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diff --git a/77492-0.txt b/77492-0.txt new file mode 100755 index 0000000..8ceb7d0 --- /dev/null +++ b/77492-0.txt @@ -0,0 +1,3004 @@ +*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77492 *** + +TEATRO ITALIANO CONTEMPORANEO + + + LA SEPARAZIONE + + + COMMEDIA IN QUATTRO ATTI + + DI + PAOLO FERRARI + + + + MILANO + FRATELLI TREVES, EDITORI + 1887. + + + + + PROPRIETÀ LETTERARIA. + + _Riservati i diritti di traduzione._ + + È assolutamente proibito di rappresentare questa commedia + senza il consenso per iscritto dell’autore. (_Art. 12 del testo + unico, 17 settembre 1882._) + + Tip. Fratelli Treves. + + + + +CENNI STORICI. + + +Questa commedia come ebbe per concetto ispiratore, così ebbe in origine +per titolo _La separazione_. Sui giornali e anche da me fu detto come e +per quali considerazioni mutassi il detto titolo in quello di _Salviamo +le apparenze_. Con questo titolo fu recitata in Milano al teatro dei +Filodrammatici dalla compagnia di Adelaide Tessero nel passato novembre +e ripetuta quattro volte. + +La recita mi persuase che io doveva tornare al primo titolo; e così +feci; e a Firenze, al teatro Niccolini, nel gennaio passato, fu +recitata e ripetuta quattro sere dalla compagnia di Vittorio Pieri e +Gustavo Salvini, col titolo di _Separazione_. + +E così fosse stato anche a Milano! — E così avessi conservato, come era +nella mia prima tela, nel personaggio di _Ernesta_ un altro esempio di +moglie separata. Con ciò avrei dato un maggiore sviluppo al mio tema — +diciamo la parola! — alla mia tesi. + +Prevalse in me il timore che il pubblico si infastidisse di vedere nel +secondo atto oltre alla _separata Eugenia_ anche la _separata Ernesta_; +e mutai la favola per ciò che riguardava questa; e ne feci una vedova +tratta alla colpa dal _separato_ marito di Eugenia. + +Ne seguì che il pubblico s’interessò alle dolorose vicende di _Ernesta_ +ma non vide qual fosse il nesso del di lei episodio colla favola +principale e col mio argomento. Caddi in Scilla volendo evitare +Cariddi! + +A Firenze, restituito il primitivo titolo _La separazione_ e fatte +alcune modificazioni, benchè di poco momento, la commedia fu meglio +compresa. + +Qualche amico mi ha consigliato di rimettere il personaggio di +_Ernesta_ nella condizione di moglie _separata_, come l’avevo in +principio pensata. + +Qualche altro avrebbe voluto che io sopprimessi senz’altro quel +personaggio. + +Suggerimenti saggi tutt’e due: ma seguendo o l’uno o l’altro di tali +suggerimenti, avrei dovuto sconvolgere tutto il lavoro, massime nei +tre ultimi atti; e io pensai che ciò mi avrebbe portato quasi a fare il +lavoro di nuovo; nel che avrei impiegato tanto tempo che a me parve si +potesse meglio impiegare facendo un nuovo lavoro. + +Ed è ciò che sto facendo: ma il nuovo lavoro non avrà certo per +argomento nessuna Teresa o Donna Teresa, come ne è corsa voce sui +giornali; voce che non so spiegarmi per quale equivoco sia corsa. + +Frattanto io presento al lettore la commedia quale fu recitata +a Firenze; se il lettore sarà un benevolo lettore, qualche buona +intenzione saprà, spero, scorgere in questo mio lavoro. + + Milano, 1.º giugno 1887. + + PAOLO FERRARI. + + + + +PERSONAGGI + + + LA CONTESSA RABELLI PORTANZIO. + IL CONTE LEONARDO PORTANZIO, deputato, di lei marito. + LA CONTESSINA CLELIA, loro figlia. + L’AVV. RODOLFO CORVINI. + LA MARCHESA ERNESTA, vedova Rama. + IL COMM. CARENZI, presidente del Tribunale di Torino. + L’AVV. GAMBARDI, coetaneo del presidente. + IL DOTTORE, direttore dello Stabilimento Balneario di Andorno. + IL CORRISPONDENTE del _Fanfulla_. + ESTER, istitutrice. + 1.ª SIGNORA } + 2.ª SIGNORA } + 3.ª SIGNORA } Forestieri dello Stabilimento di Andorno. + 1.º SIGNORE } + 2.º SIGNORE } + IL PORTIERE del Presidente. + IL CANCELLIERE. + UN CAMERIERE dello Stabilimento di Andorno. + GIOVANNI, cameriere di Eugenia. + LA CAMERIERA della marchesa Ernesta. + + La scena nel 1.º e 4.º atto è a Torino + Nel 2.º e nel 3.º è ad Andorno. + Costumi del tempo presente. + + + + +ATTO PRIMO. + + A Torino. Gabinetto del commendatore Carenzi, Presidente del + Tribunale. A destra, una tavola grande con tappeto verde e sopravi + l’occorrente per scrivere: carte, fascicoli, libri, il Codice + Civile e quello di Procedura, ecc., dietro la tavola una poltrona. + A sinistra, un sofà, altre poltrone, sedie, ecc. Nella parete di + destra un ritratto del Re. Porta in fondo; uscio a sinistra. + + NB. — Le parole _destra_ e _sinistra_ s’intendono riferite agli + Attori. + + +SCENA PRIMA. + +=Portiere= _del Tribunale_. + + +PORT. (_Mettendo ordine ai fascicoli, ai libri, ecc._). Mettiamo in +ordine questa roba, tanto che l’illustrissimo signor Presidente non +abbia da brontolare. — Capisco che per essere un buon presidente di +Tribunale e di un Tribunale importante, come questo di Torino, ci +vuole un uomo serio, un uomo severo. — Ma non è poi mica necessario +che sia un seccatore sempre pronto a strapazzare un vecchio portiere +come l’umile sottoscritto! — Mi rimprovera per la mia curiosità. Quale +curiosità? Sì, di quando in quando entro qui, ma entro perchè è mio +dovere o per un motivo o per un altro; se poi entrando colgo qualche +frase da poter riferire agli interessati, che colpa ce n’ho io? + + +SCENA SECONDA. + +_Detto_ =Carenzi= _e_ =Gambardi=. + + +CAREN. (_Spingendo avanti per cortesia Gambardi: — da sinistra_). +Avanti, avanti. Avvocato, mio vecchio amico. + +GAMB. Grazie. + +CAREN. Ecco qua il nostro bravo portiere! Scommetto che stava facendo +uno dei suoi soliti brontolamenti! (_Sorride bruscamente_). + +PORT. È l’unica mia ricreazione. + +CAREN. Bene; andate a ricrearvi in anticamera. + +PORT. Sarà obbedito. (_Esce dal fondo, poi torna_). + +CAREN. (_Facendo sedere Gambardi sul sofà e sedendo egli pure_). Dunque +tu sei l’avvocato dell’onorevole conte Portanzio? + +GAMB. Non sono il suo solito avvocato: io sto a Milano; lui sta qui a +Torino: ma trattandosi di questa separazione coniugale, mi ha pregato +di venire ad assisterlo: come deputato egli vuole che la cosa avvenga +con tutto quel decoro che la sua posizione gl’impone. + +CAREN. E non ci sarà modo di accomodare la cosa, di riconciliare il +conte e la contessa? + +GAMB. Come si fa con quella benedetta signora? Una amabilissima dama, +sai, la contessa Eugenia?... Ma un carattere! Oh che carattere! Una +suscettibilità! Un’alterigia! — Sa di essere più ricca di suo marito +e le pare di poter comandare a tutto il mondo! E se piglia fuoco, si +salvi chi può! Risposte piene di veleno, di sarcasmo! Da far perdere le +mani ai santi! + +CAREN. Capisco! Il conte non è un santo e forse qualche volta, con quel +prudore, eh?... + +GAMB. Oh! Ti pare!? Il conte ne è innamorato! E si capisce, perchè +la contessa Eugenia è una donna!... Ah che donna!... Che maniere +amabili!... Eppoi bella, giovine! Un incanto! Nelle società, nelle +feste, ai teatri è un continuo assedio di corteggiatori! + +CAREN. E questo assedio non garba al conte? + +GAMB. Sfido! Deputato come è, deve stare molto a Roma; quando viene a +Torino, è pieno d’affari per le commissioni, per il suo Collegio... + +CAREN. Ho veduto nel ricorso dei coniugi per la separazione consensuale +che essi sono d’accordo di mettere la figlia in un istituto di +educazione... + +GAMB. Un istituto di primo ordine! + +CAREN. La migliore educazione, specialmente per una fanciulla, dovrebbe +essere quella data dalla madre. + +GAMB. In tesi generale, siamo d’accordo. Ma.... + +CAREN. La contessa Eugenia non è forse una madre tale....? + +GAMB. Oh una egregia signora! + +CAREN. Ma come madre?... + +GAMB. Sai? Carattere, temperamento! + +CAREN. La condotta di lei per altro....? + +GAMB. Oh! La contessa è una donna che sa condursi!... Il mondo cerca, +fruga, ma non trova niente.... tranne forse certi sospetti.... + +CAREN. Sospetti.... con fondamento? + +GAMB. Invero non lo credo — ma non lo so. — In ogni modo è appunto +per questi sospetti che, nell’interesse del mio cliente, sono venuto a +disturbarti. + +CAREN. Di’, di’ pure. + +GAMB. Io credo che la separazione avverrà nei modi più corretti. — Ma +se mai non si potesse evitare un processo, vorrei pregarti, quando la +contessa, or ora, verrà da te, di farle capire che sarebbe bene, che +pigliasse un altro avvocato. + +CAREN. Ma che cosa c’è contro l’avvocato Corvini? + +GAMB. (_Abbassando la voce e accostandosi a Carenzi_). Capirai, amico +mio! Il Corvini.... + +PORT. (_Entra solenne, serio, con una carta di visita in un cabarè_). + +GAMB. (_Si ferma_). + +CAREN. (_Con impazienza_). Che cosa c’è? + +PORT. (_Presentando la carta_). C’è questa carta. + +CAREN. (_Guarda la carta_). Avvocato Corvini!... Che abbia la bontà di +aspettare un momento. + +PORT. Sarà ubbidito. (_Esce, poi torna_). + +CAREN. Dunque il Corvini? (_Sommesso_). + +GAMB. Capirai! (_Sommesso_). In una causa di separazione può dare +da discorrere il fatto che la moglie scelga per suo consigliere un +avvocato giovine e per di più suo cugino! + +CAREN. (_Con sorpresa e sempre a bassa voce_). Oh! Diamine! — Corvini è +cugino della contessa?! + +GAMB. Sicuro! E la cosa dà ai nervi del conte! + +CAREN. Io non posso immischiarmene. Piuttosto ne dirò una parola a mio +figlio, che è intimo amico del Corvini. + +GAMB. A proposito, tuo figlio si è laureato! + +CAREN. L’anno scorso. — E tornando all’argomento quale è stato in +sostanza il primo principio di queste ire coniugali? + +GAMB. Una cosa da nulla. Ma sai bene “Poca favilla gran fiamma +seconda!” Una mattina il conte Leonardo dice alla contessa: Domattina +alle cinque debbo partire per Novara; per non disturbarti dormirò nel +mio appartamento. — La contessa lo ringrazia del riguardo gentile. — Il +conte aggiunge che andava a Novara per un affare assai buono e prega +la contessa di fargli dare dal di lei notaro otto o dieci mila lire; +egli non voleva vendere cartelle perchè erano in ribasso e il momento +era cattivo. La contessa gli risponde che se il momento era cattivo per +lui lo era anche per lei. Il conte resta un po’ disgustato di questa +risposta così secca: ci fu un po’ di diverbio; e il conte si alzò, +prese il cappello e fece un gesto vivace di persona molto contrariata. +— In quella entra la figlia; la ragazzina, vedendo il gesto del padre, +si mette a gridare: Oh Dio! il babbo vuol picchiare la mamma! Il conte +si mette a ridere e dice alla ragazzina: Eh scioccherella! Cosa ti +sogni? ed esce. La mattina di poi parte per Novara; sta assente quel +giorno; il giorno dopo è di ritorno per la colazione. — A tavola la +contessa, manda via la figliuola e dice al conte: Ho pensato che, +per essere più libero, d’or innanzi sarà meglio che dormiate sempre +nel vostro appartamento. — Il conte scherzando dice alla moglie: Hai +l’aria di propormi una separazione! — E perchè no? Risponde duramente +la contessa. — E il conte: Sarebbe forse un consiglio di Corvini che +ho incontrato poco fa mentre usciva di casa nostra? — La contessa si fa +pallida, risponde con mal piglio; nuovo battibecco e.... a farla corta +fu decisa la separazione — ben inteso, separazione consensuale, con +tutte le cautele perchè le apparenze rimanessero salve. + +CAREN. E non ci sarà rimedio? + +GAMB. Se non ci riesci tu, ne dubito. + +CAREN. Hai parlato all’avvocato Corvini? + +GAMB. Sai, c’è un po’ di freddezza fra noi: egli è un avvocato giovine, +pieno di alterigia: poi in questo affare mi è sembrata poco corretta la +sua condotta. + +CAREN. Basta, vedrò. (_Suona il campanello_). + +PORT. (_Entra_). + +CAREN. Fate entrare il signor avvocato Corvini. + +PORT. Sarà ubbidito. (_Esce, poi torna_). + +CAREN. Sai, non voglio farlo aspettare. + +GAMB. Troppo giusto! — Ma vedi di liberare la contessa da questo +benedetto cugino. + +CAREN. Cercherò. + +PORT. (_Introducendo Corvini_). Il signor avvocato Corvini. (_Esce_). + + (_Entra Corvini_). + +CORV. Signor presidente! + +CAREN. Signor avvocato! (_Si stringono la mano_). + +GAMB. Oh caro collega! (_Gli stende la mano_). + +CORV. Egregio avvocato! (_Gli stringe la mano_). + +GAMB. (_A Carenzi_). A rivederci, amico mio! + +CAREN. A rivederci. (_Si stringono la mano_). + +GAMB. (_Esce_). + + +SCENA TERZA. + +=Carenzi= _e_ =Corvini=. + + +CAREN. (_Fra sè_). (Sentiamo adesso quest’altra campana!) S’accomodi, +avvocato. + +CORV. Grazie; ma io non voglio disturbarla che per pochi minuti. + +CAREN. Come vuole. Dunque lei è l’avvocato della signora contessa +Portanzio? + +CORV. Sissignore. + +CAREN. Ed è anche suo cugino? + +CORV. Nossignore. + +CAREN. (_Sorpreso_). Come? Non è cugino della contessa Eugenia? + +CORV. Sono cugino del conte Leonardo: cugino germano; siamo figli di +fratelli. + +CAREN. Sia pure; ma però, scusi, cugino germano del marito e avvocato +della moglie! + +CORV. La cosa è stata combinata di comune accordo. + +CAREN. (_Sorpreso_). Di comune accordo? Anche di suo cugino? + +CORV. Anzi fu mio cugino che ne fece la proposta. + +CAREN. (_Più sorpreso ancora_). Diamine! Non capisco. + +CORV. Volendo salvare tutti i riguardi necessari ad evitare le +sfavorevoli supposizioni, mio cugino e sua moglie combinarono la cosa: +fecero venire da Milano l’avvocato Gambardi vecchio e intimo amico +di casa e già tutore di mio cugino e lo pregarono di patrocinarlo e +pregarono me di patrocinare la contessa; così il mondo vedrebbe che +tutto si faceva all’amichevole e proprio in famiglia. + +CAREN. (_Sempre sorpreso_)... All’amichevole.... in famiglia! Va bene; +ma dopo tutto due coniugi non si separano senza un serio motivo! + +CORV. Le dirò: mio cugino, come deputato, deve stare molto tempo a +Roma, dove ha preso un appartamento nel palazzo di mia sorella Ernesta +— la vedova del marchese Rama. Egli si è fatto socio al Club della +Caccia, fa vita coi signori dell’aristocrazia, giovani eleganti.... e +ci sono state delle anime pietose che hanno scritto a sua moglie che +mio cugino fa vita galante, che dissipa, che giuoca. Ciò dispiacque +alla contessa; ma non volendo scene lasciò correre. + +CAREN. Non voleva scene; ma poi le fece vivacissime dopo la gita del +conte a Novara! Lei sa della gita del conte a Novara? + +CORV. (_Sorridendo un poco_). Perfettamente. + +CAREN. Sa dei denari chiesti dal conte? + +CORV. Di questo non so. + +CAREN. Saprà però che al ritorno del conte la contessa provocò una +scena?... + +CORV. Questo lo so. + +CAREN. Ma che diamine era avvenuto in quelle 36 ore che suo cugino era +stato a Novara? + +CORV. (_Sorridendo un poco e abbassando la voce_). Era avvenuto che mio +cugino non era stato a Novara! + +CAREN. (_Sorpreso e a bassa voce_). Diamine! E dove era stato? + +CORV. Era rimasto a Torino in incognito! + +CAREN. E la contessa lo seppe?! + +CORV. Peggio ancora! Lo vide! + +CAREN. E dove lo vide? + +CORV. Su un balcone dell’Hotel d’Europa. + +CAREN. Solo? + +CORV. In compagnia! + +CAREN. Diamine, diamine! + +CORV. Fu la ragazzina, la figlia della contessa che lo scoperse! + +CAREN. Oh diamine! + +CORV. Disgrazia volle che la contessa e la ragazzina, invece di +passare sotto i portici, traversassero la piazza da via Po a via Roma; +arrivando sotto il grande albergo d’Europa, la ragazzina a un tratto +gridò: Mamma, guarda lassù il babbo con quella bella signora! Fumano +tutti e due! + +CAREN. Oh i ragazzi! — E la contessa? + +CORV. Dissimulò e disse alla figlia: Ma che! tu sbagli! Somiglia al +babbo! Ma non è lui! Il babbo è a Novara! + +CAREN. E così? + +CORV. La mattina dopo la contessa mi fa chiamare: mi confida la +faccenda; io cerco di persuaderla di non fare scandali, pensi che ha +una figliola! Faccia un sacrificio per lei, eccetera e me ne vado. + +CAREN. E suo cugino? + +CORV. Entrò in casa, a colezione contò su tutte le brighe, le noie, gli +affari che aveva avuto a Novara! + +CAREN. (_Un po’ sorridendo_). A proposito! + +CORV. Fu allora che la contessa, frenandosi a stento, gli disse: Penso +che d’or in poi potrete dormire sempre nel vostro appartamento! + +CAREN. Cospetto, cospetto! Per cui il tentativo di riconciliazione, che +io sono obbligato per legge di fare...? + +CORV. Lo temo infruttuoso. Un altro tentativo ella potrebbe fare e sono +venuto per interessarla a questo. + +CAREN. Mi dica. + +CORV. Veda di persuadere mio cugino a lasciare la figlia alla madre. La +contessa l’adora e ne è adorata! + +CAREN. Farò prima l’uno, poi l’altro tentativo. (_Suona_). + +CORV. E con ciò, signor Presidente.... (_Congedandosi_). + +CAREN. A rivederlo, caro avvocato! + +PORT. (_Entra_). + +CAREN. Chi c’è di là? + +PORT. C’è il signor conte Portanzio. + +CAREN. Fatelo entrare! + +PORT. Debbo avvertirla che è arrivata anche la signora contessa. + +CAREN. Il conte è arrivato prima; entri lui. + +PORT. (_Va all’uscio_). Onorevole signor conte Portanzio. + + (_Entrano Eugenia e Leonardo_) + +PORT. Scusino. — Solamente il signor conte! + +LEON. (_Con certa alterigia_). Non mi seccare.... Caro signor +Presidente! + +EUG. Signor Presidente! + +CAREN. Riverisco la signora contessa e il signor conte! + +LEON. (_A Corvini_). Oh cugino amatissimo! + +CORV. Buon giorno. (_Scambia saluto con Eugenia_). + +CAREN. (_Con sorriso agro-dolce_). Perdonino; ma non posso permettere +questa doppia infrazione alla legge. + +LEON. Doppia infrazione?! + +CAREN. (_Sorridendo c. s._). Un legislatore, un deputato dovrebbe +conoscere la legge! La legge vieta, in simili casi, la presenza dei +procuratori e dei consulenti. — Quindi scusi l’avvocato Corvini, ma lo +metto alla porta! (_Con modo scherzoso_). + +CORV. Ed io ci vado subito. (_Saluta ed esce_). + +CAREN. Di più la legge m’impone di sentire separatamente l’uno e +l’altro coniuge: separatamente! Quindi bisogna che preghi la signora +Contessa, venuta dopo, di ritirarsi per pochi minuti — poi di tornare +perchè io parli anche a lei — separatamente! — poi pregherò il signor +Conte di tornare perchè, secondo la legge, debbo parlare a tutti e due. + +LEON. (_Sorridendo con certa superiorità_). Non le paiono formalità +inutili? + +CAREN. (_Austero_). Saranno formalità inutili, ma io debbo dire nel +processo verbale di averle compiute! Posso ridurle ai minimi termini, +ma bisogna che le compia. (_Al Portiere_). Accompagnate la signora +Contessa. (_Ad Eugenia con modi amabilissimi, dandole la mano e +accompagnandola_). Pochissimi minuti, sa! (_Eugenia esce seguita dal +Portiere_). + +CAREN. (_Fra sè_). (Questo onorevole mi dà ai nervi!) + + +SCENA QUARTA. + +=Carenzi= _e_ =Leonardo=. + + +CAREN. (_Tornando, siede nella sua poltrona alla tavola e invita +Leonardo a sedersi davanti alla tavola stessa, poi gli dice con certa +autorità_). Si accomodi! + +LEON. Grazie! (_Siede_). + +CAREN. Ella dice formalità inutili?! — Se sapesse quanti coniugi si +presentano al magistrato fermi, risoluti, irremovibili, di separarsi! +Entrano lugubri, accigliati, minacciosi!... Ma eccoli davanti a questa +tavola! Odono dal vecchio magistrato parole paterne, consigli inspirati +alla serena morale della legge; alla analisi disinteressata delle +conseguenze a cui si espongono, loro e i loro figli — se ne hanno — le +loro figlie, specialmente! — non hanno più intorno nè patrocinatori, nè +parenti — persone bravissime certo, ma naturalmente prevenute a favore +dei rispettivi patrocinati, e allora, a poco a poco, si fanno pensosi, +si commuovono, si guardano, si riconciliano, e se ne vanno a braccetto +a casa a sigillare la pace! + +LEON. Ella ha ragione di alludere ai patrocinatori, ai parenti! + +CAREN. Ci sono delle eccezioni. — Il vecchio suo amico avvocato +Gambardi, per esempio; e il di lei cugino Corvini.... + +LEON. (_Vivamente interrompendolo_). Mio cugino avrebbe fatto assai +bene a non immischiarsi di questa faccenda! + +CAREN. Scusi; fu lei che lo propose alla Contessa. + +LEON. (_Vivamente_). Rettifico! — non fui io! + +CAREN. (_Fregandosi la fronte, come chi non si raccapezza_). Ma se suo +cugino mi ha detto.... + +LEON. Non cerco che cosa le abbia detto mio cugino. — Il fatto è che +chi lo propose fu il vecchio avvocato Gambardi — non io! + +CAREN. (_C. s._)... Ma se Gambardi invece, poco fa, qui, con me, +disapprovava quella scelta! + +LEON. Povero Gambardi! Si lasciò persuadere da mia moglie a proporre il +Corvini; poi capì il suo sbaglio. + +CAREN. (_C. s._). Sia com’esser si voglia. — Ci fu una scena, un +diverbio fra lei e la sua signora, è vero? + +LEON. A proposito di che? + +CAREN. Non chiese ella alla sua signora otto o dieci mila lire? + +LEON. Sì! + +CAREN. Che la sua signora le rifiutò? + +LEON. Al contrario, me le diede! + +CAREN. Ma che cosa allora mi ha raccontato Gambardi?! + +LEON. Gambardi si sarà espresso male. Mia moglie al primo momento temè +di non potermi favorire; ma poi mi disse che sentissi dal suo notaro — +il notaro mi combinò la cosa e mi diede la somma. + +CAREN. Eh! Tanto meglio. — Ora mi dica: È possibile una riconciliazione? + +LEON. Per parte mia, chi sa? Forse! È mia moglie che non vuol saperne. +Pretende che ci sieno dei motivi gravissimi!... C’è stato qualcuno che +le ha scaldata la testa! + +CAREN. Ora parlerò con la sua signora. Ma, in ogni caso, perchè non +lascierebbe lei la figlia presso la madre? + +LEON. Ah questo mai! Mia figlia presso sua madre vorrebbe dire +colpevole il padre; presso il padre, colpevole la madre! + +CAREN. Quindi la figlia, in un educandato! + +LEON. Ci sono delle convenienze scambievoli da rispettare. + +CAREN. Ella è irremovibile? + +LEON. Irremovibile. + +CAREN. (_Suona il campanello_). + +PORT. (_Entrando, con tuono annoiato_). Comandi. + +CAREN. (_Impazientito al Portiere_). L’ho detto altre volte che non mi +accomoda quel vostro tuono di persona annoiata! + +PORT. Io annoiato?! Se anzi mi diverto moltissimo. + +CAREN. .... Pregate la signora Contessa di favorire qui. + +PORT. (_Va al fondo_). Signora Contessa Portanzio. (_Entra Eugenia, +Portiere esce)_. + +CAREN. Avanti, signora Contessa. (_A Leonardo_). Ella ha la bontà di +ritirarsi e di attendere di là pochi momenti. + +LEON. Mi raccomando, pochi minuti; sa, noi deputati abbiamo tante +brighe, tanti affari! + +CAREN. Non dubiti! + +LEON. (_s’inchina ed esce_). + + +SCENA QUINTA. + +=Carenzi= _e_ =Eugenia=. + + +CAREN. (_Spinge una poltrona più vistosa delle altre e l’offre +cortesemente ad Eugenia_). La prego, signora Contessa! + +EUG. (_Seria, freddissima_). Grazie (_siede_). + +CAREN. (_Sedendole vicino, con modi paterni, ma seri_). Dunque, signora +Contessa, si confidi con me! Sono proprio così gravi i motivi di questa +separazione? + +EUG. (_Sempre sforzandosi di parere calma e indifferente_). Non c’è +nessun grave motivo. + +CAREN. (_Fa un movimento leggermente nervoso_). + +EUG. Incompatibilità di carattere! + +CAREN. L’incompatibilità di carattere non è che una frase dell’uso. +— L’art. 150 del Codice non pone altre cause di separazione che gli +eccessi, le sevizie, le minaccie, le ingiurie gravi e.... l’adulterio! +— scusi la parola!... — e il Codice aggiunge che l’adulterio del marito +non guasta! — Noi non siamo in nessuno di questi casi?! + +EUG. Tutt’altro. + +CAREN. Infatti il loro ricorso dichiara separazione volontaria, +consensuale.... eh? + +EUG. (_Sempre calma, fredda e così in seguito sino ad altra +indicazione_). Appunto. + +CAREN. L’art. 811 del Codice di procedura m’impone di richiamare i suoi +più seri riflessi sulle conseguenze di una separazione. + +EUG. (_C. s._) Le conosco tutte. + +CAREN. E ci ha pensato su bene? + +EUG. Sissignore! + +CAREN. Ha riflettuto che il mondo, in queste separazioni, non crede mai +al mutuo consenso? + +EUG. (_Tace_). + +CAREN. Il mondo invece cerca, fruga, vuole scuriosirsi sui misteri del +dietro-scena. + +EUG. (_C. s._). Cerchi fin che vuole! + +CAREN. Capisco che loro hanno preso tutte le precauzioni per non dare +appigli alle curiosità del mondo. — Ma il mondo si rassegnerà a questa +delusione delle sue curiosità? Quello che egli non avrà trovato, lo +inventerà! — E badi che il mondo corteggia volontieri una bella e +gentile signora separata dal marito. — Oh ella avrà intorno un nuvolo +di confortatori pieni di una compassione tenerissima — ma tutt’altro +che platonica! — una moglie senza il marito è un’occasione mollo +appetitosa! Ed ella dovrà o condannarsi a una solitudine monastica, o +rassegnarsi alla maldicenza! Perchè il mondo corteggia, adula.... ma è +sempre sfavorevolmente prevenuto contro una donna divisa dallo sposo! +Egli, a buon conto, la chiama una mal maritata! + +EUG. (_Crolla il capo sospirando_). Se non fosse che questo! + +CAREN. (_Con interesse accostandosi_). C’è di peggio, eh? + +EUG. (_Ripigliando la sua fredda calma)_. No, no, non c’è niente. + +CAREN. (_C. s._). Qualche galanteria del Conte? + +EUG. (_C. s._). Nossignore. + +CAREN. Un po’ di dissipazione. + +EUG. Nossignore. + +CAREN. .... Qualche di lui gelosia? + +EUG. Sarebbe un’infamia! + +CAREN. (_Fissandola_).... Capisco! La figliuola, eh? + +EUG. (_Ha un improvviso impeto di commozione, ma è istantaneo e subito +si padroneggia_). Poverina! + +CAREN. Sarà messa in un educandato! + +EUG. (_Combattendo la sua emozione_). Sissignore. + +CAREN. E la ragazzina ci andrà volentieri? + +EUG. (_C. s._). Ci andrà. + +CAREN. M’hanno detto che lei le vuole molto bene. + +EUG. (_C. s._). È un angelo! + +CAREN. E la ragazzina vorrà bene alla sua mamma. + +EUG. (_Combattendo con crescente sforzo la sua commozione e si vede che +sta per prorompere_). Poverina, tanto! Oh tanto, poverina!... + +CAREN. E le dispiacerà, è vero? di lasciare la sua mamma. + +EUG. (_C. s._). Sissignore.... le dispiace!... + +CAREN. Sarà un distacco doloroso! + +EUG. (_Prorompe in pianto, sforzandosi invano di contenersi._) + +CAREN. (_Si alza per confortarla, ma è vinto anche lui dalla +commozione; poi si ricompone, si calma, e coi suoi modi seri ma +amorevoli, avvicinatosi, le dice:_) Vediamo, vediamo, signora Contessa! +Si ricomponga! Si metta quieta! — Voglio fare un tentativo. + +EUG. Di riconciliazione, no! + +CAREN. Un altro. + +EUG. Quale? + +CAREN. Voglio tentare di persuadere suo marito a lasciare a lei la +figliuola. + +EUG. Oh! magari!... Ma sarà un tentativo inutile. + +CAREN. (_Suonando il campanello_). Mi lasci provare. + +PORT. (_Con intonazione di buon umore, ma senza buffoneria_). Comandi. + +CAREN. Fate entrare il signor Conte. + +PORT. (_Va all’uscio di fondo_). Si accomodi l’onorevole Conte +Portanzio. + + (_Leonardo entra, Portiere esce_). + + +SCENA SESTA. + +=Carenzi, Eugenia= _e_ =Leonardo=. + + +CAREN. Si accomodi, onorevole. + +LEON. Grazie. + +CAREN. (_Siede sul suo seggiolone al tavolo — i due seggono avanti +a lui — solenne e come ripetendo una frase d’uso_). Signori, non ho +bisogno di raccomandare loro in questo incontro.... (_Intanto esamina +e ordina delle carte, ma senza interrompersi_).... in questo incontro +tutta quella compostezza, temperanza e serietà di modi, frasi, parole e +intonazioni di voce che si addicono a persone educate e gentili. + +LEON. (_Un po’ piccato_). È una raccomandazione di cui, mi scusi, non +sentivo proprio il bisogno. + +EUG. (_Leggermente sardonica, appoggiata indietro alla sua poltrona +e tornando ai suoi modi di ostentata calma e freddezza, e così sempre +sino a nuova indicazione_). E neppur io, signor Presidente! + +CAREN. Meglio così! — Io sto per chiamare il Cancelliere e fargli +stendere il processo verbale della loro ultima risoluzione; io +mi lusingo ancora che questa loro risoluzione non sarà quella di +separarsi, ma di riconciliarsi. + +LEON. Da parte mia, l’ho detto or ora al signor Presidente, non +desidererei di meglio. + +EUG. (_senza muoversi e colla maggiore calma e freddezza_). Questa è +un’ipocrisia! + +LEON. (_Cominciando a esacerbarsi_). Eugenia! vi prego! + +CAREN. Signora Contessa! + +EUG. (_C. s._). Sì, un’ipocrisia! Perchè egli dice così unicamente +perchè sa che non accetterei io! + +CAREN. E perchè non accetterebbe? — In sostanza tra loro non ci +sono poi rancori implacabili, stizze invelenite! Qualche fatto di +poco rilievo — in un momento di malumore, una parola vivace, acerba +forse.... + +LEON. Non fui io che la dissi! + +EUG. (_C. s._). La dissi forse io? + +LEON. (_Un po’ vivamente_). Voi, sì! + +EUG. (_C. s._). Sentirò volentieri che cosa vi dissi! + +Leon, (_ripete le parole ch’egli attribuisce ad Eugenia con +l’intonazione sgarbata che essa, secondo lui, adoprò_). Voi mi diceste: +“D’ora in poi v’invito a dormire sempre nel vostro appartamento!” + +EUG. (_C. s. sempre senza muoversi_). Non è mica vero sa, signor +Presidente! + +LEON. (_Piccato_). Come! non è vero? + +EUG. (_C. s._). Io vi dissi, così, sorridendo.... + +LEON. (_Con fuoco_). No, sorridendo! + +EUG. (_Sempre placida ma con maggiore insistenza_). Sorridendo! + +LEON. Sì, sorridendo con sorriso beffardo e provocante! + +EUG. (_C. s._). Ma sorridendo!... E vi dissi: Se i vostri affari.... + +LEON. (_Vivamente_). Voi diceste i vostri pretesi affari! + +EUG. (_C. s._). Buon Dio! Volete che pigliassi sul serio degli affari +che vi obbligavano a partire per Novara alle 5, salvo a non partire e a +restarvene a Torino? + +LEON. Partii alle undici! + +EUG. (_Sempre pacifica_). Non è vero! + +LEON. (_Piccato di questa mentita_). Eugenia! + +CAREN. (_Ad Eugenia_). Signora Contessa, freni le sue mentite! + +EUG. (_Correggendosi, ma per canzonatura_). Vi domando perdono.... ma +non è vero! + +LEON. (_Sempre più scaldandosi_). Partii alle undici! Ma il vostro.... +patrocinatore! il caro cugino Corvini, avendomi incontrato alle dieci, +corse subito a rivelarvi il gran segreto! + +EUG. Vi torno a dimandare perdono, ma anche questo è falso! Fui io +che vi vidi! e non alle undici! ma alle tre! — all’Europa! — mentre +fumavate con quella signora! Vostro cugino è troppo gentiluomo per +commettere certe indiscrezioni! + +LEON. (_Alzando le spalle_). Gentiluomo!... Gentiluomo!... + +EUG. Più gentiluomo di.... di qualche altro! + +LEON. Dite addirittura di me! + +EUG. (_Sempre pacifica_). E perchè no? + +CAREN. Signora Contessa!... La prego!... + +LEON. (_Irritatissimo_). Viva Dio! Almeno per rispetto al magistrato +che ci ascolta, abbiate la prudenza di non tradire i vostri entusiasmi +per il vostro.... avvocato. + +EUG. (_C. s._). Volevate dire il mio amante? + +LEON. E perchè no? + +CAREN. Signori, li invito.... Invito il signor Conte!... + +EUG. (_Animandosi e dirizzandosi un po’ sulla poltrona_). Vostro cugino +è almeno abbastanza gentiluomo per non alzare la mano sopra una donna! + +LEON. (_Stizzito al sommo_). Eugenia! + +CAREN. Invito la signora Contessa.... + +EUG. (_Senza interrompersi e crescendo e all’ultimo scoppiando_)... È +abbastanza gentiluomo per non farsi prestare una somma col pretesto di +affari importanti, che si riducono o ai vostri debiti di giuoco.... o +ai debiti di quella Signora che visitavate all’Europa. + +LEON. (_Fuori di sè_). Voi dite cose così enormi.... (_Si alza_). + +CAREN. Ma, signori, insomma!... + +EUG. Non lo negate, ve’! Delle vostre minacce, della vostra presenza +all’Europa con quella Signora vi addurrò una testimonianza da farvi +abbruciare la faccia per il rossore! — la testimonianza di vostra +figlia! (_Si alza battendo la mano sulla tavola_). + +LEON. Ah! viva il cielo! + +CAREN. (_Perduta la pazienza, dà una scampanellata_). + +PORT. (_Entra_). + +CAREN. (_Subito con impeto_). Il Cancelliere! Subito! + +PORT. Eccolo pronto! + +EUG. (_Si getta a sedere ansante di ira_). + +LEON. (_Passeggia inferocito_). + + (_Entra subito il Cancelliere_). + +CAREN. Segga e scriva. + +CANCELL. (_Siede e si accinge a scrivere_). + +CAREN. Addì, eccetera — Comparsi davanti di me... + + + (_Intanto cala la tela_). + + + + +ATTO SECONDO. + + Grande e ricca sala dello stabilimento balneario di Andorno, a + piano terreno. In fondo gran terrazza a fiori, statue, ecc., con + veduta di paesaggio montuoso. Usci laterali a destra e a sinistra. + In fondo, pianoforte. Sofà, poltrone, sedie, variamente disposte. + Tavole con sopra giornali, libri, ecc. Tavolini con l’occorrente + per scrivere. + + +SCENA PRIMA. + + =Forestieri= _d’ambi i sessi formano vari gruppi. Altri sono + seduti, altri in piedi; chi legge, chi fa allegra conversazione. + Qualcuno potrebbe suonare il pianoforte. Il_ =Corrispondente= _del_ + Fanfulla _sta ad un tavolino scrivendo, e non fa che scrivere + durante il dialogo seguente, sino a nuova indicazione. — Dopo + levato il sipario e un breve intervallo, entra il_ =Dottore= + _uscendo dal 1º uscio laterale di destra_. + + +1.ª SIG. (_Vedendo il dottore gli va incontro_). Dottore, dottore.... + +DOTT. Eccomi, principessa. + +1.ª SIG. Ci dia notizie della marchesa Ernesta. (_Altri signori e +signore si avvicinano per udire le notizie_). + +DOTT. C’è qualche miglioramento. Io ho grande fiducia nella cura +idropatica del nostro stabilimento. Fra le stazioni balnearie questa +nostra di Andorno è fra le più benefiche. + +2.ª SIG. Continua ad avere quei suoi deliqui? + +DOTT. Oh rarissime volte; se non è colta da qualche improvvisa +commozione, non ha più deliqui. + +1.º SIG. Oh tanto meglio! + +1.ª SIG. Ah sì! Perchè è affliggente vedere una signora bella, amabile, +venire in società sostenuta dalla cameriera. + +CORRISP. (_S’è alzato ed è venuto a prender parte alla conversazione_). + +DOTT. Cosa vogliono? Di regola i miei ammalati godono buona salute; +e io ne ho piacere perchè quelli lì è più facile guarirli. — Ma di +quando in quando capita anche un ammalato vero; e come si fa? Bisogna +rassegnarsi. + +CORRISP. Dottore, e la ragione della malattia della marchesa? Come +corrispondente di un giornale indipendente debbo essere ben informato! +Dunque?... + +DOTT. Isterismo, nervi. + +CORRISP. (_Scrivendo_). Un amore infelice.... + +1.º SIG. Fece un così bel matrimonio! + +2.º SIG. Per fare un bel matrimonio, non basta un marito ricco e nobile! + +2.ª SIG. Ci vuole un marito giovine! + +1.º SIG. Anzi, si parlava di una separazione! + +DOTT. (_Sorridendo_) Oh! Ci fu ben più che separazione! + +SIG.i e SIG.e (_Con curiosità_). E che cosa ci fu? — Ci dica!... + +DOTT. (_C. s._). Sciolto il matrimonio! + +1.ª SIG. Eh! impossibile! La nostra legge non permette di divorziarsi! + +DOTT. Ma la nostra legge permette di morire! + +CORRISP. (_Scrivendo_) ..... il dottore ha detto un motto arguto. Mi fa +senso. + +2.ª SIG. La marchesa Ernesta non è dunque una moglie separata! + +1.ª SIG. Non ci mancherebbe altro! Basta bene che ne abbiamo una delle +mogli separate! + +SIG.i e SIG.e Chi? Chi è?... + +CORRISP. (_Viene avanti_). Chi è? Come corrispondente debbo sapere.... + +1.ª SIG. La contessa Eugenia Portanzio. + +SIG. e SIG. La contessa è qui? Da quando? + +DOTT. Da ieri. + +1.º SIG. È malata anche lei? + +DOTT. No: è venuta a trovare la signora marchesa Ernesta — che è cugina +del conte Leonardo — e grande, intima amica della contessa Eugenia. + +1.ª SIG. Il conte Leonardo a Roma ha un appartamento nel palazzo della +marchesa di lui cugina. + +1.º SIG. Cioè, lo aveva, ma non lo ha più. + +1.ª SIG. (_Un po’ impazientita_). Lo aveva, lo ha.... è poi tutt’uno. + +DOTT. E sta per arrivare qui anche la figlia della contessa Eugenia, la +contessina Clelia. + +1.ª SIG. (_Sottolineando_). Viene con la bella ed elegante sua +istitutrice! + +2.ª SIG. Ma la figlia della contessa Eugenia non era stata messa in +educandato? + +1.ª SIG. Ci fu messa al momento della separazione dei coniugi +Portanzio; ma dopo due anni il conte la prese con sè e le diede una +istitutrice! — La contessa voleva invocare i patti della separazione, +ma il medico del conte disse che la giovine soffriva in educandato +— e la contessa si arrese; e allora il conte sentì il bisogno di una +istitutrice, bella, giovine!... + +DOTT. Per gli studi della figlia, ben inteso! + +1.ª SIG. Per gli studi della figlia; è ben quello che dico!... E per +gli studi anche del padre! + +VOCI. Oh! Come! + +1.ª SIG. Si vocifera che il misterioso corrispondente da Roma +al giornale di Bismarck a Berlino sia lui! E siccome lui non sa +il tedesco, si pretende che le corrispondenze gliele scriva la +istitutrice! + +1.º SIG. Oh! un deputato, corrispondente del giornale del Gran +Cancelliere! + + (_Disapprovazione_). + +1.ª SIG. Ma!... dicono che è rovinato — e che s’ingegni con quelle +corrispondenze a tentare dei giuochi di borsa! + + (_Altra disapprovazione_). + +DOTT. (_Per deviare le malignità_). Sicuro! — La contessa ha +telegrafato alla figlia, che era a Viareggio, di venire a passare qui +qualche giorno con lei. + +2.ª SIG. Per cui la figlia sta col padre, eh? + +1.ª SIG. Ci sta già da due anni. + +2.ª SIG. E non era meglio darla alla madre? + +1.ª SIG. Brava! E l’istitutrice? + +CORRISP. Lasciarla al padre! + + (_Si ride_). + +1.ª SIG. Il padre ha voluto la figlia per darle l’istitutrice. — Così +la cosa è corretta e nessuno può trovarci da malignare! (_Sogghignando +e guardando gli altri_). + + (_Gli altri sogghignano_). + +DOTT. (_Sogghignando_). Difatti nessuno ci trova da malignare. + +(_Il Corrisp. si volge ridendo a guardare il dottore_). + +DOTT. (_Osservandolo_). Tranne forse questo capo ameno, del quale +leggeremo presto la corrispondenza arguta nel suo giornale! + +1.ª SIG. (_Al Corrispondente_). Oh! A proposito! Lei nell’ultima sua +corrispondenza al Fanfulla ha descritta la mia toletta al ballo della +settimana scorsa senza imbroccarne una! Ha sbagliato il colore, il +taglio dell’abito, la pettinatura.... sino il colore delle scarpe!... +Mi ha vestita proprio in un modo detestabile! + +CORRISP. (_Con scherzo garbato_). Sono pronto a spogliarla! + +1.ª SIG. (_Seguendo lo scherzo con garbo_). Ma per rivestirmi meglio, +eh! + +CORRISP. Sì, principessa! Subito dopo! + + +SCENA SECONDA. + +_Detti_, =Corvini= _dal fondo, da viaggio, seguito da un Cameriere +dello Stabilimento che resta in fondo._ + + +DOTT. (_Incontrandolo_). Oh signor avvocato! Bene arrivato! + +CORV. Caro dottore!... Che camera mi assegna? + +DOTT. Il 20, accanto alla sua signora sorella la marchesa Ernesta. + +CORV. E come va mia sorella? (_Con premura_). + +DOTT. Un po’ meglio. + +CORV. I deliqui? La debolezza? + +DOTT. Meglio, meglio! Massime dopo l’arrivo della signora contessa +Eugenia! + +CORV. (_Sorpreso_). La contessa è qui? + +DOTT. Arrivò ieri. La di lei sorella le aveva scritto una lettera un +po’ malinconica!... + +CORV. Come a me!... Ma c’è qualcosa di serio? + +DOTT. No affatto. — Sua sorella esagera i suoi disturbi! È un +temperamento così impressionabile!... + +CORV. E dove è ora? + +DOTT. Ora sta facendo la cura. — La contessa Eugenia è con lei. + +CORV. Allora io vado a fare un po’ di toletta. Addio, dottore. +(_S’avvia_). + +DOTT. A rivederlo. + +1.ª SIG. Ma, Corvini! È proprio vero che non mi riconosce più? + +CORV. Oh, Principessa! Non la credevo qui ad Andorno. + +1.ª SIG. Speriamo che lei ci porti una nuova mercanzia da immagazzinare. + +CORV. Quale mercanzia? + +1.ª SIG. (_Ridendo_). Mercanzia di conversazione! + +CORRISP. Ossia di maldicenza! + +CORV. La mercanzia vecchia è già smaltita? + +CORRISP. Oh tutta, ce ne fosse! Fortuna che non c’è pericolo che +i magazzini di una stazione balnearia restino mai vuoti di quella +mercanzia lì. Ogni treno che arriva ne porta dei vagoni pieni! e noi +corrispondenti ce la riportiamo, e la mandiamo a Roma, a Milano, +a Napoli, da per tutto! — E le chiamano stazioni balnearie! Io le +chiamerei stazioni di smistamento! + +CORV. Scommetto che lei manda al suo giornale questa prosa! + +1.ª SIG. E i lettori la troveranno spiritosa? + +CORRISP. Per cinque centesimi non possono poi avere troppe pretese. + + (_Suona una campana_). + +DOTT. Signori, la colazione! + + (_Tutti lentamente si avviano_). + +CORRISP. (_Scrivendo_). “Sarà continuato.” (_Via cogli altri)_. + +DOTT. (_A Corvini che resta_). E lei, avvocato? + +CORV. Mia sorella fa colazione a tavola rotonda? + +DOTT. No: in camera sua con la contessa. + +CORV. Allora, starò con mia sorella. + +DOTT. (_Guardando verso destra_). Oh guardi! Ecco la contessa! + + (_Eugenia entra da destra_). + +CORV. (_Incontrandola con affettuosa premura_). Oh Eugenia! Cara +Eugenia! + +EUG. (_Con gioia spontanea_). Voi, Rodolfo! Voi qui?! + + (_Si stringono affettuosamente le mani_). + +DOTT. Signori, vado a colazione! (_Esce dal fondo_). + + +SCENA TERZA. + +=Eugenia= _e_ =Corvini=. + + +EUG. Ma come mai siete qui? + +CORV. Leggendo nella vostra lettera che voi venivate a Andorno da +mia sorella — invece di andare a Viareggio da vostra figlia — mi sono +un po’ allarmato sulla salute di Ernesta! Senza un grave motivo non +avreste rinunziato a trovarvi colla vostra Clelia. + +EUG. Oh! Non ci ho rinunziato! Le ho scritto di venire qui; arriverà +oggi: tre mesi che non la vedo! Ne ho un gran bisogno, ve’, di vederla! +E lei pure ha bisogno di vedermi, di stare un po’ con sua madre! — Si +fa di tutto per alienarne l’animo! L’ultima volta che la vidi, mi fece +male! Fredda, frivola!... + +CORV. Ma quella istitutrice? + +EUG. (_Con impeto_). Non parlatemi di quella donna! Parliamo di vostra +sorella. — Sta terminando la sua cura e viene qui in sala. + +CORV. Il dottore mi ha detto che va meglio; che i deliqui sono +diradati; diminuite le debolezze! + +EUG. Eh, se non ci fosse altro! + +CORV. Ma che c’è? + +EUG. Non è facile a spiegarsi! Io stessa, che sono la sua più intima +amica.... + +CORV. Dite pure l’unica sua amica! + +EUG. Ebbene io stessa non riesco a rendermi conto di ciò che passa +dentro all’anima di quella creatura! + +CORV. E sì che per altro con voi si confida! + +EUG. Si confida, sì, ma non interamente! Mi parla d’inquietudini +morali; nell’ultima sua lettera c’era una parola cancellata; cancellata +con cura; ma io riescii a leggere rimorsi! V’immaginate voi di rimorsi +in quella creatura lì? + +CORV. Io credo che alle sue tristezze contribuisca molto l’isolamento +in cui vive! In quella sua solitudine essa si fissa su certe +preoccupazioni, se le esagera, se le inacerbisce! + +EUG. C’è qualcosa infatti che essa mi cela. Dacchè son qui non fo che +adoperare tutte le arti che l’affetto m’ispira per farla parlare, e non +dispero; a forza di parole amorevoli, a forza d’insistenze, ho fiducia +di riescire! Mi renderò magari noiosa!... ma la mia tenerezza la +vincerà! + +CORV. (_Con espansione_). Angelo! Angelo! Grazie! Grazie per mia +sorella! (_Le bacia la mano_). E per me! (_Vorrebbe ribaciarle la +mano_). + +EUG. (_La ritira_). Per vostra sorella passi! Ma basta! Vi ho detto +altre volte che non vi permetto questi entusiasmi troppo famigliari! + +CORV. Non intendo di offendervi! Infine tra cugini.... + +EUG. Se non avessi sposato Leonardo, noi due non ci si conoscerebbe +neppure! + +CORV. Bell’affare fu quello di sposare Leonardo! (_Con certo scoppio di +stizza_). Un imbecille.... + +EUG. (_Per interromperlo)_. Rodolfo! + +CORV. (_Senza interrompersi_). Che invece di apprezzare il tesoro che +gli era toccato.... + +EUG. (_C. s., con più forza_). Rodolfo! + +CORV. (_C. s._) .... contro ogni suo merito, va invece a cercare.... + +EUG. (_Con più forza ancora_). Ma Rodolfo! + +CORV. (_Con viva impazienza si corregge_). Ah, sentite, Eugenia! Quando +quattro anni fa io dovetti occuparmi della vostra separazione e dovetti +approfondire le brutte, le sconce mostruosità di quella separazione, +e potei vedere, valutare la virtuosa abnegazione della vostra anima. +(_Con discorso disordinato per passione)_. Avevate veduta una mano +villana levata su voi.... e avevate perdonato! — e avevate conceduto +una nuova somma di denaro.... a dei bisogni di giuoco e di vizio! — Vi +giuro che, allora, quello che provai per voi, fu un tale sentimento di +ammirazione, di venerazione.... che a chiamarlo amore, parola d’onore, +sarebbe profanarlo! + +EUG. (_Commossa, ma dominandosi, vincendosi_). Basta, Rodolfo! Non +voglio queste parole!... Non vi dico, rispettatemi! — Vi dico.... +come vi dirò? Vi dico, abbiate pietà!... Guardate! Io ho della forza, +del coraggio; ho una certa fibra resistente, elastica.... alle volte +mi piego sotto il peso delle amarezze, delle difficoltà della mia +esistenza: poi mi rialzo, trovo della calma, anche della serenità.... +quasi del buon umore!... Ma non rendetemi più difficili da vincere le +battaglie.... a cui è condannata la mia povera anima!... (_Starebbe per +soggiacere alla sua emozione, ma con uno sforzo si domina e ripiglia +con una specie di serenità_). Là, là!... Voi ed io siamo qui per vostra +sorella; non occupiamoci che di lei! (_Guardando verso il fondo_). Ah! +eccola! (_Le va incontro_). + +CORV. (_Del pari_). + + +SCENA QUARTA. + +_Detti_, =Ernesta=, _la_ =Cameriera=, poi =Clelia, Ester= _e il_ +=Dottore=. + + +EUG. (_Ad Ernesta_). Guarda, Ernesta, che bella visita! + +ERN. (_Si appoggia al braccio della Cameriera, e coll’altra mano +si regge ad un bastoncino elegante. — Non sia esagerato il di lei +zoppicare_). Oh! Rodolfo! Caro Rodolfo! + +CORV. Sono io! (_Abbraccia e bacia Ernesta_). + +ERN. Bravo Rodolfo! Sei venuto a trovarmi! (_Aiutata dalla Cameriera +siede a destra sopra una poltrona, avanti_). + +DOTT. (_Entrando con premura in atto di annunziare persone che +arrivano_). Signora contessa, le annunzio la sua figliuola! + +(_Entrano Clelia ed Ester dal fondo. — Abbigliamenti eleganti tutt’e +due. Ester dev’essere giovine e avvenente molto_). + +EUG. (_Correndo ad abbracciare Clelia con grande trasporto_). Oh +Clelia! Clelia mia! Ah che ti baci finalmente! + +CLEL. Sì, mamma, che ti baci anch’io, cara mammetta! (_Scherzosa_). Ma +ohi! dico! tu mi schiacci il mio cappello! + +EUG. (_Tra scherzosa e nervosa_). Poco male, carina! Te ne ho portati +due nuovi! + +CLEL. Ah! Che brava mammina! — Oh la cugina Ernesta! (_Si scioglie da +Eugenia e va da Ernesta_). Cara cugina! Come stai! (_Abbracci e baci_). + +ERN. Così.... non c’è male! + +CLEL. Cammini già da te? (_Senz’aspettare risposta, vedendo Corvini_). +Oh caro cugino! Anche tu qui? + +CORV. Sicuro!... Ma.... (_A bassa voce_). (.... stai colla mamma! È un +secolo che non la vedi!) + +CLEL. (_Sorridendo_). (Oh un secolo! Sono appena due mesi!) + +CORV. (_Fa un movimento nervoso_). + +ESTER. (_Venuta avanti ad Eugenia_). Ben trovata, signora Contessa! +Come sta? + +EUG. (_Freddamente_). Benissimo! + +ESTER. (_Va ad Ernesta_). E la signora marchesa, come sta? + +ERN. (_Secca_). Bene! + +ESTER. (_Con affettata gentilezza_). Anch’io sto benissimo: le +ringrazio tanto tutt’e due della loro premura. — Cara Clelia, ti +aspetto in camera per la toletta. (_Esce_). + +EUG. E il babbo? + +CLEL. È a Roma: ha molto da lavorare; ma scrive a madamigella quasi +tutti i giorni. + +EUG. (_Carezzando Clelia_). Va bene!... Ma vieni qua, che ti osservi! +Ma sai che ti trovo sempre più bella? + +CLEL. (_Piano ad Eugenia_). (Ohi, mamma! Sono fidanzata!) + +EUG. (_Stupita con amarezza_). (Fidanzata? Come fidanzata?!) + +CLEL. (Io non so se si dice così. — Ma c’è un giovine che mi ha fatta +chiedere.) + +EUG. (E chi è?) + +CLEL. (È il figlio di quel presidente del Tribunale che celebrò la tua +separazione!) + +EUG. (_Con amaro sorriso_). (Non si dice celebrò!) + +CLEL. (Come si dice?) + +EUG. (Si dice....) + +CLEL. (_Senza aspettare la risposta_). (È un bel giovine, sai!) + +EUG. (E ti vuol bene?) + +CLEL. (Naturale!) + +EUG. (E tu lo ami?) + +CLEL. (Naturale! Sai, ha fatto una eredità di un milione! Non ti pare +una bella fortuna?) + +EUG. (È certo che....) + +CLEL. (_Senza aspettare risposta_). (Nota che adesso sono tutta in +disordine per il viaggio! Mi vedrai quando avrò fatto toletta!) + +EUG. Senti, cara, prega la tua madamigella Ester che ti abitui, quando +hai fatto una dimanda, ad aspettare la risposta. + +CLEL. Voi altri ce l’avete con madamigella Ester! E invece essa mi vuol +tanto bene, e vuol tanto bene anche a papà! + + (_Azione di Eugenia, Ernesta e Corvini_). + +EUG. (_Frenandosi_). Va bene! ma abituati.... + +CLEL. Sì, mammetta cara! + +EUG. Perchè, vedi.... + +CLEL. Sì, mammina mia! E allora vado a farmi bella! (_Corre ad +Ernesta_). A rivederci fra poco, cugina! (_A Corvini_). A rivederci, +cugino! — A rivederci, mamma! + +EUG. Vengo con te, ad aiutarti! + +CLEL. Grazie, non incomodarti. — Madamigella Ester è tanto buona, +tanto brava! Dunque vado! Che poi ho anche fame! — A rivederci tutti! +(_Ad Eugenia_). Un altro bacio; e vengo poi a vedere i due cappellini! +(_Corre via dal fondo_). + +CORV. (_Nervosissimo del contegno di Clelia_).... Vado anch’io a farmi +bello! (_Prende a braccio il Dottore_). Venga, dottore.... venga a +prepararmi un calmante! (_Esce col Dottore_). + + +SCENA QUINTA. + +=Ernesta= _e_ =Eugenia=. + + +EUG. (_Amareggiata, irritata, passeggiando_). Hai veduto, Ernesta mia? +Hai sentita la mia signora figliuola? (_Osserva Ernesta che sembra +sofferente_), Ernesta!... Ernesta!... Ti senti male? + +ERN. (_Ripigliandosi_). No, cara! Una cosa da nulla! Mi passa! + +EUG. Ma che cosa è stato? + +ERN. Nulla, ti dico! — Un’impressione, una fantasticheria! — Non ci +badare! — Nervi, dice il Dottore! + +EUG. (_Sedendole accanto_). Insomma io voglio che tu mi apra tutto +l’animo tuo! — Mi credi forse indegna delle tue confidenze? Mi credi +forse incapace di comprendere i misteri del cuore di una donna? — Ah +Ernesta! Non ho che da guardare dentro al mio cuore per comprenderli! + +ERN. (_Con grande e penosa sorpresa_). Tu?! Tu, Eugenia!? + +EUG. Ah ah! Ti stupisci?! Vuoi che ti parli di me? Che ti sveli il mio +animo, per incoraggiarti a svelarmi il tuo? + +ERN. E che cosa puoi tu avere da svelarmi?! + +EUG. Ma di’! Mi pigli forse per una qualche monachella impastata +coll’acqua santa? + +ERN. Ti credo onesta! + +EUG. E lo sono!... Ma non per virtù, sai! Lo sono per orgoglio! + +ERN. Ah Eugenia!... Sii e rimani sempre onesta! + +EUG. Sì, sì! — Ma questo non vuol dire che io non abbia sentito dentro +di me svanire, dileguarsi ad una ad una tutte le attrattive, tutte le +gioie, tutte le speranze di cui una volta mi era tanto caro abbellire, +idealizzare la virtù! La virtù, che trova la sua forza e il suo premio +negli affetti puri e dolci di sposa, di madre, di famiglia; ah Dio! che +paradiso! e come è facile allora e piacevole essere virtuosi! + +ERN. (_Con strano accento, guardando fissa in terra_). Ah Eugenia! Come +hai ragione! + +EUG. Ma io!? (_Con amaro sorriso_). Mio marito!... Scrive quasi tutti +i giorni alla sua.... istitutrice!! Mia figlia?... Hai veduto come +quella donna le abbia soffocato ogni sentimento figliale! Clelia, che +una volta aveva per me una vera adorazione, adesso non sa mica più che +cosa voglia dire avere una madre! Essa si crede quasi figlia di colei! +E colei mi usurpa, mi ruba la tenerezza dovuta a me! Io sono ormai +un’estranea per mia figlia! E dev’essere così! Diamine! Sì, io le ho +portato due cappellini — essa mi ha dato due baci — il conto è saldato! +— Ma non sono più io che l’aiuto a farsi bella! — È quell’altra! Non +sono più io che divido con suo padre la cura del suo collocamento! È +quell’altra! Tutto, sempre quell’altra!... Io? Io sono una separata! +Che vuol dire una moglie senza marito, una madre senza la sua creatura; +una donna giovine senza diritto alla sua gioventù! — Parlate di virtù +a questa separata?! Quale virtù? Quella che le brave persone, le +signore per bene sanno calpestare senza farsi scorgere e godendosela +infinitamente? — No, no! Dio voglia che io conservi il mio orgoglio! +Ecco la mia virtù! l’orgoglio di resistere da me, nell’abbandono, +nel silenzio, nella solitudine di una casa vuota, al mio vertiginoso +tumulto di ricordi, di sentimenti, di desideri, di privazioni, di +disperazioni! — Perchè l’anima, cara mia, dicono che è pensiero, +ma l’anima di una donna è amore! E quando non si può amare di amore +legittimo, si ama.... di un altro amore! (_Si alza vivamente_). + +ERN. (_Affettuosamente spaventata_). Ah mio Dio! Eugenia! Tu fai delle +confessioni così arrischiate!.... + +EUG. (_Ripigliandosi_). Ti faccio queste confessioni per darti +l’esempio della piena confidenza! + +ERN. .... Ma ho io inteso bene?! Tu ami?! + +EUG. Amo un uomo che non ha mai avuto da me neppure una parola! un +uomo, che forse mi ama, ma che è troppo onesto per non rispettarmi! + +ERN. (_Con profonda amarezza_). Onesto! Onesto! Ma sei poi bene sicura +che sia onesto? + +EUG. Tuo fratello! (_Con forza_). + +ERN. (_Con gran sorpresa_). Rodolfo?! Tu ami Rodolfo?! + +EUG. Tu vedi che ti ho dato l’esempio della franchezza, della fiducia! +— Voglio il ricambio! Su, considerami come una vera sorella! Confidenza +per confidenza! Su, da brava! + +ERN. (_Dopo una breve esitazione_).... Sia come vuoi! Cara Eugenia, se +tu ami, io ho amato! Ho amato un uomo che avevo amato da giovinetta, +prima che mi maritassero a quel vecchio! + +EUG. E.... continuasti ad amarlo... anche dopo?! + +ERN. Credevo d’averlo dimenticato, ma alcuni anni dopo lo rividi.... + +EUG. E l’ami ancora!? + +ERN. Ah no! — L’odio, lo detesto in proporzione dei dolori, delle +angoscie, dei rimorsi, — sì, Eugenia, — dei rimorsi che egli mi ha +procurato! + +EUG. (_Come sbigottita_). Rimorsi!? + +ERN. Oh Eugenia! Quell’orgoglio che è la tua virtù per me fu perduto! +Quella gioia immensa.... che io avevo sperata, aspettata ansiosamente +dal nodo benedetto da Dio... per me non fu che il frutto della +colpa!... fu la condanna alle ipocrisie impostemi dalla necessità +di nascondere, a costo di queste mie sofferenze insanabili, la mia +vergogna!... (_Una pausa_). + +EUG. .... E.... adesso?... + +ERN. (_Sommessamente con dolore_). Povero piccino.... È ammalato! + +EUG. E dov’è? + +ERN. È a due soli chilometri di qui; presso la nutrice a cui lo +consegnai due anni fa! + +EUG. Due anni fa? — Non andasti a passare l’estate in Germania? + +ERN. Lo lasciai credere! + +EUG. .... E adesso è ammalato? + +ERN. (_Con dolore_). E io non mi posso muovere! E non posso averne +notizie! — Scrissi a un vecchio cameriere di mio padre, l’unico +confidente.... mi ha veduta nascere.... mi vuol bene come fossi sua +figlia!... Sta a Biella.... Io gli scrissi che andasse a vedere.... che +mi scrivesse.... e sono quattro giorni.... e non ho risposta!... + +EUG. (_Risoluta_). Il luogo preciso? + +ERN. Lo chiamano “_la Cascina bianca_”. + +EUG. Ci vado io! + +ERN. No, no! — Tu?! No, Eugenia! + +EUG. Come no!? Due chilometri, son subito fatti. — Il nome della donna? + +ERN. Ma, Eugenia!... + +EUG. (_Risoluta_). Il nome, il nome! + +ERN. Oh! mio Dio! La chiamano la _bionda_ perchè è biondissima di +capelli. + +EUG. Benissimo! (_S’avvia verso il fondo di fretta, poi torna e va +all’uscio di destra_). Ah! ti chiamo la cameriera. (_Sull’uscio sempre +in fretta_). Angela! Qui, dalla Signora. (_Uscendo sempre in fretta_). +Vado e torno! (_Via dal fondo_). + + +SCENA SESTA. + +=Ernesta=, _subito_ =Angela, Cameriere=, _poi_ =Clelia=. + + +ERN. (_Guarda dietro ad Eugenia_). + +ANG. (_Entrando_). Mi comanda, signora? + +ERN. Sì, dammi braccio; voglio entrare in camera. + +ANG. Subito, signora (_Si accosta ad Ernesta_). + +CAMER. (_Entra con una lettera_). Questa lettera per la signora +Marchesa! (_Consegna ed esce_). + +ERN. (Ah fosse mai?!). (_Guardando la soprascritta_). (Sì, è da +Biella!) (_Apre con ansietà e legge convulsa — subito si turba, è come +fulminata — non parla: rilegge la lettera: guarda fissa verso il cielo +profondamente accuorata, ma non ha lagrime_). + +ANG. (_Impensierita, premurosa_). Signora! Buona signora! + +ERN. (_Dopo un momento, con uno sforzo febbrile; ostenta una calma che +cela la terribile burrasca del suo animo_). Dammi da scrivere (_Ripone +la lettera_). + +ANG. Non sarebbe meglio che si ritirasse? + +ERN. (_Seccamente_). No!... Dammi da scrivere! + +ANG. Può scrivere in camera! + +ERN. (_Con cupa impazienza_). Non capisci che non mi posso muovere! + +ANG. Scusi!... Eccole da scrivere! (_Le dà l’occorrente_). + +ERN. (_Si pone a scrivere; la sua mano trema; ma essa continua a +reagire con penoso sforzo; i suoi occhi sono sbarrati; l’interno dolore +l’ha impietrita_). + + (_Entra Clelia, gaia, correndo_). + +CLEL. Mamma!... mamma!... (_Verso Ernesta_). Dov’è la mamma! + +ERN. (_Non può rispondere; fa un gesto_). + +ANG. E uscita di là, or ora.... + +CLEL. (_Guardando fuori_). Eccola là! Dove diamine va per quel brutto +sentiero?... Ah! meno male! Corvini la segue! (_Torna_). + +ERN. (_S’interrompe di scrivere_). + +CLEL. (_Osservando Ernesta_). Ernesta!... Che cos’hai, Ernesta?... + +ERN. (_Smettendo di scrivere, con sforzo_). Nulla!... Nulla!... Stavo +scrivendo.... + +CLEL. Ma no, tu hai male!... Che cos’hai? (_Ad Angela_). Che cos’ha? + +ANG. Pare un po’ di deliquio. + +CLEL. Oh mio Dio! Corro a chiamare il dottore! + + (_Via dal fondo_). + + +SCENA SETTIMA. + +=Ernesta, Angela= _poi_ =Eugenia=. + + +ANG. Signora!... vuole un po’ del suo Elisire? + +ERN. (_ripigliandosi, tornando a sforzarsi_). Sì fa presto! + +ANG. Subito! (_Esce da destra e subito torna_). + +ERN. (_Si mette a scrivere_). + +ANG. (_Torna con una boccettina_). Ecco qui! + +ERN. (_Scrivendo_). Aspetta! (_Finisce di scrivere, piega la carta, +prende una busta_). + +EUG. (_Entra — essa è turbatissima; avvicinandosi ad Ernesta_). Che +cosa fai?... + +ERN. Oh! Così presto tornata?... (_Sempre con calma cupa_). + +EUG. (_Piano ad Ernesta_). (Ma.... ho incontrato a poca distanza.... +quella donna....). + +ERN. (_Ad Angela_). Non occorre altro. Vai pure. + +ANG. (_Esce da destra_). + +ERN. (_C. s._). Hai incontrata la balia? + +EUG. Essa voleva tentare di vederti.... senza comprometterti. + +ERN. (_Trae la lettera ricevuta e la dà ad Eugenia_). So tutto! Leggi! + +EUG. (_Legge fra sè_). + +ERN. (_Scoppia in pianto_). + +EUG. (_Rende la lettera e cerca consolarla_). Su, coraggio!... E vieni +via di qua; vieni in camera tua. + +ERN. Lasciami mettere questa lettera in una custodia. + +EUG. Faccio io: qua la lettera. (_La prende, la mette nella busta, la +chiude)_. Ecco fatto. — Scrivi l’indirizzo. (_Le dà la lettera_). + +ERN. (_Si mette a scrivere_). + +EUG. (_Chiama_). Angela. + +ANG. (_Entra_). Comandi. + +EUG. Prendi questa lettera e gettala nella cassetta dello stabilimento. + +ANG. Subito. (_Prende la lettera, esce dal fondo e torna poi_). (_Entra +Clelia dietro al Dottore e resta in fondo: Eugenia va a lei e le parla +sommesso_). + + +SCENA OTTAVA. + +_Dette_, =Dottore, Clelia= _poi_ =Leonardo=. + + +DOTT. (_Venendo con premura ad Ernesta_). Cosa c’è? Cosa abbiamo? La +signorina Clelia m’ha detto di venire da lei.... + +ERN. (_Sforzandosi_). Oh!... un momento di debolezza.... di abbandono +di forze.... Non è nulla. + +DOTT. Sentiamo un po’ questo polso. (_Le prende il polso e intanto +parla_). + +CLEL. (Non sarà cosa grave?) (_Ad Eugenia_). + +EUG. (No, no, torna di là!). (_Esce con Clelia_). + +DOTT. Sa? È arrivato il signor conte Leonardo suo cugino. + +ERN. (_Con soprassalto_). Leonardo?! + +DOTT. (_Sempre toccando il polso_). Appunto! Anzi, guardi, eccolo qua! +(_Entra Leonardo e si avvicina_). + +ERN. (_All’annunzio, alla vista di Leonardo cade in deliquio_). + +LEON. Ma che cosa avviene? + +DOTT. Uno dei soliti deliqui — non è nulla — vado a preparargli un +calmante e torno subito. (_Corre via dal fondo)_. + +LEON. (_Vedendosi solo con Ernesta le dice sommessamente e con +calore_). Ernesta!... Ernesta!... Sono io!... Sono Leonardo!... Ho +ricevuto a Roma la tua lettera!... Sono corso.... Ernesta! Ernesta! + +ERN. (_Non si muove_). + +LEON. (_L’osserva, poi come fra sè standole sopra_). Ah!... Questa +donna muore! + +(_Entra Corvini. Leonardo gli fa cenno di accorrere. Corvini corre +presso Ernesta. Leonardo accenna che va pel Dottore ed esce dal fondo. +Corvini si pone presso Ernesta_). + + +SCENA NONA. + +=Ernesta, Corvini=, _poi il_ =Dottore, Angela, Eugenia, Ester, Clelia, +Leonardo=, _poi i_ =Forestieri= _d’ambo i sessi dal fondo._ + + +ERN. (_Ripigliandosi_). No, Leonardo! io non muoio!... Invece +leggete!... (_Gli dà la lettera del vecchio servo_). Oh Leonardo! + +CORV. Ma no.... sono tuo fratello! (_Intanto dà un’occhiata alla +lettera e resta fulminato_). + +ERN. (_Riavendosi del tutto_). Ah mio Dio! Sei tu? Tu, Rodolfo?!... + +CORV. (_Sempre più disperato di ciò che ha letto_). Sì!... Sono io!... + +ERN. (Ah la mia lettera!) + +CORV. (_Cupo_). (Zitta, vien gente!) + +DOTT. (_Entra premuroso_). + +ANG. (_Lo segue_). + +(_Entrano dal fondo Eugenia; Leonardo da altra parte, Ester e Clelia_). + +(_Intanto tutti hanno circondato Ernesta. Questa si ripiglia un poco, +è sorretta, è fatta alzare, è condotta nelle sue camere da Corvini, +Eugenia e il Dottore_). + +LEON. (_Passeggia turbatissimo_). + +CORV. (_Rientrando da destra, cupo, agitato, si pianta in faccia a +Leonardo_). + +LEON. (_Con accento brusco_). Che diamine vi salta?... Mi lusingo +che non l’avrete con me perchè ho disturbato le vostre passeggiate +misteriose su per i sentieri del monte!... + +CORV. (_Con amatissima e provocante ironia_). Scegliete male il +momento! Perchè sono io che avrei da dire a voi qualche cosa! + +LEON. E che cosa avreste da dirmi? + +CORV. Che siete uno spregevole malvagio! (_Esce dal fondo_). + +LEON. (_Colpito, fra sè_). (Per Dio! ci riparleremo!) (_Esce_). + +(_Si vedono in fondo i forestieri passeggiare come persone che si sono +levate da tavola, ridendo, fumando, ecc._) + +1ª SIGN. Che buon deiunè! + +2ª SIGN. Che vini squisiti! + +2º SIGN. Che sigari di contrabbando. + +CORRISP. E che pettegolezzi di contrabbando da immagazzinare. + + + (_Cala il sipario_). + + + + +ATTO TERZO. + + Salotto nell’appartamento di Eugenia ad Andorno — uscio in fondo — + di qua e di là di questo, finestroni dai quali si vede il paesaggio + — usci laterali — mobili signorili. + + +SCENA PRIMA. + +=Leonardo= _è in scena. Entra da sinistra il_ =Cameriere= _poi_ +=Clelia= _pure de sinistra_. + + +CAM. (_A Leonardo_). La signora contessa viene fra poco, intanto ecco +la signora contessina. (_Esce dal fondo_) + +CLEL. (_Andando incontro a Leonardo_). Oh papà! Già tornato? + +LEON. Sono arrivato stamani alle 6. + +CLEL. Da Torino? + +LEON. Da Torino! + +CLEL. E in questi quattro giorni soli hai combinato tutto? + +LEON. Spero! vedremo! Dov’è mammà? + +CLEL. È in camera. Scrive a Genova alla cugina Ernesta. + +LEON. E che notizie di lei? + +CLEL. Ieri l’altro Rodolfo scrisse a mammà che malgrado il viaggio +stava passabilmente. Egli torna stamani; viene a prendere la roba che +Ernesta, condotta via così improvvisamente da Rodolfo, non ebbe tempo +di prendere con lei. + +LEON. Va bene. + +CLEL. Mi ha scritto da Roma Ester. A proposito. Di’ un po’. Perchè la +mandasti a Roma!? + +LEON. La mandai a Roma per raccogliere delle carte, delle lettere.... +e, specialmente, perchè tu ti occupassi un po’ più di tua madre. Il +matrimonio che ti si offre sarebbe una grande fortuna per te e per me! +Ma ci sono certe difficoltà! E tua madre può contribuire moltissimo a +superarle! E quindi bisogna che tu faccia il possibile per guadagnarne +l’animo: e non sarà cosa punto difficile perchè tua madre ti adora, e +il suo carattere, in fondo, è tanto buono! + +CLEL. Io non ho mai capito perchè siete separati! + +LEON. Ci sono delle cose che alla tua età non si possono capire. + +CLEL. Sarà così proprio. Perchè madamigella mi ha detto che ti +separasti pel carattere aspro, irascibile della mamma; e tu adesso +mi decanti il suo carattere tanto buono!! Tu mi dici che la mamma +mi adora, e mi separasti da lei per mettermi in collegio, poi per +affidarmi a una istitutrice! + +LEON. Posso avere commesso uno sbaglio in un momento di malumore.... + +CLEL. (_Scherzando con garbo e sorridendo_). Eh!... ma papà!... Un +momento di malumore che dura da quattro anni! + +LEON. Insomma, adesso si tratta di renderti favorevole la mamma! + +CLEL. E che cosa dovrei fare? + +LEON. (_Con qualche vivacità_). Occuparti di lei! Stare con lei! Farle +compagnia! Invece non fai altro che leggere i tuoi libri tedeschi. + +CLEL. Imparo il tedesco! + +LEON. E quando scrivi, ogni giorno, delle lettere di sei o otto pagine +a madamigella, impari il tedesco? + +CLEL. Sicuro! Se scrivo in tedesco! + +LEON. Ma tutti i giorni è troppo! + +CLEL. Le scrivi tutti i giorni anche tu? + +LEON. (_Impazientendosi_). Io le scrivo per affari di casa, e non le +scrivo in tedesco! + +CLEL. (_Sorridendo_). Perchè non lo sai! + +LEON. (_C. s._). Insomma, finiamola! E cerca di meritare l’affetto +di tua madre! Perchè, ti farò una confidenza! A facilitare il tuo +matrimonio, potrebbe giovare moltissimo che io mi riconciliassi, che +tornassi a convivere con lei. + +CLEL. E madamigella? + +LEON. Se sposi quel giovine, non avrai più bisogno di istitutrice. + +CLEL. Sicuro! È tanto istruito! penserà lui a completare la mia +educazione. + +LEON. Ecco, ci penserà lui! + +CLEL. (_Guardando al fondo_). Oh guarda, ecco Rodolfo. + + +SCENA SECONDA. + +_Detti_, =Cameriere= _che introduce_ =Corvini=. + + +CAM. Il signor avvocato Corvini. + +CORV. (_Entra_). + +CLEL. Ben tornato, Rodolfo! + +CORV. Ben trovata, cara Clelia; fammi il favore di chiedere a mammà la +chiave delle camere di mia sorella; vengo a raccogliere le sue valigie +e portarle a Genova. + +CLEL. Come sta Ernesta? + +CORV. Non c’è male! + +LEON. (_Seccamente_). Voi ripartite subito? + +CORV. Sì, ho molta fretta. + +LEON. (_A Clelia_). Va a dire a mammà che Rodolfo è tornato. + +CLEL. Ma che diamine avete tutti e due? + +LEON. Nulla, nulla! Va. + +CLEL. Dio! come siete misteriosi! (_Esce da sinistra_). + + +SCENA TERZA. + +=Leonardo= _e_ =Corvini=. + + +LEON. (_Sdegnato e sommesso_). Stavo per venirvi a cercare a Genova. +Bisogna pure che ci parliamo! Non vi immaginerete che la cosa possa +finire così! + +(_Tutta questa scena deve farsi con dialogo concitato, ma sempre a +bassa voce_). + +CORV. È inutile che parliamo! Non avete trovato padrini perchè nessuno +vuole immischiarsi di uno scontro fra due cugini germani? E ciò che +volete dirmi? + +LEON. (_Vivamente_). Padrini se ne trovano sempre e io li ho trovati. + +CORV. Ebbene, se voi li avete trovati, io non li ho neppure cercati! +Uno scontro fra noi due è impossibile! Potete fare e dire quello che +volete! Ma io non vi darò, ne accetterò nessuna soddisfazione! + +LEON. Ma se la soddisfazione è impossibile, potrò almeno esigere una +spiegazione! + +CORV. Non vi darò nessuna spiegazione! + +LEON. E perchè? + +CORV. Perchè non posso — perchè mi ripugna! + +LEON. (_Con forza_). Ma, viva Dio! Fra noi due c’è sicuramente un +malinteso, un equivoco, qualche cosa che non riesco a spiegarmi! Se +fossi stato io a provocare voi.... + +CORV. Avreste compromessa la riputazione di una donna onesta, della +madre di vostra figlia, di vostra moglie!... + +LEON. Ma insomma, si capirebbe il perchè!... Ma una provocazione +da parte vostra?! Lì, così, senza una ragione, senza un pretesto +immaginabile? Siamo in un luogo dove le persone non hanno di meglio +che i pettegolezzi per passare il tempo. Il dottore mi ha detto +or ora che da tre giorni non si parla d’altro che di noi due — e +tutti cercano, spiano, almanaccano! Diamo almeno a questa gente una +spiegazione plausibile, che soddisfaccia le curiosità maligne da cui +siamo circondati! Facciamo almeno in modo di restare esposti a queste +curiosità noi due soli, noi che siamo uomini e possiamo disprezzare le +maldicenze — e occorrendo, rintuzzarle, costringerle al silenzio! + +CORV. Ebbene.... se volete diremo che io cedetti a un impeto di +dispetto per la vostra condotta! + +LEON. (_Con forza_). Per la mia condotta?! + +CORV. (_Con pari impeto_). E vi pare forse che la vostra condotta sia +quella che conviene a un uomo, come voi, marito — separato sia pure — +ma marito! ma padre! + +LEON. (_Impazientito_). Ah siete sublimi voi altri uomini di +professione virtuosi! Così un marito, perchè separato, deve anche +essere un anacoreta! E a che pro poi? Le macerazioni non bastarono +a liberare un anacoreta famoso, vecchio e santo dalle tentazioni +dell’eterno femminino! E allora! Marito, padre, fin che volete! Ma +non ho che 42 anni e non voglio macerarmi e non aspiro ad essere +santificato! Oh dunque? Che cosa farà un povero diavolo di marito +separato? Sedurrà? S’incanaglierà? Voi, di professione virtuoso, quale +di queste due soluzioni avreste preferita? + +CORV. (_Con forza_). Non avrei preferito quella terza di una scurrile +ipocrisia! + +LEON. (_Con fuoco_). Vale a dire? + +CORV. (_Sdegnoso_). Andiamo! L’istitutrice alla figlia! + +LEON. (_Scuote le spalle con disprezzo; e tra i denti_). O pedanterie! + +CORV. (_Sdegnosissimo_). Oh avete il cinismo di dire pedanterie? +Allora, poichè lo volete, vi dirò che non avrei preferito mai la +soluzione del violare i vincoli dell’ospitalità e del sangue! + +LEON. (_È colpito_). + +CORV. (_Crescendo d’impetuosità sdegnosa, continua_) .... sino a +compromettere la riputazione.... a distruggere la gioventù, la salute +di una donna! sino a dover ringraziare la morte d’aver soppresso una +tremenda testimonianza! + +LEON. (_Sbigottito, incerto_) .... Che volete dire? + +CORV. (_Con solenne mestizia e terribile rimprovero_) .... Il vostro +bambino è morto! + +LEON. Morto!? + +CORV. E dopo ciò, chi volete che compromettiamo con un duello? Vostra +moglie, o mia sorella? + + +SCENA QUARTA. + +_Detti_, =Eugenia= _dal fondo_. + + +EUG. (_Entra, vede il contegno irritato dei due, si ferma_). + +CORV. (_Continuando, a Leonardo rimasto colpito_). Scegliete!... La +scelta è degna di voi! + +EUG. (_Avanzandosi vivamente_). Quale scelta? + +CORV. (_Cercando di dissimulare_). Nulla.... nulla! + +EUG. (_A Leonardo con vivacità_). Parlate voi!... Cosa c’è? Siete lì +che sembrate interdetto, allibito!? + +LEON. (_Sforzandosi di ripigliarsi_) .... Ma no, non sono nè +interdetto, nè allibito!... + +EUG. E non vedete che non trovate modo di rispondermi, nè l’uno nè +l’altro?... Ma parlate, in nome di Dio! Io esigo di sapere la verità! + +CORV. Ebbene, ecco.... fu a proposito.... — Voi troverete frivola +la causa di quel mio momento di sdegno — fu una quistione.... +giornalistica... È corsa sui giornali la voce che certe corrispondenze +politiche da Roma a un giornale di Berlino, fossero di un deputato +che ha credito, che ha seguito alla Camera italiana.... e ciò era +censurato.... e da qualcuno s’insinuava che il deputato corrispondente +fosse Leonardo.... Io gliene avevo fatta parola, esortandolo a smentire +quella diceria. — Leonardo s’era rifiutato.... — Di qui quel mio +momento di sdegno. + +EUG. (_Un po’ incredula, a Leonardo_). È veramente così? + +LEON. È così. + +EUG. E.... non vi batterete?! + +LEON. No!... Non ci batteremo! + +EUG. (_A Leonardo_). Sul vostro onore? + +CORV. (_Subito_). Sul mio onore! + +EUG. Non so.... vi veggo così turbati!... tutti e due! + +CORV. Sapete.... il pensiero di mia sorella!.... che è sua cugina!... +(_Fissando Leonardo con intenzione_) E io ho fretta di rivederla! + +EUG. (_Fissandoli ancora — a Corvini_). Eccovi la chiave! + +CORV. Grazie. E a rivederci.... Verrò a salutarvi prima di partire. +(_Parte commosso_). + + +SCENA QUINTA. + +=Eugenia= _e_ =Leonardo=. + + +EUG. Vi prego, Leonardo! Ditemi che cosa c’è? Il contegno di +Rodolfo.... il contegno vostro.... + +LEON. Rodolfo vi ha spiegate le sue inquietudini.... + +EUG. Ma voi? voi? + +LEON. Ebbene, vi spiegherò le mie inquietudini! + +EUG. Sentiamo — dite! + +LEON. (_Dopo breve pausa, come per raccogliere le idee_). Cara +Eugenia.... La mia posizione è molto, molto compromessa — politicamente +— e.... economicamente! + +EUG. (_Fa un movimento di sorpresa e amarezza_). + +LEON. Risparmiatemi, vi prego, i vostri rimproveri! Conosco i miei +torti verso di voi.... + +EUG. Non vi accuso che di un torto solo! + +LEON. Quale? + +EUG. Ve lo dirò poi! — Adesso continuate! + +LEON. (_Altra breve pausa, c. s._). Mi sono arrischialo in alcune +speculazioni! — Ho avuto tutte le maledizioni contro di me!... E sono +quasi alla vigilia di un disastro!... Se questo avvenisse, fra le altre +umiliazioni, avrei quella di dovermi dimettere da deputato! + +EUG. Mio Dio! + +LEON. Voi potreste giovarmi! + +EUG. Io!? + +LEON. Mi si presenta l’occasione di uno splendido matrimonio per nostra +figlia.... + +EUG. (_Con amarezza_). Finalmente me ne parlate! E io doveva sentirmene +parlare da mia figlia prima di saperne nulla da voi! + +LEON. Clelia avrà ricevuta qualche confidenza dalla istitutrice.... + +EUG. Benissimo! L’istitutrice era informata; la madre no! + +LEON. Non ho voluto parlarvene prima, perchè la cosa incontrava delle +difficoltà gravi — e che vi avrebbero amareggiata! + +EUG. Quali difficoltà? + +LEON. Principalissima, l’opposizione del padre. — Il giovine ha +vent’otto anni ed è oramai padrone di sè; ma non avrebbe mai voluto +accasarsi senza l’approvazione di suo padre. + +EUG. Concepisco ottimo concetto di quel giovine. + +LEON. È un giovine egregio, infatti. — È coltissimo, è già avvocato; ha +fatto una pingue eredità.... + +EUG. Va bene; e il motivo dell’opposizione del padre? + +LEON. Il padre è.... + +EUG. Lo so, è il commendatore Carenzi! + +LEON. Sapete? È un uomo all’antica; con idee austere; fra le quali ha +questa: Se una fanciulla — egli dice — deve diventar mia nuora voglio +conoscere da che famiglia esce; voglio accertarmi che esca da una +famiglia regolare.... + +EUG. (_Con dolore_). E fu lui che ci separò! + +LEON. Questa circostanza non ci nuoce. Egli riconosce che fu +una separazione consensuale, la quale non alterò i nostri buoni +rapporti.... — Ma non gli basta! — L’avvocato Gambardi, vecchio amico +del Carenzi e mio, si è intromesso ed ha ottenuto una adesione dal +Carenzi; ma condizionata. + +EUG. E quale sarebbe la condizione? + +LEON. Ecco quello che mi ha fatto esitare a parlarvi di questo +matrimonio! + +EUG. Credo di capire! Egli vuole la nostra riconciliazione!? + +LEON. .... Voi ricusate? + +EUG. (_Dopo un momento, fra sè_). (Riavrei mia figlia!) + +LEON. Debbo aggiungere che il Carenzi chiede di avere un colloquio +con noi due per chiarire bene e personalmente le nostre disposizioni, +assicurarsi della sincerità dei nostri sentimenti per una +riconciliazione seria, e stabile. + +EUG. (_Con amarezza_). Un interrogatorio!... Come quando ci separò! + +LEON. Vi ho detto le gravissime circostanze che mi hanno fatto passar +sopra ad ogni considerazione, e mi hanno indotto a parlarvi. — E.... +ancora una cosa. Pare che il Carenzi sia male prevenuto contro di +me!... ma forse.... un po’ d’indulgenza da parte vostra.... Vi ho detto +che non nego i miei torti..., + +EUG. E io vi ho detto che per me avete avuto un torto solo! + +LEON. Quale? + +EUG. Chiamate Clelia! (_Essa è agitata_). + +LEON. (_Suona il campanello_). + + (_Entra il cameriere_). + +CAM. Comandi. + +LEON. Pregate mia figlia di venir qui da sua madre. + +CAM. Bene. (_Esce_). + +LEON. Qual è dunque il torto di cui mi fate maggior accusa? + +EUG. È quello di non avere custodita, alimentata sempre la tenerezza +di Clelia per me! Di avere permesso che il suo amore mi fosse usurpato +da quella donna! — Oh! Dio, Dio! (_Essa ha uno scoppio di ira e +dolore_). Quando io penso che quella donna può appoggiare le sue labbra +di mantenuta — sì, di mantenuta! — sul volto della mia creatura, +io mi domando, baciando mia figlia, dove deporrò i miei baci senza +insudiciarmi! + +LEON. Eugenia!... + +EUG. (_Continuando esasperata, poi commossa_). E quando ricevo gli +abbracci freddi, cerimoniosi di Clelia — e penso al tempo che l’avevo +con me — penso alle sue carezze allora così tenere, così espansive, +così ardenti! — Ogni momento mi saltava al collo, mi abbracciava +stretta stretta, mi tempestava di baci!... E mi diceva mille nomi +uno più dolce più soave dell’altro!... povera cara!... (_Piange +disperandosi_). + + (_In questo entra Clelia_). + +CLEL. Eccomi, mamma! + +EUG. (_Vinta dalla tenerezza materna, la piglia per le mani, l’attira +a sè, l’abbraccia, la bacia e intanto parla così:_) Ah! vieni, +cara.... adorata creatura mia!... Perchè ti adoro sempre, sai!... Ah! +abbracciami!... baciami, come facevi una volta! Ti ricordi? Quando mi +stringevi fra le braccia.... a rischio di soffocarmi?... + +CLEL. (_Commossa abbraccia e bacia Eugenia_). Sì, mamma!... Sì, cara +mamma! + +EUG. (_Al colmo della gioja_). Oh grazie!... grazie!... +(_Carezzandola_). E non dubitare, sai! — Il babbo mi ha detto tutto! e +io farò tutto quello che il tuo babbo mi ha detto!... — Purchè tu sia +felice!... E lo sarai, non è vero? + +CLEL. Oh tanto felice!... Era appunto quello che stavo scrivendo adesso +a madamigella! + +EUG. (_Con un atto di nervosità_).... Allora.... Vai.... vai a finire +la tua lettera. + +CLEL. Mamma, sei in collera? + +EUG. No, no: non sono in collera. + +LEON. Così, cara Eugenia, siamo intesi. — E siccome mi preme di +definire la cosa entro domattina, io torno subito a Biella per partire +col primo treno per Torino. + +EUG. Va bene. + +LEON. E se poteste domani o dopo domani essere a Torino anche voi.... + +EUG. Vi sarò dopo domani al più tardi. + +CLEL. Papà, lasciami venir teco a Torino! + +LEON. A che fare? + +CLEL. È tanto tempo che non vedo Torino! + +LEON. Ci verrai dopo domani colla mamma. + +EUG. No, no; contentala. — Tanto, qui, non potrei molto occuparmi di +lei, con tutte le brighe dei bagagli, delle valigie.... + +LEON. Clelia potrà aiutarvi. (_Fa cenno a Clelia_). + +CLEL. (_Veduto il cenno del padre_). Sì, si, mamma!... Scusami, sono +una sciocca alle volte! e me ne accorgo, sai! — Scusami! resto con te! +resto con te! + +EUG. Se ti fa piacere!... + +CLEL. Sì, tanto! E fa piacere anche al babbo — anche or ora — mi +raccomandava di.... (_Si ferma a un gesto di Leonardo_). + +EUG. Grazie, carina. (_Con mesto sorriso un po’ sardonico_). + +CLEL. (_Ad Eugenia_). Allora io torno in camera; vado a finire la mia +lettera per Ester — chè ho tante cose da dirle!... (_correggendosi_) +— che non so neppure se gliele dirò.... ma in caso, poco male.... +finirò la lettera a Torino.... o non la finirò!... che sarà poco male! +— Dunque, buon viaggio, papà! A rivederci a Torino! — Un bacio, mamma! +(_Via_). + +LEON. Compatitela, è un po’ leggera. + +EUG. La compatisco. + +LEON. (_Suona_). + +CAM. Comandi. + +LEON. Vorrei una carrozza per Biella. + +CAM. C’è l’omnibus già pronto: sta per partire. + +LEON. Va bene; vengo subito. + +CAM. (_Esce_). + +LEON. (_Ad Eugenia_). A rivederci a Torino. E.... grazie. (_Le stringe +la mano_). + +EUG. A rivederci. + +LEON. (_Esce_). + + +SCENA SESTA. + +=Eugenia= _poi il_ =Cameriere=. + + +EUG. (_Guardando mestamente verso il fondo_). Quella figliuola! Non le +importa niente neanche di Ester!... Ed è rimasta meco — ha sacrificata +la sua frivola curiosità di Torino, perchè suo padre le aveva +raccomandato!... + +CAM. (_Con un plico e vari giornali spiegati_). Per la signora Contessa. + +EUG. (_Prende il plico e accenna al Cameriere di mettere i giornali sul +tavolo_). Mettete là! + +CAM. (_Eseguisce ed esce_). + +EUG. (_Guarda il plico distrattamente e lo getta sul tavolo_). Ha +avuto un minuto di espansione... un risveglio momentaneo della sua +tenerezza per me.... ma è stato proprio un lampo! Cuore avvizzito!... +Ambizione, egoismo, leggerezza!... educazione completa! (_Ancora +distrattamente guarda, poi apre il plico_). Da Roma.... — Riavendola +con me, chi sa? (_Trae dal plico varie lettere di differenti formati e +sigillate; e trova un foglietto di lettera senza busta; essa è sempre +col pensiero ad altro_)... Oh se fossi ancora in tempo a riscattare +il suo cuore! (_Guarda il foglietto e legge la firma_). “ESTER.” +Ester che mi scrive?! (_Legge e accompagna la lettura con sorrisi +sardonici_). “Gentilissima signora contessa. — Non sapendo dove il +di lei signor marito si trovi, mando a lei le lettere che ho raccolte +qui all’indirizzo di lui. — Ne troverà una che porta il nome col quale +egli firma certe politiche corrispondenze da Roma a un giornale “di +Berlino....” Ah! le corrispondenze biasimate da Corvini!... “Debbo +però avvertirla che il fatto di queste corrispondenze è cosa molto +delicata e che il signor Conte non ama che si conosca chi è il Giorgio +Lakmann che scrive a Berlino.” Giorgio Lakmann! (_Cerca e trova la +lettera; l’osserva, la riconosce e grida_). Dio! Dio! ma questa è la +lettera di Ernesta!... è la sua scrittura!... era per Leonardo!... +Leonardo.... l’amante di Ernesta!... E il bambino!... il bambino +morto!... Ah Dio! — reggetemi il cervello!... C’è da impazzire!... E +io stupida!... stupida ingenua!... (_Guarda la lettera sempre fuori +di sè_). Ah Dio! se l’aprissi!... No, no! — Basta la soprascritta!... +È un bel documento!... (_La pone in tasca_).... un bel documento per +giustificarmi d’essermi vendicata! E mi vendicherò! Ah Dio! Se mi +vendicherò! (_Entra nelle sue camere_). + + + (_Cala la tela._) + + + + +ATTO QUARTO, _ed ultimo_. + + Ricco salotto in casa di Eugenia, a Torino. — Porta in fondo, usci + laterali, sofà, poltrone, sedie, tavolini, consolles; il tutto + ricchissimo ed elegante. + + +SCENA PRIMA. + +=Giovanni= _servo della contessa Eugenia, poi_ =Corvini=. + + +GIOV. (_Mettendo in ordine il salotto, va parlando con malumore_). Ah +che miseria essere al servizio d’una signora separata dal marito! Ogni +terzo giorno un nuovo fatto storico! Che cosa bolla in pentola adesso +non lo so; ma è certo che un qualche pasticcio va cuocendo! + + (_Entra Corvini dal fondo introdotto da altro domestico + che parte subito_). + +GIOV. (_Vedendolo_). Oh signor avvocato! + +CORV. La contessa? + +GIOV. È arrivata qui a Torino un’ora fa. Vado ad annunziarlo. + +CORV. Sì, grazie! + +GIOV. (_Esce da sinistra, poi torna_). + +CORV. Sono nella più grande impazienza di sapere che cosa c’è di +nuovo!... Ah, eccola. + + +SCENA SECONDA. + +=Corvini, Eugenia= _da sinistra_. + + + (_Giovanni la segue ed esce dal fondo_). + +CORV. (_Stringendo la mano ad Eugenia_). Cara Eugenia! + +EUG. Caro Rodolfo! (_Essa è agitatissima, benchè cerchi di serbarsi +calma_). + +CORV. Toglietemi subito dalla penosa incertezza in cui mi avete messo +col vostro telegramma! + +EUG. Sedete! (_Siede_). + +CORV. Ma che cosa c’è, che cosa avete? (_Siede_). Vostra figlia adesso +è con voi.... + +EUG. Mia figlia?! Ma che?! — È stata qui or ora a pigliarla la cara +Ester! + +CORV. Ester?! Ma non partì da Andorno per Roma? + +EUG. Certo! E da Roma mi scrisse cinque giorni fa mandandomi ad Andorno +in un plico raccomandato le lettere trovate a Roma per Leonardo! + +CORV. Essa non sapeva dove si trovava Leonardo? + +EUG. (_Sardonica_). Lo sapeva tanto bene che, appena impostato il +plico, partì per raggiungere il suo Leonardo qui a Torino! + +CORV. Calmatevi, vi prego! Calmatevi! Ditemi piuttosto che scopo +supponete nella Ester mandandovi le lettere per Leonardo? + +EUG. Uno scopo di malvagità raffinata! Mettere nelle mie mani una certa +lettera con falso indirizzo, spiegandomi però che quel falso indirizzo +era il pseudonimo di mio marito. + +CORV. Per le sue corrispondenze con Berlino? + +EUG. (_Sempre sardonica_). Il male è che quella lettera era stata +impostata ad Andorno! + +CORV. (_Fra sè_). (Ah mio Dio!) E voi avete aperta quella lettera? + +EUG. È ciò che l’Ester calcolava che io avrei fatto! — Ma invece +eccovi qua la lettera.... (_La trae e la fa vedere a Corvini_). +Vedete, è intatta. (_La ripone_). Non avevo bisogno di commettere una +indiscrezione! Conoscevo la lettera! + +CORV. (_Fra sè_). (Mio Dio! Mio Dio!) Ma.... posso chiedervi?... + +EUG. Nulla! — Non chiedete nulla! — Quello che posso dirvi è che quella +Ester ha raggiunto uno scopo che oltrepassa le sue basse intenzioni. + +CORV. E queste intenzioni?... + +EUG. Sventare un certo progetto di riconciliazione! + +CORV. Tra voi e Leonardo? + +EUG. Capirete che Leonardo, nelle sue intimità con colei, non le +avrà potuto dissimulare che a questa riconciliazione è condizionato +il matrimonio di mia figlia! E alla Ester non accomoda questa +riconciliazione! Che stupida! Come se una moglie spregiudicata come +oramai sono io, ve lo giuro! — non sapesse riconciliarsi col marito, e +conservare intiera la propria libertà, di sentimenti, di passioni!... +e senza fare scandali, senza autorizzare pettegolezzi, godersi la vita! +Quante altre signore fanno così! + +CORV. Eugenia!... È la prima volta, che vi sento esprimere pensieri +così strani!... Voi, voi contentarvi di non autorizzare pettegolezzi? + +EUG. E non è questa la grande, l’unica preoccupazione delle persone che +si rispettano? — E che sono rispettate, onorate? — Guardate mio marito! +Eccolo là, rispettato, onorato, onorevole perfino! — Voi stesso, io +stessa, — se per l’addietro io avessi avuto le teorie immorali di +cui adesso vi scandalizzate, noi due si sarebbero fatte le cose con +prudenza, con precauzione — e saremmo rispettati e onorati — ma voi +sareste il mio amante! (_Si alza_). + +CORV. Eugenia!... (_Sottolineando le parole e alzandosi_). Non lo sono +stato per merito della vostra virtù! — Non lo sarò mai quand’anche un +delirio d’indignazione, una febbre di vendetta potessero per un momento +pervertire la vostra nobile anima!... Vedete? Per noi uomini, l’onestà +di una donna.... oh pur troppo! ci pare sempre qualcosa di meno della +nostra passione.... qualche volta anche del nostro capriccio!... +della nostra vanità! Non ci facciamo scrupolo d’insidiarla!... ci +facciamo un vanto, una gloria di averne trionfato!... Ma capita il +giorno che questa onestà, questa santa virtù femminea, ci si presenta +sotto tutt’altro aspetto! — Non è più l’ostacolo frivolo e fastidioso +dei nostri trasporti sensuali!... vediamo invece che è un tesoro +prezioso da rispettare, da far rispettare dagli altri! Vediamo allora +che l’onestà è la suprema gentilezza della donna; e i nostri impeti +maschili ci appaiono villani e ne sentiamo vergogna e ribrezzo! — +Ponete un figlio di fronte a una accusa di colpa di sua madre!... +ponete un fratello!... (_Si commuove_) un fratello, o Eugenia, di +fronte alla scoperta della colpa di sua sorella!... che una sorella +ci è cara e sacra come la madre! — E Ernesta mi fu raccomandata dalla +madre nostra! E questa, morendo, mi disse, amala, come hai amato +me! — E alla mia tenerezza di figlio fu uguale la mia tenerezza per +Ernesta!... E la credevo virtuosa, pura come mia madre.... come voi!... +E invece! Oh mio Dio! + + (_Una pausa._) + +EUG. (_Commossa_). Povero Rodolfo! Voi sapete? + +CORV. (_Angosciato_). Sì! — E come conosco adesso che celeste aureola è +l’onestà alla fronte di una donna amata! + +EUG. Questa aureola, ve le confesso, ho avuto la tentazione di +strapparmela via con le mie mani!... Ma poi ho pensato alla mia +figliuola; a cui debbo trasmetterla intatta! Quanta virtù insegna +l’essere madre! + +CORV. E che intendete di fare? + +EUG. Rifiuterò di riconciliarmi, invece farò processo a Leonardo perchè +il Tribunale lo dichiari indegno di tenere mia figlia e lo obblighi a +darla a me. + +CORV. (_Impensierito_). Pensateci bene! Sarà uno scandalo.... + +EUG. A carico mio, no! Sarà a carico di mio marito! Peggio per lui! +Bene inteso che non vi ho chiamato perchè siate il mio patrocinatore +contro vostro cugino. Ma voi potete suggerirmi persona competente, +autorevole, raccomandarmi, appoggiarmi. + +CORV. Eugenia, badate.... — E non è per voi che vi prego di +pensarvi!... In un processo non si sa mai che cosa possa nascere!... +Sarà chiamata la cara istitutrice!... Sappiamo noi che gravi +rivelazioni possa fare colei? Quali altre persone possano da colei +essere compromesse? + +EUG. (_Resta colpita, pensosa_).... Vi capisco! — Ma è terribile la +mia posizione!... perchè infine io voglio avere mia figlia! Non voglio, +non posso lasciarla in quello sconcio ambiente! Spero di essere ancora +in tempo a rifarne il cuore, il carattere, prima di avventurarla fra +i pericoli che circondano una sposa giovinetta, inesperta!... E per +ottenere ciò sono a questo bivio; o riconciliarmi con un uomo che +mi è odioso oramai in un modo invincibile, o fare un processo che +involgerebbe nel medesimo scandalo, col nome di una femmina spregevole, +il nome.... + +CORV. (_Cogli occhi a terra, dolorosamente_). Il nome di mia sorella!... + +EUG. (_Impedendogli subito di finire_). Il vostro nome, Rodolfo! sul +quale cadrebbe un riverbero sinistro.... che voi non avete meritato +voi!... (_Pensa, poi si decide_). Tenete; distruggerete voi questa +lettera! (_Gliela dà_) o la restituirete.... a chi l’ha scritta! E +io.... mi rassegnerò... mi riconcilierò! (_Con penosa rassegnazione_). + +CORV. (_Commosso_). Grazie per me e per mia sorella! + +EUG. (_Subito_). Per voi! Per voi solo! + + +SCENA TERZA. + +_Detti_, =Clelia= _e_ =Leonardo=, _poi_ =Giovanni=. + + +CLEL. (_Di dentro, poi fuori_). Mamma!... Mamma!... (_Entra correndo_). + +EUG. (_Abbracciandola e baciandola_). Sei già tornata? + +LEON. Buon giorno, Eugenia! (_Stendendo la mano per stringere quella di +Eugenia_). + +EUG. (_Occupata a togliere il cappellino a Clelia accarezzandola evita +di stringere la mano a Leonardo_). Vi saluto, Leonardo. + +LEON. Oh! Rodolfo!? + +EUG. L’ho pregato io di venire da me. Egli fu, con l’avvocato Gambardi, +l’altro avvocato che ci assistette nella separazione; e ho desiderato +che fosse qui anche per la riconciliazione. + +CLEL. (_Ad Eug._). Oh, a proposito; guarda che il commendatore Carenzi +sta per arrivare qui anche lui, — lo ha scritto or ora al babbo. — Noi +non abbiamo fatto che accompagnare madamigella alla stazione, perchè +essa era venuta a Torino per salutarci.... perchè va a Milano, anzi in +Brianza.... per cui l’abbiamo imbarcata sul treno e siamo subito corsi +da te. + +EUG. E il signor Carenzi sta per venire? + +LEON. Siccome mi aveva detto che era molto pressato dai suoi affari, +gli ho scritto che se voleva favorire subito, subito si sarebbe parlato +e combinato. + +CLEL. Dunque eh? Riconciliazione! Che piacere! Sarò la prima fra le mie +amiche che si fa sposa!... + +EUG. Ma, bambina mia, non c’è nulla ancora di stabilito. + +CLEL. Il papà mi ha detto che colla vostra riconciliazione, tutto è +fatto! + +LEON. Speriamo — ma ancora non è cosa sicura! + +GIOV. (_Dal fondo annunciando_). Il signor commendatore Carenzi. + +LEON. (_Andando ad incontrarlo_). Avanti, avanti il nostro signor +commendatore. + + (_Entra Carenzi — Giovanni si ritira_). + + +SCENA QUARTA. + +_Detti_, =Carenzi=. + + +(_Clelia si pone presso Eugenia con aria gentilmente modesta e fa +insieme ad Eugenia la sua riverenza al Carenzi_). + +CAREN. (_Va dritto con gran compostezza ad Eugenia_). Signora contessa, +il mio rispetto! + +EUG. Signor commendatore! (_Gli stringe la mano_). + +CAREN. (_A Leonardo_). Onorevole signor Conte. (_Gli stringe la mano, +poi a Corvini_). Caro avvocato! (_Stringe la mano anche a lui_). Che +notizie della signora marchesa sua sorella? + +CORV. Discrete!... L’ho condotta a Genova. + +CAREN. Ah meglio così. L’aria di mare le farà bene. (_Ad Eugenia_). +Questa è la sua signorina? + +EUG. Sì, mia figlia. + +CAREN. Ebbi il piacere di vederla a un ballo del nostro prefetto. E +quella sua signora istitutrice? + +CLEL. (_Con aria modestissima_). Papà l’ha lasciata andare in Brianza. + +CAREN. Ah! meglio così! Eccellente l’aria della Brianza. — E intanto +lei resta qui, eh? + +CLEL. (_C. s._) Sì signore. Resto a Torino con mammà. + +EUG. (_Carezzando Clelia_). Meglio così! + +CAREN. (_Con leggerissimo sorriso_). Stavo per dirlo anch’io. È un mio +intercalare! + +EUG. (_A Carenzi_). Ma, la prego di accomodarsi. + +CAREN. Grazie. — Ma siccome non posso trattenermi che un momento +solo.... + +EUG. (_Sorpresa_). Un momento solo?! + +CAREN. Ma, sì. Mi basta di dire una parola all’onorevole Leonardo.... +eppoi bisogna che vada.... debbo partire.... + +LEON. (_Sorpreso_). Una parola a me?! + +CAREN. Non si tratta che di mostrarle certe carte.... Vogliamo passare +nel suo studio? + +EUG. (_Garbatissima_). Perdoni; per ora le abitazioni sono ancora +separate! — Questa è la mia abitazione. (_A Clelia_). Vai di là, +carina. + +CORV. (_A Clelia_). Vengo con te, cuginetta. + +CLEL. (_Va a Carenzi e fa una riverenza gentile e modesta, volendogli +baciare la mano_). Permetta. + +CAREN. (_Con lieve sorriso e cortese_). Ah no, non permetto! Non sono +ancora.... monsignore! + +CLEL. (_Ad Eugenia piano_). (Mamma, mi raccomando!) (_Piano a +Corvini_). (Andiamo qua nel gabinetto!) + +CORV. (_Saluta ed entra a destra con Clelia_). + + +SCENA QUINTA. + +=Eugenia, Carenzi, Leonardo.= + + +CAREN. (_Ad Eugenia_). Io parto per Ivrea. Se la signora Contessa ha +comandi.... + +EUG. Scusi, ma io, se permette, intenderei di rimanere. + +LEON. (_Un po’ vivamente_). Ma, cara Eugenia, se il signor +Commendatore.... + +EUG. (_Con garbata fermezza_). Il signor Commendatore ha voluto +favorirmi d’una sua visita, in casa mia, per uno scopo che non è un +mistero per nessuno di noi tre.... Così almeno mi piace di credere! +oppure m’inganno? + +CAREN. (_Cortese sempre_). No, signora Contessa, in massima, non +s’inganna. + +EUG. (_Sempre garbata ma dignitosa_). E allora?... Parliamo un po’ +chiaro! Si tratta delle simpatie reciproche fra il di lei figlio e la +figlia nostra! Il signor Commendatore ha posto per condizione al suo +assenso la nostra riconciliazione; noi abbiamo accettato e il signor +Commendatore mi favorisce d’una sua visita per udire confermare da mio +marito e da me il nostro impegno di riconciliarci. Eccoci qui, Leonardo +e io, pronti a confermare il nostro impegno; e io pregherò l’avvocato +Corvini di formulare per iscritto, se occorre, la riconciliazione. Non +capisco quindi quali cose il signor Commendatore abbia da dire a mio +marito, senza di me. + +CAREN. Cara signora, che vuole?... Sopraggiungono alle volte dei fatti +nuovi.... + +LEON. Dei fatti nuovi?... + +CAREN. (_Continuando_). Dei quali avrei preferito non parlare che al +signor Conte solo. + +EUG. Ma quali fatti nuovi? + +CAREN. (_Pensa, poi si decide_). La signora Contessa mi dispensa +assolutamente dal riserbo che volevo impormi? + +EUG. (_Con fermezza_). La dispenso. (_Invitandolo a sedere_). Si +accomodi. (_Siede_). + +CAREN. Come comanda. (_Siede_). + +LEON. (_Siede preoccupato e curioso_). (Che diamine sarà?) + +CAREN. Ecco, vede, signora Contessa; io confesso che il mio modo di +pensare non è all’altezza dei tempi, e non me ne scuso, perchè non +me ne pento, anzi me ne vanto. Io sono all’altezza dei tempi dei +miei vecchi e non ho mai sentito il bisogno di scendere all’altezza +dei tempi moderni. Per cui, come dissi all’onorevole Leonardo, per +accettare una nuora esigo di conoscerne i genitori; perchè i genitori +hanno sempre i figli che si sono meritati. + +EUG. (_Dopo un movimento di dolore_). Continui. + +CAREN. Dunque, ecco qua. Il mio servitore, poco fa, portandomi il +biglietto del signor Conte per questo abboccamento, m’ha portato +anche altre carte, e tra queste un giornale di Roma, a cui non +sono associato. L’ho aperto e vi ho trovato una colonna e mezza di +corrispondenza, segnata in margine con lapis rosso! Ho letto. La +corrispondenza era da Andorno. + +EUG. e LEON. (_Fanno un movimento di penosa curiosità_). + +CAREN. La corrispondenza aveva in testa un sommario. E il sommario. +(_Trae un giornale e lo spiega_) ecco.... dice così: (_Legge_) +“Scandali aristocratici subito dissimulati. Una dama che si perde +su per un monte. Commenti della conversazione uditi dal marito. Sue +confidenze ad una signora: non può battersi perchè non si trovano +padrini! Tutti si fanno un dovere di non sapere quello che sanno!” + +EUG. (_Sta fissando Leonardo con qualche orgasmo dissimulato_). + +LEON. (_Scuote le spalle sprezzantemente_). + +CAREN. Anch’io, qualche volta debbo rassegnarmi a questo dovere; mi +rassegno a stringere la mano di un qualche gran banchiere un pochino +ladro, a qualche gran dama passabilmente peccatrice!... Come si fa? +Hanno sempre salvato le apparenze! Ma oggi si tratta di mio figlio, +della compagna con cui continuerà il mio nome! il mio nome senza una +macchia! + +LEON. (_C. s._). Mi scusi, ma in quella corrispondenza io proprio +non ci vedo altro che uno dei soliti pettegolezzi maligni e sciocchi! +sciocchi, specialmente! Capirà! Quel duello che non ha luogo perchè non +si trovano padrini! + +CAREN. Non mi sarebbe sembrato serio, neppure se si fossero trovati! +Dopo l’invenzione della sciabola con cui non si fa che tagliare una +fetta d’avversario, eppoi stringergli la mano, il duello ha molto +perduto della sua serietà tragica. Ciò che ha per me molta importanza +è quello che si dice qui nella corrispondenza (_spiega il giornale_) +nella quale si parla di un bambino d’ignota provenienza.... + +EUG. (_Fissa con maggiore intensità Leonardo_). + +LEON. (_Si frena a stento_). + +CAREN. (_Continuando dopo una rapida occhiata ai due_). Il quale +bambino si vocifera che fosse lo scopo della passeggiata misteriosa +della signora.... + +EUG. (_C. s._). + +LEON. (_Alzandosi vivamente_). Basta così! Non posso permettere la +continuazione di questo colloquio! + +CAREN. (_Alzandosi, con gravità_). Avevo chiesto di parlare a lei solo! +E aggiungo che senza le preghiere ardenti, insistenti di mio figlio, +avrei risparmiato a loro — e a me! il disgusto della mia visita. + +LEON. Accetto questa spiegazione, e considero come non avvenuto il +discorso fatto da lei adesso. (_S’inchina con atto di congedo_). + +CAREN. (_Si inchina e fa un passo per uscire_). + +EUG. (_Seduta c. s. con ostentata freddezza_). C’è una difficoltà, +Leonardo. — Non intendo io di considerarlo per non avvenuto! E v’invito +a rilevarlo e a rispondere come v’impone la lealtà, come esige l’onore +di vostra moglie! + +CAREN. (_Presta viva attenzione_). + +LEON. (_Sdegnoso_). Dal momento che io accondiscendo a riconciliarmi +con voi, mi pare che io dia una prova sufficiente... + +EUG. (_Sedata, interrompendo, a Carenzi_). È una prova sufficiente? + +CAREN. ... Ma! Eh, eh...! + +EUG. (_A Leonardo_). Lo vedete? — Ora io non permetterò che questo +signore esca di casa mia senza avervi udito smentire formalmente le +insinuazioni infami di quella corrispondenza!... della quale, badate, +saprei forse denunciarvi la scrittrice! La scrittrice, intendete? + +LEON. (_Sdegnoso, c. s._). Smentite voi tutto quello che volete! Io non +voglio altre scene, altre pubblicità! + +EUG. (_Levandosi_). Allora le voglio io! (_A Carenzi_). Senta, caro +signore: Io mi rassegnai per non fare della mia casa un teatro di scene +violente e sconce — con una sola spettatrice, mia figlia! mi rassegnai +a tutti i dolori, a tutte le amarezze, a tutte le umiliazioni di una +donna separata — d’una mal maritata, com’ella disse! Ma rassegnarmi +a questo che mia figlia sia creduta figlia di una madre disonesta! Ah +no! (_A Leonardo_). Voi non volete smentire? Vi potrei opprimere sotto +prove e documenti schiaccianti!... Ma a questo signore sono sicura che +basterà un’altra prova! Le perfidie di quel giornale invece di colpire +me e Corvini, colpiscono.... Leonardo.... e una donna, che non nominerò +mai! Questo lo giuro!... — Clelia! Clelia! (_Entra Clelia seguita da +Corvini. — Eugenia continua abbracciando Clelia_). Quello che le ho +detto lo giuro innanzi a Dio, baciando la fronte della mia creatura. +(_A Leonardo_). Giurate voi, sul capo di vostra figlia, che non è vero! + +LEON. (_Colpito, esitante fa un movimento_). + +CORV. (_Avanzandosi mostra una lettera a Leonardo_). Non giurate, +Leonardo!... Ho qui una lettera!... + +CAREN. (_Commosso ad Eugenia_). Non voglio lettere!... Non voglio altre +prove! (_A Clelia_). Lei, signorina, baci la mano della sua mammà! +(_Clelia bacia la mano_). + +EUG. (_Si lascia baciare la mano commossa_). + +CAREN. (_Ad Eugenia_). E ora mi permetta che io faccia altrettanto! +(_Le bacia la mano_). Una giovinetta che ha una tal madre non può che +riuscire la gioja, l’orgoglio della casa ove entrerà; e se questa casa +sarà la mia, ne sarò veramente felice! E non pongo che una condizione; +la signorina rimanga sempre da oggi in poi con sua madre — sino al +momento di venire con suo suocero.... che sarà fra un anno. Quanto alla +riconciliazione, facciano loro.... non ci tengo più.... ci rinunzio.... +che, forse.... sarà meglio così!... + +EUG. Grazie! + +CLEL. Grazie! E adesso permette? (_Fa per baciargli la mano_). + +CAREN. Un momento!... Il signor Conte ha nulla in contrario? + +LEON. Nulla! + +CAREN. (_A Clelia sorridendole_). Eh!... allora.... là.... via! (_Le dà +la mano che essa bacia_). + +CORV. (_Si accosta a Leonardo e gli dice piano_). A voi, distruggete. +(_Gli dà la lettera_). + +LEON. (_Guarda le lettere rimontando la scena e mostrando di essere +profondamente colpito. — Gruppo di Eugenia, Clelia, Carenzi, Corvini. +In fondo Leonardo_). + + + FINE. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77492 *** |
