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+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77626 ***
+
+ MICHELE CATALANO
+
+
+ LA VENUTA DEI NORMANNI IN SICILIA
+
+ NELLA POESIA E NELLA LEGGENDA
+
+
+
+ CATANIA
+ TIP. SICULA DI MONACO E MOLLICA
+ Via S. Giuseppe al Duomo, casa Fazio
+ 1903
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA
+
+
+
+
+ AI MIEI GENITORI
+
+
+
+
+PREFAZIONE
+
+
+La storia siciliana pochi fatti offre più acconci a fornire materia
+alla poesia e alla leggenda della guerra arabo-normanna, che terminò
+con la ruina della potenza musulmana in Sicilia.
+
+Mentre i guerrieri d’occidente si riversavano qual torrente impetuoso
+in Palestina a liberare il Santo Sepolcro, e Boemondo e Tancredi e
+molti altri guerrieri normanni maravigliavano il mondo con la fama del
+loro valore, anche in Sicilia si combatteva la guerra santa, e Roberto
+Guiscardo e Ruggiero Bosso vi recavano le loro spade vittoriose e
+s’insignorivano di tutta quanta l’isola.
+
+Dapprima venuti in iscarso numero e quasi per fare scorreria, poi a
+poco a poco rinforzatisi, i Normanni non temevano di affrontare un
+esercito dieci o venti volte superiore, e quasi sempre le loro armature
+d’acciaio e i loro pesanti spadoni avevano ragione delle sottili
+scimitarre arabe e di quel popolo effemminatosi nel lusso e nella
+mollezza.
+
+Così, conquistando a palmo a palmo il terreno, il conte Ruggiero, che
+ad una forza maravigliosa accoppiava coraggio a tutta prova e profonda
+perizia nell’arte militare, in una lunga e ostinata guerra trentenne,
+s’impadronì di tutta quanta la Sicilia, vincendo i Saraceni in molte e
+micidiali battaglie terrestre e navali.
+
+E poi, quando la Sicilia sotto il suo dominio e sotto quello dei suoi
+successori, si riposò nella pace e nella tranquillità, quale civiltà si
+produsse agli occhi meravigliati dei contemporanei!
+
+I tessuti di lana e di broccato erano confezionati a meraviglia
+dagli artigiani forestieri, che volentieri accorrevano a rendere più
+splendida la reggia normanna; le sapienti riforme legislative, fra le
+quali sono famose le costituzioni sancite nel Parlamento d’Ariano nel
+1140, la rigogliosa fecondità del terreno sapientemente coltivato,
+i prodotti dell’arte musulmana, tutte le circostanze favorivano la
+magnificenza della corte de’ re normanni, per cui la fama della civiltà
+siciliana si diffondeva nelle regioni lontane e la potenza delle armi
+s’imponeva sui popoli circostanti.
+
+«Lusso orientale», dice entusiasta a questo proposito il Bartoli[1],
+«che si adornava delle sete fabbricate nella corte stessa del re;
+donne, cavalieri, amori, costumi, quali potevano essere sotto quel
+cielo, in mezzo a quella natura incantevole, fra quegli uomini di
+sangue greco ed arabo, sotto la influenza di quella nuova civiltà che
+si sviluppava potente. Sembrava veramente che la poesia avesse voluto
+fabbricare a sè il proprio regno...».
+
+Era dunque naturale che quelle gesta meravigliose, quella splendida
+epopea, quella fiorente civiltà dovessero lasciare tracce abbastanza
+rilevanti nella tradizione poetica e nella fantasia popolare,
+specialmente dei siciliani.
+
+I quali, poichè il ciclo carolingio fu importato nell’isola in tempi
+a noi molti vicini, e non ebbe influenza che sul popolo, e in più
+scarsa misura sulla classe elevata, avevano bisogno di un soggetto
+illustre, che potesse essere elaborato, ingrandito, cantato in poemi e
+illeggiadrito con fioritura leggendaria. Questo soggetto era appunto
+loro offerto dalla conquista normanna, la quale, a detta d’un dotto
+siciliano[2], s’offre alla storia ciò che fu propriamente in se stessa:
+una successione non dubbia di atti ardimentosi e stupendi.
+
+E difatti uno degli epici che cantarono nel seicento l’espulsione dei
+musulmani dice che aveva scelto «l’Attioni del Conte Rogiero Normando
+come Argomento del Poema, perchè in esso concorre la Pietà del’ Heroe,
+la Nobiltà dell’Impresa e la Gloria della sua Patria»[3].
+
+Fin dal secolo XI le gesta di Roberto Guiscardo furono cantate in
+un poema latino da Guglielmo Appulo, poeta nutrito di severi studi
+classici, e che osava paragonarsi al gran poeta mantovano, chiedendo a
+Ruggiero che gli fosse protettore, come già Augusto a Vergilio.
+
+Le imprese del conte Ruggiero furono celebrate da un monaco, che per
+espressa volontà del conte, ne scriveva la storia, infiorando la
+narrazione con versi latini di vario metro.
+
+E ’l divino Alighieri, avendo, per così dire, prescienza del futuro,
+affermava due secoli dopo che le gesta di Roberto Guiscardo avrebbero
+potuto offrire ricca materia di canto ad ogni poeta, ricordando Roberto
+tra quegli spiriti
+
+ ...... beati, che giù, prima
+ che venissero al ciel fur di gran voce
+ _sì ch’ogni musa ne sarebbe opima_[4].
+
+Però la dantesca profezia luogo tempo dovette attendere prima che
+si avverasse; dobbiamo arrivare sino al secolo XVII per trovare un
+gentiluomo palermitano, Tomaso Balli, il quale, in un lungo poema epico
+di trenta canti intitolato _Palermo liberato_, celebrasse le gesta di
+Ruggiero nella conquista di Palermo, che determinò la totale ruìna
+della supremazia musulmana, e che perciò costituisce il fatto più
+importante delle lotte arabo-normanne di Sicilia.
+
+E dopo Tomaso Balli, che pubblicò il suo poema nel 1612, altri poeti, e
+non tutti degli ultimi, nello stesso secolo e nel susseguente, prendono
+a materia del loro canto la conquista normanna: Vito Sorba trapanese
+scrive un poema epico in esametri _Sicilia liberata a comite Rogerio_
+e poi Giuseppe Munebria, Francesco Morabito, Mario Reitani Spatafora,
+Giuseppe Vitale e financo Giovanni Meli, il soave e melodioso poeta
+vernacolo siciliano, formarono intorno le ardimentose gesta degli
+avventurosi predoni di Normandia, degne a buon dritto di canti e di
+fantasiose leggende, un’ininterrotta tradizione poetica.
+
+Mano mano la cerchia si allarga, e, più che ci approssimiamo ai tempi a
+noi vicini, la produzione aumenta.
+
+Poemi, drammi, novelle, leggende religiose, tradizioni popolari, è
+tutto un flusso vigoroso poetico e leggendario che negli ultimi secoli
+viene a dar vita novella alla cavalleresca epopea normanna.
+
+La quale nel secolo XIX viene finalmente rievocata da Lionardo Vigo,
+che, ricordando la gloriosa monarchia che aveva fatto tremare sui loro
+sogli gl’imperatori di Germania e di Costantinopoli, voleva riscuotere
+il popolo siciliano dal letargo e incitarlo a sottrarsi dal giogo
+borbonico per costituirsi indipendente.
+
+La tradizione della conquista normanna assume allora carattere
+nazionale, e l’Amari compone la _Storia dei Musulmani di Sicilia_, la
+quale, benchè, sfrondando quel periodo delle molte leggende che vi si
+erano formate, purgasse la dominazione araba della taccia di barbara e
+delle odiosità che le passioni religiose le avevano voluto appropriare,
+e facesse comparire i nordici guerrieri, non come liberatori, il che
+essi volevano dare a intendere, ma come predoni, il che veramente
+erano, benchè insomma togliesse a quel periodo tutto quel che di
+epico vi fosse, pure rammentava ai Siciliani un passato di gloria, di
+grandezza, di civiltà, di autonomia.
+
+Nel presente lavoro tratterò dei poeti latini che nell’undecimo e
+duodecimo secolo cantarono o inneggiarono alla fortunosa conquista,
+quindi della parte poetica ad essa riferentesi in più tardi secoli, e
+di quelle leggende e di quelle tradizioni di cui il popolo siciliano ci
+ha tramandato l’eco affievolita e che si vanno mano mano illustrando
+coi crescenti studi folklorici[5].
+
+
+
+
+CAPITOLO I.
+
+POESIA LATINA DEL SECOLO XI.
+
+
+Un popolo avventuroso, partito dalle nebbiose contrade del settentrione
+su barche corsare, amante di preda e di guerre, di gloria e di
+pericoli, si stabilì nel secolo X in quella parte di Francia che
+dopo la sua dimora fu chiamata Normandia, donde poi mandò vigorose
+propaggini in Inghilterra e nell’Italia meridionale.
+
+Esso veniva con una letteratura, ricca di poemi nazionali, opera degli
+_scaldi_, i suoi poeti; e quando, rinunziando al proprio linguaggio,
+prese quello dei popoli soggiogati, vi associò il sentimento
+immaginoso della propria poesia nazionale, delle fantasiose saghe
+della Scandinavia, onde sortì quell’elemento leggendario cavalleresco
+normanno, che sì larga influenza ebbe sull’epopea romanzesca del
+medioevo.
+
+I Normanni diffusero nell’Europa occidentale le poetiche storie
+arturiane, mescolandole alle nebuloso immaginazioni portate dalla loro
+patria d’origine, e, ovunque movevano in cerca di gloria e d’avventure,
+cantavano le loro gesta, formando vere epopee locali, ricche di
+elementi ciclici dei popoli con i quali erano venuti a contatto.
+
+È quindi supponibile che anche nell’Italia meridionale e in Sicilia
+i Normanni abbiano cercato di diffondere un ciclo di tradizioni, un
+cumulo di fantasiose immaginazioni, di cui a noi non sono pervenute che
+slegate leggende o pallide reminiscenze.
+
+Esaminiamo anzitutto la poesia latina contemporanea alla venuta dei
+Normanni in Sicilia.
+
+La face del pensiero latino, illanguidita ma non spenta nell’alto
+medioevo, continuò a rispondere nei sec. XI e XII col culto
+dell’antichità e degli esempi classici, risvegliando mirabilmente
+l’attività letteraria e preludendo al rinascimento. Cosicchè la parte
+della poesia latina del medioevo che celebra le gesta normanne non ha
+alcuna attinenza con le scarse leggende rimasteci, poichè essa non è
+estrinsecazione dei favolosi racconti sopiti nella coscienza popolare,
+ma piuttosto materia storica versificata.
+
+Sulla fine del secolo XI sorse una gran fioritura di poemi storici
+sulle gesta dei principi e sulle guerre micidiali tra le città italiche.
+
+Per la scorrevolezza degli esametri, i quali talvolta imitano i poeti
+classici in modo da darci un’eco lontana di quella divina armonia, per
+la chiara divisione della materia e la lucidità dell’esposizione, il
+poema di Guglielmo Pugliese tiene certamente uno dei primi posti[6].
+
+Esso consta di cinque libri, scritti in esametri classici, ai quali
+talvolta sono inframmessi esametri leonini e caudati. Fin dal prologo,
+che per primo fu distinto dal resto del poema dal Willmans[7], appare
+manifesto che Guglielmo ha in certo modo coscienza di essere poeta,
+poichè, paragonandosi agli antichi epici, dice che egli, vate nuovo,
+non più canterà le gesta degli antichi condottieri, ma quelle dei
+nuovi[8]. Dedica la sua opera a Ruggiero, duca di Puglia, «_Rodberti
+dignaque proles_», e dopo aver rivolte parole reverenti a papa Urbano
+II per domanda del quale aveva incominciato il poema, sembra, come dice
+il Bartoli[9], che faccia professione di modestia, poichè afferma che
+la sola devozione gli dà le forze negategli dal magistero dell’arte e
+dall’ingegno. Tuttavia ha la persuasione che il suo poema gli sarà di
+lustro e di onore, e modellandolo sugli antichi poemi latini, infiora
+gli esametri di imitazioni ovidiane e specialmente vergiliane. E alla
+fine egli ha l’ardimento di paragonarsi al grande poeta mantovano e
+chiede al suo protettore che gli sia benigno come già Ottaviano Augusto
+a Vergilio[10].
+
+Nè solo nella forma, ma anche nel pensiero tenta di imitare gli
+esemplari classici, chè, quando deve descrivere una battaglia di grande
+importanza, o vuol fare qualche paragone, subito cerca qualche passo
+di Vergilio o di Lucano, e si sforza d’imitarlo, e ne toglie frasi e
+immagini e similitudini[11].
+
+Così Roberto Guiscardo, che è il protagonista del poema, quando si
+getta nel folto della mischia, o prende le disposizioni necessarie per
+l’assalto di qualche castello o città, arieggia Enea o Turno o altro
+classico eroe. Anzi quasi sempre ciascuna frase poetica è un «_opus
+musivum_», in quanto che, «analizzata attentamente risulta costituita
+da parole, espressioni, accozzate da passi ed autori diversi[12]».
+
+E talvolta con le imitazioni della poesia classica e con i ricordi
+mitologici Guglielmo ci dà pure quasi una parvenza di quelle immortali
+bellezze; ma il poeta vuole liberarsi dai legami del passato; non
+più vuole glorificare come i _veteres poetae_ le gesta degli antichi
+condottieri, ma quelle dei nuovi; egli canta un popolo giovane che con
+l’antico non ha legami di sorta, egli non attinge alla cultura latina
+che semplicemente la forma, mentre il contenuto rimane un’apologia
+delle gesta normanne e della novella civiltà che si manifestava
+fiorente e forte. Però giustamente si deve dar lode a Guglielmo per
+le immagini colorite delle quali infiora il poema, e per la lingua
+addirittura classica che adopera, poichè, com’ebbe a dire il Willmans,
+«si indolem poeticam respicis suavi cursu volvuntur versus Latino
+sermone satis pure conscripti atque colore vivido et imaginibus
+lepidissimis exornati[13]».
+
+Guglielmo Appulo dedica poco meno di duecento versi a narrare la venuta
+dei Normanni in Sicilia e descrivere l’espugnazione di Palermo. Esalta
+grandemente il conte Ruggiero dicendo che non era da meno di Roberto
+Guiscardo nelle virtù guerresche, e ch’era più valoroso degli altri
+fratelli, poichè colle sole sue forze aveva intrapreso un’impresa tanto
+illustre come quella della cacciata dei musulmani dalla Sicilia e della
+difesa della religione cristiana.
+
+Egli non fa distinzione fra gli oriundi siciliani e i conquistatori
+musulmani, ma li qualifica tutti «_Siculos divini nominis hostes_»[14]
+e chiama Palermo
+
+ Urbs inimica Deo, divini nescia cultus
+ Subdita daemonibus....[15]
+
+Roberto Guiscardo fa tragittare alle sue milizie lo stretto di Messina,
+e, unitele a quelle del fratello, intraprende l’assedio di Palermo. E,
+avendo per mezzo di una ricognizione sfidati a battaglia i Palermitani,
+questi, non sopportando le ingiurie proferite dai cavalieri normanni,
+escono di città e attaccano il nemico, combattendo con molta audacia e
+fierezza; ma i normanni a viva forza li ricacciano entro le mura.
+
+Allora i palermitani chiamano per rinforzo i musulmani d’Africa, e,
+congiunte le flotte, offrono ai due fratelli battaglia navale. Le
+navi saracene «_nutu divino_» son costrette a prender la fuga, mentre
+alcune son prese, altre sommerse. Abbiamo poi la descrizione di un
+assalto a Palermo. I Normanni, ora vinti, ora vincitori, entrati alfine
+nella città e i difensori domandano supplichevoli la vita, che Roberto
+concede, ordinando che niuno di loro sia offeso.
+
+La diligente e vivace narrazione di Guglielmo corrisponde pienamente a
+quella lasciataci dal Malaterra, senonchè, essendo molto più ristretta,
+tralascia parecchi particolari, che ci vengono riportati dal più
+minuzioso cronista benedettino.
+
+Non rammenta, ad esempio, l’episodio dei trecento guerrieri, i quali,
+calatisi con Roberto Guiscardo nei giardini dalla parte della Khalesa,
+decisero della conquista di Palermo, assalendo alle spalle i Saraceni
+accorsi a difendere la città, dal conte Ruggiero in altre parti
+assaltata nè quel fatto, che forse sarà una fola, di un tal cavaliere
+normanno, che per fare atto di prodezza, entrò solo in Palermo per una
+porta, e traversata tutta quanta la città, fulminando i nemici, uscì a
+cavallo per la porta opposta; ricordo palese della famosa irruzione di
+Turno nel poema virgiliano, imitata dall’Ariosto.
+
+L’assedio di Palermo non fu certamente narrato da Guglielmo per
+propria testimonianza oculare, ma probabilmente per averne sentito la
+narrazione dai guerrieri reduci dalla spedizione; esso è infatti un
+episodio staccato dalle fila del racconto principale, e il poeta non lo
+descrive se non perchè è una delle gesta di Roberto Guiscardo.
+
+A noi però non interessa fare risaltare il valore di Guglielmo come
+storico; quindi passiamo a un altro scrittore e poeta latino delle
+gesta normanne, il quale più direttamente ci concerne, benchè meno
+abile di Guglielmo nel maneggio della lingua e nella spigliatezza del
+verso. Alludo a Goffredo Malaterra, monaco benedettino di nazione
+normanna, del secolo XI, che scrisse per espressa volontà del conte
+Ruggiero una «_Historia Sicula_» nella quale, accennato brevemente le
+precedenti vicende dei normanni, narra diffusamente la conquista di
+Sicilia e il regno del suddetto conte[16].
+
+A questa cronaca[17], che è riguardata come uno dei più preziosi
+documenti storici per questo periodo, non si deve però dare intera
+fiducia come valore storico, poichè vi si appalesa chiaramente lo
+spirito partigiano dell’autore verso i normanni e la sua credula
+ingenuità verso tutto ciò che gli sembra uscire dai limiti del naturale.
+
+Dal punto di vista letterario la prosa del Malaterra non è nè colta
+nè elegante, nè di ciò possiamo fargliene colpa, perchè l’autore si
+dichiara quasi digiuno di grammatica; tuttavia il monaco benedettino
+si scusa della sua «incultiori poëtrica», dicendo che il principe
+aveva voluto che scrivesse con stile chiaro e semplice, mentre egli
+facilmente avrebbe potuto «pomposius eructare»[18].
+
+Contuttociò il Malaterra vuole assumere la palma poetica, perchè al suo
+barbaro latino inframmezza alcuni versi leonini (che non possono essere
+nemmeno paragonati agli esametri quasi eleganti di Guglielmo) con
+rima a versi accoppiati o con rimalmezzo o più bizzarramente con rima
+doppiata nel mezzo e sdrucciola in fine.
+
+Abbiamo versi:
+
+1º in principio; nove versi di quindici sillabe, ossia giambici
+mancanti dell’ultimo piede, nei quali è contenuto l’argomento del primo
+libro.
+
+2º lib. III, cap. XI; trenta versi di quindici sillabe. Vi si narra che
+il conte Ruggiero nel maggio 1077 va con un’armata navale ad assediare
+un castello.
+
+3º ivi, cap. XIV; diciotto esametri leonini con rima interna. Ruggiero
+fa costruire una flotta.
+
+4º ivi, cap. XVI; quattordici esametri leonini con rima interna.
+Evisando di nazione britanna a Taormina salva la vita al conte,
+restandone vittima lui stesso. Quest’episodio ebbe, come vedremo, molta
+fortuna nell’epica posteriore del ciclo normanno.
+
+5º ivi, cap. XVIII; trenta versi leonini (meno il 10, 18, 25 e 26) con
+rima interna. Vi si narra la presa di Taormina.
+
+6º ivi, cap. XIX; ventinove versi di quindici sillabe (meno il 18 e il
+21). Vi si descrive la fondazione della cattedrale, oggi collegiata di
+Troina, che fu finita di fabbricare nel 1078 e principiata nel 1067[19].
+
+7º ivi, cap. XXI; dodici esametri leonini con rima interna. Il conto fa
+pace con gli Iacenses[20].
+
+8º ivi, cap. XXIII; diciotto esametri leonini con rima interna.
+Ruggiero concede al conte Raimondo la mano di sposa della figlia
+Matilde.
+
+9º ivi, cap. XXV; ode di quattro strofe di sistema asclepiadeo, ma
+in cui alla sillaba accentata lunga è sostituita spesso una sillaba
+accentata breve. Assedio di Durazzo.
+
+10º ivi, cap. XXXVIII; trentasei versi di quindici sillabe con
+assonanza finale ripetuta molte volte ogni tre versi. In essi il P.
+dopo aver ricordato la grandezza di Roma antica, che aveva dettato
+legge al mondo, rimprovera i moderni romani della loro vigliaccheria.
+
+11º lib. IV, cap. XIX; ventidue versi di quindici sillabe con rima
+doppiata interna e sdrucciola in fine. Vi si narra la nascita di
+Simone, figlio del conte Ruggiero[21].
+
+La cronaca del Malaterra divenne, come mostreremo in seguito, la
+principale fonte alla quale attinsero i poemi posteriori. E ciò doveva
+avvenire per necessità, poichè ad ogni piè sospinto vi si leggono fatti
+che appartengono più alla leggenda che alla storia: poche centinaia
+di cavalieri normanni sconfiggono numerosi eserciti; le prodezze di
+Ruggiero e di Roberto rasentano le gesta dei paladini di Carlomagno;
+S. Giorgio su un bianco cavallo interviene direttamente nelle
+battaglie, combattendo a favore dei normanni; vi si scorge insomma
+chiaramente un embrione epico — leggendario — religioso, che, in altre
+circostanze storiche, avrebbe dato origine ad una vera e propria epopea
+normanno-sicula.
+
+Ricorderemo infine due scritture latine del secolo XI, forse apocrife,
+relative al conte Ruggiero.
+
+Il «_Iubilatus Chorearum_»[22] fu, a quanto ci asseriscono gli
+scrittori siciliani del seicento, cantato in Modica per il trionfo del
+conte Ruggiero dopo la cacciata dei saraceni. Ne dò il principio:
+
+ Lucis radijs in aevum memorabimur in umbris barbarici horroris,
+ dum fulgent Rogerij prodigia.
+ Lucem Comitis fatemur amicam, suffusam roseis nitoribus.
+ Lucis amoenitatem coelestia influunt sydera et Trinacria priscis
+ gaudet splendoribus.
+ Lucem Magna Curia immortalitatis praefigit, in Herois meritis.
+
+Questi versi, se pur così possono essere chiamati, fatti sul gusto di
+certe sequenze ecclesiastiche, cominciano con un _lucis_, e questi sono
+i più lunghi, o con un _lucem_, e questi sono i più brevi.
+
+Il manoscritto dal quale furono tratte, era, secondo ciò che dice il
+Reina[23], intitolato «_Chronica Beneficiorum Motucae apud Sanctam
+Maiorem Domum_» e apparteneva a Tomaso Scarso cantore della chiesa di
+S. Giorgio, cattedrale di Modica.
+
+Pochi anni prima del 1655, nella repentina morte del prenominato
+cantore, il manoscritto fu rubato dai parenti dello Scarso, e non potè
+più essere trovato, nemmeno colla minaccia di scomuniche papali. Ma, a
+cagione del carattere della scrittura, soggiunge il Reina, che afferma
+di aver veduto il manoscritto, e per la menzione dell’abate Imberto, si
+deduce che avesse intorno a cinquecento anni di antichità.
+
+Da questo ingarbugliato racconto facilmente si può arguire che il
+manoscritto non dovette mai esistere, e che queste famose Coree non
+sono altro che una falsificazione di Placido Reina, il quale fu il
+primo a stamparle. Ricordiamoci infatti che siamo nel seicento, secolo
+di falsificazioni; ricordiamoci della menzione che vi si fa della
+Sacra lettera scritta dalla Madonna ai Messinesi, la quale menzione
+doveva servire a Placido Reina, che fece scorrere fiumi d’inchiostro
+per provare l’autenticità di quella solenne impostura; poniamo mente
+infine che le suddette Coree dovevano servire pure ai fini del Carafa,
+modicano, e perciò intento a illustrare, a ingrandire le gloriuzze del
+suo campanile, e tiriamone le conclusioni. Non solo ciò; ma il Reina
+riporta uno scritto del Carafa e di altri modicani, in cui si fa fede
+che il manoscritto esistette realmente: ciò vuol dire che ai suoi tempi
+si avevano già forti dubbi sull’esistenza della _Chronica Beneficiorum_.
+
+Come pure apocrifi devono essere quei versi attribuiti a Maraldo[24],
+monaco calabrese, nei quali si celebra la nascita di Ruggiero, figlio
+del conte Ruggiero, battezzato da S. Brunone[25], i quali mi sembrano
+imitati dai versi del Malaterra, contenuti nel lib. IV, cap. XIX, ove
+si celebra la nascita di Simone, altro figlio di Ruggiero.
+
+Del resto si sa che il _Breve Chronicon monasterii S. Stephani de
+nemore_[26], opera dello stesso monaco Maraldo, è apocrifo o almeno di
+fede assai sospetta[27].
+
+Noi ci siamo ristretti a esaminare la sola poesia latina riferentesi al
+periodo della conquista normanna; troppo ci sarebbe voluto, se avessimo
+preso ad esaminare anche la parte prosastica delle cronache, sia della
+conquista, sia di tutta la dominazione normanna di Sicilia[28]. Tale
+lavoro sarebbe davvero utilissimo, ma più ad una indagine storica,
+che alla fortuna di un fatto storico nella tradizione poetica e nella
+materia leggendaria.
+
+Tuttavia non possiamo fare a meno di osservare, a fine di poter meglio
+risolvere problemi che ci si affacceranno in seguito, che le nostre
+cronache, abbondanti, a dir vero, sul periodo normanno di Sicilia e
+dell’Italia meridionale, non accolgono, fatte le debite eccezioni,
+i racconti del volgo, se non dopo averli sottoposti ad una certa
+revisione della ragione; e benchè talvolta esagerino i fatti storici,
+pure non hanno alcuna tendenza al meraviglioso, come in generale le
+cronache forestiere dello stesso periodo che narrano altre imprese del
+popolo normanno.
+
+In questo, come in altri fatti, lo scetticismo italiano relegò nella
+fantasia della plebe le leggende formate dall’immaginazione popolare,
+e la letteratura dotta sdegnò appropriarsi tale patrimonio, attratta
+dallo splendore del classicismo, della civiltà latina, che, attraverso
+le nebulose memorie e le immaginazioni medievali, rigogliosamente
+rifiorì sul decadere dell’età di mezzo e sul principio dell’evo moderno.
+
+Cosicchè, mentre ad esempio per la leggenda di Attila _flagellum
+dei_[29], ci sono stati tramandati molti favolosi racconti formati
+dalla fantasia popolare, che furono raccolti dai cronisti dell’Italia
+settentrionale; in Sicilia l’avventurosa conquista normanna fu
+con esattezza di particolari descritta storicamente dai cronisti
+contemporanei, sì che la fermentazione leggendaria fu arrestata sul
+nascere, e sempre più andò svanendo per il succedersi tumultuoso di
+straniere dominazioni.
+
+
+
+
+CAPITOLO II.
+
+EMBRIONI EPICI E LEGGENDARI NEL MEDIO-EVO.
+
+
+Dopo questa rapida scorsa alla poesia latina che sulla fine del secolo
+XI e sul principio del XII, cantò la conquista normanna, fermiamoci
+sopra un altro punto capitale per il nostro studio, e che ci darà mezzo
+di potere sciogliere una importante questione.
+
+E comincio dal dire che si potrebbe quasi sicuramente affermare
+che la conquista dei normanni fece scaturire nella immaginazione
+popolare epiche leggende soffocate sul nascere e che perciò non ebbero
+esplicazione letteraria.
+
+Sappiamo che uno dei caratteri di quei nordici avventurieri era quello
+di celebrare le loro gesta. Nè quest’abitudine perdettero i normanni
+di Puglia e di Sicilia, poichè le loro imprese furono, come abbiamo
+veduto, messe in versi da Guglielmo Pugliese e descritte in prosa da
+Goffredo Malaterra, il primo per desiderio di papa Urbano II e di
+Ruggiero Borsa, il secondo per comando del conte Ruggiero. Ora nel «_De
+gestis Roberti Guiscardi_» e nell’«_Historia sicula_» parecchi passi
+ci danno prova che la venuta dei Normanni s’era epicamente formata con
+la fusione di elementi di altri cicli e che appariva ai contemporanei
+idealizzata in una lotta religiosa.
+
+E anzitutto nel poema di Guglielmo è da notare la natura stessa del
+componimento, che è un poema. Ruggiero e Roberto combattono come
+paladini di antico stampo; nella battaglia di Civitate il Guiscardo
+irrompe con grand’impeto sui nemici, distribuendo colpi da disgradare
+gli eroi della Tavola Rotonda[30].
+
+Nel libro II vv. 926 e sgg. si ha certamente un ricordo di leggenda
+scandinava. Roberto Guiscardo campeggia dinanzi un inespugnabile
+castello di Calabria e comanda alla sua gente di sparger voce che uno
+dei suoi soldati sia morto. Poi si fa mettere armato in una bara col
+volto nascosto con panni unti di cera, secondo l’usanza normanna, e
+si fa portare dentro il castello per esser seppellito nella cappella.
+Quando Roberto e coloro che lo portavano furono dentro, tirarono le
+spade dalle guaine e assaltarono i coloni del luogo presi al laccio dal
+finto morto.
+
+Il curioso stratagemma con lieve differenza di particolari ritroviamo
+in _Dudone di S. Quintino_[31], e in _Guglielmo Gemmeticense_[32],
+quando descrivono la famosa distruzione di Luni, avvenuta nel IX
+secolo per opera di Hastings, predone normanno, che credette di aver
+preso «_Romam, caput mundi_». Un’altra leggenda analoga, ma che ha più
+intimità di rapporti con quella di Guglielmo, si trova nei fasti di
+Aroldo il Severo (Harald Haardraade)[33].
+
+Nel libro V vv. 401 e sgg. si narra che il cadavere di Roberto
+Guiscardo, sbalzato da una tempesta, venisse ripescato sulla spiaggia
+pugliese e sepolto a Venosa, la quale
+
+ nitet tantis decorata sepulchris
+ A Caroli Magni vel tempore Caesaris umquam
+ Nullos pares produxit fratribus istis.
+
+Ora il Rajna asserisce che la menzione di Carlo Magno doveva richiamare
+nella memoria del poeta anche le immagini di quegli eroi «di cui la
+tradizione poetica rappresentava Carlo circondato e che ne costituivan
+la forza. Nè del resto la gloria stessa di Carlo continuerebbe
+ancora a risplendere dopo tre secoli e farebbe sì che il suo nome
+s’offrisse a questo modo al pensiero, se non fosse appunto per effetto
+dell’epopea[34]».
+
+Si potrebbe obiettare che tali elementi ciclici riscontrati in
+Guglielmo non siano pervenuti nel poema per influsso di leggenda
+popolare, ma per la cultura letteraria del poeta; e ciò specialmente
+per quella menzione di Carlo Magno, che d’altronde indica solamente
+i tempi del grande imperatore, dalla quale il Rajna vuole dedurre
+la conoscenza delle leggende carolingie nel secolo XI nell’Italia
+meridionale. Ad ogni modo, resta sempre il dubbio che si tratti di
+veri e propri elementi ciclici che Guglielmo attinse dalla tradizione
+popolare.
+
+Ma più particolarmente per il nostro assunto da quel «_nutu divinu_»,
+cui abbiamo accennato parlando del poema di Guglielmo, e che trovasi
+nella narrazione della conquista di Palermo, appare chiaramente che
+alla mente del cantore di Roberto Guiscardo, per quella fantasia devota
+e per quella tendenza a creder soprannaturali i fenomeni umani propria
+delle immaginazioni medioevali, la venuta dei Normanni in Sicilia s’era
+presentata come una impresa voluta da predestinazione divina.
+
+Nella cronaca del Malaterra, quasi ad ogni pagina, si legge il conte
+Ruggiero e Serlone spaccare in due uomini e cavalli, alzare intorno
+a loro monti di cadaveri[35], squarciare grossissime corazze[36];
+alla battaglia di Cerami compare poi un cavaliere dalle bianche armi,
+montato sopra un bianco cavallo, sventolante una bianca bandiera,
+che dai normanni fu raffigurato in S. Giorgio, loro protettore. Anzi
+si può dire che tutta quanta l’_Historia Sicula_ sia informata ad un
+principio religioso costante, ossia a quello di fare intervenire il
+soprannaturale e di ascrivere a volere divino le vittorie dei Normanni
+sui Musulmani.
+
+Si potrebbe ragionevolmente obiettare che le nostre congetture
+poggiano su scarsi indizi, i quali, invece che testimonianze di un
+ciclo sorgente di tradizioni e di favole, presto illanguidito e
+scomparso senza aver dato nascimento ad un’epopea, potrebbero essere
+manifestazioni del sentimento religioso e della viva immaginazione dei
+cronisti medievali.
+
+Ma altre testimonianze ci sono fornite dalla materia leggendaria del
+medioevo, e dall’epopea romanzesca di Francia.
+
+Tra le leggende che numerose fiorirono nell’età di mezzo sul
+ritrovamento di tesori nascosti ve n’ha una la quale si legò alla fama
+di Roberto Guiscardo, il fortunato duce normanno.
+
+Da tempo immemorabile trovavasi in Sicilia, o secondo altri, in Puglia,
+una statua marmorea di cui si parlava tra il volgo soltanto come di
+cosa superstiziosa, oggetto di paurosa venerazione e di mistero. Essa
+portava scolpite in un cerchio di bronzo intorno al capo parole che ai
+rozzi contadini di quei luoghi dovevano sembrare sibilline come formule
+magiche:
+
+_Calendis maiis, oriente sole, aureum caput habebo._
+
+Passando Roberto Guiscardo per quelle contrade, notò la statua e il
+motto, ed essendosi diffusa tale notizia nel suo esercito, un saraceno
+prigioniero promise d’indovinare l’enigma. Infatti questi, il primo di
+maggio, allo spuntar del sole, avendo notato diligentemente il luogo
+ove terminava l’ombra della statua, e fatto in quel posto scavare
+la terra, trovò un grandissimo tesoro, del quale tosto s’impadronì
+Roberto, cui servì in molte imprese: il musulmano fu liberato ed ebbe
+molti doni.
+
+La leggenda della quale abbiamo data notizia, ci è stata tramandata con
+lievi divergenze di particolari da molti scrittori.
+
+Il riferimento più antico è nell’opera di un monaco belga, la celebre
+_Chronografia_ di Sigeberto di Gembloux[37] (nato circa il 1030, morto
+il 1111) che pone il fatto nel 1039 al tempo della prima entrata dei
+Normanni in Sicilia. Il Petrarca invece dice semplicemente che la
+statua si trovava in Sicilia, senza riferire la leggenda al Guiscardo,
+e afferma che il fatto «non multis retro saeculis contigisse»[38].
+Altri scrittori dicono che il caso sia avvenuto in Puglia: così
+Vincenzo di Beauvais[39], Pandolfo Collenuccio nel _Compendio delle
+historie del Regno di Napoli_[40], Giuseppe Bonfiglio Costanzo[41],
+il Bonfinio[42], il _Magnum Chronicon Belgicum_[43], il Platina nelle
+_Historie delle vite dei pontefici_[44], la _Cronaca degli imperatori
+romani_[45] ed altri. Luigi Marzacchi, letterato messinese della
+prima metà del secolo XIX, riferendo la leggenda[46], pone il luogo
+dell’avvenimento nelle contrade di Puglia vicino ad Altamura, mentre
+durava l’assedio di Bari, ed afferma di aver attinto la narrazione da
+un antico manoscritto; il che poi non è vero, perchè la sua fonte,
+come si desume da alcune parole riportate dal Marzacchi medesimo, è
+il Collenuccio. In un codice della Biblioteca Nazionale di Torino,
+contenente un _Chronicon de VI etate_[47], il fatto avviene in _Apulea
+in civitate Neapoli_, e il Saraceno ci è presentato come un gran
+filosofo.
+
+La leggenda adunque era diffusissima nelle immaginazioni medievali, e
+certamente si formò mentre Roberto era ancor in vita, poichè ci viene
+riportata da Sigeberto di Gembloux, che visse nell’XI secolo. Però
+bisogna notare che tale racconto non fu attribuito al solo Guiscardo;
+già prima la leggenda si era legata alla fama della potenza e delle
+ricchezze di Roma[48], ed appare in alcuni testi che ci conservano le
+immaginazioni leggendarie su Vergilio[49] e sulla vita del pontefice
+Silvestro II (Gerberto)[50]. Simiglianti leggende si trovano pure nelle
+varie redazioni delle _Gesta romanorum_ attribuite a un _clericus_
+innominato[51], o poste ai tempi di un imperatore Enrico[52], e in
+altri testi ancora attribuite ad una persona indeterminata[53]. Una
+statua di Giulio Cesare avente la medesima iscrizione decifrata nella
+stessa maniera è menzionata in una _Chronica de civitate Ravennae_[54],
+e immaginazioni simili si ritrovano in qualche libro arabico e in
+racconti orientali[55].
+
+Del resto, com’ebbe a dire Arturo Graf, «è da notare che storie a
+questa somiglianti di persone che penetrano in qualche segreta cavità
+e vi trovano tesori e altre meraviglie, sono molto frequenti nelle
+cronache del medio evo[56]».
+
+Questa leggenda è l’unica veramente importante dell’età di mezzo che
+si riferisca ai Normanni e della quale ci siano rimaste testimonianze
+sicuramente medievali.
+
+Quale ne è la origine? Problema difficile, perchè niun accenno, niun
+punto di partenza ci è dato per determinare le varie vicissitudini, le
+infiltrazioni e le contaminazioni più o meno notevoli della leggenda.
+
+Però possiamo affermare a prima vista, che essa non è di provenienza
+siciliana, sia perchè non se ne trova accenno presso i numerosi
+illustratori di memorie e leggende locali di Sicilia, e presso i
+cronisti dell’epoca normanna, sia perchè il nome di Roberto Guiscardo
+non poteva avere alcuna influenza sulla immaginazione del popolo
+siciliano, non essendo venuto Roberto nell’isola che solamente per
+l’assedio di Palermo. Ed è certamente un’incongruenza nella redazione
+del monaco belga, il riferire la leggenda al 1039, perchè il Guiscardo
+non si trovava allora con i Normanni venuti in Sicilia con Maniace.
+
+Fors’anche il duce normanno potè rinvenire nelle sue numerose scorrerie
+qualche tesoro, e i suoi militi, sempre portati al meraviglioso,
+ricamarono sopra il fatto la leggenda che potevano già trovare bell’e
+fatta nel ricordo di simili racconti. Ma tale congettura mi sembra
+priva di fondamento, perchè la nostra leggenda non ha alcun riscontro
+nella materia leggendaria dei normanni.
+
+Nè mi sembra accettabile l’opinione, benchè autorevole, di Arturo
+Graf[57], che crede questa storia di origine arabica, quantunque possa
+essere suffragata dalla considerazione che una leggenda simile trovasi
+in un libro della letteratura araba[58], poichè Roberto ebbe pochissimi
+contatti con i musulmani, anzi si può dire che guerreggiò con essi
+solamente nell’espugnazione di Palermo, in aiuto del fratello Ruggiero.
+
+Inoltre non sapremmo in tal caso spiegarci la ragione per cui la
+popolazione araba di Sicilia creò o attribuì tale racconto a Roberto.
+
+Credo piuttosto che la leggenda sia stata originata da qualcuna di
+quelle confusioni, frequentissime nelle cronache medievali, ossia
+dall’attribuzione di un medesimo avvenimento a persone diverse in
+epoche anche lontane tra di loro, di cui troviamo qualche esempio anche
+in leggende riferentisi a Roberto Guiscardo[59].
+
+Attribuita una volta a Roberto da un testo (che probabilmente sarà
+stato la conosciutissima _Chronografia_ di Sigeberto di Gembloux,
+poichè è dessa che ci dà la prima testimonianza) è naturale che i
+cronisti posteriori abbiano ripetuto la favola attingendo al monaco
+belga o copiandosi tra di loro. E questa era tanto più facile ad essere
+accettata in quanto che la fama delle ricchezze di Roberto Guiscardo
+era già sparsa per tutto il mondo, sì che un inglese, Orderico Vitale,
+vissuto in tempi a lui vicini, poteva decantare i tesori del duce
+normanno[60].
+
+Ad ogni modo la grande diffusione della leggenda, ci prova ancora una
+volta l’influenza dell’elemento normanno sull’immaginazione popolare
+del medioevo.
+
+Nè solamente la conquista normanna s’era epicamente formata sulla
+bocca dei primi narratori e aveva suscitato nel popolo immaginazioni
+leggendarie, ma molti poemi cavallereschi francesi sembrano essere
+stati composti in Sicilia sotto la dominazione dei normanni.
+
+Nel _Floovant_, nel _Fierabras_ e specialmente nel _Ligurinus_,
+ov’è riassunto un altro poema, il _Solymarius_, si notano numerose
+e importanti leggende sui normanni dell’Italia meridionale che
+provengono dalla tradizione popolare secondo l’affermazione degli
+stessi scrittori. Nel secolo XIII «Robert Guiscard, Boémond et Tangré
+avaient conservé en Sicile une popularité que la tradition ne suffit
+pas à donner, et qui remonte presque toujours à une poésie populaire
+contemporaine des faits qu’elle chante[61]».
+
+Il poema _Renier_, nel quale molti eroi discendono genealogicamente da
+Roberto Guiscardo, da Tancredi e da Boemondo[62], sembra che sia stato
+composto in Sicilia; così pure la _Bataille Loquifer_, il cui autore
+dice che è stato in Sicilia, ove ha guadagnato molto danaro con la
+recita del poema:
+
+ Ains a nul home ne l’aprist n’enseigna
+ Mais grand avoir en ot et recovra
+ Entor Sicile; la ou il conversa[63]
+
+ciò che però può essere una bugia di giullare, come osserva il
+Gaspary[64].
+
+Così pare pure che sia stato composto in Sicilia il curioso poema di
+_Florian et Florète_[65] nel quale sono tratti di provenienza realmente
+siciliana. In esso è ricordata la leggenda di Artù nell’Etna, che,
+com’è noto, secondo le ricerche del Graf, fu localizzata in Sicilia
+dai normanni; in esso il Mongibello è descritto come una meravigliosa
+dimora, alla quale Morgana, sorella di Artù, conduce Floriant, figlio
+di Elyadus re di Sicilia[66].
+
+Se adunque nell’epopea francese si fa parecchie volte ricordo della
+Sicilia e l’azione di parecchi poemi è posta in Sicilia ed alcuni di
+questi, secondo il dotto scritto citato di Gaston Paris, sono stati
+composti nell’isola[67], si deve renderne merito alla dominazione
+normanna, la quale non solo localizzò in Sicilia la leggenda brettone
+di Artù e diede il nome di fata Morgana al meraviglioso fenomeno che si
+osserva presso Messina[68], ma pure apportò leggende carolingie, onde
+nacque la fortuna del ciclo ancor fiorentissimo al dì d’oggi[69].
+
+Elementi normanni si possono anche rintracciare nell’epopea
+d’_Aspremont_.
+
+Si sa che l’_Aspromonte_ italiano ha preso l’argomento dalla _Chanson
+d’Aspremont_, eccetto il primo libro, che probabilmente sarà derivato
+da quelle introduzioni che si ritrovano nei codici franco-veneti.
+Ora è precisamente in questo libro che il dott. E. Modigliani in
+un recente studio vuole riconoscere elementi normanni per quelle
+leggende di Ruggiero, di Galiziella e di Beltramo che si ricollegano
+«più direttamente con le tradizioni delle gesta dei Normanni in
+Sicilia[70]». Tali elementi invece io sarei più propenso a riconoscerli
+nella _Chanson d’Aspremont_, alla quale il Modigliani nega un
+fondamento «immediatamente storico». Pur ammettendo che la _Chanson
+d’Aspremont_, quale ci è pervenuta, non abbia alcuna relazione con
+la presa di Reggio per parte di Abou-Abbas-Abd-Allah nel 901[71], un
+fondamento storico credo che si debba riconoscere nella conquista della
+Calabria e della città di Reggio per parte dei Normanni comandati dal
+conte Ruggiero nel 1060. Se si pone mente che gli scambi continui tra
+la Francia settentrionale e i Normanni di Puglia e di Sicilia non
+cessarono, specialmente per mezzo dei pellegrini e dei giullari, anche
+dopo la conquista definitiva dell’Italia meridionale, e che, come bene
+fa osservare il Modigliani, gli echi delle lotte che si agitavano nel
+mezzogiorno d’Italia interessavano e hanno interessato i Francesi sino
+a poco tempo fa, non sembrerà improbabile l’opinione che all’origine
+della favola d’una guerra fra Francesi e Saraceni in Calabria debbano
+aver contribuito, se non principalmente, almeno in misura rilevante,
+assieme agli altri _detriti di tradizioni storiche_ sulle lotte tra gli
+Arabi e i Latini del Mezzogiorno d’Italia, anche la presa di Reggio[72]
+e il racconto alterato e snaturato della conquista di Sicilia, che
+nel medioevo viene idealizzata in una lotta religiosa tra normanni e
+saraceni.
+
+Benchè l’interesse dei Francesi per l’agognata conquista dell’Italia
+meridionale fosse la causa riposta della formazione dell’epopea
+d’_Aspremont_, credo tuttavia che questa debba avere un sostrato
+storico più reale, più effettivo, che può essere riconosciuto nella
+conquista del Mezzogiorno d’Italia per parte dei normanni, francesi
+anch’essi per adozione.
+
+Qualche accenno sui Normanni e più precisamente riguardo a Roberto
+Guiscardo trovasi pure nel poema di Dante.
+
+Il primo luogo è nell’Inferno[73], ove si allude alla gente che morì in
+Puglia «per contrastare a Roberto Guiscardo» e che ricordiamo solo per
+combattere l’opinione di alcuni scrittori, come lo Scartazzini[74], i
+quali credono che Dante voglia alludere ai saraceni uccisi nelle guerre
+sostenute in Puglia contro il Guiscardo, mentre si sa che in quella
+regione Roberto ebbe a guerreggiare solamente contro i Greci.
+
+Un altro passo invece richiama maggiormente la nostra attenzione.
+
+Siamo nel cielo di Marte, e Cacciaguida addita a Dante tra le anime
+luminose che risplendono sulla mistica croce quelle che più si
+mostrarono strenue propugnatrici della religione di Cristo. Quindi il
+poeta vede Giosuè, Giuda Maccabeo, Carlo Magno, il paladino Orlando,
+Guglielmo d’Orange, Rinoardo, Goffredo Buglione e infine Roberto
+Guiscardo[75].
+
+Il D’Ovidio negli Studi sulla Divina Commedia[76] ha voluto spiegare la
+ragione per la quale Dante ha messo Roberto in Paradiso e finisce col
+concludere che Roberto è santo nel cielo di Marte per aver strappato la
+Sicilia ai Saraceni.
+
+Tuttavia, per parlare con rigore, Roberto Guiscardo poco o nulla ebbe a
+fare con i Saraceni, perchè il suo ardore guerresco fu speso sia contro
+i papi, sia contro l’imperatore di Germania, sia contro i Bizantini e
+specialmente contro questi ultimi, ai quali tolse l’Italia meridionale
+e portò guerra in Oriente.
+
+Nè la Sicilia fu conquistata da Roberto, sibbene dal conte Ruggiero; e
+se il Guiscardo vi ebbe qualche ingerenza, fu solamente nell’aiutare il
+fratello minore nell’espugnazione di Palermo[77] e in qualche scorreria
+o fatto d’arme di minore importanza.
+
+Gli è vero che Dante «idealizzava la storia sfrondandola di certi
+accidenti o antefatti[78]»; ma è vero altresì ch’egli non giunse mai a
+falsarla e snaturarla coscientemente.
+
+Quindi l’opinione, che il Guiscardo debba alla liberazione della
+Sicilia dai Saraceni la gloria del cielo dantesco non regge, perchè
+manca di base storica.
+
+Allora possono darsi tre ipotesi.
+
+La prima è che il divino poeta ascrivesse a gloria di Roberto l’aver
+combattuto e scacciato i Greci dall’Italia meridionale, poichè
+anch’essi, benchè cristiani, sono nemici della chiesa latina; ma
+tale opinione diventa inaccettabile, se si pensa che tutti gli altri
+propugnatori della fede hanno pugnato, ad eccezione dei due personaggi
+biblici, contro i Saraceni, a difesa della religione cristiana e non
+della chiesa latina.
+
+La seconda ci riconduce in parte all’opinione scartata, ed è accennata
+dal D’Ovidio. Dante potè non sapere nelle sue particolarità le vicende
+storiche dei Normanni, e la spedizione in Oriente contro l’imperatore
+di Costantinopoli potè passare come una guerra in Palestina, e la morte
+di Roberto potè credersi avvenuta in Gerusalemme, per quella leggenda
+accennataci dal Buti[79] e narrataci da Giovanni Villani[80] sulla
+equivocazione del nome di Gerusalemme.
+
+Infine si può credere, opinione a mio parere più probabile, che Dante
+come i suoi contemporanei abbia attribuito al Guiscardo le imprese
+del fratello minore Ruggiero, nel modo istesso che vediamo a Carlo
+Magno essere state attribuite tante imprese dei suoi predecessori e
+successori.[81]
+
+Dall’esame della tradizione poetica e leggendaria medievale della
+conquista normanna, credo che chiaramente risulti l’esistenza nell’età
+di mezzo intorno ai Normanni dell’Italia meridionale e della Sicilia di
+un fondo leggendario, di un ciclo di tradizioni poetiche e popolari, di
+cui a noi sono arrivati solo alcuni bagliori, troppo scarsi per avere
+un’idea chiara e esatta del ciclo medesimo.
+
+Possiamo soltanto congetturare che questa epopea normanna siciliana
+in formazione non fosse altro che l’idealizzazione della conquista in
+una lotta tra cristiani e infedeli, comprendendo sotto questo titolo
+anche le popolazioni bizantine. Eroe delle immaginazioni medievali, più
+che il conte Ruggiero, dovette essere Roberto Guiscardo, la cui fama
+s’era diffusa lontana per le continue epiche lotte sostenute contro
+gl’imperatori di Germania e di Costantinopoli e svolte in un teatro
+d’azione ben più grande di quello del fratello.
+
+Però tale ciclo non dovette avere grande importanza, nè seria
+consistenza, perchè, in caso contrario, numerose ci sarebbero pervenute
+le testimonianze[82].
+
+Ma se forse nei secoli XIII e XIV esistette intorno ai Normanni un
+ciclo di leggende, dal finire dell’undecimo secolo al principio del
+seicento tacque la tradizione poetica, nè risorse che sotto forma
+d’arte riflessa, servilmente imitatrice.
+
+Ciò è cosa davvero atta a destare meraviglia e in noi sorge spontanea
+la domanda: perchè quest’enorme distacco di oltre cinque secoli?
+perchè la cavalleresca epopea normanna mancò in questo lasso di
+tempo di poeti che la celebrassero? perchè la materia storica non
+si tramutò in fantasiose narrazioni, in favolose leggende, in una
+vera epopea siciliana, ricca ispiratrice di canti poetici? perchè
+l’immaginazione popolare dei siciliani non continuò a ricordare la
+conquista normanna, quantunque fosse meglio di qualunque altra atta
+a intessere e perpetuare fioritura leggendaria (e lo provano le
+tradizioni carolingie, ancor oggidì fiorentissime), a creare un’epopea
+che rispecchiasse la sua intima natura?
+
+Avvenne in Sicilia un fenomeno analogo a quello delle altri parti
+d’Italia, nelle quali le epopee locali (ad es. dei Longobardi, delle
+origini di Firenze, di Attila _Flagellum dei_) dopo aver dato embrioni
+epici nei cronisti e nelle immaginazioni popolari, non arrivarono
+a elaborazione compiuta, sia per ragioni storiche, sia per ragioni
+intrinseche al popolo stesso. Così mancò al popolo siciliano quella
+spontanea evoluzione, la quale, elaborata dalla concorde attività della
+vita popolare, svolge incessantemente le fantastiche e leggendarie
+narrazioni, formando delle _chansons de geste_ che rispecchiano
+fedelmente il carattere del popolo.
+
+Una buona ragione adduce a questo proposito Luigi Capuana[83]. I
+Saraceni portarono in Sicilia una grandissima civiltà, la quale,
+dopo il decadimento avvenuto durante la dominazione bizantina, fece
+rifiorire le arti, le scienze e le lettere rigogliosamente. E quando si
+presentarono i normanni, annunziandosi come liberatori, mentre agivano
+da predoni, desolando e devastando le fertili contrade sapientemente
+coltivate dagli agricoltori musulmani, i siciliani non accettarono di
+buona voglia la loro dominazione, anzi combatterono contro di loro.
+Prova ne sia il lungo lasso di tempo (ventotto anni) che durò la guerra
+tra gli agguerriti avventurieri nordici e i siciliani disavvezzi alle
+battaglie, prova ne sia il concetto nel quale i normanni tenevano
+gl’indigeni, chiamandoli «_divini nominis hostes_» e Palermo
+
+ Urbs inimica Deo, divini nescia cultus
+ Subdita daemonibus...[84].
+
+Nè solo ciò, ma la cultura al tempo dei normanni restò in gran parte
+sotto l’influsso arabo, arabi furono i letterati, araba spesso la
+scrittura dei diplomi.
+
+Con tali storici elementi era quasi impossibile che si formasse una
+vera e propria epopea sulle gesta normanne.
+
+L’epopea, frutto d’arte riflessa, la quale venne su dopo il secolo
+XVI, non è che semplicemente erudita, e niuna o pochissima e dubbia
+attinenza ha con le tradizioni popolari.
+
+Alle già addotte ragioni altre se ne potrebbero aggiungere: il
+successivo e turbinoso succedersi di signorìe diverse non faceva
+certamente affezionare il popolo ad una dinastia in modo che si
+creasse un fondo leggendario che ne abbellisse la memoria: e se pure
+si formavano alcuni sparsi embrioni, erano soffocati sul nascere o
+s’andavano mano mano spegnendo; l’umanesimo, col far rifiorire la
+cultura classica, e col dare nuova vita agli studi storici, arrestò
+pure l’elaborazione della nostra materia leggendaria, poichè, come
+disse Ugo Balzani: «la cavalleresca epopea dei normanni non mancò di
+scrittori che la celebrassero e la nuova tendenza storica dei tempi
+trovò in quelle imprese spazio largo abbastanza per non avere bisogno
+di tramutarsi in leggenda[85]».
+
+E le leggende popolari e i rudimenti del ciclo normanno si spensero ben
+presto, e subentrò loro un altro ciclo più grande, che penetrò subito
+nella coscienza popolare e che probabilmente i normanni portarono e
+localizzarono in Sicilia: il ciclo carolingio.
+
+
+
+
+CAPITOLO III.
+
+L’EPOPEA SICULO-NORMANNA NEI SECOLI XVII E XVIII.
+
+
+Dal secolo XVII in poi ci si presenta una fioritura poetica abbastanza
+copiosa, ma spesso mancante di originalità e frutto di imitazione
+servile. Ci si concederà nondimeno venia, se ci fermeremo un po’ sui
+poemi, quasi tutti abbastanza rari, perchè così avremo agio di dare
+un utile contributo alla fortuna dei principali nostri poeti nella
+letteratura siciliana e ad una storia dell’epica in Sicilia, della
+quale il ciclo normanno forma il fatto più saliente e caratteristico,
+ad eccezione del nazionalismo, o meglio, del sentimento autonomico
+nell’epica del secolo XIX, di cui ebbe pure a sentire gl’influssi
+l’epopea normanna dell’ottocento.
+
+E prima di tutto intendiamoci riguardo la denominazione di _ciclo
+normanno_ con la quale abbiamo chiamato quelle produzioni epiche,
+liriche, drammatiche, leggendarie che si sono formate nel corso de’
+secoli sulla fortunosa conquista del conte Ruggiero.
+
+Sappiamo che per _ciclo_ intendesi quel complesso di leggende o
+di favolose tradizioni che si sono formate sopra un avvenimento
+storico in modo da fare quasi un circolo nell’ambito del quale esse
+fioriscono. Ora forse impropriamente ho usato tale parola, trattandosi
+di produzioni letterarie che non sono l’estrinsecazione della materia
+greggia che giace sopita nella tradizione popolare, e che aspetta il
+poeta che la tolga dall’oblio e ne faccia un’opera d’arte.
+
+I poeti del ciclo normanno non cercano la materia del loro canto nelle
+leggende e nelle fantasiose narrazioni popolari, ma nelle tradizioni
+storiche, e queste rimpastano a loro piacimento.
+
+E quantunque il popolo avesse potuto trovare nelle cronache qualche
+germe di leggenda (così, ad esempio, l’apparizione di S. Giorgio nella
+battaglia di Cerami), pure l’epopea normanna non diventò patrimonio
+della letteratura popolare e non fu esumata che nel seicento, in cui,
+per la fecondità poetica, fiorita in modo veramente straordinario,
+si ricercavano avvenimenti storici _poemizzabili_, com’ebbe a dire
+l’Alfieri, con un neologismo.
+
+A far scegliere la conquista della Sicilia e ad accrescere la
+produzione, specialmente epica, del ciclo normanno, oltre al fatto
+storico di per sè illustre e importante concorsero varie altre cause:
+
+1. Il tempo dell’azione, la quale si svolge nella seconda metà del
+secolo undecimo e che è perciò di poco anteriore alla prima crociata,
+cantata nel poema del Tasso, il quale sì larga influenza ebbe
+sull’epica a sè posteriore. Infatti i poeti del ciclo normanno fanno
+tutto il possibile per allacciare i due avvenimenti[86].
+
+2. L’essere i normanni cristiani e i dominatori della Sicilia in quel
+torno di tempo saraceni e perciò nemici di fede.
+
+3. La fondazione del regno di Sicilia con il conte Ruggiero e re
+Ruggiero I. Quest’elemento influì moltissimo sull’epica nazionale della
+prima metà del secolo XIX, in cui si ricordarono i fasti dell’antica
+grandezza della illustre monarchia normanna per spingere i Siciliani a
+proclamare l’autonomia della loro isola.
+
+4. L’influenza sul popolo siciliano della dominazione normanna,
+la quale, benchè di non lunga durata, pure lasciò nella coscienza
+popolare tracce più profonde delle altre signorìe, perchè i dominatori
+si stabilirono nella terra conquistata e col tempo si confusero coi
+vinti; si ricordino infatti i celebri monumenti dell’arte normanna,
+come il duomo di Monreale, e le grandi donazioni alle chiese per cui si
+formarono i beni ecclesiastici.
+
+Il poema che viene primo per ordine cronologico è il _Palermo liberato_
+in trenta canti di Tomaso Balli[87], stampato in Palermo nel 1612[88].
+
+Le file dell’azione sono raggruppate intorno a Palermo, difesa da
+Apocar, e stretta d’assedio da Roberto e Ruggiero. Il demone Beleal
+fa nascere dissidi tra i due fratelli e tra Ruggiero e Boemondo, il
+più famoso degli eroi normanni[89], l’eroe fatale (c. III st. 20) che
+deciderà delle sorti della guerra e che come Achille si allontana dal
+campo con le sue truppe. Intanto Belcane[90], il più possente dei
+musulmani, prevalendosi del vantaggio delle armi infernali donategli
+da Plutone, uccide Serlone, e i Normanni, privati delle migliori due
+spade, sono costretti a togliere l’assedio. Ma il romito Gioacchino[91]
+fa pentire Roberto dei suoi trascorsi, lo trasporta su un carro volante
+sulla cima dell’Etna e scende con lui dentro il cratere per visitare
+l’inferno e il purgatorio, di cui il poeta dà una descrizione piena
+di ricordi danteschi[92]. Alfine Roberto si rappacifica con Ruggiero,
+Boemondo ritorna alla pugna e uccide Belcane, i Pisani conquistano
+la rocca[93] e i Normanni, assaltata la città all’improvviso, si
+impadroniscono di Palermo.
+
+Il Palermo liberato ha un’imitazione tassesca spiccatissima, il che
+del resto è naturale, perchè la Gerusalemme liberata fu il gran
+modello dei poemi secentistici, i quali non solo ne imitarono i tipi
+dei personaggi, ma pure lo stile e la forma. Quindi Ruggiero arieggia
+Goffredo, Boemondo Rinaldo, l’episodio della maga Eneride ricorda
+Armida[94], vi è il solito concilio infernale (c. XI st. 4 sgg.),
+l’elemento episodico della scoperta dell’America solito a ritrovarsi
+nei poemi secentistici[95], S. Giorgio con lo scudo di tempra immortale
+che ribatte i colpi dei nemici a Boemondo,[96] il cui combattimento
+con Belcane ricorda quello di Argante e Tancredi. È da notare però
+che l’imitazione tassesca è contemperata con quella ariostesca e
+virgiliana.[97]
+
+Poco dopo il Balli, un letterato trapanese compose un poema epico in
+latino sullo stesso argomento. Dell’opera di Vito Sorba[98] però non
+ci è stato tramandato altro che il titolo «_Poema heroicum de Sicilia
+liberata a comite Rogerio_».
+
+Così pure di un altro poema «_Il Ruggiero, ovvero la Sicilia liberata_»
+di Giuseppe Munebria catanese non ci è rimasto che il settimo canto,
+stampato nel volume secondo della Musa Risvegliata, opera dello stesso,
+che mi è stata inaccessibile[99].
+
+Invece qualche squarcio del _Ruggeri trionfante_, poema eroico
+di Francesco Morabito, ci è stato conservato nella _Confutatione
+della Genealogia de’ Conti di Geraci addotta dal Pirri_ di Ruggero
+Ventimiglia[100].
+
+Il poema è dedicato al conte Francesco IV di Geraci, presso il quale
+restò il manoscritto, secondo la testimonianza del Mongitore[101].
+Sembra poi che sia andato perduto tra le macerie del terremoto del 1693.
+
+Gli squarci del poema conservatici sono: c. I st. 54-63, c. II (?) st.
+12-15, c. XIII st. 31 e 37, c. XV st. 91-93; ma non sono certamente la
+parte più bella del poema, perchè trattano di questioni genealogiche
+intorno i conti Geraci, che il poeta fa discendere da Serlone,
+soprannominato Ventimila, e di divise degli stessi. Ecco tuttavia quel
+che si può desumere da ciò che ci è rimasto.
+
+Nel 1º canto il conte Ruggiero ha una visione nella quale vede i suoi
+discendenti più famosi. Tra essi è Serlone, _Rogger di Balnavilla infra
+gl’Eregij_[102], Rinaldo, Ruggiero I re ed altri fino a Francesco IV
+conte di Gerace, mecenate del nostro poeta.
+
+Nel c. XIII abbiamo una giostra bandita da Ruggiero per solennizzare le
+sue nozze con Enemberga, di cui Serlone è mantenitore d’amore.
+
+Nel c. XV havvi una descrizione di battaglia sotto Enna o
+Castrogiovanni in cui Serlone e Ruggiero compiono prodigi di valore,
+finchè una tempesta li obbliga a desistere dal combattimento.
+
+Infine in un altro squarcio appare l’esercito normanno in bella mostra
+con Serlone alla testa. Non è espresso nel libro del Ventimiglia il
+canto al quale appartiene il brano, ma non si andrebbe molto lontani
+dal vero, collocandolo nel 1º o 2º canto, perchè è la prima volta che
+Serlone appare nell’azione.
+
+Come fonte del poema possiamo porre l’_Historia sicula_ del Malaterra,
+alla quale attinsero pure gli altri cantori delle gesta normanne. E
+mi sembra che ad essa il Morabito si sia attenuto più strettamente
+del Balli, perchè non raggruppa gli avvenimenti guerreschi attorno
+una città, ma li lascia così come sono avvenuti storicamente, a fatti
+parziali e talvolta slegati tra loro. L’eroe principale è Serlone,
+e ciò è naturale, perchè il poema è dedicato ai conti Geraci, che
+vantavano il duce normanno per capostipite.
+
+Tutto questo è quanto ci è rimasto del poema del Morabito, ma
+è sufficiente per poterne dare un giudizio. Nella _Catania
+liberata_[103], poema dello stesso autore, che narra l’eruzione
+dell’Etna del 1669 e i prodigi di S. Agata, patrona di Catania (vedi
+che razza di poema epico!), le inverosimiglianze, i secentismi, le
+servili imitazioni tassesche sono profuse a pieni mani, e tale doveva
+pure essere il _Ruggeri trionfante_.
+
+Come il Balli palermitano canta lo storico assedio alla sua città
+natale, così Mario Reitani Spatafora messinese, descrive nel _Rogiero
+in Sicilia_ la venuta del Conte Ruggiero in Messina e la conquista
+di essa città[104]. O meglio dovrebbe descrivere, perchè il poema
+poco o nulla ha da vedere con la conquista normanna; niuna battaglia,
+niun personaggio, se vogliamo eccettuare il nome del protagonista,
+è storico; il poema del Reitani non è altro che una prolissa e
+strampalata imitazione della seconda parte dell’Eneide; tutta l’azione
+è convenzionale, e gli episodi, rubacchiati alle Metamorfosi, ai poemi
+omerici, alle Argonauta e mal connessi con l’orditura principale, lo
+stile ampolloso e pieno di secentismi, il meraviglioso barocco lo
+rendono uno dei peggiori poemi del secolo XVII.
+
+Così la rassegna dell’esercito normanno e tradotta, quasi con i soli
+nomi cambiati, dalla corrispondente del lib. VII dell’Eneide, la
+descrizione dell’inferno da quello vergiliano, l’ascesa di Ruggiero
+e della fata Morgana all’Empireo dalla scesa di Enea con la Sibilla
+Cumana all’inferno, l’andata di Ruggiero al greco Enonte dall’andata di
+Enea ad Evandro, Albretto ucciso da Osmano dall’episodio di Pallaute
+e Turno, i duelli tra Osmano e Ruggiero tradotti dai corrispondenti
+del’Eneide tra Turno e Enea[105].
+
+Alla tela del poema s’intrecciano poi, a proposito o no, vari episodi,
+tutti tradotti da originali latini o greci. Così Hernando, che si
+sacrifica per salvare la patria ricorda Meneceo che si uccide nella
+caverna del dragone di Ares per salvare Tebe[106]; Daliso, novello
+Narciso, s’innamora della propria immagine specchiandosi in una
+fonte[107]; vi è rinnovato il noto episodio di Piramo e Tisbe[108],
+il mito di Giasone e degli Argonauti alla conquista del vello
+d’oro[109], le avventure di Ulisse e Polifemo[110], di Ulisse e Circe e
+via dicendo.
+
+Il _Rogiero in Sicilia_ adunque non si distingue se non forse per quel
+carattere peculiare della discreta conoscenza dei poemi latini e greci;
+carattere però di poco conto, perchè i brani attinti sono inseriti
+nel poema senza collegamento alcuno con le ottave precedenti e con le
+seguenti.
+
+E mentre nel _Palermo liberato_ il Balli, pur permettendosi anacronismi
+e travestendo la storia a suo modo, si attiene tuttavia alla fonte
+storica, cui attinsero pure gli epici posteriori, ossia al Malaterra,
+nel _Rogiero in Sicilia_ l’eroe normanno perde ogni colorito storico
+e assume carattere convenzionale, e il poema diventa quasi un
+travestimento italiano dell’Eneide.
+
+Eppure questo poema era molto encomiato dai contemporanei: il Reitani
+era ben accetto agli Accademici del l’Arcadia, di cui faceva parte;
+era lodato e accarezzato da papa Clemente XI, dinanzi al quale lesse
+alcune poesie[111]; il suo giudizio era ricercato da letterati insigni
+come Domenico de Angelis[112], e Alessandro Marchetti[113], il famoso
+traduttore di Lucrezio.
+
+Venendo al settecento[114], secolo nel quale il dialetto siciliano
+assurge al più alto splendore di stile e alla più squisita grazia e
+forbitezza d’elocuzione, troviamo un lungo poema in trentatre canti,
+_la Sicilia liberata_, opera di uno dei maggiori poeti vernacoli
+siciliani, degno di esser posto accanto a Giovanni Meli e a Domenico
+Tempio, ossia di Giuseppe Fedele Vitale[115], soprannominato il _cieco
+da Gangi_.
+
+«Di più alto intelletto e di gusto più fine di Domenico Tempio»,
+com’ebbe a dire lo Scinà[116], educato a severi studi classici e
+innamorato di Omero, Vergilio e Ariosto, il Vitale maneggiava la
+materna favella con mirabile abilità, e fu encomiato dall’accademia
+dell’Arcadia e dai più alti ingegni che a quei tempi fiorivano in
+Sicilia.
+
+In questo poema egli non pone a teatro dell’azione un assedio
+importante di qualche città (come abbiamo visto nel poema del Balli e
+in quello del Reitani) intorno al quale si connettono vari episodi,
+ma trasporta i suoi eroi per tutta la Sicilia e per l’Italia e per
+l’Africa; descrive tutte le battaglie e gli scontri parziali che
+avvennero tra musulmani e normanni, dalla presa di Messina a quella di
+Palermo, mescolandovi molte avventure e episodi fantastici; insomma
+più che epico il poema è romanzesco, benchè in esso spesse volte si
+rinvengano i due generi fusi in modo che non li sapresti scernere e
+dividere.
+
+La _Sicilia liberata_ comincia, per così dire, _ab ovo_, e narra
+l’origine dei principi normanni, la nascita di Tancredi, dei suoi
+cinque fratelli e le loro imprese, finchè Ruggiero viene in Sicilia
+con i due valorosi nipoti Serlone e Tancredi e col fratello Roberto
+Guiscardo.
+
+Ruggiero vuole vendicare il genero Ugone di Circea, che era stato
+ucciso in un agguato[117] dai saraceni siracusani, raduna un forte
+esercito per assediare Siracusa e con trenta galere scioglie le vele da
+Messina.
+
+Ma l’inferno affila le armi contro i Cristiani, e il diavolo Astarotte
+entra nell’abisso infernale per volgere le ire dei démoni contro i
+normanni.
+
+Il poeta ci fa poi assistere all’assedio di Siracusa, ad una tempesta
+suscitata contro la flotta normanna dalle furie infernali e acquetata
+da un angelo[118], alla battaglia di Cerami ove Dio manda dal cielo
+un alato genio che scaccia gli spiriti infernali; poi ancora ad altri
+assedi e battaglie tra le quali sono mescolate le solite avventure
+romanzesche di guerrieri che corrono dietro alle loro belle e che
+s’azzuffano per esse, di lamenti d’innamorati divisi, di _agnizioni_,
+di bellissime maghe che distraggono con i loro vezzi i più valorosi
+campioni dall’esercito cristiano.
+
+Dopo l’assedio di Palermo, le cui porte sono aperte di nottetempo da un
+normanno entrato nascostamente in città, il poema si chiude con quattro
+festevoli matrimoni.
+
+Il Vitale scrisse il poema mentr’era cieco, e non potè limarlo come
+sarebbe stato conveniente, perchè fu assalito da perturbazioni di
+cervello, e morì in verde età. A ciò si devono attribuire le continue
+ripetizioni, le frequenti locuzioni italiane che si riscontrano nella
+_Sicilia liberata_.
+
+Del resto _il cieco da Gangi_, quantunque si mostri buon conoscitore
+dell’Ariosto e del Tasso, non cade in pedissequa imitazione; ricorda
+fatti mitologici ad ogni canto; così un eroe normanno maneggia l’asta
+di Ulisse e di questo il Vitali narra lo sbarco in Sicilia e le
+avventure con Polifemo[119], così abbiamo il fatto lacrimevole di
+Alfeo e di Aretusa[120], Proserpina rapita da Plutone[121]; descrive
+mirabilmente i fenomeni naturali, come il fenomeno della fata
+Morgana[122] e l’eruzione dell’Etna[123], ed è davvero insuperabile,
+com’ebbe a notare lo Scinà,[124] nelle dipinture di battaglie navali.
+
+Tuttavia, benchè nei suoi versi si trovi un notevole progresso riguardo
+ai poemi secentistici del Balli, del Morabito e del Reitani, pure la
+_Sicilia liberata_ non è certamente modello di poesia epica, che in
+essa troppo si rivela l’influenza arcadica dei tempi. Il poeta si
+ferma con compiacenza sugl’idilli amorosi campestri, sulle narrazioni
+mitologiche, canti interi sono occupati da lamenti di amanti divisi
+e benchè il verso sia scorrevole, pure le ottave si succedono
+languidamente, senza mai assurgere a robustezza e vigorìa.
+
+Anche Giovanni Meli pensò a verseggiare la conquista normanna; e
+difatti nel ms. Qq. D. 3. della Biblioteca Comunale di Palermo, che
+contiene gli autografi di varie prose e poesie dello stesso, trovasi
+il piano dei primi sette canti di un poema che avrebbe dovuto cantare
+l’assedio al castello di Solunto dopo la conquista di Palermo.
+
+Ma da tale piano poco si può desumere intorno al modo col quale
+l’originale poeta siciliano voleva condurre il poema. Da tre
+versi che finiscono il piano del canto quarto e che contengono la
+risposta dell’oracolo ai Saraceni, si può dedurre che il poema,
+negl’intendimenti del Meli, dovesse essere scritto in vernacolo. Sembra
+pure che dovessero abbondare le avventure romanzesche, e che il poema
+dovesse avere piuttosto un fine satirico, se non semplicemente comico,
+come il _Don Chisciotte e Sancio Panza_[125] dello stesso autore.
+
+È davvero un peccato che il poeta palermitano non abbia potuto o
+voluto scrivere il poema! Chi sa quali sorprese, quale arguzia, quanto
+buonumore avrebbe fatto scintillare, e come avrebbe rinverdito il
+soggetto malamente trattato dai suoi predecessori?
+
+
+
+
+CAPITOLO IV.
+
+L’EPOPEA NORMANNA NEL SECOLO XIX; FONTI E CARATTERI ESSENZIALI.
+
+
+Chi volgesse il pensiero all’evoluzione della civiltà in Sicilia,
+dalla cultura greca splendida d’arte e di poesia e di speculazioni
+filosofiche, dalle colonie fenicie che aprirono i varchi del commercio
+con l’industre Oriente, di cui apportarono il sapere luminoso,
+all’epoca normanna e sveva, ricca di monumenti, di costituzioni
+giuridiche e di poeti; chi, rievocando i fantasmi di Empedocle, di
+Stesicoro, di Timoleonte, dei due Ruggieri, di Federico II, ricordasse
+le glorie della bella Trinacria, granaio di Roma per lungo lasso di
+tempo, esempio di riscosse contro aborrite tirannidi, comprenderebbe
+facilmente come nella poesia nazionale del secolo XIX penetrasse
+potente l’influsso dell’elemento storico[126].
+
+Mentre era tutto un fiorire di canti patriottici, nei quali più che
+ad unirsi alle altre sparse membra d’Italia si pensava di formare
+della Sicilia un regno a parte, si notava pure un risveglio di poemi
+nazionali, nei quali, invece di vibrare il sentimento italiano
+d’indipendenza, risonava la nota regionale siciliana.
+
+Era il tempo nel quale Giuseppe Alessi scriveva il _Timoleonte_,
+Domenico Castorina la _Cartagine distrutta_ e il _Napoleone a Mosca_,
+Costantino Costantini il _Vespro Siciliano_, e s’approssimava l’ora
+nella quale Vincenzo Navarro avrebbe composto su Garibaldi un grosso
+poema di cinquanta canti.
+
+E la nota patriottica servì pure a rinverdire l’albero ornai sfiorito
+dell’epopea normanna, poichè questa fu cantata nella prima metà
+dell’ottocento da Giuseppe Ortega, da Benedetto Spataro, da Antonino
+Manciaracina e da Lionardo Vigo.
+
+Su di essi eccelle di gran lunga il Vigo col _Ruggiero_[127]. Pieno dei
+gloriosi ricordi dell’epoca normanna, coll’animo intento a illustrare
+ed esumare dall’oblìo le care memorie patrie, innamorato delle bellezze
+sicule e appassionato per tutto ciò che sapeva di regionalismo
+siciliano, Lionardo Vigo volle fare rifiorire l’epopea tentando di
+riscuotere gli animi dei siciliani e di volgere i loro sguardi alle
+glorie antiche e imperiture dell’isola, ai tempi nei quali la Sicilia
+sotto il dominio normanno e svevo era assurta ad un alto grado di
+splendore, di civiltà e di possanza, rievocando le immagini gloriose di
+Archimede, di Timoleonte, di Ruggiero I, di Federico II, di Giovanni da
+Procida, che ricordò nel poema e cantò in liriche preposte ai singoli
+canti[128].
+
+E nella venuta dei Normanni e in Ruggiero il Vigo raffigurò
+l’indipendenza dell’isola, nei musulmani volle rappresentare i
+napoletani, e nella proclamazione del conte a monarca volle rievocare
+la proclamazione della costituzione autonoma siciliana.
+
+Il poeta acese cominciò il _Ruggiero_ nel 1828, e vi lavorò attivamente
+durante il periodo di dodici anni; nel 1829, come scriveva a Giovan
+Battista Niccolini, aveva già «disteso in prosa il piano dell’intero
+poema e verseggiato il canto primo[129]»; nel 1840 aveva terminata
+l’opera. Nel 1848 egli s’era deciso a pubblicare il poema, e
+fors’anche, come dice nella prefazione, il _Ruggiero_ sarebbe stato
+allora l’epopea dei tempi, ma ben presto, schiacciata l’insurrezione
+dalle milizie borboniche e trascorso il momento opportuno, non ebbe
+più quell’attualità, che forma tanta parto della fortuna d’un libro.
+Pubblicata nel 1865[130], la sua opera, accolta con indifferenza, ben
+presto fu dimenticata.
+
+Il P. comincia _ex abrupto_ con la descrizione della battaglia di
+Cerami[131], cui seguono molte battaglie e asadi ai quali, per
+abbellire la materia, sono intessuti vari episodi[132]. Gli dei
+infernali muovono dalle loro tenebrose abitazioni contro i normanni;
+Satana aduna il concilio infernale[133] e manda fuori la Peste[134],
+il Tradimento[135], il diavolo Asterotte e una legione di demoni in
+soccorso dei saraceni. Ruggiero ha poi una visione in cui vede il
+paradiso[136], e l’angelo Uriele che libera dai demoni l’esercito
+normanno.
+
+Segue la presa di Siracusa, la morte eroica di Serlone[137], la presa
+di Catania, la sconfitta navale dell’emiro Benametto[138], la battaglia
+di Misilmeri con l’apparizione di S. Giorgio[139] e infine l’entrata
+vittoriosa dei normanni nella capitale dell’isola, e la proclamazione
+di Ruggiero a _monarca_ di Sicilia.
+
+Del concetto autonomico del _Ruggiero_ ha già lodevolmente parlato
+Luigi Capuana[140] e delle fonti s’è intrattenuto il Russo; io mi
+limiterò a qualche osservazione.
+
+Il Vigo aveva intenzione di mandare alle stampe col _Ruggiero_ anche
+un’analisi dei poemi sullo stesso argomento che lo precedettero; poi
+ne smise l’idea, forse per la grande difficoltà di poter rintracciare
+i suoi precursori. Dei quali, a sua testimonianza[141], conosceva
+il Munebria, il Morabito, il Reitani, il Vitale, il Manciaracina e
+lo Spataro; quindi non aveva notizie nè del Balli, nè del Sorba, nè
+dell’Ortega, nè del tentativo del Meli.
+
+Ma anche di quei precursori che gli erano noti, non di tutti potè avere
+contezza. Così del Munebria e del Morabito, che restarono inediti
+eccetto qualche brano, così del Manciaracina e dello Spataro, i cui
+poemi non furono pubblicati e di cui cercava avere contezza[142].
+Quindi impropriamente il Grassi Bertazzi[143] chiama i suddetti poemi
+fonti del _Ruggiero_, poichè, ad eccezione del Reitani e del Vitale,
+dai quali il Vigo prese alcuni episodi e ispirazioni, gli altri poeti
+dell’epopea normanna non sono che suoi precursori.
+
+Si è notato che nel Vigo l’amore per la Sicilia giunge al parossismo;
+egli non può assolutamente comprendere una unione dell’isola col
+continente, specialmente cogli odiati napoletani; egli distingue i
+siciliani dagl’italiani[144], e se qua e là incontriamo accenni al
+futuro risorgimento italico, possiamo esser sicuri che sono aggiunte
+posteriori al 1860, come quando alludendo manifestamente a Vittorio
+Emanuele II dice che «un possente» farà ritornare Italia una (c. XI,
+st. 37), quando impreca contro coloro che la vorrebbero scissa (c.
+XIII, st. 24) e che sorga innanzi agli stranieri unificata di nome
+e di bandiera (c. XIII, st. 25), quando, colle profezie dell’angelo
+Uriele, accenna al risorgimento italiano (c. XV, st. 11 e sgg.) e
+all’unificazione d’Italia sotto casa Savoia (c. X, st. 37).
+
+Il _Ruggiero_ ci si presenta più come testimonianza dello spirito dei
+tempi, in cui fu scritto, più come monumento archeologico, che come
+vera e propria fantasia epica; nel _Ruggiero_, in conclusione, manca
+la vita, che è tutto. Del resto il Vigo stesso dovette comprendere,
+quantunque lo negasse, che il suo libro era un anacronismo, poichè
+afferma nella prefazione: «oggi o non avrei dettato: il _Ruggiero_ o
+l’avrei architettato in modo diverso da quello che è».
+
+Degli altri poemi del secolo XIX che cantarono la conquista normanna,
+non ho potuto raccogliere, nonostante le mie lunghe e pazienti
+ricerche, che notizie monche e indirette.
+
+Il Narbone[145] ci fa conoscere tre poemi, che, per sua affermazione,
+hanno lo stesso soggetto del _Ruggiero_ del Vigo. Così il «_Val di
+Girgenti conservato_, canti due di Giuseppe Ortega» stampato a Girgenti
+nel 1829[146], che mi è stato inaccessibile, come pure un poema,
+rimasto inedito, del barone Benedetto Spataro da Scicli[147] del quale
+il Narbone non ci dà il titolo.
+
+Invece della _Sicilia liberata_ del notaio Antonino Manciaracina
+di Sambuca ho potuto raccogliere qualche notizia nel voluminoso
+epistolario in gran parte inedito di Lionardo Vigo[148]. Il quale, come
+ho già detto, avendo ricevuto notizia del poema da Vincenzo Navarro di
+Ribera[149], aveva curiosità di conoscerne l’orditura e parecchie volte
+scrisse al Navarro su tal proposito; questi gli rispose esponendogli il
+nono canto[150], che il Manciaracina insospettito a stento gli aveva
+fatto udire. Dopo la morte del notaio il manoscritto del poema passò in
+mano del Navarro[151], che si diede a ripulirlo.
+
+Ma l’opera del Manciaracina non doveva essere un capolavoro, se ne
+leggiamo la protasi conservataci in un manoscritto del Vigo[152], e
+quel che ne dice il rifacitore in una lettera del 4 ottobre ’55: «il
+poema del Manciaracina è un miracolo come non mi abbia fatto impazzire;
+è tutto strambotti, ed io ne ho rabberciato sei canti, e sa dio
+come![153]».
+
+All’epopea del ciclo normanno si potrebbero anche ascrivere due canti
+di G. Battista Castiglia, che nel 1835 era professore di eloquenza
+latina all’università di Palermo[154].
+
+Nello _scudo di Ruggiero_ il P. ci mette dinanzi una bellissima
+donna dal viso splendidissimo, che è la religione, la quale incita
+Ruggiero, che stava solo e pensieroso sul lido di Reggio, a liberare
+la Sicilia dal «sozzo saraceno» e gli dà uno scudo impenetrabile in
+cui sono effigiate le sue future imprese. Nella _spada di Ruggiero_
+Vulcano dà al conte la spada del gran Timoleonte. Sono esercitazioni
+accademiche, ove è notevole solo l’intento patriottico della poesia e
+l’elemento religioso di cui sono infarciti i due canti, il quale, nella
+poesia nazionale mirante al riacquisto della indipendenza isolana, si
+congiunse all’elemento storico[155].
+
+Così l’elemento religioso si rivela pure nell’inno sacro «_A Santa
+Rosalia_» di Terenzio Mamiani[156], che fa nascere la vergine
+palermitana ai tempi del conte Ruggiero, con evidente anacronismo, e ci
+narra leggiadramente la conquista normanna.
+
+Se l’epica ci diede per la tradizione poetica dell’avventuroso periodo
+della conquista normanna i frutti migliori e più abbondanti, nelle
+altre forme letterarie possiamo rintracciarne alcuni altri, i quali ci
+mostrano sempre più l’importanza e la diffusione del ciclo normanno
+nella letteratura siciliana. Sono quattro drammi, una novella e un
+romanzo, a tacere degli accenni che potrebbero notarsi in altri
+componimenti, ed essi toccherò di volo, sia perchè di poca importanza
+letteraria, sia perchè alcuni come la novella e il romanzo, essendo
+scritti in prosa, escono dall’ambito della mia ricerca.
+
+Nella biblioteca Ventimilliana di Catania trovasi un manoscritto del
+secolo XVII che contiene un dramma in latino intitolato «_Rogerius
+sive Panormus liberata_»[157]. L’autore non è menzionato, ma sembra
+che sia stato qualche prete secentista del Collegio dei gesuiti di
+Palermo, e che abbia composto questo dramma in occasione di una
+solenne distribuzione di premi. I versi sono corretti, e alcuni brani
+non mancano di una certa bellezza; i personaggi sono più di venti e
+taluni anche allegorici. E’ comandante dell’esercito cristiano il
+conte Ruggiero, dei Saraceni l’emiro Belcamero, che ha per generali
+Camuto e Breno. Vi sono ancora Ismeno o Vafrio, maghi saraceni,
+Nicodemo _episcopus panormitanus_; gli altri personaggi hanno per lo
+più nomi tratti da commedie classiche: c’è un Cassius, un Parthenus,
+un Hermogenes, un Callistus. L’azione però è meschinissima: l’emiro
+Belcamero non vuole aprire le porte di Palermo all’esercito normanno,
+poi alfine acconsente e il vescovo Nicodemo va a chiedere buoni patti
+a Ruggiero. Come si vede il dramma, ad eccezione dell’ultima parte
+attinta al Malaterra[158], o più probabilmente al Fazello, ha poco
+fondamento storico, poichè Palermo fu presa d’assalto.
+
+Mentre nell’adespoto manoscritto del _Rogerius_, l’elemento religioso,
+che è quello che informa tutte queste produzioni, non entra che per
+decantare la fede cristiana, in due altri componimenti drammatici, mira
+alla glorificazione di santi locali, fenomeno che più largamente si
+esplicò, come vedremo, nella tradizione popolare di leggende religiose.
+
+Nei _Trionfi della Gran Protomartire Catanese S. Agata Liberatrice
+della Patria e del Conte Ruggiero_, sacra rappresentazione di G. B.
+Guarneri[159], Ruggiero con l’aiuto di Roberto e Bettumeno prende
+Catania, fonda la cattedrale ed assiste alla rappresentazione del
+martirio di S. Agata che viene esposto nella forma tradizionale
+leggendaria comune a tante altre sacre rappresentazioni sulla martire
+catanese.
+
+Nella _Disfatta dei Saraceni — Oratorio_[160] di anonimo il popolo
+siciliano è festante per una vittoria del conte Ruggiero sull’«empio
+Kulmar», comandante dei saraceni e il duce normanno recita un inno
+di ringraziamento a S. Maria dei Gulfi. I personaggi sono Ruggiero,
+Tancredi, Simone, Ottavio sacerdote e il Coro.
+
+Ricordiamo inoltre «_Gli Arabi in Messina_», dramma in prosa di
+Vincenzo Pinzarrone[161], in cui l’azione si fonda sulla presa di
+Messina per il conte Ruggiero nel 1060.
+
+Al principato di Mileto di Ruggiero in Calabria si riferisce
+una novella secentistica intitolata «_Il Conte Roggero sovrano
+della Calabria Ulteriore_»[162], stampata in Venezia nel 1686,
+la quale sembra una traduzione dal francese da quel che risulta
+dall’_Imprimatur_[163]. In essa strane avventure romanzesche sono
+mescolate a leggende tratte dalle cronache. Ruggiero salva dalle fiamme
+una monaca bellissima di nome Marianna, che era stata costretta dai
+parenti a prendere il velo per causa dei suoi averi, e la sposa. Poi
+il conte, preso dall’ambizione, s’ingolfa in guerre disastrose, va
+con Goffredo Buglione crociato in Palestina, e muore carico di catene
+col figlio Tancredi prigioniero dei musulmani. La fonte della novella
+è Orderico Vitale[164], nel quale però l’avventura con la monaca è
+attribuita a Roberto Guiscardo.
+
+Infine ricordiamo la _Sicilia all’undecimo secolo_ di Giovanni Leni
+Spadafora, romanzo storico stampato nel 1878[165], che si riferisce ad
+un periodo un po’ posteriore alla venuta dei normanni in Sicilia.
+
+Chiediamo venia al lettore se abbiamo esaminato, benchè avessimo
+cercato di ottenere la massima stringatezza nell’esposizione, tanti
+poemi e drammi e novelle, dei quali ben pochi meritano la pena di
+essere studiati. Gli è che solo dall’analisi di essi potremo avere
+un’idea chiara e esatta di questa tarda formazione letteraria
+dell’epopea normanna. La quale dal seicento al secolo XIX non è
+altro che un soggetto _poemizzabile_, che vien trattato a guisa di
+esercitazione accademica.
+
+Ad ogni modo possono essere notati alcuni elementi caratteristici, i
+quali specialmente provengono dall’essere stati composti sopra un unico
+soggetto da autori che attingevano la materia storica delle poetiche
+narrazioni alla medesima fonte e che erano tutti siciliani e perciò
+intenti, per quell’amore delle cose riguardanti il paese ove si è nati,
+cresciuti e educati, a illustrare le sicule glorie.
+
+Poco si può osservare riguardo alla tela generale dei poemi, chè essa
+il più delle volte è servilmente imitata da quella della Gerusalemme
+liberata specialmente nei poemi secentistici.
+
+Il poeta concentra quasi sempre l’azione principale attorno ad una
+città, sia Palermo, Messina, Catania, Trapani o Girgenti la quale è
+pure sua terra natale. I musulmani sono assediati in essa dai cristiani
+guidati dal conte Ruggiero, al quale talvolta si aggiunge Roberto
+Guiscardo.
+
+Si sottraggono al comune contagio i poemi del Vitali e del Vigo.
+
+Nella _Sicilia liberata_ non abbiamo azione principale, ma invece una
+serie di battaglie e di avventure romanzesche che ricordano situazioni
+del Boiardo e dell’Ariosto; nel _Ruggiero_ troviamo pure battaglie che
+si succedono l’una all’altra, descritte storicamente, senza che alcuna
+sia decisiva.
+
+L’eroe principale è sempre Ruggiero, egli compie prodigi di valore
+sovrumano, dei quali del resto si trovano i germi nel suo apologista
+Malaterra, ma talvolta la sua figura diviene fredda e convenzionale,
+quasi un _pius Aeneas,_ mentre spicca di più uno dei nipoti, Serlone,
+Boemondo o Tancredi.
+
+Ma le particolarità del ciclo epico normanno, sono come abbiamo già
+detto, quelle che si riferiscono alla Sicilia.
+
+Quindi se in essa epopea corrono spesse fiate le solite descrizioni
+dell’inferno[166] (Balli, c. XXI, st. 1-170; Reitani, c. III, st.
+6-38; Vitali, c. III, st. 3-17; Vigo, c. IX. st. 1-26), gli è perchè
+l’entrata dell’abisso infernale è ordinariamente il cratere dell’Etna
+(Vitali, c. III, st. 18: Vigo, c. IX, st. 26)[167] e dell’Etna abbiamo
+descrizioni specialmente in istato d’eruzione, le quali quasi sempre
+sono imitate dal gran modello vergiliano[168] (Balli, c. XXI. st. 1;
+Reitani, lib. II, st. 40-41; Vitali, c. XVI, st. 97: Vigo, c. IX, st.
+27-37 e c. XVII st. 28-30).
+
+Quindi spesse volte ricorreranno pure le avventure di Ulisse e Polifemo
+narrate distesamente nel Reitani Spatafora (lib. IX, st. 26-47 e lib.
+XIII), mentre nel Vitali sono appena accennate (c. XIV, st 21-41)[169],
+la descrizione del fenomeno della fata Morgana che è scientificamente
+spiegato nel Vitali (c. I, st. 90-117; c. XVI, st. 61-66) e nel Vigo
+(c. XV, st. 18-23), mentre nel Reitani diventa una specie di Sibilla
+Cumana[170].
+
+Ma più importante è il fatto già più volte avvertito che la fonte
+principale dalla quale i poemi epici del ciclo normanno attinsero
+la materia, sia storica, sia leggendaria della loro narrazione è
+l’_Historia sicula_ del Malaterra.
+
+È inutile che mi trattenga a mostrare che la tessitura generale dei
+poemi è modellata secondo la suddetta cronaca; ciò diventa subito
+manifesto ad un semplice confronto tra il breve sunto che ne abbiamo
+dato e il Malaterra.
+
+M’intratterrò piuttosto di alcuni episodi che ci mostreranno come i
+poeti dell’epopea normanna attingano, anche nelle particolarità, ad
+essa fonte.
+
+Il Vigo ci rappresenta una giovinetta cristiana, la quale, fuggendo i
+saraceni, cade rifinita dalla stanchezza, nè può più rialzarsi. Allora
+l’amante che l’accompagnava la uccide per non farla cadere in preda
+ai nemici, e poi si trafigge con la spada, cadendo esanime vicino
+l’amata[171].
+
+Nel Vitali abbiamo un episodio identico. Solamente, invece di
+essere una giovinetta cristiana uccisa dall’amante, è una donzella
+saracena uccisa dal padre, il quale non muore, ma vuole vivere per
+vendicarsi[172].
+
+Gli è certo che il Vigo ebbe presente il Vitali nel suo episodio, ma
+si potrebbe affermare con eguale certezza che pose mente al passo del
+Malaterra[173] ch’era la fonte del Vitale. In esso si narra che dopo la
+presa di Messina per parte dei Normanni, un giovane saraceno dei più
+nobili, uccise la sorella che non aveva più forze per fuggire, affinchè
+non cadesse in mano ai nemici.
+
+Così l’episodio del brettone Evisando che salva la vita al conte
+Ruggiero in Taormina, narrato dal Malaterra in rozzi versi latini[174],
+fu imitato dal Vitali[175] col nome mutato in Evisardo e dal Vigo che
+fa succedere il fatto alla battaglia navale di Siracusa[176].
+
+Il Vitali e il Vigo[177], descrivendo la battaglia di Misilmeri,
+narrano che i Normanni appesero al collo delle colombe che gli Arabi
+avevano portato in Misilmeri per annunziare a Palermo la sconfitta dei
+Normanni biglietti ov’era scritta notizia della vittoria dei cristiani.
+
+L’episodio è preso dal Malaterra (lib. II, cap. 42). ove «columbae
+Panormi suos victos nuntiant».
+
+La morte di Serlone per tradimento di Brachino nel Balli (c. XVIII, st.
+74 sgg.), di Ibraimo nel Vitali (c. XXV, st. 57 sgg.), di Braclemo nel
+Vigo (c. XII, st. 50-73) hanno per fonte comune l’uccisione di Serlone
+per mano di Brahen nel Malaterra (lib. II, cap. XLVI).
+
+Anche il Reitani Spatafora, che meno d’ogni altro attinge alla
+materia storica per il suo poema, ci narra[178] che, andando il
+conte Ruggiero con un’armata navale ad oppugnare Messina, cominciò
+a scatenarsi una grave tempesta che si sedò solo quando il Genio di
+quelle acque tranquillò il mare. Or è certo che il Reitani ebbe mente
+all’Eneide[179], ma verosimilmente prese pure visione del cap. VI lib.
+II del Malaterra, ove si narra che quando il conte Ruggiero navigava
+verso Messina, ebbe a soffrire una tempesta che fu sedata da S.
+Antonio, al quale aveva consacrata la preda che avrebbe fatta.
+
+Tuttavia qui ci si affaccia una questione. I cantori dell’epopea
+normanna attinsero direttamente all’_Historia sicula,_ oppure a
+compilazioni storiche tardive, che trassero la narrazione del periodo
+della conquista normanna dal Malaterra, come la storia di Sicilia di
+Tommaso Fazello[180]?
+
+Il Malaterra, come ognuno sa, fu stampato la prima volta dal Surita in
+Spagna nel 1578[181], la seconda dal Caruso nel 1723 nella sua nota
+e divulgata _Biblioteca Historica Regni Siciliae._ Ora è naturale
+supporre che, data la difficoltà di procurarsi la prima e abbastanza
+rara edizione, i poeti del ciclo normanno sino al secolo XVIII
+attingessero la materia dei loro canti alla divulgatissima storia
+del Fazello, mentre nel secolo XIX, in cui la cultura cominciò ad
+estendersi largamente, preferirono di attingere al Malaterra, come
+Lionardo Vigo che introdusse nel suo poema il cronista benedettino come
+personaggio, dandogli la figura di un Pier l’eremita. Comunque gli è
+certo che, o direttamente o indirettamente, la sola fonte storica del
+ciclo epico normanno fu la cronaca del monaco benedettino.
+
+
+
+
+CAPITOLO V.
+
+LEGGENDE RELIGIOSE E POESIA POPOLARE.
+
+
+Mentre nell’alta Italia le memorie municipali sono le più parte
+favolose, in Sicilia la cultura della storia locale e le ricerche
+pazienti degli eruditi dal quattrocento ai giorni nostri si può dire
+che abbiano tolto la scarsa platina leggendaria che si era formata.
+E noi appunto andremo raccogliendo queste poche reliquie locali,
+informate quasi sempre a sentimento religioso.
+
+Le leggende sulle feste popolari religiose di Sicilia che
+affermano, per dirla con un dotto folklorista[182], «la esistenza
+e la localizzazione in Sicilia d’un ciclo arabo-normanno, perchè
+si riferiscono a quell’epoca gloriosa», possono ascriversi a tre
+categorie: ad una prima quelle riguardanti S. Giorgio; ad una
+seconda quelle relative all’intervento della Madonna nelle battaglie
+arabo-normanne; ad una terza ascriveremo quelle memorie e leggende
+locali estranee a S. Giorgio e alla Madonna.
+
+Un fatto al quale più volte abbiamo accennato, è l’apparizione di S.
+Giorgio alla battaglia di Cerami, descritta dal Malaterra, dall’Anonimo
+Vaticano e da Simone da Lentini[183], e che poi diventò episodio
+caratteristico dei poemi del cielo normanno.
+
+Mentre durava feroce la battaglia di Cerami e la vittoria da un pezzo
+indecisa stava già per voltarsi a favore dei musulmani più numerosi, a
+un tratto apparve un cavaliere splendidissimo, dalle armi scintillanti,
+su un cavallo bianco, agitando un bianco vessillo, sulla cui cima
+risplendeva fulgida la croce, e che, come se uscisse dalle schiere dei
+cristiani, irrompeva ov’erano più fitte le orde nemiche. I normanni,
+credendo che il cavaliere fosse il glorioso S. Giorgio, ripresero
+ardire e si scagliarono di nuovo contro i saraceni; Ruggiero con
+un colpo di lancia passò da parte a parte il capitano musulmano, e
+l’esercito infedele si disperse come nuvola dissipata dal vento[184].
+
+Il Muratori[185], il Di Blasi[186] e l’Amari[187] credono che tale
+fatto sia una mera fioritura retorica del Malaterra. Il Palmeri[188]
+dice che i soldati normanni entusiasmati dal sentimento religioso
+poterono facilmente scambiare Ruggiero per S. Giorgio e ciò bastò per
+renderli invincibili; ma più probabilmente sarà stata allucinazione
+dei combattenti, allo stesso modo che apparizioni consimili appaiono
+frequentemente nelle guerre dei Crociati[189], allo stesso modo che
+bastò nella battaglia di Legnano ch’uno dicesse di aver veduto bianche
+colombe svolazzare attorno all’asta del carroccio a far sì che tutti vi
+credessero e diventassero invincibili[190].
+
+Tale leggenda si è perpetuata sino al giorno d’oggi. Si narra dal
+popolo di Cerami come tradizione antichissima che il Conte Ruggiero
+nella famosa battaglia che ebbe con i Saraceni nei pressi del paese,
+all’avvicinarsi dell’esercito nemico fece cantare il Vangelo in quella
+contrada che ancora oggi è chiamata _Evangelio_, quindi si trincerò
+in una contrada, che ora è denominata _Ruggieri_, situandosi dinanzi
+al campo di _Canciri_, capo dell’esercito saraceno, che era posto non
+lontano da quella fontana che d’allora in poi prese il nome di Canciri.
+Venuti i due eserciti alle mani, le milizie cristiane, inferiori di
+numero, s’andavano lentamente ritirando verso le colline, chiamate
+ora dell’Annunziata e Pizzuta, per potersi difendere in luogo più
+vantaggioso. Il conte Ruggiero volse allora fervorose preghiere verso
+S. Michele e S. Giorgio, suoi protettori e i due santi comparvero
+subito ad incoraggiare l’esercito normanno. I cristiani, rinvigoriti
+alla vista di quella meravigliosa apparizione, si slanciarono con
+raddoppiato ardore contro i nemici, che in un baleno furono sconfitti,
+lasciando sul campo tutto il loro bagaglio e una quantità di cadaveri
+così grande che il luogo di quella sanguinosa battaglia prese il nome
+di _milione_. In memoria di tale fatto furono erette le chiese di S.
+Michele e S. Giorgio ancora esistenti[191].
+
+È notevole pure la tradizione che si ha a Modica intorno l’origine
+della chiesa di S. Giorgio, cattedrale della città. È leggenda ch’essa
+sia stata costruita nel III secolo dell’era volgare e che avesse
+il nome di S. Croce. Ma quando il conte Ruggiero liberò Modica dai
+saraceni, per riconoscenza al santo, il quale era comparso in suo
+favore in una battaglia del 1090, mutò in S. Giorgio il primitivo nome
+della chiesa[192].
+
+Un’altra leggenda sopra S. Giorgio somigliante a quella di Cerami e
+alla tradizione modicana ci è stata tramandata da Vincenzo Auria[193].
+Il re Ruggiero veniva per mare a Cefalù, quando fu colto da una grave
+tempesta che lo mise in pericolo di vita. In tale frangente si rivolse
+fiducioso al suo protettore S. Giorgio, e questi subito gli apparve e
+sedò le onde del mare. Arrivato a Cefalù, il re fece erigere un tempio,
+che volle dedicare al santo liberatore[194].
+
+Noto infine che la festa di S. Giorgio e S. Giovanni Battista nelle due
+Raguse è, secondo il Pitrè[195], di origine normanna, e che la chiesa
+di S. Agata, cattedrale di Catania, fondata dal conte Ruggiero, era
+dedicata prima a S. Giorgio.
+
+Le leggende suesposte hanno, come chiaramente si vede, molti punti di
+attinenza tra di loro: apparizione di S. Giorgio al conte Ruggiero
+(nella leggenda cefalutana al re Ruggiero), salvamento di questo da un
+grave pericolo e fondazione di una chiesa dedicata al santo.
+
+Si affaccia ora naturale la domanda: può la leggenda della cronaca del
+Malaterra avere influito sulla formazione di queste? Prescindendo dal
+fatto che la pretesa apparizione avvenne, secondo il Malaterra, solo
+a Cerami e non in altre battaglie arabo-normanne, non è naturale che
+le leggende e le feste popolari abbiano origine dai cronisti, ma da un
+fatto creduto reale, perpetuatosi nell’immaginazione popolare.
+
+È più probabile l’opinione che alla battaglia di Cerami i Normanni
+avessero fede nell’apparizione di un bianco cavaliere (nulla vieta il
+credere che tra i guerrieri normanni ce ne fosse uno vestito di bianco)
+identificato da loro con S. Giorgio, e che tale fatto, ingrandito
+dalla superstizione di quei tempi, facesse germogliare molte altre
+leggende delle quali alcune sono pervenute sino a noi, sia tali come si
+formarono, sia trasformate e modificate dal tempo, ma nelle quali si
+può sempre riconoscere la parentela e la medesima origine.
+
+E ciò vedremo meglio in altre tradizioni siciliane religiose d’origine
+normanna.
+
+Tra le feste popolari religiose di Sicilia che si fondano su leggende
+riferentesi all’intervento della Madonna nelle battaglie tra saraceni e
+normanni, prima per ordine d’importanza è la festa della Madonna delle
+Milizie in Scicli[196].
+
+La tradizione popolare vuole che in un venerdì di marzo del 1091 in
+una battaglia tra sciclitani e musulmani comparisse per preghiera
+dei cristiani una donna bellissima vestita di bianco su un candido
+destriero con una spada fiammeggiante in mano e circonfusa da una
+candida nuvoletta. Era la Madonna che veniva in soccorso ai suoi
+fedeli con un esercito normanno, capitanato dal conte Ruggiero[197].
+I Saraceni, sbigottiti dall’apparizione e dall’inopinata venuta
+del duce normanno, furono sconfitti in un baleno; e in ricordo di
+tale meravigliosa comparsa Ruggiero fece innalzare un tempio e gli
+Sciclitani ogni anno commemorano il miracolo con una finta battaglia.
+
+Una leggenda somigliante si racconta a Canicattì a proposito della
+festa della Madonna, che si solennizza ogni anno la Domenica in Albis.
+L’istituzione di questa festa, secondo la tradizione, rimonta a
+Ruggiero il Normanno per ricordo dell’apparizione della Vergine in una
+battaglia contro i saraceni e della vittoria che conseguì il conte su
+di essi; e, dice il Di Martino credesi[198]. «che abbia fatto scolpire
+una statua della Madonna nell’atteggiamento che gli apparve e ch’io ho
+visto nella chiesa maggiore di Ravanusa»[199]. È degno di nota nella
+processione della festa che i frati che accompagnano la statua della
+Madonna portano alabarde foggiate all’antica; e eran quelle, almeno
+per ciò che me ne han detto, tolte dal conte Ruggiero agli arabi che
+signoreggiavan quì».
+
+Altri ricordi ci danno testimonianza che la leggenda dell’intromissione
+della Madonna nelle battaglie arabo-normanne è diffusa in tutta la
+Sicilia.
+
+Il padre Ottavio Caietani ci racconta una leggenda a proposito
+della cosidetta Porta della Vittoria per la quale Ruggiero sarebbe
+entrato in Palermo[200]. È fama che la Vergine spiegando un vessillo
+mostrasse al conte la porta per la quale poteva entrare in città, e per
+commemorare tale miracolo fosse stata dipinta sulla porta la Madonna
+portante una bandiera con un’iscrizione latina. Oggidì, a testimonianza
+dell’Amari[201], si vedono ancora in quel luogo gli avanzi di una
+porta e «una Madonna col Bambino e una bandiera, immagine ritoccata o
+ridipinta, il cui stile par non possa riferirsi all’XI secolo».
+
+Di poi, mentre lo stesso Ruggiero assediava una fortezza situata su un
+colle chiamato ancora Sarraceno, le milizie normanne furono prese da
+grandissima sete. Il conte volse preghiere alla Vergine, e di nuovo
+questa si mostrò al supplicante e aprì una scaturigine d’acqua viva
+preannunciandogli la vittoria sui nemici. In quel luogo Ruggiero fondò
+un tempio alla Madonna.
+
+E afferma il Caietani di aver visto una delle monete che furono coniate
+in questa circostanza, avente da una parte Ruggiero a cavallo «humero
+gestans pendulum ex hasta vexillum» e dall’altra la Madonna con il
+bambino involto in fasce.[202]
+
+È uso a Messina il 15 agosto (festa dell’Assunta) di portare in giro
+un cammello, un gigante, una gigantessa e una bara. Il cammello, a
+testimonianza del Mongitore, è condotto per le strade «in memoria del
+Conte Ruggiero che scacciando i Saracini da Messina entrò trionfante
+in città sopra un camelo[203]». Tale festa è davvero tipica del genere
+per quella strana mescolanza di ricordi sia dell’epoca gloriosa dei
+normanni, sia di colossi dell’antichità d’origine probabilmente mitica,
+e il Pitrè la giudica «in ordine a folklore la prima di tutta la
+Sicilia[204]». In quanto alla tradizione (quale c’è stata riportata dal
+Bonfiglio, dal Samperi, dal Reina, dal Mongitore e da altri) si dice
+che il conte Ruggiero conquistò Messina nel 1060 per l’intervento della
+Madonna e combattendo sotto la sua immediata protezione potè vincere i
+Saraceni ed «obbligare i giganteschi dominatori della città, Grifone e
+Mata, ad assistere al suo trionfo[205]».
+
+In conclusione abbiamo un nucleo abbastanza importante di leggende e
+di feste popolari intorno l’intervento della Madonna nelle battaglie
+arabo-normanne. Esse probabilmente derivano da un’unica fonte, dalla
+quale forse avranno pure preso origine le leggende sull’intromissione
+di altri santi nella guerra di conquista della Sicilia.
+
+In Gratteri, secondo la tradizione, S. Giacomo intervenne in un
+combattimento tra normanni e saraceni nel giorno della sua festività,
+e per le preghiere del conte Ruggiero volse le sorti della battaglia
+a favore dei cristiani[206]. Lo stesso S. Giacomo, invocato dal Conte
+Ruggiero mentre assediava la fortezza di Erice, venne in suo aiuto
+«equo albo incendens, rubeo pallio indutus, prae manibus accipitrem
+gestans[207]» e, per rendere omaggio al santo, il duce normanno cambiò
+in Monte S. Giuliano l’antico nome di Erice[208]. A Caltagirone si
+narra che il conte Ruggiero entrato vittorioso nel 1090 per una porta
+detta ancora _porta del conte_, fondò il tempio di S. Giacomo per
+ringraziare il santo di una vittoria ottenuta sopra i Saraceni[209].
+Un Sant’Elia comparso con la spada fiammeggiante ad incoraggiare i
+normanni che assediavano il castello di Troina è ricordato in un
+manoscritto troinese del principio del settecento[210], e in omaggio
+al santo il conte Ruggiero fece fabbricare un tempio sul luogo
+dell’apparizione, come anche un altro tempio fece erigere a S. Michele
+che era comparso pure per scacciare i saraceni[211].
+
+L’elemento comune a tutte le suesposte leggende è l’intervento celeste,
+sia di S. Giorgio, sia della Madonna, sia di S. Giacomo, sia di S.
+Michele o di S. Elia nella espulsione dei saraceni della Sicilia e la
+fondazione di un tempio dedicato ad esso santo. Il messo celeste è
+vestito di bianco e cavalca un bianco cavallo o è circonfuso di una
+candida nuvoletta e tiene in mano sia una croce, sia un vessillo, sia
+una spada fiammeggiante.
+
+A me pare sia molto probabile che tutte queste leggende abbiano origine
+dalla credenza di un intervento celeste alla battaglia di Cerami,
+cominciato a diffondersi sul finire del secolo XI e della quale abbiamo
+testimonianze nel Malaterra, nell’Anonimo Vaticano, in Simone da
+Lentini e in reliquie viventi della leggenda a Cerami.
+
+Coll’andare dei secoli, perdurando viva nel popolo la memoria delle
+battaglie combattute contro i musulmani, ogni singolo paese volle
+localizzare vicino a sè tale leggenda, e quindi fu creata una battaglia
+a Scicli (niuna testimonianza attestandocene l’esistenza sia nei
+cronisti contemporanei o posteriori, sia nelle ricerche storiche più
+illuminate e laboriose come quelle dell’Amari); si creò un’altra
+battaglia a Gratteri e a Canicattì. Naturalmente nelle città dove già
+era avvenuto storicamente qualche combattimento o assedio, nulla era
+più facile di addebitare la vittoria a qualche intervento celeste, così
+a Messina, a Troina, a Palermo[212].
+
+Abbiamo poi una classe di tradizioni popolari indipendente
+dall’intervento celeste nella venuta dei Normanni in Sicilia.
+
+Racconta la tradizione che papa Niccolò II diede in Aquila al conte
+Ruggiero uno stendardo di seta sul quale era l’immagine della Madonna
+dipinta da S. Luca. Tale dono prezioso Ruggiero affidò a Plutia
+(Piazza Armerina) e i Piazzesi collocarono il vessillo in un quadro
+sull’altare maggiore della chiesa dedicata all’Assunta. E in ricordo
+di questo fatto glorioso la festa dell’Assunta si apre con una storica
+_cavalcata_ che vuole rappresentare l’entrata di Ruggiero in Piazza. I
+cavalli sono bardati alla foggia normanna e uno dei cavalieri, il più
+anziano, funge da conte Ruggiero, portando il vessillo, copia di quello
+anticamente donato dal duce normanno[213].
+
+La prima domenica di giugno a Troina nella strada _Conte Ruggiero_
+si fa pure una storica _cavalcata_, che, secondo alcuni, ricorda la
+conquista di Troina per il conte Ruggiero nel 1061[214].
+
+La presa del castello di Troina è narrata pure dal popolo con
+particolari leggendari e in tre versioni differenti[215]. Si racconta
+che il conte Ruggiero, dopo alcuni infruttuosi assalti, avesse mandato
+di nottetempo al sud-est di Troina branchi di capre con lanterne
+attaccate alle corna e alcuni trombettieri, mentre egli assaliva la
+città dalla parte nord-ovest, spoglia di difensori accorsi all’altra
+parte per respingere il creduto assalto. Secondo altri fu invece una
+vecchia che insegnò al conte la via di penetrare nel castello per
+alcuni sentieri nascosti. Una terza versione infine[216] narra che il
+castello fu preso per tradimento di un certo mugnaio, accompagnato da
+un cane che di nottetempo provvedeva la rocca di viveri entrando per la
+porta di _Baglio_[217].
+
+Ma se fiorenti e numerose sono le leggende e le feste popolari
+religiose, quasi nulli sono invece i ricordi della venuta dei Normanni
+nella poesia popolare.
+
+Parrebbe il contrario se stiamo alla raccolta dei canti popolari
+del Vigo[218], poichè in essa sono due canti che parlano del conte
+Ruggiero. Nel 1857 Luigi Capuana mandò come canto popolare di Mineo
+a L. Vigo, il quale allora stava raccogliendo i _Canti popolari
+siciliani_ la seguente poesia:
+
+ Bedda, ch’aviti picciulu lu pedi,
+ D’oru e d’argentu la scarpa v’hè fari
+ Si vi scuprissi lu conti Ruggeri
+ Ca di lu pedi s’avi a ’nnamurari.
+ Pigghiatimi lu ’ncensu e lu ’ncenseri
+ Mintitimi la bedda ’nta ’n’ artari;
+ Nenti fazzu pri tia, me duci beni,
+ Comu ’na santa ti vogghiu adurari[219].
+
+Il canto parlava di un _conte Ruggiero_ vivente e il Vigo credette da
+ciò inferirne l’antichità della canzone. Strombazzò la sua scoperta
+a destra e a sinistra sì che Emerico Amari nel settembre ’59 gli
+consigliava di pubblicare subito il canto, se autentico[220]. Michele
+Amari, cui il Vigo diede conoscenza del canto gli scriveva «badate bene
+che quello della vostra poesia sia l’identico Ruggiero _ibu-Tankrid_
+di Hautville e non qualche conte di Mineo non so di quale secolo, che
+per avventura si fosse chiamato anche Ruggiero. Non ci innamoriamo
+perdutamente di subbietti scelti[221]».
+
+Ma il Vigo, pur di avvalorare la sua ipotesi, decise di falsare il
+canto e mutò il terzo verso in
+
+ Si vi scarisci Gran Conti Ruggeri
+ Ca di lu pedi ecc.
+
+e con questo lieve cambiamento stampò la strofe nella _Raccolta
+amplissima dei canti popolari siciliani_[222].
+
+Un’altro canto riguardante Ruggiero[223] secondo affermazione stessa
+del Vigo è di data recente e composto dal contadino Cosmo Mirabella
+mazzarese, il quale fu ispirato da una statua di marmo che trovasi
+dinanzi la porta maggiore della cattedrale di Mazzara e rappresenta il
+conte Ruggiero armato di tutto punto che calpesta sotto le zampe del
+cavallo un saraceno[224].
+
+Tuttavia se i canti del Vigo sono apocrifi, sembra sia autentica una
+leggenda popolare in poesia raccolta a Salemi dal Salomone Marino[225],
+la quale, benchè lacunosa e storpiata, ha importanza perchè ci pone
+dinanzi un bel fatto del conte Ruggiero, del quale però non si ha alcun
+ricordo presso i cronisti. «È una madre che, piangendo, intercede
+presso il Gran Conte onde campi da morte l’unico suo figlio, destinato
+all’estremo supplizio per infedeltà e tradimento fatto a tre cavalieri
+normanni». Ruggiero con nobilissimo atto libera il figlio e dà oro alla
+sconsolata madre:
+
+ Partiti, donna, e cu tia lu figghiu,
+ oru e cunsolu ti duna Ruggeri,
+ ca chista è la vengia che mi pigghiu,
+ lùcinu sempri li nostri banneri[226].
+
+E qui facciamo punto.
+
+Altri potrà aggiungere nuova suppellettile di tradizioni poetiche o
+popolari a quelle ch’io ho raccolte[227], a me basta aver provato
+l’esistenza e la localizzazione in Sicilia di un ciclo, cui diede
+origine la venuta dei Normanni nell’isola, e che non potè per diverse
+cause[228] raggiungere un più alto sviluppo.
+
+La tradizione poetica e quella popolare del ciclo siculo-normanno si
+svolsero parallelamente per il corso di otto secoli senza confondere
+mai le loro acque; la prima, fredda cronaca versificata nel medio
+evo, esercitazione retorica dopo il cinquecento, non attinse mai alle
+sorgenti fresche della tradizione popolare, mentre questa, a stento
+comparente nella vasta elaborazione leggendaria dell’età di mezzo,
+stagnata poi in tradizioni locali religiose, non potè mai svolgersi e
+manifestarsi rigogliosamente.
+
+Chè, se mano mano che ci allontaniamo dal secolo XI le tradizioni
+si vanno facendo più vive e numerose, gli è perchè le testimonianze
+sono più abbondanti per l’accrescersi della cultura, e perchè, mentre
+s’illanguidiva il ricordo degli orrori della guerra di conquista, le
+istituzioni ecclesiastiche riferentesi all’epoca normanna contribuivano
+a tenere sempre viva nella fantasia del popolo la memoria del conte
+Ruggiero.
+
+Nella letteratura riflessa poi il ciclo siculo-normanno seguì le
+sorti della letteratura siciliana; fioritura retorica riboccante di
+secentismi nel secolo XVII, si innalza nel settecento col vernacolo di
+Giuseppe Vitale, e nel secolo XIX diventa frutto di arte fortemente
+meditatrice e di cultura storica.
+
+Ma questi poemi restarono opera morta e se ebbero una parvenza di vita
+nel tempo in cui furono prodotti, dormirono poi l’oblìo secolare sugli
+scaffali polverosi delle biblioteche, e le feste e le leggende popolari
+religiose riferentisi all’epoca normanna vanno sempre più illanguidendo
+e diminuendo d’interesse, e fra non molto scompariranno affatto sotto
+l’influsso della civiltà, che, sviluppandosi potente, va dissipando nel
+popolo le superstizioni.
+
+
+
+
+APPENDICE BIBLIOGRAFICA
+
+
+1. GUILIELMUS APULIENSIS.
+
+Op. Guiliemi Appuli Historicum Poema De rebus Normannorum in Sicilia,
+Appulia et Calabria gestis, Usque ad mortem Roberti Guiscardi Ducis
+scriptum ad filium Rogerium.
+
+ Per i codici, edizioni e scritti illustrativi rimando al RONCA
+ — _Cultura medievale e poesia latina d’Italia nei secoli XI
+ e XII._ Roma, 1892, II. 34-35. Per notizie delle copie dei
+ codici principali vedi _Le fonti della storia delle province
+ napolitane dal 568 al 1500_ di B. CAPASSO con note del _D.r
+ Oreste Mastrojanni_. Napoli, 1902, pag. 85-86. Aggiungi però una
+ copia ch’io ho avuto occasione di esaminare nella Bibl. Comun. di
+ Palermo. È un ms. cartaceo del sec. XVI-XVII in fol. di carte 100
+ non num. segnato Qq. D. 46. Un’altra copia è nella Bibl. nazion. di
+ Palermo.
+
+ Riguardo l’edizione principe condotta da Giovanni Tiremeo sul
+ codice Beccohelvino, il RONCA (Op. cit. II, 33) afferma «che non
+ si trova in alcuna biblioteca del continente». Però la Bibl.
+ Casanatense di Roma ne ha un esemplare, colla segnatura A. B. XII
+ 39, ch’io ho potuto vedere. Eccone la descrizione:
+
+ _Guillielmi | Apuliensis | rerum in Italia | ac regno neapolitano
+ | Normanicarum | Libri quinque | Rothomagi | Apud Richardum Petit,
+ et Richardum l’Allemant | M. D. LXXXII_. In-4 piccolo. Precedono
+ «Thomae Faseli de Normanis in Sicilia Iudicium», la prefazione, e
+ «Ad lectorem». Fogli num. 52 più 1 non num. e 3. in principio num.
+ 1, 5, 4.
+
+ Aggiungi alle edizioni la seguente di cui il Ronca non ha notizia:
+
+ _I | Normanni | Poema storico | di Guglielmo Pugliese | Cronache e
+ Diplomi del secolo XI e XII | Traduzione dal latino | con note e
+ prefazione | Lecce | Tip. Garibaldi | di Flascassovitti e Simone |
+ 1867_. In-16.
+
+ Forma il primo volume della _Collana di opere scelte edite e
+ inedite di scrittori di Terra d’Otranto diretta da_ SALVATORE
+ GRANDE che è pure l’autore della traduzione. Pagg. XIX-294 più 2 in
+ fine non num. e 4 num. partitamente.
+
+2. GAUFREDUS MALATERRA.
+
+Op. Roberti Viscardi Calabriae ducis, et Rogerii ejus fratris
+Calabriae, et Siciliae ducis Principum Normannorum, et eorum fratrum
+rerum in Campania, Apulia, Brutiis. Calabris, et in Sicilia gestarum
+libri IV. Auctore Gaufredo Maleterra Monacho Rogerij ipsius hortatu.
+
+ Per i codici e le edizioni vedi RONCA — Op. cit. II, 34-35 e
+ CAPASSO — Op. cit. p. 82.
+
+ Nella Biblioteca Ventimilliana di Catania esiste il seguente codice
+ sconosciuto al Ronca e al Capasso:
+
+ _De gestis Rogerii Normandi comitis in acquirendo sicilie regem
+ librj quatuor descripti ex vetustissimo codice manuscripto ac
+ alacerato, et cuius codicis plures paginae desiderantur, in
+ principio VII: in quo scriptum continebatur totum primum caput et
+ maxima pars secundi capitis primi libri item alia pagina_ ex.
+
+ Segnato N. 97; in-4. cartaceo: sec. XVI, di fogli 97. Per
+ l’illustrazione di questo codice v. _Sul vero titolo di un antico
+ Manoscritto della Biblioteca Ventimilliana_ Lettera del can.
+ STEFANO TOSTO al signor Agostino Gallo a pag. 41-49 del _Giornale
+ del Gabinetto letterario dell’Accademia gioenia_. Catania, Fr.
+ Sciuto, 1839. t. IV.
+
+ L’Istituto storico italiano ha deciso di pubblicare un’edizione
+ antica del Malaterra che è stata affidata al bar. R. Starrabba;
+ un’altra edizione, affidata a me ed al mio amico F. Marletta, sarà
+ pubblicata nella nuova edizione del _Rerum Italicarum Scriptores_
+ del Muratori a cura di Giosuè Carducci e di Vittorio Fiorini.
+
+3. Iubilatus Chorearum in transitu foelicis comitis Rogerij, et
+Venerabili Imberto Abbati satis placitos, et praesentatus sibi in hac
+Visitatione Ecclesiae Mohac, ubi cum magnitate fecit Pontificale.
+
+ Pubblicate in
+
+ I. PLACIDO CARAFA — _Insitium historicorum ad annalis Siculiae,
+ in quo patritii motucensis Ioannis Antonii Nigri archipresbiteri
+ admodum dignae insignis capitularis Ecclesiae divi Petri summa
+ exemplaritas religionis conspicuitas, gestorum magnitas, morum
+ candor, doctrinae celebritas, mirabilis charitas, vita, et mors
+ describitur._ Panormi, typis Nicolai Bua, 1655.
+
+ II. PLACIDO REINA — _Delle notizie istoriche della città di
+ Messina._ Seconda parte. In Messina. Nella stamperia dell’Ill.
+ Senato, per Paolo Bonacola, 1668, pag. 27-28.
+
+4. MARALDUS.
+
+ Scrisse versi latini in onore di Ruggiero pubblicati in
+
+ I. PULINI — _Prospetto della Storia dei Certosini_.
+
+ II. _Acta Sanctorum_, mese d’ottobre, vol. III. Editio altera.
+ Bruxellis, 1857, pag. 656 sgg.
+
+ III. Alcuni versi sono riportati dall’AMARI — _Storia dei
+ Musulmani_ cit. III. 196.
+
+5. Palermo | Liberato | del Cavalier TOMASO BALLI | Gentil’huomo
+Palermitano | Al Serenissimo | Gran Duca di Toscana | Cosimo Secondo |
+Con licenza de’ Superiori, et Priuilegij | In Palermo, | Appresso Gio.
+Battista Maringo M. DC. XII. In-4.
+
+ Precedono: la dedica al _Serenissimo Gran Duca di Toscana Cosimo
+ Secondo_, una lettera dello stesso all’autore, l’approvazione di
+ Ottavio Rinuccini, Francesco Venturi, Iacopo Soldani Accademici
+ Alterati; un’altra lettera di Cosimo II che permette la stampa del
+ poema, un sonetto dell’autore al medesimo Cosimo II, la dedica del
+ dottor Blasco Ioppulu all’_Illustrissimo Senato della Città di
+ Palermo_ e gli Errori notabili della stampa. Il poema consta di
+ trenta canti. Pagg. 348 più 11 non numerate in principio.
+
+6. VITO SORBA — Poema heroicum de Sicilia liberata a comite Rogerio.
+
+ Cfr. MONGITORE. — _Bibl. sic._ II, 299.
+
+7. Il Ruggiero ovvero la Sicilia liberata, poema eroico di GIUSEPPE
+MUNEBRIA.
+
+ Restò ms. Il solo canto VII fu stampato nel vol. I dell’opera dello
+ stesso _La Musa Risvegliata_, Messina, presso gli eredi di Pietro
+ Brea, 1656. Cfr. MONGITORE — _Bibl. sic._ I, 394.
+
+8. Ruggeri trionfante, poema eroico di FRANCESCO MORABITO.
+
+ Restò ms. Cfr. MONGITORE. — _Bibl. sic_. II. 230. Se ne
+ pubblicarono frammenti e precisamente c. I st. 54-63; c. II (?) st.
+ 12-15; c. XIII st. 31 e 37; c. XV st. 91-93 in
+
+ _Confutatione | della | Genealogia de Conti di Geraci | Addotta
+ dal Pirri nella Cronologia | de’ Re di Sicilia l’anno MDCXLIV |
+ E prodotta nel Tribunale della Gran Corte. Sede plena di Sicilia
+ nel MDCXCII | Come che sia il più solido fondamento da fabricarui
+ sopra la successione | delli Feudi del medesimo Contado a favore
+ Delle Femine | Opera dell’Insensibile | In Venetia. Per lo Pezzana.
+ MDCXCII. | Con licenza de’ Superiori._ In fol.
+
+ L’autore è Ruggiero Ventimiglia. Pagg. 96 più 4 in principio non
+ num., 40 in fine non num. e tre tavole di stemmi della casa Geraci.
+
+9. Il | Rogiero | in Sicilia | Poema heroico | di | D. MARIO | REITANI
+SPATAFORA | Dedicato | alla Sacra Real Maestà | di Giuseppe | Rè de’
+Romani | Apostolico, Pio, Pannonico, Getico | In Ancona, Per Nicolò
+Navesi, 1698 | Con licenza de’ Superiori. In-12.
+
+ Precede la dedica; indi _Al Lettore_; la _Nota de i Nomi de i
+ Personaggi mentionati nel Libro Decimo_ e le _Correttioni_. Pagg.
+ num. 580 più 10 in principio num. alla romana e 4 non numerate. Il
+ poema è composto di 20 libri.
+
+10. La | Sicilia liberata | Poema | eroicu sicilianu | Di lu ciecu |
+Ab. D. D. GIUSEPPI FIDELI | VITASI, e SALVU di Ganci | Opera Postuma
+| Palermu | Pri li stampi di Vicenzu Lipomi | 1815 | A spisi di lu
+stissu, e cu li soi propii caratteri. Voll. 5 in-32.
+
+ In fine del primo volume sono le _Notizie relative alla vita
+ dell’autore._ Il poema consta di trentatre canti. Pagg. 220, 231,
+ 234, 237, 239.
+
+11. MELII GOVANNI. — Piano sommario dei primi sette canti di un poema
+sull’assedio di Palermo fatto dal conte Ruggiero.
+
+ Ms. della Bibl. comunale di Palermo del sec. XVIII. in fol.: segn.
+ 4 Qq. D. 3. c. 35.
+
+12. Lo scudo di Ruggiero. Canto del sac. GIO. BATTISTA CASTIGLIA, prof.
+di eloquenza latina nella R. Università di Palermo.
+
+ Trovasi a pagina 268-277 del _Giornale di scienze, lettere e arti
+ per la Sicilia_. Anno 13. Vol. 49. Palermo, tip. del Giornale
+ letterario, 1835. In-8. Sono 39 ottave.
+
+13. La spada di Ruggiero. Capitolo del sac. GIO. BATTISTA CASTIGLIA,
+prof. di eloquenza ecc.
+
+ Trovasi a pag. 52-56 del _Giornale di sc. lett. e arti per la
+ Sicilia_. Anno 13. vol. 50. 1835. In-8. Sono 46 terzine più un
+ verso.
+
+14. GIUSEPPE ORTEGA. — Il val di Girgenti conservato, canti due.
+Girgenti, 1829. In-8.
+
+ Cfr. NARBONE. — _Bibl. sicola_, IV, 124 e MIRA — _Bibl. siciliana_,
+ II, 159.
+
+15. ANTONINO MANCIARACINA — La Sicilia liberata.
+
+ Restò ms. V. a pag. 65-67 del presente lavoro.
+
+16. BENEDETTO SPATARO.
+
+ Compose un poema sul conte Ruggiero. Cfr. NARBONE — _Bibl. sicola_,
+ IV, 125.
+
+17. Il Ruggiero — tentativo epico del cav. LIONARDO VIGO.
+
+ È il solo primo canto a pag. 142-167 del _Giornale di scienze,
+ lettere e arti per la Sicilia_ diretto dal Bar. VINCENZO MORTILLARO.
+
+ Anno 12. Tomo 47. N. 140. Palermo 1834. In-8.
+
+ Precede il canto una lettera di L. Vigo al Bar. V. Mortillaro e un
+ _Cenno delle materie contenute nel canto primo del Ruggiero_.
+
+Opere | di | Lionardo Vigo | Vol. I | Catania | Stabilimento tip. di C.
+Galatola | Nel R. Ospizio di Beneficenza. 1865. In-8.
+
+ Contiene il _Ruggiero._ Nell’antiporta è il ritratto di L. Vigo,
+ poi _Al Lettore_ e _Prodromo_. In fine _Indice delle materie_.
+ Consta di 20 canti e di 21 liriche. In tutto pagg. 572.
+
+18. Rogerius | sine Panormus Liberata| Drama | Ante distributionem
+praemiorum | in aula Collegij Panormitani | habitum.
+
+ Ms. adespoto del sec. XVII, legato in cartapecora, cartaceo, in-4,
+ di fogli 50 della Bibl. Ventimilliana di Catania. Segn. mod. 14.
+
+19. GIO. BATTISTA SPINOLA — Il Rugiero. Rappresentatione
+Tragimarisatiricomica.
+
+ Ricordata da V. AURIA. — _Dell’origine ed antichità di Cefalù.
+ Notizie historiche_. Palermo, Per i Cirilli, pag. 70.
+
+20. I Trionfi | Della Gran Protomartire Catanese | S. Agata |
+Liberatrice della Patria; | e | Del Conte Ruggiero | (segue una litania
+di lodi a Ruggiero) | Portati in Scena dalla deuota Penna | Di | GIOVAN
+BATTISTA GUARNERI | In Cat. nel Palazzo dell’Illustriss. Senato | Per
+Vincenzo Petronio 1659 | Con licenza de’ Superiori. In-12.
+
+ Precede una dedica a _S. Agata_, un’altra al _Senato di Catania_,
+ l’_Argomento_ e le _Persone Sceniche_. Consta di un prologo e di
+ cinque atti. In tutto pagg. 148 più 16 in principio non numerate.
+
+21. Il | Conte | Roggiero | sovrano | della | Calabria Ulteriore |
+Novella Historica | In Venetia | Appresso Pontio Bernardone Libraro |
+in Merzaria all’Insegna del | Tempo | M. DC. LXXXVI | Con licenza de’
+Superiori e Privilegio.
+
+ Voll. 3 in-12. Pagg. (IV)-99, (IV)-94, (IV)-122.
+
+22. GIUSEPPE FEDELE VITALE E SALVO — Il Ruggiero in Sicilia.
+
+ Dramma inedito e forse perduto. Cfr. [ANDREA CANDILORO] — _Elogio
+ dell’abb. G. F. Vitale e Salvo._ Palermo. Per le stampe di
+ Giordano, 1816, pag. 39.
+
+23. La disfatta de’ Saraceni | oratorio | da cantarsi nel Duomo della
+antichissima Città | di Chiaramonte | Ricorrendo l’annuo Real Novenario
+| di | Maria SS. de’ Gulfi | Patrona principale di detta città |
+In quest’anno 1844 | ecc. ecc. | Calatagirone 1844. Dai torchi di
+Montalto. In-8
+
+ Pagg. 8 non numerate.
+
+21. Gli arabi in Messina | Istorica scenica produzione | in sei
+quadri ecc. | dell’artista drammatico Vincenzo Pinzarrone | Catania |
+Stamperia di Giuseppe Musumeci Papale | 1845 | In-8, pagg. 55.
+
+ Nello stesso volume fa seguito il _Multiforme_, capriccio comico
+ del medesimo autore.
+
+25. La Sicilia | all’Undecimo secolo | Romanzo storico di | Giovanni
+Leni Spadafora | Vittoria | Pei tipi di G. B. Velardi | 1878. In-8.
+
+ È la sola prima parte; pagg. 111 più 7 in principio numerate alla
+ romana.
+
+
+
+
+ERRATA-CORRIGE
+
+
+ Pag. 13 rigo 14 Virgilio Vergilio
+ » » » 18 Virgilio Vergilio
+ » 14 » primo di nota Id. id. Ronca — Op. e loc. cit.
+ » 20 » » » » N. 4. N. 3
+ » 22 » 5 sospetto sospetta
+ » 32 » 8 e Sicilia di Sicilia
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ PREFAZIONE Pag. 5
+ CAPITOLO I. — Poesia latina del secolo XI » 11
+ CAPITOLO II. — Embrioni epici e leggendari
+ nel medioevo » 24
+ CAPITOLO III. — L’epopea siculo-normanna
+ nei secoli XVII e XVIII » 44
+ CAPITOLO IV. — L’epopea normanna nel secolo
+ XIX; fonti e caratteri
+ essenziali » 59
+ CAPITOLO V. — Leggende religiose e poesia
+ popolare » 76
+ APPENDICE BIBLIOGRAFICA » 97
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] _I primi due secoli della letteratura italiana_. Milano. Vallardi,
+1880, pag. 37.
+
+[2] I. LA LUMIA — _Storie siciliane_. Palermo 1882 v. I, p. 189.
+
+[3] M. REITANI SPATAFORA — _Il Rogiero in Sicilia_. Ancona 1698 pag. V.
+
+[4] _Paradiso_ XVIII, 31-33.
+
+[5] Ringrazio il prof. Agostino Rossi e il prof. Paolo Savi-Lopez, che
+benevolmente mi sono stati cortesi di consigli e indicazioni.
+
+[6] V. _App. bibliografica_, N. 1.
+
+[7] _Mon. Germ. hist_. del PERTZ, IX, 1849, pag. 240.
+
+[8] Lib. I vol. 1-2.
+
+[9] _St. della lett. ital_. Firenze, 1878, I. 66.
+
+[10] Se pure questi versi, che sono gli ultimi del poema, non sono
+un’aggiunta posteriore, perchè mancano nel codice più antico.
+
+[11] U. RONCA. — _Cultura medioevale e poesia latina d’Italia nei
+secoli XI e XII_. Roma, 1892, vol. I pag. 403-409, ove son notate un
+gran numero d’imitazioni classiche.
+
+[12] RONCA — Op. e loc. cit.
+
+[13] PERTZ — _Mon. Germ. hist._ IX, 239.
+
+[14] Cfr. ORDERICO VITALE — _Historiae Ecclesiasticae_, lib. III in
+DUCHESNE — _Historiae normannorum scriptores_, pag. 479: «Rogerius de
+Alta-villa filius.... Atros _Siculosque et alias gentes in Christum non
+credentes_, quae praefatam insulam devastabant, armis invasit....».
+
+[15] Questa noncuranza e disprezzo ch’egli professa verso i Siciliani,
+Pugliesi, Napoletani e le altre popolazioni che abitavano il regno
+delle due Sicilie, ha fatto argomentare a vari critici, e con gran
+fondamento, ch’egli non sia pugliese, ma normanno di nascita. Il
+TIRABOSCHI (_St. della lett. ital._ Napoli, 1777, III, 269), il
+NAPOLI-SIGNORELLI (_Vicende della cultura delle due Sicilie_, Napoli,
+1784, p. 171), il WILLMANS (_Mon. Germ. hist._ IX, 239 sgg., e _Archiv
+der Gesellschaft für ältere deutsche Geschichtskunde_ X, 87 sgg.), il
+RAJNA (_Romania_, XXVI, 1897, pag. 35-36) e il NOVATI (_L’influsso del
+pensiero latino sopra la civiltà italiana del medioevo._ Milano, 1899,
+pag. 193-194) hanno sostenuto secondo la tradizione l’italianità di
+Guglielmo, mentre i Benedettini di Saint-Maur (_Histoire littéraire de
+la France_ VIII, 488), l’AMARI (_Storia dei Musulm. di Sic_. III, 22),
+il GASPARY (_Storia della lett. ital._ Torino, 1887, I, 24) e il RONCA
+(_Op. cit._ I, 372-373) sono stati propensi, sia assolutamente, sia
+dubitativamente, a crederlo normanno.
+
+[16] V. _App. bibliografica_. N. 2.
+
+[17] La Historia Sicula del Malaterra fu fin dai suoi tempi lodata da
+Orderico Vitale (V. DUCHESNE, _Historiae Normannorum scriptores_, p.
+483); nel secolo XIV fu volgarizzata da SIMONE DA LENTINI perchè _era
+in grammatica scrubulosa et grossa et mali si potia intendere_. Questo
+volgarizzamento pubblicato dal DI GIOVANNI (_Cronache siciliane dei
+secoli XIII, XIV e XV_, Bologna, Romagnoli, 1865,) ometto ciò che si
+riferisce alle gesta dei Normanni in Puglia.
+
+[18] Nell’epistola al vescovo di Catania.
+
+[19] M. FON-GIULIANO. — _Memorie paesane ossia Troina dai tempi antichi
+sin oggi_, Catania, 1901, pag. 18-19, il quale riproduce il passo del
+Malaterra e ne dà la traduzione.
+
+[20] V. su questi versi una lettera inedita di _Niccolò Palmeri_, in
+data Termini, 25 agosto 1836, che si conserva ad Acireale nell’archivio
+privato Vigo. Lettera 329, vol. III dell’epistolario di Lionardo Vigo.
+
+[21] Dei quattro codici che della cronaca del Malaterra sono a noi
+pervenuti, in tre mancano i versi di cui abbiamo dato notizia; il
+che potrebbe far congetturare ch’essi siano un tardivo facimento;
+ma prescindendo dal fatto che essi si rinvengono in uno dei codici
+pervenutoci (Ventimilliano di Catania), che si trovavano nel
+manoscritto scomparso da cui il Surita trasse l’edizione principe, e
+che nel cod. della Nazionale di Palermo manca la parte della cronaca
+che contiene i versi, la quale però esisteva ai tempi del Caruso, che
+con tal ms. completò i versi mutili del Surita, non possiamo togliere
+i versi dalla cronaca del Malaterra, senza rompere la concatenazione
+logica della narrazione della quale sono parte integrante.
+
+[22] V. _App. bibliografica_, N. 3.
+
+[23] _Delle notizie istoriche della città di Messina_, Messina, 1668,
+pag. 27.
+
+[24] V. _App. bibliografica_. N. 4.
+
+[25] Su S. Brunone vedi. MONS. DOMENICO TACCONE-GALLUCCI — _Monografie
+di Storia calabra-ecclesiastica_. Reggio Calabria, Tip. Morello, 1900.
+Cfr. _Arch. stor. ital._ 1902, pag. 111-116.
+
+[26] Pubblicato dal TUTINI in appendice al _Prospectus historiae
+ordinis carthusiani_, Viterbo, 1680.
+
+[27] CAPASSO — _Le fonti della storia delle provincie napolitane_.
+Napoli, Margheri, 1902, pag. 89.
+
+[28] Noto ancora che alcuni versi latini si trovano in una «_Carta
+in membrana de donariis factis Episcopo electo Trainensi a Comite
+Rogerio_» del 1087 pubblicata da R. STARRABBA — _I diplomi della
+cattedrale di Messina_, Palermo, 1876, fasc. 1. pag. 1-2, che un inno
+latino composto da un compagno di S. Brunone in occasione del battesimo
+di Ruggiero, figlio del conte Ruggiero, probabilmente quello composto
+dal monaco calabrese Maraldo, cui accennammo in addietro trovasi in un
+ms. della Bibl. comunale di Ferrara intitolato «_Il Patriano Cartusiano
+overo vita di S. Brunone institutore dell’ordine cartusiano descritta
+dal R. P. D. N. N. Monaco Professo della Certosa di Ferrara l’anno
+1711_». Cfr. _Indice dei mss. della civica biblioteca di Ferrara_
+del can. G. ANTONELLI. Parte prima, Ferrara, 1884, pag. 269 e versi
+latini in onore di Roberto Guiscardo si leggono nell’_Anonimi Vaticani
+Historia Sicula_ (ediz. del MURATORI — _Rer. Ital. Script._ VIII, 754).
+
+[29] V. D’ANCONA — _La leggenda d’Attila, flagellum dei in Italia
+in Studi di critica e storia letteraria_, Bologna 1880 e _Poemetti
+italiani_, Bologna, 1889, p. 167 sgg. dello stesso.
+
+[30] Cfr. lib. II vv. 811 sgg. con _La Tavola ritonda,_ ediz. POLIDORI,
+Bologna, Romagnoli, 1880, pag. 305 e 376-77.
+
+[31] DUCHESNE — _Historiae Normannorum scriptores antiqui._ pag. 65.
+
+[32] Lib. I, cap. X in DUCHESNE — Op. cit. pag. 220-21.
+
+[33] _Scripta historica Islandorum_, Copenhagen, 1835, vol. VI pag.
+119-161 e SNORRO STURNESON (scrittore islandese del XII-XIII secolo).
+_Heimskringla or Chronicle of the Kings of Norway_, versione inglese di
+_Samuele Laing_, London, 1844, t. III, pag. 1-6. V. pure un sunto della
+saga in AMARI — _St. dei Musulmani di Sic_. II, 383-86.
+
+[34] _Contributi alla storia dell’epopea e del romanzo medievale_ in
+_Romania_. XXVI, 1897, pag. 35.
+
+[35] lib. II cap. XXX.
+
+[36] lib. II cap. XXXIII.
+
+[37] In PERTZ — _Mon. Germ. hist_. t. VI.
+
+[38] _De rerum memorandarum_ l. III, c. 2. _De astutia (Recentiores,
+Innominatus_) in _Opera omnia_, Basilea, 1581, pag. 436. Interpretando
+il «_non multis retro saeculis_» per un trecento anni, possiamo arguire
+che il Petrarca, o meglio, la sua fonte, ponesse il fatto nel secolo
+XI, nel tempo, cioè, delle guerre arabo-normanne.
+
+[39] _Speculum historiale_, lib. XXVI, cap. 17.
+
+[40] Venezia, 1591, pag. 33.
+
+[41] _Historia siciliana_, Venetia, 1604, Parte prima, p. 168.
+
+[42] _Rerum Hungaricarum_, dec. II, l. 2.
+
+[43] In PISTORIUS — _Scriptores_, ed. dello Struvio, t. III, p. 97.
+
+[44] Venetia, 1563, pag. 147-148.
+
+[45] _Scelta di curiosità letterarie_, dispensa CLVIII, Bologna, 1878,
+pag. 154-5.
+
+[46] _Aneddoto storico. Il tesoro_ di LUIGI MARZACCHI a pag. 118-124
+della _Lanterna di Messina. Giornale di scienze, lettere ed arti_.
+Messina, Per Antonino D’Amico Arena, 1846.
+
+[47] Segn. I, II, 15 f. 79 V. Cfr. GRAF — _Roma nella memoria e nelle
+immaginazioni del medio evo_, Torino, 1882, vol. I, pag. 168, da cui ho
+tratto parecchie notizie relative alla leggenda.
+
+[48] V. GRAF — _Roma_ ecc. pag. 167: «la leggenda in questa forma non
+apparteneva a Roma, ma fu tratta, come avvenne di altre parecchie,
+entro l’orbita delle leggende romane, dove si ampliò, si abbellì e si
+legò coi nomi illustri di Gerberto e di Vergilio».
+
+[49] V. COMPARETTI — _Virgilio nel medio evo_, 2ª ediz. Firenze, 1896,
+vol. II. pag. 86-88 e i _Testi di leggende Virgiliane_ pubblicati in
+appendice allo stesso volume.
+
+[50] GRAF — _La leggenda d’un pontefice_ in _Miti, Leggende e
+Superstizioni del Medio Evo_, vol. II, pag. 24-26.
+
+[51] Edizione dell’Oesterley, cap. 107, pag. 438-9.
+
+[52] Id. pag. 667.
+
+[53] PIETRO BERCHORIO — _Reductorium morale_, l. XIV, c. 72.
+
+[54] In MURATORI — _Rer. Ital. Script._ t. I, parte II, p. 575.
+
+[55] V. la novella di Zobeide delle _Mille e una notte_, ediz. di
+LOISELEUR (_Panthéon littéraire_) pag. 100.
+
+[56] _Roma_ ecc. cit. vol. I pag. 176.
+
+[57] _Roma nella memoria_ ecc. cit. pag. 168.
+
+[58] _Il libro del secreto della creatura del saggio Belinus_ (che
+credesi Apollonio Tianeo). V. STEINSCHNEIDER — _Apollonius von
+Thyana (oder Balinas) bei den Arabern, Zeitschrift der Deutschen
+Morgenländischen Gesellschaft_, vol. XLV (1891), pp. 439-46, rimastomi
+inaccessibile. Cfr. GRAF — _La leggenda di un pontefice_ cit. pag. 45
+n. 26.
+
+[59] Un esempio l’abbiamo in Giovanni Villani e nel Platina. Il
+primo (_Istorie fiorentine_ lib. IV, cap. 78) ci narra di seguito
+due leggende su Roberto Guiscardo; l’una sull’equivocazione del nome
+Gerusalemme (Per riscontri nell’antichità e nel medio evo v. GRAF.
+— _La leggenda di un pontefice_ cit. pagine 26-27); l’altra su di
+una strana avventura di Roberto, il quale, smarritosi in una selva,
+incontra un lebbroso che da lui è aiutato e soccorso fino a condurlo a
+casa propria e porlo nello stesso suo letto. Il lebbroso era poi Gesù
+Cristo, che gli appare in visione il dì seguente e dice di esserglisi
+mostrato in forma di lebbroso per provare la sua pietà. Il Platina
+nella vita di Leone IX, dopo averci dato la leggenda del ritrovamento
+del tesoro riferentesi al Guiscardo, ci riporta pure l’apparizione di
+Cristo, ma attribuita al papa di cui narra la vita.
+
+[60] «Insperatis rebus magnifice peractis affinibus cunctis eminebat,
+_multisque divitiis locuples_, incessanter fines suos dilatabat».
+DUCHESNE — Op. cit. pag. 584.
+
+[61] G. PARIS — _La Sicile dans la littérature française du moyen-âge_
+in _Nuove Effemeridi siciliane_, serie III, vol. II, 1875, pag. 218 e
+in _Romania_, V, 1870, pag. 109. Per notizie bibliografiche su questi
+poemi rimando al NYROP — _Storia dell’epopea francese nel medioevo_,
+trad. _Gorra._ Firenze, Carnesecchi, 1886, pag. 413 sgg.
+
+[62] G. PARIS — Op. cit. p. 111.
+
+[63] _Histoire littéraire de la France_, t. XXII, pag. 534.
+
+[64] _Storia della lett. ital._ traduz. _Zingarelli_, I, 427. V. pure
+GAUTIER — _Les Epopées françaises_, Paris, Palmé et Welter, I, 215 n.
+
+[65] Pubblicato da Francisque Michel per il Roxburghe Club, Edimburgo,
+1873.
+
+[66] GRAF — _Appunti per la storia del ciclo brettone_ in _Giorn.
+st. d. lett. ital._ V, 1885, pag. 90-91 e _Artù nell’Etna_ in _Miti,
+leggende e superstizioni del medio evo_, II, 304 sgg.
+
+[67] Una leggenda prettamente normanna si trova nei poemi francesi
+di _Americo di Narbona_. V. GASTON PARIS — Op. cit. in _Nuove Effem.
+sic._ 1875, pag. 218 «une hardie bravade attribuée par la _Chronique de
+Normandie_ aux envoyés de Robert Guiscart à Constantinople et qui se
+retrouve dans les poèmes français d’_Aimeri de Narbonne_ mise au compte
+des envoyés de colui-ci à Pavie, a réellement une origine scandinave,
+et faisait partie sans doute de l’épopée normanno-sicilienne oú
+s’étaient fondus, comme il arrive toujours, des éléments antérieurs».
+
+[68] «La _fata Morgana_ est restée populaire dans l’île et a donné
+son nom au curieux mirage qu’on observe surtout a Messine. Nous avons
+sans doute ici une vieille legende celtique portée en Sicile pars les
+Normands». GASTON PARIS — _La Sicile dans la litt. française_ cit. pag.
+112.
+
+[69] PITRÉ — _Le tradizioni cavalleresche popolari in Sicilia_ pag. 268
+in _Usi, costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano_, Palermo,
+1889. Vol. I.
+
+[70] E. MODIGLIANI — _Intorno alle origini dell’epopea d’Aspremont_ in
+_Scritti vari di filologia_ in onore del prof. Monaci. Roma, 1901, pag.
+574. Quali siano e che valore abbiano tali elementi il dott. Modigliani
+deve aver determinato nella sua dissertazione per laurea presentata
+alla Facoltà filologica dell’Università romana nel 1897 in cui studiò
+l’evoluzione italiana dell’epopea d’_Aspremont_.
+
+[71] Tale è l’opinione del prof. Ferdinando Gabotto (_Notes sur
+quelques sources italiennes de l’épopée française au moyen-âge_ in
+_Revue des langues romanes_, X, 248).
+
+[72] MALATERRA, lib. I. cap. XIX. V. pure AMARI — _St. dei Musulmani di
+Sicilia_, III, 51-52.
+
+[73] c. XXVIII, v. 13-14.
+
+[74] V. la 4. ediz. della _Divina Commedia_ riveduta da G. VANDELLI,
+Milano, Hoepli, 1903, pag. 272. Anche il D’OVIDIO (_Studii sulla Divina
+Commedia_, Palermo, R. Sandron, 1901, pag. 383) crede inopportuna
+l’interpretazione di coloro che pensano in questo luogo ai Saraceni
+debellati da Roberto Guiscardo.
+
+[75] _Par._ c. XVIII, vv. 37-48.
+
+[76] pag. 381-386. Riporto la parte più essenziale della conclusione a
+pag. 385. «Adunque Roberto è qui santo per avere strappato la Sicilia
+ai Saraceni; come vi sarebbe di certo per una ragione consimile anche
+il Cid Campeador, se della storia spagnuola Dante avesse saputo un po’
+più che forse non seppe........ Comunque, quel che importa è che alla
+sua gloria di flagellatore dei Saraceni dovè il Guiscardo la sua gloria
+al cielo dantesco, non già a meriti di politica ecclesiastica......».
+Che Roberto abbia desiderato di conquistare la Sicilia ci mostra
+un’obbligazione pubblicata dal BARONIO — _Annali ecclesiastici_,
+1059, § 70. «_Ego Robertus Dei gratia et Sancti Petri Dux Apuliae
+et Calabriae et utroque subveniente futurus Siciliae......_», ma la
+conquista fu fatta dal fratello Ruggiero. V. AMARI — _St. dei Musulm.
+di Sic._ III, 54-117.
+
+[77] AMARI — Op. cit. pag. 117-133.
+
+[78] D’OVIDIO — Op. cit. pag. 384.
+
+[79] «E fece grandi cose per la fede di Christo, e morì andando a
+Ierusalemm ad una isula che si chiama Ierusalem».
+
+[80] _Istorie fiorentine_, lib. IV, cap. 78.
+
+[81] Abbiamo già veduto nella _Chronografia_ di SIGEBERTO DI GEMBLOUX
+che Roberto nel 1039, secondo la leggenda, trovavasi in Sicilia.
+Idealizzato poi in un’eroe che combatteva per la fede di Cristo,
+Roberto compare l’autore principale delle lotte che si agitavano
+nel Mezzogiorno d’Italia, e a lui, anzichè al conte Ruggiero viene
+attribuita nel medioevo la conquista della Sicilia. Così GUGLIELMO
+GEMMETICENSE, lib. VII, cap. XXX (in DUCHESNE — Op. cit. pag.
+285) dice: «Robertus autem fratres suos..... virtute et sensu, ac
+sublimitate transcendit. Nam totam Apuliam, Calabriam, ac Siciliam
+sibi subiugavit», e ORDERICO VITALE, lib. V, cap. XLV (in DUCHESNE,
+pag. 567): «Rodbertus cognomento Guiscardus.... fines ditionis suae
+_in Siciliam usque_ et Calabriam Bulguriamque dilatavit». Del conte
+Ruggiero, vero autore della conquista, non si fa una parola.
+
+[82] Troppo spinto mi sembra ad ogni modo GASTON PARIS (Op. cit.
+in _Nuove Eff. sic._ 1875, pag. 218) che afferma quasi _a priori_
+l’esistenza di un’epopea normanno-siciliana «_toute faite_» sulle gesta
+meravigliose dei Normanni in Italia e Sicilia.
+
+[83] _Studi sulla letteratura contemporanea_. — Prima serie — Milano,
+G. Brigola, 1880, pag. 129 e segg.
+
+[84] GUGLIELMO PUGLIESE, lib. III, vv. 1479-80.
+
+[85] _Le cronache italiane nel Medioevo_. — Milano, Hoepli, 1884, pag.
+166. — La 2. ediz. mi è stata inaccessibile.
+
+[86] Così nel _Palermo liberato_ del Balli, il principale eroe del
+poema è Boemondo, uno dei principi normanni che prese parte alla prima
+crociata: nell’ultimo canto della _Sicilia liberata_ del Vitali il papa
+stimola Ruggiero alla conquista di Terrasanta. Nel _Ruggiero_ di L.
+Vigo havvi un guerriero, Rollone Grifeo, che ritorna dalla Palestina e
+nel c. II st. 12-13 sono raggruppati e collegati mirabilmente il ciclo
+carolingio, la prima crociata e la venuta dei Normanni in Sicilia,
+poichè è dalla Francia che partirono i guerrieri che sconfissero
+Agramante, che conquistarono il Santo Sepolcro e che tolsero la Sicilia
+al giogo musulmano. Nella novella _Il Conte Ruggiero_ (V. _App.
+bibliogr._ N. 21) Ruggiero va in Palestina e corre molte avventure con
+Goffredo Buglione.
+
+[87] V. _App. bibliografica_ N. 5. Per notizie biografiche vedi
+MAZZUCCHELLI — _Scritt. d’Italia_ v. II, parte I, pag. 188 e MONGITORE
+— _Bibl. sicula_, II, 254-55. Il _Palermo restaurato_ ms. della Bibl.
+Com. di Palermo, segn. Qq. E, 58 nel lib. II dice del Balli: «Fu costui
+molto bravo nella sua gioventù, e nello abbattersi con suoi nemici
+havea un rovescio così terribile, ch’era irreparabile, et una volta
+tagliò con un rovescio una gamba, onde per tal cosa ancor è restato il
+motto dei rovesci di Masi del Ballo». Una poesia inedita in vernacolo
+trovasi a c. 97-98 del _Parnaso siciliano_ t. I, ms. della Com. di
+Palermo, segn. 2. Qq. D. 74.
+
+[88] Il poema era già compiuto nel settembre 1610, perchè in quest’anno
+l’autore ne mandò il ms. al Granduca di Toscana che lo fece esaminare
+da Ottavio Rinuccini, Iacopo Soldani e Francesco Venturi. Nel _Palermo
+trionfante_ di V. DI GIOVANNI (Palermo, 1599), c. XII st. 65 è citato
+il Balli che _vuol partorire Heroico Poema_. Adunque fin dal 1599 il
+Balli lavorava attorno al suo poema. Un sunto di questo fu già dato dal
+DI GIOVANNI — _Della poesia epica in Sic. nei sec. XVI e XVII_ pag.
+280-91 in _Filol. e letter. sicil._, Palermo, 1879, t. III.
+
+[89] Nel sec. XVII molti poemi presero a soggetto le gesta di Boemondo.
+V. BELLONI — _Gli epigoni della Ger. lib._ cit. pag. 77.
+
+[90] Il nome è preso dal Fazello ed è il _Belcamuer_ del Malaterra che
+è una delle tante lezioni del Kaid _Ali-ibn-Ni’ma_, soprannominato
+_Ibn-Hawâsci_, capo dei Musulmani di Sicilia nel 1061. V. AMARI — _St.
+dei Musulm. di Sic._ III, 66, n. 6.
+
+[91] Può essere identificato col famoso Gioacchino da Celico di
+Calabria _di spirito profetico dotato_ (DANTE — _Par._ XII, 139-141).
+Avremmo in tal caso un anacronismo, perchè Gioacchino nacque nel 1130 e
+morì nel 1202 (V. TOCCO — _L’eresia nel medioevo_ pag. 261 sgg.) mentre
+la conquista di Palermo avvenne nel luglio 1071 (Malaterra e Fazello),
+o più probabilmente nel gennaio 1072 (Muratori e Amari).
+
+[92] Vedono prima una ruvida porta che porta un’iscrizione che ricorda
+il c. III dell’Inf., poi Cerbero, i lussuriosi, gli avari, gli eretici,
+la città di Dito, _nobili castelli_ e da ultimo un gran mare ove sopra
+un drago con sette teste sedeva splendida e adorna _bella donna e
+impudica_ (cfr. c. XXI, st. 170-171 con la _puttana sciolta_ del Purg.
+XXXII, 132 sgg.).
+
+[93] Il fatto si deve riferire all’impresa dei Pisani contro Palermo
+del 20 settembre 1063, con evidente anacronismo. V. _Chronica varia
+pisana_ in _Rer. Ital. Script_. VI, 167 e AMARI, III. 103. La fonte è
+però MALATERRA, lib. II, cap. XXXIV.
+
+[94] Cfr. c. XI st. 60 sgg. con. _Ger. lib_. c. XVI st. 1 sgg.; c. XI
+st. 76-77 con _Ger. lib_. c. IV st. 30-31.
+
+[95] c. XXII st. 18-19. V. BELLONI — _Il seicento_, pag. 147-149.
+
+[96] Cfr. c. VI st. 33 sgg. con _Ger. lib_. c. VI st. 39 sgg.
+
+[97] Cfr. c. VI st. 116 sgg. con _Orl. Fur_. c. XVIII st. 151 sgg.
+L’episodio di Emirene e Dorichino che occupa i canti V, VII, VIII è in
+parte imitato dall’episodio di Cloridano e Medoro (Orl. Fur. c. XVIII,
+st. 172 sgg.), in parte da Fiordiligi e Brandimarte (Orl. Fur. c.
+XLIII, st. 183 sgg.). L’assalto finale a Palermo è imitato dalla presa
+di Troia narrata nel lib. II dell’Eneide.
+
+[98] Scarsissime notizie biografiche in MONGITORE — _Bibl. sicula_
+— II, 299. Da un ms. della Bibl. com. di Palermo Giuseppe Calvino
+pubblicò una traduzione dell’_Opusculum de rebus drepanitanis_
+(Trapani, 1876). Il ms. del poema deve essere andato perduto. Nella
+Fardelliana di Trapani non c’è; il can. F. Mondello, bibliotecario di
+questa, crede che sia a Palermo, perchè quivi il P. morì e rimasero
+le sue carte, ma nelle pubbliche biblioteche non trovasi, chè
+diligentemente ne ho fatto ricerca.
+
+[99] Notizie biografiche in _Vito Amico_ — _Catanae illustratae_.
+Pars quarta. Catanae, 1746, pag. 247-48. Da mandati di pagamento
+dell’Archivio comunale di Catania negli _Atti diversi_ (_Atti del
+senato_) vol. 179 (1646-47) c. 226, 234, 260, 277 ecc. e vol. 180
+(1647-48) c. 146 si rileva che fu segretario del senato di Catania. Da
+una provvisione viceregia data in Palermo, 4 luglio 1648 (_Atti del
+senato_, vol. 180, c. 92) risulta che fu fiscale dell’Università degli
+studi. V. _Appendice bibliogr_. N. 7.
+
+[100] V. _App. bibl._ N. 8 e FERRARA — _Storia gener. di Sicilia_.
+Palermo, 1833, VI, 291. Nell’Albira, tragedia del MORABITO (Catania,
+1684) dall’avviso dello stampatore risulta che il _Roggiero Trionfante_
+era di venti canti.
+
+[101] _Bibl. sic_. II, 230.
+
+[102] Cfr. _Ger. lib._ c. I, st. 54.
+
+[103] Catania, per Bonaventura la Rocca. 1669. In-8; pp. (XXII) — 224.
+
+[104] V. _App. bibl_. N. 9. Per notizie della sua vita v. MONGITORE
+— II, 150. Un sunto del poema è dato dal DI GIOVANNI — _Della poesia
+epica in Sicilia_ cit. pag. 291-302.
+
+[105] Cfr. lib. I, st. 54-95 con _Aen._ VII, 020-817; III, 6-38 con
+_Aen._ VI, 255 sgg.; VI, 98-107 con _Aen._ V, 719-745; VIII, 68-100
+con _Aen._ IV. 182-249; XII, 7-15, 20-26, 27-32, 35-62 con _Aen._ VI.
+187-211, 305-336, 384-416, 637-751; XV, 93-110, 112-149 con _Aen._
+VIII, 102-183, 466-607; XVI, 38-54, 55-72. 77-109 con _Aen._ X.
+308-404, 441-520, 755-908; XVII, 1-22 con _Aen._ XI, 1-98; XIX, 1-3,
+6-12, 66-107 con _Aen._ XII, 1-9, 81-108, 176-382. Le ultime stanze del
+c. XX sono pure tradotte da _Aen._ XII, 938 sgg.
+
+[106] Cfr. EURIPIDE — _Fenicie_, vv. 1095 sgg.
+
+[107] _Metamorfosi_, lib. III, vv. 418 sgg.
+
+[108] Id, lib. IV, vv. 55 sgg.
+
+[109] Vedi l’_Argonauticon_ di APOLLONIO RODIO: la Medea di Euripide:
+Ovidio — Metam. VII. 9 sgg.; EURIPIDE — _Fenicie_, vv. 657 sgg.
+
+[110] Cfr. lib. IX, st. 26-47 e lib. XIII con _Odissea_ lib. IX.
+
+[111] MONGITORE — _Bibl. sicula_ 1. c.
+
+[112] V. CRESCIMBENI — _Le vite degli Arcadi illustri_, Roma, 1708.
+Parte I, pag. 157.
+
+[113] I cod. 376 e 377 della Palatina di Firenze, che contengono
+la traduzione lucreziana del Marchetti, tra le varie scritture che
+precedono il testo hanno una «Stanza tratta dal Poema il Roggero del
+sig... _Spatafora_», che è la 117 del libro X, la quale precisamente
+parla dal Marchetti e della sua traduzione. Cfr. _Indici e cataloghi_.
+IV. _I codici Palatini_ ecc. Roma, 1888, vol. 1, pag. 570-71.
+
+[114] Non parlo, perchè probabilmente scomparso, del _Vigintimilliades,
+poema in natalitiis Ioannis III marchionis Hieracis_ di PIETRO CARRERA
+di Militello, che doveva avere molti accenni alla conquista normanna
+se pure non trattava interamente di essa, essendo composto in lode
+della famiglia Geraci, che, come abbiamo visto nel poema del Morabito,
+vantava Serlone per capostipite. L’originale, secondo il Natale (_Sulla
+storia de’ letterati ed altri uomini insigni di Militello_, Napoli,
+1837, pag. 38) conservavasi presso Agostino Donato dei Chierici minori
+regolari di Messina, e un altro esemplare trovavasi presso i marchesi
+Geraci, ma niuno dei due potè il Natale rinvenire.
+
+[115] Per notizie biografiche vedi le _Notizie relative alla vita
+dell’autore_ a pag. 221-227 del vol. I della _Sicilia liberata_ (per
+cui cfr. _append. bibliog._ N. 10) e ANDREA CANDILORO — _Elogio
+dell’abate G. F. Vitale e Salvo celebre letterato siciliano_ ecc.
+Palermo. Per le stampe di Giordano, 1816. Diverse poesie sono edite
+nella _Raccolta delle Rime degli Accademici Industriosi di Ganci_
+— Palermo, 1796. Il cod. 2 Qq. D. 132 della Bibl. Com. di Palermo
+contiene molte produzioni poetiche del Vitale e tra l’altro un poema
+in vernacolo sulle disgrazie della sua famiglia interrotto al quinto
+canto, un dramma la Iavene Regina del Messico, il Tempio all’Enguina
+ecc. Lasciò inedito, forse perduto, un dramma intitolato _Il Ruggero in
+Sicilia_. Il NARBONE (_Bibliog. sicula sistem._ IV, 166) dice che il
+Dott. Vincenzo Navarro da Ribera lasciò inedita una versione italiana
+della _Sicilia liberata_.
+
+[116] _Prospetto della Storia letteraria di Sicilia nel sec. XVIII_
+dell’ab. DOMENICO SCINÀ, III. 452.
+
+[117] La morte di Ugone di Circea è esemplata secondo il MALATERRA —
+lib. III. cap. X.
+
+[118] Cfr. REITANI — _Il Rogiero in Sicilia_, lib. IV. st. 5-12.
+
+[119] V. c. XIV, st. 21-41; c. XVI, st. 80. Cfr. _Rogiero in Sicilia_,
+lib. IX, st. 27-47 e lib. XIII.
+
+[120] c. II, st. 73-83.
+
+[121] c. XXIX, st. 82-93.
+
+[122] c. I, st. 90-117.
+
+[123] c. XVI. st. 97. Cfr. con _Aen._ III, 571 sgg.: BALLI — c. XXI,
+st. 1; REITANI — lib. II st. 40-41.
+
+[124] Op. e l. cit.
+
+[125] Tanto per dare un’idea dell’abbozzo inedito riporto il piano dei
+canti 3, 4, 6.
+
+_Canto 3._ — Capo di Saracini scacciato da Palermo viene in per [sic]
+liberare gl’assediati di Solunto, s’accampano vicino i Normani —
+scaramuccie — Valoroso dell’esercito saracino entra furtivamente in
+Solunto, e racconta la presa di Palermo e che Meliato nelle sacoccie
+del Gigante entrato sollevò i Cristiani prigionieri.
+
+_Canto 4._ — Melinto nel paviglione del Re racconta la burla fatta ad
+un Saracino quando entrò furtivamente in Palermo, i suoi amori con
+una Saracina. Qualche scaramuccia. Sagrifizio di Saracini. Risposta
+dell’Oraculo.
+
+ _Soluntu allura cadirà scuntenti_
+ _Quannu li sacchi volanu pri l’aria_
+ _E di li stiddi chiovinu li genti._
+
+_Canto 6._ — Succursu vinutu a li cristiani di li cavaleri Avventureri
+e loru avventuri — si finu (fincinu?) foddi pri vastuniari a Ruggieru
+ed all’autri. Melintu si parti di lu campu — avventuri. So amicu parti
+pri circarlu in tuttu lu campu.
+
+Su Giovanni Meli vedi G. PIPITONE FEDERICO — _Giovanni Meli._ La
+vita. Le opere. Studio. Palermo, Sandron. 1838, che è l’ultimo lavoro
+d’importanza.
+
+[126] Cfr. A. MAURICI _L’indipendenza siciliana e la poesia patriottica
+dell’isola dal 1820 al 1848_. Palermo. Reber. 1898. V. specialmente a
+pag. 73 e segg.
+
+[127] Per la vita e le opere dell’autore v. G. GRASSI-BERTAZZI
+— _Lionardo Vigo e i suoi tempi_. Catania, N. Giannotta, 1897 e
+specialmente per il _Ruggiero_ il capitolo «_Storia di due poemi_» a
+pag. 316 e sgg.; per le fonti e correzioni del Vigo al Ruggiero v.
+R. RUSSO — _Note critiche al Ruggiero di L. Vigo_. Acireale, Tip.
+dell’Etna, 1899. V. pure il farraginoso lavoro di MICHELE CALÌ — _La
+Sicilia nei canti di L. Vigo_. Acireale, tip. Donzuso. 1881-85.
+
+[128] Il poema consta di 20 canti, con 20 componimenti lirici, più uno
+preliminare intitolato «_alla Sicilia_».
+
+[129] G. GRASSI-BERTAZZI — _Vita intima. Lettere inedite di L. Vigo e
+di alcuni illustri suoi contemporanei_. Catania, Giannotta, 1896, pag.
+49.
+
+[130] Aveva già pubblicato il primo canto nel _Giornale di scienze,
+lettere e arti di Palermo_, 1834. Cf. _App. bibliogr._ n. 17. Il
+NARBONE — _Bibliogr. sicola_. Palermo. 1855, vol. IV, pag. 124 cita
+quest’edizione «_Il Ruggiero o sia la Fondazione della Monarchia
+siciliana_. Palermo, 1830. In-8» e soggiunge «sono i primi VI canti
+dati per saggio di più lungo poema». Ma tale edizione deve essere
+esistita soltanto nella testa del buon padre gesuita, poichè il
+Vigo nel 1835 scriveva a Nicolò Palmeri, parlando del Ruggiero
+«ho verseggiato i primi due canti e in maggio darò il terzo».
+GRASSI-BERTAZZI — _Vita intima_ cit. pag. 35. Sul primo canto
+pubblicato nel 1834 v. _Lettera del cav._ SALVATORE SCUDERI _sulla
+prima stanza del Ruggiero_. Catania. Per Pappalardo (Estr. dal
+_Giornale del Gabinetto Lett. dell’Accad. Gioenia_, 1834). In-8; pp. 14
+e _Lettera di_ RAFAELE ALESSI _a L. Vigo sul di lui tentativo epico_
+ecc. Catania. Dai fratelli Sciuto, 1835. In-8; pp. 15. Sono sconosciuti
+al Grassi-Bertazzi e al Russo.
+
+[131] Nel I. canto edito nel 1834 S. Giorgio appariva, secondo la
+tradizione, nella battaglia di Cerami. Nell’ediz. completa del 1865
+l’apparizione avviene invece a Misilmeri ed è descritta coi medesimi
+versi. Cfr. st. 9 con c. XVII, st. 17; st. 10 con c. XVII. st. 57.
+
+[132] Tra le azioni accessorie del poema sono notevoli l’episodio di
+Odone e Sofia (cfr. c. II. st. 49 sgg. con _Ger. lib._ c. XII. st.
+67 sgg., REITANI — lib. VII, st. 23 sgg., VITALI — c. XII, st. 78)
+di Arsete e Angelmaro, di Valdella e Rollone. Tra i personaggi del
+poema è Goffredo Malaterra che narra a Ruggiero e Roberto il fatto
+compassionevole di Adone e Caldora (cfr. per questo episodio c. III,
+st. 92 sgg. con VITALI — c. IX, st. 57 e MALATERRA — lib. II, cap. XI).
+
+[133] L’_Angiolo perduto_ chiama a raccolta i suoi sudditi
+
+ _Mugghiando come fa mar per tempesta_
+ _Se da contrari venti è combattuto_ (c. IX, st. 1),
+
+versi presi di peso a Dante (_Inf._ c. V, vv. 29-30). Cfr. pure
+_Ruggiero_ — c. XIX, st. 50. Tra i demoni è un Asterotte, che ricorre
+pure nel Vitali e nel Morgante Maggiore del Pulci.
+
+[134] La descrizione della peste (v. RUSSO-Op. cit. pag. 20 e sgg.) è
+tratta dal REITANI — c. XIV, st. 43 sgg. dal TUCIDIDE, lib. II e dal
+LUCREZIO — lib. VI, vv. 1176-1220.
+
+[135] Il Tradimento attira Ugone di Girgea in agguati e lo fa uccidere
+da Benametto. L’episodio (c. IX. st. 57-65) è preso dal VITALI (c. I,
+st. 37-48).
+
+[136] Del Paradiso abbiamo una descrizione (c. XI. st. 7-21) in cui si
+riscontra qualche imitazione dantesca. Cfr. c. XI, st. 16-17 con _Par._
+c. XV. vv. 19 sgg.
+
+[137] Cfr. MALATERRA — lib. II, cap. XLVI; BALLI — c. XVIII, st.
+74 sgg.; VITALI — c. XXV, st. 41 sgg. Il P. immagina, seguendo il
+Malaterra, che i saraceni si cibino delle carni ancor palpitanti di
+Serlone. Tale pregiudizio degli antichi cronisti fu rimproverato al
+Vigo da molti dei suoi amici, ad es. dal Palmeri (v. GRASSI-BERTAZZI —
+_Vita intima_ cit. pag. 59).
+
+[138] In essa Ruggiero ha la vita salvata da Evisando (c. XIV, st. 71).
+Piuttosto che il VITALI (c. VIII, st. 76 sgg.)come crede il RUSSO, (Op.
+cit. pag. 50) la fonte è MALATERRA (lib. III, cap. XVI). Cfr. pure
+CASTIGLIA — _Lo scudo di Ruggiero_, st. 30.
+
+[139] La fonte è in MALATERRA, lib. II, cap. XXXIII.
+
+[140] _Studi sulla letteratura contemporanea_ cit. pag. 119.
+
+[141] V. prefazione al _Ruggiero_.
+
+[142] GRASSI-BERTAZZI — _Lionardo Vigo e i suoi tempi_ cit. p. 323.
+
+[143] Id. id.
+
+[144] Cfr. c. VII, st. 58; c. XIII, st. 32; c. XVI, st. 22.
+
+[145] _Bibliogr. sicola_, vol. IV, pag. 124.
+
+[146] Inutili sono state le mie ricerche per trovarlo nella Lucchesiana
+di Girgenti e nelle maggiori biblioteche siciliane.
+
+[147] Anche inutili sono state le mie ricerche a Scicli per
+rintracciare il ms. del poema.
+
+[148] Ringrazio la famiglia Vigo dei marchesi di Gallidoro, che
+benevolmente mi ha concesso di fare ricerche tra le carte di Lionardo
+Vigo.
+
+[149] «Quanto duolmi.... non poter venire ad abbracciarvi in Palermo
+e ad ammirare, non a giudicare, il vostro Roggiero.... anco dopo aver
+jeri udito in Sambuca un canto del poema sullo stesso argomento col
+consueto titolo però di Sicilia liberata, compiuto in dodici lunghi
+canti dal Notaro D. Antonino Manciaracina. Voi ben sapete che anch’io
+pensava di metter falce in tal messe, e pria che voi m’aveste scritto
+del vostro, io ne avev’anco esternato il divisamento nel Carme funebre
+per la Baronessa Lancia, ove parlando di Vitali dissi
+
+ _Pur ei ci aperse un campo, una palestra_
+ _Ove, con lui pugnando, allori e palme,_
+ _Coglier si ponno quant’io già ne penso»._
+
+Sciacca. 22 Maggio 1832. (vol. II f. 58 dell’Epistolario del Vigo).
+
+[150] «Il Manciaracina è gelosissimo del suo lavoro. Gli ho fatto
+leggere i due periodi delle vostre lettere che lo riguardano: ho
+istanziato anch’io a viva voce per aver qualche canto del suo poema,
+onde mandarvelo, promettendogliene in cambio alcuno del vostro... A
+stento mi ha fatto udire il nono canto, in cui papa Bonifacio viene da
+Roma nel campo cristiano, che assedia Siracusa, a liberar Giordano,
+figlio di Ruggiero, in ira al padre; celebra quindi messa solenne;
+predice poscia in un profetico sermone la lunga serie de’ re che
+dovea a Ruggero succedere: vanno tutti a mensa, ove un certo vate
+Lanfranco canta sulla sua Lira un inno, tempestato di Fisica generale,
+e si chiude quel canto con l’apparecchio dell’armi e delle macchine,
+ond’espugnar Siracusa». Sciacca, 5 Marzo 1833 (Id. vol. II f. 97). V.
+pure GRASSI-BERTAZZI — _Lionardo Vigo_ cit. pag. 322.
+
+[151] «Mi ero messo a ripulire il Poema “La Sicilia liberata„ del
+Manciaracina e ne ho rabberciato quattro canti, ma non si sono potuti
+spicciare tutti dodici, perchè manca chi scrive». Sambuca, 13 settembre
+1855 (Id. vol. IX f. 184).
+
+[152] _Nel Discorso sull’Epopea nazionale tenuto in Palermo il 27 Sett.
+1835_ (inedito). Note in fine. V. RUSSO — Op. cit. pag. 9.
+
+[153] Epistolario del Vigo, vol. IX, f. 190.
+
+[154] V. _App. bibliografica_, n. 12 e 13. Per altre opere cfr. MIRA —
+_Dizionario bibliografico_, I, 199.
+
+[155] A. MAURICI — Op. cit. pag. 93-98.
+
+[156] _Prose e poesie scelte_. Città di Castello, S. Lapi, 1886, pag.
+82-94. Come elemento episodico la venuta dei Normanni in Sicilia è
+accennata nella _Gerusalemme conquistata_ del TASSO (c. I, st. 66), nel
+_Palermo Trionfante_ (Palermo, 1600, lib. XI, st. 38-39) di VINCENZO
+DI GIOVANNI, nel _Tancredi_ (Lecce, 1868, c. XI, st. 13-16) di ASCANIO
+GRANDI, nel c. V di un poema storico-bernesco in vernacolo di SALVATORE
+VALENTI — CHIARAMONTE (_Li Glorii siculi_, Girgenti, 1889) e in tanti
+altri poemi e drammi che è inutile ricordare.
+
+[157] V. _App. bibliografica_, n. 18.
+
+[158] Nicodemo _episcopus panormitanus_ del dramma è evidentemente
+l’«Archiepiscopus... dejectus in paupere Ecclesia S. Cyriaci... timidus
+natione Graecus» del MALATERRA (lib. II, cap. XLV); e le strane visioni
+di Belcamero sono da porsi a riscontro con le allucinazioni di Camuto
+nel MALATERRA, lib. IV, cap. VI. Cfr. pure VIGO — c. VI, st. 62 sgg.;
+VITALI — c. XXVIII, st. 16 sgg. Nell’atto I è una personificazione
+della Sicilia che lamenta le sciagure passate, la quale ricorre pure
+nella _Spada di Ruggiero_ di G. B. CASTIGLIA e nel _Ruggiero_ del VIGO
+(c. III, st. 74-83).
+
+[159] V. _App. bibliografica_, n. 23.
+
+[160] V. _App. bibliografica_, n. 23.
+
+[161] V. _App. bibliografica_, n. 24.
+
+[162] V. _App. bibliografica_, n. 21.
+
+[163] Non mi è stato possibile rintracciare l’originale francese, come
+pure il nome dell’autore che non è indicato nella traduzione italiana.
+
+[164] In DUCHESNE — _Historiae normannorum scriptores_, p. 484.
+
+[165] V. _App. bibliografica_, n. 25.
+
+[166] Abbiamo puro descrizioni del Purgatorio in BALLI (c. XXII. st.
+177-80) e del Paradiso in BALLI (c. XIX, st. 72-88), in REITANI (lib.
+XI e XII) e in VIGO (c. XI, st. 7-21).
+
+[167] Che l’Etna fosse spiraglio infernale, era credenza comune nel
+medioevo.
+
+[168] _Aen._ lib. III, vv. 570-587.
+
+[169] Nel VITALI un eroe palleggia l’asta di Ulisse (c. XVI, st. 80).
+V. pure VIGO (c. XV, st. 33).
+
+[170] V. qui addietro la nota 2 a pag. 35. Ma nel Reitani il nome
+probabilmente sarà passato per via letteraria.
+
+[171] _Rugg._, c. III. st. 88-96.
+
+[172] _Sicil. lib._, c. IX, st. 51-62.
+
+[173] lib. II, cap. XI.
+
+[174] lib. III, cap. XVI.
+
+[175] _Sicilia liberata_, c. X, st. 76 sgg.
+
+[176] _Ruggiero_, c. XIV, st. 71-72.
+
+[177] _Sicilia liberata_, c. XXV, st. 15 sgg.; _Ruggiero_, c. XVII. st.
+61.
+
+[178] _Rogiero in Sicilia_, lib. IV, st. 5-9.
+
+[179] lib. I, vv. 138 sgg.
+
+[180] V. le varie edizioni in MIRA — _Dizion. bibliografico_, I, 345-6.
+
+[181] V. la prefazione all’ediz. del MURATORI — _Rer. Ital. Script._ t.
+V.
+
+[182] G. PITRÈ — _Feste patronali in Sicilia._ Palermo, 1900 (vol. XXI
+della _Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane_), pag. XXIV.
+
+[183] MALATERRA — lib. II, cap. XXXIII; SIMONE DA LENTINI
+(compendiatore del Malaterra) — _La conquesta di Sicilia per manu di
+lu conti Rugeri_ in _Cronache Siciliane dei secoli XIII, XIV e XV_,
+pubblicate a cura del prof. V. DI GIOVANNI. Bologna, Romagnoli, 1865,
+pag 36; ANONYMI VATICANI — _Historia Sicula_ in _Rer. Ital. Script_.
+VIII, 762.
+
+[184] «Apparuit quidam eques splondidus in armis, equo albo insidens,
+album vexillum in summitate hastilis alligatum ferens, et desuper
+splendidam crucem, et quasi a nostra acie progrediens, ut nostros ad
+certamen promptiores redderet, fortissimo impetu hostes ut densiores
+erant, irrumpens. Quo visu nostri hilariores effecti Deum sanctumque
+Georgium ingeminando, et prae gaudio tantae visionis compuncti,
+lachrymas fundendo ipsum praecedentem promptissime sunt secuti».
+MALATERRA, l. c.
+
+[185] _Annali d’Italia_, an. 1063.
+
+[186] _Storia di Sicilia_, v. XII, p. 186.
+
+[187] _St. dei Musulm. di Sic._, v. III, p. 99-100.
+
+[188] _Somma della Storia di Sicilia_, p. 131.
+
+[189] Una leggenda consimile trovasi nella saga di Aroldo il Severo.
+Aroldo vince con l’aiuto di Sant’Olaf che appare sopra un cavallo
+bianco e per voto fabbrica una chiesa a Costantinopoli. V. AMARI —
+_St. dei Mus. di Sic._ I, 420. Un Sant’Ignazio che appare in aria
+sopra un cavallo bianco a Musulice, stratego di Sicilia nelle guerre
+arabo-bizantine leggesi in NICETAE PAPHLAGONII — _Vita Sancti Ignatii_
+in LABBE — _Sacrosanta Concilia_, t. VIII, p. 1247.
+
+[190] Riguardo la fortuna letteraria di quest’episodio troviamo
+anzitutto che nell’apocrifo _Iubilatus Chorearum_ (V. _App. bibl._
+n. 3) il nome del santo è posto accanto a quello della Madonna e di
+Ruggiero: «Lucem tricuspis a triplici hasta recognovit, Mariae, Georgij
+et Rogerij». Nel poema del BALLI S. Giorgio è deputato da Dio a difesa
+dei principi normanni, fuga i demoni e compare in sogno a Ruggiero
+affinchè invii Roberto Guiscardo al papa per chiedere aiuti (c. III,
+st. 6-20); difende Boemondo dai colpi dei saraceni uno scudo di tempra
+immortale (c. VI, st. 6-20), scaccia i demoni e le sirene che volevano
+impedire il viaggio di Roberto a Roma (c. IX, st. 26-37). fuga Belcane
+(c. XVIII. st. 113) e compare in visione a Ruggiero nell’assalto
+definitivo di Palermo (c. XXIX, st. 1-6). Compare poi in forma di genio
+alato alla battaglia di Cerami nella _Sicilia liberata_ del VITALI (c.
+XXII, st. 11) e nel GUARNERI (V. _App. bibl._ n. 20), e a quella di
+Misilmeri nel poema del VIGO (c. XVII, st. 57). Il «_Giorgio_ poema
+sacro et heroico del signor MATTEO DONIA Palermitano (In Palermo. Per
+Gio. Battista Maringo, MDC. In-4; pagg. (VIII)-59-(VIII))» svolge
+le solite avventure romanzesche del santo e non ha relazione con la
+leggenda normanna. Cfr. U. A. AMICO — _Matteo Donia_ in _Nuove Effem.
+sicil._ IX, 1880, p. 246 e BELLONI — _Gli epigoni della Ger. lib._ cit.
+pag. 146.
+
+[191] Da relazioni di persone native di Cerami. Le notizie della
+leggenda, a mia conoscenza, sono inedite.
+
+[192] PITRÈ — _Feste patronali in Sicilia_ cit. pag. 309.
+
+[193] _Dell’origine ed antichità di Cefalù città piacentissima di
+Sicilia_. Notizie historiche. In Palermo. Per i Cirilli, 1636, p. 46-47.
+
+[194] L’AURIA dice (Op. e loc. cit.) che ha ritrovato questa narrazione
+«in un libro di tutti i Privileggi della Chiesa Cefalutana concessoli
+da i Re e Imperatori fatti racorre in un volume d’ordine di Thomaso
+da Butera, Vescovo di Cefalù nell’an. 1329 compilato e scritto da
+Guglielmo da Mistretta, Maestro notaro della Corte Vescovale di Cefalù,
+nel qual volume nel principio vi è tutto il successo in lingua latina
+della venuta del Roggiero in Cefalù e la fondazione della Chiesa
+Vescovale». Questo ms. si può identificare con il _Rollus rubeus_
+del 1329 (che esisteva già nell’archivio del Duomo di Cefalù ed ora
+si trova nell’Archivio di stato di Palermo), ove si legge appunto la
+notizia della tempesta e del voto di Re Ruggiero nell’agosto del 1129.
+La narrazione fu però con forti argomenti dichiarata leggendaria da I.
+CARINI — _Brano di un codice cefalutano inedito del secolo XIV per la
+prima volta pubblicato_. Palermo, 1871, pag. 19. V. pure G. DI MARZO —
+_Delle belle arti in Sicilia_. Palermo, 1838. vol. I, lib. II pag. 153
+sgg.
+
+[195] _Feste patronali in Sicilia_ cit. pag. 320 sgg.
+
+[196] Questa festa caratteristica è stata descritta da parecchi. V.
+AMABILE GUASTELLA — _Canti popolari del Circondario di Modica_. Modica,
+Sutri e Segagno, 1876, pag. CIV sgg.; VALENTINO DE-CARO — _Donnalucata
+per uno da Scicli — Bozzetto dal vero_. Modica, 1878, pag. 10-20;
+EDUARDO MORANA — _La festa delle milizie in Scicli in Nuove Effem.
+sicil_. serie III, vol. X, 1880, pag. 270-281; G. PITRÈ — _Spettacoli e
+feste popolari siciliane_. Palermo, 1881, pag. 35-62; ANTONIO RESTORI
+— _Costumi siciliani. La Vergine delle Milizie di Scicli_. Nella
+_Farfalla_, an. X, n. 23. Milano, 6 giugno 1886, pag. 180-182; ARTURO
+MORMINA — _La Madonna delle Milizie_ (_Leggenda siciliana_) in _Rivista
+delle tradizioni popolari italiane_. Anno I. Roma, Forzani, 1893, pag.
+40-43; A. D’Ancona — _Origini del teatro italiano_. Torino, Loescher,
+1896, vol. II, pag. 200-201; Pitrè — _Feste patronali_ cit. pag.
+333-340.
+
+[197] Nella leggenda narrata dal Pirro (_Sicilia sacra_, I, 687) non si
+fa però alcuna menzione di Ruggiero e sembra che il fatto sia avvenuto
+in un periodo anteriore alla conquista normanna.
+
+[198] _La festa della Madonna in Canicattì, provincia di Girgenti_ in
+Archivio delle tradizioni popolari. Palermo. 1889, vol. VIII, pag. 368.
+
+[199] V. pure PIRRO — _Sicilia sacra_, I, 761.
+
+[200] _Isagoge ad historiam sacram siculam_. Panormi. MDCCVII pag.
+230-231 e _Vitae sanctorum siculorum_. Panormi, 1657, II, 286. A pag.
+131 di quest’ultima opera è registrato un miracolo compiuto dal beato
+Cremete in presenza del conte Ruggiero.
+
+[201] _St. dei Musulmani di Sic._ cit. pag. 128.
+
+[202] Della leggenda intorno alla Porta della Vittoria in Palermo
+l’Amari dice che abbiamo pure testimonianze della fine del secolo XV.
+Per notizie più diffuse v. CAIETANI. _Opusculum ubi origines illustrium
+aedium ss. Deiparae Mariae in Sicilia ad promovendum illius cultum et
+pietatem explicantur_. Panormi, apud Petrum de Isola, 1663.
+
+[203] _Dell’uso di condurre in Messina a 15 agosto un camelo e d’una
+medaglia del Conte Rogiero_, lettera contenuta nel cod. Qq. F. 22
+della Bibl. com. di Palermo. In quest’occasione dicono gli storici del
+seicento che fosse battuta una medaglia con la Madonna sul dritto, e
+sul rovescio il conte Ruggiero sopra un cammello.
+
+[204] _Feste patronali_ cit. pag. XXIV. Per notizie più diffuse v. _Le
+feste di S. Rosalia in Palermo e della Assunta in Messina descritte dai
+viaggiatori italiani e stranieri_ per MARIA PITRÈ. Palermo, 1900, Parte
+II: n. XII.
+
+[205] PITRÉ — Op. e loc. cit. V. pure. G. BUONFIGLIO E COSTANZO —
+_Messina città nobilissima_. Venezia, 1606, pag. 76.
+
+[206] PITRÉ — Op. cit. pag. 123.
+
+[207] PIRRO — _Sicilia sacra_, p. 887.
+
+[208] V. _Archivio storico siciliano_, 1901, 475.
+
+[209] PARDI — _Un comune della Sicilia e le sue relazioni con i
+dominatori dell’isola sino al sec. XVIII in Arch. st. sicil_. 1901,
+pag. 34-35.
+
+[210] «L’Abate Pirro dice che Ruggiero nel anno 1061 assediò Troyna,
+e per la fortezza del Castello non la poteva prendere e compigiando
+con l’esercito vicino al monte detto Ambula li comparse Sant’Elia con
+spada fiammeggiante alli mani in atto di scacciari li Saracini della
+fortissima Città di Troina e seguitando con l’assedio con l’agiuto
+del S. Profeta animati li Cristiani in breve tempo lo espugnorno; e
+per dovuto ringratiamento al S. Profeta nel medesimo luogo dove fu
+l’apparitione fece fabricare un tempo con il Titulo di Sant’Elia...».
+_Storia dei conventi capuccini di Messina_ di F. ANTONINO DI TROINA,
+ms. del sec. XVIII, f. 21-22. Trovasi presso i PP. Cappuccini di
+Troina. Debbo questa notizia al prof. Orazio Nerone Longo.
+
+[211] FRANCESCO BONANNO — _Memorie storiche della città di Troina_. In
+Catania, 1789, pag. 34.
+
+[212] Un messo celeste splendidissimo che poi fu identificato con S.
+Iacopo apparve pure ai cristiani di Palermo durante l’assedio del
+1072: vedi V. DI GIOVANNI — _Palermo restaurato_, lib. III, pag. 19
+pubblicato nella _Biblioteca storica e letteraria di Sicilia_ di G. Di
+Marzo. Palermo, 1872, vol. XIX.
+
+[213] Ciò ricorda il VIGO in una bella ottava del _Ruggiero_ c. VIII,
+st. 87.
+
+[214] M. FOTI GIULIANO — _Memorie paesane ossia Troina dai tempi
+antichi sin oggi_. Catania, Giannotta. 1901, pag. 54.
+
+[215] Le prime due sono inedite e mi sono state raccontate da un
+troinese, il prof. Orazio Nerone Longo.
+
+[216] M. FOTI GIULIANO — Op. cit. pag. 7.
+
+[217] A questa categoria apparterrebbe puro lo stratagemma leggendario
+usato dai Castrogiovannesi per liberarsi dal conte Ruggiero. Rimando
+per la narrazione a V. VETRI — _Leggenda sulla origine della voce
+Calascibetta in Sicilia nell’Archivio delle tradizioni popolari_.
+Palermo, 1889, vol. VIII, pag. 361 e per l’illustrazione a G. PITRÉ —
+_Di uno stratagemma leggendario di città assediate in Sicilia_, pag.
+4 in _Atti della Reale Accademia di scienze lettere e belle arti di
+Palermo_, vol. I, Palermo 1891.
+
+[218] _Opere_ di L. VIGO, vol. II. _Raccolta amplissima di canti
+popolari siciliani_. Seconda ediz. Catania, tip. Galatola, 1870-74. V.
+n. 738 e 5150.
+
+[219] Vedi nell’archivio privato Vigo di Acireale la lettera n. 198,
+vol. X dell’epistolario di Lionardo Vigo. La data è 8 ottobre 1857.
+
+[220] GRASSI BERTAZZI — _Vita intima_ cit. pag. 214.
+
+[221] Id. id. pag. 203.
+
+[222] pag. 244, n. 738. Il PITRÉ l’accolse pure nei Canti popolari
+siciliani, 2ª ediz. Palermo, 1899, pag. 127-128. Del resto molti canti
+accolti dal Vigo come popolari, erano composti da amici suoi di facile
+vena. V. PAOLO MAURA — _Poesie in dialetto siciliano, con alcune di
+altri poeti mineoli, una prefazione di L. Capuana e un fac-simile_.
+Milano, Brigola, 1879, pag. 135 sgg.
+
+[223] Raccolta amplissima ecc. pag. 679, n. 6150.
+
+[224] In questa statua del conte Ruggiero che, secondo l’AMICO
+(_Dizionario topografico continuato da Gioacchino Di Marzo_, Palermo,
+1859, vol. II. pag. 63), fu innalzata per ordine e spesa del Vescovo
+Bernardo Guasco nel 1584, abbiamo un documento d’arte rappresentativa
+sull’impresa dei Normanni in Sicilia. Riporto qualche altra notizia
+d’arte figurativa che ho raccolto. Un’incisione che corre comunemente
+a Scicli ci rappresenta la Madonna delle Milizie quando scende in
+aiuto dei Normanni e dall’iscrizione latine in calce si rileva che è
+stata fatta nel 1819 su di un quadro rimontante alla prima metà del
+settecento. L’AURIA (_Dell’origine et antichità di Cefalù_. Palermo,
+1656, pag. 47) ci dice di aver visto sulle mura della chiesa di S.
+Giorgio in Cefalù una pittura ricordante la favola che ci narra a
+proposito della fondazione del tempio, ossia S. Giorgio che salva
+Re Ruggiero da una tempesta. Qualcosa si può raccogliere pure dalle
+pitture dei _carretti_. Il PITRÈ (_Le tradizioni cavalleresche
+popolari in Sicilia_ in _Usi costumi credenze e pregiudizi del
+popolo siciliano_, vol. I. Palermo, 1889, pag. 124) ci dà notizia
+che all’Esposizione Industriale di Milano nel 1881 e precisamente
+all’«Industria casalinga e manifatture caratteristiche delle singole
+ragioni d’Italia, VIII gruppo, Sezione 50ª» fu presentato da Palermo
+un _carrettu_, nelle cui _masciddara_, ossia nelle spallette, erano
+dipinte quattro scene relative ai Normanni cioè: «Ruggiero il Normanno
+che distrugge i Saraceni; Ruggiero che riceve le chiavi di Palermo dal
+Senato palermitano; Ruggiero del palazzo dell’Arcivescovo; Coronazione
+di Ruggiero». Lo stesso PITRÉ (_Costumi ed utensili_ in _Usi,
+costumi_ ecc. cit. pag. 421) ci dà notizia che nell’_opra_ (teatrino
+di marionette) di via Formai a Palermo, nel _tiluni_ (sipario) era
+dipinta l’entrata del conte Ruggiero in Palermo. Negli _Annali della
+città di Messina_ di C. D. GALLO. Messina, 1758, II, 3 è ricordata
+«un’antichissima pittura (che) vedesi su d’una Tavola in casa del
+Barone di Gio. Battista Porcio Nobile Messinese, ove si scorge il
+ritratto al naturale del Conte Ruggiero, il quale vestito all’uso di
+quei tempi con berrettone rosso, e svolte d’armellino sul Capo, con
+ammanto parimente rosso, e svolte di armellino su gli omeri, e con
+banda verde, che gli attraversa il petto, tiene la destra appoggiata su
+d’un ismisurato Spadone, e con la sinistra impugna una Lancia».
+
+[225] _Leggende popolari siciliane in poesia raccolte ed annotate_.
+Palermo, L. Pedone Lauriel, 1880, pag. 1-3.
+
+[226] Come complemento di queste scarse notizie intorno ai canti
+popolari sul conte Ruggiero ricordiamo la menzione che si ha nella
+leggenda religiosa «Santa Rosalia» (in PITRÈ — _Canti popolari
+siciliani_, 2ª ediz. Palermo, Clausen, 1891, vol. II, pag. 300-301) del
+primo principe normanno con palese anacronismo:
+
+ Un jornu, a tempu d’u Conti Ruggeri
+ A la bedda citati di Palermu
+ Unni cc’eranu tanti Cavaleri,
+ Ca pri grannizza purtavanu l’ermu, ecc.
+
+[227] Così dal GUARDIONE (_Il dominio dei Borboni in Sicilia dal 1830
+al 1861_. Palermo. Reber, 1901, pag. 156-157) si ha che nel carnevale
+del 1835 il principe Leopoldo di casa Borbone «aveva scelto ad
+argomento d’una mascherata splendida e ricca la entrata del Normanno
+Ruggiero in Palermo; e fu molto applaudita, ricordando essa un antico
+fatto memorando nella storia siciliana». Non ho parlato del _lu
+ruggeri_ o _la ruggera_, ballo curioso della provincia di Messina,
+perchè non ha alcuna attinenza con il conte Ruggiero, come vuole il
+VIGO (_Raccolta amplissima_ ecc. pag. 69), e deriva da roggiu, perchè i
+ballerini vanno in giro come una ruota d’orologio (PITRÉ — _Sonatori e
+balli_ in _Usi, costumi, credenze e pregiudizi_ cit. I, 355). Di questo
+ballo si ha ricordo nel cod. 2 Qq. D. 132 della Bibl. com. di Palermo
+contenente _Poesie siciliane ed italiane dell’ab. G. Fedele Vitale,_
+nel c. V st. 85 di un poema vernacolo nelle disgrazie della propria
+famiglia.
+
+[228] Cause da noi esposte a pag. 41-43 del presente lavoro.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a
+pag. 103 sono state riportate nel testo.
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77626 ***