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+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77574 ***
+
+ IL CURATO D’OROBIO
+
+
+ RACCONTO
+
+ DI
+ G. VISCONTI VENOSTA
+
+
+
+ MILANO
+ FRATELLI TREVES, EDITORI
+ 1886.
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA
+
+ Diritti di traduzione riservati.
+
+ Milano. Tip. Treves.
+
+
+
+
+IL CURATO D’OROBIO
+
+
+
+
+I.
+
+
+Camminavano insieme da oltre mezz’ora, senza aprir bocca, don Cornelio
+Sacchi curato di Orobio, terricciuola d’una vallata di Lombardia, e un
+giovane prete, don Luigi, ch’era il suo coadiutore: li precedeva un
+canino pomere, dalla coda arricciata e dagli occhietti vispi, ch’era il
+solito battistrada di don Cornelio.
+
+Don Luigi era andato incontro al curato, il quale scendeva per una
+ripida stradetta da un alto e lontano poggio del monte; poi s’era unito
+a lui per fargli compagnia fino a casa. — Oh, don Cornelio, doveva
+mandar me! — aveva detto don Luigi al curato. — Lei è andato fin lassù,
+m’immagino... fino a Santa Maria della Neve, a visitar quel vecchio che
+sta male! Capisco... ma due ore di strada, e d’una strada così cattiva,
+per lei che stamane era così poco in gambe. Sarei andato io....
+
+— Grazie, don Luigi, grazie... ma fin che si può si va! — aveva
+risposto don Cornelio. E continuando a camminare, senza aggiunger
+altro, era tornato in silenzio al filo de’ suoi pensieri.
+
+Don Luigi non ebbe il coraggio d’insistere di più; e camminando sempre
+in silenzio anche lui, cercava di mostrare al curato il suo rispetto
+col lasciargli la parte meno cattiva dell’acciottolato, tenendo per sè
+i sassi più acuti e smossi. Cominciava a levarsi la brezza foriera del
+tramonto, e don Cornelio, nel mandare di tanto in tanto un sospiro, ne
+sorbiva delle lunghe boccate; poi, scoprendosi il capo, sprigionava una
+bella matassa di capelli, tutti bianchi ma ancor folti, che sollevati
+dalla brezza davano in quel momento l’immagine dei pensieri confusi,
+agitati, che gli passavano per la mente. E su di essa era facile
+leggere una nuova espressione, ch’era in contrasto coi lineamenti calmi
+e gioviali del viso, l’espressione d’un dolore nuovo e profondo. Don
+Luigi che sapeva quanto fosse grande l’afflizione del suo curato, e che
+ricordava di che poco frutto erano state in quei giorni le sue parole
+di conforto, camminava in silenzio, cercando un’occasione, che non
+veniva, per avviare qualche discorso.
+
+E siccome i nostri due personaggi li vedremo scendere per la stradetta
+un pezzo ancora prima di cavar loro una parola, così profitteremo del
+tempo per dir noi intanto qualcosa sul conto almeno d’uno di loro.
+
+Don Cornelio era curato nel paesello d’Orobio da trent’anni: c’era
+venuto per forza, e poi c’era rimasto per sua elezione. Nel 1848,
+caldo d’amor patrio, aveva preso parte agli avvenimenti d’allora, per
+quel tanto almeno che si riferiva alla città dov’egli in quel tempo
+viveva. Amato da tutti, avevan voluto che seguisse come cappellano
+il battaglione de’ volontari della provincia. E don Cornelio con due
+stivaloni, con una croce di panno rosso sul petto, con la medaglia di
+Pio IX che gli pendeva dal collo, col fiocco d’oro e con le penne nel
+cappello, non aveva fatto per quattro mesi che camminare sebbene vicino
+ai quarant’anni, che è l’età dei forti pensieri più che delle forti
+marcie militari. Finita la campagna, un colonnello boemo, che governava
+la città di don Cornelio, trovò opportuno di mettere sotto catenaccio
+anche il nostro cappellano. Il vescovo della provincia, il vescovo che
+c’era in quel tempo, prese le parti di don Cornelio; ebbe il muso duro
+più del colonnello boemo, e don Cornelio uscì di gabbia, ma dovette
+farsi uccello di bosco. Fu allora che lo mandarono a Orobio, ch’era il
+paesello più lontano dalla città dove ci fosse una cura vacante.
+
+L’avvenimento, che dopo alcuni anni fece d’Orobio non più il luogo
+d’esilio ma il soggiorno di elezione di don Cornelio fu la venuta d’un
+brav’uomo, la cui amicizia gli avrebbe fatto parer bello qualsiasi
+Orobio anche peggiore del suo. Il brav’uomo era un certo conte Maurizio
+d’Orsenigo, il quale aveva in Orobio un bel palazzotto antico, e nei
+dintorni l’antico patrimonio della famiglia, arrivato fino a lui, ma
+facendo acqua dai fianchi, come una nave logora. In questa nave avevano
+aperta una nuova e più larga breccia gli avvenimenti del quarantotto,
+gli anni dell’esilio, e dei sequestri: e il conte Maurizio, a cui
+non reggeva l’animo di staccarsene, rimpatriato passava in Orobio
+parte dell’anno, sperando col farsi campagnolo di tenerla a galla
+alla meglio. Alcuni anni dopo, era rimasto vedovo, con una bambina, e
+d’allora in poi non s’era più mosso. Non c’era voluto molto a diventar
+amici, lui e don Cornelio. L’uno e l’altro avevano il cuore buono e
+generoso; l’uno e l’altro avevano un egual sentimento nell’animo,
+tenuto acceso con eguale ardore, con eguali speranze: l’amore d’Italia.
+Vissero insieme per più di vent’anni; divisero giorno per giorno
+i dolori e le gioie che si avvicendarono in quei tempi, servendo
+con amore assiduo, nel loro umile paesello, in tutto quel poco che
+potevano, la causa della patria e del bene.
+
+Ora don Cornelio era rimasto solo. Otto giorni prima, il 7 marzo 1878,
+in quell’ora stessa del tramonto, in cui l’abbiam veduto scendere con
+don Luigi dalla montagna, il suo amico era morto.
+
+Don Cornelio e don Luigi erano giunti a un punto dove la strada
+facendosi meno ripida conduceva a uno spiano su cui c’era una casuccia,
+chiamata la Tavernella, e ch’era uno dei punti d’approdo di quei
+d’Orobio quando sulla sera andavano a far quattro passi, e a berne un
+bicchiere. E infatti, c’erano degli avventori anche in quel momento:
+alcuni se ne stavano seduti intorno a una tavola presso la porta della
+Tavernella e giocavano alle carte; altri giocavano alle bocce su quel
+po’ di spiano che c’era. Don Cornelio, che proprio n’avrebbe fatto
+a meno, dovette, rallentando il passo, ricambiare i saluti gioviali
+di quei delle carte e di quei delle bocce: alcuni dei quali poi si
+ostinavano calorosamente a offrirgli da bere, e a chiamar l’oste, anche
+dopo ch’egli, ringraziatili, s’era scostato tirando diritto per la sua
+strada.
+
+I giocatori, appena don Cornelio fu lontano, si abbandonarono alla più
+chiassosa ilarità. — Don Innocente! — gridavano a una voce — Venga
+fuori don Innocente! — E don Innocente, ch’era un prete di quelle
+vicinanze, in maniche di camicia e con le bocce in mano, se ne tornava
+intanto in mezzo a quelli della sua brigata, i quali continuavano a
+assordar l’aria con esclamazioni e risate che non finivan più. Quelli
+invece che giocavano alle carte si contentarono di mandare un’occhiata
+verso il crocchio, dove si faceva tanto chiasso, continuando
+tranquillamente la loro partita e la conversazione.
+
+— Ve lo dirò io perchè ridono laggiù, — diceva uno di questi, lo
+speziale d’Orobio, rispondendo al suo vicino ch’era un mercante d’una
+grossa borgata della provincia. — Ridono di quel prete che se l’è
+svignata dietro l’osteria....
+
+— Ah! quel prete bassotto, dalla faccia rubizza, volete dire? che a
+vederlo bere fa allegria! — domandò il mercante.
+
+— No, no, — riprese lo speziale, — ridevano dell’altro. Quello che dite
+voi è don Prospero, fratello dell’oste di Costamezzana....
+
+— Dell’oste al _Pomo d’oro_?
+
+— Precisamente. Oh, don Prospero se ne infischia, e quand’è sul gioco
+non se la svigna. Ridevano di quell’altro, di quel magro, allampanato,
+dalla faccia smorta, e che è don Innocente cappellano di Sant’Ilario.
+Or dovete sapere che don Innocente ha due gran gusti, esorcizzare gli
+spiriti e giocare alle bocce. Non farebbe altro! Diavoli e bocce!
+Ma poi quando gioca non vuol che lo vedano gli altri, ad eccezione
+s’intende di don Prospero ch’è il suo collega. Peggio poi a lasciarsi
+vedere dal nostro curato, da don Cornelio!
+
+— Il quale gli avrà proibita anche quella partitina alle bocce. Ho
+capito, ho capito, — continuò con gravità il mercante, — avete anche
+voi altri un curato clericale. Eh, ne abbiamo anche noi, nei nostri
+paesi, di questi preti dell’infallibilità.... Basta... oste! un
+pezzetto di cacio, e un’altra mezzetta....
+
+— Oibò, oibò, v’ingannate! — saltò su il signor Vincenzo ch’era il
+sindaco d’Orobio. — Il bacchettone è l’altro! ed è perciò che non ha
+voluto lasciarsi vedere da don Cornelio... il quale, non dico già che
+sia quel curato _civile_, di quella religione... che so ben io... ma,
+per i tempi che corrono, bisogna contentarsi, e non se ne può dir male.
+È prete; e su questo punto non vuol sentir ragioni, neanche da me
+che gli sono amico da anni. Però negli affari pubblici è tollerante,
+e — soggiungeva con serietà dopo una pausa, — non contrasta il mio
+programma. Per cui, in complesso, si può dire che c’è in Orobio buona
+intelligenza tra l’autorità civile e l’ecclesiastica. Insomma è un
+brav’uomo; non è vero? — e guardava lo speziale e il quarto compagno
+ch’era il dottore del paese.
+
+— È un _buon uomo: bonitas bona res, sed non sufficit_, — rispose
+il dottore che amava gli aforismi, i quali poi alla loro volta gli
+procuravano qualche consulto fuori di paese.
+
+— Ben detto, ben detto, — soggiunse lo speziale, ch’era sempre del
+parere del medico d’Orobio, e dei medici di qualsiasi altro paese dove
+non ci fosse una spezieria.
+
+— Scusate, — continuò con calore il signor Vincenzo, — ve lo dico una
+volta ancora, su questo punto non siamo d’accordo. Il nostro curato — e
+si rivolgeva al mercante — è un prete, è vero, ma è un brav’uomo; è un
+vecchio patriotta, e quanto poi a cuore e a generosità... — E fissava
+da capo il dottore.
+
+— Non nego, — replicava il dottore continuando a giocare, — ma è un
+uomo che si perde nei particolari, nelle inezie, nelle minuzie.
+
+Il dottore d’Orobio aveva un grande disprezzo per le cose piccole di
+questo mondo: non prendeva in considerazione che la Natura e l’Umanità;
+meno quando c’era la passata delle quaglie, perchè era cacciatore. Per
+l’Umanità poi il suo culto era così grande che dedicava a lei sola
+per lo meno un aforisma al giorno. Non vedeva altro: gli individui,
+compresi gli ammalati del comune, non erano per lui che atomi,
+vilissimi atomi, per i quali non valeva la pena di pigliarsela troppo
+calda. Ma per la Scienza e per l’Umanità cosa non avrebbe fatto!...
+Si sarebbe contentato anche d’un posto all’ospedale d’una qualche
+città.... Ma, qualche anno prima, un esaminatore, un atomo, lo aveva
+rimandato, concludendo anch’esso con un _non sufficit_.
+
+Lo speziale aveva fatto cenno col capo replicatamente di aderire al
+giudizio pronunziato dal dottore su don Cornelio. Anche lo speziale
+sprezzava le inezie. Quand’uno veniva nella sua spezieria egli
+guardava, per prima cosa, se aveva in mano i quattrini; e se non li
+aveva, — Andate là, andate là, — soleva dire, — risparmiate i rimedi;
+malucci da nulla, _inezie_ da non badarci! — E licenziava l’avventore.
+
+Qualcuno dunque che in Orobio si occupasse delle inezie, ci voleva.
+Se ne occupava di solito don Cornelio, il quale, nelle cose di minore
+importanza, s’intende, si vedeva fare alla meglio da medico, da
+speziale, da infermiere, e fin da avvocato. La povera gente non cessava
+di benedirlo; ma poi v’era anche, come s’è visto, chi arricciava il
+naso.
+
+Il sindaco, che non era tra questi, non rispose al dottore, e avrebbe
+voluto mutar discorso. Ma il mercante domandò di nuovo: — E quel
+pretucolo magro e smorto ch’era col curato, è roba vostra anche quella?
+
+— È il coadiutore, — rispose lo speziale.
+
+— Che collo torto! — continuò il mercante. — Ma gli è che adesso a un
+seminarista si direbbe che gli fanno fare apposta anche la faccia! Ne
+vedete voi di queste facce agli altri?
+
+— Bisognava vederlo qualche mese fa quando ce l’han regalato! —
+soggiunse lo speziale. — E bisognava anche sentirlo!
+
+— Ma don Cornelio gli ha già mezzo raddrizzato anche il collo, — saltò
+su il sindaco. — Lasciate fare a lui!
+
+— Vedremo poi alla fine chi dei due la darà a bere all’altro —
+sentenziò gravemente il dottore.
+
+— Oh quanto al bere i preti son tutti professori! — esclamò il
+mercante, ridendo ch’era un gusto. — A proposito, oste, un’altra
+mezzina, che ci si beve bene su questo cacio.... Perchè, come dicevo,
+quanto al bere bisogna proprio fare di cappello ai nostri preti....
+ma non così quanto al vestire, — e si fece serio. — Una volta qualche
+pezza di panno fine la ci voleva anche per i nostri preti di campagna,
+ma adesso tutta saia!
+
+Don Cornelio e il suo coadiutore, continuando per la stradetta che
+conduceva al piano, erano intanto arrivati a un piccolo poggio dove
+improvvisamente si affacciava un lungo tratto della valle. Chi passava
+di lì, ci fosse pure passato mille volte, rallentava il passo, mandava
+una lunga occhiata a quella scena che gli si parava dinanzi, e faceva
+volontieri una fermatina, parendogli quasi di riposar meglio che
+altrove; e intanto correva subito con l’occhio a discernere il suo
+campanile, la sua casuccia, il suo camperello, tra i casolari, le
+chiesuole e i poderi che si vedevan sparsi sulle falde dei monti, e
+sul piano della valle: e quando gli aveva ravvisati, si rimetteva più
+lieto in cammino, come chi s’è imbattuto in qualcuno a cui voglia bene.
+Don Cornelio s’era fermato, s’era seduto su un muricciolo, e levatosi
+il cappello guardava mestamente la valle, intanto che il suo compagno
+guardava lui di sott’occhio, pur avendo l’aria di contemplare anch’esso
+gli ultimi sprazzi di sole che mano mano abbandonavano le cime dei
+monti. Quella scena tutta all’ingiro si faceva sempre più severa e più
+silenziosa; e non s’udiva più che il lontano rumore del torrente che
+serpeggiava sul fondo della valle.
+
+— Ecco, io seduto qui, e lui su quel sasso,... — prese a dire don
+Cornelio al suo compagno rompendo a un tratto il silenzio; — proprio su
+quel sasso lì!... Quante volte io e lui, il povero conte Maurizio, si
+guardava a quest’ora giù nella valle... o si fissavano le ultime cime
+lucenti, e quelle già brune, e le prime stelle!... Allora, oh allora
+tutto quello che c’era dentro di noi... tutto veniva come a galla...
+e fossero pure delle inezie bisognava proprio dircele tutte l’un
+l’altro! Ma anche le inezie dette in quel momento parevano tutt’altra
+cosa... e se non ce n’erano di nuove, si riandavano le vecchie; tanto
+il cuore si allargava nel dirle. Alle volte poi si diceva anche
+qualche barzelletta, e allora era un ridere, un ridere... — E così
+dicendo, don Cornelio si asciugava col dorso della mano una grossa
+lacrima che gli scendeva sul viso. — Ecco, don Luigi, guardate là in
+fondo, — riprese don Cornelio dopo una pausa, — dove c’è quell’ultima
+vetta, più in su, ecco la prima stella della sera. Prima del 1859, il
+conte Maurizio quando vedeva comparire quella stella: “Ecco la stella
+d’Italia! esclamava; e fino a quando la vedrò comparire, — diceva, — io
+continuerò a sperare!„ Diceva così il mio povero amico. E a quei tempi,
+e anche dopo, quando si cominciò a vedere che la stella era proprio
+con noi, qui, dove nessuno ci ascoltava, ci dicevamo i nostri timori,
+le nostre speranze: lui, faceva e rifaceva a modo suo l’Europa; io,
+persuadevo il Papa, e tra tutti e due si metteva insieme l’Italia. Oh,
+le belle serate!... Andiamo, — soggiunse don Cornelio, dopo una pausa,
+alzandosi. — Quella nebbiolina che si leva laggiù nella valle comincio
+già a sentirmela nelle ossa... e mi dà i brividi. —
+
+Don Luigi aveva seguite le parole del curato in silenzio, e con gli
+occhi attenti e fissi. Nel suo sguardo di solito umile, spento, s’era
+visto brillare una improvvisa espressione di entusiasmo e a un tempo di
+terrore. Alle ultime parole di don Cornelio si scosse, e si rimise in
+via chinando di nuovo gli occhi a terra, e tacendo: ma non scomparve
+così presto quella fiamma che gli si era improvvisamente accesa sulle
+pallidissime guance. La breve commozione di poco prima aveva ridestato
+nel suo pensiero l’eco di sentimenti altre volte combattuti, respinti,
+e che ora cominciava ad accogliere, ma con l’animo agitato e trepidante.
+
+— Ehi, don Cornelio! Don Cornelio, don....
+
+Il curato e don Luigi avevano fatto pochi passi, quando si sentirono
+chiamare da qualcuno, che scendeva per la medesima strada, e li voleva
+raggiungere. — Che gambe, don Cornelio!... Si capisce che loro signori
+vanno a cena! Che gambe! —
+
+Chi esclamava così era un certo don Prospero, un prete ilare e rubizzo,
+e che, essendo anche grosso e bassotto, arrivava in quel punto tutto
+trafelato, avendogli il compagno, ch’era con lui, fatto affrettare il
+passo. Il compagno era don Innocente, quello della partita alle bocce.
+
+— Hanno fatto una lunga camminata anche loro, eh? — prese a dire
+don Innocente in tuono mellifluo, e con le mani giunte sul petto. —
+Benissimo, benissimo.
+
+— Vengo da Santa Maria della Neve, — rispose don Cornelio.
+
+— Per bacco! — esclamò don Prospero. — Noi siamo stati più discreti;
+però, quell’ultima partita m’ha fatto sudare più che....
+
+— Da Santa Maria della Neve! — esclamò don Innocente per interrompere
+il compagno. — E noi non si voleva fare che quattro passi, ma poi un
+passo dopo l’altro, ci siam trovati alla Tavernella.
+
+— Ma per un pezzo non ci torno più, — soggiunse don Prospero. — Ci si
+beveva un bon vinetto tempo fa, ma l’hanno tagliato... Loro dicon di
+no, ma a don Prospero non la si dà ad intendere. Manco male che l’ho
+fatto pagare qui all’amico... ma ho dovuto sudare!
+
+— E una chiacchiera dopo l’altra, s’è fatto tardi, — continuò don
+Innocente. — Ma, come si fa! si incontra gente, e chi ne conta una,
+chi ne conta un’altra. In questi giorni poi è un gran discorrere
+che si fa; non si parla che del conte Orsenigo!... Quante non se ne
+sentono!... Oh, ma lei, don Cornelio, ne saprà più di tutti, lei
+ch’era amico del conte.... — E fece una pausa; poi, vedendo che don
+Cornelio non rispondeva, continuò: — Dicono che sia andato al Creatore
+senza lasciare un soldo... Oh, ma io non lo credo... un signore tanto
+ricco!... non le pare, don Cornelio?
+
+— Da un pezzo non era più ricco il povero conte, — rispose il curato.
+— Ha avute tante disgrazie! E queste anzi finirono col troncargli la
+vita; ma non erano riuscite a vincer mai quel suo gran cuore, così
+buono, così generoso, così benefico!
+
+— Ma.... e si può sapere dove è andato a affogare tanta grazia di
+Dio?... A sentir la gente... cosa non si dice!... quante non se ne
+contano!
+
+— E voglio credere, — riprese con vivacità don Cornelio, — che la gente
+racconterà anche tutte le opere buone fatte dal povero conte, tutte le
+opere della sua carità, tutto il bene che fece in questi paesi!...
+
+— Eppure la gente non ci vede chiaro, — continuò don Innocente. — Pare,
+a quanto dicono, che ci sia del mistero... e c’è anche chi pretende, oh
+ma io non la voglio credere! che spendesse tesori nelle società secrete
+e nelle sette....
+
+— E lei mi immagino, avrà risposto per le rime a simili baggianate!
+— saltò su don Cornelio. — Oh chi è questa gente così ingrata, che
+dimentica così presto!
+
+— Eh, già, già, la gente è ingrata, e lo dico sempre anch’io che a far
+del bene alla gente è un lavare la testa all’asino, — soggiunse subito
+don Innocente per accomodar la cosa.
+
+— Buona notte, a loro signori, — disse a un tratto don Cornelio,
+fermandosi, dopo aver fatto alcuni passi in silenzio. — Io piglio, con
+don Luigi, questa scorciatoia, perchè c’è qualcuno a casa che m’aspetta.
+
+— Buona notte, buona notte, — ripeterono don Innocente e don Prospero;
+poi si scambiarono un’occhiata, e continuarono per la loro strada. —
+Però — soggiunse don Prospero dopo pochi passi — non valeva proprio
+la pena di scalmanarci tanto a raggiungerlo. Perdinci! Non offrirne
+neanche un bicchiere a un amico che viene nella sua giurisdizione!...
+
+— Eh, ha ben altro per il capo don Cornelio! Non avete visto com’era
+sopra pensiero, e come cercava di sgattaiolare alle mie domande?... Ah,
+l’amicizia di quel conte non gli faceva troppo onore!... E adesso gli
+tocca sentirne delle belle.
+
+— Ne dicono tante, è vero, ma cosa volete? Io, per esser sincero, non
+potrei dirne che bene. Non c’era volta che mi vedesse passare dinanzi
+al suo palazzo senza che mi chiamasse, e mi facesse sturare una
+bottiglia apposta.
+
+— Per darvela ad intendere.
+
+— A me no! Fior di vino ve lo dico io.
+
+— Ma però avete sentito anche voi quel che si dice!... Nel mio paese ne
+son venuti parecchi da me che volevano una funzione in forma pubblica
+per liberarsi dall’anima del conte che vedono girare di notte per la
+campagna....
+
+— Oh, questa poi non me l’hanno contata! — esclamò ridendo don Prospero.
+
+— Non c’è da ridere, — continuò tutto serio don Innocente. — Non sarà
+l’anima del conte, come dicon loro, che non se ne intendono, ma sarà
+invece un qualche spirito maligno comparso in quest’occasione... Basta,
+consulterò il manuale....
+
+— Che manuale? Avete anche il manuale dei diavoli voi?
+
+— Il _Manuale exorcistarum_. Come, non lo conoscete?... Il Manuale del
+padre Candido Brugnolo...[1] un professore, e che professore! Ah, se
+non lo avete ve lo presto.
+
+— No, no; tenetelo per voi che ne faccio senza. Io invece, quando
+vengono questi tali a dirmi che di notte vedono gli spiriti, rispondo
+loro: “Prima di andare a letto, bevetene un bicchiere di quel buono, e
+vedrete che gli spiriti non verranno.... perchè hanno una paura, gli
+spiriti, del vino bono! una paura!„
+
+Don Innocente affrettò il passo e non rispose; s’era fatta notte, e al
+buio certi discorsi non amava farli.
+
+Don Cornelio, pigliata la scorciatoia, fece l’ultimo tratto di strada
+in silenzio, e camminando adagio, perchè voleva riordinare un poco i
+suoi pensieri prima di arrivare a casa.
+
+“Sarà arrivato quel figliuolo?„ diceva tra sè e sè. “Arrivare proprio
+oggi! Ma già quando le cose cominciano a andar male!... Povero conte...
+che precipizio!... quante disgrazie in una volta per quella sua
+figliuola! Povera Cristina! Come farò io a dirle tutto? Ma tirare in
+lungo non si può, perchè poi tra pochi giorni la bomba dovrà scoppiare.
+Le ho sempre dinanzi agli occhi le facce di quei due signori che
+vennero ieri da me. Che storia! E dovrò contarla a due; a Cristina e a
+quest’altro! Povera Cristina, povera figliuola!„
+
+Sulla porta di casa stava aspettandolo, con molta impazienza, sua
+sorella Angelica. La signora Angelica, come tutti la chiamavano in
+paese, da un’ora era sulle spine, e non aveva fatto che scendere in
+strada, ritornare in casa e ridiscendere da capo. Finalmente sentì
+abbaiare il cagnetto, tirò un gran sospiro, e corse incontro al
+fratello che stava appunto accomiatandosi da don Luigi.
+
+— È arrivato Enrico? — le chiese subito il curato.
+
+— È arrivato da due ore... — rispose Angelica col respiro affannato.
+— Ma perchè tardar tanto?... Temevo che ti fosse capitata qualche
+disgrazia.
+
+— E Cristina?
+
+— Oh, Cristina è sempre nella mia camera; — ripigliò subito Angelica
+indovinando il pensiero del curato — e il giovanotto è sempre rimasto
+quaggiù a terreno, un poco nell’orto, un poco in cucina. Ma in che
+imbarazzo sono stata io!... Da due ore sono sulle spine!...
+
+Don Cornelio entrò in casa in fretta, e la signora Angelica serrò la
+porta a chiavistello, dopo aver chiamato e rinchiuso in casa anche
+_Ugolino_; il quale, affrettiamoci a dirlo, non era altro che il
+cagnetto del curato. Oh, come mai gli avevano dato quel nome? Era stato
+il conte Maurizio che vedendolo un giorno rosicchiare in una buca il
+cranio d’un pollo, l’aveva chiamato così. E così, d’allora in poi, lo
+chiamò sempre anche don Cornelio.
+
+
+
+
+II.
+
+
+Il giovane, di cui aveva parlato la signora Angelica, appena veduto
+don Cornelio, gli corse incontro, e gli gettò le braccia al collo
+piangendo dirottamente. Egli era figlio d’un amico del conte Maurizio;
+era rimasto orfano molti anni addietro, e il conte Maurizio era stato
+suo tutore, o meglio ancora, suo secondo padre. Quanti progetti,
+quanti castelli in aria non aveva fatti il buon tutore a proposito
+di questo figliolo! Punto primo, era stato ben deciso a non farne
+nè un impiegato, nè un avvocato. Vedendolo riflessivo per tempo,
+pacato, studioso, aveva pensato di farne un ingegnere meccanico, un
+industriale, o qualcosa di simile: e dietro a questo pensiero tante
+volte, fantasticando nell’avvenire, gli pareva di veder già i lunghi
+fumaiuoli degli opifici, di udire il rumor cupo e uniforme delle
+macchine, e di trovarsi in un Orobio affaccendato, ove di quelli
+occupati a menar la gamba e a dir male del prossimo non ce n’era più
+uno. E poi, quando guardava questo giovinetto che passeggiava o giocava
+con la sua Cristina, allora gli si vedeva subito in viso un’espressione
+tutta nuova; si capiva che nel suo pensiero qualch’altra cosa gli
+veniva a prendere il posto delle macchine; qualcosa che lo faceva
+sorridere dolcemente, e in cui c’era quel tanto di soave mestizia che
+accompagna alle volte un bel sogno dell’avvenire. Un primo passo verso
+i sogni dell’avvenire il conte Maurizio l’aveva fatto mandando il suo
+pupillo Enrico prima in Isvizzera, a farci degli studi speciali, poi in
+Inghilterra presso un grande opificio. Ed era appunto dall’Inghilterra
+che Enrico arrivava in quel giorno, dopo aver risaputo, a breve
+intervallo, ch’era ammalato, ch’era morto il suo antico tutore, il suo
+benefattore, il suo miglior amico.
+
+Enrico, appena potè parlare, fece mille domande in una volta a don
+Cornelio, il quale a poco a poco gli narrò la triste storia di quei
+giorni, mettendo qua e là qualche lunga pausa quando le parole gli
+facevan nodo alla gola. La signora Angelica era in pena nel vedere
+che la conversazione si prolungava lì sui due piedi, e in cucina.
+Avrebbe voluto far capire a don Cornelio di condurre Enrico nella
+saletta vicina; ma ogni volta che ci si provava non trovava modo di
+mandar fuori una parola, tanto era commossa anche lei: e allora cercava
+di prender fiato e coraggio facendo un giro per la cucina, dando
+un’occhiata alle stoviglie, o brontolando qualche rimprovero al gatto.
+Con queste precauzioni le riuscì alla fine di dire sotto voce due
+parole a don Cornelio, e di condurre il suo ospite nella saletta, dove
+c’era un tavolino apparecchiato per la cena, con una zuppiera nel mezzo
+che fumava.
+
+— Prenda, caro Enrico, un po’ di questa zuppa... le farà bene... è
+tutto brodo di gallina, — diceva la signora Angelica, non appena ebbe
+fatti sedere a tavola Enrico e il curato. — Ne prenda almeno qualche
+cucchiaiata.... ha ristorata tutta anche Cristina, un’oretta fa, quando
+abbiam fatto, io e lei, un po’ di cena.
+
+Poichè il nome di Cristina era stato pronunziato dalla signora
+Angelica, Enrico, che per un certo imbarazzo non l’aveva saputo
+pronunziar lui per il primo, si fece coraggio a ripeterlo, tornandoci
+poi a ogni tratto nelle molte domande che ricominciò a fare a don
+Cornelio. E don Cornelio era stato anche lui, sulle prime, in un
+certo imbarazzo. Non aveva che delle brutte nuove, e avrebbe voluto
+metterle fuori un po’ per volta: ma Enrico insisteva, e bisognò proprio
+raccontarle subito, e tutte: nè valsero gli sforzi che andava facendo
+di tanto in tanto anche la signora Angelica, la quale avrebbe voluto
+sviare quel discorso così malinconico, e che minacciava di lasciar
+freddare e mandar a monte quel po’ di cena preparata con tanta cura.
+
+— Ma dunque non c’è più nulla da sperare? — diceva Enrico, fissando don
+Cornelio.
+
+— Oh, vedrete, — diceva la signora Angelica, — vedrete! Il mondo è
+pieno di buona gente; e quando i creditori avranno conosciuta la nostra
+Cristina... una così buona figliola!...
+
+— Ma, non si può guadagnar tempo? Non si può fare qualcosa? — domandava
+Enrico con angosciosa insistenza.
+
+— Che vuoi, mio caro, — continuava don Cornelio ripigliando il
+discorso tante volte interrotto. — Che vuoi che si faccia al punto a
+cui siamo?... Saran due anni che il conte Maurizio si lasciò indurre
+a mettere i suoi ultimi capitalucci in non so quali speculazioni che
+andarono tutte alla peggio. In qualcuna poi ci aveva messo anche il
+nome... e così quel tanto che gli rimaneva, e che non era molto, fu
+ingoiato tutto. E non la finisce lì.... Oh, furon già qui a metter
+suggelli....
+
+— Povero conte Maurizio!... il mio benefattore!
+
+— Poche settimane prima di morire il poveretto aveva veduto come stavan
+le cose... e fu il suo tracollo. Dio gli ha risparmiato il dolore di
+sopravvivere a tanta sciagura. Lui, che amava tanto la sua vecchia
+casa, le sue terre, i suoi contadini!... e che per non staccarsene
+s’era sacrificato a vivere modestamente in questo paesuccio!... Il
+primo dissesto, ricordalo bene, Enrico, cominciò nel 1848 quando dopo
+aver armati a sue spese tutti i volontari di questa valle, e dopo
+averci consumato in un mese l’entrata di più anni, ebbe sequestrati,
+dilapidati, svaligiati casa e poderi... Ricordale queste cose! e
+raccontale di tanto in tanto a quelli della tua età, e ai tuoi figli
+quando sarai vecchio. E poi... se c’erano dei poveri da soccorrere,
+se c’era un’opera buona da fare, il conte correva a prendere i denari
+in prestito magari, se lì per lì non gli aveva, perchè lui era fatto
+così.... ma nessun povero, nessun disgraziato tornava a mani vuote
+dalla casa del conte Maurizio. E non ha mai avuto un po’ di fortuna,
+mai!... Così, moriva qui, oscuro, dimenticato, lui, che per gli
+altri aveva fatto tanto!... e alla sua figliola non resterà che una
+stanzaccia in casa di questo povero curato.
+
+— Oh cosa dite mai, don Cornelio! — susurrò la signora Angelica, la
+quale quando c’era una terza persona non dava mai del tu al curato.
+— Avrà la più bella stanza, la nostra Cristina, quella dove ha
+dormito Sua Eminenza!... e la terrò come una mia figliola.... — Poi,
+approfittando d’un lungo silenzio che ci fu tra Enrico e don Cornelio,
+uscì, parendole quello il momento opportuno per andare in cucina a
+prendere le frutta e un croccante che aveva preparato di sua mano per
+la venuta d’Enrico.
+
+— Ed io non potrò far nulla? — esclamò Enrico facendo forza contro la
+commozione che fino allora non lo aveva lasciato parlare. — E dire
+che forse tra qualche anno!... perchè io ho delle speranze, sa, don
+Cornelio? Oh gliele dirò.... Non so — riprese poi con la voce tremante
+— non so se lei ha letto nel mio cuore....
+
+— Figliolo, so tutto. E ti dirò anche, perchè è un conforto che ti
+devo, che il voto del tuo cuore era pur quello del mio povero conte
+Maurizio....
+
+— Davvero? Oh, me lo ripeta, don Cornelio, me lo ripeta!
+
+— Sì, Enrico, sì.
+
+— Ebbene, questo sarà la meta a cui rivolgerò tutto l’animo mio, tutte
+le mie forze... e ci arriverò. Don Cornelio! — disse poi alzandosi e
+stringendo la mano del curato, — io dovrò ripartire tra pochi giorni...
+devo ritornare al mio posto... non so quando la rivedrò... chi sa?
+fors’anche presto! Ma io parto lasciandole una sacra parola, e il
+giorno in cui ritornerò sarà quello in cui potrò adempire al voto del
+mio cuore. Intanto, don Cornelio, affido a lei... — E la sua voce si
+faceva più commossa.
+
+— Sì, sì, caro figliolo... ma soprattutto ci vuol giudizio. Io ti
+ho capito benissimo, e non desidero di meglio anch’io, perchè sono
+persuaso che saprai essere sempre un buon figliolo. Ma i casi della
+vita son molti... e fino al giorno in cui potrai dire: “Eccomi qui,
+le speranze sono diventate fatti„ fino a quel giorno, capisci, il tuo
+sogno santissimo tientelo ben chiuso in cuore; silenzio, voglio dire,
+silenzio con tutti; con Cristina soprattutto! E fammi vedere che sai
+essere un uomo.
+
+— Come vorrà lei, don Cornelio. Saprò fare qualunque sacrifizio. Ho
+fatto molta esperienza... mi sento vecchio.
+
+Don Cornelio, che in quel momento pensò ai ventidue anni del suo
+interlocutore, sorrise leggermente, e abbracciò Enrico. La signora
+Angelica intanto rientrava nel salottino tenendo con una mano una
+fruttiera, e con l’altra un piatto col croccante, sotto il quale c’era
+un bel foglio di carta con gli orli smerlati e arricciati.
+
+— A questo poi non si dice di no, — diceva la signora Angelica. — Non
+si dice di no, signor Enrico, perchè... — E la sua modestia le impediva
+di soggiungere che a detta di tutti, croccanti simili a quelli della
+signora Angelica non se ne faceva neanche nelle prime città.
+
+Enrico intanto aveva cominciato a discorrere con don Cornelio delle
+sue speranze e de’ suoi progetti. Il discorso continuò un pezzo; e la
+signora Angelica, dopo aver rammentato più volte al curato che l’ora
+era tarda, si decise alla fine di pigliare un lume e di dare, con una
+certa solennità, la felice notte. Allora pigliò un lume anche don
+Cornelio, continuando però la conversazione con Enrico che l’accompagnò
+fin sull’uscio della sua camera.
+
+— Capirà, don Cornelio — diceva Enrico — che se avessi una protezione,
+una forte protezione!...
+
+— Sicuro. Ci vorrebbe una forte protezione... — ripeteva don Cornelio
+facendosi pensieroso. — Ma dove trovarla?... Ah, se ci fosse ancora il
+conte di Cavour! — esclamò in fine mandando un lungo sospiro. Poi aprì
+l’uscio della sua camera, e strinse una volta ancora fortemente la mano
+di Enrico.
+
+Don Cornelio era stato forse un amico del conte di Cavour? A sentire
+don Cornelio si sarebbe detto di sì; e chi sa che a furia di parlarne,
+di raccontare un certo caso, e di richiamare quel nome con una certa
+confidenza, non avesse finito a crederlo anche lui. Il caso era questo.
+Nel 1859, durante la guerra, don Cornelio più d’una volta aveva dato
+una corsa fuori della sua valle, ed era disceso giù verso il piano per
+vedere con i suoi occhi qualcosuccia dei grandi avvenimenti che vi
+succedevano. — Scappano! Se ne vanno! — e lui giù a vederli a andar
+via. — C’è Garibaldi a Bergamo! I Francesi sono a Brescia! Viene
+Vittorio Emanuele! — e lui giù col sindaco a portare gli omaggi al
+Re. — C’è stato un combattimento! si è sentito il cannone! — e don
+Cornelio allora raccoglieva un po’ di tutto, vuotava la credenza della
+signora Angelica, pigliava in casa tutto quel che poteva, e con una
+gran corba scendeva giù a portar roba agli ospedali, e regalucci ai
+soldati, abbracciandone quanti ne incontrava. Pochi giorni dopo la
+battaglia di Solferino, don Cornelio, che era appunto sceso con un gran
+pacco di fila e pezze per i feriti, e che trattandosi d’un avvenimento
+così straordinario aveva anche fatto una corsa più lunga delle solite,
+si trovava in un villaggio poco distante dalle famose colline. Il
+villaggio era ingombro di carriaggi, di soldati, di gente che andava
+e veniva, di curiosi, e di contadini spaventati. Don Cornelio, che
+era tra i curiosi, cercava però di affaccendarsi anche lui e di far
+qualcosa di bene, non foss’altro quando capitavano dei poveri soldati
+stanchi o feriti. A un tratto, arriva un legno da posta. Si cerca
+di fargli largo, ma ci vuol altro; il legno rimane fermo per alcuni
+minuti dinanzi alla porta dell’osteria; e la gente gli si affolla
+d’intorno. Nel legno c’era un signore, il quale, messa fuori la testa,
+e visto lì a pochi passi un prete, che era don Cornelio, lo chiamò,
+gli fece parecchie domande, e poi ne lo ringraziò con molta cortesia.
+Don Cornelio, intanto che rispondeva, cercava di raccappezzarsi chi
+fosse mai quel signore che gli pareva d’aver veduto altre volte, non
+foss’altro in qualche quadro. Poco dopo il legno ripartì. — È Cavour!
+— esclamò un soldato che capitava in quel punto. — Viva Cavour! viva
+Cavour! — gridava intanto la gente accorrendo e agitando i cappelli in
+aria. Don Cornelio, a cui si aprì la mente tutta a un tratto, ma un
+po’ tardi, corse dietro al legno, agitando il suo cappello anche lui,
+e gridando: — Viva Cavour! — Gli riuscì di vedere ancora una volta la
+faccia di quel signore, il quale volgendosi indietro lo salutò con la
+mano; ma i cavalli intanto avevano preso il galoppo, ed egli dovette
+fermarsi, e indugiare anche un pochino per riavere il fiato.
+
+Più tardi pensando e ripensando a quel saluto, a quelle domande, e a
+quelle risposte, e trovandone sempre nella memoria qualcuna di più,
+a furia di ripeterle era venuto nella persuasione di aver discorso
+lungamente col conte di Cavour, e finalmente d’essergli stato quasi un
+pochino amico.
+
+
+
+
+III.
+
+
+— Brutte cose!... cose grosse! — diceva il sagrestano di Sant’Ilario,
+paesello di quei dintorni, a quattro o cinque che la discorrevano in
+crocchio presso la porta del campanile d’Orobio.
+
+— Dite davvero, eh!
+
+— Le cose, se non le so io, chi volete che le sappia? Ma appunto per
+questo ci vuol prudenza.... Tacere, tacere!
+
+— E dicono anche che sia arrivato quel giovanotto tirato su dal conte
+Maurizio... ve ne ricordate?
+
+— E che poi l’hanno mandato fino in fondo della Svizzera, e anche in
+paesi di eretici, — ripigliava il sagrestano. — Lasciatele dire a me
+le cose... e vi dirò anche che è arrivato ier l’altro, e che è in casa
+del vostro curato... dove c’è anche la figlia del conte!... Scandali,
+scandali! capite?
+
+— Per bacco!
+
+— Vi dirò anche che egli parte questa sera. C’è del mistero, direte.
+Sicuro. Io però, quasi quasi, ci vedo chiarissimo. Ma non è qui tutto.
+
+— Il fatto è che da due o tre giorni non c’è più uno in paese che abbia
+la testa a casa, — soggiungeva uno degli interlocutori. — Crocchi di
+qua, crocchi di là; la gente va come in processione fin sulla porta
+della casa del conte, si ferma a discorrere, a spiare, ma non c’è chi
+ne capisca un bel niente. Chi dice che il conte ha lasciato un monte di
+debiti, che tutto andrà all’asta, che mezza la valle è rovinata... e
+c’è chi esclama: “non è vero un corno!„
+
+— Un corno? — rispondeva il sagrestano col fare più misterioso di
+prima. — E altre cose non ne avete sentite dire? Già, come la pensasse
+quel signore, tutti lo sanno... e io non vorrei essere, a quest’ora,
+nell’anima sua. Certe anime, si sa, al mondo di là non le vogliono;
+e quante anime di quelle a cui fu chiuso l’uscio in faccia, non le
+abbiamo per anni e anni sentite, al battere della mezzanotte, mandare
+certe voci lunghe lunghe, e poi fischiar da lontano come fa il vento
+tra le frasche!... Ebbene....
+
+— Ebbene! — domandarono tutti in coro.
+
+— Ebbene, son tre notti, così dice la gente, che si sente nella
+campagna una voce....
+
+— La voce del conte?
+
+— Ah, io non so niente! Si sente una voce... una certa voce....
+
+— E a dirlo al curato?
+
+Il sagrestano crollò la testa, e fece un sorriso amaro e pieno di
+mistero.
+
+— Anche nelle vicinanze del vostro paese, di Sant’Ilario, — soggiunse
+uno del crocchio — tempo fa, dopo la morte di un tale, si sentiva per
+la campagna un fischio tutte le notti, non è vero? E don Innocente fece
+un giro con la confraternita, confinò gli spiriti maligni fuori del
+comune, e il fischio non fu sentito più! È così, o non è così?
+
+— Proprio così, — continuò il sagrestano. Io non dirò niente, perchè...
+io sono di Sant’Ilario; ma una volta, molti e molti anni fa, anche
+in Orobio si facevan le cose per bene. Ora tutto è cambiato. Anche
+la vostra confraternita, in allora, aveva le sue merende, i suoi
+beveraggi... e poi bisognava vederle le processioni come le facevano
+in Orobio! meglio ancora delle nostre! Si andava fuori di paese, anche
+per due o tre giorni se occorreva, con tutti i confratelli e con tutte
+le consorelle... bisognava vedere! Mah! Don Cornelio ha voluto levare
+le usanze vecchie... ed ora sapete come la chiamano, fuori di Orobio,
+la vostra confraternita? la chiamano la confraternita dei _riformati_!
+Capite? E mi ricordo anche che qui, vicino al campanile, proprio dove
+siamo noi, nei giorni della svinatura, a quei tempi, si metteva una
+botte, ch’era la botte della confraternita, e venivan tutti a versarci
+dentro chi un fiasco, chi un bigonciolo, finch’era piena. Era una gran
+bella devozione anche questa!... Mah! Gli è che in Orobio, dice bene
+don Innocente, non si può parlare. Guai a toccare il vostro curato!...
+ma io gliele vorrei cantar chiare, e sarei quel tale da dirgli sul
+muso....
+
+In quel punto comparve, al canto della via, don Cornelio in persona,
+che se ne tornava a casa in tutta fretta. Quei del crocchio, compreso
+il sagrestano, fecero un rispettoso saluto che il curato ricambiò
+salutandoli con la mano tutti in una volta.
+
+Don Cornelio se ne tornava a casa in fretta perchè, come aveva detto
+benissimo il sagrestano di Sant’Ilario, Enrico doveva ripartire in quel
+giorno, e per di più, aggiungeremo noi, tra un’ora. Come fu in casa,
+il curato diede un’occhiata per le stanze, e non trovandoci nessuno,
+andò diviato nell’orto, dove infatti erano scesi poco prima la signora
+Angelica, Enrico, e Cristina.
+
+La catastrofe domestica che il povero conte Maurizio lasciava dietro di
+sè era irreparabile, imminente, e don Cornelio aveva dovuto decidersi
+in fretta a dir tutto a Cristina egli stesso, prima che le venissero
+all’orecchio quelle altre notizie, con la frangia, che correvano fuori.
+Don Cornelio le aveva detto tutto, senza lasciarle alcuna illusione,
+come chi parla a persona matura e, quel che è più, seria. Cristina
+aveva avuto dalla natura e dall’educazione una certa serietà, che in
+lei aveva camminato rapidamente e non in ragione dei suoi anni ch’eran
+pochi; non erano che diciassette. Questa serietà le traspariva fin
+d’allora e dallo sguardo che usciva attento e raccolto da due nerissimi
+sopraccigli, e dagli atti della persona in cui c’era sempre qualcosa di
+misurato e di risoluto a un tempo.
+
+— Ah, siete qui! — esclamò don Cornelio entrando nell’orto.
+
+La signora Angelica, Enrico, e Cristina si volsero verso don Cornelio,
+gli si fecero incontro, e poi si misero tutti insieme a rifare in
+silenzio le stradicciuole dell’orticello.
+
+— Dunque... — disse a un tratto don Cornelio fermandosi. — Hai tutto
+in pronto Enrico? la tua valigia? le tue cosucce? Tra pochi minuti
+sarà qui il legnetto: ho incontrato poco fa il vetturino che andava ad
+attaccare il cavallo.
+
+— Ho tutto in pronto, — rispose Enrico.
+
+— E a rivederci presto! — soggiunse don Cornelio vedendo che a Enrico
+si facevan gli occhi rossi. — Presto, prestissimo! Eh, per bacco, le
+cose poi non sono eterne a questo mondo! E io ho una gran fiducia in
+te... ho fiducia, voglio dire, che a te almeno le cose andran bene, e
+che ci manderai presto delle buone notizie. Ho un gran bisogno d’una
+buona notizia!
+
+— Il cielo lo volesse!... ma intanto io qui non ci posso nulla; devo
+ripartire... devo lasciarli senza far nulla!... Domani sarò molto
+lontano... oh si ricordino di me! Io gli avrò sempre, tutti, nel mio
+cuore.
+
+— Oh, signor Enrico! — esclamava la signora Angelica levando la
+pezzuola, e asciugandosi gli occhi.
+
+— Si ricordi di me, signora Angelica... si ricordi di me don
+Cornelio... e anche tu, oh mi scusi! anche lei Cristina... ci ricasco
+sempre, torno sempre col pensiero a quei tempi in cui ci davamo del tu!
+Oh i bei giorni! oh il chiasso, se ne rammenta? che si faceva insieme!
+
+— Finchè il babbo ci sgridava, — riprese Cristina, — poi ci
+abbracciava... povero babbo! Voleva tanto bene anche a lei!
+
+— Dunque, tutto è in pronto, nevvero Enrico? — saltò su don Cornelio.
+— Allora avviamoci intanto che viene il vetturino. E ricordati di
+scrivermi presto.
+
+— Scriverò subito subito. E anche lei, don Cornelio, mi mandi presto
+le sue nuove, le nuove di tutti. Non mi dimentichino. Io non avrò che
+un pensiero, quello di fare il mio dovere... e di mettermi in grado di
+tornar presto. Oh, ci riuscirò! e allora... lei don Cornelio sa....
+
+— Sì, sì, caro figliuolo, siamo intesi; e non ne dubito.
+
+— Perchè io spero di poter mandar presto una buona nuova. E allora, se
+mi saprò rendere degno... allora, chi sa? potremo forse tutti insieme
+rifare dei giorni lieti... se la buona gente mi aiuterà, se loro tutti
+lo vorranno....
+
+— Oh, sì, sì! — esclamò la signora Angelica rasserenandosi. — Lo
+vorremo tutti, e lo vorrà tutta la buona gente. Oh, ce n’è ancora della
+buona gente! —
+
+Don Cornelio era un pochino imbarazzato: guardava ora la sorella, che
+non ne capiva nulla, ora Enrico, ora Cristina, e avrebbe voluto che
+quell’addio fosse più spiccio, per quanto gli dolesse lo staccarsi da
+Enrico. Finalmente entrò nell’orto il vetturino, e fattosi innanzi:
+
+— Signori, — disse, tenendo il cappello in una mano e la frusta
+nell’altra, — io sono pronto. Se c’è roba da caricare...
+
+— Vengo io; vengo io, — esclamò la signora Angelica. Enrico la
+trattenne. Egli avrebbe voluto dire a tutti insieme una parola ancora
+di commiato, ma non lo potè. Guardò i suoi ospiti; poi, per sviare
+la commozione, si tirò da parte, si curvò su un’aiuola, colse alcuni
+fiori, e nell’asciugarne il gambo con la pezzuola si asciugò... anche
+una lacrima.
+
+— Tenga, signora Angelica, questo fiore in mia memoria. — Così dicendo
+ne diede uno alla signora Angelica, poi un altro a don Cornelio, e
+uno in fine timidamente a Cristina. La signora Angelica, piena di
+gratitudine e di commozione, non potè più a quel punto consultare le
+convenienze, e buttò le braccia al collo ad Enrico, facendo però un
+passo indietro subito dopo, e diventando tutta rossa. Cristina aveva
+preso quel fiore, e aveva chinati gli occhi a terra. Il cuore le aveva
+battuto a un tratto rapidamente: a un tratto qualcosa di sconosciuto
+l’aveva tutta turbata; qualcosa di molto soave, ma che le dava a un
+tempo un sentimento quasi di paura. Come le parve triste quel momento
+dell’addio! Aveva pianto molto in quei giorni, ed ebbe voglia di
+piangere ancora; ma di piangere, nascondendo questa volta le sue
+lacrime.
+
+Il vetturino intanto aveva fatto schioccar la frusta un paio di volte,
+come a dire ch’era tempo d’avviarsi. E la comitiva s’avviò, non senza
+qualche sforzo di don Cornelio, il quale mezzo imbarazzato e mezzo
+intenerito nel guardare quei due figlioli, desiderava con una certa
+impazienza che quell’addio fosse passato, anzi che ci fossero passate
+su ventiquattr’ore.
+
+Nel tempo che il vetturino montava sulla cassetta, e che la signora
+Angelica metteva nel legnetto un involto pieno di frutta e di paste
+dolci, Enrico era uscito dall’orto, seguito da don Cornelio e da
+Cristina, ed era sceso in strada senza più dire una parola. Nuovi
+pensieri succedevano in quel momento ai pensieri di prima; gli pareva
+che quei passi non li avrebbe rifatti mai più; gli pareva di salutare
+per l’ultima volta quell’orticello, quella casa; o, se pure, di
+tornarci, ma per udire che qualcuno non c’era più: gli pareva... Ma don
+Cornelio a un tratto lo scosse con una forte stretta di mano, e non gli
+lasciò parere più nient’altro.
+
+— Vi ritroverò tutti, nevvero? tutti come in oggi! — esclamò allora
+Enrico stringendo le mani a tutti. — Non mi dimenticherete mai,
+nevvero?...
+
+Cristina fece un gesto come a dire “sarebbe possibile?„ Anche la
+signora Angelica avrebbe voluto esclamare qualche cosa, ma non lo potè.
+Don Cornelio gli rispose stringendoselo fra le braccia, e stampandogli
+un gran bacio in viso.
+
+Don Cornelio, Angelica, Cristina rimasero sulla porta un pezzo a
+guardare, finchè non videro svoltare alla prima cantonata il legnetto,
+e scomparire la mano d’Enrico che ancora li salutava.
+
+Quante volte, nei begli anni passati, Enrico non aveva dato dei fiori
+a Cristina! E allora Cristina ne faceva dei mazzolini per il babbo, o
+li metteva nelle trecce, o li sfogliava per vedere com’eran fatti. Il
+fiore datole da Enrico, Cristina questa volta non lo sfogliò. Corse
+nella sua cameretta, cercò un vasellino; poi ebbe il desiderio di
+metterlo in qualche luogo riposto; prese un librettino che le era caro,
+lo aprì, ci mise il fiore, lo riaprì. E il suo pensiero intanto errava
+incerto, e quasi pauroso, intorno a un sentimento nuovo, in cui c’era
+un desiderio vago di aver vicino qualcuno a cui aprire il suo cuore,
+senza tacergli nulla, nulla; qualcuno che fosse buono, gentile....
+
+— Oh, se avessi un fratello! — esclamò a un tratto, parendole d’aver
+trovato proprio quello che andava cercando. — Oh sì, se avessi un
+fratello!... Enrico dovrebbe essere mio fratello!... Allora, egli
+sarebbe qui, e saremmo in due a piangere il babbo!
+
+Il pensiero del babbo la fece piangere di nuovo dirottamente; ma quel
+pianto era meno desolato del pianto di prima. Il suo animo non era meno
+afflitto; ma c’era entrato, senza che lei se ne avvedesse, un raggio di
+sole.
+
+
+
+
+IV.
+
+
+Enrico era partito da tre giorni, e da tre giorni don Cornelio non era
+uscito di casa che all’alba per dir la messa, e la sera per visitare
+qualche ammalato. Non gli reggeva l’animo di veder gente, e di sentire
+tutto quello che si andava dicendo. In paese intanto era un andare e
+venire di creditori, di avvocati, e di curiosi; i quali, sebbene non
+avessero in pericolo neanche un quattrino, pure si univano al vociare
+degli altri, non parendo lor vero che fosse venuto il momento di dire
+un po’ di male anche d’uno, di cui, per tanto tempo, non s’era fatto
+che dir bene. Per bacco, eguaglianza per tutti! Queste cose, don
+Cornelio le risapeva dal sindaco, il quale veniva a raccontargliele, in
+furia, in piedi, col cappello in capo, andandosene subito, e ritornando
+mezz’ora dopo. Anche queste visite non erano una poca novità; perchè,
+sebbene il sindaco avesse una grande affezione per don Cornelio, e
+non sapesse staccarsene quando si trovava con lui, pure in casa non
+ci andava mai. Mai; perchè in casa dei preti egli non voleva metter
+piede. Ma questa volta il signor Vincenzo non aveva tempo di guardar
+tanto per il sottile; aveva bisogno, ora di sfogarsi, ora di confortare
+don Cornelio. E i conforti finivano spesso con una strapazzata. —
+Dicono che il tribunale farà vendere il palazzo, i fondi, tutto! E
+lei don Cornelio cosa conta di fare? Ma già loro preti delle cose di
+questo mondo non ne capiscono niente, e quando ne capiscono... tanto
+peggio. — E se ne andava. — Ma se vendono, — veniva a dire poco dopo
+— chi comprerà? chi ci capiterà in paese! I principî, le idee del
+nuovo proprietario saranno conciliabili col mio programma?... Io non
+sono uomo da transigere!... Prevedo dei brutti tempi!... E lei, don
+Cornelio, non dice niente! Oh i preti, i preti!
+
+Don Cornelio, sopra pensiero, e inquieto la sua parte anche lui, ora
+scendeva nell’orto a cercarvi una boccata d’aria, ora risaliva nella
+sua cameretta a cercarvi, rincantucciato nel suo vecchio seggiolone,
+una buona ispirazione. Passava la mano ne’ suoi capelli bianchi, alti
+e scomposti come quando li sprigionava alla brezza della montagna;
+poi, con gli occhi chiusi e il capo stretto nelle mani, pensava e
+ripensava, ma non ne cavava nulla. — Brutta cosa essere un povero
+diavolo! Me ne accorgo in questa circostanza — andava dicendo tra sè. —
+Se ci fosse un brav’uomo, un brav’uomo che avesse anche dei quattrini,
+si accomoderebbe tutto... perchè con un po’ di tempo, con un po’ di
+pazienza, si riuscirebbe, ne son sicuro, a pagare i debiti, e a mettere
+insieme anche una discreta dote a Cristina... Così si potrebbe far
+contento quel ragazzo... e anche lei, perchè già... ho bell’e capito!
+Toccherebbe proprio a quella signora zia! Ma sono oramai parecchi
+giorni che le ho scritto, e la risposta non viene. Non c’era troppo
+buon sangue tra quella signora e suo fratello, il povero conte... Ma
+ora, dinanzi a una disgrazia!... Deve essere una strana signora, a
+quanto me ne diceva il conte. A ogni modo io le dovevo scrivere, e il
+mio dovere l’ho fatto. Ma intanto?...
+
+In uno di questi momenti, in cui don Cornelio se ne stava col capo in
+mano, vennero a scuoterlo, spalancando l’uscio con l’aria festosa, la
+signora Angelica e Cristina.
+
+— Oh, eccovi qua. Una lettera, una lettera!
+
+— Una lettera da Milano? Date qua, date qua.
+
+— C’è di meglio! — ripigliava la signora Angelica. — Ne conosco la mano
+di scritto... è una bella improvvisata! È una lettera d’Enrico!... Oh,
+guardate un po’, che quasi avete l’aria di non esser contento!
+
+— Contento, contentissimo, ma date qua... lasciate vedere, innanzi
+tutto, se è proprio lui; e poi vediamo se vi siano cose che possano
+interessar voi altre.
+
+— Vuol che la legga io! — saltò su Cristina vedendo che don Cornelio
+non trovava gli occhiali. Ma poi le parve che le gote le si facessero
+di fiamma, e si tirò un pochino in disparte.
+
+Don Cornelio, fattosi vicino alla finestra, cominciò a leggere la
+lettera, parte a voce alta, parte tra sè, inciampandosi qua e là, e
+pigliandosela con lo scritto quando c’erano dei punti su cui voleva
+sorvolare.
+
+— Oh, questa è nuova! una lettera scritta con la matita... e che
+scarabocchi! sfido io a capire... Dunque dice che scrive mentre viaggia
+in strada ferrata appena passate le Alpi... per farci aver subito le
+sue nuove e per... cosa mai dice qui?
+
+— Oh, come ci fate penare! — esclamò la signora Angelica.
+
+— _Le belle Alpi... la bella luna... ma il mio cuore_.... Le Alpi e la
+luna mi interessano poco, guardiamo se ha fatto buon viaggio. Ah, ecco,
+l’importante. Dice dunque che sta benissimo, che appena sarà arrivato
+in Inghilterra, cioè tra un paio di giorni, ci scriverà di nuovo e
+subito, e che....
+
+— E che? — saltò su Cristina.
+
+— _E spero che i miei progetti, il mio sogno_... sapete bene, la
+speranza, vuol dire, d’aver presto un certo impiego, un buon posto nei
+nostri paesi... poi saluta tutti....
+
+— Ma leggete dunque! — saltò su quasi impazientita la signora Angelica.
+
+— Eh, abbiate pazienza: _Vi saluto tutti, con tutto l’affetto del mio
+cuore. Amatemi tutti, come io vi amo; non dimenticatemi, e ve ne sarà
+grato anche colui che ci ha lasciati nel dolore ma che ci guarda di
+lassù_... — Don Cornelio, a cui gli occhi cominciavano ad appannarsi,
+ripiegò la lettera, e si mosse per sviare la commozione. Fece due
+passi, e si trovò dinanzi a Cristina che lo guardava con due begli
+occhi pieni di lacrime e di una luce insolita. Ci fu un momento di
+silenzio; poi Cristina, radunate tutte le sue forze, esclamò: — No, non
+lo dimenticheremo mai... il mio buon fratello... nevvero don Cornelio?
+— Ma non potè dir di più, e diede in uno scoppio di pianto.
+
+Don Cornelio non trovò parole in quel momento da rispondere a Cristina;
+e, appena potè, la lasciò, e scese nell’orto col breviario sotto il
+braccio, rannuvolato più di prima. A desinare mangiaron tutti di
+malavoglia, e un po’ più in fretta del solito. La signora Angelica or
+guardava don Cornelio, or guardava Cristina, e le pareva, in cuor suo,
+che il giorno in cui era arrivata una lettera d’Enrico avrebbe dovuto
+essere un giorno un po’ men triste del solito; ma non osò dirlo, perchè
+da qualche giorno era anche un poco in diffidenza di sè medesima,
+dacchè non le riusciva di indovinarne una.
+
+Anche la notte non fu per don Cornelio apportatrice di consiglio,
+come ne ha la riputazione. Il nostro curato sentì l’una dopo l’altra
+tutte le ore che sonava l’orologio del suo campanile, e quelle che da
+lontano venivano ripetute dagli altri campanili della valle. E intanto
+non gli riusciva d’uscir dal circolo tormentoso de’ suoi pensieri, ed
+era sempre lì alla stessa domanda: “Cosa si fa? Cosa si fa, ne’ miei
+panni, per essere buono a qualcosa, per far qualcosa di bene in mezzo
+a tanti brutti impicci? E dire che non siamo che al principio! De’
+guai poi ne avrò anch’io la mia parte... perchè si dirà ch’ero l’amico
+del conte Maurizio, che dovevo saper tutto; e torceranno il muso
+anche al loro vecchio curato, il quale, povero diavolo, non ce ne ha
+proprio nè colpa nè peccato. E quante ne dovrò sentire sul conto del
+mio povero amico quando si comincerà a sfilar la corona!... Ma non è
+qui tutto. Con questa figliola e con quel giovanotto come la facciamo?
+perchè, anche a non averci la pratica in certe faccende, si vede che
+andiam di galoppo?... Lui spera d’aver l’impiego, di tornar presto...
+ma se l’andasse per le lunghe, o se andasse tutto in fumo? Oh, è un
+bell’impiccio! un bell’impiccio!„
+
+E le ore sonavan da capo. Suonò finalmente anche l’avemmaria del
+mattino, e don Cornelio alzatosi, e detta la messa, andò a visitar
+qualche malato lontano, su per la montagna, soli lui e _Ugolino_, e
+girò più che potè fin dopo il meriggio. Le gambe lo riconducevano
+a casa di mala voglia. Il suo campanile, la sua casetta, e i suoi
+terrazzani, che di solito, solo a vederli, lo facevano diventar tutto
+gioviale, ora li avrebbe voluti scansare, come se avesse una colpa da
+nascondere. Capiva che non era quello il momento di giustificare il
+conte Maurizio, e gli piaceva intanto di parer quasi un colpevole anche
+lui pur di far causa comune ancora col suo povero amico.
+
+Nel tornare in paese rivide quei capannelli che da parecchi giorni se
+ne stavan piantati per le strade d’Orobio; ma gli parve questa volta
+che le facce fossero come più allegre, e che si discorresse ancora di
+cose grosse, ma non tenebrose, come nei giorni innanzi. Quando poi
+fu vicino a casa, allora dovette proprio accorgersi che c’eran delle
+novità, e che qualche buon vento aveva rasserenato il cielo torbo di
+prima. La signora Angelica se ne stava sulla porta di casa a aspettare
+don Cornelio, e appena lo vide gli fece dei segni di gioia, sventolando
+un fazzoletto, come a dire che tutto era in festa, e che bisognava
+correre. Dietro lei, c’era Cristina tutta sorridente, ma con gli occhi
+rossi. Don Cornelio in due salti fu sulla soglia di casa. — Cosa c’è?
+Dite su, cosa c’è? — Ma la signora Angelica che, sapendone questa volta
+di più di lui, voleva far sentire un pochino la propria importanza,
+non aprì bocca finchè non furono in casa, e non ebbe chiusi l’uno dopo
+l’altro tutti gli usci.
+
+— Ah, siete qui finalmente, — prese a dire la signora Angelica ansando
+come se venisse di lontano anch’essa. — Se sapeste che notizia!... Ma
+dove siete stato? son tre ore che v’aspettiamo.
+
+— Dite su, dite su!
+
+— Se sapeste che notizia! E voi che ve ne stavate colla faccia lunga....
+
+— Ma insomma, si può sapere...
+
+— E che vi lasciavate andare a quel modo!... Perchè anche ieri non
+avete mangiato... oh vi ho veduto.
+
+— Ma dunque?
+
+— Eh, abbiate pazienza, non si può dir tutto in una volta. Insomma,
+c’è... oh, lo dico sempre io che c’è tanta buona gente! Se aveste
+veduto che buon signore è stato qui a domandare di voi!...
+
+— Di me? un signore?
+
+— Sentirete, sentirete... un buon signore vestito tutto di nero...
+con quel bel fare... con quell’unzione... proprio come il segretario
+di monsignor vescovo! ve lo ricordate?... Ebbene, questo signore
+viene... indovinate un po’? viene a pagare i de.... — E cacciò subito
+indietro la parola vedendosi lì vicino Cristina, — viene, insomma, per
+accomodare queste faccende che ci accorano... per accomodarle tutte!
+
+— Aveva una lettera per me?
+
+— Altro che lettera! Bisognava sentirlo....
+
+— E v’ha detto?...
+
+— Cioè, a me non ha detto niente, ma a quest’ora tutto il paese lo sa!
+
+— E questo signore si chiama...?
+
+— Il nome non ce lo disse, — saltò su Cristina venendo in aiuto della
+signora Angelica. — Cercò di lei, don Cornelio; disse che sarebbe
+tornato, che portava una gran buona notizia, volle veder me....
+
+— E non aveva nessuna lettera?... Oh l’avrà avuta, l’avrà avuta!
+
+— E tutto il paese la conosce a quest’ora la buona notizia, — continuò
+la signora Angelica. — Furon qui più che cento persone... cioè, non
+proprio cento, ma almeno otto o dieci, a dire che questo signore
+è arrivato fin da ieri sera, che ha parlato con parecchi, che s’è
+informato di tutto, e che accomoderà ogni cosa.
+
+— E non v’han detto chi lo manda? Non v’han detto che avesse una
+lettera?
+
+— Ma non vi basta? Oh che benedett’uomo! E la signora Angelica, per la
+prima volta in vita sua, stava per perdere la pazienza. Quando a un
+tratto e in tutta furia, entrò il sindaco; il quale piantatosi dinanzi
+a don Cornelio, col cappello in capo e con la faccia scura, cominciò
+con un: Dunque?
+
+— Dunque? — ripetè il curato. — Mi dica, mi dica subito, perchè io non
+ne so niente.
+
+— Come niente? Un affare così importante, e non saperne niente! Ma
+già può cascare il mondo che loro preti... Loro preti già son tutti
+uguali...
+
+— Può darsi; ma intanto me le dica subito lei queste novità, perchè son
+sulle spine.
+
+— Ah, non ne so nulla nemmeno io; ero venuto per l’appunto a sentire.
+
+— Oh, quest’è nuova, e se la piglia con me!
+
+— Sicuro, perchè lei finirà a farmi qualche imbroglio, come fanno
+sempre loro preti. Lei è l’uomo della buona fede, e ci cascherà. Si
+butterà in braccio di costui, che sarà un qualche furbacchione, un
+qualche collo torto che la menerà per il naso....
+
+— Lei gli ha parlato?
+
+— Non l’ho neanche veduto, ma non importa. Ho le mie informazioni.
+È un uomo magro, con un soprabito lungo, che parla tenendo una mano
+nell’altra, che ha un cappello a tuba... Insomma, non se ne fidi, la
+pigli larga... Ma già lei farà tutto all’opposto, perchè in fatto di
+ostinazione, loro preti.... — E intanto che il sindaco diceva così,
+la signora Angelica chiamava Cristina, e si tirava in disparte,
+come di solito quando parlava il sindaco, per non udir cose che la
+scandolezzassero.
+
+A interrompere il battibecco, tra il sindaco che continuava a
+pigliarsela con i preti, e don Cornelio che perdeva la pazienza, venne
+la serva annunziando in tutta furia ch’era tornato quel signore, e che
+domandava di don Cornelio.
+
+— Che venga subito... cioè vengo io... no, conducetelo in saletta...
+non fatelo aspettare, fate presto.... — E nel dir questo, don Cornelio
+cercava di assettarsi i panni in dosso alla meglio, e di spolverarli
+in fretta con le mani. Il sindaco s’era abbottonato fino al bavero, e
+aveva calato il cappello sugli occhi come un congiurato, sul teatro,
+sorpreso dagli sgherri. La signora Angelica, tenendo Cristina per mano,
+correva per di qua e per di là, e non sapeva da qual parte uscire.
+Intanto il forestiero annunziato dalla serva era comparso sull’uscio,
+col cappello in mano, facendo un inchino, e pronunziando un: _è
+permesso?_ lungo e mellifluo come quello d’una madre badessa.
+
+Don Cornelio, dopo un lungo ricambio di complimenti, condusse il suo
+ospite nella saletta; e fece capire, con un cenno dell’occhio, al
+sindaco e alla sorella d’allontanarsi, intanto che andava richiamando
+alle convenienze _Ugolino_, il quale, dal canto suo faceva una pessima
+accoglienza al nuovo venuto, brontolando e mostrandogli i denti.
+Angelica e Cristina si ritirarono, dopo molte riverenze e molti
+inchini, che quel signore non finiva di ricambiare, accompagnandoli
+con lunghe occhiate piene di curiosità. Anche il sindaco se ne andò,
+ma senza salutar nessuno; poi si fermò in strada sulla porta a
+scambiar qualche parola con quei quattro curiosi che avevano seguìto
+il forestiero fin sulla porta di don Cornelio. Ma si trattenne poco;
+perchè, per dar a credere di saperne più degli altri, quando non se ne
+sa nulla, ci vuole che i colloqui sien brevi.
+
+
+
+
+V.
+
+
+Con molto dispiacere della signora Angelica, che aveva il desinare
+bell’e pronto, il dialogo di don Cornelio col suo ospite durò quasi due
+ore; per cui, quando vide spalancar l’uscio della saletta, e uscirne
+il forestiero in atto d’accomiatarsi, la signora Angelica, che era
+fuori ad aspettare, fu un po’ meno complimentosa di prima. E si sarebbe
+anche arrischiata di dire, a mezza bocca, una qualche paroluccia di
+malcontento a suo fratello, se in quel punto non avesse notato un certo
+che, se non gli avesse vista una certa espressione del viso ben diversa
+da quella che s’aspettava. Don Cornelio era tutto acceso, e aveva i
+capelli un poco più scomposti del solito. Sulla sua faccia non c’era
+più, tutto intero, quel velo di malinconia e di malumore dei giorni
+prima; quel velo era rotto, ma rotto da un ventaccio burrascoso di
+quelli che lasciano de’ nuvoloni qua e là. Guai però se qualcuno gli
+avesse detto in quel momento ch’egli non pareva contentissimo! Sarebbe
+andato in collera.
+
+Come ebbe condotto il suo forestiero fino in strada, don Cornelio,
+nel tornare in casa, fregandosi le mani, e quasi saltellando, chiamò
+a tutta voce Cristina e Angelica, la quale intanto lo pedinava senza
+ch’egli se ne avvedesse: — Venite qua, venite a sentire; buone notizie!
+sicuro, una gran notizia! Ci hanno pensato Quello di lassù... e il tuo
+babbo. — E stretta Cristina nelle sue braccia, fece una lunga pausa,
+perchè intanto sentiva un nodo alla gola, e non poteva più parlare.
+
+— Eccoci; ma siccome il desinare è pronto da un pezzo, anzi è mezzo
+bruciato e mezzo freddo — disse la signora Angelica, — così ci
+racconterete tutto a tavola. Andiamo, andiamo.
+
+— Dunque? — riprese poco dopo la sorella del curato, intanto che
+scodellava la minestra.
+
+— Dunque, — cominciò don Cornelio, — è proprio vero quello che avete
+sentito anche voi. La Provvidenza ci ha pensato, e di tutti i guai che
+sapete non se ne parlerà più.
+
+— Oh, sia lodato il Cielo! Ed è quel bravo signore, non è vero? Oh, si
+capisce, ha un’aria così buona, così contrita....
+
+— Non se ne parlerà più. Insomma da questo lato c’è proprio da esser
+contenti. Sicuro che... queste patate, per dirne una, la Provvidenza
+non ce le manda bell’e fritte.... Aiutati che ti aiuterò, dice
+la Provvidenza... e quando per arrivare al bene c’è una qualche
+privazione, una qualche contrarietà da sopportare, bisogna aver
+pazienza e rassegnar visi di buona volontà!
+
+— Oh, sì, don Cornelio! qualunque privazione, qualunque pena, mi
+sarebbe cara se potessi far qualche cosa anch’io per la memoria del mio
+babbo, e per il bene di tutti! — esclamò con calore Cristina.
+
+Don Cornelio la guardò con un sorriso malinconico, e tacque a un tratto
+come chi ha perduto il filo del discorso.
+
+— Ma, insomma, non ci avete ancora detto niente! — esclamò di lì a
+poco la signora Angelica, facendosi poi subito tutta rossa per l’atto
+d’impazienza.
+
+— Ah, sicuro. Dunque dicevo... ma abbiamo tutto il dopo desinare per
+passeggiar nell’orto e per discorrere... una cosa dopo l’altra ve le
+dirò tutte. Quello che vi posso dire fin d’ora è che, nessuno, nè di
+quelli d’Orobio, nè di quelli di fuori, perderà un soldo. Saranno
+pagati tutti; nè palazzo, nè poderi non andranno all’asta!...
+
+Cristina volle fare un atto di esclamazione, ma non lo potè, e si
+asciugò in fretta gli occhi gonfi di lacrime.
+
+— Ed è quel signore che... — disse Angelica.
+
+— No, non è lui, ma abbiate pazienza!
+
+La signora Angelica era impaziente più di prima, ma non osò domandar
+altro. Osservò che il fratello mangiava più in fretta del solito, e
+che non s’era neanche accomodata la salvietta passandone un capo nel
+collare, come soleva. Era inquieta e in sospetto, ma si rassegnò ad
+aspettare la passeggiata nell’orto.
+
+— Quel signore che avete veduto si chiama il signor... — riprese don
+Cornelio dopo essersi alzato da tavola, e nell’avviarsi verso l’orto
+— il signor... aspettate, ve lo dico subito, ho qui il suo nome
+stampato sul biglietto di visita, come si usa in città. Ecco: _Zaccaria
+Valassina_. Ma chi raddirizza la barca non è lui, lui non è che il...
+non so come lo chiamino... insomma è l’incaricato, è l’amministratore
+della persona che verrà a mettersi al posto del povero conte Maurizio,
+e a tenere in piedi la casa.
+
+— E questo tale è?... — saltò su Angelica che non ne poteva più.
+
+— Questo tale... è una tale... ma abbiate pazienza, pigliamo le cose
+a una a una. Io non so se tuo padre — riprese dopo una pausa don
+Cornelio, facendosi vicino a Cristina, e avviandosi con lei per un
+vialetto dell’orto — ti abbia mai parlato d’una zia.
+
+— Sì, me ne ha parlato, — disse subito Cristina, — ma non me ne ricordo
+il nome. Nella camera del babbo, tra i molti ritratti sparsi sui
+tavolini ce n’è uno piccolo a colori, coperto da un vetro, e con una
+cerniera d’oro all’ingiro... Ebbene, quando domandavo al babbo, fin da
+bambina, di chi è questo ritratto? e gli facevo vedere il ritratto con
+la cerniera, il babbo mi rispondeva: “questo è il ritratto della zia.„
+
+— Non ti diceva altro?
+
+— No. Ah sì; mi diceva anche che si chiamava la zia Fulvia! — “E perchè
+non vien mai qui con noi la zia Fulvia?„ — domandavo al babbo; e il
+babbo mi rispondeva che abitava a Milano; poi una volta il babbo non mi
+rispose, e si fece triste. Non gliene domandai più nulla, e pensai che
+la zia Fulvia fosse morta.
+
+— Non è morta.
+
+— Sia lodato il Cielo, — esclamò la signora Angelica che aveva seguito,
+a un passo di distanza, il fratello e Cristina.
+
+— Dunque è la zia che viene a farci del bene? che ha mandato quel
+signore di poco fa?... E la zia verrà, anch’essa? Verrà presto?...
+
+— Sì, è proprio la zia — riprese don Cornelio — alla quale avevo
+scritto da parecchi giorni. Ma non l’ho mai veduta neppur io; non la
+conosco che di nome. E, guardate che combinazione. Ha anch’essa il mio
+cognome, si chiama Sacchi anche lei. Non te l’aveva detto il babbo?
+
+— No. Oh quante belle cose in una volta! Scriviamole subito tutte a
+Enrico... — esclamò Cristina; e la nuova commozione, risvegliandone
+altre, le fece sentire il bisogno, in quel momento, di gettarsi nelle
+braccia della signora Angelica.
+
+— Il nome è il medesimo, — continuò subito il curato per rimettere in
+carreggiata i pensieri di Cristina; — ma ci sono i _sacchi_ vuoti, e i
+_sacchi_ pieni. Io appartengo ai primi. Dunque, continuando, tua zia
+si chiama Sacchi, o per dir meglio, si chiama donna Fulvia d’Orsenigo
+vedova Sacchi. Suo marito è morto da parecchi anni, e l’ha lasciata
+senza figlioli.
+
+— Povera zia!
+
+— È naturale dunque ch’essa cerchi d’aver una figliola in te. Il
+Signore poi le ha mandato la buona ispirazione di mettersi al posto del
+tuo babbo in tutto, e di fare molte opere buone in una volta sola. La
+tua casa non andrà in mano d’altri; il buon nome di tuo padre resterà
+intatto, come meritava... tu avrai una seconda madre; vivrai con lei....
+
+— La zia dunque verrà qui? E io vivrò con lei ancora nella casa del
+babbo?
+
+— Sì, certamente... ma solo una parte dell’anno perchè tua zia vive
+lontano di qui... vive a Milano, come sai.
+
+— A Milano? E dovrò starci molti mesi dell’anno a Milano? — chiese
+Cristina facendosi tutta pensierosa.
+
+— Non lo so di preciso, ma so che passerai molti mesi anche a Orobio,
+perchè quel signore di poco fa m’ha detto che donna Fulvia ha bisogno
+dell’aria delle nostre montagne; che a Orobio quindi ci vuol star
+molto, che ci vuol fare tante belle cose.... Insomma, capisco, lo
+staccarsi dai paesi che ci han veduto nascere, non è mai una cosa
+allegra; ma, l’hai detto anche tu che una qualche privazione l’avresti
+sopportata volentieri!... Or vieni qua, ragioniamola un poco. — Ma
+intanto Cristina piangeva dirottamente nelle braccia della signora
+Angelica, la quale in quel momento non aveva proprio l’aria di darle
+dei conforti.
+
+Don Cornelio, a poco a poco, riuscì a tranquillarla, e a continuare
+il suo discorso, fino a dirle che la zia aveva dato incarico a quel
+signore, di condurla a Milano subito subito, magari in quel giorno se
+fosse stato possibile.
+
+— Ma qui poi — si affrettò a soggiungere don Cornelio, — ho voluto
+comandare un poco anch’io. Condurre Cristina dalla zia sta bene, ma
+voglio condurla io! Eh, ci sono già stato una volta io a Milano! Quanto
+poi al subito... un paio di giorni almeno ci vogliono per disporre le
+nostre cosucce.... —
+
+E così, con un poco di diplomazia, don Cornelio aveva anche fatto
+capire a Cristina che bisognava partire tra due giorni.
+
+La passeggiata nell’orto e la conversazione durarono fino al tramonto.
+Fu una conversazione però in cui Angelica e Cristina ci misero poco
+del proprio. Ma don Cornelio, passato l’impiccio del cominciare e
+del venire alla conclusione, aveva riavuto il fiato; e tirò via per
+un pezzo coi commenti, con le considerazioni, e con tutto quello che
+potè raccapezzare pur di discorrere e di distrarre Cristina. Ormai
+l’impiccio era quello del finire; ma ci pensò la campana dell’avemmaria
+a chiamarlo in fretta per varie cosucce del suo dovere.
+
+Il giorno seguente fu una gran giornata non solo per i nostri
+personaggi, ma per tutti gli abitanti del nostro paesello. Anche
+in tutta la vallata non si parlava che degli avvenimenti d’Orobio.
+Un gran signore, — come dicevano i più, — un conte, un milionario,
+veniva a dipanar la matassa del conte Maurizio; ma questo era il meno;
+veniva a rifar casa Orsenigo, a piantarsi in Orobio, e a farci cose
+grandi. Anzi, c’era già venuto, dicevan altri, e lo si era veduto
+lui in persona, con la roba, e coi milioni. Tutte queste maraviglie
+venivan già accolte, fuori d’Orobio, con un tantino d’invidia, e con
+una cert’aria d’incredulità, appunto perchè le credevano. Il signore
+che faceva tanto parlare di sè, e che per scambio era creduto dai più
+il nuovo benefattore d’Orobio, non era altro, come ognun vede, che il
+signor Zaccaria Valassina, il ragioniere della zia di Cristina. E il
+signor Zaccaria, compiacendosi moltissimo di vedersi tanto ossequiato,
+e osservato con tanta curiosità, ricambiava gli omaggi or con quel
+risolino compiacente che di solito teneva in serbo per donna Fulvia, or
+con quella sostenutezza dignitosa che assumeva davanti a un debitore
+moroso. La gente che gli andava dietro per strada, e che l’aspettava
+per vederlo passare, non guardava tanto per il sottile, e si persuadeva
+sempre più che il milionario era proprio lui. I pezzi grossi d’Orobio
+avevano ben risaputo com’eran le cose, ma non le lasciavan intendere
+che a metà; perchè intanto non dispiaceva loro che quel forestiero,
+col quale la gente li vedeva girare per il paese, e con una certa
+domestichezza, fosse tenuto in conto d’un gran personaggio.
+
+La contentezza e le speranze di quelli d’Orobio ingrandivano talmente
+d’ora in ora, che il sindaco non osava, questa volta, crollare il
+capo come faceva di solito quando gli davano una buona notizia. Si
+teneva in disparte; e, per crollare il capo, andava da don Cornelio.
+Ma don Cornelio, dopo quel primo turbamento che gli abbiam visto,
+aveva cacciati a uno a uno certi pensieri molesti, e aveva finito con
+l’aprire il cuore anch’esso alla gioia e alle speranze. L’aveva aperto
+però così da poco, che le crollate di capo del sindaco gli richiamavano
+subito i suoi dubbi, e quindi gli facevan perdere tanto più la
+pazienza. Ogni volta dunque era una gran baruffa.
+
+— È inutile; quando non può rodersi il fegato... per lei la va male!
+— gridava don Cornelio. — Che gusto ci trova? A quel po’ di bene che
+capita a questo mondo facciamogli almeno un po’ di buon viso! Ma no,
+lei ha bisogno di veder male, e sempre male. Oh che mondo noioso
+sarebbe il suo!
+
+— Si diverta pure, don Cornelio, si diverta pure col suo bel mondo
+color di rosa!... Ma già per loro preti....
+
+— Per noi preti la va sempre bene! vuol dir lei. Oh, la va benone!
+Siamo proprio in tempi.... Basta, basta, non mi faccia dire qualche
+sproposito.
+
+— Non è questo che volevo dire. Volevo dire che loro preti o sono di
+mala fede, e allora non parliamone; o sono di buona fede, e allora sono
+come lei....
+
+— Credenzoni! Vada pur avanti....
+
+— Non dico questo.
+
+— Lo dice sempre!
+
+— Di troppa buona fede! ecco quello che volevo dire. Mi potrebbe forse
+negare....
+
+— Neghi lei invece, se può, con quel suo veder sempre nero quante e
+quante volte non ha dovuto confessare....
+
+— E quante volte lei non ha dovuto picchiarsi il petto per la sua
+troppa buona fede! Basta, staremo a vedere. Io non l’ho sentita mai
+neanche nominare questa sorella del conte Maurizio; ma se lei la
+conosce.... — E qui don Cornelio si impazientiva ancora di più; voltava
+le spalle al sindaco, e andava in cerca di un altro che gli venisse in
+aiuto coi ragionamenti del buon umore e della speranza.
+
+Don Cornelio era tornato alle abitudini d’una volta. Sebbene fosse
+tutto in faccende, pur si fermava volentieri a discorrere ne’ crocchi
+in strada, e s’era fin lasciato vedere la sera nella bottega dello
+speziale. Facce di cattivo umore, di quelle che conturbavano tanto
+don Cornelio, non se ne incontravano più. Tutti facevan festa al
+curato come prima, e più di prima; tutti lo tempestavano di domande,
+di congratulazioni, e perfino di ringraziamenti. Egli cercava bene di
+schermirsene e di metter le cose in chiaro; ma era inutile; per cui
+sorridendo finiva a conchiudere tra sè: “Prima non ne avevo colpa,
+adesso non ne ho merito; ma le partite non foss’altro son pareggiate.„
+
+E Cristina? Quante commozioni, quanti nuovi pensieri eran venuti in
+pochi giorni a darle nell’anima la prima battaglia della vita! Cristina
+aveva diciassett’anni; ma questi anni, passati lontani da ogni rumore
+del mondo, nella vita semplice della casa paterna e del suo paesello,
+eran stati per lei anni d’una fanciullezza prolungata. Ora gli ultimi
+fatti, la morte di suo padre, quelle disgrazie che aveva cercato di
+capire nell’angoscia degli altri, il ritorno e la partenza d’Enrico, la
+chiamata della zia X......, tutte queste cose eran venute a svegliare
+e a dischiudere la sua anima come un fiore su cui scenda un improvviso
+e cocente raggio di sole. E quanto c’era in quell’anima, è inutile
+dirlo, aveva subito data, sulle ale di que’ diciassett’anni, una corsa
+veloce per le mille strade della fantasia. Chi sa per quelle strade,
+in qualche punto più lontano, quanto sole e quanti fiori non ci avrà
+trovati, senza volerlo, Cristina! Lo si capiva, lo si vedeva. Ma poi,
+a un tratto, essa chinava gli occhi, come sorpresa da un rimorso
+pensando alla sua recente sventura, e ricadeva nella mestizia di
+prima. Allora i bei paesi lontani a cui ritornava la rivedevano ora
+agitata da un’inquietudine vaga o da vaghe paure, or nell’attitudine
+rassegnata dello sconforto e del dolore. E nella via del dolore
+l’immaginazione riaccesa le figurava tutta una missione di sacrifici,
+di doveri difficili, di atti generosi; e Cristina si fermava su questi
+nuovi pensieri con entusiasmo, e con una certa vigoria d’animo ch’era
+tanta parte di lei. Ci si fermava fino a che quei dolori ideali le
+riconducevano il pensiero a un dolor vero, alla memoria del babbo; e
+allora dava in un scoppio di pianto.
+
+Cristina sorpresa, impaurita dai nuovi pensieri che l’assalivano e
+si succedevano più forti alle volte della sua volontà, sentendo in
+sè stessa qualche cosa che la rendeva diversa di prima, cercava di
+non lasciar scorgere la sua commozione; e avrebbe voluto nascondersi
+perchè sentiva montar le fiamme alla faccia se qualcuno levava gli
+occhi sopra di lei. Ma di tutto ciò, non c’era nessuno in quel momento
+che se n’accorgesse. Don Cornelio era distratto; anche in lui c’era un
+contrasto di pensieri nuovi e di pensieri vecchi. L’animo suo, facile
+alla speranza, e l’antico suo buon umore avevan delle lunghe rivincite;
+ma poi c’era qualche dubbio da scacciare, e allora bisognava uscir di
+casa, chiacchierare con qualcuno per strada, e ricevere da chi passava
+quelle tali congratulazioni.
+
+La signora Angelica invece non parlava, non rispondeva a nessuno,
+dicendo tutt’al più che non ne aveva il tempo, ma che era tanto
+contenta. E intanto che diceva così, le scendevano, di sotto agli
+occhiali, de’ grossi goccioloni che cadevan sulla biancheria e sui
+vestiti di Cristina, nel baule, dove li andava riponendo con molta
+attenzione e con un’arte paziente.
+
+
+
+
+VI.
+
+
+Don Cornelio, dopo le sue famose camminate del quarantotto, de’ viaggi
+non ne aveva fatti più; non era andato neanche più in là del capoluogo
+della provincia. Ora il dover partire, così tutt’a un tratto, per
+Milano, nientemeno! e senz’aver avuto il tempo di pensarci su, era
+stato un scombussolìo per don Cornelio! E i preparativi della partenza,
+per di più, non erano andati così lisci da riconciliarlo coi viaggi.
+
+Aveva avuto, innanzi tutto, un guaio con la sorella. La signora
+Angelica, all’annunzio della partenza di Cristina e del fratello, era
+stata tutta compresa, oltre che dalla commozione, anche dal pensiero
+che il suo curato dovendo presentarsi in una casa di gran signori,
+e in Milano, non vi dovesse poi andar male in arnese e sfigurarvi.
+Aveva dunque pensato subito a un certo cassettone, di cui teneva lei
+gelosamente la chiave, e dove ci stavano da parecchi anni alcuni capi
+di vestiario ancor nuovi aspettando una occasione straordinaria.
+Angelica andò difilato ad aprire il cassettone, girò la chiave coi
+dovuti riguardi... impallidì, tirò le cassette precipitosamente, alzò
+gli occhi al cielo, frugò da per tutto.... Non c’era più nulla, tutto
+era scomparso! Angelica, a cui non eran nuove queste sorprese, non
+si perdette in congetture, non andò lontano a cercare il colpevole.
+In altre circostanze consimili si era contentata di brontolare, o
+di mandare qualche lungo sospiro di rassegnazione; ma questa volta
+andò proprio sulle furie, e tutta rossa in faccia corse a cercare suo
+fratello per dirgli di santa ragione il fatto suo. Il colpevole, il
+solito colpevole di questi furti domestici, era proprio don Cornelio;
+il quale, di tanto in tanto, in casa sua rubava; rubava la propria
+roba e con un’arte matricolata ch’era la disperazione della sorella.
+Ogni tanto eravamo a queste. C’era un povero, c’era un ammalato che
+non aveva da coprirsi..., don Cornelio aspettava che la sorella fosse
+uscita di casa, poi quatto quatto frugava per le stanze, apriva un
+armadio, forzava un cassettone, pigliava un qualche capo di vestiario,
+lo nascondeva sotto la veste, e via. — Ah, quel benedett’omo, quel
+benedett’omo! — esclamava Angelica quando se ne spassionava con
+qualche amica. — Me lo dicesse almeno! Della roba smessa, de’ cenci
+per i poveri in una casa ce n’è sempre... Ma signor no! Se c’è un capo
+novo si può esser sicuri che mi piglia proprio quello! E di tutto
+piglia; lenzuoli, coltroni, fino una materassa m’ha fatto sparire! — E
+pretendeva che una volta, nella fretta del rubare, il curato le avesse
+fatto sparire anche una cuffia, di cui però aveva dovuto indennizzarla
+con una nuova. La ramanzina questa volta fu delle più solenni, e non fu
+breve. Don Cornelio se la pigliò in silenzio, e senza scusarsi, come
+chi riconosce il proprio fallo.
+
+Ma siccome la ramanzina non aveva fatto riavere alla signora Angelica
+gli abiti scomparsi, così il temporale tirò innanzi, anche dopo quello
+scroscio, con un brontolìo sordo e che non finiva più. A togliere
+d’imbarazzo don Cornelio capitava, è vero, ogni minuto qualcuno; ma o
+eran de’ seccatori che venivano per scuriosirsi, o era il Valassina che
+tirandolo in disparte, aveva un qualche nuovo ammonimento da dargli sul
+modo di comportarsi e di parlare con donna Fulvia. Allora gli pareva
+meno male di rimandarli tutti in santa pace, con le buone e presto. Ma
+appena se n’erano andati tornava a sentir la voce della sorella che,
+in un canto della stanza nel preparargli la sacca, andava brontolando
+da sè, ma in tono di rimprovero per qualcuno: — Bella figura! andare a
+Milano coi calzoni usati, e col panciotto sfilacciato... bella figura!
+cosa diranno i Milanesi? — E don Cornelio, per confortarsi, brontolava
+da sè alla sua volta: “Quando metterò il piede sul predellino della
+vettura, oh! sarà un gran bel momento!„
+
+Ma fu meno bello anche quel momento. — Che soprattutto nessuno sappia
+l’ora della partenza! — aveva detto risolutamente don Cornelio; ma a
+vederlo partire c’era tutto il paese. Chi era venuto per dargli il buon
+viaggio, e per salutar Cristina; chi per curiosità, per vedere come si
+faceva a partir per Milano; chi per dargli una lettera da ricapitare;
+chi per dirgli di salutar qualcuno caso mai l’incontrasse per strada.
+C’era il sindaco, il Valassina, lo speziale, don Luigi, tutti insomma;
+non ci mancava che il dottore, perchè c’era in campagna un branco di
+pernici che stavan per partire anch’esse. Una parola bisognava pur
+risponderla a tutti; bisognava far coraggio a Cristina e alla sorella,
+che piangevan nell’andito della casa, e non si decidevano a passar la
+soglia: e bisognava anche darla a intendere a Ugolino, che non sapeva
+capacitarsi di dover restare a casa. Il momento della partenza durò
+quasi un’ora; e don Cornelio, da prima impaziente e poi rassegnato,
+andava dicendo tra sè e sè: “Quando sarò a dieci miglia da Orobio, oh
+quello sì sarà un gran bel momento!„
+
+Finalmente il legnetto partì. Il legnetto doveva fare un’ora di
+strada per condurre a una borgata da cui poi partiva la diligenza,
+che in tre o quattro ore, a seconda delle gambe dei cavalli e della
+sete del vetturino, arrivava allo sbocco della valle, dove c’era una
+stazione della strada di ferro. Quella prima oretta di viaggio in
+legno non passò male. Cristina s’era andata man mano rasserenando,
+e all’espressione piena di dolore di poco prima glien’era succeduta
+un’altra, ora pensierosa ora distratta, ora illuminata da qualche
+subito raggio di buon umore. Don Cornelio, contento in cuor suo che
+le cose andassero meno male di quello che aveva temuto, cercava a
+proposito di tutto d’attaccar discorso con Cristina dicendole il nome
+dei paeselli di cui eran sparse le falde dei monti, e raccontandole
+qualche storiella del passato, o qualcosuccia da ridere se ce n’era. E
+siccome, a furia di indicazioni e di buona volontà, si poteva scorgere
+da lontano un punto bianco, ch’era quel paesello dove aveva veduto
+nel 1859 il conte di Cavour, così, tanto per discorrere, raccontò
+anche a Cristina la sua famosa avventura, accompagnandola, in forma di
+soliloquio, con tutte quelle riflessioni ch’era andato mettendo insieme
+da quell’epoca in poi. — Se fosse ancora vivo quell’ometto!... oh,
+quest’era proprio la volta, poichè mi son messo in viaggio, che andavo
+a fargli visita! Scommetto che m’avrebbe riconosciuto!... L’ho qui
+tutto in mente il discorso che gli avrei voluto fare, a proposito anche
+di noi poveri preti, e certe cose che gli avrei voluto suggerire... a
+meno che non le avesse pensate prima lui, quell’ometto, e non le avesse
+anche fatte!...
+
+Anche Cristina dal canto suo viaggiava col pensiero, come don Cornelio,
+ma in tutt’altra direzione. Il cuore le si era messo a battere forte
+forte come s’era trovata in quel medesimo legnetto, e su quella
+medesima strada, dove aveva veduto partire, pochi giorni prima, Enrico.
+Le era parso subito di voler bene al legnetto, al vetturino, alla
+strada, e a tutto quello che si vedeva. Avrebbe voluto, di tanto in
+tanto, ripensare alla zia da cui era aspettata, e alla signora Angelica
+che aveva lasciata tutta in lacrime; ma il pensiero era inchiodato lì;
+e se pigliava il volo era per andarsene al bel paese smagliante di
+luce e di fiori, il paese fantastico d’un avvenire che la sua mente
+illuminava di presentimenti felici e di trepide speranze.
+
+Ma bisogna dire che in quei paesi Cristina ci fosse stata proprio
+ricondotta dal legnetto, perchè come l’ebbe lasciato, e si trovò nella
+diligenza, quell’espressione luminosa del suo viso si intorbidò, e a
+poco a poco scomparve sotto un velo fitto di malinconia. Don Cornelio
+se ne accorse, e avrebbe voluto ricorrere da capo alla parlantina
+a cui dava tutto il merito se le cose erano andate bene fin lì. Ma
+questa volta c’era un ostacolo. Nella diligenza erano entrati due altri
+personaggi, che noi già conosciamo, don Innocente e don Prospero:
+e il nostro curato che non aveva voglia in quel momento d’attaccar
+discorso con loro, e di dover rispondere a chi sa quante domande, dopo
+averli salutati e dopo aver scambiata qualche parola, s’era messo a
+legger l’uffizio. Don Innocente e don Prospero, pieni di curiosità,
+avevano continuato per un poco a guardare ora il curato, ora Cristina,
+scambiandosi delle occhiate d’intelligenza tra loro; poi s’eran messi
+a discorrere sotto voce dei loro affarucci. Don Prospero parlava d’un
+contratto che andava a fare per l’osteria del _Pomo d’Oro_; poi faceva
+a don Innocente delle riflessioni sul palato dell’_avventore_; e gli
+raccontava la storia d’un vino che aveva preso il forte, il torbido
+e la muffa, tutt’insieme, ma che lui aveva medicato così bene che
+l’_avventore_ se l’era bevuto fino all’ultimo bicchiere, e con che
+gusto! Un affarone! Don Innocente ascoltava l’amico con compiacenza, e
+approvava tutto con la solita compunzione; diceva d’esser venuto con
+gran piacere per fargli compagnia, per prendere una boccata d’aria...
+— “e per fare, se gli capitasse, una partita alle bocce in quattro„ —
+soggiungeva forse don Prospero in cuor suo.
+
+Don Cornelio avrebbe lasciato andare innanzi le cose per un pezzo così;
+ma con la coda dell’occhio vedeva Cristina che tutta rincantucciata
+si faceva sempre più malinconica, e pareva presa da un grande
+accasciamento. Ripensò al rimedio della parlantina che gli pareva
+diventasse urgente oramai; chiuse il breviario, e si guardò intorno
+cercando un qualche pretesto per attaccar discorso. Intanto a Cristina
+gli occhi s’eran fatti rossi rossi, e le scendevano de’ grossi
+goccioloni sul grembo. Don Cornelio allora non potè più tenersi, fece
+un ultimo sforzo, e dopo aver guardato dagli sportelli all’ingiro per
+la campagna diede a un tratto in una tal risata che fece spalancar gli
+occhi de’ suoi compagni di viaggio, e gli attirò più domande che non
+gliene occorressero. La conversazione così fu in un subito avviata.
+
+— È a quella svolta, nevvero, che si va alle Cascine Vecchie? — prese a
+dire don Cornelio, e continuava a ridere.
+
+— Per l’appunto, — rispose don Prospero. — Ma... eh, eh! ce n’è della
+strada per arrivarci!
+
+— Lo so, lo so... ma che vuole, tutto ciò che mi rammenta le Cascine
+Vecchie mi fa subito ripensare alla mia famosa avventura. L’avranno ben
+risaputa anche loro la mia avventura del croato! Come? no?
+
+— Ma sì, ma sì... — riprese don Prospero. — Mi pare bene d’averla
+sentita raccontare... un gran pezzo fa....
+
+— Eh, sicuro, son passati.... Misericordia! quanti anni.
+
+— A ogni modo me la dica... che forse la rammento.
+
+— La vogliono sentire?... Eh, per quel che s’ha a fare! e poi con
+le chiacchiere s’accorcia la strada.... Stammi a sentire anche tu,
+Cristina, ma poi non darmi la baia veh! come hanno fatto per un pezzo
+mia sorella e i miei amici d’una volta. Dunque... eravamo nel 1848,
+sulla fine di marzo, precisamente in quei giorni in cui gli Austriaci
+facevan fagotto, e alzavano i tacchi in fretta e in furia, cacciati a
+schioppettate dalle città, e inseguiti coi forchetti nei villaggi...
+quando, s’intende, capitavano in pochi e sbandati. Qualche giorno
+prima di partire come cappellano coi volontari della valle, ero venuto
+appunto fino alle Cascine Vecchie con qualche curato dei dintorni e
+con qualche prete, dei quali, poveretti! non ce n’è più uno al mondo.
+S’era venuti in tutta fretta insieme a dei signori della città, anzi
+nelle loro carrozze, essendosi risaputo che c’eran dei prigionieri
+e dei feriti per le strade e nelle stalle de’ contadini. — “Ora che
+il barbaro è sconfitto per sempre„ come si diceva in allora “guai
+a chi gli torce un capello!„ — Arriviamo alle Cascine Vecchie, e
+cosa vediamo? In un capannone, su poca paglia, stavan dieci o dodici
+poveri feriti, boemi quasi tutti, languenti, assetati, che facevan
+pietà; e sulla strada, in mezzo a uno sciame di contadini, alcuni
+prigionieri legati come salami. — “Oibò, legati a quel modo!„ gridò
+subito un signore ch’era con noi “Il prigioniero è sacro per il
+crociato italiano!... Ehi, mamelucchi, _volere mangiare?_... Qua, con
+me, andiamo dal fornaio... e viva Pio nono!„ — I feriti furon messi
+con gran cura nelle carrozze. — “_Io star ungherese_,„ gridavano tutti
+questi poveri diavoli. — Andate là, andate là — si rispondeva loro;
+— l’italiano libero e indipendente non fa distinzione tra i poveri
+feriti!„ — In poco tempo furon tutti medicati alla meglio, rifocillati,
+e condotti via; a eccezione però d’un povero croato, lungo come un
+campanile, brutto come un demonio....
+
+— Eh, demonio, poteva anche esserlo — disse tra i denti don Innocente.
+
+— Nessuno lo volle. Era ferito a una mano, non gravemente, ma aveva
+la cera cupa e malinconica più di tutti. Non rispondeva, non chiedeva
+nulla. Povero diavolaccio! Ne ebbi una gran compassione, e dissi: me
+lo prendo io. Fu un affar difficile sulle prime a addomesticarlo; non
+voleva lasciar vedere la ferita, non voleva bere, non voleva mangiare.
+Gli diedi un sigaro dicendogli pipa, per farmi capire, ma mi rispose
+con un grugnito. Allora levai di tasca qualche soldo, e glieli misi
+sotto il muso gridando forte: kreuzer, kreuzer; cominciò a capire, e se
+li prese. Insomma a poco a poco, e con una gran pazienza, lo persuasi
+che nessuno gli avrebbe fatto del male, che l’avrei fatto guarire, e
+che venisse di buon animo con me. Gli altri intanto eran partiti, ed io
+ero rimasto solo. Eccomi dunque in strada col mio croato, e a braccetto
+per di più, perchè il poveraccio pareva molto stracco. Per condurlo in
+città, allo spedale, ci volevano, a camminar piano, un par d’orette. Si
+va, si va... e dopo mezz’ora incomincia a piovere. Affretto il passo,
+e piglio traverso la campagna le scorciatoie; ma eravamo al tramonto,
+il cielo si faceva sempre più buio, e la pioggia più fitta. Non avevo
+ombrello, e presto eccoci, io e il mio _padre compagno_, bagnati,
+inzuppati, che ci si poteva spremere come due spugne. Quando Dio volle,
+trovammo un capannone per ricoverarci. Vi entrammo; e lì cominciai
+a scuotermi l’acqua di dosso, levandomi il cappello, il soprabito e
+l’abito per farli asciugare: altrettanto, a quanto mi parve, si mise
+a fare il mio compagno, del quale ciò che vedevo meglio, in quella
+mezza oscurità, eran due occhiacci che mi guardavano fissi e che
+scintillavano come quelli d’un gatto.
+
+— Il demonio, il demonio! — borbottava tra sè don Innocente.
+
+— Quando a un tratto... dopo avere, per un minuto solo, voltate le
+spalle agli occhiacci, cosa vedo? vedo l’amico che pian piano se ne
+va coi miei abiti sotto il braccio. In un salto gli sono addosso...
+l’afferro appena fuori del capannone... ricevo uno spintone, e anche
+un buon pugno... Sdrucciolo, vado colle gambe all’aria... e lui via,
+gridando: _paga Pio Nono!_
+
+— L’ho detto io! era proprio il demonio! — esclamò don Innocente
+spaventato.
+
+— Ma c’è di più, c’è di più, state a sentire! — diceva don Prospero, il
+quale aveva già fatto capire di ricordarsi ora perfettamente di tutti i
+particolari di quella storia.
+
+— Mi rialzo, gli corro dietro... eh, sì, lo prenda chi può!... Povero
+don Cornelio!... Rientro nel capannone, mi guardo intorno con l’aiuto
+d’un fiammifero, e al posto dei miei vestiti ci trovo... il cappotto, e
+il berretto del croato!... Avessi almeno avuto il cappello da prete, il
+mio nicchio! ma quella mattina m’ero messo un cappello a cencio. Oh, mi
+sarebbe piaciuto vederlo il croato col nicchio!
+
+Cristina cominciava a ridere.
+
+— Intanto s’era fatto notte, tirava un ventaccio freddo, pioveva
+dirottamente, a diluvio... ero in maniche di camicia....
+
+— E allora? — domandò Cristina.
+
+— Allora... infilo il cappotto... e bisognava vedermi, un’ora dopo,
+rientrare in casa (fortuna che abitavo fuori di città!) quatto quatto,
+dalla parte dell’orto, vestito da croato!... Bisognava vedere in
+quel momento mia sorella, e un mio amico, un burlone per di più, che
+m’aspettavano!... L’avventura fu risaputa, e si pensi che ridere, che
+ridere se ne fece!
+
+Don Cornelio rideva di nuovo, e tanto più di gusto perchè anche
+Cristina dava in scoppi di risa schietti, lunghi, che facevano in quel
+momento il più bel contrasto sulle sue gote pallide e ancor lucide
+per le lacrimucce di prima. Don Prospero, che non solo si rammentava
+dell’avventura narrata da don Cornelio, ma pretendeva di saperla anche
+meglio di lui, s’era messo a correggerla e a completarla con delle
+varianti udite al _Pomo d’Oro_, e delle quali rideva rumorosamente
+per proprio conto. Don Innocente, che aveva ascoltata la narrazione
+torcendo la bocca, ma facendole poi fare un sorriso stentato quando i
+suoi occhi si incontravano in quelli di don Cornelio, ora, tanto per
+prender parte alla conversazione anche lui, concludeva col dire che il
+caso non era nuovo, ma che con un buon esorcismo, come lo insegna il
+padre Candido Brugnolo, il croato avrebbe forse potuto fuggire... ma
+con gli abiti da prete, no di certo.
+
+La diligenza si fermò. Don Prospero e don Innocente erano arrivati al
+paesello a cui eran diretti, e, salutati quelli che rimanevano, scesero
+a far nuovi saluti a un omaccione grosso e paffuto che veniva loro
+incontro dalla soglia d’una bettoluccia. Pochi minuti dopo la diligenza
+tirò innanzi; e tirò innanzi anche don Cornelio con la parlantina
+che gli era riuscita così bene fin lì; tirò innanzi più che potè,
+cercando con qualche nuova barzelletta di tener vivo il buon umore di
+Cristina, finchè la diligenza arrivò in capo alla valle dove c’era
+la stazione della strada di ferro. Quelle ore passate tra le scosse
+e i rimbalzi della diligenza, viaggiando di fianco, e su cuscini che
+parevano imbottiti di piuoli, dovevano pur lasciare a Cristina e a don
+Cornelio una cara memoria. Le ricordarono per un pezzo quelle ore! E
+don Cornelio non ne trovò più, per fare una buona risata schietta e di
+gusto.
+
+In vagone fu una tutt’altra cosa. Ci si stava a zeppo; tutte facce
+nuove; e i nostri due viaggiatori si sedettero accanto, un poco
+impacciati e in soggezione sotto gli occhi di quei loro vicini che
+li fissavano, e che tutti, con l’eguale curiosità e con l’eguale
+espressione sciocca, non ristavano dal contemplare il prete di campagna
+e la bella fanciulla. Rimasero così rincantucciati e silenziosi per un
+paio d’ore fino a Milano. A quei curiosi però non badarono a lungo,
+perchè il filo dei vecchi pensieri venne presto a ricondurli tutt’e
+due ben lontani di lì. Cristina aveva ritrovato il filo dei pensieri
+ridenti, delle vaghe speranze, e di quei sogni che ricomparivano e
+sfumavano per ripigliar nuove forme, come nuvolette dorate. A don
+Cornelio invece era accaduto l’opposto; e sulla sua faccia allegra di
+poco prima eran comparse ora certe rughe che gli si vedevano soltanto
+quando aveva qualche pensiero che gli dava fastidio. La sua mente
+infatti era tutta concentrata in quel momento in un pensiero molesto;
+un pensiero che in quei giorni gli era venuto innanzi più volte, ma
+che l’aveva sempre rimandato perchè per i pensieri molesti, diceva,
+c’è tempo d’avanzo. Ma ora gli era parso che fosse proprio arrivato
+il momento di fermarcisi sopra. Don Cornelio pensava a quella signora
+a cui doveva presentarsi il giorno dopo; a quella signora cui doveva
+affidar Cristina, e dalla quale ne doveva dipendere l’avvenire, il
+destino. Richiamava nella sua memoria quel poco che il conte Maurizio
+gliene aveva detto, e quel di più ch’egli ne aveva pensato, vedendo
+l’amico suo rannuvolarsi ogni volta che si veniva su quel discorso, e
+passar volentieri a parlar d’altro. Si ricordava che il conte Maurizio
+e donna Fulvia, sua sorella, da un gran pezzo non si vedevan più,
+non si scrivevano più; sapeva che tra loro non c’era buon sangue,
+ch’eran d’indole diversa, che non l’avevano mai pensata a un modo,
+che i tempi e gli avvenimenti stessi gli avevano divisi sempre più;
+sapeva finalmente che una volta c’eran stati tra loro de’ grossi
+guai, e che in allora donna Fulvia aveva lanciato contro il fratello
+la sua scomunica maggiore, dichiarando che non l’avrebbe voluto mai
+più rivedere. “Ed è proprio a quella signora„ pensava don Cornelio
+nel riandare questi ricordi “ch’io vado ora ad affidare la figlia del
+conte Maurizio!... Ma già sfido io a far diversamente; anzi, è una
+provvidenza, questa, venuta proprio dal Cielo. E poi, che Cristina
+dovesse partir per Milano subito subito, è stata la prima condizione
+dettami dal signor Valassina... e con quale abbondanza di verbi
+imperativi!... Quel signor Valassina, che nessuno mi senta, non m’è
+piaciuto proprio punto. Potrebbe anche darsi che quel tanto di mala
+grazia melata, ch’era un gusto a sentirlo, ce l’abbia messa del suo.
+Oh, lo scommetterei! perchè poi donna Fulvia se fa una così buona
+azione dev’essere anche una brava signora!... I suoi torti, e grossi,
+li deve aver avuti.... non ne posso dubitare; ma chi sa? a quest’ora si
+è pentita, e li vuol riparare. Questioni di puntiglio... questioni di
+carattere....„ E qui don Cornelio si accorse di aver toccato un cattivo
+tasto, e si fece pensieroso più di prima. “Il carattere!„ riprese poi
+tra sè e sè, dopo una lunga pausa. “Ti par cosa da poco il carattere?
+Certi caratteracci, per esempio, a doverseli godere, e peggio ancora
+a doverci star sotto.... Un carattere, per venire al caso nostro, col
+quale il conte Maurizio, che era tanto buono, non aveva mai potuto
+intendersela neanche da lontano, dev’essere un carattere... sul fare
+di quello del mio croato che a fargli del bene rispondeva a pugni....
+Povera Cristina!... Oh, ma cosa vado io mai a fantasticare! Perchè
+s’ha proprio da pensare al peggio? perchè rodersi l’anima fuor di
+ragione, senza costrutto, senza un motivo... come fa il nostro sindaco,
+tal quale... io che lo canzono sempre! Andiamo, andiamo... bando ai
+cattivi giudizi, e non pensiamo male del prossimo!... Che soprattutto
+poi Cristina non mi veda con la faccia scura, in questo momento;
+sarebbe capace di darmi in uno scoppio di pianto, qui, in mezzo a tutta
+questa gente... Non ci mancherebbe altro! Mi sta forse osservando...
+misericordia!„ E mandò a Cristina un’occhiata alla sfuggita.
+
+Cristina dormiva tranquillamente.
+
+“Oh beata gioventù!„ esclamò in cuor suo don Cornelio rasserenandosi.
+
+
+
+
+VII.
+
+
+Tra le istruzioni che il signor Valassina aveva date a don Cornelio,
+c’era anche quella di non condurre Cristina dalla zia la sera stessa
+dell’arrivo a Milano, perchè di sera donna Fulvia teneva conversazione.
+Doveva condurgliela il giorno seguente, a suo piacimento, purchè non
+fosse dopo il mezzogiorno, nè prima delle undici di mattina. Don
+Cornelio che voleva ripartire subito per la sua Cura, non era stato
+malcontento in cuor suo d’aver qualche ora per una giratina in città.
+Da quanti anni non vedeva Milano! C’era passato, l’ultima volta,
+tornando dal Piemonte in una giornata d’autunno del 1848. Che brutte
+giornate eran quelle! Com’era squallida e desolata Milano! La piazza
+d’armi era tutto un accampamento; sui bastioni non si vedevano che
+carriaggi, artiglierie, e barconi per ponti; nei giardini pubblici
+accampava un reggimento d’ussari; e nelle piazze o nelle corti di
+qualche palazzo abbandonato, drappelli di croati dormivan sulla paglia,
+o facevano il rancio....
+
+Figuriamoci ora come gli allargasse il cuore quel Milano senza croati!
+Aveva poi una gran curiosità di vedere gli abbellimenti e le cose
+nuove che s’eran fatte negli ultimi anni; abbellimenti e novità di cui
+aveva letto delle ampollose descrizioni su un giornale del capoluogo
+della sua provincia; un giornale che per fare la guerra al sindaco
+gli buttava in faccia ogni mattina le maraviglie di Milano. L’avrebbe
+fatto spianare Milano, quel sindaco! E dire che ogni tanto aveva dovuto
+mandare ai milanesi indirizzi e complimenti.
+
+Ecco dunque, di buon mattino, don Cornelio e Cristina in giro per
+Milano, ora fermandosi a bocca aperta, ora smarrendo la strada e
+domandando timidamente qualche indicazione a chi passava.
+
+Don Cornelio, per prima cosa, volle vedere la statua di Cavour,
+del suo amico Cavour, e rimase a contemplarla più che potè. “Un
+poco ingrossato, ma è lui!„ esclamava. “Con una carta in mano...
+proprio tal quale l’ho veduto quella mattina. Allora però aveva gli
+occhiali.... Eh! se ci fosse ancora! quest’è la volta ch’egli rivedeva
+il curato d’Orobio!„ Stette in contemplazione più che potè, ma il
+tempo incalzava; e voleva pur dare una capatina in Duomo, e vedere la
+Galleria.
+
+Ma lasciamoli girare in pace; e intanto che don Cornelio e Cristina
+fanno venir l’ora della visita, andiamoci prima noi da donna Fulvia,
+per vederla e per dirne qualcosa di più di quel che ne sapesse don
+Cornelio.
+
+Donna Fulvia, bisogna dirlo per sua giustificazione, era nata il giorno
+della battaglia di Waterloo. In quel giorno le Grazie atterrite da
+Marte non avevano potuto evidentemente occuparsi di lei; ed essa era
+venuta al mondo senza alcuno dei loro doni.
+
+Sua madre aveva avuto un bel predicare che la bellezza d’una fanciulla
+non consiste nelle forme più o meno aggraziate, o peggio ancora
+in un bel visetto, e che il bel viso non è la bellezza _vera_, ma
+un qualcosa di pericoloso, un qualcosa da fuggire. I giovanotti
+fuggivano, ma da sua figlia; preferivano la bellezza _falsa_, e Fulvia
+rimaneva senza marito. Questa diversità di opinioni aveva finito col
+lasciare nell’animo di Fulvia una viva amarezza, seguita poi da una
+rassegnazione astiosa, e dal disprezzo affettato per le gioie di questo
+mondo. Tutto ciò non era proprio fatto per darle in compenso quel dono
+di cui aveva tanto bisogno, il dono della gentilezza e della bontà. Un
+breve momento di serenità e di speranza lo ebbe nel quarantotto. Fulvia
+in allora aveva passata la trentina, ma i tempi erano così promettenti!
+Quell’amplesso universale, quella fraternità, diedero anche a lei un
+momento di fede in tempi migliori. Fece coccarde, fece fila pei feriti,
+fece cartucce; fu tutto inutile. Fratelli sì, ma mariti no. Dopo questo
+nuovo disinganno anche il malumore e la mala grazia fecero una nuova
+tappa; le comparve una prima grinza in viso, e quelle dell’animo non si
+contarono più.
+
+Fu poco dopo, che Fulvia incominciò a bisticciarsi anche col fratello
+Maurizio, mettendosi contro di lui che si ostinava a restar esule e a
+cospirare. La madre, la vecchia contessa, accigliata e severa forse
+fin dalle fasce, era compresa di orrore a veder suo figlio nella
+rivoluzione, tanto più quando la rivoluzione era vinta; e gli intimava
+ogni giorno un pronto ritorno a casa, e una pronta disillusione
+del passato. Fulvia intervenne in quel dissidio non coll’ulivo, ma
+con l’aceto. Si unì di rinforzo alla madre nei rimproveri e nelle
+maledizioni; pensò di guarire il fratello di quel malaccio dell’amor
+patrio, con una cura regolare di sarcasmi; e in punto a quella gran
+lotta che aveva sconvolto da poco mezza l’Europa, dichiarò, in quanto a
+lei, la propria alleanza definitiva coi vincitori. E figuriamoci se non
+doveva esser così! Intanto che trionfavano da capo tutte quelle cause
+perse di poco prima, trionfò anche la sua. Fulvia trovò marito. Quelli
+dunque eran davvero i tempi migliori, i tempi delle cause giuste! Il
+marito era un vedovo alquanto vecchino, brutto, e co’ suoi acciacchi,
+ma ricco; codino poi quanto ci voleva per rapire i due cuori in una
+volta, quello della figlia e quello della madre.
+
+Questo marito si chiamava semplicemente il signor Sacchi; ma Fulvia
+continuò a farsi chiamare _donna_ Fulvia, e a non veder di malocchio
+che i suoi dipendenti la chiamassero, come prima, la contessina. Al
+diminutivo non badava in contemplazione del sostantivo. Neanche il
+signor Sacchi non era fatto per insegnar con l’esempio la tolleranza
+delle opinioni o la dolcezza del carattere. Le sue opinioni erano, come
+il baverone del suo soprabito, inaccessibili a qualsiasi novità: il
+suo carattere era duro come il cravattone in cui pareva affogato; e la
+sua vita era compassata e precisa come la sua parrucchina. Fulvia lo
+circondò del proprio rispetto e del proprio gradimento. Persuasa che
+gli affetti per esser veri dovevano esser rigidi, si persuase che il
+suo matrimonio era una perfezione. Convinta che bisognava uniformarsi
+alla volontà del marito, specialmente quando questa era anche la
+propria, fu del parere che in casa Sacchi non ci fosse nulla nè da
+togliere nè da aggiungere. Così incominciò la vita coniugale di donna
+Fulvia, e così continuò, finchè lo permisero gli avvenimenti, senza che
+vi fosse mutato un ette mai. Questa vita metodica, uniforme, che si
+conduceva in casa Sacchi si aggirava essenzialmente sopra tre perni:
+su un po’ d’opere, cioè, di beneficenza e di pietà, passate al vaglio
+di donna Fulvia; su una conversazione serale di ecclesiastici e di
+uomini di sussiego, passati al vaglio del signor Sacchi; e su una buona
+tavola, passata al vaglio di ambedue.
+
+Gli avvenimenti, che senza mutare di troppo la vita di donna Fulvia ne
+incresparono a intervalli la superficie dal giorno del suo matrimonio
+a quello in cui la vedremo noi, furono la morte di sua madre, la
+nascita d’una figlia e le sue nozze vent’anni dopo; poi la morte del
+signor Sacchi. Ora le era capitata la morte del fratello, che era una
+increspatura maggiore delle altre per aver dovuto chiamar Cristina.
+
+Alla morte del signor Sacchi, avvenuta già da parecchi anni, si poteva
+supporre che donna Fulvia concedesse un po’ di vacanza alla propria
+rigidezza. Ma fu tutt’altro; si fece rigida e angolosa per due.
+Raddoppiò, è vero, anche le opere buone; ed anzi come ebbe maritata
+la figlia, si diede tutta all’amor del prossimo, ma ad un amore che
+pungeva da tutte le parti. Si sarebbe detto che amare il prossimo fosse
+per lei una mortificazione come il digiunare.
+
+Le sue beneficenze erano molte, ma eran quelle che andavano
+rigorosamente a’ versi a lei. Anche i casi pietosi e le sventure
+dovevano essere di suo gusto; e se non lo erano, c’era da buscarsi
+una strapazzata a parlarne. Un errore del cuore la faceva montar su
+tutte le furie; un caso troppo commovente non lo voleva ascoltare;
+una disgrazia d’un genere nuovo non la ammetteva perchè superflua;
+una disgrazia non pensata da lei la riteneva impossibile. Ma se le
+beneficenze eran di suo gusto e le disgrazie di suo gradimento,
+allora principiava in lei lo zelo per il prossimo. Allora era tutta
+in faccende; promoveva collette, patronati, associazioni, opere pie;
+vuotava la borsa e visitava anche in persona i suoi afflitti e i suoi
+poverelli, ma soprattutto quando aveva una qualche lavata di capo da
+dare. La lavata di capo le pareva il condimento indispensabile della
+beneficenza. La vita di donna Fulvia, insomma, era tutta piena di opere
+caritatevoli; ma non era raro il caso che qualcuno esclamasse: oh se
+donna Fulvia fosse un po’ meno benefica!
+
+Un contrapposto completo di donna Fulvia era stato appunto suo fratello
+il conte Maurizio. La bontà era per lui un culto, l’indulgenza un
+dovere. Entusiasta del bene e d’ogni progresso, pieno d’una fede
+vaga nell’umanità, non c’erano inganni, o disinganni in cui fosse
+cascato, che avessero potuto scuotere la fermezza dolce e calma de’
+suoi sentimenti. Il conte Maurizio non aveva fatto che sognare i tempi
+nuovi; e ogni sua gioia era nell’averli veduti; mentre donna Fulvia
+s’era messa a due mani per tenerli indietro, e non c’era riuscita. Per
+l’uno sarebbe stata una gran colpa il non averci, potendolo, avuto
+parte; per l’altra era un gran colpevole chi solamente gli aveva
+desiderati.
+
+Fermi e entusiasti ambedue, lui dolcemente, e lei duramente, non eran
+fatti per dimenticare mai nulla del passato, e per dirsi: “finiamola
+una buona volta.„ Quegli stessi avvenimenti domestici, dolorosi o
+lieti, che in casi simili sono spesso le occasioni del riconciliarsi,
+per loro due eran stati causa di nuovi urti e di nuovi dissapori.
+
+Da moltissimi anni non si vedevano più. Il conte Maurizio se ne
+crucciava, e sperava sempre che la luce dei nuovi tempi sarebbe
+penetrata anche nell’anima della sorella. Donna Fulvia aveva messo il
+cuore in pace; di suo fratello non voleva più sentir parlare, e tutt’al
+più lo raccomandava nelle proprie orazioni insieme ai traviati e ai
+naviganti in mare.
+
+Ora pur troppo, non le mancava più che di raccomandarlo coi poveri
+morti. Bisogna però dire che questa volta avesse capito che oltre di
+ciò, le rimanesse qualch’altra cosa da fare. C’era stata infatti la
+risoluzione di puntellare il patrimonio sfasciato del fratello, c’era
+stato l’invio del signor Valassina a Orobio, e la pronta chiamata di
+Cristina. “Questi son fatti, e sono una brava riparazione!„ concludeva
+tra sè don Cornelio, il quale intanto che girondolava per Milano, o
+guardava in su alle aguglie del Duomo, pensava continuamente alla
+visita che doveva fare tra poco a donna Fulvia. “Di puntigli e di
+ripicchi è pieno il mondo, ma poi vengono le disgrazie a darci di
+frego!... Però son proprio curioso di vederla questa signora zia...
+sebbene me la immagini... aspretta sì, ma nel fondo buona. L’umore,
+c’è da aspettarselo, non sarà dei più facili. Benedetto affare questo
+dell’umore! L’umor nero, imbroncito, che secca tanto a tutti, dovrebbe
+seccare anche a chi lo ha. Ma nossignori! C’è chi se lo tien di conto,
+e che ci gode!„
+
+L’affar dell’umore era l’ultimo punto scuro, l’ultimo dubbio che
+rimanesse a don Cornelio, per cui gli parve dover suo di dare a
+Cristina qualche ammaestramento sugli umori diversi della gente di
+questo mondo. E lo fece come furon tornati alla locanda, prima di
+avviarsi alla casa di donna Fulvia, non avendo voluto disturbare,
+durante la passeggiata, l’ammirazione di Cristina per le belle cose,
+tutte nuove per lei, che andava vedendo, e che le facevano esclamare ad
+ogni passo: oh mi par proprio di veder le scene d’una lanterna magica!
+
+— La t’è piaciuta la lanterna magica? Belle, nevvero, quelle scene!...
+Ora poi col diventar milanese, ne vedrai anche le figurine. Ma a queste
+poi ci dovrai guardare con attenzione, con prudenza, con giudizio,
+perchè quando si dice gente nuova, si dice umori nuovi, e se le
+persone son cento, son cento gli umori.... — Così don Cornelio un po’
+scherzando, e un po’ sul serio, avviò quel discorso che gli premeva
+tanto, sugli umori del prossimo, tenendo a buon conto un po’ foschi i
+colori per tornare a Orobio senza rimorsi. Avrebbe voluto anche darle
+qualche altro avvertimento; avrebbe voluto, insomma, far le parti di
+un padre, e pigliare il posto del povero amico che sentiva rivivere in
+quel momento nel suo cuore; ma certi avvertimenti, certi consigli che
+gli venivan sulle labbra lo facevan titubare, e quasi arrossire. Non si
+sentì risoluto che nel richiamare ancora una volta a Cristina, a modo
+di conclusione, il grande benefizio che le faceva donna Fulvia.
+
+— Insomma... insomma, tu hai dei grandi doveri verso la zia, e
+lascia che te li ricordi ancora una volta. Pensa dunque a tutto il
+benefizio che la zia sta per fare a te, al nome di tuo padre, e al
+nostro paesello, al quale, non è vero? vogliamo tutt’e due tanto bene!
+Pensaci sempre... non dimenticartelo mai! Che se poi la zia... si sa, è
+innanzi negli anni... avrà le sue idee, le sue ubbie, sarà forse d’umor
+difficile... Ebbene cos’è mai?
+
+— Oh nulla, nulla — interruppe Cristina che incominciava a intenerirsi.
+
+— Dunque... se anche ci fosse della pazienza da esercitare, o un
+qualche sacrifizio da compiere....
+
+— Oh, lo giuro, lo giuro! lo compirò.
+
+— Così va bene! brava figliola, siamo intesi; torno a casa contento con
+la tua promessa, e non parliamone più.
+
+— Le scriverò, don Cornelio....
+
+— Ma sicuro! e io ti scriverò tutte le notizie di Orobio; oh vedrai che
+letteroni!
+
+— Con le notizie di tutti, nevvero?
+
+— E poi ci vedremo presto.
+
+— Oh crede che la zia mi condurrà presto a Orobio?
+
+— Credo di sì, a quanto ho saputo dal signor Valassina. Ma poi lascia
+fare a me, ne parlo subito con la zia, e me lo faccio promettere. Va
+bene? Oh sentirai.... E ora andiamo.
+
+— Mi saluti, tanto tanto, la signora Angelica; le dica che le mando
+ancora tanti baci. E mi mandi le nuove di tutti... di tutti... anche
+di....
+
+— Anche d’_Ugolino_? sicuro povero _Ugolino_...!
+
+Veramente Cristina voleva dir tutt’altro; ma fu contenta anch’essa,
+come don Cornelio, di sviare la commozione coi saluti per _Ugolino_.
+
+— Misericordia, è passato il mezzogiorno! — esclamò don Cornelio dopo
+aver guardato l’orologio. — E il signor Valassina che m’aveva tanto
+raccomandato...! Andiamo, andiamo Cristina.
+
+Scesero di corsa nella corte della locanda, e fatta venire una
+cittadina, don Cornelio disse al cocchiere il nome di una strada e il
+numero d’una porta; poi si raccomandò alla sua buona grazia perchè ve
+li conducesse in fretta. Per arrivare alla casa di donna Fulvia, ch’era
+in una strada vecchia e tranquilla d’un quartiere remoto, ci volle un
+buon quarto d’ora: don Cornelio ebbe quindi il tempo di pensare a un
+complimentuccio, e Cristina di ritornare sull’argomento delle lettere,
+e di pronunziare il nome d’Enrico.
+
+
+
+
+VIII.
+
+
+— Il portinaio le ha lasciato far le scale senza dirle nulla? —
+domandò a don Cornelio un vecchio servitore venuto a aprirgli l’uscio
+dell’anticamera.
+
+— Sì, mi ha detto che donna Fulvia a quest’ora non riceve visite, e
+veramente lo sapevo; ma siccome poi m’ha anche detto che è in casa....
+
+— È in casa, ma non c’è, — rispose con gravità il servitore.
+
+Don Cornelio non capì, ma non osò confessare la propria ignoranza.
+Poi fattosi coraggio riprese: — L’affare è..., che vengo da lontano
+appositamente chiamato da donna Fulvia. Anzi mi faccia il piacere di
+dire alla signora che c’è qui il curato d’Orobio, con la nipote.
+
+— Ah! ho capito; e com’è così, venga pure innanzi, — disse il servitore
+guardando il curato e Cristina con una certa curiosità. — Vado ad
+annunziarli. S’accomodi intanto signor curato.... si accomodino.
+
+Don Cornelio e Cristina sedettero su una cassapanca, sulla cui
+spalliera c’era dipinto lo stemma di casa Orsenigo; e rimasero ad
+aspettare, guardando intanto all’ingiro per l’ampio stanzone, e facendo
+tra loro qualche chiacchiera sottovoce. A un tratto videro aprirsi
+un uscio, e si levarono in piedi tutt’e due. Entrò, tutto solo, un
+cagnolino inglese, dal pelo lungo, grassotto e serio, facendo col
+passo lento e stentato dei piccoli giri come se cercasse qualcosa, e
+mandando traverso i peli, che gli coprivan gli occhi, qualche occhiata
+ai due forestieri. Cristina fece una risata, e don Cornelio chiamò quel
+personaggio con un pst e con un nome di fantasia. Il cagnolino diede
+una brontolata, come dire che non permetteva scherzi; e senza voltarsi
+se ne andò dall’uscio da cui era venuto.
+
+Ci fu una seconda pausa, non breve, ma senza avvenimenti. Finalmente
+s’aprì un uscio di nuovo, e questa volta comparve una persona che
+per l’età, per il vestito, ch’era severo ma non senza una certa
+pretensione, e pel contegno che voleva esser dignitoso, c’era, per chi
+veniva da Orobio, da pigliarla sulle prime per donna Fulvia. Ma non era
+invece che la sua cameriera; e dietro a lei era ricomparso il cagnetto
+inglese, il quale senza scostarsele dai lembi del vestito, fissava
+questa volta i due forestieri con quella audacia che danno le forti
+protezioni.
+
+— Dunque loro sono... il signor curato, e la nipote della mia
+padrona... — cominciò a dire la cameriera. — Male, male, venire a
+quest’ora. Dopo mezzogiorno donna Fulvia non riceve che qualche
+personaggio di riguardo che non voglia venire nelle ore delle visite.
+Adesso, per esempio, c’è don Felice, anzi il padre Felice, come si
+dovrebbe dire.... Per le visite fuor dell’ordinario, e per la gente
+di campagna, che pur ce ne abbiamo, non c’è, diremo così, che un’ora
+rubata.... e cioè dopo la colazione fino a mezzogiorno. Basta....
+basta, donna Fulvia le fa dire, per mezzo mio di aspettare un momento.
+E intanto la signorina venga con me, perchè c’è la marchesina Bianca,
+la figlia della mia signora, la quale desidera vederla subito. Venga
+con me signorina.... Silenzio lei, signora _Fleurette_, non me ne
+faccia delle sue. — Queste ultime parole erano per il cagnetto, o a
+dir meglio per la cagnetta, la quale vedendo muoversi i due forestieri
+aveva cominciato a modo suo un rabbuffo. — Il signor curato — continuò
+la cameriera, — può venir nel salotto, e s’accomodi pure, finchè la
+signora lo farà chiamare.
+
+Don Cornelio un poco impacciato, non seppe far altro che rispondere:
+— Benissimo, benissimo — e lasciarsi condurre nel salotto dicendo a
+Cristina: — Va pure, ci saluteremo dopo. — Cristina diede un’ultima
+occhiata a don Cornelio coi suoi due grand’occhi celesti che s’eran
+fatti improvvisamente gonfi e rossi; e, senza poter proferire una
+parola, se ne andò, seguendo la cameriera.
+
+Il salotto dov’era rimasto don Cornelio era quello in cui donna Fulvia
+riceveva le visite una volta la settimana. L’aveva addobbato il signor
+Sacchi all’epoca del suo primo matrimonio, e da cinquant’anni non c’era
+stato mutato nulla, neanche il posto d’una seggiola. Tutto quello che
+ci si vedeva era collocato in bell’ordine e in simmetria: se su un
+tavolino, alla destra, c’era un vasetto con accanto una strenna, c’eran
+pure a sinistra equidistanti il vasetto e la strenna. Le seggiole
+con le spalliere piccole, riquadrate e coperte d’un damasco giallo,
+impallidito nell’ozio, eran disposte torno torno al salotto; meno
+però quelle che erano in fazione presso i tavolini, e che ci stavan
+fisse e simmetriche come sentinelle in un giorno di parata. Intorno
+ai tavolini si vedevano anche alcune seggiole a bracciuoli, ch’erano
+come una concessione stata fatta ai nuovi tempi, ossia alle poltrone;
+ma una concessione di quelle che concedono il meno possibile. In giro
+poi alle pareti si vedevano anche, alternati alle sedie, due canapè,
+due scaffali a palchetti con le vetrate, e due senza; e finalmente un
+tavolino con la lastra di marmo, su cui c’eran due paniere di fiori
+finti sotto campane di vetro, e su cui posava un’alta spera che faceva
+riscontro alla spera del caminetto. Al caminetto il signor Sacchi aveva
+provveduto di certo in un momento di poesia giovanile; e ci si vedeva
+un orologio di bronzo dorato che raffigurava uno scoglio, sul quale una
+farfalletta dall’ali d’argento, mossa dal pendolo, si faceva or vicina
+or lontana a un amorino, che era lì, in atto di pigliarla, ma che da
+cinquant’anni non la pigliava mai.
+
+Quei mobili, quell’addobbo, avevano un’aria così severa e solenne
+che don Cornelio, compreso da una certa soggezione, non aveva osato
+sedersi, sebbene avesse dovuto aspettare una buona mezz’ora. Per
+passare il tempo, s’era messo a contemplare quattro ritratti che
+c’erano alle pareti, in simmetria s’intende, due dei quali dovevano
+essere di certo i ritratti del signor Sacchi e di donna Fulvia. E su
+quest’ultimo s’era fermato specialmente, per far la conoscenza in
+anticipazione della padrona di casa, e per trovare l’ispirazione del
+discorso da farle. L’aveva guardata e studiata un pezzetto, ed era
+passato a contemplar la farfalla e l’amorino, quando a un tratto s’aprì
+un uscio, e la cameriera di poco prima venne a dirle che donna Fulvia
+lo aspettava nel suo gabinetto.
+
+Donna Fulvia, quando entrò nel gabinetto don Cornelio, era sola e
+seduta a un tavolino di lavoro.
+
+“È proprio quella del quadro„ pensò don Cornelio riconoscendo certi
+quattro ricci corti e grossi che le stavano, a due a due, di fianco ai
+polsi a far di sostegno a una cuffietta; e ch’erano i rappresentanti
+posticci dei ricci veri d’una volta, quelli del ritratto.
+
+— Mi scuserà se l’ho fatto aspettare, ma la colpa non è mia — prese a
+dire donna Fulvia.
+
+— La colpa è tutta mia — rispose subito don Cornelio, che ci si era
+preparato. — Tutta mia, perchè il signor Valassina infatti m’aveva
+detto che....
+
+— Allora, basta così, la si accomodi signor curato — e gli indicò, a
+due passi da lei, una seggiola con lo schenale ricurvo, e coi braccioli
+formati dall’ali e da due colli di cigni, le cui teste scendevano
+ripiegate e pensierose.
+
+— È proprio col cuore commosso, ch’io devo innanzi tutto.... — riprese
+don Cornelio.
+
+— Un momento, un momento, pigliamo le cose con ordine. Lei dunque è il
+signor curato d’Orobio, e si chiama, se non mi sbaglio, don Cornelio....
+
+— Precisamente, e guardi un po’ che bella combinazione! mi chiamo
+Sacchi anch’io.... —
+
+— Andiamo avanti.
+
+— Ma come dico sempre io, — soggiunse don Cornelio facendosi tutto
+ilare — ci sono i sacchi vuoti e i sacchi pieni....
+
+— Andiamo avanti, andiamo avanti, — rispose asciutta donna Fulvia;
+poi dopo una pausa continuò. — Le dirò dunque che ho ricevuto una
+lunga lettera dal mio Valassina, e che sono al fatto, in parte, dello
+stato deplorabile di cose, che.... quel tapino, mi limito a dir
+così.... —
+
+Don Cornelio chinò gli occhi a terra, e non rispose.
+
+— Nè mi stupirei che ci fosse di peggio, — continuò donna Fulvia, —
+perchè Valassina mi scrive di non voler aggiungere commenti visto lo
+_stato di decesso in cui il conte si trova_. Dice così. Ma già mi
+immagino tutto. E doppiamente poi mi rattristo quando penso che anche
+il paese di Orobio deve trovarsi in condizioni morali ben tristi dopo
+simili esempi.
+
+— Oh donna Fulvia, questo poi non lo pensi!
+
+— Non voglio far torto a lei, ma so ciò che mi dico.
+
+— E spero che si ricrederà quando verrà in Orobio. Ci venga presto!
+
+— Sicuro che ci dovrò venire — e fece un gran sospiro. — Quasi non ne
+avessi abbastanza dei doveri da compire in Milano, adesso mi casca
+sulle braccia tutto un paese!
+
+— È certo che per lei, che è tanto caritatevole — riprese don Cornelio
+trattenendo la sua pazienza a due mani — del bene da fare ne troverà da
+per tutto.
+
+— Tutto un paese mi casca sulle braccia!
+
+— Tutto, proprio tutto, voglio sperare di no... ce lo divideremo per
+metà....
+
+— Le son freddure! — Fece una pausa, poi riprese: — Signor curato io la
+dovrò interrogare su molte, su moltissime cose.
+
+— E io sono a’ suoi comandi.
+
+— Ma che! Adesso lei deve tornare al suo paese, perchè il pastore sta
+bene vicino all’ovile. Ma andiamo avanti. Ho veduto la fanciulla.
+Misericordia! Ho capito a colpo d’occhio che c’è tutto, tutto da fare.
+
+— La di lei missione, buona signora, è certamente molto delicata; ma
+voglio sperare... anzi son sicuro che gliela renderà facile l’indole
+della fanciulla. Oh quando la conoscerà! Fu cresciuta in un povero
+villaggio, è vero; ma la sua educazione non fu trascurata. La sua
+indole poi....
+
+— Potrebbe darsi che avesse sortito l’indole di mia madre....
+
+— Come vuol lei, ma non ne conobbi mai di migliori. Il cuore di quella
+fanciulla, i sentimenti del suo animo, la sua squisita sensibilità...
+
+— Piano, piano, con tutta questa roba... è qui appunto che comincia
+il guaio. Basta, vedremo; intanto l’ho lasciata in conferenza con don
+Felice, un religioso, un degno amico di casa, perchè me ne sappia
+subito dire qualcosa. Ma già, non per contradirla, signor curato, ci
+sarà tutto, tutto da fare.
+
+— Oh se sapessi, mamma! — esclamò in quel punto la vocina d’una persona
+che entrava nel gabinetto in fretta e facendo un gran fruscio con le
+vesti. — Se sapessi! C’è tutto, tutto da fare.
+
+— Ti presento il signor curato d’Orobio — disse allora donna Fulvia a
+sua figlia. — Signor curato, le presento mia figlia la marchesa Bianca
+Chiaravalle.
+
+Il curato si alzò, e fece un inchino profondo e impacciato alla
+marchesa, la quale gli rese il saluto, un poco in fretta e in
+distrazione, con una piegatina di capo piuttosto affettata, e con un
+sorrisetto gentile, ch’erano il suo modo abituale di salutar tutti.
+
+— Oh non ti puoi figurare, mamma, c’è tutto, ma tutto da fare. Corro
+subito subito dalla sarta, poi dovrò andare in cinque o sei botteghe
+almeno.... Per fortuna che avevo trattenuta la carrozza!
+
+— Piano, piano, mia cara; sono affari questa volta in cui ci devo
+entrare io sola.
+
+— Oh ma sai che io mi ci diverto tanto!
+
+— Lei si diverta pure, signora figliola, coi cappellini e coi vestiti
+suoi. Ora si tratta d’una faccenda ben diversa. Il figurino delle mode,
+questa volta, lo devo e lo voglio far io.
+
+— A proposito — interruppe don Cornelio — siam partiti in fretta, e
+Cristina non ha portato con sè che un bauletto....
+
+— Oh l’ho veduto — saltò su ridendo la marchesa.
+
+— Ma c’è dell’altra roba ancora... — soggiunse il curato.
+
+— Oh, non importa, — rispose la marchesa, continuando a sorridere. Ma
+donna Fulvia la interruppe dicendole: — Dunque Bianca siamo intese.
+
+— Ebbene, dirò alla sarta che venga da te e ti farò mandar le stoffe
+a casa. C’è una bottega nuova di bruno, dove ci ho già vedute mille
+coserelle per lutto grave che sono un amore, una delizia!
+
+— Ah se ci vai per tuo conto è un altro affare. Ma quanto alla ragazza,
+siamo intese... che vossignoria c’entri il meno possibile!
+
+— Buon giorno mamma; signor curato, buon giorno. — E ripetuta la
+piegatina di capo, col sorrisetto, la marchesa Bianca se ne andò.
+
+— Alla ragazza — continuò donna Fulvia — dovrò pensar io, in tutto. È
+una nuova, una grande responsabilità che m’è piombata addosso, ma è
+dover mio... e andiamo avanti. Non ho ancora fatto il mio piano, ma lo
+farò.... — E tirò un gran sospiro. — Come le dissi, avrei molte e molte
+domande da farle, signor curato! ed è un peccato che non ce ne sia il
+tempo, per ora.... È un peccato, perchè francamente le dirò che ci
+son molte cose che non mi so spiegare... e ce n’è anche nella lettera
+ch’ella mi scrisse.... La stessa amicizia, diciamolo pure, tanto
+intrinseca tra lei, sacerdote e curato, e lo sgraziato defunto, a cui
+Dio perdoni... me la spiego pochissimo!...
+
+— Gliela spiegherà il tempo, che fu giustamente chiamato galantuomo. Le
+parti giuste per tutti, della ragione e del torto, oh il tempo le sa
+fare; e in quel silenzio che si fa intorno ai poveri morti, o presto
+o tardi, si leva la voce della giustizia e della verità.... Insomma,
+venga, venga presto a Orobio, donna Fulvia! L’ho anch’io un gran
+bisogno di discorrerla a lungo con lei. Di molte cose, di molte, ne son
+sicuro! ella si ricrederà....
+
+— E forse di molte, voglio sperare, si ricrederà anche lei — interruppe
+in tuono alquanto brusco donna Fulvia. Poi, dopo un minuto di silenzio,
+e con la voce un po’ più raddolcita riprese: — Mi favorisca quest’oggi
+a pranzo, così potrà anche salutar la fanciulla prima di ripartire, se
+lo desidera. Pranzo alle quattro; glielo dico una volta per sempre; era
+anche l’ora del mio povero marito....
+
+— Grazie, mille grazie, e ci verrei ben volentieri... onoratissimo...
+ma devo ripartire con la corsa delle tre, per essere domattina a casa.
+Anzi bisognerà che mi spicci; per cui, se me lo permette, saluto
+volentieri una volta ancora Cristina, poi le dovrò chieder licenza....
+
+Mentre don Cornelio e donna Fulvia s’alzavano, s’aprì lentamente un
+uscio, e comparve un nuovo personaggio, un prete di statura alta,
+col fare tra il modesto e il dignitoso, e con l’abito fine, d’un bel
+nero nuovo, da far invidia a don Cornelio; il quale anzi osservò che
+quell’abito era d’una foggia un pochino diversa da quella usata di
+solito dagli altri preti della città. Don Felice, ch’era il nuovo
+venuto, rispose a un inchino profondo che gli fece don Cornelio, con
+un sorriso mellifluo e con un’occhiata lunga e profonda, senza aprir
+bocca. Donna Fulvia diede una tirata di campanello, e poco dopo entrava
+nel gabinetto Cristina, con la cameriera e con _Fleurette_.
+
+I saluti furono complimentosi, ma spicci. Don Cornelio andò diviato
+alla locanda, poi alla stazione. Arrivò alla sera al capoluogo della
+sua provincia, e la mattina seguente di buon’ora ripartì per Orobio.
+
+Non è a dire di quante domande lo tempestassero sulla gita a Milano,
+su donna Fulvia, su Cristina, in casa e fuori di casa, la signora
+Angelica, il sindaco e tutti i personaggi grandi e piccoli del paese.
+
+— Benone, benone, è andato proprio tutto benone — rispondeva a tutti
+don Cornelio. E per quanto facessero, nessuno riuscì a cavargli di
+bocca una parola di più.
+
+
+
+
+IX.
+
+
+Donna Fulvia, dopo l’arrivo di Cristina, fu sottosopra non poco per
+parecchi giorni. Era a momenti tutta eccitata, poi cadeva sopraffatta e
+prostrata, nè più le bastavano i conforti del padre Felice. Si sarebbe
+detto che avesse accolto in casa, non un’innocente fanciulla d’Orobio,
+ma una selvaggia venuta di fresco dall’Africa. Il problema del rifare
+da capo un’educazione viziata, secondo lei, da chi sa quanti errori;
+il pensiero della sua pace perduta, e quello di mille guai immaginari,
+formavano insieme una fantasmagoria di cose, un incubo, che non le
+davan tregua, e che finivano per lo meno col darle l’emicrania, e
+col far correre una dozzina di volte al giorno la Cleofe, ch’era la
+cameriera, con tutte le boccettine della spezieria omeopatica di casa.
+Donna Fulvia, insomma, era persuasa che le fosse cascato il mondo
+addosso; e nel considerare la molteplicità dei problemi che le stavan
+dinanzi e la complicazione di ciascun d’essi, disperava per sè, e
+quindi per chississia, di trovarcene il bandolo.
+
+Con sua grande sorpresa però, e quasi con un pochino di dispetto,
+dovette accorgersi, un paio di settimane dopo, che qualcuno di quei
+problemi, ai quali essa aveva appena osato pensare, o non comparivano,
+o si scioglievano da sè senza bisogno, quasi, di badarci. “Chi sa
+in seguito!„ le toccava già di dire; ma intanto in casa sua tutto
+andava liscio come prima. Cristina era contenta, anzi maravigliata di
+tutto. Abituata alla vita modesta e casalinga di campagna, cresciuta
+con le massime e le abitudini di suo padre, che erano semplici e
+austere, trovava, con molta compiacenza di donna Fulvia, che in casa
+della zia tutto era buono, tutto era bello, e che le distrazioni e i
+divertimenti erano fin troppi. I divertimenti consistevano in qualche
+trottata, in qualche giretto per i magazzini di mode con la marchesa,
+o in qualche lunga e sfarzosa funzione in Duomo, condottavi dalla
+zia. Ma per Cristina erano novità maravigliose anche queste; erano,
+ognuna, un divertimento. In cuor suo Cristina non aveva che un cruccio;
+quello che nessuno le parlava mai di suo padre; che nessuno pareva
+dividere il suo grande e recente dolore. Don Cornelio le aveva detto
+di certi dissapori che c’erano stati in famiglia, e a questo proposito
+le aveva raccomandata una gran prudenza, assicurandola che il tempo
+avrebbe portato un rimedio anche a ciò. Per cui Cristina teneva il suo
+doppio dolore tutto chiuso in sè stessa; e quando proprio non poteva
+più trattenere le lacrime, allora correva a nasconderle nella sua
+cameretta. Ma poi era così compresa di riconoscenza verso la zia, era
+così ferma nel proposito di ricambiare il bene ricevuto con qualunque
+sacrifizio, e nel mantenere questa sua promessa, questo suo giuramento,
+ci metteva così pienamente tutto il suo entusiasmo giovanile,
+che subito faceva forza a sè stessa; e ripensando fiduciosa alle
+raccomandazioni di don Cornelio, rinchiudeva gelosamente nell’animo
+ogni pensiero malinconico, ogni pensiero che pigliasse la strada de’
+suoi monti. Tutto il suo impegno era quello di mostrarsi contenta,
+premurosa, riconoscente. Quando aveva detto a don Cornelio “glielo
+giuro„ s’era immaginata di dover compire subito qualcosa di eroico;
+ed ora, vedendo che il sacrifizio era quello di non scorrazzare per
+i campi, di vivere un pochino in soggezione, e di tener chiusi in sè
+stessa, per allora, il suo dolore e i suoi pensieri, le pareva quasi
+di non pagar per intero il benefizio ricevuto. Tra i suoi pensieri
+ce n’era pur uno recente, ma che ogni giorno si faceva più vivo,
+più assiduo, e le suscitava in secreto ora un’ansia penosa, ora una
+moltitudine vaga di gioie e di speranze. Era il pensiero d’Enrico. Ma
+questo pensiero, Cristina, non durava fatica a tenerlo celato perchè
+le faceva subito correr le fiamme al viso; essa non avrebbe voluto che
+se ne avvedesse alcuno, all’infuori, diceva, di don Cornelio... perchè
+anche don Cornelio voleva a _lui_ tanto bene. E poi, sarebbe stato un
+peccato disturbare un così bel pensiero che ritornava ogni volta con
+una nuova e più cara speranza. “La zia, pensava Cristina, tra pochi
+mesi sarebbe andata a Orobio, ci sarebbe rimasta un pezzo, ci sarebbe
+tornato anche Enrico, la zia l’avrebbe conosciuto, gli avrebbe voluto
+bene... oh, n’era sicura!... e poi....„ E poi Cristina ripigliava la
+via dei sogni, dei bei sogni dorati.
+
+Nell’animo di donna Fulvia, come abbiam detto, era andata formandosi,
+a poco a poco, una calma relativa, e quasi non ci rimaneva più che una
+sola cagione di dispiacere e di angustia: vogliam dire la bellezza di
+Cristina. Procurava ben essa di metterci sopra lo spegnitoio, tenendo
+con mano ferma la direzione del vestito e delle acconciature di
+Cristina, e correggendo a questo proposito prontamente le imprudenze di
+sua figlia Bianca; ma le misure, per quanto energiche, valevan poco.
+Donna Fulvia temeva ogni giorno più che il male fosse inguaribile;
+sicchè su questo punto continuava ad essere in allarme, e a consultarsi
+col padre Felice.
+
+A donna Fulvia piaceva di parer piena di sopraccapi e di disgrazie;
+piaceva l’aver delle afflizioni da confidare, e su cui sfogarsi per
+essere compassionata e confortata. Una qualche afflizione trovava
+sempre modo d’averla. Non è a dire quindi quante lettere desolate
+avesse scritte a suo genero, il marchese Chiaravalle, ch’era a Roma,
+quando le capitò di dover ritirare Cristina in casa; ciò che per lei
+era stato un sopraccapo davvero. A quelle lettere il marchese aveva
+risposto con i soliti conforti e con i soliti complimenti, ch’erano il
+formulario, in questi casi, d’ogni sua lettera alla suocera. Ma poche
+settimane dopo, il marchese, con sua maraviglia, cominciò a ricevere
+dalla suocera qualche lettera in cui le afflizioni apparivano alquanto
+mitigate, ciò ch’era una gran novità; e n’ebbe fin una in cui Cristina
+era chiamata col nome di _seconda figlia_, preceduto da un semplice
+_quasi_. Fu allora che allo stupore del marchese tenne dietro subito un
+altro stupore non piccolo, quello di donna Fulvia, la quale a un tratto
+ricevette una lettera dal genero che la avvisava del suo ritorno prima
+del tempo fissato.
+
+Il marchese Ettore Chiaravalle, prima del tempo fissato non tornava
+mai; specialmente, bisogna dirlo, quando viaggiava senza moglie e senza
+suocera. Egli non s’era deciso a prender moglie se non quando gli era
+proprio parso di non aver più nulla a chiedere alla propria libertà:
+allora s’era anche creduto rassegnato ai vari legami accessori che
+tengon dietro al legame indissolubile; aveva tutto preveduto, tutto
+calcolato; ma poi, a matrimonio fatto, s’era accorto che il conto non
+gli tornava esattamente. Gli mancava almeno un mesetto all’anno d’una
+boccata d’aria libera, di quella d’un tempo; e bisognava trovar modo
+di farcela stare. De’ pretesti dunque ce n’eran sempre: eran pretesti
+d’una evidenza e d’una serietà inappuntabili; pretesti preceduti
+da un consiglio chiesto alla suocera o da una confidenza fattale;
+pretesti, insomma, che ogni volta davan l’aria al marchese di partire a
+malincuore e pregato. Oltre il pretesto estivo d’una qualche bagnatura
+particolare, c’era quasi ogni anno un pretesto invernale, ch’era quello
+or d’un affare improvviso, or d’una visita a qualche cospicua famiglia
+o a qualche personaggio dei molti, coi quali il marchese era entrato in
+dimestichezza negli anni passati gironzellando per l’Italia e fuori.
+La dimestichezza coi personaggi, e soprattutto con certi personaggi,
+era ciò che toccava il cuore di donna Fulvia in un modo particolare,
+e che accresceva in lei il gran concetto in cui teneva suo genero.
+Figurarsi! saper suo genero amico e in corrispondenza diretta coi più
+rinomati campioni di quelle idee ch’erano le sole buone di questo
+mondo, le idee sue! Non è a dire dunque quanto donna Fulvia favorisse
+certi viaggetti e certe visite del marchese Ettore; e come questi non
+mancasse mai mai al suo ritorno di portare alla suocera una notizia, un
+consiglio, una parolina di quelle che consolavano per un pezzo, e che
+le davano presso parecchi una grande autorità. Lo zelo però del genero,
+e quello della suocera, non erano dello stesso conio. Sulla bandiera
+del marchese c’eran scritti, è vero, de’ principii molto severi, e
+c’eran tutte le buone massime d’un governo antico; ma a sè stesso poi
+aveva concesse tutte le franchigie e tutte le costituzioni moderne. Le
+massime d’un tempo le trovava d’un gusto più distinto, più elegante,
+perchè non erano del gusto dei più; ma nel seguirle non voleva noie,
+e non passava mai il limite de’ suoi comodi; perchè poi sul punto
+dello scomodarsi, o del seccarsi, egli non ammetteva transazioni.
+Così, quando gli fece comodo un bel giorno di prender moglie, aveva
+chiuso un occhio sul casato modesto del signor Sacchi, e guardato con
+l’altro la figlia unica di donna Fulvia; ed ora, se si scomodava a
+tornar da Roma prima del tempo fissato, era perchè gli tornava meno
+comoda questa comparsa di Cristina in casa, e ancor meno comodo quel
+nome di _seconda figliola_ letto nelle lettere della suocera. Il
+marchese giustificò facilmente con sua moglie e con la suocera il suo
+improvviso ritorno; convenne subito con sua moglie che la cuginetta era
+tanto carina, e approvò sua suocera per quanto aveva fatto, lodando il
+suo atto generoso fino a commuoverla, che non era facile; poi prese
+a dichiararsi in famiglia il protettore di Cristina, e a tenerla
+allegra ogni tanto con qualche motto allegro o con qualche storiella,
+che, venuti da lui, eran lasciati passare con indulgenza e tolleranza
+anche da donna Fulvia. Ma non era tornato sol per questo, e non lasciò
+passare inoperoso il suo tempo. Quel mesetto rubato alle occupazioni
+dell’estero, come le chiamava lui, lo occupò ad osservare e a meditare
+in casa. E pare che in questi studi avesse a confidente e a guida il
+padre Felice, perchè non lo si era veduto mai prima tanto assiduo,
+tanto intimo con lui.
+
+Era appunto passato un mese dopo il ritorno del marchese Ettore,
+quando una sera donna Fulvia, trovandosi sola col padre Felice, aveva
+avviato un lungo discorso a proposito di fanciulle, non sappiam bene
+se del Giappone o della China, per le quali trovava urgente un’Opera
+Pia che provvedesse ai loro onesti collocamenti. Il padre Felice era
+stato quella sera paziente e taciturno, anche più del solito, seguendo
+attentamente i discorsi di donna Fulvia, e manifestandole la sua piena
+approvazione con frequenti cenni del capo, intanto che gustava qualche
+presa di tabacco. Ma infine, come gli parve che l’argomento principale
+fosse esaurito, cominciò, pur seguendo sempre il filo del discorso,
+a ricondurre donna Fulvia a poco a poco in paesi più vicini. E donna
+Fulvia lo compiaceva alla sua volta con una deferenza, ch’era in
+ragione delle approvazioni avute poco prima.
+
+— Donna Fulvia, può davvero dar consigli a tutti in proposito; — diceva
+il padre Felice continuando il discorso sull’argomento dei matrimoni. —
+Con quanta saviezza, con quanta ponderazione, non ha saputo combinare
+il matrimonio di sua figlia! con quanto tatto e con quanta fortuna ne
+ha combinati tant’altri! È una sapienza tutta sua.... se lo lasci dire
+perchè, lei lo sa, io parlo sempre franco, anche a costo di dispiacere.
+
+Qui donna Fulvia, a confermare indirettamente quello che diceva il
+padre Felice, richiamò a proposito dei matrimoni fatti da lei, più
+d’una circostanza di quelle ripetute le mille volte, ma che don Felice
+ascoltò come gli fossero nuove.
+
+— Ed ora, — continuò il padre Felice, — ora vedremo, m’immagino presto,
+una nuova prova di sapienza e di prudenza, quale nessuno saprebbe
+dare, a proposito d’un altro matrimonio.... Problema difficile! Il
+matrimonio.... lei mi capisce.... di Cristina....
+
+Donna Fulvia trattenne a stento una esclamazione, e don Felice continuò:
+
+— Oh che la sua modestia non s’offenda, ma a me par già di leggere
+nel di lei animo le profonde riflessioni da lei fatte sulla grave sua
+responsabilità, e le sapienti combinazioni che avrà già maturate! Oh io
+me le immagino, le veggo, e le ammiro! Qual complicazione di doveri che
+ben pochi comprenderebbero, quante difficoltà alle quali a quest’ora
+avrà felicemente pensato e provveduto! Oh ne vedremo i risultati ben
+presto!...
+
+Donna Fulvia s’era fatta tutta rossa in viso, e senza quel preambolo
+si sarebbe rizzata di scatto anche dinanzi al padre Felice. Maritar
+Cristina? Una bagattella! Una cosa che non le era neanche passata per
+la mente! Altro che scattare! Ma quella complicazione di doveri e
+quella sapienza delle proprie risoluzioni, di cui le aveva parlato il
+padre Felice, l’avevano trattenuta, confusa, e riempita a un tempo di
+amor proprio e di curiosità. Aveva però dato un leggero sussulto quando
+udì la parola _presto_, che in fatto di matrimonio, per lei che s’era
+maritata dopo i trent’anni, suonava come un’eresia.
+
+— Mi son permesso di dir _presto_, — continuò il padre Felice che
+s’era avveduto del movimento di donna Fulvia, — perchè parmi di avere
+indovinato anche questo suo desiderio. Donna Fulvia, ben giustamente
+non ama che le fanciulle si maritino troppo presto.... oh ne ha mille
+ragioni! guai, guai! Ma ci sono delle circostanze eccezionalissime in
+cui i doveri d’una madre, o di chi ne tiene il posto, suggeriscono
+ben diversamente. E questo è il caso. Oh sono anche in ciò pienamente
+d’accordo con lei. Ella ha compiuto un atto molto nobile e generoso
+quando, con grave sacrifizio, ha accomodate le sgraziate faccende
+del conte Maurizio, e ne ha raccolta in casa la figlia. Nella sua
+modestia ella dice di non aver compiuto che un dovere.... ma lasci
+che io l’ammiri!... e lasci pure ch’io la lodi altamente. Ma non meno
+altamente la lodo vedendo quanto ella senta un altro dovere, un dovere
+che va innanzi a tutti, rammentandosi cioè ch’ella ha una figlia sua,
+e che questa figlia ha un marito. È un gentiluomo perfetto il marito,
+chi non lo sa? Dalla sua bocca non uscirà mai una parola che accenni
+agli interessi di sua moglie, affinchè nessuno creda che li confonda
+coi propri, oh ne possiamo esser sicuri! Ma capisco, appunto per ciò,
+i doveri specialissimi di delicatezza di donna Fulvia. La delicatezza
+è molta nel marchese di Chiaravalle, ma non è sentita meno altamente
+nella casa dei conti d’Orsenigo!
+
+Donna Fulvia che fino allora era stata combattuta tra l’impazienza e
+la riverenza verso il padre Felice, a quelle ultime parole fu vinta,
+e sentì salire fino agli occhi una fiamma d’entusiasmo ch’era, non
+lo sapeva bene, se per chi le parlava, o per sè stessa, alla quale
+erano attribuiti così nobili sentimenti. Chinò la testa in atto di
+ringraziare modestamente, e lasciò che il padre Felice continuasse,
+impaziente ora di sentire la fine.
+
+— Donna Fulvia pensa, se ben m’appongo, — continuò il padre Felice, —
+che una dimora molto prolungata di Cristina in questa casa, possa far
+nascere delle aspettative fallaci, dico bene? e possa lasciar credere
+che donna Fulvia voglia, oltre il primo benefizio, farne degli altri;
+far ciò insomma ch’ella non deve, e non vuole. Una lunga dimora in casa
+creerebbe infatti nuovi e maggiori impegni, nuove responsabilità... E
+poi, non si sa mai quel che può nascere; quale indole, quali capricci
+possano svilupparsi nella fanciulla.... cosa possa succedere nella
+famiglia... insomma, donna Fulvia vuol prevedere! prevedere! Sono
+questi i pensieri di donna Fulvia, oh io glieli leggo in fronte! e
+quanto a me, li lodo e li applaudo proprio di cuore. Lei ha pienamente
+ragione; Cristina va maritata presto, il più presto possibile. Quanto
+al trovare uno sposo.... oh comprendo! questo è il pensiero che ancor
+trattiene donna Fulvia, e che la rende pensierosa, incerta... Quest’è
+infatti il punto più difficile.... ma a donna Fulvia, a donna Fulvia
+soltanto, riuscirà facile anche questo. Ella ha un tatto invidiabile
+nelle faccende delicate; sa trovare subito il bandolo, e allora il
+resto viene da sè. Cristina, naturalmente, non deve portar dote; ma è
+bene che ciò sia risaputo subito perchè non ci siano malintesi. Essa ha
+la dote d’un bel nome, il nome d’una famiglia tanto illustre; ed è la
+nipote d’una così gran dama.... oh è inutile! me lo lasci dire.... e
+vedrà quanti si faranno innanzi per incontrare un così gran parentado!
+Ma facciasi pure innanzi chicchessia, lo sposo deve essere cercato e
+trovato da lei, donna Fulvia, soltanto da lei.... in qualche famiglia
+delle nostre, s’intende, sia in Milano, sia in provincia.... ma scelto
+da lei.... Quando poi sia ben dichiarato che la sposa non porta dote,
+allora qualsiasi dono non farà che mettere in nuova luce la nota e
+splendida generosità di donna Fulvia.... Oh, ma cosa mai dico io
+adesso! Mi perdoni, m’imbarcavo in argomenti in cui io son profano, e
+lei è maestra.... E mi perdoni anche tutte queste mie chiacchiere....
+ma ne incolpi la sua bontà, il mio interessamento per la famiglia....
+e un po’ anche il mio amor proprio. Sì, anche questo. Le cose or dette
+io le vado indovinando, le vado leggendo da qualche tempo nel di lei
+animo, e il mio amor proprio non ha saputo resistere alla tentazione di
+farmi con lei vanaglorioso della mia perspicacia. Oh la vanagloriaccia!
+
+Donna Fulvia rispose a mezza voce, e un poco imbarazzata, con qualche
+parola di ringraziamento e di complimento, col fare di chi si tiene
+in riserbo, ma non nega. Qua e là, e anche alla fine, avrebbe voluto
+venir fuori con qualche brava rimbeccata; ma quel discorso l’aveva a
+mano mano avvinta in certe spire da cui non aveva saputo svincolarsi.
+Per più giorni non ebbe altro per il capo, e fu di malumore e aspra più
+del solito; ma a poco a poco finì con l’entrare nelle idee del padre
+Felice, e col persuadersi anche che qualcuna di queste l’avesse proprio
+pensata lei. Da quel punto fu tutta in orgasmo a far combinazioni, a
+far progetti, a cercar nella sua mente lo sposo. E lo trovò. Sulle
+prime si tenne abbottonata anche con don Felice; e nel dirgli un giorno
+col fare misterioso che anche la scelta, quant’a lei, era bell’e fatta,
+gli domandava con compiacenza e con una certa ironia: — L’avrebbe per
+avventura indovinata anche questa, don Felice? — E don Felice col fare
+umile rispondeva: — Ho indovinato una volta, e basta. Non si burli,
+donna Fulvia, della mia vanagloria.
+
+
+
+
+X.
+
+
+Durante l’estate il signor Valassina era venuto parecchie volte in
+Orobio. Poi c’era capitato un ingegnere; poi s’eran veduti degli operai
+del capoluogo della provincia, e s’era saputo finalmente che nel
+palazzo Orsenigo si facevano delle novità, delle grandi novità, per
+l’arrivo di donna Fulvia. Si diceva che donna Fulvia sarebbe venuta
+a passar l’autunno in Orobio, con Cristina, con tutta la famiglia,
+con molta servitù, e con molti invitati. Più d’una volta parecchi del
+paese, e anche don Cornelio, avevano osato fare qualche interrogazione
+al signor Valassina; il quale lasciava dire, lasciava credere, ma
+si teneva alquanto abbottonato; e s’era arrivati così ai primi di
+settembre, alla vigilia cioè dell’arrivo di donna Fulvia, senza che si
+sapesse nulla di preciso.
+
+Il marchese Ettore e sua moglie avevano passato l’estate alle
+bagnature; e donna Fulvia, a seconda d’un disegno fatto già da due
+mesi, aveva aspettato che tornassero prima di andare a Orobio. Il
+disegno poi era di non ricondur subito Cristina nella casa paterna
+di Orobio, d’affidarla intanto a sua figlia Bianca perchè la tenesse
+con sè in una sua villa di Brianza, e di andare sola a Orobio per
+principiarvi ciò ch’essa chiamava la _sua missione_. Che missione
+dovesse essere la sua, precisamente non lo sapeva, ma era sicura che
+ce n’era una; e si accingeva a partire per Orobio come un missionario
+che va tra i selvaggi, disposta anche al martirio, ma non alla menoma
+contraddizione, s’intende. L’estate, donna Fulvia, lo aveva impiegato
+a dare le prime tinte e i necessari ritocchi a quell’abbozzo che
+aveva improvvisato nella sua mente, circa il matrimonio di Cristina,
+e di cui s’era vantata col padre Felice come di un disegno finito. Il
+concetto del disegno non era poi tanto peregrino; ma nella testa di
+donna Fulvia ogni più semplice idea diventava una matassa che la faceva
+sudare a dipanarla. Tra le sue conoscenze c’era la famiglia d’un certo
+barone Brocchetti, un ometto ricco e brutto, gran nemico del mondo
+e delle sue pompe, e devotissimo a donna Fulvia. Ogni tanto in casa
+Brocchetti veniva su, lungo lungo, come un asparagio, un baroncino
+con la faccia un po’ sciocca e con le orecchie a ventola. Di questi
+asparagi donna Fulvia ne aveva già colti due; e sotto i suoi auspici
+s’eran combinati due matrimoni. Ora ce n’era pronto un terzo, il quale
+veniva a taglio per Cristina. Il barone Brocchetti, ch’era ricco, per
+rendere più facilmente negoziabili i suoi Brocchettini aveva confidato
+a donna Fulvia che non avrebbe domandato un soldo di dote per le spose
+de’ suoi figli: e a donna Fulvia non era parso vero di mettere anche
+il matrimonio tra le Opere pie, e di avere sotto mano dei mariti di
+beneficenza.
+
+Il mondo diceva che quei due primi matrimoni dei Brocchetti, fatti da
+lei, andavano a rotoli; ma essa li proclamava una perfezione, e il
+parer suo aveva sempre per lei una gran superiorità su quello degli
+altri. Tutto dunque la incoraggiava. E poi non l’aveva detto anche il
+padre Felice che il maritar Cristina senza dote era non solo un’idea
+luminosa, ma un dovere?
+
+Quando donna Fulvia ruminava qualcosa di nuovo, i suoi di casa, e gli
+amici più familiari, lo capivan subito. E questa volta uno dei primi
+ad accorgersene fu appunto il barone Brocchetti; il quale, vedendosi
+per di più fatto segno di speciali attenzioni, si fece anch’esso a buon
+conto più assiduo, più devoto, più sviscerato con donna Fulvia. E donna
+Fulvia, vedendo quel raddoppiamento di devozione, si persuase tanto più
+della bontà del suo pensiero, e mostrandosi sempre più confidente col
+barone, cominciò a fargli degli elogi di Cristina, e a chiedergli conto
+spesso di quel caro giovanetto ch’era il suo terzo figliuolo. Al barone
+balenò alla fine l’istessa idea, ma non osò farci allusione conoscendo
+l’umor difficile di donna Fulvia. Questa poi un giorno, e fu la vigilia
+della sua partenza per Orobio, salutando il barone con espansione
+maggiore del solito, e stringendogli la mano, gli disse che maturava
+delle novità, “nè ci sarebbe da stupire, aveva soggiunto, se avessi al
+mio ritorno una confidenza da farle.„ Il barone aveva risposto con un
+inchino, e con un cenno umile del capo, come a dire che sarebbe sempre
+stato pronto all’ubbidienza.
+
+In quei giorni anche don Cornelio aveva per il capo una novità, che gli
+faceva pensare tanto più all’avvenimento di cui si parlava da mattina
+a sera in Orobio, quello cioè del vicino arrivo di donna Fulvia. La
+novità era una lettera di Enrico; una lettera che aveva messo don
+Cornelio tutto in festa, e gli aveva dato una consolazione, un buon
+umore di quelli ch’egli non sapeva nascondere. E in fatti non aveva
+potuto far a meno di darla subito a leggere, quella lettera, alla
+sorella. Delle lettere, Enrico, dopo la sua partenza, ne aveva mandate
+a don Cornelio un subisso. Eran lettere tutte piene di buone notizie,
+di speranze, di progetti che maturavano; e se c’era qualche volta anche
+il suo po’ di mestizia, era di quella de’ suoi ventitrè anni, dietro
+il cui velo traspariva un bel sole lucente. Il nome di Cristina poi
+c’era sempre, messo lì come a caso, alle volte solo in un poscritto,
+alle volte anche cancellato; eran lettere d’amore insomma, ma con
+l’indirizzo a don Cornelio. Questa volta però c’era qualche cosa di
+più. Ma sentiamolo lui.
+
+ “_Stimatissimo e carissimo don Cornelio_.
+
+ “Giorni sono sir Arturo, che è il figlio maggiore di sir James, mi
+ disse: “Dunque, caro Enrico, tra un mese si va in Italia noi due;
+ è un affare deciso.„ Credetti che scherzasse. Ma oggi sir James,
+ lui stesso, il capo della casa, mi fece chiamare, mi confermò la
+ notizia dicendomi di che cosa si tratta, e tracciandomi con poche
+ parole, asciutte ma precise, i miei doveri. Gli avrei buttate le
+ braccia al collo, tanto mi balzava il core per la consolazione. Ma
+ sir James ha la faccia così severa! e poi, s’era rimessi subito
+ gli occhiali, ed era tornato alla firma della corrispondenza.
+ Uscii dal suo gabinetto, rosso in faccia come un cocomero, e mi
+ sento ancora salir le fiamme in questo momento in cui le scrivo.
+ È il primo minuto che m’ho di libertà in tutta la giornata, e
+ prima di andar a desinare voglio proprio scriverle, mio caro,
+ mio buon don Cornelio, tutto quello che m’ha detto sir James. La
+ mia carriera è assicurata; la meta è raggiunta, o dirò meglio è
+ oltrepassata perchè non avevo mai sperato tanto. I miei sogni....
+ oh don Cornelio, mi permetta che dica il mio bel sogno! il sogno
+ che m’ho dinanzi giorno e notte, ora potrà diventare una realtà.
+ Io non le osavo prima d’ora parlar di Cristina che timidamente,
+ e forse lei non sa quanto l’ami. Le dissi è vero, l’ultima volta
+ che fui a Orobio, che io amavo Cristina, ma non seppi dirle tutta
+ l’immensità del mio affetto. Oh io l’amo molto di più! Ora ho il
+ coraggio di dirglielo, e non già perchè glielo dico da lontano e
+ mentre lei non mi guarda.... ma perchè ora posso confessare l’amor
+ mio apertamente, ma perchè ora Cristina potrà diventar mia!
+
+ “Mia!... E Cristina lo vorrà?... Questo è il solo dubbio che turba
+ tutta la mia contentezza. Ma poi penso, io ho un amico. C’è don
+ Cornelio! don Cornelio saprà dire a Cristina quanto sia grande il
+ mio affetto, quanto la voglio render felice.... le saprà rendere
+ più accetto il mio desiderio in nome d’un desiderio che le sarà
+ sacro. Oh se sapesse, don Cornelio, quale dolce commozione, quanto
+ conforto, quanta forza, lei m’ha dato il giorno in cui mi confidava
+ che il conte Maurizio, il mio secondo padre, m’avrebbe volontieri
+ affidata per sempre la sua Cristina! Mi ripeta, mi ripeta quelle
+ parole.... oh don Cornelio! le ripeta, le ripeta ora anche a
+ Cristina!
+
+ “Io voglio sperare che sarà contenta anche la signora zia di
+ Cristina, dopo che lei le avrà parlato, e l’avrà assicurata che io
+ posso offrire a sua nipote un avvenire buono e sicuro.
+
+ “Oh quante cose deve fare don Cornelio per me! Io non riuscirei
+ forse da solo a farne neppur una. Ma lei ha il cuore così grande!
+
+ “Mi scriva, mi consigli, mi diriga. La stringo al cuore stretto
+ stretto, anzi le salto al collo come quando ero fanciullo, e le
+ mando tanti baci.
+
+ “Ora aspetterò una sua lettera, e m’ho già la febbre
+ dell’impazienza addosso.
+
+ “Mi saluti tanto tanto la signora Angelica. Le dica che mi ricordo
+ sempre di lei.... poi le faccia indovinare la buona notizia. Ne
+ avrà un gran piacere di sicuro, perchè è tanto buona, e poi mi vuol
+ bene, e ne vuole tanto a Cristina.
+
+ “Il suo ENRICO.„
+
+ “_PS_. Oh don Cornelio, mi perdoni! m’accorgo rileggendo la
+ lettera che ho dimenticato di scriverle le parole che mi ha dette
+ sir James. Gliele scriverò domani tutte, fino ad una; le ho così
+ impresse che non scappano. Intanto le dirò in fretta di che cosa
+ si tratta. La Casa vuole allargare in Italia i suoi traffici, e vi
+ manda sir Arturo in missione per un anno. Io lo devo accompagnare,
+ e dopo un anno mi sarà affidata la rappresentanza della Casa in
+ Italia. Avrò uno stipendio di 400 sterline; e più tardi, se me lo
+ saprò meritare, anche un tanto nei guadagni. Mi par di sognare. Ma
+ son desto, e come son desto! E _Ugolino?_ Mille carezze anche a
+ _Ugolino_.„
+
+Dopo la lettura di questa lettera, don Cornelio s’era stropicciati gli
+occhi per accertarsi d’esser desto anche lui. Poi s’era lasciato andare
+alla più schietta allegria; aveva chiamata la sorella, aveva riletta la
+lettera a voce alta, facendo ora una esclamazione, ora un commento, e
+poco era mancato che non ne facesse parte a tutti gli amici del paese.
+Poi, riflettutoci un po’, aveva persuaso la sorella, la quale scoppiava
+dalla consolazione, che bisognava lasciar maturare le cose, che
+bisognava aspettar l’arrivo di donna Fulvia, di Cristina, e fors’anche
+quello d’Enrico, e che per il momento non si doveva far parola della
+lettera con nessuno. Poi quel giorno stesso aveva risposto a Enrico
+congratulandosi con lui; assicurandolo che avrebbe fatto dal canto suo
+quanto si poteva, ingiungendogli però di non far nulla, ogni volta che
+si trattava di Cristina, senza avernelo consultato; e raccomandandogli
+infine di condursi con calma e con circospezione, e di tener tutta per
+sè fino al momento opportuno la sua giustissima allegrezza.
+
+All’allegrezza intanto don Cornelio aveva lasciato libero il corso per
+conto proprio; cosa che faceva stupire grandemente il sindaco, il quale
+non comprendendo la ragione di quell’improvvisa allegria, aggrottava le
+ciglia e gli borbottava:
+
+— È per la venuta di donna Fulvia che lei si frega le mani?
+
+— E perchè no! — rispondeva don Cornelio.
+
+— Vedrà, vedrà! ho già le mie informazioni io!... una vecchiaccia
+aristocratica.
+
+— Del bene però ne ha fatto. E poi vien Cristina.... la rivedo tanto
+volontieri quella buona figliola!
+
+Anche la signora Angelica non sapeva star nella pelle. “Cos’ha la
+signora Angelica?„ domandava la gente del paese, e tutti le si facevan
+d’attorno. “Viene Cristina, viene Cristina!„ rispondeva la signora
+Angelica, e poi fuggiva per non esser costretta a dire di più.
+
+Venne finalmente il giorno dell’arrivo di donna Fulvia. A Orobio non
+s’era venuto a saperlo di preciso che il giorno innanzi; e c’eran
+stati, a questo proposito, discussioni, dispiaceri, capannelli, e
+chiacchiere da non finirla più. Che si dovesse fare a donna Fulvia
+un ricevimento coi fiocchi, lo dicevan tutti; bisognava dimostrarle
+riconoscenza pei benefici fatti, tanto più che ne poteva fare degli
+altri. Ma poi chi voleva la banda, chi le campane, chi i mortaletti, e
+chi non voleva niente di tutto ciò. Questi ultimi, ch’erano i lettori
+d’un giornaletto arrabbiato della provincia, avrebbero pur voluto un
+ricevimento solenne, ma fatto in modo, se si poteva, che nessuno se
+n’accorgesse. La conclusione fu che non si fece nulla. Quando donna
+Fulvia arrivò, c’eran per strada molti curiosi a vederla passare, e tre
+o quattro meglio vestiti, con don Cornelio alla testa, ad aspettarla
+sotto il portico del palazzo. Il sindaco non s’era lasciato vedere; e
+lo speziale, dopo averci pensato un poco, s’era deciso d’andarci, ma in
+modo da arrivare quando gli altri ne ritornavano.
+
+Arrivata la carrozza, e aperto lo sportello dal servitore sceso di
+cassetta, uscì per il primo il signor Valassina, poi la cameriera con
+in braccio _Fleurette_, e per ultima scese donna Fulvia. Don Cornelio
+allungò il collo cercando con gli occhi Cristina, ma Cristina non c’era.
+
+Donna Fulvia aveva l’aria di malumore, era stanca, accaldata. Don
+Cornelio, ch’era rimasto a un tratto mortificato e un po’ con la
+faccia lunga, cominciò a biascicare qualche parola di complimento; ma
+donna Fulvia non si diede gran premura d’ascoltare perchè era intenta
+a far levare dalla carrozza un monte di scialli, di borsettine, e di
+sacchette. Don Cornelio stava per ricominciare il suo complimento,
+quando si sentirono tutt’a un tratto dei guaiti acuti di _Fleurette_
+che faceva _caino_, _caino_, scappando affannosamente. Cos’era, cos’era
+stato? _Fleurette_, appena fuori di carrozza, aveva adocchiato nella
+corte _Ugolino_, venuto anch’esso al ricevimento dietro don Cornelio,
+e gli si era fatta vicina ringhiando. _Ugolino_ che non era in vena di
+galanterie, aveva risposto con una mossa come di chi volta le spalle,
+e _Fleurette_ se n’era approfittata per addentargli la coda. _Ugolino_
+non era un accattabrighe, ma, per l’onor dei cani del paese, non
+tollerava scherzi, specialmente da cani forestieri. Si pensi quindi che
+pettinata era toccata a _Fleurette_. Donna Fulvia, la cameriera, il
+servitore, furono addosso in un attimo al povero _Ugolino_, il quale fu
+appena in tempo di raccomandarsi alle gambe e di infilare la porta.
+
+— Ne ho già visti tre o quattro di questi cagnacci, nell’attraversare
+il paese! — esclamò donna Fulvia in tuono arrabbiato e secco. — Ma
+saprò dare i miei ordini. Cani per le strade non se ne devono veder più!
+
+La missione di donna Fulvia era incominciata.
+
+Don Cornelio non osò prender le difese di _Ugolino_ per non confessarsi
+in quel momento conoscente del reo; fece i suoi saluti, che furono
+ricambiati da donna Fulvia con una cortesia un poco asciutta e
+rannuvolata; poi lui, e quei quattro che aveva in compagnia, rifecero i
+loro inchini, impacciati più di prima, e si accomiatarono.
+
+La signora Angelica, ch’era venuta fino al portone del palazzo per aver
+più presto le nuove di Cristina, e anche con la speranza in cuor suo di
+vederla, si fece subito incontro al fratello.
+
+— E Cristina? Cristina?
+
+— Cristina.... non c’è.... per ora.... — rispose don Cornelio un po’
+distratto e imbarazzato avviandosi verso casa.
+
+— Ma come! Ma perchè non è venuta?... Dite su, e verrà presto? Cosa
+v’ha detto donna Fulvia?...
+
+— Oh, quante domande!... Sicuro che Cristina dovrà ben venire,
+fors’anche presto.... ma poi non ho avuto il tempo, lì per lì, di far
+tante chiacchiere con donna Fulvia.
+
+— Oh che benedett’uomo che siete voi alle volte....
+
+— E che benedetta donna che siete anche voi! Donna Fulvia era
+stanca.... da non poterne più, e volevate che la tenessi lì, in
+corte per un’ora, e la sottoponessi a un interrogatorio? Un po’ di
+discrezione, un po’ di creanza la ci vuole! Donna Fulvia poi non
+riparte domattina. C’è tempo da domandargliene delle cose!
+
+Angelica tacque, ma non pareva troppo persuasa.
+
+— Oh, a proposito, — riprese — cos’è successo? Ho visto _Ugolino_
+scappar fuori dal portone, e via di gambe senza darmi retta...
+
+— _Ugolino_ è un asino!
+
+— Oh cos’ha fatto?
+
+— Mi va ad abbaruffarsi con la cagnolina di donna Fulvia. Domando io se
+quello era il momento! se c’è prudenza, se c’è criterio!
+
+— La colpa non sarà sua, ne son sicura, perchè l’ho visto in tante
+circostanze.
+
+— Intanto per un po’ di giorni il signor _Ugolino_ se ne starà in casa.
+Badateci bene anche voi!
+
+— Oh, ma questa poi è un’esagerazione! — osò dire Angelica facendosi
+tutta rossa.
+
+— So io quel che mi dico... una ragazzata la si compatisce... ma questa
+volta me l’ha fatta grossa....
+
+— Oh don Cornelio già di ritorno! — esclamava intanto il farmacista
+facendosegli incontro. — M’avviavo appunto per presentare, unitamente a
+lei, i miei omaggi alla signora donna Fulvia.
+
+— Sarà per un’altra volta.
+
+— Oh certamente.... e che cosa le ha detto donna Fulvia?
+
+— Tanti saluti a tutti, tanti saluti. — Ed entrò in casa, intanto che
+il farmacista stava pensando un’altra domanda.
+
+
+
+
+XI.
+
+
+Per diversi giorni donna Fulvia stette rinchiusa in casa, e non volle
+veder nessuno. A chi veniva per ossequiarla faceva dire che gli avrebbe
+ricevuti poi a suo tempo, e che anzi, venendo quando l’avrebbe detto
+lei, le avrebbero fatto anche un piacere maggiore.
+
+I più curiosi avevan cercato di spiarla quand’era in chiesa; ma in
+chiesa donna Fulvia ci stava con tanta umiltà, e in un posto così
+separato e distinto da tutti, che non era stato possibile a nessuno di
+vederla in faccia.
+
+Il signor Valassina invece, s’era dato nel frattempo molto d’attorno
+cercando di veder tutto, di parlare di tutto, e di sapere i fatti di
+tutti, con l’aria di confidare i propri. Nè si era accontentato di
+Orobio; col pretesto degli affari di donna Fulvia, in pochi giorni
+egli aveva fatto conoscenza anche con moltissimi dei paesi vicini, e
+s’intende, gli aveva fatti cantar tutti; in modo, ch’ebbe subito pronta
+tutta la messe che occorreva per il vaglio di donna Fulvia. Fra le
+conoscenze fatte c’era stata anche quella di don Innocente; ed anzi,
+siccome era stato uno dei principali somministratori della messe,
+così ne lo aveva ricambiato con una pronta amicizia e con una special
+protezione.
+
+Finalmente un bel giorno fu annunziato che donna Fulvia si sarebbe
+compiaciuta di ricevere le persone principali del paese, e che dava
+principio ai ricevimenti. A tale notizia non è a dire come don Cornelio
+si mettesse in movimento. Gli premeva che donna Fulvia fosse di buon
+umore, che pigliasse ad amare il paese, che vi soggiornasse lungamente,
+e vi continuasse, come un tempo, l’opera benefica del povero conte
+Maurizio. Con la sua pazienza e con la sua bonarietà don Cornelio
+otteneva quel che voleva, e così ottenne che andassero da donna Fulvia
+anche i più ruvidi, anche il sindaco; e che più d’uno di tanto in tanto
+lasciasse la mezzetta dell’osteria per l’acqua cedrata di donna Fulvia.
+
+Per tre o quattro settimane le cose non andarono male. Ogni sera in
+casa di donna Fulvia, c’era la partita a tarocchi, e ogni domenica un
+pranzetto. Gli ospiti di solito erano don Cornelio e il suo coadiutore,
+il sindaco, il dottore, lo speziale e diversi preti dei paesi vicini
+che mano mano andavan crescendo in numero. Il più assiduo era don
+Innocente. Una certa soggezione li teneva tutti in riga; parlavan
+quindi pochissimo; e questo è già un buon mezzo per andar d’accordo.
+Donna Fulvia, un po’ perchè li voleva studiare a uno a uno, un po’
+perchè si compiaceva a vederli così ossequiosi e deferenti, s’era
+tenuta nei primi tempi in un certo riserbo benevolo, che in quella
+prima luna di miele, bastava per addolcire i commenti. Don Cornelio
+ne gioiva tutto. Egli s’era ben accorto, fin dalla prima volta che
+l’aveva veduta, con che caratteruccio caustico avrebbe avuto a che
+fare, e n’era rimasto tutto conturbato e pieno in cuor suo di dubbi e
+di malinconia; ora però cominciava a sperare. Sperava che fosse facile
+ammansirla, e cavarne qualche buon frutto, come gli era riuscito con
+altre piante spinose.
+
+Ma, a poco a poco, al tavolino de’ tarocchi, e in fin di tavola, dopo
+un buon pranzo, le lingue incominciarono a sciogliersi un po’ di
+più, e incominciarono anche i primi guai. Alcune prime lezioncine,
+bruschette, s’intende, donna Fulvia principiò a darle al coadiutore di
+don Cornelio, ch’era anche il più giovane e il più timido di tutti;
+forse per educarlo a modo suo, o fors’anche volendo “dire a nuora
+perchè suocera intenda.„ La suocera in questo caso era don Cornelio.
+Una sera il povero don Luigi, avendogli qualcun domandato: “Ebbene,
+che novità ci sono?„ s’era messo a ripetere una poca novità pescata in
+un giornaletto della provincia che non era quello della Curia. Donna
+Fulvia non lo lasciò neanche finire.
+
+— Come! don Luigi, — gli disse seccamente, — lei si dà alla lettura
+d’una gazzetta qualsiasi? Non sa quali sono i giornali che lei deve
+leggere?
+
+Il medico, che stava giocando al tavolino, credendo sulle prime che
+donna Fulvia scherzasse:
+
+— Ma come? — soggiunse con affettazione, — lei legge altri giornali, e
+non solamente quello di don _Ammazzasette_?
+
+— Ma dottore! — saltò su don Cornelio, — badi al gioco.... cosa mi fa?
+non ha veduto che chiamavo tarocchi? — e facendo la voce grossa cercò
+di sviare il temporale.
+
+— Sciocchezze! — saltò su donna Fulvia interrompendo il dottore; e fu
+il primo lampo.
+
+Allora il dottore piccato, cominciò quietamente, tra una giuocata e
+l’altra, a far la storia di don _Ammazzasette_, come lo chiamavano,
+il quale era un prete già professore, che, dopo molte peripezie,
+aveva mutato di diocesi e di provincia, e s’era fatto giornalista
+intransigente nel capoluogo di quella valle.
+
+Che donna Fulvia avesse intanto i nervi in burrasca si capiva da alcune
+contrazioni della bocca ch’eran di solito foriere d’uno scroscio. Ma la
+tratteneva una certa soggezione in cui era ancora col dottore; e tutta
+contegnosa e silenziosa fingeva di non udire, e non levava gli occhi
+dalle carte. Di tanto in tanto però scattava.
+
+— Cose che si contan nelle bettole! — saltò su a un tratto.
+
+— Scusi, interruppe il sindaco, tutti ne parlano. Io, per esempio,
+queste cose le ho risapute anche da qualche buon prete, all’orecchio,
+s’intende, perchè don _Ammazzasette_ li fa tremar tutti; ma poi un
+poveraccio, quand’è stanco di accuse, di fulmini, di predicozzi, di
+semestri d’abbonamento, di collette e di oboli, versati a furia di
+rappezzi sulle brache.... allora qualcosa mormora, il poveraccio!
+Mormora dell’esattore.... e anche di don Ammazzasette.... è naturale!
+Tanto più che non è certo costui quello che gli insegni precisamente
+l’indulgenza per il prossimo.
+
+Don Cornelio cercava di interrompere ora l’uno ora l’altro ma non c’era
+modo. Il dottore era piccato, e tirava innanzi impassibile e con tutta
+flemma.
+
+— No, davvero, non son gli articoli del suo giornale che insegnino nè
+l’amor del prossimo, nè la carità, nè il perdono....
+
+— Ma che ci ha a che fare tutto ciò coi giornali? — esclamò con
+impazienza donna Fulvia.
+
+— Pochissimo di solito, ne convengo; ma un pochino forse di queste
+virtù cristiane non sarebbero fuori di posto anche in un giornale,
+quando il giornale dice di essere cristiano cattolico per eccellenza.
+
+— Lasci, lasci queste cose, signor dottore, a chi se ne intende.
+
+— Oh io non ho questa pretesa, anzi non me ne intendo affatto; ma come
+metterebbe lei d’accordo gli articoli di don _Ammazzasette_, e di
+altri suoi colleghi, con quegli ammaestramenti che dicono: “offrite la
+guancia al percotitore.... scagli la prima pietra chi....„
+
+— Quelli erano altri tempi!
+
+— Precisamente. E ciò che concludo anch’io, — disse con ironia il
+dottore, e poi si tacque.
+
+Dopo quella partita non se ne fecero altre. La conversazione rimase
+arenata, e, dopo un silenzio lunghetto e dei saluti fredducci, la
+serata finì mandandoli tutti a letto di malumore.
+
+— E voi, Cleofe, ricordatevi di non ammalarvi in questo paese, — diceva
+poco dopo donna Fulvia alla cameriera, intanto che questa le levava
+le due coppie di ricci, e le presentava la cuffia da notte. — C’è un
+medico al quale non darei da curare il gatto.
+
+Donna Fulvia fu per parecchi giorni arrabbiata anche con sè stessa per
+non aver risposto al dottore, quella sera, come avrebbe voluto. Gliene
+veniva in mente ogni tratto una più salata dell’altra, ma era tardi.
+Pensò di metterle in serbo per la prima occasione; ma poi, per non
+tenersele troppo, finì col regalarle ad altri, perchè il dottore per un
+gran pezzo non si lasciò più vedere.
+
+Una buona dose di quelle bottate cominciò a sfogarle col sindaco
+e con lo speziale, coi quali si sentiva meno in soggezione. E
+l’uno e l’altro, condotti da don Cornelio, si trovavano una sera a
+conversazione nel suo salotto, dove c’erano anche don Innocente ed
+altri personaggi del paese, di quelli che non parlano. Lo speziale era
+in vena di discorrere. Quando si trovava con persone nuove lo speziale
+amava farsi conoscere come uomo dotto; amava lasciar capire che c’era
+in lui una certa superiorità; ch’era uomo di scienza; ch’era anche
+filosofo se occorreva; e che nella scienza e nella filosofia poi sapeva
+avere delle idee arditissime; che sapeva persino essere all’occorrenza
+un libero pensatore, come si direbbe. Non che lo fosse: alle funzioni
+della parrocchia, ci andava è vero con l’aria di fare un favore a
+Domeneddio, ma ci andava sempre.
+
+— Che ne pare, a donna Fulvia, di questi paesi? — aveva cominciato lo
+speziale. — Cosa ne dice di questo nostro Orobio?
+
+— Fin ora non ne dico niente — aveva risposto donna Fulvia.
+
+— Capisco, le mancano i dati statistico-morali; ma non le sarà
+malagevole l’averne qualche idea sintetica, come diciamo noi, se vorrà
+percorrere meco....
+
+— Tante grazie, non s’incomodi.
+
+— È un pezzo che io le vado studiando queste popolazioni, che le
+analizzo, come diciamo noi.... Io le credo le vere discendenti dei
+Cenomani; ne hanno tutti i caratteri. Intelligenza pronta, riflessiva,
+spirito analitico, disposizione alle scienze positive.... insomma siamo
+Cenomani! Basta osservare le nostre scuole.... Coraggio, caro sindaco!
+aumentate le nostre scuole, raddoppiatele, ve lo dico sempre!
+
+— Non le abbiam forse raddoppiate da un pezzo? — saltò su il sindaco.
+
+— Sta bene, ma avanti, e sempre avanti! Sono incommensurabili i frutti
+che si possono cavare dalle nostre popolazioni fortemente istruite! Ma
+bisogna che l’istruzione sia scevra di pregiudizi, che sia filosofica,
+positiva. Allora avremo delle masse illuminate, robuste; avremo delle
+masse....
+
+— Avrete una massa d’asini più di prima! una massa di prosuntuosi, e di
+petulanti! — esclamò, interrompendolo, donna Fulvia che incominciava a
+perdere la pazienza.
+
+— Benissimo! Dice bene la signora contessa! Proprio così! — esclamò
+anche don Innocente, fregandosi le mani.
+
+Lo speziale e il sindaco si voltarono verso quest’ultimo come due
+basilischi, e stavano per ripicchiare su lui la botta di donna Fulvia.
+Ma intervenne a tempo don Cornelio, il quale un po’ canzonando in bella
+maniera lo speziale, un po’ interpretando benignamente le diverse
+opinioni, rimise per un momento la conversazione in carreggiata, e
+riuscì a far parlare delle sue scuole il sindaco, il quale ne era
+molto glorioso. Il sindaco fece la sua narrazione, un po’ lunghetta,
+non ommettendo qua e là, con una certa modestia, di far cenno degli
+elogi che aveva ricevuti a voce ed in iscritto dai superiori scolastici
+e dal prefetto. Poi com’ebbe finito, guardò donna Fulvia con l’aria
+d’aspettare anche gli elogi suoi.
+
+Donna Fulvia lo lasciò aspettare un pochino, poi in tuono calmo e
+con aria di protezione gli rispose: — Le scuole possono essere una
+buona cosa, ne convengo; non le sue, però. Lo creda a chi se ne
+intende. Ne riparleremo; e a suo tempo me ne occuperò anch’io delle
+sue scuole. Intanto comincio col dirle che per gli asili non divido il
+suo entusiasmo, e che nelle classi elementari poi, c’è molta roba da
+mettere in disparte... Figurarsi! anche la storia e la geografia!...
+cose che scaldan le teste dei ragazzi. Quanto poi alle scuole serali...
+son di moda, lo so; ma lo creda a me, signor sindaco, alla sera la
+gente sta bene a letto. — Poi voltandosi a un tratto verso lo speziale,
+col fare un pochino ironico continuò: — Lei mi deve scusare se l’ho
+interrotto poco fa; non m’ha finito il suo programma scolastico,
+sentiamone anche il resto; dica su, non me ne privi. —
+
+Lo speziale, che dopo la brusca interruzione di donna Fulvia era
+rimasto alquanto sconcertato, si rasserenò subito a quell’invito; e
+pigliatolo sul serio, si rimise a raccapezzare le idee, e a riprendere
+il filo del discorso.
+
+Un gran temporale s’era invece rapidamente addensato nella testa del
+sindaco. Don Cornelio se ne accorse, ed ebbe un momento di spavento. Il
+sindaco tutto acceso in faccia, s’era levato in piedi per cercare il
+cappello. Trovatolo, disse con la voce alterata: “felice notte„: fece
+un inchino, sbagliò la porta un paio di volte, e se ne andò.
+
+— Innanzi tutto, — continuò lo speziale — noi vogliamo l’istruzione
+obbligatoria, meno s’intende quando abbiamo i lavori della campagna, o
+quelli delle filande; la vogliamo gratuita....
+
+— Oh, la vorrei gratuita anche per me — saltò su donna Fulvia — che ne
+dovrò far le spese per una buona parte.
+
+— E laicale... non escludendone però don Cornelio, ottimo direttore
+delle nostre scuole.
+
+— Ah, è lei don Cornelio il direttore delle scuole? il direttore della
+storia, della geografia, e di tutte le cosarelle che abbiam sentite?...
+È un direttore di scuole comunali anche lei don Innocente?...
+
+— Oh, il cielo me ne guardi, signora contessa, — rispose subito don
+Innocente. — Non me ne immischio io in queste cose, non me ne immischio!
+
+Don Cornelio non rispose. S’era messo a sfogliare e a leggicchiare un
+libro, e finse di non aver sentite le parole di donna Fulvia.
+
+— Poi, — continuò lo speziale intento sempre a raccappezzar le idee
+— poi vorrei con un sistema coordinato e complesso risollevare le
+popolazioni campagnole alla coscienza di sè medesime e della loro
+missione; mi spiegherò.
+
+— Mi farà piacere.
+
+— Bandire il pregiudizio, e sostituire la scienza. Questa è la meta. Ma
+per arrivarci bisogna innanzi tutto che le masse siano penetrate della
+superiorità del metodo sperimentale, positivo, analitico. Vorrei dunque
+istituire una scuola a questo scopo. Poi vorrei fare un gran bucato di
+tutto l’empirismo, di tutti i pregiudizi. E qui comincerei a fare agli
+agricoltori, una buona scuola di....
+
+— Oh, faccia dei buoni decotti agli agricoltori quando ne abbisognano!
+— saltò su don Cornelio interrompendolo, e desideroso che la finisse.
+
+— Mi scusi, don Cornelio, — continuò lo speziale — su questo, punto,
+lei lo sa, non andiamo d’accordo. Il suo programma, per me, è troppo
+limitato....
+
+— Lo lasci finire, — disse donna Fulvia, — lo lasci finire.
+
+— Io vado molto più in là, — continuò lo speziale tutto contento
+dell’appoggio di donna Fulvia. — Vorrei scuole di botanica, di chimica,
+di fisica celeste e terrestre, di antropologia....
+
+— Oh, che parolone mi va lei pescando! Scusi la mia ignoranza, ma
+questa poi m’è nuova.
+
+— Noi diciamo _antropologia_ la scienza che tratta dell’uomo, — disse
+lo speziale con gravità e con soddisfazione.
+
+— Ah, capisco, — soggiunse donna Fulvia dopo un momento di riflessione.
+— Sarebbe mai quella scienza che insegna che l’uomo viene dalle
+scimmie? E sarebbe forse anche lei di questo parere?
+
+— Ma, ma... donna Fulvia mi propone una grave questione! Io... finora,
+non mi pronunzio. La scienza ha i suoi ardimenti... io li rispetto...
+non ammetto... non nego....
+
+— Ah lei è in dubbio? — rispose donna Fulvia con quel tono ch’era
+l’antifona d’una frecciata. — Aggiustiamola, com’è così; dalle scimmie
+discenderà lei, se le accomoda, io no di certo!
+
+Lo speziale rimase tanto colpito e confuso che non trovo più una parola
+nè per rispondere nè per continuare il suo programma scolastico. La
+conversazione finì. Ci fu un lungo silenzio; poi don Cornelio disse
+qualche parola sulla pioggia e sul bel tempo; poi sonarono le dieci, e
+dopo i soliti inchini ognuno se ne andò pei fatti suoi.
+
+La mattina seguente, sindaco e speziale andarono a sfogarsi da don
+Cornelio. Capitò per il primo lo speziale. Gli coceva più che mai
+l’affar delle scimmie. La teoria del discenderne tutti l’avrebbe
+accettata senza difficoltà; ma di discenderne lui solo, non ne voleva
+sapere. Don Cornelio fece più volte per tranquillarlo, per fargli
+capire che anche lui più volte era andato fuori di casa co’ suoi
+discorsi, e che se gli era toccata una botta, se l’era anche tirata
+addosso; ma non gli riuscì così presto. Lo speziale non si quietò se
+non dopo una lunga confutazione con la quale volle metter donna Fulvia
+in un sacco. Cosa che don Cornelio gli lasciò fare con suo comodo,
+tanto più che non c’era nè donna Fulvia, nè il sacco.
+
+Don Cornelio avrebbe voluto acquietar subito anche il sindaco. Ci mise
+tutto l’impegno, sprecò un paio d’ore, ma fece un buco nell’acqua.
+Anche il sindaco era stato punto sul vivo, e il solo conforto del suo
+amor proprio era quello di veder giustificate le sue diffidenze, le sue
+previsioni e l’antipatia presentita per donna Fulvia.
+
+— L’avevo detto io! Lo sapevo io! E lei che non mi voleva credere!
+Ma gli è che le cose le vedo da lontano io! — E di questo tono non
+la finiva più. Don Cornelio per buttar acqua sul fuoco gli andava
+concedendo molto, gli concedeva tutto, e intanto cercava di tirarlo a
+ragionare sul bene che si poteva ricavare anche dal male; cercava di
+mostrargli come a poco a poco, con la pazienza e con la tolleranza, si
+sarebbero potuti smussare gli spigoli di donna Fulvia, la quale alla
+fin fine poi doveva avere buon cuore, e poteva fare del gran bene al
+paese.
+
+— Lei è l’uomo della buona fede! gliel’ho sempre detto. Non ne è
+guarito mai, ma questa volta ne dovrà guarire per forza. La pace del
+nostro paesello è finita, me lo dice un presentimento. Di me poco
+m’importa; ma mi cruccio per il paese, e se vuole proprio che gliela
+dica, mi cruccio per lei!... Apra gli occhi, don Cornelio, apra gli
+occhi!...
+
+Don Cornelio rideva, ma il sindaco facendosi sempre più serio, ed anche
+più calmo, prese a rammentare i guai che negli ultimi anni avevano
+mano mano messo sossopra parecchi paeselli vicini. Disse che aveva già
+veduto, in pochi giorni, uno stormo d’uccelli del mal augurio convenire
+in paese, e farsi in giro a donna Fulvia.
+
+— Nei nostri paesi una volta, — continuò il sindaco, — lei lo sa,
+c’era sempre un buon curato, un buon prete ch’era il padre e l’amico
+di tutti; ch’era spesso quello che ne sapeva più degli altri, e sempre
+quello che aveva il cuore più largo; che nei dissidi metteva la pace,
+che faceva all’occorrenza da arbitro, da conciliatore, e da capo del
+Comune; che tutti riverivano ed amavano perchè era il primo patriotta
+del paese. Li ho conosciuti io, e li rammenterà anche lei, i nostri
+buoni curati d’un tempo!... quelli del quarant’otto!... Ma quei
+tempi sono passati. L’un dopo l’altro sparirono da questo mondo... o
+perseguitati dovettero nascondersi. Al loro posto ci sono i nuovi. I
+più vengono guardandosi in giro sospettosi come sentinelle in un paese
+nemico; tra loro e le faccende di questo mondo piantano in mezzo una
+siepe di spini; e la gente che non vuol pungersi, li lascia al loro
+posto, come piuoli senza radici e senza frutti. Canzonare il curato è
+ora un canzonare chississia. Se ce n’è uno buono, bisogna che anche
+lui si tenga chiuso sotto quattro catenacci; e i più sono anche poveri
+e ignoranti, perchè a chi mai può piacere una vita simile?.... Forse
+altrove non sarà così; ma a noi è così che ci li mandano adesso.... Lei
+è l’ultimo, in questi paesi, dei nostri preti del quarant’otto... e lo
+creda a me, la spazzeranno via anche lei!...
+
+Don Cornelio non rideva più, e rimase per tutto quel giorno malinconico
+e sopra pensiero.
+
+
+
+
+XII.
+
+
+Anche don Cornelio intanto che faceva da paciere, ebbe presto da donna
+Fulvia la sua parolina di biasimo; e sì ch’egli aveva fatto proprio
+tatto il possibile per scansarla. Fermo nella speranza di abbonir donna
+Fulvia, di farle amare la gente del paese, di farla diventar la loro
+provvidenza, aveva bisogno poi che questa gente le facesse festa, e le
+fosse attorno con quella deferenza e con quell’affetto che guadagnano
+gli animi. Ma era un problema difficile. Quanti gliene conduceva si
+aggiungevano a poco a poco al numero degli imbronciti, e aumentavano il
+da fare di don Cornelio. Non sarebbero stati lontani quelli di Orobio
+dall’accordare a donna Fulvia la loro deferenza, ma bisognava che
+donna Fulvia ne avesse dimostrata loro in anticipazione altrettanta.
+Figurarsi! E don Cornelio intanto era tutto in faccende a persuadere,
+a calmare, a sgridare all’occorrenza, a cercar gente nuova da condur
+da donna Fulvia, e a ricondurle qualche disgustato mansuefatto. Fin
+sua sorella dovette mansuefare: la buona signora Angelica! La signora
+Angelica per ubbidire ai suggerimenti di don Cornelio, dopo aver resi
+i suoi omaggi a donna Fulvia, aveva offerta la sua amicizia e i suoi
+servigi alla cameriera, la Cleofe, usandole tante piccole attenzioni,
+facendole de’ regalucci, e insegnandole persino a fare il croccante. La
+Cleofe accettava tutto, ma si lamentava di tutto. Orobio per lei era il
+più brutto paese di questo mondo, e andava ripetendo che c’era tutto
+da mutare da cima a fondo, fin la gente, fin le montagne. La signora
+Angelica aveva sempre usato una gran prudenza; ma ora, e specialmente
+su certi argomenti, cominciava a rimbeccarla e a perdere la pazienza.
+
+La Cleofe amava discorrere, e far sentire la sua superiorità, in
+argomenti di teologia. Diceva che le cotte del curato non erano
+pieghettate come si doveva; che il curato non metteva mai nelle
+prediche il più piccolo testo latino, e che quando raccomandava
+l’elemosina non la raccomandava abbondante; diceva che il curato era
+di maniche larghe, che aveva abolite tante belle usanze, e che Orobio,
+anche secondo il parere di don Innocente, andava diventando un paese di
+eretici.
+
+Don Cornelio rideva; ammoniva la sorella a non badarci, e a tacere,
+raccomandando a lei come a tutti d’aver pazienza. Sino al povero
+_Ugolino_ doveva raccomandar la pazienza, quando gli si piantava
+dinanzi e lo guardava fisso, come a dire: che novità son queste? La
+novità era che don Cornelio non lo conduceva più con sè che quando
+usciva di paese, e che gli era imposta una vita tutta di casa, per
+impedirgli le dispute con _Fleurette_.
+
+Ma, a malgrado di tanto zelo e di tante precauzioni, la politica di
+don Cornelio non riusciva a grandi risultati. I migliori del paese
+eran tutti, chi più chi meno, o disgustati, o malveduti. Gli sciocchi,
+i maligni, i credenzoni, andavan da donna Fulvia a bever grosso, o a
+dargliene a bere: donna Fulvia, malcontenta di tutto e di tutti, era
+persuasa che a Orobio non c’era nulla di buono; che tutto era guasto,
+come aveva preveduto lei, e che bisognava fare e rimutare grandi
+cose. Ma non sapeva poi come appigliarsi. Alla fine s’era decisa di
+chiamare in soccorso il padre Felice; ma, non volendo confessargli
+completamente il suo imbarazzo, le occorreva un’occasione, un
+pretesto, per sottoporgli il caso e avere de’ consigli, senza ch’egli
+se ne avvedesse, come le pareva d’aver fatto in altre circostanze.
+L’occasione venne presto, e fu quella della festa che si celebrava
+in paese nell’ottobre, il giorno di San Luca, ch’era il santo della
+parrocchia. Donna Fulvia pensò di far venire per quel giorno sua
+figlia, il genero e Cristina; e di pregare anche il padre Felice a
+voler essere della compagnia per fare una scampagnata, e vedere Orobio
+nella sua giornata solenne. Detto fatto, scrisse alla figlia, al genero
+e al padre Felice; gli inviti furono accettati con piacere; e la
+Cleofe, seguita affannosamente da _Fleurette_, fu tutta in faccende a
+far camere e a spolverare.
+
+Prima che arrivassero i suoi invitati, donna Fulvia volle prendere con
+don Cornelio qualche concerto per il giorno della festa; e fu allora
+che a don Cornelio toccò una prima censura, con la quale donna Fulvia
+gli volle anche far capire che non era troppo contenta di lui.
+
+— Dunque non sono che tre i sacerdoti che lei ha invitati per le
+funzioni della festa? — domandò donna Fulvia dopo qualche altra
+interrogazione, e dopo una pausa, durante la quale la sua faccia s’era
+composta a molta serietà.
+
+— Appunto, — rispose don Cornelio. — È quello che faccio di solito in
+simili occasioni.
+
+— E s’è sempre fatto così? — domandò, dopo un’altra pausa, donna Fulvia
+la quale aveva avute prima le sue informazioni.
+
+— Si fa così da molti anni. Una volta c’era anche qui l’usanza di far
+molti inviti, e per la festa di San Luca venivano quindici o venti
+preti; ma siccome venivano di lontano, la fabbriceria doveva dar
+loro un pranzo; pranzo ch’era diventato un pranzone, perchè tutti in
+paese si credevano in diritto d’essere invitati, e che costava alla
+fabbriceria più di trecento lire all’anno. Per un po’ lasciai fare, ma
+poi una bella volta la feci finita. Ora non invito più che due o tre
+preti, i quali vengono a dividere il modesto desinare di casa mia, e
+faccio dare le trecento lire ai poveri il giorno della festa.
+
+— L’elemosina sta bene, ma quanto alla soppressione degli inviti al
+clero le dico, senza complimenti, male, malissimo. Il pranzo era una
+conseguenza.... e non era poi una cattiva usanza dal momento che il
+popolo, a quanto parmi di aver sentito dire, lo chiamava il pranzo
+sacro.
+
+— Oh donna Fulvia! lo chiamavano proprio così! E non le pare che questi
+nomi appaiati mi dovessero bastare per farla finita? Ma si diceva di
+più....
+
+— Non occupiamoci delle sciocchezze, — saltò su donna Fulvia che voleva
+biasimare, e tagliar corto. — Intanto il popolo non vede più la festa
+fatta col dovuto decoro.... e ciò, le ripeto, è male, malissimo.
+
+— Il popolo faceva ala a veder sfilare i preti che venivano dal pranzo;
+ognuno diceva la sua.... e non creda donna Fulvia che le dicessero
+tutte a onore e gloria dei preti, del santo, e della festa! Per tutto
+quel giorno, sulla piazza e nelle bettole era uno sghignazzare di
+continuo, e un dir spropositi, su questo pranzo dei preti....
+
+— Se non ha da citarmi di meglio che quelli delle bettole, rimango del
+mio parere. C’era, del resto, anche chi la pensava diversamente. Ma non
+importa. Il pranzo d’ora innanzi lo darò io. Delle usanze pie se ne
+abbandonano fin troppe nei paesi.... Oh caspita! che siamo in paesi di
+protestanti?
+
+Don Cornelio capì che la botta era per lui, e che non era data solo per
+il pranzo; gli venne più d’una risposta sulla punta della lingua, ma le
+trattenne tutte, e rimase in silenzio. Donna Fulvia, contenta di ciò, e
+contenta di sè, mutava discorso continuando la conversazione in un tono
+un pochino più benevolo e cortese.
+
+Due giorni dopo arrivava a Orobio il marchese Ettore con sua moglie,
+con Cristina e col padre Felice. A don Cornelio intanto era capitata
+una nuova lettera di Enrico che gli annunziava la sua vicina partenza
+per l’Italia, e gli domandava se aveva parlato, o scritto, per il
+matrimonio; se a Orobio c’era Cristina, e se poteva farci subito una
+corsa anche lui; pregandolo di rispondergli a Genova, dove contava di
+arrivar presto e di trattenersi alcuni giorni.
+
+Questa nuova lettera d’Enrico, l’arrivo di Cristina, e tutto quello
+che donna Fulvia andava dicendo e facendo non erano avvenimenti da
+nulla per don Cornelio che aveva fatti i suoi disegni, e ora li vedeva
+impigliati ogni giorno in qualche nuovo contrattempo. Quante belle cose
+doveva fare donna Fulvia secondo i disegni di don Cornelio! Doveva
+a poco a poco ripigliare il filo interrotto di tutte le opere buone
+e belle che un tempo aveva fatte o incominciate il conte Maurizio;
+ne doveva fare anche di più, lei ch’era tanto più ricca! e doveva
+diventare la provvidenza del paese e il faro della valle. Don Cornelio
+capiva che a accender quel faro non era cosa facile, ma aveva una gran
+fiducia in sè, e nella buona riuscita, come chi ha date e vinte altre
+battaglie. Nei ventisette anni da che era curato gli pareva d’averne
+condotti e tenuti sulla sua strada anche de’ più difficili. Donna
+Fulvia poi era tutta carità! e nel pensiero di don Cornelio la carità
+era una virtù così semplice, così serena, così feconda di prodigi!
+Oltre a ciò, don Cornelio voleva anche compire quella missione che
+considerava come un sacro dovere verso la memoria del suo miglior
+amico, il conte Maurizio. Voleva maritar Enrico e Cristina, secondo
+il desiderio di lui, secondo il cuore dei due giovani, ed anche
+secondo il proprio, che li amava tanto. “Oh, se arrivo a far questo,„
+esclamava ogni tratto tra sè don Cornelio, “muoio proprio contento!„ Ma
+presentiva che, per arrivarci, la strada non sarebbe stata nè facile nè
+breve; capiva anche d’averne fatta poca, e vedeva le faccende andar di
+galoppo, e non lasciargli il tempo per farne una più lunga.
+
+La comitiva attesa da donna Fulvia arrivò, ma per due o tre giorni casa
+Orsenigo rimase chiusa; e ai curiosi, che venivano a far visita per
+vedere i nuovi arrivati, un servitore in livrea diceva che la padrona
+non riceveva. Una volta al giorno usciva dal palazzo un carrozzone per
+la trottata; ed eran stati pochissimi i fortunati che, sbirciando,
+avevan potuto vedere chi un sacerdote, chi Cristina, e chi una signora
+che non conoscevano. Il marchese Ettore usciva a piedi, girandolava
+per il paese, faceva qualche lunga passeggiata; ma l’avevan pigliato
+per qualche merciaio venuto per la festa, o per quello della lanterna
+magica, e nessuno aveva badato a lui. Don Cornelio era sulle spine, e
+non sapeva cosa fare e cosa dire; lui che s’era fatta tanta festa di
+vedere Cristina, e che s’era immaginato di vederla subito, di vederla
+più volte al giorno come una volta, or nel palazzo, or per i prati, or
+nell’orticello di casa sua!
+
+— Ah, volevo ben dir io! — esclamò finalmente il quarto giorno,
+correndo a cercar la sorella per dargliene la buona nuova. — Guarda un
+po’, noi che si incominciava a non capirne niente... Ma lo dico sempre
+io che per pensar male c’è sempre tempo!
+
+— C’è qualche novità? — domandò ansiosamente la signora Angelica.
+
+— Non è che ci siano delle novità, ma c’è qualcosa che ti farà
+piacere... perchè fa piacere che le cose si mettano per la buona
+strada, perchè, a dirla schietta, non capivo come mai Cristina fosse da
+tre giorni in paese, e non ce l’avessero fatta vedere... a noi?
+
+— La Cleofe, tutta colpa della Cleofe! — pensavo io.
+
+— Un bel niente! Tutt’altro... inezie invece; eccesso di premura,
+eccesso di precauzioni, abitudini da gran signori, etichette, ma
+null’altro. Ecco ciò di cui oggi ho potuto assicurarmi, e d’ora innanzi
+vedremo Cristina tutti i giorni, proprio come quando c’era....
+
+— Oh che buona notizia! ma come hai saputo?...
+
+— Intanto che tu eri uscita, fu qui, e ci stette un gran pezzo, quel
+sacerdote ch’è arrivato con Cristina e con la figlia di donna Fulvia.
+Non m’era nuovo, l’avevo veduto a Milano, appunto in casa di donna
+Fulvia, quel giorno che vi condussi Cristina. A dire la verità, in
+allora, non so perchè, m’era piaciuto poco; ma ho avuto torto. È una
+degna persona. Non ho capito bene di che paese sia... e se appartenga
+a qualche ordine, perchè semplice sacerdote non lo è, o almeno non mi
+è parso... ma è proprio una gentilissima, una carissima persona; un
+po’ complimentoso, ma umile e alla buona! Ha voluto conoscermi, farmi
+una visita, lui per il primo; e si vede che s’interessa non poco anche
+dei nostri paesi. M’ha domandato molte cose... vuol conoscere i nostri
+bisogni, certo per farci del bene. Oh gliene conterò ben io parecchi,
+perchè donna Fulvia li risappia!...
+
+— E Cristina?
+
+— Ci sono. Pare che Cristina avesse preso un po’ d’infreddatura, o che
+so io. Figurarsi! donna Fulvia che la tiene nella bambagia!... Ma ora
+le paure sono passate... e in conclusione donna Fulvia ci aspetta.
+
+— Ci aspetta? Aspetta anche me?
+
+— Anche te, e mi fa dire da quel sacerdote di cui ti parlavo, che
+dobbiam vedere spesso Cristina, che dobbiamo tenerla allegra, che tu
+devi condurla a passeggio... insomma ci fa dire un monte di belle
+cose....
+
+La signora Angelica batteva le mani per la consolazione, e _Ugolino_,
+ch’era presente, si mise ad abbaiare, e corse abbaiando per tutta la
+casa.
+
+Qual buon vento aveva portato improvvisamente questo po’ di sereno?
+
+Donna Fulvia s’era decisa a confidare al padre Felice il nome dello
+sposo che destinava a Cristina; e il padre Felice che se l’era
+immaginato da un pezzo, aveva fatto i suoi complimenti a donna Fulvia
+per il felice pensiero; aveva approvato, ammirato; ma, soggiungendo
+che bisognava trattar la cosa con molta prudenza, le aveva anche dati
+subito molti consigli. Il padre Felice, presentendo che forse poteva
+essere non troppo facile il far inghiottire a Cristina quel bocconcino
+di marito, aveva suggerito di disporre l’animo della fanciulla tenendo
+vivamente accesi in lei i sentimenti dell’affetto e della gratitudine.
+Aveva consigliato a donna Fulvia di raddoppiare con Cristina la
+misura della confidenza, della dolcezza, e della condiscendenza;
+raccomandando, fra le altre cose, di concederle largamente la compagnia
+del curato e di Angelica, ch’erano stati i suoi primi amici, e che
+potevano essere, nell’affar del matrimonio, degli utili alleati. Donna
+Fulvia aveva cominciato con l’arricciar il naso su questi consigli, ma
+poi s’era arresa; aveva già messo nelle mani del padre Felice, anche
+la matassa delle faccende d’Orobio, perchè la dipanasse a di lei modo,
+e bisognava pure compiacerlo in qualcosa. Il padre Felice poi, senza
+perder tempo, era andato subito, come s’è visto, a far visita al curato.
+
+Don Cornelio e la sorella, impazienti di veder Cristina, andarono
+quel giorno stesso, dopo pranzo, da donna Fulvia. Si pensi la loro
+consolazione, e la festa che loro fece Cristina! Angelica, sulle prime,
+era rimasta quasi in soggezione dinanzi a Cristina che rivedeva un po’
+mutata, fatta più bella, più seria, più contegnosa; ma poi la coprì
+di baci come una volta, non appena Cristina corse a stringerla fra le
+sue braccia. Donna Fulvia disse alla sorella del curato, facendosi
+sentire dal padre Felice, che venisse pure tutti i giorni a prender
+la fanciulla per condurla a passeggio; e tra Cristina e Angelica si
+combinò subito una giterella per il giorno dopo. Cristina era smaniosa
+di rifare una di quelle camminate di montagna ch’erano state, un
+tempo, la sua delizia; e propose di andar, loro due, a bere la panna
+in una certa capannetta su un poggio del monte da cui si vedeva tutta
+la valle. La panna parve a donna Fulvia una cosa un po’ troppo fuori
+del consueto; una cosa non necessaria, e anche un poco rischiosa. Ma
+intervenne subito il padre Felice, e la panna fu concessa.
+
+Il padre Felice poi ricolmò di nuove gentilezze il curato; gli chiese
+il favore anch’esso di qualche passeggiata assieme; e tra un subisso
+di complimenti, che confondevano don Cornelio, fu combinata per il
+giorno dopo la visita a un santuario fuor di paese. Infine, quando don
+Cornelio si accomiatò, chiamato dalla campana del rosario, il padre
+Felice volle uscire con lui, e accompagnarlo fino in chiesa.
+
+Mentre attraversavano la piazzetta della chiesa, li intravvidero, agli
+ultimi chiarori del crepuscolo, il sindaco e il medico che rientravano
+allora in paese tornando dalla caccia.
+
+— Noi, caro dottore, oggi s’è preso poco.... ma c’è là qualcuno che sta
+per fare una buona caccia!
+
+— Dove? chi?
+
+— Non vede là?
+
+— Quel corvo?
+
+— Dica avoltoio! Non vede che tiene già il pulcino nelle granfie?
+
+— Le pare?
+
+— Me lo saprà dire, dottore!
+
+— Lo conosce lei?
+
+— Io no.
+
+— L’ho veduto fin da ieri, che faccia!
+
+— Che faccia, eh!.... E don Cornelio ci cascherà! Vuol scommettere,
+dottore? Ci cascherà.
+
+— A far che?
+
+— Non lo so... ma ci cascherà! È l’uomo della buona fede! quel
+benedett’uomo! Oh ci cascherà!
+
+
+
+
+XIII.
+
+
+La mattina seguente all’ora convenuta, la signora Angelica e Cristina
+uscivano dal palazzo Orsenigo, e attraversato il paese, pigliavan
+subito una stradicciuola della montagna. Appena fuori del palazzo
+s’erano imbattute in _Ugolino_, che fermo, con le orecchie ritte, e
+fissando il portone, stava aspettando tenendosi a una conveniente
+distanza. _Ugolino_, veduta Cristina, aveva spiccato un salto, e le era
+salito fino al collo. Cristina ricambiò l’accoglienza del suo vecchio
+amico con mille carezze e con mille domande, alle quali _Ugolino_
+s’era ingegnato di rispondere a modo suo con l’abbaiare, col guaire
+e col menar la coda disperatamente. Poi finiti i complimenti, s’era
+svincolato in tutta furia, e s’era messo seriamente, come soleva, alle
+sue funzioni di battistrada.
+
+La giornata era serena, splendida, e tra le più belle di quell’autunno.
+Il sole dava uno de’ suoi ultimi e tiepidi abbracci ai monti, alla
+valle; e la natura tutta pareva gli rispondesse con un palpito di
+vita primaverile. Angelica e Cristina, mentre salivano per l’erta,
+si fermavano ogni tanto a respirare quell’aria purissima, balsamica;
+a contemplare quella bella natura che, con la pace e col silenzio,
+pareva invitasse gli animi all’espansione d’ogni più riposto e
+delicato sentimento. Esse allora si guardavano con un sorriso pieno di
+affetto; si guardavano come se l’una chiedesse all’altra una risposta
+aspettata, una confidenza intesa. Ma la risposta era un abbraccio, e
+si rimettevano in via. Per un pezzo tacevano, poi a un tratto l’una
+cominciava a discorrere, ma non per dir ciò che l’altra s’aspettava. E
+dire che avevano tanta impazienza tutt’e due d’aprirsi, a vicenda, il
+cuore! Eran passati otto mesi dal giorno in cui Angelica aveva messo
+Cristina nel legnetto dei viaggiatori di Orobio, e quanti pensieri,
+quante cosucce non avevano a confidarsi! Ma si sarebbe detto che ora
+non ne trovassero il bandolo. Il bandolo c’era, ma ciascuna aspettava
+che l’altra lo avviasse per la prima.
+
+Lo avviò, come furon sul poggio, una vecchia contadina nell’accoglierle
+sull’uscio del suo casolare.
+
+— Oh santa Vergine! che miracolo le ha fatte capitar quassù? È
+lunghetta la strada, e faticosa!... Non lo dico per la contessina, ma
+per la sorella del signor carato, che i suoi annetti li deve avere,
+perchè mi ricordo....
+
+— Oh ci riconoscete! E voi siete la Menica, nevvero?
+
+— Altro che riconoscerle! Lei, quasi ogni mese, la vedo al mercato....
+e la contessina poi l’ho veduta tante volte anche quassù. La ci veniva
+a bere la panna ogni tanto o col suo povero babbo, il signor conte, o
+col signor curato. Il signor conte l’aveva sempre con sè, la sua bella
+ragazzina.... Lei non era che una ragazzina a quel tempo.... Ma com’è
+cresciuta! pare un sogno! quasi non la riconoscevo più. E con lei,
+allora, c’era sempre un ragazzotto.... bel ragazzotto anche lui.... che
+chiamavano.... oh aspetti....
+
+— Enrico, — saltò su Angelica.
+
+— Proprio così. E quando capitavano quassù, bisognava vederli quei due
+ragazzi.... che diavoli!... quante ne facevano! Ma sarà diventato un
+giovanotto, grande e grosso, anche lui, m’immagino. È andato via, eh!
+così m’han detto. E ci tornerà però, in questi paesi?...
+
+— Ci torna, ci torna! — esclamò la signora Angelica, — e forse chi sa?
+tra pochi giorni potrebbe esser qui!
+
+— Sia lodato il cielo, — rispose la vecchia. — Voglion la panna? Ce
+n’ho appunto una scodella che non ci stava nella zangola, e vado a
+prenderla.
+
+— Ci torna, ci torna il nostro Enrico! — continuò Angelica poichè il
+bandolo era avviato.
+
+Cristina s’era fatta a un tratto tutta rossa in faccia, e nel tempo
+stesso, allontanatasi correndo, era andata a sedere su un rialto del
+prato. Angelica la raggiunse, e sedendole vicino continuò:
+
+— Sarà un gran bel giorno quello in cui tornerà anche il nostro buon
+Enrico!
+
+— Oh sì! sarà un bel giorno.... — ripetè Cristina con l’espressione
+pensierosa, trepida, di chi è assalito all’improvviso da memorie e da
+affetti chiusi nel cuore da un pezzo. Ma poi ritrovando, nel fissare
+il volto semplice e buono della signora Angelica, la confidenza e
+l’espansione d’un tempo, si fece animo e riprese: — Il buon Enrico! Da
+che son partita da Orobio non ebbi più nessuna nuova di lui.... Dunque
+torna? e quando? Non s’è dimenticato dunque di noi! n’ero sicura! è
+tanto buono, nevvero? Ma, mi dica, signora Angelica, mi conti.... ha
+scritto?
+
+— Altro che scritto!... ma zitti che vien la Menica.... Oh, che
+scodelloni! ce n’è per quattro.
+
+— Ho spannato stamane, e sentiranno com’è fresca e dolce.... E il
+signor curato sta bene? Ma che bella combinazione! E dire anche che mi
+dan latte in questi giorni tutt’e due le mucche, perchè alle volte....
+Dunque domani gran festa a Orobio! Dicono che ci verranno tutti i preti
+della vallata.... un festone! Vedranno che caciuole porterò giù io! E
+la processione? La tireranno in lungo, mi immagino!... Ma, con loro
+permissione, torno un minuto alla zangola per finire, do un’occhiata
+alle bestie, poi son da loro....
+
+Cristina, intanto che la Menica discorreva, guardava la valle, cercava
+i paeselli, le case, le stradicciuole che le ricordavano il passato:
+e sentiva crescere in sè un cumulo di memorie che le inondavano
+l’anima, e che dal cuore salivano a velarle dolcemente gli occhi. Più
+volte Cristina, nei mesi ch’eran trascorsi, quand’era sola nella sua
+cameretta, e tutto era in silenzio nel palazzo di donna Fulvia, mentre
+stava con gli occhi intenti su un telaino da ricamo o su un libro
+di lettura, s’era sentita assalire da un sentimento inesplicabile
+che sulle prime la seduceva con un piacere vago, misterioso, e che
+mano mano s’impadroniva di lei, la scoteva tutta, e le dava alla
+fine una commozione così grande da farla piangere, senza sapere il
+perchè. Allora, impaurita, s’affrettava a sviarlo, a allontanarlo quel
+sentimento; lasciava il libro, il telaino; e sarebbe fuggita dalla
+cameretta, ma temeva che qualcuno la vedesse, la osservasse. Quel
+sentimento si risvegliava in lei accompagnato or dall’una or dall’altra
+delle memorie gaie o dolorose d’un tempo, e dal ricordo or dell’una
+or dell’altra delle persone più care: tra queste Enrico c’era sempre.
+Che sentimento fosse quello, Cristina non lo sapeva; ma in cuor suo
+lo chiamava “il sentimento di cui aveva paura.„ Ora, mentre assorta e
+con gli occhi fissi, guardava la valle, quel sentimento le era rinato
+più forte, più seducente del consueto. E la sua anima vi si era tutta
+abbandonata: questa volta non poteva, non cercava sfuggirgli.
+
+Venne a scoterla la voce della signora Angelica che, vedendo Cristina
+presa come da un pensiero malinconico, volle avviare da capo il
+discorso con qualcosa di gaio.
+
+— Se ne ha scritte delle lettere il nostro buon Enrico! E che belle
+lettere! Le ultime poi.... oh le ultime! Quando le vedrai.... perchè
+anche mio fratello l’ha detto che sperava di fartele veder presto....
+quando vedrai cosa dice di te, Enrico....
+
+— Di me? Di me?... E che cosa dice?
+
+— Oh, la signora curiosa! vedrai, vedrai. Intanto su allegra, che delle
+buone nuove ce n’è a bizzeffe!
+
+— Oh, me le dica.... le dica anche a me! Se c’è una buona nuova perchè
+non la dovrei sapere anch’io?
+
+La domanda parve così giusta anche alla signora Angelica che smise
+subito il pensiero, se pure l’aveva avuto, di tenersi abbottonata. E
+poi Angelica non la voleva veder malinconica quella figliola.
+
+— Punto primo, dunque, il nostro Enrico s’è fatto molto onore; s’è
+fatto voler bene da tutti anche in quei paesi... dell’Inghilterra....
+Lui, non lo scrive, ma si capisce. Infatti gli han dato un impiego! ma
+non in quei paesi, nei nostri! Ed è forse già partito. Sicuro; ritorna,
+ritorna!
+
+— A Milano forse?
+
+— Non mi rammento bene, ma ritorna. Poi.... ah, bisogna vedere cosa
+scrive! che sentimenti! che penna!... quando parla di te, e dice....
+
+— E dice....
+
+— Insomma, quando don Cornelio mi lesse quella lettera, in principio
+ho dovuto piangere, poi alla fine mi sarei messa a ballare per la
+consolazione. Figurati!
+
+— Ma cosa dice?
+
+— Oh è impossibile ridire quello che dice.... impossibile dir le cose
+come le dice lui!... Ma già io l’avevo sospettato, fin da prima che
+partisse, che nella testa di quel figliolo c’eran delle intenzioni... E
+c’eran proprio!
+
+— Ma quali intenzioni?... Oh, signora Angelica, io non ne capisco
+nulla! M’ha detto che ci son delle buone nuove; e perchè non me le dice?
+
+— Sicuro che ci son delle buone nuove! Ma.... come faccio io a dirle
+certe cose?... Bisognerebbe che la leggessi tu quella lettera....
+
+— Oh, allora.... se la posso leggere.... non potrei vederla presto?
+
+— Altro!
+
+— Non potrei vederla subito?
+
+— Ma bisogna tornar a casa. E poi la lettera non l’ho io, l’ha don
+Cornelio.
+
+— Ebbene.... corriamo a casa subito subito; cerchiamo don Cornelio,
+e don Cornelio mi leggerà la lettera.... Oh facciamo così, signora
+Angelica!
+
+La signora Angelica si trovò in quel momento un pochino imbarazzata, ed
+ebbe scrupolo d’aver destata la curiosità e l’impazienza di Cristina.
+Ma poi, vedendo negli occhi di quella figliola una certa espressione di
+preghiera a cui non avrebbe saputo resistere, e pensando che, se aveva
+commessa un’imprudenza, don Cornelio l’avrebbe accomodata, chiamò la
+Menica, diede una voce a _Ugolino_ che rincorreva i grilli sul prato, e
+disse a Cristina:
+
+— Non so se lo troveremo in casa don Cornelio così subito.... non so se
+sarà tornato.... ma facciamo a modo tuo.
+
+Ritornate sulla stradicciuola per la quale eran venute, la signora
+Angelica, nello scendere, andava ogni tanto reclamando anch’essa una
+concessione, quella d’un passo più ragionevole. — Adagio, Cristina! c’è
+da rompersi il collo! Ti farai male! Vuoi proprio farti del male! —
+gridava ogni tanto; ma dovette cedere anche su questo punto.
+
+Furon presto a casa, cercarono don Cornelio da per tutto, e don
+Cornelio non era ancor tornato. La signora Angelica, che non ne
+poteva più, dopo aver detto a Cristina: — Andiamo ad aspettarlo
+nel suo studiolo — s’era poco dopo lasciata andare sul seggiolone,
+che stava dinanzi alla scrivania di don Cornelio, a godere con gli
+occhi socchiusi quel primo momento di riposo. Ma Cristina, or con
+l’aprire la finestra, or con una domanda, or con una esclamazione,
+gliel’aveva lasciato goder per poco; e già la buona Angelica, vedendo
+quell’impazienza, cominciava in cuor suo ad essere impaziente anch’essa
+di vederla contenta quella povera figliuola.
+
+— Oh guarda guarda, che combinazione!... ma sicuro... eccola qua per
+l’appunto... — esclamò a un tratto Angelica, dopo aver riaperti gli
+occhi e guardando sulla scrivania. — Questa è una lettera di Enrico,
+la riconosco alla mano di scritto. E poi... oh guarda! ce n’è delle
+altre!... ci son forse tutte....
+
+Cristina diede un salto, e venne a sedere sulle ginocchia della signora
+Angelica, la quale intanto aveva prese le lettere, e le teneva strette
+in una mano come a dire: le lettere son qui, ma per leggerle bisogna
+aspettare don Cornelio!
+
+— E se don Cornelio — osservò timidamente Cristina — le avesse lasciate
+qui apposta per leggerle!... o perchè le leggessimo noi?...
+
+La signora Angelica trovò giusta l’osservazione, rammentò le volte
+che don Cornelio le aveva detto: — Presto questa lettera la leggeremo
+a Cristina — e pensando che don Cornelio non poteva tardare molto a
+ritornare, si persuase subito in cuor suo di venire a una transazione.
+
+— Ebbene — disse — ne leggeremo una... leggeremo quella che don
+Cornelio teneva in serbo per te, ma le altre... ah, quelle poi, no! Le
+altre non si leggeranno che quando don Cornelio sarà tornato, e col
+suo permesso! — Poi dopo averla cercata con tutta l’attenzione, per
+non sbagliarsi, diede a Cristina quella lettera che conosciamo anche
+noi, quella con cui Enrico partecipava a don Cornelio il suo colpetto
+di fortuna, quella in cui effondeva tutto il cuor suo, e che era tutto
+un’idillio d’amore.
+
+Cristina prese la lettera, e cominciò a leggerla a voce alta; ma a
+un tratto le montò una vampa al viso, e non le uscì più una parola.
+Continuò a leggere; e tenendosi serrata a Angelica, e comprimendo il
+tremito da cui era presa, la lesse e rilesse più volte quella lettera,
+fino all’ultima riga.
+
+Quel sentimento che, da principio, le aveva reso caro Enrico come un
+fratello; che era andato crescendo in lei; che le aveva dato tante
+volte una consapevole mestizia o una così viva allegrezza, quando
+Enrico partiva o faceva ritorno; quel sentimento che ora s’era fatto
+tanto forte, tanto insistente, e che le faceva battere il cuore fino a
+darle paura; quel sentimento stesso lo aveva dunque nell’animo anche
+Enrico! lo aveva pensando a lei! e lo chiamava: l’amore! Era la prima
+volta che questa parola scendeva nell’animo di Cristina; e vi scendeva
+accompagnata da un’onda di calore e di luce da cui ella si sentiva
+tutta ravvolta e trascinata come da una forza misteriosa e soavemente
+irresistibile.
+
+Accanto alle parole di Enrico c’eran poi quelle di desiderio del suo
+povero babbo, desiderio che le veniva improvvisamente svelato, e che le
+faceva accogliere e ricambiare quella parola _amore_, come una parola
+sacra e benedetta.
+
+La signora Angelica intanto s’era andata persuadendo sempre più che
+proprio non ci fosse nessun male a far leggere quella lettura a
+Cristina; poi, come le parve che la lettura andasse un po’ per le
+lunghe, alzò gli occhi, fece per dir qualcosa, e rimase subitamente
+tutta sorpresa e spaventata vedendo che Cristina non leggeva più, che
+il suo sguardo era immobile e fisso, e che la sua faccia era tutta
+bagnata di lacrime.
+
+— Oh, misericordia! Ti senti male? cos’è successo? Cristina?
+
+— Nulla, nulla, — rispose Cristina scotendosi.
+
+— Ma tu piangi! perchè?... Oh, cosa ho mai fatto! credevo di darti una
+così grande consolazione....
+
+— Oh, sì, sì; è una grande consolazione!
+
+— Ma, allora, ti senti male!... vuoi un’acqua calda, un caffè?
+
+— Nulla, nulla, oh mi sento bene!... Non so cosa sia... è una gran
+commozione....
+
+— Vuoi tornare a casa?
+
+— No, no, mi lasci qui con lei.... Vorrei ridere, ma invece piango, non
+so perchè! Sono tanto contenta... ma ho sentito in me qualcosa, tutt’a
+un tratto, che mi velò gli occhi, e mi portò lontano, lontano. Ma ora —
+soggiunse con un sorriso — sono ritornata; ed eccomi di nuovo vicino a
+lei, buona signora Angelica. Oh se venisse presto don Cornelio! Ho un
+gran bisogno di vederlo; mi pare d’aver mille cose a dirgli. Tornerà
+presto?
+
+E don Cornelio non tornava. La signora Angelica che era sulle spine,
+or guardava dalla finestra, or scendeva in strada, per vedere se il
+curato spuntasse, ma inutilmente. Intanto eran battute le tre, ch’era
+l’ora fissata da donna Fulvia a Angelica per tornare a casa. Cristina
+si scosse, si passò una mano sulla fronte, e si asciugò gli occhi
+dicendo: — Andiamo; andiamo, non facciamoci aspettare. Ci rivedremo
+presto, nevvero? Dica a don Cornelio che desidero tanto di vederlo; che
+gli voglio dire tante cose! Non se ne scordi, cara signora Angelica, mi
+raccomando a lei!
+
+— Scordarmene! ma ti pare? Gli dirò tutto, subito, subito. — E
+ricambiandosi in fretta molte raccomandazioni e molte parole
+affettuose, giunsero al cancello del palazzo di donna Fulvia dove si
+lasciarono abbracciandosi e baciandosi.
+
+La signora Angelica, nel tornare a casa, ripensava all’agitazione
+di Cristina, alle sue lacrime, alle sue gote accese, alle sue mani
+convulse, e diceva tra sè: “Se son questi i regali dell’amore, ho fatto
+pur bene io a non pensarci mai!„
+
+Don Cornelio tornò a casa molto tardi. Sulle prime, come riseppe
+l’affar della lettera, rimase alquanto conturbato e impazientito. Ma
+poi, un po’ vedendo la sorella tanto mortificata, un po’ ripensando a
+certe parole, dettegli nella giornata dal padre Felice, dalle quali
+aveva capito che donna Fulvia pensava a maritar presto Cristina, e che
+anzi voleva dirne qualcosa anche a lui, finì col mettersi in pace, e
+col tranquillare Angelica, concludendo tra sè che tutto il male non
+vien sempre per nuocere, e che forse quell’imprudenza veniva opportuna
+per accorciargli la strada.
+
+Alla sera, nel salotto di donna Fulvia, intanto che il marchese
+Ettore leggeva un giornale, che la marchesa Bianca ricamava su un
+telaino, e che quattro personaggi secondari giocavano a’ tarocchi, il
+padre Felice rendeva conto a donna Fulvia dei discorsi fatti con don
+Cornelio durante quella giornata. Eran seduti in disparte, e parlavano
+sottovoce; ma dai gesti e dalle facce che andavano facendo, era facile
+capire che il padre Felice narrava delle cose cui dava la sua maggiore
+disapprovazione, e che donna Fulvia le ascoltava or stupefatta, or con
+l’amara ironia di chi è scandolezzato ma non maravigliato. Queste cose
+poi, tanto riprovevoli, non eran altro che le opinioni di don Cornelio;
+il quale in quel giorno essendo in vena di discorrere con una certa
+espansione, e dovendo rispondere alle domande d’una così affabile,
+d’una così dotta persona, aveva parlato un po’ di tutto, senza un’ombra
+di diplomazia, e col cuore in mano.
+
+Il padre Felice, infine, raccontava d’aver toccato con don Cornelio
+anche il tasto del matrimonio, e qui dava migliori notizie; anzi
+concludeva che appunto per ciò bisognava ora chiudere un occhio sul
+rimanente, e non pensarci che dopo.
+
+Il dialogo fu interrotto dai quattro del tavolino i quali s’erano
+alzati per congedarsi. Uno di questi, dopo molti inchini e molti
+complimenti cerimoniosi a donna Fulvia, chiese le nuove di Cristina che
+non s’era veduta quella sera nel salotto.
+
+— Cristina è un po’ indisposta, — rispose donna Fulvia, — è andata a
+letto. A proposito, padre Felice, non glielo aveva detto io? Ma lei è
+sempre per facilitare, sempre per concedere! Una piccola passeggiata,
+all’ombra, sarebbe stato un divertimento sufficiente, ma lei ha
+voluto che concedessi, figurarsi! anche la panna. Cristina è tornata
+sentendosi male, precisamente in grazia della panna! Ah padre Felice,
+padre Felice!
+
+
+
+
+XIV.
+
+
+I preti, che donna Fulvia, dopo essersi consultata con don Innocente,
+aveva invitati a pranzo per la festa di S. Luca eran diciotto. La
+notizia s’era sparsa, per tutta la valle; e dai paesi vicini eran
+venuti de’ curiosi per vedere quella novità del gran pranzo, pur
+sapendo di restarne a bocca asciutta. Questa volta dunque per S.
+Luca c’era gente più del solito, per quanto la festa d’Orobio fosse
+sempre una delle più frequentate, e anzi facesse dire ogni anno agli
+invidiosi degli altri paesi “gli è perchè S. Luca coincide col mercato
+delle castagne.„ Alla festa di don Cornelio, come la chiamavan ne’
+paesi vicini, dove pure il curato d’Orobio era ben veduto ed amato,
+eran venuti, come di solito, alcuni sindaci e alcune società d’operai
+con le loro bandiere e con que’ quattro sonatori che, tra di loro, si
+chiamavan la banda. Alla venuta delle società e delle bandiere, il
+sindaco d’Orobio aveva voluto dare questa volta una maggior importanza.
+Era andato a riceverle, aveva scambiato degli evviva patriottici, e
+aveva invitati parecchi a bere all’osteria, per contrapporre, come
+diceva lui, una solennità civile al pranzo di donna Fulvia.
+
+I particolari della festa eran stati fissati da donna Fulvia la quale
+voleva farne gli onori, ma senza troppo incomodarsi, e senza mutare le
+proprie abitudini. Alla mattina dunque, dopo l’ora della sua colazione,
+ci doveva essere la messa cantata, poi la predica, la cioccolata
+al celebrante, la processione, il pranzo alle tre, e i vespri alle
+cinque. Non tutti gl’invitati conoscevano queste disposizioni, le
+quali, soprattutto sul punto dell’orario, si allontanavano non poco
+dalle usanze dei loro paesi; per cui, molto prima che le funzioni
+cominciassero, si vedevan per le strade di Orobio parecchi de’ preti
+invitati che, con un grande ombrello sotto il braccio, gironzellavano
+un po’ sconcertati del contrattempo, pigliandosela con chi non gli
+aveva prevenuti, e bisticciandosi con la serva che li seguiva, e che li
+aveva consigliati a non far colazione. Gli invitati arrivaron tutti.
+Uno solo mandò a dire, proprio quella mattina stessa, che l’avessero
+per iscusato perchè s’era sentito male la notte; e questo era il
+predicatore incaricato del panegirico. Nientemeno! Don Cornelio fu in
+un bell’impiccio. Fra gl’intervenuti non c’era da far scelta; e così,
+lì su due piedi, dovette pensare a supplir lui, e a mettere insieme
+alla meglio quattro parole per la circostanza.
+
+Venuta l’ora delle funzioni, donna Fulvia uscì dal palazzo accompagnata
+da sua figlia, dal genero, dal padre Felice e da Cristina, la quale
+s’era tirato un velo fitto sugli occhi come se tutti le avessero
+dovuto leggere in viso la sua commozione. Dietro donna Fulvia veniva
+la Cleofe, che teneva in braccio _Fleurette_; e dietro la Cleofe
+venivano i servitori, due dei quali portavano dei cuscini di velluto
+per gl’inginocchiatoi di casa Orsenigo. Donna Fulvia attraversò la
+folla de’ curiosi, che facevan ala, con quel contegno che soleva
+assumere quando voleva incutere serietà e compunzione; e la folla,
+richiudendosi dietro di lei, si rovesciò in chiesa a spintoni, a
+gomitate, a motteggi, intanto che una scampanellata annunziava il
+cominciare della messa grande. Arrivata poi la messa al Vangelo, don
+Cornelio salì sul pulpito; riandò un momento le cose pensate poco
+prima, e prese a parlare, come soleva, alla buona, con calore, senza
+latino, per quanto ne spiacesse alla Cleofe, ma in modo che anche
+i più semplici lo capissero e ne avessero un ammaestramento. Parlò
+di S. Luca evangelista, ricordò gl’insegnamenti del Vangelo; e a
+proposito dell’amor del prossimo, toccando l’argomento delle rivalità
+e delle guerricciuole tra famiglie e tra paeselli, si congratulò di
+veder riunita nella sua chiesetta gente d’ogni parte della valle.
+Rivolgendosi infine al gruppo d’operai che stavano intorno alle loro
+bandiere, chiuse il discorso con alcune calde parole sulla santità
+del soccorrersi a vicenda, e sull’amplesso ch’egli invocava tra la
+religione e la patria.
+
+_Fleurette_, che in quel punto aveva veduto poco discosto i due
+occhietti di _Ugolino_, si mise ad abbaiare. Donna Fulvia, scambiati
+ch’ebbe essa pure col padre Felice un’occhiata e un sospiro, si
+rizzò in piedi; e il prete che diceva la messa ricominciò a cantare,
+accompagnato dai suoni d’un organo sfiatato.
+
+Finita la messa, cominciò la processione. Donna Fulvia rimase in
+chiesa, perchè le processioni essa le seguiva mentalmente, e ci mandava
+invece la servitù. Sua figlia Bianca ricondusse a casa Cristina, che
+si sentiva poco bene; e il marchese Ettore le accompagnò pensando che
+la fratellanza predicata da don Cornelio poteva essere una bella cosa,
+ma soprattutto all’aria aperta. Il padre Felice rimase in chiesa, un
+po’ pregando e un po’ mormorando sottovoce con donna Fulvia contro
+il curato, in mezzo al rumor confuso, che veniva dal di fuori, delle
+campane che suonavano alla distesa, degli spari de’ mortaletti, delle
+voci dei preti e delle confraternite che cantavano, delle bande che
+stonavano, delle grida di chi vendeva sul mercato e degli strilli d’un
+clarino che chiamava la gente a veder la foca.
+
+Finite le funzioni, i diciotto invitati di donna Fulvia, dopo aver
+gironzellato di nuovo per un paio d’ore guardando ogni tanto l’orologio
+del campanile, come videro la lancetta avvicinarsi alle tre, un dopo
+l’altro si avviarono al palazzo. Donna Fulvia cominciò a ricevere i
+primi con un contegno pieno di dignità e di deferenza per far veder
+loro ch’era abituata a ricevere de’ prelati: ma i suoi invitati, o
+rimanevan sull’uscio vergognosi e impacciati senza rispondere, o
+sudici e impolverati si lasciavano andar sulle seggiole, asciugandosi
+il sudore, e deponendo sui tavolini de’ cappelli bisunti. Donna
+Fulvia, alquanto contrariata, dava di lungo a uno nella speranza che
+chi veniva fosse migliore. Ma chi veniva valeva l’altro: se uno era
+impacciato, l’altro era rozzo; se il vestito d’uno era rappezzato,
+quello dell’altro era rifinito; e chi parlava, faceva dar la preferenza
+a chi taceva. Donna Fulvia che si rammentava dei preti di quella valle
+veduti un tempo quando ci veniva da ragazza, andava ora facendo, come
+trasognata, dei confronti. Si rammentava che quelli d’allora eran
+tutt’altra cosa, e avrebbe voluto saperne il perchè. Il perchè c’era,
+ma essa era lontana le mille miglia dall’immaginarselo, e buttava tutta
+la colpa addosso a chi glieli aveva scelti dal mazzo. Ciò poi che la
+stizziva di più era di non vederne tra i presenti uno, uno solo, che
+paresse migliore, o poco da meno, del curato d’Orobio. Ma perchè?....
+Non ci fossero stati almeno de’ testimoni! Ma c’era il padre Felice che
+osservava e taceva; c’era don Cornelio che aveva l’aria impaziente,
+e c’era sua figlia Bianca che a ogni nuovo venuto arricciava il naso
+un poco di più, e si teneva un poco di più in disparte. Di buon umore
+non c’era che il marchese Ettore, il quale passava dall’uno all’altro
+degli invitati dirigendo a tutti qualche domanda, e cercando d’attaccar
+discorso, con un fare tra il familiare e il canzonatorio che non
+riusciva nuovo a donna Fulvia, e che la metteva tanto più di malumore.
+
+Finalmente un servitore venne a annunziare che il pranzo era servito;
+e si pensi con quanta premura e con quanto appetito, si mettessero
+a tavola i convitati che, soliti a desinare a mezzogiorno, avevan
+sentito questa volta, quasi tutti a digiuno, batter le tre. Il marchese
+Ettore volle vicino a sè don Prospero, che gli aveva dato subito
+nell’occhio, e gli era parso che promettesse più degli altri in materia
+di chiacchiere e di buon umore. La marchesa Bianca si rifugiò tra sua
+madre e Cristina; don Innocente si mise accanto al padre Felice, e gli
+altri sedettero alla rinfusa cercando in fretta un buon posto, un posto
+cioè lontano dai padroni di casa. Il pranzo cominciò, e continuò per un
+paio di portate nel più profondo silenzio. L’appetito e la suggezione
+toglievano la parola ai convitati, e fin don Prospero non rispondeva
+che con de’ risolini al marchese, il quale lo andava stuzzicando con
+delle domande e con delle facezie, intanto che gli riempiva senza
+interruzione il bicchiere.
+
+La parlantina cominciò a metà del pranzo; e prima che si arrivasse
+all’arrosto non c’era più uno che tacesse. Tutti parlavano in una
+volta; chi raccontava una storiella al vicino, il quale poi la ripeteva
+a tutti ad alta voce; chi chiamava o rispondeva da un capo all’altro
+della tavola, chi motteggiava, e chi rideva sgangheratamente. Il
+baccano andava sempre crescendo, e non aveva tregua che al comparire
+d’una nuova portata, per ripigliare subito dopo più forte di prima. Il
+solo che non fiatasse era don Luigi. S’era seduto, per sua disgrazia,
+proprio in faccia a donna Fulvia, e sotto la suggezione di que’
+due occhi non osava aprir bocca quasi neanche per pranzare. Anche
+donna Fulvia vedendo la cattiva piega che prendeva il suo pranzo di
+_riparazione_, s’era fatta silenziosa; e sulla sua fronte si andavano
+accavallando le rughe, come le nubi sul cielo prima d’un grosso
+temporale. Don Cornelio, che la guardava sott’occhio, cercava di
+tanto in tanto di moderare qualche parlatore troppo chiassoso, ma era
+inutile; il marchese stesso, che se ne divertiva sempre di più, correva
+subito a portar legna al foco se appena ne vedeva il bisogno.
+
+— Ah, adesso si comincia a star meglio! — esclamò don Prospero, che da
+quando s’era accomodata la salvietta passandone uno dei lembi dietro
+il collare di margheritine celesti, non aveva levati gli occhi dal
+piatto, che per servirsi tre volte a ogni portata. — Si comincia a star
+meglio....
+
+— Bravo don Prospero... e se mi permette... — Così dicendo, il marchese
+gli riempiva il bicchiere.
+
+— Altro che permettere! Questo Valpolicella vale un Perù.
+
+— E don Prospero gli fa onore!
+
+— Che vuole? Siamo due vecchi amici, io e il Valpolicella! peccato che
+ci incontriamo di rado! Ah! ah!
+
+— Allora un altro bicchierino.
+
+— Cerimonie, cerimonie... grazie, signor marchese.... Questo sarà alla
+sua salute, perchè fin qui è andato giù alla mia, ah! ah!... Proprio
+eccellente, vecchione, legittimo.... e quando lo dico io!...
+
+— Ah! lei se ne intende? Oh guardi! si direbbe, a vederla, che lei non
+beve che acqua.
+
+— Acqua? ah, ah! In casa mia han sempre fatto tutti l’oste....
+
+— E l’acqua la fan bere agli altri.
+
+— Bravo, signor marchese; si vede che lei se ne intende del mestiere!
+Ma scherzi a parte, del vino n’ho visto a maneggiar molto, e n’ho
+maneggiato anch’io....
+
+— Anche lei?
+
+— Sicuro; e come si fa? Il Benefizio è magro; non mi dà che trecento
+lire l’anno: si benedice qualche bestia perchè non si rompa le corna,
+e tutto finisce lì. Se avessi anch’io come don Cornelio i miei
+villeggianti! oh allora è un tutt’altro affare. C’è d’autunno quella
+messetta ben pagata, c’è quel pranzetto tutte le domeniche, c’è alle
+volte la risorsa d’un bravo funeralone....
+
+— Ch’è una bella risorsa, ne convengo... non per i villeggianti.
+
+— Oh, più tardi che si può, s’intende, ma c’è sempre la speranza.
+Invece io....
+
+— A proposito, torniamo al vino; lei mi diceva...
+
+— Che n’ho maneggiato, eh sicuro! I miei fratelli fanno l’oste, e
+qualche affaruccio lo faccio anch’io. Alle sagre ci vado con le mie
+mostre, e qualcosuccia si fa. Oggi, per esempio, ecco qua.... — E
+intanto levava di tasca una bottiglietta da saggio vuota. — Ci avevo un
+vinettino che non è dispiaciuto; un vinettino, se vuole, di confidenza,
+ma....
+
+— Ma sincero.
+
+— Precisamente; e quando il vino è sincero, allora uno può sempre dire:
+comando io. Dico bene?
+
+— Benissimo. E vini bianchi ne tiene?
+
+— Sempre: adesso abbiamo un agretto leggero del paese, che a digiuno
+è un _non plus ultra_. Ne abbiamo anche uno di collina, sopraffino,
+d’abbocato gentile; poi abbiamo....
+
+— Del Champagne Crémant Impérial?
+
+— Ah, lei vuol dire quel dolcino spumante che va su per il naso? No,
+no; il vino deve andare per in giù, non per in su. Me l’han fatto
+assaggiare una volta il Champagne, proprio di quel vero d’Asti, ma ho
+detto subito che non era roba per noi.... Una volta si teneva qualche
+cosa anche per l’avventore che non sa bere, ma adesso non ne teniamo
+più.
+
+In quel punto era cessato improvvisamente quel rumore di forchette, di
+piatti e di voci che assordavano, e tutti s’eran rivolti ad ascoltare
+un certo don Giosuè che dopo aver fatto ridere i suoi vicini con quelle
+quattro storielle che soleva ripetere da per tutto dove andava, s’era
+fitto in capo di far raccontare da don Cornelio a tutta la tavolata
+quella sua avventura del quarantotto, quella del Croato. Don Cornelio
+se n’era schermito e don Giosuè s’era messo lui a raccontare quel tanto
+che ne aveva risaputo, aggiungendoci una qualche goffaggine del suo,
+per far rider meglio la brigata. Don Cornelio gli dava sulla voce,
+ma era inutile; l’uditorio teneva per don Giosuè, applaudendolo in
+ragione che ne diceva di più sciocche. Anche donna Fulvia che, fin
+lì, stecchita, in sussiego e senz’aprir bocca, aveva avuto l’aria di
+non udir nulla di quanto si diceva intorno a lei, questa volta s’era
+messa a prestar attenzione. Indispettita da quel baccano, e mortificata
+in cuor suo di non aver potuto fino allora levar gli occhi su don
+Cornelio, non le parve vero di potergli guardare in faccia questa
+volta anche lei, e di dirgli poi con un fare addolorato, appena don
+Giosuè ebbe finita la storiella tra le risate degli uditori: — Male,
+malissimo, signor curato, e mi stupisco che si raccontino di queste
+storie sul suo conto.
+
+— Si stupisca piuttosto — rispose don Cornelio — di chi le racconta a
+questo modo.
+
+— Eh, eh, — saltò su don Innocente, il quale fino a quel punto non
+aveva fatto che mangiare, e far dei sorrisi di riconoscenza ora a donna
+Fulvia e ora al padre Felice. — Don Cornelio è sempre diplomatico!
+basta dire che era uno degli amici del Cavour!
+
+— Un amico del Cavour? lei, don Cornelio! — chiese subito donna Fulvia,
+guardandolo di nuovo con stupore. — Ogni giorno se ne sente una nuova!
+
+— Amico del Cavour! — non potè a meno di esclamare anche il padre
+Felice.
+
+— Come, lei signor curato, era amico del conte di Cavour? oh non lo
+sapevamo! Ci racconti, signor curato, ci racconti.... — prese a dire, e
+continuò con insistenza, il marchese Ettore, intanto che gli occhi di
+tutti si rivolgevano su don Cornelio.
+
+Il povero don Cornelio che fino a quel giorno, come abbiam visto,
+s’era dato l’illusione d’essere stato poco meno che un amico anche
+lui del gran Ministro, ora tutto confuso, facendosi rosso in viso,
+e ricercando meglio nella sua memoria, finì col rispondere che
+l’asserzione di don Innocente non era vera; e perchè gli si credesse
+meglio, e anche per non sconfessar la sua ammirazione, soggiunse che
+non aveva mai avuto un così grande onore. Tutti allora furono persuasi
+che qualcosa di vero ci doveva essere; e i più senza badar oltre nè
+a don Innocente che insisteva, nè a don Cornelio che rettificava,
+tornarono alle occupazioni di prima, e ci tornarono con quel crescendo
+che contraddistingue di solito un finale.
+
+— Anche amico del Cavour! — aveva nel frattempo ripetuto un par di
+volte donna Fulvia, mandando, con una certa compiacenza ironica,
+delle occhiate al padre Felice: e il marchese fingendo la più ingenua
+curiosità, si divertì per un pezzetto ancora ad aizzar don Innocente,
+a farlo parlare, a tener viva la disputa, lasciando tranquillo per un
+momento don Prospero, il quale se ne approfittò per far passare nelle
+ampie tasche del suo soprabito un pezzo di cacio, una fetta di torta,
+una manata di mandorle, e da ultimo quattro amaretti.
+
+Con gli amaretti il pranzo era finito, e donna Fulvia si alzò. I
+convitati fecero altrettanto; non tutti insieme però, perchè alcuni
+vollero prima assaporare un ultimo sorso, e qualche altro dovette prima
+fare più d’un tentativo per rimettersi in piedi. Don Prospero colse
+l’occasione per riempire di Valpolicella la sua bottiglina, dicendo al
+marchese, il quale se n’era avveduto e voleva scoppiar dalle risa: —
+Questo lo porto a casa per memoria.
+
+Il pranzo era durato più di due ore, e le cinque eran battute da un
+pezzo. Don Cornelio, intanto che nel salotto veniva servito il caffè,
+svincolatosi da don Innocente e dal marchese, si accostò a don Luigi,
+e gli disse all’orecchio che andasse a far sonar subito i Vespri. Fu
+una buona precauzione, perchè lo schiamazzo aveva ripreso nel salotto
+più forte di prima, e donna Fulvia cominciava a perder la pazienza. Ai
+primi rintocchi delle campane don Cornelio si accomiatò, fece in fretta
+i suoi convenevoli, si raccomandò ai preti che si spicciassero, e andò
+diviato in chiesa. I più della brigata fecero sulle prime l’orecchio
+del mercante, ma donna Fulvia fece l’atto di muoversi e bisognò andare.
+Peccato! A un tavolino era cominciata una partita a primiera; don
+Giosuè, in mezzo a cinque o sei de’ più chiassosi, stava raccontando
+una storiella al marchese; don Prospero sprofondato in una poltrona
+russava tranquillamente; e un certo don Matteo stava per accender la
+pipa.
+
+Donna Fulvia salutò i suoi convitati complessivamente piegando il
+capo a destra e a sinistra, con un certo sussiego, ritta in mezzo al
+salotto, e nell’attitudine di dire: favoriscano d’andarsene. E l’uno
+dopo l’altro se ne andarono tutti; chi tacendo come c’era venuto, e
+chi, diventato più espansivo, impappinandosi in un complimento che
+rimaneva a metà.
+
+Appena “le ebber levato l’incomodo„ come avevano detto i più
+complimentosi, donna Fulvia fece un gran respiro; ma le contrarietà
+di quella giornata non erano ancor finite. Si mosse anch’essa poco
+dopo per andare in chiesa, e affacciatasi al portone vide, dinanzi al
+palazzo, un brusio di gente che, motteggiando o ridendo, or faceva
+ressa intorno a qualcuno, or si affollava in un punto della strada,
+or si apriva facendo ala, e tutta con l’aria allegra di chi gode e si
+diverte. “Oh cos’è questa novità?„ pensò donna Fulvia “cosa fa questa
+gente, questa ragazzaglia che dovrebbe esser tutta ai Vespri?„ E
+s’avviò non senza difficoltà verso la chiesa, attraversando lentamente
+quella folla di curiosi e di buontemponi, i quali tutti eran troppo
+occupati a ridere a crepapancia per accorgersi di donna Fulvia e farle
+largo. Cosa fosse questa novità, e perchè ridessero quei buontemponi,
+donna Fulvia se lo sentì vociare intorno da ogni parte nel fare il suo
+tragitto. Era gente venuta, come a un divertimento, a vedere i preti
+uscire dal gran pranzo, chi per semplice curiosità dopo aver veduta la
+foca, chi per ridere, e chi per dare la baia. Parecchi, usciti allora
+allora dall’osteria, aiutavano a rendere il divertimento più chiassoso;
+chi mezzo brillo con un motteggio sull’intemperanza dei preti; chi col
+naso rosso additando un qualche curato che l’avesse anche più rosso.
+E non è a dire che questo spasso procedesse da per tutto liscio e
+senza contrasti. Alcuni di que’ preti ai quali la gente dava la baia,
+cercavan di svignarsela; ma altri rimbeccavano e rispondevano per le
+rime.
+
+Si pensi dunque quante non ne sentì donna Fulvia in quel breve tratto
+di strada, e quante non ne riseppe poi il giorno dopo dal Valassina,
+dalla Cleofe, e dagli altri suoi confidenti; poichè il giorno dopo
+in Orobio non si fece che parlar del pranzo, dell’uscita dei preti
+dal palazzo, delle scene avvenute, delle facezie dette, e di certi
+due scappellotti somministrati da don Matteo, quel della pipa. Don
+Cornelio, arrabbiato, afflitto per lo scandalo, avrebbe voluto almeno
+che non se ne parlasse più. Pregò, sgridò, ma con poco frutto. La
+storiella andò subito in giro anche per i paeselli della valle, e
+per un pezzo fu il tema allegro dei discorsi in ogni casa e in ogni
+bettola. Tale fu la fine del gran pranzo, col quale donna Fulvia aveva
+creduto di dare una lezione a don Cornelio, di edificare il popolo e di
+rialzare il clero.
+
+
+
+
+XV.
+
+
+Due giorni dopo la festa di S. Luca, sul far della sera, il procaccia
+del capoluogo del mandamento, venne a cercare di don Cornelio, girando
+per tutto il paese con una lettera in mano. — Questo è un telegramma!
+— esclamò lo speziale: e in fatti sulla busta era stampato così. A
+Orobio i telegrammi non capitano di frequente, e l’ultimo l’aveva
+ricevuto appunto sei mesi prima lo speziale; circostanza ch’egli
+non mancò di richiamare nel raccontare il fatto di quell’improvvisa
+venuta del procaccia, poichè per quella sera in paese il telegramma
+di don Cornelio fu l’argomento principale delle conversazioni e della
+curiosità di tutti.
+
+Il telegramma era di Enrico, e veniva da Genova. Enrico, arrivato a
+Genova pochi giorni prima, aveva creduto di trovarci subito una lettera
+di don Cornelio in cui fosse detto che la sua domanda alla zia di
+Cristina era stata fatta, ch’era stata gradita, e che dovesse ripartire
+per Orobio senza perder tempo. Non avendoci trovato nulla, aveva
+scritto di nuovo a don Cornelio un letterone di sei facciate, tutto
+impazienza, tutto ansietà; ma il letterone, arrivato un par di giorni
+prima della festa di S. Luca, era rimasto senza risposta; e Enrico, a
+cui ogni giorno pareva un secolo, aveva telegrafato a don Cornelio per
+domandargli, col linguaggio ansante e risoluto d’un telegramma, cosa
+c’era di nuovo e quando doveva partire.
+
+Quel telegramma, ch’era il primo che don Cornelio riceveva in vita
+sua, diede il tratto alla bilancia. Don Cornelio come s’è veduto, non
+l’avrebbe voluta far così subito quell’imbasciata a donna Fulvia;
+poi, dopo che la sorella aveva mostrata a Cristina quella tal lettera
+d’Enrico, gli era parso che bisognasse far presto; e ora finalmente
+che c’era entrato di mezzo anche il telegrafo, e che aveva parlato a
+quel modo, non ebbe più dubbi, e si decise per il subito. A dargli
+più coraggio gli venivano in aiuto i discorsi fatti col padre Felice
+durante quella passeggiata del giorno prima di S. Luca. Riandava quelle
+parole a una a una, e gli pareva che proprio non ci fosse da dubitare.
+
+Il padre Felice in mezzo ai molti discorsi fatti gli aveva toccato qua
+e là dell’avvenire di Cristina. Aveva pronunziata, più d’una volta,
+la parola matrimonio; gli aveva detto che donna Fulvia cominciava
+a pensarci, e gli aveva fatto capire alla fine, tra un subisso di
+complimenti, che forse.... quanto prima.... tra loro tre, si sarebbero
+fatti de’ discorsi su quell’argomento. Parole di tal fatta, e d’una
+persona tanto circospetta, dovevano pur significare qualcosa!
+
+Don Cornelio, fatta la decisione, s’avviò la mattina dopo, pieno di
+coraggio e col soprabito delle feste, verso il palazzo di donna Fulvia
+allungando un poco la strada per ripensar bene alle parole con le quali
+avrebbe attaccato il discorso. Donna Fulvia, quando le comparve dinanzi
+don Cornelio, se ne stava sola nel suo gabinetto, vicina al tavolino da
+lavoro e con gli occhiali sul naso. Era l’ora in cui, dopo la colazione
+e dopo quattro chiacchiere in salotto, donna Fulvia si ritirava nel suo
+gabinetto o a far la lettura, o a far filaccia e maglie per i poveri,
+fino al momento della trottata. In quel punto era alle prese con la
+spalla d’un corsetto, fatto con degli avanzi di lana tutta a nodi, e
+ch’era uno dei molti cilici di beneficenza che preparava ai poveri per
+l’inverno. Sembrava tutta assorta nel suo lavoro, ma ogni momento le
+bisognava disfare un giro, o riprendere delle maglie scappate, tanto
+il suo pensiero era lontano da quell’infelice a cui era destinato il
+corsetto. I suoi pensieri erano tutti rivolti agli avvenimenti del
+giorno di S. Luca; era la predica di don Cornelio, erano i convitati
+e il pranzo, eran le scene della strada, che le ribollivano in testa
+e le facevano or stringere or crescere quelle maglie capitate in così
+mal punto. Ma soprattutto ce l’aveva con don Cornelio. Ognuno di quei
+fatti doveva necessariamente avere la sua causa, ed essa ne trovava
+una, un’unica per tutti bell’e pronta nella sua mente. Era cioè
+chiaro, chiarissimo, che la colpa di tutto era tutta di don Cornelio.
+Per fortuna che tra i molti pensieri, le era venuto alla fine anche
+quello del matrimonio di Cristina, e che, proprio nel momento in cui
+le vennero ad annunziare la visita di don Cornelio, i suoi occhi erano
+andati a fermarsi su una lettera che le stava dinanzi sul tavolino, una
+lettera tutta complimenti ricevuta quella mattina dal barone Brocchetti.
+
+— Donna Fulvia mi perdonerà.... — cominciò a dire don Cornelio nel
+venire innanzi — ma, se per caso, le fossi capitato in un momento poco
+opportuno....
+
+Donna Fulvia lo interruppe invitandolo a sedere con un gesto, e con un
+— S’accomodi, signor curato — che pronunziò con sussiego, ma cercando
+di raddolcire la voce.
+
+— Tante grazie, tante grazie. Dunque.... se non la disturbo.... se
+mi può concedere.... — prese a dire don Cornelio, ricercando il filo
+del discorso che aveva preparato. — È da qualche tempo che sentivo il
+dovere, che cercavo l’occasione, di parlarle a quattr’occhi un poco a
+lungo, d’una faccenda.... ma.....
+
+— Dica, dica.
+
+— Lei sa quanto mi stia a cuore sua nipote Cristina; lei sa quali
+doveri io senta d’avere verso di essa, e in nome di quale sacra
+memoria....
+
+— Lasciamo il _sacro_ da parte.
+
+— Insomma.... — riprese don Cornelio, un po’ sconcertato, e cambiando
+tasto — insomma, l’ho veduta crescere, mi ci interesso, le voglio
+bene, e sarebbe per me una gran soddisfazione del cuore se potessi far
+qualcosa per quella figliola; qualcosa che potesse piacere, s’intende,
+a donna Fulvia che vorrei pure veder rimeritata per i tanti suoi
+benefici....
+
+— E che cosa vorrebbe fare? — chiese con miglior grazia donna Fulvia, a
+cui balenaron subito in mente le informazioni datele dal padre Felice.
+
+— Non è ch’io voglia.... ma, quando donna Fulvia credesse venuto il
+momento di pensare alla felicità di Cristina.... quando credesse di
+pensare al suo collocamento.... — E qui don Cornelio fece una pausa,
+guardando prima di andare innanzi, la faccia di donna Fulvia. Quella
+faccia, con sua maraviglia, era divenuta a un tratto tutta serena e
+rabbonita, quale non l’aveva veduta mai.
+
+— Veramente.... — disse donna Fulvia — non potrei dire che questo
+pensiero non mi sia venuto; mah! son cose difficili!...
+
+— Oh, non in questo caso! — esclamò don Cornelio, a cui la faccia di
+donna Fulvia dava in quel momento un gran coraggio. — Lei non avrà che
+a dire un sì!
+
+— Lo crede? le par tutto così facile?
+
+— Le difficoltà ci potevan essere, e quante! Ma ormai... lo creda a me,
+quando lei lo voglia, tutto è fatto.
+
+— Lei dunque ne è molto sicuro!
+
+— Sicuro, sicurissimo!... E anzi.... donna Fulvia non ha bisogno di me,
+ma al caso ci penso io.... sono ai suoi ordini.
+
+— Ebbene, caro signor curato — prese a dire donna Fulvia dopo un
+momento di silenzio, con un fare confidente e mellifluo ch’era per
+don Cornelio una gran novità. — Ebbene sì, io avrò bisogno di lei. Al
+matrimonio di Cristina ci sto pensando.... ci sto pensando!.... Ma
+per disporre l’animo della ragazza a un atto così importante, così
+inaspettato, vorrei aver l’aiuto, la cooperazione, e diciamolo, anche i
+consigli di una persona come lei, che per il duplice carattere, quello
+vogliam dire del suo ministero e quello della protezione e autorità
+già esercitata sulla fanciulla, può eventualmente avere la sua parte
+di benefica influenza nell’ottenere quei giusti apprezzamenti che non
+sempre appaiono agli occhi inesperti della gioventù. — Tirò il fiato,
+fece una pausa, poi, come se interrompesse il filo dei pensieri,
+domandò a un tratto a don Cornelio: — Mi dica un po’, ha veduto forse
+questa mattina il padre Felice? e le fu detto per caso qualcosa in
+confidenza? È il padre Felice che l’ha mandata qui?
+
+— Signora no. Il padre Felice oggi non l’ho veduto.... Ma quanto
+all’aver saputo qualcosa in confidenza....
+
+— Oh, oh, come? da chi?
+
+— Come! da chi!.... — esclamò don Cornelio pieno di coraggio e di
+impazienza parendogli che tutto andasse a gonfie vele. — Lei ha mille
+ragioni, e mi scusi se non gliel’ho ancor detto, e se non le ho parlato
+subito a cuore aperto. Ma gli è che mi bisognava farle prima un poco
+di storia. In poche parole però le avrò detto tutto, se ha la bontà di
+ascoltarmi.
+
+Don Cornelio narrò brevemente a donna Fulvia una parte di quanto
+sappiamo anche noi. Le toccò dei progetti e dei desideri del conte
+Maurizio a proposito del suo pupillo e di Cristina: le parlò del
+bell’animo di Enrico, della serietà de’ suoi propositi, del suo affetto
+per Cristina, dell’impiego ora avuto, e della sua sorte assicurata. Don
+Cornelio nel calore del discorso non s’era accorto che donna Fulvia
+intanto aveva mutato faccia, e che con una furia crescente andava
+scavalcando le maglie del suo lavoro, facendo un gran pottiniccio. Se
+ne sarà accorto poi quel tale che avrà dovuto infilare le maniche di
+quel corsetto. Quando don Cornelio venne a dire delle ultime lettere
+ricevute da Enrico, e dell’incarico avuto, donna Fulvia che scoppiava,
+diede un balzo, e buttò il lavoro sul tavolino, esclamando: — Basta,
+basta, ho capito; io non la posso lasciar continuare!
+
+Don Cornelio la fissò pieno di sorpresa, e con l’espressione di
+domandarle il perchè di quel mutamento così grande, così improvviso.
+Donna Fulvia si ricompose, guardò il curato col fare severo d’un
+personaggio offeso nella sua dignità, poi gli disse:
+
+— I suoi progetti sono un’assurdità. Si vede che lei non ha il concetto
+di quelle convenienze sociali alle quali devono attenersi certe
+famiglie. Figurarsi! Gli argomenti che mi ha detto in favore del suo
+protetto, son tutta roba che basta a provarmi la sconvenienza d’un
+simile progetto. All’avvenire di mia nipote.... lasci a chi tocca il
+pensarci. Non si pigli troppe brighe, signor curato.... di quelle
+voglio dire che non c’entrano nel suo ministero, perchè poi le une
+fanno dimenticare le altre!
+
+— Vuol forse dire, donna Fulvia, ch’io dimentichi i miei doveri?
+
+— Voglio dire di non attribuirsene, in questo e in altri casi, di
+quelli che non le spettano.
+
+— Come?
+
+— Come! come! — E qui, ora che quel resto di diga che frenava ancora
+il suo mal animo verso don Cornelio era rotta, non le parve vero di
+buttar fuori a rifascio, come venivano, quelle accuse, quei rimproveri,
+quel dispetto, che aveva tenuti chiusi dentro di sè fino allora. — Come
+quando lei, per dirne una, in compagnia del sindaco, e d’altra simil
+gente, che farebbe bene di lasciare nel loro brodo, si inframmette in
+tante cose che sappiam noi....
+
+— Ma si spieghi....
+
+— Oh lei mi capisce benissimo. Le sue idee del resto son conosciute.
+E i suoi atti, tirando pure un velo sul quarantotto, ognun li vede.
+E poi non l’ha detto anche lei nella sua predica di S. Luca! che lei
+vuol conciliare governo e religione! Figurarsi! che vuol conciliare i
+dissidi, lei da solo! quasi non sapesse che non bastano più da soli
+neanche i Concili ecumenici! Che vuol metter insieme il Vangelo con
+la libertà, col popolo, e col progresso! proprio come dicon certi
+tali, come avrebbe detto anche il Cavour, il suo amico! Cosa deve dire
+il popolo che ascolta le sue prediche? Quelle prediche nelle quali
+non si sente mai una parola contro la perversità dei tempi, mai una
+maledizione! Sta bene l’amore; ma e i flagelli? Quelle bandiere poi
+del governo, per dirne una, sulla porta della chiesa, sul campanile,
+e alla finestra di casa sua, sono.... diciamolo pure, scandali! E
+quelle bandiere degli operai fin sull’altare, fin nella processione....
+accompagnate poi da gente... con delle facce!... le paion cose da
+nulla? Cosa ne dovevano pensare i fedeli? Cosa ne doveva pensare quel
+buon clero venuto per essere edificato, e per edificare?... — E qui
+donna Fulvia, a cui balenò forse in mente il suo pranzo, fece una pausa
+involontaria.
+
+— E lei, signora, avrebbe preferito di saperli all’osteria quegli
+operai, quelle bandiere, invece di vederli presso l’altare? — esclamò
+don Cornelio con calore; ma poi riprese subito con la solita bonarietà:
+— Quanto alle facce.... sicuro, ce n’è delle brutte, ma poveracci! son
+facce annerite nelle officine, o dal sole; bruttissime, quando sudano
+e bestemmiano; ma che a me paion belle quando, nella mia chiesetta,
+guardano in su, e le vedo illuminate da un raggio di speranza. Povera
+gente! Cosa vuole che io maledica? ch’io flagelli? A flagellarli ci
+pensano la gragnuola, le malattie, gli stenti, la fame; e vuole che li
+flagelli anch’io nella loro chiesetta? Non deve avere questa povera
+gente un luogo, un’ora di tanto in tanto, dove il loro pensiero si
+riposi, e sia sicuro di trovarci la pace e la speranza? Oh li ho
+sentiti anch’io nelle città, quei predicatori che dice lei, quelli dei
+fulmini! Ma i loro fedeli poi, dopo i fulmini della mattina, vanno
+a teatro la sera; e i miei poverelli invece vanno a letto, e non
+domandano d’andarci che con una fetta di polenta, e con la coscienza
+tranquilla. Sì, insegno loro ad amare la religione e la patria, la
+Chiesa e il Governo, perchè in questa massima semplice trovano la norma
+sicura de’ loro doveri. Dovrei io turbare la mente di questi buoni
+campagnoli con delle questioni che ignorano, e che non comprenderebbero
+mai? Dovrei mettere nei loro animi una disputa sui loro doveri, per
+metterci così l’alternativa della scelta? Mi sbaglierò.... ma che
+vuole? se un povero coscritto fantaccino, dei nostri di Orobio, scrive
+ai suoi vecchi tutto lieto d’aver pregato in San Pietro, e d’aver
+gridato, viva il Re e la Regina... io ne godo, ne godo fino alle
+lacrime. Ecco perchè non avrei pensato mai, proprio mai, che quelle
+bandiere sull’altare potessero essere uno scandalo!....
+
+— Oh lo sappiamo, lo sappiamo.... per lei non è scandalo neanche il
+celebrare in chiesa le feste della rivoluzione e del Governo.
+
+— La festa nazionale, vuol dire? Lo scandalo in questi paeselli sarebbe
+se i signori, quelli almeno che son chiamati così, facessero le feste
+della patria, e gli altri quelle della chiesa; e che si dicesse che c’è
+un’Italia per i ricchi e una religione per i poveri! Questo sarebbe
+lo scandalo, a parer mio; e le confesso che ci ho proprio messo ogni
+studio perchè, almeno nel mio paesello, questo scandalo non ci fosse!
+
+— Proprio, insomma, come dicevo io, che le questioni della Chiesa le
+vuol risolvere lei!... Alla buon’ora!
+
+— Ma le pare? Io sono un povero curato di campagna, e non cerco di
+risolvere che quello che spetta a me, in questo cantuccio, dove mi ha
+messo la Provvidenza. Il mio dovere è di far del bene a tutti nella
+mia Cura, secondo i bisogni della loro coscienza e della loro vita. Ed
+è ciò che cerco di fare, in tutto quello che posso, alla buona, alla
+meglio. Ecco perchè, donna Fulvia, ho osato parlarle del matrimonio di
+sua nipote.... Mi è parso che ci fosse anche qui del bene da fare....
+mi è parso d’avere un dovere da compire.
+
+— Le è parso; ma è un dovere tutto mio, gliel’ho già detto, e può
+bastare.
+
+— Lei non poteva conoscere la volontà del padre di Cristina, non poteva
+conoscere....
+
+— Ebbene ora conosco tutto, e parliamo d’altro.
+
+— Ma ci rifletta. Quei due figliuoli... son cresciuti insieme, sono
+fatti per amarsi.
+
+— Mia nipote non si permetterà mai di amare nessuno senza il mio
+permesso. E poi, e poi, signor curato, che discorsi son questi! Ma le
+pare?.... Intanto non usciamo di carreggiata; già è lo stesso, e poichè
+s’è cominciato gliele voglio dir tutte! In questo paese le cose vanno
+male, molto male; lo dicono, e lo vedo. Lo dicono qui, e lo dicono
+fuori dove sono osservati con stupore i suoi portamenti, tanto diversi
+da quelli di tutti i curati di questa valle. Qui vediamo il curato
+amico di soggetti pericolosi, qui scarsezza di funzioni, abbandono di
+pie costumanze....
+
+— Di quali?
+
+— Le benedizioni delle messi, le processioni per le campagne....
+
+— Come se ne facevano per far scappare i grilli e le formiche! Oh donna
+Fulvia!
+
+— I pellegrinaggi ai santuari....
+
+— Che duravan fin due e tre giorni, con una turba d’uomini, di donne,
+di giovinotti, di ragazze, tutti alla rinfusa.... Sì, sì, li ho veduti
+quei pellegrinaggi e li ho aboliti, e mi permetta di non dirgliene il
+perchè!
+
+— Oh lei ha quasi abolita anche la confraternita! Le ha levati i
+diritti, i privilegi, i proventi....
+
+— Il cacio e il boccal di vino. Bisognava vederle alle volte certe
+funzioni! Era un piglia piglia; erano sbornie... perfino ai funerali.
+
+— Insomma, se lei non mi vuol capire è meglio che la finiamo. Mi basta
+il dirle una volta per sempre che se son venuta in questo paese, e se
+abbiam fatto quel che lei sa, è perchè abbiamo una missione da compire,
+e la compiremo....
+
+— Oh allora compiamola insieme....
+
+— O muti lei, o.... io già non muto!
+
+— Compiamola insieme, e cominciamo fin da oggi. Non mi voglio scolpare,
+non la voglio contraddire, il tempo e la conoscenza del paese le
+dissiperanno le cattive prevenzioni, le mostreranno la verità. Ma
+cominciamo fin da oggi a compire insieme la nostra missione col rendere
+felici questi due figliuoli.
+
+— Non torniamo su questo argomento!
+
+— Donna Fulvia mi ascolti! Ci pensi! Condanni pur me se vuole, ma non
+condanni questi figliuoli. Lei non può volere la loro infelicità! Lei
+non conosce Enrico, lei non può ancora giudicare! Dia tempo, ci pensi!
+Io non le dimando che di indugiare, di riflettere, di non respingere
+oggi la mia preghiera; e verrà forse il giorno in cui la sua coscienza
+sarà lieta d’aver fatta un’opera buona di più. Donna Fulvia io la
+prego, e la scongiuro anche in nome.... in nome almeno de’ miei capelli
+bianchi, in nome dell’abito che porto....
+
+In quel punto entrò un servitore ad annunziare che la carrozza era
+pronta. Donna Fulvia si rizzò dalla poltrona, e fece al curato un cenno
+colla mano come a dirgli che doveva congedarsi da lui. Si levò in piedi
+anche don Cornelio, e rimase in silenzio dinanzi a donna Fulvia con
+l’espressione supplichevole, ansiosa, con cui aveva pronunziate le
+ultime parole. Donna Fulvia dovette pur rispondere; e il dispetto le
+ridiede quel coraggio che le parole di don Cornelio le avevan tolto per
+un momento.
+
+— È meglio per lei e per me che cessi questa penosa conversazione, e
+che non ci si ritorni più. Le convenienze mie e della mia famiglia son
+cose che riguardano me, e che non intendo lasciar discutere e risolvere
+dagli altri. E poi, è inutile dissimularlo, c’è tra me e lei in molti
+argomenti una differenza di principii... e se non ho la pretesa di
+discutere i suoi, ho però quella di non cedere nei miei. Quanto al suo
+progetto, o incarico che si voglia, ne la prego, non ne parli più. È
+cosa impossibile, assurda, e che, glielo dico una volta per sempre,
+non potrà verificarsi nè ora nè mai. Siamo intesi, e la riverisco....
+Eccomi, eccomi, vado a metter lo scialle e vengo subito. — Quest’ultime
+parole eran rivolte da donna Fulvia alla marchesa Bianca ch’era
+comparsa allora in sull’uscio dicendo: — È attaccato, e siamo pronti
+tutti.
+
+
+
+
+XVI.
+
+
+Durante la trottata, donna Fulvia non aperse bocca; fu pensierosa e
+accigliata per tutta la sera, non fece la partita, e si ritirò presto.
+Il giorno dopo cercò de’ pretesti per non uscire, ed insistette
+vivamente con suo genero e con sua figlia perchè se ne andassero
+soli. Il marchese uscì in carrozza; Bianca preferì di passeggiare con
+Cristina, e uscite tutte e due da una porticina in fondo al giardino,
+presero la vecchia strada del paese che costeggia il monte, e dalla
+quale si va a un bel poggio erboso, per un viottolo, traverso una selva
+di castagni, e seguendo un ruscello. Era la passeggiatina prediletta
+della marchesa Bianca, e ch’essa chiamava la sua “passeggiata
+romantica.„ Aveva anzi un abbigliamento speciale, per quella
+passeggiata, che le andava proprio benino e che le piaceva tanto; un
+abbigliamento di foggia montanina, fatto apposta per le solitudini, per
+quelle specialmente dove si incontra un mondo di gente. Peccato che lì
+non ci si incontrasse proprio nessuno; ma come prevederle tutte! Anche
+quella volta dunque la marchesa Bianca s’accinse a risalire il ruscello
+appoggiata a un sottile e leggiero _alpenstok_ a cerchietti d’argento e
+a nappette di seta, e con un libro sotto il braccio; un romanzo tutto a
+spasimi d’amore, che leggicchiava da un mese, a poco a poco, e dicendo
+ch’era tanto commovente, e tanto interessante.
+
+Donna Fulvia rimasta sola fece chiamare il padre Felice, e diede
+l’ordine di dire a chiunque venisse che in quel giorno non riceveva
+nessuno. Col padre Felice poi rimase in colloquio per più di due ore,
+e parlando sottovoce perchè neanche i muri la potessero udire. Anche
+don Cornelio s’era rinchiuso quel giorno nel suo studiolo, dicendo
+alla sorella che aveva bisogno di restare per qualche ora tranquillo;
+e la signora Angelica che non conosceva ancora la brutta novità, aveva
+fatto con gran premura rispettar la consegna, persuasa che il curato
+stava studiando qualche panegirico d’impegno. Il povero don Cornelio
+veramente non aveva da studiare che la risposta da mandare a Enrico,
+e s’era messo a fare e rifare più d’una volta una lettera in cui,
+pur dicendogli la verità, avrebbe voluto rendergliela un poco meno
+amara e sconfortata. Povero don Cornelio! Egli, che in quel momento
+era triste e scorato come non l’era stato mai, non pensava che a un
+dolore, al dolore d’Enrico; non aveva che una preoccupazione, quella di
+risparmiare all’animo d’Enrico lo sconforto profondo che già sentiva
+nel proprio. — “Almeno l’avessi qui, vicino a me, quel figliuolo!„
+diceva tra sè. “Me lo piglierei sotto il braccio, e a poco a poco, gli
+direi tutto senza dargli il colpo in una volta.... un colpo simile,
+all’improvviso! Ma c’è da perder la testa.... e la fiducia nella
+vita, che è ben triste per lui, così giovane! Quella bella fiducia,
+sicura e baldanzosa, che ci fa veder l’avvenire, a quell’età, come
+un campo nostro, e ci anima a seminarlo tutto, come se proprio lo
+dovessimo mietere tutto!... Povero figliuolo!... Fosse capitato anche
+di peggio, ma addosso a me, che.... sono ormai all’ultim’ora!... Oh
+la mia povera speranza di render felici questi figlioli, e di render
+quest’ultimo ufficio alla memoria del mio unico amico!... Oh la mia
+povera missione!.... Come potrò durarla io in questo paese?.... E non
+sarò io un ostacolo.... ai benefici di donna Fulvia?„ — Poi scotendosi
+ritornava subito a quel figliuolo. — “Se l’avessi qui! se gli potessi
+parlare! Perchè c’è de’ conforti che la voce soltanto li sa dare.
+Ma una lettera! Sia pure una risma di carta, è sempre carta! E poi
+salterà le pagine, andrà in fondo, andrà alla conclusione, senza
+essere preparato da una parola prudente.... da un conforto.... da un
+abbraccio. Ma tant’è; e avanti con questa cartaccia!„
+
+Don Cornelio avrebbe penato meno in quelle ore se avesse potuto
+immaginarsi che Enrico era in viaggio, e che proprio in quel punto
+aveva già intravvisto il campanile d’Orobio. Enrico, dopo aver mandato
+quel suo telegramma a don Cornelio aveva ricevuto nel giorno stesso
+da Londra una lettera di sir James che gli ordinava di ripartire
+sollecitamente per Napoli. Impaziente, inquieto com’era da parecchi
+giorni, si crucciava di doversi allontanare ancora di più, prima di
+avere quella risposta che doveva dare la certezza e il riposo alle sue
+speranze. Dopo un _sì_, gli pareva di poter andare, allegro e felice,
+anche in capo al mondo, perchè tutto il mondo sarebbe diventato suo.
+Ma con quell’incertezza! C’erano ancora alcuni affari da sbrigare a
+Genova, e non avrebbe potuto partire, anche a far presto, che tra
+cinque o sei giorni. Gli venne un’idea, e la comunicò subito al suo
+compagno di viaggio, il figlio di sir James, al quale del resto aveva
+già confidato tutto l’animo suo. Sir Arturo approvò l’idea, che non era
+altro che di fare una corsa a Orobio; ed anzi lo incoraggiò moltissimo,
+dicendogli che la calma è indispensabile, e che bisogna riaverla subito
+se per caso la si perde.
+
+Enrico partì da Genova quella sera stessa, e il giorno dopo giunse
+da Milano a quella stazione dove scendono i viaggiatori che vanno a
+Orobio. Passò la notte in una borgata vicina, e la mattina seguente
+ripartì in un legnetto, col quale piano piano, e rinfrescando un
+par di volte, giunse a vista del suo paesello press’a poco nel
+momento in cui don Cornelio finiva la lettera, e la marchesa Bianca
+e Cristina cominciavano la passeggiata. Per arrivare alla casa del
+curato gli bisognava attraversar tutto il paese, incontrar chi sa
+quanti, e rispondere a chi sa quante interrogazioni; si immaginò
+che tutti l’avrebber fermato, e che tutti gli avrebber letto negli
+occhi la ragione di quella sua improvvisa venuta; si fece tutto rosso
+anticipatamente, e, detto fatto, prese una risoluzione.
+
+La risoluzione fu di scender dal legnetto prima di arrivare in paese, e
+d’andare a piedi alla casa del curato, seguendo la strada vecchia e i
+viottoli della costa del monte, dove era più facile il non imbattersi
+in anima viva.
+
+Quanti pensieri, quante memorie non gli risvegliavano que’ ciottoli
+a uno a uno! A ogni passo gli pareva d’imbattersi in un vecchio
+amico; erano ora un tronco spaccato d’un antico castagno, ora un filo
+d’acqua che schizzava da un canaletto, or la siepe d’un praticello,
+or la scorciatoia nota e sicura; e quell’edera, quelle felci, que’
+fiorellini, che s’eran rinnovati sui medesimi cespi, egli andava
+mano mano riconoscendoli, e gli parevano amici che l’aspettassero
+per richiamargli i begli anni passati, e dargli tacitamente un primo
+saluto di Cristina. Buoni e cortesi amici! Quel silenzio poi, quella
+immobilità d’ogni cosa, gli davano un senso di riposo e di pace
+che, dopo la vita romorosa della città, gli scendeva ancor più caro
+nell’animo, e lo forzava a rallentare que’ passi che poco prima erano
+così impazienti e frettolosi. Quelle viottole gli parevan più belle
+delle strade di Londra, e ogni tanto, senza avvedersene, si fermava a
+riconoscere uno di quei tanti amici, e a respirare una larga boccata di
+quell’aria sottile e profumata che scendeva dalla montagna.
+
+“Brezzolina gentile!„ esclamò a un tratto Enrico fermandosi, e
+sorridendo. “Come ti affiderei volontieri un bacio se tu mi dicessi
+che nello scendere al piano andrai a susurrare tra i corridoi d’un
+palazzo, o a stormire tra le frasche d’un giardino.... No, no non te lo
+affiderei„ soggiunse poi subito “non ne avrei il coraggio!„ E in quel
+momento le frasche stormirono intorno a lui, ma con un romorìo insolito
+e che pareva quello del fruscìo d’una veste, o dei passi leggeri d’un
+capriolo sull’erbe selvatiche. Enrico stette a sentire, si guardò in
+giro, e vide a pochi passi Cristina che scendeva traverso i cespugli
+per raggiungere anch’essa la vecchia stradicciuola del paese.
+
+— Cristina!
+
+— Oh! — E non seppero dir altro; ma si vennero incontro correndo, si
+presero la mano, si fecero tutt’e due rossi rossi in faccia, e rimasero
+impacciati come se le piante all’ingiro avessero in quel momento
+spalancato tanto d’occhi. Ci fu un minuto di silenzio, che fu presto
+rotto da una nuova esclamazione che esprimeva meglio, questa volta,
+la sorpresa e la gioia. Enrico cominciò a spiegare come avesse preso
+quella strada, senza ancor dire perchè ci fosse venuto; e Cristina
+che, aiutata da lui, era scesa intanto sulla viottola, gli andava
+dicendo anch’essa come mai fosse lì, e l’invitava a seguirla verso
+un praticello poco distante dove l’avrebbe presentato alla marchesa
+Bianca, e dove avrebber fatte insieme un monte di chiacchiere lunghe e
+belle.
+
+Enrico obbedì, e si mosse mandando innanzi i passi più lentamente
+che poteva, guardando in silenzio or Cristina or i ciottoli della
+stradella. Poi a un tratto si fece coraggio, e prese a dire: — Oh ma io
+ho qui sul cuore un monte di cose che vorrei dire.... che non so se le
+potrei dir tutte, neanche tra noi soli; a quattr’occhi.... Ma se poi mi
+vedrò dinanzi questa signora marchesa che non conosco....
+
+— Mia cugina non è fatta per dar soggezione; è buona, mi vuol bene, è
+poi tanto gentile....
+
+— Gentilissima, me lo immagino, ma m’immagino anche che, quando me la
+vedrò dinanzi, io non saprò aprir bocca, e rimarrò lì....
+
+— Ah, se poi il signor Enrico è venuto da Londra apposta per non dir
+nulla! — esclamò ridendo Cristina.
+
+— La signora Cristina dice bene!... ma tant’è, e quasi non so aprir
+bocca e mi confondo in questo momento stesso in cui siam soli. Una
+volta è vero non succedeva così. Questa costiera, queste viottole,
+mi ricordan bene come mi pareva facile un tempo il dire ogni mio
+secretuccio, il fare lì per lì le mie confidenze alla signorina che
+ci veniva con me. Ma in allora queste viottole le facevo con quella
+signorina saltellando e rincorrendoci.... e con quella signorina ci
+davamo del _tu_.
+
+— E il _tu_, nell’andarsene, intascò i secretucci, portò via le
+confidenze.... È un bel cattivo il signor _tu!_.... Ma ne fu castigato,
+e ora gli si può dire che s’è fatto senza di lui....
+
+— Oh! come? In che modo?
+
+Cristina si fermò, ebbe un momento di esitazione, e poi abbassando gli
+occhi soggiunse: — Un mese fa lei ha scritto da Londra una lettera
+a don Cornelio per dargli una buona nuova.... se ne rammenta?....
+In quella lettera c’era un suo secreto.... c’era il richiamo d’un
+desiderio del mio povero babbo....
+
+— E quella lettera....
+
+— L’ho letta. — E sugli occhi fattisi a un tratto rossi rossi, le
+spuntarono improvvisamente due lacrime.
+
+Enrico le vide, e capì il dolce secreto di quella improvvisa
+commozione. L’imbarazzo e le incertezze di poco prima sgombrarono in un
+subito dal suo animo, e vi sentì scendere una calma sicura e felice.
+
+— Quella lettera la rammento, — riprese Enrico — o dirò meglio rammento
+tutta la gioia di quel giorno in cui la scrissi. Era una gioia grande,
+piena di speranze e di sogni che si succedevano l’uno più bello
+dell’altro. Quella gioia, mi ricordo si faceva a momenti anche cattiva;
+e allora m’assalivano mille dubbi, mille timori e un’ansietà che mi
+faceva battere i polsi forte, forte.... e mi faceva soffrire. Ma
+ritornava poi subito, la mia gioia, bella e serena come prima. Presi
+la penna, scrissi quella lettera; non ricordo più quello che scrissi,
+ma ricordo.... che m’impazientivo di non sapermi esprimer bene con don
+Cornelio.... e che non era a lui che scrivevo in quel momento!
+
+Cristina gli rispose con un bel sorriso, e s’avviò di nuovo per la
+viottola, ma d’un passo più lento di prima.
+
+— Non rammento quello che scrissi... — continuò Enrico camminando
+vicino a Cristina — ma cosa potevo dire in una povera letteruccia? A
+dire quello che c’è nel mio cuore, a dirlo tutto! ci vorranno tutti i
+giorni della mia vita.... L’avvenire saprà parlare per me.... saprà
+parlare nella buona come nella cattiva fortuna....
+
+— Oh per quelli che si voglion bene non ci può essere cattiva fortuna!
+— osservò Cristina.
+
+— Sì, sì, è vero, e posso ben dirlo io! — esclamò con entusiasmo
+Enrico. — Ma se don Cornelio m’avesse risposto — riprese poi subito
+con una certa ingenuità — ne potrei essere ancor più sicuro. Ma perchè
+non m’ha ancor risposto? Ero un po’ sulle spine a dir la verità. Ne
+ho fatti dei pensieri! O c’è un intoppo, perchè di peggio non voglio
+pensare, o c’è una bella sorpresa.... Oh Cristina, lei forse lo sa!....
+ma anche lei tace, come don Cornelio.... Oh non sia cattiva, mi dica,
+mi dica!
+
+Cristina che a questo punto non capì più nulla, si fece a interrogare
+anch’essa con istanza, con curiosità; e riseppe, raggiante e commossa,
+quale incarico Enrico avesse dato a don Cornelio, e quale risposta
+aspettasse ansiosamente dalla zia.
+
+— Fu ieri, ieri! — saltò su Cristina con un grido di gioia — che don
+Cornelio parlò alla zia! Ci andò di mattina, che è un’ora insolita per
+lui, e ci stette un gran pezzo; me lo ha detto mia cugina Bianca.... —
+E s’interruppe, rimanendo a un tratto sopra pensiero, e come colpita
+da un ricordo molesto. — Nulla, nulla, oh non sarà nulla, sarà una
+combinazione, — continuò poi, rispondendo a Enrico che s’era accorto
+di quel cambiamento improvviso, e la interrogava con insistenza e
+con ansietà. — Gli è che a mia cugina è parso che don Cornelio fosse
+alquanto conturbato, che avesse la faccia diversa dal solito.... ma
+mia cugina potrebbe anche aver veduto male! — E tanto lei che Enrico
+continuarono la loro strada per qualche minuto in silenzio.
+
+— Ecco come un nulla basta alle volte a far nascere i più tristi
+pensieri, — prese a dire Enrico. — Sicuro; io non ci avevo quasi
+neanche pensato!.... Se donna Fulvia non volesse!... Se don Cornelio,
+mentr’io gli corro incontro tutto in festa, m’accogliesse colla faccia
+malinconica di chi ha una triste novella nel cuore....
+
+— Oh cattivo, cattivo, cattivo!... Che pensieri son questi! Di queste
+brutte cose non ne possono succedere, no!
+
+— Non son possibili, non ne possono succedere, nevvero?
+
+— E come mai dovrebbero essere possibili? La zia.... è tanto seria,
+è vero, ha le sue ubbie, ma poi mi vuol bene.... E il bene che m’ha
+fatto? Oh se non c’era don Cornelio, non sarei arrivata da sola a
+comprendere tutta la grandezza del benefizio che ho ricevuto! Aveva
+ragione don Cornelio di dirmi che ora toccava a me a ricambiarlo,
+quel benefizio, nel nome santo del babbo, anche a costo di qualunque
+sacrifizio, e lo promisi, lo giurai....
+
+— Oh, Cristina!
+
+— No, no, Enrico, non mi faccia quegli occhi spaventati! non ci fu
+bisogno di nessun sacrifizio. Ho lasciato, è vero, il caro paesello,
+la gente a cui volevo bene, i bei prati, le belle montagne.... e
+ora sono un uccellino in gabbia.... ecco tutto!.... avrei rimorso
+a dire di più. Ed è possibile che chi m’ha fatto tanto bene fin
+qui, non voglia compire la sua opera santa.... — E dopo un momento
+d’esitazione, riprese timidamente — col dare il suo consenso a ciò che
+fu un desiderio di mio padre.... a un desiderio, oh non c’è nessun
+male nevvero, a dirlo? a un desiderio mio... e che mi pare ogni giorno
+di sentir più fortemente.... e che m’accompagna sempre.... fino a
+diventare alle volte tormentoso, a diventar tanto cattivo, da farmi
+piangere?... Eppure, anche quando è cattivo, non lo so mandar via,
+perchè mi è tanto caro....
+
+— Oh la buona ispirazione che m’ha condotto qui! È dunque scritto in
+cielo ch’io l’avrò questa felicità! Oh come è bella la vita! Io me la
+vedo già dinanzi lieta, felice, tutta lucente d’un sole... che viene
+dalla mia anima.... e che è il mio amore. Oh sì, Cristina, lasci che le
+dica questa parola... questa parola che il cuore mi va ripetendo senza
+posa.... e che presto griderò alta, a tutti, fin che avrò vita.
+
+— E la diremo insieme.... ma allora poi ce la diremo sotto voce
+all’orecchio, e sarà anche più bella.... Oh, la voce di Bianca! mia
+cugina mi chiama....
+
+— Cristina, Cristina! — esclamò Enrico pigliandole la mano, e
+serrandola con passione nelle sue. — Dunque è vero? è proprio vero? non
+le è discaro l’amor mio... un po’ di bene me lo vuole?...
+
+— E me lo domanda?
+
+— Oh sì! nulla nulla al mondo mi potrà strappare la mia felicità, lo
+giuro! nessuno mi potrà rubare il mio bell’avvenire, il mio bene, non è
+vero Cristina?
+
+— Vuole che giuri anch’io? — gli rispose Cristina con un bel sorriso
+e stringendogli la mano alla sua volta, nelle sue manine, più forte
+che potè. — Or venga con me, spicciamoci, son due passi, lo voglio
+presentare a mia cugina....
+
+Enrico avrebbe preferito scansarsene, e balbettò qualche _ma_ e qualche
+_se_, ma non era più in tempo. Un passo dopo l’altro, eran arrivati
+senza accorgersene al poggio dove la marchesa Bianca s’era fermata
+a leggicchiare una pagina del suo romanzo, seduta su un rialzo del
+prato, intanto che Cristina s’era allontanata cercando qualche ultimo
+fiorellino d’autunno. Quando Enrico e Cristina comparvero sul poggio,
+la marchesa Bianca, che aveva chiuso il suo libro da un pezzo, s’era
+rizzata in piedi, e si disponeva a muovere incontro alla cugina, dopo
+averla chiamata un par di volte. La sua sorpresa nel veder Cristina
+accompagnata da uno sconosciuto non fu poca, ma non le fu neanche
+discara. A colpo d’occhio capì ch’era un giovine per bene; le parve
+anche al portamento, al vestito, che fosse un forestiero, forse un
+inglese; pensò subito che finalmente c’era un pubblico per il suo
+abbigliamento, tanto carino, e sentì in cuor suo un gran conforto
+per questo atto di giustizia. Cristina fece subito alla cugina la
+presentazione di Enrico, dicendole in poche parole chi fosse, e per
+qual caso si fossero trovati poco prima sulla medesima stradicciuola.
+
+La marchesa Bianca accolse benissimo Enrico, capitato così
+opportunamente, e sentendo che veniva da Londra principiò a parlargli
+in inglese, e continuò per un pezzo, sebbene Cristina le avesse anche
+detto ch’era d’Orobio. Gli chiese dell’ultima _season_ e delle mode; e
+Enrico si levò d’imbarazzo dicendole che non aveva veduto nulla di più
+bello della _toilette_ che aveva dinanzi in quel momento. La marchesa
+si persuase ancor di più d’aver a che fare con una persona di molto
+buon gusto, e di molta intelligenza, e lo trattò subito con quelle
+maniere gentili che teneva in serbo per i casi speciali. Enrico, che,
+anche parlando con la marchesa Bianca, parlava senza avvedersene con
+Cristina, rispondeva e discorreva con un’amabilità e con un’eloquenza
+che venivano dal cuore, e che aumentavano sempre più la soddisfazione
+della marchesa. La quale, dopo aver protratta più che potè, quella
+conversazione finì col conchiudere, tra sè stessa, con un giudizio
+definitivo, che quel giovine era veramente degno d’aver fatto la sua
+conoscenza.
+
+Arrivati al cancello del giardino, Enrico si accomiatò, e la marchesa
+Bianca, nel salutarlo, lo invitò a passare una qualche serata in casa
+di sua madre, offrendosi essa stessa di presentarlo a suo marito e a
+donna Fulvia.
+
+Si pensi con quanta allegrezza in cuore rientrò in casa Cristina; e
+con quanta consolazione, con quanti buoni presentimenti, e con quale
+ansietà corresse Enrico alla casa di don Cornelio!
+
+
+
+
+XVII.
+
+
+Alcuni giorni dopo, la carrozza di donna Fulvia, in completo assetto di
+viaggio, usciva di buon’ora dal portone del palazzo, e s’avviava per la
+strada maestra d’un trotto ancor più pacato e solenne di quello delle
+gite o delle trottate consuete. Nella carrozza, accanto a donna Fulvia,
+c’era la marchesa Bianca, e sedevano davanti Cristina e la cameriera
+che teneva in grembo _Fleurette_, ravvolta in uno scialletto. Donna
+Fulvia aveva la faccia ancor più raggrinzita del solito; e Cristina
+aveva nascosta la sua dietro un velo fitto, perchè non le vedessero
+in quel momento la commozione del suo animo. Per quanto Cristina
+fosse oramai abituata alle risoluzioni improvvise della zia, e delle
+quali la zia non soleva dar troppi conti, pure questa volta era tutta
+agitata e non sapeva scacciare i tristi pensieri che venivano, come un
+temporalaccio, a offuscarle quel bel cielo che due giorni prima sul
+viale del monte, le era parso così sereno e promettente. Essa partiva;
+partiva quel giorno stesso in cui aveva sognato di vedere Enrico
+accolto in casa della zia, e accolto come suo sposo; partiva senza
+averlo neppur riveduto, senza aver più saputo nulla di nulla, senza
+avere neppur salutato don Cornelio, senz’aver dato un bacio alla buona
+signora Angelica!
+
+Il giorno prima, donna Fulvia aveva avuto una visita improvvisa e
+breve di don Innocente. Nessuno in casa ci aveva badato, perchè da
+qualche tempo eran soliti tutti a vedere don Innocente fare a donna
+Fulvia di queste visite brevi, e nelle ore che non eran quelle de’ suoi
+ricevimenti: anzi ai ricevimenti lo vedevano ben di rado. Non erano
+affar suo; ci si giuocava, tra l’altre, con certe carte così pulite che
+gli mettevano suggezione; e poi non c’era caso di vederci un bicchiere
+di vino. Don Innocente veniva nella giornata a dare a donna Fulvia le
+notiziette raccolte ne’ suoi giri per i paeselli e per le sacristie, ci
+metteva all’occorrenza un po’ di frangia e un po’ di commenti del suo,
+e poi se ne andava con la faccia ilare, o compunta, a seconda della
+faccia che gli aveva fatto donna Fulvia. Questa volta la notizietta
+era ch’era stato veduto in un legnetto, che andava nella direzione di
+Orobio, “quel giovane di cui si prendeva cura don Cornelio, e che don
+Cornelio aveva mandato in paesi lontani con scandalo di tutti i buoni.„
+Dopo quella visita aveva fatto chiamare in fretta il padre Felice, e
+poco dopo aveva annunziato che un affare la chiamava a Milano, e che
+dovevano partir tutti la mattina seguente.
+
+Nel fare i preparativi per la partenza tutti in casa si eran domandati
+l’un l’altro cos’era successo; e stringendosi nelle spalle, erano
+andati ripetendosi l’un l’altro la risposta asciutta e alquanto
+misteriosa di donna Fulvia. Cristina era corsa tutta affannata
+ad interrogarne la cugina, e anche questa non aveva saputo darle
+che la stessa risposta. E ora Cristina cercava di persuadersi che
+quella risposta fosse la vera; ma intanto aveva una grande angoscia
+nell’animo; e mentre la carrozza si allontanava da Orobio, guardava
+traverso lo sportello, con un senso di dolore e di invidia, i viandanti
+che risalivano la valle, i contadini chinati sulle vanghe, i poverelli
+che stendevano la mano, fin le piante, i camperelli, le siepi che mano
+mano lasciava dietro di sè.
+
+Una certa curiosità di conoscere il motivo di quella partenza
+improvvisa l’aveva anche il marchese Ettore, e appunto in quell’ora
+stessa cercava di risaperne qualcosa dal padre Felice, il quale se ne
+schermiva nel miglior modo, non parendogli quello il momento opportuno
+per parlare. Il padre Felice e il marchese viaggiavano insieme in un
+legno separato. Avevano preceduto donna Fulvia, e non facevano che per
+un tratto la stessa strada, dovendo essi a un certo punto della valle
+prender quella che conduce alla città capoluogo della provincia. Il
+padre Felice aveva detto d’esserci chiamato da qualche suo affaruccio;
+e il marchese, che non si dilettava troppo dei viaggi in famiglia,
+aveva trovato anch’esso il suo pretesto, ch’era quello di dare
+un’occhiata alla città, che non rivedeva da un pezzo, e dove c’erano
+dei monumenti e delle cose d’arte che, a sentirlo, gli stavano tanto a
+cuore. I due compagni di viaggio giunti alla città si separarono. Il
+marchese, dopo aver gironzato il giorno appresso entrando in qualche
+bottega d’antiquario e comperando un po’ di ciarpe vecchie, ripartì la
+sera per Milano. Il padre Felice invece vi si trattenne otto o dieci
+giorni, che impiegò in visite, in paroline, in discorsi, con pesci
+grossi s’intende, tutto a inchini e sorrisi sempre eguali, come li
+sa fare un buon diplomatico, sia che si tratti di metter pace, o di
+addensar su qualcuno un temporale. Così, quando ritornò a Milano, potè
+intrattenere a lungo donna Fulvia sui favorevoli risultati della sua
+missione, che questa volta crediamo non fosse quella di metter pace.
+
+La venuta di Enrico e la partenza di donna Fulvia non erano per Orobio
+due avvenimenti così piccoli da passare inosservati. Il mistero e la
+curiosità, ch’ebbe sempre molte attrattive per gli abitanti d’Orobio,
+non mancarono anche questa volta di eccitare gli animi e di dar materia
+a discorsi che non finivan più. C’era chi diceva d’aver veduto Enrico
+entrare in paese a piedi, e chi in carrozza; chi sapeva di positivo che
+la persona arrivata non era Enrico, e chi, senza pronunziarsi nella
+questione, asseriva d’averlo veduto partire in un legnetto, di notte,
+dopo la partenza di donna Fulvia. E anche sulla partenza di donna
+Fulvia quanti commenti non si facevano, e quante non se ne dicevano!
+Il sentimento generale era quello di sentirsi tutti, con la partenza
+di donna Fulvia, come un gran peso giù dallo stomaco: pareva a tutti
+di respirare un po’ più liberamente. E sì che donna Fulvia non era
+che al principio della sua missione, come diceva lei, e che tutto il
+bene che doveva fare in Orobio non l’aveva che incominciato. Questo
+bene l’avevano aspettato tutti a bocca aperta, ma ci avevan sentito
+subito un certo sapore così acido che aveva tolto a tutti la voglia di
+gustarne dell’altro. Anche in Orobio donna Fulvia per beneficare non
+posava da mattina a sera; beneficava per forza, e guai a chi non ne
+volesse sapere. Anche in Orobio donna Fulvia strapazzava tutti per il
+loro bene; correva a dare ai poveri sussidi, e lavate di capo; e fin
+le medicine che portava agli ammalati, non le parevano salutari se non
+accompagnate da una solenne ramanzina. Anche in Orobio non le era mai
+parso d’aver fatto completamente il suo dovere, se non quando avesse
+accompagnato un beneficio con la mortificazione di qualcuno. Tutti
+dunque tirarono un gran sospiro quando seppero che quella provvidenza
+del paese era partita colla famiglia e coi bauli.
+
+Anche nella bottega dello speziale per parecchie sere non si parlò
+d’altro. Lo speziale pretendeva d’aver tutto preveduto fin dal primo
+giorno in cui donna Fulvia era arrivata in paese, e diceva che anche
+da certe ordinazioni e da certe ricette aveva subito arguito con che
+carattere si avrebbe avuto a fare. Quella partenza non era per lui
+che un fenomeno flogistico. La parola era capita poco, ma i suoi
+ascoltatori se ne accontentavano, e avevan l’aria di convenirne. Tutti
+poi, di tanto in tanto, guardavano in faccia al sindaco, il quale ne
+sapeva quanto gli altri, e taceva. Il sindaco era andato due o tre
+volte da don Cornelio per venir in chiaro di qualche cosa, ma aveva
+sempre trovato l’uscio chiuso. Alla fine s’era imbattuto nella signora
+Angelica dalla quale aveva udito che il curato era a Santa Maria della
+Neve. La signora Angelica però era stata veduta andar in chiesa e
+accendere un lumicino alla Madonna. Dunque qualcosa ci doveva essere.
+Ecco perchè il sindaco meditava e taceva.
+
+Santa Maria della Neve era un povero villaggio della parte alta della
+valle, a più che mille metri sul livello del mare, e dove abitavano, o
+meglio facevan capo, dugento famiglie circa di pastori, che nell’estate
+si spargevano per i pascoli montani, e nell’inverno si rintanavano in
+un gruppo di casucce, intorno ad una chiesetta che appunto dava loro il
+nome. Santa Maria della Neve da parecchi anni era senza curato; dopo
+l’ultimo che c’era morto, non se n’era ancor trovato uno da mandarci.
+Era una cura che aveva in tutto dugentocinquanta lire di rendita e
+un magro orticello; gl’incerti poi erano un po’ di cacciole, qualche
+capretto, e qualche bracciata di legna che i parrocchiani portavano
+al curato quando benediva una bestia ammalata, battezzava un figlio
+maschio, o faceva un po’ di scuola nell’inverno. Don Cornelio che vi
+andava di tanto in tanto, e vi mandava ogni domenica il suo coadiutore,
+o qualche prete dei dintorni, aveva detto a don Luigi che questa
+volta gli occorreva di andarci lui, ed era partito sul far dell’alba
+accompagnato da _Ugolino_, che lo precedeva tranquillo e serio, come
+soleva fare quando capiva che le circostanze richiedevano così. Era
+partito desideroso di restar solo per qualche giorno, perchè questa
+volta si sentiva accasciato più di quanto non gli fosse mai capitato
+in vita sua. Gli ultimi fatti, la ripulsa di donna Fulvia, la venuta
+di Enrico, gli avevan fatto passare delle brutte ore, e gli avevan
+lasciato un grande abbattimento nell’animo. Ai dolori della vita non
+era nuovo; ma questa volta non sentiva più in sè quella vigoria che
+in circostanze anche più gravi aveva avuto sempre, e per sè e per gli
+altri. Egli stesso stupiva di sè medesimo, e nel salire per l’erta
+che menava a Santa Maria della Neve, non ritrovava più neanche la sua
+buona gamba; la strada gli pareva più faticosa, il suo passo s’era
+fatto più lento e più grave. Più volte s’era fermato, s’era seduto,
+e asciugandosi la fronte aveva detto, pieno di scoraggiamento: “Sei
+vecchio, vecchio, povero Cornelio!... La mia missione quaggiù è
+finita... c’è qualcosa che me lo dice!„
+
+A Santa Maria della Neve si fermò cinque o sei giorni, e per la
+prima volta dopo tanti anni ritornò alla sua cura a malincuore. Quei
+casolari, quella chiesetta, quei pastori, avevano avuto per lui
+un’insolita attrattiva. La sua anima afflitta ci aveva respirata la
+pace; e il suo cuore scoraggito, ma ch’era sempre pur quello, ci aveva
+trovato uno spiraglio da cui aveva come intravveduto un nuovo campo
+dove gli rimaneva ancora un po’ di bene da fare. Non è a dire poi
+quante feste non gli facessero quei montanari che lo vedevano per la
+prima volta trattenersi parecchi giorni in mezzo a loro. E don Cornelio
+se ne staccò con dolore, conservando in un cantuccio del cuore il
+nome di Santa Maria della Neve come un’invocazione di pace, e di cure
+benefiche e contente.
+
+Mentre don Cornelio guardava mestamente il cielo da Santa Maria della
+Neve, come dalla sua ultima tappa, Enrico dal ponte d’un battello,
+che viaggiava da Genova a Napoli, guardava il cielo anch’esso con
+l’occhio fisso e desolato. Ma il suo cielo aveva un vasto orizzonte,
+e la sua disperazione era pur quella de’ giovani, in fondo alla quale
+c’è spesso tutto un mondo di speranze. Da quel momento in cui, con
+l’animo straziato, aveva dovuto ripartire da Orobio, Enrico non aveva
+fatto che richiamare le parole di don Cornelio, il triste annunzio che
+gli aveva dato, e i suoi conforti mesti e sfiduciati. Le richiamava a
+una a una quelle parole e le meditava: ci trovava in tutte la conferma
+inesorabile della sua disgrazia; pensava che per lui la era finita,
+che speranze non ce n’eran più, che il meglio era morire.... ma poi
+concludeva che nessuno al mondo gli avrebbe tolto Cristina. E allora
+tutti i suoi pensieri riprendevano la strada delle speranze; sognava
+mille casi, mille combinazioni che potessero mutare quella triste
+realtà; e faceva disegni e propositi, come se già gli si fosse aperto
+uno spiraglio di avvenimenti più lieti. Ma i nuovi sogni svanivan
+presto, e dietro loro stava sempre la triste realtà, immobile, intera.
+Enrico doveva rimanere a Napoli, col suo compagno, due mesi; e si pensi
+se gli dovevano parer lunghi. Egli aveva confidato tutto, anche i suoi
+ultimi casi, a sir Arturo; e il suo unico sollievo nelle poche ore di
+riposo era quello di ripetergli la sua storia dolorosa, rifacendola
+ogni volta da capo, confidandogli le sue angosce, e domandandogli
+consigli e conforti. Ma i conforti di sir Arturo, brevi ed asciutti,
+non eran quelli che avrebbe voluto Enrico: “Star fermo nel proposito
+fatto, diceva sir Arturo, ed aspettare; aspettare anche vent’anni
+calmo e lavorando.„ Allora Enrico scriveva delle lunghe lettere a don
+Cornelio; ma anche queste non ricevevano che delle tarde risposte,
+affettuose e meste, piene di buoni consigli, ma senza nessuna di
+quelle notizie ch’egli aveva più ansiosamente domandate, senza una
+notizia sola di Cristina. “Star fermo ed aspettare„ gli tornava a dire
+sir Arturo; e Enrico, ripetendo queste parole a sè stesso, cercava
+imporsi per qualche tempo un poco di calma, ma poi alla fine dava in
+uno scoppio di pianto. Un giorno però sir Arturo venne a dargli una
+nuova che gli ridestò tutti i suoi sogni, tutti i suoi disegni, e a
+mettergli il cuore in festa. Gli disse che passati i due mesi, sul
+finir dell’anno, sarebbero andati a Livorno, e che poco dopo sarebbero
+ripartiti per l’alta Italia, e forse per Milano.
+
+Anche per Cristina quei due mesi di novembre e di dicembre non furono
+meno mesti e meno pieni di angosce. Dopo il ritorno in città, essa era
+tornata alla solita vita casalinga e monotona, e tutto in casa di donna
+Fulvia aveva ripreso l’andamento uniforme di prima. Cristina ascoltava
+attentamente ogni parola, osservava ogni atto di donna Fulvia e degli
+altri tutti della famiglia, senza che le riuscisse mai di scovrir nulla
+di ciò che era tanto ansiosa di sapere. Alle volte le era parso che la
+zia fosse preoccupata un poco più del solito; ma nè lei, nè nessuno di
+casa, dal giorno in cui erano tornati in città, non avevan più nominato
+nè Orobio nè don Cornelio, come se non fossero mai esistiti.
+
+Don Cornelio, in quell’ultimo dialogo scabroso che c’era stato tra
+lui e donna Fulvia, non aveva avuto nè il tempo nè il coraggio di
+dire che Cristina sapeva quale incarico gli avesse dato Enrico, e che
+ne aspettava la risposta con eguale ansietà. Ripensandoci, dopo la
+partenza di donna Fulvia, ne aveva avuto rimorso, poi gli era anche
+sembrato che gli rimanesse ancora un dovere da compire verso Cristina,
+il dovere doloroso di confortarla alla rassegnazione. Ma come compirlo?
+Pensò al padre Felice che s’era mostrato tanto cortese con lui, e
+che gli pareva fatto apposta per una missione delicata e amichevole.
+Detto fatto, gli scrisse una lunga lettera raccontandogli tutto alla
+distesa, incaricandolo di dire ogni cosa a donna Fulvia, e pregandolo,
+infine, di far le sue veci presso Cristina per disporla, se proprio era
+necessario, al sacrifizio. Il padre Felice consegnò subito la lettera
+del curato a donna Fulvia, e si pensi che esclamazioni, che chiasso!
+Ma poi, tornata la calma, donna Fulvia, dopo molte consultazioni, finì
+col seguire il consiglio del padre Felice, ch’era quello di non dir
+nulla a Cristina, di contenersi come se non sapesse nulla di nulla, di
+mostrarsi con lei sempre più dolce e affettuosa, e di pigliar tempo;
+il qual tempo, abituato com’è a farne dimenticar tante delle cose
+a questo mondo, si sarebbe presa anche questa piccola briga di far
+dimenticare a Cristina una fuggevole fantasia da ragazzi. A rispondere
+a don Cornelio, a tenerlo a bada, e a rimandarlo soddisfatto con poco,
+ci avrebbe pensato lui, il padre Felice; cosa che non gli pareva molto
+difficile.
+
+Cristina dunque aveva un bel stare attorno alla zia; la zia era
+muta come una statua, e l’interrogarla, o il farla parlare, in
+simili casi, non era un affar da nulla. Cristina aveva da principio
+pensato di scrivere di nascosto a don Cornelio, ma poi non ne aveva
+avuto il coraggio. Per un pezzo aveva sperato che un bel giorno le
+sarebbero arrivate improvvisamente tante belle notizie, tutte in
+una volta: e aspettava il bel giorno; ma i giorni passavano tutti
+eguali, lasciandola tutti nell’eguale ansietà. Poi aveva anche un gran
+progetto; quello d’aprir l’animo suo con la cugina, di confidarle ogni
+cosa, e di invocare la sua protezione e i suoi consigli. Ci si era
+anche provata, ma s’era fermata subito scoraggita e dubbiosa. Più d’una
+volta aveva principiato a parlare dei giorni della sua infanzia, di
+suo padre, del buon curato, del suo paesello; ma la cugina l’ascoltava
+con l’aria annoiata, e come chi ha cose di ben altra importanza per la
+testa. E infatti, non appena Cristina faceva una pausa, la marchesa
+Bianca senza lasciarla finire, entrava di botto nel campo prediletto
+de’ suoi discorsi sulle amiche, sulle mode, sulle mille cosucce della
+città; e, se era in vena anch’essa di fare delle confidenze, le
+confidava in secreto i suoi progetti di _toilettes_ per il carnevale.
+Allora Cristina, triste e sfiduciata, tornava sola ai suoi pensieri; e
+di tanto in tanto, con gli occhi pieni d’una espressione supplichevole,
+guardava senz’avvedersene or l’uno or l’altro.... ma nessuno la
+capiva, nessuno le rispondeva. Un giorno, era fin scesa di corsa, e di
+nascosto, nel cortile, per interrogare un carrettaio ch’era arrivato
+da Orobio. — Ah, cosa c’è di nuovo a Orobio? — le aveva risposto il
+carrettaio. — C’è neve a bizzeffe! E le ova poi! da che c’è la strada
+ferrata in provincia, fin due soldi l’uno si pagano!... Il curato sta
+benone, benone tutti.... ma gran mortalità nelle galline! — E così era
+finita anche quella poca speranza nel carrettaio.
+
+
+
+
+XVIII.
+
+
+Era principiato il nuovo anno, e in casa di donna Fulvia tutto
+procedeva con la consueta uniformità, monotona e severa come quella
+d’un monastero, quando donna Fulvia, un dopo pranzo, annunziò una
+gran novità. Rivolgendosi a Cristina, con una affabilità insolita, le
+disse d’aver pensato a lei in quei giorni per procurarle un po’ di
+svago nel carnevale: “cosa ben giusta e necessaria per la gioventù.„
+Poi soggiunse che i divertimenti avrebbero avuto un carattere tutto
+familiare, ma pure sarebbero stati anche maggiori di quelli che si
+usavano un tempo quand’era ragazza lei; che cioè una volta alla
+settimana, l’avrebbe condotta di sera in casa del barone e della
+baronessa Brocchetti, dove avrebbe trovate delle fanciulle della sua
+età; e che una volta la settimana poi avrebbe tenuto conversazione
+anche in casa propria, con gioco della tombola, e con una serata di
+bussolotti in fine del carnevale.
+
+Quell’annunzio fu così improvviso e così impreveduto, che a due brave
+persone, che giocavano in quel momento a tarocchi col padre Felice e
+col Valassina, caddero persin le carte di mano, per cui si dovette
+andar a monte, e mescolar di nuovo il mazzo. Cristina accolse le
+parole della zia con gratitudine e con gioia. Presentì vagamente che
+rotto il ghiaccio di quella vita uniforme le si sarebbe presentata,
+forse, l’occasione d’avere una qualche nuova di Enrico, e di vedere
+per qualche spiraglio traverso quel buio che le si era fatto tutto
+all’ingiro, da quando era tornata in città, e che la opprimeva in un
+modo tormentoso, insoffribile. Sperò che un mutamento nelle abitudini
+d’ogni giorno, per quanto piccolo, le avrebbe reso più facile il
+vincere la grande suggezione che le dava la zia, e le pareva già che
+sarebbe venuto anche il giorno in cui le avrebbe aperto il suo cuore.
+Infine, bisogna pur dirlo, le dava una secreta contentezza anche il
+pensiero di prendersi un po’ di spasso, e di andare ai divertimenti e
+alle conversazioni della città, di cui aveva sentito dire tante belle
+cose, e che l’immaginazione poi le aveva di tanto ingranditi.
+
+Un’altra secreta soddisfazione, tutta insolita e nuova, l’ebbe il
+giorno in cui ci furono i preparativi per condurla alla conversazione
+di casa Brocchetti. C’era stata, una settimana prima, una lunga
+discussione, tra donna Fulvia e sua figlia, sull’abbigliamento di
+Cristina per la sera in cui sarebbe stata condotta in società. Cristina
+ne aveva capito poco, anche perchè nella discussione c’erano stati
+qua e là dei punti misteriosi, in cui donna Fulvia, o aveva parlato
+a mezza voce, o aveva sorvolato ammiccando a sua figlia, o aveva
+pronunziato un qualche sì incerto, o qualche no asciutto, come chi sta
+negoziando delle concessioni. Finalmente, venuto il giorno degli ultimi
+preparativi, dopo un andirivieni di ambasciate, capitò la sarta della
+marchesa Bianca con un bell’abito semplice ma elegantissimo, e che
+indosso a Cristina strappò subito delle esclamazioni soddisfatte tanto
+alla sarta quanto alla marchesa. Cristina, intanto che la zia s’era
+tirata in disparte tutta sopra pensiero, si guardò nello specchio, e
+quasi non riconobbe sè stessa. Era la prima volta che si vedeva così
+bene abbigliata, e nel vedersi tanto bella ne arrossì tutta, e rimase
+quasi confusa. Donna Fulvia se ne accorse, saltò di mezzo con impeto, e
+ordinò subito alla sarta delle correzioni e dei palliativi; diede sulla
+voce a sua figlia, e non si lasciò rimuovere questa volta nè da ragioni
+nè da esclamazioni. Cristina, che non aveva portato dai suoi monti
+il pensiero di farsi bella, ne sentì in quel momento la tentazione
+per la prima volta. L’aria affannata della zia, la discussione sul
+suo abbigliamento, e il gran caso che se ne faceva, le diedero
+improvvisamente un sentimento nuovo, che non era precisamente quello
+dell’ambizione o della vanità, ma ch’era però la coscienza di sentirsi
+un qualcosa più di prima, di sentire in sè stessa una nuova forza, e
+anche un nuovo coraggio, in faccia alla zia, in faccia a tutti. Donna
+Fulvia che non s’accorse, s’intende, di questo risultato, continuò a
+discutere, a correggere e a modificare, fin sull’uscio, prima di andare
+in casa Brocchetti.
+
+In casa Brocchetti oltre al barone, quell’ometto complimentoso e brutto
+di cui abbiamo già fatto la conoscenza, c’era la baronessa, una donnona
+alta e grossa, piena di acciacchi, e che non si moveva quasi mai
+dalla sua poltrona, tutta intenta da mattina a sera a far faldelle, a
+deplorare i tempi, e a combinar matrimoni. Poi c’erano i figliuoli. La
+baronessa si vantava di averli coltivati a uno a uno fuori dell’aria
+mondana, come in una stufa; e infatti erano venuti su lunghi, sottili,
+giallognoli, e col collo un po’ torto come arbusti in cerca d’un raggio
+di sole. Con l’intromissione di donna Fulvia ne aveva ammogliati due,
+ed ora ne aveva altri tre nel vivaio. L’arte della baronessa per
+maritare quei suoi figliuoli, così bruttini, era quella di lasciarli
+veder poco, di circondarli d’una riputazione di figliuoli perfetti,
+e di offrirli poi nei momenti in cui c’era abbondanza di fanciulle e
+scarsità di mariti. Il maggiore di quelli che c’erano in casa, e che
+si chiamava Checchino, non aveva che vent’anni. Veramente la baronessa
+avrebbe voluto aspettare un par d’anni ancora prima di dichiararlo
+disponibile; ma da quando il barone era venuto a confidarle quelle
+prime toccatine avute da donna Fulvia, figurarsi! un parentado simile!
+aveva subito mutati i suoi disegni, e aveva presa la direzione secreta
+dell’affare, dando giorno per giorno le sue prescrizioni al marito,
+il quale, in questi casi specialmente, era solito ubbidire appuntino.
+Di prescrizione in prescrizione, si era venuti tra donna Fulvia e il
+barone a quegli accordi che sappiamo per passare il carnevale. Lo scopo
+ultimo e vero di quegli accordi non era stato ancor detto formalmente,
+ma era sottinteso. I ritrovi del carnevale dovevano servire ai due
+futuri sposi per vedersi di tanto in tanto da un capo all’altro d’un
+salotto, ossia come diceva la baronessa, per conoscersi reciprocamente.
+In quaresima poi i genitori, con improvvisa consolazione, e con la
+debita sorpresa, avrebbero accolto, auspice un amico comune, il felice
+progetto e concluso il matrimonio.
+
+Le prime volte che Cristina fu condotta in casa Brocchetti ci fu ben
+poco di notevole. Il barone e la baronessa accoglievano Cristina con
+quattro complimentucci, ch’eran tutti un dolciume e sempre gli stessi,
+poi si mettevano ai tavolini da giuoco, e non le dicevan altro. Ai
+tavolini da giuoco c’erano i pesci grossi della conversazione; ci
+sedevano oltre il barone e la baronessa, donna Fulvia, qualche vecchia
+signora, qualche consigliere giubilato, e ci passavano un paio d’ore a
+borbottare e a rimbeccarsi tra loro, intanto che i pesciolini, ossia
+Cristina e due o tre altre fanciulle, se ne stavano in disparte con un
+lavoro d’ago o di ricamo in mano, scambiando sottovoce qualche parola
+di tanto in tanto. Se alle volte capitava in visita qualcuno che non
+fosse dei soliti, anche questo si metteva presso uno dei tavolini, ci
+stava in silenzio una mezz’oretta a veder gli altri a giocare, poi se
+ne andava. Tale, su per giù, era la conversazione di casa Brocchetti.
+Cristina cominciava a pensare che i divertimenti della città non
+eran poi gran cosa, quando una sera la baronessa fece l’improvvisata
+d’un maestrino al pianoforte, e di qualche invitato di più; poi fece
+fare un po’ di largo nel salotto, e permise alle fanciulle di far
+due salti. E fu una grande improvvisata davvero. Cose simili in casa
+Brocchetti non se n’eran vedute mai! Dopo quella sera, la baronessa
+permise i due salti regolarmente una volta la settimana; e Cristina
+che ballava con passione, ci si divertiva di cuore, ballando più che
+poteva, senza fermarsi, senza riavere il fiato, e fin ballando con
+l’altre fanciulle quando i ballerini erano stanchi. I ballerini, oltre
+Checchino e i due Brocchetti più piccoli, eran cinque o sei giovanetti
+scelti prudentemente, e un vecchietto tutto arzillo che era stato, un
+tempo, ballerino della baronessa, e che dopo aver fatto ballare due
+generazioni ora continuava colla terza. Il ballerino meno fortunato
+era Checchino; le fanciulle quando lo vedevan venire, lo scansavano;
+poi facevano tra loro delle risate senza che gli altri ne capissero
+il perchè. A Checchino succedeva spesso, quando giuocavan la partita,
+di addormentarsi nel salotto e di russare fortemente. La baronessa
+allora si affrettava a dire che Checchino si levava tanto di buon’ora,
+e che studiava troppo; ma una volta una delle fanciulle che facevan
+crocchio tra loro aveva detto piano a Cristina, e alle altre, che
+Checchino era.... era un asino. Non è a dire quanto rider ne avesser
+fatto secretamente in quel momento, e da quanta voglia di ridere
+fosser prese, da allora in poi, ogni volta che compariva Checchino.
+Checchino, per di più era un ballerino disgraziato. Non gli riusciva
+mai di mettersi d’accordo nè con la ballerina, nè con la musica, nè con
+la battuta, e si metteva di solito a ballar la polka quando suonavano
+il valzer, e a ballare il valzer quando suonavano la polka. E ci si
+ostinava, trascinando con violenza la ballerina, la quale un po’ ci si
+adattava, un po’ si ribellava, e così era in complesso un affannarsi
+di tutt’e due da far pietà. Fu in una di queste lotte che a Checchino,
+mentre una sera ballava con Cristina, scivolò un piede. Barcollò, si
+riprese, perdette l’equilibrio, e andò con le gambe in aria. Cristina
+riuscì a svincolarsene, e a rimaner ritta, ma fu presa da una di quelle
+voglie di ridere che non si ferman più. Si mordeva le labbra, si turava
+la bocca con la pezzuola; ma intanto vedeva le amiche che ridevano
+anch’esse in disparte, e dava daccapo in un nuovo scoppio di risa. La
+zia, come furono a casa, ne la sgridò, e l’ammonì molto seriamente a
+mostrarsi d’allora in poi più rispettosa e cortese verso quel giovane,
+ch’era uno dei migliori che mai si potessero immaginare. Dopo quella
+sera in casa Brocchetti si ballò meno, e Checchino non ballò più.
+
+Le serate della baronessa erano alternate con quelle di donna Fulvia,
+nel cui salotto, secondo il programma, una volta la settimana si
+giuocava a tombola, e ci venivano, oltre i pochi amici soliti di
+casa, il barone coi suoi figli e con parte della sua conversazione,
+invitativi straordinariamente. Queste serate procedevano un po’
+noiosette per tutti, e anche per Cristina, la quale, passata quella
+prima novità era tornata pensierosa e malinconica. Aveva sperato
+vagamente col veder gente nuova, di risapere qualcosa di Enrico;
+aveva creduto che chi sa quanti, solo a nominare Orobio, le avrebber
+date le nuove del suo paesello e del curato! Ci si era anche provata
+timidamente, qualche volta; ma non ne aveva trovato uno che conoscesse
+il suo paese neanche di nome. Le sue inquietudini, le sue angosce ora
+principiavano a tornarle nell’anima vive come prima, e con minori
+speranze; daccapo era tornata inquieta, distratta, e assorta in un
+unico pensiero. Il Valassina che, senza farsi scorgere e con l’aria
+di chi è sempre lontano da tutto le mille miglia, spiava tutto e
+vedeva tutto, si accorse che Crestina cominciava a far meno caso
+dei divertimenti della zia, e che qualcosa d’altro, che non era il
+Checchino di sicuro, si faceva strada nel cuore di lei, o vi ripigliava
+il posto di prima. Fin dinanzi alle cartelle della tombola la vedeva
+distratta e svogliata! E più d’una volta, quando tirava i numeri aveva
+osservato con impazienza che Cristina non li marcava, o li marcava
+sbagliando. “Le frulla il cervello a quella ragazza!„ aveva detto tra
+sè; e principiò a sospettare che i pensieri di Cristina non fossero
+assorti nei terni della lotteria, ma galoppassero piuttosto dietro quel
+giovane che viaggiava lontano.
+
+Pensò di accertarsene. Gli parve che cogliendo Cristina d’improvviso,
+in uno di quei suoi momenti di distrazione, con una notizia che facesse
+al caso e con una domanda buttata lì di sorpresa, gli sarebbe riuscito,
+fissandola bene, di leggerle fino nel fondo dell’anima. Una notizia
+che pareva fatta apposta il Valassina l’aveva; detto fatto, si decise
+di metterla subito a profitto prima che Cristina venisse a saperla in
+altro modo, e ci fosse poi preparata.
+
+Giocavano una sera, seduti alla solita tavola della lotteria,
+donna Fulvia, il barone Brocchetti, la marchesa Bianca, alquanto
+assonnata, Checchino accanto a Cristina, il Valassina, tre o quattro
+altri giocatori attenti e compresi, e il vecchietto arzillo di casa
+Brocchetti. Il vecchietto teneva il cartellone ed estraeva lui i
+numeri, accompagnandoli ogni volta con qualche motto che a un dipresso
+facesse rima, e che poi senz’altro doveva far ridere. Al caminetto, un
+po’ discosto dai giocatori, c’era il marchese Ettore, che leggicchiava
+un giornale, e scambiava di tanto in tanto qualche parola col padre
+Felice, il quale gli stava di faccia seduto in poltrona.
+
+— _Trentatrè!... non si marca se non c’è!_ — gridava tutto ilare, con
+una voce un po’ nasale, il vecchietto, mostrando la pallottolina su cui
+c’era il numero.
+
+— L’ho io, l’ho io! — saltò su Checchino.
+
+— Oh, che numeracci! — brontolava donna Fulvia.
+
+— Ambo! — esclamava un terzo.
+
+— Si verifichi, lei sbaglia sempre! — replicava tutto rosso in faccia
+Checchino, che non si animava se non quando giocava alla lotteria.
+
+— _Vent’otto!_ — ripigliava il vecchietto. — _A bella ragazza un bel
+giovanotto!_
+
+— Ma cosa dice mai! — esclamava donna Fulvia, — Lei ne ha sempre delle
+sue.... giudizio, giudizio!
+
+— _Quarantasei!_
+
+— Oh, questa volta poi non voglio rime!
+
+— _Gentil signora.... come vuol lei!_
+
+— Bravo, bravissimo! — esclamaron tutti.
+
+— Sempre pronto, sempre allegro. È inutile; per questo gioco ci vuol
+proprio lei! — conchiuse il barone Brocchetti.
+
+La prima tombola fu vinta contemporaneamente da due giocatori.
+Checchino, che non era uno di questi, pretendeva che c’era stato
+uno sbaglio, per cui ci fu una lunga discussione, e poi una lunga
+verificazione. Nel frattempo il Valassina aveva osservato Cristina
+attentamente, parendogli che fosse più pensierosa, più impaziente del
+solito, e balenatogli in mente il suo disegno, pensò che quello era il
+momento opportuno per mandarlo senz’altro ad effetto.
+
+— E così, signor marchese, che cos’ha trovato di nuovo stasera ne’
+pubblici fogli? — prese a dire il Valassina dirigendosi al marchese
+Ettore. — Ci son notizie della Cura d’Orobio?
+
+— No davvero, caro signor Valassina. Sono da mezz’ora nella questione
+d’Oriente, ma d’Orobio non c’è sillaba. C’è dunque una questione
+d’Orobio?... Dica, dica; lei ha, mi pare, delle notizie ch’io non ho!
+
+— Oh, nulla d’importanza! — riprese sorridendo il Valassina. — Non ha
+letto giorni fa, signor marchese, quel che c’era nella gazzetta della
+provincia?... tra le notizie della Curia? dov’era detto che il curato
+d’Orobio....
+
+— Muta aria?
+
+— Oh! dunque le notizie le sa anche lei?
+
+— L’ho risaputa, questa, da qualcuno ma non l’ho letta. E ce n’è altre?
+
+— È appunto quello che domandavo a lei. Nella gazzetta c’era che don
+Cornelio Sacchi, a quanto si diceva, doveva essere nominato canonico
+del Duomo; ma che invece poi avrebbe avuta, forse, si diceva, un’altra
+destinazione; e che la nomina a curato d’Orobio sarebbe sempre, a
+quanto si diceva, caduta su una degna persona che non si poteva finora
+nominare....
+
+— Andiamo, andiamo, attento signor Valassina... non vede che
+ricominciamo il gioco! — saltò su, interrompendolo, donna Fulvia a cui
+non garbava in quel momento un simile discorso.
+
+— Si incomincia col numero _sette_! — gridava il vecchietto. — Oh
+vedono che bel numero! l’hanno quasi tutti. E lei, Cristina, non lo
+marca?... _Numero sette, donna Cristina!... è un po’ distratta la
+signorina!_
+
+Altro che distratta! Distratta era stata tutta quella sera, ma in
+quel momento le era salita una vampa al viso, non vedeva più nulla,
+e non ascoltava che le parole del Valassina. Questi che se n’era
+subito accorto, contento, contentone di quel primo risultato, pensò di
+affrontare all’occorrenza anche le occhiate di donna Fulvia, ma di non
+lasciar cadere il discorso.
+
+— Fin da questo autunno, — riprese il Valassina voltandosi verso il
+marchese, — dicevano che don Cornelio avesse l’intenzione di lasciar
+Orobio....
+
+— E per qual motivo? — domandò il marchese.
+
+— Precisamente non saprei.... avrà forse voluto mettersi in riposo....
+ora tanto più che....
+
+— Attento signor Valassina, — gridava il vecchietto, — non vede che
+siamo già ai terni?... _e or con questo sessantotto.... la partita va
+di galoppo!_ La rima non era riuscita, ma per fortuna Checchino fece
+in quel momento un’esclamazione di gioia che permise al vecchietto di
+gabellare anche questa.
+
+— Ora tanto più, dicevo.... — riprese il Valassina torcendo il collo
+verso il marchese, — che quel giovane.... un certo giovane di cui il
+signor marchese avrà forse sentito parlare....
+
+— Ma Valassina! Valassina! Questa sera lei è d’una distrazione!... e
+con le sue chiacchiere ci confonde la testa a tutti! — saltò su di
+nuovo donna Fulvia, e in tuono più brusco di prima.
+
+— Ah, sì, sì.... so di chi vuol parlare.... — disse il marchese Ettore
+dopo aver scambiata qualche parola col padre Felice. — E dunque cosa è
+avvenuto di quel giovane?
+
+— Mille scuse, donna Fulvia, — riprese il Valassina, — rispondo una
+parola al marchese poi non fiato più.
+
+Cristina, tutta agitata, non vedeva più i numeri delle cartelle, e non
+ne marcava più uno. Checchino che se n’era accorto, e ch’era lì lì per
+far tombola, stava zitto, e n’era tutto giulivo.
+
+— Le voci che girano sul conto di quel giovane son molte, — continuò
+il Valassina. — A Orobio, pare, non ci tornerà più.... ma poi ne dicon
+tante!... Però la più sicura, a quanto si sa, è che siasi stabilito in
+Inghilterra e che anzi vi abbia preso moglie....
+
+— Non è vero! — esclamò risolutamente Cristina. E in quello stesso
+momento si sentì la voce concitata di Checchino, che esclamava tutto
+glorioso: Tombola! Tombola!
+
+Donna Fulvia, lanciando occhiate inquiete al Valassina per farlo
+tacere, cercò prontamente di deviare l’attenzione dei giocatori,
+tossendo, alzando la voce, agitandosi e dando l’aire a Checchino, il
+quale senza saperlo le veniva in aiuto colla sua gioia chiassosa. Ma il
+Valassina, sicuro di farsi perdonar dopo, non tacque; e per battere il
+ferro intanto ch’era caldo replicò subito a Cristina: — Mi scusi, ma io
+credo invece che quella notizia sia vera verissima. Come potrebbe lei
+sostenermi il contrario? Sentirò volontieri quello che ne sa lei!...
+
+— Io so, — riprese Cristina tutta concitata, e volendo giustificare la
+sua esclamazione di prima, — io so ch’egli ha promesso a una fanciulla
+d’Orobio.... È un giovane d’onore! lo conosco fin da bambina... egli
+non mancherà alla fede data!
+
+A quelle parole ci fu un momento di silenzio generale, in cui Cristina
+vide rivolti verso di sè gli occhi maravigliati di tutti. Essa avrebbe
+voluto giustificar subito anche quella sua giustificazione, avrebbe
+voluto che le domandassero ancora qualcosa, ma nessuno non le domandò
+più nulla. I più non ne avevano capito niente, ma qualcuno ne aveva
+capito fin troppo. Il Valassina, ch’era tra questi, fu il primo a
+rompere il ghiaccio e a rimettere la conversazione in carreggiata,
+riconducendola alla tombola di Checchino. Il marchese s’era messo a
+guardar Cristina con l’occhialetto; e dalla sua poltrona cominciò a
+guardarla più che potè con l’attenzione d’un osservatore che, fatta
+una scoperta improvvisa, va cercando nuovi dati per la riprova.
+Il padre Felice s’era limitato a tirar due o tre prese di tabacco
+più rumorosamente del solito: e donna Fulvia che nelle circostanze
+difficili sapeva tutto posporre, come diceva anche lei, al proprio
+decoro, finse di non aver udito nulla; continuò ad occuparsi de’ suoi
+invitati, coi quali fu anche più complimentosa del solito, e in cuor
+suo promise a sè stessa che _quella signorina_ avrebbe la mattina dopo
+reso uno stretto conto di ciò che aveva detto.
+
+Cristina, prima ancora che tutti se ne fossero andati, scomparve dal
+salotto, e si ritirò nella propria camera. Per quella notte non chiuse
+occhio, e continuò a ripensare a quelle ultime parole del Valassina.
+Che Enrico non tornasse più, che Enrico si fosse maritato.... eran
+fiabe! N’era sicura; non aveva angustie, non aveva sospetti! Ed
+era lieta e fiera in cuor suo d’aver difeso Enrico, d’aver buttato
+in faccia quel _non è vero_ al Valassina, parendole con questo
+d’aver chiusa a lui e a tutti la bocca per sempre. Ma le angustie
+ed i sospetti l’assalivano invece nel ripensare alle parole che il
+Valassina, e il marchese, avevan dette a proposito di don Cornelio.
+“Che don Cornelio avesse lasciato Orobio? che fosse andato altrove? che
+a Orobio non ci fosse proprio più?... L’avevan detto in un tono così
+sicuro!...„ E nel riandare le cose udite Cristina sentiva scendersi
+in cuore un presentimento tormentoso che le toglieva ogni forza per
+ribatterle e per dire a sè stessa che non eran vere.
+
+“In fin de’ conti c’è don Cornelio ad Orobio!„ soleva esclamare
+Cristina tra sè quando, nei momenti di scoramento e di timore, voleva
+tagliar corto, e correre col pensiero ad un conforto che non le falliva
+mai. “Ma se a Orobio don Cornelio non ci fosse più!...„ andava ora
+ripetendo; e quelle parole le davano un senso di paura, le davano tutto
+l’accasciamento dell’abbandono e della solitudine.
+
+Per saperne qualcosa anche noi, circa quelle notizie del signor
+Valassina, daremo subito una corsa a Orobio, e là faremo un passo
+indietro per riprender meglio il filo dei nostri piccoli avvenimenti.
+
+
+
+
+XIX.
+
+
+Una sera, sulla fine del mese di gennaio, don Cornelio tornando a casa,
+dopo la solita visita a qualche malato o a qualche povero, trovò per
+strada il procaccia che lo fermò levandosi di tasca un piego per lui. —
+Oh, oh, un letterone così grande proprio per me! — E data al procaccia
+la buona sera, affrettò il passo e andò diviato a disuggellare il piego
+in cucina, dove la sorella stava appunto sorvegliando la pentola in cui
+coceva la minestra per la cena.
+
+— Una lettera della Curia.... — prese a dire don Cornelio intanto che
+cercava di decifrare lo scritto al lume della candela. — Eh, eh.... è
+monsignor Vicario che mi scrive... oh troppa bontà... troppo onore...
+troppo cerimonioso monsignor Vicario!... — E giunto a piè di pagina
+voltò il foglio, la cui prima faccia era occupata da un periodo solo,
+tutto a incisi, pieni d’una degnazione paterna e complimentosa.
+
+— Oh, cosa può voler da me monsignor Vicario?... — riprese il curato
+dopo aver letta e riletta la seconda parte della lettera. — Vuol
+parlare, consultarsi, conferire a voce con me... conferire sopra che
+cosa?
+
+— Sarà per il giubileo, o per le missioni! — saltò su la signora
+Angelica.
+
+— O piuttosto che la Curia avesse deciso d’assegnar qualcosa di più a
+Santa Maria della Neve, e di mandarci almeno un buon cappellano, come
+le ho proposto io?... Eh sicuro! ne ho scritte delle lettere per Santa
+Maria della Neve alla Curia! Un letterone anche pochi giorni fa.... e
+ora capisco che hanno avuto il loro effetto. Non può esser altro, e ne
+son proprio contento. Però se mi potevano risparmiare questo viaggio....
+
+— Oh, ma è un bell’onore!...
+
+— Obbligatissimo, ma è anche una gragnuola di maggio, come diciam noi,
+per un povero curato! Che mi canzoni! due giorni per andare e tornare,
+due giorni di fermata.... il calesse, la locanda!... E non è che non le
+sappiano alla Curia le nostre miserie.... ma certe cose altro è saperle
+altro è provarle!... Si fa per dire, veh! perchè, dico la verità, per
+fare un po’ di bene a quei poveracci di Santa Maria, venderei ben
+volentieri anche....
+
+— Oh no, no, per carità, ci vorrebbe altro! Non ne hai venduta
+abbastanza della roba? — esclamò la signora Angelica, che scodellava
+la minestra, interrompendolo e restando col ramaiuolo alzato, come per
+fermargli la parola.
+
+— Basta, basta.... ci penseremo domani.... ma bisogna battere il ferro
+intanto che è caldo, e doman l’altro mi metterò in viaggio.
+
+Il giorno dopo don Cornelio, tutto di buon umore, dandosi di tanto in
+tanto una fregatina di mani, e non pensando ad altro che a Santa Maria
+della Neve, fece i suoi preparativi per il viaggio, aiutato dalla
+sorella, la quale fu tutta in faccende, perchè almeno avesse a partire
+un po’ ravviato e in buon arnese. I preparativi della partenza anche
+questa volta non andaron lisci. La signora Angelica, che in simili
+circostanze non pareva più lei, e mostrava un coraggio da leone, ebbe
+più d’una volta a borbottar col curato, e a farlo fare a modo suo.
+Nell’abito nuovo fatto cinque anni prima, ci trovò uno strappo, e lui
+non le aveva detto nulla: d’un bel par di guanti di lana nera, che gli
+aveva fatti non era ancora un mese, ne aveva perduto uno: e per non
+aver dato retta a lei a tempo, era sul punto di dover entrare in città
+con un nicchio vecchio e sbertucciato. Don Cornelio prometteva che ne
+avrebbe comperato uno nuovo prima di presentarsi a Monsignore, ma la
+signora Angelica gli credeva poco, e non era affatto tranquilla. Il
+guaio più grosso scoppiò a proposito delle fibbie. Il curato s’ostinava
+a voler partire colle sole ghette, ed andava esclamando: — In questa
+stagione! un prete di montagna! Credi, che Monsignore non sappia che
+c’è tanta neve nella valle? — E la signora Angelica replicava: — Come?
+quando s’ha un par di fibbie d’argento come quelle che t’ha regalate il
+povero conte Maurizio, se non le si sfoggiano nelle occasioni, domando
+io cosa s’ha a farne? — E la discussione si fece tanto calorosa che
+la signora Angelica perdè la pazienza, e andò senz’altro a cercar le
+fibbie nel cassettone del curato. Le cercò, frugò da per tutto, e non
+avendole trovate, venne a piantarsi dinanzi al fratello in atto di
+domandargli dove le avesse riposte. Don Cornelio, fattosi tutto rosso
+in faccia, come un bambino colto in fallo, biasciando le parole prese
+a dire: — Sai.... quella povera donna.... la Marta.... che rimase
+vedova con quei bambini.... le ho vendute. — Angelica chinò il capo,
+non disse più nulla, e passando il dorso della mano sugli occhi andò a
+rinchiudere il cassettone; poi tutta affaccendata e silenziosa si mise
+a dare un’ultima mano alla sacca di viaggio.
+
+Don Cornelio partì la mattina seguente nel solito legnetto del paese,
+dopo aver detto la messa di buon’ora. Assicurò la sorella e don Luigi
+che non sarebbe rimasto fuori che tre giorni; disse quattro parole a
+_Ugolino_ per persuaderlo che le visite ai Monsignori non erano affar
+suo, e che questa volta bisognava restar a casa; poi tutto contento
+montò nel legnetto e partì. Faceva freddo, tirava vento, ci si gelava
+in quel legnetto, ma don Cornelio tutto intento a ruminar discorsi
+non se ne accorgeva neppure. Pensava e ripensava a tutte le cose che
+avrebbe detto il giorno dopo a Monsignore; le metteva in ordine; ne
+fissava i punti principali, e concludeva che più convincenti di così
+non potevano essere. Poi col pensiero correva al momento in cui sarebbe
+tornato a casa glorioso e trionfante; prometteva a sè stesso di far
+subito una corsa a Santa Maria della Neve, e gli pareva già d’esser in
+mezzo a quei suoi poveracci a dir loro le buone nuove che portava dalla
+città. Le lunghe ore del viaggio gli passarono senza accorgersene; era
+già arrivato, e non aveva ancora finito di discorrerla tra sè.
+
+Ben più lunghe dovettero poi parere le ore a chi lo aspettava di
+ritorno. Passarono i tre giorni, venne la sera del quarto, e don
+Cornelio non era ancora tornato. Don Luigi andava di tanto in tanto
+sulla strada per incontrarlo, spiava da lontano, domandava a chi
+veniva se avesse veduto il curato, ma inutilmente. Or piovigginava,
+or nevicava, e don Luigi e Angelica si consolavano dicendo: “con
+questo tempaccio ha fatto benone a non mettersi in viaggio„; poi si
+lasciavano con una certa inquietudine in cuore, e don Luigi riapriva
+il suo ombrello e tornava a far quattro passi sulla strada. Il
+sindaco che aveva risaputa la chiamata alla Curia e la partenza di
+don Cornelio, era venuto un par di volte per domandar s’era tornato,
+e anche lui non era quieto, e per di più lo andava ripetendo. Il
+legnetto che riconduceva don Cornelio, non fu veduto spuntar da
+lontano che al tramonto del quinto giorno. Il legnetto veniva
+penosamente, con le ruote che sprofondavano nella neve e nel fango; il
+vetturino sonnecchiava, e il cavallo faceva delle fermate frequenti
+e meditabonde. Don Cornelio che se ne stava tutto rannicchiato e
+intirizzito, come vide da lontano il campanile della sua chiesa balzò
+dal legnetto, e con passo concitato e frettoloso s’avviò a fare a
+piedi le ultime miglia del suo viaggio. Cadeva un fitto nevischio,
+portato a tratti turbinosamente dal vento che scendeva rabbioso dalle
+vicine vette dei monti; e don Cornelio camminava scoprendosi ogni
+tanto il capo e passando una mano ne’ capelli, come quando tornava a
+casa accaldato, sotto a un cielo sereno. Camminava a capo basso, e
+quando un colpo improvviso di vento gelato gli faceva sollevare il
+viso, mandava uno sguardo al campanile della sua chiesa che gli stava
+dinanzi in fine della strada; lo guardava fisso, e la sua faccia allora
+prendeva l’espressione di un acuto dolore; allora mandava qualche lungo
+sospiro, e pronunziava a voce alta qualche parola, or di dolore, or di
+rassegnazione, con cui pareva volesse allontanare un pensiero costante
+e tormentoso. “Meglio così! meglio così!„ esclamava “così sia.... e
+ne sia lodato il cielo!...„ Ma in quella rassegnazione c’era tanta
+mestizia che avrebbe mosso ancor più a pietà chi lo avesse ascoltato.
+
+Gli ultimi chiarori del crepuscolo eran scomparsi, quando don Cornelio,
+intirizzito, inzuppato di mota e di neve, si trovò a un tratto nelle
+braccia di don Luigi che, veduto il legnetto da lontano, era corso
+incontro tutto giulivo al curato.
+
+Si pensi con quante esclamazioni, e con che subisso di domande
+l’accogliessero, oltre don Luigi, la sorella e il sindaco, il quale da
+due sere veniva ad aspettarlo piantandosi in cucina, piacesse o non
+piacesse alla signora Angelica. Don Cornelio che avrebbe preferito
+risponder a tempo e luogo, e a tutti e tre separatamente, cercò di
+sviarli con qualche risposta evasiva, ed occupandoli intanto tutti e
+tre a fargli una fiammata, ad asciugargli i panni, e ad ammannirgli la
+cena. — Oh, adesso diteci su qualcosa!... — andava ripetendo ogni tanto
+la signora Angelica. — Cos’ha detto Monsignore a vedervi arrivare con
+questo tempaccio?
+
+— Oh, sì proprio un tempaccio.... — ripeteva don Cornelio.
+
+— E dite un po’.... — ripigliava Angelica poco dopo. — Dicono che
+Monsignore sia così una brava persona! e che abbia poi un’aria così
+veneranda!...
+
+— Non prendo altro, — rispondeva don Cornelio dopo una pausa — questo
+freddo mi ha tolto la fame. Bevo ancora un bicchier di vino, poi vado a
+letto.
+
+— Eh, ma prima bisogna pur raccontarci qualche notizia della città —
+saltò su il sindaco. — Non vede che siamo qui tutti ansiosi di saper
+qualcosa!...
+
+— Cosa volete che vi dica? In città ci sono arrivato colla pioggia, e
+sono ripartito con la neve. Un ventaccio poi!... figuratevi che... —
+E cominciò a raccontare le piccole peripezie del suo viaggio, ma si
+capiva che pensava intanto a tutt’altro. Era impacciato, abbattuto
+e pronto a stizzirsi coi suoi interlocutori; i quali intanto lo
+guardavano stupiti, si rammentavano di tutto il buon umore con cui
+cinque giorni prima era partito, e si persuadevano in cuor loro sempre
+più che qualcosa di nuovo c’era; che c’era una novità di sicuro, una
+novità che il curato stentava a dire, qualche brutta novità, insomma.
+Non pensarono che appunto per questo fosse meglio lasciarlo in pace; ma
+furon presi tutti e tre da una grande impazienza di farlo parlare. Il
+sindaco, meno riguardoso degli altri, cominciò a fargli cinque o sei
+domande alla fila, poi saltando il fosso senza saperlo. — Insomma, —
+conchiuse; — ce lo porta questo curato per Santa Maria della Neve?...
+
+— Sì! — rispose risolutamente don Cornelio, deciso a finirla anche lui.
+— Sì, sì, ve lo porto. Il curato per Santa Maria è fatto! Tra otto
+giorni ci andrà a prender possesso!
+
+— Oh! — esclamarono in coro gli altri tre; — E si può sapere chi sia?
+
+— Io! — esclamò don Cornelio alla sua volta. — Sì, io! — E rizzandosi
+si mise a camminare tutto concitato per la cucinetta, intanto che gli
+altri lo guardavano stupefatti, perplessi. — Sicuro, ci vado io! —
+riprese dopo alcuni minuti di silenzio, e cercando di rimettersi in
+calma. — L’avete voluta la notizia? Eccola!... Già ve l’avrei detta
+domani a tutti perchè è cosa fatta, nè c’è più rimedio.... e poi non
+si poteva fare diversamente.... Dunque bisogna mettere il cuore in
+pace... Sicuro che a mutar di paese dopo trent’anni.... è un pensiero
+che trafigge l’anima!... Ma sarà per il meglio.... bisogna rassegnarsi
+e pensare che ci sono anche quei poveracci di Santa Maria....
+
+Angelica e don Luigi guardavano il curato con gli occhi spalancati, ed
+eran presi alla strozza da un nodo che impediva loro di parlare e quasi
+di riavere il fiato. Il sindaco, dopo il primo stupore s’era fatto
+tutto acceso in faccia, e fissando il curato come un colpevole côlto
+a far legna su quel del comune. — Ah! avevo capito io che c’era del
+mistero! — cominciò a dire. — Dunque lei ci pianta! Ma bene!... Cosa le
+han fatto di male quei di Orobio per piantarli così sui due piedi?
+
+— Ma che piantare! — riprese don Cornelio.
+
+— Una delle due: o è lei che ci pianta, o è la Curia che lo manda via,
+o qualcuno le ha fatto un tiro!
+
+— Niente di tutto questo....
+
+— È il Vicario che la manda via!
+
+— Il Vicario è stato gentilissimo, è stato con me d’una degnazione...
+d’una gentilezza....
+
+— Allora è stato proprio lui!... Lei è l’uomo della buona fede, e
+laggiù alla Curia son tutti volponi dal primo all’ultimo.... volpi
+vecchie, che quando annasano un pulcino...
+
+— Non dica spropositi!... Voler parlare e non saperne niente....
+
+— Oh, dica su, dica su! Sentiremo! Vedremo!
+
+— Sì, ma mi lasci parlare. Monsignor Vicario, m’ha fatto entrar subito,
+m’ha fatto sedere accanto a lui, m’ha dette tante cose che proprio
+restai lì confuso....
+
+— Tutto cortesia, tutto mellifluo.... già, già.... mi par di
+vederlo.... E in conclusione?
+
+— Mi lasci parlare. E, in conclusione, voleva che venissi in città,
+e mi offriva un posto ora vacante, di canonico in Duomo. — Troppo
+onore, troppo onore! — esclamai io. — Ma le pare, Monsignore?... non
+sono posti per me; io non sono che un povero prete campagnolo! — Ma
+Monsignore insisteva, e allora, aprendogli il mio cuore, gli dissi
+che, sebbene vecchio, mi sentivo ancora tanto in forza per continuare
+a fare il curato, che amavo vivere in mezzo ai contadini, in mezzo ai
+poveri, che in città sarei morto di malinconia, e che proprio davvero
+quel canonicato del Duomo non l’avrei accettato mai. Monsignore diventò
+a un tratto tutto pensieroso, fece la faccia seria, anzi un pochino
+accigliata a dire la verità.... ma già l’avevo contrariato forse un po’
+troppo. Io allora, mutando discorso, gli parlai di Santa Maria della
+Neve, e finii col domandargli se si poteva sperare che ci destinasse
+qualche bravo soggetto. Monsignore mi disse di no, e anzi mi fece
+proprio persuaso che per ora almeno bisognava abbandonare affatto la
+speranza. Si pensi se ne rimanessi mortificato!... Eravamo là senza
+parole tutt’e due, quando Monsignore, rompendo il ghiaccio prese a
+dirmi che mi voleva fare una confidenza; sempre però con quella faccia
+seria, che mi metteva suggezione. Mi domandò come mai mi fossi fatto
+prendere in urto da una famiglia molto rispettabile, e da una gran dama.
+
+— Ah, ci siamo! — borbottò tra sè il sindaco.
+
+— Da una gran dama tutta pietà e carità venuta da poco nel paese di
+Orobio. Mi confidò che alla Curia c’erano dei ragguagli in proposito
+sfavorevoli per me s’intende, e che da molti mi si faceva una partaccia.
+
+— Ah, bricconi!
+
+— Che insomma su di me s’era addensato un temporale, e che m’aveva
+chiamato anche per sentire le mie giustificazioni. Giustificarmi! La
+cosa mi sembrava tanto facile che non mi mancaron le parole; e lì per
+lì raccontai per filo e per segno quel che c’era stato tra me e donna
+Fulvia, e quei pochi fatterelli di quest’autunno. Mi pareva d’essermi
+giustificato più del necessario; ma se ho a dirla, Monsignore non si
+rasserenò neanche per questo; e come ebbi finito, crollò il capo....
+poi, fissandomi seriamente, mi disse asciutto asciutto: — “Peccato...
+è una disgrazia; ma non ci vedrei altro rimedio; ed è perciò che non
+essendoci disponibile nella diocesi una parrocchia adattata a lei,
+le aveva offerto il posto che abbiamo vacante in Duomo. Peccato!...
+Quell’egregia famiglia non metterà più piede in Orobio, certamente;
+me ne duole per quel povero paese che stava per ricevere de’ grandi
+benefizi, dei benefizi veramente eccezionali!... Basta si consulti
+colla propria coscienza... e ci pensi.„ — Che colpo furono per me
+quelle parole! Era poi un piovere sul bagnato, perchè anch’io più d’una
+volta avevo detto a me stesso: “se donna Fulvia mi vede di mal occhio,
+non è meglio che me ne vada.... e che lasci libero il campo a chi può
+far del bene più di me?„ Rimasi lì turbato, confuso, senza aprir bocca,
+finchè Monsignore levatosi in piedi mi congedò dicendo: — “Torni tra
+due giorni. Ci pensi; mi porti una buona nuova... venga a dirmi che il
+canonicato del nostro Duomo ha trovato il suo titolare.„
+
+— Ah bricconi! — gridò questa volta il sindaco scattando. — Lo sapevo
+io!... donna Fulvia e quel _collo torto!_... Che tiro da maestri!
+
+Angelica piangeva, e don Luigi cercava di confortarla dicendole qualche
+parola sotto voce. Don Cornelio, che s’era fatto in quel momento tutto
+acceso in faccia, asciugandosi la fronte e gli occhi, dopo una pausa
+continuò: — Che notte! che notte ho passato! La prima luce del mattino
+mi trovò ancora vestito e col lume acceso. Allora stanco, sfinito,
+caddi in ginocchio, e domandai al Cielo una risoluzione. La risoluzione
+venne, pronta, irrevocabile. Avrei voluto correre subito da Monsignore,
+ma dovetti aspettar due giorni, e lottare ancora contro quel tormento
+che avevo appena soffocato nell’anima. Passati i due giorni mi
+presentai a Monsignore: “Dunque l’abbiamo tra i nostri canonici?„ mi
+domandò. “No,„ gli risposi, “vado a Santa Maria della Neve.„ Monsignore
+sulle prime non voleva credere, poi voleva che ci riflettessi ancora;
+ma questa volta mi sentivo meno timido anch’io, e lo pregai di non
+insistere, lo pregai di non turbare la mia risoluzione, di lasciarmi
+partir subito, e di farmi aver subito la lettera di nomina.
+
+Angelica diede in un nuovo e più dirotto scoppio di pianto, e il
+sindaco sbattè a terra rabbiosamente il cappello a cencio che aveva tra
+le mani.
+
+— Oh! se ho sbagliato, non sgridatemi, — esclamò don Cornelio — perchè
+ho sofferto troppo!
+
+Ci fu un lungo silenzio, finchè il sindaco, ripreso il suo cappello, se
+lo ficcò in capo fino agli occhi, e si rizzò dicendo: — Buona notte! —
+Andò fin sull’uscio, poi tornò indietro. — Ma questa poi non la mando
+giù! — esclamò girando tutto concitato per la cucinetta. — Cercheremo
+qualche cosa anche nella legge se occorre.... e se nella legge non ci
+sarà nulla, allora poi la vedremo! Oh, se ne vedranno delle belle!
+Perchè questa è una prepotenza!... Noi non le vogliamo le elemosine di
+quella vecchia strega....
+
+— Oh, per carità, non dite spropositi! — saltò su don Cornelio.
+
+— Lo so, lo so, lei è capace di pigliarne anche le difese! Basta, non
+le dirò altro in questo momento, perchè rispetto troppo il suo dolore;
+ma anche lei ha commesso una grande.... e a cascarci in questa trappola
+ci voleva proprio....
+
+— Meno male, se la pigli pure con me.
+
+— Non me la piglio con lei, ma qualcuno la pagherà! E prima che un
+altro curato metta i piedi in questo paese!...
+
+— Cosa vorrebbe fare? — gli domandò in tono severo don Cornelio. — Mi
+vuol dare anche lei delle nuove afflizioni! E sceglie proprio questo
+momento?
+
+— Io non voglio.... io non dico niente — riprese il sindaco. — Quello
+che voglio è che il nostro curato rimanga con noi! — E tutto commosso
+strinse vigorosamente don Cornelio nelle sue braccia. Poi si calcò
+di nuovo il cappello sul capo, e diede a tutti la buona notte. Ma
+sull’uscio si fermò ancora, come non potesse passar quella soglia. —
+No, questa non la mando giù! — gridò voltandosi indietro e alzando il
+braccio in atto di minaccia.
+
+— Mio buon amico ne la prego! — esclamò don Cornelio, — la prego a
+esser prudente! a esser calmo!
+
+— Sono calmissimo. Ma se la dovrem vedere questa prepotenza in
+Orobio.... oh, allora si vedranno anche delle legnate! — E se ne andò
+precipitosamente.
+
+
+
+
+XX.
+
+
+Si pensi che rumore fece in Orobio la notizia che don Cornelio se
+ne andava dal paese. Altro che un fulmine a ciel sereno! come si
+suol dire. Da principio la si credette una burla; e perfino lui, don
+Cornelio, in cuor suo e a momenti, faceva fatica a persuadersene. Ma,
+a ribadirgliela in mente quella notizia, venne subito una lettera
+della Curia, ch’era la sua nuova nomina in tutta regola; gli altri,
+ora increduli, ora sbalorditi e afflitti, si fermavano interrogandosi
+e facendo capannello per strada; o correvan dal sindaco, da cui s’era
+risaputa quella notizia; o andavano in cerca del curato, che non si
+lasciava vedere. Era insomma nel paese un brusìo da mattina a sera, e
+un continuo va e vieni di gente mossa dal bisogno di ripetere le cento
+volte in un giorno le stesse domande e le stesse risposte.
+
+Don Cornelio che s’era prefisso di non pensare, per allora almeno,
+alla propria afflizione, cercava di consolare e di persuadere quei
+pochi che non poteva cansare; diceva che gli anni l’avevano obbligato
+a quest’ultimo sacrifizio, e che le sue forze domandavano ormai un
+posticino più quieto. Poi sforzandosi di parer gaio, diceva che
+non voleva commiati; che non voleva dire _addio_ a nessuno, ma _a
+rivederci_ a tutti; diceva che l’avrebber veduto in paese ogni momento,
+come uno di casa, e che non voleva per nulla diventare un forestiero.
+Chi l’ascoltava si rassegnava ancor meno, e in quei primi giorni furono
+sparse molte lacrime sincere. Poi principiarono i ragionamenti; e come
+la fosse o non la fosse, nessuno lo sapeva dire, ma a poco a poco furon
+tutti persuasi che don Cornelio se ne andava davvero. La settimana dopo
+si principiava già a almanaccare intorno al nuovo curato; e, prima
+ancora che don Cornelio fosse partito, don Innocente aveva già ricevute
+parecchie dozzine d’ova. Così va il mondo.... anche a Orobio.
+
+C’è però sempre al mondo anche qualche ostinato che non sa alleggerirsi
+così facilmente l’animo delle amicizie, della gratitudine, e delle
+anticaglie del passato. Nel caso nostro l’ostinato fu il sindaco. Il
+quale, ogni giorno che passava, sapeva darsene pace ancor meno; e pur
+continuando a strapazzar don Cornelio, andava cercando qualcosa di
+straordinario per mostrargli fino all’ultimo la sua amicizia. Alla fine
+ne pensò una. La partenza di don Cornelio doveva essere, come diceva
+lui, un trionfo; si dovevano piantar archi nel paese, mettere coperte e
+lenzuola alle finestre, suonar le campane; e tutto il popolo lo doveva
+accompagnare fino al confine della parrocchia. Gli amici, a cui il
+sindaco comunicò una sera nella spezieria questo pensiero, furon tutti
+d’accordo nell’approvarlo, e anzi lo speziale ci aggiunse di suo la
+riflessione che con ciò non si offendeva il nuovo curato perchè non si
+sapeva ancora chi potesse essere. Detto fatto, discussi ed approvati i
+particolari della festa, il sindaco si mise all’opera, e per prima cosa
+volle sapere con precisione da don Cornelio il giorno fissato per la
+sua partenza.
+
+Don Cornelio, appena conosciuti i progetti del sindaco, si dispose a
+partire secretamente il giorno innanzi che fosse piantato il primo palo
+del primo arco di trionfo.
+
+Angelica, con gli occhi gonfi ma rassegnata, accompagnando una prima
+carrettata di masserizie, era già partita per Santa Maria della Neve
+per mettervi in assetto le poche stanzucce da un pezzo disabitate e
+cadenti, che dovevano diventare la nuova ed ultima abitazione sua e
+del fratello. Don Cornelio a chi gli domandava, con l’aria afflitta
+ma anche con una certa curiosità, se aveva fissato il giorno della
+partenza, rispondeva: “C’è tempo, c’è tempo!„ finchè una sera, chiamato
+a sè don Luigi, gli confidò che sarebbe partito in secreto la mattina
+seguente. — Ne ho già avvisata la Curia — soggiunse. — E voi direte a
+tutti che gravi doveri mi hanno obbligato a partire improvvisamente,
+ma che presto tornerò.... che tornerò per congedarmi dal popolo; una
+domenica, nella chiesa dove gli parlo da tanti anni, e dove pure voglio
+che ascoltino un’ultima parola, un ultimo ricordo del loro vecchio
+curato.
+
+Don Luigi fece cenno col capo che avrebbe obbedito; e rimase in
+silenzio, con l’espressione a un tempo preoccupata e distratta di chi
+è assorto e condotto lontano da altri pensieri. Era l’espressione
+che aveva da parecchi giorni, e che don Cornelio aveva osservata,
+parendogli anche di vederci qualcosa di più che il secreto dolore della
+vicina separazione. Don Cornelio aveva anche cercato, a momenti, di
+scoterlo, di interrogarlo, di farlo parlare; e a momenti gli era parso
+di vedergli brillare negli occhi un pensiero che cercava la parola per
+irrompere, per confidarsi. Ma una fiamma saliva allora subitamente
+al viso di don Luigi; un turbamento improvviso gli faceva abbassar
+gli occhi, e la sua parola si perdeva in qualche risposta mendicata,
+confusa. Quella sera don Luigi faceva fatica più del solito a staccarsi
+da don Cornelio, e nel suo contegno silenzioso c’era più del solito
+l’attitudine di chi aspetta un’occasione, una domanda per parlare. Ma
+l’occasione non venne; e don Luigi, nel dare la buona notte al curato,
+gli chiese il permesso di accompagnarlo, la mattina dopo, almeno per un
+buon tratto di strada.
+
+La mattina dopo don Cornelio disse la messa di buon’ora, come soleva,
+e tornò diviato a casa dove l’aspettavano sulla soglia don Luigi e
+_Ugolino_. Fece un ultimo saluto a ogni stanza della casa, diede in
+fretta una capatina anche all’orticello, poi, messo sulle spalle il suo
+vecchio pastrano, e presa la mazza ridiscese; si fermò sulla soglia,
+volse ancora un’occhiata alla casetta che abbandonava, e con un sospiro
+che non potè frenare, disse: andiamo.
+
+Non avevano fatto che pochi passi, quando una voce chiamò da lontano
+don Cornelio. Era il procaccia, che vedendo il curato, si risovvenne
+d’aver in tasca una lettera per lui, arrivata la sera prima. Don
+Cornelio prese la lettera, ne riconobbe subito la mano di scritto, la
+lesse attentamente, poi con un nuovo sospiro disse ancora a don Luigi:
+andiamo. Era una lettera di Enrico; una lettera breve in cui Enrico gli
+diceva, col cuore che gli balzava nuovamente di gioia e di speranze,
+ch’era stato deciso il suo ritorno in Lombardia, ch’era destinato a
+dirigere uno stabilimento di filatura, e che appena tornato sarebbe
+corso subito, per un giorno almeno, nelle braccia del suo curato, del
+suo protettore, del suo amico.
+
+Don Cornelio e don Luigi presero la stradetta del monte, che avevano
+tante volte percorsa per lunghi tratti passeggiando, e che conduceva
+dopo due ore e mezzo di cammino a Santa Maria della Neve. Camminarono
+di buon passo e in silenzio, aspettando in cuor loro un punto più
+lontano e romito della strada per mettere in comune i loro pensieri, e
+confidarsi l’un l’altro la loro afflizione.
+
+Due altri personaggi di nostra conoscenza, mettendo anch’essi in comune
+i loro pensieri, entravano in Orobio poco dopo che n’era uscito don
+Cornelio dalla parte opposta. Erano don Innocente e don Prospero, che
+ci venivano per i loro affarucci, e che s’eran trovati per strada.
+Don Innocente, che da due giorni non stava più nella pelle, andava
+confidando a don Prospero d’esser venuto quella mattina a Orobio per
+comperarci un paio di guanti di lana nera, dovendo fare una visita
+d’importanza; si doleva però di non avere il panciotto di raso; ma si
+consolava d’aver un collare che si poteva dir nuovo; quello comperato
+per i ricevimenti di donna Fulvia, e che aveva messo soltanto una
+dozzina di volte. Poi, per non lasciare don Prospero troppo tempo nella
+curiosità, gli aveva anche detto in confidenza che si trattava d’una
+visita alla Curia, dalla quale era stato chiamato.
+
+— Io proprio — diceva don Innocente facendo il modesto — non saprei
+immaginarmi cosa mai si possa volere alla Curia da me....
+
+— Eh, andate là! — rispondeva don Prospero — vi chiamano per la
+parrocchia d’Orobio.
+
+— Lo credete anche voi? Già è quello che dicon tutti.... Che la
+vogliano proprio dare a me? — continuava don Innocente, sempre con
+l’aria modesta. — Cosa volete? è una parrocchia questa di Orobio per la
+quale mi sentirei proprio fatto apposta.
+
+— E avete ragione. È ch’io non ci ho la convenienza; ma se anch’io
+volessi beccarmi una parrocchia, dico la verità, questa d’Orobio la
+vorrei preferire a tant’altre. Punto primo, la rendita non è gran cosa,
+ma è sicura! che è quello a cui si deve guardare. Buoni capitaletti
+bene assicurati, sui quali non tempesta. Le parrocchie di vino e di
+bachi, sien pur grasse sin che si vuole, se le tenga chi le vanta! Li
+conosco io i fittaioli, quelli dei parroci, s’intende! Punto secondo,
+or che c’è venuta donna Fulvia....
+
+— E che quando ci fossi io, ci si fermerebbe parecchi mesi all’anno....
+
+— Che mi fate celia, dunque! ce ne vogliono essere degli incerti!
+Altro che far scappare i grilli, e benedir le stalle, non è vero don
+Innocente?
+
+— Cioè, cioè.... sempre allegro don Prospero, sempre quel matto....
+
+— La vostra fortuna è stata di andar a genio a quella signora. Son
+terni al lotto, sapete, questi!
+
+— Pare proprio così, — continuò don Innocente, modesto più che mai.
+— Me lo diceva anche la signora Cleofe, la cameriera.... donna di
+talento, veh! e che ogni volta che vedeva passare don Cornelio gli
+faceva una smorfia alle spalle, e poi diceva piano a me: “Quand’è che
+avremo a curato il nostro buon don Innocente! Oh, la mia padrona come
+ne godrebbe!„
+
+— Capite?
+
+— Eh, sì, ma c’è il concorso, e non si sa mai; soprattutto con quella
+benedetta teologia....
+
+— _Ad peculiarem indulgentiam commendatus_, dicono i superiori
+all’occorrenza, e se vi chiamano, potete esser sicuro. Insomma, mi
+congratulo con voi, — conchiudeva don Prospero, che aveva fretta. —
+Buon viaggio e buon successo. E mi raccomando! — continuava, ritornando
+un passo indietro, — se diventate curato d’Orobio, non fatemi torto.
+Ricordatevi che tengo un _mezzo Barbera_ che vi posso dare a buon
+mercato, ma ch’è roba da farsi onore; di molto corpo, di bella
+presenza.... quello insomma che ci vuole per la vostra nuova dignità.
+
+Don Cornelio, dopo un buon tratto di strada, aveva rotto il ghiaccio
+per il primo, e cominciando con un — Dunque mio caro don Luigi... —
+aveva voluto innanzi tutto ringraziare il suo coadiutore, e l’aveva
+fatto come aveva potuto, interrompendosi, ricominciando, e inciampando
+a ogni ciottolo della strada, intanto che con tutta forza cacciava
+indietro la commozione. Poi, dopo una pausa un po’ lunghetta, aveva
+ripreso il discorso con don Luigi, e chiamandolo, con un sorriso
+malinconico, il suo esecutore testamentario, gli raccomandava di
+compire qualche opera buona che lasciava a mezzo, gli raccomandava
+i suoi poveri, gli ricordava i più disgraziati, e a proposito di
+ciascuno ripeteva quelle massime di indulgenza e di carità ch’erano
+la guida prediletta della sua vita. Don Luigi lo ascoltava, sempre
+con gli occhi fissi al suolo, e tacendo. Come giunsero al poggio da
+cui si dominava la valle, a quel poggio ch’era la meta prediletta un
+giorno delle passeggiate del conte Maurizio, don Cornelio fermandosi
+e interrompendosi: — Eccoci al poggio, — disse a don Luigi, — e qui
+ci lasceremo. È tempo che voi ritorniate alla parrocchia; qualcuno
+potrebbe avere bisogno di voi.... Una fermatina di un minuto per
+riavere il fiato, e poi una buona stretta di mano.... oh, ci rivedremo
+presto!... Ditelo a tutti, che tornerò... che tornerò a salutarli...
+appena mi sarà possibile. — E intanto si era avvicinato al ciglio del
+poggio da cui si vedeva Orobio alla falda del monte, e si abbracciava
+con l’occhio un lungo e vaghissimo tratto della valle. Rivide il sasso
+su cui s’era seduto tante volte accanto al conte Maurizio, e andò a
+sedervi una volta ancora, guardando in silenzio e malinconicamente
+le montagne bianche di neve, e il pallido orizzonte lontano. Poi
+con un sospiro e con l’accento dell’angoscia che in quel momento
+si sprigionava liberamente: — “Addio, — esclamò, — addio mia bella
+valle, che ho contemplata tante volte tutta fiorita, tutta ridente,
+e nell’entusiasmo di care speranze! Addio mio vecchio amico, che
+mi sedevi qui accanto... ora mi distacco anche dalla tua croce che
+vedevo ogni giorno nel campo santo!... E i nostri discorsi, i nostri
+bei sogni, le nostre speranze?... Molte si sono compiute... altre le
+compirà Iddio... ma io non le vedrò. E i tuoi figli, mio povero amico?
+Vedi, non seppi far nulla di buono e forse feci peggio che nulla!...
+Tutto mi dice che la mia missione è finita!... Il mio viaggio quaggiù
+è vicino alla meta; è la mia ultima tappa.... innanzi dunque.... un
+passo più in su.... verso il Cielo!„ — E mentre, appoggiandosi alla
+mazza, faceva per rialzarsi, vide don Luigi che gli stava inginocchiato
+accanto.
+
+— Don Luigi! cosa fate? — esclamò don Cornelio scotendosi.
+
+— Le domando la sua benedizione, — rispose don Luigi con la voce
+commossa.
+
+— Oh, mio buon don Luigi.... ma che pensieri sono i vostri? Credete
+forse che non ci dobbiamo veder più?... Ve l’ho detto, ve l’ho promesso
+che....
+
+— Sì, lei verrà a salutare il popolo, ma quel giorno tutti si
+affolleranno intorno a lei, tutti vorranno da lei, com’è ben giusto,
+una benedizione, una parola.... io forse potrò salutarla appena.... e
+forse per l’ultima volta....
+
+— Ma che pensieri sono i vostri, vi ripeto? Ma ditemi.... ma parlate
+don Luigi! — esclamò don Cornelio, osservando il volto del giovane
+prete che, fino allora pallidissimo, s’era fatto improvvisamente tutto
+acceso.
+
+— Sì, don Cornelio, — riprese don Luigi rialzandosi; — in quel giorno,
+confuso nella folla io la vedrò, ma sarà per l’ultima volta. Questo
+momento è l’ultimo in cui io possa aprirle il mio cuore. Il nuovo
+curato verrà presto, e quel giorno stesso io partirò per sempre.
+
+— Ma cosa pensate voi dunque di fare! — gli chiese ansiosamente don
+Cornelio interrompendolo.
+
+— L’ispirazione mi è venuta dal Cielo! — continuò don Luigi, ne’ cui
+occhi scintillava un’insolita energia. — Io seguirò la via che sola può
+dare oramai al mio spirito la pace e la salvezza. Timoroso, rinchiuso
+in me, pieno di vaghi terrori che mi davano e la solitudine de’ miei
+studi e l’inesperienza della vita, giunsi qui, vicino a lei, uscito da
+poco dalla mia cella del seminario. Qui vicino a lei, la mia mente,
+a poco a poco si tranquillò, si ispirò a un ideale più calmo, più
+alto.... vicino a lei, mi trovai in un ambiente di pace, di carità, di
+fede serena, in cui mi sentivo felice e sicuro.
+
+— Ebbene? — esclamò don Cornelio.
+
+— Ebbene, questi ultimi fatti, la sua partenza, questa nuovissima
+esperienza della vita, mi hanno di nuovo annebbiata e confusa la
+mente.... mi hanno di nuovo tolta la pace. Oh, io non oso dire quale
+sconforto, quale contrasto, quali dubbi, ho sentito nella mia anima!
+
+— Ma voi ne li avrete scacciati! Se nel vostro cuore c’è un ideale
+bello e alto, il vostro dovere è di servirne la causa santa con tutte
+le forze della vostra fede e della vostra gioventù.... Il vostro
+onore sarà di soffrire per esso, di camminare con fermezza sulla via
+prescelta, di superarne con lietezza le difficoltà....
+
+— E lo farò. Il Cielo che me ne diede l’ispirazione me ne darà la
+forza.... ma non qui!... Qui staccato da lei, dalla forte quercia a cui
+m’appoggiavo, e da cui prendevo vigore, ricadrei ne’ miei timori, nella
+mia debolezza. Il Cielo mi addita, come un rifugio, altri doveri....
+altrove.... in altre più lontane regioni....
+
+— Cosa mi dite?... Voi dunque....
+
+— Oh, don Cornelio, mi lasci alla mia nuova vocazione! In essa ho
+ritrovata a un tratto quella pace che era stata così fortemente
+turbata. Ho sofferto assai per parecchi giorni.... ma ho pregato, ho
+pregato e fui esaudito! Ora don Cornelio....
+
+— Oh, perchè.... — esclamò don Cornelio senza lasciarlo finire, e
+abbracciandolo — non mi avete aperto subito il vostro cuore! Vi avrei
+tolto dalle vostre dubbiezze, dal vostro turbamento, ne son sicuro....
+e vi avrei fatto vedere come, senza andar lontano, ci sieno in casa
+nostra, qui intorno a noi, delle missioni da compiere non meno grandi,
+non meno sante, non meno coraggiose.... Oh quante non ce ne sono!... Ma
+quello che non s’è fatto lo voglio far subito. Qui mio buon don Luigi
+— riprese rasserenandosi, e col tono della sua consueta bonarietà —
+qui.... sediamoci per un momento tutti e due. Oh, non vi voglio lasciar
+partire così subito. Fa fresco, ma non siamo montanari per nulla!
+Voglio che ascoltiate quattro paroline da me... le parole d’un amico,
+le parole d’un vecchio hanno i loro privilegi; nevvero?...
+
+— È tardi, don Cornelio. Ho fatto male a non aprirle il mio cuore
+prima.... ma forse il Cielo ha voluto così. Ora non mi rimane che a
+domandarle la sua benedizione. A quest’ora il superiore delle Missioni
+avrà ricevuta la mia domanda....
+
+Don Cornelio rimase senza parole, e come atterrito; poi buttò le
+braccia al collo di don Luigi, e lo tenne lungamente stretto al cuore
+bagnandogli il viso delle sue lagrime.
+
+Un lungo brontolìo d’_Ugolino_, poi un tintinnio di campanacci e
+di campanelle, e un fruscìo che andava crescendo, annunziavano
+l’avvicinarsi d’una mandra che scendeva per la stradetta del monte.
+Don Cornelio si scosse: baciò in fronte una volta ancora don Luigi, e
+levando gli occhi al cielo, con un profondo sospiro: — Ora a te, povero
+vecchio! — esclamò, — muovi i tuoi ultimi passi verso la tomba!... Non
+ci sono più missioni per te; la tua missione è finita!
+
+
+
+
+XXI.
+
+
+Ed ora che siamo in giorno con gli avvenimenti di Orobio, e sappiamo
+come avvenisse la partenza di don Cornelio, della quale aveva discorso
+il signor Valassina quella sera della tombola, ritorniamo subito in
+casa di donna Fulvia; ritorniamoci a vedere cosa vi succedesse dopo che
+lasciammo Cristina, che s’era ritirata tutta commossa nella sua camera,
+e donna Fulvia che aveva esclamato tra sè: _Signorina, faremo i conti
+domani_, intanto che gli altri personaggi minori si guardavano in viso
+pieni di stupore e di curiosità.
+
+Donna Fulvia passò la notte senza chiuder occhio. “Cosa voleva
+dire quell’esclamazione di Cristina? quel _non è vero!_ Chi era la
+fanciulla alla quale Enrico aveva dato una promessa di matrimonio?
+Che fosse Cristina? Che vi fosse dunque dell’affetto tra loro due?...
+Dell’affetto in casa sua, e senza suo permesso!„ Alla fine, dopo
+un monte di supposizioni, dopo aver discussi molti progetti, dopo
+aver pensati e ripensati de’ discorsi, uno più imponente dell’altro,
+che avrebbe fatti la mattina seguente a Cristina, era venuta a una
+decisione. La decisione era, di darle, per prima cosa, una buona
+ramanzina per quella tale esclamazione, poi di proporle, anzi di
+annunziarle senz’altro, il matrimonio con Checchino. Tale decisione le
+parve così felice, che la Cleofe, quando venne a portarle il caffè la
+trovò quasi di buon umore.
+
+Donna Fulvia che quando aveva presa una risoluzione amava sentire il
+parere degli altri, per seguire poi il proprio, volle avere anche in
+quell’occasione un consiglio, e fece chiamar subito il padre Felice.
+Il padre Felice sempre premuroso e puntuale, non si fece aspettare.
+Ascoltò donna Fulvia con la consueta attenzione, la lasciò dire e
+dire, le diede ragione su tutti i punti, e infine la consigliò di
+fare precisamente il contrario di quello che s’era fissata lei. La
+consigliò, cioè, di lasciar cadere la cosa per il momento, di non dir
+nulla a Cristina come se nulla fosse successo; di non parlarle nè di
+Enrico nè di Checchino; la consigliò ad aspettare, ad aver pazienza, e
+intanto ci avrebbe pensato lui, d’accordo col Valassina, a chiarir le
+cose.
+
+Donna Fulvia se ne stizzì, lo rimbeccò, poi parve persuasa, si arrese,
+lasciò partire il padre Felice, e decise di far subito subito la
+propria volontà. Diede una gran tirata di campanello; mandò la Cleofe
+a chiamar Cristina, e per giustificarsi di disubbidire al padre Felice
+disse tra sè, con un lungo sospiro: “Son pur brave persone questi
+reverendi! il loro consiglio è pur sempre prezioso!... Ma alle volte,
+in certe cosette del mondo, noi signore ce ne intendiamo di più.„
+
+Cristina, quando entrò nel gabinetto di donna Fulvia, era pallida e
+abbattuta. Anch’essa, poveretta, non aveva chiuso occhio in quella
+notte, ed è facile pensare tra quanti pensieri agitati, tra quanti
+dubbi angosciosi avesse contate le ore, e quale tormento fosse stato
+il suo. Anch’essa era venuta in fine ad una decisione. La stanchezza,
+e a un tempo una certa esaltazione dell’animo, l’avevano persuasa ad
+aprir il cuor suo con la zia; e nel caso di un rifiuto, a cercarsi un
+rifugio in qualche vago progetto di sacrifizio che conciliasse il suo
+affetto per Enrico con gli avvertimenti di don Cornelio, e coi suoi
+doveri verso donna Fulvia. La chiamata della zia non le aveva fatto
+maraviglia; c’era preparata, e quasi la desiderava. Ascoltò quindi
+calma e rassegnata le prime interrogazioni e i primi rimproveri.
+
+Donna Fulvia, dopo aver richiamato a Cristina l’accaduto della sera
+innanzi, dipingendolo a colori foschi, le fece parecchie domande con
+piglio severo e senza aspettar le risposte. Poi a un tratto concluse:
+— Dunque si vorrebbe sapere.... cioè non vogliamo saper niente! perchè
+queste sono cose indegne d’una fanciulla bene educata; cose compatibili
+forse con delle abitudini rustiche, ma non con quelle certamente della
+buona società. Figurarsi! Lanciare una parola di quella sorte, che
+poteva lasciar supporre.... che so io.... far fare dei giudizi temerari
+a tante degne persone.... mettere in scompiglio la conversazione, la
+tombola!...
+
+— Sì, ho mancato, — rispose Cristina con gli occhi bassi. — Me ne
+accorsi... e gliene chiedo scusa.
+
+— Ah, meno male! — riprese dopo una pausa, donna Fulvia. — Dunque
+confessi il tuo torto, e comprendi il mio dispiacere. È qualche
+cosa.... è un buon principio.... — E avendo fretta di ammainare le vele
+e di passare a un altro discorso, continuò subito in tono più calmo. —
+Sono ammonimenti questi che ti do per il tuo bene, perchè voglio che si
+abbia di te quel buon concetto che si deve avere d’una mia nipote.... —
+e fece una nuova pausa, — d’una mia nipote alla quale sto preparando,
+direi così, una combinazione.... che, non so se mi spiego, deve formare
+la sua felicità. E non vorrei quindi....
+
+Cristina fissò la zia con tanto d’occhi, trattenne il respiro, e col
+cuore che le batteva violentemente ebbe per un momento l’illusione che
+la zia le nominasse Enrico. — Oh, non aver timori, e non spalancar
+gli occhi! — esclamò donna Fulvia interrompendosi. Poi continuò. —
+Da un male alle volte nasce un bene; e poichè siam venuti su questo
+discorso, che veramente non credevo di fare in un’occasione simile, e
+poichè la parola m’è sfuggita.... la riconfermo. Sì, sto pensando al
+tuo collocamento. La scelta toccava, naturalmente, a me, e fu fatta
+con la debita ponderazione. — Fece una nuova pausa, poi riprese con
+molta gravità: — Il matrimonio d’una giovine è per i parenti, o per chi
+ne fa le veci, un dovere spinoso. Perocchè, se vogliam scegliere lo
+sposo tra gli uomini maturi, questi o sono maritati, o non si vogliono
+maritare. Se lo vogliam cercare tra i giovani del giorno d’oggi, Dio
+ce ne guardi! E se poi consideriamo i pericoli del mondo.... peggio
+che peggio!... Ma s’è pensato a tutto. Il padre dello sposo che abbiam
+scelto, uomo di distinti natali, e che quasi giornalmente viene da
+tanti anni in questa casa a farci la partita a tarocchi.... Oh, oh,
+che faccia mi fai? non aver timori, capisco la tua trepidazione, ma il
+giovane che ti nominerò è un giovane, per così dire, d’altri tempi....
+è un’eccezione. Ma torniamo un passo indietro, e procediamo in regola.
+Trent’anni or sono, il mio defunto marito, di felice memoria, mi
+presentava un suo degno amico, il barone Brocchetti....
+
+Poco mancò che Cristina non cadesse svenuta. Le era parso d’essere
+preparata a tutto, ma non lo era a questa, che la breve illusione di
+poco prima le rendeva ancor più dolorosa. Il ricordo però de’ suoi
+propositi, e quella parola _dovere_ che dava sempre al suo animo una
+certa eccitazione, vennero presto a richiamarle le forze, se non la
+calma, di prima. Per fortuna poi il discorso della zia fu lunghissimo;
+e intanto che donna Fulvia tirava innanzi col panegirico di Checchino,
+nell’animo di Cristina scomparivano a poco a poco gli ultimi timori
+e le ultime esitanze. E poi, a dirla, in un cantuccio del suo cuore,
+c’era ancor vivo un lumicino di speranza, il quale in fretta in fretta
+le lasciava intravvedere da lontano la zia che, dopo molte ripulse e
+molti rabbuffi, finiva con l’arrendersi alle sue preghiere e al suo
+desiderio. — Dunque questa bene auspicata unione, — concludeva donna
+Fulvia, con l’aria soddisfatta per il suo bel discorso, — formerà a un
+tempo la consolazione di due famiglie, e poi la tua felicità.
+
+— Io la ringrazio, buona zia, per le sue premure, — cominciò allora
+Cristina con la voce commossa e titubante — e gliene sono riconoscente.
+Ma.... oh, mi perdoni se ho tardato tanto a farle una confessione che
+le avrei dovuto far prima.... Non ho osato, sperando di giorno in
+giorno che altri gliene parlasse prima di me. Quando ieri sera affermai
+che.... Enrico, di cui parlava il signor Valassina, aveva data la sua
+fede e fatta una promessa a una giovane di Orobio.... feci male, ne
+convengo, ma ho asserito una verità. E quella giovane... sono io.
+
+— E hai il coraggio di dirmelo! — esclamò donna Fulvia alzando le
+braccia con un gesto di raccapriccio. — Lo sospettavo.... cioè, chi mai
+avrebbe potuto sospettare una cosa simile! — E sbuffando cercò con la
+mano una boccettina da fiutare, come per prevenire uno svenimento.
+
+— Oh, ma in questo io non ho mai creduto che ci fosse alcun male!
+
+— Già, già.... cosa ne sai tu!
+
+— È un buon giovane che conosco fin da bambina; e quando seppi ch’era
+intenzione di mio padre....
+
+— Chi te l’ha detto?... don Cornelio, m’immagino! — esclamò donna
+Fulvia sempre più scalmanata.
+
+— No davvero, lo venni a sapere d’altra parte. Don Cornelio, che ci
+vuol tanto bene a tutti e due, che conosce quel giovane, che l’ha
+veduto crescere, le potrà dire che bravo giovane sia... che giovane
+d’onore....
+
+— Delle informazioni di Don Cornelio ne faccio senza! — saltò su donna
+Fulvia impazientita. — Al tuo matrimonio ci devo pensar io, capisci,
+non don Cornelio! e sopratutto poi è tempo di finirla con simili
+discorsi. Basta.... posso perdonare alla tua inesperienza, ma purchè
+nessuno risappia mai quello che è toccato a me di sentire in questo
+momento! Ma non sai che se una cosa simile venisse all’orecchio del
+barone Brocchetti....
+
+— Oh, la sappia pure il barone, la sappiano pur tutti! che male c’è! La
+si deve pur risapere. Enrico ha data una promessa a me, e in cuor mio
+ho data la mia fede a lui... e non gli mancherò....
+
+— Scempiaggini! basta, basta così!
+
+— Oh, no, buona zia, ci pensi. Lei che è tanto compassionevole, che
+fa tanto bene a tutti, che n’ha fatto tanto a me, voglia compire la
+sua opera buona con l’essermi indulgente.... col comprendere l’animo
+mio.... — E diede in uno scoppio di pianto, ripetendo tra i singhiozzi
+qualche parola di preghiera e di speranza.
+
+Ma donna Fulvia fu inesorabile. Ripetè seccamente, un par di volte, che
+la sua parola era impegnata col barone Brocchetti, che il matrimonio
+con Enrico non era degno della sua casa, e che non si sarebbe fatto mai
+e poi mai. Poi, compassionando ogni tanto, con qualche esclamazione, sè
+medesima, si sfogò gesticolando contro Cristina, contro Enrico, contro
+don Cornelio, gridando che questo era uno scandalo, e che era il frutto
+d’una educazione sbagliata, a rifar la quale, poteva appena bastare un
+convento, se pure!...
+
+Mentre donna Fulvia andava parlando e smaniandosi, Cristina s’era
+asciugate le lacrime, s’era ricomposta, ed ascoltava in silenzio
+con gli occhi bassi. Quei vaghi pensieri di sacrifizio, intorno a
+cui la sua fantasia s’era fermata tante volte con una certa voluttà
+malinconica, le si affacciavano ora, e ben più dolorosamente, con le
+forme della realtà. Mentre le parole inesorabili di donna Fulvia le
+andavano dissipando le ultime illusioni della speranza, il suo animo
+ricercava, desolato, i più mesti pensieri; compiere un sacrifizio,
+le pareva uno sfogo di cui abbisognasse il suo dolore. Ricordò, capì
+allora le parole di sacrifizio, di dovere, che don Cornelio le aveva
+ripetute con tanta insistenza; e ricordò pure d’avergli ogni volta
+risposto: — Glielo prometto, glielo giuro. — Si fermò su questo
+pensiero; ci trovò un sentimento di alterezza, di conforto, e appena
+donna Fulvia ebbe finito, le potè rispondere calma e rassegnata: — Io
+le obbedirò, zia, e non le parlerò più di quel giovane; rinunzierò per
+sempre a lui; ma non mi si parli d’altri. Egli m’ha fatto una promessa,
+io l’accolsi; se la dimenticassi, mi sembrerebbe di commettere una
+cattiva azione. Mi hanno insegnato che son cose sacre la lealtà e
+l’onore.....
+
+— I soliti paroloni di don Cornelio! — saltò su con impazienza donna
+Fulvia.
+
+— Le ultime parole di don Cornelio, gli ultimi suoi avvertimenti furono
+che io dovessi ricordarmi sempre dei benefizi ricevuti da lei, e che
+le dovessi ubbidir sempre, anche a costo di qualunque sacrifizio.
+Glielo promisi, e manterrò anche a lui la parola data. Se non le posso
+ubbidire che in parte, è però un così grande sacrifizio il mio....
+
+— Ah, insomma, finiamola! anch’io ho data la mia parola al barone! Cosa
+dovrei dirgli? che non sono più io che comanda in questa casa?
+
+— Dica al barone che non mi voglio maritare....
+
+— Scuse!
+
+— Glielo proverò....
+
+— E in che modo?
+
+— Gli dica... ch’io mi ritiro dal mondo; glielo dica, è la verità.
+Sì, zia, io sento che in questo punto mi è scesa nell’anima una santa
+ispirazione! Sarò forte, risoluta, e la seguirò. Se il mio cuore ha
+accolta una promessa che il dovere gli impone di respingere, io non
+mancherò nè a quella promessa nè a quel dovere. Io mi ritirerò dal
+mondo. La vita nel mondo non ha più scopi per me.... Ho conosciuto un
+giorno a Orobio una Suora della Carità.... che mi parlò delle gioie
+celesti della sua vita di sacrifizio e di ritiro. In questo momento
+sento nell’anima l’eco della sua voce malinconica e dolce; essa mi
+chiama ad esserle sorella.... e lo sarò. Ho deciso!... — E nella voce
+di Cristina c’era tutto l’accento della convinzione; tanto le pareva
+che fosse proprio così.
+
+Si pensi come rimanesse donna Fulvia a quelle parole. Il caso non
+l’aveva punto preveduto; e lì per lì, tra il convento e il barone la
+scelta non era facile. Il convento, trattandosi di metterci gli altri,
+esercitava sempre un gran fascino sulla mente di donna Fulvia; le
+passaron subito dinanzi tutte le suore e tutte le madri badesse di sua
+conoscenza; ma le passò dinanzi anche il barone. Per fortuna, a levarla
+d’imbarazzo, capitò in quel punto sua figlia.
+
+La marchesa Bianca guardò sua madre, guardò sua cugina, e s’accorse
+facilmente che ci doveva essere stato qualcosa d’insolito. Piena
+di curiosità, non si diede pace finchè non le riuscì di trovarsi a
+quattr’occhi, quel giorno stesso, con Cristina e d’interrogarla.
+Cristina, nell’orgasmo, e nella buona fede della sua risoluzione, le
+narrò tutto, e le confermò la sua decisione irremovibile. La marchesa
+l’abbracciò, pianse, svenne, e s’accese tutta d’entusiasmo per quel
+caso pietoso e per l’infelice cugina. Quella sera, andando a teatro, si
+mise al collo una gran croce, come una Suora anch’essa della Carità.
+
+Per parecchi giorni donna Fulvia se ne stette in camera con
+l’emicrania, e per parecchie settimane ci fu in casa sua
+quell’atmosfera cupa e greve del tempo burrascoso. Donna Fulvia era
+d’un pessimo umore, aveva la faccia più raggrinzita del solito, e non
+parlava. Il padre Felice capitava a tutte le ore, e rimaneva in lunghe
+e secrete conferenze con lei. Tutti in casa parlavano sottovoce, e l’un
+l’altro andavano interrogandosi e confidandosi all’orecchio la gran
+novità. Anche gli amici di casa cominciavano a bisbigliare tra loro, e
+a scambiarsi una qualche esclamazione circospetta.
+
+La marchesa, che non osava parlarne con sua madre, se ne spassionava
+con suo marito. Il caso della cugina l’aveva tutta scossa; e come
+svegliata da un lungo sonno era tutta stupore, tutta curiosità.
+Parlava di quel caso con entusiasmo, con esaltazione; le pareva un
+fatto così romantico! così simile a uno letto da poco in un romanzo
+che le era piaciuto tanto! E dire che un tal caso si ripeteva ora
+nella sua famiglia, che l’eroina era lì accanto a lei, in casa sua!
+Oh, essa voleva diventare la confidente di Cristina, voleva fare per
+lei qualcosa di molto avventuroso, di molto bello! Voleva la sua parte
+d’eroina anch’essa!... Ma che cosa fare? E poi principiava con suo
+marito a parlare di quel giovane, di Enrico, di cui si era così bene
+scordata per tanti mesi, ma che ora diceva di non avere dimenticato
+mai! E ne parlava con entusiasmo; glielo dipingeva a suo modo, alto,
+bruno, melanconico, bello; tutto lui, insomma, l’eroe di quel tal
+romanzo.
+
+Il marchese la lasciava dire; la osservava, taceva, ed aveva l’aria
+soprattutto d’essere molto seccato. Era seccato, in primo luogo, di
+veder andato in fumo per quell’inverno il suo solito viaggetto. S’era
+fermato di giorno in giorno in grazia del matrimonio di Cristina,
+ch’era un affaruccio che gli premeva, come abbiam visto; ed ecco, sul
+più bello, che gli capitava anche un simile contrattempo per seccarlo
+doppiamente. Ora poi, a completargli il divertimento, c’erano per di
+più gli entusiasmi di sua moglie ed il muso lungo di sua suocera.
+Delle due cose però quella che gli piaceva ancor meno era tutto questo
+risveglio romantico di sua moglie; novità che non gli garbava punto,
+e che gli faceva desiderare che il romanzetto finisse presto. Il
+marchese, la cui politica coniugale era di solito quella di lasciar
+passare le piccole fantasticherie di sua moglie fingendo di non
+accorgersene, e di affidare al tempo le piccole difficoltà domestiche
+non contraddicendo mai, e facendo intanto il suo comodo, sapeva poi
+svegliarsi a tempo quando capiva che, a pigliarsi oggi una piccola
+noia, c’era da risparmiarsene una più grossa il giorno dopo. Allora
+dava alla cosa un’occhiata esperta e previdente; fissava bene il punto
+a cui voleva arrivare; e, indifferente quanto alla scelta delle strade,
+pigliava le più facili, si arrendeva, le mutava, pur di arrivare più
+sicuramente dove voleva. Il matrimonio di Cristina, un matrimonio
+s’intende come lo voleva lui, era un affare che il marchese aveva
+intravveduto e avviato in tempo. Ora c’era un intoppo, e che intoppo!
+bisognava dunque mutar strada. Su questo punto non si faceva illusioni;
+e non se ne faceva neanche sulla improvvisa vocazione di Cristina;
+anzi, n’era in diffidenza, e ci vedeva un nuovo pericolo da cansare;
+tanto più che sua suocera gli aveva detto all’orecchio che il convento
+_alla peggio_, avrebbe servito a migliorar l’educazione di Cristina.
+
+Il marchese dunque prese subito in cuor suo la risoluzione di ristudiar
+la faccenda, di non dormirci sopra, e di cercare la strada nuova,
+lasciando da parte affatto quella del barone Brocchetti. Tra le strade
+nuove ci poteva essere quella che faceva capo a quel tal giovane che
+aveva strappata, in mezzo alla tombola, l’esclamazione di Cristina.
+E perchè no? pareva la più scabrosa, ma poteva anche essere la più
+breve. A ogni modo, prima di pigliarne un’altra, gli pareva necessario
+di dare un’occhiata anche a questa. Cominciò dunque a farsi attorno un
+po’ di più al padre Felice, e a far con lui delle lunghe passeggiate
+parlandogli della risoluzione precipitosa di Cristina, e della
+necessità di farla riflettere e di farle pigliar tempo per assodare la
+vocazione. Poi aveva detto al Valassina di dare una corsa a Orobio il
+più presto che potesse, perchè volendo aver subito, e senza lasciarsi
+scorgere, certe informazioni sul conto di quel tal Enrico, gli
+occorreva che “una persona avveduta e di proposito„ gli sapesse dire
+innanzi tutto dove fosse e cosa facesse costui.
+
+La missione del Valassina andò a vele gonfie; e dopo pochi giorni il
+marchese riseppe a puntino ciò che gli premeva. Ma andava di male in
+peggio quella del padre Felice; il quale ogni giorno, dopo lunghe
+conferenze con Cristina, veniva a dire al marchese che non c’era modo
+di tranquillarla, ch’era risoluta, impaziente, e che voleva metter
+subito in atto la sua risoluzione. Un giorno anzi venne ad annunziargli
+che, d’accordo con donna Fulvia, aveva avuti parecchi colloqui con
+la Superiora d’una casa di Suore, e che tutto era stato felicemente
+combinato; perfino il giorno e l’ora in cui Cristina sarebbe entrata
+nel monastero.
+
+
+
+
+XXII.
+
+
+Il Valassina era tornato da Orobio non solo con le informazioni per
+il marchese, ma aveva portate secretamente a donna Fulvia un sacco di
+notizie, e di notizie non troppo buone. Le faccende in paese andavan
+maluccio. Il nuovo curato, don Innocente, aveva preso possesso della
+Cura da un paio di settimane, e già s’eran formati in paese due partiti
+che si guardavano in cagnesco. Fin dai primi giorni don Innocente s’era
+messo a riformare la Confraternita; diceva che avrebbe ristabilite
+le processioni lontane, le merende e i beveraggi, e andava in giro
+con gran zelo a benedir stalle e pollai. Quelli della Confraternita,
+delle vacche malate, e dei polli con la pipita, portaron subito alle
+stelle il nuovo curato; e a loro s’unirono anche quelli cui piaceva
+fare delle lunghe dormite in chiesa, e pei quali don Innocente faceva
+delle prediche con testi in latino e lunghe che non finivan più. Ma poi
+don Innocente s’era messo a far la cera brusca a chi lodava il vecchio
+curato; e diceva che d’ora in avanti bisognava fare, in tutto, tutto
+all’opposto: diceva, tra l’altre, che non voleva più veder arretrati
+sul registro della Cura, che voleva rincarare i fitti, e rimetter
+l’usanza di certe regalie per non addormentare, come faceva don
+Cornelio, lo zelo dei parrocchiani. Allora i fittaioli, e qualche altro
+parrocchiano, presero a abbaruffarsi con chi lodava il curato e il suo
+zelo; principiarono così a formarsi i due partiti, i quali si odiarono
+subito, tanto per cominciare.
+
+Ora poi c’era di più. Tutto Orobio, proprio nei giorni in cui c’era
+arrivato il Valassina, e un paesello vicino, erano in fermento in
+grazia d’una novità ideata da don Innocente; il quale aveva stabilito
+di fare nella prima settimana d’aprile, una gran processione che doveva
+percorrere tutto il territorio del comune allo scopo di scacciare dai
+campi gl’insetti, i topi, e gli spiriti maligni. La maggior parte dei
+campagnoli d’Orobio, su questo punto, lodava il curato, e stupiti
+tutti come a don Cornelio non fosse mai venuta una così bella idea,
+si preparavano a seguire in bel numero la processione. Ma quelli del
+paese vicino, risaputa la novità, cominciarono ad allarmarsene. Gli
+insetti, i topi, e gli spiriti maligni, cacciati da Orobio sarebbero
+scappati in casa loro: era chiaro. E siccome il loro curato, per
+prudenza, non voleva mettersi in contrasto con don Innocente, così
+essi si preparavano per quel giorno, con dei buoni randelli, a tener
+lontani dal proprio territorio chi voleva far loro un così bel regalo.
+Essi poi non mancavano di qualche alleato anche in Orobio; a capo dei
+quali c’era, s’intende, il sindaco che s’era subito messo in moto per
+illuminare le menti, e non ristava dal catechizzar tutti da mattina a
+sera nelle osterie, sulle piazze, per le strade. — Volete, — diceva, —
+rimettere in uso una funzione dell’antichità celebrando il risveglio
+della natura? Sono con voi, eccomi pronto a una passeggiata civile! Ma
+questa funzione medioevale del curato è il trionfo dell’ignoranza e
+della superstizione! Cosa dirà l’Italia? — E se vedeva nell’uditorio
+qualcuno che avesse un prato o un campiello sul monte, allora
+soggiungeva: — E chi vi garantisce che qualche spirito, qualche diavolo
+scappato dal piano non vada poi a mettersi di casa più in su! — A
+questi discorsi chi si faceva più timoroso, e chi più iroso: tutti
+discutevano, tutti si accaloravano; talchè lo speziale, per rimanere
+nell’imparzialità, non si lasciava più vedere.
+
+Donna Fulvia quand’ebbe sentite le notizie di Orobio portatele
+dal Valassina, dopo uno sfogo di esclamazioni, or di lode, or di
+raccapriccio, prese una risoluzione. Il caso era grave, ed erano quindi
+indispensabili il proprio intervento, e la propria autorità; a lei
+toccava dar man forte a don Innocente, inaugurare un nuovo ordine di
+cose, incoraggire i pusillanimi, premiare i buoni, e chiuder la bocca
+ai tristi lasciandoli confusi per sempre. Persuasa che per ottenere
+tante belle cose in una volta sarebbe bastata la sua presenza, decise
+di partir subito per Orobio; decisione che le tornava tanto più
+opportuna perchè s’era intesa con la Superiora che Cristina sarebbe
+stata ricevuta in convento appunto in quei giorni; e a lei i distacchi
+e le commozioni facevan tanto male.
+
+Mentre donna Fulvia usciva dal portone del suo palazzo in carrozza, con
+la Cleofe e con _Fleurette_, per avviarsi alla stazione, un giovane
+di nostra conoscenza, Enrico, che da mezz’ora passeggiava dinanzi a
+quel portone a passi lenti, incerti, preso da una subita risoluzione
+entrava nel palazzo per avviare colla portinaia un discorso che aveva
+pensato e ripensato come se dovesse presentarsi a un ministro. Enrico
+era arrivato a Milano il giorno innanzi; la casa inglese a cui era
+addetto, aveva acquistato un opificio in Lombardia, l’opificio di cui
+doveva essere egli il direttore, e gli aveva ingiunto di partire con
+sir Arturo per Milano a sbrigarci alcune faccende prima di recarsi al
+suo posto. Quell’avvenire sognato come una lontana speranza, per tanti
+anni, traverso tante ore interminabili, uniformi di lavoro, era giunto;
+quel giorno così lungamente sospirato, era venuto; era suo. E un così
+bel giorno non doveva portargli qualch’altra buona nuova? la migliore
+di tutte! Il cuore gli diceva di sì, ma il cuore questa volta s’era
+sbagliato. Appena arrivato, era corso alla posta sapendo che ci avrebbe
+trovate delle lettere di don Cornelio, e ne trovò infatti due. Le
+lettere di don Cornelio gli fecero passar subito tutta la consolazione
+di poco prima; una era malinconica, sfiduciata, e piena di consigli di
+rassegnazione; l’altra gl’ingiungeva pressantemente, e con una certa
+ansietà, di cercar nuove di Cristina senza perder tempo, e come meglio
+poteva; poi di scrivergli subito tutto ciò che era venuto a sapere. Era
+con questa lettera in mano, e tutto agitato, che Enrico, non sapendo
+che fare, era arrivato di passo in passo dinanzi al portone di donna
+Fulvia, e s’era deciso subitamente ad entrarci come vide uscirne una
+carrozza.
+
+La portinaia, silenziosa come un muro quando donna Fulvia era in casa,
+dava la stura alle parole appena la vedeva scantonare, e tanto più se
+scantonava per andare alla stazione. Enrico dunque non ebbe bisogno
+di ricorrere agli artifizi del discorso per sapere in pochi minuti
+un monte di notizie; quella tra l’altre che Cristina, dopo essere
+stata fidanzata col figlio d’un barone, s’era decisa a entrare in un
+convento; da dove, aveva detto la portinaia del convento, sarebbe
+presto ripartita per una delle più lontane città.
+
+Enrico sbalordito, ansante, era corso a buttarsi nelle braccia del suo
+amico Arturo, e a domandargli consiglio. Sir Arturo, innanzi tutto, gli
+osservò che bisognava aspettare il corriere di Londra per sapere se gli
+affari permettevano di occuparsi di quella spiacevole combinazione.
+Poi, come fu arrivato il corriere, e come ebbe lette una dozzina di
+lettere, gli partecipò che bisognava aspettare ancora alcuni giorni
+prima di andare a prender possesso dell’opificio, e che quindi poteva
+benissimo nel frattempo dare un’occhiata ai propri interessi. Il parer
+suo in proposito, senza responsabilità e senza impegno, se lo voleva
+sentire, era questo: fosse pur vero ciò che gli avevan detto, non
+c’era nulla d’urgente dal momento che donna Fulvia era partita per la
+campagna; ma bisognava intanto venir in chiaro di tutto, ed impedire
+all’occorrenza, in quanto fosse possibile, un fatto qualunque che
+pregiudicasse l’avvenire. Per far ciò ci voleva il vecchio curato.
+Bisognava dunque indurre don Cornelio a venire a Milano, e a parlare
+con Cristina.
+
+Ciò voleva dire far subito una corsa a Santa Maria della Neve. Per
+quanto Enrico si sentisse poco incoraggiato dalle lettere malinconiche
+e sfiduciate di don Cornelio, pure il pensiero di rivedere il suo
+protettore e di poterne avere qualche consiglio, lo decise a partire e
+a pigliare il giorno seguente quella stessa strada d’Orobio sulla quale
+lo aveva preceduto donna Fulvia.
+
+Donna Fulvia giungeva a Orobio in buon punto, cioè tre giorni prima
+della domenica fissata da don Innocente per la sua funzione. In paese
+c’era una crescente inquietudine. Quelli che avevano desiderato la
+funzione cominciavano già a dire che una funzione simile in Orobio la
+ci voleva, ma che però sarebbe stato meglio principiar un altr’anno. Il
+sindaco, che per protestare contro la funzione aveva organizzata con
+quelli del paese vicino la sua passeggiata civile, aveva poi scritto
+al sotto Prefetto che mandasse i carabinieri per impedire una cosa e
+l’altra.
+
+Don Innocente, che, avendo risapute le voci che correvano, era un po’
+perplesso, prese un coraggio da leone come seppe l’arrivo di donna
+Fulvia. Corse subito da lei, e per tre giorni fu veduto entrare più
+volte nel palazzo, e restarci per delle ore. Poi, dopo aver dati i
+suoi ordini alla confraternita, una sera all’ora dei vespri annunziò
+in chiesa che la mattina seguente sarebbe andato a benedir le campagne
+seguìto dai confratelli e dal popolo in processione.
+
+Era la prima domenica di aprile. Le campane d’Orobio, sonando alla
+distesa come nei giorni di solennità, chiamarono il popolo alle
+funzioni festive un’oretta prima del solito, perchè poi la processione
+potesse essere di ritorno al mezzogiorno, ch’era l’ora del desinare;
+e la gente usciva dalle case, avviandosi alla chiesa, o spargendosi
+per le strade e per le campagne, in fretta e di buona voglia, invitata
+anche da un bel sole che inaugurava la primavera. Il sindaco che aveva
+dato ritrovo a molti, per quella mattina, nell’osteria del paese, non
+ci trovò che tre o quattro amici; gli altri avevano preferito di fare
+la passeggiata civile ciascuno per proprio conto. Dopo uno sfogo contro
+l’inerzia dei patriotti, anche il sindaco se ne andò a spasso per
+conto suo. Parecchi poi si avviarono verso il sagrato della chiesa per
+vedere la sfilata della processione, o per seguirla o per canzonarla, a
+seconda dei casi.
+
+Don Innocente cantò messa, ma da solo. Don Luigi era partito da un
+pezzo; e don Prospero e un altro cappellano che egli aveva invitati
+per la funzione, s’erano scusati dicendo però che sarebbero venuti
+più tardi al desinare. Finita la messa, don Innocente fece un po’ di
+predica sulla necessità di liberare il mondo dai filosofi moderni, e
+le campagne dagli insetti, ch’erano altrettanti spiriti maligni; poi,
+deposta la pianeta e indossata la cotta, con l’aspersorio in mano e il
+suo _Manuale exorcistarum_ sotto braccio, uscì di chiesa accompagnato
+da un chierico che teneva il secchiolino, e facendosi seguire dalla
+confraternita e dal popolo.
+
+Il suono delle campane che si diffondeva lietamente per la valle,
+il bel cielo limpido, l’aria primaverile, facevan contrasto con la
+cera scura e con la tetra funzione di don Innocente. Quella giornata
+splendida di sole, ch’era tutta un inno di allegrezza e di fiducia, non
+pareva proprio fatta per le maledizioni e per gli scongiuri.
+
+La processione s’avviò per la strada dove sorge il palazzo Orsenigo. Il
+palazzo era parato a festa; a ogni finestra c’era un bel tappeto, e dal
+terrazzino, che stava sopra il portone, scendeva un gran drappo rosso
+di seta su cui c’era ricamato nel mezzo la cifra di donna Fulvia, con
+tanto di corona, e circondata dagli emblemi della passione di nostro
+Signore, proprio come se nostro Signore avesse sofferto specialmente
+per donna Fulvia: un bel lavoro insomma tutto nuovo, sfoggiato per la
+prima volta e fatto appunto da quelle Suore tra le quali, quel giorno
+stesso, era andata a stare Cristina. Tutti si fermavano a guardare
+in su; e quando passò la processione, ci fu del disordine nelle file
+perchè ciascuno, pur camminando, prima guardava in alto, poi guardava
+indietro, andando addosso a chi gli stava dinanzi, o sui piedi a chi
+veniva dopo; e tutti poi si davano degli urtoni a vicenda. Donna Fulvia
+che se ne stava tutta sola sul terrazzino in aria di compunzione e
+di compiacenza, sorrideva con indulgenza a quel po’ di disordine,
+e lasciava capire che perdonava, anche alla confraternita, quella
+distrazione di cui eran causa lei e il suo bel drappo. Don Innocente
+quando passò sotto il terrazzino cercò, tutto in una volta, di riverire
+donna Fulvia, di ammirare il drappo, di conservare la divozione e di
+non parer distratto. Non era facile; ma donna Fulvia aveva compreso, e
+gli ricambiò quei sentimenti con alcuni cenni del capo che parevano di
+riverenza, ma ch’eran soprattutto di approvazione e di protezione.
+
+Don Innocente gongolava; ma la faccenda cominciò presto a intorbidarsi.
+Parecchi dei più arrabbiati, o de’ più burloni, del partito contrario
+s’eran messi qua e là, di fianco alla processione, a attaccar discorso
+con quelli ch’erano in fila, motteggiando e facendo di tanto in
+tanto qualche sonora fischiata. Molti allora impacciati e vergognosi
+cominciarono a uscir di fila; e appena messi con quelli che poco prima
+li avevano canzonati, si facevan coraggio e canzonavano anche loro.
+Così i motteggi, le conversazioni ad alta voce e le fischiate andavan
+crescendo; e mano mano andava crescendo anche il numero di quelli che,
+a ogni nuova strada, scantonavano e se ne tornavano a casa loro. Don
+Innocente che sulle prime aveva voluto mostrarsi impassibile, cominciò
+a perdere la pazienza. — Bricconacci, villani, scomunicati! — cominciò
+a gridar sul muso a qualcuno de’ più sfacciati, uscendo improvvisamente
+di fila anche lui. Poi tirava innanzi più serio di prima; ma subito
+dopo passando dalla compunzione al piglio minaccioso: — Verrà ad
+alloggiare a casa vostra il diavolo!... verrà ad alloggiare! — gridava
+alzando l’aspersorio. Allora i monelli scappavano, e si faceva un po’
+di silenzio. Ma il brusio, le fischiate e le conversazioni ripigliavan
+presto.
+
+— Il più bello lo si ha a veder poi, — esclamavano alcuni — lo si ha
+a vedere quando sarete fuori pei campi, e quando vi vedranno venire
+quelli degli altri paesi!
+
+— Sicuro, — gridavano gli altri — e chi è in ballo ballerà! Legnate a
+buon mercato... e cazzotti per niente!
+
+Allora parecchi della processione cominciarono a ragionarla con
+quelli che n’eran fuori. — La funzione è bella, bellissima, non c’è a
+dire; ma bisognava andar tutti d’accordo, oh questo poi sì! in questo
+avete ragione anche voialtri. Bisognava esser tutti in compagnia,
+anche quelli dei paesi vicini, per farle scappar lontano le cattive
+influenze, e non mandarsele addosso l’un con l’altro!
+
+Nel ragionare si fermavano; la processione intanto andava innanzi,
+e chi c’era rimasto fuori non ci tornava più. Altri poi, vedendo
+due carabinieri che piano piano venivano loro incontro, piano piano
+voltaron le spalle per non andare in direzione opposta della forza.
+
+La processione, che s’era andata in tal modo via via assottigliando,
+giunta alle viottole della campagna non si componeva più che di
+una metà della confraternita e di una cinquantina d’altri che la
+seguivano. Don Innocente appena si vide sbarazzato dei burloni e dei
+timidi, e circondato solo dai più fedeli e dai più risoluti, prese
+maggior coraggio; e, fatta una breve fermata, rivolse alla comitiva un
+discorsetto rabbioso per accalorare gli animi e ribadire lo zelo. Lo
+scopo fu facilmente raggiunto, e le parole di don Innocente vennero
+accolte da una calorosa approvazione e da esclamazioni piene di
+propositi audaci. Or ch’erano soli e alla larga, si sentivano tutti
+rinfrancati e capaci di farla vedere a chississia. A un cenno del
+curato la comitiva fece silenzio, e tirò innanzi ora allargandosi,
+ora procedendo un poco alla rinfusa, or facendo qualche fermata, e or
+borbottando da capo tra gli _amen_ e gli _ora pro nobis_, qualche nuova
+minaccia contro i burloni di poco prima. Parecchi poi, più curiosi e
+più coraggiosi, s’erano mano mano fatti intorno a don Innocente per
+vedere come faceva a far l’esorcismo; e don Innocente dava ogni tanto
+qualche spiegazione a questi e al chierico, che tremava tutto per la
+paura.
+
+“_Conjuro et adjuro te maligne et ingratissime et sporcissime
+spiritus_, — continuava don Innocente tenendo l’aspersorio alzato, e
+leggendo nel suo Manuale degli esorcismi — _conjuro te, insidiator,
+superbe, mendax, immunde Belzebù_... questo è il peggiore di tutti, ma
+adesso lo acconcio io....„ e lesse due pagine di seguito del Manuale.
+Poi rimboccati i calzoni per non imbrattarsi, andò a mettersi in mezzo
+a un campo di patate. — Ora eccoci al fatto nostro: _Exorcismus contra
+dæmones minores, contra vermes, mures, locustas, et alia animalia
+devastantia fruges, fructus_...[2] — e ricominciò a leggere or forte,
+or sottovoce, tutto intento al Manuale per non sbagliarsi.
+
+Don Innocente era così assorto nella lettura del suo latino, che
+non s’accorse d’un improvviso cambiamento di scena ch’era intanto
+avvenuto intorno a lui, e poco distante da lui. Era comparsa una nuova
+comitiva, e la sua aveva subitamente cessato di guardar l’esorcismo, di
+chiacchierare e di dir la corona. La nuova comitiva era ben diversa e
+ben più numerosa; era una comitiva di contadini d’altri paesi, sbucati
+di qua e di là saltando fosse e scavalcando siepi, che venivano con
+randelli, correggiati, forconi, e con un certo piglio che non era
+quello con cui andavano di solito a battere il grano o a rammontare il
+fieno!
+
+
+
+
+XXIII.
+
+
+Mezz’ora dopo una buona parte della comitiva di don Innocente rientrava
+in paese a gambe levate: e dietro a loro, coi forconi e coi randelli
+alzati, venivano rincorrendoli quelli della comitiva forestiera coi
+quali evidentemente avevano avuto uno scontro sfortunato. Era un
+fuggi fuggi, e un gridar generale che mise tutto Orobio sossopra in
+un momento. Chi dalle finestre, e chi scendendo in strada, domandavan
+tutti ansiosamente cos’era successo; chi cacciava in stalla in
+fretta i maiali e le oche; chi correva a chiamare i fanciulli, chi a
+rinchiudersi in casa. — Ma cos’è stato? ma cos’è successo? C’è una
+ribellione, c’è un saccheggio, vien gente da ogni parte! misericordia!
+Ci vogliono ammazzare! daran foco al paese! — I primi a gridare, e
+che gridavan di più, eran parecchi di quelli della Confraternita
+che avendone pigliate, o avendo pigliato non foss’altro un gran
+spavento, spaventavano gli altri alla lor volta, scappando urlando,
+e levandosi in furia la veste e la cappa da confratello. Non tutti
+però se l’eran data subito a gambe; alcuni di maggior fegato e più
+cocciuti avevan dato mano senz’altro ai sassi, e in un minuto ce
+n’eran stati di discretamente pesti anche tra le schiere avversarie.
+Costoro sbandandosi, e facendo un chiasso indiavolato, avevano chiamata
+nuova gente, e tutti insieme eran tornati alle mani più inferociti
+di prima. Le sorti della giornata furon presto decise dal numero, e
+gli assalitori, non contenti di aver visto i tacchi dei confratelli
+di Orobio, invadevano ora in frotte le strade del paese col piglio
+minaccioso, e con la voglia di non tornarsene a casa senza essersi
+presa una qualche soddisfazione; di quelle, s’intende, che mandano in
+prigione il giorno dopo. E infatti stavano già per raggiungere questo
+risultato parecchi ch’erano piombati addosso al sagrestano, il quale
+poco prima aveva ammaccato sulle loro spalle il secchiello dell’acqua
+benedetta; quando arrivarono i due carabinieri. Questi pigliarono il
+più inferocito per il bavero, ricevettero e restituirono spintoni e
+pugni senza fine, perdettero e ripresero un paio di volte il cappello;
+ma, sempre saldi al bavero, condussero alla fine il loro uomo alla
+casa del comune in arresto. Altri fatti più grossi e più minacciosi
+succedevano intanto in un altro punto del paese, e precisamente dinanzi
+al palazzo Orsenigo dove si era ricoverato don Innocente. E qui le cose
+minacciavano davvero di finir male, perchè la forza pubblica in quel
+momento non era in grado nè di essere informata nè di muoversi. I due
+carabinieri erano tornati sulla porta della casa comunale a guardare
+la folla, ma non erano ben sicuri se fosser loro che sorvegliassero la
+folla, o se fosse la folla che li sorvegliasse loro.
+
+Mentre succedeva tutto questo tafferuglio, scendeva da Santa Maria
+della Neve, ed arrivava ai primi casolari d’Orobio, Enrico, il quale,
+come glielo aveva suggerito sir Arturo, era andato a chieder consiglio
+a don Cornelio, e a invocare una volta ancora il suo aiuto. Don
+Cornelio alla vista di quel figliuolo, s’era tutto scosso; sulle gote
+pallide e avvizzite gli era comparsa una fiamma improvvisa, come il
+raggio che illumina una mesta giornata d’inverno. Dopo aver udite le
+notizie che gli portava Enrico, dopo aver vedute le sue lacrime calde,
+sincere, era uscito a un tratto dall’accasciamento in cui era, e aveva
+sentito rinascere in sè tutto l’ardore d’un tempo.
+
+— Ebbene, sì! — aveva esclamato, — andrò a Milano... qualche cosa farò!
+Se donna Fulvia mi chiuderà l’uscio in faccia, andrò dalla Superiora
+del convento, le dirò che la vocazione di Cristina è falsa....
+che Cristina s’inganna, o che la inganna! Le dirò tutto! Andrò
+dall’Arcivescovo se occorre! Oh qualcuno mi ascolterà!... Povero amico
+mio, povero conte Maurizio!... i tuoi figliuoli non li abbandonerò
+finchè avrò fiato! e se Dio mi darà vita.... qualcosa farò!
+
+Ma intanto quella fiamma di poco prima gli era scomparsa dalle gote,
+e c’era a un tratto succeduto un pallore come di cadavere; s’era
+lasciato andare sulla seggiola, aveva messo una mano sul cuore, ed era
+rimasto per alcuni minuti in silenzio quasi svenuto. Poi sforzandosi
+di sorridere, aveva ripreso: — Non spaventarti, mio buon figliuolo,
+non è nulla.... è uno de’ miei acciacchi.... Quando s’è vecchi... sei
+capitato proprio in una cattiva giornata; ma non è nulla.... Vedi?
+adesso passa, passa... oh per andare ancora una volta a Milano...
+per fare quello che t’ho promesso, sento che le forze le avrò, oh le
+avrò! Tra un paio di giorni ti raggiungo.... e tu intanto sta di buon
+animo.... Chi sa che questa volta non ci riesca a far proprio qualcosa
+per i figlioli dell’amico mio!... chi sa che il Cielo non mi riservi
+questa consolazione prima di chiuder gli occhi....
+
+Quando Enrico il giorno dopo s’accomiatò, don Cornelio lo tenne
+stretto un pezzo nelle sue braccia, celando appena la sua commozione,
+e trattenendo a stento le lacrime. Poi, con un sorriso che gli moriva
+sulle labbra, aveva cercato di dirgli qualcosa di gaio, e gli aveva
+ripetuto più volte vedendo che Enrico non glielo chiedeva più: “Verrò,
+non aver dubbi, verrò.„
+
+Enrico aveva perduto il coraggio di ripetere a don Cornelio la sua
+preghiera di venirgli in aiuto. Don Cornelio non era più lui! Non
+era più il bel vecchio, di cui Enrico aveva stampata l’immagine nel
+cuore; era un uomo su cui era scesa una vecchiaia cadente, un uomo che
+soffriva, e che cercava a stento di rompere una profonda malinconia che
+gli velava gli occhi e la parola. Nel vederlo tanto mutato, Enrico non
+aveva più saputo continuare a parlargli di sè, e non s’era alla fine
+staccato da lui che con uno schianto del cuore.
+
+La signora Angelica l’accompagnò per un breve tratto fino al punto
+dove incomincia la discesa ripida della strada. Enrico le fece mille
+domande, ma la povera signora Angelica sospirava, e gli sapeva
+rispondere ben poco. Gli disse che don Cornelio aveva di frequente
+degli svenimenti che le mettevano spavento; che il medico era venuto
+una volta, e che voleva tornare per capir meglio, ma non era tornato;
+che don Cornelio non voleva far nulla, e che essa era sulle spine. In
+fine poi gli fece le sue scuse per non potergli dare, com’era solita,
+qualcosa da portar seco in viaggio; e spassionandosi un po’, gli disse
+piano perchè nessuno la sentisse: — Che paese, che paese è mai questo!
+Sarà più vicino al Cielo, come dice mio fratello, ma non ci si trova
+neanche l’occorrente per fare una torta! — Poi lo salutò con effusione,
+e diede una voce a _Ugolino_ perchè tornasse indietro.
+
+Ma _Ugolino_, che trovava anch’esso di poco compenso quel soggiorno,
+e dava volontieri di tanto in tanto qualche scappata, finse di non
+capire, e seguì tutto festoso Enrico, il quale aveva presa la strada
+d’Orobio scendendo a gran passi per la china del monte, agitato,
+commosso e in preda a mille pensieri.
+
+Dopo un’ora di cammino, come fu a vista d’Orobio, e mano mano che vi
+si avvicinava, Enrico s’accorse che ci doveva essere avvenuta una
+qualche disgrazia, o qualche grave avvenimento. Gente che andava e
+veniva con l’aria ansiosa e spaventata; donne e fanciulli che salivano
+frettolosamente per i viottoli della montagna; e da lontano un rumore
+confuso di voci e di grida che a intervalli scoppiavano più fragorose,
+e con un impeto di minaccia. Alle prime case poi vide, da per tutto,
+gente alle finestre e sulle porte, e gente che faceva ressa intorno
+a qualche confratello sbandato, che in veste bianca e cappa rossa
+rispondeva affannosamente alle cento domande che gli eran fatte, e
+che gli venivano poi ripetute dai nuovi curiosi che sopraggiungevano.
+Enrico si cacciò in mezzo a un capannello, dove gli parve che la
+conversazione fosse più calorosa, e riuscì a poco a poco a capire
+cos’era accaduto, e cosa stava accadendo. Rimase un minuto perplesso,
+tra la fretta di andar dal vetturino e fargli attaccare, e la voglia
+di far qualcosa anche lui, sia per metter pace, sia all’occorrenza per
+dispensare qualche scappellotto in difesa de’ suoi antichi compatriotti
+d’Orobio. Ma intanto era giunto un nuovo confratello, ancora più
+ansante degli altri; tutti gli furono addosso, e per quanto cercasse di
+svignarsela, dovette pur rispondere e discorrere con tutti anch’esso.
+
+— Ah voi credete che la sia finita? Andate, andate a vedere! A buon
+conto, poco fa ci mancò poco che il sagrestano non fosse bell’e
+spacciato! Io ero lì proprio vicino a lui... quando lo pigliarono in
+mezzo cinque o sei manigoldi che lo volevan finire.... Io allora...
+via... a cercare il sindaco! ma il sindaco era già partito col suo
+biroccio per domandare un rinforzo. Basta; il sagrestano l’hanno
+salvato; ma intanto i carabinieri sono bloccati, e se non arriva presto
+il rinforzo....
+
+— Bloccati?
+
+— Sicuro, da un muro di gente d’ogni paese, e bisogna sentire come
+urlano!
+
+— E poi?
+
+— E poi c’è di peggio. Adesso una parte della folla corre verso il
+palazzo di donna Fulvia, dove dicono che ci sia il curato.... Li ho
+incontrati io, poco fa, anzi con alcuni che incominciavano a insultarmi
+ho fatto delle chiacchiere, e loro subito a alzare i bastoni....
+
+— E voi?
+
+— E io via a gambe, perchè sapete come sono; guai se mi riscaldo! Ma
+intanto chi sa cosa succede laggiù, nel palazzo! Di sicuro, ci danno il
+fuoco!... e il curato lo ammazzano!
+
+— E se si sonasse la campana?
+
+— Andateci voi! bisogna vedere che facce sul sagrato!
+
+Enrico, a quelle parole non ebbe più che un solo pensiero: correre al
+palazzo, arrivarci prima della folla, far fuggire il curato, chiamar
+gente, fare insomma tutto quello che avrebbe potuto per salvare la
+casa del suo antico benefattore. In un attimo ci arrivò, ma la folla
+c’era arrivata prima di lui, e stava già fitta e minacciosa dinanzi
+al portone chiuso, urlando e fischiando. Che fare? Arringar la folla?
+Persuadere que’ contadinacci, furiosi e vicini a compire la loro
+vendetta, a tornarsene tranquillamente a casa? Non era possibile.
+Tanto più che, proprio in quel momento, e in mezzo a quel baccano
+indiavolato, la folla manifestava chiaramente le sue intenzioni
+definitive a un oratore, un omaccione grosso e d’aspetto pacifico, il
+quale aveva proposto un mezzo termine. Il mezzo termine era quello di
+far uscire il curato, però senza mancargli di rispetto, e di obbligarlo
+a fare la funzione in senso inverso; cioè a cacciar coll’aspersorio su
+quel d’Orobio tutte quelle influenze diaboliche, che poco prima aveva
+cacciate sul loro.
+
+— Questo va bene, — gridavano i più accesi, — ma ci vuole di più!
+Bisogna buttar giù il portone! Bisogna pigliare i caporioni, quelli
+che ci han tirate le sassate, e che son chiusi lì dentro! E a quelli,
+legnate!
+
+— D’accordo, — ripigliava a tutta voce l’omaccione, — legnate, a
+quelli là!... Ma il curato, deve fare come vogliamo noi... senza però
+mancargli di rispetto, avete capito!
+
+— Bravo, evviva!
+
+E queste grida erano intanto accompagnate da una tempesta di sassi
+lanciati contro il portone e contro le finestre del palazzo. Non c’era
+tempo da perdere; ma a chi domandar aiuto? ma che fare?
+
+“Cerchiamo almeno di salvare quelli che vi stanno rinchiusi,„ pensò
+Enrico. Uscì dalla folla, e pigliò a gambe levate una stradicciuola che
+conduceva al monte, e a una selva dalla quale poteva scendere fino al
+giardino del palazzo, con la speranza di non essere veduto. Arrivato al
+muro di cinta, cercò e trovò subito un punto dove tante volte l’aveva
+scavalcato da fanciullo; si arrampicò, e spiccò un salto insieme a
+_Ugolino_ che lo aveva seguito fin lì. Attraversò di corsa il giardino,
+entrò nelle stanze a terreno del palazzo, e lo girò affannosamente,
+chiamando gente, e stupito di non trovarci nessuno. E infatti, quelli
+che sulle prime vi si erano rinchiusi, facendo scorta a don Innocente,
+avevan subito pensato a cercarsi alla chetichella una qualche uscita
+particolare per non essere presi in trappola; e quelli poi di casa,
+mandati tutti in processione, avevano trovato al ritorno il portone
+chiuso, e la folla dinanzi al palazzo.
+
+In quelle sale, in quei corridoi, che risvegliavano a Enrico tante care
+memorie, e che ora rivedeva abbandonati e silenziosi, si ripercoteva
+ogni tanto l’eco sinistra degli urli minacciosi della strada. Enrico
+impaziente, ansioso, salì correndo al primo piano, dando una rapida
+capata a ogni camera, e chiamando di nuovo a voce alta quei di casa.
+Giunto al salotto, e apertone l’uscio con uno spintone, udì delle grida
+di spavento che lo fermarono sulla soglia. Vide una vecchia signora
+svenuta su una poltrona; una donna, che era la Cleofe, inginocchiata
+e che strillava; e don Innocente che, con la cotta piegata sotto il
+braccio, cercava di nascondersi dietro un canapè.
+
+— Coraggio, coraggio! — esclamò subito Enrico con voce amichevole.
+— Vengo in vostro aiuto, vengo a mettervi in salvo; siamo ancora in
+tempo, ma presto, presto venite con me.
+
+— È arrivata la forza? — chiese tutto tremante don Innocente.
+
+— Sì, sì, ma facciamo in fretta; — gli rispose Enrico con impazienza.
+
+— Ah lei è forse il signor Delegato della Questura?... oh sia
+benedetto!...
+
+— Ci son altri in palazzo? — gli chiese Enrico.
+
+— Nessuno, nessuno; ci han piantati qui soli... non ci siamo qui
+che noi poverelli... ma a suo tempo mi sentiranno! — continuava don
+Innocente.
+
+— Se non ci son altri, tanto meglio. Andiamo, e subito! Bisogna
+tranquillare questa signora.... farla scendere in giardino; ci vuol la
+chiave del cancello!... Non c’è un minuto da perdere!...
+
+Intanto che Enrico andava sollecitando don Innocente con piglio
+risoluto, la Cleofe, continuando a piagnucolare, cercava di
+richiamare in sentimento la sua padrona. Don Innocente, lasciato il
+canapè, e avvicinatosi anch’esso a donna Fulvia, le andava ripetendo
+all’orecchio: “C’è qui il Delegato della Questura.... quello della
+Polizia.... è venuto a metterci in salvo.... Andiamo, coraggio, donna
+Fulvia, bisogna andarcene subito.„
+
+Donna Fulvia tremante, convulsa, aprì gli occhi. Fissò Enrico, che
+vedeva per la prima volta, e cercò di fargli il viso benevolo sentendo
+che era quello della Polizia. Enrico, che pure per la prima volta si
+trovava dinanzi a donna Fulvia, ebbe un momento di perplessità, e quasi
+di terrore. Gli venne, con un brivido, il ricordo di quanto quella
+signora gli aveva fatto soffrire; gli si affacciò il pensiero di tutto
+il male che quella signora gli aveva fatto... di tutto quello, ancor
+più grande, che stava forse per fargli; sentì una fiamma al viso, sentì
+offuscarsi la mente. L’urlo selvaggio, che dalla strada arrivava fin
+lì, gli parve in quel momento meno odioso; gli parve simile quasi al
+grido che, in mezzo a un torbido rimescolìo, stava per prorompergli
+dall’anima.
+
+Alzò gli occhi, si scosse, si rammentò dov’era. Quel salotto gli
+richiamava la voce del conte Maurizio quando gli parlava di lealtà e di
+onore; e quel prete gli richiamava la voce di don Cornelio quando gli
+diceva “figliuolo, perdono e carità.„
+
+— Lasci fare a me, lasci fare a me; — disse Enrico un po’ bruscamente
+alla Cleofe, — non vede? la signora è debole, è sofferente, ha bisogno
+d’un braccio più valido, più sicuro.... Lei vada a prendere la chiave
+del cancello.... Si appoggi a me, signora, non abbia più timore di
+nulla; usciamo di qui... la conduco al sicuro... si faccia animo... Oh
+prima di offender lei! ci sono io!
+
+Donna Fulvia cercava di ringraziare Enrico con l’espressione del
+viso, e con qualche parola che le usciva debole e a stento. Il farla
+scendere a terreno, e l’attraversare il giardino fu un affar serio.
+Ogni tratto le soppravveniva un accesso convulso che la faceva tremar
+tutta violentemente, e ricadere priva di forze. Ogni tratto dava in uno
+scoppio di pianto. Enrico, commosso da quello spettacolo, raddoppiava
+le sue cure; la sosteneva con tutte le sue forze; la rassicurava, e nel
+ripeterle quasi con pietà figliale delle cortesi parole di conforto,
+si sentiva più rassicurato egli stesso, e gli scendeva nell’anima un
+sentimento elevato, dolcissimo.
+
+Enrico, come ebbe oltrepassato il cancello, condusse la comitiva in una
+capanna fuor di mano e quasi nascosta tra i castagni e i cespugli della
+selva. Fece adagiare donna Fulvia alla meglio su un mucchio di paglia e
+di foglie secche, poi, tirando un gran sospiro, e cercando di mostrarsi
+allegro:
+
+— Eccoci in porto — esclamò. — Dei pericoli non ce n’è più. Mi
+aspettino qui; io corro a prendere il mio legnetto, lo conduco laggiù,
+dove la stradicciuola del monte fa capo alla strada maestra, e in un
+batter d’occhio saremo lontani dal paese....
+
+— E poi? — domandò don Innocente.
+
+— E poi, lei andrà dove vorrà, e queste signore proseguiranno la loro
+strada per Milano, se crederanno. Ma di ciò parleremo dopo... intanto
+io vado a prendere il legnetto, perchè bisogna spicciarsi....
+
+— E se io me ne andassi subito? — chiese don Innocente. — Piglio la
+strada della montagna, e....
+
+— Lei si fermi, e mi aspetti; non abbandoni questa signora. Non vede?...
+
+— Oh! — esclamò la Cleofe con un grido acuto e piagnucolando — non
+c’è _Fleurette!_... abbiamo dimenticato la povera _Fleurette_.... Ah!
+signor Questore, signor cavaliere, come si fa? come si fa?
+
+Enrico s’accorse in quel punto che anche _Ugolino_ non c’era. Rispose
+alla Cleofe con un gesto d’impazienza, ripetè a donna Fulvia che tra
+poco sarebbe di ritorno, e prese correndo una viottola che conduceva in
+paese.
+
+— Ma che cosa succederà, cosa succederà di _Fleurette?_ — continuava ad
+esclamare la Cleofe agitata da un cattivo presentimento. E i cattivi
+presentimenti molte volte dicono il vero. Mentre Enrico percorreva le
+sale del palazzo a terreno, _Ugolino_, correndo e abbaiando, aveva in
+un attimo percorsi tutti i corridoi e tutte le stanze d’ogni piano che
+aveva trovate aperte; e entrato in guardaroba aveva veduto _Fleurette_
+adagiata sopra una poltroncina della Cleofe. _Ugolino_, quando
+compariva _Fleurette_, era abituato a darsela a gambe, con la coda
+abbassata, perchè qualcosa lo raggiungeva sempre, a tergo, bruscamente.
+Ma questa volta _Ugolino_ capì che quello era un giorno diverso dagli
+altri, e si piantò dinanzi a _Fleurette_ in aria di sfida, e con la
+coda alzata. _Fleurette_, gli rispose con un brontolìo ringhioso e
+pieno di disprezzo. _Ugolino_ non potè più trattenersi; e in un salto
+le fu addosso a darle una pettinata. _Fleurette_ mandò un guaito; poi
+dondolandosi, e a stento, saltò tutta affannata dalla poltroncina sul
+tavolino che c’era accanto, e da questo sul davanzale della finestra
+ch’era aperta. Di là guardando rabbiosa _Ugolino_, traverso i peli che
+le scendevan sugli occhi, ringhiò più forte di prima mostrandogli i
+denti. _Ugolino_ fece per tornare a un secondo assalto; _Fleurette_
+diede un passo indietro, perdè l’equilibrio e scomparve. _Ugolino_
+cercò sotto le sedie; saltò sulle tavole; frugò dappertutto; andò nelle
+stanze vicine; corse su e giù per le scale, ma non trovò più la sua
+nemica, nè l’amico del suo padrone che aveva seguìto fin lì. Allora
+tra il rassegnato e il soddisfatto scese in giardino, saltò il muro, e
+prese diviato la strada di Santa Maria della Neve, con la lingua fuori
+e la coda alzata.
+
+
+
+
+XXIV.
+
+
+Don Prospero, quando ricevette l’invito da don Innocente di venire alla
+sua funzione e di trattenersi poi a desinare, aveva fatto tra sè questo
+ragionamento: “Uno più uno meno, per esorcizzare gli spiriti, tanto
+fa; ma uno più uno meno per pigliarvi una sassata è un altr’affare; ci
+andrò al tocco, per il desinare.... Allora tutto sarà finito, e don
+Innocente vedrà che ho fatto onore a una parte almeno del suo invito.„
+
+Al batter del tocco don Prospero giungeva infatti alle prime case
+d’Orobio; ma, appena giuntovi, s’accorse che le sassate non eran
+finite, e che il desinare di don Innocente non sarebbe stato messo
+in tavola così presto. Si trovò subito in mezzo a capannelli agitati
+e a gente rabbiosa; si trovò tra la retroguardia insomma della folla
+che faceva baccano in paese. E, siccome tutti lo sapevano amico di
+don Innocente, capì che non c’era buon’aria neanche per lui; infatti
+ne vide parecchi che gli ammiccavano d’andarsene, ed altri che
+addirittura gli venivan già incontro con la faccia accigliata e col
+piglio provocante. Don Prospero però non si confuse; si fermò, si
+appoggiò colle due mani al pomo della mazza, e prese un fare neutrale,
+bonario e da paciere, come facevano i suoi di casa quando nasceva un
+tafferuglio nell’osteria; era pratico dell’avventore rissoso, e sapeva
+come va preso. In un momento tutti quelli ch’eran lì e quelli che mano
+mano sopraggiungevano, dopo averne picchiate o buscate, si affollavano
+intorno a don Prospero; e don Prospero seppe dire a ognuno la sua. Con
+uno conveniva, con l’altro distingueva; dava a tutti la loro parte di
+ragione e la loro parte di torto; si permetteva qualche amichevole
+rimprovero, e interrompeva i più arrabbiati con qualche barzelletta,
+un po’ sciocca s’intende, perchè piacesse subito a tutti. Li lasciò
+sfogare per una buona mezz’ora; e quando gli parve venuto il momento
+di fare una proposta — Figlioli, — esclamò, — volete un mio parere?
+— e alzando la mazza in attitudine di comando — Tutti in fila! armi
+in spalla! compagnia avanti!... andiamo a berne un bicchiere al _Pomo
+d’oro.... marche!_
+
+— Bravo don Prospero! Evviva! — E tutti a sghignazzare, e a seguir don
+Prospero per una stradicciuola che conduceva al _Pomo d’oro_.
+
+Don Prospero, con la sua manovra militare, aveva reso senza saperlo un
+servizio anche a Enrico che in quel momento appunto scendeva per la
+falda del monte, ove aveva lasciato donna Fulvia in un capannone, per
+andare in cerca del vetturale. Enrico, con sua sorpresa, trovò tutto
+sgombro e silenzioso il piazzale a cui metteva capo la strada maestra,
+e ch’era il punto più comodo per imbarcare donna Fulvia. Corse a
+chiamare il vetturale che abitava poco distante, e in meno di mezz’ora
+riuscì a far tutto felicemente, e a partire, senza che nessuno li
+vedesse, in una carrozzuccia con donna Fulvia e con la Cleofe.
+
+Donna Fulvia e la Cleofe eran più morte che vive. Donna Fulvia pallida,
+irrigidita, non apriva bocca; e di tanto in tanto cercava nascondere
+le contrazioni convulse della faccia con la pezzuola, lacerandola nel
+tempo stesso coi denti. La Cleofe se ne stava tutta rannicchiata, e
+continuava a tener turate le orecchie con le mani per non riudire
+quelle voci e quegli schiamazzi d’Orobio.
+
+L’allontanarsi dal paese, l’esser fuori d’ogni pericolo, non bastarono
+a metter in calma donna Fulvia, e a darle un po’ di giovamento; il suo
+stato si andava anzi mano mano facendo sempre peggiore. Lo spavento
+doveva essere stato ben grave, poichè ogni tratto le pigliavan degli
+attacchi di nervi e degli svenimenti da impensierire anche chi ne
+fosse pratico più d’Enrico; il quale intanto cercava di mostrare la
+sua buona volontà or facendo fermare il legnetto, or andando in cerca
+d’un po’ d’acqua, or rassicurandola con delle buone parole. Non s’era
+mai trovato in un impiccio simile; e a renderglielo anche più seccante,
+ci si univa la Cleofe, la quale a ogni svenimento di donna Fulvia si
+metteva a strillare, e si credeva in dovere di svenire anche lei.
+Svenne, e strillò più d’una volta anche a proposito di _Fleurette_; e
+Enrico dovette per tranquillarla scendere a un casolare, perdere una
+buona mezz’ora, cercare un messo e spedirlo a Orobio per dire a quei
+di casa che andassero in cerca della cagnina. Che bel viaggio! Ci
+furono dei momenti in cui Enrico non sapeva proprio più che fare; se
+fermarsi, se proseguire, se ritornare a qualche villaggio attraversato
+da poco; e avrebbe finito di certo col far scendere donna Fulvia in
+qualche locanda, se donna Fulvia, ogni volta che egli gliene mostrava
+l’intenzione, riprendendo per un minuto tutta l’energia la più
+imperiosa di cui era capace, non si fosse opposta dichiarando di voler
+continuare il viaggio a ogni patto, viva o morta, fino a sera, fino a
+Milano, fino a casa.
+
+Arrivati in una borgatella, ch’era il capoluogo del mandamento,
+poteron mutare il legnetto in una carrozza a due cavalli, e continuare
+il viaggio meno disagiatamente e d’un passo più sollecito. Poichè
+si doveva tirare innanzi urgeva ora spicciarsi per arrivare in fine
+della valle, prima che fosse ripartito l’ultimo treno della strada
+ferrata che conduceva a Milano. Donna Fulvia non migliorava; si
+capiva ch’essa faceva de’ grandi sforzi sopra sè stessa, ma che
+si sentiva un gran male. Lo si capiva anche dall’espressione che
+pigliava di tanto in tanto la sua fisonomia ogni volta che Enrico
+le indovinava qualche nuova sofferenza, e le usava qualche nuova
+attenzione; era un’espressione che lasciava intravvedere qualcosa d’un
+po’ più raddolcito, e che pareva quasi un principio di riconoscenza.
+Quell’espressione era per Enrico un gran fatto; e bastava, non solo
+a rinnovargli la pazienza, ma a riempirgli il cuore di speranza e di
+entusiasmo; raddoppiava allora di zelo, e cercava ogni maniera più
+delicata di rendersi utile, mettendo in ogni suo atto una premura e
+un affetto quasi filiali. Diventava paziente e premuroso fin con la
+Cleofe; la quale, all’infuori di quei pochi momenti felici in cui si
+addormentava, avrebbe fatto scappar la pazienza a un santo, or col
+lamentarsi di tutto, or col ripigliare una cert’aria piagnucolosa, or
+col dire di avere una gran fame, or col sospirare per _Fleurette_.
+
+Finalmente arrivarono alla stazione, e ci arrivarono in tempo per poter
+ripartire subito per Milano. Prima di ripartire, Enrico, dopo averci
+pensato e ripensato, s’era deciso a mandare un telegramma al marchese
+Ettore, dicendogli che erano accaduti de’ guai a Orobio, che donna
+Fulvia si era molto spaventata, ch’era in viaggio per Milano e ch’era
+molto sofferente. Donna Fulvia, quando udì il fischio della locomotiva
+che ripartiva, tirò un gran respiro, e parve per un momento tutta
+riavuta e calma. Nel compartimento della carrozza erano soli: Enrico si
+era seduto in un angolo, e taceva; la Cleofe dopo una mezz’ora s’era
+addormentata. Donna Fulvia, a cui quel riposo e quel sentirsi lontana
+da ogni pericolo cominciò a mettere un po’ di tranquillità e un po’
+d’ordine nella mente, prese a riandare gli avvenimenti della giornata e
+a capacitarsi di tutto quello ch’era accaduto. Il suo pensiero correva
+a Orobio, alla sua casa che le pareva di veder abbruciata e distrutta,
+a don Innocente, a _Fleurette_: alla povera e abbandonata _Fleurette_.
+E di pensiero in pensiero, venne a un tratto a domandarsi chi mai
+fosse il suo misterioso salvatore, quel giovane che le stava seduto
+dinanzi taciturno e pensieroso anche lui, e che rammentava d’aver
+veduto, accanto a sè in tutto quel giorno, in tutte quelle peripezie,
+e sempre tanto premuroso, tanto amorevole. “Ma chi mai può essere?„
+andava dicendo tra sè donna Fulvia. “La Cleofe, se ben mi ricordo, l’ha
+chiamato signor _cavaliere_, signor _Questore_.... E già non può esser
+altro.... quantunque non lo si direbbe, così giovane, con quel tratto
+così sommesso, con quella dolcezza.... come farà a pigliare i ladri?...
+Ma già non può esser altro.„ Finalmente, non potendo più trattenersi
+per la curiosità, si decise di rivolger la parola a Enrico, e lo fece
+col principiare a dir male del Governo “il quale non s’era messo dalla
+parte di don Innocente, come sarebbe stato dover suo; e così, se era
+avvenuta una rivoluzione, la colpa era tutta del Governo.„ Enrico la
+lasciò sfogare, e poi alla sua volta le domandò come fosser principiati
+quei guai ch’egli infatti non conosceva ancor bene.
+
+— Ecco! — saltò su allora donna Fulvia; — lo diceva ben io che il
+Governo non sa mai nulla, e non fa mai nulla! Anche lei dunque non ne
+sapeva niente? lo confessa!
+
+— Ma io non sono il Governo — rispose Enrico sorridendo.
+
+— Lei però è il Questore.
+
+— Oh perdoni, signora, lei si sbaglia di molto; non sono davvero il
+Questore....
+
+— Ma è però un impiegato del Governo....
+
+— Neppure....
+
+— Ma allora chi è lei? — esclamò donna Fulvia con una espressione in
+cui alla curiosità si univa una certa inquietudine. E fissandolo,
+stette ad aspettare la risposta.
+
+Enrico si fece rosso in viso, ed ebbe un momento di esitazione. Tutto
+in quella difficile giornata gli era riuscito così bene fin lì; poco
+gli mancava a compire quella sua inattesa missione, a ricondurre
+donna Fulvia tra i suoi, a entrare egli stesso in quella casa ove
+aveva disperato d’essere accolto mai più, e a entrarvi come il
+benvenuto, come un salvatore.... Enrico non ebbe il coraggio di rompere
+quell’incantesimo e di svelarsi, lì per lì, a donna Fulvia.
+
+— Oh certamente, lei non mi può conoscere, — rispose Enrico con un fare
+un poco impacciato, e che voleva parere disinvolto. — Ma in Orobio
+son conosciuto.... sono anch’io di quei paesi. Oggi appunto dovevo
+ripartire per Milano, ove abito da qualche tempo, quando passando per
+caso vicino al suo palazzo, incappai in quella turba di indemoniati;
+vidi il pericolo, e... ringrazio la fortuna che m’ha fatto arrivare in
+tempo per esser utile a qualcosa....
+
+— E dica pure a rendermi un gran servizio, — disse allora donna Fulvia
+con un accento solenne e cortese. — Lei dunque troverà naturale e
+giusto il mio desiderio di conoscere il nome della garbata persona a
+cui devo la mia riconoscenza.
+
+— Oh, se non si trattasse che di ciò, le domanderei il favore di non
+occuparsi neppure del mio povero nome; ma pure farò come le aggrada....
+e domattina, poichè ho lasciato il portafogli a casa, le manderò il mio
+biglietto di visita, non dubiti.
+
+Donna Fulvia abbassò il capo, e non disse altro; un po’ per far capire
+al suo interlocutore ch’essa non chiedeva due volte la medesima cosa, e
+un po’ perchè cominciava a sentirsi male da capo.
+
+Arrivati a Milano, trovarono alla stazione il marchese Ettore e la
+marchesa Bianca. Il marchese, che conosceva l’umore di sua suocera,
+s’affrettò a buon conto a far le maraviglie nel vederla arrivare,
+dicendole ch’era venuto con Bianca a salutare degli amici partiti in
+quel momento. La marchesa Bianca riconobbe subito Enrico, e poco mancò
+non facesse una grande esclamazione; ma Enrico la trattenne a tempo con
+un gesto supplichevole, e con l’ammiccarle di star zitta. Donna Fulvia
+poteva reggersi appena, e cercava di farsi forte non volendo dire,
+lì per lì, il motivo di quel suo pronto ritorno; ma la Cleofe, prese
+subito a spiattellar tutto l’accaduto, esclamando a ogni quattro parole
+che _Fleurette_ era scomparsa, e che se non ci fosse stato “_quel
+signore lì_„ tanto lei che la padrona sarebbero state ammazzate.
+
+— Tacete, — diceva intanto con un fil di voce donna Fulvia, — andiamo a
+casa.... vi dirò tutto.... Sì, bisogna ringraziare _quel signore_....
+ma andiamo a casa.... subito, subito....
+
+Il marchese e Bianca, ai quali le parole della Cleofe avevano
+aumentato lo stupore e l’agitazione, fatta venir subito la carrozza,
+vi adagiarono donna Fulvia; disser piano al servitore che andasse a
+chiamar il medico; e pregarono il _gentile signore_ a venire a casa con
+loro per conoscere meglio l’accaduto, e per poter meglio ringraziarlo
+di quanto aveva fatto.
+
+Il giorno dopo, donna Fulvia era a letto con un febbrone accompagnato
+da qualche accesso di delirio. Per parecchi giorni la casa fu tutta
+sottosopra; e Enrico, in tutte l’ore che aveva di libertà, era in casa
+di donna Fulvia, chiamato, pregato da tutti, rendendo a quanti c’erano
+mille servizi, preziosissimi in quel trambusto, e resi da lui tanto più
+grati poichè li accompagnava con una buona volontà inesauribile. Si
+pensi quale gioia secreta, quali speranze, fossero entrate nell’animo
+d’Enrico vedendosi a un tratto così bene accolto, così festeggiato da
+tutti in quella casa! Ma ci fu anche di meglio. Il marchese Ettore,
+che a proposito di Cristina, come s’è visto, aveva da un pezzo preso
+in cuor suo il suo partito, pensò subito di non lasciarsi sfuggire un
+momento così opportuno per avviare le faccende a quella tal conclusione
+che, a conti fatti, gli pareva la meno peggio. Il giovane gli era
+piaciuto; era modesto, di belle maniere, innamorato, disinteressato,
+quale insomma ci voleva; tanto più che alla vocazione di Cristina per
+il monastero il marchese persisteva a non crederci. Detto fatto, il
+marchese Ettore fece un mattino chiamare a casa sua Enrico; ebbe con
+lui un lungo discorso; lo fece tornare il mattino seguente, e dopo un
+secondo colloquio d’un paio d’ore, furon veduti uscire insieme dal
+salotto, e salutarsi con molte strette di mano: il marchese aveva
+l’aria soddisfatta, e Enrico era tutto acceso, e pareva scoppiasse per
+la gioia.
+
+Per alcuni giorni non ci fu altro di nuovo. Enrico era tutto
+trasformato; allegro, inquieto, fiducioso, impaziente: e sir Arturo,
+una volta al giorno, lo consigliava a trattenere la gioia, a non
+scrivere a don Cornelio, e ad aspettare con calma la guarigione di
+donna Fulvia, la quale andava lentamente migliorando. Enrico replicava,
+e sir Arturo non diceva altro.
+
+Una mattina sir Arturo non vide venire all’ora solita Enrico; non lo
+aspettò, e difilato andò a casa sua. Enrico era nel suo studiolo,
+presso la scrivania, col capo tra le mani, e con gli occhi fissi su una
+letterina che gli stava spiegata dinanzi. Pareva impietrito, e il suo
+sguardo aveva qualcosa di desolato e di spento come di chi sente venir
+meno la vita o la ragione.
+
+La letterina diceva così:
+
+ “_Pregiatissimo signore_,
+
+ “Ho parlato con mia suocera, come eravamo intesi; ma con mio vivo
+ dispiacere devo dirle ch’essa non ha creduto di accordare quel
+ consenso che io le avevo chiesto, animato da un vivo e sincero
+ interessamento per lei. Il rifiuto di mia suocera è assoluto; e non
+ mi pare che lasci adito a speranze per l’avvenire.
+
+ “Serberò sempre il più grato ricordo dei ritrovi che ho avuti con
+ lei; e la prego di nuovo ad accogliere i sentimenti di riconoscenza
+ miei e di mia moglie per tutte le cure e le cortesie ch’ella ha
+ usate a mia suocera.
+
+ “Accolga i sentimenti della mia maggior stima, e mi abbia sempre
+ suo devotissimo
+
+ “ETTORE DI CHIARAVALLE.„
+
+Il marchese Ettore dicendo d’aver fatta la parte sua con
+interessamento, diceva la verità. Alla vocazione di Cristina egli ci
+credeva poco, e sapeva che ci credevan poco anche altri; altri che
+non ristavano dal domandare ancora al Padre Felice delle informazioni
+sulla dote. Sua moglie poi, la marchesa Bianca, aveva pigliato fuoco di
+nuovo per il lieto fine del romanzetto della cugina e poteva benissimo
+commettere una qualche grossa imprudenza. Era dunque, tutto sommato,
+un affare in cui non ci vedeva chiaro; un affare che avrebbe voluto
+veder finito presto, col minore dei mali, e tenendone lui la direzione.
+Ci si era messo dunque di buona volontà, e con tutte le precauzioni;
+fin con quella di far assistere come complice anche il Padre Felice al
+discorso, pensato e preparato, che andò a tenere a donna Fulvia.
+
+Donna Fulvia, appena le fu svelato dal marchese il nome del suo
+misterioso protettore, si rizzò sul letto, si acconciò in testa
+rabbiosamente la cuffia, e cominciò a fare delle domande ironiche e
+delle esclamazioni sdegnose. Poi venne subito a una conclusione; e
+la sua conclusione fu che l’accaduto era tutto un intrigo combinato
+tra don Cornelio e quel giovinotto; i disordini d’Orobio, le minacce
+alla sua casa, la comparsa del salvatore, non erano, a suo dire, che
+una trama per arrivare a uno scopo; era chiaro, era certo, e lei ne
+era sicurissima. A smovere donna Fulvia da questo ragionamento nel
+quale s’era piantata, c’era voluto da prima tutta la pazienza del
+Padre Felice, e l’impazienza da ultimo del marchese. Donna Fulvia
+finalmente s’era tranquillata, ed era rimasta a udire in silenzio i
+suoi interlocutori; poi, venuta al punto di pronunziare una risposta,
+aveva detto con una certa solennità e in tono asciutto e severo: — Il
+mio consenso a questo matrimonio non ci sarà mai, mai!
+
+Dopo questo _mai_, diventò più rasserenata e tranquilla; e il medico,
+pochi giorni dopo, diede alla famiglia il felice annunzio che donna
+Fulvia era entrata in convalescenza.
+
+
+
+
+XXV.
+
+
+Tre mesi dopo, il sindaco d’Orobio, che cominciava appena a riavere un
+po’ di pace dopo i sopraccapi avuti in conseguenza della processione
+di don Innocente e delle busse ricevute, — egli diceva date, — in
+quell’occasione dai suoi amministrati, colpito ora da un nuovo
+avvenimento ben più doloroso si trovava da alcuni giorni a Santa Maria
+della Neve a compirvi un mesto ufficio. Era morto don Cornelio, ed egli
+era il suo esecutore testamentario.
+
+La morte di don Cornelio non era stata annunziata da nessuno, ma la
+notizia si era sparsa in un baleno, di voce in voce, di casa in casa,
+in tutta la valle, come l’annunzio d’una comune disgrazia. I terrazzani
+di Orobio e dei paeselli vicini, giovani, vecchi, donne, fanciulli,
+erano andati a Santa Maria della Neve, tutti in massa, per il funerale
+del buon curato; e la lunga e silenziosa processione era scesa dal
+monte portando seco quella salma venerata, per averla sempre vicina
+nel camposanto d’Orobio. Nessuno aveva scritto l’elogio funebre di
+don Cornelio, nessuno aveva pronunziato discorsi sulla sua tomba; ma
+sulle facce avvizzite dal sole e dagli stenti di quella folla che ne
+circondava l’umile feretro, scendevano delle lacrime grosse grosse; e
+chi aveva una tribolazione in cuore si raccomandava a don Cornelio, per
+la sua intercessione, come a un Santo.
+
+Il testamento di don Cornelio, un testamento di poche righe, era
+accompagnato da una lettera diretta al signor Vincenzo.... sindaco
+di Orobio, scritta poche settimane prima della sua morte. La lettera
+cominciava così: “Carissimo signor Vincenzo. Io muoio povero, tanto
+povero che quasi ne arrossisco; non sorrida dunque se l’ho chiamato
+mio esecutore testamentario; ma ho pure qualche ultimo desiderio
+da confidare, qualche ultimo servizio da chiedere a un amico. E ho
+pensato a lei; a lei, che m’ha sempre voluto bene anche quando mi
+sgridava, non è vero? a lei, che posso chiamare il mio ultimo amico.„
+E innanzi tutto gli raccomandava, con parole piene di lacrime, la sua
+buona sorella Angelica; poi gli parlava di Enrico e di Cristina, e
+lo pregava di averli a cuore, di vegliare su loro, di continuare la
+parte sua ove potesse; lo pregava di esaminare tutte le sue carte e le
+lettere, per abbruciarle o ritirarle come gli sarebbe parso meglio; e
+gli raccomandava infine di farlo seppellire nel cimitero d’Orobio ove
+riposavano i suoi antichi parrocchiani, i suoi vecchi amici d’un tempo.
+
+Il signor Vincenzo aveva raccolta in casa sua la sorella di don
+Cornelio, e aveva provveduto alle cose più urgenti; poi era andato
+a passare alcuni giorni a Santa Maria della Neve per riunire le
+masserizie, per esaminare le carte, per adempire, insomma, meglio che
+poteva ai desideri del povero curato. Passava delle ore tutto assorto
+nel suo pietoso ufficio; e di tanto in tanto nel ripiegare una lettera,
+o nel leggere una minuta di don Cornelio, si asciugava gli occhi col
+dorso della mano, e poi picchiava un gran pugno sul tavolino. Una
+delle prime lettere che gli era venuta sott’occhio, e ch’era l’ultima
+ricevuta da don Cornelio, era scritta dal superiore provinciale delle
+Missioni per annunziargli la morte del suo antico coadiutore, don
+Luigi, ammazzato in un villaggio della China.
+
+Nella cassetta d’un armadio trovò un fascio di lettere, tutte con la
+data del quarantotto. Erano in parte lettere di amici di don Cornelio,
+e in parte lettere sue ai suoi di casa, scritte dal campo. Il signor
+Vincenzo ci passò una giornata intera su quelle lettere; le leggeva
+avidamente, le rileggeva, e non sapeva staccarsene. Si rammentava poco
+di quei tempi, poichè non era in allora che un ragazzotto; e quelle
+lettere lo trasportavano in un mondo lontano lontano, a respirarvi
+un’aria alta e pura di entusiasmo e di patriottismo, che gli ricordava
+il cinquantanove, ma che aveva un profumo ancora più acuto di poesia
+e di fede. Col fascio delle lettere c’eran le nappine d’oro del
+cappello, la medaglia di Pio IX, e una croce di panno rosso, ch’erano i
+distintivi di don Cornelio quando fu cappellano dei volontari.
+
+In un’altra cassetta c’eran le lettere del conte Maurizio, quelle
+di Enrico, e di Cristina. Nelle lettere d’Enrico c’era tutto quello
+che sappiamo noi, fino alle ultime sue speranze e all’ultimo no
+di donna Fulvia. Ma tutto ciò riusciva in gran parte novissimo al
+signor Vincenzo, il quale non ne aveva fino allora avuto che quelle
+notizie incerte, e quelle induzioni, che correvano nella bottega dello
+speziale. Non è a dirsi dunque con quanto interesse aveva lette quelle
+lettere; quanto n’era stato commosso; e quanti pugni aveva picchiati
+sul tavolino. Ogni volta poi che dava un pugno esclamava: — Ah questa
+poi la vedremo! poveri figlioli! Ma se l’han fatta tenere a loro, e al
+povero don Cornelio, non la faranno tenere a qualche altro! e questo
+_qualche altro_ sarò io! Precisamente! Voglio diventar io il protettore
+di quei figlioli! Oh, allora la vedremo! — E aveva già principiato a
+mulinare nella mente vari progetti uno più terribile dell’altro. Alla
+fine però aveva trovate due lettere che l’avevano messo in qualche
+imbarazzo; due lettere di cui non sapeva darsi la spiegazione, e che
+gli intorbidavano un po’ le idee appunto sul da farsi. Eran due lettere
+scritte da poco, una era di Cristina, e l’altra della Madre Superiora
+del suo convento. La lettera della Madre Superiora era questa:
+
+ “Al Molto Reverendo signor curato di Santa Maria della Neve, già
+ curato di Orobio.
+
+ “Faccio riscontro con la presente alla riveritissima di Lei
+ lettera, che ho considerata attentissimamente con le deboli mie
+ forze, e che ho sottoposto anche ai consigli ed ai lumi ben più
+ fulgidi di persone alle quali ci dirigiamo nei casi riflessibili.
+ Quando la giovane Cristina, a mezzo della signora Contessa Fulvia
+ Orsenigo, ci dichiarava la sua improvvisa chiamata e la sua
+ celeste vocazione, la prefata signora Contessa ben ci preveniva
+ che qualche mondano attaccamento, e inevitabile disinganno, avesse
+ potuto influire sulla giovane, e potesse tuttora anche sussistere
+ in qualche punto dell’animo della medesima. In conseguenza
+ di ciò, dopo esserci consultate, abbiamo stabilito, come già
+ ebbesi a fare in qualche altra analoga delicata contingenza, di
+ differire prudenzialmente con pretesti bene scelti il regolare
+ incominciamento dell’anno di prova, ossia Noviziato. Imperciocchè
+ non vogliamo Suore non _chiamate_, nè Novizie disdicentisi.
+ Devo però dirle parimenti, a di Lei tranquillità ed a comune
+ edificazione, che la giovane Cristina dimostrò subito un ardore
+ soprannaturale per la sua nuova vocazione; ardore che può dirsi
+ vada sempre crescendo, per modo che nella sua innocente semplicità
+ non sa comprendere come si ponga in certo qual modo freno alla
+ esecuzione d’un desiderio ch’essa invoca perfino con inquietudine e
+ con impazienza.
+
+ “Epperò, le informazioni che Ella ci manda, e le sue esortazioni
+ prudenti e caldissime ci impongono certamente il dovere di una
+ raddoppiata vigilanza, e continueremo ancora qualche tempo
+ a fare uno sgradito contrasto alle preghiere della giovane,
+ contrasto che le renderà tanto più bello e lucente il giorno
+ dell’accondiscendimento. Ben lieta poi di obbedire ai di
+ Lei desideri, non mancherò di mandarle notizie e di tenerla
+ informata sull’andamento dell’animo della giovane, e su quanto
+ si manifestasse nel medesimo. Ci sarà poi veramente grata la
+ visita che lei ci promette appena glielo permetterà la salute,
+ e per questa facendo i miei umili, ma ardentissimi voti, passo
+ a riverirla con tutto il massimo ossequio, e a rassegnarmi nel
+ medesimo tempo obbedientissima serva
+
+ SUOR AGNESE
+ _Superiora della Casa di_....„
+
+ “P. S. Ho consegnato alla giovane la lettera da Lei direttale, ed
+ ho permesso alla medesima che le riscontrasse liberamente come a
+ persona della famiglia.„
+
+Questa poi era la lettera di Cristina:
+
+ “_Don Cornelio!_
+
+ “Ho riconosciuto subito i suoi caratteri dalla soprascritta, e ho
+ pianto di commozione e di gioia prima ancora d’avere aperta la
+ lettera. Poi, prima di leggerla, ho cercato il suo nome, e l’ho
+ baciato come avrei baciato il mio povero babbo. Oh, don Cornelio,
+ quante vicende, e quante lacrime in così poco tempo! Alle volte mi
+ passo la mano sulla fronte per destarmi da questo sogno angoscioso;
+ ma poi la mano ricade, e sono sveglia, e tutto è vero, tutto....
+ Oh ma non creda ch’io sia infelice! lo sono stata, è vero, ho
+ pianto lungamente, ho creduto di morire.... ma poi a un tratto ho
+ ricevuto una grazia dal Cielo, una grande grazia, e fu una calma,
+ una serenità, un benessere indicibile, una specie di felicità che
+ ha inondata tutta la mia anima. Mi affretto a dirglielo perchè non
+ mi compianga, perchè se ne rallegri con me, e con me ringrazi il
+ Signore. Oh come mi sento tranquilla e felice! Alle volte, quando
+ mando un’occhiata fuggevole al passato mi sento quasi ricadere in
+ quelle angosce che credevo d’avere dimenticate; ma allora corro
+ subito all’altare della Vergine, o tra le care compagne e le buone
+ Suore di questa Casa, e subito mi ritorna il sorriso sulle labbra e
+ la quiete nel cuore.
+
+ “Ho letto mille volte la sua lettera, e l’ho sempre con me. Mi
+ creda, don Cornelio, anche stamani ho potuto rileggerla tutta,
+ due volte di seguito, fino in fine, senza piangere, e riflettendo
+ pacata su quanto lei mi dice con tanta amorevolezza e con tanta
+ serietà. No, don Cornelio, nessuna esagerazione, nessuna illusione
+ o esaltamento dell’animo hanno potuto, o possono, farmi velo alla
+ verità e alla riflessione tranquilla sui miei doveri e sulla mia
+ vocazione. Quel matrimonio, ch’era stato il mio sogno dorato d’un
+ momento, mi sembrerebbe ora quasi un desiderio colpevole. La zia
+ non lo vuole; non me ne disse tutte le ragioni, ma certo devono
+ essere gravi se il solo pensiero la rendeva così agitata e così
+ afflitta. E lei sa tutto ciò ch’io devo alla zia! Se il nome del
+ mio povero, del mio adorato babbo, potè sopravvivere amato e
+ benedetto, se nessuna accusa, nessun lamento, nessuna ombra ha
+ potuto offuscarlo, io lo devo alla zia. Ed io avrei dovuto per un
+ desiderio tutto mio contrariare, offendere, chi nel mio babbo, mi
+ aveva tanto beneficata? O avrei dovuto mancare alla parola che
+ avevo data, glielo confesso, a quel mio fratello d’infanzia....
+ così buono.... Oh no, no, solo a pensarvi mi si confonde la ragione
+ come se pensassi a un delitto. Oh, no, mio buon Enrico!
+
+ “In allora, fu in questa contrarietà, in questa lotta di
+ sentimenti, che mi venne improvvisamente additata dal Cielo la
+ nuova via che mi condusse dalla disperazione alla pace della
+ coscienza. Oh, don Cornelio, lo dica anche a lui, a Enrico, ch’io
+ non soffro più; gli dica ch’io non ho mancato così a nessuno de’
+ miei doveri; che mi perdoni se lo afflissi.... perchè ne son sicura
+ che anch’egli ha pianto; gli dica che il pensiero del suo perdono
+ sarà un gran conforto per me. Gli dica che non lo dimenticherò.
+
+ “Ora mi sforzo, è vero, di non pensare più a lui, ma quando avrò
+ pronunziati solennemente i miei voti, e avrò così rafforzata
+ maggiormente l’anima mia, allora, mi pare, potrò guardare più
+ serena il passato, allora potrò mandare anche a lui un pensiero più
+ frequente di affetto fraterno e celeste.
+
+ “Sospiro quel giorno, giorno di pace per sempre. L’ottima nostra
+ Superiora, non so perchè, me lo ritarda. È certamente una maggior
+ prova che vuole da me. Obbedisco rassegnata pensando che questa è
+ oramai la mia unica contrarietà.
+
+ “Don Cornelio preghi per me. Mi saluti la signora Angelica, e le
+ dica che la rammento sempre, che la stringo al cuore, e, come una
+ volta, la soffoco di baci. Mi saluti tutti, mi ricordi a tutti. Oh
+ quante volte alle rondinelle che passano, — andate, dico loro, a
+ posarvi, rondinelle, sul campanile del mio paese, e gridate a tutti
+ un saluto di Cristina.... Andate, rondinelle, nella mia casa, nella
+ cara mia casa, e fateci voi il vostro nido felice!...
+
+ “Don Cornelio, le domando genuflessa la sua benedizione. Mi scriva
+ ancora, qualche volta ancora.... mi scriva presto.... Il Cielo ne
+ lo rimunererà.
+
+ “CRISTINA.„
+
+Il signor Vincenzo aveva letto un par di volte questa lettera, e
+nel ripiegarla tutto commosso, si era domandato: “Com’è questa
+faccenda?„ Poi ci aveva pensato su; ma ci si imbrogliava.... “Che
+questa fanciulla, diceva tra sè, volesse farsi monaca davvero?„ E
+questo dubbio lo sconcertava non poco; bisognava dunque rinunziare al
+raccapriccio d’aver scoperta una trama di monache e di preti, e alla
+gloria dello sventarla; bisognava rassegnarsi a non far nulla. Ma anche
+questa conclusione non gli piaceva; e di tanto in canto esclamava tra
+sè: “Eppure un mistero ci deve essere, ed io ci andrò in fondo.„
+
+“Io ci andrò in fondo!„ andò ripetendo il signor Vincenzo per parecchi
+mesi, cercando sempre, senza trovarlo il bandolo per cominciare. Ma
+bisogna anche dire che il bandolo più facile e naturale, il bandolo
+indispensabile, gli era sfuggito di mano, e non l’aveva più potuto
+ritrovare. Egli aveva scritto subito a Enrico per partecipargli la
+morte di don Cornelio, ma non aveva ricevuta risposta; gli aveva
+scritto da capo, e allora gli era venuta una lettera di sir Arturo,
+nella quale secco secco gli si diceva che Enrico era gravemente
+ammalato. Dopo qualche tempo scrisse ancora; scrisse più volte, ma la
+risposta non veniva mai.
+
+In quel frattempo, il signor Vincenzo aveva anche provveduto a onorare
+più che poteva la memoria del suo povero amico. Aveva scritta e fatta
+stampare una commemorazione; aveva mandate delle corrispondenze ai
+giornali della provincia, e promossa una sottoscrizione per mettere
+una bella lapide alla memoria di don Cornelio nel cimitero d’Orobio.
+La lapide gli aveva procurato dei dispiaceri con lo speziale, il quale
+voleva farci incidere una sua lunga iscrizione in latino. — Che latino!
+— diceva il signor Vincenzo, — all’iscrizione ci ho pensato io. Poche
+parole.... ma che diranno molto a chi _capisce il latino!_ — E pare che
+don Innocente quel latino l’avesse capito perchè sulle prime ci aveva
+arricciato il naso; ma poi aveva finto d’essersi sbagliato vedendo che
+il sindaco pigliava foco.
+
+Ma intanto passavano le settimane, passavano i mesi, e il signor
+Vincenzo non era riuscito a far nulla per quei due figlioli che gli
+aveva tanto raccomandati don Cornelio; non era riuscito neanche a
+principiare, neanche a sapere s’eran vivi o s’eran morti. Nè sir
+Arturo, nè Enrico non avevano risposto più. Il signor Vincenzo
+cominciava a essere malcontento di sè, e quando la signora Angelica,
+con uno sguardo pieno di malinconia, lo guardava in silenzio come se
+aspettasse da lui una risposta, egli si fingeva subito lontano le
+mille miglia; tanto aveva capito. Cominciava insomma a sentire un po’
+di rimorso; e siccome poi amava le risoluzioni energiche, così un
+bel giorno decise di mettersi definitivamente all’opera, e di fare
+un progetto. Da quel momento egli non pensò più che al suo progetto;
+pensò, discusse con sè medesimo, fece e disfece propositi e disegni,
+s’impazientò parecchie volte, buttò via ancora alcune settimane, ma
+alla fine il disegno riuscì completo. Era un disegno che gli pareva
+proprio perfetto; pieno di astuzia e di previdenza, di domande avvedute
+e di risposte evasive, di discorsi concilianti, e di propositi fermi;
+un disegno in cui tutto era preveduto, fin la più piccola contrarietà
+la quale trovava subito accanto il suo ripiego; un disegno che
+cominciava con le buone, ma che poteva anche finire con un ratto, con
+una fuga, con un dramma. Per mettere in esecuzione questo disegno
+bisognava naturalmente andare a Milano, e rimanerci qualche tempo.
+Non era affar da nulla, ma era un affare deciso, e il signor Vincenzo
+si mise energicamente a fare i preparativi della partenza. Finiti i
+preparativi, fatta la valigia, salutati gli amici, il signor Vincenzo
+era sulle mosse, quando una grande notizia, una notizia che non era
+preveduta nel suo disegno, venne improvvisamente a fargli sospendere
+la partenza. Un telegramma del Valassina, risaputo in pochi minuti da
+tutto il paese, annunziava la morte di donna Fulvia.
+
+
+
+
+XXVI.
+
+
+Donna Fulvia era morta, in pochi giorni, d’apoplessia. Questa notizia
+venuta così improvvisamente, quando gli amici di casa avevano appena
+finito di congratularsi per la sua guarigione, fu un avvenimento non
+piccolo per il paese d’Orobio, per la parentela, pei conoscenti,
+e per quei gruppi di persone che stavano intorno a donna Fulvia.
+L’impressione fu grande, ma diciamolo pur subito, fu una impressione
+di stupore più che di dolore. Tutti a una voce magnificavano le
+virtù della defunta dama, tutti ne deploravano la perdita, tutti si
+sforzavano di parere afflittissimi, ma nessuno versava una lacrima. E
+passato quel primo stupore, anche il rimpianto si diradò, si dileguò
+rapidamente. La memoria di donna Fulvia non aveva radici in quell’unico
+terreno che le conserva e ravviva, quello del cuore. A molti, anche
+tra i suoi beneficati, parve ora di respirare più liberamente; e anche
+sulla sua tomba avevan l’aria di ripetere: “oh se donna Fulvia fosse
+stata un po’ meno benefica!„
+
+Il marchese e la marchesa Chiaravalle diedero l’ordine che si facesse
+un gran funerale anche a Orobio, e mandarono il Valassina a prenderne
+la direzione. Per una settimana il paese fu tutto in movimento; venne
+da Milano un paratore di grido, e l’antica e modesta chiesetta di don
+Cornelio scomparve sotto un subisso di drappi neri e di tele dorate,
+di cartelli, di stemmi, di candelabri e di ceri. Non s’era mai veduto
+nulla di simile, e la chiesa fu lasciata sotto quelle parature per tre
+giorni di seguito. La buona gente veniva a vedere e ad ammirare anche
+dai paeselli dei dintorni; i venditori ambulanti avevan piantate le
+loro botteghe in piazza; e gli oziosi facevano i conti valutando i
+parati a sacchi di farina. Il Valassina aveva invitati tutti i preti
+che donna Fulvia invitava ai suoi pranzi, e non ne mancava uno; meno
+don Prospero. Don Prospero era mezzo ammalato; dacchè la peronospora
+fa stragi anche nella sua valle, don Prospero non è più lui; è
+malinconico, è arrabbiato; ha ben altro pel capo che i passatempi, come
+dice lui; e nessuno non lo vede più, nè per vivi, nè per morti.
+
+Il sindaco tra le cure e i sopraccapi che gli diede il funerale, non
+dimenticò il suo disegno: e lieto della venuta del Valassina, che
+nel suo disegno doveva avere una parte principalissima, gli si mise
+d’attorno, gli fece la corte, e con tutte quelle astuzie che aveva
+meditate cercò di farlo parlare, e di cavargli a poco a poco ciò che
+gli premeva di sapere. Ma il Valassina, a sentir lui, non sapeva niente
+di niente; non sapeva niente nè di Enrico, nè di Cristina, nè di
+nessuno, nè di ciò ch’era stato, nè di ciò che s’era detto. Il sindaco
+non si scoraggì; e pieno di fiducia nella propria energia e nel proprio
+disegno, pensò di lasciar passare tutto il tramestìo del funerale e poi
+d’andare diviato a Milano.
+
+Ma era scritto che non ci dovesse andare. Era sulle mosse per la
+seconda volta, quando improvvisamente una brutta notizia venne a
+trattenerlo, e a fargli prendere poco dopo tutt’altra strada. Era morto
+in un paese della provincia di Cremona un suo cognato lasciando molti
+figli, molte faccende avviate e molti affari imbrogliati. Lettere sopra
+lettere lo chiamavano urgentemente, e dovette risolversi a metter
+da parte ogni altro pensiero e a partire. Non ritornò che dopo due
+settimane, per assestare qualche suo interesse, ma annunziando che
+ripartiva subito, e che avrebbe dovuto rimanere assente per un pezzo.
+Diede anche la dimissione da sindaco. Fu un momento di dolore e di
+incertezza; ma il buon cuore la vinse e senza rinunziare per l’avvenire
+a esser utile alla patria lasciò dare per ora il tratto alla bilancia
+dai doveri della famiglia.
+
+La sua assenza durò quasi sei mesi. Ritornò soddisfatto d’aver compiuta
+bene la sua missione, ma stanco e mezzo ammalato. Parecchie volte,
+durante quei mesi, era corso col pensiero, e con un certo rimorso, a
+Cristina, a Enrico e al suo disegno; ma ora non ci pensava quasi più.
+Il medico gli aveva ordinato il riposo nell’aria nativa, e non c’era
+dunque da pensare a ripartir per Milano. Eran poi passati quasi otto
+mesi dopo la morte di donna Fulvia, e più di dodici dopo quella di don
+Cornelio; oramai non ci sarebbe stato più nulla da fare; era tardi.
+Così in cuor suo cominciava a poco a poco a rassegnarsi, esclamando
+qualche volta tra sè: “Povera Cristina, a quest’ora l’avranno monacata!
+Povero Enrico, a quest’ora è al mondo di là, o è in Inghilterra! Che
+fatalità! Ma!...„
+
+Un giorno il signor Vincenzo, dopo aver desinato, se ne stava nel
+suo studiolo discorrendo con lo speziale, e passando in rassegna
+gli errori del suo successore, il nuovo sindaco; quando a un tratto
+sentì la voce d’_Ugolino_ che abbaiava in un certo modo diverso dal
+consueto. _Ugolino_, ch’era stato raccolto anch’esso in casa del signor
+Vincenzo, dopo la morte del suo padrone non era più quel di prima; era
+malinconico, usciva poco di casa, aveva i suoi acciacchi; brontolava
+sovente, ma non abbaiava quasi mai. Questa volta invece abbaiava con
+quanta voce gli rimaneva, abbaiava fino in falsetto, poi guaiva, e si
+capiva che intanto correva per la casa cercando o chiamando qualcuno.
+Il signor Vincenzo capì che si trattava di qualcosa di straordinario;
+si rizzò in piedi, e data una capata fuori dell’uscio, sentì un grido
+e delle esclamazioni che venivan dalla corte. Scese in fretta, e a
+piè della scala vide Angelica che con una insolita effusione di gioia
+abbracciava una signora, e anche un signore, che avevan l’aspetto di
+forestieri arrivati in quel punto.
+
+Pochi istanti dopo, anche il signor Vincenzo, tra infinite esclamazioni
+di sorpresa e di maraviglia, stringeva nelle sue braccia i nuovi
+venuti, scambiando con loro parole liete, festose, di congratulazione
+e di gioia: pareva che scoppiasse anche lui per la consolazione! Poi
+tacquero a un tratto tutti e quattro; si strinser le mani, si guardaron
+in viso, e i loro occhi si riempirono di lacrime: tutto era detto tra
+loro.
+
+Enrico e Cristina, sposi da pochi giorni, eran venuti a Orobio per
+salutare i loro buoni amici, e per portare una corona di fiori sulla
+tomba di don Cornelio.
+
+Il signor Vincenzo li volle suoi ospiti, e li avrebbe anche voluti
+trattenere un po’ di giorni, ma dovette accontentarsi della promessa
+che sarebber ritornati quando gli affari e i doveri d’Enrico
+l’avrebbero permesso. Passarono quella serata fino a mezzanotte,
+seduti tutti e quattro a un tavolino, a farsi l’un l’altro un subisso
+d’interrogazioni, e a narrarsi i casi di quell’annata ch’era scorsa
+per ciascuno di loro piena di vicende, di dolori e di sorprese. La
+Signora Angelica ogni tanto non poteva trattenersi dal baciar Cristina
+e dal pronunziare il nome del povero don Cornelio; poi mandava
+benedizioni anche al marchese Ettore, il quale un mese dopo la morte
+di donna Fulvia, aveva voluto levar Cristina dal convento, era andato
+in cerca d’Enrico, e aveva combinato il matrimonio. _Ugolino_ se
+ne stava accovacciato sulle ginocchia di Cristina, con le orecchie
+tese, come se facesse la guardia per non lasciarsela portar via; e
+il signor Vincenzo discorreva, ora a voce alta con tutti, ora piano
+con Enrico, e lo informava degli avvenimenti più recenti d’Orobio e
+degli spropositi del nuovo sindaco. Poi, quando Angelica e Cristina
+si accomiatarono per andare a letto, volle trattenersi un poco ancora
+con Enrico, a quattr’occhi, curioso di sapere com’era andato l’affare
+del convento, e desideroso di parlargli del suo disegno. Enrico gli
+raccontò in breve le difficoltà che c’eran state, e tutta la prudenza
+che c’era voluta per far desistere Cristina dalla sua nuova risoluzione
+in cui credeva di aver impegnato la sua parola e la sua coscienza, e
+per ricondurla gradatamente alla vocazione vera e profonda del suo
+cuore. Il signor Vincenzo alla sua volta prese a raccontargli il suo
+disegno. Il suo disegno era completamente riuscito, e gli pareva dunque
+che gliene venisse anche a lui la sua parte di merito. Ma il disegno,
+come sappiamo, era complicato, per cui a dirgliene tutti i particolari
+gli bisognò trattener Enrico più d’una volta sul pianerottolo e sugli
+scalini, intanto che gli faceva lume nel condurlo alla sua camera.
+
+La mattina seguente, per tempo, si recarono nel camposanto. La lapide
+di don Cornelio era tutta coperta di corone, in parte appassite, in
+parte recenti, e appena si poteva leggere l’iscrizione che ci aveva
+fatto scolpire il signor Vincenzo, e che diceva così:
+
+ A DON CORNELIO SACCHI
+ BUON SACERDOTE, BUON CITTADINO
+ CHE PER TRENT’ANNI
+ FU PARROCO AMATISSIMO D’OROBIO
+ E MORÌ NEL 1880
+ ULTIMO IN QUESTA VALLE
+ DEI PRETI PATRIOTTI DEL 1848.
+
+Cristina e Angelica inginocchiate, Enrico appoggiato al braccio del
+signor Vincenzo, rimasero, muti e mesti, lungamente dinanzi alla lapide
+di don Cornelio, compresi da quel risveglio di ricordi e di affetti, da
+quel sentimento di desolazione e di speranza che aleggiano intorno alla
+memoria dei nostri cari, e ci trattengono sulle loro tombe.
+
+
+ FINE.
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] _Manuale Exorcistarum ac Parochorum, auctore_ R. P. Candido
+Brugnolo Bergomensi. — _Bergomi. Tipis Rubei_ MDCLI.
+
+[2] _Manuale exorcistarum, Quaestio VII_, pag. 411.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77574 ***