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Giuseppe al Duomo, casa Fazio + 1903 + + + + + PROPRIETÀ LETTERARIA + + + + + AI MIEI GENITORI + + + + +PREFAZIONE + + +La storia siciliana pochi fatti offre più acconci a fornire materia +alla poesia e alla leggenda della guerra arabo-normanna, che terminò +con la ruina della potenza musulmana in Sicilia. + +Mentre i guerrieri d’occidente si riversavano qual torrente impetuoso +in Palestina a liberare il Santo Sepolcro, e Boemondo e Tancredi e +molti altri guerrieri normanni maravigliavano il mondo con la fama del +loro valore, anche in Sicilia si combatteva la guerra santa, e Roberto +Guiscardo e Ruggiero Bosso vi recavano le loro spade vittoriose e +s’insignorivano di tutta quanta l’isola. + +Dapprima venuti in iscarso numero e quasi per fare scorreria, poi a +poco a poco rinforzatisi, i Normanni non temevano di affrontare un +esercito dieci o venti volte superiore, e quasi sempre le loro armature +d’acciaio e i loro pesanti spadoni avevano ragione delle sottili +scimitarre arabe e di quel popolo effemminatosi nel lusso e nella +mollezza. + +Così, conquistando a palmo a palmo il terreno, il conte Ruggiero, che +ad una forza maravigliosa accoppiava coraggio a tutta prova e profonda +perizia nell’arte militare, in una lunga e ostinata guerra trentenne, +s’impadronì di tutta quanta la Sicilia, vincendo i Saraceni in molte e +micidiali battaglie terrestre e navali. + +E poi, quando la Sicilia sotto il suo dominio e sotto quello dei suoi +successori, si riposò nella pace e nella tranquillità, quale civiltà si +produsse agli occhi meravigliati dei contemporanei! + +I tessuti di lana e di broccato erano confezionati a meraviglia +dagli artigiani forestieri, che volentieri accorrevano a rendere più +splendida la reggia normanna; le sapienti riforme legislative, fra le +quali sono famose le costituzioni sancite nel Parlamento d’Ariano nel +1140, la rigogliosa fecondità del terreno sapientemente coltivato, +i prodotti dell’arte musulmana, tutte le circostanze favorivano la +magnificenza della corte de’ re normanni, per cui la fama della civiltà +siciliana si diffondeva nelle regioni lontane e la potenza delle armi +s’imponeva sui popoli circostanti. + +«Lusso orientale», dice entusiasta a questo proposito il Bartoli[1], +«che si adornava delle sete fabbricate nella corte stessa del re; +donne, cavalieri, amori, costumi, quali potevano essere sotto quel +cielo, in mezzo a quella natura incantevole, fra quegli uomini di +sangue greco ed arabo, sotto la influenza di quella nuova civiltà che +si sviluppava potente. Sembrava veramente che la poesia avesse voluto +fabbricare a sè il proprio regno...». + +Era dunque naturale che quelle gesta meravigliose, quella splendida +epopea, quella fiorente civiltà dovessero lasciare tracce abbastanza +rilevanti nella tradizione poetica e nella fantasia popolare, +specialmente dei siciliani. + +I quali, poichè il ciclo carolingio fu importato nell’isola in tempi +a noi molti vicini, e non ebbe influenza che sul popolo, e in più +scarsa misura sulla classe elevata, avevano bisogno di un soggetto +illustre, che potesse essere elaborato, ingrandito, cantato in poemi e +illeggiadrito con fioritura leggendaria. Questo soggetto era appunto +loro offerto dalla conquista normanna, la quale, a detta d’un dotto +siciliano[2], s’offre alla storia ciò che fu propriamente in se stessa: +una successione non dubbia di atti ardimentosi e stupendi. + +E difatti uno degli epici che cantarono nel seicento l’espulsione dei +musulmani dice che aveva scelto «l’Attioni del Conte Rogiero Normando +come Argomento del Poema, perchè in esso concorre la Pietà del’ Heroe, +la Nobiltà dell’Impresa e la Gloria della sua Patria»[3]. + +Fin dal secolo XI le gesta di Roberto Guiscardo furono cantate in +un poema latino da Guglielmo Appulo, poeta nutrito di severi studi +classici, e che osava paragonarsi al gran poeta mantovano, chiedendo a +Ruggiero che gli fosse protettore, come già Augusto a Vergilio. + +Le imprese del conte Ruggiero furono celebrate da un monaco, che per +espressa volontà del conte, ne scriveva la storia, infiorando la +narrazione con versi latini di vario metro. + +E ’l divino Alighieri, avendo, per così dire, prescienza del futuro, +affermava due secoli dopo che le gesta di Roberto Guiscardo avrebbero +potuto offrire ricca materia di canto ad ogni poeta, ricordando Roberto +tra quegli spiriti + + ...... beati, che giù, prima + che venissero al ciel fur di gran voce + _sì ch’ogni musa ne sarebbe opima_[4]. + +Però la dantesca profezia luogo tempo dovette attendere prima che +si avverasse; dobbiamo arrivare sino al secolo XVII per trovare un +gentiluomo palermitano, Tomaso Balli, il quale, in un lungo poema epico +di trenta canti intitolato _Palermo liberato_, celebrasse le gesta di +Ruggiero nella conquista di Palermo, che determinò la totale ruìna +della supremazia musulmana, e che perciò costituisce il fatto più +importante delle lotte arabo-normanne di Sicilia. + +E dopo Tomaso Balli, che pubblicò il suo poema nel 1612, altri poeti, e +non tutti degli ultimi, nello stesso secolo e nel susseguente, prendono +a materia del loro canto la conquista normanna: Vito Sorba trapanese +scrive un poema epico in esametri _Sicilia liberata a comite Rogerio_ +e poi Giuseppe Munebria, Francesco Morabito, Mario Reitani Spatafora, +Giuseppe Vitale e financo Giovanni Meli, il soave e melodioso poeta +vernacolo siciliano, formarono intorno le ardimentose gesta degli +avventurosi predoni di Normandia, degne a buon dritto di canti e di +fantasiose leggende, un’ininterrotta tradizione poetica. + +Mano mano la cerchia si allarga, e, più che ci approssimiamo ai tempi a +noi vicini, la produzione aumenta. + +Poemi, drammi, novelle, leggende religiose, tradizioni popolari, è +tutto un flusso vigoroso poetico e leggendario che negli ultimi secoli +viene a dar vita novella alla cavalleresca epopea normanna. + +La quale nel secolo XIX viene finalmente rievocata da Lionardo Vigo, +che, ricordando la gloriosa monarchia che aveva fatto tremare sui loro +sogli gl’imperatori di Germania e di Costantinopoli, voleva riscuotere +il popolo siciliano dal letargo e incitarlo a sottrarsi dal giogo +borbonico per costituirsi indipendente. + +La tradizione della conquista normanna assume allora carattere +nazionale, e l’Amari compone la _Storia dei Musulmani di Sicilia_, la +quale, benchè, sfrondando quel periodo delle molte leggende che vi si +erano formate, purgasse la dominazione araba della taccia di barbara e +delle odiosità che le passioni religiose le avevano voluto appropriare, +e facesse comparire i nordici guerrieri, non come liberatori, il che +essi volevano dare a intendere, ma come predoni, il che veramente +erano, benchè insomma togliesse a quel periodo tutto quel che di +epico vi fosse, pure rammentava ai Siciliani un passato di gloria, di +grandezza, di civiltà, di autonomia. + +Nel presente lavoro tratterò dei poeti latini che nell’undecimo e +duodecimo secolo cantarono o inneggiarono alla fortunosa conquista, +quindi della parte poetica ad essa riferentesi in più tardi secoli, e +di quelle leggende e di quelle tradizioni di cui il popolo siciliano ci +ha tramandato l’eco affievolita e che si vanno mano mano illustrando +coi crescenti studi folklorici[5]. + + + + +CAPITOLO I. + +POESIA LATINA DEL SECOLO XI. + + +Un popolo avventuroso, partito dalle nebbiose contrade del settentrione +su barche corsare, amante di preda e di guerre, di gloria e di +pericoli, si stabilì nel secolo X in quella parte di Francia che +dopo la sua dimora fu chiamata Normandia, donde poi mandò vigorose +propaggini in Inghilterra e nell’Italia meridionale. + +Esso veniva con una letteratura, ricca di poemi nazionali, opera degli +_scaldi_, i suoi poeti; e quando, rinunziando al proprio linguaggio, +prese quello dei popoli soggiogati, vi associò il sentimento +immaginoso della propria poesia nazionale, delle fantasiose saghe +della Scandinavia, onde sortì quell’elemento leggendario cavalleresco +normanno, che sì larga influenza ebbe sull’epopea romanzesca del +medioevo. + +I Normanni diffusero nell’Europa occidentale le poetiche storie +arturiane, mescolandole alle nebuloso immaginazioni portate dalla loro +patria d’origine, e, ovunque movevano in cerca di gloria e d’avventure, +cantavano le loro gesta, formando vere epopee locali, ricche di +elementi ciclici dei popoli con i quali erano venuti a contatto. + +È quindi supponibile che anche nell’Italia meridionale e in Sicilia +i Normanni abbiano cercato di diffondere un ciclo di tradizioni, un +cumulo di fantasiose immaginazioni, di cui a noi non sono pervenute che +slegate leggende o pallide reminiscenze. + +Esaminiamo anzitutto la poesia latina contemporanea alla venuta dei +Normanni in Sicilia. + +La face del pensiero latino, illanguidita ma non spenta nell’alto +medioevo, continuò a rispondere nei sec. XI e XII col culto +dell’antichità e degli esempi classici, risvegliando mirabilmente +l’attività letteraria e preludendo al rinascimento. Cosicchè la parte +della poesia latina del medioevo che celebra le gesta normanne non ha +alcuna attinenza con le scarse leggende rimasteci, poichè essa non è +estrinsecazione dei favolosi racconti sopiti nella coscienza popolare, +ma piuttosto materia storica versificata. + +Sulla fine del secolo XI sorse una gran fioritura di poemi storici +sulle gesta dei principi e sulle guerre micidiali tra le città italiche. + +Per la scorrevolezza degli esametri, i quali talvolta imitano i poeti +classici in modo da darci un’eco lontana di quella divina armonia, per +la chiara divisione della materia e la lucidità dell’esposizione, il +poema di Guglielmo Pugliese tiene certamente uno dei primi posti[6]. + +Esso consta di cinque libri, scritti in esametri classici, ai quali +talvolta sono inframmessi esametri leonini e caudati. Fin dal prologo, +che per primo fu distinto dal resto del poema dal Willmans[7], appare +manifesto che Guglielmo ha in certo modo coscienza di essere poeta, +poichè, paragonandosi agli antichi epici, dice che egli, vate nuovo, +non più canterà le gesta degli antichi condottieri, ma quelle dei +nuovi[8]. Dedica la sua opera a Ruggiero, duca di Puglia, «_Rodberti +dignaque proles_», e dopo aver rivolte parole reverenti a papa Urbano +II per domanda del quale aveva incominciato il poema, sembra, come dice +il Bartoli[9], che faccia professione di modestia, poichè afferma che +la sola devozione gli dà le forze negategli dal magistero dell’arte e +dall’ingegno. Tuttavia ha la persuasione che il suo poema gli sarà di +lustro e di onore, e modellandolo sugli antichi poemi latini, infiora +gli esametri di imitazioni ovidiane e specialmente vergiliane. E alla +fine egli ha l’ardimento di paragonarsi al grande poeta mantovano e +chiede al suo protettore che gli sia benigno come già Ottaviano Augusto +a Vergilio[10]. + +Nè solo nella forma, ma anche nel pensiero tenta di imitare gli +esemplari classici, chè, quando deve descrivere una battaglia di grande +importanza, o vuol fare qualche paragone, subito cerca qualche passo +di Vergilio o di Lucano, e si sforza d’imitarlo, e ne toglie frasi e +immagini e similitudini[11]. + +Così Roberto Guiscardo, che è il protagonista del poema, quando si +getta nel folto della mischia, o prende le disposizioni necessarie per +l’assalto di qualche castello o città, arieggia Enea o Turno o altro +classico eroe. Anzi quasi sempre ciascuna frase poetica è un «_opus +musivum_», in quanto che, «analizzata attentamente risulta costituita +da parole, espressioni, accozzate da passi ed autori diversi[12]». + +E talvolta con le imitazioni della poesia classica e con i ricordi +mitologici Guglielmo ci dà pure quasi una parvenza di quelle immortali +bellezze; ma il poeta vuole liberarsi dai legami del passato; non +più vuole glorificare come i _veteres poetae_ le gesta degli antichi +condottieri, ma quelle dei nuovi; egli canta un popolo giovane che con +l’antico non ha legami di sorta, egli non attinge alla cultura latina +che semplicemente la forma, mentre il contenuto rimane un’apologia +delle gesta normanne e della novella civiltà che si manifestava +fiorente e forte. Però giustamente si deve dar lode a Guglielmo per +le immagini colorite delle quali infiora il poema, e per la lingua +addirittura classica che adopera, poichè, com’ebbe a dire il Willmans, +«si indolem poeticam respicis suavi cursu volvuntur versus Latino +sermone satis pure conscripti atque colore vivido et imaginibus +lepidissimis exornati[13]». + +Guglielmo Appulo dedica poco meno di duecento versi a narrare la venuta +dei Normanni in Sicilia e descrivere l’espugnazione di Palermo. Esalta +grandemente il conte Ruggiero dicendo che non era da meno di Roberto +Guiscardo nelle virtù guerresche, e ch’era più valoroso degli altri +fratelli, poichè colle sole sue forze aveva intrapreso un’impresa tanto +illustre come quella della cacciata dei musulmani dalla Sicilia e della +difesa della religione cristiana. + +Egli non fa distinzione fra gli oriundi siciliani e i conquistatori +musulmani, ma li qualifica tutti «_Siculos divini nominis hostes_»[14] +e chiama Palermo + + Urbs inimica Deo, divini nescia cultus + Subdita daemonibus....[15] + +Roberto Guiscardo fa tragittare alle sue milizie lo stretto di Messina, +e, unitele a quelle del fratello, intraprende l’assedio di Palermo. E, +avendo per mezzo di una ricognizione sfidati a battaglia i Palermitani, +questi, non sopportando le ingiurie proferite dai cavalieri normanni, +escono di città e attaccano il nemico, combattendo con molta audacia e +fierezza; ma i normanni a viva forza li ricacciano entro le mura. + +Allora i palermitani chiamano per rinforzo i musulmani d’Africa, e, +congiunte le flotte, offrono ai due fratelli battaglia navale. Le +navi saracene «_nutu divino_» son costrette a prender la fuga, mentre +alcune son prese, altre sommerse. Abbiamo poi la descrizione di un +assalto a Palermo. I Normanni, ora vinti, ora vincitori, entrati alfine +nella città e i difensori domandano supplichevoli la vita, che Roberto +concede, ordinando che niuno di loro sia offeso. + +La diligente e vivace narrazione di Guglielmo corrisponde pienamente a +quella lasciataci dal Malaterra, senonchè, essendo molto più ristretta, +tralascia parecchi particolari, che ci vengono riportati dal più +minuzioso cronista benedettino. + +Non rammenta, ad esempio, l’episodio dei trecento guerrieri, i quali, +calatisi con Roberto Guiscardo nei giardini dalla parte della Khalesa, +decisero della conquista di Palermo, assalendo alle spalle i Saraceni +accorsi a difendere la città, dal conte Ruggiero in altre parti +assaltata nè quel fatto, che forse sarà una fola, di un tal cavaliere +normanno, che per fare atto di prodezza, entrò solo in Palermo per una +porta, e traversata tutta quanta la città, fulminando i nemici, uscì a +cavallo per la porta opposta; ricordo palese della famosa irruzione di +Turno nel poema virgiliano, imitata dall’Ariosto. + +L’assedio di Palermo non fu certamente narrato da Guglielmo per +propria testimonianza oculare, ma probabilmente per averne sentito la +narrazione dai guerrieri reduci dalla spedizione; esso è infatti un +episodio staccato dalle fila del racconto principale, e il poeta non lo +descrive se non perchè è una delle gesta di Roberto Guiscardo. + +A noi però non interessa fare risaltare il valore di Guglielmo come +storico; quindi passiamo a un altro scrittore e poeta latino delle +gesta normanne, il quale più direttamente ci concerne, benchè meno +abile di Guglielmo nel maneggio della lingua e nella spigliatezza del +verso. Alludo a Goffredo Malaterra, monaco benedettino di nazione +normanna, del secolo XI, che scrisse per espressa volontà del conte +Ruggiero una «_Historia Sicula_» nella quale, accennato brevemente le +precedenti vicende dei normanni, narra diffusamente la conquista di +Sicilia e il regno del suddetto conte[16]. + +A questa cronaca[17], che è riguardata come uno dei più preziosi +documenti storici per questo periodo, non si deve però dare intera +fiducia come valore storico, poichè vi si appalesa chiaramente lo +spirito partigiano dell’autore verso i normanni e la sua credula +ingenuità verso tutto ciò che gli sembra uscire dai limiti del naturale. + +Dal punto di vista letterario la prosa del Malaterra non è nè colta +nè elegante, nè di ciò possiamo fargliene colpa, perchè l’autore si +dichiara quasi digiuno di grammatica; tuttavia il monaco benedettino +si scusa della sua «incultiori poëtrica», dicendo che il principe +aveva voluto che scrivesse con stile chiaro e semplice, mentre egli +facilmente avrebbe potuto «pomposius eructare»[18]. + +Contuttociò il Malaterra vuole assumere la palma poetica, perchè al suo +barbaro latino inframmezza alcuni versi leonini (che non possono essere +nemmeno paragonati agli esametri quasi eleganti di Guglielmo) con +rima a versi accoppiati o con rimalmezzo o più bizzarramente con rima +doppiata nel mezzo e sdrucciola in fine. + +Abbiamo versi: + +1º in principio; nove versi di quindici sillabe, ossia giambici +mancanti dell’ultimo piede, nei quali è contenuto l’argomento del primo +libro. + +2º lib. III, cap. XI; trenta versi di quindici sillabe. Vi si narra che +il conte Ruggiero nel maggio 1077 va con un’armata navale ad assediare +un castello. + +3º ivi, cap. XIV; diciotto esametri leonini con rima interna. Ruggiero +fa costruire una flotta. + +4º ivi, cap. XVI; quattordici esametri leonini con rima interna. +Evisando di nazione britanna a Taormina salva la vita al conte, +restandone vittima lui stesso. Quest’episodio ebbe, come vedremo, molta +fortuna nell’epica posteriore del ciclo normanno. + +5º ivi, cap. XVIII; trenta versi leonini (meno il 10, 18, 25 e 26) con +rima interna. Vi si narra la presa di Taormina. + +6º ivi, cap. XIX; ventinove versi di quindici sillabe (meno il 18 e il +21). Vi si descrive la fondazione della cattedrale, oggi collegiata di +Troina, che fu finita di fabbricare nel 1078 e principiata nel 1067[19]. + +7º ivi, cap. XXI; dodici esametri leonini con rima interna. Il conto fa +pace con gli Iacenses[20]. + +8º ivi, cap. XXIII; diciotto esametri leonini con rima interna. +Ruggiero concede al conte Raimondo la mano di sposa della figlia +Matilde. + +9º ivi, cap. XXV; ode di quattro strofe di sistema asclepiadeo, ma +in cui alla sillaba accentata lunga è sostituita spesso una sillaba +accentata breve. Assedio di Durazzo. + +10º ivi, cap. XXXVIII; trentasei versi di quindici sillabe con +assonanza finale ripetuta molte volte ogni tre versi. In essi il P. +dopo aver ricordato la grandezza di Roma antica, che aveva dettato +legge al mondo, rimprovera i moderni romani della loro vigliaccheria. + +11º lib. IV, cap. XIX; ventidue versi di quindici sillabe con rima +doppiata interna e sdrucciola in fine. Vi si narra la nascita di +Simone, figlio del conte Ruggiero[21]. + +La cronaca del Malaterra divenne, come mostreremo in seguito, la +principale fonte alla quale attinsero i poemi posteriori. E ciò doveva +avvenire per necessità, poichè ad ogni piè sospinto vi si leggono fatti +che appartengono più alla leggenda che alla storia: poche centinaia +di cavalieri normanni sconfiggono numerosi eserciti; le prodezze di +Ruggiero e di Roberto rasentano le gesta dei paladini di Carlomagno; +S. Giorgio su un bianco cavallo interviene direttamente nelle +battaglie, combattendo a favore dei normanni; vi si scorge insomma +chiaramente un embrione epico — leggendario — religioso, che, in altre +circostanze storiche, avrebbe dato origine ad una vera e propria epopea +normanno-sicula. + +Ricorderemo infine due scritture latine del secolo XI, forse apocrife, +relative al conte Ruggiero. + +Il «_Iubilatus Chorearum_»[22] fu, a quanto ci asseriscono gli +scrittori siciliani del seicento, cantato in Modica per il trionfo del +conte Ruggiero dopo la cacciata dei saraceni. Ne dò il principio: + + Lucis radijs in aevum memorabimur in umbris barbarici horroris, + dum fulgent Rogerij prodigia. + Lucem Comitis fatemur amicam, suffusam roseis nitoribus. + Lucis amoenitatem coelestia influunt sydera et Trinacria priscis + gaudet splendoribus. + Lucem Magna Curia immortalitatis praefigit, in Herois meritis. + +Questi versi, se pur così possono essere chiamati, fatti sul gusto di +certe sequenze ecclesiastiche, cominciano con un _lucis_, e questi sono +i più lunghi, o con un _lucem_, e questi sono i più brevi. + +Il manoscritto dal quale furono tratte, era, secondo ciò che dice il +Reina[23], intitolato «_Chronica Beneficiorum Motucae apud Sanctam +Maiorem Domum_» e apparteneva a Tomaso Scarso cantore della chiesa di +S. Giorgio, cattedrale di Modica. + +Pochi anni prima del 1655, nella repentina morte del prenominato +cantore, il manoscritto fu rubato dai parenti dello Scarso, e non potè +più essere trovato, nemmeno colla minaccia di scomuniche papali. Ma, a +cagione del carattere della scrittura, soggiunge il Reina, che afferma +di aver veduto il manoscritto, e per la menzione dell’abate Imberto, si +deduce che avesse intorno a cinquecento anni di antichità. + +Da questo ingarbugliato racconto facilmente si può arguire che il +manoscritto non dovette mai esistere, e che queste famose Coree non +sono altro che una falsificazione di Placido Reina, il quale fu il +primo a stamparle. Ricordiamoci infatti che siamo nel seicento, secolo +di falsificazioni; ricordiamoci della menzione che vi si fa della +Sacra lettera scritta dalla Madonna ai Messinesi, la quale menzione +doveva servire a Placido Reina, che fece scorrere fiumi d’inchiostro +per provare l’autenticità di quella solenne impostura; poniamo mente +infine che le suddette Coree dovevano servire pure ai fini del Carafa, +modicano, e perciò intento a illustrare, a ingrandire le gloriuzze del +suo campanile, e tiriamone le conclusioni. Non solo ciò; ma il Reina +riporta uno scritto del Carafa e di altri modicani, in cui si fa fede +che il manoscritto esistette realmente: ciò vuol dire che ai suoi tempi +si avevano già forti dubbi sull’esistenza della _Chronica Beneficiorum_. + +Come pure apocrifi devono essere quei versi attribuiti a Maraldo[24], +monaco calabrese, nei quali si celebra la nascita di Ruggiero, figlio +del conte Ruggiero, battezzato da S. Brunone[25], i quali mi sembrano +imitati dai versi del Malaterra, contenuti nel lib. IV, cap. XIX, ove +si celebra la nascita di Simone, altro figlio di Ruggiero. + +Del resto si sa che il _Breve Chronicon monasterii S. Stephani de +nemore_[26], opera dello stesso monaco Maraldo, è apocrifo o almeno di +fede assai sospetta[27]. + +Noi ci siamo ristretti a esaminare la sola poesia latina riferentesi al +periodo della conquista normanna; troppo ci sarebbe voluto, se avessimo +preso ad esaminare anche la parte prosastica delle cronache, sia della +conquista, sia di tutta la dominazione normanna di Sicilia[28]. Tale +lavoro sarebbe davvero utilissimo, ma più ad una indagine storica, +che alla fortuna di un fatto storico nella tradizione poetica e nella +materia leggendaria. + +Tuttavia non possiamo fare a meno di osservare, a fine di poter meglio +risolvere problemi che ci si affacceranno in seguito, che le nostre +cronache, abbondanti, a dir vero, sul periodo normanno di Sicilia e +dell’Italia meridionale, non accolgono, fatte le debite eccezioni, +i racconti del volgo, se non dopo averli sottoposti ad una certa +revisione della ragione; e benchè talvolta esagerino i fatti storici, +pure non hanno alcuna tendenza al meraviglioso, come in generale le +cronache forestiere dello stesso periodo che narrano altre imprese del +popolo normanno. + +In questo, come in altri fatti, lo scetticismo italiano relegò nella +fantasia della plebe le leggende formate dall’immaginazione popolare, +e la letteratura dotta sdegnò appropriarsi tale patrimonio, attratta +dallo splendore del classicismo, della civiltà latina, che, attraverso +le nebulose memorie e le immaginazioni medievali, rigogliosamente +rifiorì sul decadere dell’età di mezzo e sul principio dell’evo moderno. + +Cosicchè, mentre ad esempio per la leggenda di Attila _flagellum +dei_[29], ci sono stati tramandati molti favolosi racconti formati +dalla fantasia popolare, che furono raccolti dai cronisti dell’Italia +settentrionale; in Sicilia l’avventurosa conquista normanna fu +con esattezza di particolari descritta storicamente dai cronisti +contemporanei, sì che la fermentazione leggendaria fu arrestata sul +nascere, e sempre più andò svanendo per il succedersi tumultuoso di +straniere dominazioni. + + + + +CAPITOLO II. + +EMBRIONI EPICI E LEGGENDARI NEL MEDIO-EVO. + + +Dopo questa rapida scorsa alla poesia latina che sulla fine del secolo +XI e sul principio del XII, cantò la conquista normanna, fermiamoci +sopra un altro punto capitale per il nostro studio, e che ci darà mezzo +di potere sciogliere una importante questione. + +E comincio dal dire che si potrebbe quasi sicuramente affermare +che la conquista dei normanni fece scaturire nella immaginazione +popolare epiche leggende soffocate sul nascere e che perciò non ebbero +esplicazione letteraria. + +Sappiamo che uno dei caratteri di quei nordici avventurieri era quello +di celebrare le loro gesta. Nè quest’abitudine perdettero i normanni +di Puglia e di Sicilia, poichè le loro imprese furono, come abbiamo +veduto, messe in versi da Guglielmo Pugliese e descritte in prosa da +Goffredo Malaterra, il primo per desiderio di papa Urbano II e di +Ruggiero Borsa, il secondo per comando del conte Ruggiero. Ora nel «_De +gestis Roberti Guiscardi_» e nell’«_Historia sicula_» parecchi passi +ci danno prova che la venuta dei Normanni s’era epicamente formata con +la fusione di elementi di altri cicli e che appariva ai contemporanei +idealizzata in una lotta religiosa. + +E anzitutto nel poema di Guglielmo è da notare la natura stessa del +componimento, che è un poema. Ruggiero e Roberto combattono come +paladini di antico stampo; nella battaglia di Civitate il Guiscardo +irrompe con grand’impeto sui nemici, distribuendo colpi da disgradare +gli eroi della Tavola Rotonda[30]. + +Nel libro II vv. 926 e sgg. si ha certamente un ricordo di leggenda +scandinava. Roberto Guiscardo campeggia dinanzi un inespugnabile +castello di Calabria e comanda alla sua gente di sparger voce che uno +dei suoi soldati sia morto. Poi si fa mettere armato in una bara col +volto nascosto con panni unti di cera, secondo l’usanza normanna, e +si fa portare dentro il castello per esser seppellito nella cappella. +Quando Roberto e coloro che lo portavano furono dentro, tirarono le +spade dalle guaine e assaltarono i coloni del luogo presi al laccio dal +finto morto. + +Il curioso stratagemma con lieve differenza di particolari ritroviamo +in _Dudone di S. Quintino_[31], e in _Guglielmo Gemmeticense_[32], +quando descrivono la famosa distruzione di Luni, avvenuta nel IX +secolo per opera di Hastings, predone normanno, che credette di aver +preso «_Romam, caput mundi_». Un’altra leggenda analoga, ma che ha più +intimità di rapporti con quella di Guglielmo, si trova nei fasti di +Aroldo il Severo (Harald Haardraade)[33]. + +Nel libro V vv. 401 e sgg. si narra che il cadavere di Roberto +Guiscardo, sbalzato da una tempesta, venisse ripescato sulla spiaggia +pugliese e sepolto a Venosa, la quale + + nitet tantis decorata sepulchris + A Caroli Magni vel tempore Caesaris umquam + Nullos pares produxit fratribus istis. + +Ora il Rajna asserisce che la menzione di Carlo Magno doveva richiamare +nella memoria del poeta anche le immagini di quegli eroi «di cui la +tradizione poetica rappresentava Carlo circondato e che ne costituivan +la forza. Nè del resto la gloria stessa di Carlo continuerebbe +ancora a risplendere dopo tre secoli e farebbe sì che il suo nome +s’offrisse a questo modo al pensiero, se non fosse appunto per effetto +dell’epopea[34]». + +Si potrebbe obiettare che tali elementi ciclici riscontrati in +Guglielmo non siano pervenuti nel poema per influsso di leggenda +popolare, ma per la cultura letteraria del poeta; e ciò specialmente +per quella menzione di Carlo Magno, che d’altronde indica solamente +i tempi del grande imperatore, dalla quale il Rajna vuole dedurre +la conoscenza delle leggende carolingie nel secolo XI nell’Italia +meridionale. Ad ogni modo, resta sempre il dubbio che si tratti di +veri e propri elementi ciclici che Guglielmo attinse dalla tradizione +popolare. + +Ma più particolarmente per il nostro assunto da quel «_nutu divinu_», +cui abbiamo accennato parlando del poema di Guglielmo, e che trovasi +nella narrazione della conquista di Palermo, appare chiaramente che +alla mente del cantore di Roberto Guiscardo, per quella fantasia devota +e per quella tendenza a creder soprannaturali i fenomeni umani propria +delle immaginazioni medioevali, la venuta dei Normanni in Sicilia s’era +presentata come una impresa voluta da predestinazione divina. + +Nella cronaca del Malaterra, quasi ad ogni pagina, si legge il conte +Ruggiero e Serlone spaccare in due uomini e cavalli, alzare intorno +a loro monti di cadaveri[35], squarciare grossissime corazze[36]; +alla battaglia di Cerami compare poi un cavaliere dalle bianche armi, +montato sopra un bianco cavallo, sventolante una bianca bandiera, +che dai normanni fu raffigurato in S. Giorgio, loro protettore. Anzi +si può dire che tutta quanta l’_Historia Sicula_ sia informata ad un +principio religioso costante, ossia a quello di fare intervenire il +soprannaturale e di ascrivere a volere divino le vittorie dei Normanni +sui Musulmani. + +Si potrebbe ragionevolmente obiettare che le nostre congetture +poggiano su scarsi indizi, i quali, invece che testimonianze di un +ciclo sorgente di tradizioni e di favole, presto illanguidito e +scomparso senza aver dato nascimento ad un’epopea, potrebbero essere +manifestazioni del sentimento religioso e della viva immaginazione dei +cronisti medievali. + +Ma altre testimonianze ci sono fornite dalla materia leggendaria del +medioevo, e dall’epopea romanzesca di Francia. + +Tra le leggende che numerose fiorirono nell’età di mezzo sul +ritrovamento di tesori nascosti ve n’ha una la quale si legò alla fama +di Roberto Guiscardo, il fortunato duce normanno. + +Da tempo immemorabile trovavasi in Sicilia, o secondo altri, in Puglia, +una statua marmorea di cui si parlava tra il volgo soltanto come di +cosa superstiziosa, oggetto di paurosa venerazione e di mistero. Essa +portava scolpite in un cerchio di bronzo intorno al capo parole che ai +rozzi contadini di quei luoghi dovevano sembrare sibilline come formule +magiche: + +_Calendis maiis, oriente sole, aureum caput habebo._ + +Passando Roberto Guiscardo per quelle contrade, notò la statua e il +motto, ed essendosi diffusa tale notizia nel suo esercito, un saraceno +prigioniero promise d’indovinare l’enigma. Infatti questi, il primo di +maggio, allo spuntar del sole, avendo notato diligentemente il luogo +ove terminava l’ombra della statua, e fatto in quel posto scavare +la terra, trovò un grandissimo tesoro, del quale tosto s’impadronì +Roberto, cui servì in molte imprese: il musulmano fu liberato ed ebbe +molti doni. + +La leggenda della quale abbiamo data notizia, ci è stata tramandata con +lievi divergenze di particolari da molti scrittori. + +Il riferimento più antico è nell’opera di un monaco belga, la celebre +_Chronografia_ di Sigeberto di Gembloux[37] (nato circa il 1030, morto +il 1111) che pone il fatto nel 1039 al tempo della prima entrata dei +Normanni in Sicilia. Il Petrarca invece dice semplicemente che la +statua si trovava in Sicilia, senza riferire la leggenda al Guiscardo, +e afferma che il fatto «non multis retro saeculis contigisse»[38]. +Altri scrittori dicono che il caso sia avvenuto in Puglia: così +Vincenzo di Beauvais[39], Pandolfo Collenuccio nel _Compendio delle +historie del Regno di Napoli_[40], Giuseppe Bonfiglio Costanzo[41], +il Bonfinio[42], il _Magnum Chronicon Belgicum_[43], il Platina nelle +_Historie delle vite dei pontefici_[44], la _Cronaca degli imperatori +romani_[45] ed altri. Luigi Marzacchi, letterato messinese della +prima metà del secolo XIX, riferendo la leggenda[46], pone il luogo +dell’avvenimento nelle contrade di Puglia vicino ad Altamura, mentre +durava l’assedio di Bari, ed afferma di aver attinto la narrazione da +un antico manoscritto; il che poi non è vero, perchè la sua fonte, +come si desume da alcune parole riportate dal Marzacchi medesimo, è +il Collenuccio. In un codice della Biblioteca Nazionale di Torino, +contenente un _Chronicon de VI etate_[47], il fatto avviene in _Apulea +in civitate Neapoli_, e il Saraceno ci è presentato come un gran +filosofo. + +La leggenda adunque era diffusissima nelle immaginazioni medievali, e +certamente si formò mentre Roberto era ancor in vita, poichè ci viene +riportata da Sigeberto di Gembloux, che visse nell’XI secolo. Però +bisogna notare che tale racconto non fu attribuito al solo Guiscardo; +già prima la leggenda si era legata alla fama della potenza e delle +ricchezze di Roma[48], ed appare in alcuni testi che ci conservano le +immaginazioni leggendarie su Vergilio[49] e sulla vita del pontefice +Silvestro II (Gerberto)[50]. Simiglianti leggende si trovano pure nelle +varie redazioni delle _Gesta romanorum_ attribuite a un _clericus_ +innominato[51], o poste ai tempi di un imperatore Enrico[52], e in +altri testi ancora attribuite ad una persona indeterminata[53]. Una +statua di Giulio Cesare avente la medesima iscrizione decifrata nella +stessa maniera è menzionata in una _Chronica de civitate Ravennae_[54], +e immaginazioni simili si ritrovano in qualche libro arabico e in +racconti orientali[55]. + +Del resto, com’ebbe a dire Arturo Graf, «è da notare che storie a +questa somiglianti di persone che penetrano in qualche segreta cavità +e vi trovano tesori e altre meraviglie, sono molto frequenti nelle +cronache del medio evo[56]». + +Questa leggenda è l’unica veramente importante dell’età di mezzo che +si riferisca ai Normanni e della quale ci siano rimaste testimonianze +sicuramente medievali. + +Quale ne è la origine? Problema difficile, perchè niun accenno, niun +punto di partenza ci è dato per determinare le varie vicissitudini, le +infiltrazioni e le contaminazioni più o meno notevoli della leggenda. + +Però possiamo affermare a prima vista, che essa non è di provenienza +siciliana, sia perchè non se ne trova accenno presso i numerosi +illustratori di memorie e leggende locali di Sicilia, e presso i +cronisti dell’epoca normanna, sia perchè il nome di Roberto Guiscardo +non poteva avere alcuna influenza sulla immaginazione del popolo +siciliano, non essendo venuto Roberto nell’isola che solamente per +l’assedio di Palermo. Ed è certamente un’incongruenza nella redazione +del monaco belga, il riferire la leggenda al 1039, perchè il Guiscardo +non si trovava allora con i Normanni venuti in Sicilia con Maniace. + +Fors’anche il duce normanno potè rinvenire nelle sue numerose scorrerie +qualche tesoro, e i suoi militi, sempre portati al meraviglioso, +ricamarono sopra il fatto la leggenda che potevano già trovare bell’e +fatta nel ricordo di simili racconti. Ma tale congettura mi sembra +priva di fondamento, perchè la nostra leggenda non ha alcun riscontro +nella materia leggendaria dei normanni. + +Nè mi sembra accettabile l’opinione, benchè autorevole, di Arturo +Graf[57], che crede questa storia di origine arabica, quantunque possa +essere suffragata dalla considerazione che una leggenda simile trovasi +in un libro della letteratura araba[58], poichè Roberto ebbe pochissimi +contatti con i musulmani, anzi si può dire che guerreggiò con essi +solamente nell’espugnazione di Palermo, in aiuto del fratello Ruggiero. + +Inoltre non sapremmo in tal caso spiegarci la ragione per cui la +popolazione araba di Sicilia creò o attribuì tale racconto a Roberto. + +Credo piuttosto che la leggenda sia stata originata da qualcuna di +quelle confusioni, frequentissime nelle cronache medievali, ossia +dall’attribuzione di un medesimo avvenimento a persone diverse in +epoche anche lontane tra di loro, di cui troviamo qualche esempio anche +in leggende riferentisi a Roberto Guiscardo[59]. + +Attribuita una volta a Roberto da un testo (che probabilmente sarà +stato la conosciutissima _Chronografia_ di Sigeberto di Gembloux, +poichè è dessa che ci dà la prima testimonianza) è naturale che i +cronisti posteriori abbiano ripetuto la favola attingendo al monaco +belga o copiandosi tra di loro. E questa era tanto più facile ad essere +accettata in quanto che la fama delle ricchezze di Roberto Guiscardo +era già sparsa per tutto il mondo, sì che un inglese, Orderico Vitale, +vissuto in tempi a lui vicini, poteva decantare i tesori del duce +normanno[60]. + +Ad ogni modo la grande diffusione della leggenda, ci prova ancora una +volta l’influenza dell’elemento normanno sull’immaginazione popolare +del medioevo. + +Nè solamente la conquista normanna s’era epicamente formata sulla +bocca dei primi narratori e aveva suscitato nel popolo immaginazioni +leggendarie, ma molti poemi cavallereschi francesi sembrano essere +stati composti in Sicilia sotto la dominazione dei normanni. + +Nel _Floovant_, nel _Fierabras_ e specialmente nel _Ligurinus_, +ov’è riassunto un altro poema, il _Solymarius_, si notano numerose +e importanti leggende sui normanni dell’Italia meridionale che +provengono dalla tradizione popolare secondo l’affermazione degli +stessi scrittori. Nel secolo XIII «Robert Guiscard, Boémond et Tangré +avaient conservé en Sicile une popularité que la tradition ne suffit +pas à donner, et qui remonte presque toujours à une poésie populaire +contemporaine des faits qu’elle chante[61]». + +Il poema _Renier_, nel quale molti eroi discendono genealogicamente da +Roberto Guiscardo, da Tancredi e da Boemondo[62], sembra che sia stato +composto in Sicilia; così pure la _Bataille Loquifer_, il cui autore +dice che è stato in Sicilia, ove ha guadagnato molto danaro con la +recita del poema: + + Ains a nul home ne l’aprist n’enseigna + Mais grand avoir en ot et recovra + Entor Sicile; la ou il conversa[63] + +ciò che però può essere una bugia di giullare, come osserva il +Gaspary[64]. + +Così pare pure che sia stato composto in Sicilia il curioso poema di +_Florian et Florète_[65] nel quale sono tratti di provenienza realmente +siciliana. In esso è ricordata la leggenda di Artù nell’Etna, che, +com’è noto, secondo le ricerche del Graf, fu localizzata in Sicilia +dai normanni; in esso il Mongibello è descritto come una meravigliosa +dimora, alla quale Morgana, sorella di Artù, conduce Floriant, figlio +di Elyadus re di Sicilia[66]. + +Se adunque nell’epopea francese si fa parecchie volte ricordo della +Sicilia e l’azione di parecchi poemi è posta in Sicilia ed alcuni di +questi, secondo il dotto scritto citato di Gaston Paris, sono stati +composti nell’isola[67], si deve renderne merito alla dominazione +normanna, la quale non solo localizzò in Sicilia la leggenda brettone +di Artù e diede il nome di fata Morgana al meraviglioso fenomeno che si +osserva presso Messina[68], ma pure apportò leggende carolingie, onde +nacque la fortuna del ciclo ancor fiorentissimo al dì d’oggi[69]. + +Elementi normanni si possono anche rintracciare nell’epopea +d’_Aspremont_. + +Si sa che l’_Aspromonte_ italiano ha preso l’argomento dalla _Chanson +d’Aspremont_, eccetto il primo libro, che probabilmente sarà derivato +da quelle introduzioni che si ritrovano nei codici franco-veneti. +Ora è precisamente in questo libro che il dott. E. Modigliani in +un recente studio vuole riconoscere elementi normanni per quelle +leggende di Ruggiero, di Galiziella e di Beltramo che si ricollegano +«più direttamente con le tradizioni delle gesta dei Normanni in +Sicilia[70]». Tali elementi invece io sarei più propenso a riconoscerli +nella _Chanson d’Aspremont_, alla quale il Modigliani nega un +fondamento «immediatamente storico». Pur ammettendo che la _Chanson +d’Aspremont_, quale ci è pervenuta, non abbia alcuna relazione con +la presa di Reggio per parte di Abou-Abbas-Abd-Allah nel 901[71], un +fondamento storico credo che si debba riconoscere nella conquista della +Calabria e della città di Reggio per parte dei Normanni comandati dal +conte Ruggiero nel 1060. Se si pone mente che gli scambi continui tra +la Francia settentrionale e i Normanni di Puglia e di Sicilia non +cessarono, specialmente per mezzo dei pellegrini e dei giullari, anche +dopo la conquista definitiva dell’Italia meridionale, e che, come bene +fa osservare il Modigliani, gli echi delle lotte che si agitavano nel +mezzogiorno d’Italia interessavano e hanno interessato i Francesi sino +a poco tempo fa, non sembrerà improbabile l’opinione che all’origine +della favola d’una guerra fra Francesi e Saraceni in Calabria debbano +aver contribuito, se non principalmente, almeno in misura rilevante, +assieme agli altri _detriti di tradizioni storiche_ sulle lotte tra gli +Arabi e i Latini del Mezzogiorno d’Italia, anche la presa di Reggio[72] +e il racconto alterato e snaturato della conquista di Sicilia, che +nel medioevo viene idealizzata in una lotta religiosa tra normanni e +saraceni. + +Benchè l’interesse dei Francesi per l’agognata conquista dell’Italia +meridionale fosse la causa riposta della formazione dell’epopea +d’_Aspremont_, credo tuttavia che questa debba avere un sostrato +storico più reale, più effettivo, che può essere riconosciuto nella +conquista del Mezzogiorno d’Italia per parte dei normanni, francesi +anch’essi per adozione. + +Qualche accenno sui Normanni e più precisamente riguardo a Roberto +Guiscardo trovasi pure nel poema di Dante. + +Il primo luogo è nell’Inferno[73], ove si allude alla gente che morì in +Puglia «per contrastare a Roberto Guiscardo» e che ricordiamo solo per +combattere l’opinione di alcuni scrittori, come lo Scartazzini[74], i +quali credono che Dante voglia alludere ai saraceni uccisi nelle guerre +sostenute in Puglia contro il Guiscardo, mentre si sa che in quella +regione Roberto ebbe a guerreggiare solamente contro i Greci. + +Un altro passo invece richiama maggiormente la nostra attenzione. + +Siamo nel cielo di Marte, e Cacciaguida addita a Dante tra le anime +luminose che risplendono sulla mistica croce quelle che più si +mostrarono strenue propugnatrici della religione di Cristo. Quindi il +poeta vede Giosuè, Giuda Maccabeo, Carlo Magno, il paladino Orlando, +Guglielmo d’Orange, Rinoardo, Goffredo Buglione e infine Roberto +Guiscardo[75]. + +Il D’Ovidio negli Studi sulla Divina Commedia[76] ha voluto spiegare la +ragione per la quale Dante ha messo Roberto in Paradiso e finisce col +concludere che Roberto è santo nel cielo di Marte per aver strappato la +Sicilia ai Saraceni. + +Tuttavia, per parlare con rigore, Roberto Guiscardo poco o nulla ebbe a +fare con i Saraceni, perchè il suo ardore guerresco fu speso sia contro +i papi, sia contro l’imperatore di Germania, sia contro i Bizantini e +specialmente contro questi ultimi, ai quali tolse l’Italia meridionale +e portò guerra in Oriente. + +Nè la Sicilia fu conquistata da Roberto, sibbene dal conte Ruggiero; e +se il Guiscardo vi ebbe qualche ingerenza, fu solamente nell’aiutare il +fratello minore nell’espugnazione di Palermo[77] e in qualche scorreria +o fatto d’arme di minore importanza. + +Gli è vero che Dante «idealizzava la storia sfrondandola di certi +accidenti o antefatti[78]»; ma è vero altresì ch’egli non giunse mai a +falsarla e snaturarla coscientemente. + +Quindi l’opinione, che il Guiscardo debba alla liberazione della +Sicilia dai Saraceni la gloria del cielo dantesco non regge, perchè +manca di base storica. + +Allora possono darsi tre ipotesi. + +La prima è che il divino poeta ascrivesse a gloria di Roberto l’aver +combattuto e scacciato i Greci dall’Italia meridionale, poichè +anch’essi, benchè cristiani, sono nemici della chiesa latina; ma +tale opinione diventa inaccettabile, se si pensa che tutti gli altri +propugnatori della fede hanno pugnato, ad eccezione dei due personaggi +biblici, contro i Saraceni, a difesa della religione cristiana e non +della chiesa latina. + +La seconda ci riconduce in parte all’opinione scartata, ed è accennata +dal D’Ovidio. Dante potè non sapere nelle sue particolarità le vicende +storiche dei Normanni, e la spedizione in Oriente contro l’imperatore +di Costantinopoli potè passare come una guerra in Palestina, e la morte +di Roberto potè credersi avvenuta in Gerusalemme, per quella leggenda +accennataci dal Buti[79] e narrataci da Giovanni Villani[80] sulla +equivocazione del nome di Gerusalemme. + +Infine si può credere, opinione a mio parere più probabile, che Dante +come i suoi contemporanei abbia attribuito al Guiscardo le imprese +del fratello minore Ruggiero, nel modo istesso che vediamo a Carlo +Magno essere state attribuite tante imprese dei suoi predecessori e +successori.[81] + +Dall’esame della tradizione poetica e leggendaria medievale della +conquista normanna, credo che chiaramente risulti l’esistenza nell’età +di mezzo intorno ai Normanni dell’Italia meridionale e della Sicilia di +un fondo leggendario, di un ciclo di tradizioni poetiche e popolari, di +cui a noi sono arrivati solo alcuni bagliori, troppo scarsi per avere +un’idea chiara e esatta del ciclo medesimo. + +Possiamo soltanto congetturare che questa epopea normanna siciliana +in formazione non fosse altro che l’idealizzazione della conquista in +una lotta tra cristiani e infedeli, comprendendo sotto questo titolo +anche le popolazioni bizantine. Eroe delle immaginazioni medievali, più +che il conte Ruggiero, dovette essere Roberto Guiscardo, la cui fama +s’era diffusa lontana per le continue epiche lotte sostenute contro +gl’imperatori di Germania e di Costantinopoli e svolte in un teatro +d’azione ben più grande di quello del fratello. + +Però tale ciclo non dovette avere grande importanza, nè seria +consistenza, perchè, in caso contrario, numerose ci sarebbero pervenute +le testimonianze[82]. + +Ma se forse nei secoli XIII e XIV esistette intorno ai Normanni un +ciclo di leggende, dal finire dell’undecimo secolo al principio del +seicento tacque la tradizione poetica, nè risorse che sotto forma +d’arte riflessa, servilmente imitatrice. + +Ciò è cosa davvero atta a destare meraviglia e in noi sorge spontanea +la domanda: perchè quest’enorme distacco di oltre cinque secoli? +perchè la cavalleresca epopea normanna mancò in questo lasso di +tempo di poeti che la celebrassero? perchè la materia storica non +si tramutò in fantasiose narrazioni, in favolose leggende, in una +vera epopea siciliana, ricca ispiratrice di canti poetici? perchè +l’immaginazione popolare dei siciliani non continuò a ricordare la +conquista normanna, quantunque fosse meglio di qualunque altra atta +a intessere e perpetuare fioritura leggendaria (e lo provano le +tradizioni carolingie, ancor oggidì fiorentissime), a creare un’epopea +che rispecchiasse la sua intima natura? + +Avvenne in Sicilia un fenomeno analogo a quello delle altri parti +d’Italia, nelle quali le epopee locali (ad es. dei Longobardi, delle +origini di Firenze, di Attila _Flagellum dei_) dopo aver dato embrioni +epici nei cronisti e nelle immaginazioni popolari, non arrivarono +a elaborazione compiuta, sia per ragioni storiche, sia per ragioni +intrinseche al popolo stesso. Così mancò al popolo siciliano quella +spontanea evoluzione, la quale, elaborata dalla concorde attività della +vita popolare, svolge incessantemente le fantastiche e leggendarie +narrazioni, formando delle _chansons de geste_ che rispecchiano +fedelmente il carattere del popolo. + +Una buona ragione adduce a questo proposito Luigi Capuana[83]. I +Saraceni portarono in Sicilia una grandissima civiltà, la quale, +dopo il decadimento avvenuto durante la dominazione bizantina, fece +rifiorire le arti, le scienze e le lettere rigogliosamente. E quando si +presentarono i normanni, annunziandosi come liberatori, mentre agivano +da predoni, desolando e devastando le fertili contrade sapientemente +coltivate dagli agricoltori musulmani, i siciliani non accettarono di +buona voglia la loro dominazione, anzi combatterono contro di loro. +Prova ne sia il lungo lasso di tempo (ventotto anni) che durò la guerra +tra gli agguerriti avventurieri nordici e i siciliani disavvezzi alle +battaglie, prova ne sia il concetto nel quale i normanni tenevano +gl’indigeni, chiamandoli «_divini nominis hostes_» e Palermo + + Urbs inimica Deo, divini nescia cultus + Subdita daemonibus...[84]. + +Nè solo ciò, ma la cultura al tempo dei normanni restò in gran parte +sotto l’influsso arabo, arabi furono i letterati, araba spesso la +scrittura dei diplomi. + +Con tali storici elementi era quasi impossibile che si formasse una +vera e propria epopea sulle gesta normanne. + +L’epopea, frutto d’arte riflessa, la quale venne su dopo il secolo +XVI, non è che semplicemente erudita, e niuna o pochissima e dubbia +attinenza ha con le tradizioni popolari. + +Alle già addotte ragioni altre se ne potrebbero aggiungere: il +successivo e turbinoso succedersi di signorìe diverse non faceva +certamente affezionare il popolo ad una dinastia in modo che si +creasse un fondo leggendario che ne abbellisse la memoria: e se pure +si formavano alcuni sparsi embrioni, erano soffocati sul nascere o +s’andavano mano mano spegnendo; l’umanesimo, col far rifiorire la +cultura classica, e col dare nuova vita agli studi storici, arrestò +pure l’elaborazione della nostra materia leggendaria, poichè, come +disse Ugo Balzani: «la cavalleresca epopea dei normanni non mancò di +scrittori che la celebrassero e la nuova tendenza storica dei tempi +trovò in quelle imprese spazio largo abbastanza per non avere bisogno +di tramutarsi in leggenda[85]». + +E le leggende popolari e i rudimenti del ciclo normanno si spensero ben +presto, e subentrò loro un altro ciclo più grande, che penetrò subito +nella coscienza popolare e che probabilmente i normanni portarono e +localizzarono in Sicilia: il ciclo carolingio. + + + + +CAPITOLO III. + +L’EPOPEA SICULO-NORMANNA NEI SECOLI XVII E XVIII. + + +Dal secolo XVII in poi ci si presenta una fioritura poetica abbastanza +copiosa, ma spesso mancante di originalità e frutto di imitazione +servile. Ci si concederà nondimeno venia, se ci fermeremo un po’ sui +poemi, quasi tutti abbastanza rari, perchè così avremo agio di dare +un utile contributo alla fortuna dei principali nostri poeti nella +letteratura siciliana e ad una storia dell’epica in Sicilia, della +quale il ciclo normanno forma il fatto più saliente e caratteristico, +ad eccezione del nazionalismo, o meglio, del sentimento autonomico +nell’epica del secolo XIX, di cui ebbe pure a sentire gl’influssi +l’epopea normanna dell’ottocento. + +E prima di tutto intendiamoci riguardo la denominazione di _ciclo +normanno_ con la quale abbiamo chiamato quelle produzioni epiche, +liriche, drammatiche, leggendarie che si sono formate nel corso de’ +secoli sulla fortunosa conquista del conte Ruggiero. + +Sappiamo che per _ciclo_ intendesi quel complesso di leggende o +di favolose tradizioni che si sono formate sopra un avvenimento +storico in modo da fare quasi un circolo nell’ambito del quale esse +fioriscono. Ora forse impropriamente ho usato tale parola, trattandosi +di produzioni letterarie che non sono l’estrinsecazione della materia +greggia che giace sopita nella tradizione popolare, e che aspetta il +poeta che la tolga dall’oblio e ne faccia un’opera d’arte. + +I poeti del ciclo normanno non cercano la materia del loro canto nelle +leggende e nelle fantasiose narrazioni popolari, ma nelle tradizioni +storiche, e queste rimpastano a loro piacimento. + +E quantunque il popolo avesse potuto trovare nelle cronache qualche +germe di leggenda (così, ad esempio, l’apparizione di S. Giorgio nella +battaglia di Cerami), pure l’epopea normanna non diventò patrimonio +della letteratura popolare e non fu esumata che nel seicento, in cui, +per la fecondità poetica, fiorita in modo veramente straordinario, +si ricercavano avvenimenti storici _poemizzabili_, com’ebbe a dire +l’Alfieri, con un neologismo. + +A far scegliere la conquista della Sicilia e ad accrescere la +produzione, specialmente epica, del ciclo normanno, oltre al fatto +storico di per sè illustre e importante concorsero varie altre cause: + +1. Il tempo dell’azione, la quale si svolge nella seconda metà del +secolo undecimo e che è perciò di poco anteriore alla prima crociata, +cantata nel poema del Tasso, il quale sì larga influenza ebbe +sull’epica a sè posteriore. Infatti i poeti del ciclo normanno fanno +tutto il possibile per allacciare i due avvenimenti[86]. + +2. L’essere i normanni cristiani e i dominatori della Sicilia in quel +torno di tempo saraceni e perciò nemici di fede. + +3. La fondazione del regno di Sicilia con il conte Ruggiero e re +Ruggiero I. Quest’elemento influì moltissimo sull’epica nazionale della +prima metà del secolo XIX, in cui si ricordarono i fasti dell’antica +grandezza della illustre monarchia normanna per spingere i Siciliani a +proclamare l’autonomia della loro isola. + +4. L’influenza sul popolo siciliano della dominazione normanna, +la quale, benchè di non lunga durata, pure lasciò nella coscienza +popolare tracce più profonde delle altre signorìe, perchè i dominatori +si stabilirono nella terra conquistata e col tempo si confusero coi +vinti; si ricordino infatti i celebri monumenti dell’arte normanna, +come il duomo di Monreale, e le grandi donazioni alle chiese per cui si +formarono i beni ecclesiastici. + +Il poema che viene primo per ordine cronologico è il _Palermo liberato_ +in trenta canti di Tomaso Balli[87], stampato in Palermo nel 1612[88]. + +Le file dell’azione sono raggruppate intorno a Palermo, difesa da +Apocar, e stretta d’assedio da Roberto e Ruggiero. Il demone Beleal +fa nascere dissidi tra i due fratelli e tra Ruggiero e Boemondo, il +più famoso degli eroi normanni[89], l’eroe fatale (c. III st. 20) che +deciderà delle sorti della guerra e che come Achille si allontana dal +campo con le sue truppe. Intanto Belcane[90], il più possente dei +musulmani, prevalendosi del vantaggio delle armi infernali donategli +da Plutone, uccide Serlone, e i Normanni, privati delle migliori due +spade, sono costretti a togliere l’assedio. Ma il romito Gioacchino[91] +fa pentire Roberto dei suoi trascorsi, lo trasporta su un carro volante +sulla cima dell’Etna e scende con lui dentro il cratere per visitare +l’inferno e il purgatorio, di cui il poeta dà una descrizione piena +di ricordi danteschi[92]. Alfine Roberto si rappacifica con Ruggiero, +Boemondo ritorna alla pugna e uccide Belcane, i Pisani conquistano +la rocca[93] e i Normanni, assaltata la città all’improvviso, si +impadroniscono di Palermo. + +Il Palermo liberato ha un’imitazione tassesca spiccatissima, il che +del resto è naturale, perchè la Gerusalemme liberata fu il gran +modello dei poemi secentistici, i quali non solo ne imitarono i tipi +dei personaggi, ma pure lo stile e la forma. Quindi Ruggiero arieggia +Goffredo, Boemondo Rinaldo, l’episodio della maga Eneride ricorda +Armida[94], vi è il solito concilio infernale (c. XI st. 4 sgg.), +l’elemento episodico della scoperta dell’America solito a ritrovarsi +nei poemi secentistici[95], S. Giorgio con lo scudo di tempra immortale +che ribatte i colpi dei nemici a Boemondo,[96] il cui combattimento +con Belcane ricorda quello di Argante e Tancredi. È da notare però +che l’imitazione tassesca è contemperata con quella ariostesca e +virgiliana.[97] + +Poco dopo il Balli, un letterato trapanese compose un poema epico in +latino sullo stesso argomento. Dell’opera di Vito Sorba[98] però non +ci è stato tramandato altro che il titolo «_Poema heroicum de Sicilia +liberata a comite Rogerio_». + +Così pure di un altro poema «_Il Ruggiero, ovvero la Sicilia liberata_» +di Giuseppe Munebria catanese non ci è rimasto che il settimo canto, +stampato nel volume secondo della Musa Risvegliata, opera dello stesso, +che mi è stata inaccessibile[99]. + +Invece qualche squarcio del _Ruggeri trionfante_, poema eroico +di Francesco Morabito, ci è stato conservato nella _Confutatione +della Genealogia de’ Conti di Geraci addotta dal Pirri_ di Ruggero +Ventimiglia[100]. + +Il poema è dedicato al conte Francesco IV di Geraci, presso il quale +restò il manoscritto, secondo la testimonianza del Mongitore[101]. +Sembra poi che sia andato perduto tra le macerie del terremoto del 1693. + +Gli squarci del poema conservatici sono: c. I st. 54-63, c. II (?) st. +12-15, c. XIII st. 31 e 37, c. XV st. 91-93; ma non sono certamente la +parte più bella del poema, perchè trattano di questioni genealogiche +intorno i conti Geraci, che il poeta fa discendere da Serlone, +soprannominato Ventimila, e di divise degli stessi. Ecco tuttavia quel +che si può desumere da ciò che ci è rimasto. + +Nel 1º canto il conte Ruggiero ha una visione nella quale vede i suoi +discendenti più famosi. Tra essi è Serlone, _Rogger di Balnavilla infra +gl’Eregij_[102], Rinaldo, Ruggiero I re ed altri fino a Francesco IV +conte di Gerace, mecenate del nostro poeta. + +Nel c. XIII abbiamo una giostra bandita da Ruggiero per solennizzare le +sue nozze con Enemberga, di cui Serlone è mantenitore d’amore. + +Nel c. XV havvi una descrizione di battaglia sotto Enna o +Castrogiovanni in cui Serlone e Ruggiero compiono prodigi di valore, +finchè una tempesta li obbliga a desistere dal combattimento. + +Infine in un altro squarcio appare l’esercito normanno in bella mostra +con Serlone alla testa. Non è espresso nel libro del Ventimiglia il +canto al quale appartiene il brano, ma non si andrebbe molto lontani +dal vero, collocandolo nel 1º o 2º canto, perchè è la prima volta che +Serlone appare nell’azione. + +Come fonte del poema possiamo porre l’_Historia sicula_ del Malaterra, +alla quale attinsero pure gli altri cantori delle gesta normanne. E +mi sembra che ad essa il Morabito si sia attenuto più strettamente +del Balli, perchè non raggruppa gli avvenimenti guerreschi attorno +una città, ma li lascia così come sono avvenuti storicamente, a fatti +parziali e talvolta slegati tra loro. L’eroe principale è Serlone, +e ciò è naturale, perchè il poema è dedicato ai conti Geraci, che +vantavano il duce normanno per capostipite. + +Tutto questo è quanto ci è rimasto del poema del Morabito, ma +è sufficiente per poterne dare un giudizio. Nella _Catania +liberata_[103], poema dello stesso autore, che narra l’eruzione +dell’Etna del 1669 e i prodigi di S. Agata, patrona di Catania (vedi +che razza di poema epico!), le inverosimiglianze, i secentismi, le +servili imitazioni tassesche sono profuse a pieni mani, e tale doveva +pure essere il _Ruggeri trionfante_. + +Come il Balli palermitano canta lo storico assedio alla sua città +natale, così Mario Reitani Spatafora messinese, descrive nel _Rogiero +in Sicilia_ la venuta del Conte Ruggiero in Messina e la conquista +di essa città[104]. O meglio dovrebbe descrivere, perchè il poema +poco o nulla ha da vedere con la conquista normanna; niuna battaglia, +niun personaggio, se vogliamo eccettuare il nome del protagonista, +è storico; il poema del Reitani non è altro che una prolissa e +strampalata imitazione della seconda parte dell’Eneide; tutta l’azione +è convenzionale, e gli episodi, rubacchiati alle Metamorfosi, ai poemi +omerici, alle Argonauta e mal connessi con l’orditura principale, lo +stile ampolloso e pieno di secentismi, il meraviglioso barocco lo +rendono uno dei peggiori poemi del secolo XVII. + +Così la rassegna dell’esercito normanno e tradotta, quasi con i soli +nomi cambiati, dalla corrispondente del lib. VII dell’Eneide, la +descrizione dell’inferno da quello vergiliano, l’ascesa di Ruggiero +e della fata Morgana all’Empireo dalla scesa di Enea con la Sibilla +Cumana all’inferno, l’andata di Ruggiero al greco Enonte dall’andata di +Enea ad Evandro, Albretto ucciso da Osmano dall’episodio di Pallaute +e Turno, i duelli tra Osmano e Ruggiero tradotti dai corrispondenti +del’Eneide tra Turno e Enea[105]. + +Alla tela del poema s’intrecciano poi, a proposito o no, vari episodi, +tutti tradotti da originali latini o greci. Così Hernando, che si +sacrifica per salvare la patria ricorda Meneceo che si uccide nella +caverna del dragone di Ares per salvare Tebe[106]; Daliso, novello +Narciso, s’innamora della propria immagine specchiandosi in una +fonte[107]; vi è rinnovato il noto episodio di Piramo e Tisbe[108], +il mito di Giasone e degli Argonauti alla conquista del vello +d’oro[109], le avventure di Ulisse e Polifemo[110], di Ulisse e Circe e +via dicendo. + +Il _Rogiero in Sicilia_ adunque non si distingue se non forse per quel +carattere peculiare della discreta conoscenza dei poemi latini e greci; +carattere però di poco conto, perchè i brani attinti sono inseriti +nel poema senza collegamento alcuno con le ottave precedenti e con le +seguenti. + +E mentre nel _Palermo liberato_ il Balli, pur permettendosi anacronismi +e travestendo la storia a suo modo, si attiene tuttavia alla fonte +storica, cui attinsero pure gli epici posteriori, ossia al Malaterra, +nel _Rogiero in Sicilia_ l’eroe normanno perde ogni colorito storico +e assume carattere convenzionale, e il poema diventa quasi un +travestimento italiano dell’Eneide. + +Eppure questo poema era molto encomiato dai contemporanei: il Reitani +era ben accetto agli Accademici del l’Arcadia, di cui faceva parte; +era lodato e accarezzato da papa Clemente XI, dinanzi al quale lesse +alcune poesie[111]; il suo giudizio era ricercato da letterati insigni +come Domenico de Angelis[112], e Alessandro Marchetti[113], il famoso +traduttore di Lucrezio. + +Venendo al settecento[114], secolo nel quale il dialetto siciliano +assurge al più alto splendore di stile e alla più squisita grazia e +forbitezza d’elocuzione, troviamo un lungo poema in trentatre canti, +_la Sicilia liberata_, opera di uno dei maggiori poeti vernacoli +siciliani, degno di esser posto accanto a Giovanni Meli e a Domenico +Tempio, ossia di Giuseppe Fedele Vitale[115], soprannominato il _cieco +da Gangi_. + +«Di più alto intelletto e di gusto più fine di Domenico Tempio», +com’ebbe a dire lo Scinà[116], educato a severi studi classici e +innamorato di Omero, Vergilio e Ariosto, il Vitale maneggiava la +materna favella con mirabile abilità, e fu encomiato dall’accademia +dell’Arcadia e dai più alti ingegni che a quei tempi fiorivano in +Sicilia. + +In questo poema egli non pone a teatro dell’azione un assedio +importante di qualche città (come abbiamo visto nel poema del Balli e +in quello del Reitani) intorno al quale si connettono vari episodi, +ma trasporta i suoi eroi per tutta la Sicilia e per l’Italia e per +l’Africa; descrive tutte le battaglie e gli scontri parziali che +avvennero tra musulmani e normanni, dalla presa di Messina a quella di +Palermo, mescolandovi molte avventure e episodi fantastici; insomma +più che epico il poema è romanzesco, benchè in esso spesse volte si +rinvengano i due generi fusi in modo che non li sapresti scernere e +dividere. + +La _Sicilia liberata_ comincia, per così dire, _ab ovo_, e narra +l’origine dei principi normanni, la nascita di Tancredi, dei suoi +cinque fratelli e le loro imprese, finchè Ruggiero viene in Sicilia +con i due valorosi nipoti Serlone e Tancredi e col fratello Roberto +Guiscardo. + +Ruggiero vuole vendicare il genero Ugone di Circea, che era stato +ucciso in un agguato[117] dai saraceni siracusani, raduna un forte +esercito per assediare Siracusa e con trenta galere scioglie le vele da +Messina. + +Ma l’inferno affila le armi contro i Cristiani, e il diavolo Astarotte +entra nell’abisso infernale per volgere le ire dei démoni contro i +normanni. + +Il poeta ci fa poi assistere all’assedio di Siracusa, ad una tempesta +suscitata contro la flotta normanna dalle furie infernali e acquetata +da un angelo[118], alla battaglia di Cerami ove Dio manda dal cielo +un alato genio che scaccia gli spiriti infernali; poi ancora ad altri +assedi e battaglie tra le quali sono mescolate le solite avventure +romanzesche di guerrieri che corrono dietro alle loro belle e che +s’azzuffano per esse, di lamenti d’innamorati divisi, di _agnizioni_, +di bellissime maghe che distraggono con i loro vezzi i più valorosi +campioni dall’esercito cristiano. + +Dopo l’assedio di Palermo, le cui porte sono aperte di nottetempo da un +normanno entrato nascostamente in città, il poema si chiude con quattro +festevoli matrimoni. + +Il Vitale scrisse il poema mentr’era cieco, e non potè limarlo come +sarebbe stato conveniente, perchè fu assalito da perturbazioni di +cervello, e morì in verde età. A ciò si devono attribuire le continue +ripetizioni, le frequenti locuzioni italiane che si riscontrano nella +_Sicilia liberata_. + +Del resto _il cieco da Gangi_, quantunque si mostri buon conoscitore +dell’Ariosto e del Tasso, non cade in pedissequa imitazione; ricorda +fatti mitologici ad ogni canto; così un eroe normanno maneggia l’asta +di Ulisse e di questo il Vitali narra lo sbarco in Sicilia e le +avventure con Polifemo[119], così abbiamo il fatto lacrimevole di +Alfeo e di Aretusa[120], Proserpina rapita da Plutone[121]; descrive +mirabilmente i fenomeni naturali, come il fenomeno della fata +Morgana[122] e l’eruzione dell’Etna[123], ed è davvero insuperabile, +com’ebbe a notare lo Scinà,[124] nelle dipinture di battaglie navali. + +Tuttavia, benchè nei suoi versi si trovi un notevole progresso riguardo +ai poemi secentistici del Balli, del Morabito e del Reitani, pure la +_Sicilia liberata_ non è certamente modello di poesia epica, che in +essa troppo si rivela l’influenza arcadica dei tempi. Il poeta si +ferma con compiacenza sugl’idilli amorosi campestri, sulle narrazioni +mitologiche, canti interi sono occupati da lamenti di amanti divisi +e benchè il verso sia scorrevole, pure le ottave si succedono +languidamente, senza mai assurgere a robustezza e vigorìa. + +Anche Giovanni Meli pensò a verseggiare la conquista normanna; e +difatti nel ms. Qq. D. 3. della Biblioteca Comunale di Palermo, che +contiene gli autografi di varie prose e poesie dello stesso, trovasi +il piano dei primi sette canti di un poema che avrebbe dovuto cantare +l’assedio al castello di Solunto dopo la conquista di Palermo. + +Ma da tale piano poco si può desumere intorno al modo col quale +l’originale poeta siciliano voleva condurre il poema. Da tre +versi che finiscono il piano del canto quarto e che contengono la +risposta dell’oracolo ai Saraceni, si può dedurre che il poema, +negl’intendimenti del Meli, dovesse essere scritto in vernacolo. Sembra +pure che dovessero abbondare le avventure romanzesche, e che il poema +dovesse avere piuttosto un fine satirico, se non semplicemente comico, +come il _Don Chisciotte e Sancio Panza_[125] dello stesso autore. + +È davvero un peccato che il poeta palermitano non abbia potuto o +voluto scrivere il poema! Chi sa quali sorprese, quale arguzia, quanto +buonumore avrebbe fatto scintillare, e come avrebbe rinverdito il +soggetto malamente trattato dai suoi predecessori? + + + + +CAPITOLO IV. + +L’EPOPEA NORMANNA NEL SECOLO XIX; FONTI E CARATTERI ESSENZIALI. + + +Chi volgesse il pensiero all’evoluzione della civiltà in Sicilia, +dalla cultura greca splendida d’arte e di poesia e di speculazioni +filosofiche, dalle colonie fenicie che aprirono i varchi del commercio +con l’industre Oriente, di cui apportarono il sapere luminoso, +all’epoca normanna e sveva, ricca di monumenti, di costituzioni +giuridiche e di poeti; chi, rievocando i fantasmi di Empedocle, di +Stesicoro, di Timoleonte, dei due Ruggieri, di Federico II, ricordasse +le glorie della bella Trinacria, granaio di Roma per lungo lasso di +tempo, esempio di riscosse contro aborrite tirannidi, comprenderebbe +facilmente come nella poesia nazionale del secolo XIX penetrasse +potente l’influsso dell’elemento storico[126]. + +Mentre era tutto un fiorire di canti patriottici, nei quali più che +ad unirsi alle altre sparse membra d’Italia si pensava di formare +della Sicilia un regno a parte, si notava pure un risveglio di poemi +nazionali, nei quali, invece di vibrare il sentimento italiano +d’indipendenza, risonava la nota regionale siciliana. + +Era il tempo nel quale Giuseppe Alessi scriveva il _Timoleonte_, +Domenico Castorina la _Cartagine distrutta_ e il _Napoleone a Mosca_, +Costantino Costantini il _Vespro Siciliano_, e s’approssimava l’ora +nella quale Vincenzo Navarro avrebbe composto su Garibaldi un grosso +poema di cinquanta canti. + +E la nota patriottica servì pure a rinverdire l’albero ornai sfiorito +dell’epopea normanna, poichè questa fu cantata nella prima metà +dell’ottocento da Giuseppe Ortega, da Benedetto Spataro, da Antonino +Manciaracina e da Lionardo Vigo. + +Su di essi eccelle di gran lunga il Vigo col _Ruggiero_[127]. Pieno dei +gloriosi ricordi dell’epoca normanna, coll’animo intento a illustrare +ed esumare dall’oblìo le care memorie patrie, innamorato delle bellezze +sicule e appassionato per tutto ciò che sapeva di regionalismo +siciliano, Lionardo Vigo volle fare rifiorire l’epopea tentando di +riscuotere gli animi dei siciliani e di volgere i loro sguardi alle +glorie antiche e imperiture dell’isola, ai tempi nei quali la Sicilia +sotto il dominio normanno e svevo era assurta ad un alto grado di +splendore, di civiltà e di possanza, rievocando le immagini gloriose di +Archimede, di Timoleonte, di Ruggiero I, di Federico II, di Giovanni da +Procida, che ricordò nel poema e cantò in liriche preposte ai singoli +canti[128]. + +E nella venuta dei Normanni e in Ruggiero il Vigo raffigurò +l’indipendenza dell’isola, nei musulmani volle rappresentare i +napoletani, e nella proclamazione del conte a monarca volle rievocare +la proclamazione della costituzione autonoma siciliana. + +Il poeta acese cominciò il _Ruggiero_ nel 1828, e vi lavorò attivamente +durante il periodo di dodici anni; nel 1829, come scriveva a Giovan +Battista Niccolini, aveva già «disteso in prosa il piano dell’intero +poema e verseggiato il canto primo[129]»; nel 1840 aveva terminata +l’opera. Nel 1848 egli s’era deciso a pubblicare il poema, e +fors’anche, come dice nella prefazione, il _Ruggiero_ sarebbe stato +allora l’epopea dei tempi, ma ben presto, schiacciata l’insurrezione +dalle milizie borboniche e trascorso il momento opportuno, non ebbe +più quell’attualità, che forma tanta parto della fortuna d’un libro. +Pubblicata nel 1865[130], la sua opera, accolta con indifferenza, ben +presto fu dimenticata. + +Il P. comincia _ex abrupto_ con la descrizione della battaglia di +Cerami[131], cui seguono molte battaglie e asadi ai quali, per +abbellire la materia, sono intessuti vari episodi[132]. Gli dei +infernali muovono dalle loro tenebrose abitazioni contro i normanni; +Satana aduna il concilio infernale[133] e manda fuori la Peste[134], +il Tradimento[135], il diavolo Asterotte e una legione di demoni in +soccorso dei saraceni. Ruggiero ha poi una visione in cui vede il +paradiso[136], e l’angelo Uriele che libera dai demoni l’esercito +normanno. + +Segue la presa di Siracusa, la morte eroica di Serlone[137], la presa +di Catania, la sconfitta navale dell’emiro Benametto[138], la battaglia +di Misilmeri con l’apparizione di S. Giorgio[139] e infine l’entrata +vittoriosa dei normanni nella capitale dell’isola, e la proclamazione +di Ruggiero a _monarca_ di Sicilia. + +Del concetto autonomico del _Ruggiero_ ha già lodevolmente parlato +Luigi Capuana[140] e delle fonti s’è intrattenuto il Russo; io mi +limiterò a qualche osservazione. + +Il Vigo aveva intenzione di mandare alle stampe col _Ruggiero_ anche +un’analisi dei poemi sullo stesso argomento che lo precedettero; poi +ne smise l’idea, forse per la grande difficoltà di poter rintracciare +i suoi precursori. Dei quali, a sua testimonianza[141], conosceva +il Munebria, il Morabito, il Reitani, il Vitale, il Manciaracina e +lo Spataro; quindi non aveva notizie nè del Balli, nè del Sorba, nè +dell’Ortega, nè del tentativo del Meli. + +Ma anche di quei precursori che gli erano noti, non di tutti potè avere +contezza. Così del Munebria e del Morabito, che restarono inediti +eccetto qualche brano, così del Manciaracina e dello Spataro, i cui +poemi non furono pubblicati e di cui cercava avere contezza[142]. +Quindi impropriamente il Grassi Bertazzi[143] chiama i suddetti poemi +fonti del _Ruggiero_, poichè, ad eccezione del Reitani e del Vitale, +dai quali il Vigo prese alcuni episodi e ispirazioni, gli altri poeti +dell’epopea normanna non sono che suoi precursori. + +Si è notato che nel Vigo l’amore per la Sicilia giunge al parossismo; +egli non può assolutamente comprendere una unione dell’isola col +continente, specialmente cogli odiati napoletani; egli distingue i +siciliani dagl’italiani[144], e se qua e là incontriamo accenni al +futuro risorgimento italico, possiamo esser sicuri che sono aggiunte +posteriori al 1860, come quando alludendo manifestamente a Vittorio +Emanuele II dice che «un possente» farà ritornare Italia una (c. XI, +st. 37), quando impreca contro coloro che la vorrebbero scissa (c. +XIII, st. 24) e che sorga innanzi agli stranieri unificata di nome +e di bandiera (c. XIII, st. 25), quando, colle profezie dell’angelo +Uriele, accenna al risorgimento italiano (c. XV, st. 11 e sgg.) e +all’unificazione d’Italia sotto casa Savoia (c. X, st. 37). + +Il _Ruggiero_ ci si presenta più come testimonianza dello spirito dei +tempi, in cui fu scritto, più come monumento archeologico, che come +vera e propria fantasia epica; nel _Ruggiero_, in conclusione, manca +la vita, che è tutto. Del resto il Vigo stesso dovette comprendere, +quantunque lo negasse, che il suo libro era un anacronismo, poichè +afferma nella prefazione: «oggi o non avrei dettato: il _Ruggiero_ o +l’avrei architettato in modo diverso da quello che è». + +Degli altri poemi del secolo XIX che cantarono la conquista normanna, +non ho potuto raccogliere, nonostante le mie lunghe e pazienti +ricerche, che notizie monche e indirette. + +Il Narbone[145] ci fa conoscere tre poemi, che, per sua affermazione, +hanno lo stesso soggetto del _Ruggiero_ del Vigo. Così il «_Val di +Girgenti conservato_, canti due di Giuseppe Ortega» stampato a Girgenti +nel 1829[146], che mi è stato inaccessibile, come pure un poema, +rimasto inedito, del barone Benedetto Spataro da Scicli[147] del quale +il Narbone non ci dà il titolo. + +Invece della _Sicilia liberata_ del notaio Antonino Manciaracina +di Sambuca ho potuto raccogliere qualche notizia nel voluminoso +epistolario in gran parte inedito di Lionardo Vigo[148]. Il quale, come +ho già detto, avendo ricevuto notizia del poema da Vincenzo Navarro di +Ribera[149], aveva curiosità di conoscerne l’orditura e parecchie volte +scrisse al Navarro su tal proposito; questi gli rispose esponendogli il +nono canto[150], che il Manciaracina insospettito a stento gli aveva +fatto udire. Dopo la morte del notaio il manoscritto del poema passò in +mano del Navarro[151], che si diede a ripulirlo. + +Ma l’opera del Manciaracina non doveva essere un capolavoro, se ne +leggiamo la protasi conservataci in un manoscritto del Vigo[152], e +quel che ne dice il rifacitore in una lettera del 4 ottobre ’55: «il +poema del Manciaracina è un miracolo come non mi abbia fatto impazzire; +è tutto strambotti, ed io ne ho rabberciato sei canti, e sa dio +come![153]». + +All’epopea del ciclo normanno si potrebbero anche ascrivere due canti +di G. Battista Castiglia, che nel 1835 era professore di eloquenza +latina all’università di Palermo[154]. + +Nello _scudo di Ruggiero_ il P. ci mette dinanzi una bellissima +donna dal viso splendidissimo, che è la religione, la quale incita +Ruggiero, che stava solo e pensieroso sul lido di Reggio, a liberare +la Sicilia dal «sozzo saraceno» e gli dà uno scudo impenetrabile in +cui sono effigiate le sue future imprese. Nella _spada di Ruggiero_ +Vulcano dà al conte la spada del gran Timoleonte. Sono esercitazioni +accademiche, ove è notevole solo l’intento patriottico della poesia e +l’elemento religioso di cui sono infarciti i due canti, il quale, nella +poesia nazionale mirante al riacquisto della indipendenza isolana, si +congiunse all’elemento storico[155]. + +Così l’elemento religioso si rivela pure nell’inno sacro «_A Santa +Rosalia_» di Terenzio Mamiani[156], che fa nascere la vergine +palermitana ai tempi del conte Ruggiero, con evidente anacronismo, e ci +narra leggiadramente la conquista normanna. + +Se l’epica ci diede per la tradizione poetica dell’avventuroso periodo +della conquista normanna i frutti migliori e più abbondanti, nelle +altre forme letterarie possiamo rintracciarne alcuni altri, i quali ci +mostrano sempre più l’importanza e la diffusione del ciclo normanno +nella letteratura siciliana. Sono quattro drammi, una novella e un +romanzo, a tacere degli accenni che potrebbero notarsi in altri +componimenti, ed essi toccherò di volo, sia perchè di poca importanza +letteraria, sia perchè alcuni come la novella e il romanzo, essendo +scritti in prosa, escono dall’ambito della mia ricerca. + +Nella biblioteca Ventimilliana di Catania trovasi un manoscritto del +secolo XVII che contiene un dramma in latino intitolato «_Rogerius +sive Panormus liberata_»[157]. L’autore non è menzionato, ma sembra +che sia stato qualche prete secentista del Collegio dei gesuiti di +Palermo, e che abbia composto questo dramma in occasione di una +solenne distribuzione di premi. I versi sono corretti, e alcuni brani +non mancano di una certa bellezza; i personaggi sono più di venti e +taluni anche allegorici. E’ comandante dell’esercito cristiano il +conte Ruggiero, dei Saraceni l’emiro Belcamero, che ha per generali +Camuto e Breno. Vi sono ancora Ismeno o Vafrio, maghi saraceni, +Nicodemo _episcopus panormitanus_; gli altri personaggi hanno per lo +più nomi tratti da commedie classiche: c’è un Cassius, un Parthenus, +un Hermogenes, un Callistus. L’azione però è meschinissima: l’emiro +Belcamero non vuole aprire le porte di Palermo all’esercito normanno, +poi alfine acconsente e il vescovo Nicodemo va a chiedere buoni patti +a Ruggiero. Come si vede il dramma, ad eccezione dell’ultima parte +attinta al Malaterra[158], o più probabilmente al Fazello, ha poco +fondamento storico, poichè Palermo fu presa d’assalto. + +Mentre nell’adespoto manoscritto del _Rogerius_, l’elemento religioso, +che è quello che informa tutte queste produzioni, non entra che per +decantare la fede cristiana, in due altri componimenti drammatici, mira +alla glorificazione di santi locali, fenomeno che più largamente si +esplicò, come vedremo, nella tradizione popolare di leggende religiose. + +Nei _Trionfi della Gran Protomartire Catanese S. Agata Liberatrice +della Patria e del Conte Ruggiero_, sacra rappresentazione di G. B. +Guarneri[159], Ruggiero con l’aiuto di Roberto e Bettumeno prende +Catania, fonda la cattedrale ed assiste alla rappresentazione del +martirio di S. Agata che viene esposto nella forma tradizionale +leggendaria comune a tante altre sacre rappresentazioni sulla martire +catanese. + +Nella _Disfatta dei Saraceni — Oratorio_[160] di anonimo il popolo +siciliano è festante per una vittoria del conte Ruggiero sull’«empio +Kulmar», comandante dei saraceni e il duce normanno recita un inno +di ringraziamento a S. Maria dei Gulfi. I personaggi sono Ruggiero, +Tancredi, Simone, Ottavio sacerdote e il Coro. + +Ricordiamo inoltre «_Gli Arabi in Messina_», dramma in prosa di +Vincenzo Pinzarrone[161], in cui l’azione si fonda sulla presa di +Messina per il conte Ruggiero nel 1060. + +Al principato di Mileto di Ruggiero in Calabria si riferisce +una novella secentistica intitolata «_Il Conte Roggero sovrano +della Calabria Ulteriore_»[162], stampata in Venezia nel 1686, +la quale sembra una traduzione dal francese da quel che risulta +dall’_Imprimatur_[163]. In essa strane avventure romanzesche sono +mescolate a leggende tratte dalle cronache. Ruggiero salva dalle fiamme +una monaca bellissima di nome Marianna, che era stata costretta dai +parenti a prendere il velo per causa dei suoi averi, e la sposa. Poi +il conte, preso dall’ambizione, s’ingolfa in guerre disastrose, va +con Goffredo Buglione crociato in Palestina, e muore carico di catene +col figlio Tancredi prigioniero dei musulmani. La fonte della novella +è Orderico Vitale[164], nel quale però l’avventura con la monaca è +attribuita a Roberto Guiscardo. + +Infine ricordiamo la _Sicilia all’undecimo secolo_ di Giovanni Leni +Spadafora, romanzo storico stampato nel 1878[165], che si riferisce ad +un periodo un po’ posteriore alla venuta dei normanni in Sicilia. + +Chiediamo venia al lettore se abbiamo esaminato, benchè avessimo +cercato di ottenere la massima stringatezza nell’esposizione, tanti +poemi e drammi e novelle, dei quali ben pochi meritano la pena di +essere studiati. Gli è che solo dall’analisi di essi potremo avere +un’idea chiara e esatta di questa tarda formazione letteraria +dell’epopea normanna. La quale dal seicento al secolo XIX non è +altro che un soggetto _poemizzabile_, che vien trattato a guisa di +esercitazione accademica. + +Ad ogni modo possono essere notati alcuni elementi caratteristici, i +quali specialmente provengono dall’essere stati composti sopra un unico +soggetto da autori che attingevano la materia storica delle poetiche +narrazioni alla medesima fonte e che erano tutti siciliani e perciò +intenti, per quell’amore delle cose riguardanti il paese ove si è nati, +cresciuti e educati, a illustrare le sicule glorie. + +Poco si può osservare riguardo alla tela generale dei poemi, chè essa +il più delle volte è servilmente imitata da quella della Gerusalemme +liberata specialmente nei poemi secentistici. + +Il poeta concentra quasi sempre l’azione principale attorno ad una +città, sia Palermo, Messina, Catania, Trapani o Girgenti la quale è +pure sua terra natale. I musulmani sono assediati in essa dai cristiani +guidati dal conte Ruggiero, al quale talvolta si aggiunge Roberto +Guiscardo. + +Si sottraggono al comune contagio i poemi del Vitali e del Vigo. + +Nella _Sicilia liberata_ non abbiamo azione principale, ma invece una +serie di battaglie e di avventure romanzesche che ricordano situazioni +del Boiardo e dell’Ariosto; nel _Ruggiero_ troviamo pure battaglie che +si succedono l’una all’altra, descritte storicamente, senza che alcuna +sia decisiva. + +L’eroe principale è sempre Ruggiero, egli compie prodigi di valore +sovrumano, dei quali del resto si trovano i germi nel suo apologista +Malaterra, ma talvolta la sua figura diviene fredda e convenzionale, +quasi un _pius Aeneas,_ mentre spicca di più uno dei nipoti, Serlone, +Boemondo o Tancredi. + +Ma le particolarità del ciclo epico normanno, sono come abbiamo già +detto, quelle che si riferiscono alla Sicilia. + +Quindi se in essa epopea corrono spesse fiate le solite descrizioni +dell’inferno[166] (Balli, c. XXI, st. 1-170; Reitani, c. III, st. +6-38; Vitali, c. III, st. 3-17; Vigo, c. IX. st. 1-26), gli è perchè +l’entrata dell’abisso infernale è ordinariamente il cratere dell’Etna +(Vitali, c. III, st. 18: Vigo, c. IX, st. 26)[167] e dell’Etna abbiamo +descrizioni specialmente in istato d’eruzione, le quali quasi sempre +sono imitate dal gran modello vergiliano[168] (Balli, c. XXI. st. 1; +Reitani, lib. II, st. 40-41; Vitali, c. XVI, st. 97: Vigo, c. IX, st. +27-37 e c. XVII st. 28-30). + +Quindi spesse volte ricorreranno pure le avventure di Ulisse e Polifemo +narrate distesamente nel Reitani Spatafora (lib. IX, st. 26-47 e lib. +XIII), mentre nel Vitali sono appena accennate (c. XIV, st 21-41)[169], +la descrizione del fenomeno della fata Morgana che è scientificamente +spiegato nel Vitali (c. I, st. 90-117; c. XVI, st. 61-66) e nel Vigo +(c. XV, st. 18-23), mentre nel Reitani diventa una specie di Sibilla +Cumana[170]. + +Ma più importante è il fatto già più volte avvertito che la fonte +principale dalla quale i poemi epici del ciclo normanno attinsero +la materia, sia storica, sia leggendaria della loro narrazione è +l’_Historia sicula_ del Malaterra. + +È inutile che mi trattenga a mostrare che la tessitura generale dei +poemi è modellata secondo la suddetta cronaca; ciò diventa subito +manifesto ad un semplice confronto tra il breve sunto che ne abbiamo +dato e il Malaterra. + +M’intratterrò piuttosto di alcuni episodi che ci mostreranno come i +poeti dell’epopea normanna attingano, anche nelle particolarità, ad +essa fonte. + +Il Vigo ci rappresenta una giovinetta cristiana, la quale, fuggendo i +saraceni, cade rifinita dalla stanchezza, nè può più rialzarsi. Allora +l’amante che l’accompagnava la uccide per non farla cadere in preda +ai nemici, e poi si trafigge con la spada, cadendo esanime vicino +l’amata[171]. + +Nel Vitali abbiamo un episodio identico. Solamente, invece di +essere una giovinetta cristiana uccisa dall’amante, è una donzella +saracena uccisa dal padre, il quale non muore, ma vuole vivere per +vendicarsi[172]. + +Gli è certo che il Vigo ebbe presente il Vitali nel suo episodio, ma +si potrebbe affermare con eguale certezza che pose mente al passo del +Malaterra[173] ch’era la fonte del Vitale. In esso si narra che dopo la +presa di Messina per parte dei Normanni, un giovane saraceno dei più +nobili, uccise la sorella che non aveva più forze per fuggire, affinchè +non cadesse in mano ai nemici. + +Così l’episodio del brettone Evisando che salva la vita al conte +Ruggiero in Taormina, narrato dal Malaterra in rozzi versi latini[174], +fu imitato dal Vitali[175] col nome mutato in Evisardo e dal Vigo che +fa succedere il fatto alla battaglia navale di Siracusa[176]. + +Il Vitali e il Vigo[177], descrivendo la battaglia di Misilmeri, +narrano che i Normanni appesero al collo delle colombe che gli Arabi +avevano portato in Misilmeri per annunziare a Palermo la sconfitta dei +Normanni biglietti ov’era scritta notizia della vittoria dei cristiani. + +L’episodio è preso dal Malaterra (lib. II, cap. 42). ove «columbae +Panormi suos victos nuntiant». + +La morte di Serlone per tradimento di Brachino nel Balli (c. XVIII, st. +74 sgg.), di Ibraimo nel Vitali (c. XXV, st. 57 sgg.), di Braclemo nel +Vigo (c. XII, st. 50-73) hanno per fonte comune l’uccisione di Serlone +per mano di Brahen nel Malaterra (lib. II, cap. XLVI). + +Anche il Reitani Spatafora, che meno d’ogni altro attinge alla +materia storica per il suo poema, ci narra[178] che, andando il +conte Ruggiero con un’armata navale ad oppugnare Messina, cominciò +a scatenarsi una grave tempesta che si sedò solo quando il Genio di +quelle acque tranquillò il mare. Or è certo che il Reitani ebbe mente +all’Eneide[179], ma verosimilmente prese pure visione del cap. VI lib. +II del Malaterra, ove si narra che quando il conte Ruggiero navigava +verso Messina, ebbe a soffrire una tempesta che fu sedata da S. +Antonio, al quale aveva consacrata la preda che avrebbe fatta. + +Tuttavia qui ci si affaccia una questione. I cantori dell’epopea +normanna attinsero direttamente all’_Historia sicula,_ oppure a +compilazioni storiche tardive, che trassero la narrazione del periodo +della conquista normanna dal Malaterra, come la storia di Sicilia di +Tommaso Fazello[180]? + +Il Malaterra, come ognuno sa, fu stampato la prima volta dal Surita in +Spagna nel 1578[181], la seconda dal Caruso nel 1723 nella sua nota +e divulgata _Biblioteca Historica Regni Siciliae._ Ora è naturale +supporre che, data la difficoltà di procurarsi la prima e abbastanza +rara edizione, i poeti del ciclo normanno sino al secolo XVIII +attingessero la materia dei loro canti alla divulgatissima storia +del Fazello, mentre nel secolo XIX, in cui la cultura cominciò ad +estendersi largamente, preferirono di attingere al Malaterra, come +Lionardo Vigo che introdusse nel suo poema il cronista benedettino come +personaggio, dandogli la figura di un Pier l’eremita. Comunque gli è +certo che, o direttamente o indirettamente, la sola fonte storica del +ciclo epico normanno fu la cronaca del monaco benedettino. + + + + +CAPITOLO V. + +LEGGENDE RELIGIOSE E POESIA POPOLARE. + + +Mentre nell’alta Italia le memorie municipali sono le più parte +favolose, in Sicilia la cultura della storia locale e le ricerche +pazienti degli eruditi dal quattrocento ai giorni nostri si può dire +che abbiano tolto la scarsa platina leggendaria che si era formata. +E noi appunto andremo raccogliendo queste poche reliquie locali, +informate quasi sempre a sentimento religioso. + +Le leggende sulle feste popolari religiose di Sicilia che +affermano, per dirla con un dotto folklorista[182], «la esistenza +e la localizzazione in Sicilia d’un ciclo arabo-normanno, perchè +si riferiscono a quell’epoca gloriosa», possono ascriversi a tre +categorie: ad una prima quelle riguardanti S. Giorgio; ad una +seconda quelle relative all’intervento della Madonna nelle battaglie +arabo-normanne; ad una terza ascriveremo quelle memorie e leggende +locali estranee a S. Giorgio e alla Madonna. + +Un fatto al quale più volte abbiamo accennato, è l’apparizione di S. +Giorgio alla battaglia di Cerami, descritta dal Malaterra, dall’Anonimo +Vaticano e da Simone da Lentini[183], e che poi diventò episodio +caratteristico dei poemi del cielo normanno. + +Mentre durava feroce la battaglia di Cerami e la vittoria da un pezzo +indecisa stava già per voltarsi a favore dei musulmani più numerosi, a +un tratto apparve un cavaliere splendidissimo, dalle armi scintillanti, +su un cavallo bianco, agitando un bianco vessillo, sulla cui cima +risplendeva fulgida la croce, e che, come se uscisse dalle schiere dei +cristiani, irrompeva ov’erano più fitte le orde nemiche. I normanni, +credendo che il cavaliere fosse il glorioso S. Giorgio, ripresero +ardire e si scagliarono di nuovo contro i saraceni; Ruggiero con +un colpo di lancia passò da parte a parte il capitano musulmano, e +l’esercito infedele si disperse come nuvola dissipata dal vento[184]. + +Il Muratori[185], il Di Blasi[186] e l’Amari[187] credono che tale +fatto sia una mera fioritura retorica del Malaterra. Il Palmeri[188] +dice che i soldati normanni entusiasmati dal sentimento religioso +poterono facilmente scambiare Ruggiero per S. Giorgio e ciò bastò per +renderli invincibili; ma più probabilmente sarà stata allucinazione +dei combattenti, allo stesso modo che apparizioni consimili appaiono +frequentemente nelle guerre dei Crociati[189], allo stesso modo che +bastò nella battaglia di Legnano ch’uno dicesse di aver veduto bianche +colombe svolazzare attorno all’asta del carroccio a far sì che tutti vi +credessero e diventassero invincibili[190]. + +Tale leggenda si è perpetuata sino al giorno d’oggi. Si narra dal +popolo di Cerami come tradizione antichissima che il Conte Ruggiero +nella famosa battaglia che ebbe con i Saraceni nei pressi del paese, +all’avvicinarsi dell’esercito nemico fece cantare il Vangelo in quella +contrada che ancora oggi è chiamata _Evangelio_, quindi si trincerò +in una contrada, che ora è denominata _Ruggieri_, situandosi dinanzi +al campo di _Canciri_, capo dell’esercito saraceno, che era posto non +lontano da quella fontana che d’allora in poi prese il nome di Canciri. +Venuti i due eserciti alle mani, le milizie cristiane, inferiori di +numero, s’andavano lentamente ritirando verso le colline, chiamate +ora dell’Annunziata e Pizzuta, per potersi difendere in luogo più +vantaggioso. Il conte Ruggiero volse allora fervorose preghiere verso +S. Michele e S. Giorgio, suoi protettori e i due santi comparvero +subito ad incoraggiare l’esercito normanno. I cristiani, rinvigoriti +alla vista di quella meravigliosa apparizione, si slanciarono con +raddoppiato ardore contro i nemici, che in un baleno furono sconfitti, +lasciando sul campo tutto il loro bagaglio e una quantità di cadaveri +così grande che il luogo di quella sanguinosa battaglia prese il nome +di _milione_. In memoria di tale fatto furono erette le chiese di S. +Michele e S. Giorgio ancora esistenti[191]. + +È notevole pure la tradizione che si ha a Modica intorno l’origine +della chiesa di S. Giorgio, cattedrale della città. È leggenda ch’essa +sia stata costruita nel III secolo dell’era volgare e che avesse +il nome di S. Croce. Ma quando il conte Ruggiero liberò Modica dai +saraceni, per riconoscenza al santo, il quale era comparso in suo +favore in una battaglia del 1090, mutò in S. Giorgio il primitivo nome +della chiesa[192]. + +Un’altra leggenda sopra S. Giorgio somigliante a quella di Cerami e +alla tradizione modicana ci è stata tramandata da Vincenzo Auria[193]. +Il re Ruggiero veniva per mare a Cefalù, quando fu colto da una grave +tempesta che lo mise in pericolo di vita. In tale frangente si rivolse +fiducioso al suo protettore S. Giorgio, e questi subito gli apparve e +sedò le onde del mare. Arrivato a Cefalù, il re fece erigere un tempio, +che volle dedicare al santo liberatore[194]. + +Noto infine che la festa di S. Giorgio e S. Giovanni Battista nelle due +Raguse è, secondo il Pitrè[195], di origine normanna, e che la chiesa +di S. Agata, cattedrale di Catania, fondata dal conte Ruggiero, era +dedicata prima a S. Giorgio. + +Le leggende suesposte hanno, come chiaramente si vede, molti punti di +attinenza tra di loro: apparizione di S. Giorgio al conte Ruggiero +(nella leggenda cefalutana al re Ruggiero), salvamento di questo da un +grave pericolo e fondazione di una chiesa dedicata al santo. + +Si affaccia ora naturale la domanda: può la leggenda della cronaca del +Malaterra avere influito sulla formazione di queste? Prescindendo dal +fatto che la pretesa apparizione avvenne, secondo il Malaterra, solo +a Cerami e non in altre battaglie arabo-normanne, non è naturale che +le leggende e le feste popolari abbiano origine dai cronisti, ma da un +fatto creduto reale, perpetuatosi nell’immaginazione popolare. + +È più probabile l’opinione che alla battaglia di Cerami i Normanni +avessero fede nell’apparizione di un bianco cavaliere (nulla vieta il +credere che tra i guerrieri normanni ce ne fosse uno vestito di bianco) +identificato da loro con S. Giorgio, e che tale fatto, ingrandito +dalla superstizione di quei tempi, facesse germogliare molte altre +leggende delle quali alcune sono pervenute sino a noi, sia tali come si +formarono, sia trasformate e modificate dal tempo, ma nelle quali si +può sempre riconoscere la parentela e la medesima origine. + +E ciò vedremo meglio in altre tradizioni siciliane religiose d’origine +normanna. + +Tra le feste popolari religiose di Sicilia che si fondano su leggende +riferentesi all’intervento della Madonna nelle battaglie tra saraceni e +normanni, prima per ordine d’importanza è la festa della Madonna delle +Milizie in Scicli[196]. + +La tradizione popolare vuole che in un venerdì di marzo del 1091 in +una battaglia tra sciclitani e musulmani comparisse per preghiera +dei cristiani una donna bellissima vestita di bianco su un candido +destriero con una spada fiammeggiante in mano e circonfusa da una +candida nuvoletta. Era la Madonna che veniva in soccorso ai suoi +fedeli con un esercito normanno, capitanato dal conte Ruggiero[197]. +I Saraceni, sbigottiti dall’apparizione e dall’inopinata venuta +del duce normanno, furono sconfitti in un baleno; e in ricordo di +tale meravigliosa comparsa Ruggiero fece innalzare un tempio e gli +Sciclitani ogni anno commemorano il miracolo con una finta battaglia. + +Una leggenda somigliante si racconta a Canicattì a proposito della +festa della Madonna, che si solennizza ogni anno la Domenica in Albis. +L’istituzione di questa festa, secondo la tradizione, rimonta a +Ruggiero il Normanno per ricordo dell’apparizione della Vergine in una +battaglia contro i saraceni e della vittoria che conseguì il conte su +di essi; e, dice il Di Martino credesi[198]. «che abbia fatto scolpire +una statua della Madonna nell’atteggiamento che gli apparve e ch’io ho +visto nella chiesa maggiore di Ravanusa»[199]. È degno di nota nella +processione della festa che i frati che accompagnano la statua della +Madonna portano alabarde foggiate all’antica; e eran quelle, almeno +per ciò che me ne han detto, tolte dal conte Ruggiero agli arabi che +signoreggiavan quì». + +Altri ricordi ci danno testimonianza che la leggenda dell’intromissione +della Madonna nelle battaglie arabo-normanne è diffusa in tutta la +Sicilia. + +Il padre Ottavio Caietani ci racconta una leggenda a proposito +della cosidetta Porta della Vittoria per la quale Ruggiero sarebbe +entrato in Palermo[200]. È fama che la Vergine spiegando un vessillo +mostrasse al conte la porta per la quale poteva entrare in città, e per +commemorare tale miracolo fosse stata dipinta sulla porta la Madonna +portante una bandiera con un’iscrizione latina. Oggidì, a testimonianza +dell’Amari[201], si vedono ancora in quel luogo gli avanzi di una +porta e «una Madonna col Bambino e una bandiera, immagine ritoccata o +ridipinta, il cui stile par non possa riferirsi all’XI secolo». + +Di poi, mentre lo stesso Ruggiero assediava una fortezza situata su un +colle chiamato ancora Sarraceno, le milizie normanne furono prese da +grandissima sete. Il conte volse preghiere alla Vergine, e di nuovo +questa si mostrò al supplicante e aprì una scaturigine d’acqua viva +preannunciandogli la vittoria sui nemici. In quel luogo Ruggiero fondò +un tempio alla Madonna. + +E afferma il Caietani di aver visto una delle monete che furono coniate +in questa circostanza, avente da una parte Ruggiero a cavallo «humero +gestans pendulum ex hasta vexillum» e dall’altra la Madonna con il +bambino involto in fasce.[202] + +È uso a Messina il 15 agosto (festa dell’Assunta) di portare in giro +un cammello, un gigante, una gigantessa e una bara. Il cammello, a +testimonianza del Mongitore, è condotto per le strade «in memoria del +Conte Ruggiero che scacciando i Saracini da Messina entrò trionfante +in città sopra un camelo[203]». Tale festa è davvero tipica del genere +per quella strana mescolanza di ricordi sia dell’epoca gloriosa dei +normanni, sia di colossi dell’antichità d’origine probabilmente mitica, +e il Pitrè la giudica «in ordine a folklore la prima di tutta la +Sicilia[204]». In quanto alla tradizione (quale c’è stata riportata dal +Bonfiglio, dal Samperi, dal Reina, dal Mongitore e da altri) si dice +che il conte Ruggiero conquistò Messina nel 1060 per l’intervento della +Madonna e combattendo sotto la sua immediata protezione potè vincere i +Saraceni ed «obbligare i giganteschi dominatori della città, Grifone e +Mata, ad assistere al suo trionfo[205]». + +In conclusione abbiamo un nucleo abbastanza importante di leggende e +di feste popolari intorno l’intervento della Madonna nelle battaglie +arabo-normanne. Esse probabilmente derivano da un’unica fonte, dalla +quale forse avranno pure preso origine le leggende sull’intromissione +di altri santi nella guerra di conquista della Sicilia. + +In Gratteri, secondo la tradizione, S. Giacomo intervenne in un +combattimento tra normanni e saraceni nel giorno della sua festività, +e per le preghiere del conte Ruggiero volse le sorti della battaglia +a favore dei cristiani[206]. Lo stesso S. Giacomo, invocato dal Conte +Ruggiero mentre assediava la fortezza di Erice, venne in suo aiuto +«equo albo incendens, rubeo pallio indutus, prae manibus accipitrem +gestans[207]» e, per rendere omaggio al santo, il duce normanno cambiò +in Monte S. Giuliano l’antico nome di Erice[208]. A Caltagirone si +narra che il conte Ruggiero entrato vittorioso nel 1090 per una porta +detta ancora _porta del conte_, fondò il tempio di S. Giacomo per +ringraziare il santo di una vittoria ottenuta sopra i Saraceni[209]. +Un Sant’Elia comparso con la spada fiammeggiante ad incoraggiare i +normanni che assediavano il castello di Troina è ricordato in un +manoscritto troinese del principio del settecento[210], e in omaggio +al santo il conte Ruggiero fece fabbricare un tempio sul luogo +dell’apparizione, come anche un altro tempio fece erigere a S. Michele +che era comparso pure per scacciare i saraceni[211]. + +L’elemento comune a tutte le suesposte leggende è l’intervento celeste, +sia di S. Giorgio, sia della Madonna, sia di S. Giacomo, sia di S. +Michele o di S. Elia nella espulsione dei saraceni della Sicilia e la +fondazione di un tempio dedicato ad esso santo. Il messo celeste è +vestito di bianco e cavalca un bianco cavallo o è circonfuso di una +candida nuvoletta e tiene in mano sia una croce, sia un vessillo, sia +una spada fiammeggiante. + +A me pare sia molto probabile che tutte queste leggende abbiano origine +dalla credenza di un intervento celeste alla battaglia di Cerami, +cominciato a diffondersi sul finire del secolo XI e della quale abbiamo +testimonianze nel Malaterra, nell’Anonimo Vaticano, in Simone da +Lentini e in reliquie viventi della leggenda a Cerami. + +Coll’andare dei secoli, perdurando viva nel popolo la memoria delle +battaglie combattute contro i musulmani, ogni singolo paese volle +localizzare vicino a sè tale leggenda, e quindi fu creata una battaglia +a Scicli (niuna testimonianza attestandocene l’esistenza sia nei +cronisti contemporanei o posteriori, sia nelle ricerche storiche più +illuminate e laboriose come quelle dell’Amari); si creò un’altra +battaglia a Gratteri e a Canicattì. Naturalmente nelle città dove già +era avvenuto storicamente qualche combattimento o assedio, nulla era +più facile di addebitare la vittoria a qualche intervento celeste, così +a Messina, a Troina, a Palermo[212]. + +Abbiamo poi una classe di tradizioni popolari indipendente +dall’intervento celeste nella venuta dei Normanni in Sicilia. + +Racconta la tradizione che papa Niccolò II diede in Aquila al conte +Ruggiero uno stendardo di seta sul quale era l’immagine della Madonna +dipinta da S. Luca. Tale dono prezioso Ruggiero affidò a Plutia +(Piazza Armerina) e i Piazzesi collocarono il vessillo in un quadro +sull’altare maggiore della chiesa dedicata all’Assunta. E in ricordo +di questo fatto glorioso la festa dell’Assunta si apre con una storica +_cavalcata_ che vuole rappresentare l’entrata di Ruggiero in Piazza. I +cavalli sono bardati alla foggia normanna e uno dei cavalieri, il più +anziano, funge da conte Ruggiero, portando il vessillo, copia di quello +anticamente donato dal duce normanno[213]. + +La prima domenica di giugno a Troina nella strada _Conte Ruggiero_ +si fa pure una storica _cavalcata_, che, secondo alcuni, ricorda la +conquista di Troina per il conte Ruggiero nel 1061[214]. + +La presa del castello di Troina è narrata pure dal popolo con +particolari leggendari e in tre versioni differenti[215]. Si racconta +che il conte Ruggiero, dopo alcuni infruttuosi assalti, avesse mandato +di nottetempo al sud-est di Troina branchi di capre con lanterne +attaccate alle corna e alcuni trombettieri, mentre egli assaliva la +città dalla parte nord-ovest, spoglia di difensori accorsi all’altra +parte per respingere il creduto assalto. Secondo altri fu invece una +vecchia che insegnò al conte la via di penetrare nel castello per +alcuni sentieri nascosti. Una terza versione infine[216] narra che il +castello fu preso per tradimento di un certo mugnaio, accompagnato da +un cane che di nottetempo provvedeva la rocca di viveri entrando per la +porta di _Baglio_[217]. + +Ma se fiorenti e numerose sono le leggende e le feste popolari +religiose, quasi nulli sono invece i ricordi della venuta dei Normanni +nella poesia popolare. + +Parrebbe il contrario se stiamo alla raccolta dei canti popolari +del Vigo[218], poichè in essa sono due canti che parlano del conte +Ruggiero. Nel 1857 Luigi Capuana mandò come canto popolare di Mineo +a L. Vigo, il quale allora stava raccogliendo i _Canti popolari +siciliani_ la seguente poesia: + + Bedda, ch’aviti picciulu lu pedi, + D’oru e d’argentu la scarpa v’hè fari + Si vi scuprissi lu conti Ruggeri + Ca di lu pedi s’avi a ’nnamurari. + Pigghiatimi lu ’ncensu e lu ’ncenseri + Mintitimi la bedda ’nta ’n’ artari; + Nenti fazzu pri tia, me duci beni, + Comu ’na santa ti vogghiu adurari[219]. + +Il canto parlava di un _conte Ruggiero_ vivente e il Vigo credette da +ciò inferirne l’antichità della canzone. Strombazzò la sua scoperta +a destra e a sinistra sì che Emerico Amari nel settembre ’59 gli +consigliava di pubblicare subito il canto, se autentico[220]. Michele +Amari, cui il Vigo diede conoscenza del canto gli scriveva «badate bene +che quello della vostra poesia sia l’identico Ruggiero _ibu-Tankrid_ +di Hautville e non qualche conte di Mineo non so di quale secolo, che +per avventura si fosse chiamato anche Ruggiero. Non ci innamoriamo +perdutamente di subbietti scelti[221]». + +Ma il Vigo, pur di avvalorare la sua ipotesi, decise di falsare il +canto e mutò il terzo verso in + + Si vi scarisci Gran Conti Ruggeri + Ca di lu pedi ecc. + +e con questo lieve cambiamento stampò la strofe nella _Raccolta +amplissima dei canti popolari siciliani_[222]. + +Un’altro canto riguardante Ruggiero[223] secondo affermazione stessa +del Vigo è di data recente e composto dal contadino Cosmo Mirabella +mazzarese, il quale fu ispirato da una statua di marmo che trovasi +dinanzi la porta maggiore della cattedrale di Mazzara e rappresenta il +conte Ruggiero armato di tutto punto che calpesta sotto le zampe del +cavallo un saraceno[224]. + +Tuttavia se i canti del Vigo sono apocrifi, sembra sia autentica una +leggenda popolare in poesia raccolta a Salemi dal Salomone Marino[225], +la quale, benchè lacunosa e storpiata, ha importanza perchè ci pone +dinanzi un bel fatto del conte Ruggiero, del quale però non si ha alcun +ricordo presso i cronisti. «È una madre che, piangendo, intercede +presso il Gran Conte onde campi da morte l’unico suo figlio, destinato +all’estremo supplizio per infedeltà e tradimento fatto a tre cavalieri +normanni». Ruggiero con nobilissimo atto libera il figlio e dà oro alla +sconsolata madre: + + Partiti, donna, e cu tia lu figghiu, + oru e cunsolu ti duna Ruggeri, + ca chista è la vengia che mi pigghiu, + lùcinu sempri li nostri banneri[226]. + +E qui facciamo punto. + +Altri potrà aggiungere nuova suppellettile di tradizioni poetiche o +popolari a quelle ch’io ho raccolte[227], a me basta aver provato +l’esistenza e la localizzazione in Sicilia di un ciclo, cui diede +origine la venuta dei Normanni nell’isola, e che non potè per diverse +cause[228] raggiungere un più alto sviluppo. + +La tradizione poetica e quella popolare del ciclo siculo-normanno si +svolsero parallelamente per il corso di otto secoli senza confondere +mai le loro acque; la prima, fredda cronaca versificata nel medio +evo, esercitazione retorica dopo il cinquecento, non attinse mai alle +sorgenti fresche della tradizione popolare, mentre questa, a stento +comparente nella vasta elaborazione leggendaria dell’età di mezzo, +stagnata poi in tradizioni locali religiose, non potè mai svolgersi e +manifestarsi rigogliosamente. + +Chè, se mano mano che ci allontaniamo dal secolo XI le tradizioni +si vanno facendo più vive e numerose, gli è perchè le testimonianze +sono più abbondanti per l’accrescersi della cultura, e perchè, mentre +s’illanguidiva il ricordo degli orrori della guerra di conquista, le +istituzioni ecclesiastiche riferentesi all’epoca normanna contribuivano +a tenere sempre viva nella fantasia del popolo la memoria del conte +Ruggiero. + +Nella letteratura riflessa poi il ciclo siculo-normanno seguì le +sorti della letteratura siciliana; fioritura retorica riboccante di +secentismi nel secolo XVII, si innalza nel settecento col vernacolo di +Giuseppe Vitale, e nel secolo XIX diventa frutto di arte fortemente +meditatrice e di cultura storica. + +Ma questi poemi restarono opera morta e se ebbero una parvenza di vita +nel tempo in cui furono prodotti, dormirono poi l’oblìo secolare sugli +scaffali polverosi delle biblioteche, e le feste e le leggende popolari +religiose riferentisi all’epoca normanna vanno sempre più illanguidendo +e diminuendo d’interesse, e fra non molto scompariranno affatto sotto +l’influsso della civiltà, che, sviluppandosi potente, va dissipando nel +popolo le superstizioni. + + + + +APPENDICE BIBLIOGRAFICA + + +1. GUILIELMUS APULIENSIS. + +Op. Guiliemi Appuli Historicum Poema De rebus Normannorum in Sicilia, +Appulia et Calabria gestis, Usque ad mortem Roberti Guiscardi Ducis +scriptum ad filium Rogerium. + + Per i codici, edizioni e scritti illustrativi rimando al RONCA + — _Cultura medievale e poesia latina d’Italia nei secoli XI + e XII._ Roma, 1892, II. 34-35. Per notizie delle copie dei + codici principali vedi _Le fonti della storia delle province + napolitane dal 568 al 1500_ di B. CAPASSO con note del _D.r + Oreste Mastrojanni_. Napoli, 1902, pag. 85-86. Aggiungi però una + copia ch’io ho avuto occasione di esaminare nella Bibl. Comun. di + Palermo. È un ms. cartaceo del sec. XVI-XVII in fol. di carte 100 + non num. segnato Qq. D. 46. Un’altra copia è nella Bibl. nazion. di + Palermo. + + Riguardo l’edizione principe condotta da Giovanni Tiremeo sul + codice Beccohelvino, il RONCA (Op. cit. II, 33) afferma «che non + si trova in alcuna biblioteca del continente». Però la Bibl. + Casanatense di Roma ne ha un esemplare, colla segnatura A. B. XII + 39, ch’io ho potuto vedere. Eccone la descrizione: + + _Guillielmi | Apuliensis | rerum in Italia | ac regno neapolitano + | Normanicarum | Libri quinque | Rothomagi | Apud Richardum Petit, + et Richardum l’Allemant | M. D. LXXXII_. In-4 piccolo. Precedono + «Thomae Faseli de Normanis in Sicilia Iudicium», la prefazione, e + «Ad lectorem». Fogli num. 52 più 1 non num. e 3. in principio num. + 1, 5, 4. + + Aggiungi alle edizioni la seguente di cui il Ronca non ha notizia: + + _I | Normanni | Poema storico | di Guglielmo Pugliese | Cronache e + Diplomi del secolo XI e XII | Traduzione dal latino | con note e + prefazione | Lecce | Tip. Garibaldi | di Flascassovitti e Simone | + 1867_. In-16. + + Forma il primo volume della _Collana di opere scelte edite e + inedite di scrittori di Terra d’Otranto diretta da_ SALVATORE + GRANDE che è pure l’autore della traduzione. Pagg. XIX-294 più 2 in + fine non num. e 4 num. partitamente. + +2. GAUFREDUS MALATERRA. + +Op. Roberti Viscardi Calabriae ducis, et Rogerii ejus fratris +Calabriae, et Siciliae ducis Principum Normannorum, et eorum fratrum +rerum in Campania, Apulia, Brutiis. Calabris, et in Sicilia gestarum +libri IV. Auctore Gaufredo Maleterra Monacho Rogerij ipsius hortatu. + + Per i codici e le edizioni vedi RONCA — Op. cit. II, 34-35 e + CAPASSO — Op. cit. p. 82. + + Nella Biblioteca Ventimilliana di Catania esiste il seguente codice + sconosciuto al Ronca e al Capasso: + + _De gestis Rogerii Normandi comitis in acquirendo sicilie regem + librj quatuor descripti ex vetustissimo codice manuscripto ac + alacerato, et cuius codicis plures paginae desiderantur, in + principio VII: in quo scriptum continebatur totum primum caput et + maxima pars secundi capitis primi libri item alia pagina_ ex. + + Segnato N. 97; in-4. cartaceo: sec. XVI, di fogli 97. Per + l’illustrazione di questo codice v. _Sul vero titolo di un antico + Manoscritto della Biblioteca Ventimilliana_ Lettera del can. + STEFANO TOSTO al signor Agostino Gallo a pag. 41-49 del _Giornale + del Gabinetto letterario dell’Accademia gioenia_. Catania, Fr. + Sciuto, 1839. t. IV. + + L’Istituto storico italiano ha deciso di pubblicare un’edizione + antica del Malaterra che è stata affidata al bar. R. Starrabba; + un’altra edizione, affidata a me ed al mio amico F. Marletta, sarà + pubblicata nella nuova edizione del _Rerum Italicarum Scriptores_ + del Muratori a cura di Giosuè Carducci e di Vittorio Fiorini. + +3. Iubilatus Chorearum in transitu foelicis comitis Rogerij, et +Venerabili Imberto Abbati satis placitos, et praesentatus sibi in hac +Visitatione Ecclesiae Mohac, ubi cum magnitate fecit Pontificale. + + Pubblicate in + + I. PLACIDO CARAFA — _Insitium historicorum ad annalis Siculiae, + in quo patritii motucensis Ioannis Antonii Nigri archipresbiteri + admodum dignae insignis capitularis Ecclesiae divi Petri summa + exemplaritas religionis conspicuitas, gestorum magnitas, morum + candor, doctrinae celebritas, mirabilis charitas, vita, et mors + describitur._ Panormi, typis Nicolai Bua, 1655. + + II. PLACIDO REINA — _Delle notizie istoriche della città di + Messina._ Seconda parte. In Messina. Nella stamperia dell’Ill. + Senato, per Paolo Bonacola, 1668, pag. 27-28. + +4. MARALDUS. + + Scrisse versi latini in onore di Ruggiero pubblicati in + + I. PULINI — _Prospetto della Storia dei Certosini_. + + II. _Acta Sanctorum_, mese d’ottobre, vol. III. Editio altera. + Bruxellis, 1857, pag. 656 sgg. + + III. Alcuni versi sono riportati dall’AMARI — _Storia dei + Musulmani_ cit. III. 196. + +5. Palermo | Liberato | del Cavalier TOMASO BALLI | Gentil’huomo +Palermitano | Al Serenissimo | Gran Duca di Toscana | Cosimo Secondo | +Con licenza de’ Superiori, et Priuilegij | In Palermo, | Appresso Gio. +Battista Maringo M. DC. XII. In-4. + + Precedono: la dedica al _Serenissimo Gran Duca di Toscana Cosimo + Secondo_, una lettera dello stesso all’autore, l’approvazione di + Ottavio Rinuccini, Francesco Venturi, Iacopo Soldani Accademici + Alterati; un’altra lettera di Cosimo II che permette la stampa del + poema, un sonetto dell’autore al medesimo Cosimo II, la dedica del + dottor Blasco Ioppulu all’_Illustrissimo Senato della Città di + Palermo_ e gli Errori notabili della stampa. Il poema consta di + trenta canti. Pagg. 348 più 11 non numerate in principio. + +6. VITO SORBA — Poema heroicum de Sicilia liberata a comite Rogerio. + + Cfr. MONGITORE. — _Bibl. sic._ II, 299. + +7. Il Ruggiero ovvero la Sicilia liberata, poema eroico di GIUSEPPE +MUNEBRIA. + + Restò ms. Il solo canto VII fu stampato nel vol. I dell’opera dello + stesso _La Musa Risvegliata_, Messina, presso gli eredi di Pietro + Brea, 1656. Cfr. MONGITORE — _Bibl. sic._ I, 394. + +8. Ruggeri trionfante, poema eroico di FRANCESCO MORABITO. + + Restò ms. Cfr. MONGITORE. — _Bibl. sic_. II. 230. Se ne + pubblicarono frammenti e precisamente c. I st. 54-63; c. II (?) st. + 12-15; c. XIII st. 31 e 37; c. XV st. 91-93 in + + _Confutatione | della | Genealogia de Conti di Geraci | Addotta + dal Pirri nella Cronologia | de’ Re di Sicilia l’anno MDCXLIV | + E prodotta nel Tribunale della Gran Corte. Sede plena di Sicilia + nel MDCXCII | Come che sia il più solido fondamento da fabricarui + sopra la successione | delli Feudi del medesimo Contado a favore + Delle Femine | Opera dell’Insensibile | In Venetia. Per lo Pezzana. + MDCXCII. | Con licenza de’ Superiori._ In fol. + + L’autore è Ruggiero Ventimiglia. Pagg. 96 più 4 in principio non + num., 40 in fine non num. e tre tavole di stemmi della casa Geraci. + +9. Il | Rogiero | in Sicilia | Poema heroico | di | D. MARIO | REITANI +SPATAFORA | Dedicato | alla Sacra Real Maestà | di Giuseppe | Rè de’ +Romani | Apostolico, Pio, Pannonico, Getico | In Ancona, Per Nicolò +Navesi, 1698 | Con licenza de’ Superiori. In-12. + + Precede la dedica; indi _Al Lettore_; la _Nota de i Nomi de i + Personaggi mentionati nel Libro Decimo_ e le _Correttioni_. Pagg. + num. 580 più 10 in principio num. alla romana e 4 non numerate. Il + poema è composto di 20 libri. + +10. La | Sicilia liberata | Poema | eroicu sicilianu | Di lu ciecu | +Ab. D. D. GIUSEPPI FIDELI | VITASI, e SALVU di Ganci | Opera Postuma +| Palermu | Pri li stampi di Vicenzu Lipomi | 1815 | A spisi di lu +stissu, e cu li soi propii caratteri. Voll. 5 in-32. + + In fine del primo volume sono le _Notizie relative alla vita + dell’autore._ Il poema consta di trentatre canti. Pagg. 220, 231, + 234, 237, 239. + +11. MELII GOVANNI. — Piano sommario dei primi sette canti di un poema +sull’assedio di Palermo fatto dal conte Ruggiero. + + Ms. della Bibl. comunale di Palermo del sec. XVIII. in fol.: segn. + 4 Qq. D. 3. c. 35. + +12. Lo scudo di Ruggiero. Canto del sac. GIO. BATTISTA CASTIGLIA, prof. +di eloquenza latina nella R. Università di Palermo. + + Trovasi a pagina 268-277 del _Giornale di scienze, lettere e arti + per la Sicilia_. Anno 13. Vol. 49. Palermo, tip. del Giornale + letterario, 1835. In-8. Sono 39 ottave. + +13. La spada di Ruggiero. Capitolo del sac. GIO. BATTISTA CASTIGLIA, +prof. di eloquenza ecc. + + Trovasi a pag. 52-56 del _Giornale di sc. lett. e arti per la + Sicilia_. Anno 13. vol. 50. 1835. In-8. Sono 46 terzine più un + verso. + +14. GIUSEPPE ORTEGA. — Il val di Girgenti conservato, canti due. +Girgenti, 1829. In-8. + + Cfr. NARBONE. — _Bibl. sicola_, IV, 124 e MIRA — _Bibl. siciliana_, + II, 159. + +15. ANTONINO MANCIARACINA — La Sicilia liberata. + + Restò ms. V. a pag. 65-67 del presente lavoro. + +16. BENEDETTO SPATARO. + + Compose un poema sul conte Ruggiero. Cfr. NARBONE — _Bibl. sicola_, + IV, 125. + +17. Il Ruggiero — tentativo epico del cav. LIONARDO VIGO. + + È il solo primo canto a pag. 142-167 del _Giornale di scienze, + lettere e arti per la Sicilia_ diretto dal Bar. VINCENZO MORTILLARO. + + Anno 12. Tomo 47. N. 140. Palermo 1834. In-8. + + Precede il canto una lettera di L. Vigo al Bar. V. Mortillaro e un + _Cenno delle materie contenute nel canto primo del Ruggiero_. + +Opere | di | Lionardo Vigo | Vol. I | Catania | Stabilimento tip. di C. +Galatola | Nel R. Ospizio di Beneficenza. 1865. In-8. + + Contiene il _Ruggiero._ Nell’antiporta è il ritratto di L. Vigo, + poi _Al Lettore_ e _Prodromo_. In fine _Indice delle materie_. + Consta di 20 canti e di 21 liriche. In tutto pagg. 572. + +18. Rogerius | sine Panormus Liberata| Drama | Ante distributionem +praemiorum | in aula Collegij Panormitani | habitum. + + Ms. adespoto del sec. XVII, legato in cartapecora, cartaceo, in-4, + di fogli 50 della Bibl. Ventimilliana di Catania. Segn. mod. 14. + +19. GIO. BATTISTA SPINOLA — Il Rugiero. Rappresentatione +Tragimarisatiricomica. + + Ricordata da V. AURIA. — _Dell’origine ed antichità di Cefalù. + Notizie historiche_. Palermo, Per i Cirilli, pag. 70. + +20. I Trionfi | Della Gran Protomartire Catanese | S. Agata | +Liberatrice della Patria; | e | Del Conte Ruggiero | (segue una litania +di lodi a Ruggiero) | Portati in Scena dalla deuota Penna | Di | GIOVAN +BATTISTA GUARNERI | In Cat. nel Palazzo dell’Illustriss. Senato | Per +Vincenzo Petronio 1659 | Con licenza de’ Superiori. In-12. + + Precede una dedica a _S. Agata_, un’altra al _Senato di Catania_, + l’_Argomento_ e le _Persone Sceniche_. Consta di un prologo e di + cinque atti. In tutto pagg. 148 più 16 in principio non numerate. + +21. Il | Conte | Roggiero | sovrano | della | Calabria Ulteriore | +Novella Historica | In Venetia | Appresso Pontio Bernardone Libraro | +in Merzaria all’Insegna del | Tempo | M. DC. LXXXVI | Con licenza de’ +Superiori e Privilegio. + + Voll. 3 in-12. Pagg. (IV)-99, (IV)-94, (IV)-122. + +22. GIUSEPPE FEDELE VITALE E SALVO — Il Ruggiero in Sicilia. + + Dramma inedito e forse perduto. Cfr. [ANDREA CANDILORO] — _Elogio + dell’abb. G. F. Vitale e Salvo._ Palermo. Per le stampe di + Giordano, 1816, pag. 39. + +23. La disfatta de’ Saraceni | oratorio | da cantarsi nel Duomo della +antichissima Città | di Chiaramonte | Ricorrendo l’annuo Real Novenario +| di | Maria SS. de’ Gulfi | Patrona principale di detta città | +In quest’anno 1844 | ecc. ecc. | Calatagirone 1844. Dai torchi di +Montalto. In-8 + + Pagg. 8 non numerate. + +21. Gli arabi in Messina | Istorica scenica produzione | in sei +quadri ecc. | dell’artista drammatico Vincenzo Pinzarrone | Catania | +Stamperia di Giuseppe Musumeci Papale | 1845 | In-8, pagg. 55. + + Nello stesso volume fa seguito il _Multiforme_, capriccio comico + del medesimo autore. + +25. La Sicilia | all’Undecimo secolo | Romanzo storico di | Giovanni +Leni Spadafora | Vittoria | Pei tipi di G. B. Velardi | 1878. In-8. + + È la sola prima parte; pagg. 111 più 7 in principio numerate alla + romana. + + + + +ERRATA-CORRIGE + + + Pag. 13 rigo 14 Virgilio Vergilio + » » » 18 Virgilio Vergilio + » 14 » primo di nota Id. id. Ronca — Op. e loc. cit. + » 20 » » » » N. 4. N. 3 + » 22 » 5 sospetto sospetta + » 32 » 8 e Sicilia di Sicilia + + + + +INDICE + + + PREFAZIONE Pag. 5 + CAPITOLO I. — Poesia latina del secolo XI » 11 + CAPITOLO II. — Embrioni epici e leggendari + nel medioevo » 24 + CAPITOLO III. — L’epopea siculo-normanna + nei secoli XVII e XVIII » 44 + CAPITOLO IV. — L’epopea normanna nel secolo + XIX; fonti e caratteri + essenziali » 59 + CAPITOLO V. — Leggende religiose e poesia + popolare » 76 + APPENDICE BIBLIOGRAFICA » 97 + + + + +NOTE: + + +[1] _I primi due secoli della letteratura italiana_. Milano. Vallardi, +1880, pag. 37. + +[2] I. LA LUMIA — _Storie siciliane_. Palermo 1882 v. I, p. 189. + +[3] M. REITANI SPATAFORA — _Il Rogiero in Sicilia_. Ancona 1698 pag. V. + +[4] _Paradiso_ XVIII, 31-33. + +[5] Ringrazio il prof. Agostino Rossi e il prof. Paolo Savi-Lopez, che +benevolmente mi sono stati cortesi di consigli e indicazioni. + +[6] V. _App. bibliografica_, N. 1. + +[7] _Mon. Germ. hist_. del PERTZ, IX, 1849, pag. 240. + +[8] Lib. I vol. 1-2. + +[9] _St. della lett. ital_. Firenze, 1878, I. 66. + +[10] Se pure questi versi, che sono gli ultimi del poema, non sono +un’aggiunta posteriore, perchè mancano nel codice più antico. + +[11] U. RONCA. — _Cultura medioevale e poesia latina d’Italia nei +secoli XI e XII_. Roma, 1892, vol. I pag. 403-409, ove son notate un +gran numero d’imitazioni classiche. + +[12] RONCA — Op. e loc. cit. + +[13] PERTZ — _Mon. Germ. hist._ IX, 239. + +[14] Cfr. ORDERICO VITALE — _Historiae Ecclesiasticae_, lib. III in +DUCHESNE — _Historiae normannorum scriptores_, pag. 479: «Rogerius de +Alta-villa filius.... Atros _Siculosque et alias gentes in Christum non +credentes_, quae praefatam insulam devastabant, armis invasit....». + +[15] Questa noncuranza e disprezzo ch’egli professa verso i Siciliani, +Pugliesi, Napoletani e le altre popolazioni che abitavano il regno +delle due Sicilie, ha fatto argomentare a vari critici, e con gran +fondamento, ch’egli non sia pugliese, ma normanno di nascita. Il +TIRABOSCHI (_St. della lett. ital._ Napoli, 1777, III, 269), il +NAPOLI-SIGNORELLI (_Vicende della cultura delle due Sicilie_, Napoli, +1784, p. 171), il WILLMANS (_Mon. Germ. hist._ IX, 239 sgg., e _Archiv +der Gesellschaft für ältere deutsche Geschichtskunde_ X, 87 sgg.), il +RAJNA (_Romania_, XXVI, 1897, pag. 35-36) e il NOVATI (_L’influsso del +pensiero latino sopra la civiltà italiana del medioevo._ Milano, 1899, +pag. 193-194) hanno sostenuto secondo la tradizione l’italianità di +Guglielmo, mentre i Benedettini di Saint-Maur (_Histoire littéraire de +la France_ VIII, 488), l’AMARI (_Storia dei Musulm. di Sic_. III, 22), +il GASPARY (_Storia della lett. ital._ Torino, 1887, I, 24) e il RONCA +(_Op. cit._ I, 372-373) sono stati propensi, sia assolutamente, sia +dubitativamente, a crederlo normanno. + +[16] V. _App. bibliografica_. N. 2. + +[17] La Historia Sicula del Malaterra fu fin dai suoi tempi lodata da +Orderico Vitale (V. DUCHESNE, _Historiae Normannorum scriptores_, p. +483); nel secolo XIV fu volgarizzata da SIMONE DA LENTINI perchè _era +in grammatica scrubulosa et grossa et mali si potia intendere_. Questo +volgarizzamento pubblicato dal DI GIOVANNI (_Cronache siciliane dei +secoli XIII, XIV e XV_, Bologna, Romagnoli, 1865,) ometto ciò che si +riferisce alle gesta dei Normanni in Puglia. + +[18] Nell’epistola al vescovo di Catania. + +[19] M. FON-GIULIANO. — _Memorie paesane ossia Troina dai tempi antichi +sin oggi_, Catania, 1901, pag. 18-19, il quale riproduce il passo del +Malaterra e ne dà la traduzione. + +[20] V. su questi versi una lettera inedita di _Niccolò Palmeri_, in +data Termini, 25 agosto 1836, che si conserva ad Acireale nell’archivio +privato Vigo. Lettera 329, vol. III dell’epistolario di Lionardo Vigo. + +[21] Dei quattro codici che della cronaca del Malaterra sono a noi +pervenuti, in tre mancano i versi di cui abbiamo dato notizia; il +che potrebbe far congetturare ch’essi siano un tardivo facimento; +ma prescindendo dal fatto che essi si rinvengono in uno dei codici +pervenutoci (Ventimilliano di Catania), che si trovavano nel +manoscritto scomparso da cui il Surita trasse l’edizione principe, e +che nel cod. della Nazionale di Palermo manca la parte della cronaca +che contiene i versi, la quale però esisteva ai tempi del Caruso, che +con tal ms. completò i versi mutili del Surita, non possiamo togliere +i versi dalla cronaca del Malaterra, senza rompere la concatenazione +logica della narrazione della quale sono parte integrante. + +[22] V. _App. bibliografica_, N. 3. + +[23] _Delle notizie istoriche della città di Messina_, Messina, 1668, +pag. 27. + +[24] V. _App. bibliografica_. N. 4. + +[25] Su S. Brunone vedi. MONS. DOMENICO TACCONE-GALLUCCI — _Monografie +di Storia calabra-ecclesiastica_. Reggio Calabria, Tip. Morello, 1900. +Cfr. _Arch. stor. ital._ 1902, pag. 111-116. + +[26] Pubblicato dal TUTINI in appendice al _Prospectus historiae +ordinis carthusiani_, Viterbo, 1680. + +[27] CAPASSO — _Le fonti della storia delle provincie napolitane_. +Napoli, Margheri, 1902, pag. 89. + +[28] Noto ancora che alcuni versi latini si trovano in una «_Carta +in membrana de donariis factis Episcopo electo Trainensi a Comite +Rogerio_» del 1087 pubblicata da R. STARRABBA — _I diplomi della +cattedrale di Messina_, Palermo, 1876, fasc. 1. pag. 1-2, che un inno +latino composto da un compagno di S. Brunone in occasione del battesimo +di Ruggiero, figlio del conte Ruggiero, probabilmente quello composto +dal monaco calabrese Maraldo, cui accennammo in addietro trovasi in un +ms. della Bibl. comunale di Ferrara intitolato «_Il Patriano Cartusiano +overo vita di S. Brunone institutore dell’ordine cartusiano descritta +dal R. P. D. N. N. Monaco Professo della Certosa di Ferrara l’anno +1711_». Cfr. _Indice dei mss. della civica biblioteca di Ferrara_ +del can. G. ANTONELLI. Parte prima, Ferrara, 1884, pag. 269 e versi +latini in onore di Roberto Guiscardo si leggono nell’_Anonimi Vaticani +Historia Sicula_ (ediz. del MURATORI — _Rer. Ital. Script._ VIII, 754). + +[29] V. D’ANCONA — _La leggenda d’Attila, flagellum dei in Italia +in Studi di critica e storia letteraria_, Bologna 1880 e _Poemetti +italiani_, Bologna, 1889, p. 167 sgg. dello stesso. + +[30] Cfr. lib. II vv. 811 sgg. con _La Tavola ritonda,_ ediz. POLIDORI, +Bologna, Romagnoli, 1880, pag. 305 e 376-77. + +[31] DUCHESNE — _Historiae Normannorum scriptores antiqui._ pag. 65. + +[32] Lib. I, cap. X in DUCHESNE — Op. cit. pag. 220-21. + +[33] _Scripta historica Islandorum_, Copenhagen, 1835, vol. VI pag. +119-161 e SNORRO STURNESON (scrittore islandese del XII-XIII secolo). +_Heimskringla or Chronicle of the Kings of Norway_, versione inglese di +_Samuele Laing_, London, 1844, t. III, pag. 1-6. V. pure un sunto della +saga in AMARI — _St. dei Musulmani di Sic_. II, 383-86. + +[34] _Contributi alla storia dell’epopea e del romanzo medievale_ in +_Romania_. XXVI, 1897, pag. 35. + +[35] lib. II cap. XXX. + +[36] lib. II cap. XXXIII. + +[37] In PERTZ — _Mon. Germ. hist_. t. VI. + +[38] _De rerum memorandarum_ l. III, c. 2. _De astutia (Recentiores, +Innominatus_) in _Opera omnia_, Basilea, 1581, pag. 436. Interpretando +il «_non multis retro saeculis_» per un trecento anni, possiamo arguire +che il Petrarca, o meglio, la sua fonte, ponesse il fatto nel secolo +XI, nel tempo, cioè, delle guerre arabo-normanne. + +[39] _Speculum historiale_, lib. XXVI, cap. 17. + +[40] Venezia, 1591, pag. 33. + +[41] _Historia siciliana_, Venetia, 1604, Parte prima, p. 168. + +[42] _Rerum Hungaricarum_, dec. II, l. 2. + +[43] In PISTORIUS — _Scriptores_, ed. dello Struvio, t. III, p. 97. + +[44] Venetia, 1563, pag. 147-148. + +[45] _Scelta di curiosità letterarie_, dispensa CLVIII, Bologna, 1878, +pag. 154-5. + +[46] _Aneddoto storico. Il tesoro_ di LUIGI MARZACCHI a pag. 118-124 +della _Lanterna di Messina. Giornale di scienze, lettere ed arti_. +Messina, Per Antonino D’Amico Arena, 1846. + +[47] Segn. I, II, 15 f. 79 V. Cfr. GRAF — _Roma nella memoria e nelle +immaginazioni del medio evo_, Torino, 1882, vol. I, pag. 168, da cui ho +tratto parecchie notizie relative alla leggenda. + +[48] V. GRAF — _Roma_ ecc. pag. 167: «la leggenda in questa forma non +apparteneva a Roma, ma fu tratta, come avvenne di altre parecchie, +entro l’orbita delle leggende romane, dove si ampliò, si abbellì e si +legò coi nomi illustri di Gerberto e di Vergilio». + +[49] V. COMPARETTI — _Virgilio nel medio evo_, 2ª ediz. Firenze, 1896, +vol. II. pag. 86-88 e i _Testi di leggende Virgiliane_ pubblicati in +appendice allo stesso volume. + +[50] GRAF — _La leggenda d’un pontefice_ in _Miti, Leggende e +Superstizioni del Medio Evo_, vol. II, pag. 24-26. + +[51] Edizione dell’Oesterley, cap. 107, pag. 438-9. + +[52] Id. pag. 667. + +[53] PIETRO BERCHORIO — _Reductorium morale_, l. XIV, c. 72. + +[54] In MURATORI — _Rer. Ital. Script._ t. I, parte II, p. 575. + +[55] V. la novella di Zobeide delle _Mille e una notte_, ediz. di +LOISELEUR (_Panthéon littéraire_) pag. 100. + +[56] _Roma_ ecc. cit. vol. I pag. 176. + +[57] _Roma nella memoria_ ecc. cit. pag. 168. + +[58] _Il libro del secreto della creatura del saggio Belinus_ (che +credesi Apollonio Tianeo). V. STEINSCHNEIDER — _Apollonius von +Thyana (oder Balinas) bei den Arabern, Zeitschrift der Deutschen +Morgenländischen Gesellschaft_, vol. XLV (1891), pp. 439-46, rimastomi +inaccessibile. Cfr. GRAF — _La leggenda di un pontefice_ cit. pag. 45 +n. 26. + +[59] Un esempio l’abbiamo in Giovanni Villani e nel Platina. Il +primo (_Istorie fiorentine_ lib. IV, cap. 78) ci narra di seguito +due leggende su Roberto Guiscardo; l’una sull’equivocazione del nome +Gerusalemme (Per riscontri nell’antichità e nel medio evo v. GRAF. +— _La leggenda di un pontefice_ cit. pagine 26-27); l’altra su di +una strana avventura di Roberto, il quale, smarritosi in una selva, +incontra un lebbroso che da lui è aiutato e soccorso fino a condurlo a +casa propria e porlo nello stesso suo letto. Il lebbroso era poi Gesù +Cristo, che gli appare in visione il dì seguente e dice di esserglisi +mostrato in forma di lebbroso per provare la sua pietà. Il Platina +nella vita di Leone IX, dopo averci dato la leggenda del ritrovamento +del tesoro riferentesi al Guiscardo, ci riporta pure l’apparizione di +Cristo, ma attribuita al papa di cui narra la vita. + +[60] «Insperatis rebus magnifice peractis affinibus cunctis eminebat, +_multisque divitiis locuples_, incessanter fines suos dilatabat». +DUCHESNE — Op. cit. pag. 584. + +[61] G. PARIS — _La Sicile dans la littérature française du moyen-âge_ +in _Nuove Effemeridi siciliane_, serie III, vol. II, 1875, pag. 218 e +in _Romania_, V, 1870, pag. 109. Per notizie bibliografiche su questi +poemi rimando al NYROP — _Storia dell’epopea francese nel medioevo_, +trad. _Gorra._ Firenze, Carnesecchi, 1886, pag. 413 sgg. + +[62] G. PARIS — Op. cit. p. 111. + +[63] _Histoire littéraire de la France_, t. XXII, pag. 534. + +[64] _Storia della lett. ital._ traduz. _Zingarelli_, I, 427. V. pure +GAUTIER — _Les Epopées françaises_, Paris, Palmé et Welter, I, 215 n. + +[65] Pubblicato da Francisque Michel per il Roxburghe Club, Edimburgo, +1873. + +[66] GRAF — _Appunti per la storia del ciclo brettone_ in _Giorn. +st. d. lett. ital._ V, 1885, pag. 90-91 e _Artù nell’Etna_ in _Miti, +leggende e superstizioni del medio evo_, II, 304 sgg. + +[67] Una leggenda prettamente normanna si trova nei poemi francesi +di _Americo di Narbona_. V. GASTON PARIS — Op. cit. in _Nuove Effem. +sic._ 1875, pag. 218 «une hardie bravade attribuée par la _Chronique de +Normandie_ aux envoyés de Robert Guiscart à Constantinople et qui se +retrouve dans les poèmes français d’_Aimeri de Narbonne_ mise au compte +des envoyés de colui-ci à Pavie, a réellement une origine scandinave, +et faisait partie sans doute de l’épopée normanno-sicilienne oú +s’étaient fondus, comme il arrive toujours, des éléments antérieurs». + +[68] «La _fata Morgana_ est restée populaire dans l’île et a donné +son nom au curieux mirage qu’on observe surtout a Messine. Nous avons +sans doute ici une vieille legende celtique portée en Sicile pars les +Normands». GASTON PARIS — _La Sicile dans la litt. française_ cit. pag. +112. + +[69] PITRÉ — _Le tradizioni cavalleresche popolari in Sicilia_ pag. 268 +in _Usi, costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano_, Palermo, +1889. Vol. I. + +[70] E. MODIGLIANI — _Intorno alle origini dell’epopea d’Aspremont_ in +_Scritti vari di filologia_ in onore del prof. Monaci. Roma, 1901, pag. +574. Quali siano e che valore abbiano tali elementi il dott. Modigliani +deve aver determinato nella sua dissertazione per laurea presentata +alla Facoltà filologica dell’Università romana nel 1897 in cui studiò +l’evoluzione italiana dell’epopea d’_Aspremont_. + +[71] Tale è l’opinione del prof. Ferdinando Gabotto (_Notes sur +quelques sources italiennes de l’épopée française au moyen-âge_ in +_Revue des langues romanes_, X, 248). + +[72] MALATERRA, lib. I. cap. XIX. V. pure AMARI — _St. dei Musulmani di +Sicilia_, III, 51-52. + +[73] c. XXVIII, v. 13-14. + +[74] V. la 4. ediz. della _Divina Commedia_ riveduta da G. VANDELLI, +Milano, Hoepli, 1903, pag. 272. Anche il D’OVIDIO (_Studii sulla Divina +Commedia_, Palermo, R. Sandron, 1901, pag. 383) crede inopportuna +l’interpretazione di coloro che pensano in questo luogo ai Saraceni +debellati da Roberto Guiscardo. + +[75] _Par._ c. XVIII, vv. 37-48. + +[76] pag. 381-386. Riporto la parte più essenziale della conclusione a +pag. 385. «Adunque Roberto è qui santo per avere strappato la Sicilia +ai Saraceni; come vi sarebbe di certo per una ragione consimile anche +il Cid Campeador, se della storia spagnuola Dante avesse saputo un po’ +più che forse non seppe........ Comunque, quel che importa è che alla +sua gloria di flagellatore dei Saraceni dovè il Guiscardo la sua gloria +al cielo dantesco, non già a meriti di politica ecclesiastica......». +Che Roberto abbia desiderato di conquistare la Sicilia ci mostra +un’obbligazione pubblicata dal BARONIO — _Annali ecclesiastici_, +1059, § 70. «_Ego Robertus Dei gratia et Sancti Petri Dux Apuliae +et Calabriae et utroque subveniente futurus Siciliae......_», ma la +conquista fu fatta dal fratello Ruggiero. V. AMARI — _St. dei Musulm. +di Sic._ III, 54-117. + +[77] AMARI — Op. cit. pag. 117-133. + +[78] D’OVIDIO — Op. cit. pag. 384. + +[79] «E fece grandi cose per la fede di Christo, e morì andando a +Ierusalemm ad una isula che si chiama Ierusalem». + +[80] _Istorie fiorentine_, lib. IV, cap. 78. + +[81] Abbiamo già veduto nella _Chronografia_ di SIGEBERTO DI GEMBLOUX +che Roberto nel 1039, secondo la leggenda, trovavasi in Sicilia. +Idealizzato poi in un’eroe che combatteva per la fede di Cristo, +Roberto compare l’autore principale delle lotte che si agitavano +nel Mezzogiorno d’Italia, e a lui, anzichè al conte Ruggiero viene +attribuita nel medioevo la conquista della Sicilia. Così GUGLIELMO +GEMMETICENSE, lib. VII, cap. XXX (in DUCHESNE — Op. cit. pag. +285) dice: «Robertus autem fratres suos..... virtute et sensu, ac +sublimitate transcendit. Nam totam Apuliam, Calabriam, ac Siciliam +sibi subiugavit», e ORDERICO VITALE, lib. V, cap. XLV (in DUCHESNE, +pag. 567): «Rodbertus cognomento Guiscardus.... fines ditionis suae +_in Siciliam usque_ et Calabriam Bulguriamque dilatavit». Del conte +Ruggiero, vero autore della conquista, non si fa una parola. + +[82] Troppo spinto mi sembra ad ogni modo GASTON PARIS (Op. cit. +in _Nuove Eff. sic._ 1875, pag. 218) che afferma quasi _a priori_ +l’esistenza di un’epopea normanno-siciliana «_toute faite_» sulle gesta +meravigliose dei Normanni in Italia e Sicilia. + +[83] _Studi sulla letteratura contemporanea_. — Prima serie — Milano, +G. Brigola, 1880, pag. 129 e segg. + +[84] GUGLIELMO PUGLIESE, lib. III, vv. 1479-80. + +[85] _Le cronache italiane nel Medioevo_. — Milano, Hoepli, 1884, pag. +166. — La 2. ediz. mi è stata inaccessibile. + +[86] Così nel _Palermo liberato_ del Balli, il principale eroe del +poema è Boemondo, uno dei principi normanni che prese parte alla prima +crociata: nell’ultimo canto della _Sicilia liberata_ del Vitali il papa +stimola Ruggiero alla conquista di Terrasanta. Nel _Ruggiero_ di L. +Vigo havvi un guerriero, Rollone Grifeo, che ritorna dalla Palestina e +nel c. II st. 12-13 sono raggruppati e collegati mirabilmente il ciclo +carolingio, la prima crociata e la venuta dei Normanni in Sicilia, +poichè è dalla Francia che partirono i guerrieri che sconfissero +Agramante, che conquistarono il Santo Sepolcro e che tolsero la Sicilia +al giogo musulmano. Nella novella _Il Conte Ruggiero_ (V. _App. +bibliogr._ N. 21) Ruggiero va in Palestina e corre molte avventure con +Goffredo Buglione. + +[87] V. _App. bibliografica_ N. 5. Per notizie biografiche vedi +MAZZUCCHELLI — _Scritt. d’Italia_ v. II, parte I, pag. 188 e MONGITORE +— _Bibl. sicula_, II, 254-55. Il _Palermo restaurato_ ms. della Bibl. +Com. di Palermo, segn. Qq. E, 58 nel lib. II dice del Balli: «Fu costui +molto bravo nella sua gioventù, e nello abbattersi con suoi nemici +havea un rovescio così terribile, ch’era irreparabile, et una volta +tagliò con un rovescio una gamba, onde per tal cosa ancor è restato il +motto dei rovesci di Masi del Ballo». Una poesia inedita in vernacolo +trovasi a c. 97-98 del _Parnaso siciliano_ t. I, ms. della Com. di +Palermo, segn. 2. Qq. D. 74. + +[88] Il poema era già compiuto nel settembre 1610, perchè in quest’anno +l’autore ne mandò il ms. al Granduca di Toscana che lo fece esaminare +da Ottavio Rinuccini, Iacopo Soldani e Francesco Venturi. Nel _Palermo +trionfante_ di V. DI GIOVANNI (Palermo, 1599), c. XII st. 65 è citato +il Balli che _vuol partorire Heroico Poema_. Adunque fin dal 1599 il +Balli lavorava attorno al suo poema. Un sunto di questo fu già dato dal +DI GIOVANNI — _Della poesia epica in Sic. nei sec. XVI e XVII_ pag. +280-91 in _Filol. e letter. sicil._, Palermo, 1879, t. III. + +[89] Nel sec. XVII molti poemi presero a soggetto le gesta di Boemondo. +V. BELLONI — _Gli epigoni della Ger. lib._ cit. pag. 77. + +[90] Il nome è preso dal Fazello ed è il _Belcamuer_ del Malaterra che +è una delle tante lezioni del Kaid _Ali-ibn-Ni’ma_, soprannominato +_Ibn-Hawâsci_, capo dei Musulmani di Sicilia nel 1061. V. AMARI — _St. +dei Musulm. di Sic._ III, 66, n. 6. + +[91] Può essere identificato col famoso Gioacchino da Celico di +Calabria _di spirito profetico dotato_ (DANTE — _Par._ XII, 139-141). +Avremmo in tal caso un anacronismo, perchè Gioacchino nacque nel 1130 e +morì nel 1202 (V. TOCCO — _L’eresia nel medioevo_ pag. 261 sgg.) mentre +la conquista di Palermo avvenne nel luglio 1071 (Malaterra e Fazello), +o più probabilmente nel gennaio 1072 (Muratori e Amari). + +[92] Vedono prima una ruvida porta che porta un’iscrizione che ricorda +il c. III dell’Inf., poi Cerbero, i lussuriosi, gli avari, gli eretici, +la città di Dito, _nobili castelli_ e da ultimo un gran mare ove sopra +un drago con sette teste sedeva splendida e adorna _bella donna e +impudica_ (cfr. c. XXI, st. 170-171 con la _puttana sciolta_ del Purg. +XXXII, 132 sgg.). + +[93] Il fatto si deve riferire all’impresa dei Pisani contro Palermo +del 20 settembre 1063, con evidente anacronismo. V. _Chronica varia +pisana_ in _Rer. Ital. Script_. VI, 167 e AMARI, III. 103. La fonte è +però MALATERRA, lib. II, cap. XXXIV. + +[94] Cfr. c. XI st. 60 sgg. con. _Ger. lib_. c. XVI st. 1 sgg.; c. XI +st. 76-77 con _Ger. lib_. c. IV st. 30-31. + +[95] c. XXII st. 18-19. V. BELLONI — _Il seicento_, pag. 147-149. + +[96] Cfr. c. VI st. 33 sgg. con _Ger. lib_. c. VI st. 39 sgg. + +[97] Cfr. c. VI st. 116 sgg. con _Orl. Fur_. c. XVIII st. 151 sgg. +L’episodio di Emirene e Dorichino che occupa i canti V, VII, VIII è in +parte imitato dall’episodio di Cloridano e Medoro (Orl. Fur. c. XVIII, +st. 172 sgg.), in parte da Fiordiligi e Brandimarte (Orl. Fur. c. +XLIII, st. 183 sgg.). L’assalto finale a Palermo è imitato dalla presa +di Troia narrata nel lib. II dell’Eneide. + +[98] Scarsissime notizie biografiche in MONGITORE — _Bibl. sicula_ +— II, 299. Da un ms. della Bibl. com. di Palermo Giuseppe Calvino +pubblicò una traduzione dell’_Opusculum de rebus drepanitanis_ +(Trapani, 1876). Il ms. del poema deve essere andato perduto. Nella +Fardelliana di Trapani non c’è; il can. F. Mondello, bibliotecario di +questa, crede che sia a Palermo, perchè quivi il P. morì e rimasero +le sue carte, ma nelle pubbliche biblioteche non trovasi, chè +diligentemente ne ho fatto ricerca. + +[99] Notizie biografiche in _Vito Amico_ — _Catanae illustratae_. +Pars quarta. Catanae, 1746, pag. 247-48. Da mandati di pagamento +dell’Archivio comunale di Catania negli _Atti diversi_ (_Atti del +senato_) vol. 179 (1646-47) c. 226, 234, 260, 277 ecc. e vol. 180 +(1647-48) c. 146 si rileva che fu segretario del senato di Catania. Da +una provvisione viceregia data in Palermo, 4 luglio 1648 (_Atti del +senato_, vol. 180, c. 92) risulta che fu fiscale dell’Università degli +studi. V. _Appendice bibliogr_. N. 7. + +[100] V. _App. bibl._ N. 8 e FERRARA — _Storia gener. di Sicilia_. +Palermo, 1833, VI, 291. Nell’Albira, tragedia del MORABITO (Catania, +1684) dall’avviso dello stampatore risulta che il _Roggiero Trionfante_ +era di venti canti. + +[101] _Bibl. sic_. II, 230. + +[102] Cfr. _Ger. lib._ c. I, st. 54. + +[103] Catania, per Bonaventura la Rocca. 1669. In-8; pp. (XXII) — 224. + +[104] V. _App. bibl_. N. 9. Per notizie della sua vita v. MONGITORE +— II, 150. Un sunto del poema è dato dal DI GIOVANNI — _Della poesia +epica in Sicilia_ cit. pag. 291-302. + +[105] Cfr. lib. I, st. 54-95 con _Aen._ VII, 020-817; III, 6-38 con +_Aen._ VI, 255 sgg.; VI, 98-107 con _Aen._ V, 719-745; VIII, 68-100 +con _Aen._ IV. 182-249; XII, 7-15, 20-26, 27-32, 35-62 con _Aen._ VI. +187-211, 305-336, 384-416, 637-751; XV, 93-110, 112-149 con _Aen._ +VIII, 102-183, 466-607; XVI, 38-54, 55-72. 77-109 con _Aen._ X. +308-404, 441-520, 755-908; XVII, 1-22 con _Aen._ XI, 1-98; XIX, 1-3, +6-12, 66-107 con _Aen._ XII, 1-9, 81-108, 176-382. Le ultime stanze del +c. XX sono pure tradotte da _Aen._ XII, 938 sgg. + +[106] Cfr. EURIPIDE — _Fenicie_, vv. 1095 sgg. + +[107] _Metamorfosi_, lib. III, vv. 418 sgg. + +[108] Id, lib. IV, vv. 55 sgg. + +[109] Vedi l’_Argonauticon_ di APOLLONIO RODIO: la Medea di Euripide: +Ovidio — Metam. VII. 9 sgg.; EURIPIDE — _Fenicie_, vv. 657 sgg. + +[110] Cfr. lib. IX, st. 26-47 e lib. XIII con _Odissea_ lib. IX. + +[111] MONGITORE — _Bibl. sicula_ 1. c. + +[112] V. CRESCIMBENI — _Le vite degli Arcadi illustri_, Roma, 1708. +Parte I, pag. 157. + +[113] I cod. 376 e 377 della Palatina di Firenze, che contengono +la traduzione lucreziana del Marchetti, tra le varie scritture che +precedono il testo hanno una «Stanza tratta dal Poema il Roggero del +sig... _Spatafora_», che è la 117 del libro X, la quale precisamente +parla dal Marchetti e della sua traduzione. Cfr. _Indici e cataloghi_. +IV. _I codici Palatini_ ecc. Roma, 1888, vol. 1, pag. 570-71. + +[114] Non parlo, perchè probabilmente scomparso, del _Vigintimilliades, +poema in natalitiis Ioannis III marchionis Hieracis_ di PIETRO CARRERA +di Militello, che doveva avere molti accenni alla conquista normanna +se pure non trattava interamente di essa, essendo composto in lode +della famiglia Geraci, che, come abbiamo visto nel poema del Morabito, +vantava Serlone per capostipite. L’originale, secondo il Natale (_Sulla +storia de’ letterati ed altri uomini insigni di Militello_, Napoli, +1837, pag. 38) conservavasi presso Agostino Donato dei Chierici minori +regolari di Messina, e un altro esemplare trovavasi presso i marchesi +Geraci, ma niuno dei due potè il Natale rinvenire. + +[115] Per notizie biografiche vedi le _Notizie relative alla vita +dell’autore_ a pag. 221-227 del vol. I della _Sicilia liberata_ (per +cui cfr. _append. bibliog._ N. 10) e ANDREA CANDILORO — _Elogio +dell’abate G. F. Vitale e Salvo celebre letterato siciliano_ ecc. +Palermo. Per le stampe di Giordano, 1816. Diverse poesie sono edite +nella _Raccolta delle Rime degli Accademici Industriosi di Ganci_ +— Palermo, 1796. Il cod. 2 Qq. D. 132 della Bibl. Com. di Palermo +contiene molte produzioni poetiche del Vitale e tra l’altro un poema +in vernacolo sulle disgrazie della sua famiglia interrotto al quinto +canto, un dramma la Iavene Regina del Messico, il Tempio all’Enguina +ecc. Lasciò inedito, forse perduto, un dramma intitolato _Il Ruggero in +Sicilia_. Il NARBONE (_Bibliog. sicula sistem._ IV, 166) dice che il +Dott. Vincenzo Navarro da Ribera lasciò inedita una versione italiana +della _Sicilia liberata_. + +[116] _Prospetto della Storia letteraria di Sicilia nel sec. XVIII_ +dell’ab. DOMENICO SCINÀ, III. 452. + +[117] La morte di Ugone di Circea è esemplata secondo il MALATERRA — +lib. III. cap. X. + +[118] Cfr. REITANI — _Il Rogiero in Sicilia_, lib. IV. st. 5-12. + +[119] V. c. XIV, st. 21-41; c. XVI, st. 80. Cfr. _Rogiero in Sicilia_, +lib. IX, st. 27-47 e lib. XIII. + +[120] c. II, st. 73-83. + +[121] c. XXIX, st. 82-93. + +[122] c. I, st. 90-117. + +[123] c. XVI. st. 97. Cfr. con _Aen._ III, 571 sgg.: BALLI — c. XXI, +st. 1; REITANI — lib. II st. 40-41. + +[124] Op. e l. cit. + +[125] Tanto per dare un’idea dell’abbozzo inedito riporto il piano dei +canti 3, 4, 6. + +_Canto 3._ — Capo di Saracini scacciato da Palermo viene in per [sic] +liberare gl’assediati di Solunto, s’accampano vicino i Normani — +scaramuccie — Valoroso dell’esercito saracino entra furtivamente in +Solunto, e racconta la presa di Palermo e che Meliato nelle sacoccie +del Gigante entrato sollevò i Cristiani prigionieri. + +_Canto 4._ — Melinto nel paviglione del Re racconta la burla fatta ad +un Saracino quando entrò furtivamente in Palermo, i suoi amori con +una Saracina. Qualche scaramuccia. Sagrifizio di Saracini. Risposta +dell’Oraculo. + + _Soluntu allura cadirà scuntenti_ + _Quannu li sacchi volanu pri l’aria_ + _E di li stiddi chiovinu li genti._ + +_Canto 6._ — Succursu vinutu a li cristiani di li cavaleri Avventureri +e loru avventuri — si finu (fincinu?) foddi pri vastuniari a Ruggieru +ed all’autri. Melintu si parti di lu campu — avventuri. So amicu parti +pri circarlu in tuttu lu campu. + +Su Giovanni Meli vedi G. PIPITONE FEDERICO — _Giovanni Meli._ La +vita. Le opere. Studio. Palermo, Sandron. 1838, che è l’ultimo lavoro +d’importanza. + +[126] Cfr. A. MAURICI _L’indipendenza siciliana e la poesia patriottica +dell’isola dal 1820 al 1848_. Palermo. Reber. 1898. V. specialmente a +pag. 73 e segg. + +[127] Per la vita e le opere dell’autore v. G. GRASSI-BERTAZZI +— _Lionardo Vigo e i suoi tempi_. Catania, N. Giannotta, 1897 e +specialmente per il _Ruggiero_ il capitolo «_Storia di due poemi_» a +pag. 316 e sgg.; per le fonti e correzioni del Vigo al Ruggiero v. +R. RUSSO — _Note critiche al Ruggiero di L. Vigo_. Acireale, Tip. +dell’Etna, 1899. V. pure il farraginoso lavoro di MICHELE CALÌ — _La +Sicilia nei canti di L. Vigo_. Acireale, tip. Donzuso. 1881-85. + +[128] Il poema consta di 20 canti, con 20 componimenti lirici, più uno +preliminare intitolato «_alla Sicilia_». + +[129] G. GRASSI-BERTAZZI — _Vita intima. Lettere inedite di L. Vigo e +di alcuni illustri suoi contemporanei_. Catania, Giannotta, 1896, pag. +49. + +[130] Aveva già pubblicato il primo canto nel _Giornale di scienze, +lettere e arti di Palermo_, 1834. Cf. _App. bibliogr._ n. 17. Il +NARBONE — _Bibliogr. sicola_. Palermo. 1855, vol. IV, pag. 124 cita +quest’edizione «_Il Ruggiero o sia la Fondazione della Monarchia +siciliana_. Palermo, 1830. In-8» e soggiunge «sono i primi VI canti +dati per saggio di più lungo poema». Ma tale edizione deve essere +esistita soltanto nella testa del buon padre gesuita, poichè il +Vigo nel 1835 scriveva a Nicolò Palmeri, parlando del Ruggiero +«ho verseggiato i primi due canti e in maggio darò il terzo». +GRASSI-BERTAZZI — _Vita intima_ cit. pag. 35. Sul primo canto +pubblicato nel 1834 v. _Lettera del cav._ SALVATORE SCUDERI _sulla +prima stanza del Ruggiero_. Catania. Per Pappalardo (Estr. dal +_Giornale del Gabinetto Lett. dell’Accad. Gioenia_, 1834). In-8; pp. 14 +e _Lettera di_ RAFAELE ALESSI _a L. Vigo sul di lui tentativo epico_ +ecc. Catania. Dai fratelli Sciuto, 1835. In-8; pp. 15. Sono sconosciuti +al Grassi-Bertazzi e al Russo. + +[131] Nel I. canto edito nel 1834 S. Giorgio appariva, secondo la +tradizione, nella battaglia di Cerami. Nell’ediz. completa del 1865 +l’apparizione avviene invece a Misilmeri ed è descritta coi medesimi +versi. Cfr. st. 9 con c. XVII, st. 17; st. 10 con c. XVII. st. 57. + +[132] Tra le azioni accessorie del poema sono notevoli l’episodio di +Odone e Sofia (cfr. c. II. st. 49 sgg. con _Ger. lib._ c. XII. st. +67 sgg., REITANI — lib. VII, st. 23 sgg., VITALI — c. XII, st. 78) +di Arsete e Angelmaro, di Valdella e Rollone. Tra i personaggi del +poema è Goffredo Malaterra che narra a Ruggiero e Roberto il fatto +compassionevole di Adone e Caldora (cfr. per questo episodio c. III, +st. 92 sgg. con VITALI — c. IX, st. 57 e MALATERRA — lib. II, cap. XI). + +[133] L’_Angiolo perduto_ chiama a raccolta i suoi sudditi + + _Mugghiando come fa mar per tempesta_ + _Se da contrari venti è combattuto_ (c. IX, st. 1), + +versi presi di peso a Dante (_Inf._ c. V, vv. 29-30). Cfr. pure +_Ruggiero_ — c. XIX, st. 50. Tra i demoni è un Asterotte, che ricorre +pure nel Vitali e nel Morgante Maggiore del Pulci. + +[134] La descrizione della peste (v. RUSSO-Op. cit. pag. 20 e sgg.) è +tratta dal REITANI — c. XIV, st. 43 sgg. dal TUCIDIDE, lib. II e dal +LUCREZIO — lib. VI, vv. 1176-1220. + +[135] Il Tradimento attira Ugone di Girgea in agguati e lo fa uccidere +da Benametto. L’episodio (c. IX. st. 57-65) è preso dal VITALI (c. I, +st. 37-48). + +[136] Del Paradiso abbiamo una descrizione (c. XI. st. 7-21) in cui si +riscontra qualche imitazione dantesca. Cfr. c. XI, st. 16-17 con _Par._ +c. XV. vv. 19 sgg. + +[137] Cfr. MALATERRA — lib. II, cap. XLVI; BALLI — c. XVIII, st. +74 sgg.; VITALI — c. XXV, st. 41 sgg. Il P. immagina, seguendo il +Malaterra, che i saraceni si cibino delle carni ancor palpitanti di +Serlone. Tale pregiudizio degli antichi cronisti fu rimproverato al +Vigo da molti dei suoi amici, ad es. dal Palmeri (v. GRASSI-BERTAZZI — +_Vita intima_ cit. pag. 59). + +[138] In essa Ruggiero ha la vita salvata da Evisando (c. XIV, st. 71). +Piuttosto che il VITALI (c. VIII, st. 76 sgg.)come crede il RUSSO, (Op. +cit. pag. 50) la fonte è MALATERRA (lib. III, cap. XVI). Cfr. pure +CASTIGLIA — _Lo scudo di Ruggiero_, st. 30. + +[139] La fonte è in MALATERRA, lib. II, cap. XXXIII. + +[140] _Studi sulla letteratura contemporanea_ cit. pag. 119. + +[141] V. prefazione al _Ruggiero_. + +[142] GRASSI-BERTAZZI — _Lionardo Vigo e i suoi tempi_ cit. p. 323. + +[143] Id. id. + +[144] Cfr. c. VII, st. 58; c. XIII, st. 32; c. XVI, st. 22. + +[145] _Bibliogr. sicola_, vol. IV, pag. 124. + +[146] Inutili sono state le mie ricerche per trovarlo nella Lucchesiana +di Girgenti e nelle maggiori biblioteche siciliane. + +[147] Anche inutili sono state le mie ricerche a Scicli per +rintracciare il ms. del poema. + +[148] Ringrazio la famiglia Vigo dei marchesi di Gallidoro, che +benevolmente mi ha concesso di fare ricerche tra le carte di Lionardo +Vigo. + +[149] «Quanto duolmi.... non poter venire ad abbracciarvi in Palermo +e ad ammirare, non a giudicare, il vostro Roggiero.... anco dopo aver +jeri udito in Sambuca un canto del poema sullo stesso argomento col +consueto titolo però di Sicilia liberata, compiuto in dodici lunghi +canti dal Notaro D. Antonino Manciaracina. Voi ben sapete che anch’io +pensava di metter falce in tal messe, e pria che voi m’aveste scritto +del vostro, io ne avev’anco esternato il divisamento nel Carme funebre +per la Baronessa Lancia, ove parlando di Vitali dissi + + _Pur ei ci aperse un campo, una palestra_ + _Ove, con lui pugnando, allori e palme,_ + _Coglier si ponno quant’io già ne penso»._ + +Sciacca. 22 Maggio 1832. (vol. II f. 58 dell’Epistolario del Vigo). + +[150] «Il Manciaracina è gelosissimo del suo lavoro. Gli ho fatto +leggere i due periodi delle vostre lettere che lo riguardano: ho +istanziato anch’io a viva voce per aver qualche canto del suo poema, +onde mandarvelo, promettendogliene in cambio alcuno del vostro... A +stento mi ha fatto udire il nono canto, in cui papa Bonifacio viene da +Roma nel campo cristiano, che assedia Siracusa, a liberar Giordano, +figlio di Ruggiero, in ira al padre; celebra quindi messa solenne; +predice poscia in un profetico sermone la lunga serie de’ re che +dovea a Ruggero succedere: vanno tutti a mensa, ove un certo vate +Lanfranco canta sulla sua Lira un inno, tempestato di Fisica generale, +e si chiude quel canto con l’apparecchio dell’armi e delle macchine, +ond’espugnar Siracusa». Sciacca, 5 Marzo 1833 (Id. vol. II f. 97). V. +pure GRASSI-BERTAZZI — _Lionardo Vigo_ cit. pag. 322. + +[151] «Mi ero messo a ripulire il Poema “La Sicilia liberata„ del +Manciaracina e ne ho rabberciato quattro canti, ma non si sono potuti +spicciare tutti dodici, perchè manca chi scrive». Sambuca, 13 settembre +1855 (Id. vol. IX f. 184). + +[152] _Nel Discorso sull’Epopea nazionale tenuto in Palermo il 27 Sett. +1835_ (inedito). Note in fine. V. RUSSO — Op. cit. pag. 9. + +[153] Epistolario del Vigo, vol. IX, f. 190. + +[154] V. _App. bibliografica_, n. 12 e 13. Per altre opere cfr. MIRA — +_Dizionario bibliografico_, I, 199. + +[155] A. MAURICI — Op. cit. pag. 93-98. + +[156] _Prose e poesie scelte_. Città di Castello, S. Lapi, 1886, pag. +82-94. Come elemento episodico la venuta dei Normanni in Sicilia è +accennata nella _Gerusalemme conquistata_ del TASSO (c. I, st. 66), nel +_Palermo Trionfante_ (Palermo, 1600, lib. XI, st. 38-39) di VINCENZO +DI GIOVANNI, nel _Tancredi_ (Lecce, 1868, c. XI, st. 13-16) di ASCANIO +GRANDI, nel c. V di un poema storico-bernesco in vernacolo di SALVATORE +VALENTI — CHIARAMONTE (_Li Glorii siculi_, Girgenti, 1889) e in tanti +altri poemi e drammi che è inutile ricordare. + +[157] V. _App. bibliografica_, n. 18. + +[158] Nicodemo _episcopus panormitanus_ del dramma è evidentemente +l’«Archiepiscopus... dejectus in paupere Ecclesia S. Cyriaci... timidus +natione Graecus» del MALATERRA (lib. II, cap. XLV); e le strane visioni +di Belcamero sono da porsi a riscontro con le allucinazioni di Camuto +nel MALATERRA, lib. IV, cap. VI. Cfr. pure VIGO — c. VI, st. 62 sgg.; +VITALI — c. XXVIII, st. 16 sgg. Nell’atto I è una personificazione +della Sicilia che lamenta le sciagure passate, la quale ricorre pure +nella _Spada di Ruggiero_ di G. B. CASTIGLIA e nel _Ruggiero_ del VIGO +(c. III, st. 74-83). + +[159] V. _App. bibliografica_, n. 23. + +[160] V. _App. bibliografica_, n. 23. + +[161] V. _App. bibliografica_, n. 24. + +[162] V. _App. bibliografica_, n. 21. + +[163] Non mi è stato possibile rintracciare l’originale francese, come +pure il nome dell’autore che non è indicato nella traduzione italiana. + +[164] In DUCHESNE — _Historiae normannorum scriptores_, p. 484. + +[165] V. _App. bibliografica_, n. 25. + +[166] Abbiamo puro descrizioni del Purgatorio in BALLI (c. XXII. st. +177-80) e del Paradiso in BALLI (c. XIX, st. 72-88), in REITANI (lib. +XI e XII) e in VIGO (c. XI, st. 7-21). + +[167] Che l’Etna fosse spiraglio infernale, era credenza comune nel +medioevo. + +[168] _Aen._ lib. III, vv. 570-587. + +[169] Nel VITALI un eroe palleggia l’asta di Ulisse (c. XVI, st. 80). +V. pure VIGO (c. XV, st. 33). + +[170] V. qui addietro la nota 2 a pag. 35. Ma nel Reitani il nome +probabilmente sarà passato per via letteraria. + +[171] _Rugg._, c. III. st. 88-96. + +[172] _Sicil. lib._, c. IX, st. 51-62. + +[173] lib. II, cap. XI. + +[174] lib. III, cap. XVI. + +[175] _Sicilia liberata_, c. X, st. 76 sgg. + +[176] _Ruggiero_, c. XIV, st. 71-72. + +[177] _Sicilia liberata_, c. XXV, st. 15 sgg.; _Ruggiero_, c. XVII. st. +61. + +[178] _Rogiero in Sicilia_, lib. IV, st. 5-9. + +[179] lib. I, vv. 138 sgg. + +[180] V. le varie edizioni in MIRA — _Dizion. bibliografico_, I, 345-6. + +[181] V. la prefazione all’ediz. del MURATORI — _Rer. Ital. Script._ t. +V. + +[182] G. PITRÈ — _Feste patronali in Sicilia._ Palermo, 1900 (vol. XXI +della _Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane_), pag. XXIV. + +[183] MALATERRA — lib. II, cap. XXXIII; SIMONE DA LENTINI +(compendiatore del Malaterra) — _La conquesta di Sicilia per manu di +lu conti Rugeri_ in _Cronache Siciliane dei secoli XIII, XIV e XV_, +pubblicate a cura del prof. V. DI GIOVANNI. Bologna, Romagnoli, 1865, +pag 36; ANONYMI VATICANI — _Historia Sicula_ in _Rer. Ital. Script_. +VIII, 762. + +[184] «Apparuit quidam eques splondidus in armis, equo albo insidens, +album vexillum in summitate hastilis alligatum ferens, et desuper +splendidam crucem, et quasi a nostra acie progrediens, ut nostros ad +certamen promptiores redderet, fortissimo impetu hostes ut densiores +erant, irrumpens. Quo visu nostri hilariores effecti Deum sanctumque +Georgium ingeminando, et prae gaudio tantae visionis compuncti, +lachrymas fundendo ipsum praecedentem promptissime sunt secuti». +MALATERRA, l. c. + +[185] _Annali d’Italia_, an. 1063. + +[186] _Storia di Sicilia_, v. XII, p. 186. + +[187] _St. dei Musulm. di Sic._, v. III, p. 99-100. + +[188] _Somma della Storia di Sicilia_, p. 131. + +[189] Una leggenda consimile trovasi nella saga di Aroldo il Severo. +Aroldo vince con l’aiuto di Sant’Olaf che appare sopra un cavallo +bianco e per voto fabbrica una chiesa a Costantinopoli. V. AMARI — +_St. dei Mus. di Sic._ I, 420. Un Sant’Ignazio che appare in aria +sopra un cavallo bianco a Musulice, stratego di Sicilia nelle guerre +arabo-bizantine leggesi in NICETAE PAPHLAGONII — _Vita Sancti Ignatii_ +in LABBE — _Sacrosanta Concilia_, t. VIII, p. 1247. + +[190] Riguardo la fortuna letteraria di quest’episodio troviamo +anzitutto che nell’apocrifo _Iubilatus Chorearum_ (V. _App. bibl._ +n. 3) il nome del santo è posto accanto a quello della Madonna e di +Ruggiero: «Lucem tricuspis a triplici hasta recognovit, Mariae, Georgij +et Rogerij». Nel poema del BALLI S. Giorgio è deputato da Dio a difesa +dei principi normanni, fuga i demoni e compare in sogno a Ruggiero +affinchè invii Roberto Guiscardo al papa per chiedere aiuti (c. III, +st. 6-20); difende Boemondo dai colpi dei saraceni uno scudo di tempra +immortale (c. VI, st. 6-20), scaccia i demoni e le sirene che volevano +impedire il viaggio di Roberto a Roma (c. IX, st. 26-37). fuga Belcane +(c. XVIII. st. 113) e compare in visione a Ruggiero nell’assalto +definitivo di Palermo (c. XXIX, st. 1-6). Compare poi in forma di genio +alato alla battaglia di Cerami nella _Sicilia liberata_ del VITALI (c. +XXII, st. 11) e nel GUARNERI (V. _App. bibl._ n. 20), e a quella di +Misilmeri nel poema del VIGO (c. XVII, st. 57). Il «_Giorgio_ poema +sacro et heroico del signor MATTEO DONIA Palermitano (In Palermo. Per +Gio. Battista Maringo, MDC. In-4; pagg. (VIII)-59-(VIII))» svolge +le solite avventure romanzesche del santo e non ha relazione con la +leggenda normanna. Cfr. U. A. AMICO — _Matteo Donia_ in _Nuove Effem. +sicil._ IX, 1880, p. 246 e BELLONI — _Gli epigoni della Ger. lib._ cit. +pag. 146. + +[191] Da relazioni di persone native di Cerami. Le notizie della +leggenda, a mia conoscenza, sono inedite. + +[192] PITRÈ — _Feste patronali in Sicilia_ cit. pag. 309. + +[193] _Dell’origine ed antichità di Cefalù città piacentissima di +Sicilia_. Notizie historiche. In Palermo. Per i Cirilli, 1636, p. 46-47. + +[194] L’AURIA dice (Op. e loc. cit.) che ha ritrovato questa narrazione +«in un libro di tutti i Privileggi della Chiesa Cefalutana concessoli +da i Re e Imperatori fatti racorre in un volume d’ordine di Thomaso +da Butera, Vescovo di Cefalù nell’an. 1329 compilato e scritto da +Guglielmo da Mistretta, Maestro notaro della Corte Vescovale di Cefalù, +nel qual volume nel principio vi è tutto il successo in lingua latina +della venuta del Roggiero in Cefalù e la fondazione della Chiesa +Vescovale». Questo ms. si può identificare con il _Rollus rubeus_ +del 1329 (che esisteva già nell’archivio del Duomo di Cefalù ed ora +si trova nell’Archivio di stato di Palermo), ove si legge appunto la +notizia della tempesta e del voto di Re Ruggiero nell’agosto del 1129. +La narrazione fu però con forti argomenti dichiarata leggendaria da I. +CARINI — _Brano di un codice cefalutano inedito del secolo XIV per la +prima volta pubblicato_. Palermo, 1871, pag. 19. V. pure G. DI MARZO — +_Delle belle arti in Sicilia_. Palermo, 1838. vol. I, lib. II pag. 153 +sgg. + +[195] _Feste patronali in Sicilia_ cit. pag. 320 sgg. + +[196] Questa festa caratteristica è stata descritta da parecchi. V. +AMABILE GUASTELLA — _Canti popolari del Circondario di Modica_. Modica, +Sutri e Segagno, 1876, pag. CIV sgg.; VALENTINO DE-CARO — _Donnalucata +per uno da Scicli — Bozzetto dal vero_. Modica, 1878, pag. 10-20; +EDUARDO MORANA — _La festa delle milizie in Scicli in Nuove Effem. +sicil_. serie III, vol. X, 1880, pag. 270-281; G. PITRÈ — _Spettacoli e +feste popolari siciliane_. Palermo, 1881, pag. 35-62; ANTONIO RESTORI +— _Costumi siciliani. La Vergine delle Milizie di Scicli_. Nella +_Farfalla_, an. X, n. 23. Milano, 6 giugno 1886, pag. 180-182; ARTURO +MORMINA — _La Madonna delle Milizie_ (_Leggenda siciliana_) in _Rivista +delle tradizioni popolari italiane_. Anno I. Roma, Forzani, 1893, pag. +40-43; A. D’Ancona — _Origini del teatro italiano_. Torino, Loescher, +1896, vol. II, pag. 200-201; Pitrè — _Feste patronali_ cit. pag. +333-340. + +[197] Nella leggenda narrata dal Pirro (_Sicilia sacra_, I, 687) non si +fa però alcuna menzione di Ruggiero e sembra che il fatto sia avvenuto +in un periodo anteriore alla conquista normanna. + +[198] _La festa della Madonna in Canicattì, provincia di Girgenti_ in +Archivio delle tradizioni popolari. Palermo. 1889, vol. VIII, pag. 368. + +[199] V. pure PIRRO — _Sicilia sacra_, I, 761. + +[200] _Isagoge ad historiam sacram siculam_. Panormi. MDCCVII pag. +230-231 e _Vitae sanctorum siculorum_. Panormi, 1657, II, 286. A pag. +131 di quest’ultima opera è registrato un miracolo compiuto dal beato +Cremete in presenza del conte Ruggiero. + +[201] _St. dei Musulmani di Sic._ cit. pag. 128. + +[202] Della leggenda intorno alla Porta della Vittoria in Palermo +l’Amari dice che abbiamo pure testimonianze della fine del secolo XV. +Per notizie più diffuse v. CAIETANI. _Opusculum ubi origines illustrium +aedium ss. Deiparae Mariae in Sicilia ad promovendum illius cultum et +pietatem explicantur_. Panormi, apud Petrum de Isola, 1663. + +[203] _Dell’uso di condurre in Messina a 15 agosto un camelo e d’una +medaglia del Conte Rogiero_, lettera contenuta nel cod. Qq. F. 22 +della Bibl. com. di Palermo. In quest’occasione dicono gli storici del +seicento che fosse battuta una medaglia con la Madonna sul dritto, e +sul rovescio il conte Ruggiero sopra un cammello. + +[204] _Feste patronali_ cit. pag. XXIV. Per notizie più diffuse v. _Le +feste di S. Rosalia in Palermo e della Assunta in Messina descritte dai +viaggiatori italiani e stranieri_ per MARIA PITRÈ. Palermo, 1900, Parte +II: n. XII. + +[205] PITRÉ — Op. e loc. cit. V. pure. G. BUONFIGLIO E COSTANZO — +_Messina città nobilissima_. Venezia, 1606, pag. 76. + +[206] PITRÉ — Op. cit. pag. 123. + +[207] PIRRO — _Sicilia sacra_, p. 887. + +[208] V. _Archivio storico siciliano_, 1901, 475. + +[209] PARDI — _Un comune della Sicilia e le sue relazioni con i +dominatori dell’isola sino al sec. XVIII in Arch. st. sicil_. 1901, +pag. 34-35. + +[210] «L’Abate Pirro dice che Ruggiero nel anno 1061 assediò Troyna, +e per la fortezza del Castello non la poteva prendere e compigiando +con l’esercito vicino al monte detto Ambula li comparse Sant’Elia con +spada fiammeggiante alli mani in atto di scacciari li Saracini della +fortissima Città di Troina e seguitando con l’assedio con l’agiuto +del S. Profeta animati li Cristiani in breve tempo lo espugnorno; e +per dovuto ringratiamento al S. Profeta nel medesimo luogo dove fu +l’apparitione fece fabricare un tempo con il Titulo di Sant’Elia...». +_Storia dei conventi capuccini di Messina_ di F. ANTONINO DI TROINA, +ms. del sec. XVIII, f. 21-22. Trovasi presso i PP. Cappuccini di +Troina. Debbo questa notizia al prof. Orazio Nerone Longo. + +[211] FRANCESCO BONANNO — _Memorie storiche della città di Troina_. In +Catania, 1789, pag. 34. + +[212] Un messo celeste splendidissimo che poi fu identificato con S. +Iacopo apparve pure ai cristiani di Palermo durante l’assedio del +1072: vedi V. DI GIOVANNI — _Palermo restaurato_, lib. III, pag. 19 +pubblicato nella _Biblioteca storica e letteraria di Sicilia_ di G. Di +Marzo. Palermo, 1872, vol. XIX. + +[213] Ciò ricorda il VIGO in una bella ottava del _Ruggiero_ c. VIII, +st. 87. + +[214] M. FOTI GIULIANO — _Memorie paesane ossia Troina dai tempi +antichi sin oggi_. Catania, Giannotta. 1901, pag. 54. + +[215] Le prime due sono inedite e mi sono state raccontate da un +troinese, il prof. Orazio Nerone Longo. + +[216] M. FOTI GIULIANO — Op. cit. pag. 7. + +[217] A questa categoria apparterrebbe puro lo stratagemma leggendario +usato dai Castrogiovannesi per liberarsi dal conte Ruggiero. Rimando +per la narrazione a V. VETRI — _Leggenda sulla origine della voce +Calascibetta in Sicilia nell’Archivio delle tradizioni popolari_. +Palermo, 1889, vol. VIII, pag. 361 e per l’illustrazione a G. PITRÉ — +_Di uno stratagemma leggendario di città assediate in Sicilia_, pag. +4 in _Atti della Reale Accademia di scienze lettere e belle arti di +Palermo_, vol. I, Palermo 1891. + +[218] _Opere_ di L. VIGO, vol. II. _Raccolta amplissima di canti +popolari siciliani_. Seconda ediz. Catania, tip. Galatola, 1870-74. V. +n. 738 e 5150. + +[219] Vedi nell’archivio privato Vigo di Acireale la lettera n. 198, +vol. X dell’epistolario di Lionardo Vigo. La data è 8 ottobre 1857. + +[220] GRASSI BERTAZZI — _Vita intima_ cit. pag. 214. + +[221] Id. id. pag. 203. + +[222] pag. 244, n. 738. Il PITRÉ l’accolse pure nei Canti popolari +siciliani, 2ª ediz. Palermo, 1899, pag. 127-128. Del resto molti canti +accolti dal Vigo come popolari, erano composti da amici suoi di facile +vena. V. PAOLO MAURA — _Poesie in dialetto siciliano, con alcune di +altri poeti mineoli, una prefazione di L. Capuana e un fac-simile_. +Milano, Brigola, 1879, pag. 135 sgg. + +[223] Raccolta amplissima ecc. pag. 679, n. 6150. + +[224] In questa statua del conte Ruggiero che, secondo l’AMICO +(_Dizionario topografico continuato da Gioacchino Di Marzo_, Palermo, +1859, vol. II. pag. 63), fu innalzata per ordine e spesa del Vescovo +Bernardo Guasco nel 1584, abbiamo un documento d’arte rappresentativa +sull’impresa dei Normanni in Sicilia. Riporto qualche altra notizia +d’arte figurativa che ho raccolto. Un’incisione che corre comunemente +a Scicli ci rappresenta la Madonna delle Milizie quando scende in +aiuto dei Normanni e dall’iscrizione latine in calce si rileva che è +stata fatta nel 1819 su di un quadro rimontante alla prima metà del +settecento. L’AURIA (_Dell’origine et antichità di Cefalù_. Palermo, +1656, pag. 47) ci dice di aver visto sulle mura della chiesa di S. +Giorgio in Cefalù una pittura ricordante la favola che ci narra a +proposito della fondazione del tempio, ossia S. Giorgio che salva +Re Ruggiero da una tempesta. Qualcosa si può raccogliere pure dalle +pitture dei _carretti_. Il PITRÈ (_Le tradizioni cavalleresche +popolari in Sicilia_ in _Usi costumi credenze e pregiudizi del +popolo siciliano_, vol. I. Palermo, 1889, pag. 124) ci dà notizia +che all’Esposizione Industriale di Milano nel 1881 e precisamente +all’«Industria casalinga e manifatture caratteristiche delle singole +ragioni d’Italia, VIII gruppo, Sezione 50ª» fu presentato da Palermo +un _carrettu_, nelle cui _masciddara_, ossia nelle spallette, erano +dipinte quattro scene relative ai Normanni cioè: «Ruggiero il Normanno +che distrugge i Saraceni; Ruggiero che riceve le chiavi di Palermo dal +Senato palermitano; Ruggiero del palazzo dell’Arcivescovo; Coronazione +di Ruggiero». Lo stesso PITRÉ (_Costumi ed utensili_ in _Usi, +costumi_ ecc. cit. pag. 421) ci dà notizia che nell’_opra_ (teatrino +di marionette) di via Formai a Palermo, nel _tiluni_ (sipario) era +dipinta l’entrata del conte Ruggiero in Palermo. Negli _Annali della +città di Messina_ di C. D. GALLO. Messina, 1758, II, 3 è ricordata +«un’antichissima pittura (che) vedesi su d’una Tavola in casa del +Barone di Gio. Battista Porcio Nobile Messinese, ove si scorge il +ritratto al naturale del Conte Ruggiero, il quale vestito all’uso di +quei tempi con berrettone rosso, e svolte d’armellino sul Capo, con +ammanto parimente rosso, e svolte di armellino su gli omeri, e con +banda verde, che gli attraversa il petto, tiene la destra appoggiata su +d’un ismisurato Spadone, e con la sinistra impugna una Lancia». + +[225] _Leggende popolari siciliane in poesia raccolte ed annotate_. +Palermo, L. Pedone Lauriel, 1880, pag. 1-3. + +[226] Come complemento di queste scarse notizie intorno ai canti +popolari sul conte Ruggiero ricordiamo la menzione che si ha nella +leggenda religiosa «Santa Rosalia» (in PITRÈ — _Canti popolari +siciliani_, 2ª ediz. Palermo, Clausen, 1891, vol. II, pag. 300-301) del +primo principe normanno con palese anacronismo: + + Un jornu, a tempu d’u Conti Ruggeri + A la bedda citati di Palermu + Unni cc’eranu tanti Cavaleri, + Ca pri grannizza purtavanu l’ermu, ecc. + +[227] Così dal GUARDIONE (_Il dominio dei Borboni in Sicilia dal 1830 +al 1861_. Palermo. Reber, 1901, pag. 156-157) si ha che nel carnevale +del 1835 il principe Leopoldo di casa Borbone «aveva scelto ad +argomento d’una mascherata splendida e ricca la entrata del Normanno +Ruggiero in Palermo; e fu molto applaudita, ricordando essa un antico +fatto memorando nella storia siciliana». Non ho parlato del _lu +ruggeri_ o _la ruggera_, ballo curioso della provincia di Messina, +perchè non ha alcuna attinenza con il conte Ruggiero, come vuole il +VIGO (_Raccolta amplissima_ ecc. pag. 69), e deriva da roggiu, perchè i +ballerini vanno in giro come una ruota d’orologio (PITRÉ — _Sonatori e +balli_ in _Usi, costumi, credenze e pregiudizi_ cit. I, 355). Di questo +ballo si ha ricordo nel cod. 2 Qq. D. 132 della Bibl. com. di Palermo +contenente _Poesie siciliane ed italiane dell’ab. G. Fedele Vitale,_ +nel c. V st. 85 di un poema vernacolo nelle disgrazie della propria +famiglia. + +[228] Cause da noi esposte a pag. 41-43 del presente lavoro. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a +pag. 103 sono state riportate nel testo. + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77626 *** diff --git a/77626-h/77626-h.htm b/77626-h/77626-h.htm new file mode 100755 index 0000000..0dec831 --- /dev/null +++ b/77626-h/77626-h.htm @@ -0,0 +1,5274 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <meta name="viewport" content="width=device-width, initial-scale=1"> + <title>La venuta dei Normanni in Sicilia nella poesia e nella leggenda | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.blockquote {margin: 1em 7.5%; font-size: 95%;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} +.title {text-align: center; font-size: 110%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} +div.verso p {text-align: inherit;} +div.dedica {page-break-before: always; text-align: center; font-size: 120%; padding-top: 3em; padding-bottom: 3em;} +div.dedica p {text-align: inherit;} +div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} + +span.smaller {display: block; font-size: 80%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} +div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} +.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} +div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} +div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} +div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad6 {margin-top: 6em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} + +.x-small {font-size: 70%;} +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 180%;} +.g {letter-spacing: .2em;} +.smcap {font-variant: small-caps;} + +table {margin: auto; border-collapse: collapse;} +.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em;} +.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;} +.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} + +.gener {max-width: 90%; line-height: 1em; margin-top: 1em; font-size: 95%;} +.gener td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em; padding-right: 0.5em;} +.gener td.num {text-align: right; vertical-align: top; white-space: nowrap;} +.gener td.center {text-align: center; text-indent: 0;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} + +.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;} +.stanza {margin: 1em auto;} +.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} +.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;} +.poem p.i04 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 0;} +</style> +</head> +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77626 ***</div> + +<div class="booktitle"> +<h1> +LA VENUTA DEI NORMANNI IN SICILIA +<span class="smaller">NELLA POESIA E NELLA LEGGENDA</span> +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="x-large"> +MICHELE CATALANO +</p> + +<p class="pad2 main-t"> +LA VENUTA DEI NORMANNI IN SICILIA<br> +<span class="x-small">NELLA POESIA E NELLA LEGGENDA</span> +</p> + +<p class="pad6"> +<span class="large g">CATANIA</span><br> +<span class="smcap">Tip. Sicula di Monaco e Mollica</span><br> +<span class="small">Via S. Giuseppe al Duomo, casa Fazio</span><br> +—<br> +1903 +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid"> +<p> +PROPRIETÀ LETTERARIA +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="somm"> +<hr> +<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> +<hr> +</div> + +<div class="dedica"> +<p> +AI MIEI GENITORI +</p> +</div> +<hr class="silver"> +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span></p> + +<h2 id="prefazione">PREFAZIONE</h2> +</div> + +<p> +La storia siciliana pochi fatti offre più acconci a fornire +materia alla poesia e alla leggenda della guerra arabo-normanna, +che terminò con la ruina della potenza +musulmana in Sicilia. +</p> + +<p> +Mentre i guerrieri d’occidente si riversavano qual torrente +impetuoso in Palestina a liberare il Santo Sepolcro, +e Boemondo e Tancredi e molti altri guerrieri normanni +maravigliavano il mondo con la fama del loro valore, +anche in Sicilia si combatteva la guerra santa, e Roberto +Guiscardo e Ruggiero Bosso vi recavano le loro spade +vittoriose e s’insignorivano di tutta quanta l’isola. +</p> + +<p> +Dapprima venuti in iscarso numero e quasi per fare +scorreria, poi a poco a poco rinforzatisi, i Normanni non +temevano di affrontare un esercito dieci o venti volte superiore, +e quasi sempre le loro armature d’acciaio e i loro +pesanti spadoni avevano ragione delle sottili scimitarre arabe +e di quel popolo effemminatosi nel lusso e nella mollezza. +</p> + +<p> +Così, conquistando a palmo a palmo il terreno, il conte +Ruggiero, che ad una forza maravigliosa accoppiava coraggio +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +a tutta prova e profonda perizia nell’arte militare, +in una lunga e ostinata guerra trentenne, s’impadronì di +tutta quanta la Sicilia, vincendo i Saraceni in molte e +micidiali battaglie terrestre e navali. +</p> + +<p> +E poi, quando la Sicilia sotto il suo dominio e sotto +quello dei suoi successori, si riposò nella pace e nella +tranquillità, quale civiltà si produsse agli occhi meravigliati +dei contemporanei! +</p> + +<p> +I tessuti di lana e di broccato erano confezionati a +meraviglia dagli artigiani forestieri, che volentieri accorrevano +a rendere più splendida la reggia normanna; le +sapienti riforme legislative, fra le quali sono famose le +costituzioni sancite nel Parlamento d’Ariano nel 1140, la +rigogliosa fecondità del terreno sapientemente coltivato, i +prodotti dell’arte musulmana, tutte le circostanze favorivano +la magnificenza della corte de’ re normanni, per cui +la fama della civiltà siciliana si diffondeva nelle regioni +lontane e la potenza delle armi s’imponeva sui popoli +circostanti. +</p> + +<p> +«Lusso orientale», dice entusiasta a questo proposito +il Bartoli‍<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>, «che si adornava delle sete fabbricate nella +corte stessa del re; donne, cavalieri, amori, costumi, +quali potevano essere sotto quel cielo, in mezzo a quella +natura incantevole, fra quegli uomini di sangue greco ed +arabo, sotto la influenza di quella nuova civiltà che si +sviluppava potente. Sembrava veramente che la poesia +avesse voluto fabbricare a sè il proprio regno...». +</p> + +<p> +Era dunque naturale che quelle gesta meravigliose, +quella splendida epopea, quella fiorente civiltà dovessero +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +lasciare tracce abbastanza rilevanti nella tradizione poetica +e nella fantasia popolare, specialmente dei siciliani. +</p> + +<p> +I quali, poichè il ciclo carolingio fu importato nell’isola +in tempi a noi molti vicini, e non ebbe influenza +che sul popolo, e in più scarsa misura sulla classe elevata, +avevano bisogno di un soggetto illustre, che potesse +essere elaborato, ingrandito, cantato in poemi e illeggiadrito +con fioritura leggendaria. Questo soggetto era appunto +loro offerto dalla conquista normanna, la quale, a +detta d’un dotto siciliano‍<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, s’offre alla storia ciò che fu +propriamente in se stessa: una successione non dubbia +di atti ardimentosi e stupendi. +</p> + +<p> +E difatti uno degli epici che cantarono nel seicento +l’espulsione dei musulmani dice che aveva scelto «l’Attioni +del Conte Rogiero Normando come Argomento del +Poema, perchè in esso concorre la Pietà del’ Heroe, la +Nobiltà dell’Impresa e la Gloria della sua Patria»‍<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>. +</p> + +<p> +Fin dal secolo XI le gesta di Roberto Guiscardo furono +cantate in un poema latino da Guglielmo Appulo, +poeta nutrito di severi studi classici, e che osava paragonarsi +al gran poeta mantovano, chiedendo a Ruggiero +che gli fosse protettore, come già Augusto a Vergilio. +</p> + +<p> +Le imprese del conte Ruggiero furono celebrate da un +monaco, che per espressa volontà del conte, ne scriveva la +storia, infiorando la narrazione con versi latini di vario +metro. +</p> + +<p> +E ’l divino Alighieri, avendo, per così dire, prescienza +del futuro, affermava due secoli dopo che le gesta di +Roberto Guiscardo avrebbero potuto offrire ricca materia +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +di canto ad ogni poeta, ricordando Roberto tra quegli +spiriti +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">...... beati, che giù, prima</p> +<p class="i01">che venissero al ciel fur di gran voce</p> +<p class="i01"><i>sì ch’ogni musa ne sarebbe opima</i>‍<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a>.</p> +</div></div> + +<p> +Però la dantesca profezia luogo tempo dovette attendere +prima che si avverasse; dobbiamo arrivare sino al +secolo XVII per trovare un gentiluomo palermitano, Tomaso +Balli, il quale, in un lungo poema epico di trenta +canti intitolato <i>Palermo liberato</i>, celebrasse le gesta di +Ruggiero nella conquista di Palermo, che determinò la +totale ruìna della supremazia musulmana, e che perciò +costituisce il fatto più importante delle lotte arabo-normanne +di Sicilia. +</p> + +<p> +E dopo Tomaso Balli, che pubblicò il suo poema nel +1612, altri poeti, e non tutti degli ultimi, nello stesso +secolo e nel susseguente, prendono a materia del loro +canto la conquista normanna: Vito Sorba trapanese scrive +un poema epico in esametri <i>Sicilia liberata a comite +Rogerio</i> e poi Giuseppe Munebria, Francesco Morabito, +Mario Reitani Spatafora, Giuseppe Vitale e financo Giovanni +Meli, il soave e melodioso poeta vernacolo siciliano, +formarono intorno le ardimentose gesta degli avventurosi +predoni di Normandia, degne a buon dritto di canti e +di fantasiose leggende, un’ininterrotta tradizione poetica. +</p> + +<p> +Mano mano la cerchia si allarga, e, più che ci approssimiamo +ai tempi a noi vicini, la produzione aumenta. +</p> + +<p> +Poemi, drammi, novelle, leggende religiose, tradizioni +popolari, è tutto un flusso vigoroso poetico e leggendario +che negli ultimi secoli viene a dar vita novella alla cavalleresca +epopea normanna. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +</p> + +<p> +La quale nel secolo XIX viene finalmente rievocata da +Lionardo Vigo, che, ricordando la gloriosa monarchia che +aveva fatto tremare sui loro sogli gl’imperatori di Germania +e di Costantinopoli, voleva riscuotere il popolo siciliano +dal letargo e incitarlo a sottrarsi dal giogo borbonico +per costituirsi indipendente. +</p> + +<p> +La tradizione della conquista normanna assume allora +carattere nazionale, e l’Amari compone la <i>Storia dei +Musulmani di Sicilia</i>, la quale, benchè, sfrondando quel +periodo delle molte leggende che vi si erano formate, +purgasse la dominazione araba della taccia di barbara e +delle odiosità che le passioni religiose le avevano voluto +appropriare, e facesse comparire i nordici guerrieri, non +come liberatori, il che essi volevano dare a intendere, +ma come predoni, il che veramente erano, benchè insomma +togliesse a quel periodo tutto quel che di epico vi +fosse, pure rammentava ai Siciliani un passato di gloria, +di grandezza, di civiltà, di autonomia. +</p> + +<p> +Nel presente lavoro tratterò dei poeti latini che nell’undecimo +e duodecimo secolo cantarono o inneggiarono alla +fortunosa conquista, quindi della parte poetica ad essa +riferentesi in più tardi secoli, e di quelle leggende e di +quelle tradizioni di cui il popolo siciliano ci ha tramandato +l’eco affievolita e che si vanno mano mano illustrando +coi crescenti studi folklorici‍<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span></p> + +<h2 id="cap1">CAPITOLO I. +<span class="smaller"><span class="smcap">Poesia latina del secolo XI.</span></span></h2> +</div> + +<p> +Un popolo avventuroso, partito dalle nebbiose contrade +del settentrione su barche corsare, amante di preda e +di guerre, di gloria e di pericoli, si stabilì nel secolo X +in quella parte di Francia che dopo la sua dimora fu chiamata +Normandia, donde poi mandò vigorose propaggini +in Inghilterra e nell’Italia meridionale. +</p> + +<p> +Esso veniva con una letteratura, ricca di poemi nazionali, +opera degli <i>scaldi</i>, i suoi poeti; e quando, rinunziando +al proprio linguaggio, prese quello dei popoli soggiogati, +vi associò il sentimento immaginoso della propria +poesia nazionale, delle fantasiose saghe della Scandinavia, +onde sortì quell’elemento leggendario cavalleresco normanno, +che sì larga influenza ebbe sull’epopea romanzesca +del medioevo. +</p> + +<p> +I Normanni diffusero nell’Europa occidentale le poetiche +storie arturiane, mescolandole alle nebuloso immaginazioni +portate dalla loro patria d’origine, e, ovunque +movevano in cerca di gloria e d’avventure, cantavano le +loro gesta, formando vere epopee locali, ricche di elementi +ciclici dei popoli con i quali erano venuti a contatto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +</p> + +<p> +È quindi supponibile che anche nell’Italia meridionale +e in Sicilia i Normanni abbiano cercato di diffondere un +ciclo di tradizioni, un cumulo di fantasiose immaginazioni, +di cui a noi non sono pervenute che slegate leggende +o pallide reminiscenze. +</p> + +<p> +Esaminiamo anzitutto la poesia latina contemporanea +alla venuta dei Normanni in Sicilia. +</p> + +<p> +La face del pensiero latino, illanguidita ma non spenta +nell’alto medioevo, continuò a rispondere nei sec. XI e +XII col culto dell’antichità e degli esempi classici, risvegliando +mirabilmente l’attività letteraria e preludendo al +rinascimento. Cosicchè la parte della poesia latina del medioevo +che celebra le gesta normanne non ha alcuna attinenza +con le scarse leggende rimasteci, poichè essa non +è estrinsecazione dei favolosi racconti sopiti nella coscienza +popolare, ma piuttosto materia storica versificata. +</p> + +<p> +Sulla fine del secolo XI sorse una gran fioritura di +poemi storici sulle gesta dei principi e sulle guerre micidiali +tra le città italiche. +</p> + +<p> +Per la scorrevolezza degli esametri, i quali talvolta imitano +i poeti classici in modo da darci un’eco lontana +di quella divina armonia, per la chiara divisione della +materia e la lucidità dell’esposizione, il poema di Guglielmo +Pugliese tiene certamente uno dei primi posti‍<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. +</p> + +<p> +Esso consta di cinque libri, scritti in esametri classici, +ai quali talvolta sono inframmessi esametri leonini e caudati. +Fin dal prologo, che per primo fu distinto dal resto +del poema dal Willmans‍<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>, appare manifesto che Guglielmo +ha in certo modo coscienza di essere poeta, poichè, +paragonandosi agli antichi epici, dice che egli, vate +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +nuovo, non più canterà le gesta degli antichi condottieri, +ma quelle dei nuovi‍<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. Dedica la sua opera a Ruggiero, +duca di Puglia, «<i>Rodberti dignaque proles</i>», e dopo aver +rivolte parole reverenti a papa Urbano II per domanda +del quale aveva incominciato il poema, sembra, come +dice il Bartoli‍<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a>, che faccia professione di modestia, poichè +afferma che la sola devozione gli dà le forze negategli +dal magistero dell’arte e dall’ingegno. Tuttavia ha la +persuasione che il suo poema gli sarà di lustro e di onore, +e modellandolo sugli antichi poemi latini, infiora gli +esametri di imitazioni ovidiane e specialmente vergiliane. +E alla fine egli ha l’ardimento di paragonarsi al grande +poeta mantovano e chiede al suo protettore che gli sia +benigno come già Ottaviano Augusto a Vergilio‍<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>. +</p> + +<p> +Nè solo nella forma, ma anche nel pensiero tenta di imitare +gli esemplari classici, chè, quando deve descrivere +una battaglia di grande importanza, o vuol fare qualche +paragone, subito cerca qualche passo di Vergilio o di Lucano, +e si sforza d’imitarlo, e ne toglie frasi e immagini +e similitudini‍<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a>. +</p> + +<p> +Così Roberto Guiscardo, che è il protagonista del poema, +quando si getta nel folto della mischia, o prende +le disposizioni necessarie per l’assalto di qualche castello +o città, arieggia Enea o Turno o altro classico eroe. Anzi +quasi sempre ciascuna frase poetica è un «<i>opus musivum</i>», +in quanto che, «analizzata attentamente risulta +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +costituita da parole, espressioni, accozzate da passi ed autori +diversi‍<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>». +</p> + +<p> +E talvolta con le imitazioni della poesia classica e con +i ricordi mitologici Guglielmo ci dà pure quasi una parvenza +di quelle immortali bellezze; ma il poeta vuole liberarsi dai +legami del passato; non più vuole glorificare come i <i>veteres +poetae</i> le gesta degli antichi condottieri, ma quelle dei +nuovi; egli canta un popolo giovane che con l’antico non +ha legami di sorta, egli non attinge alla cultura latina +che semplicemente la forma, mentre il contenuto rimane +un’apologia delle gesta normanne e della novella civiltà +che si manifestava fiorente e forte. Però giustamente si +deve dar lode a Guglielmo per le immagini colorite delle +quali infiora il poema, e per la lingua addirittura classica +che adopera, poichè, com’ebbe a dire il Willmans, +«si indolem poeticam respicis suavi cursu volvuntur versus +Latino sermone satis pure conscripti atque colore vivido +et imaginibus lepidissimis exornati‍<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a>». +</p> + +<p> +Guglielmo Appulo dedica poco meno di duecento versi +a narrare la venuta dei Normanni in Sicilia e descrivere +l’espugnazione di Palermo. Esalta grandemente il conte +Ruggiero dicendo che non era da meno di Roberto +Guiscardo nelle virtù guerresche, e ch’era più valoroso +degli altri fratelli, poichè colle sole sue forze aveva intrapreso +un’impresa tanto illustre come quella della cacciata +dei musulmani dalla Sicilia e della difesa della religione +cristiana. +</p> + +<p> +Egli non fa distinzione fra gli oriundi siciliani e i conquistatori +musulmani, ma li qualifica tutti «<i>Siculos divini +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +nominis hostes</i>»‍<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> e chiama Palermo +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Urbs inimica Deo, divini nescia cultus</p> +<p class="i02"> Subdita daemonibus....‍<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a></p> +</div></div> + +<p> +Roberto Guiscardo fa tragittare alle sue milizie lo +stretto di Messina, e, unitele a quelle del fratello, intraprende +l’assedio di Palermo. E, avendo per mezzo di +una ricognizione sfidati a battaglia i Palermitani, questi, +non sopportando le ingiurie proferite dai cavalieri normanni, +escono di città e attaccano il nemico, combattendo +con molta audacia e fierezza; ma i normanni a viva +forza li ricacciano entro le mura. +</p> + +<p> +Allora i palermitani chiamano per rinforzo i musulmani +d’Africa, e, congiunte le flotte, offrono ai due fratelli +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +battaglia navale. Le navi saracene «<i>nutu divino</i>» son +costrette a prender la fuga, mentre alcune son prese, +altre sommerse. Abbiamo poi la descrizione di un assalto +a Palermo. I Normanni, ora vinti, ora vincitori, entrati +alfine nella città e i difensori domandano supplichevoli la +vita, che Roberto concede, ordinando che niuno di loro +sia offeso. +</p> + +<p> +La diligente e vivace narrazione di Guglielmo corrisponde +pienamente a quella lasciataci dal Malaterra, senonchè, +essendo molto più ristretta, tralascia parecchi particolari, +che ci vengono riportati dal più minuzioso cronista +benedettino. +</p> + +<p> +Non rammenta, ad esempio, l’episodio dei trecento guerrieri, +i quali, calatisi con Roberto Guiscardo nei giardini +dalla parte della Khalesa, decisero della conquista di +Palermo, assalendo alle spalle i Saraceni accorsi a difendere +la città, dal conte Ruggiero in altre parti assaltata +nè quel fatto, che forse sarà una fola, di un tal cavaliere +normanno, che per fare atto di prodezza, entrò solo in +Palermo per una porta, e traversata tutta quanta la città, +fulminando i nemici, uscì a cavallo per la porta opposta; +ricordo palese della famosa irruzione di Turno nel +poema virgiliano, imitata dall’Ariosto. +</p> + +<p> +L’assedio di Palermo non fu certamente narrato da +Guglielmo per propria testimonianza oculare, ma probabilmente +per averne sentito la narrazione dai guerrieri reduci +dalla spedizione; esso è infatti un episodio staccato +dalle fila del racconto principale, e il poeta non lo descrive +se non perchè è una delle gesta di Roberto Guiscardo. +</p> + +<p> +A noi però non interessa fare risaltare il valore di Guglielmo +come storico; quindi passiamo a un altro scrittore +e poeta latino delle gesta normanne, il quale più direttamente +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +ci concerne, benchè meno abile di Guglielmo +nel maneggio della lingua e nella spigliatezza del verso. +Alludo a Goffredo Malaterra, monaco benedettino di nazione +normanna, del secolo XI, che scrisse per espressa +volontà del conte Ruggiero una «<i>Historia Sicula</i>» nella +quale, accennato brevemente le precedenti vicende dei normanni, +narra diffusamente la conquista di Sicilia e il regno +del suddetto conte‍<a class="tag" id="tag16" href="#note16">[16]</a>. +</p> + +<p> +A questa cronaca‍<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a>, che è riguardata come uno dei +più preziosi documenti storici per questo periodo, non si +deve però dare intera fiducia come valore storico, poichè +vi si appalesa chiaramente lo spirito partigiano dell’autore +verso i normanni e la sua credula ingenuità verso tutto +ciò che gli sembra uscire dai limiti del naturale. +</p> + +<p> +Dal punto di vista letterario la prosa del Malaterra non +è nè colta nè elegante, nè di ciò possiamo fargliene colpa, +perchè l’autore si dichiara quasi digiuno di grammatica; +tuttavia il monaco benedettino si scusa della sua «incultiori +poëtrica», dicendo che il principe aveva voluto che +scrivesse con stile chiaro e semplice, mentre egli facilmente +avrebbe potuto «pomposius eructare»‍<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a>. +</p> + +<p> +Contuttociò il Malaterra vuole assumere la palma poetica, +perchè al suo barbaro latino inframmezza alcuni versi +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +leonini (che non possono essere nemmeno paragonati agli +esametri quasi eleganti di Guglielmo) con rima a versi accoppiati +o con rimalmezzo o più bizzarramente con rima +doppiata nel mezzo e sdrucciola in fine. +</p> + +<p> +Abbiamo versi: +</p> + +<p> +1º in principio; nove versi di quindici sillabe, ossia +giambici mancanti dell’ultimo piede, nei quali è contenuto +l’argomento del primo libro. +</p> + +<p> +2º lib. III, cap. XI; trenta versi di quindici sillabe. Vi +si narra che il conte Ruggiero nel maggio 1077 va con +un’armata navale ad assediare un castello. +</p> + +<p> +3º ivi, cap. XIV; diciotto esametri leonini con rima interna. +Ruggiero fa costruire una flotta. +</p> + +<p> +4º ivi, cap. XVI; quattordici esametri leonini con rima +interna. Evisando di nazione britanna a Taormina salva +la vita al conte, restandone vittima lui stesso. Quest’episodio +ebbe, come vedremo, molta fortuna nell’epica posteriore +del ciclo normanno. +</p> + +<p> +5º ivi, cap. XVIII; trenta versi leonini (meno il 10, 18, +25 e 26) con rima interna. Vi si narra la presa di Taormina. +</p> + +<p> +6º ivi, cap. XIX; ventinove versi di quindici sillabe +(meno il 18 e il 21). Vi si descrive la fondazione della cattedrale, +oggi collegiata di Troina, che fu finita di fabbricare +nel 1078 e principiata nel 1067‍<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a>. +</p> + +<p> +7º ivi, cap. XXI; dodici esametri leonini con rima interna. +Il conto fa pace con gli Iacenses‍<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +</p> + +<p> +8º ivi, cap. XXIII; diciotto esametri leonini con rima +interna. Ruggiero concede al conte Raimondo la mano di +sposa della figlia Matilde. +</p> + +<p> +9º ivi, cap. XXV; ode di quattro strofe di sistema asclepiadeo, +ma in cui alla sillaba accentata lunga è sostituita +spesso una sillaba accentata breve. Assedio di Durazzo. +</p> + +<p> +10º ivi, cap. XXXVIII; trentasei versi di quindici sillabe +con assonanza finale ripetuta molte volte ogni tre +versi. In essi il P. dopo aver ricordato la grandezza di +Roma antica, che aveva dettato legge al mondo, rimprovera +i moderni romani della loro vigliaccheria. +</p> + +<p> +11º lib. IV, cap. XIX; ventidue versi di quindici sillabe +con rima doppiata interna e sdrucciola in fine. Vi +si narra la nascita di Simone, figlio del conte Ruggiero‍<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a>. +</p> + +<p> +La cronaca del Malaterra divenne, come mostreremo +in seguito, la principale fonte alla quale attinsero i poemi +posteriori. E ciò doveva avvenire per necessità, poichè +ad ogni piè sospinto vi si leggono fatti che appartengono +più alla leggenda che alla storia: poche centinaia +di cavalieri normanni sconfiggono numerosi eserciti; le +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +prodezze di Ruggiero e di Roberto rasentano le gesta dei +paladini di Carlomagno; S. Giorgio su un bianco cavallo +interviene direttamente nelle battaglie, combattendo a favore +dei normanni; vi si scorge insomma chiaramente un +embrione epico — leggendario — religioso, che, in altre circostanze +storiche, avrebbe dato origine ad una vera e +propria epopea normanno-sicula. +</p> + +<p> +Ricorderemo infine due scritture latine del secolo XI, +forse apocrife, relative al conte Ruggiero. +</p> + +<p> +Il «<i>Iubilatus Chorearum</i>»‍<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a> fu, a quanto ci asseriscono +gli scrittori siciliani del seicento, cantato in Modica +per il trionfo del conte Ruggiero dopo la cacciata +dei saraceni. Ne dò il principio: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Lucis radijs in aevum memorabimur in umbris barbarici horroris, dum fulgent Rogerij prodigia.</p> +<p class="i01">Lucem Comitis fatemur amicam, suffusam roseis nitoribus.</p> +<p class="i01">Lucis amoenitatem coelestia influunt sydera et Trinacria priscis gaudet splendoribus.</p> +<p class="i01">Lucem Magna Curia immortalitatis praefigit, in Herois meritis.</p> +</div></div> + +<p> +Questi versi, se pur così possono essere chiamati, fatti +sul gusto di certe sequenze ecclesiastiche, cominciano con +un <i>lucis</i>, e questi sono i più lunghi, o con un <i>lucem</i>, e +questi sono i più brevi. +</p> + +<p> +Il manoscritto dal quale furono tratte, era, secondo ciò +che dice il Reina‍<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a>, intitolato «<i>Chronica Beneficiorum +Motucae apud Sanctam Maiorem Domum</i>» e apparteneva +a Tomaso Scarso cantore della chiesa di S. Giorgio, +cattedrale di Modica. +</p> + +<p> +Pochi anni prima del 1655, nella repentina morte del +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +prenominato cantore, il manoscritto fu rubato dai parenti +dello Scarso, e non potè più essere trovato, nemmeno +colla minaccia di scomuniche papali. Ma, a cagione del +carattere della scrittura, soggiunge il Reina, che afferma +di aver veduto il manoscritto, e per la menzione dell’abate +Imberto, si deduce che avesse intorno a cinquecento +anni di antichità. +</p> + +<p> +Da questo ingarbugliato racconto facilmente si può arguire +che il manoscritto non dovette mai esistere, e che +queste famose Coree non sono altro che una falsificazione +di Placido Reina, il quale fu il primo a stamparle. +Ricordiamoci infatti che siamo nel seicento, secolo di falsificazioni; +ricordiamoci della menzione che vi si fa della +Sacra lettera scritta dalla Madonna ai Messinesi, la quale +menzione doveva servire a Placido Reina, che fece scorrere +fiumi d’inchiostro per provare l’autenticità di quella +solenne impostura; poniamo mente infine che le suddette +Coree dovevano servire pure ai fini del Carafa, modicano, +e perciò intento a illustrare, a ingrandire le gloriuzze +del suo campanile, e tiriamone le conclusioni. Non +solo ciò; ma il Reina riporta uno scritto del Carafa e di +altri modicani, in cui si fa fede che il manoscritto esistette +realmente: ciò vuol dire che ai suoi tempi si avevano +già forti dubbi sull’esistenza della <i>Chronica Beneficiorum</i>. +</p> + +<p> +Come pure apocrifi devono essere quei versi attribuiti +a Maraldo‍<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a>, monaco calabrese, nei quali si celebra la +nascita di Ruggiero, figlio del conte Ruggiero, battezzato +da S. Brunone‍<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>, i quali mi sembrano imitati dai versi +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +del Malaterra, contenuti nel lib. IV, cap. XIX, ove si +celebra la nascita di Simone, altro figlio di Ruggiero. +</p> + +<p> +Del resto si sa che il <i>Breve Chronicon monasterii S. +Stephani de nemore</i>‍<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a>, opera dello stesso monaco Maraldo, +è apocrifo o almeno di fede assai sospetta‍<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a>. +</p> + +<p> +Noi ci siamo ristretti a esaminare la sola poesia latina +riferentesi al periodo della conquista normanna; troppo +ci sarebbe voluto, se avessimo preso ad esaminare anche +la parte prosastica delle cronache, sia della conquista, +sia di tutta la dominazione normanna di Sicilia‍<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a>. Tale +lavoro sarebbe davvero utilissimo, ma più ad una indagine +storica, che alla fortuna di un fatto storico nella +tradizione poetica e nella materia leggendaria. +</p> + +<p> +Tuttavia non possiamo fare a meno di osservare, a fine +di poter meglio risolvere problemi che ci si affacceranno +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +in seguito, che le nostre cronache, abbondanti, a +dir vero, sul periodo normanno di Sicilia e dell’Italia meridionale, +non accolgono, fatte le debite eccezioni, i racconti +del volgo, se non dopo averli sottoposti ad una certa +revisione della ragione; e benchè talvolta esagerino i fatti +storici, pure non hanno alcuna tendenza al meraviglioso, +come in generale le cronache forestiere dello stesso periodo +che narrano altre imprese del popolo normanno. +</p> + +<p> +In questo, come in altri fatti, lo scetticismo italiano +relegò nella fantasia della plebe le leggende formate dall’immaginazione +popolare, e la letteratura dotta sdegnò +appropriarsi tale patrimonio, attratta dallo splendore del +classicismo, della civiltà latina, che, attraverso le nebulose +memorie e le immaginazioni medievali, rigogliosamente +rifiorì sul decadere dell’età di mezzo e sul principio dell’evo +moderno. +</p> + +<p> +Cosicchè, mentre ad esempio per la leggenda di Attila +<i>flagellum dei</i>‍<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a>, ci sono stati tramandati molti favolosi +racconti formati dalla fantasia popolare, che furono raccolti +dai cronisti dell’Italia settentrionale; in Sicilia l’avventurosa +conquista normanna fu con esattezza di particolari +descritta storicamente dai cronisti contemporanei, +sì che la fermentazione leggendaria fu arrestata sul nascere, +e sempre più andò svanendo per il succedersi tumultuoso +di straniere dominazioni. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span></p> + +<h2 id="cap2">CAPITOLO II. +<span class="smaller"><span class="smcap">Embrioni epici e leggendari nel medio-evo.</span></span></h2> +</div> + +<p> +Dopo questa rapida scorsa alla poesia latina che sulla +fine del secolo XI e sul principio del XII, cantò la conquista +normanna, fermiamoci sopra un altro punto capitale +per il nostro studio, e che ci darà mezzo di potere +sciogliere una importante questione. +</p> + +<p> +E comincio dal dire che si potrebbe quasi sicuramente +affermare che la conquista dei normanni fece scaturire +nella immaginazione popolare epiche leggende soffocate +sul nascere e che perciò non ebbero esplicazione letteraria. +</p> + +<p> +Sappiamo che uno dei caratteri di quei nordici avventurieri +era quello di celebrare le loro gesta. Nè quest’abitudine +perdettero i normanni di Puglia e di Sicilia, poichè +le loro imprese furono, come abbiamo veduto, messe +in versi da Guglielmo Pugliese e descritte in prosa da Goffredo +Malaterra, il primo per desiderio di papa Urbano II +e di Ruggiero Borsa, il secondo per comando del conte +Ruggiero. Ora nel «<i>De gestis Roberti Guiscardi</i>» e nell’«<i>Historia +sicula</i>» parecchi passi ci danno prova che +la venuta dei Normanni s’era epicamente formata con la +fusione di elementi di altri cicli e che appariva ai contemporanei +idealizzata in una lotta religiosa. +</p> + +<p> +E anzitutto nel poema di Guglielmo è da notare la natura +stessa del componimento, che è un poema. Ruggiero +e Roberto combattono come paladini di antico stampo; nella +battaglia di Civitate il Guiscardo irrompe con grand’impeto +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +sui nemici, distribuendo colpi da disgradare gli eroi +della Tavola Rotonda‍<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a>. +</p> + +<p> +Nel libro II vv. 926 e sgg. si ha certamente un ricordo +di leggenda scandinava. Roberto Guiscardo campeggia +dinanzi un inespugnabile castello di Calabria e comanda +alla sua gente di sparger voce che uno dei suoi +soldati sia morto. Poi si fa mettere armato in una bara +col volto nascosto con panni unti di cera, secondo l’usanza +normanna, e si fa portare dentro il castello per esser +seppellito nella cappella. Quando Roberto e coloro che lo +portavano furono dentro, tirarono le spade dalle guaine e assaltarono +i coloni del luogo presi al laccio dal finto morto. +</p> + +<p> +Il curioso stratagemma con lieve differenza di particolari +ritroviamo in <i>Dudone di S. Quintino</i>‍<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a>, e in <i>Guglielmo +Gemmeticense</i>‍<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>, quando descrivono la famosa +distruzione di Luni, avvenuta nel IX secolo per opera di +Hastings, predone normanno, che credette di aver preso +«<i>Romam, caput mundi</i>». Un’altra leggenda analoga, ma +che ha più intimità di rapporti con quella di Guglielmo, si +trova nei fasti di Aroldo il Severo (Harald Haardraade)‍<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>. +</p> + +<p> +Nel libro V vv. 401 e sgg. si narra che il cadavere +di Roberto Guiscardo, sbalzato da una tempesta, venisse +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +ripescato sulla spiaggia pugliese e sepolto a Venosa, la +quale +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i04"> nitet tantis decorata sepulchris</p> +<p class="i01">A Caroli Magni vel tempore Caesaris umquam</p> +<p class="i01">Nullos pares produxit fratribus istis.</p> +</div></div> + +<p> +Ora il Rajna asserisce che la menzione di Carlo Magno +doveva richiamare nella memoria del poeta anche le immagini +di quegli eroi «di cui la tradizione poetica rappresentava +Carlo circondato e che ne costituivan la forza. Nè +del resto la gloria stessa di Carlo continuerebbe ancora +a risplendere dopo tre secoli e farebbe sì che il suo nome +s’offrisse a questo modo al pensiero, se non fosse appunto +per effetto dell’epopea‍<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a>». +</p> + +<p> +Si potrebbe obiettare che tali elementi ciclici riscontrati +in Guglielmo non siano pervenuti nel poema per influsso +di leggenda popolare, ma per la cultura letteraria del +poeta; e ciò specialmente per quella menzione di Carlo +Magno, che d’altronde indica solamente i tempi del grande +imperatore, dalla quale il Rajna vuole dedurre la conoscenza +delle leggende carolingie nel secolo XI nell’Italia +meridionale. Ad ogni modo, resta sempre il dubbio che +si tratti di veri e propri elementi ciclici che Guglielmo +attinse dalla tradizione popolare. +</p> + +<p> +Ma più particolarmente per il nostro assunto da quel +«<i>nutu divinu</i>», cui abbiamo accennato parlando del poema +di Guglielmo, e che trovasi nella narrazione della conquista +di Palermo, appare chiaramente che alla mente del +cantore di Roberto Guiscardo, per quella fantasia devota +e per quella tendenza a creder soprannaturali i fenomeni +umani propria delle immaginazioni medioevali, la venuta +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +dei Normanni in Sicilia s’era presentata come una impresa +voluta da predestinazione divina. +</p> + +<p> +Nella cronaca del Malaterra, quasi ad ogni pagina, si +legge il conte Ruggiero e Serlone spaccare in due uomini +e cavalli, alzare intorno a loro monti di cadaveri‍<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a>, +squarciare grossissime corazze‍<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a>; alla battaglia di Cerami +compare poi un cavaliere dalle bianche armi, montato +sopra un bianco cavallo, sventolante una bianca bandiera, +che dai normanni fu raffigurato in S. Giorgio, loro protettore. +Anzi si può dire che tutta quanta l’<i>Historia Sicula</i> +sia informata ad un principio religioso costante, ossia +a quello di fare intervenire il soprannaturale e di +ascrivere a volere divino le vittorie dei Normanni sui +Musulmani. +</p> + +<p> +Si potrebbe ragionevolmente obiettare che le nostre +congetture poggiano su scarsi indizi, i quali, invece che +testimonianze di un ciclo sorgente di tradizioni e di favole, +presto illanguidito e scomparso senza aver dato nascimento +ad un’epopea, potrebbero essere manifestazioni +del sentimento religioso e della viva immaginazione dei +cronisti medievali. +</p> + +<p> +Ma altre testimonianze ci sono fornite dalla materia +leggendaria del medioevo, e dall’epopea romanzesca di +Francia. +</p> + +<p> +Tra le leggende che numerose fiorirono nell’età di mezzo +sul ritrovamento di tesori nascosti ve n’ha una la +quale si legò alla fama di Roberto Guiscardo, il fortunato +duce normanno. +</p> + +<p> +Da tempo immemorabile trovavasi in Sicilia, o secondo +altri, in Puglia, una statua marmorea di cui si parlava +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +tra il volgo soltanto come di cosa superstiziosa, oggetto +di paurosa venerazione e di mistero. Essa portava +scolpite in un cerchio di bronzo intorno al capo parole +che ai rozzi contadini di quei luoghi dovevano sembrare +sibilline come formule magiche: +</p> + +<p> +<i>Calendis maiis, oriente sole, aureum caput habebo.</i> +</p> + +<p> +Passando Roberto Guiscardo per quelle contrade, notò +la statua e il motto, ed essendosi diffusa tale notizia +nel suo esercito, un saraceno prigioniero promise d’indovinare +l’enigma. Infatti questi, il primo di maggio, allo +spuntar del sole, avendo notato diligentemente il luogo ove +terminava l’ombra della statua, e fatto in quel posto scavare +la terra, trovò un grandissimo tesoro, del quale tosto +s’impadronì Roberto, cui servì in molte imprese: il +musulmano fu liberato ed ebbe molti doni. +</p> + +<p> +La leggenda della quale abbiamo data notizia, ci è +stata tramandata con lievi divergenze di particolari da +molti scrittori. +</p> + +<p> +Il riferimento più antico è nell’opera di un monaco +belga, la celebre <i>Chronografia</i> di Sigeberto di Gembloux‍<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a> +(nato circa il 1030, morto il 1111) che pone il fatto nel +1039 al tempo della prima entrata dei Normanni in Sicilia. +Il Petrarca invece dice semplicemente che la statua +si trovava in Sicilia, senza riferire la leggenda al +Guiscardo, e afferma che il fatto «non multis retro saeculis +contigisse»‍<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a>. Altri scrittori dicono che il caso sia +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +avvenuto in Puglia: così Vincenzo di Beauvais‍<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a>, Pandolfo +Collenuccio nel <i>Compendio delle historie del Regno +di Napoli</i>‍<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>, Giuseppe Bonfiglio Costanzo‍<a class="tag" id="tag41" href="#note41">[41]</a>, il Bonfinio‍<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a>, +il <i>Magnum Chronicon Belgicum</i>‍<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a>, il Platina +nelle <i>Historie delle vite dei pontefici</i>‍<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a>, la <i>Cronaca degli +imperatori romani</i>‍<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> ed altri. Luigi Marzacchi, letterato +messinese della prima metà del secolo XIX, riferendo +la leggenda‍<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>, pone il luogo dell’avvenimento nelle +contrade di Puglia vicino ad Altamura, mentre durava l’assedio +di Bari, ed afferma di aver attinto la narrazione da +un antico manoscritto; il che poi non è vero, perchè la +sua fonte, come si desume da alcune parole riportate dal +Marzacchi medesimo, è il Collenuccio. In un codice della +Biblioteca Nazionale di Torino, contenente un <i>Chronicon +de VI etate</i>‍<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>, il fatto avviene in <i>Apulea in civitate +Neapoli</i>, e il Saraceno ci è presentato come un gran +filosofo. +</p> + +<p> +La leggenda adunque era diffusissima nelle immaginazioni +medievali, e certamente si formò mentre Roberto era +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +ancor in vita, poichè ci viene riportata da Sigeberto di +Gembloux, che visse nell’XI secolo. Però bisogna notare +che tale racconto non fu attribuito al solo Guiscardo; già +prima la leggenda si era legata alla fama della potenza +e delle ricchezze di Roma‍<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a>, ed appare in alcuni testi +che ci conservano le immaginazioni leggendarie su Vergilio‍<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> +e sulla vita del pontefice Silvestro II (Gerberto)‍<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a>. +Simiglianti leggende si trovano pure nelle varie redazioni +delle <i>Gesta romanorum</i> attribuite a un <i>clericus</i> innominato‍<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a>, +o poste ai tempi di un imperatore Enrico‍<a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a>, +e in altri testi ancora attribuite ad una persona indeterminata‍<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a>. +Una statua di Giulio Cesare avente la medesima +iscrizione decifrata nella stessa maniera è menzionata +in una <i>Chronica de civitate Ravennae</i>‍<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a>, e immaginazioni +simili si ritrovano in qualche libro arabico e in +racconti orientali‍<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>. +</p> + +<p> +Del resto, com’ebbe a dire Arturo Graf, «è da notare +che storie a questa somiglianti di persone che penetrano +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +in qualche segreta cavità e vi trovano tesori e altre meraviglie, +sono molto frequenti nelle cronache del medio +evo‍<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a>». +</p> + +<p> +Questa leggenda è l’unica veramente importante dell’età +di mezzo che si riferisca ai Normanni e della quale +ci siano rimaste testimonianze sicuramente medievali. +</p> + +<p> +Quale ne è la origine? Problema difficile, perchè niun +accenno, niun punto di partenza ci è dato per determinare +le varie vicissitudini, le infiltrazioni e le contaminazioni +più o meno notevoli della leggenda. +</p> + +<p> +Però possiamo affermare a prima vista, che essa non +è di provenienza siciliana, sia perchè non se ne trova accenno +presso i numerosi illustratori di memorie e leggende +locali di Sicilia, e presso i cronisti dell’epoca normanna, +sia perchè il nome di Roberto Guiscardo non +poteva avere alcuna influenza sulla immaginazione del popolo +siciliano, non essendo venuto Roberto nell’isola che solamente +per l’assedio di Palermo. Ed è certamente un’incongruenza +nella redazione del monaco belga, il riferire la +leggenda al 1039, perchè il Guiscardo non si trovava allora +con i Normanni venuti in Sicilia con Maniace. +</p> + +<p> +Fors’anche il duce normanno potè rinvenire nelle sue +numerose scorrerie qualche tesoro, e i suoi militi, sempre +portati al meraviglioso, ricamarono sopra il fatto la leggenda +che potevano già trovare bell’e fatta nel ricordo di +simili racconti. Ma tale congettura mi sembra priva di +fondamento, perchè la nostra leggenda non ha alcun riscontro +nella materia leggendaria dei normanni. +</p> + +<p> +Nè mi sembra accettabile l’opinione, benchè autorevole, +di Arturo Graf‍<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a>, che crede questa storia di origine arabica, +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +quantunque possa essere suffragata dalla considerazione +che una leggenda simile trovasi in un libro della +letteratura araba‍<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a>, poichè Roberto ebbe pochissimi contatti +con i musulmani, anzi si può dire che guerreggiò +con essi solamente nell’espugnazione di Palermo, in aiuto +del fratello Ruggiero. +</p> + +<p> +Inoltre non sapremmo in tal caso spiegarci la ragione +per cui la popolazione araba di Sicilia creò o attribuì tale +racconto a Roberto. +</p> + +<p> +Credo piuttosto che la leggenda sia stata originata da +qualcuna di quelle confusioni, frequentissime nelle cronache +medievali, ossia dall’attribuzione di un medesimo avvenimento +a persone diverse in epoche anche lontane tra di +loro, di cui troviamo qualche esempio anche in leggende +riferentisi a Roberto Guiscardo‍<a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +</p> + +<p> +Attribuita una volta a Roberto da un testo (che probabilmente +sarà stato la conosciutissima <i>Chronografia</i> di +Sigeberto di Gembloux, poichè è dessa che ci dà la prima +testimonianza) è naturale che i cronisti posteriori abbiano +ripetuto la favola attingendo al monaco belga o copiandosi +tra di loro. E questa era tanto più facile ad essere +accettata in quanto che la fama delle ricchezze di +Roberto Guiscardo era già sparsa per tutto il mondo, sì +che un inglese, Orderico Vitale, vissuto in tempi a lui +vicini, poteva decantare i tesori del duce normanno‍<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a>. +</p> + +<p> +Ad ogni modo la grande diffusione della leggenda, ci +prova ancora una volta l’influenza dell’elemento normanno +sull’immaginazione popolare del medioevo. +</p> + +<p> +Nè solamente la conquista normanna s’era epicamente +formata sulla bocca dei primi narratori e aveva suscitato +nel popolo immaginazioni leggendarie, ma molti poemi +cavallereschi francesi sembrano essere stati composti in +Sicilia sotto la dominazione dei normanni. +</p> + +<p> +Nel <i>Floovant</i>, nel <i>Fierabras</i> e specialmente nel <i>Ligurinus</i>, +ov’è riassunto un altro poema, il <i>Solymarius</i>, si +notano numerose e importanti leggende sui normanni dell’Italia +meridionale che provengono dalla tradizione popolare +secondo l’affermazione degli stessi scrittori. Nel secolo +XIII «Robert Guiscard, Boémond et Tangré avaient +conservé en Sicile une popularité que la tradition ne suffit +pas à donner, et qui remonte presque toujours à une poésie +populaire contemporaine des faits qu’elle chante‍<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a>». +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +</p> + +<p> +Il poema <i>Renier</i>, nel quale molti eroi discendono genealogicamente +da Roberto Guiscardo, da Tancredi e da +Boemondo‍<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a>, sembra che sia stato composto in Sicilia; +così pure la <i>Bataille Loquifer</i>, il cui autore dice che è +stato in Sicilia, ove ha guadagnato molto danaro con la +recita del poema: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Ains a nul home ne l’aprist n’enseigna</p> +<p class="i01">Mais grand avoir en ot et recovra</p> +<p class="i01">Entor Sicile; la ou il conversa‍<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a></p> +</div></div> + +<p> +ciò che però può essere una bugia di giullare, come osserva +il Gaspary‍<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a>. +</p> + +<p> +Così pare pure che sia stato composto in Sicilia il curioso +poema di <i>Florian et Florète</i>‍<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> nel quale sono +tratti di provenienza realmente siciliana. In esso è ricordata +la leggenda di Artù nell’Etna, che, com’è noto, secondo +le ricerche del Graf, fu localizzata in Sicilia dai +normanni; in esso il Mongibello è descritto come una meravigliosa +dimora, alla quale Morgana, sorella di Artù, +conduce Floriant, figlio di Elyadus re di Sicilia‍<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a>. +</p> + +<p> +Se adunque nell’epopea francese si fa parecchie volte +ricordo della Sicilia e l’azione di parecchi poemi è posta +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +in Sicilia ed alcuni di questi, secondo il dotto scritto citato +di Gaston Paris, sono stati composti nell’isola‍<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>, si +deve renderne merito alla dominazione normanna, la quale +non solo localizzò in Sicilia la leggenda brettone di +Artù e diede il nome di fata Morgana al meraviglioso +fenomeno che si osserva presso Messina‍<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a>, ma pure apportò +leggende carolingie, onde nacque la fortuna del +ciclo ancor fiorentissimo al dì d’oggi‍<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>. +</p> + +<p> +Elementi normanni si possono anche rintracciare nell’epopea +d’<i>Aspremont</i>. +</p> + +<p> +Si sa che l’<i>Aspromonte</i> italiano ha preso l’argomento +dalla <i>Chanson d’Aspremont</i>, eccetto il primo libro, che +probabilmente sarà derivato da quelle introduzioni che si +ritrovano nei codici franco-veneti. Ora è precisamente in +questo libro che il dott. E. Modigliani in un recente studio +vuole riconoscere elementi normanni per quelle leggende +di Ruggiero, di Galiziella e di Beltramo che si ricollegano +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +«più direttamente con le tradizioni delle gesta +dei Normanni in Sicilia‍<a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>». Tali elementi invece io +sarei più propenso a riconoscerli nella <i>Chanson d’Aspremont</i>, +alla quale il Modigliani nega un fondamento «immediatamente +storico». Pur ammettendo che la <i>Chanson +d’Aspremont</i>, quale ci è pervenuta, non abbia alcuna +relazione con la presa di Reggio per parte di Abou-Abbas-Abd-Allah +nel 901‍<a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a>, un fondamento storico credo +che si debba riconoscere nella conquista della Calabria e +della città di Reggio per parte dei Normanni comandati +dal conte Ruggiero nel 1060. Se si pone mente che gli +scambi continui tra la Francia settentrionale e i Normanni +di Puglia e di Sicilia non cessarono, specialmente per mezzo +dei pellegrini e dei giullari, anche dopo la conquista definitiva +dell’Italia meridionale, e che, come bene fa osservare +il Modigliani, gli echi delle lotte che si agitavano nel mezzogiorno +d’Italia interessavano e hanno interessato i Francesi +sino a poco tempo fa, non sembrerà improbabile l’opinione +che all’origine della favola d’una guerra fra Francesi +e Saraceni in Calabria debbano aver contribuito, se non +principalmente, almeno in misura rilevante, assieme agli +altri <i>detriti di tradizioni storiche</i> sulle lotte tra gli Arabi +e i Latini del Mezzogiorno d’Italia, anche la presa di +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +Reggio‍<a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> e il racconto alterato e snaturato della conquista +di Sicilia, che nel medioevo viene idealizzata in una +lotta religiosa tra normanni e saraceni. +</p> + +<p> +Benchè l’interesse dei Francesi per l’agognata conquista +dell’Italia meridionale fosse la causa riposta della formazione +dell’epopea d’<i>Aspremont</i>, credo tuttavia che questa +debba avere un sostrato storico più reale, più effettivo, +che può essere riconosciuto nella conquista del Mezzogiorno +d’Italia per parte dei normanni, francesi anch’essi +per adozione. +</p> + +<p> +Qualche accenno sui Normanni e più precisamente riguardo +a Roberto Guiscardo trovasi pure nel poema di +Dante. +</p> + +<p> +Il primo luogo è nell’Inferno‍<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a>, ove si allude alla +gente che morì in Puglia «per contrastare a Roberto +Guiscardo» e che ricordiamo solo per combattere l’opinione +di alcuni scrittori, come lo Scartazzini‍<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>, i quali +credono che Dante voglia alludere ai saraceni uccisi nelle +guerre sostenute in Puglia contro il Guiscardo, mentre si +sa che in quella regione Roberto ebbe a guerreggiare solamente +contro i Greci. +</p> + +<p> +Un altro passo invece richiama maggiormente la nostra +attenzione. +</p> + +<p> +Siamo nel cielo di Marte, e Cacciaguida addita a Dante +tra le anime luminose che risplendono sulla mistica croce +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +quelle che più si mostrarono strenue propugnatrici +della religione di Cristo. Quindi il poeta vede Giosuè, +Giuda Maccabeo, Carlo Magno, il paladino Orlando, Guglielmo +d’Orange, Rinoardo, Goffredo Buglione e infine +Roberto Guiscardo‍<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>. +</p> + +<p> +Il D’Ovidio negli Studi sulla Divina Commedia‍<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a> ha +voluto spiegare la ragione per la quale Dante ha messo +Roberto in Paradiso e finisce col concludere che Roberto +è santo nel cielo di Marte per aver strappato la Sicilia +ai Saraceni. +</p> + +<p> +Tuttavia, per parlare con rigore, Roberto Guiscardo +poco o nulla ebbe a fare con i Saraceni, perchè il suo +ardore guerresco fu speso sia contro i papi, sia contro +l’imperatore di Germania, sia contro i Bizantini e specialmente +contro questi ultimi, ai quali tolse l’Italia meridionale +e portò guerra in Oriente. +</p> + +<p> +Nè la Sicilia fu conquistata da Roberto, sibbene dal +conte Ruggiero; e se il Guiscardo vi ebbe qualche ingerenza, +fu solamente nell’aiutare il fratello minore nell’espugnazione +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +di Palermo‍<a class="tag" id="tag77" href="#note77">[77]</a> e in qualche scorreria o fatto +d’arme di minore importanza. +</p> + +<p> +Gli è vero che Dante «idealizzava la storia sfrondandola +di certi accidenti o antefatti‍<a class="tag" id="tag78" href="#note78">[78]</a>»; ma è vero altresì +ch’egli non giunse mai a falsarla e snaturarla coscientemente. +</p> + +<p> +Quindi l’opinione, che il Guiscardo debba alla liberazione +della Sicilia dai Saraceni la gloria del cielo dantesco +non regge, perchè manca di base storica. +</p> + +<p> +Allora possono darsi tre ipotesi. +</p> + +<p> +La prima è che il divino poeta ascrivesse a gloria di +Roberto l’aver combattuto e scacciato i Greci dall’Italia +meridionale, poichè anch’essi, benchè cristiani, sono nemici +della chiesa latina; ma tale opinione diventa inaccettabile, +se si pensa che tutti gli altri propugnatori della +fede hanno pugnato, ad eccezione dei due personaggi biblici, +contro i Saraceni, a difesa della religione cristiana +e non della chiesa latina. +</p> + +<p> +La seconda ci riconduce in parte all’opinione scartata, +ed è accennata dal D’Ovidio. Dante potè non sapere nelle +sue particolarità le vicende storiche dei Normanni, e la +spedizione in Oriente contro l’imperatore di Costantinopoli +potè passare come una guerra in Palestina, e la morte +di Roberto potè credersi avvenuta in Gerusalemme, per +quella leggenda accennataci dal Buti‍<a class="tag" id="tag79" href="#note79">[79]</a> e narrataci da +Giovanni Villani‍<a class="tag" id="tag80" href="#note80">[80]</a> sulla equivocazione del nome di Gerusalemme. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +</p> + +<p> +Infine si può credere, opinione a mio parere più probabile, +che Dante come i suoi contemporanei abbia attribuito +al Guiscardo le imprese del fratello minore Ruggiero, +nel modo istesso che vediamo a Carlo Magno essere +state attribuite tante imprese dei suoi predecessori +e successori.‍<a class="tag" id="tag81" href="#note81">[81]</a> +</p> + +<p> +Dall’esame della tradizione poetica e leggendaria medievale +della conquista normanna, credo che chiaramente +risulti l’esistenza nell’età di mezzo intorno ai Normanni +dell’Italia meridionale e della Sicilia di un fondo +leggendario, di un ciclo di tradizioni poetiche e popolari, +di cui a noi sono arrivati solo alcuni bagliori, troppo +scarsi per avere un’idea chiara e esatta del ciclo medesimo. +</p> + +<p> +Possiamo soltanto congetturare che questa epopea normanna +siciliana in formazione non fosse altro che l’idealizzazione +della conquista in una lotta tra cristiani e infedeli, +comprendendo sotto questo titolo anche le popolazioni +bizantine. Eroe delle immaginazioni medievali, più +che il conte Ruggiero, dovette essere Roberto Guiscardo, +la cui fama s’era diffusa lontana per le continue epiche +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +lotte sostenute contro gl’imperatori di Germania e di Costantinopoli +e svolte in un teatro d’azione ben più grande +di quello del fratello. +</p> + +<p> +Però tale ciclo non dovette avere grande importanza, +nè seria consistenza, perchè, in caso contrario, numerose +ci sarebbero pervenute le testimonianze‍<a class="tag" id="tag82" href="#note82">[82]</a>. +</p> + +<p> +Ma se forse nei secoli XIII e XIV esistette intorno ai +Normanni un ciclo di leggende, dal finire dell’undecimo +secolo al principio del seicento tacque la tradizione poetica, +nè risorse che sotto forma d’arte riflessa, servilmente +imitatrice. +</p> + +<p> +Ciò è cosa davvero atta a destare meraviglia e in noi +sorge spontanea la domanda: perchè quest’enorme distacco +di oltre cinque secoli? perchè la cavalleresca epopea normanna +mancò in questo lasso di tempo di poeti che la +celebrassero? perchè la materia storica non si tramutò +in fantasiose narrazioni, in favolose leggende, in una vera +epopea siciliana, ricca ispiratrice di canti poetici? perchè +l’immaginazione popolare dei siciliani non continuò a ricordare +la conquista normanna, quantunque fosse meglio +di qualunque altra atta a intessere e perpetuare fioritura +leggendaria (e lo provano le tradizioni carolingie, ancor +oggidì fiorentissime), a creare un’epopea che rispecchiasse +la sua intima natura? +</p> + +<p> +Avvenne in Sicilia un fenomeno analogo a quello delle +altri parti d’Italia, nelle quali le epopee locali (ad es. dei +Longobardi, delle origini di Firenze, di Attila <i>Flagellum +dei</i>) dopo aver dato embrioni epici nei cronisti e nelle +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +immaginazioni popolari, non arrivarono a elaborazione +compiuta, sia per ragioni storiche, sia per ragioni intrinseche +al popolo stesso. Così mancò al popolo siciliano +quella spontanea evoluzione, la quale, elaborata dalla concorde +attività della vita popolare, svolge incessantemente +le fantastiche e leggendarie narrazioni, formando delle +<i>chansons de geste</i> che rispecchiano fedelmente il carattere +del popolo. +</p> + +<p> +Una buona ragione adduce a questo proposito Luigi +Capuana‍<a class="tag" id="tag83" href="#note83">[83]</a>. I Saraceni portarono in Sicilia una grandissima +civiltà, la quale, dopo il decadimento avvenuto durante +la dominazione bizantina, fece rifiorire le arti, le +scienze e le lettere rigogliosamente. E quando si presentarono +i normanni, annunziandosi come liberatori, mentre +agivano da predoni, desolando e devastando le fertili contrade +sapientemente coltivate dagli agricoltori musulmani, +i siciliani non accettarono di buona voglia la loro dominazione, +anzi combatterono contro di loro. Prova ne sia +il lungo lasso di tempo (ventotto anni) che durò la guerra +tra gli agguerriti avventurieri nordici e i siciliani disavvezzi +alle battaglie, prova ne sia il concetto nel quale i +normanni tenevano gl’indigeni, chiamandoli «<i>divini nominis +hostes</i>» e Palermo +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Urbs inimica Deo, divini nescia cultus</p> +<p class="i01">Subdita daemonibus...‍<a class="tag" id="tag84" href="#note84">[84]</a>.</p> +</div></div> + +<p> +Nè solo ciò, ma la cultura al tempo dei normanni restò +in gran parte sotto l’influsso arabo, arabi furono i +letterati, araba spesso la scrittura dei diplomi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +</p> + +<p> +Con tali storici elementi era quasi impossibile che si +formasse una vera e propria epopea sulle gesta normanne. +</p> + +<p> +L’epopea, frutto d’arte riflessa, la quale venne su dopo +il secolo XVI, non è che semplicemente erudita, e niuna +o pochissima e dubbia attinenza ha con le tradizioni popolari. +</p> + +<p> +Alle già addotte ragioni altre se ne potrebbero aggiungere: +il successivo e turbinoso succedersi di signorìe diverse +non faceva certamente affezionare il popolo ad una +dinastia in modo che si creasse un fondo leggendario che +ne abbellisse la memoria: e se pure si formavano alcuni +sparsi embrioni, erano soffocati sul nascere o s’andavano +mano mano spegnendo; l’umanesimo, col far rifiorire la +cultura classica, e col dare nuova vita agli studi storici, +arrestò pure l’elaborazione della nostra materia leggendaria, +poichè, come disse Ugo Balzani: «la cavalleresca epopea +dei normanni non mancò di scrittori che la celebrassero +e la nuova tendenza storica dei tempi trovò in +quelle imprese spazio largo abbastanza per non avere bisogno +di tramutarsi in leggenda‍<a class="tag" id="tag85" href="#note85">[85]</a>». +</p> + +<p> +E le leggende popolari e i rudimenti del ciclo normanno +si spensero ben presto, e subentrò loro un altro +ciclo più grande, che penetrò subito nella coscienza popolare +e che probabilmente i normanni portarono e localizzarono +in Sicilia: il ciclo carolingio. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span></p> + +<h2 id="cap3">CAPITOLO III. +<span class="smaller"><span class="smcap">L’epopea siculo-normanna nei secoli XVII e XVIII.</span></span></h2> +</div> + +<p> +Dal secolo XVII in poi ci si presenta una fioritura +poetica abbastanza copiosa, ma spesso mancante di originalità +e frutto di imitazione servile. Ci si concederà +nondimeno venia, se ci fermeremo un po’ sui poemi, +quasi tutti abbastanza rari, perchè così avremo agio di +dare un utile contributo alla fortuna dei principali nostri +poeti nella letteratura siciliana e ad una storia dell’epica +in Sicilia, della quale il ciclo normanno forma il fatto +più saliente e caratteristico, ad eccezione del nazionalismo, +o meglio, del sentimento autonomico nell’epica del secolo +XIX, di cui ebbe pure a sentire gl’influssi l’epopea normanna +dell’ottocento. +</p> + +<p> +E prima di tutto intendiamoci riguardo la denominazione +di <i>ciclo normanno</i> con la quale abbiamo chiamato +quelle produzioni epiche, liriche, drammatiche, leggendarie +che si sono formate nel corso de’ secoli sulla fortunosa +conquista del conte Ruggiero. +</p> + +<p> +Sappiamo che per <i>ciclo</i> intendesi quel complesso di +leggende o di favolose tradizioni che si sono formate sopra +un avvenimento storico in modo da fare quasi un +circolo nell’ambito del quale esse fioriscono. Ora forse +impropriamente ho usato tale parola, trattandosi di produzioni +letterarie che non sono l’estrinsecazione della materia +greggia che giace sopita nella tradizione popolare, +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +e che aspetta il poeta che la tolga dall’oblio e ne faccia +un’opera d’arte. +</p> + +<p> +I poeti del ciclo normanno non cercano la materia del +loro canto nelle leggende e nelle fantasiose narrazioni +popolari, ma nelle tradizioni storiche, e queste rimpastano +a loro piacimento. +</p> + +<p> +E quantunque il popolo avesse potuto trovare nelle +cronache qualche germe di leggenda (così, ad esempio, +l’apparizione di S. Giorgio nella battaglia di Cerami), pure +l’epopea normanna non diventò patrimonio della letteratura +popolare e non fu esumata che nel seicento, in cui, +per la fecondità poetica, fiorita in modo veramente straordinario, +si ricercavano avvenimenti storici <i>poemizzabili</i>, +com’ebbe a dire l’Alfieri, con un neologismo. +</p> + +<p> +A far scegliere la conquista della Sicilia e ad accrescere +la produzione, specialmente epica, del ciclo normanno, +oltre al fatto storico di per sè illustre e importante +concorsero varie altre cause: +</p> + +<p> +1. Il tempo dell’azione, la quale si svolge nella seconda +metà del secolo undecimo e che è perciò di poco anteriore +alla prima crociata, cantata nel poema del Tasso, +il quale sì larga influenza ebbe sull’epica a sè posteriore. +Infatti i poeti del ciclo normanno fanno tutto il possibile +per allacciare i due avvenimenti‍<a class="tag" id="tag86" href="#note86">[86]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +</p> + +<p> +2. L’essere i normanni cristiani e i dominatori della Sicilia +in quel torno di tempo saraceni e perciò nemici di fede. +</p> + +<p> +3. La fondazione del regno di Sicilia con il conte Ruggiero +e re Ruggiero I. Quest’elemento influì moltissimo +sull’epica nazionale della prima metà del secolo XIX, in +cui si ricordarono i fasti dell’antica grandezza della illustre +monarchia normanna per spingere i Siciliani a proclamare +l’autonomia della loro isola. +</p> + +<p> +4. L’influenza sul popolo siciliano della dominazione +normanna, la quale, benchè di non lunga durata, pure +lasciò nella coscienza popolare tracce più profonde delle +altre signorìe, perchè i dominatori si stabilirono nella +terra conquistata e col tempo si confusero coi vinti; si +ricordino infatti i celebri monumenti dell’arte normanna, +come il duomo di Monreale, e le grandi donazioni alle +chiese per cui si formarono i beni ecclesiastici. +</p> + +<p> +Il poema che viene primo per ordine cronologico è il +<i>Palermo liberato</i> in trenta canti di Tomaso Balli‍<a class="tag" id="tag87" href="#note87">[87]</a>, +stampato in Palermo nel 1612‍<a class="tag" id="tag88" href="#note88">[88]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +</p> + +<p> +Le file dell’azione sono raggruppate intorno a Palermo, +difesa da Apocar, e stretta d’assedio da Roberto e Ruggiero. +Il demone Beleal fa nascere dissidi tra i due fratelli +e tra Ruggiero e Boemondo, il più famoso degli eroi +normanni‍<a class="tag" id="tag89" href="#note89">[89]</a>, l’eroe fatale (c. III st. 20) che deciderà delle +sorti della guerra e che come Achille si allontana dal +campo con le sue truppe. Intanto Belcane‍<a class="tag" id="tag90" href="#note90">[90]</a>, il più possente +dei musulmani, prevalendosi del vantaggio delle armi +infernali donategli da Plutone, uccide Serlone, e i Normanni, +privati delle migliori due spade, sono costretti a +togliere l’assedio. Ma il romito Gioacchino‍<a class="tag" id="tag91" href="#note91">[91]</a> fa pentire +Roberto dei suoi trascorsi, lo trasporta su un carro volante +sulla cima dell’Etna e scende con lui dentro il cratere +per visitare l’inferno e il purgatorio, di cui il poeta +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +dà una descrizione piena di ricordi danteschi‍<a class="tag" id="tag92" href="#note92">[92]</a>. Alfine +Roberto si rappacifica con Ruggiero, Boemondo ritorna +alla pugna e uccide Belcane, i Pisani conquistano la rocca‍<a class="tag" id="tag93" href="#note93">[93]</a> +e i Normanni, assaltata la città all’improvviso, si +impadroniscono di Palermo. +</p> + +<p> +Il Palermo liberato ha un’imitazione tassesca spiccatissima, +il che del resto è naturale, perchè la Gerusalemme +liberata fu il gran modello dei poemi secentistici, i quali +non solo ne imitarono i tipi dei personaggi, ma pure lo +stile e la forma. Quindi Ruggiero arieggia Goffredo, Boemondo +Rinaldo, l’episodio della maga Eneride ricorda +Armida‍<a class="tag" id="tag94" href="#note94">[94]</a>, vi è il solito concilio infernale (c. XI st. 4 +sgg.), l’elemento episodico della scoperta dell’America solito +a ritrovarsi nei poemi secentistici‍<a class="tag" id="tag95" href="#note95">[95]</a>, S. Giorgio con +lo scudo di tempra immortale che ribatte i colpi dei nemici +a Boemondo,‍<a class="tag" id="tag96" href="#note96">[96]</a> il cui combattimento con Belcane ricorda +quello di Argante e Tancredi. È da notare però +che l’imitazione tassesca è contemperata con quella ariostesca +e virgiliana.‍<a class="tag" id="tag97" href="#note97">[97]</a> +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +</p> + +<p> +Poco dopo il Balli, un letterato trapanese compose +un poema epico in latino sullo stesso argomento. Dell’opera +di Vito Sorba‍<a class="tag" id="tag98" href="#note98">[98]</a> però non ci è stato tramandato +altro che il titolo «<i>Poema heroicum de Sicilia liberata +a comite Rogerio</i>». +</p> + +<p> +Così pure di un altro poema «<i>Il Ruggiero, ovvero la +Sicilia liberata</i>» di Giuseppe Munebria catanese non ci +è rimasto che il settimo canto, stampato nel volume secondo +della Musa Risvegliata, opera dello stesso, che mi +è stata inaccessibile‍<a class="tag" id="tag99" href="#note99">[99]</a>. +</p> + +<p> +Invece qualche squarcio del <i>Ruggeri trionfante</i>, poema +eroico di Francesco Morabito, ci è stato conservato +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +nella <i>Confutatione della Genealogia de’ Conti di Geraci +addotta dal Pirri</i> di Ruggero Ventimiglia‍<a class="tag" id="tag100" href="#note100">[100]</a>. +</p> + +<p> +Il poema è dedicato al conte Francesco IV di Geraci, +presso il quale restò il manoscritto, secondo la testimonianza +del Mongitore‍<a class="tag" id="tag101" href="#note101">[101]</a>. Sembra poi che sia andato perduto +tra le macerie del terremoto del 1693. +</p> + +<p> +Gli squarci del poema conservatici sono: c. I st. 54-63, +c. II (?) st. 12-15, c. XIII st. 31 e 37, c. XV st. 91-93; +ma non sono certamente la parte più bella del poema, +perchè trattano di questioni genealogiche intorno i conti +Geraci, che il poeta fa discendere da Serlone, soprannominato +Ventimila, e di divise degli stessi. Ecco tuttavia +quel che si può desumere da ciò che ci è rimasto. +</p> + +<p> +Nel 1º canto il conte Ruggiero ha una visione nella +quale vede i suoi discendenti più famosi. Tra essi è Serlone, +<i>Rogger di Balnavilla infra gl’Eregij</i>‍<a class="tag" id="tag102" href="#note102">[102]</a>, Rinaldo, +Ruggiero I re ed altri fino a Francesco IV conte di +Gerace, mecenate del nostro poeta. +</p> + +<p> +Nel c. XIII abbiamo una giostra bandita da Ruggiero +per solennizzare le sue nozze con Enemberga, di cui Serlone +è mantenitore d’amore. +</p> + +<p> +Nel c. XV havvi una descrizione di battaglia sotto Enna +o Castrogiovanni in cui Serlone e Ruggiero compiono +prodigi di valore, finchè una tempesta li obbliga a +desistere dal combattimento. +</p> + +<p> +Infine in un altro squarcio appare l’esercito normanno +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +in bella mostra con Serlone alla testa. Non è espresso +nel libro del Ventimiglia il canto al quale appartiene +il brano, ma non si andrebbe molto lontani dal vero, collocandolo +nel 1º o 2º canto, perchè è la prima volta che +Serlone appare nell’azione. +</p> + +<p> +Come fonte del poema possiamo porre l’<i>Historia sicula</i> +del Malaterra, alla quale attinsero pure gli altri cantori +delle gesta normanne. E mi sembra che ad essa il +Morabito si sia attenuto più strettamente del Balli, perchè +non raggruppa gli avvenimenti guerreschi attorno una +città, ma li lascia così come sono avvenuti storicamente, +a fatti parziali e talvolta slegati tra loro. L’eroe +principale è Serlone, e ciò è naturale, perchè il poema è +dedicato ai conti Geraci, che vantavano il duce normanno +per capostipite. +</p> + +<p> +Tutto questo è quanto ci è rimasto del poema del Morabito, +ma è sufficiente per poterne dare un giudizio. +Nella <i>Catania liberata</i>‍<a class="tag" id="tag103" href="#note103">[103]</a>, poema dello stesso autore, +che narra l’eruzione dell’Etna del 1669 e i prodigi di +S. Agata, patrona di Catania (vedi che razza di poema +epico!), le inverosimiglianze, i secentismi, le servili imitazioni +tassesche sono profuse a pieni mani, e tale doveva +pure essere il <i>Ruggeri trionfante</i>. +</p> + +<p> +Come il Balli palermitano canta lo storico assedio alla +sua città natale, così Mario Reitani Spatafora messinese, +descrive nel <i>Rogiero in Sicilia</i> la venuta del Conte Ruggiero +in Messina e la conquista di essa città‍<a class="tag" id="tag104" href="#note104">[104]</a>. O meglio +dovrebbe descrivere, perchè il poema poco o nulla +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +ha da vedere con la conquista normanna; niuna battaglia, +niun personaggio, se vogliamo eccettuare il nome +del protagonista, è storico; il poema del Reitani non è +altro che una prolissa e strampalata imitazione della seconda +parte dell’Eneide; tutta l’azione è convenzionale, e +gli episodi, rubacchiati alle Metamorfosi, ai poemi omerici, +alle Argonauta e mal connessi con l’orditura principale, +lo stile ampolloso e pieno di secentismi, il meraviglioso +barocco lo rendono uno dei peggiori poemi del +secolo XVII. +</p> + +<p> +Così la rassegna dell’esercito normanno e tradotta, quasi +con i soli nomi cambiati, dalla corrispondente del lib. +VII dell’Eneide, la descrizione dell’inferno da quello vergiliano, +l’ascesa di Ruggiero e della fata Morgana all’Empireo +dalla scesa di Enea con la Sibilla Cumana all’inferno, +l’andata di Ruggiero al greco Enonte dall’andata +di Enea ad Evandro, Albretto ucciso da Osmano dall’episodio +di Pallaute e Turno, i duelli tra Osmano e Ruggiero +tradotti dai corrispondenti del’Eneide tra Turno e Enea‍<a class="tag" id="tag105" href="#note105">[105]</a>. +</p> + +<p> +Alla tela del poema s’intrecciano poi, a proposito o no, +vari episodi, tutti tradotti da originali latini o greci. Così +Hernando, che si sacrifica per salvare la patria ricorda +Meneceo che si uccide nella caverna del dragone di +Ares per salvare Tebe‍<a class="tag" id="tag106" href="#note106">[106]</a>; Daliso, novello Narciso, s’innamora +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +della propria immagine specchiandosi in una fonte‍<a class="tag" id="tag107" href="#note107">[107]</a>; +vi è rinnovato il noto episodio di Piramo e Tisbe‍<a class="tag" id="tag108" href="#note108">[108]</a>, +il mito di Giasone e degli Argonauti alla +conquista del vello d’oro‍<a class="tag" id="tag109" href="#note109">[109]</a>, le avventure di Ulisse e +Polifemo‍<a class="tag" id="tag110" href="#note110">[110]</a>, di Ulisse e Circe e via dicendo. +</p> + +<p> +Il <i>Rogiero in Sicilia</i> adunque non si distingue se non +forse per quel carattere peculiare della discreta conoscenza +dei poemi latini e greci; carattere però di poco conto, +perchè i brani attinti sono inseriti nel poema senza collegamento +alcuno con le ottave precedenti e con le seguenti. +</p> + +<p> +E mentre nel <i>Palermo liberato</i> il Balli, pur permettendosi +anacronismi e travestendo la storia a suo modo, si +attiene tuttavia alla fonte storica, cui attinsero pure gli +epici posteriori, ossia al Malaterra, nel <i>Rogiero in Sicilia</i> +l’eroe normanno perde ogni colorito storico e assume +carattere convenzionale, e il poema diventa quasi un travestimento +italiano dell’Eneide. +</p> + +<p> +Eppure questo poema era molto encomiato dai contemporanei: +il Reitani era ben accetto agli Accademici del +l’Arcadia, di cui faceva parte; era lodato e accarezzato +da papa Clemente XI, dinanzi al quale lesse alcune poesie‍<a class="tag" id="tag111" href="#note111">[111]</a>; +il suo giudizio era ricercato da letterati insigni +come Domenico de Angelis‍<a class="tag" id="tag112" href="#note112">[112]</a>, e Alessandro Marchetti‍<a class="tag" id="tag113" href="#note113">[113]</a>, +il famoso traduttore di Lucrezio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +</p> + +<p> +Venendo al settecento‍<a class="tag" id="tag114" href="#note114">[114]</a>, secolo nel quale il dialetto +siciliano assurge al più alto splendore di stile e alla più +squisita grazia e forbitezza d’elocuzione, troviamo un lungo +poema in trentatre canti, <i>la Sicilia liberata</i>, opera di +uno dei maggiori poeti vernacoli siciliani, degno di esser +posto accanto a Giovanni Meli e a Domenico Tempio, +ossia di Giuseppe Fedele Vitale‍<a class="tag" id="tag115" href="#note115">[115]</a>, soprannominato il +<i>cieco da Gangi</i>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +</p> + +<p> +«Di più alto intelletto e di gusto più fine di Domenico +Tempio», com’ebbe a dire lo Scinà‍<a class="tag" id="tag116" href="#note116">[116]</a>, educato a +severi studi classici e innamorato di Omero, Vergilio e +Ariosto, il Vitale maneggiava la materna favella con mirabile +abilità, e fu encomiato dall’accademia dell’Arcadia e +dai più alti ingegni che a quei tempi fiorivano in Sicilia. +</p> + +<p> +In questo poema egli non pone a teatro dell’azione un +assedio importante di qualche città (come abbiamo visto +nel poema del Balli e in quello del Reitani) intorno al +quale si connettono vari episodi, ma trasporta i suoi +eroi per tutta la Sicilia e per l’Italia e per l’Africa; descrive +tutte le battaglie e gli scontri parziali che avvennero +tra musulmani e normanni, dalla presa di Messina +a quella di Palermo, mescolandovi molte avventure e episodi +fantastici; insomma più che epico il poema è romanzesco, +benchè in esso spesse volte si rinvengano i due generi +fusi in modo che non li sapresti scernere e dividere. +</p> + +<p> +La <i>Sicilia liberata</i> comincia, per così dire, <i>ab ovo</i>, e +narra l’origine dei principi normanni, la nascita di Tancredi, +dei suoi cinque fratelli e le loro imprese, finchè Ruggiero +viene in Sicilia con i due valorosi nipoti Serlone e +Tancredi e col fratello Roberto Guiscardo. +</p> + +<p> +Ruggiero vuole vendicare il genero Ugone di Circea, +che era stato ucciso in un agguato‍<a class="tag" id="tag117" href="#note117">[117]</a> dai saraceni siracusani, +raduna un forte esercito per assediare Siracusa +e con trenta galere scioglie le vele da Messina. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +</p> + +<p> +Ma l’inferno affila le armi contro i Cristiani, e il diavolo +Astarotte entra nell’abisso infernale per volgere le +ire dei démoni contro i normanni. +</p> + +<p> +Il poeta ci fa poi assistere all’assedio di Siracusa, ad +una tempesta suscitata contro la flotta normanna dalle furie +infernali e acquetata da un angelo‍<a class="tag" id="tag118" href="#note118">[118]</a>, alla battaglia di +Cerami ove Dio manda dal cielo un alato genio che scaccia +gli spiriti infernali; poi ancora ad altri assedi e battaglie +tra le quali sono mescolate le solite avventure romanzesche +di guerrieri che corrono dietro alle loro belle +e che s’azzuffano per esse, di lamenti d’innamorati divisi, +di <i>agnizioni</i>, di bellissime maghe che distraggono con i +loro vezzi i più valorosi campioni dall’esercito cristiano. +</p> + +<p> +Dopo l’assedio di Palermo, le cui porte sono aperte di +nottetempo da un normanno entrato nascostamente in +città, il poema si chiude con quattro festevoli matrimoni. +</p> + +<p> +Il Vitale scrisse il poema mentr’era cieco, e non potè +limarlo come sarebbe stato conveniente, perchè fu assalito +da perturbazioni di cervello, e morì in verde età. A +ciò si devono attribuire le continue ripetizioni, le frequenti +locuzioni italiane che si riscontrano nella <i>Sicilia liberata</i>. +</p> + +<p> +Del resto <i>il cieco da Gangi</i>, quantunque si mostri +buon conoscitore dell’Ariosto e del Tasso, non cade in +pedissequa imitazione; ricorda fatti mitologici ad ogni +canto; così un eroe normanno maneggia l’asta di Ulisse +e di questo il Vitali narra lo sbarco in Sicilia e le avventure +con Polifemo‍<a class="tag" id="tag119" href="#note119">[119]</a>, così abbiamo il fatto lacrimevole di Alfeo +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +e di Aretusa‍<a class="tag" id="tag120" href="#note120">[120]</a>, Proserpina rapita da Plutone‍<a class="tag" id="tag121" href="#note121">[121]</a>; descrive +mirabilmente i fenomeni naturali, come il fenomeno +della fata Morgana‍<a class="tag" id="tag122" href="#note122">[122]</a> e l’eruzione dell’Etna‍<a class="tag" id="tag123" href="#note123">[123]</a>, ed +è davvero insuperabile, com’ebbe a notare lo Scinà,‍<a class="tag" id="tag124" href="#note124">[124]</a> +nelle dipinture di battaglie navali. +</p> + +<p> +Tuttavia, benchè nei suoi versi si trovi un notevole progresso +riguardo ai poemi secentistici del Balli, del Morabito +e del Reitani, pure la <i>Sicilia liberata</i> non è certamente +modello di poesia epica, che in essa troppo si rivela +l’influenza arcadica dei tempi. Il poeta si ferma con compiacenza +sugl’idilli amorosi campestri, sulle narrazioni +mitologiche, canti interi sono occupati da lamenti di amanti +divisi e benchè il verso sia scorrevole, pure le ottave +si succedono languidamente, senza mai assurgere a +robustezza e vigorìa. +</p> + +<p> +Anche Giovanni Meli pensò a verseggiare la conquista +normanna; e difatti nel ms. Qq. D. 3. della Biblioteca +Comunale di Palermo, che contiene gli autografi di varie +prose e poesie dello stesso, trovasi il piano dei primi +sette canti di un poema che avrebbe dovuto cantare +l’assedio al castello di Solunto dopo la conquista di Palermo. +</p> + +<p> +Ma da tale piano poco si può desumere intorno al +modo col quale l’originale poeta siciliano voleva condurre +il poema. Da tre versi che finiscono il piano del canto +quarto e che contengono la risposta dell’oracolo ai Saraceni, +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +si può dedurre che il poema, negl’intendimenti del +Meli, dovesse essere scritto in vernacolo. Sembra pure +che dovessero abbondare le avventure romanzesche, e che +il poema dovesse avere piuttosto un fine satirico, se non +semplicemente comico, come il <i>Don Chisciotte e Sancio +Panza</i>‍<a class="tag" id="tag125" href="#note125">[125]</a> dello stesso autore. +</p> + +<p> +È davvero un peccato che il poeta palermitano non abbia +potuto o voluto scrivere il poema! Chi sa quali sorprese, +quale arguzia, quanto buonumore avrebbe fatto +scintillare, e come avrebbe rinverdito il soggetto malamente +trattato dai suoi predecessori? +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span></p> + +<h2 id="cap4">CAPITOLO IV. +<span class="smaller"><span class="smcap">L’epopea normanna nel secolo XIX; fonti e caratteri +essenziali.</span></span></h2> +</div> + +<p> +Chi volgesse il pensiero all’evoluzione della civiltà in +Sicilia, dalla cultura greca splendida d’arte e di poesia +e di speculazioni filosofiche, dalle colonie fenicie che aprirono +i varchi del commercio con l’industre Oriente, di +cui apportarono il sapere luminoso, all’epoca normanna e +sveva, ricca di monumenti, di costituzioni giuridiche e di +poeti; chi, rievocando i fantasmi di Empedocle, di Stesicoro, +di Timoleonte, dei due Ruggieri, di Federico II, ricordasse +le glorie della bella Trinacria, granaio di Roma +per lungo lasso di tempo, esempio di riscosse contro aborrite +tirannidi, comprenderebbe facilmente come nella +poesia nazionale del secolo XIX penetrasse potente l’influsso +dell’elemento storico‍<a class="tag" id="tag126" href="#note126">[126]</a>. +</p> + +<p> +Mentre era tutto un fiorire di canti patriottici, nei quali +più che ad unirsi alle altre sparse membra d’Italia si +pensava di formare della Sicilia un regno a parte, si notava +pure un risveglio di poemi nazionali, nei quali, invece +di vibrare il sentimento italiano d’indipendenza, risonava +la nota regionale siciliana. +</p> + +<p> +Era il tempo nel quale Giuseppe Alessi scriveva il <i>Timoleonte</i>, +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +Domenico Castorina la <i>Cartagine distrutta</i> e il +<i>Napoleone a Mosca</i>, Costantino Costantini il <i>Vespro Siciliano</i>, +e s’approssimava l’ora nella quale Vincenzo Navarro +avrebbe composto su Garibaldi un grosso poema di +cinquanta canti. +</p> + +<p> +E la nota patriottica servì pure a rinverdire l’albero +ornai sfiorito dell’epopea normanna, poichè questa fu cantata +nella prima metà dell’ottocento da Giuseppe Ortega, +da Benedetto Spataro, da Antonino Manciaracina e da +Lionardo Vigo. +</p> + +<p> +Su di essi eccelle di gran lunga il Vigo col <i>Ruggiero</i>‍<a class="tag" id="tag127" href="#note127">[127]</a>. +Pieno dei gloriosi ricordi dell’epoca normanna, +coll’animo intento a illustrare ed esumare dall’oblìo le +care memorie patrie, innamorato delle bellezze sicule e +appassionato per tutto ciò che sapeva di regionalismo siciliano, +Lionardo Vigo volle fare rifiorire l’epopea tentando +di riscuotere gli animi dei siciliani e di volgere i +loro sguardi alle glorie antiche e imperiture dell’isola, ai +tempi nei quali la Sicilia sotto il dominio normanno e +svevo era assurta ad un alto grado di splendore, di civiltà +e di possanza, rievocando le immagini gloriose di +Archimede, di Timoleonte, di Ruggiero I, di Federico II, +di Giovanni da Procida, che ricordò nel poema e cantò +in liriche preposte ai singoli canti‍<a class="tag" id="tag128" href="#note128">[128]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +</p> + +<p> +E nella venuta dei Normanni e in Ruggiero il Vigo +raffigurò l’indipendenza dell’isola, nei musulmani volle +rappresentare i napoletani, e nella proclamazione del conte +a monarca volle rievocare la proclamazione della costituzione +autonoma siciliana. +</p> + +<p> +Il poeta acese cominciò il <i>Ruggiero</i> nel 1828, e vi lavorò +attivamente durante il periodo di dodici anni; nel +1829, come scriveva a Giovan Battista Niccolini, aveva +già «disteso in prosa il piano dell’intero poema e verseggiato +il canto primo‍<a class="tag" id="tag129" href="#note129">[129]</a>»; nel 1840 aveva terminata +l’opera. Nel 1848 egli s’era deciso a pubblicare il poema, e +fors’anche, come dice nella prefazione, il <i>Ruggiero</i> sarebbe +stato allora l’epopea dei tempi, ma ben presto, schiacciata l’insurrezione +dalle milizie borboniche e trascorso il momento +opportuno, non ebbe più quell’attualità, che forma tanta +parto della fortuna d’un libro. Pubblicata nel 1865‍<a class="tag" id="tag130" href="#note130">[130]</a>, +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +la sua opera, accolta con indifferenza, ben presto fu dimenticata. +</p> + +<p> +Il P. comincia <i>ex abrupto</i> con la descrizione della battaglia +di Cerami‍<a class="tag" id="tag131" href="#note131">[131]</a>, cui seguono molte battaglie e asadi +ai quali, per abbellire la materia, sono intessuti vari episodi‍<a class="tag" id="tag132" href="#note132">[132]</a>. +Gli dei infernali muovono dalle loro tenebrose +abitazioni contro i normanni; Satana aduna il concilio +infernale‍<a class="tag" id="tag133" href="#note133">[133]</a> e manda fuori la Peste‍<a class="tag" id="tag134" href="#note134">[134]</a>, il Tradimento‍<a class="tag" id="tag135" href="#note135">[135]</a>, +il diavolo Asterotte e una legione di demoni in soccorso +dei saraceni. Ruggiero ha poi una visione in cui vede il +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +paradiso‍<a class="tag" id="tag136" href="#note136">[136]</a>, e l’angelo Uriele che libera dai demoni l’esercito +normanno. +</p> + +<p> +Segue la presa di Siracusa, la morte eroica di Serlone‍<a class="tag" id="tag137" href="#note137">[137]</a>, +la presa di Catania, la sconfitta navale dell’emiro +Benametto‍<a class="tag" id="tag138" href="#note138">[138]</a>, la battaglia di Misilmeri con l’apparizione +di S. Giorgio‍<a class="tag" id="tag139" href="#note139">[139]</a> e infine l’entrata vittoriosa dei normanni +nella capitale dell’isola, e la proclamazione di Ruggiero +a <i>monarca</i> di Sicilia. +</p> + +<p> +Del concetto autonomico del <i>Ruggiero</i> ha già lodevolmente +parlato Luigi Capuana‍<a class="tag" id="tag140" href="#note140">[140]</a> e delle fonti s’è intrattenuto +il Russo; io mi limiterò a qualche osservazione. +</p> + +<p> +Il Vigo aveva intenzione di mandare alle stampe col +<i>Ruggiero</i> anche un’analisi dei poemi sullo stesso argomento +che lo precedettero; poi ne smise l’idea, forse per +la grande difficoltà di poter rintracciare i suoi precursori. +Dei quali, a sua testimonianza‍<a class="tag" id="tag141" href="#note141">[141]</a>, conosceva il Munebria, +il Morabito, il Reitani, il Vitale, il Manciaracina e lo +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +Spataro; quindi non aveva notizie nè del Balli, nè del +Sorba, nè dell’Ortega, nè del tentativo del Meli. +</p> + +<p> +Ma anche di quei precursori che gli erano noti, non +di tutti potè avere contezza. Così del Munebria e del Morabito, +che restarono inediti eccetto qualche brano, così +del Manciaracina e dello Spataro, i cui poemi non furono +pubblicati e di cui cercava avere contezza‍<a class="tag" id="tag142" href="#note142">[142]</a>. Quindi +impropriamente il Grassi Bertazzi‍<a class="tag" id="tag143" href="#note143">[143]</a> chiama i suddetti +poemi fonti del <i>Ruggiero</i>, poichè, ad eccezione del Reitani +e del Vitale, dai quali il Vigo prese alcuni episodi +e ispirazioni, gli altri poeti dell’epopea normanna non sono +che suoi precursori. +</p> + +<p> +Si è notato che nel Vigo l’amore per la Sicilia giunge +al parossismo; egli non può assolutamente comprendere +una unione dell’isola col continente, specialmente +cogli odiati napoletani; egli distingue i siciliani dagl’italiani‍<a class="tag" id="tag144" href="#note144">[144]</a>, +e se qua e là incontriamo accenni al futuro +risorgimento italico, possiamo esser sicuri che sono aggiunte +posteriori al 1860, come quando alludendo manifestamente +a Vittorio Emanuele II dice che «un possente» +farà ritornare Italia una (c. XI, st. 37), quando +impreca contro coloro che la vorrebbero scissa (c. XIII, +st. 24) e che sorga innanzi agli stranieri unificata di nome +e di bandiera (c. XIII, st. 25), quando, colle profezie +dell’angelo Uriele, accenna al risorgimento italiano (c. +XV, st. 11 e sgg.) e all’unificazione d’Italia sotto casa +Savoia (c. X, st. 37). +</p> + +<p> +Il <i>Ruggiero</i> ci si presenta più come testimonianza dello +spirito dei tempi, in cui fu scritto, più come monumento +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +archeologico, che come vera e propria fantasia epica; nel +<i>Ruggiero</i>, in conclusione, manca la vita, che è tutto. Del +resto il Vigo stesso dovette comprendere, quantunque lo +negasse, che il suo libro era un anacronismo, poichè afferma +nella prefazione: «oggi o non avrei dettato: il <i>Ruggiero</i> +o l’avrei architettato in modo diverso da quello che è». +</p> + +<p> +Degli altri poemi del secolo XIX che cantarono la conquista +normanna, non ho potuto raccogliere, nonostante +le mie lunghe e pazienti ricerche, che notizie monche e +indirette. +</p> + +<p> +Il Narbone‍<a class="tag" id="tag145" href="#note145">[145]</a> ci fa conoscere tre poemi, che, per +sua affermazione, hanno lo stesso soggetto del <i>Ruggiero</i> +del Vigo. Così il «<i>Val di Girgenti conservato</i>, canti due +di Giuseppe Ortega» stampato a Girgenti nel 1829‍<a class="tag" id="tag146" href="#note146">[146]</a>, +che mi è stato inaccessibile, come pure un poema, rimasto +inedito, del barone Benedetto Spataro da Scicli‍<a class="tag" id="tag147" href="#note147">[147]</a> del +quale il Narbone non ci dà il titolo. +</p> + +<p> +Invece della <i>Sicilia liberata</i> del notaio Antonino Manciaracina +di Sambuca ho potuto raccogliere qualche notizia +nel voluminoso epistolario in gran parte inedito di +Lionardo Vigo‍<a class="tag" id="tag148" href="#note148">[148]</a>. Il quale, come ho già detto, avendo ricevuto +notizia del poema da Vincenzo Navarro di Ribera‍<a class="tag" id="tag149" href="#note149">[149]</a>, +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +aveva curiosità di conoscerne l’orditura e parecchie volte +scrisse al Navarro su tal proposito; questi gli rispose esponendogli +il nono canto‍<a class="tag" id="tag150" href="#note150">[150]</a>, che il Manciaracina insospettito +a stento gli aveva fatto udire. Dopo la morte del +notaio il manoscritto del poema passò in mano del Navarro‍<a class="tag" id="tag151" href="#note151">[151]</a>, +che si diede a ripulirlo. +</p> + +<p> +Ma l’opera del Manciaracina non doveva essere un capolavoro, +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +se ne leggiamo la protasi conservataci in un manoscritto +del Vigo‍<a class="tag" id="tag152" href="#note152">[152]</a>, e quel che ne dice il rifacitore in una +lettera del 4 ottobre ’55: «il poema del Manciaracina è un +miracolo come non mi abbia fatto impazzire; è tutto strambotti, +ed io ne ho rabberciato sei canti, e sa dio come!‍<a class="tag" id="tag153" href="#note153">[153]</a>». +</p> + +<p> +All’epopea del ciclo normanno si potrebbero anche ascrivere +due canti di G. Battista Castiglia, che nel 1835 era +professore di eloquenza latina all’università di Palermo‍<a class="tag" id="tag154" href="#note154">[154]</a>. +</p> + +<p> +Nello <i>scudo di Ruggiero</i> il P. ci mette dinanzi una +bellissima donna dal viso splendidissimo, che è la religione, +la quale incita Ruggiero, che stava solo e pensieroso +sul lido di Reggio, a liberare la Sicilia dal «sozzo +saraceno» e gli dà uno scudo impenetrabile in cui sono +effigiate le sue future imprese. Nella <i>spada di Ruggiero</i> +Vulcano dà al conte la spada del gran Timoleonte. Sono +esercitazioni accademiche, ove è notevole solo l’intento +patriottico della poesia e l’elemento religioso di cui sono +infarciti i due canti, il quale, nella poesia nazionale mirante +al riacquisto della indipendenza isolana, si congiunse +all’elemento storico‍<a class="tag" id="tag155" href="#note155">[155]</a>. +</p> + +<p> +Così l’elemento religioso si rivela pure nell’inno sacro +«<i>A Santa Rosalia</i>» di Terenzio Mamiani‍<a class="tag" id="tag156" href="#note156">[156]</a>, che fa +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +nascere la vergine palermitana ai tempi del conte Ruggiero, +con evidente anacronismo, e ci narra leggiadramente +la conquista normanna. +</p> + +<p> +Se l’epica ci diede per la tradizione poetica dell’avventuroso +periodo della conquista normanna i frutti migliori +e più abbondanti, nelle altre forme letterarie possiamo +rintracciarne alcuni altri, i quali ci mostrano sempre più +l’importanza e la diffusione del ciclo normanno nella letteratura +siciliana. Sono quattro drammi, una novella e +un romanzo, a tacere degli accenni che potrebbero notarsi +in altri componimenti, ed essi toccherò di volo, sia perchè +di poca importanza letteraria, sia perchè alcuni come +la novella e il romanzo, essendo scritti in prosa, escono +dall’ambito della mia ricerca. +</p> + +<p> +Nella biblioteca Ventimilliana di Catania trovasi un +manoscritto del secolo XVII che contiene un dramma in +latino intitolato «<i>Rogerius sive Panormus liberata</i>»‍<a class="tag" id="tag157" href="#note157">[157]</a>. +L’autore non è menzionato, ma sembra che sia stato qualche +prete secentista del Collegio dei gesuiti di Palermo, +e che abbia composto questo dramma in occasione di una +solenne distribuzione di premi. I versi sono corretti, e +alcuni brani non mancano di una certa bellezza; i personaggi +sono più di venti e taluni anche allegorici. E’ comandante +dell’esercito cristiano il conte Ruggiero, dei +Saraceni l’emiro Belcamero, che ha per generali Camuto +e Breno. Vi sono ancora Ismeno o Vafrio, maghi saraceni, +Nicodemo <i>episcopus panormitanus</i>; gli altri personaggi +hanno per lo più nomi tratti da commedie classiche: +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +c’è un Cassius, un Parthenus, un Hermogenes, un Callistus. +L’azione però è meschinissima: l’emiro Belcamero +non vuole aprire le porte di Palermo all’esercito normanno, +poi alfine acconsente e il vescovo Nicodemo va a +chiedere buoni patti a Ruggiero. Come si vede il dramma, +ad eccezione dell’ultima parte attinta al Malaterra‍<a class="tag" id="tag158" href="#note158">[158]</a>, +o più probabilmente al Fazello, ha poco fondamento storico, +poichè Palermo fu presa d’assalto. +</p> + +<p> +Mentre nell’adespoto manoscritto del <i>Rogerius</i>, l’elemento +religioso, che è quello che informa tutte queste +produzioni, non entra che per decantare la fede cristiana, +in due altri componimenti drammatici, mira alla glorificazione +di santi locali, fenomeno che più largamente si esplicò, +come vedremo, nella tradizione popolare di leggende +religiose. +</p> + +<p> +Nei <i>Trionfi della Gran Protomartire Catanese S. Agata +Liberatrice della Patria e del Conte Ruggiero</i>, sacra +rappresentazione di G. B. Guarneri‍<a class="tag" id="tag159" href="#note159">[159]</a>, Ruggiero con +l’aiuto di Roberto e Bettumeno prende Catania, fonda la +cattedrale ed assiste alla rappresentazione del martirio di +S. Agata che viene esposto nella forma tradizionale leggendaria +comune a tante altre sacre rappresentazioni sulla +martire catanese. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +</p> + +<p> +Nella <i>Disfatta dei Saraceni — Oratorio</i>‍<a class="tag" id="tag160" href="#note160">[160]</a> di anonimo +il popolo siciliano è festante per una vittoria del +conte Ruggiero sull’«empio Kulmar», comandante dei +saraceni e il duce normanno recita un inno di ringraziamento +a S. Maria dei Gulfi. I personaggi sono Ruggiero, +Tancredi, Simone, Ottavio sacerdote e il Coro. +</p> + +<p> +Ricordiamo inoltre «<i>Gli Arabi in Messina</i>», dramma +in prosa di Vincenzo Pinzarrone‍<a class="tag" id="tag161" href="#note161">[161]</a>, in cui l’azione si +fonda sulla presa di Messina per il conte Ruggiero nel 1060. +</p> + +<p> +Al principato di Mileto di Ruggiero in Calabria si riferisce +una novella secentistica intitolata «<i>Il Conte Roggero +sovrano della Calabria Ulteriore</i>»‍<a class="tag" id="tag162" href="#note162">[162]</a>, stampata in +Venezia nel 1686, la quale sembra una traduzione dal +francese da quel che risulta dall’<i>Imprimatur</i>‍<a class="tag" id="tag163" href="#note163">[163]</a>. In essa +strane avventure romanzesche sono mescolate a leggende +tratte dalle cronache. Ruggiero salva dalle fiamme una +monaca bellissima di nome Marianna, che era stata costretta +dai parenti a prendere il velo per causa dei suoi +averi, e la sposa. Poi il conte, preso dall’ambizione, s’ingolfa +in guerre disastrose, va con Goffredo Buglione crociato +in Palestina, e muore carico di catene col figlio +Tancredi prigioniero dei musulmani. La fonte della novella +è Orderico Vitale‍<a class="tag" id="tag164" href="#note164">[164]</a>, nel quale però l’avventura +con la monaca è attribuita a Roberto Guiscardo. +</p> + +<p> +Infine ricordiamo la <i>Sicilia all’undecimo secolo</i> di Giovanni +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +Leni Spadafora, romanzo storico stampato nel +1878‍<a class="tag" id="tag165" href="#note165">[165]</a>, che si riferisce ad un periodo un po’ posteriore +alla venuta dei normanni in Sicilia. +</p> + +<p> +Chiediamo venia al lettore se abbiamo esaminato, benchè +avessimo cercato di ottenere la massima stringatezza +nell’esposizione, tanti poemi e drammi e novelle, dei quali +ben pochi meritano la pena di essere studiati. Gli è che +solo dall’analisi di essi potremo avere un’idea chiara e +esatta di questa tarda formazione letteraria dell’epopea +normanna. La quale dal seicento al secolo XIX non è +altro che un soggetto <i>poemizzabile</i>, che vien trattato a +guisa di esercitazione accademica. +</p> + +<p> +Ad ogni modo possono essere notati alcuni elementi +caratteristici, i quali specialmente provengono dall’essere +stati composti sopra un unico soggetto da autori che attingevano +la materia storica delle poetiche narrazioni alla +medesima fonte e che erano tutti siciliani e perciò intenti, +per quell’amore delle cose riguardanti il paese ove si è +nati, cresciuti e educati, a illustrare le sicule glorie. +</p> + +<p> +Poco si può osservare riguardo alla tela generale dei +poemi, chè essa il più delle volte è servilmente imitata +da quella della Gerusalemme liberata specialmente nei +poemi secentistici. +</p> + +<p> +Il poeta concentra quasi sempre l’azione principale attorno +ad una città, sia Palermo, Messina, Catania, Trapani +o Girgenti la quale è pure sua terra natale. I musulmani +sono assediati in essa dai cristiani guidati dal conte Ruggiero, +al quale talvolta si aggiunge Roberto Guiscardo. +</p> + +<p> +Si sottraggono al comune contagio i poemi del Vitali +e del Vigo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +</p> + +<p> +Nella <i>Sicilia liberata</i> non abbiamo azione principale, +ma invece una serie di battaglie e di avventure romanzesche +che ricordano situazioni del Boiardo e dell’Ariosto; +nel <i>Ruggiero</i> troviamo pure battaglie che si succedono +l’una all’altra, descritte storicamente, senza che alcuna +sia decisiva. +</p> + +<p> +L’eroe principale è sempre Ruggiero, egli compie prodigi +di valore sovrumano, dei quali del resto si trovano +i germi nel suo apologista Malaterra, ma talvolta la sua +figura diviene fredda e convenzionale, quasi un <i>pius Aeneas,</i> +mentre spicca di più uno dei nipoti, Serlone, Boemondo +o Tancredi. +</p> + +<p> +Ma le particolarità del ciclo epico normanno, sono come +abbiamo già detto, quelle che si riferiscono alla Sicilia. +</p> + +<p> +Quindi se in essa epopea corrono spesse fiate le solite +descrizioni dell’inferno‍<a class="tag" id="tag166" href="#note166">[166]</a> (Balli, c. XXI, st. 1-170; Reitani, +c. III, st. 6-38; Vitali, c. III, st. 3-17; Vigo, c. IX. +st. 1-26), gli è perchè l’entrata dell’abisso infernale è ordinariamente +il cratere dell’Etna (Vitali, c. III, st. 18: +Vigo, c. IX, st. 26)‍<a class="tag" id="tag167" href="#note167">[167]</a> e dell’Etna abbiamo descrizioni +specialmente in istato d’eruzione, le quali quasi sempre +sono imitate dal gran modello vergiliano‍<a class="tag" id="tag168" href="#note168">[168]</a> (Balli, c. XXI. +st. 1; Reitani, lib. II, st. 40-41; Vitali, c. XVI, st. 97: +Vigo, c. IX, st. 27-37 e c. XVII st. 28-30). +</p> + +<p> +Quindi spesse volte ricorreranno pure le avventure di +Ulisse e Polifemo narrate distesamente nel Reitani Spatafora +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +(lib. IX, st. 26-47 e lib. XIII), mentre nel Vitali +sono appena accennate (c. XIV, st 21-41)‍<a class="tag" id="tag169" href="#note169">[169]</a>, la descrizione +del fenomeno della fata Morgana che è scientificamente +spiegato nel Vitali (c. I, st. 90-117; c. XVI, st. +61-66) e nel Vigo (c. XV, st. 18-23), mentre nel Reitani +diventa una specie di Sibilla Cumana‍<a class="tag" id="tag170" href="#note170">[170]</a>. +</p> + +<p> +Ma più importante è il fatto già più volte avvertito +che la fonte principale dalla quale i poemi epici del ciclo +normanno attinsero la materia, sia storica, sia leggendaria +della loro narrazione è l’<i>Historia sicula</i> del Malaterra. +</p> + +<p> +È inutile che mi trattenga a mostrare che la tessitura +generale dei poemi è modellata secondo la suddetta cronaca; +ciò diventa subito manifesto ad un semplice confronto +tra il breve sunto che ne abbiamo dato e il Malaterra. +</p> + +<p> +M’intratterrò piuttosto di alcuni episodi che ci mostreranno +come i poeti dell’epopea normanna attingano, anche +nelle particolarità, ad essa fonte. +</p> + +<p> +Il Vigo ci rappresenta una giovinetta cristiana, la quale, +fuggendo i saraceni, cade rifinita dalla stanchezza, nè +può più rialzarsi. Allora l’amante che l’accompagnava la +uccide per non farla cadere in preda ai nemici, e poi si +trafigge con la spada, cadendo esanime vicino l’amata‍<a class="tag" id="tag171" href="#note171">[171]</a>. +</p> + +<p> +Nel Vitali abbiamo un episodio identico. Solamente, invece +di essere una giovinetta cristiana uccisa dall’amante, +è una donzella saracena uccisa dal padre, il quale non +muore, ma vuole vivere per vendicarsi‍<a class="tag" id="tag172" href="#note172">[172]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +</p> + +<p> +Gli è certo che il Vigo ebbe presente il Vitali nel suo +episodio, ma si potrebbe affermare con eguale certezza +che pose mente al passo del Malaterra‍<a class="tag" id="tag173" href="#note173">[173]</a> ch’era la fonte +del Vitale. In esso si narra che dopo la presa di Messina +per parte dei Normanni, un giovane saraceno dei più +nobili, uccise la sorella che non aveva più forze per fuggire, +affinchè non cadesse in mano ai nemici. +</p> + +<p> +Così l’episodio del brettone Evisando che salva la vita +al conte Ruggiero in Taormina, narrato dal Malaterra in +rozzi versi latini‍<a class="tag" id="tag174" href="#note174">[174]</a>, fu imitato dal Vitali‍<a class="tag" id="tag175" href="#note175">[175]</a> col nome +mutato in Evisardo e dal Vigo che fa succedere il fatto +alla battaglia navale di Siracusa‍<a class="tag" id="tag176" href="#note176">[176]</a>. +</p> + +<p> +Il Vitali e il Vigo‍<a class="tag" id="tag177" href="#note177">[177]</a>, descrivendo la battaglia di Misilmeri, +narrano che i Normanni appesero al collo delle +colombe che gli Arabi avevano portato in Misilmeri per +annunziare a Palermo la sconfitta dei Normanni biglietti +ov’era scritta notizia della vittoria dei cristiani. +</p> + +<p> +L’episodio è preso dal Malaterra (lib. II, cap. 42). ove +«columbae Panormi suos victos nuntiant». +</p> + +<p> +La morte di Serlone per tradimento di Brachino nel +Balli (c. XVIII, st. 74 sgg.), di Ibraimo nel Vitali (c. +XXV, st. 57 sgg.), di Braclemo nel Vigo (c. XII, st. 50-73) +hanno per fonte comune l’uccisione di Serlone per +mano di Brahen nel Malaterra (lib. II, cap. XLVI). +</p> + +<p> +Anche il Reitani Spatafora, che meno d’ogni altro attinge +alla materia storica per il suo poema, ci narra‍<a class="tag" id="tag178" href="#note178">[178]</a> +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +che, andando il conte Ruggiero con un’armata navale ad +oppugnare Messina, cominciò a scatenarsi una grave tempesta +che si sedò solo quando il Genio di quelle acque +tranquillò il mare. Or è certo che il Reitani ebbe mente +all’Eneide‍<a class="tag" id="tag179" href="#note179">[179]</a>, ma verosimilmente prese pure visione del +cap. VI lib. II del Malaterra, ove si narra che quando +il conte Ruggiero navigava verso Messina, ebbe a soffrire +una tempesta che fu sedata da S. Antonio, al quale +aveva consacrata la preda che avrebbe fatta. +</p> + +<p> +Tuttavia qui ci si affaccia una questione. I cantori dell’epopea +normanna attinsero direttamente all’<i>Historia sicula,</i> +oppure a compilazioni storiche tardive, che trassero +la narrazione del periodo della conquista normanna dal +Malaterra, come la storia di Sicilia di Tommaso Fazello‍<a class="tag" id="tag180" href="#note180">[180]</a>? +</p> + +<p> +Il Malaterra, come ognuno sa, fu stampato la prima +volta dal Surita in Spagna nel 1578‍<a class="tag" id="tag181" href="#note181">[181]</a>, la seconda dal +Caruso nel 1723 nella sua nota e divulgata <i>Biblioteca +Historica Regni Siciliae.</i> Ora è naturale supporre che, +data la difficoltà di procurarsi la prima e abbastanza rara +edizione, i poeti del ciclo normanno sino al secolo XVIII +attingessero la materia dei loro canti alla divulgatissima storia +del Fazello, mentre nel secolo XIX, in cui la cultura +cominciò ad estendersi largamente, preferirono di attingere +al Malaterra, come Lionardo Vigo che introdusse +nel suo poema il cronista benedettino come personaggio, +dandogli la figura di un Pier l’eremita. Comunque gli è +certo che, o direttamente o indirettamente, la sola fonte +storica del ciclo epico normanno fu la cronaca del monaco +benedettino. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span></p> + +<h2 id="cap5">CAPITOLO V. +<span class="smaller"><span class="smcap">Leggende religiose e poesia popolare.</span></span></h2> +</div> + +<p> +Mentre nell’alta Italia le memorie municipali sono le +più parte favolose, in Sicilia la cultura della storia locale +e le ricerche pazienti degli eruditi dal quattrocento ai giorni +nostri si può dire che abbiano tolto la scarsa platina +leggendaria che si era formata. E noi appunto andremo +raccogliendo queste poche reliquie locali, informate quasi +sempre a sentimento religioso. +</p> + +<p> +Le leggende sulle feste popolari religiose di Sicilia che +affermano, per dirla con un dotto folklorista‍<a class="tag" id="tag182" href="#note182">[182]</a>, «la esistenza +e la localizzazione in Sicilia d’un ciclo arabo-normanno, +perchè si riferiscono a quell’epoca gloriosa», possono +ascriversi a tre categorie: ad una prima quelle riguardanti +S. Giorgio; ad una seconda quelle relative all’intervento +della Madonna nelle battaglie arabo-normanne; +ad una terza ascriveremo quelle memorie e leggende +locali estranee a S. Giorgio e alla Madonna. +</p> + +<p> +Un fatto al quale più volte abbiamo accennato, è l’apparizione +di S. Giorgio alla battaglia di Cerami, descritta +dal Malaterra, dall’Anonimo Vaticano e da Simone da +Lentini‍<a class="tag" id="tag183" href="#note183">[183]</a>, e che poi diventò episodio caratteristico dei +poemi del cielo normanno. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +</p> + +<p> +Mentre durava feroce la battaglia di Cerami e la vittoria +da un pezzo indecisa stava già per voltarsi a favore +dei musulmani più numerosi, a un tratto apparve un cavaliere +splendidissimo, dalle armi scintillanti, su un cavallo +bianco, agitando un bianco vessillo, sulla cui cima +risplendeva fulgida la croce, e che, come se uscisse dalle +schiere dei cristiani, irrompeva ov’erano più fitte le orde +nemiche. I normanni, credendo che il cavaliere fosse il +glorioso S. Giorgio, ripresero ardire e si scagliarono di +nuovo contro i saraceni; Ruggiero con un colpo di lancia +passò da parte a parte il capitano musulmano, e l’esercito +infedele si disperse come nuvola dissipata dal +vento‍<a class="tag" id="tag184" href="#note184">[184]</a>. +</p> + +<p> +Il Muratori‍<a class="tag" id="tag185" href="#note185">[185]</a>, il Di Blasi‍<a class="tag" id="tag186" href="#note186">[186]</a> e l’Amari‍<a class="tag" id="tag187" href="#note187">[187]</a> credono +che tale fatto sia una mera fioritura retorica del Malaterra. +Il Palmeri‍<a class="tag" id="tag188" href="#note188">[188]</a> dice che i soldati normanni entusiasmati +dal sentimento religioso poterono facilmente scambiare +Ruggiero per S. Giorgio e ciò bastò per renderli invincibili; +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +ma più probabilmente sarà stata allucinazione +dei combattenti, allo stesso modo che apparizioni consimili +appaiono frequentemente nelle guerre dei Crociati‍<a class="tag" id="tag189" href="#note189">[189]</a>, allo +stesso modo che bastò nella battaglia di Legnano ch’uno +dicesse di aver veduto bianche colombe svolazzare attorno +all’asta del carroccio a far sì che tutti vi credessero +e diventassero invincibili‍<a class="tag" id="tag190" href="#note190">[190]</a>. +</p> + +<p> +Tale leggenda si è perpetuata sino al giorno d’oggi. Si +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +narra dal popolo di Cerami come tradizione antichissima +che il Conte Ruggiero nella famosa battaglia che ebbe +con i Saraceni nei pressi del paese, all’avvicinarsi dell’esercito +nemico fece cantare il Vangelo in quella contrada +che ancora oggi è chiamata <i>Evangelio</i>, quindi si +trincerò in una contrada, che ora è denominata <i>Ruggieri</i>, +situandosi dinanzi al campo di <i>Canciri</i>, capo dell’esercito +saraceno, che era posto non lontano da quella fontana che +d’allora in poi prese il nome di Canciri. Venuti i due +eserciti alle mani, le milizie cristiane, inferiori di numero, +s’andavano lentamente ritirando verso le colline, chiamate +ora dell’Annunziata e Pizzuta, per potersi difendere +in luogo più vantaggioso. Il conte Ruggiero volse allora +fervorose preghiere verso S. Michele e S. Giorgio, suoi +protettori e i due santi comparvero subito ad incoraggiare +l’esercito normanno. I cristiani, rinvigoriti alla vista +di quella meravigliosa apparizione, si slanciarono con raddoppiato +ardore contro i nemici, che in un baleno furono +sconfitti, lasciando sul campo tutto il loro bagaglio e una +quantità di cadaveri così grande che il luogo di quella +sanguinosa battaglia prese il nome di <i>milione</i>. In memoria +di tale fatto furono erette le chiese di S. Michele e +S. Giorgio ancora esistenti‍<a class="tag" id="tag191" href="#note191">[191]</a>. +</p> + +<p> +È notevole pure la tradizione che si ha a Modica intorno +l’origine della chiesa di S. Giorgio, cattedrale della +città. È leggenda ch’essa sia stata costruita nel III secolo +dell’era volgare e che avesse il nome di S. Croce. Ma +quando il conte Ruggiero liberò Modica dai saraceni, per +riconoscenza al santo, il quale era comparso in suo favore +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +in una battaglia del 1090, mutò in S. Giorgio il primitivo +nome della chiesa‍<a class="tag" id="tag192" href="#note192">[192]</a>. +</p> + +<p> +Un’altra leggenda sopra S. Giorgio somigliante a quella +di Cerami e alla tradizione modicana ci è stata tramandata +da Vincenzo Auria‍<a class="tag" id="tag193" href="#note193">[193]</a>. Il re Ruggiero veniva per +mare a Cefalù, quando fu colto da una grave tempesta +che lo mise in pericolo di vita. In tale frangente si rivolse +fiducioso al suo protettore S. Giorgio, e questi subito +gli apparve e sedò le onde del mare. Arrivato a Cefalù, +il re fece erigere un tempio, che volle dedicare al santo +liberatore‍<a class="tag" id="tag194" href="#note194">[194]</a>. +</p> + +<p> +Noto infine che la festa di S. Giorgio e S. Giovanni +Battista nelle due Raguse è, secondo il Pitrè‍<a class="tag" id="tag195" href="#note195">[195]</a>, di origine +normanna, e che la chiesa di S. Agata, cattedrale +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +di Catania, fondata dal conte Ruggiero, era dedicata prima +a S. Giorgio. +</p> + +<p> +Le leggende suesposte hanno, come chiaramente si vede, +molti punti di attinenza tra di loro: apparizione di +S. Giorgio al conte Ruggiero (nella leggenda cefalutana +al re Ruggiero), salvamento di questo da un grave pericolo +e fondazione di una chiesa dedicata al santo. +</p> + +<p> +Si affaccia ora naturale la domanda: può la leggenda +della cronaca del Malaterra avere influito sulla formazione +di queste? Prescindendo dal fatto che la pretesa apparizione +avvenne, secondo il Malaterra, solo a Cerami e +non in altre battaglie arabo-normanne, non è naturale +che le leggende e le feste popolari abbiano origine dai +cronisti, ma da un fatto creduto reale, perpetuatosi nell’immaginazione +popolare. +</p> + +<p> +È più probabile l’opinione che alla battaglia di Cerami +i Normanni avessero fede nell’apparizione di un bianco +cavaliere (nulla vieta il credere che tra i guerrieri normanni +ce ne fosse uno vestito di bianco) identificato da +loro con S. Giorgio, e che tale fatto, ingrandito dalla superstizione +di quei tempi, facesse germogliare molte altre +leggende delle quali alcune sono pervenute sino a noi, +sia tali come si formarono, sia trasformate e modificate +dal tempo, ma nelle quali si può sempre riconoscere la +parentela e la medesima origine. +</p> + +<p> +E ciò vedremo meglio in altre tradizioni siciliane religiose +d’origine normanna. +</p> + +<p> +Tra le feste popolari religiose di Sicilia che si fondano +su leggende riferentesi all’intervento della Madonna nelle +battaglie tra saraceni e normanni, prima per ordine d’importanza +è la festa della Madonna delle Milizie in Scicli‍<a class="tag" id="tag196" href="#note196">[196]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +</p> + +<p> +La tradizione popolare vuole che in un venerdì di marzo +del 1091 in una battaglia tra sciclitani e musulmani +comparisse per preghiera dei cristiani una donna bellissima +vestita di bianco su un candido destriero con una +spada fiammeggiante in mano e circonfusa da una candida +nuvoletta. Era la Madonna che veniva in soccorso ai suoi +fedeli con un esercito normanno, capitanato dal conte +Ruggiero‍<a class="tag" id="tag197" href="#note197">[197]</a>. I Saraceni, sbigottiti dall’apparizione e dall’inopinata +venuta del duce normanno, furono sconfitti in +un baleno; e in ricordo di tale meravigliosa comparsa +Ruggiero fece innalzare un tempio e gli Sciclitani ogni +anno commemorano il miracolo con una finta battaglia. +</p> + +<p> +Una leggenda somigliante si racconta a Canicattì a +proposito della festa della Madonna, che si solennizza ogni +anno la Domenica in Albis. L’istituzione di questa +festa, secondo la tradizione, rimonta a Ruggiero il Normanno +per ricordo dell’apparizione della Vergine in una +battaglia contro i saraceni e della vittoria che conseguì il +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +conte su di essi; e, dice il Di Martino credesi‍<a class="tag" id="tag198" href="#note198">[198]</a>. «che abbia +fatto scolpire una statua della Madonna nell’atteggiamento +che gli apparve e ch’io ho visto nella chiesa maggiore +di Ravanusa»‍<a class="tag" id="tag199" href="#note199">[199]</a>. È degno di nota nella processione +della festa che i frati che accompagnano la statua +della Madonna portano alabarde foggiate all’antica; e eran +quelle, almeno per ciò che me ne han detto, tolte dal +conte Ruggiero agli arabi che signoreggiavan quì». +</p> + +<p> +Altri ricordi ci danno testimonianza che la leggenda +dell’intromissione della Madonna nelle battaglie arabo-normanne +è diffusa in tutta la Sicilia. +</p> + +<p> +Il padre Ottavio Caietani ci racconta una leggenda a +proposito della cosidetta Porta della Vittoria per la quale +Ruggiero sarebbe entrato in Palermo‍<a class="tag" id="tag200" href="#note200">[200]</a>. È fama che +la Vergine spiegando un vessillo mostrasse al conte la +porta per la quale poteva entrare in città, e per commemorare +tale miracolo fosse stata dipinta sulla porta la Madonna +portante una bandiera con un’iscrizione latina. Oggidì, +a testimonianza dell’Amari‍<a class="tag" id="tag201" href="#note201">[201]</a>, si vedono ancora in +quel luogo gli avanzi di una porta e «una Madonna col +Bambino e una bandiera, immagine ritoccata o ridipinta, +il cui stile par non possa riferirsi all’XI secolo». +</p> + +<p> +Di poi, mentre lo stesso Ruggiero assediava una fortezza +situata su un colle chiamato ancora Sarraceno, le milizie +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +normanne furono prese da grandissima sete. Il conte volse +preghiere alla Vergine, e di nuovo questa si mostrò al +supplicante e aprì una scaturigine d’acqua viva preannunciandogli +la vittoria sui nemici. In quel luogo Ruggiero +fondò un tempio alla Madonna. +</p> + +<p> +E afferma il Caietani di aver visto una delle monete +che furono coniate in questa circostanza, avente da una +parte Ruggiero a cavallo «humero gestans pendulum ex +hasta vexillum» e dall’altra la Madonna con il bambino +involto in fasce.‍<a class="tag" id="tag202" href="#note202">[202]</a> +</p> + +<p> +È uso a Messina il 15 agosto (festa dell’Assunta) di +portare in giro un cammello, un gigante, una gigantessa +e una bara. Il cammello, a testimonianza del Mongitore, +è condotto per le strade «in memoria del Conte +Ruggiero che scacciando i Saracini da Messina entrò trionfante +in città sopra un camelo‍<a class="tag" id="tag203" href="#note203">[203]</a>». Tale festa è davvero +tipica del genere per quella strana mescolanza di ricordi +sia dell’epoca gloriosa dei normanni, sia di colossi +dell’antichità d’origine probabilmente mitica, e il Pitrè la +giudica «in ordine a folklore la prima di tutta la Sicilia‍<a class="tag" id="tag204" href="#note204">[204]</a>». +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +In quanto alla tradizione (quale c’è stata riportata dal +Bonfiglio, dal Samperi, dal Reina, dal Mongitore e da +altri) si dice che il conte Ruggiero conquistò Messina +nel 1060 per l’intervento della Madonna e combattendo +sotto la sua immediata protezione potè vincere i Saraceni +ed «obbligare i giganteschi dominatori della città, Grifone +e Mata, ad assistere al suo trionfo‍<a class="tag" id="tag205" href="#note205">[205]</a>». +</p> + +<p> +In conclusione abbiamo un nucleo abbastanza importante +di leggende e di feste popolari intorno l’intervento +della Madonna nelle battaglie arabo-normanne. Esse probabilmente +derivano da un’unica fonte, dalla quale forse +avranno pure preso origine le leggende sull’intromissione di +altri santi nella guerra di conquista della Sicilia. +</p> + +<p> +In Gratteri, secondo la tradizione, S. Giacomo intervenne +in un combattimento tra normanni e saraceni nel giorno +della sua festività, e per le preghiere del conte Ruggiero +volse le sorti della battaglia a favore dei cristiani‍<a class="tag" id="tag206" href="#note206">[206]</a>. Lo +stesso S. Giacomo, invocato dal Conte Ruggiero mentre +assediava la fortezza di Erice, venne in suo aiuto «equo +albo incendens, rubeo pallio indutus, prae manibus accipitrem +gestans‍<a class="tag" id="tag207" href="#note207">[207]</a>» e, per rendere omaggio al santo, +il duce normanno cambiò in Monte S. Giuliano l’antico +nome di Erice‍<a class="tag" id="tag208" href="#note208">[208]</a>. A Caltagirone si narra che il conte +Ruggiero entrato vittorioso nel 1090 per una porta detta +ancora <i>porta del conte</i>, fondò il tempio di S. Giacomo +per ringraziare il santo di una vittoria ottenuta sopra i +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +Saraceni‍<a class="tag" id="tag209" href="#note209">[209]</a>. Un Sant’Elia comparso con la spada fiammeggiante +ad incoraggiare i normanni che assediavano il +castello di Troina è ricordato in un manoscritto troinese +del principio del settecento‍<a class="tag" id="tag210" href="#note210">[210]</a>, e in omaggio al santo il +conte Ruggiero fece fabbricare un tempio sul luogo dell’apparizione, +come anche un altro tempio fece erigere a S. Michele +che era comparso pure per scacciare i saraceni‍<a class="tag" id="tag211" href="#note211">[211]</a>. +</p> + +<p> +L’elemento comune a tutte le suesposte leggende è l’intervento +celeste, sia di S. Giorgio, sia della Madonna, sia +di S. Giacomo, sia di S. Michele o di S. Elia nella espulsione +dei saraceni della Sicilia e la fondazione di un tempio +dedicato ad esso santo. Il messo celeste è vestito di +bianco e cavalca un bianco cavallo o è circonfuso di una +candida nuvoletta e tiene in mano sia una croce, sia un +vessillo, sia una spada fiammeggiante. +</p> + +<p> +A me pare sia molto probabile che tutte queste leggende +abbiano origine dalla credenza di un intervento +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +celeste alla battaglia di Cerami, cominciato a diffondersi +sul finire del secolo XI e della quale abbiamo testimonianze +nel Malaterra, nell’Anonimo Vaticano, in Simone da +Lentini e in reliquie viventi della leggenda a Cerami. +</p> + +<p> +Coll’andare dei secoli, perdurando viva nel popolo la +memoria delle battaglie combattute contro i musulmani, +ogni singolo paese volle localizzare vicino a sè tale leggenda, +e quindi fu creata una battaglia a Scicli (niuna +testimonianza attestandocene l’esistenza sia nei cronisti +contemporanei o posteriori, sia nelle ricerche storiche più +illuminate e laboriose come quelle dell’Amari); si creò +un’altra battaglia a Gratteri e a Canicattì. Naturalmente +nelle città dove già era avvenuto storicamente qualche +combattimento o assedio, nulla era più facile di addebitare +la vittoria a qualche intervento celeste, così a Messina, +a Troina, a Palermo‍<a class="tag" id="tag212" href="#note212">[212]</a>. +</p> + +<p> +Abbiamo poi una classe di tradizioni popolari indipendente +dall’intervento celeste nella venuta dei Normanni +in Sicilia. +</p> + +<p> +Racconta la tradizione che papa Niccolò II diede in +Aquila al conte Ruggiero uno stendardo di seta sul quale +era l’immagine della Madonna dipinta da S. Luca. +Tale dono prezioso Ruggiero affidò a Plutia (Piazza Armerina) +e i Piazzesi collocarono il vessillo in un quadro +sull’altare maggiore della chiesa dedicata all’Assunta. E +in ricordo di questo fatto glorioso la festa dell’Assunta +si apre con una storica <i>cavalcata</i> che vuole rappresentare +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +l’entrata di Ruggiero in Piazza. I cavalli sono bardati alla +foggia normanna e uno dei cavalieri, il più anziano, funge +da conte Ruggiero, portando il vessillo, copia di quello +anticamente donato dal duce normanno‍<a class="tag" id="tag213" href="#note213">[213]</a>. +</p> + +<p> +La prima domenica di giugno a Troina nella strada +<i>Conte Ruggiero</i> si fa pure una storica <i>cavalcata</i>, che, secondo +alcuni, ricorda la conquista di Troina per il conte +Ruggiero nel 1061‍<a class="tag" id="tag214" href="#note214">[214]</a>. +</p> + +<p> +La presa del castello di Troina è narrata pure dal popolo +con particolari leggendari e in tre versioni differenti‍<a class="tag" id="tag215" href="#note215">[215]</a>. +Si racconta che il conte Ruggiero, dopo alcuni infruttuosi +assalti, avesse mandato di nottetempo al sud-est +di Troina branchi di capre con lanterne attaccate alle +corna e alcuni trombettieri, mentre egli assaliva la città +dalla parte nord-ovest, spoglia di difensori accorsi all’altra +parte per respingere il creduto assalto. Secondo altri fu +invece una vecchia che insegnò al conte la via di penetrare +nel castello per alcuni sentieri nascosti. Una terza +versione infine‍<a class="tag" id="tag216" href="#note216">[216]</a> narra che il castello fu preso per tradimento +di un certo mugnaio, accompagnato da un cane +che di nottetempo provvedeva la rocca di viveri entrando +per la porta di <i>Baglio</i>‍<a class="tag" id="tag217" href="#note217">[217]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +</p> + +<p> +Ma se fiorenti e numerose sono le leggende e le feste +popolari religiose, quasi nulli sono invece i ricordi della +venuta dei Normanni nella poesia popolare. +</p> + +<p> +Parrebbe il contrario se stiamo alla raccolta dei canti +popolari del Vigo‍<a class="tag" id="tag218" href="#note218">[218]</a>, poichè in essa sono due canti che +parlano del conte Ruggiero. Nel 1857 Luigi Capuana +mandò come canto popolare di Mineo a L. Vigo, il quale +allora stava raccogliendo i <i>Canti popolari siciliani</i> la seguente +poesia: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Bedda, ch’aviti picciulu lu pedi,</p> +<p class="i02"> D’oru e d’argentu la scarpa v’hè fari</p> +<p class="i02"> Si vi scuprissi lu conti Ruggeri</p> +<p class="i02"> Ca di lu pedi s’avi a ’nnamurari.</p> +<p class="i02"> Pigghiatimi lu ’ncensu e lu ’ncenseri</p> +<p class="i02"> Mintitimi la bedda ’nta ’n’ artari;</p> +<p class="i02"> Nenti fazzu pri tia, me duci beni,</p> +<p class="i02"> Comu ’na santa ti vogghiu adurari‍<a class="tag" id="tag219" href="#note219">[219]</a>.</p> +</div></div> + +<p> +Il canto parlava di un <i>conte Ruggiero</i> vivente e il Vigo +credette da ciò inferirne l’antichità della canzone. Strombazzò +la sua scoperta a destra e a sinistra sì che Emerico +Amari nel settembre ’59 gli consigliava di pubblicare +subito il canto, se autentico‍<a class="tag" id="tag220" href="#note220">[220]</a>. Michele Amari, cui il Vigo +diede conoscenza del canto gli scriveva «badate bene +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +che quello della vostra poesia sia l’identico Ruggiero +<i>ibu-Tankrid</i> di Hautville e non qualche conte di Mineo +non so di quale secolo, che per avventura si fosse chiamato +anche Ruggiero. Non ci innamoriamo perdutamente +di subbietti scelti‍<a class="tag" id="tag221" href="#note221">[221]</a>». +</p> + +<p> +Ma il Vigo, pur di avvalorare la sua ipotesi, decise di +falsare il canto e mutò il terzo verso in +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Si vi scarisci Gran Conti Ruggeri</p> +<p class="i01">Ca di lu pedi ecc.</p> +</div></div> + +<p> +e con questo lieve cambiamento stampò la strofe nella +<i>Raccolta amplissima dei canti popolari siciliani</i>‍<a class="tag" id="tag222" href="#note222">[222]</a>. +</p> + +<p> +Un’altro canto riguardante Ruggiero‍<a class="tag" id="tag223" href="#note223">[223]</a> secondo affermazione +stessa del Vigo è di data recente e composto +dal contadino Cosmo Mirabella mazzarese, il quale fu ispirato +da una statua di marmo che trovasi dinanzi la +porta maggiore della cattedrale di Mazzara e rappresenta +il conte Ruggiero armato di tutto punto che calpesta sotto +le zampe del cavallo un saraceno‍<a class="tag" id="tag224" href="#note224">[224]</a>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +</p> + +<p> +Tuttavia se i canti del Vigo sono apocrifi, sembra sia +autentica una leggenda popolare in poesia raccolta a Salemi +dal Salomone Marino‍<a class="tag" id="tag225" href="#note225">[225]</a>, la quale, benchè lacunosa +e storpiata, ha importanza perchè ci pone dinanzi un bel +fatto del conte Ruggiero, del quale però non si ha alcun +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +ricordo presso i cronisti. «È una madre che, piangendo, +intercede presso il Gran Conte onde campi da morte l’unico +suo figlio, destinato all’estremo supplizio per infedeltà +e tradimento fatto a tre cavalieri normanni». Ruggiero +con nobilissimo atto libera il figlio e dà oro alla +sconsolata madre: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Partiti, donna, e cu tia lu figghiu,</p> +<p class="i01">oru e cunsolu ti duna Ruggeri,</p> +<p class="i01">ca chista è la vengia che mi pigghiu,</p> +<p class="i01">lùcinu sempri li nostri banneri‍<a class="tag" id="tag226" href="#note226">[226]</a>.</p> +</div></div> + +<p> +E qui facciamo punto. +</p> + +<p> +Altri potrà aggiungere nuova suppellettile di tradizioni +poetiche o popolari a quelle ch’io ho raccolte‍<a class="tag" id="tag227" href="#note227">[227]</a>, a me +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +basta aver provato l’esistenza e la localizzazione in Sicilia +di un ciclo, cui diede origine la venuta dei Normanni +nell’isola, e che non potè per diverse cause‍<a class="tag" id="tag228" href="#note228">[228]</a> raggiungere +un più alto sviluppo. +</p> + +<p> +La tradizione poetica e quella popolare del ciclo siculo-normanno +si svolsero parallelamente per il corso di otto +secoli senza confondere mai le loro acque; la prima, fredda +cronaca versificata nel medio evo, esercitazione retorica +dopo il cinquecento, non attinse mai alle sorgenti fresche +della tradizione popolare, mentre questa, a stento +comparente nella vasta elaborazione leggendaria dell’età +di mezzo, stagnata poi in tradizioni locali religiose, non +potè mai svolgersi e manifestarsi rigogliosamente. +</p> + +<p> +Chè, se mano mano che ci allontaniamo dal secolo XI +le tradizioni si vanno facendo più vive e numerose, gli +è perchè le testimonianze sono più abbondanti per l’accrescersi +della cultura, e perchè, mentre s’illanguidiva il +ricordo degli orrori della guerra di conquista, le istituzioni +ecclesiastiche riferentesi all’epoca normanna contribuivano +a tenere sempre viva nella fantasia del popolo +la memoria del conte Ruggiero. +</p> + +<p> +Nella letteratura riflessa poi il ciclo siculo-normanno +seguì le sorti della letteratura siciliana; fioritura retorica +riboccante di secentismi nel secolo XVII, si innalza nel +settecento col vernacolo di Giuseppe Vitale, e nel secolo +XIX diventa frutto di arte fortemente meditatrice e di +cultura storica. +</p> + +<p> +Ma questi poemi restarono opera morta e se ebbero +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +una parvenza di vita nel tempo in cui furono prodotti, +dormirono poi l’oblìo secolare sugli scaffali polverosi delle +biblioteche, e le feste e le leggende popolari religiose riferentisi +all’epoca normanna vanno sempre più illanguidendo +e diminuendo d’interesse, e fra non molto scompariranno +affatto sotto l’influsso della civiltà, che, sviluppandosi +potente, va dissipando nel popolo le superstizioni. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span></p> + +<h2 id="appendice">APPENDICE BIBLIOGRAFICA</h2> +</div> + +<p> +1. <span class="smcap">Guilielmus Apuliensis.</span> +</p> + +<p> +Op. Guiliemi Appuli Historicum Poema De rebus Normannorum +in Sicilia, Appulia et Calabria gestis, Usque +ad mortem Roberti Guiscardi Ducis scriptum ad filium +Rogerium. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Per i codici, edizioni e scritti illustrativi rimando al <span class="smcap">Ronca</span> — <i>Cultura +medievale e poesia latina d’Italia nei secoli XI e XII.</i> Roma, +1892, II. 34-35. Per notizie delle copie dei codici principali vedi +<i>Le fonti della storia delle province napolitane dal 568 al 1500</i> +di <span class="smcap">B. Capasso</span> con note del <i>D.r Oreste Mastrojanni</i>. Napoli, 1902, +pag. 85-86. Aggiungi però una copia ch’io ho avuto occasione di +esaminare nella Bibl. Comun. di Palermo. È un ms. cartaceo del +sec. XVI-XVII in fol. di carte 100 non num. segnato Qq. D. 46. +Un’altra copia è nella Bibl. nazion. di Palermo. +</p> + +<p> +Riguardo l’edizione principe condotta da Giovanni Tiremeo sul +codice Beccohelvino, il <span class="smcap">Ronca</span> (Op. cit. II, 33) afferma «che non +si trova in alcuna biblioteca del continente». Però la Bibl. Casanatense +di Roma ne ha un esemplare, colla segnatura A. B. XII +39, ch’io ho potuto vedere. Eccone la descrizione: +</p> + +<p> +<i>Guillielmi</i> | <i>Apuliensis</i> | <i>rerum in Italia</i> | <i>ac regno neapolitano</i> | +<i>Normanicarum</i> | <i>Libri quinque</i> | <i>Rothomagi</i> | <i>Apud Richardum +Petit, et Richardum l’Allemant</i> | <i>M. D. LXXXII</i>. In-4 piccolo. +Precedono «Thomae Faseli de Normanis in Sicilia Iudicium», la +prefazione, e «Ad lectorem». Fogli num. 52 più 1 non num. e 3. +in principio num. 1, 5, 4. +</p> + +<p> +Aggiungi alle edizioni la seguente di cui il Ronca non ha notizia: +</p> + +<p> +<i>I</i> | <i>Normanni</i> | <i>Poema storico</i> | <i>di Guglielmo Pugliese</i> | <i>Cronache +e Diplomi del secolo XI e XII</i> | <i>Traduzione dal latino | +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +con note e prefazione</i> | <i>Lecce</i> | <i>Tip. Garibaldi</i> | <i>di Flascassovitti +e Simone</i> | <i>1867</i>. In-16. +</p> + +<p> +Forma il primo volume della <i>Collana di opere scelte edite e inedite +di scrittori di Terra d’Otranto diretta da</i> <span class="smcap">Salvatore Grande</span> +che è pure l’autore della traduzione. Pagg. XIX-294 più 2 in fine +non num. e 4 num. partitamente. +</p> +</div> + +<p> +2. <span class="smcap">Gaufredus Malaterra.</span> +</p> + +<p> +Op. Roberti Viscardi Calabriae ducis, et Rogerii ejus fratris +Calabriae, et Siciliae ducis Principum Normannorum, +et eorum fratrum rerum in Campania, Apulia, Brutiis. +Calabris, et in Sicilia gestarum libri IV. Auctore Gaufredo +Maleterra Monacho Rogerij ipsius hortatu. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Per i codici e le edizioni vedi <span class="smcap">Ronca</span> — Op. cit. II, 34-35 e <span class="smcap">Capasso</span> — Op. +cit. p. 82. +</p> + +<p> +Nella Biblioteca Ventimilliana di Catania esiste il seguente codice +sconosciuto al Ronca e al Capasso: +</p> + +<p> +<i>De gestis Rogerii Normandi comitis in acquirendo sicilie regem +librj quatuor descripti ex vetustissimo codice manuscripto ac alacerato, +et cuius codicis plures paginae desiderantur, in principio +VII: in quo scriptum continebatur totum primum caput et +maxima pars secundi capitis primi libri item alia pagina</i> ex. +</p> + +<p> +Segnato N. 97; in-4. cartaceo: sec. XVI, di fogli 97. Per l’illustrazione +di questo codice v. <i>Sul vero titolo di un antico Manoscritto +della Biblioteca Ventimilliana</i> Lettera del can. <span class="smcap">Stefano Tosto</span> al +signor Agostino Gallo a pag. 41-49 del <i>Giornale del Gabinetto letterario +dell’Accademia gioenia</i>. Catania, Fr. Sciuto, 1839. t. IV. +</p> + +<p> +L’Istituto storico italiano ha deciso di pubblicare un’edizione antica +del Malaterra che è stata affidata al bar. R. Starrabba; un’altra +edizione, affidata a me ed al mio amico F. Marletta, sarà pubblicata +nella nuova edizione del <i>Rerum Italicarum Scriptores</i> del +Muratori a cura di Giosuè Carducci e di Vittorio Fiorini. +</p> +</div> + +<p> +3. Iubilatus Chorearum in transitu foelicis comitis Rogerij, +et Venerabili Imberto Abbati satis placitos, et praesentatus +sibi in hac Visitatione Ecclesiae Mohac, ubi cum +magnitate fecit Pontificale. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Pubblicate in +</p> + +<p> +I. <span class="smcap">Placido Carafa</span> — <i>Insitium historicorum ad annalis Siculiae, +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +in quo patritii motucensis Ioannis Antonii Nigri archipresbiteri +admodum dignae insignis capitularis Ecclesiae divi Petri +summa exemplaritas religionis conspicuitas, gestorum magnitas, +morum candor, doctrinae celebritas, mirabilis charitas, vita, et +mors describitur.</i> Panormi, typis Nicolai Bua, 1655. +</p> + +<p> +II. <span class="smcap">Placido Reina</span> — <i>Delle notizie istoriche della città di Messina.</i> +Seconda parte. In Messina. Nella stamperia dell’Ill. Senato, +per Paolo Bonacola, 1668, pag. 27-28. +</p> +</div> + +<p> +4. <span class="smcap">Maraldus</span>. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Scrisse versi latini in onore di Ruggiero pubblicati in +</p> + +<p> +I. <span class="smcap">Pulini</span> — <i>Prospetto della Storia dei Certosini</i>. +</p> + +<p> +II. <i>Acta Sanctorum</i>, mese d’ottobre, vol. III. Editio altera. +Bruxellis, 1857, pag. 656 sgg. +</p> + +<p> +III. Alcuni versi sono riportati dall’<span class="smcap">Amari</span> — <i>Storia dei Musulmani</i> +cit. III. 196. +</p> +</div> + +<p> +5. Palermo | Liberato | del Cavalier <span class="smcap">Tomaso Balli</span> | Gentil’huomo +Palermitano | Al Serenissimo | Gran Duca di +Toscana | Cosimo Secondo | Con licenza de’ Superiori, et +Priuilegij | In Palermo, | Appresso Gio. Battista Maringo +M. DC. XII. In-4. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Precedono: la dedica al <i>Serenissimo Gran Duca di Toscana Cosimo +Secondo</i>, una lettera dello stesso all’autore, l’approvazione di +Ottavio Rinuccini, Francesco Venturi, Iacopo Soldani Accademici +Alterati; un’altra lettera di Cosimo II che permette la stampa del +poema, un sonetto dell’autore al medesimo Cosimo II, la dedica del +dottor Blasco Ioppulu all’<i>Illustrissimo Senato della Città di Palermo</i> +e gli Errori notabili della stampa. Il poema consta di trenta +canti. Pagg. 348 più 11 non numerate in principio. +</p> +</div> + +<p> +6. <span class="smcap">Vito Sorba</span> — Poema heroicum de Sicilia liberata +a comite Rogerio. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Cfr. <span class="smcap">Mongitore</span>. — <i>Bibl. sic.</i> II, 299. +</p> +</div> + +<p> +7. Il Ruggiero ovvero la Sicilia liberata, poema eroico +di <span class="smcap">Giuseppe Munebria.</span> +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Restò ms. Il solo canto VII fu stampato nel vol. I dell’opera dello +stesso <i>La Musa Risvegliata</i>, Messina, presso gli eredi di Pietro +Brea, 1656. Cfr. <span class="smcap">Mongitore</span> — <i>Bibl. sic.</i> I, 394. +</p> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +</p> + +<p> +8. Ruggeri trionfante, poema eroico di <span class="smcap">Francesco Morabito</span>. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Restò ms. Cfr. <span class="smcap">Mongitore</span>. — <i>Bibl. sic</i>. II. 230. Se ne pubblicarono +frammenti e precisamente c. I st. 54-63; c. II (?) st. 12-15; c. XIII +st. 31 e 37; c. XV st. 91-93 in +</p> + +<p> +<i>Confutatione</i> | <i>della</i> | <i>Genealogia de Conti di Geraci</i> | <i>Addotta +dal Pirri nella Cronologia</i> | <i>de’ Re di Sicilia l’anno MDCXLIV</i> | +<i>E prodotta nel Tribunale della Gran Corte. Sede plena di Sicilia +nel MDCXCII</i> | <i>Come che sia il più solido fondamento da +fabricarui sopra la successione</i> | <i>delli Feudi del medesimo Contado +a favore Delle Femine</i> | <i>Opera dell’Insensibile</i> | <i>In Venetia. +Per lo Pezzana. MDCXCII.</i> | <i>Con licenza de’ Superiori.</i> In fol. +</p> + +<p> +L’autore è Ruggiero Ventimiglia. Pagg. 96 più 4 in principio non +num., 40 in fine non num. e tre tavole di stemmi della casa Geraci. +</p> +</div> + +<p> +9. Il | Rogiero | in Sicilia | Poema heroico | di | <span class="smcap">D. Mario | +Reitani Spatafora</span> | Dedicato | alla Sacra Real Maestà | +di Giuseppe | Rè de’ Romani | Apostolico, Pio, Pannonico, +Getico | In Ancona, Per Nicolò Navesi, 1698 | Con +licenza de’ Superiori. In-12. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Precede la dedica; indi <i>Al Lettore</i>; la <i>Nota de i Nomi de i Personaggi +mentionati nel Libro Decimo</i> e le <i>Correttioni</i>. Pagg. num. +580 più 10 in principio num. alla romana e 4 non numerate. Il +poema è composto di 20 libri. +</p> +</div> + +<p> +10. La | Sicilia liberata | Poema | eroicu sicilianu | Di +lu ciecu | Ab. <span class="smcap">D. D. Giuseppi Fideli | Vitasi</span>, e <span class="smcap">Salvu</span> di +Ganci | Opera Postuma | Palermu | Pri li stampi di Vicenzu +Lipomi | 1815 | A spisi di lu stissu, e cu li soi +propii caratteri. Voll. 5 in-32. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +In fine del primo volume sono le <i>Notizie relative alla vita dell’autore.</i> +Il poema consta di trentatre canti. Pagg. 220, 231, 234, +237, 239. +</p> +</div> + +<p> +11. <span class="smcap">Melii Govanni</span>. — Piano sommario dei primi sette +canti di un poema sull’assedio di Palermo fatto dal conte +Ruggiero. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Ms. della Bibl. comunale di Palermo del sec. XVIII. in fol.: segn. +4 Qq. D. 3. c. 35. +</p> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +</p> + +<p> +12. Lo scudo di Ruggiero. Canto del sac. <span class="smcap">Gio. Battista +Castiglia</span>, prof. di eloquenza latina nella R. Università di +Palermo. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Trovasi a pagina 268-277 del <i>Giornale di scienze, lettere e arti +per la Sicilia</i>. Anno 13. Vol. 49. Palermo, tip. del Giornale letterario, +1835. In-8. Sono 39 ottave. +</p> +</div> + +<p> +13. La spada di Ruggiero. Capitolo del sac. <span class="smcap">Gio. Battista +Castiglia</span>, prof. di eloquenza ecc. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Trovasi a pag. 52-56 del <i>Giornale di sc. lett. e arti per la Sicilia</i>. +Anno 13. vol. 50. 1835. In-8. Sono 46 terzine più un verso. +</p> +</div> + +<p> +14. <span class="smcap">Giuseppe Ortega</span>. — Il val di Girgenti conservato, canti +due. Girgenti, 1829. In-8. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Cfr. <span class="smcap">Narbone</span>. — <i>Bibl. sicola</i>, IV, 124 e <span class="smcap">Mira</span> — <i>Bibl. siciliana</i>, +II, 159. +</p> +</div> + +<p> +15. <span class="smcap">Antonino Manciaracina</span> — La Sicilia liberata. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Restò ms. V. a pag. 65-67 del presente lavoro. +</p> +</div> + +<p> +16. <span class="smcap">Benedetto Spataro.</span> +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Compose un poema sul conte Ruggiero. Cfr. <span class="smcap">Narbone</span> — <i>Bibl. sicola</i>, +IV, 125. +</p> +</div> + +<p> +17. Il Ruggiero — tentativo epico del cav. <span class="smcap">Lionardo +Vigo.</span> +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +È il solo primo canto a pag. 142-167 del <i>Giornale di scienze, +lettere e arti per la Sicilia</i> diretto dal Bar. <span class="smcap">Vincenzo Mortillaro</span>. +</p> + +<p> +Anno 12. Tomo 47. N. 140. Palermo 1834. In-8. +</p> + +<p> +Precede il canto una lettera di L. Vigo al Bar. V. Mortillaro e +un <i>Cenno delle materie contenute nel canto primo del Ruggiero</i>. +</p> +</div> + +<p> +Opere | di | Lionardo Vigo | Vol. I | Catania | Stabilimento +tip. di C. Galatola | Nel R. Ospizio di Beneficenza. +1865. In-8. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Contiene il <i>Ruggiero.</i> Nell’antiporta è il ritratto di L. Vigo, poi +<i>Al Lettore</i> e <i>Prodromo</i>. In fine <i>Indice delle materie</i>. Consta di 20 +canti e di 21 liriche. In tutto pagg. 572. +</p> +</div> + +<p> +18. Rogerius | sine Panormus Liberata| Drama | Ante +distributionem praemiorum | in aula Collegij Panormitani +| habitum. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Ms. adespoto del sec. XVII, legato in cartapecora, cartaceo, in-4, +di fogli 50 della Bibl. Ventimilliana di Catania. Segn. mod. 14. +</p> +</div> + +<p> +19. <span class="smcap">Gio. Battista Spinola</span> — Il Rugiero. Rappresentatione +Tragimarisatiricomica. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Ricordata da <span class="smcap">V. Auria</span>. — <i>Dell’origine ed antichità di Cefalù. +Notizie historiche</i>. Palermo, Per i Cirilli, pag. 70. +</p> +</div> + +<p> +20. I Trionfi | Della Gran Protomartire Catanese | S. +Agata | Liberatrice della Patria; | e | Del Conte Ruggiero +| (segue una litania di lodi a Ruggiero) | Portati in +Scena dalla deuota Penna | Di | <span class="smcap">Giovan Battista Guarneri</span> +| In Cat. nel Palazzo dell’Illustriss. Senato | Per Vincenzo +Petronio 1659 | Con licenza de’ Superiori. In-12. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Precede una dedica a <i>S. Agata</i>, un’altra al <i>Senato di Catania</i>, +l’<i>Argomento</i> e le <i>Persone Sceniche</i>. Consta di un prologo e di cinque +atti. In tutto pagg. 148 più 16 in principio non numerate. +</p> +</div> + +<p> +21. Il | Conte | Roggiero | sovrano | della | Calabria +Ulteriore | Novella Historica | In Venetia | Appresso Pontio +Bernardone Libraro | in Merzaria all’Insegna del | +Tempo | M. DC. LXXXVI | Con licenza de’ Superiori e +Privilegio. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Voll. 3 in-12. Pagg. (IV)-99, (IV)-94, (IV)-122. +</p> +</div> + +<p> +22. <span class="smcap">Giuseppe Fedele Vitale e Salvo</span> — Il Ruggiero in +Sicilia. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Dramma inedito e forse perduto. Cfr. [<span class="smcap">Andrea Candiloro</span>] — <i>Elogio +dell’abb. G. F. Vitale e Salvo.</i> Palermo. Per le stampe di Giordano, +1816, pag. 39. +</p> +</div> + +<p> +23. La disfatta de’ Saraceni | oratorio | da cantarsi nel +Duomo della antichissima Città | di Chiaramonte | Ricorrendo +l’annuo Real Novenario | di | Maria SS. de’ Gulfi | +Patrona principale di detta città | In quest’anno 1844 | +ecc. ecc. | Calatagirone 1844. Dai torchi di Montalto. In-8 +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Pagg. 8 non numerate. +</p> +</div> + +<p> +21. Gli arabi in Messina | Istorica scenica produzione +| in sei quadri ecc. | dell’artista drammatico Vincenzo +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +Pinzarrone | Catania | Stamperia di Giuseppe Musumeci +Papale | 1845 | In-8, pagg. 55. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +Nello stesso volume fa seguito il <i>Multiforme</i>, capriccio comico +del medesimo autore. +</p> +</div> + +<p> +25. La Sicilia | all’Undecimo secolo | Romanzo storico +di | Giovanni Leni Spadafora | Vittoria | Pei tipi di G. B. +Velardi | 1878. In-8. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +È la sola prima parte; pagg. 111 più 7 in principio numerate alla +romana. +</p> +</div> + +<hr class="silver"> + +<p class="pad2 title"> +ERRATA-CORRIGE +</p> + +<table class="gener"> + <tr> + <td class="center">Pag.</td> <td class="num">13</td> <td class="center">rigo</td> <td class="num">14</td> <td>Virgilio</td> <td>Vergilio</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="center">»</td> <td class="center">»</td> <td class="num">18</td> <td>Virgilio</td> <td>Vergilio</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">14</td> <td class="center">»</td> <td class="num">primo di nota</td> <td>Id. id.</td> <td>Ronca — Op. e loc. cit.</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">20</td> <td class="center">»</td> <td class="num">»</td> <td>N. 4.</td> <td>N. 3</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">22</td> <td class="center">»</td> <td class="num">5</td> <td>sospetto</td> <td>sospetta</td> + </tr> + <tr> + <td class="center">»</td> <td class="num">32</td> <td class="center">»</td> <td class="num">8</td> <td>e Sicilia</td> <td>di Sicilia</td> + </tr> +</table> +<hr class="silver"> + +<div class="somm"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +</p> + +<h2><a id="indice" href="#indfront"> +INDICE</a></h2> + +<table class="indice"> + <tr> + <td><span class="smcap">Prefazione</span></td> <td class="pag"><a href="#prefazione">Pag. 5</a></td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo I.</span> — Poesia latina del secolo XI</td> <td class="pag"><a href="#cap1">11</a></td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo II.</span> — Embrioni epici e leggendari nel medioevo</td> <td class="pag"><a href="#cap2">24</a></td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo III.</span> — L’epopea siculo-normanna nei secoli XVII e XVIII</td> <td class="pag"><a href="#cap3">44</a></td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo IV.</span> — L’epopea normanna nel secolo XIX; fonti e caratteri essenziali</td> <td class="pag"><a href="#cap4">59</a></td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Capitolo V.</span> — Leggende religiose e poesia popolare</td> <td class="pag"><a href="#cap5">76</a></td> + </tr> + <tr> + <td><span class="smcap">Appendice bibliografica</span></td> <td class="pag"><a href="#appendice">97</a></td> + </tr> +</table> + +<hr> +</div> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span><i>I primi due secoli della letteratura italiana</i>. Milano. Vallardi, +1880, pag. 37.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note2"> +<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.  </span>I. <span class="smcap">La Lumia</span> — <i>Storie siciliane</i>. Palermo 1882 v. I, p. 189.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note3"> +<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.  </span><span class="smcap">M. Reitani Spatafora</span> — <i>Il Rogiero in Sicilia</i>. Ancona +1698 pag. V.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note4"> +<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.  </span><i>Paradiso</i> XVIII, 31-33.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note5"> +<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.  </span>Ringrazio il prof. Agostino Rossi e il prof. Paolo Savi-Lopez, +che benevolmente mi sono stati cortesi di consigli e indicazioni.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note6"> +<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.  </span>V. <i>App. bibliografica</i>, N. 1.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note7"> +<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.  </span><i>Mon. Germ. hist</i>. del <span class="smcap">Pertz</span>, IX, 1849, pag. 240.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note8"> +<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.  </span>Lib. I vol. 1-2.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note9"> +<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.  </span><i>St. della lett. ital</i>. Firenze, 1878, I. 66.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note10"> +<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.  </span>Se pure questi versi, che sono gli ultimi del poema, non sono +un’aggiunta posteriore, perchè mancano nel codice più antico.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note11"> +<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.  </span><span class="smcap">U. Ronca</span>. — <i>Cultura medioevale e poesia latina d’Italia nei +secoli XI e XII</i>. Roma, 1892, vol. I pag. 403-409, ove son notate +un gran numero d’imitazioni classiche.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note12"> +<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.  </span><span class="smcap">Ronca</span> — Op. e loc. cit.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note13"> +<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.  </span><span class="smcap">Pertz</span> — <i>Mon. Germ. hist.</i> IX, 239.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note14"> +<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.  </span>Cfr. <span class="smcap">Orderico Vitale</span> — <i>Historiae Ecclesiasticae</i>, lib. III in +<span class="smcap">Duchesne</span> — <i>Historiae normannorum scriptores</i>, pag. 479: «Rogerius +de Alta-villa filius.... Atros <i>Siculosque et alias gentes in +Christum non credentes</i>, quae praefatam insulam devastabant, armis +invasit....».</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note15"> +<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.  </span>Questa noncuranza e disprezzo ch’egli professa verso i Siciliani, +Pugliesi, Napoletani e le altre popolazioni che abitavano il +regno delle due Sicilie, ha fatto argomentare a vari critici, e con +gran fondamento, ch’egli non sia pugliese, ma normanno di nascita. +Il <span class="smcap">Tiraboschi</span> (<i>St. della lett. ital.</i> Napoli, 1777, III, 269), il <span class="smcap">Napoli-Signorelli</span> +(<i>Vicende della cultura delle due Sicilie</i>, Napoli, 1784, +p. 171), il <span class="smcap">Willmans</span> (<i>Mon. Germ. hist.</i> IX, 239 sgg., e <i>Archiv +der Gesellschaft für ältere deutsche Geschichtskunde</i> X, 87 sgg.), +il <span class="smcap">Rajna</span> (<i>Romania</i>, XXVI, 1897, pag. 35-36) e il <span class="smcap">Novati</span> (<i>L’influsso +del pensiero latino sopra la civiltà italiana del medioevo.</i> +Milano, 1899, pag. 193-194) hanno sostenuto secondo la tradizione +l’italianità di Guglielmo, mentre i Benedettini di Saint-Maur (<i>Histoire +littéraire de la France</i> VIII, 488), l’<span class="smcap">Amari</span> (<i>Storia dei Musulm. +di Sic</i>. III, 22), il <span class="smcap">Gaspary</span> (<i>Storia della lett. ital.</i> Torino, +1887, I, 24) e il <span class="smcap">Ronca</span> (<i>Op. cit.</i> I, 372-373) sono stati propensi, +sia assolutamente, sia dubitativamente, a crederlo normanno.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note16"> +<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.  </span>V. <i>App. bibliografica</i>. N. 2.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note17"> +<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.  </span>La Historia Sicula del Malaterra fu fin dai suoi tempi lodata +da Orderico Vitale (V. <span class="smcap">Duchesne</span>, <i>Historiae Normannorum scriptores</i>, +p. 483); nel secolo XIV fu volgarizzata da <span class="smcap">Simone da Lentini</span> +perchè <i>era in grammatica scrubulosa et grossa et mali si potia +intendere</i>. Questo volgarizzamento pubblicato dal <span class="smcap">Di Giovanni</span> +(<i>Cronache siciliane dei secoli XIII, XIV e XV</i>, Bologna, Romagnoli, +1865,) ometto ciò che si riferisce alle gesta dei Normanni in +Puglia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note18"> +<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.  </span>Nell’epistola al vescovo di Catania.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note19"> +<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.  </span><span class="smcap">M. Fon-Giuliano.</span> — <i>Memorie paesane ossia Troina dai tempi +antichi sin oggi</i>, Catania, 1901, pag. 18-19, il quale riproduce +il passo del Malaterra e ne dà la traduzione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note20"> +<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.  </span>V. su questi versi una lettera inedita di <i>Niccolò Palmeri</i>, +in data Termini, 25 agosto 1836, che si conserva ad Acireale nell’archivio +privato Vigo. Lettera 329, vol. III dell’epistolario di Lionardo +Vigo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note21"> +<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.  </span>Dei quattro codici che della cronaca del Malaterra sono a +noi pervenuti, in tre mancano i versi di cui abbiamo dato notizia; +il che potrebbe far congetturare ch’essi siano un tardivo facimento; +ma prescindendo dal fatto che essi si rinvengono in uno dei codici +pervenutoci (Ventimilliano di Catania), che si trovavano nel manoscritto +scomparso da cui il Surita trasse l’edizione principe, e che +nel cod. della Nazionale di Palermo manca la parte della cronaca +che contiene i versi, la quale però esisteva ai tempi del Caruso, +che con tal ms. completò i versi mutili del Surita, non possiamo +togliere i versi dalla cronaca del Malaterra, senza rompere la concatenazione +logica della narrazione della quale sono parte integrante.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note22"> +<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.  </span>V. <i>App. bibliografica</i>, N. 3.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note23"> +<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.  </span><i>Delle notizie istoriche della città di Messina</i>, Messina, 1668, +pag. 27.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note24"> +<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.  </span>V. <i>App. bibliografica</i>. N. 4.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note25"> +<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.  </span>Su S. Brunone vedi. <span class="smcap">Mons. Domenico Taccone-Gallucci</span> — <i>Monografie +di Storia calabra-ecclesiastica</i>. Reggio Calabria, Tip. +Morello, 1900. Cfr. <i>Arch. stor. ital.</i> 1902, pag. 111-116.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note26"> +<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.  </span>Pubblicato dal <span class="smcap">Tutini</span> in appendice al <i>Prospectus historiae +ordinis carthusiani</i>, Viterbo, 1680.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note27"> +<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.  </span><span class="smcap">Capasso</span> — <i>Le fonti della storia delle provincie napolitane</i>. +Napoli, Margheri, 1902, pag. 89.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note28"> +<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.  </span>Noto ancora che alcuni versi latini si trovano in una «<i>Carta +in membrana de donariis factis Episcopo electo Trainensi a +Comite Rogerio</i>» del 1087 pubblicata da <span class="smcap">R. Starrabba</span> — <i>I diplomi +della cattedrale di Messina</i>, Palermo, 1876, fasc. 1. pag. 1-2, che +un inno latino composto da un compagno di S. Brunone in occasione +del battesimo di Ruggiero, figlio del conte Ruggiero, probabilmente +quello composto dal monaco calabrese Maraldo, cui accennammo +in addietro trovasi in un ms. della Bibl. comunale di Ferrara intitolato +«<i>Il Patriano Cartusiano overo vita di S. Brunone institutore +dell’ordine cartusiano descritta dal R. P. D. N. N. Monaco +Professo della Certosa di Ferrara l’anno 1711</i>». Cfr. <i>Indice dei +mss. della civica biblioteca di Ferrara</i> del can. <span class="smcap">G. Antonelli</span>. Parte +prima, Ferrara, 1884, pag. 269 e versi latini in onore di Roberto +Guiscardo si leggono nell’<i>Anonimi Vaticani Historia Sicula</i> +(ediz. del <span class="smcap">Muratori</span> — <i>Rer. Ital. Script.</i> VIII, 754).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note29"> +<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.  </span><span class="smcap">V. D’ancona</span> — <i>La leggenda d’Attila, flagellum dei in Italia +in Studi di critica e storia letteraria</i>, Bologna 1880 e <i>Poemetti +italiani</i>, Bologna, 1889, p. 167 sgg. dello stesso.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note30"> +<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.  </span>Cfr. lib. II vv. 811 sgg. con <i>La Tavola ritonda,</i> ediz. <span class="smcap">Polidori</span>, +Bologna, Romagnoli, 1880, pag. 305 e 376-77.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note31"> +<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.  </span><span class="smcap">Duchesne</span> — <i>Historiae Normannorum scriptores antiqui.</i> +pag. 65.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note32"> +<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.  </span>Lib. I, cap. X in <span class="smcap">Duchesne</span> — Op. cit. pag. 220-21.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note33"> +<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.  </span><i>Scripta historica Islandorum</i>, Copenhagen, 1835, vol. VI +pag. 119-161 e <span class="smcap">Snorro Sturneson</span> (scrittore islandese del XII-XIII +secolo). <i>Heimskringla or Chronicle of the Kings of Norway</i>, versione +inglese di <i>Samuele Laing</i>, London, 1844, t. III, pag. 1-6. +V. pure un sunto della saga in <span class="smcap">Amari</span> — <i>St. dei Musulmani di Sic</i>. +II, 383-86.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note34"> +<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.  </span><i>Contributi alla storia dell’epopea e del romanzo medievale</i> +in <i>Romania</i>. XXVI, 1897, pag. 35.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note35"> +<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.  </span>lib. II cap. XXX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note36"> +<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.  </span>lib. II cap. XXXIII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note37"> +<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.  </span>In <span class="smcap">Pertz</span> — <i>Mon. Germ. hist</i>. t. VI.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note38"> +<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.  </span><i>De rerum memorandarum</i> l. III, c. 2. <i>De astutia (Recentiores, +Innominatus</i>) in <i>Opera omnia</i>, Basilea, 1581, pag. 436. +Interpretando il «<i>non multis retro saeculis</i>» per un trecento anni, +possiamo arguire che il Petrarca, o meglio, la sua fonte, ponesse +il fatto nel secolo XI, nel tempo, cioè, delle guerre arabo-normanne.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note39"> +<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.  </span><i>Speculum historiale</i>, lib. XXVI, cap. 17.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note40"> +<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.  </span>Venezia, 1591, pag. 33.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note41"> +<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.  </span><i>Historia siciliana</i>, Venetia, 1604, Parte prima, p. 168.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note42"> +<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.  </span><i>Rerum Hungaricarum</i>, dec. II, l. 2.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note43"> +<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.  </span>In <span class="smcap">Pistorius</span> — <i>Scriptores</i>, ed. dello Struvio, t. III, p. 97.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note44"> +<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.  </span>Venetia, 1563, pag. 147-148.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note45"> +<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.  </span><i>Scelta di curiosità letterarie</i>, dispensa CLVIII, Bologna, 1878, +pag. 154-5.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note46"> +<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.  </span><i>Aneddoto storico. Il tesoro</i> di <span class="smcap">Luigi Marzacchi</span> a pag. 118-124 +della <i>Lanterna di Messina. Giornale di scienze, lettere ed +arti</i>. Messina, Per Antonino D’Amico Arena, 1846.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note47"> +<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.  </span>Segn. I, II, 15 f. 79 V. Cfr. <span class="smcap">Graf</span> — <i>Roma nella memoria +e nelle immaginazioni del medio evo</i>, Torino, 1882, vol. I, pag. 168, +da cui ho tratto parecchie notizie relative alla leggenda.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note48"> +<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.  </span>V. <span class="smcap">Graf</span> — <i>Roma</i> ecc. pag. 167: «la leggenda in questa +forma non apparteneva a Roma, ma fu tratta, come avvenne di +altre parecchie, entro l’orbita delle leggende romane, dove si ampliò, +si abbellì e si legò coi nomi illustri di Gerberto e di Vergilio».</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note49"> +<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.  </span>V. <span class="smcap">Comparetti</span> — <i>Virgilio nel medio evo</i>, 2ª ediz. Firenze, +1896, vol. II. pag. 86-88 e i <i>Testi di leggende Virgiliane</i> pubblicati +in appendice allo stesso volume.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note50"> +<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.  </span><span class="smcap">Graf</span> — <i>La leggenda d’un pontefice</i> in <i>Miti, Leggende e Superstizioni +del Medio Evo</i>, vol. II, pag. 24-26.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note51"> +<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.  </span>Edizione dell’Oesterley, cap. 107, pag. 438-9.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note52"> +<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.  </span>Id. pag. 667.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note53"> +<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.  </span><span class="smcap">Pietro Berchorio</span> — <i>Reductorium morale</i>, l. XIV, c. 72.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note54"> +<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.  </span>In <span class="smcap">Muratori</span> — <i>Rer. Ital. Script.</i> t. I, parte II, p. 575.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note55"> +<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.  </span>V. la novella di Zobeide delle <i>Mille e una notte</i>, ediz. di +<span class="smcap">Loiseleur</span> (<i>Panthéon littéraire</i>) pag. 100.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note56"> +<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.  </span><i>Roma</i> ecc. cit. vol. I pag. 176.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note57"> +<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.  </span><i>Roma nella memoria</i> ecc. cit. pag. 168.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note58"> +<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.  </span><i>Il libro del secreto della creatura del saggio Belinus</i> (che +credesi Apollonio Tianeo). V. <span class="smcap">Steinschneider</span> — <i>Apollonius von Thyana +(oder Balinas) bei den Arabern, Zeitschrift der Deutschen Morgenländischen +Gesellschaft</i>, vol. XLV (1891), pp. 439-46, rimastomi +inaccessibile. Cfr. <span class="smcap">Graf</span> — <i>La leggenda di un pontefice</i> cit. pag. 45 +n. 26.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note59"> +<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.  </span>Un esempio l’abbiamo in Giovanni Villani e nel Platina. Il +primo (<i>Istorie fiorentine</i> lib. IV, cap. 78) ci narra di seguito due +leggende su Roberto Guiscardo; l’una sull’equivocazione del nome +Gerusalemme (Per riscontri nell’antichità e nel medio evo v. <span class="smcap">Graf</span>. — <i>La +leggenda di un pontefice</i> cit. pagine 26-27); l’altra su di +una strana avventura di Roberto, il quale, smarritosi in una selva, +incontra un lebbroso che da lui è aiutato e soccorso fino a condurlo +a casa propria e porlo nello stesso suo letto. Il lebbroso era poi +Gesù Cristo, che gli appare in visione il dì seguente e dice di esserglisi +mostrato in forma di lebbroso per provare la sua pietà. Il Platina +nella vita di Leone IX, dopo averci dato la leggenda del ritrovamento +del tesoro riferentesi al Guiscardo, ci riporta pure l’apparizione +di Cristo, ma attribuita al papa di cui narra la vita.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note60"> +<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.  </span>«Insperatis rebus magnifice peractis affinibus cunctis eminebat, +<i>multisque divitiis locuples</i>, incessanter fines suos dilatabat». +<span class="smcap">Duchesne</span> — Op. cit. pag. 584.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note61"> +<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.  </span><span class="smcap">G. Paris</span> — <i>La Sicile dans la littérature française du moyen-âge</i> +in <i>Nuove Effemeridi siciliane</i>, serie III, vol. II, 1875, pag. 218 +e in <i>Romania</i>, V, 1870, pag. 109. Per notizie bibliografiche su questi +poemi rimando al <span class="smcap">Nyrop</span> — <i>Storia dell’epopea francese nel medioevo</i>, +trad. <i>Gorra.</i> Firenze, Carnesecchi, 1886, pag. 413 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note62"> +<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.  </span><span class="smcap">G. Paris</span> — Op. cit. p. 111.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note63"> +<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.  </span><i>Histoire littéraire de la France</i>, t. XXII, pag. 534.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note64"> +<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.  </span><i>Storia della lett. ital.</i> traduz. <i>Zingarelli</i>, I, 427. V. pure +<span class="smcap">Gautier</span> — <i>Les Epopées françaises</i>, Paris, Palmé et Welter, I, 215 n.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note65"> +<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.  </span>Pubblicato da Francisque Michel per il Roxburghe Club, Edimburgo, +1873.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note66"> +<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.  </span><span class="smcap">Graf</span> — <i>Appunti per la storia del ciclo brettone</i> in <i>Giorn. +st. d. lett. ital.</i> V, 1885, pag. 90-91 e <i>Artù nell’Etna</i> in <i>Miti, leggende +e superstizioni del medio evo</i>, II, 304 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note67"> +<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.  </span>Una leggenda prettamente normanna si trova nei poemi francesi +di <i>Americo di Narbona</i>. V. <span class="smcap">Gaston Paris</span> — Op. cit. in <i>Nuove +Effem. sic.</i> 1875, pag. 218 «une hardie bravade attribuée par la +<i>Chronique de Normandie</i> aux envoyés de Robert Guiscart à Constantinople +et qui se retrouve dans les poèmes français d’<i>Aimeri +de Narbonne</i> mise au compte des envoyés de colui-ci à Pavie, a +réellement une origine scandinave, et faisait partie sans doute de +l’épopée normanno-sicilienne oú s’étaient fondus, comme il arrive +toujours, des éléments antérieurs».</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note68"> +<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.  </span>«La <i>fata Morgana</i> est restée populaire dans l’île et a donné +son nom au curieux mirage qu’on observe surtout a Messine. +Nous avons sans doute ici une vieille legende celtique portée en Sicile +pars les Normands». <span class="smcap">Gaston Paris</span> — <i>La Sicile dans la litt. +française</i> cit. pag. 112.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note69"> +<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.  </span><span class="smcap">Pitré</span> — <i>Le tradizioni cavalleresche popolari in Sicilia</i> pag. +268 in <i>Usi, costumi, credenze e pregiudizi del popolo siciliano</i>, +Palermo, 1889. Vol. I.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note70"> +<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.  </span><span class="smcap">E. Modigliani</span> — <i>Intorno alle origini dell’epopea d’Aspremont</i> +in <i>Scritti vari di filologia</i> in onore del prof. Monaci. Roma, +1901, pag. 574. Quali siano e che valore abbiano tali elementi il dott. +Modigliani deve aver determinato nella sua dissertazione per laurea +presentata alla Facoltà filologica dell’Università romana nel 1897 in +cui studiò l’evoluzione italiana dell’epopea d’<i>Aspremont</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note71"> +<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.  </span>Tale è l’opinione del prof. Ferdinando Gabotto (<i>Notes sur +quelques sources italiennes de l’épopée française au moyen-âge</i> in +<i>Revue des langues romanes</i>, X, 248).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note72"> +<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.  </span><span class="smcap">Malaterra</span>, lib. I. cap. XIX. V. pure <span class="smcap">Amari</span> — <i>St. dei Musulmani +di Sicilia</i>, III, 51-52.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note73"> +<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.  </span>c. XXVIII, v. 13-14.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note74"> +<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.  </span>V. la 4. ediz. della <i>Divina Commedia</i> riveduta da <span class="smcap">G. Vandelli</span>, +Milano, Hoepli, 1903, pag. 272. Anche il <span class="smcap">D’Ovidio</span> (<i>Studii +sulla Divina Commedia</i>, Palermo, R. Sandron, 1901, pag. 383) crede +inopportuna l’interpretazione di coloro che pensano in questo +luogo ai Saraceni debellati da Roberto Guiscardo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note75"> +<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.  </span><i>Par.</i> c. XVIII, vv. 37-48.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note76"> +<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.  </span>pag. 381-386. Riporto la parte più essenziale della conclusione +a pag. 385. «Adunque Roberto è qui santo per avere strappato +la Sicilia ai Saraceni; come vi sarebbe di certo per una ragione +consimile anche il Cid Campeador, se della storia spagnuola +Dante avesse saputo un po’ più che forse non seppe........ Comunque, +quel che importa è che alla sua gloria di flagellatore dei Saraceni +dovè il Guiscardo la sua gloria al cielo dantesco, non già a +meriti di politica ecclesiastica......». Che Roberto abbia desiderato +di conquistare la Sicilia ci mostra un’obbligazione pubblicata dal +<span class="smcap">Baronio</span> — <i>Annali ecclesiastici</i>, 1059, § 70. «<i>Ego Robertus Dei +gratia et Sancti Petri Dux Apuliae et Calabriae et utroque subveniente +futurus Siciliae......</i>», ma la conquista fu fatta dal fratello +Ruggiero. V. <span class="smcap">Amari</span> — <i>St. dei Musulm. di Sic.</i> III, 54-117.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note77"> +<p><span class="label"><a href="#tag77">77</a>.  </span><span class="smcap">Amari</span> — Op. cit. pag. 117-133.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note78"> +<p><span class="label"><a href="#tag78">78</a>.  </span><span class="smcap">D’Ovidio</span> — Op. cit. pag. 384.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note79"> +<p><span class="label"><a href="#tag79">79</a>.  </span>«E fece grandi cose per la fede di Christo, e morì andando +a Ierusalemm ad una isula che si chiama Ierusalem».</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note80"> +<p><span class="label"><a href="#tag80">80</a>.  </span><i>Istorie fiorentine</i>, lib. IV, cap. 78.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note81"> +<p><span class="label"><a href="#tag81">81</a>.  </span>Abbiamo già veduto nella <i>Chronografia</i> di <span class="smcap">Sigeberto di Gembloux</span> +che Roberto nel 1039, secondo la leggenda, trovavasi in Sicilia. +Idealizzato poi in un’eroe che combatteva per la fede di Cristo, +Roberto compare l’autore principale delle lotte che si agitavano +nel Mezzogiorno d’Italia, e a lui, anzichè al conte Ruggiero viene +attribuita nel medioevo la conquista della Sicilia. Così <span class="smcap">Guglielmo +Gemmeticense</span>, lib. VII, cap. XXX (in <span class="smcap">Duchesne</span> — Op. cit. pag. 285) +dice: «Robertus autem fratres suos..... virtute et sensu, ac sublimitate +transcendit. Nam totam Apuliam, Calabriam, ac Siciliam +sibi subiugavit», e <span class="smcap">Orderico Vitale</span>, lib. V, cap. XLV (in <span class="smcap">Duchesne</span>, +pag. 567): «Rodbertus cognomento Guiscardus.... fines ditionis +suae <i>in Siciliam usque</i> et Calabriam Bulguriamque dilatavit». +Del conte Ruggiero, vero autore della conquista, non si fa una parola.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note82"> +<p><span class="label"><a href="#tag82">82</a>.  </span>Troppo spinto mi sembra ad ogni modo <span class="smcap">Gaston Paris</span> (Op. cit. +in <i>Nuove Eff. sic.</i> 1875, pag. 218) che afferma quasi <i>a priori</i> l’esistenza +di un’epopea normanno-siciliana «<i>toute faite</i>» sulle gesta +meravigliose dei Normanni in Italia e Sicilia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note83"> +<p><span class="label"><a href="#tag83">83</a>.  </span><i>Studi sulla letteratura contemporanea</i>. — Prima serie — Milano, +G. Brigola, 1880, pag. 129 e segg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note84"> +<p><span class="label"><a href="#tag84">84</a>.  </span><span class="smcap">Guglielmo Pugliese</span>, lib. III, vv. 1479-80.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note85"> +<p><span class="label"><a href="#tag85">85</a>.  </span><i>Le cronache italiane nel Medioevo</i>. — Milano, Hoepli, 1884, +pag. 166. — La 2. ediz. mi è stata inaccessibile.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note86"> +<p><span class="label"><a href="#tag86">86</a>.  </span>Così nel <i>Palermo liberato</i> del Balli, il principale eroe del +poema è Boemondo, uno dei principi normanni che prese parte alla +prima crociata: nell’ultimo canto della <i>Sicilia liberata</i> del Vitali il +papa stimola Ruggiero alla conquista di Terrasanta. Nel <i>Ruggiero</i> +di L. Vigo havvi un guerriero, Rollone Grifeo, che ritorna dalla +Palestina e nel c. II st. 12-13 sono raggruppati e collegati mirabilmente +il ciclo carolingio, la prima crociata e la venuta dei Normanni +in Sicilia, poichè è dalla Francia che partirono i guerrieri +che sconfissero Agramante, che conquistarono il Santo Sepolcro e +che tolsero la Sicilia al giogo musulmano. Nella novella <i>Il Conte +Ruggiero</i> (V. <i>App. bibliogr.</i> N. 21) Ruggiero va in Palestina e +corre molte avventure con Goffredo Buglione.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note87"> +<p><span class="label"><a href="#tag87">87</a>.  </span>V. <i>App. bibliografica</i> N. 5. Per notizie biografiche vedi <span class="smcap">Mazzucchelli</span> — <i>Scritt. +d’Italia</i> v. II, parte I, pag. 188 e <span class="smcap">Mongitore</span> — <i>Bibl. +sicula</i>, II, 254-55. Il <i>Palermo restaurato</i> ms. della Bibl. +Com. di Palermo, segn. Qq. E, 58 nel lib. II dice del Balli: «Fu +costui molto bravo nella sua gioventù, e nello abbattersi con suoi +nemici havea un rovescio così terribile, ch’era irreparabile, et una +volta tagliò con un rovescio una gamba, onde per tal cosa ancor è +restato il motto dei rovesci di Masi del Ballo». Una poesia inedita +in vernacolo trovasi a c. 97-98 del <i>Parnaso siciliano</i> t. I, ms. +della Com. di Palermo, segn. 2. Qq. D. 74.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note88"> +<p><span class="label"><a href="#tag88">88</a>.  </span>Il poema era già compiuto nel settembre 1610, perchè in quest’anno +l’autore ne mandò il ms. al Granduca di Toscana che lo +fece esaminare da Ottavio Rinuccini, Iacopo Soldani e Francesco +Venturi. Nel <i>Palermo trionfante</i> di <span class="smcap">V. di Giovanni</span> (Palermo, 1599), +c. XII st. 65 è citato il Balli che <i>vuol partorire Heroico Poema</i>. +Adunque fin dal 1599 il Balli lavorava attorno al suo poema. Un +sunto di questo fu già dato dal <span class="smcap">Di Giovanni</span> — <i>Della poesia epica +in Sic. nei sec. XVI e XVII</i> pag. 280-91 in <i>Filol. e letter. sicil.</i>, +Palermo, 1879, t. III.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note89"> +<p><span class="label"><a href="#tag89">89</a>.  </span>Nel sec. XVII molti poemi presero a soggetto le gesta di Boemondo. +V. <span class="smcap">Belloni</span> — <i>Gli epigoni della Ger. lib.</i> cit. pag. 77.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note90"> +<p><span class="label"><a href="#tag90">90</a>.  </span>Il nome è preso dal Fazello ed è il <i>Belcamuer</i> del Malaterra +che è una delle tante lezioni del Kaid <i>Ali-ibn-Ni’ma</i>, soprannominato +<i>Ibn-Hawâsci</i>, capo dei Musulmani di Sicilia nel 1061. V. <span class="smcap">Amari</span> — <i>St. +dei Musulm. di Sic.</i> III, 66, n. 6.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note91"> +<p><span class="label"><a href="#tag91">91</a>.  </span>Può essere identificato col famoso Gioacchino da Celico di +Calabria <i>di spirito profetico dotato</i> (<span class="smcap">Dante</span> — <i>Par.</i> XII, 139-141). +Avremmo in tal caso un anacronismo, perchè Gioacchino nacque +nel 1130 e morì nel 1202 (V. <span class="smcap">Tocco</span> — <i>L’eresia nel medioevo</i> pag. +261 sgg.) mentre la conquista di Palermo avvenne nel luglio 1071 +(Malaterra e Fazello), o più probabilmente nel gennaio 1072 (Muratori +e Amari).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note92"> +<p><span class="label"><a href="#tag92">92</a>.  </span>Vedono prima una ruvida porta che porta un’iscrizione che +ricorda il c. III dell’Inf., poi Cerbero, i lussuriosi, gli avari, gli +eretici, la città di Dito, <i>nobili castelli</i> e da ultimo un gran mare +ove sopra un drago con sette teste sedeva splendida e adorna <i>bella +donna e impudica</i> (cfr. c. XXI, st. 170-171 con la <i>puttana sciolta</i> +del Purg. XXXII, 132 sgg.).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note93"> +<p><span class="label"><a href="#tag93">93</a>.  </span>Il fatto si deve riferire all’impresa dei Pisani contro Palermo +del 20 settembre 1063, con evidente anacronismo. V. <i>Chronica varia +pisana</i> in <i>Rer. Ital. Script</i>. VI, 167 e <span class="smcap">Amari</span>, III. 103. La +fonte è però <span class="smcap">Malaterra</span>, lib. II, cap. XXXIV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note94"> +<p><span class="label"><a href="#tag94">94</a>.  </span>Cfr. c. XI st. 60 sgg. con. <i>Ger. lib</i>. c. XVI st. 1 sgg.; c. XI +st. 76-77 con <i>Ger. lib</i>. c. IV st. 30-31.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note95"> +<p><span class="label"><a href="#tag95">95</a>.  </span>c. XXII st. 18-19. <span class="smcap">V. Belloni</span> — <i>Il seicento</i>, pag. 147-149.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note96"> +<p><span class="label"><a href="#tag96">96</a>.  </span>Cfr. c. VI st. 33 sgg. con <i>Ger. lib</i>. c. VI st. 39 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note97"> +<p><span class="label"><a href="#tag97">97</a>.  </span>Cfr. c. VI st. 116 sgg. con <i>Orl. Fur</i>. c. XVIII st. 151 sgg. L’episodio +di Emirene e Dorichino che occupa i canti V, VII, VIII è +in parte imitato dall’episodio di Cloridano e Medoro (Orl. Fur. +c. XVIII, st. 172 sgg.), in parte da Fiordiligi e Brandimarte (Orl. +Fur. c. XLIII, st. 183 sgg.). L’assalto finale a Palermo è imitato +dalla presa di Troia narrata nel lib. II dell’Eneide.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note98"> +<p><span class="label"><a href="#tag98">98</a>.  </span>Scarsissime notizie biografiche in <span class="smcap">Mongitore</span> — <i>Bibl. sicula</i> — II, +299. Da un ms. della Bibl. com. di Palermo Giuseppe Calvino +pubblicò una traduzione dell’<i>Opusculum de rebus drepanitanis</i> +(Trapani, 1876). Il ms. del poema deve essere andato perduto. Nella +Fardelliana di Trapani non c’è; il can. F. Mondello, bibliotecario +di questa, crede che sia a Palermo, perchè quivi il P. morì e rimasero +le sue carte, ma nelle pubbliche biblioteche non trovasi, chè +diligentemente ne ho fatto ricerca.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note99"> +<p><span class="label"><a href="#tag99">99</a>.  </span>Notizie biografiche in <i>Vito Amico</i> — <i>Catanae illustratae</i>. +Pars quarta. Catanae, 1746, pag. 247-48. Da mandati di pagamento +dell’Archivio comunale di Catania negli <i>Atti diversi</i> (<i>Atti del senato</i>) +vol. 179 (1646-47) c. 226, 234, 260, 277 ecc. e vol. 180 +(1647-48) c. 146 si rileva che fu segretario del senato di Catania. +Da una provvisione viceregia data in Palermo, 4 luglio 1648 (<i>Atti +del senato</i>, vol. 180, c. 92) risulta che fu fiscale dell’Università degli +studi. V. <i>Appendice bibliogr</i>. N. 7.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note100"> +<p><span class="label"><a href="#tag100">100</a>.  </span>V. <i>App. bibl.</i> N. 8 e <span class="smcap">Ferrara</span> — <i>Storia gener. di Sicilia</i>. +Palermo, 1833, VI, 291. Nell’Albira, tragedia del <span class="smcap">Morabito</span> (Catania, +1684) dall’avviso dello stampatore risulta che il <i>Roggiero Trionfante</i> +era di venti canti.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note101"> +<p><span class="label"><a href="#tag101">101</a>.  </span><i>Bibl. sic</i>. II, 230.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note102"> +<p><span class="label"><a href="#tag102">102</a>.  </span>Cfr. <i>Ger. lib.</i> c. I, st. 54.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note103"> +<p><span class="label"><a href="#tag103">103</a>.  </span>Catania, per Bonaventura la Rocca. 1669. In-8; pp. (XXII) — 224.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note104"> +<p><span class="label"><a href="#tag104">104</a>.  </span>V. <i>App. bibl</i>. N. 9. Per notizie della sua vita v. <span class="smcap">Mongitore</span> — II, +150. Un sunto del poema è dato dal <span class="smcap">Di Giovanni</span> — <i>Della poesia +epica in Sicilia</i> cit. pag. 291-302.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note105"> +<p><span class="label"><a href="#tag105">105</a>.  </span>Cfr. lib. I, st. 54-95 con <i>Aen.</i> VII, 020-817; III, 6-38 con +<i>Aen.</i> VI, 255 sgg.; VI, 98-107 con <i>Aen.</i> V, 719-745; VIII, 68-100 +con <i>Aen.</i> IV. 182-249; XII, 7-15, 20-26, 27-32, 35-62 con <i>Aen.</i> VI. +187-211, 305-336, 384-416, 637-751; XV, 93-110, 112-149 con <i>Aen.</i> +VIII, 102-183, 466-607; XVI, 38-54, 55-72. 77-109 con <i>Aen.</i> X. +308-404, 441-520, 755-908; XVII, 1-22 con <i>Aen.</i> XI, 1-98; XIX, +1-3, 6-12, 66-107 con <i>Aen.</i> XII, 1-9, 81-108, 176-382. Le ultime +stanze del c. XX sono pure tradotte da <i>Aen.</i> XII, 938 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note106"> +<p><span class="label"><a href="#tag106">106</a>.  </span>Cfr. <span class="smcap">Euripide</span> — <i>Fenicie</i>, vv. 1095 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note107"> +<p><span class="label"><a href="#tag107">107</a>.  </span><i>Metamorfosi</i>, lib. III, vv. 418 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note108"> +<p><span class="label"><a href="#tag108">108</a>.  </span>Id, lib. IV, vv. 55 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note109"> +<p><span class="label"><a href="#tag109">109</a>.  </span>Vedi l’<i>Argonauticon</i> di <span class="smcap">Apollonio Rodio</span>: la Medea di Euripide: +Ovidio — Metam. VII. 9 sgg.; <span class="smcap">Euripide</span> — <i>Fenicie</i>, vv. 657 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note110"> +<p><span class="label"><a href="#tag110">110</a>.  </span>Cfr. lib. IX, st. 26-47 e lib. XIII con <i>Odissea</i> lib. IX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note111"> +<p><span class="label"><a href="#tag111">111</a>.  </span><span class="smcap">Mongitore</span> — <i>Bibl. sicula</i> 1. c.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note112"> +<p><span class="label"><a href="#tag112">112</a>.  </span>V. <span class="smcap">Crescimbeni</span> — <i>Le vite degli Arcadi illustri</i>, Roma, 1708. +Parte I, pag. 157.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note113"> +<p><span class="label"><a href="#tag113">113</a>.  </span>I cod. 376 e 377 della Palatina di Firenze, che contengono +la traduzione lucreziana del Marchetti, tra le varie scritture che +precedono il testo hanno una «Stanza tratta dal Poema il Roggero +del sig... <i>Spatafora</i>», che è la 117 del libro X, la quale precisamente +parla dal Marchetti e della sua traduzione. Cfr. <i>Indici e +cataloghi</i>. IV. <i>I codici Palatini</i> ecc. Roma, 1888, vol. 1, pag. 570-71.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note114"> +<p><span class="label"><a href="#tag114">114</a>.  </span>Non parlo, perchè probabilmente scomparso, del <i>Vigintimilliades, +poema in natalitiis Ioannis III marchionis Hieracis</i> di +<span class="smcap">Pietro Carrera</span> di Militello, che doveva avere molti accenni alla +conquista normanna se pure non trattava interamente di essa, essendo +composto in lode della famiglia Geraci, che, come abbiamo +visto nel poema del Morabito, vantava Serlone per capostipite. L’originale, +secondo il Natale (<i>Sulla storia de’ letterati ed altri uomini +insigni di Militello</i>, Napoli, 1837, pag. 38) conservavasi presso +Agostino Donato dei Chierici minori regolari di Messina, e un altro +esemplare trovavasi presso i marchesi Geraci, ma niuno dei due potè +il Natale rinvenire.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note115"> +<p><span class="label"><a href="#tag115">115</a>.  </span>Per notizie biografiche vedi le <i>Notizie relative alla vita +dell’autore</i> a pag. 221-227 del vol. I della <i>Sicilia liberata</i> (per cui +cfr. <i>append. bibliog.</i> N. 10) e <span class="smcap">Andrea Candiloro</span> — <i>Elogio dell’abate +G. F. Vitale e Salvo celebre letterato siciliano</i> ecc. Palermo. Per +le stampe di Giordano, 1816. Diverse poesie sono edite nella <i>Raccolta +delle Rime degli Accademici Industriosi di Ganci</i> — Palermo, +1796. Il cod. 2 Qq. D. 132 della Bibl. Com. di Palermo contiene +molte produzioni poetiche del Vitale e tra l’altro un poema in vernacolo +sulle disgrazie della sua famiglia interrotto al quinto canto, un +dramma la Iavene Regina del Messico, il Tempio all’Enguina ecc. +Lasciò inedito, forse perduto, un dramma intitolato <i>Il Ruggero in +Sicilia</i>. Il <span class="smcap">Narbone</span> (<i>Bibliog. sicula sistem.</i> IV, 166) dice che il +Dott. Vincenzo Navarro da Ribera lasciò inedita una versione italiana +della <i>Sicilia liberata</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note116"> +<p><span class="label"><a href="#tag116">116</a>.  </span><i>Prospetto della Storia letteraria di Sicilia nel sec. XVIII</i> +dell’ab. <span class="smcap">Domenico Scinà</span>, III. 452.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note117"> +<p><span class="label"><a href="#tag117">117</a>.  </span>La morte di Ugone di Circea è esemplata secondo il <span class="smcap">Malaterra</span> — lib. +III. cap. X.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note118"> +<p><span class="label"><a href="#tag118">118</a>.  </span>Cfr. <span class="smcap">Reitani</span> — <i>Il Rogiero in Sicilia</i>, lib. IV. st. 5-12.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note119"> +<p><span class="label"><a href="#tag119">119</a>.  </span>V. c. XIV, st. 21-41; c. XVI, st. 80. Cfr. <i>Rogiero in Sicilia</i>, +lib. IX, st. 27-47 e lib. XIII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note120"> +<p><span class="label"><a href="#tag120">120</a>.  </span>c. II, st. 73-83.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note121"> +<p><span class="label"><a href="#tag121">121</a>.  </span>c. XXIX, st. 82-93.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note122"> +<p><span class="label"><a href="#tag122">122</a>.  </span>c. I, st. 90-117.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note123"> +<p><span class="label"><a href="#tag123">123</a>.  </span>c. XVI. st. 97. Cfr. con <i>Aen.</i> III, 571 sgg.: <span class="smcap">Balli</span> — c. XXI, +st. 1; <span class="smcap">Reitani</span> — lib. II st. 40-41.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note124"> +<p><span class="label"><a href="#tag124">124</a>.  </span>Op. e l. cit.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note125"> +<p><span class="label"><a href="#tag125">125</a>.  </span>Tanto per dare un’idea dell’abbozzo inedito riporto il piano +dei canti 3, 4, 6. +</p> + +<p> +<i>Canto 3.</i> — Capo di Saracini scacciato da Palermo viene in per +[sic] liberare gl’assediati di Solunto, s’accampano vicino i Normani — scaramuccie — Valoroso +dell’esercito saracino entra furtivamente +in Solunto, e racconta la presa di Palermo e che Meliato nelle sacoccie +del Gigante entrato sollevò i Cristiani prigionieri. +</p> + +<p> +<i>Canto 4.</i> — Melinto nel paviglione del Re racconta la burla fatta +ad un Saracino quando entrò furtivamente in Palermo, i suoi amori +con una Saracina. Qualche scaramuccia. Sagrifizio di Saracini. Risposta +dell’Oraculo. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Soluntu allura cadirà scuntenti</i></p> +<p class="i01"><i>Quannu li sacchi volanu pri l’aria</i></p> +<p class="i01"><i>E di li stiddi chiovinu li genti.</i></p> +</div></div> + +<p> +<i>Canto 6.</i> — Succursu vinutu a li cristiani di li cavaleri Avventureri +e loru avventuri — si finu (fincinu?) foddi pri vastuniari +a Ruggieru ed all’autri. Melintu si parti di lu campu — avventuri. +So amicu parti pri circarlu in tuttu lu campu. +</p> + +<p> +Su Giovanni Meli vedi <span class="smcap">G. Pipitone Federico</span> — <i>Giovanni Meli.</i> +La vita. Le opere. Studio. Palermo, Sandron. 1838, che è l’ultimo +lavoro d’importanza.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note126"> +<p><span class="label"><a href="#tag126">126</a>.  </span>Cfr. <span class="smcap">A. Maurici</span> <i>L’indipendenza siciliana e la poesia patriottica +dell’isola dal 1820 al 1848</i>. Palermo. Reber. 1898. V. +specialmente a pag. 73 e segg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note127"> +<p><span class="label"><a href="#tag127">127</a>.  </span>Per la vita e le opere dell’autore v. G. <span class="smcap">Grassi-Bertazzi</span> — <i>Lionardo +Vigo e i suoi tempi</i>. Catania, N. Giannotta, 1897 e +specialmente per il <i>Ruggiero</i> il capitolo «<i>Storia di due poemi</i>» +a pag. 316 e sgg.; per le fonti e correzioni del Vigo al Ruggiero +v. <span class="smcap">R. Russo</span> — <i>Note critiche al Ruggiero di L. Vigo</i>. Acireale, +Tip. dell’Etna, 1899. V. pure il farraginoso lavoro di <span class="smcap">Michele Calì</span> — <i>La +Sicilia nei canti di L. Vigo</i>. Acireale, tip. Donzuso. 1881-85.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note128"> +<p><span class="label"><a href="#tag128">128</a>.  </span>Il poema consta di 20 canti, con 20 componimenti lirici, più +uno preliminare intitolato «<i>alla Sicilia</i>».</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note129"> +<p><span class="label"><a href="#tag129">129</a>.  </span><span class="smcap">G. Grassi-Bertazzi</span> — <i>Vita intima. Lettere inedite di L. +Vigo e di alcuni illustri suoi contemporanei</i>. Catania, Giannotta, +1896, pag. 49.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note130"> +<p><span class="label"><a href="#tag130">130</a>.  </span>Aveva già pubblicato il primo canto nel <i>Giornale di scienze, +lettere e arti di Palermo</i>, 1834. Cf. <i>App. bibliogr.</i> n. 17. Il <span class="smcap">Narbone</span> — <i>Bibliogr. +sicola</i>. Palermo. 1855, vol. IV, pag. 124 cita +quest’edizione «<i>Il Ruggiero o sia la Fondazione della Monarchia +siciliana</i>. Palermo, 1830. In-8» e soggiunge «sono i primi VI +canti dati per saggio di più lungo poema». Ma tale edizione deve +essere esistita soltanto nella testa del buon padre gesuita, poichè il +Vigo nel 1835 scriveva a Nicolò Palmeri, parlando del Ruggiero +«ho verseggiato i primi due canti e in maggio darò il terzo». +<span class="smcap">Grassi-Bertazzi</span> — <i>Vita intima</i> cit. pag. 35. Sul primo canto pubblicato +nel 1834 v. <i>Lettera del cav.</i> <span class="smcap">Salvatore Scuderi</span> <i>sulla prima +stanza del Ruggiero</i>. Catania. Per Pappalardo (Estr. dal <i>Giornale +del Gabinetto Lett. dell’Accad. Gioenia</i>, 1834). In-8; pp. 14 e +<i>Lettera di</i> <span class="smcap">Rafaele Alessi</span> <i>a L. Vigo sul di lui tentativo epico</i> +ecc. Catania. Dai fratelli Sciuto, 1835. In-8; pp. 15. Sono sconosciuti +al Grassi-Bertazzi e al Russo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note131"> +<p><span class="label"><a href="#tag131">131</a>.  </span>Nel I. canto edito nel 1834 S. Giorgio appariva, secondo la +tradizione, nella battaglia di Cerami. Nell’ediz. completa del 1865 +l’apparizione avviene invece a Misilmeri ed è descritta coi medesimi +versi. Cfr. st. 9 con c. XVII, st. 17; st. 10 con c. XVII. st. 57.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note132"> +<p><span class="label"><a href="#tag132">132</a>.  </span>Tra le azioni accessorie del poema sono notevoli l’episodio +di Odone e Sofia (cfr. c. II. st. 49 sgg. con <i>Ger. lib.</i> c. XII. st. +67 sgg., <span class="smcap">Reitani</span> — lib. VII, st. 23 sgg., <span class="smcap">Vitali</span> — c. XII, st. 78) +di Arsete e Angelmaro, di Valdella e Rollone. Tra i personaggi del +poema è Goffredo Malaterra che narra a Ruggiero e Roberto il fatto +compassionevole di Adone e Caldora (cfr. per questo episodio c. III, +st. 92 sgg. con <span class="smcap">Vitali</span> — c. IX, st. 57 e <span class="smcap">Malaterra</span> — lib. II, cap. XI).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note133"> +<p><span class="label"><a href="#tag133">133</a>.  </span>L’<i>Angiolo perduto</i> chiama a raccolta i suoi sudditi +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Mugghiando come fa mar per tempesta</i></p> +<p class="i01"><i>Se da contrari venti è combattuto</i> (c. IX, st. 1),</p> +</div></div> + +<p> +versi presi di peso a Dante (<i>Inf.</i> c. V, vv. 29-30). Cfr. pure <i>Ruggiero</i> — c. +XIX, st. 50. Tra i demoni è un Asterotte, che ricorre +pure nel Vitali e nel Morgante Maggiore del Pulci.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note134"> +<p><span class="label"><a href="#tag134">134</a>.  </span>La descrizione della peste (v. <span class="smcap">Russo</span>-Op. cit. pag. 20 e sgg.) +è tratta dal <span class="smcap">Reitani</span> — c. XIV, st. 43 sgg. dal <span class="smcap">Tucidide</span>, lib. II e +dal <span class="smcap">Lucrezio</span> — lib. VI, vv. 1176-1220.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note135"> +<p><span class="label"><a href="#tag135">135</a>.  </span>Il Tradimento attira Ugone di Girgea in agguati e lo fa uccidere +da Benametto. L’episodio (c. IX. st. 57-65) è preso dal <span class="smcap">Vitali</span> +(c. I, st. 37-48).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note136"> +<p><span class="label"><a href="#tag136">136</a>.  </span>Del Paradiso abbiamo una descrizione (c. XI. st. 7-21) in +cui si riscontra qualche imitazione dantesca. Cfr. c. XI, st. 16-17 +con <i>Par.</i> c. XV. vv. 19 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note137"> +<p><span class="label"><a href="#tag137">137</a>.  </span>Cfr. <span class="smcap">Malaterra</span> — lib. II, cap. XLVI; <span class="smcap">Balli</span> — c. XVIII, +st. 74 sgg.; <span class="smcap">Vitali</span> — c. XXV, st. 41 sgg. Il P. immagina, seguendo +il Malaterra, che i saraceni si cibino delle carni ancor palpitanti +di Serlone. Tale pregiudizio degli antichi cronisti fu rimproverato +al Vigo da molti dei suoi amici, ad es. dal Palmeri (v. +<span class="smcap">Grassi-Bertazzi</span> — <i>Vita intima</i> cit. pag. 59).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note138"> +<p><span class="label"><a href="#tag138">138</a>.  </span>In essa Ruggiero ha la vita salvata da Evisando (c. XIV, +st. 71). Piuttosto che il <span class="smcap">Vitali</span> (c. VIII, st. 76 sgg.)come crede il +<span class="smcap">Russo</span>, (Op. cit. pag. 50) la fonte è <span class="smcap">Malaterra</span> (lib. III, cap. XVI). +Cfr. pure <span class="smcap">Castiglia</span> — <i>Lo scudo di Ruggiero</i>, st. 30.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note139"> +<p><span class="label"><a href="#tag139">139</a>.  </span>La fonte è in <span class="smcap">Malaterra</span>, lib. II, cap. XXXIII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note140"> +<p><span class="label"><a href="#tag140">140</a>.  </span><i>Studi sulla letteratura contemporanea</i> cit. pag. 119.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note141"> +<p><span class="label"><a href="#tag141">141</a>.  </span>V. prefazione al <i>Ruggiero</i>.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note142"> +<p><span class="label"><a href="#tag142">142</a>.  </span><span class="smcap">Grassi-Bertazzi</span> — <i>Lionardo Vigo e i suoi tempi</i> cit. p. 323.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note143"> +<p><span class="label"><a href="#tag143">143</a>.  </span>Id. id.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note144"> +<p><span class="label"><a href="#tag144">144</a>.  </span>Cfr. c. VII, st. 58; c. XIII, st. 32; c. XVI, st. 22.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note145"> +<p><span class="label"><a href="#tag145">145</a>.  </span><i>Bibliogr. sicola</i>, vol. IV, pag. 124.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note146"> +<p><span class="label"><a href="#tag146">146</a>.  </span>Inutili sono state le mie ricerche per trovarlo nella Lucchesiana +di Girgenti e nelle maggiori biblioteche siciliane.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note147"> +<p><span class="label"><a href="#tag147">147</a>.  </span>Anche inutili sono state le mie ricerche a Scicli per rintracciare +il ms. del poema.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note148"> +<p><span class="label"><a href="#tag148">148</a>.  </span>Ringrazio la famiglia Vigo dei marchesi di Gallidoro, che benevolmente +mi ha concesso di fare ricerche tra le carte di Lionardo +Vigo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note149"> +<p><span class="label"><a href="#tag149">149</a>.  </span>«Quanto duolmi.... non poter venire ad abbracciarvi in Palermo +e ad ammirare, non a giudicare, il vostro Roggiero.... anco +dopo aver jeri udito in Sambuca un canto del poema sullo stesso +argomento col consueto titolo però di Sicilia liberata, compiuto in +dodici lunghi canti dal Notaro D. Antonino Manciaracina. Voi ben +sapete che anch’io pensava di metter falce in tal messe, e pria che +voi m’aveste scritto del vostro, io ne avev’anco esternato il divisamento +nel Carme funebre per la Baronessa Lancia, ove parlando +di Vitali dissi +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Pur ei ci aperse un campo, una palestra</i></p> +<p class="i01"><i>Ove, con lui pugnando, allori e palme,</i></p> +<p class="i01"><i>Coglier si ponno quant’io già ne penso».</i></p> +</div></div> + +<p> +Sciacca. 22 Maggio 1832. (vol. II f. 58 dell’Epistolario del Vigo).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note150"> +<p><span class="label"><a href="#tag150">150</a>.  </span>«Il Manciaracina è gelosissimo del suo lavoro. Gli ho fatto +leggere i due periodi delle vostre lettere che lo riguardano: ho istanziato +anch’io a viva voce per aver qualche canto del suo poema, +onde mandarvelo, promettendogliene in cambio alcuno del vostro... +A stento mi ha fatto udire il nono canto, in cui papa Bonifacio +viene da Roma nel campo cristiano, che assedia Siracusa, a liberar +Giordano, figlio di Ruggiero, in ira al padre; celebra quindi messa +solenne; predice poscia in un profetico sermone la lunga serie de’ +re che dovea a Ruggero succedere: vanno tutti a mensa, ove un +certo vate Lanfranco canta sulla sua Lira un inno, tempestato di +Fisica generale, e si chiude quel canto con l’apparecchio dell’armi +e delle macchine, ond’espugnar Siracusa». Sciacca, 5 Marzo 1833 +(Id. vol. II f. 97). V. pure <span class="smcap">Grassi-Bertazzi</span> — <i>Lionardo Vigo</i> cit. +pag. 322.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note151"> +<p><span class="label"><a href="#tag151">151</a>.  </span>«Mi ero messo a ripulire il Poema “La Sicilia liberata„ +del Manciaracina e ne ho rabberciato quattro canti, ma non si sono +potuti spicciare tutti dodici, perchè manca chi scrive». Sambuca, 13 +settembre 1855 (Id. vol. IX f. 184).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note152"> +<p><span class="label"><a href="#tag152">152</a>.  </span><i>Nel Discorso sull’Epopea nazionale tenuto in Palermo il +27 Sett. 1835</i> (inedito). Note in fine. V. <span class="smcap">Russo</span> — Op. cit. pag. 9.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note153"> +<p><span class="label"><a href="#tag153">153</a>.  </span>Epistolario del Vigo, vol. IX, f. 190.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note154"> +<p><span class="label"><a href="#tag154">154</a>.  </span>V. <i>App. bibliografica</i>, n. 12 e 13. Per altre opere cfr. +<span class="smcap">Mira</span> — <i>Dizionario bibliografico</i>, I, 199.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note155"> +<p><span class="label"><a href="#tag155">155</a>.  </span><span class="smcap">A. Maurici</span> — Op. cit. pag. 93-98.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note156"> +<p><span class="label"><a href="#tag156">156</a>.  </span><i>Prose e poesie scelte</i>. Città di Castello, S. Lapi, 1886, pag. +82-94. Come elemento episodico la venuta dei Normanni in Sicilia +è accennata nella <i>Gerusalemme conquistata</i> del <span class="smcap">Tasso</span> (c. I, st. 66), +nel <i>Palermo Trionfante</i> (Palermo, 1600, lib. XI, st. 38-39) di <span class="smcap">Vincenzo +di Giovanni</span>, nel <i>Tancredi</i> (Lecce, 1868, c. XI, st. 13-16) di +<span class="smcap">Ascanio Grandi</span>, nel c. V di un poema storico-bernesco in vernacolo +di <span class="smcap">Salvatore Valenti — Chiaramonte</span> (<i>Li Glorii siculi</i>, Girgenti, +1889) e in tanti altri poemi e drammi che è inutile ricordare.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note157"> +<p><span class="label"><a href="#tag157">157</a>.  </span>V. <i>App. bibliografica</i>, n. 18.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note158"> +<p><span class="label"><a href="#tag158">158</a>.  </span>Nicodemo <i>episcopus panormitanus</i> del dramma è evidentemente +l’«Archiepiscopus... dejectus in paupere Ecclesia S. Cyriaci... +timidus natione Graecus» del <span class="smcap">Malaterra</span> (lib. II, cap. XLV); e le +strane visioni di Belcamero sono da porsi a riscontro con le allucinazioni +di Camuto nel <span class="smcap">Malaterra</span>, lib. IV, cap. VI. Cfr. pure <span class="smcap">Vigo</span> — c. +VI, st. 62 sgg.; <span class="smcap">Vitali</span> — c. XXVIII, st. 16 sgg. Nell’atto +I è una personificazione della Sicilia che lamenta le sciagure passate, +la quale ricorre pure nella <i>Spada di Ruggiero</i> di <span class="smcap">G. B. Castiglia</span> +e nel <i>Ruggiero</i> del <span class="smcap">Vigo</span> (c. III, st. 74-83).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note159"> +<p><span class="label"><a href="#tag159">159</a>.  </span>V. <i>App. bibliografica</i>, n. 23.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note160"> +<p><span class="label"><a href="#tag160">160</a>.  </span>V. <i>App. bibliografica</i>, n. 23.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note161"> +<p><span class="label"><a href="#tag161">161</a>.  </span>V. <i>App. bibliografica</i>, n. 24.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note162"> +<p><span class="label"><a href="#tag162">162</a>.  </span>V. <i>App. bibliografica</i>, n. 21.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note163"> +<p><span class="label"><a href="#tag163">163</a>.  </span>Non mi è stato possibile rintracciare l’originale francese, come +pure il nome dell’autore che non è indicato nella traduzione italiana.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note164"> +<p><span class="label"><a href="#tag164">164</a>.  </span>In <span class="smcap">Duchesne</span> — <i>Historiae normannorum scriptores</i>, p. 484.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note165"> +<p><span class="label"><a href="#tag165">165</a>.  </span>V. <i>App. bibliografica</i>, n. 25.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note166"> +<p><span class="label"><a href="#tag166">166</a>.  </span>Abbiamo puro descrizioni del Purgatorio in <span class="smcap">Balli</span> (c. XXII. +st. 177-80) e del Paradiso in <span class="smcap">Balli</span> (c. XIX, st. 72-88), in <span class="smcap">Reitani</span> +(lib. XI e XII) e in <span class="smcap">Vigo</span> (c. XI, st. 7-21).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note167"> +<p><span class="label"><a href="#tag167">167</a>.  </span>Che l’Etna fosse spiraglio infernale, era credenza comune nel +medioevo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note168"> +<p><span class="label"><a href="#tag168">168</a>.  </span><i>Aen.</i> lib. III, vv. 570-587.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note169"> +<p><span class="label"><a href="#tag169">169</a>.  </span>Nel <span class="smcap">Vitali</span> un eroe palleggia l’asta di Ulisse (c. XVI, st. 80). +V. pure <span class="smcap">Vigo</span> (c. XV, st. 33).</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note170"> +<p><span class="label"><a href="#tag170">170</a>.  </span>V. qui addietro la nota 2 a pag. 35. Ma nel Reitani il nome +probabilmente sarà passato per via letteraria.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note171"> +<p><span class="label"><a href="#tag171">171</a>.  </span><i>Rugg.</i>, c. III. st. 88-96.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note172"> +<p><span class="label"><a href="#tag172">172</a>.  </span><i>Sicil. lib.</i>, c. IX, st. 51-62.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note173"> +<p><span class="label"><a href="#tag173">173</a>.  </span>lib. II, cap. XI.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note174"> +<p><span class="label"><a href="#tag174">174</a>.  </span>lib. III, cap. XVI.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note175"> +<p><span class="label"><a href="#tag175">175</a>.  </span><i>Sicilia liberata</i>, c. X, st. 76 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note176"> +<p><span class="label"><a href="#tag176">176</a>.  </span><i>Ruggiero</i>, c. XIV, st. 71-72.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note177"> +<p><span class="label"><a href="#tag177">177</a>.  </span><i>Sicilia liberata</i>, c. XXV, st. 15 sgg.; <i>Ruggiero</i>, c. XVII. +st. 61.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note178"> +<p><span class="label"><a href="#tag178">178</a>.  </span><i>Rogiero in Sicilia</i>, lib. IV, st. 5-9.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note179"> +<p><span class="label"><a href="#tag179">179</a>.  </span>lib. I, vv. 138 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note180"> +<p><span class="label"><a href="#tag180">180</a>.  </span>V. le varie edizioni in <span class="smcap">Mira</span> — <i>Dizion. bibliografico</i>, I, 345-6.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note181"> +<p><span class="label"><a href="#tag181">181</a>.  </span>V. la prefazione all’ediz. del <span class="smcap">Muratori</span> — <i>Rer. Ital. Script.</i> t. V.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note182"> +<p><span class="label"><a href="#tag182">182</a>.  </span><span class="smcap">G. Pitrè</span> — <i>Feste patronali in Sicilia.</i> Palermo, 1900 (vol. +XXI della <i>Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane</i>), pag. XXIV.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note183"> +<p><span class="label"><a href="#tag183">183</a>.  </span><span class="smcap">Malaterra</span> — lib. II, cap. XXXIII; <span class="smcap">Simone da Lentini</span> (compendiatore +del Malaterra) — <i>La conquesta di Sicilia per manu di +lu conti Rugeri</i> in <i>Cronache Siciliane dei secoli XIII, XIV e XV</i>, +pubblicate a cura del prof. <span class="smcap">V. Di Giovanni</span>. Bologna, Romagnoli, +1865, pag 36; <span class="smcap">Anonymi Vaticani</span> — <i>Historia Sicula</i> in <i>Rer. Ital. +Script</i>. VIII, 762.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note184"> +<p><span class="label"><a href="#tag184">184</a>.  </span>«Apparuit quidam eques splondidus in armis, equo albo insidens, +album vexillum in summitate hastilis alligatum ferens, et +desuper splendidam crucem, et quasi a nostra acie progrediens, ut +nostros ad certamen promptiores redderet, fortissimo impetu hostes +ut densiores erant, irrumpens. Quo visu nostri hilariores effecti Deum +sanctumque Georgium ingeminando, et prae gaudio tantae visionis +compuncti, lachrymas fundendo ipsum praecedentem promptissime +sunt secuti». <span class="smcap">Malaterra</span>, l. c.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note185"> +<p><span class="label"><a href="#tag185">185</a>.  </span><i>Annali d’Italia</i>, an. 1063.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note186"> +<p><span class="label"><a href="#tag186">186</a>.  </span><i>Storia di Sicilia</i>, v. XII, p. 186.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note187"> +<p><span class="label"><a href="#tag187">187</a>.  </span><i>St. dei Musulm. di Sic.</i>, v. III, p. 99-100.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note188"> +<p><span class="label"><a href="#tag188">188</a>.  </span><i>Somma della Storia di Sicilia</i>, p. 131.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note189"> +<p><span class="label"><a href="#tag189">189</a>.  </span>Una leggenda consimile trovasi nella saga di Aroldo il Severo. +Aroldo vince con l’aiuto di Sant’Olaf che appare sopra un cavallo +bianco e per voto fabbrica una chiesa a Costantinopoli. V. <span class="smcap">Amari</span> — <i>St. +dei Mus. di Sic.</i> I, 420. Un Sant’Ignazio che appare in aria +sopra un cavallo bianco a Musulice, stratego di Sicilia nelle guerre +arabo-bizantine leggesi in <span class="smcap">Nicetae Paphlagonii</span> — <i>Vita Sancti Ignatii</i> +in <span class="smcap">Labbe</span> — <i>Sacrosanta Concilia</i>, t. VIII, p. 1247.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note190"> +<p><span class="label"><a href="#tag190">190</a>.  </span>Riguardo la fortuna letteraria di quest’episodio troviamo anzitutto +che nell’apocrifo <i>Iubilatus Chorearum</i> (V. <i>App. bibl.</i> n. 3) +il nome del santo è posto accanto a quello della Madonna e di Ruggiero: +«Lucem tricuspis a triplici hasta recognovit, Mariae, Georgij +et Rogerij». Nel poema del <span class="smcap">Balli</span> S. Giorgio è deputato da Dio +a difesa dei principi normanni, fuga i demoni e compare in sogno +a Ruggiero affinchè invii Roberto Guiscardo al papa per chiedere +aiuti (c. III, st. 6-20); difende Boemondo dai colpi dei saraceni +uno scudo di tempra immortale (c. VI, st. 6-20), scaccia i demoni +e le sirene che volevano impedire il viaggio di Roberto a Roma (c. +IX, st. 26-37). fuga Belcane (c. XVIII. st. 113) e compare in visione +a Ruggiero nell’assalto definitivo di Palermo (c. XXIX, st. +1-6). Compare poi in forma di genio alato alla battaglia di Cerami +nella <i>Sicilia liberata</i> del <span class="smcap">Vitali</span> (c. XXII, st. 11) e nel <span class="smcap">Guarneri</span> +(V. <i>App. bibl.</i> n. 20), e a quella di Misilmeri nel poema del <span class="smcap">Vigo</span> +(c. XVII, st. 57). Il «<i>Giorgio</i> poema sacro et heroico del signor +<span class="smcap">Matteo Donia</span> Palermitano (In Palermo. Per Gio. Battista Maringo, +MDC. In-4; pagg. (VIII)-59-(VIII))» svolge le solite avventure romanzesche +del santo e non ha relazione con la leggenda normanna. +Cfr. <span class="smcap">U. A. Amico</span> — <i>Matteo Donia</i> in <i>Nuove Effem. sicil.</i> IX, 1880, +p. 246 e <span class="smcap">Belloni</span> — <i>Gli epigoni della Ger. lib.</i> cit. pag. 146.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note191"> +<p><span class="label"><a href="#tag191">191</a>.  </span>Da relazioni di persone native di Cerami. Le notizie della +leggenda, a mia conoscenza, sono inedite.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note192"> +<p><span class="label"><a href="#tag192">192</a>.  </span><span class="smcap">Pitrè</span> — <i>Feste patronali in Sicilia</i> cit. pag. 309.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note193"> +<p><span class="label"><a href="#tag193">193</a>.  </span><i>Dell’origine ed antichità di Cefalù città piacentissima di +Sicilia</i>. Notizie historiche. In Palermo. Per i Cirilli, 1636, p. 46-47.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note194"> +<p><span class="label"><a href="#tag194">194</a>.  </span>L’<span class="smcap">Auria</span> dice (Op. e loc. cit.) che ha ritrovato questa narrazione +«in un libro di tutti i Privileggi della Chiesa Cefalutana concessoli +da i Re e Imperatori fatti racorre in un volume d’ordine di +Thomaso da Butera, Vescovo di Cefalù nell’an. 1329 compilato e +scritto da Guglielmo da Mistretta, Maestro notaro della Corte Vescovale +di Cefalù, nel qual volume nel principio vi è tutto il successo +in lingua latina della venuta del Roggiero in Cefalù e la +fondazione della Chiesa Vescovale». Questo ms. si può identificare +con il <i>Rollus rubeus</i> del 1329 (che esisteva già nell’archivio del +Duomo di Cefalù ed ora si trova nell’Archivio di stato di Palermo), +ove si legge appunto la notizia della tempesta e del voto di Re +Ruggiero nell’agosto del 1129. La narrazione fu però con forti argomenti +dichiarata leggendaria da I. <span class="smcap">Carini</span> — <i>Brano di un codice cefalutano +inedito del secolo XIV per la prima volta pubblicato</i>. +Palermo, 1871, pag. 19. V. pure <span class="smcap">G. Di Marzo</span> — <i>Delle belle arti +in Sicilia</i>. Palermo, 1838. vol. I, lib. II pag. 153 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note195"> +<p><span class="label"><a href="#tag195">195</a>.  </span><i>Feste patronali in Sicilia</i> cit. pag. 320 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note196"> +<p><span class="label"><a href="#tag196">196</a>.  </span>Questa festa caratteristica è stata descritta da parecchi. V. +<span class="smcap">Amabile Guastella</span> — <i>Canti popolari del Circondario di Modica</i>. +Modica, Sutri e Segagno, 1876, pag. CIV sgg.; <span class="smcap">Valentino De-Caro</span> — <i>Donnalucata +per uno da Scicli — Bozzetto dal vero</i>. Modica, 1878, +pag. 10-20; <span class="smcap">Eduardo Morana</span> — <i>La festa delle milizie in Scicli in +Nuove Effem. sicil</i>. serie III, vol. X, 1880, pag. 270-281; <span class="smcap">G. Pitrè</span> — <i>Spettacoli +e feste popolari siciliane</i>. Palermo, 1881, pag. 35-62; +<span class="smcap">Antonio Restori</span> — <i>Costumi siciliani. La Vergine delle Milizie +di Scicli</i>. Nella <i>Farfalla</i>, an. X, n. 23. Milano, 6 giugno 1886, +pag. 180-182; <span class="smcap">Arturo Mormina</span> — <i>La Madonna delle Milizie</i> (<i>Leggenda +siciliana</i>) in <i>Rivista delle tradizioni popolari italiane</i>. Anno +I. Roma, Forzani, 1893, pag. 40-43; A. D’Ancona — <i>Origini del +teatro italiano</i>. Torino, Loescher, 1896, vol. II, pag. 200-201; Pitrè — <i>Feste +patronali</i> cit. pag. 333-340.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note197"> +<p><span class="label"><a href="#tag197">197</a>.  </span>Nella leggenda narrata dal Pirro (<i>Sicilia sacra</i>, I, 687) non +si fa però alcuna menzione di Ruggiero e sembra che il fatto sia +avvenuto in un periodo anteriore alla conquista normanna.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note198"> +<p><span class="label"><a href="#tag198">198</a>.  </span><i>La festa della Madonna in Canicattì, provincia di Girgenti</i> +in Archivio delle tradizioni popolari. Palermo. 1889, vol. +VIII, pag. 368.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note199"> +<p><span class="label"><a href="#tag199">199</a>.  </span>V. pure <span class="smcap">Pirro</span> — <i>Sicilia sacra</i>, I, 761.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note200"> +<p><span class="label"><a href="#tag200">200</a>.  </span><i>Isagoge ad historiam sacram siculam</i>. Panormi. MDCCVII +pag. 230-231 e <i>Vitae sanctorum siculorum</i>. Panormi, 1657, II, 286. +A pag. 131 di quest’ultima opera è registrato un miracolo compiuto +dal beato Cremete in presenza del conte Ruggiero.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note201"> +<p><span class="label"><a href="#tag201">201</a>.  </span><i>St. dei Musulmani di Sic.</i> cit. pag. 128.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note202"> +<p><span class="label"><a href="#tag202">202</a>.  </span>Della leggenda intorno alla Porta della Vittoria in Palermo +l’Amari dice che abbiamo pure testimonianze della fine del secolo +XV. Per notizie più diffuse v. <span class="smcap">Caietani</span>. <i>Opusculum ubi origines +illustrium aedium ss. Deiparae Mariae in Sicilia ad promovendum +illius cultum et pietatem explicantur</i>. Panormi, apud Petrum +de Isola, 1663.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note203"> +<p><span class="label"><a href="#tag203">203</a>.  </span><i>Dell’uso di condurre in Messina a 15 agosto un camelo e +d’una medaglia del Conte Rogiero</i>, lettera contenuta nel cod. Qq. +F. 22 della Bibl. com. di Palermo. In quest’occasione dicono gli +storici del seicento che fosse battuta una medaglia con la Madonna +sul dritto, e sul rovescio il conte Ruggiero sopra un cammello.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note204"> +<p><span class="label"><a href="#tag204">204</a>.  </span><i>Feste patronali</i> cit. pag. XXIV. Per notizie più diffuse v. +<i>Le feste di S. Rosalia in Palermo e della Assunta in Messina +descritte dai viaggiatori italiani e stranieri</i> per <span class="smcap">Maria Pitrè</span>. Palermo, +1900, Parte II: n. XII.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note205"> +<p><span class="label"><a href="#tag205">205</a>.  </span><span class="smcap">Pitré</span> — Op. e loc. cit. V. pure. <span class="smcap">G. Buonfiglio e Costanzo</span> — <i>Messina +città nobilissima</i>. Venezia, 1606, pag. 76.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note206"> +<p><span class="label"><a href="#tag206">206</a>.  </span><span class="smcap">Pitré</span> — Op. cit. pag. 123.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note207"> +<p><span class="label"><a href="#tag207">207</a>.  </span><span class="smcap">Pirro</span> — <i>Sicilia sacra</i>, p. 887.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note208"> +<p><span class="label"><a href="#tag208">208</a>.  </span>V. <i>Archivio storico siciliano</i>, 1901, 475.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note209"> +<p><span class="label"><a href="#tag209">209</a>.  </span><span class="smcap">Pardi</span> — <i>Un comune della Sicilia e le sue relazioni con i dominatori +dell’isola sino al sec. XVIII in Arch. st. sicil</i>. 1901, +pag. 34-35.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note210"> +<p><span class="label"><a href="#tag210">210</a>.  </span>«L’Abate Pirro dice che Ruggiero nel anno 1061 assediò +Troyna, e per la fortezza del Castello non la poteva prendere e compigiando +con l’esercito vicino al monte detto Ambula li comparse +Sant’Elia con spada fiammeggiante alli mani in atto di scacciari li +Saracini della fortissima Città di Troina e seguitando con l’assedio +con l’agiuto del S. Profeta animati li Cristiani in breve tempo lo +espugnorno; e per dovuto ringratiamento al S. Profeta nel medesimo +luogo dove fu l’apparitione fece fabricare un tempo con il Titulo +di Sant’Elia...». <i>Storia dei conventi capuccini di Messina</i> di <span class="smcap">F. +Antonino di Troina</span>, ms. del sec. XVIII, f. 21-22. Trovasi presso +i PP. Cappuccini di Troina. Debbo questa notizia al prof. Orazio +Nerone Longo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note211"> +<p><span class="label"><a href="#tag211">211</a>.  </span><span class="smcap">Francesco Bonanno</span> — <i>Memorie storiche della città di Troina</i>. +In Catania, 1789, pag. 34.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note212"> +<p><span class="label"><a href="#tag212">212</a>.  </span>Un messo celeste splendidissimo che poi fu identificato con +S. Iacopo apparve pure ai cristiani di Palermo durante l’assedio del +1072: vedi <span class="smcap">V. Di Giovanni</span> — <i>Palermo restaurato</i>, lib. III, pag. 19 +pubblicato nella <i>Biblioteca storica e letteraria di Sicilia</i> di G. Di +Marzo. Palermo, 1872, vol. XIX.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note213"> +<p><span class="label"><a href="#tag213">213</a>.  </span>Ciò ricorda il <span class="smcap">Vigo</span> in una bella ottava del <i>Ruggiero</i> c. VIII, +st. 87.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note214"> +<p><span class="label"><a href="#tag214">214</a>.  </span><span class="smcap">M. Foti Giuliano</span> — <i>Memorie paesane ossia Troina dai tempi +antichi sin oggi</i>. Catania, Giannotta. 1901, pag. 54.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note215"> +<p><span class="label"><a href="#tag215">215</a>.  </span>Le prime due sono inedite e mi sono state raccontate da un +troinese, il prof. Orazio Nerone Longo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note216"> +<p><span class="label"><a href="#tag216">216</a>.  </span><span class="smcap">M. Foti Giuliano</span> — Op. cit. pag. 7.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note217"> +<p><span class="label"><a href="#tag217">217</a>.  </span>A questa categoria apparterrebbe puro lo stratagemma leggendario +usato dai Castrogiovannesi per liberarsi dal conte Ruggiero. +Rimando per la narrazione a <span class="smcap">V. Vetri</span> — <i>Leggenda sulla origine +della voce Calascibetta in Sicilia nell’Archivio delle tradizioni +popolari</i>. Palermo, 1889, vol. VIII, pag. 361 e per l’illustrazione +a <span class="smcap">G. Pitré</span> — <i>Di uno stratagemma leggendario di città assediate +in Sicilia</i>, pag. 4 in <i>Atti della Reale Accademia di scienze lettere +e belle arti di Palermo</i>, vol. I, Palermo 1891.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note218"> +<p><span class="label"><a href="#tag218">218</a>.  </span><i>Opere</i> di <span class="smcap">L. Vigo</span>, vol. II. <i>Raccolta amplissima di canti popolari +siciliani</i>. Seconda ediz. Catania, tip. Galatola, 1870-74. V. +n. 738 e 5150.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note219"> +<p><span class="label"><a href="#tag219">219</a>.  </span>Vedi nell’archivio privato Vigo di Acireale la lettera n. 198, +vol. X dell’epistolario di Lionardo Vigo. La data è 8 ottobre 1857.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note220"> +<p><span class="label"><a href="#tag220">220</a>.  </span><span class="smcap">Grassi Bertazzi</span> — <i>Vita intima</i> cit. pag. 214.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note221"> +<p><span class="label"><a href="#tag221">221</a>.  </span>Id. id. pag. 203.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note222"> +<p><span class="label"><a href="#tag222">222</a>.  </span>pag. 244, n. 738. Il <span class="smcap">Pitré</span> l’accolse pure nei Canti popolari +siciliani, 2ª ediz. Palermo, 1899, pag. 127-128. Del resto molti canti +accolti dal Vigo come popolari, erano composti da amici suoi di facile +vena. <span class="smcap">V. Paolo Maura</span> — <i>Poesie in dialetto siciliano, con alcune +di altri poeti mineoli, una prefazione di L. Capuana e un +fac-simile</i>. Milano, Brigola, 1879, pag. 135 sgg.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note223"> +<p><span class="label"><a href="#tag223">223</a>.  </span>Raccolta amplissima ecc. pag. 679, n. 6150.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note224"> +<p><span class="label"><a href="#tag224">224</a>.  </span>In questa statua del conte Ruggiero che, secondo l’<span class="smcap">Amico</span> (<i>Dizionario +topografico continuato da Gioacchino Di Marzo</i>, Palermo, +1859, vol. II. pag. 63), fu innalzata per ordine e spesa del Vescovo +Bernardo Guasco nel 1584, abbiamo un documento d’arte rappresentativa +sull’impresa dei Normanni in Sicilia. Riporto qualche +altra notizia d’arte figurativa che ho raccolto. Un’incisione che corre +comunemente a Scicli ci rappresenta la Madonna delle Milizie quando +scende in aiuto dei Normanni e dall’iscrizione latine in calce si +rileva che è stata fatta nel 1819 su di un quadro rimontante alla +prima metà del settecento. L’<span class="smcap">Auria</span> (<i>Dell’origine et antichità di Cefalù</i>. +Palermo, 1656, pag. 47) ci dice di aver visto sulle mura della +chiesa di S. Giorgio in Cefalù una pittura ricordante la favola +che ci narra a proposito della fondazione del tempio, ossia S. Giorgio +che salva Re Ruggiero da una tempesta. Qualcosa si può raccogliere +pure dalle pitture dei <i>carretti</i>. Il <span class="smcap">Pitrè</span> (<i>Le tradizioni cavalleresche +popolari in Sicilia</i> in <i>Usi costumi credenze e pregiudizi +del popolo siciliano</i>, vol. I. Palermo, 1889, pag. 124) ci dà +notizia che all’Esposizione Industriale di Milano nel 1881 e precisamente +all’«Industria casalinga e manifatture caratteristiche delle +singole ragioni d’Italia, VIII gruppo, Sezione 50ª» fu presentato +da Palermo un <i>carrettu</i>, nelle cui <i>masciddara</i>, ossia nelle spallette, +erano dipinte quattro scene relative ai Normanni cioè: «Ruggiero +il Normanno che distrugge i Saraceni; Ruggiero che riceve le chiavi +di Palermo dal Senato palermitano; Ruggiero del palazzo dell’Arcivescovo; +Coronazione di Ruggiero». Lo stesso <span class="smcap">Pitré</span> (<i>Costumi ed +utensili</i> in <i>Usi, costumi</i> ecc. cit. pag. 421) ci dà notizia che nell’<i>opra</i> +(teatrino di marionette) di via Formai a Palermo, nel <i>tiluni</i> +(sipario) era dipinta l’entrata del conte Ruggiero in Palermo. Negli +<i>Annali della città di Messina</i> di <span class="smcap">C. D. Gallo</span>. Messina, 1758, +II, 3 è ricordata «un’antichissima pittura (che) vedesi su d’una +Tavola in casa del Barone di Gio. Battista Porcio Nobile Messinese, +ove si scorge il ritratto al naturale del Conte Ruggiero, il quale vestito +all’uso di quei tempi con berrettone rosso, e svolte d’armellino +sul Capo, con ammanto parimente rosso, e svolte di armellino +su gli omeri, e con banda verde, che gli attraversa il petto, tiene +la destra appoggiata su d’un ismisurato Spadone, e con la sinistra +impugna una Lancia».</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note225"> +<p><span class="label"><a href="#tag225">225</a>.  </span><i>Leggende popolari siciliane in poesia raccolte ed annotate</i>. +Palermo, L. Pedone Lauriel, 1880, pag. 1-3.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note226"> +<p><span class="label"><a href="#tag226">226</a>.  </span>Come complemento di queste scarse notizie intorno ai canti +popolari sul conte Ruggiero ricordiamo la menzione che si ha nella +leggenda religiosa «Santa Rosalia» (in <span class="smcap">Pitrè</span> — <i>Canti popolari +siciliani</i>, 2ª ediz. Palermo, Clausen, 1891, vol. II, pag. 300-301) +del primo principe normanno con palese anacronismo: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Un jornu, a tempu d’u Conti Ruggeri</p> +<p class="i01">A la bedda citati di Palermu</p> +<p class="i01">Unni cc’eranu tanti Cavaleri,</p> +<p class="i01">Ca pri grannizza purtavanu l’ermu, ecc.</p> +</div></div> +<p> +</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note227"> +<p><span class="label"><a href="#tag227">227</a>.  </span>Così dal <span class="smcap">Guardione</span> (<i>Il dominio dei Borboni in Sicilia dal +1830 al 1861</i>. Palermo. Reber, 1901, pag. 156-157) si ha che nel +carnevale del 1835 il principe Leopoldo di casa Borbone «aveva +scelto ad argomento d’una mascherata splendida e ricca la entrata +del Normanno Ruggiero in Palermo; e fu molto applaudita, ricordando +essa un antico fatto memorando nella storia siciliana». Non +ho parlato del <i>lu ruggeri</i> o <i>la ruggera</i>, ballo curioso della provincia +di Messina, perchè non ha alcuna attinenza con il conte Ruggiero, +come vuole il <span class="smcap">Vigo</span> (<i>Raccolta amplissima</i> ecc. pag. 69), e +deriva da roggiu, perchè i ballerini vanno in giro come una ruota +d’orologio (<span class="smcap">Pitré</span> — <i>Sonatori e balli</i> in <i>Usi, costumi, credenze e pregiudizi</i> +cit. I, 355). Di questo ballo si ha ricordo nel cod. 2 Qq. +D. 132 della Bibl. com. di Palermo contenente <i>Poesie siciliane ed +italiane dell’ab. G. Fedele Vitale,</i> nel c. V st. 85 di un poema +vernacolo nelle disgrazie della propria famiglia.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note228"> +<p><span class="label"><a href="#tag228">228</a>.  </span>Cause da noi esposte a pag. 41-43 del presente lavoro.</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. Le correzioni indicate a pag. 103 sono state riportate nel testo. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77626 ***</div> +</body> +</html> diff --git a/77626-h/images/cover.jpg b/77626-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100755 index 0000000..c7ee6ab --- /dev/null +++ b/77626-h/images/cover.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6c72794 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This book, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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