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diff --git a/77574-0.txt b/77574-0.txt new file mode 100755 index 0000000..f5d4402 --- /dev/null +++ b/77574-0.txt @@ -0,0 +1,8260 @@ +*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77574 *** + + IL CURATO D’OROBIO + + + RACCONTO + + DI + G. VISCONTI VENOSTA + + + + MILANO + FRATELLI TREVES, EDITORI + 1886. + + + + + PROPRIETÀ LETTERARIA + + Diritti di traduzione riservati. + + Milano. Tip. Treves. + + + + +IL CURATO D’OROBIO + + + + +I. + + +Camminavano insieme da oltre mezz’ora, senza aprir bocca, don Cornelio +Sacchi curato di Orobio, terricciuola d’una vallata di Lombardia, e un +giovane prete, don Luigi, ch’era il suo coadiutore: li precedeva un +canino pomere, dalla coda arricciata e dagli occhietti vispi, ch’era il +solito battistrada di don Cornelio. + +Don Luigi era andato incontro al curato, il quale scendeva per una +ripida stradetta da un alto e lontano poggio del monte; poi s’era unito +a lui per fargli compagnia fino a casa. — Oh, don Cornelio, doveva +mandar me! — aveva detto don Luigi al curato. — Lei è andato fin lassù, +m’immagino... fino a Santa Maria della Neve, a visitar quel vecchio che +sta male! Capisco... ma due ore di strada, e d’una strada così cattiva, +per lei che stamane era così poco in gambe. Sarei andato io.... + +— Grazie, don Luigi, grazie... ma fin che si può si va! — aveva +risposto don Cornelio. E continuando a camminare, senza aggiunger +altro, era tornato in silenzio al filo de’ suoi pensieri. + +Don Luigi non ebbe il coraggio d’insistere di più; e camminando sempre +in silenzio anche lui, cercava di mostrare al curato il suo rispetto +col lasciargli la parte meno cattiva dell’acciottolato, tenendo per sè +i sassi più acuti e smossi. Cominciava a levarsi la brezza foriera del +tramonto, e don Cornelio, nel mandare di tanto in tanto un sospiro, ne +sorbiva delle lunghe boccate; poi, scoprendosi il capo, sprigionava una +bella matassa di capelli, tutti bianchi ma ancor folti, che sollevati +dalla brezza davano in quel momento l’immagine dei pensieri confusi, +agitati, che gli passavano per la mente. E su di essa era facile +leggere una nuova espressione, ch’era in contrasto coi lineamenti calmi +e gioviali del viso, l’espressione d’un dolore nuovo e profondo. Don +Luigi che sapeva quanto fosse grande l’afflizione del suo curato, e che +ricordava di che poco frutto erano state in quei giorni le sue parole +di conforto, camminava in silenzio, cercando un’occasione, che non +veniva, per avviare qualche discorso. + +E siccome i nostri due personaggi li vedremo scendere per la stradetta +un pezzo ancora prima di cavar loro una parola, così profitteremo del +tempo per dir noi intanto qualcosa sul conto almeno d’uno di loro. + +Don Cornelio era curato nel paesello d’Orobio da trent’anni: c’era +venuto per forza, e poi c’era rimasto per sua elezione. Nel 1848, +caldo d’amor patrio, aveva preso parte agli avvenimenti d’allora, per +quel tanto almeno che si riferiva alla città dov’egli in quel tempo +viveva. Amato da tutti, avevan voluto che seguisse come cappellano +il battaglione de’ volontari della provincia. E don Cornelio con due +stivaloni, con una croce di panno rosso sul petto, con la medaglia di +Pio IX che gli pendeva dal collo, col fiocco d’oro e con le penne nel +cappello, non aveva fatto per quattro mesi che camminare sebbene vicino +ai quarant’anni, che è l’età dei forti pensieri più che delle forti +marcie militari. Finita la campagna, un colonnello boemo, che governava +la città di don Cornelio, trovò opportuno di mettere sotto catenaccio +anche il nostro cappellano. Il vescovo della provincia, il vescovo che +c’era in quel tempo, prese le parti di don Cornelio; ebbe il muso duro +più del colonnello boemo, e don Cornelio uscì di gabbia, ma dovette +farsi uccello di bosco. Fu allora che lo mandarono a Orobio, ch’era il +paesello più lontano dalla città dove ci fosse una cura vacante. + +L’avvenimento, che dopo alcuni anni fece d’Orobio non più il luogo +d’esilio ma il soggiorno di elezione di don Cornelio fu la venuta d’un +brav’uomo, la cui amicizia gli avrebbe fatto parer bello qualsiasi +Orobio anche peggiore del suo. Il brav’uomo era un certo conte Maurizio +d’Orsenigo, il quale aveva in Orobio un bel palazzotto antico, e nei +dintorni l’antico patrimonio della famiglia, arrivato fino a lui, ma +facendo acqua dai fianchi, come una nave logora. In questa nave avevano +aperta una nuova e più larga breccia gli avvenimenti del quarantotto, +gli anni dell’esilio, e dei sequestri: e il conte Maurizio, a cui +non reggeva l’animo di staccarsene, rimpatriato passava in Orobio +parte dell’anno, sperando col farsi campagnolo di tenerla a galla +alla meglio. Alcuni anni dopo, era rimasto vedovo, con una bambina, e +d’allora in poi non s’era più mosso. Non c’era voluto molto a diventar +amici, lui e don Cornelio. L’uno e l’altro avevano il cuore buono e +generoso; l’uno e l’altro avevano un egual sentimento nell’animo, +tenuto acceso con eguale ardore, con eguali speranze: l’amore d’Italia. +Vissero insieme per più di vent’anni; divisero giorno per giorno +i dolori e le gioie che si avvicendarono in quei tempi, servendo +con amore assiduo, nel loro umile paesello, in tutto quel poco che +potevano, la causa della patria e del bene. + +Ora don Cornelio era rimasto solo. Otto giorni prima, il 7 marzo 1878, +in quell’ora stessa del tramonto, in cui l’abbiam veduto scendere con +don Luigi dalla montagna, il suo amico era morto. + +Don Cornelio e don Luigi erano giunti a un punto dove la strada +facendosi meno ripida conduceva a uno spiano su cui c’era una casuccia, +chiamata la Tavernella, e ch’era uno dei punti d’approdo di quei +d’Orobio quando sulla sera andavano a far quattro passi, e a berne un +bicchiere. E infatti, c’erano degli avventori anche in quel momento: +alcuni se ne stavano seduti intorno a una tavola presso la porta della +Tavernella e giocavano alle carte; altri giocavano alle bocce su quel +po’ di spiano che c’era. Don Cornelio, che proprio n’avrebbe fatto +a meno, dovette, rallentando il passo, ricambiare i saluti gioviali +di quei delle carte e di quei delle bocce: alcuni dei quali poi si +ostinavano calorosamente a offrirgli da bere, e a chiamar l’oste, anche +dopo ch’egli, ringraziatili, s’era scostato tirando diritto per la sua +strada. + +I giocatori, appena don Cornelio fu lontano, si abbandonarono alla più +chiassosa ilarità. — Don Innocente! — gridavano a una voce — Venga +fuori don Innocente! — E don Innocente, ch’era un prete di quelle +vicinanze, in maniche di camicia e con le bocce in mano, se ne tornava +intanto in mezzo a quelli della sua brigata, i quali continuavano a +assordar l’aria con esclamazioni e risate che non finivan più. Quelli +invece che giocavano alle carte si contentarono di mandare un’occhiata +verso il crocchio, dove si faceva tanto chiasso, continuando +tranquillamente la loro partita e la conversazione. + +— Ve lo dirò io perchè ridono laggiù, — diceva uno di questi, lo +speziale d’Orobio, rispondendo al suo vicino ch’era un mercante d’una +grossa borgata della provincia. — Ridono di quel prete che se l’è +svignata dietro l’osteria.... + +— Ah! quel prete bassotto, dalla faccia rubizza, volete dire? che a +vederlo bere fa allegria! — domandò il mercante. + +— No, no, — riprese lo speziale, — ridevano dell’altro. Quello che dite +voi è don Prospero, fratello dell’oste di Costamezzana.... + +— Dell’oste al _Pomo d’oro_? + +— Precisamente. Oh, don Prospero se ne infischia, e quand’è sul gioco +non se la svigna. Ridevano di quell’altro, di quel magro, allampanato, +dalla faccia smorta, e che è don Innocente cappellano di Sant’Ilario. +Or dovete sapere che don Innocente ha due gran gusti, esorcizzare gli +spiriti e giocare alle bocce. Non farebbe altro! Diavoli e bocce! +Ma poi quando gioca non vuol che lo vedano gli altri, ad eccezione +s’intende di don Prospero ch’è il suo collega. Peggio poi a lasciarsi +vedere dal nostro curato, da don Cornelio! + +— Il quale gli avrà proibita anche quella partitina alle bocce. Ho +capito, ho capito, — continuò con gravità il mercante, — avete anche +voi altri un curato clericale. Eh, ne abbiamo anche noi, nei nostri +paesi, di questi preti dell’infallibilità.... Basta... oste! un +pezzetto di cacio, e un’altra mezzetta.... + +— Oibò, oibò, v’ingannate! — saltò su il signor Vincenzo ch’era il +sindaco d’Orobio. — Il bacchettone è l’altro! ed è perciò che non ha +voluto lasciarsi vedere da don Cornelio... il quale, non dico già che +sia quel curato _civile_, di quella religione... che so ben io... ma, +per i tempi che corrono, bisogna contentarsi, e non se ne può dir male. +È prete; e su questo punto non vuol sentir ragioni, neanche da me +che gli sono amico da anni. Però negli affari pubblici è tollerante, +e — soggiungeva con serietà dopo una pausa, — non contrasta il mio +programma. Per cui, in complesso, si può dire che c’è in Orobio buona +intelligenza tra l’autorità civile e l’ecclesiastica. Insomma è un +brav’uomo; non è vero? — e guardava lo speziale e il quarto compagno +ch’era il dottore del paese. + +— È un _buon uomo: bonitas bona res, sed non sufficit_, — rispose +il dottore che amava gli aforismi, i quali poi alla loro volta gli +procuravano qualche consulto fuori di paese. + +— Ben detto, ben detto, — soggiunse lo speziale, ch’era sempre del +parere del medico d’Orobio, e dei medici di qualsiasi altro paese dove +non ci fosse una spezieria. + +— Scusate, — continuò con calore il signor Vincenzo, — ve lo dico una +volta ancora, su questo punto non siamo d’accordo. Il nostro curato — e +si rivolgeva al mercante — è un prete, è vero, ma è un brav’uomo; è un +vecchio patriotta, e quanto poi a cuore e a generosità... — E fissava +da capo il dottore. + +— Non nego, — replicava il dottore continuando a giocare, — ma è un +uomo che si perde nei particolari, nelle inezie, nelle minuzie. + +Il dottore d’Orobio aveva un grande disprezzo per le cose piccole di +questo mondo: non prendeva in considerazione che la Natura e l’Umanità; +meno quando c’era la passata delle quaglie, perchè era cacciatore. Per +l’Umanità poi il suo culto era così grande che dedicava a lei sola +per lo meno un aforisma al giorno. Non vedeva altro: gli individui, +compresi gli ammalati del comune, non erano per lui che atomi, +vilissimi atomi, per i quali non valeva la pena di pigliarsela troppo +calda. Ma per la Scienza e per l’Umanità cosa non avrebbe fatto!... +Si sarebbe contentato anche d’un posto all’ospedale d’una qualche +città.... Ma, qualche anno prima, un esaminatore, un atomo, lo aveva +rimandato, concludendo anch’esso con un _non sufficit_. + +Lo speziale aveva fatto cenno col capo replicatamente di aderire al +giudizio pronunziato dal dottore su don Cornelio. Anche lo speziale +sprezzava le inezie. Quand’uno veniva nella sua spezieria egli +guardava, per prima cosa, se aveva in mano i quattrini; e se non li +aveva, — Andate là, andate là, — soleva dire, — risparmiate i rimedi; +malucci da nulla, _inezie_ da non badarci! — E licenziava l’avventore. + +Qualcuno dunque che in Orobio si occupasse delle inezie, ci voleva. +Se ne occupava di solito don Cornelio, il quale, nelle cose di minore +importanza, s’intende, si vedeva fare alla meglio da medico, da +speziale, da infermiere, e fin da avvocato. La povera gente non cessava +di benedirlo; ma poi v’era anche, come s’è visto, chi arricciava il +naso. + +Il sindaco, che non era tra questi, non rispose al dottore, e avrebbe +voluto mutar discorso. Ma il mercante domandò di nuovo: — E quel +pretucolo magro e smorto ch’era col curato, è roba vostra anche quella? + +— È il coadiutore, — rispose lo speziale. + +— Che collo torto! — continuò il mercante. — Ma gli è che adesso a un +seminarista si direbbe che gli fanno fare apposta anche la faccia! Ne +vedete voi di queste facce agli altri? + +— Bisognava vederlo qualche mese fa quando ce l’han regalato! — +soggiunse lo speziale. — E bisognava anche sentirlo! + +— Ma don Cornelio gli ha già mezzo raddrizzato anche il collo, — saltò +su il sindaco. — Lasciate fare a lui! + +— Vedremo poi alla fine chi dei due la darà a bere all’altro — +sentenziò gravemente il dottore. + +— Oh quanto al bere i preti son tutti professori! — esclamò il +mercante, ridendo ch’era un gusto. — A proposito, oste, un’altra +mezzina, che ci si beve bene su questo cacio.... Perchè, come dicevo, +quanto al bere bisogna proprio fare di cappello ai nostri preti.... +ma non così quanto al vestire, — e si fece serio. — Una volta qualche +pezza di panno fine la ci voleva anche per i nostri preti di campagna, +ma adesso tutta saia! + +Don Cornelio e il suo coadiutore, continuando per la stradetta che +conduceva al piano, erano intanto arrivati a un piccolo poggio dove +improvvisamente si affacciava un lungo tratto della valle. Chi passava +di lì, ci fosse pure passato mille volte, rallentava il passo, mandava +una lunga occhiata a quella scena che gli si parava dinanzi, e faceva +volontieri una fermatina, parendogli quasi di riposar meglio che +altrove; e intanto correva subito con l’occhio a discernere il suo +campanile, la sua casuccia, il suo camperello, tra i casolari, le +chiesuole e i poderi che si vedevan sparsi sulle falde dei monti, e +sul piano della valle: e quando gli aveva ravvisati, si rimetteva più +lieto in cammino, come chi s’è imbattuto in qualcuno a cui voglia bene. +Don Cornelio s’era fermato, s’era seduto su un muricciolo, e levatosi +il cappello guardava mestamente la valle, intanto che il suo compagno +guardava lui di sott’occhio, pur avendo l’aria di contemplare anch’esso +gli ultimi sprazzi di sole che mano mano abbandonavano le cime dei +monti. Quella scena tutta all’ingiro si faceva sempre più severa e più +silenziosa; e non s’udiva più che il lontano rumore del torrente che +serpeggiava sul fondo della valle. + +— Ecco, io seduto qui, e lui su quel sasso,... — prese a dire don +Cornelio al suo compagno rompendo a un tratto il silenzio; — proprio su +quel sasso lì!... Quante volte io e lui, il povero conte Maurizio, si +guardava a quest’ora giù nella valle... o si fissavano le ultime cime +lucenti, e quelle già brune, e le prime stelle!... Allora, oh allora +tutto quello che c’era dentro di noi... tutto veniva come a galla... +e fossero pure delle inezie bisognava proprio dircele tutte l’un +l’altro! Ma anche le inezie dette in quel momento parevano tutt’altra +cosa... e se non ce n’erano di nuove, si riandavano le vecchie; tanto +il cuore si allargava nel dirle. Alle volte poi si diceva anche +qualche barzelletta, e allora era un ridere, un ridere... — E così +dicendo, don Cornelio si asciugava col dorso della mano una grossa +lacrima che gli scendeva sul viso. — Ecco, don Luigi, guardate là in +fondo, — riprese don Cornelio dopo una pausa, — dove c’è quell’ultima +vetta, più in su, ecco la prima stella della sera. Prima del 1859, il +conte Maurizio quando vedeva comparire quella stella: “Ecco la stella +d’Italia! esclamava; e fino a quando la vedrò comparire, — diceva, — io +continuerò a sperare!„ Diceva così il mio povero amico. E a quei tempi, +e anche dopo, quando si cominciò a vedere che la stella era proprio +con noi, qui, dove nessuno ci ascoltava, ci dicevamo i nostri timori, +le nostre speranze: lui, faceva e rifaceva a modo suo l’Europa; io, +persuadevo il Papa, e tra tutti e due si metteva insieme l’Italia. Oh, +le belle serate!... Andiamo, — soggiunse don Cornelio, dopo una pausa, +alzandosi. — Quella nebbiolina che si leva laggiù nella valle comincio +già a sentirmela nelle ossa... e mi dà i brividi. — + +Don Luigi aveva seguite le parole del curato in silenzio, e con gli +occhi attenti e fissi. Nel suo sguardo di solito umile, spento, s’era +visto brillare una improvvisa espressione di entusiasmo e a un tempo di +terrore. Alle ultime parole di don Cornelio si scosse, e si rimise in +via chinando di nuovo gli occhi a terra, e tacendo: ma non scomparve +così presto quella fiamma che gli si era improvvisamente accesa sulle +pallidissime guance. La breve commozione di poco prima aveva ridestato +nel suo pensiero l’eco di sentimenti altre volte combattuti, respinti, +e che ora cominciava ad accogliere, ma con l’animo agitato e trepidante. + +— Ehi, don Cornelio! Don Cornelio, don.... + +Il curato e don Luigi avevano fatto pochi passi, quando si sentirono +chiamare da qualcuno, che scendeva per la medesima strada, e li voleva +raggiungere. — Che gambe, don Cornelio!... Si capisce che loro signori +vanno a cena! Che gambe! — + +Chi esclamava così era un certo don Prospero, un prete ilare e rubizzo, +e che, essendo anche grosso e bassotto, arrivava in quel punto tutto +trafelato, avendogli il compagno, ch’era con lui, fatto affrettare il +passo. Il compagno era don Innocente, quello della partita alle bocce. + +— Hanno fatto una lunga camminata anche loro, eh? — prese a dire +don Innocente in tuono mellifluo, e con le mani giunte sul petto. — +Benissimo, benissimo. + +— Vengo da Santa Maria della Neve, — rispose don Cornelio. + +— Per bacco! — esclamò don Prospero. — Noi siamo stati più discreti; +però, quell’ultima partita m’ha fatto sudare più che.... + +— Da Santa Maria della Neve! — esclamò don Innocente per interrompere +il compagno. — E noi non si voleva fare che quattro passi, ma poi un +passo dopo l’altro, ci siam trovati alla Tavernella. + +— Ma per un pezzo non ci torno più, — soggiunse don Prospero. — Ci si +beveva un bon vinetto tempo fa, ma l’hanno tagliato... Loro dicon di +no, ma a don Prospero non la si dà ad intendere. Manco male che l’ho +fatto pagare qui all’amico... ma ho dovuto sudare! + +— E una chiacchiera dopo l’altra, s’è fatto tardi, — continuò don +Innocente. — Ma, come si fa! si incontra gente, e chi ne conta una, +chi ne conta un’altra. In questi giorni poi è un gran discorrere +che si fa; non si parla che del conte Orsenigo!... Quante non se ne +sentono!... Oh, ma lei, don Cornelio, ne saprà più di tutti, lei +ch’era amico del conte.... — E fece una pausa; poi, vedendo che don +Cornelio non rispondeva, continuò: — Dicono che sia andato al Creatore +senza lasciare un soldo... Oh, ma io non lo credo... un signore tanto +ricco!... non le pare, don Cornelio? + +— Da un pezzo non era più ricco il povero conte, — rispose il curato. +— Ha avute tante disgrazie! E queste anzi finirono col troncargli la +vita; ma non erano riuscite a vincer mai quel suo gran cuore, così +buono, così generoso, così benefico! + +— Ma.... e si può sapere dove è andato a affogare tanta grazia di +Dio?... A sentir la gente... cosa non si dice!... quante non se ne +contano! + +— E voglio credere, — riprese con vivacità don Cornelio, — che la gente +racconterà anche tutte le opere buone fatte dal povero conte, tutte le +opere della sua carità, tutto il bene che fece in questi paesi!... + +— Eppure la gente non ci vede chiaro, — continuò don Innocente. — Pare, +a quanto dicono, che ci sia del mistero... e c’è anche chi pretende, oh +ma io non la voglio credere! che spendesse tesori nelle società secrete +e nelle sette.... + +— E lei mi immagino, avrà risposto per le rime a simili baggianate! +— saltò su don Cornelio. — Oh chi è questa gente così ingrata, che +dimentica così presto! + +— Eh, già, già, la gente è ingrata, e lo dico sempre anch’io che a far +del bene alla gente è un lavare la testa all’asino, — soggiunse subito +don Innocente per accomodar la cosa. + +— Buona notte, a loro signori, — disse a un tratto don Cornelio, +fermandosi, dopo aver fatto alcuni passi in silenzio. — Io piglio, con +don Luigi, questa scorciatoia, perchè c’è qualcuno a casa che m’aspetta. + +— Buona notte, buona notte, — ripeterono don Innocente e don Prospero; +poi si scambiarono un’occhiata, e continuarono per la loro strada. — +Però — soggiunse don Prospero dopo pochi passi — non valeva proprio +la pena di scalmanarci tanto a raggiungerlo. Perdinci! Non offrirne +neanche un bicchiere a un amico che viene nella sua giurisdizione!... + +— Eh, ha ben altro per il capo don Cornelio! Non avete visto com’era +sopra pensiero, e come cercava di sgattaiolare alle mie domande?... Ah, +l’amicizia di quel conte non gli faceva troppo onore!... E adesso gli +tocca sentirne delle belle. + +— Ne dicono tante, è vero, ma cosa volete? Io, per esser sincero, non +potrei dirne che bene. Non c’era volta che mi vedesse passare dinanzi +al suo palazzo senza che mi chiamasse, e mi facesse sturare una +bottiglia apposta. + +— Per darvela ad intendere. + +— A me no! Fior di vino ve lo dico io. + +— Ma però avete sentito anche voi quel che si dice!... Nel mio paese ne +son venuti parecchi da me che volevano una funzione in forma pubblica +per liberarsi dall’anima del conte che vedono girare di notte per la +campagna.... + +— Oh, questa poi non me l’hanno contata! — esclamò ridendo don Prospero. + +— Non c’è da ridere, — continuò tutto serio don Innocente. — Non sarà +l’anima del conte, come dicon loro, che non se ne intendono, ma sarà +invece un qualche spirito maligno comparso in quest’occasione... Basta, +consulterò il manuale.... + +— Che manuale? Avete anche il manuale dei diavoli voi? + +— Il _Manuale exorcistarum_. Come, non lo conoscete?... Il Manuale del +padre Candido Brugnolo...[1] un professore, e che professore! Ah, se +non lo avete ve lo presto. + +— No, no; tenetelo per voi che ne faccio senza. Io invece, quando +vengono questi tali a dirmi che di notte vedono gli spiriti, rispondo +loro: “Prima di andare a letto, bevetene un bicchiere di quel buono, e +vedrete che gli spiriti non verranno.... perchè hanno una paura, gli +spiriti, del vino bono! una paura!„ + +Don Innocente affrettò il passo e non rispose; s’era fatta notte, e al +buio certi discorsi non amava farli. + +Don Cornelio, pigliata la scorciatoia, fece l’ultimo tratto di strada +in silenzio, e camminando adagio, perchè voleva riordinare un poco i +suoi pensieri prima di arrivare a casa. + +“Sarà arrivato quel figliuolo?„ diceva tra sè e sè. “Arrivare proprio +oggi! Ma già quando le cose cominciano a andar male!... Povero conte... +che precipizio!... quante disgrazie in una volta per quella sua +figliuola! Povera Cristina! Come farò io a dirle tutto? Ma tirare in +lungo non si può, perchè poi tra pochi giorni la bomba dovrà scoppiare. +Le ho sempre dinanzi agli occhi le facce di quei due signori che +vennero ieri da me. Che storia! E dovrò contarla a due; a Cristina e a +quest’altro! Povera Cristina, povera figliuola!„ + +Sulla porta di casa stava aspettandolo, con molta impazienza, sua +sorella Angelica. La signora Angelica, come tutti la chiamavano in +paese, da un’ora era sulle spine, e non aveva fatto che scendere in +strada, ritornare in casa e ridiscendere da capo. Finalmente sentì +abbaiare il cagnetto, tirò un gran sospiro, e corse incontro al +fratello che stava appunto accomiatandosi da don Luigi. + +— È arrivato Enrico? — le chiese subito il curato. + +— È arrivato da due ore... — rispose Angelica col respiro affannato. +— Ma perchè tardar tanto?... Temevo che ti fosse capitata qualche +disgrazia. + +— E Cristina? + +— Oh, Cristina è sempre nella mia camera; — ripigliò subito Angelica +indovinando il pensiero del curato — e il giovanotto è sempre rimasto +quaggiù a terreno, un poco nell’orto, un poco in cucina. Ma in che +imbarazzo sono stata io!... Da due ore sono sulle spine!... + +Don Cornelio entrò in casa in fretta, e la signora Angelica serrò la +porta a chiavistello, dopo aver chiamato e rinchiuso in casa anche +_Ugolino_; il quale, affrettiamoci a dirlo, non era altro che il +cagnetto del curato. Oh, come mai gli avevano dato quel nome? Era stato +il conte Maurizio che vedendolo un giorno rosicchiare in una buca il +cranio d’un pollo, l’aveva chiamato così. E così, d’allora in poi, lo +chiamò sempre anche don Cornelio. + + + + +II. + + +Il giovane, di cui aveva parlato la signora Angelica, appena veduto +don Cornelio, gli corse incontro, e gli gettò le braccia al collo +piangendo dirottamente. Egli era figlio d’un amico del conte Maurizio; +era rimasto orfano molti anni addietro, e il conte Maurizio era stato +suo tutore, o meglio ancora, suo secondo padre. Quanti progetti, +quanti castelli in aria non aveva fatti il buon tutore a proposito +di questo figliolo! Punto primo, era stato ben deciso a non farne +nè un impiegato, nè un avvocato. Vedendolo riflessivo per tempo, +pacato, studioso, aveva pensato di farne un ingegnere meccanico, un +industriale, o qualcosa di simile: e dietro a questo pensiero tante +volte, fantasticando nell’avvenire, gli pareva di veder già i lunghi +fumaiuoli degli opifici, di udire il rumor cupo e uniforme delle +macchine, e di trovarsi in un Orobio affaccendato, ove di quelli +occupati a menar la gamba e a dir male del prossimo non ce n’era più +uno. E poi, quando guardava questo giovinetto che passeggiava o giocava +con la sua Cristina, allora gli si vedeva subito in viso un’espressione +tutta nuova; si capiva che nel suo pensiero qualch’altra cosa gli +veniva a prendere il posto delle macchine; qualcosa che lo faceva +sorridere dolcemente, e in cui c’era quel tanto di soave mestizia che +accompagna alle volte un bel sogno dell’avvenire. Un primo passo verso +i sogni dell’avvenire il conte Maurizio l’aveva fatto mandando il suo +pupillo Enrico prima in Isvizzera, a farci degli studi speciali, poi in +Inghilterra presso un grande opificio. Ed era appunto dall’Inghilterra +che Enrico arrivava in quel giorno, dopo aver risaputo, a breve +intervallo, ch’era ammalato, ch’era morto il suo antico tutore, il suo +benefattore, il suo miglior amico. + +Enrico, appena potè parlare, fece mille domande in una volta a don +Cornelio, il quale a poco a poco gli narrò la triste storia di quei +giorni, mettendo qua e là qualche lunga pausa quando le parole gli +facevan nodo alla gola. La signora Angelica era in pena nel vedere +che la conversazione si prolungava lì sui due piedi, e in cucina. +Avrebbe voluto far capire a don Cornelio di condurre Enrico nella +saletta vicina; ma ogni volta che ci si provava non trovava modo di +mandar fuori una parola, tanto era commossa anche lei: e allora cercava +di prender fiato e coraggio facendo un giro per la cucina, dando +un’occhiata alle stoviglie, o brontolando qualche rimprovero al gatto. +Con queste precauzioni le riuscì alla fine di dire sotto voce due +parole a don Cornelio, e di condurre il suo ospite nella saletta, dove +c’era un tavolino apparecchiato per la cena, con una zuppiera nel mezzo +che fumava. + +— Prenda, caro Enrico, un po’ di questa zuppa... le farà bene... è +tutto brodo di gallina, — diceva la signora Angelica, non appena ebbe +fatti sedere a tavola Enrico e il curato. — Ne prenda almeno qualche +cucchiaiata.... ha ristorata tutta anche Cristina, un’oretta fa, quando +abbiam fatto, io e lei, un po’ di cena. + +Poichè il nome di Cristina era stato pronunziato dalla signora +Angelica, Enrico, che per un certo imbarazzo non l’aveva saputo +pronunziar lui per il primo, si fece coraggio a ripeterlo, tornandoci +poi a ogni tratto nelle molte domande che ricominciò a fare a don +Cornelio. E don Cornelio era stato anche lui, sulle prime, in un +certo imbarazzo. Non aveva che delle brutte nuove, e avrebbe voluto +metterle fuori un po’ per volta: ma Enrico insisteva, e bisognò proprio +raccontarle subito, e tutte: nè valsero gli sforzi che andava facendo +di tanto in tanto anche la signora Angelica, la quale avrebbe voluto +sviare quel discorso così malinconico, e che minacciava di lasciar +freddare e mandar a monte quel po’ di cena preparata con tanta cura. + +— Ma dunque non c’è più nulla da sperare? — diceva Enrico, fissando don +Cornelio. + +— Oh, vedrete, — diceva la signora Angelica, — vedrete! Il mondo è +pieno di buona gente; e quando i creditori avranno conosciuta la nostra +Cristina... una così buona figliola!... + +— Ma, non si può guadagnar tempo? Non si può fare qualcosa? — domandava +Enrico con angosciosa insistenza. + +— Che vuoi, mio caro, — continuava don Cornelio ripigliando il +discorso tante volte interrotto. — Che vuoi che si faccia al punto a +cui siamo?... Saran due anni che il conte Maurizio si lasciò indurre +a mettere i suoi ultimi capitalucci in non so quali speculazioni che +andarono tutte alla peggio. In qualcuna poi ci aveva messo anche il +nome... e così quel tanto che gli rimaneva, e che non era molto, fu +ingoiato tutto. E non la finisce lì.... Oh, furon già qui a metter +suggelli.... + +— Povero conte Maurizio!... il mio benefattore! + +— Poche settimane prima di morire il poveretto aveva veduto come stavan +le cose... e fu il suo tracollo. Dio gli ha risparmiato il dolore di +sopravvivere a tanta sciagura. Lui, che amava tanto la sua vecchia +casa, le sue terre, i suoi contadini!... e che per non staccarsene +s’era sacrificato a vivere modestamente in questo paesuccio!... Il +primo dissesto, ricordalo bene, Enrico, cominciò nel 1848 quando dopo +aver armati a sue spese tutti i volontari di questa valle, e dopo +averci consumato in un mese l’entrata di più anni, ebbe sequestrati, +dilapidati, svaligiati casa e poderi... Ricordale queste cose! e +raccontale di tanto in tanto a quelli della tua età, e ai tuoi figli +quando sarai vecchio. E poi... se c’erano dei poveri da soccorrere, +se c’era un’opera buona da fare, il conte correva a prendere i denari +in prestito magari, se lì per lì non gli aveva, perchè lui era fatto +così.... ma nessun povero, nessun disgraziato tornava a mani vuote +dalla casa del conte Maurizio. E non ha mai avuto un po’ di fortuna, +mai!... Così, moriva qui, oscuro, dimenticato, lui, che per gli +altri aveva fatto tanto!... e alla sua figliola non resterà che una +stanzaccia in casa di questo povero curato. + +— Oh cosa dite mai, don Cornelio! — susurrò la signora Angelica, la +quale quando c’era una terza persona non dava mai del tu al curato. +— Avrà la più bella stanza, la nostra Cristina, quella dove ha +dormito Sua Eminenza!... e la terrò come una mia figliola.... — Poi, +approfittando d’un lungo silenzio che ci fu tra Enrico e don Cornelio, +uscì, parendole quello il momento opportuno per andare in cucina a +prendere le frutta e un croccante che aveva preparato di sua mano per +la venuta d’Enrico. + +— Ed io non potrò far nulla? — esclamò Enrico facendo forza contro la +commozione che fino allora non lo aveva lasciato parlare. — E dire +che forse tra qualche anno!... perchè io ho delle speranze, sa, don +Cornelio? Oh gliele dirò.... Non so — riprese poi con la voce tremante +— non so se lei ha letto nel mio cuore.... + +— Figliolo, so tutto. E ti dirò anche, perchè è un conforto che ti +devo, che il voto del tuo cuore era pur quello del mio povero conte +Maurizio.... + +— Davvero? Oh, me lo ripeta, don Cornelio, me lo ripeta! + +— Sì, Enrico, sì. + +— Ebbene, questo sarà la meta a cui rivolgerò tutto l’animo mio, tutte +le mie forze... e ci arriverò. Don Cornelio! — disse poi alzandosi e +stringendo la mano del curato, — io dovrò ripartire tra pochi giorni... +devo ritornare al mio posto... non so quando la rivedrò... chi sa? +fors’anche presto! Ma io parto lasciandole una sacra parola, e il +giorno in cui ritornerò sarà quello in cui potrò adempire al voto del +mio cuore. Intanto, don Cornelio, affido a lei... — E la sua voce si +faceva più commossa. + +— Sì, sì, caro figliolo... ma soprattutto ci vuol giudizio. Io ti +ho capito benissimo, e non desidero di meglio anch’io, perchè sono +persuaso che saprai essere sempre un buon figliolo. Ma i casi della +vita son molti... e fino al giorno in cui potrai dire: “Eccomi qui, +le speranze sono diventate fatti„ fino a quel giorno, capisci, il tuo +sogno santissimo tientelo ben chiuso in cuore; silenzio, voglio dire, +silenzio con tutti; con Cristina soprattutto! E fammi vedere che sai +essere un uomo. + +— Come vorrà lei, don Cornelio. Saprò fare qualunque sacrifizio. Ho +fatto molta esperienza... mi sento vecchio. + +Don Cornelio, che in quel momento pensò ai ventidue anni del suo +interlocutore, sorrise leggermente, e abbracciò Enrico. La signora +Angelica intanto rientrava nel salottino tenendo con una mano una +fruttiera, e con l’altra un piatto col croccante, sotto il quale c’era +un bel foglio di carta con gli orli smerlati e arricciati. + +— A questo poi non si dice di no, — diceva la signora Angelica. — Non +si dice di no, signor Enrico, perchè... — E la sua modestia le impediva +di soggiungere che a detta di tutti, croccanti simili a quelli della +signora Angelica non se ne faceva neanche nelle prime città. + +Enrico intanto aveva cominciato a discorrere con don Cornelio delle +sue speranze e de’ suoi progetti. Il discorso continuò un pezzo; e la +signora Angelica, dopo aver rammentato più volte al curato che l’ora +era tarda, si decise alla fine di pigliare un lume e di dare, con una +certa solennità, la felice notte. Allora pigliò un lume anche don +Cornelio, continuando però la conversazione con Enrico che l’accompagnò +fin sull’uscio della sua camera. + +— Capirà, don Cornelio — diceva Enrico — che se avessi una protezione, +una forte protezione!... + +— Sicuro. Ci vorrebbe una forte protezione... — ripeteva don Cornelio +facendosi pensieroso. — Ma dove trovarla?... Ah, se ci fosse ancora il +conte di Cavour! — esclamò in fine mandando un lungo sospiro. Poi aprì +l’uscio della sua camera, e strinse una volta ancora fortemente la mano +di Enrico. + +Don Cornelio era stato forse un amico del conte di Cavour? A sentire +don Cornelio si sarebbe detto di sì; e chi sa che a furia di parlarne, +di raccontare un certo caso, e di richiamare quel nome con una certa +confidenza, non avesse finito a crederlo anche lui. Il caso era questo. +Nel 1859, durante la guerra, don Cornelio più d’una volta aveva dato +una corsa fuori della sua valle, ed era disceso giù verso il piano per +vedere con i suoi occhi qualcosuccia dei grandi avvenimenti che vi +succedevano. — Scappano! Se ne vanno! — e lui giù a vederli a andar +via. — C’è Garibaldi a Bergamo! I Francesi sono a Brescia! Viene +Vittorio Emanuele! — e lui giù col sindaco a portare gli omaggi al +Re. — C’è stato un combattimento! si è sentito il cannone! — e don +Cornelio allora raccoglieva un po’ di tutto, vuotava la credenza della +signora Angelica, pigliava in casa tutto quel che poteva, e con una +gran corba scendeva giù a portar roba agli ospedali, e regalucci ai +soldati, abbracciandone quanti ne incontrava. Pochi giorni dopo la +battaglia di Solferino, don Cornelio, che era appunto sceso con un gran +pacco di fila e pezze per i feriti, e che trattandosi d’un avvenimento +così straordinario aveva anche fatto una corsa più lunga delle solite, +si trovava in un villaggio poco distante dalle famose colline. Il +villaggio era ingombro di carriaggi, di soldati, di gente che andava +e veniva, di curiosi, e di contadini spaventati. Don Cornelio, che +era tra i curiosi, cercava però di affaccendarsi anche lui e di far +qualcosa di bene, non foss’altro quando capitavano dei poveri soldati +stanchi o feriti. A un tratto, arriva un legno da posta. Si cerca +di fargli largo, ma ci vuol altro; il legno rimane fermo per alcuni +minuti dinanzi alla porta dell’osteria; e la gente gli si affolla +d’intorno. Nel legno c’era un signore, il quale, messa fuori la testa, +e visto lì a pochi passi un prete, che era don Cornelio, lo chiamò, +gli fece parecchie domande, e poi ne lo ringraziò con molta cortesia. +Don Cornelio, intanto che rispondeva, cercava di raccappezzarsi chi +fosse mai quel signore che gli pareva d’aver veduto altre volte, non +foss’altro in qualche quadro. Poco dopo il legno ripartì. — È Cavour! +— esclamò un soldato che capitava in quel punto. — Viva Cavour! viva +Cavour! — gridava intanto la gente accorrendo e agitando i cappelli in +aria. Don Cornelio, a cui si aprì la mente tutta a un tratto, ma un +po’ tardi, corse dietro al legno, agitando il suo cappello anche lui, +e gridando: — Viva Cavour! — Gli riuscì di vedere ancora una volta la +faccia di quel signore, il quale volgendosi indietro lo salutò con la +mano; ma i cavalli intanto avevano preso il galoppo, ed egli dovette +fermarsi, e indugiare anche un pochino per riavere il fiato. + +Più tardi pensando e ripensando a quel saluto, a quelle domande, e a +quelle risposte, e trovandone sempre nella memoria qualcuna di più, +a furia di ripeterle era venuto nella persuasione di aver discorso +lungamente col conte di Cavour, e finalmente d’essergli stato quasi un +pochino amico. + + + + +III. + + +— Brutte cose!... cose grosse! — diceva il sagrestano di Sant’Ilario, +paesello di quei dintorni, a quattro o cinque che la discorrevano in +crocchio presso la porta del campanile d’Orobio. + +— Dite davvero, eh! + +— Le cose, se non le so io, chi volete che le sappia? Ma appunto per +questo ci vuol prudenza.... Tacere, tacere! + +— E dicono anche che sia arrivato quel giovanotto tirato su dal conte +Maurizio... ve ne ricordate? + +— E che poi l’hanno mandato fino in fondo della Svizzera, e anche in +paesi di eretici, — ripigliava il sagrestano. — Lasciatele dire a me +le cose... e vi dirò anche che è arrivato ier l’altro, e che è in casa +del vostro curato... dove c’è anche la figlia del conte!... Scandali, +scandali! capite? + +— Per bacco! + +— Vi dirò anche che egli parte questa sera. C’è del mistero, direte. +Sicuro. Io però, quasi quasi, ci vedo chiarissimo. Ma non è qui tutto. + +— Il fatto è che da due o tre giorni non c’è più uno in paese che abbia +la testa a casa, — soggiungeva uno degli interlocutori. — Crocchi di +qua, crocchi di là; la gente va come in processione fin sulla porta +della casa del conte, si ferma a discorrere, a spiare, ma non c’è chi +ne capisca un bel niente. Chi dice che il conte ha lasciato un monte di +debiti, che tutto andrà all’asta, che mezza la valle è rovinata... e +c’è chi esclama: “non è vero un corno!„ + +— Un corno? — rispondeva il sagrestano col fare più misterioso di +prima. — E altre cose non ne avete sentite dire? Già, come la pensasse +quel signore, tutti lo sanno... e io non vorrei essere, a quest’ora, +nell’anima sua. Certe anime, si sa, al mondo di là non le vogliono; +e quante anime di quelle a cui fu chiuso l’uscio in faccia, non le +abbiamo per anni e anni sentite, al battere della mezzanotte, mandare +certe voci lunghe lunghe, e poi fischiar da lontano come fa il vento +tra le frasche!... Ebbene.... + +— Ebbene! — domandarono tutti in coro. + +— Ebbene, son tre notti, così dice la gente, che si sente nella +campagna una voce.... + +— La voce del conte? + +— Ah, io non so niente! Si sente una voce... una certa voce.... + +— E a dirlo al curato? + +Il sagrestano crollò la testa, e fece un sorriso amaro e pieno di +mistero. + +— Anche nelle vicinanze del vostro paese, di Sant’Ilario, — soggiunse +uno del crocchio — tempo fa, dopo la morte di un tale, si sentiva per +la campagna un fischio tutte le notti, non è vero? E don Innocente fece +un giro con la confraternita, confinò gli spiriti maligni fuori del +comune, e il fischio non fu sentito più! È così, o non è così? + +— Proprio così, — continuò il sagrestano. Io non dirò niente, perchè... +io sono di Sant’Ilario; ma una volta, molti e molti anni fa, anche +in Orobio si facevan le cose per bene. Ora tutto è cambiato. Anche +la vostra confraternita, in allora, aveva le sue merende, i suoi +beveraggi... e poi bisognava vederle le processioni come le facevano +in Orobio! meglio ancora delle nostre! Si andava fuori di paese, anche +per due o tre giorni se occorreva, con tutti i confratelli e con tutte +le consorelle... bisognava vedere! Mah! Don Cornelio ha voluto levare +le usanze vecchie... ed ora sapete come la chiamano, fuori di Orobio, +la vostra confraternita? la chiamano la confraternita dei _riformati_! +Capite? E mi ricordo anche che qui, vicino al campanile, proprio dove +siamo noi, nei giorni della svinatura, a quei tempi, si metteva una +botte, ch’era la botte della confraternita, e venivan tutti a versarci +dentro chi un fiasco, chi un bigonciolo, finch’era piena. Era una gran +bella devozione anche questa!... Mah! Gli è che in Orobio, dice bene +don Innocente, non si può parlare. Guai a toccare il vostro curato!... +ma io gliele vorrei cantar chiare, e sarei quel tale da dirgli sul +muso.... + +In quel punto comparve, al canto della via, don Cornelio in persona, +che se ne tornava a casa in tutta fretta. Quei del crocchio, compreso +il sagrestano, fecero un rispettoso saluto che il curato ricambiò +salutandoli con la mano tutti in una volta. + +Don Cornelio se ne tornava a casa in fretta perchè, come aveva detto +benissimo il sagrestano di Sant’Ilario, Enrico doveva ripartire in quel +giorno, e per di più, aggiungeremo noi, tra un’ora. Come fu in casa, +il curato diede un’occhiata per le stanze, e non trovandoci nessuno, +andò diviato nell’orto, dove infatti erano scesi poco prima la signora +Angelica, Enrico, e Cristina. + +La catastrofe domestica che il povero conte Maurizio lasciava dietro di +sè era irreparabile, imminente, e don Cornelio aveva dovuto decidersi +in fretta a dir tutto a Cristina egli stesso, prima che le venissero +all’orecchio quelle altre notizie, con la frangia, che correvano fuori. +Don Cornelio le aveva detto tutto, senza lasciarle alcuna illusione, +come chi parla a persona matura e, quel che è più, seria. Cristina +aveva avuto dalla natura e dall’educazione una certa serietà, che in +lei aveva camminato rapidamente e non in ragione dei suoi anni ch’eran +pochi; non erano che diciassette. Questa serietà le traspariva fin +d’allora e dallo sguardo che usciva attento e raccolto da due nerissimi +sopraccigli, e dagli atti della persona in cui c’era sempre qualcosa di +misurato e di risoluto a un tempo. + +— Ah, siete qui! — esclamò don Cornelio entrando nell’orto. + +La signora Angelica, Enrico, e Cristina si volsero verso don Cornelio, +gli si fecero incontro, e poi si misero tutti insieme a rifare in +silenzio le stradicciuole dell’orticello. + +— Dunque... — disse a un tratto don Cornelio fermandosi. — Hai tutto +in pronto Enrico? la tua valigia? le tue cosucce? Tra pochi minuti +sarà qui il legnetto: ho incontrato poco fa il vetturino che andava ad +attaccare il cavallo. + +— Ho tutto in pronto, — rispose Enrico. + +— E a rivederci presto! — soggiunse don Cornelio vedendo che a Enrico +si facevan gli occhi rossi. — Presto, prestissimo! Eh, per bacco, le +cose poi non sono eterne a questo mondo! E io ho una gran fiducia in +te... ho fiducia, voglio dire, che a te almeno le cose andran bene, e +che ci manderai presto delle buone notizie. Ho un gran bisogno d’una +buona notizia! + +— Il cielo lo volesse!... ma intanto io qui non ci posso nulla; devo +ripartire... devo lasciarli senza far nulla!... Domani sarò molto +lontano... oh si ricordino di me! Io gli avrò sempre, tutti, nel mio +cuore. + +— Oh, signor Enrico! — esclamava la signora Angelica levando la +pezzuola, e asciugandosi gli occhi. + +— Si ricordi di me, signora Angelica... si ricordi di me don +Cornelio... e anche tu, oh mi scusi! anche lei Cristina... ci ricasco +sempre, torno sempre col pensiero a quei tempi in cui ci davamo del tu! +Oh i bei giorni! oh il chiasso, se ne rammenta? che si faceva insieme! + +— Finchè il babbo ci sgridava, — riprese Cristina, — poi ci +abbracciava... povero babbo! Voleva tanto bene anche a lei! + +— Dunque, tutto è in pronto, nevvero Enrico? — saltò su don Cornelio. +— Allora avviamoci intanto che viene il vetturino. E ricordati di +scrivermi presto. + +— Scriverò subito subito. E anche lei, don Cornelio, mi mandi presto +le sue nuove, le nuove di tutti. Non mi dimentichino. Io non avrò che +un pensiero, quello di fare il mio dovere... e di mettermi in grado di +tornar presto. Oh, ci riuscirò! e allora... lei don Cornelio sa.... + +— Sì, sì, caro figliuolo, siamo intesi; e non ne dubito. + +— Perchè io spero di poter mandar presto una buona nuova. E allora, se +mi saprò rendere degno... allora, chi sa? potremo forse tutti insieme +rifare dei giorni lieti... se la buona gente mi aiuterà, se loro tutti +lo vorranno.... + +— Oh, sì, sì! — esclamò la signora Angelica rasserenandosi. — Lo +vorremo tutti, e lo vorrà tutta la buona gente. Oh, ce n’è ancora della +buona gente! — + +Don Cornelio era un pochino imbarazzato: guardava ora la sorella, che +non ne capiva nulla, ora Enrico, ora Cristina, e avrebbe voluto che +quell’addio fosse più spiccio, per quanto gli dolesse lo staccarsi da +Enrico. Finalmente entrò nell’orto il vetturino, e fattosi innanzi: + +— Signori, — disse, tenendo il cappello in una mano e la frusta +nell’altra, — io sono pronto. Se c’è roba da caricare... + +— Vengo io; vengo io, — esclamò la signora Angelica. Enrico la +trattenne. Egli avrebbe voluto dire a tutti insieme una parola ancora +di commiato, ma non lo potè. Guardò i suoi ospiti; poi, per sviare +la commozione, si tirò da parte, si curvò su un’aiuola, colse alcuni +fiori, e nell’asciugarne il gambo con la pezzuola si asciugò... anche +una lacrima. + +— Tenga, signora Angelica, questo fiore in mia memoria. — Così dicendo +ne diede uno alla signora Angelica, poi un altro a don Cornelio, e +uno in fine timidamente a Cristina. La signora Angelica, piena di +gratitudine e di commozione, non potè più a quel punto consultare le +convenienze, e buttò le braccia al collo ad Enrico, facendo però un +passo indietro subito dopo, e diventando tutta rossa. Cristina aveva +preso quel fiore, e aveva chinati gli occhi a terra. Il cuore le aveva +battuto a un tratto rapidamente: a un tratto qualcosa di sconosciuto +l’aveva tutta turbata; qualcosa di molto soave, ma che le dava a un +tempo un sentimento quasi di paura. Come le parve triste quel momento +dell’addio! Aveva pianto molto in quei giorni, ed ebbe voglia di +piangere ancora; ma di piangere, nascondendo questa volta le sue +lacrime. + +Il vetturino intanto aveva fatto schioccar la frusta un paio di volte, +come a dire ch’era tempo d’avviarsi. E la comitiva s’avviò, non senza +qualche sforzo di don Cornelio, il quale mezzo imbarazzato e mezzo +intenerito nel guardare quei due figlioli, desiderava con una certa +impazienza che quell’addio fosse passato, anzi che ci fossero passate +su ventiquattr’ore. + +Nel tempo che il vetturino montava sulla cassetta, e che la signora +Angelica metteva nel legnetto un involto pieno di frutta e di paste +dolci, Enrico era uscito dall’orto, seguito da don Cornelio e da +Cristina, ed era sceso in strada senza più dire una parola. Nuovi +pensieri succedevano in quel momento ai pensieri di prima; gli pareva +che quei passi non li avrebbe rifatti mai più; gli pareva di salutare +per l’ultima volta quell’orticello, quella casa; o, se pure, di +tornarci, ma per udire che qualcuno non c’era più: gli pareva... Ma don +Cornelio a un tratto lo scosse con una forte stretta di mano, e non gli +lasciò parere più nient’altro. + +— Vi ritroverò tutti, nevvero? tutti come in oggi! — esclamò allora +Enrico stringendo le mani a tutti. — Non mi dimenticherete mai, +nevvero?... + +Cristina fece un gesto come a dire “sarebbe possibile?„ Anche la +signora Angelica avrebbe voluto esclamare qualche cosa, ma non lo potè. +Don Cornelio gli rispose stringendoselo fra le braccia, e stampandogli +un gran bacio in viso. + +Don Cornelio, Angelica, Cristina rimasero sulla porta un pezzo a +guardare, finchè non videro svoltare alla prima cantonata il legnetto, +e scomparire la mano d’Enrico che ancora li salutava. + +Quante volte, nei begli anni passati, Enrico non aveva dato dei fiori +a Cristina! E allora Cristina ne faceva dei mazzolini per il babbo, o +li metteva nelle trecce, o li sfogliava per vedere com’eran fatti. Il +fiore datole da Enrico, Cristina questa volta non lo sfogliò. Corse +nella sua cameretta, cercò un vasellino; poi ebbe il desiderio di +metterlo in qualche luogo riposto; prese un librettino che le era caro, +lo aprì, ci mise il fiore, lo riaprì. E il suo pensiero intanto errava +incerto, e quasi pauroso, intorno a un sentimento nuovo, in cui c’era +un desiderio vago di aver vicino qualcuno a cui aprire il suo cuore, +senza tacergli nulla, nulla; qualcuno che fosse buono, gentile.... + +— Oh, se avessi un fratello! — esclamò a un tratto, parendole d’aver +trovato proprio quello che andava cercando. — Oh sì, se avessi un +fratello!... Enrico dovrebbe essere mio fratello!... Allora, egli +sarebbe qui, e saremmo in due a piangere il babbo! + +Il pensiero del babbo la fece piangere di nuovo dirottamente; ma quel +pianto era meno desolato del pianto di prima. Il suo animo non era meno +afflitto; ma c’era entrato, senza che lei se ne avvedesse, un raggio di +sole. + + + + +IV. + + +Enrico era partito da tre giorni, e da tre giorni don Cornelio non era +uscito di casa che all’alba per dir la messa, e la sera per visitare +qualche ammalato. Non gli reggeva l’animo di veder gente, e di sentire +tutto quello che si andava dicendo. In paese intanto era un andare e +venire di creditori, di avvocati, e di curiosi; i quali, sebbene non +avessero in pericolo neanche un quattrino, pure si univano al vociare +degli altri, non parendo lor vero che fosse venuto il momento di dire +un po’ di male anche d’uno, di cui, per tanto tempo, non s’era fatto +che dir bene. Per bacco, eguaglianza per tutti! Queste cose, don +Cornelio le risapeva dal sindaco, il quale veniva a raccontargliele, in +furia, in piedi, col cappello in capo, andandosene subito, e ritornando +mezz’ora dopo. Anche queste visite non erano una poca novità; perchè, +sebbene il sindaco avesse una grande affezione per don Cornelio, e +non sapesse staccarsene quando si trovava con lui, pure in casa non +ci andava mai. Mai; perchè in casa dei preti egli non voleva metter +piede. Ma questa volta il signor Vincenzo non aveva tempo di guardar +tanto per il sottile; aveva bisogno, ora di sfogarsi, ora di confortare +don Cornelio. E i conforti finivano spesso con una strapazzata. — +Dicono che il tribunale farà vendere il palazzo, i fondi, tutto! E +lei don Cornelio cosa conta di fare? Ma già loro preti delle cose di +questo mondo non ne capiscono niente, e quando ne capiscono... tanto +peggio. — E se ne andava. — Ma se vendono, — veniva a dire poco dopo +— chi comprerà? chi ci capiterà in paese! I principî, le idee del +nuovo proprietario saranno conciliabili col mio programma?... Io non +sono uomo da transigere!... Prevedo dei brutti tempi!... E lei, don +Cornelio, non dice niente! Oh i preti, i preti! + +Don Cornelio, sopra pensiero, e inquieto la sua parte anche lui, ora +scendeva nell’orto a cercarvi una boccata d’aria, ora risaliva nella +sua cameretta a cercarvi, rincantucciato nel suo vecchio seggiolone, +una buona ispirazione. Passava la mano ne’ suoi capelli bianchi, alti +e scomposti come quando li sprigionava alla brezza della montagna; +poi, con gli occhi chiusi e il capo stretto nelle mani, pensava e +ripensava, ma non ne cavava nulla. — Brutta cosa essere un povero +diavolo! Me ne accorgo in questa circostanza — andava dicendo tra sè. — +Se ci fosse un brav’uomo, un brav’uomo che avesse anche dei quattrini, +si accomoderebbe tutto... perchè con un po’ di tempo, con un po’ di +pazienza, si riuscirebbe, ne son sicuro, a pagare i debiti, e a mettere +insieme anche una discreta dote a Cristina... Così si potrebbe far +contento quel ragazzo... e anche lei, perchè già... ho bell’e capito! +Toccherebbe proprio a quella signora zia! Ma sono oramai parecchi +giorni che le ho scritto, e la risposta non viene. Non c’era troppo +buon sangue tra quella signora e suo fratello, il povero conte... Ma +ora, dinanzi a una disgrazia!... Deve essere una strana signora, a +quanto me ne diceva il conte. A ogni modo io le dovevo scrivere, e il +mio dovere l’ho fatto. Ma intanto?... + +In uno di questi momenti, in cui don Cornelio se ne stava col capo in +mano, vennero a scuoterlo, spalancando l’uscio con l’aria festosa, la +signora Angelica e Cristina. + +— Oh, eccovi qua. Una lettera, una lettera! + +— Una lettera da Milano? Date qua, date qua. + +— C’è di meglio! — ripigliava la signora Angelica. — Ne conosco la mano +di scritto... è una bella improvvisata! È una lettera d’Enrico!... Oh, +guardate un po’, che quasi avete l’aria di non esser contento! + +— Contento, contentissimo, ma date qua... lasciate vedere, innanzi +tutto, se è proprio lui; e poi vediamo se vi siano cose che possano +interessar voi altre. + +— Vuol che la legga io! — saltò su Cristina vedendo che don Cornelio +non trovava gli occhiali. Ma poi le parve che le gote le si facessero +di fiamma, e si tirò un pochino in disparte. + +Don Cornelio, fattosi vicino alla finestra, cominciò a leggere la +lettera, parte a voce alta, parte tra sè, inciampandosi qua e là, e +pigliandosela con lo scritto quando c’erano dei punti su cui voleva +sorvolare. + +— Oh, questa è nuova! una lettera scritta con la matita... e che +scarabocchi! sfido io a capire... Dunque dice che scrive mentre viaggia +in strada ferrata appena passate le Alpi... per farci aver subito le +sue nuove e per... cosa mai dice qui? + +— Oh, come ci fate penare! — esclamò la signora Angelica. + +— _Le belle Alpi... la bella luna... ma il mio cuore_.... Le Alpi e la +luna mi interessano poco, guardiamo se ha fatto buon viaggio. Ah, ecco, +l’importante. Dice dunque che sta benissimo, che appena sarà arrivato +in Inghilterra, cioè tra un paio di giorni, ci scriverà di nuovo e +subito, e che.... + +— E che? — saltò su Cristina. + +— _E spero che i miei progetti, il mio sogno_... sapete bene, la +speranza, vuol dire, d’aver presto un certo impiego, un buon posto nei +nostri paesi... poi saluta tutti.... + +— Ma leggete dunque! — saltò su quasi impazientita la signora Angelica. + +— Eh, abbiate pazienza: _Vi saluto tutti, con tutto l’affetto del mio +cuore. Amatemi tutti, come io vi amo; non dimenticatemi, e ve ne sarà +grato anche colui che ci ha lasciati nel dolore ma che ci guarda di +lassù_... — Don Cornelio, a cui gli occhi cominciavano ad appannarsi, +ripiegò la lettera, e si mosse per sviare la commozione. Fece due +passi, e si trovò dinanzi a Cristina che lo guardava con due begli +occhi pieni di lacrime e di una luce insolita. Ci fu un momento di +silenzio; poi Cristina, radunate tutte le sue forze, esclamò: — No, non +lo dimenticheremo mai... il mio buon fratello... nevvero don Cornelio? +— Ma non potè dir di più, e diede in uno scoppio di pianto. + +Don Cornelio non trovò parole in quel momento da rispondere a Cristina; +e, appena potè, la lasciò, e scese nell’orto col breviario sotto il +braccio, rannuvolato più di prima. A desinare mangiaron tutti di +malavoglia, e un po’ più in fretta del solito. La signora Angelica or +guardava don Cornelio, or guardava Cristina, e le pareva, in cuor suo, +che il giorno in cui era arrivata una lettera d’Enrico avrebbe dovuto +essere un giorno un po’ men triste del solito; ma non osò dirlo, perchè +da qualche giorno era anche un poco in diffidenza di sè medesima, +dacchè non le riusciva di indovinarne una. + +Anche la notte non fu per don Cornelio apportatrice di consiglio, +come ne ha la riputazione. Il nostro curato sentì l’una dopo l’altra +tutte le ore che sonava l’orologio del suo campanile, e quelle che da +lontano venivano ripetute dagli altri campanili della valle. E intanto +non gli riusciva d’uscir dal circolo tormentoso de’ suoi pensieri, ed +era sempre lì alla stessa domanda: “Cosa si fa? Cosa si fa, ne’ miei +panni, per essere buono a qualcosa, per far qualcosa di bene in mezzo +a tanti brutti impicci? E dire che non siamo che al principio! De’ +guai poi ne avrò anch’io la mia parte... perchè si dirà ch’ero l’amico +del conte Maurizio, che dovevo saper tutto; e torceranno il muso +anche al loro vecchio curato, il quale, povero diavolo, non ce ne ha +proprio nè colpa nè peccato. E quante ne dovrò sentire sul conto del +mio povero amico quando si comincerà a sfilar la corona!... Ma non è +qui tutto. Con questa figliola e con quel giovanotto come la facciamo? +perchè, anche a non averci la pratica in certe faccende, si vede che +andiam di galoppo?... Lui spera d’aver l’impiego, di tornar presto... +ma se l’andasse per le lunghe, o se andasse tutto in fumo? Oh, è un +bell’impiccio! un bell’impiccio!„ + +E le ore sonavan da capo. Suonò finalmente anche l’avemmaria del +mattino, e don Cornelio alzatosi, e detta la messa, andò a visitar +qualche malato lontano, su per la montagna, soli lui e _Ugolino_, e +girò più che potè fin dopo il meriggio. Le gambe lo riconducevano +a casa di mala voglia. Il suo campanile, la sua casetta, e i suoi +terrazzani, che di solito, solo a vederli, lo facevano diventar tutto +gioviale, ora li avrebbe voluti scansare, come se avesse una colpa da +nascondere. Capiva che non era quello il momento di giustificare il +conte Maurizio, e gli piaceva intanto di parer quasi un colpevole anche +lui pur di far causa comune ancora col suo povero amico. + +Nel tornare in paese rivide quei capannelli che da parecchi giorni se +ne stavan piantati per le strade d’Orobio; ma gli parve questa volta +che le facce fossero come più allegre, e che si discorresse ancora di +cose grosse, ma non tenebrose, come nei giorni innanzi. Quando poi +fu vicino a casa, allora dovette proprio accorgersi che c’eran delle +novità, e che qualche buon vento aveva rasserenato il cielo torbo di +prima. La signora Angelica se ne stava sulla porta di casa a aspettare +don Cornelio, e appena lo vide gli fece dei segni di gioia, sventolando +un fazzoletto, come a dire che tutto era in festa, e che bisognava +correre. Dietro lei, c’era Cristina tutta sorridente, ma con gli occhi +rossi. Don Cornelio in due salti fu sulla soglia di casa. — Cosa c’è? +Dite su, cosa c’è? — Ma la signora Angelica che, sapendone questa volta +di più di lui, voleva far sentire un pochino la propria importanza, +non aprì bocca finchè non furono in casa, e non ebbe chiusi l’uno dopo +l’altro tutti gli usci. + +— Ah, siete qui finalmente, — prese a dire la signora Angelica ansando +come se venisse di lontano anch’essa. — Se sapeste che notizia!... Ma +dove siete stato? son tre ore che v’aspettiamo. + +— Dite su, dite su! + +— Se sapeste che notizia! E voi che ve ne stavate colla faccia lunga.... + +— Ma insomma, si può sapere... + +— E che vi lasciavate andare a quel modo!... Perchè anche ieri non +avete mangiato... oh vi ho veduto. + +— Ma dunque? + +— Eh, abbiate pazienza, non si può dir tutto in una volta. Insomma, +c’è... oh, lo dico sempre io che c’è tanta buona gente! Se aveste +veduto che buon signore è stato qui a domandare di voi!... + +— Di me? un signore? + +— Sentirete, sentirete... un buon signore vestito tutto di nero... +con quel bel fare... con quell’unzione... proprio come il segretario +di monsignor vescovo! ve lo ricordate?... Ebbene, questo signore +viene... indovinate un po’? viene a pagare i de.... — E cacciò subito +indietro la parola vedendosi lì vicino Cristina, — viene, insomma, per +accomodare queste faccende che ci accorano... per accomodarle tutte! + +— Aveva una lettera per me? + +— Altro che lettera! Bisognava sentirlo.... + +— E v’ha detto?... + +— Cioè, a me non ha detto niente, ma a quest’ora tutto il paese lo sa! + +— E questo signore si chiama...? + +— Il nome non ce lo disse, — saltò su Cristina venendo in aiuto della +signora Angelica. — Cercò di lei, don Cornelio; disse che sarebbe +tornato, che portava una gran buona notizia, volle veder me.... + +— E non aveva nessuna lettera?... Oh l’avrà avuta, l’avrà avuta! + +— E tutto il paese la conosce a quest’ora la buona notizia, — continuò +la signora Angelica. — Furon qui più che cento persone... cioè, non +proprio cento, ma almeno otto o dieci, a dire che questo signore +è arrivato fin da ieri sera, che ha parlato con parecchi, che s’è +informato di tutto, e che accomoderà ogni cosa. + +— E non v’han detto chi lo manda? Non v’han detto che avesse una +lettera? + +— Ma non vi basta? Oh che benedett’uomo! E la signora Angelica, per la +prima volta in vita sua, stava per perdere la pazienza. Quando a un +tratto e in tutta furia, entrò il sindaco; il quale piantatosi dinanzi +a don Cornelio, col cappello in capo e con la faccia scura, cominciò +con un: Dunque? + +— Dunque? — ripetè il curato. — Mi dica, mi dica subito, perchè io non +ne so niente. + +— Come niente? Un affare così importante, e non saperne niente! Ma +già può cascare il mondo che loro preti... Loro preti già son tutti +uguali... + +— Può darsi; ma intanto me le dica subito lei queste novità, perchè son +sulle spine. + +— Ah, non ne so nulla nemmeno io; ero venuto per l’appunto a sentire. + +— Oh, quest’è nuova, e se la piglia con me! + +— Sicuro, perchè lei finirà a farmi qualche imbroglio, come fanno +sempre loro preti. Lei è l’uomo della buona fede, e ci cascherà. Si +butterà in braccio di costui, che sarà un qualche furbacchione, un +qualche collo torto che la menerà per il naso.... + +— Lei gli ha parlato? + +— Non l’ho neanche veduto, ma non importa. Ho le mie informazioni. +È un uomo magro, con un soprabito lungo, che parla tenendo una mano +nell’altra, che ha un cappello a tuba... Insomma, non se ne fidi, la +pigli larga... Ma già lei farà tutto all’opposto, perchè in fatto di +ostinazione, loro preti.... — E intanto che il sindaco diceva così, +la signora Angelica chiamava Cristina, e si tirava in disparte, +come di solito quando parlava il sindaco, per non udir cose che la +scandolezzassero. + +A interrompere il battibecco, tra il sindaco che continuava a +pigliarsela con i preti, e don Cornelio che perdeva la pazienza, venne +la serva annunziando in tutta furia ch’era tornato quel signore, e che +domandava di don Cornelio. + +— Che venga subito... cioè vengo io... no, conducetelo in saletta... +non fatelo aspettare, fate presto.... — E nel dir questo, don Cornelio +cercava di assettarsi i panni in dosso alla meglio, e di spolverarli +in fretta con le mani. Il sindaco s’era abbottonato fino al bavero, e +aveva calato il cappello sugli occhi come un congiurato, sul teatro, +sorpreso dagli sgherri. La signora Angelica, tenendo Cristina per mano, +correva per di qua e per di là, e non sapeva da qual parte uscire. +Intanto il forestiero annunziato dalla serva era comparso sull’uscio, +col cappello in mano, facendo un inchino, e pronunziando un: _è +permesso?_ lungo e mellifluo come quello d’una madre badessa. + +Don Cornelio, dopo un lungo ricambio di complimenti, condusse il suo +ospite nella saletta; e fece capire, con un cenno dell’occhio, al +sindaco e alla sorella d’allontanarsi, intanto che andava richiamando +alle convenienze _Ugolino_, il quale, dal canto suo faceva una pessima +accoglienza al nuovo venuto, brontolando e mostrandogli i denti. +Angelica e Cristina si ritirarono, dopo molte riverenze e molti +inchini, che quel signore non finiva di ricambiare, accompagnandoli +con lunghe occhiate piene di curiosità. Anche il sindaco se ne andò, +ma senza salutar nessuno; poi si fermò in strada sulla porta a +scambiar qualche parola con quei quattro curiosi che avevano seguìto +il forestiero fin sulla porta di don Cornelio. Ma si trattenne poco; +perchè, per dar a credere di saperne più degli altri, quando non se ne +sa nulla, ci vuole che i colloqui sien brevi. + + + + +V. + + +Con molto dispiacere della signora Angelica, che aveva il desinare +bell’e pronto, il dialogo di don Cornelio col suo ospite durò quasi due +ore; per cui, quando vide spalancar l’uscio della saletta, e uscirne +il forestiero in atto d’accomiatarsi, la signora Angelica, che era +fuori ad aspettare, fu un po’ meno complimentosa di prima. E si sarebbe +anche arrischiata di dire, a mezza bocca, una qualche paroluccia di +malcontento a suo fratello, se in quel punto non avesse notato un certo +che, se non gli avesse vista una certa espressione del viso ben diversa +da quella che s’aspettava. Don Cornelio era tutto acceso, e aveva i +capelli un poco più scomposti del solito. Sulla sua faccia non c’era +più, tutto intero, quel velo di malinconia e di malumore dei giorni +prima; quel velo era rotto, ma rotto da un ventaccio burrascoso di +quelli che lasciano de’ nuvoloni qua e là. Guai però se qualcuno gli +avesse detto in quel momento ch’egli non pareva contentissimo! Sarebbe +andato in collera. + +Come ebbe condotto il suo forestiero fino in strada, don Cornelio, +nel tornare in casa, fregandosi le mani, e quasi saltellando, chiamò +a tutta voce Cristina e Angelica, la quale intanto lo pedinava senza +ch’egli se ne avvedesse: — Venite qua, venite a sentire; buone notizie! +sicuro, una gran notizia! Ci hanno pensato Quello di lassù... e il tuo +babbo. — E stretta Cristina nelle sue braccia, fece una lunga pausa, +perchè intanto sentiva un nodo alla gola, e non poteva più parlare. + +— Eccoci; ma siccome il desinare è pronto da un pezzo, anzi è mezzo +bruciato e mezzo freddo — disse la signora Angelica, — così ci +racconterete tutto a tavola. Andiamo, andiamo. + +— Dunque? — riprese poco dopo la sorella del curato, intanto che +scodellava la minestra. + +— Dunque, — cominciò don Cornelio, — è proprio vero quello che avete +sentito anche voi. La Provvidenza ci ha pensato, e di tutti i guai che +sapete non se ne parlerà più. + +— Oh, sia lodato il Cielo! Ed è quel bravo signore, non è vero? Oh, si +capisce, ha un’aria così buona, così contrita.... + +— Non se ne parlerà più. Insomma da questo lato c’è proprio da esser +contenti. Sicuro che... queste patate, per dirne una, la Provvidenza +non ce le manda bell’e fritte.... Aiutati che ti aiuterò, dice +la Provvidenza... e quando per arrivare al bene c’è una qualche +privazione, una qualche contrarietà da sopportare, bisogna aver +pazienza e rassegnar visi di buona volontà! + +— Oh, sì, don Cornelio! qualunque privazione, qualunque pena, mi +sarebbe cara se potessi far qualche cosa anch’io per la memoria del mio +babbo, e per il bene di tutti! — esclamò con calore Cristina. + +Don Cornelio la guardò con un sorriso malinconico, e tacque a un tratto +come chi ha perduto il filo del discorso. + +— Ma, insomma, non ci avete ancora detto niente! — esclamò di lì a +poco la signora Angelica, facendosi poi subito tutta rossa per l’atto +d’impazienza. + +— Ah, sicuro. Dunque dicevo... ma abbiamo tutto il dopo desinare per +passeggiar nell’orto e per discorrere... una cosa dopo l’altra ve le +dirò tutte. Quello che vi posso dire fin d’ora è che, nessuno, nè di +quelli d’Orobio, nè di quelli di fuori, perderà un soldo. Saranno +pagati tutti; nè palazzo, nè poderi non andranno all’asta!... + +Cristina volle fare un atto di esclamazione, ma non lo potè, e si +asciugò in fretta gli occhi gonfi di lacrime. + +— Ed è quel signore che... — disse Angelica. + +— No, non è lui, ma abbiate pazienza! + +La signora Angelica era impaziente più di prima, ma non osò domandar +altro. Osservò che il fratello mangiava più in fretta del solito, e +che non s’era neanche accomodata la salvietta passandone un capo nel +collare, come soleva. Era inquieta e in sospetto, ma si rassegnò ad +aspettare la passeggiata nell’orto. + +— Quel signore che avete veduto si chiama il signor... — riprese don +Cornelio dopo essersi alzato da tavola, e nell’avviarsi verso l’orto +— il signor... aspettate, ve lo dico subito, ho qui il suo nome +stampato sul biglietto di visita, come si usa in città. Ecco: _Zaccaria +Valassina_. Ma chi raddirizza la barca non è lui, lui non è che il... +non so come lo chiamino... insomma è l’incaricato, è l’amministratore +della persona che verrà a mettersi al posto del povero conte Maurizio, +e a tenere in piedi la casa. + +— E questo tale è?... — saltò su Angelica che non ne poteva più. + +— Questo tale... è una tale... ma abbiate pazienza, pigliamo le cose +a una a una. Io non so se tuo padre — riprese dopo una pausa don +Cornelio, facendosi vicino a Cristina, e avviandosi con lei per un +vialetto dell’orto — ti abbia mai parlato d’una zia. + +— Sì, me ne ha parlato, — disse subito Cristina, — ma non me ne ricordo +il nome. Nella camera del babbo, tra i molti ritratti sparsi sui +tavolini ce n’è uno piccolo a colori, coperto da un vetro, e con una +cerniera d’oro all’ingiro... Ebbene, quando domandavo al babbo, fin da +bambina, di chi è questo ritratto? e gli facevo vedere il ritratto con +la cerniera, il babbo mi rispondeva: “questo è il ritratto della zia.„ + +— Non ti diceva altro? + +— No. Ah sì; mi diceva anche che si chiamava la zia Fulvia! — “E perchè +non vien mai qui con noi la zia Fulvia?„ — domandavo al babbo; e il +babbo mi rispondeva che abitava a Milano; poi una volta il babbo non mi +rispose, e si fece triste. Non gliene domandai più nulla, e pensai che +la zia Fulvia fosse morta. + +— Non è morta. + +— Sia lodato il Cielo, — esclamò la signora Angelica che aveva seguito, +a un passo di distanza, il fratello e Cristina. + +— Dunque è la zia che viene a farci del bene? che ha mandato quel +signore di poco fa?... E la zia verrà, anch’essa? Verrà presto?... + +— Sì, è proprio la zia — riprese don Cornelio — alla quale avevo +scritto da parecchi giorni. Ma non l’ho mai veduta neppur io; non la +conosco che di nome. E, guardate che combinazione. Ha anch’essa il mio +cognome, si chiama Sacchi anche lei. Non te l’aveva detto il babbo? + +— No. Oh quante belle cose in una volta! Scriviamole subito tutte a +Enrico... — esclamò Cristina; e la nuova commozione, risvegliandone +altre, le fece sentire il bisogno, in quel momento, di gettarsi nelle +braccia della signora Angelica. + +— Il nome è il medesimo, — continuò subito il curato per rimettere in +carreggiata i pensieri di Cristina; — ma ci sono i _sacchi_ vuoti, e i +_sacchi_ pieni. Io appartengo ai primi. Dunque, continuando, tua zia +si chiama Sacchi, o per dir meglio, si chiama donna Fulvia d’Orsenigo +vedova Sacchi. Suo marito è morto da parecchi anni, e l’ha lasciata +senza figlioli. + +— Povera zia! + +— È naturale dunque ch’essa cerchi d’aver una figliola in te. Il +Signore poi le ha mandato la buona ispirazione di mettersi al posto del +tuo babbo in tutto, e di fare molte opere buone in una volta sola. La +tua casa non andrà in mano d’altri; il buon nome di tuo padre resterà +intatto, come meritava... tu avrai una seconda madre; vivrai con lei.... + +— La zia dunque verrà qui? E io vivrò con lei ancora nella casa del +babbo? + +— Sì, certamente... ma solo una parte dell’anno perchè tua zia vive +lontano di qui... vive a Milano, come sai. + +— A Milano? E dovrò starci molti mesi dell’anno a Milano? — chiese +Cristina facendosi tutta pensierosa. + +— Non lo so di preciso, ma so che passerai molti mesi anche a Orobio, +perchè quel signore di poco fa m’ha detto che donna Fulvia ha bisogno +dell’aria delle nostre montagne; che a Orobio quindi ci vuol star +molto, che ci vuol fare tante belle cose.... Insomma, capisco, lo +staccarsi dai paesi che ci han veduto nascere, non è mai una cosa +allegra; ma, l’hai detto anche tu che una qualche privazione l’avresti +sopportata volentieri!... Or vieni qua, ragioniamola un poco. — Ma +intanto Cristina piangeva dirottamente nelle braccia della signora +Angelica, la quale in quel momento non aveva proprio l’aria di darle +dei conforti. + +Don Cornelio, a poco a poco, riuscì a tranquillarla, e a continuare +il suo discorso, fino a dirle che la zia aveva dato incarico a quel +signore, di condurla a Milano subito subito, magari in quel giorno se +fosse stato possibile. + +— Ma qui poi — si affrettò a soggiungere don Cornelio, — ho voluto +comandare un poco anch’io. Condurre Cristina dalla zia sta bene, ma +voglio condurla io! Eh, ci sono già stato una volta io a Milano! Quanto +poi al subito... un paio di giorni almeno ci vogliono per disporre le +nostre cosucce.... — + +E così, con un poco di diplomazia, don Cornelio aveva anche fatto +capire a Cristina che bisognava partire tra due giorni. + +La passeggiata nell’orto e la conversazione durarono fino al tramonto. +Fu una conversazione però in cui Angelica e Cristina ci misero poco +del proprio. Ma don Cornelio, passato l’impiccio del cominciare e +del venire alla conclusione, aveva riavuto il fiato; e tirò via per +un pezzo coi commenti, con le considerazioni, e con tutto quello che +potè raccapezzare pur di discorrere e di distrarre Cristina. Ormai +l’impiccio era quello del finire; ma ci pensò la campana dell’avemmaria +a chiamarlo in fretta per varie cosucce del suo dovere. + +Il giorno seguente fu una gran giornata non solo per i nostri +personaggi, ma per tutti gli abitanti del nostro paesello. Anche +in tutta la vallata non si parlava che degli avvenimenti d’Orobio. +Un gran signore, — come dicevano i più, — un conte, un milionario, +veniva a dipanar la matassa del conte Maurizio; ma questo era il meno; +veniva a rifar casa Orsenigo, a piantarsi in Orobio, e a farci cose +grandi. Anzi, c’era già venuto, dicevan altri, e lo si era veduto +lui in persona, con la roba, e coi milioni. Tutte queste maraviglie +venivan già accolte, fuori d’Orobio, con un tantino d’invidia, e con +una cert’aria d’incredulità, appunto perchè le credevano. Il signore +che faceva tanto parlare di sè, e che per scambio era creduto dai più +il nuovo benefattore d’Orobio, non era altro, come ognun vede, che il +signor Zaccaria Valassina, il ragioniere della zia di Cristina. E il +signor Zaccaria, compiacendosi moltissimo di vedersi tanto ossequiato, +e osservato con tanta curiosità, ricambiava gli omaggi or con quel +risolino compiacente che di solito teneva in serbo per donna Fulvia, or +con quella sostenutezza dignitosa che assumeva davanti a un debitore +moroso. La gente che gli andava dietro per strada, e che l’aspettava +per vederlo passare, non guardava tanto per il sottile, e si persuadeva +sempre più che il milionario era proprio lui. I pezzi grossi d’Orobio +avevano ben risaputo com’eran le cose, ma non le lasciavan intendere +che a metà; perchè intanto non dispiaceva loro che quel forestiero, +col quale la gente li vedeva girare per il paese, e con una certa +domestichezza, fosse tenuto in conto d’un gran personaggio. + +La contentezza e le speranze di quelli d’Orobio ingrandivano talmente +d’ora in ora, che il sindaco non osava, questa volta, crollare il +capo come faceva di solito quando gli davano una buona notizia. Si +teneva in disparte; e, per crollare il capo, andava da don Cornelio. +Ma don Cornelio, dopo quel primo turbamento che gli abbiam visto, +aveva cacciati a uno a uno certi pensieri molesti, e aveva finito con +l’aprire il cuore anch’esso alla gioia e alle speranze. L’aveva aperto +però così da poco, che le crollate di capo del sindaco gli richiamavano +subito i suoi dubbi, e quindi gli facevan perdere tanto più la +pazienza. Ogni volta dunque era una gran baruffa. + +— È inutile; quando non può rodersi il fegato... per lei la va male! +— gridava don Cornelio. — Che gusto ci trova? A quel po’ di bene che +capita a questo mondo facciamogli almeno un po’ di buon viso! Ma no, +lei ha bisogno di veder male, e sempre male. Oh che mondo noioso +sarebbe il suo! + +— Si diverta pure, don Cornelio, si diverta pure col suo bel mondo +color di rosa!... Ma già per loro preti.... + +— Per noi preti la va sempre bene! vuol dir lei. Oh, la va benone! +Siamo proprio in tempi.... Basta, basta, non mi faccia dire qualche +sproposito. + +— Non è questo che volevo dire. Volevo dire che loro preti o sono di +mala fede, e allora non parliamone; o sono di buona fede, e allora sono +come lei.... + +— Credenzoni! Vada pur avanti.... + +— Non dico questo. + +— Lo dice sempre! + +— Di troppa buona fede! ecco quello che volevo dire. Mi potrebbe forse +negare.... + +— Neghi lei invece, se può, con quel suo veder sempre nero quante e +quante volte non ha dovuto confessare.... + +— E quante volte lei non ha dovuto picchiarsi il petto per la sua +troppa buona fede! Basta, staremo a vedere. Io non l’ho sentita mai +neanche nominare questa sorella del conte Maurizio; ma se lei la +conosce.... — E qui don Cornelio si impazientiva ancora di più; voltava +le spalle al sindaco, e andava in cerca di un altro che gli venisse in +aiuto coi ragionamenti del buon umore e della speranza. + +Don Cornelio era tornato alle abitudini d’una volta. Sebbene fosse +tutto in faccende, pur si fermava volentieri a discorrere ne’ crocchi +in strada, e s’era fin lasciato vedere la sera nella bottega dello +speziale. Facce di cattivo umore, di quelle che conturbavano tanto +don Cornelio, non se ne incontravano più. Tutti facevan festa al +curato come prima, e più di prima; tutti lo tempestavano di domande, +di congratulazioni, e perfino di ringraziamenti. Egli cercava bene di +schermirsene e di metter le cose in chiaro; ma era inutile; per cui +sorridendo finiva a conchiudere tra sè: “Prima non ne avevo colpa, +adesso non ne ho merito; ma le partite non foss’altro son pareggiate.„ + +E Cristina? Quante commozioni, quanti nuovi pensieri eran venuti in +pochi giorni a darle nell’anima la prima battaglia della vita! Cristina +aveva diciassett’anni; ma questi anni, passati lontani da ogni rumore +del mondo, nella vita semplice della casa paterna e del suo paesello, +eran stati per lei anni d’una fanciullezza prolungata. Ora gli ultimi +fatti, la morte di suo padre, quelle disgrazie che aveva cercato di +capire nell’angoscia degli altri, il ritorno e la partenza d’Enrico, la +chiamata della zia X......, tutte queste cose eran venute a svegliare +e a dischiudere la sua anima come un fiore su cui scenda un improvviso +e cocente raggio di sole. E quanto c’era in quell’anima, è inutile +dirlo, aveva subito data, sulle ale di que’ diciassett’anni, una corsa +veloce per le mille strade della fantasia. Chi sa per quelle strade, +in qualche punto più lontano, quanto sole e quanti fiori non ci avrà +trovati, senza volerlo, Cristina! Lo si capiva, lo si vedeva. Ma poi, +a un tratto, essa chinava gli occhi, come sorpresa da un rimorso +pensando alla sua recente sventura, e ricadeva nella mestizia di +prima. Allora i bei paesi lontani a cui ritornava la rivedevano ora +agitata da un’inquietudine vaga o da vaghe paure, or nell’attitudine +rassegnata dello sconforto e del dolore. E nella via del dolore +l’immaginazione riaccesa le figurava tutta una missione di sacrifici, +di doveri difficili, di atti generosi; e Cristina si fermava su questi +nuovi pensieri con entusiasmo, e con una certa vigoria d’animo ch’era +tanta parte di lei. Ci si fermava fino a che quei dolori ideali le +riconducevano il pensiero a un dolor vero, alla memoria del babbo; e +allora dava in un scoppio di pianto. + +Cristina sorpresa, impaurita dai nuovi pensieri che l’assalivano e +si succedevano più forti alle volte della sua volontà, sentendo in +sè stessa qualche cosa che la rendeva diversa di prima, cercava di +non lasciar scorgere la sua commozione; e avrebbe voluto nascondersi +perchè sentiva montar le fiamme alla faccia se qualcuno levava gli +occhi sopra di lei. Ma di tutto ciò, non c’era nessuno in quel momento +che se n’accorgesse. Don Cornelio era distratto; anche in lui c’era un +contrasto di pensieri nuovi e di pensieri vecchi. L’animo suo, facile +alla speranza, e l’antico suo buon umore avevan delle lunghe rivincite; +ma poi c’era qualche dubbio da scacciare, e allora bisognava uscir di +casa, chiacchierare con qualcuno per strada, e ricevere da chi passava +quelle tali congratulazioni. + +La signora Angelica invece non parlava, non rispondeva a nessuno, +dicendo tutt’al più che non ne aveva il tempo, ma che era tanto +contenta. E intanto che diceva così, le scendevano, di sotto agli +occhiali, de’ grossi goccioloni che cadevan sulla biancheria e sui +vestiti di Cristina, nel baule, dove li andava riponendo con molta +attenzione e con un’arte paziente. + + + + +VI. + + +Don Cornelio, dopo le sue famose camminate del quarantotto, de’ viaggi +non ne aveva fatti più; non era andato neanche più in là del capoluogo +della provincia. Ora il dover partire, così tutt’a un tratto, per +Milano, nientemeno! e senz’aver avuto il tempo di pensarci su, era +stato un scombussolìo per don Cornelio! E i preparativi della partenza, +per di più, non erano andati così lisci da riconciliarlo coi viaggi. + +Aveva avuto, innanzi tutto, un guaio con la sorella. La signora +Angelica, all’annunzio della partenza di Cristina e del fratello, era +stata tutta compresa, oltre che dalla commozione, anche dal pensiero +che il suo curato dovendo presentarsi in una casa di gran signori, +e in Milano, non vi dovesse poi andar male in arnese e sfigurarvi. +Aveva dunque pensato subito a un certo cassettone, di cui teneva lei +gelosamente la chiave, e dove ci stavano da parecchi anni alcuni capi +di vestiario ancor nuovi aspettando una occasione straordinaria. +Angelica andò difilato ad aprire il cassettone, girò la chiave coi +dovuti riguardi... impallidì, tirò le cassette precipitosamente, alzò +gli occhi al cielo, frugò da per tutto.... Non c’era più nulla, tutto +era scomparso! Angelica, a cui non eran nuove queste sorprese, non +si perdette in congetture, non andò lontano a cercare il colpevole. +In altre circostanze consimili si era contentata di brontolare, o +di mandare qualche lungo sospiro di rassegnazione; ma questa volta +andò proprio sulle furie, e tutta rossa in faccia corse a cercare suo +fratello per dirgli di santa ragione il fatto suo. Il colpevole, il +solito colpevole di questi furti domestici, era proprio don Cornelio; +il quale, di tanto in tanto, in casa sua rubava; rubava la propria +roba e con un’arte matricolata ch’era la disperazione della sorella. +Ogni tanto eravamo a queste. C’era un povero, c’era un ammalato che +non aveva da coprirsi..., don Cornelio aspettava che la sorella fosse +uscita di casa, poi quatto quatto frugava per le stanze, apriva un +armadio, forzava un cassettone, pigliava un qualche capo di vestiario, +lo nascondeva sotto la veste, e via. — Ah, quel benedett’omo, quel +benedett’omo! — esclamava Angelica quando se ne spassionava con +qualche amica. — Me lo dicesse almeno! Della roba smessa, de’ cenci +per i poveri in una casa ce n’è sempre... Ma signor no! Se c’è un capo +novo si può esser sicuri che mi piglia proprio quello! E di tutto +piglia; lenzuoli, coltroni, fino una materassa m’ha fatto sparire! — E +pretendeva che una volta, nella fretta del rubare, il curato le avesse +fatto sparire anche una cuffia, di cui però aveva dovuto indennizzarla +con una nuova. La ramanzina questa volta fu delle più solenni, e non fu +breve. Don Cornelio se la pigliò in silenzio, e senza scusarsi, come +chi riconosce il proprio fallo. + +Ma siccome la ramanzina non aveva fatto riavere alla signora Angelica +gli abiti scomparsi, così il temporale tirò innanzi, anche dopo quello +scroscio, con un brontolìo sordo e che non finiva più. A togliere +d’imbarazzo don Cornelio capitava, è vero, ogni minuto qualcuno; ma o +eran de’ seccatori che venivano per scuriosirsi, o era il Valassina che +tirandolo in disparte, aveva un qualche nuovo ammonimento da dargli sul +modo di comportarsi e di parlare con donna Fulvia. Allora gli pareva +meno male di rimandarli tutti in santa pace, con le buone e presto. Ma +appena se n’erano andati tornava a sentir la voce della sorella che, +in un canto della stanza nel preparargli la sacca, andava brontolando +da sè, ma in tono di rimprovero per qualcuno: — Bella figura! andare a +Milano coi calzoni usati, e col panciotto sfilacciato... bella figura! +cosa diranno i Milanesi? — E don Cornelio, per confortarsi, brontolava +da sè alla sua volta: “Quando metterò il piede sul predellino della +vettura, oh! sarà un gran bel momento!„ + +Ma fu meno bello anche quel momento. — Che soprattutto nessuno sappia +l’ora della partenza! — aveva detto risolutamente don Cornelio; ma a +vederlo partire c’era tutto il paese. Chi era venuto per dargli il buon +viaggio, e per salutar Cristina; chi per curiosità, per vedere come si +faceva a partir per Milano; chi per dargli una lettera da ricapitare; +chi per dirgli di salutar qualcuno caso mai l’incontrasse per strada. +C’era il sindaco, il Valassina, lo speziale, don Luigi, tutti insomma; +non ci mancava che il dottore, perchè c’era in campagna un branco di +pernici che stavan per partire anch’esse. Una parola bisognava pur +risponderla a tutti; bisognava far coraggio a Cristina e alla sorella, +che piangevan nell’andito della casa, e non si decidevano a passar la +soglia: e bisognava anche darla a intendere a Ugolino, che non sapeva +capacitarsi di dover restare a casa. Il momento della partenza durò +quasi un’ora; e don Cornelio, da prima impaziente e poi rassegnato, +andava dicendo tra sè e sè: “Quando sarò a dieci miglia da Orobio, oh +quello sì sarà un gran bel momento!„ + +Finalmente il legnetto partì. Il legnetto doveva fare un’ora di +strada per condurre a una borgata da cui poi partiva la diligenza, +che in tre o quattro ore, a seconda delle gambe dei cavalli e della +sete del vetturino, arrivava allo sbocco della valle, dove c’era una +stazione della strada di ferro. Quella prima oretta di viaggio in +legno non passò male. Cristina s’era andata man mano rasserenando, +e all’espressione piena di dolore di poco prima glien’era succeduta +un’altra, ora pensierosa ora distratta, ora illuminata da qualche +subito raggio di buon umore. Don Cornelio, contento in cuor suo che +le cose andassero meno male di quello che aveva temuto, cercava a +proposito di tutto d’attaccar discorso con Cristina dicendole il nome +dei paeselli di cui eran sparse le falde dei monti, e raccontandole +qualche storiella del passato, o qualcosuccia da ridere se ce n’era. E +siccome, a furia di indicazioni e di buona volontà, si poteva scorgere +da lontano un punto bianco, ch’era quel paesello dove aveva veduto +nel 1859 il conte di Cavour, così, tanto per discorrere, raccontò +anche a Cristina la sua famosa avventura, accompagnandola, in forma di +soliloquio, con tutte quelle riflessioni ch’era andato mettendo insieme +da quell’epoca in poi. — Se fosse ancora vivo quell’ometto!... oh, +quest’era proprio la volta, poichè mi son messo in viaggio, che andavo +a fargli visita! Scommetto che m’avrebbe riconosciuto!... L’ho qui +tutto in mente il discorso che gli avrei voluto fare, a proposito anche +di noi poveri preti, e certe cose che gli avrei voluto suggerire... a +meno che non le avesse pensate prima lui, quell’ometto, e non le avesse +anche fatte!... + +Anche Cristina dal canto suo viaggiava col pensiero, come don Cornelio, +ma in tutt’altra direzione. Il cuore le si era messo a battere forte +forte come s’era trovata in quel medesimo legnetto, e su quella +medesima strada, dove aveva veduto partire, pochi giorni prima, Enrico. +Le era parso subito di voler bene al legnetto, al vetturino, alla +strada, e a tutto quello che si vedeva. Avrebbe voluto, di tanto in +tanto, ripensare alla zia da cui era aspettata, e alla signora Angelica +che aveva lasciata tutta in lacrime; ma il pensiero era inchiodato lì; +e se pigliava il volo era per andarsene al bel paese smagliante di +luce e di fiori, il paese fantastico d’un avvenire che la sua mente +illuminava di presentimenti felici e di trepide speranze. + +Ma bisogna dire che in quei paesi Cristina ci fosse stata proprio +ricondotta dal legnetto, perchè come l’ebbe lasciato, e si trovò nella +diligenza, quell’espressione luminosa del suo viso si intorbidò, e a +poco a poco scomparve sotto un velo fitto di malinconia. Don Cornelio +se ne accorse, e avrebbe voluto ricorrere da capo alla parlantina +a cui dava tutto il merito se le cose erano andate bene fin lì. Ma +questa volta c’era un ostacolo. Nella diligenza erano entrati due altri +personaggi, che noi già conosciamo, don Innocente e don Prospero: +e il nostro curato che non aveva voglia in quel momento d’attaccar +discorso con loro, e di dover rispondere a chi sa quante domande, dopo +averli salutati e dopo aver scambiata qualche parola, s’era messo a +legger l’uffizio. Don Innocente e don Prospero, pieni di curiosità, +avevano continuato per un poco a guardare ora il curato, ora Cristina, +scambiandosi delle occhiate d’intelligenza tra loro; poi s’eran messi +a discorrere sotto voce dei loro affarucci. Don Prospero parlava d’un +contratto che andava a fare per l’osteria del _Pomo d’Oro_; poi faceva +a don Innocente delle riflessioni sul palato dell’_avventore_; e gli +raccontava la storia d’un vino che aveva preso il forte, il torbido +e la muffa, tutt’insieme, ma che lui aveva medicato così bene che +l’_avventore_ se l’era bevuto fino all’ultimo bicchiere, e con che +gusto! Un affarone! Don Innocente ascoltava l’amico con compiacenza, e +approvava tutto con la solita compunzione; diceva d’esser venuto con +gran piacere per fargli compagnia, per prendere una boccata d’aria... +— “e per fare, se gli capitasse, una partita alle bocce in quattro„ — +soggiungeva forse don Prospero in cuor suo. + +Don Cornelio avrebbe lasciato andare innanzi le cose per un pezzo così; +ma con la coda dell’occhio vedeva Cristina che tutta rincantucciata +si faceva sempre più malinconica, e pareva presa da un grande +accasciamento. Ripensò al rimedio della parlantina che gli pareva +diventasse urgente oramai; chiuse il breviario, e si guardò intorno +cercando un qualche pretesto per attaccar discorso. Intanto a Cristina +gli occhi s’eran fatti rossi rossi, e le scendevano de’ grossi +goccioloni sul grembo. Don Cornelio allora non potè più tenersi, fece +un ultimo sforzo, e dopo aver guardato dagli sportelli all’ingiro per +la campagna diede a un tratto in una tal risata che fece spalancar gli +occhi de’ suoi compagni di viaggio, e gli attirò più domande che non +gliene occorressero. La conversazione così fu in un subito avviata. + +— È a quella svolta, nevvero, che si va alle Cascine Vecchie? — prese a +dire don Cornelio, e continuava a ridere. + +— Per l’appunto, — rispose don Prospero. — Ma... eh, eh! ce n’è della +strada per arrivarci! + +— Lo so, lo so... ma che vuole, tutto ciò che mi rammenta le Cascine +Vecchie mi fa subito ripensare alla mia famosa avventura. L’avranno ben +risaputa anche loro la mia avventura del croato! Come? no? + +— Ma sì, ma sì... — riprese don Prospero. — Mi pare bene d’averla +sentita raccontare... un gran pezzo fa.... + +— Eh, sicuro, son passati.... Misericordia! quanti anni. + +— A ogni modo me la dica... che forse la rammento. + +— La vogliono sentire?... Eh, per quel che s’ha a fare! e poi con +le chiacchiere s’accorcia la strada.... Stammi a sentire anche tu, +Cristina, ma poi non darmi la baia veh! come hanno fatto per un pezzo +mia sorella e i miei amici d’una volta. Dunque... eravamo nel 1848, +sulla fine di marzo, precisamente in quei giorni in cui gli Austriaci +facevan fagotto, e alzavano i tacchi in fretta e in furia, cacciati a +schioppettate dalle città, e inseguiti coi forchetti nei villaggi... +quando, s’intende, capitavano in pochi e sbandati. Qualche giorno +prima di partire come cappellano coi volontari della valle, ero venuto +appunto fino alle Cascine Vecchie con qualche curato dei dintorni e +con qualche prete, dei quali, poveretti! non ce n’è più uno al mondo. +S’era venuti in tutta fretta insieme a dei signori della città, anzi +nelle loro carrozze, essendosi risaputo che c’eran dei prigionieri +e dei feriti per le strade e nelle stalle de’ contadini. — “Ora che +il barbaro è sconfitto per sempre„ come si diceva in allora “guai +a chi gli torce un capello!„ — Arriviamo alle Cascine Vecchie, e +cosa vediamo? In un capannone, su poca paglia, stavan dieci o dodici +poveri feriti, boemi quasi tutti, languenti, assetati, che facevan +pietà; e sulla strada, in mezzo a uno sciame di contadini, alcuni +prigionieri legati come salami. — “Oibò, legati a quel modo!„ gridò +subito un signore ch’era con noi “Il prigioniero è sacro per il +crociato italiano!... Ehi, mamelucchi, _volere mangiare?_... Qua, con +me, andiamo dal fornaio... e viva Pio nono!„ — I feriti furon messi +con gran cura nelle carrozze. — “_Io star ungherese_,„ gridavano tutti +questi poveri diavoli. — Andate là, andate là — si rispondeva loro; +— l’italiano libero e indipendente non fa distinzione tra i poveri +feriti!„ — In poco tempo furon tutti medicati alla meglio, rifocillati, +e condotti via; a eccezione però d’un povero croato, lungo come un +campanile, brutto come un demonio.... + +— Eh, demonio, poteva anche esserlo — disse tra i denti don Innocente. + +— Nessuno lo volle. Era ferito a una mano, non gravemente, ma aveva +la cera cupa e malinconica più di tutti. Non rispondeva, non chiedeva +nulla. Povero diavolaccio! Ne ebbi una gran compassione, e dissi: me +lo prendo io. Fu un affar difficile sulle prime a addomesticarlo; non +voleva lasciar vedere la ferita, non voleva bere, non voleva mangiare. +Gli diedi un sigaro dicendogli pipa, per farmi capire, ma mi rispose +con un grugnito. Allora levai di tasca qualche soldo, e glieli misi +sotto il muso gridando forte: kreuzer, kreuzer; cominciò a capire, e se +li prese. Insomma a poco a poco, e con una gran pazienza, lo persuasi +che nessuno gli avrebbe fatto del male, che l’avrei fatto guarire, e +che venisse di buon animo con me. Gli altri intanto eran partiti, ed io +ero rimasto solo. Eccomi dunque in strada col mio croato, e a braccetto +per di più, perchè il poveraccio pareva molto stracco. Per condurlo in +città, allo spedale, ci volevano, a camminar piano, un par d’orette. Si +va, si va... e dopo mezz’ora incomincia a piovere. Affretto il passo, +e piglio traverso la campagna le scorciatoie; ma eravamo al tramonto, +il cielo si faceva sempre più buio, e la pioggia più fitta. Non avevo +ombrello, e presto eccoci, io e il mio _padre compagno_, bagnati, +inzuppati, che ci si poteva spremere come due spugne. Quando Dio volle, +trovammo un capannone per ricoverarci. Vi entrammo; e lì cominciai +a scuotermi l’acqua di dosso, levandomi il cappello, il soprabito e +l’abito per farli asciugare: altrettanto, a quanto mi parve, si mise +a fare il mio compagno, del quale ciò che vedevo meglio, in quella +mezza oscurità, eran due occhiacci che mi guardavano fissi e che +scintillavano come quelli d’un gatto. + +— Il demonio, il demonio! — borbottava tra sè don Innocente. + +— Quando a un tratto... dopo avere, per un minuto solo, voltate le +spalle agli occhiacci, cosa vedo? vedo l’amico che pian piano se ne +va coi miei abiti sotto il braccio. In un salto gli sono addosso... +l’afferro appena fuori del capannone... ricevo uno spintone, e anche +un buon pugno... Sdrucciolo, vado colle gambe all’aria... e lui via, +gridando: _paga Pio Nono!_ + +— L’ho detto io! era proprio il demonio! — esclamò don Innocente +spaventato. + +— Ma c’è di più, c’è di più, state a sentire! — diceva don Prospero, il +quale aveva già fatto capire di ricordarsi ora perfettamente di tutti i +particolari di quella storia. + +— Mi rialzo, gli corro dietro... eh, sì, lo prenda chi può!... Povero +don Cornelio!... Rientro nel capannone, mi guardo intorno con l’aiuto +d’un fiammifero, e al posto dei miei vestiti ci trovo... il cappotto, e +il berretto del croato!... Avessi almeno avuto il cappello da prete, il +mio nicchio! ma quella mattina m’ero messo un cappello a cencio. Oh, mi +sarebbe piaciuto vederlo il croato col nicchio! + +Cristina cominciava a ridere. + +— Intanto s’era fatto notte, tirava un ventaccio freddo, pioveva +dirottamente, a diluvio... ero in maniche di camicia.... + +— E allora? — domandò Cristina. + +— Allora... infilo il cappotto... e bisognava vedermi, un’ora dopo, +rientrare in casa (fortuna che abitavo fuori di città!) quatto quatto, +dalla parte dell’orto, vestito da croato!... Bisognava vedere in +quel momento mia sorella, e un mio amico, un burlone per di più, che +m’aspettavano!... L’avventura fu risaputa, e si pensi che ridere, che +ridere se ne fece! + +Don Cornelio rideva di nuovo, e tanto più di gusto perchè anche +Cristina dava in scoppi di risa schietti, lunghi, che facevano in quel +momento il più bel contrasto sulle sue gote pallide e ancor lucide +per le lacrimucce di prima. Don Prospero, che non solo si rammentava +dell’avventura narrata da don Cornelio, ma pretendeva di saperla anche +meglio di lui, s’era messo a correggerla e a completarla con delle +varianti udite al _Pomo d’Oro_, e delle quali rideva rumorosamente +per proprio conto. Don Innocente, che aveva ascoltata la narrazione +torcendo la bocca, ma facendole poi fare un sorriso stentato quando i +suoi occhi si incontravano in quelli di don Cornelio, ora, tanto per +prender parte alla conversazione anche lui, concludeva col dire che il +caso non era nuovo, ma che con un buon esorcismo, come lo insegna il +padre Candido Brugnolo, il croato avrebbe forse potuto fuggire... ma +con gli abiti da prete, no di certo. + +La diligenza si fermò. Don Prospero e don Innocente erano arrivati al +paesello a cui eran diretti, e, salutati quelli che rimanevano, scesero +a far nuovi saluti a un omaccione grosso e paffuto che veniva loro +incontro dalla soglia d’una bettoluccia. Pochi minuti dopo la diligenza +tirò innanzi; e tirò innanzi anche don Cornelio con la parlantina +che gli era riuscita così bene fin lì; tirò innanzi più che potè, +cercando con qualche nuova barzelletta di tener vivo il buon umore di +Cristina, finchè la diligenza arrivò in capo alla valle dove c’era +la stazione della strada di ferro. Quelle ore passate tra le scosse +e i rimbalzi della diligenza, viaggiando di fianco, e su cuscini che +parevano imbottiti di piuoli, dovevano pur lasciare a Cristina e a don +Cornelio una cara memoria. Le ricordarono per un pezzo quelle ore! E +don Cornelio non ne trovò più, per fare una buona risata schietta e di +gusto. + +In vagone fu una tutt’altra cosa. Ci si stava a zeppo; tutte facce +nuove; e i nostri due viaggiatori si sedettero accanto, un poco +impacciati e in soggezione sotto gli occhi di quei loro vicini che +li fissavano, e che tutti, con l’eguale curiosità e con l’eguale +espressione sciocca, non ristavano dal contemplare il prete di campagna +e la bella fanciulla. Rimasero così rincantucciati e silenziosi per un +paio d’ore fino a Milano. A quei curiosi però non badarono a lungo, +perchè il filo dei vecchi pensieri venne presto a ricondurli tutt’e +due ben lontani di lì. Cristina aveva ritrovato il filo dei pensieri +ridenti, delle vaghe speranze, e di quei sogni che ricomparivano e +sfumavano per ripigliar nuove forme, come nuvolette dorate. A don +Cornelio invece era accaduto l’opposto; e sulla sua faccia allegra di +poco prima eran comparse ora certe rughe che gli si vedevano soltanto +quando aveva qualche pensiero che gli dava fastidio. La sua mente +infatti era tutta concentrata in quel momento in un pensiero molesto; +un pensiero che in quei giorni gli era venuto innanzi più volte, ma +che l’aveva sempre rimandato perchè per i pensieri molesti, diceva, +c’è tempo d’avanzo. Ma ora gli era parso che fosse proprio arrivato +il momento di fermarcisi sopra. Don Cornelio pensava a quella signora +a cui doveva presentarsi il giorno dopo; a quella signora cui doveva +affidar Cristina, e dalla quale ne doveva dipendere l’avvenire, il +destino. Richiamava nella sua memoria quel poco che il conte Maurizio +gliene aveva detto, e quel di più ch’egli ne aveva pensato, vedendo +l’amico suo rannuvolarsi ogni volta che si veniva su quel discorso, e +passar volentieri a parlar d’altro. Si ricordava che il conte Maurizio +e donna Fulvia, sua sorella, da un gran pezzo non si vedevan più, +non si scrivevano più; sapeva che tra loro non c’era buon sangue, +ch’eran d’indole diversa, che non l’avevano mai pensata a un modo, +che i tempi e gli avvenimenti stessi gli avevano divisi sempre più; +sapeva finalmente che una volta c’eran stati tra loro de’ grossi +guai, e che in allora donna Fulvia aveva lanciato contro il fratello +la sua scomunica maggiore, dichiarando che non l’avrebbe voluto mai +più rivedere. “Ed è proprio a quella signora„ pensava don Cornelio +nel riandare questi ricordi “ch’io vado ora ad affidare la figlia del +conte Maurizio!... Ma già sfido io a far diversamente; anzi, è una +provvidenza, questa, venuta proprio dal Cielo. E poi, che Cristina +dovesse partir per Milano subito subito, è stata la prima condizione +dettami dal signor Valassina... e con quale abbondanza di verbi +imperativi!... Quel signor Valassina, che nessuno mi senta, non m’è +piaciuto proprio punto. Potrebbe anche darsi che quel tanto di mala +grazia melata, ch’era un gusto a sentirlo, ce l’abbia messa del suo. +Oh, lo scommetterei! perchè poi donna Fulvia se fa una così buona +azione dev’essere anche una brava signora!... I suoi torti, e grossi, +li deve aver avuti.... non ne posso dubitare; ma chi sa? a quest’ora si +è pentita, e li vuol riparare. Questioni di puntiglio... questioni di +carattere....„ E qui don Cornelio si accorse di aver toccato un cattivo +tasto, e si fece pensieroso più di prima. “Il carattere!„ riprese poi +tra sè e sè, dopo una lunga pausa. “Ti par cosa da poco il carattere? +Certi caratteracci, per esempio, a doverseli godere, e peggio ancora +a doverci star sotto.... Un carattere, per venire al caso nostro, col +quale il conte Maurizio, che era tanto buono, non aveva mai potuto +intendersela neanche da lontano, dev’essere un carattere... sul fare +di quello del mio croato che a fargli del bene rispondeva a pugni.... +Povera Cristina!... Oh, ma cosa vado io mai a fantasticare! Perchè +s’ha proprio da pensare al peggio? perchè rodersi l’anima fuor di +ragione, senza costrutto, senza un motivo... come fa il nostro sindaco, +tal quale... io che lo canzono sempre! Andiamo, andiamo... bando ai +cattivi giudizi, e non pensiamo male del prossimo!... Che soprattutto +poi Cristina non mi veda con la faccia scura, in questo momento; +sarebbe capace di darmi in uno scoppio di pianto, qui, in mezzo a tutta +questa gente... Non ci mancherebbe altro! Mi sta forse osservando... +misericordia!„ E mandò a Cristina un’occhiata alla sfuggita. + +Cristina dormiva tranquillamente. + +“Oh beata gioventù!„ esclamò in cuor suo don Cornelio rasserenandosi. + + + + +VII. + + +Tra le istruzioni che il signor Valassina aveva date a don Cornelio, +c’era anche quella di non condurre Cristina dalla zia la sera stessa +dell’arrivo a Milano, perchè di sera donna Fulvia teneva conversazione. +Doveva condurgliela il giorno seguente, a suo piacimento, purchè non +fosse dopo il mezzogiorno, nè prima delle undici di mattina. Don +Cornelio che voleva ripartire subito per la sua Cura, non era stato +malcontento in cuor suo d’aver qualche ora per una giratina in città. +Da quanti anni non vedeva Milano! C’era passato, l’ultima volta, +tornando dal Piemonte in una giornata d’autunno del 1848. Che brutte +giornate eran quelle! Com’era squallida e desolata Milano! La piazza +d’armi era tutto un accampamento; sui bastioni non si vedevano che +carriaggi, artiglierie, e barconi per ponti; nei giardini pubblici +accampava un reggimento d’ussari; e nelle piazze o nelle corti di +qualche palazzo abbandonato, drappelli di croati dormivan sulla paglia, +o facevano il rancio.... + +Figuriamoci ora come gli allargasse il cuore quel Milano senza croati! +Aveva poi una gran curiosità di vedere gli abbellimenti e le cose +nuove che s’eran fatte negli ultimi anni; abbellimenti e novità di cui +aveva letto delle ampollose descrizioni su un giornale del capoluogo +della sua provincia; un giornale che per fare la guerra al sindaco +gli buttava in faccia ogni mattina le maraviglie di Milano. L’avrebbe +fatto spianare Milano, quel sindaco! E dire che ogni tanto aveva dovuto +mandare ai milanesi indirizzi e complimenti. + +Ecco dunque, di buon mattino, don Cornelio e Cristina in giro per +Milano, ora fermandosi a bocca aperta, ora smarrendo la strada e +domandando timidamente qualche indicazione a chi passava. + +Don Cornelio, per prima cosa, volle vedere la statua di Cavour, +del suo amico Cavour, e rimase a contemplarla più che potè. “Un +poco ingrossato, ma è lui!„ esclamava. “Con una carta in mano... +proprio tal quale l’ho veduto quella mattina. Allora però aveva gli +occhiali.... Eh! se ci fosse ancora! quest’è la volta ch’egli rivedeva +il curato d’Orobio!„ Stette in contemplazione più che potè, ma il +tempo incalzava; e voleva pur dare una capatina in Duomo, e vedere la +Galleria. + +Ma lasciamoli girare in pace; e intanto che don Cornelio e Cristina +fanno venir l’ora della visita, andiamoci prima noi da donna Fulvia, +per vederla e per dirne qualcosa di più di quel che ne sapesse don +Cornelio. + +Donna Fulvia, bisogna dirlo per sua giustificazione, era nata il giorno +della battaglia di Waterloo. In quel giorno le Grazie atterrite da +Marte non avevano potuto evidentemente occuparsi di lei; ed essa era +venuta al mondo senza alcuno dei loro doni. + +Sua madre aveva avuto un bel predicare che la bellezza d’una fanciulla +non consiste nelle forme più o meno aggraziate, o peggio ancora +in un bel visetto, e che il bel viso non è la bellezza _vera_, ma +un qualcosa di pericoloso, un qualcosa da fuggire. I giovanotti +fuggivano, ma da sua figlia; preferivano la bellezza _falsa_, e Fulvia +rimaneva senza marito. Questa diversità di opinioni aveva finito col +lasciare nell’animo di Fulvia una viva amarezza, seguita poi da una +rassegnazione astiosa, e dal disprezzo affettato per le gioie di questo +mondo. Tutto ciò non era proprio fatto per darle in compenso quel dono +di cui aveva tanto bisogno, il dono della gentilezza e della bontà. Un +breve momento di serenità e di speranza lo ebbe nel quarantotto. Fulvia +in allora aveva passata la trentina, ma i tempi erano così promettenti! +Quell’amplesso universale, quella fraternità, diedero anche a lei un +momento di fede in tempi migliori. Fece coccarde, fece fila pei feriti, +fece cartucce; fu tutto inutile. Fratelli sì, ma mariti no. Dopo questo +nuovo disinganno anche il malumore e la mala grazia fecero una nuova +tappa; le comparve una prima grinza in viso, e quelle dell’animo non si +contarono più. + +Fu poco dopo, che Fulvia incominciò a bisticciarsi anche col fratello +Maurizio, mettendosi contro di lui che si ostinava a restar esule e a +cospirare. La madre, la vecchia contessa, accigliata e severa forse +fin dalle fasce, era compresa di orrore a veder suo figlio nella +rivoluzione, tanto più quando la rivoluzione era vinta; e gli intimava +ogni giorno un pronto ritorno a casa, e una pronta disillusione +del passato. Fulvia intervenne in quel dissidio non coll’ulivo, ma +con l’aceto. Si unì di rinforzo alla madre nei rimproveri e nelle +maledizioni; pensò di guarire il fratello di quel malaccio dell’amor +patrio, con una cura regolare di sarcasmi; e in punto a quella gran +lotta che aveva sconvolto da poco mezza l’Europa, dichiarò, in quanto a +lei, la propria alleanza definitiva coi vincitori. E figuriamoci se non +doveva esser così! Intanto che trionfavano da capo tutte quelle cause +perse di poco prima, trionfò anche la sua. Fulvia trovò marito. Quelli +dunque eran davvero i tempi migliori, i tempi delle cause giuste! Il +marito era un vedovo alquanto vecchino, brutto, e co’ suoi acciacchi, +ma ricco; codino poi quanto ci voleva per rapire i due cuori in una +volta, quello della figlia e quello della madre. + +Questo marito si chiamava semplicemente il signor Sacchi; ma Fulvia +continuò a farsi chiamare _donna_ Fulvia, e a non veder di malocchio +che i suoi dipendenti la chiamassero, come prima, la contessina. Al +diminutivo non badava in contemplazione del sostantivo. Neanche il +signor Sacchi non era fatto per insegnar con l’esempio la tolleranza +delle opinioni o la dolcezza del carattere. Le sue opinioni erano, come +il baverone del suo soprabito, inaccessibili a qualsiasi novità: il +suo carattere era duro come il cravattone in cui pareva affogato; e la +sua vita era compassata e precisa come la sua parrucchina. Fulvia lo +circondò del proprio rispetto e del proprio gradimento. Persuasa che +gli affetti per esser veri dovevano esser rigidi, si persuase che il +suo matrimonio era una perfezione. Convinta che bisognava uniformarsi +alla volontà del marito, specialmente quando questa era anche la +propria, fu del parere che in casa Sacchi non ci fosse nulla nè da +togliere nè da aggiungere. Così incominciò la vita coniugale di donna +Fulvia, e così continuò, finchè lo permisero gli avvenimenti, senza che +vi fosse mutato un ette mai. Questa vita metodica, uniforme, che si +conduceva in casa Sacchi si aggirava essenzialmente sopra tre perni: +su un po’ d’opere, cioè, di beneficenza e di pietà, passate al vaglio +di donna Fulvia; su una conversazione serale di ecclesiastici e di +uomini di sussiego, passati al vaglio del signor Sacchi; e su una buona +tavola, passata al vaglio di ambedue. + +Gli avvenimenti, che senza mutare di troppo la vita di donna Fulvia ne +incresparono a intervalli la superficie dal giorno del suo matrimonio +a quello in cui la vedremo noi, furono la morte di sua madre, la +nascita d’una figlia e le sue nozze vent’anni dopo; poi la morte del +signor Sacchi. Ora le era capitata la morte del fratello, che era una +increspatura maggiore delle altre per aver dovuto chiamar Cristina. + +Alla morte del signor Sacchi, avvenuta già da parecchi anni, si poteva +supporre che donna Fulvia concedesse un po’ di vacanza alla propria +rigidezza. Ma fu tutt’altro; si fece rigida e angolosa per due. +Raddoppiò, è vero, anche le opere buone; ed anzi come ebbe maritata +la figlia, si diede tutta all’amor del prossimo, ma ad un amore che +pungeva da tutte le parti. Si sarebbe detto che amare il prossimo fosse +per lei una mortificazione come il digiunare. + +Le sue beneficenze erano molte, ma eran quelle che andavano +rigorosamente a’ versi a lei. Anche i casi pietosi e le sventure +dovevano essere di suo gusto; e se non lo erano, c’era da buscarsi +una strapazzata a parlarne. Un errore del cuore la faceva montar su +tutte le furie; un caso troppo commovente non lo voleva ascoltare; +una disgrazia d’un genere nuovo non la ammetteva perchè superflua; +una disgrazia non pensata da lei la riteneva impossibile. Ma se le +beneficenze eran di suo gusto e le disgrazie di suo gradimento, +allora principiava in lei lo zelo per il prossimo. Allora era tutta +in faccende; promoveva collette, patronati, associazioni, opere pie; +vuotava la borsa e visitava anche in persona i suoi afflitti e i suoi +poverelli, ma soprattutto quando aveva una qualche lavata di capo da +dare. La lavata di capo le pareva il condimento indispensabile della +beneficenza. La vita di donna Fulvia, insomma, era tutta piena di opere +caritatevoli; ma non era raro il caso che qualcuno esclamasse: oh se +donna Fulvia fosse un po’ meno benefica! + +Un contrapposto completo di donna Fulvia era stato appunto suo fratello +il conte Maurizio. La bontà era per lui un culto, l’indulgenza un +dovere. Entusiasta del bene e d’ogni progresso, pieno d’una fede +vaga nell’umanità, non c’erano inganni, o disinganni in cui fosse +cascato, che avessero potuto scuotere la fermezza dolce e calma de’ +suoi sentimenti. Il conte Maurizio non aveva fatto che sognare i tempi +nuovi; e ogni sua gioia era nell’averli veduti; mentre donna Fulvia +s’era messa a due mani per tenerli indietro, e non c’era riuscita. Per +l’uno sarebbe stata una gran colpa il non averci, potendolo, avuto +parte; per l’altra era un gran colpevole chi solamente gli aveva +desiderati. + +Fermi e entusiasti ambedue, lui dolcemente, e lei duramente, non eran +fatti per dimenticare mai nulla del passato, e per dirsi: “finiamola +una buona volta.„ Quegli stessi avvenimenti domestici, dolorosi o +lieti, che in casi simili sono spesso le occasioni del riconciliarsi, +per loro due eran stati causa di nuovi urti e di nuovi dissapori. + +Da moltissimi anni non si vedevano più. Il conte Maurizio se ne +crucciava, e sperava sempre che la luce dei nuovi tempi sarebbe +penetrata anche nell’anima della sorella. Donna Fulvia aveva messo il +cuore in pace; di suo fratello non voleva più sentir parlare, e tutt’al +più lo raccomandava nelle proprie orazioni insieme ai traviati e ai +naviganti in mare. + +Ora pur troppo, non le mancava più che di raccomandarlo coi poveri +morti. Bisogna però dire che questa volta avesse capito che oltre di +ciò, le rimanesse qualch’altra cosa da fare. C’era stata infatti la +risoluzione di puntellare il patrimonio sfasciato del fratello, c’era +stato l’invio del signor Valassina a Orobio, e la pronta chiamata di +Cristina. “Questi son fatti, e sono una brava riparazione!„ concludeva +tra sè don Cornelio, il quale intanto che girondolava per Milano, o +guardava in su alle aguglie del Duomo, pensava continuamente alla +visita che doveva fare tra poco a donna Fulvia. “Di puntigli e di +ripicchi è pieno il mondo, ma poi vengono le disgrazie a darci di +frego!... Però son proprio curioso di vederla questa signora zia... +sebbene me la immagini... aspretta sì, ma nel fondo buona. L’umore, +c’è da aspettarselo, non sarà dei più facili. Benedetto affare questo +dell’umore! L’umor nero, imbroncito, che secca tanto a tutti, dovrebbe +seccare anche a chi lo ha. Ma nossignori! C’è chi se lo tien di conto, +e che ci gode!„ + +L’affar dell’umore era l’ultimo punto scuro, l’ultimo dubbio che +rimanesse a don Cornelio, per cui gli parve dover suo di dare a +Cristina qualche ammaestramento sugli umori diversi della gente di +questo mondo. E lo fece come furon tornati alla locanda, prima di +avviarsi alla casa di donna Fulvia, non avendo voluto disturbare, +durante la passeggiata, l’ammirazione di Cristina per le belle cose, +tutte nuove per lei, che andava vedendo, e che le facevano esclamare ad +ogni passo: oh mi par proprio di veder le scene d’una lanterna magica! + +— La t’è piaciuta la lanterna magica? Belle, nevvero, quelle scene!... +Ora poi col diventar milanese, ne vedrai anche le figurine. Ma a queste +poi ci dovrai guardare con attenzione, con prudenza, con giudizio, +perchè quando si dice gente nuova, si dice umori nuovi, e se le +persone son cento, son cento gli umori.... — Così don Cornelio un po’ +scherzando, e un po’ sul serio, avviò quel discorso che gli premeva +tanto, sugli umori del prossimo, tenendo a buon conto un po’ foschi i +colori per tornare a Orobio senza rimorsi. Avrebbe voluto anche darle +qualche altro avvertimento; avrebbe voluto, insomma, far le parti di +un padre, e pigliare il posto del povero amico che sentiva rivivere in +quel momento nel suo cuore; ma certi avvertimenti, certi consigli che +gli venivan sulle labbra lo facevan titubare, e quasi arrossire. Non si +sentì risoluto che nel richiamare ancora una volta a Cristina, a modo +di conclusione, il grande benefizio che le faceva donna Fulvia. + +— Insomma... insomma, tu hai dei grandi doveri verso la zia, e +lascia che te li ricordi ancora una volta. Pensa dunque a tutto il +benefizio che la zia sta per fare a te, al nome di tuo padre, e al +nostro paesello, al quale, non è vero? vogliamo tutt’e due tanto bene! +Pensaci sempre... non dimenticartelo mai! Che se poi la zia... si sa, è +innanzi negli anni... avrà le sue idee, le sue ubbie, sarà forse d’umor +difficile... Ebbene cos’è mai? + +— Oh nulla, nulla — interruppe Cristina che incominciava a intenerirsi. + +— Dunque... se anche ci fosse della pazienza da esercitare, o un +qualche sacrifizio da compiere.... + +— Oh, lo giuro, lo giuro! lo compirò. + +— Così va bene! brava figliola, siamo intesi; torno a casa contento con +la tua promessa, e non parliamone più. + +— Le scriverò, don Cornelio.... + +— Ma sicuro! e io ti scriverò tutte le notizie di Orobio; oh vedrai che +letteroni! + +— Con le notizie di tutti, nevvero? + +— E poi ci vedremo presto. + +— Oh crede che la zia mi condurrà presto a Orobio? + +— Credo di sì, a quanto ho saputo dal signor Valassina. Ma poi lascia +fare a me, ne parlo subito con la zia, e me lo faccio promettere. Va +bene? Oh sentirai.... E ora andiamo. + +— Mi saluti, tanto tanto, la signora Angelica; le dica che le mando +ancora tanti baci. E mi mandi le nuove di tutti... di tutti... anche +di.... + +— Anche d’_Ugolino_? sicuro povero _Ugolino_...! + +Veramente Cristina voleva dir tutt’altro; ma fu contenta anch’essa, +come don Cornelio, di sviare la commozione coi saluti per _Ugolino_. + +— Misericordia, è passato il mezzogiorno! — esclamò don Cornelio dopo +aver guardato l’orologio. — E il signor Valassina che m’aveva tanto +raccomandato...! Andiamo, andiamo Cristina. + +Scesero di corsa nella corte della locanda, e fatta venire una +cittadina, don Cornelio disse al cocchiere il nome di una strada e il +numero d’una porta; poi si raccomandò alla sua buona grazia perchè ve +li conducesse in fretta. Per arrivare alla casa di donna Fulvia, ch’era +in una strada vecchia e tranquilla d’un quartiere remoto, ci volle un +buon quarto d’ora: don Cornelio ebbe quindi il tempo di pensare a un +complimentuccio, e Cristina di ritornare sull’argomento delle lettere, +e di pronunziare il nome d’Enrico. + + + + +VIII. + + +— Il portinaio le ha lasciato far le scale senza dirle nulla? — +domandò a don Cornelio un vecchio servitore venuto a aprirgli l’uscio +dell’anticamera. + +— Sì, mi ha detto che donna Fulvia a quest’ora non riceve visite, e +veramente lo sapevo; ma siccome poi m’ha anche detto che è in casa.... + +— È in casa, ma non c’è, — rispose con gravità il servitore. + +Don Cornelio non capì, ma non osò confessare la propria ignoranza. +Poi fattosi coraggio riprese: — L’affare è..., che vengo da lontano +appositamente chiamato da donna Fulvia. Anzi mi faccia il piacere di +dire alla signora che c’è qui il curato d’Orobio, con la nipote. + +— Ah! ho capito; e com’è così, venga pure innanzi, — disse il servitore +guardando il curato e Cristina con una certa curiosità. — Vado ad +annunziarli. S’accomodi intanto signor curato.... si accomodino. + +Don Cornelio e Cristina sedettero su una cassapanca, sulla cui +spalliera c’era dipinto lo stemma di casa Orsenigo; e rimasero ad +aspettare, guardando intanto all’ingiro per l’ampio stanzone, e facendo +tra loro qualche chiacchiera sottovoce. A un tratto videro aprirsi +un uscio, e si levarono in piedi tutt’e due. Entrò, tutto solo, un +cagnolino inglese, dal pelo lungo, grassotto e serio, facendo col +passo lento e stentato dei piccoli giri come se cercasse qualcosa, e +mandando traverso i peli, che gli coprivan gli occhi, qualche occhiata +ai due forestieri. Cristina fece una risata, e don Cornelio chiamò quel +personaggio con un pst e con un nome di fantasia. Il cagnolino diede +una brontolata, come dire che non permetteva scherzi; e senza voltarsi +se ne andò dall’uscio da cui era venuto. + +Ci fu una seconda pausa, non breve, ma senza avvenimenti. Finalmente +s’aprì un uscio di nuovo, e questa volta comparve una persona che +per l’età, per il vestito, ch’era severo ma non senza una certa +pretensione, e pel contegno che voleva esser dignitoso, c’era, per chi +veniva da Orobio, da pigliarla sulle prime per donna Fulvia. Ma non era +invece che la sua cameriera; e dietro a lei era ricomparso il cagnetto +inglese, il quale senza scostarsele dai lembi del vestito, fissava +questa volta i due forestieri con quella audacia che danno le forti +protezioni. + +— Dunque loro sono... il signor curato, e la nipote della mia +padrona... — cominciò a dire la cameriera. — Male, male, venire a +quest’ora. Dopo mezzogiorno donna Fulvia non riceve che qualche +personaggio di riguardo che non voglia venire nelle ore delle visite. +Adesso, per esempio, c’è don Felice, anzi il padre Felice, come si +dovrebbe dire.... Per le visite fuor dell’ordinario, e per la gente +di campagna, che pur ce ne abbiamo, non c’è, diremo così, che un’ora +rubata.... e cioè dopo la colazione fino a mezzogiorno. Basta.... +basta, donna Fulvia le fa dire, per mezzo mio di aspettare un momento. +E intanto la signorina venga con me, perchè c’è la marchesina Bianca, +la figlia della mia signora, la quale desidera vederla subito. Venga +con me signorina.... Silenzio lei, signora _Fleurette_, non me ne +faccia delle sue. — Queste ultime parole erano per il cagnetto, o a +dir meglio per la cagnetta, la quale vedendo muoversi i due forestieri +aveva cominciato a modo suo un rabbuffo. — Il signor curato — continuò +la cameriera, — può venir nel salotto, e s’accomodi pure, finchè la +signora lo farà chiamare. + +Don Cornelio un poco impacciato, non seppe far altro che rispondere: +— Benissimo, benissimo — e lasciarsi condurre nel salotto dicendo a +Cristina: — Va pure, ci saluteremo dopo. — Cristina diede un’ultima +occhiata a don Cornelio coi suoi due grand’occhi celesti che s’eran +fatti improvvisamente gonfi e rossi; e, senza poter proferire una +parola, se ne andò, seguendo la cameriera. + +Il salotto dov’era rimasto don Cornelio era quello in cui donna Fulvia +riceveva le visite una volta la settimana. L’aveva addobbato il signor +Sacchi all’epoca del suo primo matrimonio, e da cinquant’anni non c’era +stato mutato nulla, neanche il posto d’una seggiola. Tutto quello che +ci si vedeva era collocato in bell’ordine e in simmetria: se su un +tavolino, alla destra, c’era un vasetto con accanto una strenna, c’eran +pure a sinistra equidistanti il vasetto e la strenna. Le seggiole +con le spalliere piccole, riquadrate e coperte d’un damasco giallo, +impallidito nell’ozio, eran disposte torno torno al salotto; meno +però quelle che erano in fazione presso i tavolini, e che ci stavan +fisse e simmetriche come sentinelle in un giorno di parata. Intorno +ai tavolini si vedevano anche alcune seggiole a bracciuoli, ch’erano +come una concessione stata fatta ai nuovi tempi, ossia alle poltrone; +ma una concessione di quelle che concedono il meno possibile. In giro +poi alle pareti si vedevano anche, alternati alle sedie, due canapè, +due scaffali a palchetti con le vetrate, e due senza; e finalmente un +tavolino con la lastra di marmo, su cui c’eran due paniere di fiori +finti sotto campane di vetro, e su cui posava un’alta spera che faceva +riscontro alla spera del caminetto. Al caminetto il signor Sacchi aveva +provveduto di certo in un momento di poesia giovanile; e ci si vedeva +un orologio di bronzo dorato che raffigurava uno scoglio, sul quale una +farfalletta dall’ali d’argento, mossa dal pendolo, si faceva or vicina +or lontana a un amorino, che era lì, in atto di pigliarla, ma che da +cinquant’anni non la pigliava mai. + +Quei mobili, quell’addobbo, avevano un’aria così severa e solenne +che don Cornelio, compreso da una certa soggezione, non aveva osato +sedersi, sebbene avesse dovuto aspettare una buona mezz’ora. Per +passare il tempo, s’era messo a contemplare quattro ritratti che +c’erano alle pareti, in simmetria s’intende, due dei quali dovevano +essere di certo i ritratti del signor Sacchi e di donna Fulvia. E su +quest’ultimo s’era fermato specialmente, per far la conoscenza in +anticipazione della padrona di casa, e per trovare l’ispirazione del +discorso da farle. L’aveva guardata e studiata un pezzetto, ed era +passato a contemplar la farfalla e l’amorino, quando a un tratto s’aprì +un uscio, e la cameriera di poco prima venne a dirle che donna Fulvia +lo aspettava nel suo gabinetto. + +Donna Fulvia, quando entrò nel gabinetto don Cornelio, era sola e +seduta a un tavolino di lavoro. + +“È proprio quella del quadro„ pensò don Cornelio riconoscendo certi +quattro ricci corti e grossi che le stavano, a due a due, di fianco ai +polsi a far di sostegno a una cuffietta; e ch’erano i rappresentanti +posticci dei ricci veri d’una volta, quelli del ritratto. + +— Mi scuserà se l’ho fatto aspettare, ma la colpa non è mia — prese a +dire donna Fulvia. + +— La colpa è tutta mia — rispose subito don Cornelio, che ci si era +preparato. — Tutta mia, perchè il signor Valassina infatti m’aveva +detto che.... + +— Allora, basta così, la si accomodi signor curato — e gli indicò, a +due passi da lei, una seggiola con lo schenale ricurvo, e coi braccioli +formati dall’ali e da due colli di cigni, le cui teste scendevano +ripiegate e pensierose. + +— È proprio col cuore commosso, ch’io devo innanzi tutto.... — riprese +don Cornelio. + +— Un momento, un momento, pigliamo le cose con ordine. Lei dunque è il +signor curato d’Orobio, e si chiama, se non mi sbaglio, don Cornelio.... + +— Precisamente, e guardi un po’ che bella combinazione! mi chiamo +Sacchi anch’io.... — + +— Andiamo avanti. + +— Ma come dico sempre io, — soggiunse don Cornelio facendosi tutto +ilare — ci sono i sacchi vuoti e i sacchi pieni.... + +— Andiamo avanti, andiamo avanti, — rispose asciutta donna Fulvia; +poi dopo una pausa continuò. — Le dirò dunque che ho ricevuto una +lunga lettera dal mio Valassina, e che sono al fatto, in parte, dello +stato deplorabile di cose, che.... quel tapino, mi limito a dir +così.... — + +Don Cornelio chinò gli occhi a terra, e non rispose. + +— Nè mi stupirei che ci fosse di peggio, — continuò donna Fulvia, — +perchè Valassina mi scrive di non voler aggiungere commenti visto lo +_stato di decesso in cui il conte si trova_. Dice così. Ma già mi +immagino tutto. E doppiamente poi mi rattristo quando penso che anche +il paese di Orobio deve trovarsi in condizioni morali ben tristi dopo +simili esempi. + +— Oh donna Fulvia, questo poi non lo pensi! + +— Non voglio far torto a lei, ma so ciò che mi dico. + +— E spero che si ricrederà quando verrà in Orobio. Ci venga presto! + +— Sicuro che ci dovrò venire — e fece un gran sospiro. — Quasi non ne +avessi abbastanza dei doveri da compire in Milano, adesso mi casca +sulle braccia tutto un paese! + +— È certo che per lei, che è tanto caritatevole — riprese don Cornelio +trattenendo la sua pazienza a due mani — del bene da fare ne troverà da +per tutto. + +— Tutto un paese mi casca sulle braccia! + +— Tutto, proprio tutto, voglio sperare di no... ce lo divideremo per +metà.... + +— Le son freddure! — Fece una pausa, poi riprese: — Signor curato io la +dovrò interrogare su molte, su moltissime cose. + +— E io sono a’ suoi comandi. + +— Ma che! Adesso lei deve tornare al suo paese, perchè il pastore sta +bene vicino all’ovile. Ma andiamo avanti. Ho veduto la fanciulla. +Misericordia! Ho capito a colpo d’occhio che c’è tutto, tutto da fare. + +— La di lei missione, buona signora, è certamente molto delicata; ma +voglio sperare... anzi son sicuro che gliela renderà facile l’indole +della fanciulla. Oh quando la conoscerà! Fu cresciuta in un povero +villaggio, è vero; ma la sua educazione non fu trascurata. La sua +indole poi.... + +— Potrebbe darsi che avesse sortito l’indole di mia madre.... + +— Come vuol lei, ma non ne conobbi mai di migliori. Il cuore di quella +fanciulla, i sentimenti del suo animo, la sua squisita sensibilità... + +— Piano, piano, con tutta questa roba... è qui appunto che comincia +il guaio. Basta, vedremo; intanto l’ho lasciata in conferenza con don +Felice, un religioso, un degno amico di casa, perchè me ne sappia +subito dire qualcosa. Ma già, non per contradirla, signor curato, ci +sarà tutto, tutto da fare. + +— Oh se sapessi, mamma! — esclamò in quel punto la vocina d’una persona +che entrava nel gabinetto in fretta e facendo un gran fruscio con le +vesti. — Se sapessi! C’è tutto, tutto da fare. + +— Ti presento il signor curato d’Orobio — disse allora donna Fulvia a +sua figlia. — Signor curato, le presento mia figlia la marchesa Bianca +Chiaravalle. + +Il curato si alzò, e fece un inchino profondo e impacciato alla +marchesa, la quale gli rese il saluto, un poco in fretta e in +distrazione, con una piegatina di capo piuttosto affettata, e con un +sorrisetto gentile, ch’erano il suo modo abituale di salutar tutti. + +— Oh non ti puoi figurare, mamma, c’è tutto, ma tutto da fare. Corro +subito subito dalla sarta, poi dovrò andare in cinque o sei botteghe +almeno.... Per fortuna che avevo trattenuta la carrozza! + +— Piano, piano, mia cara; sono affari questa volta in cui ci devo +entrare io sola. + +— Oh ma sai che io mi ci diverto tanto! + +— Lei si diverta pure, signora figliola, coi cappellini e coi vestiti +suoi. Ora si tratta d’una faccenda ben diversa. Il figurino delle mode, +questa volta, lo devo e lo voglio far io. + +— A proposito — interruppe don Cornelio — siam partiti in fretta, e +Cristina non ha portato con sè che un bauletto.... + +— Oh l’ho veduto — saltò su ridendo la marchesa. + +— Ma c’è dell’altra roba ancora... — soggiunse il curato. + +— Oh, non importa, — rispose la marchesa, continuando a sorridere. Ma +donna Fulvia la interruppe dicendole: — Dunque Bianca siamo intese. + +— Ebbene, dirò alla sarta che venga da te e ti farò mandar le stoffe +a casa. C’è una bottega nuova di bruno, dove ci ho già vedute mille +coserelle per lutto grave che sono un amore, una delizia! + +— Ah se ci vai per tuo conto è un altro affare. Ma quanto alla ragazza, +siamo intese... che vossignoria c’entri il meno possibile! + +— Buon giorno mamma; signor curato, buon giorno. — E ripetuta la +piegatina di capo, col sorrisetto, la marchesa Bianca se ne andò. + +— Alla ragazza — continuò donna Fulvia — dovrò pensar io, in tutto. È +una nuova, una grande responsabilità che m’è piombata addosso, ma è +dover mio... e andiamo avanti. Non ho ancora fatto il mio piano, ma lo +farò.... — E tirò un gran sospiro. — Come le dissi, avrei molte e molte +domande da farle, signor curato! ed è un peccato che non ce ne sia il +tempo, per ora.... È un peccato, perchè francamente le dirò che ci +son molte cose che non mi so spiegare... e ce n’è anche nella lettera +ch’ella mi scrisse.... La stessa amicizia, diciamolo pure, tanto +intrinseca tra lei, sacerdote e curato, e lo sgraziato defunto, a cui +Dio perdoni... me la spiego pochissimo!... + +— Gliela spiegherà il tempo, che fu giustamente chiamato galantuomo. Le +parti giuste per tutti, della ragione e del torto, oh il tempo le sa +fare; e in quel silenzio che si fa intorno ai poveri morti, o presto +o tardi, si leva la voce della giustizia e della verità.... Insomma, +venga, venga presto a Orobio, donna Fulvia! L’ho anch’io un gran +bisogno di discorrerla a lungo con lei. Di molte cose, di molte, ne son +sicuro! ella si ricrederà.... + +— E forse di molte, voglio sperare, si ricrederà anche lei — interruppe +in tuono alquanto brusco donna Fulvia. Poi, dopo un minuto di silenzio, +e con la voce un po’ più raddolcita riprese: — Mi favorisca quest’oggi +a pranzo, così potrà anche salutar la fanciulla prima di ripartire, se +lo desidera. Pranzo alle quattro; glielo dico una volta per sempre; era +anche l’ora del mio povero marito.... + +— Grazie, mille grazie, e ci verrei ben volentieri... onoratissimo... +ma devo ripartire con la corsa delle tre, per essere domattina a casa. +Anzi bisognerà che mi spicci; per cui, se me lo permette, saluto +volentieri una volta ancora Cristina, poi le dovrò chieder licenza.... + +Mentre don Cornelio e donna Fulvia s’alzavano, s’aprì lentamente un +uscio, e comparve un nuovo personaggio, un prete di statura alta, +col fare tra il modesto e il dignitoso, e con l’abito fine, d’un bel +nero nuovo, da far invidia a don Cornelio; il quale anzi osservò che +quell’abito era d’una foggia un pochino diversa da quella usata di +solito dagli altri preti della città. Don Felice, ch’era il nuovo +venuto, rispose a un inchino profondo che gli fece don Cornelio, con +un sorriso mellifluo e con un’occhiata lunga e profonda, senza aprir +bocca. Donna Fulvia diede una tirata di campanello, e poco dopo entrava +nel gabinetto Cristina, con la cameriera e con _Fleurette_. + +I saluti furono complimentosi, ma spicci. Don Cornelio andò diviato +alla locanda, poi alla stazione. Arrivò alla sera al capoluogo della +sua provincia, e la mattina seguente di buon’ora ripartì per Orobio. + +Non è a dire di quante domande lo tempestassero sulla gita a Milano, +su donna Fulvia, su Cristina, in casa e fuori di casa, la signora +Angelica, il sindaco e tutti i personaggi grandi e piccoli del paese. + +— Benone, benone, è andato proprio tutto benone — rispondeva a tutti +don Cornelio. E per quanto facessero, nessuno riuscì a cavargli di +bocca una parola di più. + + + + +IX. + + +Donna Fulvia, dopo l’arrivo di Cristina, fu sottosopra non poco per +parecchi giorni. Era a momenti tutta eccitata, poi cadeva sopraffatta e +prostrata, nè più le bastavano i conforti del padre Felice. Si sarebbe +detto che avesse accolto in casa, non un’innocente fanciulla d’Orobio, +ma una selvaggia venuta di fresco dall’Africa. Il problema del rifare +da capo un’educazione viziata, secondo lei, da chi sa quanti errori; +il pensiero della sua pace perduta, e quello di mille guai immaginari, +formavano insieme una fantasmagoria di cose, un incubo, che non le +davan tregua, e che finivano per lo meno col darle l’emicrania, e +col far correre una dozzina di volte al giorno la Cleofe, ch’era la +cameriera, con tutte le boccettine della spezieria omeopatica di casa. +Donna Fulvia, insomma, era persuasa che le fosse cascato il mondo +addosso; e nel considerare la molteplicità dei problemi che le stavan +dinanzi e la complicazione di ciascun d’essi, disperava per sè, e +quindi per chississia, di trovarcene il bandolo. + +Con sua grande sorpresa però, e quasi con un pochino di dispetto, +dovette accorgersi, un paio di settimane dopo, che qualcuno di quei +problemi, ai quali essa aveva appena osato pensare, o non comparivano, +o si scioglievano da sè senza bisogno, quasi, di badarci. “Chi sa +in seguito!„ le toccava già di dire; ma intanto in casa sua tutto +andava liscio come prima. Cristina era contenta, anzi maravigliata di +tutto. Abituata alla vita modesta e casalinga di campagna, cresciuta +con le massime e le abitudini di suo padre, che erano semplici e +austere, trovava, con molta compiacenza di donna Fulvia, che in casa +della zia tutto era buono, tutto era bello, e che le distrazioni e i +divertimenti erano fin troppi. I divertimenti consistevano in qualche +trottata, in qualche giretto per i magazzini di mode con la marchesa, +o in qualche lunga e sfarzosa funzione in Duomo, condottavi dalla +zia. Ma per Cristina erano novità maravigliose anche queste; erano, +ognuna, un divertimento. In cuor suo Cristina non aveva che un cruccio; +quello che nessuno le parlava mai di suo padre; che nessuno pareva +dividere il suo grande e recente dolore. Don Cornelio le aveva detto +di certi dissapori che c’erano stati in famiglia, e a questo proposito +le aveva raccomandata una gran prudenza, assicurandola che il tempo +avrebbe portato un rimedio anche a ciò. Per cui Cristina teneva il suo +doppio dolore tutto chiuso in sè stessa; e quando proprio non poteva +più trattenere le lacrime, allora correva a nasconderle nella sua +cameretta. Ma poi era così compresa di riconoscenza verso la zia, era +così ferma nel proposito di ricambiare il bene ricevuto con qualunque +sacrifizio, e nel mantenere questa sua promessa, questo suo giuramento, +ci metteva così pienamente tutto il suo entusiasmo giovanile, +che subito faceva forza a sè stessa; e ripensando fiduciosa alle +raccomandazioni di don Cornelio, rinchiudeva gelosamente nell’animo +ogni pensiero malinconico, ogni pensiero che pigliasse la strada de’ +suoi monti. Tutto il suo impegno era quello di mostrarsi contenta, +premurosa, riconoscente. Quando aveva detto a don Cornelio “glielo +giuro„ s’era immaginata di dover compire subito qualcosa di eroico; +ed ora, vedendo che il sacrifizio era quello di non scorrazzare per +i campi, di vivere un pochino in soggezione, e di tener chiusi in sè +stessa, per allora, il suo dolore e i suoi pensieri, le pareva quasi +di non pagar per intero il benefizio ricevuto. Tra i suoi pensieri +ce n’era pur uno recente, ma che ogni giorno si faceva più vivo, +più assiduo, e le suscitava in secreto ora un’ansia penosa, ora una +moltitudine vaga di gioie e di speranze. Era il pensiero d’Enrico. Ma +questo pensiero, Cristina, non durava fatica a tenerlo celato perchè +le faceva subito correr le fiamme al viso; essa non avrebbe voluto che +se ne avvedesse alcuno, all’infuori, diceva, di don Cornelio... perchè +anche don Cornelio voleva a _lui_ tanto bene. E poi, sarebbe stato un +peccato disturbare un così bel pensiero che ritornava ogni volta con +una nuova e più cara speranza. “La zia, pensava Cristina, tra pochi +mesi sarebbe andata a Orobio, ci sarebbe rimasta un pezzo, ci sarebbe +tornato anche Enrico, la zia l’avrebbe conosciuto, gli avrebbe voluto +bene... oh, n’era sicura!... e poi....„ E poi Cristina ripigliava la +via dei sogni, dei bei sogni dorati. + +Nell’animo di donna Fulvia, come abbiam detto, era andata formandosi, +a poco a poco, una calma relativa, e quasi non ci rimaneva più che una +sola cagione di dispiacere e di angustia: vogliam dire la bellezza di +Cristina. Procurava ben essa di metterci sopra lo spegnitoio, tenendo +con mano ferma la direzione del vestito e delle acconciature di +Cristina, e correggendo a questo proposito prontamente le imprudenze di +sua figlia Bianca; ma le misure, per quanto energiche, valevan poco. +Donna Fulvia temeva ogni giorno più che il male fosse inguaribile; +sicchè su questo punto continuava ad essere in allarme, e a consultarsi +col padre Felice. + +A donna Fulvia piaceva di parer piena di sopraccapi e di disgrazie; +piaceva l’aver delle afflizioni da confidare, e su cui sfogarsi per +essere compassionata e confortata. Una qualche afflizione trovava +sempre modo d’averla. Non è a dire quindi quante lettere desolate +avesse scritte a suo genero, il marchese Chiaravalle, ch’era a Roma, +quando le capitò di dover ritirare Cristina in casa; ciò che per lei +era stato un sopraccapo davvero. A quelle lettere il marchese aveva +risposto con i soliti conforti e con i soliti complimenti, ch’erano il +formulario, in questi casi, d’ogni sua lettera alla suocera. Ma poche +settimane dopo, il marchese, con sua maraviglia, cominciò a ricevere +dalla suocera qualche lettera in cui le afflizioni apparivano alquanto +mitigate, ciò ch’era una gran novità; e n’ebbe fin una in cui Cristina +era chiamata col nome di _seconda figlia_, preceduto da un semplice +_quasi_. Fu allora che allo stupore del marchese tenne dietro subito un +altro stupore non piccolo, quello di donna Fulvia, la quale a un tratto +ricevette una lettera dal genero che la avvisava del suo ritorno prima +del tempo fissato. + +Il marchese Ettore Chiaravalle, prima del tempo fissato non tornava +mai; specialmente, bisogna dirlo, quando viaggiava senza moglie e senza +suocera. Egli non s’era deciso a prender moglie se non quando gli era +proprio parso di non aver più nulla a chiedere alla propria libertà: +allora s’era anche creduto rassegnato ai vari legami accessori che +tengon dietro al legame indissolubile; aveva tutto preveduto, tutto +calcolato; ma poi, a matrimonio fatto, s’era accorto che il conto non +gli tornava esattamente. Gli mancava almeno un mesetto all’anno d’una +boccata d’aria libera, di quella d’un tempo; e bisognava trovar modo +di farcela stare. De’ pretesti dunque ce n’eran sempre: eran pretesti +d’una evidenza e d’una serietà inappuntabili; pretesti preceduti +da un consiglio chiesto alla suocera o da una confidenza fattale; +pretesti, insomma, che ogni volta davan l’aria al marchese di partire a +malincuore e pregato. Oltre il pretesto estivo d’una qualche bagnatura +particolare, c’era quasi ogni anno un pretesto invernale, ch’era quello +or d’un affare improvviso, or d’una visita a qualche cospicua famiglia +o a qualche personaggio dei molti, coi quali il marchese era entrato in +dimestichezza negli anni passati gironzellando per l’Italia e fuori. +La dimestichezza coi personaggi, e soprattutto con certi personaggi, +era ciò che toccava il cuore di donna Fulvia in un modo particolare, +e che accresceva in lei il gran concetto in cui teneva suo genero. +Figurarsi! saper suo genero amico e in corrispondenza diretta coi più +rinomati campioni di quelle idee ch’erano le sole buone di questo +mondo, le idee sue! Non è a dire dunque quanto donna Fulvia favorisse +certi viaggetti e certe visite del marchese Ettore; e come questi non +mancasse mai mai al suo ritorno di portare alla suocera una notizia, un +consiglio, una parolina di quelle che consolavano per un pezzo, e che +le davano presso parecchi una grande autorità. Lo zelo però del genero, +e quello della suocera, non erano dello stesso conio. Sulla bandiera +del marchese c’eran scritti, è vero, de’ principii molto severi, e +c’eran tutte le buone massime d’un governo antico; ma a sè stesso poi +aveva concesse tutte le franchigie e tutte le costituzioni moderne. Le +massime d’un tempo le trovava d’un gusto più distinto, più elegante, +perchè non erano del gusto dei più; ma nel seguirle non voleva noie, +e non passava mai il limite de’ suoi comodi; perchè poi sul punto +dello scomodarsi, o del seccarsi, egli non ammetteva transazioni. +Così, quando gli fece comodo un bel giorno di prender moglie, aveva +chiuso un occhio sul casato modesto del signor Sacchi, e guardato con +l’altro la figlia unica di donna Fulvia; ed ora, se si scomodava a +tornar da Roma prima del tempo fissato, era perchè gli tornava meno +comoda questa comparsa di Cristina in casa, e ancor meno comodo quel +nome di _seconda figliola_ letto nelle lettere della suocera. Il +marchese giustificò facilmente con sua moglie e con la suocera il suo +improvviso ritorno; convenne subito con sua moglie che la cuginetta era +tanto carina, e approvò sua suocera per quanto aveva fatto, lodando il +suo atto generoso fino a commuoverla, che non era facile; poi prese +a dichiararsi in famiglia il protettore di Cristina, e a tenerla +allegra ogni tanto con qualche motto allegro o con qualche storiella, +che, venuti da lui, eran lasciati passare con indulgenza e tolleranza +anche da donna Fulvia. Ma non era tornato sol per questo, e non lasciò +passare inoperoso il suo tempo. Quel mesetto rubato alle occupazioni +dell’estero, come le chiamava lui, lo occupò ad osservare e a meditare +in casa. E pare che in questi studi avesse a confidente e a guida il +padre Felice, perchè non lo si era veduto mai prima tanto assiduo, +tanto intimo con lui. + +Era appunto passato un mese dopo il ritorno del marchese Ettore, +quando una sera donna Fulvia, trovandosi sola col padre Felice, aveva +avviato un lungo discorso a proposito di fanciulle, non sappiam bene +se del Giappone o della China, per le quali trovava urgente un’Opera +Pia che provvedesse ai loro onesti collocamenti. Il padre Felice era +stato quella sera paziente e taciturno, anche più del solito, seguendo +attentamente i discorsi di donna Fulvia, e manifestandole la sua piena +approvazione con frequenti cenni del capo, intanto che gustava qualche +presa di tabacco. Ma infine, come gli parve che l’argomento principale +fosse esaurito, cominciò, pur seguendo sempre il filo del discorso, +a ricondurre donna Fulvia a poco a poco in paesi più vicini. E donna +Fulvia lo compiaceva alla sua volta con una deferenza, ch’era in +ragione delle approvazioni avute poco prima. + +— Donna Fulvia, può davvero dar consigli a tutti in proposito; — diceva +il padre Felice continuando il discorso sull’argomento dei matrimoni. — +Con quanta saviezza, con quanta ponderazione, non ha saputo combinare +il matrimonio di sua figlia! con quanto tatto e con quanta fortuna ne +ha combinati tant’altri! È una sapienza tutta sua.... se lo lasci dire +perchè, lei lo sa, io parlo sempre franco, anche a costo di dispiacere. + +Qui donna Fulvia, a confermare indirettamente quello che diceva il +padre Felice, richiamò a proposito dei matrimoni fatti da lei, più +d’una circostanza di quelle ripetute le mille volte, ma che don Felice +ascoltò come gli fossero nuove. + +— Ed ora, — continuò il padre Felice, — ora vedremo, m’immagino presto, +una nuova prova di sapienza e di prudenza, quale nessuno saprebbe +dare, a proposito d’un altro matrimonio.... Problema difficile! Il +matrimonio.... lei mi capisce.... di Cristina.... + +Donna Fulvia trattenne a stento una esclamazione, e don Felice continuò: + +— Oh che la sua modestia non s’offenda, ma a me par già di leggere +nel di lei animo le profonde riflessioni da lei fatte sulla grave sua +responsabilità, e le sapienti combinazioni che avrà già maturate! Oh io +me le immagino, le veggo, e le ammiro! Qual complicazione di doveri che +ben pochi comprenderebbero, quante difficoltà alle quali a quest’ora +avrà felicemente pensato e provveduto! Oh ne vedremo i risultati ben +presto!... + +Donna Fulvia s’era fatta tutta rossa in viso, e senza quel preambolo +si sarebbe rizzata di scatto anche dinanzi al padre Felice. Maritar +Cristina? Una bagattella! Una cosa che non le era neanche passata per +la mente! Altro che scattare! Ma quella complicazione di doveri e +quella sapienza delle proprie risoluzioni, di cui le aveva parlato il +padre Felice, l’avevano trattenuta, confusa, e riempita a un tempo di +amor proprio e di curiosità. Aveva però dato un leggero sussulto quando +udì la parola _presto_, che in fatto di matrimonio, per lei che s’era +maritata dopo i trent’anni, suonava come un’eresia. + +— Mi son permesso di dir _presto_, — continuò il padre Felice che +s’era avveduto del movimento di donna Fulvia, — perchè parmi di avere +indovinato anche questo suo desiderio. Donna Fulvia, ben giustamente +non ama che le fanciulle si maritino troppo presto.... oh ne ha mille +ragioni! guai, guai! Ma ci sono delle circostanze eccezionalissime in +cui i doveri d’una madre, o di chi ne tiene il posto, suggeriscono +ben diversamente. E questo è il caso. Oh sono anche in ciò pienamente +d’accordo con lei. Ella ha compiuto un atto molto nobile e generoso +quando, con grave sacrifizio, ha accomodate le sgraziate faccende +del conte Maurizio, e ne ha raccolta in casa la figlia. Nella sua +modestia ella dice di non aver compiuto che un dovere.... ma lasci +che io l’ammiri!... e lasci pure ch’io la lodi altamente. Ma non meno +altamente la lodo vedendo quanto ella senta un altro dovere, un dovere +che va innanzi a tutti, rammentandosi cioè ch’ella ha una figlia sua, +e che questa figlia ha un marito. È un gentiluomo perfetto il marito, +chi non lo sa? Dalla sua bocca non uscirà mai una parola che accenni +agli interessi di sua moglie, affinchè nessuno creda che li confonda +coi propri, oh ne possiamo esser sicuri! Ma capisco, appunto per ciò, +i doveri specialissimi di delicatezza di donna Fulvia. La delicatezza +è molta nel marchese di Chiaravalle, ma non è sentita meno altamente +nella casa dei conti d’Orsenigo! + +Donna Fulvia che fino allora era stata combattuta tra l’impazienza e +la riverenza verso il padre Felice, a quelle ultime parole fu vinta, +e sentì salire fino agli occhi una fiamma d’entusiasmo ch’era, non +lo sapeva bene, se per chi le parlava, o per sè stessa, alla quale +erano attribuiti così nobili sentimenti. Chinò la testa in atto di +ringraziare modestamente, e lasciò che il padre Felice continuasse, +impaziente ora di sentire la fine. + +— Donna Fulvia pensa, se ben m’appongo, — continuò il padre Felice, — +che una dimora molto prolungata di Cristina in questa casa, possa far +nascere delle aspettative fallaci, dico bene? e possa lasciar credere +che donna Fulvia voglia, oltre il primo benefizio, farne degli altri; +far ciò insomma ch’ella non deve, e non vuole. Una lunga dimora in casa +creerebbe infatti nuovi e maggiori impegni, nuove responsabilità... E +poi, non si sa mai quel che può nascere; quale indole, quali capricci +possano svilupparsi nella fanciulla.... cosa possa succedere nella +famiglia... insomma, donna Fulvia vuol prevedere! prevedere! Sono +questi i pensieri di donna Fulvia, oh io glieli leggo in fronte! e +quanto a me, li lodo e li applaudo proprio di cuore. Lei ha pienamente +ragione; Cristina va maritata presto, il più presto possibile. Quanto +al trovare uno sposo.... oh comprendo! questo è il pensiero che ancor +trattiene donna Fulvia, e che la rende pensierosa, incerta... Quest’è +infatti il punto più difficile.... ma a donna Fulvia, a donna Fulvia +soltanto, riuscirà facile anche questo. Ella ha un tatto invidiabile +nelle faccende delicate; sa trovare subito il bandolo, e allora il +resto viene da sè. Cristina, naturalmente, non deve portar dote; ma è +bene che ciò sia risaputo subito perchè non ci siano malintesi. Essa ha +la dote d’un bel nome, il nome d’una famiglia tanto illustre; ed è la +nipote d’una così gran dama.... oh è inutile! me lo lasci dire.... e +vedrà quanti si faranno innanzi per incontrare un così gran parentado! +Ma facciasi pure innanzi chicchessia, lo sposo deve essere cercato e +trovato da lei, donna Fulvia, soltanto da lei.... in qualche famiglia +delle nostre, s’intende, sia in Milano, sia in provincia.... ma scelto +da lei.... Quando poi sia ben dichiarato che la sposa non porta dote, +allora qualsiasi dono non farà che mettere in nuova luce la nota e +splendida generosità di donna Fulvia.... Oh, ma cosa mai dico io +adesso! Mi perdoni, m’imbarcavo in argomenti in cui io son profano, e +lei è maestra.... E mi perdoni anche tutte queste mie chiacchiere.... +ma ne incolpi la sua bontà, il mio interessamento per la famiglia.... +e un po’ anche il mio amor proprio. Sì, anche questo. Le cose or dette +io le vado indovinando, le vado leggendo da qualche tempo nel di lei +animo, e il mio amor proprio non ha saputo resistere alla tentazione di +farmi con lei vanaglorioso della mia perspicacia. Oh la vanagloriaccia! + +Donna Fulvia rispose a mezza voce, e un poco imbarazzata, con qualche +parola di ringraziamento e di complimento, col fare di chi si tiene +in riserbo, ma non nega. Qua e là, e anche alla fine, avrebbe voluto +venir fuori con qualche brava rimbeccata; ma quel discorso l’aveva a +mano mano avvinta in certe spire da cui non aveva saputo svincolarsi. +Per più giorni non ebbe altro per il capo, e fu di malumore e aspra più +del solito; ma a poco a poco finì con l’entrare nelle idee del padre +Felice, e col persuadersi anche che qualcuna di queste l’avesse proprio +pensata lei. Da quel punto fu tutta in orgasmo a far combinazioni, a +far progetti, a cercar nella sua mente lo sposo. E lo trovò. Sulle +prime si tenne abbottonata anche con don Felice; e nel dirgli un giorno +col fare misterioso che anche la scelta, quant’a lei, era bell’e fatta, +gli domandava con compiacenza e con una certa ironia: — L’avrebbe per +avventura indovinata anche questa, don Felice? — E don Felice col fare +umile rispondeva: — Ho indovinato una volta, e basta. Non si burli, +donna Fulvia, della mia vanagloria. + + + + +X. + + +Durante l’estate il signor Valassina era venuto parecchie volte in +Orobio. Poi c’era capitato un ingegnere; poi s’eran veduti degli operai +del capoluogo della provincia, e s’era saputo finalmente che nel +palazzo Orsenigo si facevano delle novità, delle grandi novità, per +l’arrivo di donna Fulvia. Si diceva che donna Fulvia sarebbe venuta +a passar l’autunno in Orobio, con Cristina, con tutta la famiglia, +con molta servitù, e con molti invitati. Più d’una volta parecchi del +paese, e anche don Cornelio, avevano osato fare qualche interrogazione +al signor Valassina; il quale lasciava dire, lasciava credere, ma +si teneva alquanto abbottonato; e s’era arrivati così ai primi di +settembre, alla vigilia cioè dell’arrivo di donna Fulvia, senza che si +sapesse nulla di preciso. + +Il marchese Ettore e sua moglie avevano passato l’estate alle +bagnature; e donna Fulvia, a seconda d’un disegno fatto già da due +mesi, aveva aspettato che tornassero prima di andare a Orobio. Il +disegno poi era di non ricondur subito Cristina nella casa paterna +di Orobio, d’affidarla intanto a sua figlia Bianca perchè la tenesse +con sè in una sua villa di Brianza, e di andare sola a Orobio per +principiarvi ciò ch’essa chiamava la _sua missione_. Che missione +dovesse essere la sua, precisamente non lo sapeva, ma era sicura che +ce n’era una; e si accingeva a partire per Orobio come un missionario +che va tra i selvaggi, disposta anche al martirio, ma non alla menoma +contraddizione, s’intende. L’estate, donna Fulvia, lo aveva impiegato +a dare le prime tinte e i necessari ritocchi a quell’abbozzo che +aveva improvvisato nella sua mente, circa il matrimonio di Cristina, +e di cui s’era vantata col padre Felice come di un disegno finito. Il +concetto del disegno non era poi tanto peregrino; ma nella testa di +donna Fulvia ogni più semplice idea diventava una matassa che la faceva +sudare a dipanarla. Tra le sue conoscenze c’era la famiglia d’un certo +barone Brocchetti, un ometto ricco e brutto, gran nemico del mondo +e delle sue pompe, e devotissimo a donna Fulvia. Ogni tanto in casa +Brocchetti veniva su, lungo lungo, come un asparagio, un baroncino +con la faccia un po’ sciocca e con le orecchie a ventola. Di questi +asparagi donna Fulvia ne aveva già colti due; e sotto i suoi auspici +s’eran combinati due matrimoni. Ora ce n’era pronto un terzo, il quale +veniva a taglio per Cristina. Il barone Brocchetti, ch’era ricco, per +rendere più facilmente negoziabili i suoi Brocchettini aveva confidato +a donna Fulvia che non avrebbe domandato un soldo di dote per le spose +de’ suoi figli: e a donna Fulvia non era parso vero di mettere anche +il matrimonio tra le Opere pie, e di avere sotto mano dei mariti di +beneficenza. + +Il mondo diceva che quei due primi matrimoni dei Brocchetti, fatti da +lei, andavano a rotoli; ma essa li proclamava una perfezione, e il +parer suo aveva sempre per lei una gran superiorità su quello degli +altri. Tutto dunque la incoraggiava. E poi non l’aveva detto anche il +padre Felice che il maritar Cristina senza dote era non solo un’idea +luminosa, ma un dovere? + +Quando donna Fulvia ruminava qualcosa di nuovo, i suoi di casa, e gli +amici più familiari, lo capivan subito. E questa volta uno dei primi +ad accorgersene fu appunto il barone Brocchetti; il quale, vedendosi +per di più fatto segno di speciali attenzioni, si fece anch’esso a buon +conto più assiduo, più devoto, più sviscerato con donna Fulvia. E donna +Fulvia, vedendo quel raddoppiamento di devozione, si persuase tanto più +della bontà del suo pensiero, e mostrandosi sempre più confidente col +barone, cominciò a fargli degli elogi di Cristina, e a chiedergli conto +spesso di quel caro giovanetto ch’era il suo terzo figliuolo. Al barone +balenò alla fine l’istessa idea, ma non osò farci allusione conoscendo +l’umor difficile di donna Fulvia. Questa poi un giorno, e fu la vigilia +della sua partenza per Orobio, salutando il barone con espansione +maggiore del solito, e stringendogli la mano, gli disse che maturava +delle novità, “nè ci sarebbe da stupire, aveva soggiunto, se avessi al +mio ritorno una confidenza da farle.„ Il barone aveva risposto con un +inchino, e con un cenno umile del capo, come a dire che sarebbe sempre +stato pronto all’ubbidienza. + +In quei giorni anche don Cornelio aveva per il capo una novità, che gli +faceva pensare tanto più all’avvenimento di cui si parlava da mattina +a sera in Orobio, quello cioè del vicino arrivo di donna Fulvia. La +novità era una lettera di Enrico; una lettera che aveva messo don +Cornelio tutto in festa, e gli aveva dato una consolazione, un buon +umore di quelli ch’egli non sapeva nascondere. E in fatti non aveva +potuto far a meno di darla subito a leggere, quella lettera, alla +sorella. Delle lettere, Enrico, dopo la sua partenza, ne aveva mandate +a don Cornelio un subisso. Eran lettere tutte piene di buone notizie, +di speranze, di progetti che maturavano; e se c’era qualche volta anche +il suo po’ di mestizia, era di quella de’ suoi ventitrè anni, dietro +il cui velo traspariva un bel sole lucente. Il nome di Cristina poi +c’era sempre, messo lì come a caso, alle volte solo in un poscritto, +alle volte anche cancellato; eran lettere d’amore insomma, ma con +l’indirizzo a don Cornelio. Questa volta però c’era qualche cosa di +più. Ma sentiamolo lui. + + “_Stimatissimo e carissimo don Cornelio_. + + “Giorni sono sir Arturo, che è il figlio maggiore di sir James, mi + disse: “Dunque, caro Enrico, tra un mese si va in Italia noi due; + è un affare deciso.„ Credetti che scherzasse. Ma oggi sir James, + lui stesso, il capo della casa, mi fece chiamare, mi confermò la + notizia dicendomi di che cosa si tratta, e tracciandomi con poche + parole, asciutte ma precise, i miei doveri. Gli avrei buttate le + braccia al collo, tanto mi balzava il core per la consolazione. Ma + sir James ha la faccia così severa! e poi, s’era rimessi subito + gli occhiali, ed era tornato alla firma della corrispondenza. + Uscii dal suo gabinetto, rosso in faccia come un cocomero, e mi + sento ancora salir le fiamme in questo momento in cui le scrivo. + È il primo minuto che m’ho di libertà in tutta la giornata, e + prima di andar a desinare voglio proprio scriverle, mio caro, + mio buon don Cornelio, tutto quello che m’ha detto sir James. La + mia carriera è assicurata; la meta è raggiunta, o dirò meglio è + oltrepassata perchè non avevo mai sperato tanto. I miei sogni.... + oh don Cornelio, mi permetta che dica il mio bel sogno! il sogno + che m’ho dinanzi giorno e notte, ora potrà diventare una realtà. + Io non le osavo prima d’ora parlar di Cristina che timidamente, + e forse lei non sa quanto l’ami. Le dissi è vero, l’ultima volta + che fui a Orobio, che io amavo Cristina, ma non seppi dirle tutta + l’immensità del mio affetto. Oh io l’amo molto di più! Ora ho il + coraggio di dirglielo, e non già perchè glielo dico da lontano e + mentre lei non mi guarda.... ma perchè ora posso confessare l’amor + mio apertamente, ma perchè ora Cristina potrà diventar mia! + + “Mia!... E Cristina lo vorrà?... Questo è il solo dubbio che turba + tutta la mia contentezza. Ma poi penso, io ho un amico. C’è don + Cornelio! don Cornelio saprà dire a Cristina quanto sia grande il + mio affetto, quanto la voglio render felice.... le saprà rendere + più accetto il mio desiderio in nome d’un desiderio che le sarà + sacro. Oh se sapesse, don Cornelio, quale dolce commozione, quanto + conforto, quanta forza, lei m’ha dato il giorno in cui mi confidava + che il conte Maurizio, il mio secondo padre, m’avrebbe volontieri + affidata per sempre la sua Cristina! Mi ripeta, mi ripeta quelle + parole.... oh don Cornelio! le ripeta, le ripeta ora anche a + Cristina! + + “Io voglio sperare che sarà contenta anche la signora zia di + Cristina, dopo che lei le avrà parlato, e l’avrà assicurata che io + posso offrire a sua nipote un avvenire buono e sicuro. + + “Oh quante cose deve fare don Cornelio per me! Io non riuscirei + forse da solo a farne neppur una. Ma lei ha il cuore così grande! + + “Mi scriva, mi consigli, mi diriga. La stringo al cuore stretto + stretto, anzi le salto al collo come quando ero fanciullo, e le + mando tanti baci. + + “Ora aspetterò una sua lettera, e m’ho già la febbre + dell’impazienza addosso. + + “Mi saluti tanto tanto la signora Angelica. Le dica che mi ricordo + sempre di lei.... poi le faccia indovinare la buona notizia. Ne + avrà un gran piacere di sicuro, perchè è tanto buona, e poi mi vuol + bene, e ne vuole tanto a Cristina. + + “Il suo ENRICO.„ + + “_PS_. Oh don Cornelio, mi perdoni! m’accorgo rileggendo la + lettera che ho dimenticato di scriverle le parole che mi ha dette + sir James. Gliele scriverò domani tutte, fino ad una; le ho così + impresse che non scappano. Intanto le dirò in fretta di che cosa + si tratta. La Casa vuole allargare in Italia i suoi traffici, e vi + manda sir Arturo in missione per un anno. Io lo devo accompagnare, + e dopo un anno mi sarà affidata la rappresentanza della Casa in + Italia. Avrò uno stipendio di 400 sterline; e più tardi, se me lo + saprò meritare, anche un tanto nei guadagni. Mi par di sognare. Ma + son desto, e come son desto! E _Ugolino?_ Mille carezze anche a + _Ugolino_.„ + +Dopo la lettura di questa lettera, don Cornelio s’era stropicciati gli +occhi per accertarsi d’esser desto anche lui. Poi s’era lasciato andare +alla più schietta allegria; aveva chiamata la sorella, aveva riletta la +lettera a voce alta, facendo ora una esclamazione, ora un commento, e +poco era mancato che non ne facesse parte a tutti gli amici del paese. +Poi, riflettutoci un po’, aveva persuaso la sorella, la quale scoppiava +dalla consolazione, che bisognava lasciar maturare le cose, che +bisognava aspettar l’arrivo di donna Fulvia, di Cristina, e fors’anche +quello d’Enrico, e che per il momento non si doveva far parola della +lettera con nessuno. Poi quel giorno stesso aveva risposto a Enrico +congratulandosi con lui; assicurandolo che avrebbe fatto dal canto suo +quanto si poteva, ingiungendogli però di non far nulla, ogni volta che +si trattava di Cristina, senza avernelo consultato; e raccomandandogli +infine di condursi con calma e con circospezione, e di tener tutta per +sè fino al momento opportuno la sua giustissima allegrezza. + +All’allegrezza intanto don Cornelio aveva lasciato libero il corso per +conto proprio; cosa che faceva stupire grandemente il sindaco, il quale +non comprendendo la ragione di quell’improvvisa allegria, aggrottava le +ciglia e gli borbottava: + +— È per la venuta di donna Fulvia che lei si frega le mani? + +— E perchè no! — rispondeva don Cornelio. + +— Vedrà, vedrà! ho già le mie informazioni io!... una vecchiaccia +aristocratica. + +— Del bene però ne ha fatto. E poi vien Cristina.... la rivedo tanto +volontieri quella buona figliola! + +Anche la signora Angelica non sapeva star nella pelle. “Cos’ha la +signora Angelica?„ domandava la gente del paese, e tutti le si facevan +d’attorno. “Viene Cristina, viene Cristina!„ rispondeva la signora +Angelica, e poi fuggiva per non esser costretta a dire di più. + +Venne finalmente il giorno dell’arrivo di donna Fulvia. A Orobio non +s’era venuto a saperlo di preciso che il giorno innanzi; e c’eran +stati, a questo proposito, discussioni, dispiaceri, capannelli, e +chiacchiere da non finirla più. Che si dovesse fare a donna Fulvia +un ricevimento coi fiocchi, lo dicevan tutti; bisognava dimostrarle +riconoscenza pei benefici fatti, tanto più che ne poteva fare degli +altri. Ma poi chi voleva la banda, chi le campane, chi i mortaletti, e +chi non voleva niente di tutto ciò. Questi ultimi, ch’erano i lettori +d’un giornaletto arrabbiato della provincia, avrebbero pur voluto un +ricevimento solenne, ma fatto in modo, se si poteva, che nessuno se +n’accorgesse. La conclusione fu che non si fece nulla. Quando donna +Fulvia arrivò, c’eran per strada molti curiosi a vederla passare, e tre +o quattro meglio vestiti, con don Cornelio alla testa, ad aspettarla +sotto il portico del palazzo. Il sindaco non s’era lasciato vedere; e +lo speziale, dopo averci pensato un poco, s’era deciso d’andarci, ma in +modo da arrivare quando gli altri ne ritornavano. + +Arrivata la carrozza, e aperto lo sportello dal servitore sceso di +cassetta, uscì per il primo il signor Valassina, poi la cameriera con +in braccio _Fleurette_, e per ultima scese donna Fulvia. Don Cornelio +allungò il collo cercando con gli occhi Cristina, ma Cristina non c’era. + +Donna Fulvia aveva l’aria di malumore, era stanca, accaldata. Don +Cornelio, ch’era rimasto a un tratto mortificato e un po’ con la +faccia lunga, cominciò a biascicare qualche parola di complimento; ma +donna Fulvia non si diede gran premura d’ascoltare perchè era intenta +a far levare dalla carrozza un monte di scialli, di borsettine, e di +sacchette. Don Cornelio stava per ricominciare il suo complimento, +quando si sentirono tutt’a un tratto dei guaiti acuti di _Fleurette_ +che faceva _caino_, _caino_, scappando affannosamente. Cos’era, cos’era +stato? _Fleurette_, appena fuori di carrozza, aveva adocchiato nella +corte _Ugolino_, venuto anch’esso al ricevimento dietro don Cornelio, +e gli si era fatta vicina ringhiando. _Ugolino_ che non era in vena di +galanterie, aveva risposto con una mossa come di chi volta le spalle, +e _Fleurette_ se n’era approfittata per addentargli la coda. _Ugolino_ +non era un accattabrighe, ma, per l’onor dei cani del paese, non +tollerava scherzi, specialmente da cani forestieri. Si pensi quindi che +pettinata era toccata a _Fleurette_. Donna Fulvia, la cameriera, il +servitore, furono addosso in un attimo al povero _Ugolino_, il quale fu +appena in tempo di raccomandarsi alle gambe e di infilare la porta. + +— Ne ho già visti tre o quattro di questi cagnacci, nell’attraversare +il paese! — esclamò donna Fulvia in tuono arrabbiato e secco. — Ma +saprò dare i miei ordini. Cani per le strade non se ne devono veder più! + +La missione di donna Fulvia era incominciata. + +Don Cornelio non osò prender le difese di _Ugolino_ per non confessarsi +in quel momento conoscente del reo; fece i suoi saluti, che furono +ricambiati da donna Fulvia con una cortesia un poco asciutta e +rannuvolata; poi lui, e quei quattro che aveva in compagnia, rifecero i +loro inchini, impacciati più di prima, e si accomiatarono. + +La signora Angelica, ch’era venuta fino al portone del palazzo per aver +più presto le nuove di Cristina, e anche con la speranza in cuor suo di +vederla, si fece subito incontro al fratello. + +— E Cristina? Cristina? + +— Cristina.... non c’è.... per ora.... — rispose don Cornelio un po’ +distratto e imbarazzato avviandosi verso casa. + +— Ma come! Ma perchè non è venuta?... Dite su, e verrà presto? Cosa +v’ha detto donna Fulvia?... + +— Oh, quante domande!... Sicuro che Cristina dovrà ben venire, +fors’anche presto.... ma poi non ho avuto il tempo, lì per lì, di far +tante chiacchiere con donna Fulvia. + +— Oh che benedett’uomo che siete voi alle volte.... + +— E che benedetta donna che siete anche voi! Donna Fulvia era +stanca.... da non poterne più, e volevate che la tenessi lì, in +corte per un’ora, e la sottoponessi a un interrogatorio? Un po’ di +discrezione, un po’ di creanza la ci vuole! Donna Fulvia poi non +riparte domattina. C’è tempo da domandargliene delle cose! + +Angelica tacque, ma non pareva troppo persuasa. + +— Oh, a proposito, — riprese — cos’è successo? Ho visto _Ugolino_ +scappar fuori dal portone, e via di gambe senza darmi retta... + +— _Ugolino_ è un asino! + +— Oh cos’ha fatto? + +— Mi va ad abbaruffarsi con la cagnolina di donna Fulvia. Domando io se +quello era il momento! se c’è prudenza, se c’è criterio! + +— La colpa non sarà sua, ne son sicura, perchè l’ho visto in tante +circostanze. + +— Intanto per un po’ di giorni il signor _Ugolino_ se ne starà in casa. +Badateci bene anche voi! + +— Oh, ma questa poi è un’esagerazione! — osò dire Angelica facendosi +tutta rossa. + +— So io quel che mi dico... una ragazzata la si compatisce... ma questa +volta me l’ha fatta grossa.... + +— Oh don Cornelio già di ritorno! — esclamava intanto il farmacista +facendosegli incontro. — M’avviavo appunto per presentare, unitamente a +lei, i miei omaggi alla signora donna Fulvia. + +— Sarà per un’altra volta. + +— Oh certamente.... e che cosa le ha detto donna Fulvia? + +— Tanti saluti a tutti, tanti saluti. — Ed entrò in casa, intanto che +il farmacista stava pensando un’altra domanda. + + + + +XI. + + +Per diversi giorni donna Fulvia stette rinchiusa in casa, e non volle +veder nessuno. A chi veniva per ossequiarla faceva dire che gli avrebbe +ricevuti poi a suo tempo, e che anzi, venendo quando l’avrebbe detto +lei, le avrebbero fatto anche un piacere maggiore. + +I più curiosi avevan cercato di spiarla quand’era in chiesa; ma in +chiesa donna Fulvia ci stava con tanta umiltà, e in un posto così +separato e distinto da tutti, che non era stato possibile a nessuno di +vederla in faccia. + +Il signor Valassina invece, s’era dato nel frattempo molto d’attorno +cercando di veder tutto, di parlare di tutto, e di sapere i fatti di +tutti, con l’aria di confidare i propri. Nè si era accontentato di +Orobio; col pretesto degli affari di donna Fulvia, in pochi giorni +egli aveva fatto conoscenza anche con moltissimi dei paesi vicini, e +s’intende, gli aveva fatti cantar tutti; in modo, ch’ebbe subito pronta +tutta la messe che occorreva per il vaglio di donna Fulvia. Fra le +conoscenze fatte c’era stata anche quella di don Innocente; ed anzi, +siccome era stato uno dei principali somministratori della messe, +così ne lo aveva ricambiato con una pronta amicizia e con una special +protezione. + +Finalmente un bel giorno fu annunziato che donna Fulvia si sarebbe +compiaciuta di ricevere le persone principali del paese, e che dava +principio ai ricevimenti. A tale notizia non è a dire come don Cornelio +si mettesse in movimento. Gli premeva che donna Fulvia fosse di buon +umore, che pigliasse ad amare il paese, che vi soggiornasse lungamente, +e vi continuasse, come un tempo, l’opera benefica del povero conte +Maurizio. Con la sua pazienza e con la sua bonarietà don Cornelio +otteneva quel che voleva, e così ottenne che andassero da donna Fulvia +anche i più ruvidi, anche il sindaco; e che più d’uno di tanto in tanto +lasciasse la mezzetta dell’osteria per l’acqua cedrata di donna Fulvia. + +Per tre o quattro settimane le cose non andarono male. Ogni sera in +casa di donna Fulvia, c’era la partita a tarocchi, e ogni domenica un +pranzetto. Gli ospiti di solito erano don Cornelio e il suo coadiutore, +il sindaco, il dottore, lo speziale e diversi preti dei paesi vicini +che mano mano andavan crescendo in numero. Il più assiduo era don +Innocente. Una certa soggezione li teneva tutti in riga; parlavan +quindi pochissimo; e questo è già un buon mezzo per andar d’accordo. +Donna Fulvia, un po’ perchè li voleva studiare a uno a uno, un po’ +perchè si compiaceva a vederli così ossequiosi e deferenti, s’era +tenuta nei primi tempi in un certo riserbo benevolo, che in quella +prima luna di miele, bastava per addolcire i commenti. Don Cornelio +ne gioiva tutto. Egli s’era ben accorto, fin dalla prima volta che +l’aveva veduta, con che caratteruccio caustico avrebbe avuto a che +fare, e n’era rimasto tutto conturbato e pieno in cuor suo di dubbi e +di malinconia; ora però cominciava a sperare. Sperava che fosse facile +ammansirla, e cavarne qualche buon frutto, come gli era riuscito con +altre piante spinose. + +Ma, a poco a poco, al tavolino de’ tarocchi, e in fin di tavola, dopo +un buon pranzo, le lingue incominciarono a sciogliersi un po’ di +più, e incominciarono anche i primi guai. Alcune prime lezioncine, +bruschette, s’intende, donna Fulvia principiò a darle al coadiutore di +don Cornelio, ch’era anche il più giovane e il più timido di tutti; +forse per educarlo a modo suo, o fors’anche volendo “dire a nuora +perchè suocera intenda.„ La suocera in questo caso era don Cornelio. +Una sera il povero don Luigi, avendogli qualcun domandato: “Ebbene, +che novità ci sono?„ s’era messo a ripetere una poca novità pescata in +un giornaletto della provincia che non era quello della Curia. Donna +Fulvia non lo lasciò neanche finire. + +— Come! don Luigi, — gli disse seccamente, — lei si dà alla lettura +d’una gazzetta qualsiasi? Non sa quali sono i giornali che lei deve +leggere? + +Il medico, che stava giocando al tavolino, credendo sulle prime che +donna Fulvia scherzasse: + +— Ma come? — soggiunse con affettazione, — lei legge altri giornali, e +non solamente quello di don _Ammazzasette_? + +— Ma dottore! — saltò su don Cornelio, — badi al gioco.... cosa mi fa? +non ha veduto che chiamavo tarocchi? — e facendo la voce grossa cercò +di sviare il temporale. + +— Sciocchezze! — saltò su donna Fulvia interrompendo il dottore; e fu +il primo lampo. + +Allora il dottore piccato, cominciò quietamente, tra una giuocata e +l’altra, a far la storia di don _Ammazzasette_, come lo chiamavano, +il quale era un prete già professore, che, dopo molte peripezie, +aveva mutato di diocesi e di provincia, e s’era fatto giornalista +intransigente nel capoluogo di quella valle. + +Che donna Fulvia avesse intanto i nervi in burrasca si capiva da alcune +contrazioni della bocca ch’eran di solito foriere d’uno scroscio. Ma la +tratteneva una certa soggezione in cui era ancora col dottore; e tutta +contegnosa e silenziosa fingeva di non udire, e non levava gli occhi +dalle carte. Di tanto in tanto però scattava. + +— Cose che si contan nelle bettole! — saltò su a un tratto. + +— Scusi, interruppe il sindaco, tutti ne parlano. Io, per esempio, +queste cose le ho risapute anche da qualche buon prete, all’orecchio, +s’intende, perchè don _Ammazzasette_ li fa tremar tutti; ma poi un +poveraccio, quand’è stanco di accuse, di fulmini, di predicozzi, di +semestri d’abbonamento, di collette e di oboli, versati a furia di +rappezzi sulle brache.... allora qualcosa mormora, il poveraccio! +Mormora dell’esattore.... e anche di don Ammazzasette.... è naturale! +Tanto più che non è certo costui quello che gli insegni precisamente +l’indulgenza per il prossimo. + +Don Cornelio cercava di interrompere ora l’uno ora l’altro ma non c’era +modo. Il dottore era piccato, e tirava innanzi impassibile e con tutta +flemma. + +— No, davvero, non son gli articoli del suo giornale che insegnino nè +l’amor del prossimo, nè la carità, nè il perdono.... + +— Ma che ci ha a che fare tutto ciò coi giornali? — esclamò con +impazienza donna Fulvia. + +— Pochissimo di solito, ne convengo; ma un pochino forse di queste +virtù cristiane non sarebbero fuori di posto anche in un giornale, +quando il giornale dice di essere cristiano cattolico per eccellenza. + +— Lasci, lasci queste cose, signor dottore, a chi se ne intende. + +— Oh io non ho questa pretesa, anzi non me ne intendo affatto; ma come +metterebbe lei d’accordo gli articoli di don _Ammazzasette_, e di +altri suoi colleghi, con quegli ammaestramenti che dicono: “offrite la +guancia al percotitore.... scagli la prima pietra chi....„ + +— Quelli erano altri tempi! + +— Precisamente. E ciò che concludo anch’io, — disse con ironia il +dottore, e poi si tacque. + +Dopo quella partita non se ne fecero altre. La conversazione rimase +arenata, e, dopo un silenzio lunghetto e dei saluti fredducci, la +serata finì mandandoli tutti a letto di malumore. + +— E voi, Cleofe, ricordatevi di non ammalarvi in questo paese, — diceva +poco dopo donna Fulvia alla cameriera, intanto che questa le levava +le due coppie di ricci, e le presentava la cuffia da notte. — C’è un +medico al quale non darei da curare il gatto. + +Donna Fulvia fu per parecchi giorni arrabbiata anche con sè stessa per +non aver risposto al dottore, quella sera, come avrebbe voluto. Gliene +veniva in mente ogni tratto una più salata dell’altra, ma era tardi. +Pensò di metterle in serbo per la prima occasione; ma poi, per non +tenersele troppo, finì col regalarle ad altri, perchè il dottore per un +gran pezzo non si lasciò più vedere. + +Una buona dose di quelle bottate cominciò a sfogarle col sindaco +e con lo speziale, coi quali si sentiva meno in soggezione. E +l’uno e l’altro, condotti da don Cornelio, si trovavano una sera a +conversazione nel suo salotto, dove c’erano anche don Innocente ed +altri personaggi del paese, di quelli che non parlano. Lo speziale era +in vena di discorrere. Quando si trovava con persone nuove lo speziale +amava farsi conoscere come uomo dotto; amava lasciar capire che c’era +in lui una certa superiorità; ch’era uomo di scienza; ch’era anche +filosofo se occorreva; e che nella scienza e nella filosofia poi sapeva +avere delle idee arditissime; che sapeva persino essere all’occorrenza +un libero pensatore, come si direbbe. Non che lo fosse: alle funzioni +della parrocchia, ci andava è vero con l’aria di fare un favore a +Domeneddio, ma ci andava sempre. + +— Che ne pare, a donna Fulvia, di questi paesi? — aveva cominciato lo +speziale. — Cosa ne dice di questo nostro Orobio? + +— Fin ora non ne dico niente — aveva risposto donna Fulvia. + +— Capisco, le mancano i dati statistico-morali; ma non le sarà +malagevole l’averne qualche idea sintetica, come diciamo noi, se vorrà +percorrere meco.... + +— Tante grazie, non s’incomodi. + +— È un pezzo che io le vado studiando queste popolazioni, che le +analizzo, come diciamo noi.... Io le credo le vere discendenti dei +Cenomani; ne hanno tutti i caratteri. Intelligenza pronta, riflessiva, +spirito analitico, disposizione alle scienze positive.... insomma siamo +Cenomani! Basta osservare le nostre scuole.... Coraggio, caro sindaco! +aumentate le nostre scuole, raddoppiatele, ve lo dico sempre! + +— Non le abbiam forse raddoppiate da un pezzo? — saltò su il sindaco. + +— Sta bene, ma avanti, e sempre avanti! Sono incommensurabili i frutti +che si possono cavare dalle nostre popolazioni fortemente istruite! Ma +bisogna che l’istruzione sia scevra di pregiudizi, che sia filosofica, +positiva. Allora avremo delle masse illuminate, robuste; avremo delle +masse.... + +— Avrete una massa d’asini più di prima! una massa di prosuntuosi, e di +petulanti! — esclamò, interrompendolo, donna Fulvia che incominciava a +perdere la pazienza. + +— Benissimo! Dice bene la signora contessa! Proprio così! — esclamò +anche don Innocente, fregandosi le mani. + +Lo speziale e il sindaco si voltarono verso quest’ultimo come due +basilischi, e stavano per ripicchiare su lui la botta di donna Fulvia. +Ma intervenne a tempo don Cornelio, il quale un po’ canzonando in bella +maniera lo speziale, un po’ interpretando benignamente le diverse +opinioni, rimise per un momento la conversazione in carreggiata, e +riuscì a far parlare delle sue scuole il sindaco, il quale ne era +molto glorioso. Il sindaco fece la sua narrazione, un po’ lunghetta, +non ommettendo qua e là, con una certa modestia, di far cenno degli +elogi che aveva ricevuti a voce ed in iscritto dai superiori scolastici +e dal prefetto. Poi com’ebbe finito, guardò donna Fulvia con l’aria +d’aspettare anche gli elogi suoi. + +Donna Fulvia lo lasciò aspettare un pochino, poi in tuono calmo e +con aria di protezione gli rispose: — Le scuole possono essere una +buona cosa, ne convengo; non le sue, però. Lo creda a chi se ne +intende. Ne riparleremo; e a suo tempo me ne occuperò anch’io delle +sue scuole. Intanto comincio col dirle che per gli asili non divido il +suo entusiasmo, e che nelle classi elementari poi, c’è molta roba da +mettere in disparte... Figurarsi! anche la storia e la geografia!... +cose che scaldan le teste dei ragazzi. Quanto poi alle scuole serali... +son di moda, lo so; ma lo creda a me, signor sindaco, alla sera la +gente sta bene a letto. — Poi voltandosi a un tratto verso lo speziale, +col fare un pochino ironico continuò: — Lei mi deve scusare se l’ho +interrotto poco fa; non m’ha finito il suo programma scolastico, +sentiamone anche il resto; dica su, non me ne privi. — + +Lo speziale, che dopo la brusca interruzione di donna Fulvia era +rimasto alquanto sconcertato, si rasserenò subito a quell’invito; e +pigliatolo sul serio, si rimise a raccapezzare le idee, e a riprendere +il filo del discorso. + +Un gran temporale s’era invece rapidamente addensato nella testa del +sindaco. Don Cornelio se ne accorse, ed ebbe un momento di spavento. Il +sindaco tutto acceso in faccia, s’era levato in piedi per cercare il +cappello. Trovatolo, disse con la voce alterata: “felice notte„: fece +un inchino, sbagliò la porta un paio di volte, e se ne andò. + +— Innanzi tutto, — continuò lo speziale — noi vogliamo l’istruzione +obbligatoria, meno s’intende quando abbiamo i lavori della campagna, o +quelli delle filande; la vogliamo gratuita.... + +— Oh, la vorrei gratuita anche per me — saltò su donna Fulvia — che ne +dovrò far le spese per una buona parte. + +— E laicale... non escludendone però don Cornelio, ottimo direttore +delle nostre scuole. + +— Ah, è lei don Cornelio il direttore delle scuole? il direttore della +storia, della geografia, e di tutte le cosarelle che abbiam sentite?... +È un direttore di scuole comunali anche lei don Innocente?... + +— Oh, il cielo me ne guardi, signora contessa, — rispose subito don +Innocente. — Non me ne immischio io in queste cose, non me ne immischio! + +Don Cornelio non rispose. S’era messo a sfogliare e a leggicchiare un +libro, e finse di non aver sentite le parole di donna Fulvia. + +— Poi, — continuò lo speziale intento sempre a raccappezzar le idee +— poi vorrei con un sistema coordinato e complesso risollevare le +popolazioni campagnole alla coscienza di sè medesime e della loro +missione; mi spiegherò. + +— Mi farà piacere. + +— Bandire il pregiudizio, e sostituire la scienza. Questa è la meta. Ma +per arrivarci bisogna innanzi tutto che le masse siano penetrate della +superiorità del metodo sperimentale, positivo, analitico. Vorrei dunque +istituire una scuola a questo scopo. Poi vorrei fare un gran bucato di +tutto l’empirismo, di tutti i pregiudizi. E qui comincerei a fare agli +agricoltori, una buona scuola di.... + +— Oh, faccia dei buoni decotti agli agricoltori quando ne abbisognano! +— saltò su don Cornelio interrompendolo, e desideroso che la finisse. + +— Mi scusi, don Cornelio, — continuò lo speziale — su questo, punto, +lei lo sa, non andiamo d’accordo. Il suo programma, per me, è troppo +limitato.... + +— Lo lasci finire, — disse donna Fulvia, — lo lasci finire. + +— Io vado molto più in là, — continuò lo speziale tutto contento +dell’appoggio di donna Fulvia. — Vorrei scuole di botanica, di chimica, +di fisica celeste e terrestre, di antropologia.... + +— Oh, che parolone mi va lei pescando! Scusi la mia ignoranza, ma +questa poi m’è nuova. + +— Noi diciamo _antropologia_ la scienza che tratta dell’uomo, — disse +lo speziale con gravità e con soddisfazione. + +— Ah, capisco, — soggiunse donna Fulvia dopo un momento di riflessione. +— Sarebbe mai quella scienza che insegna che l’uomo viene dalle +scimmie? E sarebbe forse anche lei di questo parere? + +— Ma, ma... donna Fulvia mi propone una grave questione! Io... finora, +non mi pronunzio. La scienza ha i suoi ardimenti... io li rispetto... +non ammetto... non nego.... + +— Ah lei è in dubbio? — rispose donna Fulvia con quel tono ch’era +l’antifona d’una frecciata. — Aggiustiamola, com’è così; dalle scimmie +discenderà lei, se le accomoda, io no di certo! + +Lo speziale rimase tanto colpito e confuso che non trovo più una parola +nè per rispondere nè per continuare il suo programma scolastico. La +conversazione finì. Ci fu un lungo silenzio; poi don Cornelio disse +qualche parola sulla pioggia e sul bel tempo; poi sonarono le dieci, e +dopo i soliti inchini ognuno se ne andò pei fatti suoi. + +La mattina seguente, sindaco e speziale andarono a sfogarsi da don +Cornelio. Capitò per il primo lo speziale. Gli coceva più che mai +l’affar delle scimmie. La teoria del discenderne tutti l’avrebbe +accettata senza difficoltà; ma di discenderne lui solo, non ne voleva +sapere. Don Cornelio fece più volte per tranquillarlo, per fargli +capire che anche lui più volte era andato fuori di casa co’ suoi +discorsi, e che se gli era toccata una botta, se l’era anche tirata +addosso; ma non gli riuscì così presto. Lo speziale non si quietò se +non dopo una lunga confutazione con la quale volle metter donna Fulvia +in un sacco. Cosa che don Cornelio gli lasciò fare con suo comodo, +tanto più che non c’era nè donna Fulvia, nè il sacco. + +Don Cornelio avrebbe voluto acquietar subito anche il sindaco. Ci mise +tutto l’impegno, sprecò un paio d’ore, ma fece un buco nell’acqua. +Anche il sindaco era stato punto sul vivo, e il solo conforto del suo +amor proprio era quello di veder giustificate le sue diffidenze, le sue +previsioni e l’antipatia presentita per donna Fulvia. + +— L’avevo detto io! Lo sapevo io! E lei che non mi voleva credere! +Ma gli è che le cose le vedo da lontano io! — E di questo tono non +la finiva più. Don Cornelio per buttar acqua sul fuoco gli andava +concedendo molto, gli concedeva tutto, e intanto cercava di tirarlo a +ragionare sul bene che si poteva ricavare anche dal male; cercava di +mostrargli come a poco a poco, con la pazienza e con la tolleranza, si +sarebbero potuti smussare gli spigoli di donna Fulvia, la quale alla +fin fine poi doveva avere buon cuore, e poteva fare del gran bene al +paese. + +— Lei è l’uomo della buona fede! gliel’ho sempre detto. Non ne è +guarito mai, ma questa volta ne dovrà guarire per forza. La pace del +nostro paesello è finita, me lo dice un presentimento. Di me poco +m’importa; ma mi cruccio per il paese, e se vuole proprio che gliela +dica, mi cruccio per lei!... Apra gli occhi, don Cornelio, apra gli +occhi!... + +Don Cornelio rideva, ma il sindaco facendosi sempre più serio, ed anche +più calmo, prese a rammentare i guai che negli ultimi anni avevano +mano mano messo sossopra parecchi paeselli vicini. Disse che aveva già +veduto, in pochi giorni, uno stormo d’uccelli del mal augurio convenire +in paese, e farsi in giro a donna Fulvia. + +— Nei nostri paesi una volta, — continuò il sindaco, — lei lo sa, +c’era sempre un buon curato, un buon prete ch’era il padre e l’amico +di tutti; ch’era spesso quello che ne sapeva più degli altri, e sempre +quello che aveva il cuore più largo; che nei dissidi metteva la pace, +che faceva all’occorrenza da arbitro, da conciliatore, e da capo del +Comune; che tutti riverivano ed amavano perchè era il primo patriotta +del paese. Li ho conosciuti io, e li rammenterà anche lei, i nostri +buoni curati d’un tempo!... quelli del quarant’otto!... Ma quei +tempi sono passati. L’un dopo l’altro sparirono da questo mondo... o +perseguitati dovettero nascondersi. Al loro posto ci sono i nuovi. I +più vengono guardandosi in giro sospettosi come sentinelle in un paese +nemico; tra loro e le faccende di questo mondo piantano in mezzo una +siepe di spini; e la gente che non vuol pungersi, li lascia al loro +posto, come piuoli senza radici e senza frutti. Canzonare il curato è +ora un canzonare chississia. Se ce n’è uno buono, bisogna che anche +lui si tenga chiuso sotto quattro catenacci; e i più sono anche poveri +e ignoranti, perchè a chi mai può piacere una vita simile?.... Forse +altrove non sarà così; ma a noi è così che ci li mandano adesso.... Lei +è l’ultimo, in questi paesi, dei nostri preti del quarant’otto... e lo +creda a me, la spazzeranno via anche lei!... + +Don Cornelio non rideva più, e rimase per tutto quel giorno malinconico +e sopra pensiero. + + + + +XII. + + +Anche don Cornelio intanto che faceva da paciere, ebbe presto da donna +Fulvia la sua parolina di biasimo; e sì ch’egli aveva fatto proprio +tatto il possibile per scansarla. Fermo nella speranza di abbonir donna +Fulvia, di farle amare la gente del paese, di farla diventar la loro +provvidenza, aveva bisogno poi che questa gente le facesse festa, e le +fosse attorno con quella deferenza e con quell’affetto che guadagnano +gli animi. Ma era un problema difficile. Quanti gliene conduceva si +aggiungevano a poco a poco al numero degli imbronciti, e aumentavano il +da fare di don Cornelio. Non sarebbero stati lontani quelli di Orobio +dall’accordare a donna Fulvia la loro deferenza, ma bisognava che +donna Fulvia ne avesse dimostrata loro in anticipazione altrettanta. +Figurarsi! E don Cornelio intanto era tutto in faccende a persuadere, +a calmare, a sgridare all’occorrenza, a cercar gente nuova da condur +da donna Fulvia, e a ricondurle qualche disgustato mansuefatto. Fin +sua sorella dovette mansuefare: la buona signora Angelica! La signora +Angelica per ubbidire ai suggerimenti di don Cornelio, dopo aver resi +i suoi omaggi a donna Fulvia, aveva offerta la sua amicizia e i suoi +servigi alla cameriera, la Cleofe, usandole tante piccole attenzioni, +facendole de’ regalucci, e insegnandole persino a fare il croccante. La +Cleofe accettava tutto, ma si lamentava di tutto. Orobio per lei era il +più brutto paese di questo mondo, e andava ripetendo che c’era tutto +da mutare da cima a fondo, fin la gente, fin le montagne. La signora +Angelica aveva sempre usato una gran prudenza; ma ora, e specialmente +su certi argomenti, cominciava a rimbeccarla e a perdere la pazienza. + +La Cleofe amava discorrere, e far sentire la sua superiorità, in +argomenti di teologia. Diceva che le cotte del curato non erano +pieghettate come si doveva; che il curato non metteva mai nelle +prediche il più piccolo testo latino, e che quando raccomandava +l’elemosina non la raccomandava abbondante; diceva che il curato era +di maniche larghe, che aveva abolite tante belle usanze, e che Orobio, +anche secondo il parere di don Innocente, andava diventando un paese di +eretici. + +Don Cornelio rideva; ammoniva la sorella a non badarci, e a tacere, +raccomandando a lei come a tutti d’aver pazienza. Sino al povero +_Ugolino_ doveva raccomandar la pazienza, quando gli si piantava +dinanzi e lo guardava fisso, come a dire: che novità son queste? La +novità era che don Cornelio non lo conduceva più con sè che quando +usciva di paese, e che gli era imposta una vita tutta di casa, per +impedirgli le dispute con _Fleurette_. + +Ma, a malgrado di tanto zelo e di tante precauzioni, la politica di +don Cornelio non riusciva a grandi risultati. I migliori del paese +eran tutti, chi più chi meno, o disgustati, o malveduti. Gli sciocchi, +i maligni, i credenzoni, andavan da donna Fulvia a bever grosso, o a +dargliene a bere: donna Fulvia, malcontenta di tutto e di tutti, era +persuasa che a Orobio non c’era nulla di buono; che tutto era guasto, +come aveva preveduto lei, e che bisognava fare e rimutare grandi +cose. Ma non sapeva poi come appigliarsi. Alla fine s’era decisa di +chiamare in soccorso il padre Felice; ma, non volendo confessargli +completamente il suo imbarazzo, le occorreva un’occasione, un +pretesto, per sottoporgli il caso e avere de’ consigli, senza ch’egli +se ne avvedesse, come le pareva d’aver fatto in altre circostanze. +L’occasione venne presto, e fu quella della festa che si celebrava +in paese nell’ottobre, il giorno di San Luca, ch’era il santo della +parrocchia. Donna Fulvia pensò di far venire per quel giorno sua +figlia, il genero e Cristina; e di pregare anche il padre Felice a +voler essere della compagnia per fare una scampagnata, e vedere Orobio +nella sua giornata solenne. Detto fatto, scrisse alla figlia, al genero +e al padre Felice; gli inviti furono accettati con piacere; e la +Cleofe, seguita affannosamente da _Fleurette_, fu tutta in faccende a +far camere e a spolverare. + +Prima che arrivassero i suoi invitati, donna Fulvia volle prendere con +don Cornelio qualche concerto per il giorno della festa; e fu allora +che a don Cornelio toccò una prima censura, con la quale donna Fulvia +gli volle anche far capire che non era troppo contenta di lui. + +— Dunque non sono che tre i sacerdoti che lei ha invitati per le +funzioni della festa? — domandò donna Fulvia dopo qualche altra +interrogazione, e dopo una pausa, durante la quale la sua faccia s’era +composta a molta serietà. + +— Appunto, — rispose don Cornelio. — È quello che faccio di solito in +simili occasioni. + +— E s’è sempre fatto così? — domandò, dopo un’altra pausa, donna Fulvia +la quale aveva avute prima le sue informazioni. + +— Si fa così da molti anni. Una volta c’era anche qui l’usanza di far +molti inviti, e per la festa di San Luca venivano quindici o venti +preti; ma siccome venivano di lontano, la fabbriceria doveva dar +loro un pranzo; pranzo ch’era diventato un pranzone, perchè tutti in +paese si credevano in diritto d’essere invitati, e che costava alla +fabbriceria più di trecento lire all’anno. Per un po’ lasciai fare, ma +poi una bella volta la feci finita. Ora non invito più che due o tre +preti, i quali vengono a dividere il modesto desinare di casa mia, e +faccio dare le trecento lire ai poveri il giorno della festa. + +— L’elemosina sta bene, ma quanto alla soppressione degli inviti al +clero le dico, senza complimenti, male, malissimo. Il pranzo era una +conseguenza.... e non era poi una cattiva usanza dal momento che il +popolo, a quanto parmi di aver sentito dire, lo chiamava il pranzo +sacro. + +— Oh donna Fulvia! lo chiamavano proprio così! E non le pare che questi +nomi appaiati mi dovessero bastare per farla finita? Ma si diceva di +più.... + +— Non occupiamoci delle sciocchezze, — saltò su donna Fulvia che voleva +biasimare, e tagliar corto. — Intanto il popolo non vede più la festa +fatta col dovuto decoro.... e ciò, le ripeto, è male, malissimo. + +— Il popolo faceva ala a veder sfilare i preti che venivano dal pranzo; +ognuno diceva la sua.... e non creda donna Fulvia che le dicessero +tutte a onore e gloria dei preti, del santo, e della festa! Per tutto +quel giorno, sulla piazza e nelle bettole era uno sghignazzare di +continuo, e un dir spropositi, su questo pranzo dei preti.... + +— Se non ha da citarmi di meglio che quelli delle bettole, rimango del +mio parere. C’era, del resto, anche chi la pensava diversamente. Ma non +importa. Il pranzo d’ora innanzi lo darò io. Delle usanze pie se ne +abbandonano fin troppe nei paesi.... Oh caspita! che siamo in paesi di +protestanti? + +Don Cornelio capì che la botta era per lui, e che non era data solo per +il pranzo; gli venne più d’una risposta sulla punta della lingua, ma le +trattenne tutte, e rimase in silenzio. Donna Fulvia, contenta di ciò, e +contenta di sè, mutava discorso continuando la conversazione in un tono +un pochino più benevolo e cortese. + +Due giorni dopo arrivava a Orobio il marchese Ettore con sua moglie, +con Cristina e col padre Felice. A don Cornelio intanto era capitata +una nuova lettera di Enrico che gli annunziava la sua vicina partenza +per l’Italia, e gli domandava se aveva parlato, o scritto, per il +matrimonio; se a Orobio c’era Cristina, e se poteva farci subito una +corsa anche lui; pregandolo di rispondergli a Genova, dove contava di +arrivar presto e di trattenersi alcuni giorni. + +Questa nuova lettera d’Enrico, l’arrivo di Cristina, e tutto quello +che donna Fulvia andava dicendo e facendo non erano avvenimenti da +nulla per don Cornelio che aveva fatti i suoi disegni, e ora li vedeva +impigliati ogni giorno in qualche nuovo contrattempo. Quante belle cose +doveva fare donna Fulvia secondo i disegni di don Cornelio! Doveva +a poco a poco ripigliare il filo interrotto di tutte le opere buone +e belle che un tempo aveva fatte o incominciate il conte Maurizio; +ne doveva fare anche di più, lei ch’era tanto più ricca! e doveva +diventare la provvidenza del paese e il faro della valle. Don Cornelio +capiva che a accender quel faro non era cosa facile, ma aveva una gran +fiducia in sè, e nella buona riuscita, come chi ha date e vinte altre +battaglie. Nei ventisette anni da che era curato gli pareva d’averne +condotti e tenuti sulla sua strada anche de’ più difficili. Donna +Fulvia poi era tutta carità! e nel pensiero di don Cornelio la carità +era una virtù così semplice, così serena, così feconda di prodigi! +Oltre a ciò, don Cornelio voleva anche compire quella missione che +considerava come un sacro dovere verso la memoria del suo miglior +amico, il conte Maurizio. Voleva maritar Enrico e Cristina, secondo +il desiderio di lui, secondo il cuore dei due giovani, ed anche +secondo il proprio, che li amava tanto. “Oh, se arrivo a far questo,„ +esclamava ogni tratto tra sè don Cornelio, “muoio proprio contento!„ Ma +presentiva che, per arrivarci, la strada non sarebbe stata nè facile nè +breve; capiva anche d’averne fatta poca, e vedeva le faccende andar di +galoppo, e non lasciargli il tempo per farne una più lunga. + +La comitiva attesa da donna Fulvia arrivò, ma per due o tre giorni casa +Orsenigo rimase chiusa; e ai curiosi, che venivano a far visita per +vedere i nuovi arrivati, un servitore in livrea diceva che la padrona +non riceveva. Una volta al giorno usciva dal palazzo un carrozzone per +la trottata; ed eran stati pochissimi i fortunati che, sbirciando, +avevan potuto vedere chi un sacerdote, chi Cristina, e chi una signora +che non conoscevano. Il marchese Ettore usciva a piedi, girandolava +per il paese, faceva qualche lunga passeggiata; ma l’avevan pigliato +per qualche merciaio venuto per la festa, o per quello della lanterna +magica, e nessuno aveva badato a lui. Don Cornelio era sulle spine, e +non sapeva cosa fare e cosa dire; lui che s’era fatta tanta festa di +vedere Cristina, e che s’era immaginato di vederla subito, di vederla +più volte al giorno come una volta, or nel palazzo, or per i prati, or +nell’orticello di casa sua! + +— Ah, volevo ben dir io! — esclamò finalmente il quarto giorno, +correndo a cercar la sorella per dargliene la buona nuova. — Guarda un +po’, noi che si incominciava a non capirne niente... Ma lo dico sempre +io che per pensar male c’è sempre tempo! + +— C’è qualche novità? — domandò ansiosamente la signora Angelica. + +— Non è che ci siano delle novità, ma c’è qualcosa che ti farà +piacere... perchè fa piacere che le cose si mettano per la buona +strada, perchè, a dirla schietta, non capivo come mai Cristina fosse da +tre giorni in paese, e non ce l’avessero fatta vedere... a noi? + +— La Cleofe, tutta colpa della Cleofe! — pensavo io. + +— Un bel niente! Tutt’altro... inezie invece; eccesso di premura, +eccesso di precauzioni, abitudini da gran signori, etichette, ma +null’altro. Ecco ciò di cui oggi ho potuto assicurarmi, e d’ora innanzi +vedremo Cristina tutti i giorni, proprio come quando c’era.... + +— Oh che buona notizia! ma come hai saputo?... + +— Intanto che tu eri uscita, fu qui, e ci stette un gran pezzo, quel +sacerdote ch’è arrivato con Cristina e con la figlia di donna Fulvia. +Non m’era nuovo, l’avevo veduto a Milano, appunto in casa di donna +Fulvia, quel giorno che vi condussi Cristina. A dire la verità, in +allora, non so perchè, m’era piaciuto poco; ma ho avuto torto. È una +degna persona. Non ho capito bene di che paese sia... e se appartenga +a qualche ordine, perchè semplice sacerdote non lo è, o almeno non mi +è parso... ma è proprio una gentilissima, una carissima persona; un +po’ complimentoso, ma umile e alla buona! Ha voluto conoscermi, farmi +una visita, lui per il primo; e si vede che s’interessa non poco anche +dei nostri paesi. M’ha domandato molte cose... vuol conoscere i nostri +bisogni, certo per farci del bene. Oh gliene conterò ben io parecchi, +perchè donna Fulvia li risappia!... + +— E Cristina? + +— Ci sono. Pare che Cristina avesse preso un po’ d’infreddatura, o che +so io. Figurarsi! donna Fulvia che la tiene nella bambagia!... Ma ora +le paure sono passate... e in conclusione donna Fulvia ci aspetta. + +— Ci aspetta? Aspetta anche me? + +— Anche te, e mi fa dire da quel sacerdote di cui ti parlavo, che +dobbiam vedere spesso Cristina, che dobbiamo tenerla allegra, che tu +devi condurla a passeggio... insomma ci fa dire un monte di belle +cose.... + +La signora Angelica batteva le mani per la consolazione, e _Ugolino_, +ch’era presente, si mise ad abbaiare, e corse abbaiando per tutta la +casa. + +Qual buon vento aveva portato improvvisamente questo po’ di sereno? + +Donna Fulvia s’era decisa a confidare al padre Felice il nome dello +sposo che destinava a Cristina; e il padre Felice che se l’era +immaginato da un pezzo, aveva fatto i suoi complimenti a donna Fulvia +per il felice pensiero; aveva approvato, ammirato; ma, soggiungendo +che bisognava trattar la cosa con molta prudenza, le aveva anche dati +subito molti consigli. Il padre Felice, presentendo che forse poteva +essere non troppo facile il far inghiottire a Cristina quel bocconcino +di marito, aveva suggerito di disporre l’animo della fanciulla tenendo +vivamente accesi in lei i sentimenti dell’affetto e della gratitudine. +Aveva consigliato a donna Fulvia di raddoppiare con Cristina la +misura della confidenza, della dolcezza, e della condiscendenza; +raccomandando, fra le altre cose, di concederle largamente la compagnia +del curato e di Angelica, ch’erano stati i suoi primi amici, e che +potevano essere, nell’affar del matrimonio, degli utili alleati. Donna +Fulvia aveva cominciato con l’arricciar il naso su questi consigli, ma +poi s’era arresa; aveva già messo nelle mani del padre Felice, anche +la matassa delle faccende d’Orobio, perchè la dipanasse a di lei modo, +e bisognava pure compiacerlo in qualcosa. Il padre Felice poi, senza +perder tempo, era andato subito, come s’è visto, a far visita al curato. + +Don Cornelio e la sorella, impazienti di veder Cristina, andarono +quel giorno stesso, dopo pranzo, da donna Fulvia. Si pensi la loro +consolazione, e la festa che loro fece Cristina! Angelica, sulle prime, +era rimasta quasi in soggezione dinanzi a Cristina che rivedeva un po’ +mutata, fatta più bella, più seria, più contegnosa; ma poi la coprì +di baci come una volta, non appena Cristina corse a stringerla fra le +sue braccia. Donna Fulvia disse alla sorella del curato, facendosi +sentire dal padre Felice, che venisse pure tutti i giorni a prender +la fanciulla per condurla a passeggio; e tra Cristina e Angelica si +combinò subito una giterella per il giorno dopo. Cristina era smaniosa +di rifare una di quelle camminate di montagna ch’erano state, un +tempo, la sua delizia; e propose di andar, loro due, a bere la panna +in una certa capannetta su un poggio del monte da cui si vedeva tutta +la valle. La panna parve a donna Fulvia una cosa un po’ troppo fuori +del consueto; una cosa non necessaria, e anche un poco rischiosa. Ma +intervenne subito il padre Felice, e la panna fu concessa. + +Il padre Felice poi ricolmò di nuove gentilezze il curato; gli chiese +il favore anch’esso di qualche passeggiata assieme; e tra un subisso +di complimenti, che confondevano don Cornelio, fu combinata per il +giorno dopo la visita a un santuario fuor di paese. Infine, quando don +Cornelio si accomiatò, chiamato dalla campana del rosario, il padre +Felice volle uscire con lui, e accompagnarlo fino in chiesa. + +Mentre attraversavano la piazzetta della chiesa, li intravvidero, agli +ultimi chiarori del crepuscolo, il sindaco e il medico che rientravano +allora in paese tornando dalla caccia. + +— Noi, caro dottore, oggi s’è preso poco.... ma c’è là qualcuno che sta +per fare una buona caccia! + +— Dove? chi? + +— Non vede là? + +— Quel corvo? + +— Dica avoltoio! Non vede che tiene già il pulcino nelle granfie? + +— Le pare? + +— Me lo saprà dire, dottore! + +— Lo conosce lei? + +— Io no. + +— L’ho veduto fin da ieri, che faccia! + +— Che faccia, eh!.... E don Cornelio ci cascherà! Vuol scommettere, +dottore? Ci cascherà. + +— A far che? + +— Non lo so... ma ci cascherà! È l’uomo della buona fede! quel +benedett’uomo! Oh ci cascherà! + + + + +XIII. + + +La mattina seguente all’ora convenuta, la signora Angelica e Cristina +uscivano dal palazzo Orsenigo, e attraversato il paese, pigliavan +subito una stradicciuola della montagna. Appena fuori del palazzo +s’erano imbattute in _Ugolino_, che fermo, con le orecchie ritte, e +fissando il portone, stava aspettando tenendosi a una conveniente +distanza. _Ugolino_, veduta Cristina, aveva spiccato un salto, e le era +salito fino al collo. Cristina ricambiò l’accoglienza del suo vecchio +amico con mille carezze e con mille domande, alle quali _Ugolino_ +s’era ingegnato di rispondere a modo suo con l’abbaiare, col guaire +e col menar la coda disperatamente. Poi finiti i complimenti, s’era +svincolato in tutta furia, e s’era messo seriamente, come soleva, alle +sue funzioni di battistrada. + +La giornata era serena, splendida, e tra le più belle di quell’autunno. +Il sole dava uno de’ suoi ultimi e tiepidi abbracci ai monti, alla +valle; e la natura tutta pareva gli rispondesse con un palpito di +vita primaverile. Angelica e Cristina, mentre salivano per l’erta, +si fermavano ogni tanto a respirare quell’aria purissima, balsamica; +a contemplare quella bella natura che, con la pace e col silenzio, +pareva invitasse gli animi all’espansione d’ogni più riposto e +delicato sentimento. Esse allora si guardavano con un sorriso pieno di +affetto; si guardavano come se l’una chiedesse all’altra una risposta +aspettata, una confidenza intesa. Ma la risposta era un abbraccio, e +si rimettevano in via. Per un pezzo tacevano, poi a un tratto l’una +cominciava a discorrere, ma non per dir ciò che l’altra s’aspettava. E +dire che avevano tanta impazienza tutt’e due d’aprirsi, a vicenda, il +cuore! Eran passati otto mesi dal giorno in cui Angelica aveva messo +Cristina nel legnetto dei viaggiatori di Orobio, e quanti pensieri, +quante cosucce non avevano a confidarsi! Ma si sarebbe detto che ora +non ne trovassero il bandolo. Il bandolo c’era, ma ciascuna aspettava +che l’altra lo avviasse per la prima. + +Lo avviò, come furon sul poggio, una vecchia contadina nell’accoglierle +sull’uscio del suo casolare. + +— Oh santa Vergine! che miracolo le ha fatte capitar quassù? È +lunghetta la strada, e faticosa!... Non lo dico per la contessina, ma +per la sorella del signor carato, che i suoi annetti li deve avere, +perchè mi ricordo.... + +— Oh ci riconoscete! E voi siete la Menica, nevvero? + +— Altro che riconoscerle! Lei, quasi ogni mese, la vedo al mercato.... +e la contessina poi l’ho veduta tante volte anche quassù. La ci veniva +a bere la panna ogni tanto o col suo povero babbo, il signor conte, o +col signor curato. Il signor conte l’aveva sempre con sè, la sua bella +ragazzina.... Lei non era che una ragazzina a quel tempo.... Ma com’è +cresciuta! pare un sogno! quasi non la riconoscevo più. E con lei, +allora, c’era sempre un ragazzotto.... bel ragazzotto anche lui.... che +chiamavano.... oh aspetti.... + +— Enrico, — saltò su Angelica. + +— Proprio così. E quando capitavano quassù, bisognava vederli quei due +ragazzi.... che diavoli!... quante ne facevano! Ma sarà diventato un +giovanotto, grande e grosso, anche lui, m’immagino. È andato via, eh! +così m’han detto. E ci tornerà però, in questi paesi?... + +— Ci torna, ci torna! — esclamò la signora Angelica, — e forse chi sa? +tra pochi giorni potrebbe esser qui! + +— Sia lodato il cielo, — rispose la vecchia. — Voglion la panna? Ce +n’ho appunto una scodella che non ci stava nella zangola, e vado a +prenderla. + +— Ci torna, ci torna il nostro Enrico! — continuò Angelica poichè il +bandolo era avviato. + +Cristina s’era fatta a un tratto tutta rossa in faccia, e nel tempo +stesso, allontanatasi correndo, era andata a sedere su un rialto del +prato. Angelica la raggiunse, e sedendole vicino continuò: + +— Sarà un gran bel giorno quello in cui tornerà anche il nostro buon +Enrico! + +— Oh sì! sarà un bel giorno.... — ripetè Cristina con l’espressione +pensierosa, trepida, di chi è assalito all’improvviso da memorie e da +affetti chiusi nel cuore da un pezzo. Ma poi ritrovando, nel fissare +il volto semplice e buono della signora Angelica, la confidenza e +l’espansione d’un tempo, si fece animo e riprese: — Il buon Enrico! Da +che son partita da Orobio non ebbi più nessuna nuova di lui.... Dunque +torna? e quando? Non s’è dimenticato dunque di noi! n’ero sicura! è +tanto buono, nevvero? Ma, mi dica, signora Angelica, mi conti.... ha +scritto? + +— Altro che scritto!... ma zitti che vien la Menica.... Oh, che +scodelloni! ce n’è per quattro. + +— Ho spannato stamane, e sentiranno com’è fresca e dolce.... E il +signor curato sta bene? Ma che bella combinazione! E dire anche che mi +dan latte in questi giorni tutt’e due le mucche, perchè alle volte.... +Dunque domani gran festa a Orobio! Dicono che ci verranno tutti i preti +della vallata.... un festone! Vedranno che caciuole porterò giù io! E +la processione? La tireranno in lungo, mi immagino!... Ma, con loro +permissione, torno un minuto alla zangola per finire, do un’occhiata +alle bestie, poi son da loro.... + +Cristina, intanto che la Menica discorreva, guardava la valle, cercava +i paeselli, le case, le stradicciuole che le ricordavano il passato: +e sentiva crescere in sè un cumulo di memorie che le inondavano +l’anima, e che dal cuore salivano a velarle dolcemente gli occhi. Più +volte Cristina, nei mesi ch’eran trascorsi, quand’era sola nella sua +cameretta, e tutto era in silenzio nel palazzo di donna Fulvia, mentre +stava con gli occhi intenti su un telaino da ricamo o su un libro +di lettura, s’era sentita assalire da un sentimento inesplicabile +che sulle prime la seduceva con un piacere vago, misterioso, e che +mano mano s’impadroniva di lei, la scoteva tutta, e le dava alla +fine una commozione così grande da farla piangere, senza sapere il +perchè. Allora, impaurita, s’affrettava a sviarlo, a allontanarlo quel +sentimento; lasciava il libro, il telaino; e sarebbe fuggita dalla +cameretta, ma temeva che qualcuno la vedesse, la osservasse. Quel +sentimento si risvegliava in lei accompagnato or dall’una or dall’altra +delle memorie gaie o dolorose d’un tempo, e dal ricordo or dell’una +or dell’altra delle persone più care: tra queste Enrico c’era sempre. +Che sentimento fosse quello, Cristina non lo sapeva; ma in cuor suo +lo chiamava “il sentimento di cui aveva paura.„ Ora, mentre assorta e +con gli occhi fissi, guardava la valle, quel sentimento le era rinato +più forte, più seducente del consueto. E la sua anima vi si era tutta +abbandonata: questa volta non poteva, non cercava sfuggirgli. + +Venne a scoterla la voce della signora Angelica che, vedendo Cristina +presa come da un pensiero malinconico, volle avviare da capo il +discorso con qualcosa di gaio. + +— Se ne ha scritte delle lettere il nostro buon Enrico! E che belle +lettere! Le ultime poi.... oh le ultime! Quando le vedrai.... perchè +anche mio fratello l’ha detto che sperava di fartele veder presto.... +quando vedrai cosa dice di te, Enrico.... + +— Di me? Di me?... E che cosa dice? + +— Oh, la signora curiosa! vedrai, vedrai. Intanto su allegra, che delle +buone nuove ce n’è a bizzeffe! + +— Oh, me le dica.... le dica anche a me! Se c’è una buona nuova perchè +non la dovrei sapere anch’io? + +La domanda parve così giusta anche alla signora Angelica che smise +subito il pensiero, se pure l’aveva avuto, di tenersi abbottonata. E +poi Angelica non la voleva veder malinconica quella figliola. + +— Punto primo, dunque, il nostro Enrico s’è fatto molto onore; s’è +fatto voler bene da tutti anche in quei paesi... dell’Inghilterra.... +Lui, non lo scrive, ma si capisce. Infatti gli han dato un impiego! ma +non in quei paesi, nei nostri! Ed è forse già partito. Sicuro; ritorna, +ritorna! + +— A Milano forse? + +— Non mi rammento bene, ma ritorna. Poi.... ah, bisogna vedere cosa +scrive! che sentimenti! che penna!... quando parla di te, e dice.... + +— E dice.... + +— Insomma, quando don Cornelio mi lesse quella lettera, in principio +ho dovuto piangere, poi alla fine mi sarei messa a ballare per la +consolazione. Figurati! + +— Ma cosa dice? + +— Oh è impossibile ridire quello che dice.... impossibile dir le cose +come le dice lui!... Ma già io l’avevo sospettato, fin da prima che +partisse, che nella testa di quel figliolo c’eran delle intenzioni... E +c’eran proprio! + +— Ma quali intenzioni?... Oh, signora Angelica, io non ne capisco +nulla! M’ha detto che ci son delle buone nuove; e perchè non me le dice? + +— Sicuro che ci son delle buone nuove! Ma.... come faccio io a dirle +certe cose?... Bisognerebbe che la leggessi tu quella lettera.... + +— Oh, allora.... se la posso leggere.... non potrei vederla presto? + +— Altro! + +— Non potrei vederla subito? + +— Ma bisogna tornar a casa. E poi la lettera non l’ho io, l’ha don +Cornelio. + +— Ebbene.... corriamo a casa subito subito; cerchiamo don Cornelio, +e don Cornelio mi leggerà la lettera.... Oh facciamo così, signora +Angelica! + +La signora Angelica si trovò in quel momento un pochino imbarazzata, ed +ebbe scrupolo d’aver destata la curiosità e l’impazienza di Cristina. +Ma poi, vedendo negli occhi di quella figliola una certa espressione di +preghiera a cui non avrebbe saputo resistere, e pensando che, se aveva +commessa un’imprudenza, don Cornelio l’avrebbe accomodata, chiamò la +Menica, diede una voce a _Ugolino_ che rincorreva i grilli sul prato, e +disse a Cristina: + +— Non so se lo troveremo in casa don Cornelio così subito.... non so se +sarà tornato.... ma facciamo a modo tuo. + +Ritornate sulla stradicciuola per la quale eran venute, la signora +Angelica, nello scendere, andava ogni tanto reclamando anch’essa una +concessione, quella d’un passo più ragionevole. — Adagio, Cristina! c’è +da rompersi il collo! Ti farai male! Vuoi proprio farti del male! — +gridava ogni tanto; ma dovette cedere anche su questo punto. + +Furon presto a casa, cercarono don Cornelio da per tutto, e don +Cornelio non era ancor tornato. La signora Angelica, che non ne +poteva più, dopo aver detto a Cristina: — Andiamo ad aspettarlo +nel suo studiolo — s’era poco dopo lasciata andare sul seggiolone, +che stava dinanzi alla scrivania di don Cornelio, a godere con gli +occhi socchiusi quel primo momento di riposo. Ma Cristina, or con +l’aprire la finestra, or con una domanda, or con una esclamazione, +gliel’aveva lasciato goder per poco; e già la buona Angelica, vedendo +quell’impazienza, cominciava in cuor suo ad essere impaziente anch’essa +di vederla contenta quella povera figliuola. + +— Oh guarda guarda, che combinazione!... ma sicuro... eccola qua per +l’appunto... — esclamò a un tratto Angelica, dopo aver riaperti gli +occhi e guardando sulla scrivania. — Questa è una lettera di Enrico, +la riconosco alla mano di scritto. E poi... oh guarda! ce n’è delle +altre!... ci son forse tutte.... + +Cristina diede un salto, e venne a sedere sulle ginocchia della signora +Angelica, la quale intanto aveva prese le lettere, e le teneva strette +in una mano come a dire: le lettere son qui, ma per leggerle bisogna +aspettare don Cornelio! + +— E se don Cornelio — osservò timidamente Cristina — le avesse lasciate +qui apposta per leggerle!... o perchè le leggessimo noi?... + +La signora Angelica trovò giusta l’osservazione, rammentò le volte +che don Cornelio le aveva detto: — Presto questa lettera la leggeremo +a Cristina — e pensando che don Cornelio non poteva tardare molto a +ritornare, si persuase subito in cuor suo di venire a una transazione. + +— Ebbene — disse — ne leggeremo una... leggeremo quella che don +Cornelio teneva in serbo per te, ma le altre... ah, quelle poi, no! Le +altre non si leggeranno che quando don Cornelio sarà tornato, e col +suo permesso! — Poi dopo averla cercata con tutta l’attenzione, per +non sbagliarsi, diede a Cristina quella lettera che conosciamo anche +noi, quella con cui Enrico partecipava a don Cornelio il suo colpetto +di fortuna, quella in cui effondeva tutto il cuor suo, e che era tutto +un’idillio d’amore. + +Cristina prese la lettera, e cominciò a leggerla a voce alta; ma a +un tratto le montò una vampa al viso, e non le uscì più una parola. +Continuò a leggere; e tenendosi serrata a Angelica, e comprimendo il +tremito da cui era presa, la lesse e rilesse più volte quella lettera, +fino all’ultima riga. + +Quel sentimento che, da principio, le aveva reso caro Enrico come un +fratello; che era andato crescendo in lei; che le aveva dato tante +volte una consapevole mestizia o una così viva allegrezza, quando +Enrico partiva o faceva ritorno; quel sentimento che ora s’era fatto +tanto forte, tanto insistente, e che le faceva battere il cuore fino a +darle paura; quel sentimento stesso lo aveva dunque nell’animo anche +Enrico! lo aveva pensando a lei! e lo chiamava: l’amore! Era la prima +volta che questa parola scendeva nell’animo di Cristina; e vi scendeva +accompagnata da un’onda di calore e di luce da cui ella si sentiva +tutta ravvolta e trascinata come da una forza misteriosa e soavemente +irresistibile. + +Accanto alle parole di Enrico c’eran poi quelle di desiderio del suo +povero babbo, desiderio che le veniva improvvisamente svelato, e che le +faceva accogliere e ricambiare quella parola _amore_, come una parola +sacra e benedetta. + +La signora Angelica intanto s’era andata persuadendo sempre più che +proprio non ci fosse nessun male a far leggere quella lettura a +Cristina; poi, come le parve che la lettura andasse un po’ per le +lunghe, alzò gli occhi, fece per dir qualcosa, e rimase subitamente +tutta sorpresa e spaventata vedendo che Cristina non leggeva più, che +il suo sguardo era immobile e fisso, e che la sua faccia era tutta +bagnata di lacrime. + +— Oh, misericordia! Ti senti male? cos’è successo? Cristina? + +— Nulla, nulla, — rispose Cristina scotendosi. + +— Ma tu piangi! perchè?... Oh, cosa ho mai fatto! credevo di darti una +così grande consolazione.... + +— Oh, sì, sì; è una grande consolazione! + +— Ma, allora, ti senti male!... vuoi un’acqua calda, un caffè? + +— Nulla, nulla, oh mi sento bene!... Non so cosa sia... è una gran +commozione.... + +— Vuoi tornare a casa? + +— No, no, mi lasci qui con lei.... Vorrei ridere, ma invece piango, non +so perchè! Sono tanto contenta... ma ho sentito in me qualcosa, tutt’a +un tratto, che mi velò gli occhi, e mi portò lontano, lontano. Ma ora — +soggiunse con un sorriso — sono ritornata; ed eccomi di nuovo vicino a +lei, buona signora Angelica. Oh se venisse presto don Cornelio! Ho un +gran bisogno di vederlo; mi pare d’aver mille cose a dirgli. Tornerà +presto? + +E don Cornelio non tornava. La signora Angelica che era sulle spine, +or guardava dalla finestra, or scendeva in strada, per vedere se il +curato spuntasse, ma inutilmente. Intanto eran battute le tre, ch’era +l’ora fissata da donna Fulvia a Angelica per tornare a casa. Cristina +si scosse, si passò una mano sulla fronte, e si asciugò gli occhi +dicendo: — Andiamo; andiamo, non facciamoci aspettare. Ci rivedremo +presto, nevvero? Dica a don Cornelio che desidero tanto di vederlo; che +gli voglio dire tante cose! Non se ne scordi, cara signora Angelica, mi +raccomando a lei! + +— Scordarmene! ma ti pare? Gli dirò tutto, subito, subito. — E +ricambiandosi in fretta molte raccomandazioni e molte parole +affettuose, giunsero al cancello del palazzo di donna Fulvia dove si +lasciarono abbracciandosi e baciandosi. + +La signora Angelica, nel tornare a casa, ripensava all’agitazione +di Cristina, alle sue lacrime, alle sue gote accese, alle sue mani +convulse, e diceva tra sè: “Se son questi i regali dell’amore, ho fatto +pur bene io a non pensarci mai!„ + +Don Cornelio tornò a casa molto tardi. Sulle prime, come riseppe +l’affar della lettera, rimase alquanto conturbato e impazientito. Ma +poi, un po’ vedendo la sorella tanto mortificata, un po’ ripensando a +certe parole, dettegli nella giornata dal padre Felice, dalle quali +aveva capito che donna Fulvia pensava a maritar presto Cristina, e che +anzi voleva dirne qualcosa anche a lui, finì col mettersi in pace, e +col tranquillare Angelica, concludendo tra sè che tutto il male non +vien sempre per nuocere, e che forse quell’imprudenza veniva opportuna +per accorciargli la strada. + +Alla sera, nel salotto di donna Fulvia, intanto che il marchese +Ettore leggeva un giornale, che la marchesa Bianca ricamava su un +telaino, e che quattro personaggi secondari giocavano a’ tarocchi, il +padre Felice rendeva conto a donna Fulvia dei discorsi fatti con don +Cornelio durante quella giornata. Eran seduti in disparte, e parlavano +sottovoce; ma dai gesti e dalle facce che andavano facendo, era facile +capire che il padre Felice narrava delle cose cui dava la sua maggiore +disapprovazione, e che donna Fulvia le ascoltava or stupefatta, or con +l’amara ironia di chi è scandolezzato ma non maravigliato. Queste cose +poi, tanto riprovevoli, non eran altro che le opinioni di don Cornelio; +il quale in quel giorno essendo in vena di discorrere con una certa +espansione, e dovendo rispondere alle domande d’una così affabile, +d’una così dotta persona, aveva parlato un po’ di tutto, senza un’ombra +di diplomazia, e col cuore in mano. + +Il padre Felice, infine, raccontava d’aver toccato con don Cornelio +anche il tasto del matrimonio, e qui dava migliori notizie; anzi +concludeva che appunto per ciò bisognava ora chiudere un occhio sul +rimanente, e non pensarci che dopo. + +Il dialogo fu interrotto dai quattro del tavolino i quali s’erano +alzati per congedarsi. Uno di questi, dopo molti inchini e molti +complimenti cerimoniosi a donna Fulvia, chiese le nuove di Cristina che +non s’era veduta quella sera nel salotto. + +— Cristina è un po’ indisposta, — rispose donna Fulvia, — è andata a +letto. A proposito, padre Felice, non glielo aveva detto io? Ma lei è +sempre per facilitare, sempre per concedere! Una piccola passeggiata, +all’ombra, sarebbe stato un divertimento sufficiente, ma lei ha +voluto che concedessi, figurarsi! anche la panna. Cristina è tornata +sentendosi male, precisamente in grazia della panna! Ah padre Felice, +padre Felice! + + + + +XIV. + + +I preti, che donna Fulvia, dopo essersi consultata con don Innocente, +aveva invitati a pranzo per la festa di S. Luca eran diciotto. La +notizia s’era sparsa, per tutta la valle; e dai paesi vicini eran +venuti de’ curiosi per vedere quella novità del gran pranzo, pur +sapendo di restarne a bocca asciutta. Questa volta dunque per S. +Luca c’era gente più del solito, per quanto la festa d’Orobio fosse +sempre una delle più frequentate, e anzi facesse dire ogni anno agli +invidiosi degli altri paesi “gli è perchè S. Luca coincide col mercato +delle castagne.„ Alla festa di don Cornelio, come la chiamavan ne’ +paesi vicini, dove pure il curato d’Orobio era ben veduto ed amato, +eran venuti, come di solito, alcuni sindaci e alcune società d’operai +con le loro bandiere e con que’ quattro sonatori che, tra di loro, si +chiamavan la banda. Alla venuta delle società e delle bandiere, il +sindaco d’Orobio aveva voluto dare questa volta una maggior importanza. +Era andato a riceverle, aveva scambiato degli evviva patriottici, e +aveva invitati parecchi a bere all’osteria, per contrapporre, come +diceva lui, una solennità civile al pranzo di donna Fulvia. + +I particolari della festa eran stati fissati da donna Fulvia la quale +voleva farne gli onori, ma senza troppo incomodarsi, e senza mutare le +proprie abitudini. Alla mattina dunque, dopo l’ora della sua colazione, +ci doveva essere la messa cantata, poi la predica, la cioccolata +al celebrante, la processione, il pranzo alle tre, e i vespri alle +cinque. Non tutti gl’invitati conoscevano queste disposizioni, le +quali, soprattutto sul punto dell’orario, si allontanavano non poco +dalle usanze dei loro paesi; per cui, molto prima che le funzioni +cominciassero, si vedevan per le strade di Orobio parecchi de’ preti +invitati che, con un grande ombrello sotto il braccio, gironzellavano +un po’ sconcertati del contrattempo, pigliandosela con chi non gli +aveva prevenuti, e bisticciandosi con la serva che li seguiva, e che li +aveva consigliati a non far colazione. Gli invitati arrivaron tutti. +Uno solo mandò a dire, proprio quella mattina stessa, che l’avessero +per iscusato perchè s’era sentito male la notte; e questo era il +predicatore incaricato del panegirico. Nientemeno! Don Cornelio fu in +un bell’impiccio. Fra gl’intervenuti non c’era da far scelta; e così, +lì su due piedi, dovette pensare a supplir lui, e a mettere insieme +alla meglio quattro parole per la circostanza. + +Venuta l’ora delle funzioni, donna Fulvia uscì dal palazzo accompagnata +da sua figlia, dal genero, dal padre Felice e da Cristina, la quale +s’era tirato un velo fitto sugli occhi come se tutti le avessero +dovuto leggere in viso la sua commozione. Dietro donna Fulvia veniva +la Cleofe, che teneva in braccio _Fleurette_; e dietro la Cleofe +venivano i servitori, due dei quali portavano dei cuscini di velluto +per gl’inginocchiatoi di casa Orsenigo. Donna Fulvia attraversò la +folla de’ curiosi, che facevan ala, con quel contegno che soleva +assumere quando voleva incutere serietà e compunzione; e la folla, +richiudendosi dietro di lei, si rovesciò in chiesa a spintoni, a +gomitate, a motteggi, intanto che una scampanellata annunziava il +cominciare della messa grande. Arrivata poi la messa al Vangelo, don +Cornelio salì sul pulpito; riandò un momento le cose pensate poco +prima, e prese a parlare, come soleva, alla buona, con calore, senza +latino, per quanto ne spiacesse alla Cleofe, ma in modo che anche +i più semplici lo capissero e ne avessero un ammaestramento. Parlò +di S. Luca evangelista, ricordò gl’insegnamenti del Vangelo; e a +proposito dell’amor del prossimo, toccando l’argomento delle rivalità +e delle guerricciuole tra famiglie e tra paeselli, si congratulò di +veder riunita nella sua chiesetta gente d’ogni parte della valle. +Rivolgendosi infine al gruppo d’operai che stavano intorno alle loro +bandiere, chiuse il discorso con alcune calde parole sulla santità +del soccorrersi a vicenda, e sull’amplesso ch’egli invocava tra la +religione e la patria. + +_Fleurette_, che in quel punto aveva veduto poco discosto i due +occhietti di _Ugolino_, si mise ad abbaiare. Donna Fulvia, scambiati +ch’ebbe essa pure col padre Felice un’occhiata e un sospiro, si +rizzò in piedi; e il prete che diceva la messa ricominciò a cantare, +accompagnato dai suoni d’un organo sfiatato. + +Finita la messa, cominciò la processione. Donna Fulvia rimase in +chiesa, perchè le processioni essa le seguiva mentalmente, e ci mandava +invece la servitù. Sua figlia Bianca ricondusse a casa Cristina, che +si sentiva poco bene; e il marchese Ettore le accompagnò pensando che +la fratellanza predicata da don Cornelio poteva essere una bella cosa, +ma soprattutto all’aria aperta. Il padre Felice rimase in chiesa, un +po’ pregando e un po’ mormorando sottovoce con donna Fulvia contro +il curato, in mezzo al rumor confuso, che veniva dal di fuori, delle +campane che suonavano alla distesa, degli spari de’ mortaletti, delle +voci dei preti e delle confraternite che cantavano, delle bande che +stonavano, delle grida di chi vendeva sul mercato e degli strilli d’un +clarino che chiamava la gente a veder la foca. + +Finite le funzioni, i diciotto invitati di donna Fulvia, dopo aver +gironzellato di nuovo per un paio d’ore guardando ogni tanto l’orologio +del campanile, come videro la lancetta avvicinarsi alle tre, un dopo +l’altro si avviarono al palazzo. Donna Fulvia cominciò a ricevere i +primi con un contegno pieno di dignità e di deferenza per far veder +loro ch’era abituata a ricevere de’ prelati: ma i suoi invitati, o +rimanevan sull’uscio vergognosi e impacciati senza rispondere, o +sudici e impolverati si lasciavano andar sulle seggiole, asciugandosi +il sudore, e deponendo sui tavolini de’ cappelli bisunti. Donna +Fulvia, alquanto contrariata, dava di lungo a uno nella speranza che +chi veniva fosse migliore. Ma chi veniva valeva l’altro: se uno era +impacciato, l’altro era rozzo; se il vestito d’uno era rappezzato, +quello dell’altro era rifinito; e chi parlava, faceva dar la preferenza +a chi taceva. Donna Fulvia che si rammentava dei preti di quella valle +veduti un tempo quando ci veniva da ragazza, andava ora facendo, come +trasognata, dei confronti. Si rammentava che quelli d’allora eran +tutt’altra cosa, e avrebbe voluto saperne il perchè. Il perchè c’era, +ma essa era lontana le mille miglia dall’immaginarselo, e buttava tutta +la colpa addosso a chi glieli aveva scelti dal mazzo. Ciò poi che la +stizziva di più era di non vederne tra i presenti uno, uno solo, che +paresse migliore, o poco da meno, del curato d’Orobio. Ma perchè?.... +Non ci fossero stati almeno de’ testimoni! Ma c’era il padre Felice che +osservava e taceva; c’era don Cornelio che aveva l’aria impaziente, +e c’era sua figlia Bianca che a ogni nuovo venuto arricciava il naso +un poco di più, e si teneva un poco di più in disparte. Di buon umore +non c’era che il marchese Ettore, il quale passava dall’uno all’altro +degli invitati dirigendo a tutti qualche domanda, e cercando d’attaccar +discorso, con un fare tra il familiare e il canzonatorio che non +riusciva nuovo a donna Fulvia, e che la metteva tanto più di malumore. + +Finalmente un servitore venne a annunziare che il pranzo era servito; +e si pensi con quanta premura e con quanto appetito, si mettessero +a tavola i convitati che, soliti a desinare a mezzogiorno, avevan +sentito questa volta, quasi tutti a digiuno, batter le tre. Il marchese +Ettore volle vicino a sè don Prospero, che gli aveva dato subito +nell’occhio, e gli era parso che promettesse più degli altri in materia +di chiacchiere e di buon umore. La marchesa Bianca si rifugiò tra sua +madre e Cristina; don Innocente si mise accanto al padre Felice, e gli +altri sedettero alla rinfusa cercando in fretta un buon posto, un posto +cioè lontano dai padroni di casa. Il pranzo cominciò, e continuò per un +paio di portate nel più profondo silenzio. L’appetito e la suggezione +toglievano la parola ai convitati, e fin don Prospero non rispondeva +che con de’ risolini al marchese, il quale lo andava stuzzicando con +delle domande e con delle facezie, intanto che gli riempiva senza +interruzione il bicchiere. + +La parlantina cominciò a metà del pranzo; e prima che si arrivasse +all’arrosto non c’era più uno che tacesse. Tutti parlavano in una +volta; chi raccontava una storiella al vicino, il quale poi la ripeteva +a tutti ad alta voce; chi chiamava o rispondeva da un capo all’altro +della tavola, chi motteggiava, e chi rideva sgangheratamente. Il +baccano andava sempre crescendo, e non aveva tregua che al comparire +d’una nuova portata, per ripigliare subito dopo più forte di prima. Il +solo che non fiatasse era don Luigi. S’era seduto, per sua disgrazia, +proprio in faccia a donna Fulvia, e sotto la suggezione di que’ +due occhi non osava aprir bocca quasi neanche per pranzare. Anche +donna Fulvia vedendo la cattiva piega che prendeva il suo pranzo di +_riparazione_, s’era fatta silenziosa; e sulla sua fronte si andavano +accavallando le rughe, come le nubi sul cielo prima d’un grosso +temporale. Don Cornelio, che la guardava sott’occhio, cercava di +tanto in tanto di moderare qualche parlatore troppo chiassoso, ma era +inutile; il marchese stesso, che se ne divertiva sempre di più, correva +subito a portar legna al foco se appena ne vedeva il bisogno. + +— Ah, adesso si comincia a star meglio! — esclamò don Prospero, che da +quando s’era accomodata la salvietta passandone uno dei lembi dietro +il collare di margheritine celesti, non aveva levati gli occhi dal +piatto, che per servirsi tre volte a ogni portata. — Si comincia a star +meglio.... + +— Bravo don Prospero... e se mi permette... — Così dicendo, il marchese +gli riempiva il bicchiere. + +— Altro che permettere! Questo Valpolicella vale un Perù. + +— E don Prospero gli fa onore! + +— Che vuole? Siamo due vecchi amici, io e il Valpolicella! peccato che +ci incontriamo di rado! Ah! ah! + +— Allora un altro bicchierino. + +— Cerimonie, cerimonie... grazie, signor marchese.... Questo sarà alla +sua salute, perchè fin qui è andato giù alla mia, ah! ah!... Proprio +eccellente, vecchione, legittimo.... e quando lo dico io!... + +— Ah! lei se ne intende? Oh guardi! si direbbe, a vederla, che lei non +beve che acqua. + +— Acqua? ah, ah! In casa mia han sempre fatto tutti l’oste.... + +— E l’acqua la fan bere agli altri. + +— Bravo, signor marchese; si vede che lei se ne intende del mestiere! +Ma scherzi a parte, del vino n’ho visto a maneggiar molto, e n’ho +maneggiato anch’io.... + +— Anche lei? + +— Sicuro; e come si fa? Il Benefizio è magro; non mi dà che trecento +lire l’anno: si benedice qualche bestia perchè non si rompa le corna, +e tutto finisce lì. Se avessi anch’io come don Cornelio i miei +villeggianti! oh allora è un tutt’altro affare. C’è d’autunno quella +messetta ben pagata, c’è quel pranzetto tutte le domeniche, c’è alle +volte la risorsa d’un bravo funeralone.... + +— Ch’è una bella risorsa, ne convengo... non per i villeggianti. + +— Oh, più tardi che si può, s’intende, ma c’è sempre la speranza. +Invece io.... + +— A proposito, torniamo al vino; lei mi diceva... + +— Che n’ho maneggiato, eh sicuro! I miei fratelli fanno l’oste, e +qualche affaruccio lo faccio anch’io. Alle sagre ci vado con le mie +mostre, e qualcosuccia si fa. Oggi, per esempio, ecco qua.... — E +intanto levava di tasca una bottiglietta da saggio vuota. — Ci avevo un +vinettino che non è dispiaciuto; un vinettino, se vuole, di confidenza, +ma.... + +— Ma sincero. + +— Precisamente; e quando il vino è sincero, allora uno può sempre dire: +comando io. Dico bene? + +— Benissimo. E vini bianchi ne tiene? + +— Sempre: adesso abbiamo un agretto leggero del paese, che a digiuno +è un _non plus ultra_. Ne abbiamo anche uno di collina, sopraffino, +d’abbocato gentile; poi abbiamo.... + +— Del Champagne Crémant Impérial? + +— Ah, lei vuol dire quel dolcino spumante che va su per il naso? No, +no; il vino deve andare per in giù, non per in su. Me l’han fatto +assaggiare una volta il Champagne, proprio di quel vero d’Asti, ma ho +detto subito che non era roba per noi.... Una volta si teneva qualche +cosa anche per l’avventore che non sa bere, ma adesso non ne teniamo +più. + +In quel punto era cessato improvvisamente quel rumore di forchette, di +piatti e di voci che assordavano, e tutti s’eran rivolti ad ascoltare +un certo don Giosuè che dopo aver fatto ridere i suoi vicini con quelle +quattro storielle che soleva ripetere da per tutto dove andava, s’era +fitto in capo di far raccontare da don Cornelio a tutta la tavolata +quella sua avventura del quarantotto, quella del Croato. Don Cornelio +se n’era schermito e don Giosuè s’era messo lui a raccontare quel tanto +che ne aveva risaputo, aggiungendoci una qualche goffaggine del suo, +per far rider meglio la brigata. Don Cornelio gli dava sulla voce, +ma era inutile; l’uditorio teneva per don Giosuè, applaudendolo in +ragione che ne diceva di più sciocche. Anche donna Fulvia che, fin +lì, stecchita, in sussiego e senz’aprir bocca, aveva avuto l’aria di +non udir nulla di quanto si diceva intorno a lei, questa volta s’era +messa a prestar attenzione. Indispettita da quel baccano, e mortificata +in cuor suo di non aver potuto fino allora levar gli occhi su don +Cornelio, non le parve vero di potergli guardare in faccia questa +volta anche lei, e di dirgli poi con un fare addolorato, appena don +Giosuè ebbe finita la storiella tra le risate degli uditori: — Male, +malissimo, signor curato, e mi stupisco che si raccontino di queste +storie sul suo conto. + +— Si stupisca piuttosto — rispose don Cornelio — di chi le racconta a +questo modo. + +— Eh, eh, — saltò su don Innocente, il quale fino a quel punto non +aveva fatto che mangiare, e far dei sorrisi di riconoscenza ora a donna +Fulvia e ora al padre Felice. — Don Cornelio è sempre diplomatico! +basta dire che era uno degli amici del Cavour! + +— Un amico del Cavour? lei, don Cornelio! — chiese subito donna Fulvia, +guardandolo di nuovo con stupore. — Ogni giorno se ne sente una nuova! + +— Amico del Cavour! — non potè a meno di esclamare anche il padre +Felice. + +— Come, lei signor curato, era amico del conte di Cavour? oh non lo +sapevamo! Ci racconti, signor curato, ci racconti.... — prese a dire, e +continuò con insistenza, il marchese Ettore, intanto che gli occhi di +tutti si rivolgevano su don Cornelio. + +Il povero don Cornelio che fino a quel giorno, come abbiam visto, +s’era dato l’illusione d’essere stato poco meno che un amico anche +lui del gran Ministro, ora tutto confuso, facendosi rosso in viso, +e ricercando meglio nella sua memoria, finì col rispondere che +l’asserzione di don Innocente non era vera; e perchè gli si credesse +meglio, e anche per non sconfessar la sua ammirazione, soggiunse che +non aveva mai avuto un così grande onore. Tutti allora furono persuasi +che qualcosa di vero ci doveva essere; e i più senza badar oltre nè +a don Innocente che insisteva, nè a don Cornelio che rettificava, +tornarono alle occupazioni di prima, e ci tornarono con quel crescendo +che contraddistingue di solito un finale. + +— Anche amico del Cavour! — aveva nel frattempo ripetuto un par di +volte donna Fulvia, mandando, con una certa compiacenza ironica, +delle occhiate al padre Felice: e il marchese fingendo la più ingenua +curiosità, si divertì per un pezzetto ancora ad aizzar don Innocente, +a farlo parlare, a tener viva la disputa, lasciando tranquillo per un +momento don Prospero, il quale se ne approfittò per far passare nelle +ampie tasche del suo soprabito un pezzo di cacio, una fetta di torta, +una manata di mandorle, e da ultimo quattro amaretti. + +Con gli amaretti il pranzo era finito, e donna Fulvia si alzò. I +convitati fecero altrettanto; non tutti insieme però, perchè alcuni +vollero prima assaporare un ultimo sorso, e qualche altro dovette prima +fare più d’un tentativo per rimettersi in piedi. Don Prospero colse +l’occasione per riempire di Valpolicella la sua bottiglina, dicendo al +marchese, il quale se n’era avveduto e voleva scoppiar dalle risa: — +Questo lo porto a casa per memoria. + +Il pranzo era durato più di due ore, e le cinque eran battute da un +pezzo. Don Cornelio, intanto che nel salotto veniva servito il caffè, +svincolatosi da don Innocente e dal marchese, si accostò a don Luigi, +e gli disse all’orecchio che andasse a far sonar subito i Vespri. Fu +una buona precauzione, perchè lo schiamazzo aveva ripreso nel salotto +più forte di prima, e donna Fulvia cominciava a perder la pazienza. Ai +primi rintocchi delle campane don Cornelio si accomiatò, fece in fretta +i suoi convenevoli, si raccomandò ai preti che si spicciassero, e andò +diviato in chiesa. I più della brigata fecero sulle prime l’orecchio +del mercante, ma donna Fulvia fece l’atto di muoversi e bisognò andare. +Peccato! A un tavolino era cominciata una partita a primiera; don +Giosuè, in mezzo a cinque o sei de’ più chiassosi, stava raccontando +una storiella al marchese; don Prospero sprofondato in una poltrona +russava tranquillamente; e un certo don Matteo stava per accender la +pipa. + +Donna Fulvia salutò i suoi convitati complessivamente piegando il +capo a destra e a sinistra, con un certo sussiego, ritta in mezzo al +salotto, e nell’attitudine di dire: favoriscano d’andarsene. E l’uno +dopo l’altro se ne andarono tutti; chi tacendo come c’era venuto, e +chi, diventato più espansivo, impappinandosi in un complimento che +rimaneva a metà. + +Appena “le ebber levato l’incomodo„ come avevano detto i più +complimentosi, donna Fulvia fece un gran respiro; ma le contrarietà +di quella giornata non erano ancor finite. Si mosse anch’essa poco +dopo per andare in chiesa, e affacciatasi al portone vide, dinanzi al +palazzo, un brusio di gente che, motteggiando o ridendo, or faceva +ressa intorno a qualcuno, or si affollava in un punto della strada, +or si apriva facendo ala, e tutta con l’aria allegra di chi gode e si +diverte. “Oh cos’è questa novità?„ pensò donna Fulvia “cosa fa questa +gente, questa ragazzaglia che dovrebbe esser tutta ai Vespri?„ E +s’avviò non senza difficoltà verso la chiesa, attraversando lentamente +quella folla di curiosi e di buontemponi, i quali tutti eran troppo +occupati a ridere a crepapancia per accorgersi di donna Fulvia e farle +largo. Cosa fosse questa novità, e perchè ridessero quei buontemponi, +donna Fulvia se lo sentì vociare intorno da ogni parte nel fare il suo +tragitto. Era gente venuta, come a un divertimento, a vedere i preti +uscire dal gran pranzo, chi per semplice curiosità dopo aver veduta la +foca, chi per ridere, e chi per dare la baia. Parecchi, usciti allora +allora dall’osteria, aiutavano a rendere il divertimento più chiassoso; +chi mezzo brillo con un motteggio sull’intemperanza dei preti; chi col +naso rosso additando un qualche curato che l’avesse anche più rosso. +E non è a dire che questo spasso procedesse da per tutto liscio e +senza contrasti. Alcuni di que’ preti ai quali la gente dava la baia, +cercavan di svignarsela; ma altri rimbeccavano e rispondevano per le +rime. + +Si pensi dunque quante non ne sentì donna Fulvia in quel breve tratto +di strada, e quante non ne riseppe poi il giorno dopo dal Valassina, +dalla Cleofe, e dagli altri suoi confidenti; poichè il giorno dopo +in Orobio non si fece che parlar del pranzo, dell’uscita dei preti +dal palazzo, delle scene avvenute, delle facezie dette, e di certi +due scappellotti somministrati da don Matteo, quel della pipa. Don +Cornelio, arrabbiato, afflitto per lo scandalo, avrebbe voluto almeno +che non se ne parlasse più. Pregò, sgridò, ma con poco frutto. La +storiella andò subito in giro anche per i paeselli della valle, e +per un pezzo fu il tema allegro dei discorsi in ogni casa e in ogni +bettola. Tale fu la fine del gran pranzo, col quale donna Fulvia aveva +creduto di dare una lezione a don Cornelio, di edificare il popolo e di +rialzare il clero. + + + + +XV. + + +Due giorni dopo la festa di S. Luca, sul far della sera, il procaccia +del capoluogo del mandamento, venne a cercare di don Cornelio, girando +per tutto il paese con una lettera in mano. — Questo è un telegramma! +— esclamò lo speziale: e in fatti sulla busta era stampato così. A +Orobio i telegrammi non capitano di frequente, e l’ultimo l’aveva +ricevuto appunto sei mesi prima lo speziale; circostanza ch’egli +non mancò di richiamare nel raccontare il fatto di quell’improvvisa +venuta del procaccia, poichè per quella sera in paese il telegramma +di don Cornelio fu l’argomento principale delle conversazioni e della +curiosità di tutti. + +Il telegramma era di Enrico, e veniva da Genova. Enrico, arrivato a +Genova pochi giorni prima, aveva creduto di trovarci subito una lettera +di don Cornelio in cui fosse detto che la sua domanda alla zia di +Cristina era stata fatta, ch’era stata gradita, e che dovesse ripartire +per Orobio senza perder tempo. Non avendoci trovato nulla, aveva +scritto di nuovo a don Cornelio un letterone di sei facciate, tutto +impazienza, tutto ansietà; ma il letterone, arrivato un par di giorni +prima della festa di S. Luca, era rimasto senza risposta; e Enrico, a +cui ogni giorno pareva un secolo, aveva telegrafato a don Cornelio per +domandargli, col linguaggio ansante e risoluto d’un telegramma, cosa +c’era di nuovo e quando doveva partire. + +Quel telegramma, ch’era il primo che don Cornelio riceveva in vita +sua, diede il tratto alla bilancia. Don Cornelio come s’è veduto, non +l’avrebbe voluta far così subito quell’imbasciata a donna Fulvia; +poi, dopo che la sorella aveva mostrata a Cristina quella tal lettera +d’Enrico, gli era parso che bisognasse far presto; e ora finalmente +che c’era entrato di mezzo anche il telegrafo, e che aveva parlato a +quel modo, non ebbe più dubbi, e si decise per il subito. A dargli +più coraggio gli venivano in aiuto i discorsi fatti col padre Felice +durante quella passeggiata del giorno prima di S. Luca. Riandava quelle +parole a una a una, e gli pareva che proprio non ci fosse da dubitare. + +Il padre Felice in mezzo ai molti discorsi fatti gli aveva toccato qua +e là dell’avvenire di Cristina. Aveva pronunziata, più d’una volta, +la parola matrimonio; gli aveva detto che donna Fulvia cominciava +a pensarci, e gli aveva fatto capire alla fine, tra un subisso di +complimenti, che forse.... quanto prima.... tra loro tre, si sarebbero +fatti de’ discorsi su quell’argomento. Parole di tal fatta, e d’una +persona tanto circospetta, dovevano pur significare qualcosa! + +Don Cornelio, fatta la decisione, s’avviò la mattina dopo, pieno di +coraggio e col soprabito delle feste, verso il palazzo di donna Fulvia +allungando un poco la strada per ripensar bene alle parole con le quali +avrebbe attaccato il discorso. Donna Fulvia, quando le comparve dinanzi +don Cornelio, se ne stava sola nel suo gabinetto, vicina al tavolino da +lavoro e con gli occhiali sul naso. Era l’ora in cui, dopo la colazione +e dopo quattro chiacchiere in salotto, donna Fulvia si ritirava nel suo +gabinetto o a far la lettura, o a far filaccia e maglie per i poveri, +fino al momento della trottata. In quel punto era alle prese con la +spalla d’un corsetto, fatto con degli avanzi di lana tutta a nodi, e +ch’era uno dei molti cilici di beneficenza che preparava ai poveri per +l’inverno. Sembrava tutta assorta nel suo lavoro, ma ogni momento le +bisognava disfare un giro, o riprendere delle maglie scappate, tanto +il suo pensiero era lontano da quell’infelice a cui era destinato il +corsetto. I suoi pensieri erano tutti rivolti agli avvenimenti del +giorno di S. Luca; era la predica di don Cornelio, erano i convitati +e il pranzo, eran le scene della strada, che le ribollivano in testa +e le facevano or stringere or crescere quelle maglie capitate in così +mal punto. Ma soprattutto ce l’aveva con don Cornelio. Ognuno di quei +fatti doveva necessariamente avere la sua causa, ed essa ne trovava +una, un’unica per tutti bell’e pronta nella sua mente. Era cioè +chiaro, chiarissimo, che la colpa di tutto era tutta di don Cornelio. +Per fortuna che tra i molti pensieri, le era venuto alla fine anche +quello del matrimonio di Cristina, e che, proprio nel momento in cui +le vennero ad annunziare la visita di don Cornelio, i suoi occhi erano +andati a fermarsi su una lettera che le stava dinanzi sul tavolino, una +lettera tutta complimenti ricevuta quella mattina dal barone Brocchetti. + +— Donna Fulvia mi perdonerà.... — cominciò a dire don Cornelio nel +venire innanzi — ma, se per caso, le fossi capitato in un momento poco +opportuno.... + +Donna Fulvia lo interruppe invitandolo a sedere con un gesto, e con un +— S’accomodi, signor curato — che pronunziò con sussiego, ma cercando +di raddolcire la voce. + +— Tante grazie, tante grazie. Dunque.... se non la disturbo.... se +mi può concedere.... — prese a dire don Cornelio, ricercando il filo +del discorso che aveva preparato. — È da qualche tempo che sentivo il +dovere, che cercavo l’occasione, di parlarle a quattr’occhi un poco a +lungo, d’una faccenda.... ma..... + +— Dica, dica. + +— Lei sa quanto mi stia a cuore sua nipote Cristina; lei sa quali +doveri io senta d’avere verso di essa, e in nome di quale sacra +memoria.... + +— Lasciamo il _sacro_ da parte. + +— Insomma.... — riprese don Cornelio, un po’ sconcertato, e cambiando +tasto — insomma, l’ho veduta crescere, mi ci interesso, le voglio +bene, e sarebbe per me una gran soddisfazione del cuore se potessi far +qualcosa per quella figliola; qualcosa che potesse piacere, s’intende, +a donna Fulvia che vorrei pure veder rimeritata per i tanti suoi +benefici.... + +— E che cosa vorrebbe fare? — chiese con miglior grazia donna Fulvia, a +cui balenaron subito in mente le informazioni datele dal padre Felice. + +— Non è ch’io voglia.... ma, quando donna Fulvia credesse venuto il +momento di pensare alla felicità di Cristina.... quando credesse di +pensare al suo collocamento.... — E qui don Cornelio fece una pausa, +guardando prima di andare innanzi, la faccia di donna Fulvia. Quella +faccia, con sua maraviglia, era divenuta a un tratto tutta serena e +rabbonita, quale non l’aveva veduta mai. + +— Veramente.... — disse donna Fulvia — non potrei dire che questo +pensiero non mi sia venuto; mah! son cose difficili!... + +— Oh, non in questo caso! — esclamò don Cornelio, a cui la faccia di +donna Fulvia dava in quel momento un gran coraggio. — Lei non avrà che +a dire un sì! + +— Lo crede? le par tutto così facile? + +— Le difficoltà ci potevan essere, e quante! Ma ormai... lo creda a me, +quando lei lo voglia, tutto è fatto. + +— Lei dunque ne è molto sicuro! + +— Sicuro, sicurissimo!... E anzi.... donna Fulvia non ha bisogno di me, +ma al caso ci penso io.... sono ai suoi ordini. + +— Ebbene, caro signor curato — prese a dire donna Fulvia dopo un +momento di silenzio, con un fare confidente e mellifluo ch’era per +don Cornelio una gran novità. — Ebbene sì, io avrò bisogno di lei. Al +matrimonio di Cristina ci sto pensando.... ci sto pensando!.... Ma +per disporre l’animo della ragazza a un atto così importante, così +inaspettato, vorrei aver l’aiuto, la cooperazione, e diciamolo, anche i +consigli di una persona come lei, che per il duplice carattere, quello +vogliam dire del suo ministero e quello della protezione e autorità +già esercitata sulla fanciulla, può eventualmente avere la sua parte +di benefica influenza nell’ottenere quei giusti apprezzamenti che non +sempre appaiono agli occhi inesperti della gioventù. — Tirò il fiato, +fece una pausa, poi, come se interrompesse il filo dei pensieri, +domandò a un tratto a don Cornelio: — Mi dica un po’, ha veduto forse +questa mattina il padre Felice? e le fu detto per caso qualcosa in +confidenza? È il padre Felice che l’ha mandata qui? + +— Signora no. Il padre Felice oggi non l’ho veduto.... Ma quanto +all’aver saputo qualcosa in confidenza.... + +— Oh, oh, come? da chi? + +— Come! da chi!.... — esclamò don Cornelio pieno di coraggio e di +impazienza parendogli che tutto andasse a gonfie vele. — Lei ha mille +ragioni, e mi scusi se non gliel’ho ancor detto, e se non le ho parlato +subito a cuore aperto. Ma gli è che mi bisognava farle prima un poco +di storia. In poche parole però le avrò detto tutto, se ha la bontà di +ascoltarmi. + +Don Cornelio narrò brevemente a donna Fulvia una parte di quanto +sappiamo anche noi. Le toccò dei progetti e dei desideri del conte +Maurizio a proposito del suo pupillo e di Cristina: le parlò del +bell’animo di Enrico, della serietà de’ suoi propositi, del suo affetto +per Cristina, dell’impiego ora avuto, e della sua sorte assicurata. Don +Cornelio nel calore del discorso non s’era accorto che donna Fulvia +intanto aveva mutato faccia, e che con una furia crescente andava +scavalcando le maglie del suo lavoro, facendo un gran pottiniccio. Se +ne sarà accorto poi quel tale che avrà dovuto infilare le maniche di +quel corsetto. Quando don Cornelio venne a dire delle ultime lettere +ricevute da Enrico, e dell’incarico avuto, donna Fulvia che scoppiava, +diede un balzo, e buttò il lavoro sul tavolino, esclamando: — Basta, +basta, ho capito; io non la posso lasciar continuare! + +Don Cornelio la fissò pieno di sorpresa, e con l’espressione di +domandarle il perchè di quel mutamento così grande, così improvviso. +Donna Fulvia si ricompose, guardò il curato col fare severo d’un +personaggio offeso nella sua dignità, poi gli disse: + +— I suoi progetti sono un’assurdità. Si vede che lei non ha il concetto +di quelle convenienze sociali alle quali devono attenersi certe +famiglie. Figurarsi! Gli argomenti che mi ha detto in favore del suo +protetto, son tutta roba che basta a provarmi la sconvenienza d’un +simile progetto. All’avvenire di mia nipote.... lasci a chi tocca il +pensarci. Non si pigli troppe brighe, signor curato.... di quelle +voglio dire che non c’entrano nel suo ministero, perchè poi le une +fanno dimenticare le altre! + +— Vuol forse dire, donna Fulvia, ch’io dimentichi i miei doveri? + +— Voglio dire di non attribuirsene, in questo e in altri casi, di +quelli che non le spettano. + +— Come? + +— Come! come! — E qui, ora che quel resto di diga che frenava ancora +il suo mal animo verso don Cornelio era rotta, non le parve vero di +buttar fuori a rifascio, come venivano, quelle accuse, quei rimproveri, +quel dispetto, che aveva tenuti chiusi dentro di sè fino allora. — Come +quando lei, per dirne una, in compagnia del sindaco, e d’altra simil +gente, che farebbe bene di lasciare nel loro brodo, si inframmette in +tante cose che sappiam noi.... + +— Ma si spieghi.... + +— Oh lei mi capisce benissimo. Le sue idee del resto son conosciute. +E i suoi atti, tirando pure un velo sul quarantotto, ognun li vede. +E poi non l’ha detto anche lei nella sua predica di S. Luca! che lei +vuol conciliare governo e religione! Figurarsi! che vuol conciliare i +dissidi, lei da solo! quasi non sapesse che non bastano più da soli +neanche i Concili ecumenici! Che vuol metter insieme il Vangelo con +la libertà, col popolo, e col progresso! proprio come dicon certi +tali, come avrebbe detto anche il Cavour, il suo amico! Cosa deve dire +il popolo che ascolta le sue prediche? Quelle prediche nelle quali +non si sente mai una parola contro la perversità dei tempi, mai una +maledizione! Sta bene l’amore; ma e i flagelli? Quelle bandiere poi +del governo, per dirne una, sulla porta della chiesa, sul campanile, +e alla finestra di casa sua, sono.... diciamolo pure, scandali! E +quelle bandiere degli operai fin sull’altare, fin nella processione.... +accompagnate poi da gente... con delle facce!... le paion cose da +nulla? Cosa ne dovevano pensare i fedeli? Cosa ne doveva pensare quel +buon clero venuto per essere edificato, e per edificare?... — E qui +donna Fulvia, a cui balenò forse in mente il suo pranzo, fece una pausa +involontaria. + +— E lei, signora, avrebbe preferito di saperli all’osteria quegli +operai, quelle bandiere, invece di vederli presso l’altare? — esclamò +don Cornelio con calore; ma poi riprese subito con la solita bonarietà: +— Quanto alle facce.... sicuro, ce n’è delle brutte, ma poveracci! son +facce annerite nelle officine, o dal sole; bruttissime, quando sudano +e bestemmiano; ma che a me paion belle quando, nella mia chiesetta, +guardano in su, e le vedo illuminate da un raggio di speranza. Povera +gente! Cosa vuole che io maledica? ch’io flagelli? A flagellarli ci +pensano la gragnuola, le malattie, gli stenti, la fame; e vuole che li +flagelli anch’io nella loro chiesetta? Non deve avere questa povera +gente un luogo, un’ora di tanto in tanto, dove il loro pensiero si +riposi, e sia sicuro di trovarci la pace e la speranza? Oh li ho +sentiti anch’io nelle città, quei predicatori che dice lei, quelli dei +fulmini! Ma i loro fedeli poi, dopo i fulmini della mattina, vanno +a teatro la sera; e i miei poverelli invece vanno a letto, e non +domandano d’andarci che con una fetta di polenta, e con la coscienza +tranquilla. Sì, insegno loro ad amare la religione e la patria, la +Chiesa e il Governo, perchè in questa massima semplice trovano la norma +sicura de’ loro doveri. Dovrei io turbare la mente di questi buoni +campagnoli con delle questioni che ignorano, e che non comprenderebbero +mai? Dovrei mettere nei loro animi una disputa sui loro doveri, per +metterci così l’alternativa della scelta? Mi sbaglierò.... ma che +vuole? se un povero coscritto fantaccino, dei nostri di Orobio, scrive +ai suoi vecchi tutto lieto d’aver pregato in San Pietro, e d’aver +gridato, viva il Re e la Regina... io ne godo, ne godo fino alle +lacrime. Ecco perchè non avrei pensato mai, proprio mai, che quelle +bandiere sull’altare potessero essere uno scandalo!.... + +— Oh lo sappiamo, lo sappiamo.... per lei non è scandalo neanche il +celebrare in chiesa le feste della rivoluzione e del Governo. + +— La festa nazionale, vuol dire? Lo scandalo in questi paeselli sarebbe +se i signori, quelli almeno che son chiamati così, facessero le feste +della patria, e gli altri quelle della chiesa; e che si dicesse che c’è +un’Italia per i ricchi e una religione per i poveri! Questo sarebbe +lo scandalo, a parer mio; e le confesso che ci ho proprio messo ogni +studio perchè, almeno nel mio paesello, questo scandalo non ci fosse! + +— Proprio, insomma, come dicevo io, che le questioni della Chiesa le +vuol risolvere lei!... Alla buon’ora! + +— Ma le pare? Io sono un povero curato di campagna, e non cerco di +risolvere che quello che spetta a me, in questo cantuccio, dove mi ha +messo la Provvidenza. Il mio dovere è di far del bene a tutti nella +mia Cura, secondo i bisogni della loro coscienza e della loro vita. Ed +è ciò che cerco di fare, in tutto quello che posso, alla buona, alla +meglio. Ecco perchè, donna Fulvia, ho osato parlarle del matrimonio di +sua nipote.... Mi è parso che ci fosse anche qui del bene da fare.... +mi è parso d’avere un dovere da compire. + +— Le è parso; ma è un dovere tutto mio, gliel’ho già detto, e può +bastare. + +— Lei non poteva conoscere la volontà del padre di Cristina, non poteva +conoscere.... + +— Ebbene ora conosco tutto, e parliamo d’altro. + +— Ma ci rifletta. Quei due figliuoli... son cresciuti insieme, sono +fatti per amarsi. + +— Mia nipote non si permetterà mai di amare nessuno senza il mio +permesso. E poi, e poi, signor curato, che discorsi son questi! Ma le +pare?.... Intanto non usciamo di carreggiata; già è lo stesso, e poichè +s’è cominciato gliele voglio dir tutte! In questo paese le cose vanno +male, molto male; lo dicono, e lo vedo. Lo dicono qui, e lo dicono +fuori dove sono osservati con stupore i suoi portamenti, tanto diversi +da quelli di tutti i curati di questa valle. Qui vediamo il curato +amico di soggetti pericolosi, qui scarsezza di funzioni, abbandono di +pie costumanze.... + +— Di quali? + +— Le benedizioni delle messi, le processioni per le campagne.... + +— Come se ne facevano per far scappare i grilli e le formiche! Oh donna +Fulvia! + +— I pellegrinaggi ai santuari.... + +— Che duravan fin due e tre giorni, con una turba d’uomini, di donne, +di giovinotti, di ragazze, tutti alla rinfusa.... Sì, sì, li ho veduti +quei pellegrinaggi e li ho aboliti, e mi permetta di non dirgliene il +perchè! + +— Oh lei ha quasi abolita anche la confraternita! Le ha levati i +diritti, i privilegi, i proventi.... + +— Il cacio e il boccal di vino. Bisognava vederle alle volte certe +funzioni! Era un piglia piglia; erano sbornie... perfino ai funerali. + +— Insomma, se lei non mi vuol capire è meglio che la finiamo. Mi basta +il dirle una volta per sempre che se son venuta in questo paese, e se +abbiam fatto quel che lei sa, è perchè abbiamo una missione da compire, +e la compiremo.... + +— Oh allora compiamola insieme.... + +— O muti lei, o.... io già non muto! + +— Compiamola insieme, e cominciamo fin da oggi. Non mi voglio scolpare, +non la voglio contraddire, il tempo e la conoscenza del paese le +dissiperanno le cattive prevenzioni, le mostreranno la verità. Ma +cominciamo fin da oggi a compire insieme la nostra missione col rendere +felici questi due figliuoli. + +— Non torniamo su questo argomento! + +— Donna Fulvia mi ascolti! Ci pensi! Condanni pur me se vuole, ma non +condanni questi figliuoli. Lei non può volere la loro infelicità! Lei +non conosce Enrico, lei non può ancora giudicare! Dia tempo, ci pensi! +Io non le dimando che di indugiare, di riflettere, di non respingere +oggi la mia preghiera; e verrà forse il giorno in cui la sua coscienza +sarà lieta d’aver fatta un’opera buona di più. Donna Fulvia io la +prego, e la scongiuro anche in nome.... in nome almeno de’ miei capelli +bianchi, in nome dell’abito che porto.... + +In quel punto entrò un servitore ad annunziare che la carrozza era +pronta. Donna Fulvia si rizzò dalla poltrona, e fece al curato un cenno +colla mano come a dirgli che doveva congedarsi da lui. Si levò in piedi +anche don Cornelio, e rimase in silenzio dinanzi a donna Fulvia con +l’espressione supplichevole, ansiosa, con cui aveva pronunziate le +ultime parole. Donna Fulvia dovette pur rispondere; e il dispetto le +ridiede quel coraggio che le parole di don Cornelio le avevan tolto per +un momento. + +— È meglio per lei e per me che cessi questa penosa conversazione, e +che non ci si ritorni più. Le convenienze mie e della mia famiglia son +cose che riguardano me, e che non intendo lasciar discutere e risolvere +dagli altri. E poi, è inutile dissimularlo, c’è tra me e lei in molti +argomenti una differenza di principii... e se non ho la pretesa di +discutere i suoi, ho però quella di non cedere nei miei. Quanto al suo +progetto, o incarico che si voglia, ne la prego, non ne parli più. È +cosa impossibile, assurda, e che, glielo dico una volta per sempre, +non potrà verificarsi nè ora nè mai. Siamo intesi, e la riverisco.... +Eccomi, eccomi, vado a metter lo scialle e vengo subito. — Quest’ultime +parole eran rivolte da donna Fulvia alla marchesa Bianca ch’era +comparsa allora in sull’uscio dicendo: — È attaccato, e siamo pronti +tutti. + + + + +XVI. + + +Durante la trottata, donna Fulvia non aperse bocca; fu pensierosa e +accigliata per tutta la sera, non fece la partita, e si ritirò presto. +Il giorno dopo cercò de’ pretesti per non uscire, ed insistette +vivamente con suo genero e con sua figlia perchè se ne andassero +soli. Il marchese uscì in carrozza; Bianca preferì di passeggiare con +Cristina, e uscite tutte e due da una porticina in fondo al giardino, +presero la vecchia strada del paese che costeggia il monte, e dalla +quale si va a un bel poggio erboso, per un viottolo, traverso una selva +di castagni, e seguendo un ruscello. Era la passeggiatina prediletta +della marchesa Bianca, e ch’essa chiamava la sua “passeggiata +romantica.„ Aveva anzi un abbigliamento speciale, per quella +passeggiata, che le andava proprio benino e che le piaceva tanto; un +abbigliamento di foggia montanina, fatto apposta per le solitudini, per +quelle specialmente dove si incontra un mondo di gente. Peccato che lì +non ci si incontrasse proprio nessuno; ma come prevederle tutte! Anche +quella volta dunque la marchesa Bianca s’accinse a risalire il ruscello +appoggiata a un sottile e leggiero _alpenstok_ a cerchietti d’argento e +a nappette di seta, e con un libro sotto il braccio; un romanzo tutto a +spasimi d’amore, che leggicchiava da un mese, a poco a poco, e dicendo +ch’era tanto commovente, e tanto interessante. + +Donna Fulvia rimasta sola fece chiamare il padre Felice, e diede +l’ordine di dire a chiunque venisse che in quel giorno non riceveva +nessuno. Col padre Felice poi rimase in colloquio per più di due ore, +e parlando sottovoce perchè neanche i muri la potessero udire. Anche +don Cornelio s’era rinchiuso quel giorno nel suo studiolo, dicendo +alla sorella che aveva bisogno di restare per qualche ora tranquillo; +e la signora Angelica che non conosceva ancora la brutta novità, aveva +fatto con gran premura rispettar la consegna, persuasa che il curato +stava studiando qualche panegirico d’impegno. Il povero don Cornelio +veramente non aveva da studiare che la risposta da mandare a Enrico, +e s’era messo a fare e rifare più d’una volta una lettera in cui, +pur dicendogli la verità, avrebbe voluto rendergliela un poco meno +amara e sconfortata. Povero don Cornelio! Egli, che in quel momento +era triste e scorato come non l’era stato mai, non pensava che a un +dolore, al dolore d’Enrico; non aveva che una preoccupazione, quella di +risparmiare all’animo d’Enrico lo sconforto profondo che già sentiva +nel proprio. — “Almeno l’avessi qui, vicino a me, quel figliuolo!„ +diceva tra sè. “Me lo piglierei sotto il braccio, e a poco a poco, gli +direi tutto senza dargli il colpo in una volta.... un colpo simile, +all’improvviso! Ma c’è da perder la testa.... e la fiducia nella +vita, che è ben triste per lui, così giovane! Quella bella fiducia, +sicura e baldanzosa, che ci fa veder l’avvenire, a quell’età, come +un campo nostro, e ci anima a seminarlo tutto, come se proprio lo +dovessimo mietere tutto!... Povero figliuolo!... Fosse capitato anche +di peggio, ma addosso a me, che.... sono ormai all’ultim’ora!... Oh +la mia povera speranza di render felici questi figlioli, e di render +quest’ultimo ufficio alla memoria del mio unico amico!... Oh la mia +povera missione!.... Come potrò durarla io in questo paese?.... E non +sarò io un ostacolo.... ai benefici di donna Fulvia?„ — Poi scotendosi +ritornava subito a quel figliuolo. — “Se l’avessi qui! se gli potessi +parlare! Perchè c’è de’ conforti che la voce soltanto li sa dare. +Ma una lettera! Sia pure una risma di carta, è sempre carta! E poi +salterà le pagine, andrà in fondo, andrà alla conclusione, senza +essere preparato da una parola prudente.... da un conforto.... da un +abbraccio. Ma tant’è; e avanti con questa cartaccia!„ + +Don Cornelio avrebbe penato meno in quelle ore se avesse potuto +immaginarsi che Enrico era in viaggio, e che proprio in quel punto +aveva già intravvisto il campanile d’Orobio. Enrico, dopo aver mandato +quel suo telegramma a don Cornelio aveva ricevuto nel giorno stesso +da Londra una lettera di sir James che gli ordinava di ripartire +sollecitamente per Napoli. Impaziente, inquieto com’era da parecchi +giorni, si crucciava di doversi allontanare ancora di più, prima di +avere quella risposta che doveva dare la certezza e il riposo alle sue +speranze. Dopo un _sì_, gli pareva di poter andare, allegro e felice, +anche in capo al mondo, perchè tutto il mondo sarebbe diventato suo. +Ma con quell’incertezza! C’erano ancora alcuni affari da sbrigare a +Genova, e non avrebbe potuto partire, anche a far presto, che tra +cinque o sei giorni. Gli venne un’idea, e la comunicò subito al suo +compagno di viaggio, il figlio di sir James, al quale del resto aveva +già confidato tutto l’animo suo. Sir Arturo approvò l’idea, che non era +altro che di fare una corsa a Orobio; ed anzi lo incoraggiò moltissimo, +dicendogli che la calma è indispensabile, e che bisogna riaverla subito +se per caso la si perde. + +Enrico partì da Genova quella sera stessa, e il giorno dopo giunse +da Milano a quella stazione dove scendono i viaggiatori che vanno a +Orobio. Passò la notte in una borgata vicina, e la mattina seguente +ripartì in un legnetto, col quale piano piano, e rinfrescando un +par di volte, giunse a vista del suo paesello press’a poco nel +momento in cui don Cornelio finiva la lettera, e la marchesa Bianca +e Cristina cominciavano la passeggiata. Per arrivare alla casa del +curato gli bisognava attraversar tutto il paese, incontrar chi sa +quanti, e rispondere a chi sa quante interrogazioni; si immaginò +che tutti l’avrebber fermato, e che tutti gli avrebber letto negli +occhi la ragione di quella sua improvvisa venuta; si fece tutto rosso +anticipatamente, e, detto fatto, prese una risoluzione. + +La risoluzione fu di scender dal legnetto prima di arrivare in paese, e +d’andare a piedi alla casa del curato, seguendo la strada vecchia e i +viottoli della costa del monte, dove era più facile il non imbattersi +in anima viva. + +Quanti pensieri, quante memorie non gli risvegliavano que’ ciottoli +a uno a uno! A ogni passo gli pareva d’imbattersi in un vecchio +amico; erano ora un tronco spaccato d’un antico castagno, ora un filo +d’acqua che schizzava da un canaletto, or la siepe d’un praticello, +or la scorciatoia nota e sicura; e quell’edera, quelle felci, que’ +fiorellini, che s’eran rinnovati sui medesimi cespi, egli andava +mano mano riconoscendoli, e gli parevano amici che l’aspettassero +per richiamargli i begli anni passati, e dargli tacitamente un primo +saluto di Cristina. Buoni e cortesi amici! Quel silenzio poi, quella +immobilità d’ogni cosa, gli davano un senso di riposo e di pace +che, dopo la vita romorosa della città, gli scendeva ancor più caro +nell’animo, e lo forzava a rallentare que’ passi che poco prima erano +così impazienti e frettolosi. Quelle viottole gli parevan più belle +delle strade di Londra, e ogni tanto, senza avvedersene, si fermava a +riconoscere uno di quei tanti amici, e a respirare una larga boccata di +quell’aria sottile e profumata che scendeva dalla montagna. + +“Brezzolina gentile!„ esclamò a un tratto Enrico fermandosi, e +sorridendo. “Come ti affiderei volontieri un bacio se tu mi dicessi +che nello scendere al piano andrai a susurrare tra i corridoi d’un +palazzo, o a stormire tra le frasche d’un giardino.... No, no non te lo +affiderei„ soggiunse poi subito “non ne avrei il coraggio!„ E in quel +momento le frasche stormirono intorno a lui, ma con un romorìo insolito +e che pareva quello del fruscìo d’una veste, o dei passi leggeri d’un +capriolo sull’erbe selvatiche. Enrico stette a sentire, si guardò in +giro, e vide a pochi passi Cristina che scendeva traverso i cespugli +per raggiungere anch’essa la vecchia stradicciuola del paese. + +— Cristina! + +— Oh! — E non seppero dir altro; ma si vennero incontro correndo, si +presero la mano, si fecero tutt’e due rossi rossi in faccia, e rimasero +impacciati come se le piante all’ingiro avessero in quel momento +spalancato tanto d’occhi. Ci fu un minuto di silenzio, che fu presto +rotto da una nuova esclamazione che esprimeva meglio, questa volta, +la sorpresa e la gioia. Enrico cominciò a spiegare come avesse preso +quella strada, senza ancor dire perchè ci fosse venuto; e Cristina +che, aiutata da lui, era scesa intanto sulla viottola, gli andava +dicendo anch’essa come mai fosse lì, e l’invitava a seguirla verso +un praticello poco distante dove l’avrebbe presentato alla marchesa +Bianca, e dove avrebber fatte insieme un monte di chiacchiere lunghe e +belle. + +Enrico obbedì, e si mosse mandando innanzi i passi più lentamente +che poteva, guardando in silenzio or Cristina or i ciottoli della +stradella. Poi a un tratto si fece coraggio, e prese a dire: — Oh ma io +ho qui sul cuore un monte di cose che vorrei dire.... che non so se le +potrei dir tutte, neanche tra noi soli; a quattr’occhi.... Ma se poi mi +vedrò dinanzi questa signora marchesa che non conosco.... + +— Mia cugina non è fatta per dar soggezione; è buona, mi vuol bene, è +poi tanto gentile.... + +— Gentilissima, me lo immagino, ma m’immagino anche che, quando me la +vedrò dinanzi, io non saprò aprir bocca, e rimarrò lì.... + +— Ah, se poi il signor Enrico è venuto da Londra apposta per non dir +nulla! — esclamò ridendo Cristina. + +— La signora Cristina dice bene!... ma tant’è, e quasi non so aprir +bocca e mi confondo in questo momento stesso in cui siam soli. Una +volta è vero non succedeva così. Questa costiera, queste viottole, +mi ricordan bene come mi pareva facile un tempo il dire ogni mio +secretuccio, il fare lì per lì le mie confidenze alla signorina che +ci veniva con me. Ma in allora queste viottole le facevo con quella +signorina saltellando e rincorrendoci.... e con quella signorina ci +davamo del _tu_. + +— E il _tu_, nell’andarsene, intascò i secretucci, portò via le +confidenze.... È un bel cattivo il signor _tu!_.... Ma ne fu castigato, +e ora gli si può dire che s’è fatto senza di lui.... + +— Oh! come? In che modo? + +Cristina si fermò, ebbe un momento di esitazione, e poi abbassando gli +occhi soggiunse: — Un mese fa lei ha scritto da Londra una lettera +a don Cornelio per dargli una buona nuova.... se ne rammenta?.... +In quella lettera c’era un suo secreto.... c’era il richiamo d’un +desiderio del mio povero babbo.... + +— E quella lettera.... + +— L’ho letta. — E sugli occhi fattisi a un tratto rossi rossi, le +spuntarono improvvisamente due lacrime. + +Enrico le vide, e capì il dolce secreto di quella improvvisa +commozione. L’imbarazzo e le incertezze di poco prima sgombrarono in un +subito dal suo animo, e vi sentì scendere una calma sicura e felice. + +— Quella lettera la rammento, — riprese Enrico — o dirò meglio rammento +tutta la gioia di quel giorno in cui la scrissi. Era una gioia grande, +piena di speranze e di sogni che si succedevano l’uno più bello +dell’altro. Quella gioia, mi ricordo si faceva a momenti anche cattiva; +e allora m’assalivano mille dubbi, mille timori e un’ansietà che mi +faceva battere i polsi forte, forte.... e mi faceva soffrire. Ma +ritornava poi subito, la mia gioia, bella e serena come prima. Presi +la penna, scrissi quella lettera; non ricordo più quello che scrissi, +ma ricordo.... che m’impazientivo di non sapermi esprimer bene con don +Cornelio.... e che non era a lui che scrivevo in quel momento! + +Cristina gli rispose con un bel sorriso, e s’avviò di nuovo per la +viottola, ma d’un passo più lento di prima. + +— Non rammento quello che scrissi... — continuò Enrico camminando +vicino a Cristina — ma cosa potevo dire in una povera letteruccia? A +dire quello che c’è nel mio cuore, a dirlo tutto! ci vorranno tutti i +giorni della mia vita.... L’avvenire saprà parlare per me.... saprà +parlare nella buona come nella cattiva fortuna.... + +— Oh per quelli che si voglion bene non ci può essere cattiva fortuna! +— osservò Cristina. + +— Sì, sì, è vero, e posso ben dirlo io! — esclamò con entusiasmo +Enrico. — Ma se don Cornelio m’avesse risposto — riprese poi subito +con una certa ingenuità — ne potrei essere ancor più sicuro. Ma perchè +non m’ha ancor risposto? Ero un po’ sulle spine a dir la verità. Ne +ho fatti dei pensieri! O c’è un intoppo, perchè di peggio non voglio +pensare, o c’è una bella sorpresa.... Oh Cristina, lei forse lo sa!.... +ma anche lei tace, come don Cornelio.... Oh non sia cattiva, mi dica, +mi dica! + +Cristina che a questo punto non capì più nulla, si fece a interrogare +anch’essa con istanza, con curiosità; e riseppe, raggiante e commossa, +quale incarico Enrico avesse dato a don Cornelio, e quale risposta +aspettasse ansiosamente dalla zia. + +— Fu ieri, ieri! — saltò su Cristina con un grido di gioia — che don +Cornelio parlò alla zia! Ci andò di mattina, che è un’ora insolita per +lui, e ci stette un gran pezzo; me lo ha detto mia cugina Bianca.... — +E s’interruppe, rimanendo a un tratto sopra pensiero, e come colpita +da un ricordo molesto. — Nulla, nulla, oh non sarà nulla, sarà una +combinazione, — continuò poi, rispondendo a Enrico che s’era accorto +di quel cambiamento improvviso, e la interrogava con insistenza e +con ansietà. — Gli è che a mia cugina è parso che don Cornelio fosse +alquanto conturbato, che avesse la faccia diversa dal solito.... ma +mia cugina potrebbe anche aver veduto male! — E tanto lei che Enrico +continuarono la loro strada per qualche minuto in silenzio. + +— Ecco come un nulla basta alle volte a far nascere i più tristi +pensieri, — prese a dire Enrico. — Sicuro; io non ci avevo quasi +neanche pensato!.... Se donna Fulvia non volesse!... Se don Cornelio, +mentr’io gli corro incontro tutto in festa, m’accogliesse colla faccia +malinconica di chi ha una triste novella nel cuore.... + +— Oh cattivo, cattivo, cattivo!... Che pensieri son questi! Di queste +brutte cose non ne possono succedere, no! + +— Non son possibili, non ne possono succedere, nevvero? + +— E come mai dovrebbero essere possibili? La zia.... è tanto seria, +è vero, ha le sue ubbie, ma poi mi vuol bene.... E il bene che m’ha +fatto? Oh se non c’era don Cornelio, non sarei arrivata da sola a +comprendere tutta la grandezza del benefizio che ho ricevuto! Aveva +ragione don Cornelio di dirmi che ora toccava a me a ricambiarlo, +quel benefizio, nel nome santo del babbo, anche a costo di qualunque +sacrifizio, e lo promisi, lo giurai.... + +— Oh, Cristina! + +— No, no, Enrico, non mi faccia quegli occhi spaventati! non ci fu +bisogno di nessun sacrifizio. Ho lasciato, è vero, il caro paesello, +la gente a cui volevo bene, i bei prati, le belle montagne.... e +ora sono un uccellino in gabbia.... ecco tutto!.... avrei rimorso +a dire di più. Ed è possibile che chi m’ha fatto tanto bene fin +qui, non voglia compire la sua opera santa.... — E dopo un momento +d’esitazione, riprese timidamente — col dare il suo consenso a ciò che +fu un desiderio di mio padre.... a un desiderio, oh non c’è nessun +male nevvero, a dirlo? a un desiderio mio... e che mi pare ogni giorno +di sentir più fortemente.... e che m’accompagna sempre.... fino a +diventare alle volte tormentoso, a diventar tanto cattivo, da farmi +piangere?... Eppure, anche quando è cattivo, non lo so mandar via, +perchè mi è tanto caro.... + +— Oh la buona ispirazione che m’ha condotto qui! È dunque scritto in +cielo ch’io l’avrò questa felicità! Oh come è bella la vita! Io me la +vedo già dinanzi lieta, felice, tutta lucente d’un sole... che viene +dalla mia anima.... e che è il mio amore. Oh sì, Cristina, lasci che le +dica questa parola... questa parola che il cuore mi va ripetendo senza +posa.... e che presto griderò alta, a tutti, fin che avrò vita. + +— E la diremo insieme.... ma allora poi ce la diremo sotto voce +all’orecchio, e sarà anche più bella.... Oh, la voce di Bianca! mia +cugina mi chiama.... + +— Cristina, Cristina! — esclamò Enrico pigliandole la mano, e +serrandola con passione nelle sue. — Dunque è vero? è proprio vero? non +le è discaro l’amor mio... un po’ di bene me lo vuole?... + +— E me lo domanda? + +— Oh sì! nulla nulla al mondo mi potrà strappare la mia felicità, lo +giuro! nessuno mi potrà rubare il mio bell’avvenire, il mio bene, non è +vero Cristina? + +— Vuole che giuri anch’io? — gli rispose Cristina con un bel sorriso +e stringendogli la mano alla sua volta, nelle sue manine, più forte +che potè. — Or venga con me, spicciamoci, son due passi, lo voglio +presentare a mia cugina.... + +Enrico avrebbe preferito scansarsene, e balbettò qualche _ma_ e qualche +_se_, ma non era più in tempo. Un passo dopo l’altro, eran arrivati +senza accorgersene al poggio dove la marchesa Bianca s’era fermata +a leggicchiare una pagina del suo romanzo, seduta su un rialzo del +prato, intanto che Cristina s’era allontanata cercando qualche ultimo +fiorellino d’autunno. Quando Enrico e Cristina comparvero sul poggio, +la marchesa Bianca, che aveva chiuso il suo libro da un pezzo, s’era +rizzata in piedi, e si disponeva a muovere incontro alla cugina, dopo +averla chiamata un par di volte. La sua sorpresa nel veder Cristina +accompagnata da uno sconosciuto non fu poca, ma non le fu neanche +discara. A colpo d’occhio capì ch’era un giovine per bene; le parve +anche al portamento, al vestito, che fosse un forestiero, forse un +inglese; pensò subito che finalmente c’era un pubblico per il suo +abbigliamento, tanto carino, e sentì in cuor suo un gran conforto +per questo atto di giustizia. Cristina fece subito alla cugina la +presentazione di Enrico, dicendole in poche parole chi fosse, e per +qual caso si fossero trovati poco prima sulla medesima stradicciuola. + +La marchesa Bianca accolse benissimo Enrico, capitato così +opportunamente, e sentendo che veniva da Londra principiò a parlargli +in inglese, e continuò per un pezzo, sebbene Cristina le avesse anche +detto ch’era d’Orobio. Gli chiese dell’ultima _season_ e delle mode; e +Enrico si levò d’imbarazzo dicendole che non aveva veduto nulla di più +bello della _toilette_ che aveva dinanzi in quel momento. La marchesa +si persuase ancor di più d’aver a che fare con una persona di molto +buon gusto, e di molta intelligenza, e lo trattò subito con quelle +maniere gentili che teneva in serbo per i casi speciali. Enrico, che, +anche parlando con la marchesa Bianca, parlava senza avvedersene con +Cristina, rispondeva e discorreva con un’amabilità e con un’eloquenza +che venivano dal cuore, e che aumentavano sempre più la soddisfazione +della marchesa. La quale, dopo aver protratta più che potè, quella +conversazione finì col conchiudere, tra sè stessa, con un giudizio +definitivo, che quel giovine era veramente degno d’aver fatto la sua +conoscenza. + +Arrivati al cancello del giardino, Enrico si accomiatò, e la marchesa +Bianca, nel salutarlo, lo invitò a passare una qualche serata in casa +di sua madre, offrendosi essa stessa di presentarlo a suo marito e a +donna Fulvia. + +Si pensi con quanta allegrezza in cuore rientrò in casa Cristina; e +con quanta consolazione, con quanti buoni presentimenti, e con quale +ansietà corresse Enrico alla casa di don Cornelio! + + + + +XVII. + + +Alcuni giorni dopo, la carrozza di donna Fulvia, in completo assetto di +viaggio, usciva di buon’ora dal portone del palazzo, e s’avviava per la +strada maestra d’un trotto ancor più pacato e solenne di quello delle +gite o delle trottate consuete. Nella carrozza, accanto a donna Fulvia, +c’era la marchesa Bianca, e sedevano davanti Cristina e la cameriera +che teneva in grembo _Fleurette_, ravvolta in uno scialletto. Donna +Fulvia aveva la faccia ancor più raggrinzita del solito; e Cristina +aveva nascosta la sua dietro un velo fitto, perchè non le vedessero +in quel momento la commozione del suo animo. Per quanto Cristina +fosse oramai abituata alle risoluzioni improvvise della zia, e delle +quali la zia non soleva dar troppi conti, pure questa volta era tutta +agitata e non sapeva scacciare i tristi pensieri che venivano, come un +temporalaccio, a offuscarle quel bel cielo che due giorni prima sul +viale del monte, le era parso così sereno e promettente. Essa partiva; +partiva quel giorno stesso in cui aveva sognato di vedere Enrico +accolto in casa della zia, e accolto come suo sposo; partiva senza +averlo neppur riveduto, senza aver più saputo nulla di nulla, senza +avere neppur salutato don Cornelio, senz’aver dato un bacio alla buona +signora Angelica! + +Il giorno prima, donna Fulvia aveva avuto una visita improvvisa e +breve di don Innocente. Nessuno in casa ci aveva badato, perchè da +qualche tempo eran soliti tutti a vedere don Innocente fare a donna +Fulvia di queste visite brevi, e nelle ore che non eran quelle de’ suoi +ricevimenti: anzi ai ricevimenti lo vedevano ben di rado. Non erano +affar suo; ci si giuocava, tra l’altre, con certe carte così pulite che +gli mettevano suggezione; e poi non c’era caso di vederci un bicchiere +di vino. Don Innocente veniva nella giornata a dare a donna Fulvia le +notiziette raccolte ne’ suoi giri per i paeselli e per le sacristie, ci +metteva all’occorrenza un po’ di frangia e un po’ di commenti del suo, +e poi se ne andava con la faccia ilare, o compunta, a seconda della +faccia che gli aveva fatto donna Fulvia. Questa volta la notizietta +era ch’era stato veduto in un legnetto, che andava nella direzione di +Orobio, “quel giovane di cui si prendeva cura don Cornelio, e che don +Cornelio aveva mandato in paesi lontani con scandalo di tutti i buoni.„ +Dopo quella visita aveva fatto chiamare in fretta il padre Felice, e +poco dopo aveva annunziato che un affare la chiamava a Milano, e che +dovevano partir tutti la mattina seguente. + +Nel fare i preparativi per la partenza tutti in casa si eran domandati +l’un l’altro cos’era successo; e stringendosi nelle spalle, erano +andati ripetendosi l’un l’altro la risposta asciutta e alquanto +misteriosa di donna Fulvia. Cristina era corsa tutta affannata +ad interrogarne la cugina, e anche questa non aveva saputo darle +che la stessa risposta. E ora Cristina cercava di persuadersi che +quella risposta fosse la vera; ma intanto aveva una grande angoscia +nell’animo; e mentre la carrozza si allontanava da Orobio, guardava +traverso lo sportello, con un senso di dolore e di invidia, i viandanti +che risalivano la valle, i contadini chinati sulle vanghe, i poverelli +che stendevano la mano, fin le piante, i camperelli, le siepi che mano +mano lasciava dietro di sè. + +Una certa curiosità di conoscere il motivo di quella partenza +improvvisa l’aveva anche il marchese Ettore, e appunto in quell’ora +stessa cercava di risaperne qualcosa dal padre Felice, il quale se ne +schermiva nel miglior modo, non parendogli quello il momento opportuno +per parlare. Il padre Felice e il marchese viaggiavano insieme in un +legno separato. Avevano preceduto donna Fulvia, e non facevano che per +un tratto la stessa strada, dovendo essi a un certo punto della valle +prender quella che conduce alla città capoluogo della provincia. Il +padre Felice aveva detto d’esserci chiamato da qualche suo affaruccio; +e il marchese, che non si dilettava troppo dei viaggi in famiglia, +aveva trovato anch’esso il suo pretesto, ch’era quello di dare +un’occhiata alla città, che non rivedeva da un pezzo, e dove c’erano +dei monumenti e delle cose d’arte che, a sentirlo, gli stavano tanto a +cuore. I due compagni di viaggio giunti alla città si separarono. Il +marchese, dopo aver gironzato il giorno appresso entrando in qualche +bottega d’antiquario e comperando un po’ di ciarpe vecchie, ripartì la +sera per Milano. Il padre Felice invece vi si trattenne otto o dieci +giorni, che impiegò in visite, in paroline, in discorsi, con pesci +grossi s’intende, tutto a inchini e sorrisi sempre eguali, come li +sa fare un buon diplomatico, sia che si tratti di metter pace, o di +addensar su qualcuno un temporale. Così, quando ritornò a Milano, potè +intrattenere a lungo donna Fulvia sui favorevoli risultati della sua +missione, che questa volta crediamo non fosse quella di metter pace. + +La venuta di Enrico e la partenza di donna Fulvia non erano per Orobio +due avvenimenti così piccoli da passare inosservati. Il mistero e la +curiosità, ch’ebbe sempre molte attrattive per gli abitanti d’Orobio, +non mancarono anche questa volta di eccitare gli animi e di dar materia +a discorsi che non finivan più. C’era chi diceva d’aver veduto Enrico +entrare in paese a piedi, e chi in carrozza; chi sapeva di positivo che +la persona arrivata non era Enrico, e chi, senza pronunziarsi nella +questione, asseriva d’averlo veduto partire in un legnetto, di notte, +dopo la partenza di donna Fulvia. E anche sulla partenza di donna +Fulvia quanti commenti non si facevano, e quante non se ne dicevano! +Il sentimento generale era quello di sentirsi tutti, con la partenza +di donna Fulvia, come un gran peso giù dallo stomaco: pareva a tutti +di respirare un po’ più liberamente. E sì che donna Fulvia non era +che al principio della sua missione, come diceva lei, e che tutto il +bene che doveva fare in Orobio non l’aveva che incominciato. Questo +bene l’avevano aspettato tutti a bocca aperta, ma ci avevan sentito +subito un certo sapore così acido che aveva tolto a tutti la voglia di +gustarne dell’altro. Anche in Orobio donna Fulvia per beneficare non +posava da mattina a sera; beneficava per forza, e guai a chi non ne +volesse sapere. Anche in Orobio donna Fulvia strapazzava tutti per il +loro bene; correva a dare ai poveri sussidi, e lavate di capo; e fin +le medicine che portava agli ammalati, non le parevano salutari se non +accompagnate da una solenne ramanzina. Anche in Orobio non le era mai +parso d’aver fatto completamente il suo dovere, se non quando avesse +accompagnato un beneficio con la mortificazione di qualcuno. Tutti +dunque tirarono un gran sospiro quando seppero che quella provvidenza +del paese era partita colla famiglia e coi bauli. + +Anche nella bottega dello speziale per parecchie sere non si parlò +d’altro. Lo speziale pretendeva d’aver tutto preveduto fin dal primo +giorno in cui donna Fulvia era arrivata in paese, e diceva che anche +da certe ordinazioni e da certe ricette aveva subito arguito con che +carattere si avrebbe avuto a fare. Quella partenza non era per lui +che un fenomeno flogistico. La parola era capita poco, ma i suoi +ascoltatori se ne accontentavano, e avevan l’aria di convenirne. Tutti +poi, di tanto in tanto, guardavano in faccia al sindaco, il quale ne +sapeva quanto gli altri, e taceva. Il sindaco era andato due o tre +volte da don Cornelio per venir in chiaro di qualche cosa, ma aveva +sempre trovato l’uscio chiuso. Alla fine s’era imbattuto nella signora +Angelica dalla quale aveva udito che il curato era a Santa Maria della +Neve. La signora Angelica però era stata veduta andar in chiesa e +accendere un lumicino alla Madonna. Dunque qualcosa ci doveva essere. +Ecco perchè il sindaco meditava e taceva. + +Santa Maria della Neve era un povero villaggio della parte alta della +valle, a più che mille metri sul livello del mare, e dove abitavano, o +meglio facevan capo, dugento famiglie circa di pastori, che nell’estate +si spargevano per i pascoli montani, e nell’inverno si rintanavano in +un gruppo di casucce, intorno ad una chiesetta che appunto dava loro il +nome. Santa Maria della Neve da parecchi anni era senza curato; dopo +l’ultimo che c’era morto, non se n’era ancor trovato uno da mandarci. +Era una cura che aveva in tutto dugentocinquanta lire di rendita e +un magro orticello; gl’incerti poi erano un po’ di cacciole, qualche +capretto, e qualche bracciata di legna che i parrocchiani portavano +al curato quando benediva una bestia ammalata, battezzava un figlio +maschio, o faceva un po’ di scuola nell’inverno. Don Cornelio che vi +andava di tanto in tanto, e vi mandava ogni domenica il suo coadiutore, +o qualche prete dei dintorni, aveva detto a don Luigi che questa +volta gli occorreva di andarci lui, ed era partito sul far dell’alba +accompagnato da _Ugolino_, che lo precedeva tranquillo e serio, come +soleva fare quando capiva che le circostanze richiedevano così. Era +partito desideroso di restar solo per qualche giorno, perchè questa +volta si sentiva accasciato più di quanto non gli fosse mai capitato +in vita sua. Gli ultimi fatti, la ripulsa di donna Fulvia, la venuta +di Enrico, gli avevan fatto passare delle brutte ore, e gli avevan +lasciato un grande abbattimento nell’animo. Ai dolori della vita non +era nuovo; ma questa volta non sentiva più in sè quella vigoria che +in circostanze anche più gravi aveva avuto sempre, e per sè e per gli +altri. Egli stesso stupiva di sè medesimo, e nel salire per l’erta +che menava a Santa Maria della Neve, non ritrovava più neanche la sua +buona gamba; la strada gli pareva più faticosa, il suo passo s’era +fatto più lento e più grave. Più volte s’era fermato, s’era seduto, +e asciugandosi la fronte aveva detto, pieno di scoraggiamento: “Sei +vecchio, vecchio, povero Cornelio!... La mia missione quaggiù è +finita... c’è qualcosa che me lo dice!„ + +A Santa Maria della Neve si fermò cinque o sei giorni, e per la +prima volta dopo tanti anni ritornò alla sua cura a malincuore. Quei +casolari, quella chiesetta, quei pastori, avevano avuto per lui +un’insolita attrattiva. La sua anima afflitta ci aveva respirata la +pace; e il suo cuore scoraggito, ma ch’era sempre pur quello, ci aveva +trovato uno spiraglio da cui aveva come intravveduto un nuovo campo +dove gli rimaneva ancora un po’ di bene da fare. Non è a dire poi +quante feste non gli facessero quei montanari che lo vedevano per la +prima volta trattenersi parecchi giorni in mezzo a loro. E don Cornelio +se ne staccò con dolore, conservando in un cantuccio del cuore il +nome di Santa Maria della Neve come un’invocazione di pace, e di cure +benefiche e contente. + +Mentre don Cornelio guardava mestamente il cielo da Santa Maria della +Neve, come dalla sua ultima tappa, Enrico dal ponte d’un battello, +che viaggiava da Genova a Napoli, guardava il cielo anch’esso con +l’occhio fisso e desolato. Ma il suo cielo aveva un vasto orizzonte, +e la sua disperazione era pur quella de’ giovani, in fondo alla quale +c’è spesso tutto un mondo di speranze. Da quel momento in cui, con +l’animo straziato, aveva dovuto ripartire da Orobio, Enrico non aveva +fatto che richiamare le parole di don Cornelio, il triste annunzio che +gli aveva dato, e i suoi conforti mesti e sfiduciati. Le richiamava a +una a una quelle parole e le meditava: ci trovava in tutte la conferma +inesorabile della sua disgrazia; pensava che per lui la era finita, +che speranze non ce n’eran più, che il meglio era morire.... ma poi +concludeva che nessuno al mondo gli avrebbe tolto Cristina. E allora +tutti i suoi pensieri riprendevano la strada delle speranze; sognava +mille casi, mille combinazioni che potessero mutare quella triste +realtà; e faceva disegni e propositi, come se già gli si fosse aperto +uno spiraglio di avvenimenti più lieti. Ma i nuovi sogni svanivan +presto, e dietro loro stava sempre la triste realtà, immobile, intera. +Enrico doveva rimanere a Napoli, col suo compagno, due mesi; e si pensi +se gli dovevano parer lunghi. Egli aveva confidato tutto, anche i suoi +ultimi casi, a sir Arturo; e il suo unico sollievo nelle poche ore di +riposo era quello di ripetergli la sua storia dolorosa, rifacendola +ogni volta da capo, confidandogli le sue angosce, e domandandogli +consigli e conforti. Ma i conforti di sir Arturo, brevi ed asciutti, +non eran quelli che avrebbe voluto Enrico: “Star fermo nel proposito +fatto, diceva sir Arturo, ed aspettare; aspettare anche vent’anni +calmo e lavorando.„ Allora Enrico scriveva delle lunghe lettere a don +Cornelio; ma anche queste non ricevevano che delle tarde risposte, +affettuose e meste, piene di buoni consigli, ma senza nessuna di +quelle notizie ch’egli aveva più ansiosamente domandate, senza una +notizia sola di Cristina. “Star fermo ed aspettare„ gli tornava a dire +sir Arturo; e Enrico, ripetendo queste parole a sè stesso, cercava +imporsi per qualche tempo un poco di calma, ma poi alla fine dava in +uno scoppio di pianto. Un giorno però sir Arturo venne a dargli una +nuova che gli ridestò tutti i suoi sogni, tutti i suoi disegni, e a +mettergli il cuore in festa. Gli disse che passati i due mesi, sul +finir dell’anno, sarebbero andati a Livorno, e che poco dopo sarebbero +ripartiti per l’alta Italia, e forse per Milano. + +Anche per Cristina quei due mesi di novembre e di dicembre non furono +meno mesti e meno pieni di angosce. Dopo il ritorno in città, essa era +tornata alla solita vita casalinga e monotona, e tutto in casa di donna +Fulvia aveva ripreso l’andamento uniforme di prima. Cristina ascoltava +attentamente ogni parola, osservava ogni atto di donna Fulvia e degli +altri tutti della famiglia, senza che le riuscisse mai di scovrir nulla +di ciò che era tanto ansiosa di sapere. Alle volte le era parso che la +zia fosse preoccupata un poco più del solito; ma nè lei, nè nessuno di +casa, dal giorno in cui erano tornati in città, non avevan più nominato +nè Orobio nè don Cornelio, come se non fossero mai esistiti. + +Don Cornelio, in quell’ultimo dialogo scabroso che c’era stato tra +lui e donna Fulvia, non aveva avuto nè il tempo nè il coraggio di +dire che Cristina sapeva quale incarico gli avesse dato Enrico, e che +ne aspettava la risposta con eguale ansietà. Ripensandoci, dopo la +partenza di donna Fulvia, ne aveva avuto rimorso, poi gli era anche +sembrato che gli rimanesse ancora un dovere da compire verso Cristina, +il dovere doloroso di confortarla alla rassegnazione. Ma come compirlo? +Pensò al padre Felice che s’era mostrato tanto cortese con lui, e +che gli pareva fatto apposta per una missione delicata e amichevole. +Detto fatto, gli scrisse una lunga lettera raccontandogli tutto alla +distesa, incaricandolo di dire ogni cosa a donna Fulvia, e pregandolo, +infine, di far le sue veci presso Cristina per disporla, se proprio era +necessario, al sacrifizio. Il padre Felice consegnò subito la lettera +del curato a donna Fulvia, e si pensi che esclamazioni, che chiasso! +Ma poi, tornata la calma, donna Fulvia, dopo molte consultazioni, finì +col seguire il consiglio del padre Felice, ch’era quello di non dir +nulla a Cristina, di contenersi come se non sapesse nulla di nulla, di +mostrarsi con lei sempre più dolce e affettuosa, e di pigliar tempo; +il qual tempo, abituato com’è a farne dimenticar tante delle cose +a questo mondo, si sarebbe presa anche questa piccola briga di far +dimenticare a Cristina una fuggevole fantasia da ragazzi. A rispondere +a don Cornelio, a tenerlo a bada, e a rimandarlo soddisfatto con poco, +ci avrebbe pensato lui, il padre Felice; cosa che non gli pareva molto +difficile. + +Cristina dunque aveva un bel stare attorno alla zia; la zia era +muta come una statua, e l’interrogarla, o il farla parlare, in +simili casi, non era un affar da nulla. Cristina aveva da principio +pensato di scrivere di nascosto a don Cornelio, ma poi non ne aveva +avuto il coraggio. Per un pezzo aveva sperato che un bel giorno le +sarebbero arrivate improvvisamente tante belle notizie, tutte in +una volta: e aspettava il bel giorno; ma i giorni passavano tutti +eguali, lasciandola tutti nell’eguale ansietà. Poi aveva anche un gran +progetto; quello d’aprir l’animo suo con la cugina, di confidarle ogni +cosa, e di invocare la sua protezione e i suoi consigli. Ci si era +anche provata, ma s’era fermata subito scoraggita e dubbiosa. Più d’una +volta aveva principiato a parlare dei giorni della sua infanzia, di +suo padre, del buon curato, del suo paesello; ma la cugina l’ascoltava +con l’aria annoiata, e come chi ha cose di ben altra importanza per la +testa. E infatti, non appena Cristina faceva una pausa, la marchesa +Bianca senza lasciarla finire, entrava di botto nel campo prediletto +de’ suoi discorsi sulle amiche, sulle mode, sulle mille cosucce della +città; e, se era in vena anch’essa di fare delle confidenze, le +confidava in secreto i suoi progetti di _toilettes_ per il carnevale. +Allora Cristina, triste e sfiduciata, tornava sola ai suoi pensieri; e +di tanto in tanto, con gli occhi pieni d’una espressione supplichevole, +guardava senz’avvedersene or l’uno or l’altro.... ma nessuno la +capiva, nessuno le rispondeva. Un giorno, era fin scesa di corsa, e di +nascosto, nel cortile, per interrogare un carrettaio ch’era arrivato +da Orobio. — Ah, cosa c’è di nuovo a Orobio? — le aveva risposto il +carrettaio. — C’è neve a bizzeffe! E le ova poi! da che c’è la strada +ferrata in provincia, fin due soldi l’uno si pagano!... Il curato sta +benone, benone tutti.... ma gran mortalità nelle galline! — E così era +finita anche quella poca speranza nel carrettaio. + + + + +XVIII. + + +Era principiato il nuovo anno, e in casa di donna Fulvia tutto +procedeva con la consueta uniformità, monotona e severa come quella +d’un monastero, quando donna Fulvia, un dopo pranzo, annunziò una +gran novità. Rivolgendosi a Cristina, con una affabilità insolita, le +disse d’aver pensato a lei in quei giorni per procurarle un po’ di +svago nel carnevale: “cosa ben giusta e necessaria per la gioventù.„ +Poi soggiunse che i divertimenti avrebbero avuto un carattere tutto +familiare, ma pure sarebbero stati anche maggiori di quelli che si +usavano un tempo quand’era ragazza lei; che cioè una volta alla +settimana, l’avrebbe condotta di sera in casa del barone e della +baronessa Brocchetti, dove avrebbe trovate delle fanciulle della sua +età; e che una volta la settimana poi avrebbe tenuto conversazione +anche in casa propria, con gioco della tombola, e con una serata di +bussolotti in fine del carnevale. + +Quell’annunzio fu così improvviso e così impreveduto, che a due brave +persone, che giocavano in quel momento a tarocchi col padre Felice e +col Valassina, caddero persin le carte di mano, per cui si dovette +andar a monte, e mescolar di nuovo il mazzo. Cristina accolse le +parole della zia con gratitudine e con gioia. Presentì vagamente che +rotto il ghiaccio di quella vita uniforme le si sarebbe presentata, +forse, l’occasione d’avere una qualche nuova di Enrico, e di vedere +per qualche spiraglio traverso quel buio che le si era fatto tutto +all’ingiro, da quando era tornata in città, e che la opprimeva in un +modo tormentoso, insoffribile. Sperò che un mutamento nelle abitudini +d’ogni giorno, per quanto piccolo, le avrebbe reso più facile il +vincere la grande suggezione che le dava la zia, e le pareva già che +sarebbe venuto anche il giorno in cui le avrebbe aperto il suo cuore. +Infine, bisogna pur dirlo, le dava una secreta contentezza anche il +pensiero di prendersi un po’ di spasso, e di andare ai divertimenti e +alle conversazioni della città, di cui aveva sentito dire tante belle +cose, e che l’immaginazione poi le aveva di tanto ingranditi. + +Un’altra secreta soddisfazione, tutta insolita e nuova, l’ebbe il +giorno in cui ci furono i preparativi per condurla alla conversazione +di casa Brocchetti. C’era stata, una settimana prima, una lunga +discussione, tra donna Fulvia e sua figlia, sull’abbigliamento di +Cristina per la sera in cui sarebbe stata condotta in società. Cristina +ne aveva capito poco, anche perchè nella discussione c’erano stati +qua e là dei punti misteriosi, in cui donna Fulvia, o aveva parlato +a mezza voce, o aveva sorvolato ammiccando a sua figlia, o aveva +pronunziato un qualche sì incerto, o qualche no asciutto, come chi sta +negoziando delle concessioni. Finalmente, venuto il giorno degli ultimi +preparativi, dopo un andirivieni di ambasciate, capitò la sarta della +marchesa Bianca con un bell’abito semplice ma elegantissimo, e che +indosso a Cristina strappò subito delle esclamazioni soddisfatte tanto +alla sarta quanto alla marchesa. Cristina, intanto che la zia s’era +tirata in disparte tutta sopra pensiero, si guardò nello specchio, e +quasi non riconobbe sè stessa. Era la prima volta che si vedeva così +bene abbigliata, e nel vedersi tanto bella ne arrossì tutta, e rimase +quasi confusa. Donna Fulvia se ne accorse, saltò di mezzo con impeto, e +ordinò subito alla sarta delle correzioni e dei palliativi; diede sulla +voce a sua figlia, e non si lasciò rimuovere questa volta nè da ragioni +nè da esclamazioni. Cristina, che non aveva portato dai suoi monti +il pensiero di farsi bella, ne sentì in quel momento la tentazione +per la prima volta. L’aria affannata della zia, la discussione sul +suo abbigliamento, e il gran caso che se ne faceva, le diedero +improvvisamente un sentimento nuovo, che non era precisamente quello +dell’ambizione o della vanità, ma ch’era però la coscienza di sentirsi +un qualcosa più di prima, di sentire in sè stessa una nuova forza, e +anche un nuovo coraggio, in faccia alla zia, in faccia a tutti. Donna +Fulvia che non s’accorse, s’intende, di questo risultato, continuò a +discutere, a correggere e a modificare, fin sull’uscio, prima di andare +in casa Brocchetti. + +In casa Brocchetti oltre al barone, quell’ometto complimentoso e brutto +di cui abbiamo già fatto la conoscenza, c’era la baronessa, una donnona +alta e grossa, piena di acciacchi, e che non si moveva quasi mai +dalla sua poltrona, tutta intenta da mattina a sera a far faldelle, a +deplorare i tempi, e a combinar matrimoni. Poi c’erano i figliuoli. La +baronessa si vantava di averli coltivati a uno a uno fuori dell’aria +mondana, come in una stufa; e infatti erano venuti su lunghi, sottili, +giallognoli, e col collo un po’ torto come arbusti in cerca d’un raggio +di sole. Con l’intromissione di donna Fulvia ne aveva ammogliati due, +ed ora ne aveva altri tre nel vivaio. L’arte della baronessa per +maritare quei suoi figliuoli, così bruttini, era quella di lasciarli +veder poco, di circondarli d’una riputazione di figliuoli perfetti, +e di offrirli poi nei momenti in cui c’era abbondanza di fanciulle e +scarsità di mariti. Il maggiore di quelli che c’erano in casa, e che +si chiamava Checchino, non aveva che vent’anni. Veramente la baronessa +avrebbe voluto aspettare un par d’anni ancora prima di dichiararlo +disponibile; ma da quando il barone era venuto a confidarle quelle +prime toccatine avute da donna Fulvia, figurarsi! un parentado simile! +aveva subito mutati i suoi disegni, e aveva presa la direzione secreta +dell’affare, dando giorno per giorno le sue prescrizioni al marito, +il quale, in questi casi specialmente, era solito ubbidire appuntino. +Di prescrizione in prescrizione, si era venuti tra donna Fulvia e il +barone a quegli accordi che sappiamo per passare il carnevale. Lo scopo +ultimo e vero di quegli accordi non era stato ancor detto formalmente, +ma era sottinteso. I ritrovi del carnevale dovevano servire ai due +futuri sposi per vedersi di tanto in tanto da un capo all’altro d’un +salotto, ossia come diceva la baronessa, per conoscersi reciprocamente. +In quaresima poi i genitori, con improvvisa consolazione, e con la +debita sorpresa, avrebbero accolto, auspice un amico comune, il felice +progetto e concluso il matrimonio. + +Le prime volte che Cristina fu condotta in casa Brocchetti ci fu ben +poco di notevole. Il barone e la baronessa accoglievano Cristina con +quattro complimentucci, ch’eran tutti un dolciume e sempre gli stessi, +poi si mettevano ai tavolini da giuoco, e non le dicevan altro. Ai +tavolini da giuoco c’erano i pesci grossi della conversazione; ci +sedevano oltre il barone e la baronessa, donna Fulvia, qualche vecchia +signora, qualche consigliere giubilato, e ci passavano un paio d’ore a +borbottare e a rimbeccarsi tra loro, intanto che i pesciolini, ossia +Cristina e due o tre altre fanciulle, se ne stavano in disparte con un +lavoro d’ago o di ricamo in mano, scambiando sottovoce qualche parola +di tanto in tanto. Se alle volte capitava in visita qualcuno che non +fosse dei soliti, anche questo si metteva presso uno dei tavolini, ci +stava in silenzio una mezz’oretta a veder gli altri a giocare, poi se +ne andava. Tale, su per giù, era la conversazione di casa Brocchetti. +Cristina cominciava a pensare che i divertimenti della città non +eran poi gran cosa, quando una sera la baronessa fece l’improvvisata +d’un maestrino al pianoforte, e di qualche invitato di più; poi fece +fare un po’ di largo nel salotto, e permise alle fanciulle di far +due salti. E fu una grande improvvisata davvero. Cose simili in casa +Brocchetti non se n’eran vedute mai! Dopo quella sera, la baronessa +permise i due salti regolarmente una volta la settimana; e Cristina +che ballava con passione, ci si divertiva di cuore, ballando più che +poteva, senza fermarsi, senza riavere il fiato, e fin ballando con +l’altre fanciulle quando i ballerini erano stanchi. I ballerini, oltre +Checchino e i due Brocchetti più piccoli, eran cinque o sei giovanetti +scelti prudentemente, e un vecchietto tutto arzillo che era stato, un +tempo, ballerino della baronessa, e che dopo aver fatto ballare due +generazioni ora continuava colla terza. Il ballerino meno fortunato +era Checchino; le fanciulle quando lo vedevan venire, lo scansavano; +poi facevano tra loro delle risate senza che gli altri ne capissero +il perchè. A Checchino succedeva spesso, quando giuocavan la partita, +di addormentarsi nel salotto e di russare fortemente. La baronessa +allora si affrettava a dire che Checchino si levava tanto di buon’ora, +e che studiava troppo; ma una volta una delle fanciulle che facevan +crocchio tra loro aveva detto piano a Cristina, e alle altre, che +Checchino era.... era un asino. Non è a dire quanto rider ne avesser +fatto secretamente in quel momento, e da quanta voglia di ridere +fosser prese, da allora in poi, ogni volta che compariva Checchino. +Checchino, per di più era un ballerino disgraziato. Non gli riusciva +mai di mettersi d’accordo nè con la ballerina, nè con la musica, nè con +la battuta, e si metteva di solito a ballar la polka quando suonavano +il valzer, e a ballare il valzer quando suonavano la polka. E ci si +ostinava, trascinando con violenza la ballerina, la quale un po’ ci si +adattava, un po’ si ribellava, e così era in complesso un affannarsi +di tutt’e due da far pietà. Fu in una di queste lotte che a Checchino, +mentre una sera ballava con Cristina, scivolò un piede. Barcollò, si +riprese, perdette l’equilibrio, e andò con le gambe in aria. Cristina +riuscì a svincolarsene, e a rimaner ritta, ma fu presa da una di quelle +voglie di ridere che non si ferman più. Si mordeva le labbra, si turava +la bocca con la pezzuola; ma intanto vedeva le amiche che ridevano +anch’esse in disparte, e dava daccapo in un nuovo scoppio di risa. La +zia, come furono a casa, ne la sgridò, e l’ammonì molto seriamente a +mostrarsi d’allora in poi più rispettosa e cortese verso quel giovane, +ch’era uno dei migliori che mai si potessero immaginare. Dopo quella +sera in casa Brocchetti si ballò meno, e Checchino non ballò più. + +Le serate della baronessa erano alternate con quelle di donna Fulvia, +nel cui salotto, secondo il programma, una volta la settimana si +giuocava a tombola, e ci venivano, oltre i pochi amici soliti di +casa, il barone coi suoi figli e con parte della sua conversazione, +invitativi straordinariamente. Queste serate procedevano un po’ +noiosette per tutti, e anche per Cristina, la quale, passata quella +prima novità era tornata pensierosa e malinconica. Aveva sperato +vagamente col veder gente nuova, di risapere qualcosa di Enrico; +aveva creduto che chi sa quanti, solo a nominare Orobio, le avrebber +date le nuove del suo paesello e del curato! Ci si era anche provata +timidamente, qualche volta; ma non ne aveva trovato uno che conoscesse +il suo paese neanche di nome. Le sue inquietudini, le sue angosce ora +principiavano a tornarle nell’anima vive come prima, e con minori +speranze; daccapo era tornata inquieta, distratta, e assorta in un +unico pensiero. Il Valassina che, senza farsi scorgere e con l’aria +di chi è sempre lontano da tutto le mille miglia, spiava tutto e +vedeva tutto, si accorse che Crestina cominciava a far meno caso +dei divertimenti della zia, e che qualcosa d’altro, che non era il +Checchino di sicuro, si faceva strada nel cuore di lei, o vi ripigliava +il posto di prima. Fin dinanzi alle cartelle della tombola la vedeva +distratta e svogliata! E più d’una volta, quando tirava i numeri aveva +osservato con impazienza che Cristina non li marcava, o li marcava +sbagliando. “Le frulla il cervello a quella ragazza!„ aveva detto tra +sè; e principiò a sospettare che i pensieri di Cristina non fossero +assorti nei terni della lotteria, ma galoppassero piuttosto dietro quel +giovane che viaggiava lontano. + +Pensò di accertarsene. Gli parve che cogliendo Cristina d’improvviso, +in uno di quei suoi momenti di distrazione, con una notizia che facesse +al caso e con una domanda buttata lì di sorpresa, gli sarebbe riuscito, +fissandola bene, di leggerle fino nel fondo dell’anima. Una notizia +che pareva fatta apposta il Valassina l’aveva; detto fatto, si decise +di metterla subito a profitto prima che Cristina venisse a saperla in +altro modo, e ci fosse poi preparata. + +Giocavano una sera, seduti alla solita tavola della lotteria, +donna Fulvia, il barone Brocchetti, la marchesa Bianca, alquanto +assonnata, Checchino accanto a Cristina, il Valassina, tre o quattro +altri giocatori attenti e compresi, e il vecchietto arzillo di casa +Brocchetti. Il vecchietto teneva il cartellone ed estraeva lui i +numeri, accompagnandoli ogni volta con qualche motto che a un dipresso +facesse rima, e che poi senz’altro doveva far ridere. Al caminetto, un +po’ discosto dai giocatori, c’era il marchese Ettore, che leggicchiava +un giornale, e scambiava di tanto in tanto qualche parola col padre +Felice, il quale gli stava di faccia seduto in poltrona. + +— _Trentatrè!... non si marca se non c’è!_ — gridava tutto ilare, con +una voce un po’ nasale, il vecchietto, mostrando la pallottolina su cui +c’era il numero. + +— L’ho io, l’ho io! — saltò su Checchino. + +— Oh, che numeracci! — brontolava donna Fulvia. + +— Ambo! — esclamava un terzo. + +— Si verifichi, lei sbaglia sempre! — replicava tutto rosso in faccia +Checchino, che non si animava se non quando giocava alla lotteria. + +— _Vent’otto!_ — ripigliava il vecchietto. — _A bella ragazza un bel +giovanotto!_ + +— Ma cosa dice mai! — esclamava donna Fulvia, — Lei ne ha sempre delle +sue.... giudizio, giudizio! + +— _Quarantasei!_ + +— Oh, questa volta poi non voglio rime! + +— _Gentil signora.... come vuol lei!_ + +— Bravo, bravissimo! — esclamaron tutti. + +— Sempre pronto, sempre allegro. È inutile; per questo gioco ci vuol +proprio lei! — conchiuse il barone Brocchetti. + +La prima tombola fu vinta contemporaneamente da due giocatori. +Checchino, che non era uno di questi, pretendeva che c’era stato +uno sbaglio, per cui ci fu una lunga discussione, e poi una lunga +verificazione. Nel frattempo il Valassina aveva osservato Cristina +attentamente, parendogli che fosse più pensierosa, più impaziente del +solito, e balenatogli in mente il suo disegno, pensò che quello era il +momento opportuno per mandarlo senz’altro ad effetto. + +— E così, signor marchese, che cos’ha trovato di nuovo stasera ne’ +pubblici fogli? — prese a dire il Valassina dirigendosi al marchese +Ettore. — Ci son notizie della Cura d’Orobio? + +— No davvero, caro signor Valassina. Sono da mezz’ora nella questione +d’Oriente, ma d’Orobio non c’è sillaba. C’è dunque una questione +d’Orobio?... Dica, dica; lei ha, mi pare, delle notizie ch’io non ho! + +— Oh, nulla d’importanza! — riprese sorridendo il Valassina. — Non ha +letto giorni fa, signor marchese, quel che c’era nella gazzetta della +provincia?... tra le notizie della Curia? dov’era detto che il curato +d’Orobio.... + +— Muta aria? + +— Oh! dunque le notizie le sa anche lei? + +— L’ho risaputa, questa, da qualcuno ma non l’ho letta. E ce n’è altre? + +— È appunto quello che domandavo a lei. Nella gazzetta c’era che don +Cornelio Sacchi, a quanto si diceva, doveva essere nominato canonico +del Duomo; ma che invece poi avrebbe avuta, forse, si diceva, un’altra +destinazione; e che la nomina a curato d’Orobio sarebbe sempre, a +quanto si diceva, caduta su una degna persona che non si poteva finora +nominare.... + +— Andiamo, andiamo, attento signor Valassina... non vede che +ricominciamo il gioco! — saltò su, interrompendolo, donna Fulvia a cui +non garbava in quel momento un simile discorso. + +— Si incomincia col numero _sette_! — gridava il vecchietto. — Oh +vedono che bel numero! l’hanno quasi tutti. E lei, Cristina, non lo +marca?... _Numero sette, donna Cristina!... è un po’ distratta la +signorina!_ + +Altro che distratta! Distratta era stata tutta quella sera, ma in +quel momento le era salita una vampa al viso, non vedeva più nulla, +e non ascoltava che le parole del Valassina. Questi che se n’era +subito accorto, contento, contentone di quel primo risultato, pensò di +affrontare all’occorrenza anche le occhiate di donna Fulvia, ma di non +lasciar cadere il discorso. + +— Fin da questo autunno, — riprese il Valassina voltandosi verso il +marchese, — dicevano che don Cornelio avesse l’intenzione di lasciar +Orobio.... + +— E per qual motivo? — domandò il marchese. + +— Precisamente non saprei.... avrà forse voluto mettersi in riposo.... +ora tanto più che.... + +— Attento signor Valassina, — gridava il vecchietto, — non vede che +siamo già ai terni?... _e or con questo sessantotto.... la partita va +di galoppo!_ La rima non era riuscita, ma per fortuna Checchino fece +in quel momento un’esclamazione di gioia che permise al vecchietto di +gabellare anche questa. + +— Ora tanto più, dicevo.... — riprese il Valassina torcendo il collo +verso il marchese, — che quel giovane.... un certo giovane di cui il +signor marchese avrà forse sentito parlare.... + +— Ma Valassina! Valassina! Questa sera lei è d’una distrazione!... e +con le sue chiacchiere ci confonde la testa a tutti! — saltò su di +nuovo donna Fulvia, e in tuono più brusco di prima. + +— Ah, sì, sì.... so di chi vuol parlare.... — disse il marchese Ettore +dopo aver scambiata qualche parola col padre Felice. — E dunque cosa è +avvenuto di quel giovane? + +— Mille scuse, donna Fulvia, — riprese il Valassina, — rispondo una +parola al marchese poi non fiato più. + +Cristina, tutta agitata, non vedeva più i numeri delle cartelle, e non +ne marcava più uno. Checchino che se n’era accorto, e ch’era lì lì per +far tombola, stava zitto, e n’era tutto giulivo. + +— Le voci che girano sul conto di quel giovane son molte, — continuò +il Valassina. — A Orobio, pare, non ci tornerà più.... ma poi ne dicon +tante!... Però la più sicura, a quanto si sa, è che siasi stabilito in +Inghilterra e che anzi vi abbia preso moglie.... + +— Non è vero! — esclamò risolutamente Cristina. E in quello stesso +momento si sentì la voce concitata di Checchino, che esclamava tutto +glorioso: Tombola! Tombola! + +Donna Fulvia, lanciando occhiate inquiete al Valassina per farlo +tacere, cercò prontamente di deviare l’attenzione dei giocatori, +tossendo, alzando la voce, agitandosi e dando l’aire a Checchino, il +quale senza saperlo le veniva in aiuto colla sua gioia chiassosa. Ma il +Valassina, sicuro di farsi perdonar dopo, non tacque; e per battere il +ferro intanto ch’era caldo replicò subito a Cristina: — Mi scusi, ma io +credo invece che quella notizia sia vera verissima. Come potrebbe lei +sostenermi il contrario? Sentirò volontieri quello che ne sa lei!... + +— Io so, — riprese Cristina tutta concitata, e volendo giustificare la +sua esclamazione di prima, — io so ch’egli ha promesso a una fanciulla +d’Orobio.... È un giovane d’onore! lo conosco fin da bambina... egli +non mancherà alla fede data! + +A quelle parole ci fu un momento di silenzio generale, in cui Cristina +vide rivolti verso di sè gli occhi maravigliati di tutti. Essa avrebbe +voluto giustificar subito anche quella sua giustificazione, avrebbe +voluto che le domandassero ancora qualcosa, ma nessuno non le domandò +più nulla. I più non ne avevano capito niente, ma qualcuno ne aveva +capito fin troppo. Il Valassina, ch’era tra questi, fu il primo a +rompere il ghiaccio e a rimettere la conversazione in carreggiata, +riconducendola alla tombola di Checchino. Il marchese s’era messo a +guardar Cristina con l’occhialetto; e dalla sua poltrona cominciò a +guardarla più che potè con l’attenzione d’un osservatore che, fatta +una scoperta improvvisa, va cercando nuovi dati per la riprova. +Il padre Felice s’era limitato a tirar due o tre prese di tabacco +più rumorosamente del solito: e donna Fulvia che nelle circostanze +difficili sapeva tutto posporre, come diceva anche lei, al proprio +decoro, finse di non aver udito nulla; continuò ad occuparsi de’ suoi +invitati, coi quali fu anche più complimentosa del solito, e in cuor +suo promise a sè stessa che _quella signorina_ avrebbe la mattina dopo +reso uno stretto conto di ciò che aveva detto. + +Cristina, prima ancora che tutti se ne fossero andati, scomparve dal +salotto, e si ritirò nella propria camera. Per quella notte non chiuse +occhio, e continuò a ripensare a quelle ultime parole del Valassina. +Che Enrico non tornasse più, che Enrico si fosse maritato.... eran +fiabe! N’era sicura; non aveva angustie, non aveva sospetti! Ed +era lieta e fiera in cuor suo d’aver difeso Enrico, d’aver buttato +in faccia quel _non è vero_ al Valassina, parendole con questo +d’aver chiusa a lui e a tutti la bocca per sempre. Ma le angustie +ed i sospetti l’assalivano invece nel ripensare alle parole che il +Valassina, e il marchese, avevan dette a proposito di don Cornelio. +“Che don Cornelio avesse lasciato Orobio? che fosse andato altrove? che +a Orobio non ci fosse proprio più?... L’avevan detto in un tono così +sicuro!...„ E nel riandare le cose udite Cristina sentiva scendersi +in cuore un presentimento tormentoso che le toglieva ogni forza per +ribatterle e per dire a sè stessa che non eran vere. + +“In fin de’ conti c’è don Cornelio ad Orobio!„ soleva esclamare +Cristina tra sè quando, nei momenti di scoramento e di timore, voleva +tagliar corto, e correre col pensiero ad un conforto che non le falliva +mai. “Ma se a Orobio don Cornelio non ci fosse più!...„ andava ora +ripetendo; e quelle parole le davano un senso di paura, le davano tutto +l’accasciamento dell’abbandono e della solitudine. + +Per saperne qualcosa anche noi, circa quelle notizie del signor +Valassina, daremo subito una corsa a Orobio, e là faremo un passo +indietro per riprender meglio il filo dei nostri piccoli avvenimenti. + + + + +XIX. + + +Una sera, sulla fine del mese di gennaio, don Cornelio tornando a casa, +dopo la solita visita a qualche malato o a qualche povero, trovò per +strada il procaccia che lo fermò levandosi di tasca un piego per lui. — +Oh, oh, un letterone così grande proprio per me! — E data al procaccia +la buona sera, affrettò il passo e andò diviato a disuggellare il piego +in cucina, dove la sorella stava appunto sorvegliando la pentola in cui +coceva la minestra per la cena. + +— Una lettera della Curia.... — prese a dire don Cornelio intanto che +cercava di decifrare lo scritto al lume della candela. — Eh, eh.... è +monsignor Vicario che mi scrive... oh troppa bontà... troppo onore... +troppo cerimonioso monsignor Vicario!... — E giunto a piè di pagina +voltò il foglio, la cui prima faccia era occupata da un periodo solo, +tutto a incisi, pieni d’una degnazione paterna e complimentosa. + +— Oh, cosa può voler da me monsignor Vicario?... — riprese il curato +dopo aver letta e riletta la seconda parte della lettera. — Vuol +parlare, consultarsi, conferire a voce con me... conferire sopra che +cosa? + +— Sarà per il giubileo, o per le missioni! — saltò su la signora +Angelica. + +— O piuttosto che la Curia avesse deciso d’assegnar qualcosa di più a +Santa Maria della Neve, e di mandarci almeno un buon cappellano, come +le ho proposto io?... Eh sicuro! ne ho scritte delle lettere per Santa +Maria della Neve alla Curia! Un letterone anche pochi giorni fa.... e +ora capisco che hanno avuto il loro effetto. Non può esser altro, e ne +son proprio contento. Però se mi potevano risparmiare questo viaggio.... + +— Oh, ma è un bell’onore!... + +— Obbligatissimo, ma è anche una gragnuola di maggio, come diciam noi, +per un povero curato! Che mi canzoni! due giorni per andare e tornare, +due giorni di fermata.... il calesse, la locanda!... E non è che non le +sappiano alla Curia le nostre miserie.... ma certe cose altro è saperle +altro è provarle!... Si fa per dire, veh! perchè, dico la verità, per +fare un po’ di bene a quei poveracci di Santa Maria, venderei ben +volentieri anche.... + +— Oh no, no, per carità, ci vorrebbe altro! Non ne hai venduta +abbastanza della roba? — esclamò la signora Angelica, che scodellava +la minestra, interrompendolo e restando col ramaiuolo alzato, come per +fermargli la parola. + +— Basta, basta.... ci penseremo domani.... ma bisogna battere il ferro +intanto che è caldo, e doman l’altro mi metterò in viaggio. + +Il giorno dopo don Cornelio, tutto di buon umore, dandosi di tanto in +tanto una fregatina di mani, e non pensando ad altro che a Santa Maria +della Neve, fece i suoi preparativi per il viaggio, aiutato dalla +sorella, la quale fu tutta in faccende, perchè almeno avesse a partire +un po’ ravviato e in buon arnese. I preparativi della partenza anche +questa volta non andaron lisci. La signora Angelica, che in simili +circostanze non pareva più lei, e mostrava un coraggio da leone, ebbe +più d’una volta a borbottar col curato, e a farlo fare a modo suo. +Nell’abito nuovo fatto cinque anni prima, ci trovò uno strappo, e lui +non le aveva detto nulla: d’un bel par di guanti di lana nera, che gli +aveva fatti non era ancora un mese, ne aveva perduto uno: e per non +aver dato retta a lei a tempo, era sul punto di dover entrare in città +con un nicchio vecchio e sbertucciato. Don Cornelio prometteva che ne +avrebbe comperato uno nuovo prima di presentarsi a Monsignore, ma la +signora Angelica gli credeva poco, e non era affatto tranquilla. Il +guaio più grosso scoppiò a proposito delle fibbie. Il curato s’ostinava +a voler partire colle sole ghette, ed andava esclamando: — In questa +stagione! un prete di montagna! Credi, che Monsignore non sappia che +c’è tanta neve nella valle? — E la signora Angelica replicava: — Come? +quando s’ha un par di fibbie d’argento come quelle che t’ha regalate il +povero conte Maurizio, se non le si sfoggiano nelle occasioni, domando +io cosa s’ha a farne? — E la discussione si fece tanto calorosa che +la signora Angelica perdè la pazienza, e andò senz’altro a cercar le +fibbie nel cassettone del curato. Le cercò, frugò da per tutto, e non +avendole trovate, venne a piantarsi dinanzi al fratello in atto di +domandargli dove le avesse riposte. Don Cornelio, fattosi tutto rosso +in faccia, come un bambino colto in fallo, biasciando le parole prese +a dire: — Sai.... quella povera donna.... la Marta.... che rimase +vedova con quei bambini.... le ho vendute. — Angelica chinò il capo, +non disse più nulla, e passando il dorso della mano sugli occhi andò a +rinchiudere il cassettone; poi tutta affaccendata e silenziosa si mise +a dare un’ultima mano alla sacca di viaggio. + +Don Cornelio partì la mattina seguente nel solito legnetto del paese, +dopo aver detto la messa di buon’ora. Assicurò la sorella e don Luigi +che non sarebbe rimasto fuori che tre giorni; disse quattro parole a +_Ugolino_ per persuaderlo che le visite ai Monsignori non erano affar +suo, e che questa volta bisognava restar a casa; poi tutto contento +montò nel legnetto e partì. Faceva freddo, tirava vento, ci si gelava +in quel legnetto, ma don Cornelio tutto intento a ruminar discorsi +non se ne accorgeva neppure. Pensava e ripensava a tutte le cose che +avrebbe detto il giorno dopo a Monsignore; le metteva in ordine; ne +fissava i punti principali, e concludeva che più convincenti di così +non potevano essere. Poi col pensiero correva al momento in cui sarebbe +tornato a casa glorioso e trionfante; prometteva a sè stesso di far +subito una corsa a Santa Maria della Neve, e gli pareva già d’esser in +mezzo a quei suoi poveracci a dir loro le buone nuove che portava dalla +città. Le lunghe ore del viaggio gli passarono senza accorgersene; era +già arrivato, e non aveva ancora finito di discorrerla tra sè. + +Ben più lunghe dovettero poi parere le ore a chi lo aspettava di +ritorno. Passarono i tre giorni, venne la sera del quarto, e don +Cornelio non era ancora tornato. Don Luigi andava di tanto in tanto +sulla strada per incontrarlo, spiava da lontano, domandava a chi +veniva se avesse veduto il curato, ma inutilmente. Or piovigginava, +or nevicava, e don Luigi e Angelica si consolavano dicendo: “con +questo tempaccio ha fatto benone a non mettersi in viaggio„; poi si +lasciavano con una certa inquietudine in cuore, e don Luigi riapriva +il suo ombrello e tornava a far quattro passi sulla strada. Il +sindaco che aveva risaputa la chiamata alla Curia e la partenza di +don Cornelio, era venuto un par di volte per domandar s’era tornato, +e anche lui non era quieto, e per di più lo andava ripetendo. Il +legnetto che riconduceva don Cornelio, non fu veduto spuntar da +lontano che al tramonto del quinto giorno. Il legnetto veniva +penosamente, con le ruote che sprofondavano nella neve e nel fango; il +vetturino sonnecchiava, e il cavallo faceva delle fermate frequenti +e meditabonde. Don Cornelio che se ne stava tutto rannicchiato e +intirizzito, come vide da lontano il campanile della sua chiesa balzò +dal legnetto, e con passo concitato e frettoloso s’avviò a fare a +piedi le ultime miglia del suo viaggio. Cadeva un fitto nevischio, +portato a tratti turbinosamente dal vento che scendeva rabbioso dalle +vicine vette dei monti; e don Cornelio camminava scoprendosi ogni +tanto il capo e passando una mano ne’ capelli, come quando tornava a +casa accaldato, sotto a un cielo sereno. Camminava a capo basso, e +quando un colpo improvviso di vento gelato gli faceva sollevare il +viso, mandava uno sguardo al campanile della sua chiesa che gli stava +dinanzi in fine della strada; lo guardava fisso, e la sua faccia allora +prendeva l’espressione di un acuto dolore; allora mandava qualche lungo +sospiro, e pronunziava a voce alta qualche parola, or di dolore, or di +rassegnazione, con cui pareva volesse allontanare un pensiero costante +e tormentoso. “Meglio così! meglio così!„ esclamava “così sia.... e +ne sia lodato il cielo!...„ Ma in quella rassegnazione c’era tanta +mestizia che avrebbe mosso ancor più a pietà chi lo avesse ascoltato. + +Gli ultimi chiarori del crepuscolo eran scomparsi, quando don Cornelio, +intirizzito, inzuppato di mota e di neve, si trovò a un tratto nelle +braccia di don Luigi che, veduto il legnetto da lontano, era corso +incontro tutto giulivo al curato. + +Si pensi con quante esclamazioni, e con che subisso di domande +l’accogliessero, oltre don Luigi, la sorella e il sindaco, il quale da +due sere veniva ad aspettarlo piantandosi in cucina, piacesse o non +piacesse alla signora Angelica. Don Cornelio che avrebbe preferito +risponder a tempo e luogo, e a tutti e tre separatamente, cercò di +sviarli con qualche risposta evasiva, ed occupandoli intanto tutti e +tre a fargli una fiammata, ad asciugargli i panni, e ad ammannirgli la +cena. — Oh, adesso diteci su qualcosa!... — andava ripetendo ogni tanto +la signora Angelica. — Cos’ha detto Monsignore a vedervi arrivare con +questo tempaccio? + +— Oh, sì proprio un tempaccio.... — ripeteva don Cornelio. + +— E dite un po’.... — ripigliava Angelica poco dopo. — Dicono che +Monsignore sia così una brava persona! e che abbia poi un’aria così +veneranda!... + +— Non prendo altro, — rispondeva don Cornelio dopo una pausa — questo +freddo mi ha tolto la fame. Bevo ancora un bicchier di vino, poi vado a +letto. + +— Eh, ma prima bisogna pur raccontarci qualche notizia della città — +saltò su il sindaco. — Non vede che siamo qui tutti ansiosi di saper +qualcosa!... + +— Cosa volete che vi dica? In città ci sono arrivato colla pioggia, e +sono ripartito con la neve. Un ventaccio poi!... figuratevi che... — +E cominciò a raccontare le piccole peripezie del suo viaggio, ma si +capiva che pensava intanto a tutt’altro. Era impacciato, abbattuto +e pronto a stizzirsi coi suoi interlocutori; i quali intanto lo +guardavano stupiti, si rammentavano di tutto il buon umore con cui +cinque giorni prima era partito, e si persuadevano in cuor loro sempre +più che qualcosa di nuovo c’era; che c’era una novità di sicuro, una +novità che il curato stentava a dire, qualche brutta novità, insomma. +Non pensarono che appunto per questo fosse meglio lasciarlo in pace; ma +furon presi tutti e tre da una grande impazienza di farlo parlare. Il +sindaco, meno riguardoso degli altri, cominciò a fargli cinque o sei +domande alla fila, poi saltando il fosso senza saperlo. — Insomma, — +conchiuse; — ce lo porta questo curato per Santa Maria della Neve?... + +— Sì! — rispose risolutamente don Cornelio, deciso a finirla anche lui. +— Sì, sì, ve lo porto. Il curato per Santa Maria è fatto! Tra otto +giorni ci andrà a prender possesso! + +— Oh! — esclamarono in coro gli altri tre; — E si può sapere chi sia? + +— Io! — esclamò don Cornelio alla sua volta. — Sì, io! — E rizzandosi +si mise a camminare tutto concitato per la cucinetta, intanto che gli +altri lo guardavano stupefatti, perplessi. — Sicuro, ci vado io! — +riprese dopo alcuni minuti di silenzio, e cercando di rimettersi in +calma. — L’avete voluta la notizia? Eccola!... Già ve l’avrei detta +domani a tutti perchè è cosa fatta, nè c’è più rimedio.... e poi non +si poteva fare diversamente.... Dunque bisogna mettere il cuore in +pace... Sicuro che a mutar di paese dopo trent’anni.... è un pensiero +che trafigge l’anima!... Ma sarà per il meglio.... bisogna rassegnarsi +e pensare che ci sono anche quei poveracci di Santa Maria.... + +Angelica e don Luigi guardavano il curato con gli occhi spalancati, ed +eran presi alla strozza da un nodo che impediva loro di parlare e quasi +di riavere il fiato. Il sindaco, dopo il primo stupore s’era fatto +tutto acceso in faccia, e fissando il curato come un colpevole côlto +a far legna su quel del comune. — Ah! avevo capito io che c’era del +mistero! — cominciò a dire. — Dunque lei ci pianta! Ma bene!... Cosa le +han fatto di male quei di Orobio per piantarli così sui due piedi? + +— Ma che piantare! — riprese don Cornelio. + +— Una delle due: o è lei che ci pianta, o è la Curia che lo manda via, +o qualcuno le ha fatto un tiro! + +— Niente di tutto questo.... + +— È il Vicario che la manda via! + +— Il Vicario è stato gentilissimo, è stato con me d’una degnazione... +d’una gentilezza.... + +— Allora è stato proprio lui!... Lei è l’uomo della buona fede, e +laggiù alla Curia son tutti volponi dal primo all’ultimo.... volpi +vecchie, che quando annasano un pulcino... + +— Non dica spropositi!... Voler parlare e non saperne niente.... + +— Oh, dica su, dica su! Sentiremo! Vedremo! + +— Sì, ma mi lasci parlare. Monsignor Vicario, m’ha fatto entrar subito, +m’ha fatto sedere accanto a lui, m’ha dette tante cose che proprio +restai lì confuso.... + +— Tutto cortesia, tutto mellifluo.... già, già.... mi par di +vederlo.... E in conclusione? + +— Mi lasci parlare. E, in conclusione, voleva che venissi in città, +e mi offriva un posto ora vacante, di canonico in Duomo. — Troppo +onore, troppo onore! — esclamai io. — Ma le pare, Monsignore?... non +sono posti per me; io non sono che un povero prete campagnolo! — Ma +Monsignore insisteva, e allora, aprendogli il mio cuore, gli dissi +che, sebbene vecchio, mi sentivo ancora tanto in forza per continuare +a fare il curato, che amavo vivere in mezzo ai contadini, in mezzo ai +poveri, che in città sarei morto di malinconia, e che proprio davvero +quel canonicato del Duomo non l’avrei accettato mai. Monsignore diventò +a un tratto tutto pensieroso, fece la faccia seria, anzi un pochino +accigliata a dire la verità.... ma già l’avevo contrariato forse un po’ +troppo. Io allora, mutando discorso, gli parlai di Santa Maria della +Neve, e finii col domandargli se si poteva sperare che ci destinasse +qualche bravo soggetto. Monsignore mi disse di no, e anzi mi fece +proprio persuaso che per ora almeno bisognava abbandonare affatto la +speranza. Si pensi se ne rimanessi mortificato!... Eravamo là senza +parole tutt’e due, quando Monsignore, rompendo il ghiaccio prese a +dirmi che mi voleva fare una confidenza; sempre però con quella faccia +seria, che mi metteva suggezione. Mi domandò come mai mi fossi fatto +prendere in urto da una famiglia molto rispettabile, e da una gran dama. + +— Ah, ci siamo! — borbottò tra sè il sindaco. + +— Da una gran dama tutta pietà e carità venuta da poco nel paese di +Orobio. Mi confidò che alla Curia c’erano dei ragguagli in proposito +sfavorevoli per me s’intende, e che da molti mi si faceva una partaccia. + +— Ah, bricconi! + +— Che insomma su di me s’era addensato un temporale, e che m’aveva +chiamato anche per sentire le mie giustificazioni. Giustificarmi! La +cosa mi sembrava tanto facile che non mi mancaron le parole; e lì per +lì raccontai per filo e per segno quel che c’era stato tra me e donna +Fulvia, e quei pochi fatterelli di quest’autunno. Mi pareva d’essermi +giustificato più del necessario; ma se ho a dirla, Monsignore non si +rasserenò neanche per questo; e come ebbi finito, crollò il capo.... +poi, fissandomi seriamente, mi disse asciutto asciutto: — “Peccato... +è una disgrazia; ma non ci vedrei altro rimedio; ed è perciò che non +essendoci disponibile nella diocesi una parrocchia adattata a lei, +le aveva offerto il posto che abbiamo vacante in Duomo. Peccato!... +Quell’egregia famiglia non metterà più piede in Orobio, certamente; +me ne duole per quel povero paese che stava per ricevere de’ grandi +benefizi, dei benefizi veramente eccezionali!... Basta si consulti +colla propria coscienza... e ci pensi.„ — Che colpo furono per me +quelle parole! Era poi un piovere sul bagnato, perchè anch’io più d’una +volta avevo detto a me stesso: “se donna Fulvia mi vede di mal occhio, +non è meglio che me ne vada.... e che lasci libero il campo a chi può +far del bene più di me?„ Rimasi lì turbato, confuso, senza aprir bocca, +finchè Monsignore levatosi in piedi mi congedò dicendo: — “Torni tra +due giorni. Ci pensi; mi porti una buona nuova... venga a dirmi che il +canonicato del nostro Duomo ha trovato il suo titolare.„ + +— Ah bricconi! — gridò questa volta il sindaco scattando. — Lo sapevo +io!... donna Fulvia e quel _collo torto!_... Che tiro da maestri! + +Angelica piangeva, e don Luigi cercava di confortarla dicendole qualche +parola sotto voce. Don Cornelio, che s’era fatto in quel momento tutto +acceso in faccia, asciugandosi la fronte e gli occhi, dopo una pausa +continuò: — Che notte! che notte ho passato! La prima luce del mattino +mi trovò ancora vestito e col lume acceso. Allora stanco, sfinito, +caddi in ginocchio, e domandai al Cielo una risoluzione. La risoluzione +venne, pronta, irrevocabile. Avrei voluto correre subito da Monsignore, +ma dovetti aspettar due giorni, e lottare ancora contro quel tormento +che avevo appena soffocato nell’anima. Passati i due giorni mi +presentai a Monsignore: “Dunque l’abbiamo tra i nostri canonici?„ mi +domandò. “No,„ gli risposi, “vado a Santa Maria della Neve.„ Monsignore +sulle prime non voleva credere, poi voleva che ci riflettessi ancora; +ma questa volta mi sentivo meno timido anch’io, e lo pregai di non +insistere, lo pregai di non turbare la mia risoluzione, di lasciarmi +partir subito, e di farmi aver subito la lettera di nomina. + +Angelica diede in un nuovo e più dirotto scoppio di pianto, e il +sindaco sbattè a terra rabbiosamente il cappello a cencio che aveva tra +le mani. + +— Oh! se ho sbagliato, non sgridatemi, — esclamò don Cornelio — perchè +ho sofferto troppo! + +Ci fu un lungo silenzio, finchè il sindaco, ripreso il suo cappello, se +lo ficcò in capo fino agli occhi, e si rizzò dicendo: — Buona notte! — +Andò fin sull’uscio, poi tornò indietro. — Ma questa poi non la mando +giù! — esclamò girando tutto concitato per la cucinetta. — Cercheremo +qualche cosa anche nella legge se occorre.... e se nella legge non ci +sarà nulla, allora poi la vedremo! Oh, se ne vedranno delle belle! +Perchè questa è una prepotenza!... Noi non le vogliamo le elemosine di +quella vecchia strega.... + +— Oh, per carità, non dite spropositi! — saltò su don Cornelio. + +— Lo so, lo so, lei è capace di pigliarne anche le difese! Basta, non +le dirò altro in questo momento, perchè rispetto troppo il suo dolore; +ma anche lei ha commesso una grande.... e a cascarci in questa trappola +ci voleva proprio.... + +— Meno male, se la pigli pure con me. + +— Non me la piglio con lei, ma qualcuno la pagherà! E prima che un +altro curato metta i piedi in questo paese!... + +— Cosa vorrebbe fare? — gli domandò in tono severo don Cornelio. — Mi +vuol dare anche lei delle nuove afflizioni! E sceglie proprio questo +momento? + +— Io non voglio.... io non dico niente — riprese il sindaco. — Quello +che voglio è che il nostro curato rimanga con noi! — E tutto commosso +strinse vigorosamente don Cornelio nelle sue braccia. Poi si calcò +di nuovo il cappello sul capo, e diede a tutti la buona notte. Ma +sull’uscio si fermò ancora, come non potesse passar quella soglia. — +No, questa non la mando giù! — gridò voltandosi indietro e alzando il +braccio in atto di minaccia. + +— Mio buon amico ne la prego! — esclamò don Cornelio, — la prego a +esser prudente! a esser calmo! + +— Sono calmissimo. Ma se la dovrem vedere questa prepotenza in +Orobio.... oh, allora si vedranno anche delle legnate! — E se ne andò +precipitosamente. + + + + +XX. + + +Si pensi che rumore fece in Orobio la notizia che don Cornelio se +ne andava dal paese. Altro che un fulmine a ciel sereno! come si +suol dire. Da principio la si credette una burla; e perfino lui, don +Cornelio, in cuor suo e a momenti, faceva fatica a persuadersene. Ma, +a ribadirgliela in mente quella notizia, venne subito una lettera +della Curia, ch’era la sua nuova nomina in tutta regola; gli altri, +ora increduli, ora sbalorditi e afflitti, si fermavano interrogandosi +e facendo capannello per strada; o correvan dal sindaco, da cui s’era +risaputa quella notizia; o andavano in cerca del curato, che non si +lasciava vedere. Era insomma nel paese un brusìo da mattina a sera, e +un continuo va e vieni di gente mossa dal bisogno di ripetere le cento +volte in un giorno le stesse domande e le stesse risposte. + +Don Cornelio che s’era prefisso di non pensare, per allora almeno, +alla propria afflizione, cercava di consolare e di persuadere quei +pochi che non poteva cansare; diceva che gli anni l’avevano obbligato +a quest’ultimo sacrifizio, e che le sue forze domandavano ormai un +posticino più quieto. Poi sforzandosi di parer gaio, diceva che +non voleva commiati; che non voleva dire _addio_ a nessuno, ma _a +rivederci_ a tutti; diceva che l’avrebber veduto in paese ogni momento, +come uno di casa, e che non voleva per nulla diventare un forestiero. +Chi l’ascoltava si rassegnava ancor meno, e in quei primi giorni furono +sparse molte lacrime sincere. Poi principiarono i ragionamenti; e come +la fosse o non la fosse, nessuno lo sapeva dire, ma a poco a poco furon +tutti persuasi che don Cornelio se ne andava davvero. La settimana dopo +si principiava già a almanaccare intorno al nuovo curato; e, prima +ancora che don Cornelio fosse partito, don Innocente aveva già ricevute +parecchie dozzine d’ova. Così va il mondo.... anche a Orobio. + +C’è però sempre al mondo anche qualche ostinato che non sa alleggerirsi +così facilmente l’animo delle amicizie, della gratitudine, e delle +anticaglie del passato. Nel caso nostro l’ostinato fu il sindaco. Il +quale, ogni giorno che passava, sapeva darsene pace ancor meno; e pur +continuando a strapazzar don Cornelio, andava cercando qualcosa di +straordinario per mostrargli fino all’ultimo la sua amicizia. Alla fine +ne pensò una. La partenza di don Cornelio doveva essere, come diceva +lui, un trionfo; si dovevano piantar archi nel paese, mettere coperte e +lenzuola alle finestre, suonar le campane; e tutto il popolo lo doveva +accompagnare fino al confine della parrocchia. Gli amici, a cui il +sindaco comunicò una sera nella spezieria questo pensiero, furon tutti +d’accordo nell’approvarlo, e anzi lo speziale ci aggiunse di suo la +riflessione che con ciò non si offendeva il nuovo curato perchè non si +sapeva ancora chi potesse essere. Detto fatto, discussi ed approvati i +particolari della festa, il sindaco si mise all’opera, e per prima cosa +volle sapere con precisione da don Cornelio il giorno fissato per la +sua partenza. + +Don Cornelio, appena conosciuti i progetti del sindaco, si dispose a +partire secretamente il giorno innanzi che fosse piantato il primo palo +del primo arco di trionfo. + +Angelica, con gli occhi gonfi ma rassegnata, accompagnando una prima +carrettata di masserizie, era già partita per Santa Maria della Neve +per mettervi in assetto le poche stanzucce da un pezzo disabitate e +cadenti, che dovevano diventare la nuova ed ultima abitazione sua e +del fratello. Don Cornelio a chi gli domandava, con l’aria afflitta +ma anche con una certa curiosità, se aveva fissato il giorno della +partenza, rispondeva: “C’è tempo, c’è tempo!„ finchè una sera, chiamato +a sè don Luigi, gli confidò che sarebbe partito in secreto la mattina +seguente. — Ne ho già avvisata la Curia — soggiunse. — E voi direte a +tutti che gravi doveri mi hanno obbligato a partire improvvisamente, +ma che presto tornerò.... che tornerò per congedarmi dal popolo; una +domenica, nella chiesa dove gli parlo da tanti anni, e dove pure voglio +che ascoltino un’ultima parola, un ultimo ricordo del loro vecchio +curato. + +Don Luigi fece cenno col capo che avrebbe obbedito; e rimase in +silenzio, con l’espressione a un tempo preoccupata e distratta di chi +è assorto e condotto lontano da altri pensieri. Era l’espressione +che aveva da parecchi giorni, e che don Cornelio aveva osservata, +parendogli anche di vederci qualcosa di più che il secreto dolore della +vicina separazione. Don Cornelio aveva anche cercato, a momenti, di +scoterlo, di interrogarlo, di farlo parlare; e a momenti gli era parso +di vedergli brillare negli occhi un pensiero che cercava la parola per +irrompere, per confidarsi. Ma una fiamma saliva allora subitamente +al viso di don Luigi; un turbamento improvviso gli faceva abbassar +gli occhi, e la sua parola si perdeva in qualche risposta mendicata, +confusa. Quella sera don Luigi faceva fatica più del solito a staccarsi +da don Cornelio, e nel suo contegno silenzioso c’era più del solito +l’attitudine di chi aspetta un’occasione, una domanda per parlare. Ma +l’occasione non venne; e don Luigi, nel dare la buona notte al curato, +gli chiese il permesso di accompagnarlo, la mattina dopo, almeno per un +buon tratto di strada. + +La mattina dopo don Cornelio disse la messa di buon’ora, come soleva, +e tornò diviato a casa dove l’aspettavano sulla soglia don Luigi e +_Ugolino_. Fece un ultimo saluto a ogni stanza della casa, diede in +fretta una capatina anche all’orticello, poi, messo sulle spalle il suo +vecchio pastrano, e presa la mazza ridiscese; si fermò sulla soglia, +volse ancora un’occhiata alla casetta che abbandonava, e con un sospiro +che non potè frenare, disse: andiamo. + +Non avevano fatto che pochi passi, quando una voce chiamò da lontano +don Cornelio. Era il procaccia, che vedendo il curato, si risovvenne +d’aver in tasca una lettera per lui, arrivata la sera prima. Don +Cornelio prese la lettera, ne riconobbe subito la mano di scritto, la +lesse attentamente, poi con un nuovo sospiro disse ancora a don Luigi: +andiamo. Era una lettera di Enrico; una lettera breve in cui Enrico gli +diceva, col cuore che gli balzava nuovamente di gioia e di speranze, +ch’era stato deciso il suo ritorno in Lombardia, ch’era destinato a +dirigere uno stabilimento di filatura, e che appena tornato sarebbe +corso subito, per un giorno almeno, nelle braccia del suo curato, del +suo protettore, del suo amico. + +Don Cornelio e don Luigi presero la stradetta del monte, che avevano +tante volte percorsa per lunghi tratti passeggiando, e che conduceva +dopo due ore e mezzo di cammino a Santa Maria della Neve. Camminarono +di buon passo e in silenzio, aspettando in cuor loro un punto più +lontano e romito della strada per mettere in comune i loro pensieri, e +confidarsi l’un l’altro la loro afflizione. + +Due altri personaggi di nostra conoscenza, mettendo anch’essi in comune +i loro pensieri, entravano in Orobio poco dopo che n’era uscito don +Cornelio dalla parte opposta. Erano don Innocente e don Prospero, che +ci venivano per i loro affarucci, e che s’eran trovati per strada. +Don Innocente, che da due giorni non stava più nella pelle, andava +confidando a don Prospero d’esser venuto quella mattina a Orobio per +comperarci un paio di guanti di lana nera, dovendo fare una visita +d’importanza; si doleva però di non avere il panciotto di raso; ma si +consolava d’aver un collare che si poteva dir nuovo; quello comperato +per i ricevimenti di donna Fulvia, e che aveva messo soltanto una +dozzina di volte. Poi, per non lasciare don Prospero troppo tempo nella +curiosità, gli aveva anche detto in confidenza che si trattava d’una +visita alla Curia, dalla quale era stato chiamato. + +— Io proprio — diceva don Innocente facendo il modesto — non saprei +immaginarmi cosa mai si possa volere alla Curia da me.... + +— Eh, andate là! — rispondeva don Prospero — vi chiamano per la +parrocchia d’Orobio. + +— Lo credete anche voi? Già è quello che dicon tutti.... Che la +vogliano proprio dare a me? — continuava don Innocente, sempre con +l’aria modesta. — Cosa volete? è una parrocchia questa di Orobio per la +quale mi sentirei proprio fatto apposta. + +— E avete ragione. È ch’io non ci ho la convenienza; ma se anch’io +volessi beccarmi una parrocchia, dico la verità, questa d’Orobio la +vorrei preferire a tant’altre. Punto primo, la rendita non è gran cosa, +ma è sicura! che è quello a cui si deve guardare. Buoni capitaletti +bene assicurati, sui quali non tempesta. Le parrocchie di vino e di +bachi, sien pur grasse sin che si vuole, se le tenga chi le vanta! Li +conosco io i fittaioli, quelli dei parroci, s’intende! Punto secondo, +or che c’è venuta donna Fulvia.... + +— E che quando ci fossi io, ci si fermerebbe parecchi mesi all’anno.... + +— Che mi fate celia, dunque! ce ne vogliono essere degli incerti! +Altro che far scappare i grilli, e benedir le stalle, non è vero don +Innocente? + +— Cioè, cioè.... sempre allegro don Prospero, sempre quel matto.... + +— La vostra fortuna è stata di andar a genio a quella signora. Son +terni al lotto, sapete, questi! + +— Pare proprio così, — continuò don Innocente, modesto più che mai. +— Me lo diceva anche la signora Cleofe, la cameriera.... donna di +talento, veh! e che ogni volta che vedeva passare don Cornelio gli +faceva una smorfia alle spalle, e poi diceva piano a me: “Quand’è che +avremo a curato il nostro buon don Innocente! Oh, la mia padrona come +ne godrebbe!„ + +— Capite? + +— Eh, sì, ma c’è il concorso, e non si sa mai; soprattutto con quella +benedetta teologia.... + +— _Ad peculiarem indulgentiam commendatus_, dicono i superiori +all’occorrenza, e se vi chiamano, potete esser sicuro. Insomma, mi +congratulo con voi, — conchiudeva don Prospero, che aveva fretta. — +Buon viaggio e buon successo. E mi raccomando! — continuava, ritornando +un passo indietro, — se diventate curato d’Orobio, non fatemi torto. +Ricordatevi che tengo un _mezzo Barbera_ che vi posso dare a buon +mercato, ma ch’è roba da farsi onore; di molto corpo, di bella +presenza.... quello insomma che ci vuole per la vostra nuova dignità. + +Don Cornelio, dopo un buon tratto di strada, aveva rotto il ghiaccio +per il primo, e cominciando con un — Dunque mio caro don Luigi... — +aveva voluto innanzi tutto ringraziare il suo coadiutore, e l’aveva +fatto come aveva potuto, interrompendosi, ricominciando, e inciampando +a ogni ciottolo della strada, intanto che con tutta forza cacciava +indietro la commozione. Poi, dopo una pausa un po’ lunghetta, aveva +ripreso il discorso con don Luigi, e chiamandolo, con un sorriso +malinconico, il suo esecutore testamentario, gli raccomandava di +compire qualche opera buona che lasciava a mezzo, gli raccomandava +i suoi poveri, gli ricordava i più disgraziati, e a proposito di +ciascuno ripeteva quelle massime di indulgenza e di carità ch’erano +la guida prediletta della sua vita. Don Luigi lo ascoltava, sempre +con gli occhi fissi al suolo, e tacendo. Come giunsero al poggio da +cui si dominava la valle, a quel poggio ch’era la meta prediletta un +giorno delle passeggiate del conte Maurizio, don Cornelio fermandosi +e interrompendosi: — Eccoci al poggio, — disse a don Luigi, — e qui +ci lasceremo. È tempo che voi ritorniate alla parrocchia; qualcuno +potrebbe avere bisogno di voi.... Una fermatina di un minuto per +riavere il fiato, e poi una buona stretta di mano.... oh, ci rivedremo +presto!... Ditelo a tutti, che tornerò... che tornerò a salutarli... +appena mi sarà possibile. — E intanto si era avvicinato al ciglio del +poggio da cui si vedeva Orobio alla falda del monte, e si abbracciava +con l’occhio un lungo e vaghissimo tratto della valle. Rivide il sasso +su cui s’era seduto tante volte accanto al conte Maurizio, e andò a +sedervi una volta ancora, guardando in silenzio e malinconicamente +le montagne bianche di neve, e il pallido orizzonte lontano. Poi +con un sospiro e con l’accento dell’angoscia che in quel momento +si sprigionava liberamente: — “Addio, — esclamò, — addio mia bella +valle, che ho contemplata tante volte tutta fiorita, tutta ridente, +e nell’entusiasmo di care speranze! Addio mio vecchio amico, che +mi sedevi qui accanto... ora mi distacco anche dalla tua croce che +vedevo ogni giorno nel campo santo!... E i nostri discorsi, i nostri +bei sogni, le nostre speranze?... Molte si sono compiute... altre le +compirà Iddio... ma io non le vedrò. E i tuoi figli, mio povero amico? +Vedi, non seppi far nulla di buono e forse feci peggio che nulla!... +Tutto mi dice che la mia missione è finita!... Il mio viaggio quaggiù +è vicino alla meta; è la mia ultima tappa.... innanzi dunque.... un +passo più in su.... verso il Cielo!„ — E mentre, appoggiandosi alla +mazza, faceva per rialzarsi, vide don Luigi che gli stava inginocchiato +accanto. + +— Don Luigi! cosa fate? — esclamò don Cornelio scotendosi. + +— Le domando la sua benedizione, — rispose don Luigi con la voce +commossa. + +— Oh, mio buon don Luigi.... ma che pensieri sono i vostri? Credete +forse che non ci dobbiamo veder più?... Ve l’ho detto, ve l’ho promesso +che.... + +— Sì, lei verrà a salutare il popolo, ma quel giorno tutti si +affolleranno intorno a lei, tutti vorranno da lei, com’è ben giusto, +una benedizione, una parola.... io forse potrò salutarla appena.... e +forse per l’ultima volta.... + +— Ma che pensieri sono i vostri, vi ripeto? Ma ditemi.... ma parlate +don Luigi! — esclamò don Cornelio, osservando il volto del giovane +prete che, fino allora pallidissimo, s’era fatto improvvisamente tutto +acceso. + +— Sì, don Cornelio, — riprese don Luigi rialzandosi; — in quel giorno, +confuso nella folla io la vedrò, ma sarà per l’ultima volta. Questo +momento è l’ultimo in cui io possa aprirle il mio cuore. Il nuovo +curato verrà presto, e quel giorno stesso io partirò per sempre. + +— Ma cosa pensate voi dunque di fare! — gli chiese ansiosamente don +Cornelio interrompendolo. + +— L’ispirazione mi è venuta dal Cielo! — continuò don Luigi, ne’ cui +occhi scintillava un’insolita energia. — Io seguirò la via che sola può +dare oramai al mio spirito la pace e la salvezza. Timoroso, rinchiuso +in me, pieno di vaghi terrori che mi davano e la solitudine de’ miei +studi e l’inesperienza della vita, giunsi qui, vicino a lei, uscito da +poco dalla mia cella del seminario. Qui vicino a lei, la mia mente, +a poco a poco si tranquillò, si ispirò a un ideale più calmo, più +alto.... vicino a lei, mi trovai in un ambiente di pace, di carità, di +fede serena, in cui mi sentivo felice e sicuro. + +— Ebbene? — esclamò don Cornelio. + +— Ebbene, questi ultimi fatti, la sua partenza, questa nuovissima +esperienza della vita, mi hanno di nuovo annebbiata e confusa la +mente.... mi hanno di nuovo tolta la pace. Oh, io non oso dire quale +sconforto, quale contrasto, quali dubbi, ho sentito nella mia anima! + +— Ma voi ne li avrete scacciati! Se nel vostro cuore c’è un ideale +bello e alto, il vostro dovere è di servirne la causa santa con tutte +le forze della vostra fede e della vostra gioventù.... Il vostro +onore sarà di soffrire per esso, di camminare con fermezza sulla via +prescelta, di superarne con lietezza le difficoltà.... + +— E lo farò. Il Cielo che me ne diede l’ispirazione me ne darà la +forza.... ma non qui!... Qui staccato da lei, dalla forte quercia a cui +m’appoggiavo, e da cui prendevo vigore, ricadrei ne’ miei timori, nella +mia debolezza. Il Cielo mi addita, come un rifugio, altri doveri.... +altrove.... in altre più lontane regioni.... + +— Cosa mi dite?... Voi dunque.... + +— Oh, don Cornelio, mi lasci alla mia nuova vocazione! In essa ho +ritrovata a un tratto quella pace che era stata così fortemente +turbata. Ho sofferto assai per parecchi giorni.... ma ho pregato, ho +pregato e fui esaudito! Ora don Cornelio.... + +— Oh, perchè.... — esclamò don Cornelio senza lasciarlo finire, e +abbracciandolo — non mi avete aperto subito il vostro cuore! Vi avrei +tolto dalle vostre dubbiezze, dal vostro turbamento, ne son sicuro.... +e vi avrei fatto vedere come, senza andar lontano, ci sieno in casa +nostra, qui intorno a noi, delle missioni da compiere non meno grandi, +non meno sante, non meno coraggiose.... Oh quante non ce ne sono!... Ma +quello che non s’è fatto lo voglio far subito. Qui mio buon don Luigi +— riprese rasserenandosi, e col tono della sua consueta bonarietà — +qui.... sediamoci per un momento tutti e due. Oh, non vi voglio lasciar +partire così subito. Fa fresco, ma non siamo montanari per nulla! +Voglio che ascoltiate quattro paroline da me... le parole d’un amico, +le parole d’un vecchio hanno i loro privilegi; nevvero?... + +— È tardi, don Cornelio. Ho fatto male a non aprirle il mio cuore +prima.... ma forse il Cielo ha voluto così. Ora non mi rimane che a +domandarle la sua benedizione. A quest’ora il superiore delle Missioni +avrà ricevuta la mia domanda.... + +Don Cornelio rimase senza parole, e come atterrito; poi buttò le +braccia al collo di don Luigi, e lo tenne lungamente stretto al cuore +bagnandogli il viso delle sue lagrime. + +Un lungo brontolìo d’_Ugolino_, poi un tintinnio di campanacci e +di campanelle, e un fruscìo che andava crescendo, annunziavano +l’avvicinarsi d’una mandra che scendeva per la stradetta del monte. +Don Cornelio si scosse: baciò in fronte una volta ancora don Luigi, e +levando gli occhi al cielo, con un profondo sospiro: — Ora a te, povero +vecchio! — esclamò, — muovi i tuoi ultimi passi verso la tomba!... Non +ci sono più missioni per te; la tua missione è finita! + + + + +XXI. + + +Ed ora che siamo in giorno con gli avvenimenti di Orobio, e sappiamo +come avvenisse la partenza di don Cornelio, della quale aveva discorso +il signor Valassina quella sera della tombola, ritorniamo subito in +casa di donna Fulvia; ritorniamoci a vedere cosa vi succedesse dopo che +lasciammo Cristina, che s’era ritirata tutta commossa nella sua camera, +e donna Fulvia che aveva esclamato tra sè: _Signorina, faremo i conti +domani_, intanto che gli altri personaggi minori si guardavano in viso +pieni di stupore e di curiosità. + +Donna Fulvia passò la notte senza chiuder occhio. “Cosa voleva +dire quell’esclamazione di Cristina? quel _non è vero!_ Chi era la +fanciulla alla quale Enrico aveva dato una promessa di matrimonio? +Che fosse Cristina? Che vi fosse dunque dell’affetto tra loro due?... +Dell’affetto in casa sua, e senza suo permesso!„ Alla fine, dopo +un monte di supposizioni, dopo aver discussi molti progetti, dopo +aver pensati e ripensati de’ discorsi, uno più imponente dell’altro, +che avrebbe fatti la mattina seguente a Cristina, era venuta a una +decisione. La decisione era, di darle, per prima cosa, una buona +ramanzina per quella tale esclamazione, poi di proporle, anzi di +annunziarle senz’altro, il matrimonio con Checchino. Tale decisione le +parve così felice, che la Cleofe, quando venne a portarle il caffè la +trovò quasi di buon umore. + +Donna Fulvia che quando aveva presa una risoluzione amava sentire il +parere degli altri, per seguire poi il proprio, volle avere anche in +quell’occasione un consiglio, e fece chiamar subito il padre Felice. +Il padre Felice sempre premuroso e puntuale, non si fece aspettare. +Ascoltò donna Fulvia con la consueta attenzione, la lasciò dire e +dire, le diede ragione su tutti i punti, e infine la consigliò di +fare precisamente il contrario di quello che s’era fissata lei. La +consigliò, cioè, di lasciar cadere la cosa per il momento, di non dir +nulla a Cristina come se nulla fosse successo; di non parlarle nè di +Enrico nè di Checchino; la consigliò ad aspettare, ad aver pazienza, e +intanto ci avrebbe pensato lui, d’accordo col Valassina, a chiarir le +cose. + +Donna Fulvia se ne stizzì, lo rimbeccò, poi parve persuasa, si arrese, +lasciò partire il padre Felice, e decise di far subito subito la +propria volontà. Diede una gran tirata di campanello; mandò la Cleofe +a chiamar Cristina, e per giustificarsi di disubbidire al padre Felice +disse tra sè, con un lungo sospiro: “Son pur brave persone questi +reverendi! il loro consiglio è pur sempre prezioso!... Ma alle volte, +in certe cosette del mondo, noi signore ce ne intendiamo di più.„ + +Cristina, quando entrò nel gabinetto di donna Fulvia, era pallida e +abbattuta. Anch’essa, poveretta, non aveva chiuso occhio in quella +notte, ed è facile pensare tra quanti pensieri agitati, tra quanti +dubbi angosciosi avesse contate le ore, e quale tormento fosse stato +il suo. Anch’essa era venuta in fine ad una decisione. La stanchezza, +e a un tempo una certa esaltazione dell’animo, l’avevano persuasa ad +aprir il cuor suo con la zia; e nel caso di un rifiuto, a cercarsi un +rifugio in qualche vago progetto di sacrifizio che conciliasse il suo +affetto per Enrico con gli avvertimenti di don Cornelio, e coi suoi +doveri verso donna Fulvia. La chiamata della zia non le aveva fatto +maraviglia; c’era preparata, e quasi la desiderava. Ascoltò quindi +calma e rassegnata le prime interrogazioni e i primi rimproveri. + +Donna Fulvia, dopo aver richiamato a Cristina l’accaduto della sera +innanzi, dipingendolo a colori foschi, le fece parecchie domande con +piglio severo e senza aspettar le risposte. Poi a un tratto concluse: +— Dunque si vorrebbe sapere.... cioè non vogliamo saper niente! perchè +queste sono cose indegne d’una fanciulla bene educata; cose compatibili +forse con delle abitudini rustiche, ma non con quelle certamente della +buona società. Figurarsi! Lanciare una parola di quella sorte, che +poteva lasciar supporre.... che so io.... far fare dei giudizi temerari +a tante degne persone.... mettere in scompiglio la conversazione, la +tombola!... + +— Sì, ho mancato, — rispose Cristina con gli occhi bassi. — Me ne +accorsi... e gliene chiedo scusa. + +— Ah, meno male! — riprese dopo una pausa, donna Fulvia. — Dunque +confessi il tuo torto, e comprendi il mio dispiacere. È qualche +cosa.... è un buon principio.... — E avendo fretta di ammainare le vele +e di passare a un altro discorso, continuò subito in tono più calmo. — +Sono ammonimenti questi che ti do per il tuo bene, perchè voglio che si +abbia di te quel buon concetto che si deve avere d’una mia nipote.... — +e fece una nuova pausa, — d’una mia nipote alla quale sto preparando, +direi così, una combinazione.... che, non so se mi spiego, deve formare +la sua felicità. E non vorrei quindi.... + +Cristina fissò la zia con tanto d’occhi, trattenne il respiro, e col +cuore che le batteva violentemente ebbe per un momento l’illusione che +la zia le nominasse Enrico. — Oh, non aver timori, e non spalancar +gli occhi! — esclamò donna Fulvia interrompendosi. Poi continuò. — +Da un male alle volte nasce un bene; e poichè siam venuti su questo +discorso, che veramente non credevo di fare in un’occasione simile, e +poichè la parola m’è sfuggita.... la riconfermo. Sì, sto pensando al +tuo collocamento. La scelta toccava, naturalmente, a me, e fu fatta +con la debita ponderazione. — Fece una nuova pausa, poi riprese con +molta gravità: — Il matrimonio d’una giovine è per i parenti, o per chi +ne fa le veci, un dovere spinoso. Perocchè, se vogliam scegliere lo +sposo tra gli uomini maturi, questi o sono maritati, o non si vogliono +maritare. Se lo vogliam cercare tra i giovani del giorno d’oggi, Dio +ce ne guardi! E se poi consideriamo i pericoli del mondo.... peggio +che peggio!... Ma s’è pensato a tutto. Il padre dello sposo che abbiam +scelto, uomo di distinti natali, e che quasi giornalmente viene da +tanti anni in questa casa a farci la partita a tarocchi.... Oh, oh, +che faccia mi fai? non aver timori, capisco la tua trepidazione, ma il +giovane che ti nominerò è un giovane, per così dire, d’altri tempi.... +è un’eccezione. Ma torniamo un passo indietro, e procediamo in regola. +Trent’anni or sono, il mio defunto marito, di felice memoria, mi +presentava un suo degno amico, il barone Brocchetti.... + +Poco mancò che Cristina non cadesse svenuta. Le era parso d’essere +preparata a tutto, ma non lo era a questa, che la breve illusione di +poco prima le rendeva ancor più dolorosa. Il ricordo però de’ suoi +propositi, e quella parola _dovere_ che dava sempre al suo animo una +certa eccitazione, vennero presto a richiamarle le forze, se non la +calma, di prima. Per fortuna poi il discorso della zia fu lunghissimo; +e intanto che donna Fulvia tirava innanzi col panegirico di Checchino, +nell’animo di Cristina scomparivano a poco a poco gli ultimi timori +e le ultime esitanze. E poi, a dirla, in un cantuccio del suo cuore, +c’era ancor vivo un lumicino di speranza, il quale in fretta in fretta +le lasciava intravvedere da lontano la zia che, dopo molte ripulse e +molti rabbuffi, finiva con l’arrendersi alle sue preghiere e al suo +desiderio. — Dunque questa bene auspicata unione, — concludeva donna +Fulvia, con l’aria soddisfatta per il suo bel discorso, — formerà a un +tempo la consolazione di due famiglie, e poi la tua felicità. + +— Io la ringrazio, buona zia, per le sue premure, — cominciò allora +Cristina con la voce commossa e titubante — e gliene sono riconoscente. +Ma.... oh, mi perdoni se ho tardato tanto a farle una confessione che +le avrei dovuto far prima.... Non ho osato, sperando di giorno in +giorno che altri gliene parlasse prima di me. Quando ieri sera affermai +che.... Enrico, di cui parlava il signor Valassina, aveva data la sua +fede e fatta una promessa a una giovane di Orobio.... feci male, ne +convengo, ma ho asserito una verità. E quella giovane... sono io. + +— E hai il coraggio di dirmelo! — esclamò donna Fulvia alzando le +braccia con un gesto di raccapriccio. — Lo sospettavo.... cioè, chi mai +avrebbe potuto sospettare una cosa simile! — E sbuffando cercò con la +mano una boccettina da fiutare, come per prevenire uno svenimento. + +— Oh, ma in questo io non ho mai creduto che ci fosse alcun male! + +— Già, già.... cosa ne sai tu! + +— È un buon giovane che conosco fin da bambina; e quando seppi ch’era +intenzione di mio padre.... + +— Chi te l’ha detto?... don Cornelio, m’immagino! — esclamò donna +Fulvia sempre più scalmanata. + +— No davvero, lo venni a sapere d’altra parte. Don Cornelio, che ci +vuol tanto bene a tutti e due, che conosce quel giovane, che l’ha +veduto crescere, le potrà dire che bravo giovane sia... che giovane +d’onore.... + +— Delle informazioni di Don Cornelio ne faccio senza! — saltò su donna +Fulvia impazientita. — Al tuo matrimonio ci devo pensar io, capisci, +non don Cornelio! e sopratutto poi è tempo di finirla con simili +discorsi. Basta.... posso perdonare alla tua inesperienza, ma purchè +nessuno risappia mai quello che è toccato a me di sentire in questo +momento! Ma non sai che se una cosa simile venisse all’orecchio del +barone Brocchetti.... + +— Oh, la sappia pure il barone, la sappiano pur tutti! che male c’è! La +si deve pur risapere. Enrico ha data una promessa a me, e in cuor mio +ho data la mia fede a lui... e non gli mancherò.... + +— Scempiaggini! basta, basta così! + +— Oh, no, buona zia, ci pensi. Lei che è tanto compassionevole, che +fa tanto bene a tutti, che n’ha fatto tanto a me, voglia compire la +sua opera buona con l’essermi indulgente.... col comprendere l’animo +mio.... — E diede in uno scoppio di pianto, ripetendo tra i singhiozzi +qualche parola di preghiera e di speranza. + +Ma donna Fulvia fu inesorabile. Ripetè seccamente, un par di volte, che +la sua parola era impegnata col barone Brocchetti, che il matrimonio +con Enrico non era degno della sua casa, e che non si sarebbe fatto mai +e poi mai. Poi, compassionando ogni tanto, con qualche esclamazione, sè +medesima, si sfogò gesticolando contro Cristina, contro Enrico, contro +don Cornelio, gridando che questo era uno scandalo, e che era il frutto +d’una educazione sbagliata, a rifar la quale, poteva appena bastare un +convento, se pure!... + +Mentre donna Fulvia andava parlando e smaniandosi, Cristina s’era +asciugate le lacrime, s’era ricomposta, ed ascoltava in silenzio +con gli occhi bassi. Quei vaghi pensieri di sacrifizio, intorno a +cui la sua fantasia s’era fermata tante volte con una certa voluttà +malinconica, le si affacciavano ora, e ben più dolorosamente, con le +forme della realtà. Mentre le parole inesorabili di donna Fulvia le +andavano dissipando le ultime illusioni della speranza, il suo animo +ricercava, desolato, i più mesti pensieri; compiere un sacrifizio, +le pareva uno sfogo di cui abbisognasse il suo dolore. Ricordò, capì +allora le parole di sacrifizio, di dovere, che don Cornelio le aveva +ripetute con tanta insistenza; e ricordò pure d’avergli ogni volta +risposto: — Glielo prometto, glielo giuro. — Si fermò su questo +pensiero; ci trovò un sentimento di alterezza, di conforto, e appena +donna Fulvia ebbe finito, le potè rispondere calma e rassegnata: — Io +le obbedirò, zia, e non le parlerò più di quel giovane; rinunzierò per +sempre a lui; ma non mi si parli d’altri. Egli m’ha fatto una promessa, +io l’accolsi; se la dimenticassi, mi sembrerebbe di commettere una +cattiva azione. Mi hanno insegnato che son cose sacre la lealtà e +l’onore..... + +— I soliti paroloni di don Cornelio! — saltò su con impazienza donna +Fulvia. + +— Le ultime parole di don Cornelio, gli ultimi suoi avvertimenti furono +che io dovessi ricordarmi sempre dei benefizi ricevuti da lei, e che +le dovessi ubbidir sempre, anche a costo di qualunque sacrifizio. +Glielo promisi, e manterrò anche a lui la parola data. Se non le posso +ubbidire che in parte, è però un così grande sacrifizio il mio.... + +— Ah, insomma, finiamola! anch’io ho data la mia parola al barone! Cosa +dovrei dirgli? che non sono più io che comanda in questa casa? + +— Dica al barone che non mi voglio maritare.... + +— Scuse! + +— Glielo proverò.... + +— E in che modo? + +— Gli dica... ch’io mi ritiro dal mondo; glielo dica, è la verità. +Sì, zia, io sento che in questo punto mi è scesa nell’anima una santa +ispirazione! Sarò forte, risoluta, e la seguirò. Se il mio cuore ha +accolta una promessa che il dovere gli impone di respingere, io non +mancherò nè a quella promessa nè a quel dovere. Io mi ritirerò dal +mondo. La vita nel mondo non ha più scopi per me.... Ho conosciuto un +giorno a Orobio una Suora della Carità.... che mi parlò delle gioie +celesti della sua vita di sacrifizio e di ritiro. In questo momento +sento nell’anima l’eco della sua voce malinconica e dolce; essa mi +chiama ad esserle sorella.... e lo sarò. Ho deciso!... — E nella voce +di Cristina c’era tutto l’accento della convinzione; tanto le pareva +che fosse proprio così. + +Si pensi come rimanesse donna Fulvia a quelle parole. Il caso non +l’aveva punto preveduto; e lì per lì, tra il convento e il barone la +scelta non era facile. Il convento, trattandosi di metterci gli altri, +esercitava sempre un gran fascino sulla mente di donna Fulvia; le +passaron subito dinanzi tutte le suore e tutte le madri badesse di sua +conoscenza; ma le passò dinanzi anche il barone. Per fortuna, a levarla +d’imbarazzo, capitò in quel punto sua figlia. + +La marchesa Bianca guardò sua madre, guardò sua cugina, e s’accorse +facilmente che ci doveva essere stato qualcosa d’insolito. Piena +di curiosità, non si diede pace finchè non le riuscì di trovarsi a +quattr’occhi, quel giorno stesso, con Cristina e d’interrogarla. +Cristina, nell’orgasmo, e nella buona fede della sua risoluzione, le +narrò tutto, e le confermò la sua decisione irremovibile. La marchesa +l’abbracciò, pianse, svenne, e s’accese tutta d’entusiasmo per quel +caso pietoso e per l’infelice cugina. Quella sera, andando a teatro, si +mise al collo una gran croce, come una Suora anch’essa della Carità. + +Per parecchi giorni donna Fulvia se ne stette in camera con +l’emicrania, e per parecchie settimane ci fu in casa sua +quell’atmosfera cupa e greve del tempo burrascoso. Donna Fulvia era +d’un pessimo umore, aveva la faccia più raggrinzita del solito, e non +parlava. Il padre Felice capitava a tutte le ore, e rimaneva in lunghe +e secrete conferenze con lei. Tutti in casa parlavano sottovoce, e l’un +l’altro andavano interrogandosi e confidandosi all’orecchio la gran +novità. Anche gli amici di casa cominciavano a bisbigliare tra loro, e +a scambiarsi una qualche esclamazione circospetta. + +La marchesa, che non osava parlarne con sua madre, se ne spassionava +con suo marito. Il caso della cugina l’aveva tutta scossa; e come +svegliata da un lungo sonno era tutta stupore, tutta curiosità. +Parlava di quel caso con entusiasmo, con esaltazione; le pareva un +fatto così romantico! così simile a uno letto da poco in un romanzo +che le era piaciuto tanto! E dire che un tal caso si ripeteva ora +nella sua famiglia, che l’eroina era lì accanto a lei, in casa sua! +Oh, essa voleva diventare la confidente di Cristina, voleva fare per +lei qualcosa di molto avventuroso, di molto bello! Voleva la sua parte +d’eroina anch’essa!... Ma che cosa fare? E poi principiava con suo +marito a parlare di quel giovane, di Enrico, di cui si era così bene +scordata per tanti mesi, ma che ora diceva di non avere dimenticato +mai! E ne parlava con entusiasmo; glielo dipingeva a suo modo, alto, +bruno, melanconico, bello; tutto lui, insomma, l’eroe di quel tal +romanzo. + +Il marchese la lasciava dire; la osservava, taceva, ed aveva l’aria +soprattutto d’essere molto seccato. Era seccato, in primo luogo, di +veder andato in fumo per quell’inverno il suo solito viaggetto. S’era +fermato di giorno in giorno in grazia del matrimonio di Cristina, +ch’era un affaruccio che gli premeva, come abbiam visto; ed ecco, sul +più bello, che gli capitava anche un simile contrattempo per seccarlo +doppiamente. Ora poi, a completargli il divertimento, c’erano per di +più gli entusiasmi di sua moglie ed il muso lungo di sua suocera. +Delle due cose però quella che gli piaceva ancor meno era tutto questo +risveglio romantico di sua moglie; novità che non gli garbava punto, +e che gli faceva desiderare che il romanzetto finisse presto. Il +marchese, la cui politica coniugale era di solito quella di lasciar +passare le piccole fantasticherie di sua moglie fingendo di non +accorgersene, e di affidare al tempo le piccole difficoltà domestiche +non contraddicendo mai, e facendo intanto il suo comodo, sapeva poi +svegliarsi a tempo quando capiva che, a pigliarsi oggi una piccola +noia, c’era da risparmiarsene una più grossa il giorno dopo. Allora +dava alla cosa un’occhiata esperta e previdente; fissava bene il punto +a cui voleva arrivare; e, indifferente quanto alla scelta delle strade, +pigliava le più facili, si arrendeva, le mutava, pur di arrivare più +sicuramente dove voleva. Il matrimonio di Cristina, un matrimonio +s’intende come lo voleva lui, era un affare che il marchese aveva +intravveduto e avviato in tempo. Ora c’era un intoppo, e che intoppo! +bisognava dunque mutar strada. Su questo punto non si faceva illusioni; +e non se ne faceva neanche sulla improvvisa vocazione di Cristina; +anzi, n’era in diffidenza, e ci vedeva un nuovo pericolo da cansare; +tanto più che sua suocera gli aveva detto all’orecchio che il convento +_alla peggio_, avrebbe servito a migliorar l’educazione di Cristina. + +Il marchese dunque prese subito in cuor suo la risoluzione di ristudiar +la faccenda, di non dormirci sopra, e di cercare la strada nuova, +lasciando da parte affatto quella del barone Brocchetti. Tra le strade +nuove ci poteva essere quella che faceva capo a quel tal giovane che +aveva strappata, in mezzo alla tombola, l’esclamazione di Cristina. +E perchè no? pareva la più scabrosa, ma poteva anche essere la più +breve. A ogni modo, prima di pigliarne un’altra, gli pareva necessario +di dare un’occhiata anche a questa. Cominciò dunque a farsi attorno un +po’ di più al padre Felice, e a far con lui delle lunghe passeggiate +parlandogli della risoluzione precipitosa di Cristina, e della +necessità di farla riflettere e di farle pigliar tempo per assodare la +vocazione. Poi aveva detto al Valassina di dare una corsa a Orobio il +più presto che potesse, perchè volendo aver subito, e senza lasciarsi +scorgere, certe informazioni sul conto di quel tal Enrico, gli +occorreva che “una persona avveduta e di proposito„ gli sapesse dire +innanzi tutto dove fosse e cosa facesse costui. + +La missione del Valassina andò a vele gonfie; e dopo pochi giorni il +marchese riseppe a puntino ciò che gli premeva. Ma andava di male in +peggio quella del padre Felice; il quale ogni giorno, dopo lunghe +conferenze con Cristina, veniva a dire al marchese che non c’era modo +di tranquillarla, ch’era risoluta, impaziente, e che voleva metter +subito in atto la sua risoluzione. Un giorno anzi venne ad annunziargli +che, d’accordo con donna Fulvia, aveva avuti parecchi colloqui con +la Superiora d’una casa di Suore, e che tutto era stato felicemente +combinato; perfino il giorno e l’ora in cui Cristina sarebbe entrata +nel monastero. + + + + +XXII. + + +Il Valassina era tornato da Orobio non solo con le informazioni per +il marchese, ma aveva portate secretamente a donna Fulvia un sacco di +notizie, e di notizie non troppo buone. Le faccende in paese andavan +maluccio. Il nuovo curato, don Innocente, aveva preso possesso della +Cura da un paio di settimane, e già s’eran formati in paese due partiti +che si guardavano in cagnesco. Fin dai primi giorni don Innocente s’era +messo a riformare la Confraternita; diceva che avrebbe ristabilite +le processioni lontane, le merende e i beveraggi, e andava in giro +con gran zelo a benedir stalle e pollai. Quelli della Confraternita, +delle vacche malate, e dei polli con la pipita, portaron subito alle +stelle il nuovo curato; e a loro s’unirono anche quelli cui piaceva +fare delle lunghe dormite in chiesa, e pei quali don Innocente faceva +delle prediche con testi in latino e lunghe che non finivan più. Ma poi +don Innocente s’era messo a far la cera brusca a chi lodava il vecchio +curato; e diceva che d’ora in avanti bisognava fare, in tutto, tutto +all’opposto: diceva, tra l’altre, che non voleva più veder arretrati +sul registro della Cura, che voleva rincarare i fitti, e rimetter +l’usanza di certe regalie per non addormentare, come faceva don +Cornelio, lo zelo dei parrocchiani. Allora i fittaioli, e qualche altro +parrocchiano, presero a abbaruffarsi con chi lodava il curato e il suo +zelo; principiarono così a formarsi i due partiti, i quali si odiarono +subito, tanto per cominciare. + +Ora poi c’era di più. Tutto Orobio, proprio nei giorni in cui c’era +arrivato il Valassina, e un paesello vicino, erano in fermento in +grazia d’una novità ideata da don Innocente; il quale aveva stabilito +di fare nella prima settimana d’aprile, una gran processione che doveva +percorrere tutto il territorio del comune allo scopo di scacciare dai +campi gl’insetti, i topi, e gli spiriti maligni. La maggior parte dei +campagnoli d’Orobio, su questo punto, lodava il curato, e stupiti +tutti come a don Cornelio non fosse mai venuta una così bella idea, +si preparavano a seguire in bel numero la processione. Ma quelli del +paese vicino, risaputa la novità, cominciarono ad allarmarsene. Gli +insetti, i topi, e gli spiriti maligni, cacciati da Orobio sarebbero +scappati in casa loro: era chiaro. E siccome il loro curato, per +prudenza, non voleva mettersi in contrasto con don Innocente, così +essi si preparavano per quel giorno, con dei buoni randelli, a tener +lontani dal proprio territorio chi voleva far loro un così bel regalo. +Essi poi non mancavano di qualche alleato anche in Orobio; a capo dei +quali c’era, s’intende, il sindaco che s’era subito messo in moto per +illuminare le menti, e non ristava dal catechizzar tutti da mattina a +sera nelle osterie, sulle piazze, per le strade. — Volete, — diceva, — +rimettere in uso una funzione dell’antichità celebrando il risveglio +della natura? Sono con voi, eccomi pronto a una passeggiata civile! Ma +questa funzione medioevale del curato è il trionfo dell’ignoranza e +della superstizione! Cosa dirà l’Italia? — E se vedeva nell’uditorio +qualcuno che avesse un prato o un campiello sul monte, allora +soggiungeva: — E chi vi garantisce che qualche spirito, qualche diavolo +scappato dal piano non vada poi a mettersi di casa più in su! — A +questi discorsi chi si faceva più timoroso, e chi più iroso: tutti +discutevano, tutti si accaloravano; talchè lo speziale, per rimanere +nell’imparzialità, non si lasciava più vedere. + +Donna Fulvia quand’ebbe sentite le notizie di Orobio portatele +dal Valassina, dopo uno sfogo di esclamazioni, or di lode, or di +raccapriccio, prese una risoluzione. Il caso era grave, ed erano quindi +indispensabili il proprio intervento, e la propria autorità; a lei +toccava dar man forte a don Innocente, inaugurare un nuovo ordine di +cose, incoraggire i pusillanimi, premiare i buoni, e chiuder la bocca +ai tristi lasciandoli confusi per sempre. Persuasa che per ottenere +tante belle cose in una volta sarebbe bastata la sua presenza, decise +di partir subito per Orobio; decisione che le tornava tanto più +opportuna perchè s’era intesa con la Superiora che Cristina sarebbe +stata ricevuta in convento appunto in quei giorni; e a lei i distacchi +e le commozioni facevan tanto male. + +Mentre donna Fulvia usciva dal portone del suo palazzo in carrozza, con +la Cleofe e con _Fleurette_, per avviarsi alla stazione, un giovane +di nostra conoscenza, Enrico, che da mezz’ora passeggiava dinanzi a +quel portone a passi lenti, incerti, preso da una subita risoluzione +entrava nel palazzo per avviare colla portinaia un discorso che aveva +pensato e ripensato come se dovesse presentarsi a un ministro. Enrico +era arrivato a Milano il giorno innanzi; la casa inglese a cui era +addetto, aveva acquistato un opificio in Lombardia, l’opificio di cui +doveva essere egli il direttore, e gli aveva ingiunto di partire con +sir Arturo per Milano a sbrigarci alcune faccende prima di recarsi al +suo posto. Quell’avvenire sognato come una lontana speranza, per tanti +anni, traverso tante ore interminabili, uniformi di lavoro, era giunto; +quel giorno così lungamente sospirato, era venuto; era suo. E un così +bel giorno non doveva portargli qualch’altra buona nuova? la migliore +di tutte! Il cuore gli diceva di sì, ma il cuore questa volta s’era +sbagliato. Appena arrivato, era corso alla posta sapendo che ci avrebbe +trovate delle lettere di don Cornelio, e ne trovò infatti due. Le +lettere di don Cornelio gli fecero passar subito tutta la consolazione +di poco prima; una era malinconica, sfiduciata, e piena di consigli di +rassegnazione; l’altra gl’ingiungeva pressantemente, e con una certa +ansietà, di cercar nuove di Cristina senza perder tempo, e come meglio +poteva; poi di scrivergli subito tutto ciò che era venuto a sapere. Era +con questa lettera in mano, e tutto agitato, che Enrico, non sapendo +che fare, era arrivato di passo in passo dinanzi al portone di donna +Fulvia, e s’era deciso subitamente ad entrarci come vide uscirne una +carrozza. + +La portinaia, silenziosa come un muro quando donna Fulvia era in casa, +dava la stura alle parole appena la vedeva scantonare, e tanto più se +scantonava per andare alla stazione. Enrico dunque non ebbe bisogno +di ricorrere agli artifizi del discorso per sapere in pochi minuti +un monte di notizie; quella tra l’altre che Cristina, dopo essere +stata fidanzata col figlio d’un barone, s’era decisa a entrare in un +convento; da dove, aveva detto la portinaia del convento, sarebbe +presto ripartita per una delle più lontane città. + +Enrico sbalordito, ansante, era corso a buttarsi nelle braccia del suo +amico Arturo, e a domandargli consiglio. Sir Arturo, innanzi tutto, gli +osservò che bisognava aspettare il corriere di Londra per sapere se gli +affari permettevano di occuparsi di quella spiacevole combinazione. +Poi, come fu arrivato il corriere, e come ebbe lette una dozzina di +lettere, gli partecipò che bisognava aspettare ancora alcuni giorni +prima di andare a prender possesso dell’opificio, e che quindi poteva +benissimo nel frattempo dare un’occhiata ai propri interessi. Il parer +suo in proposito, senza responsabilità e senza impegno, se lo voleva +sentire, era questo: fosse pur vero ciò che gli avevan detto, non +c’era nulla d’urgente dal momento che donna Fulvia era partita per la +campagna; ma bisognava intanto venir in chiaro di tutto, ed impedire +all’occorrenza, in quanto fosse possibile, un fatto qualunque che +pregiudicasse l’avvenire. Per far ciò ci voleva il vecchio curato. +Bisognava dunque indurre don Cornelio a venire a Milano, e a parlare +con Cristina. + +Ciò voleva dire far subito una corsa a Santa Maria della Neve. Per +quanto Enrico si sentisse poco incoraggiato dalle lettere malinconiche +e sfiduciate di don Cornelio, pure il pensiero di rivedere il suo +protettore e di poterne avere qualche consiglio, lo decise a partire e +a pigliare il giorno seguente quella stessa strada d’Orobio sulla quale +lo aveva preceduto donna Fulvia. + +Donna Fulvia giungeva a Orobio in buon punto, cioè tre giorni prima +della domenica fissata da don Innocente per la sua funzione. In paese +c’era una crescente inquietudine. Quelli che avevano desiderato la +funzione cominciavano già a dire che una funzione simile in Orobio la +ci voleva, ma che però sarebbe stato meglio principiar un altr’anno. Il +sindaco, che per protestare contro la funzione aveva organizzata con +quelli del paese vicino la sua passeggiata civile, aveva poi scritto +al sotto Prefetto che mandasse i carabinieri per impedire una cosa e +l’altra. + +Don Innocente, che, avendo risapute le voci che correvano, era un po’ +perplesso, prese un coraggio da leone come seppe l’arrivo di donna +Fulvia. Corse subito da lei, e per tre giorni fu veduto entrare più +volte nel palazzo, e restarci per delle ore. Poi, dopo aver dati i +suoi ordini alla confraternita, una sera all’ora dei vespri annunziò +in chiesa che la mattina seguente sarebbe andato a benedir le campagne +seguìto dai confratelli e dal popolo in processione. + +Era la prima domenica di aprile. Le campane d’Orobio, sonando alla +distesa come nei giorni di solennità, chiamarono il popolo alle +funzioni festive un’oretta prima del solito, perchè poi la processione +potesse essere di ritorno al mezzogiorno, ch’era l’ora del desinare; +e la gente usciva dalle case, avviandosi alla chiesa, o spargendosi +per le strade e per le campagne, in fretta e di buona voglia, invitata +anche da un bel sole che inaugurava la primavera. Il sindaco che aveva +dato ritrovo a molti, per quella mattina, nell’osteria del paese, non +ci trovò che tre o quattro amici; gli altri avevano preferito di fare +la passeggiata civile ciascuno per proprio conto. Dopo uno sfogo contro +l’inerzia dei patriotti, anche il sindaco se ne andò a spasso per +conto suo. Parecchi poi si avviarono verso il sagrato della chiesa per +vedere la sfilata della processione, o per seguirla o per canzonarla, a +seconda dei casi. + +Don Innocente cantò messa, ma da solo. Don Luigi era partito da un +pezzo; e don Prospero e un altro cappellano che egli aveva invitati +per la funzione, s’erano scusati dicendo però che sarebbero venuti +più tardi al desinare. Finita la messa, don Innocente fece un po’ di +predica sulla necessità di liberare il mondo dai filosofi moderni, e +le campagne dagli insetti, ch’erano altrettanti spiriti maligni; poi, +deposta la pianeta e indossata la cotta, con l’aspersorio in mano e il +suo _Manuale exorcistarum_ sotto braccio, uscì di chiesa accompagnato +da un chierico che teneva il secchiolino, e facendosi seguire dalla +confraternita e dal popolo. + +Il suono delle campane che si diffondeva lietamente per la valle, +il bel cielo limpido, l’aria primaverile, facevan contrasto con la +cera scura e con la tetra funzione di don Innocente. Quella giornata +splendida di sole, ch’era tutta un inno di allegrezza e di fiducia, non +pareva proprio fatta per le maledizioni e per gli scongiuri. + +La processione s’avviò per la strada dove sorge il palazzo Orsenigo. Il +palazzo era parato a festa; a ogni finestra c’era un bel tappeto, e dal +terrazzino, che stava sopra il portone, scendeva un gran drappo rosso +di seta su cui c’era ricamato nel mezzo la cifra di donna Fulvia, con +tanto di corona, e circondata dagli emblemi della passione di nostro +Signore, proprio come se nostro Signore avesse sofferto specialmente +per donna Fulvia: un bel lavoro insomma tutto nuovo, sfoggiato per la +prima volta e fatto appunto da quelle Suore tra le quali, quel giorno +stesso, era andata a stare Cristina. Tutti si fermavano a guardare +in su; e quando passò la processione, ci fu del disordine nelle file +perchè ciascuno, pur camminando, prima guardava in alto, poi guardava +indietro, andando addosso a chi gli stava dinanzi, o sui piedi a chi +veniva dopo; e tutti poi si davano degli urtoni a vicenda. Donna Fulvia +che se ne stava tutta sola sul terrazzino in aria di compunzione e +di compiacenza, sorrideva con indulgenza a quel po’ di disordine, +e lasciava capire che perdonava, anche alla confraternita, quella +distrazione di cui eran causa lei e il suo bel drappo. Don Innocente +quando passò sotto il terrazzino cercò, tutto in una volta, di riverire +donna Fulvia, di ammirare il drappo, di conservare la divozione e di +non parer distratto. Non era facile; ma donna Fulvia aveva compreso, e +gli ricambiò quei sentimenti con alcuni cenni del capo che parevano di +riverenza, ma ch’eran soprattutto di approvazione e di protezione. + +Don Innocente gongolava; ma la faccenda cominciò presto a intorbidarsi. +Parecchi dei più arrabbiati, o de’ più burloni, del partito contrario +s’eran messi qua e là, di fianco alla processione, a attaccar discorso +con quelli ch’erano in fila, motteggiando e facendo di tanto in +tanto qualche sonora fischiata. Molti allora impacciati e vergognosi +cominciarono a uscir di fila; e appena messi con quelli che poco prima +li avevano canzonati, si facevan coraggio e canzonavano anche loro. +Così i motteggi, le conversazioni ad alta voce e le fischiate andavan +crescendo; e mano mano andava crescendo anche il numero di quelli che, +a ogni nuova strada, scantonavano e se ne tornavano a casa loro. Don +Innocente che sulle prime aveva voluto mostrarsi impassibile, cominciò +a perdere la pazienza. — Bricconacci, villani, scomunicati! — cominciò +a gridar sul muso a qualcuno de’ più sfacciati, uscendo improvvisamente +di fila anche lui. Poi tirava innanzi più serio di prima; ma subito +dopo passando dalla compunzione al piglio minaccioso: — Verrà ad +alloggiare a casa vostra il diavolo!... verrà ad alloggiare! — gridava +alzando l’aspersorio. Allora i monelli scappavano, e si faceva un po’ +di silenzio. Ma il brusio, le fischiate e le conversazioni ripigliavan +presto. + +— Il più bello lo si ha a veder poi, — esclamavano alcuni — lo si ha +a vedere quando sarete fuori pei campi, e quando vi vedranno venire +quelli degli altri paesi! + +— Sicuro, — gridavano gli altri — e chi è in ballo ballerà! Legnate a +buon mercato... e cazzotti per niente! + +Allora parecchi della processione cominciarono a ragionarla con +quelli che n’eran fuori. — La funzione è bella, bellissima, non c’è a +dire; ma bisognava andar tutti d’accordo, oh questo poi sì! in questo +avete ragione anche voialtri. Bisognava esser tutti in compagnia, +anche quelli dei paesi vicini, per farle scappar lontano le cattive +influenze, e non mandarsele addosso l’un con l’altro! + +Nel ragionare si fermavano; la processione intanto andava innanzi, +e chi c’era rimasto fuori non ci tornava più. Altri poi, vedendo +due carabinieri che piano piano venivano loro incontro, piano piano +voltaron le spalle per non andare in direzione opposta della forza. + +La processione, che s’era andata in tal modo via via assottigliando, +giunta alle viottole della campagna non si componeva più che di +una metà della confraternita e di una cinquantina d’altri che la +seguivano. Don Innocente appena si vide sbarazzato dei burloni e dei +timidi, e circondato solo dai più fedeli e dai più risoluti, prese +maggior coraggio; e, fatta una breve fermata, rivolse alla comitiva un +discorsetto rabbioso per accalorare gli animi e ribadire lo zelo. Lo +scopo fu facilmente raggiunto, e le parole di don Innocente vennero +accolte da una calorosa approvazione e da esclamazioni piene di +propositi audaci. Or ch’erano soli e alla larga, si sentivano tutti +rinfrancati e capaci di farla vedere a chississia. A un cenno del +curato la comitiva fece silenzio, e tirò innanzi ora allargandosi, +ora procedendo un poco alla rinfusa, or facendo qualche fermata, e or +borbottando da capo tra gli _amen_ e gli _ora pro nobis_, qualche nuova +minaccia contro i burloni di poco prima. Parecchi poi, più curiosi e +più coraggiosi, s’erano mano mano fatti intorno a don Innocente per +vedere come faceva a far l’esorcismo; e don Innocente dava ogni tanto +qualche spiegazione a questi e al chierico, che tremava tutto per la +paura. + +“_Conjuro et adjuro te maligne et ingratissime et sporcissime +spiritus_, — continuava don Innocente tenendo l’aspersorio alzato, e +leggendo nel suo Manuale degli esorcismi — _conjuro te, insidiator, +superbe, mendax, immunde Belzebù_... questo è il peggiore di tutti, ma +adesso lo acconcio io....„ e lesse due pagine di seguito del Manuale. +Poi rimboccati i calzoni per non imbrattarsi, andò a mettersi in mezzo +a un campo di patate. — Ora eccoci al fatto nostro: _Exorcismus contra +dæmones minores, contra vermes, mures, locustas, et alia animalia +devastantia fruges, fructus_...[2] — e ricominciò a leggere or forte, +or sottovoce, tutto intento al Manuale per non sbagliarsi. + +Don Innocente era così assorto nella lettura del suo latino, che +non s’accorse d’un improvviso cambiamento di scena ch’era intanto +avvenuto intorno a lui, e poco distante da lui. Era comparsa una nuova +comitiva, e la sua aveva subitamente cessato di guardar l’esorcismo, di +chiacchierare e di dir la corona. La nuova comitiva era ben diversa e +ben più numerosa; era una comitiva di contadini d’altri paesi, sbucati +di qua e di là saltando fosse e scavalcando siepi, che venivano con +randelli, correggiati, forconi, e con un certo piglio che non era +quello con cui andavano di solito a battere il grano o a rammontare il +fieno! + + + + +XXIII. + + +Mezz’ora dopo una buona parte della comitiva di don Innocente rientrava +in paese a gambe levate: e dietro a loro, coi forconi e coi randelli +alzati, venivano rincorrendoli quelli della comitiva forestiera coi +quali evidentemente avevano avuto uno scontro sfortunato. Era un +fuggi fuggi, e un gridar generale che mise tutto Orobio sossopra in +un momento. Chi dalle finestre, e chi scendendo in strada, domandavan +tutti ansiosamente cos’era successo; chi cacciava in stalla in +fretta i maiali e le oche; chi correva a chiamare i fanciulli, chi a +rinchiudersi in casa. — Ma cos’è stato? ma cos’è successo? C’è una +ribellione, c’è un saccheggio, vien gente da ogni parte! misericordia! +Ci vogliono ammazzare! daran foco al paese! — I primi a gridare, e +che gridavan di più, eran parecchi di quelli della Confraternita +che avendone pigliate, o avendo pigliato non foss’altro un gran +spavento, spaventavano gli altri alla lor volta, scappando urlando, +e levandosi in furia la veste e la cappa da confratello. Non tutti +però se l’eran data subito a gambe; alcuni di maggior fegato e più +cocciuti avevan dato mano senz’altro ai sassi, e in un minuto ce +n’eran stati di discretamente pesti anche tra le schiere avversarie. +Costoro sbandandosi, e facendo un chiasso indiavolato, avevano chiamata +nuova gente, e tutti insieme eran tornati alle mani più inferociti +di prima. Le sorti della giornata furon presto decise dal numero, e +gli assalitori, non contenti di aver visto i tacchi dei confratelli +di Orobio, invadevano ora in frotte le strade del paese col piglio +minaccioso, e con la voglia di non tornarsene a casa senza essersi +presa una qualche soddisfazione; di quelle, s’intende, che mandano in +prigione il giorno dopo. E infatti stavano già per raggiungere questo +risultato parecchi ch’erano piombati addosso al sagrestano, il quale +poco prima aveva ammaccato sulle loro spalle il secchiello dell’acqua +benedetta; quando arrivarono i due carabinieri. Questi pigliarono il +più inferocito per il bavero, ricevettero e restituirono spintoni e +pugni senza fine, perdettero e ripresero un paio di volte il cappello; +ma, sempre saldi al bavero, condussero alla fine il loro uomo alla +casa del comune in arresto. Altri fatti più grossi e più minacciosi +succedevano intanto in un altro punto del paese, e precisamente dinanzi +al palazzo Orsenigo dove si era ricoverato don Innocente. E qui le cose +minacciavano davvero di finir male, perchè la forza pubblica in quel +momento non era in grado nè di essere informata nè di muoversi. I due +carabinieri erano tornati sulla porta della casa comunale a guardare +la folla, ma non erano ben sicuri se fosser loro che sorvegliassero la +folla, o se fosse la folla che li sorvegliasse loro. + +Mentre succedeva tutto questo tafferuglio, scendeva da Santa Maria +della Neve, ed arrivava ai primi casolari d’Orobio, Enrico, il quale, +come glielo aveva suggerito sir Arturo, era andato a chieder consiglio +a don Cornelio, e a invocare una volta ancora il suo aiuto. Don +Cornelio alla vista di quel figliuolo, s’era tutto scosso; sulle gote +pallide e avvizzite gli era comparsa una fiamma improvvisa, come il +raggio che illumina una mesta giornata d’inverno. Dopo aver udite le +notizie che gli portava Enrico, dopo aver vedute le sue lacrime calde, +sincere, era uscito a un tratto dall’accasciamento in cui era, e aveva +sentito rinascere in sè tutto l’ardore d’un tempo. + +— Ebbene, sì! — aveva esclamato, — andrò a Milano... qualche cosa farò! +Se donna Fulvia mi chiuderà l’uscio in faccia, andrò dalla Superiora +del convento, le dirò che la vocazione di Cristina è falsa.... +che Cristina s’inganna, o che la inganna! Le dirò tutto! Andrò +dall’Arcivescovo se occorre! Oh qualcuno mi ascolterà!... Povero amico +mio, povero conte Maurizio!... i tuoi figliuoli non li abbandonerò +finchè avrò fiato! e se Dio mi darà vita.... qualcosa farò! + +Ma intanto quella fiamma di poco prima gli era scomparsa dalle gote, +e c’era a un tratto succeduto un pallore come di cadavere; s’era +lasciato andare sulla seggiola, aveva messo una mano sul cuore, ed era +rimasto per alcuni minuti in silenzio quasi svenuto. Poi sforzandosi +di sorridere, aveva ripreso: — Non spaventarti, mio buon figliuolo, +non è nulla.... è uno de’ miei acciacchi.... Quando s’è vecchi... sei +capitato proprio in una cattiva giornata; ma non è nulla.... Vedi? +adesso passa, passa... oh per andare ancora una volta a Milano... +per fare quello che t’ho promesso, sento che le forze le avrò, oh le +avrò! Tra un paio di giorni ti raggiungo.... e tu intanto sta di buon +animo.... Chi sa che questa volta non ci riesca a far proprio qualcosa +per i figlioli dell’amico mio!... chi sa che il Cielo non mi riservi +questa consolazione prima di chiuder gli occhi.... + +Quando Enrico il giorno dopo s’accomiatò, don Cornelio lo tenne +stretto un pezzo nelle sue braccia, celando appena la sua commozione, +e trattenendo a stento le lacrime. Poi, con un sorriso che gli moriva +sulle labbra, aveva cercato di dirgli qualcosa di gaio, e gli aveva +ripetuto più volte vedendo che Enrico non glielo chiedeva più: “Verrò, +non aver dubbi, verrò.„ + +Enrico aveva perduto il coraggio di ripetere a don Cornelio la sua +preghiera di venirgli in aiuto. Don Cornelio non era più lui! Non +era più il bel vecchio, di cui Enrico aveva stampata l’immagine nel +cuore; era un uomo su cui era scesa una vecchiaia cadente, un uomo che +soffriva, e che cercava a stento di rompere una profonda malinconia che +gli velava gli occhi e la parola. Nel vederlo tanto mutato, Enrico non +aveva più saputo continuare a parlargli di sè, e non s’era alla fine +staccato da lui che con uno schianto del cuore. + +La signora Angelica l’accompagnò per un breve tratto fino al punto +dove incomincia la discesa ripida della strada. Enrico le fece mille +domande, ma la povera signora Angelica sospirava, e gli sapeva +rispondere ben poco. Gli disse che don Cornelio aveva di frequente +degli svenimenti che le mettevano spavento; che il medico era venuto +una volta, e che voleva tornare per capir meglio, ma non era tornato; +che don Cornelio non voleva far nulla, e che essa era sulle spine. In +fine poi gli fece le sue scuse per non potergli dare, com’era solita, +qualcosa da portar seco in viaggio; e spassionandosi un po’, gli disse +piano perchè nessuno la sentisse: — Che paese, che paese è mai questo! +Sarà più vicino al Cielo, come dice mio fratello, ma non ci si trova +neanche l’occorrente per fare una torta! — Poi lo salutò con effusione, +e diede una voce a _Ugolino_ perchè tornasse indietro. + +Ma _Ugolino_, che trovava anch’esso di poco compenso quel soggiorno, +e dava volontieri di tanto in tanto qualche scappata, finse di non +capire, e seguì tutto festoso Enrico, il quale aveva presa la strada +d’Orobio scendendo a gran passi per la china del monte, agitato, +commosso e in preda a mille pensieri. + +Dopo un’ora di cammino, come fu a vista d’Orobio, e mano mano che vi +si avvicinava, Enrico s’accorse che ci doveva essere avvenuta una +qualche disgrazia, o qualche grave avvenimento. Gente che andava e +veniva con l’aria ansiosa e spaventata; donne e fanciulli che salivano +frettolosamente per i viottoli della montagna; e da lontano un rumore +confuso di voci e di grida che a intervalli scoppiavano più fragorose, +e con un impeto di minaccia. Alle prime case poi vide, da per tutto, +gente alle finestre e sulle porte, e gente che faceva ressa intorno +a qualche confratello sbandato, che in veste bianca e cappa rossa +rispondeva affannosamente alle cento domande che gli eran fatte, e +che gli venivano poi ripetute dai nuovi curiosi che sopraggiungevano. +Enrico si cacciò in mezzo a un capannello, dove gli parve che la +conversazione fosse più calorosa, e riuscì a poco a poco a capire +cos’era accaduto, e cosa stava accadendo. Rimase un minuto perplesso, +tra la fretta di andar dal vetturino e fargli attaccare, e la voglia +di far qualcosa anche lui, sia per metter pace, sia all’occorrenza per +dispensare qualche scappellotto in difesa de’ suoi antichi compatriotti +d’Orobio. Ma intanto era giunto un nuovo confratello, ancora più +ansante degli altri; tutti gli furono addosso, e per quanto cercasse di +svignarsela, dovette pur rispondere e discorrere con tutti anch’esso. + +— Ah voi credete che la sia finita? Andate, andate a vedere! A buon +conto, poco fa ci mancò poco che il sagrestano non fosse bell’e +spacciato! Io ero lì proprio vicino a lui... quando lo pigliarono in +mezzo cinque o sei manigoldi che lo volevan finire.... Io allora... +via... a cercare il sindaco! ma il sindaco era già partito col suo +biroccio per domandare un rinforzo. Basta; il sagrestano l’hanno +salvato; ma intanto i carabinieri sono bloccati, e se non arriva presto +il rinforzo.... + +— Bloccati? + +— Sicuro, da un muro di gente d’ogni paese, e bisogna sentire come +urlano! + +— E poi? + +— E poi c’è di peggio. Adesso una parte della folla corre verso il +palazzo di donna Fulvia, dove dicono che ci sia il curato.... Li ho +incontrati io, poco fa, anzi con alcuni che incominciavano a insultarmi +ho fatto delle chiacchiere, e loro subito a alzare i bastoni.... + +— E voi? + +— E io via a gambe, perchè sapete come sono; guai se mi riscaldo! Ma +intanto chi sa cosa succede laggiù, nel palazzo! Di sicuro, ci danno il +fuoco!... e il curato lo ammazzano! + +— E se si sonasse la campana? + +— Andateci voi! bisogna vedere che facce sul sagrato! + +Enrico, a quelle parole non ebbe più che un solo pensiero: correre al +palazzo, arrivarci prima della folla, far fuggire il curato, chiamar +gente, fare insomma tutto quello che avrebbe potuto per salvare la +casa del suo antico benefattore. In un attimo ci arrivò, ma la folla +c’era arrivata prima di lui, e stava già fitta e minacciosa dinanzi +al portone chiuso, urlando e fischiando. Che fare? Arringar la folla? +Persuadere que’ contadinacci, furiosi e vicini a compire la loro +vendetta, a tornarsene tranquillamente a casa? Non era possibile. +Tanto più che, proprio in quel momento, e in mezzo a quel baccano +indiavolato, la folla manifestava chiaramente le sue intenzioni +definitive a un oratore, un omaccione grosso e d’aspetto pacifico, il +quale aveva proposto un mezzo termine. Il mezzo termine era quello di +far uscire il curato, però senza mancargli di rispetto, e di obbligarlo +a fare la funzione in senso inverso; cioè a cacciar coll’aspersorio su +quel d’Orobio tutte quelle influenze diaboliche, che poco prima aveva +cacciate sul loro. + +— Questo va bene, — gridavano i più accesi, — ma ci vuole di più! +Bisogna buttar giù il portone! Bisogna pigliare i caporioni, quelli +che ci han tirate le sassate, e che son chiusi lì dentro! E a quelli, +legnate! + +— D’accordo, — ripigliava a tutta voce l’omaccione, — legnate, a +quelli là!... Ma il curato, deve fare come vogliamo noi... senza però +mancargli di rispetto, avete capito! + +— Bravo, evviva! + +E queste grida erano intanto accompagnate da una tempesta di sassi +lanciati contro il portone e contro le finestre del palazzo. Non c’era +tempo da perdere; ma a chi domandar aiuto? ma che fare? + +“Cerchiamo almeno di salvare quelli che vi stanno rinchiusi,„ pensò +Enrico. Uscì dalla folla, e pigliò a gambe levate una stradicciuola che +conduceva al monte, e a una selva dalla quale poteva scendere fino al +giardino del palazzo, con la speranza di non essere veduto. Arrivato al +muro di cinta, cercò e trovò subito un punto dove tante volte l’aveva +scavalcato da fanciullo; si arrampicò, e spiccò un salto insieme a +_Ugolino_ che lo aveva seguito fin lì. Attraversò di corsa il giardino, +entrò nelle stanze a terreno del palazzo, e lo girò affannosamente, +chiamando gente, e stupito di non trovarci nessuno. E infatti, quelli +che sulle prime vi si erano rinchiusi, facendo scorta a don Innocente, +avevan subito pensato a cercarsi alla chetichella una qualche uscita +particolare per non essere presi in trappola; e quelli poi di casa, +mandati tutti in processione, avevano trovato al ritorno il portone +chiuso, e la folla dinanzi al palazzo. + +In quelle sale, in quei corridoi, che risvegliavano a Enrico tante care +memorie, e che ora rivedeva abbandonati e silenziosi, si ripercoteva +ogni tanto l’eco sinistra degli urli minacciosi della strada. Enrico +impaziente, ansioso, salì correndo al primo piano, dando una rapida +capata a ogni camera, e chiamando di nuovo a voce alta quei di casa. +Giunto al salotto, e apertone l’uscio con uno spintone, udì delle grida +di spavento che lo fermarono sulla soglia. Vide una vecchia signora +svenuta su una poltrona; una donna, che era la Cleofe, inginocchiata +e che strillava; e don Innocente che, con la cotta piegata sotto il +braccio, cercava di nascondersi dietro un canapè. + +— Coraggio, coraggio! — esclamò subito Enrico con voce amichevole. +— Vengo in vostro aiuto, vengo a mettervi in salvo; siamo ancora in +tempo, ma presto, presto venite con me. + +— È arrivata la forza? — chiese tutto tremante don Innocente. + +— Sì, sì, ma facciamo in fretta; — gli rispose Enrico con impazienza. + +— Ah lei è forse il signor Delegato della Questura?... oh sia +benedetto!... + +— Ci son altri in palazzo? — gli chiese Enrico. + +— Nessuno, nessuno; ci han piantati qui soli... non ci siamo qui +che noi poverelli... ma a suo tempo mi sentiranno! — continuava don +Innocente. + +— Se non ci son altri, tanto meglio. Andiamo, e subito! Bisogna +tranquillare questa signora.... farla scendere in giardino; ci vuol la +chiave del cancello!... Non c’è un minuto da perdere!... + +Intanto che Enrico andava sollecitando don Innocente con piglio +risoluto, la Cleofe, continuando a piagnucolare, cercava di +richiamare in sentimento la sua padrona. Don Innocente, lasciato il +canapè, e avvicinatosi anch’esso a donna Fulvia, le andava ripetendo +all’orecchio: “C’è qui il Delegato della Questura.... quello della +Polizia.... è venuto a metterci in salvo.... Andiamo, coraggio, donna +Fulvia, bisogna andarcene subito.„ + +Donna Fulvia tremante, convulsa, aprì gli occhi. Fissò Enrico, che +vedeva per la prima volta, e cercò di fargli il viso benevolo sentendo +che era quello della Polizia. Enrico, che pure per la prima volta si +trovava dinanzi a donna Fulvia, ebbe un momento di perplessità, e quasi +di terrore. Gli venne, con un brivido, il ricordo di quanto quella +signora gli aveva fatto soffrire; gli si affacciò il pensiero di tutto +il male che quella signora gli aveva fatto... di tutto quello, ancor +più grande, che stava forse per fargli; sentì una fiamma al viso, sentì +offuscarsi la mente. L’urlo selvaggio, che dalla strada arrivava fin +lì, gli parve in quel momento meno odioso; gli parve simile quasi al +grido che, in mezzo a un torbido rimescolìo, stava per prorompergli +dall’anima. + +Alzò gli occhi, si scosse, si rammentò dov’era. Quel salotto gli +richiamava la voce del conte Maurizio quando gli parlava di lealtà e di +onore; e quel prete gli richiamava la voce di don Cornelio quando gli +diceva “figliuolo, perdono e carità.„ + +— Lasci fare a me, lasci fare a me; — disse Enrico un po’ bruscamente +alla Cleofe, — non vede? la signora è debole, è sofferente, ha bisogno +d’un braccio più valido, più sicuro.... Lei vada a prendere la chiave +del cancello.... Si appoggi a me, signora, non abbia più timore di +nulla; usciamo di qui... la conduco al sicuro... si faccia animo... Oh +prima di offender lei! ci sono io! + +Donna Fulvia cercava di ringraziare Enrico con l’espressione del +viso, e con qualche parola che le usciva debole e a stento. Il farla +scendere a terreno, e l’attraversare il giardino fu un affar serio. +Ogni tratto le soppravveniva un accesso convulso che la faceva tremar +tutta violentemente, e ricadere priva di forze. Ogni tratto dava in uno +scoppio di pianto. Enrico, commosso da quello spettacolo, raddoppiava +le sue cure; la sosteneva con tutte le sue forze; la rassicurava, e nel +ripeterle quasi con pietà figliale delle cortesi parole di conforto, +si sentiva più rassicurato egli stesso, e gli scendeva nell’anima un +sentimento elevato, dolcissimo. + +Enrico, come ebbe oltrepassato il cancello, condusse la comitiva in una +capanna fuor di mano e quasi nascosta tra i castagni e i cespugli della +selva. Fece adagiare donna Fulvia alla meglio su un mucchio di paglia e +di foglie secche, poi, tirando un gran sospiro, e cercando di mostrarsi +allegro: + +— Eccoci in porto — esclamò. — Dei pericoli non ce n’è più. Mi +aspettino qui; io corro a prendere il mio legnetto, lo conduco laggiù, +dove la stradicciuola del monte fa capo alla strada maestra, e in un +batter d’occhio saremo lontani dal paese.... + +— E poi? — domandò don Innocente. + +— E poi, lei andrà dove vorrà, e queste signore proseguiranno la loro +strada per Milano, se crederanno. Ma di ciò parleremo dopo... intanto +io vado a prendere il legnetto, perchè bisogna spicciarsi.... + +— E se io me ne andassi subito? — chiese don Innocente. — Piglio la +strada della montagna, e.... + +— Lei si fermi, e mi aspetti; non abbandoni questa signora. Non vede?... + +— Oh! — esclamò la Cleofe con un grido acuto e piagnucolando — non +c’è _Fleurette!_... abbiamo dimenticato la povera _Fleurette_.... Ah! +signor Questore, signor cavaliere, come si fa? come si fa? + +Enrico s’accorse in quel punto che anche _Ugolino_ non c’era. Rispose +alla Cleofe con un gesto d’impazienza, ripetè a donna Fulvia che tra +poco sarebbe di ritorno, e prese correndo una viottola che conduceva in +paese. + +— Ma che cosa succederà, cosa succederà di _Fleurette?_ — continuava ad +esclamare la Cleofe agitata da un cattivo presentimento. E i cattivi +presentimenti molte volte dicono il vero. Mentre Enrico percorreva le +sale del palazzo a terreno, _Ugolino_, correndo e abbaiando, aveva in +un attimo percorsi tutti i corridoi e tutte le stanze d’ogni piano che +aveva trovate aperte; e entrato in guardaroba aveva veduto _Fleurette_ +adagiata sopra una poltroncina della Cleofe. _Ugolino_, quando +compariva _Fleurette_, era abituato a darsela a gambe, con la coda +abbassata, perchè qualcosa lo raggiungeva sempre, a tergo, bruscamente. +Ma questa volta _Ugolino_ capì che quello era un giorno diverso dagli +altri, e si piantò dinanzi a _Fleurette_ in aria di sfida, e con la +coda alzata. _Fleurette_, gli rispose con un brontolìo ringhioso e +pieno di disprezzo. _Ugolino_ non potè più trattenersi; e in un salto +le fu addosso a darle una pettinata. _Fleurette_ mandò un guaito; poi +dondolandosi, e a stento, saltò tutta affannata dalla poltroncina sul +tavolino che c’era accanto, e da questo sul davanzale della finestra +ch’era aperta. Di là guardando rabbiosa _Ugolino_, traverso i peli che +le scendevan sugli occhi, ringhiò più forte di prima mostrandogli i +denti. _Ugolino_ fece per tornare a un secondo assalto; _Fleurette_ +diede un passo indietro, perdè l’equilibrio e scomparve. _Ugolino_ +cercò sotto le sedie; saltò sulle tavole; frugò dappertutto; andò nelle +stanze vicine; corse su e giù per le scale, ma non trovò più la sua +nemica, nè l’amico del suo padrone che aveva seguìto fin lì. Allora +tra il rassegnato e il soddisfatto scese in giardino, saltò il muro, e +prese diviato la strada di Santa Maria della Neve, con la lingua fuori +e la coda alzata. + + + + +XXIV. + + +Don Prospero, quando ricevette l’invito da don Innocente di venire alla +sua funzione e di trattenersi poi a desinare, aveva fatto tra sè questo +ragionamento: “Uno più uno meno, per esorcizzare gli spiriti, tanto +fa; ma uno più uno meno per pigliarvi una sassata è un altr’affare; ci +andrò al tocco, per il desinare.... Allora tutto sarà finito, e don +Innocente vedrà che ho fatto onore a una parte almeno del suo invito.„ + +Al batter del tocco don Prospero giungeva infatti alle prime case +d’Orobio; ma, appena giuntovi, s’accorse che le sassate non eran +finite, e che il desinare di don Innocente non sarebbe stato messo +in tavola così presto. Si trovò subito in mezzo a capannelli agitati +e a gente rabbiosa; si trovò tra la retroguardia insomma della folla +che faceva baccano in paese. E, siccome tutti lo sapevano amico di +don Innocente, capì che non c’era buon’aria neanche per lui; infatti +ne vide parecchi che gli ammiccavano d’andarsene, ed altri che +addirittura gli venivan già incontro con la faccia accigliata e col +piglio provocante. Don Prospero però non si confuse; si fermò, si +appoggiò colle due mani al pomo della mazza, e prese un fare neutrale, +bonario e da paciere, come facevano i suoi di casa quando nasceva un +tafferuglio nell’osteria; era pratico dell’avventore rissoso, e sapeva +come va preso. In un momento tutti quelli ch’eran lì e quelli che mano +mano sopraggiungevano, dopo averne picchiate o buscate, si affollavano +intorno a don Prospero; e don Prospero seppe dire a ognuno la sua. Con +uno conveniva, con l’altro distingueva; dava a tutti la loro parte di +ragione e la loro parte di torto; si permetteva qualche amichevole +rimprovero, e interrompeva i più arrabbiati con qualche barzelletta, +un po’ sciocca s’intende, perchè piacesse subito a tutti. Li lasciò +sfogare per una buona mezz’ora; e quando gli parve venuto il momento +di fare una proposta — Figlioli, — esclamò, — volete un mio parere? +— e alzando la mazza in attitudine di comando — Tutti in fila! armi +in spalla! compagnia avanti!... andiamo a berne un bicchiere al _Pomo +d’oro.... marche!_ + +— Bravo don Prospero! Evviva! — E tutti a sghignazzare, e a seguir don +Prospero per una stradicciuola che conduceva al _Pomo d’oro_. + +Don Prospero, con la sua manovra militare, aveva reso senza saperlo un +servizio anche a Enrico che in quel momento appunto scendeva per la +falda del monte, ove aveva lasciato donna Fulvia in un capannone, per +andare in cerca del vetturale. Enrico, con sua sorpresa, trovò tutto +sgombro e silenzioso il piazzale a cui metteva capo la strada maestra, +e ch’era il punto più comodo per imbarcare donna Fulvia. Corse a +chiamare il vetturale che abitava poco distante, e in meno di mezz’ora +riuscì a far tutto felicemente, e a partire, senza che nessuno li +vedesse, in una carrozzuccia con donna Fulvia e con la Cleofe. + +Donna Fulvia e la Cleofe eran più morte che vive. Donna Fulvia pallida, +irrigidita, non apriva bocca; e di tanto in tanto cercava nascondere +le contrazioni convulse della faccia con la pezzuola, lacerandola nel +tempo stesso coi denti. La Cleofe se ne stava tutta rannicchiata, e +continuava a tener turate le orecchie con le mani per non riudire +quelle voci e quegli schiamazzi d’Orobio. + +L’allontanarsi dal paese, l’esser fuori d’ogni pericolo, non bastarono +a metter in calma donna Fulvia, e a darle un po’ di giovamento; il suo +stato si andava anzi mano mano facendo sempre peggiore. Lo spavento +doveva essere stato ben grave, poichè ogni tratto le pigliavan degli +attacchi di nervi e degli svenimenti da impensierire anche chi ne +fosse pratico più d’Enrico; il quale intanto cercava di mostrare la +sua buona volontà or facendo fermare il legnetto, or andando in cerca +d’un po’ d’acqua, or rassicurandola con delle buone parole. Non s’era +mai trovato in un impiccio simile; e a renderglielo anche più seccante, +ci si univa la Cleofe, la quale a ogni svenimento di donna Fulvia si +metteva a strillare, e si credeva in dovere di svenire anche lei. +Svenne, e strillò più d’una volta anche a proposito di _Fleurette_; e +Enrico dovette per tranquillarla scendere a un casolare, perdere una +buona mezz’ora, cercare un messo e spedirlo a Orobio per dire a quei +di casa che andassero in cerca della cagnina. Che bel viaggio! Ci +furono dei momenti in cui Enrico non sapeva proprio più che fare; se +fermarsi, se proseguire, se ritornare a qualche villaggio attraversato +da poco; e avrebbe finito di certo col far scendere donna Fulvia in +qualche locanda, se donna Fulvia, ogni volta che egli gliene mostrava +l’intenzione, riprendendo per un minuto tutta l’energia la più +imperiosa di cui era capace, non si fosse opposta dichiarando di voler +continuare il viaggio a ogni patto, viva o morta, fino a sera, fino a +Milano, fino a casa. + +Arrivati in una borgatella, ch’era il capoluogo del mandamento, +poteron mutare il legnetto in una carrozza a due cavalli, e continuare +il viaggio meno disagiatamente e d’un passo più sollecito. Poichè +si doveva tirare innanzi urgeva ora spicciarsi per arrivare in fine +della valle, prima che fosse ripartito l’ultimo treno della strada +ferrata che conduceva a Milano. Donna Fulvia non migliorava; si +capiva ch’essa faceva de’ grandi sforzi sopra sè stessa, ma che +si sentiva un gran male. Lo si capiva anche dall’espressione che +pigliava di tanto in tanto la sua fisonomia ogni volta che Enrico +le indovinava qualche nuova sofferenza, e le usava qualche nuova +attenzione; era un’espressione che lasciava intravvedere qualcosa d’un +po’ più raddolcito, e che pareva quasi un principio di riconoscenza. +Quell’espressione era per Enrico un gran fatto; e bastava, non solo +a rinnovargli la pazienza, ma a riempirgli il cuore di speranza e di +entusiasmo; raddoppiava allora di zelo, e cercava ogni maniera più +delicata di rendersi utile, mettendo in ogni suo atto una premura e +un affetto quasi filiali. Diventava paziente e premuroso fin con la +Cleofe; la quale, all’infuori di quei pochi momenti felici in cui si +addormentava, avrebbe fatto scappar la pazienza a un santo, or col +lamentarsi di tutto, or col ripigliare una cert’aria piagnucolosa, or +col dire di avere una gran fame, or col sospirare per _Fleurette_. + +Finalmente arrivarono alla stazione, e ci arrivarono in tempo per poter +ripartire subito per Milano. Prima di ripartire, Enrico, dopo averci +pensato e ripensato, s’era deciso a mandare un telegramma al marchese +Ettore, dicendogli che erano accaduti de’ guai a Orobio, che donna +Fulvia si era molto spaventata, ch’era in viaggio per Milano e ch’era +molto sofferente. Donna Fulvia, quando udì il fischio della locomotiva +che ripartiva, tirò un gran respiro, e parve per un momento tutta +riavuta e calma. Nel compartimento della carrozza erano soli: Enrico si +era seduto in un angolo, e taceva; la Cleofe dopo una mezz’ora s’era +addormentata. Donna Fulvia, a cui quel riposo e quel sentirsi lontana +da ogni pericolo cominciò a mettere un po’ di tranquillità e un po’ +d’ordine nella mente, prese a riandare gli avvenimenti della giornata e +a capacitarsi di tutto quello ch’era accaduto. Il suo pensiero correva +a Orobio, alla sua casa che le pareva di veder abbruciata e distrutta, +a don Innocente, a _Fleurette_: alla povera e abbandonata _Fleurette_. +E di pensiero in pensiero, venne a un tratto a domandarsi chi mai +fosse il suo misterioso salvatore, quel giovane che le stava seduto +dinanzi taciturno e pensieroso anche lui, e che rammentava d’aver +veduto, accanto a sè in tutto quel giorno, in tutte quelle peripezie, +e sempre tanto premuroso, tanto amorevole. “Ma chi mai può essere?„ +andava dicendo tra sè donna Fulvia. “La Cleofe, se ben mi ricordo, l’ha +chiamato signor _cavaliere_, signor _Questore_.... E già non può esser +altro.... quantunque non lo si direbbe, così giovane, con quel tratto +così sommesso, con quella dolcezza.... come farà a pigliare i ladri?... +Ma già non può esser altro.„ Finalmente, non potendo più trattenersi +per la curiosità, si decise di rivolger la parola a Enrico, e lo fece +col principiare a dir male del Governo “il quale non s’era messo dalla +parte di don Innocente, come sarebbe stato dover suo; e così, se era +avvenuta una rivoluzione, la colpa era tutta del Governo.„ Enrico la +lasciò sfogare, e poi alla sua volta le domandò come fosser principiati +quei guai ch’egli infatti non conosceva ancor bene. + +— Ecco! — saltò su allora donna Fulvia; — lo diceva ben io che il +Governo non sa mai nulla, e non fa mai nulla! Anche lei dunque non ne +sapeva niente? lo confessa! + +— Ma io non sono il Governo — rispose Enrico sorridendo. + +— Lei però è il Questore. + +— Oh perdoni, signora, lei si sbaglia di molto; non sono davvero il +Questore.... + +— Ma è però un impiegato del Governo.... + +— Neppure.... + +— Ma allora chi è lei? — esclamò donna Fulvia con una espressione in +cui alla curiosità si univa una certa inquietudine. E fissandolo, +stette ad aspettare la risposta. + +Enrico si fece rosso in viso, ed ebbe un momento di esitazione. Tutto +in quella difficile giornata gli era riuscito così bene fin lì; poco +gli mancava a compire quella sua inattesa missione, a ricondurre +donna Fulvia tra i suoi, a entrare egli stesso in quella casa ove +aveva disperato d’essere accolto mai più, e a entrarvi come il +benvenuto, come un salvatore.... Enrico non ebbe il coraggio di rompere +quell’incantesimo e di svelarsi, lì per lì, a donna Fulvia. + +— Oh certamente, lei non mi può conoscere, — rispose Enrico con un fare +un poco impacciato, e che voleva parere disinvolto. — Ma in Orobio +son conosciuto.... sono anch’io di quei paesi. Oggi appunto dovevo +ripartire per Milano, ove abito da qualche tempo, quando passando per +caso vicino al suo palazzo, incappai in quella turba di indemoniati; +vidi il pericolo, e... ringrazio la fortuna che m’ha fatto arrivare in +tempo per esser utile a qualcosa.... + +— E dica pure a rendermi un gran servizio, — disse allora donna Fulvia +con un accento solenne e cortese. — Lei dunque troverà naturale e +giusto il mio desiderio di conoscere il nome della garbata persona a +cui devo la mia riconoscenza. + +— Oh, se non si trattasse che di ciò, le domanderei il favore di non +occuparsi neppure del mio povero nome; ma pure farò come le aggrada.... +e domattina, poichè ho lasciato il portafogli a casa, le manderò il mio +biglietto di visita, non dubiti. + +Donna Fulvia abbassò il capo, e non disse altro; un po’ per far capire +al suo interlocutore ch’essa non chiedeva due volte la medesima cosa, e +un po’ perchè cominciava a sentirsi male da capo. + +Arrivati a Milano, trovarono alla stazione il marchese Ettore e la +marchesa Bianca. Il marchese, che conosceva l’umore di sua suocera, +s’affrettò a buon conto a far le maraviglie nel vederla arrivare, +dicendole ch’era venuto con Bianca a salutare degli amici partiti in +quel momento. La marchesa Bianca riconobbe subito Enrico, e poco mancò +non facesse una grande esclamazione; ma Enrico la trattenne a tempo con +un gesto supplichevole, e con l’ammiccarle di star zitta. Donna Fulvia +poteva reggersi appena, e cercava di farsi forte non volendo dire, +lì per lì, il motivo di quel suo pronto ritorno; ma la Cleofe, prese +subito a spiattellar tutto l’accaduto, esclamando a ogni quattro parole +che _Fleurette_ era scomparsa, e che se non ci fosse stato “_quel +signore lì_„ tanto lei che la padrona sarebbero state ammazzate. + +— Tacete, — diceva intanto con un fil di voce donna Fulvia, — andiamo a +casa.... vi dirò tutto.... Sì, bisogna ringraziare _quel signore_.... +ma andiamo a casa.... subito, subito.... + +Il marchese e Bianca, ai quali le parole della Cleofe avevano +aumentato lo stupore e l’agitazione, fatta venir subito la carrozza, +vi adagiarono donna Fulvia; disser piano al servitore che andasse a +chiamar il medico; e pregarono il _gentile signore_ a venire a casa con +loro per conoscere meglio l’accaduto, e per poter meglio ringraziarlo +di quanto aveva fatto. + +Il giorno dopo, donna Fulvia era a letto con un febbrone accompagnato +da qualche accesso di delirio. Per parecchi giorni la casa fu tutta +sottosopra; e Enrico, in tutte l’ore che aveva di libertà, era in casa +di donna Fulvia, chiamato, pregato da tutti, rendendo a quanti c’erano +mille servizi, preziosissimi in quel trambusto, e resi da lui tanto più +grati poichè li accompagnava con una buona volontà inesauribile. Si +pensi quale gioia secreta, quali speranze, fossero entrate nell’animo +d’Enrico vedendosi a un tratto così bene accolto, così festeggiato da +tutti in quella casa! Ma ci fu anche di meglio. Il marchese Ettore, +che a proposito di Cristina, come s’è visto, aveva da un pezzo preso +in cuor suo il suo partito, pensò subito di non lasciarsi sfuggire un +momento così opportuno per avviare le faccende a quella tal conclusione +che, a conti fatti, gli pareva la meno peggio. Il giovane gli era +piaciuto; era modesto, di belle maniere, innamorato, disinteressato, +quale insomma ci voleva; tanto più che alla vocazione di Cristina per +il monastero il marchese persisteva a non crederci. Detto fatto, il +marchese Ettore fece un mattino chiamare a casa sua Enrico; ebbe con +lui un lungo discorso; lo fece tornare il mattino seguente, e dopo un +secondo colloquio d’un paio d’ore, furon veduti uscire insieme dal +salotto, e salutarsi con molte strette di mano: il marchese aveva +l’aria soddisfatta, e Enrico era tutto acceso, e pareva scoppiasse per +la gioia. + +Per alcuni giorni non ci fu altro di nuovo. Enrico era tutto +trasformato; allegro, inquieto, fiducioso, impaziente: e sir Arturo, +una volta al giorno, lo consigliava a trattenere la gioia, a non +scrivere a don Cornelio, e ad aspettare con calma la guarigione di +donna Fulvia, la quale andava lentamente migliorando. Enrico replicava, +e sir Arturo non diceva altro. + +Una mattina sir Arturo non vide venire all’ora solita Enrico; non lo +aspettò, e difilato andò a casa sua. Enrico era nel suo studiolo, +presso la scrivania, col capo tra le mani, e con gli occhi fissi su una +letterina che gli stava spiegata dinanzi. Pareva impietrito, e il suo +sguardo aveva qualcosa di desolato e di spento come di chi sente venir +meno la vita o la ragione. + +La letterina diceva così: + + “_Pregiatissimo signore_, + + “Ho parlato con mia suocera, come eravamo intesi; ma con mio vivo + dispiacere devo dirle ch’essa non ha creduto di accordare quel + consenso che io le avevo chiesto, animato da un vivo e sincero + interessamento per lei. Il rifiuto di mia suocera è assoluto; e non + mi pare che lasci adito a speranze per l’avvenire. + + “Serberò sempre il più grato ricordo dei ritrovi che ho avuti con + lei; e la prego di nuovo ad accogliere i sentimenti di riconoscenza + miei e di mia moglie per tutte le cure e le cortesie ch’ella ha + usate a mia suocera. + + “Accolga i sentimenti della mia maggior stima, e mi abbia sempre + suo devotissimo + + “ETTORE DI CHIARAVALLE.„ + +Il marchese Ettore dicendo d’aver fatta la parte sua con +interessamento, diceva la verità. Alla vocazione di Cristina egli ci +credeva poco, e sapeva che ci credevan poco anche altri; altri che +non ristavano dal domandare ancora al Padre Felice delle informazioni +sulla dote. Sua moglie poi, la marchesa Bianca, aveva pigliato fuoco di +nuovo per il lieto fine del romanzetto della cugina e poteva benissimo +commettere una qualche grossa imprudenza. Era dunque, tutto sommato, +un affare in cui non ci vedeva chiaro; un affare che avrebbe voluto +veder finito presto, col minore dei mali, e tenendone lui la direzione. +Ci si era messo dunque di buona volontà, e con tutte le precauzioni; +fin con quella di far assistere come complice anche il Padre Felice al +discorso, pensato e preparato, che andò a tenere a donna Fulvia. + +Donna Fulvia, appena le fu svelato dal marchese il nome del suo +misterioso protettore, si rizzò sul letto, si acconciò in testa +rabbiosamente la cuffia, e cominciò a fare delle domande ironiche e +delle esclamazioni sdegnose. Poi venne subito a una conclusione; e +la sua conclusione fu che l’accaduto era tutto un intrigo combinato +tra don Cornelio e quel giovinotto; i disordini d’Orobio, le minacce +alla sua casa, la comparsa del salvatore, non erano, a suo dire, che +una trama per arrivare a uno scopo; era chiaro, era certo, e lei ne +era sicurissima. A smovere donna Fulvia da questo ragionamento nel +quale s’era piantata, c’era voluto da prima tutta la pazienza del +Padre Felice, e l’impazienza da ultimo del marchese. Donna Fulvia +finalmente s’era tranquillata, ed era rimasta a udire in silenzio i +suoi interlocutori; poi, venuta al punto di pronunziare una risposta, +aveva detto con una certa solennità e in tono asciutto e severo: — Il +mio consenso a questo matrimonio non ci sarà mai, mai! + +Dopo questo _mai_, diventò più rasserenata e tranquilla; e il medico, +pochi giorni dopo, diede alla famiglia il felice annunzio che donna +Fulvia era entrata in convalescenza. + + + + +XXV. + + +Tre mesi dopo, il sindaco d’Orobio, che cominciava appena a riavere un +po’ di pace dopo i sopraccapi avuti in conseguenza della processione +di don Innocente e delle busse ricevute, — egli diceva date, — in +quell’occasione dai suoi amministrati, colpito ora da un nuovo +avvenimento ben più doloroso si trovava da alcuni giorni a Santa Maria +della Neve a compirvi un mesto ufficio. Era morto don Cornelio, ed egli +era il suo esecutore testamentario. + +La morte di don Cornelio non era stata annunziata da nessuno, ma la +notizia si era sparsa in un baleno, di voce in voce, di casa in casa, +in tutta la valle, come l’annunzio d’una comune disgrazia. I terrazzani +di Orobio e dei paeselli vicini, giovani, vecchi, donne, fanciulli, +erano andati a Santa Maria della Neve, tutti in massa, per il funerale +del buon curato; e la lunga e silenziosa processione era scesa dal +monte portando seco quella salma venerata, per averla sempre vicina +nel camposanto d’Orobio. Nessuno aveva scritto l’elogio funebre di +don Cornelio, nessuno aveva pronunziato discorsi sulla sua tomba; ma +sulle facce avvizzite dal sole e dagli stenti di quella folla che ne +circondava l’umile feretro, scendevano delle lacrime grosse grosse; e +chi aveva una tribolazione in cuore si raccomandava a don Cornelio, per +la sua intercessione, come a un Santo. + +Il testamento di don Cornelio, un testamento di poche righe, era +accompagnato da una lettera diretta al signor Vincenzo.... sindaco +di Orobio, scritta poche settimane prima della sua morte. La lettera +cominciava così: “Carissimo signor Vincenzo. Io muoio povero, tanto +povero che quasi ne arrossisco; non sorrida dunque se l’ho chiamato +mio esecutore testamentario; ma ho pure qualche ultimo desiderio +da confidare, qualche ultimo servizio da chiedere a un amico. E ho +pensato a lei; a lei, che m’ha sempre voluto bene anche quando mi +sgridava, non è vero? a lei, che posso chiamare il mio ultimo amico.„ +E innanzi tutto gli raccomandava, con parole piene di lacrime, la sua +buona sorella Angelica; poi gli parlava di Enrico e di Cristina, e +lo pregava di averli a cuore, di vegliare su loro, di continuare la +parte sua ove potesse; lo pregava di esaminare tutte le sue carte e le +lettere, per abbruciarle o ritirarle come gli sarebbe parso meglio; e +gli raccomandava infine di farlo seppellire nel cimitero d’Orobio ove +riposavano i suoi antichi parrocchiani, i suoi vecchi amici d’un tempo. + +Il signor Vincenzo aveva raccolta in casa sua la sorella di don +Cornelio, e aveva provveduto alle cose più urgenti; poi era andato +a passare alcuni giorni a Santa Maria della Neve per riunire le +masserizie, per esaminare le carte, per adempire, insomma, meglio che +poteva ai desideri del povero curato. Passava delle ore tutto assorto +nel suo pietoso ufficio; e di tanto in tanto nel ripiegare una lettera, +o nel leggere una minuta di don Cornelio, si asciugava gli occhi col +dorso della mano, e poi picchiava un gran pugno sul tavolino. Una +delle prime lettere che gli era venuta sott’occhio, e ch’era l’ultima +ricevuta da don Cornelio, era scritta dal superiore provinciale delle +Missioni per annunziargli la morte del suo antico coadiutore, don +Luigi, ammazzato in un villaggio della China. + +Nella cassetta d’un armadio trovò un fascio di lettere, tutte con la +data del quarantotto. Erano in parte lettere di amici di don Cornelio, +e in parte lettere sue ai suoi di casa, scritte dal campo. Il signor +Vincenzo ci passò una giornata intera su quelle lettere; le leggeva +avidamente, le rileggeva, e non sapeva staccarsene. Si rammentava poco +di quei tempi, poichè non era in allora che un ragazzotto; e quelle +lettere lo trasportavano in un mondo lontano lontano, a respirarvi +un’aria alta e pura di entusiasmo e di patriottismo, che gli ricordava +il cinquantanove, ma che aveva un profumo ancora più acuto di poesia +e di fede. Col fascio delle lettere c’eran le nappine d’oro del +cappello, la medaglia di Pio IX, e una croce di panno rosso, ch’erano i +distintivi di don Cornelio quando fu cappellano dei volontari. + +In un’altra cassetta c’eran le lettere del conte Maurizio, quelle +di Enrico, e di Cristina. Nelle lettere d’Enrico c’era tutto quello +che sappiamo noi, fino alle ultime sue speranze e all’ultimo no +di donna Fulvia. Ma tutto ciò riusciva in gran parte novissimo al +signor Vincenzo, il quale non ne aveva fino allora avuto che quelle +notizie incerte, e quelle induzioni, che correvano nella bottega dello +speziale. Non è a dirsi dunque con quanto interesse aveva lette quelle +lettere; quanto n’era stato commosso; e quanti pugni aveva picchiati +sul tavolino. Ogni volta poi che dava un pugno esclamava: — Ah questa +poi la vedremo! poveri figlioli! Ma se l’han fatta tenere a loro, e al +povero don Cornelio, non la faranno tenere a qualche altro! e questo +_qualche altro_ sarò io! Precisamente! Voglio diventar io il protettore +di quei figlioli! Oh, allora la vedremo! — E aveva già principiato a +mulinare nella mente vari progetti uno più terribile dell’altro. Alla +fine però aveva trovate due lettere che l’avevano messo in qualche +imbarazzo; due lettere di cui non sapeva darsi la spiegazione, e che +gli intorbidavano un po’ le idee appunto sul da farsi. Eran due lettere +scritte da poco, una era di Cristina, e l’altra della Madre Superiora +del suo convento. La lettera della Madre Superiora era questa: + + “Al Molto Reverendo signor curato di Santa Maria della Neve, già + curato di Orobio. + + “Faccio riscontro con la presente alla riveritissima di Lei + lettera, che ho considerata attentissimamente con le deboli mie + forze, e che ho sottoposto anche ai consigli ed ai lumi ben più + fulgidi di persone alle quali ci dirigiamo nei casi riflessibili. + Quando la giovane Cristina, a mezzo della signora Contessa Fulvia + Orsenigo, ci dichiarava la sua improvvisa chiamata e la sua + celeste vocazione, la prefata signora Contessa ben ci preveniva + che qualche mondano attaccamento, e inevitabile disinganno, avesse + potuto influire sulla giovane, e potesse tuttora anche sussistere + in qualche punto dell’animo della medesima. In conseguenza + di ciò, dopo esserci consultate, abbiamo stabilito, come già + ebbesi a fare in qualche altra analoga delicata contingenza, di + differire prudenzialmente con pretesti bene scelti il regolare + incominciamento dell’anno di prova, ossia Noviziato. Imperciocchè + non vogliamo Suore non _chiamate_, nè Novizie disdicentisi. + Devo però dirle parimenti, a di Lei tranquillità ed a comune + edificazione, che la giovane Cristina dimostrò subito un ardore + soprannaturale per la sua nuova vocazione; ardore che può dirsi + vada sempre crescendo, per modo che nella sua innocente semplicità + non sa comprendere come si ponga in certo qual modo freno alla + esecuzione d’un desiderio ch’essa invoca perfino con inquietudine e + con impazienza. + + “Epperò, le informazioni che Ella ci manda, e le sue esortazioni + prudenti e caldissime ci impongono certamente il dovere di una + raddoppiata vigilanza, e continueremo ancora qualche tempo + a fare uno sgradito contrasto alle preghiere della giovane, + contrasto che le renderà tanto più bello e lucente il giorno + dell’accondiscendimento. Ben lieta poi di obbedire ai di + Lei desideri, non mancherò di mandarle notizie e di tenerla + informata sull’andamento dell’animo della giovane, e su quanto + si manifestasse nel medesimo. Ci sarà poi veramente grata la + visita che lei ci promette appena glielo permetterà la salute, + e per questa facendo i miei umili, ma ardentissimi voti, passo + a riverirla con tutto il massimo ossequio, e a rassegnarmi nel + medesimo tempo obbedientissima serva + + SUOR AGNESE + _Superiora della Casa di_....„ + + “P. S. Ho consegnato alla giovane la lettera da Lei direttale, ed + ho permesso alla medesima che le riscontrasse liberamente come a + persona della famiglia.„ + +Questa poi era la lettera di Cristina: + + “_Don Cornelio!_ + + “Ho riconosciuto subito i suoi caratteri dalla soprascritta, e ho + pianto di commozione e di gioia prima ancora d’avere aperta la + lettera. Poi, prima di leggerla, ho cercato il suo nome, e l’ho + baciato come avrei baciato il mio povero babbo. Oh, don Cornelio, + quante vicende, e quante lacrime in così poco tempo! Alle volte mi + passo la mano sulla fronte per destarmi da questo sogno angoscioso; + ma poi la mano ricade, e sono sveglia, e tutto è vero, tutto.... + Oh ma non creda ch’io sia infelice! lo sono stata, è vero, ho + pianto lungamente, ho creduto di morire.... ma poi a un tratto ho + ricevuto una grazia dal Cielo, una grande grazia, e fu una calma, + una serenità, un benessere indicibile, una specie di felicità che + ha inondata tutta la mia anima. Mi affretto a dirglielo perchè non + mi compianga, perchè se ne rallegri con me, e con me ringrazi il + Signore. Oh come mi sento tranquilla e felice! Alle volte, quando + mando un’occhiata fuggevole al passato mi sento quasi ricadere in + quelle angosce che credevo d’avere dimenticate; ma allora corro + subito all’altare della Vergine, o tra le care compagne e le buone + Suore di questa Casa, e subito mi ritorna il sorriso sulle labbra e + la quiete nel cuore. + + “Ho letto mille volte la sua lettera, e l’ho sempre con me. Mi + creda, don Cornelio, anche stamani ho potuto rileggerla tutta, + due volte di seguito, fino in fine, senza piangere, e riflettendo + pacata su quanto lei mi dice con tanta amorevolezza e con tanta + serietà. No, don Cornelio, nessuna esagerazione, nessuna illusione + o esaltamento dell’animo hanno potuto, o possono, farmi velo alla + verità e alla riflessione tranquilla sui miei doveri e sulla mia + vocazione. Quel matrimonio, ch’era stato il mio sogno dorato d’un + momento, mi sembrerebbe ora quasi un desiderio colpevole. La zia + non lo vuole; non me ne disse tutte le ragioni, ma certo devono + essere gravi se il solo pensiero la rendeva così agitata e così + afflitta. E lei sa tutto ciò ch’io devo alla zia! Se il nome del + mio povero, del mio adorato babbo, potè sopravvivere amato e + benedetto, se nessuna accusa, nessun lamento, nessuna ombra ha + potuto offuscarlo, io lo devo alla zia. Ed io avrei dovuto per un + desiderio tutto mio contrariare, offendere, chi nel mio babbo, mi + aveva tanto beneficata? O avrei dovuto mancare alla parola che + avevo data, glielo confesso, a quel mio fratello d’infanzia.... + così buono.... Oh no, no, solo a pensarvi mi si confonde la ragione + come se pensassi a un delitto. Oh, no, mio buon Enrico! + + “In allora, fu in questa contrarietà, in questa lotta di + sentimenti, che mi venne improvvisamente additata dal Cielo la + nuova via che mi condusse dalla disperazione alla pace della + coscienza. Oh, don Cornelio, lo dica anche a lui, a Enrico, ch’io + non soffro più; gli dica ch’io non ho mancato così a nessuno de’ + miei doveri; che mi perdoni se lo afflissi.... perchè ne son sicura + che anch’egli ha pianto; gli dica che il pensiero del suo perdono + sarà un gran conforto per me. Gli dica che non lo dimenticherò. + + “Ora mi sforzo, è vero, di non pensare più a lui, ma quando avrò + pronunziati solennemente i miei voti, e avrò così rafforzata + maggiormente l’anima mia, allora, mi pare, potrò guardare più + serena il passato, allora potrò mandare anche a lui un pensiero più + frequente di affetto fraterno e celeste. + + “Sospiro quel giorno, giorno di pace per sempre. L’ottima nostra + Superiora, non so perchè, me lo ritarda. È certamente una maggior + prova che vuole da me. Obbedisco rassegnata pensando che questa è + oramai la mia unica contrarietà. + + “Don Cornelio preghi per me. Mi saluti la signora Angelica, e le + dica che la rammento sempre, che la stringo al cuore, e, come una + volta, la soffoco di baci. Mi saluti tutti, mi ricordi a tutti. Oh + quante volte alle rondinelle che passano, — andate, dico loro, a + posarvi, rondinelle, sul campanile del mio paese, e gridate a tutti + un saluto di Cristina.... Andate, rondinelle, nella mia casa, nella + cara mia casa, e fateci voi il vostro nido felice!... + + “Don Cornelio, le domando genuflessa la sua benedizione. Mi scriva + ancora, qualche volta ancora.... mi scriva presto.... Il Cielo ne + lo rimunererà. + + “CRISTINA.„ + +Il signor Vincenzo aveva letto un par di volte questa lettera, e +nel ripiegarla tutto commosso, si era domandato: “Com’è questa +faccenda?„ Poi ci aveva pensato su; ma ci si imbrogliava.... “Che +questa fanciulla, diceva tra sè, volesse farsi monaca davvero?„ E +questo dubbio lo sconcertava non poco; bisognava dunque rinunziare al +raccapriccio d’aver scoperta una trama di monache e di preti, e alla +gloria dello sventarla; bisognava rassegnarsi a non far nulla. Ma anche +questa conclusione non gli piaceva; e di tanto in canto esclamava tra +sè: “Eppure un mistero ci deve essere, ed io ci andrò in fondo.„ + +“Io ci andrò in fondo!„ andò ripetendo il signor Vincenzo per parecchi +mesi, cercando sempre, senza trovarlo il bandolo per cominciare. Ma +bisogna anche dire che il bandolo più facile e naturale, il bandolo +indispensabile, gli era sfuggito di mano, e non l’aveva più potuto +ritrovare. Egli aveva scritto subito a Enrico per partecipargli la +morte di don Cornelio, ma non aveva ricevuta risposta; gli aveva +scritto da capo, e allora gli era venuta una lettera di sir Arturo, +nella quale secco secco gli si diceva che Enrico era gravemente +ammalato. Dopo qualche tempo scrisse ancora; scrisse più volte, ma la +risposta non veniva mai. + +In quel frattempo, il signor Vincenzo aveva anche provveduto a onorare +più che poteva la memoria del suo povero amico. Aveva scritta e fatta +stampare una commemorazione; aveva mandate delle corrispondenze ai +giornali della provincia, e promossa una sottoscrizione per mettere +una bella lapide alla memoria di don Cornelio nel cimitero d’Orobio. +La lapide gli aveva procurato dei dispiaceri con lo speziale, il quale +voleva farci incidere una sua lunga iscrizione in latino. — Che latino! +— diceva il signor Vincenzo, — all’iscrizione ci ho pensato io. Poche +parole.... ma che diranno molto a chi _capisce il latino!_ — E pare che +don Innocente quel latino l’avesse capito perchè sulle prime ci aveva +arricciato il naso; ma poi aveva finto d’essersi sbagliato vedendo che +il sindaco pigliava foco. + +Ma intanto passavano le settimane, passavano i mesi, e il signor +Vincenzo non era riuscito a far nulla per quei due figlioli che gli +aveva tanto raccomandati don Cornelio; non era riuscito neanche a +principiare, neanche a sapere s’eran vivi o s’eran morti. Nè sir +Arturo, nè Enrico non avevano risposto più. Il signor Vincenzo +cominciava a essere malcontento di sè, e quando la signora Angelica, +con uno sguardo pieno di malinconia, lo guardava in silenzio come se +aspettasse da lui una risposta, egli si fingeva subito lontano le +mille miglia; tanto aveva capito. Cominciava insomma a sentire un po’ +di rimorso; e siccome poi amava le risoluzioni energiche, così un +bel giorno decise di mettersi definitivamente all’opera, e di fare +un progetto. Da quel momento egli non pensò più che al suo progetto; +pensò, discusse con sè medesimo, fece e disfece propositi e disegni, +s’impazientò parecchie volte, buttò via ancora alcune settimane, ma +alla fine il disegno riuscì completo. Era un disegno che gli pareva +proprio perfetto; pieno di astuzia e di previdenza, di domande avvedute +e di risposte evasive, di discorsi concilianti, e di propositi fermi; +un disegno in cui tutto era preveduto, fin la più piccola contrarietà +la quale trovava subito accanto il suo ripiego; un disegno che +cominciava con le buone, ma che poteva anche finire con un ratto, con +una fuga, con un dramma. Per mettere in esecuzione questo disegno +bisognava naturalmente andare a Milano, e rimanerci qualche tempo. +Non era affar da nulla, ma era un affare deciso, e il signor Vincenzo +si mise energicamente a fare i preparativi della partenza. Finiti i +preparativi, fatta la valigia, salutati gli amici, il signor Vincenzo +era sulle mosse, quando una grande notizia, una notizia che non era +preveduta nel suo disegno, venne improvvisamente a fargli sospendere +la partenza. Un telegramma del Valassina, risaputo in pochi minuti da +tutto il paese, annunziava la morte di donna Fulvia. + + + + +XXVI. + + +Donna Fulvia era morta, in pochi giorni, d’apoplessia. Questa notizia +venuta così improvvisamente, quando gli amici di casa avevano appena +finito di congratularsi per la sua guarigione, fu un avvenimento non +piccolo per il paese d’Orobio, per la parentela, pei conoscenti, +e per quei gruppi di persone che stavano intorno a donna Fulvia. +L’impressione fu grande, ma diciamolo pur subito, fu una impressione +di stupore più che di dolore. Tutti a una voce magnificavano le +virtù della defunta dama, tutti ne deploravano la perdita, tutti si +sforzavano di parere afflittissimi, ma nessuno versava una lacrima. E +passato quel primo stupore, anche il rimpianto si diradò, si dileguò +rapidamente. La memoria di donna Fulvia non aveva radici in quell’unico +terreno che le conserva e ravviva, quello del cuore. A molti, anche +tra i suoi beneficati, parve ora di respirare più liberamente; e anche +sulla sua tomba avevan l’aria di ripetere: “oh se donna Fulvia fosse +stata un po’ meno benefica!„ + +Il marchese e la marchesa Chiaravalle diedero l’ordine che si facesse +un gran funerale anche a Orobio, e mandarono il Valassina a prenderne +la direzione. Per una settimana il paese fu tutto in movimento; venne +da Milano un paratore di grido, e l’antica e modesta chiesetta di don +Cornelio scomparve sotto un subisso di drappi neri e di tele dorate, +di cartelli, di stemmi, di candelabri e di ceri. Non s’era mai veduto +nulla di simile, e la chiesa fu lasciata sotto quelle parature per tre +giorni di seguito. La buona gente veniva a vedere e ad ammirare anche +dai paeselli dei dintorni; i venditori ambulanti avevan piantate le +loro botteghe in piazza; e gli oziosi facevano i conti valutando i +parati a sacchi di farina. Il Valassina aveva invitati tutti i preti +che donna Fulvia invitava ai suoi pranzi, e non ne mancava uno; meno +don Prospero. Don Prospero era mezzo ammalato; dacchè la peronospora +fa stragi anche nella sua valle, don Prospero non è più lui; è +malinconico, è arrabbiato; ha ben altro pel capo che i passatempi, come +dice lui; e nessuno non lo vede più, nè per vivi, nè per morti. + +Il sindaco tra le cure e i sopraccapi che gli diede il funerale, non +dimenticò il suo disegno: e lieto della venuta del Valassina, che +nel suo disegno doveva avere una parte principalissima, gli si mise +d’attorno, gli fece la corte, e con tutte quelle astuzie che aveva +meditate cercò di farlo parlare, e di cavargli a poco a poco ciò che +gli premeva di sapere. Ma il Valassina, a sentir lui, non sapeva niente +di niente; non sapeva niente nè di Enrico, nè di Cristina, nè di +nessuno, nè di ciò ch’era stato, nè di ciò che s’era detto. Il sindaco +non si scoraggì; e pieno di fiducia nella propria energia e nel proprio +disegno, pensò di lasciar passare tutto il tramestìo del funerale e poi +d’andare diviato a Milano. + +Ma era scritto che non ci dovesse andare. Era sulle mosse per la +seconda volta, quando improvvisamente una brutta notizia venne a +trattenerlo, e a fargli prendere poco dopo tutt’altra strada. Era morto +in un paese della provincia di Cremona un suo cognato lasciando molti +figli, molte faccende avviate e molti affari imbrogliati. Lettere sopra +lettere lo chiamavano urgentemente, e dovette risolversi a metter +da parte ogni altro pensiero e a partire. Non ritornò che dopo due +settimane, per assestare qualche suo interesse, ma annunziando che +ripartiva subito, e che avrebbe dovuto rimanere assente per un pezzo. +Diede anche la dimissione da sindaco. Fu un momento di dolore e di +incertezza; ma il buon cuore la vinse e senza rinunziare per l’avvenire +a esser utile alla patria lasciò dare per ora il tratto alla bilancia +dai doveri della famiglia. + +La sua assenza durò quasi sei mesi. Ritornò soddisfatto d’aver compiuta +bene la sua missione, ma stanco e mezzo ammalato. Parecchie volte, +durante quei mesi, era corso col pensiero, e con un certo rimorso, a +Cristina, a Enrico e al suo disegno; ma ora non ci pensava quasi più. +Il medico gli aveva ordinato il riposo nell’aria nativa, e non c’era +dunque da pensare a ripartir per Milano. Eran poi passati quasi otto +mesi dopo la morte di donna Fulvia, e più di dodici dopo quella di don +Cornelio; oramai non ci sarebbe stato più nulla da fare; era tardi. +Così in cuor suo cominciava a poco a poco a rassegnarsi, esclamando +qualche volta tra sè: “Povera Cristina, a quest’ora l’avranno monacata! +Povero Enrico, a quest’ora è al mondo di là, o è in Inghilterra! Che +fatalità! Ma!...„ + +Un giorno il signor Vincenzo, dopo aver desinato, se ne stava nel +suo studiolo discorrendo con lo speziale, e passando in rassegna +gli errori del suo successore, il nuovo sindaco; quando a un tratto +sentì la voce d’_Ugolino_ che abbaiava in un certo modo diverso dal +consueto. _Ugolino_, ch’era stato raccolto anch’esso in casa del signor +Vincenzo, dopo la morte del suo padrone non era più quel di prima; era +malinconico, usciva poco di casa, aveva i suoi acciacchi; brontolava +sovente, ma non abbaiava quasi mai. Questa volta invece abbaiava con +quanta voce gli rimaneva, abbaiava fino in falsetto, poi guaiva, e si +capiva che intanto correva per la casa cercando o chiamando qualcuno. +Il signor Vincenzo capì che si trattava di qualcosa di straordinario; +si rizzò in piedi, e data una capata fuori dell’uscio, sentì un grido +e delle esclamazioni che venivan dalla corte. Scese in fretta, e a +piè della scala vide Angelica che con una insolita effusione di gioia +abbracciava una signora, e anche un signore, che avevan l’aspetto di +forestieri arrivati in quel punto. + +Pochi istanti dopo, anche il signor Vincenzo, tra infinite esclamazioni +di sorpresa e di maraviglia, stringeva nelle sue braccia i nuovi +venuti, scambiando con loro parole liete, festose, di congratulazione +e di gioia: pareva che scoppiasse anche lui per la consolazione! Poi +tacquero a un tratto tutti e quattro; si strinser le mani, si guardaron +in viso, e i loro occhi si riempirono di lacrime: tutto era detto tra +loro. + +Enrico e Cristina, sposi da pochi giorni, eran venuti a Orobio per +salutare i loro buoni amici, e per portare una corona di fiori sulla +tomba di don Cornelio. + +Il signor Vincenzo li volle suoi ospiti, e li avrebbe anche voluti +trattenere un po’ di giorni, ma dovette accontentarsi della promessa +che sarebber ritornati quando gli affari e i doveri d’Enrico +l’avrebbero permesso. Passarono quella serata fino a mezzanotte, +seduti tutti e quattro a un tavolino, a farsi l’un l’altro un subisso +d’interrogazioni, e a narrarsi i casi di quell’annata ch’era scorsa +per ciascuno di loro piena di vicende, di dolori e di sorprese. La +Signora Angelica ogni tanto non poteva trattenersi dal baciar Cristina +e dal pronunziare il nome del povero don Cornelio; poi mandava +benedizioni anche al marchese Ettore, il quale un mese dopo la morte +di donna Fulvia, aveva voluto levar Cristina dal convento, era andato +in cerca d’Enrico, e aveva combinato il matrimonio. _Ugolino_ se +ne stava accovacciato sulle ginocchia di Cristina, con le orecchie +tese, come se facesse la guardia per non lasciarsela portar via; e +il signor Vincenzo discorreva, ora a voce alta con tutti, ora piano +con Enrico, e lo informava degli avvenimenti più recenti d’Orobio e +degli spropositi del nuovo sindaco. Poi, quando Angelica e Cristina +si accomiatarono per andare a letto, volle trattenersi un poco ancora +con Enrico, a quattr’occhi, curioso di sapere com’era andato l’affare +del convento, e desideroso di parlargli del suo disegno. Enrico gli +raccontò in breve le difficoltà che c’eran state, e tutta la prudenza +che c’era voluta per far desistere Cristina dalla sua nuova risoluzione +in cui credeva di aver impegnato la sua parola e la sua coscienza, e +per ricondurla gradatamente alla vocazione vera e profonda del suo +cuore. Il signor Vincenzo alla sua volta prese a raccontargli il suo +disegno. Il suo disegno era completamente riuscito, e gli pareva dunque +che gliene venisse anche a lui la sua parte di merito. Ma il disegno, +come sappiamo, era complicato, per cui a dirgliene tutti i particolari +gli bisognò trattener Enrico più d’una volta sul pianerottolo e sugli +scalini, intanto che gli faceva lume nel condurlo alla sua camera. + +La mattina seguente, per tempo, si recarono nel camposanto. La lapide +di don Cornelio era tutta coperta di corone, in parte appassite, in +parte recenti, e appena si poteva leggere l’iscrizione che ci aveva +fatto scolpire il signor Vincenzo, e che diceva così: + + A DON CORNELIO SACCHI + BUON SACERDOTE, BUON CITTADINO + CHE PER TRENT’ANNI + FU PARROCO AMATISSIMO D’OROBIO + E MORÌ NEL 1880 + ULTIMO IN QUESTA VALLE + DEI PRETI PATRIOTTI DEL 1848. + +Cristina e Angelica inginocchiate, Enrico appoggiato al braccio del +signor Vincenzo, rimasero, muti e mesti, lungamente dinanzi alla lapide +di don Cornelio, compresi da quel risveglio di ricordi e di affetti, da +quel sentimento di desolazione e di speranza che aleggiano intorno alla +memoria dei nostri cari, e ci trattengono sulle loro tombe. + + + FINE. + + + + +NOTE: + + +[1] _Manuale Exorcistarum ac Parochorum, auctore_ R. P. Candido +Brugnolo Bergomensi. — _Bergomi. Tipis Rubei_ MDCLI. + +[2] _Manuale exorcistarum, Quaestio VII_, pag. 411. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77574 *** |
