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+
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76635 ***
+
+
+ CORRADO BARBAGALLO
+
+
+ LE RELAZIONI POLITICHE DI ROMA
+ CON L’EGITTO
+ DALLE ORIGINI AL 50 A. C.
+
+ (SAGGIO SULLA POLITICA ESTERA DEI ROMANI)
+
+
+ Πολὺ γὰρ ἤδη τοῦτο τὸ γένος ἐστὶ
+ τῶν διαβουλίων παρὰ Ῥωμαίοις, ἑν οἶς
+ διὰ τῆς τῶν πέλας ἀγνοίας ᾳὔξουσι
+ καὶ κατασκευάζονται τὴν ἰδίαν ἀρχὴν
+ πραγματικῶς, ἅμα χαριζόμενοι καὶ
+ δοκοῦντεσ εὐεργετεῖν τσὺς ἁμαρτἀνοντας.
+ (Polibio XXXI, 18, 7).
+
+
+
+ ROMA
+ ERMANNO LOESCHER & C.º
+ (BRETSCHNEIDER E REGENSBERG)
+ 1901
+
+
+
+
+ Proprietà letteraria
+
+ Catania — Tip. Sicula di Monaco & Mollica.
+
+
+
+
+Prefazione
+
+
+Il tema del presente studio non è, sino ad ora — sebbene implicitamente
+— mancato di diventare soggetto di più d’una monografia. Anzi, se
+le mie informazioni bibliografiche sono esatte, esso ha ricevuto
+l’onore di una quadruplice trattazione, e, precisamente, dai sigg.
+Schneiderwirth[1], Schmid[2], Guiraud[3] e Bandelin[4]. Se non che
+nell’ultima di codeste monografie, recente di soli sette anni, il
+suo A. era costretto a lamentare che, mentre le fonti antiche non
+ci offrono il contesto dei fatti, di cui s’intessono le relazioni
+romano-egiziache, i moderni storici «neque si interpetrationem atque
+iudicium respicimus, idonei videntur, quibus res dilucide cognoscantur»
+(p. 56).
+
+Non è ben chiaro quali fossero le censure particolari, che il B. moveva
+agli storici precedenti sotto le generiche frasi latine, di cui egli
+si era compiaciuto servirsi. Certo esse attaccavano tutta l’opera dei
+medesimi, e sarebbe stata cosa fortunata se, come conseguenza della
+critica, il B. ci avesse dato quell’opera metodica di sicuro giudizio
+ed interpetrazione, che egli si aspettava dai suoi predecessori.
+Ma il guaio si è che, dallo Schneiderwirth al Bandelin, il difetto
+fondamentale, (in quest’ultimo, grave e palpabile forse più che nei
+precedenti), era stato quello di aver considerato le relazioni di
+Roma con l’Egitto come materia di appunti eruditi, cui non facea
+d’uopo connettere e spiegare con le vicende ed i criteri della vita
+politica e della politica estera romana, sì che tutte le alleanze, i
+ravvicinamenti, le ostilità, in una parola le relazioni diplomatiche
+dei due stati, appariscono nelle monografie degli storici surriferiti
+come campate in aria, sprovviste e di ragione e di scopo, applicabili
+a questo e a quel periodo, senza che luce o emendamento alcuno esse
+possano dare o ricevere da quella concezione della politica estera
+dei Romani e da quei giudizi sulla medesima, che ogni storico, prima
+d’intraprenderne, come questo è il caso, lo studio di uno dei fenomeni,
+deve compiutamente possedere[5].
+
+Ovviare a tale difetto, esibendo il presente studio come l’esame
+di una delle manifestazioni della politica estera dei Romani, anzi
+della vita romana in genere, delle cui leggi e vicende essa risenta
+scrupolosamente gli effetti, aiutare gli storici allo scoprimento di
+queste cause, di questi effetti, delle orientazioni, varie a seconda
+i tempi, di codesta politica istessa, correggere i non pochi errori,
+e fondamentali, sulla medesima, tale è lo scopo precipuo del presente
+lavoro. La rettificazione di non pochi dati di fatto, lo svolgimento
+di relazioni o completamente taciute, o per lo meno trascurate dagli
+storici precedenti, nei quali, neanche dal punto di vista della
+compiutezza, si nota un graduale e sempre ascendente progresso, la
+rinnovata trattazione con conclusioni opposte o diverse di questioni
+già altrimenti risolte, tutto ciò l’accorto lettore, senza che io vi
+abbia volta per volta accennato, avrà senza dubbio agio di notare nel
+corso del mio lavoro; ma è bene avvertire che non è questo lo scopo,
+a cui ho deliberatamente mirato, sibbene l’altro ben più largo, cui il
+mio temperamento intellettuale mi trascinava, di offrire cioè un saggio
+sulla politica estera dei Romani.
+
+Su pochi argomenti di storia gravano infatti giudizi così superficiali,
+anzi convenzionali, come sulla storia romana, specie sulle vicende
+estere della medesima.
+
+La leggenda più rosea, l’entusiasmo più ingenuo le ha avvolte e
+irradiate della sua luce più benevola, sì che, quasi senza eccezione,
+gli occhi degli storici più indipendenti ne sono rimasti abbacinati, ed
+i giudizi più concordi sul culto della grandezza patria, sulla lealtà
+politica romana, sui benefici effetti della conquista etc. etc. hanno
+corso e ricorso le carte di qualsiasi loro trattazione[6].
+
+Io credo venuta l’ora di esercitare su tante opinioni, tutte egualmente
+erronee, la critica più indipendente per arrivare a convincersi che fra
+i motivi delle vittoriose guerre estere dei Romani, quello del culto
+della patria non c’entra nè poco nè punto, che la loro lealtà politica
+può insegnare qualcosa ai Luigi XIº e ai Ferdinando il Cattolico, che
+l’incivilimento universale (frase molto elastica) o poteva avvenire
+senza i benefici effetti della conquista o fu arrestato dalla loro
+opera di depredamento, rispetto alle province, e dal loro protezionismo
+economico-politico rispetto agli stati liberi, senza contare che la
+loro mostruosa potenza coloniale riescì causa prima ed unica della
+dissoluzione interna della società, che l’avea perpetrato, delle
+lagrime e delle sofferenze della sua grande maggioranza, che, con un
+lavorio infernale di raffinato egoismo, fu, per secoli, attraverso
+l’ignoranza, la corruzione, la miseria, immolata alla sfarzosa
+agiatezza delle classi dominanti[7].
+
+Di qualcuna di codeste rettifiche si occupa il presente lavoro.
+Di altre forse, e in maniera più sistematica, si occuperanno altri
+posteriori. Quello che però adesso io desidero si è che il lettore
+spassionato mi giudichi sovrattutto da ciò, a cui in ispecial modo ho
+mirato[8].
+
+Due altri avvertimenti occorre premettere innanzi che io chiuda
+questa prefazione, ed ambedue sono piuttosto delle scuse che degli
+avvertimenti.
+
+Il presente volume, composto in tempi ed in residenze disparate,
+offre talora gli stessi libri citati in edizioni diverse. Ciò non sarà
+corretto dal punto di vista della simmetria, ma, posso assicurarlo,
+non nuoce minimamente alla chiarezza, dappoichè ho, volta per volta,
+specificato i vari mutamenti. Così, se talora — invero molto raramente
+— non ho potuto citare a piè pagina tutta la bibliografia di qualche
+argomento o non ho potuto servirmi dell’ultima e più recente edizione
+di qualche testo, stia pur tranquillo il lettore, ciò non nuoce alla
+precisione scientifica, giacchè ho sempre curato la cognizione dei
+libri fondamentali, e le recentissime edizioni — quando non mi è stato
+possibile averle — ho sempre surrogato con le ottime. Quello, di cui
+la coscienza mi rassicura, si è che nelle condizioni di vita, in cui ho
+redatto il presente lavoro, pochi mi avrebbero pareggiato in tenacia e
+scrupolosità.
+
+ C. BARBAGALLO
+
+
+
+
+CAPITOLO I.
+
+ROMA E L’EGITTO NEL III. SECOLO A. C.
+
+
+I.
+
+L’agricoltura in Egitto sotto i Tolomei; pastorizia; commercio.
+L’industria, le classi sociali; la costituzione e l’indirizzo politico;
+arti e scienze.
+
+Il primo avvicinamento diplomatico di Roma con la monarchia egiziana,
+fondata dai Tolomei, dopo il tragico sfasciarsi dell’impero di
+Alessandro Magno, ebbe luogo nel 273 a. C. Prima di quel giorno, i due
+popoli erano vissuti tanto remoti per vicendevoli relazioni, quanto
+— come si mantennero — differentissimi per struttura economica e
+politica. Due società affatto diverse abitavano le rive europee e le
+africane del Mediterraneo.
+
+Poche regioni erano state favorite dalla natura così come l’Egitto.
+Al confluente di due mari, solcato da un fiume, che ne costituiva la
+ricchezza agricola, e, insieme, quella peschereccia, con una città,
+Alessandria, stazione centrale, scalo inevitabile fra l’Occidente e
+l’Oriente, crogiuolo di tutte le industrie dell’antichità, esso non
+aveva, dal punto di vista economico, rivali da temere.
+
+Su tre milioni circa di ettare capaci di abitazione[9], il suolo
+coltivabile, che adesso è ridotto a ⅔ della cifra succitata[10],
+doveva nell’antichità varcarla di parecchio, giacchè la continua
+invasione delle sabbie e dell’acqua marina costituiscono una notevole
+differenza fra lo stato antico e moderno del paese, tutta a pregiudizio
+del secondo. E tanta estensione di terreno coltivabile, aiutata dai
+mezzi, adesso abbandonati, di una delle più perfette fra le culture
+agricole, offriva annualmente una produzione ricchissima e svariata:
+pane di spelta, grano di doppia specie, sylphium, trifoglio due volte
+l’anno[11], loto, papiro, e molti altri generi di cereali e di piante
+aquatiche. Fra gli alberi primeggiavano la palma e l’ulivo[12]; e la
+maraviglia del lettore crescerà nel sentire che il prodotto del grano,
+che nell’Egitto odierno rende in media solo 15 volte la semenza, la
+rendeva nell’Egitto antico ben 100 volte[13], il che, in gran parte,
+si doveva al fatto che l’agricoltura — per lo meno quanto al lavoro
+delle semenze — veniva presso quel popolo, considerata come un pubblico
+servizio[14].
+
+Della carne degli animali da pascolo, che, a cagione della ricchezza
+delle terre inondate e non coltivate, offrivano doppia tosatura e
+doppio parto annuo, gli Egiziani, in mezzo a tante altre abbondanze,
+non curavano di servirsi, se ne togli quel tanto che era richiesto
+dalla religione. Per contro, larghissimo era il consumo del pesce, che,
+vietato ai ministri del culto[15], formava parte considerevole della
+pubblica alimentazione.
+
+Il ricolto di tanti prodotti rendeva naturale il desiderio del
+commercio e dell’esportazione, e questo era agevolato dalla situazione
+dell’Egitto, specie della sua capitale, collocata fra il bacino del
+Mediterraneo, la Siria, la Mesopotomia, l’Arabia, il Mar Rosso, la
+Libia, l’Etiopia e persino l’India[16], situazione, che la politica
+internazionale dei Tolomei, — politica eminentemente d’interessi[17],
+similissima, al pari della cartaginese, a quella della moderna
+Inghilterra[18] —, non aveva lasciato mai di sfruttare con le svariate
+relazioni diplomatiche. E, quasi a colmo di tanto ben di Dio, l’Egitto
+non era soltanto uno stato agricolo e commerciale, ma, al tempo stesso,
+la prima nazione industriale del mondo antico, verso la quale mèta la
+sospingeva, come sempre, quella razza indomita nella elaborazione degli
+elementi materiali della civiltà, che è l’ebrea, e di cui l’Egitto
+nudriva ospiti numerosi[19].
+
+Vi si lavoravano in tal guisa, con una sapienza rara anche oggi, i
+metalli più preziosi, si tessevano tele, lane, cotoni, e, fra le altre,
+primeggiava un’industria, unica alla valle del Nilo, e, da sola, fonte
+d’infinita ricchezza, la fabbricazione della carta di papiro[20].
+
+Fioriva tra tanto benessere una popolazione densa ed agiata di ben
+cinque o sei milioni di abitanti, superba di una fitta rete di più di
+10000 città e grossi borghi, che comprendeva, da un lato una selva
+di piccoli benestanti, proprietari ed affittuari[21], e dall’altro
+una schiavitù, ch’era tale soltanto di nome, rispondente pei suoi
+tratti specifici alla clientela romana[22], mentre capitalisti ed
+operai cominciavano ad agitarsi nelle coalizioni e gli scioperi, segno
+indeprecabile di maturi progressi industriali[23].
+
+La monarchia era assoluta, ma, (ironia delle parole), essa, in
+condizioni normali, strettamente legata al bene dei sudditi, cadeva in
+tempi anormali nella necessità indeprecabile di cedere ai più sensibili
+impulsi dell’opinione pubblica, accentrata nel cervello della nazione,
+l’antica Parigi, come è stata denominata Alessandria, tanto più che
+mancava un esercito numeroso e permanente[24], notevole concausa della
+prosperità dell’Egitto e dell’indirizzo rimesso della sua politica
+estera, sempre più affermantesi dai primi agli ultimi Tolomei.
+
+A coronamento dell’opera, su tanta agiatezza materiale aleggiava, bella
+e spensierata, tutta una rigogliosa fioritura scientifica e letteraria,
+per cui pareva che l’africana Alessandria avesse, come in serra
+aristocratica, ereditato i più bei fiori della civiltà ellenica[25].
+Quanto diverse non apparivano invece, sin dal 273, le condizioni e
+l’avvenire della capitale del Lazio!
+
+
+II.
+
+Agricoltura in Roma durante la repubblica; industrie; decadenza
+dell’agricoltura; pastorizia; indirizzo politico. Situazione reciproca
+dei due stati.
+
+Anche Roma avea goduto un tempo di un’agricoltura fiorente, e avea
+visto spuntare sotto l’occhio del Marte latino una distesa di piccole e
+gagliarde proprietà, per cui, divise tra faccende rurali e domestiche,
+aveano vagato laboriose le falangi dei clienti, amiche appendici
+dei vecchi gruppi gentilizi[26]. Ma Roma non aveva mai goduto nè di
+commercio nè d’industrie[27], e l’agricoltura era ben presto cominciata
+a decadere sotto i funesti effetti delle conquiste, strappanti al
+lavoro le braccia e offrenti[28] a buon mercato le terre e gli schiavi,
+mezzo più agevole sia della coltivazione diretta, che dell’assoldamento
+dei proletari, e fatale meccanismo di distruzione della piccola
+proprietà[29].
+
+Per un istante era parso che la crisi agricola potesse venire
+compensata da un corrispettivo incremento della pastorizia, dopochè
+la conquista del Lazio, dell’Etruria e di tutta la zona interna
+dell’Apennino, varia di prodotti, di altitudine e di clima, avea
+liberato i proprietari dalla costosa necessità di sostentare
+nell’inverno, a proprie spese, il bestiame e di ricoverarlo all’uopo in
+apposite stalle[30]. Ma anche la pastorizia avea perduto la sua ragion
+d’essere dopo l’affluenza dei nuovi tesori da ogni parte del mondo
+conquistato, eccitanti allo sperpero e all’inerzia le classi dominanti,
+che li percepivano, e alla miseria, all’accattonaggio, al bottino
+le classi inferiori, ridotte oramai sul lastrico dalla concorrenza
+spietata degli schiavi.
+
+Incamminati per la china di una politica conquistatrice, eretta la
+medesima a mezzo di pubblico e di privato sostentamento, l’unico
+organo sociale, verso cui le risorse dell’erario andarono sin d’ora
+a confluire, non poteva non essere l’esercito terrestre e marittimo.
+La sua presenza rese uno stato, già superbo di lotte e di conquiste
+civili, il campo chiuso d’una sempre imminente reazione militare ed il
+covo temuto di una banda vigile e sterminata di filibustieri, pronta a
+gettarsi dove avesse spiato una preda, a spargere il terrore dov’era
+la pace, a profondere nell’abisso delle orge e della magnificenza
+capitali e proventi capaci di alimentare lavori d’immenso interesse
+per l’umanità[31], finchè le lagrime dei sudditi e degli oppressi non
+l’avessero sospinto verso una monarchia democratico-militare, che poi,
+a sua volta, sarebbe divenuta zimbello degli eserciti, che le si erano
+prostesi a costituirne la base[32].
+
+Questo l’aspetto delle due nazioni, che s’incontravano per la prima
+volta al 273, l’una tutta compresa del pensiero del proprio onesto
+benessere, operosa, modesta, colta e soddisfatta; l’altra, oziosa,
+rapace, provetta nell’arte della guerra e della prepotenza, piena
+della vanagloria di ritenersi pensionaria dell’universo, non curante
+del domani, intenta a tutto consumare senza produrre, a strabiliare il
+mondo colle monumentali costruzioni della sua aristocrazia accanto ai
+fetidi abituri del suo cencioso proletariato e impotente a largire al
+proprio genio altro campo di esplicazione all’infuori degli acquedotti,
+delle grandi strade o delle fortificazioni[33], d’un interesse
+puramente strategico, conforme alle più alte idealità della sua vita
+sociale[34].
+
+Nel duello inconfessabile, difensivo per l’una, agognato ed offensivo
+per l’altra delle due nazioni, chi avrebbe vinto? Quale sarebbe stata
+l’agonia, quale la sorte della disfatta? Una situazione a termini
+identici e contemporanea a quella di Roma rispetto a Cartagine si
+disegnava al 273 sulle pagine della storia del mondo antico. Il suo
+svolgimento sarebbe riescito meno rapido e meno drammatico del certame
+punico, ma non per questo meno interessante. Due secoli e mezzo ne
+prepareranno l’epilogo, e l’eloquenza del medesimo riescirà superiore a
+qualsiasi affrettata predizione.
+
+
+III.
+
+Guerra tarantina; Pirro. Ambasceria di Tolomeo IIº d’Egitto ai Romani
+(273). Motivi politici; motivi economici.
+
+Gli anni 285-273 a. C. furono tra i più tempestosi della storia di
+Roma. Nel breve giro di poco più di due lustri il suo governo avea
+dovuto contare una sollevazione degli Italici, che, dai Lucani, dai
+Sanniti e dai Tarantini s’era estesa agli Etruschi, agli Umbri ed ai
+Galli, due sconfitte di non lieve importanza come quella di Eraclea
+(280) e l’altra di Ausculum (279), con la perdita complessiva di 130000
+uomini, la nuova campagna del 278 andata a male, e, nella Sicilia,
+l’insediamento di un nemico temibile (276), quello stesso Pirro, che da
+undici anni teneva in continui palpiti la futura capitale del mondo.
+
+Ma, poichè la fortuna aiuta gli imbelli e gli audaci, la sorte delle
+cose mutò tutto ad un tratto nel giro di pochi mesi. Nello stesso anno
+276 la Sicilia veniva conquistata dai Cartaginesi, allora alleati
+dei Romani, Pirro, battuto a Benevento (275), periva tre anni dopo
+miseramente in Grecia, e la ribellione d’Italia, privata così del
+suo braccio migliore, si spegneva in breve per mancanza di sussidi
+militari[35] (275-0). E, come se la fortuna volesse, quasi in compenso
+del passato, offrire tutte in una volta le sue grazie ai Romani, l’anno
+stesso della morte di Pirro[36] giungevano nella capitale del Lazio
+ambasciatori da parte di Tolomeo IIº Filadelfo, re di Egitto, recanti,
+insieme coi doni di prammatica, amicizia ed alleanza[37]. La data
+dell’ambasceria ci è indicata con precisione da Eutropio. Essa rimonta
+al consolato di C. Fabio Licinio e C. Claudio Caninio (273), ad un
+anno cioè, in cui Pirro era ancora in vita e l’amicizia del re d’Egitto
+poteva riescirgli proficua.
+
+Così essendo, l’atto diplomatico del Lagida[38] non appare nè nobile,
+nè leale.
+
+Nessuna ragione infatti esisteva perchè Pirro avesse dovuto aspettarsi
+una simile ricompensa. Verso il 295 egli era stato condotto quale
+ostaggio in Egitto presso il padre di Tolomeo Filadelfo,[39] ed
+avea saputo talmente guadagnarsi le simpatie della famiglia reale da
+riceverne, pochi anni di poi, in isposa la figliastra Antigone ed aiuti
+di danaro e di milizie per la prossima riconquista del già perduto
+trono d’Epiro[40] (295).
+
+Si era allora insediato al governo della Macedonia quel Demetrio,
+figlio di Antigono Iº, già noto per la sua fama militare e per una
+sua grande impresa contro gli Egiziani. Al 306, infatti, aveva,
+per incarico del padre, sconfitto presso Salamina, in una delle più
+memorabili battaglie navali dell’antichità, lo stesso Tolomeo Iº,
+il quale, oltre a perdervi più di 120 vascelli da guerra, 100 da
+carico ed 8000 soldati, avea visto cadere prigionieri il figlio ed il
+fratello Menelao, cui era venuto in soccorso. Questa battaglia, che
+aveva fruttato ad Antigono la conquista di Salamina e gli avea offerto
+il destro di assumere pel figlio il titolo di re[41], aveva altresì
+incoraggiato quest’ultimo ad attaccare Tolomeo nell’Egitto medesimo, e,
+non essendovi riescito ad assediare quella Rodi, legata in strettissimi
+vincoli di commercio e d’amicizia col Lagida, che gliela disputò
+sino all’ultimo sangue. Nella recente guerra[42] di Demetrio per la
+conquista del trono di Macedonia, il Tolomeo gli avea tolto Cipro[43]
+(295), e, poco dopo, avea tornato ad assalirlo in lega con Lisimaco,
+re di Tracia (288)[44], e con Pirro, che già aveva aiutato gli Etoli
+contro Demetrio e tentato un’incursione nelle terre del medesimo[45].
+
+La campagna era riescita infelice pel re di Macedonia, e Pirro e
+Lisimaco se n’erano spartito il dominio[46] (288). Morto Tolomeo I
+(283)[47], le cordiali relazioni di Pirro col figlio dell’estinto, non
+aveano subito ostili interruzioni. Tanto l’impresa d’Italia, quanto
+quella di Sicilia, specie quest’ultima, che, col suo buon esito, non
+avrebbe fatto altro che danneggiare Cartagine, rivale in commercio di
+Alessandria[48], non potevano nè avevano dovuto ingenerare sospetto
+alcuno nell’animo del Lagida, e, quando Pirro aveva lasciato l’Italia,
+era andato a combattere contro l’Antigono Gonata, figlio dell’estinto
+e più volte citato Demetrio, che avea occupato il trono di Macedonia e
+non potea certo vantare benevoli sentimenti verso il più implacabile
+avversario del padre, — Antigono Gonata, contro cui, sei anni dopo,
+Tolomeo Filadelfo inizierà una lunga e penosa guerra[49]. Nessuna
+voglia quindi di sfogare vecchi rancori, nè desiderio alcuno di
+contrapporre l’equilibrio di una nuova lega alla ormai molto dubbia
+potenza del re d’Epiro poteva aver eccitato l’animo del Lagida[50],
+e i motivi della sua ambasceria debbono perciò ricercarsi fra cause
+d’origine diversa.
+
+Esse appariscono di doppia specie: politiche e commerciali.
+
+Anzitutto il fatto stesso dell’antica e non interrotta amicizia con
+Pirro poteva adesso, non ostante la recente neutralità del Tolomeo
+nella guerra italica, far temere una di quelle spesso inconsiderate
+rappresaglie del governo romano contro gli amici del vinto avversario.
+In secondo, la politica estera dei Tolomei s’era fin’allora ingerita
+costantemente negli affari internazionali degli stati greci, specie
+in quelli del macedone e dei suoi vicini. E, adesso che Roma aveva
+battuto il re d’Epiro, non era ardito il sospettare che questa sarebbe
+intervenuta, come farà di lì a pochi anni (210-05)[51], negli affari
+della Grecia, a sobillare il re di Macedonia, compiendo un atto, le cui
+conseguenze si sarebbero probabilmente ripercosse sull’Egitto.
+
+Più importanti erano le ragioni d’indole commerciale.
+
+L’Egitto, l’abbiamo visto, era allora la strada maestra del commercio
+mondiale, da cui derivava gran parte della propria ricchezza, e l’unica
+città, Cartagine, che, come potenza, sia commerciale che militare,
+avesse potuto tenere fronte ad Alessandria e dovuto nutrire troppe
+voglie di chiudere alla rivale gli sbocchi del suo commercio, era
+allora alleata di Roma[52], e poteva incaricarsi dell’impresa egiziana,
+qualora la capitale del Lazio non se ne fosse sentita da tanto.
+
+Un’alleanza ai propri danni da parte di codesti due stati avrebbe
+potuto causare all’Egitto la perdita dei principali emporii
+commerciali del Mediterraneo. Gli sarebbero anzitutto state tagliate le
+comunicazioni con Cadice. Avrebbe perduto la Cirenaica, il più fertile
+dei suoi possessi, già conquistato al 321 da Tolomeo Iº e che tanta
+gola avea fatto al governo punico. Avrebbe messo a repentaglio Cipro,
+celebre pei suoi cantieri, pronta sempre ad offrire all’Egitto tesori
+inesausti di ricchezze naturali[53] e capace, per la sua posizione, di
+formare una comoda tappa fra l’est e l’ovest, Creta, importante per
+lo meno per l’acquisto dei mercenari, le isole dell’Egeo, le Ionie,
+e, peggio ancora, quella Rodi, per cui il commercio con l’Egitto
+era, a detta di Diodoro, una questione vitale e dovea quindi riescire
+per quest’ultimo fonte d’enormi guadagni, Rodi unica stazione per i
+vascelli, che in 24 ore avessero viaggiato dalla Palude Meotide verso
+l’Etiopia per la via d’Alessandria e del Nilo, e che il padre di
+Filadelfo avea così a lungo disputato contro Antigono Iº e Demetrio.
+Avrebbe altresì l’Egitto potuto essere danneggiato nei suoi commerci
+di grano con Atene o in quelli, certo più notevoli, sebbene non ne
+possediamo che scarsi ragguagli, con la Sicilia, specie con Siracusa,
+su le quali si erano adesso più che mai volte le avide mire dei
+Cartaginesi[54]. Come eventuale, ma non improbabile frutto della lega
+con Roma, l’Egitto poteva sperare, come poi avvenne, nello stabilimento
+di un continuato commercio sia di papiro, che di lino e vetro con
+Napoli e Pozzuoli, donde avrebbe importato lana da servire per le
+industrie nazionali[55], e per dove avrebbe col tempo stabilito una
+linea diretta, che l’avrebbe messo in comunicazione persino con la
+Gallia[56].
+
+Dinnanzi a tali motivi di alleanza, l’astuto Tolomeo non dovette,
+adesso che la stella di Pirro tramontava, esitare gran fatto a spedire
+un’ambasceria nel Lazio.
+
+
+IV.
+
+Alleanza romano-egiziaca (273).
+
+Ben diversamente di come il Lagida avrebbe dovuto temere, il suo atto
+fu accolto con gioia dal senato romano, che tosto restituì la visita
+con una nuova ambasceria, nella quale figuravano Q. Fabio Furge,
+già console al 276, Numerio Fabio Pittore, che lo sarà al 266[57],
+Q. Ogulnio[58], già tribuno della plebe al 300, edile al 296[59],
+membro al 290 dell’ambasceria, incaricata della ricerca del serpente
+Epidauro[60], e dittatore al 257.
+
+Le accoglienze, a cui essi vennero fatti segno nella corte di
+Alessandria furono tra le più liberali. Il re li regalò tosto di
+splendidi doni, ma gli ambasciatori, coerenti alla morigeratezza dei
+loro costumi, rifiutarono ogni offerta, quasi volessero dimostrare che
+nessuna corruzione avrebbe dettato loro i patti di quell’alleanza, che
+avevano l’incarico di stipulare.
+
+Il re però con finissima astuzia, deliberato ad ottenere ad ogni
+costo condizioni favorevoli da parte del governo romano, invitatili
+ad un banchetto, tornò ad offrire delle corone di oro. Con nuovo ed
+ammirevole esempio di parsimonia e di delicatezza, gli ambasciatori,
+pur accettandole, ne fecero la dimane trovare adorne le statue
+del re[61]. Indi si venne a concretare i capitoli del trattato
+romano-egiziaco.
+
+Che una vera e propria alleanza dovette essere stipulata ce lo
+fanno supporre le parole dell’epitomatore di Livio, la cui testuale
+narrazione ci sarebbe dovuta riescire preziosissima. Questi infatti
+afferma che «cum Ptolomeo rege _societas_ iuncta est»[62], e con lui si
+accorda Dione Cassio, l’altra fonte più autorevole delle circostanze,
+su cui c’intratteniamo, opponendosi così agli storici greci, i quali ci
+parlano solo di un ravvicinamento amichevole, di una pura e semplice
+φιλία. Ma sulle modalità dell’accordo, che è il punto più importante,
+le fonti, le quali ci sono così larghe di particolari drammatici e
+decorativi, serbano il silenzio più assoluto.
+
+Ha però ragione il Bandelin[63] nel sospettare che non si sia
+trattato di una vera e propria alleanza offensivo-difensiva, sibbene
+dell’obbligo reciproco di astenersi da vicendevoli ostilità e dalla
+prestazione di qualsiasi soccorso agli stati belligeranti con ciascuno
+dei due popoli. Infatti, nè noi vediamo Roma e l’Egitto aiutarsi di
+regola nelle posteriori guerre, in cui si trovarono impegnate, nè,
+quando esse richiesero vicendevoli aiuti, invocare mai i capitoli del
+trattato del 273.
+
+Oltre a ciò, non ostante il silenzio delle fonti, le prossime relazioni
+romano-egiziache ci autorizzano a ritenere che nella conferenza di
+Alessandria si sia anche discusso di affari commerciali, i quali, sin
+da quegli anni[64], si avviarono in maniera definitiva. Non sembra però
+che all’alleanza si sia imposta una scadenza fissa pel rinnovamento,
+che avverrà irregolarmente ad ogni nuova successione dinastica egizia
+e ad ogni soluzione di importanti quistioni estere in ciascuno dei due
+stati.
+
+Comunque si fosse, Roma e l’Egitto si erano pel momento garantite
+reciprocamente nell’eventualità di qualsiasi prossima contingenza di
+politica estera; e gli ambasciatori, che, tornati a Roma, riferirono,
+come era d’uso, al senato l’esito della loro legazione, dichiarando
+di voler deporre i doni ricevuti nell’erario[65], furono, prima da
+un _senatus consultum_, poi da una lex, autorizzati a rimanersene
+possessori[66].
+
+
+V.
+
+Alessandria e Cartagine al tempo della 1ª punica.
+
+Se non immediatamente, l’alleanza con l’Egitto giovò a Roma nella prima
+guerra punica[67], della quale noi possediamo un episodio diplomatico
+pressochè analogo al precedente, che ci torna ad illuminare sulla
+finissima astuzia della corte tolomaica.
+
+Cartagine ed Alessandria avevano nel IIIº sec. a. C. progredito
+continuamente e parallelamente[68]. Superata nel Vº la concorrenza coi
+Fenici di Sicilia, Spagna e Libia, Cartagine si era tosto trovata a
+capo dei Fenici dell’Occidente, e, da semplice scalo pei navigatori,
+aveva dovuto assumere una speciale importanza politica. Era divenuta la
+capitale della Libia, si era emancipata dall’originario censo pattuito
+cogli indigeni in cambio delle terre occupate sul continente africano,
+avea coltivato l’agricoltura e costituito un esercito, circostanze
+tutte, che ne avevano sempre più consolidato l’egemonia marittima.
+
+Nella Libia e nel Mediterraneo, dovunque Alessandria possedeva uno
+scalo o una regione con cui commerciare, era costretta a vedere al suo
+fianco le navi cartaginesi, recatesi sul luogo a dividere i proventi
+del mercato. Così in Cirenaica, Spagna, Sardegna, Sicilia, col pericolo
+costante di trovare un bel giorno chiusa qualcuna delle vie del proprio
+commercio. Se Roma non si fosse _sponte_ sua incaricata di sbarazzare
+Alessandria di Cartagine, non ostante il trucco di una tal quale
+apparente alleanza[69], la capitale dell’Egitto non poteva tardare ad
+assumerne essa medesima l’iniziativa[70].
+
+E la prova si ebbe fin dalla prima guerra punica. Tolomeo, che, da
+astuto monarca, in attesa della soluzione, non avea da principio voluto
+dichiararsi per l’uno o per l’altro dei due combattenti, si trovò un
+bel giorno a ricevere da ambasciatori cartaginesi la richiesta di 2000
+talenti. Tenuto conto della ricchezza consueta dell’erario cartaginese,
+dovevano essere ben tristi le condizioni dell’infelice città, se questa
+si umiliava a proporre un prestito al più inviso dei propri vicini.
+
+Il Tolomeo, vincolato dalla sua alleanza con Roma, invece di porre a
+disposizione della medesima i quattrini con tanta urgenza richiesti,
+offerse la sua mediazione. Ne seguirono delle pratiche per un
+rappacificamento fra Romani e Cartaginesi, che non approdarono a
+risultato alcuno. La guerra fu ripresa, e quando da Cartagine si
+sollecitò il Lagida a spiegare la sua strana condotta di alleato,
+questi rispose celiando alla mal ridotta città che gli amici bisognava
+aiutarli contro i nemici, non già contro gli amici. «Si può dubitare,
+osserva a ragione il Droysen, che uguale non ne sarebbe stata la
+risposta, qualora Roma si fosse in quel tempo trovata nelle identiche
+condizioni di Cartagine»[71].
+
+
+VI.
+
+Roma durante la guerra fra l’Egitto e Antioco Jerace (238-5).
+
+Al Cap. IIIº, § 1-2 del suo _Breviarium_ di Storia universale, Eutropio
+ci fa sapere che dopo la guerra punica, durata per ben ventitrè anni,
+sotto i consoli L. C. Lentulo e Q. Fulvio Flacco (237), i Romani
+mandarono ambasciatori a Tolomeo, re d’Egitto, promettendogli aiuti
+nella sua guerra contro Antioco di Siria, aiuti che viceversa furono
+rifiutati dappoichè la guerra era terminata.
+
+Tale narrazione presenta parecchie difficoltà. La guerra punica,
+secondo si desume dall’indizio della sua durata, dev’essere per
+l’appunto la prima, la quale s’era infatti chiusa al 241[72]. Se non
+che, al 237 non esiste Antioco di Siria alcuno, contro cui i Lagidi
+avessero dovuto pigliare le armi. Re di Siria era invece Seleuco IIº,
+e il di lui fratello, Antioco Ierace, si trovava allora in possesso
+della sola Lidia[73]. Parrebbe si trattasse dunque della seconda
+guerra egizio-siriaca del 258-240 fra Tolomeo, Filadelfo e Antioco
+IIº di Siria[74], per cui si dovrebbe spostare di una decina d’anni la
+datazione offertaci da Eutropio, o fors’anche dell’altra, posteriore
+di ben venti anni (219-17) fra Antioco IIIº di Siria e Tolomeo
+Filopatore[75]. Se non che, come al 240 Roma si trovava stremata dalla
+prima guerra punica, così essa al 217 poteva contare nel suo attivo la
+disfatta di Canne e la totale devastazione del suolo italico, per opera
+di Annibale[76]. Io credo quindi che la soluzione debba essere ben
+diversa.
+
+Antioco Ierace, fra il 238 e il 25, si era impegnato in una guerra
+contro Tolomeo Evergete, della quale, pur troppo, ci sono ignoti i
+motivi e le circostanze[77], e, poichè la datazione di Eutropio è così
+precisa, io ritengo più che probabile che debba essere questa appunto
+la guerra, a cui egli accenna, errando solo nella qualifica apposta ad
+uno dei potentati in conflitto[78]. Al 237, dopo i pericoli della prima
+guerra punica, occorreva ai Romani di porre ai fianchi di Cartagine un
+loro alleato, e poterono non credersi umiliati a pigliare essi stessi
+l’iniziativa di una consuetudine difensivo-offensiva, che era estranea
+alle convenzioni dei trattati precedenti.
+
+
+VII.[79]
+
+L’Egitto vettovaglia Roma durante la guerra annibalica (216).
+
+Ma se i Romani brillarono soltanto per la loro — diciamola —
+circospezione, facendosi solo vivi, allorquando le sorti della
+guerra erano decise; non così operò Tolomeo IVº Filopatore durante
+la guerra annibalica. Secondo Polibio[80], stante la devastazione
+di tutto il territorio italico sino alle porte della capitale del
+Lazio e l’infierire della guerra nelle regioni, dalle quali era
+possibile importare grano, il governo di Roma si era per un momento
+trovato nell’assoluta incapacità di vettovagliare sia i cittadini che
+l’esercito, e la carestia era giunta a tale da far salire il frumento
+ad un prezzo circa trenta volte superiore all’ordinario.
+
+Le succitate circostanze ci riportano al periodo della seconda guerra
+punica immediatamente posteriore alla battaglia di Canne e alla morte
+di Gerone di Siracusa (216), già alleato dei Romani, il cui nipote
+era allora passato dalla parte dei Cartaginesi,[81] privando così Roma
+del soccorso di quell’inesausto granaio, che era per essa la Sicilia.
+In tali frangenti il senato mandò ambasciatori al Tolomeo, chiedendo
+vettovaglie[82], e il Lagida, mal rammentando adesso l’aforisma del
+nonno, pare non sia stato alieno dal favorire gli amici contro gli
+amici, di che, per lo meno, dovette ricordarsi Annibale, quando,
+più tardi, ripartendo per sempre dall’Italia, stette in forse tra il
+pigliare la via di Cartagine o l’altra d’Egitto, donde sarebbe mosso ad
+occupare direttamente Alessandria[83].
+
+Ma il Lagida non si limitò a soddisfare alla richiesta dei Romani[84]:
+volle tutto coronare con un nuovo atto di sua spontanea iniziativa.
+
+
+VIII.
+
+Le si dimostra favorevole dopo la resa di Capua ad Annibale.
+
+Dopo Canne, la maggior parte dei municipi dell’Italia meridionale si
+erano stretti intorno ad Annibale.
+
+L’antica federazione italica accennava a dissolversi. Ma di tali
+perdite nessuna era stata pari a quella di Capua (216), la capitale
+del mezzogiorno della penisola, che, con Annibale alla testa e la
+possibilità di armare un ingente esercito di pedoni e di cavalieri,
+sarebbe un bel giorno venuta a rivaleggiare con la sua antica
+dominatrice[85].
+
+Tale nuova orientazione politica non fu però approvata da tutte le
+classi della cittadinanza, come non lo erano mai stati i suoi rapporti
+con Roma[86]. I nobili erano infatti legati da troppi interessi a
+quelli dei Romani. Allorquando questi, dopo la grande guerra latina,
+avevano, nel 338, terminato di estendere il loro dominio nella
+Campania, il senato, per compensare la nobiltà di Capua della perdita
+di parte dell’_ager publicus_, aveva obbligato il popolo a pagare
+un’annua rendita di 450 denari ai 1600 cavalieri della città, e s’era
+inoltre affrettato a metterli nel possesso dei pubblici poteri. L’anno,
+in cui Annibale si affacciava alle porte di Capua, il fiore della sua
+nobiltà si trovava imparentato con altrettante famiglie romane[87].
+
+Dinnanzi alla corrente dell’opinione pubblica favorevole all’alleanza
+cartaginese, essa si era quindi creduta in dovere di ostacolarla con
+ogni mezzo.
+
+Lo chauvenisme liviano à colorito colle tinte più smaglianti la
+resistenza di uno degli antesignani della nobiltà capuana, Decio Magio.
+
+Allorquando, narra Livio[88], i Capuani mandarono ambasciatori per
+conferire con Annibale, egli fu l’unico che disapprovasse l’idea di
+un’alleanza cartaginese. Egli stesso avea deplorato altamente il
+massacro dei «prefecti sociorum»[89], e di alcuni altri cittadini
+romani residenti a Capua. Invitato più tardi da Annibale a spiegare
+codesta sua ostilità, che, fin dall’entrata della guarnigione
+cartaginese, l’avea sospinto a proporne l’eccidio, si era rifiutato,
+protestando la sua qualità di cittadino romano.
+
+La sua propaganda avea fatto seguaci, e Perolla, figlio di uno dei
+capi del partito punico, pur avendo, per opera del padre, ottenuto
+grazia presso Annibale, era stato lì lì per ripagare coll’assassinio la
+generosità del banchetto, a cui il Cartaginese l’aveva invitato. Urgeva
+sbarazzarsi del fiero capuano, e, nella tornata senatoria, che seguì
+al suo ingresso, Annibale chiese, e la sua richiesta fu approvata,
+che Decio venisse escluso dall’alleanza e dai patti che egli avrebbe
+stretto con Capua.
+
+Obbligato di nuovo a scolparsi, Decio ripetè il rifiuto, protestando
+in termini identici a quelli della prima volta, cosicchè, carico
+di catene, mentre colla voce, unica arme rimastagli, continuava ad
+arringare la folla, fatto salire su di una nave, venne spedito a
+Cartagine. Una tempesta lo sbalzò a Cirene, possesso del re d’Egitto.
+Decio corse a rifugiarsi a piè della statua reale; ma tradotto ad
+Alessandria. Tolomeo IVº lo faceva tosto rimettere in libertà,
+chiedendogli se volesse tornare a Capua od a Roma, alla quale
+concessione, Decio, riconoscente, preferì rimanersene in Egitto.
+
+
+IX.
+
+Rinnovamento dell’alleanza egizio-romana (210). Roma e Cartagine nel
+secondo periodo della guerra annibalica.
+
+Tante dimostrazioni di amicizia poterono ben valere, pochi anni dopo,
+una nuova ambasceria romana al re ed alla regina d’Egitto allo scopo
+di rinnovare l’antica alleanza, e pare che Roma ci tenesse parecchio,
+avendo questa volta i suoi doni rivaleggiato in magnificenza con quelli
+del secondo Tolomeo. Al re fu donata una toga e una tunica purpurea
+insieme con una sedia tutta avorio; alla regina un manto con una
+sopravveste di porpora (210).[90]
+
+Era quello il periodo, in cui i Romani, con un’instabile, ma pur sempre
+progrediente fortuna, si rialzavano dalla sconfitta di Canne. Nè ad
+Annibale nell’Italia meridionale erano pervenuti gli sperati soccorsi,
+nè si era potuta riconquistare la Sardegna, anzi l’unico esercito
+cartaginese sbarcatovi era stato tosto distrutto dal generale romano
+Tito Manlio Torquato. Uguale sorte era toccata alle truppe cartaginesi
+in Sicilia (210), mentre la guerra, che Filippo di Macedonia avea
+suscitato contro Roma, si ritorceva a suo danno, giacchè questa gli
+avea fatto insorgere contro quasi tutta la Grecia.
+
+In Ispagna le due spedizioni del 211 e 210 avevano in generale rimesso
+l’equilibrio delle forze prima ancora che vi fosse spedito quel P.
+Scipione (210-9), che chiuderà la guerra annibalica con la disfatta di
+Zama. In Italia la resa di Capua, il formidabile quartiere generale
+di Annibale, aveva cancellato la memoria tremenda dell’avanzata del
+medesimo contro Roma, e segnato la ripresa della prevalenza romana
+(210)[91]. Si trattava quindi di un lasso di tempo, nel quale Roma
+aveva agio ed anche interesse di pensare all’Egitto, tanto più
+che la guerra di Siface contro Cartagine (213-2), colla quale avea
+sperato di procacciare all’avversaria nemici nella stessa Libia, era
+terminata infelicemente[92]. Urgeva surrogarvene di nuovi, o, per lo
+meno, assicurarsi degli antichi, e l’occhio del senato era rivolto
+all’Egitto.
+
+
+X.
+
+Roma, la Macedonia e l’Egitto durante la guerra annibalica.
+
+Era scoppiata intanto la prima guerra macedonica[93]. Filippo
+Vº, secondo il grandioso piano di Annibale, doveva essere uno dei
+principali ingranaggi della coalizione antiromana, che egli avea sempre
+sperato di comporre in Oriente ed in Occidente. Se non che Roma,
+sfruttando i malumori dei piccoli stati greci contro la dominazione
+macedone, li avea rivolti contro Filippo, e si era alleata formalmente
+con gli Etoli, ai quali erano state fatte promesse più che liberali.
+Così, partecipando solo con un contingente minimo di forze, i Romani,
+sin dal 215, tenevano a bada un avversario potente, contro cui, allora,
+non potevano sperperare le proprie forze.
+
+Al 209 o 208[94], parecchie delle potenze neutrali della Grecia e
+dell’Oriente intervennero come mediatrici[95]. Tra esse figurava
+l’Egitto.
+
+Gli ambasciatori inviati a tal uopo incontrarono Filippo a Falara, dove
+egli si era ritirato, dopo aver battuto a Lamia gli Etoli ed inseguito
+i medesimi sin nel loro territorio. Pare che della mediazione sia stata
+data notizia anche all’ammiraglio romano P. Sulpicio Galba[96]; se
+non che questi dichiarò di non essere rivestito dei poteri necessari a
+comporre la vertenza. Era infatti interesse di Roma, procurando impacci
+a Filippo, di non rinunziare a tenere un piede nella Grecia, sì che un
+sincero consenso ai desideri degli intervenuti sarebbe in quel momento
+equivalso a procurare volontariamente il proprio danno. In tali termini
+Sulpicio scrisse al senato, che, concorde al generale, vietò ogni
+composizione, e tornò a rispedire milizie agli Etoli.
+
+Questi intanto avevano a Falara conchiuso un armistizio di trenta
+giorni, rimettendo le deliberazioni circa la pace definitiva alla
+prossima loro assemblea generale[97], che fu tenuta ad Egio in Acaia.
+
+Quando si pensa che mediatrici erano tutte potenze marittime, che dal
+prolungamento della guerra venivano danneggiate nei loro interessi
+commerciali, si capisce subito come questo dovette essere il precipuo
+movente della corte di Alessandria. Vi si aggiungeva il doppio scopo
+di tenere lontani dagli affari di Grecia la sempre avversata Macedonia
+ed il nuovo temuto alleato della republica romana. Se non che, mentre
+ad Egio si discuteva della necessità di porre fine alla guerra,
+l’ammiraglio romano ed Attalo, re di Pergamo, si erano affrettati a
+comprometterne l’esito, l’uno con l’occupazione di Naupacto, l’altro
+con l’invasione di Egina. Ciò bastò perchè gli Etoli sollevassero
+la misura delle loro pretese, e, con lo scioglimento dell’assemblea,
+andasse a vuoto ogni tentativo di composizione.
+
+
+XI.
+
+Rinnovamento dell’alleanza egizio-romana dopo la guerra annibalica e
+preparativi per l’avvenire (201).
+
+Il secolo IIIº si chiude con un nuova dimostrazione di amicizia,
+un’ambasceria romana alla corte di Alessandria, posteriore di un anno
+alla vittoria di Zama, che doveva riescire foriera di nuovi eventi
+nella storia di Roma e dell’Oriente.
+
+Allora infatti, conchiusa la pace con Cartagine, al nuovo re Tolomeo
+Vº Epifane, già salito al trono al 205, furono spediti ambasciatori
+M. Emilio Lepido, C. Claudio Nerone e P. Sempronio Tuditano. Triplice
+era lo scopo dell’ambasceria: annunziare alla corte di Alessandria
+la vittoria su Cartagine e la relativa conclusione della pace,
+ringraziarla della neutralità serbata, o di ciò almeno, che il senato
+voleva far le viste di considerare come tale; e, al tempo stesso,
+(questo era lo scopo principale dell’ambasceria), chiedere eguale
+amicizia nell’eventualità, che Roma «_coacta iniuriis_», avesse dovuto
+imprendere guerra con la Macedonia[98].
+
+Quali sottintesi e quali precedenti fossero impliciti in quest’ultimo
+comma diremo nel prossimo capitolo, poichè i fatti, che ne derivarono,
+ebbero a svolgersi tutti nel secolo seguente.
+
+
+
+
+CAPITOLO II.
+
+ROMA E L’EGITTO DURANTE LA 2ª GUERRA MACEDONICA e la 1ª siriaca
+(200-189).
+
+
+I.
+
+Roma, l’Egitto, la Macedonia e la Siria.
+
+La politica internazionale dei vari stati, guardata attraverso le
+teoriche della nostra morale privata, apparisce come un tessuto
+di finissima ipocrisia, una rete di azioni ispirate soltanto al
+conseguimento della propria supremazia, a raggiungere la quale non
+v’è finzione, non prepotenza, non tranello, non menzogna che valga a
+suscitare il rossore.
+
+Tale generica impressione può da pochi esempi ricevere illustrazione
+pari a quella, che di essa ci offrono le relazioni politiche di Roma
+con l’Egitto nel IIIº secolo, e, peggio ancora, nel IIº.
+
+Sin’ora noi abbiamo potuto notare come reciproco sia stato per le
+due nazioni il bisogno dell’amicizia e dell’alleanza. Se la corte di
+Alessandria aveva avuto interesse di possedere un alleato, che pel
+momento molestasse Cartagine e ne abbassasse la supremazia marittima,
+militare e commerciale, un alleato, che, in evenienze prossime a
+prevedere, avesse saputo fare le sue veci contro le eterne rivali
+dell’Egitto, la Siria e la Macedonia, il senato romano non aveva, dal
+canto suo, trascurato di tenersi amico il fiorente regno dei Lagidi,
+sia contro i presenti nemici dell’Africa, sia contro i futuri di Grecia
+e d’Oriente.
+
+Così i Tolomei hanno favorito ed aiutato Roma, non ostante la loro
+parentela col re d’Epiro ed i recenti trattati con Cartagine, come
+Roma senza mai scomodarsi, ha esibito a sua volta il suo ausilio e i
+suoi ringraziamenti, e le ambascerie egizio-romane si sono incrociate
+cortesemente a vicenda. Adesso però che Roma avea le mani libere da
+Cartagine, più che mai poteva considerare giunta l’ora di tirare le
+somme delle sue platoniche dimostrazioni di amicizia, e l’enormità di
+ciò che il senato romano preparava era tale da farlo, insieme con la
+posteriore storiografia, ricorrere ad una pietosa menzogna, la quale
+non sarà vergine di eredità.
+
+
+II.
+
+Critica della pretesa tutela romana su Tolomeo Vº.
+
+Giustino, nei primi capitoli del libro XXXº della sua storia
+universale, dopo avere schizzato colle tinte più fosche il regno del
+IVº Tolomeo, tutto in mano di favoriti e di cortigiane, screditato
+all’estero ed all’interno, narra come il popolo di Alessandria,
+appena ebbe appreso la morte del re, tenuta per alcuni giorni
+nascosta da coloro che spadroneggiavano a corte, levatosi a tumulto,
+impiccati costoro, inviasse un’ambasceria a Roma, pregando il senato
+di provvedere di tutori il giovane erede e difenderlo da Antioco,
+re di Siria, e da Filippo, re di Macedonia, già collegati ai suoi
+danni. A tale richiesta, il governo romano, non potendo negare
+il suo cavalleresco appoggio, avrebbe immediatamente risposto con
+un’ambasceria delegando M. Emilio Lepido tutore del giovane re, Tolomeo
+Vº Epifane, e dichiarandosi pronto — anche contro le proprie intenzioni
+— ad ulteriori sacrifizi.
+
+Tale racconto suscita dei sospetti, e per vari motivi:
+
+1). Esso viene attinto a fonti poco attendibili, e, oltre ad
+enunciare un giudizio probabilmente inesatto sull’amministrazione
+del IVº Tolomeo, dà, senza tener conto di quelle che consideriamo in
+particolare, attestazioni arbitrarie di fatti realmente inesistiti.
+Così è a dirsi, per esempio, dell’imputazione di parricidio e di
+assassinio contro Tolomeo Filopatore[99].
+
+2). Se, a detta di Giustino, uno dei capi di accusa degli insorti
+era costituito dalle vergogne della politica estera del regno di
+Filopatore, non era naturale che il popolo di Alessandria reagisse alla
+politica, dominante a corte, inaugurandone una non dissimile rispetto
+ai Romani[100].
+
+3). Ma i sospetti si fanno più incalzanti quando si passa ad ulteriori
+considerazioni. L’informazione di Giustino viene anzitutto smentita da
+due altre, l’una proveniente da Giustino medesimo, secondo cui sarebbe
+stato il padre stesso moribondo ad affidare il figlio alla tutela
+del popolo romano[101], l’altra, proveniente da Polibio[102], secondo
+cui la tutela di Tolomeo Epifane venne per contro tenuta da Sosibio,
+ex-ministro del padre[103], da quell’Agatocle, fratello dell’amante
+del medesimo, la cortigiana Agatoclia[104], e, più tardi, da un giovane
+ministro per nome Tlepolemo[105]. Nè l’oblio, sotto cui Polibio passa
+la tutela romana, può giustificarsi colle lacrimevoli condizioni, in
+cui noi ne possediamo le opere. Livio stesso, che in questa narrazione
+si fonda su Polibio, ne tace con mirabile accordo[106]. Ma ciò, che più
+contrasta alla narrazione di Giustino, come all’ipotesi di qualsiasi
+tutela, sono le narrazioni di Appiano[107], di Livio[108] e di Polibio
+medesimo.
+
+Appiano racconta che, nei primi anni del regno di Tolomeo Vº[109],
+i succitati Antioco e Filippo, che si era anche alleato con i
+Cartaginesi, avevano stabilito di aiutarsi reciprocamente in una
+spedizione, che il secondo avrebbe tentato contro la Cirenaica,
+Samo, le Cicladi, la Caria e la Ionia, ed il primo contro Cipro, la
+Celesiria, la Fenicia e l’Egitto[110]. I Romani, informati delle prime
+mosse dell’esercito di Filippo da ambasciatori Rodii, Ateniesi ed
+Etoli[111], avevano spedito un’ambasceria in Oriente col mandato di
+intimare ai due re la cessazione delle ostilità o dichiarar loro la
+guerra (200).
+
+L’ambasceria si abboccò dapprima col generale di Filippo, Nicanore,
+il quale appunto allora devastava l’Attica, e, da parte del popolo
+romano, lo incaricò di trasmettere al suo re l’ingiunzione di nulla
+tentare contro i Greci, ma di sottomettersi ad un tribunale arbitrario
+per tutto ciò che quegli aveva osato contro il re di Pergamo. Se il re
+non avesse obbedito, il governo romano si sarebbe dichiarato pronto
+a muovergli guerra. Uguale discorso essa tenne con gli Epiroti, con
+Aminandro, re dell’Atamania, con gli Etoli di Naupacto e gli Achei
+di Egio. Indi si era recata da Antioco[112] e poscia da Tolomeo,
+nella persona dei tre citati da Livio, per conferire col Lagida e
+interrogarlo, come vedemmo[113], circa il suo atteggiamento nel caso di
+un’eventuale conflagrazione romano-macedone (200).
+
+Or bene, se la presunta tutela e le presunte invocazioni di
+aiuto dell’Egitto fossero state reali, nè Roma avrebbe appreso da
+informazioni indirette i movimenti dell’armata e dell’esercito dei
+due re, nè avrebbe avuto ragione di umiliarsi a interrogare la corte
+alessandrina circa il suo atteggiamento nel caso di guerra contro la
+Macedonia, nè, tanto meno, il preteso tutore avrebbe, come appare dal
+trovarlo fra gli ambasciatori romani, che adesso si recavano in Egitto,
+abbandonato, sin dal 201, quando cioè Tolomeo Epifane era ancora
+minorenne, il governo del suo pupillo[114].
+
+Ma, come se ciò non bastasse, poco dopo, in seguito a nuove
+sollecitazioni ateniesi[115], un’ambasceria egizia, tutt’altro
+che a chiedere, giungeva in Roma per offrire aiuto in favore degli
+Ateniesi[116] (200).
+
+Così cade la famosa leggenda filo-egiziaca, con la quale, in quegli
+anni, si cercò di captare l’opinione pubblica per trascinare Roma
+ad una guerra in Oriente, e che, un secolo e mezzo più tardi, godeva
+ancora tanto credito presso il buon pubblico romano da farla raccattare
+da uno dei discendenti di Lepido perchè, incisa nel metallo, ingannasse
+a sua volta la buona fede degli storici futuri[117]. Ben altri erano i
+motivi delle guerre che si apparecchiavano, motivi, che, data la loro
+importanza e gl’intimi legami, ch’essi vantano con le relazioni romano
+egiziache, non è qui il caso di tacere.
+
+
+III.
+
+La politica estera e le classi sociali romane.
+
+La serie delle guerre romane era stata aperta dal bisogno
+inscongiurabile di difesa di fronte al tumultuare dei popoli Italici
+alla soglia del Lazio violentemente agitato da quel moto continuo di
+emigrazione e di immigrazione, di cui tutta in quel tempo fremeva la
+penisola. I primi secoli della storia di Roma, che noi conosciamo a
+mala pena, avvolti come ci appariscono, fra la più fitta oscurità,
+non sono che l’ultimo atto di quel grande dramma del primo periodo
+della storia d’Italia, la cui serie di eventi è in maggior parte da
+congetturare più che da rintracciare.
+
+Alla fine di questo primo periodo, la cui data estrema può all’ingrosso
+segnarsi alla guerra gallica del 225 a. C., chi avesse avuto voglia di
+tirare le somme degli utili e dei danni si sarebbe accorto come tanto
+sangue e fatiche erano andate soltanto in minima parte a giovamento di
+tutta la collettività romana, e che, a centuplicare i propri interessi,
+era stata solo la classe patrizia.
+
+I piccoli e medii possessori di proprietà terriere, ne avevano ricavato
+una più o meno grande rovina.
+
+Incapaci, per la lontananza imposta loro dalla guerra, a coltivare i
+loro campi, flagellati dai saccheggi e dagli incendi nemici, essi si
+erano trovati ineluttabilmente costretti a ricorrere alla croce dei
+debiti e allo strozzinaggio delle usure, incamminandosi così per una
+via, che, giusta i disposti della legislazione romana, li precipitava
+dalla libertà nella schiavitù[118].
+
+Da questa sorte, inevitabile all’enorme maggioranza della plebe e della
+società romana, avevano però i patrizi, i trascorsi conquistatori, i
+dominatori politici odierni, i grandi possessori del suolo, facile
+il mezzo di emanciparsi, sia delegando ad altri la cura della
+coltivazione, durante la loro presenza alla guerra; sia, dopo la
+medesima, vessando con alti interessi e con espropriazioni i debitori
+morosi, sia ripartendo fra i membri del proprio ordine i demanii
+conquistati, privilegio sommo, che, per legge e per consuetudine, essi
+avevano avuto l’accortezza di riserbarsi con geloso esclusivismo[119].
+
+Comincia da questo momento la catastrofe dell’economia agricola romana,
+che avrà un crescendo spaventoso nei secoli che seguiranno, nonchè
+quella lotta a mezza spada, prima dei plebei contro i patrizi, poi
+del novello proletariato contro patrizi e ricchi plebei, che sembrerà
+conseguire una conciliazione ai piedi dell’impero, ma i cui echi non si
+sperderanno se non sotto i travolgimenti, che le invasioni barbariche
+saranno per arrecare al suolo dell’antica republica. E, con la lotta,
+comincia una reazione contro la politica di conquista, cui il senato
+romano si appigliò sin d’ora come all’espediente più economico, che
+valeva da solo a creare la ricchezza della classe sociale, da cui esso
+emanava, e al sopperimento delle cui spese bastavano il sangue e le
+fortune dei dominati.
+
+Sarebbe interessante segnare volta per volta questa reazione del popolo
+minuto[120] contro la grande politica estera del senato, ma è compito,
+che sorpassa i confini del nostro argomento. È bene però rammentare
+come quel popolo, che gli storici superficiali si fingono mosso alla
+conquista del mondo dalla brama di una patria grande e gloriosa, era
+tutt’altro che concorde nell’attuazione di codesto sedicente proposito.
+Persino, durante la patriottica guerra annibalica, l’assemblea
+centuriata aveva a malincuore condisceso a parecchie spedizioni nelle
+province[121]; e, adesso, a guerra finita, l’opposizione tornava
+implacabile a non voler dare ascolto al più lontano proposito di guerre
+orientali.
+
+Correva il 200; la proposta del console P. Sulpicio, invitante le
+centurie ad una dichiarazione di guerra contro la Macedonia, era stata
+respinta a grandissima maggioranza, ed un tribuno della plebe, Q.
+Bebio, era, per esprimerci con Livio, tornato all’«_antico metodo_»
+di accuse contro i patrizi, incolpandoli, nè a torto, di suscitare, in
+grazia del proprio utile, guerre da guerre[122].
+
+Contro una così preoccupante ostinazione nessun’arme fu intentata, e
+le ingiurie in senato, e gli eccitamenti a una nuova convocazione di
+comizi, e la proposta di punire l’insolenza di quel popolo, che avea
+l’ardire di chiedere un’ora di tregua e di respiro, e l’abile lavorio
+dell’opinione pubblica. Tra quest’ultima categoria di maneggi va
+ascritta la fola della tutela e dell’implorazione egiziana, verso la
+quale cavalleria obbligava a non turarsi le orecchie. E quella buona
+plebe rovinata, così inesperta di politica e ignara della nozione dei
+propri interessi, come in ogni tempo ci appariscono le classi inferiori
+della cittadinanza romana[123], ebbe l’ingenuità di dare ascolto a quel
+capolavoro di abbindolazione, (quale altrimenti riesce impossibile
+definire il discorso, che di lì a poco tenne alle centurie[124] il
+solito P. Sulpicio), e terminò per votare, non certo nel proprio
+interesse, la voluta guerra contro la Macedonia[125].
+
+
+IV.
+
+L’ambasceria egizia in aiuto di Roma contro la Macedonia.
+
+La recente, succitata ambasceria egizia possiede un’importanza
+singolare, in quanto segna un rivolgimento nei rapporti di Roma con
+l’Egitto.
+
+Essa, dicemmo, era stata motivata dal fatto che ambasciatori ateniesi
+si erano a lor volta recati alla corte di Alessandria, chiedendo
+aiuto contro Filippo. L’Egitto era allora alleato di Atene, e avrebbe,
+senza esitazione, potuto immischiarsi negli affari della Grecia. Ma la
+corte di Alessandria fu di diverso parere. Mandò a Roma a chiederne
+il permesso con l’esplicita dichiarazione che essa era pronta ad
+astenersene, qualora ciò fosse spiaciuto al senato.
+
+Per quanto l’ambasceria fosse formulata in termini molto abili ed
+avesse dichiarato, cercando di porlo in evidenza, che, qualora Roma
+non avesse avuto nulla in contrario, il re sarebbe stato pronto a
+incaricarsi egli stesso dell’impresa, tutto dava ad intendere che
+l’Egitto, la prima delle potenze orientali, non aveva voglia di
+cacciarsi in un conflitto di preminenza con Roma in quelle acque
+dove pur ne aveva diritto, e che la republica del Lazio, ora sovrana
+dell’Occidente, era venuta ad intorbidare.
+
+Era altresì palese come la corte Alessandrina tendeva ad escludere da
+quella spedizione così pericolosi alleati[126]. E il senato replicò
+con la sorridente prepotenza, che ispirano tutti gli atti di umiltà.
+Dichiarandosi pronto ad aiutare gli Ateniesi, esso ringraziava il re
+d’Egitto del gentile pensiero, aggiungendo che il popolo romano sapeva
+bene di poter contare su di lui come su fedele alleato. Così, dietro
+il velo di una galanteria, la corte alessandrina subiva tacitamente
+il divieto di ingerirsi negli affari d’Oriente. Era quella la
+prima umiliazione, ma di essa, fra breve, se ne sarebbero scorte le
+conseguenze.
+
+
+V.
+
+Possessi egizi in Asia e in Asia Minore. Conquista macedone dei
+medesimi.
+
+La nuova ambasceria egizia avea preceduto il ritorno dell’altra romana,
+più volte accennata[127], e di cui faceva parte M. Emilio Lepido,
+da Giustino presunto tutore del re d’Egitto. Mentre questa, intanto,
+lasciata la corte del Tolomeo, soggiornava a Rodi, apprendeva la non
+lieta novella che Filippo avea posto l’assedio ad Abido (200).
+
+Tale fatto era l’episodio principale di una serie di operazioni
+militari, che il re di Macedonia aveva iniziato e s’apparecchiava a
+continuare sui territori egiziani dell’Europa, dell’Africa e dell’Asia
+Minore, mentre Antioco di Siria si sarebbe occupato di quelli asiatici
+propriamente detti per venire, con un’abile mossa, ad attaccare
+l’Egitto da due parti.
+
+L’impero dei Lagidi era allora pressochè tale quale l’aveva reso
+Tolomeo Evergete Iº, al colmo cioè della sua materiale grandezza.
+
+In Europa comprendeva la costa sud della Tracia, dal fiume Nesto al
+Chersoneso[128], l’Ellesponto[129], probabilmente Lesbo[130], Samo, ove
+stavano ancorati presidii navali egiziani[131], le Cicladi, Cipro[132]
+e parecchie città cretesi, su cui aveva diritto al protettorato[133].
+
+Nell’Asia Minore i Lagidi possedevano della Ionia continentale, Mileto,
+Priene ed Efeso, ove tenevano acquartierate delle guarnigioni[134],
+città costiere e città interne della Caria[135], quasi tutta la
+Licia[136], parte forse della Pamfilia e della Cilicia[137]. In Africa,
+la Libia[138], Cirene e le città adiacenti[139]; nell’Asia propriamente
+detta, tutta la Celesiria e la Fenicia sino all’Eleutero[140], la
+Siria sud[141] e, tra l’altro, in Palestina[142], Samaria[143] e
+Galilea[144].
+
+Nè erano state delle voglie ideali di supremazia politica a sospingere
+l’Egitto in quelle regioni. Frequentissimo, come abbiamo veduto[145],
+era il suo commercio con le città greche e le isole dell’Egeo; nè
+altrimenti poteva dirsi dei rapporti del medesimo col litorale del Mar
+Nero e dell’Asia Minore[146], dove la corte Alessandrina si trovava
+a fronte di partiti e pretensioni macedoni, accese da uno stato, che,
+incapace dei sogni grandiosi di Alessandro Magno, schiacciava sotto la
+sua greve clientela la Grecia insulare e peninsulare.
+
+Così, mentre la Celesiria e la Fenicia offrivano colle selve del Libano
+il materiale necessario alla costruzione delle flotte, e, insieme
+coi porti sicuri, una schiatta vigorosa e sperimentata di marinai,
+la Giudea e la Siria erano per l’Egitto florido mercato di vini, di
+frumento, di pesca, di tessuti e d’altre suppellettili[147]. Là sul
+golfo Persico giacevano inoltre le grandi strade commerciali fra
+l’Egitto, l’Asia, e l’Europa[148]; là Tolomeo Filadelfo aveva edificato
+una pleiade di stazioni e di città, mentre Epifane avea coperto di
+ponti i fiumi irrigatori della contrada[149].
+
+Necessaria quindi, come una funzione vitale, era stata ed era, nei
+luoghi surriferiti, la presenza di guarnigioni e di possessi egiziani,
+e, più che proficuo, qualsiasi tentativo di ricacciare la Macedonia
+e la Siria nei loro limiti naturali, anzi nei più ristretti confini
+possibili. Questo sogno perenne della politica dei Lagidi li spingeva
+sin d’adesso a careggiare l’alleanza di quella Roma, che, valicate
+le estreme prode d’Italia, minacciava, superba, gl’immacolati lidi
+orientali; nè ad alcuno era dato prevedere come fosse appunto a
+lei riserbato il condannare tante speranze alla più dolorosa delle
+infecondie.
+
+Su codeste possessioni egizie d’Europa e d’Asia si gettavano i due
+monarchi dell’Oriente.
+
+Filippo, sin dal 204, avea percorso la Tracia fino all’Ebro[150].
+Poscia era tornato ad ampliarvi i recenti possessi, favorito
+dall’acquiescenza, che il pericolo imminente del re di Siria e le
+interne condizioni imponevano all’Egitto[151]. Era infatti piombato
+sulle Cicladi, di cui Paro e Cidno erano cadute in suo potere[152];
+avea sull’Ellesponto, messo le mani addosso a Lisimachia[153], Sesto,
+Perinto, per terminare con Calchedonte, all’opposta riva asiatica[154].
+
+Al 201 s’era impossessato di Samo[155], mentre Mileto si affrettava
+ad onorarlo e ad assicurarsi della di lui benevolenza[156]. Indi
+era disceso in Caria, ove Prinasso[157], Iasso, Bargilia, Euromo e
+Stratonichea[158] erano cadute in suo potere. Tornata la stagione
+propizia, si era gettato di nuovo sulla Tracia e, occupate Maronea,
+Eno, Cipsela, Dorisco, Serreo, e nel Chersoneso, Eleunte, Alopoconneso,
+Gallipoli, Madito,[159] avea finalmente sulla riva opposta stretto
+d’assedio Abido[160].
+
+
+VI.
+
+_Ultimatum_ di Roma a Filippo di Macedonia. I primi due anni della
+seconda guerra macedonica. Trattative di pace. Ripresa della guerra.
+Pace definitiva (196). Trascuranza degli interessi egizi da parte di
+Roma.
+
+A tale notizia, gli ambasciatori, di comune accordo, stabilirono,
+che il più giovane di loro, M. Emilio Lepido, si recasse al campo di
+Filippo per fare a costui le medesime ingiunzioni che a Nicanore. Ad
+Abido, Lepido si abboccò con Filippo e gli significò come il senato
+avesse decretato, vietando al re qualsiasi azione, sia contro i Greci,
+sia, (e questa fu una nuova postilla), contro Tolomeo, imponendo
+anzi, che, per quanto avea operato contro Attalo e i rodiani, si
+sottomettesse al giudizio di un tribunale arbitrale. Nel caso di
+inosservanza di un simile _ultimatum_, il popolo romano, in luogo della
+pace offerta[161], gli avrebbe dichiarato guerra[162] (200).
+
+Ma le risposte di Filippo furono semplicemente ambigue, ed il senato,
+che nulla attendeva di meglio, iniziò a sua volta l’offensiva.
+
+Le vicende della guerra sono note[163]. Il primo e il secondo anno
+(200-199) passarono senza gravi ed importanti fatti d’armi, sicchè,
+quando il console P. Villio, che sin’ora aveva diretto le operazioni
+militari, dovette cedere il posto al proprio successore, T. Quinzio
+Flaminio, il nemico era più che mai cresciuto di baldanza e d’audacia.
+
+Flaminio pensò subito ad abboccarsi col re, e l’abboccamento ebbe luogo
+nell’Illiria presso il fiume Aoo, lungo il quale stavano accampati i
+due eserciti romano e macedone.
+
+Per un avversario, il quale non avea ancora subito perdite
+significanti, le pretese dei Romani furono inaccettabili, e può
+dirsi che sia stato il filoellenismo del console la causa diretta
+della prosecuzione delle ostilità. Egli infatti chiese, senz’altro,
+lo sgombero di tutte le città della Grecia peninsulare, da Filippo
+ereditate o conquistate[164].
+
+Tra queste ultime non rientravano i numerosi possedimenti egizi
+d’Europa. Ai torti di Filippo verso l’Egitto i Romani venivano così
+ad aggiungerne dei nuovi. Non solo i Tolomei non ricuperavano i loro
+possessi, ma questi passavano legalmente e definitivamente nelle mani
+del re della Macedonia.
+
+Le condizioni proposte da Flaminio furono, com’era naturale,
+rifiutate, ma la campagna ch’ebbe a seguirne riescì per Filippo più che
+disastrosa. Tradito dagli Epiroti, dovette ritirarsi sino ai confini
+del suo regno, mentre la Grecia tutta passava in potere dei Romani.
+Così, nell’inverno del 197-198, il re della Macedonia era costretto a
+riproporre delle trattative di pace.
+
+L’abboccamento col generale romano ebbe luogo in Nicea presso il _sinus
+Maliacum_. Questa volta Flaminio si rammentò dei diritti dell’Egitto,
+e, dopo aver messo come condizione _sine qua non_ lo sgombero di tutta
+la Grecia, impose la restituzione all’Egitto di tutte le terre usurpate
+sin dalla morte di Tolomeo IVº. Dopo Flaminio ebbero la parola gli
+alleati di Roma. Tra questi, gli Etoli tornarono ad insistere sullo
+sgombero della Grecia, come Rodi su quello dell’Asia Minore, specie
+delle città carie, Iasso, Bargilia ed Euromo. Furono queste appunto
+le clausole, cui Filippo credette di non addivenire[165]; e, giacchè
+nè Flaminio, nè gli alleati potevano rimanere soddisfatti delle sue
+estreme concessioni, il diritto dell’ultima parola fu rimesso al
+senato.
+
+Ma anche questo scordò di bel nuovo gli interessi dell’Egitto, tornando
+unicamente ad insistere sullo sgombero della Grecia peninsulare, mentre
+la dichiarazione degli ambasciatori, spediti all’uopo da Filippo, di
+non rivestire dritto alcuno a decidere su ciò, segnava la fine della
+conferenza e la nuova ripresa delle ostilità[166]. (196).]
+
+La pace definitiva seguì a circa un anno di distanza, e, nella
+primavera del 196, dodici ambasciatori romani giungevano in Grecia a
+curarne l’esecuzione. Tutte le città greche di Asia e d’Europa erano
+dichiarate libere ed autonome, e da esse il governo macedone dovea
+affrettarsi a ritirare le sue guarnigioni prima dei giuochi istmici.
+Tali condizioni erano ripetute in particolare per Pedasa, Bargilia,
+Iasso in Caria, Abido in Asia Minore, Perinto in Tracia, Taso e Mirina
+su Lemno[167].
+
+Degl’interessi dell’Egitto non una sola parola. Il senato romano, che
+avea dichiarato di sostituirsi alla corte di Alessandria nel sostenere
+i dritti della medesima contro Filippo, risolse la controversia nella
+maniera la più disonesta. Lo stato, che avea soccorso Roma nei gravi
+frangenti della guerra annibalica, perdeva tutte le isole dell’Egeo,
+le Cicladi, Lesbo, Cipro, il protettorato su Creta, la Ionia, salvo
+Efeso[168]; in Tracia tutte le città greche, come Maronea, Dorisco
+e Perinto, mentre Eno e Cipselo rimanevano a Filippo; nel Chersoneso
+tracico, Eleunte, Alopoconneso, Sesto, Madito e Gallipoli; in Caria
+Pedaso, Bargilia ed Iasso[169], che venivano rese autonome insieme
+con Stratonichea, che rimaneva a Filippo: in una parola, tutti i
+possedimenti d’Europa e due terzi di quelli dell’Asia Minore. E tutto
+ciò per opera di Roma, la quale, tutt’altro che tutelare gli interessi
+dell’Egitto, dimostrava così di lederli deliberatamente. Qualche altro
+mese ancora, e degli ambasciatori romani, abboccantisi col re di Siria,
+l’antico complice di Filippo, il quale avea invaso alcuni di codesti
+ex possedimenti egizi, ora restituiti a libertà, dichiareranno di non
+permettere l’invasione di ciò che oramai il loro popolo possedeva per
+diritto di conquista[170].
+
+
+VII.
+
+Contemporanee devastazioni di Antioco di Siria sui territori egiziani
+nell’Asia e nell’Asia Minore.
+
+Mentre Roma era occupata con Filippo, l’Egitto veniva ridotto a mal
+partito dalle armi di Antioco IIIº di Siria. Secondo i patti stabiliti
+col re di Macedonia nell’alleanza del 201 egli avrebbe dovuto aiutarlo
+nell’ideata conquista dell’Egitto.
+
+Così infatti era avvenuto.
+
+Al 201 Antioco aveva invaso ed occupato, quasi senza resistenza, la
+Celesiria[171], la quale era caduta definitivamente in suo potere
+dopo la disfatta del Panius subita dal generale egizio Scopa[172],
+mentre contemporaneamente egli invadeva i possessi egizi della
+Siria, della Fenicia e della Palestina[173] (199). Tolomeo Epifane,
+temendo di peggio, chiese subito la pace, ed il suo avversario gliela
+concesse a patti onorevoli, fidanzando, tra l’altro, al medesimo la
+figlia Cleopatra, cui prometteva in dote tutte le recenti conquiste
+(198)[174].
+
+Se non che, nella primavera del 197, il re siro, dopo un inverno
+passato in Antiochia, avea marciato verso l’Asia Minore. Quali fossero
+i suoi progetti è ben difficile affermare. Probabilmente però egli,
+che già avea riconquistato i territori dei suoi antenati nell’Asia
+propriamente detta, mirava a rioccupare quelli che i medesimi avevano
+già dominato nell’Asia Minore fino a che l’Egitto l’avea consentito.
+
+Conquistò innanzi tutto le città della Cilicia: Afrodisia, Soli,
+Zefirio, Mallo, Selinunte, Coracesio, Corico etc.[175]. Indi, varcata
+la Pamfilia, era penetrato in Licia, conquistando Andriace, Limira,
+Patara, Xanto[176]. Allora il re della Macedonia era stato battuto
+a Cinocefale, e l’occasione era più che mai propizia per muovere
+su quegli antichi territori egiziani, o caduti in mano di Filippo o
+destinati ad essere dichiarati autonomi.
+
+Dalla Licia egli s’era quindi avviato verso la Caria. Stratonichea,
+occupata dai Macedoni, la donò ai Rodiani, coi quali adesso, per
+non avere impacci, si trovava in tacita concordia, mentre questi
+riscattavano i possessi egizi di Cauno, Mindo e Alicarnasso[177]. Iasso
+aveva riconosciuto il suo alto patronato[178]; indi, penetrato nella
+Ionia, si era installato in Efeso, il più importante degli antichi
+possessi egiziani[179]. Di là avea marciato verso l’Ellesponto: Abido
+gli aveva aperto le porte[180], Madito era caduta l’anno appresso,
+(196), dopo breve e debole resistenza. Indi, occupata Sesto e le
+rimanenti città del Chersoneso, egli le aveva fortificate insieme con
+Lisimachia, da recente devastata dai Traci[181].
+
+In quel frattempo (197), giungeva a Roma una nuova ambasceria
+egiziana allo scopo di rammaricarsi presso il senato della condotta del
+re di Siria nell’Asia Minore[182].
+
+
+VIII.
+
+Nuova umiliante ambasceria egiziana a Roma.
+
+Pare che le recenti lezioni, che alla corte di Alessandria erano
+derivate dalla pace di Roma con Filippo, non fossero state sufficienti
+ad illuminarla sul valore e la natura dell’alleanza coi Romani. Se non
+che l’atteggiamento della corte medesima non mancava di astuzia.
+
+In vista di una prevedibile conflagrazione romano-siriaca, l’Egitto,
+pel caso più che probabile di una prevalenza romana, tornava a mettere
+gli occhi addosso alla bramata porzione di bottino. A tale intento,
+nella completa assenza di migliori speranze, la sorte toccata dopo
+la guerra macedone non dovea riescire di scoraggiamento. Poichè il
+prossimo congiunto del re di Egitto aveva alla prova esibito un così
+ostile contegno, era pur sempre preferibile piegare verso chi s’era
+mostrato semplicemente noncurante; ma nuovi eventi sospingevano per la
+via, che interessava alla corte alessandrina.
+
+
+IX.
+
+I Romani ed Antioco.
+
+Ma, se così attentamente l’Egitto vegliava sugli affari d’Oriente, Roma
+non si palesava da meno.
+
+Dopochè, in seguito alla pace con la Macedonia, i giuochi istmici del
+196 videro bandita l’autonomia della Grecia, il proconsole Flaminio e i
+dieci ambasciatori, incaricati di riordinarla, si decisero ad occuparsi
+seriamente del nuovo avversario, Antioco IIIº di Siria. Infatti,
+proprio in quel momento, T. Quinzio Flaminio e i decemviri ricevevano
+due ambasciatori siri, Egesianace e Lisia, e proponevano ai medesimi
+l’_ultimatum_ da riferire al loro re[183].
+
+Questi doveva obbligarsi: 1) a non molestare le città testè rese
+autonome dell’Asia Minore; 2) a sgomberare dalle altre possessioni di
+Tolomeo o di Filippo già occupate; 3) a smettere dalle sue operazioni
+in Tracia e nel Chersoneso, che, per giunta, pareva accennassero ad un
+piano di invasione in Europa[184].
+
+Quest’ultima clausola dell’_ultimatum_ era la sola che stesse a cuore
+dei Romani, e, poichè le intenzioni di Antioco potevano facilmente
+essere dissimulate, così il senato mostrava di apporgli come colpa,
+e motivo di prossima e sicura guerra, ciò che quegli era stato in
+suo dritto di fare: le conquiste sulla Macedonia e su l’Egitto. Il
+primo capo e, in parte, il secondo dell’ingiunzione di Flaminio e dei
+decemviri ci stavano quindi in grazia dell’ultimo.
+
+Egesianace e Lisia, udito l’_ultimatum_ trasmesso loro dal senato, si
+congedarono, dirigendosi alla volta di Antioco. Ma, prima che avessero
+potuto incontrarlo, il senato aveva spedito un nuovo ambasciatore,
+L. Cornelio, perchè si occupasse _ex professo_ della vertenza e si
+abboccasse direttamente col re[185] (196).
+
+A Lisimachia si riunirono Antioco, i suoi due ambasciatori, L. Cornelio
+e tre dei decemviri, P. Lentulo, L. Terenzio e P. Villio, insieme
+con due ambasciatori di Lampsaco e uno di Smirne[186], due città ora
+autonome dell’Asia Minore, al cui assoggettamento pareva tendessero
+nuovi preparativi di Antioco. Dopo un privato abboccamento, si venne ad
+una pubblica adunanza. L. Cornelio, capo dell’ambasceria romana, tornò
+a sostenere con grande calore quanto già avea sostenuto Flaminio, che
+cioè il re: 1) lasciasse indisturbate le città asiatiche autonome; 2)
+cedesse a Tolomeo i territori conquistati; 3) sgomberasse da quelli
+usurpati a Filippo; 4) desistesse dai suoi preparativi di passaggio in
+Europa[187].
+
+Antioco rispose dignitosamente: non aver egli leso gl’interessi delle
+città asiatiche autonome, nè quelli di Tolomeo o di Filippo e tanto
+meno aver pensato a muovere contro Roma. Il suo tragitto in Europa
+doversi al suo diritto inoppugnabile di riconquistare le città della
+Tracia, che erano state a lor volta usurpate dagli scorsi re d’Egitto
+ai propri antenati, che ne erano i naturali possessori, e, quindi, da
+Filippo ai Tolomei. Quanto a quest’ultimi, egli, già imparentato con
+Epifane, lo sarebbe tra breve stato ancora di più[188]. Meravigliarsi
+infine come Roma ardisse ingerirsi negli affari dell’Asia, cosa che
+egli non aveva mai osato per quelli d’Italia[189].
+
+Mancava una esplicita risposta al primo comma dell’_ultimatum_,
+ma di ciò il re si era curato a più riprese, trattando con quelle
+città (Smirne e Lampsaco), cui i Romani si riferivano nella loro
+generica indicazione di città autonome dell’Asia Minore, e il
+cui assoggettamento egli aveva francamente dichiarato di non
+pretendere[190]. Ma gli ambasciatori avevano bensì avuto lo incarico
+di proporre con alterigia, non già di ascoltare risposte fiere e
+dignitose, e dalle violenti repliche degli ambasciatori di Lampsaco,
+insinuate e sostenute dai Romani, Antioco fu costretto a chiudere
+bruscamente la conferenza, che già si era tramutata in uno scambio
+indecoroso di minacce[191].
+
+Così ebbero fine le nuove trattative. Probabilmente però l’ardire del
+re di Siria e l’arroganza dei Romani erano rinfocolate dall’improvvisa,
+tacita notizia della morte di Tolomeo Epifane. Il primo aveva interesse
+a non frapporre indugi e ad accorrere in Egitto, ove tutto, sperava,
+sarebbe andato conforme ai suoi voleri; e, dei secondi, L. Cornelio,
+che pare portasse seco l’incarico di recarsi anche in Egitto[192], avea
+fretta di imitarlo prima che innovazione alcuna fosse stata colà per
+succedere.
+
+Antioco infatti partì immediatamente alla volta di Alessandria. Ma,
+giunto in Licia, ricevette l’infausta notizia che Epifane viveva
+ancora, e, abbandonati i suoi piani circa l’Egitto, si rivolse alla
+conquista di Cipro, che per ben altre ragioni gli fallì del pari[193].
+
+
+X.
+
+T. Quinzio Flaminio e gli ambasciatori di Antioco (194-3).
+
+Le trattative per un accomodamento furono riprese al 194-3. Questa
+volta il senato romano fu meno accorto nel simulare i taciti
+intendimenti della propria politica. T. Quinzio Flaminio, a cui esso
+aveva rimandato gli ambasciatori di Siria, pose loro il dilemma: o
+Antioco desistesse dall’immischiarsi negli affari d’Europa, ed i Romani
+avrebbero rinunziato a immischiarsi in quelli asiatici, o, in caso
+contrario, concedesse ai Romani il diritto di conservare e tutelare le
+alleanze fatte o da farvi[194].
+
+Com’è palese, Roma non si curava più nè delle usurpazioni di Antioco
+sui possessi di Tolomeo, nè dell’intangibilità delle città autonome
+dell’Asia Minore, rinunziando così a rivendicare i dritti dell’uno o
+delle altre, nel caso in cui Antioco si fosse astenuto dal porre piede
+in Europa.
+
+Era quanto di peggio poteva prevedersi.
+
+Ma neanche questa conferenza approdò a risultato alcuno. Tutto fu
+rimandato a un nuovo abboccamento, che nuovi ambasciatori romani,
+dietro incarico ufficiale, si ripromettevano di ottenere col re stesso
+in persona, e gli ambasciatori della Siria furono nuovamente congedati.
+
+
+XI.
+
+Nuove pratiche.
+
+La novella ambasceria romana era destinata a peripezie maggiori delle
+precedenti. Dapprima P. Villio, uno dei suoi componenti, dovette
+attendere a lungo ad Efeso, mentre Antioco era diretto a guerreggiare
+contro i Pisidi. Essendosi quindi affrettato a raggiungerlo presso
+le fonti del Meandro, le trattative furono tosto interrotte sotto
+il pretesto che la corte era in lutto a cagione della morte di un
+membro della famiglia reale, e Villio si trovò costretto a tornarsene
+a Pergamo. Più tardi, quando Antioco fu tornato ad Efeso, Villio
+e i suoi compagni si affrettarono a seguirlo. Ma agli ambasciatori
+romani, tutt’altro che concedersi un abboccamento col re, fu giocoforza
+accontentarsi di una conferenza con Minio, uno dei suoi ministri.
+
+Questi cominciò coll’osservare con fine ironia come i Romani, che in
+questa, come nella precedente vertenza con Filippo, l’aveano posato
+a cavalieri dell’ellenismo, tenevano, ciò non ostante, soggette e
+tributarie Napoli, Reggio, Taranto etc., città non meno greche di
+Smirne e di Lampsaco. Continuò quindi col dichiarare che il suo re non
+si sentiva da tanto da rinunziare alle città eolie ed ioniche dell’Asia
+Minore, compreso Smirne, Lampsaco e Alessandria della Troade, tutti
+antichi possedimenti dei suoi antenati. Che però, ove i Romani avessero
+voluto stringere alleanza con Antioco, questi era pronto a riconoscere
+come autonome Rodi, Bisanzio e Cizico, la concessione più grande che
+potevano attendersi dal re[195].
+
+Gli ambasciatori romani risposero al solito altezzosamente, ma senza
+pervenire a nascondere la fragilità delle proprie ragioni. Le città
+greche, possedute da Roma, non le avevano mai negato codesto diritto,
+nè l’esercizio del medesimo aveva subito interruzioni sia pure in
+grazia di interventi stranieri. Non così le città asiatiche, di cui
+alcune, dopo la conquista dei re di Siria, erano passate a Filippo o a
+Tolomeo, altre aveano goduto di una libertà incondizionata. Del resto
+la causa della loro libertà non poteva essere difesa da altri meglio
+che dagli ambasciatori delle medesime, per cui si richiese venissero
+introdotti. Ma, come quattro anni prima a Lisimachia, tale atto decise
+della fine della conferenza (192).
+
+Essa non avea contenuto una sola parola dei dritti della corte
+alessandrina, non una sola imposizione che a questa venissero
+restituiti i territori recentemente usurpati.
+
+
+XII.
+
+Ragioni della trascuranza degli interessi egizi da parte dei Romani
+durante codeste trattative.
+
+Ma Roma non ebbe forse torto.
+
+Al 193 Antioco avea cominciato ad ottemperare alle clausole del
+trattato egizio-siriaco di circa sei anni prima. Allora infatti si
+era celebrato il matrimonio di Tolomeo Epifane con Cleopatra, ed erano
+state assegnate alla medesima, a titolo di dote, le province asiatiche
+conquistate dal padre negli anni 201-199[196].
+
+Tirare ancora in ballo l’Egitto equivaleva a scoprire puerilmente
+la propria doppiezza, e il senato non poteva prestarcisi. Comunque
+però si fosse, ogni tentativo di pace era andato a vuoto e s’imponeva
+il cominciamento delle ostilità. Ma se fin’ora noi abbiamo accusato
+i Romani di doppiezza e d’ipocrisia, più severo giudizio dobbiamo
+pronunziare contro la corte d’Alessandria, che, nel suo sottile istinto
+di previdenza, quando le ostilità furono aperte, tornò a preferire al
+congiunto il vecchio e ripetutamente infedele alleato.
+
+
+XIII.
+
+Nuova ambasceria egiziana (191).
+
+Nell’anno 191 giungevano infatti in Italia nuovi ambasciatori egiziani,
+recanti al senato oro ed argento e dichiaranti il loro re pronto a far
+muovere tutto l’esercito verso l’Etolia per congiungerlo alle truppe
+romane.
+
+L’atto era vile e disonesto, ma, come sempre, tutt’altro che ingenuo.
+Giacchè era stato inscongiurabile che i Romani penetrassero nelle acque
+e nelle terre orientali, occorreva all’Egitto non rinunziare facilmente
+al prossimo bottino. Ma il senato rese la pariglia a tanta fine
+abilità diplomatica. Come già nella scorsa guerra macedone, esso tornò
+placidamente a ringraziare ed a rifiutare[197].
+
+
+XIV.
+
+Guerra romano-siriaca. Ultima ambasceria egiziana.
+
+La sorte delle armi riescì sfavorevole ad Antioco, e la battaglia delle
+Termopili (191) inaugurò la serie delle sue disfatte.
+
+Poco dopo, nuovi ambasciatori tornavano a Roma dalla corte di
+Alessandria. Questa volta, a nome del re e della regina, la figliuola
+stessa di Antioco, essi si congratulavano della vittoria delle
+armi romane, aggiungendo la preghiera e la raccomandazione, che si
+pensasse subito a tragittare in Asia un esercito. Tutto lo stato di
+Antioco si trovava, a sentir loro, invaso da terrore, e i re d’Egitto
+si profferivano pronti a tutto ciò che il senato avesse potuto
+richiedere[198] (190).
+
+La vecchia astuzia della corte alessandrina riappariva questa
+volta parecchio sciupata in seguito alla sorte delle due precedenti
+ambascerie, di cui l’odierna non era che un triplicato. La risposta
+di Roma non aveva quindi a subire variazione alcuna, e, per la terza
+volta, esso tornò a ringraziare, a rifiutare e a donare sontuosamente
+gli ambasciatori egiziani.
+
+
+XV.
+
+Nuove trattative di pace (190).
+
+Alla disfatta terrestre delle Termopili seguiva, a un anno di distanza,
+la non meno decisiva disfatta marittima di Mionneso (190), e Antioco,
+smarrito, tornava a proporre nuove condizioni di pace.
+
+Il suo ambasciatore fu ricevuto in una numerosissima assemblea
+senatoria. Riferì da parte del re che oramai questi aveva abbandonato
+tutte le città occupate in Europa, che era inoltre pronto a cedere
+quelle di Eolia e Ionia, che ancora accoglievano i suoi presidii,
+più le altre, che i Romani avessero voluto premiare per la loro
+fedeltà[199].
+
+Ma al senato questa volta non soddisfaceva più il dilemma di tre
+anni innanzi. Tutt’altro che cedere ad Antioco pieni poteri sugli
+affari d’Asia, qualora questi avesse desistito dall’immischiarsi
+in quelli d’Europa, essi tornarono a pretendere che tutte le città
+greche dell’Asia Minore fossero riconosciute autonome, il che poteva
+aver luogo, solo nel caso che Antioco si fosse rassegnato a ritirarsi
+dall’Asia Minore[200].
+
+Le trattative di pace tornarono quindi ad abortire per essere
+ripigliate dopo la prossima totale disfatta siriaca di Magnesia (189)
+che decise stabilmente delle sorti dell’Asia Minore.
+
+
+XVI.
+
+Pace definitiva (189). Fine dei possedimenti egiziani asiatici.
+
+Antioco si ritirava al di là del Tauro e del fiume Halis[201],
+sgomberando quasi tutta l’Asia Minore[202], mentre le regioni della
+medesima, nelle quali i Tolomei avevano vantato dei possedimenti,
+venivano così distribuite: la Cilicia al di là del Tauro rimaneva
+ad Antioco, le città Ionie, salvo quelle, come Mileto, già autonome
+prima della battaglia di Magnesia, passavano ad Eumene re di Pergamo,
+al quale veniva altresì a toccare la Caria a nord-est del Meandro e
+la licia Telmesso con le sue dipendenze. La Caria a sud del Meandro
+fino ai confini della Pisidia con le rimanenti città licie passava ai
+Rodiani. Il territorio di Tolomeo Telmesso, un congiunto della casa
+regnante in Egitto, fu lasciato al suo possessore[203]. La Pamfilia,
+di cui s’era taciuto nel _senatusconsultum_, che avea fissato i
+particolari della pace, più tardi, nel riordinamento dell’Asia Minore,
+toccò, sebbene a torto, ad Eumene[204]. Così avvenne del Chersoneso
+tracico, di Lisimachia, delle recenti conquiste di Antioco in quella
+regione, e di Efeso in Ionia, mentre Milasa in Caria veniva dichiarata
+autonoma[205].
+
+Tolomeo Epifane rimaneva così a denti asciutti, senza avere un solo
+istante goduto delle preoccupazioni del governo romano, ripagato della
+stessa moneta, di cui forse era degna la sua condotta verso il re di
+Siria. E nel breve giro di sette anni quei suoi amici d’oltre mare,
+per cui egli non aveva risparmiato umiliazioni, gli avevano dato agio
+di registrare sul passivo della propria politica estera la perdita
+definitiva di tutti i possedimenti d’Europa e dell’Asia Minore.
+
+
+XVII.
+
+Ragioni del contegno egoistico di Roma.
+
+Quali poterono essere le ragioni, che in quel tempo fecero i Romani,
+tanto prodighi verso i minuscoli loro alleati della guerra siriaca,
+quanto indelicati e non curanti verso l’Egitto?
+
+Il giorno, in cui Roma si era immischiata negli affari d’Oriente, avea
+dovuto persuadersi come per consolidarvi intera la propria signoria
+non doveva che comportarsi così come aveva fatto per l’Occidente,
+disfacendosi di tutti quegli stati, che sin d’allora avevano avuto
+influenza decisiva nelle contese diplomatiche di quelle regioni.
+Così aveva fatto dapprima con Filippo, e poi con Antioco. E, quando
+l’umiliazione della Siria fu un fatto compiuto, il senato dovè
+constatare come oramai non rimaneva che dare il benservito all’impero
+dei Lagidi.
+
+A tal uopo non erano occorsi pretesti plausibili, nè, data l’astuta
+politica dei Tolomei, era previdibile che ne occorressero.
+Poichè quindi non si poteva adoperare la forza, faceva d’uopo
+l’assottigliamento tacito e inconsapevole della potenza avversaria. La
+fortuna vi aveva provveduto con le due recenti guerre di Macedonia e
+di Siria, ed il senato romano si era ripromesso di non avere nulla a
+rimproverarsi.
+
+
+
+
+CAPITOLO III.
+
+ROMA E L’EGITTO DURANTE LA Vª GUERRA SIRO-EGIZIANA (180-68).
+
+
+I.
+
+Tutela romana su Tolomeo Filometore?
+
+La morte di Tolomeo Epifane (180)[206] lasciava la corona d’Egitto in
+balia della moglie Cleopatra, la figliuola di Antioco di Siria, che,
+in quell’anno medesimo faceva succedere al trono l’erede immediato,
+il giovane Tolomeo Filometore, il più adulto tra i figliuoli
+sopravvissuti. Questi, ancor minorenne, fu posto, sotto la reggenza
+della madre, e, alla morte della medesima, sotto quella dell’eunuco
+Euleo e del siro Leneo[207], argomento bastevole ad escludere la
+possibilità di una reggenza romana, alla quale ipotesi sono ricorsi
+coloro, che, non potendo riferire a Tolomeo Vº la notizia di Valerio
+Massimo e di Giustino, da noi precedentemente citata[208], hanno
+creduto di trovarvi indicato Tolomeo VIº.
+
+Così opina infatti il Pighius[209] basandosi sulla circostanza
+che tanto Valerio Massimo (VI, 6), quanto la moneta romana, che a
+tale tutela si riferisce, ci presentano M. Emilio Lepido rivestito
+della dignità di pontefice massimo, ch’egli ottenne solo al 180 a.
+C.[210]. Se non che la sua opinione urta contro gravi difficoltà: 1)
+tutori, infatti di Tolomeo VIº ci sono dalle fonti esibiti unicamente
+Cleopatra, Euleo e Leneo: 2) Lepido, _P. M._, non poteva trovarsi
+in Egitto poichè Livio riporta al 131 a. C. il caso del primo
+allontanamento di un _P. M._ da Roma[211]; 3) Giustino spiega la
+ragione della tutela con il pericolo imminente di un’invasione macedone
+e siriaca, ma le possibilità ne erano ormai lontane nel 180 a. C.[212].
+
+Scartata quindi nuovamente l’ipotesi di una tutela romana sui figli di
+Tolomeo Epifane, è da lasciare, ancora per parecchi anni, a ciascuno
+dei due stati, romano ed egizio, la piena responsabilità delle proprie
+azioni.
+
+
+II.
+
+Ambasceria romana in Oriente e preludii della III. guerra macedonica
+(173).
+
+L’anno stesso dell’assunzione al trono di Tolomeo VIº partiva per
+la Grecia un’ambasceria di cinque membri, allo scopo di spiare le
+intenzioni di Perseo, il nuovo re di Macedonia[213], col quale si
+prevedeva inevitabile un prossimo periodo di ostilità. In vista di
+tali complicazioni, l’ambasceria aveva altresì l’incarico di rinnovare
+l’alleanza con la corte alessandrina.
+
+Il nuovo Tolomeo pare non abbia in nulla derogato dall’indirizzo dei
+suoi predecessori e gli antichi patti con Roma abbiano ottenuto una
+novella sanzione. E di ciò, benchè ogni testimonianza esplicita ci
+sfugga, noi possediamo una prova sicura, sebbene indiretta, nella
+richiesta dell’aiuto romano in una prossima rinnovata vertenza
+egizio-siriaca.
+
+
+III.
+
+Preludi di una nuova guerra egizio-siriaca. Ambasciatori siri ed egizi
+a Roma.
+
+Il grande dramma, che, con la seconda guerra macedonica e la prima
+siriaca, si era svolto negli ultimi anni del passato e nei primi del
+corrente secolo, e del quale avevano fatto parte e Roma e l’Egitto,
+si apparecchiava ad una rinnovazione. Fra il successo re di Siria,
+Antioco Epifane, e l’Egitto tornava a risorgere l’antica contesa
+della supremazia in Oriente, che adesso presentava, come occasione
+immediata, il possesso di quelle province[214], che Antioco IIIº, aveva
+assegnato come dote alla figlia Cleopatra. Pare che, non ostante tale
+cessione, il possesso delle medesime sia rimasto alla Siria, e l’erario
+alessandrino non abbia acquisito altro diritto se non quello di goderne
+le rendite fino alla morte di Cleopatra[215].
+
+Era quindi naturale che l’Egitto aspirasse alla riconquista dei
+territori perduti, come il giovane re di Siria, approfittando delle
+recriminazioni che gli si movevano, pensasse a realizzare l’antico
+sogno dei Seleucidi, l’assoggettamento dell’Egitto.
+
+Non è chiaro da quale dei due contendenti siano partite le
+ostilità[216]. Certo si è che, appena le due corti previdero
+l’inevitabile rottura, inviarono a Roma ambasciatori per giustificarsi.
+
+
+IV.
+
+Svogliato intervento del senato.
+
+Roma si trovava allora agli esordi della guerra con Perseo, il
+successore del vinto Filippo di Macedonia; era quindi previdibile
+l’ascolto, che si sarebbe dato agli ambasciatori di quell’Egitto, che
+nulla di buono aveva potuto ottenere nei giorni lieti per Roma.
+
+I tre ambasciatori siri e i due egiziani[217] pervennero al senato
+nel 171. Scopo dei primi era, sia di protestare contro i desiderati
+dell’Egitto, (e ciò per trovarsi giustificati nell’eventualità di un
+conflitto), sia di accaparrarsene il favore, promettendo aiuti nella
+guerra contro Perseo. Scopo dei secondi era: 1) riaffermare la solita
+alleanza con Roma; 2) prometterle, con intento uguale ai precedenti,
+intercessione ed aiuti nella recente controversia con la Macedonia; 3),
+(e questo era il punto più importante), spiare il colloquio del senato
+con gli ambasciatori siri per cavarne il profitto che se ne fosse
+potuto.
+
+L’assemblea senatoria ricevè cortesemente le due ambascerie, decisa ad
+usarne nel proprio tornaconto. A quella egiziana permise di trattare
+soltanto il primo punto della propria incombenza. L’alleanza fu
+infatti, come sempre, rinnovata, ma, al tempo stesso, gli ambasciatori
+vennero con strana rapidità congedati. Si passò quindi a dare ascolto
+all’ambasceria siriaca. Ma, in luogo degli aiuti sperati, non fu
+offerta se non la pura e semplice assicurazione che il senato avrebbe
+incaricato dell’affare Q. Marcio Filippo, suo ambasciatore in Macedonia
+e nel Peloponneso[218], mettendolo in comunicazione colla corte
+alessandrina.
+
+Intanto però che questi fosse avvertito e potesse con cognizione
+di causa occuparsi dell’affare, veniva da Roma, per salvare ogni
+apparenza, spedito ad Alessandria ambasciatore Tito Numisio allo scopo
+di conciliare le due corti in questione[219]. Sembra però, (ed è lecito
+arguirlo dalla fine della contesa), che egli, interpretando il pensiero
+del suo governo, preoccupato in quegli anni da altri eventi d’ordine
+affatto opposto, non abbia spiegato un eccessivo interessamento. Egli
+avrà, senza grande risolutezza, cercato di rimuovere Antioco dalla
+determinazione di trattenere le due province asiatiche, o tentato di
+rassegnare l’Egitto alla perdita delle medesime, proposta impossibile a
+chi avea pur il diritto di aspettarsi qualcosa di meglio da un’antica
+alleanza fedelmente osservata, e a cui argomento decisivo restava
+ancora la sorte delle armi. Così la missione di Numisio fallì, ed egli
+tornò a Roma senza che il senato si curasse più che tanto degli affari
+d’Egitto (171).
+
+
+V.
+
+L’Egitto conquistato da Antioco Epifane di Siria (171-0). Disperata
+ambasceria al senato romano (170).
+
+Poco dopo scoppiava la guerra fra le due potenze orientali. Negli
+stessi anni 171-0 Filometore, battuto a Pelusio, cadeva prigioniero
+nelle mani di Antioco, mentre tutte le principali città egizie
+passavano l’una dopo l’altra nelle mani del vincitore. Sola,
+Alessandria chiudeva le porte in faccia al nemico, ed acclamava re il
+fratello di Filometore, Tolomeo Evergete IIº[220], mentre Antioco,
+dichiarando adesso di combattere l’usurpatore, si apparecchiava ad
+assediarla sino all’estremo.
+
+La disperata condizione dei due re era tale da consentire qualsiasi
+umiliazione, e la più dolorosa non poteva non essere l’invio di nuovi
+ambasciatori al senato romano. In abito di lutto[221], con la barba
+negletta, i capelli scomposti ed un ramo di ulivo in mano, essi si
+presentarono all’udienza senatoria, ove appena entrati, si affrettarono
+a prosternarsi dinnanzi alla maestà dei rappresentanti della capitale
+d’Italia. Narrarono come Antioco, sotto pretesto di rimettere sul trono
+il maggiore dei due fratelli, moveva guerra al più giovane, allora
+chiuso in Alessandria, pregarono non si tardasse a soccorrerlo, al
+qual’uopo bastava rammentare ad Antioco i benefizi ricevuti. Se si
+tardasse, il re, fra breve, sarebbe venuto esule a Roma a costituire,
+colla sua nuova condizione, una perenne accusa di alleanza tradita da
+parte del popolo romano.
+
+A tale preghiera, narra Livio, il senato commosso si dichiarò pronto
+ad inviare un’ambasceria con a capo C. Popilio Lenate, perchè si
+recasse, prima da Antioco e poi da Tolomeo, allo scopo di significar
+loro che Roma non avrebbe tardato a radiarli dal novero dei propri
+amici, qualora l’uno o l’altro avesse esitato a deporre le armi (168).
+Conforme a tale solenne decisione, la votata ambasceria partiva tre
+giorni dopo insieme coi legati alessandrini[222].
+
+
+VI.
+
+Viaggio dell’ambasceria romana ad Antioco (168). Fine della IIIª guerra
+macedonica.
+
+Sembra però che la commozione non sia stata troppo grande nè nell’animo
+dei senatori, nè in quello degli emissari. Tutt’altro che veleggiare
+rapidamente alla volta dell’Egitto, Popilio ed i suoi compagni
+si fermarono a Delo ad attendervi l’esito della pendente guerra
+macedonica; e, poichè Antenore, l’ammiraglio di Perseo, avea bloccato
+in parte le Cicladi per impedire all’esercito romano ogni comunicazione
+d’armi e di vettovaglie, Popilio, cangiate le vesti di ambasciatore in
+quelle di ufficiale, vi s’indugiò a lungo a proteggere, con le galee
+del re Eumene di Pergamo, tutti i legni minacciati da Antenore. Sì che
+quando giunse la notizia che Perseo era già stato disfatto a Pidna,
+(fine del 168), egli era ancora a Delo a scortare i vascelli, che
+dovevano veleggiare verso la Macedonia. Finalmente risolse di avviarsi.
+Ma già a mezza strada, preferì un’altra volta indugiare qualche giorno
+a Rodi per esporre a quella cittadinanza i gravi risentimenti del
+senato contro l’atteggiamento della medesima, durante la scorsa guerra
+macedonica. Fatto ciò, ripartì alla volta d’Egitto[223].
+
+
+VII.
+
+Precedente ritirata di Antioco dall’Egitto. L’azione conciliatrice di
+Roma (168).
+
+In questo lungo intervallo, Antioco, sia per le difficoltà
+dell’assedio[224], sia per alcuni torbidi avvenuti nel suo regno, era
+stato costretto a tornare in Siria. Nella sua assenza i due fratelli
+s’erano diviso fra loro il governo e avevano deciso di sostenere in
+comune la guerra contro Antioco, che già tornava più decisamente a
+minacciare l’Egitto[225] (168). A tal uopo essi, poichè nulla di buono
+era omai da aspettarsi da Roma, mandarono ambasciatori in Grecia a
+raccogliere aiuti ed alleanze. Una di codeste ambascerie fu inviata
+agli Achei, e, mentre fra questi, riuniti a consiglio, prevaleva
+l’opinione di esaudire i due re, pervenne un messaggio con lettere
+di Q. Marcio Filippo esortante gli Achei a incaricarsi della pura
+conciliazione fra l’Egitto e la Siria[226].
+
+Invece di spedire aiuti, come era dovere di alleati e come l’Egitto
+s’era dichiarato pronto a fare durante le tre ultime guerre sostenute
+da Roma, o, almeno, ad intervenire direttamente colla forza della
+propria autorità, il senato tornava ad accontentarsi della platonica
+raccomandazione, trasmessa a dei terzi, di comporre la vertenza
+egizio-siriaca. Gli è che Roma era troppo avvezza a non addossarsi
+gratuitamente le brighe degli altri. Qualora avesse avuto le mani
+libere per trarre da un qualsiasi intervento la conclusione della
+conquista della Siria, essa non avrebbe indugiato, come non avea
+indugiato nelle due guerre precedenti. Ma, ora che le sue legioni erano
+impegnate con gli eserciti della Macedonia, mostrare viso arcigno ad
+Antioco, sarebbe equivalso a procacciarsi due avversari ad un tempo.
+Era perciò bene che questi fosse tenuto a bada e, solo dopo la ratifica
+dei conti con la Macedonia, si sarebbe pensato al pareggio anche per la
+Siria[227].
+
+
+VIII.
+
+Seconda invasione di Antioco in Egitto (168).
+
+Antioco intanto tornava dalla Siria con preparativi ancora più
+formidabili di quelli di quattro anni prima, e, fatta imbarcare la
+flotta per Cipro, aveva nella primavera del 168 incamminato il suo
+esercito attraverso la Celesiria. Ambasciatori egiziani erano corsi
+ad incontrarlo a Rinocolura, ed egli aveva proposto loro il suo
+_ultimatum_, con cui, tra l’altro, chiedeva la totale cessione di Cipro
+insieme con Pelusio e di tutto il territorio sino al Nilo, concedendo
+una tregua per la risposta[228]. Spirata senza soluzione alcuna la
+tregua, avea ordinato al suo ammiraglio di recarsi a Pelusio, ed egli,
+per la via d’Arabia, era tornato a marciare contro l’Egitto. Per volere
+o per forza le principali città dell’impero, non esclusa Memfi, erano
+tornate ad aprire le porte all’invasore, che, a piccole giornate, si
+avviava verso la capitale. Era già a quattro miglia dalla medesima,
+quando il monarca della Siria si scontrò con l’inerme ambasceria
+romana[229].
+
+Popilio[230] gli porse le tavolette contenenti il decreto del senato,
+imponendogli di leggerle e di rispondere immediatamente. Il re lesse,
+e chiese di consigliarsi con gli amici. Ma Popilio, con un tralcio
+di vite segnato un circolo intorno al re, dichiarò di aspettare
+la risposta definitiva prima ancora che quegli si fosse accinto ad
+uscirne. Il re, allora, compresa la gravità della situazione, memore
+della sorte dell’avo, rispose di obbedire. E così fu fatto. Entro
+un dato termine, Antioco sloggiava dall’Egitto, e Popilio, esortati
+i due re alla concordia, lasciava Alessandria per recarsi a Cipro,
+dove ancora Antioco teneva acquartierate delle milizie. Di là quindi
+veleggiava alla volta di Roma[231] (168).
+
+
+IX.
+
+Fine della guerra (168). Nuove delusioni della corte alessandrina.
+Ambasceria di ringraziamento. Ambasceria di Antioco Epifane. L’Egitto e
+l’Oriente rispetto a Roma nel 167 a. C.
+
+Della questione della Celesiria, della Fenicia e delle città egiziane
+della Siria, non si fece motto. Dal tacito contegno dei Romani l’Egitto
+veniva evidentemente costretto a rassegnarsi un’altra volta alla
+perdita di nuove province. Dopo quelle dell’Asia Minore e dell’Europa,
+esso perdeva questa volta quei territori propriamente asiatici, che un
+tempo erano stati sua faticosa conquista. Ma l’Egitto non patì soltanto
+l’umiliazione, sibbene eziandio il disonore. Il rodiano Poliarato,
+cittadino di una delle province più fedeli dell’impero egiziano, che
+nella scorsa guerra macedonica aveva tenuto dalla parte di Perseo e
+avea cercato di volgere a favore del medesimo gli animi dei Rodiani,
+dovette, dietro ingiunzione di Popilio[232], subire l’estradizione
+dal territorio, nel quale si era rifugiato, per essere trasportato
+a Roma, ad attendervi la propria condanna. Al tempo stesso, veniva
+qui condotto, liberato dalla prigionia[233], un Menalcida spartano,
+che dei tristi frangenti, attraversati dai re d’Egitto, aveva cercato
+di servirsi a vantaggio della propria ricchezza[234]. Di ciò furono
+incaricati gli ambasciatori egiziani con a capo Numenio, spediti a
+Roma per ringraziare l’assemblea senatoria del soccorso arrecato alla
+loro patria[235]. Qui essi si scontrarono con i legati di Antioco, i
+quali, da parte del loro re, venivano a riferire come egli avesse di
+buon grado preposto la pace ad ogni vittoria, ragione per cui si era
+affrettato ad ottemperare all’ingiunzione dell’ambasceria romana.
+
+Più sinceri senza dubbio furono i calorosi ringraziamenti dei re di
+Alessandria, i quali dichiararono di professarsi obbligati al governo
+di Roma assai più che agli antenati od agli dei immortali. E quello,
+probabilmente con fine ironia, dichiarò a sua volta di ritenere
+giustificata tanta gratitudine, che era eziandio ragionevole il loro
+popolo serbasse e moltiplicasse per l’avvenire[236].
+
+Così il sogno di un dominio materiale e morale dell’Oriente, cui Roma
+da gran tempo aspirava, veniva pienamente realizzato. Dispersa la
+Macedonia, schiacciata la Siria, il senato poteva altresì vantarsi di
+aver fatto retrocedere fra le potenze di quart’ordine quell’Egitto,
+che, decimato di territori, giaceva, di fatto, se non di nome,
+ubbidiente al suo alto patronato.
+
+
+
+
+CAPITOLO IV.
+
+ROMA E L’EGITTO DURANTE LA GUERRA CIVILE FRA TOLOMEO FILOMETORE E
+TOLOMEO EVERGETE IIº. (168-151).
+
+
+I.
+
+Discordie fra i due re egizi. Ambasceria romana in Oriente (164).
+Tolomeo Evergete a Roma.
+
+La raccomandazione di Popilio nel lasciare i due Tolomei sul trono
+di Alessandria non fu certo di buon augurio. Anzi, se la narrazione
+di Livio non pecca di imprecisione, l’ultima ambasceria alessandrina
+venuta in Roma, a nome di uno solo dei due re[237], deve tradire
+discordie latenti nel seno della famiglia reale.
+
+Dei due fratelli l’uno, il minore, Tolomeo Evergete, amministrava
+la Libia e la Cirenaica, l’altro l’Egitto propriamente detto insieme
+coi rimanenti possessi dei Lagidi[238]. Già al 164 pare che il senato
+abbia avuto sentore di discordie in Egitto. Infatti gli ambasciatori,
+spediti in Siria a porre sul trono Antioco Eupatore, figlio ed erede
+di Antioco Epifane, furono al tempo stesso incaricati di conciliare i
+due re di Alessandria[239]. Ma pare che i loro tentativi siano riusciti
+vani, giacchè poco dopo giungeva a Roma Tolomeo Evergete in persona
+(163-2)[240]. Diodoro narra diffusamente le tristi condizioni del
+viaggio del principe. In vesti misere, indegne della sua condizione,
+egli vi perveniva senza altra scorta che quella di tre servitori.
+Qui giunto, venne a lui incontro Demetrio, figlio di Seleuco IVº,
+il quale aspirava al trono di Siria, in luogo di Antioco Eupatore,
+figlio di Epifane[241]. Siffatta circostanza basta a definirci la
+data del viaggio. Poichè infatti Demetrio successe ad Antioco, salito
+al trono nel 164, diciotto mesi dopo, e precisamente alla fine del
+162[242], la data della venuta di Evergete non può essere posteriore
+alla fine di codesto anno in discorso, ultimo limite del soggiorno
+di Demetrio a Roma, anzi deve fissarsene come parecchio anteriore,
+dappoichè la venuta di Evergete coincise, come vedremo, con quella di
+un ambasciatore di Filometore, che fu complice della fuga del principe
+siriaco da Roma[243].
+
+
+II.
+
+La querela di Evergete in senato. Decisioni senatorie.
+
+Pochi giorni dopo Evergete si presentava direttamente al senato.
+Questo si affrettò a chiedergli scusa per non avere inviato, come
+era consuetudine, un questore per i dovuti ricevimenti, nè di averlo
+ospitato come si conveniva a un principe alleato. E a tali mancanze
+esso rimediò, offrendogli tosto una residenza degna della sua
+condizione, pregandolo di mutare i miseri abiti che indossava e coi
+quali Evergete mirava a toccare l’animo del senato, invitandolo a
+domandare tosto un’udienza e colmandolo quotidianamente di doni per
+mezzo dei questori[244]. Evergete chiese infatti un’udienza. Colà egli
+espose le ragioni della sua venuta. Chiedeva che il senato annullasse
+la divisione dell’impero egizio, avvenuta sotto la pressione di eventi
+superiori, quali l’imminenza della duplice invasione siriaca, e che
+quindi il senato gli assegnasse Cipro, giacchè, anche in tal guisa,
+i dominii del fratello sarebbero rimasti di gran lunga più estesi dei
+propri.
+
+Alla seduta assisteva un emissario di Filometore, il quale, subito
+dopo il discorso di Evergete, si levò per confutarne le ragioni.
+Disse che questi, tutt’altro che sporgere nuove querele, avrebbe
+potuto rammentare come egli dovesse la vita al fratello. L’accenno
+era probabilmente riferito a quegli anni, in cui Antioco Epifane
+aveva invaso l’Egitto in nome di Filometore, e questi, anzichè
+punire Evergete della già avvenuta usurpazione, aveva diviso con
+lui il potere, affidandogli il governo della Cirenaica. Le parole
+dell’ambasciatore furono confermate dalla testimonianza di due
+cittadini romani, i quali o avevano per caso assistito agli atti del
+governo egiziano, cui s’era riferito l’ambasciatore del re, o avevano
+frattanto, incaricati dal senato, attinto informazioni sui fatti
+in discorso. Tale difesa e testimonianza resero l’opinione pubblica
+avversa alle pretese di Evergete. Non così il senato, il quale capì
+come dalla richiesta d’ingerenza negli affari interni d’Egitto, che
+lo spingeva ad attizzare sempre più la discordia negli animi dei
+due re, tutto era da guadagnare e nulla da perdere. Decretò quindi
+la spedizione di un’ambasceria[245] con l’incarico: 1) di rimettere
+pacificamente Evergete al governo di Cipro; 2) di dichiarare a
+Filometore come tale occupazione fosse già stata riconosciuta dal
+governo romano; 3) di conciliare i due fratelli. L’ambasceria partì
+contemporaneamente ad Evergete[246].
+
+
+III.
+
+L’ambasceria romana ed Evergete alla volta d’Egitto.
+
+Sembra però che nè questi, nè gli ambasciatori, e forse neanco il
+senato, abbiano sul serio creduto alla raccomandazione di non usare
+delle armi, ma di procedere soltanto per vie diplomatiche. Il principe
+infatti, pervenuto in Grecia in compagnia degli ambasciatori, si
+affrettò ad arrolare soldati; indi, dopo una breve sosta nell’Asia
+Minore, a Perea, navigò alla volta di Cipro. Qui soltanto gli
+ambasciatori si risovvennero dell’ingiunzione senatoria, e, oppostisi
+al trasporto delle milizie, cercarono altresì di persuaderlo a
+rinunciare pel momento ad un approdo in Cipro. Essi promettevano
+di recarsi direttamente da Filometore per patrocinare la di lui
+causa e tornare quindi a ricondurlo dai confini della sua Cirenaica
+alle spiagge di Cipro. Evergete, convinto, annuì e gli ambasciatori
+ripartirono alla volta di Alessandria, lasciando presso il principe
+uno dei loro, Gneo Merula. Insieme con questo Evergete si recò a
+Creta, donde tornò di nuovo ad arrolare mercenari. Di là, passato in
+Libia, ancorò nel porto di Api, in attesa del ritorno dell’ambasceria
+romana[247].
+
+
+IV.
+
+Gli ambasciatori romani alla corte di Filometore. Insurrezione della
+Libia e della Cirenaica contro Evergete. La condotta dell’Egitto.
+
+Ad Alessandria, intanto T. Torquato, uno degli ambasciatori recatisi
+colà, aveva esposto a Filometore le ragioni della sua venuta, cercando
+di persuaderlo a rilasciare Cipro al fratello e a rappaciarsi col
+medesimo. Filometore, seguendo una politica, che per allora parve
+inintelligibile, cercò a sua volta di tirare in lungo le trattative, in
+parte mostrando di promettere ed in parte di ascoltare.
+
+Da Api Evergete attendeva con grande ansietà i risultati
+dell’ambasceria; ma, poichè i giorni passavano inutilmente, egli si
+decise a spedire l’ambasciatore rimastogli, Gneo Merula. Al pari del
+primo, anche costui fu trattenuto alla corte di Alessandria, cercando
+Filometore, tra l’altro, di conciliarsene con ogni mezzo l’animo e la
+testimonianza, il che gli sarebbe stato di grande utilità nel rapporto,
+che della loro missione essi avrebbero fatto al senato.
+
+Scorsi più di quaranta giorni, Evergete seppe che Girene ed altre città
+gli si erano ribellate o si apparecchiavano a ribellarsi al governatore
+lasciatovi nella sua assenza. Gli occulti motivi della politica di
+Filometore si facevano palesi. Evergete, temendo di perdere anche
+Cirene, vi si recò precipitosamente. Si trovava appena alla dimane di
+una grave sconfitta subita dalle milizie insurrezionali, quando, poichè
+ormai nessun motivo imponeva al Tolomeo d’Alessandria di trattenere gli
+ambasciatori romani, giungeva ad Evergete Gneo Merula per informarlo
+come nulla era stato possibile ottenere dal re d’Egitto, ma che questi
+era ancora pronto ad attenersi ai patti originari[248].
+
+Era la prima volta che l’Egitto osava tenere verso il senato romano
+un contegno energico e dignitoso, e ne avea ben mille ragioni di
+fronte ad uno stato, che, senza diritto alcuno, pretendeva ingerirsi
+nei suoi affari interni col regolare la spartizione dell’eredità di
+Tolomeo Epifane. Nè si trattava soltanto di ragioni legali, ma della
+più alta opportunità politica. «Cipro non era semplicemente fornita di
+un’importanza commerciale, sibbene di un più alto valore strategico.
+Alessandro il grande l’avea definita la chiave dell’Egitto, affermando
+così che dal possesso della medesima dipendeva la dominazione del
+Mediterraneo. Ciò conosceva Filometore e ciò, tra l’altro, lo sospinse
+ad opporsi con ogni fermezza alle pretese del senato in favore di suo
+fratello»[249].
+
+Non era però tale contegno capace di soddisfare Evergete, il quale,
+udita la risposta di Merula, tornò a spedire a Roma due nuovi
+ambasciatori, affinchè, insieme coll’emissario romano, ch’egli aveva
+seco, attestassero l’iniquità del re d’Alessandria ed il disprezzo, in
+cui questi teneva gli ordini del senato. Contemporaneamente Filometore
+tornava del pari a spedire un’altra ambasceria, la quale pervenne a
+Roma insieme con la precedente.
+
+
+V.
+
+Nuova discussione in senato. Il senato contro Filometore. Guerra civile
+in Egitto. Evergete di nuovo a Roma (154).
+
+Introdotti alla presenza del senato, gli ambasciatori cominciarono
+a discutere vivacemente le loro ragioni. T. Torquato e Cn. Merula,
+per motivi non completamente altruistici, difesero a spada tratta i
+diritti di Evergete. Il senato allora decreta che gli ambasciatori
+di Filometore, entro cinque giorni, abbandonino la capitale e cassa
+l’alleanza stipulata. Era il colmo della prepotenza, dappoichè nei
+trattati romano-egiziaci non si conteneva di certo, da parte della
+corte di Alessandria, l’obbligo di ottemperare a tutti i decreti, che
+al senato fosse piaciuto emettere sulle questioni interne dell’Egitto,
+nè al governo romano il diritto di intimarne. Questo frattanto inviava
+un’ambasceria a Tolomeo Evergete, allora residente in Cirene allo scopo
+di notificargli le decisioni assunte sul proposito.
+
+Gli ambasciatori di Filometore lasciarono tosto la città, ed i nuovi
+spediti informarono minutamente Evergete di tutto quanto erano stati
+incaricati, mentre questi, infiammato di novella speranza, si volgeva
+alla conquista di Cipro[250].
+
+La guerra, che ne seguì, fu per lui lunga e naturalmente disastrosa,
+tanto più che il governo romano, desiderando che i due fratelli si
+straziassero a vicenda non gli fu largo che di platonici sorrisi. Al
+154 le ostilità continuavano ancora, e al senato, che non poco avea
+contribuito a suscitarle, la sorte maturava quei frutti, di cui essa
+era stata avara ad Antioco Epifane, allorchè, lasciando l’Egitto, aveva
+ardito sperare che le milizie dei due fratelli si sarebbero dilacerate
+in una guerra civile. In quell’anno stesso, Evergete tornava a Roma a
+richiedere un nuovo, decisivo intervento.
+
+
+VI.
+
+Nuovo decreto del senato. Suo platonismo.
+
+Concessaglisi un’udienza, egli accusò il fratello di avere attentato
+alla propria vita ed offerse la testimonianza delle proprie cicatrici.
+Anche questa volta assistevano ambasciatori di Filometore, recatisi a
+Roma allo scopo di confutare le esagerazioni di Evergete, ma il senato
+vietò loro la parola e spedì subito una nuova ambasceria di cinque
+membri, fra cui il solito Gneo Merula e un tal L. Minucio Termo, che
+noi avremo occasione d’incontrare più tardi, fornendo ciascuno di
+quinquiremi per riporre definitivamente Evergete sul suolo di Cipro ed
+in tal guisa tagliar corto alla vertenza. Al tempo stesso invitava gli
+alleati di Grecia e di Asia a porgere aiuti al monarca protetto[251].
+
+Questa lesineria delle proprie legioni, questa simulata neutralità, che
+adesso, come negli anni precedenti, il senato volle serbare rispetto
+alla questione d’Egitto, non fu però frutto esclusivo di deliberato
+proposito calcolatore, ma altresì conseguenza della contemporanea
+situazione estera dello stato romano.
+
+
+VII.
+
+Ragioni del fatto. Vicende estere di Roma dal 161 al 164.
+
+Già al 161 s’era disegnata all’orizzonte la grave probabilità di un
+terzo conflitto con Cartagine, che era stata appunto Roma a provocare.
+Continuando la politica, iniziata dopo la guerra annibalica, di
+contrapporre a Cartagine la Numidia, essa aveva allora risoluto in
+favore di quest’ultima la lunga contesa fra i due stati circa il
+possesso di Emporia sulla piccola Sirti, nè una seconda ambasceria
+romana, comparsa al 157 per ripigliare in esame la vertenza, era
+approdata a conclusione alcuna. Ma, a parte tale impreveduto accidente,
+il palese rifiorire economico di Cartagine risuscitava nei due rami
+dell’aristocrazia romana, gli agrari, i conservatori gretti alla
+catoniana, ed i grossi speculatori, i cavalieri, che aspiravano a
+raccoglierne l’eredità di ricchezze, il desiderio e l’urgenza della
+distruzione dell’infelice metropoli. Contemporaneamente le romane
+ostilità, palesi od occulte, avevano sospinto al governo cartaginese i
+vecchi, odiati patriotti, i quali s’erano tosto accinti ad assoldare
+un esercito contro la Numidia. Questa, dal canto suo, aveva cercato
+di lavorare l’opinione del senato per indurlo a persuadersi che quei
+preparativi erano in realtà diretti contro Roma, cosicchè, in questo
+stesso anno, 154, ambasciatori romani, recatisi a Cartagine per imporvi
+il disarmo, avevano corso pericolo della vita[252].
+
+Non meno grave era quello, che contemporaneamente accadeva in Spagna.
+
+Anche prima d’allora Roma era stata in armi contro i Celtiberi e i
+Lusitani. Ma, nel 154, questi ultimi avevano invaso il territorio
+romano, battuto i governatori, ed esteso le loro scorrerie fino a
+Cartagena. Ciò, scrive il Mommsen, avea sollevato in Roma tale panico
+da costringere il senato ad inviare sul luogo un console, «il che non
+era accaduto dal 195 in poi, e, onde accelerare l’arrivo dei soccorsi,
+si dispose che i nuovi consoli entrassero in carica due mesi e mezzo
+prima del tempo legale»[253]. A tutto ciò aggiungi, nel 156-55, due
+spedizioni, in parte infelici, contro i Dalmati, nello stesso 154,
+una verso le Alpi Marittime contro alcune ribelli popolazioni liguri
+di quella regione, e sarà palese come, in vista di tali frangenti, le
+cose d’Egitto si dovevano abbandonare alle risorse della politica più
+egoista ed ipocrita.
+
+
+VIII.
+
+Esito della guerra civile d’Egitto. Sua cronologia.
+
+Tolomeo Filometore con forze di gran lunga superiori chiuse il fratello
+nella cipria città di Lapeto sì che questi fu costretto a capitolare
+ed a rendersi prigioniero. Filometore però non volle abusare nè della
+sua buona fortuna, nè della pazienza del governo romano, e concesse ad
+Evergete forse più di quello, che questi aveva sempre richiesto. Oltre
+a promettergli la figlia in isposa[254], lo rimise al governo della
+Cirenaica, con il diritto di un reddito annuo di una data quantità di
+frumento[255], assegnandogli inoltre l’amministrazione di parecchie
+città cipriote[256].
+
+Quale potè essere la data di siffatto accomodamento? L’Engel[257]
+opina per gli anni 152-151, durante i quali noi vediamo Filometore
+appoggiare Alessandro Bala contro Demetrio Sotero in Siria ed inviare
+a tale uopo un esercito in di lui aiuto[258]. «Difficilmente, egli
+osserva, Filometore si sarebbe impegnato in una guerra estera, se
+avesse avuto da temere così lunga guerra all’interno». Se non che
+la forza di tale argomentazione cade subito, quando si pensa che
+Alessandro Bala era, come vedremo, il favorito del senato romano contro
+Demetrio, di quel senato, che, oltre ad aizzare Evergete contro il
+fratello, avrebbe, un giorno o l’altro potuto accorrere in favore del
+medesimo. A scongiurare la gravità di un tale pericolo, Filometore
+poteva, anzi doveva, seguendo l’usata abilità diplomatica della corte
+alessandrina, compiere un atto, che avesse esplicitamente dimostrato
+come quel Filometore, contro cui Roma drizzava i suoi odi, non faceva
+in Oriente se non i voleri e gli interessi di Roma medesima. In tal
+caso la nuova guerra colla Siria, tutt’altro che un nuovo imbarazzo,
+nel quale fosse imprudente immischiarsi, si tramutava in un’abile
+mossa difensiva contro la lontana, oscura nemica d’oltre mare. Certo
+però le susseguenti imprese estere del Lagida, prima in favore del
+succitato Alessandro (152), poi contro Demetrio IIº di Siria (147) e
+infine contro lo stesso Alessandro in favore del Demetrio in discorso
+(147)[259], dimostrano come l’era dei pericoli interni fosse oramai
+felicemente chiusa. Questo stesso anno 147 segna inoltre la morte di
+Filometore; ma, poichè le fonti ci dànno come anteriore, sia pure di un
+numero indefinito di anni, la conciliazione col fratello, ne segue che
+essa dovette, e di parecchio, precederlo.
+
+
+IX.
+
+Nuova astensione del senato e ragioni del fatto. Nuove vicende estere
+di Roma.
+
+Tale cronologia ci spiega d’altro canto come Roma, per quelle stesse
+ragioni, per cui si astenne dal partecipare alle vicende della guerra
+civile, non potè fare a meno di astenersi del pari da qualsiasi
+ingerenza o ratifica dell’accomodamento medesimo, con quella stessa
+forzata remissività, con cui, in tutto quel non breve periodo di tempo,
+essa preferì non ingerirsi efficacemente negli affari orientali.
+
+Erano allora cominciati i preparativi per la spedizione delle navi
+e degli armati, necessari alla terza guerra cartaginese, i cui
+primi anni (149-7) non dovevano riescire molto lieti per le armi
+romane[260]. Infierivano contemporaneamente in Spagna feroci ribellioni
+dei Celtiberi e dei Lusitani (154-39), preparando direttamente e
+indirettamente nuovi e più gravi turbamenti in quella penisola[261].
+Al 149 era parso altresì prossimo il divampare di una quarta guerra
+macedonica per opera di un falso pretendente, e, mentre essa sarebbe
+terminata con una definitiva vittoria del console Q. Cecilio Metello,
+la prima battaglia campale del 149 e gli scontri del 148 erano
+riesciti molto più gravi che non quelli delle tre precedenti guerre
+macedoniche[262]. A tante preoccupazioni, tutta la buona o cattiva
+volontà dei Romani doveva cedere, e, come avevano consentito che il
+loro protetto rimanesse di fatto isolato durante le vicende della
+guerra, così ora concludevano coll’astenersi del pari dal mettere bocca
+nei trattati ch’ebbero a ratificarne l’esito infelice. Questa fu la
+fine della decenne guerra civile.
+
+
+X.
+
+Ragioni della simpatia del senato verso Evergete.
+
+Quali erano stati intanto i motivi della strana simpatia del senato
+verso Evergete, anche a costo di mettersi, in mezzo a tanti frangenti,
+in aperta rottura con la corte alessandrina? «La guerra civile legava
+sempre più l’Egitto a Roma, che veniva così dispensata dalla necessità
+di vigilare su quella regione o di tentarvi la sorte delle armi. Perciò
+la condotta di quest’ultima è completamente determinata dal carattere
+dei due fratelli. Era nell’interesse di Roma di sostenervi il più
+dispregiabile contro il più fornito di abilità politiche»[263], e, come
+tale, la scelta non poteva essere dubbia. A troppo chiare note avea
+Roma dovuto sperimentare i pregi diplomatici di Filometore al confronto
+dell’egoismo ignorante del fratello, che in altre condizioni sarebbe
+potuto riescire fatale all’Egitto, per non propendere verso il secondo.
+Quest’ultimo non faceva che iniziare una politica, i cui frutti
+avrebbero a loro agio maturato nell’avvenire, forse sino condurre
+Roma al punto di tentare, con mani non sue, l’agognata e definitiva
+conquista dell’Egitto, e, in così rosea speranza, non era male eccitare
+con tutti i mezzi, di cui si poteva disporre, chi altro non avrebbe
+fatto se non disimpegnarne le prime operazioni[264]. Ma, se tale fu la
+politica del senato, la corte alessandrina, dopo l’unico succitato atto
+di resistenza, non avendo potuto scongiurare l’odio di Roma, cercò,
+come vedremo, d’interpetrare ed esaudire i minimi ed i più taciti fra i
+suoi voleri.
+
+
+
+
+CAPITOLO V.
+
+ROMA E L’EGITTO DAL 152 AL 116.
+
+
+I.
+
+L’Egitto in Oriente favorisce la politica romana. Uccisione di Antioco
+Eupatore. Roma contro l’usurpatore. L’Egitto in favore del protetto da
+Roma.
+
+Dopo meno di un anno e mezzo di regno, Antioco Eupatore, assunto al
+trono di Siria mercè l’opera diplomatica del senato, perdeva, per mano
+del pretendente Demetrio Iº, la vita ed il regno (162). Con lui periva
+il reggente pupillare, il senatore Gneo Ottavio[265]. Il nuovo principe
+però, quello stesso, da cui Evergete aveva ricevuto promesse di aiuto e
+di ospitalità nel suo primo viaggio a Roma, si riconciliava tosto col
+senato, inviando un’ambasceria destinata a recare doni cospicui e a
+consegnare l’assassino medesimo di Ottavio[266].
+
+Ma l’offesa patita era troppo grave perchè quel consiglio avesse potuto
+accordare sinceramente il proprio perdono o la propria amicizia, e, non
+ostante i resultati, in apparenza favorevoli di tale ambasceria, bastò
+di lì a poco l’arrivo di Alessandro Bala, figlio, non si sa bene se
+reale o sedicente, di Antioco Epifane, perchè il senato gli accordasse
+la chiesta restituzione del retaggio paterno[267].
+
+Poichè quella Roma, che aveva umiliato la Siria al rango di potenza di
+quarto ordine, poichè Roma, lo stato più autorevole dell’occidente,
+era con lui, non restava ad Alessandro che procurarsi un esercito
+e l’alleanza delle potenze orientali. E così fu fatto. Dopo dodici
+anni di regno, Demetrio perdeva la vita, in seguito ad una battaglia
+campale combattuta contro Alessandro in coalizione coi rimanenti re
+asiatici[268] (152-1). Tra costoro primeggiava Tolomeo Filometore[269],
+suocero fra breve del nuovo monarca di Siria[270].
+
+Questo il primo atto di condiscendenza alla politica romana, compiuto
+dalla corte d’Egitto dopo la rottura con la medesima[271]. Avremo di
+meglio negli anni successivi.
+
+
+II.
+
+Tolomeo Filometore rinunzia al trono di Siria. (147).
+
+Estinto Demetrio Iº, sorgeva il figlio Demetrio IIº a rivendicare i
+diritti e la fine del padre. In questo nuovo frangente ad Alessandro
+non venne meno l’aiuto e l’alleanza del re d’Egitto. Al 147 Filometore
+entrava in Siria, accompagnato da un potente esercito di terra e
+di mare[272]. Se non che, giunto a Tolemaide, fu fatto segno ad
+insidie, che tutto parve indicare provenienti da Alessandro medesimo.
+Astenendosi allora dall’adempiere ai propri doveri di alleato e di
+congiunto, gli rapisce la figlia, che promette in isposa a Demetrio,
+volge in favore di costui le milizie e persuade gli Antiocheni a
+scacciare Alessandro, che colà aveva riparato. Alessandro è espulso
+dalla città, e Filometore, recatovisi poco dopo, viene acclamato dai
+cittadini e dall’esercito re di Siria.
+
+L’antico sogno dei monarchi egizi poteva esser pago. Sul loro capo
+si riunivano intere per la prima volta le due corone dell’Oriente,
+infrantesi allo sfasciarsi dell’impero di Alessandro Magno. Ma lo
+spettro del senato romano venne a turbare la gioia del buon Filometore,
+che, presago della gelosia e dei rischi sin’allora con tanta sapienza
+evitati, rifiutò il doppio diadema e raccomandò alla popolazione
+esultante il figlio del primo Demetrio[273] (147).
+
+
+III.
+
+L’ascesa al trono di Evergete IIº e l’aiuto di Roma.
+
+Due anni dopo[274] egli chiudeva la sua vita amareggiata, e a lui
+succedeva la moglie Cleopatra, la quale si associò al trono Tolomeo
+VIIº Eupatore[275] (145). Ma, ad attraversarne i piani, resideva in
+Alessandria almeno uno dei tre ambasciatori, L. Minucio Termo, spedito
+al 154 dal senato per riporre Evergete sul trono di Cipro. Coerente
+agli scopi ultimi, cui la politica romana avea tenuto d’occhio nel
+favorire Evergete, nonchè allo spirito della sua trascorsa missione,
+egli, che senza dubbio manteneva al tempo stesso segreti accordi
+con Roma, lavorava con ogni mezzo l’opinione pubblica perchè questa
+dichiarasse altamente di volere re d’Egitto il re della Cirenaica. E
+le sue mene approdarono all’effetto. Evergete marciò con le sue truppe
+da Cirene ad Alessandria, senza incontrare ombra di resistenza, e,
+tolto di mezzo l’incomodo erede, sposava la regina vedova, assumendo
+immacolata l’eredità del trono[276].
+
+Di quali malanni tanta usurpazione sarebbe stata foriera all’Egitto
+il tempo galantuomo l’avrebbe fra non guari dimostrato; ma quello che
+ci meraviglia altamente si è la vasta e profonda ingerenza, che un
+rappresentante del governo romano poteva adesso esercitare e sulla
+corte e sull’opinione pubblica alessandrina. Termo era rimasto dal
+154, nemico indisturbato, nel cuore di quello Egitto, ove egli, coi
+suoi compagni, era venuto a rattizzare la guerra civile, senza che nè
+Filometore, nè l’opinione pubblica avessero osato additargli la via del
+confine, ed ora, arbitro quasi della situazione, si rendeva strumento
+di uno dei più odiosi colpi di stato nella persona del nemico più vile
+ed implacato del buono e valente Filometore. Gli è che la ribellione di
+quest’ultimo contro la greve tutela romana era stata anch’essa timida
+e parziale. I Lagidi sentivano d’avere contro un nemico invisibile e
+ineluttabile, dinnanzi a cui le proprie arditezze li facevano gelare
+di terrore, mentre Roma, decimato, in ben tre riprese, i possessi
+dell’Egitto e tentato di attizzarvi la più tremenda delle guerre
+civili, defraudava, vittoriosa, l’erede legittimo, per sostituirvi
+quell’altro, che più e meglio avrebbe soddisfatto ai suoi interessi
+laggiù. Non era il colmo, ma verso quella meta si marciava a gran
+passi.
+
+
+IV.
+
+Relazioni di Evergete con Roma. Roma, gli Ebrei e l’Egitto.
+
+Noi non sappiamo se l’alleanza fra Roma e l’Egitto sia stata adesso
+ufficialmente rinnovata. Ci è però noto come i rapporti fra i due stati
+tornarono di bel nuovo più che cordiali, e, a conferma di ciò, stanno
+due fatti: un’iscrizione di Delo e la visita ufficiale d’un’ambasceria
+romana nel 135, con a capo Scipione Emiliano. Ma, a parte queste due
+testimonianze, di cui discorreremo fra breve, noi possediamo menzione
+di un nuovo atto di poco desiderabile tutela sull’Egitto.
+
+Dopo la conquista dell’impero persiano da parte di Alessandro Magno,
+i Giudei, al pari degli altri popoli, che in esso albergavano,
+erano passati sotto il dominio degli stati, che la dissoluzione del
+mastodontico impero macedone avea suscitato. Così essi avevano, dal
+Iº al IVº Tolomeo subito la dominazione egizia, indi quella siriaca,
+che era riescita assai più tormentosa della precedente[277]. Con
+tutto ciò, l’Egitto non aveva per questo mancato di rimanere sede di
+numerose colonie giudaiche. Sotto Filometore poteva dirsi che nelle
+loro mani risiedesse appunto la somma dell’amministrazione dello stato,
+e giudei erano altresì i supremi comandanti dell’esercito di terra.
+La reazione, quindi, che Evergete si apparecchiava ad intraprendere
+contro tutto l’indirizzo politico del fratello coinvolse anche la
+società ebraica[278], tanto più che questa era stata sola ad avversare
+l’usurpatore, in omaggio ad un lodevole sentimento di riconoscenza e di
+fedeltà verso il principe trapassato.
+
+Se non che, mentre i suoi correligionari della Siria si trovavano,
+da parecchi anni, in ottime relazioni di amicizia e di alleanza con
+Roma[279], un travolgimento dinastico del paese da essi abitato, ne
+procurava al 142 l’emancipazione nazionale[280], e, allora stesso,
+accompagnandola con ricchi donativi, inviavano al popolo romano
+un’ambasceria[281], nella quale è, dalla posteriore condotta del
+medesimo, agevole presumere che essi abbiano elevato reclami contro le
+persecuzioni del principe egizio.
+
+Il senato, infatti, accettando le nuove proteste di amicizia, si
+affrettò a spedire a sua volta una significativa lettera ai monarchi
+orientali, e ad Evergete, nella quale, notificando la rinnovata
+alleanza, aggiungeva di aver risoluto di scrivere ai re e ai popoli
+per intimar loro di astenersi da ogni offesa ai propri alleati della
+Giudea, di rispettarne anzi il territorio, di avversarne i nemici
+e consegnare loro i colpevoli, eventualmente ospitati nelle proprie
+regioni[282] (142-1)[283].
+
+Per quanto generica ed impersonale fosse l’epistola, il vantarvisi
+implicitamente il diritto d’ingerirsi nella politica egiziana rispetto
+ai sudditi e ai più umili vicini era, da parte del governo di Roma, un
+farsi pagare a prezzo non certo mercato la protezione testè elargita
+all’usurpatore. Tuttavia, anche questa volta, per quanto a malincuore,
+e il principe e la corte dovettero chinare pazientemente il capo e
+tornare ad apparecchiarsi all’obbedienza così come il destino della
+loro patria li sospingeva.
+
+
+V.
+
+La politica romana in Egitto giudicata da M. Porcio Catone il censore.
+
+Se non che, particolare degno di nota, in quegli stessi anni, e,
+sembra, a proposito della reazione d’Evergete, favorita — nè v’era
+dubbio — dal legato romano, L. Termo, che ne avea spalleggiato l’ascesa
+al trono, un conservatore utopista, M. Catone il censore, recitava
+un’orazione, della quale i frammenti superstiti non ci permettono
+di definire la natura, ma in cui tutto induce a credere che egli
+attaccasse la condotta di L. Termo in Egitto e con essa la politica di
+Roma favorevole ad Evergete.
+
+L’opera del legato veniva definita quale frutto malvagio e feroce
+d’ingordigia, e sul di lui conto l’orazione accennava a delitti,
+pei quali il supplizio non sarebbe apparso indegno castigo[284].
+Specificando, Catone ricordava la necessità, in cui s’era trovato il
+Tolomeo, di vietare al romano l’ingerenza in questioni attinenti alla
+vita dei cittadini egiziani[285], probabile mezzo sbrigativo usato da
+quest’ultimo per carpirne le sostanze. L’oratore confrontava altresì
+il carattere morale dei due monarchi fratelli, e, levando al cielo
+Filometore[286], accusava implicitamente il suo governo di avere
+spalleggiato il peggiore dei due principi, suggellando il rimprovero
+con un ammonimento: non volesse il suo popolo, libero com’era,
+affidarsi ciecamente ad alcuno[287], fosse questi un ambasciatore
+con pieni poteri, fosse un monarca più o meno disonesto e facile a
+comprometterne la riputazione. La requisitoria, tutta ispirata ad un
+idealismo poco pratico e poco politico, (qualità, sembra, ereditaria
+nei Catoni), lasciò il tempo che aveva trovato, e Roma, che già
+riscoteva il suo tornaconto dal favore accordato ad Evergete, continuò
+— ed era logico — nella via iniziata, senza badare agli scrupoli degli
+isolati utopisti.
+
+
+VI.
+
+L’iscrizione di Delo.
+
+Di avverso tenore alla non lieta protezione, in cui Roma aveva preso
+i Giudei, sono le altre due testimonianze di rinnovate relazioni
+romano-egiziache durante il regno di Evergete.
+
+La prima, un’iscrizione Delia[288], sta a base di un monumento, che
+i romani Lucio e Caio Pedio posero a Marco, congiunto di Evergete
+e della regina Cleopatra, in grazia della di lui virtù, onestà e
+benevolenza verso i suoi. Il prenome Marco è senza dubbio un nome
+romano, e il Letronne, che meglio di tutti ha comentato ed interpetrato
+l’iscrizione, v’intravide un membro della famiglia dei Pedii,
+dedicatori del monarca. L’assenza del nome egli la spiegò con l’uso,
+consueto nelle iscrizioni relative a cittadini romani, di sottinderlo,
+qualora esso coincida con quello di altra persona segnata per intero
+nell’epigrafe. Tali ragioni non erano però sembrate attendibili al
+Prideaux, che aveva esaminata l’iscrizione un secolo e mezzo prima, nè
+lo sembrarono più tardi al Böckh. Ambedue, infatti, per riconoscere
+in Marco un romano, hanno richiesto l’appellativo di ρομαῖον, e
+quest’ultimo, confutato l’argomento del Letronne, col dire che esso
+può valere soltanto nella menzione dei figli di una persona, segnata
+per intero nell’iscrizione, ha opinato che il romano μάρχον sia, per la
+regolarità delle linee dell’iscrizione, da correggere in un πολέ]μαρχον
+o altra simile parola polisillaba. Se non che, quanto al richiesto
+epiteto di ρομαῖον, esso non può palesemente figurare come necessario,
+ma soltanto additare una consuetudine, a cui, come tale, poteva o
+meno ottemperarsi, e, quanto all’assenza del nome, dal Böckh concessa
+soltanto nella menzione dei figli di una persona segnata per intero
+nell’iscrizione, gli è chiaro che, in maniera e per ragione analoga,
+essa poteva darsi nella menzione di congiunti omonimi.
+
+Ma, contro il Böckh, è da osservare qualcosa di più importante.
+Mutando il nome proprio μάρχον in un nome comune qualsiasi, l’epigrafe
+viene a rimanere priva dell’indicazione del suo destinatario, non
+potendo così intendersi a quale degli epistrateghi d’Egitto essa
+fosse dedicata[289]. E v’è ancora di peggio. L’emendazione πολέμαρχον
+costituisce un _bis in idem_ del seguente ἐπιστράτεγον, che non ha
+ragione alcuna di esistere. Ma, anche senza tener conto di ciò, la
+succitata emendazione non reca nulla d’imperativo, e la regolarità
+dell’epigrafe si ricostituisce tosto, sostituendo a un Μάρχον
+anche un τὸν Μάρχον. Del resto, comunque si voglia ricostituirla,
+le conseguenze, che interessano pel nostro studio, possono mutare
+di specie, ma non di genere. Infatti, interpetrando l’estinto come
+un romano, si resterebbe meravigliati della sua duplice, altissima
+onorificenza di epistratego e di congiunto della famiglia reale.
+L’epistrategato era la più alta carica dell’amministrazione provinciale
+sotto i Lagidi, ed epistratego era il governatore civile e militare
+di una data regione della monarchia[290]. Ma Marco non era soltanto
+un pubblico ufficiale di Evergete; ne era altresì _congiunto_
+della famiglia reale, cioè a dire insignito di una onorificenza,
+corrispondente all’odierno «_cugino reale_»[291]. Sorgono quindi due
+ipotesi: o Marco Pedio aveva reso ad Evergete dei servizi segnalati,
+forse nel frangente della sua assunzione al trono, o Evergete aveva
+rivestito di tanta onoreficenza un romano, sia dietro raccomandazione
+del senato, sia per maggior fiducia nel medesimo che nei propri
+connazionali. Nei primi due casi, si noterebbe l’abile politica di
+Roma, che, dopo aver concesso i propri favori, se ne risarciva ponendo
+un suo cittadino, quale pubblico ufficiale, alle costole del principe
+egizio, allo scopo di aver trasmesse notizie positive sul contegno
+della corte e sull’atteggiamento dei sudditi[292]. Nel terzo, noi
+assisteremmo alla strana anticipazione di quello che accadrà di là
+a circa un secolo, quando la migliore e più desiderata guardia dei
+discendenti dei Lagidi sarà fatta da un corpo di milizie romane[293],
+la cui presenza ridurrà l’Egitto ad uno stato vassallo più che a
+nazione alleata o cliente.
+
+Nel caso poi che in Marco non sia da riconoscere un romano, resta a
+notare come, alla fine del secondo secolo a. C., due membri di una
+delle principali famiglie di Roma si trovassero in intimi rapporti con
+un eccelso governatore egiziano, congiunto della famiglia reale. E,
+poichè le lodi vertono sull’onestà, sulla virtù, e, quel che più monta,
+sulla di lui benevolenza verso i medesimi, si è indotti a ritenere
+tale intimità non estranea alle vigenti relazioni politiche col governo
+romano, e quale prova di onori e di trattamenti, che adesso i più alti
+funzionari della monarchia alessandrina elargivano ai nobili di Roma a
+sanzione dei cordiali rapporti fra i due paesi[294].
+
+
+VII.
+
+Scipione Emiliano in Egitto (135).
+
+La seconda prova dei buoni accordi di Evergete col senato è un viaggio,
+che, per incombenza del medesimo, Scipione Emiliano compiè nelle
+province orientali di Asia, Grecia, Siria ed Egitto nel 135[295].
+
+Componenti la commissione erano Spurio Mummio, Lucio Metello, e
+Scipione Emiliano[296]. Quest’ultimo insieme con cinque domestici,
+conduceva seco i filosofi Posidonio e Panezio[297]. Il ricevimento,
+che al distruttore di Cartagine fece il popolo e la corte riescì
+quant’altro mai imponente. Disceso dalla nave, Scipione si avanzò a
+capo coperto finchè gli spettatori non vennero a pregarlo di scoprire
+il suo volto; il principe confuse lui ed i compagni tra feste e
+conviti. Se non che, i legati, più che di pompe e di banchetti, si
+preoccuparono d’ispezionare il paese e la sua potenza economica e
+militare. Si recarono perciò sino a Menfi, ad ammirare la bontà del
+suolo, la densità della popolazione, le risorse militari ed agricole
+del Nilo, la regione egregiamente fortificata. E là, rievocando con
+l’immaginazione la loro patria, dovettero sentire quanta inferiorità
+economica essa presentava al paragone dell’antica capitale dell’Egitto.
+Da Alessandria passarono a Cipro[298], dove fu loro impossibile non
+stupire di quei ben più grandiosi tesori naturali e industriali, che
+tanto vi avevano legato gl’interessi dei Lagidi. Di tutto ciò dovettero
+redigere un’accurata relazione al senato, e nell’enorme scarsità
+di relazioni dettagliate e precise, questo soltanto, noi, riteniamo
+essere lo scopo del viaggio, rammentando quanto ci sentimmo in diritto
+di indurre dalle vicende, che accompagnarono l’avvento di Evergete
+IIº al trono, e dalla precedente iscrizione di Delo. Ispezionare _de
+visu_ le condizioni interne dell’Egitto, osservare l’atteggiamento
+di quelle popolazioni verso la corte e la loro alleata d’oltre mare,
+tener d’occhio l’opera dei romani posti dal governo alessandrino a capo
+di quelle regioni, impartire loro gli opportuni consigli, ecco ciò
+che interessava, ecco ciò per cui Scipione Emiliano doveva esservisi
+soffermato[299].
+
+
+
+
+CAPITOLO VI.
+
+ROMA E L’EGITTO DALLA MORTE DI EVERGETE IIº A QUELLA DI TOLOMEO
+ALESSANDRO IIº (116-81).
+
+
+I.
+
+Morte di Tolomeo Evergete IIº (116). Roma eredita la Cirenaica (94).
+Quistione cronologica. Quistione topografica.
+
+Evergete moriva in sul principio del 116[300], e, mentre le rimanenti
+contrade della sua monarchia passavano sotto la dominazione del
+legittimo successore, Sotero IIº[301], la Cirenaica veniva ereditata
+da un suo figliuolo naturale, Tolomeo Apione[302]. Questi moriva a
+sua volta in un periodo di tempo, nel quale, come sembra, divampava
+in Egitto una sanguinosa guerra civile, e, fatto singolare, Apione
+morente, testava la Cirenaica al senato ed al popolo romano.
+
+Doveva egli, stante la sua origine illegittima, essere guardato
+di mal’occhio dalle due mogli dell’estinto Evergete, che, nudrendo
+motivo di sospettare in lui un futuro competitore dei loro più giovani
+figliuoli, ne avevano con probabilità ostacolato l’avvento al trono
+di Cirene. Forse la sua presenza era del pari odiosa al monarca
+d’Alessandria, e questo ed altro, che, non ostante il silenzio e
+la confusione dei documenti e delle tradizioni di codesta età, è
+moralmente lecito sospettare, avrà amareggiato l’animo del principe
+e lo avrà eccitato a frantumare i dominî paterni, creando, in fin di
+vita, erede della Cirenaica il popolo romano[303].
+
+Circa questa fortunata eredità si aprono due questioni importantissime,
+l’una concernente la data della medesima, l’altra il territorio
+testato.
+
+Mentre infatti Ossequente e, sulla di lui scorta, Cassiodoro, ci
+avvisano che ciò accadde sotto il consolato di Cn. Domizio e C. Cassio,
+cioè a dire al 96, Eutropio fa coincidere il fatto con la guerra
+mitridatica, anzi col breve periodo della guerra cretica, (68-67)[304],
+mentre la cronaca eusebio-ieroniana[305] menziona codesto lascito come
+dell’anno terzo dell’Olimpiade 171, cioè del 94 a. C.
+
+In mezzo a tante reciproche smentite, io credo che la citazione di
+Eutropio, come del resto tutte le sue citazioni cronologiche, sia da
+tenersi in grave sospetto, anzi da rigettarsi addirittura[306], e che
+la citazione di Eusebio sia da preferirsi a quella di Ossequente, il
+quale, non occupandosi _ex professo_ di storia, avrà mal calcolato
+l’anno preciso dell’olimpiade, indicatoci dal primo. Semplificata
+così la questione cronologica, ci si apre facile la via all’altra
+topografica[307].
+
+Noi abbiamo già fatto la debita distinzione fra Libia e Cirenaica[308].
+Or bene, adesso Eutropio ci avverte che la Cirenaica, lasciata ai
+Romani da Apione, comprendeva Tolemaide, Berenice e Cirene. Si può
+sospettare quindi, e a ragione, ch’egli discorra della Cirenaica
+propriamente detta, del tratto cioè più fertile della Libia, che
+comprende appunto le succitate città e che costituisce una regione
+ricca di frutteti, di corsi d’acqua, di valli, di olio, di vino, d’erbe
+aromatiche, e, a tal uopo, dissodata dai secoli dall’opera incessante
+dei suoi colonizzatori[309].
+
+Ciò vengono a confermare Giustino, Eusebio, Sesto, Rufo e Ammiano
+Marcellino, i quali ultimi aggiungono che il Tolomeo[310] lasciò a
+Roma Cirene con la Pentapoli, col quale nome vengono infatti designate
+Cirene e quattro altre città, che, con la medesima, avevano sempre
+goduto piena autonomia amministrativa, (Tolemaide, Esperide, Apollonia
+e Arsinoe)[311], e che erano appunto contenute nella Libia-Cirenaica.
+
+
+II.
+
+La Cirenaica autonoma. Ragioni del fatto.
+
+Così, per un ripicco dinastico, Apione largiva a Roma una delle
+contrade più fiorenti della monarchia egiziana. Il senato però volle
+anche questa volta ritentare la ben strana gara della generosità.
+Come, dopo la seconda guerra macedonica e la prima siriaca, esso aveva
+proclamato l’indipendenza delle città greche di Asia e di Europa, così
+adesso proclamò l’indipendenza della, in massima parte, grecizzata[312]
+Cirenaica[313]. La sorte, che già allora, dopo la distruzione di
+Corinto, era toccata alla Grecia[314], non può più illuderci sui motivi
+di tanta liberalità. In luogo di sentimenti cavallereschi ben più
+egoistiche ragioni concorrevano a sospingere il governo di Roma verso
+l’autonomia della Cirenaica.
+
+Roma cominciava oramai a risentire il gravame della sua trascorsa
+politica estera, e, quantunque l’interesse e il convenzionale orgoglio
+delle classi dominanti l’allettassero ancora verso nuove guerre
+cosmopolite, non poteva non imporsi alla coscienza dei più quella
+modesta politica coloniale, che verrà esplicitamente formulata dal
+primo degli imperatori romani. Così l’indirizzo degli affari esteri
+comincerà a subire sin d’ora delle strane tergiversazioni, degli strani
+contrasti, e allo stato per eccellenza conquistatore ne seguirà uno
+senza precisi criteri direttivi, per l’appunto in quel ramo della
+politica, ch’era stata l’unico pensiero della sua giovinezza. A tanta
+indecisione del governo sospingevano ognor più i pericoli dell’interna
+agitazione democratica. L’antico, latente conflitto fra proletari
+e latifondisti in lega coi grossi industriali e speculatori era già
+scoppiato, e, l’anno della cessione di Cirene esso aveva già ricevuto
+il suo triplice battesimo di sangue con le repressioni del 131, del 121
+e del 100[315].
+
+L’invio di un luogotenente nella florida e remota Cirenaica, a contatto
+dell’ancora possente Egitto, non era quindi senza pericoli. Partito
+come ufficiale del governo, egli sarebbe potuto tornare vindice dei
+diritti delle classi inferiori della cittadinanza, come più tardi
+avverrà del proconsole delle Gallie, C. Giulio Cesare. Il contrasto
+fra la nazione legale e la nazione reale rodeva le viscere dello stato
+romano e paralizzava l’azione del suo governo. Così, fra la voglia
+e il timore di aggregarsi la Cirenaica, si preferì temporeggiare,
+usando con la Grecia africana lo stesso trattamento, che s’era usato
+colla Grecia europea, e concedendo quell’autonomia, che sarebbe stata
+frettolosamente ritolta, allorchè quelle regioni si fossero presunte
+meno renitenti e lo stato romano meno passibile di pregiudizio alcuno.
+E non farà d’uopo essere profeti per garantire una simile soluzione.
+Al 74 infatti la Cirenaica passava sotto l’amministrazione di un
+_quaestor-propretore_, per tornare al 67 ad essere riorganizzata e
+forse annessa a Creta in unica provincia, il che accadde esplicitamente
+e definitivamente circa mezzo secolo di poi[316].
+
+
+III.
+
+Prima guerra mitridatica. Vana ambasceria di L. Licinio Lucullo in
+Egitto (96).
+
+Era scoppiata intanto la prima guerra mitridatica. All’87 l’Asia
+Minore, la Grecia e parte della Macedonia erano cadute in potere
+del minaccioso re del Ponto, mentre la sua flotta avea occupato
+il bacino orientale del Mediterraneo. In quell’anno stesso salpava
+alla volta dei territori minacciati il console L. Cornelio Silla.
+Sprovvisto, o quasi, di esercito terrestre e marittimo, il generale
+romano fu costretto a valersi d’astuzia più che d’audacia, e, invece
+di approdare sul continente asiatico, egli sbarcava nella Grecia, ove,
+dispersi in breve giro di tempo i generali nemici, forzava tutto il
+territorio conquistato a passare nelle sue mani e stringeva di assedio
+quell’Atene, che non avea voluto cedere agli echi delle sue vittorie
+(86).
+
+Padrone quasi dell’Attica, la situazione di Silla non poteva però dirsi
+fortunata. La mancanza infatti di un’armata qualsiasi avea dato agio
+al nemico di riconquistare la Macedonia e chiudere all’esercito romano
+la via delle vettovaglie e dei possibili soccorsi, mentre a renderne
+insostenibile la posizione si aggiungeva minacciosa ed insistente
+l’opera di devastazione dei pirati.
+
+Allora Silla e il proquestore L. Lucullo, uno dei suoi più abili
+ufficiali, s’accinsero ad un colpo disperato. Quest’ultimo doveva,
+su pochi battelli da trasporto, cacciarsi tra la flotta nemica e le
+squadre dei corsari fino a toccare il porto d’Alessandria, per passare
+indi in Siria e radunare colà, dalle provincie e dagli stati marittimi,
+vassalli, clienti od alleati, un’accolta di navi da guerra[317].
+
+Il colpo disperato riescì[318]. Partito a mezzo inverno, per la via di
+Creta e della Cirenaica, Lucullo continuò il viaggio verso l’Egitto,
+perdendo frattanto parecchi dei suoi navigli, che gli fu giocoforza
+abbandonare in mano ai pirati. Entrato nel porto di Alessandria, il re
+d’Egitto, Tolomeo Sotero IIº, gli venne incontro con tutta la flotta,
+e, sbarcato a terra, le accoglienze, cui venne fatto segno, non furono
+da meno delle iniziali. Accolto, onorevole eccezione, quotidianamente
+alla mensa del re, gli fu assegnato uno stipendio quadruplo di quello
+che era solito darsi agli ambasciatori e largiti dei doni del valore di
+ben ottanta talenti. Ma Lucullo, preoccupato del triste contenuto della
+sua missione, non solo rifiutò tutto quanto eccedeva dal consueto, ma
+non andò neanche a visitare Menfi, le piramidi e le bellezze naturali
+della regione, come Sotero avrebbe desiderato. Se non che, a dispetto
+di tanta melanconica modestia, egli era atteso da gravi delusioni.
+Quando infatti venne alla domanda di un naviglio da guerra, il Tolomeo,
+temendo questa volta Mitridate più di Silla, si rifiutò con una
+ineluttabile fermezza.
+
+Era la prima volta che Roma subiva dalla corte di Alessandria una così
+grave umiliazione, e, se non pensò più tardi a vendicarsi, ciò si deve
+alle prossime, gravi lotte intestine, che la politica reazionaria
+di Silla acuì, sospingendo i propri avversari politici al mezzo
+extra-legale della rivolta. L’umiliazione fu però cercata di compensare
+con la lustra delle cerimonie ufficiali. Tolomeo Sotero, non pago dei
+doni sin’allora largiti, mise a disposizione di Lucullo delle navi,
+che l’accompagnassero, e, accomiatandosene con un amplesso affettuoso,
+offrì all’emissario romano un fregio d’oro di gran prezzo, che l’altro
+non potè rifiutare, mentre, fra gli auguri di un buon viaggio e di
+migliore fortuna, tornava a veleggiare, può immaginarsi con qual animo,
+alla volta di Cipro.
+
+
+IV.
+
+Mitridate cerca di legare l’Egitto ai propri interessi (87). Silla e
+Tolomeo Alessandro IIº (81). L’Egitto testato al popolo romano? (81).
+
+Ma il timore di Mitridate non era stata forse l’unica ragione della
+condotta della corte alessandrina. Nell’animo del Tolomeo avea forse
+potuto brillare la lontana speranza di una riscossa. Il grande sogno
+mitridatico di stringere e agitare tutto l’Oriente contro Roma non
+poteva avverarsi, se la più temibile di quelle potenze, l’Egitto, non
+avesse prestato il suo aiuto. La corte di Alessandria avea compreso
+la gravità di tale disegno, nè più rassicurandola la fiducia di altre
+volte nella vittoria delle armi romane, poco bramosa di compromettersi,
+aveva, per allora, serbato la più scrupolosa ed imbarazzante
+neutralità. Ma, il piano di Sotero IIº non coincideva sicuramente con
+quello di Mitridate, il quale tentò un mezzo estremo per trascinare
+l’Egitto e tagliargli ogni via di ritirata.
+
+Nello stesso anno[319], in cui Silla partiva alla volta dell’Oriente,
+Mitridate conduceva seco da Coo, dove l’avola Cleopatra l’aveva
+deposto, il figlio di Tolomeo Alessandro IIº, che egli si apparecchiò
+ad educare regalmente al suo fianco[320]. Ma, a infrangere tutte le
+speranze del re del Ponto, il giovane erede, divenuto adulto, fuggiva
+dal suo benefattore nelle braccia del generale romano, e questi,
+nella speranza di averselo amico, e, fors’anco, di trarne ingenti
+guadagni, dopo averlo condotto a Roma[321], lo riponeva più tardi sul
+trono d’Egitto, dove allora mancava l’erede maschile, eccitandolo
+all’assassinio della reggente[322] (81). Tale atto causò la di
+lui uccisione in una sanguinosa rivolta degli Alessandrini, a soli
+diciannove giorni di distanza dal suo insediamento, mentre, in memoria
+dell’inestimabile beneficio ottenuto, correva fama che egli, con atto
+nuovo e memorabile, avesse in anticipazione istituito erede del proprio
+regno il popolo romano[323].
+
+
+V.
+
+Questioni sull’autenticità del testamento. Rinunzia a tanta eredità.
+Ragioni del fatto.
+
+Se non che l’autenticità di codesto testamento non fu mai un fatto
+provato nemmeno pei contemporanei. E in verità la violenta e imprevista
+morte di Alessandro, perito in una sedizione, dopo soli diciannove
+giorni di regno, rende poco probabile l’idea di un lascito regolare.
+Quando poco di poi Cicerone vorrà riassumerne gli argomenti in
+favore, non saprà trovarne altri all’infuori di un’indefinita e remota
+testimonianza individuale e del fatto che il senato aveva spedito degli
+ambasciatori coll’incarico di ritirare, per conto del governo, le somme
+dell’erario regio depositate a Tiro[324], come se il senato, l’unico
+ente, cui si sarebbe potuta imputare la diceria o la falsificazione,
+avesse dovuto rinunziare ai benefici effetti della medesima, in grazia
+dei quali avrebbe soltanto pensato a fabbricarla.
+
+Tuttavia, non ostante l’esistenza più o meno legale del testamento,
+il senato non ebbe pel momento voglia alcuna di aggregare l’Egitto ai
+possedimenti della republica.
+
+Le ragioni palesi, che se ne portarono, non furono troppe, nè tutte
+sincere. Si protestò non essere opportuno dimostrare eccessiva bramosia
+di conquiste, che avrebbero condotto ad una soverchia aggregazione
+di stati entro l’ambito del dominio romano. Si palesò una tal quale
+preoccupazione sulla non improbabile eventualità che, un governatore
+fra tante ricchezze naturali ed industriali, difficilmente avrebbe
+potuto serbarvisi immune da corruzione[325]. Se non che, il primo di
+codesti argomenti, quantunque ci stia ad indizio di quella recente
+diffidenza, insinuatasi fra le superiori classi romane contro i
+benefici effetti della tradizionale politica espansionista, perde nel
+caso nostro la sua ragion d’essere, dappoichè, se apocrifo, erano state
+appunto le medesime, per mezzo del loro organo politico, a confezionare
+il testamento, e, se reale, era stata egualmente la trascorsa politica
+di violenta ingerenza negli affari dell’Egitto a renderne possibile
+l’origine. Il secondo pretesto cela tra le righe una ragione molto
+più grave. Non era infatti la corruzione morale del governatore, che,
+con gentile sentimento cristiano, si temeva, ma la soverchia potenza
+e ricchezza, che gli sarebbe derivata dalla gestione di una provincia
+così estesa e così doviziosa, e che quegli, un giorno, avrebbe potuto
+rivolgere come macchina di guerra contro gli avversari politici
+della madrepatria[326]. L’Egitto, a rigore, non poteva essere escluso
+dal rango di provincia consolare, al quale appartenevano la Gallia
+Narbonese e la Cilicia, e, sotto l’impero della legge Sempronia, cui
+Silla non aveva derogato, la designazione delle province si sarebbe
+dovuta attendere dal senato prima dell’oscura elezione dei consoli, e
+la ripartizione delle medesime sarebbe stata affidata alla sorte[327].
+L’aura di _fronda_, che cominciava a spirare, non consigliava un simile
+giuoco d’azzardo, e il senato non tardò a smetterne la voglia.
+
+A questa ragione, che non varrà soltanto per l’anno del testamento
+di Alessandro IIº, sono da aggiungere alcune altre circostanze, che
+in quel giro di tempo dovettero paralizzare l’azione del governo in
+Egitto.
+
+All’83 era terminata la guerra, che Silla, fin dall’86, aveva
+ingaggiata contro Mitridate[328]. Ma, se il generale romano avea così
+felicemente condotto gli affari d’Oriente, non altrettanto poteva dirsi
+della situazione propria e di quella dell’aristocrazia romana. In Roma
+il potere era caduto in mano dei democratici (i _populares_), i quali,
+dopo una quadriennale lotta all’estero, ne apparecchiavano una peggiore
+all’interno. Così infatti accadde; e, mentre il Tolomeo testava in
+favore di Roma, Silla e i suoi avversari insanguinavano l’Italia e le
+province occidentali delle stragi di una guerra civile, che non ebbe
+fine se non al 79 con la vittoria dell’ex-generale asiatico[329].
+
+Tanti torbidi all’interno, dopo tanti rischi all’estero, basterebbero
+a spiegare pel momento l’indifferenza del governo romano rispetto
+ai destini d’Egitto. Ma il guaio si fu che la restaurazione, cui
+il vincitore si accinse, dopo la disfatta degli avversari, riescì a
+tutt’altro che a spargere l’oblio sulle trascorse contese. L’esercito,
+che sarebbe occorso per occupare quell’Egitto, che aveva con una
+rivoluzione sbalzato di seggio il re, impostovi da Silla, urgeva d’ora
+innanzi in Roma, quale puntello della rinsaldata oligarchia, nè la
+morte di Silla, avvenuta al 78, alterò gl’inalterabili termini della
+situazione.
+
+Ma, se questo era lo stato delle cose all’interno, la guerra d’Oriente
+era terminata soltanto per modo di dire. L. Lucullo e Murena dovettero
+proseguire sino all’81, anzi all’80, la campagna, già in massima parte
+condotta dal loro generale supremo, e, solo dopo questi anni, si potè
+parlare di una cessazione generale delle ostilità e dell’insurrezione
+in quelle contrade[330]. Così stremato di eserciti e di finanze, così
+agitato e all’interno e all’estero, poteva lo stato romano impegnarsi
+nella nuova e forse malsicura impresa d’Egitto? Tuttavia il senato
+possedeva di nome, e, volendo, anche di fatto, la forza necessaria ad
+imporre il rispetto dei propri voleri. Ciò capirono remoti eredi dei
+Lagidi, i quali, più tardi, preferiranno venire a Roma a sciorinarvi i
+titoli delle loro pretese.
+
+
+
+
+CAPITOLO VII.
+
+ROMA E L’EGITTO DALLA MORTE DI ALESSANDRO IIº AL RICONOSCIMENTO DI
+TOLOMEO AULETE (81-59).
+
+
+I.
+
+Vane pratiche dei pretendenti siri presso il senato. Ragioni del fatto.
+
+Primi fra questi figurano i due nipoti di Evergete IIº, figli di
+Antioco Pio e di Cleopatra Selene, allora regina di Siria. Essi
+arrivarono a Roma al più tardi nel 72[331]; ma, pur troppo, non
+potevano scegliere circostanze più difficili e meno opportune. Lo stato
+romano traversava in quel momento una delle crisi più formidabili.
+
+La reazione Sillana avea prodotto i suoi effetti naturali. Il dittatore
+era ancora in vita, quando uno dei più abili e dei migliori fra i
+democratici, esulato in Spagna, vi avea, fin dall’80, riacceso la
+ribellione lusitana. Silla era morto prima ancora che avesse potuto
+pensare a domarla, e, se tale compito, sarebbe stato abbastanza arduo
+al vincitore di Mitridate, non poteva certo riescire agevole ai suoi
+degeneri epigoni. Pompeo, recatosi in Spagna al 78, non potè infatti
+terminare la guerra che al 71, e meno in grazia della propria abilità,
+che dello strano favore, cui venne fatto segno dalla fortuna[332].
+
+Mentre tali erano le vicende della Spagna, tornava a riaccendersi una
+nuova guerra mitridatica. Sin dal 75, il re del Ponto aveva rivolto
+formale dichiarazione di guerra ai Romani; le ostilità erano cominciate
+l’anno immediatamente successivo, ed il biennio, che i re di Siria
+passarono a Roma, venne tutto occupato dalle gravi operazioni militari
+dei due eserciti e delle due armate belligeranti[333].
+
+Ma, se l’uno e l’altro di questi pericoli non mettevano a repentaglio
+l’esistenza dello stato romano, tutelato dalla lontananza del nemico,
+non così può dirsi della contemporanea insurrezione di Spartaco, che
+scoppiava contro Roma nel cuore stesso della penisola. Iniziata al 73,
+investendo rapidamente mezza Italia, non aveva trovato generale che
+potesse resistervi, e, nel 71, ultimo anno della dimora dei re di Siria
+in Roma, incendiava la penisola senza più conoscere ostacoli[334].
+
+Tanti frangenti erano molto più gravi della diplomatica richiesta di
+un trono da parte di due giovani principi asiatici. E, benchè questi
+avessero con ogni mezzo sollecitato un’udienza senatoria, il loro
+desiderio non potè essere mai soddisfatto, e si videro costretti a
+tornare nella loro patria dopo due anni di vana aspettativa.
+
+Non dovettero però ridursi ai soli eventi esteri le cause determinanti
+la eccessiva noncuranza del senato. È doveroso aggiungervi una
+tal quale coperta ostilità alla richiesta dei nipoti di Evergete.
+Coll’esaudizione della medesima si sarebbe realizzato il sogno
+vicendevole degli imperatori siri ed egizi di una fusione in unico
+stato dei loro separati dominî, alla cui ratifica non potevano piegarsi
+le voglie autocratiche del senato. E, non trovandosi in condizioni
+propizie per impedirlo colla forza, esso cercò di prolungarne
+all’infinito la scadenza, nè mancò, anche questa volta, di riescire
+all’intento.
+
+
+II.
+
+Nuove pratiche di Tolomeo XIIIº Neo-Dionigi Aulete e sua assunzione al
+Trono. _Optimates_ e _populares_ rispetto alla questione egizia.
+
+Mentre però Roma simulava in tal guisa di disinteressarsi degli affari
+d’Egitto, era già, sin dalla morte di Alessandro IIº[335], salito
+al trono di Alessandria un uomo di dubbia discendenza reale, Tolomeo
+XIIIº Neo-Dionigi Aulete[336], il quale, aveva chiesto la ratifica del
+popolo romano contemporaneamente ai figli di Selene. Ciò si desume da
+un breve inciso della seconda delle Verrine[337], nel quale l’autore
+accenna alla questione, ancora pendente, del riconoscimento del novello
+Tolomeo e l’accenno deve essere riferito al 70 a. C., nel quale anno
+Cicerone recitava la prima di codeste orazioni e vi figura recitata la
+seconda[338].
+
+La questione però rimase impregiudicata. Forte dei suoi pretesi
+diritti su quel regno, il senato non si sentiva da tanto da rinunziare
+a qualsiasi speranza, mentre, con le mani legate da nemici esteri
+ed interni, era costretto a tornare alla comoda simulazione del
+disinteressamento. Era un invocare una tregua per ripigliare l’attacco
+in circostanze più propizie. Ma che questo non avvenisse, che
+cioè il senato andasse sino in fondo era cosa, e per più ragioni,
+oramai onesta ed urgente, anche nell’interesse di Roma. Si sarebbe
+così una buona volta chiarita l’equivoca situazione, che da ben
+due lustri permaneva in Egitto, ed i redditi della regione[339]
+avrebbero colmato il _deficit_ spaventoso, verso cui tante e svariate
+guerre avevano precipitato l’erario. Tale era infatti il parere dei
+republicani-democratici sulla questione egizia, che al 65 venne a
+costituire una delle cause determinanti le dimissioni del collegio
+dei censori, nel cui seno contrastavano, senza speranza d’accordo, gli
+opposti programmi dell’aristocratico Lutazio Catulo e del democratico
+Caio Crasso[340]. Le classi minute della cittadinanza romana potevano
+aspettarsi da siffatto aggregamento un’abolizione dei tributi, quale
+negli anni scorsi l’avea arrecato il bottino della Macedonia o una
+distribuzione di frumento più regolare ed abbondante di quello che
+le strettezze del pubblico erario non avevano talora concesso. E
+con i proletari lottava, accumunato da analoghi interessi, quel ceto
+dei cavalieri, che, da circa un secolo, più e più volte ne avevano
+spalleggiato gli attacchi politici, e che, reclutando fra i suoi
+membri numerosi commercianti e imprenditori, desideravano sbarazzarsi
+della vittoriosa concorrenza dei Greci in Egitto, ove questi facevano
+monopolio di tutto quanto era possibile monopolizzare[341].
+
+Il designato dei democratici al governo di quella regione era allora
+l’edile[342] C. Giulio Cesare, che, in quello stesso anno, faceva dai
+tribuni presentare ai comizi tributi un progetto di legge, per cui gli
+venisse assegnato il governo dell’Egitto. La guerra mossagli contro
+dagli _optimates_ rese vana la rogazione tribunizia ed il progetto
+abortì prima ancora che venisse preso in considerazione[343]. È bene
+però notare come non dovette essere soltanto il bene dell’erario
+e il desiderio della soluzione di un affare così arruffato ciò che
+avea sospinto i capi dei democratici alla lotta. Cesare ebbe allora
+a sperare quello che ottenne più tardi, dopo il suo consolato, il
+conferimento cioè di una provincia importante, pel cui reggimento
+abbisognassero numerose milizie e donde potesse attingere tesori, per
+poi, provvisto di mezzi e di legioni, tornare a Roma per muover guerra
+al senato e all’aristocrazia. La proposta tribunizia non era infatti
+se non la prima avvisaglia di un piano mirabile di combattimento, una
+macchina di guerra contro gli _optimates_, in vista di un ideale, che
+Cesare riescirà primo ad attuare.
+
+
+III.
+
+Roma e l’Egitto durante la guerra contro i pirati (67). La cattura di
+P. Clodio e il Tolomeo di Cipro (67).
+
+Ma l’annessione dell’Egitto, già fallita alla morte di Alessandro
+IIº, quando maggiori ne erano le probabilità, tornò a fallire anche
+adesso, e non certo negli interessi di Roma, dappoichè l’irresolutezza
+del senato, congiunta con la sua inesplicabile condotta verso il re
+elettivo di quella regione, schierava il medesimo fra i nemici della
+capitale d’Italia. Sembra infatti che negli anni intercedenti fra
+l’assunzione al trono di Aulete e l’ultima guerra mitridatica i due
+Tolomei, regnanti in Cipro ed in Egitto, abbiano, non solo favorito le
+incursioni dei pirati, ma stretto una formale e non passeggera alleanza
+col re del Ponto.
+
+Le legioni dei corsari, che nell’ultimo secolo di Roma avevano incusso
+tanto spavento alla novella capitale del mondo, non erano, (ironia
+della sorte!), se non il parto più naturale, il duplicato più fedele
+della potenza romana. Simili negli intendimenti e nell’indirizzo,
+non ne differivano se non in quanto al dominio geografico della
+propria potenza, che non era più la terra, sibbene il mare. Ma
+la messe sempre giovane e sempre fiorente delle loro masnade era
+covata fra le rovine dell’universale depredazione romana, la quale
+sospingeva al brigantaggio tutti i colpiti delle sue ferocie e delle
+sue persecuzioni, e schierava dalla loro gli stati ancora liberi,
+ma non per questo meno minacciati, pronti ognora a promuovere o a
+subire la pirateria, ad esserne gli aizzatori o i manutengoli, mentre,
+dall’Europa e dall’Asia, eternamente sconvolte, gl’immiseriti cittadini
+correvano a preferire il mare alla terra[344].
+
+Fra le succitate nazioni figurava l’Egitto, specie la sua colonia
+cipriota, l’uno e l’altra sempre aperti al commercio umano, mezzo
+esclusivo di guadagno e di rifornimento dei corsari[345], e, peggio
+ancora, ambedue, molestati nelle loro tranquille attività, sempre
+pronti ad emigrazioni fra le orde dei primi[346]. Il pericolo si era
+via via accresciuto cogli anni, e la coincidente guerra mitridatica
+l’aveva reso enorme nel 67 a. C.
+
+Mentre Roma debellava il mondo, i pirati avevano spinto le loro
+incursioni fin nel cuore dell’Italia, alle bocche del Tevere, e,
+in quello stesso anno 67, catturavano l’ammiraglio della flotta
+Cilicia, P. Clodio Pulcro[347], imponendo al medesimo gli sfregi
+più brutali ed infamanti[348]. Fu allora che il Tolomeo di Cipro,
+invitato, non si sa bene se da Clodio o dal governo romano, a saldare
+il prezzo del riscatto, rispose con eccessiva noncuranza, inviando
+due soli talenti[349]. Più tardi i pirati, al sopraggiungere di
+Pompeo, rifiutarono il riscatto e liberarono spontaneamente il
+prigioniero[350], ma, mentre la condotta del principe cipriota costituì
+il primo incentivo alla distruzione del di lui regno, la palese gravità
+della situazione sospinse il senato a provvedere, ricorrendo a mezzi
+energici e decisivi.
+
+Pompeo venne rivestito di pieni poteri, ed il governo romano s’affrettò
+a scrivere ai re, ai principi, alle nazioni e alle città, con cui
+esso vantava relazioni, perchè l’aiutassero con ogni mezzo e gli
+concedessero facoltà di raccogliere nei loro stati le milizie e i
+danari, che fosse sembrato opportuno[351]. Dal novero dei sollecitati
+la corte alessandrina non fu certo esclusa; ma, come se ciò non
+bastasse, fra le milizie, di cui Pompeo cosparse il Mediterraneo, due
+armate, furono, per ogni eventualità, poste a guardia dell’Egitto
+e di Cipro[352] (67). Lo sfregio morale o, per lo meno, il curioso
+trattamento usato all’indipendenza dei due paesi era chiaro, e i
+due principi alessandrini dovettero ben ricordarsene, quando, dopo
+il trionfo del generale, frustrati nelle loro speranze di riscossa,
+accennarono a passare, a dispetto di Roma, ad amori più stabili,
+sebbene più pericolosi.
+
+
+IV.
+
+Imparentamento della casa egizia con Mitridate.
+
+Sembra infatti che negli ultimi anni della terza guerra mitridatica
+l’alleanza dei due fratelli, regnanti in Cipro ed in Egitto, col
+re del Ponto fosse un fatto compiuto; ed essi, al 63, figuravano
+reciprocamente fidanzati con le due figlie del medesimo[353].
+
+La gravità di questo nuovo orientamento dell’Egitto è misurata dai
+repentagli, a cui Mitridate avea messo e continuava a mettere lo stato
+romano.
+
+Prima ancora che guerra alcuna l’avesse trascinato a scontrarsi con
+le legioni romane, egli signoreggiava «sulla spiaggia settentrionale e
+meridionale del Mar Nero e molto addentro nell’Asia Minore. I mezzi di
+cui disponeva», «per la guerra terrestre e marittima, erano immensi.
+Il paese, su cui poteva levar soldati, si stendeva dalla foce del
+Danubio al Caucaso e al Mar Caspio; sotto le sue insegne accorrevano
+Traci, Sciti, Sauromati, Bastarmi, Colchi, Iberi». «Per la sua flotta
+la satrapia colchica gli somministrava, oltre il lino, la canapa, la
+pece e la cera, l’eccellente legname da costruzione, tagliato nelle
+foreste del Caucaso; e piloti e ufficiali erano assoldati nella Fenicia
+e nella Siria. Dicevasi che il re fosse entrato in Cappadocia con 600
+carri falcati, con 10000 cavalli e 80000 fanti, e per questa guerra non
+aveva tuttavia chiamato sotto le armi quanti avrebbe potuto».[354].
+A tanta potenza egli era pervenuto, assorbendo e conquistando ora
+tacitamente ed ora rumorosamente i paesi limitrofi al proprio regno e
+poscia i limitrofi ai nuovi territori conquistati sino ad estendere in
+Europa la propria autorità morale e materiale. Appunto allora il senato
+s’era scosso dal torpore, cui l’avea costretto la situazione interna
+dello stato, e Silla, fra i tre fuochi di una rivoluzione politica in
+Roma, di una sociale in Italia, e della guerra asiatica, aveva all’87
+preferito di volgersi contro il terzo nemico. La guerra era stata aspra
+e pericolosa. La Grecia avea per un momento balenato sotto i piedi
+degli eserciti romani, e, quando a Silla, dopo tanti frangenti, era
+stato concesso di rimbarcarsi per l’Italia, il vinto Mitridate avea
+trovato mezzo di chiudere al suo vincitore le porte della patria[355].
+
+Nè s’era trattato se non di un breve armistizio. La guerra era
+ricominciata alla sola distanza di tre anni, ed il pericolo di
+Mitridate avea riacceso l’altro non meno incalcolabile della
+devastazione piratica. Così le cose s’erano trascinate sino al 66 a.
+C., e ben 20 anni di guerra si apparecchiavano ad un’eco clamorosa
+entro l’orbita dei partiti politici Romani. In quell’anno stesso (66),
+Pompeo, per mezzo dei suoi amici e con l’appoggio della democrazia,
+veniva, benchè cittadino privato, investito del supremo potere militare
+con l’assegnata competenza della guerra pirato mitridatica.
+
+Era lo strappo più violento che mai si fosse perpetrato contro i
+privilegi della oligarchia romana, e la sua enormità ci offre la
+misura dei pericoli di Roma[356]. Or bene, al principe, il quale tanto
+rivolgimento e terrore avea apportato nel cuore della capitale del
+mondo, i due monarchi egiziani venivano adesso ad offrire il contributo
+della propria potenza[357].
+
+Ma anche questo secondo tentativo di legare l’Egitto agli interessi
+dell’Oriente era destinato ad una nuova, tragica catastrofe. Nello
+stesso anno 63, nel crollo finale della potenza del monarca del Ponto,
+le fanciulle furono dal padre, entro la capitale stessa del Bosforo
+Cimmerio, ultima rocca di difesa rimastagli, costrette a bere quel
+calice avvelenato, che le salvò dalla vergogna e dalla schiavitù
+insieme con colui, che, dopo Annibale, era stato il più implacabile fra
+i nemici di Roma[358].
+
+
+V.
+
+Roma eredita tutta la Libia (65).
+
+Mentre l’alleanza egizia era così mal tutelata dalla politica del
+governo romano, quello fra i Tolomei, che, contemporaneamente ad Aulete
+e al re di Cipro, aveva ottenuto il governo di quella parte della
+Libia, rimasta immacolata dopo il testamento di Apione, moriva nel 65
+a. C., lasciandone pieno ed assoluto erede il popolo romano[359]. Chi
+sia questo terzo generoso oblatore è ben difficile dire nell’enorme
+confusione che regna su questi ultimi eredi dei Tolomei[360], ma
+quello che ci sorprende è la consuetudine, già largamente invalsa
+nella monarchia egiziana, di dividere le regioni possedute a più membri
+della stessa famiglia regnante. Se ragione politica esiste, essa sarà
+stata probabilmente quella di evitare possibili guerre intestine
+fra i Tolomei e quindi cause di debolezza di fronte alle nazioni
+occidentali e orientali. Ma questa novella consuetudine potè altresì
+arrecare degli effetti benefici nei rapporti dell’Egitto con Roma,
+in quanto, come nota il Mahaffy, «la separazione di queste provincie
+contenenti città greche, cui Roma era sempre disposta a concedere
+l’autonomia», «rese l’omogeneo e ancora orientale impero egiziano più
+protetto di contro alla rapace repubblica»[361]. Così infatti era
+avvenuto precedentemente. Se non che, quello che adesso il governo
+romano dispose della rimanente Libia ci è completamente sconosciuto.
+Infatti la menzione del testamento, che ne lo rese erede, è l’unica
+delle relazioni che noi abbiamo di Roma con la medesima, e la tentata
+identificazione di codesto lascito con l’altro precedente della
+Cirenaica ripugna, secondo me, e alla logica e alla cronologia.
+
+Infatti il Guiraud[362], e meno arrendevolmente il Marquardt[363], i
+quali interpetrano la menzione esplicita del lascito della Libia, che
+le fonti distinguono dall’altro della Cirenaica, come testimonianza
+della tardiva annessione di quest’ultima all’impero romano non
+s’accorgono che tale annessione era già avvenuta al 74[364], e
+sarebbe strano che le fonti ce l’avessero, senza plausibile motivo,
+ritardata sino al 65. Ma, anche se così non fosse, questo secondo
+preteso riordinamento amministrativo della Cirenaica daterebbe dal
+67[365], non già dal 65, come, in modo categorico, attesta, del
+lascito della Libia, la cronaca eusebiana. Parmi quindi maggiormente
+plausibile opinare che questo nuovo ereditato tratto della Libia
+sia stato immediatamente aggregato alla Cirenaica, onde, in mezzo a
+tanta scarsità d’informazioni su un frammento di provincia, affatto
+destituito d’importanza, potè, insieme con la fusione territoriale,
+aprirsi l’adito ad un’agevole confusione storica, per cui le sorti
+della Libia tutta siano state riportate sotto quelle della Cirenaica.
+
+
+VI.
+
+La legge agraria di P. Servilio Rullo e l’Egitto (64).
+
+Nell’anno seguente (64)[366], Tolomeo Aulete correva un rischio
+peggiore dei trascorsi, in grazia della legge agraria, che P. Servilio
+Rullo presentava ai comizi centuriati. Questo progetto d’ispirazione
+cesariana, messo in iscacco dalla opposizione degli _optimates_ prima
+che assurgesse agli onori della votazione, era quanto di più positivo
+poteva escogitarsi nelle tristi condizioni economiche, che in quegli
+anni attraversavano, insieme con l’erario romano, le classi inferiori
+della cittadinanza.
+
+In uno dei quaranta articoli, che lo costituivano, si proponeva
+all’approvazione del senato e dei comizi la vendita di tutti i beni
+demaniali, passati a Roma sin dal consolato di Silla e di Q. Pompeo
+Rufo (88)[367]. Fra questi, come è palese, rientrava l’ereditato
+possesso dell’Egitto.
+
+Cicerone, che combattè, in tutti i suoi punti, la legge, accenna
+specificamente a tale presunto pericolo, e la cieca partigianeria dei
+suoi attacchi si rivela nella strana vacuità e contraddizione degli
+argomenti. Egli non si propone infatti un quesito di pratica utilità, e
+neanche uno di diritto pubblico, poichè, in fin dei conti, ammette, in
+omaggio agli enti politici che sosteneva, l’autenticità del testamento
+di Alessandro IIº, ma dichiara di restare atterrito dal solo pensiero
+che di tale vendita debba esserne giudice la commissione esecutiva
+proposta da Rullo. Questa, per lui, non potrà non aver torto, qualunque
+atto sia per compiere. Se aggregherà l’Egitto ai domini romani,
+peccherà nel farsi arbitra della città e del regno più dovizioso del
+mondo, contemporaneo all’oratore; se li cederà al pretendente, mancherà
+al suo dovere per non averlo fatto passare sotto il dominio del popolo
+romano[368]. Tali gli enigmatici argomenti di Cicerone, i quali si
+liberano di tutto il loro mistero, quando si pensa che egli non mirava
+a combattere le decisioni sull’Egitto, ma il rinvio di tali decisioni
+alla commissione esecutiva, così come Rullo la proponeva.
+
+Ispirata, come dicemmo, da Giulio Cesare, la legge Servilia mirava
+infatti ad escludere gli _optimates_ e i loro amici dal novero dei
+suoi esecutori, e a concedere a questi ultimi, tra i quali si sarebbe
+avuta una maggioranza radicale, un potere pieno ed illimitato. I
+dieci magistrati[369] da eleggersi dai comizi centuriati dovevano
+fruire di un potere quinquennale[370], di una giurisdizione assoluta
+ed indipendente, nel caso di controversie relative alla proprietà
+o alla vendita degli agri demaniali[371], nonchè alla prescrizione
+d’imposte[372]; e, quasi a colmare la misura di tanta onnipotenza,
+le proposte norme di elezione, coll’escludere in maniera esplicita
+gli assenti, tagliavano fuori ogni possibilità di accesso a Pompeo,
+incaricato per allora di una grave missione in Oriente. Quei
+democratici, che, come Crasso e come Cesare, avevano a più riprese
+manifestato la loro opinione sull’Egitto e la cui presenza avea
+contribuito ad agghiacciare le voglie del senato circa la riduzione del
+medesimo a provincia romana, non potevano non preoccupare M. Tullio, e
+questi, a ragione od a torto, non esitò ad oppugnare la legge nel suo
+complesso e nei suoi particolari[373].
+
+
+VII.
+
+Pompeo in Oriente e l’Egitto (63).
+
+Ma la soluzione della vertenza egizia era oramai di più che urgente
+necessità, non solo per il senato, ma eziandio pel re, che si era
+insediato sul trono di Alessandria. Quando Pompeo infatti, debellato
+Mitridate, si trovò padrone di tutta la Grecia e dell’Oriente asiatico,
+Aulete dovette accorgersi di trovarsi al paragone privo di qualsiasi
+riconoscimento ufficiale da parte del governo romano, e, pur troppo,
+impegnato con vincoli di non ricusata parentela col disfatto re del
+Ponto. Ma l’abilità diplomatica, tradizionale alla corte dei Lagidi,
+non venne meno, neanche in questo, che sembrava il più pericoloso dei
+frangenti.
+
+Quando il generale romano ebbe lasciato Damasco, inoltrandosi verso la
+Celesiria, il re egizio si affrettò ad inviargli un’ambasceria, che
+doveva essere foriera di grandi successi. Carica di denari[374] e di
+forniture per l’esercito, recante in dono al generale una corona di
+ben quattro mila pezzi d’oro, essa viaggiava col lusinghiero incarico
+di pregarlo ad accorrere rapidamente alla repressione di una rivolta,
+scoppiata, pochi giorni prima, in Egitto (63).
+
+Era un voler pigliare due colombi ad un favo. Da un lato si veniva così
+a placare l’ira del vincitore di Mitridate, dall’altro, nel caso di una
+cavalleresca accettazione dell’invito, Aulete si sarebbe aperta intera
+la via al riconoscimento del suo dominio in Egitto. Come tutte le
+audacie, l’ambasceria del Lagida lasciava anch’essa adito al pericolo
+di un violento spodestamento da parte di colui che s’invocava come
+protettore, ma non era certo quella l’occasione di guardar tanto per il
+sottile, e, costretta a scegliere tra soluzioni impossibili, la corte
+di Alessandria ebbe il merito di appigliarsi alla meno pericolosa.
+Pur troppo, la fortuna non arrise pienamente. L’ira del generale fu
+placata, ma nessuna voglia di viaggiare in Egitto potè suscitarsi nel
+di lui animo riboccante di vanagloria[375]. Dovette trattenerlo sia
+una naturale diffidenza verso il cortese invito del Tolomeo, sia la
+preoccupazione delle responsabilità, di cui si sarebbe caricato di
+fronte alle varie opinioni dei suoi cittadini[376]. Per ora intanto
+l’Egitto era salvo e la benevolenza del più cospicuo personaggio
+politico romano accaparrata per l’avvenire.
+
+
+VIII.
+
+I primi atti del primo consolato di Cesare (59). Tolomeo XIIIº
+riconosciuto dal governo romano (59). Tolomeo XIIIº alleato (59).
+
+Dopo tante esitazioni e tergiversazioni, si avvicinava oramai il
+giorno, in cui Aulete avrebbe ottenuto il pieno riconoscimento
+dell’autonomia del proprio regno. Al 59, Cesare, dopo tanti palpiti e
+drammatici scoraggiamenti, perveniva al consolato, e la sua elezione
+inaugurava un’era nuova nella storia di Roma republicana. La prima
+legge[377], che egli presentò, fu — lievemente modificata — la
+trascorsa legge agraria di Servilio Rullo. Ma, adesso che egli aveva
+nelle mani il potere, era fermamente deciso a far passare, contro la
+cocciutaggine degli oligarchi, la volontà propria, e a soddisfare i
+bisogni, da secoli inappagati, di tanta parte delle popolazioni di
+Roma e d’Italia. Sullo sfondo del duello titanico si disegnavano i
+soliti oppositori e le solite opposizioni, e, a corto di argomenti
+più persuasivi, l’aristocrazia scatenava contro Cesare l’invalicabile
+veto del di lui collega Bibulo, il pretesto di contrari augurî
+metereologici, e, la sorda opposizione del proprio organo politico, il
+senato. Ma, quando fu chiaro che nulla avrebbe fatto presa sull’animo
+del console, essa, dopo aver consentito che Bibulo con altri pochi
+fosse accorso ad oppugnare con la violenza la legge, lasciò che il
+medesimo venisse sbalzato dalla tribuna, dalla quale perorava, che gli
+si spezzassero i fasci, segno supremo del potere, e che i magistrati, i
+quali l’avevano seguito, riportassero anch’essi delle ferite. A tanta
+viltà, che misurava la catastrofe inevitabile alla classe, da secoli
+detentrice del potere, Bibulo, dopo aver invano tentato che la legge,
+già approvata dai comizi, subisse la rescissione della seguente seduta
+senatoria, rinunziato al maneggio dei pubblici affari, si chiuse per
+tutto l’anno in casa propria, mentre, alla sua diserzione, il senato
+e i più minacciosi fra gli oppositori, tra cui M. Porcio Catone[378],
+s’inchinavano a giurare l’osservanza della legge.
+
+Una così tremenda lezione aveva infranto i nervi di un’aristocrazia
+ormai fiacca e corrotta. Cesare aveva dichiarato che mai più,
+durante la sua gestione, si sarebbe chinato a chiedere il parere dei
+senatori[379], e questa dovè essere la via tenuta nella ratifica del
+riconoscimento di Tolomeo Aulete e dell’alleanza col medesimo. Bibulo,
+ritiratosi sdegnosamente della vita pubblica, non ebbe questa volta nè
+agio, nè voglia di consultare gli auspicî[380], e la legge, approvata
+ai comizi, ricevè del pari la sanzione del senato[381] (59). Così il
+popolo romano, dopo venti anni d’indugi, terminava per riconoscere
+l’effettiva autonomia del regno d’Egitto.
+
+Il merito primo di codesto atto, nel quale si nota un’opportuna
+attenuazione dei propositi altra volta affermati dai democratici,
+risale anzi tutto all’uomo, che allora sedeva alla suprema carica del
+governo, e che, col contegno energico, tenuto durante l’approvazione
+delle sue anteriori proposte di legge, avea ritolto al senato ogni
+voglia di resistenza. In seconda linea, esso spetta a quel Pompeo, il
+quale ora in Roma, di ritorno dall’Oriente, avea, col fascino della
+sua alleanza, sospinto alla riscossa la democrazia medesima, e la cui
+gratitudine era stata pochi anni prima accaparrata con tanto lusso
+dal Tolomeo. A dar retta anzi a Svetonio, Cesare e Pompeo, con una
+richiesta ormai quasi inevitabile nelle nuove consuetudini politiche
+romane[382], si fecero pagar caro il frutto della loro benignità,
+sì che ben seimila talenti andarono divisi fra il console ed il suo
+protettore[383].
+
+Ma nell’arrendevolezza del senato, noi, anche senza guardare troppo pel
+sottile, siamo altresì costretti a riconoscere un atto di fine astuzia
+politica. Poichè il console era adesso G. Cesare, il quale fra breve
+sarebbe stato per legge assunto agli onori del proconsolato, e, poscia,
+al governo di qualche provincia, era bene cogliere qualsiasi occasione
+per allontanare la già da tempo temuta possibilità di una luogotenenza
+egizia, e, in vista di tanto pericolo, il senato non indietreggiò da
+una resa, sia pure poco onorevole, di tutte le sue mire sul continente
+egiziano.
+
+La ratifica, come era naturale, fu suggellata dal rinnovamento
+dell’alleanza egizio romana[384], a tal uopo venne spedita in Egitto
+un’ambasceria, che ne ristabilisse gli obblighi ed i diritti. Quali ne
+fossero i componenti e quali i resultati noi ignoriamo completamente.
+Significativo episodio, anteriore alla medesima, ci è però pervenuta
+una notizia, la quale ci fa intravedere la esistita possibilità
+dell’inclusione di M. Tullio Cicerone fra i membri della medesima[385].
+Le di lui speranze — chè tali infatti ci appariscono — vennero però, e
+senza dubbio, frustrate. Ma, ancora una volta, egli ebbe a dichiarare
+che, se non fosse stata la presenza degli _optimates_, e, peggio
+ancora, di Catone, i quali avrebbero potuto sospettarlo corrotto,
+non avrebbe esitato ad obliare le sue trascorse opinioni egizie, ed a
+recarsi alla corte alessandrina, nunzio sorridente della buona novella
+di Cesare e di Pompeo[386].
+
+
+
+
+CAPITOLO VIII.
+
+ROMA E L’EGITTO DAL 59 AL 57. LA SPEDIZIONE CONTRO CIPRO.
+
+
+I.
+
+Il 58 a. C. e i partiti politici in Roma. Opera legislativa di P.
+Clodio. P. Clodio e M. Porcio Catone.
+
+Al 59, l’anno memorando del primo consolato di G. Cesare, segue il
+58, l’anno febbrile del tribunato di Clodio, l’anno dell’esilio di
+Cicerone, che questi soleva compiacersi di definire per eccellenza
+fatale a sè ed alla republica, forse perchè egli non era mai riescito
+a liberarsi dall’immodestia di confondere la propria vanità colla
+grandezza della sua patria. La coalizione della democrazia con
+l’esercito, rappresentato da Pompeo, pur contenendo in se medesima i
+germi della propria dissoluzione, aveva, pel momento, riportato piena
+ed intera vittoria sulla restaurazione sillana, che ormai faceva acqua
+da tutte le parti. Ed a Cesare il dipartirsi alla volta dell’agognata
+provincia delle Gallie non avea dovuto in nessun modo riescire
+doloroso, poichè i nuovi consoli, C. Pisone Cesonino ed A. Gabinio,
+l’uno, suo suocero, l’altro, ufficiale di Pompeo, non ne avrebbero che
+continuato l’opera, e, meglio di loro, si sarebbe condotto il nuovo
+tribuno P. Clodio.
+
+E l’anno fu realmente fatale alla potenza del senato e
+dell’aristocrazia. Cicerone espiava coll’esilio, che gli veniva
+fulminato in perpetuo, la strage dei Catilinari del 62 e del 61.
+La censura, onnipotente e inappellabile nell’escludere dal dritto
+di voto, dalle pubbliche cariche e dall’assemblea senatoria chi
+più fosse talentato all’ordine sociale, da cui essa di regola
+emanava[387], veniva destituita del principale dei suoi mezzi di
+offesa, la segretezza, e sottoposta al controllo della pubblicità e
+della collegialità[388]. Per opera di Clodio venivano ricostituite le
+già disciolte associazioni proletarie[389], votata una radicale legge
+frumentaria, per cui, d’ora innanzi, era concesso grano ai cittadini
+non abbienti[390], e due altre, non meno notevoli, di cui la prima
+vietava che, per contrari auguri, (antico pretesto dei sacerdoti,
+casta quasi inacessibile al popolo minuto)[391], potessero ostacolarsi
+assemblee popolari, mentre la seconda abrogava la legge Fufia, che per
+anni ed anni aveva escluso dal Foro e dal Campo marzio gli abitatori
+della lontana campagna, i quali più non avevano potuto valersi della
+fortunata coincidenza dei giorni festivi coi comiziali.
+
+La legislazione adunque di Clodio, questo Rabagas in quarantottesimo,
+come Cicerone e chi su lui à modellato la propria narrazione, si sono
+compiaciuti di rappresentarcela, era opera certamente democratica,
+tutta intesa a dismagliare le fitte reti giuridiche e politiche,
+con cui gli _optimates_ avevano consolidato e corazzato i propri
+interessi, ma non era certo agire da uomo tristo e perverso. Abile,
+favorito dai magistrati allora al governo, audace e sprezzante della
+propria vita, con una noncuranza, che la sua fine suggellò dell’aureola
+del martirio, contro di lui si ergevano minacciosi gli avversari
+più cospicui e più potenti. Primeggiava fra essi, avvolto nella sua
+consueta alterezza, sprezzante in cuor suo gli eterni gracchiatori,
+i pseudo-democratici col nome di patria e di popolo sulle labbra, i
+Ciceroni dell’aristocrazia[392], e avversante con tutta la forza delle
+sue tradizioni aristocratiche la marea che saliva minacciosa, l’ultimo
+romano del bel tempo antico, M. Porcio Catone. Era fra tutti il più
+fragile perchè il meno opportunista, ed il più incommodo perchè il più
+immacolato ed inflessibile. Nè Clodio poteva non accorgersene, anzi
+veniva da ciò moralmente costretto a tentare ogni via per allontanarlo
+dal teatro della propria azione, e, nei limiti del possibile, legarlo
+ai propri interessi, insignendolo di qualche onorificenza o creandolo
+esecutore e coadiutore di qualcuno degli atti del suo tribunato[393].
+E gli espedienti, che riescirono di felice effetto, non tardarono a
+rintracciarsi.
+
+Il primo di essi rientra nell’ordine della nostra narrazione.
+
+
+II.[394]
+
+La spedizione cipria (58). L’incarico a Catone.
+
+Contemporaneo a Tolomeo Aulete, regnava, l’abbiamo notato, in Cipro,
+antico possesso egiziano, un altro membro della casa dei Lagidi, e
+precisamente un fratello di Tolomeo Aulete[395]. Nessuna relazione
+egli aveva mai vantato col popolo romano, rimanendo così escluso da
+quei rapporti cordiali di amicizia e di alleanza, da recente istituiti
+col Tolomeo d’Egitto. Sprovvisto quindi della garanzia, che, contro
+le pretese romane, concedeva, almeno teoricamente, la condizione di
+_socius_[396], egli, giusta lo spirito del dritto pubblico del tempo,
+era da considerare come un vero e proprio _hostis_[397]. Da questo
+rispetto, nessuna accusa di illegalità poteva essere rivolta contro la
+legge, che, intorno al destino del di lui principato, si accingeva a
+proporre P. Clodio, e chi, come Cicerone[398], ne l’avesse dichiarato
+colpevole non avrebbe fatto se non dell’innocuo, sebbene opportunistico
+sentimentalismo, che accusatore ed ascoltatori non avrebbero potuto
+pigliare sul serio. Ciò non ostante, tutto dava a credere che questo
+principe non socius avrebbe, contro qualsiasi pretesa, trovato sicura
+salvaguardia nella sua stessa impotenza e nella neutralità da lungo
+tempo, serbata[399]. Ma alla scelta del re di Cipro, come vittima
+espiatoria dell’allontanamento di Catone, concorrevano due motivi,
+che non sono da rigettare senza discussione, quando ci vengono offerti
+dalle fonti come determinanti del piano di Clodio.
+
+Circa dieci anni prima del 58, questi — lo vedemmo — [400] era stato
+catturato dai pirati, ed a lui, o a chi per lui chiedeva al re di
+Cipro il prezzo del riscatto, necessario alla propria liberazione,
+erano stati, con imprudente zelo, lesinati i talenti del ricolmo erario
+ciprioto, venendosi così a dimostrare una tal quale noncuranza verso
+la dignità, sovra ogni altro sacra ad un romano, quella che a lui
+conferiva il nome della propria cittadinanza, e ad offrire, al tempo
+stesso, sospetto di un’intesa coi corsari del Mediterraneo.
+
+Ma a siffatto motivo, che in parte costituiva soltanto una questione
+personale, se ne aggiungeva un altro molto più grave, e che non avrebbe
+fatto indugiare un istante nell’indecisione i componenti dei comizi
+centuriati.
+
+Cipro era una delle province più ricche dell’impero dei Lagidi. I
+tesori dei suoi re e le dovizie minerali e vegetali del suolo non
+conoscevano paragoni. Era dessa la patria feconda del rame, che le
+aveva elargito il nome, dell’argento, dei diamanti, degli smeraldi,
+dei coralli, dei giacinti, degli anemoni, dei cipressi, delle palme,
+dell’ulivo, della vite[401]. E tanti tesori eran lì, depositati
+su uno scoglio del Mediterraneo, lago per eccellenza romano, come
+una preda, verso cui bastava tendere la mano per impossessarsene.
+L’erario della capitale d’Italia era esausto, il roseo orizzonte
+dell’annessione dell’Egitto sfumato. A che indugiare, simulando
+uno scrupolo, che non si aveva mai avuto?[402]. In tale ordine di
+considerazioni Clodio dovè avere dalla sua non soltanto le classi
+minute, ma molti dell’aristocrazia, che col loro assenso avrebbero
+fatto scordare la tenace opposizione all’assoggettamento dell’Egitto.
+Il _senatus-consultum_ non trovò quindi ostacoli, ed esso fu a grande
+maggioranza tradotto in legge dai comizi centuriati[403].
+
+Il disposto del popolo recava che Catone, in qualità di proquestore,
+con poteri pretorii, accompagnato da un questore[404], si recasse
+a Cipro a destituire della dignità e del regio potere il Tolomeo
+ivi regnante, a confiscarne i beni e a rivenderli all’asta pubblica
+in pro dell’erario[405]. Quanto all’isola così conquistata, la
+sua amministrazione doveva temporaneamente passare nelle mani
+dell’incaricato da Roma[406], in attesa di ulteriori decisioni del
+senato[407]. Marco Catone, per quanto in cuor suo di mal’animo, chinò
+rispettoso il capo al supremo decreto del suo popolo e si apparecchiò
+a recarsi alla volta di Cipro, ove, forse, d’altro lato, imponendo
+silenzio alle sue ragionevoli proteste, lo sospingeva l’ambizione
+di provare con quanta scrupolosa onestà egli avrebbe disimpegnato il
+delicato ufficio.
+
+
+III.
+
+Il viaggio. Il suicidio del Tolomeo di Cipro.
+
+Oltre all’equipaggio dei marinai, al questore assegnatogli ed alla
+ormai rituale _cohors amicorum_, non l’accompagnavano colà nè fanti, nè
+cavalieri. Tra le persone, a lui più strette per vincoli di amicizia e
+di parentela, si notavano, un suo nipote, un familiare, Munazio Rufo,
+il quale scriverà una dettagliata relazione dell’opera di lui[408],
+mentre un altro suo amico, Canidio, era da Catone già stato spedito
+in precedenza perchè annunziasse al re il volere del suo popolo e lo
+consigliasse a cedere senza resistenza. Così soltanto avrebbe forse
+salvato la propria vita e potuto attendere la nomina a sacerdote di
+quella Venere Pafia[409], che, pur troppo, s’era dimostrata così
+vana protettrice dell’isola malaugurata. Ad attendere l’esito di
+quest’amichevole ambasceria, Catone col suo equipaggio aveva gettato
+l’ancora a Rodi.
+
+Quando il Tolomeo Ciprio potè avere notizia della procella, che gli
+si addensava sul capo, fu quasi per ismarrirne la ragione. Compreso di
+supremo disdegno e disperato per la propria irrimediabile situazione,
+ordinò che tutte le sue ricchezze venissero accatastate sulle navi,
+ove, montato di lì a poco egli stesso, salpava dall’isola, deciso a
+seppellirsi con tutta la flotta nei gorghi delle acque circostanti.
+Ma, quando fu giunto in alto mare, l’assalse vergogna dell’atto
+irragionevole, a cui egli s’era risoluto, pietà forse dei suoi compagni
+e dei tanti tesori, che era stato lì lì per scagliare nell’abisso, e,
+ordinato alle navi di rivolgere la prua verso il regno, ormai non più
+suo[410], fece presto a suicidarsi con quello stesso espediente, il
+veleno, che già tempo prima era rimasto unica via di scampo alla figlia
+di Mitridate, da lui scelta a fidanzata, e che Roma gli aveva ritolto,
+così come adesso gli ritoglieva e il regno e la vita[411].
+
+
+IV.
+
+Catone a Cipro (58). Il tesoro regio all’asta pubblica.
+
+Se però così grande era stato lo strazio del principe, pari ad esso
+non fu la disperazione, tanto meno la resistenza dei sudditi. Quando
+Catone, informato della catastrofe, mosse da Rodi verso Cipro per
+prenderne possesso, l’accoglienza, che gli abitanti dell’isola fecero
+al proquestore romano fu tutt’altro che ostile, e ciò, anche nella vana
+speranza di essere creati _socii_ e non sudditi del popolo romano.
+Catone però non recava istruzione alcuna sul proposito, e, quindi,
+anzichè occuparsi del definitivo riordinamento politico di Cipro,
+si affrettò, giusta le norme ricevute, a darvi solo un provvisorio
+assetto amministrativo, e, più che a questo, a ritirare dai possessi
+e dall’erario regio gli schiavi ed i tesori abbandonati dal defunto
+monarca[412]. Le ricchezze, di cui egli in tal guisa si faceva
+riscotitore, furono enormi[413], e, così scrupoloso fu il trattamento,
+cui Catone, sin d’ora, si mostrò intenzionato, da potere più tardi
+ripetere avere egli, sprovvisto d’armi e d’armati, recato alla sua
+patria tanto danaro, quanto mai Pompeo da tutto l’Oriente sconvolto, in
+seguito ad infinite guerre e trionfi[414].
+
+Ma un’altra incombenza, insieme con quella di Cipro, egli aveva,
+su proposta di Clodio, ricevuta dal popolo romano, e da ciò, dopo i
+primi atti, fu costretto a interrompere le sue occupazioni nell’isola
+per recarsi dall’Egitto alle rive del Bosforo, e precisamente a
+Bisanzio[415].
+
+In questa sua breve assenza, egli raccomandò al nipote la luogotenenza
+dell’isola, non fidando troppo nella scrupolosità di Canidio. Indi,
+sbrigata la seconda missione, tornato a Cipro, si accinse a commutare
+in denaro sonante tutta la numerosa e preziosa suppellettile del
+Tolomeo, ponendola all’asta pubblica, come prescriveva la legge, che
+dell’incarico lo aveva rivestito.
+
+Tale operazione era delle più delicate, poichè, era facile prevederlo,
+numerosi si sarebbero esibiti a tentarvi bottino i sollecitatori ed
+i mezzani. Catone non si fidò nè di servi, nè di banditori, nè di
+mercanti, nè di amici[416], e presenziò lui stesso le operazioni della
+vendita, interessandosi minutamente di tutti i loro particolari, delle
+loro fasi, dell’offerta, del pagamento e persino della richiesta, che
+curò rimanesse costantemente elevata[417].
+
+A vendita compiuta, egli potè calcolare di aver raccolto ben settemila
+talenti d’argento, la qual somma, al pari di tutti i precedenti suoi
+atti, riportò integrale nei due libri di rendiconto della propria
+amministrazione, ch’egli avea nel frattempo diligentemente compilati.
+Indi, con l’avarizia più gelosa, non già del danaro, ma dell’opinione,
+che ai suoi concittadini si apparecchiava ad imporre circa la propria
+illibatezza, temendo il lungo tragitto, ripose il danaro in un numero
+sterminato di vasi della capacità di due talenti e cinquecento
+dramme, rilegandone ciascuno con una fune dal cui capo pendeva un
+grosso sughero, indizio sicuro, in caso di naufragio, del luogo del
+giacimento.
+
+
+V.
+
+Il ritorno (56).
+
+Ma l’ironia della sorte non poteva peggio rispondere a tanta
+scrupolosità, giacchè l’uno dei due libri seguì nel suo fatale destino
+il liberto che lo portava, essendosi la nave rovesciata presso le
+isole Ceneree[418]; l’altro, a Corcira, dove Catone coll’equipaggio
+si era ancorato, perì tra le fiamme, che alla tenda del duce si erano
+propagate dal posto, dove i nocchieri, per il freddo intenso, avevano
+acceso grandi fuochi. Così a Catone, afflitto da tanta irreparabile
+sciagura, non rimanevano garanti dell’opera sua, se ne eccettui i
+ministri dell’estinto re, che egli aveva avuto la venturosa accortezza
+di condurre seco, e nella cui testimonianza avea ragioni sufficienti di
+fidare[419].
+
+A Roma intanto, all’annunzio del ritorno, gran folla di popolo era
+accorsa alle rive del Tevere, insieme coi sacerdoti, i senatori ed i
+magistrati. Se non che il questore ciprio, disprezzando alteramente
+l’ovazione apparecchiatagli, così come avea disprezzato le ricchezze,
+non smontò dalla capitana, al qual’uopo egli avea scelto la nave regia
+del Tolomeo, bella di sei ordini di remi, se non quando fu pervenuto
+colà, dove avrebbe deposto il danaro[420]. Alla constatazione di
+tante ricchezze e di altrettanta scrupolosità, il senato si affrettò a
+rivestire, in via eccezionale, Catone dell’onorifico titolo di pretore
+e della facoltà di assistere in pretesta purpurea ai ludi pubblici.
+Ma l’uno e l’altro privilegio[421] furono rifiutati, e, in luogo dei
+medesimi, Catone chiese, come unico compenso, la manomissione del
+tesoriere dell’estinto Tolomeo, che egli avea condotto seco e della cui
+fedele diligenza dichiarava di rendersi testimone[422], (56)[423].
+
+
+VI.
+
+L’ordinamento politico di Cipro (56).
+
+Quale ci apparisce intanto l’ordinamento politico, che a Cipro fu dato
+dal governo romano?
+
+Catone, lo avvertimmo, non aveva sul proposito recato disposizione
+alcuna, e forse una misura di tal genere non era per allora rientrata
+fra le cure del popolo e del senato romano. Se non che, nell’anno
+medesimo, in cui quegli avea fatto ritorno da Cipro, il governo della
+Cilicia era sorteggiato dal console P. Cornelio Lentulo Sfintere[424],
+cui, come tale, veniva, per legge, quell’anno stesso, affidata la
+luogotenenza di Cipro[425].
+
+L’infelice isola, più infelice ancora della Cirenaica, perdeva così,
+d’un tratto, la propria indipendenza, e le speranze dei suoi cittadini
+di assurgere almeno agli onori di una relativa autonomia venivano
+duramente frustrate. Ed era ragionevole che così fosse. La Roma del
+56 poteva qualcosa di più della Roma del 94, come l’Egitto d’adesso
+qualcosa di meno dell’Egitto, che avea visto regnare Filometore. Il suo
+monarca, profugo e spodestato, era diggià venuto a cercare asilo nelle
+braccia del popolo romano. Nulla quindi a temere da codesto lato, del
+pari che dalla pericolosa, ingorda ambizione di un governatore. Cipro
+era una quantità trascurabile come territorio, nonchè, (dopo la recente
+espilazione), come fonte d’immediata ricchezza. Continuava per contro
+a valere indiscutibilmente quale chiave del Mediterraneo. Il tempo
+avea maturato ciò che Evergete avea fatto sperare durante i lunghi
+anni della sua guerra civile, e senato e popolo non avevano ragione
+di esitare, nè esitarono a raccogliere il frutto agognato dei loro
+desiderî e del trascorso affacendarsi di altre età.
+
+
+VII.
+
+Clodio e Cicerone dopo la spedizione (56).
+
+Così, dopo le province greche, dopo le asiatiche e le altre della
+Cirenaica e della Libia, dopo la sentenza di morte della propria
+dignità e della propria autonomia, sempre in grazia dell’alleata
+d’oltre mare, andava per l’Egitto perduta la nuova provincia cipriota.
+Ma l’entusiasmo, di cui tale fatto era stato cagione nella capitale
+d’Italia, non aveva però sanato il profondo dissidio fra il partito
+e le tendenze politiche di Catone e quelle del tribuno, che della
+spedizione cipria a lui aveva proposto l’incarico, ed anche questa
+volta, come più gravemente in seguito, una questione egizia si
+apparecchiava ad assurgere agli onori di pomo della discordia fra
+i partiti e gli uomini politici romani. Aspettando però che tali
+eventi maturassero, essa incendiava il campo stesso dei conservatori,
+suscitando Catone contro Cicerone, ed attuando in tutti i suoi
+particolari il piano, concepito da Clodio nello spedire a Cipro il più
+implacabile fra i propri avversari.
+
+Il facondo oratore, dal giorno in cui il popolo romano l’aveva
+costretto a metter piede fuori di Roma, da altro pensiero non era stato
+animato, se ne togli quello di far toccare con mano, anche a coloro
+che non lo desideravano, tutta l’enormità del delitto, che contro la
+maestà della sua persona era stato perpetrato, e quindi atterrare,
+demolire, disperdere l’opera e l’uomo, che ne erano stati autori.
+Perciò, di ritorno dall’esilio, egli, nell’assenza di Clodio, un bel
+dì, scortato da un codazzo di popolo, si era data la briga di strappare
+dal Campidoglio le tavole, recanti il testo delle leggi proposte
+dal suo avversario. L’atto impensato di un così incauto conservatore
+provocò una seduta senatoria, nella quale, contro le giustificazioni
+di Cicerone, partenti dal presupposto che Clodio non avesse diritto
+al tribunato per irregolarità della sua _transitio ad plebem_[426],
+credette opportuno di replicare Catone medesimo, facendo osservare come
+anzitutto tanta pretesa illegalità era una legale consuetudine, di cui,
+per via di adozione, avevano fruito mille altri cittadini romani, e
+che, pur data, ma non concessa, non poteva ora offendersi impunemente
+l’autorità e la scrupolosità di quei magistrati, (tra i quali lui
+stesso, stante le sue incombenze a Cipro e a Bisanzio, non poteva non
+essere annoverato), da Clodio rivestiti di qualche missione.
+
+Quantunque la seconda parte della replica offrisse troppo il
+fianco alla critica, stantechè con un annullamento, motivato così,
+come Cicerone lo avrebbe proposto, non si veniva punto a ledere
+l’onorabilità dell’esecutore, ma del proponente, pure l’opposizione
+di Catone bastò ad impedire l’annullamento delle leggi, il che mise
+in evidenza le inconciliabilità morali, e, in fondo, politiche, tra il
+fiero conservatore e l’incosciente opportunista (56)[427].
+
+
+VIII.
+
+Clodio e Catone, (53).
+
+Di lì a poco scoppiava una più violenta rottura fra Clodio, sostenuto
+dai maggiorenti del partito democratico, e Catone medesimo.
+
+L’anno 55 era stato quello del consolato di Pompeo e di Crasso, a
+conseguire il quale i due pretendenti avevano a Lucca, insieme con
+Cesare, stabilito di non trascurare mezzo alcuno. E gli argomenti
+elettorali, cui essi dettero mano, coronarono così brillantemente i
+loro sforzi che anche Catone rimase escluso dalla pretura, cui già
+pare i comizi l’avessero eletto, e, solo scaduto il 55 e ripartite
+le province, così come i triumviri avevano fissato[428], Catone potè
+finalmente assurgere agli onori della carica, che già da un anno
+a lui legalmente spettava[429] (54). Come era previdibile, la sua
+gestione non potè non sollevare il contrasto della democrazia, per cui,
+spiratone il termine[430], Clodio, sentinella avanzata dei triumviri,
+dette anche questa volta il segnale dell’attacco.
+
+Già prima di quel giorno, erano fra i due uomini — per motivi in
+apparenza trascurabili — nati degli screzi a proposito della missione
+cipria.
+
+Subito dopo il ritorno di Catone, Clodio aveva richiesto che gli
+schiavi deportati assumessero, in memoria della sua legge, il
+soprannome di _Clodii_. Catone vi si era opposto recisamente, ed
+aveva per coerenza contraddetto al desiderio di altri, che, dal di
+lui nome, proponevano l’appellativo di _Porcii_. La contesa fu pel
+momento risoluta col denominarli semplicemente _Cipri_. Ora invece si
+riaccendeva sul terreno stesso dell’amministrazione catoniana, e Clodio
+chiedeva i non più esistenti libri, entro i quali l’altro avrebbe
+dovuto consegnare il rendiconto della medesima, insinuando che la loro
+perdita era stata dolosa, che buona parte dell’erario del Tolomeo era
+stato dall’ex-questore distolto ad usi tutt’altro che vantaggiosi al
+popolo romano, e facendo, tra le righe, balenare il pericolo di un
+processo _de repetundis_[431].
+
+Pompeo e Cesare spalleggiavano l’accusatore, e quest’ultimo rincarava
+la dose con una lettera, alla quale fu data pubblicità, fra le cui
+insinuazioni se ne notava una circa l’offerta e il rifiuto della
+pretura da parte di Catone al 56, quasi avesse questi voluto dimostrare
+tanto onore essergli venuto meno solo per sua deliberata volontà[432].
+Ma l’abile lavorio dell’opinione pubblica, per cui, dietro il fatto
+particolare, si mirava a demolire l’uomo, e, dietro l’uomo, il partito,
+nient’altro poteva generare che un momentaneo intorbidamento dell’animo
+degli spassionati. Catone aveva ragione da vendere e testimonianze
+più che attendibili da contrapporre, e bastò, in pubblica adunanza,
+il confronto dei tesori, da lui con mezzi pacifici portati da Cipro,
+con quelli, recati da Pompeo, da l’Oriente, in seguito a guerre
+dispendiose, non che il suo rifiuto della provincia, spettantegli dopo
+la pretura, con l’affacendamento dei triumviri intorno alle proprie,
+perchè tutto il pallone dell’accusa si risolvesse in una bolla di
+sapone ed il suo merito ne riescisse più che immacolato[433] (53).
+
+
+
+
+CAPITOLO IX.
+
+ROMA E L’EGITTO DAL 57 AL 53. LA RESTITUZIONE AL TRONO DI TOLOMEO XIIIº
+AULETE.
+
+
+I.[434]
+
+Tolomeo Aulete a Roma (58). Suo incontro con Catone (58). Decisioni del
+senato in suo favore (57).
+
+Se così infausti erano riesciti per l’Egitto i primi atti di
+Roma dopo il riconoscimento di Tolomeo Aulete, non meno dolorose
+si apparecchiavano allo stato romano le conseguenze di codesto
+riconoscimento medesimo.
+
+Ad Alessandria infatti il re si era tosto trovato in conflitto con
+l’opinione pubblica a cagione delle violenze, cui aveva più volte
+ricorso per riscuotere dagli Egizi quei proventi, che dovevano, tra
+l’altro, servire a compensarlo del denaro a più riprese largito per
+conciliarsi l’opinione pubblica e i principali uomini politici di
+Roma[435]. I malumori crebbero a tal segno da far sì che Tolomeo
+Aulete abbandonasse la capitale e s’avviasse alla volta del Lazio col
+deliberato proposito di accasare il suo popolo nel cospetto del senato
+medesimo (58)[436].
+
+Per via, a Rodi, si era scontrato in M. Porcio Catone, già partito
+per eseguire la legge Clodia concernente l’annessione dell’infelice
+Cipro, ed ivi, ritenendo opportuno ingraziarsi un tanto personaggio,
+il Tolomeo avea fatto annunziare il suo arrivo, sicuro che l’altro si
+sarebbe affrettato a muovergli incontro. Ma il fiero aristocratico,
+con la posa di romano antico a lui consueta, rispose che, se il re
+aveva qualche cosa a riferirgli, venisse pure a trovarlo nella propria
+dimora. E, quando il monarca egizio, meravigliato di tanta alterigia,
+transasse con i diritti della sua posizione, accorrendo umilmente
+all’udienza accordatagli, nè M. Porcio Catone si levò in piedi a
+riceverlo, nè si scomodò più di quello che occorreva per additargli
+alteramente una sedia.
+
+Dopo che il Tolomeo gli ebbe esposto la sua situazione, il romano
+credette di consolarlo, facendogli prevedere vano ogni tentativo,
+stante le lotte intestine della sua patria e descrivendogli l’enorme
+opera di corruzione, cui per riescirvi avrebbe dovuto dar mano. Che
+quindi tornasse piuttosto in Egitto a rappaciarsi coi suoi sudditi,
+al quale uopo egli non era alieno dal favorirlo come intermediario.
+Parve che tali parole colpissero l’animo del principe, il quale uscì
+da quel colloquio col fermo proposito di obbedire, ma bastarono i
+posteriori, avversi eccitamenti degli amici, che l’accompagnavano, per
+farlo rientrare nell’antico ordine di propositi ed indurlo a ripigliare
+la via dell’Italia[437], che, di quali traversie gli sarebbe stata
+cagione, non avrebbe durata gran fatica a sperimentare.
+
+Con una strana celerità in affare di tanta delicatezza, il senato
+incaricò P. Lentulo Sfintere, proconsole di Cipro e della Cilicia,
+della restituzione del re nei suoi stati[438] (57). Tanta fretta, che
+lo conduceva ad una decisa ingerenza negli affari d’Egitto, cozzava con
+tutti quei motivi, che l’avevano sino a poco tempo addietro indotto
+a disinteressarsi completamente dell’eredità egizia, e la nuova,
+repentina decisione poteva, da ciò soltanto, prevedersi a quanti
+contrasti non sarebbe andata incontro.
+
+
+II.
+
+Un’ambasceria egizia al senato romano (57). Sua fine. L’inchiesta.
+Processi.
+
+Ad Alessandria intanto, sia che il viaggio del Tolomeo fosse rimasto
+ignorato, sia che la corte avesse avuto poca fiducia in un’azione
+energica del governo romano, era stata insediata sul trono la figlia
+dell’esule, Berenice[439]. Ma le notizie dei maneggi del padre non
+tardarono a pervenire, e, in vista delle nuove imprevedute circostanze,
+fu decisa un’ambasceria di ben cento delegati coll’incarico di
+giustificare dinnanzi al senato l’opera del gabinetto d’Alessandria e
+di notificare al medesimo i capi d’accusa gravanti su Tolomeo Aulete.
+
+L’infelice ambasceria non giunse neanco al suo destino. Fatta in gran
+parte massacrare per via dallo spodestato re d’Egitto, i superstiti
+finirono la loro vita a Roma, o, senza neanche esservi fatti
+pervenire[440], intimoriti e corrotti, desistettero dall’occuparsi
+della loro missione e, caso ancora più grave, dell’eccidio dei loro
+compagni[441]. Per quanto però Aulete avesse cercato di soffocare la
+voce del suo misfatto, questo era stato così enorme da non permettere
+che il senato se ne disinteressasse. Su proposta di uno dei suoi
+componenti, fu aperta quindi un’inchiesta, e primo ad interrogare
+si stabilì fosse Dione, già duce della malaugurata ambasceria. Se
+non che questi subì una sorte identica a quella dei suoi compagni di
+sventura. Corrotto dapprima dal re d’Egitto, ne veniva più tardi fatto
+assassinare, mentre l’inchiesta, avendosi il Tolomeo già accaparrato
+la buona volontà di parecchi fra i più cospicui uomini politici romani,
+non arrecava se non frutti negativi[442].
+
+Se infatti da un lato non riescì possibile raccogliere sufficienti
+prove di reità sugli alessandrini citati in giudizio[443], più
+brillante esito riscossero i cittadini romani, che del delitto erano
+stati o partecipi o provocatori.
+
+Nell’esercito dei complici morali del re, che, per di lui mezzo,
+cercavano gl’interessi del proprio partito o del proprio patrimonio,
+si annoverava fra’ primi l’ospite liberale del principe, il grande
+Pompeo[444]. Al di sotto del medesimo formicolava una serqua più o meno
+estesa e sconosciuta di pubblicani, alle cui porte quegli aveva bussato
+per ottenere i quattrini necessari alla sua opera immorale, mentre una
+folla enorme e nauseante di corrotti e di prevaricati s’industriava a
+soddisfare i debiti e l’appetito, accattando le briciole disperse del
+luculliano banchetto. Questi ultimi, come gli sprovvisti di una classe
+sociale e di un partito cui appellarsi, erano i soli passibili di
+accuse e di condanne, e soltanto di due fra i medesimi ci è pervenuta
+menzione di regolare processo.
+
+
+III.
+
+Processo di P. Ascizio e M. Celio Rufo (56).
+
+Furono infatti accusati dell’uccisione del capo dell’ambasceria egizia
+un P. Ascizio e l’ottimate M. Celio Rufo, che venne altresì incolpato
+di avere espulso da Pozzuoli gli ambasciatori alessandrini, spediti
+dalla reggente d’Egitto. Difensore di ambedue fu M. Tullio Cicerone,
+il quale, nel secondo processo, venne coadiuvato dal suo collega in
+oratoria forense, M. Crasso.
+
+Il processo di Ascizio precedè l’altro di Celio, e l’esito fu quale
+migliore non poteva aspettarsi: la piena e completa assoluzione
+dell’imputato[445] (56).
+
+Più clamoroso dovea riescire il secondo dibattimento. Sembra infatti
+che M. Celio, oltre a figurare tra i corrotti dal principe egiziano,
+sia stato, nella qualità di creditore del medesimo, uno degli strumenti
+più interessati di corruzione[446]; nè il rango sociale che egli
+occupava avrebbe consentito che lo si trascinasse ad un pubblico
+dibattimento, se un ripicco privato della gente Claudia non gli serrava
+contro una mezza dozzina circa di sottoscrittori[447]. L’accusa che
+gli fu mossa, una molteplice accusa _de vi_[448], c’interessa per due
+soltanto fra i suoi «_a capi_»: l’imputazione della cacciata degli
+ambasciatori alessandrini da Pozzuoli ed il mandato assassinio di Dione
+per mezzo degli schiavi di quello stesso cittadino romano, L. Lucceio,
+che l’aveva ospitato[449].
+
+Gli argomenti della difesa vennero ripartiti fra i due oratori.
+Crasso parlò in discolpa di Celio circa l’affare dell’espulsione degli
+ambasciatori, Cicerone in merito alla supposta complicità nell’omicidio
+del loro capo.[450]. L’orazione del primo ci è perfettamente
+sconosciuta; l’altra di M. Tullio si ridusse ad opporre all’accusa
+l’assoluzione di Ascizio[451] e la testimonianza favorevole di Lucceio,
+sotto la cui autorità quegli cercò di schiacciare tutto l’edifizio
+degli avversari. Come Ascizio, Celio fu assolto[452], e Cicerone potè
+esser lieto di avere da un canto resa la pariglia a quei Clodi, per la
+cui sollecitudine era stato imbastito il processo, dall’altro, d’avere
+avuto agio di accaparrarsi, con l’apologia di Lucceio, lo storico
+futuro delle sue gesta politiche[453].
+
+Questi i soli processi di cui abbiamo menzione. Se non che lo scandalo,
+represso in maniera così fortunata, rimetteva il Tolomeo nel pieno
+diritto di tornare alla richiesta dell’aiuto di Roma, aprendo in tal
+guisa una seconda fase della vertenza più spinosa della precedente.
+
+
+IV.
+
+Agitazione e rivalità fra i pretendenti all’incarico della restituzione
+del Tolomeo.
+
+L’incarico della spedizione egizia era infatti un boccone così ghiotto,
+un orizzonte così foriero di potenza civile e militare che nessuno
+dei più cospicui uomini politici del tempo se ne sarebbe volentieri
+vista sgusciare di mano l’occasione. Un precedente _senatus-consultum_
+avea, come osservammo, incaricato dell’impresa P. Lentulo proconsole di
+Cipro e di Cilicia. Se non che, contro di lui sorgeva adesso temibile
+concorrente Gneo Pompeo, alle cui costole il principe egiziano, verso
+la fine del 57, allontanatosi prudentemente dal territorio romano[454],
+aveva messo un suo incaricato, l’egizio Ammonio[455]. Col triumviro,
+in grazia dell’aureola democratica, stavano i più, non esclusi
+coloro, che in buona fede pigliavano a cuore la causa del re, e,
+quel che più monta, uno degli stessi membri del collegio dei tribuni,
+L. Caninio Gallo, mentre Pompeo, in mezzo all’aperta lotta, che per
+lui sostenevano i suoi amici, cercava di disarmare gli avversari più
+temibili e più tenaci col mostrarsi affatto alieno dall’impresa[456].
+
+Deliberati ad infrangere tutte le rosee speranze del vecchio e del
+nuovo concorrente erano invece i più rigidi membri di quel partito
+conservatore, che si era mantenuto sempre avverso alla riduzione
+dell’Egitto a provincia romana, guatando con occhio sospettoso
+l’avvento di un governatore in quelle regioni.
+
+La caduta di un fulmine sulla statua di Giove sul Monte Albano era
+intanto servita ai tribuni quale occasione per tentare il responso dei
+libri sibillini, e il provvido oracolo avea profetato, vietando pel re
+d’Egitto altro soccorso all’infuori di una platonica amicizia. Questo
+avea divulgato il tribuno Caio Catone[457] prima ancora della nuova
+decisione senatoria, forzando altresì i pontefici a leggere e comentare
+pubblicamente l’oracolo, e ciò bastava pel momento a destituire di ogni
+importanza il già trascorso _senatus-consultum_ in pro del governatore
+della Cilicia[458], mentre a tale «calunnioso ostacolo», come per ora
+ebbe a definirlo M. Tullio Cicerone, era giocoforza che la grande
+maggioranza dei sostenitori, sia di Pompeo che di Lentulo, fosse
+pronta, in ogni modo, a inchinarsi.
+
+
+V.
+
+La questione in senato. Iª seduta (15 gennaio 56) IIª seduta (16
+gennaio).
+
+Tre erano quindi le opinioni che si sarebbero conteso il campo nella
+prossima tornata senatoria fissata pel 15 gennaio: una tendente
+a riproporre Lentulo, aggiungendo però la clausola che questi,
+nell’eseguire la sua missione, non facesse, concordemente all’oracolo,
+uso alcuno della forza armata; una seconda, tendente ad eleggere non
+uno, ma tre privati, ed una terza, schiettamente in favore di Pompeo,
+contro del quale, al più, concedeva la garanzia di un paio di colleghi,
+tutti però rivestiti del dritto di _imperium_, nel pieno esercizio cioè
+dei loro poteri militari[459].
+
+La prima opinione, concretata in un relativo ordine del giorno,
+doveva essere sostenuta da Q. Ortensio, M. Lucullo e Cicerone, che
+al proconsole della Cilicia doveva, riconoscente, la fortuna del suo
+ritorno; la seconda, da M. Calpurnio Bibulo, nemico di Pompeo perchè
+genero di Cesare, del quale egli era stato collega ed avversario
+nell’edilità, nella pretura e nel consolato; la terza, da M. Licinio
+Crasso e da L. Volcacio Tullo.
+
+Dopo lunga e vivace discussione, si stabilì di passare ai voti. Giusta
+la gerarchia del rango, doveva avere la precedenza l’ordine del giorno
+di Ortensio, cui avrebbe dovuto seguire la votazione sull’altro
+di Volcacio. Ma, poichè i consoli avversavano la causa di Lentulo,
+di cui Ortensio era noto sostenitore, dettero, valendosi dei loro
+poteri discrezionali[460], la precedenza a Calpurnio Bibulo, il quale
+avversava tanto la causa di Lentulo quanto quella di Pompeo.
+
+Ma, poichè il suo ordine del giorno implicava due questioni: 1)
+il dovere di ottemperare all’oracolo, 2) la nomina di tre privati,
+ne fu chiesta immediatamente la divisione. La prima parte riscosse
+l’unanimità dei voti ed il _veto_ dei tribuni Catone e Caninio; la
+seconda venne, a grande maggioranza, respinta.
+
+Seguiva l’ordine del giorno di Ortensio, quando un tribuno della plebe,
+P. Rutilio Lupo, fattosi avanti, richiese di presenziare e verificare
+la votazione[461]. Ne nacque un uragano di proteste. I consoli, che
+miravano a far sì che le proposte di Ortensio non fossero votate,
+lasciarono che la discussione si prolungasse all’infinito, e ciò bastò
+perchè, esaurita la giornata, tutto fosse rimesso alle sorti della
+dimane[462].
+
+La nuova seduta senatoria riescì senza confronto, più grave della
+precedente.
+
+Dopo un lungo, prolisso polemizzare, i fautori di Lentulo e di Pompeo
+parvero trovarsi di fronte ad un ostacolo imprevisto ed insormontabile.
+I tribuni C. Catone[463] e L. Caninio Gallo[464] vennero fuori con la
+strana dichiarazione, che, valendosi dei loro diritti, si sarebbero
+ora e sempre astenuti dal presentare ai comizi proposta alcuna di
+legge innanzi le future elezioni magistratizie[465]. Ciò bastava perchè
+l’insistere per un’immediata decisione equivalesse ad un voler lottare
+contro l’ineluttabile.
+
+
+VI.
+
+La condotta dei tribuni. Il senato. I consoli.
+
+Ma, se alla fine delle fini tale dichiarazione poteva pel momento
+rassicurare i più pessimisti, e, insieme col ritardo dell’incarico a
+Lentulo, provocare quello dell’incarico a Pompeo, grave fu la sorpresa
+degli amici del primo, quando, di lì a poco, si vide C. Catone medesimo
+proporre il richiamo di Lentulo dalla Cilicia[466] ed il suo collega
+Caninio far approvare dai comizi, mentre altri leggeva al popolo le
+concordi lettere del monarca egiziano[467], che l’incaricato della
+missione fosse Pompeo, sia pure sfornito d’esercito, col semplice
+accompagnamento di due littori[468].
+
+L’enigmatica condotta dei tribuni si rivelava adesso a luce meridiana
+come la graduale attuazione dei piani concepiti dalla più fine arte
+degli amici di Pompeo[469]. Ma il guaio si era che le due proposte
+tribunizie urtavano, specie la seconda, contro gli antichi sentimenti
+del senato, già da tempo ostile alla creazione di un proconsolato
+egizio; ed esso, aiutato da un improvviso attacco in pubblico tribunale
+di Clodio, accusatore di Milone, contro Pompeo, difensore del medesimo
+e da un altro, di C. Catone[470], s’affrettò ad annullare ogni
+deliberazione popolare, dopo avere sapientemente preparato all’uopo
+l’opinione pubblica, allegando che Pompeo non poteva assentarsi dalla
+capitale, poichè, in qualità di prefetto dell’annona, gl’incombeva
+l’incarico di provvedere la città di vettovaglie[471]. Al tempo stesso
+il console Marcellino Lentulo, inaugurando le ferie latine, sospendeva
+i giorni comiziali, allo scopo d’impedire a sua volta qualsiasi
+proposta di legge di Catone, o, peggio ancora, di Caninio[472].
+All’annunzio di tante disavventure, Tolomeo, che non aveva fidato in
+altri se non in Pompeo e che, pare, fosse già partito per l’Oriente,
+disperando d’ogni buona riescita, si ritirava scoraggiato in Efeso.
+
+
+VII.
+
+Cicerone e P. Lentulo. Pompeo, A. Gabinio e Tolomeo Aulete.
+
+Non erano così rassegnati i partigiani dei due concorrenti.
+
+Tra essi Cicerone consigliava per lettera Lentulo, qualora lui, che si
+trovava più vicino, ne giudicasse più opportuna l’interna situazione,
+vigendo ancora il _senatus-consultum_, il quale l’aveva investito
+della missione in Egitto, di rimettere coraggiosamente Aulete sul
+trono, riconducendolo magari a Tolemaide od altrove, indi marciare con
+l’esercito e la flotta, senza fare uso delle armi, su Alessandria, ed
+assicurarvi stabilmente colla presenza delle sue truppe, il dominio
+del re. Così il Tolomeo sarebbe stato rimesso sul trono, giusta il
+primo _senatus-consultum_, e, senza azione militare alcuna, giusta il
+responso dei libri sibillini. Se poi, soggiungeva l’oratore, Lentulo,
+costretto o meno, fosse riescito a conquistare l’Egitto, agli occhi
+del pubblico, il successo dell’impresa sarebbe bastato a giustificare
+l’impiego di qualsiasi mezzo[473].
+
+Ma l’abile e poco scrupoloso piano dell’oratore non persuase il
+pretore della Cilicia, il quale fu l’unico a rassegnarsi al suo crudo
+destino. Se non che, mentre ciò avveniva, ed il 56 trascorreva in vane
+querimonie, Aulete, raccomandato da Pompeo, si presentava al proconsole
+della Siria, Aulo Gabinio[474].
+
+Quando Gabinio ricevette Tolomeo, pensava, — e le condizioni della
+provincia lo richiedevano, — ad una guerra contro i Parti. Ma le
+istanze di un suo, per allora, oscuro luogotenente di cavalleria, M.
+Antonio, il futuro competitore di Ottaviano[475], prevalsero alla
+coscienza del proprio dovere, cui del resto Aulete non gli avrebbe
+concesso di porgere eccessivo omaggio, dappoichè aveva, insieme col
+generale, corrotto l’esercito, sborsando immediatamente metà della
+somma pattuita, ben diecimila talenti[476], e rimettendo il resto al
+saldo della ricevuta promessa, la restituzione in patria.
+
+
+VIII.
+
+La spedizione di Gabinio (55). Aulete rimesso sul trono (55).
+
+Forte così dell’oro del Tolomeo e, per giunta, di una a noi sconosciuta
+clausola della legge, che, investendolo della luogotenenza della Siria,
+gli aveva altresì concesso un «_imperium infinitum_»[477], Gabinio,
+lasciatovi il figlio Sisenna, ancor giovanissimo e spedito innanzi
+M. Antonio medesimo, marciò, attraverso la Palestina, alla volta
+dell’Egitto (55)[478].
+
+Regnava ancora Berenice, la figlia di Tolomeo Aulete, la quale
+si era recentemente sposata ad un siro, un tale Archelao Sillano.
+Gabinio fece dapprima arrestare e poi liberare costui per estorcergli
+maggiori somme, avendo divulgato ad arte la notizia che egli si fosse
+liberato da sè. A Pelusio, valendosi della generosità degli Ebrei,
+che s’affrettarono a sgomberargli il passo[479], divise in due corpi
+l’esercito e sconfisse le milizie egiziane venutegli contro. Due
+nuove vittorie, l’una sul Nilo, l’altra terrestre[480], assicurarono
+definitivamente la clandestina impresa e l’ingresso trionfale delle
+armi romane in Alessandria. Archelao[481] fu ucciso nei massacri
+ordinati, non si sa bene se dal Tolomeo o dal generale romano, mentre
+Aulete, rimesso sul trono, inaugurava il nuovo regno, assassinando la
+figlia Berenice[482] ed i più cospicui e benestanti cittadini della
+capitale, con le cui sostanze egli pensava rifarsi delle ingenti somme
+sperperate in Roma alla riconquista del trono.
+
+Fatto nuovo e importantissimo, Gabinio lasciava presso il re, sotto
+forma di presidio, un numeroso corpo di legionari romani[483].
+L’indipendenza dell’Egitto subiva così la più grave _capitis deminutio_
+possibile, e Roma veniva posta nella piena, effettiva possibilità
+d’ingerirsi costantemente negli affari della sua politica interna.
+
+
+IX.
+
+Gabinio sotto processo (55). Tentativi di salvataggio. Condanna
+contumaciale di Gabinio (54).
+
+La prolissa questione aveva avuto, pel re d’Egitto, la sua definitiva
+soluzione, e, quando Cicerone, scornato nella sua olimpica ingenuità,
+apprese la clamorosa novella, che, insieme colle proprie, spacciava le
+speranze di Lentulo, scriveva a un amico lontano, senza il coraggio
+di uno solo rigo di comento: «A Pozzuoli si buccina che il Tolomeo
+sia diggià nel suo regno; se hai qualche notizia più sicura, fammela
+sapere.»[484].
+
+Non così avvenne, nè poteva accadere per Gabinio.
+
+Questi, conscio della gravità del suo operato, non ebbe neanche il
+coraggio di redigere la regolamentare relazione al senato. Ma di ciò,
+in sua vece, si presero cura i Siri, da cui, avendo i pirati fatto
+amaramente sperimentare gli effetti della lontananza del governatore
+romano, partì un acerbo reclamo al governo della città dominatrice.
+I pubblicani medesimi non avevano, in quell’intervallo, potuto
+riscuotere i tributi, per cui, se Gabinio avea ricolmo il proprio
+scrigno, le casse dell’erario e degli appaltatori delle imposte della
+regione ne erano state, in grazia sua, tutt’altro che favorite[485].
+Un provvedimento disciplinare s’imponeva; Gabinio fu messo in stato
+d’accusa[486], e l’accusa fu duplice[487]: _de maiestate_, in quanto
+avea violato i decreti del popolo romano, _de repetundis_, cioè di
+concussione, in quanto aveva gravemente esorbitato dalle proprie
+attribuzioni, s’era fatto corrompere da un principe alleato, e, per
+esso, aveva, non senza gravi conseguenze, trascurato l’amministrazione
+della provincia affidatagli[488]. Il candido Cicerone, tutto tenero
+del «_calunnioso ostacolo_» della religione, com’egli aveva altra
+volta definito l’oracolo, adesso, più violento che mai contro Gabinio,
+eccitava il popolo a voler riletti quei libri della Sibilla, di cui
+egli poco prima avea eccitato Lentulo a trasgredire il responso.
+Sperava che in tal guisa vi si sarebbe trovata la pena con cui i
+tribunali avrebbero dovuto colpire colui, che avea frodato Lentulo
+dell’incarico di ricondurre Aulete nel regno. Ma i consoli Pompeo
+e Crasso, l’uno, intimo di Gabinio e già istigatore della sua
+impresa, l’altro, o solidale per interessi di partito, o corrotto dal
+governatore della Cilicia, lottarono disperatamente perchè non venisse
+presa decisione alcuna in proposito (55). Se non che, scaduto l’anno di
+carica e successi nel loro ufficio Domizio Enobarbo ed Appio Claudio,
+ambedue membri della conservatrice aristocrazia romana, la rosea
+situazione dell’antico ufficiale di Cesare si oscurò; e, sia indettato,
+sia favorito dai consoli, il senato decretava che gli oracoli venissero
+riletti. Delle disastrose inondazioni furono interpetrate come segno
+dell’ira degli Dei, e tutto cooperò a rendere inevitabile il processo
+di Gabinio, che, contumace, fu, per la prima soltanto delle due
+imputazioni, condannato alla pena capitale[489].
+
+
+X.
+
+Suo ritorno (20 settembre 54). Purgazione della contumacia. Gabinio
+assolto _de maiestate_ (fine dell’ottobre 54). Gabinio condannato _de
+repetundis_ (fine del 54).
+
+Tanta vendetta saldava eziandio i conti del processo, che rimaneva.
+Ma, appunto per questo, Gabinio volle tentare l’estrema audacia, ed il
+20 settembre dello stesso anno 54, rientrava in Roma, intenzionato a
+provocarvi la purgazione della contumacia[490].
+
+Il suo ritorno risollevò l’ira e le proteste del senato e dei suoi
+avversari[491], fra cui non ultimo Cicerone, il quale si riaccinse a
+scagliare contro Gabinio tutti i fulmini della sua eloquenza[492].
+Ma i nuovi processi seguirono un andazzo ed ebbero un esito assai
+diverso dal precedente[493]. Lentulo, suo accusatore nel processo
+_de maiestate_, apparve da ultimo[494] così remissivo da suscitare
+persino in Cicerone il dubbio che avesse subìto la pericolosa
+influenza di Pompeo[495]. La giuria venne corrotta dalle enormi somme
+dispensate da Gabinio e dalle raccomandazioni del solito Pompeo[496].
+L’opinione pubblica fu turbata dall’oscura minaccia di una prossima
+dittatura[497], e Gabinio tornava trionfalmente assolto del reato di
+lesa maestà con voti 38 contro 32[498] (fine dell’ottobre 54)[499].
+
+La sentenza portava, come suo motivo, una strana interpetrazione del
+responso della sibilla, la quale avrebbe alluso ad altri tempi e ad
+altri re egizi, nè prescriveva condanna alcuna contro l’imputato[500].
+Ma, se tale argomento ebbe la virtù di convincere i giudici, non
+scosse d’un punto l’opinione e la superstizione della maggioranza del
+pubblico, spettatore del dibattimento. La notizia di tanta enormità
+provocò un tumulto, ed i giudici, così audaci nell’averla perpetrata,
+affidarono adesso la loro salvezza alla fuga, scampando a stento
+all’indignazione popolare[501]. Ma, strana ironia della sorte, il
+terzo processo _de repetundis_, i cui auspici si presentavano assai
+più favorevoli che nei precedenti, doveva da ultimo subire l’esito più
+infelice.
+
+Esso si era dovuto rimandare stante le condizioni di salute del pretore
+incaricato dell’istruzione[502], e, quando il processo ottenne il suo
+turno, Gabinio, oltre a trovarsi in certo modo garantito dall’esito
+brillante dell’altro _de maiestate_, potea contare a favor suo
+l’acquisto del già non disagevolmente placato Cicerone, che gli si
+apprestava quale patrocinatore[503] e la presenza di Pompeo, che si era
+affrettato ad intervenire al giudizio ed a perorare innanzi al popolo
+radunato la causa del suo protetto, leggendovi le lettere speditegli da
+Cesare in favore di quest’ultimo. Ma l’odiosità della causa[504], lo
+zelo eccessivo di Pompeo, il nauseante voltafaccia di Cicerone[505],
+e fors’anco una tal quale negligenza di Gabinio, già sicuro del fatto
+suo, nell’accaparrarsi la benevolenza dei giudici, cogli argomenti
+più solidi della corruzione, pare abbiano concorso gravemente a farne
+abortire le speranze. Gabinio infatti, scampato a tante più gravi
+situazioni, colpito da condanna, non ostante si fosse abilmente difeso,
+allegando a motivo della sua spedizione il timore di un accordo tra
+la flotta egizia e le galere dei corsari, fatale in caso di successo
+alla sua provincia[506], nonchè, a giustificazione della medesima, la
+clausola dell’_imperium infinitum_, contenuta nella legge, che l’aveva
+investito della luogotenenza della Siria; e, benchè avesse insistito
+nell’affermare di non avere ricevuto altro denaro, se non quanto era
+occorso a indennizzarlo delle spese[507], veniva adesso costretto a
+pigliare la via dell’esilio[508] (54).
+
+
+XI.
+
+La società romana contemporanea.
+
+Siamo pervenuti al periodo più caratteristico di quella nuova società
+romana, che Giugurta, il quale ne aveva intravisto soltanto gli esordi,
+e nella cui fantasia tutto albergava, tranne l’ipotesi di una questione
+alessandrina e di un processo gabiniano, marchiò colla frase scultoria,
+lanciata alle porte della metropoli: «_Tu venderesti te stessa, se
+trovassi un compratore_»[509]. La gran maggioranza degli storici
+spiegano tanto travolgimento di coscienze coll’infelice tautologia
+di una corruzione morale, di cui ci sarebbero sconosciuti i motivi
+prossimi e remoti. In realtà, la società romana raccoglieva adesso, e a
+piene mani, i frutti di quella politica, nel cui vortice, per ragioni
+particolari, l’aveva lanciata la classe detentrice del suo governo.
+La corruzione morale era il contracolpo di un radicale perturbamento
+di tutti gli antichi rapporti sociali e del tenore di vita, che ai
+cittadini imponevano le nuove, mutate condizioni circostanti. Le guerre
+senza interruzione avevano rovinato la media e la piccola proprietà
+terriera, precipitandole nel baratro del pauperismo, costringendole a
+vivere di elemosine e a sollecitarle con insinuazioni e con insolenze.
+
+Destituita d’ogni risorsa industriale, l’antica republica di
+agricoltori si era, contemporaneamente, per mezzo di un’altra classe
+di cittadini, gli _equites_, che alle prime avvisaglie, avevano fatto
+in tempo a salvare dalla crisi agricola i loro capitali, gettata al
+saccheggio delle province, mentre l’alta aristocrazia della terra,
+i possessori dei latifondi, i candidati al consiglio senatorio,
+riscotevano le rendite dei loro possessi mostruosi, impinguati dal
+sudore degli schiavi, e, di fatto, se non di nome, gareggiavano coi
+primi nell’espoliazione del pubblico demanio, i così detti _praedia
+populi romani_.
+
+«Compagni e forieri della mutata vita economica erano stati i nuovi
+andazzi dei costumi, delle fogge, delle maniere di vita. Con l’eco
+delle vittorie e con l’oro dei vinti erano penetrati in Roma, a frotte,
+tutta la corrotta genia dei parassiti, tutto quel nugolo di artefici
+della corruzione, che si erano schiusi dal seno della decadente civiltà
+greca, ed al rustico Lazio apportavano i più raffinati amminicoli
+di un’età più corrotta, tutti i più fieri veleni della vita, larvati
+sotto le più liete apparenze. L’elemento greco certamente aveva avuto
+sempre a mezzo delle colonie italiche contatto con la vita romana,
+e non aveva potuto non esercitarvi la sua azione, ma ora addirittura
+v’irruppe, e con le sue correnti meno sane, fatte per giunta tramite»
+della «corrotta vita orientale»[510]. Tutti gli effetti di una vittoria
+sfrenata, di un bottino senza contrasti, una febbre d’oro di piaceri,
+di seduzioni avea invaso l’esercito trionfatore dei morigerati
+cittadini del Lazio. Pena la morte o la disfatta, i partiti e gli
+uomini politici non poterono più, nelle lotte d’ogni giorno, trascurare
+tante nuove quantità e consuetudini, il cui maneggio bastava da solo
+a decidere della vittoria o della sconfitta. Poveraglie cenciose,
+schiavi emancipati, impotenti od ignari dei lavori concessi ai liberi,
+stranieri ingordi di rapine e pronti, al pari dei succitati, ad
+arrolarsi, quali bravi o mercenari, al servizio dei candidati e degli
+uomini politici del tempo, vagavano, come orde fameliche, cui bisognava
+saldare i conti prima di tentare l’agone della vita pubblica[511].
+Ogni elezione era quindi una voragine pei candidati, un incendio di
+debiti nuovi, che il posto da conseguire doveva colmare ed estinguere
+coi rivoli infiniti delle dilapidazioni provinciali. «La corruzione
+elettorale e la dilapidazione delle province erano come i due estremi
+di una linea, che, ripiegandosi su se stessa, formava un circolo chiuso
+e il più vizioso che mai fosse.
+
+«Si corrompeva per ottenere la carica, e si voleva la carica per fare
+una fortuna»[512]. E la fortuna da conquistare era tanto più pericolosa
+quanto più grande, come quella che riscoteva i reclami dei dilapidati,
+le invidie e gli odii degli avversari, pronti a tradursi in altrettanti
+processi, nuova fonte di sperpero e di corruzione. Come infatti,
+prima dell’elezione facea d’uopo comperare gli sgherri e gli elettori,
+occorreva adesso comperare il pubblico, i giudici e gli accusatori,
+pena ineluttabile, in caso d’insuccesso, l’interdizione dei pubblici
+uffici, equivalente all’interdizione del pubblico espoliamento.
+
+Tali erano alcuni soltanto dei frutti della trascorsa politica
+imperialista del senato romano, che storici e retori esaltano quale
+capolavoro di sapienza stataria, e che invece, originata, come abbiamo
+visto[513] da gretti interessi di classe, terminava per inabissare,
+sotto le sue conseguenze, il mondo conquistato ed i conquistatori.
+
+
+XII.[514]
+
+Il processo di C. Rabirio Postumo; l’accusa; la pena.
+
+Frattanto neanche la condanna di Gabinio avea chiuso la serie delle
+conseguenze della questione alessandrina. Diretto contracolpo ne fu un
+processo contro un personaggio, rimasto, durante i fatti precedenti,
+nell’ombra, ma che pur troppo avea avuto gran parte nella loro pratica
+attuazione.
+
+Era questi un cavaliere romano, C. Rabirio Postumo. Seguendo
+la carriera del padre, egli avea partecipato a moltissime delle
+speculazioni e delle imprese dei pubblicani. Avea ottenuto appalti
+nelle province, era stato largo d’imprestiti a popoli e a monarchi,
+e, per sua malaventura, fra i re, che ne avevano chiesto i favori,
+s’era imbattuto in Tolomeo Aulete[515]. I primi suoi imprestiti a
+quest’ultimo rimontavano ad una data anteriore alla venuta di lui
+a Roma. Dopo quel tempo essi non erano stati continuati con minore
+zelo, anzi Postumo vi avea impiegato, non solo i propri, ma eziandio i
+capitali dei suoi amici. E, quando Aulete, come vedemmo, era ripartito
+definitivamente da Roma per Efeso, nuovo danaro gli era stato rimesso,
+in seguito a più di una scrittura, rogata in casa di Pompeo[516]. Non
+avendo riscosso nulla di tante somme sborsate, Postumo si era più tardi
+acconciato a recarsi alla corte di Aulete, in qualità di amministratore
+delle finanze dello stato (διοικητής)[517], nella speranza di rifarsi
+di tanti crediti inestinti. Ma, disgraziatamente, anche adesso, avea
+dovuto sopportare tutta la bieca ferocia, di cui più volte s’era
+dimostrato capace il re d’Egitto. Era stato costretto a vedersi
+imprigionare i più fedeli compagni, e, privo dell’ultimo resto delle
+proprie sostanze, avea dovuto fuggire dal regno[518]. Dopo di che, a
+detta di Cicerone, se non fosse stato il soccorso di Cesare, egli non
+avrebbe potuto più mantenersi nel rango sociale ereditato dalla propria
+famiglia[519]. Come se ciò non bastasse, in grazia dell’insolvibilità
+di Gabinio, egli era stato quindi citato in giudizio da C. Memmio, uno
+degli antichi accusatori di quest’ultimo[520].
+
+Il crimine, che gli s’imputava era il medesimo, per cui già era stato
+condannato Gabinio, un crimine di concussione[521]. L’ex-proconsole
+della Siria non aveva coi propri beni potuto saldare la multa, di
+cui era stato ritenuto passibile, e, giusta un articolo della legge
+_Iulia de repetundis_, il residuo del debito avrebbe dovuto essere
+colmato da colui, che, come Rabirio, nella qualità di ministro delle
+finanze in Egitto, avea procurato ed esibito il denaro, necessario
+alla consumazione del crimine, falcidiandone, come era presumibile, una
+parte nel proprio, esclusivo interesse[522].
+
+Questo il pernio dell’accusa. Intorno ad esso però ne gravitavano delle
+altre non meno acerbe ed infamanti.
+
+Sosteneva infatti l’accusatore: 1) le somme sborsate in Roma da
+Postumo ad Aulete essere valse a corrompere il senato[523], sì che, fra
+l’altro, poco o nulla s’era per esse concluso dall’inchiesta aperta
+sulla tragica fine dell’ambasceria alessandrina; 2) Postumo avere,
+mirando al proprio interesse, sospinto, per via di danaro, Gabinio
+a restituire sul trono Tolomeo Aulete, violando così il tassativo
+disposto del senato e l’ammonimento dei libri sibillini; 3) lui stesso,
+cittadino romano, essersi abbassato a funzionare da ministro di un re
+straniero[524], e, quel che più monta, avere, in tale ufficio, mirato,
+anzichè a servire fedelmente il monarca, ad accumulare ricchezze in pro
+di se medesimo[525].
+
+La pena, come nel precedente processo, variava dall’esilio alla
+interdizione dei diritti politici[526], e, come per Gabinio, sotto le
+pressioni di Pompeo, il difensore ne era M. Tullio Cicerone[527].
+
+
+XIII.
+
+La difesa di Cicerone.
+
+La principale tra le difese di quest’ultimo volse sull’interpetrazione
+del capoverso della legge _Iulia_, che implicava nelle reti del
+processo precedente il malcapitato cavaliere.
+
+— Anzi tutto, opponeva il difensore, Postumo non è, a tenor di legge,
+di nulla imputabile perchè, nè, in genere, nel processo di Gabinio,
+nè tanto meno nella conseguente _litis aestimatio_[528], egli è stato
+citato come imputato o come testimone, nè mai vi si è udito menzionare
+il di lui nome, il che, giusta la consuetudine giudiziaria, avrebbe
+dovuto essere richiesto, perchè Postumo potesse venire imputato[529], e
+non già in un giudizio distinto, sibbene in quello medesimo, tenuto per
+il reo principale[530]. Ma, aggiungeva Cicerone, data l’imputabilità
+di Rabirio, come individuo, non ne consegue la possibilità di una
+condanna, dappoichè la legge _Iulia_ non è applicabile all’ordine degli
+_equites romani_[531] —.
+
+Se non che, tali argomentazioni non bastavano a separare la causa di
+Postumo dall’altra di Gabinio, ed è perciò che Cicerone insiste su
+questo punto con tutto il calore, di cui egli è capace.
+
+— Ciò che Gabinio avea fatto, obbiettava il difensore contro la
+seconda delle accuse appendicolari gravanti sul proprio patrocinato,
+è unicamente imputabile all’opinione di Gabinio medesimo, nè l’accusa
+di corruzione, volutamente esercitata da Postumo, rimane al di sopra
+di una pura ed illogica diceria[532]. I citati testimoni alessandrini
+hanno lodato Gabinio, il che implicitamente ridonda ad onore di
+Postumo, a meno che non si voglia lodare colui, per il quale fu
+raccolto il danaro, e biasimare chi materialmente lo raccolse[533].
+Essi medesimi, nel processo di Gabinio, negarono che a costui fosse
+stata offerta mercede alcuna, e Pompeo ebbe allora a testimoniare
+averlo il re assicurato nessun’altra somma al proconsole della Siria
+essere stata esibita se non quella necessaria alla spedizione. Come
+potersi quindi credere ora ai medesimi, quando affermano che parte
+di codesto inesistito mezzo di corruzione sia rimasto nelle mani di
+Rabirio[534]? —
+
+Liberata così la causa di quest’ultimo dal processo Gabiniano, Cicerone
+tenta svincolarla dalle rimanenti quistioni, cui l’accusatore l’aveva
+strettamente connessa.
+
+— L’accusa di aver partecipato alla corruzione dell’assemblea
+senatoria, dichiara Cicerone, nè è questo — a rigor di legge — il
+luogo in cui possa venire dibattuta, nè è congiunta con la causa
+di Postumo, sprovvisto di mezzo alcuno per prevedere l’uso, che dei
+propri imprestiti avrebbe fatto Aulete, non già nemico, ma alleato di
+Roma, dalla quale avea riscosso l’affidamento della restituzione sul
+trono. Sarebbe curioso, obbietta di nuovo il difensore, condannare,
+non già chi trafisse, sibbene chi ebbe l’infelice idea di fabbricare la
+spada[535].
+
+Nè può egualmente il cavaliere Postumo venire accusato di essersi
+moralmente compromesso per aver servito il re egizio. Certo tale
+decisione fu stolta, ma Postumo vi ricorse per saldare da sè i crediti
+ch’egli vantava con Aulete, a tutto intenzionato piuttosto che a
+soddisfarli. Data la mala volontà di quest’ultimo, altro dilemma non
+rimaneva se non quello di vestire il pallio per tornare togato a Roma,
+o rimanere in questa per rimetterci le possibilità della toga[536]. Chi
+può del resto, aggiungeva il difensore, affermare che l’amministrazione
+di Postumo abbia peccato di disonestà? Duplice era la via di guadagno:
+o, riscotendo i tributi, ritenerne la consueta percentuale, e in ciò
+nulla di men che corretto; o frodare nella esazione e nella consegna
+della somma promessa a Gabinio, e ciò è in contraddizione colla mercede
+di 10000 talenti, che l’accusatore, fondandosi sul processo di Gabinio,
+ritiene promessi e pervenuti per intero a quest’ultimo[537].
+
+L’accusa poi che Postumo, con tutta la sua ostentata indigenza,
+possegga e celi delle ricchezze è destituita d’ogni fondamento e
+contraddice alla misera fine della di lui gestione in Egitto. Chi
+narrò di navi noleggiate per suo conto a Pozzuoli, fra cui una, che
+alle dimensioni apparve la depositrice del tesoro, chi intravide merci
+preziose, celate sotto carte e pannolini e simili bazzecole, non si
+fondò che su vane e inattendibili dicerie —.
+
+E così, forte dell’assenza quasi completa di prove, Cicerone entra
+nell’ampio torrente della perorazione, rammentando come la disgrazia
+del danaro prestato sia da sola sufficiente a costituire la peggiore
+delle condanne, enumerando le sciagure, di cui Rabirio era stato parte
+e spettatore ad Alessandria, la stima e la generosità, di cui era
+stato fatto segno da Cesare, invocando la solidarietà degli _equites_,
+allora, giusta la legge Aurelia[538], membri del tribunale giudicante,
+solleticando coi frequenti accenni alla propria autorità l’ordine
+senatorio, cui egli si dichiarava onorato di appartenere, e chiedendo,
+per tutto ciò, l’assoluzione dell’imputato.
+
+Riescì Postumo assolto?
+
+Nessuna notizia ci è pervenuta sul proposito ed il silenzio è pari
+all’arditezza di qualsiasi supposizione. Qualunque però sia stato
+l’esito del processo, nessuno degli argomenti difensivi poteva, a rigor
+di termini, vantare un valore meno che causidico, e tutta l’orazione,
+quando non sonò puro appello alla sensibilità dei giudicanti, rimase
+nella bassa sfera dei doveri d’ufficio del difensore. La causa
+di Postumo era moralmente e logicamente inseparabile da quella di
+Gabinio, e Cicerone era troppo bene informato della colpabilità di
+quest’ultimo per potersi con coscienza afferrare alla contraddizione
+dei legati alessandrini, e, peggio ancora, alla testimonianza di
+Pompeo. Nè era egualmente possibile svincolare la causa di Postumo da
+quella della corruzione del senato, chè il primo avea avuto tempo di
+sincerarsi della fine dei propri imprestiti[539], e la legge _Iulia
+de repetundis_ poteva, oltre ai diretti, permettersi di colpire i più
+remoti responsabili, anche se semplici privati[540]. Le giustificazioni
+poi circa i motivi dell’ufficio, da Rabirio spontaneamente assunto ad
+Alessandria, ne attenuavano, ma non giustificavano la colpabilità,
+e, peggio ancora, cozzavano contro l’ipotesi d’intendimenti onesti
+nell’amministrazione, che l’imputato aveva intrapreso[541]. La causa,
+poteva _a priori_ dirsi irrimediabilmente perduta, e a Cicerone nulla
+era necessario attendere per convincersi della colpabilità del proprio
+cliente[542]. Ciò non ostante, come ad ogni passo della sua vita,
+preferì sacrificare sugli altari dell’opportunismo più ingenuo e dei
+_matchs_ oratorii più fanciulleschi la sua facondia e la sua reale
+onestà, e di altro non possiamo dichiararci addolorati se non del fitto
+buio, che ai nostri occhi ricopre l’esito di questo, non ultimo fra i
+suoi malaugurati _tours de force_[543].
+
+
+XIV.
+
+Cronologia del dibattimento.
+
+Rimane la questione della cronologia del dibattimento.
+
+L’unico accenno alla medesima, contenuto nell’unica fonte rimastaci,
+l’orazione ciceroniana, si è il richiamo ad uno dei più notevoli
+eventi politici del tempo, la minacciata demolizione della potenza di
+Giulio Cesare[544], in nome del quale il difensore ricerca le ultime
+vie della coscienza dei giudici. Se non che, di minacciate demolizioni
+del proconsole delle Gallie, per opera di avversari e di amici, se
+ne ebbero a contare più d’una dall’anno ormai trascorso dell’ultimo
+processo di Gabinio, cui, quello di Postumo si ricollega quale
+appendice, all’altro della sua rottura finale con gli _optimates_ (49),
+e, peggio ancora, alla di lui morte (44). Occorrono quindi ulteriori
+considerazioni per poter fissare con approssimativa sicurezza la
+cronologia del giudizio, che direttamente ci riguarda.
+
+Esso, anzitutto, data l’intonazione della difesa, ci si rivela
+vicinissimo all’altro di Gabinio; ma, quel che più importa, gli ultimi
+capitoli dell’orazione accennano chiaramente a un periodo di intima
+riconciliazione dell’oratore con Cesare[545]. Or bene, i periodi
+di simpatia fra i due uomini sono molto meno numerosi degli altri
+delle svariate ostilità contro il proconsole delle Gallie. Infatti
+nè possiamo più trovarne traccia durante o dopo la guerra contro
+Pompeo, nè fra il 53 e il 49, nel qual periodo di tempo Cicerone si
+chiuse in una completa parsimonia di giudizi e di decisioni, pari alla
+incertezza, che allora lo dominava. Gli anni, dunque, che ci rimangono,
+vengono costituiti dal biennio 54-53, e nel 54, a noi ampiamente noto
+come quello della luna di miele degli amori cesaro-ciceroniani,[546],
+ci apparisce ragionevole collocare il giudizio, che, per sua mala
+ventura, ebbe a subire Rabirio Postumo.
+
+Così si chiudeva l’era più drammatica delle relazioni di Roma con
+l’Egitto, che, per due anni, aveva in maniera anormale tempestato la
+vita politica romana, provocandovi una crisi, che solo poteva stare
+a fronte dell’altra, avvenuta in sugl’inizi della guerra giugurtina.
+Gli uomini ed i partiti vi si erano buttati a capofitto, l’uno contro
+l’altro, per sfruttare con interessi opposti la situazione, e, quando,
+dopo tanto affacendarsi, Tolomeo Aulete potè credersi tranquillo sul
+trono d’Alessandria, non ebbe certo l’intuito di prevedere ch’egli
+avea concorso a sollevare una tempesta, di cui, tra non guari, la sua
+dinastia ne avrebbe subito, e fatalmente, il contracolpo.
+
+
+
+
+CAPITOLO X.
+
+ALLA VIGILIA DELLA SPEDIZIONE DI GIULIO CESARE. EPILOGO (53-50).
+
+
+I.
+
+L’ultimo strascico della questione alessandrina.
+
+Il nostro racconto ormai volge alla fine. L’ultima eco della venuta di
+Tolomeo Aulete a Roma, fu l’uccisione dei due figli di M. Calpurnio
+Bibulo — il senatore che noi già abbiamo notato avverso a Pompeo,
+e, quindi, alla spedizione di Gabinio — avvenuta in Egitto durante
+il proconsolato del padre in Siria (50), per opera di quei soldati
+medesimi, che Gabinio aveva lasciato a guardia di Aulete contro le
+possibili rivolte degli Alessandrini[547]. Più tardi Cleopatra,
+la futura regina, la favorita di Cesare, probabilmente indettata
+dall’astuzia politica del suo amante, spedirà al vedovo padre i
+colpevoli perchè questi potesse prenderne la dovuta vendetta. Ma,
+egregio esempio di scrupolosa legalità, la storia avrà a registrare la
+moderazione del senatore romano, per cui questi rimandò i prigionieri
+in Egitto, dicendo che non a lui, sibbene al tribunale competente, il
+senato, spettava il giudizio sul loro misfatto.
+
+Noi non conosciamo se la questione abbia avuto seguito, ma, anche se
+così fosse avvenuto, essa rientra in una fase cronologica, che esorbita
+dai limiti della nostra trattazione.
+
+
+II.
+
+Morte di Aulete (50). L’Egitto e i partiti politici romani dopo la
+spedizione di Gabinio. Epilogo.
+
+Nuovi destini erano, con la reggenza di Cleopatra, già toccati
+all’Egitto, e il duello ad armi invisibili, che, da due secoli
+e mezzo, esso combatteva con Roma aveva avuto la sua catastrofe
+colla sommissione piena ed intera della monarchia dei Lagidi. Colla
+spedizione infatti di Gabinio, con il presidio da questo largito al
+paese, Roma, senza saperlo, aveva affondata la sua zampa di leone nel
+cuore dell’impero dei Tolomei. E l’ultimo principe semi-indipendente
+della regione con un’incoscienza, che più non meritava attenuanti,
+avea dato di mano a rincrudire le ferite, che non avea saputo evitare
+alla sua patria. Aulete morente avea scongiurato il popolo romano a
+voler rendersi (facile sacrifizio!) esecutore del suo testamento, copia
+del quale egli avea curato di spedire a Roma, così come il senato di
+depositare nelle mani di Pompeo[548].
+
+Quella valle remota, dove un principe doveva a Roma, anzi a un romano,
+Pompeo, e trono e vita, donde potevasi reclutare ancora una riserva di
+soldati della republica[549], sarebbe fra breve, come tutto l’oriente e
+l’occidente, divenuta palestra della prossima guerra civile fra Cesare
+e Pompeo, ch’era anche la definitiva fra la nobiltà romana e le classi
+inferiori della popolazione.
+
+Allorchè quest’ultimo, dopo averne esaurito le risorse, navigò, come
+ad estremo approdo, verso l’Egitto, a rifugiarsi sotto le ali della
+potenza Lagida, il fato della monarchia Tolomaica fu segnato per
+sempre. Invano si tentò bruciare l’ultima cartuccia, allorchè l’ultimo
+dei Lagidi, continuando la politica della sua corte, immolò sugli
+altari della gloria del vincitore il capo del fuggiasco generale.
+L’ex-proconsole delle Gallie, l’autore della legge agraria di Servilio
+Rullo, il corifeo di quel partito democratico, che da venti anni
+sosteneva l’annessione piena ed intera dell’Egitto, non aveva più
+assemblee senatorie con cui fare i conti, nè motivi per continuare
+nell’opportunismo e nella transigenza; e, dalla rada di Alessandria,
+dalle lagrime sparse sul mozzo capo del nemico, spiegata la pompa
+eloquente delle insegne consolari, passò ad installarsi nella magione
+dei Tolomei. Nove mesi ancora e tutto l’Egitto sarebbe caduto nelle sue
+mani[550].
+
+Giammai, quasi senza colpo ferire, aveva Roma ultimato impresa più
+ricca di utili materiali. L’immenso patrimonio egizio di vantaggi
+naturali, industriali, commerciali e pecuniari, come fiumana di cui
+si fosse spostata l’incanalazione, veniva a riversarsi dall’Africa in
+Italia. La chiave fatata dei suoi tesori era stata ritolta all’Oriente,
+e, come da Cartagine, dalla Grecia, dalla Sicilia, rivoli infiniti
+d’oro e di gemme sarebbero affluiti a smorzare l’inedia dei pezzenti e
+a colmare i debiti e lo spreco degli epuloni della capitale d’Italia.
+La politica di vampirismo cosmopolita, verso cui l’oligarchia romana
+aveva, fin dalla terza delle guerre puniche, indirizzato decisamente
+i suoi sudditi, e delle cui conseguenze era stata costretta ad
+atterrirsi, aveva, per le necessità medesime del conseguito svolgimento
+della società romana, rintracciato il più fedele dei suoi continuatori
+nel più tremendo ed implacabile dei democratici. Con Giulio Cesare,
+salvo transitorie mutazioni, il circolo della sua storia era chiuso: ai
+suoi due capi rilucevano foscamente l’incendio di Cartagine del 146 e
+quello di Alessandria del 49.
+
+
+
+
+SOMMARIO
+
+
+ PREFAZIONE pag. III
+
+ CAPITOLO I. — _Roma e l’Egitto nel III.º secolo a. C._ —
+ I. L’agricoltura in Egitto sotto i Tolomei; pastorizia;
+ commercio. L’industria, le classi sociali; la
+ costituzione e l’indirizzo politico; arti e scienze.
+ II. Agricoltura in Roma durante la repubblica;
+ industrie; decadenza dell’agricoltura; pastorizia;
+ indirizzo politico. Situazione reciproca dei due stati.
+ III. Guerra tarantina; Pirro. Ambasceria di Tolomeo IIº
+ d’Egitto ai Romani (273). Motivi politici; motivi
+ economici.
+ IV. Alleanza romano-egiziaca (273).
+ V. Alessandria e Cartagine al tempo della 1ª punica.
+ VI. Roma durante la guerra fra l’Egitto e Antioco Jerace
+ (238-5).
+ VII. L’Egitto vettovaglia Roma durante la guerra
+ annibalica (216).
+ VIII. Le si dimostra favorevole dopo la resa di Capua ad
+ Annibale.
+ IX. Rinnovamento dell’alleanza egizio-romana (210). Roma
+ e Cartagine nel secondo periodo della guerra annibalica.
+ X. Roma, la Macedonia e l’Egitto durante la guerra
+ annibalica.
+ XI. Rinnovamento dell’alleanza egizio-romana dopo la
+ guerra annibalica e preparativi per l’avvenire (201) » 1
+
+ CAPITOLO II. — _Roma e l’Egitto durante la 2.ª guerra
+ macedonica e la I.ª siriaca_ (200-189) —
+ I. Roma, l’Egitto, la Macedonia e la Siria.
+ II. Critica della pretesa tutela romana su Tolomeo Vº.
+ III. La politica estera e le classi sociali romane.
+ IV. L’ambasceria egizia in aiuto di Roma contro la
+ Macedonia.
+ V. Possessi egizi in Asia e in Asia Minore. Conquista
+ macedone dei medesimi.
+ VI. _Ultimatum_ di Roma a Filippo di Macedonia. I primi
+ due anni della seconda guerra macedonica. Trattative di
+ pace. Ripresa della guerra. Pace definitiva (196).
+ Trascuranza degli interessi egizi da parte di Roma.
+ VII. Contemporanee devastazioni di Antioco di Siria sui
+ territori egiziani nell’Asia e nell’Asia Minore.
+ VIII. Nuova umiliante ambasceria egiziana a Roma.
+ IX. I Romani ed Antioco.
+ X. T. Quinzio Flaminio e gli ambasciatori di Antioco
+ (194-3).
+ XI. Nuove pratiche.
+ XII. Ragioni della trascuranza degli interessi egizi da
+ parte dei Romani durante codeste trattative.
+ XIII. Nuova ambasceria egiziana (191).
+ XIV. Guerra romano-siriaca. Ultima ambasceria egiziana.
+ XV. Nuove trattative di pace (190).
+ XVI. Pace definitiva (189). Fine dei possedimenti
+ egiziani asiatici.
+ XVII. Ragioni del contegno egoistico di Roma » 28
+
+ CAPITOLO III. — _Roma e l’Egitto durante la V.ª guerra
+ siro-egiziaca_ (180-68). —
+ I. Tutela romana su Tolomeo Filometore?
+ II. Ambasceria romana in Oriente, e preludi di una terza
+ guerra macedonica (173).
+ III. Preludi di una nuova guerra egizio-siriaca.
+ Ambasciatori siri ed egizi a Roma.
+ IV. Svogliato intervento del senato.
+ V. L’Egitto conquistato da Antioco Epifane di Siria
+ (171-0). Disperata ambasceria al senato romano (170).
+ VI. Viaggio dell’ambasceria romana ad Antioco (168).
+ Fine della IIIª guerra macedonica.
+ VII. Precedente ritirata di Antioco dall’Egitto.
+ L’azione conciliatrice di Roma (168).
+ VIII. Seconda invasione di Antioco in Egitto (168).
+ IX. Fine della guerra (168). Nuove delusioni della
+ corte alessandrina. Ambasceria di ringraziamento.
+ Ambasceria di Antioco Epifane. L’Egitto e l’Oriente
+ rispetto a Roma nel 167 a. C. » 61
+
+ CAPITOLO IV. — _Roma e l’Egitto durante la guerra civile
+ fra Tolomeo Filometore e Tolomeo Evergete II.º_
+ (168-151). —
+ I. Discordie fra i due re egizi. Ambasceria romana in
+ Oriente (164). Tolomeo Evergete a Roma.
+ II. La querela di Evergete in senato. Decisioni
+ senatorie.
+ III. L’ambasceria romana ed Evergete alla volta
+ dell’Egitto.
+ IV. Gli ambasciatori romani alla corte di Filometore.
+ Insurrezione della Libia e della Cirenaica contro
+ Evergete. La condotta dell’Egitto.
+ V. Nuova discussione in senato. Il senato contro
+ Filometore. Guerra civile in Egitto. Evergete di nuovo
+ a Roma (154).
+ VI. Nuovo decreto del senato. Suo platonismo.
+ VII. Ragioni del fatto. Vicende estere di Roma dal
+ 161 al 154.
+ VIII. Esito della guerra civile d’Egitto. Sua
+ cronologia.
+ IX. Nuova astensione del senato e ragioni del fatto.
+ Nuove vicende estere di Roma.
+ X. Ragioni della simpatia del senato verso Evergete » 73
+
+ CAPITOLO V. — _Roma e l’Egitto dal 152 al 116._ —
+ I. L’Egitto in Oriente favorisce la politica romana.
+ Uccisione di Antioco Eupatore. Roma contro l’usurpatore.
+ L’Egitto in favore del protetto da Roma.
+ II. Tolomeo Filometore rinunzia al trono di Siria (147).
+ III. L’ascesa al trono di Evergete IIº e l’aiuto di Roma.
+ IV. Relazioni di Evergete con Roma. Roma, gli Ebrei e
+ l’Egitto.
+ V. La politica romana in Egitto giudicata da M. Porcio
+ Catone il censore.
+ VI. L’iscrizione di Delo.
+ VII. Scipione Emiliano in Egitto (135) » 88
+
+ CAPITOLO VI. — _Roma e l’Egitto dalla morte di Evergete IIº
+ a quella di Tolomeo Alessandro IIº_ (116-81). —
+ I. Morte di Tolomeo Evergete IIº (116). Roma eredita la
+ Cirenaica (94). Quistione cronologica. Quistione
+ topografica.
+ II. La Cirenaica autonoma. Ragioni del fatto.
+ III. Prima guerra mitridatica. Vana ambasceria di L.
+ Licinio Lucullo in Egitto (96).
+ IV. Mitridate cerca di legare l’Egitto ai propri
+ interessi (87). Silla e Tolomeo Alessandro IIº (81).
+ L’Egitto testato al popolo romano? (81).
+ V. Questioni sull’autenticità del testamento. Rinunzia a
+ tanta eredità. Ragioni del fatto » 103
+
+ CAPITOLO VII. — _Roma e l’Egitto dalla morte di Alessandro
+ IIº al riconoscimento di Tolomeo Aulete._ (81-59). —
+ I. Vane pratiche dei pretendenti siri presso il senato.
+ Ragioni del fatto.
+ II. Nuove pratiche di Tolomeo XIIIº Neo-Dionigi Aulete e
+ sua assunzione al trono. _Optimates_ e _populares_
+ rispetto alla questione egizia.
+ III. Roma e l’Egitto durante la guerra contro i pirati
+ (67). La cattura di P. Clodio e il Tolomeo di Cipro (67).
+ IV. Imparentamento della casa egizia con Mitridate.
+ V. Roma eredita tutta la Libia (65).
+ VI. La legge agraria di P. Servilio Rullo e l’Egitto (64).
+ VII. Pompeo in Oriente e l’Egitto (63).
+ VIII. I primi atti del primo consolato di Cesare (59).
+ Tolomeo XIIIº riconosciuto dal governo romano (59).
+ Tolomeo XIIIº alleato (59) » 117
+
+ CAPITOLO VIII. — _Roma e l’Egitto dal 59 al 57. La
+ spedizione contro Cipro._ —
+ I. Il 58 a. C. e i partiti politici in Roma. Opera
+ legislativa di P. Clodio. P. Clodio e M. Porcio Catone.
+ II. La spedizione cipria (58). L’incarico a Catone.
+ III. Il viaggio. Il suicidio del Tolomeo di Cipro.
+ IV. Catone a Cipro (58). Il tesoro regio all’asta
+ pubblica.
+ V. Il ritorno (56).
+ VI. L’ordinamento politico di Cipro (56).
+ VII. Clodio e Cicerone dopo la spedizione (56).
+ VIII. Clodio e Catone (53) » 137
+
+ CAPITOLO IX. — _Roma e l’Egitto dal 57 al 53. La
+ restituzione al trono di Tolomeo XIIIº Aulete._ —
+ I. Tolomeo Aulete a Roma (58). Suo incontro con Catone
+ (58). Decisioni del senato in suo favore (57).
+ II. Un’ambasceria egizia al senato romano (57). Sua fine.
+ L’inchiesta. Processi.
+ III. Processo di P. Ascizio e M. Celio Rufo (56).
+ IV. Agitazione e rivalità fra i pretendenti all’incarico
+ della restituzione del Tolomeo.
+ V. La questione in senato. Iª seduta (15 gennaio 56) IIª
+ seduta (16 gennaio).
+ VI. La condotta dei tribuni. Il senato. I consoli.
+ VII. Cicerone e P. Lentulo. Pompeo, A. Gabinio e Tolomeo
+ Aulete.
+ VIII. La spedizione di Gabinio (55). Aulete rimesso sul
+ trono (55).
+ IX. Gabinio sotto processo (55). Tentativi di salvataggio.
+ Condanna contumaciale di Gabinio (54).
+ X. Suo ritorno (20 settembre 54). Purgazione della
+ contumacia. Gabinio assolto _de maiestate_ (fine
+ dell’ottobre 54). Gabinio condannato _de repetundis_
+ (fine del 54).
+ XI. La società romana contemporanea.
+ XII. Il processo di C. Rabirio Postumo; l’accusa; la pena.
+ XIII. La difesa di Cicerone.
+ XIV. Cronologia del processo » 156
+
+ CAPITOLO X. — _Alla vigilia della spedizione di G. Cesare.
+ Epilogo._ (53-50). —
+ I. L’ultimo strascico della questione alessandrina.
+ II. Morte di Aulete (50). L’Egitto e i partiti
+ politici romani dopo la spedizione di Gabinio. Epilogo » 187
+
+ SOMMARIO » 191
+
+ ERRATA-CORRIGE » 196
+
+
+
+
+ ERRATA CORRIGE
+
+ p. 37, n. 3. Id. 7 Masè-Dari et.
+ p. 37, n. 4. Masè — Dari etc. Id. 7
+ p. 42, r. 24. Calchedone Calchedonte
+ p. 51, r. 21. , tre e tre
+ p. 56, r. 24. Cleopatra I Cleopatra
+ p. 111, (margine), 80 81
+ p. 112, n., r. 3. 80 81
+ p. 129, r. 2-3. s’accorgevano s’accorgono
+ p. 137, (margine), 59 58
+ p. 161. Aulo Plauzio Caninio L. Caninio Gallo
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] Die politischen Beziehungen der Römer zu Aegypten bis zu seiner
+Unterwerfung. p. 1-45. Heiligenstadt, 1863.
+
+[2] Rom und Aegypten in ihren politischen Beziehungen bis Costantin.
+Rottweile (Progr.) 1870, p. 1-16.
+
+[3] De Lagidarum cum Romanis societate, p. 1-48. Lutetiae-Parisiorum.
+1879.
+
+[4] De rebus inter Romanos et Aegyptios intercedentibus, p. 5-43
+Berlin. 1893.
+
+[5] Le precedenti monografie, tranne quella dello Schneiderwirth,
+la più antica e quindi la più incompleta, e l’altra dello Schmid,
+compendiosissima e senza indicazione delle fonti, sono tutte, del
+resto, lavori scolastici. Il Bandelin ha poi un torto, secondario sì,
+ma non insignificante. Egli non si limita, come dichiara anche il
+titolo del suo lavoro, alle relazioni politiche, ma, così facendo,
+lascia molto a desiderare nell’enumerazione e nella trattazione dei
+rapporti commerciali e religiosi di Roma con l’Egitto.
+
+[6] Anche i più arditi, per non dire audaci, nel dar di frego a
+tutte le convenzioni storiografiche del passato, non hanno saputo
+liberarsi dai più gravi pregiudizi, quando si trattava di rimutare
+sostanzialmente i nostri concetti su codesta storia medesima. Così,
+per es., il Pais, nella prefazione a due sue grossi e ribelli volumi
+intorno alla storia di Roma, (St. di Roma — Torino, 1898-99), ha una
+pagina della più ingenua retorica sulle pubbliche e private virtù
+romane, per cui egli ritiene che «alla nazione», alla quale «in tempi
+meno lontani è stata così a lungo mossa accusa di aver formulata la
+teoria del macchiavelismo», «può tornar di conforto l’esempio degli
+antichi romani, che lottando contro Pirro, Annibale e Filippo, tanto
+nella diplomazia, quanto sul campo di battaglia, combatterono a viso
+aperto» (XV-XVI), della quale asserzione, se altro non fosse, il
+presente scritto sarà — involontariamente e implicitamente — la più
+categorica smentita.
+
+Un libro, per contro, scevro di qualsiasi pregiudizio ho riscontrato
+nello splendido e recentissimo saggio del Masè Dari — M. T. Cicerone e
+le sue idee sociali ed economiche. Bocca. Torino, 1901.
+
+[7] La questione della decadenza delle nazioni latine, che non ha
+proprio nulla che fare con una questione di razza, non è, in gran
+parte, se non l’estrema illazione della decadenza della società
+romana, e molta luce essa verrebbe a ricevere da una seria ricerca
+delle cause di tale fenomeno. Ma questa non può non rimanere tentativo
+sterile e doloroso, giacchè i pochissimi, che, con nobile sforzo, vi
+si affacendano intorno, di tutt’altro genere di fatti e di fenomeni
+hanno pratica che di quelli del mondo e della civiltà classico-romana.
+Uno per tutti citerò il Sergi ed i suoi studi: «_Come sono decadute
+le nazioni latine_» [in N. Antologia, 1 agosto 1899] e «_La decadenza
+delle nazioni latine_». Torino. Bocca, 1900, che della mia affermazione
+costituiscono la prova più irrefragabile.
+
+[8] Colgo quest’occasione per deplorare, come in altri miei scritti,
+la diffidenza, colla quale in Italia, viene, di consueto, accolto
+qualsiasi tentativo di studio storico, che esca dal campo di una pura
+trattazione erudita. Ed il curioso si è che i più diffidenti s’illudono
+così di assurgere alla serietà degli studiosi tedeschi, i quali invece,
+(ironia della sorte!), costituiscono con la loro teorica [Cfr. Böch
+(Encyklopädie und Methodologie p. 306-8. Leipzig, 1886), il quale è
+poi l’erede diretto del grande F. A. Wolf] e colla pratica quotidiana
+la più categorica condanna della nostra esclusivista pedanteria.
+Così un tempo non pareva fosse per accadere, quando, prima del nostro
+risorgimento, fioriva, specie nelle provincie meridionali d’Italia,
+una pleiade di cultori di studi storici, i quali erano anzi tutto dei
+pensatori e degli uomini politici, e che, per fermarci al mondo della
+filologia classica, rispondevano ai nomi di un Pagano, di un Delfico,
+di un Cuoco e di un Trinchera, il quale ultimo, al 1850, traducendo
+un ottimo compendio latino di antichità romane; fidava in un futuro
+orientamento di codesti studi verso punti di vista più alti e più
+larghi che non «le nude e grette osservazioni riguardanti la filologia,
+le origini, le allusioni delle frasi, la etimologia ed il significato
+delle parole», ed offriva, nelle aggiunte all’opera tradotta,
+osservazioni mirabili e novissime sulla «costituzione, la politica, le
+oscillazioni del potere del senato e del popolo, i mezzi del governo,
+la legislazione, infine le _cagioni_ degli eventi, della durata,
+della decadenza e della ruina dell’impero romano». [Antichità romane
+dell’Aula tradotte dal latino da F. Trinchera V^i. 2. Napoli. 1850.
+Pref. VII]. Da quel tempo ad oggi solo i miopi potranno affermare di
+avere, per questo rispetto, notato un progresso, ed io ho rammemorato
+uno sconosciuto traduttore di un manuale che nessuno più legge, per
+additare nel di lui metodo un esempio di quell’accordo delle operazioni
+della filologia classica, imprescindibile ad ogni storico e la cui
+assenza è causa unica del volgare dilettantismo dei quotidiani giudizi
+sui fenomeni del mondo classico romano, che noi abbiamo precedentemente
+deplorato, e con cui il Trinchera si sarebbe vergognato di baloccarsi.
+
+[9] Cfr. Iomard — Mémoire sur l’Agricolture etc. de l’Égypte, sect. 1º,
+T. XVII.
+
+[10] Robiou — Mémoires sur l’économie politique, l’administration et
+la législation de l’Égypte au temps des Lagides, p. 44 e segg. Paris,
+1875.
+
+[11] Ibid. 54-5.
+
+[12] Ibid. 32 e segg.
+
+[13] Ibid. p. 63.
+
+[14] Ibid. 72.
+
+[15] Ibid. p. 52 e segg.
+
+[16] Cfr. Cap. 1º, § II, del pres. lav. Robiou — Op. cit. p. 118 e segg.
+
+[17] Mayr — Lehrbuch der Handelsgeschichte, p. 17-8. Wien 1894.
+
+[18] Il Sergi (N. Antologia, 1 apr. 1899) à avuto il torto di
+paragonare invece all’inglese il popolo romano.
+
+[19] Ciccotti — Il tramonto della schiavitù, p. 138 e segg.
+
+[20] Lombroso — Économie politique de l’Égypte sons les Lagides, p. 100
+e segg. Turin. 1870. Robiou — Op. cit. p. 108 e segg.
+
+[21] Cfr. Ciccotti — l. c. e Robiou — Op. cit. 66 e segg.
+
+[22] Riv. di cultura moderna. Fasc. 7-8, 31 Agosto 1900. Curis — «La
+clientela e la schiavitù nell’antichità.»
+
+[23] Ziebarth — Das griechische Vereinwesen, p. 109 e segg. Leipzig.
+1896.
+
+[24] Robiou — Op. cit. 66 e segg.
+
+[25] Ficker — Manuale della lett. classica antica, trad. dal De Castro,
+I, 165 e segg., 192 e segg., 210 e segg. Venezia, 1840.
+
+[26] Riv. di cult. mod. l. c. p. 79-80.
+
+[27] Ciccotti — Op. cit. 141-3. Mayr — Op. cit. 30-5.
+
+[28] Böger — De mancipiorum commercio apud Romanos, p. 25-1841.
+
+[29] Barbagallo — Il _Senatus-consultum ultimum_. Cap. II, § 1 e op.^e
+ivi cit. Roma. Löscher, 1900. Cfr. altresì Cap. II, § III e Cap. IX, §
+5 del pres. lav.
+
+[30] Nitzsch — Die Gracchen und ihre nächsten Vorgänger p. 15. Berlin.
+1847.
+
+[31] Cfr. Masè-Dari. M. Tullio Cicerone etc. p. 241 e segg.
+
+[32] Mommsen — Storia romana. III, 430-532, trad. it. del Sandrini,
+1865.
+
+[33] Guhl e Koner — La vita dei Greci e dei Romani, § 69 e segg., trad.
+dal Giussani. Löscher. Torino.
+
+[34] Aula — Compendio di Antichità romane, trad. dal Trinchera, II, p.
+107-13. Napoli, 1850.
+
+[35] Mommsen — St. rom. 391-412. Ihne. Römische Geschichte I, 452-53.
+1879.
+
+[36] Pirro morì al 273 e non al 274, come generalmente si crede (Niese
+— Geschichte der Griech. und Maked. Staaten etc. II, 61, n. 51, 1899).
+
+[37] Iustine — Histoire universelle avec trad. franc. de I. Pierrot et
+Boitard. XVIII, 2. 1862. Zonara — Epitome historiarum. VIII, 6. Lipsia,
+1869. Dion. Hal. Quae supersunt. XX, 11. Eutr. — Breviarium ab urbe
+condita. II, 15 ed. Ruehl. Lipsiae, 1887.
+
+[38] La dinastia dei Tolomei, imperante in questo tempo in Egitto,
+dicesi anche dei Lagidi da _Lagos_, padre del fondatore della medesima.
+
+[39] Droysen — Geschichte der Hellenismus. P. IIª, V. 2º, p. 244.
+
+[40] Ib. 256. Niese — Op. cit. I, 35-43, 1896.
+
+[41] Droysen — II, 2, p. 129-3. Duruy — Histoire des Grecqs depuis les
+temps les plus réculés jusqu’à la réduction de la Grèce en province
+romaine, III, 383-7. Paris, 1887-9. Niese — I, 321-2.
+
+[42] Droysen — II, 2, p. 146-72. Duruy — III, 388. Niese — I, 322-33.
+
+[43] Droysen — II, 2, 258. III, 56. Duruy — III, 398.
+
+[44] Droysen — II, 2, 296-8. Duruy — III, 398.
+
+[45] Droysen — II, 2, 284, 286.
+
+[46] Droysen — II, 2, 236. Duruy — III, 399.
+
+[47] Droysen — II, 2, 318. Duruy — III, 401.
+
+[48] Droysen — III, 1, 56, 305-7. Cfr. Meltzer — Geschichte der
+Karthager — I, 411-13. Berlin. 1896. Mayr — Op. cit. p. 17-18.
+
+[49] Droysen — III, 1, 237 e segg. Niese — II, 130 2.
+
+[50] Lo Schmid, che per spiegarsi l’ambasceria è ricorso a tali voglie
+e desideri, (Cfr. Op. cit. 1-2), non s’è dovuto formare una chiara idea
+della situazione di Pirro, Lisimaco e Tolomeo nell’Oriente antico.
+
+[51] Mommsen — II, 140 e segg. Ihne — II, 336 e segg.
+
+[52] Meltzer — Op. cit. II, p. 228-32, 246-8. Niese — II, 42.
+
+[53] Engel — Kypros. 40-71. Berlin. 1841.
+
+[54] Mayr — Op. cit. p. 18.
+
+[55] Droysen — III, 1, 305. Schneiderwirth. Op. cit. p. 5.
+
+[56] Plin. Hist. nat., XIII, 11 e XXVI, 26 ed. Lemaire. 1827. Lumbroso
+— Op. cit. 147-8.
+
+[57] Cfr. Willems — Le sénat de la rép. romaine. II, 497.
+
+[58] Zonara — l. c. Val Max. — IV, 3, 9. Dio — l. c.
+
+[59] Id. I, 279, n. 4.
+
+[60] Willems — Op. cit. I, 279, n. 4.
+
+[61] Iustin. XVIII, 2.
+
+[62] Liv. Periochae, XIV.
+
+[63] Op. cit. p. 8.
+
+[64] Cfr. Böck — Corpus inscriptionum graecarum, n. 5795.1843. Plautus
+— Pseudolus. act. I, sc. II, v. 14, ed. Lemaire.
+
+[65] Zonara — l. c. Dio — l. c.
+
+[66] Ibid. e Val. Max l. c.
+
+[67] Che sia stata la prima si rileva dal confronto della sua
+cronologia con quella del regno di Tolomeo Filadelfo.
+
+[68] Mommsen — Op. cit. I, 2, p. 1-18. Richter — Handelsgeschichte in
+Alterthum, p. 97 e segg.
+
+[69] App. Sic. I.
+
+[70] Schmid — Op. cit. 2-3. Ameilhon — Hist. du commerce et de la
+navigation sous les Ptolémées, p. 103-4, 1766.
+
+[71] Op. cit. III 1, 305.
+
+[72] Cfr. Fasti consulares (in Bouché — Leclerq. Manuel d’autiquités
+romaines. p. 497. Paris. 1886).
+
+[73] Droysen — Op. cit. III, 2, p. 15.
+
+[74] Droysen — Op. cit. III, 317-349.
+
+[75] Mahaffy — A history of Aegypt. The ptolomaic dynasty. 130-4, 1899.
+
+[76] Mommsen — Op. cit. I, 2, p. 124.
+
+[77] Droysen — Op. cit., l. c. p. 17-18.
+
+[78] Tale è anche l’opinione del Gutschmid (in Sharpe — Geschichte
+Aegyptens. Ubers. v. H. Iolowicz, berichtigt von. A. v. Gutschmid.
+II, Ausg. I, 221 A. 2). Il Bandelin (Op. cit. 10) à cercato di
+contraddirvi, opponendo erroneamente un passo di Giustino (XXVII,
+2, 9), secondo il quale pareva al critico che al 237, all’infuori
+di qualsiasi guerra, fosse stata ratificata una pace decennale fra
+Tolomeo, Seleuco e Antioco. Se non che Giustino fa solo menzione di
+una pace fra Seleuco e Tolomeo, a cui come la sua stessa narrazione
+ci assicura (XXVII, III, 9-11 e III, 9 e segg.), certo non partecipò
+Antioco. Lo Schmid (Op. cit. 4) riferisce l’ambasceria romana alla
+guerra da noi indicata, segnandola però erroneamente come del 241 a. C.
+
+[79] Il Droysen (Op. cit. III, 1, 387) e lo Schneiderwirth (Op. cit.
+p. 9, n. 3), sulla fede di Svetonio (Claud. 25), pare propendano a
+credere che, nella guerra egizio-siriaca del 219-7, i Romani abbiano
+contro i Tolomei sostenuto le parti del pretendente Seleuco, ma nè
+Svetonio afferma che l’alleanza fu stretta contro l’Egitto, nè è
+facile attribuire il passo al Seleuco implicato nella IIIª guerra
+egizio-siriaca.
+
+[80] IX, 44, 1-3.
+
+[81] Mommsen — Op. cit. I, 2, p. 125.
+
+[82] Pol. l. c.
+
+[83] Cic. — Rhetorica ad Herennium. III, 2, 2. Lemaire. Parisiis. 1831.
+
+[84] Di ciò, benchè sforniti di testimonianze positive, ci assicurano
+le prossime cordiali relazioni con Roma.
+
+[85] Cfr. Cic. — Orat. in Rullum II, 326 (ed. Lemaire).
+
+[86] Pol. l. c.
+
+[87] Ihne — R. G. I, 514, n. 1 e II. 215.
+
+[88] XXIII, 7-10.
+
+[89] Erano i comandanti del presidio romano di Capua o i _praefecti
+iuris_.
+
+[90] Liv. XXVII, 4. Il Bandelin (p. 12) crede che la testimonianza di
+Polibio sull’ambasceria romana, chiedente vettovaglie, che noi abbiamo
+riportato all’anno 216 (Cfr. § 5), coincida con quella di Livio, di cui
+adesso discorriamo, e ciò perchè a lui sembrava che le parole di Livio
+contraddicessero ad un’anteriore richiesta di aiuti.
+
+Tale contraddizione è affatto inesistente, ma quel che più importa
+si è che le circostanze, menzionate da Polibio, non si attagliano più
+all’anno 210, cui con certezza deve riferirsi la menzione liviana.
+
+[91] Mommsen. I, 120-48.
+
+[92] Ibid. 145-6.
+
+[93] Niese. II, 475 e segg. Ihne. II, 339-40.
+
+[94] L’Ihne (II, 339) e il Weissenborn (n. a Liv. XXVII, 30, § 4-7)
+ritengono la mediazione del 208, il Niese (II, 485) del 209.
+
+[95] Liv. XXVII, 30, § 4-7, 9-15. App. Mac. II.
+
+[96] App. l. c.
+
+[97] Liv. l. c.
+
+[98] Liv. XXXI, 2.
+
+[99] Mahaffy — Op. cit., p. 142-7.
+
+[100] Cfr. Bandelin — 14.
+
+[101] XXXI, 1.
+
+[102] XV, 23 § 1-3 e XVI, 21 e segg.
+
+[103] Ibid. V, 63, § 1.
+
+[104] Inst. XXX, 1-3.
+
+[105] Pol. XVI, 21-2.
+
+[106] Niese — II, 637, n. 2.
+
+[107] App. Mac. III.
+
+[108] Taccio delle testimonianze di Val. Max. (VI, 61), di Tacito
+(Annales — II, 67, ed. Iacob. 1875-7) e — per ora — della leggenda
+incisa nella moneta riprodotta in Mommsen (C. I. L. Iº, n.º 474.
+Berlin. 1868), che, nella migliore delle ipotesi, dovrebbero riferirsi
+ad altra età. Tacito inflitti parla di «Ptolemei _liberis_,» mentre
+Tolomeo IVº non aveva che un solo figliuolo. Val. Max. menziona Lepido
+come già pervenuto per la seconda volta al consolato ed allora _P. M._,
+nel qual caso l’ambasceria deve essere posteriore al 175, poichè il
+pontificato massimo di Lepido è del 180, mentre i suoi due consolati,
+rispettivamente, del 187 e 175. Infine la moneta ci presenta Emilio
+Lepido, (al 201 ancor giovanissimo), già calvo. (Pighius — Annales rom.
+II, 404. 1615. Cfr. Cohen. Description générale des monnaies de la rép.
+rom. Pl. I, 6. Paris. 1857). Non tralascio però un’ultima osservazione
+non scevra d’importanza. Il tutore di Tolomeo Epifane, M. Emilio
+Lepido, dovrebbe, cosa più che inverosimile, essere probabilissimamente
+quello stesso, che, quattro anni di poi, sarà ancora così giovane
+da meritare, solo in grazia di codesta sua qualità, l’indulgenza di
+Filippo di Macedonia (Pol. XVI, 34, § 1-6. Liv. XXXI, 18, § 1 e segg.).
+Cfr. anche Band. 15.
+
+[109] Appiano veramente parla di Tolomeo IVº, ma la qualifica, che ne
+offre («ἔτι παῖς ὤν») dà ad intendere che si tratta del figlio, Tolomeo
+Vº.
+
+[110] Pol. III, 2. È bene rammentare come in quel tempo l’Egitto
+subisse una generale insurrezione delle sue province, di cui, più che
+gli storici greci, ci avvertono le iscrizioni demotiche di Canopo e di
+Rosetta (Cfr. Révillout. _Les décret de Canops_ etc. in _Rev. arch._
+nov. 1877).
+
+[111] Cfr. anche Liv. XXXI, 14; 1, § 10, 2, § 1. Pol. XV, 20.
+
+[112] Affinchè, dice Polibio, insieme con Epifane, si erigesse a
+intermediario fra Roma e la Macedonia, o meglio, secondo App. (l. c.),
+facesse eguale ingiunzione di desistere dalle ostilità.
+
+[113] Cfr. Cap. I, § 8 del pres. lav.
+
+[114] Era salito al trono al 204, di cinque anni circa (Letronnes —
+Recueil des inscriptions grecques et latines de l’Egypte. I, 265-6.
+1842-8). Circa le versioni delle _fonti_ sulle origini della seconda
+guerra macedonica cfr. Nissen — Kritischen Untersuchungen über die
+Quellen der vierten und fünften Dekade des Livius, p. 119 e segg. e
+Anhang. II, 306. Berlin. 1863.
+
+[115] Liv. XXXI, 5, § 5-7. L’assenza di qualsiasi tutela da parte di
+un emissario romano sulla corte di Alessandria, oltre che da codeste
+due ambascerie, è altresì palese da tutte le altre, che verremo notando
+durante la prossima guerra macedonica e la prima siriaca.
+
+[116] Liv. XXXI, 9 § 1-5.
+
+[117] Babelon — Monnaies de la république romaine; 126-8. Paris. 1885.
+Infatti Giustino, Massimo e Tacito sono tutti posteriori all’anno di
+coniazione della moneta.
+
+[118] Troplong — De la contrainte par corps. X e prec. Bruxelles. 1848.
+
+[119] Lange — Römische Alterthümer. Iº, p. 446-7. Berlin 1856. De
+Ruggiero «Agrariae leges» in (Encicl. giuridica it. § 2 e segg.).
+
+[120] Questa popolazione minuta non bisogna però crederla tutta, ed
+in ogni tempo, avversa alla grande politica estera, voluta allora dal
+senato. Finchè fu composta di proprietari sulla via della rovina o di
+rovinati con speranza di risurrezione, essa ebbe motivo di avversare
+la politica delle classi dominanti. Ma, quando il proprio disastro
+fu irreparabile, quando le file dell’esercito furono aperte anche ai
+non censiti, e la speranza di assegnazioni demaniali e di elemosine
+da parte dei benestanti e degli uomini di governo — tanto più laute,
+quanto più sontuosa ne era la mensa — brillò anche pei veterani e pei
+proletari, i loro interessi ebbero agio di coincidere coll’imperialismo
+dei dominatori. Tanto più che, chiusa ogni altra via legale, quella
+del comando militare rimase ai capi della democrazia mezzo fortunoso
+di vittoria e di governo, mentre intanto, presago del nuovo pericolo,
+il senato, come avremo a notare, (V^i. Cap. VI, § 2 del pres. lav.)
+inorridiva dal perseverare nella via con tanto calore intrapresa.
+
+[121] Mommsen — St. rom. II, 148.
+
+[122] Liv. XXXI, 6.
+
+[123] Masè-Dari — Op. cit. 242 e passim.
+
+[124] Id. 7.
+
+[125] Id. 8.
+
+[126] Il Bandelin (16) dichiara di non scorgere tale intenzione
+nell’ambasceria egizia, tanto più che la corte alessandrina non era
+da alcun trattato con Roma obbligato ad aiutare i propri alleati, solo
+«_ex autoritate populi romani_». Crede invece che, desiderando aiutare
+gli Ateniesi e trovandosi minacciata da Filippo e da Antioco, la corte
+alessandrina abbia cercato di servirsi dei Romani in pro dei loro amici
+della Grecia.
+
+L’atto diplomatico della corte alessandrina non può spiegarsi senza
+tener conto della identica posteriore condotta in due altri prossimi
+eventi (Cfr. § 12, 13 del pres. cap.), i quali, per le opposte loro
+circostanze, escludono l’ingenua interpetrazione del Bandelin.
+
+[127] Cfr. Cap. I, § 8.
+
+[128] Niese — Op. cit. II, 169. 1899. Strack. Die Dynastie der
+Ptolomäer p. 383. 1896. Droysen — Op. cit. III, 1, 399.
+
+[129] Droysen — III, 1, 399.
+
+[130] Niese — II, 357, n. 1. Droysen — III, 1, 347.
+
+[131] Niese — II, 122. Head — Historia nummorum. 496. Oxford. 1887.
+
+[132] Niese — II, 406 e 169.
+
+[133] Niese — II, 101, 406. Starck. l. c. Head. p. 624.
+
+[134] Niese — II, 169. Droysen — I, l. c. e n. 1.
+
+[135] Niese — II, 406, Droysen — l. c. e III, I, 347.
+
+[136] Niese — II, 169. Droysen — III, 1, 347 e 399, III, 2, 145.
+
+[137] Niese — II, 139, n. 2. Droysen — III, I, 399.
+
+[138] Niebuhr — Kleine historische und philologische Schriften I, 238 e
+289. Bonn. 1828.
+
+[139] Niese — II, 101, 143-4, 406.
+
+[140] Niese — II, 169. Droysen — III, 1, 357. Head. 670, 2, 45.
+
+[141] Niese — II, 141-2.
+
+[142] Dr. III, 1, 256. Head. 680.
+
+[143] Head. — 678.
+
+[144] Head — 677. Su codesti possessi egizi cfr. anche Niebuhr. Op.
+cit. I, 288-95. Bonn. 1828.
+
+[145] Cap. Iº, § 2º.
+
+[146] Lumbroso — Op. cit. p. 226. Guiraud — Op. cit. 4-5.
+
+[147] Lumbroso — Op. cit. 154-5.
+
+[148] Lumbroso — Op. cit. 139-40. Robiou — Op. cit. p. 136-47.
+
+[149] Lumbroso — Op. cit. 155. Guiraud — Op. cit. 3 e segg.
+
+[150] Niese — II, 371.
+
+[151] Niese — II, 581.
+
+[152] Liv. XXXI, 15, 8, 31, 4. Pol. XVIII, 37, 8.
+
+[153] Pol. XV, 23, 9 e segg. XVII, 3, 11. XVIII, 34, 5. Niese — II, 581.
+
+[154] Pol. XV, 23, 9. XVII, 2, 4. Cfr. Niese — II, 581.
+
+[155] App. III, Niese. II, 583. Essa però tornava poco dopo in potere
+dell’Egitto (Niese. II, 588 e n. 1).
+
+[156] Pol. XVI, 15, 6. Niese. II, 586.
+
+[157] Pol. XVI, 11, § 2-6.
+
+[158] Pol. XVI, 12 e 24. XVII, 2, 3. XVIII, 27, 4. Liv. XXXIII, 18 e
+segg. Niese. II, 587.
+
+[159] Liv. XXXI, 16, 3 e segg.
+
+[160] Niese. II, 593.
+
+[161] Al 206-5. (Mommsen — St. rom., I, 2, 144).
+
+[162] Pol. XVI, 34, 2 e segg.
+
+[163] Cfr. Mommsen — Op. cit., I, 2 p. 217-27. Ihne — R. G. III, p.
+23-52. Holm — Op. cit. IV, 435-43. Niese. II, 595 e segg.
+
+[164] Liv. XXXII, 10. App. Mac. V. Niese. II, 610.
+
+[165] Pol. XVIII, § 13-14. Liv. XXXII, 33, 4. App. Mac. VI. Flathe
+— Geschichte Makedoniens II, 367 e segg. Leipzig. 1834. Niese — II,
+621-3.
+
+[166] Liv. XXXII, 37.
+
+[167] Pol. XVIII, 27 § 1-4. Liv. XXXIII, 30. Livio pare identifichi
+Mirina con l’omonima città eolia dell’Asia Minore; Polibio con la città
+su Lemno (Cfr. Liv. ed. Weissenborn — l. c., n. 1 e 9). Valerio Anziate
+(Cfr. Liv. XXXIII, 30 § 10-11) aggiunge che Rodi ebbe Stratonichea e
+le città carie, come Atene qualcuna delle Cicladi; ma sono notizie
+inattendibili (Cfr. Nissen — Kritische Untersuchungen. 125-6;
+Weissenborn — l. c., n.; Niese. II, 648, n. 2.
+
+[168] Dal fatto che più tardi, nella pace con Antioco IIIº di
+Siria, Efeso passerà ad Eumene, re di Pergamo, il che, a norma del
+trattato romano-siriaco, non poteva darsi, se questa fosse già stata
+riconosciuta autonoma, ne consegue che essa dovette rimanere sotto il
+dominio dell’Egitto.
+
+[169] La difficoltà di fissare con precisione tali perdite, che furono
+certo maggiori di quelle possibili a rilevare, è enorme, e ciò proviene
+dalla nostra parziale conoscenza, sia dei possedimenti egiziani in
+ciascuna delle succitate regioni, sia delle conquiste ivi compiute
+da Filippo. Siamo anzi talora ridotti ad arguire la precisa località
+dei possessi egizi dalla presente invasione macedone e dalla prossima
+siriaca.
+
+[170] Pol. XVIII, 33, § 6 e Iust. XXXI, 1.
+
+[171] Hieronymus — Comentaria in Danielem. Cap. XI, col 709. (in
+Opera. Vº, Veronae 1736. Iustini. XXXI, 1.) Starck — Forschungen zur
+Geschichte und Alterthumskunde des hellenistichen Orients; Gaza und die
+philistäische Küste. p. 400-1 e segg. Iena. 1852. Niese — II, 578.
+
+[172] Starck — 402-3. Niese. II, 579.
+
+[173] Iosephi. — A. I. XII, §. Iustini — XXXI, 1. Champollion Figeac. —
+Annales des Lagides. II, 92-100. Paris. 1819. Starck. 403-5. Niese. II,
+579-80.
+
+[174] Iosephi — XII, 3. Hieronymi — l. c. Eusebii Caesaris — Chronicon
+bipartitum. II, p. 237. Venetiis. 1818. Cfr. Champollion. Figeac — Op.
+cit. e l. c. e Starck — 425-8.
+
+[175] Liv. XXXIII, 19, 8 e segg. 20, 4. Hier. in Dan. XI, col 709.
+
+[176] Hier. l. c. Liv. XXXIII, XX.
+
+[177] Liv. XXXIII, 20 § 12. Pol. XXXI, 7, 6.
+
+[178] Liv. XXXVII, 17, 3.
+
+[179] Hier. l. c. Su questa campagna di Antioco, cfr. Flathe — Op. cit.
+I, 362 e segg., Niese. II, 639 e segg.
+
+[180] Liv. XXXIII, 38.
+
+[181] App. Sir. l. c. Liv. XXXIII, 38. Niese. II, 641-68.
+
+[182] App. Sir. II.
+
+[183] Liv. XXXIII, 34. § 2-4.
+
+[184] Liv. l. c. Pol. XVIII, 30, § 1-2.
+
+[185] Pol. XVIII, 32 § 3-4. Liv. XXXIII, 39. App. Sir. II, 3. Polibio
+e Livio dicono al solito che l’ambasceria fu inviata per conciliare
+la pace fra Tolomeo e Antioco, ma ciò è smentito dal contenuto della
+conferenza medesima.
+
+[186] Pol. XVIII, 33 § 1-6.
+
+[187] Pol. XVIII, 33 § 1-9.
+
+[188] Antioco avrà probabilmente accennato al matrimonio fra la figlia
+ed Epifane, non ancora celebrato e che avrà luogo al 193. Cfr. § 12 del
+pres. cap.
+
+[189] Pol. XVIII, 34. Liv. XXXIII, 40. App. Sir. III.
+
+[190] Niese. II, 643, cfr. p. 642.
+
+[191] Pol. XVIII, 35, 1-5. Liv. XXXIII, 40 § 1-5. App. Sir. III.
+
+[192] Liv. XXXIII, 40 § 1-5.
+
+[193] App. Sir. IV.
+
+[194] Liv. XXXIII, 58 § 2-4.
+
+[195] Liv. XXXV, 16-17. App. Sir. 2.
+
+[196] Liv. XXXV, 13 § 4-5.
+
+[197] Liv. XXXVI, 4 § 1-4.
+
+[198] Liv. XXXVII, 3 § 9-11.
+
+[199] Liv. XXXVII, 35, § 1-3. Pol. XXI, 11, § 2. (Cfr. 10, § 1-14).
+Diodorus Siculus — Bibliothecae historicae quae supersunt. XXIX, 7.
+Didot. 1855. App. Sir. 29.
+
+[200] Liv. XXXVII, 25 § 9-10.
+
+[201] Sulle questioni riguardanti codesta linea di confine cfr. Mommsen
+— Römische Forschungen. II, 57 e segg. Berlin. 1879.
+
+[202] Liv. XXXVIII, 38. Diod. XXIX, 10. App. Sir. XXXVIII. Pol. XXII,
+26. (Cfr. XXI, 14).
+
+[203] Niese. II, 749, cfr. p. 24, n. 4, p. 122, n. 5.
+
+[204] Id. p. 760.
+
+[205] Niese. II, 760. Liv. XXXVIII, 39. Pol. XXII, 27. App. Sir. 44.
+
+[206] Champollion — Figeac. Op. cit. II, 28. Strack — Op. cit. 183.
+
+[207] Strack — Op. cit. 183 e 196, n. 18. Berlin 1896.
+
+[208] V^i. Cap. II, § 2 del pres. lav.
+
+[209] Op. cit. II, 404.
+
+[210] Cfr. p. 31, n. 8 del pres. lav.
+
+[211] Ep. 59. Cfr. Drumann. Geschichte Roms etc. V^e 4º p. 60-1.
+Könisberg. 1838. Fu questi P. Licinio Crasso Dives cons. al 133, da
+non confondersi con l’altro P. Licinio Crasso, di eguale soprannome,
+console al 205. (Cfr. Drumann — Op. cit. IV, 59-60).
+
+[212] Cfr. Eckhel — Doctrina nummorum p. 123-6. Credo opportuno far
+notare, sull’autorità del Mommsen. (Hist. de la monnaie romaine etc.,
+trad. par De Blacas. II, 501. Paris. 1870), che la moneta romana, di
+cui s’è già discorso (Cap. II, § 11), non riproduce la cronologia
+di Val. Max., poichè, «secondo le disposizioni della leggenda, i
+differenti titoli onorifici, in essa contenuti, non debbono essere
+letti di seguito».
+
+[213] Liv. XLII, 6. (Cfr. XLII, 17).
+
+[214] Pol. (XXXVII, 17 e XVIII, 1) parla della sola Celesiria e della
+Fenicia, ma, se la questione si agitava per la Celesiria, non esiste
+ragione alcuna perchè non dovesse agitarsi per le città egizie della
+Siria e della Palestina.
+
+[215] Pol. (l. c.) e Liv. (XLII, 29, § 5-7) ci danno notizie
+contradditorie. Cfr. Pol. XXVIII. 17, 6 e segg. Hofman — De bellis ab
+Anthioco Epiphane adversus Ptolemaeos gestis, p. 5. 1855. Starck — Op.
+cit. 427.
+
+[216] Starck — Op. cit. 430-4.
+
+[217] Pol. XXVIII, 1 e Liv. XLII, 29 § 5-7. Diod. XXX, 2.
+
+[218] Pol. XXIV, 4, 16.
+
+[219] Pol. XXIX, 10, § 3.
+
+[220] Porphyrius (in Fragm. hist. graec. ed. Muller, p. 720).
+
+[221] Liv. XLIV, 19, § 6-14.
+
+[222] Liv. XLIV, 20, 1.
+
+[223] Liv. XLIV, 39, § 1-5; XLV, 10.
+
+[224] Ihne. R. G. III, 235. Mommsen — Op. cit. II, 283.
+
+[225] Pol. XXIX, 7.
+
+[226] Pol. XXIX, 8-10, § 1-4.
+
+[227] Bandelin — Op. cit., p. 22.
+
+[228] Liv. XLV, 11, § 9-11.
+
+[229] Liv. XLV, 12 § 1-4. Val. Max. VI, 4, 3. Vell. Pat. I, 10.
+
+[230] Pol. XXIX, 4. Liv. XLV, 12 § 1-8. App. Sir. 66. Cic. Phil. VIII,
+8, 23. Val. Max. VI, 4, 3.
+
+[231] Pol. l. c. Liv. XLV, 13 § 1. Ios. Flavii. A. I. XII, 5, 2.
+
+[232] Pol. XXIX, 11, § 9.
+
+[233] Pol. XXX, 11, 2.
+
+[234] Pol. XXX, 11, 2.
+
+[235] Pol. l. c. e Liv. XLV, 13, § 1-8.
+
+[236] Liv. l. c. e Pol. l. c.
+
+[237] Liv. XLV, 13. Cfr. Champollion. Figeac — Op. cit. II, 144, n. 1.
+
+[238] Tale situazione esporrà Evergete nella sua prossima venuta a
+Roma (Cfr. Pol. XXXI, 18 e Zonara IX, 25). Quanto alla Libia, essa
+ci risulta in suo potere dal fatto che egli, pur essendo entrato
+in lotta col fratello, vi approderà indisturbato dopo il suo primo
+viaggio a Roma (XXXI, 25, 8 e 26, 3) e dall’esplicita dichiarazione
+di Polibio che, poco dopo, i Cirenesi insorgeranno contro di lui
+insieme coi _Libi_ (XXXI, 26, 9 e 11). Benchè gli storici antichi e
+moderni confondano spesso la Libia con la Cirenaica, poichè questo
+curioso nome di Libia può attagliarsi a tutta l’Africa, come quello
+di Cirenaica può slargarsi sino a coincidere con la Libia in senso
+ristretto, fa d’uopo distinguere nettamente le due regioni. La Libia
+propriamente detta comprende la costa nord dell’Africa, che dall’Egitto
+si stende ad Occidente sino alla Gran Sirti (Kiepert — Lehrbuch der
+alten Geographie, p. 210-1. Berlin. 1878), mentre la Cirenaica è
+quella regione, che, a nord dei deserti libici, si addentra nel mare,
+elevandosi a mo’ di isola per 500 o 700 metri di altezza (Ibid. 216).
+
+[239] Pol. XXXI, 12, 14.
+
+[240] Sugli avvenimenti narrati nel pres. paragrafo, cfr. Engel —
+Kypros, p. 409-16. Berlin. 1841. Pauly — Realencyclopedie. VI, 1. p.
+220. Schmid — Op. cit. p. 7-8. Mahaffy. A history etc. 175-6. Drumann
+— G. R. V, 128 e segg. Champollion. — Figeac — Op. cit. II, 149-52.
+Come si rileva dal nostro racconto, noi non ammettiamo il precedente
+esilio di Tolomeo Filometore e la sua susseguente venuta a Roma, cui
+hanno prestato fede la maggior parte degli storici (Vaillant — Hist.
+Ptolemaeorum Aegypti regum, p. 96. Amsterdam. 1701. Pighius — Ann. Rom.
+II, 403. Eckhel — Op. cit. IV, 16. Pauly. l. c. Schneiderwirth. p. 24.
+Mahaffy — Op. cit. p. 175. Mommsen. St. rom. III, 54, etc. etc.), e
+ciò per varie ragioni: 1) Perchè, anzi tutto, le fonti più antiche, su
+cui i medesimi si fondano, o non specificano, come Diodoro (XXXI, 18),
+di quale Tolomeo si tratti, e debbono, in questo caso, interpetrarsi,
+confrontandole con le rimanenti; o i loro autori si sono trovati essi
+medesimi nel nostro imbarazzo, come Eusebio dichiara di sè (Chronicon
+I, 239-41), e come probabilmente dovette accadere a Valerio Massimo
+(VI, I, 1) ed a Livio (Periochae 46, § 10), se pure il testo di codesti
+due A. non debba subire qualche mutazione (non si tratterebbe che
+di cambiare un _maiore_ in _minore_), o se, per lo meno, il passo di
+Valerio Massimo non debba riferirsi a Tolomeo Aulete, quarto successore
+di Filometore (Cfr. l. c. p. 284 ed Helfrecht. 1799). 2) Perchè così
+vien rimosso il grave inconveniente di una fuga di Filometore, la
+quale, oltre a riescire inesplicabile, data l’enorme disparità di
+difesa e di offesa, di cui disponevano i due fratelli, che ci è,
+fra l’altro, rivelata nei costanti, prossimi e disastrosi insuccessi
+delle guerre suscitate da Evergete, non è se non un duplicato, con
+identiche circostanze, di quella che di lì a poco seguirà allo stesso
+Evergete. 3) Perchè altrimenti rimarrebbe difficile spiegare i motivi,
+per cui il senato, che una prima volta avea dovuto stabilire in un
+modo, credette poscia di dover dar di frego ai propri decreti in pro
+di Filometore (Pol. XXXI, 18), proprio in grazia del competitore che
+vi si ribellava, e s’interessò tanto dell’affare da disdire in un atto
+supremo d’indignazione l’alleanza contratta col primo. La cacciata poi
+di Filometore per opera di Evergete, di cui tratta Polibio (XL, 12), è
+invece, secondo me, come secondo il Drumann (Geschichte Roms, V, 128),
+da riferirsi al tempo della prima invasione di Antioco Epifane. Cfr.
+Cap. V § Iº, ultima n.ª del pres. lav.
+
+[241] Diod. XXXI, 18.
+
+[242] Porphyrius. p. 711 (in fragm. hist. graec. ed. cit. Cfr. Ibid. p.
+718 e Champollion-Figeac. — Op. cit. II, 150, n. 2.)
+
+[243] Pol. XXXI, 20, 8 e segg.
+
+[244] Val. Max. VI, I, 1.
+
+[245] Sul numero degli ambasciatori Polibio ci dà notizie
+contradditorie, (Cfr. XXXI, 18, 9 e XXXI, 25 e 26).
+
+[246] Pol. XXXI, 18.
+
+[247] Pol. XXXI, 25.
+
+[248] Pol. XXXI, 26.
+
+[249] Schmid — Op. cit. p. 7.
+
+[250] Pol. XXXII, 1.
+
+[251] Pol. XXXIII, 5-7.
+
+[252] Mommsen — Op. cit. II, 22-4. Ihne — III, 171 e segg.
+
+[253] II, 7. Cfr. p. 6 e 149 e Ihne — III, 825 e segg.
+
+[254] Diod. XXXI, 33; Pol. XL, 12, 6. Zonara. IX, 25.
+
+[255] Diod. l. c., Zon. l. c. Liv. Per. 47, 5.
+
+[256] Zon. l. c. L’Engel (Op. cit. p. 415) narra questi episodi come
+anteriori al 154 non rilevando che il passo di Polibio (XL, 12, 6), cui
+solo era dato definirne la cronologia, in quanto un capitolo precedente
+contiene la narrazione dell’ultimo viaggio di Evergete a Roma, è
+incastonato in una commemorazione laudatoria di Filometore, ove si dà
+saltuariamente notizia degli episodi della vita del medesimo.
+
+[257] Op. cit. p. 416. Cfr. Starck. — Op. cit. 437.
+
+[258] Mommsen — II, 153-4.
+
+[259] Cfr. Starck. — Op. cit., 437-8.
+
+[260] Mommsen — II, 26-33.
+
+[261] Mommsen — Op. cit. II, 6-19.
+
+[262] Id. II, 40.
+
+[263] Schmid — Op. cit. 7.
+
+[264] Sharpe — Op. cit., p. 266, n. 2.
+
+[265] Mommsen — St. rom. II, 54-5.
+
+[266] Pol. XXXII, 7.
+
+[267] Pol. XXXIII, 14, 1 e 16, 9-13.
+
+[268] Ios. Fl. A. I. XIII, 21-4. Iust. XXXIV, 1. Pol. III, 5, 3.
+
+[269] Iust. l. c.
+
+[270] Ios. Fl. A. I. XIII, 4.
+
+[271] L’avversione di Filometore contro Demetrio porta altresì, come
+sua causa, un tentativo di Demetrio su Cipro, che può essere collocato
+fra il 161 e il 154, (cfr. Pol. XXIII, 32, ed. Engel. Op. cit. 416-7).
+Tale atto, io credo, c’illumini sulla questione della cacciata o meno
+di Filometore dal trono d’Egitto per opera di Evergete (Cfr. Cap. IVº,
+§ 1º, n.^e del pres. lav.). Come conciliarlo infatti con l’esibizione,
+da parte di Demetrio, di tutti i suoi buoni uffici e la sua mediazione
+presso il senato (Diod. XXXI, 18), al preteso arrivo di Filometore in
+Roma?
+
+[272] Cfr. Starck — Op. cit. 437-8.
+
+[273] Ios. Fl. A. I. XIII, 4, 6 e segg. Zonara. IV, 23. Cfr. Pol. XL,
+12 e Lib. Machabaeorum I, XI, vº 1-17. (in Scriptura Sacra, T. XX.
+Parisiis. 1841).
+
+[274] Starck — Op. cit. p. 184 e 198, n. 23.
+
+[275] Mahaffy — Op. cit. 183-4.
+
+[276] Gius. Flavio — Contro Apione II, 3, 2. (in Collana degli antichi
+storici greci volgarizzati. _Delle antichità giudaiche._ Vº Milano.
+1822). Iust. XXXVIII, 8. Mahaffy — Op. cit. 144 e segg.
+
+[277] Moisè Schwab — Storia degli Ebrei dall’edificazione del secondo
+tempio ai giorni nostri, p. 19-22, trad. it. di G. Pugliese, Venezia.
+1870.
+
+[278] Gius. Flavio — Contro Apione II, 3, 2; Macchab. I, III, 5 e segg.
+
+[279] Machab. I, VIII, 22 e segg.; I, XII, 1 e segg.
+
+[280] Schwab — Op. cit. 24.
+
+[281] Machab. I, XIV, 18 e segg. Ios. Fl. A. I. XIII, 13.
+
+[282] Lib. Machab. I, XV, 16-21.
+
+[283] Tale cronologia è definita dall’ascensione di Simone giudeo
+agli onori di principe indipendente del suo popolo, avvenuta al
+142 a. C., sotto gl’inizi del cui dominio il libro dei Maccabei (l.
+c.) e Giuseppe Flavio (l. c.) menzionano avvenuto il rinnovamento
+dell’alleanza con Roma, e dal prenome di _Lucio_, console firmatario
+del rescritto concernente la medesima. L’ottenne (Gius. Fl. A. I. XIII,
+14) dominazione di Simone comprende, nel suo giro, due soli consoli con
+simile prenome, L. Calpurnio Metello al 142 e L. Furio Filo al 136, [il
+creduto L. Calpurnio Pisone del 139 non è un _Lucio_, sibbene un _Gneo_
+(Cfr. Drumann — G. R. II, 87)], ma l’ordine della narrazione dei Libri
+Machab., che ce la ricollegano al primissimo esordio della dominazione
+di Simone, fa propendere tutte le probabilità della scelta sull’anno
+del consolato di Metello (142). Calcolando il tempo necessario al
+viaggio della vecchia e della nuova ambasceria orientale e romana, si
+ha il biennio 142-1.
+
+[284] Gellio — XVIII, 9 (in Meyer — Oratorum romanorum fragmenta cfr.
+p. 108-10, 1842).
+
+[285] Charisius — p. 137 (in Meyer — l. c.) Tale accenno a me sembra
+decisivo per spostare al 141 o giù di lì la data dell’orazione. Durante
+il regno di Filometore, tanta strana potenza di L. Termo è da giudicare
+inverosimile. Piuttosto, dopo il favorito avvento di Evergete,
+quegli potè, al pari del Tolomeo, pescare nel torbido della reazione
+seguitane, e, sembra, in maniera più indecente del suo protetto, il
+quale, alla fine, avea dovuto intimargli di smetterla. Così appunto
+l’«_interdicere rem capitalem_», rimasto inintelligibile al Meyer (V^i
+nª al l. c.), mi sembra possa invece acquistare un significato ben
+definito. Il Meyer (Op. cit., p. 108) crede l’orazione del 154. Ma tale
+cronologia è inverosimile, dappoichè il 154 è l’anno della partenza
+degli ambasciatori romani, (fra cui L. Termo), dopo l’ultimo, disperato
+appello di Evergete, e Termo, che al 145 soggiornava ancora in Egitto,
+(Cfr. Gius. Flav. — Contro Apione. II, 3, 2) non poteva, come risulta
+dalla presente orazione, (Cfr. Charis. l. c.), figurare in Roma al 154.
+Per identico motivo erra il Drumann (R. G. Vº, 129), cui era sfuggito
+il passato di Carisio, nell’assegnare l’orazione al 153.
+
+[286] Prisc. T. I, 108 e 111 (in Meyer — Op. cit. 108-10).
+
+[287] Gellio — XX, 11 (in Meyer — l. c).
+
+[288] «.... Μάρ[χ]ον, συγγενῆ βαδιλέως, Πτολεμαίου Εὐεργέτου, καὶ
+βασιλίσσης Κλεοπάτρας καὶ ἐπιστράτηγον Λ[ο]ύκιοζ καὶ Γαῖος Πέδιοι,
+Γαίου υἷοί, ῥωμαῖοι, ἀρετὴς ἕνεκεν καὶ κἀλογαθίας καὶ τῆς εἰς εαὐτοὺς
+εὐνοίας, Ἀπώλλωνι, Ἀρτέμιδι.» Cfr. Prideaux — Marmora oxoniensia p.
+150-3. Oxonii. 1676. Mittaire — Marmora oxoniensia. p. 87 n. XXVI.
+Londini. 1732. Letronne — Recherches pour servir à l’histoire de
+l’Egypte etc. p. 276-9. Paris. 1823. Champollion Figeac — Op. cit. III,
+406. Böckh. Corpus inscriptionum graecarum, n. 2285.
+
+[289] Ve n’era infatti più d’uno. Cfr. Robiou — Op. cit. p. 198 e segg.
+
+[290] Letronne — Op. cit. 273 e segg. Robiou — Op. cit. 198 e segg.
+
+[291] Letronne — Op. cit. 321-8. Id. — Inscriptions grecques et latines
+de l’Egypte. I, 372. Paris. 1842. Cfr. Robiou — Op. cit. l. c.
+
+[292] Letronne — Op. cit. 298.
+
+[293] Cfr. Cap. IX, § 7 del pres. lav.
+
+[294] I «cordiali rapporti» non cessano di rilevarsi da una
+iscrizione, capace altresì di illuminare sulle relazioni commerciali
+romano-egiziache sotto Evergete. (Cfr. Bullettin de correspondance
+hellénique, VIII, 107).
+
+[295] La vera data di questa missione è rimasta in certo modo oscura,
+come maggiormente ne sono i motivi. Cicerone [Somnium Scipionis,
+3, (11) (in De Republica, VI), curato dal Pasdera. Torino. 1890],
+c’informa che l’ambasceria di Scipione in Egitto, Siria, Asia e Grecia,
+fu posteriore alla sua censura (a. 142), e che l’anno stesso, in cui
+egli, ancora in missione all’estero, veniva nominato console per la
+seconda volta (a. 135). Ma negli _Academica priora_ (II, 25), Cicerone
+torna ad accennare ad un’antonomastica ambasceria di Scipione, che
+questi ebbe a compiere prima della sua censura e che gli storici, per
+il fatto di non conoscere altre sue ambascerie, hanno identificato
+con la precedente. Come se ciò non bastasse, Cicerone medesimo nel
+De Rep. [3, 35, 40, (Cfr. Cic. Opera. P^e. IV, 2 ed. Klotz. Lipsiae.
+1874)], le cui scene s’immaginano avvenute nel 129 (Cfr. Teuffel —
+Geschichte der Röm. Litteratur, I, 341, ed. Schwabe. 1890), fa menzione
+di un viaggio _recentissimo_ di Scipione, compiuto insieme con Spurio
+Memmio, il quale da Giustino (XXXVIII, 8) ci risulta come uno dei
+membri dell’ambasceria recatasi in Egitto; e, quasi ad accrescere
+l’incertezza, Val. Massimo (IV, 3, 13) riferisce l’avvenimento come
+posteriore al secondo consolato (134) e al secondo trionfo di Scipione,
+cioè al 133 (Cfr. Lange — Römische Alterthümer, II, 331, e Mommsen —
+Op. cit. II, 19). D’altro canto Plutarco (Apophthegmata, p. 200, in Op.
+mor. V. 2. Parisiis. Didot. 1841) ci dà notizia di parecchie missioni
+diplomatiche di Scipione, di cui egli colloca questa in Egitto, che
+sarebbe la terza, come posteriore alla gestione della censura, il che
+noi, connettendo con la citazione del _Somnium Scipionis_, l’unico
+passo, in cui, da fonte contemporanea, ci si ricordi una vera e propria
+ambasceria in Egitto, ricaviamo nuovamente la data del 135, l’unica che
+ci sembra attendibile.
+
+Valerio Massimo, al solito, preoccupato dei suoi intenti apologetici
+non ha dovuto badare alla cronologia. Cicerone negli _Academica_ avrà
+errato per trascuraggine o accennato a qualche altra ambasceria, così
+come l’altro passo del De Rep. (3, 35), che è del resto dubbio se
+faccia al caso nostro, deve intendersi riferito a una data, non già
+immediatamente, ma solo da recente trascorsa. Sulla questione della
+cronologia e delle ambascerie di Scipione Cfr. Bendinelli — P. Cornelii
+Scipionis Aemiliani Africani minoris Vita, p. 71-2. Florentiis. 1549;
+Id. — Locorum historicum adnotatio: loc. XV, XVI, XVII [in Gruterus —
+Thesaurus criticus. II, 352-3. Francoforte. 1604]; Simson — Chronicon
+catholicum, a. m. 3875. 1651. Mai — Cicerone, De rep. quae supersunt,
+p. 266, 1 e p. 317, n. a. Romae. 1822; Gerlach — Historische Studien,
+I, Der Tod des P. C. Scipio Aemilianus, p. 220. 1841. Lange — Op. cit.
+II, 329. Pasdera. Il sogno di Scipione, App. I, p. 30. Bandelin — Op.
+cit. 31-3.
+
+[296] Iust. XXXVIII, 8. Schneiderwirth — Op. cit. 30-1. Lumbroso —
+L’Egitto al tempo dei Greci e dei Romani 82-3. Roma. 1882.
+
+[297] Posidonius Apamensis (in Fragm. hist. graec. ed Muller p. 255 e
+in Atheneo — Deipnosophistae. XII, 73. ed Meineke. Lipsia. 1858-9).
+Plutarco — Apophtegmata p. 200. Episodio degno di essere rammentato
+per la sua strana originalità è questo che Evergete, di cui gli storici
+greci ci tratteggiano i più nauseanti ritratti fisici e morali, aveva
+chiesto la mano della futura madre dei Gracchi, la quale, naturalmente,
+avea rifiutato (Plut. Tiberius Gracchus. I, 3).
+
+[298] Iust., Athen., Plut., Diod. l. c. Cfr. Lumbroso l. c.
+
+[299] Non faccio, al pari dello Schneiderwirth (Op. cit. p.
+30-1), rimprovero alcuno ai Romani per la loro indifferenza verso
+la scandalosa condotta, privata e pubblica, di Evergete, per la
+semplicissima ragione che codesto tratto della biografia del medesimo è
+probabilmente un’invenzione o un’ingenuità delle fonti (Cfr. Mahaffy —
+History etc. 186-7; 203-4).
+
+[300] Mahaffy — Op. cit. p. 206. Strack — Die Ptolomäer, p. 185, 1896.
+
+[301] Strack — Op. cit. 51.
+
+[302] Iust. XXXIX, 5, 2.
+
+[303] Iust. l. c. Eutr. VI, 11, 3. Historia miscella [in Muratori. Rer.
+it. scriptores (col 39 B.). Mediolani. 1723]. Liv. Per. 70. Obsequens
+— Liber Prodigiorum. CVIII. Lemaire. Parisiis. 1823. Cassiodoro —
+Chronicon (in Op. I, 358. Venetiis. 1729). Ammiano Marcellino — Rerum
+gestarum quae supersunt, XXII, 16. Lipsiae. 1753. Sextus Rufus. —
+Breviarium rer. gest. etc. p. 285 (in Hist. rom. Epitomae. Amsterdam.
+1630). Tacito — Ann. XIV, 18, 10. ed Iacob. 1877.
+
+[304] Mommsen — Op. cit. III, 75. Ihne — Op. cit. VI, 155. Drumann — G.
+R. II, p. 52 e segg.
+
+[305] In Roncalius — Vetustiora latinorum scriptorum chronica, col.
+391.1787.
+
+[306] Eutropio avrà confuso il lascito della Cirenaica con l’altro
+posteriore della Libia (Sex. Ruf. l. c.), che avverrà appunto nell’anno
+4º dell’Olimpiade 178, (cfr. Roncalius — Op. cit. 398), (= 65 a. C.).
+
+[307] Su questa doppia questione cfr. Scaligero — Animadversiones
+in chronologica Eusebii, p. 151 e 154. Cfr. p. 126, nº MDCLXXXVIII.
+Amsterdam. 1638.
+
+[308] Cfr. Cap. IV, § 1, n^e, del pres. lav.
+
+[309] Kiepert — Lehrbuch, p. 211-12 e 212, n. 2.
+
+[310] I medesimi però contraddicono a Giustino nel non riferire codesto
+lascito ad Apione, che ritengono invece testatore della Libia. La
+cronaca eusebio-ieroniana concorda però con Giustino e nessuna delle
+opinioni contradditorie di così tardi scrittori può avere un valore
+decisivo.
+
+[311] Marquardt — L’organisation de l’empire romain, I, 428-9. 1889-92.
+
+[312] Kiepert. l. c.
+
+[313] Liv. Per. 70. Cfr. Rossberg — Quaestiones de rebus Cyrenarum
+provinciae romanae. p. 16. 1896.
+
+[314] Mommsen — Op. cit. II, 41-9. Ihne — Op. cit. III, 265-6. Holm —
+Griechische Geschichte. IV, 517. 1896.
+
+[315] Cfr. Barbagallo — _Il senatus consultum-ultimum_, pp. 16-27.
+
+[316] Il Marquardt (Op. cit. II, 432) ritiene che pel momento
+il governo romano abbia preso possesso dei domini regii, levando
+un’imposta sui principali prodotti della regione. Ma tale opinione non
+sembra affatto provata dalle fonti, cui il medesimo esplicitamente si
+riferisce.
+
+[317] Mommsen — Op. cit. II, 265-8. Ihne — R. G. V, 311-21. Holm — G.
+G. IV, 689-98. Cfr. Meyer — Geschichte des Konigreichs Pontos, p. 84-97
+e 104 e segg. Leipzig. 1899.
+
+[318] App. Mithr. 33. Plut. Luc. II, 3 e segg. Cfr. Cic. — Acad. pr.
+II, 4. Lemaire. 1828. De vir. ill. 74.
+
+[319] Cfr. App. Mithr. 22 e Strack — Op. cit. p. 207.
+
+[320] App. Mithr. 23. Fl. Ios. A. I. XIV, 7, 2.
+
+[321] Porphyrius (in Müller — Op. cit. p. 722).
+
+[322] Circa la data erra lo Strack (Op. cit., 186). Il Drumann (G. R.
+II, 494, n. 78 e p. 42) riporta a ragione i fatti succitati all’81 a.
+C., come quelli, che, secondo App. (B. C. I, 103 e 104), sono anteriori
+al consolato di Silla con Q. Metello Pio.
+
+[323] Cic. de leg. agr. I, 1, 1 e II, 16, 41. È ormai ammesso dagli
+storici più recenti che il testatore o pseudo-testatore sia stata
+appunto Tolomeo Alessandro IIº, (Cfr. Strack — Op. cit., p. 64.
+Mahaffy — Op. cit., p. 224. Guiraud — Op. cit., p. 30 e segg.).
+Tuttavia è bene riepilogare le ragioni che ci sospingono ad escludere
+le altre ipotesi avanzate. Cicerone (De lege agr. I, 1, 1 e II, 1,
+16, 41) ci parla del testamento di un Tolomeo Alessandro, col quale
+questi avrebbe lasciato erede del suo regno il senato ed il popolo
+romano. Se non che di Tolomei Alessandri ne conosciamo due, uno,
+morto all’88 (Strack — Op. cit. 186), e uno all’81. L’opinione,
+che riferisce al primo il succitato testamento, trova un appoggio
+nella IIª delle orazioni succitate, (XV, 38), ove, riepilogando
+uno dei comma della legge agraria del 59 di P. Servilio Rullo,
+Cicerone informa che essa prescriveva la vendita di tutti i beni
+demaniali, passati al popolo romano sotto o dopo il consolato di
+Silla e Q. Pompeo, che cade per l’appunto nell’anno 88 a. C., e, tra
+questi, egli ricorda l’Egitto (II, 16, 41). Se non che la clausola
+«_aut postea_», che segue immediatamente la succitata designazione
+cronologica, vi scema qualsiasi determinatezza, sì che il riferire
+il testamento ad Alessandro Iº rimane un’ipotesi infondata, tanto più
+quando si considera che a questo non occorsero mai relazioni con Roma
+(Schneiderwirth — Op. cit. 37, n. 29). Il Mommsen à quindi pensato
+ad Alessandro IIº, (Histoire romaine, V, 27, n. 1, trad. par E. de
+Guerle. Bruxelles. 1867.), ritenendone argomento decisivo il fatto che
+la discendenza legittima dei Lagidi si estingueva solo con Alessandro
+IIº, senza la quale condizione il dritto pubblico, in vigore presso
+gli stati clienti di Roma, non autorizzava il reggente a disporre
+del proprio dominio. L’argomento non è certo decisivo; ma tali a me
+sembrano invece le seguenti inavvertite parole del primo paragrafo
+della prima orazione _de lege agraria_: «post eosdem consules [C.
+Silla e Q. Pompeo (a. 88 a. C.)] regis Alexandri testamento regnum
+illud [int. l’Egitto] populi romani esse factum», dalla quale può
+rilevarsi come il testamento di Alessandro cada in un’età posteriore
+alla morte del primo Alessandro (a. 88). Non aggiungo parola per negare
+l’esistenza di un preteso Alessandro IIIº, [Pétau — Doctrina temporum,
+X, 48. Lutetiae-Parisiorum. 1707. Förster — Coment. acad. Gotting.
+ad a. 1780. part. phil. p. 136. Mai — Scholia bobbiensia ad nonnullas
+M. T. Cic. orationes cum integris annotationibus, p. 351 (in Orelli —
+Cic. Op. V, 2. p. 351, Turici. 1833)], che, rigettata dagli storici più
+recenti, ad altro non si riduce se non ad una vana ipotesi creativa.
+
+[324] De leg. agr. II, 16, 41-2. De rege alexandrino p. 149-50 [in M.
+T. Cicerone — Op. (Fragmenta), V^e XVIII, ed. Lemaire. Parigi. 1831].
+
+[325] Cic. De leg. agr. II, 16, 42.
+
+[326] Guiraud — Op. cit. 39.
+
+[327] Willems — Le sénat de la république romaine, II, 570 e segg.
+Paris. 1885.
+
+[328] Mommsen — Op. cit. V, 110 ed. cit.
+
+[329] Mommsen — Hist. rom. VI, 144.
+
+[330] Id. V, 146-8.
+
+[331] Tale cronologia è definita dal viaggio di uno dei medesimi a
+Verre, propretore in Sicilia, (Cic. In Verrem. IV, 27, 61 e segg.
+Löscher, Torino 1877), dopo circa due anni di soggiorno a Roma (Ibid.
+IV, 30, 67). Poichè la propretura di Verre in Sicilia durò dal 73 al
+71, (Op. cit. p. 10; Ciceros — Rede gegen C. Verres. Buch. IV, «De
+Signis» erklärt. von K. Hachtmann, p. 35. Gotha 1889. Klein — Die
+Verwaltungsbeamter der Provinzen der römischen Reichs I, 1, 73-4. Bonn.
+1878), la venuta a Roma dei figli di Selene deve datare, al più tardi,
+dal 72.
+
+[332] Mommsen — Hist. rom. V, 33-4. Ihne — R. G. VI, 14-42.
+
+[333] Mommsen — Hist. rom. V, 61 e segg. Ihne. R. G. VI, 56, 100.
+
+[334] Mommsen — Hist. rom. V, 91 e segg. Ihne. R. G. VI. 43-55.
+
+[335] Starck. l. c. e n. 39, 40 e 41. Cfr. Letronne — Recueil etc. II,
+20 e segg.
+
+[336] Strack — Op. cit. 186 e Mahaffy — The history etc. 223-4.
+
+[337] II, 31, 76.
+
+[338] Cic. — In Verr. Introd. XV. Torino. Löscher 1877 e «Rede gegen C.
+Verres», p. 8.
+
+[339] Cfr. Guiraud — Op. cit. 36 e 37.
+
+[340] Plut. — Crass. XIII, 1-3. La censura di Crasso deve argomentarsi
+del 65 a. C. (Cfr. Drumann — R. G. IV 85).
+
+[341] Guiraud — Op. cit. 37.
+
+[342] Dione — Hist. rom. XXXVII, 8 e segg. ed. Gros et Boissée.
+
+[343] Svet. — Caes. XI. Cic. De leg. agr. I, 1, 1. Svetonio ci dice
+che Cesare pigliò occasione dal fatto che gli Alessandrini avevano
+_cacciato_ il loro re, _alleato_ di Roma. È ben difficile ammettere
+che qui si intenda parlare di Tolomeo Alessandro IIº, ucciso, più che
+scacciato, circa venti anni prima. D’altro canto, noi non conosciamo
+in quel tempo nessuna ribellione alessandrina, nè re alcuno _alleato_
+del popolo romano, quale non era infatti Aulete. Probabilissimamente
+Svetonio avrà confusogli avvenimenti di quest’anno con quelli del 56,
+che narreremo fra breve.
+
+[344] App. — Mithr. 92. Cfr. Drumann — G. R. IV, 392 e segg. e Mommsen
+— St. rom. II, 42 e segg. trad. it. del Sandrini.
+
+[345] Strabo — XIV, 669.
+
+[346] App. l. c.
+
+[347] Dio — XXXV, 17; XXXVIII, 30.
+
+[348] Cic. — De har. resp. XX.
+
+[349] Dio — XXXVIII, 30.
+
+[350] Strabo — XIV, 684.
+
+[351] App. Mithr. 94.
+
+[352] Floro. III, 6, 9. App. Mithr. 95.
+
+[353] In quella lunga lettera ad Arsace, re dei Parti, che Sallustio
+riferisce come vergata da Mitridate alla vigilia della sua finale
+catastrofe, il re del Ponto, enumerate le rovine d’imperi e di
+monarchie, di cui erano stati autori i Romani, concludeva con
+l’eccettuare il re d’Egitto «_praetio in dies bellum prolatans_» (Sall.
+Hist. fragm. p. 410-11, ed. Lemaire. Parisiis. 1801). Quest’interessata
+neutralità Mitridate avea cercato per ben due volte di scuotere e
+finalmente, sebbene troppo tardi, vi era riescito.
+
+[354] Mommsen — Op. cit. II, 254.
+
+[355] Mommsen — Op. cit., 244-80.
+
+[356] Mommsen — Op. cit. II, 52-110.
+
+[357] App. Mithr. 111. Cfr. Letronne — Recueil etc. II, 74 e segg.
+
+[358] App. l. c. Mommsen — Hist. rom. V, 147.
+
+[359] Chronica eus. (in Roncalius — Vetustiora chron. etc. p. 398).
+Sext. Ruf. — Breviarium p. 385. Amm. Marc. Rer. gest. XXII, 16.
+
+[360] Lo Scaligero, [Animadversiones chronologicae in Eus. 150-1 (Cfr.
+p. 126, nº 1688). Amsterdam, 1658], crede si tratti di due Tolomei
+_Apioni_.
+
+[361] The history etc. p. 208.
+
+[362] Guiraud — Op. cit, 27-9.
+
+[363] L’organisation de l’empire romain. II, 431, n. 3.
+
+[364] Marquardt — Op. cit. II, 430 e 430 e n. 5.
+
+[365] Marquardt — Op. cit. 431, n. 3.
+
+[366] The history etc. 208.
+
+[367] Cic. De leg. agr. I, 1, 1; II, 15, 38.
+
+[368] De leg. agr. II, 16, 41-3.
+
+[369] Id. II, 7, 16.
+
+[370] Id. II, 13, 32.
+
+[371] I, 3, 9.
+
+[372] Id. I, 4, 10; II, 21, 56. Cfr. De Ruggiero — «Agrariae leges», §
+53 (in «_Enciclopedia giuridica italiana_»).
+
+[373] Sull’ostilità di Cicerone alle leggi agrarie, cfr. il recente e
+splendido libro del Masè-Dari. — M. T. Cicerone etc., p. 260-86.
+
+[374] H. n. Plin. XXXIII, 47, 9.
+
+[375] Flav. Ios. XIV, 3.
+
+[376] Appiano enumera fra le ragioni, che dovettero distogliere Pompeo
+dall’impresa, l’avverso responso dell’oracolo. Ma è da ritenere che
+egli abbia, equivocando, riferito a quest’anno quanto accadrà di lì a
+poco nel 56 a. C.
+
+[377] Drumann — G. R. III, 203 e segg.
+
+[378] Schol. Bobb. in orat. Pro Sext. 202, ed. Orelli.
+
+[379] Dio — XXXVIII, 2 e segg.
+
+[380] Cic. Ad Att. II, 16.
+
+[381] Caes. B. C. III, 107. Svet. Caes. LIV. Dio — XXXIX, 12. Cic. Pro
+Rab. post. III; Pro Sext. XXVI.
+
+[382] Cfr. il cap. segg., § 7 del pres. lav.
+
+[383] L’intera somma pattuita non fu però sborsata per intero. Quando
+Cesare, al 49, si recherà in Egitto, sarà ancora creditore di 700
+sesterzi (Plut. Caes. XLVIII, 5).
+
+[384] Caes. l. c. Cic. l. c.
+
+[385] Cic. Ad. Att. II, 5.
+
+[386] Ibid.
+
+[387] Lange. R. A. I, p. 574 e segg. Barbagallo — Il _senatus-consultum
+ultimum_, p. 119-20, 115 e segg. La censura non era gerita se non da
+chi avesse trapassato tutta la serie delle magistrature (Lange. R.
+A. I, 513), il che, in pratica, non riesciva possibile, se non ai più
+cospicui degli ottimati.
+
+[388] Lange — R. A. I, 691.
+
+[389] Cic. Pro Sext. XXV, XXVI e Liebenam. — Zur Geschichte und
+Organisation des romischen Vereinswesens, p. 24-5, 1890. Gentile —
+Clodio e Cicerone p. 118-9. 1876.
+
+[390] Barbagallo — Op. cit. 120-1. Cfr. Bouché-Leclerq. Les Pontifes
+de l’ancienne Rome, pp. 327-8, 329-30, 331, 334-5. 1871. Cic. De prov.
+cons. XIX; De har. resp. XXVII; Pro Sext. XXVI. Bélot — Hist. des
+chevaliers romains. I, 88 e segg. 1866. Drumann. G. R. II, 238.
+
+[391] Pro Sext. XXV. Ascon — in Pison, IV (ed. Orelli). Drumann — G. R.
+II, 238.
+
+[392] Il lettore non si scandalizzi se ora o più innanzi, come sempre,
+tratto con disinvoltura del buon Marco Tullio. Non ostante le vecchie e
+le nuove, più o meno retoriche, indignazioni (Cfr. Pasculli — I libri
+delle leggi di M. T. Cicerone, preceduti da un saggio sulla critica
+del Mommsen. Trani. 1900), sta di fatto che l’oratore romano non può,
+nelle sue qualità di uomo politico, essere giudicato da puri letterati,
+ma da chi abbia anima e senso di uomo politico. E tale prerogativa
+rende immortale l’opera ed i giudizi del Mommsen, nè fulmini più o meno
+olimpici o _chauvenismes_, più o meno patriottici, possono esercitarvi
+contro un valore decisivo. Cfr. sul proposito il recentissimo volume
+del Masè-Dari, altre volte citato.
+
+[393] Cic. Pro Sext. XXVIII; De prov. cons. XIX e Pro Domo sua, IX e
+XXV. Cfr. Plut. Cat. min. XL e Cic. XXXV.
+
+[394] Oltre alle monografie citate nella prefazione del pres. lav.,
+cfr. su questo cap. Drumann — G. R. II, 262-8 e V, 166. Engel — Kypros,
+435-447.
+
+[395] Cic. Pro Sext. XXVI. Erra quindi il Matscheg (Cesare e il suo
+tempo, 5, n. 5 Firenze. 1874), nel fare del Tolomeo ciprio un figlio
+_minore_ di Tolomeo Aulete.
+
+[396] La testimonianza di Ammiano Marcellino (XIV, 27), che lo dice
+_foederatus ac socius_, è smentita dall’altra molto più autorevole di
+Cicerone (Pro Sext. XXVI).
+
+[397] Cfr. Ciccotti — Il processo di Verre, p. 23. Milano. 1895.
+
+[398] Cic. l. c. Pro Domo sua. VIII.
+
+[399] Cic. Pro Flacco, XIII.
+
+[400] Cfr. Cap. VII, § 3º del pres. lav.
+
+[401] Engel — Kypros, 40-71.
+
+[402] Amm. Marc. XIV, 8 e 27.
+
+[403] Velleius Paterculus — Quae extant. II, 38, 5-6; 45, 5. ed.
+Lemaire. Parisiis. 1822. Florus — Epitone rer. rom. III, 9 ed. Lemaire.
+1827. App. B. C. II, 23.
+
+[404] De viris illustribus, III, 80. Vell. Pat. II, 45, 5. Cfr. in ed.
+cit., n. 5.
+
+[405] Cic. Pro Sext. XXXII, XXVII. Liv. Ep. 104. Floro III, 9. Schol.
+Bobbiensia in orat. Pro Sextio, p. 302. ed. Orelli.
+
+[406] Plut. — Cat. min. XXXIV, 3.
+
+[407] Liv. Ep. 104. Vell. Pat. II, 38, 5-6.
+
+[408] Val. Max. IV, 3, 2.
+
+[409] Plut. Cat. min. XXXV, 1.
+
+[410] Val. Max. IX, 4, 3.
+
+[411] Dione — XXXIX, 22. Vell. Pat. II, 45, 5. Plut. — Cat. min. XXXVI,
+1. Strabo — XIV, p. 684.
+
+[412] Dio — l. c.
+
+[413] Vell. Pat. II, 45, 5. Floro III, 9.
+
+[414] Plut. — Cat. min. XLV, 2. Lucano — Pharsalia III, 64. ed. Lemaire.
+
+[415] Plut. — Cat. min. XXXVI, 1. Cfr. Cic. Pro Sext. XXXVI. Questa
+cumulazione d’incarichi, conferiti per unica legge, era il solo
+elemento della medesima giuridicamente passibile di nullità, nè
+Cicerone si astenne dallo scagliarvene minaccia (Pro Domo, XX); ma, pur
+troppo, l’incostituzionalità riguardava le forme e non il contenuto,
+(Cfr. Drumann. II, 24 e 265, n. 38).
+
+[416] Ciò gli fruttò le ire e i libelli di parecchi, di alcuno dei
+quali, per comodità politica, si fece forte anche Cesare nella sua
+sperduta «_Anticatoniana_,» (Cfr. Plut. Op. cit. XXXVI, 3 e XXXVII,
+1-4).
+
+[417] Plut. — Op. cit., XXXVI, 1, 3.
+
+[418] Plut. Cat. min. XXXVIII, 1-2.
+
+[419] Vell. Pat. l. c. Plut. Ib. XXXIX, 1. Val. Max. VIII, 15, 10.
+
+[420] Plut. Ib. XXXIX, 1-2. Dio XXXIX, 22.
+
+[421] Plut. l. c.
+
+[422] Cfr. Plut. Ib. XXXIX, 2 e XLII, 1, che ci segna sia i nomi
+dei consoli, durante la cui carica avvenne il ritorno, sia quelli
+successivi, e Dio (XXXIX, 22), la cui narrazione riguarda appunto
+l’anno 56 a. C.
+
+[423] Nel golfo Saronico, oggi Kenkri.
+
+[424] Drumann — G. R. II, 534 e segg.
+
+[425] Cic. Ad Fam. I, 7. Cfr. Ad. Att. V, 21 e Marquardt — Op. cit. II,
+328.
+
+[426] Cfr. Drumann — G. R. II, 222-5.
+
+[427] Plut. Cic. XXXIV. Cat. min. XL.
+
+[428] Erra Plutarco, (Cat. min. XLIII, 1), includendovi l’Egitto,
+tutt’altro che conquistato. Egli infatti, oltre a smentirsi da sè,
+(Cfr. Pomp. LII e Caes. XXI), è contraddetto da Dione. XXXIX, 33. App.
+B. C. II, 118, Liv. Ep. 105. Circa il surriferito periodo cfr. Matscheg
+— Op. cit. pp. 94-6.
+
+[429] Plut. Cat. min. XLIV.
+
+[430] Cfr. Plut. Cat. min. XLV, 2.
+
+[431] Dio — XXXIX, 22 e Plut. Cat. min. XLV, 1. Dione ha il torto
+di riferire tutti questi avvenimenti all’anno 56, cronologia che è
+chiaramente smentita da Plutarco.
+
+[432] Plut. Cat. min. XLV, 2.
+
+[433] Matscheg — Op. cit. p. 56.
+
+[434] Gli eventi, che sono soggetto del pres. e dei successivi
+paragrafi, accennati di volo — non se ne capisce il perchè — dagli
+studiosi delle relazioni di Roma con l’Egitto, sono narrati con una
+certa ampiezza dallo Champollion-Figeac (Op. cit. II, 299-317), il
+quale però, in gran parte per colpa dell’intrico delle fonti, riesce
+poco preciso. Cfr. piuttosto Drumann — Op. cit. II, 535 e segg. Duolmi
+non aver potuto vedere la monografia dello Stocchi — A Gabinio ed i
+suoi processi. Torino. Löscher. 1892.
+
+[435] Cfr. Cic. Pro C. Rab. post. passim. Cicerone (Op. cit. II) e
+Plutarco (Pomp. XLIX, 7), l’uno, a bella posta, l’altro, riferendo da
+un storiografo anteriore, insinuano che il viaggio di Aulete fu dovuto
+_unicamente_ a brighe di Pompeo per aprirsi, con una spedizione egizia,
+nuove vie di ricchezze e di onori. Ciò è smentito dai contemporanei
+avvenimenti di Alessandria, ed è un’interpetrazione creata solo quale
+arma politica, dopo l’esperimento delle brighe dei Pompeiani. Del pari
+è da escludere tra le cause del malcontento dei sudditi di Aulete,
+il rifiuto del medesimo a reclamare Cipro ai Romani, in quanto che
+il prossimo incontro di Aulete con Catone a Rodi, (Plut. Cat. min.
+XXXV), ci avvisa che quell’isola apparteneva ancora al suo naturale
+possessore.
+
+[436] Dio — XXXIX, 12 e Liv. Ep. 105.
+
+[437] Plut. Cat. Min. XXXV.
+
+[438] Cic. Ad Fam. I, 7, 2-6.
+
+[439] Porphyrius — p. 723. ed. cit.
+
+[440] Dio — XXXIX, 13-14. Strabo — XVII, p. 796. Cfr. Cic. Pro Coelio,
+X. (ed. Lemaire). De harusp. responsis. XVI.
+
+[441] Cic. Pro Coelio X.
+
+[442] Dio — XXXIX, 14.
+
+[443] Ibid.
+
+[444] Cic. Ad Fam. I, 1 e Ad. Q. fr. II, 2.
+
+[445] Cic. Pro Coelio, X.
+
+[446] La cosa non è matematicamente sicura, ma in tale sospetto
+c’induce gravemente lo strano interessarsi di Celio, nell’anno della
+morte di Aulete alle condizioni dell’Egitto e la sua febbrile richiesta
+a Cicerone di consiglio sul _da fare_, (Ad Fam. VIII, 4). Come è noto,
+nessuno dei creditori aveva più potuto riscuotere la minima delle somme
+sborsate (Cic. Ad Fam. VII, 17).
+
+[447] Drumann — G. R. II, 376-80. Cfr. Cic. Ad. Q. fr. II, 13.
+
+[448] Quinctilianus — Instit. orat. XI, 1, 51 ed. Lemaire 1820-5. Svet.
+Clar. rhet. II. ed. Lemaire. 1828.
+
+[449] Cic. Pro Coelio — X e XXI.
+
+[450] Cic. Pro Coelio, X.
+
+[451] Ibid.
+
+[452] Ciò si rileva dal fatto che Celio continuò a rimanere a
+Roma (Cfr. Cic. Ad Q. fr. II, 13), il che sarebbe stato vietato
+dall’applicazione della condanna prescritta dalla legge Plauzia (Cfr.
+Rein — Das Criminalrecht der Römer 740-1884.), sotto il cui impero
+venne espletato il dibattimento.
+
+[453] Cic. Ad Fam. V, 12. Sul processo di Celio cfr. anche Rhein. Mus.
+II, 4, p. 598.
+
+[454] Dell’assenza di Aulete durante il 56, oltre a Cicerone (Ad. Fam.
+I, 1), ce ne avverte implicitamente Dione Cassio (XXXIX, 16).
+
+[455] La connivenza di Pompeo con Aulete è provata altresì dal fatto
+che questi aveva esibito una propria villa al principe egiziano, quale
+luogo di ritrovo coi creditori. (Cfr. Cic. — Pro C. Rab. Post. III).
+
+[456] Cic. Ad Fam. I, 1, 1 e segg. I, 2.
+
+[457] Dio — l. c. 15 e 16 Cic. — l. c.
+
+[458] Cfr. Cic. — Ad Fam. I, 2, n. 22 ed. Lemaire. 1827.
+
+[459] Cic. l. c.
+
+[460] Cfr. Cic. — Opere con trad. e n^e I, col. 1056. Venezia. 1848.
+
+[461] «_ante se oportere discessionem facere_» (Cic. Ad Fam. I, 2).
+La frase è oscura, nè l’interpretazione, che io con altri ho esibito,
+è del tutto soddisfacente, dappoichè i tribuni avevano già da molto
+tempo il diritto di presenziare le sedute senatorie (Willems — Le
+sénat de la rép. rom. II, 162 e 202-3). Peggiore però sembrami quella
+del Gronovius: «_se debere prius sententias rogare_», (Cfr. Cic. — Op.
+Lettere. II, p. 117, n. 6 ed. Bentivoglio, Napoli. 1829), che confonde
+il «_rogare sententias_» col «_discessionem facere_», e urta due volte
+contro la grammatica.
+
+[462] Cic. Ad Fam. I, 2 e I, 4. Ad Quint. fr. II, 2. Cfr. Dio — XXXIX,
+15. In questa giornata Cicerone ebbe forse a recitare l’orazione «_de
+rege alexandrino_», di cui noi possediamo soltanto brevi e slegati
+frammenti, i quali a nessun critico possono permettere la sicurezza
+dello Schmid (Op. cit. 11) nel riferirli all’anno della censura di
+Crasso (65 a. C.), che gli Scholia Bobbiensia ricordano solo come
+un’età già trapassata [«_tentaverat Crassus_». (Cfr. Ciceronis — Op.
+Vº, P^e IIª, p. 350 ed. Orelli)]. Nè più valida parmi l’argomentazione,
+che il Bandelin vuol trarre dal silenzio di Cicerone, il quale,
+per contro, nelle sue lettere accenna a parecchi suoi discorsi _pro
+rege alexandrino_, tenuti in quei giorni, o dal fatto, che allora si
+discuteva su _chi_ doveva ricondurre il re, non _sulla restituzione_
+del re, la quale, era in ballo tanto quanto la questione precedente.
+
+[463] Drumann — G. R. V, 203 e segg.
+
+[464] Ibid. II, 109 e segg. Plutarco, a torto, ce lo ha tramandato come
+un Canidio.
+
+[465] Cic. Ad Fam. I, 4.
+
+[466] Ibid. 5 e Ad Q. fr. II, 3.
+
+[467] Dio — XXXIX, 16. Cfr. Plutarco — Pomp. XLIX, 6.
+
+[468] Timagenes Alexandrinus — Fragm., (in Müller — Fragm. hist. graec.
+p. 222), e Plut. Pomp. XLIX, 5-6.
+
+[469] Circa i sentimenti di C. Catone contro Lentulo, cfr. Fenestella
+(in Nonio Marcell. — De vera sign. serm. p. 385. Lipsia. 1826).
+
+[470] Ad Q. fr. II, 3 e Ad Fam. I, 5.
+
+[471] Dio — XXXIX, 16 e Plut. Pomp. XLIX, 5-7. Cfr. Dio — XXXIX, 9.
+Cic. Ad. Att. IV, 1. Pro Domo VII; X. App. B. C. II, 18.
+
+[472] Ad Q. fr. II, 6.
+
+[473] Cic. Ad Fam. I, 7, 2-6. È eloquente nei rispetti del carattere
+di Cicerone, il contrasto fra tali consigli e le accuse lanciate
+nello stesso anno contro Gabinio, (cfr. In Pis. XXI), colpevole di
+avere eseguito il piano, che l’oratore consigliava al suo amico della
+Cilicia.
+
+[474] App. Syr. 51. Diodoro — Bibliothecae historicae quae supersunt.
+XXXIX, 56 ed. Kiessling, e Prou. Parigi. Circa la nuova fase della
+questione egizia, cfr. Drumann — G. R. III, 49-59.
+
+[475] Plut. Anton. III, 1. Cic. Phil. II, 19, 48.
+
+[476] Cic. Pro Rab. Post. XI. Schol. Bobb. p. 271 e 356-7. (in
+Ciceronis — Opera ed. Orelli. Vª, P^e IIª).
+
+[477] Pro Domo sua, IX e XXI. Pro Rab. Post. VIII.
+
+[478] Dio — l. c. Cfr. Cic. Ad Att. IV, 10.
+
+[479] Flav. Ios. A. I. I, VI, 2 e De bello Iud. I, 8, 7.
+
+[480] Cfr. Val. Max. LIX, 1, 6.
+
+[481] Cfr. anche Liv. Ep. 105.
+
+[482] Porphyrius — p. 723, ed. cit.
+
+[483] Caes. B. C. III, 4 e 110, ed. Lemaire. Parisiis. 1820.
+
+[484] Ad Att. IV, 10, 1.
+
+[485] Cic. Ad Q. fr. II, 13; III, 2; In Pis. XXI.
+
+[486] Dio — XXXIX, 56-9.
+
+[487] Cic. Ad Q. fr. III, 1.
+
+[488] Sulla portata dell’accusa _de repetundis_, cfr. Rein — Op. cit.
+p. 604-5 e 343-6. La contemporanea accusa _de ambitu_ (Cic. Ad Att. IV,
+16; Ad Q. fr. III, 3) non può di certo, per la sua natura, riferirsi
+alla spedizione di Gabinio in Egitto. Piuttosto è da considerarsi come
+uno dei contemporanei mezzi di demolizione, praticato, per vendetta,
+dagli avversari.
+
+[489] Dio — l. c. 59-61.
+
+[490] Dio — l. c. 62. Cic. Ad Qu. fr. III, 1.
+
+[491] Cic. Ad Q. fr. III, 2.
+
+[492] Dio — l. c. 62.
+
+[493] Cfr. Rein — Op. cit. p. 563-4. Drumann — G. R. II, 52, 2; III, 54
+e segg.
+
+[494] Cfr. invece Cic. Ad. Qu. fr. III, 4.
+
+[495] Dio — XXXIX, 63.
+
+[496] Cic. Ad Att. IV, 16 e Dio — l. c., 62.
+
+[497] Cic. Ad Q. fr. III, 4.
+
+[498] Id. Ad Att. IV, 16; Ad Q. fr. III, 4. Cfr. Ad Q. fr. III, 7, 9.
+
+[499] Circa la cronologia del processo, cfr. quella dell’immediatamente
+posteriore epistola ciceroniana Ad Q. fr. III, 4 (in Cic. — Scripta
+quae manserunt. Ep. ad Q. fr. l. c. ed. Klotz e Wesenberg. Lipsiae.
+1873). Il §º dell’anteriore ep. ad Att. (VI, 16), che parla
+dell’assoluzione di Gabinio, è frammento di una lettera posteriore alla
+precedente.
+
+[500] Dio — XXXIX, 62.
+
+[501] Ibid., 63.
+
+[502] Cic. Ad Q. fr. III, 1.
+
+[503] Cic. Pro Rab. post. XII, 31. Val. Max. — IV, 2, 4. Quint. Instit.
+orat., XI, 1, 73. (Cfr. Cic. Ad Q. fr. III, 5; III, 9; II, 1, e Drumann
+— G. R. VI, 70-1). Circa la sua orazione _pro Gabinio_, cfr. Cic. —
+Varia (ed. Lemaire, p. 185).
+
+[504] Trattavasi, fra l’altro, dell’estorsione di 4000 sesterzi dalla
+provincia, che Gabinio aveva adoperato per la spedizione egizia. (Dio —
+XXXIX, 55).
+
+[505] Dio — XLVI, 8.
+
+[506] Sui pericoli, possibili a provenire dalla capacità personale di
+Archelao, cfr. Drumann — G. R. III, 50 — 1.
+
+[507] Cic. Pro Rab. post. VIII e XIV.
+
+[508] Dio — XXXIX, 64. Schol. Bobb. Pro Archia, p. 336 (ed. Orelli).
+App. (Syr. 51) lo dice erroneamente esiliato dal senato, cui elargisce
+un’indebita competenza, mentre nei B. C. II, 24 lo fa esiliare nel 52
+a. C. Sulla pena dell’esilio nei reati _de repetundis_, cfr. Rein — Op.
+cit. 630.
+
+[509] Sallustio — Bellum Iugurtinum. XXXV, 10. Löscher. 1900.
+
+[510] Ciccotti — Il processo di Verre, p. 13.
+
+[511] Cfr. Dézobry — Rome au siècle d’Auguste, I, p. 261 e segg., 270 e
+segg. Paris. 1835.
+
+[512] Ibid. 19 «Lugent omnes provinciae», scriveva una volta, in cui
+gli tornava comodo, Cicerone, (In Verr. II, 3, 89) «queruntur omnes
+liberi populi, regni denique jam omnia de nostris cupiditatibus et
+iniuriis expostulant: locus intra oceanum jam nullus est neque tam
+longinquus, neque tam reconditus, quo non per haec tempora nostrorum
+hominum libido iniquitasque pervaserit».
+
+[513] V^i Cap. II, § 3º del pres. lav.
+
+[514] Sul pres. §. Cfr. Drumann — G. R. VI, 71-83.
+
+[515] Cfr. Drumann — G. R. VI, 71-2.
+
+[516] Cic. Pro Rab. post. II-III.
+
+[517] Roblon — Op. cit., p. 171 e segg.
+
+[518] Lo Schmid ne incolpa a torto (p. 13-4) un’inesistita insurrezione
+alessandrina, provocata dalla fiscalità del ministro.
+
+[519] Cic. Ib. VIII e XIV-XV. Cfr. Ad Fam. VII, 17.
+
+[520] Cfr. Cic. Op. cit. III, Ad Q. fr. III, 2 e III, 3.
+
+[521] Svet. (Claud. 16) lo dice a torto _de maiestate_.
+
+[522] Cic. Pro C. Rab. post. IV e _passim_.
+
+[523] Op. cit. III.
+
+[524] Op. cit. VIII.
+
+[525] Ibid. XI e segg.
+
+[526] Rein — Op. cit. 630. Drumann — G. R. III, 215. Cfr. Cic.
+Orationes. V^e 4º. «_Excursus ad orat. pro Flacco_, cap. 38» ed.
+Lemaire.
+
+[527] L’argomento della gratitudine pei servigi, resi da Postumo a M.
+Tullio nei giorni dell’esilio, (Ibid. XVII), non ha valore alcuno come
+motivo psicologico della difesa di Cicerone, dappoichè di null’altro
+può trattarsi se non di un prosaico imprestito, spoglio di qualsiasi
+attaccamento amichevole.
+
+[528] Era questa la valutazione del danaro, del cui risarcimento
+all’erario si rendeva responsabile l’imputato.
+
+[529] Cic. Ibid. IV-V.
+
+[530] Ibid. XIII.
+
+[531] Ibid. VI-VII.
+
+[532] Ibid. VIII.
+
+[533] Ibid. XI.
+
+[534] Ibid. XII-XIII.
+
+[535] Ibid. III.
+
+[536] Ibid. VIII-X.
+
+[537] Ibid. XI.
+
+[538] Laboulaye — Essais sur les lois criminelles des Romains, p.
+216-27, 1845.
+
+[539] Cfr. Cic. Ad Fam. I, 1.
+
+[540] Rein — Op. cit. p. 626, nota.
+
+[541] Persino l’ostentazione della miseria del proprio cliente era
+pillola che Cicerone poteva solo dare a bere al primo venuto. Postumo
+era un uomo troppo astuto, come tutti i suoi compagni d’affari, per non
+ricorrere a simili espedienti. (Cfr. Schmid — Op. cit. 14).
+
+[542] Ad Fam. I, 1 e Ad. Q. fr. II, 2.
+
+[543] Il Guiraud (Op. cit. p. 47), naturalmente senza citare fonte
+alcuna, lo dichiara recisamente assolto.
+
+[544] XVI.
+
+[545] XV e segg.
+
+[546] Drumann — G. R. VI, 21 e segg. Matscheg — Op. cit. e segg.
+
+[547] Caes. B. C. III, 110. Val. Max. IV, 1, 15. [Annaei Senecae —
+Op. philosophica, II. Cons. ad Marciam. XIV ed. Lemaire. 1827. Cic. Ad
+Att. VI, 5.] Quali fossero le cause del loro viaggio in Egitto è ben
+difficile precisare. Tuttavia è probabile l’opinione del Drumann (G. R.
+II, 105), accettata dallo Schneiderwirth, (Op. cit. 46), che esso sia
+avvenuto allo scopo di richiedere aiuti contro i Parti. (Cfr. Drumann —
+G. R. II, 101 e segg.).
+
+[548] Caes. B. C. III, 108. Porph. (in Fragm. hist. graec. IV, 723).
+Dio — XLII, 25 e segg.
+
+[549] Cfr. Caes. B. C. III, 3, 4-5 e 103. App. B. C. II, 49 e 71. Dio —
+XLII, 12.
+
+[550] Drumann — G. R. III, 532-49. Matscheg — Op. cit. 345-63.
+Schneiderwirth — Op. cit. p. 46 e segg. Schmid — Op. cit. p. 16 e segg.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+Le correzioni indicate a pag. 196 (Errata-Corrige) sono state riportate
+nel testo. La notazione ^ indica che il carattere seguente è in apice.
+
+
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+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76635 ***