
+<span class="pagenum" id="Page_642">[642]</span>
+trovato tante angustie, che tutte le amaritudini della
+mia vita passata mi paiono dolcezze al paragone. Sia
+pur l’eletto pontefice ricco come Creso; domani ei sarà
+povero e indebitato a innumerevoli creditori. Rettamente
+il Papa si chiama servo de’ servi, perocchè l’avarizia
+cupida lo renda schiavo delle servili anime romane, e,
+s’egli non le attalenta, gli è pur mestieri che lasci
+trono e Roma, e se ne vada fuggiasco»&#8205;<a class="tag" id="tag683" href="#note683">[683]</a>. Così Adriano
+IV descriveva le condizioni del Papato, tal quale era
+allora; ed è la confessione di un savio esperto del mondo,
+che morì in esilio.
+</p>
+
+<p>
+Di quel valoroso uomo straniero Roma non conserva
+altro monumento che la sua urna custodita nelle
+grotte del Vaticano; un’arca antica cui la solidità indestruttibile
+tramandò fino a noi. E acconciamente quel
+grossolano sarcofago di rosso granito, spoglio di fregi,
+racchiude le ceneri del solo Pontefice che sia stato di
+nazione inglese, ed ebbe indole vigorosa e soda come
+granito.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_643">[643]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap5-8-4">§ 4.
+<span class="smaller">Scisma fra Vittore IV e Alessandro III. — Il Concilio
+di Pavia riconosce Vittore IV per papa. — Resistenza
+animosa di Alessandro III. — Egli s’imbarca per Francia. — Distruzione
+di Milano. — Vittore IV muore nel 1164. — Pasquale
+III. — Cristiano di Magonza. — Alessandro III
+torna a Roma. — Guglielmo I muore. — L’Imperatore
+greco. — Federico viene di nuovo in Italia. — Lega delle
+città lombarde. — Rainaldo di Colonia s’avanza in prossimità
+di Roma.</span></h4>
+
+<p>
+Alla morte di Adriano tenne subito dietro uno scisma.
+Da lungo tempo il Collegio de’ Cardinali era diviso in
+due fazioni, aderente l’una alla gerarchia, l’altra all’Impero;
+ma ancora in Anagni le due parti avevano fra
+sè pattuito di eleggere uno che raccogliesse i loro voti
+concordi. Sennonchè il partito di Adriano, capitanato
+da Bosone nipote del Papa, aveva in secreto fatto occupare
+il munito palazzo che era presso al san Pietro, ed
+ivi congregava sue adunanze&#8205;<a class="tag" id="tag684" href="#note684">[684]</a>: nel tempo medesimo
+la minor fazione tedesca s’era messa con gran calore in
+accordi cogli ambasciatori imperiali che tuttavia trovavansi
+a Roma, e a forza di denaro si aveva guadagnato
+aderenti in Senato.
+</p>
+
+<p>
+Nel san Pietro si riunirono per l’elezione i Cardinali,
+gli ambasciatori dell’Imperatore, il clero, i nobili, il popolo
+<span class="pagenum" id="Page_644">[644]</span>
+e i Senatori, i quali ultimi s’erano tolto l’incarico
+della guardia del duomo, e ne tenevano chiuse le porte.
+In tre giorni non giunsero a intendersi, e alla fine, nel
+dì 7 Settembre, il partito più forte acclamò papa il cancelliere
+Rolando Bandinelli, sanese. Stavano per porre il
+manto rosso sulle spalle di lui, che se ne schermiva
+restìo, quando il cardinale Ottaviano, capo della parte
+tedesca, gli strappa di dosso la porpora; un Senatore
+indignato gliela toglie di mano, ma il cappellano del
+Cardinale accorre con un altro manto; Ottaviano se lo
+gitta sugli omeri, e nella esaltazione che lui tremante
+tutto invade, lo indossa a rovescio&#8205;<a class="tag" id="tag685" href="#note685">[685]</a>. Però l’assemblea
+non aveva pur tempo di ridere della goffa figura
+del Cardinale il quale con tanta ansietà s’era ammantellato,
+chè il tumulto si fece grande. Colla spada
+in pugno entrarono nel san Pietro genti d’arme che già
+stavano preste; la parte di Ottaviano lui salutò papa; il
+clero minore (massime il Capitolo del san Pietro), il popolo,
+il numero maggiore de’ Senatori, molti Capitani gli
+diedero con voci di plauso il loro beneplacito; s’intonò
+il <i>Te Deum</i>, e l’acclamato, assunto nome di Vittore IV,
+fu subito condotto processionalmente al Laterano&#8205;<a class="tag" id="tag686" href="#note686">[686]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_645">[645]</span>
+</p>
+
+<p>
+Frattanto Rolando e i suoi s’erano ricoverati nel
+Vaticano abbertescato. Quivi entro stettero serrati nove
+giorni dal Senato, che l’altra parte si aveva con corruzione
+guadagnato; indi furono tradotti in più stretta
+prigionia nel Transtevere, di dove, tre dì dopo, li liberò
+Odone Frangipani, il quale da lungo tempo era il più
+illustre vassallo della Chiesa e acerbissimo nemico della
+Republica. Subentrò un moto di reazione; Rolando fu
+condotto per Roma in mezzo a un grande scampanìo
+e colle bandiere delle chiese spiegate al vento; ma poi,
+seguìto da tutto il clero a lui devoto, da molti del popolo
+e della nobiltà in armi, dal collegio dei giudici, e dalla
+scuola dei cantori, immantinente si partì per la Campagna.
+Secessioni mirabili di quei Romani; strani spettacoli
+che dava di sè l’elezione pontificia a quell’età!
+</p>
+
+<p>
+A’ piedi de’ monti Volsci, presso al margine delle
+paludi Pontine, è posta Ninfa, allora mediocre città,
+oggi incantevole Pompei del Cristianesimo, colle sue
+annerite mura che stanno ancor ritte, colle sue vie, colle
+sue leggendarie chiese cadute, cui l’edera tutte ricopre,
+e par che quasi soffochi nelle sue braccia. In quella terra,
+ai 20 di Settembre, uno dei più valorosi Pontefici che
+sieno stati, il grande avversario dell’imperatore Barbarossa,
+fu consecrato con nome di Alessandro III; poi egli
+si recò a Terracina, in prossimità dello Stato siculo, il
+cui Re più presto che in fretta gli prestò reverenza&#8205;<a class="tag" id="tag687" href="#note687">[687]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_646">[646]</span>
+</p>
+
+<p>
+Per un momento, Ottaviano fu padrone di una gran
+parte della Città. Quel Cardinale apparteneva alla nobiltà
+romana; era de’ Conti di Monticelli e discendeva
+dai Crescenzî: bello di persona e liberale di mano,
+poteva contare su numerosa aderenza in Roma. Pietro
+prefetto della Città, il nipote di lui, i Tebaldi e gli Stefani,
+alcuni dei Gaetani, i Pierleoni ed altri ottimati
+potenti stavano dalla sua parte&#8205;<a class="tag" id="tag688" href="#note688">[688]</a>. Anche ai vantaggi
+<span class="pagenum" id="Page_647">[647]</span>
+del Senato pareva che fosse desiderabile un Pontefice
+devoto a’ Tedeschi; quanto al popolo romano, non credeva
+egli mai qual fosse il Papa legittimo, ma soltanto
+qual era che prodigasse di più denaro&#8205;<a class="tag" id="tag689" href="#note689">[689]</a>. Lo avevano,
+come lo bramavano, romano; e il basso clero, che da
+dopo di Arnaldo astiava i Cardinali seguaci delle dottrine
+antiche, quasi tutto si dichiarò per lui. Del clero maggiore
+però Ottaviano contava fra i suoi fautori soltanto
+il Vescovo di Ferentino, Imaro vescovo di Tusculo che
+aveva rinnegato Rolando, l’Abate di Subiaco, e quattro
+Cardinali, dei quali Guido di Crema e Giovanni
+erano stati quelli che lui veramente avevano sollevato al
+trono&#8205;<a class="tag" id="tag690" href="#note690">[690]</a>; oltre a loro, Ottone conte palatino e Guido di
+<span class="pagenum" id="Page_648">[648]</span>
+Blandrate erano stati gli operosi a farlo eleggere. Sotto
+la protezione di questi ultimi, anche Ottaviano si partì
+di Roma che tempestava in tumulto; ai 4 di Ottobre
+fu consecrato a Farfa dal Vescovo di Tusculo, assumendo
+nome di Vittore IV&#8205;<a class="tag" id="tag691" href="#note691">[691]</a>, e di lì se ne andò a Segni
+nei monti Volsci. Per tal guisa entrambi i Papi avevano
+stanza nella Campagna, l’uno in faccia dell’altro, perciocchè
+da Segni ad occhio nudo si scerna chiaramente,
+giù basso nella valle, Anagni dove adesso aveva residenza
+Alessandro III.
+</p>
+
+<p>
+Non era pur dubbio di quale fra i due pretendenti
+avrebbe l’Imperatore accettato; se Rolando, l’orgoglioso
+Cardinale legato che, un tempo, Ottone conte palatino
+era stato là là per uccidere, oppure Ottaviano, l’antico
+rivale di Adriano IV. Entrambi gli emuli fecero appello
+al mondo cristiano, e Federico colse questa buona occasione
+per assidersi arbitro da avvocato della Chiesa. In
+una lettera scritta dal suo campo innanzi a Crema, l’Imperatore
+comandò al «cardinale Rolando» di presentarsi
+in persona davanti a un Concilio, che egli aveva
+bandito raccogliersi a Pavia, e che su di lui pronuncierebbe
+<span class="pagenum" id="Page_649">[649]</span>
+sentenza: l’esempio d’Imperatori antichi e
+moderni gli conferiva il diritto di congregarlo. Ma
+Alessandro III, che aveva omai scomunicato Ottaviano,
+teneva sè stesso in conto di papa legittimo, e però
+respinse l’ammonimento, siccome quello che era contrario
+ai canoni. Il Concilio si riunì nel Febbrajo dell’anno
+1160, breve tempo dopo che Federico aveva
+schiacciato l’eroica Crema. Comparve Ottaviano, baldo
+e sicuro della vittoria; molti testimoni, sopra tutti il
+Capitolo del duomo di san Pietro, anzi la parte maggiore
+di Roma ecclesiastica e laicale, si chiarirono in
+favore di lui; il Sinodo, che soggiaceva all’influenza
+imperiale, dichiarò agli 11 di Febbrajo, che Vittore IV
+era papa legittimo, e tosto l’Imperatore lo venerò per
+tale, facendogliene publico omaggio. Rolando fu scomunicato
+come cospiratore contro l’Impero e come scismatico;
+a quest’ora avevasi potuto mettere facilmente in
+chiaro la stretta lega che il suo partito aveva conchiuso
+con Sicilia, con Milano, con Brescia e con Piacenza&#8205;<a class="tag" id="tag692" href="#note692">[692]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Coraggioso al pari di Gregorio VII, Alessandro III
+entrò in guerra con un formidabile avversario: e la
+lotta equivaleva a quella dell’independenza della Chiesa,
+che Federico voleva far curvare sotto ai Concilî dei suoi
+Vescovi, e sotto al giogo imperiale. La partita del
+giuoco era grave, poichè aveva per posta tutto quanto
+s’era guadagnato all’età di Gregorio e di Calisto. E in
+questa seconda grande controversia del Papato coll’Impero,
+<span class="pagenum" id="Page_650">[650]</span>
+si ripeterono molti de’ casi antichi, anche per
+quello che concerne la città di Roma, sebbene ella
+avesse assunta una forma così nuova: però, laddove
+Gregorio VII aveva avuto per alleati il fanatismo religioso,
+la ribellione dei Paterini, la potenza famigliare
+di una femmina pinzochera, l’arte politica di un usurpatore,
+adesso invece il Papato doveva avere per confederata
+la libertà, a cui conquistare alcune città strenuamente
+combattevano. Nel giovedì santo, ai 2 di Marzo,
+Alessandro dal duomo di Anagni scagliò l’anatema
+contro il grande Imperatore; oramai la scomunica non
+significava altro che dichiarazione di guerra. E mandò
+legati ai Re della Cristianità, sperando che alcuni, tementi
+la grandezza di Federico, lui riconoscerebbero
+per papa; nè s’ingannò: esortò i Lombardi a tener forte
+resistenza, ma il suo comportamento politico verso le
+Republiche tenne sempre in limiti di accortezza e di
+circospezione. Fu sua buona ventura che all’Imperatore
+desse molto a fare la guerra veemente con Milano; e
+mentre Vittore IV se ne andava in compagnia della
+corte imperiale, Alessandro III, ajutato dai Siciliani,
+riusciva a soggiogare il Lazio: financo nella incostante
+Roma cresceva il partito per lui, avvegnaddio l’Antipapa
+non venisse nella Città&#8205;<a class="tag" id="tag693" href="#note693">[693]</a>. A favore di Alessandro
+<span class="pagenum" id="Page_651">[651]</span>
+difatti dichiararonsi i Senatori di nuova elezione; e i
+Frangipani disposero le cose in modo che di già nel
+Giugno dell’anno 1161 ei potè entrare in Roma; quivi
+consecrò la chiesa di santa Maria Nova attigua alle
+rocche di quella famiglia, che erano poste vicino all’arco
+di Tito; sennonchè, forse un quattordici giorni dopo, egli
+abbandonò la mal secura Città, per tornare a cercarsi
+ricovero a Preneste e a Ferentino&#8205;<a class="tag" id="tag694" href="#note694">[694]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La potenza di Federico mandò così a rovescio le speranze
+di Alessandro; e Vittore IV potè celebrare ai 19
+di Giugno un numeroso Concilio a Lodi, cui assistettero
+eziandio cinque Senatori romani&#8205;<a class="tag" id="tag695" href="#note695">[695]</a>: ad Alessandro,
+che si vide abbandonato da quasi tutto lo Stato della
+Chiesa, non rimase altro a scegliere che l’esilio&#8205;<a class="tag" id="tag696" href="#note696">[696]</a>.
+<span class="pagenum" id="Page_652">[652]</span>
+Intorno al Natale egli s’imbarcò a Capo Circeo su galee
+siciliane, toccò Genova ai 21 del Gennaio 1162, e, come i
+suoi antecessori, andò ad invocare l’ospitalità di Francia.
+</p>
+
+<p>
+Mentre egli riceveva in questa terra l’omaggio dei
+maggiorenti, Federico tripudiava nei suoi spaventosi
+trionfi di Lombardia. Ai 26 di Marzo egli fece la sua
+entrata nella vinta Milano che ordinò si smantellasse;
+ed al cenno suo i terrieri di altre città italiche si gettarono
+con insana rabbia di vendetta su quella vittima
+magnanima, la cui caduta scosse di un tremito
+tutta quanta Italia. Anche a Roma egli incusse terrore;
+la Città riverì il Papa imperiale, ma Federico (che nel
+Giugno s’era avanzato fino a Bologna) ad Agosto
+partì per la Borgogna, passando da Torino, e dietro a
+sè lasciando un paese devastato, che adesso non aveva
+che un santo dovere da compiere: riscattarsi da un
+despota straniero. Conformemente ad un patto convenuto
+con Luigi VII, voleva egli raccogliere a Besanzone
+un Concilio, innanzi cui avrebbero dovuto comparire
+i due Papi e udire la loro sentenza; però l’arte di
+Alessandro ed altri ostacoli mandavano a monte la cosa.
+Senza aver raggiunto il suo intento l’Imperatore dovette
+tornarsene in Germania, e poichè quivi Vittore IV non
+trovava simpatie, egli lo rimandò tosto in Italia ponendogli
+ai fianchi, come da vicario, Rainaldo, eletto arcivescovo
+di Colonia. Quest’uomo di forte animo, che dall’anno
+1156 era cancelliere dell’Impero, s’ispirava
+ad un indirizzo differente da quello che un dì aveva
+seguito Guibaldo: più imperiale dell’Imperatore, era
+entusiasta della monarchia di nazione germanica, cui
+voleva nuovamente rendere suddito il Papato. L’intelletto
+<span class="pagenum" id="Page_653">[653]</span>
+sagace e l’ardita energia di questo Arcivescovo,
+che vestiva corazza ed era ministro dell’Impero, s’accordavano
+pienamente coll’eroica grandezza del Barbarossa&#8205;<a class="tag" id="tag697" href="#note697">[697]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mentre adesso Alessandro, sicuro che Francia e Inghilterra
+lo riconoscevano per pontefice, dimorava il
+più del tempo a Sens, il Senato governava Roma in
+pace. Gli Atti di quella università, «costituita in Campidoglio
+dal venerando e magnifico popolo dei Romani»,
+non fanno più menzione del Pontefice, e in carte
+giudiziarie di allora viene posta nelle date l’êra di
+Vittore IV&#8205;<a class="tag" id="tag698" href="#note698">[698]</a>. Frattanto questo Papa moriva a Lucca
+ai 20 Aprile dell’anno 1164, e Rainaldo, senza pur
+interpellarne la mente dell’Imperatore, faceva che i Cardinali
+scismatici eleggessero Guido di Crema con nome
+di Pasquale III. Federico, il quale trovavasi a Pavia,
+approvò tosto l’opera che il suo Cancelliere aveva compiuto
+di suo arbitrio&#8205;<a class="tag" id="tag699" href="#note699">[699]</a>; tuttavolta neanche Pasquale
+giunse a insignorirsi di Roma: qui il magnifico Ottaviano,
+<span class="pagenum" id="Page_654">[654]</span>
+da quel nobile romano ch’egli era, ben aveva
+avuto moltissimi aderenti, ma Guido non si guadagnava
+alcun partito. Piuttosto avveniva una mutazione di cose
+favorevole ad Alessandro, poichè i Romani sentivano di
+che danno fosse per loro la perdita dei vantaggi che ad
+essi concedeva la presenza della Curia pontificia, e poichè
+il reggimento tentennante mutava di andazzo politico
+col cambiare di magistrati. Per verità nella primavera
+dell’anno 1165 sembrò che la fortuna sorridesse
+a Pasquale, ma non fu che un’apparenza menzognera.
+Egli aveva posto residenza a Viterbo. Questa città,
+secondo i disegni dell’Imperatore, doveva essere la base
+di tutte le imprese contro di Roma; e, dopo le deliberazioni
+da lui decretate a Würzburg nella Pentecoste dell’anno
+1165, non si dovevano prendere più mezze misure;
+volevasi procedere dirittamente all’intento di sottomettere
+il Papato all’autorità dell’Imperatore, nè più nè
+meno di ciò che s’era fatto a’ tempi di Ottone I. Cristiano
+di Magonza e Gotelino conte avevano la capitananza
+degl’Imperiali; eglino si misero bene addentro nel Lazio,
+e angustiarono con tanta gravezza i Romani, che questi
+comperarono una tregua d’armi e protestarono esser
+pronti a riconoscere Pasquale per papa se Alessandro
+(che avevano invitato a tornare) tornato non fosse. Le
+soldatesche di Cristiano devastarono Anagni, ma rifecero
+indi la via di Tuscia, ed allora milizie sicule e romane
+occuparono per qualche momento il Lazio&#8205;<a class="tag" id="tag700" href="#note700">[700]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_655">[655]</span>
+</p>
+
+<p>
+Frattanto Giovanni cardinale, nuovo vicario di Alessandro
+in Roma, aveva con grande accortezza lavorato
+a pro del Papa suo; ed era riuscito a guadagnargli con
+denaro i Romani, irritati delle esterminazioni cui Federico
+metteva le città e stizziti dei devastamenti che le
+imprese di Cristiano avevano menato per le loro terre:
+e Giovanni aveva benanco potuto ficcar lo zampino
+della sua influenza nella novella elezione dei Senatori,
+s’era impadronito del san Pietro, e aveva restituito
+la Sabina al suo obligo di soggezione verso il Papa&#8205;<a class="tag" id="tag701" href="#note701">[701]</a>.
+Quasi tutta Roma si dichiarò a favore di Alessandro,
+nelle mani del suo vicario prestandogli giuramento
+di fedeltà; ambasciatori erano corsi a Francia, lo avevano
+invitato in nome di Roma a farvi ritorno, e Alessandro
+s’imbarcava nell’Agosto dell’anno 1165 a Maguelonne.
+La galea su cui egli navigava sfuggì felicemente
+alle insidie dei pirati e dei Pisani, e lo condusse
+in terra amica, a Messina, di dove re Guglielmo lo
+fece per Salerno condurre a Roma. Il giorno in cui ricorreva
+la festa di santa Cecilia egli arrivò alla foce
+del Tevere, e accompagnato dal Senato, che ve l’era
+andato a levare, tenne la sua solenne entrata in Laterano
+addì 23 Novembre del 1165. In tal maniera i
+Papi ebbero a Roma, fino ai dì nostri, sorti tanto irte
+<span class="pagenum" id="Page_656">[656]</span>
+di contraddizioni, fatti essendo segno or di odii feroci,
+or di saluti festanti&#8205;<a class="tag" id="tag702" href="#note702">[702]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavolta erano ben tristi le condizioni del Papa,
+gravato com’ei si trovava di debiti: elemosine e
+imprestiti tolti in Francia (massime dall’Arcivescovo
+di Reims) non gli davano che da vivere in Roma a
+stecchetto; ed aveva intorno a sè un popolo avido, il
+quale, per dirla colle sue parole, anche in tempo di pace
+non guardava ad altro che alle mani del Pontefice&#8205;<a class="tag" id="tag703" href="#note703">[703]</a>.
+La morte di Guglielmo I il Malvagio (avveniva nel
+Maggio dell’anno 1166), e l’esaltamento al trono di
+Guglielmo II figliuol suo, che ancor era in età minore,
+rendevano ad Alessandro assai dubbio l’ajuto di Sicilia,
+eccetto in ciò che ei di là traeva denaro&#8205;<a class="tag" id="tag704" href="#note704">[704]</a>. Pericoloso
+<span class="pagenum" id="Page_657">[657]</span>
+da altro canto tornavagli un novello alleato che or gli
+si offeriva: era questi Emanuele di Bisanzio, che venuto
+in nimicizia con Federico, proponeva al Papa una
+lega. Come tanti altri Imperatori greci, anche Emanuele
+sperava ricavar vantaggio dallo scisma per restaurare
+la sua signoria in Italia, dove aveva già posto
+piè forte in Ancona. Fe’ dunque egli balenare agli occhi
+del Papa la prospettiva di ricomporre ad unione le due
+Chiese, gli profferse ricchi sussidî, promise di ridurgli
+in sudditanza Roma e Italia, e in cambio chiese la
+corona romana. Bisanzio ad ogni momento ricordava
+le sue pretensioni su Roma, e infatti non v’ha gente
+che abbia buona memoria più dei legittimisti. Alessandro
+ricevette con molte onorifiche accoglienze l’ambasciatore
+greco, che fu il sebasto Giordano, figlio dello sventurato
+Roberto di Capua; però, se fece le viste di aderire ai voti
+bizantini e se mandò suoi legati a Bisanzio, fecelo soltanto
+per incutere timore all’Imperator tedesco, e per
+tenersi in qualunque ventura sgombrata la via ad un’alleanza
+greca.
+</p>
+
+<p>
+Di già nel mese di Novembre 1166 Federico tornava
+in Italia; la Lombardia ribolliva di odio contro lo
+straniero e ferveva di amore della libertà, ed omai le
+città (che l’Imperatore così incautamente aveva ridotto
+in servitù) si collegavano fra loro per combattere a vita
+e a morte: in esse fu che il Papa trovò i suoi veri
+alleati. Non prevedeva l’Imperatore che formidabile
+destino gli si preparasse in Lombardia; suo progetto era
+discacciare d’Ancona i Greci, di Roma il Papa, installare
+Pasquale III nel san Pietro, farla finita a Roma con
+qualche colpo maestro, incatenare tutta Italia. Intanto
+<span class="pagenum" id="Page_658">[658]</span>
+che egli, sul principio di Gennaio dell’anno 1167, moveva
+di Lodi, per conquistar prima di tutto Ancona
+(locchè reputava agevol cosa) e per incamminarsi poi a
+Roma, Rainaldo di Colonia con un’oste minore doveva
+venire dalla parte di Tuscia, e sgombrare la via a Pasquale
+III. Rainaldo s’avanzò vittorioso fino in vicinanza
+di Roma, e quasi tutte le castella disertarono la
+parte di Alessandro, il quale profondeva ammonimenti
+e tesori per tenere il popolo stretto alla sua bandiera: il
+popolo granciva allegramente oro da ambe le parti&#8205;<a class="tag" id="tag705" href="#note705">[705]</a>.
+Tuttavia il numero maggiore dei Romani stava per
+Alessandro; uno dei motivi ne era l’odio quasi puerile
+che nutrivano per alcune cittaduzze loro vicine, come
+erano Albano, Tivoli, Tusculo, le quali non volevano
+riverire l’autorità del Senato, e si collegavano cogli
+Imperiali. Tutto questo doveva partorire una catastrofe.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_659">[659]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap5-8-5">§ 5.
+<span class="smaller">Tusculo. — Decadenza del Conti di quella famiglia. — Rainaldo
+di Colonia entra in Tusculo. — I Romani lo assediano. — Cristiano
+di Magonza muove a liberarlo. — Battaglia
+presso Monte Porzio. — Gravissima sconfitta de’ Romani. — Federico
+assedia la Leonina e la prende di assalto. — Assalimento
+del san Pietro. — Negoziati coi Romani. — Alessandro
+III fugge a Benevento. — Pace fra l’Imperatore
+e la Republica di Roma. — La peste miete l’esercito di
+Federico. — Questi parte di Roma.</span></h4>
+
+<p>
+Signore di Tusculo era allora Raino, uno dei figliuoli
+di quel Tolomeo II ch’era morto nell’anno 1153&#8205;<a class="tag" id="tag706" href="#note706">[706]</a>.
+La casa dei Tusculani omai s’avvicinava alla sua caduta;
+divisioni del patrimonio famigliare, debiti, guerre, la
+costituzione del Comune romano avevano sbassato la
+potenza antica di questa famiglia. Neppur Tusculo era
+più in mano di un sol padrone: ai tempi di Eugenio
+III Odone Colonna aveva dato in pegno a Odone
+Fragipane la parte che gliene spettava, fino a che
+quel Papa ne aveva fatto compera e l’aveva affrancata
+dell’ipoteca; in tal guisa i Pontefici erano giunti ad
+<span class="pagenum" id="Page_660">[660]</span>
+acquistar dei diritti su di un castello il quale aveva per
+sì lungo tempo tiranneggiato la santa Sede. Adriano IV
+aveva concesso in feudo a Gionata, figlio maggiore di
+Tolomeo II, la parte ch’era dei Pontefici, e lo aveva ridotto
+così vassallo suo&#8205;<a class="tag" id="tag707" href="#note707">[707]</a>. Ma il Senato romano aveva
+visto di mal animo che la Chiesa facesse da patrona di
+quel castello che rifiutava obbedienza e tributo alla Città,
+e Alessandro III aveva predicato al deserto, quando
+aveva dissuaso il Senato da che assalisse Tusculo. Raino,
+premuto da’ Romani, chiamò in ajuto gl’Imperiali;
+venne il pro’ Rainaldo, che giusto ai 18 Maggio col
+soccorso dei Pisani aveva conquistato Civitavecchia, ed
+entrò colle genti Coloniensi dentro di Tusculo, dove i
+Romani inferociti lo assediarono&#8205;<a class="tag" id="tag708" href="#note708">[708]</a>. Così il grosso della
+guerra si addensò tutto su Roma.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_661">[661]</span>
+</p>
+
+<p>
+I Romani armarono un’oste numerosa; si fece una
+levata delle milizie civiche e di tutti i vassalli della Tuscia
+e del Lazio ch’erano fedeli al Senato od al Papa; e
+fu questa la prima volta che cittadini e Capitani s’unirono
+insieme. Allora Rainaldo e Raino mandarono a chiedere
+soccorsi al campo di Ancona, e Cristiano di Magonza,
+raccolti milletrecento uomini d’arme di gente tedesca
+e di feroci mercenarî brabanzesi, corse in assistenza dei
+suoi amici&#8205;<a class="tag" id="tag709" href="#note709">[709]</a>. Cristiano conte di Buch (che l’Imperatore
+nell’anno 1165 aveva fatto arcivescovo di Magonza
+mettendolo in luogo di Corrado di Wittelsbach) era uno
+dei migliori generali di Federico. Con provvido accorgimento
+egli pose campo presso Monte Porzio in vicinanza
+di Tusculo, e, per concedere ai suoi guerrieri un giorno
+di riposo, mandò messaggi ai Romani; risposero questi
+con disprezzo, e, usciti della Città con tutte le loro soldatesche,
+diedero addosso al nemico nel lunedì della Pentecoste,
+essendo, così vien detto, in numero di quarantamila
+uomini. Nessun Cronista nota chi fosse il duce del
+<span class="pagenum" id="Page_662">[662]</span>
+massimo esercito che da secoli i Romani schierassero
+in campo; forse ei fu Odone Frangipani, il più ragguardevole
+ottimate di Roma a quell’età. Quantunque
+i Romani stessero contro a’ Tedeschi nella proporzione
+di venti contr’uno, questi valorosi guerrieri non disperarono;
+l’inno tedesco di battaglia rinvigorì gli spiriti
+della loro piccola schiera; Cristiano spiegò la bandiera
+imperiale, e la disuguale battaglia incominciò. I Brabanzesi
+furono tosto ricacciati indietro dalla forza maggiore
+nemica, ma la cavalleria dei Coloniensi, poca sì ma
+robustamente serrata nelle sue ordinanze, sortì a tempo
+opportuno da Tusculo con una carica veemente, ed uno
+squadrone di cavalli che Cristiano teneva in pronto,
+colse le milizie nemiche di fianco: un urto ferrato e
+irresistibile squarciò nel centro la fronte di battaglia dei
+Romani; la gente a cavallo diè volta, la fanteria si
+sciolse in fuga scompigliata, e i Brabanzesi si gettarono
+sul campo romano. Inseguiti colle spade alle reni, i
+fuggenti furono uccisi o si arrendettero; appena una
+terza parte di tutto l’esercito giunse nella sgomentata
+Città, e soltanto le salde mura di Aureliano e la notte
+che cadeva obligarono i persecutori a far sosta. I campi
+e le strade erano sparsi di cadaveri e di armi; a migliaia
+erano stati i massacrati; altre migliaia venivano
+condotte prigioniere a Viterbo, e fra questi trovossi
+anche un figlio di Odone Frangipane, per il quale il
+padre inutilmente offerse un ricco riscatto. Fu il giorno
+29 Maggio dell’anno 1167, che si combattè questa
+memoranda battaglia fra Monte Porzio e Tusculo&#8205;<a class="tag" id="tag710" href="#note710">[710]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_663">[663]</span>
+</p>
+
+<p>
+Coloro che in faccia del Papa avevano ottenuto
+questa gloriosa vittoria sopra una forza tanto preponderante,
+erano, meraviglioso caso! due Arcivescovi tedeschi,
+nobilissimi uomini per natali, per doti dell’animo,
+per coraggio. La loro piccola oste era formata dei più
+valorosi soldati del mondo, gente che aveva appreso il
+mestier della guerra in Lombardia: quanto ai Romani,
+che erano avvezzi a combattere dietro a’ monumenti e
+sotto il riparo delle mura, o solevano da quelle far loro
+sortite, perdettero il primo combattimento, che, a prova
+delle armi del loro governo di fresca data, avessero
+appiccato in campo aperto contro le soldatesche imperiali:
+e doveva pur esser gravissima la loro vergogna,
+<span class="pagenum" id="Page_664">[664]</span>
+al memore pensiero dei loro gran padri, di cui vaneggiavano
+aver rinnovata in Campidoglio la Republica&#8205;<a class="tag" id="tag711" href="#note711">[711]</a>! La
+tradizione andò divulgando leggende di quella sconfitta,
+ma in Roma non v’ha più pietra che indiscretamente
+narri di cotale orrenda giornata, che potè dirsi la Canne
+del medio evo&#8205;<a class="tag" id="tag712" href="#note712">[712]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Infatti il terrore, i pianti, le angustie furono nella
+Città grandi, come dopo della vittoria di Annibale. Per
+le vie, vecchi e matrone alzavano lunghe voci di gemito,
+<span class="pagenum" id="Page_665">[665]</span>
+o con strida lamentose ricevevano i convogli dei morti,
+cui alla fine il nemico concesse che si seppellissero. Il
+Papa ne pianse di dolore; e, vivendo in sospetto, si ricoverò
+sotto la protezione de’ Frangipani presso al Colosseo,
+con attenta cura provvedendo che si vigilasse
+alle mura e che venissero in Città milizie, avvegnaddio
+i Tedeschi già avessero posto campo innanzi a Roma,
+afforzati di genti levate nelle città della Campagna. Chi
+avesse dato libero volo alla fantasia avrebbe potuto
+credere di esser tornato a’ tempi di Manlio Torquato o
+di Coriolano, allorquando s’erano alleati contro Roma
+Ernici ed Equi, Latini e Volsci, ed avevano rizzato le
+loro tende sulle falde dell’Algido. Erano pur sempre
+quelle stesse antiche città, Tivoli, Alba, Tusculo, Viterbo
+ed altre, che nuovamente assediavano Roma, tornata
+per gran vecchiezza fanciulla. Quelle piccole terre speravano
+adesso di dare addosso all’avvilita Città, parimente
+come Cremona e Pavia avevano assalito Milano.
+E adesso Cristiano esortava l’Imperatore a venire, per
+dar l’ultimo crollo alla cadente Roma: s’affrettava Federico,
+dopo aver conchiusa una capitolazione con Ancona,
+e poteva, ai 22 di Luglio, piantare le sue aquile imperiali
+in prossimità di Monte Mario&#8205;<a class="tag" id="tag713" href="#note713">[713]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Alessandro III si vide ridotto alle dure condizioni
+di Gregorio VII, e senza neanche speranza di ajuti
+<span class="pagenum" id="Page_666">[666]</span>
+normanni; chè un esercito siciliano, cui la Reggente
+aveva mandato contro di Federico, era stato ributtato.
+I Romani difendevano Alessandro come avevano difeso
+Gregorio, o, per dir meglio, il Papa stava sotto la protezione
+di loro, fino a tanto che la necessità o il loro profitto
+non li costringesse a trattare con Federico. Un
+assalto mosso contro porta Viridaria sgombrò all’Imperatore
+l’ingresso della città Leonina, dove Romani non
+trovavansi, ma soltanto genti pontificie che prodemente
+tennero ancor fermo nel san Pietro. Il duomo era cinto
+tutt’all’intorno di trincee; il suo atrio e il campanile
+di santa Maria <i>in Turri</i>, sopra la scalea maggiore, erano
+muniti come fortezze; sul tetto s’avevano piantate macchine
+fromboliere; l’interno, fino la tomba in cui il
+santo Apostolo dormiva il suo sonno senza che ne lo
+destasse lo strepito di questi orrendi tumulti, era tutto
+irto di arnesi bellici e di serragli, nè più nè meno che
+se fosse stato una rocca. E poichè il castel Sant’Angelo,
+causa le sue mura laterali, era staccato dalla
+Leonina, e serviva di testa di ponte alla città di Roma,
+a questo tempo non più il castello, ma il san Pietro
+era della Leonina cittadella vera.
+</p>
+
+<p>
+Otto giorni la Mecca della Cristianità resistette agli
+assalti di Tedeschi arnaldisti e di soldatesche viterbesi.
+Muraglie, torri, il portico restaurato da Innocenzo II
+caddero infranti; tutto il borgo traboccò al suolo, cumulo
+di rovine. Soltanto il duomo teneva ancor fermo,
+però a un tratto era gettato fuoco nel suo atrio; santa
+Maria <i>in Turri</i> ne arse, e un testimonio oculare potè
+deplorare la distruzione di un magnifico musaico che
+sopra dell’atrio decorava il muro di quella chiesa: nè
+<span class="pagenum" id="Page_667">[667]</span>
+perdevano tempo i Viterbesi, ma ne strappavano via le
+porte di bronzo, per recarle, secondo il costume di
+quell’età, in patria, da spoglie opime della vittoria&#8205;<a class="tag" id="tag714" href="#note714">[714]</a>. Il
+san Pietro minacciava di andar tutto in fiamme, allorchè
+il presidio abbassò le armi. Fu Federico di Rotenburg,
+figlio dell’imperatore Corrado, il più bel cavaliere
+dell’esercito, che durante il fiero assalto fe’ abbattere a
+colpi di ascia le porte del duomo. Il sangue degli uccisi
+insozzava gli altari polluti e la stessa tomba dell’Apostolo;
+sul pavimento di marmi finamente lavorati del
+tempio, come sopra un campo di battaglia, giacevano
+distesi i cadaveri degli estinti, chiusi nelle loro armature&#8205;<a class="tag" id="tag715" href="#note715">[715]</a>.
+Poteronsi chiamare empi i Musulmani del secolo
+nono, se, tre secoli dopo di loro, battagliarono alla conquista
+<span class="pagenum" id="Page_668">[668]</span>
+di quella medesima basilica l’Imperatore della
+Cristianità e i suoi Vescovi coperti di corazze d’acciaio?
+Il duomo fu preso il sabato 29 di Luglio; e lo si ebbe
+appena nettato del sangue, che sotto ai suoi portici s’intonò
+a Dio il canto del <i>Tedeum</i>, orazione no, ma canzone
+di scherno. Al dì seguente l’Imperatore mise dentro
+al san Pietro il Papa suo ch’era venuto di Viterbo,
+istessamente come aveva fatto Enrico IV dopo la presa
+della città Leonina. Anche Federico in quella festività
+cinse il serto d’oro di patrizio in segno di protesta
+così contro ai Romani che al Papa; indi, addì 1 di Agosto,
+che era il giorno in cui si celebrava la festa delle
+catene di san Pietro, ei fece che Pasquale III coronasse
+a imperatrice la moglie sua Beatrice: egli assistette
+alla ceremonia col diadema in capo&#8205;<a class="tag" id="tag716" href="#note716">[716]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Quelli dei Romani che parteggiavano per l’Impero
+gli si fecero attorno, ma ogni successo suo rimase
+ristretto alla Leonina. Il popolo romano, ancora istizzito
+della sua disfatta, teneva testa nella Città, e ivi esso
+era più formidabile che sul campo di Tusculo. Nel frattempo
+Alessandro III, crucciandosi nei suoi pensieri,
+<span class="pagenum" id="Page_669">[669]</span>
+dimorava nelle torri dei Frangipani presso l’arco di
+Tito; due galee siciliane vennero fino al san Paolo per
+torlo seco, se avesse voluto fuggire; ma il Papa, preso il
+denaro che i Siciliani gli portavano, lo distribuì ai Frangipani,
+ai Pierleoni ed alle guardie che vigilavano alle
+porte, e rimandò indietro le navi. Ancora i Romani resistettero
+virilmente, tuttavia nè essi nè il Papa potevano
+schivare di venire a trattative. A Roma trovavasi Corrado
+conte palatino e parente di Federico; era egli stato
+arcivescovo di Magonza, ma avendo abbracciato le parti
+di Alessandro III, della sua dignità l’Imperatore aveva
+investito Cristiano: Corrado dunque fu spacciato al
+campo di Federico. Imitando l’esempio di Enrico IV,
+anche questi tentò di tirare i Romani dalla sua, protestando
+che solo ostacolo alla pace era il Papa. Propose
+lor dunque così: abdicassero entrambi i Papi; un terzo
+si eleggesse colle forme canoniche; non volere indi egli
+pretendere più all’elezione pontificia, voler dar la pace
+alla Chiesa, ristorare i Romani delle loro perdite. Com’è
+naturale, Alessandro e i suoi Cardinali respinsero proposte
+cotali, ma i Romani le accettarono: per salvare
+le sue pecorelle, sclamavano, il Papa è tenuto a far maggiori
+sacrificî che non sia quello di deporre la tiara. Il
+popolo tumultuò, si chiese che il Papa rinunciasse alla
+sua dignità, ed allora egli sparve della Città. Tre dì dopo
+lo si vide in abito di pellegrino sedere presso al Capo
+Circeo, e co’ suoi compagni dividere il mesto pane del
+fuggiasco accosto a una fonte, che più tardi ne fu chiamata
+fontana del Papa. A Terracina vestì di bel nuovo
+la porpora, e mosse poi a Benevento, dove entrò nel mese
+di Agosto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_670">[670]</span>
+</p>
+
+<p>
+La sua fuga tolse all’Imperatore la speranza di un
+aggiustamento colla Chiesa, ma agevolò la pace colla
+Città, e in ciò diede una vittoria decisiva all’Imperatore,
+poichè quei medesimi Romani, i quali avevano sì lungamente
+difeso Alessandro III, adesso discacciato lo avevano
+di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag717" href="#note717">[717]</a>. Intorno a questo tempo i Pisani avevano
+con otto galee risalito il corso del Tevere; distruggevano
+le ville poste sulle due sponde, ed uno dei loro
+bastimenti giungeva fino alla <i>Ripa Romea</i>&#8205;<a class="tag" id="tag718" href="#note718">[718]</a>. I Romani
+caddero d’animo, e Federico, il quale nella stagione che
+correva, poco poteva operare, nè aveva speranza di
+conquistare le torri dei nobili, quando pure Roma gli
+avesse aperte le porte, era inchinevole ad equi patti.
+I suoi ambasciatori, fra’ quali fu il notaro e storico Acerbo
+Morena di Lodi, conchiusero la pace con Roma:
+Senato e popolo giurarono all’Imperatore di essergli
+fedeli e di difendere i diritti della corona romana dentro
+della Città e fuori; l’Imperatore confermò il Senato nell’autorità
+che allora aveva, ma come se investito ne fosse
+da lui; confermò con una Bolla d’oro la validità de’ testamenti
+e di tutti i contratti d’affittanze de’ Romani;
+finalmente concesse franchigia da ogni specie di imposte
+e di gabelle&#8205;<a class="tag" id="tag719" href="#note719">[719]</a>. Così dopo guerre sanguinose si
+<span class="pagenum" id="Page_671">[671]</span>
+giunse a quello che Federico avrebbe dovuto fare al momento
+della sua coronazione; la Republica romana fu
+posta sotto la dipendenza immediata dell’Impero. I suoi
+messi forniti di pieni poteri ricevettero da Roma giuramento
+di vassallaggio; però egli non pose mai piede
+nella Città, avvegnaddio quivi i grandi Capitani non
+avessero preso parte al trattato, ma stessero minacciosamente
+in armi nelle loro torri. Federico adesso ripristinò
+la Prefettura come officio imperiale, e ne investì
+Giovanni, figlio dell’antico prefetto Pietro; indi fe’ eleggere
+il novello consiglio comunale, e tolse quattrocento
+statichi de’ Romani&#8205;<a class="tag" id="tag720" href="#note720">[720]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In questi giorni era egli pervenuto al culmine della
+sua potenza; aveva restaurato in Roma i diritti dell’Impero,
+messo in san Pietro il suo Papa, abbattuta la
+gerarchia gregoriana, e adesso, coll’assoggettamento
+completo d’Italia, poteva di bel nuovo costituire l’Impero
+universale romano. Sennonchè in mezzo a tutti
+questi fausti successi, d’un tratto apparvero gli angeli
+sterminatori, armati del flagello delle febbri: a creder dei
+Santi, vennero per salvare il Pontefice, ma a creder nostro
+fu Nemesi che sorse a fermare il braccio dell’oltrepotente
+<span class="pagenum" id="Page_672">[672]</span>
+monarca, per dar tempo e forza alle città di spezzare
+le loro catene. La mano del destino colse Federico parimenti
+come ebbe colto Serse e Napoleone; spettacolo
+triste e sublime, che par simile a un turbine orrendo,
+incalzante, che si spande attraverso la natura, e la devasta.
+Roma di repente si tramutò in Gerusalemme,
+e l’imperatore Federico fu annientato come Sennacheribbo.
+Negre nubi calarono ai 2 di Agosto su di Roma,
+e si sciolsero in diluvii di pioggia; indi succedette un’ardente
+caldura, e la mal’aria, che a Roma nell’Agosto
+è mortifera, produsse febbri pestilenziali. Morte ingloriosa
+mietè il fiore dell’esercito invitto; cavalieri, fanti,
+scudieri caddero oscuramente, spesso morivano di repente,
+cavalcando o camminando per le vie: poco andò
+che non si potè più dar sepoltura ai morti. In sette
+giorni Federico vide un dopo l’altro morire i suoi
+migliori eroi, Rainaldo di Colonia, Goffredo di Spira,
+Eberardo di Regensburg, i Conti di Nassau e di Lippa,
+Federico di Rotenburg; Vescovi e signori molti; innumerevoli
+nobiluomini e soldati volgari furono rapiti
+dalla moria. L’angelo di Gregorio magno non fu visto
+ricomparire sul castel Sant’Angelo, e ringuainare la
+spada; sembrava anzi che ei si librasse a volo sopra il
+duomo profanato dell’Apostolo, agitando irato il suo
+dardo fiammeggiante. Anche Roma fu desolata orribilmente
+dal morbo; gli uomini morivano a migliaia, e ai
+loro cadaveri si dava tomba nel fiume. Da secoli la Città
+non aveva sofferto più spaventose sorti della battaglia di
+Monte Porzio, e subito dopo, della peste&#8205;<a class="tag" id="tag721" href="#note721">[721]</a>. I Tedeschi
+<span class="pagenum" id="Page_673">[673]</span>
+ne ebbero terrore, come se la mano di Dio li castigasse
+di aver tormentato la Città santa, incendiato le chiese,
+polluti di sangue i templi della Cristianità.
+</p>
+
+<p>
+Ai sei di Agosto l’Imperatore levò le tende, e sbigottito
+partì col resto dell’oste, che aveva l’aspetto di
+un esercito di ombre. Lasciò a Viterbo Pasquale III e
+gli ostaggi romani, e andò avanti a Pisa; ma per via
+gli caddero ancora più di duemila uomini, ed altri,
+esangui e sparuti come altrettante larve, portarono con
+sè in Germania la morte, oppure passarono di vita in
+Italia: così avvenne di Acerbo Morena e del giovine
+duca Guelfo, ultimo della casa di Este che avesse ereditato
+i possedimenti di Spoleto, di Toscana e di Sardegna,
+del patrimonio della contessa Matilde&#8205;<a class="tag" id="tag722" href="#note722">[722]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_674">[674]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questa orribile fine sortì la guerra di Federico intorno
+alla fatale Roma, presso le cui mura, dai Goti in
+poi, intieri popoli di Alemagna piombarono nelle loro
+tombe senza nome. E allorquando l’uomo tedesco cammina
+lungo quelle alte mura di Aureliano, gli è con
+grave dolore che egli rimembra le sventure orrende di
+Roma e tutto il sangue sparsovi dai suoi padri, di cui
+s’imbevve ogni zolla di quel terreno&#8205;<a class="tag" id="tag723" href="#note723">[723]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_675">[675]</span></p>
+
+<h3 id="cap6-8">CAPITOLO SESTO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap6-8-1">§ 1.
+<span class="smaller">Guerra delle città lombarde contro di Federico. — Pasquale
+III in Roma. — Calisto III. — Tusculo s’arrende
+alla Chiesa. — I Romani non lasciano entrare Alessandro III
+nella Città. — I Lombardi vincono a Legnano. — Negoziati
+di Federico col Papa. — Congresso e pace di Venezia. — Alessandro
+III conchiude pace con Roma. — Sua entrata
+trionfale in Laterano.</span></h4>
+
+<p>
+Tanti colpi fatali non piegarono l’animo eroico
+dell’Imperatore, ma ne fransero la potenza. Degno di
+ammirazione è il coraggio indomito con cui Federico I,
+subito dopo la sventura toccata in Roma, proseguì la sua
+guerra contro le città: però deplorevole fu il suo acciecamento,
+e di lì a non molto avvenne che l’eroe con
+parole dolenti invidiasse la sorte di Alessandro magno,
+cui reputava beato perchè non avea mai visto Italia, e si
+rammaricasse di non aver piuttosto combattuto per la
+remota Asia&#8205;<a class="tag" id="tag724" href="#note724">[724]</a>. Omai nella primavera dell’anno 1168
+<span class="pagenum" id="Page_676">[676]</span>
+gli conveniva partirsi di Lombardia come un fuggiasco,
+e mentre esauriva le forze dell’Impero lottando contro
+gli impulsi del suo tempo, che di lui erano più forti,
+con quelli il Papa si alleava. Uno strano accordo di
+circostanze poneva la libertà delle Republiche sotto il
+patrocinio della Chiesa, sì come la libertà di questa adduceva
+sotto la protezione delle Republiche. Sarebbe
+eletta gloria della Chiesa se ella, di sua spontanea opera
+e per principio religioso, avesse promosso le libertà
+civili: ma i Papi combattevano a Roma la democrazia,
+perchè là questa cercava soccorsi dall’Imperatore contro
+il Papato, ed in pari tempo la favorivano in Lombardia,
+avvegnaddio quivi essa trovasse nel Pontefice un appoggio
+contro all’Imperatore. La potenza morale della
+Chiesa afforzò l’energia delle città, e la vittoria gloriosa
+della democrazia salvò il Papato, nemico di tutte
+le libertà, dallo scisma e dalla dittatura imperiale&#8205;<a class="tag" id="tag725" href="#note725">[725]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La lotta della lega Lombarda contro di Federico è
+uno dei più magnifici episodî della storia; per lunghi
+secoli essa ebbe ornato Italia di uno splendore vivissimo,
+che ha qualche cosa del nobile genio ellenico. Dopo età
+così buie trascorse, il fiore rigoglioso della libertà civile
+è bello e confortevolissimo fenomeno del medio evo. Soltanto
+la città di Roma rimase condannata a voltolare il
+sasso di Sisifo, e a pugnare dolorosamente contro un
+destino che era di lei più possente. Se si paragonano ai
+Lombardi intenti all’eroica loro lotta, è cosa che fa pena
+<span class="pagenum" id="Page_677">[677]</span>
+vedere i Romani combattere del continuo contro le cittaduzze
+del loro vicinato, sulle quali volevano tor vendetta
+della sofferta sconfitta, il cui obbrobrio era una spina al
+loro cuore. Nell’Aprile 1168 distruggevano Albano, e
+ve li ajutavano Cristiano di Magonza e il Prefetto imperiale&#8205;<a class="tag" id="tag726" href="#note726">[726]</a>,
+perocchè entrambi questi uomini, ad onta delle
+disgrazie sofferte in Agosto, capitanassero ancora il partito
+tedesco in Roma, dove l’Antipapa, lasciato Viterbo,
+aveva fatto ritorno. Pasquale III potè dimorare per qualche
+tempo nel Vaticano; i Senatori gli avevano prestato
+reverenza, tanto per ottenere la liberazione degli ostaggi
+romani, ma ponendogli divieto di entrare nella Città: ed
+egli era costretto a cercar ricovero in Transtevere, nelle
+torri di Stefano Tebaldi, poichè stava in grande paura
+della rinnovazione del Senato, le cui nuove elezioni dovevano
+avvenire al primo giorno del Novembre 1168&#8205;<a class="tag" id="tag727" href="#note727">[727]</a>.
+Però nel frattempo moriva egli in Vaticano ai 20 di
+Settembre, e Giovanni abate di Struma subentrava in
+vece di lui, con nome di Calisto III.
+</p>
+
+<p>
+I Romani s’irridevano di un Papa e dell’altro;
+pure, quantunque vedessero volontieri Alessandro III
+<span class="pagenum" id="Page_678">[678]</span>
+in esilio, tolleravano che il Cardinale vicario di lui abitasse
+nella Città. Questi si dava faccenda a guadagnargli
+la benevolenza dei Romani, in pari tempo che
+Corrado di Wittelsbach, generale di Alessandro, minacciava
+da Benevento il Lazio&#8205;<a class="tag" id="tag728" href="#note728">[728]</a>, e prendeva Tusculo per
+meta della sua impresa. Al solo udir pronunciare il nome
+di quel paese i Romani montavano in furore, e pertanto
+vollero distruggerne il castello, come avevano fatto di
+Albano. Corrado, respinto dai Conti di Ceccano, non potè
+giungere a gettarvisi dentro, ed allora Raino, ultimo dei
+signori di Tusculo, consegnò la angustiata città in mano
+di Giovanni prefetto, e la permutò con altre terre
+senza darsi un pensiero al mondo dei diritti del Papa.
+Giovanni ne prese possesso, ma i Romani assaltarono
+fieramente il castello. Fuggì il Prefetto e volle tornarvi
+Raino; però i cittadini di Tusculo, non ve lo accolsero
+più, e preferirono far dedizione di sè al Papa, che, speravano,
+gli avrebbe protetti contro ai Romani: in pari
+tempo anche Raino con una publica scrittura cedette
+tutti i suoi diritti alla Chiesa. Per tal guisa, agli 8 di
+Agosto 1170, il celebre Tusculo venne in proprietà del
+Pontefice&#8205;<a class="tag" id="tag729" href="#note729">[729]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_679">[679]</span>
+</p>
+
+<p>
+Alessandro III risiedeva allora a Veroli nella Campagna,
+e per cagione di Tomaso arcivescovo di Canterbury
+era entrato in veemente controversia col Re d’Inghilterra;
+infruttuosamente questi aveva corrotto a forza
+di denaro i maggiorenti romani affinchè gli acquistassero
+il favore del Papa, e non meno vane erano state le
+profferte che aveva fatto a lui dei suoi tesori e di ajuti
+valevoli ad assoggettargli Roma&#8205;<a class="tag" id="tag730" href="#note730">[730]</a>. A Veroli riceveva
+Alessandro messaggieri dell’Imperatore che bramava la
+pace, e delle città Lombarde di cui il Papa aveva invocato
+il soccorso. Anche legati greci vennero rinnovandogli
+proposte di alleanza, ed Emanuele Comneno
+spingeva tant’oltre la degnazione fino a dare una sua
+nipote in moglie al maggior vassallo del Papa, a Odone
+Frangipane. Le feste nuziali si celebrarono a Veroli con
+sontuosa magnificenza, tuttavolta Alessandro III non
+aderì alle offerte dei Greci&#8205;<a class="tag" id="tag731" href="#note731">[731]</a>. A nulla approdarono
+<span class="pagenum" id="Page_680">[680]</span>
+neanche i suoi negoziati con Federico, ma il Papa sperò
+adesso di ottenere accoglienza a Roma. Ai 17 di Ottobre
+dell’anno 1170 entrò con genti d’arme in Tusculo; però
+il grande Pontefice dovette restar più di due anni rimpiattato
+in quella meschina rocca montana, proprio dirimpetto
+a Roma, perciocchè i Romani nol lasciassero
+entrare nella Città&#8205;<a class="tag" id="tag732" href="#note732">[732]</a>. Ivi, a Tusculo, gli capitò la novella
+(e penosissima impressione fece al suo animo) che
+l’arcivescovo Tomaso Becket era stato assassinato a
+Canterbury: presto quel fatto di sangue doveva diventare
+potentissima leva della sua podestà pontificia; nondimeno
+in quello stesso tempo, in cui a Tusculo riceveva
+i messaggi del clero inglese e di re Enrico, e si occupava
+di questioni assai rilevanti della Chiesa e della gerarchia,
+Alessandro trovavasi confinato in quel castello latino,
+involto egli stesso in difficoltà gravissime, che formavano
+un acerbo contrasto colla sua dignità e coi negozî
+che aveva per mano&#8205;<a class="tag" id="tag733" href="#note733">[733]</a>. Lo angustiava Cristiano
+di Magonza, di cui i Tusculani comperavano la ritirata a
+<span class="pagenum" id="Page_681">[681]</span>
+peso di denaro; lo angustiavano i Romani, irritati che
+il Papa tenesse Tusculo sotto il suo patrocinio. Alla fine
+costoro maliziosamente gli proposero un aggiustamento;
+accondiscendesse a ciò che si smantellasse una parte delle
+mura di quella rocca, e allora sarebbe a Roma il bene
+accolto. Ottocento Romani giurarono il patto, ma, contro
+il suo chiaro tenore, il furente popolo romano distrusse
+affatto tutti i munimenti dell’odiato castello.
+Il Papa ingannato non volle tornare a Roma; rimase a
+Tusculo ch’era così ridotto una terra aperta, indi, sul
+principio dell’anno 1173, ne partì, e senza speranza alcuna
+che lo confortasse, andò a continuare il suo esilio
+a Segni&#8205;<a class="tag" id="tag734" href="#note734">[734]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Così trascorsero ancora alcuni anni, ma finalmente
+una grande vittoria dei Lombardi fe’ mutar faccia a
+tutte le cose. Nel Settembre del 1174 Federico era
+tornato a guerra contro le città, e stavolta doveva questa
+esser la lotta decisiva: l’eroica difesa di Ancona e
+quella della nuova Alessandria infiammarono gli arditi
+cittadini all’entusiasmo, infino a che una battaglia di
+ricordanza imperitura assicurò ad essi la libertà. La
+giornata di Legnano (combattuta ai 29 Maggio dell’anno
+1176) nella quale le milizie cittadine alleate
+sconfissero il poderoso Imperatore, fu la Maratona delle
+<span class="pagenum" id="Page_682">[682]</span>
+Republiche lombarde; le giovani città celebrarono uno
+dei più splendidi trionfi che registri la storia; sè liberarono
+e la patria. Primo frutto di quella vittoria fu certo
+la convenzione secreta che fra loro conchiusero l’Imperatore
+ed il Papa, cui Federico mandava messaggi
+di pace ad Anagni, sperando staccarlo dalla causa delle
+città. Ad ottener ciò il Barbarossa rinunciò ai più vitali
+diritti dell’Impero su di Roma, ossia concesse tutto quello
+che ei s’era rifiutato di cedere in tempo andato ad Adriano
+IV. Così avvenne che alla podestà imperatoria su
+Roma (l’autorità ne era già andata decadendo da dopo di
+Lotario) fu rinunciato da quel grande Imperatore medesimo
+che s’era preteso di voler restaurare i confini dell’antico
+Impero romano. Non fu pigro Alessandro di
+trarre tutti i possibili vantaggi da una vittoria cui per
+nulla aveva contribuito, laonde le città sospettarono un
+tradimento. Dopo di essere andato a Venezia sopra navi
+siciliane, il Papa le acchetò in una Dieta raccolta a
+Ferrara, e vi die’ promessa solenne che non conchiuderebbe
+senza di loro la pace definitiva. I Consoli lombardi
+avrebbero potuto cantargli a chiare note che egli aveva
+combattuto il potente nemico a parolone ed a Bolle, laddove
+eglino lo avevano vinto per virtù di geste insigni;
+tuttavia fu necessità che per adesso si accontentassero
+di aver tratto un mezzano vantaggio dai loro eroici
+conati.
+</p>
+
+<p>
+Allora fu conchiuso il primo dei Congressi che sopra
+tutti sia di nota degnissimo e confortevole a chi lo
+ricorda; nè peranco diplomatici, assisi intorno a una
+tavola coperta del solito panno verde, vi arbitrarono le
+sorti dei popoli, ma per la prima volta, ambasciatori di
+<span class="pagenum" id="Page_683">[683]</span>
+libere città, da uomini independenti, trattarono alla paro
+coll’Imperatore e col Papa. Nel famoso Congresso di
+Venezia, addì 1 Agosto 1177, fu conchiusa la pace fra
+Alessandro III, Federico I, le città, l’Imperatore greco
+e Guglielmo di Sicilia&#8205;<a class="tag" id="tag735" href="#note735">[735]</a>. Calisto III fu deposto, Alessandro
+III riverito per papa, assicurato a lui il possedimento
+dello Stato ecclesiastico. Rinunciò l’Imperatore
+alla Prefettura, e così ammise che d’allora in poi il
+Pontefice sarebbe stato principe independente di Roma
+e del <i>Patrimonium</i>; e questo, nella estensione che allora
+aveva lo Stato della Chiesa, da Aquapendente a Ceperano,
+l’Imperatore restituì al Papa: quanto a Spoleto,
+alla marca di Ancona, ed alla Romagna, il Pontefice da
+parte sua dichiarò che erano terre indubbiamente pertinenti
+all’Impero&#8205;<a class="tag" id="tag736" href="#note736">[736]</a>. Alle collegate città lombarde fu
+acconsentita una tregua di sei anni, che precedette la
+conferma del loro stato di diritto publico. La pace di Venezia
+segnò una grande epoca nella storia d’Italia, dove
+la cittadinanza venne in fiore rigoglioso; decise anche
+della sorte di Roma, ma precisamente le condizioni di
+<span class="pagenum" id="Page_684">[684]</span>
+questa Città posero le attenenze del Papa e dell’Imperatore
+in un assetto di cose meno favorevoli di quello
+che sortissero in Lombardia. Federico, posto in non cale
+qualsiasi riguardo, sacrificò la Republica che aveva dianzi
+accettata, e il suo generale Cristiano di Magonza senza
+ombra di pudore prestò adesso le sue armi alla Chiesa
+per assoggettarle, conformemente ai patti, la Città e il
+<i>Patrimonium</i>. Abbandonati a sè soli in un tempo in cui
+tutta Italia invocava pace, i Romani non ebbero coraggio
+di combattere più a lungo contro il Papa, cui
+l’Imperatore riconosceva adesso per padrone di Roma.
+Alessandro III, coperto di gloria, era tornato intorno
+alla metà di Dicembre ad Anagni; omai egli sapeva
+che il suo esilio sarebbe finito. Sette nobili romani gli
+recarono lettere del clero, del Senato e del popolo per
+invitarlo a far ritorno. Diffidando, e memore dei torti
+patiti, il Papa procrastinò, e spedì a Roma Cardinali e
+uomini del medio ceto affinchè conchiudessero trattati
+col popolo. Dopo negoziati lunghi si venne ad accordi: i
+Senatori da eleggersi ogni anno al dì primo di Settembre
+presterebbero giuramento di fedeltà al Pontefice;
+sarebbersi restituiti alla Chiesa il san Pietro e i redditi
+d’ogni maniera; sarebbe mallevata sicurezza a tutti i
+vegnenti a Roma. Raffermate queste condizioni, ambasciatori
+romani andarono ad Anagni, si prostrarono ai
+piedi del Papa, e giurarono il patto&#8205;<a class="tag" id="tag737" href="#note737">[737]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_685">[685]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dopo un esilio lungo di dieci anni, che aveva trascorsi
+ramingando nella Campagna, Alessandro III finalmente
+andò per la via di Tusculo a Roma. Vi giunse addì
+12 Marzo del 1178, che era la festa di san Gregorio:
+con grandissima pompa uscirono ad incontrarlo le processioni
+del clero, il Senato e i magistrati, i cavalieri
+e le milizie, a suono di tromba, fra i saluti del popolo,
+che recava in mano rami d’olivo e cantava inni a onore
+di lui. Il suo bianco palafreno non potè muovere che
+a lento passo in mezzo alla gente che gli si serrava
+addosso per baciare le piante al Vicario di Cristo; soltanto
+sull’imbrunire Alessandro toccò porta Lateranense,
+indi fra gli applausi del popolo entrò nella residenza
+antichissima dei Papi, di dove diede ai Romani
+la benedizione. Così le feste pasquali si chiusero con
+uno dei più splendidi trionfi che Pontefice alcuno abbia
+mai celebrato&#8205;<a class="tag" id="tag738" href="#note738">[738]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In nessun altro luogo del mondo si videro spettacoli
+pari a questi, che abbiano avuto così tragiche attenenze
+colla natura umana, colle sue debolezze, coi suoi
+bisogni, colla sua instabilità, colla sua perseveranza. Le
+fughe dei Papi in mezzo allo strepito d’armi di fazioni
+<span class="pagenum" id="Page_686">[686]</span>
+feroci, si alternavano colle accoglienze che ricevevano fra
+cori di giubilo; e la ripetizione continua di questo andare
+e venire dei Pontefici veste la storia della Città di
+un’indole severa, componendone una grande epopea:
+e qual potrebbe esserne maggiore? Pareva adesso che
+Roma tornasse a cambiarsi in Gerusalemme, e che il
+Papa, il quale vi entrava, fosse simile al Salvatore di cui
+si appellava vicario: però la mescolanza di umiltà sacerdotale
+e di magnificenze mondane non poteva cancellare
+di mente l’idea che quel Vicario di Cristo rinnovasse
+i trionfi pagani degl’Imperatori antichi&#8205;<a class="tag" id="tag739" href="#note739">[739]</a>. Nel giorno
+12 Marzo 1178 Trajano o Severo, se fossero tornati
+in vita, avrebbero stupito vedendo l’aspetto così cambiato
+del Senato romano e del popolo, plaudenti ad un
+trionfatore che veniva cavalcando un bianco muletto,
+un trionfatore che non era dappiù di un prete vestito in
+lunghi abiti di seta a foggia donnesca, e che al fianco
+non portava spada. Eppure quel prete, come un generale
+d’eserciti, tornava da guerre lunghe; i potenti del mondo
+s’erano prostrati alle sue ginocchia più umilmente che
+Principi non avessero fatto genuflessi davanti agli Imperatori
+antichi. Un Re di terre remote aveva per suo
+comando chinato le spalle ai colpi di frusta che frati gli
+avevano assestato sulla tomba di un Vescovo assassinato;
+e fin l’Imperatore romano, un eroe della taglia de’ vecchi
+<span class="pagenum" id="Page_687">[687]</span>
+Cesari, toccando colla fronte il suolo, aveva baciato i
+piedi di Alessandro, confessando che quel prete lo aveva
+vinto.
+</p>
+
+<h4 id="cap6-8-2">§ 2.
+<span class="smaller">Continua lo scisma per conto dei Baroni della provincia. — Giovanni
+prefetto della Città tiene le parti di Calisto
+III. — Guerra de’ Romani contro Viterbo. — Calisto III
+fa soggezione. — Lando di Sezza antipapa. — Concilio in
+Roma. — Alessandro III muore (1181).</span></h4>
+
+<p>
+Di tutto i Papi potevano fidarsi, eccetto che delle
+allegrezze di questa città di Roma: oggi i Romani
+spargevano fiori sul loro sentiero, e stendevano tappeti
+sotto le zampe del loro cavallo; domani si rimpiattavano
+nuovamente con un cachinno schernitore nelle tetre
+rovine dell’antichità, o correvano fieramente alle armi.
+Popolo e Senato avevano riconosciuto Alessandro III per
+papa, giacchè ve li spronavano cupidigia di denaro e
+necessità; ma insieme colla costituzione municipale durava
+il contrasto fra i diritti della Republica e quelli del
+suo Principe sacerdote. Si odiava la podestà pontificia
+senza temerla; correva tutt’intorno un mormorio, e già
+ogni uomo era pronto ad una nuova rivoluzione, non
+soltanto nella Città ma in tutta quanta la provincia.
+Ciascuna terra romana ferveva di desiderio di imitare
+i Lombardi; ciascuna aveva un municipio suo proprio,
+con Consoli o con altri magistrati alla testa del Consiglio
+comunale&#8205;<a class="tag" id="tag740" href="#note740">[740]</a>. Molti Baroni scismatici della Tuscia
+<span class="pagenum" id="Page_688">[688]</span>
+e della Sabina, quasi abituati a independenza, s’atteggiavano
+con aria di sfida; non volevano riverire il Senato
+romano, nel quale dopo della pace entravano ognor più
+nobiluomini a farne parte, nè volevano assoggettarsi al
+Papa: pertanto essi continuavano per conto proprio lo
+scisma. L’Antipapa, primo di tutti, ricusò obbedire ai
+decreti pronunziati a Venezia; Viterbo, focolare adesso
+della scissura ecclesiastica, come un tempo era stato
+Sutri o Tivoli, gli serviva di residenza; e difesa aveva
+dalla famiglia dei Prefetti di Vico, cui apparteneva
+Giovanni prefetto urbano&#8205;<a class="tag" id="tag741" href="#note741">[741]</a>. Questi, che aveva ricchi
+possedimenti in quei dintorni ed era nemico di Alessandro
+III, non voleva cambiarsi di magistrato imperiale
+in officiale pontificio, sebbene nei trattati di Anagni
+fosse stata ceduta al Papa la investitura del Prefetto
+della Città. Ma il partito popolare di Viterbo alla fine
+<span class="pagenum" id="Page_689">[689]</span>
+si stancò di servire all’ambizione dei nobili, e dichiarò
+di accettare la pace di Venezia. Come dunque Cristiano
+di Magonza, fornito di pieni poteri dall’Imperatore, ebbe
+ricevuto in nome di Alessandro il giuramento di sudditanza
+dei Viterbesi, gli si fe’ contro la nobiltà aizzata
+dal Prefetto; ed essa negoziò con Corrado, figlio del Margravio
+di Monferrato, cui voleva dar la podestà di Viterbo,
+e alzò le armi contro il popolo e l’Arcivescovo
+di Magonza. Messi a mal punto, que’ Baroni di provincia
+(così li consigliava il Prefetto) invocarono il soccorso
+della Republica romana, che già parecchie volte aveva
+guerreggiato contro di Viterbo; e i Romani, ridendosi
+del trattato conchiuso col Papa, mossero contro la terra,
+che al Papa giusto in adesso aveva reso omaggio.
+</p>
+
+<p>
+Allora Alessandro comandò all’Arcivescovo di Magonza
+e ai Viterbesi di schivare ogni battaglia, e conseguenza
+ne fu che i Romani, dopo aver devastato le
+campagne, se ne tornarono a casa loro, nè altro rimase al
+prefetto Giovanni di fare, fuorchè di prestare reverenza
+al Papa, e di prendersi da lui l’investitura&#8205;<a class="tag" id="tag742" href="#note742">[742]</a>. Allora
+anche al protetto suo Calisto III cadde il coraggio; per
+verità ei tenne fermo ancora un tratto di tempo a castel
+Monte Albano vicino Nomentum, ma le soldatesche di
+<span class="pagenum" id="Page_690">[690]</span>
+Cristiano lo costrinsero a far sommessione. A Tusculo
+(dove Alessandro s’era nuovamente ritirato) l’Antipapa
+si gittò a piedi del suo nemico: si mostrò questi più
+grande di lui; gli perdonò, com’era stato pattuito nella
+pace di Venezia, e più tardi gli diede il Rettorato di
+Benevento per ristorarlo di ogni danno&#8205;<a class="tag" id="tag743" href="#note743">[743]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Eppure, omai nel mese di Settembre, i Conti della
+provincia levarono un novello Antipapa, Lando di Sezza,
+che nasceva di una delle famiglie germaniche dei tanti
+tirannelli della Campagna; ed egli si appellò Innocenzo
+III. A Palombara presso Tivoli trovò dapprima riparo,
+indi finì tradito, perocchè i signori del castello, congiunti
+prossimi dell’antico antipapa Ottaviano, ossia
+Vittore IV, lo vendettero per una somma di denaro, ed
+ei fu confinato nel convento della Cava&#8205;<a class="tag" id="tag744" href="#note744">[744]</a>. Già nel mese
+<span class="pagenum" id="Page_691">[691]</span>
+di Marzo 1179, Alessandro aveva congregato trecento
+Vescovi della Cristianità in un Concilio ecumenico in
+Laterano, per rimarginare le piaghe onde il lunghissimo
+scisma aveva esulcerato la Chiesa; ed ivi s’era decretato
+che da allora in poi la maggioranza di due terzi dei
+Cardinali avrebbe bastato a decidere dell’elezione pontificia.
+Ancora una volta si pronunciò come legge della
+Chiesa, che la elezione del Papa dovesse essere indipendente
+da qualsiasi podestà temporale, e avvenir dovesse
+per opera del solo collegio cardinalizio: questa indipendenza
+Alessandro aveva di nuovo conquistato effettivamente
+combattendo contro lo scisma e l’Imperatore.
+</p>
+
+<p>
+Così, dopo lotte lunghe, Alessandro III era riconosciuto
+per solo capo della Chiesa; soltanto che a Roma
+e nello Stato ecclesiastico ei continuava ad essere impotente
+come prima. Più e più sempre lo premevano i
+capitani; questi baldanzosi vassalli combattevano la
+santa Sede, con cui conchiudevano patti feudali, e parimenti
+osteggiavano la Republica romana, che non aveva
+forza bastevole da costringerli a farsi cittadini romani ed
+a vivere sotto le leggi municipali di Roma. Da altra parte
+il Senato non riceveva che di solo nome l’investitura
+dal Papa; veramente erane indipendente, e lo proteggevano
+le armi della sua milizia, la quale costantemente
+combatteva contro Cristiano di Magonza, che sempre
+accampava in Tuscia o a Camerino, e, per ragione di
+Viterbo, guerreggiava contro Corrado di Monferrato, di
+cui era anzi tenuto lungo tempo prigioniero. Un Papa
+come Alessandro III, cui la fortuna aveva concesso
+così meravigliose vittorie, rimase in Roma perpetuamente
+attendato come in terra nemica. Omai nell’estate
+<span class="pagenum" id="Page_692">[692]</span>
+dell’anno 1179 egli aveva lasciato la Città, e quindi
+era vissuto nelle terre del Lazio, oppure a Tusculo in
+nuovo esilio. Di là, nel Giugno 1181, andava a Viterbo
+per trovarvisi col suo protettore Cristiano di Magonza, e
+poco tempo dipoi, ai 30 di Agosto, moriva a Civita Castellana.
+La plebaglia romana, che al trionfatore vivente
+aveva sparso fiori lungo la sua via, gittò adesso sulla
+bara di lui morto maledizioni, pietre e fango; soltanto
+a fatica i Cardinali poterono conquistare una tomba in
+Laterano a quello che fu uno dei maggiori Pontefici&#8205;<a class="tag" id="tag745" href="#note745">[745]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Da dopo di Adriano I nessun Papa ebbe seduto sulla
+cattedra santa più lungo tempo di Alessandro III; ma dei
+suoi ventidue anni di reggimento egli ne passò diciotto
+in mezzo allo scisma della Chiesa, e più della metà in
+esilio&#8205;<a class="tag" id="tag746" href="#note746">[746]</a>. La sua lunga lotta con Federico lo ornò di
+eletta gloria; rese egli secure ed ampliò le conquiste di
+Gregorio VII e di Calisto II, fiaccò ancor più l’Impero
+<span class="pagenum" id="Page_693">[693]</span>
+la cui stella impallidì, e se lo vide genuflesso a’ piedi
+nella persona di un eroe implorante pace. Dopo del
+Congresso di Venezia e delle penitenze cui si assoggettò
+Enrico d’Inghilterra la reverenza del mondo
+crebbe pel Papa oltre la misura fin qui usata; e ciò
+a più forte ragione poichè Alessandro III fu uomo che
+possedette dignità vera. La persona di questo Pontefice
+fu irradiata eziandio bellamente dalla luce mattutina
+delle libertà civiche d’Italia: tutto fortuna di lui, non
+merito! Le necessità del tempo combinarono la non naturale
+associazione della libertà e del sacerdozio; comunque
+sia, rallegra che la Chiesa (quasi sempre alleata
+del despotismo) possa almeno una volta essere vista a
+capo dell’uman genere, lungo le vie della libertà morale
+e della coltura: così avrebbe dovuto sempre essere, se
+la Chiesa avesse adempiuto al suo officio! E solo quante
+volte lo fu, splendette essa di una luce celeste e sublime,
+laddove, quando per iscopi di ambizioni e di avidità
+pretesche combattè i generosi impulsi dei popoli, essa
+raccolse l’odio in vece dell’amore del mondo. Alessandro
+III ebbe animo più temperato e più tranquillo di
+Gregorio VII: se non fosse stato il suo dissidio colla
+Republica romana, lo si avrebbe potuto chiamare felicissimo
+di tutti i Papi&#8205;<a class="tag" id="tag747" href="#note747">[747]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_694">[694]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap6-8-3">§ 3.
+<span class="smaller">Lucio III. — Guerra dei Romani contro Tusculo. — Cristiano
+di Magonza muore. — Lucio III viene a dissidio
+coll’Imperatore, e muore a Verona. — Urbano III. — Matrimonio
+di Costanza di Sicilia. — Enrico VI si avanza nella
+Campagna. — Gregorio VIII. — Clemente III. — Pace colla
+Republica romana (1188).</span></h4>
+
+<p>
+Il fatto che tre succeditori di Alessandro dovettero
+passar la vita in esilio significa di che fatta relazioni
+continuassero ad esistere fra i Papi e la Città. Perciò la
+persona del grande avversario di Federico si solleva
+con taglia poderosa di eroe sopra le meschine figure
+di questi tre Papi, i quali, atterrati dal soffio della sventura,
+piombarono prestamente nella tomba. Al flusso
+succede il reflusso; quest’è legge ricorrente nella storia
+del Papato.
+</p>
+
+<p>
+Lucio III, Ubaldo Allucingoli di Lucca, finora cardinale
+vescovo di Ostia e di Velletri, non fu eletto in
+Roma, ma levato alla santa Sede dal Collegio cardinalizio
+raccolto a Velletri; e fu ordinato addì 6 Settembre
+1181. Però, dopo un convegno conchiuso co’ Romani,
+egli venne in Novembre nella Città, dove gli fu concesso
+dimorare alcuni mesi&#8205;<a class="tag" id="tag748" href="#note748">[748]</a>. Alitava in Roma sempre lo
+spirito di Arnaldo da Brescia; colà ogni Pontefice o
+doveva conquistarsi una condizione tollerabile di cose, od
+altrimenti partirne in bando. Sembra che i Romani tosto
+<span class="pagenum" id="Page_695">[695]</span>
+si inimicassero con Lucio, avvegnaddio egli non volesse
+dar loro ciò che Papi suoi antecessori avevano accordato&#8205;<a class="tag" id="tag749" href="#note749">[749]</a>.
+Continuo pomo della discordia era Tusculo, poichè
+i Romani perseguitavano quel castello con un astio tale
+che toccava la manìa; così forse i Fiorentini avevano
+odiato Fiesole prima che nell’anno 1125 distruggessero
+questa città loro vicina. Indarno i Tusculani avevano
+cercato ripararsi sotto al vessillo del Papa; a furia di
+sforzi riedificarono eglino le loro mura, e si difesero disperatamente
+contro gli assalti ripetuti dei loro nemici.
+Ai 28 di Giugno 1183 i Romani cinsero nuovamente
+Tusculo con forza molta di soldatesche; Lucio III, che si
+teneva chiuso in Segni, chiamonne di Tuscia Cristiano
+di Magonza per ajuto, e questi venne, e bastò la ricordanza
+della battaglia di Monte Porzio perchè i Romani
+dessero addietro due volte&#8205;<a class="tag" id="tag750" href="#note750">[750]</a>. L’Arcivescovo guerriero
+s’avanzò fin sotto le mura della Città, ma la febbre
+dell’Agosto che aveva ucciso il suo celebre socio Rainaldo,
+lui pure colpì. Quell’uomo valoroso, un tempo
+veementissimo nemico della santa Sede, poi suo difensore,
+recò seco nella tomba la benedizione del Papa; e morì
+<span class="pagenum" id="Page_696">[696]</span>
+nel luogo delle sue geste, a Tusculo, dove ebbe anche
+sepoltura&#8205;<a class="tag" id="tag751" href="#note751">[751]</a>. Cristiano di Magonza, uno de’ Principi
+maggiori del suo tempo, era la satira vivente di tutti
+quei religiosi sforzi onde s’aveva inteso a spogliare i
+Vescovi del repugnante carattere di uomini secolari:
+infatti egli, arcivescovo di Magonza (e per tale era stato
+riconosciuto dopo la pace di Venezia), tenne fino al termine
+de’ suoi giorni gioconda vita di cavaliere; aveva
+un aremme di belle donne, montava cavalli di gran valore,
+vestiva una corruscante armatura, e col robusto
+braccio roteava nelle zuffe la sua mazza, sfracellando
+elmi e cranî ai nemici.
+</p>
+
+<p>
+La morte di lui fu un fiero colpo pel Papa, che
+adesso invocò a suo soccorso i Principi, ma non ne conseguì
+che buone parole e qualche denaro&#8205;<a class="tag" id="tag752" href="#note752">[752]</a>; e i Romani
+con cresciuta audacia si volsero adesso contro tutte
+le terre della Campagna, che ancora erano aderenti del
+<span class="pagenum" id="Page_697">[697]</span>
+Papa. In Aprile del 1184 devastarono nuovamente il
+territorio di Tusculo, e fecero una punta nel Lazio, devastandolo&#8205;<a class="tag" id="tag753" href="#note753">[753]</a>.
+Fiero e barbaro era il loro odio contro il
+clero; colto un dì uno stuolo di preti nella Campagna,
+strapparono gli occhi a tutti, fuor d’uno; li misero a
+bisdosso di tanti asini, e poste loro in capo delle mitre
+di carta con suvvi scritti nomi di Cardinali, comandarono
+a quello che avevano risparmiato di condurre al
+Papa quel triste corteo&#8205;<a class="tag" id="tag754" href="#note754">[754]</a>. Lucio III, non trovando più
+sicurezza in alcuna terra romana, fuggì chiedendo protezione
+all’Imperatore, il quale trovavasi a Verona, dopo
+di aver conchiuso a Costanza, nel dì 30 Aprile 1183, la
+pace definitiva colle città. Venuti lui ed il Papa ad abboccamento,
+in questo si sollevò più d’una controversia
+per ragione dell’investitura e dell’eredità di Matilde;
+d’altronde Lucio ricusò di dar la corona imperiale a re
+Enrico, figliuolo di Federico, con che s’avrebbe rinnovellata
+una costumanza dei Carolingi. Della richiesta
+dell’Imperatore si discusse con calore a Verona, e
+finalmente Federico si partì dal Papa con gran collera:
+ad ogni modo, tempo già prima, quegli aveva eletto il
+<span class="pagenum" id="Page_698">[698]</span>
+conte Bertoldo di Künsberg da comandante nella Campania,
+sostituendolo nell’officio di Cristiano; e Bertoldo
+era anche andato in quel paese per difendere Tusculo
+contro a’ Romani&#8205;<a class="tag" id="tag755" href="#note755">[755]</a>. Lucio scomunicò questi ultimi nel
+Concilio di Verona, perocchè i ribelli contro il dominio
+temporale, come Arnaldisti, fossero messi tutti a un
+fascio colle sette di eretici che a quel tempo si facevano
+ognor più poderose, co’ Valdesi, co’ Catari, cogli Umiliati,
+coi Poveri di Lione e con altri; come tutti costoro,
+furono eglino colpiti di solenne anatema&#8205;<a class="tag" id="tag756" href="#note756">[756]</a>. Poco tempo
+dopo, ai 25 Novembre 1185, moriva a Verona Lucio III.
+I mesti e arguti distici che si scrissero sul suo sepolcro,
+<span class="pagenum" id="Page_699">[699]</span>
+dipingono mirabilmente le sorti di lui e dei Papi
+d’allora:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Lucius, Luca tibi dedit ortum, Pontificatum</i></p>
+<p class="i02"> <i>Ostia, Papatum Roma, Verona mori.</i></p>
+<p class="i01"><i>Immo Verona dedit verum tibi vivere, Roma</i></p>
+<p class="i02"> <i>Exilium, curas Ostia, Luca mori.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Il suo succeditore, persona di meste sembianze come
+quelle di Lucio, rimase a Verona esule; fu egli Umberto
+Crivelli arcivescovo di Milano, nemico dichiarato di Federico;
+fu consecrato il giorno primo del Dicembre
+1185, con nome di Urbano III. Il mal’animo coll’Imperatore
+si mutò in aperta nimicizia&#8205;<a class="tag" id="tag757" href="#note757">[757]</a>; e massima
+delle ragioni funne il rifiuto che oppose Federico di restituire
+i beni contesi dell’eredità di Matilde. Oltracciò
+la Curia romana era sgomentata dello splendido successo
+che l’arte politica dei Tedeschi aveva ottenuto in
+Sicilia. Quivi, dopo breve ma rigoglioso fiore, la dinastia
+di Rogero era prossima a spegnersi; Guglielmo II non
+aveva figliuoli, e perciò acconsentiva che Costanza erede
+e zia sua, figlia di re Rogero, si sposasse con Enrico VI
+figliuolo di Federico. Senza che si togliessero pensiero
+del Papa, signore feudale di Sicilia, e ad onta delle
+sue proteste, il matrimonio fatale fu conchiuso a Milano,
+addì 27 Gennaio 1186; e colà Federico formalmente
+creò Cesare il figlio suo. Negò il Papa di dare ad
+<span class="pagenum" id="Page_700">[700]</span>
+Enrico la corona imperiale, e siccome continuava ad
+essere arcivescovo di Milano, rifiutò di porgergli eziandio
+il diadema dei Lombardi; Federico fece allora che
+quella ceremonia si celebrasse per mano del Patriarca
+di Aquileja. Sicilia, quel feudo così ansiosamente vigilato
+della santa Sede, cui tanto spesso aveva servito di
+ajuto contro ai Re tedeschi, doveva pertanto, alla morte
+di Guglielmo, capitare precisamente in balìa di questo
+Impero alemanno. Il gravissimo avvenimento era la
+maggiore sconfitta che potesse toccare la politica romana,
+e per allora fu splendidissima vittoria della corte
+tedesca, avvegnaddio Germania avesse or conseguito
+con trattati diplomatici ciò che fin là tanti Imperatori
+inutilmente s’erano sforzati di ottenere colle armi.
+L’acquisto di Sicilia era destinato a ristorare la perdita di
+Lombardia fatta libera, ed ivi e nelle terre di Matilde avevasi
+a fondare la potenza famigliare degli Hohenstaufen.
+Però questi grandi guadagni dovevano fra breve esser
+la maledizione d’Italia ed eziandio di Alemagna, condannata
+ad espiare così amaramente la politica non
+nazionale degli Hohenstaufen.
+</p>
+
+<p>
+Enrico adesso, per comandamento del padre suo,
+entrò da nemico nello Stato della Chiesa, dove i Romani
+di buon grado si congiunsero a lui: le terre del Lazio
+che tuttavia erano fedeli alla santa Sede furono messe a
+guasto, e tolta venne al Papa ogni speranza di far ritorno&#8205;<a class="tag" id="tag758" href="#note758">[758]</a>.
+In questo, Urbano III moriva a Ferrara, il giorno
+<span class="pagenum" id="Page_701">[701]</span>
+20 Ottobre 1187: onorevole fu la causa della sua fine;
+ai 2 di Ottobre Gerusalemme era caduta in potere di
+Saladino, e siffatta novella fulminava con ambascia da
+morirne il cuore di un Pontefice, che portava il nome di
+quel suo avventurato predecessore, sotto il cui reggimento
+la santa città aveva conseguito liberazione. La
+caduta di Gerusalemme scosse Europa con tali un’angustia
+e un dolore, che la nostra generazione data più
+al sodo può a mala pena farsene un’idea. Quel solo avvenimento
+impose silenzio ad ogni più grave negozio
+che si discuteva nell’Occidente, e indirizzò ancora una
+volta verso Oriente l’attività del Papa e dell’Imperatore,
+di Re e di Vescovi.
+</p>
+
+<p>
+Subito ai 25 Ottobre dell’anno 1187 Alberto di Mora,
+beneventano, cancelliere della Chiesa, fu consecrato pontefice
+a Ferrara, con nome di Gregorio VIII: questo vecchio
+non altro desiderava che far la pace coll’Impero e mandare
+una crociata a Gerusalemme. Dopo le guerre combattute
+sotto Alessandro III spossato era il Papato, salito
+in forze l’Impero; la pace di Venezia e quella di Costanza
+avevano posto fine alla guerra delle città; l’alleanza con
+Sicilia aveva d’un tratto accresciuto la potenza imperiale.
+In tutta Italia nessun nemico s’erigeva contro a
+Federico, laddove i Papi banditi di Roma si crucciavano
+in esilio amaro. Perciò neppur Urbano III aveva osato di
+scagliar l’anatema contro l’Imperatore, e il mite Gregorio
+<span class="pagenum" id="Page_702">[702]</span>
+VIII non metteva tempo in mezzo a patteggiare
+con re Enrico. Gli promise che non porrebbe inciampi
+alle sue pretensioni sulla Sicilia, e massimamente che
+rispetterebbe di buon animo tutti i diritti imperiali in
+Italia: Enrico VI sospese pertanto le ostilità, e mandò
+Anselmo conte e Leone <i>De Monumento</i> console dei Romani
+a negoziare col Papa. Costoro lo accompagnarono
+a Pisa, dove Gregorio andò per riconciliare quella Republica
+con Genova e per infervorarla alla Crociata; ma
+ivi egli morì ai 17 Dicembre 1187&#8205;<a class="tag" id="tag759" href="#note759">[759]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_703">[703]</span>
+</p>
+
+<p>
+Allora, cooperante Leone console, i Cardinali elessero
+a papa il Vescovo di Palestrina; e questi, Paolino
+Scolari, romano della regione detta della Pigna, fu consecrato
+nel duomo di Pisa, ai 20 Dicembre 1187, con
+nome di Clemente III. A lui, romano di nascita, riuscì
+fatto di conchiuder pace col Campidoglio, che Gregorio
+VIII aveva omai scomunicato. Dopo trattative coronate
+di prospero risultamento Clemente III, accompagnato
+da Leone console, venne a Roma nel Febbrajo dell’anno
+1188, e vi fu accolto con ogni specie di onori.
+Da quarantaquattr’anni dacchè esisteva il Senato romano
+i Pontefici erano stati quasi incessantemente vittime
+di questa rivoluzione civica; vedemmo Innocenzo II
+e Celestino II finir tristemente la vita; Lucio II morir
+di una sassata, Eugenio, Alessandro, Lucio, Urbano III,
+Gregorio VIII passar la vita raminghi, esuli. Adesso
+finalmente Clemente III riconduceva felicemente il Papato
+a Roma, ma pur conchiudeva una pace in tutte le
+regole colla Città, come con una potenza autonoma che
+egli per tale riconosceva. Quest’era il frutto delle vittorie
+lombarde ed eziandio dell’energica resistenza opposta
+da’ Romani contro l’Imperatore e contro il Papa.
+La confermazione della democrazia romana è un avvenimento
+rilevante di questa età; ed infatti, quantunque
+mancassero delle buone fortune e dei solidi ordinamenti
+che conseguito avevano città di Lombardia o di Toscana,
+<span class="pagenum" id="Page_704">[704]</span>
+tuttavia i Romani d’allora diedero prova di dignità, di
+fortitudine e di circospetta accortezza.
+</p>
+
+<p>
+Nel complesso, Roma si pose col Papa in quelle medesime
+attenenze che le città lombarde avevano stabilito
+fra sè e l’Imperatore, ossia si tornò ai trattati conchiusi
+nel tempo di Eugenio III e di Alessandro III.
+L’istromento che compilò e giurò il Senato nell’anno
+quadragesimo quarto dalla sua istituzione, l’ultimo giorno
+di Maggio del 1188, ci fu per buona ventura conservato&#8205;<a class="tag" id="tag760" href="#note760">[760]</a>.
+Negli articoli di quella pace decretata con
+robusto linguaggio per autorità del sacro Senato, il
+Papa fu riconosciuto per principe supremo; ed egli investì
+nel Campidoglio della dignità sua il Senato, che
+dovette prestargli giuramento di fedeltà. Si riprese il
+Pontefice il diritto di coniar moneta, ma la terza parte
+di essa fu assegnata al Senato&#8205;<a class="tag" id="tag761" href="#note761">[761]</a>: tornarono al Papa
+tutti i redditi che in antico erano stati proprietà
+pontificia; solamente il Senato si tenne il ponte Lucano,
+<span class="pagenum" id="Page_705">[705]</span>
+di cui abbisognava alle sue guerre con Tivoli. Per la
+restituzione di tutto ciò che competeva giuridicamente
+alla santa Sede fu stabilito che si stipulerebbero altri
+istromenti. Inoltre c’era quest’altro: il Papa ristorava
+i Romani dei danni sofferti nella guerra&#8205;<a class="tag" id="tag762" href="#note762">[762]</a>; assumeva
+obligo di fare i soliti donativi di denaro ai Senatori, agli
+officiali del Senato, a’ giudici ed a’ notai&#8205;<a class="tag" id="tag763" href="#note763">[763]</a>; prometteva
+pagare cento libbre all’anno per la restaurazione delle
+mura della Città&#8205;<a class="tag" id="tag764" href="#note764">[764]</a>; si statuiva che la milizia romana
+<span class="pagenum" id="Page_706">[706]</span>
+avrebbe potuto adoperarsi dal Papa alla difesa dei
+suoi patrimonî, purchè egli le facesse le spese. Non v’era
+alcun articolo che definisse se la Republica avesse il diritto
+di far guerra o pace co’ suoi nemici, senza intervento
+del Papa; ma questo s’intendeva di per sè, chè
+Roma era libera e il santo Padre nella sua città trovavasi
+in condizioni eguali a quelle di altri Vescovi nelle
+città libere, sebbene con gran reverenza gli fossero tributati
+titoli e onori di podestà temporale. Una formale
+convenzione fu conchiusa anche per rapporto alle città
+di Tusculo e di Tivoli, che adesso erano divenute di ragione
+pontificia; infatti l’astio de’ Romani contro di
+quelle era il motivo essenziale del loro patto col Papa.
+Al prezzo del suo ritorno pacifico a Roma Clemente III
+sacrificò inonestamente Tusculo che s’era ricoverata
+sotto le ali della Chiesa. Non soltanto die’ libertà ai Romani
+di muover guerra contro quel castello, ma promise
+loro di ajutarli co’ suoi vassalli; anzi si obligò di scomunicare
+i Tusculani se entro il giorno primo di Gennaio
+non si fossero arresi ai Romani loro carnefici. La
+sventurata città doveva smantellarsi; i suoi beni e il suo
+popolo li conserverebbe il Papa&#8205;<a class="tag" id="tag765" href="#note765">[765]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Uno speciale trattato co’ Capitani stabilì le loro relazioni
+col Comune romano. Del tenore de’ suoi articoli
+<span class="pagenum" id="Page_707">[707]</span>
+non abbiamo precisa notizia, ma senza dubbio le grandi
+famiglie della nobiltà furono costrette a riverire il Senato,
+a far parte del Comune in qualità di <i>Cives</i>, ed a
+contribuire così a formare in grande l’istituto municipale&#8205;<a class="tag" id="tag766" href="#note766">[766]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il Papa scelse dieci uomini per ogni «contrada» di
+ciascuna Regione di Roma, e cinque di quelli su dieci
+giurarono la pace; tutto il Senato giurò l’osservanza
+de’ patti raccolti nell’istromento&#8205;<a class="tag" id="tag767" href="#note767">[767]</a>. Se ne rileva che il
+Senato era composto di cinquantasei membri, alcuni
+de’ quali componevano la giunta reggitrice dei <i>Consiliarii</i>&#8205;<a class="tag" id="tag768" href="#note768">[768]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_708">[708]</span>
+</p>
+
+<p>
+In tal guisa la costituzione dell’anno 1188 segnò
+un rilevante progresso del Comune romano; fu così
+spazzata via la podestà imperatoria dell’età de’ Carolingi,
+parimenti della podestà patriziale del tempo dei
+Franchi. A’ diritti imperiali non si dava più bada.
+Sciolto era ogni vincolo di Roma coll’Impero, dacchè
+i Papi avevano conseguito libertà di elezione. Federico I
+nell’elezione sua propria aveva disprezzato i voti dei
+Romani, ma finalmente nel trattato di Anagni, con rinunciare
+alla Prefettura, aveva eziandio rinunciato alla
+podestà imperatoria. La Città era uscita dalla cerchia
+delle attenenze antiche; in essa il Papa non aveva più
+potere di governo nè di legislazione; il suo stato temporale
+era ristretto al possedimento di regalie e di beni
+ecclesiastici, ed a’ rapporti feudali. Potente era il Pontefice,
+perchè continuava ad essere il maggior possidente
+di terre, perchè dispensava i maggiori feudi, perchè
+poteva chiamare in armi numerosi vassalli. Ma la sua
+autorità di principe territoriale consisteva soltanto nella
+investitura ch’egli impartiva ai magistrati della Republica,
+<span class="pagenum" id="Page_709">[709]</span>
+liberamente eletti dal Comune, e nella associazione
+dei suoi ordini giudiziarî con quelli civici, nelle controversie
+di natura mista. Pertanto la cessazione della
+podestà pontificia, che avvenne mercè la sola forza del
+Comune romano, è uno dei fatti più gloriosi nella storia
+di Roma a’ tempi di mezzo; soltanto adesso la Città potè
+nuovamente pretendere all’estimazione del mondo civile.
+</p>
+
+<h4 id="cap6-8-4">§ 4.
+<span class="smaller">La Crociata. — Riccardo Cuor di Leone passa davanti
+a Roma. — Federico I muore. — Celestino III. — Enrico
+VI chiede la corona imperiale. — È coronato. — I Romani
+distruggono Tusculo. — Caduta de’ Conti tusculani. — Attenenze
+della nobiltà colla Republica di Roma. — Mutamento
+di costituzione. — Benedetto <i>Carushomo</i>, senatore. — Giovanni
+Capoccio, senatore. — Giovanni Pierleone, senatore. — Enrico
+VI distrugge la dinastia normanna in Sicilia. — Sua
+morte immatura. — Muore Celestino III.</span></h4>
+
+<p>
+Clemente III volse tutta la sua attività alle cose
+della grande Crociata, cui diede opera dapprima il solo
+vecchio imperatore Federico, indi presero parte il re Filippo
+Augusto di Francia e Riccardo re d’Inghilterra.
+Anche nobiluomini romani questa volta erano andati
+in Oriente, un Pierleone ed eziandio Teobaldo prefetto,
+i quali ambidue combatterono con Corrado di Monferrato
+ad Acri contro di Saladino&#8205;<a class="tag" id="tag769" href="#note769">[769]</a>. Non uno degli
+eserciti crociati passò per Roma; il solo Riccardo Cuor
+di Leone, sul principio dell’Agosto 1190, imbarcatosi
+a Marsiglia, toccò terra ad Ostia, ma colà congedò con
+<span class="pagenum" id="Page_710">[710]</span>
+un rifiuto il Cardinale che era andato officiosamente a
+invitarlo in nome del Papa, affinchè onorasse con una
+sua visita la città capitale della Cristianità. Secoli prima
+nessun Re avrebbe ricusato di obbedire a quella esortazione;
+ciascuno s’avrebbe estimato beato di entrare
+in abito dimesso di pellegrino per le porte della santa
+Città e di muovere alle tombe degli Apostoli; ma i
+tempi s’erano, e quanto! mutati, e il fiero Riccardo,
+successore di religiosissimi Re anglossassoni, che in antico
+avevano toccato il colmo della felicità vestendovi la
+cocolla, protestò sprezzevolmente al Cardinale, che non
+francava la spesa di andare alla corte pontificia, dove
+null’altro si trovava che avarizia e corruttela&#8205;<a class="tag" id="tag770" href="#note770">[770]</a>. Per la
+via di terra il suo esercito passò davanti a Roma, e
+procedette fino a Terracina luogo la costiera coperta di
+boschi e di paludi&#8205;<a class="tag" id="tag771" href="#note771">[771]</a>; indi veleggiò a Messina, dove
+<span class="pagenum" id="Page_711">[711]</span>
+s’impacciò in fieri negozî coi Siciliani. Infatti, ai 16
+Novembre 1189 era morto Guglielmo II, marito di Giovanna
+ch’era sorella di Riccardo, ed allora quel partito
+siciliano, che s’inspirava a sentimento di nazione, aveva
+dato la corona al conte Tancredi, figlio naturale di quel
+Rogero di Puglia, che era stato primogenito di Rogero
+re. Enrico VI marito di Costanza si era armato per discacciare
+quell’«usurpatore», cui del resto il Pontefice
+aveva dato l’infeudazione: però alcuni torbidi che avvenivano
+in Alemagna e l’annunzio della morte del padre
+suo ne l’avevano impedito di dar seguito all’impresa.
+Il vecchio Federico, il quale un tempo s’era augurato
+che il destino lo avesse tratto, come Alessandro magno,
+in Asia anzichè in Italia, moriva colà in un fiume di
+Siria, ai 10 di Giugno dell’anno 1190.
+</p>
+
+<p>
+La memoria dell’eroe Barbarossa, vero colosso degli
+Imperatori del medio evo, dura splendidissima nella
+storia di Germania, che la tiene ad orgoglio di sua nazione,
+nè mai perirà: le leggende popolari degli Alemanni
+lo celebrano come principe che simboleggia la
+maestà dell’Impero tedesco da ripristinarsi nell’avvenire;
+ma in Italia le sue imprese devastatrici e le ruine
+di generose città sono altrettanti titoli di odio contro di
+lui, quand’anche l’astio potesse diminuirsi, se si pensasse
+all’indole di quel suo tempo ed alla sua eroica persona.
+L’ostinata lotta dell’Impero contro le città, ossia la controversia
+<span class="pagenum" id="Page_712">[712]</span>
+delle investiture civiche, non fu meno rilevante,
+nè meno benefica della controversia delle investiture ecclesiastiche
+che combatterono gli Enrichi. Se non fossero
+stati gli intenti despotici e le guerre di Federico la
+libertà delle città non s’avrebbe svolto mai così rapidamente;
+nè sì presto la si avrebbe accettata negli ordinamenti
+di diritto publico. Se non fu altro, il Barbarossa,
+contro intenzion sua, prestò un siffatto servigio ad Italia,
+che lo combattè così prodemente. Al lungo e fatale
+legame che avvinse Germania e Italia per via dell’«Impero»
+imprecherà soltanto chi considera la storia
+mondiale colle grette vedute di una specie di felicità
+casalinga e patriarcale; ma fuor di quell’angusto orizzonte
+ogni lamento è senza valore ed insano. Questo solo
+può dirsi, che, dopo la pace di Venezia, Italia e Alemagna
+erano omai giunte ad abbastanza maturità perchè potessero
+disgiungersi l’una dall’altra; però sventuratamente
+Federico col matrimonio della Siciliana riannodò un vincolo
+che in ordine di principî s’era sciolto: così l’unità
+e la fortezza di Germania furono sacrificate senza pro
+alla politica dinastica degl’Imperatori, e condannate a
+sostener lunghe lotte di quà dalle Alpi.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine Enrico VI si struggeva del desiderio di
+ottenere la corona imperiale; e perciò i suoi ambasciatori
+corsero al Papa ed eziandio al Senato, di cui or
+nuovamente dovevasi attendere al voto, e cui il Re prometteva
+di riconoscere giuridicamente&#8205;<a class="tag" id="tag772" href="#note772">[772]</a>. Clemente III,
+<span class="pagenum" id="Page_713">[713]</span>
+sgomentato dalle minacce di Enrico, il quale se l’era
+legata al dito che avesse concesso Sicilia in feudo a
+Tancredi, stabiliva che la coronazione dovesse avvenire
+nelle prossime feste di Pasqua, ma egli moriva sulla
+fine del Marzo 1191.
+</p>
+
+<p>
+Tosto i Cardinali elessero a papa il vecchio cardinale
+Giacinto, figlio di Pietro Bobone, romano della
+famiglia degli Orsini: e l’eletto assunse nome di Celestino
+III&#8205;<a class="tag" id="tag773" href="#note773">[773]</a>. Già s’avvicinava Enrico con grande
+oste, già era prossima la Pasqua, e il novello Pontefice
+procrastinava la sua ordinazione per menare in lungo
+la coronazione, intorno cui ancor si negoziò. Potevala
+eziandio impedire l’atteggiamento ostile del Senato,
+laonde Enrico VI ne faceva ricerca con grande pressura,
+perchè gli tardava muovere prestamente contro Sicilia.
+Di queste circostanze accidentali s’approfittarono i
+Romani per ridurre finalmente Tusculo in loro balìa.
+La tribolata città s’era per tre anni difesa contro gli
+assalimenti del Papa e del Senato uniti; nella sua estrema
+angustia ella si era rivolta ad Enrico che venivasi
+avvicinando, gli aveva chiesto soccorso, e ottenutone un
+presidio tedesco che il Re di gran cuore le concedeva.
+Ma gli ambasciatori romani protestarono a Enrico che
+si opporrebbero alla sua coronazione se loro non desse
+in mano Tusculo; che, per lo contrario, se così avesse
+fatto, avrebbero eglino costretto da parte loro il Papa a
+<span class="pagenum" id="Page_714">[714]</span>
+coronarlo immantinente. Enrico accondiscese all’obbrobriosissimo
+mercato, ma scaricò ogni colpa sul Pontefice,
+il quale si lasciava vincolare da patti inonesti: subito
+dopo della coronazione Enrico avrebbe consegnato Tusculo
+al Papa, e questi l’avrebbe data ai Romani&#8205;<a class="tag" id="tag774" href="#note774">[774]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Soltanto allora che Enrico VI s’ebbe avvicinato con
+grande oste a Roma Celestino III si fece ordinar papa
+ai 14 di Aprile nel san Pietro, per potere all’indomane,
+sebbene di contraggenio, compiere la ceremonia della
+coronazione&#8205;<a class="tag" id="tag775" href="#note775">[775]</a>. Dai prati di Nerone mosse il Re alla
+città Leonina; ai 15 di Aprile, nel san Pietro, Celestino
+pose il diadema in capo di Enrico e di Costanza moglie
+sua&#8205;<a class="tag" id="tag776" href="#note776">[776]</a>, e il dì dopo i Tedeschi piantarono il loro campo
+<span class="pagenum" id="Page_715">[715]</span>
+sulle pendici di Tusculo. La sventurata città ebbe presto
+una tragica fine; restituita al Papa, fu da questo
+abbandonata ai carnefici suoi, e i Romani con furore da
+demoni si scagliarono sulla vittima inerme; a Tusculo
+non rimase pietra su pietra; senza coscienza nè fede si
+scannarono i cittadini o si cacciarono in miserando stato.
+Fu questa una sconcia e scellerata imitazione delle celebri
+distruzioni di Lodi, di Milano e di Crema; tratto che
+denota l’indole di quel tempo di liberazione di città e di
+loro sterminî. Causa il duplice tradimento dell’Imperatore
+e del Papa perì per sempre una delle città antichissime
+del Lazio: il fatto avvenne ai 17 Aprile dell’anno
+1191&#8205;<a class="tag" id="tag777" href="#note777">[777]</a>. Nell’età antica Tusculo aveva donato a
+<span class="pagenum" id="Page_716">[716]</span>
+Roma (tanto più giovine di essa) quegl’illustri cittadini
+che furono i Catoni; nel medio evo le aveva dato a
+tiranni i Conti tuscolani, quei suoi fieri consoli e patrizî
+e papi; tutti uomini che per la più parte erano stati
+malvagi, ed alcuni d’intelletto e di fortezza grandi. Il
+nome di Tusculo si associa strettamente coll’epoca più
+oscura di Roma medioevale; nè su quella sua altura
+sempre benedetta di sole si possono mirarne le meste
+ruine senza che la mente sia ricondotta alle memorie
+di Marozia, degli Alberici e dei Teofilatti&#8205;<a class="tag" id="tag778" href="#note778">[778]</a>. Sparve la
+potente famiglia dei Conti de <i>Tusculana</i>, ossia, più esattamente,
+si propagò nella Campagna e a Roma in rami di
+famiglie, fra le quali fu celeberrima la casa dei Colonna.
+Questi signori vennero in possesso dell’antichissimo palazzo
+che la famiglia stipite dei Tusculani aveva posseduto
+in Roma, prossimamente ai santi Apostoli, e dove
+quei Conti, da consoli de’ Romani, avevano un tempo,
+tanto spesso tenuto il loro tribunale&#8205;<a class="tag" id="tag779" href="#note779">[779]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_717">[717]</span>
+</p>
+
+<p>
+I beni della distrutta città andarono, secondo il patto,
+al Pontefice&#8205;<a class="tag" id="tag780" href="#note780">[780]</a>, le reliquie degli abitanti si dispersero
+ad ingrossare Frascati, oppure ad accrescere le popolazioni
+dei luoghi circonvicini&#8205;<a class="tag" id="tag781" href="#note781">[781]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il novello Imperatore, senza far sosta, andò di Roma
+nelle Puglie per sbalzarvi re Tancredi dal trono; e il
+debole Celestino non oppose che impotenti preghiere a
+quel suo proponimento. Lo affannava la unione di Sicilia
+coll’Impero, che mandava a rovescio tutta la politica
+tradizionale dei Papi, ma impedir la cosa non poteva.
+Dopo rapide vittorie, conseguite peraltro a prezzo di perdite
+gravi nelle Puglie, Enrico VI fu costretto a tornarsene
+nel Settembre dell’anno 1191 ad Alemagna, e il
+Papa, che ne ebbe gran contentezza, osò ancora meno di
+<span class="pagenum" id="Page_718">[718]</span>
+ledere il trattato conchiuso coi Romani&#8205;<a class="tag" id="tag782" href="#note782">[782]</a>: dopo tanti
+anni Celestino III fu pertanto il solo Pontefice che passasse
+in Roma l’intiero tempo del suo pontificato. E in
+Roma tutte le attenenze esteriori favorivano la durata della
+Republica, ma le condizioni interne impedivano che
+si rafforzasse con robusto svolgimento. Roma cristiana
+non fu capace che di ribollimenti passeggieri in ogni cosa
+che fosse libertà e grandezza; alle vere e forti virtù
+civiche fu essa ad ogni tempo inetta. Città dominata dai
+Papi, non produsse mai più un sol cittadino che avesse
+la taglia degli antichi. A quel popolo sfortunato ed ozioso,
+che in un anno contava più feste di chiesa che giornate
+di lavoro, mancava coll’attività la proprietà; coll’una
+e coll’altra difettavano la forza e la dignità conscia
+di sè. Manifeste sono le ragioni dello stato deplorevole
+dei Romani, e nessun popolo del mondo sarebbe
+stato tanto forte da potere alla lunga resistere a quelle
+influenze funeste. Il ceto de’ cittadini mediocri di Roma,
+povero e debole troppo, non aveva associazioni di
+maestranze che gli desse fortezza, o, se ne aveva, erano
+soltanto cosa di pochissima rilevanza: pertanto non potè
+mettere briglia ai Patrizî ed ai Capitani, che, uniti al
+Papa o soli, presto indebolirono la Republica, e presto la
+fecero a pezzi&#8205;<a class="tag" id="tag783" href="#note783">[783]</a>. Se la nobiltà avesse avuto l’animo di
+<span class="pagenum" id="Page_719">[719]</span>
+quella di Genova o di Venezia, allora sì che di contra
+ai Pontefici s’avrebbe potuto comporre un durevole
+governo aristocratico; ma gl’innumerevoli nobiluomini
+romani, che non accudivano a negozî di commerci, nè si
+occupavano di agricoltura nella selvatica Campagna,
+erano per la massima parte illustri accattoni, ossiano
+uomini feudali del Papa, dei Vescovi e dei luoghi pii di
+Roma. Poco a poco la Chiesa aveva ridotto quegli ottimati
+a suoi vassalli, e, per quanto poteva fare, essa impediva
+che accumulassero o rendessero stabili le proprietà
+famigliari&#8205;<a class="tag" id="tag784" href="#note784">[784]</a>. Perlochè i patrimonî dei maggiorenti
+erano sempre di durata incerta, passavano da mani a
+mani; e quando si leggono le carte di quell’età convien
+meravigliare, vedendo quanto spesso feudi e castella
+cambiassero padrone per ragione di permute. Soltanto a
+un pajo di famiglie, ai Colonna ed agli Orsini, riuscì fatto
+di fondare nella Campagna dei veri patrimonî liberi
+di loro case.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè le paci di Venezia, di Costanza e di Roma
+<span class="pagenum" id="Page_720">[720]</span>
+ebbero fatto accorta la nobiltà che il Comune romano
+otteneva consistenza, mutò essa il sistema che fino allora
+aveva adottato. I Consoli entrarono allora nel Comune
+per cambiarlo in aristocratico; la nobiltà empiè de’ suoi
+il Senato, e le fu agevole cosa farveli eleggere. Da dopo
+l’anno 1143 in poi la preponderanza nel Senato era
+stata dei plebei; indi, poco a poco, v’erano entrati i
+maggiorenti; dal tempo di Clemente III e di Celestino
+III vi si trovarono più patrizî di antiche stirpi, che
+cittadini o cavalieri&#8205;<a class="tag" id="tag785" href="#note785">[785]</a>. La pressa di entrare in Senato
+diventò tanta, che presto quel corpo superò il numero di
+cinquantasei membri che era stato il normale, ossia stabilito
+per patto&#8205;<a class="tag" id="tag786" href="#note786">[786]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ell’era conseguenza di queste attenenze nuove, se
+<span class="pagenum" id="Page_721">[721]</span>
+omai nell’anno 1191 avveniva una mutazione di cose; il
+popolo si sollevava contro l’aristocrazia, rovesciava la costituzione,
+e, come ne’ primi tempi, poneva un sol uomo
+a capo del governo. Può darsi che ciò si facesse ad imitazione
+di altre città, le quali verso la fine di questo secolo,
+a vece dei Consoli che finora erano stati loro governatori,
+avevano affidato il potere in mano di un solo reggitore. Non
+più i Romani diedero nome di <i>Patricius</i> al capo della
+loro Republica, e nemmanco quello di «Podestà» usato
+nelle città italiane, ma chiamaronlo <i>Senator</i> o <i>Summus
+Senator</i>; e di questa dignità investirono Benedetto <i>Carissimus</i>
+o <i>Carushomo</i>, uomo di stirpe ignota e certo
+cittadinesca, il quale durante una sommossa s’impadroniva
+del potere. Il governo poliarchico s’era mostrato
+debole; il reggimento d’un solo diè subito saggio di
+fortezza, perocchè il senatore Benedetto togliesse al Pontefice
+tutti i redditi nella Città e fuori, e ponesse suoi
+giudici (<i>Justitiarii</i>) anche nelle terre di provincia&#8205;<a class="tag" id="tag787" href="#note787">[787]</a>.
+Da principio il Papa nol volle riconoscere, indi cedette,
+e accondiscese al mutamento della costituzione. Tuttavia
+neppur col governo di un solo Senatore l’ordinamento
+republicano ebbe cessato, e il Senato e il parlamento del
+popolo continuarono ad esistere come prima.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_722">[722]</span>
+</p>
+
+<p>
+Forse a quel Senatore Roma andò debitrice del suo
+primo statuto municipale che da lui emanò e l’intiero
+popolo confermò&#8205;<a class="tag" id="tag788" href="#note788">[788]</a>; sennonchè dell’attività di Benedetto
+non pervennero a noi che poche notizie, e mozze anche
+queste, laddove egli, chi il sa? fu uomo valente e ben
+meritevole forse, che la sua memoria si conservasse anche
+oggidì a Roma in una iscrizione monumentale. Il suo officio
+durò all’incirca due anni; indi ei cadde, precipitato da
+una sollevazione, e lungo tempo fu sostenuto prigioniero
+in Campidoglio&#8205;<a class="tag" id="tag789" href="#note789">[789]</a>, solo Senatore facendosi allora Giovanni
+Capoccio&#8205;<a class="tag" id="tag790" href="#note790">[790]</a>. Questo Romano era di una famiglia
+di nobili minori che possedevano le loro torri presso ai
+<span class="pagenum" id="Page_723">[723]</span>
+santi Martino e Silvestro, dove una oggidì ancora ne
+avanza ritta in piedi. Anch’egli tenne man forte di governo&#8205;<a class="tag" id="tag791" href="#note791">[791]</a>.
+Uscito di carica, gli succedette Giovanni di
+Pierleone&#8205;<a class="tag" id="tag792" href="#note792">[792]</a>, ma, intorno all’anno 1197, una nuova
+mutazione restituì l’antico ordinamento di cinquantasei
+Senatori colla giunta esecutrice dei Consiliatori: e, poichè
+in quel tempo il Senato era essenzialmente composto di
+Capitani, l’innovazione non potè venire da altri che
+dalla nobiltà feudale&#8205;<a class="tag" id="tag793" href="#note793">[793]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La lotta delle fazioni combattentisi nel Comune e la
+<span class="pagenum" id="Page_724">[724]</span>
+smania di novità (vizio comune di tutte le democrazie)
+erano la sola speranza del Papa, il quale accortamente
+lasciò che i Romani si sbizzarrissero a lor talento. Giusto
+in questo tempo il Papato era seriamente minacciato,
+chè, morto re Tancredi, Enrico VI nell’anno 1194,
+aveva soggiogato la Sicilia. La perfidia con cui questo
+Principe avaro e senza coscienza sterminò gli ultimi
+discendenti della dinastia de’ Normanni e la nobiltà
+normanna irritò il sentimento nazionale degli Italiani&#8205;<a class="tag" id="tag794" href="#note794">[794]</a>.
+I Lombardi, minacciati di un nuovo despotismo
+imperiale, andavano a pericolo di veder crollare la loro
+libertà, conquistata a forza di eroismi. Enrico VI, come
+già aveva fatto suo padre, investiva Tedeschi dei publici
+officî; suo fratello Filippo veniva chiamato duca
+di Toscana ed otteneva in feudo i beni della contessa
+Matilde; ancor prima Corrado Lützelhard aveva avuto
+Spoleto, e al generale Markwaldo erano state date in
+<span class="pagenum" id="Page_725">[725]</span>
+feudo la Romagna e le Marche. La potenza di Enrico
+cingeva tutto lo Stato della Chiesa come dentro a un
+cerchio di ferro; ed egli occupava il patrimonio della
+Chiesa quasi fino alle porte di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag795" href="#note795">[795]</a>. Il figlio del
+Barbarossa concepiva l’idea dell’Impero con baldanza
+giovanile; sognava già restaurare la dominazione imperiale
+sul mondo, sottomettere Italia al suo comando,
+distruggere il Papato gregoriano. In Roma voleva ripristinare
+i diritti imperiali cui il padre suo aveva rinunciato;
+e senza dubbio colla sua potenza d’animo grande
+ed energica Enrico VI sarebbe riuscito in questo intento,
+se più a lungo avesse vivuto. Il Prefetto urbano
+continuamente resisteva al Pontefice, di cui non acconsentiva
+ad essere l’officiale; l’investitura imperiale fino
+adesso gli aveva dato uno stato libero, illustre e temuto
+troppo, perchè egli ne potesse tollerare facilmente la perdita;
+laond’è che, giusto adesso, vediamo tanto spesso i
+Prefetti mettersi al codazzo di Enrico, cui eglino con
+gran fervore aderivano. Anche i Frangipani Enrico VI
+traeva dalla sua. Quei vassalli della Chiesa, allora potentissimi,
+bravavano del continuo i Papi che erano costretti
+a lasciar loro il possedimento della marittima città di
+<span class="pagenum" id="Page_726">[726]</span>
+Terracina, dove la facevano da despoti, e con cui tratto
+tratto si rappacificavano mercè di trattati conchiusi con
+quel Comune, che ripetutamente si ribellava contro di
+loro&#8205;<a class="tag" id="tag796" href="#note796">[796]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nel Novembre dell’anno 1196 l’Imperatore mosse
+alla sua ultima impresa in Sicilia: seguito da Pietro
+prefetto, da Markwaldo e da Corrado di Spoleto passò per
+le terre romane, e venne a Tivoli, a Palestrina e a Ferentino&#8205;<a class="tag" id="tag797" href="#note797">[797]</a>.
+Roma non toccò, ma da Tivoli trattò col
+<span class="pagenum" id="Page_727">[727]</span>
+Papa, cui chiese che coronasse il bambino Federico
+suo figlio&#8205;<a class="tag" id="tag798" href="#note798">[798]</a>. Contro la sua abbominevole tirannia si sollevarono
+in Sicilia la nazione maltrattata e la stessa
+moglie di lui che passò dalla parte dei sediziosi. L’Imperatore
+soffocò la ribellione con una ferocia e con
+un’inumanità, di cui non si possono trovare esempî che
+nella storia de’ Sultani asiatici; però egli stesso, dopo che
+ebbe ridotto la ridente Sicilia a un deserto, fu rapito da
+fatal morte. Enrico VI, nella cui indole si accoppiavano
+grandi qualità di statista e di principe con disonestà
+senza fede nè coscienza, con avarizia e con crudezza,
+morì a soli trentadue anni di età, ai 28 Settembre
+1197, in Messina. Addì 8 di Gennaio dell’anno 1198,
+anche Celestino III lo seguì nella tomba. Erede della
+formidabile potenza dell’Imperatore fu un fanciullo abbandonato
+alla tutela di una bigotta femmina siciliana;
+ma erede del debole Papa fu uno dei maggiori uomini
+che la Chiesa abbia avuto.
+</p>
+
+<p>
+Le buone fortune del Papato non avevano limite&#8205;<a class="tag" id="tag799" href="#note799">[799]</a>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_729">[729]</span></p>
+
+<h3 id="cap7-8">CAPITOLO SETTIMO.</h3>
+</div>
+
+<h4 id="cap7-8-1">§ 1.
+<span class="smaller">Roma nel secolo duodecimo difetta di coltura. — Diritto
+giustinianeo. — Diritto canonico. — Collezione di
+Albino. — Il <i>Liber censuum</i> di Cencio. — Continuazione del
+<i>Liber Pontificalis</i>. — Non v’hanno storiografi romani. — Descrizione
+del san Pietro compilata da Pietro Mallio; descrizione
+del Laterano di Giovanni Diacono.</span></h4>
+
+<p>
+Anche durante tutto il secolo duodecimo la vita
+intellettuale di Roma continuò ad essere mezzo barbarica,
+come a’ tempi prima era stata: le perpetue lotte
+della Chiesa cogl’Imperatori o col popolo romano, e
+l’esilio quasi costante dei Papi, in quello che veementissime
+rivoluzioni agitavano la Città, danno sufficiente
+spiegazione di un tal fatto.
+</p>
+
+<p>
+Nel secolo decimosecondo sedettero sulla cattedra
+di san Pietro alcuni uomini illustri; ma di sedici Papi
+(che tanti ne contò questo periodo di anni) quattro soli,
+e non i maggiori, furono romani di nascita. Parecchi di
+essi avevano ricevuto educazione in paesi forestieri, e
+precisamente in Francia, dove Parigi, al tempo di Abelardo,
+era divenuta la reputatissima delle scuole di dialettica
+e di teologia. Fin dall’età di Urbano II, francese,
+<span class="pagenum" id="Page_730">[730]</span>
+abbiamo notato lo stretto vincolo che associava Roma
+con Francia: se tempi innanzi erane stato anello di congiunzione
+l’ordine di Cluny, il grande riorganamento del
+monacato che avveniva per opera di Bernardo di Chiaravalle,
+lo rendeva nel secolo duodecimo ancor più sodo
+e durevole. Relazioni politiche ed ecclesiastiche univano
+di stretti nodi il Papato con una terra che del continuo
+prestava a quello un asilo ospitale; tutta Italia, ostilmente
+avversa ad Alemagna, era in commercio intellettuale
+con Francia, e per quest’epoca è cosa assai significativa
+che il massimo fra gli Italiani, Pietro Lombardo,
+teologo scolastico, non soltanto studiasse e poi insegnasse
+a Parigi, ma colà ne morisse vescovo (1160).
+</p>
+
+<p>
+In Roma abbiamo veduto l’influenza che esercitarono
+le tendenze fra sè ostili di due Francesi di questa età:
+un discepolo di san Bernardo saliva alla cattedra santa,
+ed uno scolare di Abelardo prestava ai Republicani della
+Città i suoi lumi e il suo entusiasmo di nuove idee politiche.
+Se tempo addietro un Cardinale lamentava che la
+povertà impedisse ai Romani di andare a studio in paesi
+stranieri, e che perciò fossero privi di coltura, la cosa si
+era fatta ben diversa nella prima metà del secolo duodecimo:
+infatti molti Romani, chierici e laici e giovani
+della nobiltà, andavano a Parigi per erudirsi a quelle
+scuole&#8205;<a class="tag" id="tag800" href="#note800">[800]</a>. Ma di tal fatta influenze in Roma erano cosa
+d’indole accidentale. Non la presenza dell’erudito Bernardo,
+<span class="pagenum" id="Page_731">[731]</span>
+non la fondazione del suo monastero <i>ad Aquas
+Salvias</i>, non la coltura francese di parecchi Pontefici
+seppero infondervi uno spirito di vita scientifica. Gli Atti
+de’ Concilî e tutte le notizie di altra specie, in tutto intiero
+questo secolo nulla significano che espressamente
+si facesse per dare impulso alla dottrina delle lettere; ed
+ha caratteri troppo generali un commendevole Decreto
+che Alessandro III promulgava nel concilio Lateranense
+dell’anno 1179, dove ordinava che in ogni chiesa cattedrale
+si fondassero scuole gratuite pei preti e pei
+discepoli poveri&#8205;<a class="tag" id="tag801" href="#note801">[801]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Da un Pontefice culto e di animo principesco, qual
+si fu Calisto II, potevasi aspettare che provvedesse ad
+istituti letterarî, ma nulla questo udiamo neanche di lui;
+e si può imaginar di leggieri che egli trovasse Roma immersa
+in una barbarie tale, da doverlo mettere a disperazione.
+Altri Papi eruditi, come lo furono quasi tutti insino
+alla fine del secolo, ebbero impedimento o dalla brevità
+del loro pontificato o dall’esilio o dalle condizioni
+di Roma, di volgere cure un po’ durevoli a discipline di
+istruzione. Fin dal tempo de’ Papi riformatori la santa
+Sede si era circondata delle forze migliori della Chiesa;
+il Collegio cardinalizio contò sempre nel suo seno uomini
+che per scienza teologica furono nella loro età facilmente
+principi, ma pochissimi di quei Cardinali furono romani.
+Nessun chiaro ingegno, in nessuna classe di cultura, la
+Città educò nel corso del secolo decimosecondo, nè vi
+fiorì scuola alcuna di rinomanza.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_732">[732]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quest’epoca diventò insigne, perchè in essa rivisse
+la scienza del giure romano. Certo è una novella che i
+Pisani conquistassero ad Amalfi nell’anno 1135 quell’unico
+codice delle Pandette che in Italia si conservasse,
+e che una siffatta scoperta desse opportunità a far restaurare
+lo studio del diritto romano. In Italia non s’erano
+mai smarriti nè la contezza delle leggi di Giustiniano,
+nè l’uso del giure romano; tuttavia, fino dal secolo undecimo
+e compiutamente durante il decimosecondo, la novella
+costituzione delle città destò un grande fervore
+per gli studî di giurisprudenza. Abbiamo veduto Imperatori
+e Republiche far appello alle leggi di Giustiniano
+per suffragarne i loro diritti; ed eziandio l’ordinamento
+dei municipî italiani (che però soltanto nell’apparenza
+toglievano ad imitare l’antichità) rinnegava la sua origine
+istorica, per andar cercando la sua fonte nel diritto
+romano. Converrebbe credere che Roma avesse dovuto
+essere, secondo l’ordine naturale delle cose, il suolo dove
+lo studio di questa scienza mettesse più forte radice;
+eppure fu altrimenti. Giusto nella Città la invasione germanica
+non aveva mai dato di frego al diritto romano;
+la Costituzione di Lotario dell’anno 824 aveva raccolto
+entro di quello la cittadinanza romana; sotto gli Ottoni
+le leggi nazionali straniere avevano perduto nella Città
+ognor più di vigore, finchè, al tempo di Corrado imperatore,
+il diritto romano era divenuto il solo che prevalesse.
+Il <i>Judex Romanus</i> riceveva il suo nome appunto dal diritto
+romano; forza era dunque che del continuo questo
+si insegnasse nelle scuole, ma il suo studio si faceva sopra
+alcuni scarsi compendî compilati fino da tempi antichi:
+ed è meraviglioso il pensare, che Roma, scaturigine della
+<span class="pagenum" id="Page_733">[733]</span>
+giurisprudenza, venisse a condizioni siffatte, che nelle
+sue biblioteche non si conservasse un solo codice delle
+Pandette, o neppur si sapesse della sua esistenza. Se
+altre città italiche davano opera fervidissima allo studio
+delle leggi di Giustiniano, non avrebbe dovuto offrirne
+maggiore opportunità il Senato che s’era restaurato in
+Campidoglio? Forse che all’età di Arnaldo da Brescia
+non avrebbe dovuto questa scienza prender voga proprio
+in Roma? I Senatori che scrivevano all’imperatore Corrado
+mostravano di essere bene addentro negli antichi
+concetti giuridici; senza dubbio la giurisprudenza si
+coltivava adesso in Roma con maggiore zelo; e par quasi
+impossibile che ivi allora non fossero degli eruditi glossatori
+eziandio delle Pandette, se omai sul principio
+del secolo duodecimo in quelle dottrine rifulgeva Irnerio
+di Bologna. Però di tal fatta erano le condizioni di
+Roma, che ivi non si venne formando nemmanco una
+grande scuola di giuristi. La città dei Romani ne lasciò
+la gloria a Bologna, dove omai nel secolo duodecimo si
+fondò un’università cui diede protezione Federico I:
+v’insegnarono gl’insigni dottori Bulgaro, Martino, Jacopo
+ed Ugo, e attrassero scolari da tutti i paesi, e diedero
+vita ad una scienza nuova.
+</p>
+
+<p>
+La recisa divisione di Roma in due corpi giuridici,
+civile l’uno, canonico l’altro, potrebbe far credere che il
+grande predominio degli elementi ecclesiastici e il cozzo
+cui quelli venivano colla cittadinanza, tenessero in luogo
+angusto la scuola del diritto romano; sennonchè, ad onta
+eziandio della protezione de’ Papi, Roma non educò nemmanco
+una scuola di diritto canonico. Anche questo si
+insegnava a preferenza a Bologna, dove frate Graziano,
+<span class="pagenum" id="Page_734">[734]</span>
+toscano, aveva composto intorno al 1140 la più
+completa compilazione dei <i>Canones</i>, ossiano leggi ecclesiastiche.
+Ai dì nostri, che la ragione critica ne ha da
+lungo tempo smascherato le favole e le menzogne, quel
+Codice celebre del medio evo pare essere il colosso giuridico
+della barbarie e delle tenebre, in mezzo alle quali
+l’uman genere andò per lunghi secoli errando tentoni.
+Fu quel libro di leggi che gli gravò le spalle di pondo
+opprimente; esso falsò i concetti giuridici della Chiesa
+e dello Stato, e annebbiò il giudizio di tutte le età, sol
+per l’intento di assicurare al sacerdozio, e soprattutto
+al Papato, la signoria del mondo&#8205;<a class="tag" id="tag802" href="#note802">[802]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Altre collezioni di natura diversa tornano a grande
+importanza per farci conoscere le condizioni della signoria
+temporale della Chiesa. Giusto allora si provava
+vivamente il bisogno di determinar con certezza tutto
+quello che apparteneva alle regalie della santa Sede, che
+da tante parti le si contrastavano. I Papi fecero raccogliere
+insieme tutti i documenti che si riferivano al
+loro <i>Dominium Temporale</i>, incominciando dalla sua fondazione
+sotto di Pipino. Gli Archivî del Laterano, e collezioni
+<span class="pagenum" id="Page_735">[735]</span>
+antiche e moderne lasciavano per certo fra quei
+documenti delle grandi lacune, perocchè molte carte fossero
+scomparse, altre falsate. Degli antichissimi registri
+dell’amministrazione de’ dominî ecclesiastici, a’ tempi
+prima di Pipino, nulla s’era conservato: notammo la
+prima collezione di quella specie che ebbe compilato il
+cardinale Deusdedit; e poichè adesso (causa la controversia
+per il retaggio di Matilde e le pretensioni della
+città di Roma sulle regalie di san Pietro) il Papato vedeva
+messo in pericolo il suo possedimento, si riunirono
+in maggiori proporzioni i documenti su cui fondavansi
+i diritti della cattedra pontificia: ad opera siffatta diè
+mano primamente un chierico nominato Albino, all’età
+di Lucio III&#8205;<a class="tag" id="tag803" href="#note803">[803]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Il suo ampio lavoro fu ripigliato nell’anno 1192 da
+Cencio, romano della famiglia dei Savelli, che fu camerario
+della Chiesa sotto di Clemente III e di Celestino
+III, e diventò più tardi papa Onorio III. La sua compilazione
+è un’arida raccolta, la quale poco a poco si
+accrebbe, e tratta di materie di varia natura. Primieramente
+egli compose il registro delle rendite della Chiesa,
+dove sono notate tutte le entrate che la «Camera»
+lateranense ricavava da tutte le province: istessamente
+l’antico <i>Liber Censuum</i> di Albino incominciava col <i>Provinciale</i>,
+ossia col catalogo geografico delle province e
+<span class="pagenum" id="Page_736">[736]</span>
+delle città del vecchio Impero romano, per guisa che
+l’<i>Orbis Romanus</i> della <i>Notitia</i> si tramutava nell’<i>Orbis
+Ecclesiasticus</i>, e il Laterano pontificio veniva continuando
+i registri geografici dell’antica Roma imperiale&#8205;<a class="tag" id="tag804" href="#note804">[804]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Dal «Libro delle entrate» si rileva qualmente i canoni
+fossero meravigliosamente tenui; però il numero stragrande
+di quelli che erano obligati a pagare il tributo,
+rendeva ragguardevole la somma. Il Papa ricavava la
+massima parte delle sue rendite dirette dalle chiese e dai
+monasteri di tutto il mondo che erano tenuti sotto lo
+speciale patronato e diritto di lui, e perciò ne pagavano
+una pensio annua; rendite poi traeva da Vescovi, da
+Principi, da signori, che per differenti titoli erano tenuti
+a soddisfargli canoni. Pertanto il grande registro
+di siffatte imposte dirette è in massimo grado instruttivo&#8205;<a class="tag" id="tag805" href="#note805">[805]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_737">[737]</span>
+</p>
+
+<p>
+Oltracciò il <i>Liber Censuum</i> trascrive contratti di fitti
+a cominciare dal secolo ottavo, raccoglie la serie delle
+donazioni e dei privilegi dai Carolingi in poi&#8205;<a class="tag" id="tag806" href="#note806">[806]</a>, i giuramenti
+feudali dei Normanni, patti stabiliti con Principi,
+con signori, con città, trattati de’ Papi cogli Imperatori
+e colla città di Roma, formule parecchie di giuramenti
+de’ Vescovi, di officiali, di giudici, di senatori, di
+prevosti di castella; contiene l’<i>Ordo Romanus</i>, ossia il
+Libro rituale di tutte le ceremonie e di tutte le statuizioni
+che hanno riferimento a feste di chiesa, all’elezione
+ed alla consecrazione de’ Papi e de’ Vescovi, alla coronazione
+degli Imperatori e dei Re&#8205;<a class="tag" id="tag807" href="#note807">[807]</a>; riporta passi
+<span class="pagenum" id="Page_738">[738]</span>
+dei Regesti de’ Papi; vi aggiunge una Cronica de’ Pontefici:
+finalmente Benedetto, Albino e Cencio danno posto,
+nelle loro raccolte, ai <i>Mirabilia</i> ossiano descrizioni
+della città di Roma.
+</p>
+
+<p>
+Pertanto in cotali lavori di archivisti si contiene
+una gran dovizia di materie; spesse volte queste sono
+malamente copiate, mancano di un criterio di trattazione
+ordinata, e vanno accumulate insieme in un ammasso
+informe. Ma per la storia di Roma cosiffatte compilazioni
+sono di valore inestimabile: dacchè andarono perduti i
+Regesti dei Papi di que’ secoli, e dacchè anche questi
+(come ne fanno dimostrazione le lettere di Gregorio VII)
+non si occupavano che di argomenti di chiesa, ne viene
+che, senza la collezione onde parliamo, i rapporti del Papato
+collo Stato ecclesiastico sarebbero rimasti per la
+massima parte al buio. Soltanto per via di quella ci è posto
+in aperto come fosse ordinata l’economia del palazzo pontificio,
+quali fossero gli organamenti dell’amministrazione
+e gli ordini feudali; per via di essa molte altre cose
+di soggetto pratico e storico ci sono chiarite. Laonde le
+collezioni di Albino e di Cencio prestano le fondamenta
+più rilevanti al codice diplomatico del <i>Dominium Temporale</i>
+dei Papi, e perciò sono di massimo pregio, tale che
+non verrà mai meno&#8205;<a class="tag" id="tag808" href="#note808">[808]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_739">[739]</span>
+</p>
+
+<p>
+Anche in questo secolo a Roma non si discorre
+di proprî storiografi suoi; tutto si restringe alla continuazione
+officiale dei noti Cataloghi dei Papi. Tuttavia,
+quantunque grettamente vi sieno descritte le vite dei
+Pontefici del secolo duodecimo, quei lavori sono preziosa
+cosa in grazia della loro compilazione officiale, cui tratto
+tratto diedero opera testimonî oculari, oppure uomini
+della Curia ch’ebbero parte agli avvenimenti onde raccontano.
+Talvolta i grandi casi inspirano la mente di
+questi storiografi pontificî, per modo che eglino abbandonano
+il metodo tradizionale dei cataloghi, e danno
+maggiore ampiezza alle loro scritture. Le vite dei Papi
+da Vittore III ad Onorio II, furono narrate da Pietro
+e da Pandolfo di Pisa, loro contemporanei, i quali di
+gran lunga stan sopra a tutti i loro predecessori che
+posero mano al <i>Liber Pontificalis</i>: segnatamente le
+Biografie di Pasquale II e di Gelasio II, se anche non
+s’elevano a vero spirito storico, sono pur illustrate da
+un gran numero di date, e talvolta nella loro semplice
+concisione hanno tratti veramente drammatici e assai
+<span class="pagenum" id="Page_740">[740]</span>
+attrattivi, avvegnaddio gli autori si commovano alla
+memoria dei fatti di cui discorrono&#8205;<a class="tag" id="tag809" href="#note809">[809]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Lo scisma di Anacleto II pose un termine ai lavori di
+que’ due istoriografi, perciocchè eglino abbracciassero la
+causa dell’Antipapa&#8205;<a class="tag" id="tag810" href="#note810">[810]</a>. Laonde con Innocenzo II, anche
+la continuazione del <i>Liber Pontificalis</i> riprende il suo
+antico carattere di catalogo; e solamente la vita di
+Adriano IV e il reggimento tanto notevole del successor
+suo Alessandro III (soltanto però fino alla pace di Venezia)
+sono descritti con maggior diffusione da un loro
+contemporaneo ben noto&#8205;<a class="tag" id="tag811" href="#note811">[811]</a>.
+</p>
+
+<p>
+La storiografia romana in tutto il secolo duodecimo
+<span class="pagenum" id="Page_741">[741]</span>
+non produsse dunque altro che questi frammenti
+di un’età agitata di tanti e sì fieri casi. Nè i conventi
+di Roma, nè quelli del territorio romano (fatta eccezione
+del monastero di Fossa Nuova nel paese dei Volsci
+e di quello di Subiaco) composero allora cronica
+alcuna; e Goffredo di Viterbo, che in un suo poema
+cantò delle geste di Federico e scrisse una Cronica
+universale con titolo di <i>Pantheon</i>, come nato tedesco
+si schiera fra i letterati di Alemagna. Ei deve perciò
+gravemente deplorarsi che un periodo di tempo così
+fecondo di avvenimenti, e massime la rivoluzione avvenuta
+nella Città, non abbiano trovato pur un Romano
+che ne dettasse gli annali&#8205;<a class="tag" id="tag812" href="#note812">[812]</a>. E vieppiù oscurata
+di barbarie Roma si pare in questa età, dacchè
+il rimanente d’Italia produsse importanti opere di
+storia, lavori in parte di culti uomini di Stato, che
+vissero nelle città allora sorgenti in fiore. Intorno al
+1140 il giudice Falcone scriveva la Cronica di Benevento;
+il console Caffaro per incarico della sua Republica
+compilava i celebri Annali di Genova; Bernardo
+Marangone componeva la Cronica antichissima di Pisa;
+due giudici di Lodi, Ottone ed Acerbo Morena, e il
+milanese Sir Raul raccontavano le geste di Federico;
+Ugo Falcando si faceva autore di un prezioso frammento
+<span class="pagenum" id="Page_742">[742]</span>
+della storia normanna di Sicilia (dal 1154 al 1169).
+A Roma nessun laico emulò quegli uomini, nè la gloria
+di Ottone di Frisinga e di Romualdo di Salerno allettò
+ecclesiastico alcuno a scrivere la storia di questo tempo.
+</p>
+
+<p>
+Preti composero invece delle scritture storiche, o a
+meglio dire, raccolsero documenti intorno ad alcune chiese
+di Roma. Le antichissime basiliche della Città nel corso
+del tempo ebbero trovato loro storiografi, nè più nè meno
+che reami ne ebbero; e quali di esse dovevano offrir
+attrattiva ad uno scrittore più del san Pietro e del Laterano?
+Pietro Mallio, canonico del san Pietro, dettò una
+descrizione di questa basilica, e la intitolò ad Alessandro
+III. Un esatto lavoro che ci desse ragguaglio di questo
+tempio, quale esso era nel secolo duodecimo, sarebbe preziosissima
+cosa, ma il componimento del Mallio non è che
+una arida collezione di notizie. Egli rimonta alla storia
+della fondazione del san Pietro sotto di Costantino, e con
+gran predilezione si ferma a dire di Carlo magno e della
+sua donazione dello Stato ecclesiastico. L’intento maggiore
+del Mallio si fu suffragare per via di documenti i
+diritti del suo duomo e quelli del paro dell’enumerazione
+di edificî e di doni votivi ch’egli trasse dalla Cronica
+e dai Regesti dei Papi. La sua scrittura di piccola mole
+raccoglie insieme memorie storiche e statistiche, rituali,
+descrizioni, specificazione dei sepolcri dei Papi (di cui egli
+ci ha conservato le epigrafi); ed anche nella sua imperfezione
+è degna di nota e instruttiva, come quella che è la
+prima monografia che tratti del san Pietro e stia da sè&#8205;<a class="tag" id="tag813" href="#note813">[813]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_743">[743]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ad essa fa riscontro l’antichissima descrizione della
+basilica Lateranense, dettata da Giovanni, canonico di
+quella chiesa: anch’egli la compose per comandamento
+di Alessandro III, ed ha gran pregio per la storia del
+Laterano, segnatamente dopo la riedificazione cui attese
+Sergio III&#8205;<a class="tag" id="tag814" href="#note814">[814]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_744">[744]</span>
+</p>
+
+<p>
+Queste monografie del resto hanno fondamento in
+un duplice genere di componimenti letterarî di quell’età,
+negli <i>Ordines Romani</i>, ossiano Libri rituali della
+Chiesa e nei <i>Mirabilia</i>. Il Mallio attinse dagli uni e
+dagli altri, e sulle loro tracce descrive il borgo Vaticano
+e il sepolcro di Adriano. «Nella <i>Naumachia</i>», dic’egli,
+«presso a santa Maria in <i>Transpontina</i>, evvi la tomba di
+Romolo che si appella <i>Meta</i>; era tutta rivestita di marmi
+magnifici, coi quali fu costruita la scalea del san
+Pietro. Tutt’all’intorno, per una misura di venti piedi,
+aveva essa un pavimento di pietra travertina, con una
+cloaca e col suo giardino. In vicinanza il <i>Terebinthus</i> di
+Nerone si alzava tant’alto, quant’è il castello di Adriano
+imperatore, ed era incrostato di finissimi marmi. L’edificio
+aveva figura rotonda a due cerchi, come il castello;
+i suoi orli erano coperti di lamine di pietra che facevano
+officio di gocciolatoi del tetto. Vicino a questo edificio
+fu crocifisso l’apostolo Pietro.»
+</p>
+
+<p>
+«Ivi si trova eziandio il castello che fu la <i>Memoria</i>
+di Adriano imperatore, come può leggersi nell’omelia
+che il santo pontefice Leone compose per la festività di
+san Pietro, dove dice: la <i>Memoria</i> dell’imperatore
+Adriano. È un tempio di meravigliosa grandezza, tutto
+rivestito di pietre, e ornato di parecchie istorie; all’intorno
+lo circondano sbarre di metallo, con grandi pavoni
+e con un toro di bronzo; due di quei pavoni oggi
+si trovano nel pozzo del «Paradiso»&#8205;<a class="tag" id="tag815" href="#note815">[815]</a>. Ai quattro
+<span class="pagenum" id="Page_745">[745]</span>
+angoli del tempio eran posti quattro cavalli di bronzo
+dorato; ad ogni facciata v’aveano porte di bronzo; in
+mezzo al cerchio stava la tomba di porfido che oggidì è
+custodita in Laterano, e nella quale fu deposta la salma
+di papa Innocenzo II. Il suo coperchio è nel «Paradiso
+del san Pietro, sopra il sepolcro del Prefetto» (ossia di
+Cinzio, l’amico di Gregorio VII).
+</p>
+
+<p>
+Quasi alla lettera il Mallio trascrisse questa descrizione
+dai <i>Mirabilia</i>.
+</p>
+
+<h4 id="cap7-8-2">§ 2.
+<span class="smaller">I <i>Mirabilia Urbis Romae</i>.</span></h4>
+
+<p>
+Il secolo duodecimo favorì i primi studî di archeologia
+romana. I Senatori, che deliravano di avere restaurato
+in Campidoglio la Republica antica, si risovvennero
+eziandio della magnificenza monumentale della vecchia
+Roma, e nella loro fantasia si ricomposero la città di
+meraviglie dei loro antenati. Ad onta di tutto il rovinio
+violento recatovi dall’opera devastatrice di secoli, Roma
+era la terra più vetusta del mondo, e, sebbene anch’esso
+ruinoso, alitava in petto ai Romani uno spirito antico,
+che in mezzo al popolo veniva acquistando una viva coscienza
+di sè, e rompeva veementissima guerra contro
+la Chiesa. Al tempo in cui si rinnovellò il Senato la
+<i>Graphia</i> e i <i>Mirabilia</i> assunsero la forma sotto cui pervennero
+fino a noi; d’allora in poi si diffusero essi ognor
+più per via di copie che se ne ricavarono, quantunque
+ignoranti scrivani li deturpassero coi più assurdi farfalloni.
+E l’una e gli altri in sostanza sono la stessa cosa,
+ma ebbero compilatori diversi; e se anche non facciano a
+<span class="pagenum" id="Page_746">[746]</span>
+bella posta di escludere da sè le cose di Roma ecclesiastica,
+certo è che trattano a preferenza con fervido amore
+della Città pagana. E questo carattere di antichità repugnava
+tanto poco in Roma cristiana, che precisamente
+gli Archivisti pontificî, come furono Benedetto, Albino
+e Cencio, innestarono i <i>Mirabilia</i> nelle loro collezioni
+officiali. La menzione che vi si fa della tomba d’Innocenzo
+II e di quella di Anastasio IV, delle torri dei
+Frangipani e dei Pierleoni, finalmente del palazzo dei
+Senatori in Campidoglio, dimostra che questa Descrizione
+della Città ebbe compimento nella seconda metà
+del secolo duodecimo. Per riguardo poi alla <i>Graphia</i>,
+sebbene vi siano aggiunte delle parti più antiche, e cioè
+il Libro ceremoniale degli imperatori all’età degli Ottoni,
+nondimeno anche la sua composizione appartiene a
+quello istesso tempo; nè abbiamo codice alcuno dei <i>Mirabilia</i>
+che risalga più in là del secolo decimosecondo&#8205;<a class="tag" id="tag816" href="#note816">[816]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Pertanto una lacuna di secoli s’inframmette tra il
+<i>Curiosum Urbis</i> (od almeno l’Anonimo di Einsiedeln) e
+i <i>Mirabilia</i>; nè ci si conservò alcun anello intermedio,
+prima che quel <i>Curiosum</i>, onde non si perdette mai contezza
+in Roma, si trasmutasse nei <i>Mirabilia</i>. Certamente
+che questa ampliata Descrizione della Città gittò le sue
+fondamenta poco a poco; alcune delle sue parti erano
+note al Cronista di Soratte, e può darsi che finalmente
+nel secolo duodecimo tutte si congiungessero insieme
+<span class="pagenum" id="Page_747">[747]</span>
+ad unità. Negar non si può per lo meno che i <i>Mirabilia</i>
+venissero su raffazzonati a forza di frammenti; ma tuttavolta
+ci manca la loro scrittura originale; nè prima
+del secolo duodecimo si trovano autori romani e italiani
+(il canonico Benedetto, Albino, Cencio, Goffredo di Viterbo,
+Pietro Mallio, Romualdo di Salerno e più tardi
+Martino Polono), che abbiano attinto dai <i>Mirabilia</i>, o li
+abbiano intieramente raccolti nelle loro compilazioni&#8205;<a class="tag" id="tag817" href="#note817">[817]</a>.
+</p>
+
+<p>
+In quel componimento, che un ignoto scolastico dettava
+intorno alle «cose meravigliose della città di Roma»,
+l’archeologia romana, la quale ai dì nostri ebbe
+raggiunta un’ampiezza che può dirsi spaventosa, fa sbocciare
+il suo primo fiore da germi già svolti in tempi addietro;
+e lo fa usando di forme barbariche e rozze, e
+di un latino ruinoso sì come il soggetto che descrive. Il
+buon senso e le assurdità, la retta scienza e i perdonabili
+errori che colà dentro si mescolano insieme, non hanno
+di che arrossire soverchiamente innanzi alla pretensiosa
+erudizione di Archeologi venuti più tardi (ed anche di
+quelli dei nostri giorni), i quali, se si raccolgano tutte
+insieme le loro opinioni, fanno di Roma un vero labirinto
+che mette nausea a chi la contempla con occhio di storico.
+<span class="pagenum" id="Page_748">[748]</span>
+Ella è cosa sommamente attrattiva pensarsi qual
+dovesse esser l’aspetto di Roma nel secolo duodecimo,
+quando le sue ruine maestose non erano peranco ridotte a
+scheletri illustrati dalla scienza, ripulite artisticamente,
+dissotterrate e incorniciate, ma erano tramutate in torri
+gravide d’armi di consoli feroci, e in case dalle forme
+pittoresche, oppure si celavano alle indagini dello studioso,
+abbandonate allo stato selvaggio di natura, misteriose,
+leggendarie, e vagamente coperte di edera.
+Molte rovine, che oggidì sparvero o che hanno perduto
+l’ornato dei loro marmi, nel secolo duodecimo
+stavano ritte in piedi nel mezzo delle vie, e il popolo
+le appellava con nomi or tratti dalla leggenda ed ora
+storicamente esatti. Chi legge il libro dei <i>Mirabilia</i>,
+deve stupire che tanto grande fosse il loro numero anche
+dopo l’incendio appiccato dai Normanni; chè, quantunque
+la descrizione della città parli ancora di luoghi
+e di monumenti che nel secolo duodecimo avevano cambiato
+di forma od erano periti, pure assai spesso ne dipinge
+e ne denomina di quelli che veramente tuttavia
+esistevano.
+</p>
+
+<p>
+Della esattezza dei <i>Mirabilia</i> possiamo a più luoghi
+aver prova col raffronto dei Libri rituali contemporanei;
+infatti anche questi danno precisamente gli stessi nomi
+popolari ai monumenti. I Rituali ci descrivono una volta
+il cammino che solevano seguire i Papi quando percorrevano
+Roma in processione, e lo denotano chiaramente
+dagli edificî presso cui passavano e dalle strade che battevano.
+A quel tempo, allorchè ricorrevano certe feste,
+i Papi movevano per la città, non trascinati in cocchi
+d’oro, ma umilmente pedestri e scalzi; e quei vecchi
+<span class="pagenum" id="Page_749">[749]</span>
+deboli solevano riposare la persona stanca a certe stazioni
+fisse, dove era loro apparecchiato, alla vista di tutti,
+un lettucio (<i>lectus</i>)&#8205;<a class="tag" id="tag818" href="#note818">[818]</a>; oppure, circondati dalle pompe
+della loro corte, procedevano coronati del <i>Regnum</i>, a cavallo
+di un bianco muletto (<i>albus palafredus</i>), che aveva
+il freno d’argento ed era coperto di gualdrappe di
+porpora.
+</p>
+
+<p>
+L’<i>Ordo</i> di Benedetto canonico, scritto nell’anno
+1143, e nel cui codice si trovano aggiunti i <i>Mirabilia</i>,
+fa conoscere così la via che la processione seguiva: «Il
+Papa esce per il campo (Lateranense) vicin san Gregorio
+in <i>Martio</i>, passa sotto l’arco dell’acquedotto (l’<i>Aqua
+Martia</i>, da cui il san Gregorio riceveva nome), prende
+per la via grande, costeggia a man destra il san Clemente,
+e piega a sinistra verso il <i>Coliseum</i>. Traversa
+l’<i>Arcus Aureae</i> (un arco che metteva al <i>Forum</i> di
+Nerva), trascorre innanzi al Foro di Trajano (ossia quello
+di Nerva), e giunge fino a san Basilio (oggidì delle Annunziatine);
+indi sale il monte presso alle <i>Militiae</i> di
+Tiberio (Torre delle Milizie), viene giù per santo Abbaciro,
+passa davanti ai santi Apostoli, piglia a mancina per la
+via Lata, gira per la via Quirinale, muove a santa Maria
+<i>in Aquiro</i> fino all’arco della Pietà, capita al campo
+di Marte, tocca san Trifone presso le <i>Posterulae</i> e arriva
+al ponte di Adriano. Traghetta il ponte, esce per la
+porta Collina lasciandosi addietro il tempio e il castello
+di Adriano, passa avanti dell’obelisco (vuol dire a questo
+<span class="pagenum" id="Page_750">[750]</span>
+luogo del <i>Terebinthus</i>) di Nerone, attraversa il <i>Porticus</i>
+presso al sepolcro di Romolo, indi sale al Vaticano e
+alla basilica dell’apostolo Pietro.
+</p>
+
+<p>
+»Finita la messa, il Papa cinge fuor della basilica
+la corona, monta a cavallo, e, coronato, fa ritorno in
+processione per questa «sacra via»: traversato il <i>Porticus</i>,
+valicato il ponte detto di sopra, e superato l’arco
+trionfale degl’imperatori Teodosio, Valentiniano e Graziano,
+viene rasente il palazzo di Cromazio dove gli Ebrei
+cantano le laudi; poi percorre il Parione fra il Circo di
+Alessandro (oggidì piazza Navona) e il teatro di Pompeo,
+scende per il <i>Porticus</i> di Agrippina (vicino al Panteon),
+risale per la <i>Pinea</i> (Regione o piazza della Pigna) vicino
+alla <i>Palatina</i> (il luogo antico detto <i>ad Pallacenas</i> presso
+il san Marco), passa dal san Marco; indi per l’arco
+della «mano di carne» (<i>Manus Carneae</i>) e per il <i>Clivus
+Argentarius</i> fra «l’isola» di quello stesso nome (<i>Basilica
+Argentaria</i>) ed il Campidoglio, tira giù innanzi alla
+carcere Mamertina (<i>privata Mamertini</i>); viene per l’arco
+trionfale (di Severo) in mezzo al <i>Templum Fatale</i> (l’arco
+di Giano) e il tempio della Concordia, procede oltre tra
+il Foro di Trajano (di Nerva) e il Foro di Cesare; passa
+sotto l’arco della «Nervia,» in mezzo al tempio di quella
+Dea e il tempio di Giano&#8205;<a class="tag" id="tag819" href="#note819">[819]</a>: rimonta innanzi all’«Asilo»
+<span class="pagenum" id="Page_751">[751]</span>
+per la via lastricata dove cadde Simon Mago
+(l’antica via Sacra), vicino al tempio di Romolo (basilica
+di Costantino); poi trascorre dall’arco trionfale di Tito e
+di Vespasiano, che ivi è chiamato <i>VII Lucernarum</i>;
+discende fino alla <i>Meta Sudans</i> innanzi all’arco trionfale
+di Costantino, piega a manca davanti all’anfiteatro, e
+per la via santa (<i>Sancta Via</i>) vicino al Colosseo torna
+al Laterano&#8205;<a class="tag" id="tag820" href="#note820">[820]</a>.»
+</p>
+
+<p>
+Di questa maniera s’era formata anche una novella
+«via sacra» dei pomposi cortei cristiani che movevano
+per Roma; e la sua ultima parte, dal Colosseo
+al Laterano, era appellata <i>Sancta Via</i>: così è che le processioni
+pontificie con ispeciale accorgimento movevano
+attraverso gli antichi archi di trionfo del Paganesimo.
+Lungo la «via santa» pontificia, monumenti
+cristiani si alternavano con ruine pagane; ma anche
+i Libri rituali allora tenevano nota con decisa predilezione
+di queste ultime. Non una v’ha di esse che
+il libro dei <i>Mirabilia</i> non registri, nè vi manca
+avvertimento del palazzo del prefetto Cromazio nella
+Regione detta Parione, dove si postavano gli Israeliti.
+Descrive quell’edificio romano, che allora durava tuttavia
+<span class="pagenum" id="Page_752">[752]</span>
+in istato ruinoso presso a santo Stefano <i>in Piscina</i>,
+e lo appella <i>Templum Olovitreum</i>, ossia «tutto composto
+di musaico, tutto fatto di cristalli e di oro con magica
+arte, e ornato di un’astronomia coi segni del cielo»; e
+sa che Sebastiano, unito a Tiburzio figlio del prefetto
+Cromazio, aveva distrutto quelle case meravigliose&#8205;<a class="tag" id="tag821" href="#note821">[821]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L’<i>Ordo Romanus</i> mette pertanto in rilievo la esattezza
+topografica dei <i>Mirabilia</i>; e, anche senza di ciò, questa
+Descrizione della Città, ad onta del suo stile barbarico,
+dimostra nella massima parte una giustezza di vedute che
+l’odierna archeologia è costretta a confermare. Il suo
+compilatore, oltre che dalle tradizioni locali, attinse da
+fonti parecchie. Le antichissime informazioni gli ebbero
+porto il <i>Curiosum</i> e la <i>Notitia</i>; egli non toglie a seguirne
+la ripartizione regionale, come quella che ai suoi tempi
+non poteva adoperarsi più, ma egli passa ancora in rassegna
+le mura, le porte, i colli ed i ponti di Roma, in ciò
+seguendo le tracce di quelle vecchie indicazioni&#8205;<a class="tag" id="tag822" href="#note822">[822]</a>. Soltanto
+<span class="pagenum" id="Page_753">[753]</span>
+nelle rubriche, pur sempre importanti, dei palazzi,
+delle terme, degli archi trionfali e dei teatri, lo scrittore
+non registra dati numerici, e tratta l’argomento
+con molto amore, ma con gran confusione&#8205;<a class="tag" id="tag823" href="#note823">[823]</a>. Indi, forse
+soltanto per giovare e per compiacere ai pii desiderî dei
+pellegrini, vi compone il catalogo dei cimiteri e dei luoghi
+di Roma che sono celebri per istorie di martiri, ricavandone
+le notizie dai Libri delle «Stazioni», dal <i>Pontificale</i>
+e dai Martirologî: ed uno degli ingenui copisti del
+libro dei <i>Mirabilia</i>, approfonditosi nello studio dei Calendarî
+dei Santi, scambiava financo i Fasti di Ovidio per
+un martirologio di Ovidio&#8205;<a class="tag" id="tag824" href="#note824">[824]</a>. Seguono dappoi alcune
+<span class="pagenum" id="Page_754">[754]</span>
+appendici, e, secondo i varî esemplari, sono in diverso
+ordine disposte: parlano «della pigna che era in Roma»,
+«del Campidoglio di Roma», «del tempio di
+Marte in Roma», «dei cavalli marmorei in Roma», «dei
+giudici imperiali in Roma»&#8205;<a class="tag" id="tag825" href="#note825">[825]</a>, «della colonna di Antonino
+in Roma». Finalmente in quella congerie aridamente
+raccolta insieme e azzeppata di ripetizioni parecchie,
+viene data la descrizione del Vaticano e del castel
+Sant’Angelo, del sepolcro di Augusto, del Campidoglio,
+dei <i>Fora</i>, del Palatino e di altri colli; e vi si aggiungono
+le storie del cavallo di bronzo ch’era innanzi al Laterano,
+dell’edificazione del Panteon e della visione di
+Agrippa.
+</p>
+
+<p>
+Per dare un’idea della forma che in generale usano i
+<i>Mirabilia</i> nelle loro descrizioni basteranno questi brani
+che ne togliamo: «Qui (di fianco al <i>Forum</i>) è il tempio
+di Vesta, entro cui vuolsi che dorma il drago, sì
+come leggiamo nella Biografia di san Silvestro; e colà
+stanno il tempio di Pallade e il <i>Forum</i> di Cesare e il
+tempio di Giano, il quale dal principio e dalla fine è indovino
+dell’anno, siccome dice Ovidio nei Fasti; ma
+adesso si appella torre di Cencio Frangipane.» Delle
+<span class="pagenum" id="Page_755">[755]</span>
+ruine del Palatino, che chiamavasi eziandio <i>Palatinus
+mons</i>, viene detto brevemente: «Dentro del <i>Palatium</i> è
+il tempio di Giulio; nella fronte del <i>Palatium</i>, il tempio
+del Sole; sovra dello stesso <i>Palatium</i>, il tempio di Giove,
+che ha nome di <i>Casa major</i>»&#8205;<a class="tag" id="tag826" href="#note826">[826]</a>. Del Circo Massimo:
+«Il <i>Circus</i> di Prisco Tarquinio era di bellezza meravigliosa,
+e così veniva giù degradando che nessun Romano
+impediva all’altro la veduta: sulla cima posavano
+archi che erano rivestiti di vetro e di giallo oro; in alto
+erano le case del <i>Palatium</i>, dove a tondo sedevano le
+donne per mirare il giuoco ai 14 di Maggio, quando
+si celebrava; nel mezzo stavano due guglie (obelischi);
+la minore aveva ottantasette piedi; la più grande,
+centoventidue. Sul vertice dell’arco di trionfo, che è
+vicino alla porta d’ingresso, era collocato un cavallo di
+bronzo dorato, che pareva slanciarsi alla corsa, quasi
+volesse trascinare con sè un guerriero; sull’arco che
+si erige all’estremità vi aveva un secondo cavallo di
+bronzo dorato. Nell’alto del <i>Palatium</i>, donde si miravano
+i giuochi, erano gli scanni dell’Imperatore e della Regina.» — «Innanzi
+al tempio di Trajano, là dove oggidì
+ancora ne durano le porte, era il tempio di Giove.» — «Vicino
+alla <i>Schola Graeca</i> era il tempio di Lentulo;
+dall’altro lato, ove s’alza adesso la torre di <i>Centius de
+<span class="pagenum" id="Page_756">[756]</span>
+Origo</i>, trovavasi il tempio di Bacco&#8205;<a class="tag" id="tag827" href="#note827">[827]</a>. Nell’<i>Elephantus</i>
+erano il tempio della Sibilla, e il tempio di Cicerone <i>in
+Tulliano</i>, e il tempio di Giove dov’era il pergolato d’oro,
+e il <i>Templum Severianum</i>»&#8205;<a class="tag" id="tag828" href="#note828">[828]</a>. — Nel campo di Marte
+era il tempio di Marte, dove alle calende di Luglio eleggevansi
+i Consoli che duravano fino alle calende di Gennaio;
+se l’eletto Console era mondo di delitti, lo si
+confermava nel consolato&#8205;<a class="tag" id="tag829" href="#note829">[829]</a>. In questo tempio i vincitori
+romani deponevano i rostri delle navi, de’ quali
+componevansi opere a spettacolo di tutti i popoli. — «Sulla
+cima del frontone del Panteon posavano due
+tori di bronzo dorato. Davanti al palazzo di Alessandro
+erano due templi di Flora e di Febo. Dietro al palazzo,
+dove adesso è la «conca», esisteva il tempio di
+Bellona, e v’era scritto:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Roma vetusta fui: sed nunc nova Roma vocabor;</i></p>
+<p class="i02"> <i>Eruta ruderibus culmen ad alta fero</i>»&#8205;<a class="tag" id="tag830" href="#note830">[830]</a>.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_757">[757]</span>
+</p>
+
+<p>
+Spesso i <i>Mirabilia</i> denotano opportunamente gli
+edificî antichi dalle chiese che erano state costruite nei
+ruderi di quelli, ma ei si scorge che quasi esclusivamente
+si occupano dei vecchi monumenti, per modo
+che il libro racchiude addirittura quanta scienza in
+fatto di archeologia Roma possedeva a questa età,
+nella quale Italia pose mano all’ardita impresa di
+affrancarsi tutt’ad una volta dalla barbarie del medio
+evo, dalla signoria dei preti e dalla dominazione straniera.
+Pertanto con una stretta e bella coincidenza
+il libro dei <i>Mirabilia</i> pare essere la ricostruzione archeologica
+della vecchia Roma, giusto nel tempo in cui
+si restaura a libertà il municipio; e possiamo credere
+che quello scritto fosse allora la lettura favorita dei
+Senatori. Il suo compilatore non potè essere altr’uomo
+che romano. Egli infatti esprimeva con chiara consapevolezza
+lo scopo essenzialmente archeologico del
+suo lavoro, così dicendo: «Questi ed altri molti templi
+e palagi degli Imperatori, de’ Consoli, de’ Senatori e dei
+Prefetti, esistettero al tempo dei Pagani, siccome negli
+annali antichi leggemmo, e cogli occhi nostri abbiam
+visto, e da’ vecchi udimmo: e di quanta bellezza d’oro e
+d’argento, di bronzo e di avorio e di preziose pietre fossero
+ornati, curammo manifestare con questa scrittura, il
+meglio che potemmo, a memoria dei posteri»&#8205;<a class="tag" id="tag831" href="#note831">[831]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_758">[758]</span>
+</p>
+
+<p>
+Laonde è che ancora oggidì lo studioso dell’antichità
+deve serbar gratitudine a quell’ingenuo scolastico. Da
+quel libro di barbarico stile egli può ritrarre profitto
+vero, purchè non si sgomenti di andar laboriosamente
+cercando la verità, mondandola dalla scorza dell’errore
+e dalle scipitaggini che la involgono. Quello stranissimo
+di tutti i libri somiglia ad una caverna entro cui sta sepolto
+un tesoro, e dove conviene entrare con in mano la
+lampada della critica per trarne tuttavia molte cognizioni.
+Ed anche l’Autore dei <i>Mirabilia</i>, precursore di
+Flavio Biondo, fu uno studioso che, ispiratone di mesta
+vaghezza, fece il primo e audace tentativo di andar a
+cerca di Roma in mezzo ai cumuli delle sue ruine e
+di mettere in mostra i suoi monumenti storici. Però
+(e, confessiamolo pure, così è anche in tutti gli altri
+libri di archeologia), la maestosa realtà dell’antica città
+dei Romani si trova nei <i>Mirabilia</i> quasi velata tetramente
+da un pallido raggio di luna. Quel libro c’insegna
+quanto sia grande la tragica potenza del tempo,
+che nell’animo umano abbuia tutte le grandezze della
+storia, e agguaglia a un racconto di leggende, e copre
+di grossi strati di polvere tutti gli splendori delle età
+passate. Più tardi la gente umana, che ne conserva una
+vaga ricordanza, scava e scava tutt’intorno; e a forza
+di fatiche immani, plaudendo arrogantemente alle sue
+scoperte, non giunge a conoscer la metà di quello che
+<span class="pagenum" id="Page_759">[759]</span>
+ogni bambolo ai tempi andati e sulla faccia del luogo
+sapeva a menadito&#8205;<a class="tag" id="tag832" href="#note832">[832]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_760">[760]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap7-8-3">§ 3.
+<span class="smaller">Leggende delle statue romane. — Virgilio nel
+medio evo. — Virgilio profeta e negromante. — Il mago
+Virgilio a Roma e a Napoli. — Racconti che se ne foggiarono
+sulla fine del secolo duodecimo. — Descrizione di Roma
+che il rabbino Beniamino di Tudela compone nel secolo duodecimo.</span></h4>
+
+<p>
+Il libro archeologico di Roma medioevale porge opportunità
+eziandio di altre considerazioni. Fa stupore che
+ad un’età di leggende romantiche e di poesie predomini
+nei <i>Mirabilia</i> il carattere archeologico; difatti in essi la
+leggenda poetica è tenuta in poco conto. La Chiesa di
+Roma coltivava massimamente le storie dei martiri, ma
+non si curava delle leggende profane; soprattutto poi
+occorre notare che l’ingegno dei popoli italici non è inchinevole
+ai racconti favolosi, perocchè il loro suolo sia
+stracarico di storia, e la luce chiara del loro cielo non
+blandisca quella vita di sogni che è propria della leggenda.
+I <i>Mirabilia</i> contengono tanto poche leggende che
+par quasi strano; a poche vi si accenna di volo; poche
+altre sono sbozzate a metà; alcune sono storie di Chiesa;
+quasi tutte (e questo notevole carattere è prettamente
+romano) si riferiscono a statue.
+</p>
+
+<p>
+In un tempo nel quale l’arte statuaria s’era spenta
+erano propriamente le sue nobili reliquie che commuovere
+dovevano ad ammirazione gli uomini: segnatamente
+i pellegrini stranieri, se possedevano la coltura
+d’Ildeberto di Tours vescovo poeta, ne erano tratti ad
+un entusiasmo quasi pagano; se poi erano gente grossa
+le statue dovevano ai loro occhi parere opere di magica
+<span class="pagenum" id="Page_761">[761]</span>
+arte, cui un demone arcano aveva infuso la vita. Più
+strettamente e più vivamente di tutti gli altri avanzi
+dell’antichità erano soltanto le statue che davano un’idea
+del mondo classico al popolo, il quale aveva obliato l’antica
+poesia e non l’intendeva più. Non v’era in alcuna
+terra del mondo un artista che avesse saputo plasmare una
+figura di marmo pari a quelle che, cittadine di un mondo
+diverso e geniale, erano rimaste in mezzo a’ ruderi
+di terme e di templi. Con occhi misteriosi le divinità di
+Grecia dalle loro statue solitarie parevano guardare e
+ammaliare quegli uomini barbari del medio evo, che
+s’erano infervorati delle Crociate e dell’Oriente, e che al
+tempo in cui risorgevano il diritto romano e la republica
+romana tornavano a ricordarsi con timidi desiderî delle
+bellezze del paganesimo. Di questa tendenza dà un’idea
+assai espressiva quella leggiadra novella della Venere di
+marmo, cui un giovinetto scherzando poneva in dito
+un anello, ed ella sel riteneva, e lo serrava forte come
+fosse anello suo nuziale. Favola preziosa, che tutt’a un
+tratto manifesta quella consapevolezza, che s’accoglieva
+dormiente nei petti umani, del nesso indestruttibile che
+associava l’età nuova alla cultura antica; vaticinio di un
+tempo lontano in cui s’avrebbe fatto fervido ritorno alla
+scienza ed alle vaghe forme dell’arte pagana&#8205;<a class="tag" id="tag833" href="#note833">[833]</a>. Però le
+leggende che correvano sulle statue di Roma altro allora
+veramente non significavano se non che quelle figlie
+<span class="pagenum" id="Page_762">[762]</span>
+smarrite del genio greco non trovavano fra gli uomini
+imbarbariti chi le comprendesse più. Vedersene allora non
+si poteva che a Roma, perocchè in nessun altro luogo,
+prima che si cominciasse a fare escavi, non vi fossero tante
+statue di marmo e di bronzo, quante là erano. Le favole
+delle statue romane possono essere state invenzioni
+così dei Romani che di stranieri, e in parecchi casi fu
+certo la fantasia fervente e più poetica dei pellegrini
+nordici che ne compose le novelle. Per fermo era un pellegrino
+che sognava di tesori magici nascosti sotto il
+suolo di Roma, quegli che inventava la storia portentosa
+della statua di bronzo nel Campo di Marte:
+col dito accennava essa a terra; sul capo teneva scritte
+queste parole: <i>hic percute!</i>, e il celebre papa Gerberto
+ne scioglieva l’enigma&#8205;<a class="tag" id="tag834" href="#note834">[834]</a>. In verità questa leggenda
+addita con senso arguto e bello ai misteri onde nelle
+profondità del suolo di Roma si celava il mondo caduto
+dell’antichità; e oggidì ancora chi s’aggira per Roma
+potrebbe spesso fermarsi sopra i ruderi del Foro, o nel
+Campo di Marte, o nelle terme deserte, e sclamare:
+<i>hic percute!</i> Giacchè anche adesso dormono ivi sotto
+innumerevoli statue dell’antichità, e aspettano la magica
+parola che le risvegli dal loro sonno, oppure il caso
+che sollevi il pesante coperchio della loro sepoltura.
+</p>
+
+<p>
+I <i>Mirabilia</i> notano una fiata che Romolo collocasse
+nel suo palazzo una statua d’oro in cui egli era effigiato,
+<span class="pagenum" id="Page_763">[763]</span>
+con questo motto: «Non cadrà fino a tanto che
+una vergine non partorirà»; e dicono che il simulacro
+traboccò al suolo allorchè la Vergine ebbe partorito&#8205;<a class="tag" id="tag835" href="#note835">[835]</a>.
+E fanno menzione dell’arguta e bellissima
+leggenda di un’altra statua che parlò all’apostata imperatore
+Giuliano, e tanto seppe ammaliarlo ch’egli
+ritornò al Paganesimo&#8205;<a class="tag" id="tag836" href="#note836">[836]</a>. Anche le loro maggiori leggende
+profane si riferiscono a statue; e il leggitore di
+questa storia conosce omai i portentosi racconti della
+statua equestre di Marc’Aurelio, dei due colossi di
+marmo e delle statue equestri del Campidoglio.
+</p>
+
+<p>
+L’antica favola delle statue del Campidoglio fu più
+tardi associata col ciclo leggendario del «mago Virgilio»,
+e ci fa stupore che l’Autore dei <i>Mirabilia</i> abbia
+sdegnato di raccogliere nelle sue scritture le leggende
+che di Virgilio narravansi. Non più si recitavano fra i
+ruderi del Foro di Trajano i versi del massimo poeta
+di Roma, che (lungo tempo ancora dopo la caduta
+<span class="pagenum" id="Page_764">[764]</span>
+dell’Impero romano) retori erano andati declamando in
+publico: L’uso della lingua italiana di già rendeva difficile
+l’intelligenza di quei versi; la musa latina, fin
+l’epigramma, nel secolo duodecimo era quasi morta in
+Roma, laddove nei paesi di fuori metteva fiori olezzanti,
+come nei carmi degli scolastici vaganti. Noi dovremmo
+fare grande fatica a scaturir fuori la scuola celata di
+qualche grammatico che spiegasse ai suoi discepoli
+l’Eneide o le Egloghe; tuttavia non abbiamo punto dubbio
+che sempre in Roma si conservasse la conoscenza
+di Virgilio, ed eziandio di Ovidio che era peranco noto
+all’Autore dei <i>Mirabilia</i>; laddove Orazio, troppo elegante
+e vissuto nella società del bel mondo, s’era fatto
+meno intelligibile a quella rozza gente&#8205;<a class="tag" id="tag837" href="#note837">[837]</a>. Scoperte degli
+antiquarî si decifravano a Roma con Virgilio alla
+mano; lo dimostra ciò che racconta Guglielmo di Malmesbury,
+che intorno al 1045 s’era rinvenuto a Roma
+il sepolcro di Pallante, figliuolo di Evandro. Il corpo
+del gigante, così dic’egli, fu trovato ancora incorrotto,
+con una ferita larga quattro piedi che gli aveva aperta
+in petto re Turno. E nella tomba ardeva tuttora una
+torcia, nè spegnerla si era potuto che facendo una fessura
+sotto la fiamma. Sarebbe stato impossibile che si
+desse in cotal forma notizia all’Annalista inglese di questa
+scoperta, se non fossero stati gli stessi antiquarî
+<span class="pagenum" id="Page_765">[765]</span>
+romani che avessero proposto una siffatta spiegazione
+alla tomba rinvenuta&#8205;<a class="tag" id="tag838" href="#note838">[838]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Ai nostri giorni si tenne dietro con grande amore alla
+memoria che durò di Virgilio nel medio evo; se ne studiarono
+le ragioni, e s’interpretarono. Convien sapere che
+dopo il tempo di Costantino alcuni passi delle poesie di
+Virgilio, massime dell’Egloga quarta, si ebbero in conto
+di vaticinî cristiani. A questo poeta vissuto sul limitare
+di due epoche mondiali la musa aveva dettato alcuni
+versi geniali, che per uno strano caso ebbero apparenza
+di essere la predizione ispirata della nascita di Gesù Cristo&#8205;<a class="tag" id="tag839" href="#note839">[839]</a>;
+nè mai come in Virgilio la fina adulazione di un
+<span class="pagenum" id="Page_766">[766]</span>
+poeta, o la sua speranza ideale di una futura età dell’oro,
+conseguirono più splendida ricompensa. Quel pagano fu
+levato al grado di profeta del Messia, diventò il poeta favorito
+della Chiesa e del credulo medio evo; e per secoli
+lunghi si andò aprendo a sorte i suoi libri per cercarvi
+gli oracoli di un veggente sibillino, nello istesso
+modo che suolsi oggidì sfogliare le carte della Bibbia
+in cerca pur di oracoli. La trasfigurazione poetica della
+musa virgiliana è uno dei più singolari fatti della
+storia dello spirito umano, ed è dimostrazione notevole
+della stupenda concatenazione mercè cui la potenza della
+poesia intreccia fra loro le epoche intellettuali. Vi fa accompagnatura
+la più leggiadra di tutte le leggende, che
+uniscono l’una coll’altra le due età; quella visione, dico,
+del patrono di Virgilio, di Ottaviano imperatore, cui la
+Sibilla, sul punto di prendere commiato dagli uomini,
+mostra la Vergine che tiene in braccio Gesù bambino&#8205;<a class="tag" id="tag840" href="#note840">[840]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Mentre la Chiesa onorava Virgilio come una specie
+di Jesaia cristiano, il popolo invece (e questo già era
+<span class="pagenum" id="Page_767">[767]</span>
+avvenuto in tempo mirabilmente antico) lo mutava in
+filosofo, in matematico ossia in un mago di prima forza.
+In forma siffatta ei doveva esser noto anche ai Romani
+del tempo dei <i>Mirabilia</i>; però la leggenda del mago
+Virgilio non sbucciò dal suolo di Roma; quivi fu solamente
+trapiantata. È cosa sorprendente che i <i>Mirabilia</i>
+non facciano parola di Virgilio, là dove narrano della
+visione di Ottaviano; e neppur la leggenda delle statue
+sonanti, di cui toccano soltanto di volo, non è
+in verun modo associata con lui. La <i>Salvatio Romae</i>
+in Campidoglio, dove le statue collo squillo di loro
+campanelli manifestavano la ribellione di ogni provincia,
+non compare assolutamente in Roma con quelle
+forme che ebbe assunto più tardi. Infatti il romanzo
+francese <i>Virgilius</i> narra che l’incantatore, a salvamento
+di Roma fabbricasse una torre con istatue di quella
+specie: e un’altra leggenda descrive l’edificio per
+modo, che durante il giorno fosse tutto scintillante
+d’oro, e di nottetempo una lampada luminosa lo segnalasse
+alla vista dei naviganti; e inoltre aggiunge che uno
+specchio posto ivi dentro svelasse tutto ciò che avveniva
+nel mondo ed ogni moto ostile a Roma. Questa favola
+dello specchio magico che si trova nelle epopee cavalleresche,
+com’è nel «Percivallo,» non ha origine romana,
+ma può darsi che a Roma fosse nota nell’età dei <i>Mirabilia</i>.
+E antiquarî affermano, che gli avanzi della torre
+dei Frangipani posta sull’arco di Tito, dopochè Gregorio
+IX l’ebbe fatta demolire nel secolo decimoterzo,
+erano dal popolo chiamati «torre di Virgilio»&#8205;<a class="tag" id="tag841" href="#note841">[841]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_768">[768]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ai portenti di Virgilio in Roma apparteneva eziandio
+la così detta «Bocca della verità», ma non furono
+i Romani che posero Virgilio in relazione con
+questa leggenda, che aveva il suo luogo a santa Maria
+in Cosmedin; può anzi essere che nel secolo duodecimo
+i Romani neppure avessero contezza d’intreccio
+siffatto. Nell’atrio di quella basilica esiste ancora
+oggidì una grande maschera di cloaca, e il popolo diceva
+nel medio evo, che i Romani antichi, allorchè
+pronunciavano un giuramento, dovevano ficcar la mano
+nella sua bocca aperta, la quale avrebbe azzannato lo
+spergiuro: tanto sarebbe durata la cosa, finchè lo scaltrimento
+di un’adultera femmina distruggeva la potenza
+portentosa di quell’effigie&#8205;<a class="tag" id="tag842" href="#note842">[842]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_769">[769]</span>
+</p>
+
+<p>
+Di tutte queste opere portentose di Virgilio tacciono
+i <i>Mirabilia</i>, e una sola volta fanno parola di lui a
+questo modo: «Sul Viminale è la chiesa di sant’Agata,
+donde Virgilio imprigionato dai Romani prese forme invisibili,
+uscì e andò a Napoli; da ciò derivò il detto:
+<i>vado ad Napulum</i>»&#8205;<a class="tag" id="tag843" href="#note843">[843]</a>. Ei sembra che ciò si riferisca a
+quella favola la quale raccontava come l’Imperatore
+incarcerasse Virgilio a causa della bizzarra vendetta che
+ei si toglieva di una sdegnosa Romana, e come il poeta,
+montando su un aerostato, se la battesse nelle Puglie:
+la notizia che ne danno i soli <i>Mirabilia</i> mette in aperto
+che i Romani dei secoli duodecimo e decimoterzo sapevano
+non soltanto di questa ma eziandio di altre leggende
+virgiliane.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavia la patria vera del «mago Virgilio» fu
+Napoli, sua città prediletta e suo mitico sepolcro; e
+noi seguiteremmo colà con grande onoranza il negromante
+sul suo pallone, se non temessimo di allontanarci
+soverchiamente dal suolo storico di Roma. Il serio amico
+di Asinio Pollione, il poeta che ebbe natura sì timida da
+sbassare gli occhi davanti ogni sguardo curioso o scrutatore,
+<span class="pagenum" id="Page_770">[770]</span>
+sarebbe rimasto di stucco se avesse potuto presagire
+di che novelle, in gran parte puerili, la fantasia
+degli imbarbariti Napoletani avrebbe circondato la sua
+memoria. Ed è infatti meravigliosa cosa vedere con che
+fede ingenua gli stessi uomini più gravi, sulla fine del
+secolo duodecimo, ricantavano cotai favole. L’inglese
+Gervasio di Tillbury, maresciallo del regno di Arles,
+nella sua opera intitolata: <i>Otia Imperialia</i> dedicata a
+Ottone IV imperatore, registra con ispeciale predilezione
+fra i molti <i>mirabilia</i> del mondo eziandio i portenti
+che fece Virgilio a Napoli. Chi sa che il poeta
+dell’epopea nazionale romana avesse potuto in qualche
+modo compiacersi che lo si onorasse come mago per la
+sua edificazione della <i>Salvatio Romae</i> (quello che era
+l’officio generale di polizia dell’Impero), ma a Napoli
+certamente non avrebbe tenuto per cosa lusinghiera il
+vedersi attribuite le arti di un Cagliostro o propriamente
+di un ciarlatano: ei vi inventa una mosca di bronzo
+fatta con bell’arte che pone in fuga tutte le mosche
+vive; serra dentro di porta Capuana tutti i serpenti;
+con un cavallo di bronzo divezza i cavalli che sbassino
+le terga; con un pezzo di carne apprestato con magiche
+virtù tiene costantemente ventilato e fresco il mercato
+delle carni; sul monte delle Vergini riduce un giardino
+di erbe mediche, dove la pianta di Lucia ridona la vista
+alle pecore cieche; con una statua di bronzo di un trombettiere
+o di un arciero piglia in rete il vento di mezzodì,
+oppure accheta il Vesuvio. Cose più degne di lui
+forse potevano essere queste: aver costruito sopra una
+base di uova il castel dell’Uovo, traforato la grotta di
+Posilippo, scoperto i bagni curativi di Puteoli, l’uso dei
+<span class="pagenum" id="Page_771">[771]</span>
+quali gli invidiosi medici di Salerno mandarono a male,
+cancellando le epigrafi che ne denotavano il sito&#8205;<a class="tag" id="tag844" href="#note844">[844]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Però alle mura di Napoli non giovò l’artificiosissimo
+palladio che Virgilio aveva con magica virtù chiuso
+entro ad un’ampollina di vetro; chè Enrico VI, senza
+averne alcun impedimento, le fe’ smantellare nell’anno
+1196. Corrado, cancelliere suo ed eletto vescovo di
+Hildesheim, che accompagnò l’Imperatore come legato
+del reame di Sicilia, afferma con credula serietà
+che, ad onta di quel palladio, le mura di Napoli furono
+atterrate dai prodi Tedeschi, ma protesta pieno di reverenza
+pel grande negromante, che una fessura aveva
+nociuto alla magica fiala; e confessa che gli Alemanni
+non osarono di abbattere la così detta «porta di ferro»,
+per paura che ne uscissero i serpenti cui Virgilio con
+suoi sortilegi aveva chiuso lì entro&#8205;<a class="tag" id="tag845" href="#note845">[845]</a>. E quell’uomo
+<span class="pagenum" id="Page_772">[772]</span>
+posto in luogo insigne accertava con profonda convinzione
+(onde certo partecipava anche l’imperatore Enrico)
+di aver posto a prova i portenti di Virgilio, e di aver
+visto coi suoi proprî occhi che quando si esponevano
+all’aria le ossa del poeta oscuravasi di repente il cielo
+e il mare si agitava in burrasca. La sua romanzesca
+lettera indiritta ad Erbordo di Hildesheim (e incastonata
+come una gemma preziosa nella «Cronica degli Slavi»
+scritta da Arnoldo) schiude la serie immensa di quelle
+relazioni che fino ai dì nostri vennero componendo i
+Tedeschi dei loro viaggi in Italia. È cosa assai amena
+vedere quante cose apprendeva nell’Italia meridionale
+la fantasia del Cancelliere, scaldata allo spettacolo di
+un mondo nuovo e bello, e nutrita di studî classici. Colà
+egli scopriva financo il Parnasso e l’Olimpo, si rallegrava
+che il fonte ispiratore d’Ipprocrene venisse allora
+a scorrer dentro dei confini dell’Impero tedesco, navigava
+con mitologico ribrezzo fra Scilla e Cariddi, passava con
+gran letizia davanti a qualche luogo appellato Sciro, dove
+Teti aveva tenuto nascosto l’eroico figliuolo suo Achille,
+con sommo diletto vedeva nel teatro di Tauromenio lo
+spaventoso labirinto del Minotauro, e in Sicilia faceva
+la conoscenza dei Saraceni, i quali possedevano l’invidiabile
+potenza, ereditata dall’apostolo Paolo, di ammazzare
+col solo sputo i serpi velenosi&#8205;<a class="tag" id="tag846" href="#note846">[846]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_773">[773]</span>
+</p>
+
+<p>
+Lasciamo queste sollazzevoli leggende, che avvivano
+di un colorito tanto vivace l’età credula di portenti, nella
+quale venne in fiore appo i Tedeschi la poesia cavalleresca,
+e conchiudiamo questi <i>mirabilia</i> registrando le
+notizie di un altro viaggiatore, che prima dell’anno
+1173 vide e brevemente descrisse quella Roma, dove
+Corrado non ebbe posto il piede. Ai <i>mirabilia</i> di Roma
+aggiunse qualche cosa Beniamino di Tudela, ebreo spagnuolo,
+il quale, precursore di Giovanni di Mandeville,
+scrisse, in lingua ebraica e secondo il genio del suo secolo,
+una relazione favolosa del viaggio che egli fece fin
+giù nelle Indie e in China&#8205;<a class="tag" id="tag847" href="#note847">[847]</a>.
+</p>
+
+<p>
+L’erudito Rabbino vide Roma soltanto con occhio
+d’ebreo, giacchè naturalmente quel che più lo allettava
+si erano le attenenze della città mondiale con Israello e
+colla caduta di Gerusalemme avvenuta sotto di Tito e di
+Vespasiano. Diamo accoglienza qui alla sua meravigliosa
+descrizione, avvegnaddio essa sia la sola narrazione di
+un viaggio a Roma, che noi possediamo dell’epoca medioevale
+fino ad ora percorsa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_774">[774]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Roma», dice Beniamino, «consta di due parti
+che il fiume Tevere traversa per modo, che l’una, stando
+dall’altra, si vede. Nella prima è il massimo tempio,
+che romanamente si appella il san Pietro; e colà
+havvi eziandio il palazzo del grande Giulio Cesare,
+con molti edificî ed opere che assai diversi sono da
+quelli del rimanente mondo&#8205;<a class="tag" id="tag848" href="#note848">[848]</a>. La Città qua ruinosa,
+là abitata, ha un circuito di ventiquattro miglia. Contiene
+ottanta palazzi degli ottanta re, che tutti appellansi
+imperatori, dall’impero di Tarquinio all’impero di
+Pipino padre di Carlo, che per il primo tolse le Spagne
+agli Ismaeliti e le assoggettò al suo giogo. Ivi, fuor di
+Roma, è il palazzo di Tito, cui i trecento senatori non
+vollero fare accoglienze perchè disobbedì al loro comando;
+infatti, invece che in due anni di tempo, solamente dopo
+il terzo egli conquistò Gerusalemme. Oltracciò mirasi il
+palazzo di re Vespasiano, edificio poderoso e saldo che
+pare un tempio&#8205;<a class="tag" id="tag849" href="#note849">[849]</a>. Di più evvi il palazzo di re Galbino
+con trecentosessanta portici; tanti sono quanti ha giorni
+un anno, e misurano tre miglia di circuito. E un tempo in
+cui vennero fra loro a guerra, più di centomila Edomei
+furono uccisi in quel palazzo, e le loro ossa ancora
+oggidì si vedono colà appese. E il re fece da ogni parte
+<span class="pagenum" id="Page_775">[775]</span>
+ritrarre in iscultura tutta quella guerra; battaglie e
+battaglie, uomini con armi e con cavalli, tutto vi fu
+inciso in marmo: così egli volle che anche dopo lunghi
+secoli quella guerra antica stesse raffigurata innanzi
+agli occhi dei posteri&#8205;<a class="tag" id="tag850" href="#note850">[850]</a>. Là evvi la grotta sotterranea
+dove siedono il re e la regina in trono, e all’incirca
+cento principi dell’Impero, tutti scolpiti in simulacri;
+e vengono giù fino ad oggi. Nella chiesa di
+santo Stefano, vicino la sua statua dentro del santuario,
+sono due colonne di bronzo, opera di re Salomone,
+che dorme in pace. Su ciascuna colonna sta scritto:
+Salomone figlio di Davide; e mi raccontavano gli Ebrei
+che ivi sono, qualmente ogni anno, ai 9 di Luglio, ne
+trasuda un umore che par acqua. Havvi colà la spelonca
+dove Tito figlio di Vespasiano depose i sacri vasi del
+tempio, che egli trasportò con sè di Gerusalemme. Nel
+monte, vicino al Tevere, v’è ancora un’altra grotta,
+dove riposano i dieci giusti (benedetta ne sia la memoria!)
+che furono uccisi sotto il regno dei tiranni.
+Arrogi che innanzi al tempio dell’imagine Lateranense è
+rappresentato Sansone, il quale tiene in mano il globo di
+marmo; e v’è Assalonne figlio di Davide, e Costantino
+che edificò Costantina, da lui Costantinopoli appellata.
+La sua statua e quella del cavallo sono di bronzo, ma in
+antico erano coperte d’oro»&#8205;<a class="tag" id="tag851" href="#note851">[851]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_776">[776]</span>
+</p>
+
+<p>
+Anche in Beniamino si rivela lo spirito dei <i>Mirabilia</i>,
+ed è cosa amena imaginare il Rabbino, che, vestito
+della lunga veste talare ed accompagnato dai suoi
+correligionari di Transtevere timidi ma servizievoli,
+va girando per la solitaria città, e se ne fa narrare le
+meraviglie leggendarie. Anche il ghetto di Roma aveva
+i suoi archeologi e la sua archeologia, la quale raccontava
+di attenenze favoleggiate od anche isteriche, che
+la Città aveva avuto col popolo di Davide. Simiglianti
+leggende erano abbastanza antiche: di già nel sesto
+secolo Zaccaria vescovo armeno pretendeva sapere che
+Vespasiano avesse rizzato in Roma venticinque statue
+in bronzo dei re ebrei; e la <i>Graphia</i> narra che in
+Laterano si custodiva l’Arca santa dell’alleanza, il candelabro
+dalle sette braccia, e reliquie di Mosè e di Aronne.
+Però Beniamino passa tutto questo in silenzio,
+e gli archeologi ebrei gli mostravano soltanto una mitica
+grotta, nella quale sarebbero stati deposti gli arredi
+del tempio. Del resto, anche pei Romani erano
+divenute cosa di alta rilevanza le relazioni con Gerusalemme,
+segnatamente dopo le Crociate; e i <i>Mirabilia</i>
+<span class="pagenum" id="Page_777">[777]</span>
+affermano che, vicino san Basilio (nella muraglia del
+Foro di Augusto), fosse infitta una gran tavola di
+bronzo, sulla quale a caratteri greci e latini era scritto
+il patto d’amicizia che in antico i Romani avevano
+conchiuso con Giuda Maccabeo&#8205;<a class="tag" id="tag852" href="#note852">[852]</a>. Beniamino non si
+sofferma neanche su di questa tradizione locale; e noi
+deploriamo massimamente che egli s’abbia trattenuto
+a Roma soltanto breve tempo, e che ancor più brevemente
+egli abbia narrato di ciò che vi vide. Se egli
+ci avesse lasciato della Roma di quel tempo tante notizie,
+quante di Palermo ne tramandò Ibn-Djobeïr contemporaneo
+suo, forse sarebbero state di gran pregio.
+Ma la grandezza della Città e delle sue rovine intorbidava
+la vista financo a’ cristiani educati negli studî
+classici; e assai acconciamente il Rabbino di Tudela
+poneva fine ai suoi abbozzi con queste parole: «In
+Roma vi sono ancora altri edificî ed opere, che nessun
+uomo è capace di numerare».
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_778">[778]</span>
+</p>
+
+<h4 id="cap7-8-4">§ 4.
+<span class="smaller">I monumenti e i loro proprietarî nel secolo duodecimo. — Il
+Senato romano incomincia a dare provvedimenti
+per la loro conservazione. — La colonna di Trajano. — La
+colonna di Marc’Aurelio. — Architettura degli edificî privati
+nel secolo duodecimo. — La torre di Nicolò. — Le torri
+di Roma.</span></h4>
+
+<p>
+Allorchè abbiamo parlato degli sventurati avvenimenti
+del secolo undecimo abbiamo anche fatto la storia
+delle rovine della Città: ed eziandio nel duodecimo
+Roma fu così piena di guerre, ch’ei si può di leggieri
+imaginare quanti vetusti monumenti ne andassero distrutti.
+Le battaglie avvenute al tempo di Enrico IV
+e l’incendio devastatore appiccato da Roberto Guiscardo
+annientarono una gran parte dei monumenti dell’antichità.
+Allorchè poi Roma risorse da quelle ceneri gli
+avanzi di edificî provvidero materiali per la sua restaurazione.
+Nessun magistrato vegliava più per la conservazione
+delle vecchie fabbriche, donde si strappavano
+pietre sopra pietre, in quello che allora, come in passato,
+marmi squisiti e perfino statue si gettavano nelle
+fosse da calce. Roma continuava a far da miniera di
+preziosi materiali; chi ne voleva ne pigliava, anche la
+gente forestiera; e, come un tempo Desiderio aveva
+portato a Monte Cassino colonne tolte a Roma, lo stesso
+anche adesso per certo facevano Principi e Vescovi stranieri.
+Venivano nella Città, miravano con occhi desiderosi
+magnifici ornati dell’antichità, e l’abbandono in
+cui erano lasciati gli allettava a servirsi di essi. Il
+celebre Sugero, abate di san Dionigi e contemporaneo
+<span class="pagenum" id="Page_779">[779]</span>
+di san Bernardo, confessa di aver visto nei bagni di
+Diocleziano e nelle altre terme di Roma delle colonne
+meravigliose, e di avere avuto bramosia di portarle per
+nave in Francia, dove, giusto allora, egli era affaccendato
+a riedificare la sua Abazia: e se la difficoltà del trasporto
+ed altre circostanze a lui impedivano di farlo, ei si può
+facilmente argomentare che altri Vescovi e città non
+trovassero di cosiffatti ostacoli&#8205;<a class="tag" id="tag853" href="#note853">[853]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavolta gli edificî pubblici appartenevano di diritto
+allo Stato; e trovansi documenti di questo tempo,
+in cui Pontefici concedono a uomini privati od a chiese
+il possedimento di monumenti. Nella massima parte le
+rovine antiche erano trapassate in possesso cotale;
+così poterono salvarsi dalla distruzione completa che le
+avrebbe colpite se fossero state senza padrone; e lo stesso
+uso che ne facevano i loro proprietarî le danneggiava sì
+ma non le annientava. Un esempio del modo come andava
+la cosa ce lo porge l’arco trionfale di Settimio
+Severo. Nell’anno 1199 Innocenzo III conferma alla
+chiesa dei santi Sergio e Bacco il possesso di una parte
+di esso. «Confermiamo», così dice la sua Bolla, «in
+possesso vostro la metà dell’arco trionfale, che consta
+<span class="pagenum" id="Page_780">[780]</span>
+di tre archi, dei quali uno fra’ minori sta presso alla vostra
+chiesa (sopra v’è edificata una torre), e la metà di
+tutto l’arco di mezzo, colle camere vicine all’arco
+minore;» e vi si soggiunge che l’altra metà del monumento
+appartiene agli eredi di un tal Cimino. Perciò
+l’arco trionfale spettava a due proprietarî; sopra e
+tutt’all’intorno v’avevano fabbriche; era fortemente
+munito, e sulla sua piattaforma posava una torre&#8205;<a class="tag" id="tag854" href="#note854">[854]</a>.
+</p>
+
+<p>
+I Pontefici continuavano pertanto a tenere antichi
+edificî in conto di beni dello Stato; si ricorderà che
+Lucio II dava ai Frangipani il Circo Massimo, e che la
+Chiesa pretendeva eziandio alla proprietà del castel
+Sant’Angelo e del Panteon. Ma come i Romani ebbero
+conseguito la loro libertà, anche la Città pretese essere
+proprietaria dei monumenti publici, quanti di essi famiglie
+romane non avevano omai tramutato in loro turriti
+palagi. Il Senato si tolse cura di mantenere in assetto
+le mura della Città, ed anzi il Papa fu costretto a contribuirvi
+con una moneta annuale. Perciò è che sulle
+venerande mura di Aureliano, presso ai nomi di Imperatori
+e di Consoli antichi, leggonsi quelli di Senatori
+del medio evo, proprio del tempo del Barbarossa. Nell’anno
+1157 il Senato restaurò una parte delle mura
+che era prossima alla <i>Porta Metronis</i>; ed oggidì ancora
+sulla torre «della Marana» vedesi una lapide commemorativa,
+che discorre di quel restauro, e registra i nomi
+<span class="pagenum" id="Page_781">[781]</span>
+dei Senatori allora in reggimento, senza pur fare
+menzione del Pontefice&#8205;<a class="tag" id="tag855" href="#note855">[855]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Nessuna iscrizione annuncia che Senatori ovvero
+Papi restaurassero un solo acquedotto; un profondo
+silenzio ricopre queste grandi e preziose opere di Roma
+antica. Ma il nome di un Senatore del medio evo fa tuttavia
+bella mostra di sè sopra uno dei ponti dell’isola.
+Sul ponte Cestio leggesi questa scritta: «Benedetto
+senatore eccelso dell’illustre Città restaurò questo
+ponte quasi ruinato;» senza dubbio fu Benedetto
+<i>Carushomo</i> che compiè quel lavoro&#8205;<a class="tag" id="tag856" href="#note856">[856]</a>. Anche ponte
+Milvio, che i Romani avevano distrutto al tempo di
+Enrico V, fu riparato dal Comune; lo si rammenterà
+pensando alla lettera che il Senato indirisse a Corrado.
+</p>
+
+<p>
+Ancor più glorioso è un documento dell’alacrità
+onde si curava questa specie d’imprese. Ai 27 Marzo
+1162, un giorno dopo l’entrata che il Barbarossa fece
+nella sventurata Milano, e, vedi caso! precisamente il
+dì stesso in cui cominciò la barbara distruzione di
+quella città, il Senato romano decretò provvedimenti
+per la conservazione della colonna di Trajano, «affinchè
+<span class="pagenum" id="Page_782">[782]</span>
+non vada distrutta nè mutilata, ma, finchè duri il
+mondo, si mantenga intera e senza danno, nella figura
+che adesso si trova avere, ad onore di tutto il popolo
+romano. Chi tenterà recarvi guasto sarà punito di
+morte, e i suoi beni saranno confiscati»&#8205;<a class="tag" id="tag857" href="#note857">[857]</a>. Quello
+splendido monumento delle grandi geste belliche di
+Trajano apparteneva allora (veh! ironia delle cose
+umane) alle vergini monache di san Ciriaco; e il Senato
+romano, neppur pensando alla sconvenevolezza di
+cosiffatta cosa, confermò precisamente a quel monastero
+il possedimento della colonna e della piccola chiesa
+di san Nicolò posta ai suoi piedi. Anche la colonna
+di Marco Aurelio spettava pur sempre ai frati di san
+Silvestro <i>in Capite</i>. Un’iscrizione posta nell’atrio di
+questo convento dice così: «Poichè la <i>Columna Antonini</i>,
+pertinente al monastero di san Silvestro, e la
+sua attigua chiesa di sant’Andrea passarono da lungo
+tempo per ragione di affittanze in altrui mani, insieme
+colle oblazioni onde i pellegrini presentano l’altare superiore
+e quello inferiore; affinchè questo fatto non
+s’abbia mai più a ripetere, per autorità di Pietro principe
+degli Apostoli e dei santi Stefano, Dionisio e Silvestro,
+<span class="pagenum" id="Page_783">[783]</span>
+malediciamo e con vincolo di anatema leghiamo
+l’Abate e i monaci, le quante volte si arrogassero di
+dare la colonna e la chiesa in affittanza o in beneficio.
+Se poi taluno con violenza fosse per togliere la colonna
+al nostro monastero maledetto sia in eterno come predone
+di templi; anatema eterno lo avvinca. Così sia.
+Questo fu decretato per podestà dei Vescovi, dei Cardinali
+e di molti preti e laici intervenuti. Pietro per
+la grazia di Dio, umile abate di questo cenobio, coi
+fratelli suoi, fece e confermò nell’anno del Signore 1119,
+indizione XII»&#8205;<a class="tag" id="tag858" href="#note858">[858]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Insieme colla libertà crebbero l’amore per l’antichità,
+la venerazione dei suoi monumenti e il sentimento
+dello splendore imperituro, che Roma conseguiva dalle
+opere d’arte degli avi. Omai anche i maggiorenti provavano
+il bisogno di acquistarsi decoro con edificazioni
+e di accrescere l’ornamento della Città. A cotale intento
+fu fabbricata la torre vicina al ponte dei Senatori (ponte
+Rotto), alla quale più tardi nel medio evo si diè nome di
+Monzone, e che il popolo, da quel novellatore ch’egli è,
+ancora oggidì appella «casa di Pilato», oppure «di Cola
+di Rienzo». Questo mirabile edificio, testa di ponte,
+donde si esigeva tributo di pedaggio (e presso ai ponti di
+Roma, quasi tutti, erano erette torri), ebbe a quell’età la
+<span class="pagenum" id="Page_784">[784]</span>
+pretesa di palazzo sontuoso. Le sue rovine di solida muratura
+a mattoni sono ancora oggidì il più notevole
+monumento della bizzarra architettura delle fabbriche
+private di Roma medioevale. Era tutto disposto a cornici
+ed a piccoli loggiati, e vi si entrava dalla via per una
+porta fatta a volta. Nell’interno aveva stanze fatte con
+solide volte a crociera, e dal pianterreno si saliva ad un
+appartamento superiore per una scala di pietra. L’esterno
+era ornato di frammenti antichi; mezze colonne di rozzo
+ammattonato sostenevano un fregio rappezzato di varî
+ornati, dove fanno comparsa qua rosette di marmo, là
+arabeschi e piccoli rilievi di figure mitologiche. Il busto
+del suo costruttore (tornavasi dunque in Roma a scolpire
+ritratti in marmo) era in origine collocato in una nicchia,
+presso la porta; sparve esso, ma rimase il distico pomposo
+che vi si accompagnava&#8205;<a class="tag" id="tag859" href="#note859">[859]</a>. Un’altra iscrizione lunga
+e di stile barbarico in versi leonini dice il nome dell’edificatore
+e della sua famiglia. La sua tronfiezza prettamente
+romana fa risovvenire dei discorsi ampollosi dei
+Romani a Corrado e a Federico, ma la cristiana mestizia
+che in stile d’epigrafe deplora il nulla di ogni grandezza
+terrena non manca certo di poetica leggiadria.
+Vi è detto: «Nicolò, padrone di questa casa, seppe bene
+che inane è la gloria del mondo. A edificarla, non tanto
+<span class="pagenum" id="Page_785">[785]</span>
+lo indusse ambizione vana, quanto il desiderio di rinnovare
+la magnificenza antica di Roma. Dentro di una
+bella magione non ti scordare del sepolcro; rammenta
+che non vi devi dimorar lungo tempo. La morte ha
+le ali. Nessun uomo eternamente vive; il nostro soggiorno
+in terra è breve, e la nostra corsa rapida come
+leggera è piuma. Guardati pur dal soffio dell’aria,
+serra pur la tua porta a cento giri di chiavi, falla guardare
+da mille scolte; tanto e tanto la morte siede al tuo
+capezzale. Se anche tu ti chiudessi in un castello che toccasse
+il cielo, la morte non farebbe che più ratto coglier
+te, preda sua. Sublime s’eleva alle stelle questa casa.
+Dalle fondamenta alle cime la eresse il primo fra i primi,
+Nicolò magno, per rinnovellare le glorie de’ suoi avi. Il
+padre suo ebbe nome Crescente; Teodora, la madre.
+Questa casa famosa edificò per il suo diletto figliuolo;
+a David lasciolla egli, padre»&#8205;<a class="tag" id="tag860" href="#note860">[860]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_786">[786]</span>
+</p>
+
+<p>
+Senza fondamento di sorta, nell’edificatore si volle
+ravvisare uno dei Crescenzî, anzi il celebre Crescenzio
+dell’età di Ottone III, laddove, a nostra saputa, in quella
+famiglia non v’ebbe alcuno di nome Nicolò. L’arte romana,
+che creò un edificio sì strambo di forme, era a tanta
+distanza da quella che costruì la torre fiorentina di Giotto,
+quanto la Cronica di Benedetto da Soratte si discosta
+da quella di Dino Compagni. Della fabbricazione è incerto
+il tempo; però, senza dire dei rapporti storici, lo
+stile dell’inscrizione palesa il secolo undecimo oppure il
+duodecimo&#8205;<a class="tag" id="tag861" href="#note861">[861]</a>. Il gusto di quel palazzo baronale pare cosa
+tanto più barbarica, quanto che vicinissimo esistono due
+piccoli templi romani ben conservati e di semplice bellezza.
+Se a questi avesse paragonato il suo lavoro, l’architetto
+del medio evo avrebbe dovuto sentirsi vergognato;
+eppure può darsi che l’opera sua quando fu compiuta,
+fosse reputata la magnifica di tutta Roma, e che
+non mancasse di un’apparenza di pompa grandiosa:
+quest’è certo, che un tal quale effetto pittoresco doveva
+avere. Del sontuoso edificio, che il Console romano provvide
+<span class="pagenum" id="Page_787">[787]</span>
+di un’iscrizione, la quale si avrebbe acconciato ad
+un’opera di Rampsinito, non esiste oggidì che un piccolissimo
+avanzo, la rovina della torre; e alla vanità dell’edificatore
+fa insulto una stalla ed un fenile, che ora
+sono collocati nella sublime magione del «primo fra i
+primi.»
+</p>
+
+<p>
+Se oggidì durassero in Roma i palazzi dei Pierleoni
+e dei Frangipani avremmo davanti a’ nostri occhi fabbriche
+fantastiche di eguale specie. Giusto in questa età
+sorgevano a Roma d’ogni parte torri, o edificate a nuovo
+dalle fondamenta, oppur costruite a muratura di mattoni
+sopra monumenti antichi. Non v’era più un arco di
+trionfo, che non fosse reso turrito. I soli Frangipani
+avevano adoperato a loro fortezze gli archi di Tito e di
+Costantino, e parecchi archi di Giano. Vicin l’arco di
+Tito era la maggior torre della loro rocca palatina, la
+<i>Turris Cartularia</i>, della quale i <i>Mirabilia</i> dicono che
+fosse stata edificata sul tempio di Esculapio&#8205;<a class="tag" id="tag862" href="#note862">[862]</a>. Anche
+il Circo Massimo sarà stato irto delle lor torri, ed un
+arco colà esistente, che eglino in simil modo guarnivano,
+diede a un ramo di loro famiglia il nome <i>De Arco</i>.
+</p>
+
+<p>
+In tutte le città d’Italia dominava allora il fervore
+(facilmente se ne comprende la ragione) di edificare di
+queste torri. Pisa ne possedeva tante, che Beniamino di
+Tudela poteva esagerarne il numero fino a diecimila.
+Monumenti di quel tempo di libertà e di guerre di città,
+durano ancora l’alto campanile di san Marco a Venezia;
+<span class="pagenum" id="Page_788">[788]</span>
+la celebre torre degli Asinelli e quella inclinata che è
+detta la Garisenda a Bologna; la magnifica torre pendente
+della cattedrale di Pisa. Gli architetti Buonanno
+e Guglielmo il Tedesco riempierono Italia della loro nominanza
+e delle loro opere; a Roma invece non si parla
+di alcun architetto rinomato. Le torri che qui si fabbricavano
+avevano or qua, or là degli ornati eccellenti o di
+forma pretensiosa, come è di quella di Nicolò; ma generalmente
+erano costruzioni di rozzi mattoni, tirate su in
+fretta, facili a distruggersi, e facili con altrettanta prestezza
+a restaurarsi. In parecchi quartieri della Città si
+vedono torri medioevali ancora abbastanza conservate;
+sono tutte composte di pietra cotta, quadrangolari, non
+rastremate in cima, senza compartimenti; ora erano isolate,
+or s’alzavano da palazzi che dirsi potevano vere
+castella. Se sia vero che le mura della Città, giusta il
+conto dei <i>Mirabilia</i>, avessero più di trecentosessanta
+torri; se si aggiungano gl’innumerevoli campanili delle
+chiese, e le torri dei palazzi famigliari, e i pinnacoli delle
+ruine antiche, ei si può imaginare che mirabile veduta
+dovesse produrre di sè questa città di Roma, che anche
+oggidì par tanto bella e maestosa all’occhio di chi la
+contempla, nell’ammasso di tutte le sue cupole grandiose.
+Quella foresta di oscure torri, che levavano il loro
+capo con un aspetto minaccioso, le dava allora un carattere
+selvaggio, melanconico, guerriero, che doveva
+commuovere di grave impressione anche l’animo dei
+potentissimi Imperatori.
+</p>
+
+<p>
+Però nel secolo duodecimo la città di Roma mostrava
+uno spettacolo confuso di ruina, di disordine e di stato
+barbarico, cui la più vivace fantasia non ha forza sufficiente
+<span class="pagenum" id="Page_789">[789]</span>
+di ideare. Dopo l’incendio dei Normanni, i colli
+diventavano ognor più deserti; presto la rigogliosa vegetazione
+del mezzodì li ricopriva di piante e di erbe; antichi
+quartieri della Città diventavano terreni campestri.
+La popolazione si andò addensando dalla parte del Tevere
+e del Campo di Marte, appiedi del Campidoglio mesto
+nell’aspetto, ma or nuovamente fatto libero: e colà,
+in labirinti di regioni e di chiassuoli, ne’ quali i cumuli di
+ruine, e templi, e monumenti crollati interrompevano ad
+ogni tratto il passaggio, sedeva il fiero popolo dei Romani,
+scarso di numero, ma pur forte abbastanza per
+discacciare i Papi e per ributtare gli Imperatori dalle
+vetuste mora di Aureliano.
+</p>
+
+<h4 id="cap7-8-5">§ 5.
+<span class="smaller">Architettura ecclesiastica. — Suo risorgimento nel
+secolo duodecimo. — Santa Maria in Cosmedin. — Santa
+Maria in Transtevere. — La pittura in Roma. — Incominciamenti
+della scultura. — I primi Cosmati. — Eugenio III
+e Celestino III danno principio all’edificazione del palazzo
+Vaticano.</span></h4>
+
+<p>
+Come fu posto fine alla controversia delle investiture,
+Roma ebbe un periodo di calma, nel quale la Città
+potè lentamente sollevarsi dalla sua ruina. Ma troppo
+breve fu quel tempo di quiete, e grande troppo l’inopia
+di Roma perchè i Pontefici riuscissero a restaurare la
+Città, quand’anche posseduto ne avessero il buon genio
+e il fervore di Calisto II. Quando si dice di opera che i
+Papi diedero a restaurazioni, non si può intendere d’altro
+che della edificazione di chiese; vi si provvedeva con
+denaro publico, e per necessità que’ lavori s’imprendevano,
+dappoichè il culto esigeva che si riparassero le basiliche
+<span class="pagenum" id="Page_790">[790]</span>
+danneggiate dai guasti di così orribili guerre. L’esempio
+di magnifiche opere di architettura che altre
+città andavano erigendo allettava ad emulazione, e col
+secolo duodecimo l’arte si risvegliava in Italia a nuova
+vita. Però un’attività siffatta in Roma fu lenta lenta,
+e andò tanto alla cheta che appena la si avvertì. Laddove
+nella più parte delle republiche italiane si costruivano
+chiese sontuose di uno stile ch’era nuovo in parte,
+l’architettura romana per qualche secolo si restrinse
+a rinnovare e a rendere adorne quelle che già esistevano.
+</p>
+
+<p>
+La chiesa di santa Maria in Cosmedin porge testimonianza
+che omai sul principio del secolo duodecimo
+s’era fatto vivo un più fervido sentimento del bello.
+Quel vago tesoretto dell’arte medioevale fu restaurato
+sotto di Calisto II, e con pio amore Alfano camerario di
+questo Papa lo rese abbellito. La chiesa conserva ancora
+molti ornati di quell’età, sculture di stile semplice che
+egregiamente denotano un’epoca nella quale, in mezzo
+a una ferrea barbarie, la musa comincia a far capolino
+con leggiadro viso infantile e con timidi vezzi. Chi visita
+la chiesa sente spirarsi pel volto un alito di quel secolo
+allorchè vi mira il grazioso e variopinto musaico del
+pavimento, gli eleganti amboni di marmo, i pilastri della
+porta, la cattedra vescovile a musaico che è nell’abside,
+e parecchie altre opere del tempo di Alfano&#8205;<a class="tag" id="tag863" href="#note863">[863]</a>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_791">[791]</span>
+</p>
+
+<p>
+Già più addietro notammo che Calisto II edificò nel
+san Pietro e nel Laterano, dove fece rappresentare con
+povere pitture le vittorie della Chiesa. Salvo qualche
+interruzione, anche i suoi succeditori ripresero l’alacre
+opera di lui; segnatamente vi si illustrò Innocenzo II. Il
+vero monumento del pontificato di questo Papa è la
+santa Maria in Transtevere. L’antichissima basilica, che
+oggidì ancora è una di quelle che destano più attrattiva
+in Roma, fu da lui riedificata a nuovo dopo la morte di
+Anacleto. Il Papa era transteverino di nascita, e le torri
+della sua famiglia si erigevano nel circondario di quella
+parrocchia. Però egli non giunse a compiere la chiesa;
+fecelo soltanto Innocenzo III, ma, ad onta di parecchi mutamenti
+introdottivi nel corso dei tempi, essenzialmente
+essa è pur sempre monumento di lui. Colle sue ventiquattro
+colonne di granito bruno, i cui capitelli contengono
+ancora tanto classicismo pagano, coll’antica travatura
+che posa su di esse, col vecchio suo pavimento, col tabernacolo
+sostenuto da colonne di porfido, co’ suoi musaici,
+questa chiesa è tuttavia ripiena del vetusto spirito
+cristiano che proprio era del medio evo di Roma&#8205;<a class="tag" id="tag864" href="#note864">[864]</a>.
+Molti dei musaici dell’abside e dell’arco, quantunque
+<span class="pagenum" id="Page_792">[792]</span>
+restaurati, appartengono a quel tempo. Non hanno
+gusto tutt’affatto barbarico, e mentre pure s’attengono
+alle vecchie tradizioni palesano un fare più sciolto.
+Massimamente le figure del Cristo e della Vergine, sedenti
+sopra un trono dorato, sono imagini degne della
+maestà di un tempio, nè hanno stile soverchiamente
+pesante. Gli altri quadri collocati di sotto sono di
+età più moderna, ma il notevole musaico della nicchia
+vicino alla fronte della basilica (rappresenta la Madonna
+con dieci vergini donne) risale alla metà del secolo
+duodecimo, e dimostra che l’arte del musaico tornava
+a fiorire. Forse, gli artisti che vi lavorarono vennero
+di Monte Cassino&#8205;<a class="tag" id="tag865" href="#note865">[865]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè Desiderio edificò la bella chiesa del suo
+convento, ei se ne procacciò materiali in Roma, ma non
+ne tolse alcun maestro, perciocchè ivi si fosse infiacchita
+ogni attività di arte. La Cronica di Monte Cassino
+espressamente dice, che egli andò a cercare musaicisti
+a Bisanzio, e indi fondò una scuola di quell’arte nel
+suo monastero, acciocchè essa non perisse in Italia,
+dove da cinquecent’anni non la si coltivava più&#8205;<a class="tag" id="tag866" href="#note866">[866]</a>.
+Sennonchè la durata dell’arte de’ musaici in Italia confuta
+quel detto, che è un’esagerazione del Cronista;
+questo solo è verosimile che la scuola di Monte Cassino
+esercitasse molta influenza in Roma; e all’età nella quale
+<span class="pagenum" id="Page_793">[793]</span>
+si composero le strette relazioni coi Re di Sicilia, edificatori
+di duomi magnifici, può darsi che venissero artisti
+da Palermo e che lavorassero per conto dei Papi.
+Però nè la pittura a fresco, nè il musaico cessarono
+mai di aver cultori a Roma. Nella chiesa dei «Quattro
+Coronati», rifabbricata da Pasquale II, trovansi
+mirabili affreschi che adornano le pareti della cappella
+di san Silvestro <i>in Porticu</i>, che Innocenzo II fe’ erigere.
+Anche nella basilica di san Clemente (può darsi che
+la restaurasse Pasquale II, il quale eravi prima stato
+da cardinale), essendosi fatti nell’anno 1862 escavi
+nella chiesa sotterranea, vi si rinvennero pitture che
+devono appartenere al secolo undecimo od al duodecimo&#8205;<a class="tag" id="tag867" href="#note867">[867]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Pertanto la pittura era al servizio delle chiese, e pare
+che omai i suoi artisti ne traessero uno stato di agiatezza
+e di estimazione dal momento che nell’anno 1148
+fra i Senatori trovasi un Bentivenga pittore. E sulla
+metà del secolo duodecimo si tiene nota dei Cosmati,
+famiglia romana di artisti, i quali con molte opere in
+<span class="pagenum" id="Page_794">[794]</span>
+marmo, che fornirono per Roma e pel suo territorio,
+s’ebbero acquistato grande rinomanza. A vero dire, la
+scultura di quel tempo si restringeva soltanto a comporre
+sepolcri, cattedre ossiano amboni, giganteschi candelabri
+di marmo destinati ai cerei pasquali, e tabernacoli,
+dei quali Roma può mostrarne alcuni di quel vecchio
+stile nel san Clemente, nella santa Maria in Cosmedin
+e nel san Lorenzo fuori delle mura&#8205;<a class="tag" id="tag868" href="#note868">[868]</a>. Già da lungo
+tempo sulla piazza lateranense trovavasi collocata la
+statua equestre di Marco Aurelio, chè ve la vide anche
+Beniamino di Tudela; innanzi ad essa Clemente III
+faceva costruire una fontana, dal che ebbe origine quell’errore
+onde fu detto, facesse egli fondere una statua
+equestre di bronzo e la collocasse nel Laterano. Come
+mai l’arte a questa età avrebbe saputo produrre in
+Roma cotali opere in metallo&#8205;<a class="tag" id="tag869" href="#note869">[869]</a>?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_795">[795]</span>
+</p>
+
+<p>
+In mezzo ai tumulti guerreschi della Città artisti
+sedevano dunque nelle loro solitarie officine, proprio in
+quei primi albori dell’arte, e orgogliosamente appellavansi
+«maestri romani» (<i>doctissimi magistri Romani</i>),
+e con fervore pio prestavano la loro opera per le chiese
+che ad essi allogavano commissioni. Dai padri l’arte si
+tramandava ai figli e ai nepoti, e veniva così formando
+delle scuole. Dalla metà del secolo duodecimo in poi quei
+maestri romani avevano ognor più a lavorare, perocchè
+or più quasi non vi avesse un solo Papa, che non
+restaurasse chiese o che non le abbellisse.
+</p>
+
+<p>
+Lucio II costruì a nuovo quella della santa Croce;
+Eugenio III restaurò la basilica di santa Maria Maggiore,
+e la provvide di portico. Papi e Cardinali incominciarono
+a innalzare palazzi: uno ne erigeva Anastasio
+IV vicino al Panteon, ed Eugenio III fabbricava a
+Segni una casa di residenza pontificia. Ampliò egli
+eziandio il Vaticano, e probabilmente rizzò un edificio
+nuovo, di cui Celestino III continuò la costruzione. Infatti
+i detti due Pontefici sono reputati per quelli che
+posero le fondamenta del palazzo vaticano&#8205;<a class="tag" id="tag870" href="#note870">[870]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Clemente III e Celestino III edificarono anche presso
+al palazzo lateranense. Dal primo ha origine eziandio
+il chiostro del san Lorenzo, la più antica opera di quella
+specie che v’abbia in Roma; ed esso ormai accenna
+allo stile del secolo seguente, nel quale si seppe comporre
+<span class="pagenum" id="Page_796">[796]</span>
+chiostri graziosi con piccoli portici rivestiti di
+mosaici&#8205;<a class="tag" id="tag871" href="#note871">[871]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Sulla fine del secolo duodecimo pertanto anche in
+Roma si scorge un’alacrità operosa per l’arte, che si
+accorda coll’impulso universale che ne commuove tutta
+Italia. Però a Roma l’arte non conseguì mai uno splendore
+nazionale. Piuttosto essa andò in cerca del suolo
+vergine di quelle città, nelle quali non era angustiata
+dalle leggi tiranniche della tradizione: e nell’anno 1200
+nasceva quel Nicola Pisano, genio meraviglioso di una
+nuova epoca di coltura, che venne in fiore nel secolo
+decimoterzo.
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+FINE DEL VOLUME QUARTO.
+</p>
+
+<div class="somm">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_797">[797]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="indice" href="#indfront">
+INDICE</a>
+<span class="smaller">DEL QUARTO VOLUME&#8205;<a class="tag" id="tag872" href="#note872">[872]</a></span></h2>
+
+<table class="indice">
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="center">LIBRO SETTIMO.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="center">STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO UNDECIMO.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo primo</span>. — § 1. Stato che la città di Roma tiene nella gloria universale durante il secolo undecimo. — Influenza che gli elementi civici esercitano sopra il Papato. — I Lombardi eleggono Arduino a loro re; i Romani eleggono Giovanni Crescenzio a patrizio. — Silvestro II muore nel 1003. — Giovanni XVII e Giovanni XVIII. — Tusculo e i suoi Conti. — Sergio IV. — Fine di Giovanni Crescenzio, nel 1012</td> <td class="pag"><a href="#cap1-7">Facc. 3</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Gregorio eletto papa, è cacciato da Teofilatto ossia Benedetto VIII. — Enrico si dichiara in favore del Papa tusculano. — Enrico II viene a Roma ed è coronato imperatore (1014). — Condizioni di Roma e del suo territorio, in cui sono sorti Conti ereditarî. — La nobiltà romana in qualità di Senato. — Romano, senatore di tutti i Romani. — Tribunale imperiale. — È repressa una sollevazione dei Romani. — Enrico II ritorna. — Fine di Arduino re nazionale</td> <td class="pag"><a href="#cap1-7-2">17</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum" id="Page_798">[798]</span> § 3. Benedetto VIII domina robustamente in Roma. — Sua impresa contro i Saraceni. — Pisa e Genova vengono in fiore. — Italia meridionale. — Ribellione di Melo contro a Bisanzio. — Prime bande di Normanni (1017). — Fine sventurata di Melo. — Benedetto VIII esorta l’Imperatore ad una guerra nell’Italia inferiore. — Spedizione di Enrico II nelle Puglie (1022)</td> <td class="pag"><a href="#cap1-7-3">30</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Principî della riforma sotto di Benedetto VIII. — Muore (1024). — Suo fratello Romano si prende la tiara con nome di Giovanni XIX. — Enrico II passa di vita nel 1024. — Stato d’Italia dopo la morte di lui. — Giovanni XIX chiama Corrado II di Germania a Roma. — Spettacolo che presentano le spedizioni di Roma a questa età. — Coronazione imperiale (1027). — I Romani si sollevano con gran furore. — Re Canuto a Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap1-7-4">37</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 5. Rescritto di Corrado II sull’uso del diritto romano nel territorio pontificio. — Sua impresa gloriosa nell’Italia meridionale: suo ritorno. — Muore Giovanni, e si eleva al pontificato Benedetto IX, fanciullo della famiglia tusculana. — Vita scellerata di quest’uomo. — Condizioni orribili del mondo tutto. — La <i>Treuga Dei</i>. — Benedetto IX fugge presso l’Imperatore a Cremona. — Notevole rivolgimento sociale che avviene in Lombardia. — Eriberto di Milano. — L’Imperatore riconduce a Roma Benedetto IX. — Muove nell’Italia inferiore, e passa di vita nell’anno 1039</td> <td class="pag"><a href="#cap1-7-5">45</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo secondo.</span> — § 1. I Romani cacciano via Benedetto IX, e fanno papa Silvestro III. — Benedetto a sua volta lo discaccia. — Egli vende la cattedra santa a Gregorio VI. — Roma ha tre Papi. — Un Sinodo romano delibera di chiamare Enrico III, perchè ne liberi Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap2-7">57</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Enrico III scende in Italia. — Raccoglie a Sutri un Concilio (1046). — Gregorio VI abdica. — Enrico III eleva al papato Suidgero di Bamberga con <span class="pagenum" id="Page_799">[799]</span> nome di Clemente II: questi lo corona imperatore. — Descrizione della coronazione imperiale. — Traslazione del Patriziato a Enrico III ed a’ suoi succeditori</td> <td class="pag"><a href="#cap2-7-2">65</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Incomincia la riforma della Chiesa. — Enrico III muove nell’Italia inferiore, indi per Roma torna in Alemagna. — Clemente II muore (1047). — Benedetto IX s’impadronisce della santa Sede. — Bonifacio di Toscana. — Enrico innalza Damaso II al pontificato. — Fine di Benedetto IX. — Morte di Damaso. — Brunone di Toul è nominato papa</td> <td class="pag"><a href="#cap2-7-3">80</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Leone IX sale alla cattedra apostolica (1049). — Sua operosità riformatrice. — Corruttela della Chiesa. — Libro del Damiani intitolato <i>Gomorrhianus</i>. — Simonia. — Ildebrando. — Il Papa difetta di redditi. — Macbeth viene a Roma. — L’Italia meridionale. — Leone IX s’impadronisce di Benevento. — Combatte contro i Normanni. — È sconfitto presso a Civita; muore (1054)</td> <td class="pag"><a href="#cap2-7-4">89</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo terzo.</span> — § 1. Genio politico di Ildebrando. — Piano di lui. — L’Imperatore elegge Gebardo di Eichstädt a pontefice. — Goffredo di Lotaringia sposa Beatrice di Toscana. — Enrico III viene in Italia. — Vittore II, papa. — Muore l’imperatore (1056). — Reggenza dell’imperatrice Agnese. — Vittore II, vicario dell’Impero in Italia. — Potenza di Goffredo. — Il cardinale Federico, fratello suo. — Muore Vittore II. — Stefano VI, papa</td> <td class="pag"><a href="#cap3-7">109</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Gli eremiti e san Pier Damiani. — Disciplina di penitenza. — Stefano IX raccoglie intorno a sè uomini illustri, eleggendoli a cardinali</td> <td class="pag"><a href="#cap3-7-2">119</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Progetti di Stefano IX e sua morte. — Benedetto X è elevato dai nobili al pontificato. — Gerardo di Firenze, con nome di Nicolò II. — Ildebrando trae soccorso dai Normanni. — Nuovo decreto sulla elezione. — Progressi dei Normanni. — Eglino prestano al Papa giuramento di vassallaggio. — Caduta di Benedetto X</td> <td class="pag"><a href="#cap3-7-3">129</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum" id="Page_800">[800]</span> § 4. Irritazione che desta in Roma il decreto sull’elezione. — I nemici del sistema d’Ildebrando cospirano. — Nicolò II muore nel 1061. — I Romani ed i Lombardi domandano a re Enrico che elegga un papa. — Condizioni di Milano. — I Paterini. — I Cotta e Arialdo. — In Roma la fazione di Ildebrando elegge Anselmo di Lucca a pontefice. — La corte germanica solleva al papato Cadalo di Parma</td> <td class="pag"><a href="#cap3-7-4">145</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo quarto.</span> — § 1. Alessandro II. — Cadalo scende in Italia. — Benzone viene a Roma con un’ambasciata della Reggente. — Parlamenti tenuti nel Circo e sul Campidoglio. — Cadalo, ossia Onorio II, conquista la città Leonina. — Muove a Tusculo. — Goffredo di Toscana impone un armistizio. — Repentino mutamento delle cose in Alemagna. — Per opera di Annone di Colonia, Alessandro II è riverito per papa (1062). — Entra in Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap4-7">155</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Annone è rovesciato in Germania. — Cadalo ritorna a Roma. — Scoppia nella Città una seconda guerra a cagione del Papato. — Cadalo cade. — Alla fine si riconosce Alessandro II per papa</td> <td class="pag"><a href="#cap4-7-2">165</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Cresce la potenza d’Ildebrando. — Sforzi di riforma. — I Normanni. — Defezione di Riccardo che muove contro Roma. — Goffredo e il Papa conducono un esercito contro di lui. — Nuovo trattato. — L’imperatrice Agnese prende il velo in Roma. — Lotte a Milano. — Erlembaldo Cotta, milite di san Pietro. — Arialdo muore</td> <td class="pag"><a href="#cap4-7-3">172</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Debolezza del Papa in Roma. — Dissoluzione dello Stato della Chiesa. — La Prefettura urbana. — Cencio, caporione de’ malcontenti in Roma. — Cinzio, riformatore fervente, diventa prefetto della Città. — Goffredo di Toscana muore; Beatrice conserva il possesso dei feudi imperiali. — Muore Pier Damiani. — L’Abazia di Monte Cassino. — Festività magnifica della dedicazione della sua basilica, nuovamente edificata da Desiderio (1071)</td> <td class="pag"><a href="#cap4-7-4">181</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo quinto.</span> — § 1. Alessandro II muore. — Ildebrando <span class="pagenum" id="Page_801">[801]</span> sale alla cattedra pontificia. — Sua vita, sua meta. — È ordinato papa, addì 29 Giugno 1073</td> <td class="pag"><a href="#cap5-7">195</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Gregorio VII riceve giuramento di vassallaggio dai Principi di Benevento e di Capua. — Roberto Guiscardo rifiutasi di prestarlo. — Disegni di Gregorio rivolti a rendere i Principi e i loro regni vassalli della Chiesa romana. — Bandisce una crociata universale. — Matilde di Toscana e Gregorio VII. — Suo primo Concilio in Roma; suoi decreti di riforma</td> <td class="pag"><a href="#cap5-7-2">202</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Condizioni di Roma. — Gli avversarî di Gregorio. — Guiberto di Ravenna. — Enrico IV. — Contrarietà che si oppone in Alemagna contro a’ decreti di Gregorio. — Suo decreto che proibisce ai laici di dare le investiture. — Il romano Cencio attenta contro la vita di Gregorio</td> <td class="pag"><a href="#cap5-7-3">214</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Gregorio VII la rompe con Enrico IV. — Il Re fa deporre il Papa in un Concilio raccolto a Worms. — Lettere di lui a Gregorio. — Enrico IV è scomunicato e deposto in un Concilio raccolto a Roma. — Agitazione che se ne sparge nel mondo. — Rapporti fra i due antagonisti. — I ventisette Articoli attribuiti a Gregorio VII</td> <td class="pag"><a href="#cap5-7-4">226</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 5. Gli Stati dell’Impero in Germania si staccano da Enrico IV. — Egli si sveste della podestà regia. — Valica le Alpi per mendicare l’assoluzione dalla scomunica. — Suo suicidio morale a Canossa (1077). — Grandezza morale di Gregorio VII. — I Lombardi disertano il Re. — Questi si riaccosta ad essi. — Muore Cencio. — Muore Cinzio. — Muore in Roma l’imperatrice Agnese</td> <td class="pag"><a href="#cap5-7-5">236</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 6. Enrico IV prende animo a restaurare la dignità del regno. — Rodolfo di Svevia, antirè. — Enrico torna ad Alemagna, Gregorio a Roma. — Entrambi cercano l’amicizia di Roberto Guiscardo. — Cadono gli ultimi Dinasti longobardi nell’Italia meridionale. — Uno sguardo al passato del popolo longobardo. — Roberto presta in Ceperano <span class="pagenum" id="Page_802">[802]</span> giuramento di vassallaggio a Gregorio VII. — Guglielmo il Conquistatore e Gregorio VII. — Il Papa riconosce Rodolfo per re, e scomunica una seconda volta Enrico IV. — Guiberto di Ravenna, antipapa. — Mutazione di fortuna</td> <td class="pag"><a href="#cap5-7-6">246</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo sesto.</span> — § 1. Gregorio VII s’arma contro a’ suoi nemici che s’avvicinano. — Enrico IV per Ravenna muove su Roma (1081). — Assedia per la prima volta la Città. — Dopo quaranta giorni ne leva le tende. — Assedia Roma per la seconda volta nella primavera del 1082. — Si ritira a Farfa. — Va a Tivoli, dove Clemente III pone residenza. — Devasta le terre della grande Contessa</td> <td class="pag"><a href="#cap6-7">259</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Enrico IV assedia Roma per la terza volta (1082-1083). — Prende la città Leonina. — Gregorio VII fugge in castel Sant’Angelo. — Enrico IV tratta coi Romani. — Fermezza del Papa. — Giordano di Capua presta omaggio al Re. — Desiderio si fa mediatore di pace. — Trattato segreto fra Enrico e i Romani. — Il Re va in Toscana. — Malo esito del Sinodo di Novembre raccolto da Gregorio. — I Romani rompono il giuramento fatto al Re</td> <td class="pag"><a href="#cap6-7-2">266</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Enrico muove nella Campania. — I Romani disertano Gregorio, e fanno la dedizione della Città (1084). — Gregorio si chiude nel castel Sant’Angelo. — Un parlamento romano lo depone, ed eleva Clemente III al papato. — L’Antipapa corona Enrico IV. — L’Imperatore prende d’assalto il <i>Septizonium</i> e il Campidoglio. — I Romani assediano il Papa nel castel Sant’Angelo. — Pressura di Gregorio. — Il Duca dei Normanni viene a liberarlo. — Enrico si ritira. — Roberto Guiscardo prende Roma. — Ruina orribile della Città</td> <td class="pag"><a href="#cap6-7-3">275</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Ildeberto lamenta la caduta di Roma. — Ruina della Città al tempo di Gregorio VII</td> <td class="pag"><a href="#cap6-7-4">290</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 5. Gregorio VII lascia Roma, e va esulando. — Sua caduta. — Muore a Salerno. — Rilievo della sua persona nella storia universale</td> <td class="pag"><a href="#cap6-7-5">296</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum" id="Page_803">[803]</span> <span class="smcap">Capitolo settimo.</span> — § 1. Desiderio, eletto papa, rifiuta la tiara. — È per forza elevato in Roma al pontificato, con nome di Vittore III. — Fugge a Monte Cassino. — Riprende a Capua la dignità pontificia (1067). — È consecrato in Roma. — Condizioni della Città. — Vittore III fugge a Monte Cassino, e vi muore (1087). — Ottone di Ostia è eletto e ordinato a Terracina con nome di Urbano II (1088)</td> <td class="pag"><a href="#cap7-7">305</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Urbano II. — Incominciamento della sua vita, suo stato. — Clemente III è in possesso di Roma. — Urbano II si gitta in braccio ai Normanni che lo conducono a Roma. — Sue condizioni infelici nella Città. — Matilde sposa Guelfo V. — Enrico IV torna in Italia (1090). — Sue nuove lotte. — I Romani chiamano di nuovo Clemente III nella Città. — Ribellione del giovine Corrado. — Condizioni infelici dell’Imperatore. — Urbano II s’impadronisce di Roma. — Uno sguardo a ciò che erano il Papa e l’Imperatore in questa età</td> <td class="pag"><a href="#cap7-7-2">314</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Condizioni cui è ridotto il mondo, causa la controversia fra la Chiesa e lo Stato. — Le Crociate. — Il loro commovimento universale infonde fortezza al Papato. — Urbano II predica la crociata a Piacenza e a Clermont (1095). — Attenenze della città di Roma colle Crociate e colla cavalleria. — I Normanni d’Italia prendono la croce. — L’esercito crociato, condotto da Ugo di Vermandois, passa per Roma, donde è cacciato Clemente III. — Urbano II ritorna nella Città</td> <td class="pag"><a href="#cap7-7-3">325</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Attenenze di Enrico IV colla prima Crociata. — Il Papa si pone a capo del movimento universale. — Guelfo V si separa da Matilde. — I Guelfi passano dalla parte di Enrico; nonpertanto la causa di questo è perduta in Italia. — Enrico IV ritorna in Alemagna (1097). — Conchiusione delle sue tragiche lotte. — Muore Urbano II (1099). — Muore re Corrado (1101). — Enrico IV muore miseramente <span class="pagenum" id="Page_804">[804]</span> (1106). — La persona di lui innanzi al giudizio dei posteri</td> <td class="pag"><a href="#cap7-7-4">339</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 5. Coltura di Roma nel secolo undecimo. — Il clero romano è inoperoso. — Guido di Arezzo inventa le note musicali. — Condizioni delle biblioteche in Roma e fuori. — La Pomposa. — Monte Cassino e gli Istoriografi che vi fioriscono. — Farfa. — Il <i>Registrum</i> di Gregorio di Catino. — Subiaco. — Principiano le collezioni di Regesti romani. — Deusdedit. — Continuazione difettosa delle Storie de’ Pontefici. — I Regesti di Gregorio VII. — Pier Damiani. — Bonizone. — Anselmo di Lucca. — Scritture polemiche sulla questione delle investiture</td> <td class="pag"><a href="#cap7-7-5">347</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="center">LIBRO OTTAVO.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="center">STORIA DELLA CITTÀ DI ROMA NEL SECOLO DUODECIMO.</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo primo.</span> — § 1. Pasquale II. — Guiberto muore. — Antipapi nuovi. — Nobiltà sediziosa. — Origine della famiglia Colonna. — Ribellione dei Corsi. — Maginolfo antipapa. — Guarnerio, conte di Ancona, muove contro Roma. — Pasquale II negozia con Enrico V. — Concilio di Guastalla. — Il Papa va in Francia. — Nuova sollevazione nello Stato della Chiesa</td> <td class="pag"><a href="#cap1-8">365</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Enrico viene a Roma. — Condizioni misere di Pasquale II. — Difficoltà di risolvere la questione delle investiture. — Il Papa prende la risoluzione disperata di obligare i Vescovi a restituire i possedimenti avuti dall’Impero; in cambio l’Imperatore deve rinunciare al diritto d’investitura. — Si negozia e si conchiudono trattati. — Enrico V entra nella città Leonina; suo audace colpo di Stato</td> <td class="pag"><a href="#cap1-8-2">378</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. I Romani insorgono per liberar Pasquale. — Si dà l’assalto alla città Leonina e si appicca battaglia. — Enrico <span class="pagenum" id="Page_805">[805]</span> V si ritira col suo prigioniero. — Pone campo presso a Tivoli. — Costringe il Papa ad accordargli il privilegio dell’investitura. — Coronazione Imperiale. — Enrico V parte di Roma. — Svegliarsi orribile di Pasquale II nel Laterano</td> <td class="pag"><a href="#cap1-8-3">895</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. I Vescovi si rivoltano contro Pasquale II e contro il Privilegio. — Un Concilio raccolto in Laterano annulla quest’ultimo. — I legati scomunicano l’Imperatore. — Alessio Comneno e i Romani. — Infeudazione data a Guglielmo duca normanno. — Muore la contessa Matilde. — Donazione di Matilde</td> <td class="pag"><a href="#cap1-8-4">407</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo secondo.</span> — § 1. Pasquale II condanna il Privilegio. — I Romani si sollevano, causa l’elezione del Prefetto urbano. — Pier Leone. — Sua rocca presso al teatro di Marcello. — La diaconìa di san Nicola in Carcere. — Defezione della Campagna. — Enrico V viene a Roma. — Pasquale fugge. — Burdino di Braga. — Tolomeo di Tusculo. — Pasquale II ritorna e muore. — Monumenti di lui nella Città</td> <td class="pag"><a href="#cap2-8">419</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Elezione di Gelasio II. — I Frangipani prendono di assalto il Conclave. — Prigionia e salvamento del Papa. — Enrico V viene a Roma. — Gelasio fugge. — L’Imperatore eleva al pontificato Burdino, con nome di Gregorio VIII. — Fa ritorno al settentrione. — Gelasio II viene a Roma per chiedervi protezione. — I Frangipani lo assalgono una seconda volta. — Egli fugge in Francia. — L’infelice vecchio muore a Cluny</td> <td class="pag"><a href="#cap2-8-2">433</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Calisto II. — Negoziati con Enrico V. — Concilio di Reims. — Calisto viene in Italia. — Entra in Roma. — L’Antipapa cade a Sutri. — Mostruose pompe trionfali del medio evo. — Il Concordato di Worms. — Influenza salutare che la controversia delle investiture esercitò sul mondo. — Calisto II regna pacificamente in Roma. — Monumenti in Laterano eternano la definizione della grande controversia. — Calisto II muore</td> <td class="pag"><a href="#cap2-8-3">448</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum" id="Page_806">[806]</span> § 4. Discordia per ragion dell’elezione. — La famiglia dei Frangipani. — Onorio II è fatto papa. — Enrico V muore. — Il Papa riconosce Lotario per re di Germania. — Gli Hohenstaufen prendono le armi. — Rogero di Sicilia s’impadronisce delle Puglie. — Costringe Onorio a concedergli l’infeudazione. — Onorio II muore</td> <td class="pag"><a href="#cap2-8-4">463</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo terzo.</span> — § 1. I Pierleoni. — Loro origine ebraica. — Sinagoga degli Israeliti in Roma nel secolo duodecimo. — Pietro Leone e il figliuol suo Pietro cardinale. — Scisma fra Innocenzo II e Anacleto II. — Innocenzo fugge in Francia. — Lettera dei Romani a Lotario. — Anacleto II concede a Rogero I il titolo di re di Sicilia</td> <td class="pag"><a href="#cap3-8">473</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Bernardo di Chiaravalle s’adopera in Francia affinchè Innocenzo II sia riconosciuto per papa. — Lotario promette di condurlo a Roma. — Il Papa e Lotario muovono a Roma. — Coraggio di Anacleto II. — Lotario è coronato imperatore. — Torna in patria. — Innocenzo è cacciato una seconda volta. — Concilio di Pisa. — Rogero I mette a dovere le Puglie. — Seconda impresa di Lotario in Italia. — Controversie fra il Papa e l’Imperatore. — Lotario torna in patria e muore</td> <td class="pag"><a href="#cap3-8-2">490</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Innocenzo II torna a Roma. — Anacleto II muore. — Vittore IV antipapa. — Roma si sottomette ad Innocenzo II. — Il convento del Cisterciensi <i>ad Aquas Salvias</i>, monumento di san Bernardo a Roma. — Concilio Lateranense dell’anno 1139. — Innocenzo II guerreggia contro Rogero I. — Fatto prigioniero, approva la monarchia sicula. — Operosità del Pontefice a Roma dopo la pace. — I Romani guerreggiano contro Tivoli. — Innocenzo raccoglie Tivoli sotto la protezione della Chiesa. — I Romani si sollevano, restaurano in Campidoglio il Senato, e Innocenzo II muore</td> <td class="pag"><a href="#cap3-8-3">504</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo quarto.</span> — § 1. Condizioni interiori della città di Roma. — Ceto dei cittadini. — I gonfaloni <span class="pagenum" id="Page_807">[807]</span> della milizia. — Nobiltà popolana. — Nobiltà patrizia. — Nobiltà della provincia. — Decadimento dei Conti della provincia romana. — Oligarchia dei <i>Consules Romanorum</i>. — Il ceto dei cittadini sale in potenza. — Fondazione del Comune civico. — La grande nobiltà feudale tiene le parti del Papa</td> <td class="pag"><a href="#cap4-8">521</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Il Campidoglio nei secoli bui. — Suo graduale risorgimento politico. — Uno sguardo alle sue ruine. — Dov’era posto il tempio di Giove. — Santa Maria in Araceli. — Leggenda della visione di Ottaviano. — Il <i>Palatium Octaviani</i>. — Il primo palazzo senatorio del medio evo in Campidoglio</td> <td class="pag"><a href="#cap4-8-2">533</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Arnaldo da Brescia. — Sua vita prima; sue relazioni con Abelardo. — Dottrina di lui sulla secolarizzazione degli Stati ecclesiastici. — Il Papa lo condanna. — Fugge e scompare. — Celestino II. — Lucio II. — Il Papa e i Consoli combattono contro il Senato. — Giordano Pierleone, patrizio. — L’êra senatoria. — Lucio II e Corrado III. — Fine sventurata di Lucio II</td> <td class="pag"><a href="#cap4-8-3">550</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Eugenio III. — Fugge la prima volta da Roma. — Si abolisce l’officio della Prefettura. — Arnaldo da Brescia. — È costituito l’ordine de’ cavalieri. — Influenza che gli avvenimenti di Roma esercitano sulle città di provincia. — Eugenio III accetta la Republica. — Indole della costituzione civica romana. — Seconda fuga di Eugenio. — Il popolo combatte contro la nobiltà. — Il clero inferiore si ribella contro ai maggiorenti ecclesiastici. — San Bernardo scrive lettere a’ Romani. — Attenenze di Corrado III con Roma. — Eugenio III a Tusculo</td> <td class="pag"><a href="#cap4-8-4">565</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 5. Lettere del Senato a Corrado III. — Idee politiche de’ Romani. — Ritorna Eugenio III. — Suo nuovo esilio. — Proposte dei Romani a Corrado. — Questi si appresta a muovere a Roma, e muore. — Federico I sale al trono di Germania. — Lettera che un Romano scrive a questo Re. — Roma, il diritto romano e l’Impero. — Patti di Costanza. — Irritazione <span class="pagenum" id="Page_808">[808]</span> dei democratici in Roma. — Eugenio torna nella Città. — Muore</td> <td class="pag"><a href="#cap4-8-5">583</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo quinto.</span> — § 1. Anastasio IV. — Adriano IV. — Questi scaglia su Roma l’interdetto. — Arnaldo da Brescia è discacciato. — Federico I viene a Roma per torsi la corona. — Prigionia di Arnaldo. — Controversia della staffa. — Discorso dei Senatori al Re, e risposta di questo. — Il Re muove a Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap5-8">599</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Coronazione di Federico I. — Il popolo romano si solleva. — Battaglia nella città Leonina. — Supplizio di Arnaldo da Brescia. — Indole e influenza di lui. — Federico si ritira nella Campagna. — Ritorna in Germania</td> <td class="pag"><a href="#cap5-8-2">616</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Adriano IV guerreggia contro re Guglielmo. — È costretto ad accordargli l’infeudazione. — Orvieto diventa città pontificia. — Adriano fa la pace con Roma. — Disaccordo fra il Papa e l’Imperatore. — Le città lombarde. — Adriano negozia con esse, e si disgusta con Federico. — I Romani si raccostano all’Imperatore. — Adriano IV muore. — Sua operosità. — Lamenta la sventura di esser papa</td> <td class="pag"><a href="#cap5-8-3">629</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. Scisma fra Vittore IV e Alessandro III. — Il Concilio di Pavia riconosce Vittore IV per papa. — Resistenza animosa di Alessandro III. — Egli s’imbarca per Francia. — Distruzione di Milano. — Vittore IV muore nel 1164. — Pasquale III. — Cristiano di Magonza. — Alessandro III torna a Roma. — Guglielmo I muore. — L’Imperatore greco. — Federico viene di nuovo in Italia. — Lega delle città lombarde. — Rainaldo di Colonia s’avanza in prossimità di Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap5-8-4">643</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 5. Tusculo. — Decadenza dei Conti di quella famiglia. — Rainaldo di Colonia entra in Tusculo. — I Romani lo assediano. — Cristiano di Magonza muove a liberarlo. — Battaglia presso Monte Porzio. — Gravissima sconfitta de’ Romani. — Federico <span class="pagenum" id="Page_809">[809]</span> assedia la Leonina e la prende di assalto. — Assalimento del san Pietro. — Negoziati coi Romani. — Alessandro III fugge a Benevento. — Pace fra l’Imperatore e la Republica di Roma. — La peste miete l’esercito di Federico. — Questi parte di Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap5-8-5">659</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Capitolo sesto.</span> — § 1. Guerra delle città lombarde contro di Federico. — Pasquale III in Roma. — Calisto III. — Tusculo s’arrende alla Chiesa. — I Romani non lasciano entrare Alessandro III nella Città. — I Lombardi vincono a Legnano. — Negoziati di Federico col Papa. — Congresso e pace di Venezia. — Alessandro III conchiude pace con Roma. — Sua entrata trionfale in Laterano</td> <td class="pag"><a href="#cap6-8">675</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. Continua lo scisma per conto dei Baroni della provincia. — Giovanni prefetto della Città tiene le parti di Calisto III. — Guerra dei Romani contro Viterbo. — Calisto III fa soggezione. — Lando di Sezza, antipapa. — Concilio in Roma. — Alessandro III muore (1181)</td> <td class="pag"><a href="#cap6-8-2">687</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Lucio III. — Guerra dei Romani contro Tusculo. — Cristiano di Magonza muore. — Lucio III viene a dissidio coll’Imperatore, e muore a Verona. — Urbano III. — Matrimonio di Costanza di Sicilia. — Enrico VI si avanza nella Campagna. — Gregorio VIII. — Clemente III. — Pace colla Republica romana (1188)</td> <td class="pag"><a href="#cap6-8-3">694</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. La Crociata. — Riccardo Cuor di Leone passa davanti a Roma. — Federico I muore. — Celestino III. — Enrico VI chiede la corona imperiale. — È coronato. — I Romani distruggono Tusculo. — Caduta dei Conti tusculani. — Attenenze della nobiltà colla Republica di Roma. — Mutamento di costituzione. — Benedetto Carushomo, senatore. — Giovanni Capoccio, senatore. — Giovanni Pierleone, senatore. — Enrico VI distrugge la dinastia normanna di Sicilia. — Sua morte immatura. — Muore Celestino III</td> <td class="pag"><a href="#cap6-8-4">709</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><span class="pagenum" id="Page_810">[810]</span> <span class="smcap">Capitolo settimo.</span> — § 1. Roma nel secolo duodecimo difetta di cultura. — Diritto giustinianeo. — Diritto canonico. — Collezione di Albino. — Il <i>Liber censuum</i> di Cencio. — Continuazione del <i>Liber Pontificalis</i>. — Non v’hanno storiografi romani. — Descrizione del san Pietro compilata da Pietro Mallio; descrizione del Laterano, di Giovanni Diacono</td> <td class="pag"><a href="#cap7-8">729</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 2. I <i>Mirabilia Urbis Romae</i></td> <td class="pag"><a href="#cap7-8-2">745</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 3. Leggende delle statue romane. — Virgilio nel medio evo. — Virgilio profeta e negromante. — Il mago Virgilio a Roma e a Napoli. — Racconti che se ne foggiarono sulla fine del secolo duodecimo. — Descrizione di Roma nel secolo duodecimo data dal rabbino Beniamino di Tudela</td> <td class="pag"><a href="#cap7-8-3">760</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 4. I monumenti e i loro proprietarii nel secolo duodecimo. — Il Senato romano incomincia a provvedere per la loro conservazione. — La colonna di Trajano. — La colonna di Marco Aurelio. — Architettura degli edificî privati nel secolo duodecimo. — La torre di Nicolò. — Le torri di Roma</td> <td class="pag"><a href="#cap7-8-4">778</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>§ 5. Architettura ecclesiastica. — Suo risorgimento nel secolo duodecimo. — Santa Maria in Cosmedin. — Santa Maria in Trastevere. — La pittura in Roma. — Incominciamenti della scultura. — I primi Cosmati. — Eugenio III e Celestino III danno principio all’edificazione del palazzo vaticano</td> <td class="pag"><a href="#cap7-8-5">789</a></td>
+ </tr>
+</table>
+<hr>
+</div>
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<div class="footnote" id="note1">
+<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&#160;&#160;</span><i>Mortuo vero ipso Imp. Johannes Crescentius fil. ordinatus
+est patricius, qui Johannem et Crescentium filios praedicti
+comitis (Benedicti) ut dilectos consanguineos amare
+coepit: Chron. Farf.</i>, p. 541. Egli compare da <i>Patricius Urbis
+Romae</i> nell’anno 1003 (<i>Reg. Farf.</i>, n. 649). Quasi tutti i
+moderni credono, che Ottone III eleggesse questo Crescenzio
+a prefetto, per amore della madre di lui; nulla v’ha però
+che dia conferma a tal cosa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note2">
+<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&#160;&#160;</span>Ancor nell’anno 1002 Stefano era prefetto (Docum.
+da santo Cosma, <i>Mscr. Vatican.</i> 7931, p. 30). Crescenzio prefetto
+emerge in documenti da dopo il 1003. <span class="smcap">Contelorius</span>,
+<i>de Praefect. Urb.</i>, lo chiama erroneamente col predicato <i>de
+Turre</i>; così si appella invece il fratello di lui: <i>Marinus qui
+vocor de Turre... Crescentio olim prefecto germano meo</i>:
+a. 1036, 15 Nov., <i>Reg. Farf.</i>, n. 620. Crescenzio prefetto non
+era fratello di Giovanni patrizio, chè altrimenti Marino avrebbe
+celebrato a suo onore di essere fratello del Patrizio anzichè
+del Prefetto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note3">
+<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&#160;&#160;</span>Ve n’ha due notevoli documenti nei <i>Reg. Farf.</i>, n. 504
+(Ottobre 1007) e n. 523 (Ottobre 1013). Il primo incomincia:
+<i>In nom. D. D. Salv. N. Jesu Chr. Temporib. Dni Johis
+Summi Pontif. et XVIII PP. et Dni Johis Patricii Romanor.
+et Ven. Rainerii Epi, et Dni Oddonis et Crescentii inclitorum
+Comitum Territor. Sabine. In Mense Octbr. Ind. V. Constat
+nos dom. Octavianum Vir. magnif. filium cujusd. Joseph,
+seu et Domna Rogatam illustrem jugalem filiam cujusd. Crescentii
+bone mem. — pro anima Dni. Crescentii genitoris mei,
+et Domne Theodore genitricis mee supte Rogate, et pro anima
+Johannis Patricii Romanor. germani mei et Senioris nostri...</i>
+Nel n. 523 Ottaviano nomina <i>Dominam Rogatam Senatricem
+conjugem meam</i>. Intorno al 1024 Oddo e Crescenzio, figli di
+Ottaviano, erano conti della Sabina, e questa contea durò
+nella loro famiglia fino al principio del secolo duodecimo.
+Noto che l’albero genealogico di questa casa, composto dallo
+Sperandio (<i>Sabina Sacra</i>, p. 131) è affatto contrario alla esattezza
+storica; da’ documenti risulta piuttosto essere il seguente:
+</p>
+
+<table class="ag">
+ <tr>
+ <td colspan="5">Crescentius Dux † 998 — Theodora</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="w5">&#160;</td> <td colspan="4" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="4" class="bl"> Rogata — Octavianus figlio di Joseph Dux nella Sabina</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl w5">&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="3" class="bl"> Oddo Comes marito a Doda (1022)</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl w5">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"> Johannes . Crescentius (a. 1049)</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl w5">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl"> Octavianus . Oddo (a. 1093)</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="3" class="bl"> Crescentius marito a Theodora vedova nel 1060</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="2" class="bl"> Johannes . Cencius . Guido</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="3" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td class="bl">&#160;</td> <td colspan="3" class="bl"> Marozia moglie a Gregorius figlio di Amatus Comes Campaniae</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="4" class="bl">&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>&#160;</td> <td colspan="4" class="bl"> Joh. Crescentius Patricius † 1012</td>
+ </tr>
+</table>
+
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note4">
+<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Iste locus mundi Silvestri membra sepulti</i></p>
+<p class="i01"><i>Venturo Domino conferet ad sonitum...</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Vedi i miei <i>Sepolcri dei Pontefici romani</i>. — Vorrebbesi che
+Stefania o Teodora, avvelenatrice di Ottone III, lui eziandio
+avesse avvelenato; e di già Sigberto (m. 1113) credeva che
+il diavolo s’avesse portato a casa sua il negromante. <span class="smcap">Orderico
+Vitale</span>, <span class="smcap">Guglielmo di Malmesbury</span>, <span class="smcap">Martino Polono</span>,
+<span class="smcap">Gualtiero Map</span>, <i>de nugis curialium, Dist.</i> IV, c. 11, ecc.
+hanno narrato di Silvestro le più preziose leggende.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note5">
+<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod. Vatican. 3764: Johs qui vocatur Sicco nat. Rom.
+de regione biberatica sed. m. V d. XX V. — Johs qui voc. Fasanus
+de regione secus porta metrovi sed. a. I</i>, locchè il <i>Cod.
+Vatican. 1437</i> corregge in <i>V</i>. La <i>Regio Biberatica</i> devesi cercare
+nella <i>Regio Montium</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note6">
+<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&#160;&#160;</span>La sua epoca prima è data in un istromento da santo Cosma
+in <i>Mica Aurea</i> (<i>Mscr. Vat. 7931</i>, p. 33): <i>Anno Pontif.
+Dn. Johis octabidecimi pape in sede anno primo mense madius
+Ind. II</i>; dunque nell’anno 1004. Della sua epoca ultima
+fa menzione il <i>Reg. Sublacense</i>, fol. 88: <i>anno VI Johis XVIII
+Ind. VII mense Januar. die XI</i>; dunque nell’anno 1009.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note7">
+<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&#160;&#160;</span>Tuttavolta, il nome medioevale del prossimo Monte
+Porzio deriva da’ majali. <i>Montem Porculi</i>, documento dell’anno
+1151, <i>Cod. Albini Vatican.</i> 3057, fol. 1151. Così anche
+nell’anno 1074 (<span class="smcap">Nibby</span>, <i>Analisi</i>, II, 357).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note8">
+<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&#160;&#160;</span>Da dopo il 269 compajono i Vescovi di Tusculo, che
+indi fecero parte de’ Cardinali vescovi del Laterano: <span class="smcap">Ughelli</span>,
+<i>Italia S.</i>, I, 225. La storia di Tusculo e di Frascati fu scritta
+dal <span class="smcap">Mattei</span>, <i>Memorie Istoriche dell’antico Tusculo oggi Frascati</i>,
+Roma 1711: questo autore vi diede accoglimento a tutte
+le favole narrate dallo <span class="smcap">Zazzera</span>, dal <span class="smcap">Kircher</span>, da <span class="smcap">Arnoldo
+Vion</span>, ecc.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note9">
+<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&#160;&#160;</span>Nel <i>Reg. Petri Diaconi</i> (n. 257 di Monte Cassino), sul
+principio del secolo duodecimo un Conte di Tusculo scrive,
+forse per celia, al nipote suo: <i>Ptolemaeus Julia stirpe progenitus
+romanorq. consul excellentiss. Petro nepoti</i>. Se fin dai
+suoi dì Alberico abbia preteso a questo albero genealogico, a
+buon diritto potè egli dar nome di Ottaviano al figliuol suo
+Giovanni XII. Il più antico istromento che io mi conosca concernere
+Tusculo contiene il contratto di un mulino dato in
+affitto da Alberico conte palatino (a. 1028): pergamena da
+santa Maria Nova (<i>Mscr. Vat.</i> 8043). Vengono dopo alcuni
+documenti della metà del secolo undecimo nel <i>Reg. Petr.
+Diac.</i>; del secolo duodecimo sonvene in <span class="smcap">Albinus</span> ed in
+<span class="smcap">Cencius</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note10">
+<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&#160;&#160;</span>Primamente menzionato con nome di <i>Dom. Gregorius
+Romanor. Senator.</i> a. 986 (<i>Mscr. Vat.</i> 8042); indi nell’a. 999:
+<i>Gregorio excell. viro, qui de tusculano, atque praefecto navali</i>
+(<i>Reg. Farf.</i>, n. 470). Il <span class="smcap">Galletti</span> confessa non sapere di
+chi Gregorio fosse figliuolo. Il <span class="smcap">Coppi</span> (<i>Mem. Colonn.</i>) lo dichiara
+figlio del celebre Alberico; altri gli dà a padre Deodato.
+Non è dappiù che una finzione il testamento di un <i>Patricius
+Romanor. Albericus</i>, raccolto dallo <span class="smcap">Sperandio</span> nella
+<i>Sabina S.</i>, p. 327.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note11">
+<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&#160;&#160;</span><i>Mscr. Vatican.</i> 8042. Da un’inscrizione il <span class="smcap">Galletti</span>
+trasse l’idea di studiare la storia dei Conti di Tusculo; i documenti
+ne esistono nella Vaticana.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Aurea progenies iacet hic vocitata</i> <span class="smcap">Johs...</span></p>
+</div></div>
+
+<p>
+(Vol. III, a pag. 399 di questa Storia). Il fanciullo morto
+nell’anno 1030, vien chiamato <i>nepos</i> ossia discendente del gran
+principe Alberico, ma il padre suo Gregorio era nipote di Gregorio
+di Tusculo (secondo documenti morto prima del 1012).
+Suo zio fu Giovanni XIX.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note12">
+<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&#160;&#160;</span><i>Catalog.</i> <span class="smcap">Eccardi</span>: <i>Phasianus Cardinalis s. Petri, qui
+et Johannes de patre Urso Presbytero, matre Stephania, post
+annos V et dimidium in S. Paulo monachus discessit</i>. Forse
+che dalla cattedra santa sia stato cacciato e rinchiuso nella
+cella di un convento?</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note13">
+<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Jaffé</span> dimostra che egli fu consecrato fra il 20 di
+Giugno e il 24 di Agosto. Il suo nome famigliare era <i>Bucca
+Porci. — Catalog.</i> <span class="smcap">Eccard</span>.: <i>ex patre Petro, matre Stephania,
+cognomento Bucca porca</i>. Il <i>Bucca</i> si trova assai spesso nel
+composto di nomi romani del secolo undecimo e di quello
+duodecimo: <i>Bucca di pecora, Buccalupo, Buccafusco, Buccacane,
+Buccamazza, Buccapiscis, Buccazonca, Buccamola,
+Buccabella</i>. — <span class="smcap">Thietmar</span>., <i>Chron.</i> VI, c. 61: <i>Sergius, qui vocabatur
+buccaporci, atque Benedictus, ambo preclari et consolidatores
+nostri</i>, ossia della parte tedesca.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note14">
+<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&#160;&#160;</span><i>Reg. Farf.</i>, n. 651: <i>Temporib. Sergii IV Pp. et Johannis
+patricii Romanor., et Crescentii et Ottonis insimul comitum
+rectorumq. territor. Sabin. m. Aug. per Ind. IX</i>, e <i>Reg.
+Sublac.</i>, fol. 115: <i>Temporib. Domni. Johis Senat. Rom. patricii</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note15">
+<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&#160;&#160;</span><i>Reg. Farf.</i>, n. 649, 689, 690. Nel n. 649 il Patrizio
+comanda al Prefetto di citare le parti litiganti. Un <i>memoratorium</i>
+viene ordinato <i>per patricialem preceptionem</i>; tutto
+questo <i>dum resideret infra domum suam predictus dom. patricius
+una cum... domino prefecto, simulque cum eis optimates
+et judices Romanorum</i>. Primo si sottoscrive <i>Johannes
+Dni gra. Romanor. patricius</i>, indi <i>Crescentius Dni gra. Urbis
+rome prefectus</i>. I <i>Judices</i> sono gli <i>ordinarii</i>, inoltre havvene
+dei <i>dativi</i>, poi sonovi Conti e nobili in qualità di assidenti.
+Nel n. 689: <i>In presentia domni patricii et judicum atque
+nobilium Senatorum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note16">
+<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&#160;&#160;</span>Vedi gli <i>Annali dell’Impero tedesco sotto di Enrico II</i>,
+di <span class="smcap">Sigfredo Hirsch</span>, Vol. II, reso completo da <span class="smcap">Erm. Pabst</span>,
+Berlino 1864, p. 383.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note17">
+<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Thietmar</span>, VII, c. 51, narra che egli mandò al Re
+(<i>seniori suo</i>) dell’olio miracoloso. Lo appella <i>apost. sedis
+destructor... qui cum non longe post obiret... papae securitas,
+regi nostro amplior potestas asseritur</i>. Al 1 di Giugno 1011
+(<i>Reg. Farf.</i>, 649) e agli 11 Dicembre 1011 (<i>Reg. Farf.</i>, 689) si
+fa per l’ultima volta menzione di Giovanni patrizio. Ai 27
+Marzo 1012 (<i>Reg. Farf.</i>, 690) di lui non si parla più, ben
+compare invece il prefetto Marino, fratello suo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note18">
+<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&#160;&#160;</span>L’epitaffio di Sergio IV, senza indicazione di data,
+leggesi ancora nel Laterano. Un documento di lui (investitura
+del <i>Castrum Scuriae</i>), <i>dat. III Kal. Aprilis A. MX</i> (nel <span class="smcap">Theiner</span>,
+<i>Cod. Diplom. Domini Temp. S. Sedis</i>, I, n. VI), dimostra
+che anche sotto il reggimento del Patrizio, i Papi continuavano
+ad amministrare i beni ecclesiastici.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note19">
+<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&#160;&#160;</span>V’hanno parecchie iscrizioni sepolcrali di Crescenzî
+di quest’età; così havvene una dai santi Cosma e Damiano
+dei 6 di Aprile 1000 (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Inscr.</i> III, 271); un’altra da
+Araceli: <i>Hic jacet in parvo magnus Crescentius antro</i> etc.,
+che al morto figliuolo poneva, nell’anno 1028, Mizina moglie
+di Orazio console (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 326; <span class="smcap">Casimiri</span>, p. 272). Il <i>magnus</i>
+è giuoco di antitesi rispetto al <i>parvus</i>; nè occorre che
+perciò si pensi trattarsi del Prefetto della città. Di un Orazio
+Crescenzio non si fa mai nome in altro luogo. La iscrizione di
+Mizina, tolta da santo Alessio, è nel <span class="smcap">Nerini</span>, p. 325.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note20">
+<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Thietmar</span>, VI, c. 61. È già noto l’equivoco che si
+prende dal <span class="smcap">Baronio</span> e dal <span class="smcap">Muratori</span>, scambiando Benedetto
+col fuggente Gregorio: anche la cronologia ne fu corretta dal
+<span class="smcap">Pagi</span> e dal <span class="smcap">Mansi</span>. L’opinione del <span class="smcap">Jaffé</span>, che Benedetto VIII
+fosse consecrato addì 22 di Giugno, non è sostenibile, sebbene
+un diploma di Sergio IV sia dato ancora ai 16 Giugno del 1012
+(nel <span class="smcap">Baron.</span>). In alcuni atti di Subiaco Benedetto VIII fa sua
+comparsa da pontefice di già nel Maggio 1012: <i>Bened. VIII
+A. 1 m. Madio d. V</i>; e nel 1016: <i>A. V Bened. VIII Ind. XIV
+m. madio d. XXI</i> (<i>Cod. Sessor.</i>, CCXVII, p. 263). Nel <i>Reg.
+Farf.</i>, n. 670, il suo anno secondo è omai fissato ai 23 Maggio
+del 1013: <i>Bened. VIII Pape in S. Sede II Ind. XI mense
+Maji d. XXIII</i>. — Il <i>Chron. Farf.</i>, p. 542, dice: <i>Patricio...
+mortuo, ordinatus est dom. Benedictus papa, qui contrarius
+extitit filiis Benedicti comitis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note21">
+<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&#160;&#160;</span>I Cataloghi dei Papi denotano Benedetto VIII per <i>frater
+Alberici majoris</i>, oppure <i>natione tusculanus ex patre Gregorio</i>. — <span class="smcap">Benno</span>,
+<i>vita Hildebr.</i>, 83: <i>Bened. VIII</i>, <i>laicus frater
+Albrici Tusculanensis, patruus Theophylacti</i> (ossia Benedetto
+IX). Tuttavia il <i>Catal. Eccard.</i> dà anche a Benedetto VIII
+il nome di Teofilatto: <i>Theophilactus qui et Benedictus ex patre
+nobili Gregorio tusculano, matre Maria</i>. Un documento
+dei 2 Agosto 1014 (<i>Reg. Farf.</i>, n. 525) è sottoscritto così:
+<i><span class="nospace">T&nbsp;h&nbsp;f&nbsp;p&nbsp;f&nbsp;k&nbsp;l&nbsp;b&nbsp;c&nbsp;t&nbsp;k&nbsp;c</span> qui Benedictus papa vocor interfui
+et subscripsi</i>; ed il <span class="smcap">Muratori</span> a buona ragione legge in
+quelle lettere il nome <i>Theophylactus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note22">
+<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&#160;&#160;</span><i>Henricus divina favente clementia Rex Romanorum:
+dat. 17 Kal. Jan. Ind. XI</i>, nel <span class="smcap">Curtius</span>, <i>de Senatu</i>, p. 207:
+le sue considerazioni sono assai giudiziose.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note23">
+<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&#160;&#160;</span>Ai 4 Dicembre 1015, accanto ad Alberico console,
+compare un <i>Joh. dni gr. Urbis Romae praefectus</i> (<i>Reg. Farf.</i>,
+n. 535); ma nel 1017, ai 20 di Agosto, torna un Crescenzio in
+qualità di prefetto (<i>Reg. Farf.</i>, n. 537). Io non posso reputarlo
+fratello di Marino. Addì 9 Giugno 1019 si sottoscrive: <i>Marinus
+german. Crescentii olim urbis rome prefecti</i> (<i>Reg. Farf.</i>,
+n. 557), laddove un documento dei 23 Novembre 1019 dice:
+<i>Crescentius dni gr. urbis rome praefectus</i> (<span class="smcap">Mittarelli</span>, I,
+n. CIV). Ai 17 Giugno 1036 compare nuovamente un Crescenzio
+da prefetto della Città (<i>Reg. Sublac.</i>, fol. 73), mentre anche
+ai 15 Novembre 1036, Marino dice precisamente come nell’anno
+1019: <i>Crescentio olim prefecto germano meo</i> (<i>Reg.
+Farf.</i> n. 620). V’aveva, proprio a quest’età, una moltitudine
+innumerevole di Crescenzî.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note24">
+<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&#160;&#160;</span><i>Reg. Farf.</i> n. 670; lite sostenuta da Farfa, ai 23 Maggio
+1013, <i>intra domum Alberici eminentissimi Consulis et Ducis
+juxta Ss. Apostolos</i> (dove esiste oggidì il palazzo Colonna).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note25">
+<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&#160;&#160;</span><i>Ivit obviam tota civitas; licet dissono voto, tamen, ut
+par erat, suo domino dant laudum praeconia, extollentes ad
+sidera: Annal. Quedlinb.</i>, a. 1014 (<i>Mon. Germ.</i>, V).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note26">
+<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&#160;&#160;</span><i>A Senatoribus duodecim vallatus, quorum sex rasi
+barba, alii prolixa mistice incedebant cum baculis</i>: <span class="smcap">Thietmar</span>,
+VII, c. 1. Io reputo che gli sbarbati fossero dignitarî
+cherici del «palazzo», poichè allora i preti andavano
+rasi; i barbuti appartenevano all’aristocrazia laicale. <span class="smcap">Benzo</span>,
+<i>ad Henr. IV</i>, 1, c. 9 (<i>Mon. Germ.</i>, XIII, 602) nota in mezzo
+alla gente della processione imperiale <i>quinque viri, diversa
+clamide et patricialibus circulis redimiti</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note27">
+<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Rodolphus</span>, <i>Historiar.</i>, I, c. 5 (<span class="smcap">Duchesne</span>, Tom. IV). Il
+pomo imperiale vedesi di già inciso sui suggelli degli Ottoni;
+era da lunghissimo tempo in uso a Bisanzio, ed anche presso
+ai Longobardi. Nel Registro di Farfa io vidi un <i>Sigillum
+Haistolfi Regis</i>, nel quale questo Re porta scettro e pomo
+imperiale (senza croce sovrapposta).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note28">
+<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&#160;&#160;</span>Quasi ogni terra considerevole ha adesso il suo conte.
+Qua e colà il Conte s’appellava ancora <i>Consul et Dux</i>;
+così nella Campania: <i>Roffredo Consul et Dux Campanie — habitatori
+de Civitate Berulana</i> (Veroli), <i>a. 1012</i> (<i>Reg.</i> <span class="smcap">Petri
+Diaconi</span>, n. 273). Nel 1013 <i>Ubertus Consul et Dux</i>, e <i>Amatus
+Comes Campanie</i>. Nel 1015 <i>Ubberto Comes</i> (ibid. n. 331, n. 268).
+In <span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 32 (a. 1015): <i>Landuino et Raterio
+consulibus Campanie</i>. Il titolo di Consul durava ancora a
+Gaeta oltre a quello di <i>Dux</i>; così anche in Fundi. Istromenti
+dati dal Lazio, da Ceccano, da Veroli, da Ferentino,
+da Pofi, da Ceperano (conservati a Monte Cassino) fanno conoscere
+che nel secolo undecimo pur sempre esistevano molti
+Longobardi nel Lazio: tali erano Umberto, Rofredo, Lando,
+Landolfo, Grimone, ecc.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note29">
+<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&#160;&#160;</span>La Cronica di Farfa nomina spesso, da dopo il secolo
+undecimo, i Conti dei Marsi. Erano franchi, e favoleggiando
+si facevano derivare da Berardo o Bernardo primo re d’Italia,
+nipote di Carlo magno. Portavano per loro stemma sei verdi
+monti in campo d’oro. Vedi <span class="smcap">Mutius Phoebonius</span>, <i>Historiae
+Marsorum</i>, Napoli 1678; <span class="smcap">Corsignani</span>, <i>Reggia Marsicana</i>,
+Napoli 1737 (lib. II, 262); e <span class="smcap">Antinori</span>, <i>Memorie Storiche degli
+Abruzzi</i>, Napoli 1781. La terra de’ Marsi antichi, detta in prima
+Valeria, indi Abruzzo, apparteneva al ducato di Spoleto. — I
+<i>Comites Campaniae</i> datano già dal tempo di Alberico;
+intorno al 1010 Amato era <i>Comes Campaniae</i> (<i>Reg. Farf.</i>,
+n. 649). La sua famiglia s’imparentò con quella dei Crescenzî,
+chè suo figlio Gregorio sposò Maroza, figlia di Ottaviano e di
+Rogata (testamento di Maroza del Novembre 1056, dov’ella
+lega a Farfa i suoi beni <i>positas in comitatu campaniae:
+Reg. Farf.</i>, n. 960). — V’erano Conti di Tuscana, di Civitavecchia,
+di Civita Castellana, di Galeria, dove, nel 1027, <i>Comes</i>
+era <i>Johannes Tocco</i> (<span class="smcap">Marini</span>, n. 45).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note30">
+<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&#160;&#160;</span>Il diploma <i>Ego Henricus</i> (in <span class="smcap">Deusdedit</span>, in <span class="smcap">Albino</span>,
+in <span class="smcap">Cencio</span> e da ultimo nel <span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. Diplom. Dominii
+Temp.</i>, I, n. VII) fu giustamente riferito dal <span class="smcap">Cenni</span> all’anno
+1020. Vedi anche <i>Mon. Germ. Leges</i>, II, 173. <span class="smcap">Bonizone</span>
+(nell’<span class="smcap">Oefele</span>, p. 800) dice: <i>Romanae Eccl. privilegia multa
+concessit et dona amplissima dedit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note31">
+<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Thietmar</span>, VI, sulla fine: <i>m. Februario in Urbe Romulea
+cum ineffabili honore suscipitur, et advocatus S. Petri
+meruit fieri</i>: senza dubbio corrisponde a <i>Patricius</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note32">
+<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&#160;&#160;</span>Alberico compare da conte palatino nell’anno 1027 (<span class="smcap">Marini</span>,
+n. XLV) e nel 1028 (Istrom. da santa Maria Nova, <i>Mscr.
+Vat.</i> 8043, senza numerazione di pagine). La <i>Graphia</i> dice
+non senza buon fondamento: <i>comes autem Cesariani palatii
+dictator Tusculanensis est</i>. I Tusculani si arrogarono questo
+officio da dopo il tempo di Ottone III. Ai 4 Dicembre dell’anno
+1015, nella lite fra Ugo abate <i>et Dom. Romanum Cons.
+et Ducem, et omn. Rom. Senatorem atque germanum Dom.
+Pontificis</i>, intervengono nel tribunale <i>Albericus Consul</i> e <i>Johannes
+dni gr. Urbis Rome Praefectus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note33">
+<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&#160;&#160;</span>Così narra <span class="smcap">Ugo</span> abate nel <i>Chron. Farf.</i>, p. 519.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note34">
+<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Thietmar</span>, VI, 61. Tre fratelli lombardi che erano nell’esercito
+imperiale, Ugo, Azzo, Ezzelino, furono i promotori
+del tumulto. Può darsi, come cerca di stabilire il <span class="smcap">Provana</span>
+che eglino fossero i figliuoli (di egual nome) di Uberto II
+di Este: così ebbe reputato anche il <span class="smcap">Leibnitz</span>, <i>Rer. Brunsvicar.</i>,
+III, 26. Il <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Antich. Esten.</i>, I, c. 13, 14, non
+li pone in siffatto rapporto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note35">
+<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&#160;&#160;</span>Sarebbe cosa di grande attrattiva se in Arduino si potesse
+scorgere un antenato di Vittorio Emanuele II, il quale,
+860 anni dopo di quell’antico, fu eletto dagli Italiani a loro
+re nazionale: ma la genealogia della famiglia, certo franca,
+di Arduino, risale soltanto fino al padre suo Dado, che fu un
+piccolo Conte nelle terre di Piemonte. Vedi il <span class="smcap">Provana</span>, <i>Studî
+critici sovra la storia d’Italia a’ tempi del re Ardoino</i> (Torino,
+1844) e il <span class="smcap">Pabst</span>, <i>Sulla famiglia di Arduino</i>, negli <i>Ann.
+dell’Imp. tedesco</i>, II, 458.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note36">
+<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Annal.</i>, IV, riferisce una lettera di Alinardo
+abate di Digione: <i>Domno illo s. palatii vestarario primo
+senatori nec non unico Romanorum Duci Equivoco</i>: presso
+a poco la lettera appartiene all’anno 1030. Il <span class="smcap">Curtius</span> crede
+perciò che un <i>Equivocus</i> fosse succeditore di <i>Romanus</i> senatore,
+e il <span class="smcap">Galletti</span>, <i>del Vestar.</i>, p. 54, registra arditamente un
+<i>Equivocus vestararius</i>. Entrambi non compresero il senso
+dello scrittore, il quale volle esprimere così il nome <i>Romanus</i>
+(<i>aequivocum</i> de’ <i>Romani</i>). La lettera è indiritta a <i>Romanus</i>,
+fratello del Papa, vestarario di palazzo e capo della Republica
+nobiliare di Roma.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note37">
+<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Amari</span>, <i>Storia dei Musulmani in Sicilia</i>, Vol. III, 2
+e segg. Secondo le fonti arabe Mogêhid (rinnegato cristiano)
+fu cacciato di Sardegna nel Giugno del 1016. Dopo d’allora,
+così dichiara l’<span class="smcap">Amari</span>, i Saraceni non hanno più occupato
+questa isola.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note38">
+<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&#160;&#160;</span>Ha grande esattezza <span class="smcap">Thietmar</span>, VII, c. 31. La Cronica
+antichissima di Pisa (<span class="smcap">Bernardi Marangonis</span> <i>vetus Chron.
+Pisan., Archiv. stor.</i>, VI, p. 1) dice: <i>A. 1016 fecerunt Pisani
+et Januenses bellum cum Mugieto in Sardiniam, et gr. Dei
+vicerunt illum</i>. Del Papa nemmanco parola. Si paragoni il
+<span class="smcap">Tronci</span>, <i>Annali Pisani</i>, la <i>Cronaca Pisana</i> del <span class="smcap">Sardo</span>, e il
+<span class="smcap">Roncioni</span> edito dal <span class="smcap">Bonaini</span> (<i>Archiv. stor., VI</i>, 1, 2).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note39">
+<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&#160;&#160;</span>Intorno a questa notevole rivoluzione vedasi la diligente
+scrittura del napoletano <span class="smcap">De Blasiis</span>, intitolata: <i>La insurrezione
+Pugliese e la conquista Normanna nel sec. XI</i>, Napoli,
+1864, Vol. I, 45 segg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note40">
+<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&#160;&#160;</span><i>Annal. Barens.</i>; <span class="smcap">Lupus Protospata</span>, ad a 1019.
+Sulla venuta dei Normanni vedasi <span class="smcap">Rodolfo Glaber</span> (III,
+c. 1) e sopra tutti l’<span class="smcap">Aimé</span>, l’<i>Ystoire de li Normant</i>, c. 17 e
+segg.: Giselberto venne con quattro fratelli <i>Raynolfe, Aséligime,
+Osmude et Lofulde</i>; eglino aderirono all’invito del
+Principe di Salerno... <i>et passèrent la cité Rome, et vindrent
+à Capua</i> etc. Secondo il documento n. 279 (nel Vol. IV
+<i>Monum. Regii Neapolit. Archivii</i>) v’avevano però fino dal 1008
+dei Normanni residenti nella Campania: <i>Sansguala dominus
+planisi qui sum ex genere normannorum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note41">
+<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 37, 38, che trasse giovamento
+da <span class="smcap">Amato</span>. La <i>Turris de Gariliano</i> era stata edificata da
+Pandolfo di Capua dopo la disfatta dei Saraceni. Così diceva la
+iscrizione ivi posta: <i>Princeps hanc turrim, Pandulfus condidit
+heros etc.</i> — <i>Heros</i>, in significato di signore, è spesso
+adoperato in Croniche dell’Italia meridionale.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note42">
+<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Herm. Contr.</span>, a. 1022: <span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, 39. Atenulfo
+abate sommerse presso <i>Hydruntum</i>. Degli eroi normanni
+ne sopravvissero ancora ventiquattro, sotto ai loro capitani
+Gosman (Guzman), Stigand, Torstain, Balbo, Gualtiero
+di Canosa e Ugo Fallucca: <span class="smcap">Amatus</span>, I, c. 28.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note43">
+<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&#160;&#160;</span>Così nel Concilio di Pavia, dell’anno 1018 o del 1022.
+<span class="smcap">Mansi</span>, XIX, 343. <i>Mon. Germ. Leges</i>, II, 561. Di già il Sinodo
+di Nicea aveva condannato il concubinato dei preti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note44">
+<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&#160;&#160;</span>Quasi tutti i Cataloghi denotano Giovanni XIX per
+<i>fil. Gregorii patricii</i>, oppure per <i>frater Alberici majoris</i>. <span class="smcap">Bonizo</span>,
+<i>ad Amic.</i>, p. 801: <i>uno eodemque die praefectus fuit et
+Papa</i>. Il <i>praefectus</i> è un errore. — <i>Uno eod. die et laicus
+fuit et Pontifex</i>: <span class="smcap">Romual. Salernit.</span>, p. 167. — <span class="smcap">Glaber</span>, IV,
+c. 1: <i>Largitione pecuniae repente ex laicali ordine neophytus
+constitutus praesul</i>. Il <span class="smcap">Jaffé</span> pone la sua consecrazione
+fra il 24 di Giugno ed il 25 di Luglio, ed eziandio il Pagi
+s’appiglia al Giugno. Io so di un documento che omai conta
+il suo nono anno al dì primo di Maggio del 1032: <i>anno
+Joh. XIX in sede IX Imp. Chuonrado a. VI Ind. XV mense
+madio die I</i> (Monte Cassino, <i>Ex dipl. Princ., Caps.</i> 12, n. 24).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note45">
+<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&#160;&#160;</span>Nell’anno 1027, Bolla di Giovanni XIX per Silva
+Candida: <i>Fratre nro Dno Alberico Comite Palatii</i>: <span class="smcap">Marini</span>,
+n. XLV; <span class="smcap">Mansi</span>, XIX, 487. Nel notato istromento del giorno
+8 Gennaio 1028: <i>Albericus ill. et clar. comes s. Lateran.
+Palatii</i>. Non pertanto i Cataloghi dei Papi lo appellano impropriamente
+<i>Patricius</i>, parimenti che Gregorio padre di lui.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note46">
+<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&#160;&#160;</span>Su di ciò, all’anno 1024, dice <span class="smcap">Rodolfo Glaber</span>, IV,
+c. 1: <i>At licet pro tempore Philargyria mundi regina queat
+appellari, in Romanis tamen inexplebile cubile locavit</i>. Ivi
+trovasi eziandio la lettera di Guglielmo, abate di san Benigno
+di Digione, indiritta a Giovanni XIX.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note47">
+<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonizo</span>, p. 801: <i>Belinzo nobilissimus Romanus de
+Marmorata</i>; ne’ documenti il nome suona <i>Berizo</i> oppure
+<i>Belizo</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note48">
+<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&#160;&#160;</span><i>Vita Meinwerci Ep.</i>, p. 153. <i>Mon. Germ.</i>, XIII. <span class="smcap">Wipo</span>,
+<i>Vita Chuonradi</i>, n. 16. <span class="smcap">Arnulfo</span>, <i>Gesta Archiep. Mediol.</i>, II
+c. 3, e nota 70. <i>Mon. Germ.</i>, X, 12. La <i>basilica apostolorum</i>
+qui non può esser altro che il san Pietro, il quale era altresì
+consecrato ai due Apostoli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note49">
+<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Wipo</span>, <i>Vita Chuonr.</i>, n. 16. Berengario, figlio di Liutboldo
+conte, cadde in battaglia. L’Imperatore lo fece seppellire
+accanto a Ottone II.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note50">
+<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&#160;&#160;</span><i>Et denarii, quos Romam ad s. Petrum debetis</i>: lettera
+di <i>Cnuto Rex</i> in <span class="smcap">Wilh. Malmsbur.</span>, <i>de gest. Reg. Anglor.</i>, II,
+c. XI. L’odierna penuria delle finanze di Roma ha richiamato
+in vita l’imposta e il nome del «denaro di san Pietro» in forma
+di un pio contributo di moneta. La commissione che in
+Roma è destinata a raccoglierlo fu nel Novembre dell’anno
+1860 elevata da Pio IX a dignità di <i>Archiconfraternitas</i>, e
+Roma ha insaccato a quest’ora (1860) tre milioni di scudi raccolti
+dai paesi di tutto il mondo come obolo di san Pietro. Lo
+Storico ha ragione di meravigliare vedendo con quanta ostinatezza
+si conservino le tradizioni ecclesiastiche.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note51">
+<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&#160;&#160;</span>Nel <i>Cod. Amiatinus</i>, p. 646 (Sessoriana di Roma) il Privilegio
+concesso a Monte Amiata è dato <i>ann. D. Incarn. MXXVII
+Regni vero Dom. Chuonradi secundi regnantis III Imperii
+ejus primo Ind. X Acta in civitate Leonina Non. April.</i> Egli
+dunque dimorava nel palazzo prossimo al san Pietro.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note52">
+<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&#160;&#160;</span><i>Mon. Germ. Leges</i>, II, 40: <i>Chuonradus Aug. Romanis
+judicibus: Audita controversia quae hactenus inter vos et
+Langobardos judices versabatur, nulloque termino quiescebat,
+sancimus, ut quaecumque admodum negotia mota fuerint, tam
+inter Romanae urbis menia, quam etiam de foris in Romanis
+pertinentiis, actore Langobardo vel reo, a vobis dumtaxat Romanis
+legibus terminentur, nulloq. tempore reviviscant</i>. Vedasi
+anche da ciò come l’Imperatore avesse piena podestà di dominio
+supremo sopra lo Stato della Chiesa. Nonostante, i
+giudici longobardi non cessarono di esistere, e di qua e di là
+nella provincia alcuni Conti conservarono il giure franco.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note53">
+<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Herm. Contractus</span> dice concisamente e bene: <i>Subactaque
+Italia tota reversus</i>: ad a. 1027.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note54">
+<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod. Amiatin.</i>, p. 652, a. 1036: <i>Tempore S. Papae
+Benedicti nati de Tusculana ex patre Alberico</i>. La <i>Cronica
+Romanor. Pontif.</i> in <span class="smcap">Cencio</span>, i <i>Cataloghi dei Papi</i> e <span class="smcap">Bonizone</span>
+determinano parimenti la origine di lui. <span class="smcap">Rodolfo Glaber</span>, IV,
+c. 5, lo chiama una fiata perfino <i>puer fere decennis</i>, e aggiunge
+tutti i governanti essere stati allora fanciulli. Senza
+dubbio un ragazzo era stato fatto arcivescovo di Reims.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note55">
+<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Victor</span> III, <i>Dialog.</i>, lib. III. dice: <i>non parva a patre
+in populum profligata pecunia, summum sibi sacerdotium
+vendicavit</i>. — Incerto è il giorno in cui fu consecrato. Che
+Benedetto IX fosse papa di già nel Marzo dell’anno 1033
+lo prova un documento dato da Fabriano (<i>anno deo propiciu
+pontificatu Domno Tufelatu</i>: <span class="smcap">Mittarelli</span>, II, app. XXII, 48).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note56">
+<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&#160;&#160;</span><i>Cum successisset ei (sc. Johanni XII) Theophylactus
+Gregorius frater ejus nomen sibi vendicabat Patriciatus.</i> <span class="smcap">Bonizo</span>,
+<i>ad Am.</i>, p. 801. È difficile che egli si fregiasse di questo
+titolo; documenti lo chiamano soltanto <i>Consul Romanor.</i>, ed
+altresì <i>lateranensis et tusculanensis comes</i>: <span class="smcap">Coppi</span>, <i>Memor.
+Colonn.</i>, p. 18 e segg.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note57">
+<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Glaber</span>, <i>Histor.</i>, IV, c. 5. La <i>Treuga Dei</i> fu, nell’anno
+1041, fissata dal tramonto del mercoledì al levar del
+sole del lunedì; in quell’intervallo di tempo niuno poteva
+sguainare la spada sotto pena di scomunica. — <span class="smcap">Pagi</span>, <i>Critica</i>,
+ad a. 1034.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note58">
+<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">R. Glaber</span>, IV, c. 9, lo narra come avvenuto ai 29
+di Giugno. — Le date sono tutte confuse. La <i>Vita Benedicti
+ex</i> <span class="smcap">Amal. Auger., Mur.</span> III, 2, 340, accoglie perfino il racconto
+di una cacciata <i>post suam promotionem</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note59">
+<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&#160;&#160;</span>Noto omai, qualmente in documenti posteriori al 1017
+si rilevi che i Crescenzî sorgono in potenza. Ai 17 di Giugno
+del 1036 Crescenzio ed altri nobili di sua parentela cedono
+il <i>Castrum Apolloni</i> (<i>Empulum</i> presso Tivoli) al monastero
+di Subiaco. Per figliuoli di Crescenzio sono nominati
+<i>Regetellus</i> e <i>Raino</i> o <i>Rainuccius</i> (<i>Reg. Sublac.</i>, 73).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note60">
+<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Herm. Contr.</span>, a. 1037, e <span class="smcap">Wipo</span>, <i>Vita Conradi</i>, il quale
+dice: <i>Papa Cremonae occurrebat Imperatori, et honorifice
+receptus et dimissus, Romam reversus est</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note61">
+<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">R. Glaber</span> sembra rappresentare così la cosa, là dove
+parla della cospirazione dei Romani...: <i>a sede tamen propria
+expulerunt. Sed — tam pro hac re, quam aliis insolenter
+patratis, Imperator illuc proficiscens propria sedi restituit</i>.
+È incerto se l’Imperatore andasse in persona a Roma; la moglie
+di lui Gisela aveva peregrinato alla Città (<span class="smcap">Wipo</span>, c. 37).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note62">
+<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&#160;&#160;</span>In un documento romano dei 22 Agosto 1043 si sottoscrive
+<i>Gregorius Consul, frater supradicti Dni Pape, interfui</i>:
+<span class="smcap">Nerini</span>, p. 387.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note63">
+<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod. Vat.</i> 1984, fol. 201: <i>Cum ejecissent pontificem — orta
+est inter Romanos et Transtiberinos grandis seditio — VII
+die m. Jan. Romani in fugam versi sunt propter comites
+qui veniebant per montanam sc. Girardo rainerii et ceteri
+cum multis equitibus, qui erant fideles dicti pontificis</i>. Le
+notizie barbaramente scritte in quell’importante Codice furono
+edite dal <span class="smcap">Pertz</span> (<i>Mon. Germ.</i>, VII, 468-480) con titolo di
+<i>Annales Romani</i>. Io cito dal Codice. Gli avvenimenti sono
+narrati eziandio da <span class="smcap">Herm. Contr.</span>, a. 1044, da <span class="smcap">Victor</span>, III,
+<i>Dialog. III</i>, da <span class="smcap">Bonizo</span>, <i>ad Amic.</i>, p. 801, il quale vuole che
+la esaltazione di Silvestro III derivasse dalla elezione di Girardo
+<i>de Saxo</i> e di altri Capitani. — <span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 79.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note64">
+<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&#160;&#160;</span><i>Gerardus Rainerii</i> era conte di Galeria; persona
+diversa era Girardo <i>de Saxo</i>. A’ tempi di Silvestro II un
+Rainero era vescovo ed un Gerardo conte della Sabina (<span class="smcap">Fatteschi</span>,
+<i>Serie</i>, p. 253): nel 1003 <i>Rainerius</i> e <i>Crescentius</i>
+erano conti e rettori della Sabina (ibid., p. 254); di quello
+sarà stato figliuolo Gerardo. Era una famiglia franca dimorante
+nella Sabina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note65">
+<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Benno</span>, <i>Vita Hildebrandi</i>, p. 82. Gli dà per maestro
+nelle arti magiche l’arcivescovo Lorenzo di Amalfi, che sarebbe
+stato discepolo di Silvestro II. Da loro anche Gregorio
+VII avrebbe imparato la magia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note66">
+<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Murat.</span>, III, 2, 341. Il <i>Cod. Vat.</i> 1984 dice di Silvestro
+III: <i>Obtinuit pontificatum diebus XLVIII, quo ejecto benedictum
+pont. reduxerunt in sede sua</i>. <span class="smcap">Bonizo</span>, p. 801: <i>Gregorius
+Patricius et Petrus germani Theophylactum spe conjugis
+deceptum ad Pontificalia iterum sublevant fastigia</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note67">
+<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&#160;&#160;</span>Un documento dell’anno 1013 lo chiama <i>Dn. Johannes
+Archicanonicus s. Johannis intra portam Latinam</i> (<span class="smcap">Nerini</span>,
+app. n. V, 388). <i>Cod. Vat.</i> 1984: <i>per cartulam refutavit
+Johanni archipbr. s. Johis ad portam latinam suo patrino
+in die kal. Majas, cui posuerunt nomen Gregorius, qui etiam
+pontificatum tenuit ann. I et m. VIII minus d. XI</i>. <span class="smcap">Bennone</span>,
+<i>Vita Hildebr.</i>, p. 83, determina il prezzo di vendita in libbre
+1500; il Cod. Vat. 1840 lo stabilisce in libbre 2000. Anche
+<span class="smcap">Vittore</span> III dice: <i>non parva ab eo accepta pecunia</i>. Il
+<span class="smcap">Pagi</span> si riferì, di contro al <span class="smcap">Baronio</span>, all’<i>Epitome</i> di <span class="smcap">Bonizone</span>,
+senza conoscerne il <i>Liber ad Amicum. Nefando ambitu seductus</i>
+(dice qui <span class="smcap">Bonizone</span>) <i>per turpissimam venalitatem omnemq.
+Rom. popul. ingentibus pecuniis datis sibi jurare coegit</i>
+(p. 801). <span class="smcap">Bonizone</span> fu contemporaneo, sebbene più giovine; fu
+vescovo di Sutri nel 1075. Contemporanee sono eziandio le
+notizie del <i>Cod. Vat.</i> 1984.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note68">
+<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&#160;&#160;</span><i>Nunc aureum Apostolorum saeculum, et praesidente
+vestra prudentia, ecclesiastica reflorent disciplina</i>: <span class="smcap">Damiani</span>,
+<i>Ep. I</i> a Gregorio VI (sonvene due delle lettere), <i>Oper.</i> Tom. I
+<i>Ep.</i>, lib. I. Nel lib. VIII sono raccolte anche due lettere senza
+importanza (la quarta e la quinta), indiritte <i>Dom. Alberico
+Senatoriae dignitatis viro e D. Petro Senator, dign. viro</i>. Il
+frate trovavasi dunque in corrispondenza eziandio coi Tusculani.
+La moglie di Alberico nomavasi Ermilina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note69">
+<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&#160;&#160;</span><i>S. R. Ecclesia — terrenas opes majori ex parte amisit</i>:
+così lamentava Gregorio VI. Per restaurare le chiese di
+san Pietro e di san Paolo si raccoglieva denaro in Aquitania.
+Vedi la lettera di Gregorio nel <span class="smcap">Mansi</span>, XIX, 611.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note70">
+<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Gugl. Malmesbur.</span>, II, c. 13, che lo chiama uomo
+<i>magnae religionis et severitatis</i>. — <i>Catalog.</i> <span class="smcap">Eccardi</span>: <i>Fuit factus
+homo armorum</i>. Le narrazioni confondono insieme storia e
+leggende. <span class="smcap">Rod. Glaber</span>, V, c. 5: <i>Cujus bona fama, quidquid
+prior foedaverat, in melius reformavit</i>. Gli Annali del <span class="smcap">Baronio</span>
+per quest’epoca oscura sono incompleti, e mancano di
+ragione critica.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note71">
+<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span> (<i>Chron.</i>, VI, 32) si fe’ in Roma
+narrare che tutti e tre i Papi avessero risieduto dentro della
+Città. Tuttavolta v’ha in ciò poca somiglianza di vero.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note72">
+<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonizo</span>, p. 801. Addirittura lo appella <i>idiota et mirae
+simplicitatis vir</i>. <span class="smcap">Victor III</span>, <i>Dial.</i>, III. <span class="smcap">Benzo</span> <i>ad Heinr. IV</i>,
+VII, 671. <span class="smcap">Herm. Contr.</span> a. 1046. <i>Chron. S. Benigni Divion.</i>
+(<span class="smcap">D’Achery</span>, VI, 446). <i>Cod. Vat. 1984</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note73">
+<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&#160;&#160;</span><i>Annal. Corbeiens.</i>, a. 1046 (<i>Mon. Germ.</i>, V); nella
+terza e nella quarta feria innanzi al Natale.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note74">
+<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Benzo</span> VII, p. 670: <i>Seniores</i> (ossiano signori) <i>Romani,
+licet hactenus sive salsum sive insulsum degistis — Ecce solito
+more sit in vestra electione</i> etc. Il passo intiero spiega
+qual fosse il concetto del Patriziato a’ tempi di Enrico III e
+di Enrico IV, e chiarisce, per via del <i>Liber Pontificalis</i>, il
+diritto regale della elezione pontificia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note75">
+<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la lettera di congedo che il novello Papa rivolge
+a Bamberga: è nel <span class="smcap">Pagi</span> (a. 1046), il quale ritorce contro il
+<span class="smcap">Baronio</span> il passo <i>explosis tribus illis quibus idem nomen
+papatus rapina dederat</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note76">
+<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&#160;&#160;</span>La più completa descrizione è data dal noto <i>Ordo
+Coronationis</i> in <span class="smcap">Cencius</span>, che il <span class="smcap">Cenni</span> (<i>Mon.</i>, II, 261) riferisce
+a Enrico III, e il <span class="smcap">Pertz</span> (<i>Mon. Germ.</i>, IV, 187) riferisce
+ad Enrico VI. Tuttavia esso contiene delle parti assai
+più antiche di quello che sia il tempo di Enrico VI. Mi giovo
+eziandio dell’<i>Ordo</i> del secolo decimoquarto, che è nel <span class="smcap">Mabillon</span>,
+<i>Mus. It.</i>, II, 397. Del tempo franco e di quello degli
+Staufen v’hanno parecchi <i>Ordines</i>. Vedi <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Ant.
+It.</i>, I, 99; <span class="smcap">Hittorp</span>, nella <i>Biblioth. max. Patr.</i>, XIII; <span class="smcap">Martene,
+Raynald, Cenni</span> e <span class="smcap">Pertz</span>. Vedi altresì nel <i>Chron. Altinate
+juxta Cod. Dresd., Archiv. storico</i>, App. V, e <span class="smcap">Benzo</span>, <i>ad
+Heinr. IV</i>, 1, 9.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note77">
+<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Terebinthus Neronis</i> dei <i>Mirabilia</i>, di <span class="smcap">Pietro Mallio</span>,
+degli <i>Ordines</i>, sepolcro assai grande e antico, era situato
+presso la <i>Meta Romuli</i>, che era una piramide come quella
+di C. Cestio. <i>Usque in Meta, quae vocatur Memoria Romuli</i>
+(<i>Bullar. Vat.</i>, I, 27, Bolla di Leone IX, a. 1053). Reputavasi
+che la piramide di Cestio fosse la tomba di Remo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note78">
+<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.&#160;&#160;</span><i>Ego N. futurus Imperator juro, me servaturum Romanis
+bonas consuetudines, et firmo chartas tercii generis, et libelli
+sine fraude et malo ingenio</i> (<i>Ordo</i> nel <span class="smcap">Cenni</span>). Il <i>Cod. Vat.</i> 1984
+narra della coronazione di Enrico V: <i>Duo juramenta ex more
+fecit, unum juxta ponticulum, alterum ante porticus portam</i>;
+nè questa può essere altra che la <i>porta Castelli</i>, di cui gli
+<i>Ordines</i> del medio evo, secondo la consuetudine del linguaggio
+popolare, hanno fatto una <i>Porta Collina. Cum Rex in
+Imp. electus pervenerit ad portam Collinam, quae est juxta
+castellum Crescentii</i>: così l’<i>Ordo Coronationis</i> dell’anno 1311,
+nel <span class="smcap">Raynald</span>, n. X. Forse, il ponte prossimo a Monte Mario
+segnava il confine della Città.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note79">
+<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.&#160;&#160;</span>La piazza di san Pietro era detta <i>platea, quae vocatur
+Cortina</i> (<i>Bullar. Vat.</i>, p. 31, a. 1053). La santa Maria <i>in Turri</i>,
+che sorgeva accosta alla gradinata del san Pietro, apparteneva
+al convento di santo Stefano presso il san Pietro. Sembra
+però che non prima di Federico I fosse consuetudine di
+compiervi la detta ceremonia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note80">
+<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.&#160;&#160;</span>Le orazioni che si pronunciavano sul Re e sulla Regina
+sono piene di grandiosa dignità, ed hanno veramente
+elevatezza di stile.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note81">
+<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.&#160;&#160;</span>Talvolta negli <i>Ordines</i> havvi divario nella successione
+delle funzioni: così eziandio per gli altari, poichè sembra
+che la coronazione non sempre avvenisse innanzi all’altare
+di san Pietro, ma talora davanti quello di san Maurizio, nella
+navata a sinistra. Assai commoventi dovevano essere le formule
+usate: <i>Accipe anulum, signaculum s. Fidei, soliditatem
+Regni, augmentum potentiae, per quam scias triumphali
+potentia hostes depellere, haereses destruere, subditos coadunare,
+et catholicae Fidei perseverabilitati connettere. — Accipe
+hunc gladium cum Dei benedictione tibi collatum, in
+quo per virtutem Spiritus Sancti resistere, et ejicere omnes
+inimicos tuos valeas, et cunctos s. Ecclesiae Dei adversarios,
+Regnumque tibi commissum tutari, ac protegere castra Dei
+per auxilium invictissimi triumphatoris D. N. J. Christi,
+qui cum Patre in unitate Spiritus Sancti vivit, et regnat in
+saecula saeculorum. Amen. — Accipe signum gloriae</i> etc. Le
+parecchie formule variano secondo l’epoca.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note82">
+<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.&#160;&#160;</span>Non sempre avveniva la processione lateranense. Più
+tardi, allorchè i Papi non risiedettero più nel Laterano, il
+corteo, compiuta la coronazione, andava soltanto fino alla
+piazza di santa Maria Traspontina, dove l’Imperatore si separava
+dal Papa. Però l’<i>Ordo</i> raccolto nel <span class="smcap">Cenni</span> (e il <span class="smcap">Cenni</span>
+stesso non ne fece attenzione) fa che il corteo muova ancora
+fino al Laterano, poichè ivi soltanto devonsi cercare il <i>Palatium
+majus</i> (la <i>Casa major</i> di papa Zaccaria) e la <i>Camera
+Juliae Imperatricis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note83">
+<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.&#160;&#160;</span><i>Indutus igitur rex viridissima clamide, desponsatur
+patriciali anulo, coronatur ejusd. prelaturae aureo circulo.</i>
+<span class="smcap">Benzo</span>, l. c.:... <i>decretum est</i> (da tutte le classi dei Romani)
+<i>ut rex H. cum universis in monarchia imperii sibi succedentibus
+fieret patricius, sicuti de Karolo factum legimus</i>.
+<span class="smcap">Damiani</span>, <i>Disceptatio synodalis</i> (<i>Op.</i>, t. III, 23, ed. Paris, 1663):
+<i>H. Imp. factus est patricius Romanorum, a quibus etiam
+accepit in electione semper ordinandi pontificis principatum.</i>
+<span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 77. Tutto ciò dovette essersi convenuto
+in Sutri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note84">
+<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonizo</span>, p. 802: <i>Rumoribus populi illectus — tyrannidem
+Patriciatus arripuit, quasi aliqua esset in laicali ordine
+dignitas constituta, quae privilegii possideret plus imperatoria
+majestate</i>. Egli tuttavia conosce per bene le ragioni
+cui s’inspirava Enrico: <i>Credidit per Patriciatus ordinem se
+Romanum posse ordinare Pontificem</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note85">
+<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.&#160;&#160;</span>Così il <i>Cod. Vat. 1984</i> denota la podestà di patrizio
+tenuta da Enrico: <i>Ordinationem pontificum ei concessit et
+eorum episcoporum regalia abentium: ut a nemine consecretur
+nisi prius a rege investiatur, almus pontifex una cum
+romanis et religiosis patribus sicut s. Adrianus papa et alii
+pontifices confirmaverunt per privilegij detestationem in potestate
+regis H., qui in praesentia habetur et futurorum regum
+patriciatum et cetera, ut supra dictum est, sancivit et
+firmavit et posuit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note86">
+<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.&#160;&#160;</span>Benanco alcuni Tedeschi lo appellano <i>Romanorum
+patricius: Vita Annonis, Mon. Germ.</i> XIII, 469. Ancor nell’anno
+1049, durante la vacanza della sede, un documento
+romano nota: <i>Ann. dei prop. domno Henrigo rex francorum
+et patritio Romanorum Ind. II m. Jan. d. XV: Reg. Sublac.</i>,
+fol. 81.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note87">
+<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Damiani</span> con ingenuità antipolitica lo loda nel <i>Lib.
+Gratissimus</i>, c. 36 (<i>Op.</i>, I, ed. Cajetani): <i>Hoc sibi non ingrata
+divina dispensatio contulit — ut videlicet ad ejus nutum
+S. R. E. nunc ordinetur, ac praeter ejus autoritatem Ap.
+Sedi nemo prorsus eligat sacerdotem. E più indietro: Post
+Deum scilicet ipse nos eo insatiabilis ore draconis eripuit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note88">
+<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Herm. Contr.</span>: <i>Imp. vero Romae egressus nonnulla
+castella sibi rebellantia cepit</i>. Uno dei suoi diplomi a favore
+della <i>Casa aurea</i> è dato: <i>Kal. Januarii actum ad Columna
+Civitatem</i>, che è l’odierna Colonna nei monti Latini. <span class="smcap">Böhmer</span>,
+1552. Dubito dell’esattezza della data, perciocchè l’Imperatore
+rescriva nuovamente da Roma ai 3 di Gennaio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note89">
+<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Romualdo</span> e <span class="smcap">Lupo</span> tutti e due d’una sol voce: <i>Benedictus
+per poculum veneni occidit P. Clementem</i>. <span class="smcap">Herm.
+Contr.</span>: <i>In Romanis partibus nono mense promotionis suae
+diem obiens, ad episcopatum suum Babenberg reportatus tumulatur</i>. — È
+il solo de’ Papi che sia sepolto in Alemagna.
+Il <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Annal.</i>, ad a. 1047, significa che morisse in
+vicinanza di Pesaro, e il <span class="smcap">Jaffé</span> accoglie per data il dì 9 di
+Ottobre.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note90">
+<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.&#160;&#160;</span>Il Codice di <span class="smcap">Donizone</span> (esiste in Vaticano) contiene
+imagini miniate di persone di tutta la famiglia; le riproduce
+in bella incisione a colori l’edizione fattane dal <span class="smcap">Bethmann</span>,
+nei <i>Mon. Germ.</i> Non vi si può cercare esattezza di ritratti, ma
+giovano assai per conoscere le fogge. Azzo e Ildegarde moglie
+sua sono sepolti a Canossa, dove Tedaldo tenne quasi sempre
+residenza.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note91">
+<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.&#160;&#160;</span>Esatta notizia ne dà il <i>Cod. Vat. 1984</i>, che per questa
+età è una fonte di grande importanza. Il Papa fu ordinato
+ai 17 di Luglio, <i>Ind. I</i>, e sedette in cattedra ventitre giorni.
+Sull’ambasceria dei Romani, vedasi <span class="smcap">Bonizone</span>, p. 803. Esso
+dice eziandio che Bonifacio condusse il Papa a Roma, ma
+soltanto il <i>Cod. Vat.</i> sa dei raggiri del Margravio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note92">
+<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.&#160;&#160;</span>Un viandante vide il morto Papa correre i monti Latini
+in figura di mostro: <span class="smcap">Amal. Auger.</span> — Il <span class="smcap">Placentini</span>
+(<i>de Sepulcro Bened. IX</i>, Romae 1747) vuol dimostrare che
+appartenga a quel Papa un sepolcro trovato a Grotta Ferrata.
+Io ne vidi colà la tavola sepolcrale, che è una curiosità
+senza pregio. — Terzo succeditore di santo Nilo nella dignità
+di abate fu il discepolo suo (vedine la <i>Vita</i> nel <span class="smcap">Martene</span>,
+<i>Vet. Script.</i>, VI, 933). Nel convento v’hanno ancora parecchie
+cose antiche che ricordano di quel tempo. Sopra la porta sta
+scritta quest’antica sentenza:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Οῖκου Θεοῦ μέλλοντες. εἰσβαίνειν πύλην</p>
+<p class="i01">ἴξω γένοισθε τῆς μέθης τῶν φροντίδων</p>
+<p class="i01">ἰν’ εὐμενῶς εὖροιτε τὸν κριθτὴν ἔσω.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+In quel chiostro continuarono a vivere lingua e uomini greci;
+così nell’anno 1153 l’Abate sottoscrive un documento romano:
+† εγο νηκολαως ηγουμενος Κρηπτα Φερρατ ἠπεγραφψα: <span class="smcap">Galletti</span>,
+<i>Del Prim.</i>, app. n. 59, dall’archivio di santa Prassede.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note93">
+<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.&#160;&#160;</span>Istromento dell’anno 1053, <i>Reg. Subl.</i>, fol. 78, nel <span class="smcap">Petrini</span>,
+p. 400. <i>Anno Leonis IX in sede IV m. Decbr. Ind. VII.
+Quoniam certum est me domina Imilia nobil. Comitissa que
+olim Dni Donadei conjunx fuit habitatrice in Palestrina</i>: ella
+dona dei beni a Subiaco <i>pro redemptione animae meae, et
+quond. Johannis qui vocabatur de Benedicto, et Donadei, et
+Domina Itta</i> (giusta documenti moglie del <i>marchio Johannes</i>)
+<i>et de Joanne filio, et — pro heredibus nostris</i> etc. Il <span class="smcap">Petrini</span>
+(p. 111) ha notato i rapporti in cui stavano fra loro i membri
+della famiglia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note94">
+<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 81. — Il Pontefice fu sepolto
+in san Lorenzo fuori le mura, in un sarcofago degli antichi
+tempi cristiani, che ivi ancor si vede.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note95">
+<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.&#160;&#160;</span>Sulla febbre romana, che oggidì ancora è crudelmente
+mortifera, il <span class="smcap">Damiani</span> compose questo tetrastico:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Roma vorax hominum, domat ardua colla virorum</i>,</p>
+<p class="i01"><i>Roma ferax febrium, necis est uberrima frugum</i>.</p>
+<p class="i01"><i>Romanae febres stabili sunt jure fideles</i>;</p>
+<p class="i01"><i>Quem semel invadunt, vix a vivente recedunt</i>.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<i>Opuscul.</i>, XIX, cap. 5.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note96">
+<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.&#160;&#160;</span>Vedi il <span class="smcap">Watterich</span>, I, 102.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note97">
+<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.&#160;&#160;</span><i>A quo omnia ecclesiastica studia renovata ac restaurata,
+novaque lux visa est exoriri</i>: così dice papa Vittore III
+di lui (<i>Dial.</i>, III, lib. 3).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note98">
+<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.&#160;&#160;</span><i>Liber Gomorrhianus, de diversitate peccantium contra
+naturam</i> etc. <i>Op.</i>, t. I, colla dedicazione a Leone IX e colla
+lettera in cui questi ne lo ringrazia: è un componimento
+nauseante della letteratura di quella età. Alessandro II condannò
+il libro, e ciò fece assai stizzire l’autore. I vizî del
+clero dovevano essere laidi per benino, una volta che si
+reputava necessario di interrogare ogni Vescovo, prima della
+consecrazione, se era mondo di quattro delitti: <i>Id est arsenochita
+q. e. masculo; pro ancilla Dei sacrata, quae a Francis
+Nonnata dicitur; pro quatuor pedes; et pro muliere viro
+alio conjuncta; aut si conjugem habuit ex alio viro, quod
+Graecis dicitur deuterogamia. Et dum nulli horum ipse vir
+conscius fuerit, evangeliis ad medium deductis jurat ipse
+electus Archidiacono: Ordo Roman.</i>, VIII; <span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus.
+Ital.</i>, T. II, 86.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note99">
+<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Wibert</span>, II, c. 3. Da Benedetto VIII (m. 984) fino a
+Leone IX non ci fu conservata alcuna moneta pontificia: non
+è che un puro caso, giacchè dovettero pure essersene battute.
+Infatti leggo in un istromento dell’anno 1021 (<i>Reg. Sublac.</i>,
+fol. 127): <i>Denarios bonos novos Romane monete</i>. Di Leone IX
+abbiamo un solo denaro: † <span class="smcap">Henricvs imp. Romanorv</span>; dal
+rovescio: † <span class="smcap">scs Petrvs Leo P.</span> Più sorprendente ancora si
+è, che nessuna moneta di Gregorio VII sia pervenuta fino a noi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note100">
+<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Marian. Scotus</span>, ad a. 1050: <i>Rex Scotiae Macbeth ad
+Romae argentum pauperibus seminando distribuit.</i> Il nome
+di questo Re suona in diversa maniera: <i>Rex Maccabaeus</i>,
+<i>Macbothus</i>, <i>Macbetka</i>, <i>Mabbetha</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note101">
+<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.&#160;&#160;</span>Salto a piè pari un periodo di ottocento dieci anni,
+e noto la relazione in cui il dì odierno si trova coll’anno 1051.
+Addì 25 Ottobre 1860 un Prodittatore del Garibaldi per Napoli,
+decreta: «L’antico ducato di Benevento è dichiarato
+provincia del Regno Italiano. Napoli 25 Ottobre 1860.» — I
+Papi non possedettero mai tutto intiero il ducato di Benevento.
+Soltanto nel 1077 andarono eglino al possesso della
+città e del suo territorio. — Sulla permuta fatta coll’Imperatore
+vedansi <span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 84 ed <span class="smcap">Herm. Contr.</span>,
+ad a. 1053.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note102">
+<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Herm. Contr.</span>, ad a. 1053, specifica come fosse composto
+l’esercito di Leone IX: <i>Plurimi Theutonicorum, partim
+jussu dominorum, partim spe quaestus adducti, nonnulli
+etiam scelerati et protervi, diversasque ob noxias patria pulsi</i>.
+<span class="smcap">Guill. Apulus</span>, lib. II, conta settecento valorosi Svevi, inoltre
+Romani, Sanniti, Capuani, Spoletini, Sabinati, Fermani, e
+il vigliacco popolo della Marca (<i>gens Marchana probis digne
+reprobata latinis... his erat innatus pavor et fuga luxuriesque</i>).
+<span class="smcap">Leone di Ostia</span> numera cinquecento, e <span class="smcap">Amatus</span>
+soltanto <i>CCC Todesque</i>. Da lui si pare (III, c. 25) che ancor
+prima Leone conducesse contro ai Normanni un piccolo esercito,
+e che questo si sbandasse nella Campania.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note103">
+<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.&#160;&#160;</span>Leggiamo tuttora una sua lettera indiritta al convento
+di Farfa, nel quale si fece accogliere da confrater verso un
+donativo di tremila bizantini. <i>Argiros pronia theu Magistros
+Bestis, Kae Dux Italias, Calabrias, Sichelias, Kae Paphlagonias,
+Kae Cabeon, Kedulon, Ematon ti Despini Kae agia
+Theotoco Maria ti en ti agemoni tis Farfa</i> etc. (così allora
+pronunciavasi il greco): <i>Chron. Farf.</i>, p. 620.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note104">
+<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.&#160;&#160;</span>L’Autore scriveva questa pagina sulla fine dell’anno 1860.
+(N. del T.)</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note105">
+<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.&#160;&#160;</span><i>Et li Thodeschi se metent l’escu en bras et crollent
+l’espée; et li Normant hardi coment lyon prenent la haste...</i>
+<span class="smcap">Amatus</span>, III, c. 37.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note106">
+<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.&#160;&#160;</span><i>Facto tamen de se quasi muro in modum corone</i> (in
+quadrato), <i>mortem expectantes... Vita Leonis IX</i>, nel <span class="smcap">Borgia</span>,
+<i>Mem. di Benev.</i>, II, 318. Al pari di <span class="smcap">Romualdo</span>, la <i>Vita</i>
+chiama la città con nome di Civitas. La <i>Chronique de</i> <span class="smcap">Robert
+Viscard</span> scrive <i>Civite</i>; <span class="smcap">Goffredo Malaterra</span> scrive <i>Civitata</i>.
+In vicinanza era situata Dragonara.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note107">
+<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.&#160;&#160;</span><i>Denotement o grandissime plor et larmes: Chronique
+de</i> <span class="smcap">Robert Viscard</span>, c. XI. <i>Cum magna devotione ejus provolvuntur
+pedibus, veniam et benedictionem ejus postulantes</i>:
+<span class="smcap">Malaterra</span>, I, c. 14.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note108">
+<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.&#160;&#160;</span>La <i>Vita</i> nel <span class="smcap">Borgia</span> descrive il campo di battaglia
+e le esequie; la <i>Vita</i> negli <i>Acta Sctor.</i>, Aprile, II, 666, dice
+che i morti apparvero in aspetto di martiri. Ottocento sette
+anni dopo quell’età fu visto un simile campo di battaglia,
+su cui, fuggiti con pari rapidità gli Italiani, la legione straniera
+di Tedeschi e di Belgi si immolò per il dominio temporale:
+ed oggidì ancora i caduti di Castel Fidardo son detti
+«martiri» (<i>Civiltà Cattolica</i> dei 20 Ottobre 1860). In fatto è
+che le condizioni di Roma sono eternamente le stesse.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note109">
+<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.&#160;&#160;</span>Così giudicò il pio <i>Herm. Contractus</i>, essere morti
+i Tedeschi <i>occulto Dei judicio — sive quia tantum sacerdotem
+spiritalis potius quam pro caducis rebus carnalis pugna decebat</i>,
+oppure perchè tanta gente infame s’era raccolta sotto
+allo stendardo pontificio. Similmente dice <span class="smcap">Romualdo</span>, e quasi
+colle istesse parole la <i>Cron. di Amalfi</i> (<span class="smcap">Murat</span>., <i>Ant. It</i>., I,
+212): <i>Non enim dominus discipulis suis et successoribus
+suis praeceperat ut seculares veluti principes secuti materiales
+gradus, in populum corruerent, sed verbo et dicto monerent
+pie</i> etc. Anche il contemporaneo <span class="smcap">Brunone di Segni</span> biasima il
+Papa: <i>Super Normannos praeliaturus vadit, zelum quidem
+Dei habens sed non fortasse scientiam</i>; e deplora che in persona
+movesse alla guerra.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note110">
+<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.&#160;&#160;</span><i>Quanto terrenis ecclesia minuitur, tanto spiritualibus
+augetur</i>. È tal motto che parrebbe uscito della bocca del
+Cavour. <span class="smcap">Wido Ferrariensis</span> compendia il passo di san Girolamo
+insieme con altre sentenze dei Padri ecclesiastici che
+indirizza contro Gregorio VII: <i>Mon. Germ</i>., XIV, 169.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note111">
+<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.&#160;&#160;</span>Al dì d’oggi è cosa assai istruttiva di por mente al
+giudizio datone dal <span class="smcap">Damiani</span> (<i>Ep.</i> IX, lib. IV, indiritta ad Ulrico
+di Fermo): <i>Si ergo pro fide... nusquam ferrea corripere
+arma conceditur: quomodo pro terrenis et transitoriis Ecclesiae
+facultatibus loricatae acies in gladiis debacchantur? — Quomodo
+ergo pro rerum vilium detrimento fidelis fidelem gladio
+petat</i>. Di riscontro a questa sentenza del Cardinale piacemi
+porre il giudizio che oggi si fa in Roma di siffatte cose.
+La <i>Civiltà Cattolica</i>, organo dei Gesuiti, dice (Disp. dei 20
+Ottobre 1860; <i>I morti per la Chiesa a Dragonara il</i> 1053 <i>e
+nel Piceno il</i> 1860): «All’età di Leone IX poteva per avventura
+esser degna di scusa l’opinione che il dominio temporale
+della Chiesa fosse soltanto di ordine mondano, ma oggi
+sarebbe stolidezza arbitrare che la sua causa sia altro che
+causa della religione e di Cristo. Forse nemmeno a’ tempi
+delle Crociate non si è venuto alle armi da militi cristiani
+per causa più supremamente divina di quella in cui pro caddero
+i soldati del Lamoricière.» — Precursore della <i>Civiltà
+Cattolica</i> è stato di già il <span class="smcap">Baronio</span>, che in questo argomento
+marchia il Santo di tal censura come farebbe di un grande
+eretico. — È pur cosa assai meravigliosa di vedere adesso
+rinnovarsi dopo ottocento anni le antichissime controversie
+per ragione del piccolo Stato della Chiesa; in questo periodo
+di tempo tutto il mondo si trasformò, all’infuori di Roma.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note112">
+<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.&#160;&#160;</span>Stando alla <i>Cronique de</i> <span class="smcap">Robert Viscard</span>, Leone diede
+al conte <i>Unfroi et à li subcessor toute Puille et Calabre de la
+fin de Granière jusque à lo Faro</i>. Il Conte tornò a Melfi,
+raccolse i Normanni e Longobardi, <i>et fist dui de ses frères
+console</i>. Vedasi anche il <span class="smcap">De Meo</span>, <i>Annali di Napoli</i>, ad a. 1054,
+che ancor non conobbe i libri di <span class="smcap">Amato</span>. — Gli <i>Annales</i>
+<span class="smcap">Lamberti</span> dicono, ad a. 1053: <i>Leo IX cunctos dies, quibus
+supervixit tantae calamitati, in luctu et moerore egit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note113">
+<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.&#160;&#160;</span><i>Leo Ep. serv. Servor. Dei glorioso et religioso Imp.
+novae Romae Constantino Monomacho dilecto filio salutem.</i>
+Egli allega la donazione di Costantino in termini di convinzione
+recisa. <i>Tu ergo magnus successor Magni Constantini
+sanguine, nomine, et Imperio factus, ut fias etiam imitator
+devotionis ejus erga Ap. sedem, exhortamur: et quae ille mirabilis
+vir post Christum eidem sedi contulit, confirmavit,
+atque defendit; tu juxta tui nominis etymologiam constanter
+adjuva recuperare, retinere, et difendere</i>: <span class="smcap">Baron.</span>, ad a. 1054.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note114">
+<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.&#160;&#160;</span><i>Historia Mortis Leonis IX Acta Sctor.</i>, April., II, 666.
+Il popolo sempre tenero del meraviglioso, accorse ben presto
+a venerare la tomba di Leone: <span class="smcap">Herm. Contr.</span> ad a. 1054.
+Leone IX fu di bella persona e di nobile aspetto. <i>Cestui Lion
+estoit moult bel et estoit rouz, et estoit de stature seignoriable,
+et estoit de letre bon maistre</i>: <span class="smcap">Aimé</span>, III, c. 15. Sulla sua
+tomba leggevasi questo buon distico:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Victrix Roma dolet nono viduata Leone,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Ex multis talem vix habitura patrem.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note115">
+<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.&#160;&#160;</span>Lo <span class="smcap">Stenzel</span> ha omai confutato la notizia data da <span class="smcap">Bonizone</span>,
+che Enrico per ammonimento di Ildebrando rinunciasse
+al patriziato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note116">
+<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.&#160;&#160;</span>I Romani gli amareggiarono la vita. <span class="smcap">Radulphi</span> <i>vita
+S. Lietberti</i> (<span class="smcap">Bouquet</span>, <i>Reg.</i>, XI, 481): <i>Victore, qui pro causis
+papatus per Romanos male tractatus apud ipsum (Imper.) conquesturus
+venerat (Jul. 1056)</i>. Nel <span class="smcap">Jaffé</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note117">
+<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Damiani</span>, <i>Ep. I ad Vict.</i>, dov’egli fa che Cristo dica:
+<i>Sublato rege de medio, totius Romani Imperii vacantis tibi
+jura permisi</i> (citato dal <span class="smcap">Giesebrecht</span>, II, 597). — Documenti
+assai errati per quel che riguarda la cronologia trovansi riferiti
+nel <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Annal.</i>, a. 1056; nel <span class="smcap">Fatteschi</span>, p. 112
+segg., e nell’<span class="smcap">Ughelli</span>, I, 352 segg. Uno dato da Fabriano:
+<i>Ab Incarn. D. N. J. Christi sunt anni Mille quinquaginta octo,
+et regnante domnu Enrigo Imp. et Papa Victore Dux Marchio
+etc.</i> Da dopo il 1057 Goffredo era <i>Dux</i> e <i>Marchio</i> di
+Spoleto e di Camerino.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note118">
+<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Gfrörer</span>, <i>Gregorio VII</i>, I, p. 10, afferma affatto di
+sua testa che Goffredo avesse ricevuto a Colonia, nel 1056, il
+patriziato per opera di Annone. Non v’ha un solo istromento
+che certifichi la cosa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note119">
+<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.&#160;&#160;</span>A vece di <i>Pallara</i> dicevasi eziandio <i>Palladio</i>. Corrisponde
+oggidì al san Sebastiano sul Palatino (Vedi il Vol. III
+di questa Istoria, a pag. 652). <i>Abbacia scor. martirum Sebastiani
+et Zosimi, quae vulgariter Pallara solet nuncupari</i>;
+così un <i>Privilegium</i> dato da Alessandro II (<i>Reg.</i> <span class="smcap">Petri Diaconi</span>
+a M. Cassino, fol. XX). Questo Pontefice cedette il convento
+a Monte Cassino, ricevendone in cambio santa Croce in Gerusalemme,
+la cui abazia Leone IX aveva concessa all’Abate
+di M. Cassino (<span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 81).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note120">
+<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Leone di Ostia</span>, II, c. 92. <i>Annales</i> <span class="smcap">Lamberti</span> ad a.
+1057: <i>Uno animo pari voluntate in electione consenserunt Friederici. — Nec
+quisquam sane multis retro annis laetioribus
+suffragii majori omnium expectatione ad regnum processerat
+R. E.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note121">
+<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.&#160;&#160;</span>Sua epistola indiritta ai Cardinali vescovi (<span class="smcap">Baron.</span>,
+a. 1061, n. L). La dissolutezza non era dammeno in Germania;
+perfino nel pellegrinaggio che Sigfredo di Magonza ed altri
+Vescovi fecero nell’anno 1056 a Gerusalemme, questi signori
+si trassero dietro un lusso, di cui l’eguale è appena credibile.
+<span class="smcap">Wilken</span>, <i>Storia delle Crociate</i>, I, 39.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note122">
+<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petr. Dam.</span>, <i>De vita eremitica, opusc.</i> LI, c. 5.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note123">
+<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.&#160;&#160;</span>Ibid., c. 8. Domenico entrò una volta nella cella del
+Damiani orrendamente stravolto in viso, <i>tamquam si pila fuerit
+ptisanarum more contusus</i>, e sclamò con aria di trionfo, che
+in quella serata era giunto alla fine nientemeno che di otto
+salterî. Però il Damiani confessa che il corazzato recitava i
+salterî soltanto mentalmente. Il santo gli eresse un monumento
+in una breve biografia che ne scrisse (tom. II, 483).
+Davasi nome di <i>disciplina</i> eziandio alla flagellazione; i colpi
+sulla mano dicevansi <i>palmatae</i>, i flagelli <i>scopae</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note124">
+<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.&#160;&#160;</span>Ep. 27, lib. VI. <i>Petro cerebroso monacho Petrus peccator
+et monachus.</i> Con fanciullesca fantasia paragonava la pelle
+umana ad un timpano sul quale deesi picchiare ad onore di Dio,
+secondo che dice il salmo 150: «lodate il Signore al suon del
+timpano». <i>Quia tympanum est pellis arida, ille juxta Prophetam,
+in tympano Dominum veraciter laudat, qui confectum
+jejunio corpus per disciplinam verberat.</i> Vedasi altresì l’<i>Opuscul.</i>
+XLIII, <i>de laude flagellorum</i>, indiritto ai Benedettini di
+Monte Cassino.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note125">
+<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.&#160;&#160;</span><i>Ecce sales, ecce facetiae, lepores, urbanitates, dicacitates,
+volumina questionum</i>... Lettera del <span class="smcap">Damiani</span> ad Alessandro
+e a Ildebrando, nel <span class="smcap">Baron.</span> ad a. 1061, n. XI.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note126">
+<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.&#160;&#160;</span><i>Alearum insuper furiae, vel scachorum, quae nimirum
+de toto quidem sacerdote exhibent mimum</i>: Ibid. Egli stesso
+narra, che avendo un vescovo giocato a scacchi (<i>ludo praefuerat
+schacorum</i>), e difendendosi con dire che questo giuoco
+era diverso da quello dei dadi, gli impose la disciplina di tre
+salterî e l’obligo di lavare i piedi a dodici poverelli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note127">
+<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Muratori</span>, <i>Ant. It.</i>, V, 975; Bolla di piombo di Stefano
+IV: v’è incisa la figura di una porta di città; sopra è
+scritto <span class="smcap">Felix Roma</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note128">
+<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Cod. Vat. 1984</i> favoleggia che i Romani gli mandassero
+dietro dei sicarî: <i>Direxerunt post eum Braczutum
+Transtiberinum Johannem, qui in dicto itinere, ut fertur,
+venenum dedisse</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note129">
+<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Amato</span>, III, c. 50, dice sdegnosamente dei Pontefici
+che vennero dopo: <i>Or non parlons plus de la fama et de la
+subcession de li pontefice de Rome, quar l’onor défailli à
+Rome puiz que faillirent li Thodesque, quar se je voill dire
+la costume et lo élection lor, ou me covient mentir, et se je
+di la vérité, aurai-je l’yre de li Romain</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note130">
+<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod. Vat. 1984</i>, fol. 201 <i>b: Comites — Gerardo Raynerii
+filio comes galeriae, et Albericus comes tusculanense et filii
+Crescentii de monticelly</i>. <span class="smcap">Leone di Ostia</span> e <span class="smcap">Bonizone</span> nominano
+i medesimi Conti. <span class="smcap">Lamberto</span>: <i>Adjutus factione popularium,
+quos pecunia corruperat. — Cod. Vat. 3764: Natione
+Romanus ex Patre Guidone; Cod. Vat. 1984: De regione
+S. Maria Majoris</i>. Parmi che Benedetto sia stato romano
+della Città; la madre sua si nota per dimorante in vicinanza
+della santa Maria Maggiore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note131">
+<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.&#160;&#160;</span>Autentica notizia ne è data dal <span class="smcap">Damiani</span>, <i>Ep. IV</i>, 90
+(dal <span class="smcap">Cajetani</span> erroneamente riferita a Cadulo). Forse con linguaggio
+esagerato egli chiama Benedetto X <i>homo stolidus,
+deses ac nullius ingenii</i>. Leone IX aveva eletto Mincio nell’anno
+1050 a cardinale, siccome pone in rilievo il <span class="smcap">Borgia</span>.
+È cosa degna di considerazione che Benedetto X nel secolo
+decimoterzo fu reputato papa legittimo. Il <span class="smcap">Theiner</span> (<i>Cod.
+Dipl. Domin. Temporalis</i>, I, Prefaz., p. V, e n. VIII e IX) registra
+due delle sue infeudazioni, alle quali Onorio III si riporta
+così: <i>In autentico b. m. Benedicti Pape predecessoris nostri
+perspeximus contineri</i> etc., e segue il documento di Benedetto
+X. Per un anno fu papa senza che trovasse opposizione,
+e i suoi <i>acta</i> di ordine temporale furono tenuti per validi. Il
+suo ritratto (fatto a invenzione) è posto fra i medaglioni dei
+Papi collocati nel san Paolo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note132">
+<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Lamberto</span>, ad a. 1059. <span class="smcap">Benzo</span> <i>ad Heinr. IV</i>, lib. VII,
+671, dice che Ildebrando, senza che i Romani ne sapessero
+cosa alcuna, imprese la elezione del Papa, d’intesa con Beatrice:
+<i>Erexit alterum idolum — legavit illum miserrimum,
+quod nil ageret, nisi per ejus jussionis verbum</i>. Tutte esagerazioni
+fuor di misura. — Alcuni documenti contenuti nel
+<i>Reg. Farf.</i> (n. 904, 906) hanno la data di Benedetto X all’anno
+1058. Nel Luglio 1059 vien detto soltanto: <i>ab Incarnatione</i>
+etc. (n. 905).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note133">
+<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.&#160;&#160;</span>Nella edizione degli <i>Annales Romani</i>, fattane nei <i>Mon.
+Germ.</i>, che li trassero dal <i>Cod. Vat. 1984</i>, è scritto erroneamente
+<i>a comite de Benedicto Christiano</i>; il codice dice <i>a
+Leoni</i>. Lo scrittore era bene informato; lo dimostra un documento
+dell’anno 1060, dove si sottoscrive <i>Leo de Benedicto
+Christiano</i> (<i>Reg. Farf.</i>, n. 935). Quel codice descrive con esattezza
+gli avvenimenti. Anche qui l’isola Tiberina è tuttavia
+chiamata <i>insula Lycaonia</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note134">
+<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.&#160;&#160;</span>Addì 28 Aprile 1060 Giovanni era ancora prefetto;
+nel <i>Reg. Farf.</i>, n. 935 si sottoscrive: <i>Johanne dom. gr. Romanorum
+praefectus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note135">
+<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.&#160;&#160;</span><i>Ad castellum Passarani apud regem qui fuit fil. Crescentii
+praefecti: Cod. Vat. 1984</i>. Il <span class="smcap">Gfrörer</span> (<i>Gregorio VII</i>,
+I, c. 21) se ne crea «un luogotenente del Re nominato dall’Imperatrice».
+Sennonchè, giusta documenti, a quest’epoca
+il figlio di un Crescenzio prefetto si chiamava <i>Regetellus</i>, il
+qual nome alcuni istromenti accorciano in <i>Rege</i>. Così il <i>Reg.
+Subl.</i>, fol. 71 <i>Rege et Rainuciu germanis filii de domno
+Crescentio... Seniores</i>, i quali nel 1038 tenevano Sant’Angelo
+presso Monticelli in affitto dal convento di Subiaco. Anche a
+fogli 73, nell’anno 1036, i figli di Crescenzio prefetto sono
+appellati <i>Regetellu</i> e <i>Raino</i>. Vedasi con che facilità possa
+falsarsi la storia. Cosa somigliante accadde al <span class="smcap">Gfrörer</span> col
+nome romano <i>Petrus de Imperatore</i> o <i>Imperiola</i>, di cui egli
+si foggiò un Imperatore cittadino. — Passarano, non molto
+distante da Palestrina, apparteneva, del paro che Monticelli, al
+monastero di san Paolo, da cui i Crescenzî l’ebbero in feudo.
+In un catalogo dei beni che il san Paolo possedeva al tempo
+di <i>Gregorius de Tusculana</i>, vien detto: <i>Castellum Passarani
+cum rocha sua</i> (<i>Archiv. S. Pauli de Urbe</i>, Vol. 241, fol. 4;
+copia ne contiene il <i>Mscr. Vatic. 7930</i>, p. 203-207).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note136">
+<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod. Vat. 1984.</i> Ildebrando andò tosto nelle Puglie
+<i>ad Riczardum agarenorum comitem et ordinavit eum principem
+et pepigit cum illo foedus — Tunc dictus princeps
+misit tres comites suos cum nominato archidiacono rome cum
+300 militibus agarenorum in auxilium Nykol. pont.</i> — Come
+talvolta fa <span class="smcap">Benzone</span>, così lo scrittore di questi Annali,
+partigiano dell’Impero, chiama per bile i Normanni con nome
+di <i>Agareni</i>. La loro prima spedizione puossi col <span class="smcap">Jaffè</span> fissare
+giustamente al Febbrajo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note137">
+<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.&#160;&#160;</span>I sette Cardinali vescovi (<i>Episcopi collaterales</i>) di Ostia,
+di Porto, di santa Rufina o Silva Candida, di Albano, della
+Sabina, di Tusculo e di Preneste celebravano funzione nel Laterano;
+sette Cardinali preti erano ripartiti nelle basiliche di
+san Pietro, di san Paolo, di santa Maria Maggiore e di san
+Lorenzo. Gli Abati di san Paolo e di san Lorenzo erano altresì
+cardinali. Oltracciò, su dieciotto Diaconie v’avevano allora
+dodici Cardinali diaconi e sei Diaconi palatini. Vedi il Registro
+rituale nel <span class="smcap">Baronio</span>, <i>Annal.</i>, ad a. 1057, n. XIX, e il frammento
+nel <span class="smcap">Mabillon</span>, che di qualche poco se ne discosta
+(<i>Mus. It.</i>, II, 574).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note138">
+<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep. ad Card. Episcopos</i>, nel <span class="smcap">Baron.</span>, ad a. 1061, n. L:
+<i>ita nunc ap. sedis aeditui, qui spirituales sunt universalis
+Eccl. Senatores, huic soli studio debent solenter insistere, ut
+humanum genus veri Imperatoris Christi valeant legibus subjugare</i>.
+Nell’<i>Ep.</i> XX, lib. I, indiritta a Cadulo egli pone i
+sette Cardinali vescovi al di sopra di tutti i Patriarchi della
+Chiesa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note139">
+<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.&#160;&#160;</span><i>Salvo debito honore et reverentia dilecti filii nostri
+Henrici, qui in presentiarum rex habetur, et futurus imp.
+Deo concedente speratur, et sicut jam mediante ejus nuntio
+Longobardie Cancellario Wiberto concessimus, et successoribus
+illius, qui ab Ap. Sede personaliter hoc jus impetraverint</i>. Il
+decreto è riportato completamente nel <i>Chron.</i> <span class="smcap">Hugonis</span>, II, 408,
+indi con qualche divario nel <i>Chron. Farf.</i>, p. 645. <span class="smcap">Mansi</span>, XIX,
+903; <i>Mon. Germ. Leges</i>, II, 177, app. Può darsi che il decreto
+fosse publicato soltanto dopo avvenuta l’infeudazione normanna.
+Contrariamente affatto alla verità storica, nel privilegio
+onorifico del Re tedesco il <span class="smcap">Gfrörer</span>, p. 581, ravvisa il diritto
+esclusivo di proporre i candidati all’elezione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note140">
+<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.&#160;&#160;</span>Riccardo ottenne il completo dominio della città soltanto
+ai 26 Maggio del 1062 (<span class="smcap">De Meo</span>, <i>Annali di Napoli</i>).
+Vittore III vide i figli dell’ultimo Principe longobardo di
+Capua andar mendicando per la campagna. — <span class="smcap">Giannone</span>,
+lib. IX, sulla fine. Landolfo (m. 842) aveva tolto a Salerno
+l’antico castaldato di Capua: suo figlio Lando nell’anno 856
+edificò Nuova Capua presso al <i>Pons Casilinus</i>. Sotto a Pandolfo
+«testa di ferro» Capua era diventata principato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note141">
+<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Giannone</span> (lib. X, 190) si meraviglia della grande
+efficacia che avevano le scomuniche a quell’età, e chi scrive
+questa Storia della città di Roma le vide usate anche oggidì
+ai medesimi intendimenti. Vedi la Bolla di Pio IX <i>contra
+invasores et usurpatores aliquot provinciarum pontificiae ditionis.
+Datum Romae apud S. Petrum d. 26 Martii A. 1860.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note142">
+<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.&#160;&#160;</span>I Pontefici derivarono il loro diritto dalle donazioni
+degli Imperatori, da Costantino ad Enrico II, e il <span class="smcap">Muratori</span>
+pensa che precisamente in quest’età s’introducessero nei
+Diplomi di Lodovico, di Ottone e di Enrico le addizioni riguardanti
+Benevento, le Calabrie e la Sicilia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note143">
+<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Deusdedit, Albino</span> e <span class="smcap">Cencio</span> riferiscono, senza data,
+il giuramento di Roberto. Un secondo giuramento, più lungo,
+registrato da <span class="smcap">Albino</span>, incomincia: <i>Ego Robertus Dei gr. et
+sci. Petri Dux Apulie et Calabrie et utroque subveniente futurus
+Sicilie ab hac hora et deinceps ero fidelis S. R. Eccl.
+et Tibi Domino meo Nicol. Ppe. etc. etc.</i> — Era allora in uso
+la formula: <i>Fidelis ero S. R. E. et Dno. meo N. N. Ppe.
+suisque successoribus qui meliorum cardinalium electione intraverint</i>.
+Così giurava ogni uomo feudale, ogni rettore di
+un <i>Patrimonium</i>. <span class="smcap">Albinus</span>, <i>Vatican.</i> fol. 136 a, e <span class="smcap">Cencius</span>,
+<i>Riccardian.</i>, fol. CXX: <i>Juramentum Rectoris patrimonii</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note144">
+<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.&#160;&#160;</span><i>Nam non solum Tusculanorum, et Praenestinor. et
+Numentanor. superbiam calcaverunt, sed et Romam transeuntes
+Galeriam et omnia castra Comitis Gerardi usque Sutrium
+vastaverunt, quae res Romanam urbem a Capitaneorum liberavit
+dominatu</i>: <span class="smcap">Bonizo</span>, p. 806.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note145">
+<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.&#160;&#160;</span>Il conte Gerardo morì prima del 1068. Il suo figliuolo,
+mi cred’io, fu <i>Comes</i> della Marittima, come allora s’appellava
+il tratto della costiera tusco-romana. <i>Ego Girardus inclitus
+comes filius bon. mem. Gyrardi incliti comitis, habitator
+in Territorio Maritimano</i> (<i>Reg. Farf.</i>, n. 995, a. 1068).
+Ei vi dona a Farfa la chiesa, il castello e mezzo il porto di
+santa Severa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note146">
+<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod. Vat. 1984</i>, il cui barbarico compilatore è meglio
+informato di quello che siano <span class="smcap">Leone di Ostia</span> e <span class="smcap">Bonizone</span>.
+È pertanto da accogliersi per vero che la sottomissione assoluta
+di Benedetto X avvenisse nell’autunno dell’anno 1059.
+I Cataloghi dei Papi gli attribuiscono nove mesi e venti o
+ventidue giorni di reggimento, e ne pongono la fine al Gennaio
+1059, quando Nicolò lo cacciò di Roma. Il <span class="smcap">Jaffé</span> conta
+la sua assoluta cessazione (a mio credere è errore) di già
+nell’Aprile: così fa eziandio il <span class="smcap">Giesebrecht</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note147">
+<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.&#160;&#160;</span>È prezzo dell’opera di conoscere quali fossero i Romani
+più ragguardevoli di questa età. Un placito di Nicolò II
+per Farfa, dei 28 Aprile 1060, gli specifica in qualità di giudici
+o <i>boni homines</i>. Alcuni di loro erano signori di campagna;
+pochissimi abitatori di città. Si sottoscrivono dopo del
+Papa, dopo dei Cardinali e dei Vescovi, e dopo di Giovanni
+prefetto della Città e dei giudici palatini. Eccoli: † <i>Cencius
+de Pf.</i> (<i>Praefecto</i>). † <i>Leo de Benedicto Christiano</i>, † <i>Albertus
+de Otto Curso</i>, † <i>Johannes Braciuto</i>. † <i>Conte de Johanne Guidone</i>.
+† <i>Bertramo frater ejus</i>, † <i>Benedictus de episcopo</i>. † <i>Cencius
+Frajampane subscripsi</i>, † <i>Petrus de Beno de Maroza</i>.
+† <i>Berardus de Rainerio de Curte</i>, † <i>Johannes de Balduino
+subscripsi</i>. † <i>Leo de Azo</i>. † <i>Petrus de Alberico</i>. † <i>Octavianus
+filius Alberici</i>. † <i>Gregorius filius Gregorii</i> (questi tre sono
+tusculani). † <i>Bernardus de Torena</i>. † <i>Johannes de Tusculano</i>.
+† <i>Ratterius Adulterinus</i>. † <i>Genzo de Siginulfo</i>. † <i>Monticellus</i>.
+† <i>Piro de Hermerardo</i>. † <i>Johannes de Faida</i>. † <i>Durantus
+de Johannis de Atria</i>. † <i>Petrus de Anastasio</i>. † <i>Johannes de
+Petro Vitioso</i>. † <i>Berardus filius Johannis de Berardo</i>. † <i>Johannes
+de Stefano Rifice</i> (forse <i>Orefice</i>). † <i>Baroncellus gener
+de Maiza</i>. † <i>Petrus Obledanus</i>. † <i>Guittimanus</i>. † <i>Conte Tigrinus
+de Tuscana</i>. † <i>Guido neptus ejus</i>. † <i>Sarracenus de
+Sancto Eustatio</i>. † <i>Ego Defranco de Sancto Eustatio</i>. † <i>Bonofilius
+Lanista. Ego Alexius scrinarius S. R. E. complevi et
+absolvi</i> (<i>Reg. Farfa</i>, 935, edito dal <span class="smcap">Galletti</span>, <i>Gabio</i>, p. 154).
+Il maggior numero di questi nobiluomini è di parte decisamente
+pontificia, quantunque nell’istromento compajano
+<i>Cencius de Praefecto</i> e alcuni Tusculani. Non si dimentichi
+che la carta rimonta all’anno 1061, quando Roma era in istato
+tranquillo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note148">
+<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Cod. Vat. 1984</i> nomina questi Romani partigiani dell’Impero;
+alla loro testa trovasi <i>Cencius</i>, il quale, tempo prima,
+aveva sottoscritto l’istromento più sopra detto: <i>Cencius
+Stephani praefecti cum suis germanis, nec non et Cencio et
+Romano germani, Barunci filii, hac Belizzon Titonis de Caro,
+et Cencio Crescentii Denilla erant cum dicto Cadulo, eo quod
+erant fideles imperatoris</i>. Da quest’epoca il nome <i>Cencius</i>
+diventa così usato, come per lo innanzi era stato quello di
+<i>Crescentius</i>, di cui il primo è l’abbreviazione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note149">
+<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.&#160;&#160;</span><i>Mittunt ei clamidem, mitram, anulum, et patricialem
+circulum per episcopos, per cardinales, atque per senatores,
+et per eos qui in populo videbantur praestantiores</i>: <span class="smcap">Benzo</span>,
+<i>ad Heinr. IV</i>, lib. VII, 672. <i>Cod. Vat.</i> 1984; <span class="smcap">Bertholdi</span>
+<i>Annal.</i>, ad a. 1061; <span class="smcap">Bernoldi</span>, <i>Chron.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note150">
+<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.&#160;&#160;</span>Gli incominciamenti republicani di Milano possono
+prender partenza dall’anno 1056, quando avvenne la morte
+di Enrico III; e il <span class="smcap">Giulini</span>, <i>Memorie di Milano</i> (lib. XXIII),
+dice: «non comparisce mai più dopo quest’anno l’epoca reale
+o imperiale nelle carte milanesi.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note151">
+<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.&#160;&#160;</span><i>Multitudo clericorum quae in ead. Eccl. innumerabilis
+ut harena maris:</i> <span class="smcap">Bonizo</span>, p. 805.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note152">
+<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.&#160;&#160;</span><i>Eisque paupertatem improperantes Paterinos i. e. pannosos
+vocabant</i>: <span class="smcap">Bonizo</span>, pr. 805. Il nome significa, presso a
+poco, canaglia di straccioni, ma <span class="smcap">Bonizone</span> gli appella <i>gloriosum
+genus Paterinorum</i>. Il concetto ricompare nei <i>Gueux</i> dei
+Paesi Bassi. Sugli incominciamenti dei Paterini vedasi il
+<span class="smcap">Giesebrecht</span>, <i>Storia dell’Impero germanico</i>, III, c. 2.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note153">
+<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Puricelli</span> (<i>de SS. Martyr. Arialdo et Herlembaldo</i>)
+ha dedicato un capitolo alla famiglia dei Cotta (p. 168 e segg.).
+Adesso per la prima volta campeggia essa in Milano, dove,
+secondo la tradizione, avrebbe immigrato con santo Ambrogio,
+venendo di Roma. Quando i Re d’Italia si coronavano
+a Milano, era consuetudine che due dei Cotta di Porta Nuova
+<i>induti cottis albis debent imperatorem ponere super cathedram
+marmoream, quae est post altare S. Ambrosii</i>. In che
+tempo i Cotta siano migrati in Germania, m’è ignoto. Questo
+nome antico, romano e milanese, adorna il frontespizio
+di questa «Storia della città di Roma» (a).
+</p>
+
+<p>
+(a) Il suo testo originale escì in Germania coi tipi di <span class="smcap">J. G. Cotta</span>,
+rinomato editore e libraio di Stuttgardt. (N. del T.)</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note154">
+<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Benzone</span>, VII, 672, dice che Riccardo di Capua ricevesse
+un migliaio di libbre, e al lib. II, c. 3, cita per nome i
+Romani che aderivano alla parte di Ildebrando: <i>Cum Leone
+procedenti de judaica congregatione, simulque cum Cencio
+Frajapane atque Brachiuto Johanne</i> (<i>Braciuto, Braczutus,</i>
+uomo di Transtevere: <i>Reg. Farf.</i>, n. 935 e <i>Cod. Vat. 1984</i>).
+Qui per la prima volta emerge la famiglia <i>Frajapane</i>. Nei
+documenti principia a trovarsi nel 1014 con <i>Leo qui vocatur
+Frajapane</i>: sottoscrizione apposta ad un istromento riportato
+nel <span class="smcap">Mittarelli</span>, n. XCIII, e nel <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Ant. It.</i>, IV, 797.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note155">
+<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bernoldi</span> <i>Chron.</i>, ad a. 1061: <i>Chadelo Parmensis Ep. 7
+Kal. Nov. Papa eligitur et Honorius appellatur, papatum
+nunquam possessurus. Sed vicesima septima die ante ejus promotionem
+Lucensis Ep.... ordinatus.</i> La <i>Discept. Syn.</i>, (<span class="smcap">Dam.</span>
+<i>Op.</i>., III, 28) dichiara essere stato presente all’elezione di Onorio
+anche l’Abate di santo Andrea <i>Clivi Scauri.</i> <span class="smcap">Paolo
+Bernried</span>, <i>Vita Gregor. VII</i>, c. 46, nomina Cencio, Nicolò,
+e Bertramo quali ambasciatori dei Romani. — Sulle condizioni
+in cui trovavasi a quel tempo Parma vedasi <span class="smcap">Ireneo
+Affò</span>, <i>Storia della città di Parma</i> (Parma, 1792, II, 76).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note156">
+<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.&#160;&#160;</span>Benzone era un adulatore della corte tedesca, come
+prima di lui vedemmo essere stato Liudprando, la cui <i>Legatio</i>
+forse gli stava fitta in mente a modello. È un ampolloso e
+triviale spaccone, ma il suo latino, barbaramente misto di
+prosa e di versi, riesce sì comico e spesso anche inventore di
+nuove forme di lingua, da far ricordare il <span class="smcap">Rabelais</span>. Forse
+che sarebbero sue alcune delle poesie raccolte fra i <i>Carmina
+Burana</i>? <span class="smcap">Benzonis</span> <i>Episcopi Albensis ad Heinricum Imp.
+libri VII, Mon. Germ.</i> XIII, 591-681. Vedi su di ciò le ricerche
+del <span class="smcap">Linderer</span>, nel Vol. VI degli <i>Studî di storia tedesca</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note157">
+<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.&#160;&#160;</span><i>Ad palacium Octaviani</i> (<span class="smcap">Benzo</span>, II, c. 1). Lo <span class="smcap">Stenzel</span>
+colloca inesattamente il palazzo sull’Aventino, e nello stesso
+errore cade anche il <span class="smcap">Watterich</span>, I, 271. Era posto sul Campidoglio,
+vicino a santa Maria <i>in ara Coeli</i>, dove aveva suo
+luogo la leggenda di Ottaviano e della Sibilla.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note158">
+<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.&#160;&#160;</span>Anche officiali laici, benanco Conti e Duchi portavano
+allora in capo mitre alte simili a quelle dei Vescovi. La loro
+forma può vedersi nelle miniature del Codice di <span class="smcap">Donizone</span>,
+dove <i>Tedaldus Marchio</i>, rappresentato in atto di sedere, tiene
+una mitra rotonda in testa: la contessa Matilde ne porta una
+alta che ha la forma di un pan di zucchero.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note159">
+<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.&#160;&#160;</span><i>Ad quoddam hypodromium, quia ibi regiae mandatelae
+videbantur esse competens auditorium.</i> Non ho cosa alcuna
+da opporre se qui, a vece del Circo Massimo, voglia credermi
+che fosse quello Flaminio, poichè era situato sotto al Campidoglio.
+Intorno a questo stesso tempo l’antico teatro dei
+Milanesi era il luogo dove si raccoglievano i loro parlamenti
+cittadini: <span class="smcap">Giulini</span>, II, XXI, 314.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note160">
+<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Benzo</span>, lib. II, c. 3: <i>Nicolaus magister s. Palatii,
+oriundus de genere antiquo Trebatii</i>. Sebbene il <i>Trebatius</i>
+possa essere una trovata per accontentare la rima, è tuttavia
+meravigliosa la smania crescente dei Romani di voler discendere
+da famiglie antiche. Alcuni di questi nomi, come quelli
+<i>Saxo, Bulgaminus</i> (<span class="smcap">Benzone</span> scrive erroneamente <i>Bulgamenes</i>),
+<i>Berardus, Bonfilius</i> s’incontrano in documenti; e questi guarentiscono
+l’esattezza del racconto di <span class="smcap">Benzone</span>, il quale di cose
+romane è bene informato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note161">
+<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.&#160;&#160;</span>Dove s’udì mai, dic’egli, che l’elezione pontificia sia
+riposta in mano di frati accattoni? <i>heri venerunt mendicantes — eorum
+panniculi erant sine utraque manica, in dextro latere
+pendebat cucurbita, in sinistro mantica, barbata vero genitalia
+nesciebant sarabara</i> (brache): <i>et hodie coram elevato simulacro
+resonantibus tubis perstrepunt taratantara</i> (II, 4)?
+È veramente un <span class="smcap">Rabelais</span> in diminutivo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note162">
+<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.&#160;&#160;</span>L’editore di <span class="smcap">Benzone</span>, nei <i>Mon. Germ.</i>, dichiara in
+nota erroneamente, che questa Galeria etrusca, presso all’Arrone,
+sia lo stesso che ponte Galera fra Ostia e Roma.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note163">
+<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.&#160;&#160;</span><i>Transivimus Tyberim ad portum Flaiani</i>, dice <span class="smcap">Benzone</span>.
+Il <span class="smcap">Giesebrecht</span> (<i>Annales Altahens.</i>, p. 217, not. 1)
+corregge malamente in <i>portam Flaminii</i>. È il guado del
+Tevere presso a <i>Castrum Flajanum</i> (il <i>Flavianum</i> antico),
+ventisei miglia distante da Roma. <i>Chron. Farf.</i>, p. 618: <i>S. Mariae
+quae est ad pontem de Flajano in territorio Collinesi
+infra Castellum, quod dicitur Flajanum</i> (p. 559, 574). Il <i>Territorium
+Collinense</i> era posto <i>suptus montem Soractem</i> (<i>Reg.
+Farf.</i>, n. 702 e fol. 1197). Da <i>Flajanum</i> derivò l’odierno Fiano
+in vicinanza del Tevere.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note164">
+<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.&#160;&#160;</span>Così sono registrati i loro titoli nel <i>Reg.</i> <span class="smcap">Petri Diaconi</span>,
+che appartenne alla famiglia medesima. Gregorio, figlio di
+Alberico III e fratello di Benedetto IX, si appella nel 1063
+<i>consul romanor.</i> In un documento del 26 Dicembre 1066 (nel
+<span class="smcap">Coppi</span>, <i>Memor. Colonn.</i>, p. 24, tolto dal <span class="smcap">Gattula</span>, <i>Hist. abbat.
+Casin.</i>, I, 235), il fratello suo si chiama <i>Dom. Petrus excellentiss.
+vir Consul et Dux atque omnium Romanor. Senator.</i>
+Non si può conchiudere col <span class="smcap">Curtius</span> che egli effettivamente
+avesse podestà nella Città: quel titolo era ereditario nei Tusculani.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note165">
+<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Fiorentini</span>, <i>Memorie di Matilde</i>, I, 72, non descrive
+del tutto esattamente questi avvenimenti, perocchè taccia dei
+negoziati corsi fra Goffredo e Cadalo, che pur sono fatti manifesti
+dalla lettera di Pier Damiani indiritta al Duca.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note166">
+<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.&#160;&#160;</span>Secondo gli <i>Annal. Camald.</i>, II, XVII, 236, il Damiani
+tornò alla vita eremitica nell’Ottobre 1060. Nella sua <i>Apologetica</i>
+ad Ildebrando e ad Alessandro egli dipinge con amara
+arguzia, ma con grandissima verità l’animo dispotico del
+primo: <i>blandus ille tyrannus, qui mihi Neroniana semper
+pietate condoluit, qui me colaphizando demulsit — hanc querulus
+erumpet in vocem: Ecce latibulum petit, et sub colore
+poenitentiae Romae subterfugere quaerit</i> etc. Il bizzarro frate
+fabbricava cucchiai di legno, che mandava in dono al Papa
+con questi versi:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Dent alii fulvum trutina librante metallum;</i></p>
+<p class="i01"><i>Sed mundus vivit, quia ligno vita pependit;</i></p>
+<p class="i01"><i>Sic modicum magno lignum pretiosius auro...</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+(IV, p. 49).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note167">
+<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.&#160;&#160;</span><i>Dom. Godefredo excell. Duci et Marchioni Petrus peccator
+monachus, zeli ferventis obsequium</i>; dal <span class="smcap">Baronio</span> erroneamente
+registrata all’anno 1064. La sua scrittura apologetica
+sulla elezione di Alessandro è intitolata: <i>Disceptatio
+synodalis inter Regis advocatum et S. E. Defensorem</i>. Qui
+sofisticando rinnega l’opinione anteriormente professata sul
+diritto regio di Enrico III.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note168">
+<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonizo</span>, <i>ad Am.</i>, p. 807: <i>Adjuvantibus Capitaneis et
+quibusd. pestiferis Romanis noctu civitatem Leoninam intravit
+et Ecc. b. Petri invadit — consilio Cencii cujusd. pestiferi
+Romani castrum s. Angeli intravit, ibiq. se tutatus est.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note169">
+<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.&#160;&#160;</span><i>Decretum est post hec ex consulto senatus, ut per vices
+custodirent urbem ex contiguis civitatibus sufficiens comitatus</i>:
+<span class="smcap">Benzo</span>, II, c. 18. Ogni podestà in Roma era tenuta allora
+dai capitani, ossia dall’alta nobiltà de’ feudatari pontificî
+che erano nella provincia e nella Città: doveva essersi costituita
+una republica formale con parlamenti della nobiltà.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note170">
+<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Damiani</span> ad Annone, <i>Ep.</i> VI, lib. III; e al giovine
+Re, <i>Ep.</i> III, lib. VII: <i>Serpens lubricus, coluber tortuosus, stercus
+hominum, latrina criminum, sentina vitiorum, abominatio
+coeli, naufragium castitatis</i> etc. I Santi sapevano muover
+a forbice la lingua, e imitavano per bene il Pulcinella <span class="smcap">Benzone</span>,
+il quale (V, 648) diceva:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Sed Prandelli Asinander, asinus haereticus,</i></p>
+<p class="i01"><i>Congregavit Patarinos ex viis et sepibus,</i></p>
+<p class="i01"><i>Et replevit totam terram urticis et vepribus.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note171">
+<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> III, c. 1. E dice argutamente: <i>Romani perdiderunt
+unum ex Apostolis. Normanni enim — castrum s. Pauli,
+altera pars imperii, aspirant sibi subjicere — et cito perventuri
+in Capitolium, quod erit Suevis in alterum obprobium</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note172">
+<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.&#160;&#160;</span>Se egli vivesse oggidì, in quest’anno 1862, nel quale
+sta per iscomparire l’ultima reliquia dell’Impero tedesco in
+Italia, Benzone udrebbe risonare in Germania anche questa
+invocazione: <i>a Lombardia et Venetia libera nos Domine</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note173">
+<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.&#160;&#160;</span><i>Dignus est ergo, ut de militibus Romanis faciat dominus
+noster rex senatores, de senatoribus exaltet ad principum
+honores</i> (III, 24). A meno che queste parole non siano
+altro che pure frasi, potrebbero esse dimostrare che l’Imperatore
+continuava ad eleggere Romani a dignità cittadine.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note174">
+<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonizo</span>, <i>ad Am.</i>, p. 807: <i>Unoque clientulo contentus,
+unius jumenti adjumento inter oratores Bercetum aegre pervenit</i>.
+Questo avveniva nell’anno 1066.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note175">
+<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.&#160;&#160;</span>Cotali avvenimenti sono descritti negli <i>Annales Altahens.</i>,
+p. 105, 183 segg. (ed. <span class="smcap">Giesebrecht</span>). Cadalo viveva
+ancora addì 5 Aprile 1071. Vedi i documenti n. 29 e 30 nel
+Vol. II della <i>Storia di Parma</i> dell’<span class="smcap">Affò</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note176">
+<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.&#160;&#160;</span><i>Homuncionem exilis staturae, despiciabilis parentelae</i>:
+<span class="smcap">Gugl. di Malmsb.</span>, III, <i>de gest. Anglor.</i>, nel <span class="smcap">Baronio</span>
+<i>Annal.</i>, ad a. 1061, n. 31. <i>Residens in palatio, militiam
+Romanam quasi imperator regebat</i>, dice <span class="smcap">Landolfo</span>, <i>Hist.
+Med.</i>, III, c. 15. <span class="smcap">Alfano</span>, arcivescovo di Salerno, cantò di
+lui in un’ode, nella quale esclama:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Roma quid Scipionibus</i></p>
+<p class="i01"><i>Caeterisque Quiritibus</i></p>
+<p class="i01"><i>Debuit mage quam tibi?</i></p>
+<p class="i01"><i>Cuius est studiis suae</i></p>
+<p class="i01"><i>Nacta via potentiae.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+A questo può paragonarsi il carme panegirico di <span class="smcap">Benzone</span>
+su Enrico IV (IV, lib. 6), che non è meno azzeppato di reminiscenze
+romane:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Tantus es, o Caesar, quantus et orbis;</i></p>
+<p class="i01"><i>Cis mare vel citra tu leo fortis,</i></p>
+<p class="i01"><i>Presso namque tua calce dracone,</i></p>
+<p class="i01"><i>Victor habes palmam cum Scipione.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note177">
+<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.&#160;&#160;</span><i>Ad Hildebrandum</i>.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Papam rite colo, sed te prostratus adoro:</i></p>
+<p class="i01"><i>Tu facis hunc dominum, te facis ipse deum.</i></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Vivere vis Romae, clara depromito voce:</i></p>
+<p class="i01"><i>Plus domino Papae, quam domno pareo Papae.</i></p>
+
+</div><div class="stanza">
+<p class="i09"> (<i>Carmina</i>, nel tom. IV.)</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note178">
+<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Lupus Protospata</span>, ad a. 1066. <span class="smcap">Leone di Ostia</span>, III,
+c. 23: <i>cum — subjugata Campania, ad Romae jam se viciniam
+porrexisset, ipsiusque jam urbis patriciatum omnibus
+modis ambiret</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note179">
+<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Leone di Ostia</span>, III, c. 25.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note180">
+<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.&#160;&#160;</span><i>Et hoc primum servitium excellentissima Bonifacii
+filia b. Apostolor. Principi obtulit</i>: <span class="smcap">Bonizo</span>, <i>ad Am.</i>, p. 809.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note181">
+<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.&#160;&#160;</span>Aquino, terra nativa di Giuvenale, appartenne fin dal
+secolo decimo a Conti longobardi della famiglia di Landolfo.
+Nell’anno 1045 Gaeta scelse per duce quel conte Adenolfo.
+Riccardo era signore supremo di Aquino; però vi rimanevano
+i Conti, dalla cui discendenza sortì i natali Tomaso di Aquino.
+Il <i>Cod. Diplom. Aquinas</i>, che si conserva a Monte Cassino,
+va dal 950 al 1548. La storia di quella città fu scritta da D.
+<span class="smcap">Pasquale Cairo</span> (<i>Storia sacra e profana d’Aquino</i>, Napoli
+1808).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note182">
+<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonizo</span>, <i>ad Am.</i>, p. 809. <span class="smcap">Amatus</span>, III, c. 10. <span class="smcap">Leone
+di Ostia</span>, III, c. 25. La <i>Cronica di Amalfi</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq.
+It.</i>, I, 213) dice perfino: <i>Riccardus fugavit Gotfridum</i>. Gli
+<i>Annales Beneventani: A. 1066 Dux Cottefrydus venit in
+Campania</i>, ma gli <i>Annal. Cavenses</i> registrano esattamente
+all’anno 1067: <i>Gotfridus dux cum valido exercitu in Campaniam
+venit usque Aquinum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note183">
+<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.&#160;&#160;</span>Lettera prima del <span class="smcap">Damiani</span> a lei indiritta: <i>Opuscul.</i>
+50, tom. III, 854. Agnese andò a Roma soltanto nell’anno
+1067. Vedi la nota 31 al <i>Chron.</i> di <i>Sigberto</i>, a. 1062,
+nei <i>Mon. Germ.</i>, VIII, 361. Nell’anno 1072 tornò ella a
+Germania per breve tempo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note184">
+<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Landulf. Senior.</span>, III, c. 14, ne dipinge la persona:
+<i>Herlembaldus — ex magna prosapia capitaneorum oriundus,
+miles ut natura dabat strenuissimus, barbam ut usus antiquus
+exigebat, quasi purpuream gerens, tenui vultu, oculis
+aquilinis, pectore leonino, anima admirabili</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note185">
+<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.&#160;&#160;</span><i>Acta Sctor. 27 Jun.</i>, p. 291: <i>Alexander in pubblico
+Consistorio vexillum s. quod nominavit vexillum s. Petri,
+Herlembaldo dedit; eumque Romanae et universalis Ecclesiae
+vexilliferum fecit</i>. Il milanese <span class="smcap">Arnolfo</span> a questo soggetto
+nota malignamente, che san Pietro non aveva mai inalberato
+una bandiera assassina di quella fatta, ma per sua impresa
+aveva tolto questo motto: <i>Qui vult post me venire abneget
+se ipsum</i>. Gli <i>Acta Sctor.</i>, p. 279, tengono memoria di un
+quadro antico esistente in san Babila a Milano, dove accanto
+a santo Ambrogio era raffigurato Erlembaldo da <i>miles armatus</i>,
+col vessillo in pugno.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note186">
+<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.&#160;&#160;</span>Parecchie volte il Papa delegava tuttavia de’ giudici
+per luoghi lontani, affinchè vegliassero ai diritti della Camera
+pontificia. Così nel <span class="smcap">Damiani</span> (<i>De vita s. Rudolphi</i>, II, 497)
+compare un romano Stefano da <i>judex s. Palatii</i> in Osimo:
+la cosa certo rimonta al tempo di Vittore II, quando questi
+governava Spoleto, Fermo e la marca di Ancona in nome
+dell’Imperatore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note187">
+<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.&#160;&#160;</span>Così in Ostia, il banno di Conte spettava al Vescovo.
+Il Damiani, che aveva in animo di rinunciare al suo Vescovato,
+ringrazia Alessandro II di averlo già sbarazzato del
+comitato: <i>Vos Ostiensem comitatum mihi subtraxisse et alii
+tradidisse</i> ecc. (<i>Ep.</i> XV, 30).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note188">
+<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Reg. Farf.</i>, n. 935 (28 Aprile 1060) dimostra che il
+procedimento dei giudizî era pari affatto a quello del secolo
+decimo. Ivi Nicolò II restituisce a Farfa i beni rapiti dai
+Crescenzî, dopo di avere incaricato il prefetto Giovanni di
+esaminare i titoli giuridici. Un istromento degli 8 Ottobre
+1072 (<i>Reg. Farf.</i>, n. 1010) ci fa conoscere che il tribunale
+era composto di Ildebrando in qualità di <i>Viceregens</i>
+del Pontefice, <i>assidentibus episcopis et presbyteris, cardinalibus
+nec non praefecto, judicibus ac Romanor. majoribus</i>.
+La sentenza è pronunciata secondo il giure giustinianeo;
+de’ giudici longobardi di Farfa non si discorre più.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note189">
+<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.&#160;&#160;</span>Se si stia a <span class="smcap">Bonizone</span>, p. 811, Stefano fu prefetto al
+tempo di Alessandro II; del figliuol suo Cencio dice poi che
+voleva diventare prefetto, <i>defuncto patre temporibus Papae
+Alexandri</i> (non <i>Nicolai</i>, come crede lo <span class="smcap">Stenzel</span>, p. 203).
+Nel <i>Reg. Farf.</i>, n. 935, Cencio si sottoscrive coll’addiettivo
+<i>de Praefecto</i>. <span class="smcap">Lamberto</span> (<i>Annal.</i>, ad a. 1076) lo chiama <i>generis
+claritate et opum gloria eminens</i>, però erroneamente
+lo appella prefetto. <span class="smcap">Bertoldo</span> una volta lo denota non inesattamente
+col nome <i>Crescentius</i>, e <span class="smcap">Bennone</span> (<i>Vita Gregorii
+VII</i>, 78) lo nomina <i>Cencius judicum primicerius</i>, locchè
+può essere giusto. Il candidato avverso a lui è da <span class="smcap">Bonizone</span>
+espressamente appellato suo <i>aequivocus, Cencium cujusd. Johannis
+Praefecti filiu</i>s. <span class="smcap">Lamberto</span> e <span class="smcap">Bertoldo</span> scrivono <i>Quintius</i>;
+<span class="smcap">Paolo Bernried</span>, <i>Cencius</i>; il <span class="smcap">Damiani</span>, <i>Cinthius</i>, come
+io vo’ denominarlo, soltanto per distinguerlo da quell’altro.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note190">
+<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.&#160;&#160;</span><i>Nam in s. Petri ponte turrim mirae magnitudinis
+aedificans omnes transeuntes reddidit tributarios</i>: <span class="smcap">Bonizo</span>, ib. — <span class="smcap">Paolo
+Bernried</span>, c. 46: <i>Ut in ipsa turri, quam mirae
+magnitudinis supra pontem s. Petri construxerat viros sicarios
+poneret</i>. Non già per questo deesi credere che la torre
+fosse rizzata proprio sopra del ponte.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note191">
+<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonizone</span> paragona Cinzio, prefetto della Città, ad
+Erlembaldo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note192">
+<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.&#160;&#160;</span><i>Constat ergo quemlibet christianum esse per gratiam
+Christi sacerdotem</i>: così il <span class="smcap">Damiani</span> osava ancora di dire.
+V’hanno due lettere di lui indiritte a <i>Cinthio Urbis praefecto</i>,
+e dice: <i>Dum concinaremur ad populum, ita locutus es, non
+ut praefectum reipublicae, sed potius ut sacerdotem decebat
+ecclesiae</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note193">
+<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.&#160;&#160;</span><i>Multas siquid. advers. te fieri querelas audio ab his,
+qui negotiorum causas habent; quia videlicet legalis judicii
+sanctionem a te obtinere non praevalent. — Justitiam ergo
+facere, quid est aliud quam orare: Ep.</i> II.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note194">
+<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.&#160;&#160;</span>Sembra che Beatrice, la quale non ebbe figli da Goffredo,
+sia vissuta in casta continenza. A lei scriveva il <span class="smcap">Damiani</span>:
+<i>De mysterio mutuae continentiae, quam inter vos, Deo
+teste, servatis</i> etc.; e Goffredo, presso alla tomba dell’Apostolo,
+gli avrebbe fatto conoscere esser suo desiderio <i>pudicitiae
+perpetuo conservandae</i> (<i>Ep.</i> 14, lib. 7). La storia arcana
+delle due donne rivelerebbe di molti intrighi. Se si stia al
+<span class="smcap">Fiorentini</span>, p. 103, il matrimonio di Matilde non sarebbe
+avvenuto prima del 1069 o del 1070.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note195">
+<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.&#160;&#160;</span>Anche a lei scriveva il <span class="smcap">Damiani</span>: <i>Adelaidi excellent.
+Duci, Opusc.</i> XVIII, 412, e la paragona a Debora. Dice che
+Dio ama soltanto tre specie di donna, <i>virgines cum Maria,
+viduas cum Anna, conjuges cum Susanna</i>. — <span class="smcap">Benzone</span>, V, 11,
+le scrive financo: <i>Domnae Adelegidae Romani Senatus Patriciae</i>,
+di che fa omai le meraviglie il <span class="smcap">Curtius</span>, <i>de Senatu</i>,
+p. 217. Questo titolo, che dopo di Marozia era divenuto inusato,
+è forse un trovato dell’adulazione di <span class="smcap">Benzone</span>? oppure
+i Romani accoglievano nella loro aristocrazia nobili donne?</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note196">
+<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.&#160;&#160;</span>Fu egli stesso che compose il suo epitaffio (<i>Opera</i>,
+T. IV, p. 51):
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Quod nunc es, fuimus; es, quod sumus, ipse futurus.</i></p>
+<p class="i02"> <i>His sit nulla fides, quae peritura vides.</i></p>
+<p class="i01"><i>Frivola sinceris praecurrunt somnia veris,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Succedunt brevibus secula temporibus.</i></p>
+<p class="i01"><i>Vive memor mortis, quo semper vivere possis;</i></p>
+<p class="i02"> <i>Quidquid adest transit, quod manet, ecce venit...</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note197">
+<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.&#160;&#160;</span>Le porte in bronzo della chiesa (appartengono al tempo
+di Desiderio) sono coperte dei nomi delle terre che allora
+possedeva l’Abazia. Fra gli altri io vi lessi questi: <i>S. Angelus
+de Algido, S. Agata de Toscolana, in Roma S. Maria
+de Palava cum pertinentiis illorum</i>. Per tutto il resto basta
+scorrere nella <i>Cronica</i> il catalogo dei donativi d’oro e d’argento
+che vi affluirono di mano del Guiscardo e della eroica
+sua moglie Sigelgaita, la quale si fece ivi seppellire. Anche
+l’imperatrice Agnese visse colà un sei mesi, esercitandosi in
+opere di penitenza.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note198">
+<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.&#160;&#160;</span>Ho veduto coi miei occhi la pergamena originale (stampata
+nel <span class="smcap">Tosti</span>, I, p. 408). Alessandro II dichiara in essa che
+gli fu mostrato il corpo di san Benedetto, trovato durante
+la riedificazione della chiesa, illeso da qualsiasi danno. Per
+tal modo i frati contestarono la credenza che i Franchi lo
+avessero rubato. Gregorio scriveva con caratteri netti e belli:
+<i>Ego Yldibrandus qualiscumque Romanae Ecclesie Archidiaconus
+ss.</i>; egualmente vidi anche in una bolla di Vittore II,
+la quale ei segna tuttavia in qualità di cardinale suddiacono:
+<i>Heldibrandus cardinalis subd. sce. romane eccle. dando
+consensit et subscripsit</i>. Pertanto scriveva egli il suo nome
+in forma varia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note199">
+<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Leone di Ostia</span> descrive minutamente la edificazione
+e la consecrazione della novella basilica (III, c. 28). <span class="smcap">Alfano</span>,
+amico di Desiderio, intervenuto anch’egli alla festa, magnificò
+l’avvenimento in un poema (edito dall’<span class="smcap">Ozanam</span>, <i>Documents
+inédits</i> etc., p. 261, segg.); altri poeti non furono meno
+affaccendati a cantarne (<i>Cod. Mont. Casin.</i>, 47, fol. 22).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note200">
+<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.&#160;&#160;</span>I <i>Cataloghi</i> dicono: <i>nat. Tuscus</i>; il <i>Cod. Vat. 1437</i>
+aggiunge: <i>Patria suanensis opido Ronato</i>; le Biografie pontificie
+scrivono; <i>Patria Suanensis oppido Rovaco</i> (vedansi il
+<span class="smcap">Watterich</span>, I, 293 e 308, e il <span class="smcap">Giesebrecht</span>, III, 1049): soltanto
+<span class="smcap">Ugo Flavign.</span>, <i>Chron.</i>, II, 122, lo appella erroneamente romano
+di Roma. Il nome Ildebrando trovasi spesso usato fra
+i Longobardi; Bonizone è un abbreviato di Bonifacio ossia
+Boniperto. Sono speciali d’Italia, nel secolo undecimo, i diminutivi
+di nomi longobardi, colla terminazione <i>izo</i> a vece di
+quella <i>bert</i>: così troviamo Rapizo, Roizo, Berizo, Albizo,
+Gepizo, Guinizo, Gunizo, Ingizo, Herizo (Heribert). Le famiglie
+longobardiche di Gregorio VII e di Napoleone (Bonipert)
+appartengono allo stesso paese, istessamente come si somiglia
+la specie dell’indole loro. La leggenda bandì che Ildebrando
+facesse portenti fin da fanciullo; dalla sua testa divampò
+fuoco, e, bambino, avrebbe composto con fuscelli di
+legno queste parole: <i>Dominabitur a mari usque ad mare</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note201">
+<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Wido di Ferrara</span>, nemico di Gregorio, descrive vivacemente
+la scenata dell’elezione, che s’aveva prima di
+lunga mano combinato: <i>Concursus factus est populi, Ildebrandus
+capitur, Ild. discerpitur, Ild. distraitur, Ild. eligitur</i>.
+Il decreto di elezione trovasi al principio dei Regesti di Gregorio.
+Gli aderenti di Enrico, quali sono <span class="smcap">Wido, Benzo</span> ecc.,
+attribuiscono la sua elezione a broglio, e <span class="smcap">Landolfo Seniore</span>,
+<i>Hist. Mediol.</i>, III, c. 31, dice che fu opera di Matilde: <i>Pacto
+secretissimo cum Oldeprando — nec non qui plurimis Romanis
+ossibus Albini et Rufini sparsis</i> etc. (espressione bernesca
+usata a quel tempo per significare l’argento e l’oro).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note202">
+<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.&#160;&#160;</span><i>Terribilis, terribilis iste locus</i>, disse Bernardo a Eugenio
+III, quando questi salì alla santa sede. — <i>Nimis expavit,
+et quasi extra se raptus cucurrit ad pulpitum, cupiens
+populum ipsum frequentem sedare, et a sua intentione retrahere</i>:
+<span class="smcap">Card. Aragon</span>, p. 304.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note203">
+<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.&#160;&#160;</span>È quasi fuor di dubbio che Gregorio non ricercò l’assentimento
+di Enrico. Che questi l’abbia dato lo afferma
+soltanto <span class="smcap">Bonizone</span>; altri lo negano. Vedi <span class="smcap">Floto</span>, <i>Storia di
+Enrico IV</i>, Vol. II, nel principio. Di un formale assentimento
+non puossi pur pensare.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note204">
+<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.&#160;&#160;</span><i>Constitutio inter D. Gregorium Pp. VII et Landulphum
+Beneventanum Princip.</i> dei 12 Agosto: <i>Reg. Greg. I, ep.</i> 18
+a, ed. <span class="smcap">Jaffé</span> nella <i>Bibl. rer. German.</i>, II, <i>Monumenta Gregoriana</i>.
+<span class="smcap">Landolfo</span> professa di essere assolutamente vassallo,
+e protesta che, se non manterrà obbedienza al Papa, <i>amittat
+suum honorem</i>. — L’altro trattato di Capua ai <i>18 Kal. Octbr.</i>,
+è contenuto nel <i>Reg. Greg. I, ep.</i> 21 a, ibid. p. 36.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note205">
+<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.&#160;&#160;</span><i>Reg. I, ep.</i> 25, ad Erlembaldo: <i>Normanni, qui ad confusionem
+et periculum reipublicae et S. E. unum fieri meditabantur,
+in perturbatione in qua eos invenimus nimis obstinate
+perseverant, nullo modo, nisi nobis volentibus, pacem
+habituri</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note206">
+<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.&#160;&#160;</span><i>G. in Rom. Pontif. electus omnib. Principib. in terram
+Hispaniae proficisci volentibus... non latere vos credimus,
+regnum Hyspaniae ab antiquo proprii juris S. Petri fuisse:
+Reg. I, ep.</i> 7.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note207">
+<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.&#160;&#160;</span>Per la Boemia, <i>Reg. I</i>, 38; <i>II</i>, 7. Per la Sardegna,
+<i>Reg. I</i>, 29, 41. — Così ammonisce egli Salomone re di Ungheria:
+<i>Sceptrum regni quod tenes, correcto errore tuo, apostolicae
+non regiae majestatis beneficium recognoscas</i>. Chi legge
+crede appena a’ proprii occhi. <i>Reg. II</i>, 13. — A Geisa,
+<i>Reg. II</i>, 63, 70. — A Demetrio (<i>rex Ruscorum</i>), <i>quod regnum
+illud dono s. Petri per manus nostras vellet obtinere eidem Petro
+ap. principi debita fidelitate exhibita, devotis precibus postulavit</i>;
+locchè sarebbe anche avvenuto: <i>Reg. II</i>, 74. — Demetrio
+re di Croazia e di Dalmazia prestò alla Chiesa giuramento
+di vassallaggio, e diede un annuo tributo di duecento
+bizantini <i>de mihi concesso regno</i>. Il giuramento, dell’Ottobre
+1076, Ind. XIV, è registrato nel <i>Cod. Albin.</i>, fol. 133, donde
+<span class="smcap">Cencio</span> lo trasse.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note208">
+<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.&#160;&#160;</span>A Guglielmo di Borgogna, dei 2 Febbrajo 1074: <i>Reg.
+I</i>, 46. — Alla Cristianità, del dì 1 Marzo 1074: <i>Reg. I</i>, 49. — Agli
+Ultramontani, dei 26 Dicembre 1074: <i>Reg. II</i>, 37. — Ad
+Enrico, dei 7 Dicembre 1074; <i>Reg. II</i>, 31: <i>Si illuc, favente
+deo, ivero, post Deum tibi Rom. Eccl. relinquo, ut eam
+et sicut sanctam matrem custodias, et ad ejus honorem defendas</i>:
+così il testo registrato nel <span class="smcap">Jaffè</span>, ut supra, pag. 145.
+La lettera è zeppa di proteste d’amore. Ricordevole del biasimo
+inflitto a Leone IX, Gregorio diceva di non volere spargere
+il sangue de’ cristiani, ma di voler con terrore indurre i
+Normanni a pace.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note209">
+<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonizo</span>, p. 812. Il <i>Reg. I</i>. 84, è dato: <i>in expeditione
+ad montem Cimini,</i> 2 <i>Id. Junii, Ind XII</i>. — Il <i>Reg. I</i>, 85 all’Imperatrice:
+<i>data in expeditione ad s. Flavianum 17 Kal.
+Julii Ind. XII</i>. — <span class="smcap">Amatus</span>, IV, c. 13: <i>Et un lieu qui se clame
+mont Cymino fu assemblé lo pape, et Gisolfe prince de
+Salerne</i>... Intorno a queste cose dell’Italia meridionale vedasi
+fra altro la Dissertazione di <span class="smcap">G. Weinreich</span>, <i>De conditione
+Italiae inferioris Gregorio VII Pont.</i>, Königsberg, 1864, n. II.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note210">
+<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.&#160;&#160;</span>Che i padri di Matilde fossero longobardi, lo si apprende
+da documenti (nel <span class="smcap">Bacchini</span> e nel <span class="smcap">Fiorentini</span>). Da
+parte del padre professava ella diritto longobardico; da parte
+di suo marito Goffredo professava legge salica: <i>Ego qui supra
+Matilda Marchionissa professa sum ex natione mea legem
+vivere videor Lantgobardorum, sed nunc modo pro parte suprascripti
+Gottifredi qui fuit viro meo legem vivere videor
+Saligam</i> (docum. dell’a. 1079, nel <span class="smcap">Fiorentini</span>, app. VII).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note211">
+<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.&#160;&#160;</span>Sua madre morì ai 18 Aprile del 1076 in Pisa: in quel
+Camposanto se ne vede il sarcofago, con suvvi un rilievo che
+rappresenta Ippolito e Fedra, e con questa iscrizione:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Quamvis peccatrix sum domna vocata Beatrix;</i></p>
+<p class="i01"><i>In tumulo missa iaceo quae comitissa.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="smcap">Alfredo Reumont</span>, <i>Tavole cronologiche e sincrone della Storia
+Fiorentina</i>, all’anno 1076. In questo stesso anno Goffredo fu
+in orribil guisa assassinato, e Matilde d’allora in poi governò
+da sola i suoi dominî. Spesso presiedette in persona a’ tribunali,
+parimente come aveva fatto Teofania. I suoi suggelli
+hanno questa scritta: <span class="smcap">Mathilda dei gratia si quid est</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note212">
+<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonizo</span>, p. 811. Anche i Cardinali sapevano rubare per
+benino. L’officiatura settimanale del san Pietro era ripartita
+fra i Cardinali di s. Maria, di s. Crisogono, di s. Cecilia, di
+s. Anastasia, di s. Lorenzo, di s. Marco e dei ss. Martino e Silvestro.
+Bolle pontificie avevano regolato la distribuzione delle
+offerte che pervenivano all’altare di san Pietro. Le oblazioni
+che ivi si deponevano, non fosse altro quelle che si raccoglievano
+in tempo di Pasqua, erano tanto grandi, che alcuni Re
+avrebbero potuto invidiarne ai preti il reddito. Bolle di Vittore
+II e di Leone IX, nel <i>Bullarium Vaticanum</i>, I.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note213">
+<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonizo</span>, p. 811, e il <span class="smcap">Cardinal Aragon.</span>, che copia dal
+primo. Dei Conti di Galeria adesso non si fa più nota.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note214">
+<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.&#160;&#160;</span><i>Reg. I</i>, 29 a.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note215">
+<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.&#160;&#160;</span><i>Melius est nubere, quam uri</i> dicevano i Vescovi tedeschi
+coll’Apostolo, e affermavano: <i>Violenta exactione homines
+vivere cogeret ritu angelorum, et dum consuetum cursum
+naturae negaret; fornicationi frena laxaret</i>. Chiamavano il
+Papa <i>hominem plane haereticum et vesani dogmatis</i>. <span class="smcap">Lambert</span>,
+<i>Annal.</i>, a. 1074. In Francia e in Ispagna divampava la stessa
+lotta violenta contro il celibato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note216">
+<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>.&#160;&#160;</span>Ancor leggiamo le sue lettere concitate, scritte a quel
+tempo: una a Ugo di Cluny, da Roma, ai 22 Gennaio, <i>Reg. II</i>,
+49, dove esamina lo stato sconfortante del mondo: <i>Si non sperarem
+ad meliorem vitam, et utilitatem S. E. venire, nullo
+modo Romae, quam coactus, Deo teste, jam a viginti annis
+inhabitavi, remanerem</i>. Crederebbesi di udire le lamentazioni
+di Gregorio I. Così anche la lettera indiritta a Beatrice ed
+a Matilde, <i>18 Kal Nov Ind. XIII</i> (<i>Reg. II</i>, 9).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note217">
+<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>.&#160;&#160;</span><i>Reg. II</i>, 51: <i>Est etiam non longe a nobis provincia
+quaedam opulentissima juxta mare, quam viles et ignavi
+tenent haeretici, in qua unum de filiis tuis, si eum sicut
+quidam episcopus terrae tuae in animo tibi fore nuntiavit,
+apostolicae aulae militandum dares, cum aliquanta multitudine
+eorum qui sibi fidi milites essent, ducem ac principem
+et defensorem christianitatis fieri optamus. Dat. Romae 8 Kal.
+Feb. Ind. XIII</i> (intendeva dire della Sicilia, di Napoli o della
+Sardegna?)</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note218">
+<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>.&#160;&#160;</span>Gli Atti di questo notevole Sinodo (dai 24 ai 28 Febbraio)
+andarono perduti; il breve sommario di essi (<span class="smcap">Mansi</span>,
+XX, 443) non fa cenno della questione delle investiture;
+però di già il <span class="smcap">Pagi</span> ha indicato il decreto che vi è concernente
+(ad a. 1075), traendolo dal <i>Reg. III</i>, 10: così giusta
+quanto dicono <span class="smcap">Ugo Flavin.</span>, <i>Chron Verdunense</i>, ad a. 1074,
+ed <span class="smcap">Arnulfo</span>, <i>Hist. Med.</i>, IV, c. 3: <i>palam interdicit Regi jus
+deinde habere in dandis Episcopatibus; omnesque laicas ab
+Investituris ecclesiarum summovet personas</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note219">
+<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>.&#160;&#160;</span>Nel Luglio o nell’Agosto dell’anno 1075. <span class="smcap">Giulini</span>,
+XXVI, 525.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note220">
+<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>.&#160;&#160;</span>Io ripongo questi fatti all’anno 1074, al tempo del primo
+Sinodo. <span class="smcap">Bonizone</span>, p. 814, dice che Cencio ebbe grazia per
+istanza di Matilde, e questa fu presente al primo Concilio.
+<span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 45 e segg., è il più diffuso a parlare di Cencio.
+<span class="smcap">Bennone</span> favoleggia che il Romano imprigionato fosse sottoposto
+a orrendi tormenti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note221">
+<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>.&#160;&#160;</span><i>Promittens eundem Patrem regio conspectui repraesentandum</i>:
+<span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 48.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note222">
+<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Berthold</span>, <i>Annal.</i>, ad a. 1076: <i>ab altari rapuit, vulneratum
+cepit, et in turrim suam tanquam latronem sacrilegum
+cum maximo ludibrio tractum, et miserabiliter coartatum
+incarceravit</i>. Così anche <span class="smcap">Bonizone</span>, p. 814; <span class="smcap">Lamberto</span>;
+<span class="smcap">Arnolfo</span>, <i>Gest. Med.</i>, V, c. 6. Se si stia a <span class="smcap">Pandolfo Pisan.</span>
+(<span class="smcap">Muratori</span>, III, 1, 305), la casa di Cencio era situata <i>in loco
+qui vocatur Parrioni</i>; e infatti ancora ne’ tempi posteriori ci
+sarà dato incontrarvi la «Torre di Cencio». <span class="smcap">P. Bernried</span>,
+c. 49, narra nientemeno che si avesse voluto mozzare la testa
+al Papa: <i>quorum unus educto gladio caput ejus abscindere
+voluit — percussum tamen in fronte</i> (a).
+</p>
+
+<p>
+(a) L’illustre Autore ci fornì una breve aggiunta a questa nota. (N. del T.)</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note223">
+<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bertoldo</span> descrive Cencio nè più nè meno che un brigante
+di qualche romanzo: <i>gladio super collum illius furialiter
+stricto, torvus, minax, et omnifariam terrificus(!) Thesaurum
+et firmissima s. Petri castella in beneficia sibi extorquere non
+cessavit ab eo; sed omnino non potuit</i>. Buona assai è la descrizione
+delle due furiose sorelle, e sicuramente conforme a
+verità. <span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 51.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note224">
+<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">P. Bernried</span> colora enfaticamente la predica del
+Papa. Però tutta la cosa sarà andata più per le brevi e con
+meno commozioni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note225">
+<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 52. <span class="smcap">Bertoldo</span>: <i>Noctu urbe fuga lapsus
+evasit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note226">
+<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bertoldo</span>: <i>Castellum — ibi contiguum occupavit, ubi — rapinis
+et sanguine victitabat</i>. Dacchè Gregorio incaricava
+il Vescovo di Preneste di scomunicare Cencio, il castello era
+forse quello di Preneste stesso. Se si creda a <span class="smcap">Lamberto</span> ed
+a <span class="smcap">P. Bernried</span> i Romani devastarono i beni di Cencio, e giustiziarono
+i suoi partigiani: nove di loro appiccarono per la
+gola davanti al san Pietro. <span class="smcap">Bennone</span> perciò ingiuria il Pontefice
+chiamandolo spergiuro; ma ciò sa di ridicolo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note227">
+<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>.&#160;&#160;</span><i>In mente habeas, quid Sauli post adeptam victoriam — de
+suo triumpho glorianti, et ejusd. prophetae monita non
+exequenti acciderit, et qualiter a Domino reprobatus sit:
+Reg. III</i>, 10 (di Roma, agli 8 Gennaio 1076, o più esattamente
+agli 8 Dicembre 1075). Gli Ebrei insultano sempre al
+despotismo gerarchico della Chiesa romana, eppure del continuo
+essa altro non fece che torre a prestanza i simboli dal
+loro sacerdozio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note228">
+<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>.&#160;&#160;</span>Secondo <span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 67, egli vi andò con lettere
+false <i>sub omnium cardinalium, senatusque, ac populi nomine
+titulatis — ubi etiam continebantur postulatio novi pontificis,
+et abjectio legitimi pastoris</i>. <span class="smcap">Lamberto</span>, <i>Annal.</i>, a. 1076:
+<i>Deferens secum de vita et institutione papae scenicis figmentis
+consimilem tragediam</i> (ossia una solenne pasquinata). Sul
+Concilio di Worms vedasi <span class="smcap">Hugo Flavin.</span>, II, 431.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note229">
+<p><span class="label"><a href="#tag229">229</a>.&#160;&#160;</span><i>H. non usurpatione, sed pia Dei ordinatione Rex Hildebrando
+jam non apostolico, sed falso Monaco.</i> — La lettera,
+che io compendio, leggesi nel <i>Cod. Udal.</i> (<span class="smcap">Eccard</span>, II,
+n. CLXIII), in <span class="smcap">Brunone</span>, <i>De bello Saxon.</i>, n. 66 e segg., e fu
+spesso stampata anche altrove.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note230">
+<p><span class="label"><a href="#tag230">230</a>.&#160;&#160;</span>Diceva che soltanto potevano risparmiare la vita di
+Gregorio: <i>Exsurgite igitur in eum, fidelissimi, et sit primus
+in fide primus in ejus damnaptione</i>: <span class="smcap">Bruno</span>, n. 66. Enrico
+fe’ nota ai Romani la lettera da lui indiritta al Papa, ma compilata
+diversamente, come in compendio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note231">
+<p><span class="label"><a href="#tag231">231</a>.&#160;&#160;</span><i>His omnibus Agnes Imp. mater regis intererat, cujus
+animam ipsius gladius damnationis non parum sauciaverat</i>:
+<span class="smcap">Bertoldo</span>, a. 1076. Ella stessa annunciò la scomunica del
+suo figliuolo, scrivendone ad Altmann di Passavia, con brevi
+parole e senza rivelare qual fosse il suo sentimento (<span class="smcap">Hugo
+Flav.</span>, <i>Chron.</i>, II, 435). Ella vi narrava che i legati di Enrico
+erano stati imprigionati dai Romani; ed Enrico scriveva
+ad Annone di Colonia del barbaro trattamento che ne
+avevano ricevuto (<span class="smcap">Urstisius</span>, I, 393).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note232">
+<p><span class="label"><a href="#tag232">232</a>.&#160;&#160;</span><i>Depositio Regis H.</i>, in <span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 76. <span class="smcap">Mansi</span>, XX,
+n. 467. Il Papa dice a san Pietro: <i>Mihi tua gratia est potestas
+a Deo data ligandi atque solvendi in coelo et in terra — per
+tuam potestatem et auctoritatem, H. regi filio H. Imp.,
+qui contra tuam Ecc. inaudita superbia insurrexit, totius
+regni Teutonicor. et Italiae gubernacula contradico, et omnes
+Christianos a vinculo juramenti, quod sibi fecere vel facient,
+absolvo, et nullus ei sicut regi serviat interdico</i>...</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note233">
+<p><span class="label"><a href="#tag233">233</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Hugo Flav.</span>, <i>Chron.</i>, II, 437: <i>Prae admiratione se
+ipsos non capiebant, impossibile hoc esse proclamabant</i>. <span class="smcap">Bonizo</span>,
+p. 815: <i>Postquam de banno regis ad aures personuit
+vulgi, universus noster Romanus orbis tremuit</i>. Il celebre
+vescovo <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>Chron.</i>, VI, c. 35, dice: <i>Lego
+et relego Romanor. Regum et Imperatorum gesta, et nusquam
+invenio quemquam eorum ante hunc a Romano Pontifice
+excommunicatum, vel regno privatum</i>. Gregorio medesimo,
+scrivendo ai Tedeschi, analizzò il suo diritto di scomunicare
+il Re (<span class="smcap">Bernried</span>, c. 78). Lettera di lui a tutti i fedeli, nel
+<i>Reg. III</i>, 6. Vedi anche il <i>Reg. VIII</i>, 21.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note234">
+<p><span class="label"><a href="#tag234">234</a>.&#160;&#160;</span><i>Dictatus papae</i> (oggi direbbesi <i>Syllabus</i>) nel <span class="smcap">Baronio</span>,
+ad a. 1076, e altrove stampato spesse volte; <i>Reg. II</i>, 55 a.
+Vi si confronti quello che il <span class="smcap">Voigt</span> (<i>Ildebrando</i> ecc., p. 172)
+ha raccolto dalle lettere del Papa. Noto di buon grado che
+la descrizione dell’epoca di Gregorio VII, data dal <span class="smcap">Plank</span> (<i>Costituzione
+della società cristiano-ecclesiastica</i>, IV, 1), mi sembra
+essere quanto di più eccellente possediamo intorno a quest’argomento.
+Dopo di lui, il <span class="smcap">Giesebrecht</span> (nel Vol. III della
+sua <i>Storia dell’Impero germanico</i>) ha con ottima critica illustrato
+nuovamente questa stessa epoca, con quella dovizia di
+documenti e di scienza ond’egli poteva disporre.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note235">
+<p><span class="label"><a href="#tag235">235</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Floto</span> ha analizzato egregiamente queste condizioni
+di Enrico IV.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note236">
+<p><span class="label"><a href="#tag236">236</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">P. Bernreid</span>, c. 81, descrive l’irritazione che nell’universale
+si aveva contro Gregorio, il quale giungeva a dire:
+<i>Ut pro eo precibus intercedentes, omnes quidem insolitam nostrae
+mentis duritiam mirarentur, nonnulli vero in nobis non
+apostolicae severitatis gravitatem, sed quasi tyrannicae feritatis
+crudelitatem esse clamarent: Reg. IV</i>, 12, lettera ai Tedeschi,
+cui dice in aria di trionfo: <i>Rex humiliatus ad poenitentiam</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note237">
+<p><span class="label"><a href="#tag237">237</a>.&#160;&#160;</span><i>Subditus Romano Pontifici semper, dictoque obtemperans
+foret</i>: <span class="smcap">Lamberto</span>, il quale, da frate qual è, non isvela
+pur un briciolo di indignazione patriottica.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note238">
+<p><span class="label"><a href="#tag238">238</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Lamberto</span> descrive vivacemente lo stato degli animi
+in Lombardia. Malauguratamente questa egregia fonte storica
+cessa coll’anno 1077.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note239">
+<p><span class="label"><a href="#tag239">239</a>.&#160;&#160;</span>Cencio è una di quelle persone caratteristiche di cospiratori,
+che sempre ricompajono nella storia d’Italia. Della
+sua fine dice <span class="smcap">Bertoldo</span>, ad a. 1077: <i>Rege non viso et insalutato,
+in puncto celerrimus descendit ad inferna</i>. Però <span class="smcap">Bonizone</span>
+narra che il Re lo ricevette di nottetempo: <i>Cencius
+amara morte mortuus est, cujus funus Guibertus cum aliis
+excommunicatis mirabili pompa celebravit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note240">
+<p><span class="label"><a href="#tag240">240</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonizo</span>, p. 817: <i>Per insidiam Stephani fratris Cencii — occisus
+est</i>, e precisamente pochi dì prima che Gregorio
+tornasse a Roma (nel Settembre). <span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 92: <i>Occisus
+est ab apparitoribus Henricianae persecutionis</i>; e <span class="smcap">Bertoldo</span>
+diffusamente narra della sua morte, delle sue virtù,
+delle esequie che ebbe, e de’ miracoli che fece.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note241">
+<p><span class="label"><a href="#tag241">241</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bertoldo</span>: <i>In medio ipsius paradysi — devotissime
+est tumbae marmoreae impositus</i>. Quest’è il <i>Sepulcrum Prefecti</i>
+di cui parlano i <i>Mirabilia</i>, e che erroneamente fu tolto
+per il sepolcro di Ottone II. La <i>Graphia: Cujus coopertorium</i>
+(cioè il coperchio di porfido della tomba di Adriano) <i>in paradiso
+b. Petri super sepulcrum prefecti</i>: così scrive eziandio
+<span class="smcap">Pietro Mallio</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note242">
+<p><span class="label"><a href="#tag242">242</a>.&#160;&#160;</span>La iscrizione che, stando a <span class="smcap">Maffeo Vegio</span>, avrebbe
+appartenuto al sepolcro dell’Imperatrice (non lo si trova più),
+leggesi nel <span class="smcap">Baronio</span>, ad a. 1077, ma non può aver appartenuto
+a quel tempo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note243">
+<p><span class="label"><a href="#tag243">243</a>.&#160;&#160;</span>Vedi il <span class="smcap">Floto</span>, II, 137 e 138: legati pontificî furono
+presenti all’elezione dell’Antirè, e si maneggiarono eziandio
+affinchè fosse riconosciuto per tale nell’Impero.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note244">
+<p><span class="label"><a href="#tag244">244</a>.&#160;&#160;</span><i>Quotquot enim Latini (laici) sunt, omnes causam Heinrici,
+praeter admodum paucos laudant ac defendunt</i>: così
+Gregorio medesimo ai Tedeschi, a. 1078, <i>Reg. VII</i>, 3; e nell’anno
+1081: <i>cui ferme omnes Italici favent: Reg. IX</i>, 3.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note245">
+<p><span class="label"><a href="#tag245">245</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Amato</span> descrive Gisulfo come se fosse stato un secondo
+Nerone. <i>Et lo pape qui amoit Gisolfe sur touz les autres
+seignors, pourceque Gisolfe amoit tant lo pape et lui estoit
+tant obédient</i> (VIII, c. 7).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note246">
+<p><span class="label"><a href="#tag246">246</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Leone di Ostia</span>, III, 45. <span class="smcap">Romualdo</span>, a. 1075 (è un errore,
+sì come è errata la cronologia degli <i>Annal. Benev.</i>).
+Ancora nel Maggio dell’anno 1077, alcuni documenti sono
+denotati coll’epoca di Gisulfo (<span class="smcap">Maria de Blasio</span>, <i>Serie Principum — Salerni</i>,
+app., n. VIII). Il principato di Salerno incominciò
+con Siconolfo nell’anno 840, e finì con Gisulfo ai
+16 Dicembre 1077. <span class="smcap">Amato</span> descrive il modo onde il fuggitivo
+fu ricevuto dal Papa: <i>Lo rechut come amor de père et monstra
+à li Romain et toute manière de gent coment lui vouloit
+bien, et lo fist prince de toutes les choses dell’Eglise, et lui
+comist tout son secret et tout son conseill, et disponist les toutes
+de l’Eglise les choses à soe libéralité et volonté</i> (VIII, c. 30).
+Il <span class="smcap">De Blasio</span> dubita tuttavia del rettorato di Gisulfo, poichè
+nell’anno 1088 si torna a trovare questo Principe da duce di
+Amalfi (p. 117).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note247">
+<p><span class="label"><a href="#tag247">247</a>.&#160;&#160;</span>Vedansi i molti documenti raccolti nel <span class="smcap">De Blasio</span>, nei
+<i>Monum. Regii Archiv. Neap.</i>, ed a Monte Cassino. I nomi
+longobardi nella Sabina, nelle Umbrie e nella Tuscia, tal
+quali li conserva il <i>Reg. Farfense</i> del secolo undecimo e del
+duodecimo, tornano a contenere qualche particolarità loro
+propria.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note248">
+<p><span class="label"><a href="#tag248">248</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Bacchini</span>, <i>Istoria di S. Ben. di Polirone</i>, p. 5, chiama
+la razza de’ Longobardi «il sangue più nobile dell’Italia, il
+seminario delle case più illustri quindi originate». Le maggiori
+famiglie d’Italia derivano da’ Longobardi e da’ Tedeschi
+immigrati più tardi. Sulla durata di famiglie longobardiche
+nel reame di Napoli, vedasi il <span class="smcap">Giannone</span>, X, c. 3. È cosa notevole
+che oggidì ancora perdurino in Sicilia quattro delle
+colonie longobarde ivi trapiantate da Roberto e da Rogero;
+sono Piazza, Nicosia, san Fratello e Aidone, e nel dialetto, che
+è ancora tutto ad esse speciale, dicono: <i>Parduoma à dumbard</i>
+(lombardo). Vedasi <span class="smcap">Lionardo Vigo</span>, <i>Canti popolari siciliani</i>,
+Catania, 1857, p. 47.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note249">
+<p><span class="label"><a href="#tag249">249</a>.&#160;&#160;</span>Sinodo di Marzo del 1078: <i>Excommunicamus omnes
+Northmannos, qui invadere terram s. Petri laborant, videlicet
+Marciam Firmanam, Ducatum Spoletanum, et eos qui Beneventum
+obsident, et qui invadere et depraedari nituntur Campaniam,
+et Maritima, atque Sabinos, nec non et qui tentant
+Urbem Romanam confundere</i>. Similmente nel Sinodo di Marzo
+del 1080, dove vi si aggiunge eziandio il <i>comitatus tiburtinus</i>
+(<span class="smcap">Pandolfo Pisano</span>, p. 310). Il lungo registro degli
+scomunicati da Gregorio è repugnante a leggersi. Del continuo
+malediva uomini nel corpo e nell’anima: <i>Et non solum
+in spiritu, verum etiam in corpore, et omni prosperitate hujus
+vitae apostolica potestate innodamus</i>; così sonava la formola.
+Tutto il mondo coperse egli di maledizione, chè uno
+scomunicato doveva scansarsi come un appestato. Perciò dovette
+promulgare statuizioni più miti; si eccettuarono donne,
+fanciulli, schiavi, servitori; ed ai pellegrini fu concesso di
+comperare viveri nelle terre di scomunicati. Quel tempo ha
+per noi, uomini di oggidì, qualche cosa di strano, come se
+leggessimo di cose egiziane.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note250">
+<p><span class="label"><a href="#tag250">250</a>.&#160;&#160;</span>Ai 29 di Giugno è dato il giuramento (in <span class="smcap">Albino</span>,
+in <span class="smcap">Cencio</span>, nel <span class="smcap">Mansi</span>, XX. 313): <i>Ego Robertus, Dei gr. et
+s. Petri, Apuliae et Calabriae, et Siciliae Dux, ab hac hora
+et deinceps ero fidelis S. R. E. et Ap. Sedi... actum Ciprani
+III Kal. Julii</i>. E la investitura: <i>Ego G. Papa investio te,
+Roberte Dux, de terra quam tibi concesserunt antecessores
+mei sanct. mem. Nicolaus et Alexander. De illa autem terra,
+quam injuste tenes, sicut est Salernus, et Amalphia, et pars
+marchiae Firmanae, nunc te patienter sustineo... Actum
+ut supra</i>. Roberto promise un censo di dodici denari per ogni
+paio di buoi del suo dominio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note251">
+<p><span class="label"><a href="#tag251">251</a>.&#160;&#160;</span>Fin l’indirizzo della lettera fa capire qual fosse lo
+spirito del Re: <i>Excellentissimo S. E. Pastori Gregorio, gratia
+Dei Anglorum Rex et Dux Northmannorum Willelmus salutem
+cum amicitia</i>. Sulla fine: <i>Fidelitatem facere nolui, nec volo:
+quia nec ego promisi nec antecessores meos antecessoribus
+tuis id fecisse comperio</i>. Leggasi nel <span class="smcap">Thierry</span> (<i>Histoire de la
+conquête de l’Angleterre par les Normands</i>, II, 279 segg., 4 ed.)
+delle cabale di Roma, e in qual modo l’interesse personale
+de’ Papi si comportò colla legittimità dei Re anglo-sassoni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note252">
+<p><span class="label"><a href="#tag252">252</a>.&#160;&#160;</span>Vedasi lo <span class="smcap">Stenzel</span>, I, 431, e la esposizione moderata
+e chiara ch’ei ne dà nel Capitolo successivo; e vedasi in
+ispecialità il <span class="smcap">Giesebrecht</span>., III, 480 e segg. Il secondo anatema
+pronunciato contro di Enrico, è riferito da <span class="smcap">P. Bernried</span>, c. 107,
+e da <span class="smcap">Hugo Flavin.</span>, <i>Chron.</i>, II, 451. — <span class="smcap">Manzi</span>, XX, 534. La
+scritta posta all’ingiro della corona mandata a Rodolfo (<i>Petra
+dedit Petro, Petrus diadema Rodulpho</i>) è cognita a <span class="smcap">Sigberto</span>,
+ad a. 1077.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note253">
+<p><span class="label"><a href="#tag253">253</a>.&#160;&#160;</span>La lettera di sfida che l’assemblea di Magonza indirisse
+al Papa, è registrata nel <i>Cod. Udalrici</i>, n. 162.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note254">
+<p><span class="label"><a href="#tag254">254</a>.&#160;&#160;</span>Dell’elezione di Guiberto parla la <i>Vita Anselmi Ep.
+Lucensis</i>, c. 19 (<i>Mon. Germ</i>., XIV), cavata quasi parola per
+parola da <span class="smcap">Bonizone</span>, p. 817. <span class="smcap">Wido Ferrar</span>. lo loda, dicendolo
+<i>virum nobilem non moribus minus quam genere</i>. Anche <span class="smcap">Donizone</span>
+lo chiama <i>doctus, sapiens et nobilis ortus.</i> Il decreto
+di deposizione pronunciato a Bressanone (<i>Cod. Udal.</i> I, 164)
+ripete contro a Gregorio le puerili accuse che fosse un mago e
+che avesse assassinato i suoi predecessori. Dopo l’elezione,
+Enrico adorò Guiberto, e il cardinale <span class="smcap">Baronio</span> ne dice malignamente:
+<i>Adoratur bestia</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note255">
+<p><span class="label"><a href="#tag255">255</a>.&#160;&#160;</span>Rodolfo morendo sollevò il moncherino del suo braccio,
+e sclamò: <i>ecce haec est manus, qua domino meo Henrico
+fidem sacramento firmavi</i> (<span class="smcap">Ekkehardi</span> <i>Chron.</i>, a. 1080). Io
+stetti presso al monumento dello sventurato Antirè nel duomo
+di Merseburg, e colà ne vidi l’ossea mano, orrenda, nera.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note256">
+<p><span class="label"><a href="#tag256">256</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonizo</span>, <i>ad Am.</i>, p. 818: <i>In vigilia Pentecostes in
+prato Neronis castra metatus est</i>. Enrico indirizzò ai Romani
+un manifesto, che fu stampato dal <span class="smcap">Giesebrecht</span>, III, n. 14,
+in appendice.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note257">
+<p><span class="label"><a href="#tag257">257</a>.&#160;&#160;</span><i>Fecit novam Romam ex tentoriis</i>, dice <span class="smcap">Benzone</span>, che
+torna a venire a galla (lib. VI) ... <i>creavit novos centuriones,
+tribunos ac senatores, praefectum et nomenclatorem, aliasq.
+dignitates, secundum antiquum morem</i>. Nessun documento fa
+cenno di centurioni e di tribuni; non sono che concettini di
+<span class="smcap">Benzone</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note258">
+<p><span class="label"><a href="#tag258">258</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Anna Comnena</span>, figlia di Alessio e di Irene (<i>Alexiad.</i>,
+III, 93) narra di questi negoziati, e registra la lettera scritta
+da suo padre ad Enrico.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note259">
+<p><span class="label"><a href="#tag259">259</a>.&#160;&#160;</span>Gli istromenti raccolti nel <i>Reg. Farf.</i>, da dopo il 1080,
+non sono segnati nella data coll’epoca di Gregorio VII;
+talvolta vi è detto: <i>Regnante henrico rege. — Chr. Farf.</i>,
+p. 616. Più tardi Enrico promulgò, a favore di Farfa, un
+Diploma assai completo, <i>datum A. MLXXXIV; Chron. Farf.</i>,
+p. 605. — Le ceremonie pel ricevimento di un Imperatore
+sono specialmente determinate nell’<i>Ordo Farf.</i> (<i>Cod. Vat. 6808</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note260">
+<p><span class="label"><a href="#tag260">260</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Donizo</span>, <i>Vita Math.</i>, II, v. 268 sq. e v. 300:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Mittere cui gratis crebro solet in Lateranis</i></p>
+<p class="i01"><i>Xenia multa nimis; quam papa pie benedicit</i></p>
+<p class="i01"><i>Bis centum libras domus argenti canusina</i></p>
+<p class="i01"><i>Tunc misit papae: quam debet papa beare.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note261">
+<p><span class="label"><a href="#tag261">261</a>.&#160;&#160;</span><i>Henricus rex — Romam tendens, castra posuit ubi et
+prius, ad occidentalem partem castelli s. Petri</i>: <span class="smcap">Ekkehardi</span>,
+<i>Chron.</i>, ad a. 1083.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note262">
+<p><span class="label"><a href="#tag262">262</a>.&#160;&#160;</span><i>Dux hoc anticipans, direxit plus quam 30,000 solidorum
+Romanis, quatenus sibi eos papaeque reconciliaret,
+quod et factum est</i>: <span class="smcap">Lupus Protospata</span>; e, stando a lui, tutto
+questo avveniva prima che si prendesse la città Leonina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note263">
+<p><span class="label"><a href="#tag263">263</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Landulfo</span>, <i>Hist. Mediol.</i>, IV, 2; e dice che Enrico
+aveva preso ad abitare <i>in palatio Caesariano</i>, ossia in vicinanza
+al san Pietro.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note264">
+<p><span class="label"><a href="#tag264">264</a>.&#160;&#160;</span>Nel modo più deciso lo afferma <span class="smcap">Ekkehardo</span>, <i>Chron.</i>, ad
+a. 1083: <i>Captaque est urbi 4 non. Junii, feria 6 ante octavam
+pentecostes</i>. Gli <i>Annal. Benevent.: Cepit porticum s. Petri 3 die
+m. Junii</i>. Gli <i>Annal. Cavenses: Porticum s. P. per vim cepit,
+et ex magna parte destruxit</i>; e così la <i>Cronica</i> di M. Cassino.
+<span class="smcap">Benzone</span> (VI, 6) si stropiccia le mani, parlando della fuga
+di Gregorio, che nel suo gergo triviale chiama coi nomi di
+<i>Stercutius</i> e di <i>Stercorentius</i>:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Devolavit moriturus ad Crescentis jugulum,</i></p>
+<p class="i01"><i>Quod indigne appellant Adriani tumulum.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Benzone fa l’arlecchino, e dà maggior rilevanza alla grandezza
+di Gregorio. — Dalla caduta della città Leonina Enrico
+segnò la data di una carta indiritta a Liemaro di Brema: <i>X Kal.
+Julii ann. D. Incarn. MLXXXIII Ind. V ann. autem ordinat.
+D. Heinrici IV Regis XXIX regni XXVII actum Romae post
+urbem captam, feliciter. Amen</i> (nel <span class="smcap">Lindenbrog</span>, <i>Scriptor.
+Rer. Germ.</i>, I, 144). L’espressione <i>urbem captam</i> non è certamente
+acconcia. Un documento per Farfa: <i>XVII Kal. Jun.
+A. D. Inc. MLXXXIII Ind. V A. aut. ordin. D. H. IV regis
+XXVIIII Regni XXVII actum rome feliciter</i> (nel <i>Cod. Farf.</i>,
+n. 1099).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note265">
+<p><span class="label"><a href="#tag265">265</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Anna Comnena</span>, V, 130. I Greci appellavano pur sempre
+l’Italia meridionale con nome di Λογγεβαρδία.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note266">
+<p><span class="label"><a href="#tag266">266</a>.&#160;&#160;</span>Però egli minacciò di scomunica tutti quelli che farebbero
+causa loro la causa del Re. Così interpreto io quello che
+dice il <i>Chron. Casin.</i>, III, 49: <i>Hoc ubi Gregorio Papae nuntiatum
+est</i> (cioè le trattative fra’ Normanni e Desiderio), <i>Imperatorem
+cum suis fautoribus ab Ecclesiae communione separavit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note267">
+<p><span class="label"><a href="#tag267">267</a>.&#160;&#160;</span>Questo trattato è registrato in <span class="smcap">Bernoldo</span>, e in <span class="smcap">Ekkehardo</span>,
+ad a. 1083. Del luogo e dei mediatori pontificî è
+detto nella nota al <i>Chron.</i> <span class="smcap">Hugonis</span>, <i>Mon. Germ.</i>, X, 460.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note268">
+<p><span class="label"><a href="#tag268">268</a>.&#160;&#160;</span><i>Tibi dicimus, rex Henrice, quia nos infra terminum
+illum, quem tecum ponemus ad 15 dies postquam Romam veneris
+faciemus te coronare papam Gregorium si vivus est, vel
+si forte de Roma non fugerit</i>... <span class="smcap">Hugo</span>, <i>Chron.</i>, ibid.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note269">
+<p><span class="label"><a href="#tag269">269</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bernoldo</span>: <i>Juxta s. Petrum quemdam monticulum nomine
+Palaceolum incastellavit</i>. Anche <span class="smcap">Lupo</span> sa di quel castello.
+Del Palaciolo fa parola la Bolla di Leone IX dei 20 Marzo 1053,
+appresso ai <i>Burgura Frisonorum et Saxonorum: Bullar. Vatican.</i>,
+I, 25.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note270">
+<p><span class="label"><a href="#tag270">270</a>.&#160;&#160;</span><i>Greg. Ep. Serv. Servor. Dei clericis et laicis qui non tenentur
+excommunicatione... Reg. IX</i>, 28; VIII, 51 nel <span class="smcap">Jaffé</span>,
+dal <span class="smcap">Baronio</span> riferita erroneamente all’anno 1082. <span class="smcap">Bernoldo</span>,
+ad a. 1083, dice: <i>Papa omnes religiosos Episcopos et Abbates
+ad synodum literis suis vocavit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note271">
+<p><span class="label"><a href="#tag271">271</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bernoldo</span>: <i>Unde Romani mandaverunt Heinrico, ut
+veniret ad accipiendam coronam cum justitia, si vellet; sin
+autem, de castello S. Angeli per virgam sibi dimissam a papa
+reciperet</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note272">
+<p><span class="label"><a href="#tag272">272</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bernoldo</span>, ad a. 1084, narra che causa della defezione
+di Roma fu l’oro bizantino: <i>H. acceptam pecuniam non in
+procinctum supra Roubertum, quod juramento promisit, sed
+ad conciliandum sibi vulgus Romanum expendit, cujus adjutoria
+Lateranense palatium feria V ante palmas cum suo
+Ravennate Guiberto intravit</i>. Soltanto pochi degli ottimati
+avrebbero disertato la fede del Papa; tutti gli altri gli avrebbero
+dato quaranta ostaggi. Anche la <i>Vita Anselmi Lucensis
+Ep.</i>, c. 22, dice: <i>permanserunt quoque nec corrupti nec decepti
+aut devicti nobiliores quidam Romani</i>. Gli <i>Annales Parchenses</i>
+(<i>M. Germ.</i>, XVI): <i>R. Urbis Senatus et populus cum
+tota fere R. aecclesia Imperatori ejusq. pontifici manus tradunt</i>;
+locchè è esagerato come questo detto di <span class="smcap">Ekkehardo</span>:
+<i>Papam unanimiter abdicarunt</i>. Se si stia ad <span class="smcap">Ekkehardo</span>, ad
+a. 1084, i messaggieri romani andarono ad Enrico veramente
+nelle Puglie, e <span class="smcap">Anna Comnena</span>, V, p. 132, dice: ἤδη τὴν
+Λογγεβαρδίκν ἠπείγετο.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note273">
+<p><span class="label"><a href="#tag273">273</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Gaufrid. Malaterra</span>, <i>Hist. sicula</i>, III, c. 38. <i>Reprehensio
+Romanorum</i>:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Roma quondam bellipotens toto orbe florida</i> — —</p>
+<p class="i01"><i>In te cuncta prava vigent, luxus, avaritia,</i></p>
+<p class="i01"><i>Fides nulla, nullus ordo, pestis simoniaca</i></p>
+<p class="i01"><i>Gravat omnes fines suos, cuncta sunt venalia</i>&nbsp;—</p>
+<p class="i01"><i>Non sufficit Papa unus, binis gaudes infulis;</i></p>
+<p class="i01"><i>Cum dat ipse, pulsas illum, hoc cessante revocas.</i></p>
+<p class="i01"><i>Illo istum minitaris, sic imples marsupias etc.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note274">
+<p><span class="label"><a href="#tag274">274</a>.&#160;&#160;</span>La lettera manca di data (<i>Gesta Treveror., M. Germ.</i>,
+X, 815): <i>Romam in die S. Benedicti intravimus</i>. È scritta
+omai dopo la ritirata da Roma, ma Enrico tace dell’entrata
+dei Normani. Erroneamente lo <span class="smcap">Stenzel</span> (I, 486) la riferisce
+all’anno 1083. Il <span class="smcap">Sudendorf</span> (<i>Registr.</i>, Vol. I, 55, n. XVII)
+riporta un carme che si compose sulla presa di Roma, ma è
+privo affatto di valore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note275">
+<p><span class="label"><a href="#tag275">275</a>.&#160;&#160;</span><i>Papa autem in castellum S. Angeli se recepit, omnesq.
+Tiberinos pontes et firmiores Romanor. munitiones in sua obtinuit
+potestate</i>: <span class="smcap">Bernold.</span>, a. 1084. — Il <span class="smcap">Pagi</span>, il <span class="smcap">Muratori</span>
+ed altri interpretano erroneamente questo passo, quasi che
+Enrico, e non il Papa, avesse in suo potere queste fortezze.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note276">
+<p><span class="label"><a href="#tag276">276</a>.&#160;&#160;</span>Enrico al Vescovo di Verdun: <i>Nosque a papa Clemente
+ordinatum et consensu omnium Romanor. consecratum
+in die s. paschae in imp. totius populi Romani exultatione. — Chron.</i>
+<span class="smcap">Siegberti</span>: <i>H. rex patricius Romanor. constituitur</i>;
+e parimenti gli <i>Annal. Parchenses</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note277">
+<p><span class="label"><a href="#tag277">277</a>.&#160;&#160;</span>Così subito ai 29 Aprile 1084, <i>Reg. Farfa</i>, n. 1098: più
+tardi un documento da santa Maria in Campo Marzo, dei 7 Giugno
+1086: <i>A. II Clementis III Ind. IX</i> (<i>Mscr. Vat. 7931</i>, pag. 99).
+Clemente elesse Ugo Candido a cardinale vescovo di Preneste.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note278">
+<p><span class="label"><a href="#tag278">278</a>.&#160;&#160;</span>Una Bolla di Eugenio III, dei 18 Marzo 1145, si esprime
+così: <i>Locamus trullum unum in integr. quod dicitur Septisolia</i>.
+Il disegno del monumento, quale era poco prima che Sisto V
+lo facesse demolire, si contiene nel <span class="smcap">Gamucci</span>, <i>Antichità di
+Roma</i>, fol. 81.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note279">
+<p><span class="label"><a href="#tag279">279</a>.&#160;&#160;</span><i>Septisolia in quibus Rusticus nepos praedicti Pontificis
+considebat, obsidere cum multis machinamentis obtentavit, de
+quibus quam plurimas columnas subvertit</i>: <span class="smcap">Pand. Pisan.</span>, p. 313.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note280">
+<p><span class="label"><a href="#tag280">280</a>.&#160;&#160;</span><i>Rex Capitolium ascendit, domos omnes Corsorum subvertit</i>:
+<span class="smcap">Pand. Pisan.</span> Alcune famiglie romane portavano nome
+di nazioni; tali erano i Sassi, i Franchi, i Saraceni, che
+leggonsi in carte dei secoli decimo ed undecimo. Oggidì
+ancora sonvi in Roma popolani chiamati Corsi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note281">
+<p><span class="label"><a href="#tag281">281</a>.&#160;&#160;</span>Notevole è la carta data dal Campidoglio ai 29 Aprile
+1084, in cui il conte Sasso di Civitavecchia cede a Farfa
+la metà di questa città. <i>Ann. D. prop. Pontif. D. Clementis
+summi Pont. et univers. Pp. I. Et imperante D. Heinrico a D.
+coronato summo Imp. ann. I Imperii ejus m. April. d. XXIX
+Ind. VII.</i> Vi si sottoscrivono Conti palatini imperiali: <i>Ego Guillielmus
+judex s. Palatii. Ego Johannes judex. Seniorictus jud.
+dom. Imps. Ego Britto jud. Caro Urbanae causidicus prefecturae
+quia interfui subscripsi. Ego Cencius urbis causidicus
+hoc transactionis instrumentum confirmo</i>. Di uomini
+della nobiltà: <i>Sign. manus Sarramcini a s. Eustatio testis.
+Sign. m. Carbonis de Gregorio Latro. Astaldi filius Astaldi.
+Gregorii. Adulterini. Horrigeni a s. Eustathio. Actum Civitate
+Romana apud Capitolium</i> (<i>Reg. Farfa</i>, n. 1098).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note282">
+<p><span class="label"><a href="#tag282">282</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Card. Arag.</span>, p. 313, dice perfino: <i>Ad obsidionem
+Castri Crescentii universos Romanos conduxit</i>, locchè è ricavato
+parola per parola da <span class="smcap">Bonizone</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note283">
+<p><span class="label"><a href="#tag283">283</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Landolfo</span>, <i>Hist. Med., III</i>, c. 33: <i>Gente coadunata
+immensa et Saracenis omnibus, quos habere potuit</i>. <span class="smcap">Guill.
+Apulus</span> (IV, 271) novera 6000 cavalieri e 30,000 pedoni. <span class="smcap">Wido</span>
+(c. 20): <i>30 millia bellatorum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note284">
+<p><span class="label"><a href="#tag284">284</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Card. Arag.</span>, p. 313: <i>Domo Capitolina, et Leoniana
+civitate destructa, vale faciens Romanis, cum eodem Guiberto
+non sine multo rubore aufugit</i>; e così narrano <span class="smcap">Amalr., Auger.,
+Ptolom. Lucensis</span> e il <span class="smcap">Dandolo</span>, venuti più tardi, che attinsero
+tutti da <span class="smcap">Bonizone</span> — <span class="smcap">P. Bernried</span> nulla dice della lotta
+sostenuta da Enrico per impadronirsi di Roma, nulla di Matilde,
+che nomina una sola volta, nulla del Guiscardo: se non
+fosse poi stato il Biografo di Gregorio! — <span class="smcap">Pietro Diacono</span>, III,
+c. 53, racconta che Enrico andò a Civita Castellana. La <i>Chronique
+de</i> <span class="smcap">Robert Viscart</span>, II, c. 6: <i>Et puiz que li empéreor de
+Rome sot sanz doute que venoit lo duc, pour la fausseté de li
+Romain, qui jamoiz non sont ferme à lor signor — ot grant
+paor et se parti de Rome</i>. — La data della partenza è notata
+dagli <i>Annal. Cavenses</i> e dal <i>Chron. Fossae Novae</i>, che si
+copiano a vicenda: <i>H. rex a Romanis intromissus Romam 12
+Kal. Aprilis, et stetit usque 12 Kal. Junii. Et venit Robertus
+dux</i>. — Ai 23 di Maggio è data una carta pel duomo di Pisa,
+da Sutri: <span class="smcap">Böhmer</span>, n 1908.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note285">
+<p><span class="label"><a href="#tag285">285</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Malaterra</span>, III, c. 37: <i>Ante portam qua via Tusculana
+porrigitur, juxta aquaeductum castra metatur, ubi triduo
+commoratur</i>. — <span class="smcap">Wido Ferrar.</span>, c. 20: <i>castra metatus
+foris muros urbis prope Lateranense palatium in loco qui dicitur
+ad Arcus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note286">
+<p><span class="label"><a href="#tag286">286</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Wido</span> denota la <i>P. Pintiana</i>; <span class="smcap">Pand. Pisano</span> nomina, e
+<span class="smcap">Gaufrido</span> intende quella <i>Flaminia</i>, poichè egli fa che l’esercito
+attenda vicino a un ponte (P. Molle). — Il <span class="smcap">Montfaucon</span>,
+<i>Diar. It.</i>, p. 336, riferisce la glossa di un Codice di Grotta
+Ferrata: <i>Ann. Christi 1084 Ind. VII m. Maji 29 Feria III
+hora III ingressus Dux Romam, ipsam depopulavit</i>. Per lo
+contrario una glossa marginale apposta alla <i>Cronica pontificia</i>
+di <span class="smcap">Cencio</span> (<i>Cod. Riccardian.</i>, fol. LVII) dice: <i>Normanni intraverunt
+Romam m. Madii d. XXVIII</i>, locchè meglio s’accorda
+con <span class="smcap">Gaufrido</span>. La <i>Cronique de</i> <span class="smcap">R. Viscart</span>, c. 27, ha questo
+solo: <i>et quant li Thodesque s’en furent fouy, li duc rompi
+le mur par force et entra en Rome, et contre la volonté de
+li Romain o grant hardiesse traisi lo pape Gregoire de la tor
+de Crescience</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note287">
+<p><span class="label"><a href="#tag287">287</a>.&#160;&#160;</span><i>Multa millia Romanor. vendidit ut Judaeos, quosdam
+vero captivos duxit usq. Calabriam</i>, dice <span class="smcap">Bonizone</span>, contemporaneo
+e partigiano di Gregorio (p. 818). — <i>Mulieres conjugatas
+et simplices, vinctis post tergum manibus, violenter
+prius oppressas ad tabernacula adduci praecepit</i>: <span class="smcap">Wido</span>, c. 20.
+<span class="smcap">Pand. Pisan.</span>: <i>vendens plurimos etc.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note288">
+<p><span class="label"><a href="#tag288">288</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Wido</span> dice che si era pentito <i>quod tantis urbem affecisset
+injuriis, primum simulans emendationem</i>: anche il
+normanno <span class="smcap">Gaufrido</span>, che tace di quegli orrori, si commove
+della ignominia di Roma (III, c. 38):
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Ni cessassent bonae artis in te prima studia</i></p>
+<p class="i01"><i>Nulli regi de te cessisset victoria,</i></p>
+<p class="i01"><i>Miles quidem est Normannus, qui te victam superat.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note289">
+<p><span class="label"><a href="#tag289">289</a>.&#160;&#160;</span>Fu solo <span class="smcap">Orderico Vitale</span>, nel secolo duodecimo, a raccontare
+che il Guiscardo voleva distruggere da capo a fondo
+Roma venale, ma che il Papa, gettandosi a’ suoi piedi, lo rimoveva
+da quel proposito: <i>Hist. Eccl.</i>, lib. VII, 643.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note290">
+<p><span class="label"><a href="#tag290">290</a>.&#160;&#160;</span>Ildeberto fu a Roma intorno all’anno 1106. La elegia è riportata
+nel <span class="smcap">Beaugendre</span>, <i>Op. Hildeb.</i>, col. 1334. <span class="smcap">Gugl. Malmsb.</span>
+la riferisce (<i>De gestis Anglor.</i>, III, 134), e vi aggiunge questa
+considerazione: <i>Roma, quae quondam domina orbis terrarum,
+nunc ad comparationem antiquitatis videtur oppidum exiguum</i>.
+Indi fa susseguire un compendio dei <i>Mirabilia</i> della Città.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note291">
+<p><span class="label"><a href="#tag291">291</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Vix scio, quae fuerim, vix Romae Roma recordor;</i></p>
+<p class="i02"> <i>Vix sinit occasus vel meminisse mei.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Idee da poeta vero; ma nel suo terzo carme esclama:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Roma nocens, manifesta docens exempla nocendi,</i></p>
+<p class="i01"><i>Scylla rapax, puteusque capax, avidusque tenendi.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note292">
+<p><span class="label"><a href="#tag292">292</a>.&#160;&#160;</span>Quasi tutti i monumenti considerevoli erano ridotti allora
+a luoghi muniti. Nel decreto di destituzione, dato da
+Bressanone, si parla degli archi di trionfo, mettendoli a mazzo
+colle torri: <i>portas Romanae urbis et pontes, turres, ac triumphales
+arcus, armatorum cuneis munivit</i> (<i>Cod. Udalrici</i>, 164).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note293">
+<p><span class="label"><a href="#tag293">293</a>.&#160;&#160;</span>Ancora a’ tempi di Leone IX e di Alessandro II
+Roma era stata desolata da incendî; ne danno notizia i <i>Cataloghi</i>
+che trovansi in <span class="smcap">Cencio</span>. Sotto di Leone IX, <i>magna
+pars urbis cremata est in festo s. Eustachii</i>. Al tempo di
+Alessandro II <i>fuit incendium a parione usque ad s. Felicem
+in pincis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note294">
+<p><span class="label"><a href="#tag294">294</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Pand. Pisan.</span>, p. 313: <i>totam regionem illam, in qua
+eccles. S. Silvestri et S. Laurentii in Lucina sitae sunt,
+penitus destruxit et fere ad nichilum redegit.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note295">
+<p><span class="label"><a href="#tag295">295</a>.&#160;&#160;</span>Stando a <span class="smcap">Pandolfo Pisan.</span>, p. 313, andarono incendiate
+le regioni <i>circa Lateranum et Coliseum</i>; secondo <span class="smcap">Romualdo</span>,
+bruciò dal Laterano fino al castel Sant’Angelo:
+se si creda a <span class="smcap">Bonizone</span> divampò l’incendio in quasi tutte le
+regioni: quanto a <span class="smcap">Gotfriedo</span> (<i>Panteon</i>) ei dice che arse una
+parte di Roma: <i>hinc Lateranensis porta perusta sonat</i>. <span class="smcap">Guglielmo
+Apulo</span> parla soltanto di alcuni edificî; <span class="smcap">Lupo</span> tace. — <span class="smcap">Gaufrido</span>:
+<i>Dux ignem exclamans, urbe accensa... urbs
+maxima ex parte incendio, vento admixto accrescente, consumitur</i>. — L’<i>Anon.
+Hist. Sicul.</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, VIII, 772): <i>civitate
+in magna sua parte collisa</i>. — <span class="smcap">Petr. diacon.</span>, III, c. 53: <i>Ex
+consilio Cencii Romanor. consulis ignem in Urbem imisit</i>; e
+questo sarebbe avvenuto in vicinanza dei Quattro Coronati. — La
+<i>Chron. de</i> <span class="smcap">Rob. Viscart</span>, c. 7: <i>une grant part de la cité
+fu arse, et puiz mandèrent pour paiz à lo duc</i>. — <span class="smcap">Landolfo</span>,
+<i>Hist. Med.</i>, III, c. 33, dice tre parti della Città essersi bruciate.
+<span class="smcap">Bernoldo</span> e <span class="smcap">Wido</span>: <i>maximam urbis partem incendit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note296">
+<p><span class="label"><a href="#tag296">296</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Flav. Blondus</span>, <i>Hist. Decad.</i> II, lib. III, 204: <i>Ea
+nos et alia Henrici temporibus gesta considerantes, conjicimus
+urbem Romam — tunc primum ad hanc quae nostris
+inest temporibus rerum exiguitatem esse perductam</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note297">
+<p><span class="label"><a href="#tag297">297</a>.&#160;&#160;</span>Dice <span class="smcap">Alfano</span>, nel suo poema sull’edificazione di Monte
+Cassino:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i03"> <i>Hic tamen haud facile</i></p>
+<p class="i01"><i>Ducta labore vel arte rudi</i></p>
+<p class="i01"><i>Omnis ab urbe columna fuit.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+La <i>urbs</i> è Roma, poichè <span class="smcap">Leone di Ostia</span> (III, 28) dice
+espressamente che Desiderio comperò in Roma <i>columnas, bases
+ac lilia</i> (ossiano capitelli), <i>nec non et diversorum colorum
+marmora</i>. Questi materiali furono trasportati per barca sul
+Tevere.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note298">
+<p><span class="label"><a href="#tag298">298</a>.&#160;&#160;</span>Assai chiaramente lo dice <span class="smcap">Hugo</span>, <i>Chron.</i>, II, 462: <i>At
+quia Normannorum insatiabilitas urbe capta et praedae data
+multa mala perpetraverat, nobilium Romanor. filias stuprando — nullumq.
+modum — in rapina, crudelitate, direptione habentes</i>:
+perciò il Papa impaurito andava a Salerno.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note299">
+<p><span class="label"><a href="#tag299">299</a>.&#160;&#160;</span>Secondo <span class="smcap">Wido</span>, Roberto assaltò Tivoli, <i>maxime ob
+injuriam Clementis apostolici, qui tunc temporis morabatur
+in illa</i>: di questo si deve per certo dubitare, quantunque
+<span class="smcap">Romualdo</span> accetti il fatto. Più esattamente dice <span class="smcap">Bernoldo</span>,
+a. 1084, senza far menzione di Tivoli: <i>Ipse ad recuperandam
+terram s. Petri cum papa Gregorio de Roma exercitum promovit,
+iterum Romam in festivitate s. Petri reversurus etc.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note300">
+<p><span class="label"><a href="#tag300">300</a>.&#160;&#160;</span><i>Dilexi justitiam, et odivi iniquitatem, propterea morior
+in exilio.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note301">
+<p><span class="label"><a href="#tag301">301</a>.&#160;&#160;</span>Il suo terribile grido di battaglia contro la tirannide
+secolare (in luogo di cui egli avrebbe posto la tirannide sacerdotale)
+diceva: <i>maledictus homo, qui prohibet gladium suum
+a sanguine</i>, e rivela la sua indole inflessibile. In una cerchia
+minore fu questo il grido dei Giacobini e di Robespierre.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note302">
+<p><span class="label"><a href="#tag302">302</a>.&#160;&#160;</span>Vicario di Dio, potrebbesi dire «Vicedio», come veramente
+appellaronsi i Papi. Così in una solitaria chiesa,
+che è presso a Guadagnolo e chiamasi Mentorella, less’io,
+sotto di un quadro che rappresenta il battesimo di Costantino
+imperatore, questi versi:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">con l’acque battesimal il Vicedio</p>
+<p class="i01">lava l’imperator el rende pio.</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note303">
+<p><span class="label"><a href="#tag303">303</a>.&#160;&#160;</span><i>Il faut le dire, le vice radical des relations de l’Eglise
+avec les peuples, c’est la séparation des gouvernants et
+des gouvernés, la non-influence des gouvernés sur leur gouvernement,
+l’indépendence du clergé chrétien à l’égard des fidèles</i>:
+<span class="smcap">Guizot</span>, <i>Civilisation en Europe</i>, VI leçon, p. 52.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note304">
+<p><span class="label"><a href="#tag304">304</a>.&#160;&#160;</span>Anche il cadavere di Gregorio VII rimase in esilio a
+Salerno. Roma non ha di lui monumento alcuno; egli nulla
+edificò. Quando fu rettore del san Paolo ne restaurò la basilica,
+e Pantaleone di Amalfi la ornò di porte che furono fuse
+a Bisanzio. L’incendio dell’anno 1823 distrusse questo monumento
+del tempo di Gregorio, il cui disegno si trova nell’Agincourt.
+Del resto io vidi gli avanzi di queste porte raccolti
+in due casse di legno nel chiostro del san Paolo; le figure
+ivi incise e le iscrizioni si mantengono illese, ma manca il
+niello in metallo, non già a cagione dell’incendio, ma dell’avidità
+depredatrice dei Romani, venuti dopo il tempo normanno.
+Ogni iscrizione che ancora ci si conservi dell’età di
+Gregorio VII è oggidì preziosa. Una dopo l’altra ho frugato
+per tutte le chiese di Roma, ma, che parli di Gregorio VII,
+trovai una sola pietra in santa Pudenziana, murata nella
+parete di una cappella. Vi è detto:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Tempore Gregorii Septeni Praesulis Almi</i></p>
+<p class="i01"><i>Presbiter Eximius Praeclarus Vir Benedictus</i></p>
+<p class="i01"><i>Moribus Ecclesiam Renovavit Funditus Istam</i>...</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note305">
+<p><span class="label"><a href="#tag305">305</a>.&#160;&#160;</span>Roberto fu sepolto a Venosa, dove si scrissero questi
+superbi distici sul suo sepolcro:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Hic terror mundi Guiscardus. Hic expulit urbe</i></p>
+<p class="i02"> <i>Quem Ligures, Regem, Roma, Alemannus habent.</i></p>
+<p class="i01"><i>Partus, Arabs, Macedumque phalanx non texit, Alexim,</i></p>
+<p class="i02"> <i>At fuga; sed Venetum nec fuga, nec pelagus.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note306">
+<p><span class="label"><a href="#tag306">306</a>.&#160;&#160;</span>Questo console Cencio, cui le Croniche non hanno aggiunto
+il nome famigliare, era, senza alcun dubbio, Cencio
+Frangipane.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note307">
+<p><span class="label"><a href="#tag307">307</a>.&#160;&#160;</span><i>Cappam quidem rubeam induit, alba vero induere eum
+numquam potuerunt.</i> La descrizione che ne dà <span class="smcap">Pietro Diacono</span>,
+III, c. 66, è vivace e drammatica.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note308">
+<p><span class="label"><a href="#tag308">308</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petr. Diacon.</span>, III, c. 66, 67. Del Prefetto dice: <i>Die
+noctuque cum aliquantis aere iniquo conductis in Capitolium
+contra eumdem electum conveniens, persecutiones ei maximas
+intulit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note309">
+<p><span class="label"><a href="#tag309">309</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Hugo Flav.</span> (II, 466) descrive Desiderio per un raggiratore;
+dice che si facesse eleggere colla violenza, che censurasse
+le opere di Gregorio, e si gloriasse di aver procurato
+ad Enrico la coronazione. Vedasi la veemente lettera
+che Ugo di Lione scriveva a Matilde (<span class="smcap">Hugo</span>, <i>Chron.</i>, II, 466).
+Egli e l’Abate di Marsiglia furono scomunicati da Desiderio:
+deplorevoli discordie sorte dopo morto Gregorio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note310">
+<p><span class="label"><a href="#tag310">310</a>.&#160;&#160;</span>Secondo la <i>Cronica di M. Cassino</i>, ei morì ai <i>XVI Kal.
+Octobr.</i> Il suo epigramma dice:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Quis fuerim, vel quid, qualis, quantusque doceri</i></p>
+<p class="i02"> <i>Si quis forte velit, aurea scripta docent.</i></p>
+<p class="i01"><i>Stirps mihi magnatum, Beneventus patria, nomen</i></p>
+<p class="i02"> <i>Est Desiderius, tuque Casine decus</i>...</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Vedansi i miei <i>Sepolcri dei Pontefici romani</i>. Della vita e
+dell’operosità di Desiderio tratta diffusamente <span class="smcap">F. Hirsch</span>,
+<i>Desiderio di M. Cassino da papa Vittore III</i> (Vol. VII degli
+<i>Studî di storia tedesca</i>, 1867).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note311">
+<p><span class="label"><a href="#tag311">311</a>.&#160;&#160;</span><i>Ex urbe vero Rom. — — Benedictus praefectus universor.
+laicor. fidelium consensum unanimem attulerunt</i>: <span class="smcap">Petr.
+Diacon.</span>, IV, c. 2. Vi avevano antiprefetti, al paro di antipapi.
+Nell’anno 1080 trovasi ancora Pietro prefetto imperiale
+(<i>Reg. Farfa</i>, n. 1134). Il <span class="smcap">Contelorio</span>, le cui inesattezze
+spesse volte ho potuto correggere, si crea nell’anno 1099 il
+prefetto <i>Petrus de Vico</i>, oppure trae in iscena questa famiglia
+omai nell’anno 1080.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note312">
+<p><span class="label"><a href="#tag312">312</a>.&#160;&#160;</span>I Regesti di Urbano II andarono perduti, ad eccezione
+di poche lettere; e questa è grave perdita.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note313">
+<p><span class="label"><a href="#tag313">313</a>.&#160;&#160;</span>I Tedeschi composero un arguto epigramma su questi
+due Papi (<i>Cod. Udalrici</i>, n. 2):
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Nomen habes Clemens, sed clemens non potes esse,</i></p>
+<p class="i01"><i>Tradita solvendi cum sit tibi nulla potestas.</i></p>
+<p class="i01"><i>Diceris Urbanus, cum sis projectus ab Urbe,</i></p>
+<p class="i01"><i>Vel muta nomen, vel regrediaris ad Urbem.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note314">
+<p><span class="label"><a href="#tag314">314</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bernoldo</span>, ad. a. 1089: <i>In Italia nobil. Mathildis — Welfoni
+duci filio Welfonis ducis conjugio copulatur — non
+tam pro incontinentia, quam pro Rom. Pontificis obedientia,
+videl. ut tanto virilius S. R. E. contra excommunicatos
+posset subvenire</i>. Guelfo IV fu lo stipite della casa di
+Brunswig.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note315">
+<p><span class="label"><a href="#tag315">315</a>.&#160;&#160;</span><i>Guibertus — a Romanis turpiter expellitur, et ne
+amplius ap. sedem invadere praesumat, juramento promittere
+compellitur</i>: <span class="smcap">Bertoldo</span>, ad a. 1089.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note316">
+<p><span class="label"><a href="#tag316">316</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petr. Diaconus</span>, IV, c. 10: <i>cum universam fere
+Campaniam a jure sedis Ap. subductam in deditionem accepisset,
+apud Pipernum vita decedit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note317">
+<p><span class="label"><a href="#tag317">317</a>.&#160;&#160;</span>Il Catalogo in <span class="smcap">Cencio</span>: <i>Tpe. Urbani PP. et Henrici
+Imps. terremotus fuit Rome in festo sce. agnetis et castrum
+sci. Angeli a Romanis captum est</i>. <span class="smcap">Bernoldo</span>, a. 1091: <i>Romani
+quoque turrem Crescentii, quae eatenus d. papae obediebat,
+dolo captam diruere temptaverunt. — Romani quoque
+Guibertum haeresiarcham, quem jamdudum expulerunt iterum
+Romae intrare permiserunt</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note318">
+<p><span class="label"><a href="#tag318">318</a>.&#160;&#160;</span>Un Conte di Sutri fu nipote di Guiberto: <i>Odo — Comes
+Sutriae nepos ejus erat, et ecclesiasticae pacis fautores pluribus
+pressuris coercebat</i> (<span class="smcap">Ordericus</span>, VIII, nel <span class="smcap">Pagi</span>, <i>Critica</i>,
+a. 1086). Ancor nell’anno 1093, Ugo Candido, da vescovo di
+Preneste, consecrò un altare con questa iscrizione: <i>Romano
+Pontifice III Clemente ab Hugone Praenestino Ep. dedicatum</i>
+(<span class="smcap">Cecconi</span>, <i>Storia di Palestrina</i>, p. 141).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note319">
+<p><span class="label"><a href="#tag319">319</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Donizone</span>, con freddo cinismo celebrò questo fatto di
+Matilde (II, v. 848):
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Se dominae largis Mathildis subdidit alis;</i></p>
+<p class="i01"><i>Quae veluti dignum valde carumque propinquum</i></p>
+<p class="i01"><i>Mox suscepit eum, laudans ut rex vocitetur.</i></p>
+<p class="i01"><i>Illus tractat patrem sic, Hister ut Aman;</i></p>
+<p class="i01"><i>Abstulit uxorem sibi primitus, et modo prolem.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note320">
+<p><span class="label"><a href="#tag320">320</a>.&#160;&#160;</span><i>Conradus — patri suo rebellans, venit ad P. Urbanum,
+et solutus ab excommunicatione, in Longorbardia regnavit
+contra Patrem.</i> <span class="smcap">Dodechin.</span>, a. 1093 (nel <span class="smcap">Pistorio</span>, I).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note321">
+<p><span class="label"><a href="#tag321">321</a>.&#160;&#160;</span><i>Nimioq. dolore effectus, se ipsum, ut ajunt, morti
+tradere voluit, sed a suis praeventus ad effectum pervenire
+non potuit</i>: <span class="smcap">Bernoldo</span>, <i>Chron.</i>, a. 1093.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note322">
+<p><span class="label"><a href="#tag322">322</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Floto</span> reputa che i vizî attribuiti ad Enrico IV
+sieno menzogne inventate da preti fanatici e da ribelli; certo
+che non aveva fondamento tutto quello che si andò divulgando.
+Il <span class="smcap">Giesebrecht</span> crede che l’imperatore sospettasse di
+un adultero amore fra la sua donna e il figliuolo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note323">
+<p><span class="label"><a href="#tag323">323</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bernoldo</span>, a. 1094: <i>D. Papa Romae prope S. Mariam
+novam in quadam firmissima munitione morabatur</i>; e
+più esattamente la lettera dell’Abate di Vendôme (VIII, lib. I;
+<span class="smcap">Sirmond</span>, <i>Op.</i>, III, 641): <i>Audivi — dom. P. Urbanum in domo
+Joannis Fricapanem latitare, et contra Guitbertistam
+haeresim viriliter laborare</i>. Da santa Maria Nova sono date
+alcune Bolle di Urbano: <span class="smcap">Jaffé</span>, p. 459.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note324">
+<p><span class="label"><a href="#tag324">324</a>.&#160;&#160;</span>Il celebre Abate ne scrive: <i>Eum pene omnibus temporalibus
+bonis nudatum, et alieno aere nimis oppressum inveni</i>;
+e si paragona a Nicodemo che in secreto visitò il Signore.
+In ricompensa ebbe il cappello cardinalizio del titolo
+di santa Prisca, e per tre secoli gli Abati di Vendôme si
+appellarono cardinali. Vedansi anche le <i>Ep.</i> IX e XIV.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note325">
+<p><span class="label"><a href="#tag325">325</a>.&#160;&#160;</span>Fra i pellegrini che visitarono in questo tempo Roma,
+si tien nota, nell’anno 1092, di Erico re di Danimarca. Ma
+egli non venne per impulso religioso, bensì per una sua
+lite contro l’arcivescovo di Amburgo: <span class="smcap">Baron.</span>, ad. a. 1092.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note326">
+<p><span class="label"><a href="#tag326">326</a>.&#160;&#160;</span>È cosa sollazzevole, oggidì, attendere alla serietà
+e alle elaborate ragioni con cui il <span class="smcap">Gibbon</span> afferma la inanità
+delle Crociate. Assai bene dice il <span class="smcap">Milmam</span> in una nota che
+egli appone a quel passo: <i>the crusades are monuments of human
+folly! but to which of the more regular wars of civilised
+Europe — will our calmer reason appeal as monuments either
+of human justice or human wisdom</i>...</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note327">
+<p><span class="label"><a href="#tag327">327</a>.&#160;&#160;</span>I brevi e disadorni discorsi di Urbano sono raccolti nel
+<span class="smcap">Mansi</span>, XX, 821. Per l’importanza del loro argomento, onde
+andò commossa la storia universale, superano le orazioni di
+Demostene e di Cicerone.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note328">
+<p><span class="label"><a href="#tag328">328</a>.&#160;&#160;</span>Quest’è il poema <i>Histor. Gestorum Viae Hierosol.</i>
+(<span class="smcap">Duchesne</span>, IV, 892). Molti dei popoli italiani ivi citati non
+sono che figure poetiche, e la rassegna dell’esercito vi è imitata
+sul modello di Virgilio. Quantunque anche genti lombarde
+abbiano seguito il vessillo di Raimondo, nessuno di nazione
+italiana ottenne nominanza nella Crociata, e il Tasso inventò
+di pianta il Rinaldo per adulare Alfonso di Este. <span class="smcap">Lupo</span> annovera
+sotto la bandiera di Boemondo alcuni Conti e più di
+cinquecento cavalieri, e in una dubbia lettera di Urbano ad
+Alessio, vien detto che Boemondo fosse partito <i>cum septem
+millibus delectae juventutis italicae</i> (<span class="smcap">Mansi</span>, XX, 660).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note329">
+<p><span class="label"><a href="#tag329">329</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petr. Diacon.</span>, IV, c. 11, descrive il cammino di
+questa terza spedizione. <span class="smcap">Fulchero</span>, nel <span class="smcap">Duchesne</span>, IV, 820.
+<span class="smcap">Tudebodus</span>, <i>Histor. de Hierosol. Itinere</i>, ibid. p. 778, e <i>Belli
+Sacri Historia</i>, c. 5.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note330">
+<p><span class="label"><a href="#tag330">330</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Fulcheri Carnotensis</span> <i>Histor. Hierosolymitana</i>, I,
+820: <i>satis proinde doluimus, cum tantam nequitiam ibi fieri
+vidimus. Sed nil aliud facere potuimus, nisi quod a Domino
+vindictam inde fieri optavimus</i>. Il <span class="smcap">Wilken</span> è assai inesatto
+quando narra di questa spedizione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note331">
+<p><span class="label"><a href="#tag331">331</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bernoldo</span>, ad a. 1097: <i>D. Papa — nativitatem Dom.
+Romae cum suis cardinalibus gloriosissime celebravit, quippe
+tota urbe Rom. pene sibi subjugata, praeter turrim Crescentii,
+in qua adhuc latitabant Wibertini</i>. Vedasi eziandio
+l’<span class="smcap">Anon. Zwetlensis</span>, nel <span class="smcap">Petz</span>, <i>Thesaurus</i>, I, p. III, 386.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note332">
+<p><span class="label"><a href="#tag332">332</a>.&#160;&#160;</span>Ne fa oscuro cenno <span class="smcap">Donizone</span>; e <span class="smcap">Pietro Diacono</span>,
+IV, c. 49, ne ebbe conoscenza: <i>Math. comitissa, H. Imperatoris
+exercitum timens, Liguriam et Tusciam provincias
+Gregorio papae et S. R. E. devotissime obtulit. Unde in primis
+cauta seminandi inter pontificem et imp. odii initium
+fuit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note333">
+<p><span class="label"><a href="#tag333">333</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bernoldo</span>. a. 1095. La leggenda che raccoglie il
+<span class="smcap">Villani</span> (lib. IV, c. 21) intorno a Guelfo ed a Matilde, ha assai
+dell’ameno, ma anch’egli direbbe essere stata Matilde a
+ripudiar Guelfo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note334">
+<p><span class="label"><a href="#tag334">334</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bernoldo</span>, a. 1099 (egli comincia l’anno dal Natale):
+<i>D. Papa nativitat. Dom. cum magna pace celebravit; nam
+et castellum s. Angeli cum aliis munitionib. in sua potestate
+detinuit, omnesq. emulos suos in civitate — satis viriliter
+aut placavit aut vi perdomuit</i>. Il Catalogo di <span class="smcap">Cencio</span> dice:
+<i>castrum sci. Angeli a Romanis captum est in festo s. Laurentii;
+castrum ipsum traditum est Petro Leonis in vigilia
+s. Bartholomaei</i>: dunque ai 24 di Agosto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note335">
+<p><span class="label"><a href="#tag335">335</a>.&#160;&#160;</span>La Bolla è data: <i>Salerni 3 Non. Junii, Ind. VII</i>
+(piuttosto dev’essere VI) <i>Pont. D. Urbani II, XI</i> (<span class="smcap">Mansi</span>,
+XX, 659). Da essa deriva la così detta monarchia di Sicilia,
+che, com’è noto, fu soggetto di controversia fra i Papi ed i
+Re di Napoli e di Spagna.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note336">
+<p><span class="label"><a href="#tag336">336</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Florentii Wigorniensis</span> <i>Histor.</i> (<i>M. Germ.</i>, VII, 565):
+<i>Urbanus P. 3 hebdomada paschae magnum concilium tenuit
+Romae — Eos quoque anathematis vinculo colligavit, qui
+pro ecclesiasticis honorib. laicor. hominum homines fierent</i>.
+Egli divietò dunque qualsiasi rapporto feudale ai cherici. I
+canoni del Sinodo sono raccolti nel <span class="smcap">Mansi</span> (XX, 962).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note337">
+<p><span class="label"><a href="#tag337">337</a>.&#160;&#160;</span><i>Nonnullos cives urbis, quorum ingens multitudo propter
+fidelitatem Imperatoris ipsi Papae erat infesta</i>: così dice
+(<span class="smcap">Baronio</span>, ad a. 1098) Eadmero, compagno di Anselmo di
+Canterbury, il quale fu a Roma negli ultimi tempi di Urbano,
+e alla cui vita i Romani attentarono in odio al Papa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note338">
+<p><span class="label"><a href="#tag338">338</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Pand. Pisan.</span>, p. 352; <i>Urbanus — apud eccl. s. Nicolai
+in carcere in domo Petri Leonis IV Kal. Aug. animam
+deo reddidit, atque per Transtyberim propter insidias inimicorum
+in eccl. B. Petri — corpus ejus delatum est</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note339">
+<p><span class="label"><a href="#tag339">339</a>.&#160;&#160;</span>Liemaro di Brema, Dietrich di Verdun, Rapotone
+conte palatino di Baviera, il boemo Wratislao, Bennone di
+Osnabrück sono questi amici, i cui nomi la storia registra
+con menzione gloriosa. Vedi lo <span class="smcap">Stenzel</span>, I, 609.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note340">
+<p><span class="label"><a href="#tag340">340</a>.&#160;&#160;</span>La fedeltà tedesca dedicò alle sue tristi sorti un toccante
+lamento nella ben nota <i>Vita Heinrici IV</i> (ed. <span class="smcap">Wattenbach</span>,
+<i>Mon. Germ.</i>, XIV).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note341">
+<p><span class="label"><a href="#tag341">341</a>.&#160;&#160;</span>Nel <i>Tetralogus</i> <span class="smcap">Wiponis</span> (<i>M. Germ.</i>, XIII, 251; <span class="smcap">Wattenbach</span>,
+<i>Fonti storiche di Germania</i>, p. 223):
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Tunc fac edictum per terram Teutonicorum,</i></p>
+<p class="i01"><i>Quilibet ut dives sibi natos instruat omnes</i></p>
+<p class="i01"><i>Litterulis, Legemque suam persuadeat illis</i>&nbsp;—</p>
+<p class="i01"><i>Hoc servant Itali post prima crepundia cuncti,</i></p>
+<p class="i01"><i>Et sudare scholis mandatur tota juventus.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note342">
+<p><span class="label"><a href="#tag342">342</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Damiani</span>, <i>Ep.</i> 8, <i>lib. VIII, ad Bonumhominem legis
+peritum Caenatensem: non ignoro quia cum mea epistola
+grammaticorum saecularium manibus traditur... rhetoricae
+venustatis color inquiritur, et capitosos syllogismorum atque
+enthymematum circulos mens curiosa rimatur</i>. Ben potrebbe
+questo solo dimostrare, che la rettorica e la dialettica non
+erano studî ignoti agli Italiani di quell’età.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note343">
+<p><span class="label"><a href="#tag343">343</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep. beatissimo fratri Michaeli Guido per anfractus
+multos dejectus et anctus</i>, nel <span class="smcap">Mabill.</span>, <i>Annal. Bened.</i> IV, 324,
+e nel <span class="smcap">Mittarelli</span>, <i>Annal. Camald.</i>, II, p. 4, App. — Tedaldo
+vescovo, che die’ ricetto a Guido, era fratello di Bonifacio
+margravio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note344">
+<p><span class="label"><a href="#tag344">344</a>.&#160;&#160;</span>Guido dice: <i>Roma morari non poteram vel modicum,
+aestivo fervore in locis maritimis ac palustribus nobis minante
+excidium</i>. E un Cardinale scriveva: <i>scio — quod duae
+causae sunt ignorantiae vestrae, una quod aegritudo loci
+extraneos, qui vos doceant, hic habitare non sinit, alia quod
+paupertas vos ad extranea loca ad discendum non permittat
+abire</i> (<span class="smcap">Atto Card.</span>, <i>prooem. Capitularis ad canonicos eccl.
+s. Marci</i>, nel <span class="smcap">Mai</span>, <i>Scriptor. vet. nov. Collect.</i>, VI, 60, II, e
+nel <span class="smcap">Giesebrecht</span>, <i>de Litter. stud.</i>, p. 17).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note345">
+<p><span class="label"><a href="#tag345">345</a>.&#160;&#160;</span><i>Concil. Harduin.</i>, T. VI, p. I, 1580: <i>ut omnes episcopi
+artes litterarum in suis ecclesiis doceri faciant</i>. <span class="smcap">Tiraboschi</span>,
+III, 248.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note346">
+<p><span class="label"><a href="#tag346">346</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Tiraboschi</span>, III, 255: egli lo dimostra fondandosi
+sull’<span class="smcap">Assemanno</span>, <i>Praefat. ad vol. I Catal. Bibl. Vatican. LVI</i>.
+Nel secolo undecimo trovasi il primo Tedesco che sia stato
+bibliotecario della Chiesa romana: fu Pilgrimo arcivescovo
+di Colonia, nel 1026.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note347">
+<p><span class="label"><a href="#tag347">347</a>.&#160;&#160;</span><i>Deest antiquarius</i> (con questo nome di già Cassiodoro
+appellava i copisti) <i>qui transcribat. Sed cur — queror incuriam,
+cum non modo quispiam quae scribo transferre, sed nec celeri
+quidem vacet lectione percurrere</i>... <span class="smcap">Baron.</span>, ad a. 1061, n 47.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note348">
+<p><span class="label"><a href="#tag348">348</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep. Henrici Clerici ad Stephanum</i>: nel <span class="smcap">Montfaucon</span>,
+<i>Diar. Ital.</i>, p. 81.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note349">
+<p><span class="label"><a href="#tag349">349</a>.&#160;&#160;</span>Amato, che fiorì sotto Desiderio, scrisse la Storia
+dei Normanni, conservatasi soltanto in una traduzione di
+francese antico, ed edita dal <span class="smcap">Champollion-Figèac</span>, a Parigi,
+nel 1835, con questo titolo: <i>L’ystoire de li Normant et
+la Chronique de Robert Viscard par Aimé moine de Mont-Cassin</i>.
+Di tale opera si giovò Leone, che, nato della casa dei
+Conti de’ Marsi, fu frate sotto di Desiderio, e morì da cardinale
+vescovo di Ostia, dopo il 1115. Per suggerimento di
+Oderisio abate, egli scrisse la Cronica di Monte Cassino, dagli
+incominciamenti fino al 1075. La publicò per primo <span class="smcap">Angelo
+della Noce</span> (a. 1665); indi fu edita dal <span class="smcap">Muratori</span>, finalmente
+con grande accuratezza dal <span class="smcap">Wattenbach</span>, <i>Mon. Germ.</i>, IX.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note350">
+<p><span class="label"><a href="#tag350">350</a>.&#160;&#160;</span><i>Destructio Farfensis; De diminutione Monasterii;
+Quaerimonium ad Imperatorem</i>: furono scampate dal <span class="smcap">Bethmann</span>
+nelle <i>Historiae Farfenses, Mon. Germ.</i>, XIII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note351">
+<p><span class="label"><a href="#tag351">351</a>.&#160;&#160;</span>Quest’è il celebre Codice (<i>Vatican. 8487</i>), che, caduto
+Napoleone, tornò felicemente di Parigi. Per valore istorico non
+v’ha che lo pareggi se non se il <i>Registrum</i> di <span class="smcap">Pietro Diacono</span>
+che si conserva a Monte Cassino; diffusamente tratta
+di esso il <span class="smcap">Bethmann</span> (l. c.). La Sessoriana di Roma ne possiede
+copie imperfette di mano del <span class="smcap">Fatteschi</span>. Questo abate,
+che insieme col <span class="smcap">Galletti</span> fu assai benemerito della storia di
+Roma nel medio evo, vi attinse in parte la sua opera eccellente
+sui Duchi di Spoleto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note352">
+<p><span class="label"><a href="#tag352">352</a>.&#160;&#160;</span>La <i>Chronica Farfensis</i> (il cui originale esiste a Farfa
+parimenti del <i>Liber Emphiteuseos seu Largitorium</i>) trovasi
+nel <span class="smcap">Muratori</span>, II, 2. Gregorio la condusse fino all’anno 1105.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note353">
+<p><span class="label"><a href="#tag353">353</a>.&#160;&#160;</span><i>Orthodoxa defensio imperialis, de investitura, scripta
+nomine congregationis Farfensis sub Heinr. Imp.</i> (<span class="smcap">Bethmann</span>
+l. c., p. 558. Egli ne vide la scrittura soltanto in un <i>Cod.
+Saec. XV</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note354">
+<p><span class="label"><a href="#tag354">354</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Registrum Sublacense</i> conservasi in quell’abazia:
+La Sessoriana di Roma ne possiede un apografo del <span class="smcap">Fatteschi</span>.
+I frati di Subiaco non sono gente amica delle scienze, e da
+dopo la rivoluzione del 1859 il loro archivio è tornato del
+tutto inaccessibile, perocchè essi abbiano rimpiattato tutti i
+loro documenti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note355">
+<p><span class="label"><a href="#tag355">355</a>.&#160;&#160;</span><i>Fecit in specu ecclesiam pulcherrimam et firmam cooperta
+cripta: Chron. Sublacense</i>, p. 932; <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Scriptor.</i>,
+XXIV.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note356">
+<p><span class="label"><a href="#tag356">356</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod. Vatican. 3833</i> (unicum) dell’incominciamento
+del secolo duodecimo. In otto pagine comprende la prefazione
+già stampata dal <span class="smcap">Ballerini</span>: <i>beatissimo atque aplico viro
+Pont. D. Papae Victori III. Deusdedit exiguus prbr. titulus
+apostolorum in eudoxia</i>. Questo Codice fu testè edito da monsignor
+<span class="smcap">Pio Martinucci</span>, secondo prefetto della Vaticana:
+<i>Deusdedit presbyteris cardlis Tit. apostolor. in Eudoxia Collectio
+canonum e cod. Vat. edita</i>, Venet., 1869.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note357">
+<p><span class="label"><a href="#tag357">357</a>.&#160;&#160;</span>Cataloghi in mscr. parecchi; e di essi per la maggior
+parte ho già fatto nota nel Vol. III. Il <i>Cod. Vatican. 1984</i> torna
+di maggior giovamento per il principio del secolo duodecimo.
+Su di esso vedasi il <span class="smcap">Pertz</span>, <i>Archiv.</i>, V, 80 e diffusamente il
+<span class="smcap">Bethmann</span>, <i>Archiv.</i>, XI, 841. Le sue varie parti derivano da
+compilatori partigiani dell’Impero de’ tempi di Enrico III, di
+Enrico IV e di Enrico V, che difesero i diritti della corona. — Di
+gran pregio è il lavoro del <span class="smcap">Watterich</span>, il quale ha
+nuovamente edito le <i>Vitae Pontificum Romanor.</i>, dalla fine
+del secolo nono al termine del secolo decimoterzo (Lipsia, 1862).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note358">
+<p><span class="label"><a href="#tag358">358</a>.&#160;&#160;</span><i>Vita Gregorii PP. VII</i>, con note del <span class="smcap">Mabillon</span> (ed.
+<span class="smcap">Muratori</span>, III, p. I, 314-351). L’Autore, discacciato di Regensburg
+da Enrico IV, visse in Roma, ma scrisse soltanto
+intorno al 1128; il suo componimento è cosa assai mediocre.
+La scrittura dello scismatico cardinale <span class="smcap">Bennone</span>, intitolata
+<i>Vita et Gesta Hildebrandi</i> (del principio del secolo duodecimo),
+non è che un opuscolo (<i>pamphlet</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note359">
+<p><span class="label"><a href="#tag359">359</a>.&#160;&#160;</span>L’originale dei Regesti di Gregorio è conservato nell’archivio
+Vaticano. Stampati da dopo l’anno 1591, ricevettero
+soltanto al tempo nostro emendamenti critici per opera
+del <span class="smcap">Giesebrecht</span>; indi furono corretti su quel fondamento
+colla egregia edizione che ne fece il <span class="smcap">Jaffè</span>, nel Vol. II della
+sua <i>Bibliotheca</i>. I Regesti di Gregorio VII non sono che il
+piccolo avanzo delle sue lettere, e ne comprendono quattrocento. — Dei
+Regesti dei Papi fino ad Innocenzo III si conservarono
+soltanto quelli di Leone I, di Gregorio I, di Giovanni VIII
+e di Gregorio VII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note360">
+<p><span class="label"><a href="#tag360">360</a>.&#160;&#160;</span>Il Damiani medesimo condannò, come Gregorio I, le
+regole di Donato, e ammonì i monaci che non istudiassero la
+grammatica. Vedi gli <i>Opuscula</i>, XIII, c. II; <i>Ep.</i> VIII, lib. VIII,
+dove dice: <i>mea grammatica Christus est</i>; e sì ch’egli era un
+grammatico addottrinato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note361">
+<p><span class="label"><a href="#tag361">361</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonizonis</span> <i>ad Amicum sive de persecutione ecclesiae
+libri 9</i>, edito dall’<span class="smcap">Oefele</span>, <i>Rer. Boicar. Scriptor.</i>, II, 794, indi
+dal <span class="smcap">Jaffè</span>, nel Vol. II della sua <i>Bibliotheca rer. Germanicar.</i>
+<span class="smcap">Bonizone</span> raccolse anche le Decretali in dieci libri, cui prepose
+come introduzione uno schizzo della storia pontificia, che
+lo <span class="smcap">Zaccagni</span> (<i>Mscr. Vatic. 7143</i>) erroneamente intitolò <i>Chronica
+de Rom. Pontif. Gestis</i>, donde il <span class="smcap">Mai</span> ne fece publicazione.
+Su di <span class="smcap">Bonizone</span> hanno scritto diffusamente lo <span class="smcap">Stenzel</span>
+e il <span class="smcap">Giesebrecht</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note362">
+<p><span class="label"><a href="#tag362">362</a>.&#160;&#160;</span>La lettura di opuscoli (<i>brochures</i>) del tempo nostro
+(da dopo il 1859) servirà di documento a’ nostri nepoti, sì come
+per l’epoca della controversia delle investiture noi usiamo delle
+scritture intorno a quella compilate. Dopo l’opuscolo <i>Le Pape
+et Le Congrès</i> videro la luce di tali libricciatoli a centinaja,
+la più gran parte in Francia. Nessuno di quegli scritti potè
+dir cosa alcuna che sapesse di novità.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note363">
+<p><span class="label"><a href="#tag363">363</a>.&#160;&#160;</span>Ingiustamente il partito avverso tacciò Pasquale di
+simonia. Le accuse ne sono contenute nell’<i>Excerptum Epistolae
+directae Heinrico Imp. a Guarnerio principe Anconitano</i>
+(nella <i>Cronica</i> di <span class="smcap">Sigberto</span>, a. 1105).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note364">
+<p><span class="label"><a href="#tag364">364</a>.&#160;&#160;</span><i>Vita</i> di Pasquale scritta da <span class="smcap">Pietro Pisano</span> (<span class="smcap">Papebroch</span>,
+<i>Propyl. Maji</i>, VI, c. 6, p. 203): <i>expulit eum ab Alba;
+defectio Albae exterruit eum ab urbe</i>. Intendasi Albano, non
+già Alba nel Piceno, ed anche <span class="smcap">Pietro Pisano</span> manifestamente
+vuol dire di Albano, e non di Alba. Nel duomo di Albano
+si conserva il frammento di un’iscrizione, in cui è detto che
+Pasquale die’ premio alla città per la sua fedeltà: è stampato
+nel <span class="smcap">Ricci</span>, <i>Memorie di Albano</i> (Roma, 1787, p. 198) e nel
+<span class="smcap">Giorni</span>, <i>Storia di Albano</i> (Roma, 1844, p. 232). Parimenti
+Urbano II ricompensò Velletri confermando la giurisdizione
+della Città sul suo territorio (Bolla segnata: <i>Rom. VIII Id.
+Julii Ind. XII, A. 1089</i>; trovasi nel <span class="smcap">Borgia</span>, <i>Velletri</i>, p. 204).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note365">
+<p><span class="label"><a href="#tag365">365</a>.&#160;&#160;</span>Documenti raccolti nel <i>Reg. Farf.</i> segnano l’era di
+Clemente III ancor nel mese di Gennaio 1100; nell’Ottobre
+non più. In <span class="smcap">Orderico Vitale</span> (<span class="smcap">Duchesne</span>, <i>Histor. Normannorum
+Scriptores</i>, p. 762) sono riferiti questi versi che Pietro
+Leone, cardinale, componeva contro di Guiberto:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Nec tibi Roma locum, nec dat Wiberte, Ravenna;</i></p>
+<p class="i02"> <i>In neutra positus, nunc ab utraque vacas.</i></p>
+<p class="i01"><i>Qui Sutriae vivens male dictus Papa fuisti,</i></p>
+<p class="i02"> <i>In Castellana mortuus urbe jaces.</i></p>
+<p class="i01"><i>Sed quia nomen eras sine re, pro nomine vano</i></p>
+<p class="i02"> <i>Cerberus inferni jam tibi claustra parat.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Il Cardinale non pronosticava allora che sarebbe anch’esso
+divenuto antipapa (Anacleto II). <span class="smcap">Amadesi</span>, <i>Chronotax.</i>, II,
+193. — La scrittura <i>De miraculis Wiberti Papae qui et Clemens</i>
+trovasi nel <i>Cod. Udalrici</i>, in <span class="smcap">Ekkardo</span>, n. 173. Più
+tardi Pasquale II fece dissotterrare le ossa di Guiberto e gettarle
+nel Tevere, per farla finita co’ suoi miracoli: <span class="smcap">Dodechini</span>,
+<i>Appendix</i>, nel <span class="smcap">Pistorio</span>, I.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note366">
+<p><span class="label"><a href="#tag366">366</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod. Vat. 1984</i>. Alberto fu dapprima difeso dal romano
+<i>Johannes Ocdoline filius</i> e dal cardinal Romano, in un palazzo
+presso a san Marcello; indi fu tradito. Questi fatti
+avvennero durante la prima metà dell’anno 1101. Uno de’ due
+Antipapi fu tradotto in bando alla Cava, l’altro a san Lorenzo
+presso Aversa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note367">
+<p><span class="label"><a href="#tag367">367</a>.&#160;&#160;</span><i>Petrus de Columna Cavas oppidum de jure b. Petri
+invaserat</i> (<span class="smcap">Petrus Pisanus</span>, c. 8, p. 203).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note368">
+<p><span class="label"><a href="#tag368">368</a>.&#160;&#160;</span>Di questo castello è fatta menzione primamente in
+un Diploma di Enrico III, a. 1047. In una carta di donazione
+data da Pietro di Tusculo, ai 26 Dicembre 1066, v’è questa
+sottoscrizione: <i>Amato vir magnus judex de Castello de la Colonia</i>
+(<span class="smcap">Gattula</span>, <i>Hist. Casin.</i>, I, 235). — Nel 1074, ai 13 di Marzo,
+Gregorio VII cedette al convento di san Paolo <i>medietatem
+Castelli quod vocatur Columpna</i> (<i>Bullar. Casin.</i>, T. II,
+108). Il <span class="smcap">Nibby</span> reputa che l’odierno Colonna sia l’antico
+<i>Labicum</i>, ma il signor <span class="smcap">Pietro Rosa</span> di Roma, che è il più profondo
+conoscitore della topografia del Lazio, onde egli sta componendo
+una carta eccellente, m’assicura che <i>Labicum</i> deva
+essere l’odierna Rocca Compatri. — L’<span class="smcap">Ughelli</span> (T. X, 119)
+registra i Vescovi di <i>Labicum</i> dall’anno 619 fino all’anno
+1111 soltanto, ma il <span class="smcap">Giorgi</span>, <i>De Cathedra Episcopali Setina</i>
+(p. 18) afferma, che il Vescovato di <i>Labicum</i> fu unito a quello
+di Tusculo soltanto nel 1231.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note369">
+<p><span class="label"><a href="#tag369">369</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Coppi</span> lo spiega acconciamente (<i>Mem. Colonn.</i>,
+p. 28) valendosi di un documento dei 24 Settembre 1078
+(<span class="smcap">Gattula</span>, I, 236), in cui <i>Petrus fil. Dom. Gregorii nobiliss.
+Romanor. Consulis piae memoriae</i> dona a M. Cassino una
+chiesa prossima a Monte Porzio; ed egli dimostra che Colonna
+e M. Porzio appartenevano ad un solo signore. È
+manifestamente questo Pietro, cui Pasquale tolse Colonna.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note370">
+<p><span class="label"><a href="#tag370">370</a>.&#160;&#160;</span><i>Dom. Papa Cavas recepit: Columna et Zagarolum
+oppida juris illius (cioè Petri) sapienter expugnata, prudenter
+sunt capta</i>: <span class="smcap">Petr. Pisan.</span>, c. 8. — Il <span class="smcap">Petrini</span> (p. 111) si
+vale di un documento dell’anno 1053 (<i>Reg. Subl.</i>, fol. 78),
+in cui la contessa Imilia, <i>habitatrix in Palestrina</i>, dona dei
+beni a Subiaco per la salute spirituale dei suoi eredi, del suo
+defunto sposo Donadeo, del <i>quondam Joannis qui vocabatur
+de Benedicto</i>, e della <i>domina Hitta</i> (già moglie di quel margravio
+Giovanni). Il detto scrittore crede, senza alcun fondamento,
+che Imilia fosse sorella di Giovanni, e la fa madre di
+Pietro Colonna, che le sarebbe nato di un secondo marito: di
+ciò il <span class="smcap">Coppi</span> dubita. Stando a documenti conservati a Subiaco,
+Donadeo era della famiglia di Crescenzio prefetto (a. 1036).
+Con Giovanni margravio, nipote di Stefania (morto prima
+del 1053) si sciolse il <i>Pactum</i> conchiuso nel 970 (Vol. III,
+pag. 454). Certamente Pietro Colonna, qual parente di Emilia,
+vantò pretese su di Palestrina, di cui più tardi s’impadronì. — In
+tempi posteriori si favoleggiò che i Colonna
+venissero di Germania a Roma: in un manoscritto che si
+conserva nella biblioteca Chigi (n. II, 31, p. 154) il favoloso
+capostipite della famiglia riceve nome di Stefano, e il compilatore
+dice: «la contessa Emilia donna de Palestrina sello
+piglio per marito.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note371">
+<p><span class="label"><a href="#tag371">371</a>.&#160;&#160;</span>Nicolò II aveva scomunicato gli Anconetani, che
+nel 1060 erano già iti in decadenza, e il Damiani implorò
+che si assolvessero (<i>Ep.</i> I, VI). Sulla signoria di Guarnerio
+vedasi il <span class="smcap">Peruzzi</span>, <i>Storia di Ancona</i>, I, 267, 275. Il <span class="smcap">Fatteschi</span>
+fa vedere che Guarnerio nell’anno 1095 era duce di
+Spoleto e margravio di Camerino. — <i>Reg. Farf.</i>, fol. 1177:
+<i>anno IV Heinrico IV imperante et Guarnerio Marchione
+mense Jun. Ind. IV</i> (deve dire VII, A. 1114). Al fol. 1179,
+l’abate Beraldo ricorre al <i>Dux et Marchio Guarnerius</i> contro
+rapitori di beni del monastero. Viene poi un editto di Guarnerio;
+il suo suggello lo rappresenta a cavallo, armato di
+spada e col berretto frigio. I suggelli degli antichi <i>Duces</i>
+longobardi di Spoleto li rappresentano per la più parte che
+impugnano la bandiera.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note372">
+<p><span class="label"><a href="#tag372">372</a>.&#160;&#160;</span>La <i>Cronica</i> di Fossa Nova (nel Lazio) dice (<i>ad an. 1105,
+Ind. XIII</i>): <i>Marchion venit Romam consentientibus quibusd.
+Romanis, et elegit Adanulphum in Papam Silvestrum ad S. M.
+Rotundam infra Octavam S. Martini, sed sine effectu reversus
+est</i>. <span class="smcap">Ekkehardo</span>, ad a. 1106, cade in errore, e di poco
+s’accorda <span class="smcap">Sigberto</span> (a. 1105), il quale però offre buone notizie
+particolareggiate, riportando il frammento di una lettera
+di Guarnerio. Esattissimo è il <i>Cod. Vat. 1984</i>, il quale sa
+anche dell’elezione di «Maginulfo», avvenuta nel Panteon.
+Giusta la lettera di Pasquale indiritta ai Francesi, in data
+dei 26 Settembre, dal Laterano (<i>Cod. Udalr.</i>, n. 239), il <span class="smcap">Jaffè</span>
+dimostra che Maginulfo fu eletto ai 18 di Novembre, e fuggì
+ai 20.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note373">
+<p><span class="label"><a href="#tag373">373</a>.&#160;&#160;</span><i>Berto caput et rector Romanae miliciae</i>, dice <span class="smcap">Sigberto</span>,
+ed è quegli stesso che il <i>Cod. Vat. 1984</i> chiama Berizone. Ad
+occasione di questa pugna, si tien nota del <i>templum romuly
+ante domum judicis Mathilde</i> (che probabilmente è la basilica
+di Costantino), dell’<i>arcum aure</i> (secondo l’<i>Ordo Romanus</i>
+è un arco di entrata nel foro di Nerva), dell’<i>arcum
+triumfale</i> (di Costantino), della <i>sedem solis — circlo majore</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note374">
+<p><span class="label"><a href="#tag374">374</a>.&#160;&#160;</span><i>Callidus Papa, Henricum adolescentem filium Henrici
+Imp. adversus patrem concitat, et ut Ecclesiae Dei auxilietur
+admonet</i>: <span class="smcap">Herimanus</span> <i>in narratione restaurationis Abbatiae
+S. Martini Tornacensis</i> (<span class="smcap">D’Achery</span>, <i>Spicileg.</i>, XII, n. 83;
+<span class="smcap">Pagi</span>, <i>Critica</i>, a. 1106, n. 1).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note375">
+<p><span class="label"><a href="#tag375">375</a>.&#160;&#160;</span>Si sottomise anche Parma donde erano sorti due Antipapi.
+Affine di indebolire l’arcivescovo di Ravenna, furono
+tolti alla sua giurisdizione i cinque Vescovati dell’Emilia,
+di Piacenza, di Parma, di Reggio, di Modena e di Bologna.
+La potenza di Ravenna cadde con Guiberto, quantunque
+Gelasio II nell’anno 1119 abrogasse il decreto di Guastalla
+(<span class="smcap">Rubeus</span>, <i>Hist. Rav.</i>, V, 321). Nel <span class="smcap">Fantuzzi</span> (IV, 247) trovasi
+un notevole documento del 1130, in cui l’Arcivescovo
+di Ravenna ricompare nella pienezza della sua autorità sopra
+del Vescovo di Bologna.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note376">
+<p><span class="label"><a href="#tag376">376</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Pietro Pisano</span>, c. 11. Quelle città erano Ponte Celle
+e Montalto (vicin Corneto nella <i>Maritima superior</i>). Fu grave
+errore andar cercando quest’ultima sul mare Adriatico, invece
+che sul mare di Tuscia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note377">
+<p><span class="label"><a href="#tag377">377</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Chron. Sublacense</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, XXIV, 939) scrive <i>Effidis</i>
+a vece di <i>Affile</i>. Intorno ad Affile (in <span class="smcap">Plinio</span> e in <span class="smcap">Frontino</span>)
+vedasi l’<i>Analisi</i> del <span class="smcap">Nibby</span>. Nel <i>Cod. Albini</i>, fol. 138, e in
+<span class="smcap">Cencio</span>, fol. 115, vi si riferisce un compendio dei perduti
+Regesti di Pasquale: contratto di cessione di <i>pontie et effides</i>,
+dato ai 7 <i>Id. Sept.</i>; testimonî: <i>Raynaldus Senebaldi. Octavianus.
+Oddo fil. Johis de Oddone</i> (entrambi Crescenzî discendenti
+di Ottaviano e di Rogata). <i>Petrus de Rofrido.
+Rofridus de Ceperano. Romanus de Scotto. Huguizon fil. Petrus
+de Leone. Cincius Johis de Crescentio</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note378">
+<p><span class="label"><a href="#tag378">378</a>.&#160;&#160;</span>Dai Regesti di Pasquale, <span class="smcap">Cencio</span> trasse il <i>pactum cum
+Ninfesinis</i>, senza data. Ne tengo nota a causa de’ rapporti
+feudali dei quali vi si parla: <i>Hec sunt que facient Nimphesini.
+Fidelitatem scil. B. Petro et Dno PP. Paschali ejusq. Successoribus. — Hostem
+et parlamentum, cum Curia preceperit. Servitium
+quod assueti fuerunt facere, et placitum et bannum faciant
+B. Petro et PP.</i> Pagano la <i>Quarta</i> a misura del <i>Modius</i>
+romano; a san Martino son soggetti al <i>Glandaticum</i> (servitù
+di pascolo pei majali); alla festa di san Tomaso contribuiscono
+<i>bonos bradones</i> (pagnotte di sugne e di grasso). <i>De
+carico uniuscuiusque Sandali solvant denarios VI. Fidantiam</i>
+(tributo) <i>in unoquoque anno in mense Madji libr. XXX
+de papia bonas</i>. Vengono dopo statuizioni sul <i>plateaticum</i> o
+tributo di mercato, che gli stranieri devono pagare alla
+Curia (del ministero pontificio); indi sul <i>Foderum</i> ecc. Devono
+demolire le mura, nè possono costruirne di nuove senza
+permesso della Curia. Testimoni: <i>Petrus Leonis. Petrus de
+Franco. Leo de dno petro Leonis. Ubicio. Seniorictus. Benincasa
+piscatore. Constantinus dapifer. Zoffo de caiaze. Gisalfo.
+Romanus de Calvo. Vgizzonius de Joha<span class="over">n</span>e Tinioso. Paganus</i>. — A
+torto questo documento non fu registrato nel <i>Cod.
+Diplom.</i> del <span class="smcap">Theiner</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note379">
+<p><span class="label"><a href="#tag379">379</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Nobilis urbs sola Mediolanum populosa</i></p>
+<p class="i01"><i>Non servivit ei; nummum neque contulit aeris</i></p>
+<p class="i12"> (<span class="smcap">Donizo</span> II, 18).</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note380">
+<p><span class="label"><a href="#tag380">380</a>.&#160;&#160;</span><i>Heinricus Dei gr. Romanorum Rex Consulibus et Senatui,
+Populo Romano, majoribus et minoribus gratiam suam
+cum bona voluntate: Cod. Udalr.</i>, n. 257.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note381">
+<p><span class="label"><a href="#tag381">381</a>.&#160;&#160;</span>La lettera di Federico arcivescovo di Colonia, indiritta
+a Ottone di Bamberga, analizza assai bene le conseguenze
+delle investiture: <i>Cod. Udalr.</i>, n. 277.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note382">
+<p><span class="label"><a href="#tag382">382</a>.&#160;&#160;</span>Il trattato dato ai <i>II Non. Febr. in atrio B. Petri in
+eccl. b. Mariae quae dicitur in Turri</i> (<i>Cod. Vat. 1984</i>) denota
+così le regalie: <i>civitates, ducatus, marchias, comitatus, monetam,
+teloneum, mercatum, advocatias regni, jura centurionum
+et curtes que manifeste regni erant cum pertinentiis
+suis, militia et castra regni</i>. Similmente il <i>Cod. Udalr.</i>, n. 262,
+263, e il <i>Chron.</i> <span class="smcap">Ekkehardi</span>, a. 1111. Il <i>Cod. Vat. 1984</i> trasse
+le <i>Cartulae Conventionis</i> dal Registro di Pasquale, e quasi
+testualmente le riferì <span class="smcap">Pietro Diacono</span>. Parimenti <span class="smcap">Albino,
+Cencio</span> e il Card. Aragon. compendiarono tutti questi istromenti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note383">
+<p><span class="label"><a href="#tag383">383</a>.&#160;&#160;</span>Per suggerimento dell’Autore, abbiamo ommesso, nella traduzione
+di questa pagina, una nota che trovasi qui posta nell’originale. (N. del T.)</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note384">
+<p><span class="label"><a href="#tag384">384</a>.&#160;&#160;</span><i>Dimittat ecclesias liberas cum oblationibus et possessionibus,
+quae ad regnum manifeste non pertinebant</i>. Il Papa chiedeva
+dunque a quel tempo «libera Chiesa» accanto allo Stato;
+oggidì vien detto: «libera Chiesa in libero Stato.» Il secondo
+<i>Pactum</i> è registrato nel <i>Cod. Vat. 1984</i>, e nel <i>Cod. Udalr.</i>, 263.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note385">
+<p><span class="label"><a href="#tag385">385</a>.&#160;&#160;</span><i>Patrimonia et possessiones b. Petri restituet et concedet
+sicuti a Carolo, Lodovico, Heinrico et aliis imperatoribus
+factum est, et tenere adjuvabit secundum suum posse</i>: ibid.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note386">
+<p><span class="label"><a href="#tag386">386</a>.&#160;&#160;</span>Senza saperlo, il conte Cavour ha indiritto contro a
+Pio IX le ragioni di Pasquale II: «Se la Chiesa potrà una
+buona volta liberarsi da tutte le pastoie delle cose secolari,
+e separarsi mediante certi confini dallo Stato, non solo la
+sua indipendenza diverrà meglio assicurata, ma la sua autorità
+più efficace, poichè non sarà più vincolata dai molteplici
+Concordati, da tutti quei patti che erano e sono una
+necessità finchè il Pontefice riunisce nelle sue mani, oltre
+alla podestà spirituale, l’autorità temporale. Il principio
+della reciproca indipendenza della Chiesa e dello Stato deve
+essere inscritto in modo formale nel nostro Statuto, deve far
+parte integrante del patto fondamentale del nuovo regno di
+Italia.» <i>Discorso</i> del <span class="smcap">Cavour</span>, detto ai 25 Marzo 1861, ad
+occasione di un’interpellanza sulla questione romana.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note387">
+<p><span class="label"><a href="#tag387">387</a>.&#160;&#160;</span><i>Non erit in facto aut consilio, ut dom. Papa perdat
+papatum romanum vel vitam, vel membra, vel capiatur mala
+captione, aut per se aut per submissam personam</i>: formula
+d’uso, a quel tempo, nei trattati con Principi, con città, con
+vassalli, come lo dimostrano le formule giuratorie raccolte
+in <span class="smcap">Cencio</span>. Mallevadori del Papa furono Gualfredo, nipote
+suo, e i Pierleoni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note388">
+<p><span class="label"><a href="#tag388">388</a>.&#160;&#160;</span><i>Praebuit rex assensum, sed eo pacto, quatinus haec
+transmutatio firma et autentica ratione, consilioque vel concordia
+totius ecclesiae ac regni principum assensu stabiliretur;
+quod etiam vix autem nullo modo fieri posse credebatur</i>:
+<span class="smcap">Ekkehardo</span>. — <i>Quod tamen nullo modo posse fieri
+sciebat</i>, dice Enrico del Papa in una lettera raccolta nel <i>Cod.
+Udalr.</i>, n. 261 (<span class="smcap">Dodechini</span>, <i>Append.</i>, p. 668).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note389">
+<p><span class="label"><a href="#tag389">389</a>.&#160;&#160;</span><i>Deliberata est itaque ei ecclesia, et omnes munitiones
+circumquaque sitae</i>: <span class="smcap">Petr. Pisan.</span>, c. 14. — Il san Pietro
+era munito di trincee; il castel Sant’Angelo era sempre in
+mano dei Pontificî.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note390">
+<p><span class="label"><a href="#tag390">390</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Sigberto</span>, a. 1111; <span class="smcap">Dodechini</span> <i>Append.</i> p. 668. <i>Cod.
+Udalr.</i>, n. 263: <i>Privilegium Pascalis Papae. Et divinae
+legis</i> etc.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note391">
+<p><span class="label"><a href="#tag391">391</a>.&#160;&#160;</span><i>Lectis publice privilegiis, tumultuantibus in infinitum
+princibus pre aecclesiarum spoliatione ac pre hac beneficiorum
+suorum ablatione</i>: <span class="smcap">Ekkehardo</span>. E vedasi la vivace
+descrizione che ne dà la <i>Cronica di Reichersberg</i>, p. 239
+(nel <span class="smcap">Ludewig</span>, T. II). Così essa, quanto <span class="smcap">Sigberto, Ottone
+di Frisinga</span> (<i>Cron.</i>, VII, 14), la <i>Ep. Heinrici</i> (<i>Cod. Udalr.</i>,
+262) e <span class="smcap">Dodechino</span> non fanno menzione che de’ soli Vescovi:
+<i>Universis in faciem ejus resistentibus, et decreto suo palam
+haeresim inclamantibus, scil. episcopis, abbatibus, tam suis
+quam nostris et omnibus ecclesiae filiis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note392">
+<p><span class="label"><a href="#tag392">392</a>.&#160;&#160;</span><i>Habent enim aliquid simile cum nivibus suis; nam
+statim ut tacti calore fuerint, in sudorem conversi deficiunt,
+et quasi a sole solvuntur</i>, dice a questo proposito <span class="smcap">Pietro
+Diacono</span> (IV, c. 39) dell’indole germanica, con giudizio
+strano e contrario al vero. Per lo contrario i Tedeschi si
+pregiano di tempra virile e ferma nei propositi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note393">
+<p><span class="label"><a href="#tag393">393</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petrus Diacon.</span>, c. 39. <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 59. Lettera di
+Giovanni cardinale (<i>agens vice Domini Pascalis Papae vincti
+Jesu Christi</i>) a Riccardo vescovo di Albano: <i>post haec omnes
+unanimes contra eum juraverunt, uno animo, una voluntate
+pugnare</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note394">
+<p><span class="label"><a href="#tag394">394</a>.&#160;&#160;</span>Così ne lo descrive con vivi colori la <i>Cronica di Reichersberg:
+Clerici tenere educati funibus trahebantur ab equitibus,
+quos illi, ut poterant, sequebantur per plateas, luto
+profundo ac tenaci vix emergentes</i>. È senza dubbio un’esagerazione
+quel che dice <span class="smcap">Pietro Diacono</span>, che il Papa fosse
+tratto in catene.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note395">
+<p><span class="label"><a href="#tag395">395</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petr. Diacon.</span> e il <i>Cod. Vat. 1984</i>, che lo ricavano
+dal Registro di Pasquale: <i>aput castellum Trebicum; aput
+Corcodilum</i>, che certo è Corcollo o <i>Corcurulum</i>, l’antica Querquetula,
+Corcotula, nel Lazio. Vedi il <span class="smcap">Nibby</span>, <i>Analisi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note396">
+<p><span class="label"><a href="#tag396">396</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petr. Diac.</span> — Non è che una favola la narrazione di
+<span class="smcap">Orderico Vitale</span> (X, 762) che duemila Normanni venissero in
+aiuto di Roma, e battendo Enrico lo cacciassero. In questo tempo
+principi de’ Normanni erano Roberto di Capua (1106-1120)
+succeduto a Riccardo II fratel suo, e Guglielmo di Puglia
+figlio di Rogero, che era morto a Salerno in Febbraio dell’anno
+1111. In Sicilia era morto nel 1101 il gran conte Rogero,
+fratello del Guiscardo, e gli era successo Rogero II.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note397">
+<p><span class="label"><a href="#tag397">397</a>.&#160;&#160;</span><i>En cogor — pro Ecclesiae pace ac liberatione id perpeti,
+quod ne paterer, vitam quoque cum sanguine profundere
+paratus eram.</i> In condizioni pari Pio IX s’avrebbe anch’egli
+doluto cogli stessi lamenti? o avrebbe continuato a ricantare
+il suo <i>non possumus</i>?</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note398">
+<p><span class="label"><a href="#tag398">398</a>.&#160;&#160;</span><i>In agro juxta pontem Mammeum: Cod. Vat. 1984</i>.
+Di già nell’anno 1030, questo ponte aveva nome di <i>pons
+Mammi</i> (<span class="smcap">Nibby</span>, <i>Analisi</i>, II, 579); ed è incerto se si chiamasse
+così da Mammea, madre di Alessandro Severo. Ivi è il confine
+fra il Lazio e la Sabina. Il campo <i>Septem Fratrum</i> deve corrispondere
+all’odierno Castell’Arcione, nove miglia distante
+da Roma, dove un tempo esisteva la chiesa di santa Sinforosa,
+madre di sette figliuoli ch’ebbero martirio al tempo dell’imperatore
+Adriano. <span class="smcap">Eschinardi</span>, <i>Agro romano</i>, p. 236;
+<span class="smcap">Viola</span>, <i>Storia di Tivoli</i>, II, 125.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note399">
+<p><span class="label"><a href="#tag399">399</a>.&#160;&#160;</span><i>Actum 3 Idus Aprilis 3 feria post Octava Paschae
+Ind. IV.</i> Entrambe le formule giuratorie, tratte dal Registro
+di Pasquale, sono riferite nel <i>Cod. Vat. 1984</i>, in <span class="smcap">Cencio</span>, nel
+<span class="smcap">Card. Arag.</span>, nel <i>Cod. Udalr.</i> n. 264, nei <i>Mon. Germ. Leges</i>,
+II, 71. Fra i mallevadori del Re si trova eziandio <i>Guarnerius
+comes. Et regnum et Imperium officii sui auxilio tenere bona
+fide adjuvabit</i>. <span class="smcap">Pietro Diacono</span>, c. 40. vi aggiunge benanco
+<i>patriciatum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note400">
+<p><span class="label"><a href="#tag400">400</a>.&#160;&#160;</span><i>Regnum vestrum sanctae Ecclesiae singulariter cohaerere,
+dispositio divina constituit. — Cod. Udalr.</i>, n. 265;
+<i>Mon. Germ. Leges</i>, II, 72; <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 65. <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>
+dichiara addiritura che il Privilegio fu <i>extortum per
+vim</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note401">
+<p><span class="label"><a href="#tag401">401</a>.&#160;&#160;</span><i>In exemplum patriarchae Jacob dicentis ad angelum:
+Non dimittam te nisi benedixeris mihi</i>: <span class="smcap">Ekkehardo</span>. Sembra
+che la comparazione fosse tolta dalla perduta Istoria di <span class="smcap">David
+Scoto</span>, come si rileva da <span class="smcap">Guglielmo Malmesbury</span> (<i>De Gestis
+Reg. Anglor.</i> V, 166); infatti egli usò delle notizie date da
+<span class="smcap">David</span>, dicendo però che questi non fu dappiù di un semplice
+panegirista. A tale proposito il <span class="smcap">Baronio</span> grettamente sbriglia
+la sua stizza contro il vivace Cronista. — Enrico adesso
+volle ed ottenne che fosse data sepoltura cristiana al padre
+suo: <span class="smcap">Ekkehardi</span> <i>Chron.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note402">
+<p><span class="label"><a href="#tag402">402</a>.&#160;&#160;</span><i>Romani patricii occurrerunt cum aureo circulo, quem
+imposuerunt imperatori in capite et per eum dederunt sibi
+summum patriciatum Romanae urbis, communi consensu
+omnium.</i> <span class="smcap">W. Malmsb.</span> v. 167.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note403">
+<p><span class="label"><a href="#tag403">403</a>.&#160;&#160;</span>Ne abbiamo notizia da questo documento: <i>Actum Idibus
+Aprilis 5 feria post octavas Paschae, Ind. IV. Haec sicut passi
+sumus, et oculis nostris vidimus, et auribus nostris audivimus,
+mera veritate conscripsimus</i>. Così dal Registro di Pasquale
+nel <i>Cod. Vat. 1984</i>, donde lo ricavò il <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, 363.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note404">
+<p><span class="label"><a href="#tag404">404</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Pietro Pisano</span> esagera: <i>discedente — Henrico Romam
+pax rediit — viguit autem pax annis plus minus novem,
+posteris vix credenda, quam profecto vidi tantam, quantam
+et timidus bubulcus exoptat, et audax perhorrescit latro,
+ut quisque locum depositum tueretur</i>. Questi furono anni di
+tranquillità per Italia, ma non per Roma che presto tornò in
+fiamme.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note405">
+<p><span class="label"><a href="#tag405">405</a>.&#160;&#160;</span>Lettera violenta di Brunone a Pasquale, in <span class="smcap">Pietro
+Diacono</span>, c. 42, e nel <span class="smcap">Baronio</span>, ad a. 1111, n. 30. Ivi è registrata
+anche la sua lettera al Vescovo di Porto. Pasquale lo costrinse
+a deporre la sua dignità di abate. Brunone morì a Segni
+nel 1123, ed è sepolto in quel duomo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note406">
+<p><span class="label"><a href="#tag406">406</a>.&#160;&#160;</span>Il mansueto Ivone respinse l’opinione che l’investitura
+fosse eresia, poichè non era <i>error in fide</i>. Difese il Papa
+contro di Giovanni di Lione, ricordando argutamente di Noè:
+<i>Potius pudenda patris nostri nudabitis, quae publicanda non
+essent in Gath, nec in compitis Assalonis, deridenda exponetis,
+quam post dorsum ea velando benedictionem paternam nobis
+acquiratis — — Sic Petrus trinam negationem trina confessione
+purgavit, et Apostolus mansit: Cod. Udalr.</i>, n. 281:
+<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 78.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note407">
+<p><span class="label"><a href="#tag407">407</a>.&#160;&#160;</span>Gerardo di Angoulême, che compilò la sentenza definitiva,
+protestò il <i>Privilegium</i> essere un <i>pravilegium</i>. Gli atti
+ne sono registrati nel <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 50. <span class="smcap">Florentii Vigorn.</span>
+<i>Hist.</i> (<i>Mon. Germ.</i>, VII, 566). Notizie staccate v’hanno nel
+<span class="smcap">Pagi</span>, a. 1112, n. II. — <span class="smcap">Falcone</span> dice senza sutterfugi: <i>Papa
+Paschalis faciens Romae synodum fregit pactum, quod fecerat
+cum Henrico Rege</i>. Soltanto il Concilio non osò di pronunciare
+la scomunica.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note408">
+<p><span class="label"><a href="#tag408">408</a>.&#160;&#160;</span>Pasquale pensava più nobilmente del <span class="smcap">Baronio</span>, il quale
+non gli sa perdonare che non ispergiurasse subito: <i>Apostolicae
+constantiae succisis nervis — nimis tenax custos praestiti, immo
+per vim et metum extorti, juramenti — magnam ipse sibi
+notam inussit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note409">
+<p><span class="label"><a href="#tag409">409</a>.&#160;&#160;</span>Addì 3 Maggio, lamenta che Civita Castellana, Corcollo,
+Montalto, Montacuto, Narni rifiutassero obbedienza, e
+spera che gli sieno ristorati <i>Perusia</i>, Gubbio, <i>Tuder</i>, Orvieto,
+<i>Castellum Felicitatis</i>, il Ducato di Spoleto e la Marca di Fermo
+(<i>Cod. Udalr.</i>, n. 266). Ai 26 Ottobre 1111 si duole de’ suoi persecutori:
+<i>Cervicem adversus nos erexerunt, et intestinis bellis
+viscera nostra collacerant, et multo faciem nostram rubore
+profundunt</i>: biasima le violenze di Enrico contro alle Chiese,
+e il modo tirannico onde si trattavano gli ostaggi. Questa
+lettera dà una chiara idea delle lotte che si combattevano
+nell’animo del Papa: <i>Cod. Udalr.</i>, n. 271.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note410">
+<p><span class="label"><a href="#tag410">410</a>.&#160;&#160;</span>Il Concilio di Vienne senza tanti riguardi dà del
+sempliciotto al Papa: <i>Scriptum illud, quod rex a vestra simplicitate
+extorsit, damnavimus</i>. La epistola sinodale mette
+in aperto tutta la collera infiammata de’ Vescovi: <span class="smcap">Baron.</span>,
+ad a. 1112</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note411">
+<p><span class="label"><a href="#tag411">411</a>.&#160;&#160;</span>È una fiaba che i Romani mandassero seicento ambasciatori
+a Bisanzio; il tempo fu nel Maggio dell’anno 1112:
+<span class="smcap">Pietr. Diacon.</span>, IV, 46. Della legazione fa cenno anche la
+lettera dell’Abate di Farfa, in cui questi avvisa Enrico delle
+astuzie del Papa: <i>Cod. Udalr.</i>, n. 256.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note412">
+<p><span class="label"><a href="#tag412">412</a>.&#160;&#160;</span>Primamente andò nell’inverno del 1112 a Benevento,
+dove elesse Landolfo <i>de Graeca</i> a contestabile. Qui è la prima
+volta che nelle terre pontificie s’oda menzionare il titolo di
+<i>Comestabulus</i>. <span class="smcap">Falcone</span> dà a questo officio anche nome di
+<i>Rectoraticum, aut aliquam Baliam publicam</i> (p. 84). — Riguardo
+alla infeudazione normanna vedansi il <i>Chron. Fossae
+Novae</i>, a. 1114, e <span class="smcap">Romualdo</span>, ad a. 1115: <i>apud Ciperanum
+in eccl. S. Paterni Guilielmus Dux devenit ligius homo Papae
+Paschalis</i>. Se si stia a <span class="smcap">Falcone</span>, l’infeudazione si estese al
+<i>Ducatus Apuliae, Calabriae et Siciliae</i>: <span class="smcap">Pietro Diacono</span>,
+c. 49, non parla più di Sicilia, ma probabilmente il Duca delle
+Puglie teneva ancora quest’isola in conto di feudo suo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note413">
+<p><span class="label"><a href="#tag413">413</a>.&#160;&#160;</span>Le terre di Matilde erano state per la massima parte
+già comprese nella donazione di Pipino. Da dopo di Carlo la
+Chiesa pretese a Spoleto, ed al tempo de’ Carolingi possedette
+la Tuscia romana, ma questa nel secolo decimo fu per la
+maggior parte congiunta al Margraviato di Toscana. Corneto
+e <i>Tuscana</i> appartenevano omai all’Impero, dacchè i
+Margravî e Matilde, o loro <i>Missi</i>, tennero dei <i>Placita</i> in
+quelle terre. <i>Reg. Farf.</i>, n. 579 e n. 799: <i>in castello et turre
+de Corgnito in finibus maritimanis territorii et comitatus
+Tuscanensis</i>. Anche Civitavecchia fu soggetta al governo di
+Goffredo di Toscana (<span class="smcap">Annovazzi</span>, <i>Storia di Civitavecchia</i>,
+Roma, 1853, cap. II, 224). Soltanto nel secolo decimoquarto
+si usò il nome <i>Patrimonium</i> per denotare la Tuscia romana,
+ma in prima, col nome di <i>Patrimonium S. Rom. Eccl.</i> era
+appellato tutto il territorio da Radicofani a Ceperano (<span class="smcap">Cenni</span>,
+<i>Monum.</i>, II, 210). Erroneamente si fecero derivare dall’eredità
+di Matilde quelle terre, che più tardi furono chiamate
+<i>Patrimonium</i>. Chi soprattutto sa dire che cosa fosse siffatta
+eredità?</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note414">
+<p><span class="label"><a href="#tag414">414</a>.&#160;&#160;</span>Fuor di <span class="smcap">Donizone</span>, in alcuni versi di concetto indeterminato,
+e di <span class="smcap">Pietro Diacono</span> (III, c. 49), in una fugace
+considerazione, nessun contemporaneo fece nota di questa
+donazione, della quale d’altronde non si può muover dubbio.
+<span class="smcap">Petr. Diacon.</span>, <i>ann.</i> 1077 — <i>Mathilda comitissa — Henrici
+imp. exercitum timens Liguriam</i> (così puranco chiamavasi la
+Lombardia) <i>et Tusciam provincias Gregorio papae et R. E.
+devotissime obtulit. Unde inprimis causa seminandi inter
+pontificem et imp. odii initium fuit</i>. — Il documento della
+donazione fu stampato in prima dal <span class="smcap">Leibnitz</span>, <i>Rer. Brunsw.</i>,
+I, 687, indi diligentissimamente dal <span class="smcap">Cenni</span> (<i>Mon.</i>, II, 238), che
+lo trasse da <span class="smcap">Albino</span> e da <span class="smcap">Cencio</span>, e lo illustrò con una dissertazione
+di aridissima erudizione. L’originale non esiste, ma
+nelle cripte del Vaticano si conserva il suo frammento marmoreo,
+chè la donazione fu incisa in una lapide, e questa
+collocata nel san Pietro. L’importante frammento fu ricomposto
+egregiamente dal <span class="smcap">Sarti</span> e dal <span class="smcap">Settele</span> (<i>App.</i> a <span class="smcap">Dionisio</span>,
+<i>Sacrar. Vat. Basilicae Criptar. Monum.</i>, Tab. VII). Il <span class="smcap">Sarti</span>
+crede che la inscrizione in marmo abbia servito di originale
+non soltanto al codice di <span class="smcap">Albino</span> (è nella biblioteca Ottoboni),
+ma a tutti gli altri esemplari di scritto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note415">
+<p><span class="label"><a href="#tag415">415</a>.&#160;&#160;</span>La Bolla di Innocenzo II, degli 8 Giugno 1133, che
+investì Lotario II, sua vita durante, dei beni componenti la
+eredità di Matilde, parla soltanto dell’<i>allodium bon. mem.
+Comitisse Mathildae, quod utique ab ea b. Petro constat esse
+collatum</i>. E soltanto agli allodî (chiamati <i>Terra, Domus,
+Podere, Comitatus</i>) deesi riferire la donazione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note416">
+<p><span class="label"><a href="#tag416">416</a>.&#160;&#160;</span>Solamente più tardi i Papi osarono di muover pretesa
+sui feudi imperiali. Ancor prima Spoleto e Camerino erano
+stati dall’Imperatore dati in feudo a Guarnerio II. Rabodone
+per primo ottenne il Margraviato di Toscana; indi, nel 1119,
+lo ricevette Corrado di Svevia (<span class="smcap">Cianelli</span>, <i>Memorie e documenti
+del Principato lucchese</i>, I, 159). Nel 1136 ebbelo in
+feudo Enrico il Superbo della casa de’ Guelfi; coll’assentimento
+del Papa, egli ricevette anche gli allodî di Matilde.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note417">
+<p><span class="label"><a href="#tag417">417</a>.&#160;&#160;</span><i>Feci autem ut homo, quia sum pulvis et cinis!</i> sclamò
+lo sventurato Papa nel Concilio. Ma Brunone di Segni si sdegnò
+perciocchè egli svelasse la nudità del Papato, e incollerito
+gli diè dell’eretico. Allora Giovanni di Gaeta, che più tardi
+diventò Gelasio II, proruppe con grande ira: <i>Tunc hic et
+in concilio, nobis audientibus, Romanum Pontificem appellas
+hereticum? — Ad hoc patientia domini Papae, horrendo heresis
+nomine pulsata, expergefacta est</i>. — In <span class="smcap">Ekkehardo</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note418">
+<p><span class="label"><a href="#tag418">418</a>.&#160;&#160;</span>Gli atti del Concilio sono registrati in <span class="smcap">Ekkehardo</span>.
+Il Papa fu trattato prettamente da <i>simplex</i>. Il tragico stato
+di lui ch’era avvinto da un giuramento e le cabale o le collere
+dei Cardinali che lo attorniavano, ne formano uno dei più
+commoventi episodî della storia del Papato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note419">
+<p><span class="label"><a href="#tag419">419</a>.&#160;&#160;</span><i>Praefectus — indutus manto precioso, et calceatus
+zanca una aurea, i. e. una caliga, altera rubea — juxta
+dom. Papam collateraliter nullo medio equitante incedit:
+Ordo Roman.</i> di <span class="smcap">Cencio</span>, nel <span class="smcap">Mabillon</span>, p. 170. Qui si usa
+dei nomi di <i>zanca</i> e di <i>caliga</i>, in pari senso di calzatura e
+di panni di gamba, nella foggia che spesso si vede usata in
+quadri fiorentini antichi. Riguardo al vestimento del Prefetto
+vedasi il <span class="smcap">Contelorius</span>, <i>de Praefecto urbis</i>, p. 3. La figura
+che è disegnata sulla tomba di <i>Petrus de Vico</i>, a Viterbo,
+porta in capo una mitra che somiglia ad una pina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note420">
+<p><span class="label"><a href="#tag420">420</a>.&#160;&#160;</span>Dell’importanza della Prefettura a questo tempo discorre
+<span class="smcap">Geroh di Reichersberg</span>: <i>Grandiora urbis et orbis
+negotia — spectant ad Rom. Pontificem sive illius vicarios — itemque
+ad Rom. Imperatorem sive illius vicarium urbis
+Praefectum, qui de sua dignitate respicit utrumque, videlicet
+Dominum Papam, cui facit hominum et Dom. Imperatorem,
+a quo accipit suae potestatis insigne, scilicet exertum gladium</i>
+(<span class="smcap">Balluzius</span>, <i>Miscell.</i>, V, 64. <span class="smcap">Geroh</span> scriveva intorno
+al 1150).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note421">
+<p><span class="label"><a href="#tag421">421</a>.&#160;&#160;</span>Stando a <span class="smcap">Falcone</span> ed a <span class="smcap">Pietro Pisano</span>, il Prefetto
+morì nel Marzo; soltanto una glossa marginale di antica
+data, apposta al <i>Cod. Vat. 1984</i>, dice: <i>A. XVII Pontif. Paschalis
+secundi PP. Ind. VIII</i> (piuttosto IX) <i>mense aprilis
+die II obiit Petrus prefectus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note422">
+<p><span class="label"><a href="#tag422">422</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Pietro Pisano</span>, c. 18, narra vivacemente di cotali
+fatti, come quegli che vi prese parte. E <span class="smcap">Falcone</span>, p. 90:
+<i>Praefectus urbis Romae mense quidem Martio obiit, post
+cujus mortem civile bellum terribiliter exortum est, eo quod
+Romani audierant, quod Petrus filius Leonis Apostolici consilio
+filium suum Praefectum ordinare vellet</i>. <span class="smcap">Orderico Vitale</span>
+(XII, 861) dice che il vecchio Pierleone era odiatissimo
+(<i>quem iniquissimum foenatorem noverunt</i>, cioè i Franchi nel
+Sinodo di Reims).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note423">
+<p><span class="label"><a href="#tag423">423</a>.&#160;&#160;</span><i>At ille non contentus termino, ea die Praefecturalia,
+a quibus potuit, in se compleri fecit</i>: ossia si fece installare
+in officio da’ Magistrati (<span class="smcap">Petr. Pisan.</span>, c. 19); e così si parla
+di <i>laudes praefectoriae</i> e di <i>applausus comitiorum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note424">
+<p><span class="label"><a href="#tag424">424</a>.&#160;&#160;</span>Scene eguali di quelle che <span class="smcap">Dino Compagni</span> descriveva
+avvenire a Firenze, <i>Cod. Vat. 1984: unde orte fuerunt pugne
+multe et omicidia et pestilentiae magne, turres a fundamentis
+dirute; hac plures domora dissipate, et ecclesiae depredate,
+ac clerici capti</i>. <span class="smcap">Petr. Diacon.</span>, IV, c. 60, e <span class="smcap">Falcone
+di Benevento</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note425">
+<p><span class="label"><a href="#tag425">425</a>.&#160;&#160;</span>Del teatro di Marcello ho fatto nota anche in documenti
+del secolo decimo (Vol. III, pag. 461): durava ancora
+il <i>Forum Olitorium</i>, e financo ivi esisteva tuttavia l’elefante
+di bronzo o di marmo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note426">
+<p><span class="label"><a href="#tag426">426</a>.&#160;&#160;</span>In queste ruine si cerca il tempio della Pietà, che
+Roma republicana ebbe edificato ad onore di una donna romana,
+la quale nutrì col suo petto il padre condannato. <span class="smcap">Plinio</span>,
+VII, c. 36: <i>Et locus ille eidem consecratus Deae C.
+Quinctio, M. Acilio Coss. Templo Pietatis exstructo in illius
+carceris sede ubi nunc Marcelli theatrum est</i>. <span class="smcap">Becker</span>, <i>Manuale</i>
+ecc., p. 603. — Il <span class="smcap">Nardini</span>, il <span class="smcap">Venuti</span>, il <span class="smcap">Nibby</span>, il
+<span class="smcap">Canina</span>, il <span class="smcap">Bunsen</span> hanno fatto studio della antichità di quel
+luogo, fra loro disputando. — La diaconia era appellata <i>in
+Carcere</i> dalla prigione di Stato del decemviro Appio Claudio.
+Diggià sul principio del secolo duodecimo si disse <i>in carcere
+Tulliano</i>, e ciò erroneamente, avvegnachè la prigione
+edificata da Servio Tullio fosse in vicinanza del Campidoglio.
+La Storia di questa diaconia compilata dal <span class="smcap">Crescimbeni</span> (è
+in manoscritto che si conserva dal Cardinale di quel titolo)
+mi ha prestato di poco ajuto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note427">
+<p><span class="label"><a href="#tag427">427</a>.&#160;&#160;</span>La <i>Graphia: In elephanto templum Sibille, et templum
+Ciceronis, ubi nunc est domus filiorum Petri Leonis. Ibi est
+carcer Tullianus, ubi est Eccl. s. Nicholai</i>. Ivi nelle vicinanze
+evvi il ponte dell’isola (<i>pons judaeorum</i>); al di là
+esisteva il ghetto antico. In questo vecchio quartiere dei
+Pierleoni s’entra per un arco d’ingresso che è di fronte al
+palazzo Savelli; la strada «Porta Leone» è forse così appellata
+dal nome dei Pierleoni. La fornace che trovasi in quel
+sito (sta scritto sopra alla sua porta: <i>n. VIII, Prioratus del
+sole</i>) era in origine una torre, ed ha ancora una finestra
+medioevale. Nelle case si rilevano tracce di torri antiche; così
+in quelle ai numeri 122, 137, 130, dove oggidì gli Ebrei macellano
+bufali.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note428">
+<p><span class="label"><a href="#tag428">428</a>.&#160;&#160;</span><i>Ptolemaeo donavit Ariciam, caeteris aurum et argentum</i>:
+<span class="smcap">Petr. Pisan.</span>, c. 19. Il <span class="smcap">Jaffè</span> (n. 3489 a) dice che Alessandro
+II infeudasse Aricia ai Malabranca, ma quest’è un
+errore. Fu Alessandro III che, nel dì 9 Giugno 1178, a <i>Conrado
+Gregorio et Petro fidelibus nostris filiis bone memorie
+Malebrance</i>, confermò l’investitura di Aricia, già posseduta
+dal padre loro: <span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. diplomat. dominii Temporal.</i>, I,
+n. XXXI.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note429">
+<p><span class="label"><a href="#tag429">429</a>.&#160;&#160;</span><i>Sicque Apostolicus ipse tranquillitate inventa Romam
+securus habitavit</i>, dice <span class="smcap">Falcone di Benevento</span>: su di che
+possono vedersi le considerazioni del <span class="smcap">Giesebrecht</span>, III, p. 1164.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note430">
+<p><span class="label"><a href="#tag430">430</a>.&#160;&#160;</span>È degnissimo di nota ciò che narra <span class="smcap">Pietro Pisano</span>
+(c. 21): <i>Plebs, populusque Rom. triumphum tibi instituit.
+Coronata urbe Rex et Regina transivit per medium: magnus
+apparatus, parva gloria. Huic nullus Patrum, nullus Episcoporum,
+nullus catholicus sacerdos occurrit; fit ei processio,
+empta potius, quam indicta</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note431">
+<p><span class="label"><a href="#tag431">431</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Pietro Pisano</span> (c. 22), che toglie frasi a prestito da
+Sallustio e da Livio. — Egual concetto dell’Impero ebbe il
+Barbarossa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note432">
+<p><span class="label"><a href="#tag432">432</a>.&#160;&#160;</span><i>Et praefecturam per aquilam confirmavit dudum nominato
+praefecto: Cod. Vat. 1984</i>. Il giovine Prefetto, come
+il padre suo, aveva nome Pietro, e durò in carica fino al
+tempo di Onorio II (<i>Papa Honorio et Petro tunc temporis urbis
+prefecto</i>: documento dell’anno 1148, n. 57, nel <span class="smcap">Galletti</span>,
+<i>del Primic.</i>). È assai strano caso che tanti Prefetti si chiamassero
+tutti con nome Pietro.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note433">
+<p><span class="label"><a href="#tag433">433</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petr. Diacon.</span>, IV, c. 61: <i>Ptolemaeo illustr. Octavia
+stirpe progenito, Ptolemei magnific. consulis Romanor. filio,
+Bertam filiam suas in conjugio tradidit</i>. Nessun Cronista del
+resto narra di questo maritaggio, quantunque <span class="smcap">Pietro</span> non
+possa averselo inventato di suo capo. Tuttavolta, nell’anno
+1141, Leone figliuolo di <i>Petrus Leonis</i> compare da suocero
+di Tolomeo (<span class="smcap">Nerini</span>, n. 8, App.: <i>Dns Tholomeus Curie se representavit
+cum Dno Leone Petri Leonis socero ejus</i>...): dunque
+Berta doveva a quel tempo essere omai morta. Più tardi vedremo
+un Imperatore bizantino dar la sua figliuola in isposa
+a un Frangipane.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note434">
+<p><span class="label"><a href="#tag434">434</a>.&#160;&#160;</span>Documento di Tolomeo I, dato per Gaeta, dei 9 Febbraio
+1105 (<span class="smcap">Federici</span>, p. 463). A Monte Cassino ne vidi l’originale
+che è notevole per la duplice scrittura che contiene.
+Tolomeo II accordò anche al monastero, libertà di traffici
+nei suoi possedimenti. <i>In nom. Dom. anno ab Incarn. ejus
+1130 mens. Jun. Ind. VIII. Ego Ptolemaeus dei gr. Romanorum
+consul filius quondam bone mem. Ptolemaei — concedo — ut
+cassinenses fratres et res eorum et homines pro utilitate
+monasterii secure atque quiete eant atque redeant per terram
+et per mare hiis locis, in quibus dominium habeam,
+et in portibus nostris ut secure ibi applicare possint — — </i>(<i>Reg</i>.
+<span class="smcap">Petri Diaconi</span>, n. 604 nell’archivio di M. Cassino).
+Uno dei porti di Tolomeo era Astura, che egli aveva tolta al
+convento di san Bonifazio in Roma (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 190, 394).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note435">
+<p><span class="label"><a href="#tag435">435</a>.&#160;&#160;</span>Trecento cavalieri normanni occuparono <i>Pylium</i> (Piglio),
+furono respinti nel <i>Castrum Acutum</i> (Monte Acuto
+presso Anagni) e tornarono a casa malconci: <span class="smcap">Pietr. Diac.</span>, VI,
+c. 61; <span class="smcap">Pietr. Pisan.</span>, c. 24.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note436">
+<p><span class="label"><a href="#tag436">436</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod. Vat. 1984: Postea vero fideles dicti pontificis
+insimul cum comites scil. Petro Columpnae ac Raynaldo
+Sinebaldi clam revocaverunt illum, sed non fuit ausus manere
+in civitate</i>. Il partito avverso era padrone del Campidoglio,
+di dove era dato assalto alla <i>Ripa</i> (case dei Pierleoni
+presso al Tevere), e teneva in poter suo il san Pietro, donde
+si moveva all’assalto del castel Sant’Angelo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note437">
+<p><span class="label"><a href="#tag437">437</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod. Vat. 1984: cum festinatione perrexit per transtiberim
+aput castellum S. Angeli et cepit pugnare contra
+basil. S. Petri, quia praefectus cum consules illam retinebat
+cum balistis</i>...: <span class="smcap">Petr. Pisan.</span>, c. 25.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note438">
+<p><span class="label"><a href="#tag438">438</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Petr. Pisan.</span>, c. 25: <i>ut caverent dolos in execratione
+Guibertinorum ac enormitatis Teutonicae. — Cod. Vat. 1984:
+octavo die sue reversionis — obiit apud cast. S. Angeli in
+domum juxta eream portam et sepultus est in basilica constantiniana,
+quia consules non permiserunt eum in bas. b.
+Petri sepeliri — Obiit in vigilia b. Vicentii et Anastasii
+nocti temporis</i>, ossia ai 21 di Gennaio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note439">
+<p><span class="label"><a href="#tag439">439</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Pietro Pisano</span> enumera alcuni edificî di Pasquale,
+fra cui <i>S. Maria in regione Areolae</i> (<i>Arenolae</i>, riva di sabbia,
+donde ebbe origine il nome <i>Regola</i>), che si mutò nell’odierno
+<i>in Monticelli</i>. I musaici del san Clemente e della santa Maria
+in Monticelli sono ancora del tempo di Pasquale.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note440">
+<p><span class="label"><a href="#tag440">440</a>.&#160;&#160;</span><i>Vita Gelasii II</i> scritta da <span class="smcap">Pandolfo Pisano</span>, nel <span class="smcap">Muratori</span>,
+III, 1, colle aride postille di <span class="smcap">Costantino Cajetani</span>;
+edita indi più correttamente dal <span class="smcap">Papebroch</span>, <i>Propyl. Maji</i>,
+VI. Se si stia al <span class="smcap">Cajetani</span>, padre di Gelasio fu Crescenzio
+duce di Fundi; egli fa risalire la famiglia fino a Docibile
+di Gaeta, e avventuratamente ancor più in su, fino agli inevitabili
+Anicî ed ai Giulii.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note441">
+<p><span class="label"><a href="#tag441">441</a>.&#160;&#160;</span><i>Credentes locum tutissimum, veluti qui Curiae cedit,
+in monasterio quodam, quod Palladium dicitur, infra domos
+Leonis et Cencii Frangipanis — convenerunt: Vita</i>, c. 5.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note442">
+<p><span class="label"><a href="#tag442">442</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Pandolfo</span> fu testimone di questo fatto, e lo descrisse
+vivacemente. Cencio, sbuffante come un drago, <i>more draconis
+immanissimi sibilans — accinctus tetro gladio — valvas ac
+fores confregit, ecclesiam furibundus introiit: inde custode
+remoto Papam per gulam accepit, distraxit, pugnis calcibusque
+percussit, et tamquam brutum animal intra limen
+ecclesiae acriter calcaribus cruentavit; et latro tantum dominum
+per capellos et brachia, Jesu bono interim dormiente,
+detraxit, ad domum usque deduxit, inibi catenavit et clausit</i>
+(c. 6). Probabilmente nella <i>turris cartularia</i>, presso l’arco
+di Tito.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note443">
+<p><span class="label"><a href="#tag443">443</a>.&#160;&#160;</span>Eccone il passo degno di nota: <i>Petrus Praefectus
+Urbis, Petrus Leonis cum suis, Stephanus Normannus cum
+suis, Stephanus de Petro cum suis, Stephanus de Theobaldo
+cum suis, Stephanus de Berizone cum suis, Stephanus Quatrale
+cum suis, Bucca Pecorini cum suis, Bonesci cum suis,
+Berizasi cum suis, Regiones XII Romanae civitatis, Transtiberini
+et Insulani arma arripiunt cum ingenti strepitu
+Capitolium ascendunt</i> (<i>Vita</i>, c. 6).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note444">
+<p><span class="label"><a href="#tag444">444</a>.&#160;&#160;</span><i>S. Papa levatur, niveum ascendit equum, coronatur,
+et tota Civitas coronatur: per viam sacram</i> (la odierna via
+Lateranense che sale dal Colosseo) <i>gradiens, Lateranum ascendit...</i>
+(c. 7). Cencio se la levò liscia, <i>pedes ejus amplexans,
+clamat irremissius: Domine miserere. Et sic peccatis nimiis
+exigentibus, ut iterum ecclesiam elatis cornibus ventilaret,
+evasit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note445">
+<p><span class="label"><a href="#tag445">445</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Falco</span>, a. 1118. — <i>Cod. Vat. 1984: cum festinatione
+Romam petit cum paucis militibus, die veneris ante quadragesima
+misit nuntios ad consules ut exirent obviam ei.
+Sabbatum vero ante quadragesima ingressus est porticum
+S. Petri</i>. L’iscrizione posta sulla tomba di Gelasio dice assai
+giustamente dell’Imperatore:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Sed quia rege fuit non praecipiente levatus</i></p>
+<p class="i01"><i>Horrendum fremuit princeps...</i></p>
+<p class="i08"> (<span class="smcap">Murat</span>., III, I, 416).</p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note446">
+<p><span class="label"><a href="#tag446">446</a>.&#160;&#160;</span>L’antica famiglia dei Bulgamini deve per conseguenza
+aver dimorato in uno dei portici che erano in quel luogo.
+Epitaffî di persone <i>De</i> VVLGAMINEIS trovansi ancora in
+<i>S. Barbara Librariorum</i>, dell’anno 1496, e nel Panteon,
+dell’anno 1530 (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Inscript. Class.</i>, XVI, 8, 48).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note447">
+<p><span class="label"><a href="#tag447">447</a>.&#160;&#160;</span>Ed anche nobiluomini romani, fra’ quali <span class="smcap">Pietro
+Diacono</span> (IV, c. 64) nomina financo il Prefetto della Città:
+di questo io dubito.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note448">
+<p><span class="label"><a href="#tag448">448</a>.&#160;&#160;</span>Pregevolissima è a questo punto la descrizione che
+dà <span class="smcap">Pandolfo</span>, il quale da <i>Ostiarius</i> accompagnò il Papa;
+nell’angustia del suo animo, ei credette che i Tedeschi avessero
+avvelenato il ferro delle frecce. <i>Ad portum usque descendimus.
+Coelum et terra et mare ubique — adversum nos conjuraverunt — mare
+ac Tiberis — Petri vicario rebellabant — Alamanorum
+barbaries tela contra nos mixto toxico jaciebant:
+minitabantur etiam, nos intra aquas natantes pinnaci (piceo?)
+igne cremare, nisi Papam et nos in eorum manibus
+redderemus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note449">
+<p><span class="label"><a href="#tag449">449</a>.&#160;&#160;</span><i>Cepit Dom. Hugo Cardinalis — Papam nostrum in
+collo, et ad castrum S. Pauli Ardeam de nocte sic portavit</i>.
+L’antica Ardea di re Turno apparteneva adesso per una
+metà all’Abazia di san Paolo: nel 1130 Anacleto II la cedette
+a questo convento per intiero.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note450">
+<p><span class="label"><a href="#tag450">450</a>.&#160;&#160;</span>Settecentoventinove anni dopo tale fuga a Gaeta si
+ripetè anche da Pio IX.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note451">
+<p><span class="label"><a href="#tag451">451</a>.&#160;&#160;</span>Stando a <span class="smcap">Landulph. Junior</span>, <i>Hist. Mediol.</i>, c. 32,
+Burdino fu eletto addì 9 Marzo. Gelasio, nella sua lettera
+ai Vescovi delle Gallie (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 166), dice che fullo
+quarantaquattro giorni dopo l’elezione di sè scrivente, locchè
+corrisponderebbe ai 10 di Marzo. Questo giorno (<i>VI Id.
+Martii</i>) è fissato eziandio dal <i>Chron. Fossanovae. — Cod.
+Vat. 1984: consecrarunt eum romanum antistitem in die veneris
+de quatuor tempora quae sunt de mense martio</i>. — Burdino
+era probabilmente nativo di Limoges in Aquitania.
+Vedi la <i>Vita</i> di lui scritta dal <span class="smcap">Balluzio</span> (<i>Miscell.</i>, III, 471),
+pregevole apologia di un Antipapa: <span class="smcap">Gugl. Malmsb.</span> (V, 169)
+loda le doti del suo animo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note452">
+<p><span class="label"><a href="#tag452">452</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Pandolfo</span> gli pone in bocca questo lamento: <i>ecce de
+recidivo vulnere recidimus in typum antiquum</i>. Leggasi la
+lettera che Gelasio scriveva a Conone di Preneste. <i>dat. Capuae
+Id. April, Cod. Udalr.</i>, 293; <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 173.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note453">
+<p><span class="label"><a href="#tag453">453</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Pietro Diacono</span> e <span class="smcap">Pandolfo</span> scrivono <i>Turricula</i> (così
+indubbiamente trovasi nel <i>Cod. Vat. 3762</i>, fol. 165): io reputo
+che sia Torrice presso a Frosinone, e non già Torricella
+nella Sabina o vicino al Trasimeno, siccome suppone il
+<span class="smcap">Wattenbach</span> in nota alla <i>Cronica di Monte Cassino</i> (<i>Mon.
+Germ.</i>, IX, 792). Anche il <span class="smcap">Platina</span> lesse in alcune antiche
+Croniche che l’Imperatore pose a guasto la Campagna latina,
+ed in questo luogo egli trapiantò <i>Turriculum</i>. La mossa
+di Enrico non potè toccare che il Lazio, dove andava per incutere
+temenza ai Normanni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note454">
+<p><span class="label"><a href="#tag454">454</a>.&#160;&#160;</span>Io credo che in ciò avesse parte la questione riguardante
+la rocca Circea. Gelasio aveva comandato ad Ugo cardinale
+di restituirla a quelli di Terracina. Ma <span class="smcap">Landolfo</span> a
+questo proposito dice: <i>Tunc Papa vellet multum, quam reddi
+nimis inconsulto praecepit, Circaeam arcem habere. Igitur
+dux et principes cum baronibus rediere</i>. Probabilmente il
+Duca di Gaeta aveva voluto impossessarsi della rocca.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note455">
+<p><span class="label"><a href="#tag455">455</a>.&#160;&#160;</span><i>Latuit dom. Papa melius quam hospitatus est in ecclesiola
+quadam, quae S. Maria in Secundocerio dicitur, intra
+domos illustr. viror. Stephani Normanni, Pandulphi fratris
+ejus, et Petri Latronis Corsorum</i> (c. 12). Quella chiesa era
+situata nella Regione detta Ponte; però il <span class="smcap">Galletti</span> (<i>del
+Prim.</i>, p. 89) la pone nei pressi di santa Maria <i>in Gradellis</i>,
+non lungi dal Palatino, dappoichè così sembri denotarlo un
+documento che è nel <span class="smcap">Nerini</span>, n. 27.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note456">
+<p><span class="label"><a href="#tag456">456</a>.&#160;&#160;</span>Predicati di Papi scismatici erano questi: <i>statua in
+Ecclesia; monstrum in cathedra Petri; testaceum idolum in
+cruentis manibus plasmatum; bestia de apocalypsi</i>...</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note457">
+<p><span class="label"><a href="#tag457">457</a>.&#160;&#160;</span>Il padre di questo Crescenzio era (se si stia a <span class="smcap">Costantino
+Cajetani</span>, p. 370) Marino duce e console di Fundi, fratello
+di Gelasio. Il <span class="smcap">Jaffé</span> inesattamente determina l’Agosto o il
+Settembre per il tempo in cui avvenne l’assalimento. La
+festa di santa Prassede cade precisamente ai 21 di Luglio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note458">
+<p><span class="label"><a href="#tag458">458</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Pandolfo</span> fa che le fazioni combattano intorno al povero
+Papa, come i Greci e i Trojani attorno al cadavere di
+Patroclo: <i>Papam cupit iste tenere, iste tuetur eum: miles
+utrumque cadit. Turbae ruunt, pedites saliunt muros</i>...
+(c. 13).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note459">
+<p><span class="label"><a href="#tag459">459</a>.&#160;&#160;</span>Le donne avevano visto il Papa <i>solum, tamquam scurram,
+per campos — quantus equus poterat, fugientem. — Demum
+intra campos S. Pauli Ecclesiae adiacentes fessus tristis,
+et ejulans inventus est et reductus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note460">
+<p><span class="label"><a href="#tag460">460</a>.&#160;&#160;</span>Nota il <span class="smcap">Baronio</span> a questo proposito, che i Papi, trovandosi
+in angustie, furono sempre soliti a fuggire in Francia:
+<i>adeo ut si quis dicat, portum Rom. Ecclesiae fluctuantis naviculae
+Petri Galliam esse, non mentietur</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note461">
+<p><span class="label"><a href="#tag461">461</a>.&#160;&#160;</span><i>Princeps et clypeus omnium pariter Curialium, Stephanus
+Normannus, collaudantibus omnibus Protector et Vexillifer — nimis
+efficaciter ordinatur, et ad urbis custodiam
+cum jam dictis aptatur</i> (c. 15). Vedasi come d’un tratto
+l’acerbo nemico di Pasquale si fosse mutato da quello di un
+tempo; nè per fermo tal cosa accadde senza che lo si satollasse
+con molti beni della Chiesa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note462">
+<p><span class="label"><a href="#tag462">462</a>.&#160;&#160;</span>Questo stesso Bello torno a trovare nella notevole
+<i>Charta plenariae securitatis inter Cajetanos et Bellum Romanum</i>,
+a. 1124: ma di ciò più tardi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note463">
+<p><span class="label"><a href="#tag463">463</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Falcone di Benevento</span> dice essere stata immensa la
+copia d’oro e d’argento che in Francia gli fu donata. — Anche
+oggidì non passa giorno, che, sotto nome di denaro di san Pietro,
+non affluisca oro ed argento nei forzieri di Pio IX; e
+molto di quello contribuisce la Francia meridionale, che è di
+parte legittimista.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note464">
+<p><span class="label"><a href="#tag464">464</a>.&#160;&#160;</span>Le lettere del clero romano sono registrate nel <i>Cod.
+Udalr.</i>, 294-299, e nel <span class="smcap">Martene</span>, <i>Veter. Scriptor. Collectio</i>, I.
+644 segg., massimamente al 647. Gli avvenimenti sono narrati
+nella <i>Vita Calixti</i> di <span class="smcap">Pandolfo</span> (<span class="smcap">Papebroch</span>, c. 1) e da <span class="smcap">Falcone</span>,
+p. 92: <i>Illico cardinales cum eo</i> (ossia con Pietro vicario)
+<i>manentes, pluresque Romanorum fidelium convocans, Capitolium
+ascendit, ibique literas missas ostendit, et legi praecepit</i>.
+Mandarono la loro adesione anche Ugo cardinale, legato
+a Benevento, e quell’arcivescovo Landolfo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note465">
+<p><span class="label"><a href="#tag465">465</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Pagi</span> e il <span class="smcap">Jaffé</span> credono che la consecrazione avvenisse
+di già ai 9 di Febbraio, come per fermo dicono i Cronisti:
+ma può essersi mai data una tal cosa, se prima si aspettarono
+i messaggi da Roma?</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note466">
+<p><span class="label"><a href="#tag466">466</a>.&#160;&#160;</span>La relazione del Concilio, compilata da <span class="smcap">Hessone Scolastico</span>,
+fu da ultimo edita nei <i>Mon. Germ.</i>, XIV, 422. Il Papa
+sciolse financo i sudditi dal loro giuramento.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note467">
+<p><span class="label"><a href="#tag467">467</a>.&#160;&#160;</span>Lettera di Brunone all’Imperatore (nel <span class="smcap">Bower</span>, <i>Annal.
+Trevir.</i>, II, lib. XIII, 14): <i>Jam vero cum urbe relicta ad
+oppida Romani territorii tu arma transtulisti, et Robertus
+Capuae princeps pro Gelasio armatus Romam iniisset, ego
+cum Domino meo Maximo</i> (Burdino) <i>noctes et dies excubans,
+in tuo servitio, sub armarum pondere steti</i>... Roberto non
+può essere entrato in Roma che dopo fuggito Gelasio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note468">
+<p><span class="label"><a href="#tag468">468</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod. Vat. 1984: Accepta pecunia tradiderunt eam
+(basilicam S. Petri) Petro Leonis, qui fidelis erat Calixti
+pape, cum omnibus ejus munitionibus</i>. Ne è incerta la data.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note469">
+<p><span class="label"><a href="#tag469">469</a>.&#160;&#160;</span>Così ne è descritta l’entrata da Egino abate di santo
+Ulrico in Augusta, che accompagnò il Papa da Rosella a Roma
+(<span class="smcap">Canisius</span>, <i>Antiquae Lection.</i>, II, 240). <i>Jam enim quis illius
+terrae concursus? Quantus omnis sexus et aetatis apparatus — Caesar,
+si superesset indignans miraretur, Tullius forsitan
+attraheretur — Coronatus — per medium deducitur civitatis,
+plateis auro, gemmis pretiosissimis undique adornatis</i>. La data
+è dei <i>III Nonas Junii</i>, come nella lettera di Calisto, indiritta
+a Stefano suo legato a Treviri (<span class="smcap">Brower</span>, II, 16), nella quale
+il Papa in brevi tratti descrive il ricevimento che ebbe. Anche
+<span class="smcap">Falcone</span> parla del giubilo di Roma, e <span class="smcap">Anselmo</span>, <i>Contin. Sigeberti</i>,
+dice: <i>Ab omni Senatu et populari turba gloriose excipitur</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note470">
+<p><span class="label"><a href="#tag470">470</a>.&#160;&#160;</span>Nella lettera detta di sopra Calisto nomina fra coloro
+che prestarono omaggio a lui e alla Chiesa (<i>clientelaribus
+sacramentis</i>), queste persone: <i>Petrus Leonis in magno hominum
+omnis ordinis coetu</i>, il Prefetto e i suoi fratelli, Leone
+Frangipani, Stefano Normanno. <i>Neque ab horum sese studiis
+impigra parendi voluntate, Petrus Columna, caeterique nobiles
+Romanorum secrevere.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note471">
+<p><span class="label"><a href="#tag471">471</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Falcone</span> vide e descrisse l’entrata del Papa a Benevento.
+I ricchi Amalfitani avevano ornato tutte le vie di tappeti
+e di cose preziose: <i>infra ornamenta vero thuribula aurea
+et argentea cum odoribus et cinnamomo posuerunt</i>. E facevasi
+gazzarra con <i>tympana, cymbala, lyras sonantes</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note472">
+<p><span class="label"><a href="#tag472">472</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod. Vat. 1984.</i> <span class="smcap">Falcone</span>, a. 1121, pone per data i <i>IX
+Kal. Majas</i>. La lettera con cui Calisto annuncia ai Vescovi
+di Gallia la caduta di Burdino, è data da Sutri, ai 27 di Aprile.
+<span class="smcap">Sugerii</span>, <i>Vita Ludovici Regis</i> (<span class="smcap">Duchesne</span>, IV, 310). <span class="smcap">Anon.
+Cassinensis</span>, <i>Chron.</i>, a. 1121. La <i>Vita Calixti ex</i> <span class="smcap">Card. Arag.</span>
+dice esplicitamente che Burdino, montato sul cammello, precedette
+il Papa; però <span class="smcap">Ekkehardo</span> celebra a gloria di questo,
+che salvasse la vita del prigioniero. Da Janula, Onorio II, nell’anno
+1124, lo fe’ tradurre a Fumone: <span class="smcap">Pietro Diacono</span>, IV,
+86. Non è probabile che Gregorio VIII tuttavia promulgasse
+Bolle dalla sua prigione; è poi affatto dubbia la cronologia di
+quelle che sono riferite dal <span class="smcap">Liverani</span>, <i>Opere</i>, vol. 4, 467.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note473">
+<p><span class="label"><a href="#tag473">473</a>.&#160;&#160;</span><i>Hic pro servanda pace turres Centii, domus tyrannidis
+et iniquitatis, diruit et ibidem non reparari praecepit; Vita
+di Calisto</i> scritta da <span class="smcap">Pandolfo</span>, c. 4. Dei Conti di Ceccano
+egli parla al c. 5.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note474">
+<p><span class="label"><a href="#tag474">474</a>.&#160;&#160;</span>I due celebri documenti: <i>Ego Henricus — dimitto;
+Ego Callistus — concedo</i>, sono registrati nel <i>Cod. Udalrici</i>,
+305, 306, nella <i>Cronica</i> di <span class="smcap">Ekkehardo</span>, a. 1122, nel <span class="smcap">Baronio</span>
+(con qualche variante; però egli trasse la carta imperiale
+dall’autografo vaticano, sul quale da ultimo la stampò il
+<span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. Diplom. Temp.</i>, I, n. XII), ed in molti altri
+luoghi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note475">
+<p><span class="label"><a href="#tag475">475</a>.&#160;&#160;</span>Potrebbesi chiedere quale delle due parti fosse la vincente,
+ma ben deesi rispondere coll’<span class="smcap">Hallam</span>: <i>It is manifest
+from the events that followed the settlement of this great controversy
+about investitures, that the see of Rome had conquered</i>
+(<i>Europe during the middle ages</i>, I, c. 7). La storia della
+questione delle investiture fu per la prima volta scritta dal
+celebre ex gesuita <span class="smcap">Maimbourg</span>, nella sua <i>Histoire de la decadence
+de l’Empire après Charles Magne et des differends des
+Empereurs avec le Papes au sujet des Investitures</i> (Paris 1679):
+e a confutarlo in seguito di tempo il <span class="smcap">Noris</span>, che fu più tardi
+cardinale, compilò la sua <i>Istoria delle Investiture</i> (Mantova
+1741).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note476">
+<p><span class="label"><a href="#tag476">476</a>.&#160;&#160;</span><i>Comperivi tale, tantumque pacis firmamentum infra Romanam
+urbem temporibus praedicti Apostolici advenisse, quod
+nemo civium, vel alienigena arma sicut consueverat, ferre
+ausus est</i>: <span class="smcap">Falco</span>, p. 99. Così similmente <span class="smcap">Romualdo</span>, a. 1121,
+e <span class="smcap">Guglielmo di Malmesbury</span>, lib. V, 169.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note477">
+<p><span class="label"><a href="#tag477">477</a>.&#160;&#160;</span><i>Hic etiam derivavit aquam de antiquis Formis, et ad
+portam Lateranensem conduxit, ibique lacum pro adaquandis
+equis fieri fecit: Vita ex</i> <span class="smcap">Card. Aragon.</span> Quanto meschine
+fossero in Roma a questo tempo le opere di lavori publici si
+pare da ciò, che vien qui celebrato come impresa grande l’aver
+costruito fuor di porta Lateranense una vasca da abbeverar
+cavalli. Il solo <span class="smcap">Platina</span> dice: <i>moenia urbis instaurat</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note478">
+<p><span class="label"><a href="#tag478">478</a>.&#160;&#160;</span><i>Concil. Lateran. I, Canon. XIV (Ecclesias a laicis incastellari).
+Canon. XVI (Si quis Romipetas)</i>: <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 285.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note479">
+<p><span class="label"><a href="#tag479">479</a>.&#160;&#160;</span>Non erano che figure isolate, senza che avessero fra
+loro un’azione composta. Il <span class="smcap">Panvinio</span> (<i>de 7 Ecclesiis Urbis</i>,
+pag. 173) chiama addirittura <i>foedissima pictura</i> i dipinti
+della cappella: così parimenti nella sua inedita <i>Descrizione
+del Laterano, Mscr. Vatican. 6110</i>. Tutte le notizie relative
+a questa cappella furono raccolte insieme dal <span class="smcap">Gattula</span>, <i>Hist.
+Cassin.</i>, I, 362. I versi posti sotto di Burdino, dicevano così:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Ecce Calixtus honor patriae, decus imperiale,</i></p>
+<p class="i01"><i>Burdinum nequam damnat, pacemque reformat.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note480">
+<p><span class="label"><a href="#tag480">480</a>.&#160;&#160;</span>Così le favole raccolte nel <i>Mscr. Vatican. Ottobon.
+n. 2570</i> (del sec. XVI), che contiene un opuscolo di <span class="smcap">Castallo
+Metallino</span>, <i>De nobilibus Romanis</i>. Quell’autore si giovò
+del mscr. del <span class="smcap">Panvinio</span>, <i>De Gente Fregepana lib. IV</i> (di cui
+esiste un esemplare nella bibl. Angelica). Anche il <span class="smcap">Panvinio</span>
+gitta via il suo tempo a voler dimostrare che i Frangipani
+scendevano dalla gente Anicia; e <span class="smcap">Alberto Cassio</span>, uomo
+d’altra parte pregevole per assai meriti, ha con ridevole
+audacia compilato l’albero genealogico degli Anicî, dai primissimi
+inizî fino giù a Mario, ultimo dei Frangipani (1654).
+Vedansi le sue <i>Memorie di S. Silvia</i>, cap. VI.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note481">
+<p><span class="label"><a href="#tag481">481</a>.&#160;&#160;</span>Scrivevasi <i>Fregapane, Frayapanus, Frajapanis, Frajampane,
+Phrigepanius, Frangipane, Frangenspanem</i>. Nella
+donazione di Matilde vien detto: <i>in praesentia Centii Frajapanis</i>,
+che è il figliuolo di Leone. In santa Cecilia nel Transtevere
+esiste un’antica lapida mortuaria coll’iscrizione: <span class="smcap lowercase">S. IOHIS
+FRAIAPANIS</span> (marito di donna Bona e padre di Cencio secondo).
+Un’altra lapida, che è in quella stessa chiesa (vi sono
+rappresentati l’imagine del morto e lo stemma con quattro
+leoni rampanti, disposti in quattro quarti, ma senza il pane),
+dice: <span class="smcap lowercase">HIC IACET GVIDVTIVS FRAYAPANVS CVIVS AIA REQVIESCAT
+IN PACE</span>. Da Cencio il <span class="smcap">Panvinio</span> fa derivare il ramo
+della famiglia <i>De Gradellis</i>; nel <span class="smcap">Nerini</span> (n. XXVIII) compare,
+nell’anno 1243, un <i>Oddo Frejapanis de Gradelle</i>, e
+vien detto: <i>in porticu Gallatorum ante Eccl. S. Mariae de
+Gradellis</i>. Nei <span class="smcap">Mirabilia</span> si nota: <i>Ad Gradellas fuit Templum
+solis</i>; ed è possibile che ivi s’intenda parlare del <i>Septizonium</i>.
+Il <i>Porticus Gallatorum</i> del medio evo ben è il <i>Porticus
+Gallae</i>, di cui parla <span class="smcap">Pietro Pisano</span> (<i>Vita Paschalis II</i>, c. 16):
+incerto è poi se lo si debba far derivare dalla chiesa di santa
+Galla.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note482">
+<p><span class="label"><a href="#tag482">482</a>.&#160;&#160;</span>Nel secolo duodecimo i Frangipani signoreggiarono
+la Regione del Colosseo. In un documento dei 10 Marzo 1177
+(che esiste nell’archivio lateranese) si sottoscrivono: <i>Bernardus
+Gregorii de Gregorio, Petrus Roberti, Joannes Mancinus,
+Andreas Scriniarius, Sasso Oddonis de Saxo, Joannes
+Cincii, Joannes Judex, Romanus de Bonella, Joannes Adulterinus,
+Gregorius Lovaci, Jordanus Albertucius, Nicolaus
+della Scotta, Nicolaus Sarracenus, Cencius Vetulus, Stephanus
+Pelliparius, Laurentius Caput Vacae, Joannes Capocius,
+Nicolaus Octaviani, Bovacianus Romani de Ranucio, Petrus
+Romani, Nicolaus Joannis Micini, Bovo Todorelli, Joannes
+Tinessus Gaudens. Dicono: nos omnes suprascripti homines
+pro nobis et aliis hominibus regionis Colossei — auctoritate
+dominor. de Frangenspanibus quicquid juris — habemus in
+coena domini in oblationibus altaris majoris Eccl. Lateran.</i>,
+e precisamente ne fanno cessione ad alcuni canonici di quella
+basilica (<i>Mscr.</i> <span class="smcap">Panvinii</span>, p. 254).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note483">
+<p><span class="label"><a href="#tag483">483</a>.&#160;&#160;</span>Di questi fatti narra <span class="smcap">Pandolfo</span>, da testimonio oculare,
+nella <i>Vita Honorii</i>, c. 2. Vedi eziandio il <span class="smcap">Card. Aragon.</span>
+e <span class="smcap">Pietro Diacon.</span>, IV, c. 83.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note484">
+<p><span class="label"><a href="#tag484">484</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Pietr. Diacon.</span>, IV, 83. Sull’origine e sulla patria di
+Onorio II vedasi il <span class="smcap">Liverani</span>, <i>Lamberto da Fagnano</i> (Macerata,
+1859), pregevolissima monografia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note485">
+<p><span class="label"><a href="#tag485">485</a>.&#160;&#160;</span><i>Lothario ill. et glor. Romanor. regi, consules romani
+et alii principes salutem et prosperitatem. Nos in servitio et
+fidelitate b. Petri et domini P. Honorii persistimus, et quod placet
+ei amamus</i> (è l’ultima volta che i Romani parlano così)...
+<i>Nos interim diligenti studio operam dabimus, quatenus — pop.
+Rom. ad te sicut decet honorifice suscipiendum sit paratus</i>
+(senza data); <i>Cod. Udalr.</i>, n. 351. Indarno tentò Corrado di avvicinarsi
+a Roma: vedine il <span class="smcap">Jaffé</span>, <i>Storia dell’Imp. tedesco
+sotto di Lotario</i>, Berlino, 1843, p. 71.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note486">
+<p><span class="label"><a href="#tag486">486</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Giannone</span>, II, X, c. 10. Della morte di Guglielmo
+(<i>VIII. Kal. Aug. 1127</i>) parla <span class="smcap">Falcone</span>, p. 101, il quale con
+ingenuità e con vivezza descrive eziandio l’arrivo di Rogero
+e gli avvenimenti che vennero dopo. Vedi anche <span class="smcap">Alexandri
+Abbatis Telesini</span>, <i>Historia de rebus gestis Rogerii Siciliae
+Regis</i>, lib. I, c. 4 (<span class="smcap">Muratori</span>, V).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note487">
+<p><span class="label"><a href="#tag487">487</a>.&#160;&#160;</span>Così fin d’ora i Papi protestarono, lor guerre politiche
+esser guerre sante, e perciò di autorità divina ne impartirono
+indulgenze. <i>Ex auctoritate et B. M. virginis, et Sanctor.
+Apostolor. meritis, talem eis impendit retributionem, eorum
+videlicet, qui delictorum suorum poenitentiam sumpserint,
+si in expeditione illa morientur, peccata remisit, illorum
+autem, qui ibi mortui non fuerint, et confessi sunt, medietatem
+remisit</i>: <span class="smcap">Falco</span>, p. 104.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note488">
+<p><span class="label"><a href="#tag488">488</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Romuald. Salernit.</span>, p. 264 (<span class="smcap">Murat.</span>, VII).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note489">
+<p><span class="label"><a href="#tag489">489</a>.&#160;&#160;</span>La preziosa <i>Cronica di Fossanova</i> sparge luce su queste
+piccole guerre combattute nella Campagna. Essa nomina
+terre che ancor durano in quel paese de’ Volsci, <i>Supino, Magentia</i>
+(Maenza presso Piperno), <i>Aqueputia</i> (Torre Acquapuzza),
+<i>Roccasecca, Julianum, S. Stephanum, Prosseum</i> (Prossedi),
+<i>Tertium</i> (Pisterzo), <i>S. Laurentum</i>. Onorio conquistò questi
+luoghi, ed eziandio Trevi e Segni (<span class="smcap">Card. Aragon.</span>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note490">
+<p><span class="label"><a href="#tag490">490</a>.&#160;&#160;</span>Così ne dà notizia la lettera degli Anacletani a Didaco
+di Compostella (<span class="smcap">Florez</span>, <i>España Sagrada</i>, XX, 513), ed
+è facile che sia cosa vera: <i>per laicorum manus mortuus miserabiliter
+defertur sicut vilissima bestia in claustrum trahitur,
+et in vilissimum sepulcrum immergitur</i>. Di Onorio non
+v’ha in Roma monumento alcuno. San Crisogono nel Transtevere,
+edificato a nuovo nel 1128, è monumento di Giovanni
+di Crema, cardinale, che fu il vincitore di Burdino, ed ebbe
+da quella chiesa il suo titolo. <span class="smcap">Severano</span>, <i>Memorie</i>, p. 314.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note491">
+<p><span class="label"><a href="#tag491">491</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Beniamino di Tudela</span>, <i>Itinerarium</i> (Lugduni, 1633,
+p. 10): <i>Hic ducenti ferme Judaei viri honorati, nemini tributum
+pendentes, inter quos suos habet magistros Papa Alexander</i>.
+Egli appella il rabbino Geiele (<i>trans Tiberim habitans</i>) <i>Papae
+minister, juvenis formosus, prudens ac sapiens — in aula
+Papae — ipsius facultatum administrator</i>: e dice che Natano,
+zio di lui, aveva scritto un libro «Aruch». Vedi da ciò che
+gli Israeliti in Roma si occupavano anche di lettere. — Beniamino
+trovò a Marsiglia 300 Ebrei di sesso maschile, a Capua
+300, a Napoli 500, a Salerno 600, ad Amalfi 20, a Benevento
+200, a Melfi 200, a Taranto 300, ad Otranto 500, a Messina
+200, a Palermo 1500, e 2000 nel sobborgo di Pera a Bisanzio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note492">
+<p><span class="label"><a href="#tag492">492</a>.&#160;&#160;</span>Nell’anno 1020, a causa di un terremoto. Il Papa fece
+impiccare alcuni Ebrei: <span class="smcap">Ademaro</span>, <i>Hist.</i>, III, c. 52. — L’<i>Ordo
+Romanus</i> di <span class="smcap">Cencio</span> (<i>saec. XII</i>) nomina la loro <i>Schola</i> per ultima
+fra le diciassette, che nei dì festivi ricevevano un donativo
+di denaro: <i>Judaeis viginti solidos provesinorum</i>. Nelle processioni
+pontificie eglino si postavano <i>juxta palacium Cromacii,
+ubi Judaei faciunt laudem</i>, non lungi da Monte Giordano
+(<span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus. It.</i>, II, 143).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note493">
+<p><span class="label"><a href="#tag493">493</a>.&#160;&#160;</span>La invettiva di <span class="smcap">Arnolfo</span> (<i>Mon. Germ</i>., XII, 711) contro
+di Anacleto II, indiritta a Girardo legato del Papa nelle Gallie,
+dice: <i>Cujus avus cum inaestimabilem pecuniam multiplici corrogasset
+usura — circumcisionem baptismatis unda dampnavit. — Factus
+dignitate Romanus — dum genus et formam regina
+pecunia donat, alternis matrimoniis omnes sibi nobiles civitatis
+ascivit</i>. Anche <span class="smcap">Benzone</span> (II, c. 4), che di persona conobbe
+a Roma Leone, scrive: <i>Leone, originaliter procedente de
+Judaica congregatione</i>. <span class="smcap">San Bernardo</span>, <i>Ep</i>. 139: <i>Judaicam
+sobolem sedem Petri occupasse</i>. E così la lettera di Gualtiero
+arcivescovo di Ravenna (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 434) chiama lo scisma di
+Anacleto: <i>Judaicae perfidiae heresis</i>. — Il <span class="smcap">Baronio</span> (a. 1111,
+n. 3) trasse da un Codice di Monte Cassino (che contiene i
+poemi di <span class="smcap">Alfano</span>) un epitaffio che questo Arcivescovo compose
+pel nobile romano Leone, fondatore della casa Pierleona:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Hic jacet in tumulo Leo vir per cuncta fidelis</i></p>
+<p class="i02"> <i>Sedis Apostolicae tempore quo viguit.</i></p>
+<p class="i01"><i>Romae natus, opum dives, probus et satis alto</i></p>
+<p class="i02"> <i>Sanguine materno nobilitatus erat.</i></p>
+<p class="i01"><i>Prudens et sapiens, et coelo pene sub omni</i></p>
+<p class="i02"> <i>Agnitus et celebris semper in Urbe manens.</i></p>
+<p class="i01"><i>Virgo ter senis fuerat cum sole diebus</i></p>
+<p class="i02"> <i>Quando suum vitae finierat spatium</i>.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Forse questo Leone fu sepolto in santo Alessio, ed è sua la iscrizione
+(nel <span class="smcap">Galletti</span>, VII, n. 4): <span class="smcap">HIC REQVIESCIT CORPVS DOP<span class="over">N</span>I
+LEONIS CONSVL’ ROMANORUM</span>. Il Rotschild del medio evo, creato
+barone romano dal Papa indebitato!</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note494">
+<p><span class="label"><a href="#tag494">494</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Chron. Maurin</i>. (<span class="smcap">Duchesne</span>, IV, 376): <i>Leo a Judaismo
+pascha facient ad Christum, a Leone baptizari et ejus
+nomine meruit intignati. Hic vir — in Curia Romana magnificus,
+genuit filium Petrum, magnae famae, magnaeque
+potentiae post futurum</i>. — <span class="smcap">Orderico Vitale</span> (p. 861) motteggia
+sulle fattezze ebraiche di un nipote di Leone, che nell’anno
+1119 intervenne al Sinodo di Reims: <i>nigrum et pallidum
+adolescentem, magis Judaeo vel Agareno, quam Christiano similem</i>:
+era fratello di Anacleto, il quale pure, se si creda ad
+<span class="smcap">Arnoldo</span>, aveva faccia di ebreo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note495">
+<p><span class="label"><a href="#tag495">495</a>.&#160;&#160;</span>Soltanto allora che il figliuolo di Pier Leone diventò
+papa i Cronisti cominciarono a parlare di sua origine israelitica.
+Le <i>Vitae</i> dei Papi non ne fanno parola, e <span class="smcap">Beniamino</span>
+di <span class="smcap">Tudela</span>, cui senza dubbio avranno parlato in Roma di
+Anacleto, ne tace per ragioni facili a comprendersi — <span class="smcap">Anselmo</span>,
+continuatore di Sigberto, appella Pietro: <i>altitudine
+sanguinis glorians</i>. I <i>Gesta Treveror.</i> (<i>Mon. Germ., X</i>, 200):
+<i>facione nobilium Romanorum, quorum ipse propinquitate pollebat</i>.
+<span class="smcap">Eadmero</span>, <i>Hist. Novor.</i>, VI, 137: <i>erat enim filius Petri
+praeclarissimi Principis Romanor</i>. <span class="smcap">Romualdo</span> lo chiama:
+<i>filium Petri Leonis nobilem civem Romanum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note496">
+<p><span class="label"><a href="#tag496">496</a>.&#160;&#160;</span>I favoleggiati <i>Comites Montis Aventini</i> (tradotto ii
+nome in tedesco) diventarono i conti di Absburgo. Sono ghiribizzi
+dei tempi del <span class="smcap">Sansovino</span>, del <span class="smcap">Volaterrano</span>, del <span class="smcap">Crescenzi</span>,
+dello <span class="smcap">Zazzera</span>, di <span class="smcap">Arnoldo Wion</span>, del <span class="smcap">Panvinio</span>, del
+<span class="smcap">Kircher</span> ecc. I Pierleoni credettero con fermo convincimento
+alla loro parentela con casa d’Austria. Nella chiesa di santa
+Maria della Consolazione v’è una iscrizione dell’anno 1582,
+che dice: <i>Lucretia de Pierleonibus Luce de Pierleonibus J. V. D.
+Filia nobilissima Romanorum et Austriae gentis sola relicta</i>
+etc. In questo modo l’ultima erede del casato strombettava
+tuttavia le glorie de’ suoi avi. Ella pose in san Paolo una pomposa
+epigrafe anche al fondatore della sua famiglia, e vi è
+detto: <i>Sepulcrum Petri Leonis Montis Aventini Comitis ex
+Anicia mox Pierleonia stirpe</i> etc.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note497">
+<p><span class="label"><a href="#tag497">497</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Te Petrus et Paulus servent Petre Leonis,</i></p>
+<p class="i01"><i>Dent animam coelo quos tam devotus amasti,</i></p>
+<p class="i01"><i>Et quibus est idem tumulus sit gloria tecum.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+L’<span class="smcap">Ugonio</span> lesse tuttavia a’ suoi dì un’altra iscrizione assai
+caratteristica di quel tempo; io non la rinvenni più:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Praeterit ut fumus princeps seu rex opulentus,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Et nos ut fumus pulvis et ossa sumus.</i></p>
+<p class="i01"><i>In tantisque bonis pollens Petrus ecce Leonis,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Respice quam modico nunc tegitur tumulo.</i></p>
+<p class="i01"><i>Vir fuit immensus quem proles, gloria, census</i></p>
+<p class="i02"> <i>Sustulit in vita, non sit ut alter ita.</i></p>
+<p class="i01"><i>Legum servator, patrie decus, urbis amator,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Extruxit celsis turribus astra poli.</i></p>
+<p class="i01"><i>Omnia praeclara mors obtenebravit amara,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Nominis ergo Dei gratia pareat ei.</i></p>
+<p class="i01"><i>Junius in mundo fulgebat sole secundo,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Separat hunc nobis cum polus hicque lapis.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+La iscrizione di Lucrezia Pierleonia (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 395) fissa
+l’anno della morte di lui al 1128: erroneamente il <span class="smcap">Baronio</span>
+al 1144, chè omai, in una lettera del 1130, Anacleto chiama
+il padre suo <i>bone memorie</i>. Più tardi i sepolcri della famiglia
+furono collocati in parte nella chiesa di san Nicola <i>in Carcere</i>,
+e in parte nel sant’Angelo <i>in Pescaria</i>, dove, prima che
+questa chiesa fosse demolita, io vidi fuor della sua porta
+un sasso, con sopra in musaico lo stemma della famiglia, che
+rappresentava un leone rampante, a scacchi e con tre fasce.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note498">
+<p><span class="label"><a href="#tag498">498</a>.&#160;&#160;</span>Vedi <span class="smcap">Eadmero</span>, VI, 137 e <span class="smcap">Ernaldo abate</span> (<i>Vita S.
+Bernardi, Opera</i>, II, c. 1, 1107, ed. <span class="smcap">Mabillon</span>): la invettiva
+di <span class="smcap">Arnolfo</span> lo taccia perfino d’incesto colla sorella Tropea.
+Vedansi altresì le pari accuse nella lettera di Manfredo vescovo
+di Mantova a Lotario (nel <span class="smcap">Watterich</span>, II, 275, che la
+trasse dal <span class="smcap">Neugart</span>, <i>Cod. Dipl. Alem.</i>, II, 63). Da altra parte,
+<span class="smcap">san Bernardo</span> indirisse ad Anacleto, quand’era tuttavia
+cardinale, una lettera in cui loda le sue virtù di ecclesiastico:
+trovasi nel <span class="smcap">Jaffè</span>, <i>Stor. dell’Imp. ted. sotto di Lotario</i>,
+p. 89.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note499">
+<p><span class="label"><a href="#tag499">499</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod. Udalr.</i>, 346. La lettera degli Anacletani a Didaco
+afferma che dapprima si avesse convenuto di far l’elezione
+dentro della chiesa di santo Adriano; ciò essendo stato impedito
+dai raggiri di certi vescovi, s’avrebbe deliberato di unirsi
+per l’elezione nel san Marco, ma poi in secreto quella si compieva
+nel san Gregorio. Il <span class="smcap">Sugerio</span> (<i>Vita Lodovici Grossi</i>,
+p. 317) dice solamente, che s’avesse deciso di congregarsi insieme
+nel san Marco. <i>Qui locus quasi umbilicus Romae est</i>,
+nota l’annuncio che gli Anacletani ne diedero a Lotario
+(<span class="smcap">Baron.</span>, a. 1130, n. 17). Troppo prossime al san Marco erano
+le torri dei Pierleoni; il partito avverso ne stava in temenza,
+e Pietro manifestamente metteva in giuoco tutti i mezzi,
+massime il suo denaro, per essere eletto. Da ambe le parti si
+agì disonestamente.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note500">
+<p><span class="label"><a href="#tag500">500</a>.&#160;&#160;</span>Pietro di Porto gridò agli avversarî: <i>Siccine didicistis
+Papam eligere? in angulo, in abscondito, in tenebris, in
+umbra mortis — contempto canone — me inconsulto Priore
+vestro</i>, laddove gli Anacletani avrebbero fatto la elezione <i>in
+luce, in manifesto</i> (lettera ai quattro vescovi suburbicarî
+che avevano votato per Innocenzo: <span class="smcap">Baron.</span>, n. IX). In termini
+opposti parlano il <i>Cod. Udalr.</i>, n. 346, l’annuncio dell’elezione
+che gli Innocenziani spedirono a Lotario (n. 352)
+e il manifesto d’Innocenzo stesso (n. 353: <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 428),
+nel quale Anacleto è dipinto come un tiranno sitibondo di
+sangue.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note501">
+<p><span class="label"><a href="#tag501">501</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Anselmo</span>, <i>Contin. di Sigberto: Gregorius privilegium
+electionis ab Honorio papa adhuc vivente consensu quorundam
+cardinalium sibi usurpat; Petrus altitudine sanguinis
+glorians, domum Crescentii invadit, caedibus, hominum rapinis,
+incendiis grassatur</i>. Il <i>Chron. Maurin.</i> dice del partito
+di Innocenzo: <i>Nimis festinanter, ut a quibusdam dicitur,
+pontificalibus induunt insignibus</i>, precisamente perchè Pietro
+manifestamente aspirava al papato (p. 376).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note502">
+<p><span class="label"><a href="#tag502">502</a>.&#160;&#160;</span><i>Palladium</i> (<i>Pallara</i>), e i Cardinali appongono questa
+data: <i>Apud Palladium XII Kal. Mart.</i> (18 Febbraio) — <i>post
+haec palladium, in quo Dom. noster, P. Innocentius — resiedebat,
+aggreditur</i> (<i>Cod. Udalr.</i>, 352). Fu consecrato papa
+in santa Maria Nuova, ai 23 di Febbrajo (<span class="smcap">Pagi</span>, a. 1130, n. V, e
+<span class="smcap">Jaffè</span>); e in quello stesso giorno fullo Anacleto in san Pietro.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note503">
+<p><span class="label"><a href="#tag503">503</a>.&#160;&#160;</span>I nemici di Anacleto dissero che egli saccheggiasse
+le chiese, e <i>Judaeos ajunt esse quaesitos, qui sacra vasa, et
+imagines deo dicatas audacter comminuerent</i> (<i>Vita S. Bern.</i>,
+II, c. 1). Le lettere della parte contraria sono registrate nel
+<i>Cod. Udalr.</i>, 345, 352, 353 e nel <span class="smcap">Card. Aragon.</span> I biografi
+posteriori de’ Papi dicono che si corrompesse il popolo mercè
+di quella rapina. Certo che di siffatti eccessi furono commessi,
+sebbene Pietro di Porto neghi: <i>depraedationem illam et crudelitatem,
+quam pretenditis, non videmus</i> (lettera ai quattro
+Cardinali vescovi).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note504">
+<p><span class="label"><a href="#tag504">504</a>.&#160;&#160;</span>Prima annunciò al Re tedesco il suo esaltamento, e
+gli chiese che venisse a Roma: <i>Trans Tyberim V Id. Maji</i>
+(<i>Cod. Udalr.</i>, 353).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note505">
+<p><span class="label"><a href="#tag505">505</a>.&#160;&#160;</span>Le Biografie pontificie appellano il padre suo con
+nome di Giovanni di Transtevere; il suo epitaffio posteriore
+dice: <i>de domo Paparescorum</i>. Una famiglia <i>De Papa</i> o <i>Paparoni</i>
+trovasi omai nel secolo decimo; nell’anno 975 un <i>Johes
+de Papa de septem viis</i>; nel 1079 un <i>Oddo de Papa</i>. E al tempo
+di Benedetto VIII: <i>Joh. qui Paparone vocor</i> (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Mscr.
+Vatic. 8042</i>, ove discorre di questa famiglia). Pertanto io dubito
+delle considerazioni del <span class="smcap">Panvinio</span> (<i>Storia della famiglia Mattei</i>,
+mscr. nell’archivio della famiglia dei principi di santa
+Croce), il quale soltanto da Innocenzo II fa derivare il nome
+della famiglia <i>De Papa</i>: e precisamente egli dice che fondatore
+di essa sia stato Guido, il cui figlio Giovanni fu padre di
+Innocenzo II. Quella famiglia s’avrebbe chiamato anche col
+nome Romani, e da dopo il 1300 ne sarebbero stato un ramo
+i Mattei. — Le tombe dei Papareschi erano in <i>S. Jacobus de
+Septimiano</i>. — Cortigiano di Innocenzo II fu <i>Romanus de
+Papa</i> (documento dei 4 di Aprile 1139, <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, n. 542),
+figlio di cui fu <i>Cencius Romani de Papa</i>, con molta discendenza
+(<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant. It.</i>, II, 809). Le torri dei Papareschi
+erano, tuttavia nel secolo decimoquinto, in vicinanza di
+santa Maria in Transtevere, la quale Innocenzo II con molta
+magnificenza aveva restaurato. A. 1442: <i>contrata quae dicitur
+li Papareschi in parochia S. Calisti</i> (<i>Mscr. Vat. 8051</i>, 125).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note506">
+<p><span class="label"><a href="#tag506">506</a>.&#160;&#160;</span>Le trentotto lettere di Anacleto sono contenute nel bel
+Codice a pergamena che si conserva a M. Cassino (n. 159 del
+<i>saec. XIV</i>). Da un altro Codice le pubblicò <span class="smcap">Cristiano Lupo</span>
+(T. VII, <i>Oper.</i>, Venet. 1724). Ad eccezione delle prime, questi
+frammenti di lettere (la più parte senza data) non hanno
+valore storico.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note507">
+<p><span class="label"><a href="#tag507">507</a>.&#160;&#160;</span><i>Dat. Romae apud S. Petr. Kal. Maji</i>, come sta scritto
+nel Codice di Monte Cassino. Invoca la ricordanza dell’antica
+amicizia del Re, massime fra questo <i>et b. m. patrem meum. — Sane
+clerus omnis Rom. individua nobis charitate cohaeret;
+Praefectus urbis, Leo Fraiapanis cum filio et Cencio Fraiapane
+et nobiles omnes ac plebs omnis Romana consuetam nobis
+fidelitatem fecerunt</i>. Nella lettera dei Romani, data ai 18 Maggio,
+e nella seconda di Anacleto il Prefetto è appellato Ugo:
+al tempo di Onorio prefetto era ancora Pietro (<span class="smcap">Galletti</span>,
+<i>del Prim.</i>, n. 57). Può darsi che Ugo fosse il fratello di Anacleto,
+oppure un Frangipane, ma ciò non si può rettamente
+chiarire. Siccome dal documento che trassi dal <span class="smcap">Contelorius</span>,
+il Prefetto che era in officio nel primo anno di Anacleto II è
+chiamato Uguccio, io preferisco credere che fosse Uguccione
+fratello di Anacleto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note508">
+<p><span class="label"><a href="#tag508">508</a>.&#160;&#160;</span>La seconda lettera, <i>apud S. Petrum Idib. Maji</i>, dice
+che egli possiede tutta Roma in beata pace, e che nel giovedì
+santo ha pronunciato la scomunica contro di Corrado. Fa
+seguito una lettera indiritta alla Regina, zeppa di nauseante
+unzione, nel tempo stesso che vi si caricano di villanie i cardinali
+Almerico e Giovanni di Crema. Pari contumelie contiene
+la lettera de’ Cardinali.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note509">
+<p><span class="label"><a href="#tag509">509</a>.&#160;&#160;</span><i>Domino Lothario glorioso ac triumphatori Romanorum
+regi, Hugo prefectus urbis, et fratres ejus</i> (così e non
+già <i>frater</i> è scritto nel <i>Cod. M. Casin.</i> ed in <span class="smcap">Lupo</span>), <i>Leo
+Frejapane, et Cencius frater ejus, Stephanus de Tebaldo, Albertus
+Johannis de Stephano, Stephanus de Berizo, Berizo
+frater ejus, Henricus fil. Henrici de sco Eustachio, Octavianus
+frater ejus, et reliqui Rom. urbis potentes, sacri
+quoque palacii judices et nostri consules et plebs omnis Romana
+salutem et gloriam et de hostibus universis victoriam...
+Acta Romae feliciter XV Kal. Junii</i>. Reputo perciò che
+<i>Hugo prefectus urbis et fratres ejus</i> qui significhino i Pierleoni,
+i quali altrimenti sarebbero stati ommessi in questa
+enumerazione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note510">
+<p><span class="label"><a href="#tag510">510</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Falco</span>, a. 1130; <span class="smcap">Petr. Diacon.</span> IV, c. 99. Il Diploma
+di investitura è dato: <i>Benevent., per man. Saxonis S. R. E.
+presbyteri Cardinalis, V Kal. Octobr. Ind. IX, anno Dom.
+Incarn. 1130, Pont. Dom. Anacleti II Papae anno I</i> (<span class="smcap">Baronio</span>,
+n. LII). Vi si sottoscrivono fratelli e parenti di Anacleto:
+<i>signum man. Petr. Leonis Romanor. Consulis... Rogerii
+fratris ejus... Peter Uguiccionis filii... et Petri Leonis
+de Fundis</i>. Uguccione era fratello di Anacleto. Se si creda a
+<span class="smcap">Orderico Vitale</span>, XIII, p. 898, re Rogero avrebbe benanco
+sposato una sorella di Anacleto: <i>filiam Petri Leonis, sororem
+Anacleti Pontificis uxorem duxit</i>. Però può darsi che ciò
+non sia vero; Rogero ebbe mogli parecchie. Anacleto addirittura
+lo investì anche di Capua e di Napoli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note511">
+<p><span class="label"><a href="#tag511">511</a>.&#160;&#160;</span>L’età di Gregorio VII e delle Crociate fu feconda di
+ordini monastici. Fo cenno della fondazione dei Certosini,
+avvenuta per opera di Brunone di Colonia, canonico di Reims
+(la <i>Chartreuse</i> vicino Grenoble, 1084): chiamato da Urbano II
+in Italia, Brunone si ritirò in una solitudine delle Calabrie,
+dove morì nel 1101: la sua istituzione fu favorita dal grande
+conte Rogero. — Norberto fondò i Premonstratesi (Premontré
+presso a Laon) intorno al 1120; Bertoldo, calabrese, in sul 1156,
+costituì i Carmelitani sul monte Carmelo. — Ordini cavallereschi:
+i Gioanniti fondati da mercanti amalfitani e confermati
+da Pasquale II nel 1113; i Templarî fondati intorno
+al 1118 e confermati da Onorio II; i cavalieri teutonici fondati
+nel 1190.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note512">
+<p><span class="label"><a href="#tag512">512</a>.&#160;&#160;</span><i>Plenitudinem imperii in eadem Romana civitate, sicut
+decebat, offerens</i>: <span class="smcap">Dodechino</span>, nel <span class="smcap">Pistorio</span>, a. 1131.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note513">
+<p><span class="label"><a href="#tag513">513</a>.&#160;&#160;</span><i>Pisani et Januenses — cum navali exercitu Romam
+venientes, Civitatem veterem, Turrim de Pulverejo, et totam
+Marmoratam eidem Pont. subjugarunt</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span>,
+p. 435. Il <i>tota</i> si confà tanto poco al piccolo luogo della Marmorata
+(sì come effettivamente sta scritto nell’originale <i>Cod.
+Vat. 1437</i>), che io correggo in <i>Maritimam</i>. Che Pulverejo o
+Pulverea sia forse un corrotto di San Severo, oppure che sia
+Palo? — <i>Civitas vetus</i> ed anche <i>vetula</i> (<i>Reg. Farf.</i>, n. 1098,
+a. 1084), ed ormai nell’anno 1072: <i>civitas Veccla</i> (<i>Reg. Farfa</i>,
+n. 1097).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note514">
+<p><span class="label"><a href="#tag514">514</a>.&#160;&#160;</span><i>Vita S. Norberti</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XII, 701), e la Enciclica
+di Lotario (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 483; <i>Mon. Germ.</i>, IV, 81;
+<span class="smcap">Pagi</span> ad a. 1133. n. VII).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note515">
+<p><span class="label"><a href="#tag515">515</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Falco</span>, a. 1133. — <i>In manu non magna — tantillum
+exercitum</i>, dice <span class="smcap">san Bernardo</span>, <i>Ep.</i> 139.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note516">
+<p><span class="label"><a href="#tag516">516</a>.&#160;&#160;</span><i>Apud Eccl. S. Agnetis castrametati sunt. Occurrentibus
+autem ei Theobaldo Urbis praefecto, ac Petro Latronis
+cum aliis nobilibus</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 435. Ugo dunque
+era morto o uscito d’officio. La <i>Vita di san Norberto</i>
+dice: <i>Castra primum in monte Latronum — collocavit</i>;
+e dev’essere stato un colle fuor di porta Nomentana, forse
+dove oggidì si va a cerca del <i>Mons sacer</i>. D’altronde io
+non mi so che d’una sola <i>Fossa Latronis</i> vicino al san
+Paolo, dove, non dapprima ma più tardi, accampò l’esercito.
+Oltracciò: <i>in monte Aventino castrametati fuimus</i>, dice Lotario
+stesso nella sua Enciclica, la quale fa conoscere dei negoziati
+prolungati che si tennero con Anacleto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note517">
+<p><span class="label"><a href="#tag517">517</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Nonas Junii</i>, secondo il <span class="smcap">Card. Aragon.</span> Si tenne
+convito sull’Aventino, precisamente nel palazzo di Ottone,
+presso a san Bonifazio. La <i>Cronica di Reichersperg</i> perciò
+erroneamente dice di Lotario e di Richenza: <i>ordinati sunt
+ab Innocentio P. in eccl. S. Bonifacii</i>. Di lì mosse la processione.
+Il giuramento che fu prestato, assistenti Cencio
+Frangipane, Ottone nipote suo ed altri, è registrato nel <span class="smcap">Baronio</span>
+(a. 1133, n. II) e nel <span class="smcap">Theiner</span> (<i>Cod. Dipl.</i>, I, n. XIV)
+che lo trassero da <span class="smcap">Cencio</span>. In segno di gratitudine, Innocenzo
+fece più tardi dipingere nel Laterano il quadro della
+coronazione, e arditamente vi scrisse sotto questi versi:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Rex stetit ante fores jurans prius urbis honores,</i></p>
+<p class="i01"><i>Post homo fit Papae, sumit quo dante coronam.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note518">
+<p><span class="label"><a href="#tag518">518</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Pactum</i> (tratto da <span class="smcap">Cencio</span>) trovasi nel <span class="smcap">Mansi</span>
+(XXI, 392) e nel <span class="smcap">Theiner</span>, <i>Cod. Diplom.</i> (I, n. XIII): <i>dat.
+Laterani VI Id. Junii</i>. Il Papa si stipulò il reddito annuo di
+cento libre d’argento.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note519">
+<p><span class="label"><a href="#tag519">519</a>.&#160;&#160;</span>Solevasi allora dire de’ Papi: <i>pulsus ab Urbe, ab Orbe
+excipitur.</i> San Bernardo scrisse ai Pisani congratulandosene
+con loro: <i>Assumitur Pisa in locum Romae, et de cunctis
+nobilibus terrae ad Apostolicae sedis culmen eligitur — Tyranni
+siculi malitiae Pisana constantia non cedit</i> (<i>Ep.</i> 130).
+Vedasi anche il <span class="smcap">Tronci</span>, <i>Annali di Pisa</i>, a questo anno.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note520">
+<p><span class="label"><a href="#tag520">520</a>.&#160;&#160;</span><i>Vita S. Bernardi</i>, lib. II, c. 2. Non v’era miracolo,
+per quanto fosse difficile, che desse imbarazzo a un santo
+di questa fatta: e una volta, annojato da uno sciame di mosche
+che non volevano sbrattare una chiesa, le scomunicò,
+ond’esse caddero morte tutte: <i>Muscas dedicatione ecclesiae
+(Fusniacum) molestas excommunicavit, et omnes extinctae sunt</i>
+(l. c. XI).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note521">
+<p><span class="label"><a href="#tag521">521</a>.&#160;&#160;</span><i>Inventa sunt privilegia</i> (nel campo di Rogero), <i>in
+quibus Petrus Leonis ipsam Romam et ab inde usque Siciliam
+totam ei terram concesserat, et advocatum Rom., Ecc.,
+et Patricium Romanorum et Regem illum statuerat: Cod.
+Udalr.</i>, n. 380. — Nel <span class="smcap">Jaffé</span>, n. 5972, che la trasse dal
+<span class="smcap">Florez</span>, <i>España Sagrada</i>, XX, 550, trovasi la lettera di
+Anacleto, data ai 22 Aprile 1134 dal Laterano, nella quale
+scrive che Innocenzo, dopo ritiratosi Lotario, era fuggito nottetempo
+a Pisa, e ch’egli coll’ajuto di Rogero si apprestava
+a esterminare <i>illos perjuros nostros, Leo Fraiapanem</i> ecc.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note522">
+<p><span class="label"><a href="#tag522">522</a>.&#160;&#160;</span><i>Est Caesaris propriam vendicare coronam ab usurpatore
+Siculo</i>: <span class="smcap">S. Bern.</span>, <i>Ep.</i> 139.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note523">
+<p><span class="label"><a href="#tag523">523</a>.&#160;&#160;</span>Perciò si venne a disputa fra Enrico e il Papa, come,
+ad esempio, per conto di Viterbo, di cui una metà aderiva
+ad Innocenzo, l’altra metà ad Anacleto. Sutri, come residenza
+antica di Guiberto e di Burdino, teneva le parti di
+Anacleto. Vedasi l’<span class="smcap">Annal. Saxo</span>, p 773, il quale dà alla
+Tuscia romana il nome di <i>Romania</i>, e la distingue dalla
+Campania.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note524">
+<p><span class="label"><a href="#tag524">524</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ottone di Frisinga.</span> <i>Chr.</i> VII, 19: <i>apud Albam
+suburbia civitatis sibi resistere nitentis, ante expugnaverat</i>
+(intendesi <i>Henricus dux</i>). — <i>Romam quidem ingredi noluit
+ne in Romanor. negotiis impediretur</i>: <span class="smcap">Falco</span>, p. 120. Degna
+di esser letta è la narrazione di questo Cronista, che tornò
+allora a Benevento dopo tre anni di esilio. Neanche in Benevento
+entrò Innocenzo, poichè egli stavasi in tema. — Probabilmente
+avvenne in questo tempo la impresa dei conti di Ceccano.
+Il conte Giovanni prestò al Papa il giuramento feudale
+(<i>fecit et ligium hominium</i>), e ne fu investito col simbolo di
+un calice (<i>cum cuppa argentea deaurata</i>). Questo atto degno
+di nota è registrato nella <i>Storia de’ Frangipani</i> del <span class="smcap">Panvinio</span>,
+p 217: manca nel <i>Cod. Diplom.</i> del <span class="smcap">Theiner</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note525">
+<p><span class="label"><a href="#tag525">525</a>.&#160;&#160;</span>Trenta giorni stettero fra loro disputando l’Imperatore
+ed il Papa per l’investitura delle Puglie; alla fine
+quegli tolse in mano la bandiera dall’asta questi dalla
+lancia, e la porsero a Rainolfo: scenata indecorosa per l’Imperatore.
+<span class="smcap">Falco</span>, a. 1137, p. 122; <span class="smcap">Romualdo</span>, p. 189; <span class="smcap">Ottone
+di Frisinga</span>, <i>Chr.</i>, VII, 20.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note526">
+<p><span class="label"><a href="#tag526">526</a>.&#160;&#160;</span><i>Ipse in civitate (S. Germani) coronam circuli patricialis
+accepturus remansit</i>: <span class="smcap">Petr. Diacon.</span>, IV, c. 119. — <i>Rex
+Lotharius — ab ingressu abstinuit urbis Romae, quia
+duorum de sede Apost. contendentium prelia et seditiones
+nequivit compescere</i>: <span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Contin. Gembl.</i>, ad a. 1137. — Ai
+3 di Ottobre Innocenzo fu a Tivoli, indi accompagnò
+Lotario a Farfa: <i>post hec data et accepta honorifice ab imperatore
+et principibus licentia, papa remeavit in sua</i> (<span class="smcap">Annal.
+Saxo</span>, a. 1137, p. 775).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note527">
+<p><span class="label"><a href="#tag527">527</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">San Bernardo</span>, <i>Ep.</i> 147. — <i>Cadaver ejus in latebris
+sepelitur, et usque hodie fovea illa a catholicis ignoratur:
+Vita S. Bern.</i>, II, 7. — <i>Occulte sepultus</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span>,
+p. 436. — Di lui tiene tuttavia ricordanza in Roma un’iscrizione
+che esiste in san Lorenzo in Lucina: <i>Anno Dni M.CXXX
+anno vero Dompni Anacleti Sedi Pape Primo Indict. VIII
+Mense Madio D. XX quinta dedicata est haec Ecla</i>... Più
+tardi riferirò di una Bolla di Anacleto concernente il Campidoglio;
+faccio qui nota di un’altra, finora non conosciuta,
+riflettente la basilica dei XII Apostoli, cui egli concede la
+chiesa di santo Abbaciro: <i>datum Romae apud S. Petrum per
+manum Saxonis S. R. E. Praesbr. Card. et Cancellar. VIII
+Kal. Maji in die octava. Anno dnicae Incarn. M.CXXX
+Pontificatus autem Anacleti Papae II anno primo</i>. Questa
+Bolla, sottoscritta da diciassette Cardinali, trovasi nel <i>Mscr.
+Vatican. 5560</i> (<i>Storia della basilica dei XII Apostoli</i>, del
+<span class="smcap">Volaterano</span>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note528">
+<p><span class="label"><a href="#tag528">528</a>.&#160;&#160;</span><i>In octavis Pentecostes ipsa die complevit Deus desiderium
+nostrum: Ecclesiae unitatem, et urbi dando pacem.
+Nam illa die filii Petri Leonis omnes simul humiliaverunt
+se ad pedes D. Papae, et facti homines ejus ligii etc.</i>: <span class="smcap">S.
+Bern.</span>, <i>Ep.</i> 320. — <span class="smcap">Vita S. Bern.</span>, II, c. 7. — <span class="smcap">Falco</span>, p. 125:
+<i>fratres Anacleti — cum D. Innoc. Papa pacis firmamentum
+composuerunt</i>. — <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 436. — <i>Innocentius
+autem immensa in filios Petri Leonis et in his qui eis adhaerebant
+pecunia profligata illos ad suam partem attraxit</i>:
+<span class="smcap">Petr. Diacon.</span>, IV, ultimo capitolo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note529">
+<p><span class="label"><a href="#tag529">529</a>.&#160;&#160;</span>Nel 1142, Leone Pierleone e Pietro figliuol suo furono i
+delegati del Papa in Sutri: <i>Ego Caccialupus Sutrine civitatis
+dei gr. judex auctoritate et precepto domni Leonis Petri Leonis
+et Petri filii ejus civitatis Sutrine presidis, a domno Innocentio
+II Papa delegatorum, in quorum presentia populus
+Sutrinus causa justitiam faciendi congregatus erat</i>... (<span class="smcap">Mittarelli</span>,
+III, n. 257). Qui viene a galla l’officio dei Delegati:
+ma allora erano nobiluomini romani, non monsignori.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note530">
+<p><span class="label"><a href="#tag530">530</a>.&#160;&#160;</span><i>Vita S. Bern.</i>, II, c. 7, e <span class="smcap">Manrique</span>, <i>Annales Cistercienses</i>,
+a. 1140, c. VIII. Una inscrizione più moderna
+posta nel portico della chiesa del convento chiama Innocenzo
+II <i>ex Familia Anicia Papia et Paparesca nunc Mathaeia</i>. — Agli
+Anicî in Roma non si rinuncia; sono la
+idea fissa di alcune famiglie romane. — Vorrebbesi che
+di già Carlo Magno avesse donato all’Abazia dodici città
+della maremma Tusca; e di esse leggonsi i nomi sotto le loro
+imagini, cadute dal tempo, presso la porta d’entrata. Il
+monastero appartiene ancora oggidì ai Cisterciensi. L’Ughelli,
+che fu un tempo colà da abate, ed è l’autore
+dell’opera intitolata <i>Italia Sacra</i>, è sepolto in quel vaghissimo
+eremo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note531">
+<p><span class="label"><a href="#tag531">531</a>.&#160;&#160;</span>Questo monastero, celebrato più tardi per la sua bella
+chiesa di stile romano-gotico, fu fondato intorno al 1036 dai
+Verulani, e vuole la tradizione che si edificasse sopra terre
+appartenute a C. Mario (perciò appellato <i>Casa Marii</i>). Forse
+a’ tempi di Eugenio III ebbe monaci Cisterciensi di Chiaravalle.
+<span class="smcap">Rondinini</span>, <i>Brevis Historia Monasterii S. Mariae et
+Sanctor. Johis et Pauli de Casaemario</i>, 1707. — L’anno 1861
+posero quartiere nel convento le bande del Chiavone; lo presero
+d’assalto i Piemontesi, ma per felice ventura la chiesa
+ne uscì salva.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note532">
+<p><span class="label"><a href="#tag532">532</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>Chr.</i>, VII, c. 23. È appena credibile
+che i Vescovi raccoltivi giungessero a mille. Fra i Decreti
+del Concilio (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 523) comprendesi la proibizione
+data ai preti <i>leges temporales, et medicinam gracia lucri
+temporalis addiscere</i>; il principio dell’inviolabilità del clero
+dalla mano de’ laici; il divieto dei tornei di cui allora incominciava
+l’andazzo: <i>detestabiles autem illas nundinas vel ferias,
+in quibus milites e condicto convenire solent, et ad ostentationem
+virium suarum et audaciae temerariae congrediuntur,
+unde mortes hominum</i>... (n. XIV). Ai morti in torneo si negava
+sepoltura cristiana (Concilio di Reims, a. 1157, <i>Canon.
+IV</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note533">
+<p><span class="label"><a href="#tag533">533</a>.&#160;&#160;</span>Dirittamente dice a questo proposito il <span class="smcap">Muratori</span>: «A
+cui (Innocenzo) e agli altri suoi successori volle Dio dare un
+nuovo ricordo di quel versetto del Salmo: <i>Hi in curribus et
+hi in equis: nos autem in nomine Dei nostri invocavimus</i>».</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note534">
+<p><span class="label"><a href="#tag534">534</a>.&#160;&#160;</span>La <i>Cronica di Fossa Nova</i> parla anche del Prefetto;
+<i>tunc Papa et praefectus, et Dux Robertus cum multis venientes
+apud S. Germanum — et facta est redemptio tacenda</i>. Ai 4
+Aprile 1139 Teobaldo si nomina ancora come prefetto, in un
+documento nel quale l’Abate di san Gregorio cita Odone de
+Polo a presentarsi davanti il Concilio (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 542). Ivi
+pure si parla del figlio del Prefetto che fu noto a’ tempi di Pasquale;
+infatti vi è detto: <i>Oddo misit ad dom. Papam Petrum
+de Antegia, et Petrum Petri praefecti filium</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note535">
+<p><span class="label"><a href="#tag535">535</a>.&#160;&#160;</span>Questi fatti sono narrati esattamente da <span class="smcap">Falcone</span>: se
+si stia a lui, avrebbesi condotto il Papa prigioniero <i>X die
+stante mensis Julii</i>; dunque, a conto suo, nel dì 22 Luglio.
+La Bolla dell’investitura: <i>Quos dispensatio</i>, è data ai <i>VI Kal.
+Aug.</i> (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 396).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note536">
+<p><span class="label"><a href="#tag536">536</a>.&#160;&#160;</span>I documenti raccolti nei <i>Monum. Regii Neapol. Archivii</i>
+registrano, ancora fino alle ultime, l’êra imperiale bizantina.
+L’ultimo Duca di Napoli era morto, vassallo di Rogero,
+omai nell’anno 1137, in vicinanza di Ragnano. Nell’Agosto
+1139 vennero a Benevento gli ambasciatori di Napoli
+a far soggezione a Rogero: <span class="smcap">Falcone</span>, a. 1139; <span class="smcap">Giannone</span>, XI,
+c. 3. — Rogero fece misurare la periferia di Napoli; allora il
+suo circuito contava 2363 passi (<span class="smcap">Falcone</span>, p. 132). — Gaeta,
+da dopo il 1062, dipendeva da Capua, sebbene avesse Duchi
+suoi proprî fino a Riccardo Bartolomei in sul 1135, quando
+duca di Capua diventò Anfuso, figlio di Rogero.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note537">
+<p><span class="label"><a href="#tag537">537</a>.&#160;&#160;</span><i>Utinam, inquam, miserabilis atque infelicis Tusciae
+partes felici vestro imperio cum adjacentibus provinciis adjungerentur,
+et res perditissimae pacifico regni vestri corpori
+unirentur</i>: pari discorso di quello che fu tenuto ai dì
+nostri; e re Vittorio Emanuele può con qualche compiacimento
+specchiarsi nella storia di Rogero. Le parole riferite, scriveva
+a Rogero l’abate Piero di Cluny (<span class="smcap">Baron.</span>, a. 1139, n. 20), irritato
+perciocchè, tornando in patria nel 1134 dal Concilio
+di Pisa, fosse stato svaligiato da ladri in vicinanza di Luni. — Rogero,
+da quell’astuto che era, si guadagnò le buone grazie
+degli Ordini religiosi francesi, financo di san Bernardo,
+poichè fece venire in Sicilia monaci Cisterciensi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note538">
+<p><span class="label"><a href="#tag538">538</a>.&#160;&#160;</span>Questo, com’è naturale, andavano sfringuellando i
+Cardinali, sebbene <span class="smcap">Falcone</span> in generale lo dica del popolo
+romano. — Si avrà notato che da lungo tempo Benevento era
+amministrato da Cardinali; così sorse l’officio dei Cardinali
+legati in qualità di governatori.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note539">
+<p><span class="label"><a href="#tag539">539</a>.&#160;&#160;</span>Egli stabilì un formale onorario per giudici e per
+notai (di cento libbre all’anno): <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 436. — La
+procedura delle liti serba la forma antica. Nell’anno 1139,
+Innocenzo in persona tiene la presidenza del tribunale in un
+giudizio promosso contro Odone de Polo, un che rubava beni
+di monasteri: giudici e assessori sono Vescovi, Cardinali,
+Teobaldo prefetto della Città, Cencio e Odone Frajapane,
+<i>Leo Petri Leonis</i> coi suoi fratelli, e altri nobiluomini (<span class="smcap">Mansi</span>,
+XXI, 542).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note540">
+<p><span class="label"><a href="#tag540">540</a>.&#160;&#160;</span>Il felice stato di Roma è lodato nella <i>Vita S. Bern.</i>, II,
+c. 7: <i>Post multifarias egestates in brevi civitas opulenta
+refloret</i>...</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note541">
+<p><span class="label"><a href="#tag541">541</a>.&#160;&#160;</span>Ancora Tivoli aveva nome di comitato; la Contea
+s’era unita insieme col Vescovato, ma il Papa vi teneva un
+Rettore. In un’iscrizione dell’anno 1140 si parla di adunanze
+di popolo per regioni (<i>publica contio regionum</i>), e si discorre
+del <i>Populus Tiburtinus</i>: Consoli non compaiono. Le condizioni
+di maggiore independenza che possedevano le città
+della provincia romana, sono poste in aperto da un trattato
+di commercio conchiuso fra Gaeta e Marino di <i>Circeum</i> nell’anno
+1132, dove quest’ultimo si obliga così: <i>Cum Terracinensibus
+pacem et treguam non faciemus sine vestra licentia,
+et si aliquando vos Gaetani guerram vel pugnam cum Terracinensibus
+habueritis, adjuvabimus vos — cum armis, equis
+et personis nostris</i>. Qui il popolo di Terracina apparisce independente
+al paro di quello di Gaeta: del Papa neanche
+si piglian pensiero. È un documento registrato nel <span class="smcap">Giorgi</span>,
+<i>Dissert. Historica de Cathedra Episcopali Setiae Civitatis</i>,
+Roma, 1727, App. V.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note542">
+<p><span class="label"><a href="#tag542">542</a>.&#160;&#160;</span><i>Chron. Fossae Novae: Ind. III venit rex Siciliae, et
+filii ejus mense Julio ceperunt Soram, Arcem et usque Ceperanum</i>. — Vi
+hanno riferimento due iscrizioni, sol di poco
+difettose, originarie di Sant’Angelo in Valle Arcese, che
+oggidì sono nell’atrio di santa Maria in Cosmedin, infisse
+nel muro. La prima: <i>Regis itaque Siculi Rogeri potestas
+immoderate crescens — — — Tiburtinus deprendens PP.
+(populus) valde timuit. Et munire infirmiora loca civitatis
+etc. etc.</i> La seconda in cui compare <i>Tebaldus Rector</i>, ha la
+data: <i>Anno Dni MCXL Anno XI Papatus Dni Innocentii
+Sedi PP. M. Aug. D. IIII</i>. Le iscrizioni sono riferite nel <span class="smcap">Crescimbeni</span>,
+<i>Storia di S. M. in Cosmedin</i>, p. 48 e 54, e nel
+<span class="smcap">Viola</span>, <i>Storia di Tivoli</i>, II, 160. La seconda è registrata anche
+nel <span class="smcap">Galletti</span>, <i>Inscript</i>., Ap. ad Class. I, n. 9.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note543">
+<p><span class="label"><a href="#tag543">543</a>.&#160;&#160;</span>La guerra con Tivoli incominciò omai nel 1140; lo si
+rileva dal <i>Placitum</i> concernente Odone de Polo (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI,
+542), dove sulla conchiusione è detto: <i>Sed quia inter dominum
+Papam ac Tiburtinos controversia emerserit</i>...</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note544">
+<p><span class="label"><a href="#tag544">544</a>.&#160;&#160;</span>È una leggenda cittadina (ed il <span class="smcap">Viola</span> per carità
+di patria la adorna di fiori), che a quest’occasione il corso
+dell’Anio deviato, si rovesciasse addosso del campo romano.
+Le Croniche italiane fanno diffalta allo Storico, e di sì memorandi
+avvenimenti, Roma per erudirsi deve mendicar notizie
+da un Vescovo tedesco. <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>Chron.</i>, VII,
+c. 27: <i>Dum cum pontifice suo in obsidione praefatae civitatis
+morarentur, civibus egressis, et cum ipsis manibus conserentibus,
+multis amissis spoliis, turpiter in fugam conversi sunt</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note545">
+<p><span class="label"><a href="#tag545">545</a>.&#160;&#160;</span>Una Bolla di Innocenzo II è data ai 19 di Maggio <i>in
+monte Tiburtino</i> (<span class="smcap">Jaffè</span>, n. 5853), probabilmente durante il
+secondo assedio. La <i>Cronica di</i> <span class="smcap">Sicardo</span> (<i>Murat.</i>, VII, 598)
+dice giustamente: <i>A. dom. 1142 Innocentius — Tiburtum
+obsedit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note546">
+<p><span class="label"><a href="#tag546">546</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Juramentum Tiburtinorum</i>, sventuratamente senza
+data e senza sottoscrizioni, è nel <span class="smcap">Muratori</span> (<i>Antiq. It.</i>, VI, 251),
+che lo trasse da <span class="smcap">Cencio</span> (nel <span class="smcap">Theiner</span> manca): <i>Ego ille ab hac
+hora in antea fidelis ero b. Petro et dno meo Pp. Innocentio
+ejusque successoribus canonice intrantibus. Non ero in facto
+neque in consilio aut in consensu ut vitam perdant aut membrum
+vel capiantur mala captione... Papatum romanum, civitatem
+Tiburtinam, Donnicaturas</i> (dominî) <i>et regalia que romani
+pontifices etc.</i> Le terre nominate nel testo erano tributarie
+alla Curia. — <i>Comitatum quoque et rectoriam ejusdem
+civitatis tiburtine in potestate dni <span class="over">pp</span> Innocentii, et successorum
+ejus libere dimittam.</i> Non ci si conservò il patto di sicurtà
+che era dato da parte del Papa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note547">
+<p><span class="label"><a href="#tag547">547</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, VII, c. 27: <i>Dum — tam inhumanae
+petitioni annuere nollet, seditionem iidem Romani
+movent — in Capitolio convenientes, antiquam Urbis dignitatem
+renovare cupientes, ordinem senatorum, qui jam per
+multa curricula temporum deperierat, constituunt, et rursus
+cum Tiburtinis bellum innovant</i>. Le stesse cose su quelle
+orme dicono con altre parole il <span class="smcap">Gottfried</span>, <i>Pantheon</i> (<span class="smcap">Murat.</span>,
+VII, 460) e gli <span class="smcap">Hermanni Altahensis</span> <i>Annales</i> (<i>Mon.
+Germ.</i>, XVII, 381). — <span class="smcap">Card. Aragon.</span>: <i>Circa finem vero sui
+pontificatus Pop. Rom. novitatis amator sub velamento utilitatis
+Respublicae contra ipsius voluntatem in Capitolium
+Senatum erexit</i>. Non una parola di più.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note548">
+<p><span class="label"><a href="#tag548">548</a>.&#160;&#160;</span>Fu sepolto nel Laterano <i>in conca porphyretica, quae
+fuit Adriani Imperatoris sepultura</i> (<span class="smcap">Joh. Diacon; Mabillon</span>,
+<i>Mus.</i>, II, 568). Più tardi, essendo crollata una parte della basilica,
+ruinò il monumento; e perciò le ceneri di Innocenzo
+furono trasferite a santa Maria in Transtevere. La iscrizione
+che ivi si trova, dice: <i>Hic Requiescunt Venerabilia Ossa Sanctissimae
+Memoriae Domini Innocentii Papae Secundi De
+Domo Paparescorum Qui Praesentem Ecclesiam Ad Honorem
+Dei Genitricis Mariae Sicut Est A Fundamentis Sumptibus
+Propriis Renovavit</i>: <span class="smcap">Galletti</span>, <i>Inscript.</i>, Class, n. 46, n. 47.
+Al n. 43 è un’iscrizione tratta da san Tomaso in Parione,
+la qual chiesa il Papa ebbe consecrato ai 21 Dicembre 1139.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note549">
+<p><span class="label"><a href="#tag549">549</a>.&#160;&#160;</span>Per ciò che riguarda le democrazie italiche il lettore
+può consultare le opere, spesso citate del <span class="smcap">Leo</span>, dell’<span class="smcap">Hegel</span>,
+del <span class="smcap">Troya</span>, del <span class="smcap">Bethmann-Hollweg</span>, del <span class="smcap">Savigny</span>. Ma nè
+questi autori, nè gli Storici che scrissero del Senato romano,
+hanno posto mente allo svolgimento della costituzione civica
+di Roma. Io ne raccolgo qui il primo tentativo, ricavato dalle
+fonti della storia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note550">
+<p><span class="label"><a href="#tag550">550</a>.&#160;&#160;</span>Tenni già nota dei trattati di commercio conchiusi
+da Tolomeo di Tusculo, ed eziandio di quello fra Bello ed i
+Consoli di Gaeta, i quali diedero sicurtà ai bastimenti di lui.
+<i>Confirmare facimus tibi Bello Romano — et tuis rebus, vestrisque
+navidiis, cum omnibus bonis vestris, que in ipsis
+navidiis habebitis, vel que a Romanis super vos ad usuras
+accipietis</i>... (<span class="smcap">Georgii</span> <i>Dissertatio — Setiae Civit., App.</i> V).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note551">
+<p><span class="label"><a href="#tag551">551</a>.&#160;&#160;</span><i>Bonofilium jure matrificum aurificem</i>, a. 1035 (il <span class="smcap">Galletti</span>,
+<i>del Prim.</i>, p. 274, lo spiega per «orefice matricolato»).
+<i>Bovo prior Oleariorum</i>, a. 1029 (<i>Mscr. Vatic.</i> del <span class="smcap">Galletti</span>,
+n. 7931, p. 42). <i>Rainerius patronus scole sandalariorum</i>
+(navicellai) <i>pro Petro de Rosa priore dicte scole, et pro omnibus
+scolensibus</i>: questa corporazione dà a Farfa la conferma del
+porto di Correse (<i>Reg. Farfa</i>, fol. 1180). Un documento notevole,
+di stile assai barbarico, derivante da santa Maria in
+via Lata, a. 1031, contiene il patto (<i>stipulum obligationis</i>)
+conchiuso tra una corporazione di ortolani (<i>ortulani</i>) ed il
+suo priore: <i>Vobis Amatum magnificum virum vite tue diebus
+eligimus tibi ad priorem nostrum. Id est spondimus — tibi
+ut vite tue diebus sicut bonum priorem tibi tenemus et non
+disrumpimus scolam, quod tecum facta habemus</i>. Lo fanno
+giudice degli <i>scolenses</i> nei piati fra loro; seconda istanza è la
+assemblea riunita dei Priori delle altre corporazioni di ortolani. — <i>Et
+per singulos annos singulus unus ex nobis tibi
+dare spondimus hopera una manuale</i> (<i>Mscr. Vatican.</i> del
+<span class="smcap">Galletti</span>, 8048, p. 97).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note552">
+<p><span class="label"><a href="#tag552">552</a>.&#160;&#160;</span>L’antica formula <i>numerus militum seu bandus</i> è usata
+sempre, parimente delle denominazioni dei presidî. Nell’anno
+1145 una <i>Scola Militum</i> dà in affitto al convento di santo
+Alessio un pezzo di terra vicino alla piramide (<i>Meta</i>) di C.
+Cestio: <i>Tholomaeus qd. fil. Pauli Johannis de Guiniczo, Prior
+scole Militum — cum Tedelgario — ejusd. scole secundo, et
+Aminadab Tertio ejusd. scole</i> (<span class="smcap">Nerini</span>, App. IX).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note553">
+<p><span class="label"><a href="#tag553">553</a>.&#160;&#160;</span>Si rammenti come le dodici Regioni della Città, l’isola
+e il Transtevere accorressero al Campidoglio per salvare Gelasio.
+In un documento proveniente da santa Maria in Transtevere,
+a. 1037, è detto: <i>Regione quartadecima Transtiberini</i>
+(<i>Mscr. Vatic. 8051</i>, del <span class="smcap">Galletti</span>, p. 6). Forse che questa indicazione
+sia stata soltanto di tradizione, e non la officiale? Poichè
+la Città propriamente detta aveva dodici Regioni, la decimaterza
+e la decimaquarta dovevano riferirsi all’isola ed al Transtevere:
+e il numero di cinquantasei Senatori (di ciò a più
+tardi) corrisponde ai quattordici rioni elettivi. Invece è difficile
+che la città Leonina, disprezzata dai Romani, e abitata
+da stranieri e dalle genti pontificie, avesse allora diritto di
+mandar suoi deputati al Senato. Al tempo di Rienzo vi furono
+tredici sole Regioni officiali, e nel 1586 per la prima volta
+vi si aggiunse la Leonina (Borgo), come decimaquarta.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note554">
+<p><span class="label"><a href="#tag554">554</a>.&#160;&#160;</span>I Massimi compaiono la prima volta nel 1012 con <i>Leo
+de Maximus</i> (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 320); così nel <i>Chron. Farf.</i> p. 560:
+<i>Leo Dativus jud. de Maximo</i>. — I Sant’Eustachio, del quartiere
+prossimo a quella chiesa, compaiono primamente nell’anno
+987 con <i>Leo Sancti Stati</i> (<span class="smcap">Nerini</span>, p. 383). In documenti
+del secolo undecimo i Saraceni e i De Franco appellavansi
+<i>de Eustatio</i>: assai di spesso incontrasi <i>Henricus
+de S. Eustachio</i>. — Coi Papa erano congiunti per via di maritaggi
+gli Scotti e i Romani. Anche i Brazuti (da Giovanni
+<i>Bracziutus</i> del tempo di Gregorio VII) erano parenti degli
+Scotti. Le loro torri s’ergevano in vicinanza di ponte Sisto.
+<i>A parte Transtiberim ad pontem Antonini non multum longe
+a Turre heredum Johannis Brazuti</i> (a. 1073, <i>Mscr. Vat.</i> 8051,
+p. 13). <i>A. 1227 Johannes Braczuti de Scotto et Comitisse filie
+ejus</i> (ibid., p. 40). — Da parte loro i Tebaldi e gli Stefani
+formavano un parentado; spesso trovasi <i>Stefanus de Tebaldo — Stefanus
+Stefani de Tebaldo</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note555">
+<p><span class="label"><a href="#tag555">555</a>.&#160;&#160;</span>La <i>Ep. IX</i> di Anacleto parla in prima di nobiluomini
+nominatamente, indi dice: <i>reliqui Rom. Urb. potentes, sacri
+quoque Palatii judices, et nostri consules, et plebs</i>. Il documento
+dell’anno 1139 (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 542) specifica così i
+maggiorenti: <i>Praefecto, consulibus, et majoribus civitatis</i>. Nella
+lettera a Lotario (<i>Cod. Udalr.</i>, 351): <i>Consules Romani, et alii
+principes salutem</i>. Ei si vede che qui, dappertutto, «Console»
+significa il più eletto grado officiale. A torto <span class="smcap">C. Hegel</span> reputa
+che questo titolo prettamente romano fosse preso ad imitazione
+dei Consoli lombardi. Roma fu fino al 1143 una Repubblica
+(consolare) di nobili; soltanto che ignota ce n’è la forma.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note556">
+<p><span class="label"><a href="#tag556">556</a>.&#160;&#160;</span>La <i>Ep. XVI</i> di Anacleto distingue così: <i>Nobiles omnes
+et plebs omnis Romana, Capitanei et Comites qui extra sunt</i>.
+Anche nella pace conchiusa a Venezia nel 1177, è detto espressamente:
+<i>Plures etiam de nobilibus Romanis</i> (nobiltà cittadina),
+<i>et Capitaneis Campaniae</i> (nobiltà provinciale) <i>hanc
+pacem firmabunt</i>. — La <i>Ep. Petri Portuensis</i> (nel <span class="smcap">Baron.</span>,
+a. 1130, n. IX) dice: <i>Principes, Capitanei, Barones</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note557">
+<p><span class="label"><a href="#tag557">557</a>.&#160;&#160;</span>Parecchi documenti della metà del secolo duodecimo
+parlano di questi <i>milites</i>, ad esempio: <i>Civitatis Alatrinae, milites
+Frosinonis, milites civitatis Verule etc.</i> Gli uomini liberi
+nella Campagna erano scesi tanto in basso da essere diventati,
+per la massima parte, fittavoli a tempo delle chiese o dei
+capitani.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note558">
+<p><span class="label"><a href="#tag558">558</a>.&#160;&#160;</span>Di già intorno all’anno 1130 trovansi sessanta senatori
+e una deputazione di sei nobiluomini, che concedono a Monte
+Cassino franchigia di dazî nel porto di Roma. <i>Nos Leo Romanor.
+Consul, et Leo Frangipane, et Cincio Frangip., Petrus
+Frangipane, Filippus de Alberico, Henricus de S. Eustachio
+una cum sexaginta Senatoribus, et cuncto populo romanae
+urbis concedimus in perpetuum — ut monachi cum navibus
+secure pergant — Tempore Honorii ppe. II. Militantibus dignitates,
+hobedientibus pacem, rebellibus anatema</i>. Il frammento
+è raccolto nel <i>Registro</i> di <span class="smcap">Piet. Diacon.</span>, n. 605.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note559">
+<p><span class="label"><a href="#tag559">559</a>.&#160;&#160;</span>Documento dei 29 Aprile 1084 (<i>Reg. Farf.</i>, n. 1098).
+Vedasi a carte 281 di questo Volume, nota 2. La dizione <i>apud
+Capitolium</i> significa, cred’io, il convento di Araceli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note560">
+<p><span class="label"><a href="#tag560">560</a>.&#160;&#160;</span><i>Aurea nunc etc. Ut quidem is versus merito possit
+converti: Aurea quondam etc.</i> Così nell’anno 1431 dai ruderi
+del Campidoglio sclamava <span class="smcap">Poggio</span> (<i>Historiae de Varietate
+Fortunae</i>, I, 6).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note561">
+<p><span class="label"><a href="#tag561">561</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Privilegium</i> dato per santa Maria <i>in Capitolio</i>, senza
+data, è aggiunto ad una Bolla di Innocenzo IV, e stampato
+nel <span class="smcap">Wadding</span> (<i>Annal. Minor.</i>, II, 255), fu illustrato dal <span class="smcap">Casimiro</span>,
+p. 431, sull’esempio del <span class="smcap">Valesio</span> (T. XX della <i>Collezione</i>
+del <span class="smcap">Calogera</span>, p. 103): e trovasi anche nel <span class="smcap">Fea</span>, <i>sulle
+Rovine</i>, p. 358, e nel <span class="smcap">Preller</span>, <i>Philologus</i>, 1846. Della sua
+autenticità non dubito; fin la frase <i>hortos quos haeredes Johannis
+di Guinizo tenuerunt</i>, fa fede di quel tempo (vedemmo
+di uno degli eredi di questo Romano, più sopra a pag. 524,
+nota 2). <i>Confirmamus totum Montem Capitolii in integrum
+eum casis, cryptis, cellis, curtibus, hortis, arboribus — cum
+parietibus, petris et columpnis.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note562">
+<p><span class="label"><a href="#tag562">562</a>.&#160;&#160;</span><i>Cum terra ante Monasterium, qui locum Nundinarum
+vocatur</i> (Bolla di Anacleto); e più sotto: <i>argasteria in
+Mercato</i>. Il mercato si estendeva tuttavia da piazza Araceli
+fin giù basso a san Venanzio, detto primamente san Giovanni
+in Mercato. Soltanto nell’anno 1477 il mercato fu trasferito
+in piazza Navona.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note563">
+<p><span class="label"><a href="#tag563">563</a>.&#160;&#160;</span>Oggidì ancora sotto del Campidoglio vedonsi molti
+avanzi di antico. In via della Bufala, al n. 35, un portico
+ruinato forma il fondo di una botteguccia, e, appoggiato col
+dorso alle colonne, vi lavora entro un solitario ciabattino.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note564">
+<p><span class="label"><a href="#tag564">564</a>.&#160;&#160;</span><i>Liber de mirabilibus Romae.</i> Similmente la <i>Graphia</i>,
+che aggiunge: <i>In Capitolio fuerunt imagines fusiles
+omnium regum trojanorum et imperatorum</i>: e dice che fosse
+stato coperto di vetro e d’oro, <i>ut esset speculum omnibus
+gentibus</i>. Anche per questi libri di leggende tutto è omai
+antichità e indovinello.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note565">
+<p><span class="label"><a href="#tag565">565</a>.&#160;&#160;</span>La Bolla non ne descrive che i confini. Nomina dessa il
+<i>Porticus Camellariae</i> (non <i>Cancellariae</i>, come scrivono il <span class="smcap">Fea</span>
+ed il <span class="smcap">Bunsen</span>; infatti trovasi usato l’egual nome anche per
+altri luoghi in cui esistevano spaziose <i>Camerae</i>); il <i>Clivus Argentarii,
+qui nunc descensus Leonis Prothi appellatur</i> (vedi il
+Vol. III, p. 424); il <i>Templum majus quod respicit super Alephantum</i>
+(l’<i>Elephantus herbarius</i>). Ancora si tien nota financo
+dei <i>gradus centum: exinde discendit per hortum S. Sergii usque
+in hortum, qui est sub Camellaria, veniens per gradus centum
+usque ad primum affinem</i>. Quest’era ancora l’antica
+scalea dei cento gradini, di cui fa cenno <span class="smcap">Tacito</span> ad occasione
+dell’assalto dei Vitelliani (<i>qua Tarpeja rupe centum gradibus
+aditur</i>): della sua positura contrastano fra loro gli archeologi.
+Si accenna eziandio ad una <i>cavea in qua est petra versificata</i>.
+Per l’intiero documento vedasi l’<i>Ordo Rom.</i>, XI
+(<span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus. It.</i>, II, 143).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note566">
+<p><span class="label"><a href="#tag566">566</a>.&#160;&#160;</span>Soltanto dopo del <span class="smcap">Nardini</span> gli Italiani lo collocarono
+sull’altura di Araceli (da nord-est), e i topografi tedeschi (<span class="smcap">Becker</span>,
+I, 387, con assai asseveranza) sulla cima di Caffarelli. — Pare
+che la controversia voglia ancora durare un buon pezzo,
+ma una volta o l’altra giova sperare che andrà decisa. Può
+mai darsi che omai nel secolo duodecimo s’avesse dimenticato
+la positura del <i>Saxum Tarpeum</i>? Anche oggidì v’è la
+«Via di rupe Tarpea» presso a «Tor de’ Specchi», e colà
+esisteva la chiesa di santa Caterina <i>sub Tarpeio</i> (<span class="smcap">Martinelli</span>,
+p. 352). <span class="smcap">Fauno</span>, III, c. 6; <span class="smcap">Mauro</span>, c. 5, p. 40; <span class="smcap">Gamucci</span>, p. 64.
+Nella <i>Vita Paschalis</i> sta scritto: <i>Qua Capitolii rupes aedibus
+Petri Leonis imminet</i>; e queste case erano prossime al teatro
+di Marcello.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note567">
+<p><span class="label"><a href="#tag567">567</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Anon. Magliab.</span> (del tempo di Giovanni XXIII): <i>Fuit
+templum Jov. Opt. Maximi i. e. supra cortem domna mitima
+quod adhuc satis de eo apparet: et introitus vocatur Salvator
+in Maximis</i>. Lo stesso affermano il <span class="smcap">Blondo</span>, il <span class="smcap">Marliani</span>, il
+<span class="smcap">Martinelli</span>. Quella chiesa durò fino al 1587, sopra Monte
+Caprino, dalla parte della Montanara. — È argomento di
+dubbio che cosa fosse il <i>templum majus, quod respicit super
+Alephantum</i>: può ben darsi che fosse il teatro di Marcello.
+Il <i>templum Jovis</i> dell’<span class="smcap">Anon. di Einsiedeln</span> (<i>Inscrizioni</i>,
+n. 72: <i>Usque ad S. Angelum et templum Jovis</i>) non era, siccome
+opina il <span class="smcap">Preller</span>, il tempio Capitolino, ma la <i>basilica
+Jovis</i> nel <i>Porticus</i> di Ottavia (detto nel medio evo <i>templum
+Severianum</i>), dove si trova la chiesa di sant’Angelo. Gli è perciò
+che nel secolo duodecimo questa chiesa veniva appellata
+<i>S. Angeli juxta templum Jovis</i> (lettere dei Cardinali partigiani
+di Anacleto a Lotario).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note568">
+<p><span class="label"><a href="#tag568">568</a>.&#160;&#160;</span>Vedi il Vol. III, p. 658, nota 1: <i>Teuzo abb. ven. Monas.
+S. Mariae Dei Gen. Virg. in Capitolio</i>... a. 882. Più tardi
+questa chiesa dei Benedettini fu detta addirittura <i>Monaster.
+S. Mariae in Capitolio</i>, oppure <i>Monasterium Capitolii</i>. Nell’anno
+1015 un abate si sottoscrive perfino così: <i>Ego Dominicus
+Abbas Capitolii</i> (nel <span class="smcap">Casimiro</span>, p. 7). Il significato di
+<i>Capitolium</i> da lunghissimo tempo si attagliava massimamente
+a tutto quanto il colle; nè dalla dizione <i>in Capitolio</i>
+può argomentarsi che se ne denoti il tempio di Giove: in pari
+guisa dicevasi eziandio <i>S. Maria in Palladio</i> (Palatino), e <i>in
+Aventino</i>. I più recenti escavi fatti vicino al palazzo Caffarelli
+(nel 1865) non hanno dato alcun resultato che convalidi l’opinione
+ivi essere stato posto il tempio di Giove, e questo fatto
+negativo torna oggi calzante a pro dell’altra opinione, che
+fosse situato sull’altura di Araceli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note569">
+<p><span class="label"><a href="#tag569">569</a>.&#160;&#160;</span>La <i>Graphia</i> raccolse questa leggenda; essa non associa
+la visione con Virgilio, ma a quel tempo era omai ben
+noto il nesso in cui vi si trovava la Egloga IV. Così vi si
+ebbe riferito Innocenzo III (<i>Sermo II</i>, Op., 88, nel <span class="smcap">Piper</span>,
+<i>Virgilio, teologo e profeta</i>, 1862). La leggenda è assai antica
+e viene di Grecia; la si trova in <span class="smcap">Suidas</span>, dove, al nome <i>Augustus</i>,
+vien narrato che questi interpellasse la Pitia, per
+sapere chi regnerebbe dopo di lui; <i>cui illa respondit</i>:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Puer Hebraeus jubet me, diis beatis imperans,</i></p>
+<p class="i01"><i>Hanc aedem relinquere, et in orcum redire.</i></p>
+<p class="i01"><i>Jam abito tacitus ab aris nostris.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+E Augusto avrebbe allora tosto edificato sul Campidoglio un
+altare colla iscrizione: <i>Haec ara est Primogeniti Dei</i>. La leggenda
+più tardi fu registrata da <span class="smcap">Niceforo</span> (<i>Hist. Eccl.</i>, I, 17);
+e la riferisce eziandio un’antica Cronica latina, edita dal <span class="smcap">Mai</span>
+col titolo di <i>Chronicon Palatinum</i> (<i>Spicileg. Roman.</i>, IX, 118):
+l’editore la fa risalire, per ragione de’ caratteri della sua
+scrittura, almeno al secolo ottavo, se non più in là, come
+reputa il <span class="smcap">Bethmann</span>, che la attribuisce al settimo secolo (<i>Bullettino
+Arch.</i>, 1852, p. 38). <span class="smcap">Goffredo di Viterbo</span>, che scrisse
+intorno al 1180, conosce la leggenda (<i>Pantheon</i>, XV): il
+<span class="smcap">Muratori</span> la trasse da un Codice modenese (<i>Antiq.</i>, III, 879).
+Una grossolana scultura, posta sul vecchio altare della cappella
+di sant’Elena in Araceli, rappresenta la visione, con
+questa epigrafe:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Luminis hanc almam matris qui scandis ad aulam,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Cunctarum prima quae fuit orbe sita;</i></p>
+<p class="i01"><i>Noscas quod Caesar tunc struxit Octavianus</i></p>
+<p class="i02"> <i>Hanc. Ara Coeli sacra proles cum patet ei.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note570">
+<p><span class="label"><a href="#tag570">570</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Catalogo delle Abazie romane</i>, compilato da <span class="smcap">Pietro
+Mallio</span> e da <span class="smcap">Giovanni Diacono</span> (sulla fine del sec. XII),
+dice: <i>S. M. in Capitolio, ubi est ara Filii Dei</i>. Più tardi
+scrive <span class="smcap">Martino Polono</span>: <i>Haec visio fuit in Camera Octaviani
+Imp., ubi nunc est Eccl. B. M. in Capitolio. Ideo dicta est
+Eccl. S. M. Arae Coeli</i>. Il <span class="smcap">Niebuhr</span> e il <span class="smcap">Becker</span> credono,
+contrariamente affatto alla leggenda, che l’appellazione <i>in
+Araceli</i> sia derivata da quella <i>in Arce</i>. Piuttosto il nome può
+esser venuto da <i>Aurocoelo</i> (<i>coelo Aureo</i>), sì come ne furono
+chiamate altre chiese, di cui una a Pavia. — È strano che fino
+il tempio di Giunone Moneta avesse ricevuto il suo nome
+addiettivo da una voce divina che ivi s’era intesa risonare:
+<span class="smcap">Cicero</span>, <i>De divin.</i>, I, 45, nel <span class="smcap">Becker</span>, I, 409. Se questo tempio
+abbia esistito sull’altura di Araceli, acconciamente sarebbevi
+andata Maria, regina del cielo, a cacciarne Giunone. — Gli
+archeologi italiani pongono sulla cima di Araceli anche il
+tempio di Giove Feretrio, e l’<span class="smcap">Anon. Magliab.</span> dice: <i>Palatium
+Octaviani fuit, ubi nunc est S. M. araceli; et vocatus est
+locus ferferum, quia ibi fuit templum jovis Feretrii</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note571">
+<p><span class="label"><a href="#tag571">571</a>.&#160;&#160;</span>La leggenda dei Mirabilia dice che la visione occorresse
+nel <i>Palatium</i> di Ottaviano, non già nel tempio di Giove.
+Ed anche il <i>Chronicon Palatinum</i> del <span class="smcap">Mai</span>, narra soltanto
+che <i>Oct. abiit in Capitolium, quod est in medio urbis</i>, dove
+la <i>Pythonia</i> gli avrebbe annunciato, <i>quod infans hebraeus
+jubente Deo e coelo beator. descendens, in hoc domicilium statim
+veniet — quare exiens inde Aug. Caesar a divinatione, aedificavit
+in Capitolio aram magnam in sublimiori loco, in qua
+et scripsit latinis literis dicens: Haec ara filii Dei est. Ubi
+factum est, post tot annos, domicilium atque basilica b. et
+s. virginis Mariae usque in praesentem diem sicut et Timotheus
+chronographus commemorat</i> (<span class="smcap">Timoteo</span>, riferito dal <span class="smcap">Malalas</span>,
+p. 98, dice solamente della <i>ara</i> che Augusto edificò).
+Vedasi dunque che assoluto silenzio si tenga del
+tempio di Giove, onde s’era smarrita ogni traccia al tempo
+dei <i>Mirabilia</i>; e questi non fanno menzione della leggenda
+che in modo fuggevole: <i>In loco ubi nunc est S. Maria
+fuerunt duo templa simul juncta cum palatio, Phebi et Carmentis,
+ubi Octavianus imp. vidit visionem in celo</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note572">
+<p><span class="label"><a href="#tag572">572</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Palatium Octaviani ad S. Laurentium in Lucina</i>,
+di cui essi parlano, è l’avanzo dell’<i>Orologium</i> di Augusto:
+ma nel testo mostrano saperne del <i>palatium Octaviani</i> sul
+Campidoglio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note573">
+<p><span class="label"><a href="#tag573">573</a>.&#160;&#160;</span>1) <i>Infra arcem fuit palatium, quod erat pro magna
+parte aureum — ubi tot statue erant etc.</i> — 2) <i>Ubi nunc est
+S. Maria fuerunt duo templa simul juncta cum Palatio, Phoebi
+et Carmentis, ubi Octavian Imp. vidit visionem in coelo.</i> — 3)
+<i>Capitolium vel Tarpeus, ubi est palatium Senatorum.</i> Il concetto
+di <i>Arx</i>, che è indeterminato anche per l’antichità, non
+può accertarsi che cosa significasse all’epoca dei <i>Mirabilia</i>:
+lo stesso dicasi del <i>Tarpeus</i> e del <i>Capitolium</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note574">
+<p><span class="label"><a href="#tag574">574</a>.&#160;&#160;</span>Le investigazioni sul Campidoglio daranno sempre
+argomento di novelle ipotesi. Arnaldo da Brescia esortò i
+Romani a restaurare il Campidoglio: che cosa voleva dir ciò,
+se non che la massima ruina, il <i>Tabularium</i>, si riparasse per
+porvi le residenze del Senato, e forse anche che si rinnovasse
+la <i>Arx</i>? Che nel medio evo si desse al <i>Tabellarium</i> nome di
+<i>Camellaria</i>? Un Breve di Innocenzo III (<i>Ep. II</i>, 101, a. 1199)
+dice che sulla pendice del Campidoglio la <i>Camellaria</i> avesse
+un appartamento alto ed un basso, e ne fossero comproprietarî
+il convento di santa Maria e quello di santo Sergio. <i>Inferioris
+vero camellariae parochiam et ejusd. camell. proprietatem;
+ita quod nulla injuria inferatur habitatoribus, ipsius
+camellariae ab abitatortbus superioris camellarie.</i> I <i>Mirabilia</i>
+pongono la <i>Camellariae</i> presso al <i>templum Jani</i>, (il <i>Cod. Pragensis</i>
+dell’<span class="smcap">Höfler</span> dice financo <i>subtus capitolium</i>), ed hanno
+ottima conoscenza dell’<i>aerarium publicum, quod erat templum
+Saturni</i>. Per tutte le quali ragioni io respingo l’opinione
+del <span class="smcap">Bunsen</span> e di altri, che la <i>Camellaria</i> fosse l’archivio
+di Stato ossia <i>Tabularium</i>; e reputo piuttosto che essa fosse
+la <i>basilica Argentaria</i> od un edificio prossimo, fornito di
+portico.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note575">
+<p><span class="label"><a href="#tag575">575</a>.&#160;&#160;</span>Cade in siffatto anacronismo il <span class="smcap">Franke</span> nel libro:
+<i>Arnaldo da Brescia e il suo tempo</i>, Zurigo, 1825, scrittura
+amena a leggersi, ma che troppo spesso devia dalla verità
+storica. Per scrivere a fondo la storia di Arnaldo mancano le
+fonti. Ne fece tentativo nell’anno 1861 il dotto <span class="smcap">Federico
+Odorici</span> nel suo <i>Arnaldo da Brescia</i> (Brescia 1861), e più tardi
+vi si accinse un Francese del mezzodì, <span class="smcap">Georges Guibal</span> (<i>Arnould
+de Brescia et les Hohenstaufen, ou la question du pouvoir
+temporel de la Papauté au moyen age</i>, Paris 1868). — Però,
+nello stesso anno 1868 si stampò per la prima volta la
+<i>Historia pontificalis</i> (<i>Monum. Germaniae</i>, Vol. XX, p. 517-545);
+e questa Cronica, scritta da un contemporaneo di Arnaldo
+(nel quale a buona ragione si ravvisa il celebre Giovanni
+da Salisbury), getta una nuova luce su alcuni punti
+della storia del famoso riformatore da Brescia, che pur troppo
+rimane sempre oscura. Vedi <i>Arnaldo da Brescia</i>, Discorso
+accademico del <span class="smcap">Giesebrecht</span>, Monaco 1873.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note576">
+<p><span class="label"><a href="#tag576">576</a>.&#160;&#160;</span><i>Quis mihi det, antequam moriar, videre Ecclesiam Dei,
+sicut in diebus antiquis, quando apostoli laxabant retia in
+capturam, non in capturam auri vel argenti, sed — animarum?</i>
+Ep. 238, ad Eugenio III — Cent’anni più tardi il
+<i>Meister Freigedank</i> (a) diceva: «Le reti romane chiappano
+argento, oro e terre: e san Pietro lo sapeva» (lo cita il
+<span class="smcap">Raumer</span>).
+</p>
+
+<p>
+(a) È una raccolta di proverbî popolari, di motti, di sentenze su
+cose politiche, sociali ed ecclesiastiche, compilata in Germania nell’anno
+1229, e per la sua eccellenza chiamata «bibbia delle cose profane.»
+Vedasi il <span class="smcap">Vilmar</span>, <i>Storia della letteratura tedesca</i> (Vol. I, p. 961, Marburg,
+1857), che giudica quel libro essere la gemma insuperata delle
+lettere alemanne antiche e moderne. (N. del T.)</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note577">
+<p><span class="label"><a href="#tag577">577</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>De gestis Fried.</i>, lib. II, c. 21.
+La sua narrazione fu raccolta nei noti versi del poema del
+<span class="smcap">Guntero</span>, intitolato <i>Ligurinus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note578">
+<p><span class="label"><a href="#tag578">578</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">San Bernardo</span>, Vol I, Ep. 195: <i>Accusatus apud D.
+Papam schismate pessimo.</i> <span class="smcap">Ott. di Frisinga</span>, II, c. 21. Di
+vera eresia non fu tacciato, sebbene intorno all’eucaristia
+ed al battesimo non la pensasse cattolicamente: lo prova la
+sua adesione alle idee di Berengario, di Abelardo, dei Pietrobrusiani
+ecc. Vedansi i diciannove articoli dello <i>Scito te
+ipsum</i> e della <i>Theologia Christiana</i> di <span class="smcap">Abelardo</span>, nel <i>Tractatus
+de erroribus Abaelardi</i> di <span class="smcap">san Bernardo</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note579">
+<p><span class="label"><a href="#tag579">579</a>.&#160;&#160;</span>Le sentenze di san Bernardo contro il dominio temporale
+(e ai giorni nostri se ne richiamò la ricordanza) non
+ammettono disputa. Alcune ne traggo dal suo libro <i>De Consideratione:
+Nemo militans Deo implicat se negotiis saecularibus. — Quid
+fines alienos invaditis? — Disce, sarculo
+tibi opus esse, non sceptro, ut opus facias Prophetae. — Esto
+ut alia quacunque ratione, haec tibi vendices, sed non Apostolico
+jure. — Planum est: Apostolis interdicitur dominatus. — Forma
+apostolica haec est: dominatio interdicitur:
+indicitur ministratio. — In his successistis non Petro, sed
+Constantino.</i> — Queste dottrine di san Bernardo sono agli
+antipodi de’ principî gerarchici di Gregorio VII.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note580">
+<p><span class="label"><a href="#tag580">580</a>.&#160;&#160;</span><i>Procedit Golias procero corpore nobili illo suo bellico
+apparatu circummunitus: antecedente quoque ejus armigero
+Arnaldo de Brixia</i>: <i>Ep.</i> 189. Vedasi anche la <i>Ep.</i> 330.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note581">
+<p><span class="label"><a href="#tag581">581</a>.&#160;&#160;</span>Con molta verità dice il Tosti (<i>Storia di Abelardo</i>,
+Napoli, 1851): «egli era di quegli uomini che hanno il coraggio
+del pensiero, non quello dell’azione.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note582">
+<p><span class="label"><a href="#tag582">582</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la <i>Historia pontificalis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note583">
+<p><span class="label"><a href="#tag583">583</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 195: <i>Arnaldum loquor de Brixia, qui utinam tam
+sanae esset doctrinae, quam districtae est vitae — Homo est
+neque manducans, neque bibens, solo cum diabolo esuriens et
+sitiens sanguinem animarum — videbitis hominem aperte
+insurgere in clerum, fretum tyrannide militari, insurgere in
+ipsos episcopos, et in omnem passim ecclesiasticum ordinem
+desaevire</i>: è un formale atto d’accusa scritto da un Santo.
+Egli appella altresì Abelardo <i>intus Herodes, foris Johannes</i>:
+<i>Ep.</i> 193.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note584">
+<p><span class="label"><a href="#tag584">584</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 196. Financo <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span> dà a Bernardo
+del credenzone e dello <i>zelotypus</i> (<i>De Gestis</i>, I, c. 47).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note585">
+<p><span class="label"><a href="#tag585">585</a>.&#160;&#160;</span>Che insegnasse a Zurigo, lo dice <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>
+(II, c. 21): <i>In oppido Alemanniae Turego officium doctoris
+assumens, perniciosum dogma aliquot diebus seminavit</i>.
+È certamente esagerato ciò che il <span class="smcap">Franke</span> (sulle orme di
+<span class="smcap">Giovanni Müller</span>, che attinse a Croniche di tempo posteriore),
+afferma dell’influenza esercitata da Arnaldo sulle Republiche
+svizzere. Fa poi meraviglia che pochi contemporanei
+suoi parlino di Arnaldo; nè di lui tiene alcun ricordo neppure
+la <i>Cronica di Brescia</i> del <span class="smcap">Malvezzi</span>. Anche san Bernardo
+più tardi ne tace del tutto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note586">
+<p><span class="label"><a href="#tag586">586</a>.&#160;&#160;</span><i>Chron. Mauriniac.</i>, p. 387: <i>Celestinus qui alio nomine
+Magister de Castellis nominatus est</i> (era il <i>Castrum Felicitatis</i>
+nello Stato della Chiesa). Tre cose l’avevano messo in rinomanza:
+<i>nobilitas generis, mentis industria in omni statu
+aequalis, literarum scientia multiformis</i>. Della sua elezione
+pacifica e concorde fa fede la lettera del venerabile Pietro di
+Cluny (<span class="smcap">Baron.</span>, ad ann. 1143, n. XII), e la <i>Ep.</i> I <i>Coelestini
+ad Cluniacenses</i> (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 592).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note587">
+<p><span class="label"><a href="#tag587">587</a>.&#160;&#160;</span>Con Celestino II hanno incominciamento le note profezie
+di Malachia, arcivescovo di Armagh in Irlanda (morto
+nel 1148), libri sibillini del Papato, che forse furono una
+goffa invenzione dell’anno 1590: vedi il <span class="smcap">Novaes</span>, a quel Papa.
+A Pio IX del resto si attaglia perfettamente il <i>Crux de Cruce</i>
+(croce dalla croce di Savoja).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note588">
+<p><span class="label"><a href="#tag588">588</a>.&#160;&#160;</span>Questi oscuri avvenimenti narra <span class="smcap">Romualdo</span>, p. 192.
+<span class="smcap">Anon. Casin.</span>, ad a. 1144. <i>Treugam cum eo (sc. rege) composuimus</i>,
+dice il Papa nella sua lettera a Pietro di Cluny, <i>dat.
+Laterani X Kal. Oct.</i> (22 Settembre 1144). <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 608.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note589">
+<p><span class="label"><a href="#tag589">589</a>.&#160;&#160;</span>Documento dei 31 Gennaio 1145: <i>Lucius dilectis Filiis,
+nobilibus viris Oddoni et Cencio Frajapanibus fratribus — fidelitatem
+vestram erga B. Petrum et nos ipsos attendentes,
+custodiam Circi vobis committimus — dat. Romae II
+Kal. Febr.</i> (nel <span class="smcap">Nerini</span>, App., p. 407, che lo trasse da <span class="smcap">Cencio</span>). — Ai
+18 Marzo 1145 l’abate di sant’Andrea dà in affitto a
+Cencio Frangipane <i>turrim quae vocatur de Arco — Rome in
+Caput Circli Maximi — e Trullum unum in integrum quod
+vocatur Septem Solia</i>. Questo documento è sottoscritto: <i>Cencius
+de Arco</i>. Era un arco di trionfo ridotto a torre, vicino
+al Circo (<span class="smcap">Mittarelli</span>, III, n. 271).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note590">
+<p><span class="label"><a href="#tag590">590</a>.&#160;&#160;</span><i>Non multo autem post</i> (dopo il ritorno del Papa dalla
+Campania) <i>Popul. Rom., contra voluntatem ejusd. Papae Jordanum
+filium Petri Leonis in Patricium promovit, et Senatores
+de novo in Urbe creavit</i>: <span class="smcap">Romualdo</span>. La nuova êra si
+conta dall’anno 1144. Lo dimostrano documenti del Senato:
+il primo che ci è conservato, è dato ai 23 Dicembre 1148,
+<i>renovationis autem sacri Senatus <span class="over">an</span>. V</i>. Addì 23 Gennaio 1160,
+si conta <i><span class="over">an</span>. XVI</i>; ai 27 Marzo 1162, <i><span class="over">an</span>. XVIII</i>; ai 30
+Marzo 1188, <i><span class="over">an</span>. XLIV</i>; ai 28 Maggio 1191, <i><span class="over">an</span>. XLVII</i>. Da
+tutto ciò parrebbe che il primo anno cadesse nel Maggio 1145,
+e che la costituzione del Patriziato avvenisse nell’autunno
+dell’anno 1144.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note591">
+<p><span class="label"><a href="#tag591">591</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>Chron.</i>, VII, c. 31: <i>omnia regalia
+ejus — ad jus Patricii reposcunt; eumque more antiquorum
+sacerdotum de decimis tantum et oblationibus sustentari
+oportere dicentes</i>. E più sopra: <i>Senatoribus — Patricium
+adjiciunt — Jordanum Petri Leonis filium eligentes omnes
+ei tamquam principi subjiciuntur</i>. — <span class="smcap">Anon. Casin.</span>: <i>Jordanus
+fil. Petri Leonis cum Senatoribus et parte totius populi
+minoris contra papam rebellat</i>. Qui la parola <i>parte</i> devesi
+prendere nel significato che essa esprime in italiano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note592">
+<p><span class="label"><a href="#tag592">592</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Goffredo di Viterbo</span>, che scrisse intorno al 1180
+(<span class="smcap">Murat.</span>, XII, 461): <i>intendens Senatum extinguere cum ingenti
+militia Capitolium Romae conscendit — Senatus autem
+Populusq. Roman. — Papam — in momento repellunt. Ubi
+Papa (sicut audivimus) lapidibus magnis percussus, usque ad
+obitus sui diem, qui proxime secutus est, non sedit in sede</i>.
+<span class="smcap">Sicardo</span> (<span class="smcap">Murat.</span>, VII, 598): <i>armata manu ascendit Capitolium;
+sed Romani inde ejecerunt eum</i>. <span class="smcap">Sigberto</span>, <i>Cont.
+Praemonstr.: sed inde</i> (dal Campidoglio) <i>per Jordanum — perturbatus,
+infirmitate correptus, infra annum — moritur</i>. Il
+giorno della morte è determinato dal <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 437, il
+quale dice soltanto: <i>repentina morte praeventus</i>; ed erra affermando
+che egli costringesse i Romani a rinnegare il Senato.
+<span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, VII, c. 31, narra solamente: <i>quotidianis
+cruciatibus ac taedio vitae affectus, infra anni spatium
+pontificatus sui diem obiit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note593">
+<p><span class="label"><a href="#tag593">593</a>.&#160;&#160;</span><i>Hunc cum antea simplex fuerit, Deus mirabili gratia,
+et eloquentia perfudit</i> (<span class="smcap">Bernard. Guidonis</span>, nel <span class="smcap">Murat.</span>, III,
+1, 437). Delle perplessità di san Bernardo sull’elezione del
+suo discepolo danno dimostrazione l’<i>Ep.</i> 237 agli elettori, e
+l’<i>Ep.</i> 238 all’eletto. <i>Dabit tibi dominus intellectum</i>, dice a
+lui il Santo; e a’ Cardinali: <i>quid fecistis? Sepultura hominem
+revocastis ad homines</i>. E lo chiama <i>rusticanum — pannosum
+homuncionem</i>. I cinque libri <i>De Consideratione</i>,
+di cui Pio V si faceva ogni giorno leggere dei passi, intanto
+che sedeva a mensa, furono scritti da <span class="smcap">Bernardo</span>, in parecchi
+anni, ne’ suoi momenti d’ozio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note594">
+<p><span class="label"><a href="#tag594">594</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>Chron.</i>, VII, c. 31: <i>Eccl. b. Petri — profanissime
+incastellare non metuunt</i>. — <span class="smcap">Geroh di
+Reichersberg</span> (<i>liber de currupto Eccles. statu</i>, nel <span class="smcap">Baluzio</span>,
+<i>Miscell.</i>, V, 114) lamentava: <i>quod adhuc in domo b.
+Petri — desolationis abominationem stare videmus, positis
+etiam propugnaculis et aliis bellorum instrumentis in altitudine
+sanctuarii supra corpus b. Petri</i>. Fin da allora i Cardinali
+possedevano in Roma bei palazzi: <i>ut Cardinalium diruerentur — splendida
+palatia</i> (<span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>De
+Gestis Frid.</i>, II, c. 21).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note595">
+<p><span class="label"><a href="#tag595">595</a>.&#160;&#160;</span><i>Praefecturae dignitatem abolentes, omnes principes
+ac nobiles ex civibus ad subjectionem Patricii compellunt</i>:
+<span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, VII. c. 31.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note596">
+<p><span class="label"><a href="#tag596">596</a>.&#160;&#160;</span><i>Circa principia Pontificatus Eugenii pestifer Arnaldus
+Romam ingressus — proponens antiquorum Romanor. exempla — reaedificandum
+Capitolium, renovandam dignitatem
+Senatoriam, reformandum equestrem ordinem docuit</i>: <span class="smcap">Ottone
+di Fris.</span>, <i>de Gestis</i>, II, c. 21. E sulle dottrine di Arnaldo, riguardo
+alle attenenze del Papa colla Città: <i>nihil in dispositione
+Urbis ad Romanum spectare Pontificem, sufficere sibi
+ecclesiasticum judicium</i>: ibid.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note597">
+<p><span class="label"><a href="#tag597">597</a>.&#160;&#160;</span>Documento dato da Corneto, ai 20 Nov. 1144 (<span class="smcap">Cencius</span>,
+fol. CXIII): <i>Nos quidem — Gottofredus de Pinz<span class="over">on</span> et
+Vezo Franconis consules una cum Egidio vicecomite et Ranutio
+de Guittone ex mandato et voluntate alior. Consulum
+et Populi Cornetanae civitatis</i>. Dunque, fin da allora, il Papa
+accettava nelle città di provincia la costituzione di municipio.
+Nel 1157 trovansi Consoli a Orvieto; e, giusta una iscrizione
+riferita dal <span class="smcap">Muratori</span> (<i>Antiq. It.</i>, II, 331), v’erano Consoli
+a Nepi, financo nell’anno 1131; nell’anno 1198 (e
+naturalmente anche prima) v’erano dodici Consoli e un <i>Consilium</i>
+a Narni, dove tutto il Comitato apparteneva al Comune:
+<i>Narnienses Consules universales Civitatis et Comitatus
+Narniae</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq.</i>, IV, p. 60).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note598">
+<p><span class="label"><a href="#tag598">598</a>.&#160;&#160;</span>Una notizia antica di quel tempo (<span class="smcap">Martinelli</span>, <i>Roma
+ex Ethn.</i>, p. 171), dice: <i>Post haec vero, ipso. D. Papa mandante,
+contra Senatum et Pop. Rom. quibus modis poterant
+comites pugnare coeperunt.</i> Del Senato narra il <span class="smcap">Card. Arag.</span>,
+p. 439: <i>civitatis et castra. B. Petri assiduis rapinis et gravibus
+guerris persequi non cessabant</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note599">
+<p><span class="label"><a href="#tag599">599</a>.&#160;&#160;</span><i>Quos — Pontifex — adjuncta Tiburtinis Romanor. antiquis
+hostibus militia coercuit, tandemque pacem petere coegit</i>:
+<span class="smcap">Ott. di Fris.</span>, VII, c. 31; <span class="smcap">Card. Arag.</span>, p. 439.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note600">
+<p><span class="label"><a href="#tag600">600</a>.&#160;&#160;</span><i>Patriciatus dignitatum exfestucarent, et praefectum
+in pristinam dignitatem reciperent. Senatores vero ex ejus
+auctoritate tenerent</i>: <span class="smcap">Ott. di Fris.</span>, VII, c. 34. — Nel 1139,
+prefetto era Teobaldo, e di già nel 1145 era <i>Jacobus praefectus
+urbis</i> (<span class="smcap">Bonincontr.</span>, ap. <span class="smcap">Lamium</span>, VI, 144). L’ingresso
+trionfale del Papa è descritto dal <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 439.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note601">
+<p><span class="label"><a href="#tag601">601</a>.&#160;&#160;</span>Laonde il documento dei 23 dicembre 1148 dice: <i>Nos
+Senatores — a domino nostro Papa Eugenio totaque veneranda
+apostolica curia et reverendo populo Romano pro regimine
+urbis annuatim in Capitolio constituti</i>: e similmente
+il trattato fra Pisa e Roma, nella <i>Cronica pisana</i> del <span class="smcap">Marangone</span>,
+a. 1151.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note602">
+<p><span class="label"><a href="#tag602">602</a>.&#160;&#160;</span>Vi si sottoscrivono: <i>Et nos Senatores: Joh. Berardi.
+Petrus plangens spatulam. Uguicio gentis. Petrus Enrici. Romanus
+petri milluli. Astaldus David. Jordanus brutii. Gregorius
+gaudentis. Nicolaus philippi. Petrus romani sperantis
+in deo. Sebastianus gualtrade. Stephanus falconis. Grisoctus
+Cencii. Grecus. Nicolaus berizonis. Dompnicus. Parentius.
+Petrus baffolini. Falco carozie. Rusticus nicolai rustici. Petrus
+rabie. Stephanus cizaronis. Bonum tibi veniat h. e. bentivenga
+pictor. Johannes bonifilioli. Petrus demetrii pro nobis
+et omnibus aliis consenatoribus nostris quorum nomina
+non sunt hic descripta</i> (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>del Prim.</i>, p. 306; lite che
+fu sostenuta per alcuni beni della chiesa di santa Maria in
+via Lata). I Berardi, gli Astaldi, i Berizoni, i Rustici, i Bonifilioli
+erano <i>nobiles</i>. Può darsi che <i>Grisoctus Cencii</i> appartenesse
+alla famiglia de’ Baruncî; perlomeno nell’anno 1131
+troviamo <i>Grisottus de Stefano Centii de Baruntio</i> (<span class="smcap">Mittarelli</span>,
+III, n. 224).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note603">
+<p><span class="label"><a href="#tag603">603</a>.&#160;&#160;</span>Nel trattato di pace fra Pisa e Roma, dell’anno 1151,
+viene per verità detto: <i>nos quidem Senatores numero L</i>, ma
+forse per un caso si smarrì la cifra <i>VI</i>. Dimostrerò più tardi
+che il numero di cinquantasei era quello normale.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note604">
+<p><span class="label"><a href="#tag604">604</a>.&#160;&#160;</span>I tre Scrittori romani che trattarono del Senato, il <span class="smcap">Vendettini</span>,
+il <span class="smcap">Vitale</span>, l’<span class="smcap">Olivieri</span>, e l’accurato tedesco <span class="smcap">Curtius</span>
+non avvertirono in alcun modo queste mutazioni. Nell’Aprile
+del 1191 un documento è sottoscritto da <i>Consiliatores</i> diversi
+da quelli che erano stati nel Maggio dello stesso anno. Di
+essi troviamo or nove, or undici o dodici, ed or financo quattordici.
+Sempre si sottoscrivono prima de’ Senatori. Il patto
+conchiuso col Papa nel 1188, è sottoscritto: <i>jussu Senatorum
+Consiliatorum</i> (seguono dodici nomi) <i>et Senatorum</i> (succedono
+i nomi). Io li reputo <i>procuratores</i> della Republica, corrispondenti
+ai Consoli governanti nelle altre città, nè penso col
+<span class="smcap">Papencordt</span> e coll’<span class="smcap">Hegel</span> che fossero soltanto consiglieri
+assistenti. Nel 1164, a Pisa, sono eletti ventiquattro <i>Consiliatores</i>
+colla condizione espressa <i>qui nec consules nec senatores
+hoc anno fuerint</i> (<span class="smcap">Bonaini</span>, <i>Statuti di Pisa</i>, I, 25); ma in
+Roma eglino erano veramente il Consiglio rettore del Senato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note605">
+<p><span class="label"><a href="#tag605">605</a>.&#160;&#160;</span>Per noi i denari pontificî cessano con Benedetto VII
+(morto nel 984). In tutto il secolo undecimo non v’ha che un
+solo denaro di Leone IX, ed un altro attribuito a Pasquale II.
+Per la qual cosa nella lacuna delle monete pontificie fino a
+Benedetto XI (morto nel 1304) subentrano (secondo il <span class="smcap">Floravante</span>,
+<i>Antiqui Romanor. Pontificum Denarii</i>) le monete del
+Senato. Tuttavolta in documenti posteriori alla costituzione
+del Senato io trovo <i>solidi papae</i> distinti da <i>denari Senatus</i>
+(<span class="smcap">Mittarelli</span>, IV, n. 53, n. 98); ed io credo che anche i Papi
+in sulle prime battessero moneta. I denari del Senato erano
+allora chiamati <i>solidi bonorum provisinorum Senatus</i> (il nome
+non deesi far derivare da <i>provisiones</i> o <i>redditus</i>, bensì dalla
+città di Provins in Sciampagna), ossia si contava a <i>librae bonorum</i>,
+o <i>parvorum, parvensium Senatus</i>. Ritiene il <span class="smcap">Floravante</span>
+che i denari del Senato antichissimi sieno quelli colla
+leggenda <span class="smcap lowercase">ROMAN. PRINCIPE</span> (che faceva contorno all’effigie
+di san Pietro), e dall’altra faccia colla scritta <span class="smcap lowercase">SENAT. POPUL.
+Q. R.</span>, attorno all’effigie di san Paolo. Altre monete di quell’età
+erano dette <i>affortiati</i> (d’oro forte, ossia puro), <i>Scyphati,
+Marabotini</i> (maravedis), <i>Malechini</i> (nome arabo che deriva
+da Malech), <i>Romanati</i> (nome bizantino) ecc. Vedasene il
+<span class="smcap">Ducange</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note606">
+<p><span class="label"><a href="#tag606">606</a>.&#160;&#160;</span>Vedi l’<i>Ep.</i> 239 di Innoc. III, lib. II; lettera assai
+importante a chiarire i rapporti giuridici di quel tempo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note607">
+<p><span class="label"><a href="#tag607">607</a>.&#160;&#160;</span>Che esistessero l’una accanto dell’altra le due Curie
+lo provano molte carte: e di già il primo documento del
+Senato (dell’anno 1148) chiama gli antichi giudici Palatini
+con nome di Consiglieri aggiunti. Vedi anche l’Atto senatorio
+del 1160 (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Del Prim.</i>, p. 314).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note608">
+<p><span class="label"><a href="#tag608">608</a>.&#160;&#160;</span>Giustamente il <span class="smcap">Curtius</span> ha interpretato questo passo
+dell’<span class="smcap">Anon. Casin.</span>: <i>facem cum Romanis reformans, muros
+Tiburtinae civitatis destrui praecepit</i>. — <span class="smcap">Ott. di Fris.</span>, VII,
+c. 34: <i>a pop. Rom. pro excidio Tiburtinorum in tantum de
+die in diem sollicitatur, ut improbitatem eorum non sustinens
+ad transtyberinam regionem migrans, animam suam vitae suae
+taedere confideretur</i>. Il <span class="smcap">Bonincontrius</span> (nel <span class="smcap">Lamius</span>, <i>Delic.</i>,
+V, 144) dice financo, che fosse stato discacciato della Città.
+Forse egli disciolse il Senato, sì come oggidì i Re disciolgono
+le Camere, e ordinò nuove elezioni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note609">
+<p><span class="label"><a href="#tag609">609</a>.&#160;&#160;</span>Lo dimostra il documento dei 28 Dicembre 1148 (già
+citato) quando Eugenio non si trovava nella Città.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note610">
+<p><span class="label"><a href="#tag610">610</a>.&#160;&#160;</span><i>Chron. Fossae Novae</i>, ad a. 1146: <i>Romani venerunt
+super Tiburim, et multos ex eis decollaverunt</i>. A qualche
+anno prima appartiene la notizia del <i>Chron. Sublacense</i> (<span class="smcap">Murat.</span>,
+<i>Antiq.</i>, IV, 797): <i>cum Romani tempore Thebaldi Prefecti
+supra Tiburtinos venerint</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note611">
+<p><span class="label"><a href="#tag611">611</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonincontrius</span>, p. 148: Guido Colonna s’insignorì di
+Norba e di Frosinone; <i>Jacobus</i>, prefetto urbano, investito dell’officio
+dal Papa, si pigliò Civitavecchia e Viterbo; Nicolò
+di Anguillara fece sue Tolfa e Santa Severa; Pietro Frangipane,
+Terracina e Sezza. Celestino II aveva donato ai Frangipani
+soltanto i redditi di Terracina, ma eglino vi si eressero
+a tiranni. Vedi nel <span class="smcap">Contatore</span>, <i>Historia di Terracina</i>, I,
+c. 6, le notizie attinte dall’archivio di quella città. I Frangipani
+soffocarono il Comune di Terracina, perlochè ivi
+trovansi Consoli soltanto al principio del secolo decimoterzo,
+quando Innocenzo III soggiogò i Baroni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note612">
+<p><span class="label"><a href="#tag612">612</a>.&#160;&#160;</span><i>Histor. pontifical.</i>, l. c., p. 538.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note613">
+<p><span class="label"><a href="#tag613">613</a>.&#160;&#160;</span><i>Fallax et invidus humani generis inimicus per Arnaldum
+schismaticum — hoc effecit, ut quidam capellani unitatem
+Ecclesiae — dividentes, ipsius Arnaldi sequantur errorem:
+et Cardinalibus atque Archipresbyteris suis obedientiam — exhibere
+debitam contradicant — dat. Brixiae Idib. — Julii</i>.
+Il commovimento del clero inferiore durò tuttavia sotto di
+Adriano IV e di Alessandro III (vedi i Brevi di questi due
+Papi nel <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 628, 803). Dalla lettera di Alessandro
+III emerge tuttavia l’esistenza di ventotto titoli cardinalizî
+per quell’età.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note614">
+<p><span class="label"><a href="#tag614">614</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 243: <i>Nobilib. et optimatib. et universo pop. Romano,
+frater Bern. Claraevallis vocatus Abbas, declinare a
+malo, et facere quod bonum est. — Ad omnem itaque spectat
+Christianum injuria Apostolorum — apostolicam Sedem divinis
+regalibusque privilegiis sublimatam auso sacrilego incessere,
+suoque minuere honore contenditis — Patres vestri Urbi Orbem
+subjugaverunt, vos Urbem properatis orbi facere fabulam — Quid
+ergo nunc Roma nisi sine capite truncum corpus,
+sine oculis frons effossa, facies tenebrosa?</i> Così anche
+oggidì dicono i Vescovi di Francia e di tutto il mondo; e la
+lettera di san Bernardo fu citata dai difensori di Pio IX, tanto
+spesso quanto gli avversarî suoi hanno per parte loro accampato
+le opinioni, che in generale quello stesso Santo espresse
+per conto delle condizioni politiche del clero. Nè
+alcun Vescovo ai nostri giorni seppe sostenere che il Papa
+dovesse conservare Roma con tanta enfasi quale fu quella
+onde usò il vecchio Abate.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note615">
+<p><span class="label"><a href="#tag615">615</a>.&#160;&#160;</span><i>Quid de populo loquar? Populus Romanus est. Quid
+tam notum saeculis, quam protervia et fastus Romanorum?
+Gens insueta pacis, tumultui assueta; gens immitis et intractabilis
+usque adhuc subdi nescia, nisi cum non valeat resistere.
+Hi impii in Deum, temerarii in sancta, seditiosi in inxicem,
+aemuli in vicinos, inhumani in extraneos. Docuerunt
+linguam suam grandia loqui, cum opererentur exigua.</i> E
+della proverbiale avarizia dei Romani dice: <i>quem dabis mihi,
+vel de tota maxima Urbe, qui te in Papam receperis, precio,
+seu spe precii non interveniente? De Consideratione</i>, IV, c. II.
+Il quarto e il quinto libro di questo celebre trattato destinato ad
+Eugenio III furono da san Bernardo scritti negli anni 1152, 1153.
+Più tardi il <span class="smcap">Petrarca</span> difese Roma contro questa invettiva
+di san Bernardo nella sua scrittura: <i>Contra Galli calumnias,
+Op.</i>, ed Basil., p. 1075.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note616">
+<p><span class="label"><a href="#tag616">616</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 244, <i>ad Conradum</i>; e la lettera dell’amico (<span class="smcap">Martene</span>,
+T. II, 299, <i>Ep.</i> 212).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note617">
+<p><span class="label"><a href="#tag617">617</a>.&#160;&#160;</span>Di questo dà notizia il notaio <span class="smcap">Giovanni</span>: <i>Ep.</i> 239, fra
+le lettere di Guibaldo (nel <span class="smcap">Martene</span>, <i>Ampl. Collectio</i>, II). Erroneamente
+il <span class="smcap">Martene</span> pone la lettera all’anno 1151; fu
+scritta prima della battaglia di Flochberg, dove, agli 8 di
+Febbraio 1150, Guelfo fu vinto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note618">
+<p><span class="label"><a href="#tag618">618</a>.&#160;&#160;</span>Le Bolle raccolte nel <span class="smcap">Jaffé</span> stabiliscono che il suo
+soggiorno a Tusculo avvenne fra gli 8 di Aprile e i 7 di Novembre
+del 1149. <span class="smcap">Anon. Casin.</span>, <i>Chron.</i>, a. 1148: <i>Eugenius
+P. Tusculanum ingressus, fultus auxilio Rogerii Regis, Romanos
+sibi rebelles expugnat</i>. Similmente <span class="smcap">Romualdo</span>, p. 193.
+<span class="smcap">Roberto de Monte</span>: <i>P. Eugenius in Italiam regressus, cum
+Romanis vario eventu confligit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note619">
+<p><span class="label"><a href="#tag619">619</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 212 (fra quelle di Guibaldo): <i>Eccellent. et Magnif.
+Dom. Urbis et Orbis Conrado etc. Sixtus, Nicolaus et
+Guido consiliatores Curiae sacri Senatus et communis salutis
+reipublicae procuratores — ut jam per plures litteras
+regiae significatam est majestati etc. etc.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note620">
+<p><span class="label"><a href="#tag620">620</a>.&#160;&#160;</span>Un manifesto dei Romani, nel carnovale dell’anno 1862,
+diceva quasi alla parola così: «Romani! chi ama la dignità
+di sè stesso, chi sente la grandezza dei destini che la Provvidenza
+ha serbato a Italia e alla sua città capitale, trova
+bastevole di tutti i diletti la vista del Foro antico di Roma
+e di tutti gli altri luoghi che rammentano le glorie antiche.
+Là il vero cittadino di Roma, ricordando la grandezza degli
+avi, mira il fondamento del nostro prossimo rinascimento
+dopo tanti secoli di obbrobrio. Viva il Pontefice non Re!
+Roma, ai 20 Febbraio 1862.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note621">
+<p><span class="label"><a href="#tag621">621</a>.&#160;&#160;</span><i>Excell. atque praeclaro Urbis et Orbis totius Domino,
+Conrado Dei grat. Romanor. Regi, semper Augusto, S. P. Q. R.
+salutem et Rom. Imp. felicem et inclytam gubernationem</i>
+(<span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>, <i>De gestis</i>, I, c. 28). Questa lettera non
+ripongo io col <span class="smcap">Martene</span> e col <span class="smcap">Mansi</span> all’anno 1150, ma
+al 1149, allorchè Eugenio, da Tusculo, angustiava Roma. Gli
+ambasciatori sono appellati <i>nobiles viri</i> della vera nobiltà.
+Gli esametri di barbaro stile esprimono bene l’intendimento
+politico de’ Romani. La lettera è povera troppo d’ingegno
+perchè io possa attribuirla ad Arnaldo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note622">
+<p><span class="label"><a href="#tag622">622</a>.&#160;&#160;</span><i>Christianissimus princeps hujusmodi verbis sive naeniis
+praebere aures abnuit</i>, dice conciso <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>,
+in occasione della lettera dei Romani.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note623">
+<p><span class="label"><a href="#tag623">623</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep</i>. 213 (nelle lettere di Guibaldo) di un <i>fidelis Senatus
+servorum regis fidelissimus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note624">
+<p><span class="label"><a href="#tag624">624</a>.&#160;&#160;</span><i>Eugenius P. pacem cum Romanis reformans Romam
+reversus est:</i> <span class="smcap">Anon. Casin.</span>, <i>Chron.</i> — <span class="smcap">Romualdo</span>, p. 193. — Una
+Bolla di Eugenio è data: <i>Laterani 28 Nov. 1149</i> (<span class="smcap">Jaffé</span>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note625">
+<p><span class="label"><a href="#tag625">625</a>.&#160;&#160;</span>La vita errabonda del Papa può seguirsi sulla scorta
+del <span class="smcap">Jaffé</span>. L’anno 1151 egli dimorò a Segni sotto la protezione
+dei Conti di Ceccano. Ai 27 Ottobre egli consecrò
+la chiesa di Casamari presso a Veroli (Chron. <i>Fossae Novae</i>,
+ad a. 1152).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note626">
+<p><span class="label"><a href="#tag626">626</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 214 <i>Guidonis Card. et Cancellarii ad Wibaldum
+Abatem</i>. Nell’<i>Ep.</i> 218, Guibaldo tranquilla Eugenio: è scritta
+dopo la disfatta di Guelfo VI. — La <i>Ep.</i> 225 di Guibaldo
+al cardinale Guidone.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note627">
+<p><span class="label"><a href="#tag627">627</a>.&#160;&#160;</span><i>Promissa Romanor.</i> (<i>Mon. Germ.</i>, IV, 88): restituzione
+di tutti i diritti della corona e di tutti gli scrigni
+delle chiese, eccettuata la moneta che aveva costato la guerra
+di Viterbo; resa di tutte le castella fuor della Città. <i>Munitiones
+S. Gregorii et turrem de Sclaceis dabunt</i>. In un
+documento dell’anno 1393 la <i>Turris de Schiaciis</i> è detta
+esistere <i>extra portam Appiam et portam Laterani</i>, ed appartenere
+al <i>Casale Statuarium</i> (nel <span class="smcap">Coppi</span>, T. XV delle <i>Dissertaz.
+dell’Accad. pontif. di Archeologia</i>, p. 132). San Gregorio
+era un castello presso a Tivoli; ma qui può darsi
+che s’intendesse dire della fortezza sul Celio, che in una
+Bolla di Onorio III (del 1217) è appellata <i>clausura in castro
+S. Gregorii</i> (<i>Bull. Vat.</i>, I, 100). Stabilivasi che soltanto a
+Recano e a Magliano sulla via Flaminia non potesse edificarsi
+castello alcuno. I Romani vollero giurare vassallaggio
+<i>cum beneficio quingentarum librarum secundum quod consueverunt
+Romani jurare pontificibus Romanis. Inter predictos
+jurabunt Nicolaus, Syxtus, et Guido recuperata gratia vestra,
+precibus Senatorum</i>. Costoro dunque erano stati accolti dal
+Re con mal garbo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note628">
+<p><span class="label"><a href="#tag628">628</a>.&#160;&#160;</span><i>Conradus dei gr. Rex et semper Augustus praefecto
+urbis, consulibus, capitaneis et omni populo Romano tam minoribus,
+quam majoribus gratiam suam et bonam voluntatem</i>
+(se ne togli il Prefetto, la è la formula eguale che s’usava con
+altre città: così per Pisa, <i>Ep.</i> 324). <i>Post reditum nostrum a
+Jerosolimitana expeditione litteras universitatis vestrae frequenter
+accepimus</i> (<i>Ep.</i> 322).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note629">
+<p><span class="label"><a href="#tag629">629</a>.&#160;&#160;</span><i>Ep.</i> 327: <i>dat. Signiae V Id. Januar</i>. — <i>Ep.</i> 339 ai
+Tedeschi. L’<i>Ep.</i> 323 del Re al Papa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note630">
+<p><span class="label"><a href="#tag630">630</a>.&#160;&#160;</span>«Non mai gli Italiani furono tanto discordevoli e
+fieramente avversi fra loro quanto in quei quindici anni, nei
+quali avrebbero potuto rompere la catena tedesca, e rivendicarsi
+in indipendenza; ma lo spirito nazionale non era
+ancor nato»: <span class="smcap">La Farina</span>, <i>Storia d’Italia</i>, III, 392.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note631">
+<p><span class="label"><a href="#tag631">631</a>.&#160;&#160;</span><i>Carissimo Dei gr. F. Wetzel ad summa animae et
+corporis laeta undique proficere</i>: <i>Ep.</i> 384 (nel <span class="smcap">Martene</span>, II).
+Wetzel era forse svizzero, e venuto a Roma con Arnaldo.
+Se nella lettera si parla di <i>gens vestra</i>, non è questo buon
+motivo per argomentare che egli fosse romano. <i>Ceterum quod
+consilio clericorum et monachorum, quorum doctrina divina
+et humana confusa sunt</i>: è in tutto e per tutto il linguaggio
+che udimmo ai dì nostri. Financo le parole, citate nella
+lettera, che san Pietro disse nella ordinazione di san Clemente,
+e le sentenze di san Girolamo, furono anche al nostro tempo
+allegate nuovamente allo stesso scopo. Però la breve lettera
+di Wetzel è più penetrativa che tutta la pedantesca dissertazione
+(<i>Pro causa italica</i>, Firenze, 1860) di un ex gesuita, il
+quale ha scritto tre volumi in folio sul dogma della Immacolata
+Concezione. Ciò che Wetzel dice della donazione di
+Costantino (<i>mendacium illud et fabula haeretica — ita detecta
+est, ut mercenarii et mulierculae quoslibet etiam doctissimos
+super hoc concludant</i>) dimostra che a quel tempo si disputava
+del dominio temporale anche in piazza del mercato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note632">
+<p><span class="label"><a href="#tag632">632</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Pactum</i> di Costanza (in <span class="smcap">Guibaldo</span>, n. 385, in <span class="smcap">Albino</span>
+e in <span class="smcap">Cencio</span>) è dato: <i>Constantiae X Kl. April. Ind. XV
+A. D. Incarn. MCLII Regnante Dno Frederico Romanor.
+Rege glorioso A. vero regni ejus I</i>. Deve riporsi alla primavera
+del 1153 (<span class="smcap">Pertz</span>, <i>Leges</i>, II, 92). <i>Et pro viribus regni laborabit
+Romanos subjugare domino Papae et Rom. Eccl., sicut
+melius unquam a centum annis et retro</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note633">
+<p><span class="label"><a href="#tag633">633</a>.&#160;&#160;</span>A Guibaldo, <i>Ep.</i> 383, <i>dat. Signiae XII Kal. Oct.: notificamus
+quae faciente Arnaldo haeretico rusticana quaedam
+turba absque nobilium et majorum scientia nuper est in Urbe
+molita. Circiter enim duo millia — sunt secretius conjurati,
+et in proximis Kalendis Novembris centum senatores — et
+duos consules — unum autem, quem volunt Imperatorem dicere
+creare disponunt</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note634">
+<p><span class="label"><a href="#tag634">634</a>.&#160;&#160;</span>Sul tempo del ritorno vedasi il <span class="smcap">Jaffé</span>. L’espressione
+<i>cum Romanis pace facta</i> (oppure <i>paciscens</i>) dimostra che il
+Papa accettò la costituzione. <span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Cont. Praemonstr.</i> — <span class="smcap">Romualdo</span>. — <span class="smcap">Anon.
+casin.</span>, <i>Chron.</i>, dove l’anno devesi correggere
+in quello 1152.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note635">
+<p><span class="label"><a href="#tag635">635</a>.&#160;&#160;</span>Documento del 29 Maggio 1153, dove il Papa sottoscrive
+un trattato relativo a Radicofani. Testimonî sono i suoi
+servitori, <i>sapracoquus, dapifer, marescalcus equorum alborum</i>.
+Prima vengono: <i>Cencius Frajapanis egregius Romanor.
+Consul; Johes Petri Leonis egreg. Rom. con.; Odo Frajapanis
+stren. Rom. Con.; Gratianus fil. Ovitionis Petri de
+Leone Rom. Con.; Johes Frajapanis fil. Dom. Centii Rom.
+Con.; Petrus Leonis de Leone. Rom. Con.; Obitio Leonis Petri
+de Leone Rom. Con.; Stephanus de Tebaldo etc.</i> (<span class="smcap">Muratori</span>,
+<i>Ant.</i>, IV, 793). Simili sottoscrizioni sono apposte ad un documento
+dei 29 Agosto 1153 (<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Del Prim.</i>, n. 59). Se
+ne rileva che la nobiltà discacciata aveva fatto ritorno. Il
+<span class="smcap">Vendettini</span>, che si riferisce al primo dei detti documenti,
+reputa erroneamente che quei cortigiani del Papa fossero consiliatori
+del Senato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note636">
+<p><span class="label"><a href="#tag636">636</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Bonincontr.</span>, p. 148 e 150. Omai ai 26 Novembre 1150
+il Papa aveva conquistato Terracina, certo coll’ajuto di Rogero
+(<i>Chron. Fossae Novae</i>). Ne restaurò la rocca, ponendovi
+l’iscrizione registrata dal <span class="smcap">Baronio</span>: <i>Quia mira animi
+virtute et honesti studio praeditus regalia multa lungo tempore
+amissa b. Petro restituit</i>. <span class="smcap">Cencio</span> serba memoria di parecchi
+trattati di Eugenio III, i quali dimostrano, con quanta
+prudenza ei tenesse raccolti i beni ecclesiastici e acquistasse
+castella.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note637">
+<p><span class="label"><a href="#tag637">637</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Romualdo</span>, p. 193. E parimenti dice Ugo di Ostia
+nella sua lettera bella e accalorata, con cui annuncia al Capitolo
+dei Cisterciensi la morte di Eugenio: <i>jam fere Senatum
+annihilaverat</i> (<span class="smcap">S. Bernardi</span> <i>Op.</i>, I, ep. 440).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note638">
+<p><span class="label"><a href="#tag638">638</a>.&#160;&#160;</span>Di Eugenio III non v’hanno monumenti in Roma. — Poco
+tempo prima del Papa, ai 25 Febbraio, moriva Tolomeo
+di Tusculo: <i>obiit Ptolemaeus Tusculanus 5 Kal. Martii</i>
+(<i>Chron. Fossae Novae</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note639">
+<p><span class="label"><a href="#tag639">639</a>.&#160;&#160;</span>Anastasio IV si fece seppellire nel sarcofago di porfido
+di sant’Elena, che, tolto al mausoleo dell’Imperatrice
+(posto presso la via Labicana), si aveva fatto allestire nel
+Laterano: Innocenzo II aveva destinato a sua arca il sarcofago
+di porfido dell’imperatore Adriano: <span class="smcap">Joh. Diacon.</span>, <i>De
+Eccles. Lateran.</i> (<span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus. Ital.</i>, 569). — Pio VI ebbe
+collocato l’urna di santa Elena nel Vaticano, dove adesso la
+si mira come opera d’arte, dopochè ebbe primamente servito
+di tomba ad un’Imperatrice e ad un Papa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note640">
+<p><span class="label"><a href="#tag640">640</a>.&#160;&#160;</span>Andava egli questuando presso al convento di sant’Albano,
+e suo padre vergognandosene lo ributtò: <i>Ille vero
+sibi relictus, et forti necessitate aliquid audere coactus,
+Gallicanas adiit regiones, ingenue erubescens in Anglia vel
+fodere vel mendicare</i>. Così dice il suo compatriotto e contemporaneo
+<span class="smcap">Guilielm. Neubrigensis</span>, <i>De rebus Anglicis</i>, II, 6.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note641">
+<p><span class="label"><a href="#tag641">641</a>.&#160;&#160;</span>L’aspro esordire di Adriano è notato dagli <i>Annali
+di Würzburg: Adrianus qui dum post aliquot menses a cepto
+apostolatu insolenter in Romanos ageret, grave odium incurrit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note642">
+<p><span class="label"><a href="#tag642">642</a>.&#160;&#160;</span><i>Girardum Card. tit. P. Pudentiane ad praesentiam
+ipsius Pontificis euntem, quidam ex ipsis haereticis — in
+via sacra — ad interitum vulneraverunt</i>: <span class="smcap">Card. Arag.</span> Le
+due parti si guardavano in cagnesco con tanta acerbità come
+ai dì nostri si fa tra liberali e legittimisti, combattentisi ad
+ogni opportunità con «dimostrazioni». <i>Propter vulnerationem
+unius Cardinalis totam Urbem usque ad condignam satisfactionem
+supposuit ecclesiastico interdicto</i>, dice, biasimando,
+<span class="smcap">Ptolem. Lucensis</span>, XX, c. 20.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note643">
+<p><span class="label"><a href="#tag643">643</a>.&#160;&#160;</span>L’<span class="smcap">Hurter</span> (<i>Storia di Innocenzo III</i>, Tom. I) ha descritto
+minutamente cos’erano l’interdetto e le sue conseguenze.
+Rettamente ei dice: <i>quidquid delirant reges plectuntur
+Achivi</i>; però, accanto dell’Agamennone, egli obblia di
+porre il furibondo Calcante del medio evo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note644">
+<p><span class="label"><a href="#tag644">644</a>.&#160;&#160;</span><i>Tunc vero praedicti Senatores compulsi a clero et
+popolo romano — juraverunt quod saepe dictum haereticum
+et reliquos ipsius sectatores de tota urbe Roma et ejus finibus
+sine mora expellerent</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note645">
+<p><span class="label"><a href="#tag645">645</a>.&#160;&#160;</span><i>Redderet eisdem Cardinalibus Arnaldum Haereticum,
+quem vicecomites de Campania abstulerant Magistro O. Diacono
+S. Nicolai apud Briculas, ubi eum ceperat: quem tamquam
+Prophetam in terra sua cum honore habebant. Rex vero — continuo,
+missis apparitoribus, cepit unum de comitibus
+illis, qui valde perterritus eundem haereticum in manibus
+cardinalium statim restituit</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 442. — In
+alcuni codici dell’op. citata, invece di <i>Briculas</i> si legge
+<i>Otriculas</i>. Quel sito però non è Otricoli, ma sì Bricole in
+Val d’Orcia, dove esisteva un ospizio di Camaldolesi. Ne
+erano padroni i Visconti di Campagnatico, ossiano quegli
+stessi <i>vicecomites</i>, che il testo sovrastato nomina <i>De Campania</i>.
+E qui fa d’uopo accogliere una lezione più accurata,
+che si trova in un miglior cod. mscr. (il Ricc. 228), il quale
+dice <i>Vicecomites de Campani<span class="over">an</span></i>. Questa rettificazione del
+testo, in quanto ai nomi di Bricole e di Campagnatico, dobbiamo
+al <span class="smcap">Troya</span>, come ci vien dimostrato dall’<span class="smcap">Oderici</span> nelle
+<i>Storie Bresciane</i>, IV, 281.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note646">
+<p><span class="label"><a href="#tag646">646</a>.&#160;&#160;</span>Il ministro Kaunitz strinse a Pio VI la mano che il
+Papa gli tendeva perchè la baciasse. — La controversia della
+staffa, episodio comico di una grande epopea, è registrato autenticamente
+in <span class="smcap">Cencio</span> (nel <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Antiq. Ital.</i>, I, 117).
+Il luogo ove avvenne fu il piccolo lago di Janula, vicin Nepi.
+<i>Rex Fridericus descendit de equo, et occurrent ei quantum jactus
+est lapidis, in conspectu exercitus officium stratoris cum
+jucunditate implevit, et streugam fortiter tenuit.</i> Il <i>fortiter</i>
+scolpisce tutta una scena: Adriano smorto in viso, e l’Imperatore
+sorridente, ironico, che tira forte la staffa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note647">
+<p><span class="label"><a href="#tag647">647</a>.&#160;&#160;</span>Il discorso è dettatura dello Storico tedesco, ma corrisponde
+all’indole del tempo. <i>Orbis imperium affectas, coronam
+praebitura gratanter assurgo, jocanter occurro — Cur
+enim suum visitaturus popolum non pacifice adveniret — qui
+indebitum clericorum excussurus jugum, ipsius magna ac
+diutina expectatione praestolatus est adventum? — Orbis
+Urbs sub hoc principe recipiat gubernacula, refraenetur hoc
+imperatore, ac ad Urbis reducatur monarchiam orbis insolentia.</i>
+Di simile v’ha in <span class="smcap">Elmoldo</span> contemporaneo (<i>Chron.
+Slavor.</i>, I, c. 79) con esagerazioni fantastiche. Vedasi eziandio
+<span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Auctar. Affigemense</i>, a. 1155, e la lettera scritta da
+Federico stesso a Ottone di Frisinga, prima che questi compilasse
+la sua Storia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note648">
+<p><span class="label"><a href="#tag648">648</a>.&#160;&#160;</span>A questo tratto, <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span> descrive con
+rilievo scultorio l’Imperatore: <i>rex, tam superlo quam inusitato
+orationis tenore justa indignatione inflammatus, cursum verborum
+illorum — more italico longa continuatione periodorumque
+circuitibus</i> (così usano anche oggidì) <i>sermonem
+producturum interrupit, et cum corporis modestia, orisque
+venustate regalem servans animum ex improviso non improvise
+respondit</i>. Il Barbarossa parlava per interprete, come più
+tardi fece nella pace di Venezia. Siccome la maggior parte dei
+Senatori di Roma non sapeva più parlare latino, così anche
+l’Imperatore poteva confortarsi della sua colla loro ignoranza.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note649">
+<p><span class="label"><a href="#tag649">649</a>.&#160;&#160;</span>Dice l’Imperatore stesso nella sua lettera, scritta
+prima della Storia di Ottone di Frisinga: <i>Imperium emere
+noluimus, et sacramenta vulgo praestare non debuimus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note650">
+<p><span class="label"><a href="#tag650">650</a>.&#160;&#160;</span>Il discorso, cui <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span> veste del suo stile,
+spira un’aura di classicismo, come quello de’ Romani medesimi. — <i>Penes
+nos sunt consules tui: penes nos est senatus
+tuus; penes nos est miles tuus — Legitimus possessor sum.
+Eripiat quis, si potest, clavam de manu Herculis</i>. Questo
+superbo motto alla Virgiliana in bocca del despoto significa:
+non v’ha ragione più legittima della clava di Ercole.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note651">
+<p><span class="label"><a href="#tag651">651</a>.&#160;&#160;</span>Ho già citato questi versi. Venuto Federico a Roma,
+si offese di essi e del quadro: Adriano promise tutto cancellare,
+ma sembra che non ne facesse nulla. <span class="smcap">Radevico</span>, I, c. 10;
+e al c. 16 i Vescovi vi si riferiscono ancora nella loro lettera
+al Papa, a. 1156.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note652">
+<p><span class="label"><a href="#tag652">652</a>.&#160;&#160;</span><i>Quomodo Imperii mei sedem, usque ad periculum capitis
+non defenderem, qui et ipsius terminos — quantum est in me,
+restaurare cogitaverim.</i> Più tardi, il Barbarossa scriveva a
+Saladino: «Non sai che le due Etiopie, la Mauritania, la
+Persia, la Siria, il paese de’ Parti dove il nostro dittatore
+Crasso soccombette al destino, la Giudea, la Samaritana,
+l’Arabia, ed altre terre innumerevoli sono soggette alla signoria
+Nostra?» La lettera, dell’anno 1188 (registrata da
+<span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, <i>Annal.</i>, p. 650) potrà essere apocrifa o
+falsata, ma vero e genuino è lo spirito che la informa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note653">
+<p><span class="label"><a href="#tag653">653</a>.&#160;&#160;</span><i>Praemittantur — qui eccl. B. Petri, Leoninumque occupent
+castrum</i> (<span class="smcap">Ott. di Frisinga</span> e la lettera di Federico).
+Questo <i>castrum</i> non è già il castel Sant’Angelo, ma la città
+Leonina stessa. Più in là è detto: <i>Summoque diluculo Leoninam
+intrantes urbem, eccl. B. Petri, vestibulum et gradus
+occupaturi, observant</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note654">
+<p><span class="label"><a href="#tag654">654</a>.&#160;&#160;</span><i>Statim tam vehemens et fortis Teutonicorum vox conclamantium — concrepuit,
+ut orribile tonitrum crederetur de
+coelis cecidisse</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note655">
+<p><span class="label"><a href="#tag655">655</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ott. di Frisinga</span>, II, c. 23: <i>Dura haec agerentur,
+romanus populus cum Senatoribus suis in Capitolio convenerat.
+Audientes autem imperatorem sine sua adstipulatione
+coronam Imperii accepisse, in furorem versi</i>... E <span class="smcap">Goffredo
+di Viterbo</span> (<i>Carmen de Gestis Frider.</i>, p. 24, ed. Ficker, 1853):
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Romanus populus antiquos expedit usus,</i></p>
+<p class="i01"><i>Rex despexit eum primatum, milite tutus.</i></p>
+<p class="i02"> <i>Nil petit imo jubet, Roma furore tumet.</i></p>
+<p class="i01"><i>Spe mala frustatus discedit abinde senatus,</i></p>
+<p class="i01"><i>Acriter iratus Romanus ad arma paratur — —</i></p>
+<p class="i02"> <i>Roma dolens plorat, rumor in Urbe sonat.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note656">
+<p><span class="label"><a href="#tag656">656</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span> e la lettera di Federico: <i>Romani
+de ponte Tyberino prosiluerunt — Cardinalibus spoliatis,
+Papam capere intendebant</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note657">
+<p><span class="label"><a href="#tag657">657</a>.&#160;&#160;</span><i>Accipe nunc, Roma, pro auro arabico teutonicum ferrum. — Sic
+emitur a Francis imperium.</i> È difficile che Federico
+avesse dapprima occupato il ponte del Tevere; soltanto
+che contro il castello aveva spiccato un grosso stuolo di milizie.
+I Romani passarono anche di là di quel ponte (<i>de ponte
+Tyberino prosiluerunt</i>); altri vennero dall’isola per il Transtevere
+(<span class="smcap">Ottone Morena</span>, nel <span class="smcap">Muratori</span>, VI, 987). Il <span class="smcap">Card.
+Aragon.</span>: <i>Populus, qui clausis portis apud Castrum Crescentii
+resiedebat armatus</i> — e dappoi, alla fine del combattimento:
+<i>infra portas ipsius castri se ipsum recepit</i>. Forse
+nel castel Sant’Angelo risiedevano tuttavia i Pierleoni. <span class="smcap">Ottone
+di Frisinga</span>: <i>Pugna conseritur — juxta castrum Crescentii
+cum Romanis, juxta piscinam cum Transtyberinis</i>
+(dov’è oggidì san Benedetto <i>in Piscinula</i>). <span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Auctar.
+Aquicinct.</i>, ad a. 1155, ed <span class="smcap">Elmoldo</span>, <i>Chron. Slavor.</i>, c. 80,
+il quale attribuisce il merito maggiore ad Enrico il Leone,
+perlochè il Papa lo avrebbe poi premiato con donativi. Così
+anche gli <i>Annal. Palidenses</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XVI) ed una completa
+narrazione che è negli <i>Annal.</i> di <span class="smcap">Vincenzo da Praga</span>
+(<i>Mon. Germ.</i>, XVII, 655).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note658">
+<p><span class="label"><a href="#tag658">658</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Geroh di Reichersberg</span>, <i>De Investig. Antichr.</i>, I
+(<span class="smcap">Gretser</span>, <i>Prolegom. ad scriptor. adv. Waldenses</i>, c. 4), accagiona
+espressamente il Prefetto urbano della morte di Arnaldo:
+<i>A praefecto Urbis Romae de sub eorum custodia — ereptus
+ac pro speciali causa occisus ab ejus servis est. Maximam
+siquidem cladem ex occasione ejusdem doctrinae idem
+Praef. a Romanis civibus perpessus fuerat</i>. Io interpreto questo
+passo (di cui vo debitore al <span class="smcap">Papencordt</span>) mercè un documento
+dei 17 Luglio 1158: il Prefetto (Pietro) e Giovanni e Ottaviano
+fratelli suoi, da Viterbo, fanno quitanza al Papa di averne ricevuto
+1000 marchi, e dicono averne conseguito in pegno i redditi
+di Civita Castellana ecc., a compenso <i>de damno castrorum,
+domorum — occasione guerrae quam habuimus cum Pop.
+Romano pro Roman. Ecclesia</i> (ne è informato anche <span class="smcap">Vincenzo
+di Praga</span>): il Papa promette eziandio di far restaurare le
+loro case nella Città. Il <i>Praefectus, Johannes Praefecti et Octavianus
+germani fratres, Petrus, Johannis, Johannes Caparrone</i>
+(tutti proprietarî di beni a Viterbo) e <i>Petrus de Atteja</i> (a
+Nepi) compongono la famiglia dei Prefetti di Vico e di Viterbo
+(<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq.</i>, IV, 31; <span class="smcap">Theiner</span>, I, XXV).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note659">
+<p><span class="label"><a href="#tag659">659</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>: <i>in Tusciae finibus captus, principis
+examini reservatus est, et ad ultimum a praefecto Urbis
+ligno adactus, ac rogo in pulverem funere redacto, ne a stolida
+plebe corpus ejus venerationi haberetur, in Tyberim sparsus</i>.
+</p>
+
+<p>
+Così i contemporanei, <span class="smcap">Gottfried</span> (<i>Pantheon</i>, nel <span class="smcap">Muratori</span>,
+VII, 464): <i>Strangulat hunc laqueus, ignis et unda vehunt</i>,
+e <span class="smcap">Geroh</span>: <i>suspendio neci traditus, quin et post mortem incendio
+crematus atque in Tyberim projectus est, ne videlicet Rom.
+popul. quem sua doctrina illexerat, sibi eum martyrem dedicaret</i>. — Gli
+Atti romani nel <span class="smcap">Card. Arag.</span> ne tacciono. — <i>Annal.
+Einsiedel.</i> (<i>Mon. Germ.</i>, V), a. 1155: <i>hereticus suspensus
+est. — Annal. Palidenses</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XVI) <i>prefecto traditur
+et suspendio adjudicatur, qui per mala quae moriens pertulit,
+erroris debita solvit</i>. Il <span class="smcap">Sismondi</span>, il <span class="smcap">Leo</span> ed il <span class="smcap">Raumer</span>, del
+paro che il poeta <span class="smcap">Niccolini</span>, imaginano che il luogo del supplizio
+fosse la piazza del Popolo, di dove Arnaldo avrebbe potuto
+misurare col suo occhio le tre strade di Roma: ma esse
+a quel tempo non esistevano, come non esisteva la piazza
+(allora ivi erano orti); e d’altronde l’esecuzione non potè avvenire
+dentro di Roma che teneva sbarrate le porte. Non è dato
+di fare che tre ipotesi: o Arnaldo fu giustiziato prima che
+Federico entrasse, o subito dopo la sua coronazione e la battaglia,
+o dopo che l’Imperatore si ritirò a Soratte. Senza esitare,
+io mi appiglio all’opinione che dichiaro nel testo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note660">
+<p><span class="label"><a href="#tag660">660</a>.&#160;&#160;</span>Questo dico a confutazione del <span class="smcap">Raumer</span> che si esprime
+così: «Egli non seppe porre i suoi disegni in armonia con
+alcuno dei grandi principî di quell’età, ma s’atteggiò ostilmente
+del pari contro lo Stato e contro la Chiesa di quel tempo,
+mentre s’accese di entusiasmi per cosa che era allora tutto
+morta, e a cui resuscitare invano s’affaticò.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note661">
+<p><span class="label"><a href="#tag661">661</a>.&#160;&#160;</span>Mi rallegra che un Tedesco abbia biasimato il barbaro
+supplizio di Arnaldo: fu <span class="smcap">Geroh</span>, priore di Reichersberg (morto
+nel 1169), il quale consentiva nelle opinioni di Arnaldo, che
+i preti non si dovessero intromettere nelle podestà temporali.
+<i>Quem ego vellem pro tali doctrina</i> (le sue massime politiche)
+<i>tua quamvis prava, vel exilio, vel carcere, aut alia poena,
+praeter mortem, punitum esse, vel saltem taliter occisum, ut
+Rom. Eccl. seu curia, ejus necis quaestione careret — quare non
+saltem ab occisi crematione et submersione ejus occisores metuerent,
+quatenus a domo sacerdotali sanguinis quaestio remota
+esset, sed de his ipsi viderint</i>. E dice che l’operosità di Arnaldo
+fu nobile e generosa. — <i>Zelo forte bono, sed minori scientia</i>...:
+il suo supplizio <i>nex perperam acta</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note662">
+<p><span class="label"><a href="#tag662">662</a>.&#160;&#160;</span>Due mesi dopo che io aveva scritto (nella prima edizione)
+questa pagina, lessi in una relazione da Loreto, dei 18 Febbraio
+1862: «Ai 13 di Febbraio pei canti della città si appiccarono
+dei manifesti ne’ quali era detto: «Viva il Papa non
+Re! Viva Arnaldo da Brescia! Viva il clero liberale!» Due
+scritte «Viva Arnaldo da Brescia», a gran caratteri, si affissero
+financo sulla facciata del duomo.» Questo era avvenuto
+in conseguenza della risposta data dal cardinale Antonelli a
+certi dispacci francesi; e in parecchie città d’Italia n’erano
+stati provocati segni di protesta contro il dominio temporale. — Intorno
+alla Pasqua del 1862 leggeva poi che a Firenze si
+aveva fatto proposta di erigere un monumento ad Arnaldo (a). — Forse
+il solo dramma nazionale che possiedano gli Italiani
+è l’<i>Arnaldo da Brescia</i> del fiorentino <span class="smcap">Giovanni Battista
+Niccolini</span>.
+</p>
+
+<p>
+(a) Ed uno gliene fu innalzato nell’anno 1868 a Desio, nella villa
+Antona-Traversa. (N. del T.)</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note663">
+<p><span class="label"><a href="#tag663">663</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Sicard.</span>, <i>Chron.</i>, p. 599: <i>in quorum (sc. Romanorum)
+acrimoniam et Imperialem ultionem Tiburtinum censuit municipium
+restaurari</i>. — L’atto della restituzione di Tivoli al
+Papa, <i>salvo tamen per omnia jure imperiali</i>, è registrato in
+<span class="smcap">Cencio</span> e nel <span class="smcap">Card. Arag.</span>; nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. XXI. Sventuratamente
+manca di data.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note664">
+<p><span class="label"><a href="#tag664">664</a>.&#160;&#160;</span>In data dei 9 Luglio 1155 Gionata figlio di Tolomeo
+riceve in feudo dalla Chiesa la metà di Tusculo: <span class="smcap">Cencio</span>,
+fol. 112; <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. 20.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note665">
+<p><span class="label"><a href="#tag665">665</a>.&#160;&#160;</span>Sulla ritirata di Federico vedasi <span class="smcap">Ottone di Frisinga</span>,
+II, c. 24, dov’è bene descritta la mal’aria di Roma:
+<i>e vicinis stagnis, cavernosisque, ac ruinosis circa Urbem
+locis tristibus erumpentibus et exhalantibus nebulis, totus
+vicinus crassatur aër, ad hauriendum mortalibus lethifer,
+ac pestilens. Urgebatur hoc incommodo in Urbe civis, hoc
+tempore ad montana consuetus fugere</i>: proprio come oggidì. — Per
+quel che concerne Spoleto, vedasi la dotta annotazione
+nel <span class="smcap">Papencordt</span>, p. 267. In quel palazzo del Comune
+io copiai questa epigrafe che vi si conserva incisa in pietra:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Hoc est Spoletum censu populoque repletum</i></p>
+<p class="i01"><i>Quod debellavit Fridericus et igne cremavit.</i></p>
+<p class="i01"><i>Si queris quando post partum Virginis anno</i></p>
+<p class="i01"><i>MCLV. Tres novies soles Julius tunc mensis habebat.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note666">
+<p><span class="label"><a href="#tag666">666</a>.&#160;&#160;</span>L’esercito di Adriano era composto di vassalli della
+Chiesa: <i>comitum et aliorum nobilium tam de Urbe, quam de
+Campania</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span> — <span class="smcap">Romualdo</span>: <i>Terram Laboris
+ingressus, eam violenter obtinuit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note667">
+<p><span class="label"><a href="#tag667">667</a>.&#160;&#160;</span><i>Romam praeterea, quae tunc adversabatur Pontifici,
+dominio ipsius armis vel pecunia subjugavit</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note668">
+<p><span class="label"><a href="#tag668">668</a>.&#160;&#160;</span>Odone Frangipane disdisse il giuramento prestato al
+Re (<span class="smcap">Card. Aragon.</span>). <i>Ligius homo papae devenit</i>; è l’espressione
+usata a quel tempo. Vedasi il linguaggio orgoglioso
+di Guglielmo nell’istromento di pace (<span class="smcap">Baron.</span>, ad a. 1156,
+n. IV); l’investitura del Papa al n. VII: e si consulti eziandio
+il <span class="smcap">Watterich</span>, II, 352. Soltanto adesso i Re di Sicilia furono
+infeudati di Salerno, di Amalfi, di Napoli e degli Abruzzi
+(Marsia). Il Concordato costituiva quasi independente da Roma
+la Chiesa sicula. Leggansi il <span class="smcap">Giannone</span>, lib. XII, e il contemporaneo
+<span class="smcap">Romualdo</span>, p. 197.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note669">
+<p><span class="label"><a href="#tag669">669</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Hostibus imperii presul Romanus adhesit,</i></p>
+<p class="i01"><i>Federa dat Siculis, pariter dat federa Grecis,</i></p>
+<p class="i01"><i>Fit modo materies mortis et hora necis.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+(<span class="smcap">Gotfried</span>, <i>de Gestis Frid.</i>, ed. <span class="smcap">Ficker</span>, p. 28).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note670">
+<p><span class="label"><a href="#tag670">670</a>.&#160;&#160;</span>La <i>Conventio inter Adrianum IV et Urbevetanos</i> (nel
+<span class="smcap">Muratori</span>, <i>Antiq. It.</i>, IV, 36) è data: <i>A. 1157 Ind. VI Mense
+Febr.</i> Il Papa è rappresentato da sette Cardinali; la città
+da un Abate, da due Consoli e da due nobiluomini: <i>fecerunt
+siquidem praefati consules ligium dominium domino Pp.</i>
+Sulle edificazioni di Adriano in Orvieto vedasi <span class="smcap">Monaldo
+Monaldeschi</span>, <i>Commentarii Historici</i>, Venet., 1584, 35.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note671">
+<p><span class="label"><a href="#tag671">671</a>.&#160;&#160;</span><i>Ad amoenum et populosum Viterbii castrum descendit,
+et exinde ad Urbem et Lateranense Consistorium cum gloria
+et honore debito remeavit</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 445. Il <span class="smcap">Jaffé</span>
+mostra Adriano reduce in Laterano ai 12 Novembre 1156.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note672">
+<p><span class="label"><a href="#tag672">672</a>.&#160;&#160;</span>Precisamente dell’anno 1157 v’ha un’iscrizione del
+Senato, posta sulle mura della Città: di ciò più tardi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note673">
+<p><span class="label"><a href="#tag673">673</a>.&#160;&#160;</span>La nota frase: <i>si majora beneficia excellentia tua de
+manu nostra suscepisset</i>... <span class="smcap">Radevich</span>, I, c. 8. — <span class="smcap">Ottone di
+san Blasio</span>, c. 8. — Uno dei legati, Rolando cardinale, che
+ebbe più tardi rinnomanza come papa Alessandro III, disse
+conciso e ardito: <i>A quo ergo habet, si a dom. Papa non habet imperium?</i>
+Ottone, conte palatino, si scagliò colla spada ignuda
+sopra i preti, ma l’Imperatore impedì che si uccidessero: così
+ebbe suo riscontro quel che era avvenuto nel celebre Sinodo di
+Gregorio VII (<span class="smcap">Radevich</span>, I, c. 10). — Vi fanno seguito la lettera
+di lamentanza che il Papa scrive al Vescovi tedeschi (I, c. 15),
+e la loro vivace risposta (I, c. 16), in cui si chiariscono aderenti
+alle idee dell’Imperatore: <i>liberam Imperii nostri coronam
+divino tantum beneficio adscribimus. In capite orbis Deus
+per Imperium exaltavit Ecclesiam, in capite orbis Ecclesia
+(non per Deum ut credimus) nunc demolitur Imperium</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note674">
+<p><span class="label"><a href="#tag674">674</a>.&#160;&#160;</span><i>Cumque per electionem principum, a solo Deo Regnum
+et Imperium nostrum sit — quicunque nos Imperialem Coronam
+pro beneficio a D. Papa suscepisse dixerit, divinae
+istitutioni, et doctrinae Petri contrarius est, et mendacii
+reus erit</i>: <span class="smcap">Radev.</span>, I, c. 10. — I Papi dicevano che gli Imperatori
+erano tali per grazia del Papa; gli Imperatori dicevano
+sè esserlo per grazia di Dio (<i>gratia Dei</i> oppure <i>divino
+beneficio</i>) mercè l’elezione del parlamento. Nel medio evo la
+«grazia di Dio» non aveva alcun mistico significato; per gli
+Imperatori aveva pari significazione che pei Prefetti della Città.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note675">
+<p><span class="label"><a href="#tag675">675</a>.&#160;&#160;</span><i>Sic et apud Ligures pacta nociva movet</i> (<span class="smcap">Gotfried</span>,
+p. 29).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note676">
+<p><span class="label"><a href="#tag676">676</a>.&#160;&#160;</span>Di questo fondavasi titolo nelle statuizioni di Roncaglia,
+per le quali, come regalie di diritto, si aveva attribuito
+all’Imperatore: <i>Ducatus, Marchiae, Comitatus, Consulatus,
+Telonia, Foderum, Vectigalia, Portus, Pedatica,
+Molendina, Piscariae</i>. <span class="smcap">Radev.</span>, II, c. 5, c. 10. Che cosa restava
+al popolo dissanguato?</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note677">
+<p><span class="label"><a href="#tag677">677</a>.&#160;&#160;</span>Si rammenti questo essere precisamente il discorso
+onde avevano usato i Romani nella loro lettera a Corrado.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note678">
+<p><span class="label"><a href="#tag678">678</a>.&#160;&#160;</span>Le due lettere sono in <span class="smcap">Sigeberto</span>, <i>Cont. Aquicinctin.</i>,
+ad a. 1157 (<i>Mon. Germ.</i>, VIII, 408). Però quella del Papa è
+data ai 24 Giugno 1159, da Preneste. Fin nell’indirizzo la
+lettera di Federico doveva offendere l’orgoglioso Papa:
+<i>Fridericus Dei Gr. Rom. Imp. Semper Aug. Adriano Eccles.
+Catholicae Summo Pontifici omnibus adhaerere, quae cepit
+Jesus facere et docere</i>. Adriano si dolse benanco che l’Imperatore
+nelle lettere ponesse il nome suo innanzi a quello
+del Papa: <i>in quo insolentiae, ne dicam arrogantiae, notam
+incurris</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note679">
+<p><span class="label"><a href="#tag679">679</a>.&#160;&#160;</span><i>Nam cum divina ordinatione ego Rom. Imp. et dicar
+et sim, speciem tantum dominantis effingo — si Urbis Romae
+de manu nostra fuerit excussa.</i> — Papa e Vescovi dicevano:
+<i>Quid mihi et regi?</i> e l’Imperatore chiedeva al Papa
+e ai Vescovi: <i>Quid tibi et possessioni?</i> <span class="smcap">Radev.</span>, II, c. 30.
+In tutto e per tutto la cosa andava come fu ai dì nostri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note680">
+<p><span class="label"><a href="#tag680">680</a>.&#160;&#160;</span>La narrazione esatta ne è data in <span class="smcap">Radev.</span>, II, c. 41.
+Federico incarica i suoi ambasciatori <i>ut ea, quae cum Pop.
+Rom. seu de stabiliendo Senatu, seu de recipiendo Praefecto
+agenda forent terminarent etc. etc.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note681">
+<p><span class="label"><a href="#tag681">681</a>.&#160;&#160;</span>L’antico fanciullo mendicante d’Inghilterra scriveva
+a re Enrico II con ingenua concisione: <i>sane Hiberniam, et
+omnes insulas, quibus sol Justitiae Christus illuxit — ad jus
+b. Petri et S. R. E. — non est dubium pertinere</i>: <span class="smcap">Mansi</span>,
+XXI, 788.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note682">
+<p><span class="label"><a href="#tag682">682</a>.&#160;&#160;</span>Ne tengono nota gli <i>Atti</i> di <span class="smcap">Bosone</span> suo camerario,
+nel <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 445. Maggiori notizie trassero da
+quelli <span class="smcap">Albino</span> e <span class="smcap">Cencio</span>. — Odone De Poli, parente dei conti
+de’ Marsi, cedette al Papa tutte le sue castella, che erano beni
+rubati alla Chiesa, e li riebbe in feudo da essa, diventandone
+vassallo. Erano queste terre: Poli, Faustiniano, Anticuli, Rocca
+de Nibli, Monte Manno, Gadabiolo (Guadagnolo), Sarracinisco,
+Rocca de Muri, <i>Castellus Novus</i>; vedasi qual cumulo di beni
+fino da allora mettessero insieme i Baroni (Doc. in <span class="smcap">Cencio</span>,
+fol. 107, dei 7 Gennaio 1157; nel <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq.</i>, I, 676;
+nel <span class="smcap">Theiner</span>, I, n. XXII). — Simili contratti di natura feudale
+concernono Tusculo ed il <i>Castrum Mons Sci Johis in
+territorio Campanino</i> (Monte san Giovanni sul Liri), che ancora
+era posseduto da Longobardi della casa di Aquino:
+di più, Raiano, Sculgola, <i>Corclanum</i>, Orvieto. Di pochi Pontefici
+come di questo <span class="smcap">Cencio</span> conservò tanti documenti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note683">
+<p><span class="label"><a href="#tag683">683</a>.&#160;&#160;</span>Così diceva Adriano, rammaricandosi, al suo celebre
+conterraneo <span class="smcap">Giovanni di Salisbury</span> (<i>De Nugis Curialium</i>, VIII,
+c. 23). <i>In incudine, inquit, et malleo semper dilatavit me
+Dominus</i>: motto arguto e bello. — In tutti i secoli il mondo
+ad una sol voce sferzò l’avarizia de’ Romani. <i>Romae Deus
+non est trinus, sed quattrinus</i>, dicevasi nel medio evo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note684">
+<p><span class="label"><a href="#tag684">684</a>.&#160;&#160;</span>Così rappresenta la cosa la <i>Epistola Canonicorum
+b. Petri pro parte Victoris</i> (<span class="smcap">Radev.</span>, II, c. 66). Ancor vivente
+Adriano, Bosone camerario s’era impadronito della <i>munitio
+S. Petri</i> (ossia del Vaticano fortificato). Rolando stesso dice
+<i>munitio Ecclesiae</i> (lettere indiritte a Genova, nel <span class="smcap">Caffaro</span>,
+<i>Annal. Gen.</i>, I, 274, ed a Bologna, in <span class="smcap">Radev.</span>, II, c. 51).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note685">
+<p><span class="label"><a href="#tag685">685</a>.&#160;&#160;</span>Probabilmente il cappellano di ogni Cardinale recava
+il manto preparato pel suo signore. L’<i>immantare</i> era il
+primo simbolo del conseguito Papato, e si die’ peso a ciò che
+la <i>immantatio</i> di Ottaviano avvenne prima di quella di Rolando
+(<span class="smcap">Radev.</span>, II, 71). Più tardi la plebaglia gridò ad Ottaviano:
+<i>Fili maledicte dismanta! non eris Papa</i>. Così nel
+manifesto dell’elezione di Rolando (<span class="smcap">Radev.</span>, II, c. 51), che è
+trascritto dal <span class="smcap">Card. Aragon.</span></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note686">
+<p><span class="label"><a href="#tag686">686</a>.&#160;&#160;</span>E si gridava in italiano: «Papa Victore santo Pietro
+l’elegge» (<i>Relazione del Capitolo di san Pietro</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note687">
+<p><span class="label"><a href="#tag687">687</a>.&#160;&#160;</span>Egli passò per Cisterna, dove vuole la leggenda che
+Nerone si sia nascosto. Perciò i Canonici di san Pietro dicono:
+<i>Pervenerunt ad cisternam Neronis, in qua latuit Nero
+fugiens Romanos insequentes. Juste Cisternam adierunt, quia
+dereliquerunt fontem aquae vivae, et foderunt sibi cisternas</i>.
+I Vittoriani (in <span class="smcap">Radev.</span> II, c. 52): <i>In castro — Cisterna, intra
+Aritiam et Terracinam, Rolandum Cancellarium immantaverunt</i>.
+<span class="smcap">Romualdo</span>, p. 200: <i>Nimphas venit, et ibi ab Ubaldo
+Ostiensi Ep. — solemniter consecratus, et postea Terracinam
+venit</i>. Rolando stesso narra che a Ninfa fu consecrato (<span class="smcap">Radev.</span>,
+I, c. 51).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note688">
+<p><span class="label"><a href="#tag688">688</a>.&#160;&#160;</span>Nel Concilio di Pavia produssero testimonianza per
+lui: <i>Petrus Urbis Praef., Stephanus de Tebaldo, Steph. Nortmannus,
+et Johs de S. Stephano, et Johs Cajetanus, et
+Wolferaminus de Gidocica, et Gimundus de domo Petrileonis</i>
+(<i>Actio Concilii</i>, <span class="smcap">Radev.</span>, II, 67). Alcuni moderni affermano
+che Ottaviano fosse de’ Tusculani; ma il <i>Catalogo dei Papi</i>
+nel <i>Chron.</i> <span class="smcap">Riccardi Clun.</span> (<span class="smcap">Mur.</span>, <i>Ant. It.</i> IV, 1112) dice
+esattamente: <i>Octavianus, natione Sabinensis</i>. — Che egli
+fosse di Monticelli nella Sabina lo nota l’<span class="smcap">Anon. Casin.</span>,
+ad a. 1159: <i>Octavianus de Monticelio</i>: il <span class="smcap">Baronio</span> ed il
+<span class="smcap">Cardella</span> erroneamente intesero che vi si parlasse della Regione
+Montecelio di Roma. — Conte di Monticelli era allora
+Ottone. Questa famiglia discendeva dai Crescenzî, ed era congiunta
+di parentela colla casa Palombara, dalla quale <span class="smcap">Sigeberto</span>
+(<i>Auctar. Acquicinct.</i>, ann. 1158) sembra far derivare
+Ottaviano: ed era pure imparentata coi Prefetti di Vico e di
+Viterbo. Da un Diploma conservato nell’Archivio di Terni,
+l’<span class="smcap">Angeloni</span> (<i>Historia di Terni</i>, Roma, 1646) vuole argomentare
+che Federico I, nel 1162, desse Terni in feudo ad
+Ottaviano, e dice che in quella carta sieno nominati Ottone,
+Goffredo e Solimano, fratelli di Ottaviano. Poichè però quell’Autore
+non ne diede il documento alle stampe, non posso
+prender per buona moneta le sue dubbie notizie.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note689">
+<p><span class="label"><a href="#tag689">689</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Roma nec explorat, cui jura favent pociora,</i></p>
+<p class="i01"><i>Sed quis majora dona det absque mora.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+(<span class="smcap">Gotfried</span>, <i>De Gestis Frid.</i>, p. 30).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note690">
+<p><span class="label"><a href="#tag690">690</a>.&#160;&#160;</span>Lettera di questi Vittoriani, in <span class="smcap">Radev.</span> II, 52. — Rolando
+ebbe il maggior numero di voti: il suo partito
+voleva contare quattordici Cardinali, e attribuirne agli avversarî
+due soli, Guido e Giovanni: due altri dei Vittoriani
+erano assenti. Però i Vittoriani affermarono di aver avuto nove
+voti. In tutto devono esser stati in Roma da venti a ventidue
+Cardinali. Vedi le lettere nel <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, nel <span class="smcap">Pertz</span>, <i>Leges</i>,
+II, nel <span class="smcap">Baronio</span> ecc. Inoltre un’importante scrittura
+de’ Rolandisti trovasi nel <span class="smcap">Theiner</span>, <i>Disquisit. Criticae</i>, p. 212,
+n. XXIII. Quasi tutte le chiese e i conventi di Roma riconobbero
+Ottaviano per papa: vedi le sottoscrizioni agli Atti
+del Concilio di Pavia (<span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 1113); fra le altre: <i>Magister
+fratrum templi Hierosolymitani in monte Aventino cum
+suis fratribus obedivit</i>. Dunque fino da allora quest’ordine
+possedeva la sua casa sul monte Aventino.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note691">
+<p><span class="label"><a href="#tag691">691</a>.&#160;&#160;</span>A questo tempo appartiene il <i>Decretum Ottonis Comitis
+Palatini pro congruis alimentis praestandis a Rustico
+abbate Farfensi etc</i>., dato nell’anno 1159 a Farfa (sulla fine
+della <i>Cronica</i>): vi si sottoscrivono <i>Petrus Praefectus Urbis,
+Jonathas Comes Tusculanus, Otto Comes Monticellensis, Octavianus
+Comes Palumbariae, Rainerius Comes Tyburtinus, Stephanus
+Tebaldi, Raynerius et Gentilis illustres.</i> Se ne ricava
+notizia quai fossero i Conti della provincia romana aderenti
+dell’Impero. È difficile che l’antico Conte di Tivoli conservasse
+ancora la sua podestà.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note692">
+<p><span class="label"><a href="#tag692">692</a>.&#160;&#160;</span>Di già Adriano IV da Anagni aveva conchiuso la
+lega coi Lombardi: <span class="smcap">Sir Raul</span>, <i>De Rebus gestis Friderici</i>,
+p. 1183, C. — Vedi la <i>Epistola Concilii</i> (<i>Papiensis</i>) alla Cristianità,
+nel <span class="smcap">Watterich</span>, II, 483.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note693">
+<p><span class="label"><a href="#tag693">693</a>.&#160;&#160;</span><i>Chron. Fossae Novae</i>; ad a. 1160: <i>Hic venit Anagniam,
+et acquisivit totam Campaniam, et misit in suo jure.</i>
+Nella scrittura dei Rolandisti (nel <span class="smcap">Theiner</span>) è detto che
+Ottaviano corruppe i primi Senatori colla moneta di dugento
+libbre, ma che i nuovi eletti li costrinsero a depositare quel
+denaro in Campidoglio: <i>in Capitolium deportata, et qualiter
+de communi voce populi muri urbis exinde repariantur</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note694">
+<p><span class="label"><a href="#tag694">694</a>.&#160;&#160;</span>Venne nella Città ai 6 di Giugno, e ai 27 era tornato
+a Preneste. <span class="smcap">Mansi</span>, XXI, 1036: lettera di Alessandro ad Enrico
+di Grado: <i>Nos — VIII Id. Junii Urbem tenuisse et a clero et
+pop. Rom. apud eccl. de S. M. Novae cum psalmis, hymnis — fuisse
+receptos</i>. Alla domenica successiva egli avrebbe celebrato
+pacificamente la messa in Laterano: <i>Data Romae apud
+S. M. Novam XVIII Kal. Junii</i>. — <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 451:
+<i>Quia vero diutius ibidem propter magnam schismaticor. seditionem
+quiete non potuit remanere, precibus P. Romani seductus,
+ad partes Campanie remeavit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note695">
+<p><span class="label"><a href="#tag695">695</a>.&#160;&#160;</span>Gli <i>Annali di Erfurt</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XVI): <i>de Urbe
+quinque Senatores missi a Romanis erant</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note696">
+<p><span class="label"><a href="#tag696">696</a>.&#160;&#160;</span><i>Cum omne patrimonium S. Petri — ab Aquapendente
+usque ad Ceperanum</i> (confini che allora aveva lo Stato della
+Chiesa) <i>per Imp. et schismaticos occupatum vidisset</i>: <span class="smcap">Card.
+Arag.</span>, p. 451; <span class="smcap">Bern. Guidonis</span>, p. 446. — E Federico stesso
+dice: <i>Rollandus — propter fideles nostros circa Romam non
+habet — ubi caput suum reclinet</i>; perlochè egli sarebbe
+fuggito: ed eziandio dice che era indebitato fino agli occhi.
+<span class="smcap">Goldast</span>, <i>Constit Imp.</i>, I, 279.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note697">
+<p><span class="label"><a href="#tag697">697</a>.&#160;&#160;</span>Vedi <span class="smcap">J. Ficker</span>, <i>Rainaldo di Dassel, cancelliere dell’Impero
+e arciv. di Colonia</i> (1156-1167), giusta le fonti storiche,
+Colonia, 1850.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note698">
+<p><span class="label"><a href="#tag698">698</a>.&#160;&#160;</span><i>A. 1162: Nos Senatores pro justitia cuique tribuenda
+a reverendo atque magnifico populo Romano in Capitolio constituti</i> — (<span class="smcap">Galletti</span>,
+<i>Del Prim.</i>, n. LXI). — Ai 14 di Ottobre
+1163 v’è questa data: <i>Anno. Pontif. Dompni Victoris IV
+pape</i> (<span class="smcap">Galletti</span>, n. LXII).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note699">
+<p><span class="label"><a href="#tag699">699</a>.&#160;&#160;</span>Noto che Federico agli 8 Novembre 1163 diede una
+lettera di franchigia per Gubbio: <i>Dat. VI yd. Nov. A. D. J.
+MCLXIII Ind. XII — Act. Laud. in d. n. fel. Am. — Ego
+Rainald etc.</i> L’originale non esiste più nell’Archivio di
+Gubbio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note700">
+<p><span class="label"><a href="#tag700">700</a>.&#160;&#160;</span>Roma fu da Cristiano messa a gravi strette; vedi la
+lettera 33 di <span class="smcap">Giovanni di Salisbury</span> a san Tomaso (ediz.
+di <span class="smcap">Lupo</span>, <i>Oper.</i>, T. X, 81). Questi avvenimenti sono dell’anno
+1165. Sotto la data di <i>Indict. XIV</i>, ne narra la <i>Cronica
+di Fossa Nova</i>. — <span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Cont. Aquicinct.</i>, li registra
+all’anno 1165, e il <span class="smcap">Card. Arag.</span>, scombuiato in fatto di
+cronologia, li pone dopo il ritorno del Papa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note701">
+<p><span class="label"><a href="#tag701">701</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 456: <i>Pecunia non modica mediante — et
+Senatum juxta voluntatem et arbitrium ejus innovando
+constituit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note702">
+<p><span class="label"><a href="#tag702">702</a>.&#160;&#160;</span><i>Acta sunt haec A. D. Inc. MCLXV Ind. XIII IX Kal.
+Dec. Pontif. vero ipsius Papae <span class="over">an</span>. VI</i>: così dicono gli Atti
+nel <span class="smcap">Card. Arag.</span>, p. 457. Vi concorda <span class="smcap">Romualdo</span>, p. 205;
+e la stessa data pone Alessandro nella lettera ad Enrico di
+Reims, <i>Lateran. VIII Kal. Dec.</i> (24 Novemb.): <span class="smcap">Mansi</span>, XXI,
+1042.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note703">
+<p><span class="label"><a href="#tag703">703</a>.&#160;&#160;</span><i>Cum illo populo habitamus, qui tempore omnimodae
+pacis, nedum turbationis, ad Romanor. pontif. consuevit manus
+respicere</i>: lettera all’Arcivescovo di Reims, <i>Laterani XV
+Kal. Febr.</i> (<i>Ep.</i> 96, nel <span class="smcap">Martene</span>, II, 721). Qua e altrove egli
+si duole dei suoi debiti e degli usurai: <i>tanta namque sunt
+onera debitorum et creditorum instantia, ut nisi ecclesiae dei
+a tua fuerit modo liberalitate subventum, vix aut numquam
+nobis statum urbis in ea pace, in qua nunc est, poterimus conservare</i>.
+Soltanto in grazia del denaro Roma aderiva ai Papi.
+Vedi eziandio l’<i>Ep.</i> 109 del Papa allo stesso Arcivescovo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note704">
+<p><span class="label"><a href="#tag704">704</a>.&#160;&#160;</span>L’<i>Ep.</i> 140 di <span class="smcap">Giovanni di Salisbury</span> dice che Guglielmo
+morendo mandò 40,000 lire sterline al Papa: altrettante
+il figlio di lui (<span class="smcap">Lupus</span>, <i>Op.</i>, T. X, 150).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note705">
+<p><span class="label"><a href="#tag705">705</a>.&#160;&#160;</span><i>Et quia Roma, si inveniret emptorem, se venalem praeberet — nihil
+cum eo (populo) potuit efficere, qui se utrique
+parti simulabat placere, et cum nulla fideliter ambulabat</i>: <span class="smcap">Card.
+Aragon.</span>, p. 457.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note706">
+<p><span class="label"><a href="#tag706">706</a>.&#160;&#160;</span>Alcuni documenti fanno apparire che, prima Gionata,
+indi Raino fossero signori di Tusculo. In <span class="smcap">Cencio</span> trovasi
+nel 1155 Gionata che conchiude un patto concernente Tusculo,
+ed ancora nel 1150 ei sottoscrive a Farfa il decreto di Ottone
+conte palatino; nel 1163 l’Abate di santo Alessio gli dà in
+feudo Astura (<span class="smcap">Nerini</span>, n. XIII). Nel 1167 si nomina il solo
+Raino come conte di Tusculo; nel 1171 è Raino che cede
+Tusculo al Papa: pertanto Gionata morì prima del 1167. Io
+non credo col <span class="smcap">Curtius</span> che Gionata e Raino formassero una
+persona sola; i documenti non confondono i nomi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note707">
+<p><span class="label"><a href="#tag707">707</a>.&#160;&#160;</span>I trattati concernenti Tusculo sono nel <span class="smcap">Muratori</span>
+(<i>Ant. It.</i>, III, 777), che li trasse da <span class="smcap">Cencio</span>: quello conchiuso
+con Odone <i>de Columpna</i> è dato ai 10 Dicembre 1151. Addì 28
+Dicembre 1152 Odone Frangipane fa quitanza di trenta libbre
+ricevute dal Papa per la liberazione del pegno. Ai 9 Luglio
+1155 <i>Jonathas fil. quond. Ptolomei de Tusculana giura
+fedeltà al Papa excepto contra Imperatorem — hanc fidelitatem
+facio quia dedisti mihi in feudum totam partem vestram
+supradicte civitatis Tusculanae</i>. Ed a cauzione del Papa gli
+consegna <i>Montisfortini</i> e Faiola, <i>usque in terminum duor.
+annor. incipiendor., postquam vera pax fuerit facta inter vos
+et Romanos</i> (<span class="smcap">Cencius</span>, fol. CXII).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note708">
+<p><span class="label"><a href="#tag708">708</a>.&#160;&#160;</span>La <i>Cronica</i> del <span class="smcap">Marangone</span> narra questo fatto sotto
+la data dell’<i>Ind. XV</i>. A Civitavecchia erano Pietro Latro
+e quaranta Romani: furon fatti prigionieri. Ottimo chiarimento
+di questi casi dà la lettera di Rainaldo al Coloniensi
+e al duca Enrico di Limburg: <i>Nos cum sola et domini cancellarii
+Philippi militia Tusculanum ingressi sumus, ne civitas
+illa, imperio summe necessaria, perderetur</i> (<span class="smcap">Sudendorf</span>,
+<i>Regist.</i>, n. LXII). <span class="smcap">Romualdo</span> (p. 208) nomina oltre a Rainaldo
+anche l’esiliato Andrea <i>de Rupe Canina</i>. Vedi anche
+<span class="smcap">Ottone de S. Blasio</span>, c. 20. Che fosse Raino a chiamar gli
+Imperiali lo dice soltanto il <span class="smcap">Card. Aragon.</span></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note709">
+<p><span class="label"><a href="#tag709">709</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Ottone de S. Blasio</span> conta <i>500 milites et 800 Caesarianos</i>,
+e trecento uomini a Tusculo. <span class="smcap">Acerbo Morena</span> udì
+da’ combattenti che tutta l’oste tedesca non giungeva a
+mille cavalieri. Con Cristiano, dic’egli, erano eziandio Roberto
+di Bassavilla (esiliato dalle Puglie), il Conte dei Marsi,
+<i>et Braibenzones, qui erant fortissimi</i> (p. 1143, sq.). Se si stia
+a <span class="smcap">Sigb.</span>, <i>Auctar. Aquicinct.</i>, vi si trovava presente anche
+Alessandro vescovo di Liegi. Gli <i>Annal. Coloniens. Maximi</i>
+(<i>Mon. Germ.</i> XVII, 766) non danno a Cristiano che cinquecento
+uomini.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note710">
+<p><span class="label"><a href="#tag710">710</a>.&#160;&#160;</span>Della battaglia di Monte Porzio: <span class="smcap">Sicardo</span> (<i>Chron.</i>,
+p. 599, nota 18): <i>Theotonici — apud Montem Portum invadunt</i>;
+<span class="smcap">Gottfried</span> (<i>De Gestis Frider.</i>, p. 41): <i>in monte de
+Porcu; Chron. Urspergens.</i>, p. 224: <i>apud Montem Porcum</i>. Anche
+<span class="smcap">Giov. Villani</span> scrive: Monte del Porco. Del giorno, <i>4 Kal.
+Junii, dies lunae Pentecostis</i> oppur <i>Feria 2</i>, danno conferma
+la lettera di Rainaldo, la <i>Cronica</i> del <span class="smcap">Marangone</span>, le postille
+marginali del <i>Cod. Farf. Vatican. 6808</i>, gli <i>Acta Pontif.</i> in
+<span class="smcap">Cencio</span>, gli <i>Annali di Erfurt, di Magdeburgo</i> ecc. I Romani
+uscirono la domenica di Pentecoste a porsi in ordine di battaglia.
+Gli <i>Annal. di Magdeburgo</i> dicono che fu fatto prigioniero <i>filium
+cujusd. Ottonis Frangepanis quem multis pecuniis redimere
+volentibus non reddiderunt</i>. Rainaldo scrive: <i>Romani
+miserabiles a Tusculano usque Romam per omnes vias, per
+omnes agros, sicut pecora, tanta strage jugulati sunt, ut occisorum
+numerus supra IX aestimetur millia</i>. Egli e l’Arcivescovo
+di Magonza avrebbero fatto soltanto cinquemila prigionieri;
+e i Romani medesimi avrebbero detto: <i>de XXX millibus
+vix duo millia in urbem rediisse</i>. Gli Imperialisti (come <span class="smcap">Ottone
+de S. Blasio</span> e <span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Auct. Aquicinct.</i>) esagerano il
+numero de’ morti fino a quindicimila. Sono più esatti gli
+Italiani, i quali variano dai sei ai duemila.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note711">
+<p><span class="label"><a href="#tag711">711</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Acerbo Morena</span> dice sprezzevolmente: <i>vilissimi sunt — non
+sicut sui majores fecere faciunt</i>. Il <span class="smcap">Card. Aragon.</span>:
+<i>in primo congressus Popul. Rom. irrecuperabiliter corruit,
+et per campestria, atque convallium devia ita impie contritus,
+atque delapsus est, quod de tanto agmine tertia vix pars
+evasit</i>. Il contemporaneo <span class="smcap">Gottfried</span>, <i>de Gest. Frid.</i>:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Roma cadit fugiens, cecedit pars magna Senatus</i>&nbsp;—</p>
+<p class="i01"><i>Hii duo presbiteri, quos pretulit ordine Cesar,</i></p>
+<p class="i01"><i>Tam male cantabant requiem super agmina cesa,</i></p>
+<p class="i01"><i>Cesa per arva necant et tumulanda vetant.</i></p>
+<p class="i01"><i>Milia bis bina per prata jacent resupina,</i></p>
+<p class="i01"><i>Pluraque captiva retinent in carcere viva.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note712">
+<p><span class="label"><a href="#tag712">712</a>.&#160;&#160;</span><i>Ab eo tempore, quo Annibal Romanos apud Cannas
+devicit, tantam Romanorum stragem nullus recolit extitisse</i>:
+<span class="smcap">Card. Aragon.</span> — Il <span class="smcap">Villani</span>, lib. V, c. I, registra la leggenda
+che la battaglia andasse perduta per il tradimento
+dei Colonnesi, i quali perciò sarebbero stati cacciati di Roma.
+Il <span class="smcap">Mattei</span>, <i>Memorie di Tusculo</i>, s’inventa di suo
+capo i nomi dei duci romani: che i morti si seppellissero
+a san Lorenzo e a san Sebastiano, è cosa probabile; però
+nessuna iscrizione funeraria ne giunse fino a noi. Solamente
+<span class="smcap">Sicardo</span>, p. 599, dice: <i>quorum multi apud S. Stephanum sepulti
+sunt, et habent hoc epitaphium: Mille decem decies et
+sex decies quoque seni</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note713">
+<p><span class="label"><a href="#tag713">713</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Card. Arag.</span> nota al 19 di Luglio l’arrivo di Federico;
+il <span class="smcap">Morena</span>, testimonio oculare, più determinatamente:
+<i>in die lunae, quae fuit IX die ante Calendas Aug. de Ind. XV
+in Monte Gaudio — castrametatus est</i>. Il monte è dai Cronisti
+chiamato <i>Gaudius</i> oppure <i>Malus</i>. Il <span class="smcap">Marangone</span> ha
+questa data: <i>XI Kal. Aug.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note714">
+<p><span class="label"><a href="#tag714">714</a>.&#160;&#160;</span>Sopra queste porte, a lettere d’argento, era fatto nota
+della donazione di Costantino. Il <span class="smcap">Mallio</span>, nella <i>Descrizione
+del san Pietro</i>, n. 160 (intorno al 1180), dice: <i>Argenteis literis
+(sicut nos vidimus, et cum fratribus saepissime legimus)
+adnotata fuere, videlicet Perusium, Fesulae, Clusium, Bulsinum,
+Assisium etc.</i> Nell’anno 1200 i Viterbesi furono costretti
+a restituire le porte. — <span class="smcap">Acerbus Morena</span>, p. 1149:
+<i>exarsa est — mirabilis imago — in muro ipsius Ecclesiae
+versus eccl. S. Petri super atrium ipsius Eccl. S. Petri, ex
+auro purissimo atque splendidissimo decorata, cujus similis in
+Italia nunquam fuit amplius visa</i>: rappresentava Cristo e
+san Pietro. Il <span class="smcap">Morena</span> chiama la <i>S. Maria in Turri</i> anche
+col nome <i>de Laborario</i>. Molti altri Cronisti parlano dell’incendio,
+e il <i>Chron.</i> <span class="smcap">Magni Presbiteri</span> (<i>Mon. Germ.</i>, XVIII, 489)
+ne rovescia la colpa sulla plebaglia che era nell’esercito dell’imperatore
+(<i>per viles personas</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note715">
+<p><span class="label"><a href="#tag715">715</a>.&#160;&#160;</span><i>Infesta signa usque ad altare ferentes, occisione multorum
+polluerunt</i> (<span class="smcap">Otto de S. Blasio</span>, c. 20). — <i>Et replevit
+aedem interfectis</i>: <span class="smcap">Elmold</span>, <i>Chron. Slavor.</i>, II, c. 10.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note716">
+<p><span class="label"><a href="#tag716">716</a>.&#160;&#160;</span>Se si stia ad <span class="smcap">Acerbo Morena</span>, il duomo fu preso di
+sabato, poichè egli pone in martedì il giorno 1 Agosto. Del
+30 Luglio, ch’era domenica, è il Diploma dato da Federico
+(<i>apud S. Petrum</i>) a ricompensa della gloriosa vittoria riportata
+sui Romani da Rainaldo e dai vassalli del Vescovo di
+Colonia; gli fa dono dei redditi di Andernach, <i>specialiter
+quia deo auctore, Romanis in conflictu publico per invictam
+ejus et illustris Coloniensis ecclesie militie virtutem gloriosissime
+superatis, sacratissimum nostrum imperium inexplicabiliter
+est exaltatum</i> (<span class="smcap">Bohmer</span>, n. 2526). Pochi dì dopo
+Rainaldo moriva.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note717">
+<p><span class="label"><a href="#tag717">717</a>.&#160;&#160;</span>Vedi il <span class="smcap">Reuter</span>, <i>Storia di Aless. III</i>, Lipsia 1860,
+II, 262.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note718">
+<p><span class="label"><a href="#tag718">718</a>.&#160;&#160;</span><i>Una galea — usque ad romeam ripam prope pontem
+cum vexillis multis erectis applicuit</i>: <span class="smcap">Marangone</span>. La <i>riparmea</i>
+ossia <i>ripa romana</i> sarebbe quella che più tardi ebbe
+nome di «ripa grande».</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note719">
+<p><span class="label"><a href="#tag719">719</a>.&#160;&#160;</span>... <i>quod Senatum non nisi per eum vel per nuntium
+suum ordinabunt. — D. Imp. confirmabit Senatum perpetuo
+in eo vigore, in quo nunc est, et augebit cum tali tenore, ut
+Senatus — ei subjectus fiat, et faciet inde privilegium cum
+sigillo auri, in quo contineantur haec, videl. confirmatio
+Senatus, et quod faciet salva omnia justa testamenta populi
+Romani</i>: <span class="smcap">Godefridi Monachi</span> <i>Annal.</i>, a. 1167; <span class="smcap">Goldast</span>, I,
+283; <i>Annal. Colon. Maximi</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XVII, 781).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note720">
+<p><span class="label"><a href="#tag720">720</a>.&#160;&#160;</span>Di queste particolarità narra soltanto la vecchia <i>Cronica</i>
+del <span class="smcap">Marangone</span>: <i>CCCC obsides, quos Imp. antea habere
+non poterat, ei dederunt, et L Senatores ex praecepto Augusti
+constituerunt</i>. Tuttavia dovettero pur essere cinquantasei
+Senatori.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note721">
+<p><span class="label"><a href="#tag721">721</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Goffredo</span>, testimonio oculare (<i>De Gestis Frid.</i>), ne la
+descrive (<i>sic ubi Roma tacet, gloria nostra jacet</i>), e parimenti
+fa il <span class="smcap">Morena</span>. La <i>Cronica Piacentina</i> (ediz. dell’<span class="smcap">Huillard</span>,
+Parigi 1856): <i>descendit pluvia, quae appellatur Basobo mense
+augusti</i>. La mal’aria (<i>intemperie aëris</i>) parve allo Scrittore
+degli <i>Ann. Cameracens.</i> (<i>Mon. Germ.</i>, XVI) esser simile ad
+un’immane nube nera, che di repente coperse la vallata vicina
+a Monte Mario: in quella valle sarebbero morti Rainaldo
+(passò di vita al 14 di Agosto, e gli <i>Annales Egmundani</i>,
+a. 1167, gli dedicano un eccellente elogio) e settemila Tedeschi;
+in Roma ne sarebbero morti ventimila. Anche gli
+<i>Annal. Palidenses</i> dicono: <i>Innumeram moltitudinem praecipue
+Romanor. stravit, quippe muris inclusi</i>. Alla siccità
+dell’estate susseguì un inverno tanto crudo, che ne gelò il
+lago Fucino (<i>Chron. Fossae Novae</i>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note722">
+<p><span class="label"><a href="#tag722">722</a>.&#160;&#160;</span>Fra gli altri morirono Daniele vescovo di Praga,
+Eberardo di Regensburg, Goffredo di Spira, Alessandro di
+Liegi, Erminio di Verdun, Enrico conte di Nassau, Burcardo
+conte di Alremont, Enrico conte di Lippa, il duca Federico
+di Rothenburg, Guelfo duca, Berengario di Sulzbach,
+Rainaldo di Colonia, i maggiori capitani e consiglieri dell’Imperatore.
+Vedi il <span class="smcap">Reuter</span>, II, 267.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note723">
+<p><span class="label"><a href="#tag723">723</a>.&#160;&#160;</span>«E ’l Signore mandò un Angelo, il quale distrusse
+ogni valente uomo ed ogni capo e capitano ch’era nel campo
+del Re degli Assiri: laonde egli se ne ritornò svergognato
+al suo paese» (2, <i>Chroniche</i>, XXXII, 21). A questo passo
+della Bibbia s’inspirava <span class="smcap">Tomaso di Canterbury</span> allorquando
+si congratulava con Alessandro III che Sennacheribbo
+se ne fosse andato, e Dio ne avesse distrutto l’esercito:
+<i>consumpsit eos morte famosissima</i> (<i>Ep.</i> XXII, lib. II in
+<span class="smcap">Lupo</span>). Quasi tutti i Cronisti, massimamente quando sono preti,
+la prendono per una punizione divina. <span class="smcap">Card. Arag.</span>: <i>Tunc
+idem Fridericus divina se manu percussum fore intelligens,
+cum Romanis utcumque composuit, et VIII Id. Aug., non sine
+manifesta confusione, recessit</i>. Sto in dubbio della data, 6 di
+Agosto. A quel giorno l’Imperatore ancor detta una scrittura
+<i>juxta Romam in Monte Gaudii</i> (<span class="smcap">Stumpf</span>, II, 364). Ai 4 di
+Settembre era a Pontremoli. <span class="smcap">Giovanni di Salisbury</span> (<i>Ep.</i> 159,
+in <span class="smcap">Lupo</span>): <i>Imperator — quasi torris raptus de incendio, confusus
+ab Urbe recessit.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note724">
+<p><span class="label"><a href="#tag724">724</a>.&#160;&#160;</span>«Beato Alessandro, che non vide Italia: felice me,
+se in Asia fossi trapassato»: <span class="smcap">Ricobaldo di Ferrara</span>, p. 372,
+citato dal <span class="smcap">Raumer</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note725">
+<p><span class="label"><a href="#tag725">725</a>.&#160;&#160;</span>La lega Lombarda si conchiuse nell’anno 1167. Vedi
+i recentissimi studî e i documenti della sua storia, in <span class="smcap">Cesare
+Vignati</span>, <i>Storia diplom. della Lega Lombarda</i>, Milano 1866.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note726">
+<p><span class="label"><a href="#tag726">726</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod. Farfensis Vatican. 6808: <span class="over">an</span>. dni MCLXVIII
+V Idus Aprilis Albanensis civitas destructa est a Romanis</i>.
+Il <i>Catalogo</i> in <span class="smcap">Cencio</span>: <i>Albanum a Romanis concrematum
+est VI Idus Aprilis</i>. Più esattamente nel <i>Chron. Foss. Nov.</i>,
+ad <span class="over">an</span>. 1168, e nel <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 460.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note727">
+<p><span class="label"><a href="#tag727">727</a>.&#160;&#160;</span><i>Clausus est in turre Stephani Theobaldi, nec audet
+egredi, timetque usq. ad mortem innovationem Senatorum, qui
+in Cal. Novembr. Urbis regimen accepturi sunt: Ep.</i> 108,
+Lib. II, di <span class="smcap">Giovanni di Salisbury</span>, nel Tom. X di <span class="smcap">Lupo</span>. Vedasi
+anche la <i>Ep.</i> 66.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note728">
+<p><span class="label"><a href="#tag728">728</a>.&#160;&#160;</span><i>Chron. Fossae Novae</i>, ad <span class="over">an</span>. 1168. È meraviglioso
+veder combattere l’un contro l’altro nel Lazio due arcivescovi
+di Magonza, Cristiano e Corrado.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note729">
+<p><span class="label"><a href="#tag729">729</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 462, e <span class="smcap">Romualdo</span>, p. 210, il quale
+erroneamente scrive Gionata a vece di Raino. Raino aveva
+prima ricevuto in permuta Monte Fiascone e san Flaviano da
+Giovanni prefetto, cui tempo innanzi gli aveva dati in pegno
+il Papa: ma in quelle terre Raino non fu accolto. Il documento
+degli 8 Agosto 1170 (in <span class="smcap">Cencio</span>, fol. 261) dice: <i>Ego
+Rayno fil. quond. Tholomei de Tusculana — dimitto vobis d<span class="over">no</span>
+meo Alex. Pp. — et S. R. E. — civitatem Tusculanam cum
+arce ejusdem civitatis — Et ab hac hora in antea potestatem
+habeatis in ea intrandi, tenendi, possidendi, disponendi, laborandi,
+fruendi, placitandi, infeudandi</i>. Vedi anche il <span class="smcap">Watterich</span>,
+II, 415. — Nell’anno 1174 lo stesso Raino diede il
+<i>Castrum Algidi</i> in ipoteca al Papa che gli aveva dato duecento
+libbre a prestito (<span class="smcap">Cencio</span>, fol. 115). Si noti quanto prestamente
+cadde in rovina la casa dei Tusculani.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note730">
+<p><span class="label"><a href="#tag730">730</a>.&#160;&#160;</span><i>Domno vero Papae obtulit, quia data pecunia liberaret
+eum ab exactionibus omnium Romanorum — repulsam passus
+est: Ep.</i> 80, lib. II, in <span class="smcap">Lupo</span>, Tom. X, e più addietro
+nell’<i>Ep.</i> 79.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note731">
+<p><span class="label"><a href="#tag731">731</a>.&#160;&#160;</span><i>Hoc autem <span class="over">ano</span> misit Imp. Constantinopolitanus nepotem
+suam cum Episcopis Grecis et cum comitibus, et cum
+multis militibus — ut daret eam in conjugio Odoni Frajapanis
+de Roma, qui (Alexand.) apud Verulas eum conjugavit, et
+tunc ipse Odon cum ea reversus est Romam: Chron. Foss. Nov.</i>,
+ad <span class="over">an</span>. 1170. Alessandro venne a Veroli ai 18 Marzo. Delle
+altre trattattive vedasi il <span class="smcap">Card. Arag.</span>, p. 461.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note732">
+<p><span class="label"><a href="#tag732">732</a>.&#160;&#160;</span><i>Cod.</i> <span class="smcap">Cencii</span>, fol. 262: <i>Celebrata nativitate b. Mariae
+cum fratribus suis de Verulis exiens — in Vigilia Sct. Lucie</i>
+(<i>s. Luce</i>, vedi il <span class="smcap">Jaffé</span>, p. 735) <i>cum gloria et honore civitatem
+ipsam (Tuscul.) intravit, et in palatio ipsius arcis tamquam
+dominus per XVI</i> (leggi col <span class="smcap">Jaffé</span> <i>XXVI</i>) <i>menses
+resedit</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note733">
+<p><span class="label"><a href="#tag733">733</a>.&#160;&#160;</span>Sull’impressione che Alessandro risentì dall’assassinio
+del Becket, e sulle ambascerie inglesi venute a Tusculo, vedi
+il <span class="smcap">Reuter</span>, III, 116</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note734">
+<p><span class="label"><a href="#tag734">734</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Cencio</span> e <span class="smcap">Romualdo</span> ad <span class="over">an</span>. 1171. Cronologicamente
+più esatto è senza dubbio il <i>Chron. Foss. Nov.</i> ad <span class="over">an</span>. 1172:
+<i>Ind. V Alexand. P. fecit finem cum Romanis, qui destruxerunt
+muros civitatis Tusculanae mense Nov.</i> Vedi la <i>Vita Alexand.</i>
+nel <span class="smcap">Watterich</span>, II, 417. Il <span class="smcap">Jaffé</span> fa conoscere che sulla fine
+del Gennaio 1173 Alessandro andò da Tusculo a Segni. Quivi,
+addì 4 Febbraio, canonizzò Tomaso di Canterbury.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note735">
+<p><span class="label"><a href="#tag735">735</a>.&#160;&#160;</span>La pace di Venezia, conchiusa il giorno 1 di Agosto
+fu confermata solennemente in san Marco ai 15 di quel mese
+(gli Atti ne sono registrati nel <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq. Ital.</i>, IV, 285
+e nel <span class="smcap">Pertz</span>, <i>Leges</i>, II). Il trattato colle città fu raffermato
+soltanto nella pace di Costanza, ai 25 Giugno 1183.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note736">
+<p><span class="label"><a href="#tag736">736</a>.&#160;&#160;</span>Su di ciò vedasi la profonda analisi che ne fa il <span class="smcap">Ficker</span>,
+nei suoi <i>Studî sulla storia dell’Impero e della Chiesa</i>,
+Inspruck, 1869, II, p. 307, ecc., p. 469. Nel <i>Pactum Anagninum</i>
+(<span class="smcap">Pertz</span>, <i>Leges</i>, II, 147) gli ambasciatori promettono
+al Papa che l’Imperatore <i>praefecturam Urbis et terram comitisse
+Mathildae restituet</i>, ossia ciò che si comprendeva nel
+concetto di <i>Patrimonium</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note737">
+<p><span class="label"><a href="#tag737">737</a>.&#160;&#160;</span><i>Totius populi Romani consilio et deliberatione statutum
+est, ut Senatores qui fieri solent, fidelitatem et hominium
+D. Papae facerent, et B. Petri Ecclesiam, atque regalia,
+quae ab eis fuerunt occupata, libere in manibus et potestate
+sua restituerunt</i>: <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 475.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note738">
+<p><span class="label"><a href="#tag738">738</a>.&#160;&#160;</span><i>Exierunt obviam sibi in longum Clerus Romanus cum
+vexillis et crucibus, quod nulli Romanorum Pontifici recolitur
+factum, Senatores et Magistratus, Populi cum concrepantibus
+tubis, nobiles cum militia in apparatu decoro, et pedestris
+populositas cum ramis olivarum, laudes Pontificis consuetas
+vociferans</i>: <span class="smcap">Card. Arag.</span>, p. 475. — <span class="smcap">Andrea Dandolo</span> (<i>Chron</i>.,
+pars 36) dice che i Romani gli andarono incontro <i>cum tubis
+argenteis, et octo vexillis diversorum colorum</i>; e questi il
+Doge avrebbe mandato al Papa, in memoria del suo trionfo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note739">
+<p><span class="label"><a href="#tag739">739</a>.&#160;&#160;</span>San Bernardo avrebbe detto al trionfante Alessandro
+ciò che scrisse a papa Eugenio III: <i>In his successisti,
+non Petro sed Constantino. — Petrus sic est, qui nescitur
+procesisse aliquando, vel gemmis ornatus, vel sericis, non tectus
+auro, non vectus equo albo; nec stipatus milite, nec circumstrepentibus
+septus ministris: De Consideratione</i>, lib. IV, cap. 3.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note740">
+<p><span class="label"><a href="#tag740">740</a>.&#160;&#160;</span>Così era anche delle città vescovili del Lazio, dove i
+Papi tenevano corte. Nell’anno 1164 il Vescovo di Anagni
+si duole che quel Comune aggravi d’imposta le genti vescovili
+al paro dei cittadini; risponde il Papa che lo proibirà:
+<i>vestra petitio continebat, quod potestas, concilium, populus
+civitatis Anagninae familiares et servientes vestros ad
+solvendum, contribuendum cum aliis civibus Anagn. in datiis,
+collectis, angariis et parangariis, expensis, et aliis oneribus
+supradictae civitatis propria temeritate compellunt in vestrum
+prejudicium — — dat. Anagn. Id. Junii pont. nostri an. V</i>
+(<span class="smcap">Labbé</span>, <i>Concil.</i>, XII, col. 252). In Anagni vediamo dunque
+esistere le tre podestà civiche, ed è assai notevole che ivi
+nell’anno 1164 compaia il Podestà. — Fino una terra piccola
+e decaduta com’era la vescovile Ostia aveva il suo municipio.
+In un documento dell’anno 1159 il <i>populus Ostiensis</i> si
+obliga di dare al Papa annualmente due <i>platratae</i> di legno;
+vi interviene il Procurator del Comune coi <i>boni viri cives
+Ostienses</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant.</i>, I, 675).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note741">
+<p><span class="label"><a href="#tag741">741</a>.&#160;&#160;</span>Vedi più addietro a carte 620, nota 1, dove è detto di
+questa famiglia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note742">
+<p><span class="label"><a href="#tag742">742</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Romualdo</span>, ad a. 1178 (p. 241); il tempo fu prima
+dell’Agosto. <i>Ad pedes Alessandri Papae accedens, confirmata
+sibi Praefectura, ejus homo devenit.</i> Il <span class="smcap">Reuter</span> (III, 763)
+nota a questo argomento che, conformemente ai patti di
+Anagni e di Venezia, l’Imperatore restituisse al Papa la
+<i>Praefectura</i> solamente <i>salvo omni jure imperii</i>, e dichiara
+non potersi credere che cessasse ogni rapporto di obligo del
+Prefetto verso l’Imperatore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note743">
+<p><span class="label"><a href="#tag743">743</a>.&#160;&#160;</span>Calisto si sottomise a Tusculo nel dì 29 Agosto:
+<span class="smcap">Anon. Casinens.</span>, ad a. 1178; <i>Chron. Foss. Nov.</i>; <span class="smcap">Romualdo</span>
+sulla fine della <i>Cronica</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note744">
+<p><span class="label"><a href="#tag744">744</a>.&#160;&#160;</span><i>3 Kal. Oct. quidam de secta schismatica — Landum
+Pitinum elegerunt in Pap. Innocentium: Chr. Foss. Nov.</i>, ad
+an. 1178. — <span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Auctar. Aquicinct.</i>, reputa erroneamente
+che Lando fosse un Frangipani: da documenti si rileva che
+i Landi erano baroni del Lazio. — <span class="smcap">Anon. Casin.</span>, a. 1180:
+<i>apud Palumbariam cum sociis captus</i>. Lo stesso <i>Continuatore</i>
+di <span class="smcap">Sigeberto</span> non fa parola di Palombara, ma dice che protettore
+di Lando, in un castello prossimo a Roma, sia stato un
+fratello di Ottaviano antipapa. Signori di Palombara erano
+Filippo e Odone, figli di quell’Ottaviano <i>comes Palumbariae</i>,
+che è nominato in una carta Farfense dell’anno 1159. Intorno
+a Palombara ed a quei Baroni, vedi l’<i>Analisi</i> del <span class="smcap">Nibby</span>.
+Lando fu consegnato al Papa sull’incominciamento del 1180,
+in quello che un’inondazione del Tevere devastò Roma e vi
+scoppiò una pestilenza (<i>Chr. Foss. Nov.</i>, ad <span class="over">an</span>. 1180).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note745">
+<p><span class="label"><a href="#tag745">745</a>.&#160;&#160;</span><i>Cujus obitu quidam insipientes Romani audito, ei
+non, ut debuerant, obviam cum ad urbem deferretur venerunt;
+et ei maledicentes, luto etiam et lapidibus lecticam, in
+qua portabatur lapidantes, vix eum in patriarchio Lateranensi
+sepeliri permiserunt</i>: <span class="smcap">Sigb.</span>, <i>Cont. Aquicinct.</i>, ad
+<span class="over">an</span>. 1181. Perì il suo mausoleo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note746">
+<p><span class="label"><a href="#tag746">746</a>.&#160;&#160;</span><i>Tres tantum praecesserunt eum in numero annorum,
+quo Roman. Eccl. praefuerunt, b. Petrus sed. 25 annis, Silvester
+I 23, Adrianus totidem</i>: <span class="smcap">Robertus de Monte</span>, ad <span class="over">an</span>. 1181. — Dopo
+di Alessandro III solamente Pio VII toccò i ventitrè
+anni di reggimento. È noto che nessun Papa aveva raggiunto i
+venticinque anni (cui si favoleggiò aver durato il pontificato di
+san Pietro), ma Pio IX li superò, essendo pervenuto oggidì ai
+suoi ventisette anni di regno in mezzo ai grandissimi avvenimenti
+ch’ei vide compiersi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note747">
+<p><span class="label"><a href="#tag747">747</a>.&#160;&#160;</span>La storia migliore e più profonda del pontificato di
+Alessandro III è data nell’Opera più volte citata del <span class="smcap">Reuter</span>
+(Lipsia, 1864, in 3 vol.). Vedasi segnatamente nell’ultimo
+volume il capitolo che tratta delle idee gerarchiche e delle
+conquiste di questo Pontefice.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note748">
+<p><span class="label"><a href="#tag748">748</a>.&#160;&#160;</span>Mostra il <span class="smcap">Jaffè</span> che ai 2 Novembre 1181 egli era in
+Laterano, e che vi rimase fino al Marzo 1182. Ai 13 Marzo
+era di nuovo a Velletri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note749">
+<p><span class="label"><a href="#tag749">749</a>.&#160;&#160;</span><i>Ortum est grave dissidium inter Romanos et P. Lucium
+super consuetudinibus quibusdam, quas praedecessores
+sui facere solebant, quos supradictus Papa juravit, se nunquam
+facturum</i>: <span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, <i>Annales</i>, pars poster.,
+p. 621 (citato dal <span class="smcap">Curtius</span>, p. 271).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note750">
+<p><span class="label"><a href="#tag750">750</a>.&#160;&#160;</span><i>Chron. Foss. Nov.</i>, ad an. 1183. Esso pone a <i>Kal.
+Julii</i> l’assedio di Tusculo fatto da’ Romani. Più esattamente
+una postilla marginale nel <i>Cod. Vat. 1984</i> dice: <i>in vigilia
+b. Petri apostolici a<span class="over">n</span>o 2 Lucii III papae Ind. I</i>. Lo stesso
+Codice: <i>interea Roma a XXV senatoribus administrabatur</i>;
+ma non si può guarentire che questo numero sia giusto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note751">
+<p><span class="label"><a href="#tag751">751</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, p. 62, dice che i Romani avessero
+ucciso Cristiano avvelenando una fontana. — Papa Lucio
+invitò mediante un Breve, il clero tedesco a fare orazioni
+pel defunto (<span class="smcap">Schannat</span>, <i>Vindem. liter.</i>, II, 118, nel <span class="smcap">Mansi</span>,
+XXII, 480). Il Papa lo chiama <i>vir valde providus et magnificus</i>.
+Della morte di Cristiano parla anche il <i>Chron. Mogunt.</i>
+<span class="smcap">Conradi Ep.</span>, p. 573 (nell’<span class="smcap">Urstisius</span>). Il suo elogio
+fanno gli <span class="smcap">Annales Stadenses</span> (<i>Mon. Germ.</i>, XVI, a. 1173): <i>disertus
+extitit et facundus, vir largus et illustris</i>. Parlava parecchie
+lingue. <i>Nulla civitas, nulla urbs ei resistere audebat.</i>
+Nel suo esercito i somieri erano pasciuti meglio che le
+genti di servizio dell’Imperatore.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note752">
+<p><span class="label"><a href="#tag752">752</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Rogero Hoveden</span> (p. 622) dice erroneamente che il
+Papa, mercè di questo denaro, ottenesse di far pace coi Romani.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note753">
+<p><span class="label"><a href="#tag753">753</a>.&#160;&#160;</span><i>Chr. Foss. Nov.</i>, a. 1184: <i>13 Kal. Maji incenderunt
+Palianum, et Serronem, Penestrum, et sic Romam reversi
+sunt</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note754">
+<p><span class="label"><a href="#tag754">754</a>.&#160;&#160;</span>Lo narra <span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Auct. Aquicinct.</i>, ad <span class="over">an</span>. 1184: <i>Romani
+Lucium papam parvipendentes — in contumeliam cardinalium
+excogitant inauditum flagitium</i>. E parimenti gli
+<i>Annales Stadenses</i>, a. 1183, i quali dicono che i Romani fecero
+crudele trattamento di ventisei Tusculani ridotti prigionieri:
+cose che ricordano gli orrori delle venture guerre contro gli
+Albigesi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note755">
+<p><span class="label"><a href="#tag755">755</a>.&#160;&#160;</span><i>Chron. Foss. Nov: postea dom. Papa ivit in Lombardiam,
+et misit Comitem Bertoldum legatum Imperatoris Fried.
+pro defensione Tusculanae, et ad recolligendam Roccam de
+Papa, quam ipse callide et dolose expugnavit</i>; prima volta che
+si menzioni Rocca di Papa, fondazione pontificia. — Affine di
+completare i Regesti di Federico faccio nota del suo <i>Privilegium</i>
+per Fuligno cui egli dona Bevania e <i>Cocoratium</i>. Fra i
+testimonî sono <i>Gottfrid. patriar. Aquil. Conradus Archiep.
+Mogunt. Otto eps. Babenberg. Gerardus com. de. hon. Heinr.
+comes de Altendorf. Olricus de Lucelinhardt... Dat Tervisii
+A. D. J. MCLXXXIIII Ind. III. VIII. Kal. Dec. fel. Amen.</i>
+Originale senza suggelli nell’Archivio comunale di Fuligno,
+credenza IV, n. 3.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note756">
+<p><span class="label"><a href="#tag756">756</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">La Farina</span> (<i>Storia d’Italia</i>, IV, 138) dice egregiamente
+che questo Concilio di Verona piantò le fondamenta
+della mostruosa Inquisizione. Il Decreto di Lucio III (<i>Ad abolendam
+diversarum haeresum pravitatem, quae in plerisq.
+mundi partibus, modernis coepit temporibus pullulare</i>) è più
+feroce degli editti di Alessandro III: ordina che si denunci
+e si stermini per opera del braccio secolare tutte le eresie,
+sotto minaccia delle più gravi censure ecclesiastiche: <span class="smcap">Mansi</span>,
+XXII, 476.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note757">
+<p><span class="label"><a href="#tag757">757</a>.&#160;&#160;</span>Delle ragioni di questo mal animo fra Federico e i
+papi Lucio ed Urbano parla chiaro il <i>Chronicon Slavorum</i> di
+<span class="smcap">Arnoldo</span>, III, c. 10, c. 16, sqq. Vedasi inoltre la monografia
+dello <span class="smcap">Scheffer-Boichorst</span>: <i>Ultima controversia dell’imperatore
+Federico I colla Curia</i>, Berlino, 1866.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note758">
+<p><span class="label"><a href="#tag758">758</a>.&#160;&#160;</span><i>Rex H. subjugavit sibi totam Campaniam praeter
+Fummonem, et castrum Ferentinum obsedit per novem dies,
+et ivit super Guarcinum</i>: <i>Chron. Foss. Nov.</i>, ad <span class="over">an</span>. 1186.
+Anche coi Frangipani Enrico se l’era intesa, chè in uno
+dei suoi Diplomi (<i>A. 1186 Ind. IV die Dominico, qui fuit
+Sestus intrante mense Julii</i>) si sottoscrive <i>Otto Frangenspanem</i>
+in qualità di <i>praefectus Romae</i>. <span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant. It.</i>, IV,
+471 — <i>actum sub temporio Regis H. feliciter, quando erat
+in obsidione Urbis Veteris</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note759">
+<p><span class="label"><a href="#tag759">759</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>Cod. Vat.</i>, fol. 200 b, porge notizie di Urbano III
+e di Gregorio VIII. — <i>Mox dictus pontifex cum tota curia
+praecedentibus Leone Monumenti et Anselmo ad Pisanam civitatem
+pervenit.</i> Leone di quel cognome s’incontra già
+prima dell’anno 1177; chè il <i>Chron. Altinate</i> (<i>Arch. Stor.</i>, VIII,
+183) annovera nel catalogo dei presenti alla pace di Venezia:
+<i>Leo de Monumento, Romanus Princeps, cum hominibus XVIII</i>.
+I <i>Gesta Innocenti III</i>, c. 23, lo chiamano parente di Ottaviano
+vescovo di Ostia, che (secondo l’<span class="smcap">Ughelli</span>, I, 67) era della
+famiglia Poli e congiunto di Innocenzo III. Indi ne parla,
+nell’anno 1207, il testamento del cardinale Gregorio <i>de Crescentio</i>
+(<span class="smcap">Galletti</span>, <i>Prim.</i>, p. 335). Un casale dava il cognome
+alla famiglia <i>de Monumento</i>, ma l’origine ce n’è ignota.
+Nel 1226 trovasi il <i>Comes Octavianus de Monumento</i> nella
+Bolla data da Onorio III pel Vescovato di Ostia, <i>dat. Lateran.
+Nov. April. A. X</i> (<i>Mscr. Vat. 6223</i>). Lo stesso Onorio concede
+nell’anno 1217 al convento di san Tomaso sul Celio,
+<i>Turrim quae dicitur Monumentum, ubi dicitur Statuarium</i>
+(ch’era vicin Sette Bassi, presso la via Appia): <i>Bullar.
+Vat.</i>, I, 100 sgg. Il <span class="smcap">Töche</span>, <i>l’imperatore Enrico VI</i>, Lipsia 1867,
+p. 61, conchiude da un Diploma di Enrico VI, dato a favore
+di Leone <i>de Anguillara</i>, che questi formi una sola persona
+con Leone <i>de Monumento</i>; ma è un’asserzione non comprovata:
+i documenti non confondono mai i nomi. I <i>De Monumento</i>
+erano una famiglia a sè. Così nell’anno 1221 vien
+detto: <i>Petrus Frajapanis Romanor. Consul Almae Urbis, et
+Maria de Monumento quond. Enrici Frajapanis uxor</i> (<span class="smcap">Borgia</span>,
+<i>Velletri</i>, p. 263). Ancora nel 1279 io trovo <i>Angelus de Monumento</i>
+(Archiv. Flor. Rocc. di Fiesole).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note760">
+<p><span class="label"><a href="#tag760">760</a>.&#160;&#160;</span><i>Sanctiss. Patri et Dom. Clementi dei gr. summo Pontif.
+et univers. Ppe. S. P. Q. R. salutem et fidele cum subjectione
+servitium</i> — — Sulla fine è detto, che nessuno osasse
+di rompere quella pace, <i>alioquin iram amplissimi Senatus
+et metuendi populi Romani gravissimi incurrat et odium.
+Actum XLIIII <span class="over">ano</span> Senatus Ind. VI mense Madii die ultimo,
+jussu Senatorum</i>: seguono le sottoscrizioni. Questo atto fu
+stampato la prima volta dal <span class="smcap">Baronio</span> che lo trasse da <span class="smcap">Cencio</span>;
+indi, più correttamente, dal <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Ant. It.</i>, III, 785:
+trovasi anche nel <span class="smcap">Curtius</span>, nel <span class="smcap">Vitale</span>, nel <span class="smcap">Vendettini</span> ecc.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note761">
+<p><span class="label"><a href="#tag761">761</a>.&#160;&#160;</span><i>Ad praesens reddimus vobis Senatum, et Urbem, et
+Monetam.</i> — — I Pontefici riacquistarono il diritto di batter
+moneta; tuttavia di quell’età non possediamo un solo denaro
+che mostri aver eglino esercitato un tale diritto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note762">
+<p><span class="label"><a href="#tag762">762</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Vendettini</span>, p. 175 (traendola dall’Archivio del
+castel Sant’Angelo), registra una quietanza dei 27 Ottobre
+1188, riferibile a risarcimento di danni dato ad alcuni
+Senatori: così il <span class="smcap">Vitale</span>, che erroneamente pone il documento
+all’anno 1187. Quello che ne dice l’<span class="smcap">Olivieri</span> non è che parole
+e parole.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note763">
+<p><span class="label"><a href="#tag763">763</a>.&#160;&#160;</span><i>Dabitis Senatoribus</i> — <i>beneficia et presbyteria</i> (donativi
+in occasione di grandi festività) <i>consueta</i>. Stando all’<i>Ord.
+Roman.</i>, XII, n. II, il Prefetto riceveva <i>40 Solidos den.</i>;
+ogni Senatore, giudice, avvocato, <i>unum melequinum</i> e qualche
+<i>solidi</i>. Un <i>malachino</i> valeva <i>8 grossi</i>, il <i>grossus</i> corrispondeva
+a <i>6 denarii</i>; così dice una valuta del tempo di
+Innocenzo VI, che è registrata sur una delle prime pagine
+del <i>Cod.</i> <span class="smcap">Cencii</span> (nella Riccardiana, n. 228). Invece che <i>dare
+presbyterium</i> usavasi anche dire: <i>dare manum</i>, donde è venuta
+la parola «mancia». La spesa ne era assai rilevante,
+perocchè tutti i preti e molte scholae ricevevano il <i>presbyterium</i>
+(<i>Ordo Roman.</i>, XII, n. 16). Nelle grandi solennità la
+metà dei Senatori desinava dal Papa (ibid., p. 170). Però egli
+era solamente obligato a far donativi ai cinquantasei Senatori;
+se erano in numero maggiore, quello ch’ei faceva di
+più era <i>mera liberalitas</i>. Lo dicono gli stessi Senatori in un
+istromento dei 28 Maggio 1191 (<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant. It.</i>, IV, 36).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note764">
+<p><span class="label"><a href="#tag764">764</a>.&#160;&#160;</span><i>Pro restauratione murorum hujus excellentissimae
+urbis centum libras bonorum provenientium.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note765">
+<p><span class="label"><a href="#tag765">765</a>.&#160;&#160;</span><i>Quodst hinc usque ad Kal. Jan. dictum Tusculanum ad
+manus nostras non venerit, tunc excommunicabitis Tusculanum.</i>
+Non si può concepire abuso delle censure ecclesiastiche
+che fosse più obbrobrioso di questo per il Papa. Delle
+condizioni di Tusculo dà ampia notizia <span class="smcap">Rogero Hoveden</span>,
+p. 689: ci è d’uopo attingere le nostre notizie da un Cronista
+inglese, poichè tacciono le fonti romane.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note766">
+<p><span class="label"><a href="#tag766">766</a>.&#160;&#160;</span><i>De Capitaneis sit salvum urbi et populo Romano,
+quicquid ab eis conventum est, et promissum Romae per scriptum
+et juramenta, ac plenaria et stajarias, ac presones</i>:
+vocaboli inesplicabili; <i>plenariae</i> (meglio così che <i>plejariae</i>)
+significano forse «mandato di piena facoltà.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note767">
+<p><span class="label"><a href="#tag767">767</a>.&#160;&#160;</span>Di simiglianti patti giurati da moltitudine di popolo
+trovasi un esempio notevole nella convenzione conchiusa
+fra Pisa e Genova l’anno 1188, ai 13 di Febbrajo (<span class="smcap">Flaminio
+Dal Borgo</span>, <i>Diplomi Pisani</i>, 114).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note768">
+<p><span class="label"><a href="#tag768">768</a>.&#160;&#160;</span>Tengo fermo il numero di cinquantasei, sebbene dai
+testi ne emergano cinquantasette o cinquantotto: mancando
+le interpunzioni, poterono facilmente farsi, di uno, due nomi.
+Vi è detto primamente: <i>Jussu Senatorum Consiliariorum:
+Angeli Ser Romani de Pinea; Bobonis Stephani de Octaviano;
+Petri Stephani de Transtisberim; Romani Senebaldi; Rainerii
+Rinaldi de Ranucio; Johannis de Schinando; Cafari Bartholomei;
+Petri Nicolai Fusconis de Berta; Bobonis Donnae Scottae,
+et Ilperini Donnici</i>. Di questi, i Boboni, gli Stefani, i
+Tebaldi, i Romani, i Rainerii appartenevano a famiglie antiche.
+Seguono i Senatori, fra’ quali non evvi uno solo de’ Pierleoni,
+de’ Frangipani, dei Colonna, ma un <i>Petrus Leonis</i>. Ei si può
+così poco comporre la storia de’ fasti del Senato medioevale, come
+di quelli dell’antico. Se ne fece un tentativo di già nel secolo
+decimosettimo: <span class="smcap">Giacinto Gigli</span> (caporione di Campitelli
+intorno al 1655) scrisse una <i>Cronologia dei Consoli, Priori e
+Magistrati di Roma</i> (mscr. nella Bibliot. di Santa Croce in
+Gerusalemme); ma il suo lavoro privo di luce critica è quasi
+senza valore: tuttavia ancora il <span class="smcap">Vitale</span> ebbe accettato le sue
+notizie. Un’altra <i>Series Senatorum</i> (1220-1712) raccolse il
+<span class="smcap">Crescimbeni</span> da una <i>Storia del Senato</i> di <span class="smcap">Carlo Cartari</span>
+(mscr.) e da un Catalogo dei Senatori negli <i>Statuti dei Mercatanti
+di panni</i> (del sec. XVI, nella Bibl. Chigi), il quale
+comincia coll’anno 1296 (<i>Basilica di santa Maria in Cosmedin
+nel 1719</i>, c. IV).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note769">
+<p><span class="label"><a href="#tag769">769</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la lettera <i>Domno Papae Theobaldus praefectus et
+Petrus Leonis</i> (in <span class="smcap">Radulfo de Diceto</span>, p. 648), dove descrivono
+la battaglia di Acri, combattuta ai 4 Ottobre 1189.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note770">
+<p><span class="label"><a href="#tag770">770</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Rogeri de Wendower</span>, <i>Chronica</i>, ed. Coxe, III, 26.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note771">
+<p><span class="label"><a href="#tag771">771</a>.&#160;&#160;</span>Il viaggio di Riccardo è descritto con nomi storpiati
+da <span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, p. 667. Da Pisa a <i>Talemude</i> (capo Telamone),
+a <i>Porte Kere</i> (Cere), avanti a <i>Cornet Civitatem</i>
+(Corneto) a <i>Senes la veile</i> (significa Civitavecchia, quantunque
+sia mal chiamata con quel nome, onde il <span class="smcap">Villani</span> appella
+Siena), a <i>Le far de Rume</i> (faro di Roma), poi nel Tevere.
+Alla sua foce il Cronista tiene nota di una bella torre solitaria
+e di grandi ruine di mura antiche (di Ostia e del porto di
+Trajano). — Ai 26 di Agosto, per terra, lungo un bosco
+<i>quod dictur Selve dene</i> (di Ardea); lo attraversa per ventiquattro
+miglia, una <i>via marmorea ad modum pavimenti facta</i>
+(la via Severiana, che a quel tempo era ancora conservata in
+buono stato): indi il viaggio prosegue per <i>Castel Lettun</i> (Nettuno
+e Anzio) dov’è un porto che in antico fu coperto di
+rame: poi vicin <i>Cap de Cercel</i> (Circello) sulla cui cima è
+una rocca di pirati; finalmente a <i>Terracene</i> ed a <i>Garilla</i>
+(Castel Garigliano) ed al <i>Castel Le Cap del Espurun</i> (forse
+Sperlonga). <i>Hic est divisio terrae Romanorum, et terrae regis
+Siciliae in illa parte, quae dicitur principatus Capuae.</i> Pertanto
+a quel tempo lo Stato della Chiesa si spingeva dentro
+nel Napoletano più di ciò che fosse negli ultimi tempi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note772">
+<p><span class="label"><a href="#tag772">772</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, p. 680: <i>H. — misit nuntios suos ad
+Clementem Papam, et ad Cardinales, et Senatores urbis: petens
+Romanum imperium, et promittens, se in omnibus leges et
+dignitates Romanorum servaturum illaesas.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note773">
+<p><span class="label"><a href="#tag773">773</a>.&#160;&#160;</span>I <i>Filii Ursi, quondam Coelestini Papae Nepotes</i>, s’incontrano
+nella <i>Vita Innoc. III</i> (<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq. It.</i>, III, 784).
+Anche il <span class="smcap">Grimaldi</span> (<i>Cod. Vat. 6437</i>, fol. 175) fa conoscere la
+parentela che passava fra i Boboni e gli Ursini.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note774">
+<p><span class="label"><a href="#tag774">774</a>.&#160;&#160;</span><i>Romani supplicarunt D. Coelestino, ut antequam Regem
+in Imp. ungeret, obtineret ab ipso, ut civit. Tusculanensium
+sibi redderet — Ad ipsum enim se converterant — ex
+quo Clemens exposuit — illos Romanis</i>: <span class="smcap">Rogero Hoveden</span>,
+p. 690. Espressamente dice <span class="smcap">Godefrid. Monach.</span> (nel <span class="smcap">Freher</span>,
+I, 259): <i>Consecratio procedere non potuit, donec Imp. castrum
+Tusculanum in potestatem Papae et Romanorum contradidit</i>.
+<span class="smcap">Sigeb.</span>, <i>Cont. Aquicinct.</i>, ad <span class="over">an</span>. 1191. — <span class="smcap">Arnoldo di Lubecca</span>,
+<i>Cron. Slavor.</i>, IV, c. 4, narra che il Papa avrebbe
+voluto trarre in lungo la coronazione, ma che i Romani
+mandassero dire al Re: <i>Fac nobis justitiam de castellis tuis,
+quae sunt in Tusculano, — et erimus pro te ad D. Papam, ut
+coronam Imperii super caput tuum ponat</i>; e così sarebbe avvenuta
+la cosa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note775">
+<p><span class="label"><a href="#tag775">775</a>.&#160;&#160;</span>Ai 2 Aprile 1191, <i>H. VI juxta locum Anguillariae</i>
+ratificò il giuramento di sicurtà prestato in sua presenza dai
+Principi dell’Impero al Papa ed ai Cardinali: <i>Rouleaux de
+Cluny</i>, nei <i>Notices et extraits des Manuscrits de la Bibl.
+Imp.</i>, t. XXI, p. 326 (riferito dall’<span class="smcap">Huillard-Bréholles</span>).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note776">
+<p><span class="label"><a href="#tag776">776</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Muratori</span> ha sbertato la fiaba onde <span class="smcap">Rogero Hoveden</span>
+narra che il Papa, tenuta prima la corona fra’ piedi,
+la gettasse poi col calcio giù di capo dell’Imperatore. <span class="smcap">Rogero</span>
+dice: <i>Romani vero clauserunt portas urbis, et custodierunt
+eas in manu forti et armata, non permittentes eos intrare</i>.
+La descrizione del rito ceremoniale della coronazione è
+nei <i>Mon. Germ. Leges</i>, II, 187, e nel <span class="smcap">Vatterich</span>, II, 711, che
+la trassero da <span class="smcap">Cencio</span>. Ivi, e nel <span class="smcap">Töche</span>, p. 187, è significato
+che l’Imperatore e il Papa mossero al Laterano, attraversando
+tutta Roma.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note777">
+<p><span class="label"><a href="#tag777">777</a>.&#160;&#160;</span>Se si stia a <span class="smcap">Rogero Hoveden</span>, l’Imperatore la cedette
+al Papa il dì dopo della coronazione, e il Papa ai
+Romani il terzo giorno da quella: <i>atque a Romanis destructum
+ita quod lapis supra lapidem non remansit</i>. Il <span class="smcap">Böhmer</span>,
+n. 2761, dimostra che Enrico, ai 17 di Aprile, era <i>in campestribus
+inter Urbem et Tusculanum</i>; ai 19, <i>in silva Libertina</i>
+(vicino Ferentino); ai 29, <i>in Ceperano</i>. — <span class="smcap">Töche</span>, App. I. — <span class="smcap">Radulfo
+de Diceto</span>, <i>Ymagines Histor.</i>, p. 659: <i>Paschali
+feria IV Romani civit. Tuscul. funditus diruerunt</i>. — <span class="smcap">Sicardo</span>,
+p. 615: <i>Tusculanos alios excaecantes, et alios deformiter
+mutilantes</i>. Similmente l’<span class="smcap">Abbas Ursperg.</span>, p. 232: <i>Pro
+qua re imperatori improperatum est a multis</i>. <span class="smcap">Godfried</span>, <i>Annal.</i>,
+p. 259: <i>Quod illi statim expulsis et caesis habitatoribus
+destruxerunt</i>. — <span class="smcap">Anon. Casin.</span> <i>Chron.</i> — Il <span class="smcap">Mattei</span>, <i>Memorie
+di Tusculo</i>, p. 194, favoleggia che i Romani colle pietre di
+Tusculo restaurassero il Campidoglio: di pietre ne avevano
+a Roma il bisogno. Più probabile è quello che narrano il <span class="smcap">Platina</span>,
+il <span class="smcap">Blondus</span> (<i>Hist. Decad.</i> II, lib. VI, 264) e il <span class="smcap">Sigonio</span>,
+che i Romani trasportassero alcuni ruderi di Tusculo, e li collocassero
+come trofei in Campidoglio. Le chiavi di Tusculo
+avrebbero appeso all’arco di Gallieno. Queste e simiglianti
+cose narrano gli Storici di Tivoli, che peccano d’inesattezza
+(<span class="smcap">Viola</span>, II, 173).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note778">
+<p><span class="label"><a href="#tag778">778</a>.&#160;&#160;</span>Quasi tutte quelle ruine appartengono all’antichità
+romana. Della rocca e delle chiese medioevali non rimase
+traccia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note779">
+<p><span class="label"><a href="#tag779">779</a>.&#160;&#160;</span>Agli 11 Ottobre 1179 Raino cedette Lariano al Pontefice,
+e n’ebbe in cambio Norma e Vicolo (<span class="smcap">Muratori</span>,
+<i>Antiq. It.</i>, I, 141). I Tusculani perdettero anche Astura, chè
+già intorno al 1193 ne erano signori i Frangipani (<span class="smcap">Cencio</span>,
+fol. 121). Il <span class="smcap">Gigli</span> vuol avere, nell’anno 1197, scoperto il
+figliuolo di Raino, in <i>Ottolinus Domini Rainonis Tusculani de
+S. Eustachio Senator</i>: non è credibile che ciò sia una trovata
+di suo capo, ma non me ne fido, giacchè non vidi documenti
+che parlino di Ottolino. Un ramo dei Tusculani aveva residenza
+a Gavignano, nella terra dei Volsci, e discendeva da
+Giordano, figliuolo di Tolomeo di Tusculo (docum. dell’a. 1181,
+nel <span class="smcap">Borgia</span>, <i>Histor. di Velletri</i>, p. 247).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note780">
+<p><span class="label"><a href="#tag780">780</a>.&#160;&#160;</span>Lo dichiara in un documento il Senato ai 19 Aprile 1191.
+<i>Actum XLVII <span class="over">ano</span> Senatus Ind. IX mense Aprili die XIX</i>
+(<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Antiq. It.</i>, III, 788). Vi si sottoscrivono <i>Senatores
+Consiliarii</i> e ventotto Senatori.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note781">
+<p><span class="label"><a href="#tag781">781</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Borgia</span> (<i>St. di Velletri</i>, p. 253) reputa che in allora
+si popolassero La Molara, Rocca di Papa, Rocca Pergiura
+(oggidì Priora) e Castel di san Cesario. È omai confutata
+quella bubbola che Frascati sorgesse dalle capanne coperte
+di frasche, sotto cui riparassero i Tusculani privi di tetto.
+Frascati esisteva di già nel secolo ottavo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note782">
+<p><span class="label"><a href="#tag782">782</a>.&#160;&#160;</span>A complemento del <span class="smcap">Böhmer</span>, noto il Diploma in cui
+Enrico assolve Gubbio: <i>Acta sunt haec A. D. MCXCI Ind. IX
+Reg. D. Henrico Sex. invict. A. Reg. ejus XXII Imp. primo
+Dat. ante Neapolim per man. magni Henrici prothonot. Nonas
+Junii</i>. L’originale con bolla d’oro è nell’Archivio di Gubbio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note783">
+<p><span class="label"><a href="#tag783">783</a>.&#160;&#160;</span>Le maestranze non si costituirono da corpi politici
+che soltanto più tardi; prima degli altri forse i mercatanti.
+<i>Nos Pallo judex mercatorum Urbis et Thomas de Oderiscis
+ejus consilarius</i>... (<i>Mscr. Vat.</i> del <span class="smcap">Galletti</span>, n. 8051,
+p. 35). Il <span class="smcap">Galletti</span> pone quell’istromento senza data, alla fine
+del secolo duodecimo. Qui <i>Judex</i> corrisponde a quello che in
+altre città era il <i>Consul mercatorum</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note784">
+<p><span class="label"><a href="#tag784">784</a>.&#160;&#160;</span>Se in alcune castella v’erano ancora dei signori
+ereditarî, i debiti e altre necessità presto li riducevano a
+vassallaggio della Chiesa: si ricordi Tusculo. Altro esempio
+ne dà Falbateria, vicino al confine meridionale del Lazio.
+Agli 11 Gennaio 1178 quei signori, Adinolfo e Landolfo,
+cedono tutti i loro diritti al Papa, che loro accorda per ventinove
+anni quel castello in feudo, al prezzo di trecento libbre.
+Così di signori diventavano fittavoli a tempo. <span class="smcap">Cencio</span>, fol. 113.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note785">
+<p><span class="label"><a href="#tag785">785</a>.&#160;&#160;</span>Gli Atti fanno conoscere che a quell’età la più parte
+de’ Senatori erano di famiglie antiche: Sassoni, Astaldi,
+Astolfi, Anibaldi, Oddi, Tebaldi, Senebaldi, Franconi, Rainerii,
+Gulferani, Farulfi, Berardi, Roffredi, Gerardi, Bulgamini
+(tutti questi sono di origine germanica); Mancini, Sarraceni,
+Romani, Rustici, Sergii (forse di derivazione bizantina);
+Boboni, Ursini, Scotti, Cafarelli, Curtebraca, Muti,
+Tosti, Ottaviani, Parenzii, Buonfiglioli, Capoccia, Manetti,
+Papazurri, Pierleoni, Frangipani, Stefani, Malebranca, Latroni,
+Paparoni, Crescencî, Cencî. Soltanto non v’è cenno
+nei documenti che facessero parte del Senato a quell’età
+i Corsi, i Massimi, i Normanni ed i Conti; ma noi reputiamo
+che ciò sia un puro caso. Fino dal 1188 i Frangipani riverirono
+il Senato; del 1191 trovasi fra’ Consilatori <i>Petrus Johannis
+Frajapane</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note786">
+<p><span class="label"><a href="#tag786">786</a>.&#160;&#160;</span><i>Senatoribus, qui sunt supra numerum quinquaginta
+sex Senatorum. Qui numerus in fine praedecessorum ejusd.
+Coelestini summi Pont. diffinitus continetur</i>: istrom. dei 28
+Maggio 1191 (<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant. It.</i>, IV, 36).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note787">
+<p><span class="label"><a href="#tag787">787</a>.&#160;&#160;</span><i>Et status Rom. Eccl. pessimus erat pro eo, quod a
+tempore Benedicti Cariscum</i> (sic!) <i>Senatum Urbis perdiderat,
+et idem Benedictus, se ipsum faciens Senatorem, subtraxerat
+illi Maritimam et Sabiniam, suos Justiciarios in illis
+constituens: Gesta Innoc. III</i>, nel <span class="smcap">Balluzio</span>, I, c. 8. Oltracciò
+l’<i>Ep. Innoc.</i>, lib. II, n. 239: <i>saepefatus enim B. cum
+seipsum intruserit in senatoriam dignitatem, nec apost. sedis
+favorem habuerit, ad quam institutio pertinet Senatorum, — tamen
+ab ea fuit tempore procedente receptus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note788">
+<p><span class="label"><a href="#tag788">788</a>.&#160;&#160;</span>Questo emerge, come considera il <span class="smcap">Vendettini</span>, dalle
+parole della lettera di Innocenzo citata più sopra: <i>Dictus autem
+B. Carosomi, quoniam statutum quoddam emiserat, a
+populo Rom. approbatum</i>... e segue il tenore dello Statuto,
+concernente un caso giuridico: senza dubbio v’era di quelli
+una serie. Genova possiede Statuti dal 1143; quelli di Pistoja
+sono forse ancora più antichi. Vedi i <i>Mon. Historica
+ad provincias Parmensem et Placentinam pertinentia</i>, Parma,
+1855, I, Prefaz., o la Prefazione del <span class="smcap">Raggi</span> agli <i>Statuti di
+Genova</i>, nei <i>Mon. Histor. Patriae, Leggi Municipali</i>, p. 236.
+I primi Statuti dei Consoli di Pisa datano dal 1162: <span class="smcap">Bonaini</span>,
+<i>Statuti inediti della città di Pisa dal XII al XIV secolo</i>,
+Fir. 1859, Tom. I e III; non fu ancor publicato il II.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note789">
+<p><span class="label"><a href="#tag789">789</a>.&#160;&#160;</span><i>Dum se magnificentius ageret, invidiam contra se excitat
+Romanorum — in Capitolio obsidetur et capitur, captusque
+diu in custodia tenetur</i> (Racc. XVIII, <i>ex Chronologia
+Rob. Altissiodorensis ad S. Maxian. Canonic.</i>, p. 260).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note790">
+<p><span class="label"><a href="#tag790">790</a>.&#160;&#160;</span>Ei fa da testimonio ai 28 Ottobre 1196 in Monte Fiascone
+ad un Diploma di Enrico VI, ove c’entra <i>Petrus alme
+urbis Praefectus</i>. È sottoscritto: <i>Joannes Capuaheus</i> (leggi
+<i>Capoccius</i>) <i>Senator Romanus</i>. Vedi le <i>Memorie civili di Città
+di Castello</i> del <span class="smcap">Muzzi</span>, I, 19.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note791">
+<p><span class="label"><a href="#tag791">791</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Rog. Hov.</span>, p. 746: <i>Benedictus Carushomo, qui regnavit
+super eos duobus annis, et deinde habuerunt alium Senatorem,
+qui vocatus est Johannes Capuche, qui similiter regnavit
+super eos aliis duobus annis, in quorum temporib. melius
+regebatur Roma, quam nunc temporib. 56 Senatorum</i>. — Il
+<i>Mscr. Vat. 7934</i> contiene la storia dei Capocci, scritta da
+<span class="smcap">Giovanni Vincenzo Capoccio</span> nel 1623; per i primi tempi
+poco giova. In Roma non compare prima del 1073 quella famiglia,
+che l’Autore dice oriunda di Firenze.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note792">
+<p><span class="label"><a href="#tag792">792</a>.&#160;&#160;</span>Che a Capoccio sia succeduto Pierleone si può argomentare
+dall’<i>Ep. 239 Innocentii III</i>, dove si parla in siffatta
+stretta connessione dei <i>tempora Johannis Petri Leonis Senatoris
+Urbis</i>. Secondo la istessa lettera, a Pierleone succedettero
+parecchi Senatori: <i>ejus jurisdictio erat in proximo desitura,
+supplicatum fuit ob eandem causam successoribus ejus Senatoribus
+jam electis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note793">
+<p><span class="label"><a href="#tag793">793</a>.&#160;&#160;</span>Inesattamente <span class="smcap">Rogero Hoveden</span> pone all’anno 1194
+la restaurazione de’ cinquantasei Senatori: <i>Eodem <span class="over">ano</span> cives
+Romani elegerunt 56 Senatores, et constituerunt eos supra
+se</i>. Indi avvenne ben presto una nuova mutazione, e fu posto
+un solo Senatore; infatti i <i>Gesta Innoc.</i>, c. VII, dimostrano che
+allorquando fu ordinato Innocenzo III v’era un solo Senatore:
+<i>Comitantibus praefecto et Senatore cum magnatibus et nobilibus
+urbis</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note794">
+<p><span class="label"><a href="#tag794">794</a>.&#160;&#160;</span>Si può ammirare la grandezza dei disegni e l’energia
+di Enrico VI, senza per questo modificare il giudizio
+morale sul giovine Imperatore. Infatti, anche scrittori amanti
+della patria, come il Tüche, furono costretti a giudicarlo
+così. Nè il Tüche stesso può purgare Enrico VI dalla correità
+nell’assassinio del vescovo Alberto, e deve notare di
+infamia l’orribile modo ond’ei trattò Salerno (a. 1194) e i
+Siciliani (ne fu spinta a sedizione la stessa moglie dell’Imperatore),
+e l’immane comportamento che contro lealtà cavalleresca
+tenne con re Riccardo. Enrico VI operava soltanto
+secondo quella dottrina, onde il fine giustifica i mezzi. Del
+turpe trattamento usato a Riccardo, fra gli altri discorse diffusamente
+e con molta discrezione <span class="smcap">Carlo Lohmeyer</span>, <i>De Richardo
+Angliae Rege cum in Sicilia commorante, tum in Germania
+detento</i>, Konigsberg, 1857.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note795">
+<p><span class="label"><a href="#tag795">795</a>.&#160;&#160;</span><i>Gesta Innoc. III</i>, c. 8: <i>Henricus — occupaverat totum
+regnum Siciliae, totumq. patrimonium Eccl. usque ad
+portas Urbis, praeter solam Campaniam, in qua tamen plus
+timebatur ipse quam Papa.</i> — <span class="smcap">Rogero Hov.</span>, p. 773, sa di
+una guerra fra i Romani e Markwaldo nella <i>Marchia Guarnerii</i>
+(all’anno 1197). — Già fin dal 1185 trovasi in documenti
+<i>Conradus Dux Spoleti et Comes Assisii</i> (vedi il <span class="smcap">Fatteschi</span>,
+<i>Mem. di Spoleto</i>, p. 124). Così lo chiama un’iscrizione
+nel duomo di Terni dell’anno 1187, e parla di <i>Consules Terannenses</i>
+(<span class="smcap">Angeloni</span>, <i>Historia di Terni</i>, p. 85).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note796">
+<p><span class="label"><a href="#tag796">796</a>.&#160;&#160;</span>Vedi la pace conchiusa fra loro e Terracina ai 28 Giugno
+1185 (docum. dell’Archivio di Terracina nel <span class="smcap">Contatore</span>,
+II, c. 1): per verità vi è detto <i>salva fidelitate et mandato
+Domini Papae et Romanae Curiae videlicet Cardinalium</i>;
+ma erano parole senza gran significato. I Terracinesi: <i>nos
+Terracinenses juramus vobis Domino Leoni, et D. Roberto, et
+D. Henrico, et D. Manueli et vestris haeredibus quod ab
+hoc die in antea erimus vestri recti fideles</i>. — — Il <span class="smcap">Contatore</span>,
+I, c. 6, dimostra che Enrico VI conservò i Frangipani
+nella signoria di Terracina. Pare che quei Consoli
+dei Romani fossero allora Conti palatini ereditarî del Laterano;
+così eglino si sottoscrivono in alcuni documenti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note797">
+<p><span class="label"><a href="#tag797">797</a>.&#160;&#160;</span>Ai 16 di Novembre egli era a Tivoli; ai 27, a Palestrina;
+ai 4 Dicembre, a Ferentino: <span class="smcap">Töche</span>, App. I. Nel 1191
+prefetto era Pietro (<span class="smcap">Miraeus</span>., <i>Op. diplom.</i>, I, c. 68, dove <i>Petrus
+Urbis Romae Praef.</i> si sottoscrive a un Diploma di Enrico VI
+dato <i>ante Neapolim XV Kal. Julii</i>). Se si stia a <span class="smcap">Godefrid.
+Monach.</span>, nel 1192 prefetto era Ottone, poichè quegli dice
+che Costanza <i>per Ottonem illust. Romanor. praefectum Imperatori
+redditur</i>. Di già nel 1186 si nota che prefetto era
+Ottone Frangipane. Nella Crociata del 1189 trovammo il prefetto
+Teobaldo; lui dell’officio aveva investito il Papa nel 1188,
+e Ottone rimaneva da antiprefetto nel campo di Enrico.
+Nel 1195 torna ad essere prefetto Pietro (<span class="smcap">Murat.</span>, <i>Ant. It.</i>, II,
+809), il quale compare nel Diploma di Enrico VI, del 1 Novembre
+1196, <i>apud Fulgineum: Petrus praef. urbis et Tebaldus
+frater ejus, et Marquardus dapifer Marchio Anconae</i>
+(<i>Memorie Lucchesi</i>, III, 134). — A fianco di Tancredi guerreggiò
+Giordano <i>Petri Leonis</i> da capitano contro Bertoldo conte
+(<i>Chron. Foss. Nov.</i>, a. 1190): forse era quello stesso <i>Petrus
+Leonis</i> che combattè vicino ad Acri. Nobili romani incominciavano
+a militare agli stipendî di paesi forestieri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note798">
+<p><span class="label"><a href="#tag798">798</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Töche</span>, p. 436.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note799">
+<p><span class="label"><a href="#tag799">799</a>.&#160;&#160;</span>Colla morte di Celestino III tocca fine l’opera gigantesca
+degli <i>Annali</i> del <span class="smcap">Baronio</span>, dal quale prendo commiato. — Comincierò
+il Volume quinto con Innocenzo III. Poichè potei
+scrivere tutte le pagine di quest’Opera nei profondi silenzî
+di Roma, io mi estimo beato di averlo fatto precisamente in
+questo tempo memorabile, che diè un indirizzo nuovo alle
+sorti della illustre Città.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note800">
+<p><span class="label"><a href="#tag800">800</a>.&#160;&#160;</span><i>Roma tibi tuos docendos trasmittebat alumnos, ei quae
+olim omnium artium scientiam solebat infundere, sapientiorem
+te esse sapiente etc.</i>: così scrive <span class="smcap">Fulco</span> ad Abelardo (nel
+<span class="smcap">Tiraboschi</span>, III, 275). E lo stesso è anche pei tempi successivi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note801">
+<p><span class="label"><a href="#tag801">801</a>.&#160;&#160;</span><i>Concil. Lateran.</i>, a. 1179, <i>Capit. XVIII</i> (<span class="smcap">Tiraboschi</span>, III,
+248).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note802">
+<p><span class="label"><a href="#tag802">802</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Graziano</span> compilò la <i>Concordia discordantium Canonum</i>
+nel convento di san Felice a Bologna; e vi raccolse le
+vecchie e turpi menzogne della donazione di Costantino e le
+Decretali pseudo-Isidoriane, insieme con altre favole di tempi
+posteriori e dell’età sua. Predecessori di lui erano stati <span class="smcap">Regino</span>,
+<span class="smcap">Burcardo di Worms</span>, <span class="smcap">Ivone di Chartres</span> e i gregoriani
+<span class="smcap">Deusdedit</span> e <span class="smcap">Anselmo di Lucca</span>. Vedi il <span class="smcap">Sarti</span>, <i>De
+Claris Archigymnas. Bononiensis professoribus</i>, I, 247. <span class="smcap">Bernardo
+di Pavia</span>, al tempo di Alessandro III, vi aggiunse i
+<i>Decretalia Pontificum</i>; finalmente alla Collezione diede compimento
+Gregorio IX.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note803">
+<p><span class="label"><a href="#tag803">803</a>.&#160;&#160;</span><i>Gesta pauperis Scholaris</i> <span class="smcap">Albini</span> (<i>Cod. Ottobonianus 3057</i>,
+bella scrittura in pergamena). Egli aveva raccolto nove
+libri di <i>Canones</i> a completamento di Graziano, quando, venuto
+a Roma, Lucio III lo fece diacono, com’egli stesso dice
+sul principio della sua Opera. Su di lui vedasi il <span class="smcap">Cenni</span>,
+<i>Monumenta</i>, t. I, praefat., n. 25, e tom. II.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note804">
+<p><span class="label"><a href="#tag804">804</a>.&#160;&#160;</span>Il Codice di <span class="smcap">Cencio</span> principia: <i>Incipit liber censuum
+Rom. Eccl. a Centio Camerario compositus, secundum antiquorum
+patrum Regesta et memorialia diversa. Anno incarn.
+dni MCXCII Pont. Celestini Pp. III <span class="over">ano</span> II</i>. — Il <i>Liber Censuum</i>
+di <span class="smcap">Albino</span> (<i>De redditibus omnium Provinciarum et
+Ecclesiar., qui debentur Rom. Eccl.</i>) insieme col <i>Provinciale</i>
+fu edito dal <span class="smcap">Cenni</span> nel tom. II dei <i>Monumenta</i>; il <i>Liber
+Censuum</i> di <span class="smcap">Cencio</span> fu stampato dal <span class="smcap">Muratori</span>, <i>Antiq. It.</i>, V,
+852-908. Non si die’ opera mai ad un’edizione completa di
+Cencio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note805">
+<p><span class="label"><a href="#tag805">805</a>.&#160;&#160;</span>La sola Inghilterra pagava ad ogni anno trecento marchi
+<i>de denario b. Petri</i>. — Svezia e Norvegia: <i>Singuli lares,
+monetam ejusdem terre</i>. — <i>Rex Sicilie debet pro Apulia, Calabria
+et Marcia 1000 scifatos.</i> — Genova pagava per Corsica
+una libbra d’oro all’anno. — Il regno di Aragona, cinquecento
+mancusi d’oro. — I redditi che paga Roma sono assai
+tenui; non si tien nota che del censo pagato da cinque
+chiese, e di un <i>Marabotinus</i> che deve la torre vicina al
+<i>Pons Judaeorum</i>. — Nella Campagna (<i>Campania Terra Domini
+Papae</i>) i Vescovi di Anagni, di Ferentino, di Alatri
+e di Veroli soddisfanno ad ogni coronazione del Papa,
+sessanta braccia di panno e dugento scodelle (<i>Scutellas</i>):
+anche oggidì la sola industria che v’abbia colà è quella dei
+panni e delle stoviglie d’argilla. — Ostia fornisce due carichi
+di legname. — I terrieri di Anticoli hanno obbligo di
+cinquanta prosciutti, di venti <i>solidi</i> e di cinquanta focacce
+a Natale (<i>L Scapulae porcinas, et solidos XX, et L placentas
+in festo Nativitatis</i>). Molte chiese d’Italia pagano (in natura)
+cera, pepe, panno, legno, focacce, incenso, olio: erano
+le calendae pontificie in grande. Non si tiene qui nota delle
+rendite provenienti dai <i>feuda</i> dei Baroni: anch’esse erano
+poca cosa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note806">
+<p><span class="label"><a href="#tag806">806</a>.&#160;&#160;</span>Vi si pone incominciamento col noto: <i>Hadrianus papa
+optinuit a Karolo rege Francorum et patricio Romanor.</i> — La
+donazione di Costantino viene per ultima: nè manca la
+donazione di Matilde.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note807">
+<p><span class="label"><a href="#tag807">807</a>.&#160;&#160;</span>Parecchi di questi Libri rituali furono editi dal Mabillon
+nel <i>Museum Italicum</i>, e sono di altissimo pregio per
+la storia del rito ecclesiastico: sopra tutti sta massimamente
+l’<i>Ordo</i> di <span class="smcap">Benedetto</span>, che fu un canonico di san Pietro ai
+tempi di Innocenzo II. Vengono soltanto dopo gli <i>Ordines</i>
+di <span class="smcap">Albino</span> e di <span class="smcap">Cencio</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note808">
+<p><span class="label"><a href="#tag808">808</a>.&#160;&#160;</span>La Collezione di <span class="smcap">Albino</span> non oltrepassa il tempo di
+Adriano IV; quella di Cencio continua fino al secolo decimoquarto;
+fu il <span class="smcap">Cardinale di Aragona</span> (morto nel 1362)
+che ne ripigliò il lavoro. — Il Codice originale di Cencio non
+si trova più; l’antichissimo e migliore è il Riccardiano
+n. 228, a Firenze, del secolo decimoterzo, con addizioni del
+secolo decimoquarto; ivi se ne conserva un secondo, che data
+dal 1388. — Roma possiede tre Codici di Cencio. — Il <i>Cod.
+Diplom. Dominii Temporalis S. Sedis</i> del <span class="smcap">Theiner</span> (incominciato
+nel 1861, in tre volumi) fu fatto per simili necessità
+di tempi, e principia dalla donazione di Pipino. Quantunque
+incompleto, esso offre l’inestimabile vantaggio che per la
+prima volta ordina cronologicamente una gran serie di documenti;
+infatti un simile lavoro intrapreso dal <span class="smcap">Platina</span>
+all’età di Sisto IV rimase inedito.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note809">
+<p><span class="label"><a href="#tag809">809</a>.&#160;&#160;</span>Vedi il <i>Giorn. mens. univ. di scienza e letterat.</i>
+(Aprile 1852), nel quale il <span class="smcap">Giesebrecht</span> in un eccellente
+articolo ha trattato di queste fonti della storia de’ Papi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note810">
+<p><span class="label"><a href="#tag810">810</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Papebroch</span>, l. c., p. 207. <span class="smcap">Pietro di Pisa</span> fu uno dei
+tre cardinali che difesero Anacleto innanzi a re Rogero. Più
+tardi Bernardo lo riconciliò con Innocenzo: <span class="smcap">Manrique</span>, <i>Annal.
+cisterciens.</i>, ad a. 1137, 1138, c. 1.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note811">
+<p><span class="label"><a href="#tag811">811</a>.&#160;&#160;</span>Per la prima volta il <span class="smcap">Baronio</span> stampò queste <i>Vitae</i> nei
+suoi <i>Annali</i>, con titolo di <i>Acta Vaticana</i> (<i>Cod. Vatican. 1437</i>);
+ed è quell’istesso libro pontificale che il <span class="smcap">Muratori</span> ebbe
+edito sotto il nome del <span class="smcap">Cardinale di Aragona</span>: è un lavoro
+che sta da sè, in continuazione della Storia dei Papi, da Stefano
+V fino ad Alessandro III. Una parte di esso fu trascritta
+da <span class="smcap">Cencio</span> con titolo di <i>Chronica Romanor. Pontificum</i>. Il
+<span class="smcap">Giesebrecht</span> ha dimostrato esserne autore l’inglese <span class="smcap">Bosone</span>,
+nipote di Adriano IV, che scrisse la biografia di quel Papa
+e di Alessandro III: nell’anno 1159, Bosone fu cardinale dei
+santi Cosma e Damiano e <i>Magister Camerarius</i> (<span class="smcap">Murat.</span>,
+<i>Antiq.</i>, I, 675). Il <span class="smcap">Cardinale Aragonense</span> (siccome dimostra
+la <i>Vita Adriani</i>) ne continuò l’opera ma incompletamente.
+Dopo di Alessandro III il <i>Liber Pontificalis</i> torna ad interrompersi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note812">
+<p><span class="label"><a href="#tag812">812</a>.&#160;&#160;</span>Gli <i>Annal. Romani</i>, che il <span class="smcap">Pertz</span> publicò nei <i>Mon.
+Germ.</i>, VII, traendoli dal <i>Cod. Vat. 1984</i>, sono opera di scrittori
+in parte aderenti all’Impero, e meritano a mala pena che
+vi si dia nome di Annali. Non toccano pur della rivoluzione
+di Roma, massime dopo il tempo di Calisto II, all’infuori di
+un frammento che concerne il Barbarossa. Intorno a questo
+Codice vedasi il <span class="smcap">Bethmann</span>, <i>Archiv. della società di stor.
+tedesca</i>, XI, 841.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note813">
+<p><span class="label"><a href="#tag813">813</a>.&#160;&#160;</span>Per primo il <span class="smcap">De Angelis</span> pubblicò la scrittura del
+<span class="smcap">Mallio</span> col titolo di <i>Descriptio Basil. Veteris Vaticanae</i>,
+Roma, 1646; indi più correttamente il <span class="smcap">Janning</span> col titolo di
+<i>Historia Basil. Antiquae S. Petri Apost. in Vat</i>. (T. VII,
+<i>mens. Jun. Acta. Sctor.</i>, p. 37-56). Soltanto nel secolo decimoquinto
+la descrizione del san Pietro fu continuata da <span class="smcap">Maffeo
+Vegio</span>, <i>De Rebus antiquis memorabil. Basilicae S. Petri
+Romae</i>. D’allora in poi le scritture composte intorno a quel
+duomo son tante, che potrebbero riempiere gli scaffali di una
+piccola biblioteca.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note814">
+<p><span class="label"><a href="#tag814">814</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Johannis Diaconi</span>, <i>Liber de ecclesia Lateranensi</i> (<span class="smcap">Mabillon</span>,
+<i>Mus. Ital.</i>, II, 560). Vi furono aggiunte alcune appendici
+fino al secolo decimoterzo, e vi si inserì anche una
+Descrizione della santa Maria Maggiore: probabilmente Alessandro
+III avrà fatto compilare di questi libri per tutte e
+cinque le basiliche. In molte cose concorda col <span class="smcap">Mallio</span>; così è
+nell’enumerazione dei Cardinali preti, delle Diaconie e delle
+Abazie. Secondo il <span class="smcap">Mallio</span> v’erano allora queste diciotto
+Diaconie: <i>S. Adrian.; Agatha in equo Marmoreo; S. Angelus;
+Cosma et Damianus; Eustachius; Georgius; Lucia in Circo
+juxta Septa solis; Lucia in capite Suburae</i> (ovvero <i>juxta Orphea</i>);
+<i>Maria Nova, in Dominica, in Scola Greca, in Porticu,
+in Aquiro, in Via Lata; Nicolaus in Carcere; Quiricus, Sergius
+et Bacchus; Theodorus</i>. Delle Abazie ve n’erano venti:
+<i>Alexius; Agatha in Subura; Anastasius; Basilius juxta Palatium
+Trajani Imp.; Blasius, in Cantu secuta; Caesarius in
+Palatio; Cosma et Damianus in Vico Aureo</i> (Trastevere);
+<i>Gregorius in Clivo Scauri; Laurentius in Panisperna; S. Maria
+in Aventino, in Monasterio ad S. Petr. ad Vinc., in Capitolio,
+in Pallara, in Castro Aureo; Pancratius in Via Aurelii;
+Saba; Silvester inter duos hortos; Thomas juxta Formam
+Claudiam; Trinitatis Scottorum; Valentinus in Via Flaminia</i>.
+Oltracciò v’erano conventi minori, che trovansi specificati
+nell’<i>Ordo Rom.</i> XII, perlochè, sulla fine del secolo duodecimo,
+in tutto v’erano a Roma da trecento circa fra chiese e monasteri.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note815">
+<p><span class="label"><a href="#tag815">815</a>.&#160;&#160;</span>La pigna di bronzo e due dei pavoni vedonsi ancora
+oggidì nel giardino degli aranci in Vaticano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note816">
+<p><span class="label"><a href="#tag816">816</a>.&#160;&#160;</span>Il testo originale dei <i>Mirabilia</i> non esiste più: tutti
+i codici che di essi possediamo sono copie, e spesso assai
+scorrette; scorretti sono anche i <i>Mirabilia</i> raccolti in <span class="smcap">Benedetto</span>,
+in <span class="smcap">Albino</span> e in <span class="smcap">Romualdo</span>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note817">
+<p><span class="label"><a href="#tag817">817</a>.&#160;&#160;</span>Sembra che <span class="smcap">Gugl. di Malmesbury</span> (<i>De gestis reg. Anglor.</i>,
+III, c. 2) non abbia avuto conoscenza dei <i>Mirabilia</i>.
+Egli riferisce soltanto di un vecchio Catalogo dei sepolcri
+de’ Martiri, sotto la rubrica delle quattordici porte e delle vie;
+e già questi luoghi si erano tutti rimutati nella prima metà
+del secolo duodecimo, quand’egli scriveva. — Il concetto
+<i>Mirabilia</i> reputo che sia assolutamente peculiare del secolo
+duodecimo; è cosa popolare, laddove il concetto <i>Graphia</i> è
+cosa di eruditi e affatto scolastico.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note818">
+<p><span class="label"><a href="#tag818">818</a>.&#160;&#160;</span>Uno di questi lettucci era anche presso il ponte sant’Angelo.
+In certe chiese s’apprestava un bagno, perchè il
+Papa rinfrescasse le piante. Vedasi l’<i>Ordo Romanus</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note819">
+<p><span class="label"><a href="#tag819">819</a>.&#160;&#160;</span><i>Subintrat arcum Nerviae inter templum ejusdem Deae
+et templum Jani.</i> Vuolsi dire del tempio di Minerva nel <i>Forum</i>
+di Nerva, cui aveva dato incominciamento Domiziano. La
+grande rovina di quel tempio fu smantellata soltanto ai giorni
+di Paolo V. Ivi era un arco di Giano edificato da Domiziano,
+e il popolo lo chiamava «Arca di Noè.» Il <span class="smcap">Bunsen</span>, <i>Descr.
+della Città</i>, III, ha dimostrato che l’<i>Ordo Rom.</i>, pel <i>Forum</i>
+di Trajano intende dire di quello di Nerva: ed è certo così.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note820">
+<p><span class="label"><a href="#tag820">820</a>.&#160;&#160;</span><i>Ordo Rom. XI</i>, <i>auctore Benedicto</i> (<span class="smcap">Mabillon</span>, <i>Mus.
+It.</i>, II, 143). Questo passo è una delle più preziose notizie
+dell’archeologia medioevale. La processione doveva muoversi
+a zigzag pei <i>Fora</i>, e questo dimostra che alcuni tratti
+non potevano percorrersi a cagione dei cumuli di ruine. Il
+tempio di Romolo, che il <span class="smcap">Becker</span>, I, 377, spiega per <i>aedes
+Penatium</i>, e il <span class="smcap">Bunsen</span> con più verosimiglianza pel tempio
+di Venere e di Roma, può significare qui la <i>Basilica nova</i> di
+Costantino.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note821">
+<p><span class="label"><a href="#tag821">821</a>.&#160;&#160;</span><i>Ad S. Stephanum in Piscina palatium Chromatii praefecti.
+Templum quod dicebatur olovitreum, totum factum ex
+crystallo et auro per artem mathematicam, ubi erat astronomia
+cum omnibus signis coeli...</i> Questo i <i>Mirabilia (Cod.
+Vat. 3973)</i> trassero dagli <i>Acta S. Tiburtii Martir. ac Chromatii</i>:
+vedi gli <i>Acta Sanctor.</i>, 11 di Agosto, t. II, 622, e 23
+Febbrajo, p. 372, dove Cromazio dice: <i>Habeo cubiculum holovitreum,
+in quo omnis disciplina stellarum ac mathesis est
+mechanica arte constructa, in cujus fabrica pater meus Tarquinius
+amplius quam ducenta pondo auri dignoscitur expendisse.</i>
+Quando si demolì la chiesa di san Sebastiano nella via
+Santa Lucia, si scopersero avanzi di questo antico palazzo:
+<i>Descriz. della città di Roma</i>, III, 3, 84.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note822">
+<p><span class="label"><a href="#tag822">822</a>.&#160;&#160;</span><i>Murus civitatis Rome habet turres 361, castella 49,
+propugnacula 6900, portas XII sine Transtiberim. Posterule V</i>
+(<span class="smcap">Albino</span>, e <i>Cod. Vat. 3973</i>): circuito, ventidue miglia; locchè
+è errore. I numeri variano da quelli dell’<span class="smcap">Anon. di Einsiedeln</span>
+e di <span class="smcap">Bened. di Soratte</span>, ma concordano quasi in tutto
+colla <i>Graphia</i>. L’esemplare di Praga, di tempo posteriore (edito
+dall’<span class="smcap">Höfler</span>, nel <span class="smcap">Papencordt</span>, <i>Storia della città di Roma nel
+medio evo</i>), inserisce il catalogo dei <i>Campi</i>, delle <i>Basilicae</i>,
+delle <i>Viae</i> e delle statue, con varianti dalla <i>Notitia</i> e con
+appendici. I compilatori dei <i>Mirabilia</i> erano a conoscenza
+dei breviarî antichi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note823">
+<p><span class="label"><a href="#tag823">823</a>.&#160;&#160;</span>Il numero dei palazzi romani cresce di assai nelle
+Continuazioni dei <i>Mirabilia</i>, compilate al secolo decimoquinto.
+I <i>Mirabilia</i> non tengono conto di tutti gli <i>Arcus
+triumphales</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note824">
+<p><span class="label"><a href="#tag824">824</a>.&#160;&#160;</span><i>Sicut reperitur in marthirologio Ovidii de fastis.</i> Il
+copista di <span class="smcap">Albino</span> dice: <i>marthirologio ovidii de faustis</i>; e
+quell’altro in <span class="smcap">Romualdo</span> storpia così: <i>marthiplogio ovidii de
+faustis</i>. Ei si vede che anche di là di questi migliori esemplari
+deve esistere un originale più corretto. La goffaggine spesse
+volte induce al riso, massime nelle spiegazioni che vi son date
+dei nomi. I <i>Mirabilia</i> illustrano così la <i>Porta septimiana</i>: <i>ubi
+septem laudes fuerunt factae Octaviano</i>. La <i>Graphia</i>: <i>septem
+Naydes juncte Jano</i> (parimenti i <i>Mirab.</i> di <span class="smcap">Albino</span>). La <i>Graphia</i>
+dà questa etimologia del nome Laterano: <i>In palatio
+Neronis, quod ex latere et rana dicis Lateranum</i>; e una copia
+aggiunge alla <i>rana: quam latenter peperit Nero</i>. Del nome
+Quirinale: <i>quia ibi stabant Quirites</i>. Di Nerva si foggiava
+una dea Nervia.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note825">
+<p><span class="label"><a href="#tag825">825</a>.&#160;&#160;</span><i>De judicibus Imperatorum in Roma</i>: non è che il frammento
+di un maggior capitolo della <i>Graphia</i>. I <i>Mirabilia</i>
+non hanno raccolto, come cosa antiquata, l’ultima parte
+della <i>Graphia</i>, che è un rituale imperiale del tempo degli
+Ottoni.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note826">
+<p><span class="label"><a href="#tag826">826</a>.&#160;&#160;</span><i>Palatium majus in Pallanteo monte</i>; e la <i>Graphia:
+Palatium magnum monarchie orbis: in quo sedes et caput
+totius mundi est, et palatium Caesarianum in Palanteo</i>. Di
+tutti i colli di Roma il Palatino è quello che meno sofferse
+dal medio evo; e colà hannovi ancor molte scoperte a fare,
+come ci lascia sperare la sollecitudine di Pietro Rosa, intendente
+di questi escavi sul Palatino.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note827">
+<p><span class="label"><a href="#tag827">827</a>.&#160;&#160;</span>Forse era quello che oggidì si noma tempio di Vesta
+ovvero della <i>Fortuna Virilis</i>. Il <i>templum Lentuli</i> (la <i>Graphia</i>
+dice <i>Lentis</i>) era l’arco di Publio Lentulo Scipione, fra il Tevere
+e l’Aventino; così tuttavia <span class="smcap">Poggio</span> ve ne lesse sopra l’iscrizione.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note828">
+<p><span class="label"><a href="#tag828">828</a>.&#160;&#160;</span>Il <i>templum Jovis</i> e il <i>Severianum</i> facevano parte del
+<i>Porticus</i> di Ottavia. In altro luogo ho già tenuto nota delle
+rovine vicine al san Nicola <i>in Carcere Tulliano</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note829">
+<p><span class="label"><a href="#tag829">829</a>.&#160;&#160;</span><i>Si purus erat a crimine ille qui electus erat Consul,
+confirmabatur ei Consulatus.</i> Il mscr. di Praga aggiunge, ed
+è notevolissima cosa: <i>propter quod factum multi adhuc consules
+romanorum vocantur</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note830">
+<p><span class="label"><a href="#tag830">830</a>.&#160;&#160;</span>Parimenti anche la <i>Graphia</i>. Un grande bacino antico,
+ossia <i>Conca</i>, esisteva allora, come in altre piazze, ad
+ornamento di quella di santo Eustachio. È noto eziandio della
+<i>Conca Parionis</i> presso il teatro di Pompeo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note831">
+<p><span class="label"><a href="#tag831">831</a>.&#160;&#160;</span>Questo periodo, che manca nella <i>Graphia</i> ed in altri
+esemplari, leggesi nel <i>Cod. Vat. 3973: haec et alia multa templa
+et palatia imperatorum, consulum, senatorum, praefectorumque
+tempore paganorum in hac romana urbe, sicut in priscis
+annalibus legimus et oculis nostris vidimus, et ab antiquis
+audivimus: quantae etiam essent pulchritudinis auri et
+argenti, heris et eboris pretiosorum lapidum, scriptis ad posterum
+memoriam quanto melius potuimus reducere curavimus</i>.
+I <i>Mirabilia</i> del <span class="smcap">Montfaucon</span> nol contengono.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note832">
+<p><span class="label"><a href="#tag832">832</a>.&#160;&#160;</span>Io comparai e in parte copiai i migliori Codici dei
+<i>Mirabilia</i>, ma mi astengo da investigazioni archeologiche.
+Il signor <span class="smcap">De Rossi</span>, profondamente versato in cotali
+studî, promette di fare un lavoro critico dei <i>Mirabilia</i> in un
+<i>Codex Topographicus Urbis</i>: è opera che manca affatto e sarà
+di gran merito. — Le edizioni di quell’antica descrizione
+della Città incominciarono con quella fattane a Roma sulla fine
+del secolo decimoquinto; indi essa fu stampata innumerevoli
+volte e in parecchie lingue. L’edizione, tanto consultata,
+del <span class="smcap">Montfaucon</span> è dell’anno 1702; indi v’ebbe quella delle
+<i>Effemeridi literarie di Roma</i>, I, e le altre del <span class="smcap">Graesse</span> e
+dell’<span class="smcap">Höfler</span>. L’ultima romana fu publicata nel 1864. Più
+tardi <span class="smcap">Gustavo Parthey</span>, dell’Accademia delle scienze di Berlino,
+ne diede la recentissima delle edizioni: <i>Mirabilia Romae
+e codicib. vaticanis emendata</i>, Berlino 1869. Poichè il signor
+<span class="smcap">Parthey</span> volle farmi l’onore di intitolarla a me, tengo
+a dover mio di esprimere qui la riconoscenza che sento per
+quel benemerito e infaticabile erudito, e mi congratulo che
+la sua edizione abbia ridotto il testo dei <i>Mirabilia</i> alla ottima
+delle lezioni che possediamo. — Il migliore esemplare dei
+<i>Mirabilia</i> contengono i <i>Codices romani</i> di <span class="smcap">Benedetto</span> canonico
+(<i>Liber Politicus</i> nella Vallicellana), il <i>Cod. Vatican.
+n. 3973</i> (<i>Cronica</i> di <span class="smcap">Romualdo</span>), il <i>Cod. Ottobon., n. 3057</i>
+(<span class="smcap">Albino</span>, donde <span class="smcap">Cencio</span> attinse). Secondo l’opinione del <span class="smcap">De
+Rossi</span>, fra quelli dovrebbe esistere il primo esemplare del
+libro, ma io sono costretto di affermare che eziandio i detti
+<i>Codices</i> accennano ad una migliore scrittura originale che
+non troviamo più. — Ve ne hanno eziandio molti altri Codici,
+anche fuori d’Italia, massime di tempo posteriore al
+secolo decimoterzo. L’<span class="smcap">Anonimus Magliabecchianus</span> del secolo
+decimoquinto, edito da <span class="smcap">L. Merklin</span>, Dorpat 1852, è una
+compilazione tratta dal <i>Regionarium</i>, dai <i>Mirabilia</i> e da altre
+notizie topografiche.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note833">
+<p><span class="label"><a href="#tag833">833</a>.&#160;&#160;</span>La narra con molta grazia <span class="smcap">Guglielmo di Malmesbury</span>,
+<i>De Gestis reg. Anglor.</i>, II, c. 13. La favola diede
+argomento al melodramma <i>Zampa</i>, ossia la «Fidanzata di
+marmo.»</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note834">
+<p><span class="label"><a href="#tag834">834</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Gugl. di Malmesbury</span>, c. 10. Gerberto scavò nel
+luogo dove si disegnava sul suolo l’ombra del dito, e discese
+in un incantato palagio sotterraneo. La leggenda ha un’audacia
+pagana, poichè spoglia i Papi della loro aureola, e li
+veste dell’abito di negromanti.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note835">
+<p><span class="label"><a href="#tag835">835</a>.&#160;&#160;</span><i>Palatium Romuli inter S. Mariam Novam et S. Cosmatem,
+ubi sunt due edes Pietatis et Concordie, ubi posuit Romulus
+statuam suam auream dicens: Non cadet, donec virgo
+pariet. Statim ut peperit virgo, statua illa corruit</i> (<i>Mirabilia</i>,
+ed. <span class="smcap">Parthey</span>, p. 5). Nei <i>Mirabilia</i>, sotto nome di palazzo di
+Romolo or s’intende la <i>Basilica Nova</i> (così è manifestamente
+nel passo citato, conforme alla positura accennatavi), ed or il
+duplice tempio di Venere e di Roma, che nel medio evo propriamente
+chiamavasi <i>aedes pietatis et concordiae</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note836">
+<p><span class="label"><a href="#tag836">836</a>.&#160;&#160;</span><i>Ad S. Mariam in fontana</i> (sull’Esquilino) <i>fuit templum
+Fauni, quod simulacrum locutum est Juliano et decepit
+eum</i>. Non so che di questa leggenda si parli altrove. I <i>Mirabilia</i>
+del <i>Cod. Vat. 4265</i> (assai scorretti) contengono la
+leggenda che il simulacro della Veronica parlasse a Carlo
+Magno.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note837">
+<p><span class="label"><a href="#tag837">837</a>.&#160;&#160;</span>Fuor di Roma, nel secolo decimoterzo ed anche prima,
+si componevano dei florilegi raccogliendo passi di Virgilio, di
+Ovidio e di Orazio, e si appellavano <i>flosculi</i>. Vedine nel
+tom. IV della <i>Bibl. Mundi</i> o nello <i>Speculum Historiale</i>,
+lib. VI, c. 63, di <span class="smcap">Vincentius Burgundus</span> (in sul 1240).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note838">
+<p><span class="label"><a href="#tag838">838</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Gugl. di Malmesb.</span>, II, c. 13: <i>Tunc corpus Pallantis
+filii Evandri, de quo Virgilius narrat, Romae repertum est
+illibatum ingenti stupore omnium — Hiatus vulneris quod
+in medio pectore Turnus fecerat, quatuor pedibus et semis
+mensuratum est</i>. Se ne rinvenne fin l’epitaffio:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Filius Evandri Pallans, quem lancea Turni</i></p>
+<p class="i02"> <i>Militis occidit, more suo jacet hic.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Però l’Annalista pensava che l’inscrizione non appartenesse
+all’età di Pallante, ma a quella di Ennio o di qualche altro
+poeta. Si imagini quanta fosse la moltitudine delle antichità
+allora scoperte in Roma, e come si maltrattassero. Soltanto
+i metalli o i marmi preziosi non si gettavano via. In un
+contratto di affittanza di santa Maria in Transtevere, a. 1175,
+si poneva ai fittavoli questo patto: <i>et si aliquod metallum
+sive de majoribus lapidibus plus valens XII denarios <span class="over">pp</span>. ibi
+inveniens, devano darne medietatem dicte nostre ecclesiae etc.</i></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note839">
+<p><span class="label"><a href="#tag839">839</a>.&#160;&#160;</span>Sono quei celebri versi dell’<i>Egloga IV</i>:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Ultima Cumaei venit jam carminis aetas;</i></p>
+<p class="i01"><i>Magnus ab integro saeclorum nascitur ordo.</i></p>
+<p class="i01"><i>Jam redit et Virgo: redeunt Saturnia regna,</i></p>
+<p class="i01"><i>Jam nova progenies coelo demittitur alto...</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Dicendo della <i>virgo</i>, Virgilio intendeva parlare di Astrea
+ossia della giustizia, e il <i>puer</i> era il figliuolo di Asinio
+Pollione suo protettore, che il poeta adula con tanto sfarzo.
+Di già <span class="smcap">Dante</span> disse: <i>Virgo namque vocabatur Justitia,
+quam et Astraeam vocabant</i> (<i>De Monarchia</i>, I, c. 10). Anche
+Cola di Rienzo riprovò l’interpretazione che quei versi
+alludessero al Messia: <i>quanquam hoc carmen nonnulli magistrones
+erronei Apostolicas prophetias deserentes, pro virgine
+matre Dei a Hieronymo in proemio super Genesi redarguti,
+duxerunt fore dictum</i> (<i>Nicolai Tribuni Romani ad
+Guidon. Bonon. Card. Oratio</i>, nel <span class="smcap">Petrarca</span>, <i>Op.</i>, p. 1126).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note840">
+<p><span class="label"><a href="#tag840">840</a>.&#160;&#160;</span>Ei sa di strano che nessuno dei grandi pittori abbia
+impreso a dipingere questa visione. Che soggetto sarebbe
+stato per Raffaello!</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note841">
+<p><span class="label"><a href="#tag841">841</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Marangoni</span>, <i>Memorie dell’Anfiteatro Romano</i>, p. 51.
+La <i>Salvatio Romae</i> è conosciuta per opera dei «Sette
+savî maestri», oppure del «mago Virgilio». I <i>Mirabilia</i>
+nulla dicono assolutamente di Virgilio, ma registrano soltanto
+la vecchia leggenda dell’<span class="smcap">Anon. di Salerno</span> (vedi nel Vol. III,
+pag. 631, nota 1, di questa Storia). Anche <span class="smcap">Elinando</span>, nello
+<i>Speculum Historiale</i>, T. IV, s’attiene quasi parola per parola
+all’<span class="smcap">Anonimo</span>, e non fa pur cenno del Campidoglio. Intorno
+alla leggenda vedasi il <span class="smcap">Genthe</span>, <i>Vita e memoria durevole
+di Virgilio poeta e mago</i>, Lipsia, 1857, pag. 72. Il <span class="smcap">Rufini</span>
+(<i>Dizionario delle strade di Roma</i>) erroneamente associa la
+«Via di Tor dei Specchi» vicina al Campidoglio, colla
+torre dello specchio di Virgilio. Io son persuaso che quella
+strada tragga il nome dalla famiglia <i>De Speculo</i> o De’ Specchi,
+la quale forse colà aveva le sue torri. Le sue case antiche
+esistono ancora oggidì in un’altra «Via Specchi»,
+non lungi dal palazzo Santa Croce.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note842">
+<p><span class="label"><a href="#tag842">842</a>.&#160;&#160;</span>Nel romanzo francese <i>Virgilius</i> l’effigie è un serpente
+di bronzo; però nei <i>Dialoghi ameni</i>, Francoforte, 1503,
+la cosa si narra come viene detto nella posteriore leggenda
+romana: «Virgilio ha composto in Roma un’imagine, e vi si
+mettono a prova coloro che prestano giuramento. E colà
+l’uomo deve porre la mano dentro della bocca. Se uno ha
+giurato il falso la faccia gli tronca col morso la mano»
+(<span class="smcap">Genthe</span>, p. 75).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note843">
+<p><span class="label"><a href="#tag843">843</a>.&#160;&#160;</span><i>Viminalis ubi est ecclesia S. Agathes, ubi Virgilius
+captus a Romanis, invisibiliter exiit, ivitque Neapolim; unde
+dicitur: vado ad Napulum</i> (nel Breviario <i>de montibus</i>; può
+darsi che sia una glossa: si trova soltanto nell’esemplare del
+<span class="smcap">Montfaucon</span>). Ho già dato spiegazione del nome della via
+Magnanapoli (vedi il vol. III, a carte 658). Vorrebbesi che in
+quel luogo avesse dimorato Virgilio, e colà si andò in cerca
+dei giardini di Mecenate.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note844">
+<p><span class="label"><a href="#tag844">844</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Gervasius</span>, <i>Otia Imperialia</i> (<span class="smcap">Leibn.</span>, <i>Rer. Brunsvicar.</i>,
+I, 963, nel Capitolo: <i>mirabilia unius cujusque provinciae</i>,
+donde si vede la universalità che allora aveva assunto
+il concetto <i>mirabilia</i>). Egli scrisse intorno al 1211, e narra
+di aver veduto questi portenti a Napoli nell’anno 1191. Il
+<span class="smcap">Leibnitz</span>, sdegnato di lui, dice senza alcun intelletto delle
+leggende popolari: <i>Vixit eo seculo, quod ego cum proximo
+omnium seculorum post Christum natum ineptissimum esse
+comperi</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note845">
+<p><span class="label"><a href="#tag845">845</a>.&#160;&#160;</span><i>Vidimus etiam operosum opus Virgilii Neapolin, de
+qua nobis mirabiliter Parcarum pensio dispensaverunt, ut
+muros civitatis ejusd., quos tantus fundavit et erexit philosophus,
+imperialis jussionis mandato destruere deberemus. Non
+profuit civibus illis civitatis ejusd. imago, in ampulla vitrea
+magica arte ab eodem Virgilio inclusa — quam ampullam sicut
+et civitatem in nostra habemus potestate — sed quia ampulla
+modicum fissa est, civitati nocuit</i>. Oggidì il palladio di Napoli
+è l’ampolla col sangue di san Gennaro. — Dei serpenti:
+<i>quam solam (sc. portam ferream) — destruere timebamus, ne
+serpentes inclusi de carcere egredientes, terram et indigenas
+molestarent</i>: lettera di Corrado al Prevosto di Hildesheim (in
+<span class="smcap">Arnoldo</span>, <i>Chron. Slavor.</i>, IV, c. XIX).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note846">
+<p><span class="label"><a href="#tag846">846</a>.&#160;&#160;</span><i>Vidimus ibidem saracenos, qui solo sputo venenosa
+interficiunt animalia</i>. Vi si rivela l’età della Cronica di Turpino,
+dei viaggi del duca Ernesto, del cavaliere Tundalo, di
+Apollonio di Tyrland, della Cronica imperiale ecc. Omai v’ha
+gran copia di scritture intorno al Virgilio del medio evo. Se
+ne consulti <span class="smcap">F. Piper</span>, <i>Virgilio teologo e profeta</i>, Berlino 1862.
+Lo <span class="smcap">Zappert</span>, <i>Vita di Virgilio nel medio evo</i> (<i>Accademia delle
+scienze</i>, vol. II, Vienna 1851), induce confusione a causa
+delle strabocchevoli citazioni; ed il lettore potrà bastevolmente
+erudirsi nel <span class="smcap">Genthe</span>, in <span class="smcap">L. Roth</span>, <i>Virgilio mago</i>, Vienna 1859,
+e massimamente nella dotta e più recente opera di <span class="smcap">Domenico
+Comparetti</span>, <i>Virgilio nel medio evo</i>, Livorno 1872, in due
+volumi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note847">
+<p><span class="label"><a href="#tag847">847</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Benjamini de Tudela</span> <i>Itinerarium,</i> Lugduni 1633,
+Elzevir; in ebraico colla versione latina.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note848">
+<p><span class="label"><a href="#tag848">848</a>.&#160;&#160;</span>Precisamente come nei <i>Mirabilia</i>: <i>palatium Julii
+Caesaris</i>. Vi s’intende l’obelisco vaticano, con intorno i ruderi
+del Circo ed altri avanzi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note849">
+<p><span class="label"><a href="#tag849">849</a>.&#160;&#160;</span><i>Ibi extra Romam est palatium Titi</i>, ossia il Circo
+di Massenzio, che anche in un esemplare dei <i>Mirabilia</i> appellasi
+<i>palatium Titi et Vespasiani foris Romam ad catacumbas</i>.
+Il <i>Palatium</i> di Vespasiano è il Colosseo. È un tratto
+notevole che l’Ebreo nulla dica dell’arco di trionfo di Tito.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note850">
+<p><span class="label"><a href="#tag850">850</a>.&#160;&#160;</span><i>Palatium Galbini</i> (<img class="lett" src="images/ill-ebr.jpg" alt="lettere ebraiche"> nel testo).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note851">
+<p><span class="label"><a href="#tag851">851</a>.&#160;&#160;</span>Stando alla <i>Graphia</i>, erano veramente in Laterano
+gli avanzi del colosso dell’anfiteatro, <i>cujus caput et manus
+nunc sunt ante Lateranum:</i> e i <i>Mirabilia</i> stampati nel 1511
+dicono, che Silvestro avesse fatto distruggere il colosso di
+Febo: <i>caput vero et manus praedicti idoli cum pomo ad palatium
+in Laterano fecit poni — quae palma et caput Sampsonis
+falsae vocantur a vulgo</i>. Oggidì quella mano colossale
+si vede nel cortile del palazzo del Conservatori. — <span class="smcap">Beniamino</span>
+non tien nota della leggenda secondo la quale Noè
+venne a Roma, ma sa della guerra ch’ei ruppe contro a
+Romolo, ed è a giorno di altre leggende che trovansi nel falso
+Gioseffo (Goriodines, un ebreo di Gallia del tempo forse dei
+Carolingi): a credere di questo, Romolo per temenza della
+venuta di Davide, fe’ cinger Roma di mura: <span class="smcap">Josephus
+Hebraicus</span> etc., Lipsiae 1710, I, c. 4.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note852">
+<p><span class="label"><a href="#tag852">852</a>.&#160;&#160;</span><i>In muro S. Basilii fuit magna tabula erta infixa,
+ubi fuit scripta amicitia in loco bono et notabili, que fuit
+inter Romanos et Judeos, tempore Jude Macchabaei</i> (<i>Mirab.,
+Cod. Vat., n. 3973</i>). S’interpreta col Lib. I de’ <i>Maccabei</i>,
+c. VIII, 22: «E fecero (i Romani) incidere il rescritto su
+tavole di bronzo, e lo mandarono a Gerusalemme, affinchè
+ivi fosse monumento della conchiusa pace» Per certo gli
+esemplari romani del documento erano custoditi nell’archivio
+di Stato.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note853">
+<p><span class="label"><a href="#tag853">853</a>.&#160;&#160;</span><i>Hoc solum mente laborantibus et animo supererat, ut
+ab urbe (Romae enim in Palatio Diocletiani, et aliis termis
+saepe mirabiles conspeximus) ut per mare mediterraneum tuta
+classe — conductu haberemus</i>: <span class="smcap">Sugerius</span>, <i>De Consecratione
+Eccl. S. Dionysii</i> (<span class="smcap">Duchesne</span>, IV, 352), in <span class="smcap">Giacomo Burckhardt</span>,
+<i>La cultura del rinascimento in Italia</i>, Basilea 1860. — Le
+magnifiche colonne di granito, che l’Abate per buona
+ventura non portò via, adornano oggidì la santa Maria degli
+Angeli nelle terme di Diocleziano.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note854">
+<p><span class="label"><a href="#tag854">854</a>.&#160;&#160;</span><i>Medietatem arcus triumphalis, qui totus in tribus
+arcubus constat, de quo unus de minoribus arcubus propinquior
+est vestrae ecelesiae, supra quem una ex turribus aedificata
+esse videtur — Ep. Innoc. III</i>, lib. II, n. 101, <i>dat. VI
+Non. Julii A. 1199</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note855">
+<p><span class="label"><a href="#tag855">855</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap lowercase">R . . . S. AG.</span> (sigle cassate) † <span class="smcap lowercase">A<span class="over">NO</span> MCLVII INCAR<span class="over">NS</span>
+D<span class="over">NI</span> N<span class="over">RI</span> I<span class="over">HV</span> XR<span class="over">I</span> SPQR HEC MENIA VETVSTATE DILAPSA RESTAURAVIT
+SENATORES SASSO JO<span class="over">HS</span> DE ALBERICO ROIERI
+BVCCA CANE PINZO FILIPPO JOHS DE PARENZO PETRVS D<span class="over">S</span> TESALVI
+CENCIO DE ANSOINO RAINALDO ROMANO NICOLA MANETTO.</span>
+È iscrizione unica di questo genere in Roma.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note856">
+<p><span class="label"><a href="#tag856">856</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<p class="center">
+<span class="smcap lowercase">BENEDICTVS ALME<br>
+VRBIS SVMM’ SENATO<br>
+R RESTAVRAVIT HVN<br>
+C. PONTEM FERE DIRV<br>
+TVM.</span>
+</p>
+
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note857">
+<p><span class="label"><a href="#tag857">857</a>.&#160;&#160;</span><i>Restituimus salvo jure parochiali ecclesie SS. Apostolorum
+Phil. et Jacobi et salvo honore publico urbis eidem
+colomne, ne unquam per aliquam personam obtentu investimenti
+hujus restitutionis diruatur aut minuatur, sed ut est
+ad honorem ipsius ecclesie et totius populi Romani integra
+et incorrupta permaneat dum mundus durat, sic ejus stante
+figura. Qui vero eam minuere temptaverit persona ejus ultimum
+patiatur supplicium et bona ejus omnia fisco applicentur...
+Actum a dom. incarn. MCLXII, Ind. X etc.</i> (docum. da santa
+Maria <i>in via Lata</i>, nel <span class="smcap">Galletti</span>, <i>Primic.</i>, n. LXI).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note858">
+<p><span class="label"><a href="#tag858">858</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap lowercase">QM. COL<span class="over">VP</span>NA ANTONINI JVRIS MÕN SC<span class="over">I</span> SILV<span class="over">RI</span> ET ECC<span class="over">LA</span>
+S ANDREE Q: CIRCA <span class="over">EA</span> SITA <span class="over">E</span> <span class="over">CV</span> OBLATIONIBVS....
+MALEDICIMVS ET VINCVLO LIGAMVS ANATHEMATIS ABBATE ET
+MONACHOS Q<span class="over">CV</span>Q. COL<span class="over">VP</span>NA ET ECC<span class="over">LA</span>M LOCARE <span class="over">VL</span> BENEFICIO
+DARE <span class="over">P</span>S<span class="over">V</span>PSERIT.... PETRVS DĨ G<span class="over">RA</span> HVMILIS ABBAS HVIVS
+S<span class="over">C</span>I CENOBII <span class="over">CV</span> FR<span class="over">IB</span>. SVIS FECIT ET CONFIRMAVIT ANN. DNĨ
+MĨL CXVIIII INDĨC XII.</span></p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note859">
+<p><span class="label"><a href="#tag859">859</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Adsum Romani grandis honor populis.</i></p>
+<p class="i01"><i>Indicat effigies qui me perfecerit auctor.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="smcap">Teodoro Ameiden</span>, <i>De Rom. Famil.</i>, § 100 (Mscr. nella Bibl.
+Casanatens., n. 283), notò un altro distico:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Vos qui transitis secus optima tecta Quirites,</i></p>
+<p class="i02"> <i>Hac pensate domo, quis Nicolaus homo.</i></p>
+</div></div>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note860">
+<p><span class="label"><a href="#tag860">860</a>.&#160;&#160;</span></p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Non fuit ignarus cujus domus haec Nicolaus</i></p>
+<p class="i01"><i>Quod nil momenti sibi mundi gloria sentit.</i></p>
+<p class="i01"><i>Verum quod fecit hanc non tam vana coegit</i></p>
+<p class="i01"><i>Gloria quam Rome veterem renovare decorem.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Sulla fine:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Surgit in astra domus sublimis — Culmina cujus</i></p>
+<p class="i02"> <i>Primus de primis magnus Nicolaus ab imis</i></p>
+<p class="i02"> <i>Erexit Patrum decus ob renovare suorum.</i></p>
+<p class="i02"> <i>Stat patris Crescens matrisque Theodorae nomen.</i></p>
+<p class="i01"><i>Hoc culmen clarum caro pro pignere gessit.</i></p>
+<p class="i02"> <i>Davidi tribuit qui pater exhibuit.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+All’intorno dell’iscrizione sono stranamente poste molte sigle
+enigmatiche, che si vollero spiegare in modo ridicolo. L’intiera
+iscrizione è registrata nel <span class="smcap">Nerini</span>, p. 318, e in altri
+luoghi.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note861">
+<p><span class="label"><a href="#tag861">861</a>.&#160;&#160;</span>Per amore di brevità non m’accingo a confutare quelli
+che danno a quest’edificazione un tempo or troppo antico,
+or troppo moderno. Coloro che s’appigliano alla prima opinione
+potrebbero appellarsi al costume ancor più antico, secondo
+cui i padri dedicavano edificî ai loro figliuoli. Giovanni
+duce di Gaeta, nel secolo nono edificò una torre, e vi scrisse
+sopra: <i>Hanc venerabilem inclitam domum etiamdiu turre dilecto
+filio meo Docibili Ypata donavi</i> (<span class="smcap">Federici</span>, <i>Duchi di
+Gaeta</i>, p. 154). Il <span class="smcap">Giesebrecht</span> ha fatto alcune ipotesi assai
+giuste sul Monzone (<span class="smcap">Schmidt</span>, <i>Gazz. univers. di Storia</i>, VII,
+137). Io non ispreco tempo in queste cose, che tornano qui
+soltanto accessorie.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note862">
+<p><span class="label"><a href="#tag862">862</a>.&#160;&#160;</span><i>Ideo dicitur Chartularium, quia fuit ibi bibliotheca
+publica, de quibus XXVI fuere in Urbe.</i> Gli avanzi di questa
+torre durarono fino all’anno 1829. Ancora ne sono visibili le
+antiche fondamenta.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note863">
+<p><span class="label"><a href="#tag863">863</a>.&#160;&#160;</span>La chiesa ha gran dovizia di iscrizioni medioevali. Nell’atrio,
+sulla tomba di Alfano (opera di quella età), è scritto:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Vir probus Alphanus cernens quia cuncta perirent,</i></p>
+<p class="i01"><i>Hoc sibi sarcofagum statuit ne totus obiret.</i></p>
+<p class="i01"><i>Fabrica delectat pollet quia penitus extra</i></p>
+<p class="i01"><i>Sed monet interius quia post hec tristia restant.</i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Sul parapetto dell’altar maggiore (una vasca di rosso granito):
+<i>a<span class="over">n</span>o D. MCXXIII Ind. I. dedicatum fuit hoc Altare
+per manus DD. Calixti Papae Secundi V sui Pontif. A<span class="over">n</span>o M.
+Maio die VI Alfano Camerarius plurima dona largiente</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note864">
+<p><span class="label"><a href="#tag864">864</a>.&#160;&#160;</span>Da dopo l’anno 1868 santa Maria in Transtevere ebbe
+a ricevere un restauro fondamentale. Sparve il pavimento
+antico, ne furono rimossi sepolcri e monumenti; e pitture
+a gran colori, condotte sulle pareti della navata di mezzo,
+hanno per sempre distrutto la mesta severità di questa basilica
+antica.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note865">
+<p><span class="label"><a href="#tag865">865</a>.&#160;&#160;</span>Il soggetto del musaico della nicchia s’interpreta col
+passo di <span class="smcap">san Matteo</span>, c. 25, 1-23. Sventuratamente ebbe a
+subire un pesante restauro. Anche lo <span class="smcap">Schnaase</span>, <i>Storia delle
+arti del disegno</i>, IV, 2, loda i musaici, specialmente quelli
+dell’abside.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note866">
+<p><span class="label"><a href="#tag866">866</a>.&#160;&#160;</span><i>Chron. Casin.</i>, c. 29; passo ben noto.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note867">
+<p><span class="label"><a href="#tag867">867</a>.&#160;&#160;</span>Sotto un affresco che rappresenta parecchi santi è posta
+quest’iscrizione: <span class="smcap lowercase">EGO BENO DE RAPIZA C<span class="over">V</span> MARIA VXORE
+MEA PRO AMORE DEI ET BEATI CLEMENTIS PGRFC</span>. Il priore
+Mullooly, che diresse gli escavi della chiesa sotterranea,
+vuole che il quadro appartenga all’epoca delle catacombe;
+ma l’iscrizione contraddice a quell’opinione. Il nome longobardo
+<i>Rapizo</i> (<i>Radpert</i>) trovasi assai di sovente ai secoli
+undecimo e duodecimo nel Registro di Farfa; al tempo di
+Gregorio VII, un <i>Rapizo</i> era <i>comes</i> di Todi. — Di questi importanti
+escavi e degli affreschi numerosi che ne vennero
+alla luce vedasi <span class="smcap">J. Mullooly</span>, <i>Notice of the ancient paintings — of
+S. Clement in Rome</i>, Roma 1866.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note868">
+<p><span class="label"><a href="#tag868">868</a>.&#160;&#160;</span>Un <i>Nicolaus de Angelo</i> e Pietro Fassa di Tito fecero
+pel san Paolo il grande candelabro di pesantezza barbarica. — Sul
+tabernacolo che è nel san Lorenzo (dell’anno 1148)
+è scritto a bei caratteri: <i>Jo<span class="over">hs</span> Petrus Angelus et Sasso Filii
+Pauli marmorarii hujus operis magistri fuerunt</i>. Di tale
+fatta sono gli inizî della nuova scultura, che poco a poco
+venne sorgendo dalle opere di chiesa. — L’antichissima menzione
+che sia fatta dei Cosmati è dell’anno 1180: <i>Jacobus
+Laurentii fecit has XIX columnas cum capitellis suis</i> (<i>Descriz.
+della città di Roma</i>, III, 3, 572). — Sopra un ambone
+in Araceli: <i>Laurentius cum Jacobo filio suo hujus operis magister
+fuit</i>. La genealogia dei Cosmati è data dal <span class="smcap">Gaye</span>
+(<i>Giorn. di arti</i>, 1839, n. 61, sgg.). <i>Rivista delle «Notizie
+epigrafiche degli artefici marmorarii romani dal X al XV secolo,
+di Carlo Promis»</i> (Torino 1836).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note869">
+<p><span class="label"><a href="#tag869">869</a>.&#160;&#160;</span>Questa erronea notizia dà <span class="smcap">Ricobaldo</span>, <i>Histor. Pontif.
+Rom.</i>, p. 178 (<span class="smcap">Muratori</span>, IX).</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note870">
+<p><span class="label"><a href="#tag870">870</a>.&#160;&#160;</span>Il <span class="smcap">Card. Aragon.</span>, p. 439, dice di Eugenio III: <i>Hic
+fecit unum palatium apud S. Petrum, et Signiae alterum</i>. — <span class="smcap">Platina</span>,
+<i>Vita Celestini III</i>.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note871">
+<p><span class="label"><a href="#tag871">871</a>.&#160;&#160;</span><span class="smcap">Platina</span>, <i>Vita Clement. III: claustrum S. Laurentii
+extra muros aedificavit, et Laterani aedes non mediocri impensa
+restituit: templumque vermiculato opere ac musivo
+exornavit.</i> — Celestino III consecrò il san Giovanni <i>a Porta
+Latina</i>, il santo Eustachio (1196) e il san Lorenzo in Lucina,
+come qui ancora ne dice l’inscrizione antica. Del tempo di
+Adriano IV è il portico dei santi Giovanni e Paolo sul Celio.
+Meravigliosa cosa è, che del lungo reggimento di Alessandro
+III non si menzioni alcun edificio.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note872">
+<p><span class="label"><a href="#tag872">872</a>.&#160;&#160;</span>L’illustre Autore si compiacque di rivedere la versione di
+questo Volume, e in alcuni luoghi ritoccò il testo originale, in altri
+introdusse importantissime aggiunte. Ne facciamo nota come di cosa
+che torna a gran pregio della nostra edizione italiana. (N. del T.)</p>
+</div>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 78188 ***</div>
+</body>
+</html>
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